in questo numero

 

 

Pag. 1     Peperoncino

 

Pag. 2     Osho Times News

 

Pag. 6               I centri di Osho in Italia

 

Pag. 10   Fra terra e cielo

 

Pag. 13   Una pratica di liberazione

 

Pag. 16   Le brutte abitudini

 

Pag. 23   Due ali per volare

 

Pag. 26   Illuminato quello?

 

Pag. 29   L'Osho Guesthouse

 

Pag. 50             L'oroscopo di maggio

 

Pag. 60   Un libro da vivere

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2003 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

 

Aggiungi un po’ di PEPERONCINO alla tua vita

 

 

Un uomo di pace non è un pacifista, un uomo di pace è semplicemente un lago di silenzio.

Emana nel mondo un nuovo tipo di energia, canta una nuova canzone.

Vive in un modo totalmente nuovo, la sua stessa vita è grazia, preghiera, compassione.

Crea una maggiore energia di amore in chiunque rimanga toccato da lui.

 

L’uomo di pace è creativo.

Non è contro la guerra, perché essere contro, qualsiasi cosa, è essere in guerra.

Non è contro la guerra, semplicemente comprende perché la guerra esiste.

E da quella comprensione diventa pieno di pace.

 

Solo quando ci sono molte persone che sono laghi di pace, di silenzio, di comprensione,

la guerra sparisce.

 

Soltanto laghi di pace in tutto il mondo...

molti, molti buddha, potranno far nascere una nuova vibrazione, una nuova onda, una nuova consapevolezza,

in cui la guerra diventa impossibile,

in cui tutta l’energia si manifesta in senso creativo,

tutta l’energia si dirige verso l’amore.

 

Osho, Zen: The Path of Paradox, Vol. II # 2
   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Osho times news

 

 

Osho qui... Osho là

 

Spesso riceviamo segnalazioni di articoli dove si parla di Osho, o di suoi ‘passaggi’ in TV. E altrettanto spesso qualcuno ci chiede notizie e chiarimenti in proposito. Il mondo dei media è talmente vasto e diffuso che troppo spesso queste segnalazioni sfumano, o mancano di precisione, e così non possono essere condivise. Proprio per questo ti chiediamo un aiuto: se nel leggere un quotidiano, un settimanale, un mensile; oppure se guardando un programma televisivo (normale o via satellite); oppure se ascoltando la radio... insomma se in qualsiasi caso ti imbattessi in una segnalazione di Osho, bella o brutta che sia, potresti inviarcene comunicazione e, se ti è possibile, copia? Da parte nostra ci impegniamo a diffonderla, sia tramite l’Osho Times, sia via Newsletter, qualora fosse una notizia di rilievo.

P.S. Per darti un’idea delle infinite possibilità: in alcuni libri Osho è citato, o ringraziato ‘come fonte di ispirazione’; in un giallo si parla della Meditazione Dinamica; la stessa scena si vede in un film degli Anni Ottanta; in un fumetto si è parlato dell’avvelenamento di Osho; di recente su Rai Sat è apparso un documentario su Pune.

Quando ci è stato possibile, abbiamo segnalato le fonti, purtroppo spesso resta solo la notizia, il sentito dire... e l’impossibilità di risalire alla fonte. Ecco il perché di questa richiesta di collaborazione! Ti ringraziamo sin d’ora.

 

 

Costante successo

 

‘Una vertigine chiamata vita’, l’autobiografia di Osho edita a fine gennaio da Mondadori, nel primo mese e mezzo ha venduto 10.000 copie e si appresta a raggiungere ulteriori vette. Tra i motivi di questo successo soprattutto il passaparola cui hanno partecipato i nostri abbonati e i soci dell’Oshoba, informati – via Newsletter e OTI – alcuni mesi prima della pubblicazione. Un grazie a tutti per questa partecipazione, e per noi un segnale importante di quanto i libri di Osho abbiano lettori costanti e appassionati. Un fatto che ha portato gli Editor della Saggistica Mondadori a commentare questi risultati dicendo: “Avere Osho come autore è una certezza”. Uno sguardo ai tanti libri prodotti ci rende consapevoli dell’importanza delle parole di Osho, vista la sua rara capacità di mettere a nudo punti ciechi e presupposti culturali che è fondamentale mettere in discussione e comprendere, se si vuole avere una visione della realtà non filtrata dalla mente e dalle sue aspettative. Il calendario delle uscite di novità, riproposte e ristampe, resta molto fitto: per un’informazione in tempo reale ricordatevi di comunicarci il vostro indirizzo e-mail. Oppure visitate il nostro sito: www.oshoba.it

 

 

In Italia...

 

Riparte l’attività del centro Divyananda, in provincia d’Asti, dopo la chiusura invernale: il 18 maggio ci sarà una festa d’apertura con musica, danze e... pizza, inoltre mini sessioni. Per l’occasione si inaugura una nuova ala del centro, con una grande stanza per gruppi, una saletta ufficio, bar e nuovi servizi. In via di completamento il villaggio di ‘Tepee’ (le tende degli indiani) sopra l’adiacente collina, fulcro delle attività correlate: ‘capanna sudatoria’, ‘trance dance’ e altro.

Varie le attività in programma per l’estate: campi di meditazione, gruppi sulle relazioni, sul respiro, primal... e inoltre party, musiche e danze il sabato sera. Per informazioni vedi pag 8.

 

 

Arrivare a Pune è facile...

 

...ma ricordatevi che per entrare in India ci vuole il visto! Nelle news sul numero di Aprile ci eravamo dimenticati questa cosa fondamentale. Di solito ve lo ricorda la vostra agenzia di viaggio al momento della prenotazione del biglietto, e la stessa agenzia può occuparsi di tutte le pratiche. Ma nessuno è perfetto... e così a un nostro amico è successo di ritrovarsi al check-in della Malpensa e vedersi rifiutare l’imbarco sul volo per Bombay perché senza visto! Immaginatevi lo stress! Nel numero scorso ci siamo dimenticati anche un contatto italiano per viaggio a Pune e prenotazioni in loco, si tratta di Veetchitta, che fino a qualche tempo fa organizzava anche gli Osho Tours (viaggi con accompagnatore), lo contattate  via e-mail: murua@libero.it o al telefono al 335.3241 48.

 

 

NOVITÀ, NOVITÀ!

 

I CD con le musiche per le meditazioni di Osho stanno diventando sempre meglio. Ora conterranno anche un video di qualche minuto (lo potete vedere sullo schermo del computer — già disponibili quelli di Dinamica e Kundalini). Utilissimo per mostrare "come si fa" agli amici che invitate per la prima volta a far meditazione con voi, o anche se volete spiegare a qualche collega d'ufficio, e non volete farvi beccare dal capo nel bel mezzo di una "espirazione caotica" o di una minicatarsi!

Altre novità in rete: su osho.com non solo trovate il programma estivo, gruppi e training, della Multiversity — eh... ci vorrebbe proprio una bella vacanza a Pune! — ma anche gran parte di quello invernale, con un mucchio di cose interessanti, ne parleremo nei prossimi numeri dell'OTI... ma andate subito a darci un'occhiata.

 

 

Al Papa la New Age non piace proprio...

 

Ovvio: è un ‘nuovo arrivato’ che gli sta rovinando il mercato, rubandogli un mucchio di clienti... i Gesuiti nella loro rivista Civiltà Cattolica parlano di ‘strage di fedeli’. Il problema sembra grave, e così un tot di dicasteri della curia romana hanno recentemente prodotto un documento, di quasi 100 pagine, dove si dovrebbero fare i conti con questo fenomeno. Risparmiamoci l’involontario umorismo delle 10 domande che il documento pone come sintesi e base per un confronto, basta citare ‘Esiste un solo Gesù Cristo oppure ve ne sono migliaia?’... quando ormai l’esistenza di Gesù come figura storica sta diventando sempre meno difendibile. O anche ‘Ci salviamo da soli o la salvezza è un dono gratuito di Dio?’ con quel ‘gratuito’ messo lì ben in evidenza (il senno del poi?) secoli dopo essersi giocati un bel po’ del gregge – con lo scisma protestante – proprio a causa della ‘vendita delle indulgenze’, e cioè facendo pagare a caro prezzo la salvezza dall’inferno. O anche ‘Inventiamo la verità o la riceviamo?’... come a dire o si crede a ciò che dice la Chiesa o son tutte balle... e poi la verità non è qualcosa che si scopre? Sorvoliamo anche sugli inevitabili ‘colpi bassi’, per cui le religioni pagane, che la New Age vuol rivalutare, vengono accusate di aver avuto, nel secolo scorso ‘una parte notevole nel sostenere alcune delle più violente ideologie razziste d’Europa’... dimenticandosi bellamente che anche molti settori della Chiesa di quel tempo benedicevano, tranquillamente, sia i nazisti che i fascisti.

Ma andando un po’ più in profondità si trovano spunti significativi: la New Age non va bene perché ‘le persone guardano dentro di sé alla ricerca di senso e di forza’. E dove se no? Devono continuare a guardar per aria, se caso mai avvistano dio nell’alto dei cieli? La si accusa anche di affermare che ‘la liberazione dalla sofferenza e dalla debolezza umane sarà possibile grazie allo sviluppo del potenziale umano’... be’, visto che ‘sperare in dio’ e secoli e secoli di preghiere ci hanno portato a questo punto, sembra proprio il caso di trovare una qualche alternativa. Finendo con il più grave: i seguaci della New Age ‘ribaltano il vero concetto di peccato e il bisogno di redenzione e di salvezza attraverso Cristo’... oddio, si saran detti i ‘santi padri’, se va avanti così finisce che nessuno ha più bisogno delle nostre assoluzioni, dei nostri servigi... magari ci tocca trovarci un altro mestiere!

Quello che dà fastidio alla Chiesa, a ben vedere, è che la gente cominci un po’ a muoversi sulle proprie gambe e stia smettendo di seguire il gregge, di sperare – ascoltando e ubbidendo ai preti – in una salvezza da un dio che rimane tuttora un’ipotesi non dimostrata. Pigliando un mucchio di cantonate, certo, finendo magari anche solo col seguire nuove mode e nuove illusioni: sicuramente non è tutto oro quello che luccica, nella New Age... anzi! Osho ci mette spesso in guardia verso molti dei suoi aspetti. Ma di sicuro, smettendo di seguire il gregge, ognuno ha la possibilità di scoprire, e non solo credere: trovare qualcosa di reale e utile rispetto a se stesso e all’esistenza.

Semplicemente patetica, poi, l’esortazione finale: ‘I cristiani devono uscire dalle cattedrali, nutriti dalla parola e dal sacramento e portare il vangelo in ogni aspetto della vita di tutti i giorni’... ma non si sono accorti che ‘nelle cattedrali’ la maggior parte della gente ormai ci va sì e no di domenica – per vecchia abitudine o per non farsi parlar dietro dal paese – o magari giusto per vedere il Papa, se passa di lì per caso in uno dei suoi tanti viaggi... che mi sa che anche lui, poveretto, con tutti quei preti, monsignori e cardinali –  ormai interessati solo a chi sarà ‘il prossimo’ a salire sul trono di Pietro – in Vaticano non ci sta troppo bene!

 

 

Le notizie che sentiamo

 

Ora per ora, assillanti... le immagini di morte, distruzioni e sofferenze che riempiono i giornali e la televisione ora che l’ennesima guerra è scoppiata... la paura e l’incertezza che provocano gli avvenimenti in Iraq... più che a una qualche riflessione portano alla mente, e rendono di una sofferta attualità, le parole di Rumi, un mistico di quelle parti (in realtà nato otto secoli fa in quello che adesso è l’Afganistan...)

 

Fuori, la gelida notte del deserto.

E questa altra notte,

dentro, si accende,

diventando sempre più calda.

Lascia che l’arido paesaggio, fuori,

si riempia vieppiù di spine.

C’é un giardino, dolce e delicato,

dentro ognuno di noi.

Continenti che esplodono, città e

paesi... tutto si trasforma in un solo

 globo, bruciato e nero.

Le notizie che sentiamo son colme

di ansietà per quel futuro.

Ma la vera notizia, dentro di noi,

è che non ci sono affatto novità.

 

“Queste parole di Rumi,” ci ricorda Osho, “oggi sono più significative e importanti di quando le ha scritte. Le ha scritte settecento anni fa, ma oggi non sono solo simboliche...

‘Nessuna nuova, buona nuova’... dentro... tutto è silenzio, tutto è bello, pacifico, pieno di beatitudine come è sempre stato. Non c’è alcun cambiamento, non ci sono novità. Dentro è un’estasi eterna... per sempre e sempre. Ripeterò ancora che queste parole possono avverarsi nel corso della tua vita. Prima che accada, devi entrare nel tuo intimo... dove non c’è mai stata alcuna novità, dove tutto è eternamente lo stesso, dove la primavera non va e viene, ma rimane... sempre; dove i fiori sono esistiti fin dall’inizio – se c’è stato un inizio – e rimarranno fino alla fine, se ci sarà una fine. In realtà, non c’è inizio né fine, e il giardino è rigoglioso, verde e pieno di fiori. Prima che il mondo esterno sia distrutto dai politici, trova il tuo mondo interiore. È l’unica sicurezza rimasta, l’unico rifugio dalle armi nucleari, dal suicidio globale... da tutti questi idioti che hanno un così grande potere di distruzione”.

   

 (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Fra terra e cielo...

 

Questa è, tradizionalmente, l'immagine usata dallo Zen per indicare dove vive l'uomo di consapevolezza... una metafora per la meditazione. Un mistico contemporaneo come Osho ne da’ una nuova, moderna, interpretazione.

 

 

  Osho a colloquio con un visitatore che racconta di aver fatto la meditazione Nadabrahma (una tecnica meditativa basata sull’humming) per nove mesi, anche durante il suo lavoro di pilota - e trova sia una incredibile fonte di energia.

 

Lo è… una incredibile fonte di energia. Non conosciamo le nostre sorgenti interiori e non sappiamo in che modo collegarci a loro. Quando utilizzi il suono ‘mmmmmmm– humming – crei un’armonia. Il suono si trasforma in una vibrazione nel tuo corpo-mente e a poco a poco, lentamente, il corpo e la mente entrano in armonia. Il dissidio cessa, e con la cessazione del conflitto si risparmia energia.

Sprechiamo energia continuamente, perché esiste un conflitto costante. Il corpo vuole fare una cosa – la mente vuole fare qualcos’altro. Un momento la mente desidera fare questo – il momento dopo desidera fare quello. Il corpo e la mente sono quasi due nemici, e le cosiddette religioni alimentano questo antagonismo. Non lo hanno dissolto, anzi, lo hanno ingrandito sempre di più. Lo hanno reso quasi insolubile, perché tutte condannano il corpo, sono tutte contro il corpo. Pensano che il corpo sia il peccato, quindi il corpo deve essere sottomesso, controllato, regolato. Il corpo deve essere ridotto in schiavitù e la mente deve dichiarare il suo predominio. La mente è la vera colpevole – il corpo è innocente, il corpo non ha mai fatto nulla di sbagliato.

È la mente che ha messo l’umanità sulla cattiva strada... le cosiddette religioni sono a favore della mente e contro il corpo, hanno creato un conflitto interiore e quel conflitto... consuma molta energia. A causa di questa frizione c’è un enorme spreco di energia, e non si ottiene nulla, poiché l’uomo può ottenere qualcosa solo quando c’è unità. Unito sei vittorioso. Diviso cadi – unito stai in piedi.

Lo humming è uno dei principali metodi segreti per collegare il corpo-mente, poiché il suono è un elemento che li accomuna. Quando fai humming, il corpo fa humming, i livelli sottili del corpo vibrano e la mente fa humming. A poco a poco entrano in sintonia, in armonia, in un profondo contatto d’amore – una specie di orgasmo tra corpo e mente. In questo modo si risparmia energia, e in quantità enorme. L’universo fornisce energia solo quando la si usa nel modo giusto, creativamente, allora l’universo è immensamente generoso. Ti dà tutto quello di cui hai bisogno, più di quello di cui hai bisogno... se invece distruggi la sua energia, diventa avaro: non ti darà nulla... Nel momento in cui questa armonia si crea nel corpo-mente, o quando si crea uno stato di melodia, ritmo, amore, tu mostri di essere degno – puoi ricevere di più. Ti meriti di più, e più energia fluirà.

Nel profondo del tuo essere, nel tuo centro, hai la fonte dell’infinito. Quando corpo e mente fluiscono in dolce armonia, il centro più intimo del tuo essere ti fornisce energia. Il tuo centro è felice e desidera offrirti molti doni.

E ne verranno ancora di più… Continua. Dimenticherai cosa significa essere stanchi. Non ti sentirai mai esausto – a volte, forse, esaurito, ma mai esausto, e si tratta di due cose ben distinte. Nel sentirsi esausti c’è grande frustrazione, un senso di futilità: qualcosa è andato sprecato inutilmente, senza alcun motivo, senza uno scopo, un significato. Il sentirsi esaurito è una sensazione totalmente diversa – e bella. Dopo aver fatto un buon lavoro, ci si sente esauriti. L’energia è stata usata, usata in maniera creativa, ci si sente felici. Un pittore, dopo aver dipinto, un poeta, dopo aver scritto i versi che lo ‘inseguivano’ da mesi o anni…

 

Il tuo lavoro è di grande importanza. Sono pochissimi i piloti che comprendono realmente il loro lavoro. È l’attività più avventurosa… una delle più poetiche, delle più belle. Quindi non prenderlo solo come un lavoro. Non è affatto un lavoro: è un’attività molto creativa. Affidarsi ai venti nella vastità del cielo dà immensa gioia – racchiude una qualità spirituale, e la bellezza del cielo e delle nuvole, il sole con i suoi raggi, le piogge, le stelle nella notte, l’oceano sotto di te, il blu infinto… È molto meditativo. Essere un pilota è una fortuna.

E più entri in meditazione, più ne gioirai. È rischioso, ma ogni gioia è rischiosa. L’ebbrezza sta nel rischio. Il pilota si trova sempre tra la vita e la morte – ed è questa la sua bellezza. Il pilota non può annoiarsi a morte. Se si annoia la responsabilità è sua: ha dimenticato cosa sta facendo. È un’avventura incredibile, prendilo come un’avventura e ama il tuo lavoro. Rendilo sempre più meditativo.

Una delle esperienze comuni a tutti i meditatori del mondo è che più elevata è l’altitudine, più facile è la meditazione. Per questo così tanti andavano sull’Himalaya: non per le montagne, per l’altitudine. Più in alto vai, minore è l’attrazione gravitazionale. Minore è l’attrazione gravitazionale, meno sei un corpo. Inizi a sentirti un po’ privo di corpo… diventi senza peso. A mio parere, prima o poi le navi spaziali saranno i posti preferiti dei meditatori. Più sei in alto, quindi, più debole si fa la presa delle cose terrene, della terra, e più sei vicino al cielo. Sei meno legato all’istinto, alla sua pesantezza, e più aperto e disponibile alla grazia. Per secoli, dunque, i meditatori si sono avventurati sull’Himalaya. Era rischioso, molto rischioso, ma una volta cominciato a meditare lassù era difficile ritornare – là era così facile. È l’altitudine che modifica la chimica del corpo, e la differente percentuale di ossigeno crea una grande differenza. Maggiore è l’ossigeno che entra in te, maggiore è la purezza dell’atmosfera...  Lo stesso avviene con la Meditazione Dinamica: modifica la quantità di ossigeno. Tutte le tecniche di respirazione yoga non sono altro che un tentativo di modificare la chimica del corpo, ma alle grandi altitudini essa cambia spontaneamente.

Se un giorno un numero sempre più grande di persone avrà la possibilità di viaggiare sulle navi spaziali, nel mondo si assisterà a una grande esplosione di meditatori. Tutti i primi esploratori dello spazio l’hanno sentito. I loro diari, i ricordi di quelle esperienze sono fortemente religiosi. Tutti hanno avvertito la presenza di una certa qualità religiosa… e non erano persone religiose.

Un esploratore dello spazio ha scritto nel suo diario: “Non sono mai stato in chiesa e non ho mai avuto interesse per il divino, ma qui nello spazio tutto è così quieto, così infinitamente silenzioso che all’improvviso ho la sensazione che il divino esista. È questo silenzio che fa scattare qualcosa dentro di me”.

Un altro esploratore ha pianto di gioia perché per la prima volta ha visto che la terra è una: niente Russia, America, India o Cina, ma una cosa sola! Nel momento in cui percepì la terra come una, egli divenne uomo universale: non cristiano, indù, bianco o nero – un semplice abitante della terra. Anche questa è una grande esperienza religiosa.

 

Ama il tuo lavoro. Trasformalo in una meditazione – continua con l’humming, sii meditativo. Ama il tuo lavoro: è uno dei più belli che possano capitare.

 

tratto da: Osho, What Is, Is, What Ain’t, Ain’t # 3

 

 

 

Pilotando...  meditare

 

Abbiamo chiesto a Savaad, pilota italiano e meditatore, di parlarci della sua esperienza.

 

 

Visto che la condivisione è un modo per celebrare la vita, eccomi qua a tradurre in parole qualcosa che da tempo si stava svelando dentro di me. Il lavoro che scelsi per passione, o meglio il gioco che più mi intrigava, era quello del pilota. Così passa oggi, passa domani, oggi sono un pilota di Boeing 747 di una compagnia aerea. La cosa ancora più bella è l’aver scoperto, nel corso della mia attività di volo, il profondo legame che c’è tra pilotare un aereo e lo stato di meditazione.

All’inizio fui sorpreso: è mai possibile che una attività così mentale possa condurre alla meditazione!?

Eppure iniziando a praticare le tecniche di meditazione di Osho, e quindi sperimentando quei minuscoli – all’inizio – spazi di silenzio, ho scoperto come lo stesso silenzio si presenta mentre leggo la ceck-list (lista dei controlli di strumenti e apparati), mentre guardo fuori dal finestrino durante la ‘toccata’ sulla pista durante l’atterraggio, per cercare un contatto morbido, o duro e deciso se la pista è allagata dalla pioggia, oppure mentre controllo tutta la sequenza di avvisi dell’autopilota durante un atterraggio nella nebbia.

Ma il primo elemento che mi ha fatto accendere la lampadina, nella professione che svolgo, è stato il discorso del Tempo. Il maestro insegna: stai nel presente, è l’unico che esiste, gli altri sono fantasmi; ebbene non c’è cosa più vera per un pilota. Il passato è vero che rappresenta la fonte dell’esperienza, ma guai a pensare a cosa è successo un attimo prima, specialmente quando si è fatto un piccolo errore. Se si rimane con esso perché la mente ti porta lì – con tutti i suoi giudizi etc – ne commetti altri tre nel presente e così via... intanto l’aereo corre a 950 km/h in crociera – e 500/300 km/h a bassa quota prima di atterrare – perciò non puoi proprio stare in ciò che è già trascorso, qualsiasi cosa hai fatto o detto, non importa! La mente ti vuole far giudicare, analizzare, valutare – chi, che cosa, come – ma non c’è tempo: l’aereo corre, corre, non c’è spazio per giudizi, sensi di colpa ecc.

Poi c’è il futuro, proprio perché l’aereo corre il pilota deve proiettarsi in avanti, anticiparlo di almeno 10 km, perché quello che ora è il futuro tra pochissimo sarà il presente, e così devi lavorare sempre in anticipo, alla fine tutta la vita diventa preparazione al futuro, e osservando sempre più in profondità questo fenomeno, questo meccanismo, ha iniziato a sbocciare la consapevolezza. La pura e semplice consapevolezza attraverso l’osservazione, lo stare a guardare dentro di me come questo computer biologico lavora, e più lo osservo, più lavora meglio, senza sforzo. Anche il concetto di concentrazione si trasforma perché cade la tensione, essa si scioglie, e così la mente svolge il suo mestiere... e io sto a guardare e mi diverto.

 

 

 

11 box

 

 

 

            FUORI EDIZIONE

Un giorno un monaco chiese a Isan se era necessario coltivare la propria vita spirituale dopo l’illuminazione. Isan rispose che era necessario a causa della ‘forza d’inerzia dell’abitudine’, e continuò dicendo: “Qualunque cosa tu senta deve prima di tutto essere accettata dalla tua mente razionale, e quando la tua comprensione razionale sarà diventata più profonda e sottile, in modo ineffabile, la tua mente si farà spontaneamente aperta e luminosa, e non ricadrà più nello stato di dubbio e mistificazione. Per quanto numerosi e diversi siano gli insegnamenti sottili, tu sai intuitivamente come applicarli, secondo l’occasione.

Solo in questo modo sarai qualificato a occupare il posto e a indossare la veste di un maestro dell’autentica arte di vivere. In sintesi, è di primaria importanza sapere che la realtà suprema, o la radice della mente, non lascia passare neppure un granello di polvere, e che, pur tra innumerevoli passaggi e sentieri d’azione, non una singola legge o cosa deve essere abbandonata”.

 

 

 

Sei spesso in viaggio?

 

In aereo dopotutto, salvo casi particolari, non ci si va molto di frequente… ma quanto tempo passi su treni, corriere, trasporti pubblici in genere, o anche in auto? Ecco una tecnica che fa per te.

NON quando stai guidando, per favore!

 

Quando farla: Quando hai tempo. Durata: Qualche minuto.

Primo stadio: Rilassa il respiro. “Rilassa il sistema respiratorio, nient’altro. Non serve rilassare tutto il corpo. In treno, in aereo o in macchina, nessuno si accorgerà di cosa stai facendo. Rilassa il sistema respiratorio. Lascia che funzioni in modo naturale”.

Secondo stadio: Osserva il respiro

“Poi chiudi gli occhi e osserva il respiro che entra e che esce e che entra... Rilassati e osserva il respiro. In questo osservare, nulla viene escluso. C’è il rumore della macchina: va benissimo, accettalo. C’è traffico: va benissimo, è parte della vita. Il tuo compagno di viaggio sta russando vicino a te: accettalo. Nulla viene rifiutato. Non devi limitare la tua consapevolezza, restringerla. Concentrazione vuol dire restringere la tua coscienza focalizzandoti su di un unico punto, ma allora tutto il resto entra in competizione. Con tutto il resto lotti, perché hai paura di perdere il punto. Puoi essere distratto, e questo può diventare un disturbo.

Non devi fare questa tecnica per 24 ore. Una tazzina di meditazione sarà sufficiente! Non devi berti tutto il fiume, una tazza di tè basterà. Falla diventare il più semplice possibile: semplice è giusto. Falla nel modo più naturale possibile. Non sforzarti, falla solo quando hai tempo. Non farla nemmeno diventare un’abitudine perché tutte le abitudini appartengono alla mente: una persona autentica non ha abitudini.

Non occorre fissare un momento in particolare: falla quando hai tempo a disposizione. Anche in bagno, se hai dieci minuti, siediti sotto la doccia e medita. Di mattina, di pomeriggio, per quattro o cinque minuti, per brevi periodi, medita, e vedrai che diventerà un nutrimento costante.

 

tratto da: www.osho.com Meditazioni per persone indaffarate

    

 (ritorna al sommario)

 

 

Un pratica di liberazione

 

 

Rimediare ai danni che ci hanno fatto da bambini: Tarika, la conduttrice di ‘The Freedom Process (AFH)’ ci parla di questo processo.

 

 

Mi hanno chiesto spesso di scrivere di questo workshop che guido ormai da anni, ma non l’ho mai fatto, perché non ero sicura di quello che desideravo davvero dire. È difficile parlare di un processo confidenziale senza compromettere l’integrità del metodo, riuscendo tuttavia a dire qualcosa di interessante. Proverò comunque a rispondere alle domande più frequenti che mi vengono rivolte: perché il processo è segreto e di cosa tratta?

La segretezza è voluta per un motivo eccellente: la mente vuole sempre conoscere i dettagli per essere in grado di controllare l’esperienza attraverso le forme mentis passate. Non ricevendo alcun dettaglio, se non quelli necessari a livello pratico, sei libero di vivere un’esperienza spontanea nel presente... e anche queste parole possono essere pericolose, perché ora la mente può dire: “Oh, adesso capisco... va bene”, dimostrando fino a che punto i condizionamenti hanno compromesso la nostra capacità di avere fiducia.

 Anche se pensi di aver capito cosa può accadere, l’evento successivo arriva sempre come una sorpresa. Poiché il gruppo si basa su un lavoro il cui scopo è liberarci dai condizionamenti dell’infanzia, l’elemento sorpresa, pur all’interno di un ambiente protetto, è molto importante.

I condizionamenti conducono alla formazione di abitudini e alla creazione di una modalità, precisa e programmata, con cui ci muoviamo nella vita. Ben poco spazio rimane per le esperienze nuove, perché la nostra vitalità è intrappolata all’interno di reazioni inconsce fisse. Anche quando siamo convinti di aver onorato la nostra spontaneità, a ben guardare ci rendiamo conto che si è trattato di un leggero cambiamento nell’aspetto di un vecchio abito, ma l’abito non è cambiato per nulla. Lo indossiamo come fosse un’armatura, ed è attraverso questa armatura che cerchiamo di vivere l’amore, la fiducia, la creatività, la meditazione, ecc. Se però consideriamo come ci si debba sentire a muoversi con addosso una pesante armatura, ci sarà facile capire a quali restrizioni ci hanno costretto per tutta la vita i condizionamenti infantili. Al massimo ci permettono di andare a sbattere contro altre armature senza farci troppo male, ma di sicuro non ci permettono di avere relazioni interpersonali appaganti. Non solo, questa armatura in realtà ci impedisce persino di entrare in contatto con noi stessi. Eccoci allora pronti a marciare nel mondo corazzati di idee, credenze, comportamenti e movimenti del corpo creati per noi quando eravamo troppo piccoli per riuscire a dire “No”. Questi programmi formano una catena inconsapevole di gelo e dolore che ci passiamo di generazione in generazione. Non è colpa di nessuno, certamente, però ognuno ha il potenziale per vivere libero da queste restrizioni.

È qui che entra in scena questo processo. Il gruppo non ha la pretesa di eliminare i condizionamenti e farci vivere ‘felici e contenti per sempre’. Anzi, ci offre l’opportunità di svegliarci dalla fiaba e vivere una vita autentica, vibrante, sensuale e consapevole. È un’occasione per guardare dritto in faccia i nostri condizionamenti, capire cosa è successo e dire quel ‘No’ che non ci è stato possibile da piccoli. Una volta compiuto questo passo, siamo liberi di dire il ‘Sì’ che, allo stesso modo, non ci è stato possibile prima: Sì a noi stessi. Attraverso il potere del Sì può nascere la compassione da cui, spontaneamente, sorge il perdono.

Sono molti i gruppi e i processi che offrono questo lavoro di base sulla personalità, e tutti sono utili nel viaggio di ritorno a noi stessi. Gli elementi di segretezza, intensità, protezione, attenzione, meditazione e un’atmosfera di totale accettazione, fanno sì che questo processo, benché di breve durata, arrivi molto in profondità. Le comprensioni cui giungiamo non faranno che aumentare la nostra consapevolezza. Il fatto che Osho si sia occupato direttamente di questo processo, indicando come doveva essere fatto, lo rende qualcosa di più di un gruppo di terapia qualunque.

Nel gruppo ci si occupa del presente, anche se tanto materiale arriva dal passato. Il bambino interiore è un partner importante nell’intero processo, ma il risultato è la maturità. L’essere in grado di vedere con chiarezza il pesante bagaglio che ci portiamo dietro ci aiuta a disidentificarci dalla personalità, che ci tiene legati al passato. Le ferite del bambino vengono accettate, come viene riconosciuta la sua intelligenza nell’essere riuscito a sopravvivere, e il senso di rivalsa attaccato a quelle ferite scompare.

È una gioia per me guidare il team di assistenti che permettono al gruppo di accadere. Ogni partecipante riceve profondo rispetto e lo spazio per il suo processo personale. Non ci sono due persone nel gruppo che facciano il medesimo ‘lavoro’, si tratta di un processo individuale che riceve il sostegno dell’intero gruppo. A cominciare dall’intervista che, per ogni persona, aiuta a determinare se questo tipo di lavoro è adatto o meno. In caso positivo, subito viene creato un procedimento individuale. Una volta iniziato il gruppo, l’energia che ogni individuo investe nella sua personale ricerca aiuta il gruppo a procedere, grazie anche alla presenza amorevole degli assistenti. Si tratta senza dubbio di un’occasione in cui ognuno può fare grande chiarezza dentro di sé, condividere con gli altri ed espandersi. Il processo non si conclude l’ultimo giorno del gruppo.

Quello è solo l’inizio, l’inizio di una vita vissuta in libertà.

 

 

Tarika, con Osho dal ‘79, ha un Master in Psicologia a indirizzo psicoterapeutico. Ha una formazione in tecniche di Encounter, Alexander Technique... e molte altre. È coinvolta nel Freedom Process (AFH) fin dal ‘90, e lo guida come facilitator da sette anni, sia all’Osho Meditation Resort di Pune che all’UTA Institute di Cologna, Germania. Guida anche altri workshop – questi ultimi anche in Italia: in aprile ad  esempio è a Miasto. Per ulteriori informazioni tarika@gmx.li (in inglese). Per il calendario dei gruppi: www.lifetrainings.com

 

 

 

Dentro di te c’e’ tutto il passato, ogni suo momento.

 

Dal grembo a ora, sei stato molte cose, milioni di persone, e tutto è stratificato dentro di te. Sei cresciuto ma il passato non è scomparso; potrebbe essere nascosto ma è lì e non solo nella mente ma anche nel corpo. Se da bambino ti sei arrabbiato, e qualcuno ti ha detto: “Smettila! Non devi arrabbiarti!” e tu hai ubbidito, ti sei fermato, allora quella rabbia è ancora dentro di te... nella tua mano. Deve essere così perché l’energia è indistruttibile. E fino a quando non rilasserai quella mano... la rabbia persiste. Fino a quando tu non agisci consapevolmente per completare il circolo di quella energia, che in un determinato momento di cinquanta o sessanta anni fa è diventata rabbia, la porterai dentro di te e colorerà le tue azioni.

tratto da: Osho, And the Flowers Showered # 4

 

 

 

Dio e ”libertà”

Libertà è un altro nome di dio ed è un nome di gran lunga migliore!

 

I preti hanno usato dio per creare nella mente della gente una schiavitù. Per secoli, nel nome di dio hanno sfruttato l’umanità. Per questo motivo, spesso, insisto sul fatto che dio è libertà, la religione è libertà. Dunque, qualsiasi cosa ti renda schiavo, non è religione e non ha nulla a che vedere con dio. Lascia che la libertà sia la norma. Giudica sempre attraverso la libertà. Ciò che ti dà libertà ti rende più religioso. Ciò che ti da libertà ti avvicina a dio. Quando sei capace di essere completamente libero diventi una cosa sola con dio. Per questo in India non ci riferiamo a dio ma a moksha. Moksha indica assoluta libertà. Buddha non parlò mai di dio, Mahavira non fece mai riferimento a dio, per la semplice ragione che avevano visto ciò che i preti avevano fatto nel suo nome.

Parlavano solo di libertà.

tratto da: Osho, Eighty-Four Thousand Poems

 

 

 

Ritrova il tuo vero volto

 

Il vero volto di ogni bambino è il volto del divino. E di sicuro il mio non è un dio cristiano, indù o ebreo; il

mio dio non è neanche una persona ma solo una presenza. È più una fragranza che un fiore. Puoi sentirlo ma non puoi afferrarlo. Puoi esserne pervaso ma non puoi possederlo.

Il mio dio non è qualcosa di oggettivo, là. Il mio dio è la tua reale soggettività, qui. Il mio dio non potrà mai essere chiamato 'quello'. Può essere solo chiamato 'questo'.

Il dio della mia visione ed esperienza non può essere cerato nelle sinagoghe, nei templi, nelle moschee, nelle chiede, nell'Himalaya, nei monasteri.

Non è là... perché è sempre qui. E tu continui a cercarlo altrove.

Quando dico che il vero volto di ogni bambino è il volto del divino, dico che dio è sinonimo di vita, esistenza.

Qualsiasi cosa dio sia è divina, sacra. Non c'è altro che lui. Dio non può essere considerato una quantità ma una qualità. Non puoi misurarlo. Non puoi fare una statua che lo rappresenti, non puoi raffigurarlo. In questo senso è assolutamente inafferrabile.

Se osservi i volti dei bambini quando arrivano freschi dalla vera sorgente di vita, vedrai una certa presenza che non ha un nome: è innominabile, indefinibile.

Il bambino è vivo. Non puoi definire la sua vitalità, ma è lì, puoi sentirla. E talmente presente che anche se tu fossi cieco non potresti evitarla. E freschezza.

Puoi sentire la freschezza che emana un bambino. Quel-la fragranza scompare molto lentamente. Se il bambino sfortunatamente ha successo e diventa una celebrità, un presidente, un primo ministro, un papa, allora lo stesso bambino avrà un cattivo odore.

E arrivato con una tremenda fragranza, incommensurabile, indefinibile, innominabile. Guarda negli occhi di un bambino non c'è nulla di più profondo. Gli occhi di un bambino sono abissali, non hanno un fondo.

Sfortunatamente, dopo che la società lo avrà distrutto, i suoi occhi diventeranno soltanto superficiali: a causa di strati e strati di condizionamento, quella profondità, quel-l'immensa profondità, sparirà molto presto. Quello era il suo vero volto.

Il bambino non ha pensieri. A cosa deve pensare? Il pensiero ha bisogno di un passato, di un problema. II bambino non ha un passato, ha solo un futuro. Non ha ancora dei problemi. Per lui non c'è possibilità di pensare. A cosa può pensare? Il bambino è cosciente ma senza pensieri. Questo è il vero volto dei bambini.

Un tempo questo era anche il tuo volto; benché te ne sia dimenticato è ancora in te e aspetta di essere scoperto di nuovo.

Dico scoperto di nuovo perché tu lo hai già scoperto molte volte nelle tue vite precedenti, ma lo hai sempre dimenticato. Forse anche in questa vita ci sono stati momenti in cui ti sei avvicinato molto a conoscerlo, a sentirlo, a esserlo. Ma il mondo è troppo pressante. La sua spinta è immensa, ed esistono mille e una direzione in cui ti spinge. Ti spinge in così tante direzioni che ti disintegri.

Tu non sei — sei molti, e nella folla di questa multiformità della tua esistenza, il tuo vero volto è andato perduto.

 

TRATTO DA: Osho, From Darkness to Líght # 6

    

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Attento alle brutte abitudini !

 

Il primo bagliore dell’illuminazione – in Giappone lo chiamano satori – e’ potente. Puo’ essere delicato, puo’ essere nuovo. Sara’ difficile proteggerlo, ma possiede una forza intrinseca. Se gli dai il tuo appoggio totale, pervadera’ il tuo intero essere.

Il satori diventera’ samadhi. Ma continua a stare attento alle brutte abitudini.

 

 

PUBBLICHIAMO UN LUNGO TESTO DI OSHO ADERENDO ALLE RICHIESTE DI QUEI LETTORI CHE AMANO UNA LETTURA PIÙ DISTESA E MENO INTERROTTA.

 

 

 

Un giorno un monaco chiese a Isan  se era necessario coltivare la propria vita spirituale dopo l'illuminazione. Isan rispose che era necessario a causa della “forza d'inerzia dell'abitudine”, e continuò dicendo: "Qualunque cosa tu senta deve prima di tutto essere accettata dalla tua mente razionale, e quando la tua comprensione razionale sarà diventata più profonda e sottile, in modo ineffabile, la tua mente si farà spontaneamente aperta e luminosa, e non ricadrà più nello stato di dubbio e mistificazione.

 

Il SUTRA

 Per quanto numerosi e diversi siano gli insegnamenti sottili, tu sai intuitivamente come applicarli, secondo l'occasione.

Solo in questo modo sarai qualificato a occupare il posto e a indossare la veste di un maestro dell'autentica arte di vivere. In sintesi, è di primaria importanza sapere che la realtà suprema, o la radice della mente, non lascia passare neppure un granello di polvere, e che, pur tra innumerevoli passaggi e sentieri d'azione, non una singola legge o cosa deve essere abbandonata".

 

 

 

Giungere a una chiara distinzione tra pratica spirituale e illuminazione è uno dei problemi fondamentali di ogni ricercatore del vero. L’illuminazione può essere coltivata, ma in quel caso sarà solo una finzione. Potrai anche crederci, ma non sarà la tua convinzione a renderla vera. Persino se l’intera società la riconoscesse, non avrebbe importanza. E come farai a coltivare l’illuminazione, se non la conosci? Ti limiterai a imitare altri illuminati. Ma ogni illuminato ha un carattere tutto suo. Nessuno potrà essere un altro Isan. Per quanto cerchi di applicarsi, imitando ogni azione di Isan, e ogni sua parola, nessuno riuscirà comunque a essere Isan. Resterà quello che è, avrà solo una velatura studiata e coltivata attorno alla mente. Non sarà che un atto mentale, e di certo l’illuminazione non è un atto mentale. Quindi nessuno può coltivare l’illuminazione.

Ma dopo l’illuminazione…

L’illuminazione avviene all’improvviso. Puoi seguire un metodo, senza la garanzia che ti conduca all’illuminazione. Ma se hai accanto un maestro vivente, che ti segue passo per passo, ti sostiene con una mano, come era solito dire un mistico indiano, Gora… Gora era un vasaio, un uomo poverissimo, ma era giunto alle stesse altezze di Gautama il Buddha. Il suo linguaggio, ovviamente, era quello di un vasaio. Ma a volte la lingua rozza del popolo riesce a esprimere cose impossibili a un linguaggio molto sofisticato. Gora diceva che il maestro deve usare entrambe le mani, proprio come il vasaio. Il vasaio sostiene la creta che sta trasformando in vaso con entrambe le mani, una fuori e l’altra dentro. I suoi movimenti, il suo sostegno, a poco a poco creano il vaso.

Il maestro deve usare ogni mezzo disponibile per condurti al punto in cui l’illuminazione diventa possibile. Basta una piccola spinta – da parte delle circostanze o del maestro, o dello stesso discepolo – una piccola svolta. Un passo, e il vecchio mondo è svanito, sei entrato in un cielo nuovo.

È un evento improvviso, perché non eri preparato – anche se per il maestro non è stato improvviso. Ti stava preparando da ogni angolo. Ti colpiva, ti sgridava, ti mostrava il suo rispetto – ti stava conducendo con ogni mezzo possibile al punto in cui dovevi fare solo un passo. Quel passo lo puoi fare solamente tu, il maestro può accompagnarti fino alla soglia.

Ci vuole un maestro molto in gamba. Nessun maestro ordinario lo può fare, per questo ci sono molti mistici, ma pochissimi maestri. Essere un mistico è già difficile di per sé, ma portare il messaggio agli altri o trasformare la loro consapevolezza e aprirla alle esperienze mistiche, richiede molte qualità – un modo allettante per dare un incentivo alla loro sete, un approccio ragionevole, che arrivi persino a far apparire razionale l’irrazionale, a trasformare l’assurdo in una bella spiegazione. E l’invenzione di stratagemmi e meditazioni per le differenti angolature del tuo essere – nessuno può mai sapere da che lato, nord o sud, est o ovest, sei più vulnerabile. Il maestro invece, lentamente, quietamente, arriva a capire qual è il tuo lato più vulnerabile. Quindi lo colpisce il più duramente possibile, perché l’anello più debole della tua catena è quello che cederà per primo.

La tua liberazione, la tua illuminazione, è una grandiosa opera d’arte del maestro. Trovare l’anello più debole della tua catena, e colpirlo in modo tale che invece di arrabbiarti ti sentirai grato, è un’alchimia quasi miracolosa.

Ma per quanto ti riguarda, l’illuminazione avviene all’improvviso. Il maestro la stava preparando, passo dopo passo, ma di questo era consapevole lui, non tu. Per te, le porte si sono spalancate all’improvviso.

Il maestro non ti dice mai che sei giunto alla soglia. Aspetta il momento giusto: quando sei assolutamente silenzioso, totalmente vuoto, la stagione arriva da sola. E mentre stai crescendo e maturando, la porta si prepara ad aprirsi. Ma per te è sempre una sorpresa, non per il maestro che la stava preparando da anni, in modi diversi, conducendoti al punto in cui puoi svanire, evaporare.

Dopo l’illuminazione improvvisa, ci vuole una certa pratica spirituale, perché l’evento improvviso può diventare un’immagine fugace. Il tuo sonno è così profondo, la tua inconsapevolezza così vasta che un lampo improvviso, un bagliore… e di nuovo le nuvole oscure prendono il sopravvento. Quel momento bellissimo diventerà un ricordo, arriverai persino a dubitarne: “è accaduto o l’ho immaginato? Era reale o un sogno?”. Ma la sua dolcezza rimarrà con te. Il suo profumo rimarrà con te.

La pratica spirituale dopo l’illuminazione consiste solo nell’evitare qualunque situazione che possa distruggere quell’evento luminoso. Devi riversare la tua intera energia in quell’evento, per renderlo sempre più autentico, sempre più radicato dentro di te, finché non diventa una verità indubitabile. Nessuna nuvola lo può distruggere e nessuna sonnolenza, nessuna inerzia può allontanarlo da te. Le affermazioni di Isan devono essere comprese in questa luce.

 

Un giorno un monaco chiese a Isan se fosse necessario coltivare la propria vita spirituale dopo l’illuminazione. Isan rispose che era necessario a causa della forza d’inerzia dell’abitudine.

La ‘forza d’inerzia dell’abitudine’ include tutto. Gurdjieff, uno degli uomini più importanti di questo secolo, aveva delle idee relative alla mente che nessuno scienziato ha negato…

Ogni scienziato sa che la mente è divisa in quattro parti, quasi come una croce. Il lato destro è diviso in due parti, davanti e dietro, e lo stesso vale per il sinistro.

Nonostante tutte le nostre ricerche sulla mente, non abbiamo scoperto un modo per determinare la funzione delle parti posteriori. Sembrano del tutto inutili. Ma la natura non produce mai qualcosa senza uno scopo. E il cervello poi è la creazione più importante che esista, non può contenere parti inutili. Molto probabilmente non abbiamo ancora scoperto le loro funzioni.

Quando i ricercatori hanno studiato il cervello, hanno osservato una cosa strana: la mano destra è collegata con il lato sinistro del cervello e la mano sinistra è collegata con il lato destro. Quando muovo la mano destra allora, essa è guidata dalla parte sinistra del cervello.

Le persone che nascono mancine – e non sono poche, sono il dieci percento della popolazione totale – incontrano difficoltà per tutta la vita, perché sono nate in una società di destri con una personalità da mancini. E nessuno si rende conto dei problemi più profondi, né i genitori, né gli insegnanti. Obbligano i bambini mancini a scrivere con la mano destra, come tutti gli altri. Non capiscono cosa stanno facendo al bambino, e il bambino non può dire nulla contro di loro. Vede che tutti scrivono con la destra, ed è strano che lui scriva con la sinistra. Ma a causa delle imposizioni continue, cerca di scrivere con la destra. Non è facile, ma esercitandosi con costanza, alla fine riesce a scrivere con la destra. Sono pochi quelli che continuano a scrivere con la sinistra. Mancini che scrivono con la destra... creano una grande confusione mentale.

La parte posteriore di entrambi i lati del cervello, per quanto ne sappiamo, sembra essere completamente inutile. Ma non lo è. Secondo Gurdjieff, l’unico ad avere evidenziato la cosa, i due lati posteriori del cervello sono come dei robot. Quando impari qualcosa con la mano destra, all’inizio si attiva la zona frontale del lato sinistro del cervello, ma solo durante il processo di apprendimento. Una volta concluso, la zona davanti consegna l’apprendimento a quella posteriore. Il lato posteriore è simile a un robot, a un computer. Non osserviamo nessuna funzione, esso però continua a lavorare a nostra insaputa.

 

In Africa, per esempio, hanno trovato una tribù i cui membri mangiano una volta al giorno e sono sanissimi. Quando videro i missionari cristiani, non credettero ai loro occhi: “Ma che razza di idioti sono questi? Non pensano altro che a mangiare, mangiare, mangiare. Prima la colazione, poi il pranzo, poi il tè, poi una pausa caffè. E non è finita!”. Quegli individui così semplici non riuscivano a capire: che senso ha?

E i membri di questa tribù vivono più a lungo, sono più sani, vivono il doppio. Se qui una persona in media vive settant’anni, là arrivano facilmente ai centoquaranta o centocinquant’anni. E persino all’età di centocinquant’anni non sono vecchi... a centocinquant’anni un individuo è in forma quanto un giovane di trentacinque. Ma sono abituati da milioni di anni a fare un solo pasto al giorno. Se sei abituato al modo di vivere americano, con un pasto solo al giorno moriresti! E cosa faresti nelle restanti ventiquattr’ore? L’americano mangia cinque volte al giorno, e tra un pasto e l’altro ha bisogno di sigarette, di chewing-gum, la bocca, in qualche modo, deve continuare a masticare. Sono assuefatti al punto che basterebbe portar via il chewing-gum a qualcuno per farlo finire in ospedale con una crisi di astinenza! Chewing-gum, una cosa così innocua. Già stavi facendo qualcosa di stupido, e ora vieni a parlare di crisi di astinenza! E così ti devono dare qualcosa al posto del chewing-gum, e poi qualcos’altro, che crea meno dipendenza, e ci vogliono settimane per liberarsi da un’abitudine.

Il problema è che l’abitudine va nella zona posteriore del cervello, e finora non abbiamo un accesso diretto a quella zona posteriore. È ancora un continente sconosciuto, e controlla tutto. Se abbandoni un’abitudine, dà in escandescenze. Ti obbliga a tornare indietro.

Una volta, a Calcutta, ero ospite, insieme a un amico, di uno degli uomini più ricchi dell’India, Sohanalal Dugar. Ora è morto. Allora doveva avere settanta o settantacinque anni, e ci disse: “Ho rinunciato al sesso quattro volte”. L’amico che era con me – un po’ stupido – rimase molto impressionato. Quando rimanemmo soli mi disse: “Incredibile, quattro volte!”.

“Sei un idiota,” commentai. “Non capisci: si può rinunciare al sesso una volta sola. Come fai a rinunciarci quattro volte?”.

Ammise: “Sì, è vero. Se hai rinunciato una volta, hai rinunciato”.

“Aspetta che Sohanlal ritorni,” aggiunsi. “Gli chiederò cos’è successo la quinta volta”.

Quando arrivò gli chiesi: “Ci stavi parlando del tuo celibato. Ci hai provato quattro volte, e il mio amico è rimasto molto colpito. Quindi vorrei sapere cosa è successo alla quinta”.

Mi disse: “Un disastro. La quinta volta non ho rinunciato, perché ho già fallito quattro volte e ho imparato la lezione, non ha senso rinunciare... meglio non parlarne”.

Per questo nessuno parla mai di sesso. Soprattutto quelli che hanno fatto voto di castità, non ne parlano assolutamente, perché conoscono il problema, quante volte hanno rinunciato e come sono tornati sui loro passi. Non è una cosa che puoi controllare e non è una dipendenza individuale. Ce l’hai dalla nascita, è una dipendenza biologica.

Ci sono molti tipi di abitudini. Alcune possono essere abbandonate, ma altre sono radicate molto profondamente. E rimanere ignoranti e inconsapevoli è un’abitudine antichissima, ha milioni di anni. Se le dai spazio anche per un solo momento, ti sopraffarà.

L’illuminazione è un fenomeno molto nuovo, e tutto va contro di lei: la tua vecchia mente, la tua inconsapevolezza, la tua tendenza a dimenticare. Il termine inglese ‘sin’ (peccato) in origine significava dimenticanza, ma i preti hanno distrutto una parola bellissima. Dimenticare è sicuramente un peccato – non contro un altro, contro se stessi. Ma sei in uno stato di oblio da tanto tempo... E rimanere nell’oblio è consolatorio, è confortevole, non crea una sete eterna, non ti spinge a cercare la verità. Non ti conduce su sentieri pericolosi. Ti fa rimanere nella sfera mondana e ordinaria, uno fra tanti, contento di cose assolutamente futili.

Guarda solo quelli che festeggiano i matrimoni, e tutti sanno quale sarà il risultato! Dappertutto, ovunque vai, troverai rovine e macerie di matrimoni; eppure gli idioti si metteranno a cavallo, indosseranno un turbante, come è tradizione in India. Una volta portavano una spada, ora invece portano una versione più corta, un coltellino. Cos’è tutta questa baldoria? La banda, e la gente che canta, e la festa, le celebrazioni. Due individui, un uomo e una donna, stanno andando sulla forca e gli idioti festeggiano. E si divertono pure: per la prima volta, e forse per l’ultima, montano un cavallo, come un re, con una corona e se non proprio una vera spada, almeno un coltellino da cucina. Un grande spettacolo, e il risultato? A nessuno interessa. Tutti quelli che erano venuti a festeggiare la tua crocifissione… Per la resurrezione non si fa vedere nessuno. Devi pensarci tu, è un tuo problema.

Devi aver notato che tutte le storie finiscono con il matrimonio, non si spingono più in là. Tutte le storie si concludono con: “Si sposarono e vissero felici e contenti”. Questo è l’epilogo, come se i due fossero morti, perché addentrarsi in quello che accade dopo il matrimonio, i problemi intricati e complessi, è pericoloso.

In India, o in qualunque altro luogo, si preferiscono i romanzi e i film drammatici alle commedie. La commedia sembra non avere alcun riferimento con la vita, ma la tragedia, è esperienza comune. Tutti ne conoscono il sapore.

 

L’illuminazione, quel primo bagliore, deve essere protetta da tutte le abitudini pericolose, dai vecchi schemi di comportamento, dalla tendenza inconscia ad agire come robot. In questo consiste la pratica spirituale. Stai lottando contro un lungo passato, che ha conosciuto solo notti oscure, prive di stelle. E all’improvviso hai visto un bagliore dell’alba, e sentito il canto degli uccelli, e avvertito il profumo dei fiori che si schiudono. Prima di tutto non riesci a credere che sia vero, forse si tratta di un sogno. Hai conosciuto solo la notte fonda, non hai mai pensato che questa notte buia dovesse finire. Sembrava diventare sempre più buia. Non ne conosci la logica, più la notte diventa buia, più l’alba è vicina. Ma l’alba, quando arriva per la prima volta, è inverosimile.

E l’alba di cui parlo, e di cui parla Isan, non è un fenomeno esteriore. Anche i vecchi schemi e le vecchie abitudini sono interiori. Cercheranno di distruggere la nuova realtà interiore che sta crescendo, ed è fragile, mentre le vecchie abitudini sono come rocce, dure e pesanti. La lotta è tra la rosa e la roccia. È un problema difficile proteggere la rosa dalle rocce che si sono formate nel passato.

Fare l’esperienza del primo bagliore non è molto difficile. La vera difficoltà viene dopo quel bagliore: come salvarlo? Come renderlo autentico, e radicato così profondamente, e forte al punto tale che niente possa distruggerlo, che non possa dare adito ad alcun dubbio, che la sua realtà si dimostri da sola?

Devi viverlo, questo è il solo modo per coltivarlo.

In che modo hai coltivato le tue abitudini? Semplicemente vivendole. Se non hai vissuto una certa abitudine, ti è impossibile capire perché qualcuno non riesce a farne a meno. Ridi del chewing-gum perché non ci sei assuefatto, ridi del fumo perché non ci sei assuefatto, o dell’alcool… ogni abitudine si radica in profondità, trasforma la chimica e la biologia del tuo corpo, diventa un bisogno profondo. Tuo malgrado, devi bere alcool... non vorresti, ma cosa ci puoi fare? Arriva un momento in cui il bisogno è troppo impellente, ogni cellula del tuo corpo lo chiede. E tu pensi: “Solo una volta ancora, forse non mi farà male”.

Ma quel ‘solo una volta’ va avanti per anni. E poi la volta dopo, la stessa situazione si ripresenterà. Occorre avere il coraggio di troncare ogni abitudine con una spada, con un singolo colpo. E per le crisi di astinenza: è meglio subirne gli effetti per due o tre settimane, piuttosto che essere sconfitti da un’abitudine.

Un uomo incapace di dominare le proprie abitudini non può rimanere illuminato. Anche se ha la fortuna di conoscere quel primo bagliore, esso lo renderà solo più infelice, perché ora sa cosa è possibile. Ora sa dove può arrivare, ora conosce il proprio potenziale. Invece è costretto a vivere nell’oscurità delle sue abitudini e non può andare al di là dei vecchi schemi.

La pratica spirituale è la sola via. Non pensare che l’illuminazione sia solo un’esperienza interiore. All’inizio è un’esperienza interiore, poi, a poco a poco, devi portarla nella tua vita esteriore. È quello che ti sto ripetendo ogni giorno: qualunque esperienza tu abbia, non pensare che il lavoro sia concluso. L’esperienza che avviene in meditazione deve essere presente nelle attività di ogni giorno.

Che tu sia una casalinga, o un impiegato in un ufficio, o in un negozio, qualunque sia la vita che conduci, la meditazione deve essere presente in ogni attività. La pratica spirituale è questa. Più la vivi, più diventa un’esperienza normale, più la vivi, minori sono le possibilità che venga travolta dalle vecchie abitudini. Arriveranno come un fiume in piena, ma una cosa devi ricordare: la fiammella di una candela è sufficiente a distruggere il buio di milioni di anni. Il buio non può dire alla candela: “Sei troppo piccola, non fare la stupida. Vuoi lottare contro il buio di milioni di anni? Certo che ne hai di faccia tosta!”

Un dialogo di questo tipo non si verifica mai. La fiammella… e il buio scompare, per quanto antico sia. Il primo bagliore dell’illuminazione – in Giappone lo chiamano satori – è potente. Può essere delicato, può essere nuovo. Sarà difficile proteggerlo, ma possiede una forza intrinseca. Se gli dai il tuo appoggio totale, pervaderà il tuo intero essere. Il satori diventerà samadhi.

Il satori è il primo assaggio del samadhi, e il samadhi avviene quando il tuo essere si accende totalmente. Non lo devi più ricordare, lo sei. Ma questo è possibile solo se lo pratichi nella vita di tutti i giorni.

 

Isan rispose che era necessario a causa della ‘forza d’inerzia dell’abitudine’.

La pratica nella vita di tutti i giorni è necessaria a causa della forza d’inerzia dell’abitudine. Continuò dicendo: “Qualunque cosa tu senta deve prima di tutto essere accettata dalla tua mente razionale”.

Qualunque cosa tu abbia visto dentro di te, deve essere portata all’interno della mente razionale. Non deve essere accantonata come un episodio irrazionale, assurdo. Isan dice che se pensi che sia un fenomeno irrazionale, è inevitabile che sorgano dei dubbi. Quindi il primo passo è metterlo in sintonia, in sincronicità, con la tua razionalità. Potresti non riuscire a proteggere qualcosa di assurdo – e in realtà è assurdo. L’esperienza in quanto tale è al di là della mente razionale, avviene in uno spazio di non mente.

Quindi il primo passo nella pratica spirituale è avvicinare l’illuminazione alla mente. Prima ti sei sforzato in tutti i modi di allontanarti dalla mente – ora devi portare l’illuminazione più vicina alla mente. Rendila accettabile alla mente, in modo tale che la mente ti diventi amica, non nemica, nella lunga lotta tra l’inerzia e l’illuminazione. Fai della mente un tuo alleato.

“Qualunque cosa tu senta deve prima di tutto essere accettata dalla tua mente razionale e quando la tua comprensione razionale sarà diventata più profonda e sottile, in modo ineffabile, la tua mente si farà spontaneamente aperta e luminosa, e non ricadrà più nello stato di dubbio e mistificazione”.

Un uomo molto pratico e scientifico – nessuno l’ha mai detto così chiaramente. La prima esperienza è oltre la mente. Ora il problema è che la mente cercherà di creare dubbi di ogni tipo. La mente è l’insieme delle tue abitudini, e il nuovo fenomeno dell’illuminazione è come uno straniero appena arrivato, con abitudini nuove, con nuove prospettive, che vuole cambiare tutto. Ovviamente la vecchia personalità e la vecchia mente ingaggeranno una lotta.

Isan rivela un atteggiamento molto pragmatico. Dice che il modo migliore per evitare la lotta è avvicinare l’illuminazione alla mente razionale. Come riuscirvi? Se cominci a vivere in sintonia con la tua illuminazione, la mente all’inizio sarà restia, riluttante, resistente, ma presto si accorgerà che lo stile di vita illuminato è molto superiore a quello vecchio. La mente è abbastanza intelligente da riconoscerlo. Ma questo riconoscimento sarà possibile solo se la mente lo vede funzionare, se vede che l’illuminazione funziona meglio nell’amore, nell’amicizia, nella vita, che in ogni campo genera risultati migliori. La mente presto sarà incline ad accettarlo come un migliore stile di vita.

Una volta che la mente ha accettato l’illuminazione come migliore modo di vivere, avrai distrutto il peggiore nemico. A quel punto la mente inizierà anche a usare le intuizioni dell’illuminazione e sarà disposta a cambiare se stessa. Una volta convinta la mente che l’illuminazione ti dà una vita migliore, più bella e armoniosa, una vita più felice… che cambia ogni cosa, che ti dona un tocco magico, e qualunque cosa tocchi si trasforma in oro… la mente è abbastanza intelligente da vedere e da scegliere cosa è meglio: la vecchia vita inconsapevole, o la nuova vita consapevole?

Questo è l’unico modo per rendere la tua comprensione razionale più profonda e sottile, in modo ineffabile, cosicché la tua mente si farà spontaneamente aperta e luminosa.

Se la mente accetta, invece di lottare, se accetta un’amicizia con l’illuminazione, si colmerà di luce, e gioia, e beatitudine ed estasi. Sarà inondata da tali tesori che non potrà lottare contro l’illuminazione. Dentro di te ci sarà un confronto finale: scegliere la via della luce, o rimanere sulla via dell’oscurità. È un momento decisivo.

La mente deve avere la possibilità di vedere in che modo l’illuminazione trasforma le tue azioni, il tuo essere, che porta più gioia nella vita, più canzoni, più fiori, più danze. Questo è l’unico argomento per persuadere la mente ad accettare che l’illuminazione ha un valore incomparabile. Non c’è bisogno di lottare, l’amicizia vale molto di più. Una volta che la mente è diventata amica dello straniero, sarai tranquillo e rilassato. Non ci saranno più lotte. La mente stessa farà funzionare l’illuminazione sempre meglio, questo diventerà il suo lavoro.

Per quanto numerosi e diversi siano gli insegnamenti sottili, tu sai intuitivamente come applicarli, a seconda dell’occasione.

Quando la mente è amica dell’illuminazione, e riconosce la gloria e lo splendore di questa amicizia – perché nello stabilire questa amicizia lo splendore e la gloria si riflettono anche nella mente – la tua intelligenza crescerà. Tutto in te inizierà a muoversi verso l’alto. Una volta accaduta questa sincronicità, la mente saprà intuitivamente come rispondere a ogni situazione in accordo con l’illuminazione. E ricorda: sceglierai sempre per il meglio.

 

Ho sentito la storia di un mendicante che era lo zimbello del villaggio. Il villaggio era un centro turistico con rovine antichissime, palazzi, fortezze. E anche il mendicante era un’attrazione del luogo – le guide che accompagnavano i turisti li portavano sempre a vedere il mendicante.

E spiegavano: “Questo è un fenomeno da vedere: mostrate al mendicante una rupia e un paisa – un centesimo di rupia – e chiedetegli di scegliere uno dei due”.

“Non capiamo”, dicevano i turisti. “Dov’è il miracolo?”.

La guida continuava: “Provate! E vedrete il miracolo”.

E così la gente provava, e il mendicante sceglieva sempre il paisa. E allora tutti si mettevano a ridere e commentavano: “Strano! Non si rende conto che sceglie un paisa invece di una rupia?” E tutti allora ci provavano, e quella era il lavoro quotidiano del mendicante: scegliere il paisa invece della rupia.

Un giorno un uomo molto curioso, dopo aver osservato l’evento, rimase un po’ indietro, lasciò allontanare i turisti e chiese al mendicante: “Secondo me non sei un idiota. Sei molto intelligente. Perché scegli il paisa?”

“Perché sono intelligente!” rispose il mendicante. “Se scegliessi la rupia, il gioco finirebbe. Il gioco sta nel ripeterlo di continuo, per anni…”

Allora l’uomo capì fino a che punto era intelligente. “Hai ragione: se scegliessi la rupia, il gioco finirebbe. Le guide non porterebbero qui nessuno e nessuno metterebbe alla prova la tua intelligenza. Un gioco divertente…” E il mendicante aggiunse: “Mi diverto anche a vedere quanto sono stupidi! Il mio incasso giornaliero arriva a dieci/dodici rupie. Ma è così perché continuo a scegliere qualcosa che nessuno si aspetta. Persino un ritardato sceglierebbe la rupia – io invece agisco in modo assurdo, loro ridono e si divertono. E rido anch’io, ma non mi faccio vedere. Rido quando sono andati tutti via”.

 

Qualunque mente tu abbia è in grado di vedere che la realtà dell’illuminazione arricchisce enormemente tutte le tue azioni, rende bello tutto ciò che fai, produce una gioia che ti aleggia attorno come un aroma. La mente riesce a comprenderlo benissimo. E quando lo ha capito, allora non è più un nemico, si dissolve nell’incredibile fenomeno dell’illuminazione. Questa è l’azione giusta da parte della mente, ma può accadere solo in un modo: devi darle la possibilità di vedere gli effetti dell’illuminazione.

Solo in questo modo sarai qualificato a occupare il posto e indossare la veste di un maestro dell’autentica arte di vivere. In sintesi, è di primaria importanza sapere che la realtà suprema, o la radice della mente, non lascia passare neppure un granello di polvere, e pur tra innumerevoli passaggi e sentieri d’azione non una singola legge o cosa deve essere abbandonata.

Un illuminato che è giunto a un accordo con la mente e il corpo… cosa che accade simultaneamente, perché il corpo segue la mente. Non appena la mente accetta l’illuminazione, anche il corpo la accetta, accade simultaneamente. Una volta successo, “Nella tua vita non c’è una singola cosa,” dice Isan “che debba essere abbandonata”.

Puoi trasformare tutto quello che vuoi, ma l’idea di abbandonare qualcosa appartiene alla vecchia mente, ai codardi, alle cosiddette persone pie: “Rinuncia a questo, rinuncia a quello, rinuncia alla vita intera…” Non è un modo di vivere molto coraggioso, è la via dei codardi. E tutte le religioni ti hanno insegnato la via dei codardi.

Io insegno la via degli audaci, la via dei leoni. Rimani nel mondo. Non rinunciarvi. Non rinunciare a nulla, trasformalo. Se qualcosa è nocivo non devi eliminarlo, se ne andrà da solo nel momento in cui comprendi che è nocivo. Non dovrai fare alcuno sforzo. Non lo eliminerai, se ne andrà senza sforzi, e la tua vita diventerà sempre più semplice.

 

Sekiso ha scritto:

 

La distesa di montagne

L’acqua, le pietre

sono tutte strane e rare.

Lo splendido paesaggio,

come sappiamo,

appartiene a coloro

che gli assomigliano.

 

Il mondo di sopra, il mondo di sotto,

all’inizio sono una cosa sola.

Non un solo granello di polvere,

soltanto questa immobile e piena

e perfetta illuminazione.

 

Quando sei illuminato, non c’è dualismo tra questo e quel mondo, tra il mondo di sotto e quello di sopra, tra il mondo materiale e il mondo sacro, il divino. Nel momento della perfetta e piena illuminazione, non c’è un solo granello di polvere. Lo specchio è così pulito che riflette il tutto nella sua totalità. Tu diventi la verità, diventi la bellezza, diventi il divino. Non esiste nulla al di fuori del tuo vasto sé. Perdi il tuo piccolo sé nel sé oceanico, nel sé cosmico. Non c’è nessuno che possa abbandonare qualcosa. Uno semplicemente si unisce alla danza e svanisce.

 

Mi è appena venuta in mente una vecchia storia zen cinese. L’ho amata a tal punto che ogni volta che la ricordo provo una gioia immensa.

L’imperatore della Cina era un grandissimo pittore, amava la pittura, e ogni anno organizzava una mostra al palazzo, invitando molti pittori. Quando era molto vecchio, durante il ritrovo annuale dichiarò: “Sono ormai molto vecchio e vorrei vedere il quadro più perfetto del mondo. Al pittore offrirò uno spazio nel palazzo, e tutto ciò che gli serve”.

E così alcuni pittori che pensavano di riuscire a creare il quadro richiesto si fermarono al palazzo. Uno di loro completò il quadro in un mese e lo portò all’imperatore. Aveva fatto un buon lavoro, ma non era il quadro perfetto.

Passarono tre anni e al palazzo era rimasto solo un pittore. Erano tre anni che dipingeva, e non su una tela, ma sul muro della stanza che gli avevano assegnato.

Aveva dipinto una bellissima foresta… e una notte di luna piena, un ruscello, e un sentiero che si snodava tra gli alberi e svaniva nella foresta.

Dopo tre anni andò dall’imperatore e disse: “Ora potete venire. Ho fatto tutto ciò che potevo fare. Penso che sia il dipinto più perfetto del mondo. Quindi invito Sua Altezza a venire a vederlo e non chiedo alcuna ricompensa – questi tre anni sono stati i più preziosi della mia vita. La vostra visita è sufficiente”.

Tutti gli altri pittori avevano dipinto per la ricompensa, e quando dipingi per qualche motivazione particolare, per una ricompensa, il tuo dipinto non può essere perfetto. La tua motivazione sarà come una patina di polvere.

Il pittore aveva detto: “Non mi interessano le ricompense, me l’avete già data. In questi tre anni ho vissuto in modo splendido, giorno e notte, non c’è nulla di più che possiate darmi. Ora guardate il mio dipinto affinché possa tornarmene a casa. I miei figli e mia moglie mi stanno aspettando”.

L’imperatore andò con lui. Questo pittore aveva sicuramente fatto il lavoro migliore. L’imperatore era così affascinato che chiese al pittore: “Dove va a finire quel sentiero?”

Il pittore rispose: “Non l’ho mai fatto, ma se vuole venire con me possiamo andare a vedere dove conduce. Anch’io mi sono chiesto spesso: ‘Dove andrà a finire quel sentiero?’”

E così il pittore e l’imperatore entrarono insieme e svanirono tra gli alberi, e nessuno seppe più nulla di loro.

 

Questa storia mi ha sempre dato immensa gioia. Dalla perfezione non c’è ritorno, non si può tornare indietro. La perfezione ti prende e tu svanisci.

 

tratto da: Osho, Isan: No Footprints in the Blue Sky # 2

    

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Due ali per volare

 

 

Amore e meditazione. Ci vogliono due ali per volare, ripete spesso Osho. E di meditazione, ma anche d’amore e gioia di vivere, ci parla Shunyo in queste pagine

 

Shunyo è vissuta ‘da sempre’ a stretto contatto con Osho: fin dai tempi della prima Pune ha iniziato a prendersi cura della sua lavanderia – le caratteristiche tuniche, prima sempre bianche e poi multicolori ed elaborate – ha cominciato così ad abitare nello stesso edificio e a far parte di quel gruppo di persone – segretaria, cuoca, medico etc.: il suo staff insomma – che poi ha sempre seguito Osho nei vari spostamenti: prima negli Stati Uniti, durante gli anni dell’esperimento della comune in Oregon, e poi nel ritorno in India, con tappe in Nepal, Grecia e Uruguay, in quel ‘giro del mondo’ durante il quale nessuna nazione, ubbidendo alle pressioni americane, permetteva a Osho di soggiornare entro i suoi confini, o addirittura, in alcuni casi clamorosi, di oltrepassarli. Di questa vicinanza quotidiana, di questa familiarità, del suo amore per il maestro e di ciò che la straordinaria esperienza le ha regalato, Shunyo ha parlato in un libro: I miei giorni di luce con Osho.

Ora è tornata a curare la veste grafica dei libri di Osho – il lavoro che faceva prima di occuparsi della lavanderia – ma soprattutto a guidare meditazioni e gruppi di meditazione, sia all’Osho Meditation Resort di Pune, sia nel mondo, visitando spesso l’Italia.

Su Osho, la meditazione, l’amore e l’Italia abbiamo fatto a Shunyo alcune domande.

 

 

OTI: Per anni sei stata fisicamente vicina a Osho. Come hai fatto a rimanere in contatto con la tua meditazione dopo che lui ha lasciato questo mondo? Deve essere stato uno shock fortissimo per te perdere un sostegno esterno così fondamentale…

Shunyo: Il sostegno è sempre stato dall’interno, non dall’esterno, e quello non è cambiato.

 

OTI: Come si può fare a rimanere in contatto con la meditazione anche quando non si è in un gruppo o a Pune?

Shunyo: È questa la sfida. Tutti sappiamo che durante un gruppo, o a Pune, si possono toccare spazi interiori molto profondi, perché l’ambiente dà sostegno alla meditazione. Ma il lavoro reale inizia con la fine del gruppo, e quando ti ritrovi da solo nella società. Eppure la tua meditazione può crescere nel mondo, il trucco sta nel trasformare ogni attività quotidiana in una meditazione, tutto: fare un bagno, andare al lavoro, mangiare, parlare con un amico. Il vile metallo può essere trasformato in oro. Questa è alchimia.

OTI: Puoi suggerire una tecnica da usare ogni giorno al ritorno dal lavoro – quando si arriva a casa stanchi e senza energie – qualcosa di breve, che si possa fare prima di cenare o prima di andare a dormire?

Shunyo: La meditazione Gibberish è una tecnica nella quale possiamo utilizzare suoni e linguaggi di ogni tipo (non la nostra lingua, o lingue mediate mentalmente) e la si può fare anche per soli 20 minuti. Osho dice che il gibberish può diventare un viaggio psichedelico. Può liberare la tua naturale capacità di avere esperienze psichedeliche. È la meditazione che più di ogni altra può darti un assaggio dell’estasi. Man mano che ci entri diventi sempre più estatico. Se il corpo comincia a muoversi, le mani a gesticolare, e senti il bisogno di metterti in piedi, di saltare, di ballare, fallo. Permetti al tuo corpo e al tuo essere di esprimersi. E vai sempre più in profondità. Lasciati possedere – nel giro di 20 minuti ti troverai in un mondo completamente diverso, la mente si fermerà – e poi rimani seduto in silenzio per qualche minuto.

 

OTI: Esiste qualche modo facile per aiutare, durante il lavoro, a ritornare a se stessi? Qualcosa che possa velocemente rimettere in contatto con il proprio spazio interiore.

Shunyo: La tecnica principale per ritornare a se stessi è l’osservazione del respiro.

OTI: Come sono strutturati i tuoi corsi?

Shunyo: I corsi di meditazione hanno una struttura che prevede tanta danza e celebrazione, oltre all’apprendimento dell’arte di osservare e rimanere seduti in silenzio. Quando sono in vacanza, le persone desiderano entrare nel silenzio in maniera gioiosa. Propongo anche tecniche da usare nella vita di tutti i giorni, meditazioni che usano i sensi, il tatto, la vista, l’udito, tecniche che puoi fare dovunque e in qualsiasi momento.

Insieme ad Anando tengo anche un corso di cinque giorni a Miasto: Five Days of Transformation. È un gruppo che combina terapia e meditazione. Qui ci occupiamo di relazioni interpersonali, comunicazione e condizionamenti.

 

OTI: Qual è l’obiettivo?

Shunyo: Aiutare le persone a capire che la meditazione può essere un’attività di ogni giorno, di ogni minuto, e che non è una cosa seria. Può diventare un modo di vivere e non richiede che le si dedichi uno spazio speciale. Vivere con maggiore consapevolezza trasforma la vita, la rende più ricca, e condividere questa esperienza è pura gioia.

 

OTI: A chi ti rivolgi? Può partecipare chiunque?

Shunyo: Certo, assolutamente. Non è mai troppo presto o troppo tardi per far entrare la meditazione nella tua vita. Ci sono persone che vengono dalle esperienze più disparate. C’è chi medita da anni e chi sta provando per la prima volta.

 

OTI: Meditazione e celebrazione. Gli italiani sono famosi per il loro lato godereccio (Zorba), e meno per quello meditativo (Buddha)… i tuoi corsi si occupano di meditazione… pensi che gli italiani li troveranno interessanti?

Shunyo: Accade già. Gli italiani sono grandi meditatori, perché sanno essere degli Zorba. La musica di Marco fa davvero venir voglia di scatenarsi, e oltre alle meditazioni silenziose balliamo molto.

 

OTI: Osho una volta ha detto che la tua principale caratteristica è l’amore. Ci si aspetterebbe dunque che tu conducessi gruppi sull’amore, sul Tantra, sulle relazioni. Invece tu lavori con le tecniche di meditazione.

Shunyo: Sì, ha detto che la mia caratteristica principale è l’amore, è ha anche detto che la mia via è la meditazione. Gli ho fatto una domanda a proposito e lui ha risposto (pag 25) che il suo intero lavoro consiste nell’aiutarci a crescere nell’amore e nella meditazione contemporaneamente.

 

Shunyo in Italia

Per maggiori informazioni: www.lifetrainings.com

 

 

 

Respira profondamente tutte le volte in cui te ne ricordi, non in maniera forzata ma lentamente e profondamente, e sentiti rilassato, non in tensione. Osserva il respiro, guardalo. Se riesci a osservare il respiro, questo diventerà profondo, tranquillo, ritmico. Seguendo il respiro, diventerai molto, molto diverso, perché questa costante consapevolezza del respiro ti porterà a un certo distacco dalla mente. L'energia che di solito va nel pensare, si sposterà nell'osservazione. Questa è l'alchimia della meditazione — trasformare l'energia che va nel pensare e portarla verso l'osservazione... come essere non un pensatore ma un testimone. Tuttavia devi testare giocoso nell'osservare il respiro; non farlo diventare un lavoro. Osho

 

 

 

Rose fiorite... in cima all’Everest

 

 

Lasciare crescere insieme sia l’amore che la consapevolezza è una delle cose più difficili che esistano. Molti trovano difficile anche lasciare crescere uno solo dei due. Dunque, di solito, tutti operano una scelta tra la strada dell’amore e la strada della consapevolezza.

Ma la possibilità esiste, perché non c’è una dicotomia intrinseca tra consapevolezza e amore. In effetti, io cerco di realizzare con voi esattamente quello che tu chiedi: voglio che cresciate in amore e in consapevolezza insieme, che siate uno Zorba e anche un Buddha. Zorba è l’amore; Buddha è la consapevolezza. È più facile fare crescere uno solo dei due, ma è molto più ricco e interessante farli crescere entrambi insieme. E se sai farli crescere entrambi insieme, il maestro non è più l’ultima barriera, perché, se hai l’amore e la consapevolezza insieme, puoi divenire una sola cosa con il maestro.

Sul sentiero della consapevolezza, invece, il maestro diventa una barriera; e infatti Buddha disse: “Se m’incontri sul tuo sentiero, tagliami la testa immediatamente”. Questa è la risposta per chi si trova sul sentiero della consapevolezza, perché nell’insegnamento di Buddha non c’è posto per l’amore.

Sono esistite altre scuole, basate sull’amore, come ad esempio i Sufi. Un Sufi non può essere d’accordo con l’affermazione di Buddha, e dirà piuttosto: “Se il maestro ti incontra sul tuo cammino, devi diventare una sola cosa con lui”. Ma, se tu comprendi il mio punto di vista... È un po’ complesso, perché cerco di far sì che il tuo amore e la tua consapevolezza si tengano per mano. Insisto sull’importanza di sviluppare entrambi perché coloro che crescono solo in amore non raggiungono i pinnacoli supremi della consapevolezza: godono pienamente dell’esistenza, ma non diventano come l’Everest, pilastri di consapevolezza. L’amore li rende più ubriachi, e meno consapevoli. E coloro che seguono solo il sentiero della consapevolezza diventano aridi come deserti: niente cresce, neanche l’erba. Sul loro percorso non ci sono oasi, ma solo il deserto, che diviene sempre più arido; però hanno raggiunto le più alte cime della consapevolezza.

Lo sforzo di creare una sintesi tra amore e consapevolezza è il regalo che io offro al mondo, perché vorrei che foste tanto consapevoli quanto Gautama Buddha, ma non così aridi. Vorrei che foste anche simili a Meera – così intensamente viva che ancora oggi i suoi canti sono ineguagliati – lei è come un giardino a primavera. E non trovo nessuna contraddizione tra i due percorsi. Perché in passato tutti hanno sempre scelto o l’uno o l’altro? Per il motivo che è più semplice destreggiarsi con un solo metodo. Destreggiarsi con entrambi è più difficile, ma ne vale la pena. Se sai far crescere rose sulla cima dell’Everest, tu esaudisci il mio sogno, diventando un nuovo tipo di ricercatore della verità. Amore e consapevolezza insieme significano che non devi più rinunciare alla vita: l’amore fa sì che tu non rinunci alla vita, mentre la consapevolezza ti aiuta a essere nel mondo senza appartenere al mondo. Nella mia visione, amore e consapevolezza possono essere complementari, e possiamo creare Zorba il Buddha, i cui piedi sono per terra e la cui testa tocca le stelle. Se puoi avere entrambi, perché essere inutilmente povero e averne solo uno? Voglio che tu sia il più ricco possibile. Il mondo ha conosciuto entrambi i tipi – gli amanti e i meditatori – ma non ha mai tentato i due insieme. Questa sintesi genera un nuovo tipo di uomo.

tratto da: Osho, The Razor’s Edge  # 23

    

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Illuminato quello?

 

L’illuminazione se ce l’hai dovresti sapere che cos’è, giusto? Se invece non ce l’hai e ne hai solo sentito parlare – l’hai sentita descrivere da Osho per esempio – almeno un’idea di come ci si debba sentire quando si è illuminati dovresti essertela fatta, anche se poi non è detto che corrisponda alla realtà. Quando si tratta però di decidere se un’altra persona è o meno illuminata la cosa si fa decisamente confusa.

 

 

La storia è piena di illuminati di ogni tipo. Anzi... conosci per caso due illuminati che dicevano esattamente le stesse cose, o si comportavano esattamente nello stesso modo? Io no. Buddha era diverso da Mahavira, Krishna era decisamente diverso da Gurdjieff... e quindi senza pietre di paragone come si fa a dire se un’altra persona è illuminata? Quali sono i parametri che fanno decidere “sì, questo è illuminato” e “no, quello certamente non lo è”?

Una mia amica ha incontrato tempo fa una sua vecchia amica la quale le ha detto: “Sai, mi sono illuminata!”. Hanno pranzato insieme e chiacchierato a lungo. Quando l’ho rivista subito dopo mi ha raccontato della cosa. Le chiedo: “E secondo te era illuminata davvero?”. Mi risponde: “E chi sono io per dirlo? In fondo perché no? Potrebbe benissimo esserlo”.
E di fatto è così... mi sembra di aver sentito dire da Osho che solo quando ti illumini tu stesso potrai dire con certezza se un’altra persona è illuminata oppure no; prima è impossibile perché non sai di cosa stai parlando, non hai un’esperienza diretta dell’illuminazione.

D’altro lato, un modo per orientarsi in questo mondo ci deve essere. Riconoscere che una certa persona è probabilmente illuminata davvero, potrebbe influire pesantemente sulla mia vita. Ma come si fa a sapere?

Tornando alla mia amica di prima le chiedo ancora: “Ma tu cosa hai sentito?”... momento di silenzio e poi “Mah, niente! È la mia amica di sempre. Un po’ cambiata, come cambiamo tutti...”.

E secondo me il punto è proprio qui “ma tu cosa senti?”. Altrimenti si va a finire nella fede: “siccome lui dice di essere illuminato io ci credo,” oppure nel qualunquismo: “figurati se uno così può essersi illuminato!”.

Visto che andar dentro se stessi è il messaggio di tutti i buddha di tutti i tempi, è importante che sia anche la prima cosa da fare, per decidere se si può dare fiducia a qualcuno oppure no. Chiudi gli occhi e onestamente senti cosa provi, se non provi niente lascia perdere, se senti qualcosa seguila.

 

 

Come fai a riconoscere un maestro?

 

Uno dei problemi più antichi è: come riconoscere il maestro? Perché senza il maestro è quasi impossibile... dico quasi, perché su un milione di persone forse una giunge alla verità senza il maestro. Ma è un puro caso, non se ne può trarre una regola, è semplicemente l’eccezione che conferma la regola.

E i maestri si sono preoccupati molto di spiegare i modi per riconoscere il maestro, poiché il maestro è la via. A meno che tu non abbia visto un essere realizzato, non avrai fiducia di poterti a tua volta realizzare. Una volta visto un buddha, un illuminato, in te subito divampa una grande fiamma: “Se un uomo comune può arrivare a tanta bellezza, grazia, saggezza e beatitudine, perché non dovrebbe accadere a me?”.

In quanto esseri umani tutti abbiamo gli stessi semi, le stesse potenzialità. Ma un seme può rimanere un seme e non fiorire mai, anche se ne ha tutte le possibilità. Invece di svanire nella terra, il seme può rimanere al sicuro, nascosto in una caverna, pensando che fuori piove troppo, preoccupandosi del sole troppo forte là fuori, timoroso dell’ignoto. Si sente protetto nel silenzio riparato della caverna, ma laggiù non può crescere, può solo marcire. Laggiù può solo rimanere qualcosa… avrebbe potuto esprimersi in bellezza, invece è rimasto inespresso, una canzone mai cantata, una poesia mai scritta, una vita non vissuta.

È assolutamente essenziale trovare un uomo che ti può sfidare a raggiungere il massimo. Il maestro non è che una sfida – se è accaduto a me, può accadere a te. E al maestro autentico – ci sono tantissimi insegnanti che propinano dottrine, visioni, filosofie – al maestro autentico non interessano le parole: non gli interessano le visioni del mondo, l’ateismo o il teismo, non gli interessano neppure dio, l’inferno e il paradiso. Al vero maestro interessa solo una cosa: stimolarti a vedere la tua potenzialità, a vedere dentro di te. La sua presenza ti rende silenzioso, le sue parole rendono il tuo silenzio ancor più profondo, la sua sola presenza, a poco a poco, riduce in frantumi la tua maschera, la tua falsità, la tua personalità.

Che problema ha il seme? È anche il tuo problema. Il problema del seme è che il suo involucro è protettivo. Nel perdere l’involucro diventa vulnerabile. Il seme è completamente felice con il suo involucro, ma non sa che ci sono cieli infiniti da scoprire, che finché non giunge alla trascendenza non ha vissuto davvero, perché non ha conosciuto il mondo delle stelle, né ha vissuto come un fiore che danza nel sole, nella pioggia e nel vento, non ha udito la musica dell’esistenza. È rimasto chiuso nella sua sicurezza, protetto.

Il problema è esattamente lo stesso con l’uomo. Ogni uomo è un bodhisattva. Il termine ‘bodhisattva’ significa buddha in essenza. La distanza tra un bodhisattva e un buddha è la distanza tra il seme e il fiore. Non è molta, ci vuole solo un po’ di coraggio per colmarla.

Ma se te ne stai nascosto nell’oscurità della caverna, chi mai ti incoraggerà? Chi ti tirerà fuori dalla tua area protetta? La funzione del maestro sta nel darti un assaggio dell’insicurezza, un assaggio di apertura. E una volta conosciute apertura e insicurezza… Sono gli elementi di base della libertà; senza non puoi spiegare le ali e volare nel cielo infinito.

È essenziale evitare gli insegnanti, sono falsi maestri. È molto difficile, poiché parlano lo stesso linguaggio. Quindi non devi prestare ascolto alle parole, ma al cuore, non devi ascoltare le loro dottrine, la loro logica e le loro argomentazioni, devi percepire la grazia, la bellezza... i loro occhi, devi ascoltare e captare l’aura che circonda il maestro. Come una fresca brezza che ti sfiora. Una volta trovato il maestro, hai trovato la chiave che apre lo scrigno delle tue potenzialità.

Dogen parla di questo antico, eterno problema, e dice: Nella pratica della più alta saggezza suprema è veramente difficile trovare maestri...

È difficile, e se era difficile ai tempi di Dogen, oggi lo è diventato ancora di più. Il mondo è diventato ancora più mondano, l’educazione non dà spazio alla religiosità, predomina la scienza – e la scienza non crede nella ricerca dell’essere. La nostra cultura globale è, per la prima volta nella storia, del tutto materialista. Non importa se si è in Oriente o in Occidente, in tutto il globo si è diffusa la medesima struttura educativa.

Anche se vai al tempio o alla moschea – giusto per formalità, per tradizione – dentro non hai alcuna fiducia, dentro esiste solo il dubbio. In fondo vai al tempio non perché hai realizzato qualcosa, non perché vuoi rendere grazie a dio. Ci vai per paura della società in cui vivi – non vuoi essere un emarginato. Si tratta di puro conformismo sociale. È diventato evidente dopo la rivoluzione del 1917 in Unione Sovietica. Prima della rivoluzione la Russia era uno dei paesi più ortodossi del mondo. Credevano a superstizioni di ogni tipo, c’erano molti santi, e una rigida gerarchia ecclesiastica. Erano del tutto indipendenti dal Vaticano, avevano la loro chiesa. Ma dopo la rivoluzione, nel giro di soli cinque anni, tutte quelle credenze, coltivate per secoli, erano scomparse. Nessuno si curava più di dio. Questo non significa che tutti avevano capito che dio non esiste. Significa solo che la società era cambiata... e tu dovevi cambiare con la società – un altro conformismo sociale. Non credo negli atei russi, esattamente come non credo nei credenti indù, cristiani o musulmani, per il semplice motivo che la religione per loro non è un’esperienza, non è la loro storia d’amore, è solo una forma di conformismo per mantenere la propria posizione sociale.

Cos’è la religione, se non conformismo?

Attraverso il conformismo nessuno ha mai scoperto la religione. Oggi è diventato quasi un conformismo universale, poiché la scienza controlla la mente, la logica prevale nel nostro modo di pensare, la logica nega ogni irrazionalità, la scienza nega l’idea stessa di eternità. Ovviamente è diventato sempre più difficile trovare un vero maestro. È difficile persino trovare un insegnante, poiché anche loro sono diventati obsoleti. Un insegnante ti parlerà delle Upanishad, della Torah, del Corano – tutte cose sorpassate. Pensi che un giornale di oggi avrà qualche significato tra vent’anni? Basta un giorno per renderlo obsoleto. Al mattino aspettavi curioso l’arrivo del giornale, alla sera lo hai già buttato via. Ha servito il suo scopo: la curiosità di sapere cosa accade in giro, una forma di pettegolezzo più nuova e tecnologica.

Persino in passato era molto difficile incontrare maestri importanti. Eppure non hanno mai smesso di esistere. Anche oggi è possibile, sebbene sia diventato più difficile trovare un maestro, poiché il mondo intero e la sua atmosfera, la sua mentalità, si sono allontanate dalla ricerca interiore. Chi oggi si dedica alla ricerca interiore è solo, senza alcun sostegno da parte della società. Anzi, la società crea problemi di ogni tipo a colui che è alla ricerca di se stesso. La gente lo prende in giro: “Non fare l’idiota, cerca il denaro, cerca una bella donna, cerca di diventare l’uomo più ricco del mondo, cerca di diventare il primo ministro del tuo paese. Dove credi di andare... e cosa farai, se anche trovassi te stesso? Rimarrai bloccato. Una volta trovato te stesso, cosa farai? Non è qualcosa da mangiare. È assolutamente inutile”. Il grande lavoro di secoli all’improvviso è diventato completamente inutile, perché troppo pochi hanno osato attraversare la linea di confine che la società ti crea attorno.

Quei pochi hanno trovato la fonte stessa della vita, hanno trovato ciò che non è nato con te e che non morirà con te. Né nascita, né morte… la nostra essenza è eterna, senza inizio e senza fine. Nascite e morti sono accadute milioni di volte, sono solo episodi, niente in confronto alla nostra natura eterna.

Quando uno scopre questa eternità, essa inizia a trasformarlo. Diventa un uomo nuovo nel senso che la sua visione è chiara. Non appartiene alla massa, non può essere cristiano o indù o musulmano, poiché intimamente sa che siamo tutti un’unica esistenza. Tutte le divisioni sono stupide. Un uomo che ha realizzato se stesso come fa ad appartenere alla folla, a essere parte della massa? Diventa un picco di consapevolezza, e si erge nella sua solitudine, come l’Everest. Basta a se stesso, e trovarlo è sicuramente difficile, ma non impossibile. Lo puoi rendere impossibile se ti metti alla ricerca con dei pregiudizi, con criteri che ha già deciso la mente.

Trovare un maestro è facile se sei aperto non solo alle parole, ma anche ai silenzi: non solo alle parole perché la verità non arriva mai attraverso le parole, ma tra le parole, tra le righe, negli spazi vuoti, di silenzio. Se stai cercando un maestro, non adottare alcun criterio, né pregiudizi. Sii assolutamente aperto, cosicché quando lo incontri ne potrai sentire l’energia. Egli si porta con sé un intero mondo di energia. La sua esperienza crea onde di energia intorno a lui. Se sei aperto e non hai paura di fare un’esperienza nuova, di assaggiare qualcosa di originale, non è molto difficile trovare un maestro. Se esistono difficoltà, sono da parte tua.

Ma l’affermazione di Dogen è giusta: è molto difficile incontrare maestri importanti. Che siano uomini o donne, devono aver realizzato qualcosa di indescrivibile.

È questo che ne fa dei maestri: se conoscono qualcosa che non può essere descritto, se hanno qualche esperienza che non può essere spiegata. Il maestro è un mistero. Conosce, ma non può parlarne... lo può condividere con te, se tu sei pronto. Ti può invitare nel suo stesso essere. Se tu sei coraggioso e audace, abbastanza da esplorare la parte più sconosciuta dell’esistenza, puoi essere ospite nella ‘casa’ del maestro. Ma ricorda, nel momento in cui entri nella casa del maestro, il maestro entra in te. Due consapevolezze non possono rimanere separate. Quando si avvicinano, due consapevolezze diventano una.

E questa è l’unica cosa da ricordare: se avverti una profonda affinità con qualcuno, una profonda sincronicità, come se foste un’anima sola in due corpi, allora non lasciarti sfuggire quest’uomo. Egli ti condurrà alla stessa esperienza incredibile, indescrivibile e inesprimibile.

Questa è la realizzazione dell’essenza della Via.

Trovare il maestro significa trovare la Via.

Poiché essi conducono e apportano beneficio agli altri, senza ritrarsi né fare differenze tra se stessi e gli altri.

 

Un mistico sufi molto famoso veniva spesso nella città in cui ho abitato per vent’anni, e i suoi discepoli insistevano perché lo incontrassi. Dissi loro: “C’è un solo modo, la prossima volta che viene, il vostro maestro può stare da me”. E così la volta dopo il maestro sufi venne a casa mia e la prima cosa che gli chiesi fu: “Sei ancora musulmano?”.

Mi guardò sconcertato e sorpreso, poi disse: “Naturalmente”.

E io: “Allora non conosci l’indescrivibile. Queste divisioni tra musulmani e indù, giainisti e buddisti sono divisioni per i mediocri e i ritardati”.

Ma lui affermò: “Io ho realizzato dio. L’ho visto”. “Tutte sciocchezze”, ribattei.

In America c’è un nuovo tipo di prete, che non era mai esistito prima, il prete televisivo. Un predicatore televisivo molto famoso lo è diventato ancora di più da quando ha dichiarato di vedere dio ogni notte. Dio è alto duecentocinquanta metri! Pensiamo di vivere nel ventesimo secolo. Ma, per non parlare di paesi come l’India, nemmeno in America vivono nel ventesimo secolo. Milioni di persone venerano quell’uomo, e nessuno fa notare che questa è un’idiozia. Un altro missionario ha dichiarato che anche lui vede dio e che ha una lunga barba bianca.

Dio non è un oggetto. Non si può vedere dio. Dio è la tua consapevolezza. È colui che vede, non l’oggetto visto. Sei tu, non un oggetto esterno. È il tuo centro più intimo, che è l’unico fenomeno eterno, immutabile, immortale, divino, nella sua beatitudine, nella sua grazia.

 

Quando ti avvicini a un maestro, ricorda solo una cosa: accantona tutte le difese. Diventa il più vuoto possibile, in modo tale che l’energia del maestro possa penetrare in te, possa penetrare nel tuo essere, possa toccare il tuo cuore. È una realizzazione immediata. Proprio come quando ti innamori, non ti metti a pensare all’amore, non consulti esperti d’amore, non chiedi agli anziani come si fa a innamorarsi. Non esiste una scuola che insegna a innamorarsi. Eppure le persone si innamorano, accade all’improvviso.

Esattamente come, a livello inferiore, a livello fisico, accade l’amore… trovare il maestro è la forma più alta d’amore. Nel momento in cui entri nell’area della sua influenza – che è chiamata buddhafield, il campo d’energia del maestro – improvvisamente ti senti pulsare dentro una nuova energia, d’acchito avverti una freschezza nuova, una brezza nuova ti attraversa, una nuova, muta, canzone. A te non rimane che rilassarti in profonda gratitudine. Non pronunciare neppure la parola ‘grazie’, perché crea una separazione. Questo non è il momento di parlare… basta un gesto di gratitudine.

Una volta incontrato il maestro, dobbiamo praticare la Via.

Se il maestro stesso è la Via, in che modo praticarla? Osserva semplicemente come si muove il maestro, i suoi gesti, il modo con cui risponde alle situazioni. Poiché, in ogni istante, egli è pura consapevolezza. Ogni sua azione è un’indicazione del suo essere. Osservalo! Osservalo quando dorme, osservalo quando è sveglio, quando parla, quando siede in silenzio senza far nulla.

Osserva il maestro con amore e gratitudine profondi, assorbi in silenzio la sua energia… è come bere acqua fresca quando hai sete, ti dà un profondo senso di appagamento.

 …distaccati dalle relazioni mondane e senza perdere tempo a pensare, non pensare, o rimanere neutrali. Quindi dobbiamo impegnarci con determinazione totale, come se dovessimo salvarci da un incendio. Un maestro zen che ha lasciato cadere corpo e mente non è separato da noi.

Il buddha e tu, nel profondo della consapevolezza, siete una cosa sola. Le Upanishad dichiarano: aham brahmasmi – io sono dio. Non è frutto di un atteggiamento egocentrico – gli uomini che hanno scritto le Upanishad non le hanno neppure firmate. Non sappiamo chi ha scritto le Upanishad. Le loro affermazioni sono limpide – è impossibile avere un ego e fare affermazioni così precise riguardo la verità. E quando hanno dichiarato ‘aham brahmasmi’, non lo stavano dichiarando solo per se stessi, lo stavano dichiarando per tutti: ‘Tu sei dio. Non cercarlo altrove. Non lo troverai in nessun luogo sacro. Se non riesci a trovarlo dentro di te, non lo troverai altrove. Nel momento in cui lo trovi, egli è dappertutto. E allora lo percepirai nel canto del cuculo o nel cinguettio degli uccelli o nel rombo del tuono o in questo silenzio. È dappertutto.

Una volta che l’hai conosciuto dentro di te, lo riconoscerai ovunque. L’intera esistenza diventa un unico continente. L’ego ti trasforma in una piccola isola. E ricorda, nessun uomo è un isola, perché anche l’isola più piccola, in profondità è saldata al continente. Bisogna solo andare un po’ più giù, spingersi un po’ più a fondo.

Se siamo sinceri e pietosi è inevitabile che realizziamo e riceviamo l’essenza della Legge del nostro maestro.

Questa parola, Legge, è una traduzione molto discutibile della parola dhamma. Ne dà una visione distorta, nel momento in cui senti la parola ‘legge’, ti vengono in mente i tribunali, la costituzione e le autorità giudiziarie, non ti viene in mente la parola ‘dhamma’.

Dhamma è la traduzione in pali del termine sanscrito dharma. E ‘dharma’ significa... il fuoco è caldo – l’essere caldo è il dhamma del fuoco, il ghiaccio è freddo, è il dhamma del ghiaccio. E tu sei un buddha, questo è il tuo dhamma. Tradotto meglio, dhamma non dovrebbe essere reso con legge, ma piuttosto con natura. Essere un buddha è la tua natura. Non importa se a volte te ne dimentichi. Puoi rimanere nell’oblio per tutta la vita o per molte vite. Eppure, come fosse una corrente sotterranea, quel dhamma, quel buddha, quella consapevolezza permangono.

Puoi dimenticare. L’oblio appartiene alla nostra natura, esattamente come il ricordo. Sarà capitato a tutti di cercare di ricordare il nome di un vecchio conoscente. Diciamo che l’abbiamo sulla punta della lingua. Cosa intendiamo? Sai benissimo di saperlo, eppure non viene fuori. Più ci provi e più difficile diventa, perché più intenso è il tuo sforzo, e più stretto diventa il passaggio. La mente diventa tesa e i vecchi ricordi non riescono a passare attraverso quella tensione. Alla fine ci rinunci e ti metti a fumare, e mentre stai fumando, all’improvviso, ti viene in mente. Non riesci a crederci, avevi provato con tutte le tue forze, sapevi di averlo sulla punta della lingua, eppure non potevi esprimerlo. Io vi dico che il buddha è proprio sulla punta della vostra lingua. È solo questione di una fumatina. Un po’ di rilassamento, è questo che ti dà il fumo.

Le persone fumano sigarette e sigari inconsapevoli del fatto che, a livello psicologico, essi non sono che il seno materno. Nessun governo riesce a impedire alla gente di fumare, perché la questione reale non è il fumo. Sotto c’è un profondo significato psicologico. Nessuno può proibire per legge qualcosa che ha una radice psicologica.

E nessuno può impedirti di diventare un buddha, perché è la tua natura. Il fatto che tu ti coinvolga nelle piccolezze del mondo – potere, prestigio, rispettabilità – e dimentichi di dedicarti un po’ di tempo è un’altra questione. Solo un po’ di tempo per te stesso, dimentico del mondo intero… non hai bisogno di rinunciarvi. Io sono contrario a qualunque rinuncia.

Tutte le religioni del mondo sono state religioni di rinuncia. Volevano che le persone meditassero, che rinunciassero al mondo, che si ritirassero tra i monti, nelle foreste, nei deserti, dove non passava nessuno. Ma non ha funzionato, non funziona. Anche se vai tra i monti, una folla ti seguirà – nella tua mente, non fuori. Fuori non vedrai nessuno, ma con gli occhi chiusi penserai a mille cose: moglie, figli, genitori anziani, amici e sciocchezze come il Lions Club e il Rotary Club. Cose a cui prima non avevi mai pensato, ora ti si affollano nella mente, perché non avendo altro, le persone cominciano ad avere strani pensieri.

Ma questa non è realizzazione di sé. Io sono contrario alla rinuncia, voglio che vivi nel mondo il più totalmente possibile. E poi, una volta ogni tanto, prenditi una vacanza. La mattina presto, per pochi momenti, rinuncia a tutto, dimentica tutto, e sii solo te stesso. Nel buio della notte, quando tutti dormono, siediti sul letto e sii semplicemente te stesso.

Questo funziona molto meglio.

Tutti coloro che hanno rinunciato hanno continuato a sognare le stesse cose, a rimanere ugualmente aggrappati al mondo, a essere gelosi come sempre.

Mi trovavo in Himalaya e stavo per sedermi sotto un albero, quando, da un altro albero, un monaco indù mi gridò: “Non sederti lì. Quello appartiene al mio maestro”. Ho osservato: “Mio dio, anche qui, nella foresta… Hai rinunciato al mondo intero, ma non hai rinunciato all’albero. E l’albero non appartiene a nessuno”.

 

Come puoi lasciare il mondo? Questo è il tuo mare, e tu sei un pesce. Lasciandolo, morirai. Come fa un uccello a lasciare il cielo? È il suo mondo. Se lascia il cielo, morirà. Non puoi lasciare il mondo, ma qui e là puoi prenderti una vacanza, un po’ di tempo per te stesso… e nessuno lo saprà.

Quei brevi momenti in cui lasci andare il mondo intero come se fosse un sogno – e il tuo essere rimane come unica realtà – sono i momenti di maggior felicità, pace, silenzio, beatitudine. Quei momenti sono divini. In quei momenti tu non sei più un essere umano comune, all’improvviso hai trasceso la tua umanità, sei entrato nell’esistenza priva di forma. Il tuo cuore diventa il battito del cuore dell’esistenza.

Questa è l’unica pratica possibile, qualunque altra cosa è futile e pericolosa. Rimani ordinario in ogni dimensione, solo tieniti degli spazi qui e là. Il mondo va avanti, tu non interferire, e non fuggire neppure. Partecipa, e partecipando continua a crescere in quei pochi momenti. Rimani nel mondo e diventa un buddha, questo è il mio messaggio.

Quando uno ha realizzato la grande legge e l’essenza dei buddha e dei patriarchi, noi lo serviamo, inchinandoci davanti a lui con reverenza.

Cosa possiamo fare quando qualcuno sprigiona consapevolezza, sprigiona la danza dell’esistenza? Cosa abbiamo da offrire? In Occidente si sono sempre chiesti come mai gli orientali si chinano ai piedi dei loro maestri. Non sanno che è diventata un’usanza tradizionale. Sfortunatamente tutto diventa tradizione, ma intimamente, nella sua essenza, possiede una grande bellezza. Non ha nulla a che vedere con i piedi. È solo una questione di gratitudine che non può essere espressa a parole, ma solo chinandosi ai piedi del maestro.

Sakyamuni-Buddha ha detto: “Quando incontri un maestro che manifesta la saggezza suprema, non considerare da chi è nato…”

Non chiedergli a quale casta appartiene, non chiedergli del suo aspetto esteriore. Forse non ti sembrerà bello, forse non appartiene a una casta alta, a quella dei bramini, può essere un sudra come Kabir o Dadu. Può non aver rinunciato a un regno, come Buddha e Mahavira. Ma non tutti hanno un regno a cui rinunciare.

Dogen dice che quando incontri un maestro non devi preoccuparti del suo lignaggio, né del suo aspetto esteriore. Hai solo bisogno di renderti conto che è un uomo che ha realizzato se stesso, tutto il resto è non-essenziale. Ora hai soltanto bisogno di gratitudine. Trovare un uomo così è un miracolo, e tu l’hai trovato.

La tua gratitudine porterà la primavera nel tuo essere. L’esperienza del maestro comincerà a scorrere verso di te come i fiumi che scendono dalle montagne verso l’oceano. La tua gratitudine diventa esattamente come l’oceano: vasta, aperta. E le altezze del maestro sono come le montagne, da cui il Gange e milioni di altri fiumi scendono a valle impetuosi, saltando di roccia in roccia, di valle in valle, fino a raggiungere l’oceano. Se sei con un maestro hai bisogno solo di umiltà e gratitudine.

E il maestro non può che riversarsi in te.

 

tratto da: Osho, Dogen the zen master # 4

 

 

 

IL VERO MAESTRO

Nessun vero maestro desidera che i suoi discepoli si concentrino su di lui, perché ciò li distoglierebbe da loro stessi. Soltanto il falso maestro, lo pseudo maestro, cerca di farsi ammirare dalla gente, fa in modo che la gente si abbandoni a lui, gli si dedichi, gli sia devota; la sua vera preoccupazione è che l'attenzione dei discepoli sia rivolta a lui. Questo è l'unico modo per scoprire se il maestro è falso o autentico. Il vero maestro cerca in ogni modo possibile di dirigerti all'interno. Tutto ciò che è esterno è oggettivo: non ti farà mai penetrare la realtà soggettiva; non ti condurrà mai a conoscere la tua interiorità, il tuo tempio, il luogo dove si nasconde il tuo buddha, dove raggiungerai il punto più alto della consapevolezza.

TRATTO DA: Osho, Nansen # 9

 

 

 

Mi sono illuminato......mi sono illuminato!

 

 

Osho racconta spesso di un suo discepolo tedesco che si è dichiarato illuminato per ben 5 o 6 volte, quando era in Germania, e poi regolarmente ‘perdeva’ l’illuminazione, ogni volta che veniva a sedersi ai piedi di Osho. A giudicare dalla storia sembra un tipo onesto... forse onestamente si sentiva illuminato e poi, certamente con molta onestà e umiltà, era pronto ad ammettere: “No, mi son sbagliato… non lo sono”. Ma è davvero così facile confondersi e pensare di essere illuminati quando non lo si è?

 

 

Osho, dichiararsi illuminati – senza esserlo – sembra diventare sempre più di moda in questi giorni, particolarmente fra i terapisti. Essendo guarito da questa malattia, dico che rivendicare l’illuminazione senza averla raggiunta è il più grande tradimento e influenzare gli altri con un’autorità che si basa su un inganno è il più grande crimine possibile.

 

Hai ragione al cento per cento. Prima di rispondere alla tua domanda, vorrei presentarti alle persone qui presenti. Forse non ti conoscono e senza conoscerti, sarà difficile per loro comprendere il giusto contesto della domanda. Gunakar uno dei sannyasin più amati. Un grande talento... una intelligenza acuta e un’autentica sete di ricerca interiore. Venne da me molti anni fa e rimase con me negli alti e bassi della vita. Il problema più grosso... è tedesco, e per un tedesco è naturalmente più facile essere un maestro che un discepolo. Così mentre era qui in India con me, era abbastanza intelligente da comprendere che non è un maestro e ‘lavorava’ come discepolo. Ma tutte le volte che tornava in Germania, incominciavano i guai: in Germania diventava illuminato. Non ci sono criteri esteriori per l`illuminazione, e così trovava alcuni tedeschi che lo riconoscevano come maestro illuminato. E una volta entrato in questo trip... non si sedeva semplicemente in silenzio – è molto difficile per un tedesco – doveva anche fare qualcosa. Adesso che era illuminato... voleva ‘illuminare’ tutto il mondo, scrivendo lettere a primi ministri, presidenti, ambasciatori, all’ONU; cercando di convincerli che non c’era altra soluzione se non l’illuminazione. E quando proprio volava ad ali spiegate, gli mandavo un messaggio: “Torna in India... hai già volato abbastanza. Un po’ di riposo ti farà bene”.

Tornando in India la sua illuminazione scompariva. Sedendo di fronte a me diventava di nuovo un discepolo. Incominciò a sentirsi molto strano... accadde una, due, tre volte. Disse: “Strana situazione: crediamo che Osho aiuti la gente a diventare illuminata. Io mi illumino quando sono in Germania, e ogni volta che ritorno qui, Osho fa finire la mia illuminazione. Sono al punto di partenza!”. Non è ritornato per almeno sei anni: chi vuole perdere l’illuminazione? Tu vieni da me per illuminarti e lui, poveretto, doveva venir qui per perdere l’illuminazione.

Ma una cosa falsa è falsa, l’immaginazione è solo immaginazione. Puoi vantarti, puoi ingannare gli altri, puoi diventare un imbroglione, ma nel profondo tu sai bene ciò che stai facendo.

E finalmente ha capito, in Germania, che una volta illuminato, uno non può diventare non-illuminato, è una cosa impossibile, non è mai accaduta nell’intera storia dell’umanità – tranne che a Gunakar. Non esistono precedenti. E lui, che è abbastanza intelligente e coraggioso, ha lasciato perdere, di sua iniziativa, tutta la faccenda.

Ho avuto notizia di cosa è successo l’ultima volta... io mi tenevo aggiornato, volevo sapere come andavano le cose, fin dove era arrivata la sua illuminazione. L’ultima volta l’ho chiesto a un sannyasin tedesco e lui ha risposto: “È accaduto uno strano fenomeno. Ho incontrato Gunakar. Non avrei mai creduto…”. Gunakar aveva un bellissimo castello sul Reno, in una posizione splendida, davvero degno di un illuminato, e i discepoli andavano al castello…

Il sannyasin tedesco mi ha raccontato: “L’ho incontrato nel ristorante di una comunità... quando era illuminato non frequentava gente comune, luoghi ordinari. E non solo si trovava al ristorante, ma faceva il lavapiatti e il cameriere, lavorava!”.

E il sannyasin gli ha chiesto: “Gunakar, che ne è stato dell’illuminazione?”. E lui: “Non sono illuminato. Sono solo un lavapiatti”. Quando me l’hanno raccontato, ne sono stato immensamente felice, perché essere un lavapiatti nella realtà è meglio che essere un Gautama il Buddha in sogno.

E questa volta non è venuto qui da illuminato. Questa volta è bello: è arrivato semplicemente come se stesso – aperto, disponibile, pronto. Le volte passate, quando arrivava era molto teso. Naturalmente, perché aveva paura – veniva da me e io gli avrei detto: “Gunakar, vieni giù... non è ancora il momento di essere illuminato. Aspetta!”. Era preoccupato, teso, ansioso. E non poteva neppure rimanere in Germania, perché la sua sete interiore era ancora presente, insoddisfatta. Quella falsa illuminazione non gli serviva. Quindi doveva venire da me, ma con una gran tensione. Questa volta è arrivato rilassato, con niente da perdere. È un uomo ordinario. Ma essere ordinari è molto bello. Significa essere rilassati, significa assenza di tensione, significa essere disposti a crescere. Questo è l’antefatto.

Ora dice: “Sono guarito dalla malattia della falsa illuminazione, ho smesso di fingere di essere illuminato, di insegnare alla gente”. Ora può capire il male di cui sono responsabili persone di quel tipo… Ci sono due o tre persone di cui mi hanno raccontato che si sono illuminate… si sono illuminate, stanno raccogliendo seguaci.

E Gunakar ha ragione, dichiarare di essere illuminato quando non lo sei è uno dei crimini peggiori – perché è l’inganno più grosso che puoi fare all’umanità. È il fenomeno più brutto. Puoi essere un truffatore, e sottrarre alla gente con l’inganno soldi, beni, case, mogli, mariti, qualunque cosa, ma sono azioni trascurabili, non contano granché. Invece, chi finge l’illuminazione ti imbroglia al livello della consapevolezza, del tuo stesso essere. Usa una forma di violenza che, sebbene invisibile, è la peggiore che un criminale possa utilizzare.

Tutti quei terapisti faranno dietro-front... perché presto si renderanno conto che in quel modo non danneggiano solo gli altri, ma danneggiano la loro stessa crescita. Se non sei illuminato e pretendi di esserlo, smetterai di crescere verso l’illuminazione: sei già illuminato, che bisogno c’è?

È un bene che tu ne sia venuto fuori senza il mio aiuto. È stato un bene che tu sia rimasto in Germania e non sia venuto qui per sei, sette anni. Sei arrivato a una grande comprensione: che l’immaginazione non serve a niente, e che proclamare una realizzazione interiore che è falsa, è il peggior crimine del mondo; anche le persone che lo stanno facendo adesso se ne renderanno conto, aiutale.

 

tratto da: Osho, The Osho Upanishad # 7

 

 

 

Terapisti, non maestri illuminati !

 

Può essere facile, per un terapista, arrivare a ingannare persino se stesso e cominciare a credere di essere un maestro... È un lavoro a rischio il suo: tende a essere visto dal paziente in una posizione di superiorità, e può essere difficile prendere distanza dal ruolo.

 

 

Osho, il ruolo di terapista è pericoloso per la mia crescita spirituale? E possibile aiutare gli altri e al tempo stesso lasciare che l’ego si dissolva? Sento che dentro di me c’è un continuo e sottile conflitto tra una parte chiara e un’altra che non vuole chiarezza. Grazie alla tua guida ho imparato a non dominare gli altri quando uso la mia capacità di vedere, ma non sto forse ancora dominando me stessa?

 

Quella del ruolo del terapista è una questione molto complessa e delicata. In primo luogo, il terapista soffre degli stessi problemi di cui soffrono le persone che sta cercando di aiutare. Il terapista è solo un tecnico. Può però riuscire a ingannare se stesso e agire come se fosse un maestro. Questo è il pericolo più grande per un terapista. Ma con un po’ di comprensione le cose possono cambiare.

Innanzitutto, non pensare agli altri in termini di aiuto; questo ti porterà a credere di essere un salvatore, un maestro, e in questo modo l’ego rientra dalla porta di servizio. Ti senti importante, sei al centro del gruppo, l’attenzione di tutti è rivolta verso di te.

Lascia perdere il concetto di aiuto, sostituiscilo con la parola ‘condivisione’. Condividi quello che hai compreso, di qualunque cosa si tratti. I partecipanti ai gruppi non sono inferiori a te. Terapista e partecipanti sono tutti nella stessa barca: il terapista è solo un po’ più erudito. Sii consapevole del fatto che il tuo sapere è preso a prestito, non dimenticare nemmeno per un istante che tutto quello che sai non è frutto della tua esperienza. Questo sarà d’aiuto alle persone che partecipano al gruppo.

L’uomo è un meccanismo molto delicato. La cosa funziona in due direzioni: il terapista comincia a diventare il maestro e invece di aiutare il partecipante, distrugge qualcosa dentro di lui, perché gli insegna soltanto la tecnica. Non si creerà un’atmosfera di amorevole, generosa amicizia, di fiducia, ma piuttosto un clima del tipo: “Tu ne sai di più e io di meno... ma partecipando ad altri gruppi di terapia ne saprò anch’io quanto te”. I partecipanti lentamente cominceranno a diventare terapisti...

Ma ricorda: se assumi il ruolo di colui che aiuta, la persona che viene aiutata non potrà mai perdonarti. Hai ferito il suo orgoglio, il suo ego. Non era nelle tue intenzioni, tu volevi soltanto nutrire il tuo ego; ma questo può accadere solo se ferisci l’ego degli altri. Non puoi soddisfare il tuo ego senza ferire quello degli altri. Il tuo ego, essendo più grande, avrà bisogno di maggiore spazio e gli altri dovranno ridurre il loro spazio e la loro personalità per riuscire a stare con te.

Sin dall’inizio, una persona davvero piena d’amore... e voglio chiarire che per me non c’è niente di più terapeutico dell’amore. Le tecniche possono aiutare, ma il vero miracolo avviene attraverso l’amore. Ama le persone che partecipano ai gruppi e sii una di loro, senza ritenerti superiore, o migliore. Chiariscilo fin dall’inizio: “Ci sono tecniche che ho imparato e altre cose che derivano dalla mia esperienza. Vi darò le tecniche e condividerò con voi la mia esperienza. Ma voi non siete miei discepoli, siete solo amici e avete bisogno. Io ho una certa comprensione, non molta, ma la posso condividere con voi...”.

In altre parole, io sto parlando di un concetto di terapia totalmente nuovo. Il terapista è solo un coordinatore. Si limita a tentare di rendere il gruppo più sereno, silenzioso, e si assicura che niente vada storto... più un guardiano che un maestro.

E devi anche chiarire che: “Anch’io sto imparando, mentre condivido la mia esperienza. Quando vi ascolto, non è solo il vostro problema, sono anche i miei problemi. E quando dico qualcosa, non mi limito a dirlo, lo ascolto anche”.

Chiarisci che tu non sei speciale, con grande enfasi... e questo deve essere fatto all’inizio del gruppo, e tenuto sempre presente quando il gruppo si muove più in profondità ed esplora nuovi territori. Tu sei solo uno più anziano, che ha fatto qualche passo in più, altrimenti non potresti aiutare le persone.

Impareranno le tecniche e diventeranno terapisti anche loro. E ci sono abbastanza pazzi sulla terra, cinque miliardi di pazzi, e ognuno potrà trovare i propri seguaci. È una debolezza umana, quando qualcuno ti guarda, cominci a pensare che ci deve essere qualcosa di grande in te...

Le persone hanno dei problemi, soffrono di debolezze umane. Ma anche tu sei umano, e sbagliare è assolutamente umano. Senza alcuna condanna, ma con immenso amore, aiutali ad aprirsi, e ciò è possibile solo se apri te stesso.

Ho notato un fatto curioso: due estranei si dicono cose che non direbbero mai alle persone che conoscono. Incontri qualcuno sul treno, non sai come si chiama, dove va e da dove viene e cominci a parlare... la gente rivela i propri segreti a degli estranei, perché un estraneo non ne approfitterà. Alla prossima stazione se ne andrà e forse non vi vedrete mai più. Condividendo i tuoi segreti, le tue debolezze, la tua vulnerabilità puoi rendere gli altri più coraggiosi, più amorevoli, con più fiducia in te. La tua fiducia provoca la loro fiducia e quando vedono che sei aperto e innocente e disponibile, cominciano ad aprirsi. È una reazione a catena.

Ma se diventi un maestro... alcuni terapisti di questa comune, degli idioti, sono diventati ‘maestri’. Non sanno niente del proprio essere, non sanno niente del mistero dell’esistenza, conoscono solo un certo tipo di gioco mentale. Anche quel gioco mentale può essere d’aiuto, se sei sotto la guida di uno che è arrivato. Un gruppo di terapia può certamente creare un po’ meno confusione, un po’ di chiarezza. Ma un gruppo non è la fine, è solo l’inizio. È una preparazione alla meditazione, proprio come la meditazione è una preparazione per l’illuminazione.

Se capisci la semplice aritmetica delle cose, non troverai alcuna difficoltà e potrai godere maggiormente del gruppo, perché con te il gruppo andrà più in profondità. E nel gruppo non sarai solo un insegnante, ma anche uno studente.

Al-Mustafa, il profeta di Kahlil Gibran, fa un’affermazione molto bella. Quando qualcuno chiede: “Parlami dell’imparare...” egli dice: “Poiché hai chiesto, parlerò. Ma ricorda, io parlo e nello stesso tempo ascolto con te”.

Io sono qui sul podio e sono anche seduto tra voi. Non sono speciale in alcun modo. Questo fa avvicinare le persone. Ogni pretesa di essere speciali crea distanza. Ogni tentativo di soddisfare l’ego distrugge l’atmosfera d’amore. Non esiste terapia più grande dell’amore. Ama coloro che partecipano al tuo gruppo. Amali così come sono, non come dovrebbero essere. Hanno sofferto tutta la vita a causa dei loro leader religiosi, politici, sociali, teologici, filosofici, dai quali erano amati solo in quanto seguaci e perché agivano secondo le loro idee.

Questi leader ti ameranno solo dopo averti ucciso, dopo averti distrutto completamente e forgiato in funzione del loro pensiero. Tutte le religioni hanno fatto questo all’umanità. Nessuno è rimasto indenne. E costoro, in coscienza, pensavano di aiutare. Ti hanno dato idee, ideologie, principi, comandamenti, con l’idea fissa di volerti aiutare, perché altrimenti ti saresti perso. Non possono fidarsi della tua libertà e non possono rispettate la tua dignità. Ti hanno ridotto veramente male... e nessuno protesta.

Quando Gesù diceva alla gente: “Voi siete le pecore e io sono il pastore,” doveva certamente avere davanti delle pecore, perché nessuno si è alzato a dirgli: “È troppo! Ti stai mettendo su un piedistallo, e ci chiami pecore. Ci degradi a tal punto che non siamo più nemmeno esseri umani”. E Gesù diceva: “Io sono il salvatore, salverò l’intera umanità. La sola condizione è che crediate in me”.

Ma questa condizione distrugge tutto ciò che c’è di bello in te, tutto ciò che hai il diritto di far crescere e sbocciare in un essere umano unico e splendido.

L’idea che qualcuno debba salvarti, fa male, non ti lascia nemmeno la libertà di salvare te stesso. Si deve capire Gesù con grande chiarezza: egli è assolutamente contro la libertà dell’uomo. Dice cose piacevoli, proprio come un rappresentante, ma la sua intenzione è quella di portarti via il tuo fondamentale e basilare diritto di nascita: quello di crescere come individuo unico; non come copia di qualcun altro... ma solo te stesso.

Gesù non accettava le persone per quello che erano insistendo invece che dovevano essere come lui insegnava. Non permetteva loro nemmeno di dubitare o discutere: non puoi discutere con il figlio di dio, lui dice la verità... il salvatore dell’intera umanità, a un’unica condizione: che si creda in lui. Non ti dà nemmeno la libertà di pensare, la libertà di meditare, la libertà di cercare, la liberà di inquisire... nessuna libertà. Gesù ha creato la più grande schiavitù del mondo: il cristianesimo.

 

Mi torna in mente l’affermazione di un grande medico che era mio amico. Mi disse: “L’esperienza di tutta una vita mi dice che la funzione del medico non è quella di curare il paziente. Il paziente cura se stesso: il medico gli fornisce solo un’atmosfera d’amore, piena di promesse... Il medico gli dà fiducia e ravviva in lui il desiderio di vivere più a lungo. Tutte le medicine non sono che un aiuto secondario”. E la sua esperienza di medico gli diceva che se la persona ha perso il desiderio di vivere, nessuna medicina può essere d’aiuto.

La situazione del terapista è la stessa. Il terapista non è una persona che può curare i problemi psicologici della gente. Può solo creare un’atmosfera piena d’amore, nella quale le persone possono liberare le loro immagini inconsce represse, le loro allucinazioni e i loro desideri, senza la paura di essere derisi, ma con l’assoluta certezza che tutti proveranno per loro amore e amicizia. L’intero gruppo dovrebbe funzionare come situazione terapeutica.

Il terapista è solo un coordinatore. Mette insieme persone psicologicamente malate o disturbate e si assicura che non accada niente di male. E se può sostenere queste persone con qualche idea, intuizione o osservazione, dovrebbe sempre chiarire che ‘ciò fa parte delle mie conoscenze, ma non è la mia esperienza’, a meno che non sia davvero la sua esperienza.

Se sei sincero e franco, onesto e autentico, non cadrai mai nella trappola del diventare un maestro, un salvatore – una trappola in cui è molto facile cadere. Nel momento in cui diventi un maestro e un salvatore, e non lo sei, non puoi aiutare le persone, anzi le sfrutti, sfrutti le loro debolezze, i loro problemi.

L’intero movimento psicoanalitico, nel mondo, è il più vasto esperimento di sfruttamento in massa che esista. Nessuno viene aiutato: tutti vengono immensamente sfruttati. E nessuno viene aiutato perché lo psicoanalista, lo psicoterapeuta... La psicologia si è divisa in molti rami, ma tutti fanno lo stesso lavoro: ti riducono a paziente e loro sono i medici. E il problema è che essi soffrono delle stesse malattie. Ogni psicoanalista va da un altro psicoanalista almeno due volte l’anno per essere aiutato, è una vasta cospirazione. Se ascolti ogni genere di follie e non sei oltre la mente e i suoi problemi, tu stesso diventerai pazzo. Comincerai a soffrire degli stessi problemi dei tuoi pazienti. Invece di essere curati, ti faranno ammalare. Ma la responsabilità è tua.

Porta amore, apertura, sincerità... Prima che le persone comincino ad aprire le porte del cuore... e le stanno tenendo ben chiuse così che nessuno possa vedere i loro problemi. La funzione primaria di uno psicoterapista è di aprire il proprio cuore e mostrare che anche lui è umano, come loro. E soffre delle stesse debolezze, delle stesse passioni, dello stesso desiderio di potere, dello stesso desiderio di denaro. Soffre di angosce e ansietà, ha paura della morte. Apri il tuo cuore totalmente. Ciò aiuterà gli altri a fidarsi di te, perché non sei un impostore. I giorni dei salvatori, dei profeti e messaggeri, dei tirthankaras e avataras sono finiti. Nessuno li accetterà oggi. Se uno di questi riapparisse oggi, la gente non lo lapiderebbe neppure. Riderebbe di lui. Gli direbbe semplicemente: “Sei uno stupido. L’idea stessa di poter salvare l’intera umanità è folle. Prima salva te stesso, e noi vedremo la tua luce e la tua magnificenza e il tuo splendore”. La fiducia arriva da sé: non deve essere chiesta. Arriva proprio come una fresca brezza dalle montagne, una grande onda dell’oceano. Non devi fare niente per ottenerla. Devi solo essere disponibile, al momento giusto e nel posto giusto.

Nessuno può salvarti, solo tu puoi farlo. Io ti dico: sii il salvatore di te stesso.

Ma aiutare è possibile, a una condizione: che venga fatto con amore, che venga fatto con gratitudine perché l’altro si è fidato di te e ti ha aperto il suo cuore.

La funzione di un terapista è indubbiamente molto complessa... e ci sono molti idioti tra i terapisti! La loro situazione è simile a quella di un macellaio che si mette a fare il chirurgo: sa come tagliare, ma ciò non significa che possa fare il neurochirurgo. È capace di uccidere un bufalo, mucche e ogni tipo di animale, ma la sua funzione è al servizio della morte. Il terapista serve la vita.

Deve creare valori che affermano la vita vivendoli in prima persona, andando nei silenzi del suo cuore. Più profondamente vai dentro te stesso, più profondamente puoi raggiungere il cuore dell’altro. È esattamente la stessa cosa... perché il tuo cuore e il cuore dell’altro non sono due cose distinte. Se comprendi il tuo essere, comprendi l’essere di ogni individuo. E allora vedi che anche tu sei stato stupido, anche tu sei stato ignorante, anche tu sei caduto molte volte, anche tu hai commesso molti crimini contro te stesso e contro gli altri, e se altre persone lo stanno ancora facendo, non hai bisogno di condannarle. Devono solo diventare consapevoli ed essere lasciate a se stesse, non devi forgiarle secondo un certo modello.

Allora essere un terapista diventa una gioia, perché arrivi a conoscere l’interiorità dell’uomo, che è uno dei posti più segreti in cui si nasconde la vita. E conoscendo gli altri, conosci di più anche te stesso. È un circolo vizioso – non c’è altro modo di dire, ma non vorrei usare la parola ‘vizioso’. Permettetemi di coniare un’espressione: circolo virtuoso. Tu ti apri ai tuoi pazienti, ai partecipanti e loro si aprono a te. Ciò ti aiuta ad aprirti di più e di conseguenza anche loro si aprono di più. Presto non ci saranno più né terapista né paziente, ma solo un gruppo di persone che si amano e si aiutano reciprocamente. Se il terapista non si perde nel gruppo, non è un terapista autentico. Questo è il mio criterio.

Tu dici: “Grazie alla tua guida ho imparato a non dominare gli altri quando uso la mia capacità di vedere, ma non sto forse ancora dominando me stessa?”. Non sono due cose separate. Il dominio è dominio, sia che domini gli altri sia che domini te stesso. Se domini te stesso, allora in modo sottile dominerai anche gli altri. Come può essere altrimenti?

La prima forma di dominio che devi abbandonare non è verso gli altri... perché non è certo che gli altri accetteranno di essere dominati.

La prima forma di dominio da abbandonare è quella su te stesso. Perché diventare prigionieri di se stessi, creare con grande sforzo una prigione attorno a sé e portarsela dietro ovunque? Prima di tutto impara la piena gioia della libertà, come quella di un uccello che vola ad ali spiegate nel vasto cielo aperto. La tua libertà diventerà una forza di trasformazione per gli altri. Il dominio è così brutto. Lascialo ai politici, che non conoscono la vergogna. Vivono nelle fogne pensando di vivere in sontuosi palazzi. Passano la vita intera nelle fogne, vivono lì e moriranno lì. Sono primi ministri, presidenti, re, regine... Desiderano un potere sempre maggiore solo per riempire la propria interiorità, che sentono completamente vuota.

Guardando da fuori, il mondo interiore sembra vuoto.

Guardando da dentro, il mondo intero è vuoto.

Solo la tua interiorità è traboccante, ma le cose che traboccano sono invisibili: il profumo del tuo essere, l’amore, la beatitudine, l’estasi, il silenzio; nessuno li può vedere. Ecco perché se guardi dall’esterno sembra tutto vuoto. E allora senti il desiderio di riempire questo vuoto. Come? Con i soldi, con il potere, con il prestigio, diventando presidente o primo ministro... ? Fai qualcosa e riempilo! Non è possibile vivere con un buco dentro, un senso di vuoto assoluto.

Ma queste persone non sono andate dentro: hanno solo guardato dall’esterno. Questo è il problema: dall’esterno puoi vedere solo gli oggetti, e l’amore non è un oggetto, la beatitudine non è un oggetto, la comprensione non è un oggetto, l’illuminazione non è un oggetto, la saggezza non è un oggetto. Tutto ciò che è grande nella vita dell’uomo è soggettivo, non oggettivo.

Ma dall’esterno puoi vedere solo gli oggetti.

Questo ti spinge a riempire il tuo vuoto interiore con dei rifiuti. Ci sono persone che lo riempiono con conoscenze prese a prestito, altri che lo riempiono torturando se stessi, e diventano santi. Ci sono persone che fanno di tutto per diventare primi ministri, per diventare presidenti. Tutte le persone vuote hanno un immenso bisogno di dominare gli altri. Ciò dà loro la sensazione di non essere vuote.

Un meditatore comincia indagando nella propria soggettività, dall’interno, e diventa consapevole di immensi tesori, tesori inesauribili. Solo allora puoi smettere di dominare te stesso e di dominare gli altri. Non ce n’è bisogno. Da quel momento tutti i tuoi sforzi saranno diretti a rendere gli altri consapevoli della propria individualità, della propria libertà, della fonte immensa e inesauribile di beatitudine, appagamento, pace.

Per me, se la terapia prepara il terreno per la meditazione, allora si muove nella direzione giusta... il terreno per i pazienti e il terreno per i terapisti, entrambi. La terapia, a un certo punto dovrebbe diventare meditazione. La meditazione a un certo punto diventa illuminazione. E avere questo potenziale immenso e rimanere un mendicante...

Talvolta, quando penso agli altri, mi sento molto triste. Nessuno è un mendicante, ma si comporta come se lo fosse, e non vuole abbandonare il suo stato di mendicante, perché ha paura che sia tutto quello che ha. Ma se non lo si abbandona, non si scoprirà mai di essere un imperatore e che il proprio impero è dentro.

Tenta di capire te stesso il più profondamente possibile. La terapia è solo secondaria. E se non hai raffinato il tuo essere attraverso la meditazione e il silenzio... Non sto dicendo smetti di lavorare, sto dicendo trasforma la qualità del lavoro. Fanne un vero lavoro. Apri il tuo cuore, parla delle tue debolezze, dei tuoi problemi nei gruppi, chiedi consiglio: c’è qualcuno che può aiutarti? Quando i partecipanti capiscono che il terapista non è un egoista, verranno da te in assoluta umiltà, apriranno i loro cuori. Allora li potrai aiutare.

Ma ricorda continuamente: la terapia è incompleta. Anche la terapia più perfetta è solo il primo passo. Senza il secondo, è priva di significato. Perciò lascia i pazienti al punto in cui cominciano a muoversi verso la meditazione. La tua terapia sarà completa solo quando i tuoi pazienti cominceranno a meditare. Crea un immenso desiderio di meditazione nei loro cuori, e di loro che anche la meditazione è solo un passo, il secondo passo. E se non porta all’illuminazione è anch’esso incompleto. L’illuminazione è il culmine di tutti questi sforzi. Chiarisci il fatto che la terapia finisce dove comincia la meditazione, e la meditazione finisce dove comincia l’illuminazione.

Naturalmente l’illuminazione è un gradino che non porta da nessuna parte. Semplicemente svanisci nella consapevolezza universale, diventi una goccia di rugiada su una foglia di loto che scivola nell’oceano. Ma è l’esperienza più grande. Dà significato, senso, alla vita. Ti permette di diventare parte dell’universo dal quale ti teneva separato il tuo ego. Ed è così facile... semplice come questo silenzio: nessuno potrebbe pensare che qui ci sono migliaia di persone.

Devi solo muoverti nella giusta direzione. Una volta individuata la giusta direzione, ogni cosa può diventare un gradino verso uno stato di consapevolezza più elevato.

 

La terapia dovrebbe essere solo una via alla meditazione. Allora la terapia ha immenso valore. Diversamente è solo un gioco mentale.

 

tratto da: Osho, The Great Pilgrimage From Here to Here # 14

 

 

 

…e inizi a crederci anche tu !

 

 

...anche quando cominci a meditare, sei lo stesso uomo, con la stessa mente. In tutta la tua vita hai creato pseudo-esperienze: false, disoneste, non autentiche. Sai perfettamente che non sono vere ma almeno puoi ingannare gli altri.

Ma non conosci una semplice legge: se riesci a ingannare molte persone finirai a tua volta ingannato. Il loro farsi imbrogliare ti farà pensare che deve esserci qualcosa di vero; altrimenti non riusciresti a ingannare così tanta gente. Comincia a raccontare una bugia e la sera – quando tua moglie te la racconterà – la tua bugia avrà fatto il giro di tutta la città. E tu lo sai benissimo: hai cominciato tu la mattina... ma se tutta la città ne sta parlando, allora forse c’è qualcosa di vero! Tale è la follia dell’uomo che riesce a credere persino alle proprie bugie e può farlo così totalmente che non ti è possibile sospettarlo.

Un uomo interpretò il ruolo di Abramo Lincoln per un anno consecutivo. Era il centenario del suo assassinio, e fu dedicato un intero anno in suo onore e alla sua memoria. Venne scritto un dramma e si cercò in tutta l’America un uomo che potesse interpretare la parte di Abramo Lincoln; riuscirono a trovare, stranamente, un uomo che avesse il suo stesso aspetto: stessa altezza, stesso peso.

Lo addestrarono... dato che Lincoln ogni tanto balbettava gli insegnarono a fare altrettanto; una gamba di Lincoln era leggermente più lunga dell’altra, pertanto misero il poveraccio in trazione e allungarono un po’ la sua gamba... e così cominciò a camminare come Lincoln con in mano un bastone.

L’attore recitò quel ruolo per un anno intero, tre volte al giorno, mattina, pomeriggio e sera. Lo faceva così perfettamente che la gente era meravigliata: sembrava come se Lincoln fosse tornato a vivere. Un anno è tanto tempo. Divenne sempre più abile e quando l’anno volse al termine fu premiato con un grosso riconoscimento. Tornò a casa ma continuò a balbettare. Sua moglie disse: “Ora non c’è più bisogno che balbetti”.

Egli rispose, “Non ce n’è bisogno? Cosa vuoi dire? Lincoln balbetta”.

La moglie disse: ”Chi cerchi di prendere in giro?”

All’inizio pensavano che stesse solo scherzando ma lo scherzo continuava… camminava come Lincoln, parlava come Lincoln. Si comportava come se fosse il presidente. Alla fine, pensarono: “È impazzito. Ci crede davvero: trecentosessantacinque giorni, tre volte al giorno, sempre lo stesso ruolo…”

Proprio in quel periodo gli scienziati avevano scoperto la macchina della verità. Stai in piedi sulla macchina della verità – ma non lo sai, è nascosta sotto il pavimento – e ti fanno qualche domanda: c’è un orologio davanti a te sulla parete e ti chiedono, “Che ore segna l’orologio? Non puoi fingere e rispondi, “Sono le dieci” o “le dodici”. La macchina segnala se sbagli o meno. Continuano a farti qualche altra domanda: “Quante persone ci sono qui?” Ora, come potresti mentire? Ci sono quattro persone e quindi rispondi “quattro” e la macchina segna di nuovo “giusto”. Fanno quattro o cinque domande a cui non si può mentire...

E poi gli chiesero, “Sei Abramo Lincoln?”.

Ormai era stanco. Tutta la sua famiglia, i suoi amici continuavano a insistere... era stato portato da uno psicologo all’altro… e così alla fine decise di abbandonare questa idea e accettare ciò che ‘quegli idioti’ gli stavano dicendo. Anche se lui era Abramo Lincoln, cosa poteva farci? Se nessuno era disposto a credergli, quanto ancora avrebbe potuto discutere? Così quando gli domandarono: “Sei Abramo Lincoln?”, lui rispose: “No!”... e la macchina segnalò che stava mentendo! Perché nel profondo del suo cuore lo sapeva bene... e la macchina funziona in base al cuore. Quando menti il battito cardiaco perde la sua simmetria. Quando dici qualcosa di vero il battito cardiaco mantiene lo stesso ritmo ma quando menti hai una piccola contrazione... e la macchina la rileva.

Il poveretto diceva: “Non sono Abramo Lincoln,” ma la macchina della verità rivelava il contrario!

 

Non credere a questa gioia e a questa pace che senti. Non pensare che sia l’essere diventato il testimone. Perché non lo è.

Ti spiego il concetto: nel diventare il testimone non vi è nulla di cui essere testimoni. La regola è semplice: finché c’è qualcosa di cui sei testimone, “essere un puro testimone” è una cosa che non è ancora accaduta.

Quando non c’è nulla di cui essere un testimone e resta solo una pura consapevolezza, soltanto lo specchio che non riflette niente, tu hai trovato, scoperto, te stesso. Certamente questa scoperta irradierà gioia ma non sarà una tua esperienza. La sperimenteranno gli altri; per te sarà semplicemente come respirare, una cosa naturale. Sarai in un’estasi costante, ma se ne accorgeranno gli altri. Irradierai una nuova presenza, un nuovo carisma, ma gli altri lo sentiranno. Per te sarà proprio come accettare il tuo corpo, i tuoi occhi, i tuoi capelli, le tue mani: non c’è niente di speciale in questo.

Il momento in cui la gioia non è più qualcosa di speciale, la pace non è più qualcosa di cui vantarsi; quando l’estasi è semplicemente come respirare... sei arrivato a casa.

 

tratto da: Osho, The Hidden Splendor # 24

 

 

 

Stadi diversi

Sulla strada verso l’illuminazione

 

 

Osho, tempo fa hai detto che è arrivata la primavera e molti di noi sono pronti a sbocciare, a fiorire. ‘Sbocciare’, ‘risvegliarsi’, ‘autorealizzazione’... tutti questi termini significano illuminazione, verità ultima? Oppure c’è una differenza fra di loro? Ed è possibile che una persona, dopo ‘essere arrivata’ ritorni a identificarsi con la mente?

 

C’è una differenza tra il fiorire, la consapevolezza, l’autorealizzazione e l’illuminazione. L’illuminazione è la verità ultima – il ricercatore scompare, ma è stata trovata la verità. Scompare il pellegrino e si trova il divino. È importante capire le differenze….

Dall’illuminazione non si può tornare indietro perché non tu sei più lì per poter tornare indietro. Questa possibilità esiste solo fino a quando tu continui a esserci. Soltanto la tua assenza ti garantisce di non poter tornare indietro.

La fioritura è solo l’inizio, cominci a entrare dentro di te –  così come si entra in un giardino. È di grandissima importanza, perché senza entrare dentro di te non arriverai mai a raggiungere il centro. Nella fioritura, per la prima volta, riconosci il tuo potenziale, le tue possibilità. La fioritura è il periodo di transizione, dall’umano al divino. Ma può accadere che si torni indietro, perché la fioritura è nuova e delicata, e il tuo passato invece è vecchio e forte – è ancora presente, può farti tornare indietro.

Il risvegliarsi è arrivare molto vicino al tuo centro. E più ti avvicini più diventa difficile tornare indietro, perché la tua nuova esperienza acquista potere, forza, familiarità e il passato le perde. Ma il passato è ancora lì, non è scomparso. In genere non si torna indietro dal risveglio, ma c’è una possibilità: si può cadere.

L’autorealizzazione è raggiungere il tuo centro. Molte religioni hanno creduto che l’autorealizzazione fosse la fine – per esempio, il Giainismo – sei giunto alla tua suprema verità. Non è vero. L’autorealizzazione è solo una goccia di rugiada divenuta consapevole, sveglia, soddisfatta, realizzata.

È praticamente impossibile tornare indietro dall’autorealizzazione – ma dico praticamente, non assolutamente impossibile, perché il sé può ingannarti: può riportare alla luce il tuo ego.

Il sé e l’ego sono molto simili. Il sé è naturale e l’ego è sintetico, così, capita a volte che un uomo autorealizzato diventi un ‘pio egoista’. Il suo egoismo non fa male a nessuno ma certamente gli impedisce di cadere nell’oceano e scomparire completamente.

L’illuminazione è la goccia di rugiada che scivola dal petalo del loto nel vasto, infinito oceano. E quando la goccia cade nell’oceano non c’è più modo di ritrovarla. Il problema di tornare indietro non esiste più.

L’illuminazione è dunque la verità suprema. Ciò che ha inizio con la fioritura, percorrendo il sentiero della consapevolezza, raggiunge l’autorealizzazione – poi un altro balzo quantico e scompare nell’eterno, nell’infinito.

Tu non sei più, c’è solo l’esistenza.

Ti ho raccontato di Kabir, il più grande mistico indiano. Quando era giovane raggiunse l’autorealizzazione e scrisse questi versi:

Herat, herat he sakhi

Rahya, Kabir, herai

‘Cercando, cercando e cercando, oh mio amico, il ricercatore si è perso.

Tentando, tentando e tentando, il cercatore è perso’.

Bund samani samund mein

sokat herijai

‘La goccia è scivolata nell’oceano,adesso non c’è modo di recuperarla.’

 

Ma era troppo presto per affermarlo. La goccia era ancora, lì, stava scivolando nell’oceano, ma ancora non era caduta nell’oceano.

Kabir arrivò all’illuminazione mentre stava morendo. Chiamò suo figlio Kamaal e gli disse: “Ho scritto qualcosa di sbagliato. In quel momento era ciò che credevo: di essere giunto alla verità suprema. Prima che io muoia, annota questo e correggilo”.

La modifica ai versi è quasi impercettibile a livello di parole, ma dal punto di vista dell’esperienza è immensa. Ha usato di nuovo le stesse parole:

 

Herat, herat he sakhi

‘Oh amato, cercando e tentando, il cercatore è perso’.

Samund samund bund mein

sokat herijai

‘E l’oceano è caduto nella goccia,

adesso è impossibile trovarlo’

 

Solo una piccola differenza nelle parole… ‘La goccia è caduta nell’oceano’ – qualcosa del sé è rimasto in essa. Ma ‘l’oceano è caduto nella goccia’… questa è l’esperienza immensa, l’esplosione dell’illuminazione. La prima affermazione riguardava l’autorealizzazione, la seconda è relativa all’illuminazione.

Dall’illuminazione è semplicemente impossibile cadere. Sei sparito – andato via per sempre; non è rimasta neppure l’ombra o una traccia di te.

Fino all’autorealizzazione la possibilità rimane; diventa sempre minore, ma rimane. Puoi cominciare a farti un ego-trip sulla tua autorealizzazione: “Ho conosciuto, sono una persona realizzata. Sono un santo, io ho incontrato dio,” ma quell’io è presente, per quanto santo. Persino la sua ombra è pericolosa; ti può trascinare indietro.

Ho sentito una bellissima storia su GesùGesù stava camminando per le strade di Gerusalemme quando vide una folla infuriata che urlava e strillava contro una donna. Si avvicinò e udì la gente accusare la donna di adulterio. Gesù si mise di fronte alla folla alzò le braccia e disse: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

La folla ammutolì, ma un’anziana signora si fece avanti tra la folla, prese un grande sasso e lo scagliò verso la donna in lacrime. Gesù prese gentilmente  l’anziana signora per il braccio e disse: “Mamma,... ma perché mi metti sempre in imbarazzo?”.

La madre di Gesù! Una donna virtuosa, talmente virtuosa che ha dato alla luce Gesù senza contatto con un altro essere umano. È l’unica in tutta la storia con questa pretesa: anche dopo la nascita del figlio afferma di essere la vergine Maria. Quell’idea doveva averle dato alla testa. La sua virtù, la sua santità – dio l’ha scelta per essere la madre del suo unico figlio... è diventato un ego sottile in lei. Gli altri non erano dei santi: appena Gesù disse ‘La prima pietra deve essere scagliata da chi è virtuoso’, la folla si è fermata. Erano tutti sulla stessa barca.

Puoi vederlo nei tuoi santi… uno strano ego, molto sottile. La spiritualità è diventata una loro conquista. C’è chi ha tutte le ricchezze del mondo, chi è la persona più bella, chi è il più forte... e chi è il più santo. Il problema non è da cosa è nutrito l’ego – qualsiasi idea può farti cadere.

Non bisogna fermarsi fino a quando non si raggiunge il punto in cui non si esiste più: quando non c’è più chi afferma, pretende; quando si è percorso l’intero cerchio e si è ritornati al mondo... semplicemente come ‘nessuno’.

Forse la gente non può riconoscerlo come un grande santo… e questa è la mia comprensione, che i più grandi fra i santi non sono stati riconosciuti; perché tu capisci solo il linguaggio dell’ego, non comprendi il linguaggio della mancanza di ego.

Il più grande dei saggi ti apparirà come un uomo ordinario – niente di speciale – che non rivendica i suoi talenti, ciò che possiede... poteri, genialità, profonde conoscenze; senza alcuna pretesa.

È diventato uno zero assoluto. Ma lo zero non è negativo, è pieno di sacralità, stracolmo del divino.

tratto da: Osho, The Hidden Splendour # 16

 

 

 

io sono illuminato e tu? ”

L'illuminazione come ego trip. Uno stratagemma di Osho

 

Nel giugno dell'84, ai tempi della Comune in Oregon, Osho organizza un incontro con alcuni dei suoi discepoli, nel corso del quale li dichiara illuminati. Fornisce inoltre liste di altri sannyasin illuminati, creando un comitato di quelli che continueranno il suo lavoro. Questo provoca le reazioni più svariate. In seguito Osho rivelerà che era stato tutto uno scherzo, o meglio uno stratagemma per aiutare la gente a essere più consapevole del proprio rapporto inconscio o con l'idea dell'illuminazione.

 

 

Osho, sono uno fra coloro che furono presi in giro – quando tu dichiarasti la lista degli illuminati – perché allora pensai: ‘Se Osho dice che sono illuminato, perché non devo cercare di esserlo?’ Ero pieno di gioia e diedi un party per un centinaio di amici e nei sei mesi che seguirono – fino a quando ricaddi nelle tenebre – usai in ogni modo quella che io vedevo come una situazione di potenzialità. Il fatto principale, che constatai allora, è che mi sentivo davvero benissimo. Riguardo a questa esperienza, sto forse prendendo in giro me stesso?

 

 

No, se riesci a comprenderla, non stai prendendo in giro te stesso.

Prima lascia che ti spieghi un po’ di cose.

Dopo che ebbi dichiarato ‘illuminate’ alcune persone, Santosh, che era uno di loro, mi scrisse una lettera che diceva: “Il tuo dichiarare la mia illuminazione non provoca in me alcuna eccitazione, ma il fatto di essere accettato come membro del comitato degli illuminati mi fa sentire davvero bene”.

Gli inviai un messaggio: “Perché la mia dichiarazione della tua illuminazione non provoca in te alcuna eccitazione? Il motivo è che tu pensavi già di essere illuminato – e non era vero. Ecco perché essere accettato come membro del comitato degli illuminati ti fa sentire davvero grande: finalmente la tua illuminazione è stata riconosciuta. Per te la mia non è stata una dichiarazione, ma il riconoscimento che tu eri illuminato già da molto tempo. Se l’illuminazione non crea alcuna eccitazione in te, come puoi sentirti bene solo perché sei accettato come membro del comitato degli illuminati? Se per te l’illuminazione non ha senso, allora non ha senso neppure essere accettato come membro del comitato degli illuminati. Eccetto il fatto che questo appaga il tuo ego: tu eri illuminato e nessuno riconosceva la tua illuminazione. Finalmente io l’ho riconosciuta e ora tu fai parte del comitato degli illuminati: è una consacrazione. Ma sei in errore – poiché è stato tutto uno scherzo! È stato uno scherzo sia il comitato, sia l’illuminazione. È stato uno dei miei stratagemmi”.

Somendra spedì immediatamente un telegramma a Teertha: “Io sono illuminato e tu?”. È continuamente in competizione con Teertha – questo è il suo problema: diventare migliore di lui. E quella era una buona opportunità!

Somendra non era più in contatto con noi, ma la mia dichiarazione della sua illuminazione – quella l’ha accettata. Aveva abbandonato il sannyas, ma l’illuminazione… spedì subito il telegramma: “Io sono illuminato e tu?”.

È stato un mio stratagemma per osservare le reazioni delle persone. La tua risposta è stata proprio bella. La tua risposta è stata: “Se Osho dice che sono illuminato, perché non devo cercare di esserlo?”. Dimostra semplicemente la tua fiducia in me, il tuo amore. Non ha niente a che fare con il tuo ego. È stato giusto dare un party e godere quel momento insieme ai tuoi amici.

Quando poi ho dichiarato che era stato uno scherzo, non sei andato in collera. Ti sei comportato allo stesso modo: “Se Osho dice che non sono illuminato e che è stato tutto uno scherzo, forse io non sono illuminato ed è stato tutto uno scherzo”. In quei sei mesi, vissuti da te come se fossi illuminato, la gioia e la pace e la serenità che sentivi in te non erano prodotte dall’illuminazione, ma dalla tua fiducia in me e dal tuo amore.

Per te, è stata un’esperienza positiva. A persone diverse accadono esperienze diverse. Nel gruppo di coloro che io avevo dichiarato ‘illuminati’ c’erano soltanto due indiani: a causa di una lunga tradizione, essi comprendono il significato dell’illuminazione. Uno dei due era Vinod Barthi.

Egli s’innervosì molto e piangendo portò un messaggio per me a Vivek: “Osho, io non sono illuminato. Mi hai messo in un bel pasticcio: non posso dire che tu hai torto, però so perfettamente di non essere illuminato. Cosa devo fare? Mi sento diviso in due. Dimmi soltanto la verità”.

Egli sa che cos’è l’illuminazione. Egli sa che in India l’illuminazione è stata ritenuta per secoli la vetta suprema della ricerca spirituale. In Occidente l’idea dell’illuminazione non è mai esistita. Perciò non riesce a vedersi come un Gautama il Buddha, e non riesce a smentirmi perché ha fiducia in me e mi ama. Quindi posso capire il suo sgomento. Gli inviai un messaggio: “È stato soltanto uno scherzo. Non sei illuminato, rilassati!”. Per due giorni non era riuscito a dormire, fino al momento in cui seppe di non essere illuminato. Poi si rilassò – non era illuminato, quindi tutto andava bene.

Il secondo indiano era Swami Anand Maitreya, che fu il solo a capire immediatamente che era soltanto uno scherzo, infatti lasciando la stanza esclamò: “Osho è davvero un ragazzaccio! La prova è la sua dichiarazione che io sono illuminato!”.

Anch’egli è un indiano e proviene proprio dal Bihar, la regione indiana che conta il maggior numero di illuminati – Gautama il Buddha, Mahavira, Parsunatha, Naminatha, Adinatha… una lunga serie di illuminati. Tutti i ventiquattro maestri illuminati dei giainisti… e Gautama il Buddha – tutti nati nel Bihar. Nel Bihar tutti hanno la massima cognizione ed esperienza sugli illuminati. Da questa cognizione sgorgò la sua esclamazione: “Osho è davvero un ragazzaccio!”. Era anche frutto dal suo amore per me.

Non era turbato, perché quando sai che si tratta di uno scherzo, il fatto non ti crea problemi né difficoltà.

Alcuni di loro rimasero semplicemente in silenzio: non ebbero reazioni di sorta. Anche questa è una cosa buona. La mia dichiarazione non li impressionò: rimasero semplicemente se stessi: ‘Se Osho dice che sono illuminato: è possibile che io lo sia – se dice che non sono illuminato: è possibile che io non lo sia’. Ma la cosa non creò alcuna differenza nel loro essere: rimasero appartati e distaccati.

Per me è stata una bella esperienza… osservare in che modo le persone reagivano – a un’idea unica – con le loro menti diverse tra loro. Gli esclusi dal comitato degli illuminati erano molto in collera con me. Ricevetti alcune lettere che dicevano: “Se quelle persone si sono illuminate, perché io no?”. Come se fosse qualcosa… ‘Tu hai dato qualcosa a quelle persone: perché non l’hai data anche a me?’. Altri mi scrissero: “Sono con te da un tempo maggiore rispetto a quelle persone e non mi sono ancora illuminato. Ti sei dimenticato di me?”.

È stata una bella esperienza osservare in che modo le persone reagivano. La tua reazione è stata bella, in entrambi i casi. ‘Se Osho dice che sono illuminato: è possibile che lo sia’ – questa è pura fiducia. ‘Se Osho dice che non sono illuminato: è possibile che non lo sia’. Non hai trovato nessuna contraddizione, nessuna incoerenza, l’hai semplicemente accettato, hai trasceso il mondo della coerenza e dell’incoerenza.

L’amore non conosce contraddizioni. L’amore non conosce paragoni.
L’amore è disponibilità in ogni istante.

 

 

tratto da: Osho, Oltre la Psicologia, Ed. Oshoba

 

 

 

Non c è alcun bisogno di dichiarare la propria illuminazione

 

Sì, qualche sanyasin si è illuminato. Non si possono fare i nomi per la semplice ragione che questo creerebbe in loro un certo tipo di serietà assoluta-mente non necessaria, e negli altri creerebbe gelosia. E io non voglio tutto questo. Va benissimo che siano illuminati e loro son contenti di questo. far diventare tutta questa faccenda una cosa troppo seria la rovinerebbe. E non va neanche bene rendere queste perso-ne oggetto delle gelosie degli altri. Quindi non dichiarerò nessuno illuminato, a meno che non stia scherzando su qualche idiota... e questa è tutta un'altra faccenda. Rimarranno anonimi, perché la situazione presenta dei pericoli. Gli altri cominceranno a sen¬tirsi gelosi. Gli altri cominceranno a pensare: “Loro sono superiori e noi inferiori.” E io non voglio creare classi. Qualcuno è illuminato? Ottimo. Dovrebbe aiutare gli altri verso l'illuminazione. Ma non c'è alcun bisogno di dichiarare la propria illuminazione. Lascia che gli altri si accorgano di quanto sei avanti e aiutali ad andare sempre più avanti verso la meta - senza dire che sei illuminato. Ecco perché io dichiaro qualcuno illuminato solo dopo che è morto... con i morti non c'è problema: non diventa geloso nessuno.

 

TRATTO DA: 0sho, The Last Testament vol 3

 

 

 

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senza fretta...

 

Non si capisce la fretta di tutte queste persone che la sera hanno un’esperienza fuori dall’usuale e la mattina dopo si dichiarano illuminate al mondo intero. Perché lo fanno? O meglio... che senso ha dichiarare la propria illuminazione?

 

 

Per sette anni, rimasi completamente in silenzio sulla mia illuminazione, perché stavo aspettando che qualcuno la riconoscesse. Forse ero impazzito, forse era soltanto follia. Volevo che qualcuno la riconoscesse. C’erano alcune persone che incominciarono a riconoscere che qualcosa di raro ed unico mi era accaduto. Il primo fu un vecchio che aveva trascorso la sua vita pressoché in silenzio. Una volta ogni tanto diceva una parola priva di significato. Non potevi comprendere nulla, ma era immensamente rispettato. Il suo nome era Magga Baba. La gente veniva a trovarlo anche da posti molto lontani, ma lui non parlò mai. Per avere un contatto con lui la gente era solita massaggiargli i piedi, e semplicemente sedersi attorno a lui. Poteva anche dormire... e la gente si sedeva intorno a lui, perché qualcosa irradiava da quell’uomo, qualcosa che si poteva percepire come una fragranza. Il primo giorno che andai a vederlo, mi abbracciò immediatamente e mi sussurrò in un orecchio: “Ragazzo ce l’hai fatta... e va bene che non lo hai rivelato a nessuno. Aspetta il momento giusto per dirlo, perché la cosa crea immediatamente antagonismi, opposizioni, e tu sei troppo giovane... è possibile che tu non riesca a combattere. Aspetta solo un po’”. 1

 

Mi sono veramente divertito quando mi hanno detto che J. Krishnamurti pensa che ho perduto l’illuminazione. Deve essere furioso. Non è uno scherzo, questo è certo. Non è un uomo che riesce a essere non-serio; è serio di continuo. Deve averlo detto seriamente. Ma che cosa è che lo disturba? Ha incominciato con il piede sbagliato, ma non è colpa mia. Se esci dal letto con il piede sbagliato, che cosa ci posso fare? È il tuo letto e il tuo piede, e lo continui a fare da ottanta anni; io non c’entro!

Ero anch’io in un dilemma all’inizio, ma qualche volta le cose che non sono apprezzate si rivelano enormemente utili. La mia pigrizia si è rivelata straordinariamente utile. Continuai a restare seduto sul mio letto, pensando a quale piede mettere giù per primo. Avrei aspettato là per tutta la vita. Per almeno sette anni non dissi mai a qualcuno: “Non faccio più parte di voi”. Sì, poche persone incominciarono a sospettare, quelli che avevano l’esperienza. Uno era Magga Baba, un uomo molto povero, un mendicante. Fu il primo a ‘scoprirmi’; mi prese con ambedue le mani, mi diede una scossa e disse: “Non mi puoi ingannare!”. Io dissi: “Non ho fatto niente”. Rispose: “Non hai fatto nulla, questo è vero, ma sei stato in qualche posto, e lo tieni nascosto”. Dissi: “Certo, ma per favore non dirlo a nessuno perché non voglio avere nessun fastidio. Uscirò dal letto, ma non ho ancora deciso quale piede devo mettere giù per primo”. Sono un uomo pigro, un vero pigrone. Ma è stato un bene. Se fossi balzato fuori dal letto, sarei nella stessa confusione di J. Krishnamurti. Sono sceso dal letto soltanto quando avevo tutto completamente chiaro. E da quel momento mi sto muovendo con ogni passo calcolato. Per prima cosa ti ho insegnato la fiducia, il cuore, il sentire, l’amore; e adesso ti insegno il dubbio, lo scetticismo, la ragione, l’intelletto, perché vorrei che tu fossi un uomo completo. Puoi essere completamente soddisfatto con la fiducia, con il cuore, ma non sarai un uomo completo. Non direi che Mira è una persona completa, non chiamerei Ramakrishna una persona completa. Sono belli, ma l’intelletto manca. Sono tutto cuore. C’è troppo zucchero, provoca il diabete. Io sono diabetico. Troppo cuore, troppa dolcezza e puoi soffrire di diabete, non voglio che nessuno di voi soffra di diabete. Certamente vivendo soltanto nel cuore avrai il diabete spirituale. L’intelletto è salato, piccante, non è tutto zucchero. Vorrei che gioissi dell’intero tuo essere: quando il tuo corpo, il tuo cuore, il tuo intelletto sono in sintonia. L’ho chiamato il nuovo uomo: Zorba il Buddha. 2

 

brani di osho tratti da:

1. The Last Testament vol 1 # 13       

2. From Personality to Individuality # 13

 

 

 

Se facessi il taXista

 

Parlando delle nostre idee preconcette rispetto all’illuminazione, Osho afferma che se facesse il taxista... chi mai lo riconoscerebbe come maestro illuminato? Ecco cosa gli scrive un discepolo.

 

 

Osho, davvero non saprei riconoscerti, se tu fossi un taxista? Innanzitutto, invece di portarmi direttamente in Mahatma Gandhi Road, mi faresti impazzire per un’ora e mezza. In secondo luogo, rifiuteresti di accettare il pagamento della tariffa e in cambio chiederesti la mia vita. In terzo luogo, mi lasceresti nell’angoscia totale e ti allontaneresti con un sorriso celestiale, accendendo il tuo fanalino: “Per oggi, basta.” Tuttavia, come potrei non ‘vedere’ un simile taxista? In questo caso, avrei fatto meglio ad andare a piedi.

 

Chi ha fatto la domanda è talmente folle da non farmi sentire tanto sicuro sulla sua capacità di riconoscermi oppure no. Potrebbe! Un folle è un folle! Rispetto a un folle non puoi essere tanto sicuro.

Certo è possibile. Potresti riconoscermi anche nei panni di un taxista. Scrivi: Innanzitutto, invece di portarmi direttamente in Mahatma Gandhi Road, mi faresti impazzire per un’ora e mezza.

È vero! Aiutami a farti impazzire… perché la tua sanità mentale non ha valore. La tua sanità mentale è soltanto come una roccia sul tuo cuore. Lasciamela togliere… lasciami togliere questa roccia che ti opprime. È una sorta di operazione chirurgica: ti ferisce, ti fa male. Preferiresti aggrapparti alla roccia. Preferiresti andare direttamente in Mahatma Gandhi Road. Ma il mio intero approccio è che non esiste alcun luogo dove andare, nessuna Mahatma Gandhi Road. Nella vita non esistono mete. La vita è un viaggio senza destinazione. Perciò devo portarti a zig-zag, ancora e ancora e ancora, finché sarai davvero stanco e dirai: “Basta! Per oggi, basta!”.

In secondo luogo, rifiuteresti di accettare il pagamento della tariffa e in cambio chiederesti la mia vita.

Anche questo è vero. Meno di tanto, non servirebbe. Per meno... non varrebbe la pena. In questo consiste tutto il mio insegnamento: che non avete nulla da perdere, a meno che non perdiate tutto!

In terzo luogo, mi lasceresti nell’angoscia totale e ti allontaneresti con un sorriso celestiale, accendendo il tuo fanalino: “Per oggi, basta”.

Questo dipende da te.

Puoi partecipare al mio ‘sorriso celestiale’. Devi avere coraggio. Hai investito tanto nella tua angoscia, che continui a conservarla. Ma ricorda, più la conservi e più il tuo investimento aumenta giorno dopo giorno. Lasciala perdere!

Oggi è più facile, domani sarebbe più difficile, perché avresti investito in essa ventiquattr’ore in più. Lasciala perdere il più presto possibile. Non rimandare, poiché ogni rinvio è pericoloso. Mentre tu continui a rimandare, la tua angoscia continua a rafforzarsi e a radicarsi sempre di più nel tuo essere.

Io so perché ti aggrappi alla tua angoscia – perché pensi che è sempre meglio che niente. Il mio intero approccio è: il nulla è dio. Tu continui ad afferrarti alla tua angoscia perché ti dà la sensazione di avere qualcosa, di avere almeno qualcosa – che sia angoscia o ansia o infelicità – ma è qualcosa, almeno è qualcosa che ti fa pensare: ‘non sono vuoto’. Hai talmente paura del vuoto… e il divino arriva soltanto attraverso il vuoto.

Lascia che ti aiuti a diventare il nulla. Allora affiorerà quel ‘sorriso celestiale’ che esce dal nulla. Quando dentro di te ci sarà il nulla, sarai avvolto dal sorriso. Non l’avrai soltanto sulle labbra, ne sarai avvolto. È il sorriso del nulla.

Constata che porti in te un grande peso di angoscia, e constata che tu lo stai portando. Constata che tu solo sei responsabile – se lo porti oppure no – e che puoi lasciarlo cadere in questo stesso istante.

 

Esistono molte persone che mi riconoscerebbero in qualsiasi modo e dovunque. Soltanto queste sono le persone che sono con me – coloro che mi riconoscerebbero dovunque.

 

tratto da: Osho, Il Sutra del Cuore, Edizioni del Cigno

 

 

 

 

La Guesthouse è di sicuro il posto migliore dove iniziare il proprio soggiorno

quando si visita l'Osho Meditation Resort a Pune, in India.

 

OSHO

GUESTHOUSE

 

Gatha, una delle persone che ha partecipato all'attuazione di questo progetto e ora si occupa di coordinarne la gestione, ce ne parla animatamente, con l'orgoglio e l'amore di una mamma verso il suo bambino: "La prima cosa che colpisce gli ospiti che soggiornano qui è il silenzio.

È così quieto... niente televisione, nessun telefono, al contrario di altri hotel. Un'altra caratteristica unica è il livello estetico delle stanze. L'arredamento è elegante e non invadente, quasi 'minimalista'... ovviamente senza esagerare!

Abbiamo usato i colori della terra, tonalità di marrone e beige con tocchi di argento e oro, che ben si intonano con le opere di Osho Art presenti in ogni stanza. Lo scopo principale di questa guesthouse è di creare un'opportunità per gli ospiti di godersi un soggiorno rilassato e meditativo".

 

 

India Today, una delle più importanti riviste indiane d'attualità, ha scritto che I'Osho Guesthouse è 'da far invidia alla maggior parte degli Hotel a 5 stelle'. Osho ha voluto che si chiamasse Dharmsala: il nome tradizionale per il luogo dove il pellegrino riposa per un po', prima di riprendere il suo cammino nel mondo.

Sessanta stanze, tutte con letti a due piazze, aria condiziona¬ta, impianto di ventilazione e, ovviamente, il proprio bagno. Quattro di loro sono progettate per accogliere persone con dif¬ficoltà fisiche. Nella hall c'è un apposito spazio per telefonate ed e-mail. Fa parte del nuovo complesso che include la pira¬mide con I'Osho Auditorium e la nuova cucina con selfservi¬ce, oltre al giardino esterno a terrazze dove si pranza... e così tutto è 'a portata di mano'!

 

 

LE IMPRESSIONI DI DUE OSPITI ITALIANE

 

Elisabetta che vive e lavora a Milano, non è alla sua prima visita al Resort, questa volta è arrivata insieme al suo boyfriend (che lavora negli Stati Uniti), si sono conosciuti qui a Pune: "Abbiamo deciso di stare alla Gue¬sthouse proprio per la sua praticità, anche se si arriva nel bel mezzo della notte si trova tutto pronto, bello pulito e accogliente. E poi, svegliarsi la mattina dopo ed essere già dentro il Resort... Dalla Guesthouse scendi e a pochi passi hai già il selfservice per la colazione, o I'Auditorium, se prima vuoi fare la Dinamica. Prima di partire pensavamo di cercare subito un altro posto, visto che ci fermavamo più di un mese, ma poi siamo rimasti a lungo: era davvero comodo e pratico — l'arredamento delle stanze, con tutti i vari spazi per riporre le cose, evita la solita confusione in cui mi ritrovo in una came ra d'albergo e... le cose che mandi a lavare ritornano davvero il giorno dopo, e non manca nulla... in India non mi era mai successo prima! "

 

Reva abita vicino a Roma: "Per me è stata davvero una sorpresa... non mi aspettavo un'atmosfera simile, così bella, alla Guesthouse.

Quando sono in camera mi sento come fossi già dentro all'Osho Auditorium, non ho bisogno di andare a cercare altro. E quando alla sera vado alla Evening Meditation, non solo è a pochi passi, ma sono già su quell'onda. Avevo pre¬visto di fermarmi solo un tre — quattro giorni, giusto il tempo del jetlag, e invece adesso... mi sto facendo un regalo: resto alla Gue¬sthouse per tutto il mio soggiorno di 3 settimane".

 

 

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RESERVATIONS@OSHO.COM

    

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Un libro da vivere

 

 

AVERE UN MAESTRO

ESSERE UN DISCEPOLO

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Edizioni del Cigno

Pagine 208 - Euro 13,00

 

 

Osho illustra il viaggio che conduce al cuore del proprio essere. Un percorso di vita che porta alla piena realizzazione delle proprie potenzialità, che chiede l’assunzione di responsabilità nell’essere un discepolo, aperto ad apprendere il mistero dell’esistenza. Avere un maestro è a sua volta importante e Osho ne parla per aiutare a mettere a fuoco il senso reale di questa appartenenza. E in quella che si prospetta a volte come una passeggiata, a volte come una scalata, a volte come un fluire, a volte come un inabissarsi, ecco che Osho parla di tutto ciò che ritma il grande poema della ricerca del vero.

 

 

Essere un discepolo... responsabilità, libertà, amore

 

Io sono disponibile come lo è il fiume, se hai sete, devi servirti da solo. Devi scendere al fiume, devi unire le mani a coppa, devi portare l’acqua fino alla bocca, la devi bere. Il fiume è disponibile, io sono a disposizione. Puoi bere da me a sazietà – io non porrò affatto delle restrizioni – ma non ti posso aiutare. In questo stesso desiderio, stai ripetendo la tua vecchia Gestalt, il tuo vecchio meccanismo: “Mi puoi aiutare?”. E poi inizierai subito a lamentarti: l’aiuto non ti è giunto, oppure non soddisfa le tue aspettative o non è sufficiente... Io sono disponibile. Bevi quanto vuoi, prendi quanto più ti riesce. Elimina tutti gli ostacoli. Questa responsabilità appartiene a te.

Io faccio il mio lavoro; da parte mia sono assolutamente aperto e disponibile, ma è tutto ciò che posso fare. Io sono simile a una luce: posso mostrarti il sentiero, tu lo devi percorrere... le persone che sono intorno a me devono essere assolutamente responsabili di se stesse, nessun altro è responsabile.

Qui non c’è nessuna chiesa, non c’è nessuna figura paterna, nessun credo, nessun dogma. Tutti si trovano qui mossi dal loro amore personale: è la conseguenza della loro comprensione, in quanto individui. Essere totalmente responsabili è l’inizio della libertà e la libertà è un fenomeno elevato. Dalle vette della libertà scorre il Gange dell’amore. Consegui la libertà e l’amore ti circonderà naturalmente.

 

 

Avere un Maestro... la voce dell’esistenza

 

Il Maestro autentico è immensa libertà. Essergli vicino significa essere vicini al cielo infinito che non conosce limiti. Ora come ora, qui con me, in questo istante tu non esisti. Ciò che esiste è il silenzio che pervade cinquemila persone… tu ti stai fondendo in quel silenzio. Nel momento in cui sei veramente vicino al Maestro, non sei più. Né il Maestro esiste, né esiste il discepolo. Esiste una comunione. Esiste quella trasmissione che nessuna parola è in grado di comunicare. In quell’immenso silenzio, tra due esseri assolutamente assenti ma pienamente all’erta... sei tornato a casa.

 

Non vi è nessuno davanti a te a farti da guida, solo la vita e la vita non grida, non urla, bisbiglia soltanto. E fino a quando non diventi attento, presente, sveglio, cosciente, fino a quando non entri in armonia con la vita, finché non ne avverti il fascino, non sarai in grado di percepire la sua piccola voce silente. A questo serve il guru, il Maestro: se incontri un uomo e senti di aver trovato il tuo Maestro, sentirai, saprai che nella sua voce, nel suo essere, è riflessa l’amorevole voce del divino, la voce dell’esistenza. Il Maestro è solo uno specchio che riflette te e riflette Dio. E il vero Maestro ti riconduce sempre a te stesso, il vero Maestro non ti terrà aggrappato alla sua persona poiché il vero Maestro è la vita in quanto tale, il vero Maestro è il divino nella sua gloria, in tutto il suo splendore.

Osho

 

 

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