in questo numero

 

 

Pag. 1     Peperoncino

 

Pag. 2     Osho Times News

 

Pag. 8               I centri di Osho in Italia

 

Pag. 12   Disciplina

 

Pag. 16   È adesso il momento giusto

 

Pag. 21   Vivere con il cancro

 

Pag. 25   Il Libro di Mirdad

 

Pag. 27   Il Resort di Pune

 

Pag. 34   Il potere della risata

 

Pag. 42   Il coraggio

 

Pag. 46   Rilassarsi nell'acqua

 

Pag. 48   Proteine vegetali

 

Pag. 51              L'oroscopo di ottobre

 

Pag. 52   Le domande dei lettori

 

Pag. 53            La vetrina

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2003 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

Aggiungi un po’ di PEPERONCINO alla tua vita

 

 

Il problema, che sta alla base di tutti i problemi, è la mente stessa. Potete sforzarvi, ma se cercate di risolvere i problemi singoli, individuali, siete destinati a fallire: questo è assolutamente certo. Infatti, non esiste un solo problema individuale: la mente è il
problema. Anche se risolvi questo o quel problema, non servirà a nulla, perché la radice rimane intoccata. È proprio come potare i rami di un albero, sfrondarlo, senza sradicarlo. Nuove foglie spunteranno, nuovi rami cresceranno, anche più di prima... fai un lavoro durissimo, cercando di risolvere questo o quel problema, ma i problemi continueranno a crescere e ad aumentare. Anche se si risolve un problema, altri dieci prenderanno il suo posto.

Non cercare di risolvere i singoli problemi separatamente... la mente in quanto tale è il problema.

 

 

Quando ridi di cuore, è possibile: la mente si ferma, perché la mente non può ridere. È strutturata per la serietà, la sua funzione è essere seria, miserabile, malata. Quando ridi... non arriva dalla mente, arriva dal trascendente, proprio dal tuo essere interiore. Secondo me tutte le religioni hanno trascurato una delle dimensioni della massima importanza, il senso dell’umorismo. E hanno reso tutto il mondo tremendamente serio.

 

Osho

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Osho times news

 

 

Grande festa

 

Ne è stata l’occasione l’apertura di Kaivalya, un nuovo Osho Meditation Center a Matera, proprio nel centro storico, a due passi dalla suggestiva zona dei ‘sassi’.

Saraha, già da tempo organizzatrice in loco di eventi estemporanei di meditazione, si è decisa al gran passo – una sede fissa in città dove è possibile far meditazione tutti i giorni e anche uno spazio in campagna per gruppi residenziali – spinta dalle richieste sempre più pressanti degli appassionati locali delle tecniche di Osho. Aiutata in questo da Pritamo, che ha una lunga esperienza in sessioni e in conduzione di gruppi ed è appena tornata in Italia dopo aver svolto questo lavoro in svariate parti del mondo: ultimamente guidava un centro di meditazione a Hong Kong. Se a tutto questo si aggiunge l’apporto di Raghu, ex-manager, fresco reduce da un lungo periodo all’Osho Meditation Resort di Pune, non ci vuol molto a pronosticare un gran successo per questo, per ora piccolo, nuovo centro di meditazione.

Grande di sicuro l’interesse destato dall’inaugurazione, non solo affollati gli spazi a disposizione, ma anche un gran risalto sul giornale quotidiano locale, che dedica mezza pagina a spiegare i benefici effetti della meditazione utilizzando tecniche sviluppate proprio per la situazione dell’uomo dei nostri giorni, e cita anche Osho – ‘Nirvana è vivere la vita ordinaria in modo così attento, così pieno di consapevolezza, così pieno di luce, che tutto diventa luminoso’ – a proposito del nome del centro, Kaivalya, che significa appunto nirvana.

Ricco il programma del nuovo centro, che, fra le altre cose, offre anche Born Again, No-mind, Osho neo-Reiki, Autoipnosi e weekend di ‘La Risata’, oltre a un’ampia scelta di sessioni individuali.

Per ulteriori informazioni:

Tel. 0835.333379 / 339-3537434

email: kaivalya@basilicatanet.it

 

 

DAVVERO PRATICI

 

Sempre più ricca la gamma dei nuovi CD con le musiche per le meditazio¬ni di Osho. Quelli che contengono anche un video di

qualche minuto da vedere sullo scher¬mo del computer: oltre a Dinamica e Kundalini, sono ora

disponibili anche

quelli per le medi

tazioni Nataraj,

Whirling,

Nadabrahama,

Chakra sound, Chakra breathing,

Gourishankar e

Mandala. Davvero pratici per spiegare le diverse meditazioni a qual-che amico neofita... e magari anche agli "esperti" per un ripasso.

E non dimenticatevi di andare regolar-mente a curiosare su osho.com... anche lì c'è sempre qualche bella novità!

 

 


Una vita VIVA

 

Chi ascolta i discorsi di Osho ha familiarità con ‘OK Maneesha’ che dice quasi sempre alla fine, una maniera dolce di salutare la persona che ha letto i sutra o le domande. Ma non si trattava di una semplice lettrice dall’impeccabile accento inglese, Osho spesso le chiedeva di preparare lei stessa domande sulla meditazione, visto la sua grande esperienza: fin dai tempi della ‘prima Pune’, negli anni ‘70, Osho le dava da sperimentare tecniche nuove da sviluppare in seguito. Proprio questa Maneesha è ormai al suo quinto libro e ha deciso di pubblicarlo in Italia, un paese che le piace molto non solo perché le persone hanno un’abbondanza di energia che può facilitare il muoversi verso l’interiorità, ma anche... perché lei nutre una vera e propria passione per il risotto coi funghi, così almeno confessa in una recente intervista apparsa su Re Nudo. Ed ecco così Impara a meditare un libro pratico che non solo ti aiuta a comprendere cos’è la meditazione, quali sono i fraintendimenti più comuni, quale tecnica può essere la più adatta per te, come fare a capire se fai progressi o meno, ma ti offre anche – il meglio di una vasta ricerca su ogni tecnica che Osho abbia mai consigliato – oltre sessanta tecniche di meditazione semplici ed efficaci per le più svariate situazioni ed esigenze: una lettura quindi non solo adatta a chi si avvicina alla meditazione per la prima volta, ma che propone anche varietà e approfondimenti per soddisfare curiosità ed esigenze più profonde.

Bello il sottotitolo: Tecniche per una vita viva. Ecco a cosa ci porta la meditazione: a vivere veramente e non semplicemente a tirare avanti.

Molto altro materiale interessantissimo sulle meditazioni attive si trova sul sito – coordinato sempre da Maneesha con l’apporto di medici, psicologi e ricercatori internazionali – meditationresearch.com, ma solo in inglese. Per chi non lo parla, niente paura, alcuni articoli verranno tradotti nei prossimi numeri dell’Osho Times Italiano.

 

 

A Rimini

 

L’Uomo Nuovo, quello di cui si sente sempre più bisogno visto i pasticci che sta combinando il ‘vecchio tipo’, è anche il nome di un’associazione culturale che opera a Rimini, e si rivolge a ‘coloro che sentono il bisogno e il desiderio di vivere in modo più meditativo, più consapevole, più onorabile e felice questo nostro passaggio sulla terra’. Nasce dal desiderio di imparare l’arte di vivere la vita piuttosto che di pensare di viverla, e a questo riguardo offre un programma di ricerche e studi umanistici, sotto forma di corsi, seminari, gruppi, training, conferenze ed esperienze di meditazione, in cui vengono create le premesse per una netta, concreta ed effettiva trasformazione di tutti gli aspetti della propria vita.

Proprio presso l’Associazione ‘L’Uomo Nuovo’ a novembre, dal 28 al 30, Maneesha –  in queste news trovi anche la presentazione del suo nuovo libro – terrà un seminario dal titolo Celebro me stesso, la capacità di essere felici. Un’opportunità per chiunque: attraverso metodi semplici e pratici si imparano a dissolvere le barriere che abbiamo creato a una vita gioiosa, ad accedere alle nostre risorse interiori di centratura, chiarezza e intuizione, ad attivare il nostro innato potenziale di amare e di essere amati, di fidarci e di essere considerati affidabili.

Un altro appuntamento importante è a capodanno, per un seminario residenziale di cinque giorni dal titolo ‘L’Uomo nuovo’ condotto da Ashrida Mattoni, cofondatore e direttore del programma di studi dell’associazione, terapista con oltre 15 anni di esperienza, specializzato nel lavoro sulle emozioni, sulle relazioni e sull’autostima.

Questo naturalmente oltre al regolare programma di meditazioni di Osho (tutte le sere), campi di meditazione, gruppi e sessioni individuali.

Per maggiori informazioni:

Tel: 0541 395935 - 333 9387705

e-mail: uomo.nuovo@libero.it

 

 

BUON COMPLEANNO OSHOBA!

 

Cade proprio in questo mese il tredicesimo compleanno dell'Associazione Oshoba. Tredici anni di crescita lenta ma continua, dedicati alla produzione della rivista Osho Times, alla distribuzione — e ultimamente anche produzione — di libri di Osho, di audio, video e CD con meditazioni e discorsi di Osho. E proponendo inoltre una vasta scelta di opere attentamente selezionate nei campi della meditazione, della ricerca interiore, del wellness, dell'evoluzione della consapevolezza umana e un ampio repertorio di CD di qualità con musiche meditative, world e innovative. Nata su base puramente volontaristica, a tutt'oggi l'Associazione Oshoba garantisce un accurato e insostituibile servizio a tutt'Italia grazie alla passione dei suoi collaboratori per questo lavoro così importante, che gravita intorno a un unico scopo: dare energia alla meditazione rendendo il “lavoro di Osho” facilmente reperibile. E tutto questo, naturalmente, grazie anche a una affezionata rete di clienti e a un nutrito gruppo di soci. Ai propri soci, Oshoba offre uno sconto del 10% su tutti i libri, le musiche e i video per un anno dalla data d'iscrizione (tranne che sui prodotti già scontati perché in offerta). Inoltre propone periodicamente offerte speciali riservate solo ai soci. Ordinare le varie opere è molto facile e comodo, sia dal sito oshoba.it, sia consultando il catalogo gratuito inviato due volte all'anno per segnalare le novità. E poi basta una telefonata, una lettera o una e-mail per chiedere chiarimenti o approfondimenti che ti aiutino a scegliere ciò che più ti interessa o ti può servire.

Insomma per i soci Oshoba: tanti vantaggi... e nessun obbligo. E quest'anno The Festival di Riccione dal 15 al 18 Aprile 2004 è proprio per i soci Oshoba.

 

 

Il domani che ci attende

 

Chissà se è servito il blackout generale che ha colpito l’Italia a fine settembre – inaudito: un’intera nazione, la settima potenza industriale del pianeta, quasi sessanta milioni di persone, dalle Alpi alla Sicilia, senza elettricità per molte ore grazie semplicemente a un povero albero che è caduto su un cavo dell’alta tensione... in Svizzera per altro! – a far riflettere la gente sulla catastrofe energetico-ambientale verso la quale il mondo sta ‘allegramente’ correndo. O se invece si saranno trovate come al solito scuse di comodo… “È colpa degli ambientalisti che stanno bloccando la costruzione di nuove centrali” oppure “È tutta una manovra della lobby delle centrali nucleari, così la gente si spaventa e finalmente ne accetta la costruzione”, per poter poi continuare col solito tran tran, e non pensarci più... fino alla prossima volta. E non che sia un ‘pasticcio’ puramente italiano, lo conferma il susseguirsi dei grossi blackout in tutto il mondo: dalle estati degli scorsi anni in California, al 14 agosto di quest’anno a New York, Detroit, Cleveland e Toronto, e poi Londra, 28 agosto e Danimarca, 23 settembre: un crescendo preoccupante che dimostra quanto sia letale l’interagire fra una logica da parte del ‘potere’ focalizzata sul profitto a breve termine (e chi ci pensa più alle energie pulite e rinnovabili: sole, vento, maree, biomasse; ormai sono i padroni del petrolio a dettar legge!) e un consumismo sempre più inconsapevole – chissà in quanti hanno reagito all’ondata di caldo di questa estate semplicemente comprando un condizionatore, o uno ancora più potente, proprio come gli diceva la pubblicità, senza vedere se esistessero soluzioni alternative, e senza pensare che una delle cause dell’aumento della temperatura è proprio l’inquinamento, e consumando più elettricità bisogna bruciare più gas, carbone o petrolio: insomma per star freschi si finisce a fare in modo che faccia sempre più caldo! Uno dei tanti meccansimi perversi e suicidi del mondo in cui viviamo.

Un vecchio proverbio dice: “Il domani non arriva mai”. Ma, malgrado ogni proverbio, il domani è sempre venuto... certo, può non arrivare come ‘domani’; arriva sempre come ‘oggi’... e in questo senso quel proverbio ha ragione.Ma oggigiorno, la situazione è radicalmente mutata: il domani potrebbe veramente non arrivare,” ci fa presente Osho che propone una ribellione individuale spiegando: “Se vuoi cambiare il mondo non cominciare col cambiare il mondo, quella è la strada sbagliata che l’umanità ha seguito fino ad ora. Cambia la società, cambia la struttura economica, cambia questo, cambia quello. Ma non cambia l’individuo. Ecco perché tutte le rivoluzioni hanno fallito. Una sola rivoluzione può avere successo, una che non è mai stata tentata finora, la rivoluzione dell’individuo.

Cambia te stesso.

Stai attento a non contribuire con nulla che possa fare del mondo un inferno. E ricorda di dare al mondo qualcosa che lo renda un paradiso. Questo è il segreto dell’uomo religioso. E se ogni individuo comincia a farlo, ci sarà una rivoluzione senza spargimento di sangue.”

 

 

Meditare al cinema

 

Uno schermo vuoto... proiezioni... tu che sei semplicemente uno spettatore... certo, il cinema ha non pochi punti in contatto con la meditazione. Soprattutto poi se protagonisti sono Osho e il suo mondo, come nel caso dell’Osho Film Festival che si tiene al Resort di Pune dal 3 al 18 gennaio del 2004.

La mattina, col cappuccino e la brioche, ti puoi gustare insieme agli amici delle divertenti e interessanti video compilation sul fiorire di creatività intorno a Osho: spettacoli teatrali rappresentati nel Resort, musical, le ormai mitiche Osho Now News e molte altre sorprese.

Di sera poi, sui grandi schermi, film e video più lunghi con rare sequenze di Osho, non più seduto sulla sua poltrona per i discorsi, ma... durante il ‘world tour’, o che cammina nel giardino, o in incontri con la stampa... insomma una occasione straordinaria, in questo mondo caotico, di vedere la bellezza e la grazia di un ‘uomo ordinario’ in vari momenti della vita.

E in puro stile Zorba the Buddha a inaugurare il Festival un party con leccornie vegetariane.

Collegato a questa iniziativa c’è anche un concorso a premi per le storie (in inglese) più belle e più divertenti di come un discorso di Osho abbia ‘risvegliato’ qualcosa in te. Le storie, alcune delle quali saranno poi pubblicate sull’Osho Times e sull’Osho International Newsletter, vanno inviate a oshofilmfest@osho.net; i premi sono:

- un weekend nella Osho Guesthouse;

- la partecipazione alla terapia meditativa No-mind (sette giorni);

- un gruppo di tre giorni a tua scelta fra quelli della Multiversity.

Altre informazioni su osho.com

 

Il cinema può essere un ottimo posto per meditare, se riesci a ricordarti... devi ricordarti continuamente che sei un testimone, uno spettatore, devi stare attento a non farti influenzare da niente di ciò che sta accadendo sullo schermo.

 

Vai al cinema e inizi a guardare il film, Sei solo un semplice spettatore, ma prima o poi ti dimentichi del tutto di essere uno spettatore – diventi parte della storia. Ridi, piangi, gridi, ti arrabbi, ti agiti – e non c’è nulla sullo schermo, solo delle ombre che passano, ma tu hai perso questa consapevolezza di essere solo uno spettatore. Ora sei praticamente identificato, ora sei parte del film. E così anche quelle ombre che passano sullo schermo diventano realtà.

Succede anche il contrario: se stai a lato di una strada e semplicemente osservi le persone che passano, all’improvviso vedrai che persone reali diventano effimere, come ombre su uno schermo. Dipende tutto da te. Se sei identificato una cosa irreale diventa reale. Se sei disidentificato, anche una cosa reale diventa irreale. Un uomo che arriva a conoscere cosa sia l’osservare, l’essere testimone... per lui questa intera vita diventa nient’altro che un grande sogno, un grande spettacolo. Osho

 

 

Non solo musica

 

Esce a novembre una ristampa di pregio: Musica, Meditazione, Silenzio il testo di Osho al quale è allegato il CD Solo Piano con le musiche di Yuki Abragams. Due percorsi diversi che inducono un sottile spazio di meditazione. Spiega Osho: “La musica è suono, ma il suono può essere usato in modo da creare il silenzio... in Oriente la musica è sempre stata usata come un sostegno per la meditazione”.

 

 

Sono ricco!

 

I prezzi aumentano, i soldi non bastano mai – e hai magari appena scoperto, me lo scrive una mia amica, che riuscirai ad andare in pensione solo nel novembre del 2012, esattamente un mese prima della fine del mondo secondo le più credibili profezie dei Maya.

Dai, tirati su!

Scopri quanto sei ricco e non solo interiormente – per questo ti basta la meditazione – ma proprio a livello di ‘vil denaro’. Se in rete vai sul sito http://www.globalrichlist.com e digiti il tuo reddito annuale scopri subito a che posto sei nella graduatoria mondiale delle ricchezze.

E sorpesa: vedrai di sicuro i tuoi problemi economici in una prospettiva del tutto diversa.

Certo, per quanto riguarda l’insicurezza del domani, il lavoro che non dà soddifazioni, il senso della vita... be’, lì ti ci vuole proprio la meditazione!

 

 

Novità a Pune

 

Per chi considerava l’Osho Auditorium come l’ultima ‘grande impresa’ del Resort, e per chi sta pensando di venire qui a Pune nei prossimi mesi – a proposito, prenotate in fretta il volo, che i biglietti aerei più economici finiscono presto – una sorpresa. Qui a Pune fervono i lavori  nelle aree di Basho (quella intorno alla piscina) e di Zorba (dove c’erano un piccolo selfservice, le cucine e tutti gli annessi, ora trasferiti nella piramide dell’Auditorium). Un nuovo grande progetto pronto a novembre: si tratta di un sostanziale ampliamento della zona intorno alla piscina, con spazi più ampi dove poter prendere il sole, e una vasta zona di intrattenimento, dove consumare magari uno snack o il brunch, o passare il tempo con gli amici la sera; e quindi anche un nuovo ristorante, la cui cucina in particolare avrà grande spazio per i gusti più raffinati e le proposte più creative.

     

 (ritorna al sommario)

           

 

 

 

DisciplinA

 

Una cosa che hanno tentato di imporci fin da piccoli, a forza di regole e punizioni, e così per reazione spesso non vogliamo neppure sentirla nominare.

Ma in realtà, se la vediamo nel suo vero significato – focalizzare l’energia – è qualcosa di molto utile, che però possiamo trovare solo dentro di noi, nessuno ce la può imporre.

Lo chiariscono Kabir Jaffe e Ritama Davidson, due terapisti, intervistati da Rikta.

 

 

D. Come definite la disciplina?

R: La disciplina è l’arte e la scienza di focalizzare l’energia. Il senso è dare all’energia una direzione mirata. Questo, proprio come l’uso dei muscoli, è qualcosa che può essere esercitato e in tal modo tutto il nostro sistema energetico viene rafforzato. Attraverso i pensieri e le emozioni si formano e crescono dei collegamenti energetici nella psiche: se, per esempio, pensi a te stesso in maniera negativa, stabilisci in questo modo delle connessioni energetiche che rafforzano ulteriormente questi modelli di pensiero. Se, invece, sei centrato, vengono rinforzati altri canali di energia.

È qualcosa che facciamo sempre: creare o rafforzare un campo energetico, che può essere sia positivo che negativo.

 

D: Che ruolo gioca la disciplina nella ricerca spirituale?

R: Visto da una prospettiva energetica, otteniamo l’accesso alla nostra essenza su un sentiero spirituale. Questo stato dell’essere – che possiamo anche chiamare ‘l’essere interiore’ – si apre attraverso i chakra. Il cammino spirituale può essere paragonato al rafforzamento della riva di un fiume, che dirige l’acqua – la nostra energia – in una direzione ben precisa, con la disciplina le energie si focalizzano consentendo di sviluppare abbastanza ‘calore’ per rompere i nostri vecchi modelli di comportamento e poter aprire nuove porte.

 

D: E come succede tutto questo?

R: Dal mio punto di vista ci sono due tipi di disciplina. La prima è quella auto imposta, che ha molto a che fare con il proposito e l’intenzione. Per esempio: ogni giorno mi sveglio molto presto per meditare. Siccome però non mi alzo presto volentieri, devo forzare la mia volontà, il mio intelletto, il mio corpo e la mia psiche perché si mettano in moto. E per lo meno all’inizio, ciò porterà quasi sicuramente, a conflitti e tensioni interiori.

Il secondo tipo di disciplina, al contrario, richiede di ‘saper ascoltare’, in altre parole sentire le esigenze del tuo corpo e della tua psiche. Loro ci parlano in continuazione e ci guidano così verso il nostro ritmo interiore personale. Questo tipo di disciplina è più rilassante e richiede meno sforzo, perché si armonizza bene con il tuo essere. La disciplina auto imposta spesso è di aiuto e anche necessaria, se la si applica per muoverci in una nuova direzione. Questa disciplina però ha anche una tendenza a forzarci, nell’ambito di un progetto nuovo, perché di nuovo stiamo ‘facendo’ qualcosa con la nostra volontà. E questo può essere pericoloso per il nostro cammino di sviluppo, anzi può diventare addirittura un boomerang.

 

D:Comesiimparailsapere ascoltare?

R: Gira tutto intorno alla domanda “che cosa si vuole aprire in te?”.

Se tu ti ascolti, al tuo interno, trovi la tua essenza, le tue qualità dell’anima – per esempio la forza, l’amore, l’intelligenza e la creatività. Loro sono lì e una forza potente spinge affinché si dispieghino. La maggior parte di noi è invece distratta in continuazione dalla propria agitazione mentale, o emozionale, o dagli stimoli del mondo esterno. Per cui questa voce interiore, il ‘sussurrare della nostra anima’, la sentiamo appena. Ma non si tratta solo di distrazione. Molto spesso non vogliamo neanche ascoltarla veramente, perché da qualche parte abbiamo paura della nostra essenza: le nostre qualità dell’anima possono facilmente minacciare le nostre illusioni di sicurezza. Se si sviluppano, ci spingono a un allargamento delle nostre possibilità, ci rendono dunque più vasti di quanto siamo abituati ad essere.

Il primo passo è quindi, dare consapevolmente attenzione a questa voce interiore. Poi il passo successivo è: permetterle di trasmettere il suo messaggio. All’inizio può essere difficile ascoltare questa voce sommessa. Siamo per l’appunto così tanto abituati a dare attenzione a ogni possibile cosa, fuorché alla quiete e ai suoi ritmi.

Un esempio: se ti affidi al tuo proprio ritmo, puoi scoprire che, alla mattina, dormi volentieri più a lungo. La tua disciplina (auto imposta) ti obbliga invece ad alzarti a una cert’ora per andare a lavorare. E questo disturba il tuo ritmo naturale.

Se ascolti la voce, puoi percepire chiaramente che hai dei tempi più indicati per l’inattività, la quiete e la meditazione e altri, dinamici appunto, più adatti per il movimento e il fare. Se ascolti questo tuo ritmo, si svilupperà una disciplina naturale e rilassata, che diventerà sempre più efficace e ti renderà possibili sempre più cose.

 

D: Molte tradizioni spirituali mettono l’accento sul lasciarsi andare e sull’abbandonarsi, altre invece sulla disciplina e sul controllo. Cosa si può dire riguardo a questa contraddizione?

R: Per me è come se fossero le due ali di un uccello. Non si può fare a meno, in nessun caso, dei momenti in cui ci si lascia andare, perché in definitiva, dobbiamo imparare ad ascoltare le nostre energie interiori e a seguirle. Secondo me un’autentica spiritualità è molto femminile. È passiva, ricettiva ed è basata su un profondo lasciarsi andare.

Nello stesso tempo anche il controllo e una disciplina imposta hanno il loro posto. Chi, per esempio, sta cominciando a meditare, si sente forse irrequieto e a disagio e trova estremamente difficile stare semplicemente immobile.

Tutto pare richiedere la tua attenzione, fuorché la quiete.

In questa situazione la disciplina è utile, fintantoché la meditazione non si è radicata in te. Dopo di che la disciplina diventa meno importante. Cede invece il posto a un autentico desiderio, a una vera brama della meditazione, che ha la sua origine nel tuo ‘ascolto interiore’. Così vedo io il giusto equilibrio tra i due tipi di disciplina. A riguardo della disciplina imposta, dobbiamo essere consapevoli di una cosa, e cioè del controllo. Il quale sembra apparire come un alleato – quando per esempio stiamo imparando qualcosa di nuovo – ma al contrario è, di sua natura, qualcosa di fisso e rigido. La vita invece è dinamica, è un continuo movimento, un fluire. Io mi ricordo, per esempio di un insegnante di vipassana che ho avuto in passato. La sua tecnica nel meditare, la sua posizione e il suo respiro, tutto era perfetto. Ma lui era una persona molto triste. Era così controllato, che appariva completamente inflessibile. Attraverso tutta la sua disciplina, aveva perso spontaneità, giocosità, tutti i suoi lati irrazionali e un po’ pazzi, e cioè esattamente tutta la parte che fluisce. Era incapace di rilassarsi e sotto la superficie era tutto un ribollire. Quando si riusciva a percepire la grande quantità di rabbia, di aggressività – di disturbo emotivo – al di sotto di tutta quella sua disciplina, quell’uomo appariva addirittura allarmante. Questo è solo un esempio di cosa può succedere con un uso improprio della disciplina.

 

D: Perché a molti di noi la disciplina appare così difficile?

R: A questo proposito, ci sono due motivi. I nostri canali energetici, attraverso un uso costante, si sono incisi profondamente nel corpo, nel cervello e nel sistema nervoso. Se, per esempio, sono un tipo molto emotivo, facile a vivere tutto come un dramma, questo modello di risposta a ogni situazione è diventato incredibilmente forte e vive come di vita propria. Se desidero cambiarlo, può essere un duro lavoro, un po’ come deviare il letto di un fiume. Il secondo problema è l’irrequietezza della mente, che ha la tendenza naturale a farsi distrarre da tutto ciò che le passa accanto.

 

D: Cosa consigli a chi ha difficoltà con la disciplina?

R: Per prima cosa dovrebbe imparare ad ascoltare se stesso – la voce della sua essenza. Questa, probabilmente, è la cosa più importante. Come seconda cosa, aggiungo ciò che chiamo il ‘tenersi focalizzato’. In altre parole ‘l’esserci’ in una situazione, sia che si tratti di un oggetto o di una persona. Se tu, per esempio, stai ascoltando qualcuno, sii completamente presente, per lui o per lei, sii totalmente assorto nell’ascoltare. Questo metodo del ‘rimanere presente’ è molto efficace ed è in realtà la base di tutte le pratiche spirituali. All’inizio non è facile, ma poi, attraverso l’esercizio, questa focalizzazione viene rafforzata e col tempo non potrai più rinunciare a questo tipo di disciplina, non potrai più fare altrimenti che direzionare la tua energia su un punto – ed essere fresco, chiaro e ponderato, totalmente presente.

 

D: Potremo mai lasciarci la disciplina alle spalle?

R: Nel senso di qualcosa di imposto, certamente. Prendiamo l’immagine di una pompa, che non è stata usata da tempo. Per creare abbastanza pressione, bisogna spesso, per prima cosa, versarci dentro l’acqua dall’alto. Non appena l’acqua scorre da sola, ciò non è più necessario. Con la disciplina è la stessa cosa. L’energia deve essere radunata e focalizzata, per conquistare nuovi livelli di consapevolezza e potercisi attenere. Allora sentirai la tua voce interiore sempre più chiara, percepirai sempre meglio il tuo ritmo naturale. Questa è la sorgente dalla quale fluisce la vera disciplina. A questo punto la disciplina esterna diventa sempre più inutile.

Osserviamo un contadino: lavora molto duramente per preparare il terreno per le sementi, ma non appena i semi sono nella terra, lui non ha più niente da fare. Deve irrigare e togliere le erbacce, ma il seme germoglierà non appena sarà il suo tempo. Tu fai il tuo lavoro e quando il tempo sarà maturo, il tuo mondo interiore farà a modo suo tutto il resto – entrambi sono collegati insieme in modo inseparabile.

 

tratto dall’osho times tedesco

 

 

 

La libertà può essere di 3 tipi

 

          “libertà da”

                       “libertà di”

                               LIBERTÀ”

 

 

Il primo è “libertà da”, il secondo è “libertà di” e il terzo è semplicemente  “libertà”, né “da”, né “di”.

Il primo, ‘libertà da’, è una reazione. È una reazione contro il passato, stai lottando contro il passato, vuoi liberartene, ne sei ossessionato. … La reazione ti dà solo un’apparenza di libertà, ma non è mai la vera libertà. Non è possibile che dalla reazione nasca una libertà reale. … Puoi lottare contro il passato ma, proprio perché ti ergi contro il passato, esso ti cattura dalla porta di servizio. Ecco perché è accaduto sempre e comunque che, non importa contro chi stai lottando, alla fine diventi simile a lui...

La seconda è ‘libertà di’: è orientata verso il futuro. La prima è politica, la seconda è più poetica, è una visione, un’utopia. Molte persone hanno tentato di realizzare anche questa, ma anche questa non è possibile, perché se sei orientato verso il futuro, non puoi vivere nel presente e tu devi vivere nel presente. Non vivi nel passato, non vivi nel futuro: devi vivere nel presente. Se dimentichi il passato e guardi verso il futuro, sei ancora guidato dal passato, semplicemente non ne sei consapevole…

La prima, ‘libertà da’, è una reazione. La seconda, ‘libertà di’, è una rivoluzione.

La terza, la semplice libertà, è una ribellione. È orientata nel momento presente. La prima è politica, la seconda è poetica, la terza è mistica, religiosa.

Non a favore e non contro, né passato né futuro: sii semplicemente qui e ora, vivi momento per momento, senza ideologie e senza utopie.

… il vero mistico non è contrario al passato e non è favorevole al futuro. È completamente assorbito dal presente, al punto da non avere energia né tempo sia per il passato sia per il futuro. È così che nasce il ribelle.

  il mistico non tenta di liberarsi dal passato e non cerca la libertà di fare qualcosa in futuro… non ha niente a che fare con ciò che non c’è più, e non ha niente a che fare con ciò che non c’è ancora. Tutto il suo interesse è per il momento presente, questo piccolo, limpido istante.

Essere nel momento presente significa essere in meditazione.

 

tratto da: Osho, Il Libro della Consapevolezza, Edizioni del Cigno

per approfondire: videodiscorso La psicologia della libertà (vedi pg 57)

 

 

 

 

Libertà

 

Vogliamo tutti, almeno a parole, essere più liberi, ma siamo pronti ad assumerci le responsabilità che questo comporta?

 

 

È una delle controversie perenni dell’umanità: quella tra libertà e responsabilità. Quando sei libero, lo interpreti come se adesso non avessi più responsabilità. Solo un secolo fa Nietzsche ha dichiarato: “Dio è morto, e l’uomo è libero”. E la frase successiva a tale dichiarazione è stata: “Ora puoi fare ciò che vuoi. Non esiste responsabilità. Dio è morto, l’uomo è libero, e non esiste responsabilità”. In questo ha sbagliato completamente; quando dio non esiste, sulle spalle ti arriva una responsabilità enorme. Se dio esiste, puoi condividere la responsabilità. Puoi darla tutta a lui, puoi dirgli: “Sei tu ad aver creato il mondo, sei tu che mi hai fatto come sono, e quindi sei tu, alla fine, il responsabile, non io. Come posso essere io il responsabile ultimo? Perché hai messo i semi della corruzione e del peccato dentro di me, fin dall’inizio? Il responsabile sei tu. Io sono libero”.

In realtà, se non esiste dio, allora l’uomo è assolutamente responsabile dei suoi atti, perché non può addossare la responsabilità ad altri.

Quando ti dico che sei libero, intendo che sei responsabile. Non puoi addossare la responsabilità a un altro, sei da solo. E qualunque cosa tu faccia, è roba tua. Non puoi dire che qualcun altro ti ha obbligato a farla – sei libero, nessuno ti può obbligare! Poiché sei libero, fare o non fare qualcosa dipende da te. Con la libertà arriva la responsabilità. La libertà è responsabilità. Ma la mente è furba, la mente interpreta a modo suo, sente sempre quello che vuol sentire. E interpreta a modo suo. La mente non cerca mai di capire qual è la verità. Ha già deciso in anticipo.

La gente continua a parlare di libertà, ma non vuole proprio la libertà, vuole l’irresponsabilità. Chiede libertà, ma nel profondo, nell’inconscio, sta chiedendo irresponsabilità, licenziosità.

Libertà vuol dire maturità, la licenziosità è infantile. La libertà è possibile solo quando sei così integro da essere in grado di assumerti la responsabilità della tua libertà. Il mondo non è libero, perché le persone non sono mature. I rivoluzionari hanno fatto tante cose nel corso dei secoli, ma sono tutte fallite. Gli utopisti hanno pensato di continuo a come rendere l’uomo libero, ma a nessuno è interessato realmente, perché l’uomo non può essere libero finché non
è realizzato. Solo Buddha può essere libero, o Mahavira, o Cristo, o Maometto; uno Zaratustra può essere libero, perché la libertà è indice di consapevolezza. Se non sei consapevole, allora hai bisogno dello stato, del governo, della
polizia, del tribunale. Allora la libertà deve essere ridotta da ogni lato, ed esiste solo a parole, nella realtà non esiste. Come può esistere la libertà, quando esiste un governo? – impossibile.

Che fare, allora?

Se il governo scompare, ci sarà solo anarchia. Con la scomparsa del governo, non ci sarà libertà, ma solo anarchia. Sarà peggio di com’è adesso. Sarà follia pura. La polizia è necessaria, perché non sei consapevole. Altrimenti, a cosa servirebbe un poliziotto agli incroci? Se le persone sono attente, il vigile può essere tolto, perché non serve. Ma le persone non sono consapevoli.

Perciò, quando dico ‘libertà’, intendo dire ‘sii responsabile’. Più diventi responsabile, più libero sarai; o anche, più diventi libero, maggiore sarà la tua responsabilità. Allora dovrai essere molto attento a quello che fai, e a quello che dici. Dovrai badare anche ai minimi gesti di inconsapevolezza – perché non c’è nessuno a controllarti, ci sei solo tu. Quando dico che sei libero, intendo dire che tu sei dio. Non è licenziosità, ma un’incredibile disciplina.

 

tratto da: Osho, The Beloved, vol. 2, # 10

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

È adesso il momento giusto

 

Come mai non siamo illuminati?

Un lungo brano di Osho, come piace a molti nostri lettori, per farci capire il perché.

 

 

L’uomo è un buddha per diritto di nascita, ogni uomo – buono o cattivo, peccatore o santo non importa. La sua natura di buddha non viene toccata da quello che fa, dal suo comportamento. Ma questa realtà fa sorgere il problema del perché, visto che ognuno è un buddha, ci si sforza, ci si arrovella, si cerca di trovare la buddhità.

Questa domanda è stata posta non solo a Dogen, ma anche a Gautama il Buddha, che è solo uno dei tanti buddha che sono esistiti prima e dopo di lui, ma forse il più noto, forse il più conosciuto. Per soddisfare la domanda di un uomo qualunque, Buddha disse: “Arriverà a suo tempo”, proprio come i fiori che arrivano quando è stagione o le nuvole che arrivano quando è il loro momento o il sole che sorge quando è la sua ora.

Nell’esistenza tutto ha una sua collocazione precisa nel tempo. Non accade che la luna oggi sia in ritardo o il sole si attardi un pochino. In natura, esiste la certezza assoluta che tutto accade quando è il suo momento, quindi momento giusto significa occasione giusta, condizioni giuste, il giusto modo di essere pronti, ricettivi. E allora non ti devi preoccupare di diventare un buddha, perché la tua natura di buddha già esiste. Ti manca solo di riconoscerla: non ricordi il tuo nome, è l’unica cosa che ti manca. Forse hai bisogno di una situazione particolare che ti può far ricordare come ti chiami.

La tua natura di buddha è solamente un altro nome per la tua natura fondamentale, la tua natura essenziale. E nessuno te l’ha mai fatto notare, al contrario, tutti hanno continuato ad attaccarti addosso nomi e titoli… creando intorno a te una personalità, che a poco a poco tu hai iniziato ad accettare. Se tutti dicono che sei intelligente, molto intelligente, tu inizi a crederci; siamo tutti vittime della folla…

Se le persone ti ripetono di continuo qualcosa, tu cominci a crederci, a dispetto di tutto. La prima volta forse dubiterai, ma se te lo senti ripetere di continuo, inizi a crederci, e dimentichi il dubbio.

Ti è stato detto che sei un peccatore. Ti è stato detto che sei nato nel peccato, e ti hanno dato strane motivazioni per spiegare perché sei nato nel peccato: perché Adamo e Eva hanno disobbedito a dio. Ora i teologi cristiani dicono che sebbene siano passati seimila anni da quando Adamo e Eva furono scacciati dal Paradiso Terrestre, è a causa della loro disobbedienza… dio aveva proibito loro di mangiare i frutti di due alberi: l’albero della conoscenza e l’albero della vita eterna.

Ritengo che Adamo e Eva agirono esattamente come avrebbe fatto qualunque persona con un po’ di intelligenza. Queste sono le due cose importanti: saggezza e vita eterna; cos’altro si può volere?

Con l’atto stesso di proibire, dio cessa di essere amore, di essere compassione. Altrimenti, se dio era il padre, avrebbe detto ai suoi figli: “Questi sono i due alberi che non dovete tralasciare, saggezza e vita eterna”. Ma fu il diavolo a ricordarlo a Eva. Il diavolo sembra essere il primo rivoluzionario del mondo.

Stranamente, le religioni che non credono in dio hanno come meta finale la libertà. E le religioni che credono in dio hanno la salvezza. Verrà un salvatore, tu da solo non puoi fare assolutamente nulla: arriverà un messia e ti salverà. Sono seimila anni che aspettano, e lui non arriva. E ogni tanto, se qualcuno impazzisce abbastanza da proclamare: “Sono io colui che attendete”… viene ucciso. Una strana umanità. Sei in attesa di qualcuno e se uno prova a dire… Non è accaduto solo a Gesù. Gesù è diventato più famoso, perché attorno a lui è sorta una grande religione. Ce ne sono stati altri: Giovanni Battista fu ucciso, non perché dichiarò di essere  il profeta,ma solo perché affermò di stare preparando il terreno per il profeta. Venne decapitato. Pro‑ clamò che Gesù era il profeta al quale aveva preparato la strada. E Gesù  fu crocifisso.

 

Le religioni non vogliono che tu sia intelligente. Il frutto della saggezza è stato abbandonato. Se diventi un saggio, ti opponi a dio. Per questo tutte le religioni che predicano ordine e obbedienza non insegnano la meditazione.

Perché la meditazione rappresenta l’unione dei due alberi. Ti porterà l’illuminazione e ti darà la certezza indubitabile che tu sei dio, che tutto è divino. Anche il filo d’erba più sottile diventa divino, come la stella più grande. L’intero universo non è che una vibrazione di danza divina. Ma prima lo devi sentire nel tuo cuore, e le tue cosiddette religioni ti portano lontano... ‘prega dio!’ ti dicono.

Tutte queste religioni cercano di umiliare l’umanità. Il successo della loro forma di sfruttamento e oppressione dipende da te, dalla tua avidità, dalla tua paura… la morte, la malattia. Se inizi a sentire la tua natura divina, e inizi a godere non solo la vita ma anche la morte – con la stessa danza, la stessa celebrazione – a cosa serviranno i preti? E nel mondo ce ne sono a migliaia, che vivono come parassiti. Possono essere indù, musulmani, cristiani, o di qualunque altra religione, ma quella del prete è la forma più antica di parassitismo.

Se vai dentro di te e scopri la verità, rimarrai sorpreso nel vedere che hanno fatto di tutto per ignorare la tua realtà interiore, in modo da poter continuare il loro sfruttamento.

Per Buddha tu sei un buddha, il problema di raggiungere la buddhità non esiste. Tu sei un buddha, hai solo bisogno di uno specchio per vedere il tuo volto, il tuo volto originale – un riconoscimento, un ricordo. Hai dimenticato chi sei.

Questa ignoranza è stata sfruttata dalle chiese, dai templi, dai preti, dai rabbini, dai pundit, da tutti i teologi. Hanno creato delle barriere che sono arbitrarie, se vuoi, puoi abbatterle  in un attimo. Ma ti hanno messo troppa paura: se non credi in dio finirai all’inferno.

Paure di ogni tipo… se non credi in dio. La gente pensa che sia meglio credere che mettersi nei guai. Tutte le religioni insegnano che l’uomo non è come dovrebbe essere. Perciò devi impegnarti al massimo per essere virtuoso, austero; devi sforzarti e pregare in continuazione – un musulmano prega cinque volte al giorno. E assumere le posizioni più contorte, nel nome dello yoga… che è già un assaggio dell’inferno. La differenza è che qui lo fai da solo, all’inferno sono i diavoli che lo fanno per te – ti piegano, uno ti stira le gambe, un’altro ti tira il collo…

 

Le religioni hanno continuato a vivere di paura. E hanno creato discipline come il digiuno… torturati in ogni modo possibile. Più ti torturi, più dio sarà felice di te. Una strana affermazione, perché queste mie sevizie dovrebbero far felice dio? È un sadico? È matto, o cosa? I miei digiuni lo rendono felice. Io soffro, sono affamato, il mio corpo chiede solo cibo, e dio si sente molto felice. Non vedo alcuna relazione con l’idea di dio come amore – quale amore? – di dio come compassione. Quale compassione? Per arrivare a lui devi passare attraverso inutili torture di ogni tipo.

E una volta convinto che dio è un obiettivo difficile da raggiungere… a milioni si sono torturati, ma nessuno ha mai raggiunto la beatitudine. Quelli che l’hanno fatto, sono persone completamente diverse. Non dicono che dio è la meta: dio è la tua natura! Ti basta essere naturale, e silenziosamente, senza fare il minimo rumore, il buddha interiore si risveglia.

 

Dogen, citando Buddha, dice:

 

 

Se vuoi comprendere il significato autentico della natura del buddha, devi afferrare il giusto significato delle sue manifestazioni passeggere.

 

Voi siete tutte queste manifestazioni passeggere. Tutto nel mondo è una manifestazione passeggera. Da qualche parte la natura è fiorita in una rosa, da un’altra parte è diventata un uccello che vola alto nel cielo, altrove è un pino che si erge a toccare il cielo, e ancora altrove un essere umano. Sono tutte manifestazioni passeggere della medesima natura.

La parola ‘buddha’ deriva dalla radice sanscrita buddh. ‘Buddh’ significa consapevolezza. In qualunque forma, puoi essere consapevole. Ma la forma umana è la più facile per diventare consapevole. Se perdi questa occasione, perdi qualcosa che potresti ritrovare solo dopo milioni di anni di ricerca. Un pino o una roccia sono tutte manifestazioni. Ma nessuna roccia è diventata un buddha, e nessun pino, pur con la sua bellezza straordinaria, è mai diventato illuminato. Nessun animale, uccello, albero, sole o luna, in tutta la loro bellezza… sono manifestazioni della medesima natura, ma solo l’uomo può diventare consapevole di questa natura del sé. Questa doppia consapevolezza – consapevolezza della consapevolezza – è la grandezza dell’uomo, il suo tesoro.

Nell’intera esistenza, solo l’uomo ne è capace, e se la perdi, non capi– rai cos’hai perso. Hai perso la più grande beatitudine possibile, la pace, il silenzio e la comprensione più grandi, la più vasta libertà e assenza di paure.

Buddha dichiara che ogni cosa, se compresa correttamente, è una manifestazione momentanea della medesima natura. Un buddha è il riconoscimento che questa vita interiore vibra in ogni cosa: nell’erba, nell’acqua, nelle nuvole, negli esseri umani. Ovunque c’è vita, è dio che ha assunto una certa forma. Questa è una dichiarazione magnifica.

Buddha dice:

 

Quando arriva il momento giu– sto, la natura del buddha si ma–    nifesta di per sé.

 

C’è una lunga tradizione di dibattiti, tra i seguaci di Buddha, su cosa volesse dire con ‘al momento giusto’. Può essere fraintesa, come nota Dogen. Può essere fraintesa nel senso che se tutto avviene quando è il suo momento, allora vai a farti un giro in bicicletta, perché sprecare tempo inutilmente? Meglio trovarsi una fidanzata o un fidanzato, o un amico qualunque, oppure andare al cinema. Puoi fare qualsiasi sciocchezza, perché al momento giusto la natura del buddha si rivelerà, e quello che fai nel frattempo è irrilevante.

Questa affermazione è stata usata dagli uomini per giustificare di tutto: gioco d’azzardo, accumulo di ricchezze, ricerca del potere e del denaro – perché così non hanno bisogno di fare alcuno sforzo: al momento giusto la natura del buddha si manifesterà di per sé. Questo è un tipo di fraintendimento.

Con ‘momento giusto’ Buddha non intende dire che devi rimandare – trascurare questo momento – che quando arriverà il suo tempo… Non arriverà mai. È sempre lo stesso momento. E non è qualcosa che ti succede, ti arriva, da fuori; è la fioritura della tua interiorità.

Cosa significa dunque ‘momento giusto’? Un tipo di fraintendimento ti porta a occuparti delle attività mondane. Un altro tipo di fraintendimento consiste nel tentativo di fare avvicinare quel momento attraverso pratiche austere, digiuni, preghiere, frequentazioni di chiese e templi, posizioni a testa in giù, contorsioni di ogni tipo, torture inutili per far avvicinare quel momento. Questa è un’altra distorsione, un altro stravolgimento dell’affermazione di Buddha.

Ma tutti questi fraintendimenti riguardano il significato di momento giusto. Ogni momento è quello giusto. Hai solo bisogno di un po’ di coraggio per rischiare la tua presunzione, per rischiare l’ego, per mettere a rischio tutto quello che ritieni prezioso. Cerca dentro di te l’unica cosa che non puoi ricevere da nessuno né dare a nessuno. È la tua natura. E quella natura è sempre nel presente. Dunque il presente è il momento giusto. Né ieri né domani – oggi! In questo preciso momento puoi diventare un buddha.

 

Fondandosi su questa conclusione sbagliata, essi ritornano inutilmente al mondo comune e attendono invano l’arrivo del momento giusto.

 

Il momento giusto non deve arrivare. È sempre stato qui.

Dogen dice:

 

Le parole ‘quando arriva il momento giusto’ significano che il momento giusto è già arrivato.

 

In realtà non viene mai e non se ne va mai via. È sempre qui. L’oceano rimane, il pesce nasce e un giorno svanisce. Proprio come un’onda, un po’ più solido, ma simile a un’onda. Il cielo rimane; ogni tanto si rannuvola, ma quelle nuvole vanno e vengono, senza lasciare neppure una scalfittura.

Parlare della nostra natura di buddha significa parlare del nostro mondo interiore più intimo, del nostro cielo. I pensieri sono come le nuvole, vanno e vengono. Le emozioni sono come il fumo… passeggere. Tutto è passeggero. L’infanzia se ne va, la giovinezza se ne va, la vecchiaia se ne va, la vita stessa se ne va. In tutto questo, solo una cosa rimane, ed è la consapevolezza presente. Per questo Dogen dice che il momento giusto è già qui. Non devi aspettarlo.

 

 

Non possono esistere dubbi a riguardo. E anche se dovessero sorgere dei dubbi, non sono altro che manifestazioni della natura del buddha dentro di noi.

 

 

Questi sono i meravigliosi contributi al mondo di quelli che hanno indagato i misteri. Persino i dubbi sono la nostra natura, quindi non dobbiamo condannarli. Se sorge un dubbio è una nuvola che si è formata nel cielo, ma il cielo non verrà scalfito dalla nuvola. La nuvola scomparirà; così come è venuta, se ne andrà.

E in ogni caso, qualunque evento al mondo è parte dell’universo. Capire che persino i dubbi appartengono alla nostra natura di buddha ha un’importanza immensa.

 

Se il momento giusto fosse qualcosa che deve arrivare, la natura di buddha non arriverebbe.

 

Perché se è qualcosa che va e viene, come le stagioni… le piogge arrivano e se ne vanno, l’inverno arriva e se ne va, la primavera arriva e se ne va. Se la natura di buddha dipendesse dal tempo, allora verrebbe e se ne andrebbe. Non può dipendere da alcuna causa, non può dipendere dal tempo. In realtà è già qui, hai solo bisogno di essere abbastanza sveglio da riconoscerla. Il momento giusto è questo momento – ora! L’insistenza dello Zen su questo momento è immensa. Non concede alcuna dilazione.

 

È così perché il momento giusto è già arrivato, la natura del buddha si è già manifestata. Questo fatto è palese, perché non c’è mai stato un momento giusto che non sia arrivato, né una natura del buddha che non      si sia manifestata.

 

In realtà sta dicendo…

Un’antica storiella Zen: un uomo era famoso per essere il principe dei ladri, non era mai stato preso in vita sua, e aveva rubato da ogni palazzo, da ogni ricca dimora. La sua fama era tale che la gente era arrivata persino a vantarsi: “Il maestro del furto ha visitato casa mia”.

Il ladro incontrò Rinzai, che lo guardò negli occhi e gli disse: “Non preoccuparti. Qualunque cosa tu faccia, falla totalmente, e sarà espressione della tua natura di buddha”.

Ma l’uomo disse: “Ma tu non sai cosa faccio”.

E Rinzai: “Non importa. Qualunque cosa sia… Ti conosco, sei il principe dei ladri. In realtà, io ti invidio. Io non sono un maestro di meditazione così straordinario: tu sei più grande di me nella tua arte di rubare. Solo, fallo totalmente, e in quella totalità troverai la tua natura di buddha”.

 

Ci sono stati macellai che sono diventati maestri, e i loro maestri non gli hanno impedito di fare i macellai, perché erano perfetti, erano totali in ciò che facevano. Lo Zen è la sola religione al mondo che permette qualunque cosa. Fallo totalmente, con assoluta consapevolezza, e tutte le tue attività diverranno attività del buddha. Non hai bisogno di cambiare le tue attività. Se sei un pittore, allora dipingi con tale profondità da svanire, lasciando solo il dipinto. Se sei un musicista, immergiti totalmente nella musica, così che rimanga solo lei, e tu non ci sei più. La tua natura del buddha si manifesterà in migliaia di modi.

Questo è l’unico approccio religioso nel mondo e nella storia dell’umanità che accetta tutte le attività dell’uomo, senza rifiutare nulla.

Puoi trasformare qualunque cosa in preghiera, in meditazione, in un’offerta all’universo.

 

tratto da: Osho, Dogen, the Zen Master: A Search and a Fulfillment # 6

 

 

 

Dogen afferma:

 

“Il Buddha ha detto che se vuoi comprendere il significato autentico della natura del buddha, devi afferrare il giusto significato delle sue manifestazioni passeggere. Quando arriva il momento giusto, la natura del buddha si manifesta di per sé”.

 

E continua:

 

“Molti, in passato e oggigiorno, credono che la frase ‘al momento giusto’ significhi che bisogna aspettare che la natura del buddha si manifesti in un futuro…

Fondandosi su questa conclusione sbagliata, essi ritornano inutilmente al mondo comune e attendono invano l’arrivo del momento giusto. Le parole ‘quando arriva il momento giusto’ significano che il momento giusto è già arrivato.

Non possono esistere dubbi a riguardo. E anche se dovessero sorgere dei dubbi, non sono altro che manifestazioni della natura del buddha dentro di noi.

Il momento giusto significa che dobbiamo utilizzare al meglio ogni giorno. Se il momento giusto fosse qualcosa che deve arrivare, la natura di buddha non arriverebbe.

È così perché il momento giusto è già arrivato, la natura del buddha si è già manifestata.

Questo fatto è palese, perché non c’è mai stato un momento giusto che non sia arrivato, né una natura del buddha che non si sia manifestata”.

 

 

 

Ma tu,come ci vedi?

 

Osho, se potessi essere, anche solo per un attimo, dietro i tuoi occhi, durante il discorso del mattino! Come ti sembriamo?

 

Voi tutti mi sembrate dei buddha che fanno finta di non esserlo; eccetto per i pochi che non sanno che sono dei buddha, e così fanno finta di essere dei buddha.

Se guardi con i miei occhi ti sorprenderai. Ci sono qui due tipi di persone: il primo, la maggioranza, che fa finta di non essere dei buddha, e una minoranza che fa finta di esserlo. Entrambi sbagliano! Perché siete tutti dei buddha. Sia che tu faccia finta di una cosa, o dell’altra, non cambia nulla.

 

Un discepolo arriva dal suo maestro Zen e gli dice: “Ora mi sono realizzato! Adesso so di essere   un buddha!”.

Il maestro si arrabbia molto e risponde: “Fuori di qui!”.

Il discepolo era arrivato sperando davvero che il maestro lo premiasse, lo ‘riconoscesse’. E il maestro invece si era veramente arrabbiato. Era stato arrabbiato anche in precedenza, ma mai a tal punto.

E il discepolo gli chiede: “Cosa ho fatto? Perché ti arrabbi tanto? Credevo che saresti stato contento, visto che continui a ripetere: ‘Voi siete dei buddha, siete dei buddha e potete diventarlo in questo preciso istante!’ E adesso arrivo proprio a dirti che sono diventato un buddha!”

Il maestro prende il bastone e lo minaccia: “Guarda che ti picchio. Ti picchio fino a quando non la smetti con questa storia del buddha! Fuori di qui! Prima di tornare butta via questo buddha!”.

 

Perché pensare che non sei un buddha è sbagliato, e lo è altrettanto quando cominci a pensare di esserlo! Tu sei un buddha, non hai bisogno di pensare di esserlo. Il fatto stesso di pensarlo dimostra che ti stai nuovamente sbagliando.

Quando lo si comprende, semplicemente ci si rilassa e si diventa del tutto ordinari, normali, e allora non c’è alcun bisogno di parlarne.

 

Mi chiedi:

Se, anche solo per un attimo potessi essere dietro i tuoi occhi, durante il discorso del mattino! Come ti sembriamo?

 

Mi sembrate splendidi: provate tutti i trucchi possibili, vi nascondete, vi camuffate… ma tutto
invano, perché qualunque cosa facciate, non servirà a nulla.

Siete dei buddha. Rimanete dei buddha.

 

tratto da: Osho, The Wisdom of the Sands Vol 2 # 9

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Vivere con cancro

 

Come passare da “perché proprio io?” a “beato me!”.

Ce ne parla Abhay.

 

 

Certo, ho il cancro, ma il cancro non ha me. Ho il cancro, ma sono vivo e mi sto godendo la vita come non ho mai fatto prima. Questa malattia, che è diventata una compagna fissa – silenziosa o estremamente rumorosa secondo i casi – mi ha regalato cose che non avrei mai pensato possibili. All’inizio di questo viaggio mi domandavo spesso: “Perché proprio io?”.

 

Quindici anni fa, quando avevo 32 anni, ho scoperto di avere un tumore all’inguine. All’epoca vivevo nel sud della Germania, dove ero nato e cresciuto, in una grande casa di campagna con la mia ragazza e nostra figlia. Era una vita che da anni non mi piaceva più, che non avevo scelto, ma ero troppo confuso e spaventato all’idea di mollarla. Tiravo avanti grazie a tante sigarette, tanto lavoro e litri di birra...

Mi operarono e la diagnosi fu linfoma non-Hodgkin, un tumore del sistema linfatico a crescita molto lenta. I medici volevano che facessi un ciclo di chemioterapia e radioterapia, ma mi rifiutai. Tutto a un tratto, come in un lampo, avevo bisogno di cambiare tante cose della mia vita, e speravo che questo cambiamento avrebbe spazzato via anche la malattia.

Fu un cambiamento radicale, smisi di fumare e di bere, e diventai vegetariano. Fino ad allora la mia dieta era consistita in pane e carne, fondamentalmente. Lasciai la mia ragazza e mia figlia e mi licenziai. Quella diagnosi aveva scosso i pilastri della mia esistenza, mi aveva detto: fai qualcosa adesso o per questa vita hai chiuso.

Iniziai con le terapie di gruppo e le meditazioni di Osho. Mio fratello maggiore era un sannyasin e mi aveva parlato del lavoro di Osho. Sperimentai varie diete, terapie alternative e terapie fisiche. Ero deciso a trovare il senso della vita e la causa della mia malattia. Ogni mattina, al risveglio, rimanevo a letto per 4-5 ore, e osservavo il mio corpo, cercavo di sentire cosa mi stava accadendo. Toccavo e premevo dei punti particolari, scoprivo sensazioni e collegamenti che non avevo mai notato prima.

Poi trascorsi sei settimane all’Osho Resort di Pune, e quando tornai in Germania mi iscrissi a una scuola di specializzazione in tecnologie dell’informazione. Ma a metà del corso scoprii un altro tumore, nello stesso posto del primo. Mi operarono di nuovo, e questa volta acconsentii a fare la radioterapia.

In fondo avevo fatto tutto il possibile, avevo cambiato tutto quello mi era possibile cambiare.

Finita la scuola, e prima di iniziare a lavorare, ritornai a Pune. Questa volta Pune mi conquistò davvero. Di ritorno a Monaco, pronto per il nuovo lavoro, per caso incontrai mio fratello e chiacchierammo un po’: “Come va? Com’è andata a Pune?”. Mi chiese cosa volevo fare e spontaneamente mi sentii rispondere: “A essere sincero, voglio ritornare a Pune”. “E allora vai,” disse mio fratello. E così feci.

Rinunciai al lavoro, presi i miei ultimi risparmi e andai a Pune.

Lì ho continuato con le terapie, con il lavoro e la meditazione per sette anni. Ritornavo in Germania ogni anno per lavorare un po’ e sottopormi ai controlli medici. Per sette anni non saltò fuori più nulla.

Poi, cinque anni fa, scoprii un nuovo tumore nella pancia, sotto l’ombelico, grande come la testa di un neonato. Il tumore premeva sulle vene che risalivano dalle gambe e mi procurava dolore costante. Mi vennero anche tre trombosi molto gravi. Ritornai subito in Germania e cominciai una leggera chemioterapia a base di pillole, seguita da radiazioni, finché il tumore non scomparve. Ma nuovi tumori affiorarono quasi subito, al petto, sul collo e sotto le ascelle. Feci ancora chemioterapia, ma i tumori continuavano a venir fuori.

Vedendo che non succedeva niente, interruppi ogni forma di terapia e decisi di stare a guardare cosa succedeva. Arrivai ad avere trenta tumori, con dimensioni che andavano da 1 a 10 centimetri di diametro. Senza antidolorifici non riuscivo a vivere. Il tumore stava diventando sempre più aggressivo. Avevo urgente bisogno di terapia, e lo scorso novembre decisi di sottopormi a un ciclo di chemioterapia pesante e di radiazioni.

Sono stati i sei mesi più intensi, belli e trasformanti in questo mio lungo viaggio con il cancro. Tutti quegli anni passati ad ascoltare Osho, ora diventavano qualcosa di reale. Garimo, la mia partner, mi ha accompagnato in questa parte del viaggio con tutto il suo amore e la sua sollecitudine, e con forza e pazienza infinite. Quando annegavo nel dolore e nella disperazione, mi riportava al presente. Una delle nostre battute, in momenti del genere, era: “Non può essere così tremendo... sono ancora vivo!”. Un giorno, seduto in macchina mentre tornavo dall’ospedale, ascoltavo un CD di Osho sull’arte di celebrare la vita, e l’ho sentito dire:

 

Qualunque cosa fai dovrebbe essere espressione di te, avere la tua firma. Allora la vita diventa una festa continua. Anche se ti ammali e sei a letto, renderai belli quei momenti di infermità, li trasformerai in momenti di bellezza, di gioia, in momenti di riposo e rilassamento, in momenti di meditazione, di ascolto di musica, di lettura di poesia. Non è necessario essere tristi, quando si è malati. Dovresti essere felice, perché gli altri sono in ufficio e tu sei nel tuo letto, come un re, a rilassarti – e c’è chi ti prepara il tè, il samovar mormora la sua canzone, un amico viene a trovarti e suona il flauto per te… Queste cose sono più importanti di qualunque medicina. Quando sei malato, chiama un dottore. Ma, cosa più importante, chiama quelli che ti amano, perché non esiste medicina più importante dell’amore. Chiama chi può creare bellezza, musica e poesia attorno a te, perché non c’è nulla di più terapeutico di un’atmosfera di celebrazione. La medicina è la forma di terapia più bassa. Diventa creativo, utilizza al meglio anche la peggiore delle situazioni, questa io la chiamo arte. E se un uomo ha vissuto trasformando ogni momento e ogni fase della vita in bellezza, amore e gioia, naturalmente la sua morte sarà il culmine dell’impresa di una vita.

 

Garimo non ha suonato il flauto, ma mi ha ricordato costantemente di essere un testimone, un osservatore, per quanto doloroso mi sembrasse. La chiave stava nel trovare sempre il lato positivo della situazione, nell’imparare qualcosa – e questa è stata un’esperienza fondamentale.

Queste terapie pesanti non distruggono solo le cellule cancerogene, ma attaccano anche quelle sane. Tutte le funzioni più delicate come il gusto, l’olfatto, la vista, la memoria a breve termine, il senso dell’equilibrio, la sensibilità cutanea, il sistema nervoso e l’umore ne subiscono gli effetti, e a eccezione delle sopracciglia e delle ciglia, non avevo più neanche un pelo, ero completamente nudo. Che sensazione! Per un po’ Garimo ha dovuto frullarmi il cibo, perché riuscivo solo a ingerire liquidi.

In momenti come questi è una vera sfida ricordare che non sei il corpo-mente. Quando il corpo è solo dolore, sei completamente privo di energia, e persino andare al gabinetto diventa un’impresa titanica. Ho imparato a lasciarmi andare e cercare quel luogo, dentro, che è intatto, che è sano – anche se guardare dentro non è proprio quello che vuoi fare in quella situazione… Puoi vedere con chiarezza il gioco preferito della mente: evitare il presente e viaggiare nel futuro. Spesso l’idea del futuro mi spaventava, l’idea della sofferenza, di non essere più in grado di lavorare, di guadagnarmi da vivere… Che gioia, allora, tornare al presente, vedere che la paura è sempre nel futuro e non adesso. Il presente, ora, è di una semplicità disarmante, non c’è niente da raggiungere, ma solo un rilassarsi nella pura gioia dell’essere.

È stato anche un periodo di rieducazione per me. La mente seguiva i percorsi abituali e guardava alla vita nel vecchio modo, ma il corpo non poteva più seguirla. Avevo bisogno di tutta la mia consapevolezza, e molti richiami da parte della mia amata a non cooperare con la mente, ma accudire me stesso momento per momento, e incominciare ad amare, accettare e rispettare le nuove circostanze.

Guardandomi indietro, capisco che è stato il cancro a tenermi sulla via giusta. Per questo ora posso dire: “Beato me”. Durante l’ultimo anno, in ogni istante ho dovuto capire che cosa conta davvero per me. I vecchi valori sono cambiati, dentro c’è stato un passaggio dal fare o dall’avere, all’essere. Tante cose, che avevo letto o sentito da Osho, sono diventate un’esperienza viva. Oggi posso dire: il cancro è stato un dono dell’esistenza che mi ha insegnato a vivere ogni istante con tutta la gioia e la totalità possibili, senza lottare, senza sprecare le occasioni, e a farmi anche una bella risata su tutto questo!

 

 

 

 

senza sapere ciò che accadrà

 

Imparare qualcosa anche nella peggiore delle situazioni. Garimo, amica e partner di Abhay, ci parla di ciò che significa per lei essergli vicina in questo percorso.

 

 

Essere insieme a qualcuno in una situazione in cui si tratta di vita o di morte è un’arte… un’arte che ho imparato e che ho espresso vivendola. Per me è stata davvero una gran fortuna che questa sfida sia apparsa nella mia vita in un momento in cui avevo già avuto l’opportunità di assorbire i discorsi e i metodi di Osho e di metterli in pratica. Quello è stato il fattore decisivo, che ha cambiato tutto.

 

L’inizio della storia d’amore…

La mia storia con Abhay continua da un po’ di tempo; ci siamo incontrati per la prima volta circa 11 anni fa. L’avevo visto all’interno del Resort e mi era subito piaciuto. Qualche giorno dopo l’ho incontrato a un party, l’ho salutato, lui ha iniziato a parlarmi e... la nostra storia d’amore è cominciata con un’esplosione!

Già dall’inizio mi aveva detto di aver subito un’operazione e varie cure per un tumore, ma io allora l’avevo presa come una cosa del passato: era forte e in buona salute, e per me il suo cancro era solo una parola. L’argomento veniva a galla solo molto raramente. Quando si sentiva molto giù, durante uno dei nostri drammi da innamorati, affiorava in lui la preoccupazione che il cancro si stesse facendo risentire… e io gli rispondevo qualcosa del tipo: “Oh, smettila di ricattarmi”, una risposta che a lui peraltro piaceva: gli cambiava l’umore!

 

…e i cambiamenti

Ma poi, qualche anno fa, il cancro è veramente diventato attivo un’altra volta, e il mio lungo viaggio è cominciato. All’inizio c’era molta paura. Volevo solo che la malattia finisse: Abhay avrebbe fatto una cura e questa l’avrebbe liberato dalla malattia. Paura e speranza, speranza e paura. E naturalmente c’era il dolore nel vedere una persona cara dover subire questa situazione. In realtà una delle cose più difficili da affrontare per me è stata proprio questa: il senso di impotenza e la tristezza di vedere il suo corpo colpito dal male, senza che io potessi far nulla per combatterlo.

 

Lasciar cadere tutte le aspettative

Nel novembre scorso la sua situazione è diventata molto seria, e ha iniziato sei mesi di trattamento intensivo. Sono andata a stare con lui, e ho dovuto affrontare il fatto di non avere la minima idea se il mio sostegno l’avrebbe accompagnato attraverso questo percorso e poi alla vita, oppure alla morte. Capivo anche che qualsiasi investimento avessi sul suo restare in vita, poteva facilmente diventare un peso. Sarebbe stato come un mio aggrapparmi a lui ed esprimere una sottile aspettativa che dovesse cercare a tutti i costi di vivere. Ma questo era davvero nelle sue mani? La cosa migliore sarebbe stata se fossi riuscita ad amarlo, a prendermi cura di lui e a vivere il momento, senza un investimento nei risultati. Mi sono ricordata che è l’esistenza che ci porta con sé, e che la vita è molto più vasta di me e dei miei desideri. Come posso pretendere di sapere ciò che accadrà? La profonda accettazione da parte di Abhay di ciò che stava accadendo al suo corpo è stata una lezione straordinaria per me, un grande aiuto a ricordare… ancora e ancora. Smettere di essere focalizzata sui risultati, ha dato una maggiore leggerezza al qui e ora. Entrambi siamo arrivati a questo punto e abbiamo potuto comprendere la differenza. La realtà è che ogni momento è prezioso e completo.

 

Il dono di essere nel momento

Avevo ancora un profondo desiderio che Abhay avesse davanti a sé tanti anni di vita di cui godere, però senza la tensione della speranza e della paura. Sono riuscita a rilassarmi con tutto ciò che c’era, esattamente com’era… e questo ha portato tanta gioia e apprezzamento della vita per entrambi. Ottenere il meglio da una situazione difficile è diventata un’arte. Il solo fatto di avere questo tempo da vivere insieme, per condividere le piccole cose della vita – che grande dono! Ora comprendo molto meglio l’affermazione di Osho secondo cui sprechiamo la nostra vita perché buttiamo via il momento: semplicemente non siamo abbastanza attenti da percepire la sua bellezza. Senza questo continuo promemoria del fatto che la vita non può essere presa per scontata, sono sicura che non potrei averlo compreso con tanta chiarezza. Ora però che l’ho sperimentato direttamente, questa comprensione non può più abbandonarmi. Non ho bisogno che la persona che amo sia vicina alla morte, per poter apprezzare il momento. Ho imparato il trucco.

 

Dalla tristezza alla leggerezza

L’impotenza e la tristezza profonda derivanti dall’impossibilità di eliminare il suo dolore e i suoi problemi – anche questo ha portato con sé un dono. Quando non c’è nulla che tu possa fare, l’alternativa è tra andare in tensione e perdere la testa… oppure semplicemente essere. Non c’è nulla che tu possa fare, quindi non fare nulla. Questo semplice essere è diventato un’altra splendida meditazione. In effetti, sono convinta che una delle cose più belle che un paziente possa sperimentare è proprio questa: che qualcuno possa essere semplicemente con lui senza fare nulla tranne essere presente. Ciò crea un certo tipo di spazio e di semplicità e – devo ripetere questa parola – di leggerezza all’interno della situazione. E un effetto collaterale è anche la crescita di una profonda intimità.

 

La magia del tocco

C’è una cosa però che ho fatto molto: massaggio e tocco delicato. Andavo sempre a cercare le parti del suo corpo che potevano essere toccate – aveva tubi che venivano fuori da tutte le parti, e zone che non si dovevano toccare per via del trattamento di radiazioni. Una volta trovate queste parti del corpo, portavo in quelle zone la mia energia fisica e una consapevolezza amorevole: Abhay le assorbiva con avidità. Lo aiutavano in maniera straordinaria a rilassarsi. E permettevano anche a me di sentirmi rilassata, e nutrita. Per me questa era una delle cose più naturali da fare. Anche quando Abhay era in ospedale, gli massaggiavo le braccia o i piedi… cose del genere. E, senza alcuna eccezione, tutti quelli che si trovavano nella stanza – dottori, infermiere, personale delle pulizie, il paziente nell’altro letto o i visitatori – tutti facevano lo stesso commento: “Come sei fortunato, mi piacerebbe proprio che qualcuno lo facesse anche a me!”. Sembra proprio che a tutti manchi il fatto di essere toccati… e anche se di solito non lo si fa, tutti si accorgono che è una cosa che manca. Che peccato!

 

Tanto da imparare

Abhay poi era proprio sorprendente. Il suo senso dell’umorismo e il suo inarrestabile entusiasmo per la vita rimanevano presenti tra tutte le difficoltà del corpo e nonostante queste. Ciò ha approfondito la mia comprensione del fatto che non sono il corpo. Che modo per scoprirlo! E molto altro da imparare. Di solito ho il mio ritmo di vita e il mio modo personale di fare le cose. Ora dovevo adattare il mio ritmo alle sue condizioni fisiche del momento. Quello che facevo o che non facevo dipendeva da come si sentiva lui, e da quello che era in grado di fare. Anche questa è stata una sfida: non scegliere, e rilassarmi con ciò che è. Era come fare una specie di Tai Chi o di Aikido, fluire con ciò che è, come i rami degli alberi quando soffia il vento. Ancora una volta potevo vedere questo punto di consapevolezza: potevo avere preferenze, desideri, ed entrare in conflitto – essere impaziente e sentire di non poter fare le mie cose – oppure potevo scegliere di far sì che questa diventasse la mia danza e scoprire la bellezza dei suoi passi.

 

Momenti preziosi di solitudine

Alla fine ho imparato a rilassarmi con il non sapere cosa accadrà in seguito e col non aver bisogno di sapere. Può sembrare strano, ma anche questo ti dà una tale leggerezza! Ho trovato un bellissimo brano di Osho a questo riguardo:

Nel momento in cui non sai, nasce un’intimità tra te e la realtà. Diventa una storia d’amore. Abbracci la realtà; essa ti penetra, proprio come gli amanti penetrano l’uno nell’altro. Ti sciogli in essa come la neve si scioglie al sole. Diventi tutt’uno con essa. Non c’è nulla a dividervi. È la conoscenza che divide; è il non conoscere che unisce.

Questa comprensione del ‘non-sapere’ ha portato una scintilla nella mia vita. Ha reso tutto fluido e flessibile.

 

Testi tratti da: Osho Times English, Interviste raccolte da Dhyan Visha

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Il Libro di Mirdad

 

Uno dei libri più amati da Osho, un'opera unica, un libro da leggere col cuore.

 

 

 Al mondo ci sono milioni di libri, ma il Libro di Mirdad spicca su ogni altro. È un peccato che pochissimi conoscano il Libro di Mirdad... è una parabola, una storia inventata, ma contiene una verità oceanica. E un piccolo volume, ma l'uomo che lo ha portato alla luce... Nota le mie paro-le, non ho detto "l'uomo che l'ha scritto". Nessuno ha scritto questo libro. Ho detto l'uomo che lo ha portato alla luce era uno sconosciuto, un nessuno. E poiché non era uno scrittore, non ha scritto più nulla; quel libro contiene la sua intera esperienza. L'uomo si chiamava Mikhail Naimy.

E un libro straordinario, nel senso che lo puoi leggere senza coglierne il significato, perché il significato non è contenuto nelle parole, ma gli scorre accanto, in silenzio, tra le parole, tra le righe, negli intervalli.

Se sei in uno stato di presenza meditativa, se non stai solo leggendo un romanzo, ma incontrando l'esperienza religiosa totale di un essere umano meraviglioso, e la assorbi, non limitandoti a una comprensione intellettuale, ma imbevendotene sul piano esistenziale, le parole, pur essendoci, diventano secondarie. Qualcos'altro diventa essenziale: il silenzio creato da quelle parole, la musica creata da quel-le parole. Le parole ti colpiscono la mente, la musica va direttamente al cuore. È un libro da leggere con il cuore, non con la mente. Non è un libro da capire, ma da vivere. E un evento straordinario.

Milioni di persone hanno tentato di scrivere libri che esprimano l'inesprimibile, ma hanno fallito misera-mente. Conosco solo un libro, il Libro di Mirdad, che non ha fallito, e se non riesci a coglierne l'essenza, il fallimento sarà tuo, non suo.

Ero uno studente universitario, e la domenica andavo in città a un mercato dove vendevano oggetti rubati. A me interessavano solo i libri. Il Libro di Mirdad mi arrivò come libro rubato. Un'intera biblioteca – trecento libri in tutto – ed erano tutti libri bellissimi. E per quei trecento libri, un uomo chiedeva solo cento rupie, quindi gli diedi subito cento rupie. L'uomo disse: "Ricorda che questi sono libri rubati, e se la polizia viene qui, darò loro il tuo nome, perché su ogni libro c'è il nome del proprietario, che è un uomo molto conosciuto". Era un professore di letteratura in pensione.

Risposi: "Non si preoccupi".

Alla fine la polizia arrivò e mi disse: "Questo non va bene. Ti era stato detto che i libri erano rubati, eppure li hai comprati ugualmente".

Risposi: "Non me ne pento, e non voglio parlare con voi. Vorrei incontrare il proprietario".

 Mi chiesero: "Perché?".

"Con lui sistemerò tutto facilmente," risposi. "E un vecchio professore in pensione. Portatemi da lui". E così mi portarono dal professore.

Chiusi le porte e dissi al professo-re: "Lei è già molto anziano, cosa vuole farsene di questi libri? Presto morirà, e ha trovato l'uomo giusto per i suoi libri".

Mi disse: "Sei un tipo strano! Hai comprato i miei libri rubati e sei venuto a convincermi che hai fatto la cosa giusta?".

"Sì," risposi. "Affermo di aver fatto la cosa giusta. Lei li ha usati. Ora non riesce più a leggere, i suoi occhi non sono più in grado di leggere. Se le interessa semplicemente avere trecento li¬bri sugli scaffali, gliene posso portare cinquecento o seicento. Ma non mi chieda quei trecento libri, soprattutto il Libro di Mirdad. Quello non glielo posso restituire, rubato o meno".

Il vecchio scoppiò a ridere e disse:

 "Ti è piaciuto il Libro di Mirdad?".

"Non mi è solo piaciuto," ribattei. "Ho letto migliaia di libri, ma nessuno è paragonabile a questo".

Mi diede cinquanta rupie e disse: "Hai sprecato cinquanta rupie. Sei uno studente, non hai molti soldi, ho sentito parlare di te. Tieni i libri. E sono d'accordo con te, i libri sono arri¬vati alla persona giusta, e chi li ha rubati deve essere premiato. Un giorno morirò – hai ragione – e allora non saprò dove finiranno i miei libri. E io li ho amati, li ho trattati con grande cura. Per tutta la vita ho collezionato i libri migliori. E parlando in quel modo del Libro di Mirdad, hai concluso l'affare. Prendi queste cinquanta rupie, e in qualunque momento avrai bisogno di soldi – io non ho nessuno, né moglie, né figli, ho una buona pensione e non ho spese – vieni pure da me. Se non hai soldi per comprare i libri, ci sono io. Il tuo amore per Mirdad ha fatto di te uno di famiglia. Per tutta la vita ho amato Mirdad, e ho tentato con centinaia di amici, ma nessuno l'ha capito. E tu sei disposto a lottare per un libro rubato, sei pronto a finire in tribunale per un libro rubato. Non ce n'è bisogno. Ti stavo cercando. E strano... il Libro di Mirdad ti ha trovato da solo".

E così che trovai la prima copia del Libro di Mirdad. In ogni casa deve essercene una copia, è troppo prezioso. Il Libro di Mirdad è uno degli strumenti più meravigliosi che siano mai stati creati. Non leggerlo come gli altri libri. Non leggerlo come fai con la Bhagvadgita o la Sacra Bibbia. Leggilo come fosse poesia, o musica diffusa nelle pagine. Leggilo come un messaggio di un maestro di meditazione.

Le parole sono in codice. Non cercarne il significato nel vocabolario.

Il loro significato traspare quando toccano una corda del tuo cuore.

 

TRATTO DA: Osho, The Osho Upanishad # 7

 

 

 

LA STORIA E L'AUTORE

 

In cima alla montagna ci sono le rovine di un antico grande monastero, conosciuto da tempi immemorabili come l'Arca. La tradizione dice che sia stato fondato dopo il diluvio universale per volere dello stesso Noè, che lo voleva abitato da soli nove monaci - come le persone sull'Arca - impegnati in una profonda ricerca spirituale; alla morte di uno dei nove dio stesso avrebbe inviato il sostituto. Le leggende degli abitanti del luogo parlano anche di uno sconosciuto, Mirdad - accettato nel monastero, ma solo come servo per l'op¬posizione del vecchio abate - che dopo sette anni di silenzio inizia a parlare, diventando la guida e il maestro dei monaci e portando, dopo la distribuzione ai contadini dei grandi beni materiali che il monastero aveva accumulato, all'abbandono del monastero stesso... salvo lo 'spirito' di un vecchio monaco che ancora si aggira sulla cima. Questo l'antefatto della storia. Il pensiero e la visione di un. monaco solitario, o della sua ombra, che da tanti anni si aggirava nell'antico monastero sul lontano picco dell'altare, mi attirava irresistibilmente. Così, decisi di scalare la montagna. Cominciai il mio viaggio con una canzone nel cuore ed una gran risolutezza nell'anima.

Finalmente giunsi, stremato, alla cima, dove persi i sensi. Una voce mi scosse: "Svegliati, straniero, hai raggiunto la vetta ". Aprii gli occhi, e vidi che chi mi par-lava era un monaco senza età. "Tu sei dunque l'uomo prescelto, l'eletto nelle cui mani io potrò deporre il sacro libro, affinché tu possa farlo conoscere al mondo. Ecco, ti affido Il Libro di Mirdad. Esso è il libro della saggezza e della conoscenza. Leggetelo e troverete la luce!" Il monaco poi si trasforma in un masso, a compimento dell'antica profezia.

Nel libro, che l'autore si ritrova come dono, sono riportati, in trentasette dialoghi fra Mirdad e i monaci, insegnamenti - in puro stile sufi - sull'amore, il silenzio creativo, il rapporto padrone-servo, i soldi, il ciclo del tempo e della morte, le varie età dell'uomo, il ritornare a se stessi. Lo stile del libro, in cui vengono man mano svelati misteri sempre più profondi, indica la sua provenienza da qualche misteriosa fonte di insegnamenti.

 

Michail Naimy, l'autore, è un poeta libanese nato a Baskinta nel 1889 e morto nel 1988; grande amico di Kahlil Gibran (l'autore de 'Il Profeta') di cui ha scritto anche una biografia.

 

Testo liberamente tratto da un articolo di Sadhana su Osho Times English Il Libro di Mirdad è pubblicato in italiano dalle Edizioni Mediterranee.

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Riccione

CENTRO CONGRESSI

Hotel Le Conchiglie

 

THE FESTIVAL

UN EVENTO DI MEDITAZIONE E CELEBRAZIONE - APRILE 2004

 

E in premio… la mitica Pune

 

Chi partecipa al Festival – all’intero evento, per le modalità precise informarsi presso la segreteria organizzativa del Festival 0331.841.952 – entra automaticamente in una lotteria con due premi d’eccezione: il primo è un viaggio a Pune che include il volo aereo e un soggiorno presso l’Osho Resort di Meditazione di Pune, in India, di 15 giorni, con la formula bed and breakfast; il secondo è un soggiorno di 15 giorni, sempre presso il Resort di Pune, con la formula bed and breakfast.

E così abbiamo dedicato le pagine seguenti a un ampio servizio fotografico sul Resort, con anche alcune testimonianze (raccolte la scorsa estate da Nishtha) di italiani a Pune per la prima volta.

 

 

Sì… viaggiare!

 

In questi anni abbiamo visto il mondo diventare un villaggio globale e poi, all’improvviso, frantumarsi sotto la pressione di minacce globali, pochi istanti prima impensabili: terrorismo, possibilità di conflitti atomici, sars, inquinamento. Viene da chiedersi cosa sia mancato in quell’aspirazione umana a un mondo unico e solidale (il progetto Gaia da molti ipotizzato e sentito), ma soprattutto quali mostri l’umanità alberga, nutre e conserva sempre vivi dentro di sé, rigenerandoli in continuazione e riproponendoli sempre e di nuovo sul palcoscenico della vita, quasi a testimoniare che il suo esistere può solo essere una lunga e perenne marcia della follia.

Subito affiora una sensazione, che aiuta a comprendere: è mancata e manca la consapevolezza, e dunque la meditazione, un reale radicarsi nell’esistenza, un imparare a essere in intima sinergia con il Tutto... insomma, qualcosa che non può essere solo verbale, mentale, teorico o filosofico. E ovviare a questa assenza resta qualcosa di sempre più urgente e indispensabile; infatti, qui si sta veramente rischiando il mondo e qualcosa ci sta davvero sfuggendo di mano. Per evitare disfattismi, è dunque bene cogliere anche i fattori positivi di quest’epoca tanto fragile e squilibrata. Infatti, è vero che sempre più persone si interrogano sulle loro priorità, ridisegnano i propri valori, sono costrette a includere comprensioni e scelte un tempo disdegnate. E l’elemento principale di questo cambio di prospettiva è la comprensione mossa dagli eventi di questi ultimi anni: si può morire da un momento all’altro, in realtà non siamo neppure in coda... d’un tratto può accadere, senza che si sia vissuto; al termine di una vita passata a correre dietro a riti e miti collettivi, impegni e faccende senza alcun valore aggiunto; una trama di ricordi, sogni e speranze prive di qualsiasi contatto con la realtà. La conferma di questo disagio costruttivo viene dall’aumento di nuove tendenze che dimostrano un profondo cambiamento rispetto a stili e tendenze di vita. Tra questi è significativo l’affermarsi della ‘vacanza produttiva’: sta diventando sempre più evidente la perdita di colpi del rito delle vacanze di massa, passate in pratica in colonna o in coda o in fila, negli stessi periodi dell’anno. Adesso si tende a frammentare, a finalizzare, e a viaggiare prima di tutto per staccare veramente la spina e per stare un po’ con se stessi; poi per trovare strumenti nuovi per comprendere e comprendersi; infine per riequilibrarsi sia a livello fisico, sia a livello mentale ed emotivo, visti i ritmi di vita cui si è sottoposti... con l’inconscio desiderio di trovare il modo per crearsi nuovi ritmi di vita, più umani e soprattutto più sentiti. Wellness è la nuova parola d’ordine: una non-parola, inesistente nella lingua inglese, ma che oggi impera in tutte le lingue del mondo. La si potrebbe tradurre con ‘benessere globale’, e subito dopo chiedersi con totale sincerità dove trovarlo veramente. Le proposte non mancano, perfino il Club Mediterranee ha subito reimpostato alcuni dei propri villaggi per venir incontro a questa domanda. Dalle Maldive al Colorado, dall’Arizona alla Giamaica, dalla Thailandia alle nostre Terme, dovunque stanno sorgendo Wellness Center che alimentano un bisogno, gestiscono un’irrequietezza con nuovi sogni di evasione, prima che corrispondere a una domanda con una naturale offerta di mercato. Bruce Chatwin, grande teorico dell’irrequietezza, dice: “L’uomo che se ne sta quieto in una stanza chiusa, rischia di impazzire, di essere tormentato da allucinazioni”... osare un viaggio, dunque, oltre che essere un male necessario, può diventare di per sé qualcosa di terapeutico, che aiuta a riflettere su di sé, a comprendersi meglio... ma può accadere se non ci si lascia frenare o addomesticare dai Tour operator. Infatti, perché un viaggio non sia un sogno, perché non nutra altre e nuove illusioni, dovrebbe essere legato alla voglia di provarsi, di sperimentarsi, di esporsi, di vedersi più a fondo, di comprendere e di comprendersi, cosa non facile o addirittura impossibile in luoghi e situazioni gestiti all'insegna di: “addomestichiamo la mobilità selvaggia con una sorveglianza controllata dei nostri assistiti!”. Un messaggio che è in pratica parola d’ordine tra gli operatori del settore.

In questa prospettiva ci sembra importante rivalutare l’Osho Meditation Resort di Puna, in quanto offre potenzialità oggi forse più comprensibili: si tratta infatti di un ambiente a cipolla, se così si può dire, la cui magia è data dall’essere assolutamente privo di confini o di orizzonti, fermo restando quelli che noi proiettiamo... una soglia sull’esistenza che può condurre alla percezione di sé in comunione con il Tutto, proprio perché questo spazio è nato e cresciuto su uno sforzo collettivo di meditazione, ma soprattutto sulla presenza di Osho, un essere che ha messo reali e salde radici nell’esistenza, per cui è in grado di trasmettere all’intero ambiente una sincronia esistenziale unica. Molte sono le opportunità che il Resort offre: dal ritiro di meditazione al lavoro sulle ferite che genera una vita inconsapevolmente gestita, da un processo sui traumi esistenziali all’apprendimento di tecniche per centrarsi e non farsi più del male, dal semplice fitness alla spensieratezza degli amanti della notte (che possono così imparare a non essere più ‘i forzati delle ore piccole’), dalla socializzazione all’intimità con se stessi, ma soprattutto è l’atmosfera il segreto più grande di questo Resort: qualcosa di intangibile nell’aria, che porta a superare ogni identità, toccando qualcosa che non ha nome né forma. Una comprensione magica che a parole resterà sempre indescrivibile – impossibile comunicarla – ma che a sentirla dentro di sé, sperimentarla, cambia letteralmente e finalmente la vita, in tutti i sensi. Forse le immagini possono aiutare meglio ad avvicinare questo Resort, in quanto dimensione dell’essere.!

 

 

Questo posto...

 

È uno strumento… devo toglierti cose che in realtà non hai, e ti devo dare cose che hai già… non ti sto dando niente di nuovo, sto semplicemente aiutandoti a ricordare. Hai dimenticato il linguaggio del tuo essere.

 

Molti meditatori insieme creano una grande forza di trasformazione, tale che tutti i tipi di energie che passano in questo posto diventano freschi, femminili, diventano più simili ai fiori che alle rocce. Perdono la loro durezza, diventano delicati – delicati come petali di rosa.

 Osho

 

 

Sono venuta qui perché avevo bisogno di tagliare i fili dal lavoro e da tutto il resto, almeno per un po’, e sono venuta nel posto giusto. Sì, ero proprio stressata. L’impatto iniziale qui è stato forte, poi ho cominciato a fare alcuni gruppi come il Being here e le Danze di Gurdijeff. Quest’ultimo in particolare mi è piaciuto molto, mi ha fatto uscire dal ritmo vertiginoso della mia vita in Italia e mi ha... rallentato, mi ha portato a un ritmo più naturale. L’Auditorium mi piace moltissimo. Fare la vipassana o la kundalini (che sono le mie meditazioni preferite) lì dentro è un’esperienza unica. Amana di Faenza

Sono venuto perché volevo prendere il sannyas, e volevo prenderlo qui. Ho già cominciato due anni fa in Italia a fare del lavoro su me stesso e il contatto con Osho lo sento vivo già da parecchio tempo.

…ho cominciato a fare le meditazioni nell’Auditorium, soprattutto dinamica e kundalini... Be’ c’è un’energia potentissima! Ho appena finito un gruppo ed eccomi qua... Non andrei più via. So già che questo posto mi mancherà… Guido (Atasa) di Castel Bolognese

 

Avevo qualche aspettativa e all’inizio mi sono detta: molto bello ma un po’ freddino… mi sarebbe piaciuto, soprattutto all’inizio, essere ‘accompagnata’ un pochino di più. Col passare del tempo le cose sono cambiate... all’inizio avevo bisogno di fare le meditazioni per entrare in contatto con l’energia di qua; ora, pur continuando con le meditazioni, mi sembra di sentire l’energia che scorre dappertutto e che le cose succedono semplicemente stando qui, anche senza fare nulla. L’esperienza più forte è stata il Samadhi, mi sono sentita come buttata dentro, molto intenso.

…l’opportunità che ho qui, è di meditare, di mettermi nuda di fronte a me stessa, senza dovermi occupare del quotidiano o delle maschere. Direi che questo è il sentimento dominante… È come se Osho dicesse: fate tutto quello che vi pare (compreso il bingo!) l’importante è trovare lo spazio della meditazione.

Premdhara di Reggio Emilia.

 

 

Questo posto...

 

Annuncia una nuova consapevolezza, una consapevolezza basata sulla libertà. Chiunque arrivi qui per la prima volta si accorge immediatamente di qualcosa. Lo può vedere nelle facce delle persone, nel modo in cui camminano, lo può notare nella maniera in cui svolgono le varie attività. Può vedere che non si tratta di qualcosa di comune. Può accorgersi di una certa grazia, una gioia particolare che per-mea tutto l'ambiente, una giocosità, un certo senso dell'umorismo. Chiunque può vedere che esiste una specie di connessione interiore che collega tutti i meditatori qui in un totalità... si ritrovano come nello stesso ritmo. Io ho un ritmo, più ti avvicini a me, più ti ritrovi nello stesso ritmo... E una sin-cronicità, è un'orchestra: ognuno di noi suona uno strumento diverso, ma in armonia, in accordo. E più sei in armonia con gli altri, più ti avvicini al tuo spirito, perché l'armonia ti porta più vicino a te stesso... e quando una persona è in assoluta armo nia con l'esistenza, è illuminata.

OSHO

 

 

L'esperienza qui al Resort è sicuramente da provare... ero molto curiosa, ma fuori dai cancelli non potevo neanche immaginare la bellezza che c'era all'interno. Ero un po' stranita, impacciata e non sapevo come muovermi, ma la confusione iniziale che c'era nella mia mente è subito svanita non appena venuta in contatto con le persone addette al ricevimento. La gentilezza qui è di rigore e la chiarezza è immediata. Sono stata guidata passo dopo passo sul come muovermi per risolvere le poche e veloci pratiche iniziali, e ho appreso le poche regole che fanno funzionare bene questo luogo di meditazione. Mi hanno molto colpito i sorrisi negli occhi puliti della gente che frequenta il posto. Tutto qui è sicuro: l'acqua, il cibo... È tutto molto pulito. I servizi, il verde e i luoghi dove si medita.

...già dal primo giorno attraverso un breve corso hai la possibilità di farti un'idea su come lasciarti andare alla meditazione.

...qui dentro tutto scorre in un modo molto naturale ed è tutto un po' speciale e da scoprire!

Tiziana di Milano

 

 

Riconosco che avevo delle aspettative... mi aspettavo un ambiente dove fosse più facile incontrarsi, ma questo non vuole essere un giudizio: in realtà ha evidenziato una mia difficoltà ad avvicinarmi agli altri, ed è stata la spinta a non aspettare più che fossero le altre persone a venire verso di me. In realtà ho incontrato molti italiani e ho fatto degli incontri molto belli… La spinta a entrare dentro di me è stata proprio questo senso iniziale di isolamento. Le meditazioni in Auditorium e la White Robe (non ne ho persa una) mi sono servite tantissimo e adesso sono veramente molto contenta, sento che c’è il testimone che può osservare e posso anche giocarmi con maggiore elasticità in spazi diversi: stare da sola, stare con le amiche, meditare, ballare... ho cominciato a sentirmi nutrita, piena, e i giudizi iniziali verso me stessa e gli altri se ne stanno andando. Ho scoperto che il nutrimento che mi do io, non può arrivare dall’esterno, e sentirsi saldi in se stessi, senza bisogno di appoggi, è meraviglioso. Sento che c’è una grande espansione in corso dentro di me, non sono più sulla difensiva. All’inizio è stata un po’ dura,

e ora mi dispiace partire...

Zahira di Milano

 

 

Questo posto...

 

Non è nient’altro che l’espansione del mio essere. Se mi ami veramente, lo amerai di conseguenza. Se senti ‘brezze meravigliose’ quando io sono con te, allora qui ne sentirai ancora di più… perché io sono presente qui in tante forme diverse. Io ho perso totalmente la mia personalità: sono solo un’opportunità, una soglia. Chi entra in me diventa egualmente parte dell’infinito.

Osho

 

 

…mano a mano che facevo le meditazioni, mi rendevo conto che qualche cosa dentro di me stava cambiando: cioè il modo di vedere me stesso e tutto ciò che mi circondava. Il capire che la meditazione è il sentire noi stessi cercando di cogliere la vita nel presente e non proiettata nel futuro, perché senza il presente non esiste futuro… molto difficile per me, perché tutto ciò che mi è stato insegnato, è proprio proiettato nel futuro. Osho ha avuto una grande intuizione: cercare di portare l’uomo ad ascoltare se stesso; in questo modo ognuno di noi ha la possibilità di capire chi è, cosa vuole, senza ritrovarci a vivere una vita che non ci rappresenta.

…l’essere umano può vivere una vita sua ricca di emozioni, eliminando l’insicurezza che crea solo odio e rancore.

Morgan di Milano.

 

 

 

È un posto bellissimo. Un ambiente molto tranquillo dove sei libero, puoi stare da solo, oppure con altre persone. Non senti alcuna pressione esterna. La mia paura prima di venire era che non avrei potuto essere me stessa, adesso che sono qui invece sento che posso fare quello che voglio. E sento che tutto può essere intenso quanto tu lo vuoi, o invece riposante. Penso che questo posto è quello che tu sei o quello che tu crei… l’attenzione a ogni cosa che si fa, a ogni azione, a ogni gesto.

…mi attira perché molte meditazioni sono danzate e a me piace molto ballare. Osho vuole che tu diventi chi sei veramente. Per me la verità è sia dentro che fuori, ma io ancora non riesco a riconoscerla, a vederla. Io veramente non sto cercando una guida, non so bene perché sono qui, comunque sento che a volte Osho mi parla direttamente, come se dicesse qualcosa proprio a me, ma non soltanto con le parole. In alcune occasioni sento che sta dirigendo la sua attenzione verso di me… mi fa sentire me stessa e dentro percepisco come una brezza che mi sta risvegliando.

Anita

 

 

È la prima volta che ho a che fare con il mondo di Osho. Ho avuto altre esperienze di yoga, feng shui… meditazione trascendentale e letture da vari maestri. Prima di partire ho letto “Il Libro dei Segreti” di Osho: è come se mi ha aperto la testa, di lì il desiderio di venire qui al Resort. Avevo voglia di staccare dal solito ritmo frenetico, che mi impedisce di ascoltarmi come vorrei. Questo viaggio rappresenta un modo per mettermi di fronte a me stesso, per andare dentro, per mettermi anche in discussione se necessario ed è anche una voglia di scoperta, di avventura. È come se ci fosse una scommessa in corso: riuscirò a trasformare questo viaggio in un momento liberatorio di apertura verso nuovi spazi interiori?

Pensavo di fermarmi tre giorni e sono qui da dieci. Non ho capito ‘tutto’… ma ho scoperto la potenzialità degli strumenti creati da Osho e ho qui con me il mio ‘kit di sopravvivenza’ con i CD delle meditazioni.

La difficoltà iniziale, data anche dalla lingua, si è trasformata in un vantaggio, perché mi ha costretto a fermarmi, ad ascoltarmi, mi ha costretto al silenzio. Venire qui è stato come un innesto, è stato l’incontro con qualcosa di diverso dalla mia cultura e so che avrò bisogno di tempo per elaborare tutto. Qui ho trovato un ambiente aperto, dove non mi è stata proposta una ‘religione alternativa’. Spiritualità sì, ma non religione. E questo mi ha fatto molto piacere.

Agostino di Caserta

 

 

La prima reazione arrivato all’aeroporto di Bombay, è stata di paura. Poi siamo arrivati qui e le cose sono cambiate: questo posto mi è sembrato il paradiso, l’ambiente, tutte queste piante, l’organizzazione... Tutto mi è sembrato così bello, soprattutto l’energia che attraversa questo posto e le persone che lo vivono. Io non parlo molto l’inglese, ma a un certo punto mi è sembrato che parlare fosse superfluo, qui la comunicazione corre su altri piani: uno sguardo, un sorriso; è una comunicazione quasi primordiale, naturale, al di là delle parole. Più passa il tempo e più passano le mie paure. Sento che fare meditazione ogni giorno (mi piacciono la dinamica e la kundalini) mi aiuta molto in questo senso. In Italia già faccio meditazione da un po’ di tempo... ma qui c’è anche l’energia delle altre persone, e ci si sente così sostenuti. Ieri sera poi alla White Robe, Osho diceva che la meditazione è l’unica cosa che ti fa andare oltre la paura... Be’ è l’unica parte del discorso che ho capito perfettamente! E io l’inglese lo parlo davvero poco.

...l’incontro con queste persone che arrivano da tutto il mondo. Al di là delle tradizioni, al di là della cultura e della religione in cui uno è nato, ecco, siamo tutti qua, ognuno nella sua individualità, nel suo viaggio, ma qua, tutti insieme. Mi sento come parte di un’esperienza di globalità autentica.

...sono andato in Samadhi e ho sentito dentro di me: “Vuoi continuare ancora a perdere tempo?” Ed ecco questa sera ci sarà la Sannyas Celebration e ci sarà Carlo, che diventa Pravasi, in questa dimensione così particolare, dove sento che siamo tutti parte di una unità, ma contemporaneamente siamo degli individui unici.

Carlo (Pravasi) di Como

 

 

Recentemente sono uscito dal centro buddista presso il quale praticavo, insieme a mia moglie... è stata di sicuro un’esperienza interessante ma mi mancava qualcosa. Un’amica mi ha consigliato di venire a Pune, ho visitato il sito – che è molto bello! – e ho deciso di fare il salto. Anzi il volo. L’impatto con l’India è stato molto forte. Lo stare qui al Resort non è stato semplice... per i primi giorni: per me non è affatto semplice stare in contatto con le emozioni, col sentire. Qui mi sono accorto delle mie maschere, di quanto mi proteggo dietro a queste, mi sono reso conto di quanto fossi lontano dalla capacità di ascoltare me stesso. Per me l’essere qui rappresenta un momento molto importante di integrazione. Tra le esperienze fatte prima d’ora, anche se utili, nessuna è stata così intensa. E questo mi piace, anche se per me è faticoso. È come se fino ad ora sono andato in giro per il mondo sempre con una faccia, qualunque fosse l’esperienza che stavo vivendo e ora mi ritrovo a tu per tu con i miei sentimenti, con quella strana parola che è ‘spontaneità’. Ora sto facendo un gruppo di Tarocchi… non avrei mai pensato di fare una cosa del genere! E la cosa buffa è che mi sta piacendo moltissimo.

Qui non sento nessun tentativo di forzarmi in una direzione piuttosto che in un’altra. Questa non è una religione, non è un centro di diffusione, non è un centro di potere. E questo è bellissimo! A differenza di prima, dove tutto era gratuito, ma sentivi il tentativo di forzarti a prendere delle decisioni, qui paghi tutto, ma è evidente che per tenere in piedi una struttura così bella ed efficiente ci sono dei costi. E trovo questa cosa molto pulita e chiara.

Simone di Firenze

 

 

Le persone che trovi qui…

 

Vogliono risolvere i problemi della loro vita, vogliono scoprire il mistero della vita… non sono alla ricerca di un qualche dio, sono alla ricerca del proprio essere reale. Sono qui per conoscere la verità; non la verità delle sacre scritture, ma qualcosa di esistenziale, che possano provare nell’amore, che possano provare nella gioia, che possano provare nella tristezza, che possano toccare, vivere, esplorare, sentire… gioire, danzare. Sono in cerca di una celebrazione, sono in cerca di una danza. Cercano quel canto che sanno essere presente nei loro cuori, ma che non son capaci di cantare. Non sono riusciti a trovare la maniera di poter esprimere quel canto, di poterlo manifestare. Sono in cerca di quella fragranza che portano dentro e che vogliono liberare nel vento… 

Osho

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Il potere della risata

 

Ridere non solo fa buon sangue, come dice il detto popolare, ma può veramente trasformarci la vita.

 

 

“Sarà una risata che vi seppellirà!”, dicevano i ribelli del ‘68, prima di cominciare, anche loro, a prendersi troppo sul serio. Ma il potere dirompente della risata rimane, e sempre più persone in tutto il mondo lo stanno scoprendo.

 

Osho è un precursore a questo riguardo, e riempie i suoi discorsi di barzellette – spesso con grande scandalo di chi si aspetta ‘seria’ spiritualità e magari larghe dosi di ‘profondo’ esoterismo – spiegando anche l’importanza della risata nel darci un’esperienza al di là della mente: “Non ci hai mai fatto caso? Quando ridi di cuore, in quei brevi istanti, ti trovi in uno stato di profonda meditazione. Il pensiero si arresta. È impossibile ridere, e al tempo stesso pensare. Sono dimensioni diametralmente opposte: o ridi, o pensi. Se ridi davvero di cuore, il pensiero si arresta. Se sei immerso nel pensiero, la tua risata sarà fredda, superficiale, contenuta... sarà una risata moscia. Quando ridi veramente… se sei posseduto dalla risata, il
pensiero si arresta... arrivi a conoscere istanti di non-mente, e quelle intuizioni sono promesse di ricompense ancor più grandi, che accadranno in seguito. Devi semplicemente avvicinarti sempre di più alla qualità e alle caratteristiche della non-mente. La risata può essere una splendida introduzione allo stato di non pensiero”.

 

Una bella risata ci aiuta di sicuro a toglierci da dosso strati e strati di condizionamenti che ci vogliono sempre a soffrire, a trovare ogni ragione per lamentarci, a vedere la vita come una condanna e non come un regalo, un’avventura. La risata è un’espressione di vera umanità: gli animali non ridono, neanche a raccontar loro barzellette – e neppure i santi, fa notare Osho! – e, se cominciamo subito, adesso, a non prenderci troppo sul serio… ci avviciniamo al momento in cui, risvegliati dal quel sogno che credevamo fosse la nostra vita, scoppieremo in una bella risata di pancia… come migliaia di illuminati si dice abbiano fatto nel capire quella barzelletta cosmica che è la vita.

 

Dopo tutto, ridevamo davvero di cuore da bambini, non l’abbiamo dimenticato, siamo solo stati costretti a nasconderlo, a reprimerci, a prenderci sempre sul serio; non è difficile ritrovare quella bella risata… magari ci vuole solo un po’ di esercizio.

 

 

 

pieno di vita, pieno di gioia

 

Siete ancora i bambini che giocano sulla riva del mare. Siete ancora i bambini che cercano conchiglie sulla spiaggia. Siete ancora i bambini che raccolgono i fiori di campo. Siete ancora i bambini che tentano di prendere una farfalla. Quella purezza dell’infanzia è ancora presente: non vi è stata tolta – è solo stata ricoperta dalla serietà, dall’ego, dalla mente. È là! Una grossa pietra sta ostruendo la sorgente, ma la fonte non è sparita. Sposta il masso e la fonte ritornerà ancora a fluire in tutto il suo splendore. Non ci si può dimenticare mai come si fa a ridere. È come nuotare: non puoi dimenticartelo. Una volta imparato, non te lo scordi. Puoi non andare al fiume anche per cinquanta anni, ma dopo cinquanta anni, immediatamente, riesci a nuotare. Non hai neppure bisogno di ricordartelo.

E ridevi, quando eri un bambino.

Ogni bambino nasce pieno di vita, pieno di gioia! Una grande energia, un grande amore per la vita, un’immensa curiosità, un’infinita meraviglia, stupore per le piccole cose. Ogni bambino nasce amando l’avventura, un esploratore. E ogni bambino nasce con un grande coraggio per affrontare l’ignoto. Lo paralizziamo. Lo fermiamo. Glielo impediamo. Cominciamo a educarlo – e qualunque cosa definiamo educazione non è nient’altro che distruggere tutte le sue potenzialità, lasciandogli solo dei limitati ambiti di vita – togliergli tutto il suo cielo e dargli un piccolissimo angolo nel mondo.

Gli togliamo tutto ciò che ha portato [in questo mondo]; lo facciamo diventare un medico, un ingegnere, un uomo d’affari, un soldato, un politico – lo limitiamo. È nato come il tutto, come infinità; tutte le possibilità erano aperte. Gli chiudiamo tutte le strade e ne lasciamo solo una aperta. Lo abbiamo ucciso! Permettiamo che solo una sua minuscola parte viva. Prova a pensare a un uomo d’affari: vive solo come uomo d’affari. Mattina, pomeriggio, sera, notte, vive come uomo d’affari. Sogna di affari, parla di affari, legge di affari – la sua vita intera è diventata ‘affari’. Che cosa hai fatto a quest’uomo? Che disgrazia gli è successa? Non può essere niente altro! Non sa come uscire da questo piccolo buco in cui ha iniziato vivere.

Un uomo dovrebbe poter fluire; dovrebbe potere essere tutto. Dovresti vivere come totalità; dovresti vivere in modo multidimensionale, non unidimensionale, non lineare. Vivere come una linea è vivere una vita molto povera.

Non ce n’è bisogno! Ma siamo diventati tutti così fissati sui nostri angolini, legati a questi angolini che chiamiamo le nostre menti, i nostri ego, questo e quello. E così tanto ossessionati da quei piccoli buchi, caverne – sporche e scure, squallide e tristi. Ma ci siamo abituati a quei posti e abbiamo paura dell’aria aperta e abbiamo paura del cielo aperto e del sole e della sabbia e non usciamo mai dai nostri piccoli spazi. È così che è sparita la risata. La vita è sparita! – come può sopravvivere la risata senza una vita? Il vostro spirito è morto.

Sii coraggioso! E la risata seguirà. Sii coraggioso e vivi intensamente! È dall’intensità che nasce spontaneamente un’attitudine giocosa – perché quando vivi al massimo cominci a traboccare. Ed è proprio questo traboccare d’energia la giocosità: non c’è una mappa per raggiungerla, non c’è una tecnica... basta la comprensione.

 

tratto da: Osho, Walk Without Feet, Fly Without Wings and Think Without Mind # 5

 

 

 

 

Ridi! Te lo consiglia il dottore

 

È meglio farsi una bella risata... Perché ridere è proprio una gran medicina.

Del Dr. Parigyan

 

 

Il ridere – insieme al piangere – è una espressione emotiva veramente unica nel suo genere, che ci differenzia sostanzialmente dal mondo degli animali. Paura, rabbia o tristezza, sono conosciute anche tra gli animali, il ridere al contrario è qualcosa di profondamente umano.

I bambini ridono mediamente 400 volte al giorno. Gli adulti di contro arrivano a malapena a ridere 15 volte nel corso della giornata.

 

Ridere ci può trasformare profondamente

Anche il nostro corpo trae profitto da un atteggiamento vivace e pieno di humour verso la vita, non solo lo spirito e la mente. Attraverso la risata aumenta la nostra capacità respiratoria di tre – quattro volte. Questa maggiore introduzione di ossigeno nel sangue fa bene a tutti i nostri organi e naturalmente in modo particolare al cervello. La testa diventa di nuovo libera per ispirazioni spontanee e pensieri originali. Ridendo, man mano che aumenta il buon umore tutto il lavoro mentale diventa molto più creativo e giocoso. Dopo una risata profonda ci sentiamo complessivamente più svegli, e con molta più vivacità ed energia.

 

Fa bene anche alla digestione

Ridendo si introduce in maniera veloce e a ondate nuova aria nei polmoni, e si elimina meglio l’aria vecchia e usata. Una risata profonda favorisce il processo di disintossicazione nel corpo: il diaframma e i muscoli della pancia e del petto (la muscolatura che aiuta la respirazione) massaggiano gli organi interni, anche quelli preposti alla digestione, e favoriscono così l’irrorazione di sangue, il metabolismo e il flusso linfatico.

 

Ottimo contro lo stress

I sintomi da stress e le tensioni semplicemente si dileguano! Perché con la risata e il buon umore si provoca una sensibile riduzione degli ormoni dello stress come il cortisolo e l’adrenalina. Il corpo diventa di nuovo libero e sciolto, e questo ci facilita un sonno più sano e più profondo. Perché attraverso la risata si passa al tono nervoso parasimpatico, l’antagonista del nervo simpatico. Rigenerati da questi momenti di non-azione e di rilassamento, abbiamo molta più energia per tutte le attività quotidiane e per raggiungere i nostri obbiettivi.

 

Rafforza il sistema cardiovascolare e quello immunitario

Ridere di cuore provoca nel sangue un aumento, misurabile, nel numero di cellule (linfociti etc. ) e nella presenza di sostanze molto importanti nella difesa da malattie cardiovascolari, utili nella protezione contro il cancro e di aiuto per proteggersi contro qualsiasi tipo di infezione. Ridere diminuisce anche la pressione arteriosa e riduce la quantità dei battiti cardiaci al minuto.

 

Ottimo per tenersi in forma

Ridendo intensamente durante uno show comico, un film divertente, una commedia o in un gruppo della risata – per almeno trenta minuti – usiamo così tanti gruppi muscolari nel corpo come se facessimo una corsa veloce di mezz’ora all’aria aperta, o un breve workout in un centro di fitness.

 

Respirare bene per vivere meglio

Ogni emozione è abbinata ad un determinato modello di respiro: nel caso della rabbia o della collera respiriamo a scatti e velocemente, nel caso della paura invece piuttosto superficialmente e in maniera piatta. Il modello di respiro profondo e libero della risata ci aiuta a uscire da stati emotivi intricati e malinconici, la nostra visione si rischiara e percepiamo le cose di nuovo positivamente. Ridere ci porta dunque buon umore e slancio. Non si ha neppure bisogno di sentire di aver voglia di ridere, bensì la risata può essere praticata come esercizio o meditazione e attraverso ciò la gioia di vivere aumenta.

 

Simpatia e un buon contatto con gli altri

Le persone che sanno ridere sono in grado di sostenere un maggior carico emotivo: il loro senso dell’umorismo rimane presente anche quando sono sotto pressione. Si dimostrano più creativi e più intelligenti, perché la risata apre nuovi e insoliti modi di vedere le cose. Un buon senso dell’umorismo viene quindi percepito come un segnale di calma e sicurezza nelle più svariate situazioni.

 

Ridere è contagioso

È stato dimostrato che la parte del cervello che governa le emozioni entra in risonanza energetica con la stessa parte nel cervello dei nostri amici, o colleghi, con i quali stiamo ridendo insieme. I cervelli si sintonizzano, per così dire, sulla stessa lunghezza d’onda… e il nostro umore positivo ha in questo modo un influsso sugli altri.

 

E se volete cominciare a esercitarvi...

Un prete e un guidatore di autobus, noto per alzare un po’ il gomito, arrivano insieme alle porte del paradiso dove li aspetta S. Pietro.

“Io sono il parroco del villaggio e vorrei essere ammesso in Paradiso,” dice il prete.

“E io nello stesso villaggio guidavo gli autobus, e vorrei entrare anch’io,” dice l’ubriacone.

“Certo,” dice S. Pietro “però lei, padre, dovrà aspettare qualche anno prima di entrare… lei invece può venir dentro subito.”

“Un momento,” protesta il prete “ma io predicavo tutte le Domeniche in chiesa… e insegnavo alla gente a pregare e a comportarsi bene. E lui invece è solo un ubriacone”.

“Senti,” risponde S. Pietro “quando tu predicavi dormivano tutti. Ma quando guidava lui… pregavano tutti come matti!”

 

tratto dallOshoTimes ed. tedesca

 

 

 

Non voglio che siate seri

 

Sono contrario alla serietà: è una malattia spirituale.

La risata è salute spirituale, e la risata serve molto bene per scaricarsi. Quando ridi, puoi mettere da parte la mente con grande facilità.

Per una persona che non sa ridere, le porte del buddha sono chiuse. Per me la risata è uno dei valori più alti. Nessuna religione ci ha mai pensato. Le religioni hanno sempre insistito sulla serietà, e a causa di questa insistenza il mondo intero è psicologicamente malato.

 Osho

 

 

I risultati delle ricerche

 

In una ricerca condotta all’Università della California dal Professor Lee Berk si è potuto misurare come il vedere dei filmati molto divertenti provochi immediatamente cambiamenti a livello biologico. Non solo, anche il sapere che prima o poi si riderà e ci si divertirà un mucchio riduce nel sangue il livello delle sostanze da stress e aumenta quelle che aiutano il buon umore: metà dei partecipanti all’esperimento era stata avvertita in anticipo che avrebbe visto una videocassetta che l’avrebbe fatta davvero ridere. E proprio loro hanno mostrato i risultati migliori: livelli di cortisolo diminuiti del 39 percento, e di adrenalina del 70; mentre le endorfine (il cosiddetto ormone della felicità) salivano del 27 percento e i livelli dell’ormone della crescita – importanti per un buon funzionamento del sistema immunitario – dell’87.

 

 dalla Rete

 

 

 

 

La Serietà

Una malattia che ti tiene separato dall'esistenza

 

 

Osho, perché prendo me stesso e ogni cosa così seriamente?

 

L’ego può esistere solo se prendi te stesso e ogni cosa seriamente. Niente uccide l’ego come la giocosità, la risata. Quando cominci a prendere la vita come un divertimento, l’ego deve morire, non può esistere più. L’ego è malattia; ha bisogno di un’atmosfera di tristezza per esistere. L’essere serio è ciò che crea tristezza in te. La tristezza è un terreno necessario per l’ego. Per questo motivo i vostri santi sono così seri, per la semplice ragione che sono le persone più egoiste sulla faccia della terra. Ci provano a essere umili, ma sono molto orgogliosi della loro umiltà. Prendono la loro umiltà molto seriamente.

I santi veri non possono essere seri. La persona veramente religiosa è una persona che celebra. Guardatevi attorno... guardate gli alberi... sono seri? Guardate gli uccelli, ascoltateli... sono seri? Guardate le stelle, la luna, il sole... Sono seri? L’esistenza non è assolutamente seria; è una danza. È una celebrazione eterna, una festa.

Solo l’uomo è serio, perché solo l’uomo ha cercato di creare una separazione tra se stesso e l’esistenza. L’uomo non vuole essere parte del tutto, perché in quel caso scomparirebbe. Lui vuole la sua propria identità, il suo nome, la sua forma, la sua definizione. Va bene persino se questo crea miseria, lo accetta anche se questo comporta vivere nell’inferno.

Una volta qualcuno ha chiesto a George Bernard Shaw se dopo la sua morte avrebbe preferito andare all’inferno o in paradiso. La sua risposta è stata: “Ovunque dove io possa essere il primo, non voglio essere secondo”. E in paradiso non c’é possibilità di essere il primo, perché è già stato raggiunto da così tanti santi. Chi potrebbe notare il povero George Bernard Shaw? Avrebbe preferito andare all’inferno se lì poteva essere il primo. L’ego vuole essere il primo, l’ego vuole mettere tutti gli altri al di sotto di sé; di conseguenza prende se stesso seriamente. Da qui il suo perfezionismo: esige la perfezione, il che è impossibile.

Nessuno è perfetto; nessuno può esistere per un singolo momento nella perfezione. La vita si muove nell’imperfezione, perché la crescita è possibile solo se sei imperfetto. Se sei perfetto non c’é più crescita, non c’é più evoluzione. Se sei perfetto, sei bloccato lì. Perfezione significa morte; imperfezione significa flusso, crescita, movimento, dinamismo. L’ego pretende la perfezione per se stesso e gli altri. Chiede l’impossibile, e siccome l’impossibile non si può raggiungere può continuare a esistere. L’ego non è felice con l’ordinarietà; vuole essere straordinario, ma la vita consiste solo di ordinarietà. L’ordinario è bello, è meraviglioso. Non c’é nessun bisogno di qualcosa di straordinario. La vita ordinaria è sacra, ma l’ego la condanna come mondana. Lui pretende una vita straordinaria. Allora le religioni si inventano delle storie non vere a proposito dei loro fondatori: Mosè che separa il mare, Gesù che cammina sull’acqua... Tutte queste storie sono invenzioni, bugie, create dai seguaci solo per provare che i loro maestri sono straordinari, non sono esseri umani ordinari.

La verità è che non riuscirai a trovare esseri umani più ordinari di Buddha, Mahavira, Gesù, Mosé, Zarathustra, Lao Tzu. Loro sono così semplici! Hanno accettato se stessi così come sono. Vivono nel tathata, in ciò che è, nel qui e ora. Non vivono nel desiderio ardente di perfezione. Sono perfettamente a loro agio con il mondo imperfetto, appagati da questo. E non prendono se stessi così seriamente da cercare di raggiungere grandi altezze, grandi picchi; la loro bellezza consiste nell’avere accettato l’ordinario come straordinario, il mondano come sacro.

Mi chiedi: “Perché prendo me stesso e ogni cosa così seriamente?” Tutti prendono e stessi e gli altri seriamente. Questo è il modo di vivere dell’ego.

Comincia ad essere un po’ più giocoso e vedrai l’ego evaporare. Prendi la vita non seriamente, come una barzelletta - sì una barzelletta cosmica. Ridi un po’ di più.

La risata è molto più significativa della preghiera. La preghiera potrebbe non riuscire a distruggere il tuo ego, al contrario potrebbe renderlo un ego santo, pio. Ma la risata lo distrugge di sicuro.

Ti sei mai osservato quando sei veramente nella risata? L’ego per un momento scompare. Sei tornato bambino, ti viene da ridacchiare. E hai dimenticato anche di voler essere speciale. Non potrai essere serio ancora a lungo; per un momento hai rimosso la tua fissazione.

Questo è il motivo per cui adoro le barzellette, sono veleno per il tuo ego! Vorreste che vi parlassi di cose serie: dei piani astrali e se l’uomo ha sette o nove corpi e quanti chakra. E ogni giorno ci sono domande sull’esoterico, sull’occulto. Arrivano dalle persone serie. Ma queste persone sono finite in una compagnia sbagliata!

Io non sono serio per niente. Non rido con voi perché questo fa parte del raccontare barzellette: chi racconta barzellette deve essere molto serio, non può ridere con te. Tutte le mie risate le devo fare da solo. Ma il mio approccio verso la vita è assolutamente non serio, giocoso, perché nella mia esperienza questo è il modo per far scomparire l’ego.

Guardati mentre ridi: dov’è l’ego? Improvvisamente sei dissolto, improvvisamente sei liquido, non più solido, ma fluido. Non sei più vecchio, pieno di esperienze, di conoscenze.

Ascolta questa barzelletta e cerca di scoprire se l’ego rimane o no.

 

Poco dopo essere arrivati nella camera da letto, durante la loro luna di miele, lo sposo, nervoso, si preoccupa dell’innocenza della mogliettina. Decidendo per un approccio diretto, si spoglia velocemente esibendo la propria virilità e chiede alla moglie: “Sai cos’è questo?”.

La moglie arrossisce e risponde senza esitare: “Quello è un pipino”.

Deliziato all’idea di istruire una moglie così ingenua, il marito le sussurra: “Da oggi in poi, mia cara, questo lo chiameremo cazzo”.

“Ma dai! – taglia corto la ragazza – Ho visto un sacco di cazzi, e ti assicuro, quello è un pipino.”

 

tratto da: Osho, Dhammapada: The Way of the Buddha, Vol 10 # 10

 

 

 

Hotei, il buddha che ride

 

All’epoca della dinastia Tang viveva un uomo robusto e gagliardo chiamato il Cinese Felice, oppure il Buddha che ride. Questo Hotei non aveva alcun desiderio di definirsi un Maestro Zen, né di raccogliere discepoli intorno a sé. Ciò che faceva era vagabondare per le strade con un sacco sulle spalle, pieno di dolciumi, frutta e caramelle che distribuiva ai bambini che si affollavano intorno a lui per giocare. Ogni volta che incontrava un devoto dello Zen, tendeva la mano e diceva: “Dammi una lira”. E se qualcuno gli chiedeva di presentarsi a un tempio per insegnare agli altri, di nuovo ribatteva: “Dammi una lira”. Una volta, mentre era dedito al suo lavoro-gioco, un altro Maestro Zen passò per caso di lì e gli chiese: “Qual è il significato dello Zen?”. Immediatamente Hotei lasciò cadere a terra il sacco, dando una risposta silenziosa. “In questo caso” chiese l’altro, “qual è l’attualizzazione dello Zen?”. Subito il Cinese Felice riprese il sacco sulla spalla e proseguì per la sua strada.

 

L’intero gioco dell’esistenza è così bello che vi si può rispondere solo con una risata. Solo la risata può essere la preghiera reale, un segno di gratitudine. Raramente un uomo come Hotei ha camminato sulla terra. È una sfortuna, più persone dovrebbero essere simili a Hotei… Se si perde la serietà, non si perde nulla; di fatto, si diventa più sani e più integri. Ma se si perde la risata, si perde ogni cosa. All’improvviso perdi la festa del tuo essere; diventi incolore, monotono, in un certo senso sei morto. In quel caso la tua energia non scorre più. La risata è una fioritura.

Ma è difficile comprendere Hotei. Per comprenderlo, dovrai essere in quella stessa dimensione di festa. Se sei troppo gravato da teorie, concetti, nozioni, ideologie, teologie, filosofie, non ne sarai in grado.

Hotei visse una vita del tutto diversa da un comune uomo di religione. Tutta la sua vita non fu altro che una continua risata. Di lui si dice che a volte scoppiasse a ridere perfino nel sonno... La gente gli chiedeva: “Perché ridi? E perfino nel sonno!” Per lui la risata era qualcosa di così naturale che qualsiasi cosa, ogni inezia, lo aiutava a ridere. In questo caso, la vita intera, sia da svegli che nel sonno, è una commedia. Voi avete trasformato la vita in una tragedia. Avete ridotto la vostra vita a un caos di tragedie.

Ogni maestro ha un metodo unico per esprimere qualsiasi cosa abbia realizzato: per Hotei era la risata. Andò di città in città, viaggiò per tutta la vita, ridendo. Si diceva che arrivato in una città, si piazzava al centro della piazza principale e iniziava a ridere. Allora la gente iniziava a ridere di lui: era arrivato un matto, per cui si riuniva una folla e pian piano la risata si diffondeva, diventava qualcosa di infettivo che faceva esplodere in risate tutti i presenti. Hotei creava onde di risate, e in quella risata avveniva un satsang: la presenza del maestro. A quel punto, pian piano, coloro che erano in grado di vedere, iniziavano a guardarlo: “Questo non è un matto; sotto le fattezze di un matto ho di fronte un buddha”. A quel punto chi era in grado di sentire, iniziava a percepire che quella non era solo la risata di un pazzo: tra costoro e Hotei traspariva qualcosa il cui significato è immenso.

Era questo il suo modo di esprimere il suo essere. Era questo il suo modo di predicare, un modo meraviglioso.

 

tratto da: Osho, Ridere la vita, Ed. Stampa Alternativa

 

 

 

La risata: una meditazione

 

Ridere può diventare una vera e propria meditazione: ecco le istruzioni di Osho a un ricercatore spirituale.

 

 

“Seduto in silenzio, crea una risata nelle profondità del tuo essere, come se il corpo intero vibrasse, ridesse. Ondeggia con quella risata, falla espandere dalla pancia a tutto il corpo: le mani ridono, i piedi ridono. Lasciati possedere. Ridi per venti minuti. Se ti viene da ridere forte, fragorosamente, lascia che accada. Se ti viene da ridere in silenzio, fallo un po’ in silenzio e un po’ facendo rumore, ridi però per venti minuti. Poi sdraiati per terra, allungati per terra, con il viso rivolto in giù. Se fa caldo puoi farlo in giardino, sulla terra, e sarà molto meglio, se lo puoi fare nudo sarà ancora meglio. Senti il contatto con la terra, il corpo che aderisce alla terra, e senti che la terra è tua madre, e tu sei suo figlio. Perditi in questa sensazione.

Venti minuti di risata e venti minuti di profondo contatto con la terra. Respira con la terra, sentiti unito alla terra. Veniamo dalla terra e un giorno vi torneremo. Dopo questi venti minuti di carica energetica, poiché la terra ti darà tanta energia che la tua danza avrà una qualità diversa, danza per venti minuti, qualunque forma di danza. Metti la musica e danza.

Se hai difficoltà, se fa freddo, puoi farlo in una stanza; quando c’è il sole fallo fuori. Se fa molto freddo, avvolgiti in una coperta. Escogita un modo, ma continua a farlo, e nel giro di qualche mese vedrai accadere grandi cambiamenti.” 1

 

 

La risata, insieme al pianto e al silenzio, è uno dei cardini della Mystic Rose, la rivoluzionaria terapia meditativa creata da Osho: in questo workshop la prima settimana è dedicata al ridere, la seconda al piangere e la terza all’osservare in silenzio.

 

 

“Osserva un bambino; osserva la sua risata: è qualcosa di molto profondo, nasce dal centro più intimo del suo essere. Quando viene alla luce, la prima attività sociale… è il sorriso. Sorridere è la prima attività sociale, e dovrebbe restare l’attività sociale fondamentale di tutta la vita: bisognerebbe continuare a ridere per tutta la vita. Se riesci a ridere in qualsiasi situazione, acquisti un’incredibile capacità di affrontare qualsiasi situazione la vita ti presenterà; e affrontare ciò che la vita ti pone davanti, ti porta maturità. Ricorda: non dico che non si debba piangere. In realtà, se non sei capace di ridere, non potrai nemmeno piangere. Le due cose si accompagnano, sono parte di uno stesso fenomeno: fanno parte dell’essere vero e autentico. Le lacrime di milioni di persone si sono inaridite; i loro occhi hanno perso lucentezza e profondità. Non possono piangere, non riescono a sciogliersi in lacrime; le lacrime non riescono a fluire con naturalezza. Se uccidi la risata, uccidi anche le lacrime. Solo una persona che riesce a ridere, può piangere. E solo se sei in grado di ridere e di piangere, sei vivo. Un morto, non può ridere, né piangere. Un uomo morto può solo essere serio. Osservalo: osserva un cadavere, vedrai che è perfettamente serio! La risata e il pianto sono stati d’animo del tuo essere interiore, e ti arricchiscono... ma, pian piano, tutti ce ne scordiamo.” 2

 

Brani di Osho tratti da:

1. The Sun Behind the Sun Behind the Sun  # 25

2. Vivere, Amare, Ridere,     News Services Corporation Editore

 

Altri libri sulla risata:

Donata Francesco: Ridere è una cosa seria, Mondadori Editore

Palma Gomez Borrero: Elogio dell’allegria, Edizioni Pratiche

 

 

 

Ridere insieme

Ci si incontra una o due volte al mese, o anche più spesso, e dopo alcuni esercizi preparatori e un po’ di ‘riscaldamento’ con qualche buffa scenetta… si ride.

 

 

Si ride davvero a crepapelle, magari fino alle lacrime; il tutto dura un’ora o più, perché è così bello e coinvolgente che un po’ dispiace fermarsi. Avviene nei Club della Risata, ormai 1300 in tutto il mondo, a meno di 10 anni dopo la fondazione del primo a Bombay da parte di Madan Kataria, un medico indiano che è un po’ l’apostolo della terapia della risata. Succede anche in Italia, e i media cominciano a dimostrare interesse verso questo fenomeno, come nell’articolo sulla rivista ‘Natural Style’ di Elisabetta Sampietro, che questa estate ha partecipato a una riunione a Milano. Ce l’hanno segnalato alcuni amici che erano presenti

proprio a quella riunione,

ai quali abbiamo chiesto le loro impressioni su questa esperienza.

“Quello che mi ha colpito di più di quella particolare riunione,” ci racconta Sakshin, che frequenta il Club da tempo “è stato che si svolgeva in un luogo pubblico, un grande parco alla periferia di Milano, in mezzo alla gente che passeggiava o portava a spasso il cane, o magari semplicemente distesa a prendere il sole… e noi lì a fare i nostri esercizi e a ridere in mezzo a tutta quella gente; alcuni si sono anche fermati incuriositi a vedere cosa stava succedendo, a chiedere informazioni”.

“Eravamo un gruppo di 30-40 persone, che in realtà non si conoscevano bene – alcune erano lì per la prima volta – ed è stato molto bello vedere come pur essendo molto diversi fra di noi, vuoi per età – c’erano anche bambini di 10 anni, fino ad anziani di oltre 60 – vuoi per situazioni di vita, le abituali barriere sociali di categoria e di età si siano

dissolte subito: attraverso la risata c’è stato un contatto,

si è creata una profonda empatia,” dice Gila.

“Per me sono stati molto importanti questi incontri,” racconta Shashi “perché sono riuscita a ritrovare la stessa risata che avevo da bambina: io spontaneamente rido in maniera davvero esplosiva, e mi ricordo che mi prendevano anche in giro per questo, ma ormai adesso non mi reprimo più, rido sempre così… e nessuno mi prende per matta!”.

“E poi,” continua Sakshin “il ridere è davvero qualcosa che ti pulisce dentro, ti riporta alla tua calma interiore: dopo è davvero più facile e più bello godersi il silenzio e la tranquillità”.

“A me è piaciuto molto,” conclude Shashi “che con questi incontri si impara anche a ridere di se stessi, e non solo degli altri come succede di solito: si scopre come prendersi meno sul serio e tutto diventa più fluido e più semplice”.

   

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Il coraggio di affrontare la vita

 

Certo, c’è il caos là fuori, e lo troviamo anche dentro di noi, se solo cominciamo a guardarci, ma rinchiudersi nelle proprie, false, sicurezze ci può portare unicamente a una non-vita… e allora, cosa ci stiamo a fare a questo mondo?

 

Tutte le citazioni di Osho in queste pagine sono tratte dalla nuova antologia

IL CORAGGIO - come vivere la propria

esistenza senza mai tirarsi indietro

Edizioni Riza - pp 224 - Euro 17,00

 

 

‘Solo dal caos nascono le stelle’, come abbiamo amato questa frase usata così spesso da Osho, ai tempi della prima Pune era stata stampata addirittura su una t-shirt! Questa sua visione ci ha dato coraggio e ci ha invitati a porci in maniera sempre nuova davanti al caos, interiore ed esteriore. Non importa quanto difficili o spiacevoli – o senza soluzione – appaiano al momento le cose della vita, il coraggio di affrontarle in maniera consapevole porta al cambiamento, e spesso alla soluzione.

L’incoraggiamento, sempre presente del maestro o dei compagni di viaggio, ci dà la fiducia – invece di scappar via o cadere nell’esitazione, nel malcontento o nella paura – di accettare il caos e di osservarlo. E l’esperienza che le cose spesso si chiariscono, come da sé, e che si arriva alla calma e tutto sembra rimettersi nuovamente in ordine, dà forza.

Il coraggio può essere  facile da trovare… segue la nostra fiducia quasi come un’ombra. E la paura, al contrario, non può fare molti danni, quando c’è la fiducia.

 

Anche nei gruppi di encounter (che io guido) spesso i partecipanti e i conduttori del gruppo si trovano in situazioni che sono spiacevoli, che procurano ansia, che appaiono caotiche. Questa è sempre un’ottima occasione per porsi nelle situazioni con coraggio, perché si può arrivare alle soluzioni, e riorientarsi, solo confrontandosi con la realtà e mai attraverso la fuga. Qualcosa di nuovo può nascere solo e unicamente da un precedente caos. Ed  è importante che nel caos riconosciamo anche una chance.

Il caos significa in ogni caso possibilità di cambiamento. La scrittura cinese, in maniera significativa, ha lo stesso segno sia per la parola crisi che per la parola chance. Invece di avere timore del caos, e di conseguenza del nuovo, si tratta di rivolgerci in maniera cosciente a fronteggiare i problemi e le sfide che la vita ci pone. Coraggio vuol dire guardare in faccia il malessere ed evitare ogni fuga, per esempio in un qualsiasi tipo di droga. Ed essere sinceri con noi stessi, perché spesso anche i rapporti, il cibo, la religione, la carriera, o addirittura la malattia, possono essere solo una delle innumerevoli vie di fuga.

È il solo modo questo – affrontare il malessere e il caos – per fare sì che la forza ritorni nel nostro centro, per trovare così l’armonia e la beatitudine. Solo allora è possibile ritrovare calma e chiarezza, e la nuova gioia, appena conquistata, allontana ogni spauracchio. Se ci poniamo davanti al caos, lo sperimentiamo in maniera cosciente e ci passiamo attraverso, si può dischiudere il nuovo; può sopraggiungere una nuova sicurezza, con radici nel nostro essere al posto di illusorie sicurezze esteriori: il caos si può davvero trasformare nel cosmo.

 

Anche nella vita di tutti i giorni, vale sempre la stessa cosa: essere se stessi, costi quel che costi, non portare nessuna maschera e non recitare. Anche quando si deve recitare determinati ruoli, richiesti dalla società, è importante esserne coscienti, in modo da poterli abbandonare non appena la situazione lo rende nuovamente possibile. Una delle difficoltà principali è che anche gli altri, persino i nostri amici e partner, di rado sono entusiasti dei cambiamenti. Ma osare essere se stessi ci fa sentire così leggeri! E la nostra vita diventa più semplice. Non si ha più bisogno di così tanta energia, per mantenere le menzogne della vita quotidiana. Non dobbiamo riflettere tanto su ciò che abbiamo detto in un momento precedente, non dobbiamo più usare dei trucchi, far credere e difendere le nostre bugie – perché è proprio questo il vero caos. Possiamo vivere in maniera sincera, cosciente e meditativa, e questo significa vivere in maniera semplice e naturale.

 

Il coraggio appartiene alla vita. E più grande è il coraggio, più ricca diventa la nostra vita, mentre più grande è la paura, più la vita diventa noiosa. Se a causa di tante paure cerchiamo troppo delle sicurezze, vogliamo proteggerci, allora non riusciamo a essere veramente vivi. Se abbiamo troppa paura del caos e del nuovo, ci rinchiudiamo in un ambito ristretto; magari ci sentiamo protetti, ma non andiamo avanti, e nella nostra vita non ci sarà nessuna avventura – magari anche nessun dolore improvviso, ma di sicuro nessuna estasi, nessuna ricerca, nessuna crescita. Se non cerchiamo mai di oltrepassare i nostri limiti, se non rischiamo mai di toccare gli estremi, in che modo possiamo diventare maturi e crescere? Da dove dovrebbero trarre origine poi la maturità, la saggezza e infine l’illuminazione? Il rischio è il nutrimento della vita: più rischi, più diventi vivo.

 

‘No risk, no fun’, amano dire i giovani, che poi assomiglia un po’ al vecchio detto ‘Chi non risica, non rosica’. Più rischiamo, più riceviamo dall’esistenza. Più amore diamo, più ce ne viene regalato. Sono esperienze che abbiamo fatto già un po’ tutti. Ma, per continuare a farle, abbiamo molto spesso il bisogno di darci una bella spinta; ciò di cui abbiamo bisogno è coraggio – una qualità che Osho ha spesso definito come la più alta qualità spirituale.

Dobbiamo semplicemente rendere chiaro a noi stessi che è meglio fallire dieci volte, piuttosto che non provare proprio per niente. Anche il più piccolo successo al centesimo tentativo conferisce un senso ai novantanove insuccessi avvenuti in precedenza.

Ne consegue che, nello stesso tempo, ha anche una grossa importanza imparare a perdonarsi i propri errori: per crescere nella vita bisogna anche sbagliare. Errare è umano, e dobbiamo sbagliare spesso, per diventare davvero umani, col tempo!

 

Chi vive senza rischiare non può essere aperto al nuovo. E il nuovo ha bisogno di noi, come strumenti; può sorgere solo se andiamo incontro agli altri coraggiosamente e, nonostante la paura di venire feriti, diciamo concretamente che cosa vogliamo. Chi non vuole rischiare per niente, e per tutta la vita si limita a comportarsi come una persona ‘per bene’, totalmente assennata, ordinata, e ligia verso le formalità non per una comprensione personale, ma solo per paura… prima o poi si ammala. Adattandoci alla società, i nostri bisogni non vengono soddisfatti; chi continua a evitare se stesso, chi si limita al conosciuto e a ciò che non gli fa paura, non troverà mai se stesso.

 

Non è facile certamente privilegiare lo sconosciuto nei confronti dell’abituale. E di sicuro non è facile essere veri e sinceri: inevitabilmente non tutti daranno il benvenuto alla nostra verità – non per niente c’è un detto cinese che ci ricorda: “Chi dice la verità… ha bisogno di un cavallo veloce”. Osho ci fa notare che vale la pena anche soffrire, ogni tanto, perché questo aiuta il  nostro essere interiore a chiarirsi. A poco a poco diventiamo più consapevoli, e indipendenti; conquistiamo una chiarezza e un’acutezza tale che possono svilupparsi solo dal confronto con la realtà. È solo così che riusciremo a provare quell’intima soddisfazione che nasce dall’autenticità e dall’essere in sintonia con la vita, molto più grande di tutto ciò che potremmo mai ottenere attraverso la falsità, la manipolazione o la diplomazia.

 

È dal caos che nascono i buddha.

 

tratto da un articolo di Suvito M.Faisst sull’Osho Times tedesco

 

 

IL CORAGGIO DI CAMBIARE

Non puoi introdurre il nuovo nella tua vita: esso giunge. Tu puoi accoglierlo o respingerlo.

Agisci nel momento, come un bambino: abbandona completa-mente te stesso al momento e ogni giorno troverai aperture nuove, una nuova luce, intuizioni nuove. E queste intuizioni nuove continueranno a trasformarti.

Osho

 

 

IL CORAGGIO DI SBAGLIARE

Commettendo molti errori, imparerai a riconoscere un errore e imparerai il modo per non commetterlo più. Imparando a riconoscere l'errore, ti avvicinerai sempre di più alla verità. E un'esplorazione individuale: non puoi basarti sulle conclusioni altrui.

Fai tutti gli errori possibili, ricordati solo di non ripetere mai lo stesso errore; in questo modo crescerai.

Osho

 

 

IL CORAGGIO DI AMARE

Ricorda: l'opposto dell'amore non è l'odio, come pensano tutti. L'odio è amore a testa in giù, non è l'op¬posto dell'amore. Il vero opposto dell'amore è la paura. Quando ami ti espandi; quando hai paura ti rattrappisci. Quando hai paura ti chiudi; quando ami ti apri. Quando hai paura ti assalgono i dubbi; quando ami hai fiducia.

Osho

 

 

IL CORAGGIO DI RISCHIARE

Non dimenticare mai l'arte del rischio, mai, mai e poi mai! Sii sempre pronto a rischiare. Dovunque tu possa trovare un'opportunità di rischio, non lasciartela sfuggire; in questo modo non sarai mai un perdente. Il rischio è l'unica garanzia per essere realmente vivo!

Osho

 

 

CORAGGIO E MEDITAZIONE

Ricorda sempre che la mente è la causa della tua chiusura. La mente ha terrore di qualsiasi apertura del tuo essere, perché si nutre delle tue paure. Meno paure hai e meno usi la mente. Più paure hai e più la usi.

La meditazione è solo un mezzo per creare una situazione in cui la mente abbia sempre meno cose da fare.

Osho

 

 

IL CORAGGIO DI ESSERE FELICI

Rimarrete sorpresi, ma questo è il frutto della mia esperienza con migliaia di persone: si aggrappano alla propria infelicità, poiché hanno maturato una certa amicizia con quell'infelicità; hanno vissuto così a lungo con quell'infelicità che separarsene sarebbe come divorziare.

E molto raro che una persona voglia essere felice, contrariamente a quanto tutti dicono. E molto raro che una persona sia pronta a essere felice: tutti hanno investito moltissimo nella loro infelicità. Alle persone piace essere infelici... di fatto, sono felici di essere infelici!

Osho

 

 

IL CORAGGIO DI AVERE PAURA

L'unico modo per trascendere la morte è accettarla... così la morte scomparirà. L'unico modo per raggiungere lo stato di assenza di paura è accettare la paura. Allora la tua energia si sprigionerà e diventerà libertà.

Un uomo diventa privo di paura, accettando le sue paure. Non è un problema di audacia: devi solo osservare in profondità i fatti della vita e comprendere che le tue paure sono naturali. Dunque le accetti!

Se sei un codardo, che cosa c'è di male? Sei un codardo: va benissimo. Anche i codardi sono necessari, altrimenti come potremmo avere gli eroi?

Osho

 

 

 

 

 

 

 

Il pellegrinaggio e la meta  

 

Una storia raccontata da Osho

 

 

Mi ricordo di Al Hillay Mansoor, un grande mistico Sufi. Era giovane e molto povero, stava mettendo via i soldi, prendeva denaro in prestito, cercava di guadagnare denaro, perché voleva andare in pellegrinaggio alla Mecca. Per i maomettani una delle cose più essenziali è che, almeno una volta nella vita, si deve andare in pellegrinaggio alla Mecca, il luogo in cui Maometto creò l’intero mondo islamico. Finalmente, dopo tre anni, aveva abbastanza denaro per partire. L’intera città era venuta per salutarlo. Aveva appena lasciato la gente e stava uscendo dai confini della città, quando vide un vecchio uomo seduto sotto un albero. Era a un incrocio di strade, perciò dovette chiedergli: “Qual’è la strada che va alla Mecca?”

Il vecchio rispose: “Vieni qui” e il modo in cui lo disse era tale che Al Hillay dovette andare.

L’uomo disse: “Nessuna strada va alla Mecca! Ma se tu sei interessato al pellegrinaggio, questo è possibile e non occorre andare in alcun luogo. Innanzi tutto, metti ogni cosa, tutto il tuo denaro e ogni cosa davanti a me”. Diceva questo in un tale modo... aveva un certo carisma intorno a sé: qualunque cosa dicesse, Al Hillay doveva farla. Esitò per un attimo – “Sta prendendosi tutto il mio denaro! Ho lavorato per tre anni.” – ma cosa fare? Guardando l’uomo, il denaro sembrava senza valore. Guardando nei suoi occhi sembrava di aver raggiunto la Mecca.

Il vecchio rideva: “Bene! Tu stai comprendendo. Guarda dentro i miei occhi e tu hai raggiunto la Mecca. Metti ogni cosa qui!”. Così egli dovette mettere là ogni cosa – un poco riluttante, ma sembrava non esserci altro modo.

Allora il vecchio disse: “Ora il pellegrinaggio inizia – perché dio è un pellegrinaggio. Gira intorno a me per sette volte, proprio come i maomettani girano intorno per sette volte alla pietra di Kaaba nella Mecca, gira intorno a me. Ti garantisco che tu hai raggiunto la Mecca, ora inizia il pellegrinaggio reale”.

Mansoor girò intorno al vecchio per sette volte. Più si avvicinava al vecchio uomo, più giri faceva intorno a lui... si sentiva così silenzioso, così colmo di gioia. Cominciò a danzare, cominciò a cantare. Il vecchio disse: “Benissimo! Ora puoi andare dovunque, e dovunque tu andrai sarà un pellegrinaggio verso dio. Solo ricorda che la danza, il canto... non dovrebbero essere solo esteriori, dovrebbero essere anche dentro te”.

Tornò a casa. L’intera città si radunò. Chiesero: “Cos’è successo?”. Poiché a quei tempi, per raggiungere la Mecca s’impiegavano da quattro a sei mesi, tra andata e ritorno: “Sei di ritorno! Abbiamo appena avuto il tempo di andare alle nostre case e tu sei di ritorno. Cos’è successo?”.

“La Mecca mi è venuta incontro, appena fuori dalla città e mi ha chiesto di dare tutto il mio denaro. Ho fatto i sette giri tradizionali attorno al vecchio uomo ed egli mi ha detto che dio è un pellegrinaggio, e ora il mio pellegrinaggio è iniziato: devo solo cantare, danzare e sentire la gloria dell’esistenza”. La gente disse: “Sei pazzo! Ti ha imbrogliato”.

Al Hillay rispose: “No, ho guardato negli occhi di quell’uomo. Ho scrutato il viso di quell’uomo. Ho girato intorno a lui, ho sentito la sua presenza. Sono assolutamente certo che la Mecca sia venuta a ricevermi. Non c’è nulla di sbagliato. Nelle scritture è stato detto che se la tua sete è totale, tu non hai bisogno di andare in alcun luogo. La tua sete attrarrà la verità, dio, dovunque tu sarai. Maometto ha detto che se le montagne non possono venire da Maometto, allora Maometto andrà alle montagne”.

tratto da: Osho, Sermons in Stones # 25

   

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Rilassarsi nell’acqua

 

Un modo naturale di lasciarsi andare all’esistenza

 

 

Spesso anche il solo entrare nell’acqua è di per sé rilassante. Sarà perché si sente di meno la forza di gravità, sarà per un piacere innato del ritorno alle origini: non solo la vita ha avuto origine su questo pianeta nelle acque del mare, ma tutti noi, prima di nascere, galleggiavamo beati nelle pance delle nostre mamme. Figuriamoci poi quanto è più rilassante se c’è qualcuno che ti aiuta a galleggiare, favorisce i movimenti spontanei del tuo corpo e li asseconda. È una tecnica di lavoro corporeo nell’acqua che si chiama Aquafloating. Abbiamo così intervistato Smrati e Kokila che danno sessioni all’Osho Meditation Resort di Pune e nel mondo.

 

In termini pratici, in cosa consiste una sessione di Aquafloating?

 

La sessione avviene in acqua calda, in piscina se la temperatura lo permette, o in una Jacuzzi se il tempo è più freddo, indossando il costume da bagno. In pratica all’inizio della sessione, dopo essere entrati in acqua, sorreggo la persona con le braccia e comincio a farla muovere molto lentamente in modo che cominci rilassarsi e a sentire il corpo. Dopo un po’, quando sento che si è rilassata, la porto sott’acqua: il corpo-mente può rilassarsi ancora di più sott’acqua, perché si sottrae alla gravità. Tengo la persona sott’acqua per qualche istante e poi la riporto su, a respirare, ripetendo più volte la sequenza, in modo che si crei una specie di danza tra l’essere sotto e sopra l’acqua. L’importante è che ogni movimento nasca dal rilassamento della persona, non bisogna quindi imporre movimenti o tecniche, quanto piuttosto lasciare che il corpo generi i suoi movimenti spontanei. È come fare un latihan in acqua.

 

Quali sono i benefici?

 

Tanto per cominciare, l’acqua è di per sé terapeutica, conduce al rilassamento. L’Aquafloating fondamentalmente è una meditazione, un modo per lasciarsi andare, usando il calore, il galleggiamento e l’assenza di gravità dell’acqua nella sua forma naturale. È imparare a dire ‘sì’ a tutto quello che è presente in te nel momento, dovunque ti trovi e qualunque cosa stia accadendo nella tua vita.

Solitamente abbiamo delle idee fisse su come dovremmo essere, su cosa ci fa bene e cosa no, su cosa è giusto o sbagliato, e in questo modo creiamo molta tensione. Nella sessione impariamo a sentire cosa accade quando diciamo ‘sì’ – senza interferire o cercare di essere diversi – ci rilassiamo… In sintesi è un processo di accettazione, di lasciare che la nostra vita sia quel che è.

I vantaggi aggiuntivi sono che il mal di schiena, il mal di collo o qualunque tensione abbiamo nel corpo si riducono o vengono eliminati attraverso queste sessioni.

 

Qual è il risultato

di questa esperienza?

 

Quando le persone iniziano a rilassarsi, spesso affiorano emozioni sepolte da tempo. Può essere la paura, o la tristezza, o la rabbia – qualsiasi moto interiore, qualsiasi emozione – incluse la gioia e la sensualità. Se una persona entra in contatto con queste emozioni, mi limito a lasciarle lo spazio per esplorarle rimanendo lì a sostenerla in silenzio, a volte la incoraggio a rimanere con un’emozione, e non la porto sott’acqua finché l’emozione non si è attenuata o è passata. Fiducia nella vita e in se stessi, questo è il risultato più bello dell’aquafloating.

Spesso arrivano persone che hanno paura dell’acqua, perché hanno subito un trauma in passato, hanno rischiato di annegare per esempio. In questo ambiente protetto possono rivivere quella paura, quel trauma, e riconquistare la fiducia nell’acqua. Possono affiorare molte altre cose: la paura dell’intimità per esempio, e si può arrivare persino a rivivere la vita intrauterina. Ma qualunque cosa affiori, le persone di solito approdano in uno spazio di silenzio e di meditazione.

 

E cosa accade a te,

che dai la sessione?

 

Per chi dà la sessione è importante entrare nello stesso spazio di accettazione, di rilassamento in se stessi, in modo da poter essere ricettivo nei confronti dell’altro. In un certo senso è un modo di lavorare molto femminile: sentire e ricevere l’altro, invece di ‘fargli’ qualcosa. Il risultato è la meditazione. È un’avventura, un lasciarsi sorprendere dall’ignoto, senza piani, né sequenze tecniche, né altro.

 

Tutto ha avuto inizio qui, al Resort, dieci anni fa. Ero in una crisi profonda, e durante una sessione di Aquafloating sono riuscita a rilassarmi profondamente, in realtà l’unico posto in cui sentivo di potermi rilassare era sott’acqua. Un senso di liberazione, una sensazione di gioia indicibile: “Ah, finalmente posso lasciarmi andare, finalmente posso rilassarmi!”. Naturalmente ho voluto approfondire la mia esperienza e mi sono messa a fare esperimenti in acqua, dando sessioni ad amici.

L’importante per me in quel momento era che non avevo voglia di imparare nulla da nessuno, preferivo trovare da sola la mia via. Quindi giocavo con l’acqua, con le persone, esploravo, ricevevo a mia volta sessioni. Ciò che mi ha davvero aiutata è stato l’essere nella Comune per tanti anni, meditare, ascoltare Osho, perché in questo modo la mia comprensione si è fatta più profonda.

 

Tratto da un’intervista di Yoga Prem su Osho Times English.

 

 

Il lavoro sul corpo nell’acqua, oltre che Aquafloating, può avere molti altri nomi, con differenze dovute alle varie ‘scuole’ e a chi pratica le sessioni. Abbiamo così anche l’Aqua-Balancing®, il Watsu (e cioè Water Shiatzu, di origine americano-giapponese), l’Aquawellness, e altri.

 

 

Aqua-Balancing

Rilassamento profondo in acqua calda

 

Immagina di metterti a mollo in acqua piacevolmente calda, lasciandoti galleggiare e godendoti la sensazione di assenza di peso, di silenzio, di rilassamento… sprofondando in uno spazio dove tempo e gravità non esistono, dove la meditazione accade da sola. Il tuo essere arriva a percepire un mondo di sensazioni inesprimibile a parole. In questo spazio ti è più facile abbandonare vecchie posture e modi di muoversi e riscoprire l’intelligenza del corpo e la sua naturale spontaneità.

Lavorando in acqua a 35° C, l’Aqua-Balancing® combina dolci esercizi di stretching, con massaggio, rilascio articolare, e lavoro con l’energia e il respiro, dando vita a un approccio davvero unico di integrazione armoniosa. Le sequenze dell’Aqua-Balancing® corrispondono alle forme del movimento naturale dell’acqua. Sorretto dal terapeuta, ti muovi dolcemente, ti allunghi, ti lasci cullare nell’acqua, fino ad arrivare gradualmente a creare un movimento ondulatorio di contrazione ed espansione che vibra dal centro alla periferia e viceversa.

L’Aqua-Balancing® è un processo profondamente individuale, adatto a chiunque desideri l’esperienza di un’esplorazione unica dell’elemento acqua, e voglia riscoprire la propria vitalità, celebrarla e goderne appieno.

La formazione in Aqua-Balancing® rappresenta un prezioso arricchimento per tutti, per i professionisti in campo sociale e terapeutico e per chi desidera trovare un nuovo tipo di tenero scambio con le persone che ama.

 

per ulteriori informazioni: www.aquabalancing.com

   

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Proteine Vegetali

 

Quando si segue una dieta vegetariana, o comunque si decide di mangiare molta meno carne di quanto siamo abituati a fare – ed è tutta salute! – sorge il problema di come assicurare al proprio organismo un adeguato apporto di proteine. Ecco cosa ci consiglia Aseem – cuoco in un centro di Osho in Italia ed esperto in alimentazione.

 

 

Spesso, quando dici di non mangiar carne, ti senti chiedere: “Be’, ma allora cosa mangi?”, o “Vabbe’, ma un pochino di salame, o un po’ di prosciuttino... proprio non li mangi?”, oppure “Ah, ma allora finisci per mangiare un mucchio di formaggio!”.

Mi piacerebbe quindi poter rassicurare tutti coloro i quali si stanno avvicinando a questo tipo di dieta su tutti i dubbi – più o meno giustificati – che questo regime alimentare comporta.

Senza mangiare proteine animali una persona può essere sana e compiere il suo lavoro con il necessario apporto calorico e nutritivo? Certo, è però necessario conoscere come sostituirle. L’alternativa più consigliata è un piatto composto da un cereale integrale e un legume. Per esempio del riso integrale e degli azuki, oppure miglio e lenticchie verdi. Questa combinazione assicura l’apporto necessario di proteine nobili e, rispetto alla carne, è priva di grassi difficilmente assimilabili dall’organismo e di colesterolo, senza considerare i notevoli benefici energetici di questa scelta.

 

Ci sono anche molte altre fonti proteiche:

• la soia e i suoi derivati: tofu, tempeh, natto;

• la frutta secca e le noci;

• i cereali, in dosi minori, e i loro derivati (dal glutine del grano il seitan, dal riso dolce il mochi);

• le alghe.

 

Qui bisogna fare un accenno alla vitamina B12 che, in una dieta vegetariana inconsapevole, può essere carente e provocare quindi anemia e, negli anni, problemi maggiori: quando la nostra dieta contiene un elevato consumo di cereali integrali e di legumi, è stato provato che viene assicurato l’apporto giornaliero di vitamina B12 necessario per un adulto: 0,6-1,2 grammi.

Inoltre, quantità significative di B12 sono presenti anche nel tempeh (derivato fermentato della soia), nelle alghe (soprattutto la nori) e negli alimenti fermentati.

 

Quello che vorrei condividere è che l’alimentazione è molto più complessa e varia dell’aspetto meccanicistico che la scienza ufficiale ha voluto farci intendere fatto di kilocalorie e apporti proteici. È però davvero importante, nel caso si voglia cambiare alimentazione, avere le conoscenze base per compiere questo passo: essere a conoscenza di una dieta alternativa sulla quale fare affidamento e continuare questo percorso di auto-conoscenza attraverso la consapevolezza e l’amore per se stessi.

 

 

Di seguito, visto che, oltre alla soddisfazione di trattar bene il nostro corpo… anche il gusto vuole la sua parte. Aseen ci suggerisce alcune ricette semplici e gustose a base di legumi, oltre a qualche consiglio pratico per come cucinarli

 

 

I cannellini incontrano il finocchio e ... scompaiono

 

250 grammi di fagioli cannellini cotti

i resti (barbe, gambi e scorze di 3 finocchi) oppure 2 finocchi interi;   

1 cipolla piccola;                           

400 g. di acqua di cottura di

cannellini o brodo bianco di verdura

sale a piacere e 2 cucchiaini di miso.

 

Mentre il brodo va in ebollizione, taglia i gambi e la cipolla a rondelle, trita le barbe e fai a pezzetti le scorze, e poi unisci il tutto al brodo. Aggiungi anche i fagioli e cuoci per 15 minuti a fuoco vivace mescolando di tanto in tanto.

Passa con un mixer o con un passaverdura, facendo attenzione.

Sala e aggiungi il miso disciolto in una tazza con due cucchiai di brodo.

 

Si può servire con dei quadratini di pane secco.

 

Tempi di preparazione

e cottura:                      20 minuti

 

Consiglio dello chef:

Ideale una macinata di pepe direttamente sul piatto prima di servire e – se piace – una grattata di pecorino sardo.

 

 

Seitan al Limone

 

4 bistecche di seitan                       

il succo di 2 limoni maturi             

1 cucchiaio di shoyu                      

2 cucchiai di olio extravergine

di oliva                                        

un bicchiere di vino bianco             

una manciata di pinoli e di noci       

4 o 5 foglie di salvia                       

 

Affetta le bistecche il più sottili possibile e uniscile in una terrina con tutti gli ingredienti – tranne la salvia, un cucchiaio di olio e la frutta secca – e lascia marinare per un’ora (può variare in base al tempo disponibile).

In una padella antiaderente fai cuocere l’olio rimasto e la salvia tritata finemente per un paio di minuti; poi le bistecchine per un paio di minuti per lato.

Bagna col liquido della marinatura a fuoco alto per tre minuti, infine copri con coperchio e continua la cottura a fuoco lento per una decina di minuti.

 

Servi con il trito di pinoli e noci.

 

Tempi di preparazione      15 minuti

+ marinatura                                  

Tempi di cottura:            20 minuti

 

Un piatto facile, ma dal gusto raffinato. Indicato per le stagioni intermedie.

 

 

Il seitan

 

Alimento originario della Cina e di consistenza simile alla carne, è ottenuto dal grano tenero ed è molto ricco di proteine, che però sono carenti di lisina (un aminoacido essenziale), quindi per poter raggiungere un alto e completo valore biologico (per valore biologico si intende la quantità di aminoacidi essenziali presenti in un alimento) deve essere integrato da legumi, latticini o altri alimenti proteici.

 

 

Legumi secchi:

 

Dati relativi a:

ammollo – quantità acqua – tempo cottura (non in pentola a pressione)

 

Ceci: 12-24 ore – 1:3 – 2-3 ore            

Lenticchie verdi:

facoltativo – 1:2 – 50-60 minuti                                

Piselli: facoltativo – 1:2 – 50 minuti      

Azuki: 12 ore – 1:3 1 – ora circa          

Fagioli borlotti:  

12 ore – 1:3 – 1 ora circa                                             

Fagioli cannellini:

12 ore – 1:3 – 1 ora circa                                           

Fave: 12 ore – 1:4 – 1 ora e mezza        

 

I tempi di cottura e le proporzioni di acqua sono indicativi, aumentano con il periodo invernale e dipendono dalle condizioni climatiche e dal gusto personale.

 

 

La cottura dei legumi:

consigli pratici

 

Non salate l’acqua di cottura altrimenti si indurisce la buccia.

• all’acqua di cottura unite 2-3 cm. di alga kombu per aiutare la digestione e diminuire l’aria nell’intestino e/o erbe aromatiche come l’alloro e la santoreggia.

• l’acqua di cottura può essere usata per altre ricette, o anche bevuta come bevanda salutare: nel caso degli azuki Hokkaido, ad esempio, svolge una funzione di sostegno per i reni.

 

Alcuni suggeriscono di buttare l’acqua di ammollo dei legumi, altri di tenerla. Personalmente li lavo molto bene un paio di volte, e poi utilizzo l’acqua di ammollo anche per cuocerli. Provate e vedete voi qual’è il modo che vi è più congeniale.

 

Io preferisco usare la pentola a pressione per cuocere i legumi, non solo per motivi pratici e di risparmio energetico (i tempi di cottura vengono praticamente dimezzati), ma anche perché valorizza i legumi. Provate per notare la differenza.

 

 

Hummus di ceci leggero

 

300 g. di ceci cotti e scolati             

il succo di 1 limone                        

1 pizzico di sale                             

1 cucchiaio di tamari o salsa di soia

3 cucchiai di olio extra-vergine

di oliva                                           

un bicchiere di brodo di verdura

o acqua tiepida                              

 

Unisci tutti gli ingredienti in un mixer e aggiungi il brodo a poco a poco per raggiungere la giusta consistenza dell’hummus: una densa crema vellutata.

È un ottimo antipasto, semplicemente spalmato sul pane abbrustolito, o come accompagnamento alle verdure.

 

Nel caso vuoi cuocere i ceci:

Dopo averli lavati un paio di volte con attenzione, lasciali in ammollo tutta la notte in acqua nel triplo del loro volume, con 1 cm. di alga kombu e una foglia di alloro. Al mattino cuoci con l’acqua di ammollo in pentola a pressione per 50 minuti a fuoco medio, e basso dopo il fischio. Lascia sfiatare senza aprire la valvola.

 

Tempi di preparazione

e cottura:                      15 minuti

 

Consiglio dello chef:

A scelta si può aggiungere nel mixer un cucchiaio di tahin (crema di sesamo) e 2 spicchi di aglio ottenendo un sapore più intenso e ricco. È questa la ricetta originale che fa parte dei mezzè, gli antipasti di origine araba.

 

 

Ragù vegetariano

 

200 g. di Azuki già cotti;                

2 foglie di alloro;                           

2 spicchi di aglio;                            

1 cipolla grande;                            

1 rametto di rosmarino;                   

1 cucchiaio di origano tritato;          

2-3 confezioni di pomodori pelati;   

1 gamba di sedano verde;                

1 carota;                                       

3 cucchiai di olio extra-vergine

di oliva;                                          

un bicchiere di vino rosso;               

sale e peperoncino a piacere.            

 

 

Soffriggi l’aglio tritato in una pentola dal fondo spesso dopo averla oliata e aggiungi il rosmarino; cuoci per un paio di minuti e unisci la cipolla affettata finemente insieme al sedano e alla carota tagliati a rondelle sottili. Continua a girare per non fare attaccare.

Nel frattempo passa i legumi con il passaverdure e metti anch’essi in pentola non appena la cipolla imbiondisce; bagna con il vino rosso, unisci i pelati spaccati e l’origano.

Fai sobbollire per quaranta minuti a fiamma bassissima.

Spegni la fiamma, sala e unisci il peperoncino a piacere prima di far cuocere senza coperchio per un paio di minuti mescolando.

 

Tempi di preparazione:     20 minuti                                  

Tempi di cottura:            20 minuti

 

Un sugo dal sapore intenso e deciso, ma con un retrogusto delicato. Si presta benissimo con la pasta fatta in casa, ottimo per chi ama il ragù, ma non mangia carne.

  

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Le domande dei lettori

 

“Uso o non uso la mente?” è la domanda di un lettore, che continua: “Nella meditazione è fondamentale andare oltre la mente, non usare la mente, Osho dice che la mente è il nostro peggior nemico; altre metodologie insegnano a usare la mente, tipo la PNL, l’immaginazione creativa; io ho praticato dinamica mentale... mi spiegate questa apparente contraddizione ed eventualmente come si combinano la Meditazione con l’immaginazione creativa?”.

 

Il punto non è tanto usare o non usare la mente quanto evitare di farsi usare dalla mente. Quando Osho la definisce un nemico non è tanto per invitare a combatterla, o perché ne neghi la validità come valido strumento, utilissimo nella vita pratica – in campi quali la scienza, la comunicazione e anche l’arte ad esempio – bensì perché vuole denunciare la situazione dell’uomo odierno, soprattutto in occidente, che è totalmente identificato con la mente: crede di essere la mente e quindi ne diventa lo schiavo! Questo porta a gravissimi squilibri nel sistema corpo-mente-emozioni: è ormai un dato acquisito che gran parte delle malattie, perlomeno nel mondo occidentale, sono di origine psico-somatica – è la mente che ci fa ammalare! – e dal punto di vista delle emozioni, il voler governare la nostra vita affettiva e di relazione secondo i dettami della mente ci porta a ciò che sempre più spesso viene denunciato come ‘analfabetismo emozionale’: delle nostre emozioni – un continente sconosciuto – non sappiamo che farne, ce le teniamo dentro, le reprimiamo o le neghiamo, fin quando non scoppiano magari in atti inconsulti, scioccando noi stessi e gli altri: “Sembrava una persona così per bene!”.

Ma, ancora più importante, questo identificarsi con la mente ci impedisce di scoprire quello che esiste al di là della mente: il nostro essere reale, la nostra essenza più profonda. Ed è proprio attraverso la meditazione che si può arrivare a questo: quando semplicemente osservando la mente – questo continuo fluire di pensieri, ricordi, progetti, aspettative che ci occupa costantemente la testa prendendosi tutta la nostra energia – riusciamo ad accorgerci di quei, piccoli all’inizio, spazi di silenzio, spazi appunto di non-mente. E notiamo anche i benefici che questa esperienza ci dà: un maggiore essere nel momento, presenti alla realtà che stiamo vivendo, insospettate riserve di energia, una maggiore chiarezza sulla nostra situazione complessiva, sui nostri bisogni, un senso di comunione – e non di contrapposizione, come viene naturale alla mente – con l’intera esistenza.

È proprio da questo spazio – dall’aver cioè scoperto che noi non siamo la mente, che esiste qualcosa di molto più grande e potente, immenso, al di là della mente – che possiamo scoprire come eventualmente usarla per rendere la nostra vita materiale più piacevole, ma anche per rendere più facile proprio il percorso della meditazione. Osho parla spesso di come usare ipnosi e auto-ipnosi in questo ambito e di sicuro la PNL (di cui tu parli, di immaginazione creativa e dinamica mentale non ho esperienza e quindi non posso purtroppo entrare nello specifico, può essere utile magari vedere cosa dice Osho del ‘pensare positivo’ ad es. in OTI dicembre 2002), può venire usata da operatori con una buona esperienza di meditazione proprio per questo scopo, vedi ad es. “Conoscere e usare la mente” OTI luglio 2003.

La mente quindi non è un nemico da combattere, quanto piuttosto un collaboratore da ‘ridimensionare’ – Osho a questo riguardo usa spesso la metafora del servo (la mente) che in assenza del padrone (la consapevolezza) è arrivato a credersi lui il padrone di casa. È qualcosa non da trattare come nemico – combattere contro la mente semplicemente la rafforza – ma semplicemente da osservare, in meditazione, in modo da arrivare ad affidarle le sue precise funzioni evitando con cura che arrivi a governare la nostra vita, rendendola miserabile.

Sul tema della mente, molto molto più vasto di quanto possa essere trattato in queste poche righe, può essere anche utile leggere “La mente che mente” il commento di Osho al Dhammapada di Gautama il Buddha.

 

La redazione dell’Osho Times

 

 

 

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