in questo numero

 

 

Pag. 1  Peperoncino

 

Pag. 2  Osho Times News

 

Pag. 8  Vipassana

 

Pag. 12 La storia di Ananda

 

Pag. 14 Ingannati dalla mente

 

Pag. 18 L'arte di acchiappare topi

 

Pag. 21 Dieta della consapevolezza

 

Pag. 24 Accettare la vita

 

Pag. 29 L'artista: Shola

 

Pag. 35 Cosa vuoi dalla vita?

 

Pag. 50 L'oroscopo di gennaio

 

Pag. 60 Un libro da vivere

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2003 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

Aggiungi un po’ di

PEPERONCINO

alla tua vita

 

 

Liberati di dio, sbarazzati del paradiso e dell’inferno, sbarazzati di ogni idea di una futura ricompensa – e liberati dell’idea che qualche messia possa venire a redimerti dalla tua sofferenza. Sbarazzati dell’idea che qualcuno altro sia responsabile per la tua miseria, la tua sofferenza; liberati dall’idea che qualcuno possa dare un senso alla tua vita. Accetta il fatto di essere solo – nato solo… morirai solo. Devi accettare il fatto che stai vivendo da solo – forse in mezzo a una folla, ma vivi solo; magari vivi con tua moglie, la tua ragazza, il tuo ragazzo, ma loro sono soli nella loro solitudine – tu sei solo nella tua solitudine – e queste solitudini non si toccano l’una con l’altra, non si toccano mai l’un l’altra.

Forse vivrai con qualcuno per vent’anni, trent’anni, cinquant’anni – non fa nessuna differenza, rimarrete degli estranei. Sarete, e per sempre, degli estranei.

Accetta il fatto che siamo degli estranei, non sappiamo chi tu sia – e tu non sai chi sono io, io stesso non so chi sono, come puoi saperlo tu? Ma la gente presume che la moglie conosca il marito, il marito presume che la moglie lo conosca. Ognuno si comporta come se tutti gli altri potessero leggere nella sua mente – dovrebbero sapere già le cose prima che tu le esprima… i tuoi bisogni, i tuoi problemi. Lui dovrebbe saperlo, e lei dovrebbe saperlo – ed entrambi dovrebbero fare qualcosa al riguardo. Questo non ha alcun senso.

Nessuno ti conosce: neppure tu conosci te stesso, perciò non devi credere che qualcuno possa conoscerti; non è possibile a causa della natura stessa delle cose. Siamo degli estranei. Forse, per caso, ci siamo incontrati e siamo insieme, ma il nostro essere soli è sempre lì, presente. Non te lo scordare, perché è qualcosa su cui devi lavorare. Solo da qui può nascere la tua redenzione, la salvezza. Ma tu fai esattamente il contrario: “Come posso scordarmi del mio essere solo?”. Avere un ragazzo o la ragazza, andare al cinema, alla partita di pallone; ti perdi tra la folla, vai a ballare in discoteca, dimentichi te stesso, bevi alcol, prendi droghe, ma in qualche modo non permetti al tuo star solo di affiorare nella tua consapevolezza – ed è proprio lì tutto il segreto: devi accettare il tuo stare da solo… che comunque non puoi evitare. E non c’è modo di cambiare la sua natura.

È la tua realtà più autentica. Sei tu.

E tu stai fuggendo da te stesso.  Osho

  

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Osho times news

 

 

Osho in Italia

 

Sono ormai più di due anni che a Maiolo, nel Montefeltro, a circa 20 km da Rimini, opera l’Osho Circle School. Occupa una splendida struttura – ricavata da un ex villaggio turistico, con albergo e centro sportivo – dotata di ogni comfort, bar, disco, sale di meditazione con attrezzature professionali, c’è anche una pizzeria e, d’estate, la piscina, il tutto fra 5 ettari di bosco. L’intera struttura può alloggiare fino a un centinaio di ospiti, sia in camere che in villini immersi nel verde.

Oltre a essere un centro di meditazione di Osho, è anche un’esperienza di vita in comune: qui vivono, meditano e lavorano più di una ventina di persone ed è probabilmente, vista l’età media dei residenti, la più giovane comune del mondo di Osho.

Ogni giorno il programma offre dinamica, kundalini e evening meeting; un nutrito calendario annuale propone gruppi e training che permettono una vasta gamma di percorsi. Proprio quest’anno è iniziata anche una ‘scuola di ricerca interiore’ con un programma molto vasto che con lezioni, sessioni, laboratorio e workshop indirizza a una formazione culturale che unisca l’interiore e l’esteriore. Il corso, della durata di 4 anni è aperto sia a livello residenziale che a livello di ‘esterni’, con piani di frequenza adattabili alle diverse esigenze.

Per ulteriori informazionic’è anche un sito web www.oshocircleschool.it

oppure Tel. 0541 926227, e–mail: info@oshocircleschool.it

Sempre nelle Marche, più a Sud, sopra Ancona, c’è anche un altro centro di meditazione: l’Osho Institute for Neo-Reiki. Una situazione di dimensioni del tutto diverse: “Un ambiente familiare”, sottolinea Megha, Reiki master da molti anni, che ha messo a disposizione la sua casa – una bella colonica ristrutturata dalla quale si vede anche il mare – per meditazioni, gruppi (sciamanici, channeling, campane tibetane, mandala painting… e reiki naturalmente) e suggestivi incontri periodici: con la luna piena si fanno o No Dimensions o Trance Dance, e ogni 15 giorni c’è anche una domenica di Vipassana. In stagione è possibile passarci un periodo di vacanze meditative… senza naturalmente trascurare l’ottimo Verdicchio locale!

Per avere maggiori informazioni:

Panthmegha@hotmail.com

Tel.073 246362

 

 

Al Resort di Pune

 

È aperto da metà novembre il nuovo ristorante di fianco alla grande Piramide – dove è situato l’Osho Auditorium, vedi pagine centrali a colori del numero di dicembre. Si mangia in un vero e proprio giardino, anzi un insieme di vari giardini, all’ombra di alberi ad alto fusto, fra aiuole e verde lussureggiante… c’è anche una bellissima cascata. Oltre ai soliti tavolini da quattro persone ci sono anche tavolate più grandi, dove è facile fare amicizia coi vicini e talvolta succede che dopo aver scambiato, magari faticosamente, due parole in inglese… si scopre che anche i vicini sono italiani.

Alla sera, dopo cena, la stessa area ospita molto spesso delle vivaci feste: musica e danze sono nel vicino Auditorium, e qui nel giardino c’è possibilità di fare quattro chiacchiere all’aperto – a Pune il clima lo permette – o magari bere qualcosa, a un tavolo un po’ appartato, a lume di candela.

Il fatto che il nuovo Auditorium sia insonorizzato permette non solo di tenerci party e disco (tutti i sabati dopo la Sannyas Celebration, ad esempio) ma anche, regolarmente, alcune meditazioni (Chakra Breathing e A U M – in gennaio arriverà anche Veeresh a guidarla!) che in precedenza dovevano essere relegate altrove.

Nel frattempo la Buddha Hall (senza il tendone che la sovrastava e l’immensa zanzariera che la circondava) è diventata un immenso spazio all’aperto, completamente circondato dal verde: alberi e i famosi, altissimi, bambù di cui Osho ci parla così spesso. Subito ribattezzato Buddha Space è diventato teatro di innumerevoli attività quali tiro con l’arco (nella tradizione Zen), whirling, arti marziali quali la Capoeira (arte di autodifesa, senza contatto, che gli schiavi africani in Brasile avevano sviluppato mascherandola come danza) Tai Chi e Chi Kung; oltre naturalmente a svariate celebrazioni con musica dal vivo... appena se ne presenta l’occasione!

 

 

IN RETE

 

WWW.LIFETRAININGS.COM un nuovo, interessante sito, quello di Anando e Shunyo, che risponde a diverse domande che ci riguardano un po' tutti... ti piacerebbe avere più energia, e un gusto per la vita... proprio come quel-lo di un bambino? O magari muover-ti nell'esistenza con quella sicurezza di te stesso che può darti solo il conoscerti bene e il sapere cosa vuoi? Vorresti vivere con maggiore intensità, sentirti più in intimità con gli altri, andare più in profondità nelle tue esperienze d'amore? E possibile, non è solo un sogno. `La vita non è un problema da risolvere, ma un mistero da vivere, e di cui gioire', dice Osho; partendo da questa prospettiva, il sito presenta non solo proposte di gruppi, seminari e workshop (numerosi quelli in Italia), ma anche, in maniera pratica ed elegante, molto materiale (per il momento solo in inglese) di riflessione e approfondimento.

  

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Vipassana

Una meditazione molto scientifica: seduti in silenzio, senza far nulla…

 

Shunyo e Gopal guidano i corsi di Osho Vipassana nel Meditation Resort. Anni di esperienza in questo processo hanno dato loro una profonda comprensione della Vipassana… intesa alla maniera di Osho: qualcosa di unico, come del resto anche gli altri aspetti della sua visione. Nel XXI secolo, epoca in cui la Vipassana sta diventando famosa – al pari dello yoga – in tutto il mondo, Gopal e Shunyo ci mostrano come Osho abbia disseminato nuovi elementi di celebrazione e di gioia in questa antica tecnica di meditazione, dall’aspetto tradizionalmente così serio.

 

 

Cos’è la Vipassana?

Gopal: la Vipassana è una tradizionale e antichissima meditazione buddista. È una meditazione davvero interessante, in cui non c’è molto da fare… se non osservare il respiro. È molto potente, uno dei primi corsi di meditazione che Osho ha creato qui, dicendo che è l’essenza stessa della meditazione. Quindi, sin dall’inizio, abbiamo sempre fatto in modo che nel resort ci fossero ritiri di Vipassana.

Osho dice molte cose stupende in proposito: “Si sono illuminate più persone con la Vipassana che con qualsiasi altro metodo”, ad esempio. Ci incoraggia sempre a trovare il tempo per sederci in meditazione e stare in silenzio!

Vipassana è una meditazione molto silenziosa. Durante il corso, le persone siedono in silenzio per un periodo di quaranta minuti ogni volta e poi camminano, lentamente e sempre in silenzio, in modo meditativo. Le attività della vita quotidiana, come mangiare, vengono svolte lentamente. È una situazione che permette davvero alle persone di rallentare e avere più tempo per osservare ed essere consapevoli di ciò che fanno: visto che normalmente siamo sempre occupati a fare un mucchio di cose, questo si rivela, per la maggior parte delle persone, davvero un cambiamento.

 

Che vantaggi traggono i partecipanti da questo processo?

Gopal: Ogni persona vi scopre qualcosa di diverso. La Vipassana è tradizionalmente definita una meditazione di ‘percezione interiore’, nel senso che semplicemente rallentando ogni attività e stando seduto in meditazione, inizi a vedere e a comprendere cose di te stesso che altrimenti non capiresti, perché sei troppo affaccendato.

La Vipassana crea uno spazio in cui possono giungerci intuizioni su chi siamo e in cui possiamo arrivare a conoscerci più profondamente, più intimamente. Molte persone iniziano a vedere che deve esserci qualcosa di più nella vita: ‘Dev’esserci qualcosa di più profondo da comprendere’… e questo è il metodo di autoindagine.

Di conseguenza possono succedere molte cose positive, come la sensazione di un maggiore rilassamento, di un più grande silenzio interiore. Allo stesso tempo c’è una pulizia profonda di molte vecchie ferite: anche queste hanno bisogno di venire alla luce, di essere viste. Questi sono solo esempi di ciò che può accadere alle persone: c’è il vantaggio, in generale, di una più profonda comprensione di se stessi, che porta con sé una maggiore pace interiore.

Shunyo: Basta guardare chi arriva per il ritiro di meditazione… alla fine hanno più fiducia in se stessi, è evidente: hanno scoperto di poter veramente meditare, se ne vanno con una tecnica che oramai è parte di loro – non hanno bisogno di niente che venga dal di fuori per meditare: scoprono che esiste qualcosa che possono fare per andare veramente dentro di sé.

Ho visto arrivare tanta gente: quasi tutti all’inizio hanno paura di fare Vipassana e alla fine sono così rilassati, così dolci, così contenti di se stessi. Hanno scoperto che possono semplicemente sedersi e meditare: ‘Posso sedermi senza far nulla!”. È molto bello da vedere. E una volta che ne hanno fatto esperienza, diventa parte integrante di loro e possono davvero continuare a casa.

Gopal: Dopo il corso, le persone sentono di poter sempre tornare in questo spazio dentro se stesse. Possono sentirsi più rilassate e in pace ovunque siano, anche nell’affanno del ‘mercato’. Questa è un’altra dimensione della Vipassana.

 

Cosa c’è di unico nei ritiri di Vipassana offerti qui, nel Resort?

Gopal: La mia prima sensazione è che hanno più sostanza, sono più ‘succosi’. Osho ha visto che la Vipassana offerta altrove, in tanti casi, diventa molto seria, del tutto arida. Qui la Vipassana ha un senso di celebrazione e di giocosità, anche se le persone nel gruppo talvolta sembrano serie. Camminano lentamente, con gli occhi rivolti verso il basso, senza guardare nessuno… sembra serio. Ma tutta l’atmosfera qui intorno fa da sostegno: è piena d’amore e di celebrazione.

Ascoltiamo i discorsi di Osho, nell’incontro serale della White Robe, e quasi tutti ormai hanno scoperto come Osho renda leggere anche le cose serie, raccontandoci sopra un mucchio di barzellette. Fare Vipassana in quest’atmosfera è un grande regalo.

Shunyo: E non c’è neppure dolore, perché qui non insistiamo sul fatto che le persone stiano assolutamente immobili, semplicemente ‘osservando’ il dolore fisico: è permesso muoversi per stare più comodi, e lo stesso movimento è fatto in modo che diventi una parte della meditazione. Molte persone sono sollevate quando ne vengono a conoscenza, perché in molti ritiri di Vipassana che avvengono altrove, bisogna rimanere immobili anche se qualche parte del corpo ti fa male. Questo è sicuramente un miglioramento. Certo, d’altra parte, ricevono ogni tanto un colpetto sulla testa con l’apposito bastone… ma questa è una cosa diversa.

 

A cosa serve questo bastone?

Gopal: Quando abbiamo incominciato i corsi di Vipassana, Osho ci ha suggerito di preparare un sottile bastone piatto da usare per dare un colpetto in cima alla testa delle persone: per dare loro energia in più – un incoraggiamento insomma – da usare per osservare, essere consapevoli, essere testimoni.

Noi chiariamo ai partecipanti che questo colpetto sulla testa non è una punizione, e neppure un giudizio: non significa che tu stia facendo qualcosa di sbagliato. Stai andando benissimo: tutti ricevono questo colpetto sulla testa!

Questo non fa parte della Vipassana tradizionale, è una particolarità dei ritiri che facciamo qui.

Shunyo: È qualcosa di speciale! Alla gente piace. Sei lì seduto, non stai facendo niente, sei in silenzio e immobile da un bel po’ di tempo… improvvisamente questo colpetto concentra tutta la tua energia alla sommità della testa. Questo improvviso flusso di energia alla sommità della testa può essere molto piacevole.

Gopal: E di sicuro certe persone, mentre sono lì sedute… specialmente dopo pranzo… in questo modo diventano più attente. Può essere una situazione un po’ sonnolenta.

 

Il corso si tiene nella Osho Walkway. Che cos’ è?

Shunyo: La Walkway, dove camminiamo e stiamo seduti in silenzio, ha una bellissima atmosfera: limpida, pulita. In origine fu costruita perché Osho – quando per lui era diventato difficile camminare – potesse fare un po’ di moto, una passeggiata: attraversa tutto il suo giardino, che in realtà è una giungla. Lui c’è stato un paio di volte, ma poi ha detto di usarla per la meditazione.

Fare meditazione nella natura è molto rilassante. Circondato dal verde, dagli alberi, è un posto molto silenzioso per fare meditazione. E non ci sono zanzare che ci pungono!

 

Per chi è indicato questo corso?

Gopal: È aperto a chiunque si senta attratto da questo genere di meditazione. Quando parlo con le persone, alcuni si preoccupano: “Cosa mi succederà a stare senza parlare, seduto, in silenzio?”… specialmente persone che sentono di avere un mucchio di energia, persone ad alta energia. Forse la meditazione per loro è qualcosa di più vivace, in cui ci sia più spazio per esprimersi, come la danza; ma, parlando, si scopre che anche loro si sentono attratti dal fatto di rallentare e andare dentro. Ho scoperto che perfino chi ritiene che la Vipassana ‘non è fatta per me!’, scopre che gli può davvero piacere, quando prova. Tutta quell’energia è assorbita all’interno e usata per essere più attenti. E, come ha detto Shunyo, si diventa più rilassati e sicuri di sé. Ci si sente bene scoprendo che si può semplicemente ‘essere soli con se stessi’, senza difficoltà.

Perciò la mia sensazione è che questo corso sia aperto a tutti quelli che si sentono in qualche modo attratti da questa meditazione. È bene aver fatto prima alcuni corsi che favoriscono l’espressione , ma per molte persone una certa maturità o esperienza di vita è del tutto sufficiente.

Non ci sono dei prerequisiti fissi. Certe persone che non hanno mai fatto prima altri corsi, possono fare subito Vipassana. In alcuni casi potremmo suggerire di fare prima altri tipi di corsi, per arrivare poi a cose più ‘in silenzio’. Ma è davvero aperta a tutti i tipi di persone.

Shunyo: Della Vipassana mi ha colpito che è sorprendentemente scientifica, del tutto scientifica. Ed è anche assolutamente ‘magica’, le due cose convivono.

Gopal: Sì, sono d’accordo. C’è qualcosa di misterioso in tutto questo: all’inizio del corso, noi incontriamo le persone e parliamo con loro… poi le vediamo dopo il corso, dieci giorni dopo o anche meno, e scopriamo così tante cose cambiate in loro, nelle loro facce. Ci si meraviglia che possa succedere così tanto… facendo così poco. È qualcosa di misterioso, e bellissimo. In fondo si tratta solo di prendersi un po’ di tempo, e di spazio, per osservare se stessi.

 

 

 

I TESORI CHE HAI DENTRO

 

 

VIPASSANA è il termine buddhista per introspezione, per meditazione, per andare dentro, per volgersi all'interno. Passana significa vedere, vipassana significa vedere dentro.

L'uomo vive quasi esclusivamente sul piano esteriore. L'intera vita è trascorsa all'esterno; è simile a uno cui viene donato un palazzo, ma non ne è consapevole, e si limita a vivere nella loggia pensando "E tutto qui". Questo è il motivo di tanta infelicità: non possiamo sentirci appagati solo con l'ester­no, perché fuori non c'è nulla di paragonabile al mondo interiore. Il tesoro reale è dentro.

Se viviamo sul piano esteriore, restere­mo dei mendicanti, perché non saremo consapevoli del tesoro che possediamo, che siamo. Quando ci volgiamo all'interno, la vita passa attraverso una metamorfosi. All'improvviso non sei più la stessa persona, perché ora sei consapevole di cose che ti appartengono di cui non ti eri mai reso conto prima. Dentro hai un mondo infinito, un cielo di libertà così sconfinato, una sorgente di gioia talmente inesauribile, hai l'eternità — come puoi rimanere un mendicante?

Il volgersi all'interno non è in conflitto col mondo esterno. Una volta che sei entrato nel tuo mondo interiore, anche quello esterno comincia ad assumere nuovi colori, perché tu sei cambiato. Quando guardi verso l'esterno, i tuoi occhi sono diversi: gli stessi alberi sembrano più verdi, gli stessi fiori sembra-no più colorati e le medesime stelle... non sono più le stesse. L'intera esistenza rifulge della luce dell'ignoto, perché, dentro di te, l'hai toccato. Incontri le solite persone, ma per te non sono più le stesse, perché ora sai che anche loro posseggono il tuo stesso tesoro: sono anime. Prima erano solo corpi, prima eri solito vedere solo le apparenze. Ora ve-di proprio loro, ora puoi guardarle negli occhi e puoi riconoscere che dentro di loro, come dentro dite, esistono la stessa consapevolezza, la stessa beatitudine, la stessa verità.

E questo non accade solo con le persone: è così anche con gli animali, gli uccelli, gli alberi; persino le rocce non so-no più inerti. Puoi toccare una roccia e sentirla respirare, sentirla pulsare. Puoi toccare una roccia con amore, e vedere e sentire che essa risponde. La puoi toccare con rabbia e vedere che si ritrae. Dopo aver conosciuto il mondo interiore, quello fuori non è più lo stesso, sei arrivato a una grande comprensione. La comprensione di te stesso è la prima ad accadere, e solo dopo sarà possibile comprendere qualunque altra cosa.

TRATTO DA: Osho, Won't You Join the Dance?, # 13

 

 

 

Rilassati, respira… in silenzio e accettazione

 

Siedi in silenzio; ascolta tutto ciò che accade intorno a te, e rilassati; accetta, rilassati... e, all’improvviso, sentirai sorgere in te un’energia immensa.

Quell’energia, come prima cosa, verrà percepita come un approfondirsi del respiro. Di solito, respiri molto superficialmente e, a volte, quando tenti di fare respiri profondi, se inizi a fare del pranayama, inizi a forzare qualcosa, fai uno sforzo: quello sforzo non è necessario. Accetta semplicemente la vita, rilassati, e all’improvviso, vedrai che il tuo respiro scende più in profondità di quanto non sia mai accaduto.

Il respiro è il ponte tra te e il Tutto. Limitati a osservare, non fare nulla. E quando dico ‘osserva’, non tentare di osservare, altrimenti tornerai a essere in tensione, e inizierai a concentrarti sul respiro. Rilassati semplicemente, resta rilassato, sciolto, e guarda... cos’altro puoi fare? Sei lì, senza nulla da fare, ogni cosa viene accettata, nulla viene negato, rifiutato, non esiste lotta, tensione, conflitto, e il respiro scende in profondità... cosa puoi fare?

Puoi semplicemente osservare. Ricorda: osserva semplicemente. Non sforzarti di osservare.

 

Questo è ciò che il Buddha ha chiamato Vipassana – l’osservazione del respiro, la consapevolezza del respiro… l’essere attenti all’energia vitale che scorre nel respiro. Non tentare di fare respiri profondi, non sforzarti di inspirare o espirare, non fare nulla. Rilassati semplicemente, e lascia che il respiro sia naturale - che espiri spontaneamente, e che inspiri di per sé - e molte cose si dischiuderanno davanti a te.

Innanzitutto, vedrai che si può respirare in due modi, perché il respiro è un ponte. Una parte è legata a te, l’altra è unita all’esistenza. Può essere quindi visto in due modi.

Lo puoi assumere come un atto volontario: se vuoi inalare profondamente, puoi farlo; se vuoi esalare profondamente, puoi farlo. D’altro canto, anche se tu non facessi nulla, il respiro continuerebbe. Senza che tu debba necessariamente fare qualcosa, esso persiste. È anche un’azione involontaria. Questa è la parte connessa all’esistenza in quanto tale.

Quindi: puoi pensare al respiro come a qualcosa che tu fai: sei tu che respiri; oppure, puoi pensare nel modo esattamente opposto: che ‘esso ti respira’. Questo secondo modo, va compreso, perché ti porterà a un profondo rilassamento. Non sei tu a respirare, è l’esistenza che ti respira: è un mutamento di gestalt, e accade da solo. Se continui a rilassarti, se accetti ogni cosa, se ti rilassi in te stesso, pian piano... all’improvviso, diventi consapevole che non sei tu a fare questi respiri, essi vengono e vanno da soli. E in modo assolutamente colmo di grazia, con un’intima dignità, con un ritmo squisito, la cui armonia è infinita... chi è ad agire? L’esistenza ti respira: essa entra in te, ed esce da te. Ad ogni istante ti rinnova, ad ogni istante torna a renderti vivo, torna a te, continuamente.

...ed è così che la meditazione dovrebbe crescere. È una cosa che puoi fare ovunque, anche nel mondo degli affari… se ascolti in silenzio, perfino sulla piazza del mercato percepirai in quel frastuono una particolare armonia: non sarà più una distrazione. Se sei in silenzio, potrai vedere molte cose, percepirai incredibili onde di energia, che si muovono tutt’intorno a te. Quando accetti, ovunque vai… percepirai il divino.

 

Tratto da: Osho, L’antico canto dei pini, Psiche Ed.

  

 (ritorna al sommario)

 

 

 

La Storia di Ananda

sii tu la tua stessa luce

 

Quando Buddha stava morendo, il suo più stretto discepolo cominciò a piangere. Erano presenti migliaia di discepoli, c’erano almeno diecimila discepoli. Tutti quanti stavano per scoppiare a piangere, ma trattenevano le lacrime, in qualche modo, perché sapevano che a Buddha non sarebbe piaciuto: “Almeno mentre sta per andarsene al di fuori della nostra portata, facciamo in modo che possa lasciarci sapendo che i suoi discepoli hanno recepito il suo messaggio.”

Ma Ananda non riusciva a trattenersi. Era difficile per tutti, ma per lui era ancora più duro, perché per almeno sessant’anni era stato come l’ombra di Buddha, servendolo in tutti i modi possibili, senza chiedere niente in cambio. Per lui era una pura gioia servirlo e sedere in silenzio, mentre Buddha parlava agli altri, rispondeva alle loro domande. Ananda non l’avrebbe mai interrotto. È difficile trovare una persona così devota.

Era più anziano di Buddha – era il più vecchio dei suoi cugini primi: era ‘fratello maggiore’ di Buddha. Prima di essere iniziato al sannyas, Ananda aveva chiesto a Buddha tre cose. Gli aveva detto: “Dopo l’iniziazione io sarò tuo discepolo: tutto ciò che mi dirai di fare, non importa cosa, io lo dovrò fare… e lo farò. Ma adesso sono ancora tuo fratello maggiore, perciò, proprio come a un fratello maggiore, promettimi tre cose, e poi dammi l’iniziazione, perché dopo non potrò mai più chiederti nulla”.

Chiese tre cose, ma non utilizzò mai nessuna di queste promesse.

Una era: “Non mi chiederai mai di andare in qualche altro posto a diffondere il tuo messaggio, continuerò a restare con te per servirti. Devi promettermelo”.

La seconda era: “Se io ti porto, anche nel bel mezzo della notte, qualcuno che ha bisogno del tuo aiuto, non puoi rifiutarlo. Chiunque io ti porti, devi aiutarlo, non importa quanto sei stanco dopo tutta una giornata di lavoro. Se ti porto qualcuno devi aiutarlo, non puoi rifiutarti”.

E la terza era: “Se io ti faccio una domanda, non mi puoi dire, come fai con gli altri ‘Stai in silenzio per due anni, per tre anni, medita e poi ti risponderò’. No, devi rispondermi immediatamente”.

Buddha, come fratello più giovane, promise ad Ananda che queste cose gli sarebbero state garantite. Ma Ananda era una persona rara, altrimenti Buddha avrebbe esitato ad accettare queste condizioni: l’iniziazione non può essere soggetta a condizioni. Gli avrebbe potuto semplicemente dire: “Se mi poni delle condizioni, l’iniziazione non è possibile”– era già successo che alcune altre persone avessero posto delle condizioni, e lui le aveva rifiutate, ma ad Ananda fece queste promesse. Non era mai successo nell’intera storia delle iniziazioni. Ma posso capire perché lo fece, conosceva Ananda fin dall’infanzia: non era un uomo capace di approfittare di qualcosa. Buddha sapeva che non avrebbe mai chiesto il rispetto di quelle promesse… e quindi poteva fargliele.

E Ananda non lo chiese mai. Non fece mai nessuna domanda. Non portò mai nessuna persona; e naturalmente Buddha non gli disse mai di andare lontano. Se Buddha l’avesse chiesto, Ananda sarebbe andato: non avrebbe mai neppure nominato quella promessa, ma Buddha non glielo chiese mai.

Quest’uomo non poteva trattenersi: sessant’anni passati insieme erano davvero tanto tempo! Era stato come un’ombra per Buddha… e ora veniva lasciato solo: i suoi occhi si riempirono di lacrime. Buddha aprì di nuovo gli occhi per guardare… dare un ultimo sguardo ai suoi discepoli. Vedendo le lacrime negli occhi di Ananda, disse: “Ananda, sii tu la tua stessa luce. Io non ero la tua luce, né il tuo salvatore. La mia morte non cambia nulla. Adesso dovrai proprio capire quello che ti ho ripetuto per sessant’anni: non farti illusioni, il solo fatto di servirmi e seguirmi devotamente – è molto difficile trovare una devozione simile – non ti salverà. In te deve avvenire una trasformazione… e puoi farlo solo tu”.

È un lavoro così interiore che neanche il maestro può arrivare fin lì. Tranne te stesso, nessuno può arrivare lì. Ed è questa la bellezza dell’animo umano: è assolutamente inaccessibile a chiunque altro. Il tuo centro è così protetto dall’esistenza che nessuno può neppure toccarlo. La questione di salvare qualcuno non si pone affatto: certo, l’uomo pieno di compassione fa del suo meglio per spiegarti la via, per spiegarti come è successo a lui. Ma questo è semplicemente un condividere con te la sua storia. Da quella storia, forse, puoi trarre qualche spunto per te stesso, ma dipende da te. 1

 

Buddha morì, e accadde che tutti i discepoli illuminati, si riunirono insieme per raccogliere tutto ciò che Buddha aveva detto. Ad Ananda non fu permesso di entrare nella sala; Subhuti era a capo della riunione. Ora, questo sembra strano – ma queste persone chiamate buddha sono persone strane.

Ananda aveva vissuto continuamente con Buddha, per anni e anni, come un’ombra. Lo aveva accompagnato ovunque, aveva sempre dormito nella sua stanza – era l’unico a essergli stato così vicino: aveva udito tutto, e la sua memoria era davvero perfetta.

Ora Subhuti è il capo della congregazione che raccoglierà i ‘detti’ di Buddha – e l’uomo che l’aveva sempre udito… Subhuti non era sempre stato con Buddha, solo raramente – perché Subhuti era stato inviato a diffondere il suo messaggio in altre zone del paese. Quindi era raramente presente; aveva udito Buddha solo alcune volte. Lui diviene il capo, colui che raccoglierà i detti di Buddha – e ad Ananda, che sembrerebbe essere la persona giusta per essere il capo, non è neanche permesso di entrare nella sala. E Subhuti dice ad Ananda: “Tu siedi alla porta, di guardia, come eri solito fare anche con Buddha. Siediti fuori dalla porta; a meno che tu non diventi illuminato, non ti permetteremo di entrare”.

 

Ananda rimane fuori dalla sala. Dentro ci sono cinquecento monaci – sono tutti più giovani di Ananda, Ananda è il più anziano. Non solo è il discepolo più anziano, è anche cugino primo di Buddha – non solo un cugino primo, ma il cugino primo di Buddha più anziano. E rimane là fuori in piedi, a piangere. Per ventiquattro ore, si racconta, rimase là a piangere.

 

E dopo ventiquattro ore, qualcosa esplose dentro di lui, ed egli comprese. Comprese perché Buddha aveva detto che ‘Ananda... tu hai solo udito le mie parole – e le parole non sono niente. La realtà è silenzio’. Si mise a ballare. E nel momento in cui, fuori dalla sala, accadeva questo, Subhuti era dentro – stavano raccogliendo i detti – e all’improvviso si fermò, dicendo: “Fate entrare Ananda. Ora è degno di essere chiamato dentro”.

I monaci uscirono, trovarono Ananda che danzava. Non avevano mai visto quest’uomo così colmo di beatitudine, così luminoso. E Ananda disse: “Buddha aveva ragione, avevo solo udito le parole. Ora ho udito il suono senza suono”.

Subhuti disse: “Ora anche tu puoi riferire tutto ciò che sai, tutto ciò che hai ascoltato da Buddha. Ora la tua memoria è degna di fiducia, perché vi è sorta la conoscenza. Fino ad ora la tua memoria era solo meccanica – non aveva dentro alcuna luce”. 2

 

Brani di Osho tratti da:

1. From Personality to Individuality # 20

2. Zen: The Path of Paradox, Vol 2 # 6

  

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Ingannatidalla mente

 

Nonostante la libertà di cui godiamo e la vasta gamma di opportunità a nostra disposizione, sempre più tendiamo a programmare la vita, quasi volessimo cautelarci dalle incognite che  ci  minacciano. Ma in questo modo rinunciamo alla spontaneità e alla gioia che solo chi è in profonda sintonia con la realtà – al di là dei programmi della mente – può conoscere.

 

Osho,

 è possibile vivere senza pianificare? Senza contare i sogni riguardo a un vago futuro, vedo che gran parte della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la prossima settimana, per il mese prossimo.

E quando cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che parte tira il vento.

 

La pianificazione del futuro è una cosa, mettersi a vivere nel futuro un’altra. La pianificazione del futuro avviene nel presente. E più sei nel presente, meglio riuscirai a pianificare: l’attività di pianificazione è nel presente.

Il problema con la mente è che si mette a vivere nel futuro. Inizia a pensare ai fantastici giorni che verranno… un roseo futuro. Questo non è pianificare, è sognare a occhi aperti.

Posso capire che tu faccia dei piani, ma ricorda, pianificare per il futuro non significa vivere nel futuro. Pianificare è un’attività del momento attuale. E più sei presente, maggiori saranno la tua chiarezza e lucidità, così riuscirai a fare piani senza alcuna fumosità, senza essere insidiato dai sogni.

Dici: “Vedo che gran parte della mia attività mentale consiste nel fare piani – per la prossima settimana, per il mese prossimo”. Questo non è essere nel presente. Se sei nel presente, la mente non c’è. La mente non può esistere nel presente e quando non c’è la mente, c’è chiarezza, chiarezza assoluta, e con tale chiarezza puoi vedere il futuro; allora ti accadrà qualcosa di incredibilmente importante. Ma l’attività mentale è un puro vivere nel futuro: la prossima settimana, il mese prossimo, l’anno prossimo, la prossima vita.

Rinvii la vita, nel nome della pianificazione. Dovresti vivere, non rimandare! Dovresti vivere il momento presente e mentre vivi il presente – con la chiarezza che esso ti dà – puoi avere un’intuizione, una visione. Non si tratta di attività mentale. Puoi visualizzare un momento migliore che sta per arrivare: hai vissuto questo momento presente, sai che può diventare persino più intenso, sai di poter gioire di più, non c’è limite. E quando arriva il momento successivo, lo vivi immediatamente con maggiore intensità, con più gioia, con più giocosità, con più allegria.

Hai solo un momento alla volta. Se dunque sei capace di vivere il momento, attraverso questa intensità puoi pianificare l’intera vita. Hai avuto un assaggio della realtà, nel momento successivo puoi averne un pezzo ancora più grosso. Ma non hai bisogno di pianificarlo, perché nel pianificare ti dimenticherai di vivere.

All’uomo che vive in modo spontaneo accadono due cose: primo, non rimanda mai; secondo, vive il futuro attraverso il presente, attraverso la sua esperienza del presente. In quel caso la pianificazione non è un’attività mentale, ma un’espansione della consapevolezza, la comprensione che la vita diventa più intensa giorno dopo giorno. E più intenso sei, più belle, umane, e compiute saranno le tue azioni.

Dici anche: “E quando cerco di agire in modo spontaneo sembro una banderuola che non sa da che parte tira il vento”.

Non hai bisogno di sapere. L’uomo spontaneo… proprio come la banderuola – la banderuola non si preoccupa mai se il vento soffia da sud o nord o est o ovest: da qualunque direzione soffi il vento, la banderuola gira semplicemente da quella parte. Indica in quale direzione soffia il vento. Non oppone resistenza. È del tutto libera di girarsi in qualunque direzione. Non lotta con il vento. È assolutamente spontanea e non vive mai nel passato né nel futuro. Rappresenta sempre il presente.

Hai scelto un termine bellissimo, ‘banderuola’, per indicare una vita spontanea. Ma che senso avrebbe per la banderuola sapere da quale direzione soffierà il vento? La tua mente vuole sapere da dove soffia il vento, perché la mente ha i suoi piani, antagonisti all’esistenza. Vuole che il vento soffi verso ovest, e invece soffia verso est. E così rimane frustrata, si arrabbia, e in qualche modo comincia ad andare, con grande riluttanza, verso est. Ma appena lo fa – e il vento non sa nulla della tua mente o del soddisfacimento delle sue aspettative – il vento comincia a soffiare verso ovest e la mente si sente di nuovo frustrata e dice: “Che strano: quando voglio andare a ovest il vento soffia verso est, quando acconsento – ‘Va bene, andiamo a est’ – il vento cambia”.

Sono persone come queste che hanno creato il proverbio: l’uomo propone, dio dispone. Non c’è alcun dio e nessuno che dispone. L’atto stesso di proporre è sbagliato. Proporre qualcosa da parte tua significa che non hai fiducia nell’esistenza. Limitati a essere una banderuola, che si muove lentamente, senza riluttanza, senza resistenza, in qualunque direzione soffi il vento. E si gode tutte le direzioni. La vita dev’essere assaporata interamente, l’esistenza deve essere gustata in tutti i suoi colori.

Ma la mente è una delle cose più stupide che ti porti dietro. Al mattino desidera che venga la sera, e alla sera desidera il mattino: è la causa principale di ogni nostra infelicità e frustrazione.

E che bisogno c’è? Non riesco a capire per quale motivo la banderuola dovrebbe voler conoscere da che parte tira il vento. Riesci a spiegarlo? Ce n’è bisogno? Gli alberi sanno da che parte tira il vento? E le stelle lo sanno? Ad eccezione dell’uomo, nulla nell’esistenza è riluttante a seguire l’esistenza. Ecco perché ogni cosa è felice, beata. Non hanno ricchezze; cosa posseggono questi poveri alberi? Essi tuttavia hanno la spontaneità: quando soffia il vento danzano, quando non soffia si riposano. Entrambe le situazioni sono egualmente gradite.

Tra la terra, il cielo, il vento e il sole esiste un’immensa fiducia. Quando al mattino il sole inizia a sorgere, gli alberi si svegliano. Non hanno bisogno di una sveglia. E quando il sole tramonta, si preparano ad andare a dormire. Con il calar del sole, gli uccelli iniziano a tornare ai loro nidi – è tempo di riposare. Nessuno insegna loro ad andare a letto presto. Nessuno glielo insegna… la mattina, con il sorgere del sole, si svegliano tutti, iniziano a cantare – sono suoni di gioia – celebrano e danno il benvenuto a un nuovo giorno.

La vita fa regali in tale abbondanza – il cielo è di nuovo lì, e il sole, e la bellezza del mattino; gli uccelli sono così felici che non riescono a contenersi. Il loro canto non è pianificato. La sera, quando erano andati a riposare nei loro nidi, non avevano pianificato: ‘Domani mattina, qualunque cosa accada, mi metterò a cantare!’. Non è necessario. Quando sopraggiunge il mattino, il canto arriverà da solo. Si tratta di sincronicità, di una profonda comunione con l’esistenza.

I fiori non decidono, non hanno comitati, non hanno documentazioni; non prendono alcuna decisione, né fanno piani per il futuro. Quando arriva la primavera sbocciano, e quando giunge l’autunno gli alberi si spogliano, tutte le foglie cadono. Non c’è tristezza: gli alberi non sono in lacrime, perché le foglie se ne sono andate. No, sono felici anche di questo. Quando si staglia nudo contro il cielo, un albero ha una bellezza tutta sua. È bello quando mette le foglie, ma quella è una bellezza diversa: l’esistenza veste tutti i colori e nessuno, ad eccezione dell’uomo, fa piani. E nessuno è pieno di problemi come l’uomo, perché con tutto il tuo pianificare, in realtà stai tentando di rimandare il vivere.

Non c’è bisogno di sapere da che parte tira il vento. Seguilo e basta. Non ti porterà mai fuori strada, perché questa intera esistenza è tua, ovunque andiamo a finire, è casa nostra. Il vento non può portarti fuori dall’esistenza, la tua mente invece ti porta fuori dall’esistenza. Solo la mente è in grado di portarti dentro sogni che non esistono, che sono irreali, illusori… e ci rimani invischiato a tal punto da dimenticare che l’esistenza non ti fa mai sbagliare strada – non può!

Solo l’uomo spontaneo è in armonia con l’esistenza. E solo l’uomo spontaneo è sempre felice, perché, qualunque cosa accada, egli si trova immediatamente in sintonia. Non ha desideri suoi, né proiezioni, né proposte. Ha semplicemente accettato se stesso come parte del cosmo. E dovunque vada il tutto, ci va anche lui, con gioia, perché il tutto è di certo più saggio della parte. E noi siamo parti così minuscole che tutti i nostri piani ci fanno sembrare stupidi.

In questo intero universo non ci sono pianificazioni. Tutto si muove senza alcun piano, ogni momento va più in profondità. Solo l’uomo rimane in superficie, senza vivere... continua a pensare di vivere prima o poi, ma quel momento non arriva mai.

La mente ti allontana ininterrottamente dalla realtà. Ad eccezione della mente, tu non hai alcun problema, né peccati né cattive azioni delle vite passate, né un dio che ti ha scritto il destino in fronte o sulle linee della mano o nelle stelle. Il tuo problema, se lo comprendi, è molto semplice: la mente ti allontana costantemente dall’esistenza.

Quando dico sii spontaneo, intendo una sola cosa, sempre un’unica cosa: non essere una mente! Perché la mente non può mai essere spontanea. La mente è un meccanismo per rimandare. Non ti lascerà mai vivere!

Ho sentito di un uomo che ha compreso di essere stato vivo solo dopo morto. Allora, all’improvviso ha capito: ‘Dio mio, sono stato vivo per settant’anni, ma non ho mai vissuto”. E cosa puoi fare nella tomba? Non puoi neppure girarti, perché non ti lasciano molto spazio nella tomba. Giaci supino per l’eternità.

Il mio suggerimento è che potrai pianificare nella tomba. Avrai abbastanza tempo e potrai fare tutti i piani che vuoi, i più assurdi. Ora, mentre sei vivo, vivi; quando sarai morto non ci sarà alcun problema – puoi lasciare che la mente faccia i suoi piani. In realtà sarà d’ottima compagnia nella tomba: in tale solitudine, il chiacchierio della mente sarà un ottimo diversivo.

Mentre sei vivo, però, devi impedire alla mente di funzionare per conto suo, devi farla fermare, a meno che tu non la voglia usare. Deve essere trattata come un servitore. Ora è diventata la padrona. La spontaneità la riporterà alla realtà. È solo un meccanismo. Non era fatta per fare la padrona. La consapevolezza è la padrona.

Sebbene le persone che studiano lo yoga si mettano a testa in giù, l’esistenza non aveva mai pensato di farti stare a testa in giù, altrimenti ti avrebbe dotato di gambe sulla testa, simili a due corna, o ti avrebbe fatto come un tripode – tre gambe perfettamente bilanciate – o gambe con le ruote, in modo tale che potessi muoverti sulla testa…

L’esistenza sicuramente vuole che tu stia in piedi sulle tue due gambe, non sulla testa, ma l’uomo è strano. La mente ti è stata data per essere usata come servitore. E in qualità di servitore è bella e va benissimo. È un bio-computer e nulla più. Ma tu l’hai fatta diventare padrona.

E il padrone è stato messo a dormire. Quando i servitori diventano padroni, il più grande pericolo è che, come prima cosa, distruggono il padrone. Una volta che il servo si trova nella posizione di padrone, il suo primo atto sarà di sopprimere il padrone in modo tale che non possa ritornare. Questa è la sua sola paura. Se il padrone ritorna, dovrà scendere dal trono.

La tua consapevolezza è stata esiliata nell’oscurità, la tua luce è stata trasformata in buio, i tuoi tesori sono stati nascosti, il tuo essere è stato scollegato. La mente deve fare tutte queste cose per rimanere al potere.

Un meditatore cerca di rimettere a posto le cose. La mente deve essere un servitore e la consapevolezza deve essere riportata sul trono. E immediatamente avrai una vita spontanea. Non esiste altro tipo di vita.

 

tratto da: Osho, Sat Chit Anand, # 25

 

 (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Lo Zen  e l’arte di acchiappare i topi

 

Una storia di samurai e di gatti che seguono “la Via”.

Un apologo che ci rivela un segreto… talmente evidente!

 

 

C’è una storiella Zen molto famosa su un samurai. C’era una volta un samurai di nome Shoken. L’uomo si trovava nei guai a causa di un topo malefico che gli girava per casa. Il ratto era così sfrontato che usciva dal suo nascondiglio anche di giorno, mettendo allo scompiglio ogni cosa. Shoken gli mandò contro la sua gatta, ma la poverina non era all’altezza e, morsa dal ratto, filò via miagolando. Il samurai si fece prestare i gatti dai vicini, felini famosi per essere coraggiosi e abili cacciatori di topi. Lasciato in loro compagnia, il topo si acquattò in un angolo, li osservò avvicinarsi e si scagliò furioso contro di loro, uno dopo l’altro. I gatti, terrorizzati, batterono in ritirata.

Il padrone di casa, disperato, tentò di uccidere il topo con le proprie mani. Gli si avvicinò brandendo la sua spada di legno, ma ogni sua mossa, benché fosse abilissimo con la spada, si rivelò inutile. Il topo evitava ogni colpo in maniera così perfetta che sembrava volare come un uccello o muoversi con la rapidità del lampo. Shoken non era neppure riuscito a seguire il suo movimento, e il topo gli era già saltato in testa. Madido di sudore e stremato, l’uomo alla fine si arrese. Come ultima risorsa chiese a un vicino di prestargli la sua gatta, famosa in tutto il vicinato per la sua misteriosa virtù di abilissima cacciatrice. La gatta non aveva nulla di diverso rispetto agli altri gatti che erano stati invitati a combattere con il ratto. In realtà era una gatta davvero qualsiasi. Il samurai non aveva una grande opinione di lei, ma la fece entrare nella stanza dove si trovava il topo. La gatta entrò lenta e tranquilla, come se non vedesse nulla di strano nella stanza. Il ratto invece, a vederla venire verso di lui, si spaventò e rimase immobile, quasi paralizzato, in un angolo. La gatta gli si avvicinò con grande nonchalance e uscì dalla stanza tenendolo per il collo.

Quella sera, tutti i gatti che avevano partecipato alla caccia al topo si riunirono nella casa di Shoken e, pieni di rispetto, chiesero all’incredibile gatta di mettersi al posto d’onore. Le fecero grandi inchini e dissero: “Siamo tutti famosi per il nostro valore e la nostra astuzia, ma non avevamo mai immaginato che al mondo esisteva un ratto così straordinario. Nessuno di noi è riuscito a fargli qualcosa, finché non sei arrivata tu; e com’è stato facile per te riuscire nell’impresa! Vorremmo tanto che ci svelassi i tuoi segreti, ma prima lascia che ti mostriamo tutto quello che sappiamo sull’arte di acchiappare i topi”.

Il gatto nero si fece avanti e disse: “Sono nato in una famiglia nota per la sua abilità in quest’arte. Fin da piccolo mi sono allenato per diventare un grande cacciatore di topi. Sono in grado di saltare ostacoli alti più di due metri, e di farmi così piccolo da riuscire a infilarmi nelle tane dei topi. Sono abilissimo in ogni genere di acrobazia. E anche così furbo da far credere al topo di essere profondamente addormentato, quando invece sono pronto a colpirlo non appena si avvicina. Anche quelli che si arrampicano sulle travi del soffitto non riescono a sfuggirmi. La mia ritirata davanti al topo, oggi, è stata una grande vergogna”.

La vecchia gatta disse: “Tu hai imparato le tecniche dell’arte della caccia. La tua mente è sempre occupata a fare piani di combattimento contro l’avversario. Gli antichi maestri hanno ideato la tecnica per farci conoscere il metodo appropriato per compiere l’opera. Il metodo è davvero semplice ed efficace, e riassume in sé i punti essenziali dell’arte della caccia. Quelli che seguono il maestro non riescono a cogliere il principio, e si preoccupano troppo di migliorare la loro abilità tecnica e l’astuzia nel metterla in atto. Il fine viene raggiunto e l’astuzia si rivela pienamente efficace, ma è tutto qui? L’astuzia è un’attività della mente, non c’è dubbio, ma deve essere in armonia con la Via: quando questa viene ignorata e lo scopo è la sola astuzia, ci si allontana dallo scopo originale… e diventa così quasi inevitabile usare male l’astuzia. Occorre ricordarsene sempre nell’arte della caccia”.

Il gatto tigrato si fece avanti e spiegò il suo punto di vista come segue: “Per me, nell’arte della caccia quello che conta è lo spirito (ki, ch’i in cinese); ho lavorato a lungo per coltivarlo e svilupparlo. Ora posseggo uno spirito potente, capace di riempire il cielo e la terra. Quando affronto il mio avversario, il mio spirito ardito è già sopra di lui, e la mia vittoria è certa, prima ancora dello scontro reale. Non ho uno schema mentale sull’uso delle tecniche, esso si dipana in maniera spontanea secondo la situazione. Se un topo dovesse correre sulle travi del soffitto, mi limiterei a osservarlo intensamente con tutta la forza del mio spirito e lui sicuramente finirebbe con il cadere da quell’altezza finendo nelle mie grinfie. Ma quel vecchio topo misterioso si muoveva senza lasciare alcuna ombra. Non riesco a spiegarmene il perché”.

La risposta della vecchia gatta fu: “Tu sai come sfruttare al massimo i tuoi poteri psichici, ma il fatto stesso che te ne rendi conto lavora contro di te; la tua forte presenza psichica si oppone all’avversario, ma tu non puoi mai essere sicuro che la tua sia più forte della sua… la possibilità di essere battuto esiste sempre. Tu puoi sentire che la tua psiche attiva e vigorosa può riempire l’universo, ma non è lo spirito in sé, si tratta solo di una sua debole ombra. Può ricordare il kozen no ki di Mencius (haojan chi ch’i), ma in realtà non è così. Il ch’i di Mencius, come sappiamo, brilla di luce propria, e per questo motivo è pieno di vigore, mentre il tuo acquista vigore a seconda delle condizioni. A causa di questa differenza d’origine, si crea una differenza anche nei suoi effetti. Uno è come il grande fiume che scorre senza sosta, l’altro è un’inondazione improvvisa dopo pesanti piogge, che si esaurisce presto nell’incontro con un flusso più potente. Un topo disperato spesso si rivela più forte di un gatto all’attacco. È messo alle strette, la lotta è mortale, e la vittima disperata non riesce neppure a desiderare di venirne fuori illesa. Il suo atteggiamento mentale gli fa superare qualunque pericolo debba incontrare. Il suo intero essere incarna il ch’i combattente (spirito o psiche) e nessun gatto è in grado di sconfiggere la sua resistenza d’acciaio”.

Poi venne il turno del gatto grigio, che disse: “Come ci hai spiegato, uno spirito, per quanto forte, è sempre accompagnato dalla sua ombra, e il nemico approfitterà senz’altro di questa ombra, per quanto inconsistente sia. Mi sono allenato a lungo in questo modo: non sopraffare il nemico, non forzare la lotta, ma assumere un atteggiamento arrendevole e conciliante. Se il nemico si rivela forte, io divento arrendevole e mi limito a seguire i suoi movimenti. Mi muovo come una tenda che cede alla pressione di una pietra gettatale contro. Neppure un topo molto forte riesce a trovare un modo per sconfiggermi. Ma quello che abbiamo affrontato oggi non ha uguali, si è rifiutato di sottomettersi al mio potere psichico, e non ha subito alcuna tentazione di fronte alle manifestazioni della mia arrendevolezza. Era una creatura molto misteriosa – non ho mai incontrato nessuno simile a lui”.

La vecchia gatta rispose: “Quello che tu definisci spirito arrendevole non è in armonia con la natura, è coltivato, è un atteggiamento che ti sei costruito interiormente. Se cerchi di utilizzarlo per sconfiggere lo spirito impavido e aggressivo del tuo avversario, questi sarà abbastanza sveglio da individuare anche il più piccolo segnale di titubanza che ti sfiori la mente, e che inevitabilmente andrà a interferire con l’acutezza di percezione e l’agilità di movimento, perché in quel frangente la natura si sente impedita nel perseguire il suo corso originale e spontaneo. Per lasciare che la natura dispieghi il suo modo misterioso di compiere la sua azione, occorre rinunciare a qualunque forma di pensiero, strategia, e azione. Lascia che la natura faccia il suo corso, lasciala agire in te così come sente, e non ci saranno ombre, segni o tracce che ti tradiranno, e a quel punto nessuno potrà resisterti. Non voglio tuttavia dire che le discipline a cui vi siete sottoposti finora siano inutili. Dopotutto la Via si manifesta attraverso i suoi contenitori. L’abilità tecnica contiene la ragione (ri, li), il potere spirituale è operativo nel corpo, e quando è in armonia con la natura agisce in perfetto accordo con i mutamenti della situazione esterna. Quando uno spirito arrendevole viene utilizzato in questo modo, mette fine alla lotta sul piano fisico ed è in grado di fermare persino le rocce. Ma esiste una considerazione ancora più essenziale che, se trascurata, manderà tutto all’aria. È questa: non nutrire neppure un granello di pensiero autocosciente. Se questo è presente nella tua mente, tutti i tuoi atti diventano trucchi della volontà personale, strategie costruite, e non sono in conformità con la Via. In quel caso le persone si rifiutano di arrendersi e costruiscono dentro di sé uno spirito di antagonismo. Quando sei in uno stato mentale noto come ‘assenza di mente’ (mushin), agisci in unisono con la natura senza alcun bisogno di affidarti a strategie artificiali. La Via, comunque, è al di sopra di ogni limite, e tutto questo mio parlare è ben lontano dall’essere esaustivo, per quanto concerne la Via.

Tanti anni fa, vicino a me viveva una gatta che passava tutto il tempo dormendo, senza mostrare alcun segno di potere spirituale; assomigliava a una statua di legno. Nessuno l’aveva mai vista acchiappare un topo, eppure nel suo territorio non c’era un solo topo che osava passarle vicino. Un giorno andai a trovarla e gliene chiesi il motivo. Non mi rispose. Per quattro volte le feci la stessa domanda, ma lei rimase in silenzio. Non è che non volesse rispondermi, semplicemente non sapeva cosa dirmi. Così notiamo che colui che sa, non dice una parola, mentre chi parla, in realtà non sa. Quella vecchia gatta era dimentica non solo di se stessa, ma anche di quanto la circondava; era nello stato spirituale più elevato, in cui non esiste più alcuno scopo. Aveva raggiunto lo stato supremo nell’arte della caccia e non uccideva. Non mi si può paragonare a lei neppure lontanamente. Ma anche se non mi disse una sola parola, io ho capito il suo segreto manifesto. Sono riuscita ad avvertire nella sua presenza il semplice fenomeno di un’ordinarietà assolutamente straordinaria. Non c’era bisogno di altro. Se uno vive la sua realtà ordinaria, uno vive il tao e tutto è possibile. Da allora ho vissuto in maniera molto ordinaria. Ho dimenticato tutto quello che avevo imparato. In realtà, sto cominciando a svanire in quanto entità separata e la natura ha cominciato a lavorare senza interferenze. Questa è per me wei-wu-wei – azione attraverso la non-azione, questo è il mio segreto.”

Nello Zen lo chiamano segreto manifesto. Diventare divino è la tua natura, diventare dio è la natura di ognuno. Se non lo realizziamo, è perché ci stiamo preparando per questo. È un fenomeno spontaneo e naturale. E io sto cercando in tutti i modi di aiutarti a capire che non è c’è qualcosa da fare: è qualcosa a cui devi aprirti. E di sicuro riuscirai ad acchiappare il topo!

 

tratto da: Osho, The Open Secret #18

 

 

 

NON IMPEDIRE

 

Non puoi crearlo, può solo accadere.

Non puoi fare quel passo, quel passo accade. Quando tu non ci sei, accade. Questo è il segreto più grande da capire. Lo chiamo segreto palese. È lì, molto evidente, eppure le persone non lo vedono, quindi lo definisco palese e segreto. Qualunque cosa fai, è il passato a farla. Tu sei il tuo passato, e tutto quello che viene fatto dal passato, sarà in continuità con il passato. Non potrà mai essere nuovo, sarà sempre vecchio. Non sarà mai originale. Rimarrà sempre polveroso, spento, morto, scaturirà da qualcosa di morto, non potrà essere vivo. E il nuovo accade solo quando hai capito che non puoi fare nulla, perché tu sei il tuo passato.

Quindi tu puoi fare solo qualcosa di negativo. Per negativo intendo il non impedire che accada. Puoi fare solo questo, un uomo può fare solo questo. Quando arriva, lascialo arrivare, quando accade, lascialo accadere. Osho

  

 (ritorna al sommario)

 

 

 

 

 

Il mondo sta diventando sempre più grasso, una realtà a cui, paradossalmente, non si sottraggono neppure i paesi in via di sviluppo, dove l'obesità sta affiancando malnutrizione e malattie infettive fra i pericoli per la salute pubblica. Per contrastare questa tendenza, che non crea semplicemente problemi estetici, ma va a pesare in maniera grave sulla situazione sanitaria, negli Stati Uniti si sta addirittura arrivando a mettere l'obesità “fuori legge”. Non letteralmente, ma con un forte investimento di fondi per mettere in guardia i cittadini contro i pericoli del sovrappeso e aiutarli a liberarsene. Eppure le campagne di sensibilizzazione sulla dieta e l'alimentazione promosse dai diversi enti preposti alla salute pubblica non sembrano avere molta efficacia nel modificare le abitudini alimentari. Forse prescrivere semplicemente una lista di sostanze nutritive da assumere nel corso della giornata non basta. Come ci fa notare Aseem nelle pagine seguenti, mangiare bene significa conoscere gli alimenti, fare la spesa, preoccuparsi di come gli alimenti si producono, cucinare con amore, e godere del piacere di mangiare, imparando soprattutto ad ascoltare il proprio corpo.

 

 

La dieta… della consapevolezza

 

Aseem ha 23 anni e da tre gestisce la cucina in una piccola comune di Osho nel bergamasco, dà sessioni di ‘cucina’ e ha persino creato un libretto di ricette. Ecco i suoi consigli e riflessioni sull’arte di mangiare.

 

 

L’alimentazione fa parte di un contesto di evoluzione personale e di crescita perché, come tutto ciò di cui ci circondiamo ci nutre o ci ‘denutre’. Corpo e interiorità non sono entità separate: non c’è sopra e non c’è sotto, meglio e peggio. Siamo un incredibile sistema corpo-mente dotato di sensibilità, emozioni, contrazioni. Così il cibo, che entra a far parte del nostro organismo, può modificare i nostri stati d’animo, i nostri pensieri e quindi la nostra qualità di vita. Credo che ognuno di noi abbia sperimentato come dopo un’abbuffata natalizia ci si senta intontiti e nauseati (anche emotivamente e psichicamente) o dopo un periodo di ‘dieta’ ferrea ci si senta ripuliti, con maggiore lucidità, ma un po’ rigidi. Questi sono banali esempi noti a tutti, ma constato che maggiore è la sensibilità di un individuo maggiore è anche la reazione del sistema corpo-mente a quello che viene ingerito. A questo livello, l’evoluzione si manifesta come maggiore attenzione al cibo, alle persone che si frequentano, al lavoro che si fa, alla casa in cui si vive.

Ecco dunque delle caratteristiche che possono aiutare a nutrirsi con qualità (almeno secondo la mia esperienza).

 

Provenienza

Cercate di portare sulla vostra tavola alimenti provenienti da coltivazioni biologiche, biodinamiche, nel caso non abbiate voi stessi un orto (che rimane la soluzione migliore, anche economicamente). Nelle coltivazioni biologiche viene escluso l’impiego di antiparassitari, diserbanti e concimi chimici di sintesi nonché di organismii geneticamente modificati (OGM). Benché non ci siano ancora risultati definitivi né pro né contro gli Ogm, personalmente, per sicurezza, preferisco evitarli.

È utile mantenere, nei limiti possibili, la stagionalità e la provenienza in luogo degli alimenti, per evitare di creare confusione nell’organismo mandando messaggi opposti: ad esempio in inverno il corpo cerca di produrre e trattenere più calore possibile, analogamente sta facendo la terra che darà frutti ed ortaggi che aiuteranno l’organismo nello stesso intento; una papaia per esempio non è certo l’alimento ideale.

 

Lavorazione e preparazione

È consigliabile prediligere alimenti poco o per nulla lavorati affinché mantengano il più possibile le loro proprietà nutrizionali e vitali. Scegliere metodi di cottura tradizionali, quali il fuoco e il fornello, anziché ricorrere ai cibi precotti riscaldati rapidamente nel forno a microonde. Evitare l’uso frequente di fritture ‘profonde’ (nelle quali gli alimenti vengono totalmente ricoperti dall’olio) perché difficili da digerire e da smaltire.

 

Quando mi appresto a cucinare cerco inoltre di ricordarmi di ‘staccare’ da ciò che stavo facendo: mi è sufficiente chiudere gli occhi e inspirare profondamente un paio di volte. Stiamo infatti per influire sul benessere delle persone attraverso il cibo che ingeriranno. Se siete allegri il cibo lo trasmetterà, se siete in collera lo stesso.

Ed infine un invito: osate! Vi sembra troppo strano il piatto che avete inventato? Non è il momento adatto perché avete ospiti? Rischiate! Cucinate per voi stessi, per il piacere che vi dà, per quel brivido che dona la creatività; almeno in questo campo non facciamo compromessi. Se poi ottenete dei complimenti ben vengano, ma non cucinate in questa ottica; fatelo per/con amore. Ricordo che una volta mi era venuta l’idea di fare del cavolo cappuccio al cioccolato e mi son detto: ‘No, questo non lo puoi fare; è davvero esagerato. Il cioccolato con il cavolo? Non si è mai visto. Che razza di idea è?’. Be’, alla fine lo feci ed è stato un successone, tanto che è stato uno dei miei piatti più riusciti.

 

Diete e combinazioni alimentari

Per me stesso e le persone con le quali lavoro prediligo una dieta vegetariana elastica. Non mangio carne per sensibilità nei confronti degli animali, perché sento che mi appesantisce emotivamente e psichicamente, perché è una delle cause delle malattie degenerative, perché l’allevamento di animali per l’alimentazione umana ha un catastrofico impatto ambientale e perché ingeriamo tutta la sofferenza e gli ormoni che queste bestie assorbono prima di essere macellate. Una volta alla settimana mangio uova (preferibilmente alla coque per digeribilità) e una volta al mese pesce fresco per garantire tutti i componenti nutrizionali. Preferisco evitare latte e derivati visto che a mio parere e di molti altri l’essere umano non dovrebbe assumere latte dopo lo svezzamento. Se proprio intendiamo consumarne è indicato scegliere i prodotti derivati dal latte di capra, che è molto digeribile.

Consiglio inoltre di inserire nella dieta una gran quantità di cereali e di variare ogni giorno tra le tante scelte (riso, grano, orzo, farro, quinoa, kamut, mais, miglio e avena). Opto per quelli integrali che hanno un più alto potere nutritivo: l’eliminazione dell’involucro esterno provoca l’ossidazione dei cereali e con essa, la perdita di gran parte delle loro proprietà nutritive. Prediligete, però, solo i prodotti integrali che derivano da coltivazioni biologiche, poiché nella crusca che viene eliminata sono sì contenuti elementi nutritivi, ma anche tutti i pesticidi e/o diserbanti chimici di sintesi propri di una coltivazione ‘classica’.

L’altro componente essenziale di una dieta equilibrata è rappresentato da verdura e frutta. Anche in questo caso è importante la varietà e la stagionalità della scelta. Come fonti proteiche, nel caso di una scelta vegetariana si può optare per legumi, tofu e frutta secca, preferibilmente associati ai cereali.

 

Cura al luogo in cui mangiate

Che sia calmo e riposante, perché il pasto è anche un momento per interrompere la corsa della giornata (soprattutto in una società occidentale), per rigenerarsi mentalmente e fisicamente. Non mangiate di corsa, prestate attenzione a ciò che ingerite (così il cervello registrerà il messaggio e la sazietà giungerà più velocemente del solito); fate partecipare tutti i sensi: odorate il cibo, osservatelo, toccatelo (se è possibile) e divertitevi.

Pongo un particolare accento a questo aspetto perché purtroppo anche in questo settore è davvero difficile mantenere una via di mezzo: o ci si abbuffa di porcherie, magari a tutte le ore, oppure si diventa dei maniaci delle diete. Gioite di ciò che mangiate, ogni tanto concedetevi degli strappi, fate dei regali a voi stessi. In realtà ciò che fa la differenza è la costanza, cercate di mantenere un regime alimentare equilibrato, sano e alla lunga il corpo risponderà positivamente. E vi chiederete: ‘ma come?’.

 Be’, vi dico che lo sapete, che non c’è nessuno che vi debba ‘insegnare’ a mangiare, perché è un istinto primordiale, perché una parte di noi è animale, sa ciò che nutre e ciò che danneggia. “Sì, bravo!” potrete dire “la realtà e che non c’è tempo e costa troppo e poi che stramberia è questa, fintanto che sto bene continuo ad alimentarmi come ho sempre fatto, quando ci sarà qualche problema o dovrò dimagrire seguirò qualche dieta”. Nulla di male in questo ragionamento in cui tutti noi ci specchiamo, ma in realtà noi stessi paghiamo questo disinteresse nei confronti di questo magnifico corpo che abbiamo in custodia per un tempo limitato, che è noi e parla di noi.

Se siete tra coloro che scelgono di prendersi cura un po’ di più di se stessi, senza dogmi, ma con leggerezza, vi svelo un piccolo ‘segreto’ che ho compreso osservando me stesso e gli altri: anche con il cibo la mente mente! A volte ciò che abbiamo voglia di mangiare non è quello di cui abbiamo bisogno (come vi sarà capitato di sperimentare in altri ambiti) perché gli appetiti sono facilmente influenzabili, programmabili e manipolabili. L’unica via che ho trovato per ritornare a ‘sentire’ ciò di cui necessito è l’ascolto; questa arte dimenticata in una valanga di rumori, di immagini, di parole. Torniamo ad ascoltarci, anche nell’alimentazione: come suggerisce Osho: “Chiudete gli occhi e invitate quel silenzio che è sempre presente, assaporatelo, vivetelo per qualche attimo e da lì lasciate che prenda spazio l’alimento di cui il corpo necessita.”

All’inizio richiederà un po’ di tempo, a volte non vi riusciremo, ma a poco a poco, questo spazio vi diverrà familiare e così ascoltare i nostri bisogni reali ridiventerà spontaneo, senza neppure il bisogno di chiudere gli occhi.

Aseem

 

 

 

Segui la vita

 

La mia prospettiva sulla vita è la consapevolezza, perché oggi puoi aver bisogno di mangiare di più e domani di meno. Non è solo questione di diversità tra le persone: ogni giorno della tua vita è diverso dagli altri. Se hai riposato per tutto il giorno, potresti non aver bisogno di una grossa quantità di cibo. Se sei stato tutto il giorno in giardino a scavare buche, puoi aver bisogno di una maggior quantità di cibo. Devi essere attento, ecco tutto; e devi essere in grado di ascoltare ciò che dice il tuo corpo. Muoviti in armonia con esso.

Osho

 

 

 

Senza diete

Ascolta il tuo corpo. Non ti è nemico; quando ti dice qualcosa, agisci di conseguenza, perché il corpo ha una propria saggezza. Non disturbarla, non lasciarti guidare dalla mente. Ecco perché io non insegno alcuna dieta, io insegno solo a essere consapevoli. Mangia in piena consapevolezza, mangia meditativamente; in questo modo non mangerai mai di più, né di meno, del necessario.

Osho

 

 

 

Cibo e insicurezza

 

Il grasso, in realtà, è un accumulo: si accumula per un futuro che può essere incerto. Migliaia di anni fa, infatti, quando l'uomo era un cacciatore, il cibo non era sempre garantito. Un giorno se ne trovava in abbondanza, poi, per giorni interi, si viveva nell'incertezza... l'uomo conserva questa abitudine biologica. Ed essa è associata all'insicurezza. Oggi non ci sono problemi... per lo meno, non in America: lì il cibo non manca. Per la prima volta, una società ha cibo a sufficienza. E gli americani non dovrebbero essere grassi... in India si può concedere alla gente di essere grassa, perché il cibo non è mai una garanzia.

Voglio dire che ora che il cibo è accessibile, ed è cibo buono e nutriente, non esiste alcun bisogno fisico di mangiare in eccedenza. Esistono però delle insicurezze psicologiche che fanno scattare questo meccanismo se il corpo inizia a sentirsi insicuro. Ed esso conosce un solo modo per evitare l'insicurezza, cioè mangiare, continuare a rimpinzarsi di cibo.

Inizia a vivere e inizia a divertirti. Più ti diverti, più ti godi la vita, meno mangerai. Una persona veramente felice, non mangia molto. Si ingurgita di tutto solo quando ci si sente infelici, sofferenti, vuoti, privi di significato... per lo meno col cibo, si ha qualcosa!

Osho

 

CITAZIONI DI OSHO TRATTE DA: Dalla medicazione alla meditazione, Red Edizioni

  

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Accettare la vita

solo così potrà darti di più

 

 

Ma è tutta qui la vita?

Talvolta viene da chiederselo. Sempre a rincorrere i nostri sogni (denaro, sicurezze… diventare magari ‘qualcuno’) in un susseguirsi di giorni praticamente sempre uguali e spesso così inutili. Uno strano miscuglio di noia e di ansia di arrivare a soddisfare i nostri desideri, una miscela che talvolta può diventare esplosiva. E tutto intorno una società che ci sta proponendo da una parte o traguardi puramente materiali (soldi e successo!) o prediche ‘buoniste’ che suonano ormai vecchie, vuote e del tutto ipocrite; mentre dall’altra ci bombarda di notizie ‘ad alto impatto emotivo’, fatte apposta, sembra, per aumentare le nostre paure, per giocare sull’incertezza del domani, sulle nostre insicurezze. È la fatica, o anche l’impossibilità – in casi drammatici che sempre più numerosi arrivano sulle prime pagine dei giornali – di accettare la vita così com’è. Allora si legge di stragi provocate dal fallimento di un matrimonio, di suicidi che decidono di ‘portarsi dietro’ anche i figli, di fatti di sangue ed episodi di violenza compiuti… ‘tanto per far qualcosa’ durante un week-end. E comunque, anche senza arrivare a tanto, si tratta di un malessere diffuso – di un ‘sottosviluppo’ emotivo ed esistenziale – che ci porta a vivere di corsa e male un oggi sempre sacrificato sull’altare di un ipotetico futuro, rassegnati a una vita che ci lascia quasi sempre esausti e insoddisfatti… e da qui la voglia – il bisogno? – semplicemente di svagarsi, di divertirsi e basta, di desensibilizzarsi, di dimenticare questa routine, quando è possibile… per tornare poi – il lunedì mattina, o alla fine delle vacanze – un po’ più tristi
al tran-tran di sempre.

Ma è tutta qui la vita?

 

 

…tu sei abbastanza intelligente per vedere che la vita non ha senso, che continuare a vivere è futile: non ne ottieni nulla.

La vita è lo sforzo di lasciare la tua firma sull’acqua – neppure sulla sabbia!… perché sulla sabbia potrebbe rimanerci, per un poco, prima che venga il vento e la distrugga. È scrivere sull’acqua, e scompare nello stesso momento in cui appare – e nulla rimane, nemmeno un po’ di fumo.

Quanti milioni di persone hanno vissuto sulla terra? Cosa si sono lasciati dietro?

Erano persone proprio come te. Facevano le stesse cose che fai tu, avevano ogni tipo di pensieri, sogni, ideali. Hanno compiuto ogni tipo di sforzo per essere creativi, per realizzarsi, per essere soddisfatti.

Ma cosa ne rimane? Ora se siano esistiti o meno, non fa alcuna differenza, non cambia nulla. Se non ci fosse stato alcun essere umano prima di noi, non farebbe alcuna differenza. E la tua esistenza, cosa cambierà? Se tu non riesci ad apportare alcun cambiamento, allora la tua vita non è creativa. Creatività significa che la tua presenza qui crea una differenza: lasci la terra non esattamente la stessa come l’hai trovata, le tue tracce rimarranno per sempre. Tu te ne sarai andato, ma ciò che hai creato continuerà ad influenzare generazioni dopo generazioni.

Ogni uomo che abbia mai vissuto si è interrogato sul senso della vita: che significato ha? È puro vegetare?

Nessun animale si annoia perché a nessun animale importa del significato della vita, nessun animale ha interesse per la creatività. Un bufalo che mastica erba è soddisfatto quanto un Gautama il Buddha, ma non è consapevole della sua soddisfazione – questa è la differenza. È perfettamente soddisfatto: nessun domani, nessun ieri, nessun problema. Osserva il bufalo che mastica l’erba e noterai la differenza tra uomo e animale…

Un uomo può star seduto su un trono tutto d’oro – non fa differenza – o può essere un mendicante… entrambi continueranno a chiedersi, sempre, perché sono qui, per quale ragione?

È puro caso, o ho un destino da realizzare?

Questo interrogativo rimane senza risposta, da qui la noia. Non riesci a trovare appagamento, beatitudine, o alcun senso. Vedi le giornate scorrere e sai che la morte si avvicina, continua ad avvicinarsi – sempre più vicina – e la vita non ti sta dando nulla. Le tue mani sono vuote. Stranamente, quando un bambino nasce, nasce con le mani chiuse, come se portasse con sé qualcosa nella vita. Quando un uomo muore, muore con le mani aperte – tutto è perso. Non c’è nulla da tenere nella mano, non c’è nemmeno bisogno del pugno. Nessun uomo è mai morto con i pugni chiusi, e nessun bambino è mai nato con le mani aperte.

Ogni bambino nasce con l’idea che ci sarà qualcosa di magnifico. Ogni bambino arriva con speranze, ambizioni, desideri e con la fiducia che tutto questo si realizzerà: che i suoi sogni non rimarranno sogni, diventeranno una realtà. Per me la metafora dei pugni chiusi è questa: arriva con un tesoro, con un segreto. Non arriva senza un messaggio – arriva con qualcosa da realizzare. Viene con un destino. Ecco perché i bambini non si annoiano. Piangeranno magari, o magari grideranno, forse rideranno, o magari sorrideranno, ma non troverai bambini annoiati. Non si sono ancora accorti che la vita non è quello che dovrebbe essere. Non hanno ancora sperimentato che la vita è fatta della stessa materia dei sogni. Occorre che crescano un po’, un po’ di esperienza.

Ogni bambino ti rivolge mille e una domanda. E tu continui a dargli risposte false, perché la tua vigliaccheria non ti permette di accettare la tua ignoranza,. Lui ti chiede, “Chi creò il mondo?” e tu gli rispondi senza sapere nulla di dio, “Dio creò il mondo”– senza sentir per nulla la vergogna, senza cambiare espressione. Tu rispondi come se sapessi, ma tu non sai: stai barando. E non stai soltanto ingannando il bambino, stai ingannando te stesso. È un’arma a doppio taglio. Se hai successo nell’ingannare il bambino, hai avuto successo anche nell’ingannare te stesso, credendo forse di sapere.

Raccontando continuamente alle persone che dio ha creato il mondo, inizierai a credere alle tue bugie. Certamente inizierai a non annoiarti. Le bugie sono molto interessanti perché sono una tua invenzione.

La ricerca della verità passa attraverso la noia. Non è un intrattenimento.

Qualcuno ha fatto la domanda: “Perché le persone sono così poco interessate nello scoprire la verità?”. Non è necessario andare lontano per trovare la risposta. Porsi domande sulla verità significa che stai diventando serio. Significa che stai lasciando il mondo dell’intrattenimento: questa è noia. Perché la gente si distrae con tutti questi intrattenimenti?

Semplicemente per evitare di annoiarsi.

Osserva te stesso lasciato solo in casa per una giornata. Inizi a fare cose strane: accenderai la radio, poi la spegnerai, poi accenderai la TV – non che tu ne sia veramente interessato, ma cos’altro fare? Quando sei lasciato solo, la noia cala su di te; inizierai a telefonare agli amici – ‘vuoi venire a casa mia… posso venire da te?’ –  Lui è annoiato, tu sei annoiato. Due persone annoiate – è interessante – iniziano a intrattenersi l’uno con l’altro. Per quanto posso vedere, questo è assolutamente contro l’aritmetica… due persone annoiate che si incontrano creeranno una doppia noia.

…la vita sembra essere pura noia.

Il matrimonio ha fallito, la religione ha fallito, la politica non ti porta da nessuna parte… puoi avere tutto il denaro del mondo, e rimani povero quanto lo eri prima. La noia è qualcosa di veramente fondamentale. È parte del non accettare il tuo star da solo. È parte del non essere capace di godere del tuo star solo con te stesso. La società ti ha insegnato a sfuggirla… correre via, senza girarti, ma la noia ti segue come un’ombra.

La noia è la tua ombra, non puoi sfuggirle. Forse per alcuni momenti potrai annegarla nell’alcol, ma la mattina dopo tornerà, peggio di prima. La chiamerai ‘postumi da sbronza’. Soffrirai di questi postumi, ma berrai ancora, sapendo perfettamente bene che i postumi torneranno, ma almeno per qualche ora tu sarai assente. Gli ubriaconi non sono annoiati. Puoi andare in qualsiasi bar e osservarli. Sono pienamente soddisfatti e se la spassano, gridano, si picchiano: ne fanno di tutti i colori, ma sono raggianti. Non li troverai miserabili, seduti in un angolo, come il filosofo della statua di Rodin il Pensatore – con la mano che regge il mento e gli occhi semichiusi… mostra la sua tristezza. La statua del Pensatore di Rodin ha esattamente catturato il senso di noia: è cosi annoiato, che non ha energia neppure per aprire gli occhi e guardarsi intorno. Dentro di lui domande su domande… in coda, una fila senza fine.

 

 

La mia vita è assolutamente solitaria, questo è strano a dirsi perché ho vissuto per trentacinque anni tra le folle. Ma io sono solo in mezzo alla folla. Voi siete qui ma io sono solo. La mia vita è una totale routine. Al mattino esattamente a una certa ora mi alzo…

Ma non sono annoiato, ho lasciato perdere ogni confronto… non mi porto dentro alcuna memoria psicologica. Continuo a lasciarle cadere di momento in momento, così posso godere, per l’eternità, della stessa cosa… non mi annoia mai.

È difficile da credere, ma ho imparato una cosa: se puoi godere del tuo star da solo allora puoi goderti qualunque cosa. Questo è un principio fondamentale. Il ripetere vecchi schemi diventa noioso. I modi per uscirne sono due: uno è il non ripeterli, che è impossibile, perché la vita consiste di piccole cose. Dovrai lavarti i denti tutti i giorni. Quanti modi originali troverai per farlo? …se inizi ad annoiarti con quello ogni mattina, allora inizierai annoiato. Godine, non far confronti. Cosa c’è da paragonare? Se non fai paragoni, non sarà più una ripetizione.

Dovrai fare la doccia – e sarà la stessa storia. Indosserai i vestiti e svolgerai il tuo lavoro – più o meno sarà lo stesso. Se provi a fare qualcosa in modo nuovo, per essere creativo, diventerai semplicemente matto. Nella vita non puoi essere originale in ogni momento. Ma quello che si può fare… quello che è accaduto a me è: fin dal momento che ho iniziato a godere dell’essere me stesso, tutte le memorie psicologiche hanno iniziato a cadere come polvere ogni giorno – tutto, proprio perché non è paragonato col passato, è nuovo, è originale. Vi guardo, e non sento mai che ‘questa è la solita gente’, nemmeno per un singolo momento: sono passate ventiquattro ore, e voi siete invecchiati. Così tanta acqua è passata nel Gange, non è più la stessa acqua. Così tanta vita ha fluito attraverso di te… non sei più la stessa persona. Sì, il tuo viso è simile, ma non esattamente lo stesso.

Gautama il Buddha diceva, “La vita è come una fiamma. Tu accendi una candela alla sera, la candela brucia l’intera notte. Vedrai che la fiamma è più o meno la stessa, ma non è la stessa fiamma. La fiamma diventa fumiginosa, e la nuova fiamma appare. La vecchia va scomparendo e quella nuova sta apparendo, ma il passaggio è così veloce che è difficile notare il passaggio tra l’apparire della fiamma nuova e lo scomparire di quella vecchia. Questo è il motivo per cui credi sia la stessa fiamma. Al mattino quando spegni la candela, non credere che stai spegnendo la stessa candela che hai acceso la sera prima, non lo è. In queste dodici ore la fiamma ha continuato a cambiare: è un flusso.”

Così è la vita, così è ogni cosa – cambia costantemente, sempre in movimento.

Nulla è lo stesso, nulla può rimanere lo stesso per due attimi consecutivi. Una volta che hai capito questo… ma questa comprensione deve diventare la tua esperienza nella fiamma della tua vita.

Quando vedi che la fiamma della tua vita è un flusso, una continuità in movimento, un flusso ininterrotto, allora tutto attorno a te diventa nuovo… simile, ma nuovo.

Nel momento che sentirai il tuo essere nuovo, e tutto intorno a te diventa nuovo, la noia allora scompare. Gli animali non si annoiano, gli idioti non si annoiano, perché non hanno l’intelligenza per vedere. Gli illuminati non sono annoiati perché possono vedere la totalità del loro essere – questa è una costante novità, la polvere non si accumula, e lo specchio rimane pulito, e tutto quello che si riflette nella tua consapevolezza è nuovo. L’albero all’esterno della casa non sarà più lo stesso, alla mattina. Per favore, non comportatevi con l’albero come se fosse lo stesso: gli sono spuntate delle foglie nuove, le foglie vecchie sono cadute… magari gli son sbocciati nuovi fiori, e quelli vecchi forse sono scomparsi. Il cambiamento è l’unico fenomeno permanente nell’esistenza. Non c’è nient’altro di permanente, se non il cambiamento. Per cui cosa c’è da essere annoiati? Non deve essere una comprensione intellettuale: deve sorgere dalla tua esperienza dell’essere una fiamma. Attualmente tu sei una fiamma che continua a cambiare. Nella fiamma arriva qualcosa di nuovo in ogni momento e qualcosa diventa fumo.

Quando il tuo star da solo diventa una costante novità, allora qualunque cosa tu faccia è creativo, è originale e nuovo. E non riuscirai più ad annoiarti.

Non c’è mai nulla di vecchio – tutto è novità… per sempre. Ma lascia che questa comprensione sorga dalla tua esperienza interiore dello star da solo.

 

tratto da: Osho, From Personality to Individuality #23

 

 

 

L’ansia e il desiderio

 

Non è vero che sia il desiderio, come normalmente si crede, a creare l’ansia. È l’ansia che crea il desiderio. L’uomo è ansia.

Proprio l’altro giorno, vi dicevo che gli animali non conoscono l’ansia, perché non devono divenire... sono già. Un cane è un cane, e una tigre è una tigre: questo è tutto! La tigre non cerca di diventare una tigre. Lo è, lo è già! Non vi è coinvolto nessun divenire. Nel mondo degli animali non esiste l’ansia. Né la si incontra nel mondo dei Buddha: essi sono arrivati, sono realizzati. Sono siddha: sono degli esseri. Non esiste più alcun obiettivo da raggiungere, non c’è più alcun movimento. Il viaggio è terminato. Sono arrivati a casa.

Tra l’animale e il Buddha, si trova l’uomo: metà animale e metà Buddha. Qui esiste l’ansia. L’ansia è questa tensione. Una parte di te vuole ritornare animale... cerca di trattenerti a sé, ti blandisce, ripetendoti: “Torna! Era così stupendo... dove stai andando?”. L’altra parte è proiettata nel futuro. In qualche modo indiretto, sai perfettamente che essere un Buddha è il tuo destino: il seme è lì! E il seme continua a dirti: “Trova il terreno, il terreno adatto, e diverrai un Buddha. Non tornare indietro! Va’ avanti...”. Questo tiro alla fune costituisce l’ansia. ‘Ansia’ è uno dei termini più importanti da comprendere, perché non solo è una parola: è la situazione caratterizzante l’uomo. Essere o non essere? Essere questo o essere quello? Dove andare? L’uomo è fermo a un bivio: di fronte a sé vede aprirsi tutte le possibilità.

Questo è l’ansia: dove andare? Cosa fare? Ma qualsiasi cosa fai, l’ansia rimarrà. Se diventi un animale, la parte buddhica continuerà a ribellarsi contro l’animale.

Questo è l’ansia. E quest’ansia è prettamente esistenziale. Non è che qualcuno ne soffra e qualcuno non ne soffra... niente affatto. È esistenziale. L’ansia, per gli esseri umani, è innata. È il loro campo di battaglia. È il problema da risolvere... è il problema che devono trascendere.

Ci sono due modi di trascenderlo. Uno è quello del mondo: lo puoi chiamare desiderio. Il desiderio è il modo per nascondere quest’ansia. Ti butti a capofitto in una frenetica corsa al denaro. Sei tutto assorbito nel guadagnare sempre più denaro, così che dimentichi tutta l’ansia esistenziale. I veri problemi non hanno più importanza; non hai più tempo per pensare a loro. Li metti da parte e ti getti nella ricerca di come fare sempre più soldi. E man mano che ne guadagni, sorgono sempre più desideri. Questa smania di denaro o di potere politico, non è che una scappatoia dalla tua ansia... Il desiderio è un modo per evitare l’ansia, ma solo per evitarla. Non la puoi distruggere per mezzo suo. E il desiderio ti dà piccole ansie; ricorda, piccolissime ansie, che non sono esistenziali. È naturale che quando sei impegnato a guadagnare denaro, sarai preda di svariate ansietà: il mercato e le quotazioni in borsa, e cose di questo genere, e i prezzi... E hai investito così tanto denaro... ci guadagnerai o ci perderai? Queste sono piccole ansie. Non sono nulla in confronto alla vera ansia: sono solo espedienti per evitare la realtà fondamentale.

Il desiderio è un camuffamento dell’ansia. È un espediente, una strategia per nasconderla. E la meditazione serve, invece, a rivelarla...

La vera meditazione non è una tecnica. La vera meditazione non è che un rilassamento, uno star seduti in silenzio, lasciando che accada... di qualsiasi cosa si tratti. Permettere che tutta l’ansia emerga alla superficie. E osservarla. E non fare niente per trasformarla. L’essere un testimone è la vera meditazione. Rimanendo un testimone, la tua buddhità diverrà sempre più ricca. La testimonianza è il nutrimento della tua buddhità. E più la tua buddhità è ricca, meno ansia esiste. Il giorno in cui la tua buddhità sarà totale, tutta l’ansia sarà sparita.

tratto da: Osho, Dall’assoluto all’amore, Ed. Del Cigno

 

 

 

Con la testa o col cuore?

 

In primo luogo ci sono le persone mondane cui non interessa la verità, che non la cercano mai, non la perseguono mai. Tra questi milioni di persone mondane che continuano a occuparsi di cose non essenziali, a volte c’è qualcuno che si sente un po’ stufo. Vedendo la futilità di tutte le cose che è andato facendo, si mette a cercare la verità, vuole trovare il senso della vita e scoprire chi è lui. Ma, di nuovo, questa è una trappola pericolosa. La trappola sta nella possibilità che si metta a cercare nei testi sacri, nei sistemi filosofici. Prima si era perso nel mondo delle cose, ora si perderà nel mondo dei pensieri… e questa seconda possibilità è molto più pericolosa della prima! Lasciamelo ripetere, perché abitualmente si pensa che la seconda sia meglio della prima. Non è così.

Nel primo caso è molto facile risvegliarsi, è così stupido. Se uno è realmente sciocco e ottuso, solo in quel caso continuerà a cercare denaro e potere e prestigio e rispettabilità, e non si renderà mai conto di inseguire solo spazzatura. Per questo hai bisogno di una testa davvero dura. Se sei un pochino intelligente, se hai anche solo un’ombra di intelligenza, ti basterà a comprendere che puoi accumulare tutto il denaro che vuoi, ma alla fine morirai e tutto quel denaro non ti servirà a nulla. Il denaro non verrà con te, non te lo puoi portare sull’altra sponda. È un fatto così semplice… puoi diventare molto rispettabile, ma a quale scopo? Se non diventi felice, che senso ha?

Avrai visto persone assolutamente rispettabili che sono del tutto prive di gioia. Avrai visto persone ricchissime che non hanno conosciuto un solo istante di felicità. Avrai visto persone famose, celebrità, che non sanno nulla dell’arte di celebrare. In realtà hanno lo sguardo fisso in una direzione che è semplicemente futile, irrilevante. Che cosa sta cercando una persona quando comincia a inseguire la fama, quando vuole diventare una celebrità? Cosa sta cercando? È una persona a cui manca l’amore. Non è riuscita a ricevere amore anche da un solo essere umano e non è riuscita a dare amore nemmeno a un singolo essere umano. Non è riuscita a dare amore e l’amore non è quindi fluito verso di lei. Le è mancato l’amore. Non ha mai vissuto quella gioia. Ora vive attraverso un surrogato, vive attraverso il rispetto delle persone e la fama – ‘Tutti mi conoscono!’.

Questo è un modo distorto per soddisfare il desiderio di essere amati. Ma tutti quelli che ti conoscono, non ti amano. Potrebbero persino odiarti. E anche se ti hanno in simpatia o ti rispettano, questo non è sufficiente per colmare il vuoto nel tuo essere, quel buco dell’essere che può essere riempito solo dall’amore. Non esistono surrogati. Nessun surrogato ti servirà. Tutti i surrogati sono fittizi.

Uno può quindi continuare a guadagnare fama, denaro, potere e, nel profondo, rimanere poverissimo – un bambino. Sa di non essere fiorito, perché non esiste altra fioritura all’infuori dell’amore. Il denaro diventa un sostituto, o il potere o il prestigio. Ma è come se avessi scambiato il menù per il cibo. Puoi avere menù bellissimi, ma non potranno saziarti. Hai bisogno di cibo reale. Cibo reale significa amore. E l’amore di un solo essere umano basta per saziarti, non hai bisogno che tutto il mondo ti ami. Se un singolo essere umano ti ha amato, sarai appagato. E vorrei dirti che persino se tu hai amato te stesso, ti basterà.

Ma tu non ti ami e nessuno ti ha amato, né hai mai permesso a nessuno di amarti – perché non sei capace di dare, perché non sai condividere, perché sei un avaro e un accumulatore. Continui ad accumulare denaro, e il denaro diventa il tuo amato, il potere diventa il tuo dio. Oppure, se hai un briciolo d’intelligenza, la farai finita con queste cose… e allora ci saranno la conoscenza, la filosofia, il pensiero – un mondo di illusioni molto più vasto di quello delle cose.

Quando insegui una donna, almeno sei molto vicino alla realtà. Quando desideri una bella casa, perlomeno si tratta di una casa reale, che esiste sul piano materiale, concreto. Ma quando cominci a vagare nel mondo dei pensieri, dei sogni, delle proiezioni, dio, paradiso – castelli in aria, costruiti dalla tua capacità di sognare e immaginare – allora sei completamente perso.

A volte quindi le persone intelligenti si rendono conto della futilità delle cose materiali, ma rimangono intrappolate nel mondo dei pensieri. I pensieri sono tue invenzioni. Puoi avere pensieri bellissimi, ma non ti daranno alcun appagamento. Se persino le cose si rivelano inutili, a maggior ragione i pensieri si riveleranno inutili.

Ma con i pensieri esiste una possibilità – ci sono milioni di sistemi, di teorie, così puoi cambiare da un sistema all’altro. Ed è persino possibile crearti un sistema tuo personale: scegliendo e raccogliendo un pensiero qui e uno là, puoi crearti la tua teoria. E la realtà non ti opporrà alcuna resistenza, perché la realtà non si occupa di quello che pensi. 1

 

La consapevolezza può avere solo due modalità: può essere consapevolezza egocentrica o consapevolezza d’amore. La consapevolezza egocentrica è una condizione malata; la consapevolezza d’amore è uno stato dell’essere integro e sano, santo. L’ego dev’essere lasciato cadere e si deve far posto all’amore.

Normalmente la società t’insegna a usare solo un modo di essere, quello della consapevolezza egocentrica. La società utilizza la strategia dell’ego – insegna a essere egoisti. Anche se dice: “Sii umile”, lo dice perché tu sia rispettato, perché tu possa avere una certa rispettabilità… è del tutto assurdo, ma è questo che insegnano le chiese e i templi e le moschee, i preti e i politici.

La persona umile è profondamente rispettata. Il desiderio, tuttavia, è l’essere rispettato. E come fa quel desiderio a permetterti di essere umile? La tua umiltà sarà solo una facciata, una maschera. La società opera attraverso l’ambizione, la competizione: per questo insegna a ogni bambino a diventare sempre più egocentrico.

E non sono solo le vecchie religioni a perpetrare questa assurdità, anche la psicologia moderna lo fa. La psicologia moderna non si è dimostrata così rivoluzionaria come si pensava; sembra una semplice derivazione del cristianesimo e del giudaismo. Non ha superato il passato, si limita a perpetuare il passato usando una terminologia nuova, lo fa sembrare moderno. È la solita vecchia roba in nuovi contenitori, con etichette nuove. E per questo il mondo è nella più profonda infelicità. Non è mai stato così infelice prima; l’uomo non è mai vissuto in un’angoscia così profonda. Ogni individuo, dentro di sé, è in fiamme, ognuno è seduto su un vulcano. La vita ha perso ogni attrattiva, non ha né grazia, né significato, né poesia: è un mero trascinarsi. La morte comincia ad apparire molto più attraente: per questo tanti suicidi. E quelli che non si uccidono, non vivono davvero, hanno solo paura di uccidersi, tutto qui. Sono solo dei codardi. Non riescono a togliersi la vita. Che fare, se non continuare a vivere e attendere che la morte arrivi da sola?

Esiste un altro modo di vivere, quello della consapevolezza amorevole. Il sé dev’essere rimpiazzato dall’amore, l’ego dev’essere rimpiazzato dall’amore, insieme non possono esistere. La persona egoista non potrà mai essere amorevole, e nel momento in cui l’ego non c’è più, non potrai fare a meno di essere amorevole – è inevitabile. L’amore, semplicemente, esplode in te. Era la roccia dell’ego che ostruiva la via. Una volta scomparso l’ego, in te iniziano a fiorire mille primavere, ti senti traboccare d’amore.

Questa è la vera vita, così la vita è semplicemente meravigliosa. Ora essere è estasi, e persino respirare è una festa. E quando c’è la consapevolezza d’amore tu condividi, non puoi farne a meno: è così tanto che non riesci a contenerlo. Devi condividerlo, e devi sentirti grato alla persona che accetta il tuo dono. Questi sono i due modi di vivere: la via dell’ego e la via dell’amore. 2

 

1. Tratto da: Osho, Sufis: The People of the Path, vol.1, # 15

2. Tratto da: Osho, The Rainbow Bridge # 17

 

 

 

Accettazione sì, ma non rassegnazione

I TUOI DESIDERI NON SI REALIZZANO? PUOI RISPONDERE IN DUE MODI

 

La rassegnazione non è una cosa buona, non va proprio bene. L’accettazione è splendida. La rassegnazione è sconfitta, l’accettazione è vittoria. Tra le due c’è una grande differenza. Sul piano esistenziale non hanno lo stesso significato. Si diventa rassegnati quando si sente che tutto è senza speranza, che niente è possibile. Non perchè il desiderio sia scomparso: il desiderio è ancora là. Vuoi muoverti, vuoi diventare questo o quello, ma quando vedi che sul tuo cammino si presentano delle montagne altissime, senti che è impossibile. Allora tenti di consolarti e dici: “Va bene così; non c’è bisogno di andare da nessuna parte, non c’è nessun posto dove andare.” Eppure sai che il bisogno è ancora là in agguato. La sconfitta non può mai distruggere il desiderio. Aspetterà la stagione giusta e, quando ti sentirai di nuovo pieno di energia, quando sarai più positivo, più immerso nei tuoi sogni, il desiderio si ripresenterà e la rassegnazione andrà in fumo.

L’accettazione è una cosa totalmente diversa. L’accettazione non significa aver accettato la sconfitta. Significa solo che non c’è sconfitta vittoria. La semplice idea di vittoria e sconfitta è stupida! Contro chi sarai vincitore? È il tuo mondo: ne sei parte ed esso è parte di te. Non ci sono nemici contro i quali devi lottare. Stai lottando con la tua ombra. Vedendo questo, che non c’è ostilità nell’esistenza, che l’esistenza non è estranea, opposta a te, che è la tua casa e tu non sei un outsider… improvvisamente ti rilassi e c’è accettazione. Con l’accettazione le cose cominciano a cambiare. Con l’accettazione arriva la trasformazione.

tratto da: Osho, The sun behind the sun behind the sun

  

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Cosa vuoi dalla vita ?

 

Piacere, felicità, gioia, beatitudine? Sembrano sinonimi, ma stai attento... son cose ben diverse! C'è il piacere e c'è la beatitudine, rinuncia al primo per possedere la seconda, dice il Buddha.

 

 

Meditate sopra questa frase il più profondamente possibile, perché contiene una delle verità più fondamentali. Queste quattro parole dovranno essere comprese, dovrete ponderarle. La prima parola è piacere, la seconda è felicità, la terza è gioia, e la quarta è beatitudine.

 

PIACERE: IL FISICO

Il piacere è fisico, fisiologico. Nella vita il piacere è l'aspetto più superficiale; è titillazione, semplice solleticamento. Può essere sessuale, può appartenere ad altri sensi, può diventare un'ossessione per il cibo, ma è radicato nel corpo. Il corpo è la tua periferia, la tua circonferenza, non è il tuo centro. Vivere nella circonferenza significa vivere in balia di tutte le situazioni che si sviluppano attorno a te. L'uomo che cerca il piacere rimane in balia del casuale. Come le onde nell'oceano, che sono in balia dei venti. Ci sono quando arriva un forte vento, quando il vento scompare anche loro spariscono. Non hanno un'esistenza indipendente, sono dipendenti, e qualunque cosa dipenda da un'altra crea una schiavitù.

 

UNA SPADA A DOPPIO TAGLIO

Il piacere dipende dall'altro. Se ami una donna, se questo è il tuo piacere, quella donna diventa la tua padrona. Se ami un uomo, se quello è il tuo piacere e senza di lui sei scontenta, disperata, triste, allora hai creato un legame. Hai creato una prigione, non sei più libera. Se stai cercando denaro e potere, allora dipenderai dal denaro e dal potere. L'essere umano che continua ad accumulare denaro, se il suo piacere è di avere più denaro, diventerà sempre più miserabile. Più ha e più vorrà, e più ne ha e più avrà paura di perderlo – una spada a doppio taglio. Volerne sempre di più, il primo taglio della lama; e perciò diventerà via via più miserabile. Più chiedi, desideri, più senti che ti manca qualcosa, e più ti consideri vuoto, bisognoso. Dall'altra parte – l'altro taglio della lama – c'è il fatto che più hai e più hai paura che ti possa venire tolto. Può esserti rubato... la banca può fallire, la situazione politica nel paese può cambiare, il paese può diventare comunista. Ci sono mille cose dalle quali dipende il tuo denaro. Il tuo denaro non ti rende padrone, fa di te uno schiavo.

 

LA LUSINGA DELLA NOVITÀ

Il piacere è periferico e quindi è costretto a dipendere dalle circostanze esterne. E pura titillazione. Se il piacere sta nel cibo... che cosa esattamente lo sta provocando? – semplicemente il sapore! Per un attimo, mentre il cibo passa sulle papille gustative nella tua lingua, avverti una sensazione che interpreti come piacere. È una tua interpretazione. Oggi ti sembrerà piacere, domani potrà non sembrarti più piacere. Se ogni giorno mangi lo stesso cibo, le papille gustative della tua lingua diverranno insensibili al suo sapore. Presto ti verrà a noia – è così che la gente si stanca delle cose. Un giorno lo passi a rincorrere un uomo o una donna, e il giorno dopo trovi qualunque pretesto per sbarazzartene. E la stessa persona, non è cambiato nulla! Cosa è successo nel frattempo? Ti sei annoiato dell'altro, perché tutto il piacere consisteva nella novità. Ora l'altra persona non è più una novità; il suo 'territorio' ti è familiare. Conosci bene il corpo di quest'altra persona... le curve del suo corpo, la sensazione del suo corpo. E ora la mente vuole trovare qualcosa di nuovo. La mente è sempre alla ricerca affannosa di qualcosa di nuovo. Questo è il suo modo di tenerti sempre legato al futuro, da qualche parte nel futuro. Continua a farti sperare, ma non ti dà mai dei frutti – non può farlo. Può solo creare nuove speranze, nuovi desideri.

 

UNA RAGNATELA DI DESIDERI

Proprio come le foglie crescono sull'albero, nella mente crescono desideri e speranze. Volevi la casa nuova e ora la possiedi – e dove è andato il piacere? È esistito solo per un momento, quando hai realizzato il tuo sogno. Una volta raggiunta la meta, la tua mente ha perso interesse; ha iniziato a tessere una nuova trama di desideri. Ha già iniziato a pensare ad altre case, più grandi. Succede così per tutte le cose.

Il piacere ti relega in uno stato nevrotico – irrequieto, sempre in agitazione: così tanti desideri e ogni desiderio insaziabile, che fa di tutto per attirare l'attenzione. Rimani vittima di questa folla di desideri insani – insani perché non sono realizzabili – e continuano a trascinarti in direzioni opposte. Diventi una contraddizione. Un desiderio ti porta a sinistra, l'altro a destra, e tu continui a nutrirli entrambi simultaneamente. E così ti senti diviso... ti sentirai lacerato, ti sentirai cadere a pezzi. Nessuno è responsabile. È la totale stupidità di desiderare il piacere che crea questa situazione.

 

MILIONI, PROPRIO COME TE

È un fenomeno complesso. Non sei l'unico che cerca il piacere: milioni di persone, proprio come te, stanno cercando lo stesso tipo di piacere. Ecco perché c'è una grande lotta: competizione, violenza, guerra. Tutti sono diventati nemici: l'uno contro l'altro perché cercano tutti la stessa cosa, e non la possono avere; la lotta perciò dev'essere totale. Devi rischiare tutto, per niente: perché quando vinci, non guadagni nulla, e in questa lotta sprechi tutta la tua vita. Una vita che avrebbe potuto essere una celebrazione diventa una lunga, estenuante e inutile sofferenza.

Quando sei così preso dal piacere, non puoi amare, la persona che cerca il piacere usa l'altro come mezzo per arrivare al piacere. Usare l'altro come un mezzo è uno degli atti più immorali possibili, perché ogni essere è un fine in se stesso, non puoi utilizzare l'altro come un mezzo. Ma se sei alla ricerca del piacere dovrai usare l'altro come mezzo. Diventerai astuto, perché è davvero una lotta: se non sei furbo sarai ingannato e, prima che gli altri ti imbroglino, dovrai tu imbrogliare loro. Machiavelli ha suggerito, a chi cerca il piacere, che la migliore difesa è l'attacco. Non aspettare mai che sia l'altro ad attaccarti: potrebbe essere troppo tardi. Prima che l'altro ti attacchi, attaccalo tu! Questo è il miglior metodo di difesa, ed è molto usato – che tu conosca Machiavelli o meno.

 

FELICITÀ: LO PSICOLOGICO

La seconda parola da capire è felicità. La felicità è psicologica, il piacere è fisiologico. La felicità è un pochino meglio, un po' più raffinata, leggermente superiore, ma non così diversa dal piacere. Si può dire che il piacere sia una specie minore di felicità e che la felicità sia una forma superiore di piacere – le due facce della stessa medaglia. Il piacere è un po' primitivo, animale; la felicità è un po' più acculturata, un po' più umana – ma è lo stesso gioco, ripetuto nel mondo della mente. Non sei più così interessato a sensazioni fisiologiche, sei molto più interessato a sensazioni psicologiche. Ma in fondo non sono cose molto diverse, ecco perché Buddha ha usato solo due di quelle quattro parole.

 

GIOIA: LO SPIRITUALE

La terza parola è gioia; la gioia è spirituale. E diversa, totalmente diversa dal piacere o dalla felicità. Non ha nulla a che fare con `l'altro', è qualcosa di interiore. Non dipende dalle circostanze, è tua. Non è una titillazione prodotta da qualcosa: è uno stato di pace, di silenzio, uno stato meditativo. E spirituale.

 

BEATITUDINE: IL TRASCENDENTE

Ma Buddha non ha parlato neppure della gioia, perché c'è ancora un'altra cosa che va al di là della gioia. Lui la chiama beatitudine. La beatitudine è totale. Non è né fisiologica né psicologica né spirituale. Non conosce divisione, è indivisibile. E totale, in un senso, e trascendentale nell'altro. Buddha parla soltanto di due parole. La prima è il piacere, che include la felicità. La seconda è beatitudine, che include la gioia. Beatitudine significa che hai raggiunto il punto più profondo del tuo essere. Appartiene alla profondità del tuo essere, dove neppure l'ego esiste più, dove prevale solo il silenzio: tu sei scomparso. Nella gioia tu esisti ancora un po', ma nella beatitudine tu non ci sei più — l'ego si è dissolto, è uno stato di non essere. Il piacere è momentaneo, esiste nel tempo — dura per un tempo limitato; la beatitudine è non temporale, è fuori dal tempo. Il piacere inizia e termina, la beatitudine continua per sempre. Il piacere va e viene, la beatitudine non viene e non va — è già lì, nel punto più profondo del tuo essere. Il piacere deve essere carpito all'altro: tu diventi o un mendicante o un ladro. La beatitudine ti rende padrone.

 

LA BEATITUDINE: IL PUNTO PIÙ PROFONDO DEL TUO ESSERE

La beatitudine non è qualcosa che inventi, ma che scopri. La beatitudine è la tua natura più profonda. E lì dall'inizio: tu non l'hai mai notata, l'hai data per scontata — tu non ti guardi mai dentro. Questa è l'unica miseria dell'essere umano: continua a guardare all'esterno — cercando e indagando. Non la puoi trovarla all'esterno perché non è lì.

La beatitudine è il punto più profondo del tuo essere.

Il piacere lo devi mendicare dagli altri, e naturalmente diventi dipendente. La beatitudine ti rende il padrone. La beatitudine non è qualcosa che accade, è già presente.

 

COME UN BAMBINO PICCOLO

Denaro, potere, prestigio – ti rendono astuto. Cerca il piacere e perderai la tua innocenza, e perdere la tua innocenza è perdere tutto. Gesù dice: "Sii come un bambino piccolo, soltanto allora potrai entrare nel regno di dio". Ha ragione, ma chi è alla ricerca del piacere non può essere innocente come un bambino. Deve essere molto furbo, molto astuto, molto "politico" solo così può aver successo in questa competizione da tagliagole che esiste dappertutto. Ognuno è pronto a colpire chiunque altro... non vivi tra amici. Il mondo non può essere amichevole fino a quando .non lasciamo cadere questa idea di competitività.

 

FELICE A SPESE ALTRUI

Se sei felice a spese della felicità di qualcun altro, sei imprigionato per sempre. Naturalmente... se sei felice alle spese della felicità altrui, e questo è l'unico modo che hai per essere felice, non c'è un altro modo. Se trovi una donna bellissima e in qualche modo riesci ad averla, l'hai sottratta dalle braccia di qualcun altro. Noi facciamo il possibile per far sembrare più bella tutta questa faccenda, ma è solo apparenza. Ora l'altro, che in questa partita è stato sconfitto, è arrabbiato, pieno d'ira. Attenderà l'occasione adatta per vendicarsi, e prima o poi troverà l'opportunità. Qualsiasi cosa voi possediate al mondo lo possedete a spese di qualcun altro, a spese del piacere di qualcun altro. Non c'è altro modo. Se tu veramente vuoi non essere nemico di nessuno al mondo, devi lasciare cadere l'intera idea della possessività. Usa tutto ciò che è disponibile nel momento, ma non essere possessivo. Non provare a rivendicarlo come tuo.

 

TUTTO APPARTIENE ALL'ESISTENZA

Veniamo con le mani vuote e ce ne andremo a mani vuote, perciò che senso ha, nel frattempo, continuare a voler possedere tutte queste cose? La felicità, il piacere, dipendono dallo sfruttamento: sono sempre a spese di qualcun altro. Ti sei laureato al primo posto nel tuo corso universitario – e tutte quelle migliaia di altri studenti che stavano lottando per arrivare primi? E a loro spese che sei arrivato primo. La mente può continuare a lungo in questo gioco, se tu non raggiungi una profonda comprensione, se non sei davvero intelligente.

Una cosa da ricordare è: non tentare mai di essere felice a spese della felicità di qualcun altro. È orribile, inumano. Questa è violenza nel vero senso della parola. Se diventi un santo semplicemente condannando gli altri come peccatori, la tua santità sarà solo un gioco dell'ego.

Se dipendi da qualcuno per la tua felicità diventerai uno schiavo. Stai diventando dipendente, stai creando una prigionia. Tu dipendi da così tante persone... che diventano, in maniera quasi impercettibile, i tuoi padroni e, a loro volta, ti sfruttano. Ricorda che è un mutuo accordo: lo sfruttamento non è mai a senso unico. Il marito crede di essere il padrone, e la moglie sorride, perché lei sa come stanno le cose.

Ognuno a modo suo prova a essere il padrone dell'altro. E' proprio una situazione strana: tutti quanti in un certo senso sono divenuti padroni degli altri, e contemporaneamente schiavi degli altri. E una situazione che ti lega mani e piedi. Siamo tutti interdipendenti; siamo sia carcerieri che prigionieri.

TRATTO DA: Osho, Dhammapada: The Way of the Buddha, Vol. 8 # 5

 

 

 

Ma dov'è che stai cercando?

 

Una sera Rabiya sembrava cercare qualcosa sulla strada davanti alla sua capanna. Il sole stava calando, e si stava facendo sempre più buio. Si era formata una piccola folla. All'anziana donna — una famosa mistica sufi — venne chiesto: "Cosa stai facendo? Cos'hai perso? Che cosa stai cercando?". "Ho perso il mio ago", rispose la donna. Le dissero: "Ora il sole sta per tramontare e ti sarà difficile trovare l'ago, noi però ti aiuteremo. Dov'è caduto esattamente? — poiché la strada è larga e l'ago è così piccolo. Se conosciamo il posto esatto, sarà più facile trovarlo".

Rabiya disse: "Se evitaste questa domanda, sarebbe meglio — perché a dire il vero non è caduto sulla strada! Mi è caduto in casa". Tutti si misero a ridere:

"Abbiamo sempre pensato che sei un po' matta! Se l'ago è caduto in casa, perché lo stai cercando per strada?".

Rabiya rispose: "Per un motivo semplice e logico, in casa non c'è luce e fuori c'è ancora un po' di luce".

Tutti risero di nuovo e fecero per andarsene.

Rabiya li richiamò e disse: "Ascoltate! Ma è proprio quello che fate tutti. Io non facevo che seguire il vostro esempio. Andate cercando la beatitudine nel mondo esterno senza prima porvi la domanda fondamentale: dove l'avete persa? E io vi dico che l'avete persa dentro di voi. La cercate fuori, per il motivo semplice e logico che i sensi si aprono verso l'esterno — c'è un po' più di luce. Gli occhi guardano fuori, le orecchie percepiscono i suoni esterni, le mani toccano la realtà esterna, è per questo motivo che cercate fuori. Ciò nondimeno, vi assicuro, non l'avete persa fuori — e ve lo dico con l'autorità della mia esperienza. Anch'io sono andata cercandola fuori per moltissime vite, e il giorno in cui ho guardato dentro sono rimasta stupefatta. Non c'era alcun bisogno di cercare in lungo e in largo, è sempre stata lì".

TRATTO DA: Osho, Dhammapada: The Way of the Buddha vol. 8, # 5

 

 

 

Il sole è nuovo ogni giorno

La giovinezza è una qualità dell'essere

 

 

Questa è una delle massime più profonde di Eraclito.

Il sole è nuovo ogni giorno. La fame è nuova ogni giorno L'amore è nuovo ogni giorno. La vita è nuova ogni giorno.

Dire “ogni giorno” non è esatto: ogni movimento, ogni gesto, ogni momento, ogni cosa è nuova. Da dove viene allora il vecchio? Perché ti annoi? Se ogni cosa è nuova è non puoi entrare nello stesso fiume, e se non puoi rivedere la stessa alba; se ogni cosa è così nuova è fresca, perché dunque ti annoi e muori? Perché non vivi in funzione dell'armonia interiore. Vivi in funzione della mente. La mente è vecchia.

Ogni sole è nuovo, ogni mattino è nuovo, ogni fame è nuova, ogni sazietà: ma la mente è vecchia.

La mente coincide col passato, la mente è memoria accumulata. E se guardi attraverso la mente, questa porta con sé vecchiaia e morte per tutte le cose: ogni cosa sembra polverosa, sporca, tutto a causa della mente. Metti da parte la mente, metti da parte i ricordi! Se riesci a mettere da parte i ricordi, tua moglie è nuova ogni giorno, perché è solo a causa dei ricordi che tu pensi di aver vissuto con questa donna trent'anni e di conoscerla bene. Chi può conoscere mai nulla. Rimaniamo estranei, eternamente estranei. Come puoi conoscere una persona? Si può conoscere una cosa, non una persona, perché una cosa può essere esaurita. Come puoi conoscere una persona? Una persona è libertà. Cambia in ogni momento. Se non puoi entrare due volte nello stesso fiume, come puoi incontrare di nuovo la stessa persona? Se persino i fiumi sono così mutevoli... la consapevolezza, il fiume della consapevolezza non può essere vecchio. Se metti da parte la mente, se non guardi con gli occhi vecchi, tua moglie è nuova, ogni gesto è nuovo. In questo caso esiste una costante, una continua eccitazione nella tua vita, una continua vivacità.

Oggi avrai fame, è nuova. E oggi, quando mangi, questo cibo è nuovo, perché nulla può essere vecchio nell'esistenza. L'esistenza non ha passato. Il passato fa parte della mente. L'esistenza è sempre nel presente, nuova, fresca, sempre in movimento, una forza dinamica, un movimento dialettico, scorre come un fiume. Se avrai questa intuizione, non sarai mai annoiato. E la noia è la malattia più grave: uccide in profondità, è un lento avvelenamento. A poco a poco sei così annoiato che diventi un peso morto che grava su te stesso. Allora la poesia della vita scompare. A questo punto non fioriscono i fiori e non cantano gli uccelli. A questo punto sei già sepolto, sei già nella tomba.

Si dice che la gente muore a trent'anni e sia sepolta verso i settanta. Anche trent'anni sembrano troppi, questo proverbio deve risalire ai tempi antichi... ora non è così: ora la gente muore a vent'anni circa. Anche questa età pare troppo remota. Molti giovani, giovanissimi, di diciott'anni, venti, vengono a dirmi: "Siamo annoiati". Sono già invecchiati. Li avete istruiti, avete già condizionato la loro mente. Stanno già morendo. Muoiono ancor prima di essere giovani.

Ricorda, la giovinezza è una qualità dell'essere. Se sei in grado di guardare il mondo senza mente, resterai giovane per sempre. Anche nella morte sarai giovane, emozionato, proprio perché la morte si sta avvicinando; sei eccitatissimo: una grande avventura, un culmine, una porta si apre ora sull'infinito.

 

Mai nulla è uguale a se stesso. Ogni cosa continua a cambiare. Solo la mente è vecchia e morta. Essere capaci di guardare la vita senza mente, questo è meditazione.

TRATTO DA: Osho, L'armonia nascosta, discorsi sui frammenti di Eraclito, Ed ECIG

 

 

 

LIBERATI DAL PASSATO

Guardati dentro, per capire a fondo quanto l'eredità del passato ti stia limitando

 

 

Qual è il legame che ti unisce al passato, e perché continui a portartelo dietro? È solo un'abitudine, perché sin dall'infanzia ti hanno insegnato a condividere certe idee, opinioni... religioni? Ricevi da queste un qualche nutrimento? O, al contrario, ti stanno solo succhiando il sangue? Devi guardare dentro te stesso per ogni cosa — politica, sociale o religiosa — che ti porti dal passato, che ti è stata imposta tramite l'educazione e gli altri strumenti della società. Devi vedere per quale ragione continui ad aggrapparti al passato.

La mia esperienza è che nessuno ne viene nutrito, per cui non c'è alcun motivo di restarvi aggrappato.

Praticamente tutti vengono risucchiati dall'antico, il morto, il passato: non ti lascia essere giovane, fresco, attuale... ti tiene costantemente indietro, non è tuo amico. Semplicemente non gli hai mai dato un'occhiata, e non ti sei accorto di avere dentro di te nemici e parassiti. E questo solo perché sono una vecchia abitudine: per quanto tu possa ricordare è sempre stato così, questi nemici sono sempre esistiti — da sempre sei un cristiano, un indù o un musulmano. E solo questione di abitudini. Devi vedere esattamente quali tradizioni ed eredità del passato ti stanno influenzando. Devi essere molto preciso, e le cose diventeranno semplicissime. Se riesci a vedere che ti porti dentro dei parassiti, che nutri i nemici che stanno distruggendo la tua vita, la tua giovinezza, la tua freschezza – che ti stanno uccidendo prima della tua morte – solo a causa di vecchie abitudini, non ci vorrà un grande sforzo per staccarsene. Li lascerai semplicemente cadere.

Quando ti accorgerai che stai portando dentro del veleno, qualcosa di distruttivo che ti leva tutto nella vita – e non perché lo dico io, lo devi vedere con i tuoi occhi – allora è facilissimo liberarsi del passato. E quando te ne sei staccato, hai un immenso potenziale di crescita. Improvvisamente sei fresco e giovane, libero da pesi, parassiti e carichi inutili... non erano altro che spazzatura. Ma li portavi perché anche i tuoi genitori, i tuoi nonni, tutti li hanno portati. Si tratta semplicemente di vedere cosa ti sta facendo il passato: è un amico o un nemico? Ti basta comprenderlo.

È una delle cose fondamentali... liberarsi completamente dal passato, esserne completamente staccati. A quel punto sarai semplice e leggero, perché non esisterà più alcun peso. E sarai sano di mente, o meglio nell'anima, in precedenza svuotata fino a renderla esangue... ecco perché non ne avevi mai avuto esperienza.

Sentirai nuovo sangue e nuova vita scorrere nelle tue vene. E poiché ora sei staccato dal passato, non hai ricordi psicologici. Se vuoi ricordare qualcosa lo puoi fare, ma i ricordi non hanno più alcun potere su di te, per cui andranno richiamati alla memoria.

Adesso non esistono ricordi, legami con il passato. Possiedi solo il presente e un vasto futuro. Naturalmente nel futuro non puoi fare nulla, ma puoi fare quello che vuoi nel presente. E le cose si svilupperanno da sé: man mano che il futuro si trasformerà nel presente, la tua evoluzione, le tue azioni, la tua intelligenza e la tua creatività – tutto ciò a cui stai lavorando – continueranno a crescere.

E il piacere della crescita è immenso. Essere bloccati da qualche parte è una delle sensazioni più orribili.

Quindi, quando ti accorgi di qualcosa, non essere indeciso; agisci secondo la tua intuizione. La vita è semplice e meravigliosa, dobbiamo solo essere chiari su ciò che va abbandonato e ciò che va fatto: cioè quello che senti, non ciò che Gesù, Buddha o qualcun altro hanno detto.

Quello che senti di fare, fallo. Assumiti l'intera responsabilità delle tue azioni. E non c'è nulla di difficile in ciò. Sarai scollegato con il passato e ti trasformerai nell'uomo nuovo.

Tutti hanno la possibilità di diventare l'uomo nuovo o di restare il vecchio. Ci vuole solo una chiara intuizione, e in seguito agire di conseguenza. E necessario avere perlomeno questo coraggio, che non è poi così tanto.

TRATTO DA: Osho, Light on the Path # 28

 

 

 

Il Mondo sei tu

Effetto serra, deficit d’acqua, sovrappopolazione, dilapidazione delle risorse … … ma io cosa ci posso fare ?

 

 

Proprio come uno specchio del malessere esistenziale dell’essere umano, possiamo vedere – tutt’intorno a noi – le condizioni ormai disperate in cui abbiamo ridotto questo pianeta.

Della ‘fine del mondo’, fino a qualche tempo fa cavallo di battaglia di sette millenariste – che ne indicavano persino la data esatta! – ne stanno parlando ora ‘tranquillamente’ gli scienziati denunciando una situazione – a livello di inquinamento e dei problemi di salute che ne derivano, di risorse alimentari, idriche ed energetiche – che, già difficile ora, arriverà presto a essere insostenibile se molte tendenze del nostro sviluppo non saranno corrette… certo, ma come? e soprattutto quando?

La situazione è oltremodo complessa e i vertici dei potenti, come l’ultimo di Johannesburg e anche il precedente di Rio, finiscono spesso con un nulla di fatto: belle enunciazioni (‘dimezzare il numero dei poveri...’

‘dimezzare entro il 2015 il numero di persone che non ha accesso ad acqua pulita’ ) che fanno la loro bella figura sulle pagine dei giornali fino a quando, alla scadenza dei progetti, ci si accorge che nei fatti è cambiato poco o nulla.

Che l’unica azione efficace nasce dal prendersi, in ogni momento e in ogni scelta, le proprie responsabilità individuali è una consapevolezza che si sta facendo vieppiù strada.

La visione di Osho ci porta addirittura oltre, indicando che non possiamo più affidarci all’evoluzione naturale, che ci ha portato avanti per tutto questo tempo: per l’essere umano è necessario ora – e non c’è tempo da perdere – un balzo quantico di consapevolezza, un cambiamento totale di direzione, addirittura di dimensione.Proprio come uno specchio del malessere esistenziale dell’essere umano, possiamo vedere – tutt’intorno a noi – le c

 

 

Se vuoi cambiare il mondo non cominciare col cambiare il mondo, quella è la strada sbagliata che l’umanità ha seguito fino a ora.

Cambia la società, cambia la struttura economica. Cambia questo, cambia quello. Ma non cambia l’individuo. Ecco perché tutte le rivoluzioni hanno fallito. Solo una può avere successo, una che non è mai stata tentata finora, la rivoluzione dell’individuo.

Cambia te stesso.

Stai attento a non contribuire con nulla che possa fare del mondo un inferno. E ricorda di dare al mondo qualcosa che lo renda un paradiso.

Questo è il segreto dell’uomo religioso. E se ogni individuo comincia a farlo, ci sarà una rivoluzione senza spargimento di sangue.

C’è un episodio nella vita di Akbar. Nel suo palazzo imperiale aveva fatto costruire una bellissima vasca di marmo – voleva portarci dei cigni da Mansarovar, dall’Himalaia; decise che invece di acqua avrebbe dovuto essere riempita di latte: apparteneva ad un imperatore! Ogni abitante della capitale fu informato che la mattina seguente – presto, prima del sorgere del sole – doveva portare un secchio di latte, uno solo da ogni casa.

Birbal disse ad Akbar: “Non capisci per niente la mente umana. La vasca sarà piena solo d’acqua”.

Lui rispose: “Che sciocchezza… È un mio ordine!”.

Birbal disse: “Un tuo ordine, o l’ordine di chiunque altro… io capisco la mente umana”.

Akbar disse: “Aspettiamo, domani mattina si vedrà chi ha ragione”.

E il mattino seguente andarono entrambi in giardino… e la vasca era piena di acqua.

Akbar disse: “Strano. Come è potuto succedere? Prendi alcune persone dalla strada, chiunque trovi, e chiedi come è successo.” E le persone vennero minacciate: se dicevano una bugia la loro vita sarebbe stata in pericolo, se dicevano la verità sarebbero stati rimessi in libertà.

Allora dissero: “La verità è che abbiamo pensato che tutti, nella capitale, avrebbero portato un secchio di latte. Un secchio d’acqua sarebbe passato completamente inosservato, nessuno l’avrebbe mai saputo. Ma adesso vedo che la vasca è piena d’acqua: sembra che tutti abbiano avuto la stessa idea, l’intera capitale! Nemmeno uno si è comportato in modo diverso.”

La mente umana funziona allo stesso modo per tutti.

Se il mondo è una tale tragedia, sono le nostre menti umane che la creano; contribuiamo col nostro secchio di miseria. Nessuna rivoluzione può avere successo a meno che gli esseri umani non capiscano la mente umana e comincino a comportarsi in modo diverso, senza sperare che: “Il mio secchio di acqua non verrà notato per niente”. Se tutti capiscono che questa idea verrà a ogni mente umana e decidono che: “Almeno io porterò un secchio di latte. Non devo comportarmi in modo così inconscio come fanno tutti gli altri esseri umani...”.

È possibile avere la vasca piena di latte. ‘Tu sei il mondo’ significa semplicemente che, comunque sia, non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità.

tratto da: Osho, Sermons in Stones # 2

 

 

 

Siamo a un punto di svolta!

SVILUPPO ED EVOLUZIONE

 

 

L’evoluzione è inconscia. Non richiede alcuna volontà, alcuno sforzo consapevole, è semplicemente naturale. Ma una volta formatasi la consapevolezza, allora è tutta un’altra storia. Una volta che la consapevolezza esiste, l’evoluzione si ferma. L’evoluzione arriva solo fino alla consapevolezza. Il compito dell’evoluzione è creare la consapevolezza. Poi l’intera responsabilità ricade sulla consapevolezza stessa. È una cosa che va compresa in molti modi.

L’uomo attualmente non si sta evolvendo. Da lungo tempo l’uomo non si sta evolvendo. L’evoluzione si è fermata per quanto riguarda l’uomo. Il corpo è giunto al suo apice, il corpo umano non si è più evoluto da lungo tempo. Le ossa e i corpi umani più antichi che sono stati ritrovati non sono fondamentalmente diversi dai nostri corpi; non ci sono differenze sostanziali. Se un corpo umano risalente a mille anni fa potesse essere riportato in vita e messo in forma, sarebbe esattamente come il tuo, non ci sarebbe alcuna differenza.

Il corpo umano ha smesso di evolversi. Quando si è fermato? Nel momento in cui la consapevolezza ha fatto la sua comparsa, il lavoro dell’evoluzione è finito. Ora tocca a te evolverti. Quindi l’uomo rimane statico, non si evolve, a meno che non si metta all’opera personalmente. Ora, tutto ciò che verrà dopo l’uomo sarà consapevole. Tutto ciò che si trova prima dell’uomo è inconsapevole. Con l’uomo è emerso un fattore nuovo: il fattore della consapevolezza, il fattore della presenza consapevole. Con questo fattore, il compito dell’evoluzione è concluso. L’evoluzione esiste per creare una situazione in cui possa evolversi la consapevolezza. Una volta che la consapevolezza si è formata, tutte le responsabilità ricadono sulla consapevolezza. L’uomo pertanto non si evolverà più in maniera naturale. Non ci sarà alcuna evoluzione.

La consapevolezza è l’apice dell’evoluzione, l’ultimo stadio. Ma non è l’ultimo stadio della vita. La consapevolezza è l’ultimo stadio dell’evoluzione, dell’intero retaggio animale. È l’ultimo stadio – il climax, il culmine – ma per una crescita ulteriore deve rappresentare il primo passo. E quando dico che l’evoluzione si è fermata, intendo sostenere che ora è necessario uno sforzo interiore. Ora, se non fai nulla, non ti evolverai. La natura ti ha portato a un livello che è l’ultimo della crescita inconsapevole. Ora sei consapevole, ora sai. Quando sai, diventi responsabile.

Un bambino non è responsabile dei suoi atti, ma un adulto lo è. Con la consapevolezza, con la facoltà di sapere, tu diventi responsabile di te stesso.

Sartre ha detto da qualche parte che la responsabilità è un fardello solo umano. Nessun animale è responsabile. L’evoluzione è responsabile per tutto ciò che riguarda l’animale. L’animale non è responsabile di nulla, l’uomo è responsabile. Quindi qualunque cosa farai, sarà ora responsabilità tua. Se vuoi creare un inferno e andarci a vivere, è una tua scelta. Se vuoi evolverti, se vuoi crescere e creare uno stato di beatitudine, è una scelta tua.

Gli esistenzialisti hanno fatto una distinzione molto sottile – e bellissima – che è anche colma di significato. Dicono che per gli animali l’essenza viene prima e l’esistenza è una crescita successiva. Cerca di capire, anche se è difficile: dicono che per gli animali, per gli alberi, l’essenza è primaria e l’esistenza segue. C’è un seme: il seme, in essenza, è l’albero. L’essenza è presente, e l’esistenza seguirà. La parte essenziale esiste già, e di sicuro si manifesterà, si esprimerà. L’albero seguirà! L’albero non sarà una cosa nuova. In un certo senso era già lì. Quindi, in realtà, il seme non ha libertà: l’albero esiste dentro di lui. E anche l’albero è privo di libertà: è predestinato dal seme. È questo che si intende affermando che, prima dell’uomo, l’essere essenziale è primario e l’esistenza segue.

Con l’uomo, l’intera faccenda è esattamente l’opposto: l’esistenza viene prima e l’essenza segue. Tu non sei nato con un futuro prefissato, te lo devi creare. Sei nato, quindi hai l’esistenza – semplice esistenza priva di essenza. Sarai tu a creare l’essenza. L’uomo crea dunque se stesso. Un albero è creato dalla natura, l’uomo invece crea se stesso.

L’uomo nasce come semplice esistenza priva di essenza. Qualunque cosa faccia dopo creerà l’essenza. Saranno le tue azioni a crearti, e la libertà è multidimensionale. Un uomo può diventare qualunque cosa o non diventare nulla. Può rimanere un’esistenza priva di essenza, può rimanere un corpo privo di anima. L’anima, in un certo senso, deve essere creata.

Gurdjieff era solito dire che non abbiamo l’anima, che siamo senza anima. Finché non la crei, come fai ad averla? Sembra in contraddizione con tutti gli insegnamenti religiosi, ma non lo è. Quando la religione dice che ogni individuo ha un’anima, vuole semplicemente dire che ognuno può avere un’anima. È una potenzialità. Puoi crescere e diventare un’anima. Se avessi già un’anima, non ci sarebbe alcuna differenza tra te e un seme. E se ti evolvessi come un seme che diventa un albero, se crescessi, allo stesso modo del seme, e diventassi un uomo, allora non ci sarebbe alcuna differenza tra l’uomo e tutto ciò che esiste sotto di lui.

L’uomo è libertà: libertà di essere. Può essere tante cose, può essere qualunque cosa. Ma può accadere che rimanga solo una potenzialità, senza diventare nulla. Questo crea inquietudine e crea paura.

Kierkegaard ha formulato il concetto di ‘terrore’. Dice che l’uomo vive nel terrore. Cos’è questo terrore, questa paura? La paura è questa: tu sei semplicemente una potenzialità e nulla di più. Hai soltanto esistenza, non essenza. Puoi crearla, ma puoi anche non farlo. La responsabilità è tua. È una situazione terrificante. Nulla è certo, l’uomo è insicuro. In ogni momento si aprono molte vie, e tu devi muoverti in qualche modo, andare da qualche parte, senza sapere dove stai andando, senza sapere quale sarà il risultato, senza sapere cosa accadrà domani.

Il tuo domani non si evolverà automaticamente dal tuo oggi, il domani del seme, invece, si evolve in maniera automatica dal suo oggi. La morte di un animale sarà il risultato automatico della sua vita, ma questo non vale per te: la differenza è qui. La tua morte sarà una tua conquista, tu ne sarai responsabile.

Con la comparsa della consapevolezza, tu sei responsabile di tutto, non importa cosa. Si tratta di un pesante fardello, di un’angoscia profonda. Fa paura. Sei sospeso sopra un abisso. È questo che intendo quando dico che l’uomo ora ha bisogno di uno sforzo consapevole. Essere un uomo significa entrare nel campo dell’evoluzione consapevole. Milioni e milioni di anni hanno condotto alla tua creazione, ora però la natura non ti sarà di alcun aiuto. Questo è il punto massimo dell’evoluzione naturale. Ora la natura non può fare nulla per te. Ha già fatto tutto quello che poteva. Per questo è inevitabile che in ogni momento ci sia una profonda tensione interiore.

L’uomo è in tensione. È naturale ed è buono. Cerca di non dimenticarlo: usalo! Puoi cercare di dimenticarlo, e così perdere un’opportunità. Ogni sforzo per dimenticare il tuo stato mentale di tensione è sbagliato, pericoloso. Stai ricadendo indietro. Usa questa tensione interiore per crescere, per progredire. Ora non puoi evolverti ulteriormente nel corpo. Il corpo è arrivato a un punto morto, a un cul-de-sac. Non c’è evoluzione ulteriore.

Il corpo si muove sul piano orizzontale. È simile a un aeroplano che corre sulla terra, lungo una pista, per decollare. C’è un momento in cui il movimento orizzontale si interrompe. Deve correre per tre o quattro chilometri giusto per generare energia. Poi arriva un momento in cui nessun movimento orizzontale può essere d’aiuto. E se l’aeroplano continua a rimanere sulla terra, non è un aeroplano, si comporta come un’automobile. Quando ha raccolto la quantità di moto necessaria, l’aeroplano lascia la terra e fa un salto verticale.

Questo è accaduto con l’uomo. Fino all’uomo, l’evoluzione ha continuato a correre sulla terra, per così dire. Ora con l’uomo ha raggiunto la velocità per cui un movimento verticale verso l’alto è l’unico movimento possibile. Se a questo punto osservi e pensi: “Dobbiamo continuare a correre sulla terra, perché lo stiamo facendo da milioni di anni”, vai completamente fuori strada – perché tutto questo correre aveva il solo scopo di portare a questo momento in cui puoi decollare.

Gli animali stanno correndo verso l’uomo, gli alberi stanno correndo verso gli animali, la materia inerte sta correndo verso gli alberi – tutto, su questa terra, sta correndo verso l’uomo. Quindi verso cosa può correre l’uomo? L’uomo è il centro. Tutto si sviluppa verso l’uomo. Orizzontalmente per l’uomo non è possibile alcun movimento. E se prosegui sul piano orizzontale, allora la tua non sarà una vita realmente umana. La tua vita sarà un insieme di strati che non sono umani.

A volte ti comporterai come un animale. Se continui sul piano orizzontale, a volte sarai solo un vegetale e a volte solo materia inerte, mai un uomo. Quindi scruta in profondità nella tua vita. Non hai fatto lo scarto in verticale. Cosa stai facendo, allora? Se pensi a ogni tua azione particolare, potrai vedere che un’azione appartiene al mondo animale, un’altra appartiene al regno vegetale, ecc. Considera le tue attività, la tua vita, e riuscirai a vedere che qualcosa è solo materia inerte, e qualcosa assomiglia solo a una crescita vegetale e qualcos’altro è semplicemente animale. Dov’è l’uomo?

Con la spinta verticale, l’uomo fa la sua entrata nell’esistenza – e questo dipende da te. L’evoluzione consapevole è ora l’unica evoluzione. Ecco perché la religiosità diventa ogni giorno più significativa. Ogni giorno, ogni momento, la religiosità diventa sempre più importante, perché dal punto di vista della scienza non sembra esserci alcuna possibilità di movimento. Naturalmente sul piano orizzontale non c’è movimento. Non puoi spingerti oltre, tutto si è fermato. Quindi la scienza prosegue facendo delle aggiunte ai tuoi sensi.

Gli occhi si sono fermati, quindi puoi usare degli strumenti per vedere. Il cervello si è fermato, e quindi ora puoi usare i computer. Le gambe si sono fermate, e quindi puoi usare le automobili. La scienza non fa che creare strumenti supplementari a una crescita che si è arrestata.

L’uomo non sta crescendo, stanno crescendo solo gli strumenti. Naturalmente ogni strumento accresce il tuo potere, ma non c’è crescita attraverso di lui. Anzi, accade proprio il contrario. Le automobili hanno prodotto una velocità molto maggiore, ma hanno distrutto le gambe. È un peccato, ma è quello che accadrà: se i computer sostituiranno la mente umana – e lo faranno, perché la mente dell’uomo non è efficiente come un computer – saranno di grande aiuto, ma finiranno con il distruggere la mente umana, perché tutto quello che non viene usato va in rovina.

La scienza attualmente sembra quindi non fare altro che creare una falsa nozione di evoluzione. Se andiamo nel passato, allora la velocità massima raggiungibile era quella del cavallo, 40 chilometri all’ora. Ora abbiamo toccato i 40.000 chilometri all’ora. La velocità si è evoluta: da 40 a 40.000 chilometri all’ora. Non l’uomo, ma la velocità si è evoluta – non l’uomo! Anzi, l’uomo è regredito, perché l’uomo che va a cavallo è un individuo più forte di quello che vola su un aeroplano. La velocità si è sviluppata, si è evoluta, ma l’uomo è regredito.

Un gruppo di scienziati pensa che l’uomo sia in una fase di regressione, non di evoluzione. Potrebbe esserlo, poiché la vita non può mai rimanere statica. Se non ti evolvi, regredisci. Nella vita non c’è un momento di stasi, non si può rimanere fermi in un punto. Non puoi dire: “Non sto crescendo, quindi rimarrò quello che sono, conserverò lo status quo”. Non puoi conservarlo! O vai avanti o torni indietro. Questo gruppo di scienziati pensa che l’uomo stia regredendo di giorno in giorno, che ci sia una ‘infantilizzazione’. L’uomo si comporta in modo più simile a un bambino che a un adulto – in ogni angolo del globo.

Se osserviamo, molte cose ci appariranno ovvie e chiare. In passato era sempre l’anziano, l’uomo maturo, che aveva il ruolo predominante nella società, invece la nostra società è la sola, nella storia del mondo, in cui i figli hanno assunto il ruolo predominante. Dominano tutto: nuove tendenze, mode, ogni cosa. Sono loro i modelli. Qualunque cosa facciano, diventa religione, qualunque cosa facciano diventa politica, qualunque cosa facciano crea una tendenza globale.

In passato, una persona di trent’anni si comportava in modo maturo. Ora non è così. Anche una persona di trent’anni si comporta in modo infantile, immaturo – con gli stessi capricci, gli stessi atteggiamenti puerili. Quali sono questi atteggiamenti puerili? Un bambino pensa di essere il centro del mondo e che ogni suo desiderio debba essere esaudito immediatamente. Viene esaudito. Quando ha fame gli viene dato il latte, quando piange diventa il centro dell’attenzione. L’intera famiglia ruota attorno a lui.

Deve essere sostenuto e aiutato da tutti, senza dare nulla in cambio. Non deve dare amore: deve solo chiedere. Naturalmente non ci possiamo aspettare che un bambino ami per forza. Lui chiede, e chiede tutto, e se la sua richiesta non viene esaudita, diventa violento e furioso. E allora si mette contro il mondo intero, e spacca tutto. È quello che è accaduto con ogni individuo. È sempre stato così con i bambini, ora invece è così con tutti. Le nostre cosiddette rivoluzioni non sono che tentativi infantili. Le nostre cosiddette ribellioni non sono altro che l’espressione di questo sentirsi al centro delle cose. Ogni desiderio dev’essere esaudito immediatamente, e se non è esaudito, il mondo intero sarà distrutto. E se ci pensi sopra, non si tratta solo degli studenti e dei giovani, ragazzi e ragazze: se osservi l’uomo moderno – anche un padre o una madre – noterai che si comporta in modo infantile. Osserva i nostri politici: si comportano come bambini, senza alcuna maturità.

Cosa è successo? In realtà, la crescita dell’uomo si è interrotta: la crescita evoluzionistica si è interrotta. E ora abbiamo solo un surrogato di questa crescita: l’accumulazione scientifica. L’uomo si è fermato, le cose crescono. Le case diventano sempre più grandi, e tu rimani lo stesso. Le ricchezze crescono, e questa loro crescita ti fa pensare che tu stai crescendo. Il sapere cresce, le informazioni aumentano, e per questo pensi di star crescendo.

Naturalmente, è ovvio, Buddha sa meno di te, ma questo non significa che sia cresciuto meno. Gesù sa meno di te. Era solo il figlio di un falegname – ignorante, privo di informazioni sul mondo, eppure tu non sei più evoluto di lui. Maometto non sapeva né leggere né scrivere, e Kabir era una nullità – nondimeno erano più evoluti. Ma allora l’evoluzione è qualcos’altro: un’evoluzione della consapevolezza, non solo della materia.

Puoi sostituire l’avere con l’essere. L’essere è una diversa dimensione di crescita, una crescita verticale; l’avere è orizzontale. Le cose non fanno che crescere: sempre più informazioni, sempre più conoscenze, sempre più ricchezze, sempre più diplomi, sempre più onori. Ma questa è accumulazione, è orizzontale. Non c’è scarto verticale. Tu rimani lo stesso. E tu non puoi davvero rimanere lo stesso, perché, se non cresci, inizi a comportarti in maniera infantile: regredisci. Questo è uno dei maggiori problemi a cui si trova di fronte l’umanità oggi.

La scienza può offrire solo cose. Può darci lune e pianeti, può darci l’intero universo. La religiosità può darti solo una cosa: un movimento verso l’alto, una crescita verticale, una metodologia consapevole per sviluppare l’essere. I tuoi averi non hanno alcuna importanza. Sono totalmente irrilevanti per quanto riguarda la crescita. L’unica cosa significativa è quello che sei, e questa crescita dell’essere è una responsabilità, perché è una libertà. Ora non ci sono forze evoluzionistiche che ti obbligano a crescere: sei libero. L’evoluzione non ti sta spingendo. Spinge gli animali, spinge gli alberi, spinge ogni cosa, a eccezione dell’uomo. L’evoluzione spinge con forza affinché ogni cosa cresca. Ma con l’uomo ha finito. Ora sei diventato consapevole, e puoi fare quello che vuoi.

Sartre dice che l’uomo è condannato a essere libero – ‘condannato’ a essere libero! La natura intera è rilassata perché non c’è libertà. La libertà è un grande peso, per questo non amiamo la libertà. In qualunque modo ne parli, nessuno ama la libertà, tutti hanno paura della libertà. La libertà è pericolosa. In natura non esiste libertà, per questo c’è un silenzio così vasto. Non puoi dire a un cane: “Sei un cane imperfetto”. Ogni cane è perfetto. Ogni cane è perfetto, perché un cane non è libero di essere. È spinto dall’evoluzione. È prefabbricato, non si è creato da solo.

Una rosa è una rosa. Per quanto bella, non è libera, è solo una schiava. Osserva la rosa: è bella, ma è una schiava – spinta dalla natura. Non ha la libertà di fiorire o non fiorire. Non ci sono problemi, non ha scelta: un fiore deve fiorire. Il fiore non può dire: “Non mi piace fiorire…”.

Per questo la natura è così silenziosa: è succube. Non può errare, non può far qualcosa di sbagliato. E se non puoi sbagliare, se fai tutto giusto, e se questo ‘giusto’ non dipende da te, allora sei solo spinto da forze esterne a te.

La natura è in uno stato di profonda schiavitù. Con l’uomo, per la prima volta, entra in gioco la libertà. L’uomo ha la libertà di essere o non essere. E allora c’è angoscia, timore riguardo alla possibilità di farcela, alla possibilità di essere o non essere, paura di quello che accadrà. C’è un tremore profondo. Ogni momento è un attimo di sospensione. Non c’è nulla di fisso o certo, nulla, con l’uomo, è scontato: tutto è imprevedibile.

Parliamo di libertà, ma a nessuno piace la libertà. Quindi continuiamo a parlare di libertà, ma a creare forme di schiavitù. Ogni nostra singola libertà è solo un cambiamento di catene. Continuiamo a passare da una forma di schiavitù a un’altra, da un vincolo a un altro. A nessuno piace la libertà, perché la libertà fa paura. A quel punto tocca a te decidere e scegliere. Invece, chiediamo a qualcun altro o a qualcos’altro di dirci cosa fare: la società, il guru, i testi sacri, la tradizione, i genitori. Qualcun altro dovrebbe dirci cosa fare, qualcuno dovrebbe mostrarci il cammino, allora potremmo seguirlo – da soli invece non riusciamo a muoverci. C’è libertà e c’è paura.

È questo il motivo dell’esistenza di tante religioni – non perché ci sono stati Gesù, Buddha, Krishna… Esistono a causa di una paura della libertà profondamente radicata. Non puoi essere un uomo e basta. Devi essere un indù, o un musulmano o un cristiano. Per il solo fatto di essere cristiano, perdi la libertà, con l’essere un indù non sei più un uomo – perché ora dici: “Seguirò la tradizione. Non mi avventurerò nell’ignoto, nell’incerto. Mi muoverò lungo un cammino ben tracciato. Mi muoverò dietro a qualcuno, non mi muoverò da solo. Sono un indù, mi muoverò con una folla, non mi muoverò come individuo. Se mi muovessi come individuo, da solo, ci sarebbe libertà. E allora in ogni singolo istante dovrei decidere, in ogni istante dovrei dare alla luce me stesso, in ogni istante dovrei creare la mia anima. E nessun altro ne sarà responsabile, alla fine l’unico responsabile sarò io”.

Nietzsche ha detto: “Ora dio è morto e l’uomo è totalmente libero”. Se dio è davvero morto, allora l’uomo è totalmente libero. E l’uomo non teme tanto la morte di dio, teme molto di più la sua libertà. Se esiste un dio, allora va tutto bene. Se dio non esiste, allora tu sei totalmente libero, condannato a essere libero. Ora fai ciò che vuoi e soffrine le conseguenze: nessun altro sarà responsabile.

Erich Fromm ha scritto un libro dal titolo ‘Fuga dalla libertà’. Ti innamori e cominci a pensare al matrimonio. L’amore è libertà, il matrimonio è una schiavitù, ma è difficile trovare una persona che si innamora e non pensa al matrimonio – immediatamente. Poiché l’amore è libertà, nasce la paura. Il matrimonio è una cosa fissa, non fa paura. Il matrimonio è un’istituzione – morta; l’amore è un evento – vivo. Si muove, può cambiare. Il matrimonio non si muove mai, non cambia mai. Per questo il matrimonio rappresenta una certezza, una sicurezza. L’amore non ha certezze, né sicurezze. L’amore è incerto.

Ogni istituzione sarà inevitabilmente brutta, perché è solo la carcassa di qualcosa che era vivo. Ma con qualunque cosa viva, è inevitabile che ci sia incertezza. Vivo significa che può variare, che può cambiare, che può diventare diverso. Ti amo, e l’istante successivo potrei non amarti. Ma se sono tuo marito o tua moglie, tu puoi essere sicuro che anche nel prossimo istante sarà tuo marito o tua moglie. È un’istituzione. Le cose morte sono permanenti, le cose vive sono momentanee, variabili, transitorie.

L’uomo ha paura della libertà, e la libertà è l’unica cosa che fa di te un uomo. Quindi, distruggendo la nostra libertà, manifestiamo tendenze suicide. E con questa distruzione, distruggiamo tutte le nostre possibilità di essere. A quel punto va bene avere, perché avere significa accumulare cose morte. Puoi continuare ad accumulare, senza fine. E più accumuli, più ti senti sicuro.

Quando dico: “Ora l’uomo deve muoversi in maniera consapevole”, intendo proprio questo: devi diventare consapevole della tua libertà e anche della tua paura della libertà.

 

tratto da: Osho, The Ultimate Alchemy vol. 2, # 4

 

 

 

VERSO IL FALLIMENTO

Ci vogliono 14,4 mesi per ricreare la quantità di messi, animali e altra “materia biologica” che attualmente consumiamo in 12. Un deficit preoccupante

 

 

 

Poca acqua

L’acqua copre circa i 2/3 della superficie terrestre, ciononostante il problema delle carenze idriche sta diventando quello più drammatico: nel 2025 due terzi della popolazione mondiale potrebbe vivere in paesi con gravissime carenze idriche, dice il segretario generale dell’ONU. C’è poca acqua e per di più è sempre più sporca: sul momento un miliardo di esseri umani non hanno accesso all’acqua potabile, e 2 miliardi e mezzo mancano di adeguate strutture idriche e fognarie (più di tre quarti delle malattie sono prodotte dalla mancanza di acqua pulita, con milioni di morti ogni anno). Ridurre della metà il numero degli ‘assetati’ entro il 2015 – come da risoluzione del summit di Johannesburg – costa, secondo la Banca mondiale, 25 miliardi di dollari l’anno. Per il momento gli USA hanno annunciato una disponibilità di 970 milioni di dollari nei prossimi tre anni... una briciola, e chi tirerà fuori gli altri soldi non si sa.

 

 

 

Troppa acqua

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale dall’inizio dell’anno la vita di 17 milioni di persone in 80 paesi è stata sconvolta dalle inondazioni– tremila morti, un’area devastata pari a quella degli Stati Uniti. In questi disastri c’è ben evidente la mano dell’uomo: a parte i cambiamenti climatici indotti dall’inquinamento e la pesante deforestazione, sembra proprio che la gestione ‘ingegneristica’ di fiumi – tesa teoricamente a evitare le innondazioni – provochi danni ancora più gravi. Quasi la metà dei 3.782 Km di lunghezza del Mississippi sono stati artificializzati: l’analisi dei dati dimostra che negli anni 1973, 1982 e 1993 le alluvioni sono state più gravi di quanto non sarebbero state senza i pesanti interventi di ingegneria idraulica avviati nel 1927. Anche la situazione del Reno è  sempre più grave: a Karlsruhe, tra il 1900 e il 1977 le sue acque avevano superato il livello di guardia solo quattro volte, ma tra il 1977 e il 1995 il fenomeno si è ripetuto ben 10 volte. Il Reno ha subito interventi di modifica nel 90% del suo corso superiore, tanto che oggi la sua portata è raddoppiata, con il risultato che le alluvioni si ripetono con frequenza ed estensione sempre crescenti. Durante i disastri dell’estate scorsa provocati dalle esondazioni di Danubio, Moldava ed Elba, nel cuore della vecchia Europa, è stata posta una grande attenzione solamente sull’effetto serra, ma poco è stato detto sul malgoverno del territorio e sulla pessima gestione dei bacini fluviali: a furia di distruggere foreste, arginare fiumi, costruire dighe, bonificare paludi, edificare su terreni esondabili, impermeabilizzare i suoli e destabilizzare il clima, stiamo allentando le maglie della complessa e salda rete di sicurezza ecologica che la natura si era data. Perlomeno smettiamo di chiamarle calamità ‘naturali’!

 

 

 

CHIMICA SELVAGGIA

Carburanti, concimi, medicinali, coloranti, refrigeranti, additivi alimentari, prodotti per l'igiene personale e per la casa, materie plastiche, chip di computer: nei paesi industrializzati attualmente sono in uso ben 70.000 tipi di composti chimici diversi. Prendendo in considerazione unicamente quelli qualificati negli Usa come Hpv (alto volume di produzione o importazione) si scopre che solo il 37% è stato studiato sotto il profilo della cancerogenicità, e solo il 33 e il 14, rispettivamente, sotto il profilo di neurotossicità e di immunotossicità. E del resto, cosa ne sappiamo?

 

 

 

MALATI DI PETROLIO

Abbiamo già consumato la metà del petrolio del mondo. Sembra ne rimangano, ai consumi attuali, solo per i prossimi 35 anni... e non ci sono grosse speranze di scoprirne nuove riserve significative — l'80% della produzione mondiale deriva da giacimenti scoperti almeno 30 anni fa. Senza considerare che per soddisfare le crescenti necessità dei paesi in via di sviluppo — quando insomma anche i cinesi smetteranno di andare in bicicletta e potranno comprarsi l'utilitaria! — bisognerà nel tempo triplicare l'attuale produzione. Ciononostante la struttura mondiale del potere ha scelto di continuare a basarsi sul petrolio: a Johannesburg gli USA e i paesi dell'Opec hanno impedito di fissare date e target per l'incremento mondiale della produzione di energia verde — più 14-15% entro il 2010, aveva chiesto invano l'Unione europea. Il peso di queste scelte è anche immediato: danni alla salute (in Italia dal 5 al 7% della mortalità totale delle aree urbane può essere attribuita allo smog), disastri ecologici praticamente irreparabili e sempre più frequenti (quando una petroliera, spesso una 'vecchia carretta' che trasporta decine di migliaia di tonnellate di petrolio, affonda o si incaglia) oltre che a guerre, passate e forse anche future.

 

 

 

Avanti il prossimo

Negli ultimi 50 anni la popolazione dei paesi più sviluppati è rimasta praticamente stabile, quella dei paesi poveri è triplicata. Africa e Medio Oriente, che rappresentano il 15% della popolazione mondiale sono ‘responsabili’ per quasi il 35% dell’incremento annuo. Sembra sempre più necessaria una politica demografica che, partendo dalla diffusione di anticoncezionali, affronti però anche i temi della scolarizzazione femminile e della situazione socioeconomica subalterna delle donne, che come si vede dalle statistiche, influiscono fortemente sulla natalità. Il ritmo di questo aumento demografico, comunque, sta decelerando e questo porta chi si oppone a queste scelte – nel nome della fede, o nel ‘rispetto’ di tradizioni culturali – a dire che non c’è bisogno di far nulla, perché la crescita demografica si assesterà da sola… peccato che, fanno notare gli scienziati, si assesterà probabilmente nella seconda metà di questo secolo, quando sulla Terra ci saranno dagli 11 ai 20 miliardi di persone. Già abbiamo problemi con “solo” 6 miliardi!

 

 

 

La Danza della vita

 

L’accumulare sempre più cose – per proteggerci dalle insicurezze, dalla paura di vivere – non funziona, è una tendenza suicida, sia a livello personale sia a livello globale. E allora? Passiamo dall’avere all’essere… all’essere totalmente nel presente. Accettare e celebrare ciò che la vita ci offre: Questa è casa tua, questo momento è il tuo paradiso. Dipende tutto da te.

 

 

La tua danza deve essere totale – poiché potresti danzare e tuttavia pensare al futuro, potresti danzare e intanto pensare che domani danzerai di nuovo.

Danza come se questa fosse la tua ultima danza.

Danza con abbandono, senza trattenere nulla.

Ti porterà a una trasformazione dell’essere, e anche alla possibilità di una trasformazione dell’essere di altre persone. In superficie sembra che tutto vada benissimo, ma nel profondo, nell’inconscio degli esseri umani, c’è grande inquietudine. Tu non sei neppure consapevole dei tuoi incubi inconsci, ma l’umanità sta soffrendo come mai ha sofferto prima.

È inquieta come mai lo è stata prima. Ha dimenticato il linguaggio del rilassamento, ha dimenticato il linguaggio della totalità, ha dimenticato il linguaggio dell’intensità. E queste sono tutte qualità necessarie perché la meditazione diventi una rivoluzione dell’essere. Non è una questione di moralità, né una questione di carattere, né una questione di virtù – la religione si è preoccupata di tutte queste cose per migliaia di anni, e non ha prodotto alcun cambiamento nell’uomo. È un approccio totalmente diverso, una dimensione differente: la dimensione dell’energia e della concentrazione di energia.

Allo stesso modo in cui l’energia atomica è l’esplosione di un piccolo atomo nei suoi componenti, elettroni, protoni e neutroni – sebbene non sia visibile a occhio nudo, l’esplosione è così potente che può distruggere grandi città come Nagasaki o Hiroshima – così, parallelamente, è l’esplosione interiore della cellula vivente. L’energia atomica è esterna e distruttiva – oggettiva e distruttiva. L’energia interiore, la cellula soggettiva dell’essere – una volta esplosa – ha le medesime qualità, lo stesso immenso potere, ma è creativa.

È una reazione a catena: una cellula interiore esplode, e poi altre cellule interiori cominciano a esplodere a catena. L’intera vita diventa un festival di luci. Ogni gesto diventa una danza, ogni movimento diventa pura gioia. La mia enfasi sul fatto che non esiste futuro non ha nulla a che vedere con la tetraggine; ha qualcosa a che vedere con te. Se riesci a lasciar cadere completamente l’idea del futuro, l’illuminazione diventa possibile, immediatamente. E abbandonare l’idea del futuro è una buona scelta, perché il futuro in realtà sta scomparendo. Ma neppure in un angolino della mente devi trattenere l’idea che forse anche questo è uno stratagemma. Queste sono le strategie della mente per farti rimanere il solito vecchio zombi.

La mente è furba. Se vuoi alzarti presto il mattino, punti la sveglia, e la senti suonare… la mente è così furba che può mettersi a sognare che sei in chiesa e le campane della chiesa stanno suonando. La povera sveglia non può farci nulla, la mente ha creato un sogno che ti permette di continuare a dormire.

Le vecchie religioni insistevano soprattutto su un punto, che era il futuro. Dovresti rifletterci: non solo il futuro in questa vita, ma dopo la vita; il loro programma consisteva unicamente nel concentrare la tua intera energia su un progetto per la vita futura, dopo la morte, in paradiso, molto, molto lontano. Questa strategia ha funzionato, ha privato la vita umana della linfa vitale. Le persone si limitano ad attendere di vivere in paradiso; questo posto, la terra, diventa solo una sala d’attesa in una stazione.

Tutti sono in attesa del treno. E il treno non arriva mai. Tutti continuano a controllare il tabellone e non fanno nulla per migliorare la sala d’attesa, perché è una sala d’attesa… particolarmente in India: ho viaggiato moltissimo e, in centinaia di sale d’attesa, ho visto perché le persone si comportano in modo diverso rispetto a casa. Non fanno che mangiare banane e ne gettano le bucce dappertutto nella sala d’attesa – in fin dei conti è una sala d’attesa, non devono viverci. Il treno arriverà e loro se ne andranno. Le sale d’attesa sono così sporche… perché tutti hanno lo sguardo fisso al futuro. Consultano il tabellone per vedere se il loro treno arriva, e poi se ne vanno. Tutte le ‘sacre scritture’ affermano che il mondo è solo una sala d’attesa, la tua vera casa è lontana, sopra le nuvole. Là si vive davvero, qui si aspetta e basta.

Io sto tentando di modificare la struttura stessa del pensiero religioso. Sto cercando di dirti: questa è casa tua, questo momento è il tuo paradiso. Dipende tutto da te. Non hai bisogno di essere un santo per danzare totalmente; non hai bisogno di essere un sapiente per danzare totalmente, non hai bisogno di essere pio per danzare totalmente. Per danzare totalmente abbiamo solo bisogno di accettare la realtà di questo singolo momento. Quando arriverà, accetteremo la realtà del prossimo momento, ma non staremo ad attenderlo. Tutte le religioni ti hanno insegnato ad attendere. Io ti insegno a vivere, ad amare, a danzare, a cantare – e a non aspettare.

 

tratto da: Osho, The Hidden Splendour # 15

 

 

 

Non c’è tempo da perdere

 

È vero che ho parlato spesso di questo mondo che corre veloce su una strada senza uscita, perché di fatto sta correndo verso la sua fine. È una corsa cominciata già da un bel po’ di tempo, ma adesso voglio che questo fatto sia assolutamente chiaro, nella vostra consapevolezza, così la smettete di rinviare la vostra trasformazione.

La mente umana è così stupida, che se c’è anche la minima possibilità di rinviare, continuerà a rimandare a domani – a meno che non giunga a una strada senza uscita, dove non c’è modo di proseguire, e deve per forza cambiare direzione.

Ci sono molte cose a questo mondo che non riuscite a vedere: potreste continuare a dormire, e il mondo potrebbe morire. È urgente che prendiate sul serio il fatto che il mondo domani forse non ci sarà più. Non avete tempo da perdere in nessun’altra cosa che non sia il vostro risveglio.

…la presenza di duecento illuminati può salvare questo pianeta, ma non ho mai detto che un solo illuminato può salvare il mondo. È un peso enorme. Per un solo illuminato sarebbe insostenibile, duecento è il minimo. Ma da dove le tiriamo fuori queste duecento persone? Devono nascere tra di voi – voi dovete diventare quei duecento illuminati. Ma la vostra crescita è così lenta che è del tutto giustificato aver paura che il mondo vada in malora prima che diventiate illuminati. Non state mettendo tutta la vostra energia nella meditazione, nella consapevolezza. È una delle tante cose che fate… e non è nemmeno una priorità nella vostra vita. Voglio che diventi la vostra priorità assoluta: l’unico modo è che io continui a insistere che il mondo giungerà presto alla fine, rendendovene consapevoli fin nel profondo.

E se non vi sarete risvegliati prima di questa fine, vi perderete in un viaggio lunghissimo, perché l’evoluzione ricomincerà da capo su qualche altro pianeta. Su questo pianeta ci sono voluti 4 miliardi di anni per arrivare all’uomo – la sua vita era cominciata nell’oceano, come pesce. Se questo pianeta verrà distrutto, la vita continuerà su un altro pianeta, ma dovrà ricominciare tutto da capo, e dopo 4 miliardi di anni forse sarete di nuovo degli esseri umani. È un grosso rischio!

Non è cambiato niente nel mondo, ogni cosa sta andando esattamente nella direzione della morte – un po’ più veloce, certo – e il momento della distruzione totale si avvicina a gran velocità. Tutto dipende da quali sono le vostre priorità. Se il vostro risveglio diventa la priorità della vostra vita, e se siete pronti a qualunque sacrificio per questo, allora c’è speranza.

tratto da: Osho, The Hidden Splendor # 14

  

 (ritorna al sommario)

 

 

Un libro da vivere

 

 

CRISTIANESIMO

& ZEN

___________________

Edizioni RIZA

Pagine 344 - € 18,00

 

 

Un testo di rottura che ha attirato e allontanato ben 10 Case Editrici italiane, finalmente disponibile per tutti coloro che amano Osho nella sua forma più travolgente... un vero tornado che sradica i condizionamenti religiosi più impercettibili e più profondi, portando alla luce della consapevolezza in maniera indubitabile sia il veleno che l’antidoto!

 

“La fede non è affatto una virtù, né è un contributo all’evoluzione del genere umano. La fede è il più grande ostacolo mai creato per le persone che vogliano mettersi alla ricerca del vero. Prima ancora di aver ricercato, viene data una fede, di seconda mano, e viene detto che questo è sufficiente: non occorre ricercare, Gesù l’ha fatto per te… la fede non è altro che un nascondere l’ignoranza, ed è qualcosa molto a buon mercato. La verità richiede molta energia, un impegno radicale, assoluto, e un coinvolgimento totale nella ricerca. E la verità si trova dentro di te, la fede giunge dall’esterno. Ricorda: qualsiasi cosa ti arrivi dall’esterno, non ti aiuterà. La verità è già viva dentro di te, non ti occorre fede alcuna. È la fede che ha mantenuto il genere umano nell’ignoranza. Il Cristianesimo e tutte le altre religioni sono parte di un’unica cospirazione tesa a castrare il genere umano. Hanno distrutto la dignità dell’uomo, riempiendovi solo di senso di colpa, facendovi sentire peccatori. Ecco perché definisco il Cristianesimo il veleno più mortale. È tempo di liberarsi dal Cristianesimo – e da tutte le altre presunte religioni, che altro non sono se non versioni diverse della stessa stupidità. L’uomo ha bisogno di assoluta libertà dal passato. Solo così potrà vivere responsabilmente nel momento, e solo allora potrà creare un futuro nuovo, per l’umanità a venire. Ogni essere umano ha bisogno di una deprogrammazione.” Osho

 

Viviamo un’epoca in cui l’Occidente e in particolare l’Italia si trovano in bilico tra un rapido processo di decristianizzazione da un lato e la frattura consolidata che esiste tra il distacco delle opinioni e della vita reale dei cattolici e i dettami della chiesa (L’Espresso del 14 Febbraio 2002) dall’altro. Tirare le somme di quell’industria delle coscienze che ha nome Cristianesimo non è facile: il condizionamento ideologico resta massiccio e capillare, e il ‘caos del dogma’ è tale da rendere impossibile un approfondimento.

Di sicuro ci aiuta ad approfondire le nostre riflessioni l’ascoltare altre voci, in particolare quella di un Maestro di realtà come Osho, il cui rispetto per l’individuo, la dignità dell’uomo e le sue potenzialità è indiscutibile, in quanto libero da qualsiasi appartenenza. Ciò che ha da dire sul Cristianesimo come modello di valori e su cosa ha effettivamente significato per l’evoluzione dell’umanità, è particolarmente obbiettivo, e soprattutto libero da rancori o rivalse. Così come ‘sana’ è la sua proposta di valori nuovi e diversi sui quali orientare il proprio avvenire. Osho pare non avere mezze misure: così come definisce il Cristianesimo ‘il veleno più mortale’ vede e propone lo Zen come ‘l’antidoto a ogni veleno’. Un mondo del tutto speciale e a sé stante, nel quale l’individuo è di gran lunga più importante di qualsiasi chiesa, di qualsiasi istituzione. La prospettiva è significativa e risolve alle radici quel significato dell’esistenza che rimane l’ansia costante, dietro a qualsiasi rifugiarsi in dogmi e ideologie. L’uomo vive per giungere a una piena fioritura. Egli ha in sé una verità innata che attende di essere percepita e portata a pieno sviluppo. E la ricchezza di aneddoti sui quali scorre il filo della visione di Osho è tale da non lasciare dubbi sulla concretezza di questa utopia… un libro che rende partecipi di uno dei possibili futuri che l’umanità può costruire per se stessa e per le generazioni a venire.

 

  

 (ritorna al sommario)