Apro questa pagina non perché non ci siano problemi molto
più importanti di qualche stupido che si diverte a mettere in circolo
"Catene di Sant'Antonio" scadute o fasulle, ma perché credo che
sia utile per tutti noi iniziare a renderci conto che Internet è un po' come
la nostra "cassetta della posta": non tutto quello che ci troviamo
dentro lo prendiamo per "oro colato". Mandare in giro spazzatura
non aiuta né noi né l'utilizzo e la diffusione di Internet
e della Posta Elettronica che invece, per altri versi, è di grande utilità.
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(allegato a “Pensiero del giorno” del 29 aprile 2003)
tratto da “Panorama” del 24/04/2003
(pag. 113-114)
SENZA PACE
Daniele Brandani ha diffuso via interna un accorato appello per sua figlia Lucia, gravemente ammalata. A tre anni dalla morte della bambina il messaggio continua a circolare in rete.
LATO OSCURO DI INTERNET
LE INSIDIE DELLO SPAMMING
Catene di Sant’Antonio e truffe telematiche
Richieste di aiuto per bimbi malati, cuccioli da salvare, cure
miracolose. Tra i tanti appelli disperati lanciati ogni
giorno via e-mail, solo pochi sono veri. Gli altri nascondono raggiri.
di GUIDO CASTELLANO ed ELENA
PORCELLI
“Invia questo messaggio a
tutti quelli che puoi, perché Samantha ha veramente
bisogno d’aiuto Oggetto: leucemia. Se cestinerete questa posta elettronica non avete cuore». Su 20 e-mail scaricate ogni mattina,
almeno 13 sono catene di Sant’Antonio. Consigli miracolosi per dimagrire o potenziare le performance
sessuali, ma più spesso richieste disperate d’aiuto. La maggior parte arrivano da perfetti sconosciuti, ma molte, quelle che fanno
leva sul senso umanitario delle persone, arrivano da amici che, impietositi dal
testo del messaggio girano il contenuto a tutti quelli che conoscono, Ma chi
sono queste persone che hanno bisogno d’aiuto? Esistono davvero o sono storie
inventate, le cosiddette «bufale»? Un appello diffuso su internet come una
catena di Sant’Antonio può davvero aiutare qualcuno?
Una storia vera e a lieto fine è quella di Rocco Raniti,
ragazzo di 16 anni della provincia di Vibo Valentia,
affetto dalla sindrome di Escobar, una rara malattia
genetica. All’inizio di gennaio 2002 era in fin di
vita. I genitori hanno lanciato un appello attraverso i mass media, il sito
www.escobar.it e una catena di e-mail. Grazie
all’abbraccio collettivo dell’opinione pubblica, Rocco è stato ricoverato nella
Clinica Maugen di Pavia, all’avanguardia nelle
terapie per il suo male. «Ora sto molto meglio» dice il
ragazzo, «ho ripreso la scuola e torno a Pavia ogni tanto per i
controlli». La catena di e-mail però non si è fermata,
anche se ormai non serve più. «Ricevo ancora» racconta «tante lettere, che mi
fanno molto piacere».
Ma non sempre le cose vanno cosi bene.
Daniele Brandani il 13 marzo
Non sempre chi sembra
firmare un’e-mail ne è davvero l’autore. Sabrina Lozzo di Roma, per esempio, si è commossa
per le foto di sette cagnolini arrivate via internet. «Adottate questi
cuccioli di golden retriever»
diceva il testo che le accompagnava «o saranno soppressi entro due settimane».
Per abbreviare la catena, nel caso di una risposta positiva,
la signora ha aggiunto al messaggio il proprio nome e numero di telefono. È
stata tempestata di centinaia di chiamate. «C’era chi voleva adottare i
cuccioli» racconta «e chi mi insultava pensando che
fossi io a volerli uccidere». Altri devono aver fatto
lo stesso errore, perché foto identiche circolano in rete con vari recapiti.
«Tanto amore per gli animali» continua Lozzo «fa
piacere, però io ho proposto a quelli che telefonavano di adottare dei bastardini e nessuno li ha voluti». Per forza, un golden retriever costa circa 900
euro. È inverosimile che qualcuno ne regali sette o li sopprima, buttando via
più di 6 mila euro. Nei siti animalisti sono infatti
apparse delle smentite. «I golden retriever»
si legge «sono nati il 16 ottobre del 2001, stanno tutti bene e non sono più
cuccioli da un pezzo».
Il professor Giorgio Lambertenghi
Deliliers del Policlinico di Milano cura la leucemia. La sua firma, con l’indirizzo dell’ospedale, circola
in un messaggio che prega di diffondere il poetico testamento spirituale di
Sara, una bambina malata proprio di leucemia. «Io non ho mai sottoscritto
quella lettera» dice il medico «l’ho ricevuta e inoltrata solo a tre persone,
verso la fine di marzo 2001 per chiedere chiarimenti, dato che mi lasciava
molto perplesso. Non ho idea di chi e perché abbia aggiunto il
miei dati personali». Dietro tutte queste catene di Sant’Antonio
c’è qualcosa di sporco. Qualcuno punta a raccogliere gli indirizzi di posta
elettronica per inviare spam … … approfittando del
nome autorevole di medici come Lambertenghi Deliliers o sfruttando lo slancio umanitario di chi riceve
richieste d’aiuto o la semplice voglia di fare uno
scherzo di qualche buontempone.
Il reparto del professor Lambertenghi è stato inondato di lettere, pacchi regalo e
telefonate, perché molti hanno pensato che la piccola Sara
fosse ricoverata lì. «Tanta solidarietà, molto male
incanalata» racconta il medico «verso una bambina immaginaria. …………
«Se non inoltrate questa mail siete veramente senza cuore» cominciava così il
messaggio ricevuto da Sara Varano nell’aprile 2002. Si tratta di un’altra
bufala per raccogliere indirizzi elettronici, partita dall’America e firmata da
George Arlington, un
personaggio inesistente. La dottoressa Varano ha commesso un errore: l’ha
inoltrato dall’Istituto superiore di sanità a Roma, dove era appena stata
assunta. Non sapeva che il suo computer avrebbe inserito automaticamente il
nome e il telefono dell’Istituto in tutte le e-mail. Per giorni il centralino è
stato intasato dalle richieste di chiarimento e
Come fare quindi a capire
se i messaggi che riceviamo sono veri o prese per i fondelli? «Magari non
finirete nei guai» dice l’esperto di informatica Paolo
Attivissimo, ma inoltrare tutto quel che vi passa per il computer può
provocare disagi a altri e una pessima figura». Sul suo sito www.attivissimo.net
questo «certificatore di bufale» elenca le istruzioni
per riconoscere le e-mail vere da quelle fasulle. In più elenca tutte, ma
proprio tutte quelle che sono in circolazione
dividendole per categoria. Altro sito dove si possono trovare moltissime
informazioni interessanti sono quelle che gli esperti
chiamano «hoax» (ossia burle) è www.hoax.it
E se qualche conoscente
continua a intasare la posta elettronica con appelli
infondati? Se siete buoni potete spedirgli
l’esilarante parodia di una catena dì Sant’Antonio
che trovate inserendo le parole «Arild Ovesen» in qualsiasi motore di ricerca.
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Spacciatori di indirizzi
Il Garante:
proibito vendere recapiti telematici senza consenso
Molte delle catene di Sant’Antonio che girano sul Web servono a chi le lancia per ottenere centinaia di indirizzi di posta
elettronica realmente esistenti che poi vengono rivenduti, in una sorta di
mercato nero, a chi vuole fare pubblicità su internet. Nelle immagini riportate
qui sotto un paio di schermate di siti, che offrono, a pagamento, pacchetti con
migliaia di indirizzi e-mail addirittura divisi per
categoria. «Per poter inviare e-mail senza violare la privacy delle persone» fanno però sapere dall’Autorità garante «è obbligatorio
ottenere prima il consenso del titolare dell’indirizzo». È bene quindi che chi
acquista indirizzi e mail via web si accerti se chi li
vende offre queste garanzie.
Il garante inoltre
precisa che gli indirizzi di posta elettronica non sono liberamente
utilizzabili da chiunque per il solo fatto di trovarsi in rete.
In pratica non sono «pubblici» come possono
essere quelli presenti su gli elenchi telefonici. In uno dei suoi ultimi
interventi il Garante ha anche ribadito che è illecito
inviare e-mail a catena perché chi le inoltra viola la legge sulla privacy
mettendo in rete dati personali di persone che non hanno dato il loro esplicito
consenso.
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@ GLI
SHERLOCK DEL WEB
Per scoprire se la catena
di Sant’Antonio ricevuta via e-mail è una bufala
basta collegarsi a uno dei seguenti siti che
classificano questi messaggi.
> http://urbanlegends.miningco.com