Pag. 1 Peperoncino
Pag. 2 Osho Times
News
Pag. 8 Vipassana
Pag. 12 La storia
di Ananda
Pag. 14 Ingannati
dalla mente
Pag. 18 L'arte
di acchiappare topi
Pag. 21 Dieta della
consapevolezza
Pag. 24 Accettare
la vita
Pag. 29 L'artista: Shola
Pag. 35 Cosa vuoi
dalla vita?
Pag. 50 L'oroscopo di gennaio
Pag. 60 Un libro
da vivere
OSHOTIMES INTERNATIONAL
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della Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
PEPERONCINO
alla tua vita
Liberati di dio, sbarazzati del paradiso e
dell’inferno, sbarazzati di ogni idea di una futura ricompensa – e liberati
dell’idea che qualche messia possa venire a redimerti dalla tua sofferenza.
Sbarazzati dell’idea che qualcuno altro sia responsabile per la tua miseria, la
tua sofferenza; liberati dall’idea che qualcuno possa dare un senso alla tua
vita. Accetta il fatto di essere solo – nato solo… morirai solo. Devi accettare
il fatto che stai vivendo da solo – forse in mezzo a una folla, ma vivi solo;
magari vivi con tua moglie, la tua ragazza, il tuo ragazzo, ma loro sono soli
nella loro solitudine – tu sei solo nella tua solitudine – e queste solitudini
non si toccano l’una con l’altra, non si toccano mai l’un l’altra.
Forse vivrai con qualcuno per vent’anni,
trent’anni, cinquant’anni –
non fa nessuna differenza, rimarrete degli estranei. Sarete, e per sempre,
degli estranei.
Accetta il fatto che siamo degli estranei, non sappiamo
chi tu sia – e tu non sai chi sono io, io stesso non so chi sono, come puoi
saperlo tu? Ma la gente presume che la moglie conosca il marito, il marito
presume che la moglie lo conosca. Ognuno si comporta come se tutti gli altri
potessero leggere nella sua mente – dovrebbero sapere già le cose prima che tu
le esprima… i tuoi bisogni, i tuoi problemi. Lui dovrebbe saperlo, e lei
dovrebbe saperlo – ed entrambi dovrebbero fare qualcosa al riguardo. Questo non
ha alcun senso.
Nessuno ti conosce: neppure tu conosci te stesso,
perciò non devi credere che qualcuno possa conoscerti; non è possibile a causa
della natura stessa delle cose. Siamo degli estranei. Forse, per caso, ci siamo
incontrati e siamo insieme, ma il nostro essere soli è sempre lì, presente. Non
te lo scordare, perché è qualcosa su cui devi lavorare. Solo da qui può nascere
la tua redenzione, la salvezza. Ma tu fai esattamente il contrario: “Come posso
scordarmi del mio essere solo?”. Avere un ragazzo o la ragazza, andare al
cinema, alla partita di pallone; ti perdi tra la folla, vai a ballare in
discoteca, dimentichi te stesso, bevi alcol, prendi droghe, ma in qualche modo
non permetti al tuo star solo di affiorare nella tua consapevolezza – ed è
proprio lì tutto il segreto: devi accettare il tuo stare da solo… che comunque
non puoi evitare. E non c’è modo di cambiare la sua natura.
È la tua realtà più autentica. Sei tu.
E tu stai fuggendo da te stesso. Osho
Osho in Italia
Sono ormai più di due anni che a Maiolo, nel Montefeltro, a circa
20 km da Rimini, opera l’Osho Circle School. Occupa una splendida struttura – ricavata da
un ex villaggio turistico, con albergo e
centro sportivo – dotata di ogni comfort, bar, disco, sale di meditazione con
attrezzature professionali, c’è anche una
pizzeria e, d’estate, la piscina, il tutto
fra 5 ettari di bosco. L’intera struttura può alloggiare fino a un centinaio di
ospiti, sia in camere che in villini immersi nel verde.
Oltre a essere un centro di meditazione di Osho, è
anche un’esperienza di vita in comune: qui vivono, meditano e lavorano più di
una ventina di persone ed è probabilmente, vista l’età media dei residenti, la
più giovane comune del mondo di Osho.
Ogni giorno il programma offre dinamica, kundalini e evening meeting; un
nutrito calendario annuale propone gruppi e training che permettono una vasta
gamma di percorsi. Proprio quest’anno è iniziata
anche una ‘scuola di ricerca interiore’ con un
programma molto vasto che con lezioni, sessioni, laboratorio e workshop indirizza
a una formazione culturale che unisca l’interiore e l’esteriore. Il corso,
della durata di 4 anni è aperto sia a livello residenziale che a livello di
‘esterni’, con piani di frequenza adattabili alle diverse esigenze.
Per ulteriori informazionic’è
anche un sito web www.oshocircleschool.it
oppure Tel.
0541 926227, e–mail: info@oshocircleschool.it
Sempre nelle Marche, più a Sud, sopra Ancona, c’è
anche un altro centro di meditazione: l’Osho Institute
for Neo-Reiki. Una
situazione di dimensioni del tutto diverse: “Un ambiente familiare”, sottolinea Megha, Reiki master da molti anni, che ha messo a disposizione la sua casa –
una bella colonica ristrutturata dalla quale si vede anche il
mare – per meditazioni, gruppi (sciamanici, channeling, campane tibetane, mandala painting… e reiki
naturalmente) e suggestivi incontri periodici: con la luna piena si fanno o No Dimensions o Trance Dance, e ogni 15 giorni c’è anche una
domenica di Vipassana. In stagione
è possibile passarci un periodo di vacanze meditative… senza
naturalmente trascurare l’ottimo Verdicchio
locale!
Per avere maggiori
informazioni:
Panthmegha@hotmail.com
Tel.073 246362
Al Resort
di Pune
È aperto da metà novembre il nuovo ristorante di
fianco alla grande Piramide – dove è situato l’Osho Auditorium, vedi pagine
centrali a colori del numero di dicembre. Si mangia in un vero e proprio
giardino, anzi un insieme di vari giardini, all’ombra di alberi ad alto fusto, fra aiuole e verde lussureggiante… c’è anche
una bellissima cascata. Oltre ai soliti tavolini da quattro persone ci
sono anche tavolate più grandi, dove è facile fare amicizia coi vicini e
talvolta succede che dopo aver scambiato, magari faticosamente, due parole in
inglese… si scopre che anche i vicini sono italiani.
Alla sera, dopo cena, la stessa area ospita molto
spesso delle vivaci feste: musica e danze sono nel vicino Auditorium, e qui nel
giardino c’è possibilità di fare quattro chiacchiere all’aperto – a Pune il clima lo permette – o magari bere qualcosa, a un
tavolo un po’ appartato, a lume di candela.
Il fatto che il nuovo Auditorium sia insonorizzato
permette non solo di tenerci party e disco (tutti i sabati dopo la Sannyas Celebration, ad esempio)
ma anche, regolarmente, alcune meditazioni (Chakra Breathing e A U M – in gennaio arriverà anche Veeresh a guidarla!) che in precedenza dovevano essere
relegate altrove.
Nel frattempo la Buddha
Hall (senza il tendone che la sovrastava e l’immensa zanzariera che la
circondava) è diventata un immenso spazio all’aperto, completamente circondato
dal verde: alberi e i famosi, altissimi, bambù di cui Osho ci parla così
spesso. Subito ribattezzato Buddha Space è diventato
teatro di innumerevoli attività quali tiro con l’arco (nella tradizione Zen), whirling, arti marziali quali la Capoeira (arte di autodifesa, senza contatto,
che gli schiavi africani in Brasile
avevano sviluppato mascherandola come danza) Tai Chi
e Chi Kung; oltre naturalmente a svariate
celebrazioni con musica dal vivo... appena se ne presenta l’occasione!
IN RETE
WWW.LIFETRAININGS.COM un nuovo, interessante sito,
quello di Anando e Shunyo, che risponde a diverse domande che ci riguardano un
po' tutti... ti piacerebbe avere più energia, e un gusto per la vita... proprio
come quel-lo di un bambino? O magari muover-ti nell'esistenza con quella
sicurezza di te stesso che può darti solo il conoscerti bene e il sapere cosa
vuoi? Vorresti vivere con maggiore intensità, sentirti più in intimità con gli
altri, andare più in profondità nelle tue esperienze d'amore? E possibile, non è
solo un sogno. `La vita non è un problema da risolvere, ma un mistero da
vivere, e di cui gioire', dice Osho; partendo da questa prospettiva, il sito
presenta non solo proposte di gruppi, seminari e workshop (numerosi quelli in
Italia), ma anche, in maniera pratica ed elegante, molto materiale (per il
momento solo in inglese) di riflessione e approfondimento.
Una meditazione molto
scientifica: seduti in silenzio, senza far nulla…
Shunyo e Gopal guidano i corsi di Osho Vipassana
nel Meditation Resort. Anni
di esperienza in questo processo hanno dato loro una profonda comprensione
della Vipassana… intesa alla maniera di Osho:
qualcosa di unico, come del resto anche gli altri aspetti della sua visione.
Nel XXI secolo, epoca in cui la Vipassana sta
diventando famosa – al pari dello yoga – in tutto il mondo, Gopal
e Shunyo ci mostrano come Osho abbia disseminato nuovi elementi di celebrazione
e di gioia in questa antica tecnica di meditazione, dall’aspetto
tradizionalmente così serio.
Cos’è la Vipassana?
Gopal: la Vipassana
è una tradizionale e antichissima meditazione buddista. È una meditazione
davvero interessante, in cui non c’è molto da fare… se non osservare il
respiro. È molto potente, uno dei primi corsi di meditazione che Osho ha creato
qui, dicendo che è l’essenza stessa della meditazione. Quindi, sin dall’inizio,
abbiamo sempre fatto in modo che nel resort ci
fossero ritiri di Vipassana.
Osho dice molte cose stupende in proposito: “Si
sono illuminate più persone con la Vipassana che con
qualsiasi altro metodo”, ad esempio. Ci
incoraggia sempre a trovare il tempo per sederci in meditazione e stare
in silenzio!
Vipassana è una meditazione molto
silenziosa. Durante il corso, le persone siedono in silenzio per un periodo di
quaranta minuti ogni volta e poi camminano, lentamente e sempre in silenzio, in
modo meditativo. Le attività della vita quotidiana, come mangiare, vengono
svolte lentamente. È una situazione che permette davvero alle persone di
rallentare e avere più tempo per osservare ed essere consapevoli di ciò che
fanno: visto che normalmente siamo sempre occupati a fare un mucchio di cose,
questo si rivela, per la maggior parte delle persone, davvero un cambiamento.
Che vantaggi traggono i partecipanti da questo
processo?
Gopal: Ogni persona vi scopre
qualcosa di diverso. La Vipassana è tradizionalmente
definita una meditazione di ‘percezione interiore’,
nel senso che semplicemente rallentando ogni attività e stando seduto in
meditazione, inizi a vedere e a comprendere cose di te stesso che altrimenti
non capiresti, perché sei troppo affaccendato.
La Vipassana crea uno
spazio in cui possono giungerci intuizioni su chi siamo e in cui possiamo
arrivare a conoscerci più profondamente, più intimamente. Molte persone
iniziano a vedere che deve esserci qualcosa di più nella vita: ‘Dev’esserci qualcosa di più profondo da comprendere’… e questo è il metodo di autoindagine.
Di conseguenza possono succedere molte cose
positive, come la sensazione di un maggiore rilassamento, di un più grande silenzio
interiore. Allo stesso tempo c’è una pulizia profonda
di molte vecchie ferite: anche queste hanno bisogno di venire alla luce,
di essere viste. Questi sono solo esempi di ciò che può accadere alle persone:
c’è il vantaggio, in generale, di una più profonda
comprensione di se stessi, che porta con sé una maggiore pace interiore.
Shunyo: Basta guardare chi arriva
per il ritiro di meditazione… alla fine hanno più fiducia in se stessi, è
evidente: hanno scoperto di poter veramente meditare, se ne vanno con una
tecnica che oramai è parte di loro – non hanno bisogno di niente che venga dal
di fuori per meditare: scoprono che esiste qualcosa che possono fare per andare
veramente dentro di sé.
Ho visto arrivare tanta gente: quasi tutti
all’inizio hanno paura di fare Vipassana e alla fine
sono così rilassati, così dolci, così contenti di se stessi. Hanno scoperto che
possono semplicemente sedersi e meditare: ‘Posso sedermi senza far nulla!”. È
molto bello da vedere. E una volta che ne hanno fatto esperienza, diventa parte
integrante di loro e possono davvero continuare a casa.
Gopal: Dopo il corso, le persone
sentono di poter sempre tornare in questo spazio dentro se stesse. Possono
sentirsi più rilassate e in pace ovunque siano, anche nell’affanno del ‘mercato’.
Questa è un’altra dimensione della Vipassana.
Cosa c’è di unico nei ritiri di Vipassana offerti qui, nel Resort?
Gopal: La mia prima sensazione è
che hanno più sostanza, sono più ‘succosi’. Osho ha visto che la Vipassana offerta altrove, in tanti casi, diventa molto
seria, del tutto arida. Qui la Vipassana ha un senso
di celebrazione e di giocosità, anche se le persone nel gruppo talvolta
sembrano serie. Camminano lentamente, con gli occhi rivolti verso il basso,
senza guardare nessuno… sembra serio. Ma tutta l’atmosfera qui intorno fa da
sostegno: è piena d’amore e di celebrazione.
Ascoltiamo i discorsi di Osho, nell’incontro
serale della White Robe, e quasi tutti ormai hanno
scoperto come Osho renda leggere anche le cose serie, raccontandoci sopra un
mucchio di barzellette. Fare Vipassana in quest’atmosfera è un grande regalo.
Shunyo: E non c’è neppure dolore,
perché qui non insistiamo sul fatto che le persone stiano assolutamente
immobili, semplicemente ‘osservando’ il dolore fisico: è permesso muoversi per
stare più comodi, e lo stesso movimento è fatto in modo che diventi una parte
della meditazione. Molte persone sono sollevate quando ne vengono a conoscenza,
perché in molti ritiri di Vipassana che avvengono
altrove, bisogna rimanere immobili anche se qualche parte del corpo ti fa male.
Questo è sicuramente un miglioramento. Certo, d’altra parte, ricevono ogni
tanto un colpetto sulla testa con l’apposito bastone… ma questa è una cosa
diversa.
A cosa serve questo bastone?
Gopal: Quando abbiamo incominciato
i corsi di Vipassana, Osho ci ha suggerito di
preparare un sottile bastone piatto da usare
per dare un colpetto in cima alla testa delle persone: per dare loro
energia in più – un incoraggiamento insomma – da usare per osservare, essere
consapevoli, essere testimoni.
Noi chiariamo ai partecipanti che questo colpetto
sulla testa non è una punizione, e neppure un giudizio: non significa che tu
stia facendo qualcosa di sbagliato. Stai andando benissimo: tutti ricevono
questo colpetto sulla testa!
Questo non fa parte della Vipassana
tradizionale, è una particolarità dei ritiri che facciamo qui.
Shunyo: È qualcosa di speciale!
Alla gente piace. Sei lì seduto, non stai facendo niente, sei in silenzio e
immobile da un bel po’ di tempo… improvvisamente questo colpetto concentra
tutta la tua energia alla sommità della testa. Questo improvviso flusso di
energia alla sommità della testa può essere molto piacevole.
Gopal: E di sicuro certe
persone, mentre sono lì sedute… specialmente dopo pranzo… in questo modo
diventano più attente. Può essere una situazione un po’ sonnolenta.
Il corso si tiene nella Osho Walkway.
Che cos’ è?
Shunyo: La Walkway,
dove camminiamo e stiamo seduti in silenzio, ha una bellissima atmosfera:
limpida, pulita. In origine fu costruita perché Osho – quando per lui era
diventato difficile camminare – potesse fare un po’ di moto, una passeggiata:
attraversa tutto il suo giardino, che in realtà è una giungla. Lui c’è stato un
paio di volte, ma poi ha detto di usarla per la meditazione.
Fare meditazione nella natura è molto rilassante.
Circondato dal verde, dagli alberi, è un posto molto silenzioso per fare
meditazione. E non ci sono zanzare che ci pungono!
Per chi è indicato questo corso?
Gopal: È aperto a chiunque si
senta attratto da questo genere di meditazione. Quando parlo con le persone,
alcuni si preoccupano: “Cosa mi succederà a stare senza parlare, seduto, in
silenzio?”… specialmente persone che sentono di avere un mucchio di energia, persone ad alta energia. Forse la
meditazione per loro è qualcosa di più vivace, in cui ci sia più spazio
per esprimersi, come la danza; ma, parlando, si scopre che anche loro si
sentono attratti dal fatto di rallentare e andare dentro. Ho scoperto che
perfino chi ritiene che la Vipassana ‘non è fatta per
me!’, scopre che gli può davvero piacere, quando prova. Tutta quell’energia è assorbita all’interno e usata per essere
più attenti. E, come ha detto Shunyo, si diventa più rilassati e sicuri di sé.
Ci si sente bene scoprendo che si può semplicemente ‘essere soli con se stessi’, senza difficoltà.
Perciò la mia sensazione è che questo corso sia
aperto a tutti quelli che si sentono in qualche modo attratti da questa
meditazione. È bene aver fatto prima alcuni corsi che favoriscono l’espressione
, ma per molte persone una certa maturità o esperienza di vita è del tutto
sufficiente.
Non ci sono dei prerequisiti fissi. Certe persone
che non hanno mai fatto prima altri corsi, possono fare subito Vipassana. In alcuni casi potremmo suggerire di fare prima
altri tipi di corsi, per arrivare poi a cose più ‘in silenzio’.
Ma è davvero aperta a tutti i tipi di persone.
Shunyo: Della Vipassana
mi ha colpito che è sorprendentemente scientifica, del tutto scientifica. Ed è
anche assolutamente ‘magica’, le due cose convivono.
Gopal: Sì, sono d’accordo. C’è
qualcosa di misterioso in tutto questo: all’inizio del corso, noi incontriamo
le persone e parliamo con loro… poi le vediamo dopo il corso, dieci giorni dopo
o anche meno, e scopriamo così tante cose cambiate in loro, nelle loro facce.
Ci si meraviglia che possa succedere così tanto… facendo così poco. È qualcosa
di misterioso, e bellissimo. In fondo si tratta solo di prendersi un po’ di
tempo, e di spazio, per osservare se stessi.
I TESORI CHE
HAI DENTRO
VIPASSANA è il termine
buddhista per introspezione, per meditazione, per andare dentro, per
volgersi all'interno. Passana significa vedere, vipassana significa vedere
dentro.
L'uomo vive quasi
esclusivamente sul piano esteriore. L'intera vita è trascorsa all'esterno; è
simile a uno cui viene donato un palazzo, ma non ne è consapevole, e si limita
a vivere nella loggia pensando "E tutto
qui". Questo è il motivo di tanta infelicità: non possiamo sentirci
appagati solo con l'esterno, perché fuori non c'è nulla di paragonabile al
mondo interiore. Il tesoro reale è dentro.
Se viviamo sul piano
esteriore, resteremo dei mendicanti, perché non saremo consapevoli del tesoro
che possediamo, che siamo. Quando ci volgiamo all'interno, la
vita passa attraverso una metamorfosi. All'improvviso non sei più la stessa
persona, perché ora sei consapevole di cose che ti appartengono di cui non ti
eri mai reso conto prima. Dentro hai un mondo infinito, un cielo di libertà
così sconfinato, una sorgente di gioia talmente inesauribile, hai
l'eternità — come puoi rimanere un mendicante?
Il volgersi all'interno non è in conflitto col
mondo esterno. Una volta che sei entrato nel tuo mondo interiore, anche quello
esterno comincia ad assumere nuovi colori, perché tu sei cambiato. Quando
guardi verso l'esterno, i tuoi occhi sono diversi: gli stessi alberi sembrano
più verdi, gli stessi fiori sembra-no più colorati e le medesime stelle... non
sono più le stesse. L'intera esistenza rifulge della luce dell'ignoto, perché,
dentro di te, l'hai toccato. Incontri le solite persone, ma per te non sono più
le stesse, perché ora sai che anche loro posseggono il tuo stesso tesoro: sono
anime. Prima erano solo corpi, prima eri solito vedere solo le apparenze. Ora
ve-di proprio loro, ora puoi guardarle negli occhi e puoi riconoscere che
dentro di loro, come dentro dite, esistono la stessa consapevolezza, la stessa
beatitudine, la stessa verità.
E questo non accade solo con le persone: è così
anche con gli animali, gli uccelli, gli alberi; persino le rocce non so-no più
inerti. Puoi toccare una roccia e sentirla respirare, sentirla pulsare. Puoi
toccare una roccia con amore, e vedere e sentire che essa risponde. La puoi
toccare con rabbia e vedere che si ritrae. Dopo aver conosciuto il mondo
interiore, quello fuori non è più lo stesso, sei arrivato a una grande
comprensione. La comprensione di te stesso è la prima ad accadere, e solo dopo
sarà possibile comprendere qualunque altra cosa.
TRATTO
DA: Osho, Won't You Join the Dance?,
# 13
Rilassati,
respira… in silenzio e accettazione
Siedi in silenzio; ascolta tutto ciò che accade
intorno a te, e rilassati; accetta, rilassati... e, all’improvviso, sentirai
sorgere in te un’energia immensa.
Quell’energia, come prima cosa,
verrà percepita come un approfondirsi del respiro. Di solito, respiri molto
superficialmente e, a volte, quando tenti di fare respiri profondi, se inizi a
fare del pranayama, inizi a forzare qualcosa, fai uno
sforzo: quello sforzo non è necessario. Accetta semplicemente la vita,
rilassati, e all’improvviso, vedrai che il tuo respiro scende più in profondità
di quanto non sia mai accaduto.
Il respiro è il ponte tra te e il Tutto. Limitati
a osservare, non fare nulla. E quando dico ‘osserva’, non tentare di osservare,
altrimenti tornerai a essere in tensione, e inizierai a concentrarti sul
respiro. Rilassati semplicemente, resta rilassato, sciolto, e guarda...
cos’altro puoi fare? Sei lì, senza nulla da fare, ogni cosa viene accettata,
nulla viene negato, rifiutato, non esiste lotta, tensione, conflitto, e il
respiro scende in profondità... cosa puoi fare?
Puoi semplicemente osservare. Ricorda: osserva
semplicemente. Non sforzarti di osservare.
Questo è ciò che il Buddha
ha chiamato Vipassana – l’osservazione del respiro,
la consapevolezza del respiro… l’essere attenti all’energia vitale che scorre
nel respiro. Non tentare di fare respiri profondi, non sforzarti di inspirare o
espirare, non fare nulla. Rilassati semplicemente, e lascia che il respiro sia
naturale - che espiri spontaneamente, e che inspiri di per sé - e molte cose si
dischiuderanno davanti a te.
Innanzitutto, vedrai che si può respirare in due
modi, perché il respiro è un ponte. Una parte è legata a te, l’altra è unita
all’esistenza. Può essere quindi visto in due modi.
Lo puoi assumere come un atto volontario: se vuoi
inalare profondamente, puoi farlo; se vuoi esalare profondamente, puoi farlo.
D’altro canto, anche se tu non facessi nulla, il respiro continuerebbe. Senza
che tu debba necessariamente fare qualcosa, esso persiste. È anche un’azione
involontaria. Questa è la parte connessa all’esistenza in quanto tale.
Quindi: puoi pensare al respiro come a qualcosa
che tu fai: sei tu che respiri; oppure, puoi pensare nel modo esattamente
opposto: che ‘esso ti respira’. Questo secondo modo,
va compreso, perché ti porterà a un profondo rilassamento. Non sei tu a
respirare, è l’esistenza che ti respira: è un mutamento di gestalt,
e accade da solo. Se continui a rilassarti, se accetti ogni cosa, se ti rilassi
in te stesso, pian piano... all’improvviso, diventi consapevole che non sei tu
a fare questi respiri, essi vengono e vanno da soli. E in modo assolutamente
colmo di grazia, con un’intima dignità, con un ritmo squisito, la cui armonia è
infinita... chi è ad agire? L’esistenza ti respira: essa entra in te, ed esce
da te. Ad ogni istante ti rinnova, ad ogni istante torna a renderti vivo, torna
a te, continuamente.
...ed è così che la meditazione dovrebbe crescere.
È una cosa che puoi fare ovunque, anche nel mondo degli affari… se ascolti in
silenzio, perfino sulla piazza del mercato percepirai in quel frastuono una
particolare armonia: non sarà più una distrazione. Se sei in silenzio, potrai
vedere molte cose, percepirai incredibili onde di energia, che si muovono tutt’intorno a te. Quando accetti, ovunque vai… percepirai
il divino.
Tratto da: Osho, L’antico canto dei pini, Psiche Ed.
sii tu la
tua stessa luce
Quando
Buddha stava morendo, il suo più stretto discepolo cominciò
a piangere. Erano presenti migliaia di discepoli, c’erano almeno diecimila
discepoli. Tutti quanti stavano per scoppiare a piangere, ma trattenevano le
lacrime, in qualche modo, perché sapevano che a Buddha
non sarebbe piaciuto: “Almeno mentre sta per andarsene al di fuori della nostra
portata, facciamo in modo che possa lasciarci
sapendo che i suoi discepoli hanno recepito il suo messaggio.”
Ma Ananda
non riusciva a trattenersi. Era difficile per tutti, ma per lui era ancora più
duro, perché per almeno sessant’anni era stato come
l’ombra di Buddha, servendolo in tutti i modi
possibili, senza chiedere niente in cambio. Per lui era una pura gioia servirlo
e sedere in silenzio, mentre Buddha parlava agli
altri, rispondeva alle loro domande. Ananda non
l’avrebbe mai interrotto. È difficile trovare una persona così devota.
Era più anziano di Buddha – era il più vecchio dei suoi cugini primi: era
‘fratello maggiore’ di Buddha.
Prima di essere iniziato al sannyas, Ananda aveva chiesto a Buddha tre cose. Gli aveva detto: “Dopo l’iniziazione io
sarò tuo discepolo: tutto ciò che mi dirai di fare, non importa cosa, io lo
dovrò fare… e lo farò. Ma adesso sono ancora tuo fratello maggiore, perciò,
proprio come a un fratello maggiore, promettimi tre cose, e poi dammi
l’iniziazione, perché dopo non potrò mai più chiederti nulla”.
Chiese tre cose, ma non
utilizzò mai nessuna di queste promesse.
Una era: “Non mi chiederai
mai di andare in qualche altro posto a diffondere il tuo messaggio, continuerò
a restare con te per servirti. Devi promettermelo”.
La seconda era: “Se io ti
porto, anche nel bel mezzo della notte, qualcuno che ha bisogno del tuo aiuto,
non puoi rifiutarlo. Chiunque io ti porti, devi aiutarlo, non importa quanto
sei stanco dopo tutta una giornata di lavoro. Se ti porto qualcuno devi
aiutarlo, non puoi rifiutarti”.
E la terza era: “Se io ti
faccio una domanda, non mi puoi dire, come fai con gli altri ‘Stai in silenzio
per due anni, per tre anni, medita e poi ti risponderò’.
No, devi rispondermi immediatamente”.
Buddha, come fratello più
giovane, promise ad Ananda che queste cose gli
sarebbero state garantite. Ma Ananda era una persona rara, altrimenti Buddha avrebbe esitato ad accettare queste condizioni:
l’iniziazione non può essere soggetta a condizioni. Gli avrebbe potuto
semplicemente dire: “Se mi poni delle condizioni, l’iniziazione non è
possibile”– era già successo che alcune altre persone avessero posto delle
condizioni, e lui le aveva rifiutate, ma ad Ananda
fece queste promesse. Non era mai successo nell’intera storia delle
iniziazioni. Ma posso capire perché lo fece, conosceva Ananda
fin dall’infanzia: non era un uomo capace di approfittare di qualcosa. Buddha sapeva che non avrebbe mai chiesto il rispetto di
quelle promesse… e quindi poteva fargliele.
E Ananda
non lo chiese mai. Non fece mai nessuna domanda. Non portò mai nessuna persona;
e naturalmente Buddha non gli disse mai di andare
lontano. Se Buddha l’avesse chiesto, Ananda sarebbe andato: non avrebbe mai neppure nominato
quella promessa, ma Buddha non glielo chiese mai.
Quest’uomo non poteva trattenersi:
sessant’anni passati insieme erano davvero tanto
tempo! Era stato come un’ombra per Buddha… e ora
veniva lasciato solo: i suoi occhi si riempirono di lacrime. Buddha aprì di nuovo gli occhi per guardare… dare un ultimo
sguardo ai suoi discepoli. Vedendo le lacrime negli occhi di Ananda, disse: “Ananda, sii tu la tua stessa luce. Io non ero la tua
luce, né il tuo salvatore. La mia morte non
cambia nulla. Adesso dovrai proprio capire quello che ti ho ripetuto per sessant’anni: non farti illusioni, il solo fatto di
servirmi e seguirmi devotamente – è molto difficile trovare una devozione
simile – non ti salverà. In te deve avvenire una trasformazione… e puoi farlo
solo tu”.
È un lavoro così interiore
che neanche il maestro può arrivare fin lì. Tranne te stesso, nessuno può
arrivare lì. Ed è questa la bellezza dell’animo umano: è assolutamente
inaccessibile a chiunque altro. Il tuo centro è così protetto dall’esistenza
che nessuno può neppure toccarlo. La questione di salvare qualcuno non si pone affatto:
certo, l’uomo pieno di compassione fa del suo meglio per spiegarti la via, per
spiegarti come è successo a lui. Ma questo è semplicemente un condividere con
te la sua storia. Da quella storia, forse, puoi trarre qualche spunto per te
stesso, ma dipende da te. 1
Buddha morì, e accadde che tutti
i discepoli illuminati, si riunirono insieme per raccogliere tutto ciò che Buddha aveva detto. Ad Ananda non
fu permesso di entrare nella sala; Subhuti era a capo
della riunione. Ora, questo sembra strano – ma queste persone chiamate buddha sono persone strane.
Ananda aveva vissuto
continuamente con Buddha, per anni e anni, come un’ombra.
Lo aveva accompagnato ovunque, aveva sempre dormito nella sua stanza – era
l’unico a essergli stato così vicino: aveva udito tutto, e la sua memoria era
davvero perfetta.
Ora Subhuti
è il capo della congregazione che raccoglierà i ‘detti’ di Buddha
– e l’uomo che l’aveva sempre udito… Subhuti non era
sempre stato con Buddha, solo raramente – perché Subhuti era stato inviato a diffondere il suo messaggio in
altre zone del paese. Quindi era raramente presente; aveva udito Buddha solo alcune volte. Lui diviene il capo, colui che
raccoglierà i detti di Buddha – e ad Ananda, che sembrerebbe essere la persona giusta per essere il capo, non è neanche permesso
di entrare nella sala. E Subhuti dice ad Ananda: “Tu siedi alla porta, di guardia, come eri solito
fare anche con Buddha. Siediti fuori dalla porta; a
meno che tu non diventi illuminato, non ti permetteremo di entrare”.
Ananda rimane fuori dalla sala.
Dentro ci sono cinquecento monaci – sono tutti più giovani di Ananda, Ananda è il più anziano.
Non solo è il discepolo più anziano, è anche cugino primo di Buddha – non solo un cugino primo, ma il cugino primo di Buddha più anziano. E rimane là fuori in piedi, a piangere.
Per ventiquattro ore, si racconta, rimase là a piangere.
E dopo ventiquattro ore,
qualcosa esplose dentro di lui, ed egli comprese. Comprese perché Buddha aveva detto che ‘Ananda...
tu hai solo udito le mie parole – e le parole non sono niente. La realtà è silenzio’. Si mise a ballare. E nel momento in cui, fuori
dalla sala, accadeva questo, Subhuti era dentro –
stavano raccogliendo i detti – e all’improvviso si fermò, dicendo: “Fate
entrare Ananda. Ora è degno di essere chiamato
dentro”.
I
monaci uscirono, trovarono Ananda che danzava. Non avevano mai visto quest’uomo così colmo di beatitudine, così luminoso. E Ananda disse: “Buddha aveva
ragione, avevo solo udito le parole. Ora ho udito il suono senza suono”.
Subhuti disse: “Ora anche tu puoi
riferire tutto ciò che sai, tutto ciò che hai ascoltato da Buddha.
Ora la tua memoria è degna di fiducia, perché vi è sorta la conoscenza. Fino ad
ora la tua memoria era solo meccanica – non aveva dentro alcuna luce”. 2
Brani di Osho tratti da:
1. From Personality to Individuality # 20
2. Zen: The Path of Paradox, Vol 2 # 6
Nonostante
la libertà di cui godiamo e la vasta gamma di opportunità a nostra
disposizione, sempre più tendiamo a programmare la vita, quasi volessimo
cautelarci dalle incognite che ci minacciano. Ma in questo modo rinunciamo alla
spontaneità e alla gioia che solo chi è in profonda sintonia con la realtà – al
di là dei programmi della mente – può conoscere.
Osho,
è possibile
vivere senza pianificare? Senza contare i sogni riguardo a un vago futuro,
vedo che gran parte della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la
prossima settimana, per il mese prossimo.
E
quando cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che
parte tira il vento.
La pianificazione del
futuro è una cosa, mettersi a vivere nel futuro un’altra. La pianificazione del futuro avviene nel presente. E più sei nel
presente, meglio riuscirai a pianificare: l’attività di pianificazione è nel
presente.
Il problema con la mente è
che si mette a vivere nel futuro. Inizia a pensare ai fantastici giorni che
verranno… un roseo futuro. Questo non è pianificare, è sognare a occhi aperti.
Posso capire che tu faccia
dei piani, ma ricorda, pianificare per il futuro non significa vivere nel
futuro. Pianificare è un’attività del momento attuale. E più sei presente,
maggiori saranno la tua chiarezza e lucidità, così riuscirai a fare piani senza
alcuna fumosità, senza essere insidiato dai sogni.
Dici: “Vedo che gran parte
della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la prossima settimana,
per il mese prossimo”. Questo non è essere nel presente. Se sei nel presente,
la mente non c’è. La mente non può esistere nel presente e quando non c’è la
mente, c’è chiarezza, chiarezza assoluta, e con tale chiarezza puoi vedere il
futuro; allora ti accadrà qualcosa di incredibilmente importante. Ma l’attività
mentale è un puro vivere nel futuro: la prossima settimana, il mese prossimo,
l’anno prossimo, la prossima vita.
Rinvii la vita, nel nome
della pianificazione. Dovresti vivere, non rimandare! Dovresti vivere il
momento presente e mentre vivi il presente – con la chiarezza che esso ti dà –
puoi avere un’intuizione, una visione. Non si tratta di attività mentale. Puoi
visualizzare un momento migliore che sta per arrivare: hai vissuto questo
momento presente, sai che può diventare persino più intenso, sai di poter
gioire di più, non c’è limite. E quando arriva il momento successivo, lo vivi
immediatamente con maggiore intensità, con più gioia, con più giocosità, con
più allegria.
Hai solo un momento alla volta. Se dunque
sei capace di vivere il momento, attraverso questa intensità puoi pianificare
l’intera vita.
Hai avuto un assaggio della realtà, nel momento successivo puoi averne un pezzo
ancora più grosso. Ma non hai bisogno di pianificarlo, perché nel pianificare
ti dimenticherai di vivere.
All’uomo che vive in modo
spontaneo accadono due cose: primo, non rimanda mai; secondo, vive il futuro
attraverso il presente, attraverso la sua esperienza del presente. In quel caso
la pianificazione non è un’attività mentale, ma un’espansione della
consapevolezza, la comprensione che la vita diventa più intensa giorno dopo
giorno. E più intenso sei, più belle, umane, e compiute saranno le tue azioni.
Dici anche: “E quando
cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che parte
tira il vento”.
Non hai bisogno di sapere.
L’uomo spontaneo… proprio come la banderuola – la banderuola non si preoccupa
mai se il vento soffia da sud o nord o est o ovest: da qualunque direzione
soffi il vento, la banderuola gira semplicemente da quella parte. Indica in
quale direzione soffia il vento. Non oppone resistenza. È del tutto libera di
girarsi in qualunque direzione. Non lotta con il vento. È assolutamente
spontanea e non vive mai nel passato né nel futuro. Rappresenta sempre il
presente.
Hai scelto un termine
bellissimo, ‘banderuola’, per indicare una vita spontanea. Ma che senso avrebbe
per la banderuola sapere da quale direzione soffierà il vento? La tua mente
vuole sapere da dove soffia il vento, perché la mente ha i suoi piani,
antagonisti all’esistenza. Vuole che il vento soffi verso ovest, e invece
soffia verso est. E così rimane frustrata, si arrabbia, e in qualche modo
comincia ad andare, con grande riluttanza, verso est. Ma appena lo fa – e il
vento non sa nulla della tua mente o del soddisfacimento delle sue aspettative
– il vento comincia a soffiare verso ovest e la mente si sente di nuovo frustrata
e dice: “Che strano: quando voglio andare a ovest il vento soffia verso est,
quando acconsento – ‘Va bene, andiamo a est’ –
il vento cambia”.
Sono persone come queste
che hanno creato il proverbio: l’uomo propone, dio dispone. Non c’è alcun dio e
nessuno che dispone. L’atto stesso di proporre è sbagliato. Proporre qualcosa
da parte tua significa che non hai fiducia nell’esistenza. Limitati a essere
una banderuola, che si muove lentamente, senza riluttanza, senza resistenza, in
qualunque direzione soffi il vento. E si gode tutte le direzioni. La vita dev’essere assaporata interamente, l’esistenza deve essere
gustata in tutti i suoi colori.
Ma la mente è una delle
cose più stupide che ti porti dietro. Al mattino desidera che venga la sera, e
alla sera desidera il mattino: è la causa principale di ogni nostra infelicità
e frustrazione.
E che bisogno c’è? Non
riesco a capire per quale motivo la banderuola dovrebbe voler conoscere da che
parte tira il vento. Riesci a spiegarlo? Ce n’è bisogno? Gli alberi sanno da
che parte tira il vento? E le stelle lo sanno? Ad eccezione dell’uomo, nulla
nell’esistenza è riluttante a seguire l’esistenza. Ecco perché ogni cosa è
felice, beata. Non hanno ricchezze; cosa posseggono questi poveri alberi? Essi
tuttavia hanno la spontaneità: quando soffia il vento danzano, quando non
soffia si riposano. Entrambe le situazioni sono egualmente gradite.
Tra la terra, il cielo, il
vento e il sole esiste un’immensa fiducia. Quando al mattino il sole inizia a
sorgere, gli alberi si svegliano. Non hanno bisogno di una sveglia. E quando il
sole tramonta, si preparano ad andare a dormire. Con il calar del sole, gli
uccelli iniziano a tornare ai loro nidi – è tempo di riposare. Nessuno insegna
loro ad andare a letto presto. Nessuno glielo insegna… la mattina, con il
sorgere del sole, si svegliano tutti, iniziano a cantare – sono suoni di gioia
– celebrano e danno il benvenuto a un nuovo giorno.
La vita fa regali in tale
abbondanza – il cielo è di nuovo lì, e il sole, e la bellezza del mattino; gli
uccelli sono così felici che non riescono a contenersi. Il loro canto non è
pianificato. La sera, quando erano andati a riposare nei loro nidi, non avevano
pianificato: ‘Domani mattina, qualunque cosa accada, mi metterò a cantare!’.
Non è necessario. Quando sopraggiunge il mattino, il canto arriverà da solo. Si
tratta di sincronicità, di una profonda comunione con l’esistenza.
I fiori non decidono, non
hanno comitati, non hanno documentazioni; non prendono alcuna decisione, né
fanno piani per il futuro. Quando arriva la primavera sbocciano, e quando
giunge l’autunno gli alberi si spogliano, tutte le foglie cadono. Non c’è
tristezza: gli alberi non sono in lacrime, perché le foglie se ne sono andate.
No, sono felici anche di questo. Quando si staglia nudo contro il cielo, un
albero ha una bellezza tutta sua. È bello quando mette le foglie, ma quella è
una bellezza diversa: l’esistenza veste tutti i colori e nessuno, ad eccezione
dell’uomo, fa piani. E nessuno è pieno di problemi come l’uomo, perché con tutto
il tuo pianificare, in realtà stai tentando di rimandare il vivere.
Non c’è bisogno di sapere
da che parte tira il vento. Seguilo e basta. Non ti
porterà mai fuori strada, perché questa intera esistenza è tua, ovunque andiamo
a finire, è casa nostra. Il vento non può portarti fuori dall’esistenza, la tua
mente invece ti porta fuori dall’esistenza. Solo la mente è in grado di
portarti dentro sogni che non esistono, che sono irreali, illusori… e ci rimani
invischiato a tal punto da dimenticare che l’esistenza non ti fa mai sbagliare
strada – non può!
Solo l’uomo spontaneo è in
armonia con l’esistenza. E solo l’uomo spontaneo è sempre felice, perché,
qualunque cosa accada, egli si trova immediatamente in sintonia. Non ha
desideri suoi, né proiezioni, né proposte. Ha semplicemente accettato se stesso
come parte del cosmo. E dovunque vada il tutto, ci va anche lui, con gioia,
perché il tutto è di certo più saggio della parte. E noi siamo parti così
minuscole che tutti i nostri piani ci fanno sembrare stupidi.
In questo intero universo non ci sono
pianificazioni. Tutto si muove senza alcun piano, ogni momento va più in
profondità. Solo l’uomo rimane in superficie, senza vivere... continua a
pensare di vivere prima o poi, ma quel momento non arriva mai.
La mente ti allontana
ininterrottamente dalla realtà. Ad
eccezione della mente, tu non hai alcun problema, né peccati né cattive azioni
delle vite passate, né un dio che ti ha scritto il destino in fronte o sulle
linee della mano o nelle stelle. Il tuo problema, se lo comprendi, è molto
semplice: la mente ti allontana costantemente dall’esistenza.
Quando dico sii spontaneo,
intendo una sola cosa, sempre un’unica cosa: non essere una mente! Perché la
mente non può mai essere spontanea. La mente è un meccanismo per rimandare. Non
ti lascerà mai vivere!
Ho sentito di un uomo che
ha compreso di essere stato vivo solo dopo morto. Allora, all’improvviso ha
capito: ‘Dio mio, sono stato vivo per settant’anni,
ma non ho mai vissuto”. E cosa puoi fare nella tomba? Non puoi neppure girarti,
perché non ti lasciano molto spazio nella tomba. Giaci supino per l’eternità.
Il mio suggerimento è che
potrai pianificare nella tomba. Avrai abbastanza tempo e potrai fare tutti i
piani che vuoi, i più assurdi. Ora, mentre sei vivo, vivi; quando sarai morto
non ci sarà alcun problema – puoi lasciare che la mente faccia i suoi piani. In
realtà sarà d’ottima compagnia nella tomba: in tale solitudine, il chiacchierio
della mente sarà un ottimo diversivo.
Mentre sei vivo, però,
devi impedire alla mente di funzionare per conto suo, devi farla fermare, a
meno che tu non la voglia usare. Deve essere trattata come un servitore. Ora è
diventata la padrona. La spontaneità la riporterà alla realtà. È solo un
meccanismo. Non era fatta per fare la padrona. La consapevolezza è la padrona.
Sebbene le persone che
studiano lo yoga si mettano a testa in giù, l’esistenza non aveva mai pensato
di farti stare a testa in giù, altrimenti ti avrebbe dotato di gambe sulla
testa, simili a due corna, o ti avrebbe fatto come un tripode – tre gambe
perfettamente bilanciate – o gambe con le ruote, in modo tale che potessi
muoverti sulla testa…
L’esistenza sicuramente
vuole che tu stia in piedi sulle tue due gambe, non sulla testa, ma l’uomo è
strano. La mente ti è stata data per essere usata come servitore. E in qualità
di servitore è bella e va benissimo. È un bio-computer
e nulla più. Ma tu l’hai fatta diventare padrona.
E il padrone è stato messo
a dormire. Quando i servitori diventano padroni, il più grande pericolo è che, come
prima cosa, distruggono il padrone. Una volta che il servo si trova nella
posizione di padrone, il suo primo atto sarà di sopprimere il padrone in modo
tale che non possa ritornare. Questa è la sua sola paura. Se il padrone
ritorna, dovrà scendere dal trono.
La tua consapevolezza è
stata esiliata nell’oscurità, la tua luce è stata trasformata in buio, i tuoi
tesori sono stati nascosti, il tuo essere è stato scollegato. La mente deve
fare tutte queste cose per rimanere al potere.
Un meditatore cerca di rimettere
a posto le cose. La mente deve essere un servitore e la consapevolezza deve
essere riportata sul trono. E immediatamente avrai una vita spontanea. Non
esiste altro tipo di vita.
tratto da: Osho, Sat Chit Anand, #
25
Lo
Zen e l’arte di acchiappare i topi
Una
storia di samurai e di gatti che seguono “la Via”.
Un
apologo che ci rivela un segreto… talmente evidente!
C’è
una storiella Zen molto famosa su un samurai. C’era una volta un samurai di
nome Shoken. L’uomo
si trovava nei guai a causa di un topo malefico che gli girava per casa.
Il ratto era così sfrontato che usciva dal suo nascondiglio anche di giorno,
mettendo allo scompiglio ogni cosa. Shoken gli mandò
contro la sua gatta, ma la poverina non era all’altezza e, morsa dal ratto, filò
via miagolando. Il samurai si fece prestare i gatti dai vicini, felini famosi
per essere coraggiosi e abili cacciatori di topi. Lasciato in loro compagnia,
il topo si acquattò in un angolo, li osservò avvicinarsi e si scagliò furioso
contro di loro, uno dopo l’altro. I gatti, terrorizzati, batterono in ritirata.
Il padrone di casa,
disperato, tentò di uccidere il topo con le proprie mani. Gli si avvicinò
brandendo la sua spada di legno, ma ogni sua mossa, benché fosse abilissimo con
la spada, si rivelò inutile. Il topo evitava ogni colpo in maniera così
perfetta che sembrava volare come un uccello o muoversi con la rapidità del
lampo. Shoken non era neppure riuscito a seguire il
suo movimento, e il topo gli era già saltato in testa. Madido di sudore e stremato,
l’uomo alla fine si arrese. Come ultima risorsa chiese a un vicino di
prestargli la sua gatta, famosa in tutto il vicinato per la sua misteriosa
virtù di abilissima cacciatrice. La gatta non aveva
nulla di diverso rispetto agli altri gatti che erano stati invitati a
combattere con il ratto. In realtà era una gatta davvero qualsiasi. Il samurai
non aveva una grande opinione di lei, ma la fece entrare nella stanza dove si
trovava il topo. La gatta entrò lenta e tranquilla, come se non vedesse nulla di
strano nella stanza. Il ratto invece, a vederla venire verso di lui, si
spaventò e rimase immobile, quasi paralizzato, in un angolo. La gatta gli si
avvicinò con grande nonchalance
e uscì dalla stanza tenendolo per il collo.
Quella sera, tutti i gatti
che avevano partecipato alla caccia al topo si riunirono nella casa di Shoken e, pieni di
rispetto, chiesero all’incredibile gatta di mettersi al posto d’onore.
Le fecero grandi inchini e dissero: “Siamo tutti famosi per il nostro valore e
la nostra astuzia, ma non avevamo mai immaginato che al mondo esisteva un ratto
così straordinario. Nessuno di noi è riuscito a fargli qualcosa, finché non sei
arrivata tu; e com’è stato facile per te riuscire nell’impresa! Vorremmo tanto
che ci svelassi i tuoi segreti, ma prima lascia che ti mostriamo tutto quello
che sappiamo sull’arte di acchiappare i topi”.
Il gatto nero si fece
avanti e disse: “Sono nato in una famiglia
nota per la sua abilità in quest’arte. Fin da piccolo
mi sono allenato per diventare un grande cacciatore di topi. Sono in grado di saltare ostacoli alti più di due metri,
e di farmi così piccolo da riuscire a infilarmi nelle tane dei topi. Sono
abilissimo in ogni genere di acrobazia. E anche così furbo da far credere al
topo di essere profondamente addormentato, quando invece sono pronto a colpirlo
non appena si avvicina. Anche quelli che si arrampicano sulle travi del
soffitto non riescono a sfuggirmi. La mia ritirata davanti al topo, oggi, è
stata una grande vergogna”.
La vecchia gatta disse:
“Tu hai imparato le tecniche dell’arte della
caccia. La tua mente è sempre occupata a fare piani di combattimento
contro l’avversario. Gli antichi maestri hanno ideato la tecnica per farci conoscere il metodo appropriato per compiere
l’opera. Il metodo è davvero semplice
ed efficace, e riassume in sé i punti essenziali dell’arte della caccia. Quelli
che seguono il maestro non riescono a cogliere il principio, e si preoccupano
troppo di migliorare la loro abilità tecnica e l’astuzia nel metterla in atto.
Il fine viene raggiunto e l’astuzia si rivela pienamente efficace, ma è tutto
qui? L’astuzia è un’attività della mente, non c’è dubbio, ma deve essere in
armonia con la Via: quando questa viene ignorata e lo scopo è la sola astuzia,
ci si allontana dallo scopo originale… e diventa così quasi inevitabile usare
male l’astuzia. Occorre ricordarsene sempre nell’arte della caccia”.
Il gatto tigrato si fece
avanti e spiegò il suo punto di vista come segue: “Per me, nell’arte della
caccia quello che conta è lo spirito (ki, ch’i in
cinese); ho lavorato a lungo per coltivarlo e svilupparlo. Ora posseggo uno
spirito potente, capace di riempire il cielo e la terra. Quando affronto il mio
avversario, il mio spirito ardito è già sopra di lui, e la mia vittoria è
certa, prima ancora dello scontro reale. Non ho uno schema mentale sull’uso
delle tecniche, esso si dipana in maniera spontanea secondo la situazione. Se
un topo dovesse correre sulle travi del soffitto, mi limiterei a osservarlo intensamente
con tutta la forza del mio spirito e lui sicuramente finirebbe con il
cadere da quell’altezza finendo nelle mie grinfie. Ma
quel vecchio topo misterioso si muoveva senza lasciare alcuna ombra. Non riesco
a spiegarmene il perché”.
La risposta della vecchia
gatta fu: “Tu sai come sfruttare al massimo i tuoi poteri psichici, ma il fatto
stesso che te ne rendi conto lavora contro di te; la tua forte presenza
psichica si oppone all’avversario, ma tu non puoi mai essere sicuro che la tua
sia più forte della sua… la possibilità di essere battuto esiste sempre. Tu
puoi sentire che la tua psiche attiva e vigorosa può riempire l’universo, ma
non è lo spirito in sé, si tratta solo di una sua debole ombra. Può ricordare
il kozen no ki di Mencius (haojan chi ch’i),
ma in realtà non è così. Il ch’i di Mencius, come
sappiamo, brilla di luce propria, e per questo motivo è pieno di vigore, mentre
il tuo acquista vigore a seconda delle condizioni. A causa di questa differenza
d’origine, si crea una differenza anche nei suoi effetti. Uno è come il grande
fiume che scorre senza sosta, l’altro è un’inondazione improvvisa dopo pesanti
piogge, che si esaurisce presto nell’incontro con un flusso più potente. Un
topo disperato spesso si rivela più forte di un gatto all’attacco. È messo alle
strette, la lotta è mortale, e la vittima disperata non riesce neppure a
desiderare di venirne fuori illesa. Il suo atteggiamento mentale gli fa
superare qualunque pericolo debba incontrare. Il
suo intero essere incarna il ch’i combattente (spirito o psiche) e nessun gatto
è in grado di sconfiggere la sua resistenza d’acciaio”.
Poi venne il turno del
gatto grigio, che disse: “Come ci hai spiegato, uno spirito, per quanto forte,
è sempre accompagnato dalla sua ombra, e il nemico approfitterà senz’altro di
questa ombra, per quanto inconsistente sia. Mi sono allenato a lungo in questo
modo: non sopraffare il nemico, non forzare la lotta, ma assumere un
atteggiamento arrendevole e conciliante. Se il nemico si rivela forte, io
divento arrendevole e mi limito a seguire i suoi movimenti. Mi muovo come una
tenda che cede alla pressione di una pietra gettatale contro. Neppure un topo
molto forte riesce a trovare un modo per sconfiggermi. Ma quello che abbiamo
affrontato oggi non ha uguali, si è rifiutato di sottomettersi al mio potere
psichico, e non ha subito alcuna tentazione di fronte alle manifestazioni della
mia arrendevolezza. Era una creatura molto misteriosa – non ho mai incontrato
nessuno simile a lui”.
La vecchia gatta rispose:
“Quello che tu definisci spirito arrendevole non è in armonia con la natura, è
coltivato, è un atteggiamento che ti sei costruito
interiormente. Se cerchi di utilizzarlo per sconfiggere lo spirito impavido e
aggressivo del tuo avversario, questi sarà abbastanza sveglio da individuare
anche il più piccolo segnale di titubanza che ti sfiori la mente, e che
inevitabilmente andrà a interferire con l’acutezza di percezione e l’agilità di
movimento, perché in quel frangente la natura si sente impedita nel perseguire
il suo corso originale e spontaneo. Per lasciare che la natura dispieghi il suo
modo misterioso di compiere la sua azione, occorre rinunciare a qualunque forma
di pensiero, strategia, e azione. Lascia che la natura faccia il suo corso,
lasciala agire in te così come sente, e non ci saranno ombre, segni o tracce
che ti tradiranno, e a quel punto nessuno potrà resisterti. Non voglio tuttavia
dire che le discipline a cui vi siete sottoposti finora siano inutili.
Dopotutto la Via si manifesta attraverso i suoi contenitori. L’abilità tecnica
contiene la ragione (ri, li), il potere spirituale è operativo
nel corpo, e quando è in armonia con la natura agisce in perfetto accordo con i
mutamenti della situazione esterna. Quando uno spirito arrendevole viene
utilizzato in questo modo, mette fine alla lotta sul piano fisico ed è in grado
di fermare persino le rocce. Ma esiste una considerazione ancora più essenziale
che, se trascurata, manderà tutto all’aria. È questa: non nutrire neppure un
granello di pensiero autocosciente. Se questo è
presente nella tua mente, tutti i tuoi atti diventano trucchi della volontà
personale, strategie costruite, e non sono in conformità con la Via. In quel
caso le persone si rifiutano di arrendersi e costruiscono dentro di sé uno
spirito di antagonismo. Quando sei in uno stato mentale noto come ‘assenza di mente’ (mushin), agisci in unisono con la natura senza alcun bisogno
di affidarti a strategie artificiali. La Via, comunque, è al di sopra di ogni
limite, e tutto questo mio parlare è ben lontano dall’essere esaustivo, per
quanto concerne la Via.
Tanti anni fa, vicino a me
viveva una gatta che passava tutto il tempo dormendo, senza mostrare alcun
segno di potere spirituale; assomigliava a una statua di legno. Nessuno l’aveva
mai vista acchiappare un topo, eppure nel suo territorio non c’era un solo topo
che osava passarle vicino. Un giorno andai a trovarla e gliene chiesi il
motivo. Non mi rispose. Per quattro volte le feci la stessa domanda, ma lei
rimase in silenzio. Non è che non volesse rispondermi, semplicemente non sapeva
cosa dirmi. Così notiamo che colui che sa, non dice una parola, mentre chi
parla, in realtà non sa. Quella vecchia gatta era dimentica non solo di se
stessa, ma anche di quanto la circondava; era nello stato spirituale più
elevato, in cui non esiste più alcuno scopo. Aveva raggiunto lo stato supremo
nell’arte della caccia e non uccideva. Non mi si può paragonare a lei neppure
lontanamente. Ma anche se non mi disse una sola parola, io ho capito il suo
segreto manifesto. Sono riuscita ad avvertire nella sua presenza il semplice
fenomeno di un’ordinarietà assolutamente
straordinaria. Non c’era bisogno di altro. Se uno vive la sua realtà ordinaria,
uno vive il tao e tutto è possibile. Da allora ho vissuto in maniera molto
ordinaria. Ho dimenticato tutto quello che avevo imparato. In realtà, sto
cominciando a svanire in quanto entità separata e la natura ha cominciato a
lavorare senza interferenze. Questa è per me wei-wu-wei – azione attraverso la
non-azione, questo è il mio segreto.”
Nello Zen lo chiamano
segreto manifesto. Diventare divino è la tua natura, diventare dio è la natura
di ognuno. Se non lo realizziamo, è perché ci stiamo preparando per questo. È
un fenomeno spontaneo e naturale. E io sto cercando in tutti i modi di aiutarti
a capire che non è c’è qualcosa da fare: è qualcosa a cui devi aprirti. E di
sicuro riuscirai ad acchiappare il topo!
tratto da: Osho, The Open Secret #18
NON IMPEDIRE
Non puoi crearlo, può solo accadere.
Non puoi fare quel passo, quel passo accade.
Quando tu non ci sei, accade. Questo è il segreto più grande da capire. Lo
chiamo segreto palese. È lì, molto evidente, eppure le persone non lo vedono,
quindi lo definisco palese e segreto. Qualunque cosa fai, è il passato a farla.
Tu sei il tuo passato, e tutto quello che viene fatto dal passato, sarà in
continuità con il passato. Non potrà mai essere nuovo, sarà sempre vecchio. Non
sarà mai originale. Rimarrà sempre polveroso, spento, morto, scaturirà da
qualcosa di morto, non potrà essere vivo. E il nuovo accade solo quando hai
capito che non puoi fare nulla, perché tu sei il tuo passato.
Quindi tu puoi fare solo qualcosa di negativo. Per
negativo intendo il non impedire che accada. Puoi fare solo questo, un uomo può
fare solo questo. Quando arriva, lascialo arrivare, quando accade, lascialo accadere.
Osho
Il
mondo sta diventando sempre più grasso, una realtà a cui, paradossalmente, non
si sottraggono neppure i paesi in via di sviluppo, dove l'obesità sta
affiancando malnutrizione e malattie infettive fra i pericoli per la salute
pubblica. Per contrastare questa tendenza, che non crea semplicemente problemi
estetici, ma va a pesare in maniera grave sulla situazione sanitaria, negli
Stati Uniti si sta addirittura arrivando a mettere l'obesità “fuori legge”. Non
letteralmente, ma con un forte investimento di fondi per mettere in guardia i
cittadini contro i pericoli del sovrappeso e aiutarli
a liberarsene. Eppure le campagne di sensibilizzazione sulla dieta e l'alimentazione
promosse dai diversi enti preposti alla salute pubblica non sembrano avere
molta efficacia nel modificare le abitudini alimentari. Forse prescrivere
semplicemente una lista di sostanze nutritive da assumere nel corso della
giornata non basta. Come ci fa notare Aseem nelle
pagine seguenti, mangiare bene significa conoscere gli alimenti, fare la spesa,
preoccuparsi di come gli alimenti si producono, cucinare con amore, e godere
del piacere di mangiare, imparando soprattutto ad ascoltare il proprio corpo.
La dieta…
della consapevolezza
Aseem ha 23 anni e da tre
gestisce la cucina in una piccola comune di Osho nel bergamasco,
dà sessioni di ‘cucina’ e ha persino creato un libretto di ricette. Ecco i suoi
consigli e riflessioni sull’arte di mangiare.
L’alimentazione fa parte di un contesto di
evoluzione personale e di crescita perché, come tutto ciò di cui ci circondiamo
ci nutre o ci ‘denutre’. Corpo e interiorità non sono
entità separate: non c’è sopra e non c’è sotto, meglio e peggio. Siamo un
incredibile sistema corpo-mente dotato di sensibilità, emozioni, contrazioni. Così
il cibo, che entra a far parte del nostro organismo, può modificare i nostri
stati d’animo, i nostri pensieri e quindi la nostra qualità di vita. Credo che
ognuno di noi abbia sperimentato come dopo un’abbuffata natalizia ci si senta
intontiti e nauseati (anche emotivamente e psichicamente) o dopo un periodo di
‘dieta’ ferrea ci si senta ripuliti, con maggiore lucidità, ma un po’ rigidi.
Questi sono banali esempi noti a tutti, ma constato che maggiore è la
sensibilità di un individuo maggiore è anche la reazione del sistema
corpo-mente a quello che viene ingerito. A
questo livello, l’evoluzione si manifesta come maggiore attenzione al cibo,
alle persone che si frequentano, al lavoro che si fa, alla casa in cui si vive.
Ecco dunque delle caratteristiche che possono
aiutare a nutrirsi con qualità (almeno secondo la mia esperienza).
Provenienza
Cercate di portare sulla vostra tavola alimenti
provenienti da coltivazioni biologiche, biodinamiche, nel caso non abbiate voi
stessi un orto (che rimane la soluzione migliore, anche economicamente). Nelle
coltivazioni biologiche viene escluso l’impiego di antiparassitari, diserbanti
e concimi chimici di sintesi nonché di organismii
geneticamente modificati (OGM). Benché non ci siano ancora risultati definitivi
né pro né contro gli Ogm, personalmente, per
sicurezza, preferisco evitarli.
È utile mantenere, nei limiti possibili, la stagionalità e la provenienza in luogo degli alimenti, per
evitare di creare confusione nell’organismo mandando messaggi opposti: ad
esempio in inverno il corpo cerca di produrre e trattenere più calore
possibile, analogamente sta facendo la terra che darà frutti ed ortaggi che
aiuteranno l’organismo nello stesso intento; una papaia per esempio non è certo
l’alimento ideale.
Lavorazione e preparazione
È consigliabile prediligere alimenti poco o per
nulla lavorati affinché mantengano il più possibile le loro proprietà
nutrizionali e vitali. Scegliere metodi di cottura tradizionali, quali il fuoco
e il fornello, anziché ricorrere ai cibi precotti riscaldati rapidamente nel
forno a microonde. Evitare l’uso frequente di fritture ‘profonde’ (nelle quali
gli alimenti vengono totalmente ricoperti dall’olio) perché difficili da
digerire e da smaltire.
Quando mi appresto a cucinare cerco inoltre di ricordarmi
di ‘staccare’ da ciò che stavo facendo: mi è sufficiente chiudere gli occhi e
inspirare profondamente un paio di volte. Stiamo infatti per influire sul
benessere delle persone attraverso il cibo che ingeriranno. Se siete allegri il
cibo lo trasmetterà, se siete in collera lo stesso.
Ed infine un invito: osate! Vi sembra troppo
strano il piatto che avete inventato? Non è il momento adatto perché avete
ospiti? Rischiate! Cucinate per voi stessi, per il piacere che vi dà, per quel
brivido che dona la creatività; almeno in questo campo non facciamo
compromessi. Se poi ottenete dei complimenti ben vengano, ma non cucinate in
questa ottica; fatelo per/con amore. Ricordo che una volta mi era venuta l’idea
di fare del cavolo cappuccio al cioccolato e mi son detto:
‘No, questo non lo puoi fare; è davvero esagerato. Il cioccolato con il cavolo?
Non si è mai visto. Che razza di idea è?’. Be’, alla
fine lo feci ed è stato un successone, tanto che è stato uno dei miei piatti
più riusciti.
Diete e combinazioni alimentari
Per me stesso e le persone con le quali lavoro
prediligo una dieta vegetariana elastica. Non mangio carne per sensibilità nei
confronti degli animali, perché sento che mi appesantisce emotivamente e
psichicamente, perché è una delle cause delle malattie degenerative, perché
l’allevamento di animali per l’alimentazione umana ha un catastrofico impatto
ambientale e perché ingeriamo tutta la sofferenza e gli ormoni che queste
bestie assorbono prima di essere macellate. Una volta alla settimana mangio uova
(preferibilmente alla coque per digeribilità) e una volta al mese pesce fresco
per garantire tutti i componenti nutrizionali. Preferisco evitare latte e
derivati visto che a mio parere e di molti altri l’essere umano non dovrebbe
assumere latte dopo lo svezzamento. Se proprio intendiamo consumarne è indicato
scegliere i prodotti derivati dal latte di capra, che è molto digeribile.
Consiglio inoltre di inserire nella dieta una gran
quantità di cereali e di variare ogni giorno tra le tante scelte (riso, grano,
orzo, farro, quinoa, kamut,
mais, miglio e avena). Opto per quelli integrali che hanno un più alto potere
nutritivo: l’eliminazione dell’involucro esterno provoca l’ossidazione dei
cereali e con essa, la perdita di gran parte delle loro proprietà nutritive.
Prediligete, però, solo i prodotti integrali che derivano da coltivazioni
biologiche, poiché nella crusca che viene eliminata sono sì contenuti elementi
nutritivi, ma anche tutti i pesticidi e/o diserbanti chimici di sintesi propri
di una coltivazione ‘classica’.
L’altro componente essenziale di una dieta
equilibrata è rappresentato da verdura e frutta. Anche in questo caso è
importante la varietà e la stagionalità della scelta.
Come fonti proteiche, nel caso di una
scelta vegetariana si può optare per legumi, tofu e
frutta secca, preferibilmente associati ai cereali.
Cura al luogo in cui mangiate
Che sia calmo e riposante, perché il pasto è anche
un momento per interrompere la corsa della giornata (soprattutto in una società
occidentale), per rigenerarsi mentalmente e fisicamente. Non mangiate di corsa,
prestate attenzione a ciò che ingerite (così il cervello registrerà il
messaggio e la sazietà giungerà più velocemente del solito); fate partecipare
tutti i sensi: odorate il cibo, osservatelo, toccatelo (se è possibile) e
divertitevi.
Pongo un particolare accento a questo aspetto
perché purtroppo anche in questo settore è davvero difficile mantenere una via
di mezzo: o ci si abbuffa di porcherie, magari a tutte le ore, oppure si
diventa dei maniaci delle diete. Gioite di ciò che mangiate, ogni tanto
concedetevi degli strappi, fate dei regali a voi stessi. In realtà ciò che fa
la differenza è la costanza, cercate di mantenere un regime alimentare
equilibrato, sano e alla lunga il corpo risponderà positivamente. E vi
chiederete: ‘ma come?’.
Be’, vi dico che lo sapete, che non c’è nessuno che vi
debba ‘insegnare’ a mangiare, perché è un istinto primordiale, perché una parte
di noi è animale, sa ciò che nutre e ciò che danneggia. “Sì, bravo!” potrete dire
“la realtà e che non c’è tempo e costa troppo e poi che stramberia è questa,
fintanto che sto bene continuo ad
alimentarmi come ho sempre fatto, quando ci sarà qualche problema o dovrò
dimagrire seguirò qualche dieta”. Nulla di male in questo ragionamento
in cui tutti noi ci specchiamo, ma in realtà noi stessi paghiamo questo
disinteresse nei confronti di questo magnifico corpo che abbiamo in custodia
per un tempo limitato, che è noi e parla di noi.
Se siete tra coloro che scelgono di prendersi cura
un po’ di più di se stessi, senza dogmi, ma con leggerezza, vi svelo un piccolo
‘segreto’ che ho compreso osservando me stesso e gli altri: anche con il cibo la mente mente! A
volte ciò che abbiamo voglia di mangiare non è quello di cui abbiamo bisogno
(come vi sarà capitato di sperimentare in altri ambiti) perché gli appetiti
sono facilmente influenzabili, programmabili e manipolabili. L’unica via che ho
trovato per ritornare a ‘sentire’ ciò di cui necessito è l’ascolto; questa arte
dimenticata in una valanga di rumori, di immagini, di parole. Torniamo ad
ascoltarci, anche nell’alimentazione: come suggerisce Osho: “Chiudete gli occhi
e invitate quel silenzio che è sempre presente, assaporatelo, vivetelo per
qualche attimo e da lì lasciate che prenda spazio l’alimento di cui il corpo
necessita.”
All’inizio richiederà un po’ di tempo, a volte non
vi riusciremo, ma a poco a poco, questo spazio vi diverrà familiare e così
ascoltare i nostri bisogni reali ridiventerà spontaneo, senza neppure il
bisogno di chiudere gli occhi.
Aseem
Segui la
vita
La mia prospettiva sulla
vita è la consapevolezza, perché oggi puoi aver bisogno di mangiare di più e
domani di meno. Non è solo questione di diversità tra le persone: ogni giorno
della tua vita è diverso dagli altri. Se hai riposato per tutto il giorno,
potresti non aver bisogno di una grossa quantità di cibo. Se sei stato tutto il
giorno in giardino a scavare buche, puoi aver bisogno di una maggior quantità
di cibo. Devi essere attento, ecco tutto; e devi essere in grado di ascoltare
ciò che dice il tuo corpo. Muoviti in armonia con esso.
Osho
Senza diete
Ascolta il tuo corpo. Non ti è nemico; quando ti
dice qualcosa, agisci di conseguenza, perché il corpo ha una propria saggezza.
Non disturbarla, non lasciarti guidare dalla mente. Ecco perché io non insegno
alcuna dieta, io insegno solo a essere consapevoli. Mangia in piena
consapevolezza, mangia meditativamente; in questo
modo non mangerai mai di più, né di meno, del necessario.
Osho
Cibo e
insicurezza
Il grasso, in realtà, è un
accumulo: si accumula per un futuro che può essere incerto. Migliaia di anni
fa, infatti, quando l'uomo era un cacciatore, il cibo non era sempre garantito.
Un giorno se ne trovava in abbondanza, poi, per giorni interi, si viveva
nell'incertezza... l'uomo conserva questa abitudine biologica. Ed essa è
associata all'insicurezza. Oggi non ci sono problemi... per lo meno, non in
America: lì il cibo non manca. Per la prima volta, una società ha cibo a
sufficienza. E gli americani non dovrebbero essere grassi... in India si può
concedere alla gente di essere grassa, perché il cibo non è mai una garanzia.
Voglio dire che ora che il cibo è accessibile, ed
è cibo buono e nutriente, non esiste alcun bisogno fisico di mangiare in
eccedenza. Esistono però delle insicurezze psicologiche che fanno scattare
questo meccanismo se il corpo inizia a sentirsi insicuro. Ed esso conosce un
solo modo per evitare l'insicurezza, cioè mangiare, continuare a rimpinzarsi di
cibo.
Inizia a vivere e inizia a divertirti. Più ti
diverti, più ti godi la vita, meno mangerai. Una persona veramente felice, non
mangia molto. Si ingurgita di tutto solo quando ci si sente infelici,
sofferenti, vuoti, privi di significato... per lo meno col cibo, si ha
qualcosa!
Osho
CITAZIONI DI OSHO TRATTE DA: Dalla medicazione alla meditazione, Red
Edizioni
solo così potrà darti di più
Ma è tutta qui la vita?
Talvolta
viene da chiederselo. Sempre a rincorrere i nostri sogni (denaro, sicurezze…
diventare magari ‘qualcuno’) in un susseguirsi di giorni praticamente sempre
uguali e spesso così inutili. Uno strano miscuglio di noia e di ansia di
arrivare a soddisfare i nostri desideri, una miscela che talvolta può diventare
esplosiva. E tutto intorno una società che ci sta proponendo da una parte o
traguardi puramente materiali (soldi e successo!) o prediche ‘buoniste’ che suonano ormai vecchie, vuote e del tutto
ipocrite; mentre dall’altra ci bombarda di notizie ‘ad alto impatto emotivo’, fatte apposta, sembra, per aumentare le nostre
paure, per giocare sull’incertezza del domani, sulle nostre insicurezze. È la
fatica, o anche l’impossibilità – in casi drammatici che sempre più
numerosi arrivano sulle prime pagine dei giornali – di accettare la vita
così com’è. Allora si legge di stragi provocate dal fallimento di un
matrimonio, di suicidi che decidono di ‘portarsi dietro’
anche i figli, di fatti di sangue ed episodi di violenza compiuti… ‘tanto per
far qualcosa’ durante un week-end. E comunque, anche
senza arrivare a tanto, si tratta di un malessere diffuso – di un
‘sottosviluppo’ emotivo ed esistenziale – che ci porta a vivere di corsa e male
un oggi sempre sacrificato sull’altare di un ipotetico futuro, rassegnati a una
vita che ci lascia quasi sempre esausti e insoddisfatti… e da qui la voglia –
il bisogno? – semplicemente di svagarsi, di divertirsi e basta, di
desensibilizzarsi, di dimenticare questa routine, quando è possibile… per
tornare poi – il lunedì mattina, o alla fine delle vacanze – un po’ più
tristi
al tran-tran di sempre.
Ma è tutta
qui la vita?
…tu sei abbastanza intelligente per vedere che la
vita non ha senso, che continuare a vivere è futile: non ne ottieni nulla.
La vita è lo sforzo di
lasciare la tua firma sull’acqua – neppure sulla sabbia!… perché sulla sabbia
potrebbe rimanerci, per un poco, prima che venga il vento e la distrugga. È
scrivere sull’acqua, e scompare nello stesso momento in cui appare – e nulla
rimane, nemmeno un po’ di fumo.
Quanti milioni di persone
hanno vissuto sulla terra? Cosa si sono lasciati dietro?
Erano persone proprio come
te. Facevano le stesse cose che fai tu, avevano ogni tipo di pensieri, sogni,
ideali. Hanno compiuto ogni tipo di sforzo per essere creativi, per
realizzarsi, per essere soddisfatti.
Ma cosa ne rimane? Ora se
siano esistiti o meno, non fa alcuna differenza, non cambia nulla. Se non ci
fosse stato alcun essere umano prima di noi, non farebbe alcuna differenza. E
la tua esistenza, cosa cambierà? Se tu non riesci ad apportare alcun cambiamento, allora la tua vita non è creativa.
Creatività significa che la tua presenza qui crea una differenza: lasci
la terra non esattamente la stessa come l’hai trovata, le tue tracce rimarranno
per sempre. Tu te ne sarai andato, ma ciò che hai creato continuerà ad
influenzare generazioni dopo generazioni.
Ogni uomo che abbia mai
vissuto si è interrogato sul senso della vita: che significato ha? È puro
vegetare?
Nessun animale si annoia
perché a nessun animale importa del significato della vita, nessun animale ha
interesse per la creatività. Un bufalo che mastica erba è soddisfatto quanto un
Gautama il Buddha, ma non è
consapevole della sua soddisfazione – questa è la differenza. È perfettamente
soddisfatto: nessun domani, nessun ieri, nessun problema. Osserva il bufalo che
mastica l’erba e noterai la differenza tra uomo e animale…
Un uomo può star seduto su
un trono tutto d’oro – non fa differenza – o può essere un mendicante… entrambi
continueranno a chiedersi, sempre, perché sono qui, per quale ragione?
È puro caso, o ho un
destino da realizzare?
Questo interrogativo
rimane senza risposta, da qui la noia. Non riesci a trovare appagamento,
beatitudine, o alcun senso. Vedi le giornate scorrere e sai che la morte si
avvicina, continua ad avvicinarsi – sempre più vicina – e la vita non ti sta
dando nulla. Le tue mani sono vuote. Stranamente, quando un bambino nasce,
nasce con le mani chiuse, come se portasse con sé qualcosa nella vita. Quando
un uomo muore, muore con le mani aperte – tutto è perso. Non c’è nulla da
tenere nella mano, non c’è nemmeno bisogno del pugno. Nessun uomo è mai morto
con i pugni chiusi, e nessun bambino è mai nato con le mani aperte.
Ogni bambino nasce con
l’idea che ci sarà qualcosa di magnifico. Ogni bambino arriva con speranze,
ambizioni, desideri e con la fiducia che tutto questo si realizzerà: che i suoi
sogni non rimarranno sogni, diventeranno una realtà. Per me la metafora dei
pugni chiusi è questa: arriva con un tesoro, con un segreto. Non arriva senza
un messaggio – arriva con qualcosa da realizzare. Viene con un destino. Ecco
perché i bambini non si annoiano. Piangeranno magari, o magari grideranno,
forse rideranno, o magari sorrideranno, ma non
troverai bambini annoiati. Non si sono ancora accorti che la vita non è quello
che dovrebbe essere. Non hanno ancora sperimentato che la vita è fatta della
stessa materia dei sogni. Occorre che crescano un po’, un po’ di esperienza.
Ogni bambino ti rivolge
mille e una domanda. E tu continui a dargli risposte false, perché la tua
vigliaccheria non ti permette di accettare la tua ignoranza,. Lui ti chiede,
“Chi creò il mondo?” e tu gli rispondi senza sapere nulla di dio, “Dio creò il
mondo”– senza sentir per nulla la vergogna, senza cambiare espressione. Tu
rispondi come se sapessi, ma tu non sai: stai barando. E non stai soltanto
ingannando il bambino, stai ingannando te stesso. È un’arma a doppio taglio. Se
hai successo nell’ingannare il bambino, hai avuto successo anche nell’ingannare
te stesso, credendo forse di sapere.
Raccontando continuamente
alle persone che dio ha creato il mondo, inizierai a credere alle tue bugie.
Certamente inizierai a non annoiarti. Le bugie sono molto interessanti perché sono una tua invenzione.
La ricerca della verità passa attraverso la noia. Non è un
intrattenimento.
Qualcuno ha fatto la domanda:
“Perché le persone sono così poco
interessate nello scoprire la verità?”. Non è necessario andare lontano
per trovare la risposta. Porsi domande sulla verità significa che stai diventando serio. Significa che stai lasciando
il mondo dell’intrattenimento: questa è noia.
Perché la gente si distrae con tutti questi intrattenimenti?
Semplicemente
per evitare di annoiarsi.
Osserva te stesso lasciato
solo in casa per una giornata. Inizi a fare cose strane: accenderai la radio,
poi la spegnerai, poi accenderai la TV – non che tu ne sia veramente
interessato, ma cos’altro fare? Quando sei lasciato solo, la noia cala su di
te; inizierai a telefonare agli amici – ‘vuoi venire a casa mia… posso
venire da te?’ – Lui è annoiato, tu sei annoiato. Due persone annoiate –
è interessante – iniziano a intrattenersi l’uno con l’altro. Per quanto posso vedere, questo è
assolutamente contro l’aritmetica… due persone annoiate che si incontrano
creeranno una doppia noia.
…la vita sembra essere
pura noia.
Il matrimonio ha fallito,
la religione ha fallito, la politica non ti porta da nessuna parte… puoi avere
tutto il denaro del mondo, e rimani povero quanto lo eri prima. La noia è
qualcosa di veramente fondamentale. È parte del non accettare il tuo star da
solo. È parte del non essere capace di godere del tuo star solo con te stesso.
La società ti ha insegnato a sfuggirla… correre via, senza girarti, ma la noia
ti segue come un’ombra.
La noia è la tua ombra,
non puoi sfuggirle. Forse per alcuni momenti potrai annegarla nell’alcol, ma la
mattina dopo tornerà, peggio di prima. La chiamerai ‘postumi da sbronza’. Soffrirai di questi postumi, ma berrai ancora,
sapendo perfettamente bene che i postumi torneranno, ma almeno per qualche ora
tu sarai assente. Gli ubriaconi non
sono annoiati. Puoi andare in qualsiasi bar e osservarli. Sono pienamente
soddisfatti e se la spassano, gridano, si picchiano: ne fanno di tutti i
colori, ma sono raggianti. Non li troverai miserabili, seduti in un angolo,
come il filosofo della statua di Rodin il Pensatore – con la mano che regge il
mento e gli occhi semichiusi… mostra la sua tristezza. La statua del Pensatore
di Rodin ha esattamente catturato il senso di noia: è
cosi annoiato, che non ha energia neppure per aprire gli occhi e guardarsi
intorno. Dentro di lui domande su domande…
in coda, una fila senza fine.
La mia vita è
assolutamente solitaria, questo è strano a dirsi perché ho vissuto per
trentacinque anni tra le folle. Ma io sono solo in mezzo alla folla. Voi siete
qui ma io sono solo. La mia vita è una totale routine. Al mattino esattamente a
una certa ora mi alzo…
Ma non sono annoiato, ho
lasciato perdere ogni confronto… non mi porto dentro alcuna memoria
psicologica. Continuo a lasciarle cadere di
momento in momento, così posso godere, per l’eternità, della stessa
cosa… non mi annoia mai.
È difficile da credere, ma
ho imparato una cosa: se puoi godere del tuo star da solo allora puoi goderti
qualunque cosa. Questo è un principio fondamentale. Il ripetere vecchi schemi
diventa noioso. I modi per uscirne sono due: uno è il non ripeterli, che è
impossibile, perché la vita consiste di piccole cose. Dovrai lavarti i denti
tutti i giorni. Quanti modi originali troverai per farlo? …se inizi ad
annoiarti con quello ogni mattina, allora inizierai annoiato. Godine, non far
confronti. Cosa c’è da paragonare? Se non fai paragoni, non sarà più una
ripetizione.
Dovrai
fare la doccia
– e sarà la stessa storia. Indosserai i vestiti e svolgerai il tuo lavoro – più
o meno sarà lo stesso. Se provi a fare qualcosa in modo nuovo, per essere
creativo, diventerai semplicemente matto. Nella vita non puoi essere originale
in ogni momento. Ma quello che si può fare… quello che è accaduto a me è: fin
dal momento che ho iniziato a godere dell’essere me stesso, tutte le memorie
psicologiche hanno iniziato a cadere come polvere ogni giorno – tutto,
proprio perché non è paragonato col passato, è nuovo, è originale. Vi guardo, e
non sento mai che ‘questa è la solita gente’, nemmeno
per un singolo momento: sono passate ventiquattro ore, e voi siete invecchiati.
Così tanta acqua è passata nel Gange, non è più la stessa acqua. Così tanta
vita ha fluito attraverso di te… non sei più la stessa persona. Sì, il tuo viso
è simile, ma non esattamente lo stesso.
Gautama il Buddha
diceva, “La vita è come una fiamma. Tu accendi
una candela alla sera, la candela brucia l’intera notte. Vedrai che la fiamma è più o
meno la stessa, ma non è la stessa fiamma. La fiamma diventa fumiginosa, e la nuova fiamma appare. La vecchia va
scomparendo e quella nuova sta apparendo, ma il passaggio è così veloce che è
difficile notare il passaggio tra l’apparire della fiamma nuova e lo scomparire
di quella vecchia. Questo è il motivo per cui credi sia la stessa fiamma. Al
mattino quando spegni la candela, non credere che stai spegnendo la stessa
candela che hai acceso la sera prima, non lo è. In queste dodici ore la fiamma
ha continuato a cambiare: è un flusso.”
Così è la vita, così è
ogni cosa – cambia costantemente, sempre in movimento.
Nulla è lo stesso, nulla
può rimanere lo stesso per due attimi consecutivi. Una volta che hai capito
questo… ma questa comprensione deve diventare la tua esperienza nella fiamma
della tua vita.
Quando vedi che la fiamma
della tua vita è un flusso, una continuità in movimento, un flusso
ininterrotto, allora tutto attorno a te
diventa nuovo… simile, ma nuovo.
Nel momento che sentirai
il tuo essere nuovo, e tutto intorno a te diventa
nuovo, la noia allora scompare. Gli animali non si annoiano, gli idioti non si
annoiano, perché non hanno l’intelligenza per vedere. Gli illuminati non sono
annoiati perché possono vedere la totalità del loro essere – questa è una
costante novità, la polvere non si accumula, e lo specchio rimane pulito, e
tutto quello che si riflette nella tua consapevolezza è nuovo. L’albero
all’esterno della casa non sarà più lo stesso, alla mattina. Per favore, non
comportatevi con l’albero come se fosse lo stesso: gli sono spuntate delle
foglie nuove, le foglie vecchie sono cadute… magari gli son
sbocciati nuovi fiori, e quelli vecchi forse sono scomparsi. Il cambiamento è
l’unico fenomeno permanente nell’esistenza. Non c’è nient’altro di permanente,
se non il cambiamento. Per cui cosa c’è da essere annoiati? Non deve essere una
comprensione intellettuale: deve sorgere dalla tua esperienza dell’essere una
fiamma. Attualmente tu sei una fiamma che continua a cambiare. Nella fiamma
arriva qualcosa di nuovo in ogni momento e qualcosa diventa fumo.
Quando il tuo star da solo
diventa una costante novità, allora qualunque cosa tu faccia è creativo, è
originale e nuovo. E non riuscirai più ad annoiarti.
Non c’è mai nulla di
vecchio – tutto è novità… per sempre. Ma lascia che questa comprensione sorga
dalla tua esperienza interiore dello star da solo.
tratto da: Osho, From Personality to Individuality #23
L’ansia e il desiderio
Non è vero che sia il desiderio, come normalmente
si crede, a creare l’ansia. È l’ansia che crea il desiderio. L’uomo è ansia.
Proprio l’altro giorno, vi
dicevo che gli animali non conoscono l’ansia, perché non devono divenire...
sono già. Un cane è un cane, e una tigre è una tigre: questo è tutto! La tigre
non cerca di diventare una tigre. Lo è, lo è già! Non vi è coinvolto nessun
divenire. Nel mondo degli animali non esiste l’ansia. Né la si incontra nel
mondo dei Buddha: essi sono arrivati, sono
realizzati. Sono siddha:
sono degli esseri. Non esiste più alcun obiettivo da raggiungere, non c’è più
alcun movimento. Il viaggio è terminato. Sono arrivati a casa.
Tra l’animale e il Buddha, si trova l’uomo: metà animale e metà Buddha. Qui esiste l’ansia. L’ansia è questa tensione. Una
parte di te vuole ritornare animale... cerca di trattenerti a sé, ti blandisce,
ripetendoti: “Torna! Era così stupendo... dove stai andando?”. L’altra parte è
proiettata nel futuro. In qualche modo indiretto, sai perfettamente che essere
un Buddha è il tuo destino: il seme è lì! E il seme
continua a dirti: “Trova il terreno, il terreno adatto, e diverrai un Buddha. Non tornare indietro! Va’ avanti...”. Questo tiro
alla fune costituisce l’ansia. ‘Ansia’ è uno dei termini più importanti da
comprendere, perché non solo è una parola: è la situazione caratterizzante
l’uomo. Essere o non essere? Essere questo o essere quello? Dove andare? L’uomo
è fermo a un bivio: di fronte a sé vede aprirsi tutte le possibilità.
Questo è l’ansia: dove
andare? Cosa fare? Ma qualsiasi cosa fai, l’ansia rimarrà. Se diventi un
animale, la parte buddhica continuerà a ribellarsi
contro l’animale.
Questo è l’ansia. E quest’ansia è prettamente esistenziale. Non è che qualcuno
ne soffra e qualcuno non ne soffra... niente affatto. È esistenziale. L’ansia,
per gli esseri umani, è innata. È il loro campo di battaglia. È il problema da
risolvere... è il problema che devono trascendere.
Ci sono due modi di
trascenderlo. Uno è quello del mondo: lo puoi chiamare desiderio. Il desiderio
è il modo per nascondere quest’ansia. Ti butti a
capofitto in una frenetica corsa al denaro. Sei tutto assorbito nel guadagnare
sempre più denaro, così che dimentichi tutta l’ansia esistenziale. I veri
problemi non hanno più importanza; non hai più tempo per pensare a loro. Li
metti da parte e ti getti nella ricerca di come fare sempre più soldi. E man
mano che ne guadagni, sorgono sempre più desideri. Questa smania di denaro o di
potere politico, non è che una scappatoia dalla tua ansia... Il desiderio è un
modo per evitare l’ansia, ma solo per evitarla. Non la puoi distruggere per
mezzo suo. E il desiderio ti dà piccole ansie; ricorda, piccolissime ansie, che
non sono esistenziali. È naturale che quando sei impegnato a guadagnare denaro,
sarai preda di svariate ansietà: il mercato e le quotazioni in borsa, e cose di
questo genere, e i prezzi... E hai investito così tanto denaro... ci
guadagnerai o ci perderai? Queste sono piccole ansie. Non sono nulla in
confronto alla vera ansia: sono solo espedienti per evitare la realtà
fondamentale.
Il desiderio è un
camuffamento dell’ansia. È un espediente, una strategia per nasconderla. E la
meditazione serve, invece, a rivelarla...
La vera meditazione non è
una tecnica. La vera meditazione non è che un rilassamento, uno star seduti in
silenzio, lasciando che accada... di qualsiasi cosa si tratti. Permettere che
tutta l’ansia emerga alla superficie. E osservarla. E non fare niente per
trasformarla. L’essere un testimone è la vera meditazione. Rimanendo un
testimone, la tua buddhità diverrà sempre più ricca.
La testimonianza è il nutrimento della tua buddhità.
E più la tua buddhità è ricca, meno ansia esiste. Il
giorno in cui la tua buddhità sarà totale, tutta
l’ansia sarà sparita.
tratto
da: Osho, Dall’assoluto all’amore, Ed. Del Cigno
Con la testa
o col cuore?
In primo luogo ci sono le
persone mondane cui non interessa la verità, che non la cercano mai, non la
perseguono mai. Tra questi milioni di persone mondane che continuano a
occuparsi di cose non essenziali, a volte c’è qualcuno che si sente un po’
stufo. Vedendo la futilità di tutte le cose che è andato facendo, si mette a
cercare la verità, vuole trovare il senso della vita e scoprire chi è lui. Ma,
di nuovo, questa è una trappola pericolosa. La trappola sta nella possibilità
che si metta a cercare nei testi sacri, nei sistemi filosofici. Prima si era
perso nel mondo delle cose, ora si perderà nel mondo dei pensieri… e questa
seconda possibilità è molto più pericolosa della prima! Lasciamelo ripetere,
perché abitualmente si pensa che la seconda sia meglio della prima. Non è così.
Nel primo caso è molto
facile risvegliarsi, è così stupido. Se uno è realmente sciocco e ottuso, solo
in quel caso continuerà a cercare denaro e potere e prestigio e rispettabilità,
e non si renderà mai conto di inseguire solo spazzatura. Per questo hai bisogno
di una testa davvero dura. Se sei un pochino intelligente, se hai anche solo
un’ombra di intelligenza, ti basterà a comprendere che puoi accumulare tutto il
denaro che vuoi, ma alla fine morirai e tutto quel denaro non ti servirà a
nulla. Il denaro non verrà con te, non te lo puoi portare sull’altra sponda. È
un fatto così semplice… puoi diventare molto rispettabile, ma a quale scopo? Se
non diventi felice, che senso ha?
Avrai visto persone
assolutamente rispettabili che sono del tutto prive di gioia. Avrai visto
persone ricchissime che non hanno conosciuto un solo istante di felicità. Avrai
visto persone famose, celebrità, che non sanno nulla dell’arte di celebrare. In
realtà hanno lo sguardo fisso in una direzione che è semplicemente futile,
irrilevante. Che cosa sta cercando una persona quando comincia a inseguire la
fama, quando vuole diventare una celebrità? Cosa sta cercando? È una persona a
cui manca l’amore. Non è riuscita a ricevere amore anche da un solo essere
umano e non è riuscita a dare amore nemmeno a un singolo essere umano. Non è
riuscita a dare amore e l’amore non è quindi fluito verso di lei. Le è mancato
l’amore. Non ha mai vissuto quella gioia. Ora vive attraverso un surrogato,
vive attraverso il rispetto delle persone e la fama – ‘Tutti mi conoscono!’.
Questo è un modo distorto
per soddisfare il desiderio di essere amati. Ma tutti quelli che ti conoscono,
non ti amano. Potrebbero persino odiarti. E anche se ti hanno in simpatia o ti
rispettano, questo non è sufficiente per colmare il vuoto nel tuo essere, quel
buco dell’essere che può essere riempito solo dall’amore. Non esistono
surrogati. Nessun surrogato ti servirà. Tutti i surrogati sono fittizi.
Uno può quindi continuare
a guadagnare fama, denaro, potere e, nel profondo, rimanere poverissimo – un
bambino. Sa di non essere fiorito, perché non esiste altra fioritura
all’infuori dell’amore. Il denaro diventa un sostituto, o il potere o il
prestigio. Ma è come se avessi scambiato il menù per il cibo. Puoi avere menù
bellissimi, ma non potranno saziarti. Hai bisogno di cibo reale. Cibo reale
significa amore. E l’amore di un solo essere umano basta per saziarti, non hai
bisogno che tutto il mondo ti ami. Se un singolo essere umano ti ha amato,
sarai appagato. E vorrei dirti che persino se tu hai amato te stesso, ti
basterà.
Ma tu non ti ami e nessuno
ti ha amato, né hai mai permesso a nessuno di amarti – perché non sei capace di
dare, perché non sai condividere, perché sei un avaro e un accumulatore.
Continui ad accumulare denaro, e il denaro
diventa il tuo amato, il potere diventa il tuo dio. Oppure, se hai un briciolo d’intelligenza, la farai finita
con queste cose… e allora ci saranno la conoscenza, la filosofia, il pensiero –
un mondo di illusioni molto più vasto di quello delle cose.
Quando insegui una donna,
almeno sei molto vicino alla realtà. Quando desideri una bella casa, perlomeno
si tratta di una casa reale, che esiste sul piano materiale, concreto. Ma
quando cominci a vagare nel mondo dei pensieri, dei sogni, delle proiezioni,
dio, paradiso – castelli in aria, costruiti dalla tua capacità di sognare e
immaginare – allora sei completamente perso.
A volte quindi le persone
intelligenti si rendono conto della futilità delle cose materiali, ma rimangono
intrappolate nel mondo dei pensieri. I pensieri sono tue invenzioni. Puoi avere
pensieri bellissimi, ma non ti daranno alcun appagamento. Se persino le cose si
rivelano inutili, a maggior ragione i pensieri si riveleranno inutili.
Ma con i pensieri esiste
una possibilità – ci sono milioni di sistemi, di teorie, così puoi cambiare da
un sistema all’altro. Ed è persino possibile crearti un sistema tuo personale:
scegliendo e raccogliendo un pensiero qui e uno là, puoi crearti la tua teoria.
E la realtà non ti opporrà alcuna resistenza, perché la realtà non si occupa di
quello che pensi. 1
La consapevolezza può
avere solo due modalità: può essere consapevolezza egocentrica o consapevolezza
d’amore. La consapevolezza egocentrica è una condizione malata; la
consapevolezza d’amore è uno stato dell’essere integro e sano, santo. L’ego dev’essere lasciato cadere e si deve far posto all’amore.
Normalmente la società
t’insegna a usare solo un modo di essere, quello della consapevolezza
egocentrica. La società utilizza la strategia dell’ego – insegna a essere
egoisti. Anche se dice: “Sii umile”, lo dice perché tu sia rispettato, perché
tu possa avere una certa rispettabilità… è del tutto assurdo, ma è questo che
insegnano le chiese e i templi e le moschee, i preti e i politici.
La persona umile è
profondamente rispettata. Il desiderio, tuttavia, è l’essere rispettato. E come
fa quel desiderio a permetterti di essere umile? La tua umiltà sarà solo una
facciata, una maschera. La società opera attraverso l’ambizione, la
competizione: per questo insegna a ogni bambino a diventare sempre più
egocentrico.
E non sono solo le vecchie
religioni a perpetrare questa assurdità, anche la psicologia moderna lo fa. La
psicologia moderna non si è dimostrata così rivoluzionaria come si pensava;
sembra una semplice derivazione del cristianesimo e del giudaismo. Non ha
superato il passato, si limita a perpetuare il passato usando una terminologia
nuova, lo fa sembrare moderno. È la solita vecchia roba in nuovi contenitori,
con etichette nuove. E per questo il mondo è nella più profonda infelicità. Non
è mai stato così infelice prima; l’uomo non è mai vissuto in un’angoscia così
profonda. Ogni individuo, dentro di sé, è in fiamme, ognuno è seduto su un
vulcano. La vita ha perso ogni attrattiva, non ha né grazia, né significato, né
poesia: è un mero trascinarsi. La morte comincia ad apparire molto più
attraente: per questo tanti suicidi. E quelli che non si uccidono, non vivono
davvero, hanno solo paura di uccidersi, tutto qui. Sono solo dei codardi. Non
riescono a togliersi la vita. Che fare, se non continuare a vivere e attendere
che la morte arrivi da sola?
Esiste un altro modo di
vivere, quello della consapevolezza amorevole. Il sé dev’essere
rimpiazzato dall’amore, l’ego dev’essere rimpiazzato
dall’amore, insieme non possono esistere. La persona egoista non potrà mai
essere amorevole, e nel momento in cui l’ego non c’è più, non potrai fare a
meno di essere amorevole – è inevitabile. L’amore, semplicemente, esplode in
te. Era la roccia dell’ego che ostruiva la via. Una volta scomparso l’ego, in
te iniziano a fiorire mille primavere, ti senti traboccare d’amore.
Questa è la vera vita, così
la vita è semplicemente meravigliosa. Ora essere è estasi, e persino respirare
è una festa. E quando c’è la consapevolezza d’amore tu condividi, non puoi
farne a meno: è così tanto che non riesci a contenerlo. Devi condividerlo, e
devi sentirti grato alla persona che accetta il tuo dono. Questi sono i due
modi di vivere: la via dell’ego e la via dell’amore. 2
1. Tratto da:
Osho, Sufis: The People of the Path,
vol.1, # 15
2. Tratto
da: Osho, The Rainbow
Bridge # 17
Accettazione
sì, ma non rassegnazione
I TUOI DESIDERI NON SI REALIZZANO? PUOI RISPONDERE
IN DUE MODI
La rassegnazione non è una
cosa buona, non va proprio bene. L’accettazione è splendida. La rassegnazione è
sconfitta, l’accettazione è vittoria. Tra le due c’è una grande differenza. Sul
piano esistenziale non hanno lo stesso significato. Si diventa rassegnati
quando si sente che tutto è senza speranza, che niente è possibile. Non perchè
il desiderio sia scomparso: il desiderio è ancora là. Vuoi muoverti, vuoi
diventare questo o quello, ma quando vedi che sul tuo cammino si presentano
delle montagne altissime, senti che è impossibile. Allora tenti di consolarti e
dici: “Va bene così; non c’è bisogno di andare da nessuna parte, non c’è nessun
posto dove andare.” Eppure sai che il bisogno è ancora là in agguato. La
sconfitta non può mai distruggere il desiderio. Aspetterà la stagione giusta e,
quando ti sentirai di nuovo pieno di energia, quando sarai più positivo, più
immerso nei tuoi sogni, il desiderio si ripresenterà e la rassegnazione andrà
in fumo.
L’accettazione è una cosa totalmente diversa.
L’accettazione non significa aver
accettato la sconfitta. Significa solo che non c’è sconfitta nè vittoria. La semplice idea di vittoria e
sconfitta è stupida! Contro chi sarai vincitore? È il tuo mondo: ne sei parte
ed esso è parte di te. Non ci sono nemici contro i quali devi lottare. Stai
lottando con la tua ombra. Vedendo questo, che non c’è ostilità nell’esistenza,
che l’esistenza non è estranea, nè opposta a te, che
è la tua casa e tu non sei un outsider… improvvisamente ti rilassi e c’è
accettazione. Con l’accettazione le cose cominciano a cambiare. Con
l’accettazione arriva la trasformazione.
tratto da: Osho, The sun behind the sun behind the sun
Piacere, felicità, gioia,
beatitudine? Sembrano
sinonimi, ma stai attento... son cose ben diverse! C'è il piacere e c'è la beatitudine,
rinuncia al primo per possedere la seconda, dice il Buddha.
Meditate sopra questa frase
il più profondamente possibile, perché contiene una delle verità più
fondamentali. Queste quattro parole dovranno essere comprese, dovrete
ponderarle. La prima parola è piacere, la seconda è felicità, la terza è gioia,
e la quarta è beatitudine.
PIACERE: IL FISICO
Il piacere è fisico, fisiologico. Nella vita il
piacere è l'aspetto più superficiale; è titillazione, semplice solleticamento.
Può essere sessuale, può appartenere ad altri sensi, può diventare
un'ossessione per il cibo, ma è radicato nel corpo. Il corpo è la tua
periferia, la tua circonferenza, non è il tuo centro. Vivere nella
circonferenza significa vivere in balia di tutte le situazioni che si
sviluppano attorno a te. L'uomo che cerca il piacere rimane in balia del
casuale. Come le onde nell'oceano, che sono in balia dei venti. Ci sono quando
arriva un forte vento, quando il vento scompare anche loro spariscono. Non
hanno un'esistenza indipendente, sono dipendenti, e qualunque cosa dipenda da
un'altra crea una schiavitù.
UNA SPADA A DOPPIO TAGLIO
Il piacere dipende dall'altro. Se ami una donna,
se questo è il tuo piacere, quella donna diventa la tua padrona. Se ami un
uomo, se quello è il tuo piacere e senza di lui sei scontenta, disperata,
triste, allora hai creato un legame. Hai creato una prigione, non sei più
libera. Se stai cercando denaro e potere, allora dipenderai dal denaro e dal
potere. L'essere umano che continua ad accumulare denaro, se il suo piacere è
di avere più denaro, diventerà sempre più miserabile. Più ha e più vorrà, e più
ne ha e più avrà paura di perderlo – una spada a doppio taglio. Volerne sempre
di più, il primo taglio della lama; e perciò diventerà via via
più miserabile. Più chiedi, desideri, più senti che ti manca qualcosa, e più ti
consideri vuoto, bisognoso. Dall'altra parte – l'altro taglio della lama – c'è
il fatto che più hai e più hai paura che ti possa venire tolto. Può esserti
rubato... la banca può fallire, la situazione politica nel paese può cambiare,
il paese può diventare comunista. Ci sono mille cose dalle quali dipende il tuo
denaro. Il tuo denaro non ti rende padrone, fa di te uno schiavo.
LA LUSINGA DELLA NOVITÀ
Il piacere è periferico e quindi è costretto a
dipendere dalle circostanze esterne. E pura titillazione. Se il piacere sta nel
cibo... che cosa esattamente lo sta provocando? – semplicemente il sapore! Per
un attimo, mentre il cibo passa sulle papille gustative nella tua lingua,
avverti una sensazione che interpreti come piacere. È una tua interpretazione.
Oggi ti sembrerà piacere, domani potrà non sembrarti più piacere. Se ogni
giorno mangi lo stesso cibo, le papille gustative della tua lingua diverranno
insensibili al suo sapore. Presto ti verrà a noia – è così che la gente si
stanca delle cose. Un giorno lo passi a rincorrere un uomo o una donna, e il
giorno dopo trovi qualunque pretesto per sbarazzartene. E la stessa persona,
non è cambiato nulla! Cosa è successo nel frattempo? Ti sei annoiato
dell'altro, perché tutto il piacere consisteva nella novità. Ora l'altra
persona non è più una novità; il suo 'territorio' ti è familiare. Conosci bene
il corpo di quest'altra persona... le curve del suo
corpo, la sensazione del suo corpo. E ora la mente vuole trovare qualcosa di
nuovo. La mente è sempre alla ricerca affannosa di qualcosa di nuovo. Questo è
il suo modo di tenerti sempre legato al futuro, da qualche parte nel futuro.
Continua a farti sperare, ma non ti dà mai dei frutti – non può farlo. Può solo
creare nuove speranze, nuovi desideri.
UNA RAGNATELA DI DESIDERI
Proprio come le foglie crescono sull'albero, nella
mente crescono desideri e speranze. Volevi la casa nuova e ora la possiedi – e
dove è andato il piacere? È esistito solo per un momento, quando hai realizzato
il tuo sogno. Una volta raggiunta la meta, la tua mente ha perso interesse; ha
iniziato a tessere una nuova trama di desideri. Ha già iniziato a pensare ad
altre case, più grandi. Succede così per tutte le cose.
Il piacere ti relega in uno stato nevrotico –
irrequieto, sempre in agitazione: così tanti desideri e ogni desiderio
insaziabile, che fa di tutto per attirare l'attenzione. Rimani vittima di
questa folla di desideri insani – insani perché non sono realizzabili – e
continuano a trascinarti in direzioni opposte. Diventi una contraddizione. Un
desiderio ti porta a sinistra, l'altro a destra, e tu continui a nutrirli
entrambi simultaneamente. E così ti senti diviso... ti sentirai lacerato, ti
sentirai cadere a pezzi. Nessuno è responsabile. È la totale stupidità di
desiderare il piacere che crea questa situazione.
MILIONI, PROPRIO COME TE
È un fenomeno complesso. Non sei l'unico che cerca
il piacere: milioni di persone, proprio come te, stanno cercando lo stesso tipo
di piacere. Ecco perché c'è una grande lotta: competizione, violenza, guerra.
Tutti sono diventati nemici: l'uno contro l'altro perché cercano tutti la
stessa cosa, e non la possono avere; la lotta perciò dev'essere
totale. Devi rischiare tutto, per niente: perché quando vinci, non guadagni
nulla, e in questa lotta sprechi tutta la tua vita. Una vita che avrebbe potuto
essere una celebrazione diventa una lunga, estenuante e inutile sofferenza.
Quando sei così preso dal piacere, non puoi amare,
la persona che cerca il piacere usa l'altro come mezzo per arrivare al piacere.
Usare l'altro come un mezzo è uno degli atti più immorali possibili, perché
ogni essere è un fine in se stesso, non puoi utilizzare l'altro come un mezzo.
Ma se sei alla ricerca del piacere dovrai usare l'altro come mezzo. Diventerai
astuto, perché è davvero una lotta: se non sei furbo sarai ingannato e, prima
che gli altri ti imbroglino, dovrai tu imbrogliare loro. Machiavelli
ha suggerito, a chi cerca il piacere, che la migliore difesa è l'attacco. Non
aspettare mai che sia l'altro ad attaccarti: potrebbe essere troppo tardi.
Prima che l'altro ti attacchi, attaccalo tu! Questo è il miglior metodo di
difesa, ed è molto usato – che tu conosca Machiavelli
o meno.
FELICITÀ: LO PSICOLOGICO
La seconda parola da capire è felicità. La
felicità è psicologica, il piacere è fisiologico. La felicità è un pochino
meglio, un po' più raffinata, leggermente superiore, ma non così diversa dal
piacere. Si può dire che il piacere sia una specie minore di felicità e che la
felicità sia una forma superiore di piacere – le due facce della stessa
medaglia. Il piacere è un po' primitivo, animale; la felicità è un po' più
acculturata, un po' più umana – ma è lo stesso gioco, ripetuto nel mondo della
mente. Non sei più così interessato a sensazioni fisiologiche, sei molto più
interessato a sensazioni psicologiche. Ma in fondo non sono cose molto diverse,
ecco perché Buddha ha usato solo due di quelle
quattro parole.
GIOIA: LO SPIRITUALE
La terza parola è gioia; la gioia è spirituale. E
diversa, totalmente diversa dal piacere o dalla felicità. Non ha nulla a che
fare con `l'altro', è qualcosa di interiore. Non dipende dalle circostanze, è
tua. Non è una titillazione prodotta da qualcosa: è uno stato di pace, di
silenzio, uno stato meditativo. E spirituale.
BEATITUDINE: IL TRASCENDENTE
Ma Buddha non ha parlato
neppure della gioia, perché c'è ancora un'altra cosa che va al di là della
gioia. Lui la chiama beatitudine. La beatitudine è totale. Non è né fisiologica
né psicologica né spirituale. Non conosce divisione, è indivisibile. E totale,
in un senso, e trascendentale nell'altro. Buddha
parla soltanto di due parole. La prima è il piacere, che include la felicità.
La seconda è beatitudine, che include la gioia. Beatitudine significa che hai
raggiunto il punto più profondo del tuo essere. Appartiene alla profondità del
tuo essere, dove neppure l'ego esiste più, dove prevale solo il silenzio: tu
sei scomparso. Nella gioia tu esisti ancora un po', ma nella beatitudine tu non
ci sei più — l'ego si è dissolto, è uno stato di non essere. Il piacere è
momentaneo, esiste nel tempo — dura per un tempo limitato; la beatitudine è non
temporale, è fuori dal tempo. Il piacere inizia e termina, la beatitudine
continua per sempre. Il piacere va e viene, la beatitudine non viene e non va —
è già lì, nel punto più profondo del tuo essere. Il piacere deve essere carpito
all'altro: tu diventi o un mendicante o un ladro. La beatitudine ti rende
padrone.
LA BEATITUDINE: IL PUNTO PIÙ PROFONDO DEL TUO
ESSERE
La beatitudine non è qualcosa che inventi, ma che
scopri. La beatitudine è la tua natura più profonda. E lì dall'inizio: tu non
l'hai mai notata, l'hai data per scontata — tu non ti guardi mai dentro. Questa
è l'unica miseria dell'essere umano: continua a guardare all'esterno — cercando
e indagando. Non la puoi trovarla all'esterno perché non è lì.
La beatitudine è il punto più profondo del tuo essere.
Il piacere lo devi mendicare dagli altri, e
naturalmente diventi dipendente. La beatitudine ti rende il padrone. La
beatitudine non è qualcosa che accade, è già presente.
COME UN BAMBINO PICCOLO
Denaro, potere, prestigio – ti rendono astuto.
Cerca il piacere e perderai la tua innocenza, e perdere la tua innocenza è
perdere tutto. Gesù dice: "Sii come un bambino
piccolo, soltanto allora potrai entrare nel regno di dio". Ha ragione, ma
chi è alla ricerca del piacere non può essere innocente come un bambino. Deve
essere molto furbo, molto astuto, molto "politico" solo così può aver
successo in questa competizione da tagliagole che
esiste dappertutto. Ognuno è pronto a colpire chiunque altro... non vivi tra
amici. Il mondo non può essere amichevole fino a quando .non lasciamo cadere
questa idea di competitività.
FELICE A SPESE ALTRUI
Se sei felice a spese della felicità di qualcun
altro, sei imprigionato per sempre. Naturalmente... se sei felice alle spese
della felicità altrui, e questo è l'unico modo che hai per essere felice, non
c'è un altro modo. Se trovi una donna bellissima e in qualche modo riesci ad
averla, l'hai sottratta dalle braccia di qualcun altro. Noi facciamo il
possibile per far sembrare più bella tutta questa faccenda, ma è solo apparenza.
Ora l'altro, che in questa partita è stato sconfitto, è arrabbiato, pieno
d'ira. Attenderà l'occasione adatta per vendicarsi, e prima o poi troverà
l'opportunità. Qualsiasi cosa voi possediate al mondo lo possedete a spese di
qualcun altro, a spese del piacere di qualcun altro. Non c'è altro modo. Se tu
veramente vuoi non essere nemico di nessuno al mondo, devi lasciare cadere
l'intera idea della possessività. Usa tutto ciò che è
disponibile nel momento, ma non essere possessivo. Non provare a rivendicarlo
come tuo.
TUTTO APPARTIENE ALL'ESISTENZA
Veniamo con le mani vuote e ce ne andremo a mani
vuote, perciò che senso ha, nel frattempo, continuare a voler possedere tutte
queste cose? La felicità, il piacere, dipendono dallo sfruttamento: sono sempre
a spese di qualcun altro. Ti sei laureato al primo posto nel tuo corso
universitario – e tutte quelle migliaia di altri studenti che stavano lottando
per arrivare primi? E a loro spese che sei arrivato primo. La mente può
continuare a lungo in questo gioco, se tu non raggiungi una profonda
comprensione, se non sei davvero intelligente.
Una cosa da ricordare è: non tentare mai di essere
felice a spese della felicità di qualcun altro. È orribile, inumano. Questa è
violenza nel vero senso della parola. Se diventi un santo semplicemente
condannando gli altri come peccatori, la tua santità sarà solo un gioco
dell'ego.
Se dipendi da qualcuno per la tua felicità
diventerai uno schiavo. Stai diventando dipendente, stai creando una prigionia.
Tu dipendi da così tante persone... che diventano, in maniera quasi
impercettibile, i tuoi padroni e, a loro volta, ti sfruttano. Ricorda che è un
mutuo accordo: lo sfruttamento non è mai a senso unico. Il marito crede di
essere il padrone, e la moglie sorride, perché lei sa come stanno le cose.
Ognuno a modo suo prova a essere il padrone
dell'altro. E' proprio una situazione strana: tutti quanti in un certo senso
sono divenuti padroni degli altri, e contemporaneamente schiavi degli altri. E
una situazione che ti lega mani e piedi. Siamo tutti interdipendenti; siamo sia
carcerieri che prigionieri.
TRATTO
DA: Osho, Dhammapada: The Way of the Buddha, Vol. 8 # 5
Ma dov'è che
stai cercando?
Una sera Rabiya sembrava
cercare qualcosa sulla strada davanti alla sua capanna. Il sole stava calando,
e si stava facendo sempre più buio. Si era formata una piccola folla.
All'anziana donna — una famosa mistica sufi — venne
chiesto: "Cosa stai facendo? Cos'hai perso? Che cosa stai cercando?".
"Ho perso il mio ago", rispose la donna. Le dissero: "Ora il
sole sta per tramontare e ti sarà difficile trovare l'ago, noi però ti
aiuteremo. Dov'è caduto esattamente? — poiché la strada è larga e l'ago è così
piccolo. Se conosciamo il posto esatto, sarà più facile trovarlo".
Rabiya disse: "Se evitaste
questa domanda, sarebbe meglio — perché a dire il vero non è caduto sulla
strada! Mi è caduto in casa". Tutti si misero a ridere:
"Abbiamo sempre pensato che sei un po' matta!
Se l'ago è caduto in casa, perché lo stai cercando per strada?".
Rabiya rispose: "Per un
motivo semplice e logico, in casa non c'è luce e fuori c'è ancora un po' di
luce".
Tutti risero di nuovo e fecero per andarsene.
Rabiya li richiamò e disse:
"Ascoltate! Ma è proprio quello che fate tutti. Io non facevo che seguire
il vostro esempio. Andate cercando la beatitudine nel mondo esterno senza prima
porvi la domanda fondamentale: dove l'avete persa? E io vi dico che l'avete
persa dentro di voi. La cercate fuori, per il motivo semplice e logico che i
sensi si aprono verso l'esterno — c'è un po' più di luce. Gli occhi guardano
fuori, le orecchie percepiscono i suoni esterni, le mani toccano la realtà
esterna, è per questo motivo che cercate fuori. Ciò nondimeno, vi assicuro, non
l'avete persa fuori — e ve lo dico con l'autorità della mia esperienza. Anch'io
sono andata cercandola fuori per moltissime vite, e il giorno in cui ho
guardato dentro sono rimasta stupefatta. Non c'era alcun bisogno di cercare in
lungo e in largo, è sempre stata lì".
TRATTO
DA: Osho, Dhammapada: The Way of the Buddha vol. 8, # 5
Il sole è
nuovo ogni giorno
La giovinezza è una qualità dell'essere
Questa è una delle massime più profonde di
Eraclito.
Il sole è nuovo ogni giorno. La fame è nuova ogni
giorno L'amore è nuovo ogni giorno. La vita è nuova ogni giorno.
Dire “ogni giorno” non è esatto: ogni movimento,
ogni gesto, ogni momento, ogni cosa è nuova. Da dove viene allora il vecchio?
Perché ti annoi? Se ogni cosa è nuova è non puoi entrare nello stesso fiume, e
se non puoi rivedere la stessa alba; se ogni cosa è così nuova è fresca, perché
dunque ti annoi e muori? Perché non vivi in funzione dell'armonia interiore.
Vivi in funzione della mente. La mente è vecchia.
Ogni sole è nuovo, ogni mattino è nuovo, ogni fame
è nuova, ogni sazietà: ma la mente è vecchia.
La mente coincide col passato, la mente è memoria
accumulata. E se guardi attraverso la mente, questa porta con sé vecchiaia e
morte per tutte le cose: ogni cosa sembra polverosa, sporca, tutto a causa
della mente. Metti da parte la mente, metti da parte i ricordi! Se riesci a
mettere da parte i ricordi, tua moglie è nuova ogni giorno, perché è solo a
causa dei ricordi che tu pensi di aver vissuto con questa donna trent'anni e di conoscerla bene. Chi può conoscere mai
nulla. Rimaniamo estranei, eternamente estranei. Come puoi conoscere una
persona? Si può conoscere una cosa, non una persona, perché una cosa può essere
esaurita. Come puoi conoscere una persona? Una persona è libertà. Cambia in
ogni momento. Se non puoi entrare due volte nello stesso fiume, come puoi incontrare
di nuovo la stessa persona? Se persino i fiumi sono così mutevoli... la
consapevolezza, il fiume della consapevolezza non può essere vecchio. Se metti
da parte la mente, se non guardi con gli occhi vecchi, tua moglie è nuova, ogni
gesto è nuovo. In questo caso esiste una costante, una continua eccitazione
nella tua vita, una continua vivacità.
Oggi avrai fame, è nuova. E oggi, quando mangi,
questo cibo è nuovo, perché nulla può essere vecchio nell'esistenza.
L'esistenza non ha passato. Il passato fa parte della mente. L'esistenza è
sempre nel presente, nuova, fresca, sempre in movimento, una forza dinamica, un
movimento dialettico, scorre come un fiume. Se avrai questa intuizione, non
sarai mai annoiato. E la noia è la malattia più grave: uccide in profondità, è
un lento avvelenamento. A poco a poco sei così annoiato che diventi un peso
morto che grava su te stesso. Allora la poesia della vita scompare. A questo
punto non fioriscono i fiori e non cantano gli uccelli. A questo punto sei già
sepolto, sei già nella tomba.
Si dice che la gente muore a trent'anni
e sia sepolta verso i settanta. Anche trent'anni
sembrano troppi, questo proverbio deve risalire ai tempi antichi... ora non è
così: ora la gente muore a vent'anni circa. Anche
questa età pare troppo remota. Molti giovani, giovanissimi, di diciott'anni, venti, vengono a dirmi: "Siamo
annoiati". Sono già invecchiati. Li avete istruiti, avete già condizionato
la loro mente. Stanno già morendo. Muoiono ancor prima di essere giovani.
Ricorda, la giovinezza è una qualità dell'essere.
Se sei in grado di guardare il mondo senza mente, resterai giovane per sempre.
Anche nella morte sarai giovane, emozionato, proprio perché la morte si sta
avvicinando; sei eccitatissimo: una grande avventura, un culmine, una porta si
apre ora sull'infinito.
Mai nulla è uguale a se stesso. Ogni cosa continua
a cambiare. Solo la mente è vecchia e morta. Essere capaci di guardare la vita
senza mente, questo è meditazione.
TRATTO DA: Osho, L'armonia nascosta, discorsi sui frammenti di Eraclito, Ed ECIG
LIBERATI DAL
PASSATO
Guardati dentro, per capire a fondo quanto
l'eredità del passato ti stia limitando
Qual è il legame che ti unisce al passato, e
perché continui a portartelo dietro? È solo un'abitudine, perché sin dall'infanzia
ti hanno insegnato a condividere certe idee, opinioni... religioni? Ricevi da
queste un qualche nutrimento? O, al contrario, ti stanno solo succhiando il
sangue? Devi guardare dentro te stesso per ogni cosa — politica, sociale o
religiosa — che ti porti dal passato, che ti è stata imposta tramite
l'educazione e gli altri strumenti della società. Devi vedere per quale ragione
continui ad aggrapparti al passato.
La mia esperienza è che nessuno ne viene nutrito,
per cui non c'è alcun motivo di restarvi aggrappato.
Praticamente tutti vengono risucchiati
dall'antico, il morto, il passato: non ti lascia essere giovane, fresco, attuale...
ti tiene costantemente indietro, non è tuo amico. Semplicemente non gli hai mai
dato un'occhiata, e non ti sei accorto di avere dentro di te nemici e
parassiti. E questo solo perché sono una vecchia abitudine: per quanto tu possa
ricordare è sempre stato così, questi nemici sono sempre esistiti — da sempre
sei un cristiano, un indù o un musulmano. E solo questione di abitudini. Devi
vedere esattamente quali tradizioni ed eredità del passato ti stanno
influenzando. Devi essere molto preciso, e le cose diventeranno semplicissime.
Se riesci a vedere che ti porti dentro dei parassiti, che nutri i nemici che
stanno distruggendo la tua vita, la tua giovinezza, la tua freschezza – che ti
stanno uccidendo prima della tua morte – solo a causa di vecchie abitudini, non
ci vorrà un grande sforzo per staccarsene. Li lascerai semplicemente cadere.
Quando ti accorgerai che stai portando dentro del
veleno, qualcosa di distruttivo che ti leva tutto nella vita – e non perché lo
dico io, lo devi vedere con i tuoi occhi – allora è facilissimo liberarsi del
passato. E quando te ne sei staccato, hai un immenso potenziale di crescita.
Improvvisamente sei fresco e giovane, libero da pesi, parassiti e carichi
inutili... non erano altro che spazzatura. Ma li portavi perché anche i tuoi
genitori, i tuoi nonni, tutti li hanno portati. Si tratta semplicemente di
vedere cosa ti sta facendo il passato: è un amico o un nemico? Ti basta
comprenderlo.
È una delle cose fondamentali... liberarsi
completamente dal passato, esserne completamente staccati. A quel punto sarai
semplice e leggero, perché non esisterà più alcun peso. E sarai sano di mente,
o meglio nell'anima, in precedenza svuotata fino a renderla esangue... ecco
perché non ne avevi mai avuto esperienza.
Sentirai nuovo sangue e nuova vita scorrere nelle
tue vene. E poiché ora sei staccato dal passato, non hai ricordi psicologici.
Se vuoi ricordare qualcosa lo puoi fare, ma i ricordi non hanno più alcun
potere su di te, per cui andranno richiamati alla memoria.
Adesso non esistono ricordi, legami con il
passato. Possiedi solo il presente e un vasto futuro. Naturalmente nel futuro
non puoi fare nulla, ma puoi fare quello che vuoi nel presente. E le cose si
svilupperanno da sé: man mano che il futuro si trasformerà nel presente, la tua
evoluzione, le tue azioni, la tua intelligenza e la tua creatività – tutto ciò
a cui stai lavorando – continueranno a crescere.
E il piacere della crescita è immenso. Essere
bloccati da qualche parte è una delle sensazioni più orribili.
Quindi, quando ti accorgi di qualcosa, non essere
indeciso; agisci secondo la tua intuizione. La vita è semplice e meravigliosa,
dobbiamo solo essere chiari su ciò che va abbandonato e ciò che va fatto: cioè
quello che senti, non ciò che Gesù, Buddha o qualcun altro hanno detto.
Quello che senti di fare, fallo. Assumiti l'intera
responsabilità delle tue azioni. E non c'è nulla di difficile in ciò. Sarai
scollegato con il passato e ti trasformerai nell'uomo nuovo.
Tutti hanno la possibilità di diventare l'uomo
nuovo o di restare il vecchio. Ci vuole solo una chiara intuizione, e in
seguito agire di conseguenza. E necessario avere perlomeno questo coraggio, che
non è poi così tanto.
TRATTO
DA: Osho, Light on the Path # 28
Il Mondo sei
tu
Effetto serra, deficit
d’acqua, sovrappopolazione, dilapidazione delle risorse … … ma io cosa ci posso
fare ?
Proprio come
uno specchio del malessere esistenziale dell’essere umano, possiamo vedere – tutt’intorno a noi – le condizioni ormai disperate in cui
abbiamo ridotto questo pianeta.
Della ‘fine
del mondo’, fino a qualche tempo fa cavallo di
battaglia di sette millenariste – che ne indicavano persino la data esatta! –
ne stanno parlando ora ‘tranquillamente’ gli scienziati denunciando una
situazione – a livello di inquinamento e dei problemi di salute che ne
derivano, di risorse alimentari, idriche ed energetiche – che, già difficile
ora, arriverà presto a essere insostenibile se molte tendenze del nostro
sviluppo non saranno corrette… certo, ma come? e soprattutto quando?
La
situazione è oltremodo complessa e i vertici dei potenti, come l’ultimo di
Johannesburg e anche il precedente di Rio, finiscono spesso con un nulla di
fatto: belle enunciazioni (‘dimezzare il numero dei poveri...’
‘dimezzare
entro il 2015 il numero di persone che non ha accesso ad acqua pulita’ ) che fanno la loro bella figura sulle pagine dei
giornali fino a quando, alla scadenza dei progetti, ci si accorge che nei fatti
è cambiato poco o nulla.
Che l’unica
azione efficace nasce dal prendersi, in ogni momento e in ogni scelta, le
proprie responsabilità individuali è una consapevolezza che si sta facendo
vieppiù strada.
La visione
di Osho ci porta addirittura oltre, indicando che non possiamo più affidarci
all’evoluzione naturale, che ci ha portato avanti per tutto questo tempo: per
l’essere umano è necessario ora – e non c’è tempo da perdere – un balzo
quantico di consapevolezza, un cambiamento totale di direzione, addirittura di
dimensione.Proprio come uno specchio del malessere
esistenziale dell’essere umano, possiamo vedere – tutt’intorno
a noi – le c
Se vuoi cambiare il mondo
non cominciare col cambiare il mondo, quella è la strada sbagliata che
l’umanità ha seguito fino a ora.
Cambia la società, cambia la struttura economica.
Cambia questo, cambia quello. Ma non cambia l’individuo. Ecco perché tutte le
rivoluzioni hanno fallito. Solo una può avere successo, una che non è mai stata
tentata finora, la rivoluzione dell’individuo.
Cambia te stesso.
Stai attento a non contribuire con nulla che possa
fare del mondo un inferno. E ricorda di dare al mondo qualcosa che lo renda un
paradiso.
Questo è il segreto dell’uomo religioso. E se ogni
individuo comincia a farlo, ci sarà una rivoluzione senza spargimento di
sangue.
C’è un episodio nella vita di Akbar.
Nel suo palazzo imperiale aveva fatto costruire una bellissima vasca di marmo –
voleva portarci dei cigni da Mansarovar,
dall’Himalaia; decise che invece di acqua avrebbe dovuto essere riempita di
latte: apparteneva ad un imperatore! Ogni abitante della capitale fu informato
che la mattina seguente – presto, prima del sorgere del sole – doveva portare
un secchio di latte, uno solo da ogni casa.
Birbal disse ad Akbar: “Non capisci per niente la mente umana. La vasca
sarà piena solo d’acqua”.
Lui rispose: “Che sciocchezza… È un mio ordine!”.
Birbal disse: “Un tuo ordine, o
l’ordine di chiunque altro… io capisco la mente umana”.
Akbar disse: “Aspettiamo,
domani mattina si vedrà chi ha ragione”.
E il mattino seguente andarono entrambi in
giardino… e la vasca era piena di acqua.
Akbar disse: “Strano. Come è
potuto succedere? Prendi alcune persone dalla strada, chiunque trovi, e chiedi
come è successo.” E le persone vennero minacciate: se dicevano una bugia la
loro vita sarebbe stata in pericolo, se dicevano la verità sarebbero stati
rimessi in libertà.
Allora dissero: “La verità è che abbiamo pensato
che tutti, nella capitale, avrebbero portato un secchio di latte. Un secchio
d’acqua sarebbe passato completamente inosservato, nessuno l’avrebbe mai
saputo. Ma adesso vedo che la vasca è piena d’acqua: sembra che tutti abbiano
avuto la stessa idea, l’intera capitale! Nemmeno uno si è comportato in modo
diverso.”
La mente umana funziona allo stesso modo per
tutti.
Se il mondo è una tale tragedia, sono le nostre
menti umane che la creano; contribuiamo col nostro secchio di miseria. Nessuna
rivoluzione può avere successo a meno che gli esseri umani non capiscano la
mente umana e comincino a comportarsi in modo diverso, senza sperare che: “Il
mio secchio di acqua non verrà notato per niente”. Se tutti capiscono che
questa idea verrà a ogni mente umana e decidono che: “Almeno io porterò un
secchio di latte. Non devo comportarmi in modo così inconscio come fanno tutti
gli altri esseri umani...”.
È possibile avere la vasca piena di latte. ‘Tu sei
il mondo’ significa semplicemente che, comunque sia,
non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità.
tratto da: Osho, Sermons in Stones # 2
Siamo a un
punto di svolta!
SVILUPPO ED EVOLUZIONE
L’evoluzione è inconscia. Non richiede alcuna volontà,
alcuno sforzo consapevole, è semplicemente naturale. Ma una volta formatasi la
consapevolezza, allora è tutta un’altra storia. Una volta che la consapevolezza
esiste, l’evoluzione si ferma. L’evoluzione arriva solo fino alla
consapevolezza. Il compito dell’evoluzione è creare la consapevolezza. Poi
l’intera responsabilità ricade sulla consapevolezza stessa. È una cosa che va
compresa in molti modi.
L’uomo attualmente non si
sta evolvendo. Da lungo tempo l’uomo non si sta evolvendo. L’evoluzione si è
fermata per quanto riguarda l’uomo. Il corpo è giunto al suo apice, il corpo
umano non si è più evoluto da lungo tempo. Le ossa e i corpi umani più antichi
che sono stati ritrovati non sono fondamentalmente diversi dai nostri corpi;
non ci sono differenze sostanziali. Se un corpo umano risalente a mille anni fa
potesse essere riportato in vita e messo in forma, sarebbe esattamente come il
tuo, non ci sarebbe alcuna differenza.
Il corpo umano ha smesso
di evolversi. Quando si è fermato? Nel momento in cui la consapevolezza ha
fatto la sua comparsa, il lavoro dell’evoluzione è finito. Ora tocca a te evolverti. Quindi l’uomo rimane
statico, non si evolve, a meno che non si metta all’opera personalmente. Ora,
tutto ciò che verrà dopo l’uomo sarà consapevole. Tutto ciò che si trova prima
dell’uomo è inconsapevole. Con l’uomo è emerso un fattore nuovo: il fattore
della consapevolezza, il fattore della presenza consapevole. Con questo
fattore, il compito dell’evoluzione è
concluso. L’evoluzione esiste per creare una situazione in cui possa
evolversi la consapevolezza. Una volta che la consapevolezza si è formata,
tutte le responsabilità ricadono sulla consapevolezza. L’uomo pertanto non si
evolverà più in maniera naturale. Non ci sarà alcuna evoluzione.
La consapevolezza è
l’apice dell’evoluzione, l’ultimo stadio. Ma non è l’ultimo stadio della vita.
La consapevolezza è l’ultimo stadio dell’evoluzione, dell’intero retaggio
animale. È l’ultimo stadio – il climax, il culmine – ma per una crescita ulteriore deve rappresentare il primo passo. E quando dico che l’evoluzione
si è fermata, intendo sostenere che ora è necessario uno sforzo interiore. Ora,
se non fai nulla, non ti evolverai. La natura ti ha portato a un livello che è
l’ultimo della crescita inconsapevole. Ora sei consapevole, ora sai. Quando
sai, diventi responsabile.
Un bambino non è
responsabile dei suoi atti, ma un adulto lo è. Con la consapevolezza, con la
facoltà di sapere, tu diventi responsabile di te stesso.
Sartre ha detto da qualche parte
che la responsabilità è un fardello solo umano. Nessun animale è responsabile.
L’evoluzione è responsabile per tutto ciò che riguarda l’animale. L’animale non
è responsabile di nulla, l’uomo è responsabile. Quindi qualunque cosa farai,
sarà ora responsabilità tua. Se vuoi creare un inferno e andarci a vivere, è
una tua scelta. Se vuoi evolverti, se vuoi crescere e creare uno stato di
beatitudine, è una scelta tua.
Gli esistenzialisti hanno
fatto una distinzione molto sottile – e bellissima – che è anche colma di
significato. Dicono che per gli animali l’essenza viene prima e l’esistenza è
una crescita successiva. Cerca di capire, anche se è difficile: dicono che per
gli animali, per gli alberi, l’essenza è primaria e l’esistenza segue. C’è un
seme: il seme, in essenza, è l’albero. L’essenza è presente, e l’esistenza
seguirà. La parte essenziale esiste già, e di sicuro si manifesterà, si
esprimerà. L’albero seguirà! L’albero non sarà una cosa nuova. In un certo
senso era già lì. Quindi, in realtà, il seme non ha libertà: l’albero esiste
dentro di lui. E anche l’albero è privo di libertà: è predestinato dal seme. È
questo che si intende affermando che, prima dell’uomo, l’essere essenziale è
primario e l’esistenza segue.
Con l’uomo, l’intera
faccenda è esattamente l’opposto: l’esistenza viene prima e l’essenza segue. Tu
non sei nato con un futuro prefissato, te lo devi creare. Sei nato, quindi hai
l’esistenza – semplice esistenza priva di essenza. Sarai tu a creare l’essenza.
L’uomo crea dunque se stesso. Un albero è creato dalla natura, l’uomo invece
crea se stesso.
L’uomo nasce come semplice
esistenza priva di essenza. Qualunque cosa faccia dopo creerà l’essenza.
Saranno le tue azioni a crearti, e la libertà è multidimensionale.
Un uomo può diventare qualunque cosa o non diventare nulla. Può rimanere
un’esistenza priva di essenza, può rimanere un corpo privo di anima. L’anima,
in un certo senso, deve essere creata.
Gurdjieff era solito dire che non
abbiamo l’anima, che siamo senza anima. Finché non la crei, come fai ad averla?
Sembra in contraddizione con tutti gli insegnamenti religiosi, ma non lo è.
Quando la religione dice che ogni individuo ha un’anima, vuole semplicemente
dire che ognuno può avere un’anima. È una potenzialità. Puoi crescere e
diventare un’anima. Se avessi già un’anima, non ci sarebbe alcuna differenza
tra te e un seme. E se ti evolvessi come un seme che diventa un albero, se
crescessi, allo stesso modo del seme, e diventassi un uomo, allora non ci
sarebbe alcuna differenza tra l’uomo e tutto ciò che esiste sotto di lui.
L’uomo è libertà: libertà
di essere. Può essere tante cose, può essere qualunque cosa. Ma può accadere
che rimanga solo una potenzialità, senza diventare nulla. Questo crea
inquietudine e crea paura.
Kierkegaard ha formulato il concetto di
‘terrore’. Dice che l’uomo vive nel terrore. Cos’è questo terrore, questa
paura? La paura è questa: tu sei semplicemente una potenzialità e nulla di più.
Hai soltanto esistenza, non essenza. Puoi crearla, ma puoi anche non farlo. La
responsabilità è tua. È una situazione terrificante. Nulla è certo, l’uomo è
insicuro. In ogni momento si aprono molte vie, e tu devi muoverti in qualche modo,
andare da qualche parte, senza sapere dove stai andando, senza sapere quale
sarà il risultato, senza sapere cosa accadrà domani.
Il tuo
domani non si evolverà automaticamente dal tuo oggi, il domani del seme,
invece, si evolve in maniera automatica dal suo oggi. La morte di un animale
sarà il risultato automatico della sua vita, ma questo non vale per te: la
differenza è qui. La tua morte sarà una tua conquista, tu ne sarai
responsabile.
Con la
comparsa della consapevolezza, tu sei responsabile di tutto, non importa cosa.
Si tratta di un pesante fardello, di un’angoscia profonda. Fa paura. Sei
sospeso sopra un abisso. È questo che intendo quando dico che l’uomo ora ha
bisogno di uno sforzo consapevole. Essere un uomo significa entrare nel campo
dell’evoluzione consapevole. Milioni e milioni di anni hanno condotto alla tua
creazione, ora però la natura non ti sarà di alcun aiuto. Questo è il punto
massimo dell’evoluzione naturale. Ora la natura non può fare nulla per te. Ha
già fatto tutto quello che poteva. Per questo è inevitabile che in ogni momento
ci sia una profonda tensione interiore.
L’uomo è in
tensione. È naturale ed è buono. Cerca di non dimenticarlo: usalo! Puoi cercare
di dimenticarlo, e così perdere un’opportunità. Ogni sforzo per dimenticare il
tuo stato mentale di tensione è sbagliato, pericoloso. Stai ricadendo indietro.
Usa questa tensione interiore per crescere, per progredire. Ora non puoi
evolverti ulteriormente nel corpo. Il corpo è arrivato a un punto morto, a un cul-de-sac. Non c’è evoluzione ulteriore.
Il corpo si
muove sul piano orizzontale. È simile a un aeroplano che corre sulla terra,
lungo una pista, per decollare. C’è un momento in cui il movimento orizzontale
si interrompe. Deve correre per tre o quattro chilometri giusto per generare
energia. Poi arriva un momento in cui nessun movimento orizzontale può essere
d’aiuto. E se l’aeroplano continua a rimanere sulla terra, non è un aeroplano,
si comporta come un’automobile. Quando ha raccolto la quantità di moto
necessaria, l’aeroplano lascia la terra e fa un salto verticale.
Questo è
accaduto con l’uomo. Fino all’uomo, l’evoluzione ha continuato a correre sulla
terra, per così dire. Ora con l’uomo ha raggiunto la velocità per cui un
movimento verticale verso l’alto è l’unico movimento possibile. Se a questo
punto osservi e pensi: “Dobbiamo continuare a correre sulla terra, perché lo
stiamo facendo da milioni di anni”, vai completamente fuori strada – perché
tutto questo correre aveva il solo scopo di portare a questo momento in cui puoi
decollare.
Gli animali
stanno correndo verso l’uomo, gli alberi stanno correndo verso gli animali, la
materia inerte sta correndo verso gli alberi – tutto, su questa terra, sta
correndo verso l’uomo. Quindi verso cosa può correre l’uomo? L’uomo è il centro.
Tutto si sviluppa verso l’uomo. Orizzontalmente per l’uomo non è possibile
alcun movimento. E se prosegui sul piano orizzontale, allora la tua non sarà
una vita realmente umana. La tua vita sarà un insieme di strati che non sono
umani.
A volte ti
comporterai come un animale. Se continui sul piano orizzontale, a volte sarai
solo un vegetale e a volte solo materia inerte, mai un uomo. Quindi scruta in
profondità nella tua vita. Non hai fatto lo scarto in verticale. Cosa stai
facendo, allora? Se pensi a ogni tua azione particolare, potrai vedere che
un’azione appartiene al mondo animale, un’altra appartiene al regno vegetale,
ecc. Considera le tue attività, la tua vita, e riuscirai a vedere che qualcosa
è solo materia inerte, e qualcosa
assomiglia solo a una crescita vegetale e qualcos’altro è semplicemente
animale. Dov’è l’uomo?
Con la
spinta verticale, l’uomo fa la sua entrata nell’esistenza – e questo dipende da
te. L’evoluzione consapevole è ora l’unica evoluzione. Ecco perché la
religiosità diventa ogni giorno più significativa. Ogni giorno, ogni momento,
la religiosità diventa sempre più importante, perché dal punto di vista della
scienza non sembra esserci alcuna possibilità di movimento. Naturalmente sul
piano orizzontale non c’è movimento. Non puoi spingerti oltre, tutto si è
fermato. Quindi la scienza prosegue facendo delle aggiunte ai tuoi sensi.
Gli occhi
si sono fermati, quindi puoi usare degli strumenti per vedere. Il cervello si è
fermato, e quindi ora puoi usare i computer. Le gambe si sono fermate, e quindi
puoi usare le automobili. La scienza non fa che creare strumenti supplementari
a una crescita che si è arrestata.
L’uomo non
sta crescendo, stanno crescendo solo gli strumenti. Naturalmente ogni strumento
accresce il tuo potere, ma non c’è crescita attraverso di lui. Anzi, accade
proprio il contrario. Le automobili hanno prodotto una velocità molto maggiore,
ma hanno distrutto le gambe. È un peccato, ma è quello che accadrà: se i
computer sostituiranno la mente umana – e lo faranno, perché la mente dell’uomo
non è efficiente come un computer – saranno di grande aiuto, ma finiranno con
il distruggere la mente umana, perché tutto quello che non viene usato va in
rovina.
La scienza
attualmente sembra quindi non fare altro che creare una falsa nozione di
evoluzione. Se andiamo nel passato, allora la velocità massima raggiungibile
era quella del cavallo, 40 chilometri all’ora. Ora abbiamo toccato i 40.000
chilometri all’ora. La velocità si è evoluta: da 40 a 40.000 chilometri
all’ora. Non l’uomo, ma la velocità si è evoluta – non l’uomo! Anzi, l’uomo è
regredito, perché l’uomo che va a cavallo è un individuo più forte di quello che vola su un aeroplano. La velocità si è
sviluppata, si è evoluta, ma l’uomo è regredito.
Un gruppo
di scienziati pensa che l’uomo sia in una fase di regressione, non di
evoluzione. Potrebbe esserlo, poiché la vita non può mai rimanere statica. Se
non ti evolvi, regredisci. Nella vita non c’è un momento di stasi, non si può
rimanere fermi in un punto. Non puoi dire: “Non sto crescendo, quindi rimarrò
quello che sono, conserverò lo status quo”. Non puoi conservarlo! O vai avanti
o torni indietro. Questo gruppo di scienziati pensa che l’uomo stia regredendo
di giorno in giorno, che ci sia una ‘infantilizzazione’.
L’uomo si comporta in modo più simile a un bambino che a un adulto – in ogni
angolo del globo.
Se
osserviamo, molte cose ci appariranno ovvie e chiare. In passato era sempre
l’anziano, l’uomo maturo, che aveva il ruolo predominante nella società, invece
la nostra società è la sola, nella storia del mondo, in cui i figli hanno
assunto il ruolo predominante. Dominano tutto: nuove tendenze, mode, ogni cosa.
Sono loro i modelli. Qualunque cosa facciano, diventa religione, qualunque cosa
facciano diventa politica, qualunque cosa facciano crea una tendenza globale.
In passato,
una persona di trent’anni si comportava in modo
maturo. Ora non è così. Anche una persona di trent’anni
si comporta in modo infantile, immaturo – con gli stessi capricci, gli stessi
atteggiamenti puerili. Quali sono questi atteggiamenti puerili? Un bambino
pensa di essere il centro del mondo e che ogni suo desiderio debba essere
esaudito immediatamente. Viene esaudito. Quando ha fame gli viene dato il
latte, quando piange diventa il centro dell’attenzione. L’intera famiglia ruota
attorno a lui.
Deve essere
sostenuto e aiutato da tutti, senza dare nulla in cambio. Non deve dare amore:
deve solo chiedere. Naturalmente non ci possiamo aspettare che un bambino ami
per forza. Lui chiede, e chiede tutto, e se la sua richiesta non viene
esaudita, diventa violento e furioso. E allora si mette contro il mondo intero,
e spacca tutto. È quello che è accaduto con ogni individuo. È sempre stato così
con i bambini, ora invece è così con tutti. Le nostre cosiddette rivoluzioni
non sono che tentativi infantili. Le nostre cosiddette ribellioni non sono
altro che l’espressione di questo sentirsi al centro delle cose. Ogni desiderio
dev’essere esaudito immediatamente, e se non è
esaudito, il mondo intero sarà distrutto. E se ci pensi sopra, non si tratta
solo degli studenti e dei giovani, ragazzi e ragazze: se osservi l’uomo moderno
– anche un padre o una madre – noterai che si comporta in modo infantile.
Osserva i nostri politici: si comportano come bambini, senza alcuna maturità.
Cosa è
successo? In realtà, la crescita dell’uomo si è interrotta: la crescita
evoluzionistica si è interrotta. E ora abbiamo solo un surrogato di questa
crescita: l’accumulazione scientifica. L’uomo si è fermato, le cose crescono.
Le case diventano sempre più grandi, e tu rimani lo stesso. Le ricchezze
crescono, e questa loro crescita ti fa pensare che tu stai crescendo. Il sapere
cresce, le informazioni aumentano, e per questo pensi di star crescendo.
Naturalmente,
è ovvio, Buddha sa meno di te, ma questo non
significa che sia cresciuto meno. Gesù sa meno di te.
Era solo il figlio di un falegname – ignorante, privo di informazioni sul
mondo, eppure tu non sei più evoluto di lui. Maometto non sapeva né leggere né
scrivere, e Kabir era una nullità – nondimeno erano
più evoluti. Ma allora l’evoluzione è qualcos’altro: un’evoluzione della
consapevolezza, non solo della materia.
Puoi
sostituire l’avere con l’essere. L’essere è una diversa dimensione di crescita,
una crescita verticale; l’avere è orizzontale. Le cose non fanno che crescere: sempre più informazioni, sempre
più conoscenze, sempre più ricchezze, sempre più diplomi, sempre più onori. Ma
questa è accumulazione, è orizzontale. Non c’è scarto verticale. Tu rimani lo
stesso. E tu non puoi davvero rimanere lo stesso, perché, se non cresci, inizi
a comportarti in maniera infantile: regredisci. Questo è uno dei maggiori
problemi a cui si trova di fronte l’umanità oggi.
La scienza
può offrire solo cose. Può darci lune e pianeti, può darci l’intero universo.
La religiosità può darti solo una cosa: un movimento verso l’alto, una crescita
verticale, una metodologia consapevole per sviluppare l’essere. I tuoi averi
non hanno alcuna importanza. Sono totalmente irrilevanti per quanto riguarda la
crescita. L’unica cosa significativa è quello che sei, e questa crescita
dell’essere è una responsabilità, perché è una libertà. Ora non ci sono forze
evoluzionistiche che ti obbligano a crescere: sei libero. L’evoluzione non ti
sta spingendo. Spinge gli animali, spinge gli alberi, spinge ogni cosa, a
eccezione dell’uomo. L’evoluzione spinge con forza affinché ogni cosa cresca.
Ma con l’uomo ha finito. Ora sei diventato consapevole, e puoi fare quello che
vuoi.
Sartre dice che l’uomo è
condannato a essere libero – ‘condannato’ a essere libero! La natura intera è
rilassata perché non c’è libertà. La libertà è un grande peso, per questo non
amiamo la libertà. In qualunque modo ne parli, nessuno ama la libertà, tutti
hanno paura della libertà. La libertà è pericolosa. In natura non esiste
libertà, per questo c’è un silenzio così vasto. Non puoi dire a un cane: “Sei
un cane imperfetto”. Ogni cane è perfetto. Ogni cane è perfetto, perché un cane
non è libero di essere. È spinto dall’evoluzione. È prefabbricato, non si è
creato da solo.
Una rosa è
una rosa. Per quanto bella, non è libera, è solo una schiava. Osserva la rosa:
è bella, ma è una schiava – spinta dalla natura. Non ha la libertà di fiorire o
non fiorire. Non ci sono problemi, non ha scelta: un fiore deve fiorire. Il
fiore non può dire: “Non mi piace fiorire…”.
Per questo
la natura è così silenziosa: è succube. Non può errare, non può far qualcosa di
sbagliato. E se non puoi sbagliare, se fai tutto giusto, e se questo ‘giusto’
non dipende da te, allora sei solo spinto da forze esterne a te.
La natura è
in uno stato di profonda schiavitù. Con l’uomo, per la prima volta, entra in
gioco la libertà. L’uomo ha la libertà di essere o non essere. E allora c’è
angoscia, timore riguardo alla possibilità di farcela, alla possibilità di
essere o non essere, paura di quello che accadrà. C’è un tremore profondo. Ogni
momento è un attimo di sospensione. Non c’è nulla di fisso o certo, nulla, con
l’uomo, è scontato: tutto è imprevedibile.
Parliamo di libertà, ma a nessuno piace la libertà. Quindi continuiamo
a parlare di libertà, ma a creare forme di schiavitù. Ogni nostra singola
libertà è solo un cambiamento di catene. Continuiamo a passare da una forma di
schiavitù a un’altra, da un vincolo a un altro. A nessuno piace la libertà,
perché la libertà fa paura. A quel punto tocca a te decidere e scegliere.
Invece, chiediamo a qualcun altro o a qualcos’altro di dirci cosa fare: la
società, il guru, i testi sacri, la tradizione, i genitori. Qualcun altro
dovrebbe dirci cosa fare, qualcuno dovrebbe mostrarci il cammino, allora
potremmo seguirlo – da soli invece non riusciamo a muoverci. C’è libertà e c’è
paura.
È questo il
motivo dell’esistenza di tante religioni – non perché ci sono stati Gesù, Buddha, Krishna…
Esistono a causa di una paura della libertà profondamente radicata. Non puoi
essere un uomo e basta. Devi essere un indù, o un musulmano o un cristiano. Per
il solo fatto di essere cristiano, perdi la libertà, con l’essere un indù non
sei più un uomo – perché ora dici: “Seguirò la tradizione. Non mi avventurerò
nell’ignoto, nell’incerto. Mi muoverò lungo un cammino ben tracciato. Mi
muoverò dietro a qualcuno, non mi muoverò da solo. Sono un indù, mi muoverò con
una folla, non mi muoverò come individuo. Se mi muovessi come individuo, da solo,
ci sarebbe libertà. E allora in ogni singolo
istante dovrei decidere, in ogni istante dovrei dare alla luce me stesso, in
ogni istante dovrei creare la mia anima. E nessun altro ne sarà
responsabile, alla fine l’unico
responsabile sarò io”.
Nietzsche ha detto: “Ora dio è
morto e l’uomo è totalmente libero”. Se dio è davvero morto, allora l’uomo è
totalmente libero. E l’uomo non teme tanto la morte di dio, teme molto di più
la sua libertà. Se esiste un dio, allora va tutto bene. Se dio non esiste,
allora tu sei totalmente libero, condannato a essere libero. Ora fai ciò che vuoi e soffrine le conseguenze:
nessun altro sarà responsabile.
Erich Fromm
ha scritto un libro dal titolo ‘Fuga dalla libertà’.
Ti innamori e cominci a pensare al matrimonio. L’amore è libertà, il matrimonio
è una schiavitù, ma è difficile trovare una persona che si innamora e non pensa
al matrimonio – immediatamente. Poiché l’amore è libertà, nasce la paura. Il
matrimonio è una cosa fissa, non fa paura. Il matrimonio è un’istituzione – morta;
l’amore è un evento – vivo. Si muove, può cambiare. Il matrimonio non si muove
mai, non cambia mai. Per questo il matrimonio rappresenta una certezza, una
sicurezza. L’amore non ha certezze, né sicurezze. L’amore è incerto.
Ogni
istituzione sarà inevitabilmente brutta, perché è solo la carcassa di qualcosa
che era vivo. Ma con qualunque cosa viva, è inevitabile che ci sia incertezza.
Vivo significa che può variare, che può cambiare, che può diventare diverso. Ti
amo, e l’istante successivo potrei non amarti. Ma se sono tuo marito o tua
moglie, tu puoi essere sicuro che anche nel prossimo istante sarà tuo marito o
tua moglie. È un’istituzione. Le cose morte sono permanenti, le cose vive sono
momentanee, variabili, transitorie.
L’uomo ha
paura della libertà, e la libertà è l’unica cosa che fa di te un uomo. Quindi,
distruggendo la nostra libertà, manifestiamo tendenze suicide. E con questa
distruzione, distruggiamo tutte le nostre possibilità di essere. A quel punto
va bene avere, perché avere significa accumulare cose morte. Puoi continuare ad
accumulare, senza fine. E più accumuli, più ti senti sicuro.
Quando
dico: “Ora l’uomo deve muoversi in maniera consapevole”, intendo proprio
questo: devi diventare consapevole della tua libertà e anche della tua paura
della libertà.
tratto
da: Osho, The Ultimate Alchemy
vol. 2, # 4
VERSO IL FALLIMENTO
Ci vogliono 14,4 mesi per ricreare la quantità di
messi, animali e altra “materia biologica” che attualmente consumiamo in 12. Un
deficit preoccupante
Poca acqua
L’acqua copre circa i 2/3 della superficie
terrestre, ciononostante il problema delle carenze idriche sta diventando
quello più drammatico: nel 2025 due terzi della popolazione mondiale potrebbe
vivere in paesi con gravissime carenze idriche, dice il segretario generale
dell’ONU. C’è poca acqua e per di più è sempre più sporca: sul momento un
miliardo di esseri umani non hanno accesso all’acqua potabile, e 2 miliardi e
mezzo mancano di adeguate strutture idriche e fognarie (più di tre quarti delle
malattie sono prodotte dalla mancanza di acqua pulita, con milioni di morti
ogni anno). Ridurre della metà il numero degli ‘assetati’ entro il 2015 – come
da risoluzione del summit di Johannesburg – costa, secondo la Banca mondiale,
25 miliardi di dollari l’anno. Per il momento gli USA hanno annunciato una
disponibilità di 970 milioni di dollari nei prossimi tre anni... una briciola,
e chi tirerà fuori gli altri soldi non si sa.
Troppa acqua
Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale
dall’inizio dell’anno la vita di 17 milioni di persone in 80 paesi è stata
sconvolta dalle inondazioni– tremila morti, un’area
devastata pari a quella degli Stati Uniti. In questi disastri c’è ben evidente
la mano dell’uomo: a parte i cambiamenti climatici indotti dall’inquinamento e
la pesante deforestazione, sembra proprio che la gestione ‘ingegneristica’
di fiumi – tesa teoricamente a evitare le innondazioni
– provochi danni ancora più gravi. Quasi la metà dei 3.782 Km di lunghezza del
Mississippi sono stati artificializzati: l’analisi
dei dati dimostra che negli anni 1973, 1982 e 1993 le alluvioni sono state più
gravi di quanto non sarebbero state senza i pesanti interventi di ingegneria
idraulica avviati nel 1927. Anche la situazione del Reno è sempre più grave: a Karlsruhe,
tra il 1900 e il 1977 le sue acque avevano superato il livello di guardia solo
quattro volte, ma tra il 1977 e il 1995 il fenomeno si è ripetuto ben 10 volte.
Il Reno ha subito interventi di modifica nel 90% del suo corso superiore, tanto
che oggi la sua portata è raddoppiata, con il risultato che le alluvioni si
ripetono con frequenza ed estensione sempre crescenti. Durante i disastri
dell’estate scorsa provocati dalle esondazioni di
Danubio, Moldava ed Elba, nel cuore della vecchia
Europa, è stata posta una grande attenzione solamente sull’effetto serra, ma
poco è stato detto sul malgoverno del territorio e sulla pessima gestione dei
bacini fluviali: a furia di distruggere foreste, arginare fiumi, costruire
dighe, bonificare paludi, edificare su terreni esondabili,
impermeabilizzare i suoli e destabilizzare il clima, stiamo allentando le
maglie della complessa e salda rete di sicurezza ecologica che la natura si era
data. Perlomeno smettiamo di chiamarle calamità ‘naturali’!
CHIMICA
SELVAGGIA
Carburanti, concimi, medicinali, coloranti, refrigeranti,
additivi alimentari, prodotti per l'igiene personale e per la casa, materie
plastiche, chip di computer: nei paesi industrializzati attualmente sono in uso
ben 70.000 tipi di composti chimici diversi. Prendendo in considerazione
unicamente quelli qualificati negli Usa come Hpv
(alto volume di produzione o importazione) si scopre che solo il 37% è stato
studiato sotto il profilo della cancerogenicità, e
solo il 33 e il 14, rispettivamente, sotto il profilo di neurotossicità
e di immunotossicità. E del resto, cosa ne sappiamo?
MALATI DI
PETROLIO
Abbiamo già consumato la metà del petrolio del
mondo. Sembra ne rimangano, ai consumi attuali, solo per i prossimi 35 anni...
e non ci sono grosse speranze di scoprirne nuove riserve significative — l'80%
della produzione mondiale deriva da giacimenti scoperti almeno 30 anni fa.
Senza considerare che per soddisfare le crescenti necessità dei paesi in via di
sviluppo — quando insomma anche i cinesi smetteranno di andare in bicicletta e
potranno comprarsi l'utilitaria! — bisognerà nel tempo triplicare l'attuale
produzione. Ciononostante la struttura mondiale del potere ha scelto di
continuare a basarsi sul petrolio: a Johannesburg gli USA e i paesi dell'Opec hanno impedito di fissare date e target per l'incremento
mondiale della produzione di energia verde — più 14-15% entro il 2010, aveva
chiesto invano l'Unione europea. Il peso di queste scelte è anche immediato:
danni alla salute (in Italia dal 5 al 7% della mortalità totale delle aree
urbane può essere attribuita allo smog), disastri ecologici praticamente
irreparabili e sempre più frequenti (quando una petroliera, spesso una 'vecchia
carretta' che trasporta decine di migliaia di
tonnellate di petrolio, affonda o si incaglia) oltre che a guerre, passate e
forse anche future.
Avanti il prossimo
Negli ultimi 50 anni la popolazione dei paesi più
sviluppati è rimasta praticamente stabile, quella dei paesi poveri è
triplicata. Africa e Medio Oriente, che rappresentano il 15% della popolazione
mondiale sono ‘responsabili’ per quasi il 35% dell’incremento annuo. Sembra
sempre più necessaria una politica demografica che, partendo dalla diffusione
di anticoncezionali, affronti però anche i temi della scolarizzazione femminile
e della situazione socioeconomica subalterna delle donne, che come si vede
dalle statistiche, influiscono fortemente sulla natalità. Il ritmo di questo
aumento demografico, comunque, sta decelerando e questo porta chi si oppone a
queste scelte – nel nome della fede, o nel ‘rispetto’ di tradizioni culturali
– a dire che non c’è bisogno di far nulla, perché la crescita demografica
si assesterà da sola… peccato che, fanno notare gli scienziati, si assesterà
probabilmente nella seconda metà di questo secolo, quando sulla Terra ci
saranno dagli 11 ai 20 miliardi di persone. Già abbiamo problemi con “solo” 6
miliardi!
La Danza
della vita
L’accumulare
sempre più cose – per proteggerci dalle insicurezze, dalla paura di vivere –
non funziona, è una tendenza suicida, sia a livello personale sia a livello
globale. E allora? Passiamo dall’avere all’essere… all’essere totalmente nel
presente. Accettare e celebrare ciò che la vita ci offre: Questa è casa tua, questo momento è il tuo paradiso. Dipende tutto da
te.
La tua danza deve essere totale – poiché potresti
danzare e tuttavia pensare al futuro, potresti danzare e intanto pensare che domani danzerai di nuovo.
Danza come se questa fosse
la tua ultima danza.
Danza con abbandono, senza
trattenere nulla.
Ti porterà a una
trasformazione dell’essere, e anche alla possibilità di una trasformazione
dell’essere di altre persone. In superficie sembra che tutto vada benissimo, ma
nel profondo, nell’inconscio degli esseri umani, c’è grande inquietudine. Tu
non sei neppure consapevole dei tuoi incubi inconsci, ma l’umanità sta
soffrendo come mai ha sofferto prima.
È inquieta come mai lo è
stata prima. Ha dimenticato il linguaggio del rilassamento, ha dimenticato il
linguaggio della totalità, ha dimenticato il linguaggio dell’intensità. E
queste sono tutte qualità necessarie perché la meditazione diventi una
rivoluzione dell’essere. Non è una questione di moralità, né una questione di
carattere, né una questione di virtù – la religione si è preoccupata di tutte
queste cose per migliaia di anni, e non ha prodotto alcun cambiamento
nell’uomo. È un approccio totalmente diverso, una dimensione differente: la
dimensione dell’energia e della concentrazione di energia.
Allo stesso modo in cui
l’energia atomica è l’esplosione di un piccolo atomo nei suoi componenti,
elettroni, protoni e neutroni – sebbene non sia visibile a occhio nudo,
l’esplosione è così potente che può distruggere grandi città come Nagasaki o
Hiroshima – così, parallelamente, è l’esplosione interiore della cellula
vivente. L’energia atomica è esterna e distruttiva – oggettiva e distruttiva.
L’energia interiore, la cellula soggettiva dell’essere – una volta esplosa – ha
le medesime qualità, lo stesso immenso potere, ma è creativa.
È una reazione a catena:
una cellula interiore esplode, e poi altre cellule interiori cominciano a
esplodere a catena. L’intera vita diventa un festival di luci. Ogni gesto
diventa una danza, ogni movimento diventa pura gioia. La mia enfasi sul fatto
che non esiste futuro non ha nulla a che vedere con la tetraggine; ha qualcosa
a che vedere con te. Se riesci a lasciar cadere completamente l’idea del
futuro, l’illuminazione diventa possibile, immediatamente. E abbandonare l’idea
del futuro è una buona scelta, perché il futuro in realtà sta scomparendo. Ma
neppure in un angolino della mente devi trattenere l’idea che forse anche
questo è uno stratagemma. Queste sono le strategie della mente per farti
rimanere il solito vecchio zombi.
La mente è furba. Se vuoi
alzarti presto il mattino, punti la sveglia, e la senti suonare… la mente è
così furba che può mettersi a sognare che sei in chiesa e le campane della
chiesa stanno suonando. La povera sveglia non può farci nulla, la mente ha
creato un sogno che ti permette di continuare a dormire.
Le vecchie religioni
insistevano soprattutto su un punto, che era il futuro. Dovresti rifletterci:
non solo il futuro in questa vita, ma dopo la vita; il loro programma
consisteva unicamente nel concentrare la tua intera energia su un progetto per
la vita futura, dopo la morte, in paradiso, molto, molto lontano. Questa
strategia ha funzionato, ha privato la vita umana della linfa vitale. Le
persone si limitano ad attendere di vivere in paradiso; questo posto, la terra,
diventa solo una sala d’attesa in una stazione.
Tutti sono in attesa del
treno. E il treno non arriva mai. Tutti continuano a controllare il tabellone e
non fanno nulla per migliorare la sala d’attesa, perché è una sala d’attesa…
particolarmente in India: ho viaggiato moltissimo e, in centinaia di sale d’attesa,
ho visto perché le persone si comportano in modo diverso rispetto a casa. Non
fanno che mangiare banane e ne gettano le bucce dappertutto nella sala d’attesa
– in fin dei conti è una sala d’attesa, non devono viverci. Il treno arriverà e
loro se ne andranno. Le sale d’attesa sono così sporche… perché tutti hanno lo
sguardo fisso al futuro. Consultano il tabellone per vedere se il loro treno
arriva, e poi se ne vanno. Tutte le ‘sacre scritture’
affermano che il mondo è solo una sala d’attesa, la tua vera casa è lontana,
sopra le nuvole. Là si vive davvero, qui si aspetta e basta.
Io sto tentando di
modificare la struttura stessa del pensiero religioso. Sto cercando di dirti:
questa è casa tua, questo momento è il tuo paradiso. Dipende tutto da te. Non
hai bisogno di essere un santo per danzare totalmente; non hai bisogno di
essere un sapiente per danzare totalmente, non hai bisogno di essere pio per
danzare totalmente. Per danzare totalmente abbiamo solo bisogno di accettare la
realtà di questo singolo momento. Quando arriverà, accetteremo la realtà del
prossimo momento, ma non staremo ad attenderlo. Tutte le religioni ti hanno
insegnato ad attendere. Io ti insegno a vivere, ad amare, a danzare, a cantare
– e a non aspettare.
tratto da: Osho, The Hidden Splendour
# 15
Non c’è
tempo da perdere
È vero
che ho parlato spesso di questo mondo che corre veloce su una strada senza
uscita, perché di fatto sta correndo
verso la sua fine. È una corsa cominciata già da un bel po’ di tempo, ma adesso
voglio che questo fatto sia assolutamente chiaro, nella vostra consapevolezza,
così la smettete di rinviare la vostra trasformazione.
La mente umana è così
stupida, che se c’è anche la minima possibilità di rinviare, continuerà a
rimandare a domani – a meno che non giunga a una strada senza uscita, dove non
c’è modo di proseguire, e deve per forza cambiare direzione.
Ci sono molte cose a questo
mondo che non riuscite a vedere: potreste continuare a dormire, e il mondo
potrebbe morire. È urgente che prendiate sul serio il fatto che il mondo domani
forse non ci sarà più. Non avete tempo da perdere in nessun’altra
cosa che non sia il vostro risveglio.
…la presenza di duecento
illuminati può salvare questo pianeta, ma non ho mai detto che un solo
illuminato può salvare il mondo. È un peso enorme. Per un solo illuminato
sarebbe insostenibile, duecento è il minimo. Ma da dove le tiriamo fuori queste
duecento persone? Devono nascere tra di voi – voi dovete diventare quei
duecento illuminati. Ma la vostra crescita è così lenta che è del tutto
giustificato aver paura che il mondo vada in malora prima che diventiate
illuminati. Non state mettendo tutta la vostra energia nella meditazione, nella
consapevolezza. È una delle tante cose che fate… e non è nemmeno una priorità
nella vostra vita. Voglio che diventi la vostra priorità assoluta: l’unico modo
è che io continui a insistere che il mondo giungerà presto alla fine,
rendendovene consapevoli fin nel profondo.
E se non vi sarete
risvegliati prima di questa fine, vi perderete in un viaggio lunghissimo,
perché l’evoluzione ricomincerà da capo su qualche altro pianeta. Su questo
pianeta ci sono voluti 4 miliardi di anni per arrivare all’uomo – la sua
vita era cominciata nell’oceano, come pesce. Se questo pianeta verrà distrutto,
la vita continuerà su un altro pianeta, ma dovrà ricominciare tutto da capo, e
dopo 4 miliardi di anni forse sarete di nuovo degli esseri umani. È un grosso
rischio!
Non è cambiato niente nel
mondo, ogni cosa sta andando esattamente nella direzione della morte – un po’
più veloce, certo – e il momento della distruzione totale si avvicina a gran
velocità. Tutto dipende da quali sono le vostre priorità. Se il vostro
risveglio diventa la priorità della vostra vita, e se siete pronti a qualunque
sacrificio per questo, allora c’è speranza.
tratto da: Osho, The Hidden Splendor # 14
CRISTIANESIMO
& ZEN
___________________
Edizioni RIZA
Pagine 344 - € 18,00
Un testo di rottura che ha attirato e allontanato
ben 10 Case Editrici italiane, finalmente disponibile per tutti coloro che
amano Osho nella sua forma più travolgente... un vero tornado che sradica i
condizionamenti religiosi più impercettibili e più profondi, portando alla luce
della consapevolezza in maniera indubitabile sia il veleno che l’antidoto!
“La
fede non è affatto una virtù, né è un contributo all’evoluzione del genere
umano. La fede è il più grande ostacolo mai creato per le persone che vogliano
mettersi alla ricerca del vero. Prima ancora di aver ricercato, viene data una
fede, di seconda mano, e viene detto che questo è sufficiente: non occorre
ricercare, Gesù l’ha fatto per te… la fede non è
altro che un nascondere l’ignoranza, ed è qualcosa molto a buon mercato. La
verità richiede molta energia, un impegno radicale, assoluto, e un
coinvolgimento totale nella ricerca. E la verità si trova dentro di te, la fede
giunge dall’esterno. Ricorda: qualsiasi cosa ti arrivi dall’esterno, non ti
aiuterà. La verità è già viva dentro di te, non ti occorre fede alcuna. È la
fede che ha mantenuto il genere umano nell’ignoranza. Il Cristianesimo e tutte
le altre religioni sono parte di un’unica cospirazione tesa a castrare il
genere umano. Hanno distrutto la dignità dell’uomo, riempiendovi solo di senso
di colpa, facendovi sentire peccatori. Ecco perché definisco il Cristianesimo
il veleno più mortale. È tempo di liberarsi dal Cristianesimo – e da tutte le
altre presunte religioni, che altro non sono se non versioni diverse della
stessa stupidità. L’uomo ha bisogno di assoluta libertà dal passato. Solo così
potrà vivere responsabilmente nel momento, e solo allora potrà creare un futuro
nuovo, per l’umanità a venire. Ogni essere umano ha bisogno di una deprogrammazione.” Osho
Viviamo
un’epoca in cui l’Occidente e in particolare l’Italia si trovano in bilico tra
un rapido processo di decristianizzazione da un lato
e la frattura consolidata che esiste tra il distacco delle opinioni e della
vita reale dei cattolici e i dettami della chiesa (L’Espresso del 14 Febbraio
2002) dall’altro. Tirare le somme di quell’industria
delle coscienze che ha nome Cristianesimo non è facile: il condizionamento
ideologico resta massiccio e capillare, e il ‘caos del dogma’
è tale da rendere impossibile un approfondimento.
Di sicuro ci aiuta ad
approfondire le nostre riflessioni l’ascoltare altre voci, in particolare
quella di un Maestro di realtà come Osho, il cui rispetto per l’individuo, la
dignità dell’uomo e le sue potenzialità è indiscutibile, in quanto libero da
qualsiasi appartenenza. Ciò che ha da dire sul Cristianesimo come modello di
valori e su cosa ha effettivamente significato per l’evoluzione dell’umanità, è
particolarmente obbiettivo, e soprattutto libero da rancori o rivalse. Così
come ‘sana’ è la sua proposta di valori nuovi e diversi sui quali orientare il
proprio avvenire. Osho pare non avere mezze misure: così come definisce il
Cristianesimo ‘il veleno più mortale’ vede e propone
lo Zen come ‘l’antidoto a ogni veleno’. Un mondo del
tutto speciale e a sé stante, nel quale l’individuo è di gran lunga più
importante di qualsiasi chiesa, di qualsiasi istituzione. La prospettiva è
significativa e risolve alle radici quel significato dell’esistenza che rimane
l’ansia costante, dietro a qualsiasi rifugiarsi in dogmi e ideologie. L’uomo
vive per giungere a una piena fioritura. Egli ha in sé una verità innata che
attende di essere percepita e portata a pieno sviluppo. E la ricchezza di
aneddoti sui quali scorre il filo della visione di Osho è tale da non lasciare
dubbi sulla concretezza di questa utopia… un libro che rende partecipi di uno
dei possibili futuri che l’umanità può costruire per se stessa e per le
generazioni a venire.