Pag. 1 Peperoncino
Pag. 2 Osho Times News
Pag. 8 I centri di Osho in Italia
Pag. 10 Quando una donna ama
Pag. 12 E adesso cosa mangio?
Pag. 15 Tutti ipnotizzati?
Pag. 19 Schiavi di un telefonino
Pag. 20 Il Giardino Cintato
Pag. 22 Che belli i Monsoni
Pag. 24 La spada e il loto
Pag. 38 Creare la pace
Pag. 42 Corpo: il nostro amico
Pag. 50 L'oroscopo di luglio
Pag. 52 La vetrina
Pag. 60 Un libro da vivere
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della Osho International Foundation,
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un po’ di PEPERONCINO alla tua vita
Ascolta sempre il corpo.
Esso bisbiglia, non grida, perché non è capace di
gridare.
Ti dà i suoi messaggi solo con un bisbiglio.
Se sei sveglio, potrai comprenderlo.
Il corpo ha una saggezza tutta sua che è
molto più profonda di quella della mente.
La mente è immatura.
Il corpo ha fatto a meno della mente per millenni.
La mente è una nuova arrivata: non sa molto.
Le cose principali sono ancora sotto il controllo
del corpo.
Solo cose inutili sono state passate alla mente,
come pensare... pensare alla filosofia e a dio,
all’inferno e alla politica.
Osho
Il Festival a Varazze
Sempre più grande. Una Kundalini
con 510 persone... Un’ondata d’energia che si poteva sentire fisicamente... al
Palasport di Varazze, dove dal 4 al 6 Aprile si son dati convegno più di 1000 partecipanti per l’ormai ‘tradizionale’ Festival di
meditazione e celebrazione (il primo si è svolto nel 2000, con 200 persone).
Entusiasti i partecipanti, alcuni dei quali ci hanno mandato e-mail per
esprimere la loro gioia:
“...ho partecipato al festival quest’anno per la
prima volta... e per la prima volta ho provato l’emozione di una... anzi tante
meditazioni. È stata un’esperienza stupenda, e ringrazio tutti x il calore, la
gioia e la luce che mi avete trasmesso! Un abbraccio...”
“GRAZIE A TUTTIIIIIIIIIIII... mi sono svegliata
questa mattina danzando e per tutto il giorno ho portato ancora con me
l’energia di questi giorni, e rimarrà dentro di me ancora per molto, molto
tempo.”
Impressioni, cronache e tante foto del Festival le
troverete sul prossimo numero dell’OTI.
A tutta... celebrazione
A Miasto, dall’8 al 17
agosto, l’Osho Love Explosion. 10 giorni pieni zeppi
di eventi, workshop, meditazioni e concerti, nello splendido ambiente naturale
delle colline toscane. Un’incredibile varietà di musicisti del mondo di Osho: Milarepa, Subodha, Devakant, Joshua e Maneesh, Prafulla, Madhuro... sia in concerto, sia per meditazioni e satsang con musica dal vivo. E poi Zikhr
e Overtones, Gurdjeff Sacred Dances, Aum meditation e Peace meditation, Heart Singing e Sufi Dance, danza del ventre, massaggi, teatro e tante
altre cose. La bellezza della natura e la ‘famosa’ cucina di Miasto ne fanno anche un’occasione per una bellissima
vacanza tra amici che hanno in comune la passione per la meditazione e la
celebrazione... durante quel periodo è anche possibile andare a Miasto con la propria tenda o noleggiarne una delle loro.
Per informazioni e prenotazioni:
tel. 0577/960124
ESTATE IN UMBRIA
Dall'8 al 24 agosto, Soleluna,
il centro torinese di Osho, organizza in Umbria, a città di Castello, il suo
festival estivo, arrivato ormai alla quinta edizione. Per programma dettagliato
vedere a pagina 5. Visto il successo delle edizioni precedenti consigliano di
prenotare per tempo: l'anno scorso la splendida villa albergo sede del festival
era piena... ma quest'anno ci sono convenzioni anche con due altri alberghi
vicini.
Rimini...Rimini
È al 2° appuntamento Healthness, uno spazio che
presenta un’articolata scelta di tecniche e terapie olistiche,
all’interno del colossale Festival
Fitness di Rimini (mezzo milione di presenze complessive). Quest’anno sono
addirittura 10 giorni, dal 5 al 15 giugno.
Molto ampio il programma: da Etno
Dance a Tai Chi Chuan, Arti
Marziali (anche un’acrobatica performance di Wu Shu), e poi Bio Danza, danza del
ventre, Kinesiologia, massaggio Corevedico,
Shiatsu (di diverse scuole) e molte altre proposte. Inoltre musica: Nijen (uno degli organizzatori) e Manu
presentano il loro nuovo CD Shellvibes (conchiglie, flauti, didjeridoo, percussioni,
violoncello...) e Saraswati (sax, santoor, chitarra) in Growing Harmony.
Informazioni su Healthness scrivendo a Nijen:
antoniocoatti@libero.it
Per il Festival Fitness
consultate il sito della Fiera di Rimini.
Si
comincia dal corpo...
Recentemente è stato ospite dell’Osho Guesthouse Spyros Bournazos... Mr Universo del
1989. Alle spalle la storia del ‘solito’ ragazzino alto e secco che si trova a
disagio col proprio corpo, e comincia ad andare in palestra a fare un po’ di bodybuilding... la cosa gli piace molto – e poi in
Grecia c’è il mito di Ercole... gli atleti delle statue di Prassitele
– diventa ben presto una passione e Spyros trova
così anche la sua strada verso il successo: campione greco, campione del
Mediterraneo, Mr. Europa nell’85 e poi il top: Mr. Universo.
Successo, soldi, fama, donne... sembra avere tutto
dalla vita, ma la nuova situazione socio-economica porta presto a un
gravissimo, lacerante diverbio con la famiglia – una famiglia di povere
origini alla quale è profondamente legato – dalla quale alla fine è
pubblicamente rinnegato. Un periodo di profonda depressione, un tentativo di
suicidio: non ha ancora 40 anni, ha tutto... ma non gli interessa più nulla. E
poi trova per caso l’Armonia Nascosta,
il libro di Osho su Eraclito: una scoperta che gli cambia la vita. Inizia a far
meditazione e ora, come dice: “Dentro c’è silenzio”. E così, dopo un po’,
arriva anche qui al Resort – “Per ringraziare Osho”
dice – e per vedere come portare anche la meditazione nelle palestre che
possiede in Grecia.
L’Italia... a Pune
La presenza di italiani, qui al Resort, è sempre forte. Recentemente poi ne sono arrivati
15 tutti in una volta: un viaggio organizzato (con l’aiuto di Osho Tour) di un
gruppo di amici, fanno parte di una associazione culturale di Alba, che hanno
voluto regalarsi due settimane qui al Resort: un paio
di brevi workshop e soprattutto tante meditazioni, e poi un’immersione totale
nel mix di meditazione e celebrazione che caratterizza da sempre il mondo di
Osho.
E gli italiani poi si fanno sentire anche in campo
musicale: Subodha, Atmo Sahba, Chetano e Nirjano
(chitarra, tastiere, basso e percussioni) sono – con l’apporto estemporaneo di
altri musicisti, soprattutto una sezione ritmica tutta indiana – un po’ l’anima
della musica qui al Resort, in questa stagione, ci
fanno ballare con gusto in ‘reggae night’, serate
latine e party ‘by the pool’:
visto che il clima lo permette... è bello farsi un tuffo in piscina quando si è
un po’ accaldati dal ballo. Sempre sul ‘fronte’ dello spettacolo i varietà del Plaza (ce n’è uno ormai quasi tutte le settimane) ci stanno
facendo scoprire sempre nuovi talenti comici, ora anche fra gli indiani.
L’altra settimana abbiamo assistito a un divertentissimo sketch di un coconutwhala (sono i venditori di noci di cocco fresche, da
bere, coi loro classici chioschetti-carrettini) reso ancora più interessante da un
protagonista d’eccezione... un vero coconutwhala:
quello che, con Osho da anni, parcheggia sempre il suo carrettino di frutta e
noci di cocco nella strada proprio dietro il Resort.
Ieri sera invece Notti Arabe: un’affascinante
spettacolo in un’atmosfera da 1000 e 1 notte – danza del ventre, recital di
poesie sufi, whirling e una
performance dal vivo di un eccezionale suonatore di khamanche,
lo struggente violino mediorientale.
Si trova sempre l’occasione di celebrare e insieme
meditare, qui all’Osho Meditation Resort
di Pune.
Una
bella vacanza
Programma speciale per bambini, dal 16 giugno al
13 luglio, al centro Osho Arihant di Varazze (Sv) – lo stesso che
da anni si occupa così bene dell’organizzazione del Festival.
Ecco cosa ci scrivono:
Se hai dei figli e vuoi regalar loro una vacanza
da ricordare, in questo periodo il centro si apre ad accogliere bimbi e ragazzi
dai 6 ai 14 anni. Andremo al mare, al fiume e in montagna, giocando, cantando e
imparando. Uno staff a misura di bambino seguirà i piccoli ospiti per ogni loro
esigenza, dal gioco al cibo, dall’insegnamento alle coccole... Giocheremo anche
con la lingua inglese e con il computer, mettendo in internet i nostri lavori,
visibili poi nel sito www.arkanda.it , dove potrete anche trovare tutti i
dettagli e le modalità d’iscrizione.
Il campo vacanze è suddiviso in settimane, con
l’arrivo ogni domenica e partenza alla domenica successiva:
1° turno: dal 15 al 22 giugno,
2° turno: dal 22 al 29 giugno,
3° turno: dal 29 giugno al 6 luglio,
4° turno: dal 6 luglio al 13 luglio.
Per maggiori informazioni visita il sito
www.arkanda.it oppure puoi contattarci allo 019 918766 per ricevere il
materiale informativo.
Jazz e meditazione
Dove? Al Brescia Jazz Festival, dal 13 al 15
giugno. Alla quarta edizione, all’insegna di ‘Jazz dall’amore universale del mondo’, dedica la serata di domenica 15 a Musica e
Meditazione con due gruppi: Vedant Anando (‘...il suono viene usato per contattare lo spazio interiore’) e Odwalla. Tutto
merito della passione e dell’amore per la meditazione dell’organizzatrice, Shanti Vibha, una vocalista jazz,
che ha anche creato una performance “Jazz e poesie d’amore sotto l’albero”
dedicata a Osho: canzoni d’amore in chiave jazz e standard famosi si
intrecciano con un recital di brani di Osho.
Ma
è proprio vero che c’è il pericolo di perdersi, nell’amore? O non sarà invece
il contrario?
Osho, è possibile per una donna essere innamorata
e al tempo stesso rimanere centrata?
Una domanda
con molte implicazioni. Per prima cosa non capisci cosa significa essere
centrati, e in secondo luogo non hai alcuna esperienza del fenomeno dell’amore.
L’amore e l’essere centrati sono un solo fenomeno, non due. Se hai conosciuto
l’amore non puoi che essere centrata.
Amore significa arrivare a essere a tuo agio con l’esistenza. Può succedere
attraverso l’amato, può succedere con un maestro, può succedere con un amico. O
può essere qualcosa di totalmente diretto e immediato... L’esperienza stessa
dell’amore ti renderà centrata. Questa è stata la sola filosofia dei devoti in
tutti questi secoli. L’amore è la loro scienza; la centratura è il risultato.
Ma ci sono
persone che sono dominate dalla logica, dalla razionalità. Il loro cuore è poco
sviluppato. E ci sono persone il cui cuore sta sbocciando... e ora la ragione,
la razionalità funzionano soltanto come servi del cuore. L’umanità è infelice
perché sta cercando di fare l’impossibile: sta cercando di costringere il cuore
a essere al servizio della mente... impossibile! È questo a creare la tua
confusione, il tuo caos.
La tua
domanda nasce da quell’esperienza comune che viene
chiamata amore. Non è amore, è soltanto chiamato
amore – è solo un bagliore... un piccolo assaggio che non può nutrirti.
Anzi, è destinato a diventare uno stato patologico, perché un attimo sei
euforica – tutto è assolutamente straordinario – e il momento successivo
tutto diventa buio... sembra che tutti quei momenti d’amore siano accaduti in
sogno, o forse li hai immaginati. E i periodi bui sono inscindibili dai momenti
splendidi. È questa la dialettica della mente umana: funziona attraverso gli
opposti. Amerai un uomo... e amerai quell’uomo per
una ragione del tutto sbagliata. Amerai quell’uomo –
o quella donna – perché hai l’immagine dell’altro già dentro di te: il
bambino l’ha presa dalla madre e la bambina l’ha presa dal padre. Tutte le
persone che si innamorano stanno cercando la madre, o il padre; in definitiva
stanno cercando di tornare nell’utero, a quella situazione così accogliente e
rilassata. Da un punto di vista
psicologico, l’eterna ricerca di moksha, la liberazione suprema, l’illuminazione, può essere
di base ridotta al fatto che l’uomo ha già conosciuto, prima di nascere, questo
stato meraviglioso, così pieno di pace. Adesso, se non accade qualcosa di
ancora più grande nella sua vita – un aprirsi al divino, all’esistenza
– sarà destinato a rimanere un infelice.
Inconsapevolmente,
in ogni momento c’è un giudizio rispetto alla situazione: si ricorda che per
nove mesi ha vissuto... e per un bambino nell’utero materno nove mesi sono
quasi un’eternità, perché non sa contare, non ha orologio. Ogni istante è
completo in sé stesso. Non sa che ci sarà un altro momento dopo, così ogni
momento è una sorpresa; senza tensioni, senza preoccupazione per il cibo, i
vestiti, la casa... è totalmente a suo agio, rilassato. Non c’è nulla che lo
distragga dal suo centro. Non c’è nessuno... neppure a cui dire ciao. Questa
esperienza di nove mesi di essere centrati... di immensa gioia, pace,
solitudine... non esiste l’altro: sei tu il mondo, tu sei il tutto. Non manca
nulla. La natura ti dà tutto senza alcuno sforzo da parte tua.
Ma la vita
ti si presenta in maniera del tutto diversa – competitiva, antagonistica.
Tutti ti sono nemici, perché tutti sono nello stesso businnes, tutti ti sono nemici
perché tutti hanno gli stessi desideri, le stesse ambizioni. Finisci con
l’entrare in conflitto con milioni di persone.
È per
questo antagonismo interiore che tutte le culture del mondo hanno creato un
certo sistema di formalità, di galateo, di buone maniere, e hanno continuato a
ripetere al bambino: “Devi rispettare tuo padre.” Tutte le culture, nel mondo
intero, in ogni periodo storico – perché continuano a insistere con il
bambino: “Devi rispettare tuo padre.”? C’è il sospetto che se il bambino viene
lasciato a se stesso non rispetterà il padre – questo è certo,
semplicemente logico. Infatti il bambino lo odierà.
Tutte le
ragazze odiano la propria madre. Per nasconderlo – sarebbe infatti molto
difficile vivere in una società dove le tue ferite sono allo scoperto, dove
ognuno va in giro mostrando le proprie – bisogna ripararsi dietro una
certa etica, una certa moralità, un certo stile di vita, e mostrare proprio
l’opposto: che tu ami tua madre, che tu ami e rispetti tuo padre. Ma in
profondità succede proprio il contrario. La società ti ha diviso in due. La
parte falsa continua a essere pienamente rispettata, proprio perché creata
dalla società. Alla parte reale invece è stata negata ogni rispettabilità,
perché il reale arriva dalla natura – che società, cultura e
civilizzazione non possono controllare. Ogni bambino deve essere educato a dire
bugie, deve essere programmato in modo tale da diventare uno schiavo docile,
sottomesso alla società. Ogni sistema sociale spezza la spina dorsale del
bambino, gli toglie ogni nerbo. Non può alzare la voce, non può mettere nulla
in discussione. La sua vita, semplicemente, non gli appartiene. Ama, ma il suo
amore è falso. Fin dall’inizio gli è stato detto di amare sua madre, ‘perché è
sua madre’ – come se essere una madre abbia una
qualche qualità intrinseca o presupponga un obbligo ad amarla. Ma è accettato
che bisogna amare la madre. Io insisto che è la madre a dover essere amorevole,
e che a nessun ragazzo dovrebbe essere detto di amare qualcuno... a meno che
non accada spontaneamente. Certo, la madre, il padre, la famiglia possono
creare un certo ambiente, una certa atmosfera – senza che ci sia bisogno
di dire qualcosa; è questa energia stessa a poter generare, a poter mettere in
moto le tue capacità di amare. Ma non dire mai a nessuno che l’amore è un
obbligo. Non l’ho è. Il dovere è un falso sostituto dell’amore. Quando non puoi
amare, la società ti rifornisce di doveri. Possono sembrare amore, ma non c’è
dentro niente di amorevole... sono soltanto formalità sociali. E tu ti abitui
talmente alle convenzioni della società, da dimenticarti completamente che ci
sono cose nella tua vita che stanno aspettando di succedere... ma sei così
occupata che non gli lasci spazio, che non permetti all’amore di sbocciare. E
così tu non sai che l’essere centrati e l’amore sono un cosa sola.
Tutte le
relazioni d’amore diventano una tragedia. Non è così semplice. Non è solo una
questione di saper fare a vivere. Si tratta, in primo luogo, di lasciar cadere
tutto ciò che in te c’è di fittizio. Ogni falsità arriva dall’esterno. E quando
hai abbandonato tutto ciò che è fasullo... e ti trovi completamente nuda di
fronte all’esistenza, dentro di te inizierà a crescere ciò che è reale. Si deve
creare proprio questa situazione affinché il reale si sviluppi, sbocci e ti
conduca alla verità, al supremo significato della vita.
Ricordati
bene: puoi iniziare o dal centrarti – e nel momento in cui sei centrata nel tuo
essere scoprirai che un immenso amore inizia improvvisamente a fluire – o puoi
cominciare dall’amore. E quando il tuo amore è senza alcuna gelosia, senza
alcun condizionamento... ma semplicemente un condividere la danza del tuo
cuore, ti accorgerai che sei centrata nel tuo essere.
Sono due
facce della stessa medaglia. Il centrarsi è un metodo più intellettuale, più
scientifico. L’amore ha in te una sorgente diversa: il tuo cuore. È più
poetico, più estetico, più sensibile, più femminile... più bello. Ed è più
facile del centrarsi. Ti consiglio di iniziare coll’abbandonare
tutte le false idee che hai sull’amore. Lascia che cresca in te qualcosa di
reale, e poi arriverà l’essere centrata su te stessa... Ma se trovi davvero
difficile cominciare con l’amore, non disperarti: puoi partire direttamente dal
centrarti su te stessa. Chiamala meditazione, chiamala consapevolezza.
Ma in ogni
caso, il risultato finale è lo stesso: sei centrata in te stessa e colma,
traboccante d’amore.
tratto
da: Osho, Sermons in Stones
# 7
Chi
smette di mangiar carne, o comunque ne riduce molto l’uso – tutta salute! – si
ritrova spesso con questo interrogativo.
E
così abbiamo chiesto ad Aseem, il nostro chef (vedi
OTI gennaio 2003) di darci qualche consiglio, e qualche ricetta.
Mi
piacerebbe oggi presentarvi il tofu, un alimento che deriva dalla soia, che fornisce
proteine vegetali necessarie nel caso di chi intende avvicinarsi a una dieta
vegetariana. Alimento semplice e di facile digeribilità si presta molto bene,
data la versatilità e il sapore neutro, in diverse ricette.
Scheda tecnica
Il tofu,
o formaggio di soia, è di origine giapponese e to-fu
significa carne senza ossa. Si ottiene dalla cagliatura con sali marini grezzi,
nigari, del
latte di soia. Dopo aver lasciato raffreddare la cagliata, la si scola e la si
comprime in piccoli blocchi. Viene solitamente commercializzato in buste di
plastica o in vasi di vetro con una scadenza di un mese circa. Dopo aver aperto
la confezione si può conservare in frigorifero per un paio di giorni immerso in
acqua con del sale o un cucchiaino di salsa di soia. È di aspetto biancastro e
non ha un particolare odore o sapore, ma se correttamente utilizzato può
risultare un alimento gustoso e gradevole in svariate preparazioni. È
totalmente privo di colesterolo e ha un bassissimo contenuto di grassi saturi; è
molto ricco di proteine, vitamine, calcio, ferro, fosforo, potassio, sodio, ed
è anche estremamente digeribile. Valore calorico: 112 Kcal per 100 gr.
Consiglio dello chef
Cucinando il tofu mi sono accorto quanto sia più digeribile e morbido
semplicemente scottato in acqua bollente. Quindi, se la preparazione lo
consente, tagliatelo a dadini di 1 cm circa,
buttatelo in acqua bollente per 1 minuto e, aiutandovi con una schiumarola,
toglietelo dall’acqua e lasciatelo raffreddare su un piatto.
Salsa ‘tonnata’ con tofu
175 g. di
tofu
8
capperi
1
cucchiaio di olio extravergine
1
manciata di sale
1
cucchiaino di shoyu
1
bicchiere di acqua calda
Taglia a dadini quadrati
di 1 cm. di spessore il tofu e scottalo in acqua
bollente per 1 minuto. Butta quest’acqua. Unisci tutti gli ingredienti nel
mixer e frulla fino ad ottenere una salsa cremosa (per la consistenza varia la
quantità di acqua a piacere). Servi con qualche fogliolina di sedano.
Ottima come condimento per sandwich, tartine, o
come salsa di contorno per delle verdure cotte.
Tempi di preparazione
e cottura: 10 minuti
Dosi: 4/6 persone
Nitukè di tofu
1 cavolo
verza piccolo
360 g.
circa di tofu
400 g. di
zucca Hokkaido
(o un
paio di carote)
1 cipolla
chiara
2-3
spicchi d’aglio
2 fette
di ananas
olio
extravergine di oliva
un
pezzetto di zenzero
shoyu (o salsa di soya)
curcuma,cumino e
green curry
Sbuccia la cipolla e lasciala in ammollo in acqua
tiepida. Nel frattempo togli le prime 4-5 foglie belle della verza, sciacquale e lasciale scolare. Sciacqua anche la verza e
affettala in strisce di 1 cm circa. Pulisci la zucca dalla buccia e
dell’interno e tagliala in fiammiferi sottili. A questo punto affetta la
cipolla (che essendo stata in acqua non avrà più quell’effetto
‘lacrimogeno’ che tutti noi conosciamo) grossolanamente. Scalda un cucchiaio di
olio extravergine in una padella antiaderente (preferibilmente un wok, la classica padella cinese), attendi un minuto e
aggiungi la cipolla. Cuocendo a fuoco alto, dopo
qualche minuto aggiungi lo zenzero tritato finemente, una spruzzata salsa di
soia (shoyu) e l’aglio anch’esso tritato e privato
dell’anima. A questo punto aggiungi il tofu a dadini di 1-2 cm., dopo averlo scottato in acqua bollente
per un minuto, e fai saltare in padella. Dopo 2 minuti circa aggiungi le
verdure e fai cuocere per quindici minuti. Verso fine cottura spolvera con un
cucchiaino di curcuma e cumino, solo una punta invece
di green curry - che è micidiale. Questo nitukè può
accompagnare del riso basmati, altri cereali, oppure
essere un sugo esotico per della pasta.
Tempi di preparazione
e cottura: 40 minuti
Dosi: 4/6 persone
Pizza al tofu e verdure
Per la
salsa:
300 g. di
tofu
mezzo
cavolfiore bianco
3
manciate di cornetti
3
carote
un paio
di foglie di coste
2
cucchiai di shoyu (salsa di soia)
3
cucchiai di olio extravergine di oliva
una
manciata di sale
Cuoci al vapore tutte le verdure, spennella di
olio la base della pizza, bucherella con una forchetta la stessa e cuocila per
15 minuti in forno, e dai un giro di sale. Togli la pasta dal forno, sbriciola
il tofu, stendilo uniformemente sulla pizza e dai un
giro di shoyu; copri con tutte le verdure e inforna a
180 °C per 25 minuti circa. Quando il bordo della
pasta è dorato e nel mezzo, punzecchiata con uno stuzzicadenti, quest’ultimo
rimane asciutto, togli dal forno, fai un giro di olio, di shoyu
e una spolverata di sale.
Si può decorare con delle foglie di basilico
fresco, se in stagione, oppure con dell’origano secco.
Ottima anche come torta salata.
Tempo di preparazione: 20 minuti
Tempo di cottura: 40 minuti
Dosi: 4 persone
Povere
cipolle !
Ogni religione vuole impedirci di mangiare
qualcosa: ebrei e mussulmani non possono mangiare carne di maiale, indù e
buddisti la carne in genere – i giainisti neanche i
pomodori...troppo rossi! – anche per i cattolici ci son
giorni in cui la carne è tabù, alcune chiese protestanti non possono toccare
l’alcool, proprio come i mussulmani... e così via. Osho chiarisce cosa sta alla
base di questo legame fra dieta e ‘spiritualità’, parlando... delle cipolle,
accusate di ostacolare l’illuminazione!
Osho, nella cucina del Resort
moltissimi piatti contengono le cipolle. Ramana Maharshi consiglia di evitare le spezie, l’eccesso di sale,
le cipolle, etc. e io mi chiedo: “Non è che la cucina stia sabotando le nostre
possibilità di raggiungere l’illuminazione?”
Quello è il mio intero
lavoro, qui. Sabotare tutte le vostre possibilità di avere l’illuminazione. Se
desideri che la tua illuminazione non venga sabotata non diventerai mai
illuminato.
Ma non prendertela con le
povere cipolle, che sono innocenti. Sono spirituali come te e più profondamente
meditative di quanto tu possa mai esserlo. Un uomo con la conoscenza di Ramana Maharshi... non credo che abbia mai detto una cosa
simile. Ma se l’ha detta, allora doveva essere uno scherzo.
Però le persone cosiddette
spirituali sono state ossessionate da cose simili. Le persone cosiddette
spirituali sono ossessionate da cose del tutto senza senso. La cipolla o le
spezie o il sale come potrebbero impedirti l’illuminazione? Sono idee stupide.
Invece di guardare in profondità nel tuo essere, invece di affrontare i tuoi
problemi reali, ti crei falsi problemi. Questi sono falsi problemi. È la
strategia della mente: fa in modo che tu passi oltre i problemi veri. Il
problema vero non sono le cipolle, ma è l’avidità. Il problema vero non sono le
spezie, ma è la collera. Il problema vero non è il sale, ma è la possessività. Il problema vero non è ciò che devi o non
devi mangiare. Il problema vero è ciò che tu dovresti essere.
Per evitare i problemi
veri, noi creiamo i falsi problemi. I falsi problemi hanno una loro bellezza:
possono essere risolti, facilmente risolti. Qual’è il
problema? Smetti di mangiare cipolle. E diventi spirituale e illuminato –
perché non mangi cipolle. È tanto semplice! Invece sarebbe difficile, arduo non
essere avido... egoista. I problemi veri si dissolvono solo nel fuoco della
consapevolezza.
Osserva in profondità la
tua domanda. Come potrebbero le cipolle impedirti di diventare meditativo? Come
potrebbero le cipolle impedirti di diventare silenzioso? Il problema non
esiste. Ma tu vuoi essere spirituale e vuoi che gli altri vedano che sei
spirituale, allora cominci a fare cose sciocche.
Ricorda, le cose che ti
impediscono di diventare illuminato sono: il tuo sapere e il processo dei tuoi
pensieri, nient’altro. Il compito vero è: come lasciar perdere il processo dei
tuoi pensieri. Poiché in questo campo ti senti impotente, crei piccoli problemi
– come fare per mangiare una sola volta al giorno, come fare per mangiare senza
sale o senza burro, come fare per mangiare in questo modo o in quell’altro... Se non ti piacciono le cipolle, va
benissimo, non mangiarle. Ma non devi condannarle. E se agli altri piacciono,
non devi pensare che gli altri non sono spirituali o qualcosa di simile. Non
cercare di diventare spirituale in modo tanto facile, non dipendere da cose
così false. La spiritualità ha un unico sapore: quello della consapevolezza.
Con le cipolle o senza cipolle, con le spezie o senza spezie, con il sale o
senza sale. La spiritualità ha un unico sapore: il sapore della consapevolezza.
Fissatelo nella memoria! E non lasciarti distrarre dalle piccole cose.
tratto da:
Osho,
This Very Body the Buddha # 10
Uno
strumento usato dalla società per condizionarci può essere utilizzato anche per
far crescere la nostra consapevolezza.
L’ipnosi è un fenomeno presente nella vita
quotidiana di ognuno di noi, anche se raramente ne siamo consapevoli. Accade
quando guardiamo la TV, leggiamo il nostro quotidiano preferito, guardiamo un
cartellone pubblicitario... è intrinseca alla comunicazione umana. Quindi il
punto è diventare più consapevoli di questo meccanismo potente, per capire cosa
ci accade e, per quanto è possibile, liberarci dai condizionamenti esterni e
scegliere consapevolmente la cosa migliore per noi e la nostra vita.
Nijen: Nel mondo contemporaneo siamo davvero costantemente soggetti a suggestioni ipnotiche
esterne?
Premananda: Alcuni dicono che tutto è ipnosi e altri
che nulla lo è. Io propendo per la prima ipotesi. Ipnosi è un termine generico
per indicare la capacità umana di accedere a stati di coscienza diversi
rispetto allo stato di veglia e presenza della vita quotidiana. A meno che non
siamo sempre svegli e presenti, ci troviamo
a entrare e uscire costantemente da
stati di trance ipnotica, in cui la mente conscia
non si fa tanto sentire e siamo più in contatto con la mente inconscia.
I media conoscono benissimo
e utilizzano ampiamente questa caratteristica umana, ed è quindi possibile
affermare che siamo davvero influenzati ipnoticamente dal mondo esterno. Se aggiungi poi l’idea che l’arte dell’ipnosi
consiste nel creare suggestioni per influenzare se stessi e gli altri, puoi ben
vedere che attraverso la pubblicità, la televisione, la radio, i film, i
giornali, i preti, i politici, i genitori, gli insegnanti, gli amici, i
colleghi, ecc. siamo costantemente bombardati da suggestioni ipnotiche
infinite. “Compra questo, pensa in questo modo, fai una certa cosa, non fare
quest’altra, credi a questo,” e così via. Va avanti all’infinito, e poiché non
siamo sempre svegli e presenti, molte di queste suggestioni vengono accettate
dalla mente inconscia come se fossero verità. È sempre stato così, e con la
presenza incombente dei media che caratterizza la nostra epoca, oggi lo è in
particolar modo.
N: Le persone
spesso associano l’ipnosi alla magia e ai trucchi di prestidigitazione. Film
come “La maledizione dello scorpione di giada” di Woody
Allen ci scherzano anche sopra. Puoi spiegare cos’è
l’ipnosi oggi e come funziona?
P: Tradizionalmente l’ipnosi
viene fatta coincidere con uno stato di sonno indotto. Le persone hanno
l’immagine dell’ipnotista (un individuo un po’ strano
e singolare) e di un soggetto che viene ipnotizzato nella cornice formale di
una sessione di ipnosi. Woody Allen
probabilmente scherza su questa visione dell’ipnosi. Se pensi all’ipnosi come
all’abilità di creare adeguate suggestioni per un altro e notare se vengono
accettate o no, allora puoi arrivare alla conclusione che anche i migliori e
più abili comunicatori possono essere considerati ipnotisti.
In realtà utilizzano davvero l’ipnosi, sebbene molti di loro non la pensino
così. Finché queste persone comunicano per generare un risultato positivo per
tutti va bene, ma quando lo fanno per il proprio tornaconto, e a scapito degli
altri, sorgono dei problemi.
N: Qual è stato il processo che ha trasformato l’ipnosi in uno strumento
terapeutico nella psicologia moderna?
P: Gran parte dell’ipnoterapia moderna è influenzata dal lavoro di Milton Erickson, uno psichiatra che ha usato l’ipnosi in modo
molto creativo. Il suo approccio consisteva nel lavorare in maniera molto
indiretta con i clienti, mentre l’ipnosi tradizionale è associata a un
approccio più diretto o autoritario.
Erickson ha capito che il suo
compito consisteva nell’aiutare la persona ad accedere al proprio inconscio e
prendere contatto con le proprie risorse e capacità interiori di risolvere
problemi e difficoltà. Era solito dare suggestioni indirette usando storie e
metafore. I clienti riferivano di non ricordare molto della loro visita al
dottor Erickson, eppure notavano che la loro vita era
cambiata in modo soddisfacente. Questa attitudine di profondo rispetto per
l’unicità e le risorse personali di ogni cliente ha influenzato profondamente
la psicologia moderna.
N: Uno degli
aspetti affascinanti dell’ipnosi è l’uso sofisticato del linguaggio: storie,
metafore, miti che possono incantare e rapire l’ascoltatore.
P: Se l’ipnosi è l’arte di
creare suggestioni, gran parte di queste suggestioni viene trasmessa attraverso
il linguaggio. Come sappiamo sin dall’infanzia, tutti amano le storie, le
metafore e i miti, e molti contenuti e suggestioni interiori potenti possono
essere trasmessi in questo modo. Possiamo pensare alla nostra mente inconscia
come a un alleato molto amichevole, diretto e innocente, finché ci dimostriamo
amichevoli con lei; se la ignoriamo, o la trattiamo male, può ricambiarci in
modi a volte spaventosi.
N: L’ipnosi
può aiutarci a capire gli aspetti essenziali della comunicazione umana?
P: Sì. Come ho detto prima,
le comunicazioni umane, in un senso molto profondo e reale, sono molto
ipnotiche e un bravo comunicatore è molto efficace nel creare rappresentazioni
interiori vivide per gli altri.
N: Tu lavori
sia come terapista individuale, sia come consulente nel mondo del lavoro.
L’ipnosi può fornire strumenti e comprensioni importanti per raggiungere i
propri obiettivi lavorativi?
P: Se pensi all’ipnosi come
all’arte di dare suggestioni e notare se vengono accettate o no, allora i
lavori di formatore, consulente, terapista e insegnante rientrano nella
medesima area: lavorare con le persone in maniera che siano aperte a ricevere
determinati suggerimenti e a collaudarli a livello inconscio. Il mio lavoro
consiste nel notare se le suggestioni sono accettate o meno. Questo pone una
grande responsabilità sul contenuto e la qualità delle suggestioni, e io cerco
di essere il più rigoroso possibile nell’assicurarmi che quello che dico vada
nella direzione di incoraggiare l’altro a trovare la sua forza interiore, le
sue risorse e le soluzioni ai suoi problemi. Il mio assunto di base è: “Tu e la
tua mente inconscia avete tutto il necessario per risolvere i tuoi problemi”.
Il punto è che la maggior parte delle persone non lo sa.
Quando incontro un individuo,
il mio scopo è risvegliarlo al suo potere, alle sue capacità. La mente
inconscia spesso ha bisogno di essere incoraggiata e invitata a perseguire ciò
che ha tutte le capacità di fare.
Un altro strumento importante che utilizzo come facilitatore è l’abilità nel porre domande di qualità.
N: Come vedi
l’uso dell’ipnosi come tecnica di auto-aiuto? L’autoipnosi
può rappresentare uno strumento valido per l’individuo?
P: Quando una persona
diventa consapevole di questo processo ed esperta nella pratica di entrare e
uscire dallo stato di trance ipnotica con l’aiuto di un facilitatore
esterno o di un ipnotista, allora le sarà molto
facile farlo da sola, senza un aiuto esterno. Secondo me, l’autoipnosi
è l’obiettivo finale del mio lavoro.
N: Chi può
trarre benefici dall’apprendimento dell’ipnosi e che cosa ne possono ricavare
le persone per se stesse e per la loro vita quotidiana?
P: Chiunque ne può trarre
benefici. Più le persone imparano sull’ipnosi e più saranno in grado di
proteggersi da suggestioni indesiderate. Impareranno ad accogliere e avere
fiducia nella mente inconscia, scoprendola come il migliore degli amici e la
risorsa più preziosa per affrontare i problemi della vita quotidiana. Questo
significa essere pienamente responsabili della propria vita, sapendo che si svilupperà
nel modo giusto per te momento per momento.
N: È da molti
anni che pratichi meditazione e sei con Osho. In che modo il tuo viaggio
interiore ha influenzato la tua comprensione e il tuo lavoro con l’ipnosi e la
terapia?
P: Amo questo lavoro soprattutto
perché mi aiuta a essere nel momento. Lo trovo molto meditativo, perché quando
lavoro devo essere presente al cento per cento a quello che accade. E poi sono
costretto a riconoscere costantemente che tutti viviamo in una nostra realtà
soggettiva, e che finché non siamo illuminati, cosa che per ora io non sono,
ognuno vive in una sua realtà onirica. Il mio lavoro consiste nell’aiutare le
persone a creare sogni più utili nella direzione del risveglio definitivo dal
sogno, dell’illuminazione.
Un preliminare essenziale di questo processo è
diventare amici della mente. Solo come alleata la mente ti sosterrà nel
passaggio alla non mente e all’illuminazione. Negli ultimi anni, Osho ha
sottolineato spesso questo punto.
N: In estate
sarai a Miasto per un gruppo e poi in autunno per un
training sull’Ipnosi. Ce ne puoi parlare?
P: Il gruppo ha lo scopo di
mettere in azione la mente inconscia al fine di guarire ferite del passato, che
possono impedire a una persona di vivere in modo più pieno e creativo. Il gruppo
è un’esperienza molto forte di collegamento con la nostra interiorità e di
esplorazione delle nostre vite, così come saranno una volta guariti (qualcosa
che raramente, o mai, ci concediamo il tempo di fare). In generale il gruppo
riguarda l’imparare a fidarci maggiormente di noi stessi.
Il training ha lo scopo di insegnare a utilizzare
le comprensioni ipnotiche nelle sedute di terapia, o più semplicemente per
migliorare le nostre capacità comunicative in qualunque campo lavoriamo:
amministrativo, imprenditoriale, educativo, medico, spettacolo o altro. Questo
training è adatto a chiunque voglia imparare a comunicare meglio.
Premananda è inglese e
pratica ipnosi e PNL dal 1987. Ha studiato con Ragini
Micheals, Robert Dilts, Richard Bandler e Judith Delozier.
Conduce workshop e training (sia sull’ipnosi che sulla comunicazione) all’Osho Meditation Resort di Pune e nel resto del mondo. E-mail
(in inglese):
rogervaisey@isnlp.de
La società
ti ipnotizza
A meno che tu non ne esca, a meno che tu non
capisca l’intero meccanismo, il condizionamento – lo stato ipnotico nel quale
stai vivendo – a meno che non te ne fai carico, lo guardi, lo abbandoni, non
diventerai mai estatico e non sarai mai capace di cantare la canzone che eri
venuto a cantare. Allora morirai senza aver cantato la tua canzone. Allora
morirai senza aver danzato la tua danza. Allora morirai senza aver mai vissuto.
La tua vita è solo una speranza, non è una realtà. Può diventare una realtà.
Questa nevrosi che chiami società, civilizzazione, cultura, educazione, questa
nevrosi ha una struttura sottile. La struttura è questa: ti dà idee simboliche
in modo che la realtà, man mano, diventi offuscata, che tu non possa vedere ciò
che è reale e cominci ad attaccarti all’irreale.
... Qui è una cosa che si osserva quotidianamente,
quando la gente inizia a meditare e comincia a sentire la propria energia
crescere, comincia a sentirsi felice, immediatamente vengono da me e dicono:
“Sta accadendo una cosa molto strana. Mi sento felice e mi sento anche in colpa,
senza nessun motivo.” In colpa? Sono così stupiti. Perché uno dovrebbe sentirsi
in colpa? Sanno che non c’è motivo – non hanno fatto nulla di male. Da dove
arriva questo senso di colpa? Nasce dal condizionamento profondamente radicato
che la gioia è qualcosa di male. Essere tristi va bene ma essere felici non è
permesso. Osho
Ipnosi
nell’antichità
La scienza dell’ipnosi ha attraversato periodi
veramente disastrosi. È una delle arti più belle ed è stata utilizzata per
secoli nell’Est. Si rifà a Pitagora che riferì che era anche usata ad Atlantide, il continente sommerso. Il suo scopo era quello
di aiutarti, dall’esterno, a trovare la pace, la tranquillità, il silenzio. In
Sanscrito viene denominata Tandra. Nello stato del Tandra, o ipnosi, sei molto vicino alla consapevolezza dei
risvegliati; solo uno strato sottile e trasparente ti separa dai risvegliati e
può essere spezzato molto facilmente.
Poche sessioni di ipnosi nelle mani giuste possono
aiutarti a crescere nella consapevolezza. È un’esperienza molto strana che
agisce attraverso la creazione intenzionale di un sonno profondo che può
rimuovere il tuo sonno ordinario – ciò che tu definisci essere sveglio. Osho
Ipnosi e
meditazione
Si è sperimentata la meditazione e si è
sperimentato l’ipnotismo, ma sempre separatamente. Perciò la meditazione in un
certo senso manca di vitalità e l’ipnotismo è assenza di consapevolezza. Questa
nuova combinazione introduce nuove qualità. Sei in meditazione, però la tua
meditazione non manca più di vitalità, perché l’ipnosi ti fa sentire rilassato,
calmo, rivitalizzato. E contemporaneamente sei in uno
stato di ipnosi, che però non è inconsapevolezza, perché la meditazione
mantiene viva la tua attenzione. Finora nessuno ha mai sperimentato la
combinazione delle due tecniche, perché essendo in contraddizione, sembra
impossibile utilizzarle congiuntamente. Ma, come voi ben sapete, a me piacciono
le contraddizioni... non concepisco che due cose possano essere in
contraddizione tra di loro. Ho capito che ogni cosa può essere complementare ad
un’altra. E l’insieme di ipnosi e meditazione è un’esperienza molto più ricca
di quelle che puoi ottenere separatamente da ognuna delle due tecniche. Osho
La condanna
dell’ipnosi
In tempi molto antichi l’ipnosi veniva considerata
una porta verso la meditazione. Ma il cristianesimo, nel Medio Evo, condannò
l’ipnosi, così come la stregoneria. E quella condanna persiste tuttora, anche
nella mente di coloro che, pur non essendo cristiani, sono influenzati, senza
rendersene conto, dall’ideologia cristiana. Perché il cristianesimo era
contrario all’ipnosi? Era contrario perché l’ipnosi conduce direttamente
alla meditazione, senza bisogno del
prete, della chiesa e nemmeno di dio. Il problema era proprio questo. L’ipnosi
è sempre stata la porta verso la meditazione. Osho
Usa l’autoipnosi
L’auto-ipnosi deve essere al servizio della
meditazione: quella è la sua utilizzazione più alta. Ma può anche essere usata
per migliorare lo stato di salute, per allungare la vita; può servire l’amore,
l’amicizia, il coraggio.
L’auto-ipnosi può esserti d’aiuto in ciò che vuoi:
può aiutarti a vincere la paura dell’ignoto, la paura della morte; può aiutarti
a stare da solo, in silenzio, in pace con te stesso. Può insegnarti a mantenere
un flusso costante di meditazione ventiquattro ore al giorno. Puoi addirittura
darti questo suggerimento: “Anche nel sonno la fiammella della mia
consapevolezza continuerà ad ardere per tutta la notte, senza disturbare il
sonno”. Osho
Sembra
che ci stiamo ipnotizzando a vicenda: se non hai un telefonino non sei nessuno!
Dobbiamo averlo, dobbiamo tenerlo sempre acceso e dobbiamo rispondere
immediatamente a qualsiasi chiamata... anche se non si chiama più cellulare
come una volta, sta diventando una prigione che ci portiamo appresso.
I
telefonini hanno raggiunto una tale diffusione che chi non ne possiede uno
viene guardato un po’ come un troglodita.
I telefonini, ora più che
mai, sono un simbolo di benessere, con un tocco di snobismo. Qui a Pune persino qualche guidatore di risciò – che magari vive
in una baracca – si fa vedere in giro con il suo bel telefonino in mano! I
ristoranti sono pieni di persone che, sedute allo stesso tavolo, sono impegnate
in accese discussioni telefoniche... con altre persone chissà dove. Osservare
questo comportamento tra due sconosciuti non mi dà fastidio, ma l’altro giorno
è successo a casa mia. Due cari amici, che finalmente erano riusciti a
rincontrarsi dopo tanto tempo, se ne stavano seduti sul divano del mio salotto
e invece di raccontarsi tutto quello che era loro accaduto in questi anni, non
facevano altro che fare o ricevere telefonate. La situazione era quasi
surreale! Ne ho dedotto che questa forma di dipendenza (dal telefonino)
comporta un altro rischio: non essere mai dove si è, non essere mai con la
persona che ti è vicina, e perdere l’attimo presente, il qui e ora. Di fronte a
questa scena mi sono resa conto di quanto stiamo tutti diventando schiavi delle
nostre comodità. La tecnologia moderna ci inonda di innocenti distrazioni, ma a
meno che non impariamo a usarle, invece di farci usare da loro, potremmo
perdere il più importante dei contatti: quello con il nostro essere!
Televisione via cavo, navigazioni in rete, accessori high-tech, computer e così
via, ci tengono impegnati, occupati e distratti al limite del comatoso. I loro
vantaggi sono indubbi, ma il contatto che avviene quando guardiamo negli occhi
il nostro amore, un amico, o un membro della famiglia – oppure quando chiudiamo
gli occhi e guardiamo dentro di noi – deve avere la sua parte nella nostra
vita, altrimenti, prima o poi, perderemo la capacità di avere contatti reali.
Un telefono che squilla ti
obbliga irresistibilmente a rispondere il prima possibile. Quante volte mi sono
irritata perché aspettavo una telefonata importante e nessuno rispondeva con la
prontezza necessaria; quando invece non ho voglia di parlare con nessuno mi
ritrovo a maledire il telefono che squilla. Una volta, quando ho alzato la
cornetta senza aver voglia di farlo, l’amico dall’altra parte del filo mi ha
chiesto cosa c’era che non andava. Ho ammesso di non sentirmi molto espansiva,
di aver voglia di stare da sola. La risposta del mio amico mi ha tolto un gran
peso dal cuore: “Il fatto che il telefono squilli non implica che tu debba
rispondere per forza!”
Ho scoperto che dedicare
un momento fisso della giornata alla meditazione è un bene, e ve lo consiglio.
Durante quel periodo staccate il telefono, per un’ora diventate inaccessibili.
Regalatevi questa libertà, fuggite dal cellulare! Ai seminari antistress più
moderni, i partecipanti sono pregati di lasciare a casa il telefonino.
All’inizio la richiesta ha incontrato resistenze, ma dopo essere stati
irraggiungibili per un intero weekend, i partecipanti hanno dato risposte incredibilmente
positive. In questo modo, invece di diventare schiavi della tecnologia – una
delle tante forme di dipendenza – apriamo la porta alla libertà. E con questa
nuova libertà possiamo avere tanto tempo in più… per dipingere, cantare,
leggere, meditare, ballare e celebrare il dono della vita. Yoga Prem
tratto da Asian Osho Times
presentati da Jeevan
Osho
ha sempre letto moltissimo, appassionatamente. Talvolta ricorda come, da
studente universitario, rimanesse senza soldi per il mangiare e l’affitto dopo
aver acquistato, di seconda mano, un libro che lo interessava particolarmente o
di come, ancora più giovane, il padre si lamentasse perché lo vedeva andare in
giro in continuazione, per giorni e giorni e giorni, sempre con un libro, lo
stesso, sotto il braccio: era ‘Resurrezione’ di Tolstoi.
Di alcuni dei tantissimi libri letti – in un periodo della sua vita arrivò a
leggere anche 4-5 libri al giorno – parla in I libri che ho amato. E così Jeevan ha deciso di presentarci alcune di queste opere
prendendo spunto da ciò che ne dice Osho.
Il Giardino
cintato della Verità
di
Hakim Sanai
Ne
I libri che ho amato Osho dice a
proposito delle opere di Sanai: “Io amo
Sanai, e le sue bellissime affermazioni. La gente come Sanai non discute,
si limita ad affermare qualcosa. Non hanno bisogno di argomentazioni, la loro
esistenza stessa è la prova; non occorrono altre discussioni... venite,
guardatemi negli occhi, e saprete che non esiste discussione alcuna, solo
un’affermazione. Un’affermazione è sempre vera. Un’argomentazione può essere
ben congegnata ma di rado è vera.
Sanai è una delle mie
storie d’amore. Non posso, anche se lo vorrei, esagerarne il valore; è
impossibile. Sanai è l’essenza stessa del Sufismo.
Sufismo è il termine che traduce tasawuf. Tasawuf vuol dire ‘amore puro’. ‘Sufismo’ deriva da suf, che significa lana, e ‘Sufi’
indica una persona che veste una tunica di lana. Sanai era solito indossare un
copricapo nero… una tunica bianca e un copricapo nero. Senza logica, senza
ragione… era folle come lo sono io. Ma cosa ci potete fare? Questa gente va
accettata così com’è. O li amate o li odiate. Amore o odio, non vi danno altre
alternative. Potete essere favorevoli a loro o contro di loro, ma non potete
restare indifferenti. Questo è il miracolo dei mistici.
Standomi vicino sapete
benissimo che chi viene qui mi diventa amico oppure nemico.
Chi può venir da me e poi
andare
senza o amarmi o odiare...
Guardate… posso anche
comporre poesie, a volte: un folle è capace di fare di tutto. Sanai si limita a
fare affermazioni, senza discuterne. Si limita a dire: è così! Non si può
chiederne la ragione. Direbbe: “Zitto! Non esiste ragione!”
Non chiedi a una rosa:
“Perché?”
Non chiedi alla neve:
“Perché?”
Non chiedi alle stelle:
“Perché?”
Allora perché lo chiedi a
persone come Sanai? Appartengono al mondo delle stelle, dei fiori, della
neve... non discutono. Amo Sanai. Non l’avevo dimenticato. Non ne volevo
parlare unicamente perché volevo tenerlo solo per me, nel mio cuore...
In Unio Mystica Osho aggiunge: “Se dovessi salvare solo due libri
appartenenti all’intero mondo del misticismo, allora i due libri sarebbero
questi. Uno proviene dal mondo dello Zen, la via della consapevolezza, Hsin Hsin Ming di Sosan. Ne ho parlato,
esso racchiude la quintessenza dello Zen, della via della consapevolezza e
della meditazione. L’altro è il libro di Hakim Sanai,
l’Hadiqatu’l Haqiqat, Il giardino cintato della verità –
abbreviato l’Hadiqa: Il giardino. Questo libro
racchiude il profumo essenziale della via dell’amore. Proprio come Sosan è riuscito a cogliere l’anima stessa dello Zen, così Hakim Sanai è stato in grado di cogliere l’anima del Sufismo. Libri di questo spessore non sono scritti:
nascono. Nessuno li progetta. Non sono un prodotto della mente, di un processo
mentale, arrivano dall’ignoto. Sono doni. Nascono in maniera misteriosa, allo
stesso modo in cui nascono un bambino, o un uccello o una rosa. Arrivano a noi,
come doni”.
Hakim Sanai era uno scrittore
meraviglioso, e Il giardino cintato della
Verità, che Osho include nella sua classifica chiamandolo Il canto di Sanai, è solo uno dei suoi numerosi libri. Il
libretto raccoglie stralci rilevanti tratti dall’opera completa, Hadiqa.
Secondo Sanai, l’uomo non
è né buono né cattivo, è solo ignorante e
stupido. Finché non lo riconosce, si autoesclude da
ogni possibilità di progresso.
Il traduttore, David Pendlebury, nell’introduzione alla versione inglese dice di
aver scelto le poesie che lo hanno attratto di più, e io intendo fare la stessa
cosa. Vorrei condividere con voi quei canti che mi hanno toccato il cuore.
Spero vi piaceranno tanto quanto a me.
È il tuo stesso sé che definisce fede e miscredenza:
inevitabilmente colora la tua percezione.
L’eterno non conosce fede o miscredenza; per una natura pura
tal cosa non esiste.
E se, amico mio, mi chiedi la via, ti dirò apertamente, è
questa:
tendere il volto verso il mondo della vita, e voltare le
spalle a rango e reputazione; e, disdegnando la prosperità esteriore, piegare doppiamente la schiena al suo
servizio; lasciare la compagnia di coloro che vivono di parole, e
trovare il tuo posto alla presenza dell’ineffabile.
Il mio cuore pellegrino anela ora a ricongiungersi con te;
il mio lerciume è lavato via dalle lacrime dei miei occhi.
Mostra la via al mio cuore randagio, apri una porta davanti ai miei occhi; così che io non mi
vanti della tua potenza né tema la tua autonomia.
Chiunque sia imbrigliato nei legami del mondo potrà guadagnare
solo fuggendo come il vento, poiché il mondo è la causa di pene e dolori.
Il saggio lo chiama caravanserraglio. Giacché alla luce di
ragione e visione, due fughe pronte valgono tre vittorie, è di certo il colmo
della follia per te attardarsi su questo ponte.
Abbiamo tentato di raggiungerlo attraverso la ragione, ma non
ha funzionato; non appena abbiamo smesso ogni ostacolo è scomparso.
Egli si è mostrato a noi per bontà: altrimenti come avremmo
potuto conoscerlo?
La ragione ci ha condotto fin sull’uscio, ma è stata la sua
presenza a farci entrare. Come potrai mai conoscerlo finché non sarai capace di
conoscer te stesso? Una volta che si è uno, non c’è più o meno: l’errore ha
inizio con la dualità, l’unità non conosce errori.
La strada che devi intraprendere consiste nel lucidare lo
specchio del tuo cuore. Non è tramite ribellione e discordia che lo specchio
del cuore sarà ripulito dalla ruggine dell’ipocrisia e della miscredenza: il
tuo specchio riluce tramite la tua certezza – la purezza cristallina della tua
fede.
Liberati dalle catene che ti sei forgiato addosso.
Osho commenta l’Hadiqa nella serie di discorsi Unio Mystica, il libro, in
inglese, attualmente è in ristampa, ma presto sarà di nuovo disponibile.
Tratto da Asian Osho Times
L'idota e il camello che brucava
Un idiota, guardando un cammello che brucava, gli
disse: “Mi sembri storto. Perché sei così?”
“Giudicando in base a un’impressione, stai
attribuendo un difetto a ciò che ha modellato la mia forma,” replicò il
cammello. “Bada bene! Non prendere per difetto la mia apparente deformità.
Vattene di qui al più presto! Il mio aspetto ha la sua ragion d’essere e
adempie la sua funzione. L’arco ha bisogno sia della curvatura del legno sia
della rettitudine della corda. Fila via, imbecille! Una percezione d’asino va
di pari passo con una natura d’asino”.
Una storiella sufi
attribuita a Hakim Sanai di Ghazna
Tratta da
www.sufi.it
In italiano:
Il Giardino
cintato della verità
Di Hakim Sanai (Scelta e
traduzione di David Pendlebury) Libreria Editrice
Psiche
(Le traduzioni in questo articolo sono
dall’inglese)
Devi abbellire la
tua mente con la poesia, la musica, l’arte, la grande letteratura. Il tuo problema è
che la tua mente è piena solo di cose triviali. Nella tua mente passano solo
cose di terz’ordine… non pensi a nulla che sia
eccellente. Mettila in maggior sintonia con i grandi poeti, riempila con le
vette più alte raggiunte dalla mente umana. In questo modo non sarai poco
amichevole con la mente… e anche se la mente si presenterà nel tuo silenzio,
avrà un ritmo poetico e musicale tutto suo, e trascendere una mente così sarà
molto facile.
È un passaggio tranquillo verso vette più alte: la
poesia diventa misticismo, la grande letteratura diventa profonda comprensione
dell’esistenza, la musica diventa silenzio… queste cose ti condurranno verso le
vette più elevate oltre la mente, e tu scoprirai nuovi mondi, nuovi universi… Osho
DA
GIUGNO A SETTEMBRE IN INDIA è LA STAGIONE DEI MONSONI. LE "GRANDI
PIOGGE" ANNUALI - CHE POI NELLA ZONA DI PUNE TANTO GRANDI NON SONO. FORTI
ALL'INIZIO CERTO... UN VERO SPETTACOLO, SPECIAMENTE DOPO MESI DI CALURA, MA POI
IN REALTà A PUNE NON PIOVE MOLTO. ALL'OSHO MEDITATION
RESORT È UN PERIODO PARTICOLARE, UN'ATMOSFERA TRAQUILLA E FAMILIARE, MOLTO
RILASSATA E MEDITATIVA. FA MENO CALDO. L’ARIA è PULITA, C'E' MENO GENTE, E SI
FINISCE COL CONOSCERSI TUTTI... E POI è VERO CHE LA PIOGGIA AIUTA A RILASSARSI
E AD “ANDAR DENTRO”. E COSÌ, MAGARI CON UN PO' Dl SORPRESA, CI SI RITROVA A
PENSARE: "AH... CHE BELLO, PIOVE!"
ECCO
COSA NE SCRIVONO DUE MEDITATRICI.
Vicini e lontani
Soprattutto in questo
periodo, il tempo qui all’Osho Resort ha una qualità
particolare, un’assenza di ieri e di domani... forse è proprio quello che si
chiama vivere nel qui e ora. Molti vecchi amici, persone che amiamo, proprio in
questo periodo lasciano Pune per andare ‘nel mondo’: i terapisti a guidare gruppi, i musicisti in tournée... Ognuno con le sue varie
avventure d’affari e di lavoro, magari ritornando per un po’ e poi partendo di
nuovo, per tornare settimane o mesi dopo, dall’Europa, l’Asia o l’America. Ma
in qualche modo sono ancora qui con noi, il loro spirito dentro i nostri
cuori...
Proprio l’altro giorno ero
seduta al Cappuccino Bar e improvvisamente mi sono accorta di essere ‘caduta’
in profondo rilassamento... non un pensiero nella testa! Nessuna voce che
continua a preparare programmi, nessun ‘questo va bene e questo no!’, nessun
giudizio, niente valutazioni, nessuno che consulta frenetico il mio archivio di
‘cose che so’... solo un momento, squisito, di nulla.
Lo spettacolo
della prima pioggia
Ah, gli alberi! Sono
altissimi. C’è un tale miscuglio e intrecciarsi di bambù, eucalipti, la
fiammeggiante Delonix regia, e poi buganvillee rosa, arancioni, e viola pallido. Torreggiano più alti di tutti
gli edifici, esplodono in tutte le direzioni – e circondano anche la piscina.
Quando i monsoni sono arrivati, qualche settimana fa, io ero proprio in
piscina, con una dozzina di altre persone. Che fragoroso e tuoneggiante
scoppio di rumori quando il cielo si è spalancato al vento, alla pioggia e ai
lampi! Diventa rapidamente quasi scuro, come succede spesso quando il monsone
inizia il suo spettacolo, e ben presto fiori, foglie e rametti spezzati
scendono da tutte le direzioni a ricoprire la piscina e i suoi bagnanti:
l’acqua ricoperta di fiori gialli e arancio! i sentieri che circondano la
piscina diventati arancioni, coperti dai petali delle
Delonix! Eppure noi continuiamo a nuotare. Noi, che
nuotiamo e gridiamo di gioia, lavati dai torrenti di pioggia, totalmente felici
di essere lì, e di essere parte di quella potente e spettacolare manifestazione
della natura!
Brani scritti da Tantra per Viha Connection
La pioggia...
dalla Walkway
Un’impressione indelebile
nelle mie esperienze di meditatrice. Gli odori, simili a quelli di una serra, e
i suoni – le gocce in tutti i loro ritmi che cadono sul tetto – e la gioia,
tanto meglio quando il ritmo è più fitto, di essere lì dentro... occupata nella
paziente operazione di rimanere presente al mio respiro.
Per chi non è mai stato
nel Resort devo spiegare che cosa è la Walkway. Si tratta di una sorta di originale corridoio, di
marmo bianco e con i muri di vetro, fatto per Osho, così che potesse camminare
agevolmente nel sua giardino. Dalla Walkway si
possono vedere il laghetto con la piccola cascata, il Samadhi
e poi il famoso albero di mandorle di cui Osho spesso ci parla.
Adesso la Walkway si adopera per Vipassana,
Zazen e ‘The Mystic Watcher’, meditazioni in silenzio.
Ebbene, durante i monsoni
la Walkway diventa per me una meraviglia ancora più
speciale: la pioggia mi aiuta, con il suo ticchettio sempre diverso e sempre
uguale, a essere in pace con me stessa: come se la doccia che cade sul tetto
lavasse anche me, dall’interno. E poi, la deliziosa sensazione di pigrizia
nell’essere lì dentro, al riparo e senza veramente niente di urgente da fare,
mentre tutto il mondo corre, corre...
E poi... piove così tanto,
talvolta, che adesso proprio non potrei uscire... neanche se volessi.
Questo mi ricorda una
storia che ho sentito raccontare tante volte da Osho, riguardo a Buddha e ai
suoi discepoli: nove mesi all’anno giravano di villaggio in villaggio, senza
mai potersi fermare nello stesso posto per più di tre giorni, e poi,
finalmente, durante i monsoni, tornavano a ritrovarsi insieme – e questo era il
loro tempo di intimità, per stare insieme e condividere la ricerca interiore
e... i pettegolezzi di un anno intero, raccolti per le vie del mondo.
Una analoga sensazione
provo nel ‘tornare a casa’ nel Resort,
durante la stagione dei monsoni. Mi siedo a mangiare con persone che magari ho
anche già visto, ma con le quali non ho mai chiacchierato... e poi mi sento
davvero a mio agio: tanto, in Italia d’agosto,
nessun telefono squilla ‘urgente’ in ufficio.
Vasanti
BARZELLETTA
DI STAGIONE...
A
PUNE È TEMPO DI MONSONI, E SW. DEVA NOCEDICOCCO INCONTRA MA PREM PAPAIA IN
MAHATMA GANDHI ROAD.
"SENTI,"
LE DICE, "È UN PO' DI GIORNI CHE VOLEVO CHIEDERTI SE PUOI RESTITUIRMI L'OMBRELLO
CHE TI AVEVO PRESTATO."
"OH...
MI DISPIACE, MA L'HO APPENA DATO IN PRESTITO A UNA MIA CARA AMICA,"
RISPONDE PAPAIA, "NE HAI PROPRIO BISOGNO?"
"NO,
NO... NON PER ME," FA NOCEDICOCCO, "MA IL TIPO CHE ME L'HA PRESTATO
DICE CHE IL PROPRIETARIO LO VORREBBE AVERE INDIETRO!"
Sembra
difficile associare l’immagine della spada, emblematico strumento di offesa e
di morte, alla meditazione.
Ma è proprio questa la via delle arti
marziali.
Arti marziali. Chi non le
associa con una qualche immagine di violenza, aggressione, sopraffazione? O
magari anche solo con una prestanza fisica che ha dello straordinario: vengono
subito in mente i combattimenti al limite dell’acrobazia dei film di kung fu (il mitico Bruce Lee) o l’atmosfera un po’ soprannaturale, quasi di magia,
del più recente ‘La Tigre e il Dragone’. In realtà
sono – o meglio possono diventare, se praticate correttamente – un grande
strumento di conoscenza di se stessi, che coinvolge non solo il fisico ma anche
la mente e lo spirito. Particolarmente utile, poi, in tempi come quelli
odierni, quando l’aggressività e la paura che ci circondano – e che poi ci
ritroviamo dentro – ci impongono di diventare il più possibile consapevoli
riguardo al tema della violenza; senza reprimerla o negarla ipocritamente come
fanno i preti – ‘Non uccidere’... a meno che non sia
per il tuo dio! – senza utilizzarla ciecamente per aumentare il potere, e le
ricchezze, dei politici, ma ‘guardandola’, affrontandola dentro e fuori di
noi... così che anche attraverso la spada si aiuti a sbocciare il loto della
consapevolezza.
Nello Zen, e solo nello Zen, è accaduto qualcosa di immensamente
importante. E cioè che non viene fatta alcuna distinzione tra la vita comune e
la vita religiosa, al contrario: si è creato un ponte tra le due.
Quindi si
usano diverse abilità comuni come upaya, come metodi per meditare: è una cosa tremendamente
importante, perché se non usi la vita quotidiana come un metodo per meditare,
la tua meditazione diventerà inevitabilmente una fuga dalla realtà.
L’India ha
sempre pensato che la vita religiosa debba essere separata dalla vita quotidiana.
Quindi le persone che si sono interessate a dio hanno rinunciato al mondo,
hanno chiuso gli occhi e sono andate a vivere nelle grotte dell’Himalaya, cercando di dimenticare il mondo. Quella gente ha
cercato di creare l’idea che il mondo è semplicemente un’illusione, è maya, illusorio,
è un sogno. Ovviamente la vita ha risentito moltissimo di questo stato di cose.
Tutte le menti più grandi di questo paese evasero dalla realtà, e la nazione
rimase in mano ai mediocri.
Viceversa,
in Giappone, lo Zen fece qualcosa di incredibilmente bello. Ecco perché il
Giappone è il solo paese in cui l’Oriente e l’Occidente si stanno incontrando.
In Giappone la meditazione orientale e la ragione occidentale esistono in una
profonda sintesi.
Lo
Zen ha creato quell’ambiente... in India non si
sarebbe potuto concepire che la scherma potesse diventare un metodo di
meditazione, un upaya; viceversa in Giappone fu
fatto. E mi rendo conto che, così facendo, lo Zen ha introdotto qualcosa di
estremamente nuovo nella consapevolezza religiosa.
Qualsiasi
cosa può essere trasformata in una meditazione perché, di fatto, tutto si
riduce a consapevolezza. E, ovviamente, nella scherma è necessaria più
consapevolezza che in qualsiasi altra situazione, poiché in ogni istante è in
gioco la vita.
Quando
stai duellando con una spada devi essere continuamente all’erta: basta un solo
attimo di inconsapevolezza e sei perduto.
Di
fatto, un vero spadaccino non agisce partendo dalla mente, non lo può fare,
perché la mente richiede tempo, pensa, calcola. E, mentre ti stai battendo con
una spada in mano, dove trovi il tempo? Non esiste!
Se
perdi una sola frazione di secondo a pensare, l’altro non si lascerà sfuggire quell’opportunità, e la sua spada ti colpirà al cuore, o
alla gola. Quindi non è possibile pensare: si deve operare partendo dalla
non-mente, devi semplicemente agire; il pericolo è tale che non ti puoi
permettere il lusso di pensare.
Per
pensare devi avere una sedia comoda su cui rilassarti: solo allora ti puoi
perdere in viaggi mentali.
Quando,
invece, stai lottando e la tua vita è in gioco, e le spade luccicano al sole,
ed è sufficiente un solo attimo di inconsapevolezza perché l’altro ti uccida,
non c’è spazio perché il pensiero affiori: devi agire partendo dal
non-pensiero. E la meditazione è tutta qui.
Se riesci a
basare la tua azione sul non-pensiero, sulla non-mente; se riesci ad agire in quanto totalità organica, e non partendo
da presupposti mentali; se riesci ad agire partendo dal tuo coraggio...
ti può accadere. Una notte, camminando, vedi, all’improvviso, un serpente che
ti attraversa la strada. Cosa fai? Ti siedi sul ciglio e ti metti a pensare?
No, d’acchito, farai un balzo. In realtà non deciderai di fare quel salto, non
sarà frutto di una deduzione logica: “Ecco un serpente; la sua presenza
significa pericolo, ergo, io dovrei fare un balzo!” Impossibile: salti e basta!
L’azione è totale, nulla viene a interferire: è frutto dell’essenza stessa del
tuo essere, non della tua testa.
Certo, dopo
essere sfuggito al pericolo, potrai sederti sotto un albero e pensare a ciò che
ti è successo; questa è un’altra cosa: a quel punto, potrai permetterti il
lusso di farlo.
La casa
prende fuoco: cosa farai? Ti metterai a pensare se uscirne oppure no? Se essere
o non essere? Consulterai i testi sacri per vedere cosa sia giusto fare? Ti
metterai seduto in silenzio a meditare su quanto sta accadendo? No, uscirai
semplicemente dalla casa senza curarti del galateo... salterai fuori dalla
finestra!
La scherma
divenne un upaya, uno dei metodi base della meditazione:
la situazione è così pericolosa che non lascia spazio alcuno al pensiero.
Quindi ti può portare verso un diverso modo di operare, un tipo di realtà
diversa, una realtà separata.
Tu conosci
un solo modo di funzionare. La scherma ti svela un’esistenza di tipo diverso:
prima agisci, poi pensi. Pensare non è più il fattore primario, questa è la
bellezza... quando pensare non è più il fattore primario non puoi sbagliare.
Avrai di
certo sentito il proverbio: errare è umano. Certo, è vero. Ma sbagliare è umano perché la mente dell’uomo tende a
sbagliare.
Viceversa,
quando il tuo agire si fonda sulla non-mente, non sei più umano, sei divino: in
questo caso non ti è più possibile sbagliare. Infatti il Tutto non sbaglia mai,
solo la parte si può perdere.
Il divino non sbaglia mai, non può farlo!
Quando tu
inizi a fondare il tuo agire sul nulla, quando sei libero da sillogismi, da
pensieri, da conclusioni – le tue conclusioni sono limitate, esse si fondano
sulla tua esperienza, ed è per questo che tu puoi sbagliare – quando metti da
parte tutte le tue conclusioni, metti da parte anche tutti i tuoi limiti...
solo in questo caso tu fondi il tuo agire sul tuo essere illimitato, e non
sbagli mai.
Si narra
che una volta, in Giappone, due Maestri Zen si misero a duellare tra loro.
Entrambi si erano illuminati grazie all’arte della scherma, per cui nessuno dei
due poteva essere sconfitto né poteva vincere, in quanto entrambi non
commettevano errori. Prima che l’altro attaccasse, il primo era già pronto a
rispondere al suo colpo; prima che la spada dell’altro potesse colpire, il
primo aveva già predisposto la difesa, e viceversa. Due Maestri Zen potrebbero
lottare per anni, senza poter mai vincere: essi non possono sbagliare! Nessuno
dei due contendenti potrebbe essere sconfitto, e nessuno dei due può vincere.
Yagyu Tajima no Kami
Munenori era un insegnante di scherma dello shogun.
Un giorno, una delle guardie personali dello shogun andò da Tajima no Kami e gli chiese di essere addestrato all’arte della
scherma.
L’insegnante gli disse: “Da ciò che vedo, mi
sembra che tu sia già un Maestro di quest’arte. Per favore, dimmi a che scuola
appartieni, prima di entrare con me in una relazione di insegnante e allievo”.
“Da ciò che vedo...”, disse il Maestro.
Mahavira era contemporaneo di
Buddha. Tra i discepoli di questi due Maestri, ogni tanto, sorgeva una
discussione molto accesa sulle qualità di un illuminato.
I giainisti, i seguaci di Mahavira,
dicevano che quando una persona si illumina conosce sempre tutto, passato, presente
e futuro: diventa onnisciente, sa tutto. Diventa uno specchio della totalità
del reale. I seguaci di Buddha dicevano che non era così. Essi sostenevano che
un illuminato, allorché focalizza la sua attenzione su qualcosa, ha la
possibilità di conoscere qualsiasi cosa in merito, ma non è qualcosa di
presente, come sostenevano i seguaci di Mahavira.
Anche a me
l’ipotesi buddhista sembra più reale e più
scientifica. Altrimenti un Buddha impazzirebbe. Pensaci: sapere tutto del
passato, del presente e del futuro. No, non mi sembra possibile. L’idea dei buddhisti è più corretta: un illuminato acquista la
capacità di conoscere.
Da quel
momento in poi, ogni volta che egli vorrà usare quella sua facoltà, mettendo a
fuoco qualcosa la illuminerà con la sua luce, inserendola nel flusso della sua
meditazione. In questo modo, ciò che ha di fronte non avrà segreti per lui. Se
fosse sempre in funzione la sua onniscienza non potrebbe mai riposarsi: perfino
la notte, continuerebbe a pensare, a conoscere passato, presente, futuro... non
solo relativo a se stesso, ma al mondo intero! Pensaci: è semplicemente
impossibile!
Il
discepolo si è presentato e ha chiesto di essere istruito sull’arte della
scherma... e il Maestro dice: “Da ciò che vedo...”.
Egli mette
a fuoco il suo raggio di luce, illumina questo discepolo con la sua torcia: ora
questo discepolo è sotto la sua meditazione. Il Maestro lo penetra in
profondità: il discepolo, di fronte a lui, diventa trasparente.
Questo è ciò che accade quando vai da un Maestro: la sua luce ti
penetra fino a toccare la tua essenza più intima.
“...mi sembra che tu sia già un Maestro di
quest’arte”, disse l’insegnante.
Non riuscì
a trovare nessuna nota stonata in quest’uomo. Tutto era in perfetta armonia:
quest’uomo era una canzone squisita; si era già realizzato.
“Per favore, dimmi a che scuola appartieni, prima
di entrare con me in una relazione di insegnante e allievo”.
Questa è la
forma di relazione più elevata che esista al mondo; superiore a una relazione
d’amore, superiore a qualsiasi altra relazione, in quanto la resa deve essere
totale.
Perfino in
una relazione d’amore l’abbandono non è totale: si tratta
di una resa parziale che permette il divorzio.
Di fatto, se diventi un discepolo di un Maestro, se lo diventi
veramente, se sei stato accettato, se ti sei arreso, non esiste possibilità
alcuna di divorzio.
Non c’è
alcuna via di ritorno: è un punto di non ritorno. In questo caso le due persone
non sono più presenti: esistono come un unico essere, due aspetti di una
sola entità che non possono più essere due.
Dunque, il
Maestro dice: “Prima di entrare nella relazione di insegnante e allievo, vorrei
sapere dove hai imparato quest’arte. Come hai fatto a sintonizzarti così? Tu
sei già un Maestro!”
La guardia gli risponde: “Non appartengo a nessuna
scuola, non ho mai studiato quest’arte”.
E l’insegnante: “A che ti serve ingannarmi? I miei
occhi non si possono sbagliare!”
Ascoltate
questo paradosso: possiedi occhi in grado di
giudicare solo quando hai lasciato cadere ogni giudizio.
In
meditazione devi lasciar cadere ogni giudizio su cosa sia giusto e cosa sia
sbagliato: devi lasciar cadere tutte quelle divisioni. Ti limiti a guardare:
osservi, libero da qualsiasi giudizio, senza alcuna condanna, senza alcun
apprezzamento. Non fai valutazioni di sorta: guardi semplicemente. Il tuo
sguardo diventa puro. Quando questo sguardo si è sviluppato in te, e tu sei
diventato qualcosa di integrato nel tuo essere, consegui una facoltà che non
sbaglia mai. Quando, dentro di te, sei diventato un’unità, e sei andato oltre
ogni morale, ogni dualismo – ogni idea di buono e cattivo, di peccato e virtù,
di vita e morte, di bello e brutto – quando sei andato oltre i dualismi della
mente, consegui uno sguardo in grado di giudicare.
Il
paradosso è questo: se vuoi conseguire uno sguardo in grado di giudicare, devi
lasciar cadere ogni giudizio. In questo caso non sbagli mai. Sai semplicemente
che è così, e non esiste alcuna alternativa a ciò che senti. Non si tratta di
una tua scelta, non è una decisione: è una semplice rivelazione di ciò che è.
E l’insegnante: “A che ti serve ingannarmi? I miei
occhi non si possono sbagliare!”
La guardia replicò: “Mi spiace disilluderla,
vostra signoria, ma io non so veramente nulla”.
“Se lo dici dev’essere vero, ma sono sicuro che tu
sei il Maestro di qualcosa...”.
È un punto
che si deve comprendere: non importa di cosa tu sia Maestro, il sapore del tuo
essere un Maestro è identico, la fragranza non cambia. Puoi diventare un
Maestro di scherma, di tiro con l’arco, di una semplice e comune cerimonia del
tè, la cosa non fa differenza alcuna. Ciò che conta è che sei diventato un
Maestro: l’arte è scesa così profondamente che non ti accompagna soltanto
all’esterno, è scesa così profondamente che non hai più bisogno di pensarci: è
semplicemente diventata la tua natura.
“... ma sono sicuro che tu sei il Maestro di qualcosa...”.
Forse non sei un Maestro di scherma, ma sei un Maestro: “...quindi, per favore,
parlami di te”.
“Esiste un solo fatto”, disse la
guardia, “quando ero un bambino pensavo che un
samurai non dovesse aver paura della morte,
così ho preso seriamente in considerazione questo problema, e ora il pensiero
della morte ha smesso di preoccuparmi”.
Ma questa è esattamente ciò che la religione è, nella sua essenza. Se
la morte non ti preoccupa più, sei diventato un Maestro,
hai assaporato qualcosa di immortale, qualcosa della tua natura più essenziale,
hai conosciuto qualcosa dell’eterno.
Conoscere
l’immortale è lo scopo finale della vita: la vita è un’opportunità per conoscere
ciò che non muore mai.
“...e ora il pensiero della morte ha smesso di
preoccuparmi”.
“Ecco cos’è!” Esclamò l’insegnante, “i sommi
segreti della scherma si trovano nell’essere liberi dal pensiero della morte.
Tu non hai bisogno di alcun addestramento tecnico, sei già un Maestro”.
Quando stai
lottando con una spada in mano, se hai paura di morire resterai preda del
pensiero. Ed ora lasciatemi dire una verità fondamentale: se hai paura della
morte il pensiero persisterà. Ogni pensiero è frutto della paura. Più hai
paura, più pensi. Quando la paura non esiste, il pensiero si arresta.
Se ti sei
innamorato di qualcuno, ci sono momenti in cui stando col tuo amato o la tua
amante, il pensiero scompare. Sei semplicemente seduto sulla riva di un lago,
senza far nulla, vi tenete per mano... oppure guardate la luna, o le stelle...
oppure fissate semplicemente il buio della notte... e, a volte, il pensiero si
arresta, perché non esiste paura.
L’amore
scaccia la paura, così come la luce scaccia l’oscurità. Se anche solo per un
istante siete stati innamorati di qualcuno, la paura viene dissolta e il
pensiero si arresta.
Con la
paura, il pensiero persiste. Più hai paura, più devi pensare, perché pensando
creerai una sicurezza; pensando, creerai intorno a te una fortificazione;
pensando riuscirai a lottare, o tenterai di farlo.
Se ha paura della morte uno spadaccino non può essere
veramente tale: la paura lo farà tremare. E basta un semplice tremolio
interiore, è sufficiente il barlume di un pensiero all’interno, per non
riuscire ad agire dalla non-mente.
Nello Zen si tramanda questo racconto.
In Cina un
uomo divenne l’arciere più grande del paese. Andò dal re e gli chiese di
dichiararlo il primo arciere della nazione.
Il re stava
per acconsentire, quando un servitore gli disse: “Aspettate, vostra maestà.
Conosco un uomo che vive nella foresta e che non viene mai in città: è lui il
più grande arciere vivente. Perché non mandi questo giovane da lui, almeno per
tre anni, così potrà imparare: egli non sa cosa ti sta chiedendo.
Assomiglia
a un cammello che non abbia ancora superato una montagna: gli arcieri non
vivono nelle capitali; i veri arcieri vivono sulle montagne. Io, che ne conosco
uno, posso dire con certezza che questo giovane è una nullità!”
Ovviamente
il giovane venne mandato da quel grande arciere, e lui ci andò: non poteva
credere che esistesse un arciere più grande di lui, ma trovò quel vecchio e
vide che era vero!
Per tre
anni imparò da lui. Poi, un giorno, dopo che ebbe appreso tutto ciò che si
poteva apprendere, nella sua mente sorse un pensiero: “Se uccidessi questo
vecchio, sarei il più grande arciere vivente!”
Il vecchio
era andato a far legna e stava tornando portando delle fascine sulla testa. Il
giovane si nascose dietro un albero, aspettando il momento propizio per
ucciderlo... scoccò una freccia. Il vecchio, velocissimo, prese un pezzo di
legno e lo lanciò deviando la freccia che ritornò indietro, ferendo gravemente
il giovane.
Il vecchio
si avvicinò, gli tolse la freccia dal corpo, e disse: “Lo sapevo. Sapevo che un
giorno o l’altro lo avresti fatto. Ecco perché non ti ho insegnato questo
segreto: è il solo che abbia conservato! Ma non hai bisogno di uccidermi, io
non voglio affatto competere. Tuttavia, devo dirti una cosa: il mio Maestro è
ancora vivo, e io al suo confronto non sono nulla. Dovrai addentrarti in
profondità, tra questi monti, per arrivare da lui: ha centoventi anni ma,
finché è vivo, nessuno può pretendere, né può
pensare neppure lontanamente, di essere il più grande arciere... vai da lui e stai con lui perlomeno trent’anni...
affrettati: è già molto vecchio!”
Il giovane
viaggiò... ora era ancor più disperato. Sembrava impossibile diventare il più
grande arciere di quel paese... e trovò quel vecchio. Era vecchissimo,
completamente curvo: non poteva stare eretto. Ma il giovane si stupì di vedere
che non portava con sé né arco né frecce. Gli chiese: “Sei tu il vecchio che si
dice sia il più grande arciere?”
E il
vecchio rispose di sì.
“Ma dove
sono il tuo arco e le frecce?”
Il vecchio
disse: “Quelli sono giocattoli. Una volta appresa l’arte, i veri arcieri non ne
hanno bisogno. Sono semplici espedienti che aiutano a imparare; una volta
appresa l’arte, vengono gettati via. Allo stesso modo un grande musicista
getterà via il suo strumento, una volta appreso cosa sia la musica: portarsi
dietro lo strumento sarebbe sciocco, infantile... ma, se tu sei venuto da me
perché ti interessa veramente diventare un arciere, seguimi!”
E portò il
giovane sull’orlo di un precipizio. Una roccia si sporgeva sull’abisso
sottostante. Il vecchio superò il giovane e rimase ritto in piedi, proprio
sull’orlo... sarebbe bastato il più piccolo tremolio perché precipitasse di
sotto. Poi invitò il giovane ad avvicinarsi, ma questi si mise a sudare, a
tremare: sentiva il pericolo di quella posizione.
Riuscì ad
arrivare a pochi passi dal precipizio, poi si arrese e disse che non poteva
avvicinarsi di più. Il vecchio si mise a ridere e disse: “Se tremi così tanto
per la paura, come potrai mai diventare un grande arciere? La paura deve
scomparire completamente, senza lasciare dietro di sé alcuna traccia”.
E il
giovane chiese: “Ma come è possibile? Io ho paura della morte!”
E il
vecchio concluse: “Lascia cadere l’idea della morte. Trova qualcuno che ti
possa insegnare cos’è una vita priva di morte, solo allora diventerai un grande arciere, non prima!”
“Ecco cos’è!” Esclamò l’insegnante, “i sommi segreti della scherma si trovano nell’essere liberi dal pensiero della morte. Tu
non hai bisogno di alcun addestramento tecnico, sei già un Maestro”.
Ma quell’uomo non era
consapevole di essere lui stesso un Maestro. Forse, nascondeva a se stesso
molte altre cose e, a causa di questo anche i suoi tesori. Una volta che il
Maestro lo mise a nudo di fronte a se stesso, ne divenne consapevole. E il
Maestro concluse: “Non hai bisogno di altre tecniche. Tu sei già un Maestro!”
Così come
io vi vedo, tutti portate dentro di voi ciò che non muore. Forse lo sapete,
forse non lo sapete, questo non importa:
voi tutti lo portate in voi. Esiste già, è già una vostra realtà! È sufficiente una minima comprensione di
quel fenomeno e la vostra vita potrà essere trasformata. A quel punto, non sarà più necessaria alcuna tecnica, la
religione non è tecnologia.
Tutti
nascono con un tesoro segreto, ma tutti continuano a vivere come se fossero
nati mendicanti. Tutti nascono imperatori, ma continuano a vivere come
mendicanti. Riconoscete il vostro segreto! E quella comprensione affiorerà in
voi solo se, pian piano, lascerete cadere la vostra paura. Quindi, ogni volta
che la paura affiora in voi, non sopprimetela, non reprimetela, non evitate di
vederla, non distraetevi con occupazioni che vi permettano di dimenticarvene.
No! Quando
la paura affiora, osservatela. Statele di fronte, incontratela. Guardatela in
profondità: fissate la valle della paura. Certo suderete, tremerete, sarà come
una morte, e dovrete viverla molte volte. Ma, col tempo, più i vostri occhi
acquisteranno limpidezza, più la vostra consapevolezza diverrà attenta, più il
vostro fuoco d’attenzione si fisserà sulla paura, più questa sparirà, simile a
una nebbia. E quando la paura sarà scomparsa, a volte anche per un solo
istante, all’improvviso sarete immortali.
Non esiste
morte alcuna. La morte è la più grande
illusione che esista: è un mito incredibile, è una menzogna.
Se per un
solo istante, potete vedere di essere immortali, non sarà necessaria alcuna
meditazione. In questo caso vivete quell’esperienza, agite fondandovi su quell’esperienza, e le porte della vita eterna si
schiuderanno davanti a voi.
A causa
della paura, si è mancata la maggior parte della vita: noi siamo troppo
attaccati al corpo e, a causa di questo attaccamento, non facciamo che creare
una paura sempre più grande. Il corpo morirà, il corpo è parte della morte: il
corpo è morte! Ma tu sei al di là del corpo. Tu non sei il corpo: tu sei senza
corpo. Ricordalo. Riconoscilo. Risvegliati a questa verità: tu sei al di là del
corpo. Tu sei il testimone, il veggente.
In
questo caso, la morte scompare, e scompare la paura, e a quel punto ecco che
sorge l’incredibile gloria della vita, ciò che Gesù
chiama: “La vita eterna”, o “il regno di dio”.
Il regno di
dio è dentro di voi!
tratto
da: Osho, L’Antico Canto dei Pini – Psiche
Editrice
Guerrieri... nell’anima
Il guerriero più valoroso non ha nulla a che fare
con la guerra, non ha nulla a che vedere col battersi con altri.
Hai qualcosa da fare dentro di te... e non è una
lotta, sebbene rechi vittoria; non è una guerra, non è un conflitto.
Ma devi essere un guerriero, perché devi stare molto
all’erta, proprio come in un combattimento. Devi essere molto vigile, molto
meditativo, poiché spingendoti nel continente più tenebroso dell’esistenza...
alla fine c’è la luce, una luce infinita, ma prima devi passare attraverso una
lunga e oscura notte dell’anima. Ci sono trabocchetti di vari tipi, ci sono
tante possibilità di perderti e ci sono svariati tipi di nemici interiori...
che non si devono uccidere o distruggere, ma trasformare. Devono diventare
degli amici. La rabbia si deve trasformare in compassione, la lussuria in
amore, e così via.
Quindi non è una guerra, ma di sicuro devi essere
un guerriero. osho
Il Maestro
che Danza
Una
sfida dagli esiti letali... di fronte al Dalai Lama
Alla corte del Dalai
Lama giunsero voci su un certo maestro di kung-fu,
proveniente dalla Cina, che si era guadagnata una grande reputazione battendo
otto feroci guerrieri Lolo che lo avevano attaccato su un passo di montagna:
l’unico sopravvissuto giurava di averlo visto rispondere al loro attacco...
semplicemente attraversandoli, per poi continuare pacificamente il cammino.
Ovunque si recasse, il maestro di kung-fu trovava
seguaci e ammiratori affascinati dalla bellezza delle sue tecniche. I
consiglieri del Dalai Lama erano preoccupati e si
decise di invitarlo a Corte.
Il maestro di kung-fu
attraversò in modo deciso la sala delle cerimonie, il suo aspetto prestante
faceva sembrare delle donnicciole i monaci e i lama
presenti. “Sua Altezza, “cominciò,” so perché mi ha chiesto di venire e voglio
rassicurarla. Il mio unico nemico è il brutto. E voi siete tutte belle persone
e non dovete temere nulla da me. Non voglio che mi consideri una minaccia,
Altezza, vorrei anzi che mi considerasse un aiuto. Amo la bellezza come ogni
persona ‘illuminata’. E so, come anche lei sa, che non si può far sbocciare la
bellezza in questo mondo se prima non si estirpa il brutto... Voglio eseguire
davanti a lei una danza. Mi sono occorsi quindici anni per perfezionarla e
nonostante nel corso di essa io mimi l’uccisione di decine di uomini, non abbia
timore. Darò solo una dimostrazione dell’uccisione del brutto”. Il Dalai Lama si alzò e immediatamente sentì come se un vento
avesse soffiato dei petali di fiori attraverso il suo corpo. Guardò a terra, ma
non vide niente. “Puoi procedere,“ disse al maestro di kung-fu.
“Procedere?” Disse l’altro con un ghigno gioviale,
“io ho già finito. Ciò che ha sentito erano le mie mani...” E si mise a
descrivere nei dettagli dove aveva ‘colpito’ e quali sarebbero stati i danni
letali, se avesse portato a fondo i suoi colpi; poi, raggiante di orgoglio,
contrasse i muscoli e si rimirò il corpo, concludendo: “Per poter ottenere la
pace bisogna distruggere i demoni interni e quelli esterni. Ho imparato a
vederli, a
catturarli e a ucciderli prima che scappino, proprio come lei cattura una
mosca!”
“Io non catturo mosche,” disse il Dalai Lama, fra i mormorii di approvazione dei monaci
presenti “...non uccidiamo le mosche, in Tibet”.
“Conosco un maestro più grande di te,” disse il Dalai Lama “...ho un campione che può batterti!”
“Che mi sfidi, allora. E se può battermi lascerò
il Tibet per sempre.”
“Se ti batte non avrai bisogno di lasciare il
Tibet,” concluse il Dalai Lama, mentre le robuste
guardie di corte guardavano in basso,
sperando che non chiamasse nessuna di loro, e gli altri guardavano le guardie,
convinti che nessuna di loro avrebbe avuto la benché minima probabilità di
farcela...e mandò a chiamare il Maestro-che-danza.
Era un uomo piccolo e asciutto, grande la metà del maestro di kung-fu, e aveva passato da un gran pezzo la mezza età. Le
gambe erano un intreccio di vene varicose... eppure i suoi occhi scintillavano
gaiamente e sembrava tutto eccitato per la sfida.
Il maestro di kung-fu
non sottovalutò l’avversario: “Il mio guru era anche più piccolo e vecchio di
te, eppure non riuscii a sconfiggerlo fino all’anno scorso. Avrei potuto
ucciderlo facilmente se fossi riuscito a toccarlo, ma si muoveva troppo
velocemente. Solo l’anno scorso, finalmente, l’ho afferrato e l’ho distrutto.”
I due avversari si affrontarono. Il maestro di kung-fu assunse una posizione disinvolta, indifferente,
provocando l’altro ad attaccarlo. Il vecchio Maestro-che-danza
cominciò a girare lentamente... le sue braccia si sollevarono e le sue mani
frullarono come ali di farfalle verso gli occhi dell’avversario. Le dita si
fermarono per un momento sopra le sopracciglia cespugliose. Il maestro di kung-fu si ritrasse, colmo di meraviglia... si guardò
intorno, nella grande sala: ogni cosa improvvisamente si era messa a vibrare,
ogni colore spandeva ricche sfumature. I volti dei monaci erano radiosi. Era
come se i suoi occhi potessero vedere per la prima volta. Le dita del Maestro-che-danza strofinarono il naso del maestro di kung-fu e improvvisamente egli poté sentire il pungente
odore dell’orzo proveniente da un granaio della città che si stendeva sotto di
loro.
Poteva sentire il burro che si stava
squagliando...
Il canto di una donna alla finestra lo riempì
dello struggente desiderio di prenderla tra le braccia e accarezzarla. Senza rendersi
conto... cominciò a togliersi le vesti di pelle finché si ritrovò nudo davanti
al Maestro-che-danza che lo assaliva con nuovi tocchi
di gioia. Il suo corpo cominciò a vibrare come uno strumento perfettamente
accordato. Poteva sentire grandi e lunghi corni risuonare nelle innumerevoli
stanze del Potala, inneggiando alla creazione. Aprì la bocca e cantò, come un
uccello svegliato dall’aurora. Gli sembrò di essere posseduto da mille gambe,
braccia, mani, e tutte volevano nutrire in lui il germoglio della vita. Il
maestro di kung-fu cominciò la più bella danza mai
vista nella sala delle cerimonie... durò tre giorni e tre notti, i visitatori
affollavano i corridoi e le gallerie del palazzo per assistervi. Solo quando
alla fine crollò ai piedi del trono del Dalai Lama,
si rese conto che un altro corpo giaceva accanto a lui. Il vecchio Maestro-che-danza era morto nello sforzo di compiere la sua
più bella e ultima impresa. Ma era morto felice, perché aveva trovato il
discepolo che aveva sempre cercato. Il nuovo Maestro-che-danza
del Tibet prese il fragile corpo del vecchio tra le braccia e, piangendo
d’amore, ne assorbì le ultime energie. Non si era mai sentito così forte come
allora.
Liberamente tratto dal racconto di Pierre Delattre. Una
traduzione completa in italiano si trova in rete:
www.judoeducazione.it/scuola/maestro/maestrochedanza
Incontri e
scontri
Quando
due diverse tradizioni religiose entrano in contatto... può esserci uno
scontro. Con magari conversioni... “a fil di spada”, tipiche dei conquistadores
spagnoli e dell'espansione mussulmana. Ma può esserci anche una sintesi, degli
sviluppi creativi... come nel caso dello
Zen in Giappone. E anche qui c'entra la spada... usata però come strumento di
centratura e consapevolezza.
Osho, negli
ultimi due anni ho praticato il karaté-do e amo quei momenti di consapevolezza
in cui tutti i pensieri spariscono dalla mia testa. Karaté ha aggiunto do, che
é il significato giapponese del Tao di Lao Tzu. Esiste una connessione fra il
karaté e l'illuminazione?
Ci sono state molte fusioni fra tradizioni e
religioni diverse: ebrei e cristiani, cristiani e maomettani, maomettani e
indù. Fatta eccezione per i buddisti, tutte le fusioni sono avvenute attraverso
l'impiego di forze di vario tipo. Maomettani e cristiani hanno combattuto –
uccidendo persone, bruciando persone a migliaia. La chiamano guerra santa,
jihad.
Naturalmente se la vita è in pericolo pochissime
persone saranno abbastanza fanatiche da morire, piuttosto che convertirsi,
perché comunque uno non è indù più di tanto, dove sta il problema se diventa
maomettano?
Non andrà al tempio, andrà alla moschea. Non
leggerà la Gita, leggerà il Corano. Ma queste sono cose superficiali. Per
queste superficialità, perché perdere la vita? Anche se quella gente è pazza,
uno non è pazzo.
I maomettani convertirono con la spada milioni di
persone all'islamismo e chi rifiutava veniva ucciso.
Il cristianesimo converte le persone dando loro
pane, burro, case, scuole, ospedali. Questo metodo non differisce poi molto
dall'impiego della spada, poiché quelle persone non comprendono affatto la
religione alla quale appartengono e non comprenderanno neppure la religione
alla quale si stanno convertendo. Il loro interessamento è nei beni materiali.
Avevo un amico, preside di una scuola cristiana.
Gli chiesi: "Cosa ne pensi della conversione?" Suo padre era
diventato cristiano, quando egli era ancora un ragazzino. Mi condusse a casa
sua, nella camera da letto aveva una fotografia, me la mostrò: "Questo è
mio padre."
Esclamai: "Mio dio, sembra un
mendicante!"
Rispose: "Sì, era un mendicante. Questa è mia
madre... dovettero diventare cristiani solo per sopravvivere e per prendersi
cura di noi. Tenevano moltissimo a che i loro figli fossero istruiti, ma non
potevano riuscirci".
Nella stessa fotografia c'era anche lui. Non
avreste potuto pensare che ci fosse un qualche legame fra quelle due persone
anziane e quest'uomo. Egli è un preside, con un'ottima cultura, studi in occidente,
i più alti titoli accademici, gode di una grande rispettabilità, anche tra gli
indù. Inoltre suo genero, che è americano, è uno psicanalista.
Continuò: "Puoi vedere cos'ha fatto il
cristianesimo per noi e cosa l'induismo ha fatto per noi. Quelli sono gli indù,
mio padre e mia madre. Coperti di stracci... puoi vedere che hanno fame, che
hanno sofferto per tutta la vita".
"Poi guarda me. Guarda mia figlia, la
dottoressa" – anche sua figlia è laureata in psicologia – "che va in
America a fare il tirocinio e ha sposato un americano: hanno automobili, abitazioni,
una casa di vacanza in collina."
Commentai: "Posso capire. Va tutto benissimo,
non c'è problema, ma questa non è una conversione religiosa, poiché non sembra
che la religione abbia una parte qualsiasi in tutto ciò."
La conversione accade soltanto quando tu sperimenti
qualcosa che non hai mai sperimentato prima e l'esperienza è tanto radicale da
non per-metterti di continuare a rimanere il vecchio te stesso. Ti costringe a
muta-re le tue abitudini, a mutare i tuoi pensieri, a mutare ogni cosa, a
rinascere.
La conversione accaduta attraverso il buddismo è
l'unica che possa essere definita religiosa. Poiché era religiosa, non era un
problema di spada, non era un problema di pane e burro, o di allettamenti
d'altro gene-re. Nessuna violenza... neppure un invito perché uno potesse
diventare un buddista, ma solo condividere le loro meditazioni, le loro gioie.
Le persone, vedendoli, sentendoli, erano attratte, diventavano seguaci di Gautama
il Buddha. Ma era una decisione loro, nessuno aveva interferito.
A causa di questo fenomeno accadde la stessa cosa
in Tibet e in Giappone. In Giappone la vecchia religione scintoista si dissolse
nel buddismo, proprio come un fiume incontra l'oceano – nessun conflitto, solo
una fusione benvenuta.
Ciò che voglio enfatizzare è che a causa della
diversità nella conversione è accaduto qualcosa veramente gran-de; cioè che
molte cose sono sorte dall'incontro del buddismo con il confucianesimo, del
buddismo con il Taoismo, del buddismo con lo scintoismo. Sono accaduti molti
eventi creativi che non si sono verificati negli indù che diventavano
cristiani, negli indù che diventavano maomettani, nei maomettani che
diventavano cristiani, negli ebrei che diventano maomettani o cristiani –
nessun mutamento di quel genere accadde.
Quello vuol essere il criterio: il mutamento
accaduto è che tutti hanno prodotto nuovi metodi, che erano sta-ti
inconcepibili fino a quel momento.
Era un'amicizia – nessuno superiore, nessuno era
inferiore.
Quando un indù diventa cristiano, il prete
cristiano lo guida in ciò che de-ve fare. Quando un taoista entra in amicizia
con il buddismo, nessuno lo guiderà, entrambi devono condividere le proprie
esperienze. Da questa condivisione nasce un amore, un'amicizia...
In Cina, Ch'an fu l'incrocio fra buddismo e
taoismo – e Ch'an è senz'altro superiore a entrambi. Ogni figlio deve superare
entrambi i genitori, altrimenti non ci sarebbe evoluzione. L'evoluzione dipende
dal semplice fatto che ogni figlio deve sconfiggere il proprio padre, la
propria madre, in ogni modo possibile, in ogni direzione possibile.
Ch'an è assai superiore a entrambi, il buddismo e
il taoismo. Non è il risultato di conflitti, violenza e sangue; esso nasce dal
puro amore e dalla gioia. E una ricerca: quello che hai trovato tu, quello che
ho trovato io... forse possono diventare un tutto unico. Questo tutto unico è
il Ch'an.
In Giappone ciò accadde anche su una scala più
ampia. Ch'an raggiunse una forma più elevata, anche più delicata e più alta,
quando il buddismo e il Tao vennero in contatto con la vecchia religione giapponese
di Shinto. Quando lo scintoismo si dissolse nel buddismo, raffinò il Ch'an,
poiché c'erano in esso alcune esperienze nelle quali i buddisti non si erano
mai imbattuti e che i taoisti non conoscevano.
Lo Zen è la vetta di meditazione più alta che sia
mai stata raggiunta.
Non solo lo Zen... ma in Giappone è accaduto quasi
un miracolo. Il Giappone ha applicato le intuizioni dello Zen in altri campi
della vita, per esempio l'arte di maneggiare la spada... un soggetto davvero
lontanissimo.
Nessuno può immaginare cosa abbia a che fare la
meditazione con una spada, ma il Giappone sviluppò l'arte di maneggiare la
spada: s'impara nel tempio Zen. Quest'arte di maneggiare la spada è diversa da
quella che si pratica in tutto il mondo. In Giappone è totalmente diversa: è un
metodo di meditazione, poiché con la spada uno deve stare molto attento. Sta
combattendo con la spada, deve stare molto attento, altrimenti è morto. In tale
situazione, uno non può permettersi di essere addormentato.
L'arte di maneggiare la spada è stata usata per
sviluppare quella qualità di consapevolezza, e allo stesso modo le altre arti
marziali: aikido, jujitsu, karaté. Tutte queste sono le arti del guerriero, ma
il giapponese le ha trasformate per la guerra che uno dovrà ingaggiare dentro
se stesso contro le tenebre, contro il proprio ego, contro tutto ciò che è
brutto in lui.
Il karaté è connesso con il Tao, è connesso con
Gautama il Buddha, è connesso con Confucio. Ma né Gautama il Buddha, né
Confucio, né Lao Tzu erano consapevoli che le loro tecniche di meditazione
avrebbero pro-dotto una trasformazione tale che anche le arti marziali,
sviluppate per distruggere l'uomo, per uccidere... ma esse si possono usare: il
trovarsi faccia a faccia con la morte in ogni sua forma, rende uno vigile,
consapevole.
Ascoltando, praticando jujitsu, karaté, aikido...
piano piano uno diventa sempre più silenzioso, più
colmo di pace. Il problema della guerra e della distruzione scompare. Ciò è
stato possibile poiché quelle religioni si incontrarono in modo umano. Le altre
tre o quattro religioni, anch'esse si incontrarono, ma fin dall'inizio come
nemiche. Così l'Estremo Oriente, dove il buddismo ha avuto le radici, è stato
molto creativo. E diverso dal resto del mondo. Vorrei che voi comprendeste la
meditazione in modo tale che voi possiate usarla non solo quando state meditando,
ma mentre state facendo ogni cosa. Basta fare tutto più consapevolmente, con
più grazia, più amore e avrete cambiato la qualità vera dell'azione. Quando
saprete cambiare la qualità delle vostre azioni, la vostra intera vita
diventerà la vita del meditatore.
TRATTO DA: Osho, Sermons in stones #21
IL KEN-TO-ZAZEN È STATO SVILUPPATO DA SW. TARUN
(CINTURA NERA IN VARIE DISCIPLINE), UTILIZZANDO LE ARTI MARZIALI IN ARMONIA CON
LA MEDITAZIONE, PER ARRIVARE A UNA PIÙ PROFONDA CONOSCENZA DI SE STESSI E DELLE
DINAMICHE INTERNE E RELAZIONALI. TARUN TIENE SERATE E GRUPPI IN TUTTA ITALIA
E-MAIL: BODHITARUN@VIRGILIO.IT
Sotto la spada levata alta
c'è l'inferno che ti fa tremare.
Ma va' avanti
e troverai la terra della beatitudine.
MIYAMOTO
MUSASHI
Ma che ci
faccio qui...
con una
spada in mano?
Non
ho mai provato simpatia per le arti marziali o per gli sport competitivi, non
mi piace combattere e detesto essere aggredita, amo invece andare a correre o a
nuotare al mare. È solo un caso, allora, che mi ritrovi qui con una spada in
mano?
Il Ken-To-ZaZen è un’arte
marziale a tutti gli effetti: ci sono cadute, prese e combattimenti (ho portato
a casa anche qualche bottarella), eppure tutto questo
non è ciò che immaginavo prima di conoscere direttamente le arti marziali:
credevo che combattere fosse un’attività squisitamente estroversa, in cui tutto
è forza fisica, allenamento e battaglia con il nemico; invece scopro che,
praticata in questo modo, l’arte marziale ha più la fisionomia di un viaggio di
conoscenza. La particolarità è soprattutto il metodo di insegnamento: si parte
dalle mie caratteristiche e dalle mie possibilità, il fine è rendermi più
consapevole di ciò che io già sono naturalmente, per aiutarmi a essere centrata
e, solo come mera conseguenza, più efficace nel combattimento. Non serve avere
un fisico molto forte o palestrato, caratteristica
che se ne va e viene a seconda dei momenti della vita (per me, ad esempio,
essere rotonda significa difendermi da un mondo che sento eccessivamente
aggressivo con le donne e con il loro aspetto... e forse ci metto dentro anche
un po’ di ribellione nei confronti della ‘schiavitù’ della taglia 42!); qui
serve solo esserci fino in fondo e fidarsi di se stessi: si tende a usare al
meglio il proprio corpo così com’è, con le sue infinite saggezze e capacità,
che nella vita quotidiana spesso vengono misconosciute. Il nemico da affrontare
e l’amico su cui fare affidamento non sono fuori da me: sono dentro di me, e
praticare il Ken-To-ZaZen mi dà la possibilità di
conoscerli meglio, perché l’elemento centrale è la consapevolezza: chi sono,
dove sono, dove è rivolta la mia attenzione, di quale parte del mio corpo mi
sono dimenticata, di cosa ho paura, di cosa mi fido. Arrivare alla
consapevolezza, partendo direttamente dal corpo, significa non tenere conto dei
pregiudizi della mente, non sforzarsi di capire con le categorie della
razionalità, ma usare le sensazioni come guida alla scoperta di se stessi.
Brandire una spada, poi, è stata un’esperienza
davvero inaspettata: questa, prima ancora di essere un’arma, è un prolungamento
del mio spazio vitale e uno strumento di connessione con le forze del mondo,
che si percepiscono con il corpo e non con la mente. Forse non è un caso che
tanta parte della cultura epica anche europea abbia al suo centro le spade
magiche – l’Excalibur di Re Artù,
o la spada di San Galgano, qui in Italia – perché la spada è un oggetto
potente e costringe in qualche misura il corpo ad assumere un atteggiamento
marziale. Praticare il Ken-To-ZaZen, infine,
significa amare la meditazione e usare le arti marziali per raggiungere spazi
di silenzio, avendo però attraversato un terreno in genere poco conosciuto: la
propria parte guerriera, coraggiosa, aggressiva. Certo in un momento come
questo, in cui la guerra ci fa orrore e angoscia, parlare della nostra parte
guerriera può sembrare stonato, ma non è una contraddizione: per affermare il
nostro desiderio di pace è bene essere coscienti di quanto siamo forti, e
sapere che anche l’aggressività se usata consapevolmente, è una risorsa, mentre
diventa una sciagura se ne siamo dominati.
Giuseppina
É l'amore
che vince
Sembra
impossibile impedire la violenza del potere. Ma non bisogna scoraggiarsi.
Sempre più persone stanno diventando consapevoli
dell’arroganza del potere politico, e non credono alle sue menzogne – alle
belle parole di libertà e giustizia – che vorrebbero mascherare i suoi brutali
interessi economici. Si è visto nella recente guerra in Iraq, con milioni di
persone in tutto il mondo a protestare, ancora prima che scoppiasse. Sembra,
tuttavia, che lo spirito di pace sia impotente contro lo spirito di guerra...
Ma non è così. Lo
chiarisce Osho nel brano seguente, rispondendo a una domanda che si riferisce
alla sua persecuzione (vedi Operazione Socrate Ed. Re
Nudo) da parte del governo americano, anche allora cristiano-fondamentalista,
ai tempi della Comune in Oregon.
Osho, non ho fatto nulla per meritarmi il tuo amore
infinito... ti prego, dammi la forza di combattere contro quegli individui
orribili e inumani che, con l’aiuto del loro potere brutale, sognano di
distruggerti.
Ci sono molte cose da
capire. Primo, e fondamentale, è che l’amore non deve essere meritato. Non
esiste modo per meritarlo. Non puoi guadagnartelo, non puoi far nulla per
esserne degno. È un dono. Questo è uno dei motivi della scarsità d’amore nel
mondo, perché ci aspettiamo che le persone se lo meritino. Ma non si tratta di
una merce. È un valore che non appartiene a questo mondo. Quando ami qualcuno
non puoi dire perché. Non vi è razionalità. Quindi non sentirti indegno... il
mio amore è lì e tu lo puoi prendere.
Devi
ricordartene, non solo in relazione a me, deve diventare una tua profonda comprensione del
fenomeno stesso dell’amore. Ama le persone
senza alcun motivo, l’amore in sé è così squisito, così bello, così
intrinsecamente estatico, che non si tratta di vedere se l’altro se lo merita o
no. Tu sei in amore proprio come una nuvola carica di
pioggia, pronta a spiovere. Non ti interessa se la pioggia cade sulle rocce o
sulla terra assetata, non ci badi. Sei così pieno e traboccante che ti
interessa solo condividere... E sentiti sempre grato alla persona che riceve il
tuo amore. Non aspettarti la sua gratitudine – questi sono atteggiamenti
sbagliati, è così che abbiamo creato un mondo privo d’amore. Ci aspettiamo che la persona amata ci sia grata: è
assolutamente sbagliato, perché avrebbe potuto rifiutare il nostro amore.
Tu sei degno del mio amore
e della mia compassione così come sei.
Secondo, ti preoccupi
della mia sicurezza, delle persone che desiderano distruggermi. La tua
preoccupazione è naturale, ricorda però una cosa: per quanto potenti possano
essere le forze inumane, per quanto potente possa essere il lato crudele,
orribile e animale nell’uomo, non è in grado di distruggere i valori più
elevati. Non può distruggere l’amore, non può distruggere la compassione, non
può distruggere la verità. Al massimo può distruggere il corpo fisico.
E qui con me la lezione
fondamentale da imparare è che non siamo corpi, siamo anime immortali. La casa
può essere bruciata, il corpo può essere bruciato, ma la consapevolezza rimarrà
intatta.
E attraverso questi atti
di violenza il lato inumano e crudele non fa che autocondannarsi.
Ogni volta che un Socrate è avvelenato, o un Gesù
crocifisso, o un Mansoor ucciso, nulla è perduto,
solo il lato inumano diventa più debole, si sente in colpa, diventa un
criminale ai suoi stessi occhi.
Mi viene in mente Giuda.
Giuda ha tradito Gesù, lo ha venduto ai nemici per
soli trenta denari d’argento. Ma nel momento in cui Gesù
è stato crocifisso, Giuda se ne stava in mezzo alla folla. E quando Gesù ha detto: “Padre, perdona loro perché non sanno quello
che fanno”, ha subito un terribile shock. Giuda non è riuscito a vivere più di
ventiquattro ore... erano passate ventiquattro ore, e lui penzolava da un
albero sulla montagna. Si era ucciso, e quei trenta pezzi d’argento erano
sparsi a terra.
Il lato oscuro non può
vincere. Non è il potere che vince, sono la pace, l’amore, la consapevolezza
che continuano a vincere.
Guarda l’intera storia: i
potenti non hanno avuto alcuna rilevanza per la crescita umana, e non sono
riusciti a ostacolare nulla che avesse un valore autentico. Quindi non
preoccuparti. L’unica cosa che puoi fare è essere più amorevole, perché devi combattere le armi nucleari con
l’amore, le pallottole con le rose. E non preoccuparti di qualche piccola
battaglia. In una guerra puoi perdere molte battaglie minori, non è
un fattore decisivo; decisiva è la vittoria finale, e noi ci stiamo avviando
verso la vittoria finale. E ogni giorno, nella
vita dell’umanità, ci stiamo avvicinando a Gautama il Buddha, non a Gengis Khan, a Nadir, a Tamerlano,
a Hitler, a Reagan. Loro
possono avere il potere, ma l’esistenza non è con loro, l’esistenza sostiene in
modo assoluto la consapevolezza e tutto ciò che porta più consapevolezza nel
mondo. L’esistenza è un esperimento straordinario di sviluppo della
consapevolezza, e l’uomo è il vertice di tale esperimento. Ci sono problemi, e
ci sono difficoltà, ma sono solo sfide, ci mantengono vigili. In ultima analisi
non sono contro di noi, ma forse sono necessari per tenerci svegli.
L’esistenza ha giocato
molto sull’uomo. Di base l’uomo è solo ciò che indica la parola stessa: umano
deriva da ‘fango’, deriva da humus. Che differenza c’è tra l’uomo e il fango?
C’è una differenza non di quantità, ma di qualità. L’uomo non solo è vivo, ma è
anche consapevole, e ha il potenziale per divenire pienamente consapevole.
Prova compassione per
quelli che vivono ancora nel buio, che ancora strisciano a terra come animali,
che pensano in termini inumani. Nient’altro li può aiutare. Ma ti sarà
possibile amarli solo se non li condanni. Puoi essere compassionevole solo se
senti pietà per le loro anime non evolute. Questo è l’unico modo per aiutare
loro e per aiutare il mio lavoro.
tratto da: Osho, Osho Upanishad # 22
“Il
pericolo che intuiscono è questo: nelle parole di Osho ci sono tutte le
informazioni che, se propriamente assimilate, sono in grado di aiutare uomini e
donne a liberarsi dal controllo delle istituzioni. Nulla spaventa di più lo
Stato o il complice dei suoi crimini, cioè la religione organizzata, della
prospettiva di una popolazione che pensa per se stessa e vive liberamente.”
Torri
Robbins,
scrittore americano
Proprio in
tempi come questi
Buddha ha detto — e sembra giustamente — che ogni
venti-cinque secoli arrivano tempi di grande agitazione, di caos totale. Ed è
proprio quello il momento in cui il maggior numero di persone diventano
illuminate. Ora sono passati venticinque secoli dai tempi del Buddha. Vi state
avvicinando sempre di più al momento in cui il passato perderà ogni valore,
ogni significato. Quando il passato perde ogni significato, voi siete liberi,
non siete più legati al passato. Potete usare questa libertà per crescere,
immensamente, raggiungere picchi prima neppure immaginabili. Ma potete anche
distruggervi. Se non siete intelligenti, la confusione, il caos... vi
distruggeranno. Succederà a milioni di persone, a causa della loro mancanza di
intelligenza — non per il caos. Non riusciranno più a trovare una vita sicura,
comoda e conveniente, com'era possibile in passato. Non riusciranno a trovare
un gruppo al quale appartenere. Dovranno vivere delle proprie risorse: dovranno
essere degli individui, dovranno essere ribelli. La società sta sparendo, la
famiglia sta sparendo... è molto difficile ora. A meno che tu sia capace di
essere un individuo... il vivere diventerà difficile. Solo gli individui
sopravviveranno. La gente che è stata troppo abituata alla
"schiavitù": abituata a ricevere comandi, abituata a ubbidire agli
ordini di qualcun altro; chiunque è abituato a far riferimento a figure paterne
si troverà in condizioni folli. Ma è una sua carenza, non è un difetto dei
tempi. Anzi, è un bel momento, perché i periodi di caos sono l'ora del
cambia-mento, della rivoluzione. Adesso è possibile uscire più facilmente dalla
ruota del karma, dal ciclo della vita e della morte, di quanto lo sia mai stato
per i venticinque secoli tra-scorsi dai tempi del Buddha. Molte persone si sono
illumina-te, ai tempi del Buddha, c'era grande agitazione nell'intera società.
Sta accadendo di nuovo.
Ti aspettano momenti straordinari, preparati.
TRATTO DA: Osho, Unio Mystica vol. II # 2
Creare pace
Non
può esserci pace fuori se non c’e’ pace e amore dentro. Sul tema della
pace, su come si fa a crearla
dentro di noi, abbiamo intervistato Veeresh nel corso
della sua visita all’Osho Meditation Resort questo inverno, quando ha anche presentato, per la
prima volta a Pune, la sua nuova Meditazione della
Pace.
Come fai a creare pace dentro di te e nella tua vita?
Veeresh: Creo la pace cercando di
fare tutto quello che posso nel mondo esterno e diventando consapevole dei miei
bisogni a livello interiore. Se i miei amici sono in conflitto, faccio del mio
meglio per aiutarli a risolverlo. Non esito a intervenire, a dire la mia, a
esprimere tutto quello che sento.
Creo la pace assicurandomi
che tutti quelli che mi circondano siano chiari con se stessi e non vivano in
uno stato di guerra, interno o esterno. Quando vedo qualcosa che non mi piace,
intervengo, se è possibile. Vado in giro a parlare contro la guerra. Potrei
semplicemente rimanere zitto e dire che la responsabilità è di qualcun altro,
invece scelgo di fare qualcosa. Fare le Meditazioni per la Pace, farmi
intervistare per questo articolo, intervenire quando vedo un conflitto tra i
miei amici, è così che mi muovo.
Cosa significa per te essere centrato? Come fai a rimanere centrato?
Veeresh: Di tanto in tanto mi
concedo di fare follie, esplorando aree sconosciute, come dipingere in modo
diverso, lasciando cadere gocce d’inchiostro – simili a piccole bombe – su una
tela bianca. Procedo in varie direzioni... e poi vedo quanto poco centrato
sono. Mi piace spingermi a un estremo, per poi dire ‘aspetta un momento, Veeresh, quello non è il modo’ e
creare così un punto di riferimento interiore. Quindi non è solo con la
meditazione e l’osservazione interiore. Esploro molte aree, vedo quali sono i
miei limiti e li supero, ecco come vedo di rimanere centrato. Non cammino sul
filo cercando di rimanere sempre nel mezzo. Ogni tanto faccio qualche
capitombolo e batto il culo per terra e dico: “Ahi,
ahi, ahi, questo era un po’ troppo”. Poi mi arrampico di nuovo e ricomincio a
fare il funambolo. A volte uso anche gli altri per rimanere centrato. Dico:
“Saltami in spalla, io camminerò sul filo e tu sarai al sicuro”, e ogni tanto
cadiamo tutti e due, e allora io mi rimetto in piedi e mi scuso: “Oops, riproviamoci!”.
Se mi spingo troppo in là,
allora chiudo gli occhi, guardo Osho dentro di me e gli chiedo: “Cosa ne pensi,
capo?”. E lo vedo sorridere e dire: “Molto bene, Veeresh.
Molto bene”. Ma non voglio metterlo in imbarazzo, e così cerco di fare la cosa
giusta, non solo per me, ma anche per gli altri e per il mondo. Non mi faccio
il mio trip personale. Osho mi aiuta a trovare l’equilibrio.
Ci sono così tante guerre nel mondo... il sapere che non puoi far nulla per fermarle non ti
fa perdere la speranza?
Veeresh: No, la situazione non è
disperata. In questa vita ho la responsabilità di fare tutto il possibile nello
spazio che ho a disposizione. Se questo significa che posso convincere una
persona che la pace è un bene, questa energia può espandersi e, così spero,
arrivare diritto alle Nazioni Unite e alle persone che si trovano là.
La situazione sembra
disperata, ci sono 46 guerre al momento, e non le puoi fermare. Non le puoi
fermare nel senso che non tutti capiranno subito e porranno fine alla guerra
oggi – ma le puoi fermare inviando la tua energia, la tua energia di pace e
amore, affermando ‘Voglio un bel mondo in cui vivere’.
Immagina solo se, per un anno, l’umanità decidesse di usare i settecento
miliardi di dollari che sta ora spendendo per mantenere il suo apparato
militare, per il benessere generale: assistenza sanitaria, aiuti ai paesi
poveri, interventi sull’ambiente. Il cancro finirebbe con l’essere una cosa del
passato, l’AIDS troverebbe una soluzione! Riesci a immaginarlo? Ogni paese del
mondo utilizzerebbe i laboratori e i suoi maggiori esperti, con tutte le
conoscenze finora acquisite, per dedicarsi allo studio del DNA… potrebbero
trovare una risposta per l’AIDS! Non c’è mai stato un budget di un miliardo di
dollari per la ricerca contro l’AIDS, mai. Con settecento miliardi di dollari
potremmo affrontare tutti i problemi del mondo e arrivare a una soluzione.
Adesso invece il motto è ‘uccidiamo per la pace’ e
non ‘spendiamo questi soldi per la pace, spendiamo questi soldi per il bene
dell’umanità’.
Stiamo sprecando un
mucchio di soldi nella distruzione. Immagina se si investissero pochi miliardi
di dollari per migliorare le automobili. Potrebbero modificare i motori,
passare dalla benzina all’acqua, perché già sta accadendo, i motori elettrici e
a idrogeno esistono già. I motori ad acqua costerebbero un po’ di più, ma
abbiamo il denaro e la tecnologia, possiamo migliorarli, e renderli più
economici di quelli a benzina. Ma le industrie petrolifere non vogliono che la
benzina sia eliminata. Immagina di avere un’automobile che va ad acqua.
L’intera industria del petrolio subirebbe un collasso. E così continuiamo a
inquinare i nostri paesi con le emissioni di gas tossici: Città del Messico è
avvolta ogni giorno in una nube di gas, ci sono giornate in cui non si riesce a
vedere il sole! Bangkok: ingorghi di traffico dovunque e tutti respirano aria
inquinata.
Siamo preoccupati per
l’acqua, l’acqua sarà un grosso problema nel futuro. Allora spendiamo dieci
miliardi di dollari per scoprire come rendere disponibile l’acqua a tutti gli
abitanti del pianeta.
Se si investisse un
miliardo di dollari contro la povertà, per studiare il modo migliore per
distribuire le scorte alimentari e insegnare alle persone a coltivare i cibi
migliori nel modo più economico, nessuno più morirebbe di fame. Spendiamo così
tanto per la difesa, e potremmo invece spendere per eliminare la fame nel
mondo. Ma non lo facciamo. Malattie, fame, inquinamento, ambiente, qualunque
problema… usiamo per un anno il budget di settecento miliardi di dollari. Ti
assicuro che ci saranno risultati sorprendenti.
E se si investisse un
milione di dollari per la prevenzione delle guerre? Ma credi che li vogliano
usare? Sono sicuro che si potrebbero usare i soldi per creare una pace
duratura. Questo dovrebbe essere il compito delle Nazioni Unite. Ma nessuno lo
fa.
La tua ultima creazione è la Meditazione della Pace. Stai
preparando persone in tutto il mondo che siano in grado di condurla. Puoi dirci
cos’è e perché l’hai creata?
Veeresh: La Meditazione della
Pace è un processo interpersonale per aiutare le persone a capire la psicologia
della guerra. Ti aiuta a vedere con chiarezza i tuoi atteggiamenti su pace e
guerra. Ti dà l’esperienza diretta della tua capacità di creare la pace, anche
se non vivi in una zona di guerra. Se nella vita di tutti i giorni siamo
attenti e amorevoli, la pace può cominciare a diffondersi. La consapevolezza
personale genera cambiamenti, si comincia da noi.
La pace comincia nel cuore
e nasce dall’essere. Questo è essenziale. Non è sufficiente dire: “Voglio la
pace”. Devi vedere da dove nasce la guerra. Devi scoprire che cosa causa la
guerra: quell’atteggiamento da maniaci che afferma
‘io ho ragione, tu hai torto, qualunque cosa tu dica’.
Se osservi le due parti, in ogni guerra, entrambe dicono ‘io ho ragione e tu
hai torto’. Finché non riesci a vedere questa
tendenza anche dentro di te, non rimarrai che un rivoluzionario da salotto –
che si lamenta di quello che accade nel mondo, ma non comprende davvero perché
accade.
Molti pensano che il
fascismo è là fuori, e che la guerra è qualcosa che non li riguarda affatto. Ma
non è vero! Se però riconosci che ‘Sì, lo posso vedere dentro di me e non
voglio che accada ai miei figli o a nessun altro’, be’ questa comprensione ha molta più forza rispetto al
semplice urlare slogan. La consapevolezza crea movimento e cambiamento.
Dopo averlo compreso,
allora puoi dire ‘Basta alla guerra!’. Se ognuno cominciasse a pensarla in
questo modo, potremmo tagliare la guerra alla radice, recidere questa follia
che tutti abbiamo dentro. La pace comincia da qui. Questa è la teoria che sta
dietro la Meditazione della Pace.
Forse questa meditazione
può contribuire alla creazione di una maggiore consapevolezza individuale
rispetto al fatto che siamo tutti responsabili di chi siamo, di quello che
facciamo e di ciò che ci accade.
Intervista di
Gandha tratta da Asian Osho
Times
Informazioni
sulla Humaniversity, la struttura creata da Veeesh in Olanda e che ora è anche riconosciuta come
Università Privata si possono trovare (in inglese) su www.humaniversity.nl
Più amore
Voglio che tu conosca la
pace, il silenzio e la bellezza del tuo essere, la beatitudine e l’amore e la
luce, e che li diffondi. Diffonderli non è una cosa da missionari, non stai
cercando di convertire nessuno. La tua sola presenza, i tuoi occhi pieni
d’amore, la tua esistenza pacifica, il carisma che trasmetti, una lunghezza
d’onda diversa che inizia a diffondersi, e cambia i cuori delle persone, a loro
insaputa. Non si tratta di convincerle razionalmente, per questo il tempo è
davvero troppo poco. Non ci siamo convinti razionalmente neppure dopo secoli,
sebbene siano stati fatti enormi sforzi per porre fine alle guerre, ai governi,
alle nazioni. Grandi intellettuali ci hanno provato: Bakunin,
Bukharin, Tolstoj, Bertrand Russell – ma non hanno
prodotto alcun risultato visibile. Il motivo, secondo me, sta nel fatto che
queste persone non erano pacifiche. Non
avevano conosciuto la gioia eterna della propria interiorità, la danza del
proprio essere. Dopo che hai ricevuto un assaggio della tua immortalità, da te
divampa un fuoco invisibile. Senza argomentazioni razionali, ma la gente si
sentirà toccata nel profondo dalla tua presenza, dal tuo aroma, dal tuo
profumo, dal tuo amore. Nel mondo abbiamo bisogno di più amore, per
controbilanciare la guerra.
Osho, The New Dawn
Una mente
che ha sempre paura
La
mente crede di essere ancora ai tempi dell’uomo delle caverne. Accorgiamoci in
tempo che il pericolo maggiore, adesso, siamo... noi stessi.
Osho, perché la mente si è sviluppata in una direzione
distruttiva?
L’uomo
è vissuto quasi quattro milioni di anni su questo pianeta. In questi quattro
milioni di anni per la maggior parte del tempo ci sono state notti buie e senza
fuoco, belve, pericoli dappertutto... e ogni istante carico di paura. L’uomo ha
dovuto sviluppare una specie di arte della sopravvivenza, proprio per queste
paure e pericoli.
Puoi aver osservato che il
bambino è il cucciolo più debole del mondo. Ha bisogno di essere accudito per anni
prima di potersela cavare da solo. La madre era in ansia costante per il
piccolo: nel profondo delle foreste - gli animali feroci erano alla ricerca di
cibo, esattamente come l’uomo era sempre alla ricerca di cibo. Per milioni di
anni è stata la ricerca fondamentale – il cibo. E anche oggi, per milioni
di persone, è la ricerca fondamentale.
La mente si è sviluppata
come strategia di sopravvivenza – come nascondersi, come scoprire una caverna,
come scavarne una? Come vivere nel buio senza essere attaccati, come vivere
sugli alberi? Per milioni di anni sono stati tempi durissimi.
E il cucciolo dell’uomo è
molto debole in confronto a qualunque animale. L’uomo non può lottare, quindi
ha dovuto inventare le armi come sostituti. Non ha gli artigli della tigre, ha
bisogno di qualcosa che li sostituisca. Non ha i denti del leone o del
coccodrillo, ha avuto bisogno di inventare qualcosa che non li facesse
avvicinare troppo. Ma anche con un coltello in mano - cosa piuttosto
improbabile, i coltelli primitivi erano di pietra... anche con un coltello in
mano, se arrivava un leone avrebbe cominciato a tremare di paura e il coltello
gli sarebbe caduto! Il ruggito del leone era sufficiente a paralizzarlo, a
renderlo incapace di decidere cosa fare.
L’uomo ha dovuto inventare
le frecce in modo da poter rimanere a una buona distanza dalle belve pur
riuscendo a ucciderle. Tutte queste armi sono nate dalla estrema debolezza
dell’uomo.
Quando scoprì il fuoco, si
sentì più protetto. E quando scoprì la polvere da sparo lo divenne ancora di
più. ...uccise gli animali feroci, e con la fine delle belve scomparve anche
una grande paura, una paura e un pericolo costanti. Ma la mente è rimasta, la
mente che era stata creata in milioni di anni. Ha ancora paura del buio,
sebbene tu sappia che non ha senso aver paura del buio. Ma la mente non sa che
i tempi sono cambiati, l’abitudine di milioni di anni continua. La mente non
sa, la mente è cieca.
L’uomo ha affrontato una
tale lotta per la sopravvivenza che non riesce a dimenticare queste abitudini.
E così, sebbene non ci siano animali feroci in agguato, approntiamo le armi
nucleari. Non abbiamo motivo di lottare, ma continuiamo a creare nuove armi
solo per una vecchia abitudine.
La mente si è dovuta
sviluppare in una direzione distruttiva solo per salvarsi. Ora però non è più
necessario. Ora l’energia distruttiva deve essere trasformata in energia
creativa. E una mente capace di creare armi distruttive come le bombe atomiche
e le bombe all’idrogeno, e distruggere città come Hiroshima e Nagasaki nel giro
di pochi secondi... E oggi le bombe usate a Hiroshima e Nagasaki sono cose da
bambini, giocattolini. In questi quarant’anni
ci siamo spinti molto in là, ora siamo in grado di distruggerci totalmente in
dieci minuti. Questo in fondo è un bene. Implica che ora dobbiamo trovare modi
per proteggerci dalla paura della nostra mente, proteggerci dalle nostre stesse
armi. Dobbiamo salvarci dalla mente. La mente era stata creata per un certo
scopo: salvarci dagli animali feroci. Per secoli siamo stati in pericolo, ora
siamo in pericolo a causa delle nostre armi distruttive. Questo è un momento
fondamentale nella storia dell’umanità.
L’unico modo è trovare
qualcosa che possa superare la mente, poiché la mente conosce solo la
distruzione, questa è la funzione per cui è stata creata. Non è colpa sua, ma
ha costantemente paura, senza alcun motivo.
A
volte sa che non c’è motivo di aver paura, e allora comincia a chiedersi:
“Perché non ho motivo di aver paura?”.
La mente conosce solo una
lingua: quella della paura, del pericolo, di come sopravvivere e mettersi al
sicuro in un universo ostile.
Questa idea deve essere
cambiata. Ora dovremmo pensare che il nostro compito è godere della natura,
sondarne i segreti e i misteri, e andare oltre la mente. La meditazione è la
scoperta di qualcosa, in te, che è superiore alla mente. Solo in questo modo si
può impedire alla mente di distruggere l’umanità e questo bellissimo pianeta.
Fino a oggi andava bene essere distruttivi, ora però la situazione e il
contesto sono totalmente diversi.
La terra deve essere
salvata in tutti i modi – dalle nostre menti.
L’unica via è la
meditazione.
Fino a questo momento la
mente è stata il nostro mezzo di sopravvivenza. D’ora in poi lo sarà la
meditazione, perché la meditazione è un andare oltre la mente, la ricerca di
qualcosa nella nostra consapevolezza che è superiore alla mente, che può
comandare la mente, che può cambiare la mente. La mente è solo un biocomputer, ha bisogno di nuovi dati, tutto qui. Invece
della paura, può imparare ad amare, invece di sentirsi in pericolo può imparare
a celebrare l’eterna continuità della sua sorgente di vita.
È quello che stiamo
cercando di fare qui. È quello che tutti i buddha, di
tutte le epoche, hanno fatto, ma in passato non era così importante. Oggi la
situazione è diversa: oggi o ascoltiamo i buddha o ci
suicidiamo.
Ora la distruttività della
mente ci ha condotti a una situazione tale che dobbiamo riprogrammarla,
verso la costruttività, la creatività. E se la mente
può essere così distruttiva, allora può essere trasformata in modo da diventare
molto creativa, usando la medesima energia. L’energia è neutrale: puoi metterla
al servizio della morte o al servizio della vita.
Qui ci sforziamo di
mettere menti e corpi al servizio della vita – nella creatività, nella musica,
nella poesia, nella danza. Grande è il momento in cui possiamo cambiare la
mente, darle nuove informazioni. E quella stessa mente che ci ha dato le armi
nucleari, può donarci grandi gioie, cibo in abbondanza, abiti migliori, salute
eccellente, una vita più lunga, meno malattie, può eliminare del tutto la
vecchiaia.
tratto da: Osho, Turning In # 1
Il tuo
miglior amico
Ma
lo tratti davvero come tale?
Corpo
e anima,
spirito e materia: una dicotomia vecchia di secoli; un’ideologia pericolosa che
ci ha lasciato dentro, ben profondo, un condizionamento a non dar alcun valore
al corpo – quasi che l’averne cura
fosse qualcosa di peccaminoso, di poco religioso, una pericolosa debolezza –
che porta addirittura a essergli contro, a negarne le pulsioni naturali, a non
ascoltarlo affatto, a “mortificarlo”. Tutte cose del passato sembrerebbe,
perché al giorno d’oggi, nella nostra società dei consumi, vediamo che “il
corpo” va per la maggiore: ci viene detto – e fatto vedere – che avere un bel
fisico da mostrare è sempre più importante,
essenziale praticamente. E si arriva così a una cura davvero ossessiva – prodotti di bellezza, diete, pillole,
palestre e persino chirurgia estetica – per tentare di arrivare a essere uguali
ai modelli di successo che ci vengono presentati. Un corpo che rischia di
essere ridotto a sola immagine, mezzo di affermazione
personale – pubblicità del proprio ego – mero strumento della mente che lo usa
e lo modella a seconda dei propri fini.
Ma il corpo... chi lo ascolta?
La sua saggezza
profonda,
antica – Osho ci ricorda come il fisico abbia fatto a meno della mente per
migliaia di anni – continua a darci messaggi importanti, bisogna imparare a
comprenderli. Bisogna smetterla di considerarlo qualcosa di altro – nemico
dello spirito da soggiogare o
‘giocattolo’ per la mente – ricordandoci che nell’esistenza non c’è dualità.
Il corpo è la fonte di
tutta la tua vita, va accettato con amore, con gratitudine: solo così può
diventare il necessario punto di partenza nel viaggio verso il tuo essere.
Sii rispettoso verso il tuo
corpo. Dio l’ha scelto per essere la sua dimora.
E il corpo è un miracolo;
è tremendamente bello, tremendamente complesso. Non vi è niente di così
complesso, così ingegnoso come il corpo. Tu non ne sai nulla, lo hai soltanto
guardato allo specchio; non lo hai mai visto da dentro... è un universo in se
stesso. Questo è quello che i mistici hanno sempre detto: che il corpo è un
universo in miniatura. Se tu lo guardi dall’interno è così vasto: milioni e
milioni di cellule, e ogni cellula ha una propria vita e ogni cellula funziona
in un modo così intelligente che sembra quasi incredibile, impossibile,
straordinario.
Tu mangi cibo e il corpo
lo trasforma in sangue, ossa, midollo. Tu mangi cibo e il corpo lo trasforma in
coscienza, in pensiero. Un miracolo accade ogni momento. E ogni cellula
funziona così sistematicamente, in un modo così ordinato, con una tale
disciplina interna, che sembra impossibile... settanta milioni di cellule sono
nel tuo corpo, settanta milioni di anime. Ogni cellula ha una sua anima.
Funzionano con una tale coerenza, un tale ritmo e armonia. Le stesse cellule
diventano gli occhi e le stesse cellule diventano la pelle, e le stesse cellule
diventano il tuo fegato e il tuo cuore e il tuo midollo e la tua mente e il tuo
cervello. E come si muovono, e come silenziosamente e sottilmente lavorano...
attraverso il tuo corpo si è manifestato il divino. Tu devi andare dentro, non
hai ancora familiarità con questo tempio. Non cercare dio in cielo: guarda nel
tuo stesso corpo.
Il corpo è la tua terra;
tu sei radicato nel corpo. La tua coscienza è come un albero nel corpo. I tuoi
pensieri sono come i frutti. Le tue meditazioni sono come i fiori. Ma tu sei
radicato nel corpo: il corpo ti aiuta in questo. Il corpo sostiene ogni cosa
che fai. Nella compassione, nell’amore, nella rabbia, nell’odio, in ogni modo,
il corpo è il tuo supporto. Tu sei radicato nel corpo, sei nutrito dal corpo.
Perfino quando inizi a realizzare chi sei, il corpo ti sostiene. Non uccidere
il corpo. Non torturarlo: è tuo amico, non è tuo nemico. Ascolta il suo
linguaggio, decifra il suo linguaggio e passo dopo passo, mentre entri nel
libro del corpo e sfogli le sue pagine, diverrai consapevole del grande mistero
della vita.
Osho
Alla soglia della consapevolezza
La consapevolezza non può essere contro il corpo:
la consapevolezza risiede nel corpo. Non possono essere considerati ostili
l'uno all'altro.
Cammini, mangi, bevi: tutte queste cose indicano
che tu sei un corpo e che esso forma, con la tua consapevolezza, un'unità
organica. Non puoi torturare il tuo corpo e, al tempo stesso, elevare la tua
consapevolezza. Il corpo dev'essere amato, devi essergli intimamente amico. E
la tua dimora, devi ripulirla da ogni sporcizia, devi ricordare che è
continuamente al tuo servizio, giorno e notte. Perfino men-tre dormi, il corpo
continua a essere al tuo servizio: digerisce, trasforma il cibo in sangue,
elimina le cellule morte, immette nuovo ossigeno... e tu sei profondamente
addormentato!
Esso fa tutto ciò che necessita alla tua
sopravvivenza, per tenerti in vita, sebbene tu gli sia così profondamente
ingrato da non averlo mai ringraziato. Al contrario, le religioni ti hanno
insegnato a torturare il tuo corpo: è tuo nemico, ti devi liberare da esso e
dai suoi attaccamenti. Anch'io so che tu sei molto di più del tuo corpo, e non
è necessario avere attaccamento alcuno. Ma l'amore non è attaccamento, la
compassione non è attaccamento. Amore e compassione sono assolutamente necessari
al tuo corpo e al suo nutrimento. E migliore sarà il tuo corpo, maggiori
saranno le possibilità che la tua consapevolezza si evolva. E un'unità
organica.
II mondo ha bisogno di una forma di educazione
completamente nuova, che introduca, fondamentalmente, ogni singolo essere umano
nei silenzi del cuore; in altre parole, nel regno della meditazione. In questo
modo, tutti impareranno ad avere compassione del proprio corpo, perché se non si
ha compassione del proprio corpo non si potrà nemmeno averne per quello degli
altri.
Il corpo è il mistero più grande di tutta
l'esistenza. Questo mistero dev'essere amato, essere esplorato profondamente —
i suoi segreti, il suo funzionamento. Ma le religioni pur-troppo sono state
assolutamente contro il corpo. E un indizio, un'indicazione precisa che se un
uomo impara la saggezza del corpo — i misteri del corpo — non gli importerà
nulla di preti e dio... avrà trovato dentro di sé il mistero più profondo. E
proprio dentro al mistero del corpo è il tempio stesso della vostra consapevolezza.
Una volta che sei diventato cosciente della tua consapevolezza, del tuo essere,
non c'è dio sopra di te.
Soltanto una persona simile può essere rispettosa
di altri esseri umani, altri esseri viventi, perché sono tutti misteriosi come
egli stesso è — espressioni differenti, una varietà che rende la vita molto più
ricca. Una volta che un uomo ha trovato la consapevolezza, ha trovato la chiave
della verità suprema. Un'educazione che non ti insegna ad amare il corpo, non
ti insegna a essere compassionevole verso il corpo... non potrà insegnarti come
arrivare alla consapevolezza. Il corpo è la soglia, il corpo è la pietra
miliare. Qualsiasi educazione non tocchi questo argomento e quello della
consapevolezza, non solo è assolutamente carente, ma è anche estremamente
dannosa, poiché continuerà a essere distruttiva.
Solo la fioritura della tua consapevolezza ti
potrà impedire di distruggere, e ti fornirà, al tempo stesso, una profonda
spinta a creare; a creare più bellezza e più benessere nel mondo.
TRATTO DA: Osho, Om Shantih Shantih
Shantih # 27
Tratta bene il tuo corpo
Finisce
che al corpo ci si pensa solo quando si va in palestra, si pratica qualche
sport... o si va dal medico per disturbi e doloretti vari. Ci si dimentica
facilmente che è il nostro ‘compagno’ di tutti i giorni, ventiquattro ore al
giorno. Basterebbe un po’ d’amore e di attenzione nella vita quotidiana. Ecco
qualche esercizio facile facile per varie occasioni
nel corso della giornata.
UDIAMA *
Un esercizio che funziona solo a stomaco vuoto. Il
momento ideale per farlo è la mattina. Lo si può fare seduti sul water oppure
in piedi, con le ginocchia leggermente piegate e le mani appoggiate sulle
ginocchia in maniera rilassata.
Comincia con un'inspirazione e poi espira il più a
fondo possibile. Quando i polmoni sono vuoti, lentamente tira verso l'interno i
muscoli dello stomaco e della pancia, raggiungendo quasi — ma non proprio — il
punto di massima contrazione. Poi, molto velocemente, tira dentro totalmente i
muscoli... poi leggermente in fuori, poi dentro e fuori. Questo movimento crea
una vibrazione simile a quella di un diapason.
Continua finché non hai bisogno di respirare, poi
rilassati, respira normalmente per qualche istante. Espira di nuovo
profondamente e ripeti.
L'esercizio completo richiede solo tre o quattro
minuti. Un esercizio semplice, eppure fantastico per i muscoli addominali, se
la zona è un po' flaccida le darà tono. E anche un esercizio ideale per
aumentare l'afflusso sanguigno nella zona. E, cosa più importante in relazione
alle funzioni corporee, è eccezionale per stimolare la contrazione ed
espansione dei muscoli del colon che creano l'azione pneumatica necessaria per
l'eliminazione dei rifiuti corporei. Inoltre, portando consapevolezza all'hara,
ci aiuta sentirci più centrati e pieni di energie.
* Il nome deriva da una
pratica yoga — conosciuta anche come Udana, più avanzata di questo semplice
esercizio — durante la quale si contraggono i muscoli addominali a zone, prima
a destra (colon ascendente) e in seguito da destra a sinistra (colon trasverso)
e a sinistra (colon discendente) aiutando così il viaggio dei rifiuti fuori dal
nostro corpo.
Il buon
giorno.......
Inizia dal mattino. Un po’ di
consapevolezza e di amore per il corpo appena svegli può far miracoli. Se poi
hai qualche dolore di schiena guarda bene che è proprio l’esercizio giusto per
te!
Alzarsi
Tutti abbiamo sentito dire
che qualcuno che si è alzato dalla parte sbagliata del letto – ed è rimasto
stravolto e di pessimo umore per tutto il giorno – ma quello che forse ci è
sfuggito è la verità contenuta in questo modo di dire. Realmente il modo in cui
ci alziamo dal letto ha un effetto marcato sulla qualità dell’intera giornata.
Ci sono davvero modi buoni o cattivi per farlo.
Ecco il modo ideale:
invece di mettersi subito seduti, un’azione che contrasta direttamente la
gravità e richiede maggior sforzo e contrazione muscolare, prima rotola
semplicemente su un lato. Avvicina le gambe al petto. Lascia penzolare i piedi
fuori del letto. Poi lascia che le gambe li seguano. Mentre le gambe scivolano
giù, un movimento privo di sforzo che usa la forza di gravità come alleato e
non come nemico, farà sollevare la parte superiore del corpo in modo naturale,
e con il minimo impiego di energia.
Respira! È attraverso il
respiro che possiamo espandere e aprire il corpo. Molte persone trattengono il
respiro mentre compiono azioni semplici, come l’alzarsi dal letto.
Le braccia ti servono solo
per aiutarti a rimanere in equilibrio, non ne hai bisogno per spingerti. Le
braccia e le spalle rimangono sciolte e rilassate.
La quantità di moto
accumulata con il movimento oscillatorio di gambe e torso ti porterà nella
posizione eretta. Lascia che il torso oscilli in avanti finché il suo peso è
sulle gambe e poi usa le gambe – è questa la loro funzione – per spingerti su
con un movimento dolce e rilassato di grazia spontanea.
E questo ci serve anche
per ricordare che la vita non deve essere un’eterna lotta!
Sedersi bene
1 Afflosciati sulla sedia, curvi.
2 Per alzarsi ci vuole uno sforzo, che provoca inutili tensioni.
3 Guarda come sono tesi le spalle e il collo.
4 In piedi... ma che fatica!
1 Dritti e rilassati; un appoggio per la parte bassa della schiena può aiutare.
2 Un piede indietro e il torso va in avanti. Spalle, collo e schiena sono rilassati.
3 La 'caduta' continua in su. La testa rimane allineata col corpo.
4 In piedi e pronti a muoversi.
Seduti...
Prova a sederti per un
attimo con la schiena non appoggiata allo schienale, così che sia la spina
dorsale a tenerti dritto. Per trovare la posizione migliore devi prima sentire
le ossa ischiatiche, che sono quelle protuberanze
arrotondate nei tuoi glutei che ti forniscono una vera e propria base per
sedere.
Mentre sei seduto comincia
a ondeggiare un po’ avanti e indietro, facendo perno sulle ossa pelviche, a un
certo punto sentirai che l’ischio è arrivato esattamente nella posizione
corretta per sostenerti.
Ricordati che da seduto la
parte bassa della schiena ha una curva più accentuata che quando sei in piedi.
Una volta che trovi la posizione giusta dell’ischio è facilissimo adattare a
questa il resto delle parti del corpo: sembra quasi di fare una pila di
pezzetti di costruzioni da bambini. Ti accorgi che sei arrivato alla posizione
giusta quando ti ritrovi seduto bello dritto, senza dover fare alcuno sforzo
per rimanere in quello stato.
... in piedi!
Quando sei seduto sulla
sedia in maniera rilassata, è facile alzarti: sembra praticamente un ‘cadere’
in piedi.
Metti una gamba più avanti
e l’altra più vicino al corpo, magari persino un po’ sotto la sedia. Con la
testa rilassata inizia a inclinarti in avanti, sempre facendo perno sulla
pelvi. Continua a inclinarti fino a quando ti sembra quasi di cadere dalla
sedia. Quando il tuo torso è in verticale sopra le gambe lascia che l’inerzia
di questo movimento vada a loro.
E così, senza sforzo, una
piccola spinta verso l’alto coi polpacci... e sei in piedi. Non alzarti facendo
forza su braccia e spalle: non sono fatte per questo compito. Non far entrare
in tensione i muscoli del collo tentando di ‘tirarti su’.
Questa del ‘cader su’ può sembrare una strana idea, ma basta provarla un po’
di volte e vedrai che è la cosa più facile e naturale del mondo.
In auto
Ore al volante, in tensione per il traffico sempre più
veloce e caotico, e quando poi il traffico si ferma – c’è un ingorgo –
diventa ancora più stressante! Potremmo approfittarne per rilassarci... ecco
come.
Su le spalle!
Il guidare è un fenomeno
particolare dei nostri tempi, richiede molta concentrazione ed è del tutto
sedentario. Chi lavora al computer poi, sta anche peggio, praticamente non
muove neppure la testa! Nessun’altra delle nostre
attività richiede uno sforzo fisico così trascurabile, per giunta associato a
un tale stress.
Quando si guida la maggior
parte della tensione si accumula nelle spalle che, a poco a poco, reagendo
anche alle asperità della strada, si tirano su... fino alle orecchie! Più lungo
è il collo, più devono salire. E più salgono, più i muscoli devono tenerle
ferme là, accorciandosi e contraendosi. Questa è la causa, tra le altre cose,
di molti mal di testa. Anche se non si arriva a questo punto, tenere le spalle
sollevate richiede comunque molti sforzi inutili (magari può servire per non
far scivolare la spallina della maglietta, ma a ben poco di più!). E quando
alla fine scendiamo dalla macchina, di solito riusciamo a portarci questa
tensione con noi.
Ancora bloccato in un
ingorgo stradale? Questo esercizio fondamentalmente consiste in una serie di
alzate di spalle.
Per qualche momento senti
la tensione dei muscoli delle spalle, identificati mentalmente con l’area
muscolare interessata. Alza le spalle cercando di arrivare a toccarti le
orecchie. E trattieni il respiro mentre lo fai. Trattienilo per trenta secondi
buoni e poi espira, lasciando simultaneamente cadere le spalle. Fai un paio di
respiri rilassati e ripeti.
Dopo qualche ripetizione
dovresti cominciare a notare un allentamento di tensione. Non preoccuparti se
senti un po’ di dolore, è un buon segno, indica che qualcosa sta cambiando. Il
dolore scomparirà man mano che ripeti l’esercizio.
La teoria che ci sta
dietro è che esagerando consapevolmente i punti di tensione e mantenendo la
tensione, diamo loro il tempo di rilassarsi. Il meccanismo dello stress poggia
anche sul blocco dell’energia, che è incapace di muoversi e di scaricarsi.
Aumentando la tensione diamo inizio al movimento oscillatorio del pendolo, e
una volta ricevuto il primo impulso, l’oscillazione verso il rilassamento sarà
una conseguenza naturale.
Cerca di comprendere
questo principio e lo potrai applicare a molte situazioni della vita
quotidiana.
Il testo degli esercizi è tratto dal libro:
Living in Balance . Breaking the habits di George Jakab e
Harry Peloquin
Ed.
Pyramid (fuori stampa)
Perfettamente
Bilanciati
Per esserlo bisogna lavorare in profondità.
Core Integration, una nuova tecnica di bodywork, si propone proprio questo.
Satyarthi – uno dei creatori del Rebalancing e anche il co-autore (H.
Peloquin) del libro di cui si parla nelle pagine
precedenti – ha una lunga esperienza in diverse tecniche di bodywork.
Recentemente ha messo a punto il Core Integration:
una nuova tecnica della quale l’inverno scorso ha tenuto, con gran successo, il
primo training all’Osho Meditation Resort di Pune e un altro è
previsto per la prossima stagione invernale. Lo abbiamo intervistato.
OTI: Come hai iniziato la tua carriera di bodyworker?
Satyarthi: Ero un ballerino
professionista, da giovane, ma ben presto ho perso il mio amore per il lato
spettacolare, di rappresentazione, della danza. Ho iniziato invece a
interessarmi a come il corpo e i suoi movimenti si relazionano con chi io
veramente sono, e al modo di utilizzarli come strumento di meditazione.
Così ho iniziato quasi
subito a studiare il Rolfing – una tecnica di
massaggio profondo che ha come obiettivo l’allineamento e il bilanciamento di
tutto il corpo. Quando il corpo è allineato usa il minimo della tensione che è
necessaria a mantenerci eretti, e quindi ci si sente più rilassati. I nostri
corpi non sono più allineati perché, dall’infanzia, abbiamo accumulato
tensioni, e il Rolfing ci aiuta a ridare la giusta
struttura al fisico, creando espansione anziché tensione.
Sono arrivato a Pune nel 1976, iniziando a vivere e lavorare nella Comune
di Osho e avendo modo di imparare molto sui diversi tipi di massaggio. Dopo un
po’ il Rolfing ha cominciato ad annoiarmi e, su
suggerimento di Osho, ho voluto espandere il mio lavoro ed esplorare altri tipi
di massaggio, sempre in relazione al massaggio profondo. Nel corso di tre anni,
insieme ad altri, ho sviluppato un nuovo tipo di bodywork
che si chiama Osho Rebalancing.
È da venti anni ormai che
in questo campo preparo nuovi praticanti, e adesso i corsi, seminari e
training, si tengono in tutto il mondo.
In questi ultimi anni,
sentendo di avere terminato il mio lavoro con Osho Rebalancing,
ho cominciato a sviluppare il Core Integration.
OTI: Ci spieghi di cosa si tratta?
Satyarthi: Il Core Integration di base unisce bodywork
strutturale e stiramenti yoga. Il bodywork strutturale
è uno stile di massaggio profondo che sblocca tensioni croniche nel sistema osteo–muscolare, e porta il corpo all’equilibrio. A questo
punto gli stiramenti yoga aiutano a riportare le giunture al loro stato
naturale di rilassamento, e come conseguenza il raggio e l’apertura dei
movimenti aumenta. La cosa veramente forte di questi stiramenti è che, quando
li esegui con l’aiuto di un’altra persona, puoi raggiungere un livello
qualitativamente più profondo di quando li
fai per conto tuo.
La maggior parte delle
persone usano i muscoli estrinseci: questi sono i muscoli superficiali del
corpo, da usare quando occorrono velocità e forza. Questo tipo di muscoli sono
tirati e rigidi, si adoperano quando ci si deve difendere. Con il Core Integration si impara ad essere consapevoli anche dei
muscoli intrinseci, che sono i più vicini
al centro – core in inglese – del
corpo. Quando sappiamo mantenere il contatto anche con questo tipo di
muscoli, i nostri movimenti mostrano grazia e diventano ben coordinati.
Idealmente il corpo è
capace di permettere un fluire libero dell’energia, e un’espressione spontanea
dei sentimenti; è efficiente nei suoi movimenti, consapevole e capace di
reagire ai bisogni delle varie situazioni. Un corpo in armonia con se stesso
trasmette caratteristicamente un senso di vitalità e benessere. E questo non solo a livello fisico ma anche mentale ed
emozionale.
OTI: Ci puoi parlare del collegamento che c’è tra la mente e
il corpo?
Satyarthi: Tutto ciò che la mente
pensa, o crede, si viene a tradurre nel corpo, e può essere letto nella postura
che questo assume. Ad esempio, se io credo che ci sia qualcosa che non va in
me, oppure se penso di avere bisogno di qualcosa di più di quello che già ho,
questo si traduce somaticamente. Le emozioni abitano
nel corpo fisico. Il corpo e la mente vivono insieme, però noi abbiamo preso
l’abitudine di separarli: ci si perde nella mente e così smarriamo la
connessione con il corpo.
Il bodywork
può servire a distoglierti dai pensieri compulsivi, e
a riportarti alla vita che c’è nel corpo fisico. E quando vivi nel corpo sei
molto più presente, perché lui è sempre qui e ora. In genere viviamo distanti
dal corpo, dalla nostra sessualità, e dai messaggi che il corpo ci dà. Quando i
tuoi sensi si aprono, l’energia può fluire attraverso tutto il tuo corpo. Ti
senti pieno di vitalità e in sintonia con quello che ti circonda.
OTI: Nel corso del training di Core Integration,
quindi, non si tratta solo di muscoli e articolazioni?
Satyarthi: L’equilibrio, l’essere
bilanciati, è importante in tutte le funzioni della vita. Il Core Integration mira a ristabilire l’equilibrio naturale del
corpo migliorando il collegamento verticale delle sue parti principali: testa,
spalle, cassa toracica, bacino e gambe. Un collegamento verticale non corretto
è uno dei motivi principali di dolori e stress cronici nel complesso
corpo-mente. Nel corso di questo training si insegna ad andare in profondità e,
allo stesso tempo, a essere delicati, aiutando così i propri clienti a
rilassare e superare queste situazioni croniche, o anche acute, di dolore e
malessere.
Inoltre quando si impara
una tecnica di bodywork è essenziale imparare anche a
meditare. Se vuoi lavorare con la gente e aiutare altri a guarire, bisogna che
tu stesso impari l’arte di entrare dentro e di renderti conto dei segnali che
avverti in te. Più è profondo il tuo contatto con te stesso, più saprai
condurre in profondità gli altri, e più saprai riconoscerne le sensazioni
fisiche ed emotive. Se mediti, il tuo tocco acquista maggiore sensitività, e
può aiutare le persone a raggiungere un diverso livello di profondità. Il tuo
tocco ispira fiducia, e gli altri sentono di essere in uno spazio sicuro nel
quale si possono aprire. Molti praticanti di bodywork
sono bravi tecnicamente, ma è la meditazione ad aggiungere amore al tuo tocco.
Nei training qui all’Osho Meditation Resort si indica sempre con chiarezza che, per imparare a
lavorare con gli altri, bisogna imparare a lavorare con noi stessi.
Liberamente tratto e adattato da Osho Times Asian Ed.
IN COMPAGNIA
DEL MAESTRO
_______________________
LA STANZA EDITRICE
Pagine 213 - Euro 13,50
L’incontro fra un grande Maestro di realtà e uno
tra i più sensibili ricercatori del vero di questa fine millennio. Veeresh ricostruisce e riscrive i suoi incontri con Osho,
all’epoca tutti fedelmente registrati, narrando un viaggio interiore in grado
di aiutare a mettere salde radici nell’esistenza. Questi colloqui, avvenuti tra
il 1974 e il 1990, diventano occasioni che Osho utilizza per fare luce sui più
sottili aspetti della natura umana, e per dare vita a una nuova terapia, in
grado di porsi come un ponte verso la meditazione. I rapidi appunti di Veeresh, tra un discorso di Osho e l’altro, narrano la
storia di un cuore che si schiude, al di là dei sentimenti e delle emozioni. La
storia di un amore totale.
Veeresh: Quando lavoro a fondo
sulle persone con la terapia, salgono continuamente alla superficie tre paure.
La paura di diventare pazzi, la paura di lasciarsi andare nell’orgasmo sessuale
e la paura di morire. Queste tre paure affiorano sempre, continuamente, nel mio
lavoro. Puoi per favore esprimere il tuo parere a riguardo?
OSHO: È davvero una domanda
molto significativa ed esistenziale. L’umanità ha vissuto in queste tre paure
per migliaia di anni. Non sono personali, sono collettive. Vengono
dall’inconscio collettivo. La paura di diventare pazzi è in tutti, per la
semplice ragione che non è stato permesso all’intelligenza delle persone di
svilupparsi. L’intelligenza è pericolosa per gli interessi istituzionali.
Quindi per migliaia di anni sono state tagliate le radici stesse
dell’intelligenza… La paura è entrata fino nei profondi recessi dell’inconscio…
Nella terapia profonda la paura arriva improvvisamente, perché la persona sta
perdendo tutti i puntelli, gli appoggi; la
folla sta scomparendo sempre più lontano. Si trova da sola. E
improvvisamente c’è oscurità e c’è paura. Non è mai stata addestrata,
disciplinata a stare sola e questa è la funzione della meditazione…
La seconda paura è quella dell’orgasmo sessuale.
Anche quella creata dalle religioni. Tutte le religioni esistono perché hanno
messo l’uomo contro le sue stesse energie. Il sesso è tutta l’energia
dell’uomo, la sua energia vitale… L’uomo è spaventato dal sesso per quanto
concerne la mente, ma la sua fisiologia non ha nulla a che fare con la mente.
La fisiologia lo condurrà verso il sesso e la sua mente sarà là a condannarlo.
Così farà l’amore in fretta e questo fa evitare l’orgasmo… L’orgasmo rilassa
ogni fibra della tua mente, del tuo cuore, del tuo corpo. È immensamente
importante per la meditazione che una persona abbia l’esperienza dell’orgasmo…
Il punto importante è la prima esperienza. Poi la persona saprà che la sua
pazzia non è pazzia, ma una specie di
esplosione di gioia.… allora la paura dell’orgasmo scomparirà e con quella
chiuderà i conti con la religione, con la psicanalisi.
E la terza paura di cui parli è quella della
morte. La prima paura è quella della solitudine. Gran parte della paura della
morte sarà distrutta dalla prima esperienza di essere soli e non averne paura.
La paura della morte sarà immediatamente distrutta dall’esperienza
dell’orgasmo. Perché nell’orgasmo la persona scompare. L’ego non c’è più,
esiste un ‘fare l’esperienza’, ma colui che la compie non c’è più…
Veeresh: Qual è la tua visione della terapia nel futuro?
OSHO: Ha una grande possibilità di prendere il posto di tutte le
religioni del mondo, ma non diventerà essa stessa una religione. La sua
funzione è distruggere tutto quello che le religioni hanno fatto all’uomo. Una
volta che tu abbia distrutto tutto quello che le religioni hanno fatto
all’uomo, ed esso sia davvero sano e integro, la terapia non sarà più
necessaria. La terapia ha un grandissimo lavoro da fare, ma se ha successo ciò
significherà la fine della terapia stessa…