Dall'autore de:

"Ι BAMBINI DELLE FOGNE DI BUCAREST".

 

LA PEDOFILIA COME MAI NESSUNO PRIMA D'ORA,

AVEVA AVUTO IL CORAGGIO DI RACCONTARE!

 

' ......nοn potevo partire con questo nuovo viaggio che dai bambini delle fogne di Bucarest. Figli scomodi della vecchia Europa menzognera...... riparto da lì, da quello che ho lasciato, dai successi e dai rimorsi, dagli obiettivi raggiunti e da quelli naufragati nella calcolata follia di certi assurdi individui, per approdare ai bambini delle fogne di Bergamo, Milano, Torino, Cuneo, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari, e via dicendo, coprendo l'Italia tutta, una volta tanto veramente unita...... "

 

 

 

 

IL RICAVATO DELLA VENDITA DEL VOLUME CONTRIBUIRA’

AI PROGETTI DI LOTTA CONTRO LA PEDOFILIA SOSTENUTI DALL’ASSOCIAZIONE PROMETEO

 

 

L'opera è di proprietà dell'autore.

Vietata la pubblicazione, anche parziale,

di brani del libro senza il permesso.

 

Ferrari Grafiche S.p.A.

Via Ing. Balduzzi, 23 - 24023 Clusone (BG)

Tel. 0346 21015 - Fax 0346 23656

e-mail: ferrari@fgweb.it

 

Finito di stampare

nel mese di giugno 2003

da Ferrari Grafiche S.p.A.

Clusone (BG)

 

pag. 175 – €. 14,00


 

 

Massimiliano Frassi, nato a Lovere (Bg) il 13.08.1969, è presidente dei ['Associazione Prometeo Onlus "lotta alla Peclofilia", con la quale da anni si occupa di infanzia violata ed alla quale ha dedicato tutta la sua vita. Questo è il suo secondo libro, che segue a due anni di distanza, il precedente "Ι bambini delle fogne di Bucarest" (ed. Ferrarί - 6 edizioni, più di 50.000 copie vendute).

 

foto interna di Dario Baù – Studio Flashback

 

 

Nato nel 1938, Maurizio Costanzo ha iniziato come giornalista a "Paese Sera" a diciassette anni. Nel 1966 è stato insieme a Ghigo De Chiara ed Ennio Morricone autore di "Se telefonando", canzone portata al successo da Mina e diventata un classico della musica leggera italiana. Nel 1976 invece con Ettore Scola e Ruggero Maccari ha firmato la sceneggiatura del film "Una giornata particolare" con Sofia Loren e Marcello Mastroianni.

Autore e presentatore televisivo di grande successo, conduce il "Maurizio Costanzo Show", il più longevo e famoso talk-show della televisione italiana e 'Tuona Domenica", in onda entrambi su Canale 5. Continua anche la sua attività di giornalista per la carta stampata, collaborando tra gli altri con Il Messaggero", "Tv Sorrisi e Canzoni" e "Panorama". Per Mondadori ha pubblicato numerosi libri divenuti tutti best-sellers, tra cui si ricorda "Show-Vent'anni di storie e di personaggi". Ε' sposato con Maria De Filippi, volto amatissimo della televisione italiana.


L'INFERNO DEGLI ANGELI

 

 

 

di

MASSIMILIANO FRASSI

 

 

 

Prefazione di:

Maurizio Costanzo

 

 

Fotografie di

Patrizia Riviera

 

 

 

FERRARI EDITRICE

 

 

 

II Edizione


INDICE

 

Prefazione di Maurizio Costanzo                                                          pag.  05

 

QUEL CHE RESTA NEL CUORE - Introduzione.                                      "     09

 

LA BIMBA, IL BOSCO, GLI ORSI                                                           "     15

 

LA FONTANA DELLE LACRIME                                                             "    25

 

CARNE DA MACELLO                                                                             "     37

 

VOCE DEL VERBO, DEPORTARE                                                              "     45

 

BUCAREST HORROR PICTURE SHOW                                       "     51

 

' APOSTROFO ROSA                                                                             "     59

 

L'IMPOSSIBILE VIVERE                                                                        "     69

 

RACCOLTA DIFFERENZIATA                                                                "     75

 

NOTE DI NATALE                                                                                 "     83

 

IL TEMPO NON ASPETTA                                                                     "     87

 

< GAME OVER > CARTOLINE DALL'INFERNO                                        "     97

 

SVEGLIATEVI POETI !                                                               "    113

 

IL CATTIVO MAESTRO                                                                         "    117

 

Mi CHIAMO LUCA                                                                                 "    123

 

LA CASA DI G.                                                                                       "    131

 

CACCIA ALLE STREGHE                                                                        "    139

 

LETTERA APERTA AD UN PREDATORE                                                 "    145

 

IL VOLO                                                                                                 "    153

 

Ringraziamenti e Dediche.                                                                      "    158

 

Essere Prometeo.                                                                                    "    163

 

Non dedico.                                                                                            "    168

 

Arrivederci.                                                                                            "    169

 

“Ε poi, di colpo eccomi qua.

Sarei arrivato io,

in vetta al sogno mio.

Com'è lontano, ieri".

Renato Zero - Più su.

 

"Scrivere è un'occupazione solitaria.

Avere qualcuno che crede in te fa una grande differeNZA.

Non c'è bisogno che si lancino in orazioni.

Di solito credere è già sufficiente".

Stephen King - "Οn writing".

 

Α Tutti quelli che hanno creduto in me,

permettendomi di giungere fino a qui.

Ed a chi ha fatto il possibile,

affinchè mi fermassi prima.

 

 

Α tutte le Mamme del mondo.

Come faremmo, senza?!

 

 

 

PREFAZIONE

 

Ho conosciuto Massimiliano Frassi alcuni anni fa, davanti alle telecamere del "Maurizio Costanzo Show" e da subito ne ho apprezzato la passione, il momento in cui, trovatosi ad affrontare le orribili storie dei minori maltrattati, offesi e privati di ogni dignità, non conosce ostacoli ne si cura di prendere le necessarie precauzioni.

Non sono davvero bei mondi quelli che Frassi frequenta ma non soltanto per gli orrendi delitti che quotidianamente vi vengono compiuti, ma per quanti traggono utili di qualsiasi natura nel mantenere le cose come stanno.

Il libro che ha preceduto l'attuale, "Ι bambini delle fogne di Bucarest", mi ha accompagnato per molte puntate sia di “Buona Domenica” che del “Maurizio Costanzo Show”.

Quando infatti, del tutto casualmente, scoprii le condizioni disumane nelle quali i rumeni tenevano centinaia e centinaia di ragazzini privi di famiglia e allo sbando completo e ho deciso di cercare di andare a fondo di questa ignobile vicenda, mi è tornato in mente il suo libro, le pagine che avevo letto e l'ho invitato. Da quel momento per sei/sette puntate Frassi mi è stato accanto, fornendomi talvolta documenti che non ho trovato il coraggio di riferire.

Eppure, in tanti anni di giornalismo televisivo, credevo di essere vaccinato.

Α maggio dell'altr'anno dichiarai senza mezzi termini che una Romania che teneva in così poco conto i propri figli, non meritava di entrare nella Comunità Europea come stava cercando di fare.

Un Sottosegretario importante, l'Ambasciatore a Roma, un'altra responsabile dell'infanzia si precipitarono a "Buona Domenica" per spiegare le loro ragioni.

Non mi illudo, non penso che la situazione sia migliorata più di tanto.

Ringrazio il Presidente della Regione Emilia Romagna che ha promesso un solido intervento e lo ha mantenuto.

Alcuni bambini rumeni sono stati fatti uscire dagli istituti e vivono in piccole case dove la vita torna ad avere un senso.

 

Esce ora "L'inferno degli angeli" e l'intenzione di Massimiliano Frassi è quella di accendere di nuovo i riflettori intorno ai temi terribili che vanno dall'abuso di bambini, sembra anche di 16 mesi e ad altri orribili accadimenti.

Io mi auguro che Massimiliano Frassi riesca a comunicare quanto ha visto e documentato.

Per quel che mi riguarda gli darò, come sempre, tutta la possibile visibilità.

Non siamo in grado di calcolare quanti bambini e bambine, nel mondo, pagano un conto che non li riguarda né tanto né poco.

 

Maurizio Costanzo


 

E alla fine del viaggio,

quando il tempo è scaduto,

vorrei tornare a dormire

dove io sono nato".

Pooh - Vorrei.

 

 

CARNE DA MACELLO

"Avanti Sorella Morfina,

faresti meglio a rifarmi il letto.

Poiché io e te sappiamo che al mattino sarò morto.

Ε tu potrai sederti e guardare le lenzuola bianche e pulite

macchiarsi di rosso".

Rolling Stones - Sister Morphine .

 

 

Il bimbo ha cinque anni. La felpa bianca rivela il volto di un Topolino oramai sbiadito da tempo. Sulla testa una goffa berretta di lana inadatta al bel sole primaverile che penetra a fatica dai vetri delle finestre, comunque troppo lerci per farne passare i caldi raggi. Dal cassetto del comodino toglie una rossa ciotola di plastica contenente del riso freddo appiccicaticcio ed una coscia di pollo. Fredda anch'essa.

La tiene ben stretta a sé, timoroso forse del fatto che gli sconosciuti che lo circondano siano in realtà lì per portargliela via.

Sono le quattro in punto del pomeriggio ed il bimbo incomincia a pranzare.

Da solo. In piedi. Timidamente appoggiato al vecchio mobiletto arrugginito, che lo regge a malapena. Solitamente a quest'ora i bimbi del mondo civile fanno merenda guardando i cartoni animati.

Gli sconosciuti siamo noi, operatori dell'Associazione Prometeo di Bergamo, giunti qui per far nascere un progetto, dove qui sta per reparto di hiv pediatrico dell'Ospedale Victor Bàbes di Timisoara.

Il bimbo è uno dei dodici piccoli angeli attualmente ricoverati.

"Qui la trasmissione del virus non avviene per via verticale, ovvero da madre sieropositiva al nascituro", dice la dottoressa Sandra, primario del reparto, cinquant'anni d'età, cortese e disponibile al confronto. "Non è avvenuto nemmeno per possibili trasfusioni di sangue infetto", non perché il sangue infetto non sia ancora "reperibile" in alcuni ospedali, ma molto più semplicemente, perché "le trasfusioni costano e questi bambini non se le possono certo permettere". Sangue infetto ο meno.

"Il contagio che ha condannato a morte certa questi piccoli è avvenuto esclusivamente per via sessuale". Di fronte al bimbo impegnato a pranzare, un corpicinο, dalla testa enorme rispetto al resto, ci guarda fisso dal letto nel quale si trova immobilizzato. Lo sguardo perso e triste. La pelle bianchissima.

Sono quasi sicuramente le sue ultime ore di vita.

Α ben guardare si potrebbe percepire la presenza della morte tra le lenzuola, volgarmente sdraiata al suo fianco.

L'encefalopatia lo rende completamente incapace di realizzare quanto gli accade intorno. Continua a fissarci con gli occhi letteralmente fuori dalle orbite. Vicino a lui nessuna madre pronta a tenergli la mano, accarezzarlo e sussurrargli che "presto andrà tutto per il meglio". "Che guarirà e potrà tornare a casa, a correre nei prati e giocare con gli amici, coccolare il suo cagnolino, mangiare la pappa, fare il bagnetto, stare con i nonni, addormentarsi al dolce sussurro di una favola". Come tutti i bimbi del mondo alla sua età dovrebbero avere il sacrosanto diritto di fare.

Chissà, forse l'ultimo adulto che si è veramente occupato di lui è lo stesso che lo ha ripetutamente violentato, regalandogli ίl biglietto di sola andata al patibolo. Un condannato senza prova d'appello. Colpevole del fatto di essere un bambino, e per questo abusabile. Magari in cambio di un hamburger ο di un orsetto di peluche. Il primo certamente scotto ed il secondo, senza dubbio, di seconda mano.

Usciamo dalla stanza, vecchia e maleodorante come l'intera struttura, per entrare in quella successiva.

Qui ί parenti non mancano. Sette persone in tutto per altri tre bambini.

La più piccola ha quattro anni. Respira a fatica, stretta nel suo pigiamino che ha sicuramente conosciuto anch'esso tempi migliori.

Al braccio una flebo, con delle soluzioni saline, unico farmaco disponibile, poiché le terapie anti-aids, quelle che stanno dimostrando di funzionare veramente nel resto del pianeta sono "a loro volta troppo costose" e quindi è impossibile fornirle.

Nell'ultima stanza altri bimbi. Questa volta tutti provenienti dalla strada. "Carne da macello" per chi vorrà nutrirsi. "Tanto nessuno se ne accorge se spariscono". In tutto pare siano circa 300. Tanti per il mondo civile, "pochi rispetto ai 5000 della capitale".

Vivono in buche scavate nel terreno, in mezzo ai topi, sniffano colla ο eroina e si nutrono grazie ai generosi rifiuti abbandonati dai turisti nei bidoni della spazzatura. Stiamo parlando di bambini.

Guardando dalla finestra vediamo l'ala sud dell'ospedale, una vecchia e fatiscente palazzina di legno con i panni stesi ad asciugare sui davanzali. Dietro due porte finestre, i letti coprono l'intera superficie delle stanze, accatastati l'uno a fianco dell'altro.

Sopra, ammucchiati anch'essi come oggetti, inutili ed ingombranti, moltissimi bimbi. Palesemente sofferenti. Chiediamo spiegazioni all'infermiera.

L'interprete traduce senza alcuna esitazione: la voce ferma e distaccata impedisce qualsivoglia tentativo di replica.

"È il padiglione per i malati di t.b.c., i tubercolotici, sarebbe pericoloso per voi entrarvi e poi comunque sono tutti adulti, non ci sono bambini". Raggiungiamo la porta cercando di scacciare l'allucinazione collettiva che ci ha appena colpito e che, per una strana magia, è rimasta impressa anche sulle fotografie e nel filmato da noi, abusivamente, realizzati.

 

Prima di andarcene la dottoressa, alla quale proponiamo un progetto, chiede solo di non fare promesse se non siamo in grado di mantenerle:

"troppa la gente che viene, visita, promette per farsi bella e poi scompare".

Non ha idea di quanto questa cosa ci accomuni.

 

Quando tre settimane dopo le arriveranno i medicinali ed i letti che abbiamo preso i bambini saranno tutti cambiati.

Piccole macchie rosse sulle lenzuola, unico segno del loro triste passaggio.

Nel frattempo sui giornali locali rimbalza l'ultima agenzia di stampa.

"Il Governo decide per nuovi tagli alla Sanità. Saranno ridotti gli interventi per i malati di A.I.D.S.. Molti pazienti saranno dimessi a breve e rimandati a casa dalle proprie famiglie".

Forse è anche per questo che pochi mesi più tardi, trovando alcune stanze vuote, ci diranno che i bambini sono usciti dall'ospedale, "per trascorrere le vacanze estive".

 

 

nonostante tutto, avere dell'amore

un'idea talmente splendente.

Ε sublime".

Renato Zero - La pace sia con te.


 

 

 

Hai un momento Dio?

Lo so che c'è fila,

hai un attimo per me?".

Ligabue - Hai un momento Dio?

 

 

BUCAREST HORROR PICTURE SHOW

"Ciao oscurità,

mia vecchia amica,

sono venuto per parlare ancora con te".

Paul Simon - The sound of Silence .

 

 

Ho sempre rimosso l'idea della morte.

Per me semplicemente non esisteva. Era ogni volta altrove.

Ε così, anche quando si è presentata nella mia vita, sono riuscito a dribblarla, rifiutandomi di guardarla in faccia, di confrontarmi con lei. Rimuovendola. Pericolosamente.

Poi un giorno sono approdato in questo posto. In una assurda stanza d'ospedale. L'ennesimo.

Ε Lei è qui con me.

Ci siamo ritrovati e questa volta sarà difficile ignorarla.

È qui e mi guarda beffarda.

Tramite lo sguardo di un bambino.

Dal volto ceruleo e gli occhi marroni, completamente senza luce.

Ε beffarda mi sfida, sapendo che comunque sfida non c'è.

Ha già vinto lei. Barando sfacciatamente.

Non abbiamo giocato ad armi pari. Tutt'altro.

Il bimbo è stato abusato. Da tre adulti.

Insieme.

Due di loro lo hanno anche picchiato, fino a farlo svenire.

Sul braccio un'assurda serie di bruciature di sigaro.

Quando il Diavolo si nutre, non bada a spese.

Il reparto che sto visitando ospita solo bimbi come lui.

Accompagnati dalla morte e da nessun altro.

Morte che mi rincorre tra i letti arrugginiti delle corsie. Che mi schiaccia l'occhiolino e poi ride sguaiatamente. Ancora più sguaiatamente quando si accorge che a sentirla sono solo io.

Qui i bimbi abusati dai predatori vengono abbandonati affinché "il giocattolo sia riparato alla bellemeglio". Quando il pedofilo si lascia prendere dal panico ο non si fida dei procacciatori di bambini, "se ha calcato la mano e si è spinto molto in là", preso dal panico, riesce a trovare qualcuno che per una manciata di euro porti i bambini fuori, da questo ospedale.

Bambini col sederino sfondato.

Bambine senza verginità. Α tre anni.

Bimbi e bimbe con la sifilide, i condilomi e le creste di gallo.

Con le braccia ricoperte di lividi ο di punture.

La pancia solcata da disumane cicatrici.

Oppure con le catene ancora intrecciate al corpo, perché "magari non c'è stato il tempo di toglierle loro di dosso". Bambini che reclamano vendetta. Inutilmente.

 

Irina ha quattro anni ed ha stabilito un record.

È l'unica bimba ad essere tornata qui due volte.

"Solitamente il bis non è concesso". Nessuna replica.

Poiché da qui i bimbi non escono mai vivi. Mai!

Lei invece ce l'ha fatta. La prima volta l'emorragia fu fermata in tempo.

Ed il suo piccolo sesso fu "rimesso insieme", con un buon numero di punti.

Adesso è nuovamente qui e ti guarda fisso negli occhi e poi comincia a tremare. Ha paura di te. Una paura pazzesca. Paura e schifo.

Perché sei un uomo. Peggio, un maschio.

Ε lei non vuole che ti avvicini. Che la sfiori. Perché poi sicuramente ricominci a farle del male. Tutti gli uomini sono così. Peggio, tutti i maschi sono così.

Vorresti spiegarle che non è vero. Che certo esistono tanti uomini cattivi. Che fanno del male ai bambini. Come gli orchi di quelle favole, che forse nessuno le ha mai raccontato.

Ma esistono ancora più persone che non farebbero mai nulla di tutto ciò.

Neanche nei loro incubi peggiori.

Vorresti convincerla.

Ma sai che perderesti. Lei avrebbe ben altri argomenti per controbattere.

Irina incomincia a singhiozzare. Ι singhiozzi diventano ben presto vere e proprie lacrime che vanno a confluire in una crisi isterica.

Ti allontani mentre l'infermiera le fa una dose di potenti sedativi.

Ti spiegheranno dopo che uno dei predatori pare avesse il pizzetto come al momento hai anche tu.

Ε quando in albergo, massacrandoti la faccia, te le tagli per non dover mai più essere confuso con un avanzo d'uomo, ti ricordi anche che alla bimba mancavano tutti i denti davanti.

"Quelli? Glieli hanno rotti, a causa dei ripetuti rapporti orali".

Due letti dopo il piccolo Marco, nome italiano, destino rumeno.

Sei anni d'età. Capelli rasati a zero, "per una perfetta convivenza di zecche e pidocchi".

Sulle esili braccine e sulla gamba destra una lunga serie di cicatrici formano un irreale tatuaggio. "Sono le morsicature dei cani messi alla porta dell'orfanotrofio dove stava, per impedirgli di scappare".

Scappare dall'orfanotrofio? - "No, scappare dagli abusi. Come vedi Marco è un bel bimbo e nel ricovero dove stava era particolarmente gradito ai predatori, come li chiami tu. Pertanto affinché non scappasse, gli avevano messo come guardiano un cane lupo che lo morsicava ogni qual volta tentava di raggiungere la porta".

Tentativo più volte conseguito. Senza successo.

L'infermiera continua a tracciarti la biografia del bimbo, così come l'ha ricostruita.

Le chiedi di smettere. Per pudore. Vergogna. Rabbia. Dolore.

 

L'ultimo dei circa venti bimbi non ha certamente più di un anno.

Il corpicino è attraversato da una miriade di tubicini che lo trafiggono ovunque.

Sembra un piccolo ragno beffardamente intrappolato nella sua stessa tela.

È l'ultimo arrivato.

Qui da poche ore. Qui per poche ore.

Ι medici non sapevano da che parte cominciare: le ustioni, le emorragie, le lacerazioni, impossibile stabilire una priorità.

La polizia è venuta, ha annotato qualcosa distrattamente su di un taccuino e se n'è andata. Inchiesta chiusa. Colpevoli a piede libero, in attesa di tornare a nutrirsi di questa, insopportabilmente indifesa carne da macello.

Al momento il piccolo dorme grazie alla generosa iniezione di morfina.

Probabilmente non giungerà a sera.

Possa Dio accettare il suo invito ed aprirgli la porta quando busserà. Per coccolarlo ed amarlo.

Possa il Diavolo non sprecare tempo aspettando inviti ed accogliere, al più presto possibile, chi l'ha conciato così. O anche chi ha "solamente" permesso, che tutto questo accadesse.

 

 

"Dovunque i bambini hanno fame e piangono,

dovunque la gente non è libera,

e gli uomini combattono per i propri diritti

è lì che sarò, Mamma,

è lì che sarò".

Woody Guthrie - Tom Joad.


 

"La follia governa questa giungla compatta.

Qui non c'è pietà.

Le vittime predano altre vittime,

solo per nascondersi alla propria paura"

Little Steven - Education.

 

 

LETTERA APERTA AD UN PREDATORE

 

Dedicato a chiunque abbia il coraggio delle idee

e cerchi di far cambiare le cose, anche per mezzo delle parole.

 

"Aveva scanto (= paura ) perché sapeva benissimo che,

raggiunto il fondo di uno qualsiasi di questi strapiombi,

ci avrebbe immancabilmente trovato uno specchio.

Che rifletteva la sua faccia".

Andrea Camilleri - "La paura di Montalbano".

 

 

Come si intesta la lettera ad un predatore pedofilo?

" Caro pedofilo? "

No, " caro " non va bene.

" Egregio ", forse?

No, nemmeno " egregio ", sembra una presa per i fondelli e qui, a dire il vero, c'è poco da sfottere.

Meglio allora saltare i convenevoli e passare subito al dunque, dandogli magari del tu, giusto per facilitare le cose.

Una volta tanto il Galateo ci scuserà.

Per quanto riguarda il nome proprio da dargli, credo che non serva assegnargliene uno. Qualsiasi scelta andrà bene. Non c'è limite all'anagrafe.

Si cominci allora la nostra missiva:

 

«Ti scrivo questa lettera aperta per raccontarti una storia, meglio, una favola:

a te che hai sempre dichiarato di "amare i bambini", credo che questo omaggio possa far piacere.

Permettimi allora di anticiparti che vi ritroverai tutti quegli ingredienti che rendono le favole tanto amate:

l'Orco, il bambino in pericolo, ma anche il lieto fine.

C'era una volta ( le fiabe cominciano tutte così, perché cambiare questa ? ) C'era una volta un uomo, importante, stimato ed omaggiato per la professione che svolgeva.

Sposato, attivo in Parrocchia, serio e morigerato. Dietro la facciata abilmente costruita per anni, nascondeva però i più beceri e turbi istinti.

Era infatti un violentatore di bambini, quello che nella nostra favola chiameremo più semplicisticamente Orco. Rubava la loro anima prima ancora che il loro corpo, pensando forse che così sarebbe stato nuovamente bambino anche lui.

L'Orco godeva della complicità di tanti ometti. Assurdi ...Insignificanti ... Bastardi, quanto lui. Rei nel sapere intervenire, sempre e solo a favore dell'omertà.

Quando il numero di bambini abusati raggiungeva le diverse decine, si limitava a fare i bagagli ed a traslocare. Come se niente fosse. Piccoli disturbanti incidenti di percorso, risolvibili con un banale trasloco.

Ha fatto tutto questo per molti anni, rovinando, probabilmente per sempre, chissà quanti piccoli innocenti sparsi per il Bel Paese.

Fino a quando...

Fino a quando non viene in un posto come questo.

Dove vivo io.

Con le montagne da una parte ed il lago dall'altra.

Ε ricomincia a rubare le anime.

Sai, quando la favola arriva a questo punto mi metto sempre a piangere. Poiché chi a sua volta l'ha raccontata a me per la prima volta, è riuscito a trasmettermi tutto l'orrore che i bambini provavano.

Arrivato a questo punto percepisco la loro paura. Il buio che li avvolge.

Sento i loro singhiozzi, mi capita spesso sai, soprattutto quando devo addormentarmi.

Mi sembra quasi di vedere le gocce di sudore che si formano sul loro volto.

Ε poi gli occhi, quelli non riesco proprio a scordarmeli.

Mi guardano e mi chiedono aiuto ma io sto solo seguendo la favola, non posso entrarci dentro e far finire tutto, purtroppo devo aspettare la fine della narrazione.

L'Orco li terrorizza. Dice loro che se parleranno non saranno creduti ο al massimo li prenderanno per matti. Minaccia che ucciderà le loro mamme. Minaccia di morte loro.

Ha un coltello grosso così, sai, tanto grosso che fa paura anche a me.

Quindi si spoglia. Li spoglia. Ε gode, mentre loro urlano in silenzio.

 

Poi un giorno i bambini si stancano.

Capiscono che tutto questo deve finire. Cercano dentro la loro sofferenza, tutta la forza necessaria per parlare, visto che nessuno li aiuta e fortunatamente vengono creduti. Alcuni hanno accanto adulti che capiranno. Altri purtroppo cercheranno in una prossima vita, una nuova occasione di speranza. Speranza di poter nascere, e vivere, da bambini.

Manca solo il lieto fine. Questo:

l'Orco viene sconfitto ed il Bene trionfa sul male.

Non tutti però vivranno felici e contenti.

Non tutte le favole infatti sono uguali.

Resterà sempre, in fondo al cuore, una macchia, segno di una cicatrice più profonda di quanto noi si possa immaginare.

 

La Storia, si conclude così:

mi auguro ti sia piaciuta.

Io la rileggo spesso, pur cercando di arrivare alla fine il prima possibile.

D'altronde il mio lavoro mi porta ogni giorno a viverla questa favola:

cambiano gli interpreti, grandi e piccoli, ma l'Orco è sempre lo stesso».

 

« Mi chiedo che mogli abbiate. Come possano non capire. Mi chiedo che figli abbiate generato. Come possiate guardarli negli occhi. Baciarli ed abbracciarli. Dopo aver stuprato i loro coetanei. Mi chiedo che sonni facciate. Temo dormiate meglio di me. Mi chiedo che sogni facciate. Sicuramente diversi dagli incubi che avete generato. Mi chiedo come chi sapesse, vi abbia permesso di esistere. Mi chiedo come vi si possa difendere. Ο come si possano intimorire i bambini, volendo obbligarli al silenzio. Mi chiedo se arriverà mai il giorno in cui chiederete perdono a noi tutti, sinceramente convinti di essere figli legittimi del Diavolo. Mi chiedo come chi vi ha avuto accanto non sia stato in grado di capire, ο anche solo percepire, la vostra vera anima. Mi chiedo come ancora non si sappia ascoltare il cuore dei nostri figli. Mi chiedo per quanto tempo queste parole dovranno ancora essere dette. »

 

Finisce la mia favola e finisce pure la mia lettera.

Coerente fino alla fine, ovviamente, io la firmerò con il mio nome.

Le finzioni e le coperture sono solo figlie di quelli della tua specie.

Ti auguro di riposare in pace,

in fede,

Massimiliano Frassi

« Presidente Associazione Prometeo »

 

Il mio demone era stato in gabbia a lungo:

venne fuori ruggendo".

R. L. Stevenson - "Dottor Jekill e Mister Hyde".

 

* * * *

 

… purtroppo segue, segue anche in tutte le pagine non scritte che sempre in troppi vivranno e nessuno leggerà mai! MA NON DIMENTICHIAMO quanto un nostro amato fratello, vissuto circa 2000 anni fa, ebbe occasione di ricordarci:

5E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

6Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

8Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco. (Vangelo secondo Matteo 18, 5-9)

 

Gandalf