<< SETTEMBRE 2003 >>

 

IN ATTESA DI COMPLETAMENTO

Per mancanza dell’originale ! ! !

 

 

 

 

in questo numero

 

1 Aggiungi un po’ di PEPERONCINO alla tua vita

 

2 Osho times news

 

12 Una Storia come tante

 

14 Entrare nel proprio vuoto...

 

15 Elogio della solitudine

 

17 Aver bisogno degli altri

 

18 Solitudine...     nemica o    amica?

 

22 L’altra faccia de O O

 

26 Tanta paura...

 

28 Si fa di tutto  Per evitare di star soli...

 

30 Ma  allora....mi metto a fare l’eremita!

 

31 Incontrare me    Un esperienza

 

33 Solitudine: l’assoluta libertà

 

34 Il Miracolo più grande

 

36 Straniero.....in terre straniere

 

37 Ricorda, in ogni istante, che sei solo

 

38 Non aver paura di rischiare!

 

39 Una realtà fondamentale

 

41 Si nasce soli e soli si muore

 

42 Issa ha scritto:

 

44 Solo nella natura

 

46 Liberi e soli  

 

50 Le domande dei lettori

 

52 Un libro da vivere

Preti & Politici - La mafia dell’anima

 

 

 

 

 

 

Aggiungi un po’ di

PEPERONCINO

alla tua vita

 

 

Voglio che abbandoni tutti i giochi: giochi mondani, giochi spirituali, giochi con cui l’umanità intera

si è trastullata fino ad ora. Questi giochi ti fanno rimanere stupido. Ti impediscono di crescere in consapevolezza e giungere alla fioritura suprema.

 

Voglio eliminare tutta la spazzatura che ti intralcia.

Voglio lasciarti da solo, completamente da solo, in modo che non potrai ricevere l’aiuto di nessuno, né aggrapparti

a un profeta, né pensare che Gautama il Buddha ti salverà. Lasciato a te stesso – completamente solo – inevitabilmente troverai il tuo centro più intimo.

 

Non esiste via, né un luogo dove andare,

consigliere, né insegnante o maestro.

Può sembrare duro, può sembrare crudo,

ma lo faccio perché ti amo.

 

Osho

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

 

Osho times news

 

 

Esserci o non esserci?

Un’anteprima:

Nel 2004 The Festival si sposta a Riccione, in un nuovo contesto. L’Osho Times seguirà passo passo la nascita di questo nuovo evento che si prospetta eccezionale sotto tutti i punti di vista e vi terrà aggiornati, presentando via via tutti gli aspetti di un avvenimento cui ci sembra impossibile mancare. Vi aspettiamo!

Un invito a esserci... e un grazie a chi c’è stato e soprattutto a chi ci ha seguito fin dall’inizio, nel lontano anno 2000. Parlo del Festival, l’ultimo tenuto ad Aprile 2003 a Varazze e il prossimo, che accadrà sempre ad Aprile, dal 15 al 18, a Riccione nel 2004. L’esperienza di quest’anno è stata un successo al di là di qualsiasi aspettativa e per me è stato un segnale di responsabilità importante. Veder sorgere davanti ai propri occhi un campo di energia così intenso come quello tangibile di Varazze nei giorni del Festival mi ha reso consapevole dell’importanza di questo evento, e della necessità di trovare spazi più adatti ad accoglierlo. Le seicento persone che facevano insieme la Kundalini, senza altro motivo che fare quella meditazione, individualmente, hanno dato vita, almeno dentro di me, a un’esperienza stupenda: all’improvviso, il messaggio di Osho su ciò che è l’esistenza in quanto pura vibrazione, il suo dire che ‘un meditatore ha solo bisogno di altri meditatori con cui meditare’, la sua insistenza nel non focalizzare lui come motore immobile di una realtà che di fatto è priva di identità, è slegata da personaggi e personalità specifiche, ebbene tutto questo e quant’altro mi ha da sempre tenuto stretto a lui, si è concretizzato alla mia comprensione. Posso solo ringraziare chiunque indiscriminatamente per ciò che è successo: una maturazione lampo che tardava, forse perché è più facile crogiolarsi nella nostalgia dei bei tempi che furono... ‘quando c’era Osho’! E una responsabilità, come dicevo, che tutti gli organizzatori hanno sentito come primaria: quel campo energetico va ricreato, va concretizzato e va rispettato, ancora e di nuovo. È qualcosa che non appartiene a nessuno, ma è fondamentale rendere disponibile questa esperienza: aiuta a spezzare il sonno della coscienza nel quale, nostro malgrado, viviamo. Diventa una pietra di paragone che può mutare l’impatto sulla vita e la Gestalt sul quotidiano, magari aiutando a ridisegnare le priorità e a lasciare un po’ di spazio a se stessi, per essere semplicemente pura energia, una realtà fluida e naturale. Percepirlo sull’onda di un insieme energetico, aiuta poi a percepire quella stessa presenza da soli, di fronte a un’alba o a un tramonto, in riva a un mare o circondati da una pineta; meditando in una stanza o su per i monti.

Da quel successo è nata dunque la necessità di fare un salto, soprattutto per corrispondere ai tanti feedback avuti dai partecipanti. Da qui è nata una ricerca a 360 gradi, un po’ dovunque in Italia, di un posto nuovo dove ricreare in maniera più limpida e cristallina, più pulita e più facile (in tutti i sensi) quella dimensione. Volevamo fare di più e meglio e credo che le basi oggi ci siano, come si potrà vedere fin dal servizio in cui presentiamo la nuova sede del Festival 2004, a Riccione. Sono stati mesi caotici e frenetici, dove tutto accadeva contemporaneamente ed era difficile star dietro a qualcosa che sembrava muoversi di vita propria e dunque prendere la sua forma, la sua personalità. La cosa bella è che è rimasto un gioco, e in chi si è trovato a far parte dell’organizzazione è diventata una certezza il piacere e la gioia implicite a questo gioco. Certo, ci sono eventi magici che regalano all’anima un nutrimento vitale; noi li evitiamo con calcolo perverso, per reazione, paura o semplice inconsapevolezza; e continuiamo a dormire un atavico sonno della coscienza. Ma non è il caso di incolparsi per il fatto di essere ciechi, sordi o muti alla vita; meglio sarebbe approfittare di tutte le occasioni di risveglio che la vita ci offre. The Festival vuole semplicemente essere una di queste occasioni: in questo senso ci stiamo dando da fare con tanto entusiasmo e tanta energia e a te, a tutti coloro che leggeranno queste righe, vorremmo dire: non chiederti perché non esserci, e non lasciarti prendere dalla mente che di certo giustificherà in mille modi, con mille motivi una possibile assenza; soprattutto non incolpare nessuno del tuo non esserci. È una tua semplice responsabilità. Chi ha già partecipato alle nostre iniziative degli anni passati lo sa (non a caso siamo cresciuti da 200 presenze nel 2000 a 1.000 nel 2003) e sono certo che con il passaparola tra amici porterà altri amici, sicuro che riusciranno a sperimentare un contatto esistenziale con se stessi raro e prezioso. Vieni anche tu! È forse il regalo più bello che ti puoi fare.

 

 

 

Nuovi libri di Osho...

Belle novità in campo editoriale.

A fine luglio è uscito – presso le Edizioni RizaIl coraggio - come vivere la propria esistenza senza mai tirarsi indietro. È il primo volume della serie ‘Intuizioni’, tutti libri di Osho su temi specifici, che la stessa casa editrice farà uscire a scadenze di 6/8 mesi. A settembre è atteso il secondo titolo della nuova serie di CD-Libri pubblicati da Oshoba: L’amore. Lo stesso che arriverà ai nostri abbonati al posto del numero di agosto della rivista. Nel CD Osho risponde, in inglese, ad alcune domande su questo tema (sempre attuale... vero?), e il libretto allegato ne contiene la traduzione in italiano. E alla fine di settembre uscirà: La canzone della Vita,  negli Oscar Mondadori: si tratta di una serie di domande e risposte che completano il testo di ‘Il canto della meditazione’ (sempre degli Oscar Mondadori). Portando così a termine la traduzione di “This Very Body the Buddha”:  il commento di Osho al canto della meditazione di Hakuin. Un bellissimo e famoso testo Zen (inizia con: ”Sin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha... “ per poi concludere: “... proprio questo luogo è il Paradiso del Loto, proprio questo corpo è Buddha”.) molto amato da Osho e fondamentale per scoprire cosa possa essere la meditazione.

 

 

 

...anche in inglese

I ‘Darshan Diary’ sono le trascrizioni dei colloqui ‘faccia a faccia’ di Osho con discepoli, meditatori e visitatori, nell’Ashram ai tempi della prima Pune.

Risposte a domande di tutti i tipi fatte da ‘ricercatori del vero’ provenienti da ogni parte del mondo, che dimostrano la profondità, il non-conformismo, l’intuizione e l’amore di Osho di fronte alle questioni e ai problemi personali (spesso del tutto comuni) di chi gli stava di fronte. I libri in sé sono talvolta difficili da trovare perché esauriti, ma è recentemente uscita la nuova edizione – con un design totalmente nuovo – di Hammer on the Rock, uno dei due che Osho stesso ha voluto continuassero a essere pubblicati per intero, degli altri si stanno preparando delle compilation.

Con una bibliografia di quasi 400 titoli (tanti sono i libri di Osho!) è davvero un gran lavoro (e bello) al Resort mandare a ristampare le opere esaurite, dopo un’ulteriore correzione di bozze e spesso un design ex-novo; e presentare poi, man mano che son pronte, le traduzioni in inglese delle serie di discorsi tenute originariamente in hindi. Lavoro interessante anche per i lettori italiani (dopotutto i titoli di Osho in italiano sono ‘solo’ un centinaio)... Di recente o prossima uscita, in inglese, le ristampe di The True Sage, Yoga: A New Dimension, Seeds of Wisdom, Die O Yogi Die (sul mistico indiano Gorakh), The Revolution, Wisdom of the Sands, The Way Beyond Any Way (sulle Sarvasar Upanishad), e questo per citare solo i titoli non tradotti, al momento, in italiano.

I discorsi di Osho, comunque, si possono trovare anche nella sezione Library di osho.com... siete già andati a darci un’occhiata?

 

 

 

Anche in Corea

Grande successo dei libri di Osho quest’anno alla Fiera Internazionale del Libro di Seul. In Corea negli anni ‘80 c’era stata una ‘esplosione’ dei libri di Osho, un vero e proprio ‘caso editoriale’, con un grande impatto sul pubblico che ha dimostrato subito di essere interessato a Osho e il suo lavoro. Negli anni ‘90 a livello editoriale c’era stato un momento di arresto, ma a quel punto praticamente tutti i giovani, in Corea avevano letto o almeno sentito parlare di Osho. E ora il mercato editoriale si sta nuovamente riaprendo, con nuovo interesse, un desiderio di approfondimento. Del resto le cifre parlano da sole: più di 120 libri di Osho tradotti. La casa editrice Taeil, una delle più importanti, ha una collana dedicata a Osho con più di venti titoli, e anche altri importanti editori stanno seguendo il suo esempio.

 

 

 

Un festival del cinema...

Tutto su Osho! Dal 3 al 18 gennaio 2004 si svolgerà all’Osho Meditation Resort di Pune il primo Osho Film Festival, sedici giorni di festa per gli occhi e per lo spirito, piena di “momenti di luce” con Osho, la sua visione e suoi amici. Tutto il gusto di Zorba il Buddha... sullo schermo!

Anzi sugli schermi: durante il corso della giornata su monitor disposti in vari punti del Resort potrai vedere avvincenti video-clip provenienti dall’intera gamma del vasto archivio video di Osho e il suo mondo incluse sequenze rare e praticamente mai viste prima d’ora. Ogni sera ci sarà poi un film su Osho e la sua visione, per mostrare cosa stiano facendo i filmmaker e i mezzi d’informazione di tutto il mondo con il ricco retaggio della vita di Osho e della sua visione. I lettori della osho.com newsletter potranno votare per il loro video-discorso di Osho preferito, e i discorsi vincenti saranno proiettati durante il festival nell’incontro serale della Osho White Robe Brotherhood. Aggiornamenti e nuovi particolari su questa interessante iniziativa sui prossimi numeri dell’Osho Times.

 

 

 

Full Moon Festival

All’Osho Meditation Resort di Pune un’intera settimana di festeggiamenti per la luna piena di luglio, quella che nella tradizione indiana è dedicata al maestro. Concerti di vocalist classici indiani, recital di poesia, spettacoli di varietà in Plaza, party e numerose altre occasioni per celebrare... Senza naturalmente perdere di vista la meditazione; ecco cosa ci scrive un’amica italiana capitata a Pune, dopo una lunga assenza, proprio in quei giorni:

“Al Resort ci sono molti indiani... anziani, famiglie intere e molti, molti giovani. L’energia è bella alta. Saranno loro, sarà il monsone che ci annaffia solo con quelle due secchiate d’acqua al giorno, senza crearci problemi, o molto più probabilmente sarà l’energia del posto, del maestro, ma l’insieme arriva come un massaggio cardiaco... mi fa davvero bene al cuore! Sì, bakti (l’energia d’amore) è qui... lunare, silenziosa ma palpabile. Durante l’Evening Meditation l’Osho Auditorium si riempie. Parte una bella musica che porta calore, e finalmente bakti si scalda e trova la sua voce: Osho! Osho! Osho!

Più tardi, al party, c’era una Band internazionale che suonava. Bravi! In particolare le due soliste, due ragazze indiane, che hanno cantato molto bene. È stato bello... l’atmosfera era festosa e in tutti c’era tanta voglia di cele

 

 

 

Naturalmente... è festa!

Un’atmosfera tutta speciale quella che ha aleggiato fra le strade di Gemmano, nelle colline sopra Rimini, a fine luglio per i nove giorni del Naturalmente Festival: in un ambiente dove si ha ben presente la bellezza e la cura della natura (e infatti questo era uno dei temi: sviluppo sostenibile, alimentazione biologica, energie rinnovabili, rivalutazione del territorio)... tutti insieme a celebrare e meditare.

L’amministrazione comunale, altri enti locali e gli abitanti del paesino si sono uniti agli organizzatori del Festival, una associazione di ‘meditatori e artisti itineranti’ (Chayan, Pavan, Ghyanraj, Lele... per fare solo alcuni nomi) per offrire la loro ospitalità ai partecipanti alla festa; tutti quanti a loro agio anche con attività un poco ‘inusuali’ in paesini dell’entroterra romagnolo, quali meditazione dinamica, arti marziali del Kerala, massaggi watzu all’aria aperta, e così via.

Durante il giorno c’era la possibilità di partecipare a numerose meditazioni, ricevere sedute individuali, visitare il colorato e veramente originale mercatino... e naturalmente incontrare amici vecchi e nuovi, magari gustando una delle leccornie biologiche offerte dei numerosi stand e ristorantini allestiti per l’occasione.

Gli spettacoli degli artisti di strada hanno unito in sincere risate di pancia gli adulti e i molti bambini presenti – ce n’erano veramente tantissimi, ma da dove saranno spuntati? Più tardi, nella piazzetta sotto le stelle, tanta musica e danze, con concerti che hanno spaziato dai Lotus Groove (con Subodha and friends) nella serata d’apertura, alla musica medievale dei bravissimi Musica Officinalis, ai Percussion Voyager che hanno portato percussioni indiane e giapponesi, per concludersi con ‘L’Intrecciata’ dove i canti e le travolgenti danze tradizionali sono state eseguite da artisti... anche di oltre ottanta anni!

Un grosso grazie a tutti coloro che c’erano e un arrivederci all’anno prossimo!

 

 

 

Ancora Romagna...

Terra decisamente fertile, anche di idee su come portare la meditazione in ambienti che a prima vista potrebbero sembrarne lontani. E così, per il secondo anno consecutivo, all’interno del colossale festival del Fittness di Rimini, questa estate ha avuto luogo Healthness, uno spazio dedicato al benessere in genere... e a tutti coloro che vogliono bene a se stessi! In mezzo a stand che promuovevano le più svariate aziende del campo, i tantissimi visitatori hanno potuto sperimentare gratuitamente una gamma vasta e diversificata di tecniche di rilassamento, massaggi, danze e lasciarsi incantare da spettacolari performance: dalle acrobazie di Hui Hui (campionessa europea di wu shu), al whirling di Dahita e Syrim, ai suoni magici delle conchiglie di Nijen che presentava ‘Shellvibes’, il suo cd appena uscito. Gli organizzatori dell’evento (Rita, Manu, Nijen e Somraj) hanno potuto contare sulla partecipazione e l’energia dei tanti amici che da alcuni anni si ritrovano a meditare a Rimini nello spazio della ‘Ternana’.

 

 

 

Novità... sempre novità!

Avevamo chiesto a Samudra, uno degli organizzatori del Centro di Osho di Sommacampagna, di scriverci qualche ‘novità’ sulle loro attività e soprattutto sull’espansione (un nuovo, molto più grande Oshocampus) programmata per l’anno prossimo. Ha preferito invece mandarci alcune riflessioni, che pubblichiamo volentieri, soprattutto di questi tempi dove si riscontra spesso un’attenzione eccessiva verso le ‘novità’:

“Talvolta, quando mi viene chiesto quali sono le novità all’OMC di Sommacampagna, credo di avere la sensazione che ha il pesce se gli chiedi cosa ne pensa del mare: cos’è il mare... e dov’è? Eppure, pensandoci meglio, tutti i giorni sono nuovi e pieni di novità. Non è banale che la cucina sforni 100 pasti ogni giorno, che tutti gli ambienti siano costantemente ripuliti e riordinati, che alla reception ci sia sempre qualcuno pronto a parlare con qualcun altro, e che in ufficio i computer siano attivi dal primo mattino a notte inoltrata. Non dare per scontato che tutto questo accada, e viceversa portare consapevolezza nella routine quotidiana è davvero una grande novità, almeno per quanto mi riguarda. Ho sentito Osho dire che la cosa più straordinaria è essere ordinari, e comincio a capire meglio cosa vuol dire.

Un’altra novità che non è per niente nuova, se non per la fresca comprensione che si sta delineando in me, recita: come faccio a essere qui e ora e a occuparmi dell’apertura dell’Oshocampus nell’autunno del 2004 o del programma dei gruppi nel 2005? La prima considerazione è che non c’è differenza sostanziale tra un futuro che accade tra un secondo e uno che accade tra un anno, e lo stesso vale per quel che mi è accaduto ieri... oppure quand’ero bambino. La vera differenza è data dal capire o meno che esiste solo questo momento, in questo preciso punto dove sono ora.

Capire, ricordarmi che sono vivo, e questo è tutto quel che serve per vivere questo momento. E poi arriveranno altri momenti, accadranno tantissime cose, ma ancora ci sarà un solo elemento che farà la differenza: la consapevolezza. La consapevolezza di questo singolo momento, in tutti i suoi aspetti, è la consapevolezza che ho tutto quello che serve per vivere questo momento pienamente e per accettarlo in toto senza condizioni: sono vivo, qui – in questo posto, adesso – in questo momento. Gratitudine.”

Risulta chiaro, quindi, che per informazioni sulle attività e altre ‘novità’ è il caso di andare a curiosare sul loro sito: www.omcsomma.it. Oppure visitarli di persona... si dice che la domenica, oltre all’Evening Meditation, si celebri anche con una pizza davvero eccezionale! Un abbinamento sicuramente da provare.

 

 

 

Italia Germania...

A differenza della mitica semifinale – finita 4 a 3... fu anche il titolo a un film da tanto era entrata nella memoria collettiva - dei mondiali di calcio di tanti anni fa, non ha entusiasmato praticamente nessuno la telenovela di cui quest’estate erano pieni i media sui ‘cattivi’ rapporti italo-tedeschi: insulti a un parlamentare tedesco da parte del nostro Presidente del Consiglio e poi scuse (o meglio ‘rammarico’), prontamente vanificate dal nostro sottosegretario al Turismo che per apparire sui giornali (e chi lo aveva mai sentito nominare prima?) si mette a trattare a male parole proprio il gruppo più nutrito e affezionato di turisti che ha l’Italia, con seguito di vacanze italiane cancellate da parte del cancelliere tedesco (insieme ad altri tedeschi ‘normali’)... e via delirando. Una settimana e più di ‘politica dello spettacolo’ debitamente seguita e alimentata dai media, a cui non pareva vero di aver un bel po’ di materiale ‘caldo’ da pubblicare. E d’altra parte una splendida occasione per osservare la ‘mente’ al lavoro: la mente che dal nulla crea i problemi (invece di risolvere quelli esistenti), che è sempre volta al passato in cerca di negatività da rimestare, la mente che vuol sempre dividere... e mai riesce a unire. La mente,politica’ per definizione – e a ben vedere senza troppe distinzioni, anche se fra i politici ci sono i ‘migliori’ e gli infimi – la mente... un po’ di tutti noi! Di chi, magari anche solo per un attimo, si è messo a riconsiderare vecchi stereotipi, alimentati dall’ignoranza e dalla poca frequentazione, che ci volevano “mangiaspaghetti” di qua e “mangiapatate” di là... dimenticandosi del tutto della realtà del presente, dove ad esempio in Germania gli emigranti italiani sono ormai usciti dai ‘ghetti’ delle pizzerie, dei cantieri edili e delle catene di montaggio, e si sentono sempre più cognomi italiani in campi quali lo spettacolo, l’arte, l’impegno sociale... e proprio l’altro giorno mi è capitato di leggere che in un gruppo di città tedesche sono stati importati (riconoscendone l’origine!) i principi e l’organizzazione italiani dello ‘Slow Food’ per rilanciare il cibo e le produzioni alimentari del territorio. E sempre in tema di “unione” culinaria proprio in Italia mi è capitato di assistere a una curiosa scenetta: in una splendida trattoria di Urbino, una coppia di turisti tedeschi se ne va seccatissima, sbattendo il menù sul tavolo perché “non c’era un menù in tedesco”... e dal tavolo vicino un altro avventore, sempre tedesco – che si stava godendo un delizioso piatto di “fettuccine alla norcina” – commenta che gente così farebbe meglio a starsene a casa loro... o al massimo andare da McDonald!

 

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Una Storia come tante

Trovarsi soli all’improvviso, fa male...

Riflessioni di Dhana sui vari aspetti della solitudine.

 

 

Da alcuni punti di vista sono una persona fortunata: non sono stato abbandonato dai genitori (casomai ho avuto il problema inverso), la mia infanzia l’ho vissuta negli anni sessanta nella periferia di una grande città (era facile trovare amici con cui giocare: noi figli del baby-boom siamo realmente tanti), sono stato adolescente negli anni settanta, quando l’aggregazione giovanile era ai massimi livelli, ho sempre avuto amici… e anche relazioni amorose, senza mai lunghi periodi di celibato. Quindi l’ultimo dei miei problemi dovrebbe essere stato quello della solitudine, giusto? Sbagliato! Il sentirmi solo è stata spesso una costante che, ironia della sorte, mi ha tenuto compagnia.

Nella prima parte della mia vita la solitudine è stata una condizione che, provocandomi sofferenza, ho cercato di non sentire, come tantissime altre emozioni, coprendola nelle più svariate maniere: ho frequentato persone con cui avevo scarse affinità, ho intrapreso viaggi, ho avuto relazioni con donne che non amavo, ho guardato la TV per giorni interi e chissà che altro ho fatto! Poi ho iniziato il viaggio più lungo, quello verso il mio mondo interiore.

Una delle prime cose che mi sono successe, dopo l’incontro con la meditazione e con Osho, è stata un’esperienza veramente particolare, che ricordo ancora benissimo dopo tutti questi anni. Stavo uscendo dalla casa di un’amica dove ci eravamo appena detti, con la serenità che hanno due persone che sono d’accordo, che era meglio finire la nostra breve relazione, meglio essere semplici amici. Andai alla mia auto, sotto una leggera pioggerellina, sollevato, per me i distacchi sono sempre un po’ critici, ma con un leggero magone. In fondo, mi dicevo, era pur sempre finita una relazione, anche se breve e poco coinvolgente. Salii in auto con un esagerato nodo alla gola, misi in moto e il magone diventò profonda, disperata tristezza; mi avviai e iniziò a piovere forte, mentre anche dentro di me si scatenava un fortissimo temporale. È iniziato con una sensazione che è partita dalla mia pancia, completamente annodata su se stessa, e rompendo la diga della mia gola si è trasformata in un suono simile al rantolo di un animale, ed è uscita dalla bocca come grido straziante, e dagli occhi come, letteralmente, schizzi di lacrime. Guidavo e piangevo, urlavo e guidavo, piangevo e urlavo. Naturalmente ho dovuto fermarmi: non era possibile far finta di niente e non sentire cosa stava succedendo dentro di me; che cosa era lì da sempre e, prepotentemente, affermava la sua esistenza: la solitudine. Solitudine vera, totale, esistenziale. Seduto in macchina ho vissuto un vera e propria catarsi. Ondate dopo ondate: non potevo far altro che assecondare l’energia che mi pervadeva intensa, poi lieve, poi ancora con forza. Dopo una mezz’ora sono stato in grado di ripartire, tornare a casa e godermi quella meravigliosa sensazione di leggerezza che dona un’esperienza purificante. E poiché la catarsi è avvenuta aldilà di me, senza che la provocassi, ma senza neanche la possibilità che la fermassi, mi è stato facile osservare tutto dalla posizione privilegiata del testimone ‘sopra la collina’, disidentificarmi dal corpo che si scuoteva incontrollato, staccarmi dall’emozione che, vissuta e sentita veramente, non è più così terribile come sembra. E una cosa mi fu chiarissima: una reazione così forte non era certo riferita a quella poco intensa storia d’amore appena finita, sicuramente c’era molto altro di represso, nel mio inconscio, che stava salendo a galla.

Così ho iniziato a gettare sguardi sempre più profondi sul fenomeno del sentirmi solo, un sentimento che può anche cogliermi, bizzarramente, quando sono circondato da molta gente. Ho visto quanto sia collegato alla paura di affrontare la vita e reggermi sulle mie gambe, al bisogno di conferme dall’esterno, alla necessità di continuare a vivere, per questioni di sicurezza, i ruoli che ci diamo, o ci lasciamo assegnare.

Per fortuna ho imparato, con gli anni, che posso anche bastare tranquillamente a me stesso, che lo stare in compagnia può essere una scelta dettata dal piacere, non dal bisogno. Ho appreso che dentro noi stessi ci si va da soli e che la quiete interiore, che la solitudine dona, è una necessità, a volte.

Mi sono trovato a tu per tu con il mio sentirmi solo, ma sempre più spesso anche con la coscienza dell’essere solo. Distinguere queste due cose, simili ma profondamente differenti, è fondamentale per vivere una vita ‘da re’ e non da mendicante. Sentirmi solo significa non aver fiducia in me stesso, dà energia alla negatività che produce la mente, al lamento, alla paura. Essere solo è essere conscio delle difficoltà della vita, ma anche del mio potere, è sapere che la via alla consapevolezza passa, inevitabilmente, per l’affrontare le mie paure. E quando sono solo, confrontarmi con la vita non fa più paura.

Procedo in compagnia di tanti compagni di viaggio (sono un mezzo per progredire, tanto quanto lo sono io per loro), ma perfettamente consapevole che nessun altro potrà superare per me un ostacolo, perché l’ostacolo è dentro di me; e quindi so che oltre alle difficoltà affronto anche un paradosso: il Maestro mi indica una strada che è affollata di gente, ma sulla quale sono completamente solo.

 

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Entrare nel proprio vuoto...

È utile anche a superare la depressione, ne parla un terapeuta.

 

 

La cultura occidentale ci insegna in maniera molto sottile a temere ed evitare il vuoto e a riempire lo spazio quanto più possibile con la nostra azione, o con oggetti. Oppure noi lasciamo che sia l’azione degli oggetti (per esempio automobili, tv) a riempire il nostro spazio. In Oriente il vuoto può avere un valore supremo di per se stesso e in se stesso. Gli si può credere. Può essere produttivo. Il Tao Te Ching sottolinea che trenta raggi fanno una ruota, ma che solo nel vuoto del suo centro sta la sua utilità. Muri e porte fanno una casa, ma solamente nel vuoto che c’è tra di loro c’è la sua vivibilità.

Seguendo il punto di vista orientale ho provato a esplorare gli spazi vuoti. Se per caso il paziente analizzava ossessivamente ogni mossa e si preoccupava di ogni cosa della sua esistenza lo incoraggiavo a lasciarsi portare. Se riempiva lo spazio ansiosamente con parole, cercavamo insieme una possibilità di silenzio. Incoraggiavo la persona che aveva paura di scendere nella depressione a esplorarla.

Trovavamo sempre la stessa cosa, che il tanto temuto spazio vuoto è un vuoto fertile, e che esplorarlo è un punto di svolta verso il cambiamento terapeutico. La ‘soluzione’ passa attraverso i vuoti e le paure che ci trattengono dall’esplorarli, a mano a mano che questi vengono riconosciuti, perdono la loro forza. A questo punto in questi vuoti possiamo anche entrare.

 

di W. Van Dusen

da www.pensarecolcorpo.it

 

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Elogio della solitudine

"O bisogno della solitudine e cioè del ritorno a me stesso..

..Lo diceva anche Nietzche

 

 

La solitudine è del tutto distinta dal sentirsi soli. Quando ti senti solo, ti manca l’altro, quando sei solo, sei felice con te stesso. Sono due cose totalmente diverse.

Il sentirsi soli è una sofferenza, l’essere soli è estasi.

Quando sei felice con te stesso, quando ami te stesso, e la tua solitudine ti riempie, quasi fosse una presenza, allora… allora è solitudine. Quando ti senti vuoto, arido, cupo, e senti la mancanza dell’altro e sei alla ricerca di qualcosa che riempia il tuo vuoto… Quando sono da sole, le persone aprono il frigo e si mettono a mangiare, o rileggono il giornale che hanno già letto tre volte – ricominciano di nuovo a sfogliarlo. Oppure pensano a dove andare, al cinema, a un concerto o a fare shopping, ma devono fare qualcosa. Non sopportano di sentirsi sole, è una sofferenza, un inferno.

La solitudine è una bellezza. È un momento di pura, immensa e incomparabile felicità. Nella vita non esiste nulla che sia paragonabile alla bellezza e alla grazia della solitudine.

Quando sei solo, sei un dio. Quando ti senti solo non sei nulla, sei solo un buco nero, vuoto, sterile.

Nella solitudine non ti senti mai a disagio. Ti rende felice a tal punto che non riusciresti a immaginarlo, non potresti neppure sognartelo. Buddha è solo, Mahavira è solo, Kabir è solo, e sono soli anche in mezzo alla folla. Non puoi distruggere la loro solitudine. È un fenomeno cristallizzato.

Cerca di capire. Eri solo quando sei nato, e sarai solo quando morirai. Questi sono i due momenti fondamentali della vita: nascita e morte. Sei nato solo e morirai solo. I momenti più importanti della vita – l’inizio e la fine – avvengono in solitudine. Quando mediti, di nuovo sei solo. Per questo la meditazione è morte e nascita. Muori al passato e rinasci come nuovo, nell’ignoto.

Persino nell’amore, quando pensi di essere insieme a qualcuno, in realtà non lo sei. Ci sono due solitudini. Nell’amore vero nulla va perduto. Quando due amanti sono insieme, se si amano davvero – e non cercano di possedersi e dominarsi a vicenda, perché quello non è amore, è odio, è violenza – se si amano e l’amore nasce dalla loro solitudine, vedrai l’unione di due splendide solitudini. Sono come due picchi himalayani, che svettano nel cielo, ma separati. Che non interferiscono. In realtà l’amore profondo ti fa scoprire la purezza della tua solitudine.

Ogni cosa reale e vera ti conduce alla solitudine. Ma tu ne hai paura e dici di sentirti a disagio.

Ci sono cose che si possono fare solo in solitudine. Amore, preghiera, vita, morte, esperienze estetiche, momenti di beatitudine – arrivano tutti quando sei solo. Quando sei innamorato, pensi di essere con qualcuno. Forse quel qualcuno è solo un riflesso della tua solitudine, è solo uno specchio in cui si riflette l’immagine della tua solitudine. Ma più il tuo amore diventa profondo, più ti accorgerai che neppure il tuo amante può penetrare la tua solitudine, che è assoluta – ed è un bene che sia così, altrimenti saresti una cosa pubblica. E non avresti un nucleo profondo dove puoi essere solo. E potresti essere violato. Invece la tua solitudine è assoluta, nessuno la può violare.

Puoi uccidermi, ma non distruggere la mia solitudine. È la mia libertà. Mi puoi incatenare, ma non puoi farlo con la mia solitudine. Persino in prigione, sarò solo. La solitudine è la mia natura essenziale. Non può essere distrutta, nessuno me la può portar via.

Ti racconterò una storiella, per non rendere le cose troppo serie.

 

 

Un pomeriggio, Susanna incontra per strada la sua amica Alice e nota che Alice è molto avanti con la gravidanza.

“Sai,” dice Susanna, “avrei dato qualunque cosa per avere un bambino, ma penso che il mio sia un caso disperato”.

“So come ti senti,” dice Alice. “Anche mio marito si sentiva così. Ora però va tutto bene, sono ormai all’ottavo mese”.

“Cos’hai fatto?”.

“Sono andata da un guaritore”.

“Oh, anche noi ci abbiamo provato,” dice Susanna. “Ci siamo andati per sei mesi”.

“Non essere stupida,” ribatte Alice. “Vacci da sola”.

 

 

Ci sono alcune cose che è meglio fare da soli. La meditazione è una, dio è un’altra, e la morte un’altra ancora, bisogna andarci da soli.

Il sannyas, la meditazione sono proprio questo... un salto nell’abisso interiore, che ti toglie tutti gli attaccamenti, tutto quello che possiedi, e la possessività stessa. È una via negativa: continuo a portarti via cose – il tuo modo di pensare, le tue ideologie, la tua religione, la tua chiesa, la tua Bibbia, il tuo Corano. Non faccio che togliere. Finché non rimarrai solo, privato di tutto. Ti sentirai come in un abisso, perché non puoi aggrapparti a nulla. Rilassati, riposa nell’abisso… e all’improvviso la prospettiva cambierà radicalmente. Vedrai che l’abisso è la tua natura e non hai bisogno di aggrapparti a qualcosa. Tu sei così. Il silenzio interiore è la tua natura. L’assenza di pensieri è la tua natura. La solitudine non è da temere, ma da gustare, da masticare con cura, da digerire. E vedrai, dalla solitudine sboccerà la beatitudine, sbocceranno fiori di pura felicità.

Ma attraverserai una fase transitoria in cui non avrai nulla cui aggrapparti e non avrai idea di cosa può succederti e ti troverai nell’incertezza più totale. I mistici cristiani ne hanno parlato, giustamente, come della buia notte dell’anima. La vecchia luce è svanita e quella nuova non è ancora sorta. Capita quando arrivi da fuori, dove il sole è a picco e la luce abbagliante, ed entri in una stanza: non vedi nulla, ti sembra buia. Ma a poco a poco il buio scompare, gli occhi si abituano alla nuova luce e vedi di nuovo, non sei più abbagliato dalla luce del sole.

Per vite intere sei rimasto fuori sotto il sole. Hai vissuto una vita di sofferenze – vite e vite di sofferenza. Ti ci sei abituato. Quanto arrivi al tuo essere, vedi solo buio, abisso, vuoto. Non vedi nient’altro. Riposa un pochino, lascia che gli occhi si abituino alla nuova luce, una luce priva di calore, una fiamma che non brucia...

 

tratto da: Osho, Estasi, il linguaggio dimenticato La Giuntina Ed.

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Aver bisogno degli altri

Ma perché siamo sempre a mendicare un po’ d’attenzione?

 

 

Cercare attenzione è una debolezza umana, una delle più radicate.

Il motivo per il quale cerchiamo attenzione è che non conosciamo noi stessi. È solo negli occhi degli altri che vediamo il nostro volto, nelle loro opinioni troviamo la nostra personalità. Le loro parole contano moltissimo. Se ci trascurano, ci ignorano, ci sentiamo perduti. Se passi e nessuno ti dà attenzione, comincerai a perdere quello che ti eri costruito: la personalità. È qualcosa che hai messo insieme tu. Non l’hai scoperta, non è naturale. È molto artificiale e arbitraria.

Non sei il solo a mendicare attenzione, quasi tutti lo fanno.

E la situazione non può cambiare, finché non scopri il tuo sé autentico, che non dipende dall’opinione di nessuno, né dall’attenzione, né dalle critiche, né dall’indifferenza. Non centra nulla con gli altri. Dato che pochissimi sono stati in grado di scoprire la loro realtà, il mondo intero è pieno di mendicanti. In fondo in fondo, tutti state cercando di ricevere attenzione: è il nutrimento per la personalità. Anche le condanne degli altri, le critiche, le ostilità sono accettabili, perlomeno gli altri ti stanno dando attenzione; naturalmente se sono amichevoli e rispettosi è molto meglio, ma ti è comunque impossibile sopravvivere come personalità senza un qualche tipo di attenzione. Può essere negativa o positiva, non importa. Gli altri devono parlare di te, rispettosi o offensivi, entrambi servono il medesimo scopo.

Vorrei che considerassi la parola rispetto. Non significa onore, come dicono tutti i dizionari, senza eccezioni. Rispetto significa semplicemente guardare di nuovo, ri-guardare. Quando passi per strada, qualcuno si volta a guardare: hai attirato la sua attenzione, sei qualcuno. Poiché il rispetto ti fa sentire speciale, sei disposto a fare qualunque sciocchezza per ricevere attenzione.

In tutte le epoche, le persone hanno cercato in migliaia di modi di ricevere attenzione. Modi non necessariamente razionali – come i punk occidentali, per esempio. Cosa cercano in realtà tagliandosi i capelli in modo strano e bizzarro, e tingendoli in tonalità psichedeliche? Cosa vogliono? Sono mendicanti. Non ci si dovrebbe arrabbiare con loro, perché è quello che vogliono. Non si dovrebbe condannarli, è quello che vogliono. I genitori non dovrebbero criticarli, perché è questo che cercano. Non possono vivere senza l’attenzione della gente.

L’attenzione è uno straordinario nutrimento per l’ego.

Il mendicare attenzione non è un tuo problema personale, è una realtà umana. E il motivo è la tua dipendenza dalla personalità, che è falsa, che è stata creata dalla società, e che può esserti tolta dalla società. Non diventarne dipendente. Non è tua.

Di tuo hai l’individualità. Scoprila! E il nome della scienza per scoprirla è meditazione. Quando conosci te stesso, gli altri non ti interessano. Persino se il mondo intero si scordasse di te, non importerebbe, non farebbe la minima differenza; e anche se, al contrario, il mondo intero ti riconoscesse, non creerebbe alcun ego. Sai che l’ego è falso, e affidarsi a una menzogna è come costruire una casa sulla sabbia, priva di fondamenta. Le vostre personalità sono come firme sull’acqua. Non hai ancora finito di scrivere e la firma già svanisce.

Non dipendere dagli altri! Diventa indipendente nel tuo essere.

Ascolta solo la tua voce interiore.

La puoi sentire non appena inizi ad acquietare e tacitare la mente – e non è difficile. E quando dico che non è difficile, lo faccio con autorità assoluta: non è difficile! Se è accaduto a me, può accadere a te – non c’è differenza. Tutti gli esseri umani sono potenzialmente in grado di conoscere se stessi. E dal momento in cui conosci te stesso, nessuno ti potrà privare della tua individualità.

Un individuo è la sola persona che può liberarsi da questo stato di accattonaggio, altrimenti rimarrai un mendicante per tutta la vita. E in maniera sottile non fai che mendicare di continuo.

Se desideri l’attenzione degli altri, devi seguire le loro idee. Devi sempre essere un gregario, devi sempre essere un credente, devi sempre essere stupido e idiota.

Ma se vuoi liberarti dall’accattonaggio, dovrai liberarti da ego e personalità. Dovrai imparare che non c’è nulla nel rispetto, né nella reputazione, che non c’è nulla nella rispettabilità. Non sono che parole vuote, banali e insignificanti. Hai in te la realtà, ma finché non la scopri, dovrai fare affidamento sugli altri.

Siete tutti imperatori, ma dovete scoprirlo in prima persona.

E questa scoperta non è difficile: il tuo regno è dentro di te.

Devi solo imparare a chiudere gli occhi e guardare dentro. Un po’ di disciplina, un po’ di pratica a non rimanere focalizzato di continuo sull’esterno, ma a volgersi dentro, almeno una o due volte al giorno, quando trovi un po’ di tempo… a poco a poco inizierai a diventare consapevole del tuo essere eterno.

 

tratto da: Osho, The Great Pilgrimage from Here to Here, #1

 

 

 

 

Cercare attenzione è una debolezza umana, una delle più radicate.

Il motivo per il quale cerchiamo attenzione è che non conosciamo noi stessi. È solo negli occhi degli altri che vediamo il nostro volto, nelle loro opinioni troviamo la nostra personalità. Le loro parole contano moltissimo. Se ci trascurano, ci ignorano, ci sentiamo perduti. Se passi e nessuno ti dà attenzione, comincerai a perdere quello che ti eri costruito: la personalità. È qualcosa che hai messo insieme tu. Non l’hai scoperta, non è naturale. È molto artificiale e arbitraria.

Non sei il solo a mendicare attenzione, quasi tutti lo fanno.

E la situazione non può cambiare, finché non scopri il tuo sé autentico, che non dipende dall’opinione di nessuno, né dall’attenzione, né dalle critiche, né dall’indifferenza. Non centra nulla con gli altri. Dato che pochissimi sono stati in grado di scoprire la loro realtà, il mondo intero è pieno di mendicanti. In fondo in fondo, tutti state cercando di ricevere attenzione: è il nutrimento per la personalità. Anche le condanne degli altri, le critiche, le ostilità sono accettabili, perlomeno gli altri ti stanno dando attenzione; naturalmente se sono amichevoli e rispettosi è molto meglio, ma ti è comunque impossibile sopravvivere come personalità senza un qualche tipo di attenzione. Può essere negativa o positiva, non importa. Gli altri devono parlare di te, rispettosi o offensivi, entrambi servono il medesimo scopo.

Vorrei che considerassi la parola rispetto. Non significa onore, come dicono tutti i dizionari, senza eccezioni. Rispetto significa semplicemente guardare di nuovo, ri-guardare. Quando passi per strada, qualcuno si volta a guardare: hai attirato la sua attenzione, sei qualcuno. Poiché il rispetto ti fa sentire speciale, sei disposto a fare qualunque sciocchezza per ricevere attenzione.

In tutte le epoche, le persone hanno cercato in migliaia di modi di ricevere attenzione. Modi non necessariamente razionali – come i punk occidentali, per esempio. Cosa cercano in realtà tagliandosi i capelli in modo strano e bizzarro, e tingendoli in tonalità psichedeliche? Cosa vogliono? Sono mendicanti. Non ci si dovrebbe arrabbiare con loro, perché è quello che vogliono. Non si dovrebbe condannarli, è quello che vogliono. I genitori non dovrebbero criticarli, perché è questo che cercano. Non possono vivere senza l’attenzione della gente.

L’attenzione è uno straordinario nutrimento per l’ego.

Il mendicare attenzione non è un tuo problema personale, è una realtà umana. E il motivo è la tua dipendenza dalla personalità, che è falsa, che è stata creata dalla società, e che può esserti tolta dalla società. Non diventarne dipendente. Non è tua.

Di tuo hai l’individualità. Scoprila! E il nome della scienza per scoprirla è meditazione. Quando conosci te stesso, gli altri non ti interessano. Persino se il mondo intero si scordasse di te, non importerebbe, non farebbe la minima differenza; e anche se, al contrario, il mondo intero ti riconoscesse, non creerebbe alcun ego. Sai che l’ego è falso, e affidarsi a una menzogna è come costruire una casa sulla sabbia, priva di fondamenta. Le vostre personalità sono come firme sull’acqua. Non hai ancora finito di scrivere e la firma già svanisce.

Non dipendere dagli altri! Diventa indipendente nel tuo essere.

Ascolta solo la tua voce interiore.

La puoi sentire non appena inizi ad acquietare e tacitare la mente – e non è difficile. E quando dico che non è difficile, lo faccio con autorità assoluta: non è difficile! Se è accaduto a me, può accadere a te – non c’è differenza. Tutti gli esseri umani sono potenzialmente in grado di conoscere se stessi. E dal momento in cui conosci te stesso, nessuno ti potrà privare della tua individualità.

Un individuo è la sola persona che può liberarsi da questo stato di accattonaggio, altrimenti rimarrai un mendicante per tutta la vita. E in maniera sottile non fai che mendicare di continuo.

Se desideri l’attenzione degli altri, devi seguire le loro idee. Devi sempre essere un gregario, devi sempre essere un credente, devi sempre essere stupido e idiota.

Ma se vuoi liberarti dall’accattonaggio, dovrai liberarti da ego e personalità. Dovrai imparare che non c’è nulla nel rispetto, né nella reputazione, che non c’è nulla nella rispettabilità. Non sono che parole vuote, banali e insignificanti. Hai in te la realtà, ma finché non la scopri, dovrai fare affidamento sugli altri.

Siete tutti imperatori, ma dovete scoprirlo in prima persona.

E questa scoperta non è difficile: il tuo regno è dentro di te.

Devi solo imparare a chiudere gli occhi e guardare dentro. Un po’ di disciplina, un po’ di pratica a non rimanere focalizzato di continuo sull’esterno, ma a volgersi dentro, almeno una o due volte al giorno, quando trovi un po’ di tempo… a poco a poco inizierai a diventare consapevole del tuo essere eterno.

 

tratto da: Osho, The Great Pilgrimage from Here to Here, #1

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

 

Solitudine...     nemica o    amica?

Giovane, simpatica, piena d’amici e con un bel fidanzato... ma anche sola! Padma riflette sul problema della solitudine e sullo star da soli... e ne parla anche con alcuni dei suoi tanti amici.

 

 

La solitudine... difficile definirla! Il primo pensiero che mi viene in mente è che la solitudine ha diversi stadi. Ad esempio se sono da sola nella mia stanza, mi sento bene, mi sento tranquilla e addirittura nutrita da questo spazio in cui nessun altro all’infuori di me è presente; ma so anche che questo accade perché sono consapevole che fuori da quella porta c’è un fidanzato e un sacco di amici con cui mi posso relazionare, in qualunque momento; quindi ecco che la mia solitudine in realtà diventa come una pausa, un break tra i tanti momenti di vita sociale della mia giornata e quindi un piacere.

Certo è che quando intraprendi il cammino della meditazione accade quasi naturale staccarti a poco a poco dall’identificazione con ogni tipo di gruppo: familiare, politico, sociale, religioso... Ti rendi sempre più conto di non appartenere a nessuno di questi e nessuno appartiene a te e a quel punto nel tuo viaggio sei davvero solo.

Questa solitudine può essere sconfortante, ma se ne cogli gli aspetti positivi può darti quella carica e quella fiducia in te stesso con cui poter affrontare qualunque cosa.

Ogni decisione, ogni passo dipendono solo da te e non hai nessuno su cui contare o su cui appoggiarti e quindi nulla da perdere e ogni cosa si trasforma in una stupenda avventura dove ogni volta ti rimetti in gioco come fosse la prima volta.

E questi continui salti nel vuoto sono un allenamento per affrontare l’ultimo e più importante salto della nostra esistenza quel salto che ci porta direttamente tra le braccia dell’esistenza in quella dolce solitudine... la morte dell’ego.

A questo punto ho voluto ficcare un po’ il naso nelle solitudini altrui, per cercare di capire quanto e come gli altri si relazionino o meno con questa nemica amatissima.

 

Trovarsi all’improvviso

da solo

 

Subhuti, 56 anni, da solo da più di 6 anni dopo la fine di una lunga e importante relazione ci racconta come ha raggiunto e come vive la sua solitudine. “Dopo quegli otto anni trascorsi in profonda intimità con una donna” dice “mi sono reso conto di quanto quella relazione mi avesse solo illuso di avere raggiunto uno spazio di solitudine, di cui pensavo aver compreso il vero significato e imparato a conviverci. In realtà, quando la storia d’amore si è conclusa, mi sono accorto che quella comprensione era solo a livello intellettuale. Trovarmi improvvisamente da solo mi ha completamente scioccato. Non ero assolutamente pronto a stare da solo.

Ma andando proprio attraverso quel dolore ha capito il vero significato dello stare da solo, quello stato dell’essere di cui Osho parla, quell’attitudine con cui bisogna affrontare la vita, perché quella è l’unica cosa reale che ci circonda, la vera natura dell’uomo, tutto il resto sono solo illusioni. Siamo nati soli, viviamo soli e moriremo soli. Se riusciamo a comprendere questo la stessa comprensione di noi stessi è più reale ed è come creare quella stessa intimità che hai in una relazione... ma con te stesso. Ecco perché lui dice che comunque la profonda storia d’amore che ha avuto in realtà lo ha aiutato, perché prima di allora non sapeva cosa significasse essere intimo con qualcuno... figuriamoci con se stesso.

“Facciamo di tutto” dice “per evitare di vedere e vivere la nostra solitudine, ci rifugiamo in ogni tipo di distrazione come leggere il giornale, guardare la televisione, telefonare a un amico o buttarci a capofitto in storie d’amore più o meno appaganti, ma in questo modo stiamo solo scappando. “Sebbene abbia avuto altre relazioni e abbia molti amici” continua “mi rendo conto che tutto questo ormai mi tocca in modo molto superficiale e rimane ben lontano dal mio centro, in cui sento forte adesso l’esigenza di rimanere un individuo indipendente dagli altri, ben radicato in me stesso e nutrito dal mio stare da solo”. E conclude dicendo “Per me sembra essere una tappa necessaria nel percorso di ogni ricercatore, riconoscere a un certo punto la propria unicità e individualità, che se da un lato richiede molto coraggio, dall’altro ci dà la libertà assoluta”.

 

 

Fino in fondo

nella solitudine

 

Terry, single da più di tre anni, ci dice che nella sua esperienza ci sono tre modi diversi di rapportarsi con la vita: l’isolamento, l’essere soli con se stessi e l’unione dell’individuo con l’esistenza. “Mi capita di passare da uno all’altro in continuazione” dice.  “Quando mi sento nel dolore della solitudine e sento che la mente mi crea questo tipo di sofferenza, allora ci entro con intensità e mi metto in silenzio e isolamento per alcuni giorni. All’inizio tutto diventa ancora più cupo e difficile, ma quando entro in sintonia col mio silenzio interiore, ecco che inizio a stare bene nuovamente con me stesso, con la mia energia, sento che in me si crea una certa armonia e accettazione di quello che sono, così come sono. A quel punto sono pronto a rimettermi in relazione con gli altri, a condividere, e in questo modo mi sento anche in unione e armonia con l’esistenza. Ci dice che ovviamente queste fasi si continuano a ripetere nella sua vita, ma portano ogni volta a una crescita sempre maggiore.

“Ogni volta che entro in silenzio, il silenzio è sempre più profondo, ogni volta che mi riconnetto con le persone c’è sempre maggiore gioia nel farlo e ogni volta che entro in quella fase di isolamento, sembra durare sempre meno, come se mi accorgessi di quanto in realtà parte di quell’isolamento che penso reale, sia creato dalla mente”.

 

 

Io non volevo star da sola

 

Ratna fin da piccola si è sempre creata situazioni in cui poter stare con altre persone, fino addirittura allo sfinimento, che poi automaticamente creava uno spazio in cui ‘finalmente’ poteva stare da sola. Ma non è mai stato il suo vero interesse stare da sola: in qualche modo faceva sì che accadesse a dispetto della sua volontà.  “Ero infermiera prima di arrivare da Osho e ho sempre avuto a che fare con un mucchio di persone, ma senza poterle scegliere, e quando sono arrivata qui il mio interesse non era quello di stare con me stessa, ma al contrario, quello di relazionarmi con persone finalmente scelte da me! Stare da sola, entrare in meditazione e connettermi col mio silenzio interiore era tutto l’opposto di quello che volevo... io volevo connettermi con l’esterno, non con l’interno, ed è quello che ho fatto per molto tempo. Adesso dopo molti anni forse posso dire di aver imparato ad apprezzare un po’ di più il tempo che trascorro da sola con me stessa e di esserne meno spaventata”. Aggiunge che questo le ha dato una maggiore fiducia in se stessa, perché si è resa conto che quello che le impediva di stare bene da sola – e che la portava a perdersi nella gente – era la paura di affrontare se stessa, di affrontare quella parte che non sa, che non conosce, che ha paura, che non può dare delle risposte. Piano piano ha però imparato che anche non sapere, sentire l’incertezza del futuro è una cosa naturale e va perfettamente bene così. Qualcosa in lei a quel punto si è rilassato.

“La solitudine è qualcosa di molto vicino a me, che voglio sempre di più, ma che allo stesso tempo mi spaventa e cerco di evitare... ma poi ci torno: ha un fascino irresistibile. È una sorta d’amore-odio.”

 

 

Tornare a casa

 

Ritama ci racconta di aver sempre avuto paura della solitudine. “Per quanto posso andare lontano con la memoria, nella mia mente essere da sola ha sempre avuto un significato negativo, è sempre stata una dimensione da evitare. Era come sprecare del tempo e quindi sprecare la mia vita. Inoltre avevo anche l’idea che essere sempre circondata da tante persone significava essere accettata, amata, mentre stare da sola, significava essere rifiutata, sbagliata. Col passare degli anni e attraverso la meditazione, si accorge che qualcosa è cambiato in lei. “Ho avuto il coraggio di non assecondare più quell’impulso che mi faceva correre fuori a cercare qualcuno appena mi sentivo sola. Ho imparato a rimanere da sola con me stessa, portando la mia energia e attenzione al momento presente, invece di pensare a quello che succedeva fuori dalla mia stanza.

E con mia grande sorpresa ho imparato che in realtà stare in compagnia solo di me stessa mi faceva piacere e mi dava la piacevole sensazione di ritornare ‘a casa’… dentro me stessa ho scoperto uno spazio davvero accogliente.”

Col passare del tempo si rende anche conto che apprezzando maggiormente questo spazio di solitudine, si arricchisce anche la qualità del tempo trascorso con gli altri.

“Certo,” dice “sono consapevole di essere ancora lontana dal non sentire più la necessità di stare con gli altri, ma mi sento comunque gratificata dal fatto di aver accolto con gioia questo primo passo verso qualcosa... che in fondo sembra davvero inevitabile.”

 

 

Dipendi dagli altri

 

Perché vuoi che gli altri ‘verifichino’ la tua esistenza, che convalidino la tua esistenza? Perché hai dei sospetti, hai dei dubbi sulla tua esistenza. Tu in realtà non sai di esistere, sai di esistere soltanto quando gli altri ti dicono che esisti: dipendi dall’opinione degli altri.

Se dicono che sei bello, pensi di essere bello. Se dicono che sei intelligente, pensi di essere intelligente... se riesci a vedere qualcosa negli occhi di qualcuno, questo qualcosa diventa valido per te. Dipendi dall’opinione degli altri.

 

Così si vive nella società. Cercate continuamente di fare colpo uno sull’altro. Ecco perché vivete come degli schiavi, poiché se volete fare colpo sulla gente, dovete seguire le loro idee: soltanto così rimarranno impressionati. Devi essere buono secondo i loro intendimenti. Se sono vegetariani, tu devi essere vegetariano: così rimarranno impressionati... diranno che sei un santo. Se seguono un certo stile di vita, devi seguirlo anche tu: soltanto così ti riconosceranno. Puoi guadagnarti la rispettabilità soltanto se segui le idee della gente.

 

 

È reciproco: tu sostieni le loro idee in modo che si sentano bene – le loro idee sono giuste, di conseguenza si sentono nel giusto. Essi a loro volta ti sostengono, e ti rispettano, perché stai seguendo delle idee giuste, sei una persona giusta… Per te tutto questo è molto gratificante. È gratificante per loro, perché tu rispetti la loro ideologia ed essi rispettano la tua personalità. È un mutuo accomodamento.

 

E siete degli illusi da entrambe le parti. Tu sostieni le loro illusioni, essi sostengono le tue. Siete soci nello stesso affare:allucinazione’.

Se conosci per conto tuo, se hai sperimentato il tuo essere con la sua bellezza, la sua gioia, la sua grandiosità e la sua gloria, cosa ti interessa ciò che dicono gli altri?

 

È soltanto una disperata fatica per mettere insieme in qualche modo un’immagine di te... e la tua immagine rimarrà un pasticcio perché avrai raccolto le opinioni da tante sorgenti diverse – e saranno contraddittorie tra loro.

 

Tu non sai chi sei... raccogli le opinioni dei tuoi genitori, della tua famiglia, dei tuoi vicini, dei tuoi colleghi di lavoro, dei tuoi insegnanti e dei preti… migliaia di opinioni urlano dentro te. Questo è il modo in cui ti crei un’immagine di te stesso. È un pasticcio. L’immagine non avrà alcuna faccia, né alcuna forma: sarà un caos. E ciascuno di voi è nel caos. È impossibile fare ordine, perché ciascuno ha perso il proprio centro: soltanto il centro può creare l’ordine interiore. Quel centro che io chiamo consapevolezza, meditazione.

Soltanto chi diventa consapevole conosce se stesso. E quando conosci te stesso, nessuno può scuotere questa tua conoscenza. Nessuno! È possibile che il mondo intero dica qualcosa, ma se conosci te stesso, quel qualcosa non ha alcuna importanza. Non hai bisogno della convalida di qualcun altro.

 

tratto da: Osho, La Saggezza dell’innocenza Urra Edizioni

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

L’altra faccia de O O

Osho, non ho mai sentito così tanto amore come ora e mai prima d’ora sono stato così solo. Grazie...

 

Può sembrar strano,

      ma l’amore ti porta

        a scoprire la bellezza      

          della solitudine...

             e la solitudine ti riporta    

             all’amore.

 

Questo è un fenomeno molto profondo, da comprendere, ha un immenso significato. L’amore porta sempre la solitudine. I due non sono mai separati. La gente pensa esattamente l’opposto. La gente pensa: “Quando sei in amore come puoi essere solo?” Non fa alcuna distinzione tra le due parole: isolamento e solitudine. Da qui nasce la confusione.

Quando sei in amore non puoi sentirti isolato, questo è vero. Ma quando sei in amore sei necessariamente solo – e questo è ancor più vero. L’isolamento è uno stato negativo. Essere isolato significa desiderare l’altro. Essere isolato significa sentirsi avvolto dall’oscurità, dal dolore, dalla disperazione. L’isolamento ti fa sentire abbandonato. Nell’isolamento senti che nessuno ha bisogno di te. E ciò fa male. L’isolamento è una ferita.

La solitudine è come un fiore. So che per i vostri dizionari isolamento e solitudine sono sinonimi – in realtà non lo sono affatto. Sono due fenomeni totalmente diversi. L’isolamento è una ferita che può trasformarsi in un tumore. La gente muore più a causa di questo isolamento che di qualunque altra malattia. Il mondo è pieno di gente che si sente isolata, che a causa di questo isolamento fa le cose più sciocche nel tentativo di riempire quella ferita, quel buco, quel vuoto, quella negatività. La persona che si sente isolata inizia a mangiare troppo, unicamente per sentirsi piena: inizia a bere alcool o a prendere altre droghe perché vuole dimenticare se stessa. L’isolamento è così terrificante, così spaventoso, così simile alla morte, che si desidera solo fuggirne. La persona isolata si siede davanti alla televisione, incollata alla poltrona per quattro, cinque, perfino sei ore. L’americano medio guarda la televisione per sei ore al giorno – si consuma gli occhi! Ma che altro fare? Dove andare? Con chi stare? La comunicazione non esiste, la gente non è più in grado di parlarsi, al massimo riesce a parlare ‘rivolta’ all’altro, ma non a un altro. Le persone hanno perso la capacità di comunicare, di entrare in contatto con gli altri: simili a rette parallele, che sono solo vicine, ma non si incontrano mai. Anche mariti e mogli, amici, perfino quelli che chiamiamo amanti sono rette parallele che non si incontrano mai. Corrono molto vicine, sperando che l’incontro accada domani, ma è solo una speranza, solo un’illusione... che tuttavia spinge la gente a continuare. È come quando guardi le rotaie ferroviarie che corrono parallele e laggiù, in lontananza, sembrano incontrarsi, ma non si incontrano mai. Se arrivi fino a quel punto, scoprirai che non si incontrano mai. Più ti avvicini e più il punto d’incontro si allontana. La distanza tra te e quel fantomatico punto di incontro rimane sempre la stessa.

Il mondo sente molto questo stato di isolamento, ecco perché le persone rimangono coinvolte con la droga o col sesso; o qualunque tipo di intrattenimento che impedisca loro di sentirsi così sole, almeno per un po’.

È una ferita aperta, e noi la nascondiamo in molti modi: possedendo cose... grandi case, sempre più soldi, gli ultimi gadget – ma la ferita rimane, niente può nasconderla.

Puoi possedere la villa più grande del mondo e sentirti altrettanto solo di quando vivevi in una casetta. Non cambierà nulla – nessun oggetto può modificare il tuo stato di isolamento interiore.

E poi la gente continua a cercare relazioni; ma poiché entrambi sentono il peso dell’isolamento, non può esserci un vero rapporto: un rapporto non può scaturire da un bisogno. Un rapporto nasce solo da un’energia sovrabbondante, non nasce mai dal bisogno: se una persona è in uno stato di bisogno, e anche l’altro è nella stessa condizione, tenteranno solo di sfruttarsi a vicenda. Tra i due si stabilirà un rapporto di reciproco sfruttamento, non d’amore, non di compassione. Non sarà un’amicizia. Sarà una forma di inimicizia – molto amara, ma ricoperta di zucchero. E prima o poi lo zucchero si esaurirà – alla fine della luna di miele tutto lo zucchero sarà scomparso e rimarrà solo l’amaro. Ma a quel punto i due sono in trappola. Prima ognuno si sentiva solo separatamente, ora si sentono soli insieme... e la cosa fa ancora più male. Pensate a un marito e a una moglie, seduti in una stanza: insieme da un punto di vista superficiale, ma nel profondo soli. Il marito è perso nel suo isolamento, la moglie è persa nel suo isolamento. La cosa più triste del mondo è vedere due amanti, una coppia, e entrambi sono soli... la cosa più triste del mondo!

La solitudine è un fenomeno totalmente diverso. La solitudine è un fiore, un fiore di loto che ti si apre nel cuore. La solitudine è positiva, la solitudine è salute. È la gioia di essere se stessi. È la gioia di avere un proprio spazio. Sì, quando sei in amore, senti questa solitudine. La solitudine è bella, la solitudine è una benedizione. Ma solo gli amanti la possono capire, perché solo l’amore ti dà il coraggio di essere solo, solo l’amore crea il contesto da cui nasce la solitudine. Solo l’amore ti appaga così profondamente che non hai più bisogno dell’altro – puoi stare da solo. L’amore crea il contrasto: amore e solitudine sono due polarità della stessa energia.

Comprenderlo è un bene, perché talvolta gli amanti non si danno sufficientemente spazio per essere soli. Se gli amanti non si danno lo spazio per essere soli, l’amore ne sarà distrutto, perché è dalla solitudine che l’amore trae energia fresca, nuova vitalità. Quando sei solo, accumuli energia che a un certo punto inizia a traboccare. Questo traboccare diventa amore – allora puoi andare a condividerlo con il tuo amico, con la tua donna, con quelli che ami. Ora hai qualcosa da condividere – anzi, hai troppo: devi condividere. E non è che crei un obbligo per l’altro: no, in realtà ti senti in debito verso l’altro. Quando la nuvola è carica, deve piovere, ed è grata alla terra che le permette di piovere, che assorbe la pioggia, che la riceve come un ospite, che l’accoglie. Quando il fiore si schiude, deve liberarsi dal suo profumo ed è grato al vento che porta il suo profumo in tutte le direzioni. Quando sei solo, accumuli energie. L’energia è vita e l’energia è delizia... l’energia è amore, e l’energia è danza, e l’energia è celebrazione. Tutto è possibile se c’è energia. Allora nascerà l’incanto, nascerà la danza, nascerà l’amore. E quando l’energia è troppa, solo allora può diventare orgasmica.

Molti fanno l’amore ma non sanno che cosa è l’orgasmo, perché sono già privi di energia. Quando fanno l’amore sono già vuoti, fanno l’amore ma non hanno energia da condividere, fanno l’amore ma non possono traboccare. Il loro è un orgasmo al massimo a livello genitale. Il loro orgasmo è una faccenda molto piccola, mediocre; qualcosa che manca di ogni valore spirituale. È come uno starnuto. Certo, dopo un starnuto ci si sente meglio! O anche come grattarsi la schiena... piacevole, è un sollievo.

Ma l’orgasmo non è un semplice sollievo, l’orgasmo è una celebrazione. L’orgasmo è il tuo incontro, attraverso l’altro, con il tutto. L’orgasmo è sempre divino – l’altro diventa la porta e tu entri nel divino. L’orgasmo è sempre spirituale – non è mai sessuale. Quelli che pensano che l’orgasmo sia sessuale, non hanno capito nulla; non sanno niente del sesso e non sanno niente dell’esperienza orgasmica. L’orgasmo è sempre samadhi, estasi. Ma la gente non sa, perché si avvicina all’altro solo per bisogno, non perché ci sia un’energia traboccante.

Perciò quando sei in amore senti il forte desiderio di stare da solo – e soltanto quando sei in amore, ricorda, senti il grande bisogno di stare da solo. E gli amanti autentici sono quelli che danno all’altro la libertà di stare solo. Presto saranno ricolmi di energia e si ritroveranno, riversando questa energia l’uno sull’altra. Quando sei solo, avvertirai il forte desiderio di condividere. Osserva questo ritmo: quando sei in amore, vorresti stare da solo, quando sei solo vorresti essere in amore. Gli amanti si avvicinano e si allontanano, si avvicinano e si allontanano – c’è un ritmo in questo. Il distacco non è contrario all’amore: il distacco è semplicemente il ritrovare la tua solitudine, la sua bellezza e la sua gioia. Ma quando sei pieno di gioia, avverti una necessità intrinseca, inevitabile, di condividerla. Nessuno riesce a trattenere la gioia – e la gioia che riesci a contenere in te non ha un gran valore: la gioia è più grande di te, non puoi contenerla. È come un fiume in piena! Non puoi contenerla, devi andare alla ricerca di qualcuno con cui condividerla.

Ciò che accade nelle tue storie d’amore, accade, a un livello superiore, a tutti i buddha. Quando Buddha si illuminò divenne così colmo di energia, così pieno di gioia che dovette condividerla. E per quarantadue anni andò di villaggio in villaggio, condividendo costantemente la sua gioia.

È ciò che io sto facendo qui con voi. Non sono un’insegnante. Non ho niente da insegnare, non ho alcun insegnamento da dare, nessuna informazione... ma sono qui per condividere il mio essere. Sono troppo pieno, la nube è troppo carica. E se voi potete ricevermi, ve ne sarò grato.

La condivisione nasce dalla sovrabbondanza. E l’illuminazione, la buddità, ti unisce al divino: accedi a sorgenti di energia infinite. Ne hai fonti inesauribili: puoi continuare a dare, e più condividi più te ne arriva.

La solitudine ha raggiunto il suo picco più alto. Il maestro è la persona più sola nel mondo e perciò il più grande amante nel mondo. Non riuscirai a trovare un amante più grande di Buddha o Cristo. Ma in loro l’amore è qualitativamente differente, a un punto tale che diventa amicizia, compassione, empatia: la passione è scomparsa.

La passione è piccola, misera; la compassione è immensa enorme, smisurata, infinita. Quando la passione diventa infinita è compassione.

La tua è una bella esperienza e ne hai compreso la bellezza, ecco perché hai sentito il bisogno di ringraziarmi.

Tu dici: “Non ho mai sentito così tanto amore come ora e mai prima d’ora sono stato così solo”. Sono due facce della stessa medaglia. E poi dici: “Grazie...

Hai capito. Sono felice che tu sia riuscito a vedere il legame tra amore e solitudine. Godi di entrambi. Non scegliere mai tra i due, perché se scegli, moriranno entrambi. Lascia che accadano. Quando accade la solitudine, seguila. La solitudine è un andare dentro, l’amore è un movimento verso l’esterno. La solitudine è un’inspirazione, l’amore è l’espirazione. E se ne fermi uno, morirai.

Non puoi trattenere il respiro dentro di te, non puoi trattenere l’espirazione. La respirazione è un processo totale e in questo processo totale l’inspirazione è importante tanto quando l’espirazione. L’amore è l’espirazione, la solitudine è l’inspirazione. Da ciò trae vita la nostra anima; in questo modo acquisti profondità.

Permettili entrambi. Non scegliere mai! Lascia che entrambi accadano, senza fare alcuna scelta . E vai dovunque ti porta il respiro. La solitudine è interiorità, l’amore esteriorità.

Carl Gustav Jung ha reso famose queste parole. Egli divide la gente in due tipi fondamentali, gli introversi e gli estroversi. È una divisione errata. La gente non può essere classificata in questo modo, rinchiusa in queste categorie così ristrette. Non ho mai incontrato nessuno che fosse solo introverso – morirebbe immediatamente, perché potrebbe solo inspirare. E non ho mai incontrato nessuno che fosse solo estroverso – anch’egli ne morirebbe. Le persone sono l’uno e l’altro.

È possibile che una persona sia più estroversa che introversa, o viceversa. Da ciò nascono gli squilibri della personalità. Bisognerebbe essere entrambi, simultaneamente. Bisognerebbe essere equilibrati. Chi medita deve essere estroverso e introverso – le due cose insieme. Questa è una delle cose più importanti da capire, perché in passato i monaci hanno tentato di essere solo introversi. Venivano considerati spirituali, gente che aveva rinunciato al mondo e che si era stabilita in lontani monasteri , tra le montagne o in mezzo al deserto. Avevano deciso che l’introversione era la scelta giusta per entrare in contatto con il divino – come se il divino fuori non esistesse, ma fosse solo dentro.

E gli altri, le persone legate al mondo, sono rimaste estroverse. Pensano di non avere niente a che vedere con l’introversione, la meditazione, la preghiera; sono interessate al denaro, al potere, al prestigio, alla gente, alle masse – il mondo. Non si guardano mai dentro. E questa è una situazione schizofrenica.

Chi medita non deve essere schizofrenico, ma intero, integro. Siate nel mondo, ma non appartenetegli. Muovetevi sia verso l’esterno che verso l’interno, e fate in modo che il movimento diventi il più fluido, il più semplice possibile. Proprio come quando esci di casa e vai in giardino: dentro fa freddo e allora esci. Ma fuori c’è troppo sole e cominci ad avere caldo, cominci a sudare, perciò ritorni in casa – in cerca di ombra e frescura.

Proprio allo stesso modo in cui esci ed entri in casa, muoviti fuori e dentro te stesso – entrambi gli spazi ti appartengono. Vi do l’intero universo, la dimensione interiore e quella esteriore. Non vorrei che diventaste introversi, perché chi sceglie l’introversione diventa malato, stagnante, patologico, letargico, chiuso, sconnesso, privo di radici. Vive una vita priva di finestre. Vive in un inutile stato di infelicità. E non saprà mai che cosa è la solitudine, perché non è possibile conoscere la solitudine senza l’amore. Conoscerà solo l’isolamento. E l’isolamento non è sano, l’isolamento è malattia. E la persona che vive solo nel mondo esterno e non pensa mai all’interiorità, si trova all’altra estremità. Ha avuto un assaggio dell’amore, ma il suo amore non è mai stato qualcosa di più di un forte desiderio, perché l’amore non può accadere se non hai conosciuto la solitudine. L’amore è solo un bel nome che nasconde il desiderio. Ha bisogno dell’altro, sfrutta l’altro, possiede l’altro. E quando tu possiedi l’altro, l’altro possiede te: e così le persone diventano schiavi, sono ridotte a cose. Le persone non sono più persone.

Chi vive solo nell’esteriorità, senza conoscere la propria interiorità è povero, molto povero – inconsapevole dei suoi tesori interiori. E anche chi vive solo nell’interiorità è povero, perché non conosce la bellezza dell’esistenza, delle stelle, della sabbia e del sole, degli alberi e degli uccelli. L’interiorità e l’esteriorità non sono due cose separate.

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Tanta paura...

 

Lo stare da soli

ci spaventa sempre,

ma perché?

 

Quando senti la solitudine per la prima volta, la interpreti come isolamento, perché questo è un fenomeno che conosci: l’hai vissuto per tutta la vita. Nell’istante in cui il bambino abbandona l’utero materno, la sua prima esperienza è l’isolamento. Comincia a sentirsi isolato: ha dovuto abbandonare la sua dimora.

Quando il bambino deve abbandonare l’utero materno, vive il più grande trauma possibile. Vorrebbe aggrapparsi all’utero, non vorrebbe uscirne! Ha vissuto in esso per nove mesi, ha amato quello spazio e il suo tepore; è stato accudito talmente bene: non aveva alcuna responsabilità e nessuna preoccupazione. Perché dovrebbe abbandonarlo?

Invece viene gettato all’esterno, viene espulso. Egli non vuole uscire. La vita, che noi chiamiamo nascita, a lui sembra una morte. Per lui è una morte, perché è la fine della vita che ha conosciuto per nove mesi. È turbato, si sente punito. Il bambino non riesce ancora a pensare, perciò questa sensazione penetra nel suo corpo in profondità. È una sensazione di tutto il suo essere, non è un pensiero; di conseguenza permea ogni cellula del suo corpicino e lì rimane. È la sua prima esperienza di isolamento. In seguito vivrà ripetutamente moltissime altre esperienze simili.

Un giorno la madre gli toglierà il seno e il bambino si sentirà di nuovo isolato. Un giorno il bambino verrà allontanato dalla madre e una bambinaia si prenderà cura di lui, e si sentirà di nuovo isolato.

Un giorno non gli permetteranno più di dormire nella camera della madre e lo metteranno in una camera separata: si sentirà di nuovo isolato.

Ricorda il giorno in cui, da bambino hai dovuto dormire in una camera da solo per la prima volta: il buio, il freddo e nessuno era accanto a te. Fino a quel giorno non era così: il tepore della mamma e il suo corpo morbido erano sempre a tua disposizione. In quei momenti di isolamento, il bambino si aggrappa a un giocattolo, a un orsacchiotto; ma quello sarebbe un sostituto? Oppure si aggrappa a una coperta, ma è sufficiente? È un povero sostituto, ma in qualche modo, funziona. Il bambino si sente molto isolato, al buio, abbandonato, rigettato, respinto.

Queste sono ferite che vanno accumulandosi nel bambino e che fanno penetrare sempre di più in lui l’idea dell’isolamento. Poi, un giorno, il ragazzo deve lasciare la casa paterna per andare a vivere in un college, in mezzo a gente strana, sconosciuta.

Tutte queste ferite sono presenti dentro di te! E la tua vita è continuata in questo modo: un lungo processo di sensazioni di isolamento. La mente conosce solo l’isolamento e perciò trasforma in isolamento anche l’esperienza di solitudine. Le impone l’etichetta ‘isolamento’ e interpreta ‘l’esperienza di essere solo’ come ‘esperienza di sentirti isolato’. 1

 

Anche la paura del buio...

 

Quando c’è la luce, non sei da solo, riesci a vedere gli altri. Se all’improvviso la luce se ne va, gli altri possono essere ancora lì, oppure no, ma una cosa è certa, ti senti solo. Non sei più uno tra la folla. La massa ti dà sicurezza, protezione, un certo calore, e la sensazione di non essere solo. Qualunque sia il pericolo, tutta questa gente è con te. Ma al buio, improvvisamente sei da solo, con te non c’è nessuno.

E l’uomo non ha ancora imparato a conoscere le bellezze della solitudine. È alla ricerca continua di relazioni, di stare con qualcuno: un amico, un padre, una moglie, un marito, un figlio… con qualcuno. Ha creato associazioni, ha creato club: il Lion’s Club, il Rotary Club. Ha creato partiti politici e ideologici. Ha creato chiese e religioni. Ma il bisogno fondamentale di tutti è riuscire a dimenticare di essere soli. Associandoti a tante moltitudini, stai cercando di dimenticare qualcosa che nel buio repentinamente ricordi: sei nato da solo, morirai da solo e, qualunque cosa tu faccia, vivrai da solo. La solitudine è qualcosa di così essenziale nel tuo essere, che non esiste modo di evitarla.

Puoi contartela su e autoingannarti, puoi fingere di non essere solo – hai una moglie, hai i figli, hai gli amici – ma sono tutte finzioni. Tu sai, e tutti lo sanno, che la moglie è sola quanto te, e l’unione di due solitudini non modifica la situazione, anzi la peggiora. Secondo me, il motivo per cui gli amanti litigano tanto – ci possono essere mille altre ragioni, ma sono superficiali. La ragione fondamentale è che hanno scelto l’altro come amante, come amato, per distruggere la solitudine – e non è successo. Anzi, la presenza dell’altro li rende più consapevoli della propria solitudine.

Avevo un amico molto ricco, con tutto ciò di cui uno ha bisogno, tutti i comfort possibili, a tal punto che quando gli suggerii: “Ora hai cinquant’anni, e abbastanza soldi, ritirati dagli affari”, non esitò neppure un istante... si ritirò.

Ero solito andare al Monte Abu, e gli dissi: “È un bel posto, qualche volta ci devi andare con tua moglie. E ora che non lavori hai tempo in abbondanza. Fermati qualche settimana o qualche mese”.

Mi confessò: “Hai ragione, abbiamo tempo, ma tu non sai cosa mi hai fatto. Ho sempre pensato che una volta in pensione mi sarei rilassato per la prima volta in vita mia. Mio padre morì quando ero giovane, e da allora ho sempre lavorato, diventando sempre più ricco. Speravo che un giorno sarei andato in pensione, mi sarei rilassato e non avrei avuto la minima preoccupazione. E quando tu mi hai detto che era il momento giusto – di cos’altro avevo bisogno: le figlie sposate, nessun figlio maschio, per chi stavo guadagnando? avevo ancora venti o trent’anni da vivere, e fin troppi soldi – ho capito, perché in fondo avevo sempre sperato di andare in pensione. Ma tu hai creato un problema, ora mi sento solo. Non mi sono mai sentito così prima. E mi sento tanto solo che sono arrabbiato con te. Come faccio a rilassarmi in questa solitudine? E se questa solitudine continua, non penso che riuscirò a vivere altri venti o trent’anni. Tutto si fa sempre più freddo e buio. Mi sento tagliato completamente fuori dal mondo”.

Ma”, osservai “hai tua moglie”.

“Questo è un altro problema,” disse. “Non mi sono mai sentito tanto solo con lei come mi sento ora. Ero talmente occupato con il mio lavoro che la sera arrivavo a casa tardi e lei si lamentava sempre, e chiedeva questo e quello. Non c’era il tempo di sentire come stavamo. Ora sono a casa tutto il giorno, e quando la guardo so che è sola quanto me. E due solitudini non si aiutano in alcun modo, anzi...”.

Poi disse: “Verrò a Monte Abu, ma vorrei avere degli amici con noi, altrimenti vivere tre settimane o tre mesi, solo con mia moglie – e l’amava tantissimo – sarebbe troppo, insopportabile”.

Capii la sua situazione e gli dissi: “Hai seguito il mio primo consiglio che ti ha creato il problema; ma non l’ha creato, il problema c’era già. Solo che il lavoro ti teneva occupato e perciò non te ne rendevi conto, come fai ora. Ascolta un altro consiglio: vai in profondità, invece di fuggire. È la tua realtà, non è possibile sfuggirle. È come la tua ombra, più forte corri e più forte corre l’ombra. Ovunque vai, l’ombra ti segue. È sciocco lottare con la propria ombra. Invece, siedi in silenzio e lascia che la sensazione di essere solo ti avviluppi. All’inizio farà paura. Avrai la sensazione di cadere in un abisso. Sarà buio, e potrebbe diventarlo ancora di più se vai più a fondo. Ma ti dico, in base alla mia esperienza, che più la conoscerai, più l’amerai. È il tuo spazio segreto, è la tua individualità. È qualcosa che nessuno può invadere. È un privilegio. E non c’è nulla di sbagliato nell’essere soli. Ma non dire mai ‘mi sento solo’, perché subito viene in mente il bisogno dell’altro. ‘Sentirsi soli’ è un’espressione malata. Usa l’espressione ‘essere solo’, la parola ‘solo’ ha una sua pienezza”.

E aggiunsi: “Se riesci a farlo, non avrai bisogno di altre meditazioni, questa sarà la tua meditazione, essere solo. Persino in mezzo alla gente ricorda che sei solo, non dimenticarlo. Per tutta la vita hai cercato di dimenticarlo, ora ricordalo”.

Era un uomo di grande coraggio. Ci provò, e ci riuscì, e me ne fu immensamente grato… perché nel momento in cui ti senti assolutamente solo, per la prima volta inizi a vedere che non sei il corpo, si tratta solo di un involucro; né sei la mente, che è solo un meccanismo; e non sei neppure il cuore, anche quello è un meccanismo diverso, per finalità diverse.

Dietro tutti questi strati esiste uno spazio di purezza cristallina, nessuno l’ha mai toccato, la sua purezza è assoluta. Entrare in quello spazio è entrare in meditazione. Nel sentire quella solitudine, sentirai che tutta l’esistenza è sola. Tu sei solo, l’intera esistenza è sola: la solitudine è l’unica realtà.

 

Brani di Osho tratti da:

1. Light on the Path #4

2. La Luce nell’Abisso NSC

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Si fa di tutto

Per evitare di star soli...

 

Incredibile cosa non si faccia, pur di non restare soli con se stessi. Siamo sempre alla ricerca di un contatto gratificante, per quanto magari del tutto fittizio, con l’altro.

Ecco qui alcuni esempi.

 

 

“Le persone temono la solitudine. Fanno qualunque cosa pur di non rimanere sole. Vanno al cinema a vedere qualunque schifezza, solo per non stare da sole. Si inventano i giochi più stupidi, guardano qualunque idiozia: una partita di calcio… Riesci a pensare a qualcosa di più stupido? Un gruppo di idioti che prende a calci un pallone per mandarlo dall’altra parte del campo, e altri idioti che lo rimandano indietro a calci… e milioni di idioti che guardano, come se si trattasse di un evento vitale. No, la motivazione psicologica è che vogliono dimenticare se stessi, dimenticare di essere soli. In mezzo alla folla si sentono a loro agio, più sani, più forti, perché sono circondati da loro simili. Milioni di persone guardano la partita, non può essere un’idiozia. Persino il presidente la guarda – non può essere un’idiozia!”

 

 

Oppure, soprattutto le donne... si va a fare shopping.

 

‘Ogni volta che sei solo ti senti a disagio, hai immediatamente una sensazione di fastidio, di sconforto, un’ansia profonda ti assale. Che fare? Dove andare? Al club, in chiesa, a teatro, oppure semplicemente a far compere... ma devi andare da qualche parte, per incontrare altra gente. Per i ricchi l’unico gioco, l’unico sport, è far compere: vanno a fare acquisti. Se sei povero non occorre entrare nei negozi: fai due passi, guardi le vetrine... ma devi andare! È molto difficile essere soli...

Perché questa ossessione? Perché ogni volta che sei solo tutto il tuo valore scompare. Vai a comprare qualcosa in un negozio... e perlomeno il commesso ti dà un senso, anche se non ti dà niente d’essenziale, perché non fai che comprare roba inutile. Compri solo per il gusto di acquistare, ma il commesso e il padrone del negozio ti guardano come tu se fossi un re! Si comportano come se fossero tuoi servitori... e tu sai benissimo che è tutta una scena. È così che i negozianti ti sfruttano: al commesso non gliene importa nulla di te, il suo sorriso è stampato, sorride a tutti, non è diretto a te in particolare... ma tu non ci fai caso. Sorride, e si complimenta, e ti accoglie come un ospite prezioso. Ti senti bene, ti senti qualcuno... questo commesso stava aspettando proprio te.’ 2

 

Ci si cerca sempre una distrazione, qualcosa da fare, magari ci si trova un hobby. Ecco come ne parla Osho rispondendo a una domanda.

 

 

 

Osho, qual è il tuo hobby?

 

‘Nessuno! Non ne ho bisogno. Un hobby è necessario se vuoi tenerti occupato. Quando sei stanco della tua comune occupazione – e naturalmente ci si stanca a guadagnare pane e companatico – quando sei stanco della tua occupazione giornaliera, esistono solo due alternative. O resti libero da occupazioni… e questo crea in te una paura ossessiva, perché essere libero da impegni significa stare con se stessi, essere assolutamente soli con se stessi. Significa confrontarsi con la propria profondità abissale… se ne ha terrore, si è spaventati. Significa confrontarsi con la propria vita e la propria morte, significa confrontarsi con la propria interiorità… ed è così infinita e vasta che non ti è possibile comprenderla... terrorizza.

Un’alternativa è: quando non sei occupato dai tuoi affari quotidiani, medita.

L’altra alternativa è: impegnati di nuovo in qualche sciocca attività, e chiamala ‘hobby’. Qualcuno colleziona francobolli… riuscite a vederne la stupidità? E lo definiscono ‘un hobby’. Tutti gli hobby sono così: sono tutti modi e strategie per fuggire da se stessi.

Io sono assolutamente estatico con me stesso. Essere solo, essere, senza fare nulla, è un’esperienza così profonda che, una volta assaporata, porta ad accantonare tutte quelle stupide attività, chiamate hobby.

Gli hobby sono false occupazioni: quando le vere occupazioni non sono presenti, ci si impegna in pseudo-occupazioni. Ma guardatene la stupidità: lavorate sei giorni la settimana, in attesa della domenica – giorno in cui potrete rilassarvi, riposarvi, stare con voi stessi. Siete stanchi del mondo; il mondo vi sembra opprimente. Siete stanchi della gente, siete stanchi di ogni cosa. Sperate che la domenica arrivi presto… e quando arriva, di nuovo vi trovate un’occupazione, ma ora si tratta del vostro hobby. Non siete in grado di restare senza qualcosa da fare: è quello il vostro problema!

E spesso accade che una persona sia più stanca al termine di una domenica che dopo un qualsiasi altro giorno: andare a fare un picnic, guidare, fare mille e una cosa per la quale avete aspettato sei giorni… e pensavate di riposarvi? Non potete riposarvi! Non sapete come fare, non sapete come rilassarvi. Perfino in nome del rilassamento, vi trovate un lavoro, una qualsiasi occupazione; perfino in nome del riposo, iniziate un lavoro. Il semplice fatto che non siete pagati per farlo, lo rende riposo? Giocate a carte o a scacchi...

Anziché cercare un hobby, usa queste opportunità. Ogni volta che riesci ad avere del tempo libero da occupazioni, vuoto, in cui puoi stare con te stesso, restaci… resta in quello spazio, non uscirne. Non metterti a raccogliere francobolli!’ 3

 

O anche, ci si rifugia nella religione: ci sarà pur qualcuno lassù nei cieli? ...a farci sentire meno soli.

 

Sentendosi isolate, le persone cominciano a ‘meditare’ ma, dall’isolamento, non scaturisce neppure alcuna possibilità di entrare in meditazione. Si sentono isolate e vorrebbero qualcosa che possa sostenerle, dando loro sostanza. Hanno bisogno di un mantra, della meditazione trascendentale o di una qualsiasi altra assurdità di quel tipo. Vorrebbero qualcosa che riempisse il loro essere, poiché si sentono vuote e isolate. Ripetendo: “Rama, Rama” o “Krishna, Krishna” o “Ave Maria”, quanto meno riuscirebbero a dimenticare se stesse. Questa non è meditazione! Questo è solo un modo per nascondere l’isolamento e il vuoto interiore. Questo è solo un modo per nascondere il buco nero che avete dentro.

Oppure cominciano a pregare nelle chiese e nei templi: cominciano a parlare con dio. Un dio frutto della loro immaginazione... creano l’altro lassù nel cielo e cominciano a parlare con Dio. In ogni caso, non possono vivere senza l’altro, hanno bisogno della presenza dell’altro. 4

  

Brani di Osho tratti da:

1. From Unconsciousness

to Consciousness # 10

2. Il Seme della Ribellione, vol. II Oshoba Libri

3. La mente che mente Urra Ed.

4. La Luce nell’Abisso NSC

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Ma  allora....mi metto a fare l’eremita!

 

Ma la soluzione, per superare la nostra paura e l'incapacità di star da soli – il nostro bisogno dell’altro –  non è certo rifiutare ogni rapporto con gli altri e andare a vivere in qualche grotta sperduta... magari sull’Himalaya, classico luogo di eremitaggio della tradizione orientale. Sono bisogni che ci portiamo dentro, sono altri i mezzi per andarne oltre...

 

 

Novità?

 

Puoi rimanere seduto in una caverna sull’Himalaya e tuttavia pensare di continuo alla gente, alla tua ragazza o al tuo ragazzo, al mondo e a quello che vi sta accadendo…

Ho viaggiato per l’Himalaya e ho incontrato molti che vivevano nelle caverne da anni – trenta, quarant’anni. Quando li incontravi, la loro prima domanda era: “Notizie dal mondo? Cosa sta succedendo?”. Ancora aspettavano notizie!

Allora... che male ci sarebbe stato a leggere il giornale? Se poi questa era ancora la prima domanda,Cosa sta succedendo? Raccontami del mondo!’. Puoi startene da solo, ma quella solitudine può non essere autentica solitudine. Può trattarsi di semplice isolamento e tu magari pensi e immagini mille cose. La solitudine nasce dalla consapevolezza, non dipende da dove ti trovi nel mondo esterno, ma da dove sei nel mondo interiore. 1

 

Tutta una folla!

 

Puoi ritirarti sull’Himalaya, non cambierà nulla. Porterai con te tutto quello che possiedi. Ciò che sei diventato, ciò che hai realizzato, porterai con te tutta la tua artificiosità. Il tuo volto falso, il tuo sapere di seconda mano, le tue ‘sacre scritture’... ti resteranno aggrappati dentro. Persino seduto in una caverna sull’Himalaya, in completa solitudine, non sarai solo. Con te ci saranno i tuoi insegnanti, e i preti e i politici e i genitori: la società al completo. Non saranno visibili, ma saranno lì, ad affollare il tuo mondo interiore. E lassù continuerai a essere un indù, o un cristiano, o un musulmano. E continuerai a ripetere parole, come un pappagallo. Non cambierà nulla, non può cambiare. 2

 

Bellezze tentatrici

 

L’uomo che si ritira in una caverna sull’Himalaya non pensa ad altro che alla donna. E naturalmente inizia a temerla sempre di più, perché è riuscita ad arrivare fin lassù, se non fisicamente, di certo psicologicamente. Ne è così ammaliato che a volte vede apparire la donna quasi fisicamente, come se fosse lì. Comincia ad avere allucinazioni. Nelle scritture indiane si trovano aneddoti sui grandi rishi che meditano sull’Himalaya, e un giorno, all’improvviso, dal cielo arrivano donne bellissime a distrarli.

Ma perché dovrebbero interessarsi a quei poveretti? Per cosa? Non arriva nessuno, sono solo allucinazioni. Quelle persone hanno vissuto da sole troppo a lungo e sono stanche della solitudine, e lassù non c’è una sola persona con cui stabilire un rapporto. E allora le creano, le fanno apparire. Le loro menti ne hanno un tale bisogno che sono costretti a creare qualcuno con cui parlare. E visto che lo devono fare, perché non creare una bellissima donna nuda che danza attorno a loro? È quello che hanno represso, il motivo che li ha fatti fuggire dal mondo…

E se non arrivano donne bellissime, allora è la kundalini che comincia a salire: deve accadere qualcosa, non possono rimanere da soli. Qualcosa deve accadere, vedono i chakra che si muovono internamente, l’energia che sale. Nella spina dorsale, una grande ondata d’energia; nella testa, fiori di loto che si schiudono. Non riesci a stare da solo! 3

 

Una nuova famiglia...

 

Puoi perfino andare sull’Himalaya ma creeresti una società anche lì: inizieresti a parlare agli alberi – perché è molto difficile essere soli – cominceresti a far amicizia con gli uccelli, con gli animali, e prima o poi si creerà una famiglia. Ogni giorno aspetteresti l’arrivo del tuo uccellino che canta al mattino... non capisci che sei diventato dipendente? È subentrato l’altro. Se l’uccellino non viene provi una specie d’ansia. Cosa gli è successo? Perché non è venuto? Subentrano tensioni, e non sono per niente diverse da quando ti preoccupavi per tua moglie, ed eri in pena per tuo figlio. Non c’è nessuna differenza: lo schema di comportamento è lo stesso... l’altro!

Perfino se vai sull’Himalaya crei una società!

...la società non è qualcosa di esterno a te, ma è dentro di te: finché non scompaiono al tuo interno le radici di questo processo, ovunque andrai la società continuerà a ricrearsi, sempre! Finché non sei completamente trasformato non potrai mai andare oltre la società, creerai sempre la tua società. Perché? Bisogna portare alla luce quelle radici affinché tu possa comprendere. 4

 

Brani di Osho tratti da:

1. Philosophia Ultima #9

2. This Very Body the Buddha #6

3. Take It Easy, vol. 2 #1

4. Il Seme della Ribellione, vol. II Oshoba Libri

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Incontrare me    Un esperienza

 

 

Senza arrivare agli eccessi di andare a vivere ‘per sempre’ in una qualche grotta sull’Himalaya, di sicuro un periodo di silenzio, isolamento e meditazione – un po’ di tempo veramentte da soli con se stessi – può essere molto utile per scoprire, a livello di esperienza, quali sono i meccanismi di base che ci portano in qualche modo ad aver sempre bisogno dell’altro – rovinando quindi il nostro rapporto con gli altri; un periodo per fare chiarezza, per guardarsi dentro senza possibilità di distrazioni, per incontrare veramente se stessi. Proprio per questo la Multiversity dell’Osho Meditation Resort di Pune ha sviluppato l’Ultimate Retreat – 21 giorni in silenzio e isolamento – un processo dove, dopo un colloquio preliminare, selettivo e informativo, si ha a disposizione una stanzetta isolata, si ha un assistente che si prende cura di portare il cibo e di altre necessità pratiche, in modo che non ci sia bisogno di interagire con nessuno, e sia possibile passare il tempo meditando da soli (anche Dinamica e Kundalini si fanno da soli, solo per la Meditazione della sera si va insieme a tutti gli altri nell’Osho Auditorium) ma anche magari passeggiando in uno dei bei giardini del Resort; e c’è pure un counselor a disposizione, lo stesso del colloquio iniziale, in caso le difficoltà interiori da affrontare sembrino insormontabili e ci si ritrovi con la necessità di un consiglio da parte di chi ha una molto maggiore esperienza in questo processo.

Per darvene un’idea abbiamo mandato Gramya ad intervistare Amar (foto), che ha finito questo ritiro da poco tempo.

 

D. Come sei arrivata alla decisione di fare 21 giorni di silenzio e isolamento?

 

R. È stato un lungo processo. Quando lo stava facendo una mia amica, io le portavo da mangiare e pensavo ‘wow, questo è uno spazio speciale, un giorno vorrei fare anch’io questa esperienza’. Poi la scorsa estate sono stata ricoverata in ospedale e ho capito che non avevo ancora incontrato me stessa. A quel punto ho sentito che, se ne avessi avuto l’opportunità, era il momento di fare questi 21 giorni da sola con me stessa, con la mia energia, per avere un’esperienza più concentrata.

 

 

 

Senza arrivare agli eccessi di andare a vivere ‘per sempre’ in una qualche grotta sull’Himalaya, di sicuro un periodo di silenzio, isolamento e meditazione – un po’ di tempo veramentte da soli con se stessi – può essere molto utile per scoprire, a livello di esperienza, quali sono i meccanismi di base che ci portano in qualche modo ad aver sempre bisogno dell’altro – rovinando quindi il nostro rapporto con gli altri; un periodo per fare chiarezza, per guardarsi dentro senza possibilità di distrazioni, per incontrare veramente se stessi. Proprio per questo la Multiversity dell’Osho Meditation Resort di Pune ha sviluppato l’Ultimate Retreat – 21 giorni in silenzio e isolamento – un processo dove, dopo un colloquio preliminare, selettivo e informativo, si ha a disposizione una stanzetta isolata, si ha un assistente che si prende cura di portare il cibo e di altre necessità pratiche, in modo che non ci sia bisogno di interagire con nessuno, e sia possibile passare il tempo meditando da soli (anche Dinamica e Kundalini si fanno da soli, solo per la Meditazione della sera si va insieme a tutti gli altri nell’Osho Auditorium) ma anche magari passeggiando in uno dei bei giardini del Resort; e c’è pure un counselor a disposizione, lo stesso del colloquio iniziale, in caso le difficoltà interiori da affrontare sembrino insormontabili e ci si ritrovi con la necessità di un consiglio da parte di chi ha una molto maggiore esperienza in questo processo.

Per darvene un’idea abbiamo mandato Gramya ad intervistare Amar (foto), che ha finito questo ritiro da poco tempo.

 

D. Come sei arrivata alla decisione di fare 21 giorni di silenzio e isolamento?

 

R. È stato un lungo processo. Quando lo stava facendo una mia amica, io le portavo da mangiare e pensavo ‘wow, questo è uno spazio speciale, un giorno vorrei fare anch’io questa esperienza’. Poi la scorsa estate sono stata ricoverata in ospedale e ho capito che non avevo ancora incontrato me stessa. A quel punto ho sentito che, se ne avessi avuto l’opportunità, era il momento di fare questi 21 giorni da sola con me stessa, con la mia energia, per avere un’esperienza più concentrata.

 

D. Prima di cominciare avevi paura di rimanere completamente da sola?

 

R. Molta paura, certo! E il primo giorno è stato un inferno. La mia mente dava i numeri, tipo ‘che cavolo stai facendo, ti annoierai a morte e non ne ricaverai nulla’. Ero irrequieta al massimo. Sì, avevo decisamente paura!

 

D. Puoi raccontarci delle difficoltà che hai incontrato in questo spazio di solitudine, dopo quel primo giorno?

 

R. Andava a ondate. C’erano momenti in cui ero inquieta, tutto mi appariva futile e a volte avevo l’impressione di morire. Sono così abituata a definire la mia identità tramite le relazioni con gli altri, che non poterlo fare mi mandava in tilt. Avevo dolori dappertutto. Questa è stata la parte più difficile. E non si trattava solo dell’irrequietezza. Dovevo anche affrontare i miei stati d’animo negativi, la noia, e il fatto che gli altri non potevano aiutarmi. Il momento più difficile è stato risvegliarsi un mattino con dolori dappertutto, fin dentro le orecchie, ero un dolore unico e per un momento ho pensato, dio, sto morendo. Ma durante il colloquio preliminare mi avevano avvertito di questa possibilità... ne aveva parlato anche Osho, e aveva detto di lasciarlo accadere. Questo è stato risolutivo.

 

D. Hai visto la differenza tra essere soli e sentirsi soli? Ce ne puoi parlare?

 

R. Sì, è stato incredibile. Ho visto chiaramente che il sentirsi soli è associato al dolore psicologico. Ogni volta che ho scavato più in profondità, ho visto che è legato all’assenza della mamma. Sempre. Prima c’era la sensazione ‘ah, mi sento sola e un po’ più a fondo c’era solo un urlo ‘mammaaaaaaa!’, è arrivato a ondate e per me è stato un processo di guarigione importantissimo, ho pianto e pianto, ho lasciato affiorare tutto questo dolore e da questo spazio nuovo, da questo essere sola, è scaturito un grande amore per me stessa. È stato bellissimo, e poi si è trasformato in solitudine, nella pura presenza. Davvero bello. Di solito tendo inconsciamente ad assorbire gli stati d’animo di chi mi circonda. Rimanere da sola con la mia energia, sentire questa purezza, è stato magico.

 

D. Mi sembra il momento di farti questa domanda: parlaci della bellezza della solitudine, dacci qualche esempio di come si esprime questa gioia.

 

R. Assume colori diversi di volta in volta. A volte solo un senso di profondo appagamento. Puro e semplice appagamento. La mente non smetteva di blaterare, ma sotto c’era qualcosa, un’accettazione, un senso che tutto va bene com’è. La mente continuava i suoi numeri, ma io dentro sentivo un’atmosfera di profonda amicizia con me stessa. In altri momenti ridevo a crepapelle – una vera goduria, era energia che traboccava e non riuscivo a smettere di ridere – da sola, me la gustavo appieno, incredibile! A volte avevo voglia di ballare, ero così felice di essere nel corpo e di sentirmi viva, una bellezza. E momenti d’amore, in cui mi sentivo una sorgente d’amore, non diretto a qualcuno in particolare. Sentivo amore per la gente, per gli amici, e lo vedevo trasformarsi in gratitudine, gli occhi mi si riempivano di lacrime e il mio cuore si espandeva, attraversato da ondate d’amore. Arrivavo al punto in cui tutto svaniva, non c’era nessuno, solo un cuore traboccante d’amore e gratitudine per Osho, l’esistenza, tutto. Una sensazione dolcissima. ... e poi anche quello svaniva.

 

 

D. Hai notato differenze nelle relazioni con gli altri, dopo questa esperienza?

 

R. Appena uscita dall’isolamento mi è accaduta una cosa incredibile. Guardavo le persone e pensavo: “Wow, ognuno è una creatura unica e buffa, la gente è bellissima!”. E di nuovo grande amore.

E non sono rimasta in silenzio! Mi sono messa subito a parlare come un treno, come se dovessi recuperare tre settimane, e mi è anche venuto il mal di testa per la troppa energia (mi sono perdonata anche questo!), ma ora arrivano momenti in cui riaffiora un ricordo, un contatto intimo con me stessa, e non mi perdo più tanto negli altri. Ho la fiducia o la certezza che esiste qualcosa dentro a cui tornare – certo, mi perdo ancora alla grande! ... non è cambiato. Desidero ancora compagnia. Ma sotto sotto mi è più facile tornare a me stessa, sicura che qui dentro c’è davvero casa mia.

 

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Solitudine: l’assoluta libertà

                 

 

Devi accettare la solitudine, perché è lo stato definitivo. Non è dovuto al caso: è il modo stesso di essere delle cose. È il Tao. Quando l’avrai accettata, la qualità della tua solitudine cambierà. Non è la solitudine che crea in te la tristezza; è la tua idea che “non dovrei essere solo” che la crea; è la tua idea che “essere solo significa essere triste” che crea in te il problema. La solitudine è uno stato assolutamente bello, perché è uno stato di libertà profonda. È la libertà assoluta: come potrebbe creare tristezza dentro di te?

La tua è solitudine, vera solitudine. Se ne fuggissi via, perderesti qualcosa: sarebbe come se fuggissi dal tuo tesoro più profondo, dalla tua ricchezza, dal tuo regno. Il risultato sarebbe disastroso. Non fuggire, scava in profondità nella tua solitudine, immergiti in essa, dimentica ogni fuga. È ciò che hai fatto per tutta la tua vita, ma questa volta non farlo! Questa volta devi entrare nella tua solitudine, devi assaporarla in tutta la sua totalità. Devi diventare la solitudine, devi vedere cos’è: vederne le radici e tutte le sue ramificazioni. Quando l’avrai vista, quando l’avrai vissuta, ne uscirai come una persona del tutto nuova, sarai rinato. Questa volta lascia perdere la paura, lascia perdere tutti i ricordi: entra in questa solitudine dal volto nuovo...

Bevi la tua solitudine. Bevi e gusta questa energia rinfrescante che sta sgorgando dentro di te. Rimarrai sorpreso: non assomiglia a niente di ciò che hai conosciuto finora. È libertà, libertà dall’altro. È ciò che in Oriente chiamiamo moksha, la libertà totale. E dopo questa libertà, l’amore diventerà possibile; dopo questa libertà, accadrà la condivisione; dopo questa libertà, la tua vita assumerà un significato completamente diverso e uno splendore totalmente nuovo. Allora si sprigionerà il tuo splendore nascosto!

 

tratto da: Osho, La Luce nell'Abisso # 6, NSC ed.

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Il Miracolo più grande

 

Un discepolo chiese a un maestro zen:

“Qual è il più grande miracolo al mondo?”

Il maestro rispose:

“Sono seduto qui,    solo con me stesso”

 

 

Essere soli è la conquista più grande; di solito si ha sempre bisogno dell’altro. Esiste un profondo bisogno dell’altro perché dentro di noi manca qualcosa; abbiamo dei buchi nel nostro essere e li riempiamo con la presenza dell’altro. Senza l’altro non sappiamo chi siamo e perdiamo la nostra identità. L’altro diventa uno specchio... Senza l’altro, all’improvviso veniamo spinti con forza in noi stessi; a quel punto nasce un disagio profondo, perché non sappiamo chi siamo. Quando siamo soli, ci troviamo in una compagnia strana, una compagnia imbarazzante: non sappiamo con chi siamo. Con l’altro, le cose sono chiare e definite. Ne conosciamo il nome, ne vediamo la forma, conosciamo l’uomo o la donna... esistono modi per definire l’altro.

Come definite voi stessi?

Nel profondo c’è un abisso indefinibile, c’è un vuoto abissale; quando iniziate a sciogliervi in esso, siete colti dalla paura; vi spaventate e desiderate correre verso l’altro. L’altro vi aiuta a restare all’esterno, a temporeggiare. Quando non c’è nessun altro, siete lasciati soli con il vostro vuoto.

Nessuno vuole stare solo. La più grande paura al mondo è di essere lasciati soli. Le persone fanno mille e una cosa per non essere sole: imitate i vostri vicini, così siete simili a loro e non siete lasciati soli. Perdete la vostra individualità, perdete la vostra unicità, diventate degli imitatori, perché se non imitate sarete lasciati soli. Diventate parte della folla... In qualche modo, desiderate sciogliervi in una folla dove potrete sentirvi a vostro agio, dove potrete sentire di non essere soli, perché ci sono moltissime persone che vi assomigliano: tantissimi come voi, tantissimi, a milioni… e voi non siete soli.

Essere soli è davvero il più grande miracolo. Significa che ora non appartieni a nessuna chiesa, a nessuna organizzazione, a nessuna ideologia: socialista, comunista, fascista, induista, cristiana, giainista o buddista. Non appartieni, semplicemente sei e hai appreso come amare la tua realtà, indefinibile e ineffabile. I tuoi bisogni per l’altro sono scomparsi: non hai più dei vuoti, non hai delle falle, non ti manca nulla – sei semplicemente felice di essere te stesso. Non hai bisogno di nulla, la tua beatitudine è incondizionata.

Ma ricorda, il maestro dice: “Sono qui, solo con me stesso”. Quando voi siete soli, in realtà non siete soli: vi sentite soli ed esiste una differenza fondamentale tra l’essere soli e il sentirsi soli. Quando vi sentite soli, pensate all’altro, vi manca l’altro. Sentirsi soli è uno stato negativo: sarebbe meglio se ci fosse l’altro – un amico, la moglie, la mamma, un amante, il marito – ma l’altro non c’è.

Sentirsi soli è l’assenza dell’altro. Essere soli è la presenza di se stessi.

È una presenza, una presenza traboccante. Sei così colmo di presenza che puoi riempire l’intero universo con la tua presenza, e non hai bisogno di nessuno. Se il mondo intero scomparisse, a questo maestro zen non mancherebbe nulla. Ciò non significa che un illuminato, arrivato a casa, non viva con gli altri. In realtà, solo lui è in grado di vivere con gli altri; perché con la capacità di stare con se stesso ha acquisito la capacità di stare con gli altri. Se non sei in grado di stare con te stesso, come puoi stare con gli altri? Non sei in grado di stare in amore profondo e letizia neppure con te stesso, come puoi stare con gli altri?

Colui che ama la sua solitudine è in grado di amare e colui che si sente solo è incapace di amore. Colui che è felice con se stesso, è colmo d’amore; non ha bisogno dell’amore di nessuno, quindi sa dare amore. Se tu stesso hai bisogno, come puoi dare? La prima lezione d’amore è imparare come stare soli.

 

Una semplice affermazione: “Sono seduto qui, solo con me stesso”. Provaci, sentine l’effetto. Siedi da solo. Questa è meditazione: stare semplicemente seduti da soli, senza fare nulla. Provaci. Se incomincerai a sentirti solo, vuol dire che manca qualcosa nel tuo essere, vuol dire che ancora non sei riuscito a comprendere chi sei.

E correndo di qua e di là, inseguendo sempre un futuro, andando da una persona all’altra, non arriverai mai a comprendere te stesso. Vai invece in profondità... fino a raggiungere uno strato in cui all’improvviso sentirsi soli si trasforma in solitudine.

Si trasforma: l’isolamento è l’aspetto negativo della solitudine. Se andrai in profondità all’improvviso arriverà il momento in cui inizierai a percepire l’aspetto positivo, è inevitabile.

 

Quando sei solo, ti perdi in sogni a occhi aperti; quando non hai nulla da fare e ti senti annoiato, immediatamente ti rifugi nei sogni a occhi aperti. La mente non può vivere sola con se stessa. Necessita di qualcuno nella realtà oppure, se questo non è possibile, crea delle fantasie. La fantasia è un surrogato perché la mente non sa vivere da sola.

La tua mente crea un mondo surrogato fatto di sogni... perché sono necessari i sogni? Perché non sei in grado di stare solo. L’illusione che ti circonda è data dal fatto che non hai appreso una cosa essenziale: essere solo.

Il maestro zen ha ragione nel dire: “Questo è il più grande miracolo. Sono seduto qui, solo con me stesso”. Stare con se stessi, ed essere felici con se stessi, in beatitudine senza scappare nelle fantasie… allora all’improvviso si è a casa, si entra nei propri abissi. Quando vi entri ti sembrerà un vuoto, ma una volta entrato sarà la pienezza dell’essere, la realizzazione, la fioritura, l’apoteosi, il crescendo; non è vuoto.

Ti sembrerà vuoto solo perché hai vissuto con gli altri e, all’improvviso, ti mancheranno: ecco perché lo interpreti così. Gli altri non sono presenti, ci sei solo tu, ma non sei ancora in grado di vederti e sentirai semplicemente la mancanza degli altri. L’idea dell’altro è così radicata, è un’abitudine tale che, quando ti manca l’altro, ti senti vuoto, solo e cadi in un abisso. Ma se ti permetti di cadere dentro quell’abisso, ben presto ti renderai conto che l’abisso è scomparso e con esso sono scomparsi anche tutti gli attaccamenti illusori. A quel punto accade il miracolo più grande: sei felice senza alcun motivo.

 

 

 

Ricorda, quando la tua felicità dipende dagli altri, anche la tua infelicità dipenderà dagli altri. Se sei felice perché una donna ti ama, diventerai infelice quando non ti amerà più. Se sei felice per un motivo qualsiasi , quel motivo potrà scomparire in ogni momento, e tu allora diventerai infelice. La tua felicità sarà sempre in bilico... in qualsiasi momento la terra può scomparire sotto i tuoi piedi. Non potrai mai essere sicuro di nulla. La donna che ti sorrideva un attimo fa, ora è in collera; il marito che ti parlava così dolcemente, all’improvviso è andato su tutte le furie. Dipendere dagli altri è dipendenza, è una schiavitù e non ti potrai mai sentire veramente colmo di beatitudine. Solo in uno stato di libertà totale e incondizionata è possibile la beatitudine. Ecco perché in Oriente è chiamata moksha – libertà assoluta.

Essere con se stessi è moksha perché ora non sei più dipendente. La tua felicità è semplicemente di tua proprietà, non la prendi a prestito da nessuno e nessuno te la potrà togliere, neppure la morte... la morte ti separa solo dagli altri, non ti separa mai da te stesso.

La morte fa così terrore, perché ti porterà via agli altri – la moglie non sarà più con il marito, la madre non sarà più con il bambino. La morte si limita a separarti dagli altri. Non ti può separare da te stesso: questo tipo di separazione è impossibile! Quando avrai imparato a stare con te stesso, la morte non avrà più significato per te, a quel punto non esisterà più: diventi immortale.

È immensamente bello essere soli: è senza paragoni... è la bellezza suprema... è la forza suprema. Torna a casa, è questa la via.

 

tratto da: Osho, La disciplina della trascendenza - Ed. Bompiani

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

 

Straniero.....in terre straniere

 

Un italiano, Basera, si ritrova a vivere in Estremo Oriente.

Tutto solo, certo, ma scopre qualcosa d’importante.

 

 

Dopo una lunga esperienza di lavoro sia all’Osho Meditation Resort di Pune, sia in altre grosse comuni sannyasin: anni di attività intensa, di quotidianità – sempre ordinaria ma variegata – di incontri personali, di supporto da parte dei ‘compagni di strada’ sia nella vita privata che in quella comunitaria, di cercare di applicare in quello che facevo e nelle relazioni con gli altri tutto ciò che individualmente avevo appreso attraverso le meditazioni e attraverso Osho… un bel giorno mi sono ritrovato a vivere in Corea. L’esistenza – o chiamiamola come si vuole: i casi della vita, il corso delle cose – mi ha portato a vivere in Corea, e poi anche in Giappone.

Passata la prima, eccitante fase del cosiddetto cultural shock, dovuto ad una situazione locale profondamente diversa in tutto e per tutto: dalla lingua, al cibo, al differente modo di relazionarsi con gli altri; improvvisamente mi sono ritrovato da solo. Certo la mia ragazza mi ha aiutato molto, mi è stata davvero vicina, ma di fatto poi quando mi muovevo per la città‚ o quando andavo a mangiare, o nelle pause di lavoro, mi sono trovato a fare i conti con il mio essere solo: tutto solo a dover trovare una soluzione pratica ai problemi del mio quotidiano. La barriera della lingua è stata una grossa difficoltà – è rarissimo, davvero, incontrare un coreano che parli l’inglese – e così mi sono dovuto arrangiare: ho conosciuto parecchi altri stranieri e ho stretto amicizia anche con alcuni italiani; ma dopo un po’ ho scoperto che era veramente difficile trovare un ponte tra me e loro che non fosse semplicemente la lingua, o comunicare al di là di banalità tipo la politica e il calcio.

E così mi sono trovato davvero solo, in una città con 7 milioni di abitanti... e non potevo neppure mettermi a fare l’eremita, perché il mio lavoro di insegnante di lingue richiedeva una presenza attiva e costante. Ho scoperto così‚ proprio come esperienza diretta, la differenza tra la solitudine, intesa in senso tradizionale cioè come la mancanza – il bisogno – dell’altro, e invece il mio essere sì solo, ma ben radicato nel mondo come individuo.

La solitudine, in realtà‚ era diventata solo un luogo geografico esteriore: si puoi essere soli ovunque, in una stazione del metro, in una megalopoli, a casa davanti al televisore… Ma scoprire la propria individualità‚ attraverso l’essere solo, come individuo, ovunque si sia, è un vero e proprio regalo; per prima cosa perché ci si scopre molto vulnerabili: non si appartiene più a un gruppo (gli italiani, o gli occidentali, come succede sempre quando lavori all’estero); secondo perché proprio questo scoprire di essere individuo, solo, dà una forza ‘di vita’ notevole: diventa davvero importante, ed è un grosso stimolo, imparare a relazionarsi con gli altri in modo differente. Non più partendo da una identificazione nel gruppo, ma dai propri bisogni veri, da individuo, dall’unicità individuale; ed ecco allora improvvisamente aprirsi mondi sconosciuti: gli altri – anche se non sanno l’inglese e non capiscono ciò che dici – iniziano ad accettarti, a volerti bene, solo per quello che tu sei, perché a loro modo capiscono che ti relazioni in modo onesto, vero, non nascondendoti dietro etichette professionali, ideologiche o di razza – ed è molto facile vivere come occidentale in Corea, e anche in Giappone: tutti formalmente ti rispettano semplicemente in quanto occidentale – comprendono che non indossi nessuna maschera e spesso esponi parti di te anche molto vulnerabili. Ecco, il più grande regalo della mia avventura coreano-nipponica è stata proprio questa: realizzare il mio essere solo, radicato nell’esistenza come individuo, e scoprire la forza che questa esperienza mi ha dato, al di là di una solitudine puramente esteriore… che in fondo si può cambiare come si cambia d’abito.

Scoprirsi come individuo, solo, radicato nella sua essenzialità, permette un salto qualitativo, un salto comunicativo con gli altri e con se stessi veramente notevole, perché si arriva al punto di non potersi più permettere di mentire a se stessi su ciò che umanamente siamo.

E da lì inizia un nuovo percorso… che ho appena intrapreso e non so bene dove mi porterà. 

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Ricorda, in ogni istante, che sei solo

 

 

Solitudine… non significa che ti manca qualcuno, ma che hai trovato te stesso.

Nel trovare se stessi, si trova il senso della vita, il significato della vita, la gioia, lo splendore della vita. Trovare se stesso è la scoperta più importante della vita di un uomo, e la puoi fare solo quando sei solo. Quando la tua consapevolezza non è riempita da alcuna cosa o persona, quando la tua consapevolezza è del tutto vuota… in quel vuoto, in quel nulla, accade un miracolo. E quel miracolo è il fondamento di tutte le religioni.

Il miracolo è: quando nella tua consapevolezza non è presente nulla di cui essere consapevoli, la consapevolezza si volge verso se stessa. Diventa un cerchio. Non trovando alcun ostacolo, alcun oggetto, ritorna alla sorgente. E nel momento in cui il cerchio è completo, tu non sei più solo un essere umano ordinario, sei diventato parte dell’essenza divina che pervade l’esistenza. Non sei più te stesso, sei diventato parte dell’intero universo, il battito del tuo cuore è ora il battito del cuore dell’universo stesso.

Questa è l’esperienza che i mistici sono andati cercando per tutta la vita, in tutte le epoche. Non esiste altra esperienza più estatica, più gioiosa. Questa esperienza trasforma completamente le tue prospettive: dove c’era oscurità, ora c’è luce, dove c’era infelicità, ora c’è beatitudine, dove c’erano rabbia, odio, possessività, gelosia, ora c’è solo uno splendido fiore d’amore.

Tutta l’energia che andava sprecata nelle emozioni negative, ora non lo è più; e prende una direzione positiva. Da un lato non sei più il tuo vecchio io, dall’altro, per la prima volta, sei il tuo sé autentico. Il vecchio se ne è andato, ed è arrivato il nuovo. Il vecchio era morto, il nuovo appartiene all’eternità, il nuovo appartiene all’immortalità.

Per migliaia di anni ti hanno detto che il viaggio verso il divino è molto lungo. Il viaggio non è lungo… il divino è presente nel tuo respiro, nel battito del tuo cuore, è nel tuo sangue, nelle tue ossa – ti basta un passo, chiudi gli occhi e vai dentro di te.

Puoi metterci un po’, perché le abitudini sono dure a morire: anche con gli occhi chiusi, i pensieri continueranno a riempirti la testa. I pensieri arrivano da fuori, e il metodo, facile, che è stato seguito da tutti i grandi mistici del mondo è il semplice osservare i pensieri, il rimanere un testimone. Non condannarli, non giustificarli, non razionalizzarli. Rimani distaccato, indifferente, lasciali passare – se ne andranno.

Nel giorno in cui la tua mente sarà assolutamente silenziosa, senza alcun impedimento, avrai fatto il primo passo che ti condurrà al tempio… Il tempio divino è la tua consapevolezza. Non puoi andarci con gli amici, con i figli, con la moglie o i genitori. Ognuno deve andarci da solo.

Non dimenticare l’esperienza che ti è accaduta, il senso di profonda solitudine e una voce dentro che dice: “Ricorda, in ogni istante, che sei solo.” Il giorno della tua gloria non è molto lontano.

 

tratto da: Osho, The Hidden Splendor # 18

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

 

Non aver paura di rischiare!

 

Non andare dove va la folla,

cerca da solo la tua strada nella vita.

 

 

Non preoccuparti di essere solo. A poco a poco, troverai un tuo equilibrio. A poco a poco, un passo alla volta, riuscirai ad andare oltre il conosciuto. A poco a poco, riuscirai a morire come ego e rinascere come presenza priva di ego. Puoi metterci un po’ di più. Puoi prendere la direzione sbagliata, perché non c’è nessuno che ti riconduce sul sentiero giusto, ma è comunque meglio viaggiare da soli che non muoversi per nulla.

Lo sbaglio più grosso, la desolazione più vasta è che la gente non si muove affatto verso la verità. Continua a muoversi in cerchio, in tutti gli affari di questo mondo: lavoro, moglie, marito, figli, ufficio e casa. E il cerchio si ripete. Questa è una vita insignificante, assurda. Non ha senso, né valore. Eppure, in qualche modo tutti continuano così, timorosi di rischiare.

Non avere paura di rischiare. Se hai il coraggio di rischiare, l’intero universo verrà in tuo aiuto, perché l’universo non è in alcun modo separato e distante da te.

Buddha ha detto: “Quando mi sono illuminato, l’intero universo ha celebrato. In quel momento ho sentito che l’universo mi stava aiutando, era in attesa che io mi illuminassi”.

 

Quindi, se devi viaggiare da solo, fallo, ma devi viaggiare, nonostante tutti i pericoli e i rischi. Il rischio più grosso è non viaggiare, perché allora sei bloccato, non cresci, sei come una pietra, non fiorirai mai. Viaggiando forse sbaglierai strada, farai qualche errore. E allora? Con gli errori si impara, sbagliando si impara. E se si rimane vigili, non si può andare troppo fuori strada, la vigilanza stessa ti riporta indietro.

 

Viaggia da solo piuttosto che in compagnia di uno sciocco.

 

Buddha dice: non viaggiare con uno sciocco, solo per avere compagnia. Guardati da questo.

Quando Buddha usa la parola ‘sciocco’, intende qualcuno che vive in maniera inconscia. Uno può accumulare denaro in maniera inconscia, senza sapere perché, senza sapere per cosa, senza sapere che la morte arriverà e lo priverà di ogni cosa. Un altro può rinunciare al denaro… ma con la stessa inconsapevolezza di chi lo ha accumulato.

Quindi Buddha dice: “Guardati dalla compagnia degli sciocchi. È meglio andare da soli che insieme a uno sciocco, perché lo sciocco finirà con l’influenzarti. Stando con lui assorbirai la sua stoltezza”.

Ma pur di avere compagnia, le persone starebbero con chiunque. Hanno troppa paura di stare da sole. Buddha vuole che te ne rendi conto. È meglio stare con gli alberi e le nuvole e il fiume e le montagne e l’oceano, perché non ti renderanno più sciocco di quel che sei, potrebbero persino aiutarti a diventare un po’ più intelligente, perché l’intera esistenza è intelligenza pura. Se riesci a essere in profonda comunione con la natura, diventerai più intelligente. Intorno a te c’è immensa intelligenza, e accessibile, ma solo le persone intelligenti possono sentirla. Gli sciocchi rimangono chiusi. Lo sciocco vive nel suo mondo, per questo lo chiamano idiota. La parola idiota indica uno che vive nel suo mondo, che ha un suo idioma, che vive nelle sue fantasie, nei suoi sogni. Lo sciocco non è solo chi è ignorante. Lo sciocco può essere molto erudito, spesso lo è. Può essere un pundit (un intellettuale), un prete, un professore. E allora è più pericoloso, perché sembra che dica cose sensate, ma in fondo è ignorante come tutti… è sciocco come gli altri.

Può avere un notevole carattere, può essere un profondo moralista, può essere molto devoto, può farti grande impressione. Ricorda, il carattere non ha grande valore. Ciò che conta è la consapevolezza, non la coscienza, ma la consapevolezza. La coscienza è creata dalla società. Più sciocco sei, più la società riuscirà a modellare la tua coscienza. Ti dà un’idea di come devi vivere la tua vita. Ti manipola in maniera sottile. Ti ipnotizza e ti condiziona. E il condizionamento è così lungo che finisci con il dimenticare che queste non sono idee tue.

La persona intelligente è ribelle. Non lascia che gli altri decidano per lei, si tiene per sé tale diritto.

Le persone vivono nei piccoli stagni delle loro ideologie ed è molto raro che incontrino qualcosa di nuovo, in grado di trapassare lo spesso strato di condizionamenti, che le renda consapevoli di quello che stanno facendo a se stesse.

Non pentirti, non sentirti in colpa. Abbandona il passato, non esiste più. E non pensare al futuro, non preoccupartene. Vivi nel presente. La meditazione è esattamente questo: vivere nel presente. La mente vive nel passato e nel futuro, e se riesci a essere nel presente, la mente svanisce, e si afferma il silenzio, un silenzio profondo, incontaminato.

Riconoscilo come un fatto… ora, qui. Se non ci sono né passato né futuro, allora questo momento è immensa bellezza, grazia sconfinata.

 

Viaggia da solo

come un elefante nella foresta.

 

Rimani nel presente e viaggia da solo.

 

tratto da: Osho, The Dhammapada: The Way of the Buddha, Vol 9 #5

 

 

 

Viaggia da solo

Come un re che ha

rinunciato al suo regno,

come un elefante

nella foresta.

 

Viaggia da solo,

piuttosto che in compagnia

di uno sciocco.

 

Non portare con te

i tuoi errori,

non portare i tuoi crucci.

 

Viaggia da solo,

come un elefante

nella foresta.

 

Gautama il Buddha

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Una realtà fondamentale

 

 

Accetta questa realtà: “Sono nato solo e morirò solo, e tra queste due solitudini, tutte le idee di essere insieme a qualcuno sono pure fantasie. Sono solo anche nella vita.” Si nasce soli, si vive soli, si muore soli. Buddha insiste moltissimo sulla realtà della solitudine, vuole che te ne rendi perfettamente conto. Ma una volta che ne sei diventato consapevole, la sua bellezza e la sua gioia ti stupiranno. Non sarai spaventato, sarai felice, perché è libertà, estasi, purezza e innocenza. E perché mai agognare la sicurezza?

La vita, per sua natura, è insicura, quindi la logica è semplice: chi desidera essere più vivo, deve vivere nell’insicurezza. Più grande è l’insicurezza, più vivo sarai, più grande è la cosiddetta, falsa, sicurezza, minore sarà la tua vitalità.

Ecco perché vedi tanti morti nel mondo, morti viventi, per il semplice motivo che si sono attaccati in modo esagerato all’idea della sicurezza. E più sei morto, più sei sicuro. Non fai nulla che possa creare insicurezza, rimani confinato alla sfera familiare, non superi mai i tuoi limiti. Ma non conoscerai mai l’estasi del superare i limiti. Non conoscerai mai l’estasi dell’esplorare l’ignoto e l’inconoscibile.

Essere solo è fondamentale per un meditatore – fare l’esperienza della solitudine, sedere in silenzio ed essere te stesso, rimanere con te stesso, senza desiderare compagnia, senza vagheggiare l’altro. Gioisci del tuo essere, del tuo respiro, del battito del tuo cuore. Deliziati dell’armonia, della grazia interiore. Godi del semplice esistere, e rimani del tutto silenzioso in questa gioia.

Le persone trovano mille modi per evitare la solitudine, ci sono i sistemi di questo mondo… e i sistemi spirituali. La persona mondana si metterà ad ascoltare la radio o accenderà la sua ‘scatola degli idioti’, la televisione. Non riesce a stare da sola. E la persona spirituale, la persona religiosa, si metterà a pregare o a leggere la Bibbia. Sta facendo la stessa cosa. La persona religiosa inizia un dialogo con dio. Desidera essere occupata. Desidera solo un modo per non sentirsi sola. L’idea di dio come persona è l’invenzione di coloro che non riescono a essere soli, quindi hanno creato dio. Quando non c’è nessun altro… almeno dio è lì, non devi preoccuparti, dio è dappertutto! Per avere una scatola degli idioti hai bisogno di soldi, e non te la puoi portare dappertutto… dio invece c’è sempre e ti segue come un’ombra. È sempre con te.

Questa concezione di dio è frutto della paura, paura della solitudine. Ma dio non esiste, è solo una tua fantasia. È come quando sei da solo e cammini lungo una strada buia di notte – o hai perso la strada nella foresta – e ti metti a fischiettare, solo per farti coraggio. È una sciocchezza. Sei tu che fischi, non c’è nessun altro, eppure anche questo serve. È utile psicologicamente. Ti metti a fischiettare, a cantare, a intonare un motivo, per dimenticare che sei solo, per dimenticare che ti sei perso. Tutte le preghiere non sono che fischi nel buio.

Buddha non è a favore delle preghiere. E questa differenza dev’essere compresa: Buddha è assolutamente favorevole alla meditazione, ma per nulla favorevole alla preghiera. La preghiera è di nuovo il vecchio trucco, il vecchio stratagemma per impedirti di essere solo. La meditazione è l’arte di essere solo. La solitudine non è sentirsi soli, ricorda. La solitudine è essere soli. È incredibilmente bella, e innocente, perché nulla può contaminarla, nulla può disturbarla o interromperla. È immobilità pura, è silenzio. È una musica particolare. Quando avrai udito la musica della tua solitudine, nessun’altra musica ti piacerà. Tutta l’altra musica ti sembrerà solo rumore; per quanto ben armonizzata, è rumore.

 

tratto da: Osho, The Dhammapada: The Way of the Buddha, Vol 12 #3

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

 

Si nasce soli e soli si muore

 

Certo, ma c’è un modo di scoprire una verità

ancora più profonda, nell’esistenza...

 

 

Una storia Zen

 

Prima che il Maestro Zen Ninakawa morisse, un altro Maestro Zen, Ikkyu, gli fece visita. “Posso guidarti io?” gli chiese Ikkyu.

Ninakawa rispose: “Sono venuto qui da solo e me ne andrò da solo. Che aiuto potresti darmi, tu?”

Ikkyu gli spiegò: “Se pensi veramente di essere venuto qui e che ora te ne andrai veramente, se pensi di arrivare e poi di andartene, queste sono illusioni tue. Lascia che ti mostri la Via sulla quale non ci sono né arrivi,

partenze”.

Ikkyu, con le sue parole, aveva svelato la Via in modo tanto chiaro, che Ninakawa sorrise e, senza pronunciare una parola, annuì e morì.

 

 

Certo, siamo venuti al mondo da soli e ce ne andremo da soli. In mezzo a queste due solitudini noi creiamo tutti i nostri sogni di stare in compagnia, di avere rapporti: l’amore, la famiglia, gli amici, i club, le società, le nazioni, le chiese, le organizzazioni. Siamo venuti al mondo da soli e ce ne andremo da soli. La solitudine è la nostra natura suprema. Ma in mezzo a queste due solitudini, a quanti sogni ci abbandoniamo! Diventi un marito o una moglie, un padre o una madre; accumuli denaro, potere, prestigio, rispettabilità; nonostante tu sappia perfettamente che sei venuto a mani vuote e che te ne andrai a mani vuote: non potrai portare niente con te. Tuttavia continui ad accumulare, continui ad attaccarti a qualcosa e i tuoi attaccamenti aumentano; continui a radicarti in questo mondo che dovrai lasciare. La risposta di Ninakawa era perfetta: “Sono venuto da solo e me ne andrò da solo. Che aiuto potresti darmi? Come potresti aiutarmi nel momento della mia morte? Forse nella vita possiamo illuderci di dare o di ricevere aiuto: come potrebbe accadere nel momento della mia morte?”

Ciò che disse Ninakawa è una grande verità: “Siamo venuti al mondo da soli e ce ne andremo da soli”. Ma esiste una verità ancora più elevata.

Ikkyu rispose: “Se pensi di essere venuto realmente e che te ne andrai realmente, è una tua illusione!”

Chi è venuto? Chi se ne andrà? Ogni cosa è così com’è. Anche venire e andare è un sogno.

La vita è un sogno! Siamo dove siamo. Siamo ciò che siamo. Non ci siamo mossi neppure per un istante; non ci siamo allontanati neppure di pochi centimetri dalla nostra vera natura! Questa è l’affermazione suprema della verità.

Le onde si levano nell’oceano e nell’oceano scompaiono. Quando le onde si alzano, l’oceano è sempre uguale a se stesso, così com’era prima che le onde sorgessero; poi tornano a scomparire nell’oceano. Le forme sorgono e scompaiono: la realtà rimane uguale a se stessa. Tutti i cambiamenti sono solo apparenti. Nel nucleo più profondo, non cambia mai niente. Tutto rimane sempre uguale. Il tempo è un fenomeno periferico. Al centro, il tempo non esiste, non ci sono cambiamenti, non ci sono movimenti; al centro tutto è eterno.

Ikkyu disse: “Se pensi di…” Ricorda: ha usato la particella “se”, poiché sapeva, conosceva Ninakawa; poteva vedere nell’interiorità più intima di quell’uomo, Ninakawa era trasparente: Ikkyu sapeva che si era realizzato. Forse la sua era stata solo una provocazione, per permettere a Ikkyu di dire qualcosa di bello, qualcosa di vero. Forse la sua provocazione era solo un trucco, uno scherzo. Ecco perché Ikkyu disse: “Se pensi di essere venuto veramente e che te ne andrai veramente è una tua illusione!”

Cos’è questa Via sulla quale non c’è né il venire, né l’andare? Certo, c’è un luogo dentro di te che è la tua casa eterna, in cui niente accade, niente muta mai – nessuna nascita, nessuna morte; né il venire né l’andare; niente sorge, niente scompare – tutto è eternamente identico a se stesso.

Con le sue parole, Ikkyu aveva rivelato la Via con tale chiarezza che Ninakawa sorrise, annuì e morì.

 

tratto da: Osho, Il Sacro Fuoco NSC

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 Issa ha scritto:

 

Noncuranti della rugiada
Che segna il finire del nostro giorno,
Agli altri ci leghiamo.
 

 

Esistono pochi scrittori di haiku del calibro di Issa e di Basho. Questo haiku dice: “noncuranti della rugiada che segna il finire del nostro giorno...”.
Tanta polvere si crea tutt’intorno ogni giorno: così tanta rabbia, così tanta tristezza, coì tanta infelicità, così tanti fraintendimenti...
Noncuranti di tutto questo che segna il finire del nostro giorno, “agli altri ci leghiamo ”.
Il nostro amore rimane senza un segno, senza un graffio. I nostri cuori sono come specchi che non si coprono mai di polvere. Questa è la via di un uomo dello Zen.
Continua a togliere quella polvere, e ricordati della tua integrità, della tua unione con l’esistenza. Nulla può causare la tua separazione: né rabbia, né desiderio, né fallimento. Niente ti divide dall’esistenza.
Ogni sera liberati da tutta la polvere.
Coricati con uno specchio pulito, con una canzone di silenzio, in armonia con l’esistenza.
 

Osho, Il Manifesto dello Zen, NSC editore

 

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Solo nella natura

Scoprire nella natura lo specchio della propria anima, tornare alla radice dell’essere originario.

 

 

 Il racconto di un’esperienza.

 

Come alla maggior parte delle persone, anche a me l’idea di passare da solo (e senza cibo) tre giorni e tre notti all’aperto, lontano da tutto e tutti, ha provocato non poche paure e resistenze. La mia motivazione principale è stata superare questa paura di ritrovarmi solo ed isolato... e nei tre giorni e nelle tre notti, durante i quali sono stato da solo, ho compreso, che noi, in mezzo agli alberi, alle piante, alle rocce e ai fiumi... non siamo mai da soli.

Quante volte avevo desiderato di poter mettere da parte, almeno una volta nella vita, la quotidianità, così ripetitiva, e tutto ciò che è vecchio e consumato. Cercare fuori, all’aperto quella vastità, quell’infinito che la vita di tutti i giorni sembra negarci. Essere preso, avvolto dall’immensità del cielo, scoprire la beatitudine nel contatto semplice e innocente con gli alberi, l’acqua, le pietre e la luce...

Un posto di potere

Ora finalmente trovo la mia via. Mi guida in un posto selvaggio e incontaminato, sulle pendici di una montagna. Vengo attirato, quasi ‘chiamato’, da una roccia coperta da diversi tipi di muschio: è un bel luogo, invitante, dove fermarmi. So istintivamente che questo posto è il mio luogo di potere – quasi un punto nella mappa dell’agopuntura di madre terra – dove le mie linee di energia si adattano facilmente e senza dolore, finché io mi sento collegato al flusso dell’energia nella sua intensa profondità.

Il tempo si stacca da me come una vecchia pelle di serpente. Sotto appare uno strato luccicante e molto colorato di una vita completamente diversa: la mia natura interiore senza tempo si risveglia e comincia ad allungarsi come un gatto dopo un sonno riposante... Qui! Adesso! Mi ricordo della mia natura...

 

 

Nella natura selvaggia

 

E ora comincio ad avere delle percezioni: mi sento affine agli splendidi larici di montagna con la loro irrefrenabile voglia di vivere... un fratello delle delicate farfalle che come ubriache di sole danzano sui bellissimi fiori di montagna... mi sento come nutrito dal tamburellare dei goccioloni di pioggia che cadono dalle nubi temporalesche... sono unito alla fremente quiete che traspare dalle rocce immobili ...

Improvvisamente vengo attraversato da un senso di orrore quando le mie dita, tastando e cercando sotto il bordo del sacco a pelo, urtano contro il dorso teso di una lumaca. Dopo un attimo ridacchio divertito per essermi spaventato. Comunque il mio cuore batte velocemente per alcuni secondi... Mi tranquillizzo e mi sento di nuovo parte della natura selvaggia. Il sangue scorre nelle mie vene così come scorrono i torrenti di acqua cristallina che cascano da altezze sfavillanti in gole rocciose e piene d’ombra proprio sotto il mio luogo di potere. I miei polmoni si dilatano, creano spazio per l’irrompere delle ondate rinfrescanti che provengono dalle altezze coperte di ghiaccio sopra di me: posso sentire il profumo dei ghiacciai. Un dolce profumo metallico di una chiarezza cristallina.

 

 

La vita continua ininterrottamente

 

Intorno a me gli animali proseguono con le loro faccende diurne, e notturne, senza lasciarsi disturbare in nessun modo dalla mia presenza.

Sotto i miei piedi si vive e ci si muove ininterrottamente; un esercito di formiche, da un vicino formicaio, esegue il proprio lavoro con tranquilla naturalezza: ispeziona con estrema calma e in lungo e in largo tutto il mio corpo. Probabilmente hanno già fatto un’analisi accurata della mia pelle e sono perfettamente al corrente del mio bisogno urgente di mangiare... e anche delle mie sensazioni estatiche, del momento di profonda dolcezza che sto vivendo.

Un falco sfreccia vicinissimo alla mia testa ed è, nel suo rapido passaggio, altrettanto sorpreso della nostra vicinanza improvvisa quanto il mio timido ego: in quel momento, non faccio fatica a immaginarmi lo sguardo del falco da dietro i suoi occhi e come lui sia sfrecciato giù in volo folle lungo la china tra i larici.

Lo sguardo assennato di un grazioso camoscio mi ricorda la solennità di una sfinge. Con il suo collo snello ben eretto, mi rivolge tutta la sua attenzione indagatrice. Ma ha fiducia nello sguardo che emano e prosegue senza fretta... forse mi stava osservando di nascosto già da alcune ore...

Sono qui a 1800 metri di altezza, nello spazio vitale degli animali liberi e selvaggi, e solo quando sono completamente con me stesso, nell’estrema calma e nel fluire tranquillo della mia meditazione, mi fondo con il grande disegno dell’esistenza.

 

 

Una dichiarazione d’amore alla natura

 

Durante questi tre giorni, il tempo cambia da un estremo all’altro. Dalla calura del giorno al gelo notturno, e alla pioggia, fino a un violentissimo temporale con la grandine: la natura mi ha offerto uno spettacolo unico della sua immensa forza. E io sedevo là, da solo, nel mezzo delle forze della natura, senza la minima paura.

Durante il fortissimo temporale ho fatto una esperienza meravigliosa: la tempesta di vento che lo aveva accompagnato aveva allentato a tal punto il telone sotto il quale mi riparavo, che quasi mi era finito addosso a coprirmi, mentre io stavo sdraiato sotto nel sacco a pelo, e così quando poi è caduta la grandine... è stato come esserne massaggiato!

Ciò che mi resta di questa esperienza potrebbe essere considerata una dichiarazione d’amore alla natura. Come posso descrivere l’attenzione e la tenerezza, che ho portato a casa dalla montagna? Se chiudo gli occhi e mi ritrovo seduto in quel posto – che gli spiriti della natura mi avevano assegnato per tre giorni – avverto subito di nuovo il profondo senso di unione. Mi ricordo il muoversi dolce dell’erba cullata dal vento. Il gorgogliare gentile dei ruscelli mi risuona confortante nelle orecchie. Mi sento accarezzare dal vento e sento il profumo aromatico delle piante alpine. Il mio rapporto con la natura, attraverso questo incontro intenso, si è fondamentalmente trasformato in un’amicizia piena di rispetto; completamente consapevole che ogni pietra, ogni pianta, il vento, l’acqua, il sole, la luna e la terra ci accompagnano bendisposti nei nostri confronti.

 

Shanti Moog

www.creavista.de

 

tratto da Osho Times ed. tedesca

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Liberi e soli

L’unica strada che porta a una reale unione col tutto

 

 

Osho, tu dici ai meditatori di preoccuparsi solo di se stessi, e loro lo fanno! Ma l’umanità è un unico corpo; perché enfatizzare l’individualità più dell’universalità?

 

Certo, noi facciamo parte l’uno dell’altro. Non solo l’umanità è una, anche l’esistenza lo è; ma questa unità può essere sentita su due livelli: uno è di profonda inconsapevolezza e l’altro è di superconsapevolezza. O devi diventare un albero – e in quel caso appartieni al tutto – oppure devi diventare un buddha – e allora sei unito al tutto. Al di fuori di queste due possibilità, non si può essere uniti al tutto.

La consapevolezza è individuale, l’inconsapevolezza è universale; la supercoscienza è universale, la consapevolezza è individuale. Quindi, se... vi insegnano a essere parte di un gruppo, diventerete inconsapevoli. C’è una forte probabilità che cadiate dalla vostra consapevolezza. Finché non diventerete un buddha, non potrete essere uno, non potrete conoscere la vera unità con il tutto. La vera unità del tutto può essere conosciuta solo in due modi: o con il divenire inconsapevoli, perdere la vostra consapevolezza, e in questo caso l’individualità viene perduta, oppure andando oltre la consapevolezza, e anche così la vostra individualità è persa.

Ecco perché alla gente piace molto la folla. Avete mai osservato le persone tra la folla, come sembrano felici? I musulmani che insieme vanno a distruggere un tempio, o gli indù che insieme vanno a uccidere dei musulmani… osservate come sono felici, pieni di energia. Li avevate visti poco prima: persone ottuse che camminano per la strada, spente, morte; poi, all’improvviso, si sono ravvivate: urlano, si fanno animo l’un l’altra, si mettono a correre come se dovesse succedere qualcosa di bello.

Come mai la gente è così felice tra la folla? Perché la felicità della folla è così coinvolgente? Perché nella folla quelle persone cadono in basso, diventano inconsapevoli: perdono la loro individualità, uniscono le loro individualità. Lasciando cadere la loro consapevolezza, perdono la loro individualità. A quel punto si sentono felici, allora non hanno più preoccupazioni, non hanno più responsabilità.

Avete notato che i più grandi crimini non sono mai stati commessi da individui? Tutti i più grandi crimini sono stati commessi dalle folle, mai da individui. Un esercito può commettere milioni di crimini. Interrogate i singoli individui appartenenti a quell’esercito, affiorerà in loro un senso di responsabilità. Chiedete a ciascuno di loro: “Potresti fare la stessa cosa agendo da solo?” Vi risponderà: “No. Come potrei? Ero con gli altri e mi sono perso nel gruppo. Ho dimenticato me stesso. L’umore della folla, la moltitudine, mi hanno travolto e mi sono perso. La folla stava facendo qualcosa e io, semplicemente, ne sono diventato parte, ma non sono stato io ad agire”. Chiedete a un singolo musulmano: “Potresti bruciare un tempio o uccidere un indù?” Chiedete a un indù: “Potresti uccidere dei musulmani, da solo?”

Questo è un miracolo, ma noi non lo osserviamo. Nessun singolo musulmano è cattivo, nessun singolo indù è cattivo. Gli individui presi da soli sono belle persone, come lo è ogni persona; ma nella folla, all’improvviso, cambiano il loro volto, avviene una metamorfosi. Non sono più individui, non sono più esseri consapevoli, si sono persi. A quel punto la folla ha le proprie modalità e nessuno può controllarle.

Di conseguenza la regola è questa: il gruppo può procedere solo in base al livello raggiunto dal suo membro più in basso. Ecco perché ti dico di non appartenere a nessun gruppo, altrimenti ti dovrai abbassare fino al livello a cui si trova il membro più in basso. Diventa un individuo. In un gruppo cadrai sempre verso il denominatore più in basso.

È naturale, è scientifico. Se stai camminando con un gruppo di cento persone, la persona più lenta deciderà il passo da tenere, perché la persona più lenta ha i suoi limiti e, se il gruppo vuole restare tale, dovrà muoversi in base al più lento. La persona più veloce potrà rallentare, ma la più lenta non potrà andare più veloce: ha i suoi limiti.

Il gruppo è sempre guidato da uno stupido. Lo stupido non può diventare intelligente, ma l’intelligente può facilmente cadere nella stupidità. Hai mai visto una persona stupida fare qualcosa di intelligente? Eppure avrai visto molte persone intelligenti fare azioni stupide e sciocche. In qualsiasi momento potrai tramutarti in uno stupido, ma non è così facile diventare saggi da un momento all’altro. Una persona sciocca, è molto coerente: rimane stupida, non può a volte essere saggia, è impossibile; ma la persona saggia non è così coerente; talvolta scivola e diventa stupida, nella sua vita può avere momenti di stupidità. Sono momenti di vacanza, in cui si rilassa un po’ e non si preoccupa della sua saggezza.

Se sei legato a una persona che nel percorso dell’evoluzione è più in basso di te, dovrai camminare con quella persona. Ovviamente, lei non potrà muoversi con te.

La regola è giustissima: il gruppo può procedere solo in base al livello raggiunto dal suo membro più in basso. Pertanto, se vuoi elevarti, per favore ricordati: non diventare mai membro di un gruppo. Ricordati di restare un individuo; solo così sarai libero di muoverti secondo il tuo passo, solo così sarai libero di muoverti da solo; con il gruppo sarai legato.

Naturalmente le persone stupide tendono a creare dei gruppi, perché da sole non possono fare affidamento su se stesse: hanno paura e non sono dotate di alcuna intelligenza. Sanno che, da sole, sarebbero perse; tendono quindi a creare dei gruppi, una folla. Pertanto, ogni volta che si crea una chiesa istituzionalizzata o una setta, per il novantanove per cento è formata da persone stupide. Deve essere così: e sono loro a decidere l’indirizzo religioso, la politica e ogni altra cosa.

Diffida della “massocrazia” e stai all’erta perché anche in te ci sono momenti – momenti di stupidità – in cui vorresti rilassarti. Allora sarai irresponsabile e privo di preoccupazioni, perché potrai sempre scaricare la responsabilità sul gruppo; potrai sempre dire: “Cosa posso farci? Sto con il gruppo e il gruppo procede lento, quindi anch’io vado a rilento, è il membro più in basso che decide ogni cosa”.

 

Se desideri veramente crescere, sii solo. Se desideri veramente essere libero, sii responsabile. Ecco perché insisto sull’individualità. Ciò non significa che non sappia che l’universo è uno, ma ci sono due modi per conoscerlo: o si cade al di sotto della consapevolezza – ma in questo caso non lo si conosce perché si è caduti al di sotto della consapevolezza – oppure si va al di sopra della consapevolezza: diventi superconscio, diventi illuminato, diventi un buddha; in questo caso anche tu saprai che l’universo è uno, ma in questo caso ‘il tutto’ non può trascinarti in basso. In realtà, un buddha inizierà a trascinare il tutto verso l’alto.

In uno stato inconscio, il più basso determinerà il ritmo della crescita. Nella superconsapevolezza, nello stato più alto, sarà il più elevato a decidere. Un buddha vi trascina in alto: la sua stessa presenza vi porterà verso vette sconosciute, che non vi eravate neppure immaginati; in questo caso, il più elevato diventa il fattore determinante.

Questo è il motivo per cui in Oriente abbiamo sempre enfatizzato l’individualità e abbiamo sempre sottolineato l’importanza di trovare un maestro individuale, piuttosto che diventare parte di un gruppo, qualsiasi esso sia. Sii in un rapporto individuale con il maestro. In questo caso, il più elevato determinerà la tua vita, allora potrai essere sospinto da lui. In un gruppo, sarà il più in basso a determinare la tua vita.

Non essere indù. Se riesci a trovare Krishna, seguilo ma non diventare un indù. Non essere un cristiano: se riesci a trovare Cristo da qualche parte, corri da lui, dimenticati qualsiasi cosa… ma se non riesci a trovato un Cristo, non essere un cristiano perché il cristianesimo è una folla. Gesù è un super-individuo. Trova un maestro e vivi in comunione con lui, vivi alla presenza del maestro e lascia che sia un contatto personale.

Io vi do un’iniziazione al sannyas, ma non per questo diventate parte di una chiesa: non diventate parte di una folla. Il vostro rapporto è personale con me. Ci sono migliaia di iniziati, ma ognuno ha una relazione personale con me. Ricordatevelo: nessuno di voi ha alcun rapporto con un altro sannyasin; il vostro rapporto è con me, è individuale e personale. Non dovete essere in rapporto con gli altri in quanto gruppo, non è necessario. Voi tutti siete in rapporto con me personalmente; e, naturalmente, in maniera sottile vi rapportate l’un l’altro, ma questo avviene per causa mia. Quel rapportarvi non è diretto: avviene attraverso di me.

Inoltre, vorrei che diventiate sempre più degli individui. Un giorno diventerete universali, ma questa è una speranza, non ancora una realtà per voi. Se desiderate che diventi una realtà, dovrete diventare sempre più consapevoli, così assolutamente consapevoli che un giorno la consapevolezza non sarà più necessaria. Sarete diventati così consapevoli che la consapevolezza non sarà più necessaria, potrete metterla da parte.

 

Osservate un ubriaco che cammina per strada. Cos’ha fatto? Ha fatto la stessa cosa fatta da un buddha. Osservate un buddha e osservate un ubriaco: hanno fatto entrambi la stessa cosa. L’ubriaco è caduto nell’inconsapevolezza ed è divenuto parte dell’universale; ha ingerito dell’alcol per annegare la sua consapevolezza, le sue preoccupazioni e la sua individualità. È diventato parte dell’inconscio collettivo.

Dall’altra parte c’è un buddha che cammina con la sua grazia, con la sua bellezza, con la sua grandezza. Anch’egli è scomparso, ma non come l’ubriaco. Non è caduto al di sotto dell’umanità, è andato oltre l’umanità. Entrambi per un certo verso sono simili, perché entrambi non sono più individui. Quindi, l’ubriaco ha qualcosa di simile a un buddha: entrambi non sono più individui. Eppure non potete trovare due persone così distanti fra loro, agli antipodi; anche se hanno qualcosa che le accomuna.

Facciamo un altro esempio: Patanjali afferma che il sonno profondo e il samadhi sono simili. Nel samadhi l’individuo scompare, come pure nel sonno profondo. Nel sonno profondo diventate parte dell’inconscio collettivo; nel samadhi diventerete parte del superconscio collettivo.

Sono simili e tuttavia sono agli antipodi, polarità opposte. La similitudine è solo questa: in entrambi i casi l’ego scompare, ma scompare in modi assolutamente diversi. Nel sonno diventate di nuovo come vegetali. Vegetate, siete simili a una pietra, privi di individualità.

Nel samadhi l’ego è scomparso. Ora non avete più limiti, definizioni, siete dissolti nel tutto, ma dissolti nel tutto con una profonda consapevolezza. Non state dormendo. Le preoccupazioni sono scomparse, perché le preoccupazioni esistono solo con l’ego. Quindi, ci sono due modi per far scomparire le preoccupazioni: o diventate parte di un gruppo, oppure diventate parte della supercoscienza.

‘Tu dici ai meditatori di preoccuparsi solo di se stessi, e loro lo fanno!’

Certo, io dico loro di preoccuparsi solo di se stessi, perché in questo momento dovrebbe essere la loro unica preoccupazione. Se incominciassero a preoccuparsi del mondo intero, non sarebbero in grado di fare nulla. Perfino preoccuparsi di se stessi basta e avanza. Liberarsi da quelle preoccupazioni è fin troppo, è difficile; se ti preoccupi anche del mondo intero, non ne verrai mai più fuori. In quel caso, puoi esser certo che rimarrai sempre preoccupato.

E non pensare neppure per un istante di essere d’aiuto al mondo, preoccupandotene. Non lo sei affatto, perché la persona preoccupata non è di alcun aiuto a nessuno: è una forza distruttiva.

Quindi, prima di tutto riduci le preoccupazioni al minimo; ovvero, limita le preoccupazioni a te stesso: è più che sufficiente. Sii assolutamente egoista. Certo, lo confermo, io ti dico di essere assolutamente egoista se un giorno vorrai aiutare gli altri. Se un giorno desideri essere veramente altruista, prima sii egoista.

Prima di tutto cambia il tuo essere, crea una luce nel tuo cuore, diventa luminoso, in seguito potrai aiutare gli altri. E potrai farlo senza preoccuparti, perché la preoccupazione non aiuta mai nessuno. Sei seduto accanto a qualcuno che sta morendo e sei preoccupato: come lo aiuterai? Se il paziente sta morendo e il dottore è preoccupato, non potrà aiutarlo. Non ha importanza quanto il medico sia preoccupato: deve fare qualcosa.

Quando un paziente sta morendo, è necessario un medico che sappia come non essere preoccupato. Solo allora sarà d’aiuto, perché solo così la sua diagnosi sarà più precisa, più giusta. Ecco perché se sei malato e tuo marito è medico, non potrà essere di grande aiuto: sarà troppo preoccupato per te. Sarà necessario un estraneo, che non sia coinvolto personalmente.

Un bambino necessita di un intervento chirurgico, suo padre potrà essere il più grande chirurgo, ma non gli sarà permesso di intervenire sul bambino, perché sarebbe troppo preoccupato. La sua mano tremerebbe: è il suo bambino! Non potrà essere un semplice osservatore, non saprà essere oggettivo perché troppo coinvolto. Potrebbe uccidere il bimbo. Sarà necessario un altro chirurgo che sappia restare imparziale, che possa restare distante, distaccato, libero da qualsiasi preoccupazione.

Quindi, se desideri veramente aiutare l’umanità, prima di tutto dovrai diventare libero da preoccupazioni, e per diventarlo dovrai abbandonare per prime le preoccupazioni inutili. Non pensare al mondo: il mondo ha continuato a essere lo stesso e tale resterà. Non essere sciocco. Tutti gli utopisti sono un po’ sciocchi: si aspettano qualcosa che non succederà mai, che non è mai successa.

Sii realista, sii scientifico: la sola cosa possibile è che tu possa trascendere le preoccupazioni. Dunque, preoccupati solo di te stesso e trova il modo per andare oltre le preoccupazioni; una volta trascese, potrai essere un’incredibile benedizione per il mondo.

 

tratto da: Osho, La disciplina della trascendenza, Ed. Bompiani

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Le domande dei lettori

da un’e-mail arrivata di recente:

 

 

Ciao, sono un ragazzo di 18 anni e volevo chiederti da dove posso iniziare a creare un cammino di consapevolezza per arrivare a creare un equilibrio in me, visto che non c’è. Grazie.

 

Il primo passo l’hai già fatto: riconoscere il tuo disagio, riconoscere che da lì bisogna uscire...

 

Ci sentiamo spesso senza alcun equilibrio perché ci hanno insegnato che siamo la mente (siamo ciò che pensiamo) e la nostra mente è piena di messaggi contrastanti: è un po’ la sua natura, quella di voler analizzare i pro e i contro... e poi sono anni che c’è chi ci dice di far quello e chi ci dice di far quest’altro - e spesso loro stessi si comportano in maniera del tutto diversa da ciò che ‘predicano’ - e la società ci propone perlopiù modelli contraddittori, dove poi è facile vedere che successo non equivale a viver bene, se non, talvolta, su un piano puramente di beni materiali, di consumo... insomma una gran confusione.

 

Bisogna trovare altrove (non nella mente) un centro, e per questo è fondamentale la meditazione.

 

Quindi, per prima cosa puoi vedere di ritagliare, all’interno della tua giornata, uno spazio solo per te dove praticare regolarmente una tecnica di meditazione. Stacca il telefono, chiarisci che non vuoi essere disturbato per alcuna ragione e indossa abiti comodi; se possibile è anche utile designare uno spazio, un angolo della tua stanza, come ‘dedicato’ alla meditazione, e farla sempre lì. Scegli un momento preciso, nell’ambito della giornata, in modo da poter fare meditazione ogni giorno alla stessa ora: è un impegno importante, un appuntamento con te stesso - solo tu e la tua consapevolezza!

 

Prova a fare meditazione per tre mesi, ogni giorno... se all’inizio ti sembra un impegno troppo gravoso puoi decidere di provare anche solo per 21 giorni, prima di continuare per tutto il periodo - ma non di meno, Osho dice che la meditazione è come un seme: ha bisogno di un po’ di tempo per sistemarsi nel terreno e poi germogliare. E assicura anche che se si pratica la stessa meditazione per tre mesi... non solo tu, ma persino gli altri si accorgeranno della trasformazione, di ciò che in te sta fiorendo. Ma non dare troppa attenzione, non cercare risultati, quelli vengono da soli quando è il loro tempo, goditi la meditazione per quello che ti dà sul momento: un bell’incontro con te stesso.

 

È meglio fare una meditazione attiva (che non deve essere necessariamente catartica), dove ci sia del movimento: a me viene in mente la Kundalini, una meditazione di Osho che è anche divertente. Prima si scuotono via tutte le tensioni (fisiche e psicosomatiche) e poi ci si muove, si balla, lasciando che il corpo segua liberamente la sua energia e il ritmo della musica... e solo dopo, alla fine, ci si siede in silenzio, fermi, e si osserva (si sta attenti... consapevolezza) tutto ciò che succede dentro e fuori di noi.

 

È bene fare sempre la medesima meditazione tutti i giorni, e non un giorno una e un giorno un’altra... sempre per il discorso (del seme) di cui sopra.

È giusto e bello esplorare tante tecniche, ma quando ne hai trovata una che per te funziona tienila per un po’.

 

Se ti risulta più pratico (magari per ragioni di spazio) è consigliabile anche la meditazione Nadabrahama (attiva in maniera più sottile!) una tecnica di origini tibetane che aiuta davvero a centrarsi sulla pancia, un punto molto più equilibrato della mente: ad esempio i praticanti di arti marziali orientali devono essere centrati nell’hara (nella pancia appunto) per raggiungere l’equilibrio psicofisico necessario nelle loro discipline.

 

Non ti parlo di ‘meditazioni classiche’ (seduti a osservare il respiro o a guardare un muro bianco) perché nel caos della vita moderna rischiano spesso di essere o inutili, o addirittura uno sforzo per controllare, tenere nascosta, tutta la confusione che uno ha dentro e poi magari non ce ne si accorge più... fino a quando non salta fuori di nuovo, inaspettata e ben ‘compressa’.

 

Istruzioni precise per ogni meditazione attiva, brevi esempi in video... e anche la musica puoi trovarli on line su osho.com.

 

E per il resto... buon viaggio!

 

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Un libro da vivere

Preti & Politici

La mafia dell’anima

Editore: News Services Corporation

Pagine: 224 - Formato: 14,7 x 21

 

 

Politica e religione

La politica è cosa del mondo, gli uomini politici sono al servizio della gente. La religione invece è sacra: è la guida alla crescita spirituale della gente. Tra i valori, la politica si colloca sicuramente al livello più basso, mentre la religione è a quello più alto. Sono entità ben separate… Per secoli la religione ha elevato la consapevolezza umana. La religione ha il merito di aver portato l’uomo ai livelli attuali, per quanto poca sia la sua consapevolezza. La politica invece è stata una maledizione, una calamità; ed è responsabile di tutti gli aspetti più deteriori dell’umanità. Ma il problema è che la politica ha potere, mentre la religione implica solamente l’amore, la pace e l’esperienza del divino. La politica può facilmente interferire con la religione, come del resto ha sempre fatto, giungendo a distruggere molti valori religiosi assolutamente necessari per la sopravvivenza dell’umanità e della vita del nostro pianeta.

 

 

SULLA PACE E SULLA GUERRA

Non c’è mai stata la pace. Due sono sempre stati i periodi nel corso della storia che noi conosciamo sotto il nome di “guerra” e quello che definiamo “pace”, che però pace non è, e che in realtà dovrebbe essere definito come “periodo di preparazione a un’altra guerra”. Tutta la storia dell’umanità consiste in due sole cose: la guerra e la fase di preparazione a un’altra guerra.

Mi chiedi: Che cosa hanno fatto i politici dalla fine della Seconda guerra mondiale, da quando è stata ristabilita la pace nel mondo?

Hanno continuato a fare ciò che hanno sempre fatto: hanno creato nuovi conflitti, più scontento nella gente, nuove discriminazioni, armi più potenti per distruggere, e si sono preparati alla terza guerra mondiale. Una volta qualcuno ha chiesto ad Albert Einstein: “Lei è lo scienziato che ha scoperto l’energia atomica, quindi dovrebbe essere in grado di predire ciò che accadrà nel corso della terza guerra mondiale”.

Einstein, con le lacrime agli occhi,  rispose: “Non mi chieda nulla sulla terza guerra mondiale. Non ne so niente! Però se vuole, posso dirle qualcosa sulla Quarta guerra mondiale”.

Il giornalista che lo stava intervistando rimase molto sconcertato e pensò: “Strano… non si vuole pronunciare, sostiene di non sapere niente della Terza guerra mondiale, però è disposto a parlare della Quarta guerra mondiale?!” “Allora mi parli della Quarta guerra mondiale”, chiese il giornalista con entusiasmo. “Posso dire solo una cosa: non accadrà mai!” rispose Einstein.

 

 

L’UOMO È NEMICO DI SE STESSO

Le religioni hanno distrutto l’integrità dell’uomo. Lo hanno reso frammentario, diviso in parti non solo separate, ma anche in conflitto tra di loro.

Il crimine peggiore nei confronti dell’umanità è stato commesso dalle religioni: queste hanno reso l’umanità schizofrenica, hanno creato in ognuno una personalità divisa. E ciò è stato fatto in modo molto astuto e infido. Come prima cosa, all’uomo è stato detto: “Tu non sei il corpo”, e subito dopo: “Il corpo è il tuo nemico”. La conclusione logica non poteva essere che questa: tu non sei parte del mondo e il mondo è il tuo castigo. Sei qui per essere punito.

 

 

IL MESSAGGIO DI OSHO

 

Esistono milioni di stelle, e intorno a ogni stella ruota un'infinità di pianeti, eppure solo su questo minuscolo pianeta Terra è avvenuto il miracolo: non solo esiste la vita ma anche la consapevolezza. E non solo esiste la consapevolezza, esistono anche individui che hanno raggiunto l'apice supremo della coscienza dell'essere, come Gautama il Budda, Socrate, Pitagora o Chuang Tzu. Se la vita scomparisse da questo minuscolo pianeta, l'universo diventerebbe incredibilmente più povero e occorrerebbero milioni di anni prima di ritornare allo stato in cui la coscienza dell'essere umano si possa illuminare. Non mi sento triste per me. Io sono assolutamente realizzato. La morte non può privarmi di niente. Mi sento triste per la situazione in cui si trova l'umanità intera, perché per gli esseri umani, morire in questo modo, significa venire totalmente privati della possibilità di illuminarsi, di trovare la beatitudine, di scoprire il significato della vita. Gli uomini finora hanno vissuto nell'oscurità, dovranno per forza anche morire nell'oscurità? I politici hanno tutte le intenzioni di distruggere tutto e tutti. Prima che riescano a provocare un suicidio collettivo, almeno tu devi conoscere il Dio che esiste dentro di te. Non rimane più molto tempo e ci aspetta un lavoro enorme. Però, se hai coraggio, puoi raccogliere questa sfida.

 

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