... Evo Medio...

Medioevo ... un'epoca ritenuta, a torto, tenebrosa e barbara, che fece, invece, splendere nella notte del nostro occidente le stelle dell'idealità più sublime e fu la brace dalla quale divampò l'incendio del Rinascimento.

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"frammenti" & "siti interessanti"
 

Nicola Coco
LA SPADA NELLA ROCCIA ED I LUOGHI DELLA BEATITUDINE
Il « caso » di S. Galgano da Montesiepi

EDITRICE ATANÒR s.r.l.
pag. 167 - L. 20.000 (IVA inclusa)

Quale tensione interiore spinse un oscuro cavaliere di ventura ad infiggere il suo spadone medioevale sulla cima di un colle, anch'esso, ufficialmente, piuttosto anonimo? Quale piccola o grande «guerra santa» dovette egli combattere fino a giungere al compimento di un gesto che sembra destinato a superare le barriere del Tempo e dello Spazio e ad assumere un'«aura» di immortalità difficilmente eguagliabile?
E perché, malgrado la fin troppo rapida elevazione agli altari, allora come oggi la figura di Galgano Guidotti resta avvolta da un alone di mistero e di sospetti, addirittura di eresia? E infine, che cosa si intendeva rappresentare, in termini di «messaggio», mediante l'evocazione di simboli ed «acta» che richiamano molto da vicino l'epos arturiano ed il folto mondo «poetico» della Tavola Rotonda?
A questi ed ai tanti altri interrogativi che emergono da un'osservazione attenta di Montesiepi, dei luoghi fungenti da «teatro» al misticismo medioevale toscano, della vita e della «leggenda» stesse del Beato Galgano chiusdinese, è difficile se non impossibile azzardare delle risposte convincenti. E non soltanto per la grave mancanza di fonti storiche o di dati biografici, quanto per l'assenza di modelli interpretativi metodologicamente corretti ed adeguati ad affrontare la complessità di fatti, evoluzioni e «fenomeni» irrestringibili nei consueti parametri del sapere comune. A livello di percezione immediata, e quindi più in via istintuale che sulla scorta di razionalizzazioni, si riceve tuttavia l'inquietante sensazione del trovarsi dinnanzi a qualcosa di diverso, rispetto ad una delle solite «vite di santi» trasmesse dalle agiografie (ed oleografie) ricorrenti nella storia della Chiesa.
Parrebbe anzi di ravvisare, nella vicenda di S. Galgano, i segni ed i caratteri tipici della letteratura «gialla», seppur integrata e condizionata da una pregnante sostanzialità esoterica.
E forse, oggi può anche ammettersi, non poteva essere altrimenti, se si consideri il valore di «crocevia», rituale come misterico, politico come religioso, che il lungo «segmento» temporale dei «secoli bui» dovette acquisire e «gestire» nei confronti dei grandi movimenti di pensiero o di culto fioriti (o rifioriti) nell'Occidente cristianizzato dopo la mancata Apocalisse dell'Anno Mille.
Riguardata sotto tali profili, la personalità e la «gestualità» dell'Eremita di Montesiepi cessano di vestire gli stretti panni dell'ascetismo individualistico per ricollocarsi nella dimensione di «punta emergente» di latitudini cultuali ed esoteriche assai più diffuse e coinvolgenti l'«humus» dell'epoca. E proprio in questo «significante» metafisico risiede, con ogni probabilità, la sua più elevata «funzione didattica».
 

ADRIAN GILBERT - Alan Wilson e Baram Blackett
Il regno sacro

Edizione TEADUE
pag. 438 - € 8,00

Fondandosi su oltre quarant'anni di ricerche, filologiche o archeologiche, Il regno sacro racconta la verità storica che per secoli si è celata dietro una delle figure più cariche di mistero della storia, e soprattutto della letteratura, medievale: Re Artù. Due infatti furono gli Artù storici che vissero rispettivamente nel quarto e nel sesto secolo e le cui vicende vennero successivamente mescolate e rielaborate dai poeti per dar vita al leggendario sovrano. La ricostruzione della loro storia, e l'appassionante ricerca sul campo delle loro tracce, ha condotto gli autori di questo libro ricco di rivelazioni ad approfondire un momento cruciale della storia inglese, quello della dominazione romana, a far luce su molte questioni irrisolte - la localizzazione delle tombe dei due Artù, il sito di Camelot, il luogo ove è sepolta la «vera croce di Cristo» -, e a individuare l'esistenza di un nesso segreto e ininterrotto che lega i misteri di Re Artù e dei Sacro Graal ai giorni nostri.
 

FULCANELLI
LE DIMORE FILOSOFALI -
e il simbolismo ermetico nei suoi rapporti con l'arte sacra e l'esoterismo della Grande Opera

VOLUME PRIMO - VOLUME SECONDO
EDIZIONI MEDITERRANEE

pag. 271 (vol. I) – pag. 239 (vol.
II) L. 90.000

Con questo pseudonimo, un ignoto, ma colto alchimista, pubblicò nel 1926 il volume “Il mistero delle Cattedrali”; nel libro si affermava che i simboli e le raffigurazioni riscontrabili nelle cattedrali gotiche (costruite da muratori versati nell’arte dell’Alchimia) erano in realtà dei codici ben precisi lasciati su quelli che lo stesso Fulcanelli definiva “libri di pietra”.
Fu anche autore de “Le dimore filosofali”, un testo fondamentale per l’alchimia moderna, e si racconta che avrebbe avuto come discepolo il francese Eugène Canseliet, il quale, utilizzando la polvere di proiezione ricevuta dallo stesso Fulcanelli, avrebbe trasformato in oro cento grammi di piombo.
Canseliet non ha mai confermato questo episodio, così come non ha mai voluto rivelare il nome
del suo maestro, oltre che la natura della polvere ricevuta; in compenso ha lasciato intendere di aver conosciuto Fulcanelli quando quest’ultimo aveva già 80 anni e di averlo incontrato 30 anni dopo constatando che aveva l’aspetto di un cinquantenne!

I dati storici non sono comunque meno misteriosi delle storie raccontate dall’alchimista francese; di Fulcanelli non si conoscono i dati di nascita né il vero nome, lo stesso editore de Le dimore filosofali disse di non averlo mai incontrato e di aver avuto con lui solo rapporti epistolari; le uniche notizie che lo riguardano sono desumibili dai suoi scritti e si riferiscono ad una sorta di illuminazione che il misterioso personaggio avrebbe avuto e che gli avrebbe aperto la mente a conoscenze che superano ogni immaginazione.
Unica testimonianza sono le sue due opere citate, edite nel 1926 e nel 1930, ma più volte ristampate fino ai nostri giorni; la lettura delle suddette opere risulta a volte ostica e dà la netta sensazione che Fulcanelli fosse molto di più di quanto si dice e conoscesse più di quanto osasse scrivere.
Tra le molte dicerie sul suo conto per spiegare le sue “apparizioni” in varie epoche, si suppone che avesse scoperto il segreto dell’immortalità attraverso le proiezioni alchemiche e che dietro questo misterioso nome si sia sempre nascosto e si nasconda ancora nientemeno che Nicolas Flamel.