Pag. 1 Peperoncino
Pag. 2 Osho Times
News
Pag.
6 I centri di Osho in Italia
Pag. 10 Fra
terra e cielo
Pag. 13 Una
pratica di liberazione
Pag. 16 Le
brutte abitudini
Pag. 23 Due
ali per volare
Pag. 26 Illuminato
quello?
Pag. 29 L'Osho Guesthouse
Pag.
50 L'oroscopo di maggio
Pag. 60 Un
libro da vivere
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un po’ di PEPERONCINO alla tua vita
Un uomo di pace non è un pacifista, un uomo di pace è semplicemente un lago di silenzio.
Emana nel mondo un nuovo tipo di energia, canta una nuova canzone.
Vive in un modo totalmente nuovo, la sua stessa vita è grazia, preghiera, compassione.
Crea una maggiore energia di amore in chiunque rimanga
toccato da lui.
L’uomo di pace è creativo.
Non è contro la guerra, perché essere contro, qualsiasi cosa, è essere in guerra.
Non è contro la guerra, semplicemente comprende perché la guerra esiste.
E da quella comprensione diventa pieno di pace.
Solo quando ci sono molte persone che sono laghi di pace, di silenzio, di comprensione,
la guerra sparisce.
Soltanto laghi di pace in tutto il mondo...
molti, molti buddha, potranno far nascere una nuova vibrazione, una nuova onda, una nuova consapevolezza,
in cui la guerra diventa impossibile,
in cui tutta l’energia si manifesta in senso creativo,
tutta l’energia si dirige verso l’amore.
Osho, Zen: The Path
of Paradox, Vol. II # 2
Osho
qui... Osho là
Spesso riceviamo segnalazioni di articoli dove si
parla di Osho, o di suoi ‘passaggi’ in TV. E altrettanto spesso qualcuno ci
chiede notizie e chiarimenti in proposito. Il mondo dei media è talmente vasto
e diffuso che troppo spesso queste segnalazioni sfumano, o mancano di
precisione, e così non possono essere condivise. Proprio per questo ti
chiediamo un aiuto: se nel leggere un
quotidiano, un settimanale, un mensile;
oppure se guardando un programma
televisivo (normale o via satellite);
oppure se ascoltando la radio... insomma se in
qualsiasi caso ti imbattessi in una segnalazione di Osho, bella o brutta che
sia, potresti inviarcene comunicazione e, se ti è possibile, copia? Da parte
nostra ci impegniamo a diffonderla, sia tramite l’Osho Times,
sia via Newsletter, qualora fosse una notizia di rilievo.
P.S. Per darti un’idea delle infinite possibilità:
in alcuni libri Osho è citato, o ringraziato ‘come fonte di ispirazione’;
in un giallo si parla della Meditazione Dinamica; la stessa scena si vede in un
film degli Anni Ottanta; in un fumetto si è parlato dell’avvelenamento di Osho;
di recente su Rai Sat è apparso un documentario su Pune.
Quando ci è stato possibile, abbiamo segnalato le
fonti, purtroppo spesso resta solo la notizia, il sentito dire... e
l’impossibilità di risalire alla fonte. Ecco il perché di questa richiesta di
collaborazione! Ti ringraziamo sin d’ora.
Costante
successo
‘Una vertigine chiamata vita’,
l’autobiografia di Osho edita a fine gennaio da Mondadori, nel primo mese e
mezzo ha venduto 10.000 copie e si appresta a raggiungere ulteriori vette. Tra
i motivi di questo successo soprattutto il passaparola cui hanno partecipato i
nostri abbonati e i soci dell’Oshoba, informati – via Newsletter e OTI
– alcuni mesi prima della pubblicazione. Un grazie a tutti per questa
partecipazione, e per noi un segnale importante di quanto i libri di Osho
abbiano lettori costanti e appassionati. Un fatto che ha portato gli Editor
della Saggistica Mondadori a commentare questi risultati dicendo: “Avere Osho
come autore è una certezza”. Uno sguardo ai tanti libri prodotti ci rende
consapevoli dell’importanza delle parole di Osho, vista la sua rara capacità di
mettere a nudo punti ciechi e presupposti culturali che è fondamentale mettere
in discussione e comprendere, se si vuole avere una visione della realtà non
filtrata dalla mente e dalle sue aspettative. Il calendario delle uscite di
novità, riproposte e ristampe, resta molto fitto: per un’informazione in tempo
reale ricordatevi di comunicarci il vostro indirizzo e-mail. Oppure visitate il
nostro sito: www.oshoba.it
In
Italia...
Riparte l’attività del centro Divyananda,
in provincia d’Asti, dopo la chiusura invernale: il 18 maggio ci sarà una festa
d’apertura con musica, danze e... pizza, inoltre mini sessioni. Per l’occasione
si inaugura una nuova ala del centro, con una grande stanza per gruppi, una
saletta ufficio, bar e nuovi servizi. In via di completamento il villaggio di
‘Tepee’ (le tende degli indiani) sopra l’adiacente collina, fulcro delle
attività correlate: ‘capanna sudatoria’, ‘trance dance’ e altro.
Varie le attività in programma per l’estate: campi
di meditazione, gruppi sulle relazioni, sul respiro, primal...
e inoltre party, musiche e danze il sabato sera. Per informazioni vedi pag 8.
Arrivare
a Pune è facile...
...ma ricordatevi che per entrare in India ci
vuole il visto! Nelle news sul numero di Aprile ci eravamo dimenticati questa
cosa fondamentale. Di solito ve lo ricorda la vostra agenzia di viaggio al
momento della prenotazione del biglietto, e la stessa agenzia può occuparsi di
tutte le pratiche. Ma nessuno è perfetto... e così a un nostro amico è successo
di ritrovarsi al check-in della Malpensa e vedersi
rifiutare l’imbarco sul volo per Bombay perché senza visto! Immaginatevi lo
stress! Nel numero scorso ci siamo dimenticati anche un contatto italiano per
viaggio a Pune e prenotazioni in loco, si tratta di Veetchitta, che fino a qualche tempo fa organizzava anche
gli Osho Tours (viaggi con
accompagnatore), lo contattate via
e-mail: murua@libero.it o al telefono al 335.3241 48.
NOVITÀ,
NOVITÀ!
I CD con le musiche per le meditazioni di Osho stanno diventando sempre meglio. Ora conterranno anche
un video di qualche minuto (lo potete vedere sullo schermo del computer — già
disponibili quelli di Dinamica e Kundalini).
Utilissimo per mostrare "come si fa" agli amici che invitate per la
prima volta a far meditazione con voi, o anche se volete spiegare a qualche
collega d'ufficio, e non volete farvi beccare dal capo nel bel mezzo di una
"espirazione caotica" o di una minicatarsi!
Altre novità in rete: su osho.com non solo trovate
il programma estivo, gruppi e training, della Multiversity
— eh... ci vorrebbe proprio una bella vacanza a Pune!
— ma anche gran parte di quello invernale, con un mucchio di cose interessanti,
ne parleremo nei prossimi numeri dell'OTI... ma andate subito a darci
un'occhiata.
Al Papa la
New Age non piace proprio...
Ovvio: è un ‘nuovo arrivato’
che gli sta rovinando il mercato, rubandogli un mucchio di clienti... i Gesuiti
nella loro rivista Civiltà Cattolica
parlano di ‘strage di fedeli’. Il problema sembra
grave, e così un tot di dicasteri della curia romana hanno recentemente
prodotto un documento, di quasi 100 pagine, dove si dovrebbero fare i conti con
questo fenomeno. Risparmiamoci l’involontario umorismo delle 10 domande che il
documento pone come sintesi e base per un confronto, basta citare ‘Esiste un
solo Gesù Cristo oppure ve ne sono migliaia?’...
quando ormai l’esistenza di Gesù come figura storica
sta diventando sempre meno difendibile. O anche ‘Ci salviamo da soli o la
salvezza è un dono gratuito di Dio?’ con quel ‘gratuito’ messo lì ben in
evidenza (il senno del poi?) secoli dopo essersi giocati un bel po’ del gregge
– con lo scisma protestante – proprio a causa della ‘vendita delle indulgenze’, e cioè facendo pagare a caro prezzo la
salvezza dall’inferno. O anche ‘Inventiamo la verità o la riceviamo?’... come a
dire o si crede a ciò che dice la Chiesa o son tutte
balle... e poi la verità non è qualcosa che si scopre? Sorvoliamo anche sugli
inevitabili ‘colpi bassi’, per cui le religioni
pagane, che la New Age vuol rivalutare, vengono
accusate di aver avuto, nel secolo scorso ‘una parte notevole nel sostenere
alcune delle più violente ideologie razziste d’Europa’... dimenticandosi
bellamente che anche molti settori della Chiesa di quel tempo benedicevano,
tranquillamente, sia i nazisti che i fascisti.
Ma andando un po’ più in profondità si trovano
spunti significativi: la New Age non va bene perché
‘le persone guardano dentro di sé alla ricerca di senso e di forza’. E dove se no?
Devono continuare a guardar per aria, se
caso mai avvistano dio nell’alto dei cieli?
La si accusa anche di affermare che ‘la liberazione dalla sofferenza e dalla debolezza umane sarà possibile grazie
allo sviluppo del potenziale umano’... be’, visto che ‘sperare in dio’ e
secoli e secoli di preghiere ci hanno portato a questo punto, sembra proprio il
caso di trovare una qualche alternativa. Finendo con il più grave: i seguaci
della New Age ‘ribaltano il vero concetto di peccato
e il bisogno di redenzione e di salvezza attraverso Cristo’...
oddio, si saran detti i ‘santi padri’,
se va avanti così finisce che nessuno ha più bisogno delle nostre assoluzioni,
dei nostri servigi... magari ci tocca trovarci un altro mestiere!
Quello che dà fastidio alla Chiesa, a ben vedere,
è che la gente cominci un po’ a muoversi sulle proprie gambe e stia smettendo
di seguire il gregge, di sperare – ascoltando e ubbidendo ai preti – in
una salvezza da un dio che rimane tuttora un’ipotesi non dimostrata. Pigliando
un mucchio di cantonate, certo, finendo magari anche solo col seguire nuove
mode e nuove illusioni: sicuramente non è tutto oro quello che luccica, nella
New Age... anzi! Osho ci
mette spesso in guardia verso molti dei suoi aspetti. Ma di sicuro, smettendo
di seguire il gregge, ognuno ha la possibilità di scoprire, e non solo credere:
trovare qualcosa di reale e utile rispetto a se stesso e all’esistenza.
Semplicemente patetica, poi, l’esortazione finale:
‘I cristiani devono uscire dalle cattedrali, nutriti dalla parola e dal
sacramento e portare il vangelo in ogni aspetto della vita di tutti i giorni’... ma non si sono accorti che ‘nelle cattedrali’ la maggior parte della gente ormai ci va sì e
no di domenica – per vecchia abitudine o per non farsi parlar dietro dal paese
– o magari giusto per vedere il Papa, se passa di lì per caso in uno dei suoi
tanti viaggi... che mi sa che anche lui, poveretto, con tutti quei preti,
monsignori e cardinali – ormai
interessati solo a chi sarà ‘il prossimo’ a salire
sul trono di Pietro – in Vaticano non ci sta troppo bene!
Le notizie che sentiamo
Ora per ora, assillanti... le immagini di morte,
distruzioni e sofferenze che riempiono i giornali e la televisione ora che
l’ennesima guerra è scoppiata... la paura e l’incertezza che provocano gli
avvenimenti in Iraq... più che a una qualche riflessione portano alla mente, e
rendono di una sofferta attualità, le parole di Rumi,
un mistico di quelle parti (in realtà nato otto secoli fa in quello che adesso
è l’Afganistan...)
Fuori, la gelida notte del deserto.
E questa altra notte,
dentro, si accende,
diventando sempre più calda.
Lascia che l’arido paesaggio, fuori,
si riempia vieppiù di spine.
C’é un giardino, dolce e delicato,
dentro ognuno di noi.
Continenti che esplodono, città e
paesi... tutto si trasforma in un solo
globo, bruciato e nero.
Le notizie che sentiamo son colme
di ansietà per quel futuro.
Ma la vera notizia, dentro di noi,
è che non ci sono affatto novità.
“Queste parole di Rumi,”
ci ricorda Osho, “oggi sono più significative e
importanti di quando le ha scritte. Le ha scritte settecento anni fa, ma oggi
non sono solo simboliche...
‘Nessuna nuova, buona nuova’... dentro... tutto è silenzio, tutto è bello, pacifico, pieno di
beatitudine come è sempre stato. Non c’è alcun cambiamento, non ci sono novità.
Dentro è un’estasi eterna... per sempre e sempre. Ripeterò ancora che queste
parole possono avverarsi nel corso della tua vita. Prima che accada, devi
entrare nel tuo intimo... dove non c’è mai stata alcuna novità, dove tutto è
eternamente lo stesso, dove la primavera non va e viene, ma rimane... sempre;
dove i fiori sono esistiti fin dall’inizio –
se c’è stato un inizio – e rimarranno fino alla fine, se ci sarà una
fine. In realtà, non c’è inizio né fine, e il giardino è rigoglioso, verde e
pieno di fiori. Prima che il mondo esterno sia distrutto dai politici, trova il
tuo mondo interiore. È l’unica sicurezza rimasta, l’unico rifugio dalle armi
nucleari, dal suicidio globale... da tutti questi idioti che hanno un così
grande potere di distruzione”.
Questa è, tradizionalmente, l'immagine
usata dallo Zen per indicare dove vive l'uomo di consapevolezza... una metafora
per la meditazione. Un mistico contemporaneo come Osho
ne da’ una nuova, moderna, interpretazione.
Osho
a colloquio con un visitatore che racconta di aver fatto la meditazione Nadabrahma (una tecnica meditativa basata sull’humming) per nove mesi, anche durante il suo lavoro di
pilota - e trova sia una incredibile fonte di energia.
Lo è… una incredibile
fonte di energia. Non conosciamo le nostre sorgenti interiori e non sappiamo in
che modo collegarci a loro. Quando utilizzi
il suono ‘mmmmmmm’ – humming – crei un’armonia.
Il suono si trasforma in una vibrazione nel tuo corpo-mente e a poco a poco,
lentamente, il corpo e la mente entrano in armonia. Il dissidio cessa, e con la
cessazione del conflitto si risparmia energia.
Sprechiamo
energia continuamente, perché esiste un conflitto costante. Il corpo vuole fare
una cosa – la mente vuole fare qualcos’altro. Un momento la mente desidera fare
questo – il momento dopo desidera fare quello. Il corpo e la mente sono quasi
due nemici, e le cosiddette religioni alimentano questo antagonismo. Non lo
hanno dissolto, anzi, lo hanno ingrandito sempre di più. Lo hanno reso quasi
insolubile, perché tutte condannano il corpo, sono tutte contro il corpo.
Pensano che il corpo sia il peccato, quindi il corpo deve essere sottomesso,
controllato, regolato. Il corpo deve essere ridotto in schiavitù e la mente
deve dichiarare il suo predominio. La mente è la vera colpevole – il corpo è
innocente, il corpo non ha mai fatto nulla di sbagliato.
È la mente
che ha messo l’umanità sulla cattiva strada... le cosiddette religioni sono a
favore della mente e contro il corpo, hanno creato un conflitto interiore e
quel conflitto... consuma molta energia. A causa di questa frizione c’è un
enorme spreco di energia, e non si ottiene nulla, poiché l’uomo può ottenere
qualcosa solo quando c’è unità. Unito sei vittorioso. Diviso cadi – unito stai
in piedi.
Lo humming è uno dei
principali metodi segreti per collegare il corpo-mente, poiché il suono è un
elemento che li accomuna. Quando fai humming, il
corpo fa humming, i livelli sottili del corpo vibrano
e la mente fa humming. A poco a poco entrano in
sintonia, in armonia, in un profondo contatto d’amore – una specie di orgasmo
tra corpo e mente. In questo modo si risparmia energia, e in quantità enorme.
L’universo fornisce energia solo quando la si usa nel modo giusto,
creativamente, allora l’universo è immensamente generoso. Ti dà tutto quello di
cui hai bisogno, più di quello di cui hai bisogno... se invece distruggi la sua
energia, diventa avaro: non ti darà nulla... Nel momento in cui questa armonia
si crea nel corpo-mente, o quando si crea uno stato di melodia, ritmo, amore,
tu mostri di essere degno – puoi ricevere di più. Ti meriti di più, e più
energia fluirà.
Nel profondo
del tuo essere, nel tuo centro, hai la fonte dell’infinito. Quando corpo e
mente fluiscono in dolce armonia, il centro più intimo del tuo essere ti
fornisce energia. Il tuo centro è felice e desidera offrirti molti doni.
E ne
verranno ancora di più… Continua. Dimenticherai cosa significa essere stanchi.
Non ti sentirai mai esausto – a volte, forse, esaurito, ma mai esausto, e si
tratta di due cose ben distinte. Nel sentirsi esausti c’è grande frustrazione,
un senso di futilità: qualcosa è andato sprecato inutilmente, senza alcun
motivo, senza uno scopo, un significato. Il sentirsi esaurito è una sensazione totalmente diversa –
e bella. Dopo aver fatto un buon lavoro, ci si sente esauriti. L’energia è
stata usata, usata in maniera creativa, ci si sente felici. Un pittore, dopo
aver dipinto, un poeta, dopo aver scritto i versi che lo ‘inseguivano’ da mesi
o anni…
Il tuo
lavoro è di grande importanza. Sono pochissimi i piloti che comprendono
realmente il loro lavoro. È l’attività più avventurosa… una delle più poetiche,
delle più belle. Quindi non prenderlo solo come un lavoro. Non è affatto un
lavoro: è un’attività molto creativa. Affidarsi ai venti nella vastità del
cielo dà immensa gioia – racchiude una qualità spirituale, e la bellezza del
cielo e delle nuvole, il sole con i suoi raggi, le piogge, le stelle nella
notte, l’oceano sotto di te, il blu infinto… È molto meditativo. Essere un
pilota è una fortuna.
E più entri
in meditazione, più ne gioirai. È rischioso, ma ogni gioia è rischiosa.
L’ebbrezza sta nel rischio. Il pilota si trova sempre tra la vita e la morte –
ed è questa la sua bellezza. Il pilota non può annoiarsi a morte. Se si annoia
la responsabilità è sua: ha dimenticato cosa sta facendo. È un’avventura
incredibile, prendilo come un’avventura e ama il tuo lavoro. Rendilo sempre più
meditativo.
Una delle
esperienze comuni a tutti i meditatori del mondo è che più elevata è
l’altitudine, più facile è la meditazione. Per questo così tanti andavano sull’Himalaya: non per le montagne, per l’altitudine. Più in
alto vai, minore è l’attrazione gravitazionale. Minore è l’attrazione
gravitazionale, meno sei un corpo. Inizi a sentirti un po’ privo di corpo…
diventi senza peso. A mio parere, prima o poi le navi spaziali saranno i posti
preferiti dei meditatori. Più sei in alto, quindi, più debole si fa la presa
delle cose terrene, della terra, e più sei vicino al cielo. Sei meno legato
all’istinto, alla sua pesantezza, e più aperto e disponibile alla grazia. Per
secoli, dunque, i meditatori si sono avventurati sull’Himalaya.
Era rischioso, molto rischioso, ma una volta cominciato a meditare lassù era
difficile ritornare – là era così facile. È l’altitudine che modifica la
chimica del corpo, e la differente percentuale di ossigeno crea una grande
differenza. Maggiore è l’ossigeno che entra in te, maggiore è la purezza
dell’atmosfera... Lo stesso avviene con
la Meditazione Dinamica: modifica la quantità di ossigeno. Tutte le tecniche di
respirazione yoga non sono altro che un tentativo di modificare la chimica del
corpo, ma alle grandi altitudini essa cambia spontaneamente.
Se un giorno
un numero sempre più grande di persone avrà la possibilità di viaggiare sulle
navi spaziali, nel mondo si assisterà a una grande esplosione di meditatori.
Tutti i primi esploratori dello spazio l’hanno sentito. I loro diari, i ricordi
di quelle esperienze sono fortemente religiosi. Tutti hanno avvertito la
presenza di una certa qualità religiosa… e non erano persone religiose.
Un
esploratore dello spazio ha scritto nel suo diario: “Non sono mai stato in
chiesa e non ho mai avuto interesse per il divino, ma qui nello spazio tutto è
così quieto, così infinitamente silenzioso che all’improvviso ho la sensazione
che il divino esista. È questo silenzio che fa scattare qualcosa dentro di me”.
Un altro
esploratore ha pianto di gioia perché per la prima volta ha visto che la terra
è una: niente Russia, America, India o Cina, ma una cosa sola! Nel momento in
cui percepì la terra come una, egli divenne uomo universale: non cristiano,
indù, bianco o nero – un semplice abitante della terra. Anche questa è una
grande esperienza religiosa.
Ama il tuo lavoro. Trasformalo in una meditazione – continua con l’humming,
sii meditativo. Ama il tuo lavoro: è uno dei più belli che possano capitare.
tratto da: Osho, What Is, Is, What Ain’t, Ain’t
# 3
Pilotando... meditare
Abbiamo
chiesto a Savaad, pilota italiano e meditatore, di
parlarci della sua esperienza.
Visto che la condivisione è un modo per celebrare
la vita, eccomi qua a tradurre in parole qualcosa che da tempo si stava
svelando dentro di me. Il lavoro che scelsi per passione, o meglio il gioco che
più mi intrigava, era quello del pilota. Così passa oggi, passa domani, oggi
sono un pilota di Boeing 747 di una compagnia aerea.
La cosa ancora più bella è l’aver scoperto, nel corso della mia attività di
volo, il profondo legame che c’è tra pilotare un aereo e lo stato di
meditazione.
All’inizio fui sorpreso: è mai possibile che una
attività così mentale possa condurre alla meditazione!?
Eppure iniziando a praticare le tecniche di
meditazione di Osho, e quindi sperimentando quei
minuscoli – all’inizio – spazi di silenzio, ho scoperto come lo stesso silenzio
si presenta mentre leggo la ceck-list (lista dei controlli di strumenti e apparati),
mentre guardo fuori dal finestrino durante la ‘toccata’ sulla pista durante
l’atterraggio, per cercare un contatto morbido, o duro e deciso se la pista è
allagata dalla pioggia, oppure mentre controllo tutta la sequenza di avvisi
dell’autopilota durante un atterraggio nella nebbia.
Ma il primo elemento che mi ha fatto accendere la
lampadina, nella professione che svolgo, è stato il discorso del Tempo. Il
maestro insegna: stai nel presente, è l’unico che esiste, gli altri sono
fantasmi; ebbene non c’è cosa più vera per un pilota. Il passato è vero che
rappresenta la fonte dell’esperienza, ma guai a pensare a cosa è successo un
attimo prima, specialmente quando si è fatto un piccolo errore. Se si rimane
con esso perché la mente ti porta lì – con tutti i suoi giudizi etc – ne commetti altri tre nel presente e così via... intanto l’aereo corre a 950 km/h in
crociera – e 500/300 km/h a bassa quota prima di atterrare – perciò non
puoi proprio stare in ciò che è già trascorso, qualsiasi cosa hai fatto o
detto, non importa! La mente ti vuole far giudicare, analizzare, valutare
– chi, che cosa, come – ma non c’è tempo: l’aereo corre, corre, non c’è
spazio per giudizi, sensi di colpa ecc.
Poi c’è il futuro, proprio perché l’aereo corre il
pilota deve proiettarsi in avanti, anticiparlo di almeno 10 km, perché quello
che ora è il futuro tra pochissimo sarà il presente, e così devi lavorare
sempre in anticipo, alla fine tutta la vita diventa preparazione al futuro, e
osservando sempre più in profondità questo fenomeno, questo meccanismo, ha
iniziato a sbocciare la consapevolezza. La pura e semplice consapevolezza
attraverso l’osservazione, lo stare a guardare dentro di me come questo
computer biologico lavora, e più lo osservo, più lavora meglio, senza sforzo.
Anche il concetto di concentrazione si trasforma perché cade la tensione, essa
si scioglie, e così la mente svolge il suo mestiere... e io sto a guardare e mi
diverto.
11 box
FUORI
EDIZIONE
Un
giorno un monaco chiese a Isan se era necessario
coltivare la propria vita spirituale dopo l’illuminazione. Isan
rispose che era necessario a causa della ‘forza d’inerzia dell’abitudine’, e
continuò dicendo: “Qualunque cosa tu senta deve prima di tutto essere accettata
dalla tua mente razionale, e quando la tua comprensione razionale sarà
diventata più profonda e sottile, in modo ineffabile, la tua mente si farà
spontaneamente aperta e luminosa, e non ricadrà più nello stato di dubbio e mistificazione. Per quanto numerosi e diversi siano gli insegnamenti sottili, tu sai
intuitivamente come applicarli, secondo l’occasione.
Solo
in questo modo sarai qualificato a occupare il posto e a indossare la veste di
un maestro dell’autentica arte di vivere. In sintesi, è di primaria importanza
sapere che la realtà suprema, o la radice della mente, non lascia passare neppure un granello di polvere, e
che, pur tra innumerevoli passaggi e sentieri d’azione, non una singola legge o
cosa deve essere abbandonata”.
Sei spesso in viaggio?
In aereo dopotutto, salvo casi particolari, non ci si va molto di
frequente… ma quanto tempo passi su treni, corriere, trasporti pubblici in
genere, o anche in auto? Ecco una tecnica che
fa per te.
NON quando
stai guidando, per favore!
Quando farla: Quando hai tempo. Durata: Qualche minuto.
Primo stadio: Rilassa il respiro.
“Rilassa il sistema respiratorio, nient’altro. Non serve rilassare tutto il
corpo. In treno, in aereo o in macchina, nessuno si accorgerà di cosa stai
facendo. Rilassa il sistema respiratorio. Lascia che funzioni in modo
naturale”.
Secondo
stadio:
Osserva il respiro
“Poi chiudi gli occhi e osserva il respiro che
entra e che esce e che entra... Rilassati e osserva il respiro. In questo
osservare, nulla viene escluso. C’è il rumore della macchina: va benissimo,
accettalo. C’è traffico: va benissimo, è parte della vita. Il tuo compagno di
viaggio sta russando vicino a te: accettalo. Nulla viene rifiutato. Non devi
limitare la tua consapevolezza, restringerla. Concentrazione vuol dire
restringere la tua coscienza focalizzandoti su di un unico punto, ma allora
tutto il resto entra in competizione. Con tutto il resto lotti, perché hai
paura di perdere il punto. Puoi essere distratto, e questo può diventare un
disturbo.
Non devi fare questa tecnica per 24 ore. Una
tazzina di meditazione sarà sufficiente! Non devi berti tutto il fiume, una
tazza di tè basterà. Falla diventare il più semplice possibile: semplice è
giusto. Falla nel modo più naturale possibile. Non sforzarti, falla solo quando
hai tempo. Non farla nemmeno diventare un’abitudine perché tutte le abitudini
appartengono alla mente: una persona autentica non ha abitudini.
Non occorre fissare un momento in particolare:
falla quando hai tempo a disposizione. Anche in bagno, se hai dieci minuti,
siediti sotto la doccia e medita. Di mattina, di pomeriggio, per quattro o
cinque minuti, per brevi periodi, medita, e vedrai che diventerà un nutrimento
costante.
tratto da:
www.osho.com Meditazioni per persone
indaffarate
Rimediare ai
danni che ci hanno fatto da bambini: Tarika, la
conduttrice di ‘The Freedom Process
(AFH)’ ci parla di questo processo.
Mi hanno chiesto spesso di scrivere di questo
workshop che guido ormai da anni, ma non l’ho mai fatto, perché non ero sicura
di quello che desideravo davvero dire. È difficile parlare di un processo
confidenziale senza compromettere l’integrità del metodo, riuscendo tuttavia a
dire qualcosa di interessante. Proverò comunque a rispondere alle domande più frequenti
che mi vengono rivolte: perché il processo è segreto e di cosa tratta?
La segretezza è voluta per
un motivo eccellente: la mente vuole sempre conoscere i dettagli per essere in
grado di controllare l’esperienza attraverso le forme mentis passate. Non ricevendo alcun dettaglio, se non quelli
necessari a livello pratico, sei libero di vivere un’esperienza spontanea nel
presente... e anche queste parole possono essere pericolose, perché ora la
mente può dire: “Oh, adesso capisco... va bene”, dimostrando fino a che punto i
condizionamenti hanno compromesso la nostra capacità di avere fiducia.
Anche se pensi di aver capito cosa può
accadere, l’evento successivo arriva sempre come una sorpresa. Poiché il gruppo
si basa su un lavoro il cui scopo è liberarci dai condizionamenti
dell’infanzia, l’elemento sorpresa, pur all’interno di un ambiente protetto, è
molto importante.
I condizionamenti
conducono alla formazione di abitudini e alla creazione di una modalità,
precisa e programmata, con cui ci muoviamo nella vita. Ben poco spazio rimane
per le esperienze nuove, perché la nostra vitalità è intrappolata all’interno
di reazioni inconsce fisse. Anche
quando siamo convinti di aver onorato la nostra spontaneità, a ben guardare ci
rendiamo conto che si è trattato di un leggero cambiamento nell’aspetto di un
vecchio abito, ma l’abito non è cambiato per nulla. Lo indossiamo come fosse
un’armatura, ed è attraverso questa armatura che cerchiamo di vivere l’amore,
la fiducia, la creatività, la meditazione, ecc. Se però consideriamo come ci si
debba sentire a muoversi con addosso una pesante armatura, ci sarà facile
capire a quali restrizioni ci hanno costretto per tutta la vita i
condizionamenti infantili. Al massimo ci permettono di andare a sbattere contro
altre armature senza farci troppo male, ma di sicuro non ci permettono di avere
relazioni interpersonali appaganti. Non solo, questa armatura in realtà ci
impedisce persino di entrare in contatto
con noi stessi. Eccoci allora pronti a marciare nel mondo corazzati di
idee, credenze, comportamenti e movimenti del corpo creati per noi quando
eravamo troppo piccoli per riuscire a dire “No”. Questi programmi formano una
catena inconsapevole di gelo e dolore che ci passiamo di generazione in
generazione. Non è colpa di nessuno, certamente, però ognuno ha il potenziale
per vivere libero da queste restrizioni.
È
qui che entra in scena questo processo. Il gruppo non ha la pretesa di
eliminare i condizionamenti e farci vivere ‘felici e contenti per sempre’. Anzi, ci offre l’opportunità di svegliarci dalla
fiaba e vivere una vita autentica, vibrante, sensuale e consapevole. È
un’occasione per guardare dritto in faccia i nostri condizionamenti, capire
cosa è successo e dire quel ‘No’ che non ci è stato possibile da piccoli. Una volta
compiuto questo passo, siamo liberi di dire il ‘Sì’ che, allo stesso modo, non
ci è stato possibile prima: Sì a noi stessi. Attraverso il potere del Sì può
nascere la compassione da cui, spontaneamente, sorge il perdono.
Sono molti i gruppi e i
processi che offrono questo lavoro di base sulla personalità, e tutti sono
utili nel viaggio di ritorno a noi stessi. Gli elementi di segretezza,
intensità, protezione, attenzione, meditazione e un’atmosfera di totale
accettazione, fanno sì che questo processo, benché di breve durata, arrivi
molto in profondità. Le comprensioni cui giungiamo non faranno che aumentare la
nostra consapevolezza. Il fatto che Osho si sia
occupato direttamente di questo processo, indicando come doveva essere fatto,
lo rende qualcosa di più di un gruppo di terapia qualunque.
Nel gruppo ci si occupa
del presente, anche se tanto materiale arriva dal passato. Il bambino interiore
è un partner importante nell’intero processo, ma il risultato è la maturità.
L’essere in grado di vedere con chiarezza il pesante bagaglio che ci portiamo
dietro ci aiuta a disidentificarci dalla personalità,
che ci tiene legati al passato. Le ferite del bambino vengono accettate, come
viene riconosciuta la sua intelligenza nell’essere riuscito a sopravvivere, e
il senso di rivalsa attaccato a quelle ferite scompare.
È una gioia per me guidare
il team di assistenti che permettono al gruppo di accadere. Ogni partecipante
riceve profondo rispetto e lo spazio per il suo processo personale. Non ci sono
due persone nel gruppo che facciano il medesimo ‘lavoro’, si tratta di un
processo individuale che riceve il sostegno dell’intero gruppo. A cominciare
dall’intervista che, per ogni persona, aiuta a determinare se questo tipo di
lavoro è adatto o meno. In caso positivo, subito viene creato un procedimento
individuale. Una volta iniziato il gruppo, l’energia che ogni individuo investe
nella sua personale ricerca aiuta il gruppo a procedere, grazie anche alla
presenza amorevole degli assistenti. Si tratta senza dubbio di un’occasione in
cui ognuno può fare grande chiarezza dentro di sé, condividere con gli altri ed
espandersi. Il processo non si conclude l’ultimo giorno del gruppo.
Quello è solo l’inizio,
l’inizio di una vita vissuta in libertà.
Tarika, con Osho
dal ‘79, ha un Master in Psicologia a indirizzo
psicoterapeutico. Ha una formazione in tecniche di Encounter,
Alexander Technique... e
molte altre. È coinvolta nel Freedom Process (AFH) fin dal ‘90, e lo
guida come facilitator da sette anni, sia all’Osho Meditation Resort di Pune che all’UTA Institute di Cologna, Germania.
Guida anche altri workshop – questi ultimi anche in Italia: in aprile
ad esempio è a Miasto.
Per ulteriori informazioni tarika@gmx.li (in
inglese). Per il calendario dei gruppi: www.lifetrainings.com
Dentro di te c’e’ tutto il passato, ogni suo momento.
Dal grembo a ora, sei stato molte cose, milioni di
persone, e tutto è stratificato dentro di te. Sei cresciuto ma il passato non è
scomparso; potrebbe essere nascosto ma è lì e non solo nella mente ma anche nel
corpo. Se da bambino ti sei arrabbiato, e qualcuno ti ha detto: “Smettila! Non
devi arrabbiarti!” e tu hai ubbidito, ti sei fermato, allora quella rabbia è
ancora dentro di te... nella tua mano. Deve essere così perché l’energia è
indistruttibile. E fino a quando non rilasserai quella mano... la rabbia
persiste. Fino a quando tu non agisci consapevolmente per completare il circolo
di quella energia, che in un determinato momento di cinquanta o sessanta anni
fa è diventata rabbia, la porterai dentro di te e colorerà le tue azioni.
tratto da: Osho, And the Flowers Showered # 4
Dio e ”libertà”
Libertà è un altro nome di dio ed è un nome
di gran lunga migliore!
I preti hanno usato dio per creare nella mente
della gente una schiavitù. Per secoli, nel nome di dio hanno sfruttato
l’umanità. Per questo motivo, spesso, insisto sul fatto che dio è libertà, la
religione è libertà. Dunque, qualsiasi cosa ti renda schiavo, non è religione e
non ha nulla a che vedere con dio. Lascia che la libertà sia la norma. Giudica
sempre attraverso la libertà. Ciò che ti dà libertà ti rende più religioso. Ciò
che ti da libertà ti avvicina a dio. Quando sei capace di essere completamente
libero diventi una cosa sola con dio. Per questo in India non ci riferiamo a dio
ma a moksha. Moksha indica
assoluta libertà. Buddha non parlò mai di dio, Mahavira non fece mai riferimento a dio, per la semplice
ragione che avevano visto ciò che i preti avevano fatto nel suo nome.
Parlavano solo di libertà.
tratto da: Osho, Eighty-Four Thousand Poems
Ritrova il tuo vero volto
Il vero volto di ogni
bambino è il volto del divino. E di sicuro il mio non è un dio cristiano, indù
o ebreo; il
mio dio non è neanche
una persona ma solo una presenza. È più una fragranza che un fiore. Puoi sentirlo
ma non puoi afferrarlo. Puoi esserne pervaso ma non puoi possederlo.
Il mio dio non è
qualcosa di oggettivo, là. Il mio dio è la tua reale soggettività, qui. Il mio
dio non potrà mai essere chiamato 'quello'. Può essere solo chiamato 'questo'.
Il dio della mia visione
ed esperienza non può essere cerato nelle sinagoghe, nei templi, nelle moschee,
nelle chiede, nell'Himalaya, nei monasteri.
Non è là... perché è
sempre qui. E tu continui a cercarlo altrove.
Quando dico che il vero
volto di ogni bambino è il volto del divino, dico che dio è sinonimo di vita,
esistenza.
Qualsiasi cosa dio sia è
divina, sacra. Non c'è altro che lui. Dio non può essere considerato una
quantità ma una qualità. Non puoi misurarlo. Non puoi fare una statua che lo
rappresenti, non puoi raffigurarlo. In questo senso è assolutamente
inafferrabile.
Se osservi i volti dei
bambini quando arrivano freschi dalla vera sorgente di vita, vedrai una certa
presenza che non ha un nome: è innominabile, indefinibile.
Il bambino è vivo. Non
puoi definire la sua vitalità, ma è lì, puoi sentirla. E talmente presente che
anche se tu fossi cieco non potresti evitarla. E freschezza.
Puoi sentire la
freschezza che emana un bambino. Quel-la fragranza scompare molto lentamente.
Se il bambino sfortunatamente ha successo e diventa una celebrità, un
presidente, un primo ministro, un papa, allora lo stesso bambino avrà un
cattivo odore.
E arrivato con una
tremenda fragranza, incommensurabile, indefinibile, innominabile. Guarda negli
occhi di un bambino non c'è nulla di più profondo. Gli occhi di un bambino sono
abissali, non hanno un fondo.
Sfortunatamente, dopo
che la società lo avrà distrutto, i suoi occhi diventeranno soltanto
superficiali: a causa di strati e strati di condizionamento, quella profondità,
quel-l'immensa profondità, sparirà molto presto.
Quello era il suo vero volto.
Il bambino non ha
pensieri. A cosa deve pensare? Il pensiero ha bisogno di un passato, di un
problema. II bambino non ha un passato, ha solo un futuro. Non ha ancora dei
problemi. Per lui non c'è possibilità di pensare. A cosa può pensare? Il
bambino è cosciente ma senza pensieri. Questo è il vero volto dei bambini.
Un tempo questo era
anche il tuo volto; benché te ne sia dimenticato è ancora in te e aspetta di
essere scoperto di nuovo.
Dico scoperto di nuovo
perché tu lo hai già scoperto molte volte nelle tue vite precedenti, ma lo hai
sempre dimenticato. Forse anche in questa vita ci sono stati momenti in cui ti
sei avvicinato molto a conoscerlo, a sentirlo, a esserlo. Ma il mondo è troppo
pressante. La sua spinta è immensa, ed esistono mille e una direzione in cui ti
spinge. Ti spinge in così tante direzioni che ti disintegri.
Tu non sei — sei molti,
e nella folla di questa multiformità della tua
esistenza, il tuo vero volto è andato perduto.
TRATTO DA: Osho, From Darkness
to Líght # 6
Attento alle brutte abitudini !
Il primo bagliore dell’illuminazione – in
Giappone lo chiamano satori – e’ potente. Puo’ essere delicato, puo’ essere
nuovo. Sara’ difficile proteggerlo, ma possiede una
forza intrinseca. Se gli dai il tuo appoggio totale, pervadera’
il tuo intero essere.
Il satori diventera’ samadhi. Ma continua a stare attento alle brutte abitudini.
PUBBLICHIAMO
UN LUNGO TESTO DI OSHO ADERENDO ALLE RICHIESTE DI QUEI LETTORI CHE AMANO UNA
LETTURA PIÙ DISTESA E MENO INTERROTTA.
Un giorno
un monaco chiese a Isan se era necessario coltivare la propria vita
spirituale dopo l'illuminazione. Isan rispose che era
necessario a causa della “forza d'inerzia dell'abitudine”, e continuò dicendo:
"Qualunque cosa tu senta deve prima di tutto essere accettata dalla tua
mente razionale, e quando la tua comprensione razionale sarà diventata più
profonda e sottile, in modo ineffabile, la tua mente si farà spontaneamente
aperta e luminosa, e non ricadrà più nello stato di dubbio e mistificazione.
Il SUTRA
Per quanto numerosi e diversi siano gli
insegnamenti sottili, tu sai intuitivamente come applicarli, secondo
l'occasione.
Solo
in questo modo sarai qualificato a occupare il posto e a indossare la veste di
un maestro dell'autentica arte di vivere. In sintesi, è di primaria importanza
sapere che la realtà suprema, o la radice della mente, non lascia passare
neppure un granello di polvere, e che, pur tra innumerevoli passaggi e sentieri
d'azione, non una singola legge o cosa deve essere abbandonata".
Giungere a una chiara distinzione tra pratica
spirituale e illuminazione è uno dei problemi fondamentali di ogni ricercatore
del vero. L’illuminazione può essere coltivata, ma in quel caso sarà solo una
finzione. Potrai anche crederci, ma non sarà la tua convinzione a renderla
vera. Persino se l’intera società la riconoscesse, non avrebbe importanza. E
come farai a coltivare l’illuminazione, se non la conosci? Ti limiterai a
imitare altri illuminati. Ma ogni illuminato ha un carattere tutto suo. Nessuno
potrà essere un altro Isan. Per quanto cerchi di
applicarsi, imitando ogni azione di Isan, e ogni sua
parola, nessuno riuscirà comunque a essere Isan.
Resterà quello che è, avrà solo una velatura studiata e coltivata attorno alla
mente. Non sarà che un atto mentale, e di certo l’illuminazione non è un atto
mentale. Quindi nessuno può coltivare l’illuminazione.
Ma dopo l’illuminazione…
L’illuminazione avviene
all’improvviso. Puoi seguire un metodo, senza la garanzia che ti conduca
all’illuminazione. Ma se hai accanto un maestro vivente, che ti segue passo per
passo, ti sostiene con una mano, come era solito dire un mistico indiano, Gora…
Gora era un vasaio, un uomo poverissimo, ma era giunto alle stesse altezze di Gautama il Buddha. Il suo
linguaggio, ovviamente, era quello di un vasaio. Ma a volte la lingua rozza del
popolo riesce a esprimere cose impossibili a un linguaggio molto sofisticato.
Gora diceva che il maestro deve usare entrambe le mani, proprio come il vasaio.
Il vasaio sostiene la creta che sta trasformando in vaso con entrambe le mani,
una fuori e l’altra dentro. I suoi movimenti, il suo sostegno, a poco a poco
creano il vaso.
Il maestro deve usare ogni
mezzo disponibile per condurti al punto in cui l’illuminazione diventa
possibile. Basta una piccola spinta – da parte delle circostanze o del maestro,
o dello stesso discepolo – una piccola svolta. Un passo, e il vecchio mondo è
svanito, sei entrato in un cielo nuovo.
È un evento improvviso,
perché non eri preparato – anche se per il maestro non è stato improvviso. Ti
stava preparando da ogni angolo. Ti colpiva, ti sgridava, ti mostrava il suo
rispetto – ti stava conducendo con ogni mezzo possibile al punto in cui dovevi
fare solo un passo. Quel passo lo puoi fare solamente tu, il maestro può
accompagnarti fino alla soglia.
Ci vuole un maestro molto
in gamba. Nessun maestro ordinario lo può fare, per questo ci sono molti
mistici, ma pochissimi maestri. Essere un mistico è già difficile di per sé, ma
portare il messaggio agli altri o trasformare la loro consapevolezza e aprirla
alle esperienze mistiche, richiede molte qualità – un modo allettante per dare
un incentivo alla loro sete, un approccio ragionevole, che arrivi persino a far
apparire razionale l’irrazionale, a trasformare l’assurdo in una bella
spiegazione. E l’invenzione di stratagemmi e meditazioni per le differenti
angolature del tuo essere – nessuno può mai sapere da che lato, nord o sud, est
o ovest, sei più vulnerabile. Il maestro invece, lentamente, quietamente,
arriva a capire qual è il tuo lato più vulnerabile. Quindi lo colpisce il più
duramente possibile, perché l’anello più debole della tua catena è quello che
cederà per primo.
La tua liberazione, la tua
illuminazione, è una grandiosa opera d’arte del maestro. Trovare l’anello più
debole della tua catena, e colpirlo in modo tale che invece di arrabbiarti ti
sentirai grato, è un’alchimia quasi miracolosa.
Ma per quanto ti riguarda,
l’illuminazione avviene all’improvviso. Il maestro la stava preparando, passo
dopo passo, ma di questo era consapevole lui, non tu. Per te, le porte si sono
spalancate all’improvviso.
Il maestro non ti dice mai
che sei giunto alla soglia. Aspetta il momento giusto: quando sei assolutamente
silenzioso, totalmente vuoto, la stagione arriva da sola. E mentre stai
crescendo e maturando, la porta si prepara ad aprirsi. Ma per te è sempre una
sorpresa, non per il maestro che la stava preparando da anni, in modi diversi,
conducendoti al punto in cui puoi svanire, evaporare.
Dopo l’illuminazione
improvvisa, ci vuole una certa pratica spirituale, perché l’evento improvviso
può diventare un’immagine fugace. Il tuo sonno è così profondo, la tua
inconsapevolezza così vasta che un lampo improvviso, un bagliore… e di nuovo le
nuvole oscure prendono il sopravvento. Quel momento bellissimo diventerà un
ricordo, arriverai persino a dubitarne: “è
accaduto o l’ho immaginato? Era reale o un sogno?”. Ma la sua dolcezza rimarrà
con te. Il suo profumo rimarrà con te.
La pratica spirituale dopo
l’illuminazione consiste solo nell’evitare qualunque situazione che possa
distruggere quell’evento luminoso. Devi riversare la
tua intera energia in quell’evento, per renderlo
sempre più autentico, sempre più radicato dentro di te, finché non diventa una
verità indubitabile. Nessuna nuvola lo può distruggere e nessuna sonnolenza,
nessuna inerzia può allontanarlo da te. Le affermazioni di Isan
devono essere comprese in questa luce.
Un giorno un monaco chiese a Isan se
fosse necessario coltivare la propria vita spirituale dopo l’illuminazione. Isan rispose che era necessario a causa della forza
d’inerzia dell’abitudine.
La ‘forza d’inerzia
dell’abitudine’ include tutto. Gurdjieff, uno degli
uomini più importanti di questo secolo, aveva delle idee relative alla mente
che nessuno scienziato ha negato…
Ogni scienziato sa che la
mente è divisa in quattro parti, quasi come una croce. Il lato destro è diviso
in due parti, davanti e dietro, e lo stesso vale per il sinistro.
Nonostante tutte le nostre
ricerche sulla mente, non abbiamo scoperto un modo per determinare la funzione
delle parti posteriori. Sembrano del tutto inutili. Ma la natura non produce
mai qualcosa senza uno scopo. E il cervello poi è la creazione più importante
che esista, non può contenere parti inutili. Molto probabilmente non abbiamo
ancora scoperto le loro funzioni.
Quando i ricercatori hanno
studiato il cervello, hanno osservato una cosa strana: la mano destra è
collegata con il lato sinistro del cervello e la mano sinistra è collegata con
il lato destro. Quando muovo la mano destra allora, essa è guidata dalla parte
sinistra del cervello.
Le persone che nascono
mancine – e non sono poche, sono il dieci percento della popolazione totale –
incontrano difficoltà per tutta la vita, perché sono nate in una società di
destri con una personalità da mancini. E nessuno si rende conto dei problemi
più profondi, né i genitori, né gli insegnanti. Obbligano i bambini mancini a
scrivere con la mano destra, come tutti gli altri. Non capiscono cosa stanno
facendo al bambino, e il bambino non può dire nulla contro di loro. Vede che
tutti scrivono con la destra, ed è strano che lui scriva con la sinistra. Ma a
causa delle imposizioni continue, cerca di scrivere con la destra. Non è
facile, ma esercitandosi con costanza, alla fine riesce a scrivere con la
destra. Sono pochi quelli che continuano a scrivere con la sinistra. Mancini
che scrivono con la destra... creano una grande confusione mentale.
La parte posteriore di
entrambi i lati del cervello, per quanto ne sappiamo, sembra essere
completamente inutile. Ma non lo è. Secondo Gurdjieff,
l’unico ad avere evidenziato la cosa, i due lati posteriori del cervello sono
come dei robot. Quando impari qualcosa con la mano destra, all’inizio si attiva
la zona frontale del lato sinistro del cervello, ma solo durante il processo di
apprendimento. Una volta concluso, la zona davanti consegna l’apprendimento a
quella posteriore. Il lato posteriore è simile a un robot, a un computer. Non
osserviamo nessuna funzione, esso però continua a lavorare a nostra insaputa.
In Africa, per esempio,
hanno trovato una tribù i cui membri mangiano una volta al giorno e sono
sanissimi. Quando videro i missionari cristiani, non credettero
ai loro occhi: “Ma che razza di idioti sono questi? Non pensano altro che a
mangiare, mangiare, mangiare. Prima la colazione, poi il pranzo, poi il tè, poi
una pausa caffè. E non è finita!”. Quegli individui
così semplici non riuscivano a capire: che senso ha?
E i membri di questa tribù
vivono più a lungo, sono più sani, vivono il doppio. Se qui una persona in
media vive settant’anni, là arrivano facilmente ai
centoquaranta o centocinquant’anni. E persino all’età
di centocinquant’anni non sono vecchi... a centocinquant’anni un individuo è in forma quanto un
giovane di trentacinque. Ma sono abituati da milioni di anni a fare un solo
pasto al giorno. Se sei abituato al modo di vivere americano, con un pasto solo
al giorno moriresti! E cosa faresti nelle restanti ventiquattr’ore?
L’americano mangia cinque volte al giorno, e tra un pasto e l’altro ha bisogno
di sigarette, di chewing-gum, la bocca, in qualche modo, deve continuare a
masticare. Sono assuefatti al punto che basterebbe portar via il chewing-gum a
qualcuno per farlo finire in ospedale con una crisi di astinenza! Chewing-gum,
una cosa così innocua. Già stavi facendo qualcosa di stupido, e ora vieni a
parlare di crisi di astinenza! E così ti devono dare qualcosa al posto del
chewing-gum, e poi qualcos’altro, che crea meno dipendenza, e ci vogliono
settimane per liberarsi da un’abitudine.
Il problema è che
l’abitudine va nella zona posteriore del cervello, e finora non abbiamo un
accesso diretto a quella zona posteriore. È ancora un continente sconosciuto, e
controlla tutto. Se abbandoni un’abitudine, dà in escandescenze. Ti obbliga a
tornare indietro.
Una volta, a Calcutta, ero
ospite, insieme a un amico, di uno degli uomini più ricchi dell’India, Sohanalal Dugar. Ora è morto.
Allora doveva avere settanta o settantacinque anni, e ci disse: “Ho rinunciato
al sesso quattro volte”. L’amico che era con me – un po’ stupido – rimase molto
impressionato. Quando rimanemmo soli mi disse: “Incredibile, quattro volte!”.
“Sei un idiota,”
commentai. “Non capisci: si può rinunciare al sesso una volta sola. Come fai a
rinunciarci quattro volte?”.
Ammise: “Sì, è vero. Se
hai rinunciato una volta, hai rinunciato”.
“Aspetta che Sohanlal ritorni,” aggiunsi. “Gli chiederò cos’è successo
la quinta volta”.
Quando arrivò gli chiesi:
“Ci stavi parlando del tuo celibato. Ci hai provato quattro volte, e il mio
amico è rimasto molto colpito. Quindi vorrei sapere cosa è successo alla
quinta”.
Mi disse: “Un disastro. La quinta volta non ho
rinunciato, perché ho già fallito quattro volte e ho imparato la lezione, non
ha senso rinunciare... meglio non parlarne”.
Per questo nessuno parla
mai di sesso. Soprattutto quelli che hanno fatto voto di castità, non ne
parlano assolutamente, perché conoscono il problema, quante volte hanno
rinunciato e come sono tornati sui loro passi. Non è una cosa che puoi
controllare e non è una dipendenza individuale. Ce l’hai dalla nascita, è una
dipendenza biologica.
Ci sono molti tipi di
abitudini. Alcune possono essere abbandonate, ma altre sono radicate molto
profondamente. E rimanere ignoranti e inconsapevoli
è un’abitudine antichissima, ha milioni di anni. Se le dai spazio anche per un
solo momento, ti sopraffarà.
L’illuminazione è un
fenomeno molto nuovo, e tutto va contro di lei: la tua vecchia mente, la tua
inconsapevolezza, la tua tendenza a dimenticare. Il termine inglese ‘sin’
(peccato) in origine significava dimenticanza, ma i preti hanno distrutto una
parola bellissima. Dimenticare è sicuramente un peccato – non contro un altro,
contro se stessi. Ma sei in uno stato di oblio da tanto tempo... E rimanere
nell’oblio è consolatorio, è confortevole, non crea una sete eterna, non ti
spinge a cercare la verità. Non ti conduce su sentieri pericolosi. Ti fa
rimanere nella sfera mondana e ordinaria, uno fra tanti, contento di cose
assolutamente futili.
Guarda solo quelli che
festeggiano i matrimoni, e tutti sanno quale sarà il risultato! Dappertutto,
ovunque vai, troverai rovine e macerie di matrimoni; eppure gli idioti si
metteranno a cavallo, indosseranno un turbante, come è tradizione in India. Una
volta portavano una spada, ora invece portano una versione più corta, un
coltellino. Cos’è tutta questa baldoria? La banda, e la gente che canta, e la
festa, le celebrazioni. Due individui, un uomo e una donna, stanno andando
sulla forca e gli idioti festeggiano. E si divertono pure: per la prima volta,
e forse per l’ultima, montano un cavallo, come un re, con una corona e se non
proprio una vera spada, almeno un coltellino da cucina. Un grande spettacolo, e
il risultato? A nessuno interessa. Tutti quelli che erano venuti a festeggiare
la tua crocifissione… Per la resurrezione non si fa vedere nessuno. Devi
pensarci tu, è un tuo problema.
Devi aver notato che tutte
le storie finiscono con il matrimonio, non si spingono più in là. Tutte le
storie si concludono con: “Si sposarono e vissero felici e contenti”. Questo è
l’epilogo, come se i due fossero morti, perché addentrarsi in quello che accade
dopo il matrimonio, i problemi intricati e complessi, è pericoloso.
In
India, o in qualunque altro luogo, si preferiscono i romanzi e i film drammatici alle
commedie. La commedia sembra non avere alcun riferimento con la vita, ma la
tragedia, è esperienza comune. Tutti ne conoscono il sapore.
L’illuminazione, quel
primo bagliore, deve essere protetta da tutte le abitudini pericolose, dai
vecchi schemi di comportamento, dalla tendenza inconscia ad agire come robot.
In questo consiste la pratica spirituale. Stai lottando contro un lungo
passato, che ha conosciuto solo notti oscure, prive di stelle. E all’improvviso
hai visto un bagliore dell’alba, e sentito il canto degli uccelli, e avvertito
il profumo dei fiori che si schiudono. Prima di tutto non riesci a credere che
sia vero, forse si tratta di un sogno. Hai conosciuto solo la notte fonda, non
hai mai pensato che questa notte buia dovesse finire. Sembrava diventare sempre
più buia. Non ne conosci la logica, più la notte diventa buia, più l’alba è
vicina. Ma l’alba, quando arriva per la prima volta, è inverosimile.
E l’alba di cui parlo, e
di cui parla Isan, non è un fenomeno esteriore. Anche
i vecchi schemi e le vecchie abitudini sono interiori. Cercheranno di
distruggere la nuova realtà interiore che sta crescendo, ed è fragile, mentre
le vecchie abitudini sono come rocce, dure e pesanti. La lotta è tra la rosa e
la roccia. È un problema difficile proteggere la rosa dalle rocce che si sono
formate nel passato.
Fare l’esperienza del
primo bagliore non è molto difficile. La vera difficoltà viene dopo quel
bagliore: come salvarlo? Come renderlo autentico, e radicato così
profondamente, e forte al punto tale che niente possa distruggerlo, che non
possa dare adito ad alcun dubbio, che la sua realtà si dimostri da sola?
Devi viverlo, questo è il
solo modo per coltivarlo.
In che modo hai coltivato
le tue abitudini? Semplicemente vivendole. Se non hai vissuto una certa
abitudine, ti è impossibile capire perché qualcuno non riesce a farne a meno. Ridi del chewing-gum perché non ci sei assuefatto, ridi del fumo perché non ci sei assuefatto, o dell’alcool…
ogni abitudine si radica in profondità, trasforma la chimica e la biologia del
tuo corpo, diventa un bisogno profondo. Tuo malgrado, devi bere alcool... non
vorresti, ma cosa ci puoi fare? Arriva un momento in cui il bisogno è troppo
impellente, ogni cellula del tuo corpo lo chiede. E tu pensi: “Solo una volta
ancora, forse non mi farà male”.
Ma quel ‘solo una volta’ va avanti per anni. E poi la volta dopo, la stessa
situazione si ripresenterà. Occorre avere il coraggio di troncare ogni
abitudine con una spada, con un singolo colpo. E per le crisi di astinenza: è
meglio subirne gli effetti per due o tre settimane, piuttosto che essere
sconfitti da un’abitudine.
Un uomo incapace di
dominare le proprie abitudini non può rimanere illuminato. Anche se ha la
fortuna di conoscere quel primo bagliore, esso lo renderà solo più infelice,
perché ora sa cosa è possibile. Ora sa dove può arrivare, ora conosce il
proprio potenziale. Invece è costretto a vivere nell’oscurità delle sue
abitudini e non può andare al di là dei vecchi schemi.
La pratica spirituale è la
sola via. Non pensare che l’illuminazione sia solo un’esperienza interiore.
All’inizio è un’esperienza interiore, poi, a poco a poco, devi portarla nella
tua vita esteriore. È quello che ti sto ripetendo ogni giorno: qualunque esperienza
tu abbia, non pensare che il lavoro sia concluso. L’esperienza che avviene in
meditazione deve essere presente nelle attività di ogni giorno.
Che tu sia una casalinga,
o un impiegato in un ufficio, o in un negozio, qualunque sia la vita che
conduci, la meditazione deve essere presente in ogni attività. La pratica
spirituale è questa. Più la vivi, più diventa un’esperienza normale, più la
vivi, minori sono le possibilità che venga travolta dalle vecchie abitudini.
Arriveranno come un fiume in piena, ma una cosa devi ricordare: la fiammella di
una candela è sufficiente a distruggere il buio di milioni di anni. Il buio non
può dire alla candela: “Sei troppo piccola, non fare la stupida. Vuoi lottare
contro il buio di milioni di anni? Certo che ne hai di faccia tosta!”
Un dialogo di questo tipo
non si verifica mai. La fiammella… e il buio scompare, per quanto antico sia.
Il primo bagliore dell’illuminazione – in Giappone lo chiamano satori – è
potente. Può essere delicato, può essere nuovo. Sarà difficile proteggerlo, ma
possiede una forza intrinseca. Se gli dai il tuo appoggio totale, pervaderà il
tuo intero essere. Il satori diventerà samadhi.
Il satori
è il primo assaggio del samadhi, e il samadhi avviene quando il tuo essere si accende totalmente.
Non lo devi più ricordare, lo sei. Ma questo è possibile solo se lo pratichi
nella vita di tutti i giorni.
Isan rispose che
era necessario a causa della ‘forza d’inerzia dell’abitudine’.
La pratica nella vita di
tutti i giorni è necessaria a causa della forza d’inerzia dell’abitudine. Continuò dicendo: “Qualunque cosa tu senta
deve prima di tutto essere accettata dalla tua mente razionale”.
Qualunque cosa tu abbia
visto dentro di te, deve essere portata all’interno della mente razionale. Non
deve essere accantonata come un episodio irrazionale, assurdo. Isan dice che se pensi che sia un fenomeno irrazionale, è
inevitabile che sorgano dei dubbi. Quindi il primo passo è metterlo in
sintonia, in sincronicità, con la tua razionalità. Potresti non riuscire a
proteggere qualcosa di assurdo – e in realtà è assurdo. L’esperienza in quanto
tale è al di là della mente razionale, avviene in uno spazio di non mente.
Quindi il primo passo
nella pratica spirituale è avvicinare l’illuminazione alla mente. Prima ti sei
sforzato in tutti i modi di allontanarti dalla mente – ora devi portare
l’illuminazione più vicina alla mente. Rendila accettabile alla mente, in modo
tale che la mente ti diventi amica, non nemica, nella lunga lotta tra l’inerzia
e l’illuminazione. Fai della mente un tuo alleato.
“Qualunque cosa tu senta deve prima di tutto essere accettata
dalla tua mente razionale e quando la tua comprensione razionale sarà diventata
più profonda e sottile, in modo ineffabile, la tua mente si farà spontaneamente
aperta e luminosa, e non ricadrà più nello stato di dubbio e mistificazione”.
Un uomo molto pratico e
scientifico – nessuno l’ha mai detto così chiaramente. La prima esperienza è
oltre la mente. Ora il problema è che la mente cercherà di creare dubbi di ogni
tipo. La mente è l’insieme delle tue abitudini, e il nuovo fenomeno
dell’illuminazione è come uno straniero appena arrivato, con abitudini nuove,
con nuove prospettive, che vuole cambiare tutto. Ovviamente la vecchia
personalità e la vecchia mente ingaggeranno una lotta.
Isan rivela un atteggiamento
molto pragmatico. Dice che il modo migliore per evitare la lotta è avvicinare
l’illuminazione alla mente razionale. Come riuscirvi? Se cominci a vivere in
sintonia con la tua illuminazione, la mente all’inizio sarà restia, riluttante,
resistente, ma presto si accorgerà che lo stile di vita illuminato è molto
superiore a quello vecchio. La mente è abbastanza intelligente da riconoscerlo.
Ma questo riconoscimento sarà possibile solo se la mente lo vede funzionare, se
vede che l’illuminazione funziona meglio nell’amore, nell’amicizia, nella vita,
che in ogni campo genera risultati migliori. La mente presto sarà incline ad
accettarlo come un migliore stile di vita.
Una volta che la mente ha
accettato l’illuminazione come migliore modo di vivere, avrai distrutto il
peggiore nemico. A quel punto la mente inizierà anche a usare le intuizioni
dell’illuminazione e sarà disposta a cambiare se stessa. Una volta convinta la
mente che l’illuminazione ti dà una vita migliore, più bella e armoniosa, una
vita più felice… che cambia ogni cosa, che ti dona un tocco magico, e qualunque
cosa tocchi si trasforma in oro… la mente è abbastanza intelligente da vedere e
da scegliere cosa è meglio: la vecchia vita inconsapevole, o la nuova vita
consapevole?
Questo è l’unico modo per
rendere la tua comprensione razionale più
profonda e sottile, in modo ineffabile, cosicché la tua mente si farà spontaneamente aperta e luminosa.
Se la mente accetta,
invece di lottare, se accetta un’amicizia con l’illuminazione, si colmerà di
luce, e gioia, e beatitudine ed estasi. Sarà inondata da tali tesori che non
potrà lottare contro l’illuminazione. Dentro di te ci sarà un confronto finale:
scegliere la via della luce, o rimanere sulla via dell’oscurità. È un momento decisivo.
La mente deve avere la
possibilità di vedere in che modo l’illuminazione trasforma le tue azioni, il
tuo essere, che porta più gioia nella vita, più canzoni, più fiori, più danze.
Questo è l’unico argomento per persuadere la mente ad accettare che l’illuminazione
ha un valore incomparabile. Non c’è bisogno di lottare, l’amicizia vale molto
di più. Una volta che la mente è diventata amica dello straniero, sarai
tranquillo e rilassato. Non ci saranno più lotte. La mente stessa farà
funzionare l’illuminazione sempre meglio, questo diventerà il suo lavoro.
Per quanto numerosi e diversi siano gli insegnamenti sottili,
tu sai intuitivamente come applicarli, a seconda dell’occasione.
Quando la mente è amica
dell’illuminazione, e riconosce la gloria e lo splendore di questa amicizia –
perché nello stabilire questa amicizia lo splendore e la gloria si riflettono
anche nella mente – la tua intelligenza crescerà. Tutto in te inizierà a
muoversi verso l’alto. Una volta accaduta questa sincronicità, la mente saprà
intuitivamente come rispondere a ogni situazione in accordo con
l’illuminazione. E ricorda: sceglierai sempre per il meglio.
Ho sentito la storia di un
mendicante che era lo zimbello del villaggio. Il villaggio era un centro
turistico con rovine antichissime, palazzi, fortezze. E anche il mendicante era
un’attrazione del luogo – le guide che accompagnavano i turisti li portavano
sempre a vedere il mendicante.
E spiegavano: “Questo è un
fenomeno da vedere: mostrate al mendicante una rupia e un paisa
– un centesimo di rupia – e chiedetegli di scegliere uno dei due”.
“Non capiamo”, dicevano i
turisti. “Dov’è il miracolo?”.
La guida continuava:
“Provate! E vedrete il miracolo”.
E così la gente provava, e
il mendicante sceglieva sempre il paisa. E allora
tutti si mettevano a ridere e commentavano: “Strano! Non si rende conto che
sceglie un paisa invece di una rupia?” E tutti allora
ci provavano, e quella era il lavoro quotidiano del mendicante: scegliere il paisa invece della rupia.
Un giorno un uomo molto
curioso, dopo aver osservato l’evento, rimase un po’ indietro, lasciò
allontanare i turisti e chiese al mendicante: “Secondo me non sei un idiota.
Sei molto intelligente. Perché scegli il paisa?”
“Perché sono
intelligente!” rispose il mendicante. “Se scegliessi la rupia, il gioco
finirebbe. Il gioco sta nel ripeterlo di continuo, per anni…”
Allora l’uomo capì fino a
che punto era intelligente. “Hai ragione: se scegliessi la rupia, il gioco
finirebbe. Le guide non porterebbero qui nessuno e nessuno metterebbe alla
prova la tua intelligenza. Un gioco divertente…” E il mendicante aggiunse: “Mi
diverto anche a vedere quanto sono stupidi! Il mio incasso giornaliero arriva a
dieci/dodici rupie. Ma è così perché continuo a scegliere qualcosa che nessuno
si aspetta. Persino un ritardato sceglierebbe la rupia – io invece agisco in
modo assurdo, loro ridono e si divertono. E rido
anch’io, ma non mi faccio vedere. Rido quando sono
andati tutti via”.
Qualunque mente tu abbia è
in grado di vedere che la realtà dell’illuminazione arricchisce enormemente
tutte le tue azioni, rende bello tutto ciò che fai, produce una gioia che ti
aleggia attorno come un aroma. La mente riesce a comprenderlo benissimo. E
quando lo ha capito, allora non è più un nemico, si dissolve nell’incredibile
fenomeno dell’illuminazione. Questa è l’azione giusta da parte della mente, ma
può accadere solo in un modo: devi darle la possibilità di vedere gli effetti
dell’illuminazione.
Solo in questo modo sarai qualificato a occupare il posto e
indossare la veste di un maestro dell’autentica arte di vivere. In sintesi, è
di primaria importanza sapere che la realtà suprema, o la radice della mente,
non lascia passare neppure un granello di polvere, e pur tra innumerevoli
passaggi e sentieri d’azione non una singola
legge o cosa deve essere abbandonata.
Un illuminato che è giunto
a un accordo con la mente e il corpo… cosa che accade simultaneamente, perché
il corpo segue la mente. Non appena la mente accetta l’illuminazione, anche il
corpo la accetta, accade simultaneamente. Una volta successo, “Nella tua vita
non c’è una singola cosa,” dice Isan “che debba
essere abbandonata”.
Puoi trasformare tutto
quello che vuoi, ma l’idea di abbandonare qualcosa appartiene alla vecchia
mente, ai codardi, alle cosiddette persone pie: “Rinuncia a questo, rinuncia a
quello, rinuncia alla vita intera…” Non è un modo di vivere molto coraggioso, è
la via dei codardi. E tutte le religioni ti hanno insegnato la via dei codardi.
Io insegno la via degli
audaci, la via dei leoni. Rimani nel mondo. Non rinunciarvi. Non rinunciare a
nulla, trasformalo. Se qualcosa è nocivo non devi eliminarlo, se ne andrà da
solo nel momento in cui comprendi che è nocivo. Non dovrai fare alcuno sforzo.
Non lo eliminerai, se ne andrà senza sforzi, e la tua vita diventerà sempre più
semplice.
Sekiso ha scritto:
La distesa
di montagne
L’acqua, le
pietre
sono tutte
strane e rare.
Lo splendido
paesaggio,
come
sappiamo,
appartiene a
coloro
che gli
assomigliano.
Il mondo di
sopra, il mondo di sotto,
all’inizio sono
una cosa sola.
Non un solo
granello di polvere,
soltanto
questa immobile e piena
e perfetta
illuminazione.
Quando sei illuminato, non
c’è dualismo tra questo e quel mondo, tra il mondo di sotto e quello di sopra,
tra il mondo materiale e il mondo sacro, il divino. Nel momento della perfetta
e piena illuminazione, non c’è un solo granello di polvere. Lo specchio è così
pulito che riflette il tutto nella sua totalità. Tu diventi la verità, diventi
la bellezza, diventi il divino. Non esiste nulla al di fuori del tuo vasto sé.
Perdi il tuo piccolo sé nel sé oceanico, nel sé cosmico. Non c’è nessuno che possa abbandonare qualcosa. Uno
semplicemente si unisce alla danza e svanisce.
Mi è appena venuta in
mente una vecchia storia zen cinese. L’ho amata a tal punto che ogni volta che
la ricordo provo una gioia immensa.
L’imperatore della Cina
era un grandissimo pittore, amava la pittura, e ogni anno organizzava una
mostra al palazzo, invitando molti pittori. Quando era molto vecchio, durante
il ritrovo annuale dichiarò: “Sono ormai molto vecchio e vorrei vedere il
quadro più perfetto del mondo. Al pittore offrirò uno spazio nel palazzo, e
tutto ciò che gli serve”.
E così alcuni pittori che
pensavano di riuscire a creare il quadro richiesto si fermarono al palazzo. Uno
di loro completò il quadro in un mese e lo portò all’imperatore. Aveva fatto un
buon lavoro, ma non era il quadro perfetto.
Passarono tre anni e al
palazzo era rimasto solo un pittore. Erano tre anni che dipingeva, e non su una
tela, ma sul muro della stanza che gli avevano assegnato.
Aveva dipinto una
bellissima foresta… e una notte di luna piena, un ruscello, e un sentiero che
si snodava tra gli alberi e svaniva nella foresta.
Dopo tre anni andò
dall’imperatore e disse: “Ora potete venire. Ho fatto tutto ciò che potevo
fare. Penso che sia il dipinto più perfetto del mondo. Quindi invito Sua
Altezza a venire a vederlo e non chiedo alcuna ricompensa – questi tre anni
sono stati i più preziosi della mia vita. La vostra visita è sufficiente”.
Tutti gli altri pittori
avevano dipinto per la ricompensa, e quando dipingi per qualche motivazione
particolare, per una ricompensa, il tuo dipinto non può essere perfetto. La tua
motivazione sarà come una patina di polvere.
Il pittore aveva detto:
“Non mi interessano le ricompense, me l’avete già data. In questi tre anni ho
vissuto in modo splendido, giorno e notte, non c’è nulla di più che possiate
darmi. Ora guardate il mio dipinto affinché possa tornarmene a casa. I miei
figli e mia moglie mi stanno aspettando”.
L’imperatore andò con lui.
Questo pittore aveva sicuramente fatto il lavoro migliore. L’imperatore era
così affascinato che chiese al pittore: “Dove va a finire quel sentiero?”
Il pittore rispose: “Non
l’ho mai fatto, ma se vuole venire con me possiamo andare a vedere dove
conduce. Anch’io mi sono chiesto spesso: ‘Dove andrà a finire quel sentiero?’”
E così il pittore e
l’imperatore entrarono insieme e svanirono tra gli alberi, e nessuno seppe più
nulla di loro.
Questa
storia mi ha sempre dato immensa gioia. Dalla perfezione non c’è ritorno, non
si può tornare indietro. La perfezione ti prende e tu svanisci.
tratto
da: Osho, Isan: No Footprints in the Blue Sky # 2
Amore e meditazione. Ci vogliono due ali
per volare, ripete spesso Osho. E di meditazione, ma
anche d’amore e gioia di vivere, ci parla Shunyo in
queste pagine
Shunyo è vissuta ‘da sempre’ a stretto contatto con Osho:
fin dai tempi della prima Pune ha iniziato a
prendersi cura della sua lavanderia – le caratteristiche tuniche, prima sempre
bianche e poi multicolori ed elaborate – ha cominciato così ad abitare nello
stesso edificio e a far parte di quel gruppo di persone – segretaria, cuoca,
medico etc.: il suo staff insomma – che poi ha sempre
seguito Osho nei vari spostamenti: prima negli Stati
Uniti, durante gli anni dell’esperimento della comune in Oregon, e poi nel
ritorno in India, con tappe in Nepal, Grecia e Uruguay, in quel ‘giro del mondo’ durante il quale nessuna nazione, ubbidendo alle
pressioni americane, permetteva a Osho di soggiornare
entro i suoi confini, o addirittura, in alcuni casi clamorosi, di
oltrepassarli. Di questa vicinanza quotidiana, di questa familiarità, del suo
amore per il maestro e di ciò che la straordinaria esperienza le ha regalato, Shunyo ha parlato in un libro: I miei giorni di luce con Osho.
Ora è tornata a curare la veste grafica dei libri
di Osho – il lavoro che faceva prima di occuparsi
della lavanderia – ma soprattutto a guidare meditazioni e gruppi di
meditazione, sia all’Osho Meditation
Resort di Pune, sia nel
mondo, visitando spesso l’Italia.
Su Osho, la meditazione,
l’amore e l’Italia abbiamo fatto a Shunyo alcune
domande.
OTI: Per anni sei stata fisicamente vicina a Osho.
Come hai fatto a rimanere in contatto con la tua meditazione dopo che lui ha
lasciato questo mondo? Deve essere stato uno shock fortissimo per te perdere un
sostegno esterno così fondamentale…
Shunyo: Il sostegno è sempre stato dall’interno, non dall’esterno, e
quello non è cambiato.
OTI: Come si può fare a rimanere in contatto con la meditazione anche
quando non si è in un gruppo o a Pune?
Shunyo: È questa la sfida. Tutti sappiamo che durante un gruppo, o a Pune, si possono toccare spazi interiori molto profondi,
perché l’ambiente dà sostegno alla meditazione. Ma il lavoro reale inizia con
la fine del gruppo, e quando ti ritrovi da solo nella società. Eppure la tua
meditazione può crescere nel mondo, il trucco sta nel trasformare ogni attività
quotidiana in una meditazione, tutto: fare un bagno, andare al lavoro,
mangiare, parlare con un amico. Il vile metallo può essere trasformato in oro.
Questa è alchimia.
OTI: Puoi suggerire una tecnica da usare ogni giorno al ritorno dal lavoro
– quando si arriva a casa stanchi e senza energie – qualcosa di
breve, che si possa fare prima di cenare o prima di andare a dormire?
Shunyo: La meditazione Gibberish è una
tecnica nella quale possiamo utilizzare suoni e linguaggi di ogni tipo (non la
nostra lingua, o lingue mediate mentalmente) e la si può fare anche per soli 20
minuti. Osho dice che il gibberish
può diventare un viaggio psichedelico. Può liberare la tua naturale capacità di
avere esperienze psichedeliche. È la meditazione che più di ogni altra può
darti un assaggio dell’estasi. Man mano che ci entri diventi sempre più
estatico. Se il corpo comincia a muoversi, le mani a gesticolare, e senti il
bisogno di metterti in piedi, di saltare, di ballare, fallo. Permetti al tuo
corpo e al tuo essere di esprimersi. E vai sempre più in profondità. Lasciati
possedere – nel giro di 20 minuti ti troverai in un mondo completamente
diverso, la mente si fermerà – e poi rimani seduto in silenzio per qualche
minuto.
OTI: Esiste qualche modo facile per aiutare, durante il lavoro, a ritornare
a se stessi? Qualcosa che possa velocemente rimettere in contatto con il
proprio spazio interiore.
Shunyo: La tecnica principale per ritornare a se stessi è
l’osservazione del respiro.
OTI: Come sono strutturati i tuoi corsi?
Shunyo: I corsi di meditazione hanno una struttura che prevede tanta
danza e celebrazione, oltre all’apprendimento dell’arte di osservare e rimanere
seduti in silenzio. Quando sono in vacanza, le persone desiderano entrare nel
silenzio in maniera gioiosa. Propongo anche tecniche da usare nella vita di
tutti i giorni, meditazioni che usano i sensi, il tatto, la vista, l’udito,
tecniche che puoi fare dovunque e in qualsiasi momento.
Insieme ad Anando tengo
anche un corso di cinque giorni a Miasto: Five Days of Transformation.
È un gruppo che combina terapia e meditazione. Qui ci occupiamo di relazioni
interpersonali, comunicazione e condizionamenti.
OTI: Qual è l’obiettivo?
Shunyo:
Aiutare le persone a capire che la meditazione può essere un’attività di ogni giorno, di
ogni minuto, e che non è una cosa seria. Può diventare un modo di vivere e non
richiede che le si dedichi uno spazio speciale. Vivere con maggiore
consapevolezza trasforma la vita, la rende più ricca, e condividere questa
esperienza è pura gioia.
OTI: A chi ti rivolgi? Può partecipare chiunque?
Shunyo: Certo, assolutamente. Non è mai troppo presto o troppo tardi
per far entrare la meditazione nella tua vita. Ci sono persone che vengono
dalle esperienze più disparate. C’è chi medita da anni e chi sta provando per
la prima volta.
OTI: Meditazione e celebrazione. Gli italiani sono famosi per il loro lato
godereccio (Zorba), e meno per quello meditativo (Buddha)… i tuoi corsi si occupano di meditazione… pensi che
gli italiani li troveranno interessanti?
Shunyo: Accade già. Gli italiani sono grandi meditatori, perché sanno essere degli Zorba. La musica di Marco fa davvero venir voglia di
scatenarsi, e oltre alle meditazioni silenziose balliamo molto.
OTI: Osho una volta ha detto che la tua
principale caratteristica è l’amore. Ci si aspetterebbe dunque che tu
conducessi gruppi sull’amore, sul Tantra, sulle
relazioni. Invece tu lavori con le tecniche di meditazione.
Shunyo: Sì, ha detto che la mia caratteristica principale è l’amore,
è ha anche detto che la mia via è la meditazione. Gli ho fatto una domanda a
proposito e lui ha risposto (pag 25) che il suo
intero lavoro consiste nell’aiutarci a crescere nell’amore e nella meditazione
contemporaneamente.
Shunyo
in Italia
Per maggiori
informazioni: www.lifetrainings.com
Respira profondamente tutte le volte in cui
te ne ricordi, non in maniera forzata ma lentamente e profondamente, e sentiti
rilassato, non in tensione. Osserva il respiro, guardalo. Se riesci a osservare
il respiro, questo diventerà profondo, tranquillo, ritmico. Seguendo il
respiro, diventerai molto, molto diverso, perché questa costante consapevolezza
del respiro ti porterà a un certo distacco dalla mente. L'energia che di solito
va nel pensare, si sposterà nell'osservazione. Questa è l'alchimia della
meditazione — trasformare l'energia che va nel pensare e portarla verso
l'osservazione... come essere non un pensatore ma un testimone. Tuttavia devi
testare giocoso nell'osservare il respiro; non farlo diventare un lavoro. Osho
Rose fiorite... in cima all’Everest
Lasciare crescere insieme
sia l’amore che la consapevolezza è una delle cose più difficili che esistano.
Molti trovano difficile anche lasciare crescere uno solo dei due. Dunque, di
solito, tutti operano una scelta tra la strada dell’amore e la strada della
consapevolezza.
Ma
la possibilità esiste, perché non c’è una dicotomia intrinseca tra
consapevolezza e amore. In effetti, io cerco di realizzare con voi esattamente
quello che tu chiedi: voglio che cresciate in amore e in consapevolezza
insieme, che siate uno Zorba e anche un Buddha. Zorba è l’amore; Buddha è la consapevolezza. È più facile fare crescere uno
solo dei due, ma è molto più ricco e interessante farli crescere entrambi
insieme. E se sai farli crescere entrambi insieme, il maestro non è più
l’ultima barriera, perché, se hai l’amore e la consapevolezza insieme, puoi
divenire una sola cosa con il maestro.
Sul sentiero della
consapevolezza, invece, il maestro diventa una barriera; e infatti Buddha disse: “Se m’incontri sul tuo sentiero, tagliami la
testa immediatamente”. Questa è la risposta per chi si trova sul sentiero della
consapevolezza, perché nell’insegnamento di Buddha
non c’è posto per l’amore.
Sono esistite altre
scuole, basate sull’amore, come ad esempio i Sufi. Un
Sufi non può essere d’accordo con l’affermazione di Buddha, e dirà piuttosto: “Se il maestro ti incontra sul
tuo cammino, devi diventare una sola cosa con lui”. Ma, se tu comprendi il mio
punto di vista... È un po’ complesso, perché cerco di far sì che il tuo amore e
la tua consapevolezza si tengano per mano. Insisto sull’importanza di
sviluppare entrambi perché coloro che crescono solo in amore non raggiungono i
pinnacoli supremi della consapevolezza:
godono pienamente dell’esistenza, ma non diventano come l’Everest, pilastri di
consapevolezza. L’amore li rende più ubriachi, e meno consapevoli. E coloro che
seguono solo il sentiero della consapevolezza diventano aridi come deserti:
niente cresce, neanche l’erba. Sul loro percorso non ci sono oasi, ma solo il
deserto, che diviene sempre più arido; però hanno raggiunto le più alte cime
della consapevolezza.
Lo sforzo di creare una
sintesi tra amore e consapevolezza è il regalo che io offro al mondo, perché
vorrei che foste tanto consapevoli quanto Gautama Buddha, ma non così aridi. Vorrei che foste anche simili a Meera – così intensamente viva che ancora oggi i suoi canti
sono ineguagliati – lei è come un giardino a primavera. E non trovo nessuna
contraddizione tra i due percorsi. Perché in passato tutti hanno sempre scelto
o l’uno o l’altro? Per il motivo che è più semplice destreggiarsi con un solo
metodo. Destreggiarsi con entrambi è più difficile, ma ne vale la pena. Se sai
far crescere rose sulla cima dell’Everest, tu esaudisci il mio sogno,
diventando un nuovo tipo di ricercatore della verità. Amore e consapevolezza insieme
significano che non devi più rinunciare alla vita: l’amore fa sì che tu non
rinunci alla vita, mentre la consapevolezza ti aiuta a essere nel mondo senza
appartenere al mondo. Nella mia visione, amore e consapevolezza possono essere
complementari, e possiamo creare Zorba il Buddha, i cui piedi sono per terra e la cui testa tocca le
stelle. Se puoi avere entrambi, perché essere inutilmente povero e averne solo
uno? Voglio che tu sia il più ricco possibile. Il mondo ha conosciuto entrambi
i tipi – gli amanti e i meditatori – ma non ha mai tentato i due insieme.
Questa sintesi genera un nuovo tipo di uomo.
tratto
da: Osho, The Razor’s Edge # 23
L’illuminazione se ce l’hai dovresti sapere
che cos’è, giusto? Se invece non ce l’hai e ne hai solo sentito parlare – l’hai
sentita descrivere da Osho per esempio – almeno
un’idea di come ci si debba sentire quando si è illuminati dovresti essertela
fatta, anche se poi non è detto che corrisponda alla realtà. Quando si tratta
però di decidere se un’altra persona è o meno illuminata la cosa si fa
decisamente confusa.
La storia è piena di illuminati di ogni tipo.
Anzi... conosci per caso due illuminati che dicevano esattamente le stesse
cose, o si comportavano esattamente nello stesso modo? Io no.
Buddha era diverso da Mahavira,
Krishna era decisamente diverso da Gurdjieff... e quindi senza pietre di paragone come si fa a
dire se un’altra persona è illuminata? Quali sono i parametri che fanno
decidere “sì, questo è illuminato” e “no, quello certamente non lo è”?
Una mia amica ha incontrato tempo fa una sua
vecchia amica la quale le ha detto: “Sai, mi sono illuminata!”. Hanno pranzato
insieme e chiacchierato a lungo. Quando l’ho rivista subito dopo mi ha
raccontato della cosa. Le chiedo: “E secondo te era illuminata davvero?”. Mi
risponde: “E chi sono io per dirlo? In fondo perché no? Potrebbe benissimo
esserlo”.
E di fatto è così... mi sembra di aver sentito dire da Osho
che solo quando ti illumini tu stesso potrai dire con certezza se un’altra
persona è illuminata oppure no; prima è impossibile perché non sai di cosa stai
parlando, non hai un’esperienza diretta dell’illuminazione.
D’altro lato, un modo per orientarsi in questo
mondo ci deve essere. Riconoscere che una certa persona è probabilmente
illuminata davvero, potrebbe influire pesantemente sulla mia vita. Ma come si
fa a sapere?
Tornando alla mia amica di prima le chiedo ancora:
“Ma tu cosa hai sentito?”... momento di silenzio e poi “Mah, niente! È la mia
amica di sempre. Un po’ cambiata, come cambiamo tutti...”.
E secondo me il punto è proprio qui “ma tu cosa
senti?”. Altrimenti si va a finire nella fede: “siccome lui dice di essere
illuminato io ci credo,” oppure nel qualunquismo: “figurati se uno così può
essersi illuminato!”.
Visto che andar dentro se stessi è il messaggio di
tutti i buddha di tutti i tempi, è importante che sia
anche la prima cosa da fare, per decidere se si può dare fiducia a qualcuno
oppure no. Chiudi gli occhi e onestamente senti cosa
provi, se non provi niente lascia perdere, se senti qualcosa seguila.
Come fai a riconoscere un
maestro?
Uno dei problemi più antichi è: come riconoscere
il maestro? Perché senza il maestro è quasi impossibile... dico quasi, perché
su un milione di persone forse una giunge alla verità senza il maestro. Ma è un
puro caso, non se ne può trarre una regola, è semplicemente l’eccezione che
conferma la regola.
E i maestri si sono
preoccupati molto di spiegare i modi per riconoscere il maestro, poiché il
maestro è la via. A meno che tu non
abbia visto un essere realizzato, non avrai fiducia di poterti a tua volta
realizzare. Una volta visto un buddha, un illuminato,
in te subito divampa una grande fiamma: “Se un uomo comune può arrivare a tanta
bellezza, grazia, saggezza e beatitudine, perché non dovrebbe accadere a me?”.
In quanto esseri umani
tutti abbiamo gli stessi semi, le stesse potenzialità. Ma un seme può rimanere
un seme e non fiorire mai, anche se ne ha tutte le possibilità. Invece di
svanire nella terra, il seme può rimanere al sicuro, nascosto in una caverna,
pensando che fuori piove troppo, preoccupandosi del sole troppo forte là fuori,
timoroso dell’ignoto. Si sente protetto nel silenzio riparato della caverna, ma
laggiù non può crescere, può solo marcire. Laggiù può solo rimanere qualcosa…
avrebbe potuto esprimersi in bellezza, invece è rimasto inespresso, una canzone
mai cantata, una poesia mai scritta, una vita non vissuta.
È assolutamente essenziale
trovare un uomo che ti può sfidare a raggiungere il massimo. Il maestro non è
che una sfida – se è accaduto a me, può accadere a te. E al maestro autentico –
ci sono tantissimi insegnanti che propinano dottrine, visioni, filosofie – al
maestro autentico non interessano le parole: non gli interessano le visioni del
mondo, l’ateismo o il teismo, non gli interessano neppure dio, l’inferno e il
paradiso. Al vero maestro interessa solo una cosa: stimolarti a vedere la tua
potenzialità, a vedere dentro di te. La sua presenza ti rende silenzioso, le
sue parole rendono il tuo silenzio ancor più profondo, la sua sola presenza, a
poco a poco, riduce in frantumi la tua maschera, la tua falsità, la tua
personalità.
Che problema ha il seme? È
anche il tuo problema. Il problema del seme è che il suo involucro è
protettivo. Nel perdere l’involucro diventa vulnerabile. Il seme è
completamente felice con il suo involucro, ma non sa che ci sono cieli infiniti
da scoprire, che finché non giunge alla trascendenza non ha vissuto davvero,
perché non ha conosciuto il mondo delle stelle, né ha vissuto come un fiore che
danza nel sole, nella pioggia e nel vento, non ha udito la musica
dell’esistenza. È rimasto chiuso nella sua sicurezza, protetto.
Il problema è esattamente
lo stesso con l’uomo. Ogni uomo è un bodhisattva. Il termine ‘bodhisattva’
significa buddha in essenza. La distanza tra un bodhisattva e un buddha è la
distanza tra il seme e il fiore. Non è molta, ci vuole solo un po’ di coraggio
per colmarla.
Ma se te ne stai nascosto
nell’oscurità della caverna, chi mai ti incoraggerà? Chi ti tirerà fuori dalla
tua area protetta? La funzione del maestro sta nel darti un assaggio
dell’insicurezza, un assaggio di apertura. E una volta conosciute apertura e
insicurezza… Sono gli elementi di base della libertà; senza non puoi spiegare
le ali e volare nel cielo infinito.
È essenziale evitare gli
insegnanti, sono falsi maestri. È molto difficile, poiché parlano lo stesso
linguaggio. Quindi non devi prestare ascolto alle parole, ma al cuore, non devi
ascoltare le loro dottrine, la loro logica e le loro argomentazioni, devi
percepire la grazia, la bellezza... i loro occhi, devi ascoltare e captare
l’aura che circonda il maestro. Come una fresca brezza che ti sfiora. Una volta
trovato il maestro, hai trovato la chiave che apre lo scrigno delle tue
potenzialità.
Dogen parla di questo antico,
eterno problema, e dice: Nella pratica
della più alta saggezza suprema è veramente difficile trovare maestri...
È difficile, e se era
difficile ai tempi di Dogen, oggi lo è diventato
ancora di più. Il mondo è diventato ancora più mondano, l’educazione non dà
spazio alla religiosità, predomina la scienza – e la scienza non crede nella
ricerca dell’essere. La nostra cultura globale è, per la prima volta nella
storia, del tutto materialista. Non importa se si è in Oriente o in Occidente,
in tutto il globo si è diffusa la medesima struttura educativa.
Anche se vai al tempio o
alla moschea – giusto per formalità, per tradizione – dentro non hai alcuna
fiducia, dentro esiste solo il dubbio. In fondo vai al tempio non perché hai
realizzato qualcosa, non perché vuoi rendere grazie a dio. Ci vai per paura
della società in cui vivi – non vuoi essere un emarginato. Si tratta di puro
conformismo sociale. È diventato evidente dopo la rivoluzione del 1917 in
Unione Sovietica. Prima della rivoluzione la Russia era uno dei paesi più
ortodossi del mondo. Credevano a superstizioni di ogni tipo, c’erano molti
santi, e una rigida gerarchia ecclesiastica. Erano del tutto indipendenti dal
Vaticano, avevano la loro chiesa. Ma dopo la rivoluzione, nel giro di soli cinque anni, tutte
quelle credenze, coltivate per secoli, erano scomparse. Nessuno si
curava più di dio. Questo non significa che tutti avevano capito che dio non
esiste. Significa solo che la società era cambiata...
e tu dovevi cambiare con la società – un altro conformismo sociale. Non credo
negli atei russi, esattamente come non credo nei credenti indù, cristiani o
musulmani, per il semplice motivo che la religione per loro non è
un’esperienza, non è la loro storia d’amore, è solo una forma di conformismo per mantenere la propria posizione
sociale.
Cos’è la religione, se non
conformismo?
Attraverso il conformismo
nessuno ha mai scoperto la religione. Oggi è diventato quasi un conformismo
universale, poiché la scienza controlla la mente, la logica prevale nel nostro
modo di pensare, la logica nega ogni irrazionalità, la scienza nega l’idea
stessa di eternità. Ovviamente è diventato sempre più difficile trovare un vero
maestro. È difficile persino trovare un insegnante, poiché anche loro sono
diventati obsoleti. Un insegnante ti parlerà delle Upanishad,
della Torah, del Corano – tutte cose sorpassate.
Pensi che un giornale di oggi avrà qualche significato tra vent’anni?
Basta un giorno per renderlo obsoleto. Al mattino aspettavi curioso l’arrivo
del giornale, alla sera lo hai già buttato via. Ha servito il suo scopo: la
curiosità di sapere cosa accade in giro, una forma di pettegolezzo più nuova e
tecnologica.
Persino in passato era
molto difficile incontrare maestri importanti. Eppure non hanno mai smesso di
esistere. Anche oggi è possibile, sebbene sia diventato più difficile trovare
un maestro, poiché il mondo intero e la sua atmosfera, la sua mentalità, si
sono allontanate dalla ricerca interiore. Chi oggi si dedica alla ricerca
interiore è solo, senza alcun sostegno da parte della società. Anzi, la società
crea problemi di ogni tipo a colui che è alla ricerca di se stesso. La gente lo
prende in giro: “Non fare l’idiota, cerca il denaro, cerca una bella donna,
cerca di diventare l’uomo più ricco del mondo, cerca di diventare il primo
ministro del tuo paese. Dove credi di andare... e cosa farai, se anche trovassi
te stesso? Rimarrai bloccato. Una volta trovato te stesso, cosa farai? Non è
qualcosa da mangiare. È assolutamente inutile”. Il grande lavoro di secoli
all’improvviso è diventato completamente inutile, perché troppo pochi hanno
osato attraversare la linea di confine che la società ti crea attorno.
Quei
pochi hanno trovato la fonte stessa della vita, hanno trovato ciò che non è
nato con te e che non morirà con te. Né nascita, né morte… la nostra essenza è
eterna, senza inizio e senza fine. Nascite e morti sono accadute milioni di
volte, sono solo episodi, niente in confronto alla nostra natura eterna.
Quando uno scopre questa
eternità, essa inizia a trasformarlo. Diventa un uomo nuovo nel senso che la
sua visione è chiara. Non appartiene alla massa, non può essere cristiano o
indù o musulmano, poiché intimamente sa che siamo tutti un’unica esistenza.
Tutte le divisioni sono stupide. Un uomo che ha realizzato se stesso come fa ad
appartenere alla folla, a essere parte della massa? Diventa un picco di
consapevolezza, e si erge nella sua solitudine, come l’Everest. Basta a se
stesso, e trovarlo è sicuramente difficile, ma non impossibile. Lo puoi rendere
impossibile se ti metti alla ricerca con dei pregiudizi, con criteri che ha già
deciso la mente.
Trovare un maestro è
facile se sei aperto non solo alle parole, ma anche ai silenzi: non solo alle
parole perché la verità non arriva mai attraverso le parole, ma tra le parole, tra le righe, negli spazi
vuoti, di silenzio. Se stai cercando un maestro, non adottare alcun criterio,
né pregiudizi. Sii assolutamente aperto, cosicché quando lo incontri ne potrai
sentire l’energia. Egli si porta con sé un intero mondo di energia. La sua
esperienza crea onde di energia intorno a lui. Se sei aperto e non hai paura di
fare un’esperienza nuova, di assaggiare qualcosa di originale, non è molto
difficile trovare un maestro. Se esistono difficoltà, sono da parte tua.
Ma l’affermazione di Dogen è giusta: è
molto difficile incontrare maestri importanti. Che siano uomini o donne, devono
aver realizzato qualcosa di indescrivibile.
È questo che ne fa dei
maestri: se conoscono qualcosa che non può essere descritto, se hanno qualche
esperienza che non può essere spiegata. Il maestro è un mistero. Conosce, ma
non può parlarne... lo può condividere con te, se tu sei pronto. Ti può
invitare nel suo stesso essere. Se tu sei coraggioso e audace, abbastanza da
esplorare la parte più sconosciuta dell’esistenza, puoi essere ospite nella
‘casa’ del maestro. Ma ricorda, nel momento in cui entri nella casa del
maestro, il maestro entra in te. Due consapevolezze non possono rimanere
separate. Quando si avvicinano, due consapevolezze diventano una.
E questa è l’unica cosa da
ricordare: se avverti una profonda affinità con qualcuno, una profonda
sincronicità, come se foste un’anima sola in due corpi, allora non lasciarti
sfuggire quest’uomo. Egli ti condurrà alla stessa
esperienza incredibile, indescrivibile e inesprimibile.
Questa è la realizzazione dell’essenza della Via.
Trovare il maestro
significa trovare la Via.
Poiché essi conducono e apportano beneficio agli altri, senza
ritrarsi né fare differenze tra se stessi e gli altri.
Un mistico sufi molto famoso veniva spesso nella città in cui ho
abitato per vent’anni, e i suoi discepoli insistevano
perché lo incontrassi. Dissi loro: “C’è un solo modo, la prossima volta che
viene, il vostro maestro può stare da me”. E così la volta dopo il maestro sufi venne a casa mia e la prima cosa che gli chiesi fu:
“Sei ancora musulmano?”.
Mi guardò sconcertato e
sorpreso, poi disse: “Naturalmente”.
E io: “Allora non conosci
l’indescrivibile. Queste divisioni tra musulmani
e indù, giainisti e buddisti sono divisioni per i
mediocri e i ritardati”.
Ma lui affermò: “Io ho
realizzato dio. L’ho visto”. “Tutte sciocchezze”, ribattei.
In America c’è un nuovo
tipo di prete, che non era mai esistito prima, il prete televisivo. Un
predicatore televisivo molto famoso lo è diventato ancora di più da quando ha
dichiarato di vedere dio ogni notte. Dio è alto duecentocinquanta metri!
Pensiamo di vivere nel ventesimo secolo. Ma, per non parlare di paesi come
l’India, nemmeno in America vivono nel ventesimo secolo. Milioni di persone
venerano quell’uomo, e nessuno fa notare che questa è
un’idiozia. Un altro missionario ha dichiarato che anche lui vede dio e che ha
una lunga barba bianca.
Dio non è un oggetto. Non
si può vedere dio. Dio è la tua consapevolezza. È colui che vede, non l’oggetto
visto. Sei tu, non un oggetto esterno. È il tuo centro più intimo, che è
l’unico fenomeno eterno, immutabile, immortale, divino, nella sua beatitudine,
nella sua grazia.
Quando ti avvicini a un
maestro, ricorda solo una cosa: accantona tutte le difese. Diventa il più vuoto
possibile, in modo tale che l’energia del maestro possa penetrare in te, possa
penetrare nel tuo essere, possa toccare il tuo cuore. È una realizzazione
immediata. Proprio come quando ti innamori, non ti metti a pensare all’amore,
non consulti esperti d’amore, non chiedi agli anziani come si fa a innamorarsi.
Non esiste una scuola che insegna a innamorarsi. Eppure le persone si
innamorano, accade all’improvviso.
Esattamente
come, a livello inferiore, a livello fisico, accade l’amore… trovare il maestro
è la forma più alta d’amore. Nel momento in cui entri nell’area della sua
influenza – che è chiamata buddhafield, il campo d’energia del maestro –
improvvisamente ti senti pulsare dentro una nuova energia, d’acchito avverti
una freschezza nuova, una brezza nuova ti attraversa, una nuova, muta, canzone.
A te non rimane che rilassarti in profonda gratitudine. Non pronunciare neppure
la parola ‘grazie’, perché crea una separazione. Questo non è il momento di
parlare… basta un gesto di gratitudine.
Una volta incontrato il maestro, dobbiamo
praticare la Via.
Se il
maestro stesso è la Via, in che modo praticarla? Osserva semplicemente come si
muove il maestro, i suoi gesti, il modo con cui risponde alle situazioni.
Poiché, in ogni istante, egli è pura consapevolezza. Ogni sua azione è
un’indicazione del suo essere. Osservalo! Osservalo quando dorme, osservalo
quando è sveglio, quando parla, quando siede in silenzio senza far nulla.
Osserva il
maestro con amore e gratitudine profondi, assorbi in silenzio la sua energia… è
come bere acqua fresca quando hai sete, ti dà un profondo senso di appagamento.
…distaccati
dalle relazioni mondane e senza perdere tempo a pensare, non pensare, o
rimanere neutrali. Quindi dobbiamo impegnarci con determinazione totale, come
se dovessimo salvarci da un incendio. Un maestro zen che ha lasciato cadere
corpo e mente non è separato da noi.
Il buddha
e tu, nel profondo della consapevolezza, siete una cosa sola. Le Upanishad dichiarano: aham brahmasmi – io sono dio. Non è frutto di
un atteggiamento egocentrico – gli uomini che hanno scritto le Upanishad non le hanno neppure firmate. Non sappiamo chi ha
scritto le Upanishad. Le loro affermazioni sono
limpide – è impossibile avere un ego e fare affermazioni così precise riguardo
la verità. E quando hanno dichiarato ‘aham brahmasmi’, non lo stavano dichiarando solo per se stessi,
lo stavano dichiarando per tutti: ‘Tu sei
dio’. Non
cercarlo altrove. Non lo troverai in nessun luogo sacro. Se non riesci a
trovarlo dentro di te, non lo troverai altrove. Nel momento in cui lo trovi,
egli è dappertutto. E allora lo percepirai nel canto del cuculo o nel
cinguettio degli uccelli o nel rombo del tuono o in questo silenzio. È
dappertutto.
Una volta
che l’hai conosciuto dentro di te, lo riconoscerai ovunque. L’intera esistenza
diventa un unico continente. L’ego ti trasforma in una piccola isola. E
ricorda, nessun uomo è un isola, perché anche l’isola più piccola, in
profondità è saldata al continente. Bisogna solo andare un po’ più giù,
spingersi un po’ più a fondo.
Se siamo sinceri e pietosi è inevitabile che
realizziamo e riceviamo l’essenza della Legge del nostro maestro.
Questa
parola, Legge, è una traduzione molto discutibile della parola dhamma. Ne dà una
visione distorta, nel momento in cui senti la parola ‘legge’, ti vengono in
mente i tribunali, la costituzione e le autorità giudiziarie, non ti viene in
mente la parola ‘dhamma’.
Dhamma è la traduzione in pali del termine sanscrito dharma. E ‘dharma’ significa...
il fuoco è caldo – l’essere caldo è il dhamma del
fuoco, il ghiaccio è freddo, è il dhamma del
ghiaccio. E tu sei un buddha, questo è il tuo dhamma. Tradotto meglio, dhamma
non dovrebbe essere reso con legge, ma piuttosto con natura. Essere un buddha è la tua natura. Non importa se a volte te ne
dimentichi. Puoi rimanere nell’oblio per tutta la vita o per molte vite.
Eppure, come fosse una corrente sotterranea, quel dhamma,
quel buddha, quella consapevolezza permangono.
Puoi
dimenticare. L’oblio appartiene alla nostra natura, esattamente come il
ricordo. Sarà capitato a tutti di cercare di ricordare il nome di un vecchio
conoscente. Diciamo che l’abbiamo sulla punta della lingua. Cosa intendiamo?
Sai benissimo di saperlo, eppure non viene fuori. Più ci provi e più difficile
diventa, perché più intenso è il tuo sforzo, e più stretto diventa il
passaggio. La mente diventa tesa e i vecchi ricordi non riescono a passare
attraverso quella tensione. Alla fine ci rinunci e ti metti a fumare, e mentre
stai fumando, all’improvviso, ti viene in mente. Non riesci a crederci, avevi
provato con tutte le tue forze, sapevi di averlo sulla punta della lingua,
eppure non potevi esprimerlo. Io vi dico che il buddha
è proprio sulla punta della vostra lingua. È solo questione di una fumatina. Un po’ di rilassamento, è questo che ti dà il
fumo.
Le persone
fumano sigarette e sigari inconsapevoli del fatto che, a livello psicologico,
essi non sono che il seno materno. Nessun governo riesce a impedire alla gente
di fumare, perché la questione reale non è il fumo. Sotto c’è un profondo
significato psicologico. Nessuno può proibire per legge qualcosa che ha una
radice psicologica.
E nessuno
può impedirti di diventare un buddha, perché è la tua
natura. Il fatto che tu ti coinvolga nelle piccolezze del mondo – potere,
prestigio, rispettabilità – e dimentichi di dedicarti un po’ di tempo è
un’altra questione. Solo un po’ di tempo per te stesso, dimentico del mondo
intero… non hai bisogno di rinunciarvi. Io sono contrario a qualunque rinuncia.
Tutte le
religioni del mondo sono state religioni di rinuncia. Volevano che le persone
meditassero, che rinunciassero al mondo, che si ritirassero tra i monti, nelle
foreste, nei deserti, dove non passava nessuno. Ma non ha funzionato, non
funziona. Anche se vai tra i monti, una folla ti seguirà – nella tua mente, non
fuori. Fuori non vedrai nessuno, ma con gli occhi chiusi penserai a mille cose:
moglie, figli, genitori anziani, amici e sciocchezze come il Lions Club e il Rotary Club. Cose
a cui prima non avevi mai pensato, ora ti si affollano nella mente, perché non
avendo altro, le persone cominciano ad avere strani pensieri.
Ma questa
non è realizzazione di sé. Io sono contrario alla rinuncia, voglio che vivi nel
mondo il più totalmente possibile. E poi, una volta ogni tanto, prenditi una
vacanza. La mattina presto, per pochi momenti, rinuncia a tutto, dimentica
tutto, e sii solo te stesso. Nel buio della notte, quando tutti dormono,
siediti sul letto e sii semplicemente te stesso.
Questo
funziona molto meglio.
Tutti
coloro che hanno rinunciato hanno continuato a sognare le stesse cose, a
rimanere ugualmente aggrappati al mondo, a essere gelosi come sempre.
Mi trovavo
in Himalaya e stavo per sedermi sotto un albero,
quando, da un altro albero, un monaco indù mi gridò: “Non sederti lì. Quello
appartiene al mio maestro”. Ho osservato: “Mio dio, anche qui, nella foresta…
Hai rinunciato al mondo intero, ma non hai rinunciato all’albero. E l’albero
non appartiene a nessuno”.
Come puoi
lasciare il mondo? Questo è il tuo mare, e tu sei un pesce. Lasciandolo,
morirai. Come fa un uccello a lasciare il cielo? È il suo mondo. Se lascia il
cielo, morirà. Non puoi lasciare il mondo, ma qui e là puoi prenderti una
vacanza, un po’ di tempo per te stesso… e nessuno lo saprà.
Quei brevi
momenti in cui lasci andare il mondo intero come se fosse un sogno – e il tuo
essere rimane come unica realtà – sono i momenti di maggior felicità, pace,
silenzio, beatitudine. Quei momenti sono divini. In quei momenti tu non sei più
un essere umano comune, all’improvviso hai trasceso la tua umanità, sei entrato
nell’esistenza priva di forma. Il tuo cuore
diventa il battito del cuore dell’esistenza.
Questa è
l’unica pratica possibile, qualunque altra cosa è futile e pericolosa. Rimani
ordinario in ogni dimensione, solo tieniti degli spazi qui e là. Il mondo va
avanti, tu non interferire, e non fuggire neppure. Partecipa, e partecipando
continua a crescere in quei pochi momenti. Rimani nel mondo e diventa un buddha, questo è il mio messaggio.
Quando uno ha realizzato la grande legge e
l’essenza dei buddha e dei patriarchi, noi lo
serviamo, inchinandoci davanti a lui con reverenza.
Cosa
possiamo fare quando qualcuno sprigiona consapevolezza, sprigiona la danza
dell’esistenza? Cosa abbiamo da offrire? In Occidente si sono sempre chiesti
come mai gli orientali si chinano ai piedi dei loro maestri. Non sanno che è
diventata un’usanza tradizionale. Sfortunatamente tutto diventa tradizione, ma
intimamente, nella sua essenza, possiede una grande bellezza. Non ha nulla a
che vedere con i piedi. È solo una questione di gratitudine che non può essere
espressa a parole, ma solo chinandosi ai piedi del maestro.
Sakyamuni-Buddha ha detto: “Quando incontri un maestro che manifesta la
saggezza suprema, non considerare da chi è nato…”
Non
chiedergli a quale casta appartiene, non chiedergli del suo aspetto esteriore.
Forse non ti sembrerà bello, forse non appartiene a una casta alta, a quella
dei bramini, può essere un sudra come Kabir o Dadu. Può non aver rinunciato a un regno, come Buddha e Mahavira. Ma non tutti
hanno un regno a cui rinunciare.
Dogen dice che quando incontri
un maestro non devi preoccuparti del suo lignaggio, né del suo aspetto
esteriore. Hai solo bisogno di renderti conto che è un uomo che ha realizzato
se stesso, tutto il resto è non-essenziale. Ora hai soltanto bisogno di
gratitudine. Trovare un uomo così è un miracolo, e tu l’hai trovato.
La tua
gratitudine porterà la primavera nel tuo essere. L’esperienza del maestro
comincerà a scorrere verso di te come i fiumi che scendono dalle montagne verso
l’oceano. La tua gratitudine diventa esattamente come l’oceano: vasta, aperta.
E le altezze del maestro sono come le montagne, da cui il Gange e milioni di
altri fiumi scendono a valle impetuosi, saltando di roccia in roccia, di valle
in valle, fino a raggiungere l’oceano. Se sei con un maestro hai bisogno solo
di umiltà e gratitudine.
E il
maestro non può che riversarsi in te.
tratto da: Osho,
Dogen the zen master # 4
IL VERO MAESTRO
Nessun vero maestro desidera
che i suoi discepoli si concentrino su di lui, perché ciò li distoglierebbe da
loro stessi. Soltanto il falso maestro, lo pseudo
maestro, cerca di farsi ammirare dalla gente, fa in modo che la gente si
abbandoni a lui, gli si dedichi, gli sia devota; la sua vera preoccupazione è
che l'attenzione dei discepoli sia rivolta a lui. Questo è l'unico modo per
scoprire se il maestro è falso o autentico. Il vero maestro cerca in ogni modo
possibile di dirigerti all'interno. Tutto ciò che è esterno è oggettivo: non ti
farà mai penetrare la realtà soggettiva; non ti condurrà mai a conoscere la tua
interiorità, il tuo tempio, il luogo dove si nasconde il tuo buddha, dove raggiungerai il punto più alto della
consapevolezza.
TRATTO DA: Osho, Nansen # 9
Mi sono illuminato......mi sono illuminato!
Osho racconta spesso
di un suo discepolo tedesco che si è dichiarato illuminato per ben 5 o 6 volte,
quando era in Germania, e poi regolarmente ‘perdeva’ l’illuminazione, ogni
volta che veniva a sedersi ai piedi di Osho. A
giudicare dalla storia sembra un tipo onesto... forse onestamente si sentiva
illuminato e poi, certamente con molta onestà e umiltà, era pronto ad
ammettere: “No, mi son sbagliato… non lo sono”. Ma è
davvero così facile confondersi e pensare di essere illuminati quando non lo si
è?
Osho, dichiararsi illuminati –
senza esserlo – sembra diventare sempre più di moda in questi giorni,
particolarmente fra i terapisti. Essendo guarito da questa malattia, dico che
rivendicare l’illuminazione senza averla raggiunta è il più grande tradimento e
influenzare gli altri con un’autorità che si basa su un inganno è il più grande
crimine possibile.
Hai ragione al cento per
cento. Prima di rispondere alla tua domanda, vorrei presentarti alle persone
qui presenti. Forse non ti conoscono e senza conoscerti, sarà difficile per
loro comprendere il giusto contesto della domanda. Gunakar
uno dei sannyasin più amati. Un grande talento... una
intelligenza acuta e un’autentica sete di ricerca interiore. Venne da me molti
anni fa e rimase con me negli alti e bassi della vita. Il problema più
grosso... è tedesco, e per un tedesco è naturalmente più facile essere un
maestro che un discepolo. Così mentre era qui in India con me, era abbastanza
intelligente da comprendere che non è un maestro e ‘lavorava’ come discepolo.
Ma tutte le volte che tornava in Germania, incominciavano i guai: in Germania
diventava illuminato. Non ci sono criteri esteriori per l`illuminazione,
e così trovava alcuni tedeschi che lo riconoscevano come maestro illuminato. E
una volta entrato in questo trip... non si sedeva semplicemente in silenzio
– è molto difficile per un tedesco – doveva anche fare qualcosa.
Adesso che era illuminato... voleva ‘illuminare’ tutto il mondo, scrivendo
lettere a primi ministri, presidenti, ambasciatori, all’ONU; cercando di
convincerli che non c’era altra soluzione se non l’illuminazione. E quando
proprio volava ad ali spiegate, gli mandavo un messaggio: “Torna in India...
hai già volato abbastanza. Un po’ di riposo ti farà bene”.
Tornando in India la sua
illuminazione scompariva. Sedendo di fronte a me diventava di nuovo un
discepolo. Incominciò a sentirsi molto strano... accadde una, due, tre volte.
Disse: “Strana situazione: crediamo che Osho aiuti la
gente a diventare illuminata. Io mi illumino quando sono in Germania, e ogni
volta che ritorno qui, Osho fa finire la mia
illuminazione. Sono al punto di partenza!”. Non è ritornato per almeno sei
anni: chi vuole perdere l’illuminazione? Tu vieni da me per illuminarti e lui,
poveretto, doveva venir qui per perdere l’illuminazione.
Ma una cosa falsa è falsa,
l’immaginazione è solo immaginazione. Puoi
vantarti, puoi ingannare gli altri, puoi diventare un imbroglione, ma
nel profondo tu sai bene ciò che stai facendo.
E finalmente ha capito, in
Germania, che una volta illuminato, uno non può diventare non-illuminato, è una
cosa impossibile, non è mai accaduta nell’intera storia dell’umanità – tranne
che a Gunakar. Non esistono precedenti. E lui, che è
abbastanza intelligente e coraggioso, ha lasciato perdere, di sua iniziativa,
tutta la faccenda.
Ho avuto notizia di cosa è
successo l’ultima volta... io mi tenevo aggiornato, volevo sapere come andavano
le cose, fin dove era arrivata la sua illuminazione. L’ultima volta l’ho
chiesto a un sannyasin tedesco e lui ha risposto: “È
accaduto uno strano fenomeno. Ho incontrato Gunakar.
Non avrei mai creduto…”. Gunakar aveva un bellissimo
castello sul Reno, in una posizione splendida, davvero degno di un illuminato,
e i discepoli andavano al castello…
Il sannyasin
tedesco mi ha raccontato: “L’ho incontrato nel ristorante di una comunità...
quando era illuminato non frequentava gente comune, luoghi ordinari. E non solo
si trovava al ristorante, ma faceva il lavapiatti e il cameriere, lavorava!”.
E il sannyasin
gli ha chiesto: “Gunakar, che ne è stato
dell’illuminazione?”. E lui: “Non sono illuminato. Sono solo un lavapiatti”.
Quando me l’hanno raccontato, ne sono stato immensamente felice, perché essere
un lavapiatti nella realtà è meglio che essere un Gautama
il Buddha in sogno.
E questa volta non è
venuto qui da illuminato. Questa volta è bello: è arrivato semplicemente come
se stesso – aperto, disponibile, pronto. Le volte passate, quando arrivava
era molto teso. Naturalmente, perché aveva paura – veniva da me e io gli avrei
detto: “Gunakar, vieni giù... non è ancora il momento
di essere illuminato. Aspetta!”. Era preoccupato, teso, ansioso. E non poteva
neppure rimanere in Germania, perché la sua sete interiore era ancora presente,
insoddisfatta. Quella falsa illuminazione non gli serviva. Quindi doveva venire
da me, ma con una gran tensione. Questa volta è arrivato rilassato, con niente
da perdere. È un uomo ordinario. Ma essere ordinari è molto bello. Significa
essere rilassati, significa assenza di tensione, significa essere disposti a
crescere. Questo è l’antefatto.
Ora dice: “Sono guarito
dalla malattia della falsa illuminazione, ho smesso di fingere di essere
illuminato, di insegnare alla gente”. Ora può capire il male di cui sono
responsabili persone di quel tipo… Ci sono due o tre persone di cui mi hanno
raccontato che si sono illuminate… si sono illuminate, stanno raccogliendo
seguaci.
E Gunakar
ha ragione, dichiarare di essere illuminato quando non lo sei è uno dei crimini
peggiori – perché è l’inganno più grosso che puoi fare all’umanità. È il
fenomeno più brutto. Puoi essere un truffatore, e sottrarre alla gente con
l’inganno soldi, beni, case, mogli, mariti, qualunque cosa, ma sono azioni
trascurabili, non contano granché. Invece, chi finge l’illuminazione ti
imbroglia al livello della consapevolezza, del tuo stesso essere. Usa una forma
di violenza che, sebbene invisibile, è la peggiore che un criminale possa
utilizzare.
Tutti quei terapisti
faranno dietro-front... perché presto si renderanno conto che in quel modo non
danneggiano solo gli altri, ma danneggiano la loro stessa crescita. Se non sei
illuminato e pretendi di esserlo, smetterai di crescere verso l’illuminazione:
sei già illuminato, che bisogno c’è?
È un bene che tu ne sia
venuto fuori senza il mio aiuto. È stato un bene che tu sia rimasto in Germania
e non sia venuto qui per sei, sette anni. Sei arrivato a una grande
comprensione: che l’immaginazione non serve a niente, e che proclamare una
realizzazione interiore che è falsa, è il peggior crimine del mondo; anche le
persone che lo stanno facendo adesso se ne renderanno conto, aiutale.
tratto
da: Osho, The Osho Upanishad
# 7
Terapisti, non maestri illuminati !
Può essere facile, per un terapista,
arrivare a ingannare persino se stesso e cominciare a credere di essere un
maestro... È un lavoro a rischio il suo: tende a essere visto dal paziente in
una posizione di superiorità, e può essere difficile prendere distanza dal
ruolo.
Osho, il ruolo di terapista è
pericoloso per la mia crescita spirituale? E possibile aiutare gli altri e al
tempo stesso lasciare che l’ego si dissolva? Sento che dentro di me c’è un
continuo e sottile conflitto tra una parte chiara e un’altra che non vuole
chiarezza. Grazie alla tua guida ho imparato a non dominare gli altri quando
uso la mia capacità di vedere, ma non sto forse ancora dominando me stessa?
Quella del ruolo del
terapista è una questione molto complessa e delicata. In primo luogo, il
terapista soffre degli stessi problemi di cui soffrono le persone che sta
cercando di aiutare. Il terapista è solo un tecnico. Può però riuscire a
ingannare se stesso e agire come se fosse un maestro. Questo è il pericolo più
grande per un terapista. Ma con un po’ di comprensione le cose possono
cambiare.
Innanzitutto, non pensare
agli altri in termini di aiuto; questo ti porterà a credere di essere un
salvatore, un maestro, e in questo modo l’ego rientra dalla porta di servizio.
Ti senti importante, sei al centro del gruppo, l’attenzione di tutti è rivolta
verso di te.
Lascia perdere il concetto
di aiuto, sostituiscilo con la parola ‘condivisione’. Condividi quello che hai
compreso, di qualunque cosa si tratti. I partecipanti ai gruppi non sono
inferiori a te. Terapista e partecipanti sono tutti nella stessa barca: il
terapista è solo un po’ più erudito. Sii consapevole del fatto che il tuo
sapere è preso a prestito, non dimenticare nemmeno per un istante che tutto
quello che sai non è frutto della tua esperienza. Questo sarà d’aiuto alle
persone che partecipano al gruppo.
L’uomo è un meccanismo
molto delicato. La cosa funziona in due direzioni: il terapista comincia a
diventare il maestro e invece di aiutare il partecipante, distrugge qualcosa
dentro di lui, perché gli insegna soltanto la tecnica. Non si creerà
un’atmosfera di amorevole, generosa amicizia, di fiducia, ma piuttosto un clima
del tipo: “Tu ne sai di più e io di meno... ma partecipando ad altri gruppi di
terapia ne saprò anch’io quanto te”. I partecipanti lentamente cominceranno a
diventare terapisti...
Ma ricorda: se assumi il
ruolo di colui che aiuta, la persona che viene aiutata non potrà mai
perdonarti. Hai ferito il suo orgoglio, il suo ego. Non era nelle tue
intenzioni, tu volevi soltanto nutrire il tuo ego; ma questo può accadere solo
se ferisci l’ego degli altri. Non puoi soddisfare il tuo ego senza ferire
quello degli altri. Il tuo ego, essendo più grande, avrà bisogno di maggiore
spazio e gli altri dovranno ridurre il loro spazio e la loro personalità per
riuscire a stare con te.
Sin dall’inizio, una
persona davvero piena d’amore... e voglio chiarire che per me non c’è niente di
più terapeutico dell’amore. Le tecniche possono aiutare, ma il vero miracolo
avviene attraverso l’amore. Ama le persone che partecipano ai gruppi e sii una
di loro, senza ritenerti superiore, o migliore. Chiariscilo fin dall’inizio:
“Ci sono tecniche che ho imparato e altre cose che derivano dalla mia
esperienza. Vi darò le tecniche e condividerò con voi la mia esperienza. Ma voi
non siete miei discepoli, siete solo amici e avete bisogno. Io ho una certa
comprensione, non molta, ma la posso condividere con voi...”.
In altre parole, io sto
parlando di un concetto di terapia totalmente nuovo. Il terapista è solo un
coordinatore. Si limita a tentare di rendere il gruppo più sereno, silenzioso,
e si assicura che niente vada storto... più un guardiano che un maestro.
E devi anche chiarire che:
“Anch’io sto imparando, mentre condivido la mia esperienza. Quando vi ascolto,
non è solo il vostro problema, sono anche i miei problemi. E quando dico
qualcosa, non mi limito a dirlo, lo ascolto anche”.
Chiarisci che tu non sei
speciale, con grande enfasi... e questo deve essere fatto all’inizio del
gruppo, e tenuto sempre presente quando il gruppo si muove più in profondità ed
esplora nuovi territori. Tu sei solo uno più anziano, che ha fatto qualche
passo in più, altrimenti non potresti aiutare le persone.
Impareranno le tecniche e
diventeranno terapisti anche loro. E ci
sono abbastanza pazzi sulla terra, cinque miliardi di pazzi, e ognuno potrà
trovare i propri seguaci. È una debolezza umana, quando qualcuno ti guarda,
cominci a pensare che ci deve essere qualcosa di grande in te...
Le persone hanno dei
problemi, soffrono di debolezze umane. Ma anche tu sei umano, e sbagliare è
assolutamente umano. Senza alcuna condanna,
ma con immenso amore, aiutali ad aprirsi, e ciò è possibile solo se apri
te stesso.
Ho notato un fatto
curioso: due estranei si dicono cose che non direbbero mai alle persone che
conoscono. Incontri qualcuno sul treno, non sai come si chiama, dove va e da
dove viene e cominci a parlare... la gente rivela i propri segreti a degli
estranei, perché un estraneo non ne approfitterà. Alla prossima stazione se ne
andrà e forse non vi vedrete mai più. Condividendo i tuoi segreti, le tue
debolezze, la tua vulnerabilità puoi rendere gli altri più coraggiosi, più
amorevoli, con più fiducia in te. La tua fiducia provoca la loro fiducia e
quando vedono che sei aperto e innocente e disponibile, cominciano ad aprirsi.
È una reazione a catena.
Ma se diventi un
maestro... alcuni terapisti di questa comune, degli idioti, sono diventati
‘maestri’. Non sanno niente del proprio essere, non sanno niente del mistero
dell’esistenza, conoscono solo un certo tipo di gioco mentale. Anche quel gioco
mentale può essere d’aiuto, se sei sotto la guida di uno che è arrivato. Un
gruppo di terapia può certamente creare un po’ meno confusione, un po’ di
chiarezza. Ma un gruppo non è la fine, è solo l’inizio. È una preparazione alla
meditazione, proprio come la meditazione è una preparazione per
l’illuminazione.
Se capisci la semplice
aritmetica delle cose, non troverai alcuna difficoltà e potrai godere
maggiormente del gruppo, perché con te il gruppo andrà più in profondità. E nel
gruppo non sarai solo un insegnante, ma anche uno studente.
Al-Mustafa, il profeta di Kahlil Gibran, fa un’affermazione
molto bella. Quando qualcuno chiede: “Parlami
dell’imparare...” egli dice: “Poiché hai chiesto, parlerò. Ma ricorda, io parlo
e nello stesso tempo ascolto con te”.
Io sono qui sul podio e
sono anche seduto tra voi. Non sono speciale in alcun modo. Questo fa
avvicinare le persone. Ogni pretesa di essere speciali crea distanza. Ogni
tentativo di soddisfare l’ego distrugge l’atmosfera d’amore. Non esiste terapia
più grande dell’amore. Ama coloro che partecipano al tuo gruppo. Amali così
come sono, non come dovrebbero essere. Hanno sofferto tutta la vita a causa dei
loro leader religiosi, politici, sociali, teologici, filosofici, dai quali
erano amati solo in quanto seguaci e perché agivano secondo le loro idee.
Questi leader ti ameranno
solo dopo averti ucciso, dopo averti distrutto completamente e forgiato in
funzione del loro pensiero. Tutte le religioni hanno fatto questo all’umanità.
Nessuno è rimasto indenne. E costoro, in coscienza, pensavano di aiutare. Ti
hanno dato idee, ideologie, principi, comandamenti, con l’idea fissa di volerti
aiutare, perché altrimenti ti saresti perso. Non possono fidarsi della tua
libertà e non possono rispettate la tua dignità. Ti hanno ridotto veramente male... e nessuno protesta.
Quando Gesù
diceva alla gente: “Voi siete le pecore e io sono il pastore,” doveva
certamente avere davanti delle pecore, perché nessuno si è alzato a dirgli: “È
troppo! Ti stai mettendo su un piedistallo, e ci chiami pecore. Ci degradi a
tal punto che non siamo più nemmeno esseri umani”. E Gesù
diceva: “Io sono il salvatore, salverò l’intera umanità. La sola condizione è
che crediate in me”.
Ma questa condizione
distrugge tutto ciò che c’è di bello in te, tutto ciò che hai il diritto di far
crescere e sbocciare in un essere umano unico e splendido.
L’idea che qualcuno debba
salvarti, fa male, non ti lascia nemmeno la libertà di salvare te stesso. Si
deve capire Gesù con grande chiarezza: egli è
assolutamente contro la libertà dell’uomo. Dice cose piacevoli, proprio come un
rappresentante, ma la sua intenzione è quella di portarti via il tuo
fondamentale e basilare diritto di nascita: quello di crescere come individuo
unico; non come copia di qualcun altro... ma solo te stesso.
Gesù non accettava le persone
per quello che erano insistendo invece che dovevano essere come lui insegnava.
Non permetteva loro nemmeno di dubitare o discutere: non puoi discutere con il
figlio di dio, lui dice la verità... il salvatore dell’intera umanità, a
un’unica condizione: che si creda in lui. Non ti dà nemmeno la libertà di
pensare, la libertà di meditare, la libertà di cercare, la liberà di
inquisire... nessuna libertà. Gesù ha creato la più
grande schiavitù del mondo: il cristianesimo.
Mi torna in mente
l’affermazione di un grande medico che era mio amico. Mi disse: “L’esperienza
di tutta una vita mi dice che la funzione del medico non è quella di curare il
paziente. Il paziente cura se stesso: il medico gli fornisce solo un’atmosfera
d’amore, piena di promesse... Il medico gli dà fiducia e ravviva in lui il
desiderio di vivere più a lungo. Tutte le medicine non sono che un aiuto
secondario”. E la sua esperienza di medico gli diceva che se la persona ha
perso il desiderio di vivere, nessuna medicina può essere d’aiuto.
La situazione del
terapista è la stessa. Il terapista non è una persona che può curare i problemi
psicologici della gente. Può solo creare un’atmosfera piena d’amore, nella
quale le persone possono liberare le loro immagini inconsce represse, le loro
allucinazioni e i loro desideri, senza la paura di essere derisi, ma con
l’assoluta certezza che tutti proveranno per loro amore e amicizia. L’intero
gruppo dovrebbe funzionare come situazione terapeutica.
Il terapista è solo un
coordinatore. Mette insieme persone psicologicamente malate o disturbate e si
assicura che non accada niente di male. E se può sostenere queste persone con
qualche idea, intuizione o osservazione, dovrebbe sempre chiarire che ‘ciò fa
parte delle mie conoscenze, ma non è la mia esperienza’,
a meno che non sia davvero la sua esperienza.
Se sei sincero e franco,
onesto e autentico, non cadrai mai nella trappola del diventare un maestro, un
salvatore – una trappola in cui è molto facile cadere. Nel momento in cui
diventi un maestro e un salvatore, e non lo sei, non puoi aiutare le persone,
anzi le sfrutti, sfrutti le loro debolezze, i loro problemi.
L’intero movimento
psicoanalitico, nel mondo, è il più vasto esperimento di sfruttamento in massa
che esista. Nessuno viene aiutato: tutti vengono immensamente sfruttati. E
nessuno viene aiutato perché lo psicoanalista, lo psicoterapeuta... La
psicologia si è divisa in molti rami, ma tutti fanno lo stesso lavoro: ti
riducono a paziente e loro sono i medici. E il problema è che essi soffrono
delle stesse malattie. Ogni psicoanalista va da un altro psicoanalista almeno
due volte l’anno per essere aiutato, è una vasta cospirazione. Se ascolti ogni
genere di follie e non sei oltre la mente e i suoi problemi, tu stesso
diventerai pazzo. Comincerai a soffrire degli stessi problemi dei tuoi
pazienti. Invece di essere curati, ti faranno ammalare. Ma la responsabilità è
tua.
Porta amore, apertura,
sincerità... Prima che le persone comincino ad aprire le porte del cuore... e
le stanno tenendo ben chiuse così che nessuno possa vedere i loro problemi. La
funzione primaria di uno psicoterapista è di aprire il proprio cuore e mostrare
che anche lui è umano, come loro. E soffre delle stesse debolezze, delle stesse
passioni, dello stesso desiderio di potere, dello stesso desiderio di denaro.
Soffre di angosce e ansietà, ha paura della morte. Apri il tuo cuore
totalmente. Ciò aiuterà gli altri a fidarsi di te, perché non sei un impostore.
I giorni dei salvatori, dei profeti e messaggeri, dei tirthankaras e avataras sono
finiti. Nessuno li accetterà oggi. Se uno di questi riapparisse oggi, la gente
non lo lapiderebbe neppure. Riderebbe di lui. Gli
direbbe semplicemente: “Sei uno stupido. L’idea stessa di poter salvare
l’intera umanità è folle. Prima salva te stesso, e noi vedremo la tua luce e la
tua magnificenza e il tuo splendore”. La fiducia arriva da sé: non deve essere
chiesta. Arriva proprio come una fresca brezza dalle montagne, una grande onda
dell’oceano. Non devi fare niente per ottenerla. Devi solo essere disponibile,
al momento giusto e nel posto giusto.
Nessuno può salvarti, solo
tu puoi farlo. Io ti dico: sii il salvatore di te stesso.
Ma aiutare è possibile, a
una condizione: che venga fatto con amore, che venga fatto con gratitudine
perché l’altro si è fidato di te e ti ha aperto il suo cuore.
La funzione di un
terapista è indubbiamente molto complessa... e ci sono molti idioti tra i
terapisti! La loro situazione è simile a quella di un macellaio che si mette a
fare il chirurgo: sa come tagliare, ma ciò non significa che possa fare il
neurochirurgo. È capace di uccidere un bufalo, mucche e ogni tipo di animale,
ma la sua funzione è al servizio della morte. Il terapista serve la vita.
Deve creare valori che
affermano la vita vivendoli in prima persona, andando nei silenzi del suo
cuore. Più profondamente vai dentro te stesso, più profondamente puoi
raggiungere il cuore dell’altro. È esattamente la stessa cosa... perché il tuo
cuore e il cuore dell’altro non sono due cose distinte. Se comprendi il tuo
essere, comprendi l’essere di ogni individuo. E allora vedi che anche tu sei
stato stupido, anche tu sei stato ignorante, anche tu sei caduto molte volte,
anche tu hai commesso molti crimini contro te stesso e contro gli altri, e se
altre persone lo stanno ancora facendo, non hai bisogno di condannarle. Devono
solo diventare consapevoli ed essere lasciate a se stesse, non devi forgiarle
secondo un certo modello.
Allora essere un terapista
diventa una gioia, perché arrivi a conoscere l’interiorità dell’uomo, che è uno
dei posti più segreti in cui si nasconde la vita. E conoscendo gli altri,
conosci di più anche te stesso. È un circolo vizioso – non c’è altro modo di
dire, ma non vorrei usare la parola ‘vizioso’. Permettetemi di coniare
un’espressione: circolo virtuoso. Tu ti apri ai tuoi pazienti, ai partecipanti
e loro si aprono a te. Ciò ti aiuta ad aprirti di più e di conseguenza anche
loro si aprono di più. Presto non ci saranno più né terapista né paziente, ma
solo un gruppo di persone che si amano e si aiutano reciprocamente. Se il
terapista non si perde nel gruppo, non è un terapista autentico. Questo è il
mio criterio.
Tu dici: “Grazie alla tua
guida ho imparato a non dominare gli altri quando uso la mia capacità di
vedere, ma non sto forse ancora dominando me stessa?”. Non sono due cose
separate. Il dominio è dominio, sia che domini gli altri sia che domini te
stesso. Se domini te stesso, allora in modo sottile dominerai anche gli altri.
Come può essere altrimenti?
La prima forma di dominio
che devi abbandonare non è verso gli altri... perché non è certo che gli altri
accetteranno di essere dominati.
La prima forma di dominio
da abbandonare è quella su te stesso. Perché diventare prigionieri di se
stessi, creare con grande sforzo una prigione attorno a sé e portarsela dietro
ovunque? Prima di tutto impara la piena gioia della libertà, come quella di un
uccello che vola ad ali spiegate nel vasto cielo aperto. La tua libertà
diventerà una forza di trasformazione per gli altri. Il dominio è così brutto.
Lascialo ai politici, che non conoscono la vergogna. Vivono nelle fogne
pensando di vivere in sontuosi palazzi. Passano la vita intera nelle fogne,
vivono lì e moriranno lì. Sono primi ministri, presidenti, re, regine...
Desiderano un potere sempre maggiore solo per riempire la propria interiorità,
che sentono completamente vuota.
Guardando da fuori, il
mondo interiore sembra vuoto.
Guardando da dentro, il
mondo intero è vuoto.
Solo la tua interiorità è
traboccante, ma le cose che traboccano sono invisibili: il profumo del tuo
essere, l’amore, la beatitudine, l’estasi, il silenzio; nessuno li può vedere.
Ecco perché se guardi dall’esterno sembra tutto vuoto. E allora senti il
desiderio di riempire questo vuoto. Come? Con i soldi, con il potere, con il
prestigio, diventando presidente o primo ministro... ? Fai qualcosa e riempilo!
Non è possibile vivere con un buco dentro, un senso di vuoto assoluto.
Ma queste persone non sono
andate dentro: hanno solo guardato dall’esterno. Questo è il problema:
dall’esterno puoi vedere solo gli oggetti, e l’amore non è un oggetto, la
beatitudine non è un oggetto, la comprensione non è un oggetto, l’illuminazione
non è un oggetto, la saggezza non è un oggetto. Tutto ciò che è grande nella
vita dell’uomo è soggettivo, non oggettivo.
Ma dall’esterno puoi
vedere solo gli oggetti.
Questo ti spinge a
riempire il tuo vuoto interiore con dei rifiuti. Ci sono persone che lo
riempiono con conoscenze prese a prestito, altri che lo riempiono torturando se
stessi, e diventano santi. Ci sono persone che fanno di tutto per diventare
primi ministri, per diventare presidenti. Tutte le persone vuote hanno un
immenso bisogno di dominare gli altri. Ciò dà loro la sensazione di non essere
vuote.
Un meditatore comincia indagando
nella propria soggettività, dall’interno, e diventa consapevole di immensi
tesori, tesori inesauribili. Solo allora puoi smettere di dominare te stesso e
di dominare gli altri. Non ce n’è bisogno. Da quel momento tutti i tuoi sforzi
saranno diretti a rendere gli altri consapevoli della propria individualità,
della propria libertà, della fonte immensa e inesauribile di beatitudine,
appagamento, pace.
Per me, se la terapia
prepara il terreno per la meditazione, allora si muove nella direzione
giusta... il terreno per i pazienti e il terreno per i terapisti, entrambi. La
terapia, a un certo punto dovrebbe diventare meditazione. La meditazione a un
certo punto diventa illuminazione. E avere questo potenziale immenso e rimanere
un mendicante...
Talvolta, quando penso
agli altri, mi sento molto triste. Nessuno è un mendicante, ma si comporta come
se lo fosse, e non vuole abbandonare il suo stato di mendicante, perché ha
paura che sia tutto quello che ha. Ma se non lo si abbandona, non si scoprirà
mai di essere un imperatore e che il proprio impero è dentro.
Tenta di capire te stesso
il più profondamente possibile. La terapia è solo secondaria. E se non hai
raffinato il tuo essere attraverso la meditazione e il silenzio... Non sto
dicendo smetti di lavorare, sto dicendo trasforma la qualità del lavoro. Fanne
un vero lavoro. Apri il tuo cuore, parla delle tue debolezze, dei tuoi problemi
nei gruppi, chiedi consiglio: c’è qualcuno che può aiutarti? Quando i
partecipanti capiscono che il terapista non è un egoista, verranno da te in
assoluta umiltà, apriranno i loro cuori. Allora li potrai aiutare.
Ma ricorda continuamente:
la terapia è incompleta. Anche la terapia più perfetta è solo il primo passo.
Senza il secondo, è priva di significato. Perciò lascia i pazienti al punto in
cui cominciano a muoversi verso la meditazione. La tua terapia sarà completa
solo quando i tuoi pazienti cominceranno a meditare. Crea un immenso desiderio
di meditazione nei loro cuori, e di loro che anche la meditazione è solo un
passo, il secondo passo. E se non porta all’illuminazione è anch’esso
incompleto. L’illuminazione è il culmine di tutti questi sforzi. Chiarisci il
fatto che la terapia finisce dove comincia la meditazione, e la meditazione
finisce dove comincia l’illuminazione.
Naturalmente
l’illuminazione è un gradino che non porta da nessuna parte. Semplicemente
svanisci nella consapevolezza universale, diventi una goccia di rugiada su una
foglia di loto che scivola nell’oceano. Ma è l’esperienza più grande. Dà
significato, senso, alla vita. Ti permette di diventare parte dell’universo dal
quale ti teneva separato il tuo ego. Ed è così facile... semplice come questo
silenzio: nessuno potrebbe pensare che qui ci sono migliaia di persone.
Devi solo muoverti nella
giusta direzione. Una volta individuata la giusta direzione, ogni cosa può
diventare un gradino verso uno stato di consapevolezza più elevato.
La terapia dovrebbe essere
solo una via alla meditazione. Allora la terapia ha immenso valore.
Diversamente è solo un gioco mentale.
tratto
da: Osho, The Great Pilgrimage
From Here to Here # 14
…e inizi a crederci anche tu !
...anche quando cominci a meditare, sei lo stesso
uomo, con la stessa mente. In tutta la tua vita hai creato pseudo-esperienze:
false, disoneste, non autentiche. Sai
perfettamente che non sono vere ma almeno puoi ingannare gli altri.
Ma non conosci una
semplice legge: se riesci a ingannare molte persone finirai a tua volta
ingannato. Il loro farsi imbrogliare ti farà pensare che deve esserci qualcosa
di vero; altrimenti non riusciresti a ingannare così tanta gente. Comincia a
raccontare una bugia e la sera – quando tua moglie te la racconterà – la
tua bugia avrà fatto il giro di tutta la città. E tu lo sai benissimo: hai
cominciato tu la mattina... ma se tutta la città ne sta parlando, allora forse
c’è qualcosa di vero! Tale è la follia dell’uomo che riesce a credere persino
alle proprie bugie e può farlo così totalmente che non ti è possibile
sospettarlo.
Un uomo interpretò il
ruolo di Abramo Lincoln per un anno consecutivo. Era il centenario del suo
assassinio, e fu dedicato un intero anno in suo onore e alla sua memoria. Venne
scritto un dramma e si cercò in tutta l’America un uomo che potesse
interpretare la parte di Abramo Lincoln; riuscirono a trovare, stranamente, un
uomo che avesse il suo stesso aspetto: stessa altezza, stesso peso.
Lo addestrarono... dato
che Lincoln ogni tanto balbettava gli insegnarono a fare altrettanto; una gamba
di Lincoln era leggermente più lunga dell’altra, pertanto misero il poveraccio
in trazione e allungarono un po’ la sua gamba... e così cominciò a camminare
come Lincoln con in mano un bastone.
L’attore recitò quel ruolo
per un anno intero, tre volte al giorno, mattina, pomeriggio e sera. Lo faceva
così perfettamente che la gente era meravigliata: sembrava come se Lincoln
fosse tornato a vivere. Un anno è tanto tempo. Divenne sempre più abile e
quando l’anno volse al termine fu premiato con un grosso riconoscimento. Tornò
a casa ma continuò a balbettare. Sua moglie disse: “Ora non c’è più bisogno che
balbetti”.
Egli rispose, “Non ce n’è
bisogno? Cosa vuoi dire? Lincoln balbetta”.
La moglie disse: ”Chi
cerchi di prendere in giro?”
All’inizio pensavano che
stesse solo scherzando ma lo scherzo continuava… camminava come Lincoln, parlava
come Lincoln. Si comportava come se fosse il presidente. Alla fine, pensarono:
“È impazzito. Ci crede davvero: trecentosessantacinque giorni, tre volte al
giorno, sempre lo stesso ruolo…”
Proprio in quel periodo
gli scienziati avevano scoperto la macchina della verità. Stai in piedi sulla
macchina della verità – ma non lo sai, è nascosta sotto il pavimento – e
ti fanno qualche domanda: c’è un orologio davanti a te sulla parete e ti
chiedono, “Che ore segna l’orologio? Non puoi fingere e rispondi, “Sono le
dieci” o “le dodici”. La macchina segnala se sbagli o meno. Continuano a farti
qualche altra domanda: “Quante persone ci sono qui?” Ora, come potresti
mentire? Ci sono quattro persone e quindi rispondi “quattro” e la macchina
segna di nuovo “giusto”. Fanno quattro o cinque domande a cui non si può
mentire...
E poi gli chiesero, “Sei
Abramo Lincoln?”.
Ormai era stanco. Tutta la
sua famiglia, i suoi amici continuavano a insistere... era stato portato da uno
psicologo all’altro… e così alla fine decise di abbandonare questa idea e
accettare ciò che ‘quegli idioti’ gli stavano
dicendo. Anche se lui era Abramo
Lincoln, cosa poteva farci? Se nessuno era disposto a credergli, quanto ancora
avrebbe potuto discutere? Così quando gli domandarono: “Sei Abramo Lincoln?”,
lui rispose: “No!”... e la macchina segnalò che stava mentendo! Perché nel
profondo del suo cuore lo sapeva bene... e la macchina funziona in base al
cuore. Quando menti il battito cardiaco perde la sua simmetria. Quando dici
qualcosa di vero il battito cardiaco mantiene lo stesso ritmo ma quando menti
hai una piccola contrazione... e la macchina la rileva.
Il poveretto diceva: “Non
sono Abramo Lincoln,” ma la macchina della verità rivelava il contrario!
Non credere a questa gioia
e a questa pace che senti. Non pensare che sia l’essere diventato il testimone.
Perché non lo è.
Ti spiego il concetto: nel
diventare il testimone non vi è nulla
di cui essere testimoni. La regola è semplice: finché c’è qualcosa di cui sei
testimone, “essere un puro testimone” è una cosa che non è ancora accaduta.
Quando non c’è nulla di
cui essere un testimone e resta solo una pura consapevolezza, soltanto lo
specchio che non riflette niente, tu hai trovato, scoperto, te stesso.
Certamente questa scoperta irradierà gioia ma non sarà una tua esperienza. La
sperimenteranno gli altri; per te sarà semplicemente come respirare, una cosa
naturale. Sarai in un’estasi costante, ma se ne accorgeranno gli altri.
Irradierai una nuova presenza, un nuovo carisma, ma gli altri lo sentiranno.
Per te sarà proprio come accettare il tuo corpo, i tuoi occhi, i tuoi capelli,
le tue mani: non c’è niente di speciale in questo.
Il momento in cui la gioia
non è più qualcosa di speciale, la pace non
è più qualcosa di cui vantarsi; quando l’estasi è semplicemente come
respirare... sei arrivato a casa.
tratto
da: Osho, The Hidden Splendor # 24
Stadi diversi
Sulla strada verso l’illuminazione
Osho, tempo fa hai detto che è arrivata la
primavera e molti di noi sono pronti a sbocciare, a fiorire. ‘Sbocciare’,
‘risvegliarsi’, ‘autorealizzazione’... tutti questi
termini significano illuminazione, verità ultima? Oppure c’è una differenza fra
di loro? Ed è possibile che una persona, dopo ‘essere arrivata’
ritorni a identificarsi con la mente?
C’è una differenza tra il
fiorire, la consapevolezza, l’autorealizzazione e
l’illuminazione. L’illuminazione è la verità ultima – il ricercatore scompare,
ma è stata trovata la verità. Scompare il pellegrino e si trova il divino. È
importante capire le differenze….
Dall’illuminazione non si
può tornare indietro perché non tu
sei più lì per poter tornare indietro. Questa possibilità esiste solo fino a
quando tu continui a esserci. Soltanto la tua assenza ti garantisce di non
poter tornare indietro.
La fioritura è solo
l’inizio, cominci a entrare dentro di te – così come si entra in un
giardino. È di grandissima importanza, perché senza entrare dentro di te non
arriverai mai a raggiungere il centro. Nella fioritura, per la prima volta,
riconosci il tuo potenziale, le tue possibilità. La fioritura è il periodo di
transizione, dall’umano al divino. Ma può accadere che si torni indietro,
perché la fioritura è nuova e delicata, e il tuo passato invece è vecchio e
forte – è ancora presente, può farti tornare indietro.
Il risvegliarsi è arrivare
molto vicino al tuo centro. E più ti avvicini più diventa difficile tornare
indietro, perché la tua nuova esperienza acquista potere, forza, familiarità e
il passato le perde. Ma il passato è ancora lì, non è scomparso. In genere non
si torna indietro dal risveglio, ma c’è una possibilità: si può cadere.
L’autorealizzazione
è raggiungere il tuo centro. Molte religioni hanno creduto che l’autorealizzazione fosse la fine – per esempio, il Giainismo – sei giunto alla tua suprema verità. Non è vero.
L’autorealizzazione è solo una goccia di rugiada
divenuta consapevole, sveglia, soddisfatta, realizzata.
È praticamente impossibile
tornare indietro dall’autorealizzazione – ma
dico praticamente, non assolutamente impossibile, perché il sé può ingannarti:
può riportare alla luce il tuo ego.
Il sé e l’ego sono molto
simili. Il sé è naturale e l’ego è sintetico, così, capita a volte che un uomo autorealizzato diventi un ‘pio egoista’.
Il suo egoismo non fa male a nessuno ma certamente gli impedisce di cadere
nell’oceano e scomparire completamente.
L’illuminazione è la
goccia di rugiada che scivola dal petalo del loto nel vasto, infinito oceano. E
quando la goccia cade nell’oceano non c’è più modo di ritrovarla. Il problema
di tornare indietro non esiste più.
L’illuminazione è dunque
la verità suprema. Ciò che ha inizio con la fioritura, percorrendo il sentiero
della consapevolezza, raggiunge l’autorealizzazione
– poi un altro balzo quantico e scompare nell’eterno, nell’infinito.
Tu non sei più, c’è solo
l’esistenza.
Ti ho raccontato di Kabir, il più grande mistico indiano. Quando era giovane
raggiunse l’autorealizzazione e scrisse questi versi:
Herat, herat he sakhi
Rahya, Kabir, herai
‘Cercando, cercando e
cercando, oh mio amico, il ricercatore si è perso.
Tentando, tentando e
tentando, il cercatore è perso’.
Bund samani samund mein
sokat herijai
‘La goccia è scivolata
nell’oceano,adesso non c’è modo di recuperarla.’
Ma era troppo presto per
affermarlo. La goccia era ancora, lì, stava scivolando nell’oceano, ma ancora
non era caduta nell’oceano.
Kabir arrivò all’illuminazione
mentre stava morendo. Chiamò suo figlio Kamaal e gli
disse: “Ho scritto qualcosa di sbagliato. In quel momento era ciò che credevo:
di essere giunto alla verità suprema. Prima che io muoia, annota questo e
correggilo”.
La modifica ai versi è
quasi impercettibile a livello di parole, ma dal punto di vista dell’esperienza
è immensa. Ha usato di nuovo le stesse parole:
Herat, herat he sakhi
‘Oh amato, cercando e
tentando, il cercatore è perso’.
Samund samund bund mein
sokat herijai
‘E l’oceano è caduto nella
goccia,
adesso è impossibile trovarlo’
Solo una piccola
differenza nelle parole… ‘La goccia è caduta nell’oceano’ – qualcosa del
sé è rimasto in essa. Ma ‘l’oceano è caduto nella goccia’…
questa è l’esperienza immensa, l’esplosione
dell’illuminazione. La prima affermazione riguardava l’autorealizzazione, la seconda è relativa all’illuminazione.
Dall’illuminazione è
semplicemente impossibile cadere. Sei sparito – andato via per sempre; non
è rimasta neppure l’ombra o una traccia di te.
Fino all’autorealizzazione la possibilità rimane; diventa sempre
minore, ma rimane. Puoi cominciare a farti un ego-trip sulla tua autorealizzazione: “Ho conosciuto, sono una persona
realizzata. Sono un santo, io ho incontrato dio,” ma quell’io è presente, per quanto santo. Persino
la sua ombra è pericolosa; ti può trascinare indietro.
Ho sentito una bellissima
storia su Gesù… Gesù stava
camminando per le strade di Gerusalemme quando vide una folla infuriata che
urlava e strillava contro una donna. Si avvicinò e udì la gente accusare la
donna di adulterio. Gesù si mise di fronte alla folla
alzò le braccia e disse: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
La folla ammutolì, ma
un’anziana signora si fece avanti tra la folla, prese un grande sasso e lo
scagliò verso la donna in lacrime. Gesù prese
gentilmente l’anziana signora per il
braccio e disse: “Mamma,... ma perché mi metti sempre in imbarazzo?”.
La madre di Gesù! Una donna virtuosa, talmente virtuosa che ha dato
alla luce Gesù senza contatto con un altro essere
umano. È l’unica in tutta la storia con questa pretesa: anche dopo la nascita
del figlio afferma di essere la vergine Maria. Quell’idea doveva averle
dato alla testa. La sua virtù, la sua santità – dio l’ha scelta per essere la
madre del suo unico figlio... è diventato un ego sottile in lei. Gli altri non
erano dei santi: appena Gesù disse ‘La prima pietra
deve essere scagliata da chi è virtuoso’, la folla si
è fermata. Erano tutti sulla stessa barca.
Puoi vederlo nei tuoi
santi… uno strano ego, molto sottile. La spiritualità è diventata una loro
conquista. C’è chi ha tutte le ricchezze del mondo, chi è la persona più bella,
chi è il più forte... e chi è il più santo. Il problema non è da cosa è nutrito l’ego – qualsiasi idea
può farti cadere.
Non
bisogna fermarsi fino a quando non si raggiunge il punto in cui non si esiste
più: quando non c’è più chi afferma, pretende; quando si è percorso l’intero
cerchio e si è ritornati al mondo... semplicemente come ‘nessuno’.
Forse la gente non può
riconoscerlo come un grande santo… e questa è la mia comprensione, che i più
grandi fra i santi non sono stati riconosciuti; perché tu capisci solo il
linguaggio dell’ego, non comprendi il linguaggio della mancanza di ego.
Il più grande dei saggi ti
apparirà come un uomo ordinario – niente di speciale – che non
rivendica i suoi talenti, ciò che possiede... poteri, genialità, profonde
conoscenze; senza alcuna pretesa.
È diventato uno zero
assoluto. Ma lo zero non è negativo, è pieno di sacralità, stracolmo del
divino.
tratto
da: Osho, The Hidden Splendour
# 16
“ io sono illuminato e tu? ”
L'illuminazione come ego trip. Uno
stratagemma di Osho
Nel
giugno dell'84, ai tempi della Comune in Oregon, Osho
organizza un incontro con alcuni dei suoi discepoli, nel corso del quale li
dichiara illuminati. Fornisce inoltre liste di altri sannyasin
illuminati, creando un comitato di quelli che continueranno il suo lavoro.
Questo provoca le reazioni più svariate. In seguito Osho
rivelerà che era stato tutto uno scherzo, o meglio uno stratagemma per aiutare
la gente a essere più consapevole del proprio rapporto inconscio o con l'idea
dell'illuminazione.
Osho, sono uno
fra coloro che furono presi in giro – quando tu dichiarasti la lista degli
illuminati – perché allora pensai: ‘Se Osho dice che
sono illuminato, perché non devo cercare di esserlo?’ Ero pieno di gioia e
diedi un party per un centinaio di amici e nei sei mesi che seguirono – fino a
quando ricaddi nelle tenebre – usai in ogni modo quella che io vedevo come una
situazione di potenzialità. Il fatto principale, che constatai allora, è che mi
sentivo davvero benissimo. Riguardo a questa esperienza, sto forse prendendo in
giro me stesso?
No, se riesci a comprenderla,
non stai prendendo in giro te stesso.
Prima lascia che ti
spieghi un po’ di cose.
Dopo che ebbi dichiarato
‘illuminate’ alcune persone, Santosh, che era uno di
loro, mi scrisse una lettera che diceva: “Il tuo dichiarare la mia
illuminazione non provoca in me alcuna eccitazione, ma il fatto di essere
accettato come membro del comitato degli illuminati mi fa sentire davvero
bene”.
Gli inviai un messaggio:
“Perché la mia dichiarazione della tua illuminazione non provoca in te alcuna
eccitazione? Il motivo è che tu pensavi già di essere illuminato – e non era
vero. Ecco perché essere accettato come membro del comitato degli illuminati ti
fa sentire davvero grande: finalmente la tua illuminazione è stata
riconosciuta. Per te la mia non è stata una dichiarazione, ma il riconoscimento
che tu eri illuminato già da molto tempo. Se l’illuminazione non crea alcuna
eccitazione in te, come puoi sentirti bene solo perché sei accettato come
membro del comitato degli illuminati? Se per te l’illuminazione non ha senso,
allora non ha senso neppure essere accettato come membro del comitato degli
illuminati. Eccetto il fatto che questo appaga il tuo ego: tu eri illuminato e
nessuno riconosceva la tua illuminazione. Finalmente io l’ho riconosciuta e ora
tu fai parte del comitato degli illuminati: è una consacrazione. Ma sei in
errore – poiché è stato tutto uno scherzo! È stato uno scherzo sia il comitato,
sia l’illuminazione. È stato uno dei miei stratagemmi”.
Somendra spedì immediatamente un
telegramma a Teertha: “Io sono illuminato e tu?”. È
continuamente in competizione con Teertha – questo è
il suo problema: diventare migliore di lui. E quella era una buona opportunità!
Somendra non era più in contatto
con noi, ma la mia dichiarazione della sua illuminazione – quella l’ha
accettata. Aveva abbandonato il sannyas, ma
l’illuminazione… spedì subito il telegramma: “Io sono illuminato e tu?”.
È stato un mio stratagemma
per osservare le reazioni delle persone. La tua risposta è stata proprio bella.
La tua risposta è stata: “Se Osho dice che sono
illuminato, perché non devo cercare di esserlo?”. Dimostra semplicemente la tua
fiducia in me, il tuo amore. Non ha niente a che fare con il tuo ego. È stato
giusto dare un party e godere quel momento insieme ai tuoi amici.
Quando poi ho dichiarato
che era stato uno scherzo, non sei andato in collera. Ti sei comportato allo
stesso modo: “Se Osho dice che non sono illuminato e
che è stato tutto uno scherzo, forse io non sono illuminato ed è stato tutto
uno scherzo”. In quei sei mesi, vissuti da te come se fossi illuminato, la
gioia e la pace e la serenità che sentivi in te non erano prodotte
dall’illuminazione, ma dalla tua fiducia in me e dal tuo amore.
Per te, è stata
un’esperienza positiva. A persone diverse accadono esperienze diverse. Nel
gruppo di coloro che io avevo dichiarato ‘illuminati’ c’erano soltanto due
indiani: a causa di una lunga tradizione, essi comprendono il significato
dell’illuminazione. Uno dei due era Vinod Barthi.
Egli s’innervosì molto e
piangendo portò un messaggio per me a Vivek: “Osho, io non sono illuminato. Mi hai messo in un bel
pasticcio: non posso dire che tu hai torto, però so perfettamente di non essere
illuminato. Cosa devo fare? Mi sento diviso in due. Dimmi soltanto la verità”.
Egli sa che cos’è
l’illuminazione. Egli sa che in India l’illuminazione è stata ritenuta per
secoli la vetta suprema della ricerca spirituale. In Occidente l’idea
dell’illuminazione non è mai esistita. Perciò non riesce a vedersi come un Gautama il Buddha, e non riesce a
smentirmi perché ha fiducia in me e mi ama. Quindi posso capire il suo
sgomento. Gli inviai un messaggio: “È stato soltanto uno scherzo. Non sei
illuminato, rilassati!”. Per due giorni non era riuscito a dormire, fino al
momento in cui seppe di non essere illuminato. Poi si rilassò – non era
illuminato, quindi tutto andava bene.
Il secondo indiano era Swami Anand Maitreya,
che fu il solo a capire immediatamente che era soltanto uno scherzo, infatti
lasciando la stanza esclamò: “Osho è davvero un
ragazzaccio! La prova è la sua dichiarazione che io sono illuminato!”.
Anch’egli è un indiano e
proviene proprio dal Bihar, la regione indiana che
conta il maggior numero di illuminati – Gautama il Buddha, Mahavira, Parsunatha, Naminatha, Adinatha… una lunga serie di illuminati. Tutti i
ventiquattro maestri illuminati dei giainisti… e Gautama il Buddha – tutti nati
nel Bihar. Nel Bihar tutti
hanno la massima cognizione ed esperienza sugli illuminati. Da questa
cognizione sgorgò la sua esclamazione: “Osho è
davvero un ragazzaccio!”. Era anche frutto dal suo amore per me.
Non era turbato, perché
quando sai che si tratta di uno scherzo, il fatto non ti crea problemi né
difficoltà.
Alcuni di loro rimasero
semplicemente in silenzio: non ebbero reazioni di sorta. Anche questa è una
cosa buona. La mia dichiarazione non li impressionò: rimasero semplicemente se
stessi: ‘Se Osho dice che sono illuminato: è
possibile che io lo sia – se dice che non sono illuminato: è possibile che io
non lo sia’. Ma la cosa non creò alcuna differenza
nel loro essere: rimasero appartati e distaccati.
Per me è stata una bella
esperienza… osservare in che modo le persone reagivano – a un’idea unica – con
le loro menti diverse tra loro. Gli esclusi dal comitato degli illuminati erano
molto in collera con me. Ricevetti alcune lettere che dicevano: “Se quelle
persone si sono illuminate, perché io no?”. Come se fosse qualcosa… ‘Tu hai
dato qualcosa a quelle persone: perché non l’hai data anche a me?’. Altri mi
scrissero: “Sono con te da un tempo maggiore rispetto a quelle persone e non mi
sono ancora illuminato. Ti sei dimenticato di me?”.
È stata una bella
esperienza osservare in che modo le persone reagivano. La tua reazione è stata
bella, in entrambi i casi. ‘Se Osho dice che sono
illuminato: è possibile che lo sia’ – questa è pura
fiducia. ‘Se Osho dice che non sono illuminato: è
possibile che non lo sia’. Non hai trovato nessuna
contraddizione, nessuna incoerenza, l’hai semplicemente accettato, hai trasceso
il mondo della coerenza e dell’incoerenza.
L’amore non conosce
contraddizioni. L’amore non conosce paragoni.
L’amore è disponibilità in ogni istante.
tratto da: Osho, Oltre la Psicologia, Ed.
Oshoba
Non c è alcun bisogno di dichiarare la propria illuminazione
Sì, qualche sanyasin si
è illuminato. Non si possono fare i nomi per la semplice ragione che questo
creerebbe in loro un certo tipo di serietà assoluta-mente non necessaria, e
negli altri creerebbe gelosia. E io non voglio tutto questo. Va benissimo che
siano illuminati e loro son contenti di questo. far
diventare tutta questa faccenda una cosa troppo seria la rovinerebbe. E non va
neanche bene rendere queste perso-ne oggetto delle gelosie degli altri. Quindi
non dichiarerò nessuno illuminato, a meno che non stia scherzando su qualche
idiota... e questa è tutta un'altra faccenda. Rimarranno anonimi, perché la
situazione presenta dei pericoli. Gli altri cominceranno a sen¬tirsi gelosi.
Gli altri cominceranno a pensare: “Loro sono superiori e noi inferiori.” E io
non voglio creare classi. Qualcuno è illuminato? Ottimo. Dovrebbe aiutare gli
altri verso l'illuminazione. Ma non c'è alcun bisogno di dichiarare la propria
illuminazione. Lascia che gli altri si accorgano di quanto sei avanti e aiutali
ad andare sempre più avanti verso la meta - senza dire che sei illuminato. Ecco
perché io dichiaro qualcuno illuminato solo dopo che è morto... con i morti non
c'è problema: non diventa geloso nessuno.
TRATTO DA: 0sho, The Last Testament vol 3
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senza fretta...
Non si capisce la fretta di tutte queste
persone che la sera hanno un’esperienza fuori dall’usuale e la mattina dopo si
dichiarano illuminate al mondo intero. Perché lo fanno? O meglio... che senso
ha dichiarare la propria illuminazione?
Per sette anni, rimasi
completamente in silenzio sulla mia illuminazione, perché stavo aspettando che
qualcuno la riconoscesse. Forse ero impazzito, forse era soltanto follia.
Volevo che qualcuno la riconoscesse. C’erano alcune persone che incominciarono
a riconoscere che qualcosa di raro ed unico mi era accaduto. Il primo fu un
vecchio che aveva trascorso la sua vita pressoché in silenzio. Una volta ogni
tanto diceva una parola priva di significato. Non potevi comprendere nulla, ma
era immensamente rispettato. Il suo nome era Magga Baba. La gente veniva a trovarlo anche da posti molto
lontani, ma lui non parlò mai. Per avere un contatto con lui la gente era
solita massaggiargli i piedi, e semplicemente sedersi attorno a lui. Poteva
anche dormire... e la gente si sedeva intorno a lui, perché qualcosa irradiava
da quell’uomo, qualcosa che si poteva percepire come
una fragranza. Il primo giorno che andai a vederlo, mi abbracciò immediatamente
e mi sussurrò in un orecchio: “Ragazzo ce l’hai fatta... e va bene che non lo
hai rivelato a nessuno. Aspetta il momento giusto per dirlo, perché la cosa
crea immediatamente antagonismi, opposizioni, e tu sei troppo giovane... è
possibile che tu non riesca a combattere. Aspetta solo un po’”. 1
Mi sono veramente
divertito quando mi hanno detto che J. Krishnamurti
pensa che ho perduto l’illuminazione. Deve essere furioso. Non è uno scherzo,
questo è certo. Non è un uomo che riesce a essere non-serio; è serio di
continuo. Deve averlo detto seriamente. Ma che cosa è che lo disturba? Ha
incominciato con il piede sbagliato, ma non è colpa mia. Se esci dal letto con
il piede sbagliato, che cosa ci posso fare? È il tuo letto e il tuo piede, e lo
continui a fare da ottanta anni; io non c’entro!
Ero anch’io in un dilemma
all’inizio, ma qualche volta le cose che non sono apprezzate si rivelano enormemente
utili. La mia pigrizia si è rivelata straordinariamente utile. Continuai a
restare seduto sul mio letto, pensando a quale piede mettere giù per primo.
Avrei aspettato là per tutta la vita. Per almeno sette anni non dissi mai a
qualcuno: “Non faccio più parte di voi”. Sì, poche persone incominciarono a
sospettare, quelli che avevano l’esperienza. Uno era Magga
Baba, un uomo molto povero, un mendicante. Fu il
primo a ‘scoprirmi’; mi prese con ambedue le mani, mi diede una scossa e disse:
“Non mi puoi ingannare!”. Io dissi: “Non ho fatto niente”. Rispose: “Non hai
fatto nulla, questo è vero, ma sei stato in qualche posto, e lo tieni
nascosto”. Dissi: “Certo, ma per favore non dirlo a nessuno perché non voglio
avere nessun fastidio. Uscirò dal letto, ma non ho ancora deciso quale piede
devo mettere giù per primo”. Sono un uomo pigro, un vero pigrone. Ma è stato un
bene. Se fossi balzato fuori dal letto, sarei nella stessa confusione di J. Krishnamurti. Sono sceso dal letto soltanto quando avevo
tutto completamente chiaro. E da quel momento mi sto muovendo con ogni passo
calcolato. Per prima cosa ti ho insegnato la fiducia, il cuore, il sentire,
l’amore; e adesso ti insegno il dubbio, lo scetticismo, la ragione,
l’intelletto, perché vorrei che tu fossi un uomo completo. Puoi essere
completamente soddisfatto con la fiducia, con il cuore, ma non sarai un uomo
completo. Non direi che Mira è una persona completa, non chiamerei Ramakrishna una persona completa. Sono belli, ma
l’intelletto manca. Sono tutto cuore. C’è troppo zucchero, provoca il diabete.
Io sono diabetico. Troppo cuore, troppa dolcezza e puoi soffrire di diabete,
non voglio che nessuno di voi soffra di diabete. Certamente vivendo soltanto
nel cuore avrai il diabete spirituale. L’intelletto è salato, piccante, non è
tutto zucchero. Vorrei che gioissi dell’intero tuo essere: quando il tuo corpo,
il tuo cuore, il tuo intelletto sono in sintonia. L’ho chiamato il nuovo uomo: Zorba
il Buddha. 2
brani
di osho tratti da:
1. The Last Testament
vol 1 # 13
2. From Personality to Individuality # 13
Se facessi il taXista
Parlando delle
nostre idee preconcette rispetto all’illuminazione, Osho
afferma che se facesse il taxista... chi mai lo riconoscerebbe come maestro
illuminato? Ecco cosa gli scrive un discepolo.
Osho, davvero
non saprei riconoscerti, se tu fossi un taxista? Innanzitutto, invece di
portarmi direttamente in Mahatma Gandhi Road, mi
faresti impazzire per un’ora e mezza. In secondo luogo, rifiuteresti di
accettare il pagamento della tariffa e in cambio chiederesti la mia vita. In
terzo luogo, mi lasceresti nell’angoscia totale e ti allontaneresti con un
sorriso celestiale, accendendo il tuo fanalino: “Per oggi, basta.” Tuttavia,
come potrei non ‘vedere’ un simile taxista? In questo caso, avrei fatto meglio
ad andare a piedi.
Chi ha fatto la domanda è
talmente folle da non farmi sentire tanto sicuro sulla sua capacità di
riconoscermi oppure no. Potrebbe! Un folle è un
folle! Rispetto a un folle non puoi essere tanto sicuro.
Certo è possibile. Potresti
riconoscermi anche nei panni di un taxista. Scrivi: Innanzitutto, invece di portarmi direttamente in Mahatma Gandhi Road, mi faresti impazzire per un’ora e mezza.
È vero! Aiutami a farti
impazzire… perché la tua sanità mentale non ha valore. La tua sanità mentale è
soltanto come una roccia sul tuo cuore. Lasciamela togliere… lasciami togliere
questa roccia che ti opprime. È una sorta di operazione chirurgica: ti ferisce,
ti fa male. Preferiresti aggrapparti alla roccia. Preferiresti andare direttamente in Mahatma Gandhi Road. Ma il mio intero
approccio è che non esiste alcun luogo dove andare, nessuna Mahatma Gandhi
Road. Nella vita non esistono mete. La vita è un viaggio senza
destinazione. Perciò devo portarti a zig-zag, ancora e ancora e ancora, finché
sarai davvero stanco e dirai: “Basta! Per oggi, basta!”.
In secondo luogo, rifiuteresti di accettare il pagamento della
tariffa e in cambio chiederesti la mia vita.
Anche questo è vero. Meno
di tanto, non servirebbe. Per meno... non varrebbe la pena. In questo consiste
tutto il mio insegnamento: che non avete nulla da perdere, a meno che non perdiate tutto!
In terzo luogo, mi lasceresti nell’angoscia totale e ti
allontaneresti con un sorriso celestiale, accendendo il tuo fanalino: “Per
oggi, basta”.
Questo dipende da te.
Puoi partecipare al mio ‘sorriso celestiale’.
Devi avere coraggio. Hai investito tanto nella tua angoscia, che continui a
conservarla. Ma ricorda, più la conservi e più il tuo investimento aumenta
giorno dopo giorno. Lasciala perdere!
Oggi è più facile, domani
sarebbe più difficile, perché avresti investito in essa ventiquattr’ore
in più. Lasciala perdere il più presto possibile. Non rimandare, poiché ogni
rinvio è pericoloso. Mentre tu continui a rimandare, la tua angoscia continua a
rafforzarsi e a radicarsi sempre di più nel tuo essere.
Io so perché ti aggrappi
alla tua angoscia – perché pensi che è sempre meglio che niente. Il mio intero
approccio è: il nulla è dio. Tu continui ad afferrarti alla tua angoscia perché
ti dà la sensazione di avere qualcosa, di avere almeno qualcosa – che sia angoscia o ansia o infelicità – ma è
qualcosa, almeno è qualcosa che ti fa pensare: ‘non sono vuoto’.
Hai talmente paura del vuoto… e il divino arriva soltanto attraverso il vuoto.
Lascia che ti aiuti a
diventare il nulla. Allora affiorerà quel ‘sorriso
celestiale’ che esce dal nulla. Quando dentro di
te ci sarà il nulla, sarai avvolto dal sorriso. Non l’avrai soltanto sulle
labbra, ne sarai avvolto. È il sorriso del nulla.
Constata che porti in te un
grande peso di angoscia, e constata che tu
lo stai portando. Constata che tu solo sei responsabile – se lo porti oppure no
– e che puoi lasciarlo cadere in questo
stesso istante.
Esistono molte persone che
mi riconoscerebbero in qualsiasi modo e dovunque. Soltanto queste sono le
persone che sono con me – coloro che
mi riconoscerebbero dovunque.
tratto
da: Osho, Il Sutra del Cuore, Edizioni del Cigno
La Guesthouse
è di sicuro il posto migliore dove iniziare il proprio soggiorno
quando si visita l'Osho
Meditation Resort a Pune, in India.
OSHO
GUESTHOUSE
Gatha,
una delle persone che ha partecipato all'attuazione di questo progetto e ora si
occupa di coordinarne la gestione, ce ne parla animatamente, con l'orgoglio e
l'amore di una mamma verso il suo bambino: "La prima cosa che colpisce gli
ospiti che soggiornano qui è il silenzio.
È così quieto... niente
televisione, nessun telefono, al contrario di altri hotel. Un'altra
caratteristica unica è il livello estetico delle stanze. L'arredamento è elegante
e non invadente, quasi 'minimalista'... ovviamente senza esagerare!
Abbiamo usato i colori
della terra, tonalità di marrone e beige con tocchi di argento e oro, che ben
si intonano con le opere di Osho Art presenti in ogni
stanza. Lo scopo principale di questa guesthouse è di
creare un'opportunità per gli ospiti di godersi un soggiorno rilassato e
meditativo".
India Today, una delle più importanti riviste indiane
d'attualità, ha scritto che I'Osho Guesthouse è 'da far invidia alla maggior parte degli Hotel
a 5 stelle'. Osho ha voluto
che si chiamasse Dharmsala: il nome tradizionale per
il luogo dove il pellegrino riposa per un po', prima di riprendere il suo
cammino nel mondo.
Sessanta stanze, tutte
con letti a due piazze, aria condiziona¬ta, impianto
di ventilazione e, ovviamente, il proprio bagno. Quattro di loro sono
progettate per accogliere persone con dif¬ficoltà fisiche. Nella hall c'è un apposito spazio per
telefonate ed e-mail. Fa parte del nuovo complesso che include la pira¬mide con I'Osho Auditorium e la
nuova cucina con selfservi¬ce, oltre al giardino
esterno a terrazze dove si pranza... e così tutto è 'a portata di mano'!
LE IMPRESSIONI DI DUE OSPITI
ITALIANE
Elisabetta
che vive e lavora a Milano, non è alla sua prima visita al Resort,
questa volta è arrivata insieme al suo boyfriend (che lavora negli Stati
Uniti), si sono conosciuti qui a Pune: "Abbiamo
deciso di stare alla Gue¬sthouse
proprio per la sua praticità, anche se si arriva nel bel mezzo della notte si
trova tutto pronto, bello pulito e accogliente. E poi, svegliarsi la mattina
dopo ed essere già dentro il Resort... Dalla Guesthouse scendi e a pochi passi hai già il selfservice
per la colazione, o I'Auditorium, se prima vuoi fare
la Dinamica. Prima di partire pensavamo di cercare subito un altro posto, visto
che ci fermavamo più di un mese, ma poi siamo rimasti a lungo: era davvero
comodo e pratico — l'arredamento delle stanze, con tutti i vari spazi per
riporre le cose, evita la solita confusione in cui mi ritrovo in una came ra d'albergo e... le cose
che mandi a lavare ritornano davvero il giorno dopo, e non manca nulla... in
India non mi era mai successo prima! "
Reva
abita vicino a Roma: "Per me è stata davvero una sorpresa... non mi
aspettavo un'atmosfera simile, così bella, alla Guesthouse.
Quando sono in camera mi
sento come fossi già dentro all'Osho Auditorium, non
ho bisogno di andare a cercare altro. E quando alla sera vado alla Evening Meditation, non solo è a
pochi passi, ma sono già su quell'onda. Avevo pre¬visto di fermarmi solo un tre — quattro giorni, giusto
il tempo del jetlag, e invece adesso... mi sto
facendo un regalo: resto alla Gue¬sthouse
per tutto il mio soggiorno di 3 settimane".
PER MAGGIORI INFORMAZIONI:
CONSULTA LA SEZIONE
GUESTHOUSE SU
WWW.OSHO.COM
O SCRIVI A
GUESTHOUSE@OSHO.COM
PER LE PRENOTAZIONI:
RESERVATIONS@OSHO.COM
AVERE
UN MAESTRO
ESSERE
UN DISCEPOLO
___________________________
Edizioni del Cigno
Pagine 208 - Euro 13,00
Osho illustra il viaggio che
conduce al cuore del proprio essere. Un percorso di vita che porta alla piena
realizzazione delle proprie potenzialità, che chiede l’assunzione di
responsabilità nell’essere un discepolo, aperto ad apprendere il mistero
dell’esistenza. Avere un maestro è a sua volta importante e Osho
ne parla per aiutare a mettere a fuoco il senso reale di questa appartenenza. E
in quella che si prospetta a volte come una passeggiata, a volte come una
scalata, a volte come un fluire, a volte come un inabissarsi, ecco che Osho parla di tutto ciò che ritma il grande poema della
ricerca del vero.
Essere un discepolo... responsabilità, libertà, amore
Io sono disponibile come lo è il fiume, se hai
sete, devi servirti da solo. Devi scendere al fiume, devi unire le mani a
coppa, devi portare l’acqua fino alla bocca, la devi bere. Il fiume è
disponibile, io sono a disposizione. Puoi bere da me a sazietà – io non porrò
affatto delle restrizioni – ma non ti posso aiutare. In questo stesso
desiderio, stai ripetendo la tua vecchia Gestalt, il
tuo vecchio meccanismo: “Mi puoi aiutare?”. E poi inizierai subito a
lamentarti: l’aiuto non ti è giunto, oppure non soddisfa le tue aspettative o
non è sufficiente... Io sono disponibile. Bevi quanto
vuoi, prendi quanto più ti riesce. Elimina tutti gli ostacoli. Questa
responsabilità appartiene a te.
Io faccio il mio lavoro; da parte mia sono
assolutamente aperto e disponibile, ma è tutto ciò che posso fare. Io sono
simile a una luce: posso mostrarti il sentiero, tu lo devi percorrere... le
persone che sono intorno a me devono essere assolutamente responsabili di se
stesse, nessun altro è responsabile.
Qui non c’è nessuna chiesa, non c’è nessuna figura
paterna, nessun credo, nessun dogma. Tutti si trovano qui mossi dal loro amore
personale: è la conseguenza della loro comprensione, in quanto individui.
Essere totalmente responsabili è l’inizio della libertà e la libertà è un
fenomeno elevato. Dalle vette della libertà scorre il Gange dell’amore.
Consegui la libertà e l’amore ti circonderà naturalmente.
Avere un Maestro... la voce dell’esistenza
Il Maestro autentico è immensa libertà. Essergli
vicino significa essere vicini al cielo infinito che non conosce limiti. Ora
come ora, qui con me, in questo istante tu non esisti. Ciò che esiste è il
silenzio che pervade cinquemila persone… tu ti stai fondendo in quel silenzio.
Nel momento in cui sei veramente vicino al Maestro, non sei più. Né il Maestro
esiste, né esiste il discepolo. Esiste una comunione. Esiste quella
trasmissione che nessuna parola è in grado di comunicare. In quell’immenso silenzio, tra due esseri assolutamente
assenti ma pienamente all’erta... sei tornato a casa.
Non vi è nessuno davanti a te a farti da guida,
solo la vita e la vita non grida, non urla, bisbiglia soltanto. E fino a quando
non diventi attento, presente, sveglio, cosciente, fino a quando non entri in
armonia con la vita, finché non ne avverti il fascino, non sarai in grado di
percepire la sua piccola voce silente. A questo serve il guru, il Maestro: se
incontri un uomo e senti di aver trovato il tuo Maestro, sentirai, saprai che
nella sua voce, nel suo essere, è riflessa l’amorevole voce del divino, la voce
dell’esistenza. Il Maestro è solo uno specchio che riflette te e riflette Dio.
E il vero Maestro ti riconduce sempre a te stesso, il vero Maestro non ti terrà
aggrappato alla sua persona poiché il vero Maestro è la vita in quanto tale, il
vero Maestro è il divino nella sua gloria, in tutto il suo splendore.
Osho