Pag. 1 Peperoncino
Pag. 2 Osho Times News
Pag. 6
I centri di Osho in Italia
Pag. 10 Impara
a essere felice
Pag. 20 Il cammino
continua...
Pag. 24 I 10
passi verso il buddha
Pag. 29 Arte
frattale
Pag. 33 Lavoro
e meditazione?
Pag.
50 L'oroscopo
di marzo
Pag.
52 La vetrina
Pag. 60 Un libro
da vivere
OSHOTIMES INTERNATIONAL
Copyright© 2003 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho
International Foundation,
usato con il suo permesso.
Aggiungi
un po’ di PEPERONCINO alla Tua vita
chiarezza: oltre
le tue certezze
Creare confusione è la mia tecnica per raggiungere la chiarezza.
Ti senti confuso perché devi essere arrivato qui con certi pregiudizi e io te li sto sbriciolando.
La conseguenza è la confusione – ti senti nel caos.
Sei venuto qui per acquisire nuove certezze sui tuoi pregiudizi.
Io non sono qui per rafforzare i tuoi pregiudizi, non sono qui per rafforzare le tue tradizioni, né i tuoi condizionamenti.
Il mio lavoro consiste nel demolirti completamente, perché solo quando ti avrò demolito totalmente in te nascerà l’uomo nuovo.
Quando scompare il vecchio, appare il nuovo – e ciò che è nuovo ha chiarezza. La chiarezza non è certezza e la certezza non è chiarezza.
La chiarezza non nasce dalla mente, né dalle sue proiezioni, né dalle sue idee e filosofie
– la chiarezza nasce dalla qualità riflettente, simile a uno specchio, della non-mente.
Chiarezza significa che tu non hai idee prefabbricate, non hai filosofie cui aggrapparti, non hai ideologie
– né cristiane, né indù, né maomettane, né comuniste
– esisti semplicemente, senza alcuna ideologia, senza alcuna filosofia e senza alcuna sacra scrittura: sei vuoto,
totalmente vuoto.
Questa verginità è chiarezza.
La polvere è sparita e il tuo specchio riflette ogni cosa così com’è.
Osho
Veeresh al Resort
Anche il gennaio scorso, come succede quasi tutti
gli anni, Veeresh è venuto in visita al Resort, con un numeroso gruppo di persone dall’Humaniversity, il suo grosso centro in Olanda, che fra
l’altro proprio quest’anno festeggia i 25 anni di
attività.
Di sicuro questa volta era anche curioso di vedere
coi suoi occhi l’ormai famosa nuova piramide, con l’Osho Auditorium, la Guesthouse e tutto il nuovo complesso di giardini e
piazzette intorno. Ma non è stata una semplice visita ‘turistica’: durante
tutto il periodo del soggiorno Veeresh ha guidato un
susseguirsi di eventi affollatissimi, anche 2 o 3 al giorno: Social meditation
e AUM nel nuovo auditorium, la nuova Peace meditation nel Buddha Grove (il nuovo spazio aperto che prima era
la Buddha Hall) workshop per genitori...
e tanto altro, senza trascurare una serata di entertainment con le sue musiche – in puro stile Humaniversity – alla Plaza.
Ritmo intenso e veloce che
ben si accordava con gli alti livelli di energia e il fiorire di attività in
tutto il Resort, che in quel periodo stava veramente
riempiendosi... con anche molte persone qui per la prima volta. Party quasi
ogni sera, una grande offerta di training, workshop, lezioni, eventi ... balli
e celebrazioni, spettacoli, il tutto culminato, nella bella giornata del 19,
con un’incredibile Evening Meditation.
Leggere Osho
Nonostante il 2002 non è stato un buon anno per
l’editoria in generale, in tutto il mondo è stato l’anno migliore per i libri
di Osho. Ce lo conferma Pramodh che da tempo si
occupa del settore dalla sede di New York di Osho International.
“Quando nel ‘94 sono andato per la prima volta alla Fiera del libro di Francoforte
– la più importante manifestazione del settore – non sono riuscito a
organizzare neppure un incontro con un qualsiasi editore, nessuno sembrava
interessato ai libri di Osho... quest’anno ho avuto
più di cinquanta meeting, sono
partito per la fiera che ero già del tutto ‘prenotato’, ed erano gli stessi
editori a chiedere di incontrarci”.
E il successo si verifica in tutto il mondo. In
Brasile, ad esempio, l’opera illustrata ‘The Osho Experience’
– unito al video di un discorso – è stato pubblicato da un grosso editore di
riviste – la prima tiratura di 35 000 copie è finita in una settimana – e
in seguito una compilation di testi
di Osho, ‘Silence in the mind’,
un’introduzione alla meditazione, è arrivata nella lista dei bestseller.
Sempre più richieste per poter pubblicare Osho
stanno arrivando anche dagli editori dei paesi dell’Est europeo, mentre sempre
più titoli vengono pubblicati in paesi come Taiwan e la Corea...
In lingua spagnola esce praticamente un nuovo
titolo al mese, sono già 5 i grossi editori
che pubblicano Osho, compresa Random House
Mondadori (Spagna). I libri di Osho
sono al momento pubblicati in 43 nazioni in tutto il mondo.
Fra i progetti per il 2003 il più importante, a
livello internazionale, sarà una compilation “Body-Mind
Balancing” unita al CD di Talking to the Body... previsto in 10 lingue
diverse! Incluso l’italiano naturalmente.
Una nota curiosa: Osho nell’editoria degli Stati
Uniti non è considerato un ‘grande’ autore... sembra gli sia di grande ostacolo
il fatto di non essere più ‘nel corpo’! Il mondo
editoriale americano infatti si basa molto su conferenze, incontri col
pubblico, occasioni dove agli autori si possono chiedere autografi e così
via... ma non tutto è perduto! Nel corso della prossima fiera del libro di Los
Angeles c’è già la proposta per la partecipazione al prestigioso incontro
‘Breakfast con gli autori’ proprio di Osho... in
video naturalmente.
Insieme è meglio
La prossima edizione del Festival a Varazze, dal 4 al 6 aprile 2003, si sta preparando a essere
un gran successo: lo si capisce dalle innumerevoli telefonate, richieste di
informazioni eccetra che arrivano alle varie sedi
preposte all’organizzazione – vedi www.thefestival.it
Quest’anno poi ci sono novità
anche a livello residenziale: uno degli alberghi convenzionati – a 200m da dove si svolge il Festival – offre la possibilità
di pensione completa (o mezza) con servizio sincronizzato con le attività del
Festival: un evidente vantaggio dal punto di vista della praticità e della
socializzazione. Non solo meditare insieme ad altri meditatori è meglio che
farlo da solo, ma anche mangiare,
chiacchierare, divertirsi... insieme; è anche un modo per imparare a
portare la meditazione nella vita di tutti i giorni.
Insomma, magari val la
pena di affrettarsi a prenotare.
Un
meditatore... ha bisogno soltanto di una cosa: l’atmosfera della meditazione.
Ha bisogno di altri meditatori – deve essere circondato da altri meditatori.
Perché qualunque cosa sta accadendo nel nostro intimo non è soltanto dentro di noi, si riflette nelle
persone che sono vicine. Qui la gente è a stadi diversi nella meditazione. Il
meditare con queste persone... basta sederti in silenzio con loro e sarai
attratto sempre di più verso la tua intrinseca potenzialità. Non voglio che
diventi qualcun altro, un Gautama il Buddha o un Gesù Cristo. Voglio
che diventi semplicemente te stesso… anonimo, nessuno di ‘speciale’, ma colmo
di beatitudine. E sei già sulla strada giusta. Hai fatto qualche passo… ora
continua a procedere – abbi fiducia in te stesso – e a ogni passo questa
fiducia diventerà sempre più profonda. Osho
Il Vecchio,
il Nuovo... e Osho
Il recente passaggio dalla ‘vecchia’ Buddha Hall al ‘nuovo’ Osho
Auditorium ha suscitato tante emozioni diverse. Questo scritto di Anando, che ci racconta episodi di quando assisteva Osho nel progetto del suo samadhi,
è ricco di spunti per riflessioni importanti su come Osho
vivesse il rapporto col nuovo e col vecchio.
Nel progetto del samadhi
(che in origine avrebbe dovuto essere la sua nuova camera da letto, costruita
ristrutturando un porticato) tutto è stato deciso da Osho
stesso – dal lampadario di cristalli sul soffitto alla cascata che è
all’esterno. C’è una storia divertente riguardo al lampadario: Osho vide una foto in un catalogo e decise che era quello
giusto, ma non avevamo capito che quello nel catalogo era di soli 60 cm di
diametro... e Osho ne voleva uno di quasi 6 metri! La
ditta, tedesca, ne rimase sbalordita.
Un’altra cosa interessante al riguardo è che Osho trasformò in una specie di armadio il podio del Chuang Tzu Auditorium – il
porticato dove per molti anni aveva tenuto discorsi – e da quel podio aveva
parlato più a lungo che dall’ultimo in Buddha Hall.
Diventò semplicemente un ripostiglio. Osho non aveva
nessun tipo di sentimentalismo riguardo agli spazi fisici connessi con il suo
corpo, eliminò completamente l’area del podio e disse: “Potete usarlo come
ripostiglio”.
Quando la costruzione fu terminata, Osho vi rimase per due settimane poi tornò nella sua
vecchia camera da letto, dicendo: “Ora iniziate a usare la nuova stanza per le
terapie meditative”. Così la Mystic Rose e la No Mind iniziarono a svolgersi lì. La sala da pranzo di Osho è contigua al samadhi,
quindi poteva sentire tutti i rumori che arrivavano da lì: la gente che rideva
e piangeva durante la Mystic Rose e che ‘impazziva’
durante il gibberish. Di solito si sedeva lì a
sentire il tutto... e se la rideva, gli piaceva così tanto!
Osho è sempre molto chiaro e
preciso sul non creare nessun tipo di legame sentimentale con le cose materiali
connesse con lui. Un giorno, ad esempio, lo avevamo informato che alcune
persone erano interessate a organizzare visite al villaggio dove era nato e
anche al luogo dove si era illuminato; lui disse: “No, spiega loro che il mio
lavoro non ha nulla a che fare con gli avvenimenti storici e i luoghi della mia
vita”. Ci sono altri esempi al riguardo: prima di venire a Pune
aveva vissuto per quattro anni a Bombay – in un appartamento ai Woodlands – e quando qualcuno gli chiese se era il caso di
comprare quell’appartamento disse: “No, non è
necessario”.
Anche il prato dove Osho,
appena dopo l’arrivo a Pune, teneva i darshan, non fu conservato: in una parte fece fare un
laghetto, e il resto diventò una specie di giungla. Su parte di quel prato
abbiamo persino costruito la walkway, perché lui
potesse passeggiare al coperto. Il balcone dove, sempre nei primi tempi di Pune, teneva i discorsi, venne in seguito trasformato in
una piccola sartoria, dove venivano cuciti i suoi vestiti.
Osho ha continuamente fatto
sforzi – secondo me – per non dare alla mente alcuna possibilità di attaccarsi
al passato, di essere sentimentale. Mette così tanta energia nell’incoraggiarci
a essere presenti nel qui e ora, e le cose del passato sono una tale barriera,
una distrazione dall’essere nel momento presente. Questo non riguarda solo i
luoghi. Una volta le persone che gli facevano i vestiti volevano fare una
mostra dei diversi ‘stili’ che aveva adottato nel tempo: dal lungi e scialle
degli anni ‘60 fino alle tuniche con le spalle ad ala
della fine degli anni ‘80. Osho
rimase veramente sorpreso da questa idea, e disse che non ce n’era
assolutamente bisogno!
In realtà, a quanto ho capito, non ha mai dato
alcuna energia a cose associate alla sua presenza fisica. Poco prima di lasciare
il corpo, mentre dettava quello che doveva essere scritto sul samadhi, disse che dovevamo cambiare il marmo rosa e nero
della sua stanza da letto – che non gli era mai piaciuto – con del marmo
bianco. Ne fui molto sorpresa e dissi: “Hai detto che il marmo raccoglie
l’energia e tu hai vissuto in quella stanza per più di venti anni, la gente
vorrà venire qui a vederla e a sentirne l’energia”. Lui rispose semplicemente:
“Questo è il motivo per cui dovete farla diventare bella: togliete questo marmo
e sostituitelo con del bellissimo marmo bianco”. La
stessa cosa accadde per la poltrona dove si era seduto per anni: era abituato a
passare almeno metà della sua giornata seduto là. Poco prima che lasciasse il
corpo arrivò una sedia nuova, ultra moderna, che qualcuno gli aveva mandato in
regalo dall’Occidente. Gli piaceva molto ma non ebbe mai occasione di usarla:
era stato necessario lavarla più volte per toglierle ogni odore a cui Osho potesse essere allergico. Impiegammo una settimana a
pulirla, e fu pronta solo il giorno che lasciò il corpo, ma lui disse: “Mettete
questa sedia qui – al posto della sedia che usava – perché è proprio bella”.
Allora non lo capii, ma ora lo vedo più
chiaramente. Tutto il suo messaggio è, ed è sempre stato: “Non creare nessuna religione
attorno a me, non fare nulla che possa creare una religione”. Come tutti noi
sappiamo Osho è completamente contrario al concetto
di religione. Compresi che il samadhi, oltre a essere
usato per le terapie meditative, doveva essere semplicemente un invito in più
per la gente ad andare dentro, a meditare. Quando lo progettava, visto che
fingeva con noi si trattasse della sua nuova camera da letto, ha voluto un bel
bagno. Penso sia il più bel bagno del mondo, forse quando lo ha progettato ha
creato un esempio di come può vivere Zorba il Buddha... il più bello, il meglio, ma assolutamente
semplice: amo la sua affermazione ‘Sono un uomo semplice: mi piace,
semplicemente, il meglio’.
Ogni volta che Osho ci
ha dato la sua visione su qualcosa di nuovo non si è mai focalizzato sul
vecchio, la sua attenzione era sempre sul nuovo. Non ha mai detto ‘e con il
vecchio fai così’. Secondo me aveva a che fare con la
direzione dell’energia. Persino rispetto alle persone che se ne andavano
diceva: non mettere la tua attenzione su di loro, focalizzati sulla gente che
arriva, sul nuovo. Era anche bello vedere come, appena terminava di leggere i
giornali, i fogli erano lasciati cadere sul pavimento con un semplice ed
elegante gesto della mano che chiaramente diceva: “Finito, per sempre”.
La mia esperienza – e quella di così tante altre
persone – all’apertura del nuovo auditorium è stata sbalorditiva: la sera prima
eravamo in Buddha Hall e la notte successiva nell’Osho Auditorium... e quella sera stessa l’energia… whoosh! In pochi secondi fu trasferita dal vecchio al
nuovo, come un’esplosione. Quando ritornando, passammo davanti alla vecchia Buddha Hall... era semplicemente una conchiglia vuota –
qualcosa di interamente finito. In quelle poche ore era morta ed era nato
qualcosa di nuovo, qualcosa di più grande e molto più meraviglioso. È stato
fantastico. Osho è così – senza mai guardarsi
indietro, senza mai chiedere cosa ne è stato di qualsiasi cosa si è lasciato
alle spalle. La sua attenzione è sempre verso ciò che sta davanti: dice che
l’energia si muove o in avanti o indietro – non è mai neutrale – e non puoi mai
sederti e dire, finito.
Ricordo quando finalmente Jayesh,
il coordinatore del Resort, riuscì a portare a
termine il progetto di Basho – tutta la zona con la
piscina, i campi da tennis e il Club Med. Ed era
stato un vero tormento, c’erano voluti anni per realizzarlo... quando Jayesh disse a Osho che era
finalmente finito, Osho rispose: “Molto bene, e ora
trova il terreno per il nuovo auditorium...”. Nei 26 anni che sono stata
coinvolta nel lavoro di Osho c’è sempre stato un
cantiere, qualcosa in costruzione... espansione continua, muoversi sempre in
avanti a incontrare il futuro. Il fatto che questo stia ancora continuando
dimostra che la sua visione è viva e fiorente... e posso sentire Osho che se la ride.
Dove sta la felicità? Una domanda sempre ai
primi posti nella lista dei nostri interrogativi esistenziali, anche se
rifiutiamo le semplificazioni made in Usa a base di manualetti new age e pillole – di
recente l’uso del Prozac, la ‘pillola della felicità’, un affare di 3 miliardi di dollari all’anno, è
stato ufficialmente approvato anche per i giovanissimi! È come se avessimo
dimenticato quel linguaggio del benessere interiore che è fatto di saggezza e
creatività, di coraggio e responsabilità. Da un lato inseguiamo i sogni, il
piacere – e ne usciamo costantemente delusi – dall’altro ci sforziamo di essere
‘realisti’, qualcosa che assomiglia sempre più a un appiattimento dell’esperienza,
a una rinuncia a vivere davvero... può essere più facile adeguarsi, ma a quale
prezzo?
Impariamo di
nuovo la felicità, smantellando tutti quei meccanismi di difesa che ne
ostacolano il libero flusso: i sensi di colpa, l’attaccamento alla
rispettabilità, il bisogno di essere approvati, per dare invece spazio a
un’esperienza che di certo richiede impegno, ma ci fa crescere e sviluppare in
condizioni di libertà. Dobbiamo ritrovare la nostra voce interiore, e seguirla
con coraggio e fiducia, solo in questo modo conosceremo la felicità.
Osho, cos’è
questo mio attaccamento all’infelicità? Perché è tanto difficile essere felice?
L’infelicità ha molte cose
da darti, cose che la felicità non può darti. Di fatto, la felicità ti sottrae
molte cose. La felicità ti porta via tutto ciò che hai sempre avuto e tutto ciò
che sei sempre stato: la felicità ti distrugge. L’infelicità nutre il tuo ego e
la felicità è fondamentalmente uno stato di assenza dell’ego. Questo è il
problema, il punto cruciale del problema. Ecco perché le persone trovano tanto
difficile essere felici. Ecco perché nel mondo milioni di persone devono vivere
nell’infelicità… hanno deciso di vivere nell’infelicità. Questa ti dà un ego
estremamente cristallizzato. Se sei infelice, esisti. Se sei felice, non
esisti. Nell’infelicità, sei cristallizzato – nella felicità ti espandi. Se
comprenderai questo, le cose ti
saranno lampanti. L’infelicità ti rende speciale. La felicità è un fenomeno
universale – non ha niente di speciale. Gli alberi sono felici, gli animali e gli
uccelli sono felici. L’intera esistenza
è felice, l’unica eccezione è l’uomo. Quando è infelice, l’uomo diventa
davvero speciale, straordinario.
L’infelicità ti rende
capace di attrarre l’attenzione degli altri. Ogni volta che sei infelice gli
altri si occupano di te, provano simpatia per te, ti amano. Tutti cominciano ad
accudirti. Chi mai vorrebbe ferire una persona infelice? Chi sarebbe geloso di
una persona infelice? Chi mai vorrebbe mettersi contro una persona infelice?
Sarebbe una cosa troppo perfida!
Ci si dedica a una persona
infelice, la si ama, la si accudisce. L’infelicità è un grande investimento. Se
la moglie non è infelice, il marito ha la tendenza a dimenticarsene. Se è
infelice, il marito non può permettersi di trascurarla. Se il capofamiglia è
infelice, l’intera famiglia – sua moglie e i suoi figli – gli stanno vicino, si
preoccupano per lui e gli danno un grande conforto. L’infelice non si sente
solo, ha una famiglia e degli amici.
Quando sei depresso,
malato, infelice – gli amici vengono a farti visita per sollevarti il morale,
per consolarti. Quando sei felice, gli stessi amici diventano gelosi di te.
Quando sei realmente felice scopri
che il mondo intero ti ha voltato le spalle.
Una persona felice non
piace a nessuno, perché la persona felice ferisce l’ego degli altri. Gli altri
cominciano a pensare: “Ah, è così! Tu sei felice e noi stiamo ancora
brancolando nel buio, nell’inferno, nell’infelicità. Come osi essere felice,
mentre noi tutti siamo immersi in tanta infelicità?”
Naturalmente il mondo è
costituito da persone infelici e nessuno è abbastanza coraggioso da
contrapporsi al mondo intero; è troppo pericoloso, troppo rischioso. È meglio
aggrapparsi all’infelicità, in questo modo si continua a far parte della folla.
Sei felice: sei un individuo; sei infelice: fai parte della folla – indù,
maomettani, cristiani, indiani, arabi, giapponesi. Felice? Sai cos’è la
felicità? È forse indù, cristiana o maomettana? La felicità è semplicemente
felicità. Ti senti trasportato in un altro mondo. Non fai più parte del mondo
che la mente umana ha creato; non fai più parte del passato, di quella storia
abnorme. Non fai neppure più parte del tempo. Quando sei realmente felice,
beato, per te il tempo e lo spazio scompaiono.
Albert Einstein
diceva che in passato gli scienziati avevano pensato che esistessero due realtà
– lo spazio e il tempo. Egli invece ha dichiarato che queste due realtà non
sono altro che due aspetti di un’unica realtà. Di conseguenza, ha coniato il
termine ‘spaziotempo’ – una parola sola. Il tempo non
è altro che la quarta dimensione dello spazio. Einstein
non era un mistico, altrimenti avrebbe introdotto anche la terza realtà – il
trascendente – che non è né tempo né spazio. Realtà che pure esiste – io la
chiamo ‘il testimone’. In presenza di queste tre
realtà, siete in presenza dell’intera trinità. Avete il concetto completo della
trimurti – le tre facce di dio. E
avete tutte e quattro le dimensioni. La realtà è quadridimensionale – tre
dimensioni sono dello spazio e la quarta dimensione è il tempo.
Ma esiste anche
qualcos’altro, che non può essere definita la quinta dimensione perché non è la
quinta realtà – è il Tutto, il trascendente. Quando sei beato, ti immergi nel
trascendente, che non è frutto della società, né della tradizione – non ha
assolutamente nulla a che fare con la mente umana.
La tua domanda è
significativa: Cos’è questo mio
attaccamento all’infelicità?
Esistono dei motivi.
Scruta nella tua infelicità, osservala e sarai in grado di scoprire quali sono
questi motivi. E poi scruta in quei momenti in cui, di tanto in tanto, ti
permetti la gioia di essere gioioso e vedrai quali sono le differenze. Che
consistono in questi pochi aspetti: quando sei infelice, sei un conformista. La
società ama il conformismo, la gente ti rispetta, tu ottieni una grande
rispettabilità – potresti perfino diventare un santo – ecco perché i vostri
santi sono tutti infelici. L’infelicità sta scritta a lettere maiuscole sulle
loro facce e nei loro occhi. Poiché sono infelici, si sentono contrari a
qualsiasi gioia. Condannano ogni forma di gioia, definendola edonismo;
condannano ogni forma di gioia, definendola peccato. Sono infelici e vorrebbero
vedere il mondo intero infelice. Infatti possono essere stimati come santi solo
in un mondo infelice. In un mondo felice sarebbero ricoverati in ospedale e
sottoposti a cure mentali. Sono casi patologici…
In passato, grandi santi
si sono sottoposti a lunghi digiuni, solo per autotorturarsi.
Questo non è poi un atteggiamento tanto intelligente. Digiunare è difficile
solo nei primi giorni, nella prima settimana; nella seconda settimana diventa
facile e nella terza settimana diventa difficile nutrirsi. Nella quarta
settimana, hai dimenticato completamente il cibo. Il tuo corpo si rallegra nel
nutrirsi di se stesso – trova che la cosa è meno pesante, perché ovviamente non
ha più il problema della digestione. E tutta l’energia che usi normalmente per
la digestione, è libera di fluire nella testa. Riesci a pensare meglio e a
concentrarti meglio – puoi dimenticare il corpo e i suoi bisogni.
Ma quelle cose hanno
creato semplicemente esseri umani infelici e una società infelice. Scruta nella
tua infelicità e vi troverai certamente alcune cose fondamentali. Una: ti
avvolge in un’aureola di rispetto. La gente prova più amicizia e più simpatia
per te. Se sei infelice, hai più amici. Questo è un mondo davvero strano, ha
qualcosa di fondamentalmente sbagliato. Non dovrebbe essere così: la persona
felice dovrebbe avere più amici; ma prova a diventare felice e coloro che ti
circondano diventeranno gelosi di te – non saranno più tuoi amici. Si
sentiranno imbrogliati: tu hai qualcosa che essi non riescono ad avere. Perché
sei felice? Perciò, nei secoli, abbiamo imparato il sottile meccanismo di
reprimere la felicità ed esprimere l’infelicità. Questa è diventata la nostra
seconda natura.
Dovete abbandonare del
tutto questo meccanismo. Dovete imparare a essere felici e dovete imparare a
rispettare le persone felici, a prestare più attenzione alle persone felici,
ricordatelo. Questo significa rendere un grande servizio all’umanità. Non
dimostrare troppa simpatia alle persone infelici. Se qualcuno è infelice,
aiutalo, ma non simpatizzare con lui. Non dargli l’impressione che l’infelicità
sia qualcosa di meritorio. Fa’ in modo che comprenda bene che lo stai aiutando,
ma afferma: “Non ti aiuto perché rispetto la tua infelicità, ti aiuto solo
perché sei infelice”. Cioè stai solo tentando di tirar fuori quell’uomo dalla sua infelicità, perché l’infelicità è
brutta. Fa’ in modo che senta anche lui che l’infelicità è brutta, che sentirsi
infelice non significa essere virtuoso – e che si convinca: “Non sto rendendo
un grande servizio all’umanità!”
Siate felici, rispettate
la felicità e aiutate la gente a comprendere che la felicità è lo scopo della
vita – satchitanand.
I mistici orientali hanno detto che dio ha tre qualità. Egli è sat – è la
verità, l’essere. Egli è chit
– la consapevolezza. L’ultima qualità, la vetta più alta è anand – la beatitudine. Dovunque
ci sia beatitudine, là c’è dio. Ogni volta che incontrate una persona beata,
rispettatela: è santa. In qualsiasi luogo sentiate la presenza di beatitudine,
di festosità... quello è un luogo sacro.
Dobbiamo apprendere un
linguaggio totalmente nuovo, solo così questa vecchia umanità putrescente potrà
cambiare. Dobbiamo apprendere il linguaggio della salute, della completezza,
della felicità. Sarà un compito difficile, perché i nostri investimenti
nell’infelicità sono enormi.
Ecco perché è tanto
difficile essere felici e tanto facile essere infelici. Ancora una cosa: l’infelicità non richiede talenti, tutti possono
permettersela. La felicità invece richiede talenti, genialità e creatività.
Solo le persone creative possono essere felici. Lascia che questa realtà
penetri in profondità nel tuo cuore: solo le persone creative sono felici. La
felicità è un derivato della creatività. Crea qualcosa e sarai felice. Crea un
giardino, fa’ in modo che il giardino sbocci e qualcosa sboccerà in te. Crea un
dipinto e qualcosa inizierà a crescere in te, di pari passo con la crescita del
tuo quadro. Quando la tua creazione giungerà al termine, quando darai gli
ultimi ritocchi, ti accorgerai di non essere più la stessa persona. Darai gli
ultimi ritocchi a qualcosa di nuovo sorto nel tuo essere.
Scrivi una poesia, canta,
danza... e osserva: cominci a diventare felice. Ecco perché nella mia comune la
creatività sarà la nostra preghiera al divino. Questa comune non sarà formata
da persone con le facce tristi, serie, che non fanno altro se non stare sedute
sotto gli alberi o nelle loro capanne, che conducono una vita vegetativa.
Questa sarà una comune di artisti, di pittori, di poeti, di scultori, di
danzatori, di musicisti – che troveranno un’infinità di cose da fare!
Dio vi ha dato solo
un’opportunità: essere creativi – la vita è un’opportunità per essere creativi.
Se sarete creativi, sarete felici. Avete notato la gioia che splende negli
occhi della futura mamma, mentre il figlio sta crescendo nel suo ventre? Avete
notato il cambiamento che accade in una donna quando è in gravidanza? Cosa le
sta accadendo? Qualcosa fiorisce in lei, è creativa: genererà una nuova vita. È
totalmente felice, immensamente felice, nel suo cuore c’è un canto.
Quando suo figlio nasce e
lei lo vede per la prima volta, osserva la profondità dei suoi occhi, la gioia
del suo essere. Ha attraversato tante sofferenze per arrivare a questa gioia –
ma non ha sofferto per amore della sofferenza. Ha sofferto e la sua sofferenza
ha un valore immenso perché non è di tipo ascetico, è creativa. Ha sofferto per
creare più gioia.
Quando vuoi scalare una
montagna per raggiungere la sua cima più elevata, il tuo compito è arduo.
Quando avrai raggiunto la vetta e ti sdraierai a sussurrare con le nuvole,
ammirando il cielo, la gioia colmerà il tuo cuore: proverai la stessa gioia
ogni volta che raggiungerai una qualsiasi vetta di creatività.
Per essere felici bisogna
essere intelligenti e l’uomo viene educato a non sviluppare la propria
intelligenza. La società non vuole che nell’uomo sbocci l’intelligenza. La
società non ha bisogno di intelligenza: di fatto ha paura dell’intelligenza. La
società ha bisogno di persone stupide. Come mai? Perché gli stupidi possono
essere manipolati. Le persone intelligenti non sono necessariamente obbedienti
– possono obbedire o possono non obbedire. Ma la persona stupida non può
disobbedire: è sempre pronta a ricevere ordini. La persona stupida ha bisogno
che qualcuno le dia degli ordini, perché non ha l’intelligenza sufficiente per
vivere in modo personale. Vuole che qualcuno la diriga, è costantemente alla
ricerca del proprio tiranno. I politici non vogliono l’intelligenza nel mondo,
neppure i preti la vogliono e neppure i generali. In realtà nessuno la vuole!
La gente vuole che tutti rimangano nella stupidità: in modo che tutti rimangano
obbedienti e conformisti, in modo che nessuno esca dal seminato e faccia sempre
parte della massa – affinché tutti si lascino controllare, manipolare e
gestire.
La persona intelligente è
ribelle. L’intelligenza è ribellione. La persona intelligente sceglie in modo
autonomo se dire sì o se dire no. La persona intelligente non può essere legata
alle tradizioni, non può vivere nella venerazione del passato; non trova niente
da venerare nel passato. La persona intelligente vuole creare un futuro, vuole
vivere nel presente. Vivere nel presente è il suo modo per creare il futuro.
La persona intelligente
non si aggrappa al passato, a qualcosa di morto, non porta dentro di sé dei
cadaveri. Per quanto siano stati magnifici e preziosi, non porta dentro di sé
dei cadaveri. La persona intelligente ha chiuso con il passato; se n’è andato,
è finito per sempre.
Invece la persona sciocca
è tradizionalista. È pronta a seguire i preti e qualsiasi politico stupido, è
pronta a eseguire ogni ordine, è pronta a cadere ai piedi di qualsiasi autorità
costituita. La felicità non può esistere senza l’intelligenza. L’uomo può
essere felice solo se è intelligente, assolutamente intelligente.
La meditazione è lo
stratagemma per far espandere la tua intelligenza. Più diventi meditativo e più
diventi intelligente. Ma ricorda, dicendo intelligenza non intendo dire
intellettualismo. L’intellettualismo fa parte della stupidità. L’intelligenza è
un fenomeno totalmente diverso, non ha niente a che fare con la testa.
L’intelligenza è qualcosa che proviene dal centro stesso del tuo essere.
Affiora in te e comincia a far crescere molte cose in te. Diventi felice e
creativo, diventi ribelle e avventuroso, cominci ad amare l’insicurezza e a
muoverti nell’ignoto. Cominci a vivere pericolosamente, perché questo è l’unico
modo per vivere... “Voglio vivere la mia vita in modo intelligente”, “Non
voglio essere un semplice imitatore”, “Voglio vivere all’interno del mio
essere, non voglio seguire le direttive e i comandi provenienti dall’esterno”, “Voglio
correre il rischio di essere me stesso, non voglio condividere la psicologia
delle masse”, “Voglio camminare da solo”, “Voglio trovare da solo il mio
sentiero”, “Voglio percorrere il mio sentiero nel mondo della verità”. Proprio
camminando nell’ignoto, crei la tua strada. Il sentiero non è già pronto, lo
crei proprio mentre cammini.
Per gli sciocchi esistono
le superstrade, percorse dalle masse. Le hanno percorse per secoli e secoli –
non arrivando in nessun luogo, girando in circoli viziosi. In questo caso si ha
il conforto di essere in compagnia di tanta gente, di non essere soli.
L’intelligenza ti dà il
coraggio di essere solo e ti fa vedere come puoi essere creativo. Fa sorgere in
te una grande urgenza, una grande fame di essere creativo. Solo così – come
conseguenza – potrai essere felice, potrai essere beato, estatico.
tratto
da: Osho, Il libro del risveglio, Edizioni del
Cigno
Scruta
nella tua infelicità, osservala. scruta poi in quei momenti in cui, di tanto in
tanto, ti permetti la gioia di essere gioioso e vedrai quali sono le
differenze. che consistono in pochi aspetti: quando sei infelice, sei un
conformista.
Incontrare il reale
La realtà è qui. Dove stai andando? Si
tratta del condizionamento di molte vite di sogno, di desiderio, ciò che gli
indù chiamano samskar. Quella è diventata la tua
unica realtà. La insegui non sapendo il perché.
Non conosci la tua
essenza, non sai chi sei, non sai perché sei qui, non sai perché stai correndo
così velocemente. Dove stai andando? Perché sei tanto in ritardo?
La realtà è qui. Dove
stai andando? Si tratta del condizionamento di molte vite di sogno, di
desiderio, ciò che gli indù chiamano samskar. Quella
è diventata la tua unica realtà. La insegui non sapendo il perché.
È diventata un’abitudine. Non puoi farne a meno,
sei sempre in movimento. La realtà è qui e tu sei sempre in movimento, per
questo non avviene l’incontro. Finché non avviene l’incontro, non sarai mai
felice. La felicità accade quando sei in armonia con la realtà. La felicità è un’armonia
tra te e il reale. Così, se sei infelice, ricorda che devi esserti allontanato
dalla realtà. Renditi conto che per qualche ragione non sei in linea con la
realtà.
Deve esserci un conflitto tra te e il reale e
certamente non puoi vincere contro il reale, non c’è modo. Hai provato in tutti
i modi. L’intera umanità ha provato in tutti i modi possibili ma non c’è modo
di vincere sulla realtà e contro la realtà. Devi seguire la realtà, devi
entrare in profondo accordo con la realtà, in armonia. Devi diventare una nota
nella grande orchestra della realtà, senza combattere ma arrendendoti,
sottomettendoti a lei, pronto a dissolverti in lei.
Questo è ciò che i Baul
chiamano amore: la disponibilità a dissolversi nella realtà, a fondersi, a
sciogliersi, la prontezza a essere uno con la realtà.
Perderai qualcosa, i tuoi sogni, la tua
individualità, il tuo ego; perderai quella separazione. Scomparirai come una
goccia d’acqua, ma non c’è niente di cui preoccuparsi perché diventerai
l’oceano. Non sarai ciò che sei stato finora: ego confinato in una forma, in un
nome. I tuoi confini scompariranno. Non sarai un’isola, diventerai parte del
continente, e nel contempo il continente stesso.
Non si perde nulla perdendo se stessi. Resistendo
si perde tutto... ma noi non comprendiamo la realtà: se questa tenta di
assorbirci, ci sembra di morire.
Meditando profondamente, quando la realtà comincia
ad assorbirti ti spaventi perché ti sembra di morire. Assomiglia alla morte, ma
non lo è. È la porta per una vita più ricca, infinita ed eterna. Ma sì, in un
certo senso è morte, morte al passato, morte per te così come sei. Ma in fondo
che cosa sei?
Perché hai tanta paura di morire? Non hai niente
da perdere, solo un misero sé, verrà data alle fiamme solo una prigione, verrà
bruciata solo la struttura della sofferenza e dell’agonia. Non hai niente da
perdere, perché ti ci aggrappi? Ma ti ci
sei abituato così tanto che hai paura. Quando in profonda meditazione, per un
caso fortuito, per una coincidenza, ti avvicini a volte alla realtà e questa
comincia a diffondersi in te, ti spaventi e scappi.
Le tue interpretazioni devono finire. Devi
imparare ad ascoltare il reale, così, quando la realtà ti si avvicina, puoi
darle il benvenuto. Se il divino ti viene incontro, e tu non puoi muoverti verso
di lui, perlomeno non scappare. Sta venendo verso di te in milioni di modi.
Vuole sopraffarti, riprenderti. Non sei solo tu a cercarlo, anche lui ti cerca.
In realtà la tua è una falsa ricerca: dici di voler cercare il divino, ma sono
solo parole. Ti piacerebbe incontrarlo come per caso, senza impegno. Non vuoi
rischiare niente. Non vuoi pagare. Non vuoi guadagnartelo. Lo vorresti gratis,
ma non è questo il modo.
Dovrai perdere te stesso, dovrai perdere tutto. La
gente non comprende e quando il divino gli si avvicina – e si avvicina
veramente, ho osservato molte volte le sue mani sfiorarvi – fugge via.
E poi, quando sei lontano cominci a cercarlo e
dici: “Come trovarlo?”. Questo gioco è durato troppo a lungo, è diventato
un’abitudine: quando è lontano lo cerchi, quando ti si avvicina scappi. Devi
smetterla di agire così.
tratto da: Osho, The Beloved, Vol 1 # 3
Finché non diventi te stesso non puoi essere felice
Ritrova la tua voce interiore
Tu non hai nessun senso
della direzione. Sei stato fuorviato. Comunque – non è mai troppo tardi. In
qualunque momento puoi prendere possesso della tua vita. Se decidi di farlo,
allora la prima cosa è: non ascoltare la voce dei genitori dentro di te, non
ascoltare la voce degli insegnanti dentro di te.
Per sbarazzartene puoi
usare una semplice tecnica. Ti puoi sedere sul letto ogni notte prima di andare
a dormire, chiudi gli occhi, e prova a sentire: qualunque cosa tu voglia, viene
proprio da te? Quel volere, quel desiderio. E prova a scoprire, prova a
controllare a chi appartiene quella voce. Se ascolti in silenzio sarai
sorpreso: tua madre sta dicendo, “Fa’ il medico!” E tu sarai in grado di sapere
con precisione chi sta dicendo questo. Tuo padre sta dicendo, “Diventa ricco!”
Tuo fratello sta dicendo qualcosa d’altro, i tuoi insegnanti stanno dicendo
altre cose, e i tuoi vicini altre ancora.
E non solo questo: tuo
padre sta dicendo qualcosa con la bocca e un’altra cosa con gli occhi – dice
una cosa intendendone un’altra. Dice, ‘Sii onesto, sii sincero!’ e tu sai che
lui a sua volta non è onesto, né sincero. E puoi vederglielo negli occhi – i
bambini sono molto percettivi. Guardano in profondità, i loro occhi vanno molto
in profondità, possono penetrare – possono vedere che il padre sta mentendo.
Lui stesso non è onesto, lui stesso non è sincero.
A scuola viene insegnata
una cosa e la vita ne richiede un’altra. Nasce confusione, nasce conflitto, le
contraddizioni si sommano e poi ti spingono in direzioni diverse – allora tu
non sei più compatto, la tua unità è perduta. Il bambino nasce come un’unità
organica. Ora che sei diventato un ragazzo non sei già più un individuo, non
sei più un’unità. Sei una folla, una folla impazzita.
Devi capire questo: è
qualcosa che hai imparato dagli altri. E ricorda – una delle principali verità
della vita – che quello che hai imparato può essere disimparato. Che quello che
hai imparato dagli altri, per te non è affatto naturale: lo puoi cancellare. Ci
vuole solo una consapevolezza sveglia… può essere cancellato e la lavagna può
di nuovo tornare pulita.
Quindi la prima cosa è di
cancellare tutto ciò che ti è stato forzato addosso, e solo allora sarai in
grado di ascoltare la voce del tuo cuore.
Molte persone vengono da
me e dicono, “Come si fa a distinguere qual è la voce della mente e qual è la
voce del cuore?” Ora come ora è difficile distinguere:
prima devi pulire la mente. La voce del cuore è molto silenziosa e molto
sottile. La voce della mente è molto rumorosa: continua a gridare cose. Il
cuore sussurra. La mente urla.
Tuo padre con te gridava.
Tua madre con te gridava. Gli insegnanti a scuola gridavano. La mente urla. Il
divino parla sottovoce. Al più presto questo urlare dovrà finire... Hanno messo
la loro voce dentro di te quando eri così piccolo che ora sembra sia la voce
del tuo cuore.
Una cosa è certa: tu non
puoi diventare nient’altro se non te stesso e finché non diventi te stesso non
puoi essere felice. La felicità accade solo quando un cespuglio di rose produce
delle rose, quando fiorisce, quando ha la sua individualità. Se sei una pianta
di rose e cerchi di fiorire come un loto – questo crea pazzia. Tutte le notti
per almeno un’ora, siediti sul letto e guarda da dove viene quello che senti –
vai proprio alle radici. Inseguilo, vai a ritroso,
scopri da dove viene. Troverai sempre l’origine e nel momento che hai trovato l’origine sentirai un alleggerimento.
Improvvisamente non è più tuo – ora non ne vieni più ingannato.
È un lavoro lento, ma se
ci lavori, dopo qualche mese ti sentirai così pulito – il tuo libro è pulito e
nessun altro ci sta scrivendo sopra. Solo allora sarai in grado di sentire
quella sottile voce quieta. E una volta che la senti, il solo udirla è come un
improvviso colpo di tuono. Improvvisamente sei un tutt’uno,
improvvisamente hai una direzione. E allora non vedi nessuno: vai dritto come
una freccia verso il tuo destino. È molto comodo seguire la voce dei genitori,
comodo seguire il prete, comodo seguire la chiesa, comodo seguire la società e
lo stato. È molto facile dire di sì a tutte queste autorità – ma allora tu non
crescerai mai. Stai cercando di avere i tesori della vita troppo a basso
prezzo. È necessario pagare per averli.
Sii un individuo e paga
per averli. L’esistenza non ti dà mai niente a poco prezzo – perché se ti è
dato senza uno sforzo da parte tua, non sarai mai capace di goderne.
Come fai ad essere felice?
Scegli il tuo destino. Io
non te lo posso mostrare, non ti posso mostrare il tuo destino – nessun altro
lo conosce, nemmeno tu. Lo devi intuire, e ti devi muovere lentamente.
Prima abbandona nel tuo
essere tutto ciò che hai preso in prestito e poi diventa capace di sentire. Il
sentire ti guida sempre verso il posto giusto, verso il giusto obiettivo.
Quello che tu in questo momento chiami coscienza, non è la tua coscienza. È un
sostituto – una pseudo-coscienza, falsa, artefatta.
Abbandonala!
...e proprio
abbandonandola diventerai capace di vedere, nascosta dietro ad essa, la tua
vera coscienza che era lì ad aspettarti. Una volta che la coscienza è entrata
nella tua consapevolezza, la tua vita acquista una direzione, la meditazione ti
segue come un’ombra.
tratto da: Osho, A Sudden Clash
of Thunder, # 7
Nel flusso della VITA
Osho, come posso riuscire a
essere felice?
Se vuoi essere felice,
diventerai infelice – proprio questo voler essere felice, creerà in te
l’infelicità. Ecco perché la gente è infelice. Tutti vogliono essere felici e
tutti diventano infelici. Vedi il problema? Hai mai incontrato qualcuno che non
voleva essere felice? Se hai incontrato una persona simile, hai scoperto che era
felice. Se tu incontrassi una persona che afferma: “Non voglio essere felice,
non mi interessa per niente”, capiresti all’improvviso di avere trovato una
persona completamente felice.
Troverai l’infelicità
nelle persone che vogliono essere felici, con proporzioni identiche. Se
vogliono fortemente essere felici, saranno fortemente infelici – la loro
infelicità sarà proporzionale al loro desiderio di felicità. Cosa c’è che non
va? Le persone vengono da me e mi chiedono: “Nel mondo tutti vogliono essere felici
– allora perché tanti, quasi tutti, sono infelici?”. Ecco il motivo: perché
vogliono essere felici.
Non puoi desiderare la
felicità. Se la desideri, ti arriva l’infelicità: il tuo desiderio porta con sé
l’infelicità. La felicità è uno stato di assenza dei desideri. La felicità è
uno stato di consapevolezza che ogni desiderio porta con sé l’infelicità.
Esistono due modi per
essere felice – o afferrare al volo la vita o lasciare che le cose accadano. Il
primo modo richiede la felicità e rifiuta tutto il resto – così tu vivi tra la
speranza e la paura, tra il sogno e la ripulsa. Il secondo modo ti porta la
felicità quando accade, ma non la richiede e accetta anche tutto il resto. E la
felicità ti arriva proprio dall’accettazione di tutto il resto. Non sei più
schiavo del desiderio – portatore di paure – di avere e neppure della voglia
frenetica di possedere e neppure della febbre di aggrapparti alle pagliuzze
della certezza. Al contrario, in te c’è l’agio di nuotare nel fiume,
abbandonandoti al suo fluire.
Mi chiedi: Come posso riuscire a essere felice?
Questo significa che vuoi
afferrare al volo la vita, che vuoi essere aggressivo con la vita. In questo
modo, non potrai essere felice. La vita accade solo a coloro che non sono
aggressivi, la vita accade solo a coloro che sono in uno stato di profonda,
passiva ricettività. Non puoi essere violento con la vita. Proprio perché sei
violento, sei infelice e misero. E continui a perdere l’opportunità di vivere,
la vita ti evita e scivola via dalle tue mani. Sei uno stupratore, vuoi
stuprare la vita. Ecco perché sei infelice.
La vita arriva danzando.
Ma solo se non sei violento, né aggressivo. Solo se non sei ambizioso, quando
non sei più alla ricerca della felicità, quando esisti semplicemente nel
presente ti senti improvvisamente inondato dalla
felicità – accade l’incontro tra te e la felicità.
Colui che conosce davvero
l’arte di essere felice – che significa assenza di desideri – sa anche che gli
è necessaria un’accettazione profonda di tutto ciò che accade, senza l’ombra di
un rifiuto. Allora in lui ogni cosa si trasforma, a poco a poco, in felicità.
Le piccole cose che contano quasi niente, se
accettate, diventano assai significative. Le cose che rifiuti di
continuo, creano la tua infelicità. Se lascerai cadere ogni rifiuto e
accetterai ogni cosa a cuore aperto e l’abbraccerai, sentirai sorgere in te
improvvisamente uno stato di grazia. Lentamente, con la crescita in te della consapevolezza e dell’assenza di desideri,
diventerai traboccante di felicità. Non sarai solo felice, ma
traboccherai di felicità. Comincerai ad avere la meglio sugli altri e a
condividere la tua felicità con gli altri.
Quindi, questo è il mio
suggerimento: non essere aggressivo. Rilassati – in questo stato arriva la
felicità. Rimani in attesa – colmo di preghiera e di gratitudine – in questo
stato arriva la felicità.
Dimentica la felicità, non
si può conquistare la felicità in modo diretto. Pensa piuttosto a che cosa ti
piace, a che cosa ti dà più gioia quando la fai: falla e lasciati assorbire da
quella cosa. Allora la felicità sorgerà in te spontaneamente. Se ti piace
nuotare, nuota e gioisci; se ti piace spaccare la legna, spaccala e gioisci.
Fa’ qualsiasi cosa che ti piace fare e lasciati assorbire da quella cosa.
Mentre sarai assorto, improvvisamente, sentirai accadere in te quel clima – il
clima soleggiato della felicità. Ti sentirai improvvisamente avvolto dalla
felicità.
tratto
da: Osho, This Very Body the Buddha: Hakuins’s Song of Meditation # 2
Chi è felice non ha bisogno della religione
Ci sono così tante
religioni perché ci sono così tante persone infelici. Una persona felice non ha
bisogno di nessuna religione, una persona felice non ha bisogno di nessun
tempio, nessuna chiesa – perché per la persona felice l’intero universo è un tempio,
l’intera esistenza è una chiesa. La persona felice non fa attività religiosa
perché la sua vita intera è religiosa.
Qualunque cosa fai con
felicità, è una preghiera: il tuo lavoro diventa devozione, persino il tuo
respiro ha un intenso splendore, una grazia. Non perché tu continui a ripetere
il nome di dio – solo gli stupidi lo fanno – perché dio non ha nome, e
ripetendo qualche nome ipotetico ti stai solo intontendo la mente. Continuando
a ripetere il suo nome non andrai da nessuna parte. Una persona felice giunge
semplicemente a vedere che il divino è ovunque. Hai bisogno di occhi felici per
vederlo.
Mentre
sei in vita, sii così vivo che perfino quando la morte arriva non ti possa
uccidere.
Prendi la vita nelle tue mani
Che cosa è andato storto?
Sei stato cresciuto da persone che non erano
giunte a fioritura. Sei stato cresciuto da persone che erano malate a loro
volta. Compatiscile! Non sto dicendo di essere contro di loro, non le sto
condannando – ricorda. Senti solo della compassione per loro. I genitori, gli
insegnanti, i professori universitari, le cosiddette guide della società –
erano persone infelici. Hanno creato in te un meccanismo di infelicità.
E inoltre tu non ti sei
ancora fatto carico della tua vita. Loro vivevano seguendo un malinteso – era
quella la loro infelicità. E tu pure stai vivendo secondo un malinteso.
BRANI TRATTI DA: Osho, A Sudden Clash of Thunder # 7
L’ego spirituale è un attentato alla vita
In tutto il mondo si è
insegnato a non essere felici, a non godersi la vita, a non essere estatici. Si
è insegnato che essere felici in un certo senso equivale a essere colpevoli. Le
persone sono state condizionate in profondità: ogni volta che sono contente
sentono emergere il senso di colpa. L’hai osservato? Balli con una donna, e
all’improvviso ti senti in colpa. Fai l’amore con una donna, e all’improvviso
ti senti in colpa. Ti stai gustando il cibo, e all’improvviso hai un’aria
colpevole. L’hai notato? Quando c’è la felicità in te emerge il senso di colpa.
Questo non accade mai quando sei triste; quando sei depresso, quando hai il
muso lungo, questo non ti accade. Ma se stai sorridendo... la gente ha persino
paura di ridere, ride con riluttanza, come se stesse facendo qualcosa di
sbagliato. L’intera umanità è stata condizionata a essere infelice. Ogni
felicità è stata condannata come se fosse un peccato. Per questo i santi
vengono dipinti come se non ridessero mai. In un certo modo l’uomo è stato
condizionato a essere infelice. La felicità sembra edonistica, epicurea, pagana.
Una persona spirituale, religiosa, deve essere seria, avere il muso lungo,
portare una maschera, non deve sorridere. Non può godere delle piccole cose
della vita – il suo ego non glielo permette. Il suo ego si tiene in disparte,
distante. Non si mischierà con persone
ordinarie e non si divertirà a far quattro chiacchiere. Resterà sempre in
disparte, molto distante.
Questa è un’attitudine
egoistica: l’ego spirituale, religioso – e un ego religioso è più velenoso di
un ego ordinario perché è più puro: è veleno puro. Queste persone hanno
condizionato la mente umana. Sono persone nevrotiche. Gli manca qualcosa – non
sono normali, non sono sane, sono morbose, malate. Questa gente malata ha
condizionato la mente dell’umanità. Ha distrutto la risata sulla terra, ha
distrutto ogni festosità a causa di questo condizionamento. Ha distrutto la
celebrazione – e col distruggere la celebrazione ha distrutto le fondamenta
dell’esistenza. La vita è una celebrazione! A causa di questo condizionamento
ogni volta che sei contento pensi: “Questo è il momento giusto per morire”.
Perché non di vivere? Se sei infelice, allora è il momento giusto di vivere, e
quando sei felice è il momento giusto per morire. Finiscila con queste
sciocchezze! Quando un uccellino ti si posa vicino e tu ti senti in pace, è il
momento di vivere e di amare e di danzare. Perché tanta fretta di morire? La
morte viene per conto suo. Non ha bisogno di alcun aiuto da parte tua. Sta già
arrivando. Mentre sei in vita, sii così vivo che perfino quando la morte arriva
non ti possa uccidere.
Una persona veramente viva
trascende la morte. La morte accade agli abulici. Lasciami ripeterlo: la morte
accade agli abulici, che sono già morti – solo a loro. Una persona veramente
viva trascende la morte, va al di là della morte. La morte arriva, ma manca il
bersaglio. Come puoi uccidere una persona
come Buddha? Come puoi uccidere una persona
come Gesù? Come puoi uccidere Krishna
con il flauto appoggiato alle labbra? – impossibile. La morte stessa inizierà a
danzare intorno a lui! È così traboccante di vita che la morte stessa si
innamorerà di lui. Ricorda sempre che essere felici è essere religiosi, essere
felici rende virtuosi, essere celebrativi significa essere in preghiera. Essere
festosi e rimanere continuamente in una
dimensione festosa… Allora godrai di qualunque cosa accada. Ti godi la
salute quando ce l’hai. Ti godi la malattia quando ce l’hai. E così entrambe
divengono bellissime. Nella salute ti godi l’attività, quando sei malato ti
godi il rilassamento. Qualche volta è bellissimo, rimanere a letto a riposare –
senza preoccuparsi del mondo, permettersi una bella vacanza, cantare, pregare.
Meditare sul letto, leggere un pochino, ascoltare la musica, o semplicemente
non fare nulla, totalmente pigri – è bellissimo! Se sai godere della salute,
sarai capace di godere della malattia.
Allora diventi un maestro,
diventi un artista: è questa l’arte di vivere!
tratto
da: Osho, A Sudden Clash of Thunder # 6
Meditazione: la medicina più efficace
Ma è proprio vero che non si può essere
felici? Che al massimo si riesce solo a essere un po’ meno infelici?
Alla
felicità non si crede. Sembra che l’uomo non possa essere felice. Se parli
della tua depressione, tristezza, infelicità, tutti ci credono. Sembra
naturale. Se parli della tua felicità non ti crede nessuno – sembra innaturale.
Sigmund Freud,
dopo quarant’anni di ricerche sulla mente umana,
lavorando con migliaia di persone, osservando migliaia di menti malate, giunse
alla conclusione che la felicità è una menzogna: l’uomo non può essere felice. Tutt’al più possiamo rendere le cose più confortevoli,
tutto qui. Tutt’al più possiamo diminuire un po’
l’infelicità, tutto qui. Ma un uomo felice non può esistere. Sembra molto
pessimista – ma osservando l’uomo moderno sembra sia davvero così, sembra un
dato di fatto.
Buddha dice che l’uomo può
essere felice, immensamente felice. Krishna canta
canzoni su quella felicità ultima – satchitanand. Gesù parla del regno
di dio. Ma come fai a credere a così poche persone, che puoi contare sulle
dita, contro tutta la massa, milioni e milioni che, nel corso dei secoli, sono
rimaste infelici, che sono diventate sempre più infelici, la cui vita è una
storia di infelicità e nient’altro? E poi arriva la morte! Come puoi credere a
queste poche persone?
O stanno
mentendo o si stanno ingannando. O stanno mentendo per qualche motivo, oppure
sono pazze, indotte in errore dalle proprie illusioni. Vivono in una realtà
deformata dai propri desideri. Volevano essere felici e così hanno cominciato a
credere di essere felici. Assomiglia più a un autoconvincimento,
un disperato autoconvincimento, piuttosto che a una
realtà. Ma com’è successo che pochissime persone sono state felici?
Se
dimentichi l’uomo, se non dai molto peso all’uomo, allora Buddha,
Krishna, Cristo sembreranno più veri. Se guardi gli
alberi, se guardi gli uccelli, se guardi le stelle allora tutto risplende di
una gioia grandissima. Allora la beatitudine sembra sia esattamente ciò di cui
è fatta l’esistenza. Solo l’uomo è infelice.
Qualcosa è andato storto,
in profondità. Buddha non si inganna e nemmeno sta
mentendo. E ti dico questo – non sulla base della tradizione, ti dico questo
per mia esperienza – l’uomo può essere felice, più felice degli uccelli, più
felice degli alberi, più felice delle stelle perché l’uomo ha qualcosa che
nessun albero ha, nessun uccello, nessuna stella. L’uomo ha la consapevolezza!
Ma quando
hai la consapevolezza diventano possibili due alternative: puoi diventare
infelice oppure puoi diventare felice. Allora è una tua scelta personale! Gli
alberi sono felici semplicemente perché non possono essere infelici. La loro
felicità non è libera – devono essere felici. Non sanno come si fa a essere
infelici, non hanno alternative.
Questi
uccelli che cantano sugli alberi, sono felici! Non perché hanno scelto di
essere felici – sono felici semplicemente perché non possono essere in altro
modo. La loro felicità è inconscia. È semplicemente naturale.
L’uomo può
essere immensamente felice, e immensamente infelice – ed è libero di scegliere.
Questa libertà è rischiosa. Questa libertà è molto pericolosa – perché tu
diventi responsabile. E con questa libertà è successo qualcosa, qualcosa è
andato storto. L’uomo in qualche modo è sottosopra.
Sei venuto
da me alla ricerca della meditazione. La meditazione è necessaria solo perché
tu non hai scelto di essere felice. Se avessi scelto di essere felice non ci
sarebbe bisogno di nessuna meditazione. La meditazione è un medicinale: se sei
malato allora c’è bisogno della medicina. I buddha
non hanno bisogno della meditazione. Una volta che hai cominciato a scegliere
la felicità, una volta che hai deciso che devi essere felice, allora non c’è
bisogno di nessuna meditazione. Allora la meditazione comincia a succedere
spontaneamente per conto suo.
tratto
da: Osho, A Sudden Clash of Thunder # 7
Il cammino continua... non fermarti
Il pericolo di accontentarti di ciò che hai
trovato
Osho, la mia vita finora è
stata pura infelicità – ma da quando sono arrivato da te ogni infelicità è
svanita. Sebbene sappia che la mia vita non è ancora colma di beatitudine,
avverto una sottile soddisfazione per ogni cosa che mi capita. Per questo il
desiderio di meditare, di cercare, è diminuito. Mi basta rilassarmi così, per
essere felice. Si tratta solo di pigrizia?
Per
ogni ricercatore arriva questo momento: quando il negativo non c’è più e il
positivo non c’è ancora, quando l’infelicità se ne è andata, ma la beatitudine
non è ancora avvenuta – quando la notte è finita, ma il sole non è ancora
sorto. È una buona indicazione del fatto che stai crescendo. Uno comincia
subito a sentirsi rilassato, in totale abbandono, e tutto ciò che accade è
bellissimo. La mente dice: “Perché preoccuparsi? Perché meditare?”. Se dai
retta alla mente, presto la notte sarà di ritorno, l’infelicità di nuovo
presente. Non dare ascolto alla mente. Continua a meditare, ora però con un
atteggiamento diverso: medita come se stessi galleggiando nella meditazione.
Non sforzarti eccessivamente. Hai bisogno solo di questo. Medita senza sforzo, però medita. Non essere pigro. Con la
pigrizia il vecchio ritornerà, perché la beatitudine non è ancora accaduta. Una
volta accaduta – quando ti sentirai
completamente appagato, quando sarai arrivato al punto di dimenticare la tua felicità, tanto è assoluta –
solo allora puoi abbandonare la meditazione. Si esaurisce da sola.
Sono due i momenti in cui
viene l’idea di smettere di meditare: il primo è questo, la situazione
descritta nella domanda, quando l’oscurità se ne è andata, non esiste più
infelicità, e ti senti benissimo. Questa è solo assenza di infelicità. Se una
mente che è stata infelice non si sente più tale, le sembra quasi di essere
felice, le sembra quasi di essere beata. Non lasciarti ingannare dalle
apparenze. C’è ancora molto da fare… ora però, fallo in maniera diversa, tutto
qui. Ora fai le meditazioni in maniera molto rilassata; non sforzarti, lasciati
andare – ma continua a farle, perché devono accadere ancora molte cose. Il
viaggio non è finito. Puoi essere arrivato a un punto in cui puoi rilassarti
sotto un albero e l’ombra è piacevolmente fresca, ma non dimenticare che si
tratta solo di una sosta per la notte. La mattina devi riprendere il cammino.
Finché non svanisci completamente, il viaggio deve continuare. Ma adesso cambia
l’attitudine, lasciati andare. Muoviti nella meditazione senza fare sforzi.
Conosci la differenza? Quando uno nuota nel fiume, sta compiendo uno sforzo, ma
a un certo punto galleggia, si mette sulla schiena, rimane in acqua ma non
nuota più. Galleggiando, il fiume lo trasporta con la corrente e lui scivola
lento verso il mare. All’inizio, nella meditazione, uno deve nuotare... perché
ci sono molte resistenze create dalla mente, devi contrastarle. Nel secondo
stadio devi lasciarti andare alla corrente del fiume. Nel terzo devi diventare
il fiume – e allora non ci son problemi. Allora puoi
smettere; non devi decidere di smettere, smette da sola. La meditazione, una
volta completa, si interrompe da sola. Non
devi preoccupartene. Quando è completa, cadrà da sola come un frutto
maturo che casca a terra.
Non essere pigro. La mente
può giocarti brutti scherzi e distruggere tutto
quello che hai raggiunto. Con grandi sforzi raggiungi qualcosa e la
mente può ingannarti e dire che ora non hai più bisogno. Ti senti molto felice
– continua a sentirti felice – ma ti senti felice a causa delle meditazioni. Se
smetti di meditare, immediatamente la felicità che provi svanirà e ti
ritroverai nella tua inquietudine.
tratto
da: Osho, Yoga: the Alpha and the Omega, vol. 4 # 8
C’è molto, molto di più che ti aspetta
Una storia molto amata da Osho
Un vecchio taglialegna,
povero e solo, aveva un unico modo di guadagnarsi il pane quotidiano, ed era
quello di tagliare la legna e venderla. Appena entrato nella foresta, proprio
all’inizio, sotto a un bellissimo albero di bodhi...
Lo stesso
tipo di albero sotto il quale si era illuminato Gautama
il Buddha: da allora si chiama ‘albero del bodhi’: bodhi significa
illuminazione. Fra l’altro – sarai sorpreso di sapere – gli scienziati
hanno trovato che l’albero del bodhi contiene una
sostanza chimica che nessun altro albero possiede, e quella sostanza è
assolutamente necessaria per la crescita dell’intelligenza... forse è un albero
molto intelligente, sensibile. Probabilmente non è stata solo una coincidenza...
Il
taglialegna vedeva un uomo anziano sedere in silenzio, era sempre là –
d’estate, d’inverno, con la pioggia. Toccava i piedi al vecchio, in segno di
rispetto, prima di inoltrarsi nella foresta e ogni volta che faceva questo
gesto il vecchio gli diceva, sorridendo: “Sei proprio un idiota...”. Il
taglialegna proprio non capiva, e si domandava: “Ma perché? Tocco i suoi piedi,
e invece di darmi la benedizione, mi sorride e dice che sono un idiota?” Un
giorno si fece coraggio e gli domandò: “Cosa vuoi dire?”.
“Voglio
dire,” rispose il vecchio “che per tutta la vita hai tagliato alberi in questa
foresta, e che basta inoltrarsi un po’ di più nella foresta per trovare una
miniera di rame. Solo un idiota può non accorgersene! Sei stato in questa
foresta tutta la vita... puoi raccogliere il rame e ti basterà per vivere bene
per una settimana: nessun bisogno di tagliare legna ogni giorno, adesso che sei
vecchio”.
L’uomo non
ci poteva credere: lui conosceva tutta la foresta – “Sta scherzando! Però può
darsi che abbia ragione... e non c’è niente di male a inoltrarsi un po’ di più,
stando attento e controllando se questa miniera c’è o no”. Si inoltrò nella
foresta e trovò la miniera di rame. “Ecco perché mi diceva sempre che ero un
idiota, lavorando tutti i giorni anche da vecchio”.
Ora andava
nella foresta una volta alla settimana. Ma la vecchia tradizione continuava:
toccava i piedi al vecchio, e quello diceva, sorridendo: “Sei proprio un
idiota!”.
“Eh no!”
Disse il taglialegna” Adesso non puoi dirmelo più: ho trovato la miniera di
rame”.
Il vecchio
rispose: “Tu non capisci. Se ti inoltri un altro po’, troverai una miniera di
argento”. “Dio mio, perché non me l’hai detto prima?” Rispose il taglialegna.
E il
vecchio: “Non mi credevi nemmeno rispetto alla miniera di rame... una miniera
di argento? Non ti saresti fidato! Basta che vai un po’ più all’interno della
foresta”.
Anche
questa volta il taglialegna era un po’ diffidente, ma non molto: stava
iniziando ad avere fiducia. E così trovò la miniera d’argento.
Tornò e
disse: “Con tutto l’argento che ho trovato basterà che torni solo una volta al
mese, mi mancherai moltissimo. La tua benedizione mi mancherà davvero: il fatto
che tu mi dici che sono un idiota... cominciava a piacermi”.
Ma il
vecchio rispose: “Continui a essere un’idiota, non c’è differenza.”
E il
taglialegna: “Persino ora che ho trovato la miniera di argento?”.
“Certo,
persino adesso. Sei solo un’idiota – e nulla più – perché se vai un po’ più in
profondità... c’è l’oro. Non aspettare un mese, vieni domani”. Il taglialegna
pensava che stesse scherzando: “Se c’è l’oro, perché lui se ne sta seduto sotto
questo albero, coperto di stracci, senza riparo dalla pioggia e dal sole,
dipendendo dal cibo che gli porta la gente... qualche volta lo portano e altre
no... e se lui sa dove è l’oro... Non credo proprio... questa volta certamente
sta scherzando! Ma non c’è nulla di male a provare. Ha sempre avuto ragione.
Chissà? Questo vecchio è un po’ misterioso”.
Si inoltrò
ancora più in profondità e trovò una grande miniera d’oro. Non credeva ai suoi
occhi – questa era la foresta nella quale aveva lavorato per tutta la vita...
Portò con
sé molto oro, e disse: “Credo che ora tu non possa più dire che io sono un
idiota”.
“Continuerò,”
rispose il vecchio “...e domani vieni, perché questa non è la fine, è solo
l’inizio”. “Cosa? L’oro è solo l’inizio?”.
“Torna
domani,” disse il vecchio “solo un po’ più in profondità, nella foresta,
troverai i diamanti... e neppure questa è la fine, ma non ti dico di più
altrimenti stanotte non riuscirai a dormire. Ora va a casa, e domani mattina
per prima cosa trova i diamanti, e poi vieni da me.”
Non riuscì
a dormire per tutta la notte. Un povero taglialegna... non riusciva a credere
che stava diventando il padrone di tutte queste miniere: oro e argento e
rame... e ora i diamanti! E il vecchio diceva che questo era solo l’inizio.
Pensò e ripensò... cosa poteva esserci di più dei diamanti?
Al mattino
arrivò molto presto – il vecchio era addormentato. Gli toccò i piedi. Il
vecchio aprì gli occhi e disse: “Ah, sei venuto dunque? Sapevo che saresti
venuto, che non sei riuscito a dormire. Prima va a cercare i diamanti!”. E il
taglialegna: “Dimmi, cosa ci può essere di più?”.
Il vecchio
disse: “Prima i diamanti – un passo alla volta, altrimenti diventi matto”.
Trovò i
diamanti e tornò dal vecchio danzando: “Ora non puoi più dire che io sono un
idiota. Ho trovato i diamanti!” Ma il vecchio gli rispose, “Sei ancora un
idiota”. “Non me ne andrò di qui,” disse il taglialegna, “fino a quando non me
lo spieghi!”
Il vecchio:
“Avrai capito che so tutto di queste miniere – argento, oro, diamanti – e non
me ne importa niente. Questo perché c’è qualcosa di più importante, che non è
nella foresta ma dentro di te – solo un po’ più in profondità, ma dentro,
non all’esterno... e avendolo trovato, non mi importa di tutti questi diamanti.
Ora sta a te: puoi fermarti e accontentarti dei diamanti, ma ricorda, resterai
un idiota. E io ne sono la prova – perché conosco tutte queste miniere e non me
ne sono mai interessato. Questo può farti capire che c’è qualcosa di più
importante, che non si trova mai all’esterno, per quanto lontano tu possa
andare: si trova dentro di te”.
Il
taglialegna lasciò cadere i diamanti e disse: “Mi siederò al tuo fianco... e
finché tu non la smetti con questa storia che sono un idiota, non mi muoverò di
qui!”
Era un
semplice taglialegna, una persona innocente. Per le persone colte è difficile
andare dentro... non per il taglialegna. Presto trovò in sé un profondo
silenzio – una gioia, una beatitudine, una benedizione. Il vecchio lo scosse e
disse: “Ecco il posto. Ora non hai più bisogno di andare nella foresta. E io
non ti dirò più che sei un idiota... sei diventato un saggio. Puoi aprire gli
occhi... vedrai lo stesso mondo ma non nella stessa luce: gli stessi colori...
la stessa gente, ma ora non sono più solo scheletri ricoperti di pelle, sono
esseri luminosi e spirituali... lo stesso cosmo, ma per la prima volta è un
oceano di consapevolezza”.
Il
taglialegna aprì gli occhi e disse: “Sei un tipo strano. Perché hai aspettato
così a lungo? Sono venuto qui per quasi tutta la vita e ti ho visto seduto
sotto questo albero. Avresti potuto dirmelo prima!”
“Stavo
aspettando il momento giusto...” rispose
il vecchio, “che il momento fosse maturo; che tu fossi in grado non solo di
ascoltare ma anche di capire: il viaggio è breve, ma non ti devi fermare ogni
volta che ottieni qualcosa... e siccome ciò che ottieni è così soddisfacente,
non riesci a immaginare che possa esistere
qualcosa di meglio”.
tratto
da: Osho Beyond Enlightenment #27
Il
percorso della ricerca interiore ha molti crocevia. A ogni crocevia, ci si
sente come se si fosse arrivati. In un certo senso è vero. È un certo
appagamento, che prima ti era sconosciuto, una pace assolutamente nuova, un
silenzio mai neppure sognato... e amore, la cui fragranza avevi sempre
desiderato – agognato per vite intere e mai trovato.
Naturalmente
uno sente di essere arrivato a casa. Questo per il maestro è uno dei compiti
più difficili – incoraggiarti a proseguire, e dirti che questo è solo l’inizio,
che c’è ancora molto di più che ti attende. E benché per te sia inconcepibile,
che ci possa essere qualcosa di più di questo, la fiducia – l’amore,
la devozione verso il maestro – ti aiuta ad andare avanti. Questi momenti
continuano a ripetersi, e ogni volta diventa in un certo senso più difficile, e
in un altro più facile. Difficile nel senso che ogni nuova realizzazione
– ogni cosa nuova che raggiungi – ogni nuova rivelazione è così
vasta... ti assorbe al punto tale che tutto ciò che hai conosciuto prima inizia
semplicemente a svanire – per cui il procedere diventa più difficile. Ma
dall’altra parte, ogni volta diventa più facile continuare a procedere, perché
ogni volta che il maestro ti ha detto di continuare, di andare avanti, tu hai
ottenuto sempre di più: non hai mai perso nulla, è sempre stata una porta nuova
su un nuovo mistero, un cielo nuovo... al di là di quello che già conosci.
E
così anche la fiducia è cresciuta: è più facile ora ascoltare il maestro e
continuare.
tratto
da: Osho, Beyond Enlightenment #27
...charaiveti, charaiveti...
il tuo sentirti a casa, qui, significa
semplicemente che sei entrato nel fiume che continua a scorrere. È sempre
nuovo, e non si sporca mai. Canta sempre delle canzoni e le sue onde continuano
a danzare al sole, alla luna. Ma è sempre in movimento.
Era consuetudine, con Gautama
il Buddha, che ogni volta che qualcuno si illuminava
venisse inviato lontano, a condividere la sua esperienza con chi stava
avanzando faticosamente sul ‘sentiero’. Quei discepoli diventati illuminati gli
chiedevano naturalmente un ultimo messaggio, per poterlo portare nel loro
cuore... ti sorprenderà sapere quale fosse l’ultimo messaggio del Buddha a ogni discepolo che stava per partire. Chiamava il
discepolo vicino a sé, in modo che nessun altro potesse ascoltare – perché era
lo stesso messaggio per tutti – e gli mormorava all’orecchio: “Ricordati
sempre: charaiveti,
charaiveti,
vai avanti, vai avanti, non fermarti mai. L’esistenza non si ferma mai: perché
dovresti fermarti tu? Charaiveti, charaiveti”.
Siccome era un segreto, detto sempre nell’orecchio
del discepolo, erano tutti curiosi di conoscere questo messaggio. Ma lo potevi
sapere solo quando ti eri illuminato.
Io te lo offro persino senza illuminazione. Il Buddha era molto avaro. Perché aspettare la tua
illuminazione? Perché non dirti adesso la verità? Charaiveti,
charaiveti – vai avanti, continua a fluire,
flessibile, in pace con l’esistenza. Essere in sintonia con il mondo, essere in
armonia con il cosmo è la nostra religione. L’intera esistenza scorre
continuamente: charaiveti, charaiveti.
Continua e continua... non c’è fine e non c’è inizio.
tratto
da: Osho, Yakusan: Straight to the Point of Enlightenment # 4
Passo a passo sulla strada verso la verità
La via di Buddha ha dieci fondamenti
chiamati bhumi.
Bhumi significa fondamento. Buddha
ha detto che se comprendi questi dieci bhumi e li
pratichi, giungerai alla fioritura suprema. Vorrei addentrarmi in questi dieci bhumi, questi dieci fondamenti. Sono molto concreti.
Il primo bhumi è pramu-gita: significa letizia. Sarai forse rimasto sorpreso.
Buddha e il suo insegnamento sono stati fraintesi
profondamente – viene considerato un pensatore molto triste, pessimista. Non lo
è. Il suo primo fondamento è la letizia. Dice: finché non sei gioioso non
raggiungerai mai la verità. Letizia, delizia, celebrazione: questo è il
significato di pramu-gita.
Sii
come un fiore – aperto, che danza con la brezza, felice. Solo la gioia ti può condurre
sull’altra riva. Se non sei gioioso, la tua tristezza sarà come una pietra
attorno al collo e annegherai. Le persone non si perdono per altra causa se non
la loro tristezza, la loro visione pessimista. La vita deve essere gioiosa, e
allora diventa spirituale.
Se la tua chiesa è triste,
allora quella chiesa vive per la morte, non per la vita. Una chiesa, un tempio,
devono essere colmi di gioia. Se vai da un santo e scopri che gli manca il
senso dell’umorismo, scappa, guardati da lui. Ti potrebbe uccidere, potrebbe
rivelarsi velenoso. Se non riesce a ridere, allora sappi con certezza che non
sa nulla della verità. La verità conduce al senso dell’umorismo, la verità fa
nascere risate, la verità produce una felicità sottile, priva di cause.
Pramu-gita significa lieto senza alcun motivo.
A volte sei contento, ma non è pramu-gita, perché hai
un motivo. Un giorno hai vinto una gara e sei molto felice. Cosa farai? Non
potrà accadere ogni giorno. Cosa farai domani? Oppure hai vinto una lotteria e
sei molto felice, ma questo non si ripeterà ogni giorno.
La tua felicità, se ha una
causa, inevitabilmente alla fine si trasformerà in tristezza. Sei già sulla
strada, stai attento. Se hai un motivo per essere felice, ti stai già
preparando all’infelicità – perché quel motivo scomparirà. Solo una gioia immotivata può essere realmente
tua, e allora nessuno te la potrà sottrarre.
Solo i santi e i folli
sono felici senza alcun motivo. Per questo esiste una somiglianza tra i pazzi e
i santi, una lieve somiglianza, una sovrapposizione. I loro confini si toccano.
I due sono molto diversi: il santo è consapevole, il matto è totalmente
inconsapevole. Ma una cosa è certa: entrambi sono felici senza alcun motivo.
Il
matto è felice perché è così inconsapevole da non vedere che è infelice, è così
inconsapevole da non essere in grado di creare infelicità. Per creare l’infelicità occorre un po’ di consapevolezza. E il santo è felice
perché è pienamente consapevole, a tal punto come potrebbe creare infelicità?
Quando sei pienamente consapevole crei solo felicità, diventi la fonte della
tua felicità.
È questo che Buddha intende con pramu-gita, e
lo definisce come il primo fondamento.
Il secondo è vimal. Significa
innocenza, purezza, semplicità.
Innocenza… ricorda questa
parola. Se diventi troppo colto, perdi l’innocenza. Se diventi un erudito,
perdi l’innocenza. Quindi non continuare ad accumulare credenze e conoscenze,
altrimenti la tua innocenza verrà corrotta. Se non sai, non sai. Di’ solo: “Non
lo so”. Accetta la tua ignoranza, e sarai più innocente. Molto può scaturire
dall’innocenza. Non perdere mai la tua qualità fanciullesca. Non intendo dire
che devi essere infantile. Essere infantili ed essere simili ai bambini sono
due cose totalmente diverse. Essere infantile significa essere irresponsabile,
essere come un bambino significa essere semplice, innocente, fiducioso.
Il terzo fondamento è prabhakhari.
Significa luminosità, luce.
Percepisci te stesso come
una fiamma, vivi come se fossi una luce interiore che arde, muoviti con il
fuoco interiore. Fai tutto quello che devi fare, ma percepisci te stesso come
se fossi fatto di luce. E a poco a poco vedrai che attorno a te si forma una
luminosità. È sempre stata lì! Se la aiuti, si formerà – avrai un’aura
luminosa.
Ora, con le foto Kirlian, è persino possibile fotografarla. Ora è molto
tangibile.
L’uomo è fatto di bio-elettricità, tutto è fatto di elettricità.
L’elettricità sembra essere la componente di base di ogni cosa. Chiedi ai
fisici, dicono che la materia non è altro che elettricità. Quindi ogni cosa non
è che una manifestazione e combinazione diversa di energia. E Buddha dice: l’uomo è luce. Luce significa elettricità.
Devi solo riconoscerne la
realtà, devi cooperare, e diventerai una grande luce – non solo per te stesso,
diventerai una luce anche per gli altri. E ovunque andrai, ci sarà luce.
Questo
è prabhakhari, il terzo fondamento.
Il quarto fondamento è arsimati:
radiosità, vitalità, energia.
Il ricercatore spirituale
non deve essere abulico e spento. Ma di solito incontrerai persone così. Ecco
perché mi interessa parlarti di questi fondamenti, persino i buddisti li hanno
dimenticati.
Se
incontri un monaco buddista, vedrai una persona pallida, spenta, smorta,
addormentata, in uno stato di torpore, che in qualche modo si trascina, con il
fardello della vita sulle spalle, totalmente abulica. Buddha
dice: radiosità, vitalità, energia, questo è il quarto fondamento. Sii vivo,
perché è solo sulle ali della vita che raggiungerai la verità. Se sei apatico,
sei perduto.
E sii radioso – perché
quando non ci sono né ansie né desideri per il futuro, allora la tua intera
energia diventa disponibile. Puoi bruciare come una torcia da entrambi i lati.
Il quinto è sudurjaya.
Significa spirito avventuroso, coraggioso, amante delle sfide. Ogni volta che
ti trovi di fronte a una sfida, accoglila, non evitarla. E ogni volta che c’è
un’avventura, non scappare. Buttati, intraprendi il viaggio.
Nessuno perde mai qualcosa
con l’essere avventuroso. Non sto dicendo che la via dell’avventura è piena di
rose – non lo è. Le rose sono poche e rare, molte invece sono le spine. Ma uno
cresce, uno si cristallizza, se prende la vita come un’avventura.
Normalmente le persone
apprezzano una vita sicura, priva di avventure: un buon lavoro, una bella casa,
una buona moglie, un buon marito e buoni figli – e sono soddisfatte. Le persone
sono contente di vivere e morire in maniera confortevole, come se il comfort
fosse lo scopo.
Così non crescono mai,
così non raggiungono mai le vette, così non arrivano mai a quella che Maslow definisce ‘attualizzazione’.
Rimangono solo potenzialità. È come se un seme avesse scelto di nascondersi in
casa e non fosse pronto ad affrontare l’avventura del cadere nella terra. È
pericoloso, perché il seme dovrà morire. È pericoloso, perché il seme non sa
cosa gli accadrà una volta scomparso. Nessun seme ha mai saputo cosa accade
dopo che il seme è morto. Come fa a saperlo il seme? L’albero può accadere o
non accadere.
Buddha dice: sudurjaya
– guarda lontano. Sudur – ciò che è molto lontano,
prendilo come una sfida. Non confinarti in ciò che è confortevole, familiare,
sicuro, non basare la tua filosofia sulle promesse di una compagnia di
assicurazioni sulla vita. Mostra un po’ più di coraggio, avventurati
nell’ignoto. Quando ti muovi verso l’ignoto, l’ignoto si muove verso di te.
Quando sei pronto ad abbandonare le tue sicurezze, anche il divino è pronto ad
abbandonare i suoi misteri. Quando sei pronto a essere nudo e aperto, anche il
divino è pronto a essere nudo e aperto. Risponde, si adegua perfettamente a te.
Non si spinge mai oltre il punto in cui tu ti sei spinto. Se vai verso di lui,
viene verso di te, se scappi, anche lui scappa.
Poi c’è il sesto
fondamento: abhimukhi
– immediatezza, franchezza, incontro con ciò che è. Abhimukhi:
immediatezza, incontro diretto, faccia a faccia. Non preoccuparti del passato e
del futuro. Affronta la verità così com’è, incontra ogni fatto così come si
presenta, con immediatezza.
Un uomo che vive
preparandosi è un uomo falso. Nella vita non c’è spazio per le prove… ma tutti
viviamo con delle prove: prima di arrivare a casa cominci a prepararti le cose
da dire a tua moglie. Non riesci a essere spontaneo? Non riesci ad aspettare il
momento in cui tua moglie sarà lì e lasciare che accada quel che deve accadere?
Invece, tornando a casa dall’ufficio ti prepari: cosa ti chiederà, e cosa
risponderai? Prove… e poi sei continuamente oscurato da tutte queste prove. Non
riesci a vedere la realtà. Vedi sempre attraverso le tue nuvole. Queste nuvole
sono molto fuorvianti.
Buddha dice: abhimukhi,
immediatezza – rimani sveglio e lascia che arrivi la risposta. Qualunque sia il
risultato, non averne paura. Le persone cominciano a fare i preparativi perché
temono i risultati e quindi vogliono programmare tutto. Ci sono persone che
programmano tutto, ogni gesto è programmato. Così però la vita è quella di un
attore – non è reale, non è autentica, non è vera. E se la tua vita non è vera,
allora per te è impossibile arrivare alla verità.
Il settimo è durangama – lo spingersi
lontano, l’ascolto del richiamo del trascendente. La trascendenza è ovunque.
Siamo immersi nella trascendenza. Il trascendente è la natura divina, si deve
sprofondare nella trascendenza. È dentro, è fuori, è sempre lì. E se te ne
dimentichi… cosa che normalmente facciamo, perché è molto scomodo, difficile,
fissare lo sguardo sulla trascendenza. È come se si guardasse in un abisso,
subito si inizia a tremare, a sentirsi male. La cognizione dell’abisso è
sufficiente a farci tremare. Nessuno guarda nell’abisso, tutti guardiamo in
altre direzioni, tutti evitiamo il reale. Il reale è come un abisso, perché il
reale è immensa vacuità. È il cielo infinito, privo di confini. Buddha dice: durangama – sii
aperto alla trascendenza. Non rimanere limitato entro dei confini, varca sempre
i confini. Crea dei confini, se ne hai bisogno, ma ricorda costantemente che ne
devi uscire. Non creare mai delle prigioni.
Fabbrichiamo
prigioni di ogni tipo:
relazioni, credenze, religioni – sono tutte prigioni. Ci fanno sentire a nostro
agio, perché non vi soffiano venti impetuosi. Ci si sente protetti, sebbene la
protezione sia illusoria, perché la morte arriverà e ti trascinerà nella trascendenza. Buddha
dice: prima che giunga la morte e ti trascini nella trascendenza, vacci
di tua iniziativa.
Un monaco zen stava per
morire. Era molto vecchio, aveva novant’anni.
All’improvviso aprì gli occhi e disse: “Dove sono le mie scarpe?”.
E il discepolo chiese:
“Dove vuoi andare? Sei impazzito? Stai per morire, e il dottore ha detto che non
hai speranze, ti restano pochi minuti”.
“Per questo ti ho chiesto
le scarpe,” disse il monaco. “Voglio andare al cimitero... non voglio esservi
portato. Farò la strada con le mie gambe e là incontrerò la morte. Non voglio
esservi trascinato. Mi conosci – non mi sono mai appoggiato a qualcuno. Sarebbe
molto brutto che quattro persone debbano portarmi. No”.
Andò a piedi al cimitero.
Non solo, si scavò la fossa, vi si distese e morì. È questo che Buddha intende con durangama: un
simile coraggio nell’accettare l’ignoto, un simile coraggio nel procedere da
soli e accogliere la trascendenza. Così la morte si trasforma, e non è più
morte.
Un uomo così coraggioso
non muore mai, la morte viene sconfitta. Un uomo così coraggioso va oltre la
morte. Per uno che di sua iniziativa si muove verso la trascendenza, la
trascendenza non è mai simile alla morte. Per lui la trascendenza è un luogo di
benvenuto. Se accogli la trascendenza, essa ti accoglie, la trascendenza è una
tua eco costante.
L’ottavo è achala:
centratura, radicamento, impassibilità. E Buddha dice che bisognerebbe imparare a essere centrati,
radicati, impassibili. Qualunque cosa accada, bisognerebbe imparare a rimanere
imperturbabili. Anche se il mondo intero scomparisse, anche se il mondo si
dissolvesse, il Buddha rimarrebbe seduto sotto il suo
albero del bodhi,
impassibile. Il suo centro non subirà scossoni, non perderà la sua centratura.
Prova. Avvicinati a poco a
poco al tuo centro. E più ti avvicini, più felice ti sentirai, avvertirai una
grande solidità sorgere nel tuo essere. Le cose continuano ad accadere, ma
accadono fuori, nulla penetra nel tuo centro. Se sei lì, nulla può creare una
differenza. La vita arriva, la morte arriva, il successo, il fallimento, le
lodi e gli insulti, il dolore e il piacere – vanno e vengono. Tutto passa, ma
il centro, il testimone, rimane.
Il
nono è sadhumati:
intelligenza, consapevolezza, attenzione. Buddha
apprezza molto l’intelligenza, ricorda però che non la intende come logica. La
logica è una cosa pesante, l’intelligenza è più totale. La logica è acquisita,
l’intelligenza è tua. La logica è mentale, razionale,
l’intelligenza è più che razionale. È sovra-razionale, è intuitiva.
L’intellettuale vive solo attraverso i ragionamenti. Di certo i ragionamenti ti
possono condurre fino a un certo punto, ma oltre quel punto hai bisogno di
intuizioni.
Persino i grandi
scienziati, che lavorano in modo razionale, arrivano a un punto in cui la
logica non funziona, in cui devono attendere un’illuminazione, un lampo di
intuizione, una luce dall’ignoto. E accade sempre: se hai lavorato duramente
con la logica, e non pensi che la logica sia tutto, e sei aperto alla
trascendenza, un giorno un raggio di luce penetra in te. Non è tuo: eppure è
tuo, perché non è di nessun altro. Viene dal divino. Viene dal tuo centro più
intimo. Sembra che arrivi dal cielo, perché non sai dov’è il centro delle tue
intuizioni.
Buddha usa il termine
intelligenza nel senso di consapevolezza, nel
senso di presenza attenta. La parola
sanscrita sadhumati è molto bella. Mati significa
intelligenza, e sadhu
significa saggio: intelligenza saggia, non solo intelligenza, ma intelligenza
saggia. Ci sono persone che possono essere razionali, ma non sono sagge. Essere saggio è più che essere razionale. A volte
la persona saggia sarà disposta ad accettare anche l’irrazionalità. Poiché è
saggia è in grado di capire che anche l’irrazionalità esiste. La persona
razionale non può mai capire che esiste anche l’irrazionale. Può credere
solo alla pura logica del sillogismo.
Ma ci sono cose che non
possono essere dimostrate con la logica, eppure esistono. Tutti sanno che
esistono, e nessuno è mai stato in grado di dimostrarle. L’amore esiste,
nessuno è mai riuscito a spiegare cos’è, o se c’è o non c’è. Ma tutti lo sanno:
l’amore esiste. Persino quelli che lo negano – non disposti ad accettare
qualcosa che va al di là della logica – persino loro si innamorano. Quando si
innamorano allora si trovano in difficoltà, si sentono in colpa.
Ma l’amore esiste.
E nessuno sarà mai
soddisfatto con il solo intelletto, a meno che anche il cuore non lo sia.
Queste sono le tue polarità interiori: la testa e il cuore. Sadhumati
significa: una grande sintesi di testa e cuore. Sadhu
indica il cuore, e mati indica la testa.
Quando un cuore saggio si
unisce a un’intelligenza acuta, allora c’è grande cambiamento, trasformazione.
La consapevolezza è esattamente questo.
E il decimo è dharma-megha: una
pioggia di grazia, una nuvola di verità, amore e grazia. Dharma-megha…
Ricordate che solo qualche
giorno fa c’erano tante nuvole che riversavano pioggia sulla terra assetata? Buddha dice: finché non diventi una pioggia di grazia
non sarai giunto alla fioritura suprema. I nove fondamenti sono una
preparazione. Il decimo è l’inizio della condivisione, cominci a traboccare.
Qualunque cosa tu ottenga,
la devi condividere, e ne riceverai di più. Qualunque cosa tu abbia, devi
traboccare, devi darla agli altri, distribuirla. E ogni tua conquista interiore
deve trasformarsi in compassione. Allora riceverai di più. Più generoso sei con
le tue energie interiori, più spazio si creerà per la discesa del divino, per
l’ingresso della verità.
Per
questo è così difficile conoscere la verità e non condividerla. È impossibile! Mahavira rimase in silenzio per dodici anni, e un giorno,
all’improvviso,
l’esplosione. Cos’era successo? Per dodici anni era rimasto in silenzio, deve
essere passato attraverso i nove
fondamenti. Poi giunse al decimo, diventò un dharma-megha,
diventò una nuvola di verità e cominciò a scrosciare.
Non ci puoi far nulla. Sei
come un fiore che si schiude e affida al vento il suo profumo. Sei come una
lampada accesa che diffonde la sua luce. Non lo si può impedire, non si può
essere avari con la verità.
Buddha giunse alla verità, poi,
per quarantadue anni, andò da un posto all’altro, parlando di continuo,
raccontando quello che gli era accaduto. Un giorno gli chiesero: “Ci insegni a
essere silenziosi, però tu parli di continuo”.
Buddha disse: “Devo parlare per
insegnarvi a essere silenziosi. Siate silenziosi, così che un giorno possiate
parlare anche voi. Rimanete silenziosi, perché nel silenzio raccoglierete il
nettare”.
Il fiore rimane chiuso
finché non arriva il momento giusto e il profumo è pronto. Allora si apre, non
prima.
Sii silenzioso, sii
consapevole, sii avventuroso. Un giorno questi nove bhumi,
questi nove fondamenti, ti prepareranno a diventare una nuvola. E poi ti
riverserai sulle persone e condividerai. La verità è sempre stata condivisa, in
modi diversi. Meera ha danzato, sapeva danzare la
verità. Buddha non ha mai danzato. Chaitanya ha cantato, sapeva cantarla. Buddha
non ha mai cantato. Dipende dall’individuo. Qualunque
talento tu possegga, qualunque possibilità di essere creativo, quando la
verità arriva nel tuo intimo userà questi tuoi talenti, queste tue capacità
creative.
tratto da: Osho, The Discipline
of Transcendence vol. 4, # 7
Consapevolezza in ogni momento
Lavoro o meditazione... ma è davvero un
dilemma?
Molto
spesso si pensa che lo spazio della meditazione – rilassamento, consapevolezza,
centratura, silenzio, pace interiore – sia antitetico rispetto al vivere nel
mondo del lavoro, spesso frenetico e caotico, in quello che Osho
chiama il marketplace.
Si può persino arrivare a vederli come mondi separati e inconciliabili: la
verità dell’essere, la celebrazione, l’amore, il piacere – il bene
– contrapposta alla ‘legge della giungla’, la
competizione, il materialismo, il dovere – e cioè il male. A guardar bene
questa contrapposizione è il prodotto della
nostra mente, sempre pronta a separare, ad andare in reazione e vedere
solo gli estremi: il bianco e il nero... e da qui nasce tradizionalmente il
ritirarsi nei monasteri per meditare, l’andare a isolarsi sulle vette dell’Himalaya, la rinuncia al mondo.
In realtà Osho ci fa vedere come un’atmosfera tranquilla è di certo
utile per familiarizzare con lo spazio interiore della meditazione, ma poi il
vivere nel marketplace è la palestra migliore per
mettere alla prova e sviluppare la nostra consapevolezza e imparare così a
vivere nel presente. Integrare la meditazione, intesa come stato dell’essere,
nel quotidiano, portare la consapevolezza nella vita di tutti i giorni è la
sfida più affascinante: è la vera rivoluzione individuale, che ci permette di
essere in armonia con l’esistenza, che ci porta a vivere ciò che veramente ci
piace e ci fa bene e che può diventare persino contagiosa… proprio per le
persone che ci stanno intorno nel marketplace.
Il lavoro come meditazione
Qui all’Osho Meditation Resort di Pune può essere facile
avere un assaggio della capacità di essere consapevoli e di osservare ciò che
accade intorno e dentro di noi: l’atmosfera generale e le meditazioni nell’Osho Auditorium ti portano in maniera semplice a scoprire
quegli spazi di rilassamento, pace interiore e centratura che sono la nostra
ricchezza interiore.
A quel punto, la domanda
che può nascere è come essere in grado di continuare a ‘osservare’ – essere
svegli, centrati e consapevoli – anche una volta tornati a casa e nel bel mezzo
di una frenetica giornata di lavoro. Meditare in una tranquilla sala di
meditazione è una cosa, rimanere centrati e consapevoli in un ufficio pieno di
gente, con delle pressanti scadenze da rispettare, dovendo affrontare in ogni
momento problemi e decisioni da prendere, e magari con capi e colleghi non
proprio ‘amabili’... è tutta un’altra cosa.
Il programma di Lavoro
come Meditazione è stato creato proprio per creare un ponte tra il processo di
apprendimento della consapevolezza, che avviene nel modo migliore in uno spazio
tranquillo e appartato, e la sperimentazione di questa consapevolezza nella
normale vita quotidiana – la vera cartina di tornasole di ciò che abbiamo
imparato. Il lavoro è una sfida a osservare il corpo e la mente, i nostri
schemi normali di pensiero e di emozione, e l’abitudine a reagire piuttosto che
a rispondere alle situazioni. Il punto principale è imparare che non è ciò che
facciamo ma come lo facciamo che cambia la gestalt da un semplice ‘lavoro’ a
un’opportunità di crescere come individui. Di base impariamo che ogni esperienza
nella vita, sul lavoro come nel tempo libero, può essere un’opportunità per
imparare qualcosa su noi stessi.
Un nuovo approccio
Normalmente sul lavoro
scambi il tuo tempo e la tua energia con denaro, e compensi il tuo risentimento
per esserti dovuto vendere con le fantasie di come ti divertirai spendendo il
denaro che hai guadagnato e finalmente ‘rilassandoti’. Si accetta quindi la
tensione di questo momento in cambio di un momento nel futuro in cui potremo
sentirci a nostro agio. Un terzo della nostra vita è speso nella caccia
illusoria di un ‘domani’ dorato che naturalmente non arriva mai. È sempre e
solo oggi. Di solito ci insegnano che per avere successo, dobbiamo sforzarci,
lottare, pianificare gli obiettivi, essere focalizzati. Il problema con questo
tipo di approccio è che più ci sforziamo, più ci focalizziamo, più andiamo in
tensione. E più andiamo in tensione, e peggiore sarà il nostro rendimento.
In questo programma dell’Osho Meditation Resort trovi un approccio alternativo, e cioè si impara che
per dare il meglio in qualsiasi momento - e per ricevere il massimo da ogni
momento - dobbiamo essere consapevoli. E per essere consapevoli, dobbiamo
essere rilassati.
La Prova
In passato, in Oriente, è accaduta una tragedia.
La gente era talmente spaventata dal mondo – dalla vita di tutti i giorni – che
iniziò a fuggirne: un esodo verso l’Himalaya, verso i
monasteri... vivendo in quel clima di pace, le persone cominciarono ad
avvertire un po’ di silenzio, di felicità, di mancanza di preoccupazioni, e poi
ebbero paura di ritornare nel mondo. Questa paura dimostra che in realtà non
avevano raggiunto nulla. Forse a causa dell’Himalaya
– del silenzio, della pace, della naturale bellezza, di quella profonda
sensazione di eternità che caratterizzano l’Himalaya
– avevano l’illusione di aver raggiunto qualcosa. Quella è gloria riflessa;
stavano semplicemente riflettendo la gloria dell’Himalaya.
Quelle persone avrebbero dovuto essere mandate periodicamente nel marketplace – nei
bazar, nei mercati – per mettere alla prova ciò che avevano raggiunto, secondo
me è fondamentale.
Se permane anche nel marketplace,
allora è veramente tuo. Se si perde semplicemente trasferendosi sulla ‘piazza
del mercato’, allora è qualcosa dell’Himalaya, non appartiene a te.
Per molti secoli la gente ebbe talmente paura che
in Oriente la religiosità fu completamente separata dalla vita. La vita era il marketplace, la religiosità apparteneva ai monasteri e non
erano riconducibili l’una all’altra. Due situazioni del tutto sbilanciate: un marketplace senza meditazione diventerà orribile – vivo ma
orribile. E un monastero che non è abbastanza coraggioso per ‘andare al mercato’, sarà silenzioso... ma morto. I monasteri
divennero morti e il marketplace rimase vivo... fin
troppo vivo: pieno di follia.
tratto
da: Osho, Hammer on the Rock # 18
Lavora rilassato
Lavora, ma non diventare dipendente dal lavoro.
Non hai bisogno di una grande saggezza per rilassarti, è un’arte molto facile.
Ed è molto facile, perché la conoscevi già quando sei nato, è già lì, dev’essere solo risvegliata dal sonno. Dev’essere
provocata.
Tutti i metodi di meditazione non sono che metodi
per aiutarti a ricordare l’arte del rilassamento. Dico ricordare, perché la
conoscevi già. E tuttora la conosci, ma quella conoscenza è stata repressa
dalla società.
Devi raccogliere esperienze di rilassamento da
fonti diverse, e presto avrai tra le mani l’intero segreto. Si tratta di una
delle cose fondamentali... ti libererà dal condizionamento del lavoro. Non
significa che diventerai pigro, al contrario, più sei rilassato, e più sei
attivo, quando sei rilassato sei pieno di energia. Il tuo lavoro avrà la
qualità della creatività - non della produzione. Qualunque cosa farai, la farai
con grande totalità, con grande amore. E avrai un’energia incredibile per
farla.
Quindi il rilassamento non è contro il lavoro.
Anzi, il rilassamento trasforma il lavoro in un’esperienza creativa.
tratto da: Osho, Satyam, Shivam, Sunderam # 5
Non è importante quello che fai, è importante come lo fai
Puoi fare qualunque cosa. Puoi fare il ciabattino,
puoi fare il falegname, puoi fare il ballerino, puoi fare il musicista - non ha
alcuna rilevanza. Tutto ciò che ti dà beatitudine, pace, che ti fa diventare
più consapevole, che rende la tua vita piena di gratitudine... qualunque lavoro
va bene.
Non è il lavoro che è importante, ma ciò che
accade dentro di te mentre fai il lavoro, questo è il punto decisivo. Se porta
luce nel tuo essere, se ti dà un appagamento profondo, se ti rende più pieno
d’amore e di gioia, allora ciò che fai è del tutto irrilevante – fallo, e fallo
totalmente. Più sei totale, e più la tua intelligenza sarà presente in ciò che
fai, la tua individualità diventerà più autentica, il tuo potenziale si
realizzerà maggiormente: scoprirai che ti stai avvicinando al tuo destino, stai
giungendo a casa. Ognuno ha un suo scopo, è vero, ma trovare il proprio scopo è
impossibile se non si trova se stessi. E nel momento in cui troverai te stesso,
simultaneamente troverai il tuo scopo. Perciò non c’è bisogno di preoccuparsi
per lo scopo. Preoccupati invece di conoscere te stesso, e la via per conoscere
te stesso è la meditazione.
tratto da: Osho, The New Dawn # 08
E quando lavori con amore...
Kahlil Gibran ne ‘Il profeta’ dice:
“Allora un contadino disse, parlaci del lavoro. E lui rispose
dicendo: Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l’anima della
terra. Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della
vita, che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l’infinito. Quando
lavorate siete un flauto attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma
in musica. Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta quando tutte
le altre cantano all’unisono? Vi è sempre stato detto che il lavoro è una
maledizione e la fatica una sventura. Ma io dico che quando lavorate esaudite
una parte del sogno più remoto della terra, che vi fu dato in sorte quando il
sogno stesso ebbe origine, e vivendo delle vostre fatiche, voi amate in verità
la vita. E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più
profondo.
Ma se nella vostra pena voi dite che nascere è dolore e il
peso della carne una maledizione scritta sulla fronte, allora vi rispondo:
tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.
Vi è anche stato detto che la vita è tenebre e nella vostra
stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti. E io vi dico che
in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio. E ogni slancio è cieco
fuorché quando è sapere. E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro. E ogni
lavoro è vuoto fuorché quando è amore. E quando lavorate con amore voi
stabilite un vincolo con voi stessi, con gli altri e con dio”.
In queste parole Almustafa condensa l’esperienza più profonda della
creatività. La vita appartiene alle persone creative, perché la vita non è che
un lungo, eterno processo creativo verso bellezza e verità più grandi... stati
di consapevolezza più elevati, per giungere alla fine alla creazione di un dio
nel tuo stesso essere.
Ci sono persone che
pensano di poter essere felici senza essere creative. È impossibile, perché la
creatività è il solo modo di raggiungere l’estasi con l’esistenza.
Perciò ascolta le sue
parole con il cuore, non con la mente – perché sono parole che vengono dal cuore
e possono essere comprese solo se le accogli nel cuore. Non è una comunicazione
verbale da una mente all’altra. È una comunione – il richiamo più profondo –
con il tuo centro, che hai dimenticato completamente.
Allora un contadino disse, parlaci del lavoro. E lui rispose
dicendo: Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l’anima della
terra.
Hai mai osservato?
Dovunque attorno a te l’esistenza è in un continuo processo di creazione. Il
racconto biblico è assurdo: dio ha creato tutto in sei giorni e il settimo si è
fermato a riposare! E da allora di lui non si è sentito più nulla, sta
riposando ancora. Ma che razza di riposo è? Deve essere morto! L’idea stessa
che dio abbia creato l’esistenza e tutto ciò che in essa è contenuto in sei
giorni è pura follia... In sei giorni, l’intera esistenza? Io ti dico invece
che la creatività è un processo continuo, il settimo giorno non arriva mai.
L’esistenza crea di
continuo. Non è stata creata da nessuno, è divina in se stessa. Perciò vorrei
che nel cuore e nella mente modificassi il significato della parola dio, non
significa creatore, ma creatività. E per mia esperienza so che le persone più
felici sono quelle che possono creare qualcosa. E le più infelici sono quelle
che non creano nulla, perché meno creativo sei e più ti allontani dalla natura
– dalla terra, dal cielo, dalle stelle – la cui danza non conosce né inizio né
fine. Almustafa ha assolutamente ragione: Voi
lavorate per assecondare il ritmo della terra e l’anima della terra.
Se per te il lavoro è solo
un peso, che in qualche modo devi portare, non sei al passo con l’intera
esistenza. Stai rimanendo indietro. Essere in armonia con l’esistenza è la sola
fonte di beatitudine – non ce n’è un’altra – e non essere in sintonia con la
terra e con il cielo è la sola forma di infelicità.
L’uomo è infelice e
continuerà a rimanere tale perché ha perso il contatto con le forze creative
che lo hanno fatto nascere, che lo mantengono vivo. È diventato futile. Sembra
quasi che gli piacerebbe di più riposare in una tomba piuttosto che lavorare,
creare e danzare insieme all’esistenza intera.
Poiché oziare è estraniarsi dalle
stagioni...
Ci è stata data
un’esistenza così bella e ricca di stagioni. In autunno, quando le foglie
cadono dagli alberi, ne hai mai udita la canzone? Quando il vento si insinua
tra le foglie morte che ricoprono la terra... anche le foglie morte non sono
morte quanto l’uomo: sono ancora in grado di cantare. Non si lamentano
dell’albero che le ha lasciate cadere. Seguono la natura, dovunque essa le
conduca. È questa la via di un cuore autenticamente religioso: nessun lamento,
nessun rimpianto, ma pura gioia per tutto ciò che l’esistenza ti ha dato – che
tu non avevi chiesto, che non ti eri guadagnato.
Chi comprende la vita non
sarà lasciato indietro. In realtà, Almustafa è
piuttosto moderato nelle sue affermazioni – restare al passo con la vita. Alla
mia gente insegno a danzare, precedendo la vita. Perché aspettare che la vita
si muova? Lascia che sia la vita a tentare di stare al passo con te e scoprirai
una gioia e una beatitudine di cui milioni di uomini sulla terra rimangono del
tutto inconsapevoli.
...e uscire dal corso della vita che avanza in solenne e fiera
sottomissione verso l’infinito.
La vita si muove di
continuo verso l’eterno, l’infinito, il supremo. Se perdi il contatto, cominci
a sentirti come un cadavere vivente. Non sei più capace né di ridere né di
piangere di gioia. Sei morto prima ancora di morire; puoi magari vivere ancora
per cinquant’anni, ma sarà una vita post-mortem. Non
sei più parte di questa splendida carovana della vita che si muove in
continuazione verso l’ignoto. È un’avventura, una sfida momento per momento.
Quando lavorate siete un flauto attraverso il quale il
sussurro del tempo si trasforma in musica.
Non è questione di un
lavoro particolare... qualunque lavoro che ami. Non hai bisogno di essere il
presidente di una nazione per essere felice. Forse anche facendo scarpe... ma
lavorando con tale intensità e totalità che ti perdi completamente nell’azione,
e sei molto più felice di quanto lo possa essere un presidente.
Nel momento in cui sei
perso nel lavoro, diventi come un flauto sulle labbra dell’esistenza stessa.
Ogni tuo gesto è colmo di grazia, e ogni istante della tua vita porta sulla
terra una musica celestiale. Tu diventi un tramite.
Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta quando
tutte le altre cantano all’unisono?
La vastità dell’universo è
quasi inimmaginabile. E le più recenti scoperte della fisica indicano che il
nostro non è un universo statico, che possiede dei confini. È in continua
espansione, diventa sempre più vasto. Tutte le stelle si stanno allontanando
dal centro alla velocità della luce.
L’universo oggi è molto
più grande di quanto fosse ieri. Domani vivrete in un universo ancora più grande.
Sembra che non esistano limiti all’esistenza e alla sua espansione...
Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la
fatica una sventura. Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del
sogno più remoto della terra.
L’uomo è stato imbevuto di
tali e tante bugie che viene da chiedersi perché continuiamo a ripeterle ai
nostri figli – visto che a noi non hanno portato nulla di buono nella vita. La
tua pazzia, la tua inconsapevolezza, la tua cecità devono essere immani...
Quando lavori e crei con amore e devozione e gioia stai partecipando. Senza
saperlo, sei diventato parte della creatività dell’intera esistenza. La tua
vita sarà colma di grande gioia e benedizione.
L’esistenza ha un sogno da
realizzare: giungere a creare in ogni essere vivente le qualità di un dio. E
questo sogno vi è stato assegnato nel momento stesso in cui il sogno si è
formato, fin dall’inizio. Voi siete le frecce che l’esistenza usa per
raggiungere le stelle più remote.
Vivendo delle vostre fatiche, voi amate in verità la vita.
In che modo puoi
dimostrare il tuo amore per la vita? C’è una bellissima storia Sufi. Un grande imperatore era solito girare a cavallo per
la città al mattino presto, al sorgere del sole. Per lui era un ottimo
esercizio e anche un’occasione per vedere come si sviluppava la città, come
diventava ogni giorno più bella.
Il suo sogno era di fare
della capitale la più bella città della terra. Ma una cosa lo lasciava
perplesso... e ogni volta fermava il cavallo e osservava un vecchio che doveva
avere almeno centoventi anni. Lavorava sempre nel giardino, seminava e
innaffiava i giovani alberi – piante che avrebbero impiegato centinaia di anni
a crescere e che sarebbero vissute per quattromila anni.
Il re era perplesso: quell’uomo era a un passo dalla tomba, per chi stava
piantando quei semi? Lui di sicuro non sarebbe stato lì a vederne i fiori e i
frutti. Era impossibile pensare che quell’uomo
avrebbe mai visto i frutti del suo lavoro.
Un giorno il re non riuscì
a resistere alla tentazione. Scese da cavallo e chiese al vecchio: “Passo di
qui ogni giorno e tutte le volte mi faccio la stessa domanda. Ora è diventato
quasi impossibile non interferire con il tuo lavoro, solo per un momento.
Vorrei sapere per chi stai piantando questi semi. Questi alberi cresceranno
quando tu non sarai più qui.”
Il vecchio guardò
l’imperatore e rise. Poi disse: “Se i miei avi avessero usato questa logica io
non avrei potuto raccogliere i fiori e i frutti di questo bellissimo giardino.
Siamo giardinieri da generazioni – mio padre e i miei antenati hanno piantato i
semi, e io ne ho colto i frutti. E che ne sarà dei miei figli? E dei figli dei
miei figli? Se anche loro fossero della tua opinione non ci sarebbe alcun
giardino. La gente arriva da molto lontano per vedere questo giardino, perché
ci sono alberi che hanno migliaia di anni. Io mi limito a fare tutto ciò che
posso, con immensa gratitudine.
E per ciò che riguarda la
semina... quando arriva la primavera e vedo spuntare le prime foglioline verdi
sono così felice che dimentico completamente tutti gli anni che ho. Mi sento
sempre giovane. Sono rimasto giovane perché ho continuato a essere creativo. La
morte si porta via le persone che sono diventate inutili; forse è per questo
che io ho vissuto così a lungo e sono rimasto giovane. La morte è
compassionevole con me, perché sto al ritmo dell’esistenza. L’esistenza sentirà
la mia mancanza; l’esistenza non è in grado di rimpiazzare nessuno. Forse è per
questo che sono ancora vivo. Ma tu sei giovane e le tue domande sembrano di uno
che sta per morire. Tutto perché non sei creativo.”
Il solo modo di amare la
vita è di creare nuova vita, renderla più bella, più feconda, più interessante.
Non lasciate questa terra senza averla resa un po’ migliore di come l’avete
trovata quando siete nati – questa è l’unica religione che conosco. Tutte le
altre sono solo fandonie.
Io insegno la religione
della creatività. E l’atto creativo ti trasformerà, perché uno che è capace di
creare la vita diventa parte di dio, dell’esistenza divina.
E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto
più profondo,
Qual è il più intimo dei
segreti? – che la vita non muore mai. Solo le forme cambiano: le foglie vecchie
cadono, e nuove foglie arrivano; i vecchi alberi scompaiono, ma prima di
svanire hanno sparso tutto attorno milioni di semi.
Ma se nella vostra pena voi dite che nascere è dolore e il
peso della carne una maledizione scritta sulla fronte, allora vi rispondo:
tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.
Tutte le religioni hanno
raccontato enormi bugie alla gente. Sembra che la professione del prete sia
proprio quella di mentire, e mentire con tale destrezza che la gente comincia a
crederci. Vi hanno detto: “Qualunque cosa facciate, non potrete modificare il vostro
destino. È già tutto scritto sulla tua fronte.” Non c’è scritto nulla. Ogni
persona lo scrive attraverso ciò che fa, attraverso il proprio divenire.
Ognuno crea il proprio
destino... Arrivi nel mondo completamente libero. Ciò che diventi è tua responsabilità.
Solo gli sciocchi vanno dagli astrologi, solo gli sciocchi si interessano alla
propria carta natale. La persona intelligente crea il proprio destino, la
propria vita. Non sprecare la vita con l’astrologia, le carte natali, i
tarocchi, I Ching. Impara ad amare la vita e a
magnificarla con il tuo cuore. Qualunque cosa puoi fare, falla!
Vi è anche stato detto che la vita è tenebre e nella vostra
stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.
Questa affermazione ha più
valore di tutte le sacre scritture del mondo, perché queste dicono: “La vita è
oscurità, la vita è una punizione. Tu stai passando attraverso tutto questo
dolore e sofferenza a causa del male compiuto nelle vite passate”. Queste sono
persone non creative, che a causa di ciò si sono allontanate dalla vita. Sono
degli infelici... Se rinunci alla vita, diventi per forza non creativo. Ecco
perché i vostri santi sono le persone meno creative del mondo. Se così non
fosse il mondo sarebbe un paradiso. Ma poiché loro hanno perso il ritmo e sono
diventati infelici, e sono stanchi del loro dolore, sono esausti, pensano che
ci sia qualcosa di sbagliato nella vita.
La realtà è esattamente
l’opposto: nella vita tutto va bene, è nei santi che c’è qualcosa di sbagliato.
I vostri santi sono tutti malati, hanno bisogno di trattamento psichiatrico. E
invece di offrir loro un trattamento psichiatrico, voi li avete venerati,
compiacendo il loro ego... Ma chiedete a chi a vissuto veramente – non a quelli
che vi hanno rinunciato. Con la loro rinuncia, si sono negati la possibilità di
conoscere i segreti più intimi, i misteri dell’esistenza... Ascoltate i
cantanti, ascoltate i ballerini, ascoltate i pittori, ascoltate i poeti.
Ascoltate quelli che stanno creando qualcosa di bello, che stanno accrescendo
la vita. Finitela di ascoltare quelli che sono contro
la vita.
Io vi insegno a vivere,
amare e ridere.
E in verità vi dico che la vita è tenebre fuorché quando è
slancio...
Se il tuo anelito a
raggiungere le stelle è morto, la vita è tenebre.
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere.
Ogni desiderio è cieco se
non nasce dalla tua saggezza, dalla tua consapevolezza, dal tuo silenzio.
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro...
Un sapere che non è
creativo, improduttivo, è sterile, privo di significato. È vano.
E ogni lavoro è vano fuorché quando è amore.
Se lavori senza amore, fai
un lavoro da schiavo. Quando lavori con amore, il tuo è il lavoro di un
imperatore. Il lavoro è la tua gioia, il lavoro è la tua danza. Il lavoro è la
tua poesia.
E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi
stessi, con gli altri e con dio.
Il lavoro che si fonda
sull’amore ti porta più vicino a te stesso e più vicino agli altri e, infine,
più vicino a dio.
tratto da: Osho,
I Silenzi dell’Anima, NSC ed.
Un'esperienza
che vale
LAVORARE
QUANDO SI È IN VACANZA, E PER DI PIÙ GRATIS, PUÒ DAVVERO SEMBRAR STRANO. Di
SOLITO SUCCEDE SE SI VUOLE CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO DI UN PROGETTO CHE CI STA
A CUORE O QUANDO SI È MOTIVATI DA UNO SPIRITO DI ”VOLONTARIATO” - DI VOLER FAR
DEL BENE. L'ESPERIENZA DI “LAVORO COME MEDITAZIONE” QUI A PUNE È UNA COSA
DIVERSA, È QUALCOSA CHE FAI PER TE STESSO: ECCO COSA TI PUÒ DARE.
Puoi imparare a essere
flessibile… la vita è un fenomeno in continuo cambiamento, solo una grossa duttilità
interiore ti porta in sintonia con essa.
Non rimani imprigionato in
un’unica cultura: interagisci con persone provenienti da culture e ambienti
diversi. Puoi avvertire così i benefici della vera globalizzazione, e in questa esperienza pregiudizi, razzismi anche
nascosti – e tutto ciò che si riconduce alla paura dell’altro, del diverso,
all’incapacità di ascoltarlo e di essere d’accordo o in disaccordo in modo
tranquillo e rilassato – iniziano a svanire da soli.
Puoi imparare a non aver
paura dei tuoi errori... Se impari a non giudicare – a non giudicarti – puoi
vedere più chiaramente le tue potenzialità e i tuoi punti deboli… e riesci
meglio ad accettarli. Tu sei unico, l’esistenza ti vuole esattamente così come
sei… comprendere la tua unicità in modo da poter costruire il tuo destino:
questa è la cosa che crea in realtà motivazioni ed entusiasmo. E dal rispetto
di te stesso arrivi al rispetto degli
altri, sviluppando così doti di leadership naturale.
Scopri come radicarti
nell’esistenza in modo da avere una maggior solidità di fronte alle sfide della
vita. Impari il valore di una vita vissuta con la consapevolezza del presente
invece che con i sogni del domani – essere qui e ora, così da approfittare
delle occasioni appena si presentano.
Hai un’occasione per
osservare le tue idee preconcette sul lavoro fisico, quello intellettuale – il
lavoro più importante o meno importante – le gerarchie,
i problemi legati all’autorità, il lavoro di gruppo, la meritocrazia.
Puoi sintonizzarti su
quello che ti fa piacere in quello che stai facendo piuttosto di cercare in
continuazione qualcosa che ti darà piacere facendolo. Se ti fermi a quello che
ti fa piacere – se fai solo ciò che ti piace – rischi di fermarti lì… rischi
presto di annoiarti o di ‘addormentarti’.
Ma lasciamo parlare alcune
delle persone che hanno partecipato al ‘lavoro come meditazione’
e al ‘programma residenziale’ – un’esperienza full immersion di vita e lavoro
all’interno del Meditation Resort
che dura qualche mese.
Lavoro come gioco
Il mio obiettivo era
quello di sperimentare un altro modo di lavorare, con gioia e consapevolezza.
Nel programma ho imparato vari modi molto utili per comunicare con le persone e
un modo diverso di affrontare situazioni stressanti. Sto diventando sempre più
giocosa e meno ‘seria’ rispetto al mio lavoro. Mi piace incontrare tante
persone che hanno lo stesso desiderio di sperimentare il lavoro come
divertimento.
Zahira Reeves,
Segretaria australiana.
Osservare i giudizi
Nel ‘lavoro come meditazione’ non sai quale lavoro ti verrà assegnato perché
dipende dalle necessità del momento. All’inizio ho lavorato prima al self service,
e poi nel panificio/pasticceria, e la cosa non mi piaceva: non avevo
dimestichezza con il cibo – in vita mia non avevo mai cucinato! E neppure tagliato
un dolce – e la mente mi diceva: “No, non puoi farlo!” – ma dopo un po’ di
tempo in cui cercavo di restare consapevole mentre tagliavo le torte, cominciai
a sentire un senso di soddisfazione per questa mia nuova abilità. C’erano anche
altre cose che all’inizio non mi piacevano: piegare i tovaglioli – Che noia! –
o fare le pulizie, ma quando divenni consapevole della mia mente e la osservai,
le cose cambiarono: il lavorare diventava un’opportunità per uscire dalla mia
campana di vetro da intellettuale. Poi sono diventato il coordinatore del self service... e avevo una grande responsabilità! Volevo che le
cose andassero a modo mio e me la prendevo con la gente che non faceva il
proprio lavoro ‘correttamente’. Quando cominciai a rilassarmi realizzai che le
cose accadevano non grazie a me ma nonostante me. Ho realizzato che la mia
mente non è mai contenta di ciò che ho. Vuole sempre qualcos’altro, con la
speranza che la mia vita migliori. La vita fluisce quando la accetto così com’è
e quando lascio cadere i miei concetti su come vorrei che fosse. Quando
abbandono l’idea di ciò che è giusto per me posso andare al di là dei vecchi
programmi e imparare ad avere fiducia in ciò che la vita offre. Ho imparato a
essere nel momento... e anche a prendermi meno sul serio. Lavorare sei ore al
giorno, tutti i giorni, ha fatto emergere i miei problemi in superficie. Adesso
riesco a stare nel momento e ciò ha avuto effetti anche in altri settori della
mia vita: sono più capace di entrare in intimità con le persone perché fantastico
meno sul futuro.
Peter Smith,
australiano,
laureato in
psicologia.
Full immersion
Appena la meditazione è
entrata nella mia vita, ho compreso che non poteva essere solo una questione di
fare la dinamica... Questo programma residenziale è splendido, molto più bello
di ciò che mi aspettavo. Tutto ciò che accade è un’opportunità di essere più
consapevoli. Vivere 24 al giorno in un ambiente meditativo e condividere questo
spazio con altri che fanno la stessa cosa, aiuta a non dimenticare, a non addormentarsi.
Io definisco questa esperienza un ‘bagno profondo’
nella meditazione. Finire di lavorare alle 4 del pomeriggio e andare
direttamente in Buddha Hall per la Kundalini, invece di buttarsi in macchina e rimanere
bloccati nel traffico o andare al supermercato o cose del genere, è veramente
una cosa speciale, è magico. Non è una cosa da dare per scontato. Non penso che
tornerò più al modo ‘normale’ di lavorare, anche se non so cosa questo vorrà
dire per me!
Eleonora Scroppo, Insegnante italiana
Oltre lo stress
Nel mondo del lavoro
ordinario la gente è interessata ai soldi e al potere, non alla meditazione. In
passato ero molto stressata dal mio lavoro perché ero sempre trascinato in
direzioni diverse. Non ero capace di essere totale in nessuna cosa. Per me la
meditazione rappresentava qualcosa che volevo fare, mentre il lavoro qualcosa
che dovevo fare. Non ero sicuro che i due potessero accordarsi, ma decisi
comunque di provarci. Principalmente in questa esperienza ho imparato a
osservare. Adesso osservo le mie reazioni nelle diverse situazioni, con persone
differenti sia durante il lavoro, che in altri contesti. Dove io lavoro, nel Caffè, la gente viene perché vuole qualcosa e alcuni si
lamentano se la loro richiesta non è soddisfatta. All’inizio mi sentivo
responsabile per come si sentivano e automaticamente mi arrabbiavo con loro.
Osservandomi, ho gradualmente realizzato che quelle persone mi ricordavano i
miei genitori, che si aspettavano sempre molto da me – mi sentivo in
continuazione responsabile e cercavo di fare troppe cose. E così ho realizzato
di essere arrabbiata con i miei genitori, non con i clienti! Ho potuto subito
rilassarmi e vedere le richieste delle persone nella giusta prospettiva.
Un’altra cosa che ho imparato è che i risultati sono influenzati dal mio
atteggiamento del momento. Quando sto male noto che il frutto che taglio è meno
bello e quando sto bene la macchina per il cappuccino produce molta più
schiuma! Ho trovato qui al Resort un ambiente molto
favorevole all’esplorazione e all’osservazione di me stessa, perché ognuno è
qui per la medesima ragione. Ho letto i libri di Osho
per anni, ma fino a quando non ho vissuto qui nel Resort
non ho potuto veramente sentire e mettere
in atto i suoi insegnamenti. Qui ho davvero imparato a stare nel cuore
piuttosto che nella mente. Attraverso la mia esperienza personale, l’aiuto
degli amici, e le meditazioni che si offrono qui, adesso so che il lavoro può
essere un’esperienza totalmente diversa: meditazione in atto.
Mada, turca, architetto
Il lavoro non è più un peso
Volevo fare qualcosa a
proposito della mia vita lavorativa. Ho sempre considerato il lavoro come un
dovere, un peso, qualcosa da fare e, mentre lo faccio, non vedo l’ora che
arrivino le pause, i fine settimana, le vacanze – proprio come i bambini a cui
insegno! In questo programma mi capita spesso di dirmi: “Ma è lavoro questo?
Sì, lo è – e allora com’è che mi diverto senza pensare alla TV, al calcio, al
weekend?”. Sto facendo l’esperienza di una pienezza che non ho mai avuto prima,
tempo libero, gioia, amore, meditazione… ogni cosa fluisce in armonia e alla
fine della giornata mi sento pienamente soddisfatto. E ho fiducia nella mia
capacità di vedere che tutto questo dipende da me, che posso portarlo con me e
ricrearlo ovunque andrò.
Eivind Lovso,
insegnante danese
Imparare tante cose
Avevo da tempo il
desiderio di sperimentare il modo di vivere e lavorare del Meditation
Resort. La possibilità di vivere e lavorare con
persone di tutto il mondo è veramente unica. Oggi per esempio ho parlato con
persone provenienti da Russia, Australia, Bulgaria, Germania, Colombia e
Canada! Inoltre era già un po’ che volevo portare la qualità della meditazione
nella mia vita quotidiana e nel mio lavoro all’Università. Per me questo vuol
dire avvicinarmi a tutto ciò che incontro nel momento presente con
consapevolezza e rilassamento, e di muovermi a partire più dal cuore che dalla
mente e dai suoi giudizi. Sin dal primo momento qui mi sono sentita la
benvenuta. Le persone dell’ufficio di Work Meditation
fanno in modo che ognuno si senta perfettamente a suo agio prima di iniziare il
lavoro. A me è stato chiesto di lavorare come cassiera per la Multiversity. Non era affatto il lavoro che mi aspettavo,
ma alla fine è risultato essere quello che si adattava perfettamente ai miei
bisogni. Per me ha voluto dire molte cose: una possibilità per il corpo di
ritrovare la salute, dei momenti di quiete al di fuori del flusso costante
dell’umanità, la gioia di incontrare molte persone nuove e interessanti, l’opportunità
di vedere in azione i condizionamenti culturali - i miei e quelli degli altri,
una visione panoramica dei diversi atteggiamenti che la gente ha rispetto ai
soldi, un’occasione di far sentire qualcuno benvenuto; il darmi il tempo di
condividere un sorriso o una risata, magari quando accade qualche
incomprensione, tante nuove intuizioni. Alcune persone venute al mio sportello
sono poi diventate mie amiche; alcune mi hanno persino portato dei fiori o un
gelato! Ho imparato così tanto sui miei atteggiamenti, le mie azioni e
reazioni! Ogni giorno nascono opportunità di vedere qualcosa di nuovo. Ad
esempio, ho sperimentato come divento ansiosa e preoccupata quando faccio un
errore, ho imparato come prendermi dello spazio in quei momenti per respirare e
centrarmi. Ho anche visto come alcuni miei atteggiamenti verso il lavoro sono
troppo seri e ho scoperto che posso essere responsabile, lavorare intensamente,
e tuttavia rimanere rilassata e divertirmi. Ho anche avuto l’opportunità di
praticare l’essere veramente presente e focalizzata sulla persona o su quello
che sto facendo, indipendentemente da quante persone stiano aspettando di
pagare! Posso vedere chiaramente l’equilibrio sottile che dev’essere
trovato sul lavoro tra l’efficienza, il servizio, il connettersi in modo reale
con le persone e i loro bisogni, e contemporaneamente il prendermi cura dei
miei bisogni. Ho avuto l’occasione di vedere come funziona la mia mente con
tutti i suoi giudizi, e scoprire come non venirne intrappolata, riconoscendo il
modo in cui essi influenzano il mio modo di rispondere alle persone. Ho anche
provato l’esperienza di insegnare il mio lavoro a qualcun altro e ho potuto
riconoscere com’è importante, per imparare, il fare un’esperienza diretta.
Cercherò di introdurre tutto questo nel mio lavoro di insegnamento
all’università. Per concludere, mi sono venute idee splendide per dei corsi sul
lavoro, sul liberarsi dallo stress e sulla meditazione, specie rivolti a
manager e donne, corsi che penso di progettare e offrire all’università. È
stata un’esperienza inestimabile! Sono sicura che vorrò ripeterla in futuro.
Dr. Roshani Shay, professoressa
di Scienze
Politiche in Oregon, Usa
Testi tratti da www.osho.com
Ideali e realtà
Vuoi essere un perfezionista o
semplicemente totale in ciò che stai facendo?
Tutti vengono educati in
modo tale da diventare idealisti. Nessuno è realista. L’idealismo è la malattia
comune dell’umanità.
Ogni
individuo viene educato in modo tale da arrivare a pensare che, da qualche
parte nel futuro, deve essere qualcosa, diventare qualcuno. Ti forniscono
un’immagine cui devi conformarti. E questo crea tensione, perché non sei così,
tu sei qualcos’altro, ma devi diventare in quel modo.
Così
continui a condannare il reale nel nome dell’ideale – e l’ideale non è reale, e l’ideale continua a
trascinarti verso il futuro, lontano dal presente.
L’ideale
diventa un incubo costante, una continua condanna: qualsiasi cosa tu faccia
sarà imperfetta, perché hai un ideale di perfezione. Qualunque cosa tu ottenga
non ti soddisferà, perché hai aspettative assurde che non potranno mai essere
soddisfatte.
Tu sei
umano, vivi in un determinato tempo, in un determinato spazio, con determinate
limitazioni. Accetta quelle limitazioni. I perfezionisti si trovano sempre
sull’orlo della follia. Sono ossessivi – qualunque cosa facciano non sarà mai
abbastanza buona. E non c’è modo per fare qualcosa perfettamente – la
perfezione non è umanamente possibile. In realtà, l’unico modo di essere è
l’imperfezione.
Dunque cosa
insegno qui? Non insegno la perfezione, insegno
la totalità. Che è una cosa completamente diversa. Sii totale. Non preoccuparti
della perfezione. Quando dico totale, intendo sii reale, sii presente:
qualunque cosa tu faccia, falla con totalità. Sarai imperfetto, ma la tua imperfezione
sarà colma di bellezza, sarà traboccante della tua totalità.
Non cercare
mai di essere perfetto, altrimenti creerai molta ansia. Ci sono già tante
preoccupazioni, non creartene altre.
La vita in
sé è già complicata, pertanto cerca di essere un po’ più gentile con te stesso.
Non creare degli ideali. La vita crea già abbastanza problemi, ma sono problemi
che si possono risolvere. Se ti trovi sul treno sbagliato, puoi cambiare treno,
se hai perduto il biglietto, lo puoi ricomprare, se tua moglie è scappata puoi
trovare un’altra donna. I problemi che ti dà la vita possono essere risolti,
invece i problemi creati dall’idealismo non potranno mai essere risolti – sono
insolubili.
Sii
totale. Dovunque tu sia e qualunque cosa tu stia facendo, falla con totalità.
Addentratici, fanne una meditazione. Non badare a che sia perfetta – non sarà
perfetta. Se è totale è sufficiente. Se è stata totale ti sarà piaciuto farla,
avrai conosciuto un certo appagamento, ci sarai entrato, ne sarai stato
assorbito, e ne sarai venuto fuori nuovo, fresco, giovane, rinvigorito. Ogni
azione fatta con totalità ringiovanisce, e ogni azione fatta totalmente non
crea alcun tipo di legame. Ama totalmente e non ci sarà attaccamento, ama in
modo parziale e nascerà l’attaccamento. Vivi totalmente e non avrai paura della
morte, vivi parzialmente e avrai paura della morte.
Dimentica
però la parola perfezione. È una delle parole più nocive. Dovrebbe essere
eliminata da tutte le lingue del mondo, dovrebbe essere cancellata dalla mente
umana. Nessuno è mai stato perfetto, né lo potrà mai essere.
Il
mondo è sempre in divenire, l’evoluzione continua, ci avviciniamo sempre di
più, ma non giungiamo mai al traguardo, perché una volta raggiunto, tutto è
finito.
Il
divino sta ancora sperimentando in modi diversi, sta migliorando.
Una
cosa è certa: è contento del suo lavoro, altrimenti l’avrebbe abbandonato. Ci
sta ancora mettendo energia. E se dio è contento di te, è del tutto assurdo che
tu sia scontento. Sii contento di te. Considera la felicità come il valore
supremo. Io sono un edonista. Ricorda sempre che la felicità è il criterio.
Qualunque cosa tu faccia, sii felice, è tutto qui. Non preoccuparti che sia
perfetta o meno. Perché essere così ossessionato dalla perfezione? Così sarai
teso, ansioso, nervoso, sempre inquieto, preoccupato, in conflitto.
Sarai
in agonia se non sei a tuo agio con te stesso. Non pretendere l’impossibile,
sii naturale, rilassato, in amore con te stesso e con gli altri.
E
ricorda, una persona incapace di amare se stessa, perché continua a
condannarsi, sarà anche incapace di amare un altro. Un perfezionista non lo è
solo nei confronti di se stesso, lo è anche con gli altri. Un uomo duro con se
stesso sarà inevitabilmente duro anche con gli altri. Le sue pretese saranno
impossibili.
Un perfezionista è nevrotico. E non solo è nevrotico, ma
crea onde di nevrosi attorno a sé.
Quindi non essere un perfezionista, e se qualcuno vicino
a te è un perfezionista, scappa il più velocemente possibile, prima che ti
inquini la mente.
Ogni
perfezionismo è una specie di intenso ego trip. Pensare a se stessi in termini
di ideale e perfezione non è altro che il supremo abbellimento dell’ego. Una
persona umile accetta che la vita sia imperfetta. Una persona umile, una
persona autenticamente religiosa, accetta di essere limitata, accetta
l’esistenza di limitazioni.
Non
cercare di essere perfetti è essere umili. E una persona umile diventa sempre
più totale, perché non deve negare nulla, rifiutare nulla. Accetta tutto ciò
che esiste, buono o cattivo. E una persona umile è molto ricca, perché accetta
la sua interezza…
Grazie
a questa profonda accettazione accade una grande mutazione alchemica. Tutte le
brutture a poco a poco svaniscono da sole. Si diventa sempre più armoniosi,
sempre più completi. Il giorno in cui comprendi che sei tu a creare
l’infelicità a causa delle tue idee, troncherai con tutte le idee. E vivrai
semplicemente con la tua realtà, qualunque essa sia. Questa è una grande
trasformazione.
tratto da: Osho,
Dang Dang Doko Dang # 10
VIVERE CON GIOIA NEL MOMENTO
Il
lavoro dovrebbe essere considerato un gioco, non un lavoro. Non dovresti
prenderlo troppo sul serio, dovresti fare come i bambini quando giocano. Non ha
un significato, non c'è niente da raggiungere, devi solo goderti l'attività. Se
ti capita di giocare, riuscirai a capire la differenza. Quando lavori è
diverso: sei serio, responsabile, preoccupato, ansioso, sovraccarico, perché
quello che conta è l'esito, il risultato finale. Il lavoro in sé non è
divertente. La cosa reale è solo il futuro, il risultato. Nel gioco non c'è un
vero risultato. E l'attività in se stessa è pura gioia. Non sei preoccupato,
non è una cosa seria. Persino se hai un'aria seria, è tutta una finta. Nel
gioco è l'attività in sé che ti diverte, nel lavoro non godi di quello che fai
— conta solo il risultato, l'esito. L'attività dev'essere
tollerata in qualche modo. Dev'essere svolta perché
bisogna raggiungere il risultato. Se potessi raggiungerlo senza, lasceresti
perdere l'attività e salteresti direttamente al risultato.
AL MASSIMO !
Non
lavoriamo mai quanto potremmo, non lavoriamo mai al massimo. In realtà, la
gente, al massimo, lavora al quindici percento delle proprie possibilità, e
questo vale per i lavoratori accaniti. Secondo me, tu non lavori a più del
sette/otto percento. Più lavori, più abile diventi nel lavoro. Meno lavori,
meno abile diventi. La vita ha una sua logica. Se lavori intensamente, ti
arriverà più energia. Se non lavori intensamente... persino l'energia che hai
svanirà. Quindi, qualunque cosa tu voglia fare, falla, e falla nel migliore dei
modi. E presto vedrai che ti si aprono nuove porte, e che hai a disposizione
nuova energia. Cerca sempre di spingerti oltre le tue capacità, cerca sempre di
superare i tuoi limiti. È così che si cresce.
OSHO
IMPARA
A DIRE SÌ
Il "no" è il
nostro atteggiamento primario. Perché?— perché con il no senti di essere
qualcuno. La madre sente di essere qualcuno — può dire di no. Il bambino viene
negato, l'ego del bambino è ferito e l'ego della mamma soddisfatto. Il no
soddisfa l'ego, è cibo per l'ego, per questo ci alleniamo a dire di no. Ovunque
tu vada nella vita, incontrerai persone che dicono di no, perché con il no ci
si sente un'autorità. Sei qualcuno, puoi dire di no. Dire "sì" ti fa
sentire inferiore, senti di essere alle dipendenze di qualcuno, di essere
nessuno... solo in quel caso dici "sissignore". Il sì è positivo e il
no negativo. Ricordalo: il no appaga l'ego, il sì è il metodo per scoprire il
sé. Il no rafforza l'ego, il sì lo distrugge. Pensare correttamente significa
dire sì. Prima di tutto scopri se riesci a dire sì — se non ci riesci, se ti è
impossibile dire sì, solo in quel caso devi dire no. Il nostro metodo invece è
dire no prima di tutto, se è impossibile dire no, solo allora, con un senso di
sconfitta, diciamo sì. Un giorno, prova... Per ventiquattro ore tenta in tutti
i modi di cominciare con il sì. Incontrerai molte difficoltà, perché in questo
modo diventerai consapevole che, istintivamente, viene sempre il no! In
qualunque circostanza, il no viene per primo, si è formata questa abitudine.
Non usarla, usa il sì, e poi osserva quanto questo sì ti faccia rilassare. OSHO
Il respiro ti aiuta
Ogni volta che desideri cambiare una struttura
mentale che si è trasformata in una vecchia abitudine, il respiro è la tecnica
migliore. Tutte le abitudini mentali sono associate a una forma di
respirazione. Cambia il modo di respirare e la mente cambierà immediatamente,
istantaneamente. Prova! Ogni volta che vedi sorgere un giudizio e ti vedi ricadere
in una vecchia abitudine, immediatamente espira – come se, attraverso
l’espirazione, gettassi via quel giudizio. Espira profondamente, tirando in
dentro lo stomaco, come se gettassi fuori l’aria, senti o visualizza che il
giudizio viene buttato fuori completamente. Poi inspira profondamente aria
fresca, per due o tre volte. E osserva cosa succede. Ti sentirai rinascere, la
vecchia abitudine non sarà riuscita a possederti. Quindi inizia con
l’espirazione, non con l’inspirazione. Quando vuoi assorbire qualcosa inizia
dall’inspirazione, se vuoi buttare fuori qualcosa inizia dall’espirazione. E
osserva il modo in cui la mente viene immediatamente modificata. Subito vedrai
che la mente si è spostata altrove, è arrivata una brezza nuova. Non sei nel
vecchio trantran, quindi non ripeterai l’abitudine
inveterata. Questo è vero per tutte le abitudini. E può diventare uno strumento
importante per il cambiamento interiore. Osho
Validi strumenti
Il
trucco è semplice, bisogna solo ricordarselo
Partecipando al lavoro come meditazione qui
al Resort, è possibile anche seguire un workshop,
breve ed efficace, che mettendoti di fronte a problemi reali – esempi tratti
dalla vita lavorativa di ogni giorno – ti aiuta a vedere meglio quali sono le
tue risposte automatiche, quale , situazione nasce da questo tuo atteggiamento
e quali altre possibilità hai di affrontare il problema. Siccome ho appena
finito di frequentare queste semplici lezioni pratiche, ve ne parlo un po'.
I temi affrontati sono
tanti: dalla totalità nel lavoro all'osservare senza giudizio, dal come
centrarsi e rilassar-si in situazioni che cambiano continuamente, al vedere
"cosa" comunichiamo quando stiamo parlando con un collega, dal cosa
significa avere un dialogo (e non una discussione!) a come rimanere sempre
consapevoli che la nostra percezione del problema può non corrispondere
all'intero quadro della situazione – un grande aiuto, insomma, per portare la
tua attenzione dal cosa stai facendo anche al come lo stai facendo.
Talvolta mi succede,
credo di non essere il solo, di "perdermi" nel compito che ho di
fronte – o meglio nell'aspetto del lavoro che sto facendo che la mia mente
giudica il più importante – e così mi ha colpito particolarmente un esercizietto fatto in questo corso: il compito era dare
tutta una serie di informazioni rispetto al Resort a
una persona qui per la prima volta, seguendo una lista stampata che nessuno di
noi aveva mai visto prima. In un caso come questo quello che dice la mente –
l'abitudine – è: "Oddio, non devo dimenticarmi nulla!"... e così si
va in tensione: ci si focalizza solo sulla lista, guardando raramente in faccia
l'interlocutore, le sue eventuali domande di chiarimenti sono percepite quasi
come un disturbo — rischia di farci perdere il filo! — e si arriva tesi e stremati
alla fine della lista... in questa situazione che cosa l'interlocutore abbia
capito in realtà poco importa, e comunque è colpa sua che non è stato
abbastanza attento... Stop!
Così non funziona, è una
scena già vista fin troppe volte, magari in qual-che ufficio pubblico vecchio
stile...
Proviamo di nuovo: basta
rilassarsi, centrarsi – un bel respiro – entrare in contatto con se stessi, e
l'attenzione si sposta, come per incanto, dal pezzo di carta alla persona che
si ha di fronte: è a lei che si stanno dando delle informazioni – certo,
controllando la lista, che diventa una specie di promemoria, ma per lo più
rispondendo alle sue domande, e instaurando così una comunicazione, un dialogo,
che fra l'altro di sicuro lo aiuta a ricordare meglio le cose. Alla fine un
veloce controllo della lista assicura che ci siamo ricordati tutto... nel mio
esercizio mi sono accorto che mi ero dimenticato solo di una informazione, che
poi ho verificato essere di scarso interesse per il mio interlocutore! E così,
alla fine, non ero stanco, ero soddisfatto di me stesso e del mio lavoro, e ci
siamo salutati con un sorriso; mentre nella prima versione dell'esercizio,
quella 'governata' dalle abitudini e dalla mente, avevo come l'impressione di
stargli un po' antipatico...
Questo è solo un
piccolissimo esempio (il più semplice da racconta-re: queste esperienze hanno
un vero valore solo se vissute) dell'aiuto che tutti questi esercizi del
workshop, anche divertenti fra l'altro – Osho non
parla forse del lavoro come gioco? – possono dare per aiutarci a scopri-re
"trucchi" che ci permettono di liberarci da strati e strati di
abitudini e condizionamenti, proprio quelli che ci impediscono di essere più
consapevoli sul lavoro – e nella vita in genere – più rilassati e in ultima
analisi più soddisfatti e in pace con noi stessi. Certo, non è che una volta
scoperto il trucco poi gioco è fatto' per sempre,
bisogna continuare a ricordarsi di applicarli, questi semplici ma validi
strumenti. Ci vuole il nostro impegno, che diventa però sempre più facile,
specialmente se si ha la possibilità di passare un po' di tempo qui al Resort, dove tutto porta in maniera semplice verso la
meditazione.
Sahaja
Centrati
nell’hara
Quando non hai niente da fare, siediti in silenzio
e vai dentro di te, lasciati cadere nella pancia – proprio due pollici sotto
l’ombelico – e rimani lì. Questo produrrà una perfetta centratura delle tue
energie vitali. Devi solo guardarci dentro e si metterà in funzione, comincerai
a sentire che la tua intera vita si muove attorno a quel centro. La vita ha
inizio dall’hara e finisce nell’hara.
Tutti i centri del nostro corpo sono distanti, l’hara
è esattamente nel centro. Lì siamo stabili, in equilibrio... una volta
diventato consapevole dell’hara, inizieranno ad
accadere molte cose. Per esempio, più ti ricordi dell’hara
e meno penserai. Il processo del pensiero diminuirà automaticamente, perché
l’energia non andrà alla testa, andrà verso l’hara.
Più attenzione dai all’hara e più scoprirai che in te
sta formandosi una certa disciplina. Si produce in modo naturale, non deve
essere imposta. Più sei consapevole del centro dell’hara,
meno paura avrai della vita e della morte, perché esso è il centro della vita e
della morte. Una volta entrato in sintonia con l’hara,
potrai vivere coraggiosamente. Il coraggio nasce da lì – meno pensieri,
maggiore silenzio, meno momenti incontrollati, disciplina naturale, coraggio,
stabilità ed equilibrio. Osho
La
meditazione non è contro l’azione
Non è vero che si debba fuggire dalla vita. La
meditazione insegna semplicemente un nuovo stile di vita: diventi il centro del
ciclone. La tua vita prosegue, di fatto diventa ancora più intensa – più
felice, più lucida, più creativa, con una visione più ampia – eppure tu resti
distaccato, un semplice osservatore sulla collina, che si limita a vedere tutto
ciò che accade intorno a sé. Tu non sei colui che agisce, sei colui che
osserva. Quello è il segreto della meditazione: tu diventi colui che osserva.
Il fare continua al livello che gli è proprio, non ci sono problemi: puoi fare
piccole e grandi cose... La meditazione è un fenomeno semplicissimo… è un
trucco. Non è una scienza, non è un’arte, non implica alcuna maestria: è un
trucco. Osho
Un approccio unico
Per portare nel mondo del lavoro le
intuizioni di Osho sul lavoro come meditazione
Dalla ricchezza di esperienze creatasi al Meditation
Resort di Pune sul lavoro come meditazione è nato un nuovo
training, tenuto per la prima volta questo inverno – rivolto a coach e management trainer.
Questo corso è nato come
il risultato di due situazioni: il lavoro come meditazione qui nel Resort, e il nostro lavoro con alcune delle maggiori
aziende indiane. Una delle caratteristiche del lavoro qui nel Resort è il lavoro come meditazione. Secondo Osho la montagna più impervia da scalare è capire che il
lavoro è meditazione. Abbiamo iniziato a chiederci: dov’è la meditazione nel
nostro modo di lavorare? Qual’è la componente della
meditazione? L’altra spinta a creare questo corso è stato quando siamo stati
invitati dalla Tata Technology (parte di uno dei
maggiori gruppi privati indiani) a fare dei seminari. I dirigenti di Human Resource avevano notato che
non c’era gioia nella situazione lavorativa: la gente viene al lavoro
controvoglia il lunedì mattina, il mercoledì è una giornata dove regna il
malumore, e poi ... ‘finalmente è venerdì!’. Questo succede dovunque, ma i
dirigenti della Tata hanno avuto il coraggio di voler fare qualcosa riguardo
alla situazione. Alla Tata avevamo a che fare con persone altamente qualificate:
ingegneri, direttori di impianti tecnici, responsabili delle finanze... tutta
gente con vent’anni e più di studi alle spalle, anni
e anni d’esperienza… ma nessuno aveva mai fatto un ‘corso’ su se stesso. In
quanto meditatori questo ci ha colpito. Quante persone ‘studiano’ per conoscere
se stesse? Ti è mai stato offerto un corso di studio su te stesso?
Ma alla base di tutto ci
sei tu: il lavoro ‘inizia con me’. E così abbiamo
visto che esiste un’opportunità per tutti noi di condividere la visione di Osho del lavoro come meditazione con tutta l’altra gente
che lavora nel mondo.
Ci
sono molti meditatori in occidente che si occupano di coaching,
sono coinvolti in corsi di formazione, training per il personale e così via.
Quando sono venuti qui e scoperto che stavamo lavorando con la Tata, hanno
dimostrato un grande interesse per la cosa, perché volevano portare sempre più
la qualità della meditazione nelle loro attività. Sanno che ovunque siamo stati
invitati, dalla Tata, dal Times of India – anche le
forze di polizia adesso vogliono che offriamo loro conferenze e seminari – alla
base del nostro intervento c’era la meditazione. Ed è così che abbiamo deciso
di creare all’interno della Multiversity un ‘Training
for Trainers’: un nuovo
corso per coach e management trainer. Perché quello
che facciamo qui è unico al mondo, non viene offerto altrove. Nessuno offre
corsi che abbiano alla base un grande esperienza di meditazione.
Nessuno si focalizza su
questo approccio. Ci si focalizza magari sull’organizzazione... L’intuizione di
Osho, invece, è chiara: ‘Inizia da te stesso’. Penso che anche in occidente ora si cominci a
vedere il problema in una nuova prospettiva: ci si sta staccando da una visione
puramente organizzativa. Si sono accorti dell’importanza della componente
personale e quindi stanno iniziando a muoversi in questa direzione. Ma per noi
queste sono le radici del nostro approccio! Non è qualcosa di periferico: è
fondamentale per ciò che facciamo.
Un piccolo esempio, una
osservazione fatta da uno dei nostri coach durante un
corso da lui seguito. Qualcuno stava tenendo, come esercizio, una conferenza e
poi l’insegnante di ‘come parlare in pubblico’ ha
iniziato a dare il suo feedback: il nostro coach fu shoccato dalla superficialità di questo feedback. Si parlava
praticamente solo di proiezioni (di diapositive) e della posizione del corpo,
ma nessuno accennava a ciò che provi mentre stai parlando – come è il
respiro, se ti senti nervoso o eccitato, se sei contento di essere lì. Quali
fattori psicologici possono influenzare la tua presentazione? Come ti senti
dopo? Non si parlava affatto di nessuna di queste cose che di sicuro aiutano le
persone a conoscere meglio se stesse: un fattore essenziale per poter lavorare
al meglio.
Questo training è condotto
da persone che sono state coinvolte a lungo nel programma di lavoro come
meditazione qui nel Resort e che, in occidente, hanno
collaborato con aziende quali la General Electric, la Nike, la Daimler-Chrysler...
Qui siamo coinvolti nel
lavoro come meditazione ogni giorno. La gente arriva qui per far parte del
Programma Residenziale. Comprendere noi stessi e mettere radici nel lavoro come
meditazione è divenuto uno degli aspetti fondamentali del Resort:
ogni partecipante al Programma Residenziale ha un coach;
ci sono anche workshop appositi, che affrontano problemi reali, per chi
partecipa al ‘lavoro come meditazione’. Non credo che
ci sia nessuno, su tutto il pianeta, che lavora in questo campo così
accuratamente come stiamo attualmente facendo noi.
da un’intervista a yogendra (asian osho times)
Consigli spirituali?
Una storiella Zen
Un imperatore giapponese andò a visitare un grande
maestro Zen, Nan Yin.
Chiese a Nan Yin: “Cos’hai
imparato che ti ha reso un grande maestro, noto in tutto il paese?”.
Nan Yin disse: “Semplicissimo: quando spacco la legna, spacco la legna e
basta; e quando porto l’acqua dal pozzo, porto l’acqua dal pozzo e basta”.
L’imperatore disse: “Ero venuto per sentire
qualcosa di spirituale. Che assurdità stai dicendo? Quando spacchi la legna, spacchi
la legna e basta? Tutti lo fanno, cosa c’è di speciale? E quando porti l’acqua
dal pozzo, porti l’acqua e basta? Ho fatto molta strada, e sono l’imperatore di
questo paese. Perlomeno dovresti darmi qualche consiglio spirituale”. Nan Yin rispose: “Quello era il
mio consiglio spirituale, e vorrei mettere in chiaro che non tutti fanno come
me. Mi ci sono voluti anni per imparare a spaccare la legna senza altri
pensieri: essere semplicemente lì, a spaccar legna. È straordinariamente bello:
il suono nella valle, le schegge di legno che volano in ogni direzione, il
vento che soffia tra gli alberi, la loro canzone, la loro musica. E io sono
completamente silenzioso, spacco la legna e basta. Quando porto l’acqua dal
pozzo, è la stessa cosa. La mia intera giornata è così. In due parole, ti ho
dato la mia filosofia di vita. Sii dove sei. Non
lasciare che la mente ti conduca altrove”.
Le cose non sono complesse, sono molto semplici.
Devi solo essere un po’ all’erta e osservare cosa accade dentro di te: se sei
assorto, se sei perso via... Se tu sei presente, assolutamente presente – nulla
si muove nella tua mente, tutti i movimenti si sono arrestati – allora la tua
vita è meditazione.
tratto
da: Osho, From Bondage to Freedom, # 1
Senza paralare di meditazione
L’esperienza sul campo di due coach italiani
Il mondo del lavoro sta attraversando una nuova
fase che pone problemi diversi sia alle aziende che alle persone che ci
lavorano. La logica da polizza d’assicurazione del ‘posto fisso a vita’, volenti o nolenti, sta sgretolandosi sia per le
mutate condizioni dell’economia, sia perché le persone – soprattutto i giovani
– vogliono maggiori stimoli e più motivazioni. E questo vale per tutti, a
qualunque livello, in ogni settore. Le aziende si muovono in un mercato sempre
più sofisticato e complesso dove le aspettative dei clienti/utenti sono sempre
più elevate. Quindi devono migliorare sia la loro efficacia – migliorare il
servizio erogato, proporre prodotti migliori – che la loro efficienza – fare
meglio e di più spendendo meno soldi e utilizzando meno risorse. Nel fare
questo si scontrano con la scarsa disponibilità di persone preparate e capaci.
Quindi devono investire per sviluppare le competenze necessarie, far sì che
lavorino secondo i criteri di efficacia e di efficienza di cui sopra e anche
che siano contente e motivate nel farlo... altrimenti se ne vanno!
Per l’individuo invece, da
una parte si aprono nuove opportunità per sviluppare le proprie qualità, i
propri interessi e la propria creatività, ma dall’altra è necessario imparare a
trovare un equilibrio tra vita professionale e vita privata, in modo da avere
energie e tempo per vivere entrambi gli spazi in modo sano e soddisfacente, per
bilanciare stress e salute psico-fisica, tranquillità e gestione degli imprevisti.
Soprattutto in una realtà in cui i bisogni di flessibilità (sia da parte delle
aziende che degli individui) rendono più difficile mettere dei confini netti
tra vita privata e vita lavorativa... cellulari e posta elettronica, dopo
tutto, sono in funzione 24h su 24h
sette giorni alla settimana. La sollecitazioni avvengono in tempo reale, tutti
si aspettano sempre reperibilità e risposte tempestive, nel lavoro come nel
privato. E questo non è sempre facile da gestire.
Sviluppare il potenziale e
l’equilibrio individuale è quindi interesse sia degli individui che delle
aziende. I limiti della personalità individuale portano, per esempio, a stress,
mancanza di autostima, difficoltà nel comunicare e nel relazionarsi con gli
altri o eccesso di competitività, e rappresentano una difficoltà indesiderata
per tutte le parti in causa, per le aziende così come per gli individui.
E qui entra in gioco la
meditazione! Sia ben chiaro che né le aziende né la maggior parte delle persone
che lavorano sono attratte dalla meditazione... perché non la conoscono! Anzi
hanno normalmente tantissimi preconcetti, resistenze e barriere culturali o
ideologiche. Però sono tutti molto interessati a risolvere i loro problemi e la
meditazione – così com’è presentata nel mondo di Osho
– è l’unica via.
Per questi motivi portiamo
‘la qualità della meditazione’ in azienda, senza
presentare la meditazione in quanto tale... anzi, non ne parliamo affatto! Lo
spazio meditativo è infatti qualche cosa che tutti hanno provato qualche volta
nella vita, come, per esempio, davanti a un tramonto o passeggiando nella
natura, abbandonandosi alla danza in armonia con la musica e il partner,
cantando o scrivendo qualcosa di appassionante, tutti casi in cui la dimensione
temporale e il senso di separazione svaniscono. È quello che gli psicologi
chiamano stati di ‘flusso’ o che nello sport viene definito essere ‘in the zone’: uno stato di rilassamento in cui l’attenzione è
totalmente focalizzata nel momento presente – dove corpo e mente funzionano
come un’unica entità totalmente coordinata: sei totale, rilassato, presente e
lucido nel momento, pienamente focalizzato su ciò che stai facendo – ci sei
solo tu e il gioco. È quindi necessario trasmettere il valore e l’essenza della
meditazione in modo semplice, riferendosi alle esperienze ordinarie delle
persone. In modo da aiutare a ‘ricordare’ qualcosa che si è già sperimentato,
che già si conosce, portandovi consapevolezza ed espandendolo nel quotidiano.
La meditazione è uno stato naturale e in qualche modo conosciuto a tutti…
Per realizzare degli
interventi di consulenza e formazione nelle aziende è particolarmente
importante l’orientamento alla soluzione dei problemi e usare un linguaggio
semplice e comprensibile che non vada ad alimentare inutilmente resistenze e
convinzioni (tutto ciò che è riconducibile alla new age
è un campo minato!). Si tratta inoltre di rendersi credibili e fornire
risultati tangibili. Lavorare nelle aziende richiede un approccio diverso dal
lavoro che si fa nei workshop di ‘crescita interiore’
perché è necessario produrre risultati in un contesto dove la partecipazione
non è una scelta individuale ma dell’azienda e dove è fondamentale essere
rispettosi della privacy, senza forzare le persone ad aprirsi di fronte ai
propri colleghi. È necessario un delicato equilibrio per andare in profondità
senza però provocare troppe difese e resistenze.
L’approccio metodologico
di partenza è quello del ‘coaching’, che significa
sviluppare ed espandere le risorse e il potenziale individuale orientato alla
soluzione di problemi legati allo svolgimento di attività operative. E viene
integrato da diversi aspetti come l’imparare a partire da se stessi, guardando
innanzi tutto cosa succede dentro di noi – il ‘gioco interno’
– senza perdersi nella relazione con ciò che è fuori da noi – il ‘gioco esterno’. Vedere ogni persona come un intero sistema
mente-corpo e lavorare quindi ad entrambi i livelli. Mantenere un taglio il più
semplice possibile, enfatizzando l’esperienza diretta attraverso giochi e
strutture. Fornire strumenti che siano facili da utilizzare nel quotidiano e
non tralasciare mai un pizzico di umorismo e divertimento: sdrammatizzare è
importante.
L’approccio che
utilizziamo integra, nello spirito della meditazione, strumenti provenienti da
discipline diverse quali la PNL, la Gestalt, la Bioenergetica, lo Yoga e le Rappresentazioni Sistemiche –
l’applicazione delle costellazioni familiari a contesti pratici e
organizzativi.
Un esempio.
Si tratta di un nostro
intervento, dal titolo ‘La comunicazione e il lavoro in team’,
svolto presso una USL italiana; ha riguardato tutto il personale dell’unità che
si occupa dell’assistenza agli anziani, per un totale di circa 90 persone
suddivise in quattro gruppi di lavoro e si è svolto nell’arco di tre moduli di
una giornata a distanza di un mese.
L’abbiamo scelto perché è
un caso in cui abbiamo potuto lavorare con una intera struttura organizzativa e
quindi con tutti i livelli e i ruoli, in cui i partecipanti avevano
professionalità e retroterra culturali estremamente eterogenei, svolgono un
lavoro particolarmente impegnativo con un rilevante impatto sociale, in un
ambiente lavorativo – il settore pubblico – dove il livello di motivazione è
normalmente più debole che nel settore privato. L’esigenza di questo corso nasceva
da una situazione di scarsa attitudine alla collaborazione tra gli addetti –
che diventava a volte conflittuale – cosa che influiva negativamente
sull’atmosfera lavorativa e sulla qualità complessiva del servizio erogato.
Abbiamo invece verificato e valorizzato che, fondamentalmente, la maggior parte
dei partecipanti ama il proprio lavoro e il cambiare la prospettiva personale –
partire dal gioco interno anziché perdersi in quello esterno – è sufficiente
per trasformare in modo significativo il modo in cui si vive la realtà
lavorativa quotidiana.
Uno dei temi principali
era l’attitudine a vivere con tensione i compiti da svolgere: c’è sempre poco
tempo, tante cose da fare entro tempi prestabiliti... e così via, a scapito
della relazione con altri esseri umani. E questo è un meccanismo in cui ci
rimettono tutti: gli utenti assistiti con le loro difficoltà, i colleghi che
non si sentono considerati e i soggetti stessi perché alla fine della giornata
si sentono stressati ed esausti. Ricordarsi di mantenere una connessione umana,
un po’ di empatia con l’altro è la chiave perché tutti si sentano più
soddisfatti e appagati, anche lavorando, o meglio, soprattutto lavorando.
Molti hanno sperimentato
l’uso delle tecniche proposte trovando un grande giovamento sia sul lavoro che
nel privato: riuscendo cioè a non portarsi a casa le tensioni del lavoro, e
viceversa. Ci sono tanti semplici strumenti che possono produrre grandi
effetti: la postura del corpo, il rilassamento, l’attenzione al respiro,
l’esprimersi partendo da sé, l’essere più presente guardando in viso quando si
parla, liberare la mente con qualche minuto di gibberish o con qualche bel
respiro quando salgono la tensione o lo stress. La differenza tra l’atmosfera
all’inizio del primo giorno e alla fine del corso era abissale. In generale c’è
stato molto entusiasmo per l’esperienza fatta. Una persona, danzando, l’ultimo
giorno del suo corso, ha detto ai colleghi con un sorriso meravigliato: “Ma ci
pensate che siamo qui che balliamo e... ci pagano anche?”. Le condivisioni
finali sono state in alcuni casi anche molto toccanti. Molti hanno espresso
apprezzamento per il fatto che, oltre ad avere imparato delle cose nuove, hanno
vissuto un momento importante di crescita personale e vista la possibilità
costruttiva del lavoro in team. Qualcuno ha
commentato: “Ora sento che siamo più uniti e ce la possiamo fare”. Altri
hanno scoperto qualità assolutamente inaspettate non solo in se stessi, ma
anche in colleghi su cui avevano costruito giudizi basati su impressioni superficiali,
perché non si erano mai incontrati ‘veramente’. Diversi hanno sperimentato come
l’attenzione all’ascolto e l’empatia possono cambiare molto positivamente le
relazioni con i colleghi... senza necessariamente diventare amici, ma
semplicemente diventando un po’ più aperti e rispettosi. L’intervento, anche se
apparentemente di breve durata, ha portato un elevatissimo livello di
soddisfazione per i risultati conseguiti sia da parte della direzione che dei
partecipanti. Due settimane dopo la conclusione dell’intervento ci è stato
riferito dal dirigente responsabile che sono state viste persone incontrarsi in
ufficio... e salutarsi con un abbraccio.
Hasyo e Nijen
Nijen
Negli ultimi diciassette
anni ha coper¬to ruoli
manageriali o di consulenza direzionale presso note multinazionali (Olivetti, Unione Europea, Gemini consulting
e Oracle) integrando la meditazione con il lavoro
professionale. Ha una formazione in diverse tecniche di counseling
e coaching, tra cui la PNL e le rappresentazioni
sistemiche. Pratica meditazione dal 1978.
Hasyo
Lavora dal 1986 come
terapeuta del sistema corpo-mente per la crescita personale nell'ambito del
lavoro, della famiglia e delle relazioni. Ha approfondito diversi aspetti, tra
cui la medicina naturale, il bodywork, il counseling e le rappresentazioni sistemiche.
Per maggiori informazioni www.workingalive.com
Imparare ad amare ciò che fai
Prova a considerare il lavoro come un gioco!
Voi continuate a pensare in modo erroneo.
Il lavoro non è lavoro. E
senza lavoro ammuffireste, perché cosa avreste mai da fare? La vostra intera
energia diventerebbe un vortice interiore e creerebbe mille problemi. Il lavoro
è necessario... è una forma di rilassamento.
La parola lavoro è brutta,
soprattutto in occidente, è davvero orribile. Questo ha creato una determinata
attitudine nel subconscio. Nelle società primitive, il lavoro è vissuto quasi
come divertimento, come gioco. Tutto viene insegnato come un gioco. Ancora
oggi, nelle zone più remote dell’India, la gente si alza alle tre o alle
quattro del mattino e si mette a cantare. Si prepara per la giornata di lavoro.
Da ogni capanna esce una canzone, un rullo di tamburi, qualcuno suona un
flauto. Poi tutti escono e si avviano al lavoro nei campi, cantando in coro. E
va avanti così per tutto il giorno. Il lavoro sembra essere parte di un gioco.
Alla fine della giornata se ne tornano a casa, stanchi. È stata una dura
giornata di lavoro sotto il sole. Tornano al villaggio e cominciano di nuovo a
danzare nella notte. Danzano fino a tarda notte e poi si addormentano sotto gli
alberi. E la mattina sono di nuovo lì a cantare. È molto difficile decidere
cosa separa il lavoro dal gioco; le due cose si sovrappongono di continuo.
Prendi il lavoro come un
gioco e divertiti! Ogni situazione è una sfida. Non continuare a farlo così per
farlo, trascinando le cose solo perché devono essere fatte. In questo modo ti
ammalerai. Se devi lavorare e queste ore sono un sottile e continuo tentativo
di evitare il lavoro, stai dividendo il tuo essere. Il lavoro in sé non è
importante. L’importante è l’integrità del tuo benessere interiore. Se fai
qualcosa che non riesce a piacerti o che proprio non ti piace, ti ritroverai
diviso. Perciò esistono solo due possibilità: o trovi un lavoro che ti piace o
diventi capace di amare il lavoro, qualunque esso sia. La seconda è
l’alternativa migliore, perché è molto difficile trovare un lavoro che piace.
Prima o poi non ti piacerà più. All’inizio magari ti piace.
Perciò la prima
alternativa sta nel trovare un lavoro che ti piace, ma non ti aiuterà per
molto, perché ogni tipo di lavoro prima o poi diventa noioso. Diventa una
ripetizione. L’altra alternativa è migliore. Trova la capacità di amare ciò che
fai, di amare qualunque lavoro tu faccia.
Prova. Scopri come si fa
ad amare il lavoro. La gente vuol scoprire motivi per lamentarsi del lavoro, e
naturalmente li trova. Per tre settimane, prova a lavorare e ad amare ciò che
fai. Prendilo come un divertimento, una canzone. Fanne una danza... puoi farlo
danzando, cantando, divertendoti. Diverrà una delizia e ne trarrai enormi
benefici. E tutti i tuoi mali svaniranno.
tratto da: Osho, Beloved of my Heart, #8
Una vertigine
chiamata vita
AUTOBIOGRAFIA
DI UN MISTICO
SPIRITUALMENTE
SCORRETTO
_________________________________________
Mondadori Editore
Pagine 415 - Euro 12,00
Un’opera
indispensabile per comprendere la vita, gli insegnamenti e la visione di un
raro Maestro di Realtà. Questo libro è la storia – elaborata in tre anni di
lavoro su circa cinquemila ore di discorsi registrati nel corso degli anni –
della sua infanzia e gioventù, della sua educazione e vita come professore di
filosofia, dei suoi anni di viaggi per insegnare l’importanza della
meditazione, nonché dell’eredità che egli ha voluto lasciare al genere umano:
una religione priva di religione focalizzata sulla consapevolezza e la
responsabilità individuale e l’insegnamento di un essere umano nuovo, integro e
in grado di celebrare la vita: ‘Zorba il Buddha’. DALLA
PREFAZIONE
Sì io sono l’inizio di
qualcosa di nuovo, ma non l’inizio di una nuova religione. Sono l’inizio di una
nuova forma di religiosità, che non conosce aggettivi né confini: conosce solo
la libertà dello spirito, il silenzio del tuo essere, lo sviluppo del tuo
potenziale e infine l’esperienza del divino dentro di te. Non di un dio
esteriore, ma di un’essenza divina che trabocca dal tuo interno.
Fin dall’infanzia sono stato innamorato del
silenzio. Sedevo in silenzio quanto più a lungo mi era possibile. Naturalmente
la mia famiglia iniziò a pensare che io sarei stato un buono a nulla… E avevano
ragione! Certamente mi dimostrai un buono a nulla, ma non me ne pento. Era dato per scontato che la mia presenza non
significasse niente... al mattino mi mandavano a comprare le verdure, la
sera tornavo: “Mi sono scordato per che cosa mi avete mandato, e adesso il
mercato è chiuso…” . Mia madre rispondeva: “Abbiamo aspettato tutta la
mattina... dove sei stato?”. “Qui vicino ho visto un bellissimo albero di bodhi…”, è
l’albero sotto il quale Buddha si illuminò.
Il saggio desidera solo darti un’intuizione delle
cose, affinché tu abbia la tua luce. Ma tu non vuoi vedere, vuoi istruzioni
precise. Non vuoi vedere te stesso, ma essere guidato. Non vuoi assumerti la
responsabilità di te stesso, ma gettarla sulle spalle del maestro, del saggio.
In questo caso ti senti tranquillo. Adesso è lui il responsabile; se qualcosa
va male, è colpa sua. E tutto andrà male, perché se non ti assumi la tua
responsabilità, nulla andrà per il verso giusto. Nessuno può metterti a posto,
eccetto te stesso. La persona davvero
religiosa nasce quando accetti la responsabilità per te stesso, quando
affermi: “Qualunque cosa io sia, è una mia scelta… Non del passato, ma del
presente. È la mia decisione di questo momento: se voglio cambiare, sono
assolutamente libero di farlo. Nessuno può impedirmelo. Nessuna forza sociale,
né lo Stato, la storia, l’economia, l’inconscio, può impedirmelo o ostacolarmi.
Se sono determinato a cambiare, posso farlo”.
Sono stato costantemente incoerente, così che tu
non possa mai trarre da me un dogma. Sto lasciando qualcosa di veramente
sconvolgente... nessuno può ricavare
un’ortodossia da me, è impossibile. Puoi essere infiammato dalle mie
parole, ma non troverai alcun tipo di teologia o di dogmatismo. Puoi trovare un modo di vivere, ma non un dogma da
predicare; uno spirito di ribellione che puoi assorbire, ma non uno schema
rivoluzionario da organizzare.
...Puoi trarne una definizione per te stesso, ma
solo per te stesso, e anche quella dovrà cambiare continuamente. Man mano che
mi comprenderai più a fondo, dovrai cambiarla. Non puoi continuare a tenerla in
mano come un oggetto morto. Dovrai cambiarla
e, simultaneamente, essa ti cambierà. Osho