in questo numero

 

 

Pag. 1     Peperoncino

 

Pag. 2     Osho Times News

 

Pag. 8               I centri di Osho in Italia

 

Pag. 12   Estate: viaggi e vacanze

 

Pag. 18   Sesso: una gioia naturale

 

Pag. 24   Ma dove corri?

 

Pag. 26   The Festival 2003

 

Pag. 35   Meditazione: la realtà

 

Pag. 38   Vivere danzando

 

Pag. 43   Il Tawasin di Mansur

 

Pag. 46   Dov'è la differenza...

 

Pag. 48   Conoscere la mente

 

Pag. 50             L'oroscopo di luglio

 

Pag. 52             La vetrina

 

Pag. 60   Le domande dei lettori

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2003 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

 

Aggiungi un po’ di PEPERONCINO alla tua vita

 

 

 

Il sé è ciò con cui sei nato.

L’ego è ciò che accumuli.

L’ego è ciò che hai conseguito.

 

L’ego è tutto ciò che continui ad accumulare attraverso l’educazione, le buone maniere, i costumi, la civiltà, la cultura, le scuole, i college, le università. Continui ad accumularlo in te: è il tuo sforzo, l’hai fatto tu, e lo hai ingigantito tanto da aver dimenticato il tuo vero sé.

 

Il sé è un dono dell’esistenza. Non hai fatto nulla

per meritartelo, non l’hai conseguito tu; per questo

nessuno potrà mai sottrartelo: è impossibile,

perché è la tua natura, il tuo stesso essere.

 

Osho

   

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Osho times news

 

 

E in regalo... l’amore

 

“L’amore è l’unico miracolo che esista. L’amore è la scala dall’inferno al paradiso... sfuggendo l’amore ti lascerai sfuggire la vita intera.”

Osho ci parla dell’amore: di che cos’è, di che cosa potrebbe essere e del perché sia così importante per tutti noi... È questo il tema del CD che anche quest’anno sostituirà il numero dell’Osho Times di agosto.

L’analoga iniziativa dell’anno scorso ha riscosso un grande successo: non solo i lettori hanno apprezzato il bel regalo (e cioè un oggetto sicuramente di maggior valore di una copia della rivista), ma si è anche finalmente ovviato alle lamentele per le copie dell’OTI che in estate andavano perdute: postini in ferie... lettori assenti da casa per varie settimane, etc. Il CD è in inglese, e può anche essere una meditazione (Osho ha sempre usato la sua voce per guidare con facilità l’ascoltatore nella profondità del proprio essere) e per chi non sa l’inglese, nel libro allegato ci sarà la traduzione in italiano.

Il CD “Cos’è l’Amore” verrà spedito dopo le vacanze a tutti gli abbonati che hanno diritto alla copia del mese di agosto. Ci rivediamo quindi a settembre con due appuntamenti separati: il CD di Osho e un numero dell’Osho Times dedicato alla solitudine. Un po’ l’altra faccia dell’amore... un tema di sicuro interesse, con molti spunti per una riflessione, sia da brani di Osho che da esperienze di meditatori, e per provare a uscire da una visione negativa della solitudine e trasformarla in ‘solitudine creativa’!

Nel frattempo... buone vacanze a tutti!

 

 

Romagna mia...

 

Dopo il successo riscosso dalla prima edizione nel 2002, anche quest’anno si organizza a Gemmano, nell’entroterra di Rimini, Naturalmente festival – mente al naturale dal 19 al 27 luglio. Ricchissimo il programma: oltre agli spettacoli – teatro, concerti, proiezioni, esibizioni (si potrà persino assistere a una performance di Kalarippayattu, un’arte marziale indiana ormai rara) – conferenze e incontri, su sviluppo sostenibile, alimentazione biologica, energie rinnovabili, medicina naturale e rivalutazione del territorio. Una ricca scelta poi di tecniche di benessere e rilassamento, miniworkshop, meditazioni di Osho e persino sessioni individuali. Tutto il centro storico di Gemmano sarà coinvolto nel Festival: un chiaro percorso espositivo dove ci saranno mostre su antichi mestieri, artigianato artistico e artisti locali, banchetti informativi ed espositivi a cura di associazioni o aziende che operano nei settori trattati dalle varie conferenze: la possibilità cioè di vedere sulle bancarelle ciò di cui si sta occupando il festival. E poi, visto che dopotutto siamo in Romagna... degustazione di cibi biologici, per far conoscere al pubblico la ricchezza e la completezza che sta raggiungendo questo settore. E per concludere passeggiate nella Riserva Naturale delle Grotte, tra Gemmano e la vicina frazione di Onferno, con possibilità di visite guidate alle grotte anche in notturna. Il tutto offerto nell’ottica di: ‘Diffondere uno stile di vita più vicino alla natura e a noi stessi, senza rinunciare alle conquiste fatte dalla civiltà umana; è questa la vera scommessa dell’uomo moderno: integrare la saggezza del passato con la scienza del presente senza intaccare il delicato equilibrio della terra.’

 

Per programma e altre informazioni:

Infoline: 348 7630684 – 347 1762911

e-mail: assopimai@hotmail.com

 

 

Una bella soddisfazione

 

Esaurita, ristampata... e di nuovo esaurita: l'autobiografia di Osho ha toccato le 18.000 copie vendute in 4 mesi. La prima edizione, stampata in 12.000 copie è andata esaurita nei primi due mesi e una ristampa di 6.000 copie si è esaurita nei due mesi successivi... con tutta probabilità perché i media hanno iniziato a parlarne.

Diverse recensioni hanno accompagnato l'uscita del libro. In particola-re tra queste una su Astra di aprile "non c'è veleno che corroda le paro-le quando sono chiare e quelle di Osho lo sono sempre", e su Grazia del 13 maggio dove, tra abbondanti citazioni di Osho, si definisce l'opera "un bellissimo libro".

Interessante poi l'intervento di Katherine Spaak su La 7, alla fine di aprile, che in pratica ha dato "il colpo di grazia” alle copie rimaste nelle librerie... si attendo-no ora nuove ristampe e nuovi sviluppi. Al Salone del Libro di Torino gli Editor Mondadori hanno confermato la soddisfazione di lavorare con i libri di Osho, confermando due contratti l'anno (uno nella Saggistica e uno negli Oscar Mondadori) per i prossimi anni... fino al 2010!

 

 

Osho per la pace

 

A Verbania, dal 16 al 18 maggio scorso, si è svolto il XIII° congresso mondiale organizzato dalla Associazione Internazionale degli Educatori alla Pace Mondiale e dalla fondazione Lama Ganchen, sul tema “Educazione alla Pace: una speranza per le generazioni future”.

Kuteer e Jaldhara sono stati invitati come rappresentanti della ‘Peace Is In Our Hands Organization’ e ci raccontano la loro esperienza:

“La nostra idea era di presentare la Peace Experience, la più recente delle meditazioni sociali messe a punto da Veeresh; invece, pensate un po’, ci è stata chiesta una ‘preghiera’ per l’apertura del congresso, da presentare insieme a quelle dei molti altri rappresentanti, provenienti da tutto il mondo, di religioni e tradizioni religiose. Per un attimo ci sono tornati alla mente i taglienti discorsi di Osho a proposito delle religioni... ma alla fine il fatto di interpretare la parte di ‘rappresentanti religiosi’ ci ha davvero divertito. Abbiamo presentato una cosa molto semplice e breve: guardarsi negli occhi, fare il saluto a mani giunte dinanzi al viso, dicendo:Namastè, riconosco il divino che è in te’, e poi abbracciarsi. Abbiamo chiesto anche ai partecipanti di fare altrettanto, e davvero molti si sono alzati in piedi per onorarsi e abbracciarsi! Eravamo davvero stupiti, e felici, dal momento che si trattava proprio dell’apertura del congresso, alla presenza di autorità civili e polizia, con partecipanti provenienti da tutto il mondo: rappresentanti della Banca Mondiale, del WTO e di varie ONG, oltre a diverse importanti personalità religiose, tra cui Lama Ganchen, della tradizione tibetana, Guru Deva Singh, della tradizione sikh e il Ven. Dari Wu Hsi Ming, da Taiwan.

Molte persone sono rimaste colpite dalla semplicità e dall’intensità del nostro intervento e ci hanno chiesto notizie sul lavoro che facciamo e sulle fonti della nostra ispirazione, così abbiamo potuto condividere all’interno del congresso un po’ della nostra esperienza con Osho, della sua visione e della sua saggezza. Il programma della manifestazione era serratissimo e affrontava il tema dell’educazione secondo aspetti diversi e con interventi che riportavano molte differenti esperienze, pubblicazioni e studi in corso nel mondo. Quello che ci ha davvero colpito, nel succedersi degli interventi e nei contatti che abbiamo avuto, è stata la fortissima sintonia tra le persone presenti e l’apertura totale verso la meditazione, come base per viaggiare verso quel nucleo di silenzio dentro di noi da cui ha origine la pace interiore... e solo in seguito quella esteriore. La dimensione spirituale è stata esplicitamente posta come punto fondamentale a cui riferire i lavori del congresso, insieme alla necessità di unire nell’educazione le esperienze e le attitudini orientali e occidentali, per arrivare a un essere umano globale. In particolare i maestri delle tradizioni orientali hanno evidenziatore il fatto che per parlare di pace nel mondo, prima la si deve realizzare dentro se stessi, e che questo è un processo che dura per tutta la vita. Ci è piaciuto il termine usato da Lama Ganchen per descriverlo: educazione non formale permanente. Non ci è sfuggita la consonanza tra questi interventi e le parole di Osho – inserite anche nel CD della musica della Peace Experience, che avevamo fatto ascoltare in qualche intervallo del congresso. ‘Se davvero vuoi la pace sulla Terra, crea la pace nel tuo cuore, nel tuo essere. Quello è il posto giusto da cui cominciare. E poi diffondi, irradia la pace e l’amore. Se un numero sempre più grande di persone diventano pacifiche, gioiose, se un numero sempre più grande di persone riesce a danzare e cantare, se un numero sempre più grande di persone può esclamare Alleluia! dal proprio centro più profondo, per pochi pazzi diventerà impossibile creare una guerra’.

Al termine dei lavori c’è stata una bellissima cerimonia, organizzata dalla World Peace Prayer Society, in cui una persona alla volta prendeva una tra tutte le bandiere presenti degli stati della Terra, e passava in mezzo al cerchio formato dagli altri sventolandola. Allora, se per esempio la bandiera era quella del Marocco, tutti dicevano:Che la pace possa affermarsi in Marocco’. Ogni sette bandiere si esclamava anche: ‘Che la pace possa affermarsi sulla Terra!’.  Eravamo sulla riva del lago Maggiore, verso sera, sotto i grandi alberi dei giardini dell’hotel che ci ospitava; il sole, al tramonto, illuminava con la sua calda luce le bandiere sventolanti, mentre le nostre voci e i nostri cuori si sono uniti in un mantra festoso: un saluto emozionante e magico”.

 

Per informazioni sul congresso e sul suo programma: www.iaewp.com

 

Per gli autori e la Peace Experience:

e-mail: jalkutal@dplanet.ch

o www.PeaceIsInOurhands.org

 

 

Tutta un’altra musica

 

Osho ci ricorda spesso che certa musica può essere uno spazio fra mente e meditazione... e per tutta questa estate sarà possibile ascoltare dal vivo, in varie parti d’Italia, musicisti dal ‘mondo di Osho’... non solo nelle situazioni – festival, celebrazioni, eventi – sulle quali spesso vi informiamo in queste pagine, ma anche in tanti altri posti. È proprio a uno di loro, Subodha, incontrato a Pune dopo tanto tempo, che abbiamo chiesto di scriverci qualcosa sulla sua esperienza.

“A Pune di nuovo, dopo 12 anni, questo incredibile giardino lussureggiante… tutto questo verde non c’era anni fa, l’impatto visivo è veramente stupendo.

Viene la domanda: ma cosa ho fatto fino adesso? E la risposta è che in tutti questi anni ho giocato a marito e moglie, una storia finalmente ‘normale’ dopo tutte le pazzie del passato… ma presto le quotidiane razioni di televisione, divani, domeniche senza senso, sensazione di soffocamento generale, hanno dato i loro frutti e mi sono sentito profondamente frustrato e infelice... e così eccomi di nuovo a cercare, o meglio ritrovare qualcosa di perduto, o forse solo dimenticato. Già, è facile dimenticare il sottile benessere, la consapevolezza di essere parte di un gioco divino – il leela, la commedia della vita – la sensazione che questo universo non può sbagliare e che tutto è esattamente come deve essere... guerra e altre cose orribili comprese. Nei primi giorni mi era impossibile non confrontare il presente con il passato, mi sentivo strano come se non riconoscessi niente e nessuno, vedevo facce nuove e sconosciute dove un tempo conoscevo tutti, o quasi. A quel punto mi ha aiutato la musica... già, la musica qui ha un sapore diverso. Fino dai tempi della prima Pune, prima cioè che Osho andasse in America, ho scoperto cosa significa dare e ricevere proprio attraverso la musica. E come questa sia un medium incredibile per trasmettere amore. Ho suonato e suono in tantissimi posti diversi, ma suonare per dei meditatori è sempre una gran gioia. Per fortuna quando sono in Italia esiste un posto dove posso suonare con i miei amici e per i miei amici: Osho Miasto, un’oasi in una campagna meravigliosa, vicino a Siena, dove abito. In questo posto mi sento circondato da persone che amo e che mi amano. Ma la musica mi ha aiutato anche a riconnettermi qui a Pune. Sono venuto in India con il mio amico Satgyan, con il quale in Italia suono nella stessa band: i ‘Lotusgroove’. Lui si è messo subito a suonare all’evening meeting e presto ho avuto anch’io occasione di suonare con i musicisti di qui: ho fatto tante nuove amicizie e mi sono sentito di nuovo a casa. Ho anche cominciato a far conoscere il mio CD Ocean of joy, che ho composto e inciso insieme al mio amico Chintan e al quale hanno partecipato molti musicisti del mondo di Osho. Presto lo sentivo suonare dappertutto: al Cappuccino Bar, al Welcome Center, nel Buddha Grove, a Basho... dovunque andavo c’erano le mie canzoni: da una parte mi faceva piacere, certo, dall’altra... era diventato un incubo – un po’ mi vergognavo per questa mia invasione degli spazi acustici!

Tutto sommato, non c’è voluto molto per ambientarmi. Questo posto resta assolutamente unico per ciò che rappresenta, per ciò che offre: ancora mi muove profondamente vedere tutte le razze della Terra convivere pacificamente; è la dimostrazione che tutte le divisioni di religione, lingua, razza e nazionalità sono in realtà inconsistenti e false, e possono essere facilmente superate. Ho fatto il pieno di benessere e energia, e mi sento molto più pronto e positivo per affrontare le sfide della vita quando tornerò in Italia. Sono quindi grato che esista un posto come questo, e anche se certe cose sono ovviamente cambiate, qui si respira un’aria di libertà e celebrazione: l’energia del maestro è sempre presente e lo sarà chissà per quanti anni ancora... Le mie canzoni più belle sono nate tutte a Pune; certamente nell’atmosfera si sente qualcosa di diverso: è più facile diventare creativi, è più facile pensare in termini poetici, è più facile sentirmi ispirato. In Italia invece ho sempre la sensazione che mi manchi qualcosa, come se non vivessi appieno la mia vita, e anche l’ispirazione a scrivere si fa vedere raramente. Un saluto e un abbraccio da Pune per i miei amici italiani, con tanto amore.

 

 

Toscana... internazionale

 

Nirvesha, un Osho Meditation Center, è in Toscana, a poca distanza dal mare, su dolci colline e immerso fra gli ulivi; ha un nutrito programma di attività – visibile su www.nirvesha.it – ed è molto frequentato da stranieri, vuoi per la posizione, vuoi perché i responsabili sono lei svizzera e lui tedesco. La prima settimana di settembre gli allievi del quinto, e ultimo,  anno di un training tedesco per terapisti  organizzano proprio a Nirvesha il loro ‘campo estivo’: sotto la supervisione dei loro insegnanti, Yaya Bela Roth e Siddhanta Brandschert, offrirannno il frutto del loro lavoro di questi anni: una vasta gamma di sessioni (anche job-coaching) e poi rituali, feste, celebrazioni... alcuni parlano bene anche l’italiano.

 

 

TUTTA SALUTE...

 

Il riso fa buon sangue... vecchio detto popolare che sta, per fortuna, tornando di moda con tanto di prove scientifiche: secondo una ricerca dei cardiologi dell'Università del Maryland le persone propense all'umorismo hanno il 40% in meno di possibilità, rispetto ai "musoni", di essere soggette ad attacchi cardiaci. E la risata è arrivata ormai da tempo anche nelle corsie degli ospedali, soprattutto pediatrici, grazie ai professionisti di "Soccorso Clown”, i cui interventi certe volte hanno del miracoloso: due anni fa due clown specializzate sono riuscite a "distrarre" alla perfezione, con i loro scherzi e le loro smorfie, una bambina che doveva essere sottoposta a una biopsia ossea, intervento dolorosissimo, e alla quale era impossibile prati-care l'anestesia.

Senza arrivare a questi limiti una bella risata – ripetuta più volte al giorno – ha un incredibile effetto preventivo, specialmente in tempi travagliati come quelli attuali... `Inutile prendere sul serio la vita, tanto non se ne esce mai vivi!' diceva Mark Twain.

Ed è proprio far ridere il lavoro di Kallol, insegnare cioè “...i tanti benefici della risata, perché ridere è un bisogno primario, ma anche una ginnastica fisica, psichica ed emotiva, una risorsa disponibile a tutti, si tratta solo di imparare a usarla”.

Kallol Carlucci, con Osho da una decina d'anni, attore professionista da quasi venti – ha lavorato anche al Piccolo di Milano e al Teatro dell'Elfo – e poi specializzato in Teatro Terapia, è anche il creatore del trio comico Funny Waiters – www.funnywaiters.it Questa estate lo potrete vedere all'Olè Festival di Miasto, al Soleluna Festival, e al Villaggio Globale di Lucca.

"La risata è il fenomeno più sacro che esista sulla terra, perché è la vetta più alta della consapevolezza. La vita intera è una grande barzelletta cosmica” Osho.

 

 

ESTATE IN INGHILTERRA?

 

Sempre utile di questi tempi rinfrescare (o imparare) l'inglese, e allora perché non approfittarne per fare un salto a Croydon Hall, una villa nella splendida campagna del Somerset – con piscina, sauna, hot-tub e minipalestra. Troverete un mucchio di amici di Osho... alcuni magari li conoscete già da Pune, una grande ospitalità e corsi d'inglese per stranieri; il tutto in un ambiente dove avvengono regolarmente le meditazioni di Osho. Verso fine luglio, dal 18 al 20, organizzano anche una Osho Summer Celebration.

Per informazioni:

Fax: 0044 1984 640052

e-mail: info@croydonhall.co.uk

   

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Estate: viaggi e vacanze

 

Arriva l’estate e finalmente si va per un po’ in vacanza! Un paio di suggerimenti per godersela davvero.

 

 

Si lavora, o si studia o si tira avanti una casa e una famiglia (magari lavorando anche fuori casa nel frattempo!) sempre di corsa, sempre con le giornate che son troppo corte per riuscire a far tutto, sempre con così poco tempo per occuparci di noi stessi... poi arriva l’estate e finalmente è il momento di ‘staccare’!

L’occasione per riposarsi, l’occasione per divertirsi, l’occasione per fare qualcosa di diverso dal solito, per vivere nuove esperienze... ma poi magari ci si ritrova in un qualche viaggio organizzato o in un villaggio turistico – in località esotica, certo – pieno zeppo di italiani, uguali uguali a quelli che si incontrano tutte le mattine sull’autobus o sul treno mentre si va in ufficio, a mangiare piatti ‘all’italiana’, e le nuove ‘esperienze’ rischiano di ridursi a un paio di ingombranti – e spesso ridicoli, una volta tornati a casa – souvenir e a decine e decine di foto – o ‘ore’ di video – magari in digitale... da scaricare religiosamente sul computer di casa e colle quali ‘intrattenere’ i malcapitati ospiti del periodo post-vacanze.

Forse, più che di una vacanza per tentare di fare qualcosa di diverso dal solito, abbiamo bisogno di un’esperienza per vedere di scoprirci diversi dal solito, per essere diversi dal solito. Una vacanza da noi stessi. E allora non è importante la meta – anche se naturalmente una situazione veramente nuova e insolita ci aiuta a scoprire in noi nuove potenzialità – ma il modo, lo spirito con cui l’affrontiamo. Un’occasione per uscire dalla routine, dall’insoddisfazione per ciò che di solito facciamo... ma che, a guardar bene fino in fondo, è più spesso insoddisfazione per ciò che siamo.

Così che poi, al ritorno, se siamo riusciti a scoprirci anche solo un po’ diversi... persino la vecchia realtà può diventare qualcosa di nuovo.

Osho, nel brano che segue, ci suggerisce una meta ‘turistica’ alla portata veramente di tutti...

 

 

 

Prova ad andare dentro

 

 

Fondamentalmente c’è un solo modo per scoprire il buddha, la verità del tuo essere.

Però ci sono migliaia di persone con stati di consapevolezza diversi, è per loro, dunque, che bisogna creare stratagemmi diversi, stradine diverse che si congiungono alla strada principale. Ogni stratagemma è dedicato al semplice compito di volgersi all’interno.

Nello stato delle cose, l’uomo nasce con cinque sensi che vanno verso l’esterno. La natura non ti ha dato un senso speciale che va verso l’interno. Gli occhi si aprono verso l’esterno, se li chiudi vedi solo il buio. O persino a occhi chiusi, con l’immaginazione, nei sogni, vedi ancora oggetti del mondo esterno. Le orecchie sono in grado di udire solo la musica che viene da fuori, non sanno nulla della musica che costantemente si genera dentro di te. Nessuno nasce con la capacità di sentire la musica interiore. Le mani si protendono all’esterno. Anche un neonato si mette ad afferrare oggetti esterni.

Questa condizione, il fatto che tutti i sensi si aprono verso l’esterno, è stata ovviamente sfruttata. Dall’esterno ci sono state date teologie, religioni e verità di ogni tipo, perché è questo che chiedevamo. Vogliamo un dio che sia là, nell’alto dei cieli. Vogliamo qualcosa, e subito troviamo chi ce la fornisce. Devi solo chiedere, e qualcuno creerà un sistema di credenze per soddisfarti.

Lo Zen recide tutta questa spazzatura con un singolo colpo di spada. Non ha implicazioni con qualunque cosa possa allontanarti da te stesso, sia esso dio, inferno o paradiso, ogni tipo di ricompensa e ogni tipo di paura della punizione.

Il lavoro del vero maestro consiste nel chiudere tutte queste porte in modo tale che la tua energia vitale, la tua consapevolezza, non si perda. Non esiste un congegno naturale per andare dentro, ma non è necessario. Se condensi sufficiente consapevolezza, essa creerà la sua via, esattamente come l’acqua, che si scava il percorso senza mappe né indicazioni, basta che ce ne sia una certa quantità, e l’acqua inizia a scorrere verso un mare ignoto. Non ne ha mai sentito parlare, non sa dove sta andando.

Lo stesso vale per la consapevolezza. Una sufficiente quantità di consapevolezza, raccolta interiormente, subito imbocca una via che nessuno ha mai percorso, e si muove verso l’interno. I sensi esterni sono chiusi, è questo che intendo quando ti dico di chiudere gli occhi e abbandonare completamente il corpo in meditazione… perché tutti i sensi sono legati al corpo. Rimani un semplice osservatore della mente, cosicché la mente non possa portare fuori la tua energia. Se corpo e mente sono chiusi, l’energia si raccoglie spontaneamente su di sé e, a un certo punto, inizia a muoversi internamente. Non devi fare altro che chiudere tutte le porte che ti allontanano da te stesso.

È una cosa semplicissima, perché non devi fare niente. Ma proprio a causa della sua semplicità, della sua ovvietà, è diventata difficile, la più difficile, perché nessuno te la può insegnare, nessuno ti può indicare dove andare, come muoverti. Il maestro può solo creare una situazione in cui il movimento spontaneo dell’energia può accadere.

È questo che io chiamo meditazione. Non è qualcosa da fare. Devi smettere di fare. È un non-fare.

E nel momento in cui non fai, tutta l’energia che era assorbita dalle mille cose da fare è liberata. E si accumula, finché non comincia a scorrere verso l’interno, e il centro interiore non è molto lontano.

La meditazione, in un certo senso, è un andare oltre la natura. Per questo si dice che è trascendentale. La natura non ti ha fornito di un dispositivo automatico, allo stesso modo in cui ti ha fornito di occhi, mani e orecchie, non ti ha fornito di uno strumento per far muovere l’energia verso l’interno.

Con la meditazione trascendi i doni naturali, vai oltre la natura. Non è contro la natura, è semplicemente tesa verso una natura più splendida, più travolgente, più universale.

E quando avrai trovato la tua via e avrai toccato il tuo stesso essere, avrai creato una magia. Non sarai più la stessa persona. Non solo, anche il mondo che ti circonda non sarà più lo stesso. Ora il tuo amore avrà un profumo nuovo, non la vecchia possessività, il vecchio desiderio di dominio.

La tua amicizia sarà più un’aura amichevole che non un’amicizia. Non sarà un legame, né un condizionamento. La tua visione del mondo si farà immensamente intensa e acuta. Vedrai cose che sono sempre state lì, presenti, solo che tu non eri presente.

Ogni fiore ti mostra qualcosa del divino. Ogni stella che brilla ti mostra qualcosa del divino. L’intera esistenza, nella sua moltitudine di espressioni, mostra unicamente il divino, ma tu lo riconoscerai solo a condizione di averlo riconosciuto dentro te stesso. Allora saprai che il tuo centro non è solo il tuo centro, ma anche quello dell’intero universo.

Tutti, al centro, siamo uniti.

Si racconta che Bacone, un grande pensatore scientifico, forse il più importante perché ha portato la mente umana dalla religione alla scienza, fosse solito dire: “Se riesco a trovare il centro del mondo, posso far muovere il mondo come voglio”. Ma non lo trovò mai, e posso affermare che di certo non deve aver mai sentito dire che in Oriente noi non abbiamo cercato il centro del mondo, ma il nostro centro. Trovando il nostro centro abbiamo trovato il centro dell’universo.

Dopo, però, il desiderio di cambiare svanisce. L’universo è bellissimo, non ha alcun bisogno di essere cambiato; tutto deve essere gustato e celebrato.

 

Stai in silenzio.

Chiudi gli occhi.

Senti che il tuo corpo è completamente immobile.

Chiudi tutte le porte che si aprono sull’esterno.

Raccogli tutta l’energia dentro di te.

Più in profondità,

sempre più a fondo…

Nel centro stesso del tuo essere

giace il cuore dell’intero universo.

Non siamo isole separate,

in questo spazio interiore

siamo una sola cosa.

Questo spazio interiore è eterno, immortale,

non sa nulla di vita o morte.

Impara a conoscerlo bene,

in modo da riuscire a ricordarlo.

Nelle attività quotidiane,

non dimenticare il buddha interiore.

Manifesta il tuo buddha

in tutte le tue azioni,

nelle parole, nei silenzi, nei canti.

Ma sempre ricorda: tu sei un buddha.

 

 

Rilassati.

Lascia andare corpo e mente.

Tu sei un osservatore, una fiammella al centro del tuo essere.

Ma quella luce è collegata

al centro dell’universo.

È da questo centro che ricevi la vita.

Questa è la radice

che ti collega con l’anima universale.

Questo momento è benedetto…

Diecimila buddha

assorbiti in una sola consapevolezza.

Benedetta è questa essenzialità, questa essenza, questo silenzio.

Senti il silenzio.

Percepisci la sua bellezza.

Percepisci la sua gioia.

Percepisci la sua

universalità.

E in un istante

qui ora

puoi essere un buddha.

Tu sei un buddha.

L’hai solo dimenticato.

Ricorda… ricorda.

 

tratto da: Osho, The Miracle # 9

 

 

 

 

·         Senza fare un passo fuori dalla porta si può conoscere ciò che succede nel mondo. Senza guardare dalla finestra, si può vedere la Via del cielo! Più lontano si cerca il sapere, meno si conosce. Perciò il saggio sa senza viaggiare, comprende le cose senza vederle, realizza senza agire. Lao Tzu

 

·         Vi fu sempre nel mondo assai più di quanto gli uomini potessero vedere quando andavano lenti, figuriamoci se lo potranno vedere andando veloci. John Ruskin

 

·         Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi. A. Pazienza

 

·         I viaggi danno una grande apertura mentale: si esce dal cerchio dei pregiudizi del proprio Paese e non si è disposti a farsi carico di quelli stranieri. C. de Montesquieu

 

·         Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle... e passano accanto a se stesse senza meravigliarsi. Sant’Agostino

 

·         Cambiano gli orizzonti, cambiano i paesaggi, ma i veri problemi rimangono dentro di noi. Petrarca

 

 

 

Più in profondità, sempre più a fondo...

 

Jalaluddin Rumi, uno dei più importanti mistici sufi, un giorno portò i suoi discepoli in una fattoria dei dintorni dove i contadini stavano cercando di scavare un pozzo. Avevano fatto otto buche, e ora stavano lavorando alla nona; ogni volta avevano scavato solo un po', per poi lasciar perdere e ricominciare da un'altra parte, distruggendo così l'intera fattoria.

Jalaluddin Rumi aveva portato i suoi discepoli con uno scopo ben preciso: vedere quanto è stupida l'impazienza. Se quelle persone avessero messo tutta l'energia che avevano impiegato a distruggere la fattoria con tutte quel-le buche, nell'escavazione di una sola buca, avrebbero trovato l'acqua. Invece non erano il tipo di persone in grado di trovare l'acqua.

Rumi spiegò ai suoi discepoli: "Non dovreste essere impazienti. Mettete tutta la vostra energia, la vostra fiducia, concentrata e mirata a un unico obiettivo. Visto che il maestro è con voi — lui che ha percorso il cammino avanti e indietro molte volte, e sa che il sentiero vi condurrà verso il sogno che coltivate — non scoraggiatevi, né siate impazienti, e non mettete mano di continuo a nuovi progetti. In quel modo nessuno è mai riuscito a trova-re qualcosa".

TRATTO DA: Osho, The Golden Future # 39

 

 

 

 

Rallenta !

Perché anche in vacanza vai sempre di fretta?

 

Tutti vanno di gran fretta... E chi ci bada? Chi ha tempo di riflettere su dove sta andando? Quando vedi il mondo intero che va di fretta, anche tu cominci a correre. Costringiamo anche i bambini ad andar di fretta. Ecco a cosa serve tutto il nostro sistema educativo, dall’asilo all’università. Di ogni persona sprechiamo venticinque anni – quasi un terzo della vita – per insegnarle ad andar di corsa. Ventiquattr’ore al giorno, sempre di fretta... è sempre ora di punta! Nessuno è mai da qualche parte, presente, per un singolo momento. Non riesce a vedere la bellezza degli alberi perché non può star seduto sotto un albero – il Buddha conosce la bellezza degli alberi – non può vedere la bellezza delle stelle, non può vedere la bellezza delle altre persone. In realtà, quando è a Kabul sta andando di fretta a Katmandu, quando è a Katmandu sta andando di corsa a Pune... e quando è a Pune corre subito a Goa! Non è mai dov’è: la sua mente è sempre un passo avanti, che progetta come raggiungere la prossima meta. E se gli chiedi cosa ci vada a fare, ti risponde: “Là ce la godremo!”. E non sta godendo di questo momento – come può gioire di qualunque altro momento? Ha perso tutta la capacità di godersi il qui-e-ora: la sua sola gioia sta nel progettare, progetti continui, progetti su come gioire.

C’è gente che lavora una vita intera semplicemente aspettando la pensione: allora sì che si rilasserà e si godrà la vita.

E sanno benissimo che lavorano sei giorni in ufficio aspettando il settimo giorno, la festa, e sperano: “Presto arriva domenica e così mi rilasso e me la godo”. Ma non ce la fanno a rilassarsi e a godersela. Anzi, il giorno di festa sembra essere così lungo e così noioso: bisogna riempirlo con qualcosa. Si va a fare un picnic! Le stesse cose che avrebbero mangiato a casa, con comodo... e adesso bisogna correre, chilometri e chilometri, verso un bel posto per fare un picnic. Si siedono sull’erba... e le formiche sono molto intelligenti: conoscono a perfezione i posti giusti per i picnic. E le zanzare son sempre là, che aspettano; ti dicono: “Ciao, sei arrivato finalmente!”.

E poi si finisce in fretta perché c’è da tornare a casa... e bisogna correre. E le code di automobili per tornare... Succedono molti più incidenti di domenica che in qualunque altro giorno, molti più morti sulla strada che negli altri giorni. Strano! Che festa è?

E la città intera sta andando verso la stessa meta per picnic, verso la stessa spiaggia! Ho visto foto di spiagge... e non ci posso credere che succeda davvero. Non c’è spazio neppure per camminare! Stretti come sardine – una folla così non c’è neanche al mercato! E ci sono idioti di tutti i tipi. Ci vogliono sei ore per arrivare alla spiaggia, poi magari per un’ora si sta stesi sotto il sole in mezzo a questa massa d’idioti, e poi si torna a casa...

E per tutto il tempo si litiga con la moglie e la moglie sta sgridando... Lo si può fare a casa, più comodi, stesi in poltrona, si può litigare, fare tutto quello che si vuole! Perché andare su una spiaggia? Nessuno vede il mare, nessuno si accorge del sole... nessuno ha il tempo di farlo. Follia pura!

 

tratto da: Osho, Guida Spirituale, NSC Ed.

 

 

 

VACANZE IN CIFRE

 

23 milioni di italiani, faranno una vacanza in agosto.

3 su dieci quelli che andranno all'estero.

Il 55% dei vacanzieri che rimarranno in Italia passe-ranno le vacanze nel “solito posto”, solo il 20% cercherà nuove mete.

18 miliardi di euro la spesa complessiva per la vacanze estive (metà dei quali spesi in agosto).

40 milioni di italiani, come minimo, andranno “da qualche parte” almeno per Ferragosto.

8 giorni durata media delle vacanze estive degli italiani.

???... ancora sconosciuto il numero delle “vittime delle vacanze”: morti per incidenti stradali nei vari esodi e controesodi... quest'anno nei ponti consecutivi di Pasqua e Primo maggio sono stati ben 214... e poi c'è gente che non va all'estero per paura degli atti di terrorismo!

 

 

 

 

Meditazione e gioia di vivere

 

Vacanze in Umbria con la possibilità di partecipare a un programma di benessere, crescita personale e meditazioni. Ce ne parla Vistara, una delle organizzatrici.

 

 

È arrivato ormai al quinto appuntamento annuale il Festival estivo di Soleluna, organizzato in Umbria dall’omonimo istituto di Torino con l’intento di creare una vacanza speciale per tutte quelle persone che sono interessate alla ricerca interiore ed alla meditazione. L’esperienza delle edizioni passate ci ha spronato a fare in modo di rendere il Festival sempre più interessante. Ogni anno abbiamo dato al Festival forme diverse, caratterizzandolo con particolarità sempre differenti, nuove presenze e nuove attività.

I primi due anni, in pochi ma intensissimi giorni, il festival era improntato su attività e gruppi che riguardavano primariamente la guarigione naturale: dalla foresta amazzonica del Belize avevamo invitato Rosita, botanica e sciamana, esperta di medicina maya. Gli anni successivi, visto il successo di presenze, la durata del Festival si è allungata così da poter proporre non solo gruppi di guarigione ma anche gruppi di terapia e, inoltre, tutto ciò che fa celebrazione: artisti, musicisti, creativi, gente aperta ed in energia... una situazione che si sposa al meglio con un clima estivo e vacanziero. L’edizione dello scorso anno ha visto circa 100 presenze giornaliere in 14 giorni di festival, l’Hotel Villa San Donnino, che ci ospita da sempre, era praticamente pieno... ma quest’anno sono a disposizione anche altri due alberghi situati a soli sei chilometri dalla Villa, così potremo essere ancora di più!

I due giorni dell’Osho Celebration hanno raggiunto e superato il centinaio di persone che hanno partecipato alle meditazioni (Nataraj, Kundalini, No Dimension) con musica dal vivo di Milarepa, e poi il suo concerto, gli Evening e i Morning Satsang. C’era anche Aneesha con canti e danze sufi. Apurva e Shaida hanno tenuto un rituale di Trance Dance che ha catapultato tutti i presenti in una atmosfera di magica forza primordiale, e al Ritiro Sciamanico hanno partecipato ben 45 persone: 8 giorni di intenso e profondo lavoro spirituale.

Come sarà quest’anno il Festival?

Dall’8 al 24 agosto, sempre a Villa San Donnino, vicino a Città di Castello, Umbria. Un albergo situato in una villa del 18° secolo completamente ristrutturata, immersa in un parco secolare, con splendidi roseti, tra campi di girasole e un grande bosco selvatico... oltre a una piscina da fiaba. Una struttura ideale per trovare quiete e relax: alcune zone saranno allestite appositamente per tranquille meditazioni all’aperto, fra il suono del vento, il fruscio degli alberi, il canto degli uccelli ed il cri-cri dei grilli. Il grande campo ospiterà i concerti, le meditazioni di gruppo e gli Evening Satsang con musica dal vivo. Quello che era lo ‘spazio della Luna’ diventa quest’anno il Black Buddha Bar: uno spazio chill-out con una piattaforma immersa nel bosco, circondata da querce, completamente allestita con materassini, puff, tappeti colorati, cuscini turchi, tavolini, oltre a uno spazio aperto per danzare sotto le stelle. Nella zona più distante dalla villa, verrà allestito il campo sciamanico, le tende, i tamburi, le pietre... e all’interno la grande buca per il fuoco sacro.

Sempre presente Aneesha, con cinque giorni di Pulsazione Tantrica e poi Prem Aurelio con un seminario di pittura, Creatività e Colori, dove i partecipanti potranno scatenarsi. Apurva e Shaida guideranno l’ormai noto ed apprezzato appuntamento del Ritiro Sciamanico, creando l’opportunità di sperimentare lo sciamanesimo nella sua più potente espressione, totalmente immersi nella natura. Per l’Osho Celebration ci saranno Milarepa e la One Sky Band, insieme alla magia della danza con Vistara e ad amici provenienti da tutta Europa. E poi, per tutta la durata del Festival sarà possibile avere sessioni individuali di Massaggio Via della Luna, Channeling, Osho Prana Healing, Fiori di Bach, Oli Essenziali, con operatori scelti e certificati.

Per il programma dettagliato e prenotazioni: www.solelunaistituto.it

 

 

 

 

Magie Sufi

 

In Turchia c’è un fiorire di attività legate al mondo di Osho. Ce ne parla Farida, una delle fondatrici dell’Osho Meditation Center di Istambul.

 

 

Negli anni Settanta (ai tempi della prima Pune) sembra che al massimo una dozzina di persone siano arrivate da Osho dalla Turchia, abbiano preso il sannyas e poi siano tornate... ma non risulta che abbiano iniziato qui alcuna attività organizzata di meditazione... e da allora non se ne sa nulla. Molti di loro però passavano le estati insieme, al mare, nel piccolo villaggio di Gumusluk, vicino a Bodrum... ed è proprio lì che un bel po’ di anni dopo io e mio marito abbiamo comprato un terreno per costruirci una casa dove... ‘vivere a lungo felici e contenti’.

Lui lavorava in Borsa ed era molto impegnato... io invece cercavo, cercavo disperatamente di trovare qualcosa che avesse un significato, e leggevo libri sulla meditazione. A casa finita arrivò anche il divorzio!

Tre anni dopo fu lui a sentir parlare di Osho da un nostro comune amico e ad andare a Pune... al ritorno si chiamava Purana, era entusiasta, e ha subito organizzato un breve workshop con Aneesha, proprio nella ‘nostra’ casa, che era rimasta a lui. Partecipai anch’io e... poco dopo ero già a Pune. E da allora le cose hanno cominciato ad andare veloci: quest’anno sarà ormai il terzo che, sempre nella stessa casa, organizziamoKarakaya’, un campeggio estivo, vicino al mare, con un programma di gruppi, meditazioni... e vacanze. Adesso capisco perché ai tempi avevo sbagliato i calcoli e nella casa invece di un piccolo soggiorno era saltata fuori una capiente... ‘sala per gruppi’!

Nel frattempo avevamo scoperto in libreria, inaspettatamente, non poche traduzioni di libri di Osho, e poi un gruppo di discussione su Internet e un web site, creato da Sangeet. Così abbiamo unito le forze e adesso lavoriamo in sinergia.

E il lavoro cresce... molte persone che hanno partecipato al programma estivo dell’anno scorso ci hanno chiesto un posto a Istanbul dove meditare tutto l’anno; così è nato Osho Kun (il nome deriva da un antico mantra egiziano usato dai sufi e significa ‘conosci te stesso’). Anche qui in un posto magico: proprio nel cuore della ‘città vecchia’, fra la sede di un’antica scuola di dervisci, fondata dal nipote di Rumi, e la casa dove Gurdjieff aveva il suo centro nel periodo da lui passato a Istanbul (del vecchio edificio sopravvive ormai solo la facciata). Ma la scuola sufi invece è ancora attiva, e la domenica è possibile guardare i dervisci che ruotano su se stessi nelle loro caratteristiche danze.

 

Per maggiori informazioni (in inglese) e per il programma estivo (con groupleader da tutto il mondo, anche italiani) - http://www.meditationturkey.com/

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Una gioia semplice e naturale

Il sesso. Ma e davvero cosi?

 

 

Sembra proprio di essere passati, in campo sessuale, da una dieta ferrea basata sul famoso comandamento:Primo: non farlo!’ – non ‘buttarti via’ detto alle fanciulle, non ‘toccarti’ per i giovinetti, niente rapporti prematrimoniali... e possibilmente pochi anche dopo – a una specie di abbuffata di sesso e ‘derivati’ in tutte le salse. Imperversano dovunque curvacee ‘veline’ seminude con le loro rotondità in bella vista, e calendari, anche di casalinghe che, al massimo, si tengono su le mutandine... Su giornali, televisioni e manifesti, culi e tette sempre più spesso aiutati dal chirurgo, e riferimenti sessuali sempre meno velati aiutano i pubblicitari a vendere di tutto: dalle auto alla birra, dallo shampoo al mobile, dal gelato al caffè all’americana... lungo come piace a te!

E poi riviste per lei e per lui dove ti esortano: “Falle dire basta stanotte!” o ti insegnano a “Farlo impazzire fra le lenzuola” insomma, sesso praticamente come contenuto unico, a parte naturalmente pagine e pagine di pubblicità di prodotti di ogni tipo (abbigliamento, profumi, accessori, gadget e chi più ne ha più ne metta) che dovrebbero aiutare gli speranzosi a diventare finalmente... un oggetto sessuale come si deve!

Questo carattere sempre più mercificato che il sesso sta assumendo porta a valorizzarne ‘qualità’  che derivano dalla logica di mercato: più grosso, più lungo, più strano, più volte, con più partner – fino ad arrivare ai record, centinaia e centinaia di uomini nella stessa giornata, il tutto opportunamente ripreso e venduto in cassetta, di qualche povera pornostar a corto d’idee.

Un’indigestione, insomma, di sesso precotto, che come tutti i prodotti industriali nutre poco e soprattutto male. E il malessere c’è e si vede, dall’altra parte dello schermo di questa società dello spettacolo e dell’apparire: statistiche che denunciano il calo di interesse sessuale, l’aumento delle disfunzioni: una coppia su tre a livello sessuale è in crisi. Si fa sesso poco e male... se è vero che un quarto dei rapporti viene consumato davanti al televisore acceso (durante gli intervalli pubblicitari?). E poi ancora molta ignoranza, disinformazione: le eterne domande, nelle rubriche specializzate dei giornali, su quanti cm deve essere lungo, su quante volte è normale venire, e poi orgasmi vaginali o clitoridei... o inesistenti.

Ma la tanto decantata rivoluzione sessuale non era già successa un paio di generazioni fa?

È giunto il momento di uscire da questo circolo vizioso – né reprimere né indulgere – e scoprire di prima persona cosa il sesso – che non è un peccato, ma neppure un oggetto, una merce – vuol veramente dire nella nostra esperienza di esseri umani. È il solo modo per riscoprirne le gioie e la naturalezza.

 

 

 

Fra repressione e permissività

 

 

Osho, l’Occidente sembra essere ossessionato dal sesso. Nuove tecniche e immagini pornografiche ci assalgono da ogni lato. Perché, in tutto questo tempo, le persone sono rimaste bloccate, incapaci di vivere un’esperienza tantrica nel sesso, nell’amore e nella vita?

 

Non è questione di Occidente o Oriente. Entrambi sono ossessionati dal sesso, ovviamente in maniera diversa. L’Occidente è indulgente, l’Oriente è repressivo, ma l’ossessione è la stessa. E la domanda importante è: perché l’Occidente è così permissivo? Sono due millenni di Cristianesimo e di metodi repressivi che hanno condotto a questa permissività.

L’Oriente è repressivo, prima o poi diventerà permissivo. La mente umana si muove come un pendolo, dalla destra alla sinistra, dalla sinistra alla destra. E ricorda, quando il pendolo si muove verso destra, sta raccogliendo energia per andare a sinistra, e viceversa. Quando una società è repressiva, accumula energia per diventare permissiva, e quando una società è permissiva accumula energia per diventare di nuovo repressiva.

Quindi sta accadendo una cosa strana: l’Occidente è stato permissivo per qualche decennio e la tendenza repressiva si sta ripresentando. Ci sono molte sette che predicano l’astinenza sessuale, ora. Il movimento Hare Krishna predica la castità, il brahmacharya, e migliaia di persone ne sono attratte. Nel nome dello Yoga... nel nome del Cristianesimo, stanno nascendo molte sette che, di nuovo, sono repressive. Presto l’Occidente diventerà repressivo.

E in Oriente il numero delle riviste pornografiche cresce quotidianamente, i film porno sono sempre di più. L’Oriente è sempre un po’ lento, un po’ indolente... ci impiegherà più tempo. L’Occidente si muove veloce.

Ma l’Oriente sta diventando Occidente e l’Occidente sta diventando Oriente, e questo è uno dei problemi più grossi. Se accade, la sofferenza rimarrà tale e quale. Il pendolo si sarà spostato di nuovo, e di nuovo ti troverai a fare le stesse cose.

È accaduto molte volte in passato. Una società repressiva prima o poi diventa permissiva. Quando la repressione giunge a un punto tale che non ci si riesce a reprimere più, esplode: la gente esce di senno. Oppure, quando una società è molto permissiva, inizia a vederne la futilità, il totale spreco di energia... e senza appagamento alcuno, al contrario, con una crescente frustrazione. E allora si comincia a pensare alla castità... forse gli antichi saggi avevano ragione!

In Oriente è accaduto molte volte. La religione indù, all’origine, era molto permissiva, non era una religione repressiva. I profeti indù non solo si sposavano, ma potevano anche avere delle concubine. Potevano anche comprare le donne: a quei tempi, in India, uomini e donne erano venduti al mercato, come una merce qualsiasi.

Guardati da quelli che parlano dell’età dell’oro indiana.

Avrai forse visto i templi dedicati al dio Shiva. La sua statua non è che un simbolo fallico. Se guardi bene resterai sorpreso: ha entrambi gli organi sessuali, della donna e dell’uomo. Raffigura l’incontro tra uomo e donna.

La storia è questa: un giorno Vishnu e Brahma andarono a trovare Shiva… è la trinità induista: Brahma è il creatore, Vishnu il sostentatore e Shiva il distruttore. Tutti e tre sono necessari per far girare il mondo. Uno crea, uno conserva, uno distrugge, poi di nuovo, uno crea, l’altro conserva e il terzo distrugge. E tutto continua a muoversi.

Brahma e Vishnu andarono a trovare Shiva. La guardia era profondamente addormentata e quindi entrarono senza chiedere il permesso. Shiva stava facendo l’amore con la moglie, Parvati. Era così appassionato, così inebriato! Forse aveva preso una droga, perché si sa benissimo che faceva uso di droghe... marijuana, hashish, oppio.

Lui continuò a fare l’amore e gli altri due rimasero a guardare. Begli dei! Non riuscirono neppure a dire: “Scusa” e poi andarsene. Devono aver gradito la scena: pornografia dal vivo! Andò avanti per sei ore, l’accoppiamento, e i due rimasero a guardare per sei ore. Un film a luci rosse davvero lungo! Però si arrabbiarono molto. Quando Shiva ebbe finito, gli dissero: “Abbiamo aspettato sei ore, e tu non ti sei neppure accorto di noi. Siamo molto arrabbiati e scagliamo su di te la nostra maledizione: sarai ricordato per sempre per i tuoi organi sessuali”.

Questo spiega come mai nel tempio di Shiva trovi il simbolo fallico: Shiva viene ricordato per i suoi organi sessuali.

Ora, quegli indù dovevano essere molto licenziosi. E anche i loro dei erano molto licenziosi. Poi venne la reazione, il pendolo si mosse. Il Buddismo e il Giainismo si ribellarono contro tanta permissività e crearono un mondo molto repressivo, una moralità repressiva.

L’India vive ancora sotto il loro influsso, ma, molto lentamente, si sta spostando di nuovo verso la permissività. L’Occidente la sta influenzando, i film occidentali, i romanzi occidentali la stanno influenzando. L’Occidente è influenzato da Buddha, lo Zen, Patanjali, lo Yoga, la meditazione, e l’Oriente è influenzato da Playboy! La gente legge Playboy, nascondendolo dentro la Gita!

Mi chiedi: “L’Occidente sembra essere ossessionato dal sesso”.

Non è vero solo per l’Occidente. L’intera umanità, finora, è rimasta ossessionata dal sesso, e lo resterà se non modifichiamo la nostra gestalt.  Finora la gestalt è stata repressione/permissività, permissività/repressione, ci siamo spostati alternativamente tra i due poli. Dobbiamo fermarci esattamente nel mezzo. Hai mai provato a fermare nel mezzo il pendolo di un orologio? L’orologio si ferma. Il tempo si ferma.

Questo sto cercando di fare qui. Non voglio che siate permissivi, né voglio che siate repressivi. Vorrei che foste equilibrati, esattamente nel mezzo. È nel mezzo che può esserci trascendenza...

Mi chiedi: “Perché, in tutto questo tempo, le persone sono rimaste bloccate, incapaci di vivere un’esperienza tantrica nel sesso, nell’amore e nella vita?”.

Esperienza tantrica significa non repressiva, né permissiva. L’esperienza tantrica è possibile solo se sei in meditazione profonda.. solo se diventi molto molto silenzioso, consapevole, vigile ti è possibile assaporare qualcosa del tantra. Altrimenti il tantra può rappresentare un’altra scusa per l’indulgenza, un nome nuovo, un nome ‘religioso’. E tu puoi continuare a indulgere, i nomi non cambiano molto, è il tuo essere che deve cambiare.

L’umanità intera soffre di ossessioni, a causa della permissività o della repressione. L’umanità intera è preoccupata dal sesso ventiquattro ore al giorno.

Il sesso tantrico non è per niente sesso, è meditazione. La meditazione deve espandersi in tutta la tua vita. Qualunque cosa fai, falla in modo meditativo. Cammina in meditazione, mangia in meditazione. Se fai l’amore, fallo in meditazione. La meditazione deve diventare la tua vita, ventiquattro ore su ventiquattro, solo allora… la trasformazione. A quel punto sarai oltre il sesso, oltre il corpo, oltre la mente. E, per la prima volta, sarai consapevole della natura divina, dell’estasi, della beatitudine, della verità.

 

tratto da: Osho, The Dhammapada, Vol 10, # 12

 

 

 

Sesso, mercato e nuove tecnologie

 

Sono anni che il sesso aiuta le nuove tecnologie della comunicazione ad affermarsi a livello di massa, lo dicono gli esperti del settore, ecco qualche esempio.

 

Videoregistratori: quando iniziarono a essere disponibili, alla fine degli anni settanta, i video porno rappresentavano oltre il 50 per cento del mercato dei video. Negli anni ‘90 la percentuale era già scesa al 13 per cento. Ma continua ad essere un bel mercato: nel 2000 sono stati noleggiati quasi 800 milioni di video hardcore solo negli Stati Uniti.

Reti telematiche: Minitel nasce nel 1983, un’iniziativa del governo francese: una specie di Pagine gialle con manie di grandeur! Nel 1987 Minitel aveva già 2,5 milioni di abbonati, e 6 milioni nel 1991. Il suo successo fu trainato dalle messaggerie ‘rosa’, legate per lo più al mercato dell’eros: alla metà degli anni Ottanta rappresentavano la metà dell’attività.

Internet: Nel 1995, a pochi anni dalla nascita del web, uno studio per specialisti sulle 11 mila parole più ricercate sui motori di ricerca scopre che al 47 per cento hanno a che fare con la pornografia.

Videoconferenza: progettata per grosse aziende e top-executives. Introdotta nel 1995 sul web viene subito usata per trasmettere esibizioni erotiche ‘personalizzate’: l’utente parla a distanza con la stripper, e le dice cosa fare.

Commercio elettronico: Nel ’94 la prima pubblicità che compare sul web viene da una società, Brandy’s Babes, che ci occupa di erotismo. Nel ’96 è l’IEG, società leader nel porno, a introdurre un nuovo software per garantire pagamenti sicuri e veloci sul web con carta di credito. Nel ‘98, negli soli Stati Uniti, si spendono un miliardo di dollari per acquistare online materiali per soli adulti: il 70 per cento del business su Internet.

Tv via satellite: per questioni tecniche non si hanno dati precisi, ma non c’è dubbio che siano i canali del porno a trainare il decollo del mercato delle antenne satellitari.

Telefonini 3G: fanno fatica a decollare ma dal Giappone, dove hanno già oltre 30 milioni di utenti, la DoCoMo (il leader del settore) ammette il ruolo trainante dei contenuti legati al porno. Le aziende europee si stanno adeguando con opportuni contatti (Playboy, Beate Uhse etc). Anche la nostra Tim offre già servizi... non porno ma ‘soft-erotico’. - Notizie prese dalla Rete

 

 

 

Una lunga strada…

 

Samvado, (detto anche Sam), ha quasi ottanta anni e passa gran parte del tempo all’Osho Meditation Resort di Puna.

Gli abbiamo chiesto di parlarci... di sesso.

 

Wow!

 

Sesso! Persino scrivere di sesso mi eccita (e mi spaventa anche un po’). Il sesso mi piace moltissimo, e trovo che più sesso faccio, più mi sento naturale e contento. Ma mi ci è voluto molto tempo e un lungo cammino per arrivare a questo punto.

Da ragazzino, nella mia famiglia di sesso non se ne parlava proprio: era una famiglia cattolica, il sesso era un peccato e basta. Anzi, non si poteva nemmeno dire ‘incinta’. A scuola, ragazzi e ragazze erano tenuti separati. Molto presto, a soli 17 anni, sono entrato nell’esercito e ho imparato che il sesso è una cosa da macho – sempre arrapato – di cui parlare, e vantarsi, con gli altri uomini. Poi sono stato mandato in un paese asiatico, e proprio lì ho avuto la mia prima esperienza sessuale. Era una prostituta giovanissima, non sapeva neanche cosa stava facendo, e lo faceva per  mantenere la famiglia. Quella è stata un’esperienza veramente orribile, orribile! Eravamo in un posto scuro e sporco, e l’atto stesso è stato doloroso per me. È dovuto passare molto tempo prima che trovassi il coraggio di riprovarci.

Più tardi, negli Stati Uniti, ho sposato una brava ragazza e, te lo sarai già immaginato, dopo circa un anno di matrimonio lei non era più interessata al sesso... In quel periodo io ne volevo sempre di più, e lei mi chiamava ‘animale’ e mi rifiutava in continuazione, per cui ho finito anch’io per reprimere nuovamente il sesso. Questa situazione è andata avanti per 17 anni. Alla fine mi sono separato e sono andato a vivere per conto mio, ma sempre portando con me la sensazione che il sesso fosse una cosa riprovevole di cui, sfortunatamente, il mio corpo aveva bisogno.

Col passare del tempo, mi sono avvicinato alla meditazione, finché nel 1978 sono arrivato da Osho .

Attraverso i suoi insegnamenti, dentro di me è avvenuta una grande esplosione e sono anche arrivato a vedere il sesso in un altro modo. Ma non è stato facile! Ho dovuto partecipare a molti gruppi, e non solo di Tantra, prima di poter recepire il messaggio.

Alla fine sono arrivato a capire che il sesso è bello e che non deve essere represso. Inoltre non è qualcosa che faccio con ogni donna che incontro. Nel passato, quando incontravo una donna, il primo pensiero che mi veniva nella mente era su come avrei fatto l’amore con lei...  anche sei poi in realtà succedeva raramente. Adesso incontro una donna e sono in grado di vederla con amore, come un individuo e non come un oggetto da scopare.

Nel passato, quando abbracciavo una donna, a volte mi succedeva di avere un’erezione. Era una cosa di cui mi vergognavo moltissimo ed ero solito tirarmi indietro subito: era peccaminoso. Adesso – quando mi succede! – mi sento bene, la sento come un’espressione della mia energia, mi piace. Ciò non significa che poi devo per forza fare l’amore con questa persona.

Da giovane, quando facevo l’amore e avevo un orgasmo, sentivo vergogna di ciò che avevo fatto e cercavo di allontanarmi dalla mia partner il più velocemente possibile. Non volevo più stare con lei. Adesso, quando ho un orgasmo, mi sento soddisfatto e felice. Ciò che sento per la donna è più profondo e più amorevole, e voglio starle vicino.

Penso che questo dipenda dall’essere stato tanti anni con Osho, dall’aver vissuto nella sua comune, dal mio coinvolgimento sempre più profondo nella meditazione. Quasi tutte le meditazioni di Osho sono attive all’inizio, come preparazione a un periodo di silenzio. Ho imparato con l’esperienza che anche far l’amore è una meditazione con fasi attive e altre passive, una meditazione che mi ha portato a un altro livello di spiritualità e di consapevolezza.  Considerare il sesso una meditazione ha anche rafforzato i miei sentimenti più profondi per l’altra persona. Ora posso vedere che a questo mondo non siamo separati, e questo mi porta ad avere più amore e compassione. La mia personalità si è ammorbidita talmente che ora sento di essere in grado di dare e ricevere amore come mai prima nella mia vita.

Nel passato il sesso era una cosa seria... e veloce! Come risultato del fatto di amarmi di più e di amare di più gli altri, il sesso è diventato più giocoso. Ho voglia di stare insieme alla persona più a lungo prima che si arrivi al sesso. La mia vita ora è più ricca di gioia e di serenità. Il mio corpo sta invecchiando, e gli ormoni non si muovono più con la stessa velocità di prima. Ma il desiderio c’è ancora e tante volte la mattina presto mi sveglio ancora con un’erezione! La vita è bella... e io ancora con un’erezione! Ogni giorno mi aspettano nuove gioie.

Grazie Osho, grazie esistenza. Sam

 

tratto da Viha Connection

 

 

 

Tantra

Avvicinati al sesso come un poeta che si muove fra i fiori

 

È questo il circolo vizioso: preti, moralisti... papi, shankaracharya e altri personaggi simili, continuano tutti a condannare il sesso. Sostengono che si tratta di qualcosa di brutto. Quando reprimi il sesso, si abbruttisce, per cui, alla fine, ti dicono: “Lo vedi? Avevamo ragione! La tua esperienza lo conferma. Lo vedi: è orribile”. Ma non è il sesso a essere brutto, sono questi preti che lo hanno abbruttito. E una volta degradato, le loro prediche si dimostrano vere: e tu lo reprimerai ancor di più... Il sesso è energia innocente, è la vita che scorre in te, è la viva esistenza che si trova in te. Non storpiarlo. Lascia che si elevi verso l’alto... il sesso deve diventare amore.

La psicologia occidentale è giunta alla conclusione che la malattia fondamentale della mente è legata all’orientamento che si ha verso il sesso. Fino a quando questo orientamento non viene dissolto, l’essere umano non può diventare naturale, normale. L’uomo ha perso la sua naturalezza unicamente a causa delle sue attitudini nei confronti del sesso.

Il Tantra dice: “Accettati, qualsiasi cosa tu sia”. Questo è il punto fondamentale: la totale accettazione.

Cos’è il sesso? Cos’è questo fenomeno? Noi non lo conosciamo in prima persona, sappiamo moltissime cose riguardo al sesso, ma ci sono state tutte insegnate dagli altri. Possiamo aver vissuto l’atto sessuale, ma con una mente colpevole, con un atteggiamento repressivo... un’esperienza affrettata: si tratta di qualcosa che vogliamo concludere al più presto, quasi ce ne volessimo scaricare. Così come è vissuto comunemente, l’atto sessuale non è un atto d’amore. Non sei felice quando lo vivi, ma al tempo stesso non ne puoi fare a meno. Non lo puoi negare; d’altro canto, questa profonda predisposizione alla negazione della sessualità, a distruggerla, non fa altro che distruggere la consapevolezza, la sensibilità stessa che la possono comprendere. In questo modo il sesso persiste, privo però di qualsiasi sensibilità. Ecco perché non lo puoi capire: soltanto una profonda sensibilità lo può comprendere, un profondo immergersi nell’esperienza. Puoi capire il sesso solo se ti muovi in esso come un poeta si muove tra i fiori.

 

tratto da: Osho, Il Libro dei Segreti, Bompiani Ed.

 

 

"Nessuno è mai veramente soddisfatto della sua vita sessuale: gli stress quotidiani, la fretta, perfino l'attenzione alla tecnica impediscono di calarsi intensamente nell'esperienza dell'amore fisico."

"Il problema è un sesso che è diventato troppo mentale."

"Quasi tutti pensano al Tantra come a qualcosa che ha a che fare solo col sesso, ma la sessualità — vissuta spontaneamente — è una fonte di energia che, estesa alla vita di tutti i giorni, può farci vivere molto meglio. Imparando a vivere attraverso l'espressione anche sessuale di noi stessi, possiamo renderci conto di essere molto più grandi di quanto crediamo."

 

Da un'intervista su Top Salute a Radha, conduttrice dei gruppi di Tantralife.

 

 

 

Tantra

* Parlano i partecipanti a gruppi di Tantralife.

 

 

Scoprire una via per entrare in contatto con la parte più autentica e profonda di te e incontrare un maestro che ricompone, attraverso il suo messaggio e il suo esempio, le apparenti contraddizioni dell'esistenza, libera la gioia e accetta l'umanità di ognuno di noi.*

 

 

L'occasione di contattare i miei blocchi energetici, costa-tare quanto il mio corpo fosse addormentato, aiutandomi a comprendere che tutto questo non era la mia vera natura.*

 

 

Dietro le maschere, oltre i nostri corpi, abbiamo tutti avvertito l'anima, ascoltato il cuore, toccato l'essenza più profonda di ciascuno, e ciascuno di sé, con innocenza e rispetto.*

 

 

...ciò che proprio dal tanta non mi aspettavo è stato di affrontare e lavorare sul rapporto con gli altri uomini. Vedere e lasciare andare l'imbarazzo, la competitività, il confronto, la rivalità, l'invidia, la gelosia.*

 

 

Il dono più importante per me è stato di scoprire che l'Amante è una porta per l'Infinito. Lo avevo letto, a volte vissuto senza consapevolezza e ora è un sentiero a mia disposizione... più accetto il mio femminile, più sono ricettivo, più la danza è sublime.*

 

 

All'inizio del gruppo per l'ultima volta nella mia vita ho fatto la classica 'classifica' delle donne presenti: le più appetibili, le più abbordabili.... le 'amiche' e le sexy. Abbandonare le definizioni è un grande relax. Da questo momento il superamento delle categorie è stato continuo e costante in tutti i campi.*

 

 

È come se avessi scoperto che potevo vivere senza tutti quei sacrifici che mi imponevo per apparire come un bravo bambino... anche se non ho vinto tutte le mie paure, almeno adesso ammetto di averle e con il tempo spero di trascenderle.*

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Ma dove corri?

MA DOVE

 

Un re, il suo straordinario cavallo... e la morte

una storia sufi

 

 

Un re, in sogno, vide apparire un’ombra nera, e persino nel sogno si spaventò a morte. Le chiese: “Chi sei e perché sei apparsa nel mio sogno?”.

L’ombra rispose: “Sono la tua morte e domani al tramonto ci incontreremo. Sono venuta solo per informarti, poiché sei un uomo molto occupato. Di solito non informo le persone, ma tu sei un re, sei molto speciale, sei un V.I.P. Temo che tu non riesca a incontrarmi nel posto giusto, potresti essere occupato altrove, e allora cosa farei io? Ci dobbiamo incontrare al posto giusto e all’ora giusta, ricordalo!”.

E prima che il re potesse chiedere: “Dov’è il posto giusto?”, la paura lo fece risvegliare e l’ombra era scomparsa. L’ora la sapeva, l’ora giusta – l’indomani al tramonto, ma il posto qual era? Cercò più volte di chiudere gli occhi e trovare l’ombra per chiederle: “Dov’è il posto in cui devo incontrarti?”. Non che volesse incontrare la morte, voleva solo conoscere il posto, in modo da evitarlo. Ma in questo vasto mondo, dov’era quel luogo?

Tuttavia continuare un sogno è impossibile, è questa la difficoltà. Una volta interrotto, puoi chiudere gli occhi quanto vuoi, ma non riuscirai a continuare lo stesso sogno di nuovo.

Il re era spaventato a tal punto che, nel bel mezzo della notte, chiamò tutti i suoi consiglieri, gli astrologi, i preti, i chiromanti, gli indovini e disse loro: “Decidete qual è il posto giusto, in modo che io possa evitarlo”. Tutti presero a consultare le antiche scritture. Venne il mattino e il sole stava per sorgere, e non appena vide spuntare il sole, il re divenne ancora più spaventato, perché il tramonto è la fine dell’alba. L’alba è l’inizio del tramonto: quando arriva l’alba, il tramonto non è lontano. Il sole era già in movimento verso il declino e nessuno era arrivato a una conclusione; al contrario, continuavano a disquisire, discutendo su ogni parola delle scritture. Il re annunciò: “Non mi interessano le vostre scritture, ditemi solo dov’è esattamente quel posto, così che io lo possa evitare”.

Gli risposero: “Aspetta. Non è una domanda semplice, dobbiamo consultare i testi antichi e trovare un precedente, e poi ci dobbiamo mettere d’accordo. Perché l’astrologo dice una cosa, il prete ne dice un’altra. Se ti diamo quindici risposte, a cosa ti serviranno? Lasciaci arrivare a un’unica conclusione”.

Il servitore del re, che gli stava accanto, gli sussurrò: “Sono solo un vecchio e non dovrei interferire con questa importante conferenza di pezzi grossi, sono solo un povero servitore. Ma sono vecchio, ho la stessa età di tuo padre, e ti ho accudito fin dall’infanzia. Dammi ascolto: questi eruditi non arriveranno mai a una conclusione. Queste persone disquisiscono da secoli e non sono mai giunti a una conclusione. Due filosofi non saranno mai d’accordo, né due indovini, né due astrologi. Il contrasto è il loro pane, vivono di quello. Quindi non aspettare. Hai poco tempo. Allora ascolta me, prendi il tuo cavallo migliore... hai dei cavalli formidabili, prendi il migliore e fuggi da questo posto. Almeno una cosa è certa: non devi rimanere qui, in questo palazzo, in questa città, in questo regno. Scappa, in qualunque altro posto”.

L’idea era geniale. Il re disse: “Hai ragione, visto che queste persone non decideranno nulla prima del tramonto”. E fuggì. Prese il cavallo più veloce, e alla sera, quando il sole stava per tramontare, si trovava ai confini del suo regno ed entrava in un altro. Era immensamente felice di essere fuggito. Ora alla morte sarebbe stato impossibile scovarlo.

Andò a riposare per la notte in un giardino. Si mise a ringraziare il cavallo, che aveva compiuto un’impresa miracolosa. Aveva corso a tutta velocità per l’intera giornata, persino il re non l’aveva mai visto correre così veloce. Non si era fermato a bere, non si era preso neanche un istante di riposo… come se capisse l’urgenza.

Il re lo stava ringraziando dicendo: “Mi hai salvato. Ti ringrazio e ti amo, e ti ricompenserò. Domani, quando faremo ritorno, tu riceverai tutti gli onori, esattamente come me”.

In quello stesso istante il sole calò, e una mano… il re sentì una mano sulla spalla. Si voltò: era la vecchia ombra nera che aveva visto la notte precedente.

L’ombra rise e disse: “Non dovresti ringraziare il cavallo, sono io che lo dovrei ringraziare. Questo era il posto in cui ti aspettavo, e mi chiedevo se il cavallo ce l’avrebbe fatta. Ci è riuscito. Hai davvero il cavallo più straordinario del mondo! Sei arrivato al posto giusto, all’ora giusta”.

 

tratto da: Osho, From Darkness to Light # 16

 

 

 

L'unica paura è quella della morte

 

È importante comprendere che tutte le altre paure sono solo rami, perché se arrivi a conoscere le radici, sei in grado di fare qualcosa. Se la morte è la paura fonda-mentale, quella di base, c'è solo una cosa che può renderti privo di paure, e cioè fare esperienza dentro di te di una consapevolezza che non conosce la morte. Nient'altro - né i soldi, né il potere o il prestigio - niente può essere un'assicurazione contro la morte tranne una meditazione profonda... che ti rivela che il tuo corpo morirà, la tua mente morirà, ma tu sei al di là della struttura corpo—mente. Il tuo nucleo essenziale, la tua essenziale sorgente di vita è stata qui prima di te e rimarrà anche dopo. E passata attraverso molte forme, si è evoluta attraverso molte forme, ma non è mai scomparsa, fin dal principio — se mai c'è stato un principio. E non scomparirà mai alla fine, se c'è una fine... perché io non credo in un principio e in una fine.

L'esistenza non ha né principio né fine. È sempre stata qui, e tu sei sempre stato qui. La forma può essere stata diversa, la forma cambia persino durante la vita.

Tutto cambia, diventerai vecchio, la giovinezza se ne andrà. L'infanzia se n'è già andata tanto tempo fa, e poi verrà la morte. Ma arriverà solo per la forma, non per l'essenza. E ciò che ha continuato a cambiare per tutto questo tempo era solo la forma.

La tua forma cambia ogni momento. E la morte non è altro che un cambiamento, un cambiamento vitale, un cambiamento un po' più grande...

Dall'infanzia alla giovinezza... non sai quando l'infanzia ti ha lasciato e sei diventato un ragazzo. Dalla giovinezza alla vecchiaia... le cose sono così graduali che non puoi mai sapere in che data, in che giorno, in che anno, la giovinezza se n'è andata. La trasformazione è molto lenta e graduale. La morte è un salto quantico da un corpo, da una forma in un'altra forma.

Ma non è la fine per te.

Non sei mai nato e non sei mai morto.

Sei sempre qui.

Le forme vanno e vengono e il fiume della vita continua.

Se non fai esperienza di questo, la paura della morte non ti abbandonerà.

 

TRATTO DA: Osho, The Invitation # 7

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

The Festival

un’occasione unica

 

 

Sempre più persone a Varazze per questo appuntamento annuale all’inizio di aprile: una tre giorni di meditazione e celebrazione, giunta ormai alla quarta edizione, organizzata dal centro locale, Osho Arihant, da Videha, Oshoba e da Osho International nell’ampio spazio del Palazzetto dello Sport, reso ancora più accogliente da una elegante decorazione con molti alberelli e tanto verde. La bella cittadina di mare ha offerto una splendida cornice e una grande cooperazione: tutti si sono dimostrati ben contenti di questa pacifica invasione, quest’anno più di mille persone, di gente così gioiosa e nel contempo piena di una gran calma interiore. Quest’anno poi, l’Hotel Palace, il principale interlocutore alberghiero, aveva anche sincronizzato gli orari dei pasti con le attività del vicino Palazzetto: dando così la possibilità di un’esperienza davvero full immersion. Le proposte diventano man mano più ricche: meditazioni, concerti dal vivo, workshop su rilassamento, consapevolezza del respiro, danza e tante altre cose.

E inoltre una gradita scelta di mini-sessioni delle tecniche più disparate per chi voleva farsi un ulteriore regalo.

L’anno prossimo... di sicuro ancora meglio (già nel prossimo numero inizieremo ad annunciare le novità!). E così i partecipanti di quest’anno, rinvigoriti da un weekend che ha davvero nutrito corpo e spirito, si preparano a non mancare all’appuntamento di The Festival del 2004, ne parlano agli amici – molti di quelli venuti per la prima volta ne avevano sentito parlare da amici entusiasti – e qualcuno, agli inizi di maggio, è persino già arrivato qui, a visitare l’Osho Meditation Resort di Pune.

 

 

 

La sensazione che sia fondamentale condividere uno spazio di meditazione, si accompagna a una vera e propria necessità esistenziale che spinge a rendere tangibile la dimensione della meditazione... questi eventi l’hanno dimostrato e per gli organizzatori e’ diventata una priorità. Per questo, lo spirito che anima l’organizzazione del prossimo festival echeggia queste parole di Osho:

 

Un meditatore... ha bisogno soltanto di una cosa: l’atmosfera della meditazione. Ha bisogno di altri meditatori – deve essere circondato da altri meditatori. Perché qualunque cosa sta accadendo nel nostro intimo non è soltanto dentro di noi, si riflette nelle persone che sono vicine. Qui la gente è a stadi diversi nella meditazione. Il meditare con queste persone... basta sederti in silenzio con loro e sarai attratto sempre di più verso la tua intrinseca potenzialità. Non voglio che diventi qualcun altro, un Gautama il Buddha o un Gesù Cristo. Voglio che diventi semplicemente te stesso… anonimo, nessuno di ‘speciale’, ma colmo di beatitudine. E sei già sulla strada giusta. Hai fatto qualche passo… ora continua a procedere – abbi fiducia in te stesso – e a ogni passo questa fiducia diventerà sempre più profonda.

Osho

 

 

RICODERÒ CON GIOIA

 

“Da un anno circa mi sono avvicinata al messaggio di Osho, interessata al suo pensiero e incuriosita dai racconti di alcuni sannyasin che ho conosciuto. I primi di marzo ho fatto il mio primo weekend di meditazione a Miasto e sono rimasta affascinata dall’energia che emanava il luogo, dalla bellezza delle persone che ho incontrato, dalle varie tecniche di meditazione per me tutte da scoprire. A Miasto ho saputo del Festival che si sarebbe tenuto a Varazze e senza perdere tempo ho subito deciso di andarci. L’energia che ho respirato e assorbito al Festival è stata travolgente, così tanta gente ha provocato in me un’esplosione energetica fuori dal comune. Il programma è stato molto intenso: interessanti i vari workshop – a me sono piaciuti in modo particolare quelli di Anando... bellissimi! –  bravissimi i musicisti che ci hanno fatto sognare e ballare anche a ritmi scatenati. L’organizzazione è stata ottima, tutto lo staff molto disponibile. Continuerò a conservare per un bel po’ di tempo questa energia che è esplosa con la forza di un vulcano dentro di me e ricorderò con gioia i tre giorni del Festival nel Palasport di Varazze gremito di persone di tutte le età che ballavano, cantavano, si abbracciavano in un clima di grande festa e armonia.”

 

Così ci ha scritto una partecipante al Festival di quest’anno.

 

 

 

Il Ritmo di un festival

 

Felice che tutto questo faccia parte della mia vita

Il racconto di Nitya

 

 

Aspettavo Varazze da almeno tre mesi. Nel senso che erano mesi, appunto, che mi ritrovavo al telefono a dire a tutti gli amici: “Allora ci vediamo a Varazze?... Dai!”. Già, quest’anno l’ho sentita molto come un’occasione per incontrare anime di solito sparse per l’Italia o, in qualche caso, per il mondo. E di allontanarmi, anima e corpo, da certe fatiche quotidiane, per ritrovarmi in uno spazio che mi nutre. Rientrata, pensavo di scrivere una mini cronaca di quello che è successo al Festival. Invece mi sono accorta che non posso che raccontare quello che è successo a me, sforzandomi solo di rispettare un filo di cronologia. Quindi inizio da prima del 3 aprile. Ho notato che più mi avvicinavo a quel giorno, più la mia gioia cresceva. “Che meraviglia”, dicevo dentro di me, “a tre mesi dal ritorno dall’India avere un’altra occasione simile per perdermi nella meditazione...”. Visto che spesso in gruppi di persone accomunate da qualcosa esistono parole-chiave con cui ci si intende su certe esperienze, uso una similitudine, scontata (ma almeno chiara): per intensità, varietà e ritmo a cui si susseguono gli eventi, ho sentito Varazze molto simile al Carnevale di Pune.

Quest’anno anche il mio compagno, Mauro, ha accompagnato il mio entusiasmo. Ma dev’essersi sentito più al sicuro del solito, visto che, appunto, era appena stato a Pune: ho avuto il feeling che si sentisse come chi, il battesimo dello sconosciuto, lo avesse già fatto. Insomma, poteva stare tranquillo! Siamo arrivati venerdì sera per cenare con i nostri amici e lanciarci nelle danze di Deepti che, si sa, non sono mai semplici danze. Infatti ci ha fatto ‘lucidare’ i pavimenti del palazzetto a suon di danze ma anche di tecniche per sentire il proprio centro, lo hara, di incontri ballati con persone sempre diverse ed esperimenti di movimento e respiro. La sua Metaphisical Dance è davvero un bello strumento per ritrovare consapevolezza del corpo e del suo muoversi. Direi anche che aiuta ad arrivare più facilmente al cuore. È così, belli nutriti, che siamo usciti dal palazzetto con quella sensazione di essere a Varazze già da molto tempo. E con quel pieno-benessere abbiamo raggiunto il nostro albergo (fortunatissimi: con vista sul mare!). Continuando col paragone di cui sopra, il fatto di stare in alberghi a pochi passi dal fulcro degli eventi ha fatto in modo di avere quel feeling tipo “Mi butto giù dal letto, faccio la dinamica e tutto quello che mi offre la giornata”, che a Pune si sperimenta tutti i giorni. Bello, anche perché l’abbiamo pensato in molti: eravamo almeno in trecento alla Meditazione Dinamica, visibilmente felici di essere così tanti. Chi ha familiarità con questa meditazione apprezza molto le altrui presenze, perché così è un viaggio ancor più incredibile. Un momento davvero magico per me a livello di comprensioni sono state le due ore successive alla dinamica. Era dal giorno prima che aspettavo: in programma c’era un argomento chiamato “La mente”, e chi se lo perde? Nella mia, in particolare, di mente, frullavano e frullano le parole di Osho che dice più o meno di non combatterla, ma di uscire come dal retro, e osservare. Spero che il significato di questo sia ‘meditate’... altrimenti non ho ancora capito niente! Forse una cosa: prima di queste parole la mia meditazione era più una sfida alla mente, un combattimento con lei. Perso in partenza.

C’era Anando a darci filo da torcere. Già col primo ‘giochino’ guidato da lei mi sono ritrovata ad attraversare, in modo accelerato, molti degli stati d’animo di una giornata. Di cosa si tratta? Immagina di dividere una stanza in due, stai da una parte e senti che tutti ti amano, incontri gli altri con questo feeling di essere amato da tutti; attraversi la divisione immaginaria e senti che, dall’altra parte della stanza, tutti ti odiano (guarda caso, inizi a odiarli un po’ anche tu!). Ecco, tutti i giorni mi dimentico che dipende solo da me da che parte stare. L’ho tenuto a mente (scusa il gioco di parole) e ho rifatto il giochino in ufficio: “Nitya”, mi sono detta, “osserva come TU guardi gli altri...”.

Certo, poi ci sono anche quelli che chiamo ‘particolari stati di grazia psicofisica’, in cui è più veloce notare che le idee che ho sugli altri, e su di me, me le sono fabbricate io. E ogni volta che le mollo, la vita ringrazia e risponde con generosità. Ancora un altro giochino. Si dice al partner che si ha di fronte: “Le qualità che vedo in te sono... e l’elenco di ciò che sei in grado di percepire incontrando l’altro senza parole: cioè tutto, la sua essenza. E ancora: “Vedo che nascondi queste qualità in questo modo...”. E qui si va ancora più in profondità, per quanto mi riguarda; con questo scherzetto becchi e ti vedi beccare strati su strati di difese, che è un po’ come dire strategie di ‘sopravvivenza’ di cui si crede di avere assoluto bisogno e che, ogni giorno, si indossano come cappotti per ripararsi dal gelo. Queste due ore di appuntamento con me stessa resteranno per sempre nel mio cuore anche per un altro motivo. Ho visto negli occhi del mio compagno una fonte d’amore pura, mai incontrata così intensamente prima di quei pochi, assoluti, istanti. Si è levato, in quel momento, un grazie profondo dal cuore ad Anando... e a Osho!

Ogni tanto mi convinco che è anche bello tornare sulla terra. Poi guardo il buddha sul telo che fa da sfondo al palco, emblema del Festival 2003, che se ne sta su meravigliose nuvole: e lì ci ripenso... Ma a quel punto sono già atterrata. Gli occhi dell’amato Mauro all’ora di pranzo si fanno sempre di bragia. “Prova a non farmi mangiare la focaccia ligure...”, sembrano dire. Ok, sulla focaccia non si discute. E ce ne andiamo sulla spiaggia con due amici. Il tempo è pochissimo: il pomeriggio c’è infatti Cecilia che suona l’arpa, dico io. E sono di nuovo in meraviglia. Conoscevo la versione più accademica della signorina Chailly, quindi mi sono dimenticata la mascella aperta quando l’ho vista ‘strappare’ quelle corde e trattare lo strumento più femminile che esista come fosse la chitarra dei Foo Fighters! Mi ha molto toccata vedere che intorno a quella donna che sembra una ragazzina, nonostante il metro e ottanta di altezza, si è creato qualcosa di molto più grande di lei, qualcosa di cui lei stessa sembrava prendere atto. Bellissimo. Dopo averla abbracciata, in lacrime, pensavo di uscire un po’ per tirare il fiato. Invece, come sempre, al suono della Nadabrahma non resisto. Poi mica ti capita tutti i giorni di sentire 500 persone che fanno ‘hummmmmmmm’... Sì, lo humming di gruppo è potente, e mi inchioda alla sedia. La sera si va a cena al ristorante, e con un gruppone di amici. L’intento è chiaro (a pochi): non ci si abbuffa perché poco dopo ci si perderà nel moksha, l’estasi della musica di Milarepa e della One Sky Band. Sono felice perché tra i musicisti c’è anche Mohan, amico mio dall’Australia. Che dire di loro? Semplicemente magici, sia per la musica sia, specialmente, per la capacità di trasportarti letteralmente dai picchi di energia ai misteri del tuo ‘dentro’. Il mio corpo ha davvero ringraziato, ricordando ancora una volta che ama essere ‘usato’ in questo genere di movimenti, di estasi, in cui salti per 40 minuti come se non fossi neanche tu. Decompressione, saluti vari, albergo. Discussione, sotto le stelle, su chi è il più bravo fra i musicisti di Osho... Succede sempre. E si arriva sempre alla conclusione che sono così diversi tra loro. La domenica ero convinta di partecipare al workshop con Anando sul cuore. Di Aum meditation non se ne parla neppure, l’ho fatta una volta nella vita e sento che questa non sarà la seconda, anche se noto da tempo che è un vero trend. Ne approfitto per essere fuori moda, arrivo al palazzetto e vedo uscire la marea di ‘aummizzati’, dall’aria felice e decisamente rilassata. Mi fa sorridere ricordare com’è la faccenda. Anche se arrivo dritta dritta dal letto, non mi perdo la meditazione anti-stress con Siddhakam, che non avevo mai incontrato. Ho sentito il colpo di genio della sua invenzione quando, dopo averti portato in uno stato di rilassamento, conclude con una specie di test della rilassatezza: quasi una provocazione di suoni quotidiani e fastidiosi, mentre tu continui a sperimentare che la tua quiete ‘regge’. Bellissimo, immediato. E prima di pranzo la Four directions, meditazione sul chakra del cuore. Pensavo di seguirla dagli spalti. Come sempre invece sento il cuore che esplode sulle note di quella musica e nel vedere i movimenti di tutti gli altri ‘cuori’, quindi mi alzo e partecipo attivamente, da lì dove sono, molto commossa. Realizzo anche che il cuore, senza lo hara, manca di qualcosa. Le radici del mio essere sono importanti quanto il cuore, solo uniti possono fare grandi cose. Il cuore, da solo, non va da nessuna parte. Pranzare è più difficile, travolti dalla domenica dello struscio in riviera. Non importa, è il compleanno di un’amica quindi non ci si sottrae ai festeggiamenti. Poi una conversazione a cuore aperto, appunto, su cosa sta succedendo sul pianeta. Mi è sembrato parte integrante della meditazione sul qui e ora. E un’occasione rara di non sentire ragionare in modo automatico, condizionato, banale, miope. Quindi non ci si muove dai tavolini del bar. Sapendo tutti che, anche se abbiamo sacrificato le danze di Antonella, nessuno si vuole perdere la chiusura del festival: la mitica Nataraj dal vivo. La forza che ho sentito sembrava fatta di parole. Era come se tutti ci dicessimo: “Portiamoci a casa questa estasi, questa celebrazione. Per ricordarci che questa è una qualità possibile, sempre. Anche se tra poco ci lasceremo”. E da questo spazio ho salutato tutti dentro di me, senza fermarmi. Nell’arco di 10 minuti ero in stazione, diretta a Milano. Felice che tutto questo faccia parte della mia vita.

 

 

 

Si può fuggire dalla realtà e si può fuggire nella realtà.

Entrando nella meditazione si fugge verso la realtà, poiché la cosa più reale in te è il tuo centro.

Più nei sei lontano e più sei lontano dalla realtà.

Osho

 

 

 

 

Amore e professionalità

Le impressioni di Gagan

 

Una delle prime cose che ho notato al Festival è stato uno spirito, per così dire, “laico”. Lo striscione all'ingresso diceva semplicemente “The Festival”: cioè qualcosa che avrebbe potuto essere tutto e il contrario di tutto. Dietro il palco non si vedevano foto di Osho, ma solo la gigantografia di un cielo blu con un buddha intento a osservarlo. Tuttavia l'energia del Maestro l'ho sentita molto presente, sin dai primi momenti. Non tanto nei segni esteriori, quanto nel sorriso di benvenuto di Anando, nel suo tono di voce e in quello della bravissima traduttrice, nell'atmosfera calda che ci ha subito circondato, nella felicità che si vedeva dentro gli occhi dei partecipanti dopo ogni evento.

Trattandosi di un Festival a partecipazione così elevata, le linee guida di tutte le sessioni sono state soprattutto il gioco e il divertimento, la leggerezza e la risata, ma anche l'accettazione di sé e l'apertura verso gli altri. C'è stato il momento per ballare follemente al suono della musica dal vivo e quello per parlare di sé, con il cuore in mano, guardando negli occhi una persona mai vista prima; c'è stata l'occasione per ritirarsi completamente dal mondo esterno e restare in contatto con il proprio centro più profondo, e quella per interpretare con uno psicodramma le ansie della vita di ogni giorno. Il tutto allestito con grande amore e professionalità da un team esperto. In particolare vorrei ricordare un episodio marginale, ma che mi ha colpito: durante le meditazioni silenziose gli assistenti uscivano dalla sala principale e camminavano nei corridoi adiacenti con un semplice cartello che diceva: “Silenzio”. Già dallo sguardo e dal modo di camminare si capiva che vivevano quel lavoro come una meditazione. Per quanto mi riguarda, era più la loro presenza che il cartello a spingermi a osservare il silenzio. Qualche volta mantenere tale silenzio poteva sembrare una missione impossibile, visto l'incessante via vai di gente, tuttavia ho sempre avuto la sensazione che la sala di meditazione (un campo di basket) fosse davvero uno spazio "protetto"

Un episodio buffo, per me, si è avuto sabato mattina. Le bancarelle di un mercato avevano occupato tutta la piazza antistante il Palasport, marciapiedi compresi, dando le spalle al nostro momentaneo "tempio" di meditazione. L'effetto generale era quello di due mondi incomunicabili, che conducevano un'esistenza parallela senza nemmeno guardarsi. Inoltre, proprio davanti all'ingresso del Palasport, era inginocchiata una donna che chiedeva l'elemosina dando la schiena a noi e tendendo la mano ai clienti del mercato. Sembrava quasi dicesse: "Qui finisce il mondo noto, al di là c'è qualcos'altro di cui non si conosce bene la natura (e che forse sarebbe meglio non approfondire)". Per me, e probabilmente anche per altri, si è trattato di un vero e proprio scherzo dell'esistenza: stavamo meditando "in the marketplace", in ogni senso. La possibilità di poter scivolare immediatamente da un mondo all'altro è stata una delle cose che più mi hanno intrigato in questi tre giorni. Era un ottimo stratagemma per non identificarsi troppo con nessuna delle due dimensioni, e anche per lasciare andare qualsiasi eventuale giudizio o addirittura senso di competizione nei confronti di questo o quel mondo. In più, per quanto mi riguarda, è stato molto bello uscire dalle meditazioni e mangiare qualcosa di tipicamente ligure tra le bancarelle affollate.

Il programma era così pieno che non c'è stato molto tempo per salutare i tanti amici che non si vedevano da mesi o da anni. So che c'era la possibilità di fare minisessioni gratuite di vario tipo (massaggio, foto Kirlian ecc.), ma tra una cosa e l'altra non sono riuscito a farne nessuna; e poi ben presto le ho trovate tutte prenotate.

La grande affluenza a questo Festival è stata una delle cose che mi hanno più impressionato (l'avrete capito, era la prima volta che partecipavo). Venerdì pomeriggio, prima ancora dell'inaugurazione, la coda per fare il biglietto attraversava tutta la piazza. Domenica mattina mi sono ritrovato a partecipare a un'AUM in cui eravamo più di duecento; sicuramente non ero mai stato a un evento così affollato in cui tutti dicevamo "Ti odio" e "Ti amo" nella stessa lingua. Perché anche questo va considerato: per una volta eravamo in tantissimi e potevamo esprimerci nella nostra lingua madre, senza doverci sforzare di intendere l'inglese di Hong Kong o di Cape Town (per tacere del solo fatto di doverlo parlare).

Alla fine di questi tre giorni ho cercato un momento per restare solo e dire "grazie" all'esistenza. Da questo Festival ho avuto tanto, a molti livelli, e ho voluto restituire qualcosa dicendo "grazie" (come insegnano molti mistici). Il mio cuore si è allargato e ho subito provato una grande felicità: l'anno prossimo cercherò di esserci ancora.

 

 

 

Chiamala meditazione, consapevolezza, questi sono solo nomi, ma la qualità essenziale è un assoluto silenzio, una quiete in cui nulla si agita dentro di te, nulla si increspa nel tuo essere. E in quello stato è presente l'essenza divina.

 

In principio era il silenzio, non il suono.

E nel mezzo c'è il silenzio. E c'è silenzio alla fine.

 

OSHO

 

 

 

 

La via dell'amicizia

 

Impressioni a margine della AUM meditation.

Di Kuteer, che l’ha guidata.

 

 

Il giovedì precedente il festival ho sentito al telefono Veeresh, appena arrivato in Italia per tenere un gruppo proprio nello stesso weekend.

Ero molto eccitato all’idea di condurre la sua creatura, la meditazione AUM, così ho cominciato a raccontargli come stavano andando le cose, del fatto che ci si aspettava la partecipazione di un sacco di gente, degli amici che mi stavano aiutando e via dicendo, e lui mi ha detto solo: Greeeat!”, ridendo contento. Oltre che un insegnante, un amico e un profondo canale verso Osho, per me Veeresh è anche una specie di papà, così mi sono sentito felice e pieno di energia, proprio come un bimbo.

E mi è tornata in mente una sua affermazione, che gli ho sentito ripetere molte volte: “La mia via è la via dell’amicizia,” che mi è risuonata dentro durante il festival, come una costante ispirazione.

Allora mi sono chiesto: “Dov’è, come è fatta l’amicizia, qui al festival?”.

Certamente nella AUM: mi è bastato guardare le facce dei partecipanti al termine della meditazione per sentirlo, i loro occhi e la loro energia non lasciavano dubbi al proposito.

Ma ho sentito la sua presenza anche in molti altri aspetti del festival: nel flusso che trasportava gli eventi e le persone come una corrente magica, nella profondità del silenzio delle meditazioni, nell’affetto dell’incontrarsi di nuovo con vecchi amici.

Mi è sembrato che le cose fossero maturate, rispetto all’anno precedente: mi sono sentito in sintonia con me stesso, in fiducia con la mia amata e ben sostenuto dagli amici assistenti. Così, come per rispecchiare questo momento di apertura, mi ha molto toccato incontrare tutte le persone che hanno partecipato alla meditazione e sentirne l’entusiasmo e la fiducia, anche da parte di coloro che non conoscevano l’AUM ma che volevano esserci, senza chiedere niente, lasciandosi andare nella corrente di meditazione. Mi sono sentito molto grato verso gli amici che hanno organizzato il festival, per la loro capacità di creare uno spazio di tale libertà, profondità e, appunto, amicizia, al punto da far diventare molto semplice e naturale anche il fatto che fossero presenti alla AUM addirittura duecentodieci meditatori!

 

 

Kuteer è disponibile per la conduzione di AUM e Peace Meditation.

Per contattarlo: jalkutal@dplanet.ch

 

 

 

Fare un salto dentro di sé

porta a connettersi

con l'esistenza.

In quel momento senti

un'incredibile unione

col Tutto.

Allora non ti senti più solo,

non sei più isolato,

perché non c'è nessuno

che sia altro da te.

Esisti solo tu, espanso

in tutte le direzioni,

in ogni possibile manifestazione.

Sei tu che fiorisci negli

alberi; sei tu che ti sposti

in una nuvola bianca.

Sei tu nell'oceano, nel fiume.

Sei tu negli animali, nella gente.

 

Osho

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

La realtà

 

Vuoi riuscire a vedere le cose come realmente sono?

Comincia a guardarti dentro!

 

Per sessanta minuti, ogni giorno, dimentica il mondo. Lascia che il mondo svanisca da te, e tu svanisci dal mondo. Girati, fai una svolta di centottanta gradi, e guarda dentro di te. All’inizio vedrai solo nuvole. Non preoccuparti, quelle nuvole sono create dalle tue repressioni. Incontrerai la rabbia, l’odio, l’avidità, e ‘buchi neri’ di ogni tipo. Li hai repressi, e dunque sono lì. Le tue cosiddette religioni ti hanno insegnato a reprimerli, e così sono come vecchie ferite, che hai tenuto nascoste.

Per questo motivo do tanta importanza alla catarsi. Se non fai una profonda catarsi, dovrai passare attraverso molte nuvole. Sarà estenuante, e tu sarai così impaziente che potresti volgerti di nuovo al mondo dicendo: “Non c’è nulla. Non ci sono né fiori di loto né profumi, c’è solo un mucchio di spazzatura maleodorante”.

Lo sai. Quando chiudi gli occhi e inizi a muoverti verso l’interno, che cosa incontri? Non certo i bei paesaggi di cui parla Buddha. Incontri inferni, agonie represse che sono lì ad aspettarti. C’è un gran casino laggiù, per questo vuoi rimanere all’esterno. Vuoi andare al cinema, o al club, o vedere gente e chiacchierare. Vuoi tenerti occupato, finché, stanco, non ti addormenti. È così che viviamo, questo è il nostro stile di vita.

Quando inizi a guardare dentro, è naturale che ti senta confuso. I buddha dicono che ci sono immensa beatitudine, dolci effluvi, che passi accanto a fiori di loto in piena fioritura, e un profumo che è eterno. E i colori dei fiori rimangono gli stessi, non sono un fenomeno passeggero. Parlano di questo paradiso, parlano del regno di dio dentro di te. E quando vai dentro, incontri solo un inferno.

Non vedi le terre dei buddha, ma i campi di concentramento di Hitler. Naturalmente ti viene da pensare che tutto questo non ha senso, che è meglio rimanere fuori. Perché mai continuare a giocare con le tue ferite? Fa anche male. Le ferite trasudano pus, e sono ripugnanti.

Ma la catarsi aiuta. Se fai la catarsi, se passi attraverso le meditazioni caotiche, butti fuori tutte quelle nuvole, tutta quella oscurità, e la presenza meditativa diventa più facile.

È per questo motivo che insisto sul fare prima le meditazioni caotiche e poi quelle silenziose. Prima le meditazioni attive, dopo quelle passive. Puoi diventare passivo solo dopo aver buttato fuori tutta la spazzatura. La rabbia è buttata fuori, l’avidità è buttata fuori… uno strato dopo l’altro, di tutte le cose che hai dentro. Ma una volta gettate via, puoi scivolare dentro con facilità. Non c’è nulla a ostacolarti.

E, d’improvviso, la luce accecante della terra dei buddha. Repentinamente ti ritrovi in un mondo completamente diverso, il mondo della Legge del Loto, il mondo del Dharma, il mondo del Tao.

 

Meraviglioso, davvero,

il fiore di loto della Legge!

Per quanti anni siano passati,

ha ancora il medesimo colore.

 

La luna crescente

si fa piena e poi cala,

e nulla rimane;

eppure, laggiù all’alba,

la luna crescente!

 

Le vite individuali vanno e vengono, ma la vita eterna rimane. È come la luna, vedi? Per quindici giorni si fa man mano più grande, e poi arriva la notte di luna piena. Dopo comincia a diventare sempre più piccola, finché, una notte, svanisce completamente. Ma pensi che la luna appaia e scompaia? La luna è sempre la stessa, è sempre lì. Ciò che appare e scompare è la sua immagine. La realtà della luna è sempre lì.

 

La luna crescente

si fa piena e poi cala,

e nulla rimane;

eppure, laggiù all’alba,

la luna crescente!

 

Vivi dunque in due dimensioni, su due livelli. Nelle Upanishad trovi la storia, la parabola o metafora, dei due uccelli che vivono sullo stesso albero, e sono assolutamente identici. Un uccello sta sul ramo più alto, totalmente quieto, silenzioso, immobile, senza nulla da fare, con gli occhi chiusi, assorto in sé. L’altro uccello, sui rami più bassi, salta da un ramo all’altro, goloso di quel fiore, quel frutto, in continua competizione, geloso di questo e quello – l’inquietudine perpetua.

A poco a poco, l’uccello, quello inquieto, si stanca della sua irrequietezza. E un giorno guarda in su e vede l’altro uccello identico a lui – proprio uguale, un duplicato – ed è così silenzioso, così rilassato, così calmo, così assorto, come se l’altro non esistesse. C’è solo silenzio. L’uccello inquieto si sente attratto da questa magia, e comincia a salire verso i rami più alti… è l’inizio del cammino del discepolo. Gli si avvicina sempre di più, sempre più vicino, finché non diventa una sola cosa con l’altro uccello. E le Upanishad dicono che i due non sono due: sono due aspetti della consapevolezza. Ognuno ha entrambi gli aspetti. Il tuo testimone interiore è seduto sull’albero della vita proprio ora. Il Fiore di Loto sboccia in tutta la sua bellezza, solennità e splendore. E tu stai saltando da un ramo all’altro: competitivo, geloso, arrabbiato, violento, bellicoso, impegnato in mille cose e sempre più frustrato.

Guarda su! E ricorda,guardare su’ ha lo stesso significato di ‘guardare dentro’. ‘Guardare fuori’ significa ‘guardare giù’, ‘guardare su’ significa ‘guardare dentro’: sono sinonimi. Guarda su, oppure guarda dentro, e all’improvviso c’è un essere seduto dentro di te, un buddha. Attratto dal carisma, dalla magia di questo silenzio, inizi a muoverti, e un giorno diventi una cosa sola con il tuo centro più intimo.

Tutti i cambiamenti accadono all’uccello irrequieto: la luna crescente, la luna calante. Nulla accade all’altro uccello, il testimone, egli è immutabile.

 

In qualunque momento li vediamo,

tutto è semplicemente com’è:

il salice è verde

il fiore è rosso.

 

Nel mondo, ricorda, nulla cambia. Quando entri in te stesso, niente nel mondo cambia. Solo tu cambi, cambiano i tuoi atteggiamenti, cambia la tua visione. Il mondo rimane lo stesso, va avanti allo stesso modo. I fiumi continuano a scorrere, gli uccelli a cantare, i fiori a sbocciare… il mondo procede allo stesso modo. Ma tu non sei più lo stesso.

E quando osservi il mondo esterno dal tuo punto di osservazione interiore, le cose ora posseggono una bellezza nuova.

 

In qualunque momento li vediamo,

tutto è semplicemente com’è:

il salice è verde

il fiore è rosso.

 

Ora puoi vedere le cose come sono. Prima non vedevi mai le cose come sono. Per esempio, passi davanti al giardino del tuo vicino e una rosa è in piena fioritura. Riesci a vedere questa rosa semplicemente per quello che è? Non puoi, l’invidia te lo impedisce. È fiorita nel giardino del vicino, non nel tuo, come puoi apprezzarla? In realtà sei ferito, sei offeso, perché i tuoi fiori sembrano così miseri. Fai subito un confronto. Non ti senti bene. Nota l’assurdità. Un fiore così bello, eppure l’idea che ‘non è nel mio giardino, non abbellisce il mio ego’... e non ne cogli la bellezza. Ora la vuoi possedere.

Vedi passare una bella donna, ma è la donna di qualcun altro, non tua. Vorresti possedere questa donna. Puoi apprezzare la bellezza solo se la possiedi. In realtà, possedere la bellezza significa ucciderla. Come puoi possedere la bellezza, se la ami? È impossibile. Amare e possedere sono opposti, incompatibili, non possono coesistere. Nel momento in cui possiedi la bellezza, l’hai già uccisa. L’hai ridotta a un oggetto, a un bene di consumo.

La bellezza può essere amata, goduta, solo quando non c’è possessività. Quando un uomo è stato trasformato dalla sua visione interiore, dunque, quando ha raggiunto il suo centro più intimo e visto che tutti i giochi dell’ego sono falsi, e si è stabilito lì, nell’eternità – in quella gioia e in quel silenzio – ed è diventato solo un testimone, solo allora apre gli occhi e può vedere le cose come sono.

Il fiore è solo un fiore, non è di nessuno. La bella donna è solo bella, non è di nessuno. Com’è possibile che una donna sia di qualcuno? All’improvviso l’esistenza appare per quel che è, ogni dualità è scomparsa. E quando la dualità scompare, anche il conflitto svanisce. In quella consapevolezza

 

il salice è verde

il fiore è rosso.

 

Il fiore non è meno rosso perché è fiorito nel giardino del vicino. Il salice non è meno verde perché non è tuo. Il salice non è meno verde, perché sei triste. L’hai notato? Le cose cambiano in base al tuo umore. Se sei felice la luna ti sembra bellissima e radiosa. E quando sei triste la luna ti sembra triste e cupa. Proietti sulle cose i tuoi umori.

Quando un uomo ha raggiunto il suo centro supremo, non ci sono più proiezioni. Vede le cose come sono. Non è mai infelice, né felice, ora. Tutte le dualità sono svanite. È oltre la dualità, eternamente silenzioso, calmo, quieto e beato. Ora le cose sono come sono…

 

il salice è verde

il fiore è rosso.

 

Il buddismo aiuta le persone a sviluppare una grande sensibilità estetica. Non è un caso che i maestri zen scrivano poesie. Nessuno ha mai sentito di monaci cattolici che dipingono, nessuno ha mai sentito di sannyasin indù che dipingono. Il buddismo ha liberato una grande creatività nel mondo. Perché? Le altre religioni sono state ben poco creative, le altre religioni sono state molto molto tetre – non hanno il gusto della vita. Non hanno aiutato le persone a danzare, cantare, dipingere, giocare.

Lo zen sembra essere la cosa migliore accaduta finora.

Anche la mia visione della religione è creativa. Attraverso la creatività ti avvicini al divino, attraverso la creatività ti avvicini al creatore. La creatività dovrebbe essere una delle caratteristiche fondamentali di una persona religiosa. Crea! Fai della creatività la tua religione e non ti perderai più. Più creerai e più crescerai interiormente. Va in entrambe le direzioni. Se crei di più, cresci di più. Se cresci di più, crei di più.

Se la religione è solo negativa e nega la vita, diventa brutta, diventa un mostro. Quando la religione è creativa e ti aiuta a vedere il verde del mondo e il rosso delle rose e ti aiuta a sentire questi uccelli che cinguettano in totale limpidezza, ti aiuta a percepire e essere sensibile ai silenzi, alle pause nell’esistenza, ai suoni… se ti aiuta a essere in tale armonia da poter percepire l’armonia del tutto… Percepire l’armonia del tutto significa diventare santi.

 

tratto da: Osho, Take It Easy, Vol. 1 # 11

 

 

 

 

SFORTUNATI COLORO

CHE NON CONOSCONO

IL NIRVANA

E LA SUA ETERNA FELICITÀ!

QUANTO SI DOLGONO

DI VITA, MORTE,

E MUTEVOLEZZA!

 

ANCHE SHAKA E AMIDA,

ALL'ORIGINE ERANO

ESSERI UMANI;

 

NON HO ANCH'IO

LA FORMA DI UN UOMO?

 

MERAVIGLIOSO, DAVVERO,

IL FIORE DI LOTO DELLA LEGGE!

PER QUANTI ANNI SIANO PASSATI,

HA ANCORA

IL MEDESIMO COLORE.

 

LA LUNA CRESCENTE

SI FA PIENA E POI CALA,

E NULLA RIMANE;

EPPURE, LAGGIÙ ALL'ALBA,

LA LUNA CRESCENTE!

 

IN QUALUNQUE MOMENTO

LO VEDIAMO,

TUTTO È SEMPLICEMENTE COM'È:

IL SALICE È VERDE

IL FIORE È ROSSO.

IKKYU

   

 (ritorna al sommario)

 

 

Vivere danzando

 

L’amore per il corpo, la creatività, la consapevolezza... e un distacco - non siamo il nostro corpo! - che però non è rinuncia.

In un’intervista con Navanita.

 

La vedi beata, spumeggiante, viva, giocosa, birichina, intelligente e assorta. È una vita che danza. Nove anni fa, dopo un gravissimo incidente stradale, si è accorta di non essere solo il corpo… poi è tornata, ormai da tempo, a guidare gruppi di danza, con una nuova consapevolezza.

 

 

OTI: Cosa provi nei confronti della danza?

 

Navanita: Gratitudine, è la mia vita, un dono, meditazione, amore. Senza alcun dubbio, la danza è il filo conduttore di questa mia vita. Provo solo un’immensa gratitudine. Ho sempre ballato, da piccola, nei grandi spazi australiani, ballavo da sola, innamorata persa.

Per un certo periodo ho studiato danza, al fine di apprendere la tecnica, ma ho scoperto che non mi bastava, e così ho continuato a cercare qualcosa che mi rivelasse il mistero nascosto nella danza.

Finché non ho sentito parlare di Osho: un amico mi aveva detto che c’era un maestro che di sicuro mi avrebbe interessata, visto che usava moltissimo la danza... tutto è cominciato così. Quando ho incontrato Osho stavo ancora cercando quello che ora insegno, questo ‘metodo’. E sono molto grata a Osho per aver creato questo spazio per la danza, sono stati anni di sperimentazione, e mi hanno permesso, come piace a me, di mantenere un approccio semplice e delicato.

Veniamo al sodo: ho ricevuto in dono uno strumento, il corpo... non è meraviglioso? Nel corpo avviene di tutto: il sangue danza attraverso di te, i polmoni ti respirano, i pensieri volano attraverso lo schermo della mente. Il semplice osservare le reazioni del corpo a emozioni e pensieri è incredibile. Wow. Meraviglia, pura e semplice meraviglia.

A volte la danza è attenzione consapevole del corpo – anatomia esperienziale. Per esempio mi piace ‘lavorare’ sulla colonna vertebrale: è il pilastro portante del nostro corpo. Diventare consapevoli di come si muove, si sente, come la vive il corpo, la qualità del corpo visto da dentro. Affinare la sensibilità.

Diventare consapevoli del corpo interiore è una meditazione profonda e un processo di guarigione di per sé. Basta portare lì la consapevolezza, e si vede compiere una magia, un mistero. Questo è amore. Non sei tu a far qualcosa, è l’esistenza che lo fa.

È questa la bellezza e la lezione per me, anche quando guido i gruppi: do sostegno alla consapevolezza e all’esperienza di entrare in contatto con se stessi, e poi osservo il modo in cui ogni persona ‘viene danzata’ dall’esistenza. Wow! È un regalo. E accade sempre ciò di cui c’è bisogno.

Lasciare andare il controllo è il passo più importante, è la danza della vita. Ed è anche una forma di deprogrammazione mentale. È un dono che le persone possono assorbire e sperimentare direttamente.

“Ah, guarda cosa accade quando mi lascio andare. Entro direttamente in contatto con la vastità dell’essere, della presenza interiore”. Lasciare semplicemente che il movimento accada, diventare consapevoli della mano che si muove e lasciarlo accadere basta a metterti in contatto con l’osservatore interiore.

 

OTI: Con chi hai studiato danza?

 

Navanita: La vita continua a essere la mia maestra di danza. Ho un diploma di istruttrice di danza, ma in realtà è vivendo che ho imparato di più. Insegno e trasmetto quello che ho vissuto. Ho lavorato con molti insegnanti per approfondire il mio modo di danzare.

Una volta, qualcosa che Osho ha detto mi ha colpita profondamente, ha detto di essere simile a una farfalla, che succhia un po’ di nettare da un fiore, un po’ da un altro. Per me è avvenuto proprio questo: danza, arti marziali, feldenkrais, bioenergetica, aerobica, aikido, yoga, fitness e molti altri… ho assorbito da varie discipline, creando una sintesi che è danza per il corpo e lo spirito.

 

OTI: Cosa ci dici della guarigione e del potere della giocosità nella danza?

 

Navanita: Giustissimo. Per esperienza so che la capacità di non prendersi troppo sul serio, di osservare se stessi, è un dono prezioso.

Osservi la tua personalità e ti rendi conto che è separata da te, sei capace di ridere della mente e di tutti i suoi giudizi. Metti la tua energia e attenzione sulla giocosità, sulla leggerezza. E quando sei centrato su questo, poi accade in modo spontaneo, si espande per conto suo.

È importante notare che essere non seri non significa ridere sempre. È piuttosto una forma di sincera onestà. Significa che quando è necessario affrontare una situazione o un’emozione intensa, io lo faccio: non ci rido sopra, per nascondere qualcos’altro. Significa piuttosto che poi, a un certo punto, mi rendo conto che è tutto un film... e allora posso riderne. Perché, dopotutto, l’energia della vita è positiva.

 

OTI: Questo mi ricorda quando Osho dice che basta accendere una piccola fiamma per disperdere l’oscurità.

 

Navanita: Sì, esattamente questo. Dopo l’incidente, mentre ero ancora in ospedale, mi ritrovavo a ridere in situazioni in cui normalmente le persone si disperano. Fondamentalmente, la risata arriva ogni volta che mi rendo conto che è tutto un film. La risata sgorga da uno spazio interiore di libertà e vastità. Quando riesco a entrarvi, c’è sempre gioia. L’energia è gioia. Se sei naturale, come un bambino, l’energia del gioco è lì, non devi nemmeno impararla. È una presenza intrinseca. Mi piace questo ritorno all’innocenza, il ricordarmene, per poi dimenticarla, per poi ricordarla di nuovo. È un modo davvero efficace per entrare in contatto con il proprio essere. Per me l’essere è gioia, nient’altro. Quando entri in contatto con questa energia, è come un carburante che si diffonde in tutto il corpo. Questa energia si trasmette a tutte le cellule del corpo. È una trasmissione spontanea, e riempie le cellule di energia di guarigione. L’energia di guarigione è luce, attira luce e gioia in modo spontaneo.

 

OTI: Che collegamento esiste tra questa luce, il corpo come tempio e il ritrovare la strada verso ‘casa’?

 

Navanita: Amo la saggezza del corpo. È legata all’essere. Il viaggio che mi ha condotto a scoprire e a vedere di vivere questo è iniziato con un grande desiderio di scoprire ciò che ‘non è il corpo’. L’essere identificati con il corpo è un condizionamento universale. Io provengo da una situazione orientata sul corpo: danza, ginnastica, e molte altre discipline sportive – ero una brava centometrista, mi preparavo per gare a livello internazionale... e poi, a diciotto anni ho abbandonato l’attività agonistica per dedicarmi alla bioenergetica. Ma ho sempre provato a guardare attraverso il corpo, cercando qualcosa che non fosse il corpo. Avendo dato tanta importanza al corpo, mi rendevo conto che ero incapace di allontanarmene, di vedere che non ero il corpo. Lo desideravo tanto... Sapevo che doveva esserci una porta, ma non ero mai riuscita a trovare il modo di aprirla. Non potevo prenderla a spallate, né spingerla, anche se sapevo che se ci fossi riuscita sarei stata ‘libera’ dal corpo. La mia ricerca esistenziale divenne questa, trovare chi è questo ‘non-corpo’, o questo essere... e l’incidente mi ha dato la chiave.

Molti, a proposito dell’incidente, hanno detto: “È stato terribile!”. Non per me. Per tutto l’anno seguente ho dovuto mantenere una presenza totale, al 100%, o rischiavo di finire su una sedia a rotelle per il resto della mia vita, o anche solo rimanere zoppa... magari non poter mai più ballare. Ho avuto sette grossi interventi chirurgici – c’erano lesioni alla colonna vertebrale, ed entrambe le gambe malamente fratturate, oltre a un po’ di costole rotte – e ognuno è stato una potente ‘meditazione’.

L’incidente e il lungo processo di guarigione mi hanno insegnato la gratitudine per la vita. Tramite l’esperienza di lasciare il corpo, di uscire dal corpo – durante l’incidente – ho ricevuto il dono del non-attaccamento al corpo... e quel senso di libertà è rimasto.

Mi ci sono voluti mesi per tradurre in parole quella semplice comprensione.

Mentre osservavo il mio corpo dall’alto, ho provato compassione, amore per quel corpo. Un altro dono ancora.

Non sono il corpo, e sono grata di averlo scoperto. Se per arrivarci ho dovuto essere sbalzata fuori da un autobus, va bene. Da allora, ogni cosa è stata una grande lezione di vita. E l’energia di guarigione mi è arrivata da questa consapevolezza, di non essere il corpo. La guarigione nasce da quello spazio interiore. È la comprensione che basta entrare in quello spazio interiore e diventare consapevole di cosa è necessario per guarire, ascoltare cosa ci vuole per guarire. Non si tratta di una tecnica, è la comprensione che se rimango in contatto con la fonte, ciò di cui ho bisogno per guarire si manifesta... è questa la danza. Un semplice rilassamento interiore, e ogni passo verso la guarigione si compie. Non sono io che lo faccio. Non ho neppure bisogno di imparare i passi, devo solo lasciare che accadano.

 

OTI: Conducendo gruppi in ogni parte del mondo, hai notato differenze importanti tra i vari condizionamenti nazionali?

 

Navanita: Sto cominciando a vedere che, riguardo al corpo, ogni Paese ha i suoi condizionamenti. Ho cominciato a esplorare cosa significa amare e rispettare il corpo nelle diverse culture, a trovare, per ogni Paese, un linguaggio per ‘accogliere’ il corpo. In Italia, per esempio, il condizionamento cattolico comporta che, a livello inconscio, amare il corpo non sia considerata una buona cosa.

Ideando danze diverse, che si muovono con lentezza, passo dopo passo, è possibile mettersi in contatto ‘telefonico’, strato dopo strato, con le cellule del corpo e dire loro: “Benvenute!”. Per me è stato fantastico, perché ho visto che il sistema corpo-mente è in grado di recepire i messaggi, prima di tutto il messaggio d’amore. Ho notato che se si procede troppo direttamente, a volte si attiva un sistema inconscio di difesa, e le persone possono anche andare in una specie di shock. Energeticamente si sente quando il sistema di difesa reagisce. A quel punto occorre trovare un modo di lavorare più delicato, più rispettoso, e in cui il corpo riceve comunque amore. Lo si può fare attraverso il tocco, o la trance, il rilassamento guidato, la scrittura, il disegno, il canto – qualunque cosa possa essere di sostegno all’amore per il corpo. Quindi all’inizio dedico molta energia alla creazione di uno spazio protetto all’interno del quale il partecipante si sente a suo agio.

 

OTI: Qual è la relazione tra danza e respiro?

 

Navanita: Il respiro è uno strumento per creare questa sensazione di vastità. Nei polmoni ci sono milioni di cellule. La maggior parte delle persone ne utilizza solo un terzo. Non lasciamo molto spazio all’esistenza! Danza e respiro vanno insieme: la danza aiuta il respiro, ed è anche possibile, incoraggiando il respiro, espandersi nella danza.

Il respiro è una danza: ti insegna che tutto si espande e tutto si contrae – e nessuna delle due cose è giusta o sbagliata. È bello ricordarlo: la danza della vita è come il respiro. Ci muoviamo tra apertura e contrazione, che non è negativa. La contrazione è semplicemente un raccogliere in sé tutte le risorse ed entrare in contatto con uno stato di quiete. È questo che insegno attraverso il respiro e la danza.

È come proprio l’oceano. La marea sale e scende... ma si tratta sempre dello stesso oceano.

 

OTI: Qual è l’essenza del tuo lavoro?

 

Navanita: Ricordarsi ed entrare in contatto con lo spazio ‘dentro’ il corpo, il proprio spazio interiore – iltempio dell’amato’ – e poi lasciare che la danza lo attraversi. Prima di tutto il tempio deve essere accolto, riconosciuto e amato. Questo mi aiuta ad aprirmi: quando amo il mio corpo, riconosco che l’amore è dentro di me... sempre. In questo modo l’energia mi ritorna, e ricevo – scopro – l’amore che comunque vado cercando.

In tutti questi anni, specialmente grazie a Osho, ho capito che quando impariamo ad ascoltare il linguaggio del corpo, scopriamo che esso può farci da guida. Ascoltando quello che ha da dirci o comunicarci, scopriamo che ha un modo tutto suo per indicarci ciò che è necessario... per riportarci a ‘casa’. A volte può voler dire concedere al corpo di agitarsi un po’ o di farsi un bel pianto, o rilasciare un’emozione, per creare lo spazio in cui ci è possibile ascoltare davvero. Il corpo può parlare attraverso il movimento, senza usare parole. La danza è un modo per permettere al corpo di rivelarci ciò di cui abbiamo bisogno perguarire’. Guarire nel senso di diventare integri, completi.

 

Per ulteriori informazioni: www.sannyas.net/friends/navanita.htm

 

 

 

LA SALUTE È DANZA

 

La salute non è mai seria. La salute è risata, canto, danza.

Più sano sei, e più prendi la vita come un gioco. L'esistenza intera è divertimento puro.

Era questa la religione di Dioniso, ma le persone serie lo hanno fatto sparire. Tutte le chiese, i templi e le moschee sono pieni di persone psicologicamente malate.

La persona sana avverte una sorta di repulsione nei confronti della religione, per il semplice motivo che la persona sana vuole vivere piena-mente. Salute è sinonimo di vita, non è mai rinuncia. La rinuncia è una specie di suicidio, un lento suicidio, stai rinunciando a vivere.

Se le persone iniziassero a ridere e danzare, a considerare la vita un divertimento, dove andrebbero a finire tutti questi cosiddetti santi, queste persone pie, questi moralisti e puritani? Dovremmo gettarli nella spazzatura. Potremmo conservarne alcuni esemplari nei musei...

Il futuro appartiene a Dioniso.

Osho

 

 

LASCIA ENTRARE LA LUCE DEL SOLE

 

Quando danzi, accade qualcosa. È un esperimento. Non è solo contemplazione, non ti limiti a rimanere seduto a ponderare sul divino, ma permetti al divino di entrare in te, ti apri all'esistenza. E come un fiore che si schiude il mattino. Quando il fiore si apre, subito i raggi solari si mettono a dan¬zare sui suoi petali. Non esiste attività armoniosa quanto la danza. Per questo motivo tutte le religioni primitive erano fondate sulla danza; le religioni cosiddette civilizzate, raffi-nate, non hanno in sé nulla della danza, sono faccende noiose.

 Osho

 

 

VITALITÀ

 

Danza fino all'orgasmo, lascia che la tua intera energia diventi danza, e all'improvviso scoprirai di non aver più la testa, l'energia bloccata nella testa si muove tutto attorno, creando bellissime figure, disegni, movimenti. Mentre danzi arriva un momento in cui il corpo non è più una cosa rigida, diventa duttile, flessibile. Mentre danzi arriva un momento in cui i tuoi confini non sono più così definiti, ti immergi e ti fondi con il cosmo, i confini si sovrappongono.

Osserva un ballerino, lo vedrai diventare un fenomeno di energia, non più una forma fissa, non più all'interno di una cornice. Scivola fuori dalla cornice, dalla sua forma fisica, e diventa sempre più vitale. Ma solo se ti metti a danzare riuscirai a capire cosa accade davvero. La testa dentro svanisce, e ritorni bambino. E a quel punto non crei alcun problema.

 Osho

 

 

 

Ama il corpo, perché il corpo è un tramite, e attraverso il corpo si può arrivare a conoscere ciò che è "incarnato", ma che non è il corpo... Il corpo è la lampada, il divino è la luce.

Osho

 

 

 

L'ALCHIMIA DELLA DANZA

 

La danza è un esperimento, un esperimento per mettere in sintonia corpo, mente e anima. La danza è uno dei fenomeni più armonici. Se danzi realmente, non esiste altra attività in grado di creare tale unità. Quando sei seduto, il corpo non è usato, usi solo la mente. Quando corri molto forte, come se la tua vita fosse in pericolo, usi solo il corpo, non usi la mente. Quando danzi non sei seduto né stai correndo per salvarti la vita. E movimentò, movimento gioioso. Il corpo si muove, l'energia fluisce, la mente si muove, la mente fluisce. E quando corpo e mente fluiscono, si sciolgono l'uno nell'altra. Diventi psicosomatico. Avviene una specie di alchimia.

Ecco perché sul viso del ballerino vedi un nuovo tipo di grazia. E un'alchimia -  l'incontro e la fusione di corpo e mente; mente e corpo vibrano con un unico accordo, un unico ritmo, un'unica armonia. Quando questa armonia si è formata, allora il terzo elemento, l'anima, comincia a pene-trarvi. L'anima può entrare nella tua esistenza solo quanto corpo e mente non sono più in conflitto, quando corpo e mente collaborano, quando corpo e mente sono in amore profondo, si abbracciano, si stringono l'un l'altro... Questo avviene nella danza.

Osho

 

 

 

Il saggio ha scrutato a fondo il corpo attraverso amore e meditazione e ha scoperto che è là, il tesoro è là. E dunque venera il corpo, lo accudisce con amore, perché il corpo porta in sé il divino.

Osho

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Il Tawasin di al-Hallaj Mansur

di Jeevan

 

Il grande testo Sufi sull’unità della realtà

 

 

InI libri che ho amato”, Osho sceglie il canto di Mansur dicendo: “Ho visto un uomo meraviglioso. Ho parlato di lui, ma non l’ho citato nella lista dei cinquanta, la lista arbitraria. Il suo nome è al-Hallaj Mansur. Al-Hallaj non ha scritto un libro, ma solo poche frasi, o meglio, dichiarazioni. Le persone come al-Hallaj possono solo dichiarare, non per egoismo; non hanno alcun ego, per questo dichiarano:Ana’l haq!’

Ana’l haq è la sua dichiarazione e significa ‘Io sono dio, e non c’è altro dio’. I musulmani non hanno potuto perdonarlo: lo hanno ucciso. Ma è possibile uccidere un al-Hallaj? È impossibile! Persino mentre lo stavano uccidendo lui rideva.

Qualcuno gli chiese:Perché ridi?’

Rispose:Perché non state uccidendo me, state uccidendo solo il mio corpo, e io ho ripetuto di continuo che non sono il corpo. Ana’l haq! – io sono dio’.

Ebbene, uomini come questi sono il sale della terra.

Di al-Hallaj Mansur abbiamo solo poche dichiarazioni raccolte da discepoli e amici.

Mi spiace di essermi completamente dimenticato di lui. Ciò non viene a mio credito. Ma, al-Hallaj, cerca di capire la mia difficoltà. Ho letto più libri di quanti tu abbia potuto persino sentir nominare – più di centomila libri. Ora, sceglierne solo cinquanta fra tutti è un compito difficile. Ne ho scelti solo alcuni, e naturalmente ne ho dovuti lasciar fuori molti, anche se avevo le lacrime agli occhi. Avrei voluto scegliere anche quelli… ma voglio che si prenda nota di questo, nel poscritto”.

 

In Be Still and Know, Osho aggiunge:

“Quando Mansur realizzò la sua natura divina, dichiarò:Ana’l Haq! Io sono dio!’

Il suo maestro, Junaid, gli raccomandò:Non ne parlare. Io lo so, tu lo sai, è sufficiente. Non è necessario dirlo ad altri, altrimenti ti troverai in pericolo e metterai in pericolo anche me e gli altri discepoli’.

‘Sì, io lo accetto’ continuò Junaid, ‘posso vedere che ti sei realizzato. Ma lascia che sia un segreto tra me e te’.

Invece Mansur non riuscì a tenere il segreto, è molto difficile tenerlo segreto. Nessuno vi è mai riuscito. C’erano momenti in cui, perso in un’estasi profonda, si trovava a gridare di nuovo:Io sono dio!’.

Presto la notizia si diffuse. I preti andarono dal re dicendo:È un sacrilegio. Quell’uomo deve essere distrutto, deve essere ucciso!’”.

 

Mansur al-Hallaj, il grande mistico Sufi, è uno degli scrittori e dei maestri più controversi dell’Islam. Nato nella Persia meridionale nell’858 d.c., due anni prima del suo maestro, Junaid, sin da giovanissimo subì il fascino della vita ascetica. Da adolescente imparò a memoria il Corano, e iniziò a ritirarsi dal mondo per unirsi ai suoi simili, gli studiosi del misticismo islamico.

Ebbe una sola moglie, la figlia di un altro maestro sufi, e da loro nacquero tre figli. Molti anni più tardi, quando studiava presso Junaid, uno di loro, Hamid, raccolse tutte le informazioni sulla vita di al-Hallaj.

Al-Hallaj andò in pellegrinaggio alla Mecca e vi rimase per un anno, poi si mise a viaggiare per il Medio Oriente, parlando e scrivendo della via per giungere a un’intima relazione con dio.

Era considerato un sufi estatico, ed era così profondamente assorto nella sua estasi alla presenza del divino che finiva con il perdere la propria identità personale, rendendo in questo modo vaga la linea di demarcazione tra divino e umano.

Fu una combinazione di circostanze che probabilmente condusse alla sua esecuzione: era un dichiarato riformista morale e politico, e i suoi atteggiamenti profetici erano molto simili a quelli dei sovversivi. I politici non ci misero molto a montare un caso contro di lui.

Rimase confinato a Baghdad per undici anni e alla fine fu torturato brutalmente e crocifisso. Molti testimoni affermarono che il mistico era stranamente sereno mentre lo torturavano, e arrivò a perdonare i suoi persecutori. Di lui si parla come delprofeta dell’amore’. Morì nel 922 d.c.

tratto da: www.thelemicknights

 

Il Tawasin contiene molti capitoli (o ta-sin) su vari temi.

Le citazioni seguenti sono tratte dal capitolo sulla purezza.

 

“La realtà è una cosa sottile e minuta nella sua descrizione, strette sono le vie per accedervi, lungo le quali si incontrano dolenti fuochi e profondi deserti. Lo straniero segue queste vie e riporta ciò che ha vissuto nelle quaranta tappe.

Mansur, quindi, offre una serie di esempi di queste tappe come lo sfinimento, la meraviglia, l’esaltazione, l’amicizia, la fatica, la riflessione o l’isolamento. E poi continua:

 

“L’ultima tappa è la tappa dei puri di cuore e della purificazione. Ogni tappa ha un suo dono che ha una parte intuibile e una no. Con ciò il ricercatore affronta il deserto, lo attraversa e ne comprende la totalità. Non ha trovato nulla di familiare o utile, né sulle montagne, né nelle pianure.

 

Se il Ben-Guidato ha preferito informazioni indirette, come farà il ricercatore della via a non accontentarsi di una traccia indiretta? Dal cespuglio ardente sul monte Sinai, la voce che si udì non era del cespuglio né del suo seme, ma di Allah. E il mio ruolo è simile a quello del cespuglio.

 

Ebbene, la realtà è realtà e il creato è il creato. Rifiuta la tua natura creata, così che tu possa diventare lui e lui, te – rispetto alla realtà. Il Sé è un soggetto, e l’oggetto definito in realtà è a sua volta un soggetto, come può dunque essere definito?

 

Allah mi ha lasciato passare accanto alla realtà per grazia di un contratto, un patto e un’alleanza. Il mio segreto è il testimone, oltre la mia finta personalità. Questo è il mio segreto e questa è la realtà.

 

Allah ha enunciato la sua conoscenza di me dal mio cuore. Mi ha tirato a sé vicino, dopo che mi ero allontanato da Lui. Mi ha reso un suo intimo e mi ha eletto.

 

Ecco altri due detti di Mansur che mi hanno affascinata. Li ho trovati sul sito web The Internet Medieval Source Book:

 

“Ho veduto il mio Signore con l’occhio del cuore, e ho detto:Chi sei?’. Egli ha risposto:Te’.

 

Non cesso di nuotare nei mari dell’amore, sorgendo con le onde, e con loro calando; ora l’onda mi sostiene, ora affondo con lei, l’amore mi trascina via con sé là dove non v’è riva alcuna.

 

Forse l’estasi profonda di questo sufi ebbro del divino ti toccherà il cuore, trasformando la tua vita.

 

In italiano sono disponibili:

Al Hallaj:Diwan, ed. Marietti

Al Hallaj: I detti di al-Hallaj, ed. Alkaest

(Le traduzioni di questo articolo sono dall’inglese)

 

 

 

Fa più male una rosa...

 

 

Al Hallaj Mansur, un mistico mussulmano, fu barbaramente assassinato - la crocifissione di Gesù è molto meno crudele; l’avvelenamento di Socrate lo è ancor meno, nessuno ha sofferto come Mansur. Prima gli furono spezzate le gambe, poi gli furono tagliate le mani, poi gli furono distrutti gli occhi con ferri roventi... hanno continuato pezzo per pezzo, solo per torturarlo il più possibile.

Migliaia di persone si erano radunate a guardare. Era presente anche il maestro di Al Hallaj Mansur, Junnaid, un famoso insegnante. Naturalmente lui era assolutamente contrario a quanto stava accadendo, ma la debolezza del buono... Vedendo la maggioranza inviperita, rimase silenzioso. Sapeva che un Mansur nasce una volta ogni migliaia di anni. È uno dei fiori più rari. Lui aveva insegnato a migliaia di persone, ma nessuno dei suoi studenti, nessuno dei suoi discepoli aveva la levatura di Mansur.

Questo gli era ovvio... la gente lanciava pietre contro il corpo martoriato di Mansur. Non volendo che la gente pensasse che lui non lanciava nulla, gettò una rosa invece di una pietra, solo per dimostrare di aver gettato qualcosa... tra migliaia di pietre, chi poteva scoprire cosa aveva lanciato? Ma in quel modo la gente vedeva che anche lui stava lanciando qualcosa.

Però Mansur lo vide. Mentre migliaia di pietre gli cadevano addosso, colpendolo, e il sangue gli scorreva per tutto il corpo, vide anche una rosa che gli cadeva sulla faccia, e seppe che questa rosa poteva essere stata lanciata solo dal suo maestro Junnaid. E gridò: “Junnaid, queste migliaia di pietre non mi fanno così male come la ferita che la tua rosa ha creato nel profondo della mia anima”.

Questa frase è terribile: “Tu mi conosci. Eppure, invece di protestare, sei così vigliacco da aver paura del fatto che se non lanci qualcosa la gente intorno a te può sospettare che tu sia un mio amico...”. Anche allora Junnaid rimase silenzioso.

... in seguito alcuni discepoli gli dissero che era stato estremamente riprovevole non protestare in quel momento in cui il suo discepolo più grande veniva torturato. Junnaid ribatté: “Pensate che sarebbe servito a salvarlo? Ci avevo pensato. Non è che non sentissi la tragicità della situazione. Soffrivo quanto Mansur. Io lo amavo. Ma sapevo che se avessi protestato apertamente, ci sarebbero solo stati due assassinii invece di uno. Non avrei ottenuto nulla”.

Eppure io sento che sarebbe stato meglio che avessero assassinato due uomini piuttosto che uno soltanto. Io sono diverso da Junnaid. Perché poteva succedere che un terzo uomo si facesse avanti. E tre uomini potevano risvegliare il coraggio di molti altri. Non è possibile che in una così grande folla ci fosse solo Junnaid a pensare che quello che succedeva era assolutamente inumano e brutale.. per un crimine che non era un crimine. Il crimine era solo questo: Al Hallaj Mansur aveva affermato: “Io sono dio, Ana’l Haq”, e aveva aggiunto: “Non solo io sono dio, anche voi lo siete. Io lo so già, voi dovete ancora scoprirlo. Questa è l’unica differenza”.

Non era l’ego in lui che parlava, parlava a partire dalla sua esperienza. Non è che negasse lo stato di divinità a qualcuno. Diceva semplicemente: “Il vostro dio sembra essere addormentato; il mio dio è sveglio. Anche il mio un giorno era addormentato, ed io ero ignorante quanto voi. Un giorno anche voi sarete risvegliati come me. È solo una questione di tempo”.

Era un uomo di assoluta compassione. Come mai l’umanità ha trattato queste persone tanto brutalmente? Il loro silenzio, l’amore, la bellezza, la grazia, la beatitudine, ogni cosa del loro essere ferisce la gente, perché mentre tutti vivono una vita di tenebre, immersi nell’infelicità, nella sofferenza, nell’angoscia, qualcuno vive sulla cima della collina, illuminato dal sole, circondato da fiori profumati. Un uomo così non può essere perdonato.

tratto da: Osho, The Invitation # 28

   

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Rebalancing

Dov’è la differenza…

 

Un approccio al massaggio più presente e attento, basato sulla meditazione e sull’amore per se stessi e gli altri... e le persone si accorgono di questa differenza, sentono davvero qualcosa di diverso, ce lo conferma Raje.

 

 

Terapie olistiche,cure alternative’, metodi vari di guarigione naturali, e tipi di massaggio ormai fra i più diversificati: rebalancing, olistico, posturale, profondo, ayurvedico... thailandese, cinese, andino e così via. Una vastissima scelta che risponde al bisogno della gente di un approccio più umano alla comprensione delle cause che generano disagi psicofisici e anche malattie. Ma come distinguere chi ci offre un reale aiuto? Come trovare chi cerca in modo consapevole, insieme al cliente, di arrivare a quella dimensione, insita in ognuno di noi, in cui possa affiorare la comprensione di cos’è che sta creando il malessere, per arrivare così a un reale cambiamento?

Il lavoro sul corpo, secondo me, è una delle dimensioni più efficaci, a questo scopo, e anche una delle più piacevoli. In un’epoca in cui tutto viaggia alla velocità della luce, in cui succede di tutto sotto i nostri occhi – ma semplicemente vissuto dalla sedia della nostra scrivania, durante ore ed ore al computer o davanti alla tv – il nostro corpo rischia di diventare una pura appendice della nostra mente, unmezzo di trasporto’ per portarci da casa al lavoro, da accudire alla bene e meglio. Di solito si è così identificati col vivere ‘nella testa’ che quando arriva qualche problemino, qualche sintomo sotto forma di dolore fisico, o malessere, si è ben lontani dal capire cosa ‘la macchina’ stia cercando di dirci, e già pensarla in questi termini è un buon segno di consapevolezza!

Avere qualcuno che faccia bodywork con untocco’ meditativo e consapevole... o anche solo, all’inizio, poggiando le mani e invitando magari a un bel respiro profondo... wow! Improvvisamente si capisce, non con la testa, ma coi sensi, cosa significhi ‘avere un corpo’ e dargli la necessaria attenzione.

Qualcuno che possa aiutare a connettersi col proprio essere, attraverso il corpo, qualcuno che a sua volta sa cosa significa essere in contatto col proprio spazio interiore. E proprio lì sta la differenza tra ilbodywork’ con un approccio più presente e attento, basato sulla meditazione, e i vari massaggi che invece vengono – più che altro limitandosi alla tecnica – insegnati comunemente.

Quando apprendi un modo di lavorare sul corpo, e la formazione include almeno due ore di meditazioni attive ogni giorno – come avviene nei training della Multiversity a Pune – questo per forza influenzerà il tuo approccio al lavoro sul corpo di un altro essere vivente, che pulsa e vibra sotto le tue mani, e che risponderà al tuo tocco amorevole e sensibile secondo il suo stato d’animo del momento. È la tua capacità di essere lì, nel momento, presente e attento, che fa la differenza! La capacità di creare un’atmosfera di fiducia, in cui l’altro possa sentirsi a proprio agio, è proprio ciò che può portare a un’apertura, a un lasciarsi andare… Il lavoro è quello di portare le persone a vivere l’esperienza diretta di come attraverso il corpo si possono contattare vissuti emozionali, o stati d’animo sopiti che, con la giusta attenzione, possono portare alla comprensione e alla ‘guarigione’, al cambiamento. Prima però è importante farne esperienza personale, perché è da lì, dal sentire diretto, che nasce la comprensione, la chiarezza di dove siamo e cosa sta in realtà succedendo. Questa consapevolezza è il nucleo del lavoro, perché essa sola consentirà la trasformazione.

E adesso che, insieme a Sidhamo, conduco anche training di Rebalancing , mi è sempre più chiaro che è proprio questo il senso della formazione: provare su di sé, attraverso l’intero processo d’apprendimento, gli effetti e i cambiamenti possibili grazie a questo modo di lavorare sul corpo. Un vero e proprio processo di crescita personale, attraverso il tocco, le meditazioni, gli scambi e le condivisioni di gruppo, in un clima di fiducia e di amore. Nel frattempo chi partecipa scopre che sta anche imparando i tanti, vari e sfaccettati modi di lavorare sul corpo – e non solo – di un’altra persona, e ora è in grado di aiutare a sua volta qualcun altro a sentire maggiormente il proprio corpo, e a vivere in modo più spontaneo e naturale.

Nella mia atttività di bodyworker vedo come sempre di più la gente riconosca questa differenza: ‘sente’ qualcosa di diverso, quando viene toccata in modo meditativo e consapevole piuttosto che essere fatta oggetto di una serie di movimenti in sequenza – solo tecnica – ripetitivi e meccanici; magari anche piacevoli, al momento, perché comunque di tocco si tratta!

Qualche anno fa ero imbarcata su una nave da crociera, lavoravo come massaggiatrice. Fu una bella occasione per massaggiare tanta e tanta gente, di diverse culture e provenienze, e fu incredibile riscontrare che, aldilà di come si presentavano e di quello che mi dicevano, stesi sul lettino da massaggio erano tutti simili, con lo stesso modo di non respirare, la stessa difficoltà nel lasciarsi andare… e la stessa risposta al mio invito a respirare un po’ più profondamente: il sollievo! Molti mi dicevano di essere sorpresi di come non si rendessero conto di non star respirando.

Una vita intera in apnea, sperando di riuscire a non far entrare troppo dall’esterno di ciò che non ci è gradito, e di non esprimere troppo all’esterno ciò che non vorremmo gli altri vedessero: che fatica! E che sollievo, poter allentare un pochino questo controllo semplicemente respirando apertamente! Il corpo ha un modo simile di reagire e di comportarsi quando, relegato in una dimensione prettamente ‘d’uso e consumo’, dimenticato a scapito della mente, si contrae sempre più, fino a far diventare questa vita vissuta in contrazione lo standard di tutti i giorni; alimentando poi mal di schiena, gastriti, dolori addominali e anche disagi a livello psicologico.

È proprio con un tipo di lavoro meditativo e trasformativo, quale può essere il Rebalancing nel mio caso, che anche chi riceve il massaggio viene trasportato in uno spazio di meditazione, portato a tuffarsi magari anche solo per un attimo al centro del proprio essere, ad assaggiarne la qualità di pace e silenzio. Ogni volta che succede io considero ‘ben riuscita’ la seduta di massaggio, perché so che ciò innescherà la curiosità del cliente e la suo voglia di ritrovare in qualche modo quello spazio!

Proprio quando lavoravo sulle navi un episodio curioso mi chiarì come veramente questo lavoro, basato certo sulla conoscenza tecnica, ma soprattutto sulla capacità di esserci, essere nel presente, in meditazione, ad ‘ascoltare’ il cliente, sia riconosciuto dai più sensibili come particolare e unico. Un signore italiano, alla fine della seduta di Rebalancing, mi sembrò piacevolmente sorpreso dal mio lavoro, e dopo un buon 10 minuti di profondo e rilassato silenzio, quando si sentì di parlare, mi disse che la mia tecnica era diversa, ma che lui aveva avuto ‘stranamente’ le stesse sensazioni di quando riceveva sedute di Craniosacrale da un operatore in Toscana. Incuriosita gli chiesi dove, in Toscana. La risposta fu: “in un... centro, lo chiamano Miasto… Sembra incredibile, ma ho sentito proprio la stessa qualità nel tocco!”.

Anche di recente, da Milano, mi ha chiamato una signora che avevo massaggiato ai tempi in cui lavoravo là in un centro benessere, e mi ha detto che finalmente poteva di nuovo ricevere: “Quel tipo di massaggio che facevo con te anni fa: ho incontrato un’altra ragazza del mondo di Osho, che massaggia proprio come fai tu…

 Raje

 

 

Il massaggio è qualcosa che puoi iniziare a imparare... ma non finisci mai: vai avanti, in continuazione, e l’esperienza diventa sempre più profonda. Impara la tecnica e poi dimenticala. ‘Senti’ semplicemente e muoviti col tuo sentire. Quando hai imparato a fondo, il 90 per cento del lavoro è svolto con l’amore, e il 10 per cento con la tecnica. L’intero corpo diventa come i tasti di un organo e tu puoi sentire che, dentro al corpo, si crea un’armonia. Non solo la persona ne sarà aiutata, ma anche tu. Osho

 

 

Raje offre sedute di Rebalancing e Massaggio Olistico da oltre 12 anni. Pratica meditazione da oltre vent'anni e si è formata in Massaggio Olistico, Osho Rebalancing e Lavoro sul Respiro nei training della Multiversity dell'Osho Meditation Resort di Pune. Nel corso degli anni ha anche appreso Craniosacral Balancing, P.N.L. ed Ipnosi, oltre ad approfondire il bodywork in acqua. Conduce periodicamente corsi di Massaggio Olistico, e inoltre affianca Sw. Sidhamo nell'insegnamento dell'Osho Rebalancing.

   

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Conoscere e usare la mente

 

La via verso la non-mente.

Ce ne parla Waduda, direttrice dell’Osho Institute of NLP Hypnosis and Meditation.

 

 

OTI: Ci puoi raccontare di come è nato l’Istituto di PNL Ipnosi e Meditazione?

Waduda: Nasce come un esperimento che collega due campi che sembrano opposti: la mente e la non mente. Io stessa all’inizio non mi capacitavo di come poter integrare e unire le tecniche della PNL e lo spazio meditativo che Osho ci ha indicato, le tecniche della PNL e anche dell’ipnosi erano così strutturate... era tutto così ‘mentale’, e tutto ciò che è mentale viene giudicato negativo dalla nostra ‘mente meditativa’. Fino a quando non scoprii che la mente è mente e la meditazione non è una parte di qualcosa ma la comprensione che non c’è una linea di divisione, che tutto è compreso in sé; gli opposti cioè vissuti come complementarità e non contraddizione. La mente divide, la meditazione invece unisce... come in tutti i processi la comprensione avviene nel momento in cui si diventa ‘testimoni’.

 

OTI: Come è iniziata la tua ricerca e l’interesse per lo studio della mente?

Waduda: Per molti anni ho avuto una negazione totale per la mente, dopo anni di studio, di convegni, di antifilosofie... e poi ero una ‘meditatrice’. Ora posso dire che era semplicemente la mente che voleva negare se stessa. L’inizio del processo di accettazione della mente è stato la comprensione che vivevo tutto in compartimenti ben chiari e definiti, ma separati, e l’accettare di togliere la linea che divide... lasciare che accada ciò che accade e usare anche la mente per andarne oltre.

 

OTI: Usare la mente per andare oltre la mente?

Waduda: Sembra un koan, ma per me ha dato inizio a una serie di processi che, anche se apparentemente contradditori, mi hanno fatto scoprire che la mente è un meccanismo meraviglioso, che può essere usato per comprendere i nostri comportamenti e i nostri processi di identificazione con ciò che viene ‘rappresentato’ nella nostra mente inconscia e ‘tradotto’ dalla nostra mente conscia.

OTI: Puoi dirci brevemente qualcosa della PNL?

Waduda: La PNL – Programmazione Neurolinguistica – è una branca della scienza della comunicazione fra le più  originali e interessanti dei nostri tempi; fu creata negli anni 70, da Richard Bandler e altri, come un’integrazione di varie discipline – psicologia, linguistica, cibernetica e teoria dei sistemi – ed è in costante sviluppo. Le sue tecniche possono essere usate nei più svariati campi professionali al fine di ampliare e migliorare il livello di comunicazione con gli altri. A livello personale può darti gli strumenti per indagare su te stesso, attraverso il riconoscimento di come funziona la mente, ed essere in grado di valutarne i limiti e le possibilità.

 

OTI: E cosa puoi dirci dell’ipnosi?

Waduda: Osho è sicuramente il più grande maestro d’ipnosi di tutti i tempi: il suo modo di usare il linguaggio, le pause, le tonalità, i tempi... e poi lo spazio di silenzio tra le parole... è unico. In realtà Osho ci ha de-ipnotizzato... a poco a poco la ‘cipolla’ veniva pelata –  senza quasi neanche accorgersene cadevano strati e strati di condizionamenti... e alla fine... il nulla.

Ciò che ho imparato certamente in forma inconscia da Osho, si combina perfettamente con l’ipnosi Eriksoniana, che è l’ipnosi permissiva, l’ipnosi che guarisce da dentro, che aiuta a decodificare gli schemi mentali di cui siamo schiavi e a utilizzare la nostra creatività per liberarci da credenze e comportamenti non graditi. L’ipnosi è magia: ti aiuta a entrare in uno spazio seducente e rilassante, e in questo spazio ti aiuta a comprendere come funziona l’inconscio e ti permette di creare una connessione tra mente conscia e mente inconscia – in modo tale che insieme trovino nuovi strumenti per percepire la realtà in maniera armonica. È uno strumento utilissimo, Osho ripete spesso: “Dalla terapia all’ipnosi e dall’ipnosi alla meditazione”.

 

OTI: Ormai di meditazione si parla sempre più spesso...  anche sulle riviste di moda! Per te cos’è la meditazione?

Waduda: Osho a questa domanda risponde talvolta che è più facile cominciare a dire cosa non è meditazione. Per me se si vuole riassumere in una parola cos’è la meditazione, quella parola è senza dubbio il ‘testimoniare’, il porsi nei confronti della realtà semplicemente come un imparziale testimone, che nota tutto ciò che succede, ma senza alcun giudizio o identificazione. E questo può farti scoprire che al di là del corpo e della mente c’è un qualcosa che è sempre esistito e sempre esisterà. Ed è nel silenzio che si può sperimentare quello spazio.

 

OTI: Cosa succede nei tuoi gruppi?

Waduda: All’inizio conducevo corsi dove insegnavo le varie tecniche di ipnosi o PNL, solo che mi accorgevo che molti dei partecipanti, che volevano poi diventare ipnotisti o programmatori neurolinguistici... non avevano lavorato su se stessi, ed era come dare loro strumenti che potevano essere usati anche male, per motivi non etici, o semplicemente senza consapevolezza. Inoltre succedeva inevitabilmente che l’energia smossa da queste tecniche, che lavorano nel profondo, facesse emergere i vari ‘problemi’ che ognuno aveva ben nascosto dentro di sé. E così mi ritrovavo a fare un doppio lavoro, e in un tempo limitato. Lavorando invece in una struttura meno definita, lavorando su ciò che emerge nel momento... i partecipanti comunque imparano le varie tecniche, anche perché la maggior parte continua a ritornare, e poi non c’è bisogno di stabilire se è il primo livello o il secondo o terzo... nello stesso gruppo la comprensione è diversa, ognuno cioè apprende esattamente ciò che è pronto ad apprendere in quel momento. Questa ‘magia’ avviene utilizzando le meditazioni di Osho, danza, pittura, espressione della voce, Ipnosi, PNL, energy-work... l’importante è creare uno spazio in cui c’è supporto, accettazione per quello che si è, amore, rispetto... e gioco. Uno spazio zen: essere totalmente focalizzati nel presente, qui e ora. In questo clima la meditazione è la chiave che porta a riconoscere dentro di sé e negli altri quella integrità naturale, e incoraggia a rispettarla. Il processo all’interno del gruppo dà l’opportunità di muoversi in uno spazio dove l’altro è onorato e rispettato nella sua unicità, e comunicando con amore... tutto è possibile. Con l’aiuto della meditazione si potrà assistere alla nascita di qualcosa di unico e veramente nuovo: l’uomo e la donna della nuova era, dove la scienza e la spiritualità trovano un modo per operare insieme alla ricerca di quella verità che è dentro ognuno di noi.

 

 

Waduda Paradiso ha studiato psicologia all’Università di Roma. Ha iniziato il suo lavoro con l’ipnosi nell’ 89. È iscritta all’albo dell’American Council of Hypnotist Examiner come Clinical Hypnoterapist; è anche Certified Hypnoterapist con la National Guild of Hypnotist. Ha studiato con Richard Bandler, fondatore della PNL, ottenendo il certificato di PNL Trainer. Ha tenuto corsi di Ipnosi e PNL nella Multiversity dell’Osho Meditation Resort di Pune.

Ha curato il libro di Osho  ‘La Donna: una Nuova Visione’, NSC Ed. – dove è anche inclusa una sua intervista con Osho sulla condizione della donna. Svolge attività di divulgazione del pensiero olistico attraverso insegnamento, pubblicistica e musica: è anche cofondatrice di NewEarthRecords e risiede da molti anni negli Stati Uniti.

 

 

 

I confini tra terapia e meditazione stanno diventando sempre più labili. Questo è un mio desiderio profondo da molto tempo. La terapia deve dissolversi nell'ipnosi; e l'ipnosi deve trasformarsi in meditazione. Allora avremo creato una energia potente, volta all'illuminazione, che in passato non è mai stata utilizzata. La terapia non è mai stata utilizzata al servizio dell'illuminazione. La terapia ti ripulirà di tutta la spazzatura che hai dentro, ti libererà da tutti i condizionamenti. La terapia è un processo di pulizia interiore. E una mente purificata si lascia andare più facilmente all'ipnosi, senza conflitto. La terapia può aprire a tutti, senza eccezione, la via dell'ipnosi. Quindi la terapia va usata in modo tale che un po' alla volta si dissolva nell'ipnosi, e l'ipnosi va usata in modo tale che diventi un cammino verso la meditazione.

 

TRATTO DA: Osho, Satyam Shivam Sundram # 29

   

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Le domande dei lettori

 

 

Roberto, dopo aver letto molti libri di Osho, ci ha inviato un e-mail con alcune domande che riteniamo possano interessare anche molti altri nostri lettori.

 

“Il Maestro diceva di non identificarsi con la rabbia ma di pensare in questo modo: ‘Vedo la rabbia che passa sullo schermo della mente dentro di me’. Mi chiedo, devo immaginare uno schermo bianco ove vedo come in un film un essere nero, brutto (la mia rabbia), che cammina e se ne va, oppure devo ripetere semplicemente la frase dentro me stesso e vedere cosa succede?”

Questa suggerimento di Osho è più una metafora che una tecnica: l’importante è creare una situazione di distacco... c’è la rabbia – o comunque quello che succede nel momento – e ci sei tu che la osservi... proprio come uno spettatore che sta guardando un film, vede questa scena e sa che presto arriverà un altra scena, possibilmente diversa, e comunque è qualcosa che succede là, sullo schermo, non si tratta di lui: disidentificazione appunto. È più importante scoprire questo distacco fra te e la rabbia che sforzarsi di immaginare

che se ne stia andando... Il distacco toglie ‘energia’ alla rabbia che quindi prima o poi se ne va da sola!

 

Ma quando si è veramente arrabbiati, come si fa in quei momenti, ad essere distaccato?”

Col tempo si crea una specie di memoria: tu sai – perché l’hai vissuto altre volte e te lo ricordi – che non sei la rabbia, bensì chi la sta guardando. E questo ti aiuta anche in situazioni di rabbia molto forte; un grande aiuto in questi casi può essere fare un bel respiro profondo di pancia, questo ti stacca dalla respirazione ‘rabbiosa’ – tesa e frenetica – e ti aiuta a disidentificarti: la rabbia è là, ma non sei tu, e così non sei più ‘in preda alla rabbia’ ma puoi scegliere cosa fare: dichiararla, esprimerla... oppure fare altre cose per scaricare le tensione che la rabbia provoca... anche solo una bella corsa, o provare una tecnica di meditazione attiva.

 

“Quando chiudo gli occhi e sento l’ambiente esterno, i rumori, e vedo dentro di me cosa succede, e cerco di sentire le mie emozioni, lo stato fisico del mio corpo, dove sono appoggiato e come la mia respirazione, se i miei muscoli sono contratti o sciolti, se mi sento triste ecc. e nel frattempo sento l’esterno, i rumori, l’aria sulla pelle... non riesco ad arrivare a quella felicità derivante dal nulla, dal semplice esistere, come mai?”

All’inizio può essere davvero molto difficile, e non è una questione di sforzarsi o meno a farlo: Osho puntualizza che la frenesia della vita moderna – tutta sbilanciata verso l’attività mentale e che ci lascia sempre in uno stato di tensione psico-fisica – rende praticamente impossibile semplicemente sedersi, rilassarsi, osservare e raggiungere così uno stato di vuoto e pace interiore. Proprio per questo le varie tecniche di meditazione che Osho ha sviluppato per l’uomo contemporaneo prevedono all’inizio una fase attiva – nella quale si esprime in vari modi questo surplus di energia psicofisica – così che in seguito il rilassamento e l’osservazione diventino più facili e di conseguenza l’esperienza di una semplice felicità interiore.

 

“Il Maestro diceva sii sempre consapevole: ma in che senso? Se ad esempio sto leggendo un libro, di cosa devo essere consapevole? Del mio corpo? Del mio stato emotivo? E come si integra ciò col fatto che devo diventare la lettura?”

Consapevole di tutto ciò che arriva alla tua attenzione: la consapevolezza è a 360 gradi e non sceglie un oggetto in particolare su cui focalizzarsi (altrimenti diventa concentrazione, che è tutta un’altra cosa). Quando leggi puoi essere consapevole di ciò che stai leggendo, ovviamente, ma anche, ad esempio, delle emozioni suscitate dentro di te da ciò che leggi, e poi del tuo corpo – cosa utile per evitare posizioni ‘sbagliate’ – e in generale di tutto ciò che succede fuori e dentro di te: magari anche che la tua mente ha iniziato a seguire una traccia di pensieri tutta sua e tu hai perso il filo della lettura. Ildiventare la lettura’ non è quindi una questione di concentrazione ma di attenzione rilassata, che diventa totale in ciò che stai facendo – la lettura – e nello stesso tempo rimane vigile, e distaccata, rispetto a tutto il resto: se ti va a fuoco la casa... è proprio il caso di smettere di leggere! Ma se invece suona il telefono, puoi anche decidere di non rispondere.

 

 

Se anche tu hai domande...

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Scrivi a:

Osho Times, CP 15, 21049 Tradate

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