Proviamo a fare chiarezza sui tamponi

 

Questo articolo fa riferimento ad una mail che circola da qualche tempo, e che si può leggere anche qua:

http://www.promiseland.it/forum/read.php?f=14&i=2545&t=2545

 

 

Vi preghiamo di trasmettere questa e-mail a tutte le donne che potete.

Per gli uomini che ricevono questa e-mail, vi preghiamo di spedirla ad

amiche, ragazze, sorelle, madri, figlie ecc. Grazie!

 

Controllate le etichette degli assorbenti interni che volete acquistare, la prossima volta, e controllate se riuscite ad individuare alcuni dei segni familiari descritti in questa e-mail. Non meraviglia che tante donne al mondo soffrano di cancro alla cervice e di tumori all'utero. Sapete che i produttori di assorbenti interni usano diossina e rayon nei loro prodotti?

Sono sostanze cancerogene e tossiche! Perché allora gli assorbenti interni non sono contro la legge? Perché gli assorbenti interni non sono un prodotto alimentare e, dunque, non sono considerati pericolosi o illegali.

 

ECCO LO SCANDALO:

 

Gli assorbenti interni contengono due cose che sono potenzialmente pericolose: Rayon (per assorbire) e diossina (un prodotto chimico usato per sbiancare I prodotti). A volte contengono anche piccole percentuali di amianto, per indurre nell'organismo femminile una emorragia più intensa (più sanguinamento più assorbenti consumati). L'industria degli assorbenti interni è convinta che noi, essendo donne, abbiamo bisogno di prodotti candeggiati, sbiancati per pensare che il prodotto sia puro e pulito.

Il problema e' che la diossina, che viene prodotta in tale processo sbiancante, può apportare gravi danni all'organismo! La diossina e' stata associata al cancro da studi clinici, ed e' tossica per i sistemi immunitario e riproduttivo. E' anche stata associata con endometriosi e basso numero di spermatozoi per gli uomini.

Lo scorso settembre, l'Agenzia di Protezione Ambientale EPA ha reso noto che non esiste un livello "accettabile" di esposizione alla diossina, visto che e' cumulativa e lenta a disintegrarsi. Il pericolo Reale viene dal contatto ripetuto (Karen Couppert "Pulling the Plug on the Tampon Industry"). Io direi che usare circa 3-4 assorbenti interni al giorno, per cinque giorni al mese, per 38 anni e' un "contatto ripetuto". Non pensate anche voi? Il Raion contribuisce invece ai pericoli creati da assorbenti interni e dalla diossina perche'e' una sostanza altamente assorbente. Percio, quando fibre degli assorbenti interni restano nel collo dell'utero (come di solito accade), ciò crea un "serbatoio" di diossina nel corpo. Tra l'altro, resta all'interno molto piu a lungo di quanto rimarrebbe con assorbenti interni fatti solo di cotone, perché il rayon è più leggero e tende ad attaccarsi.

Questo e' anche il motivo per il quale la TSS (Sindrome da Shock Tossico) può colpire donne che usano assorbenti interni (come potete leggere dal foglio informativo di TUTTI gli assorbenti interni in commercio).

 

QUALI SONO LE ALTERNATIVE?

 

Usare assorbenti esteni, o prodotti non sbiancati e fatti completamente di cotone. Anche altri prodotti d'igiene femminile (assorbenti esterni/fazzoletti) contengono diossina, ma non sono tanto pericolosi quanto gli assorbenti interni. Sfortunatamente, prodotti non sbiancati e in cotone si trovano quasi solo in negozi di "prodotti biologici" (quindi sono più cari).

Nel 1989, degli attivisti inglesi organizzarono una campagna contro lo biancamento attuato con cloro. Sei settimane e 50000 lettere dopo, I produttori di diversi prodotti sanitari passarono all'ossigeno (uno dei metodi Verdi disponibili. (MS magazine, May/June 1995) COSA FARE ORA: Ditelo alla gente. A tutti. Informateli. Questa industria ci sta danneggiando, facciamo qualcosa per impedirlo! Se avete tempo, scrivete una lettera alle società Tampax - Playtex - O.B -Kotex. Sulle scatole c'è sempre un recapito.

Fate loro sapere che esigiamo un prodotto sicuro: assorbenti interni COMPLETAMENTE DI COTONE NON SBIANCATO. Per non perdere l'impatto di questa e-mail, PREGHIAMO chiunque voglia spedirla ai propri amici, di copiarla e  poi passarla su un NUOVO messaggio. In questo modo, non potrà distorcere il messaggio a causa delle varie frecce che appaiono nelle e-mail inoltrate. Vi preghiamo di farlo con considerazione e serietà.

Grazie.

 

 

 

Perché è una bufala

 

Procedo con ordine, con l'aiuto del mitico sito antibufala Snopes.com, che ha analizzato a fondo (http://www.snopes2.com/toxins/tampon.htm) la versione inglese di questo appello e la fa risalire all'estate del 1998.

 

Cominciamo con la storia dell'amianto.

 

- Non c'è amianto nei tamponi. L'FDA, l'ente statunitense che regolamenta alimenti e farmaci, ha dovuto pubblicare una pagina di smentita e chiarimento (http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html) che dice specificamente che "l'FDA non ha alcuna prova della presenza di amianto nei tamponi, né è al corrente di segnalazioni di aumentato sanguinamento mestruale a seguito dell'uso di tamponi. L'amianto non è un ingrediente di alcun tampone di marca statunitense, né è associato alle fibre usate nella produzione dei tamponi."

- E' falsa la giustificazione che si può mettere l'amianto nei tamponi perché "i tamponi non sono un prodotto alimentare e, dunque, non sono considerati pericolosi o illegali". L'amianto, secondo l'OSHA e l'EPA (enti statunitensi deputati alla protezione dell'ambiente e alla sicurezza sul lavoro), è pericoloso (cancerogeno) non solo se ingerito, ma anche per contatto con la pelle (http://www.nsc.org/library/chemical/asbestos.htm). E mi pare evidente che un tampone sia a stretto contatto con la pelle. Quindi la giustificazione non regge assolutamente.

- Il sito italiano della Tampax smentisce categoricamente la presenza di amianto nei tamponi (http://www.tampax.it/faq.html#q35): "I tamponi Tampax contengono amianto? Assolutamente no. Non c'è traccia di amianto nei Tampax."

 

Pertanto, a meno che crediate che FDA, Tampax e tutti i ricercatori del settore siano in combutta per ammazzare i propri clienti in un colossale complotto, la questione dell'amianto è chiusa. Non ce n'è, punto e basta. L'FDA è considerata un punto di riferimento per la sicurezza dei farmaci in tutto il mondo. Non è composta da dilettanti che si comprano con quattro dollari (neppure l'industria del tabacco è riuscita a zittire l'FDA). E se proprio non ci credete, andate da un chimico e fatevi fare l'analisi chimica di un tampone, alla ricerca di amianto, poi fatemi sapere. Ma nel frattempo abbiate il buon senso di non seminare panico ingiustificato.

Notate che l'anonimo estensore dell'appello non si fa scrupoli a fare una bella pubblicità a due case produttrici (statunitensi) , citandole con tanto di nome e numero di telefono, e traendole da un "periodico 'Essence' di questo mese" che, come in ogni appello-bufala che si rispetti, viene citato senza indicarne la data di pubblicazione e quindi sarà "di questo mese" anche tra dieci anni. Molto comodo. Viene da chiedersi a chi giova questa forma di terrorismo pubblicitario.

 

Rayon

 

Per il raion (o Rayon) la cosa è più complicata. Il Rayon è in effetti presente nei tamponi, come confermato dal sito Tampax.it (http://www.tampax.it/faq.html#q32). Ma è pericoloso?

L'appello afferma che "Il Raion contribuisce ai pericoli creati dai tamponi e dalla diossina perché è una sostanza altamente assorbente... quando fibre dei tamponi restano nella vagina (come di solito accade), ciò crea un terreno fertile per la diossina. Tra l'altro, resta all'interno molto più a lungo di quanto rimarrebbe con tamponi fatti solo di cotone."

 

- Il Rayon è considerato innocuo, tant'è vero che lo si usa per gli indumenti e come materiale chirurgico. E' un derivato della cellulosa.

- Il Rayon viene usato nei tamponi non soltanto perché è altamente assorbente (cosa in sé non pericolosa ma anzi ovviamente necessaria per il funzionamento del prodotto), ma perché si sfilaccia meno del cotone. Pertanto un assorbente interno in Rayon rilascia meno fibre di uno di cotone.

- Non si capisce perché debba "restare all'interno più a lungo".

- L'anonimo traduttore italiano dell'appello ha dato una eloquente "aggiustatina" a questa affermazione, che in originale non parla semplicemente di "terreno fertile", ma di "breeding ground", ossia di "terreno fertile per la riproduzione". La diossina è una sostanza chimica, non una creatura vivente, e come tale ovviamente non si riproduce, esattamente come mettere due sassi in una stanza non produrrà una nidiata di sassolini. Uno svarione di questa portata la dice lunga sulla serietà e sulla preparazione di chi ha redatto l'appello originale.

 

Tuttavia il Rayon si può produrre usando il cloro, secondo l'FDA, e il cloro produce diossine. Quindi il Rayon in sé è sicuro, ma comporta la possibilità di portarsi appresso diossine. Va detto che l'FDA dichiara che il Rayon attualmente utilizzato nei tamponi statunitensi viene prodotto adottando tecniche alternative che non generano diossine ("Rayon raw material used in U.S. tampons is now produced using elemental chlorine-free or totally chlorine free bleaching processes", http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html).

 

Diossina

 

Sul fatto che le diossine facciano male, ma molto male, non c'è alcun dubbio: chiedetelo agli abitanti di Seveso (se non sapete di cosa sto parlando, chiedete a qualcuno meno giovane di voi, o Googlate "Seveso diossina ICMESA"). Ma ci sono diossine nei tamponi, come dice l'appello?

Secondo il sito Tampax.it, no (http://www.tampax.it/faq.html#q33). Secondo l'FDA (http://www.fda.gov/cdrh/consumer/tamponsabs.html), se ce ne sono, sono a livelli talmente bassi da non essere misurabili: "i livelli di diossine nel rayon grezzo usato per i tamponi è pari o inferiore al limite rilevabile dai test più avanzati, ossia circa 0,1 parti per trilione... molte volte inferiore alla quantità normalmente presente nell'organismo e proveniente da altre fonti... Una parte per trilione equivale a un cucchiaino in un lago profondo cinque metri e ampio 2,6 chilometri quadrati".

Pertanto il rischio diossina nei tamponi è praticamente trascurabile. Ce n'è molta di più nell'ambiente che ci circonda che nei tamponi. Aver paura della diossina nei tamponi è come abitare accanto alla ferrovia e temere di diventare sordi perché il vicino parla a voce alta.

E a proposito di diossine c'è una sorpresa interessante.

 

Cotone

 

L'appello propone di "usare prodotti d'igiene femminile non sbiancati e che siano fatti completamente di cotone...Usate tamponi fatti al 100% di cotone non sbiancato. Sfortunatamente, poche società producono questi tamponi sicuri."

Chiaro, no? Cotone uguale sicurezza. Peccato che il cotone coltivato con i metodi convenzionali sia, secondo Snopes.com, "una delle piante a maggior consumo di pesticidi... circa il 10% dei pesticidi e il 22,5% degli insetticidi del mondo viene usato sul cotone." Pertanto un tampone a base di cotone coltivato in modo convenzionale potrebbe contenere la stessa quantità di porcherie chimiche di un tampone "non alternativo" a base di cotone e rayon. Per eliminare davvero questo rischio occorrerebbe trovare tamponi di puro cotone coltivato senza pesticidi e insetticidi.

In altre parole, passare a tamponi fatti al 100% di cotone senza verificare che il cotone sia allevato in modo biologico non risolve granché. Come capita spesso negli appelli diffusi via Internet, la soluzione ai problemi non è così semplice come si vuol far credere.

 

Chiarimento: la sindrome da shock tossico

 

Come descritto su tutti i foglietti illustrativi dei tamponi, la sindrome da shock tossico (Toxic Shock Syndrome, TSS) è "una malattia rara ma grave. E’ causata dalle tossine prodotte dal batterio Staphylococcus aureus... La TSS mestruale è associata all’uso dei tamponi." E' grave abbastanza da indurre persino i fabbricanti di tamponi a riportare questo consiglio: "Potete anche sostanzialmente eliminare il rischio di TSS mestruale non usando assorbenti interni."

Usare tamponi "alternativi" di cotone al 100% al posto di quelli "commerciali" riduce leggermente l'incidenza della sindrome, ma non la elimina: del resto, sono stati riportati casi di TSS anche negli anni in cui i tamponi erano tutti in puro cotone (dal 1933, anno di invenzione, ai primi anni Settanta). Parlatene con il vostro medico. Ringraziamenti

Grazie ad amo15 e lzaccagn per i link a Snopes.com e Tampax.it.

 

Tratto da: www.attivissimo.net