Pag. 2 I centri di Osho in Italia
Pag. 5 Osho
Times News
Pag. 8 La
mappa dei sette templi
Pag. 14 Tantra,
amore e leggerezza
Pag. 20 Pensare
positivo
Pag. 26 Lavoro
e mondo interiore
Pag. 29 Il nuovo
Osho Auditorium
Pag. 33 Cristo
o anticristo?
Pag. 37 Gesù, mito
o realtà?
Pag. 50 L'Oroscopo di dicembre
Pag. 52 La vetrina
Pag. 60 Un libro
da vivere
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della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.
Un grande spazio… tutto per te
Nella nuova Piramide (vedi pagine centrali a
colori) dal 1º Novembre è in funzione l’Osho Auditorium, per tutte le meditazioni
giornaliere, la White Robe serale…
e celebrazioni d’ogni tipo.
Lo spazio interno del nuovo auditorio è vasto e il
pavimento di marmo verde scuro, riflettendo la luce che entra dalla lunga fila
di finestre laterali, amplifica ulteriormente questa impressione,
creando un effetto di spazio ‘oltre lo spazio’
davvero suggestivo! E poi capita di guardare in alto e la forma del soffitto, a
piramide, raccoglie tutta questa energia e la
focalizza verso l’alto. Una specie di
‘invisibile ascensore’ – così si è
espresso qualcuno – che ti porta su… e dentro, al tempo stesso. Questo
gioco a specchiarsi fra la spazio fuori e lo spazio
interiore è aiutato poi dalla pulizia del design, che nasconde tutta la
ricchezza tecnologica di questo nuovo luogo
di meditazione: 8000 Watt di altoparlanti che praticamente non si
vedono, un ‘ponte di comando’ ben nascosto sulla
destra con un mixer largo quasi due metri, una sfilza di computer… e un mucchio
di altri aggeggi, misteriosi agli occhi di un profano, per controllare l’aria
condizionata, l’impianto di purificazione dell’aria, luci e tutto il resto.
Proprio a dimostrare che la meditazione è qualcosa senza tempo e se la
tecnologia può aiutare a star bene, rilassarsi e celebrare, tanto meglio.
Ecco cosa ci scrive una partecipante alla prima dinamica nel nuovo Auditorium: “È l’alba quando arrivo alla
Piramide, ci sono ancora le stelle in cielo; attraversando il ponte prima
dell’entrata sento davvero il ‘grande passo’ che sto
facendo: andare dentro di me per meditare. Prima di entrare mi volto e guardo
la luna ancora in cielo, uno spicchio sottile – proprio di fronte
all’entrata – che si intravede fra i rami degli
alberi. La Dinamica inizia immediatamente, e subito
sento la musica – i bassi specialmente – risuonare nel mio corpo… mi aiuta ad
andare dentro. È davvero molto più ‘fisica’ la percezione del suono, qui che
non nella ‘vecchia’ Buddha Hall!
Anche lo spazio è così ampio, pulito, vuoto… anche
con 500 persone che stanno facendo la Dinamica. Aiuta
a meditare. È una gioia avere aria pulita quando fai
la dinamica, e anche la temperatura è controllata automaticamente: nel quarto
stadio dello stop, si alza, mentre negli altri c’è un bel freschino”.
La sera della prima White Robe è stata qualcosa di speciale: questa
meditazione della sera è stata immediatamente seguita da una ‘White Robe Disco’ molto giosa, e poi dopo cena tutti a celebrare l’occasione in un
grande party nella piazza subito fuori della piramide – giardini, fontane,
laghetti: la parte già pronta della vasta area dove poi si andrà a mangiare
quando saranno finiti gli utimi ritocchi – i lavori
fervono, il nuovo complesso cucina e self-service è al piano terra della nuova
piramide.
Qualcosa di speciale anche la sera prima: l’ultima White Robe nella Buddha
Hall.
Era davvero piena, un’atmosfera dolce e vivace al
tempo stesso… alla fine la musica è continuata a
lungo, e i partecipanti si sono fermati dentro molto più del solito. Più tardi
nella serata una ‘Buddha Hall Celebration’: splendida
musica – energia e insight
al tempo stesso – per ballare, inframezzata da
momenti di silenzio totale.
‘La celebrazione nasce dal
nulla, o meglio nasce da ogni dove. Non ha una causa… perché l’esistenza è
fatta di quella cosa che si chiama gioia.’ Osho.
Non
solo libri...
A molti di noi è capitato che il
‘fortuito’ incontro con un libro di Osho ci abbia portato non solo ad
apprezzarlo, e magari a consigliarlo a un caro amico, ma ci abbia dato anche la
spinta decisiva per iniziare a far meditazione… o per venire fino all’Osho Meditation Resort di Pune. Quelli di Osho non sono solo
lilbri, ma qualcosa di più e di diverso. Proprio da
questo nasce la cura con cui qui al resort si procede
alle ristampe dei titoli di Osho ormai esauriti: un
completo e accurato controllo del testo – confrontandolo con la
registrazione su nastro dei discorsi originali di Osho – e un nuovo design e layout. E poi si fa festa: ogni nuova
ristampa è l’occasione per qualcosa di speciale, come è
accaduto recentemente per ‘Sufis: The People of
the Path, Vol 1’. Visto
il tema – fra tappeti persiani, drappeggi di un giallo acceso ed elaborati
candelabri bronzei – cinque danzatori sufi hanno
iniziato a roteare in un whirling al suono, dal vivo, di una suggestiva musica mediorientale. Poco dopo è iniziata la
presentazione, con anche la lettura di alcune
deliziose storie sufi tratte da questo libro, mentre
i cinque danzatori continuavano, imperturbabili. Poi la musica si è fatta più
veloce, il roteare più rapido… nessun applauso alla fine, solo un immenso
silenzio che ha coinvolto anche il pubblico: evidentemente aveva colto il
messaggio di base di ogni libro di Osho.
Proprio come un riflesso a ciò che succede qui al resort, il crescente successo di mercato dei libri di Osho nel mondo: in Brasile, ad esempio, Osho Experience
è stato al sesto posto nella lista dei bestsellers e
c’è stato bisogno di un reprint dopo sole 2 settimane… sull’onda di questo
grande successo è apparso nelle edicole
anche un CD con un discorso di Osho unito a un piccolo album di foto.
In Italia poi due novità veramente grosse:
finalmente uscito Cristianesimo e Zen,
Edizioni Riza – un testo di rottura, in cui Osho
approfondisce le dinamiche implicite alla tradizione
della Chiesa cristiana, che da tempo aspettava una casa editrice che avesse il
coraggio di pubblicarlo – e di prossima uscita, a gennaio, L’Autobiografia di Osho un’opera complessiva e fondamentale: la vita e il ‘lavoro’ di Osho raccontati con brani presi dai suoi discorsi.
Dallo svago al benessere
Non solo mare, vacanze e ‘divertimentificio’
a Rimini e dintorni. Partendo probabilmente da quella voglia estiva di svagarsi
che è un po’ alla base dell’energia del posto c’è
tutto un fiorire di iniziative che propongono qualcosa di più maturo e più
profondo: non una semplice distrazione dai problemi della vita ‘del resto
dell’anno’, ma un benessere complessivo – corpo, mente, spirito – che
aiuti a crescere e ad affrontare i problemi della vita di tutti i giorni (vedi
per esempio ‘Healthness’ nell’ultimo numero
dell’OTI).
E così succede che le meditazioni di Osho arrivino anche in qualcuna di quelle tante feste,
sagre e così via che d’estate vengono organizzate sulle colline dell’entroterra
romagnolo: come al Festival Naturalmente
che si è tenuto a Gemmano, fra Rimini e S. Marino. Un weekend di fine agosto
ricchissimo di valide proposte per ‘vivere meglio’: biogastronomia, ecomercato, tecniche alternative di benessere naturale,
svariati tipi di massaggi, Nataraj, Kundalini e No–Dimensions.
Inoltre visite a cavallo nel vicino parco naturale, discese guidate nelle
grotte di Onferno,
conferenze su temi quali energie alternative e risparmio energetico, i semi transgenici e così via… e poi spettacoli e tanta tanta bella musica. Il tutto organizzato
dal locale ‘Punto d’incontro meditatori e artisti itineranti’.
Si ripete l’anno prossimo.
Porta la tua croce!
Fra un po’, in Italia, ci saranno forse crocifissi dappertutto: “In tutte le aule delle scuole di
ogni ordine e grado, tutte le università e accademie del sistema pubblico
integrato di istruzione, negli uffici della Pubblica Amministrazione
considerata in ogni sua branca…” così recita la proposta di legge che
recentemente, in Italia, ha suscitato un acceso dibattito… e l’elenco dei
luoghi dove è d’obbligo esporre il crocifisso continua a lungo, dettagliatissimo,
senza dimenticarsi degli ‘stabilimenti di detenzione e pena’
– ovviamente! – e di ‘stazioni, porti e aeroporti’. Si afferma che il crocifisso
è simbolo della civiltà occidentale, dei valori cristiani dai quali questa non
può prescindere (per un esame della ‘civiltà cristiana’
vedi OTI 02/2002).
Rispetto all’esposizione obbligatoria nelle aule
scolastiche, sembra che il ministro dell’istruzione non sia
particolarmente convinta. Teme forse che sia un’indicazione
troppo chiara per gli studenti – e magari provocatoria – riguardo a ciò
che li aspetta?
Dopo tutto ognuno deve
‘portare la sua croce’… ma Osho ha una proposta più
interessante: “Non ascoltare Gesù che ti
dice che ognuno deve portare la sua croce. Io ti dico: ‘Ognuno
deve portare la sua chitarra’. Perché
portare una croce quando ci sono delle chitarre a disposizione?
Io non lo chiamo cristianesimo, lo chiamo ‘crocianesimo’.
Se Gesù non fosse stato crocefisso non sarebbe
esistito ciò che va, in tutto il mondo, sotto il nome di cristianesimo. Questa
gente se ne è interessata a causa della morte… un
interesse morboso. La croce è diventata la cosa principale; Gesù è secondario:
si sono interessati a lui perché è stato crocefisso, a causa delle sue
sofferenze. Questa è gente sempre interessata alle sofferenze, all’infelicità,
alla morte.
Il mio
interesse non è nella morte, io sono interessato alla
vita. Io amo la vita incondizionatamente.”
Andare
sempre più in profondità dentro se stessi – ben oltre i limiti della moderna
psicologia occidentale là dove si trova la reale, silenziosa risposta alla
fondamentale domanda ‘Chi sono io?’. Là dove la domanda stessa
svanisce!
Per me, voi siete dei buddha.
Tutti i vostri sforzi per diventare illuminati sono ridicoli, se non accettate
questo fatto basilare… Questa deve diventare una tacita comprensione: che voi lo siete già! Questo è il giusto
inizio, altrimenti andrete fuori strada. Questo è l’inizio giusto.
Cominciate con questa
visione e non preoccupatevi che possa creare in voi una sorta di ego: che ‘io sono un buddha’.
Non preoccupatevi, perché l’intero processo vi farà
capire con chiarezza che l’ego è l’unica cosa che non esiste – l’unica cosa che non esiste! Tutto il
resto è realtà.
Nelle antiche scritture buddhiste si parla di sette templi. Proprio come i sufi parlano di sette valli e gli indù parlano di sette chakra, i buddhisti parlano di sette templi.
Il primo tempio è fisico,
il secondo tempio è psicosomatico, il terzo tempio è
psicologico, il quarto tempio è psico-spirituale, il
quinto tempio è spirituale, il sesto tempio è spiritual-trascendente e il
settimo tempio – il supremo, il tempio dei templi – è trascendente. Questo è il
significato della parola in sanscrito pragyaparamita – la
saggezza dell’aldilà, dall’aldilà, nell’aldilà, la saggezza che arriva solo quando hai trasceso ogni sorta di identificazione –
inferiore o superiore, di questo mondo o dell’altro mondo – quando non sei
affatto identificato, quando in te esiste solo una pura fiamma di
consapevolezza senza neppure un filo di fumo.
Nel mondo moderno è
iniziato un lavoro enorme di ricerca dell’essenza più intima dell’essere
umano. Sarà bene comprendere quanto lontano possano condurci gli sforzi
moderni. Pavlow, B.F. Skinner e gli altri psicologi del comportamento, continuano
a girare intorno al primo tempio – il
fisico. Pensano che l’uomo sia soltanto il corpo. Si lasciano coinvolgere
troppo dal primo tempio, si lasciano coinvolgere troppo dalla fisicità e
dimenticano tutto il resto. Queste persone tentano di spiegare l’uomo solo
attraverso la fisicità, la materia. Questo atteggiamento diventa un ostacolo
perché genera una chiusura.
Quando
fin dall’inizio si nega che ci sia qualcosa oltre il corpo, allora si nega
l’esplorazione stessa. Questo diventa un pregiudizio. Un comunista, un marxista,
uno psicologo del comportamento, un ateo – gente che
crede che l’uomo sia soltanto fisicità – proprio con il loro credo chiudono le
porte alle realtà più elevate. Diventano ciechi. E la
fisicità esiste, la fisicità è il fattore più apparente, non ha bisogno di
prove. Il corpo fisico esiste, non c’è bisogno di
dimostrarlo. Poiché non c’è bisogno che si dimostri la
sua esistenza, diventa l’unica realtà. Questo è un non senso. In questo caso
l’uomo perde tutta la propria dignità. Se non esistesse niente che maturi
interiormente o verso cui protendersi nella crescita, nella vita non
esisterebbe alcuna dignità; in questo caso l’uomo sarebbe ridotto a un oggetto – l’uomo sarebbe solo un corpo, che mangia e
produce feci, poi mangia e fa l’amore e produce figli… sempre avanti così,
finché un giorno muore. Una ripetizione meccanica, terra terra, di materialità – come potrebbe esserci un
significato qualsiasi, un senso, una poesia? Come potrebbe esserci una danza?
Skinner ha scritto un libro Oltre la libertà e la dignità: il titolo
dovrebbe essere Al di
sotto della libertà e della
dignità, non oltre. È al di sotto, è il punto di vista più basso e il più
sgradevole per valutare l’essere umano. Va benissimo che il corpo esista, ricordalo: io non sono contrario al corpo, è un
tempio bellissimo. La bruttura subentra quando uno
pensa che il corpo sia tutto.
Si potrebbe pensare
all’uomo come a una scala costituita da sette gradini…
e tu ti identifichi con il primo: in questo caso non potresti più procedere. Ma la scala esiste e congiunge questo mondo all’altro; la
scala congiunge la materia alla divinità. Il primo gradino è perfetto, se
considerato in rapporto all’intera scala. Se funziona come primo passo, ha un’immensa
bellezza: dovresti essere riconoscente al
corpo. Ma se cominci a
venerare il primo gradino e dimentichi i sei
rimanenti – dimentichi l’esistenza dell’intera scala e ti chiudi,
confinandoti lì – allora questo non è più un gradino: un gradino è tale soltanto quando conduce al seguente, solo quando è una parte
della scala. Se non è più un gradino, resti bloccato.
Ecco perché i materialisti sono sempre persone bloccate, sentono sempre che
manca loro qualcosa, sentono di non essere diretti da
nessuna parte. Si muovono in tondo,
in cerchi concentrici e ritornano continuamente allo stesso punto. Sono stanchi
e annoiati: cominciano a pensare al modo per suicidarsi. Nella
vita tutti i loro sforzi sono tesi alla ricerca di sensazioni, in modo
che possa accadere qualcosa di nuovo. Ma quale
‘novità’ potrebbe accadere? Tutte le cose che vi tengono occupati, non sono altro che giocattoli… riflettete
su queste parole di Frank Sheed:
“L’anima dell’uomo chiede piangendo uno
scopo o un significato. E lo scienziato
risponde: ‘Eccoti un telefono’,
oppure: ‘Guarda! Un televisore!’ – proprio come si offrono
bastoncini di zucchero o si fanno delle smorfie per distrarre un bimbo che
piange perché vuole la mamma. Il flusso continuo di invenzioni è stato
straordinariamente utile per tenere occupato l’uomo, per impedirgli di ricordare ciò che lo turba.”
Tutte
le cose che il mondo
moderno ti ha procurato, altro non sono che bastoncini
di zucchero, giocattoli con i quali dilettarsi – e tu cercavi piangendo la
mamma, invocavi l’amore, cercavi la consapevolezza… un significato qualsiasi
nella vita. La loro risposta è: “Guarda! Il telefono. Guarda! Il televisore.
Guarda! Ti abbiamo portato un mucchio di cose bellissime!” E tu per un po’ ci
giochi, poi ne hai abbastanza e di nuovo ti annoi…
Questo stato di cose è
ridicolo. Il modo in cui continui a vivere è talmente assurdo da sembrare
inconcepibile. Sei rimasto intrappolato sul primo
gradino.
Ricordati
che sei nel corpo, ma che non sei il corpo: lascia che questa consapevolezza
sia continuamente presente. Vivi nel corpo, il corpo
è una bellissima dimora. Ricordati, neppure per un solo istante ti spingerei a essere contrario al corpo, a rinnegarlo come i cosiddetti
spiritualisti hanno fatto nel corso dei secoli. I materialisti continuano a
pensare che il corpo sia tutto ciò che l’uomo ha, e ci sono persone che
arrivano all’estremo opposto e pensano che il corpo sia un’illusione, che non
esista! Ti dicono di distruggerlo, per distruggere quell’illusione: solo così potrai diventare reale! Questo
estremo opposto è una reazione. Il corpo è bello, il corpo è reale, si deve
vivere il corpo, lo si deve amare. È un grande dono di dio. Non essere contro il corpo neppure per
un solo istante e neppure per un solo istante devi pensare di
essere solo il corpo: sei di
gran lunga più vasto. Usalo come un trampolino.
Il secondo gradino è psicosomatico. Qui opera la psicanalisi
freudiana; arriva più in alto rispetto a Skinner e Pavlov. Freud penetra un po’ di
più nei misteri della psiche. Non è solo uno studioso del comportamento,
tuttavia non va mai oltre i sogni. Continua ad analizzare i sogni.
Il sogno esiste in te come
un’illusione. È indicativo, è simbolico, è un messaggio dell’inconscio che deve
svelarsi alla mente cosciente. Ma non c’è ragione per
rimanere intrappolato nel sogno. Usa il sogno, ma non diventare il sogno: tu non sei il sogno.
Non c’è bisogno di fare
tutto questo chiasso per un sogno, come continuano a fare i freudiani. Tutti i
loro sforzi sembrano protesi nella dimensione del mondo dei sogni. Prendi nota
del sogno e comprendine il messaggio: in realtà non hai bisogno di andare da
qualcuno per sottoporre ad analisi i tuoi sogni. Se
non sei in grado tu di analizzare i tuoi sogni, nessun altro potrà farlo,
perché il tuo sogno è il tuo. Il tuo
sogno è talmente personale che nessun altro potrà mai sognare come sogni tu. Nessuno può spiegarti il tuo sogno: la sua
interpretazione sarebbe la sua interpretazione. Solo tu puoi cercare di capirlo. E di fatto non c’è bisogno di analizzare il sogno: osservalo
nella sua totalità, con chiarezza, con
consapevolezza e capirai il suo messaggio. È talmente forte e chiaro!
Non c’è alcun bisogno di farsi psicanalizzare per tre, quattro, cinque, sette
anni!
Una persona che sogna ogni
notte e che di giorno va dallo psicanalista per fargli analizzare i propri
sogni, a poco a poco si trova avvolta in un’atmosfera onirica. Proprio come sul primo gradino sei troppo ossessionato dalla fisicità,
così sul secondo sei troppo ossessionato dalla sessualità. Perché il secondo gradino – il regno della realtà psicosomatica – è il sesso.
Il secondo gradino comincia a interpretare ogni cosa
in termini di sesso. Se ti rivolgi a un freudiano,
qualsiasi cosa tu faccia viene ridotta a sessualità. Per lui, al di sopra del sesso non esiste nulla: vive nel fango, non
crede nel fior di loto. Riduce ogni cosa alla sua causa: questa è la sua realtà. In questo modo ogni poema viene
ridotto a sessualità. Ogni cosa bella viene ridotta a
sessualità e perversione e repressione: Michelangelo è un grande artista? –
allora la sua arte deve essere ridotta a una qualche
forma di sessualità. I freudiani arrivano a livelli assurdi. Dicono: tutte le
grandi opere d’arte di Michelangelo o di Goethe o di Byron, che procurano grandi gioie
a milioni di persone, sono soltanto frutti di sessualità repressa… magari Goethe si stava masturbando e fu interrotto. A milioni di
persone viene impedito di masturbarsi, ma non
diventeranno mai un Goethe.
Sono assurdità… e l’arte
diventa patologia, la poesia diventa patologia, ogni
cosa diventa perversione. Se l’analisi freudiana
avesse ragione, allora non ci sarebbero Kalidas, né Shakespeare, né Michelangelo, né Mozart,
né Wagner, perché tutti vorrebbero essere uomini normali e quelli, secondo Freud, sono tipi anormali, sono persone ammalate
psicologicamente. Freud riduce i geni al livello
umano minimo.
Buddha è un malato,
secondo Freud – perché di qualsiasi cosa Buddha
parli, altro non è che frutto di sessualità repressa.
Questo approccio riduce a
bruttura la grandezza dell’uomo. Statene in guardia: Buddha non è un malato, di
fatto è Freud a essere
ammalato. Il silenzio di Buddha, la gioia di Buddha, la celebrazione di Buddha
– non sono malattie, sono la piena fioritura del
benessere.
Ma per Freud
la persona normale è colui che non ha mai cantato una
canzone e non ha mai danzato e non ha mai celebrato e non ha mai pregato e non
ha mai meditato, che non ha mai fatto qualcosa di creativo, è colui che è
soltanto normale: va in ufficio, torna a casa, mangia, beve, dorme e muore,
senza lasciare una sola traccia di creatività, senza lasciare una sola firma da
qualche parte. Quest’uomo normale sembra assai
mediocre, ottuso e morto. Viene il sospetto che, poiché Freud
stesso non è riuscito a essere creativo – era una
persona priva di creatività – abbia condannato la creatività stessa come
patologia. È molto probabile che fosse una persona
mediocre: fu la sua mediocrità a sentirsi offesa dai genii
del mondo.
La mente mediocre tenta di
rimpicciolire ogni grandezza. La mente mediocre non riesce ad accettare che
esistano esseri più elevati rispetto a lei: il fatto la ferisce. Tutta questa
psicanalisi e la sua interpretazione della vita umana sono una vendetta da
parte della mediocrità. Guardatevi da essa. È
migliore, rispetto al primo stadio, certo; è un po’ più avanti rispetto al primo
stadio, ma si deve procedere e continuare a procedere
oltre, e ancora più oltre.
Il terzo gradino è psicologico.
Adler vive nel mondo
psicologico, la volontà di potenza; in lui c’è almeno qualcosa – che è molto egoista – ma c’è almeno qualcosa che ha un’apertura maggiore
rispetto a Freud. Ma il
problema è che, proprio come Freud riduce tutto a
sessualità, Adler riduce tutto al complesso
d’inferiorità. Le persone cercano di diventare grandi perché si sentono
inferiori. Per lui, chi cerca di realizzare l’illuminazione
è una persona che si sente inferiore, chi cerca di realizzare l’illuminazione è
una persona alla ricerca del potere. Questo è del tutto sbagliato, perché
abbiamo visto persone – un Buddha, un Cristo, un Krishna – che si sono arrese
in modo così totale, per cui la loro ricerca non può
affatto essere definita una ricerca del potere. Quando Buddha fiorisce non ha alcuna idea di superiorità, niente affatto: egli si prostra
di fronte all’esistenza intera. Buddha non ha l’idea del più-santo-di-te, affatto: per lui tutto è santo,
anche la polvere è divina. No, Buddha non pensa a se stesso come un essere
superiore e non ha mai fatto sforzi per diventare
superiore. Non si è mai sentito inferiore, affatto… era un re per nascita, per
lui non esisteva un problema di inferiorità. Fin
dall’inizio era in cima alla scala sociale, per lui non
esisteva un problema d’inferiorità. Nel suo stato, era l’uomo più ricco
e il più potente: non esisteva per lui un potere maggiore, né una ricchezza maggiore da raggiungere. Era uno degli uomini più belli che siano mai nati sulla Terra, la sua amata era una delle donne
più belle al mondo: egli poteva avere tutto.
Tuttavia Adler continua a cercare un qualche complesso
d’inferiorità, poiché è incapace di credere che un uomo possa avere una realizzazione diversa dal proprio ego.
Adler è migliore rispetto a Freud e arriva un po’ più in alto. L’ego sta un po’ più in
alto rispetto al sesso, non è superiore di molto, ma lo è.
Il quarto gradino è psico-spirituale.
Jung, Assagioli e altri
sono entrati in questo tempio. Sono arrivati più in alto
rispetto a Pavlov, Freud e Adler, aprono maggiori possibilità, accettano il
mondo dell’irrazionale, dell’inconscio. Non si confinano al mondo della
ragione. Sono persone molto più comprensive – accettano
anche l’illogicità. Non negano l’irrazionale, lo accettano.
Qui si ferma la psicologia moderna – al quarto gradino. Ed
esso si trova proprio nel mezzo dell’intera scala: tre gradini al di sotto e
tre al di sopra.
La psicologia moderna non
è ancora una scienza completa: sta sospesa nel mezzo. È molto insicura: è
incerta su ogni cosa. È basata più sull’ipotesi che sull’esperienza. Sta ancora
faticando per esistere.
Il quinto gradino è spirituale – islam, induismo,
cristianesimo – le religioni in quanto organizzazioni di massa restano fissate
qui. Non vanno oltre il mondo spirituale. Tutte le religioni organizzate e le
chiese si fermano qui.
Il sesto gradino è spiritual-trascendente – lo Yoga e altri
metodi. In tutto il mondo, nei secoli, si sono sviluppati molti metodi che
assomigliano meno a organizzazioni ecclesiastiche, che
non sono dogmatici, ma che si basano di più sull’esperienza. Dovete
fare qualcosa con il corpo e con la mente, dovete creare nel vostro
intimo una certa armonia in modo tale da poter cavalcare quell’armonia,
da poter cavalcare questa nuvola d’armonia e allontanarvi dalla vostra comune
realtà. Lo Yoga può contenere tutto ciò, e tutto ciò forma
il sesto tempio.
Il settimo è il trascendente
– Tantra, Tao, Zen. L’atteggiamento di Buddha
appartiene al settimo – pragyaparamita,
che significa la saggezza trascendente, la saggezza
che arriva solo a chi abbia attraversato tutti i corpi e sia diventato
unicamente pura consapevolezza, un semplice testimone, pura soggettività.
Il primo passo, l’inizio,
è sempre la domanda: “Chi sono io?” Ciascuno deve continuare a chiederselo. Quando ti chiedi come prima volta: “Chi sono io?”, il muladhar
risponde: “Tu sei un corpo! Che insensatezza!
Non hai bisogno di chiedertelo, lo sai già.” Quindi il
secondo chakra risponde: “Tu sei la sessualità.” Poi risponde il terzo chakra:
“Tu sei la ricerca del potere, un ego.” – e così via.
Ricorda: devi fermarti solo quando non arriva più alcuna risposta, non fermarti
prima d’allora! Se arrivasse qualche risposta: “Tu sei
questo, tu sei quello”, sappi che qualche centro te la sta fornendo. Quando avrai attraversato tutti e sei i centri e avrai cancellato
tutte le loro risposte… continua a chiederti: “Chi sono io?” – nessuna risposta
arriverà da alcun centro, in te ci sarà assoluto silenzio. La domanda ti
risuonerà dentro: “Chi sono io?” e ci sarà
silenzio… sarai assolutamente presente, assolutamente silenzioso, senza
neppure una vibrazione. “Chi sono io?” e puro silenzio, allora accadrà un
miracolo: non riuscirai neppure a formulare la domanda. Allora le risposte
sarebbero assurde… a quel punto, finalmente, anche la domanda diventa assurda. Dapprima scompaiono le risposte, poi scompare anche la domanda – poiché possono soltanto
coesistere. Sono come le due facce di una moneta – se ne
scompare una, non puoi conservare l’altra. Dapprima scompaiono
le risposte, poi scompare anche la domanda. E con la scomparsa della
domanda e delle risposte, arriverai a comprendere che quello è
il trascendente. Lo sai, eppure non puoi dirlo; lo sai,
ma non puoi esprimerlo con le parole. Lo sai, tramite il tuo stesso essere, sai
chi sei, ma non lo puoi esprimere verbalmente.
Quando in te sorge questa
conoscenza, diventi un buddha. Allora scoppi in una
risata, perché riesci a comprendere di essere stato un buddha
fin dall’inizio: soltanto non avevi mai guardato dentro di te tanto in
profondità. Avevi continuato a girare intorno al tuo essere,
non eri mai arrivato a casa.
tratto
da: Osho, Il Sutra del Cuore
Edizioni del Cigno
Lascia
che nel tuo cuore dimori la certezza che sei un buddha. Lo so, potrebbe sembrare presuntuoso, potrebbe sembrare ipotetico, non puoi averne una fiducia
totale. È naturale, lo capisco. Lascia esistere questa
certezza, ma come se fosse un seme. Intorno a quel fatto inizieranno ad
accadere molte cose… con questo terreno, con questa visione nella mente, cioè che tu sei un buddha, sei un buddha che sta fiorendo, hai la potenzialità di diventarlo,
non ti manca nulla, tutto è pronto, devi solo mettere le cose nel giusto ordine,
ti occorre solo un po’ più di attenzione cosciente, un po’ più di
consapevolezza… Il tesoro c’è, devi solo accendere una piccola lampada nella
tua casa. Quando le tenebre saranno scomparse, non
sarai più un mendicante, sarai un buddha; sarai un
sovrano, un imperatore. Questo intero regno è tuo, devi solo rivendicarlo, devi solo reclamarlo.
Esiste
una definizione molto famosa di Emerson:
“L’uomo è dio decaduto.” Sono d’accordo e non sono d’accordo.
L’intuizione contiene un po’ di verità – l’uomo non è come dovrebbe essere.
L’intuizione c’è, ma è un po’ capovolta. L’uomo non è dio decaduto, l’uomo è dio in costruzione, l’uomo è un buddha
che sta per sbocciare. Il bocciolo c’è, può sbocciare
in ogni momento: basta un piccolo sforzo, solo un po’ d’aiuto. L’aiuto non è la causa del bocciolo – esso esiste già! Il tuo sforzo
servirà soltanto a rivelarlo a te stesso, l’aiuto servirà a scoprire ciò che
esiste, ma è nascosto. È una scoperta, ma la verità
esiste già. La verità è eterna.
Amore,
leggerezza, é la fragranza della libertà
Il
Tantra come metodo per aprirci all’innocenza e alla
presenza, un percorso per scoprire in noi stessi un’inesauribile riserva
d’amore, che non dipenda affatto da chi ci circonda.
Ce ne parla Sudha, Osho therapist
con una pluridecennale esperienza di meditazione e
conduzione di gruppi di crescita interiore, in una recente intervista.
Domanda: Di Tantra ne parlano un po’ tutti, come mai? Cosa significa Tantra per te?
Sudha: Il lavoro col Tantra per me è cominciato nel 1974, quando nella prima Pune Osho diede indicazioni di organizzare, oltre alle
meditazioni, anche gruppi di ‘crescita interiore’. A un certo punto, all’improvviso, Osho mi comunicò che avrei
dovuto iniziare a condurre il gruppo di Tantra: la
persona che aveva condotto questo gruppo prima di me si era ammalata, e non
poteva continuare.
Fino a quel momento,
all’interno della comune, avevo fatto le pulizie e curato la pubblicazione dei
suoi libri, ed ero molto felice. Prima di incontrare Osho, per alcuni anni,
avevo condotto gruppi, ma da quando avevo cominciato a vivere nella comune di Pune avevo deciso che condurre gruppi non era qualcosa che
mi avrebbe potuto aiutare nella mia crescita spirituale. Dopo aver meditato per
un anno, sentii che era disonesto e ipocrita, da parte mia, avere la
presunzione di poter insegnare a qualcuno, qualcosa sulla ricerca interiore. E
così, di fronte alla richiesta di Osho, pensai: cosa
ne so del Tantra? Mi prese il
panico, perché a parte le fantasie, le chiacchiere e un certo idealismo
romantico, non mi ero mai spinta in profondità nel tema. Pensavo che
avesse a che fare col sesso libero e una specie di ginnastica sacra… o qualcosa
del genere.
Quando ricevetti il
messaggio che dovevo condurre questo gruppo di Tantra, mi venne anche detto che potevo accettare o meno.
Immediatamente dissi di no. Pensavo che ci dovesse
essere qualche errore. Poi mi resi conto che era stupido avere un maestro e non
accettare la sua guida, e così gli inviai un messaggio dicendo
che l’avrei fatto. Mi disse di ‘togliermi di mezzo’ e
lasciare che al ‘fare’ ci pensasse lui. Mi venne poi comunicato che il gruppo era già cominciato due
giorni prima, e che io dovevo portarlo a termine e successivamente continuare a
condurre lo stesso gruppo. Non so se riesci a immaginarti
come mi sentivo: finire un gruppo che era in corso e che era stato iniziato da
una persona, Kaveesha, per la quale nutrivo grande
rispetto e ammirazione. Caspita!
Così entrai nella stanza
del gruppo, nelle therapy chambers di Pune, e trovai le persone che mi stavano aspettando. Collassai sul pavimento, in lacrime! Pensarono che fossi
una partecipante, terrorizzata dal famoso gruppo del Tantra,
e mi si fecero attorno per offrirmi conforto. Si creò un significativo
silenzio quando dissi che ero là per condurre il gruppo… e non avevo idea di
cosa fosse il Tantra. Fu allora che una persona disse che anche loro non sapevano di cosa si trattasse, e
quindi non dovevo preoccuparmi.
In quel momento ebbi un mini satori: io non so, loro
non sanno… allora questo spazio è totalmente aperto, innocente! Nel mio corpo
ci fu una vampata d’energia, come fuoco. E sento di
aver ricevuto in quel momento una specie di ‘trasmissione’ rispetto all’essenza
del Tantra: lo spazio interiore di non giudizio,
vastità, apertura… e la libertà che tutto questo dava a me e a tutti gli altri
presenti, per rilassarsi e fluire. L’energia si muoveva in maniera naturale, e
io non avevo idea di cosa stava accadendo! Sentii: lascia che accada, Sudha, perché tu non sai come dirigere quello che sta
accadendo. Non aveva niente a che fare con un agire tantrico
appropriato, o con tecniche e cose del genere. In realtà, da quello spazio
arrivarono nella mia mente, in maniera organica, quelle tecniche che io non
sapevo di conoscere. E il gruppo fu splendido!
In quel periodo, nella
prima Pune, c’era in realtà molta focalizzazione
sul decondizionamento sessuale, perché quello era il
punto nel quale tutti, come persone, ci ritrovavamo. E
dovevamo liberarci delle inibizioni e delle repressioni prima che il Tantra potesse essere più di
questo.
Molti anni dopo, insieme ad alcuni colleghi creai il Tantra
Intensive, basato su tutto ciò di cui avevamo fatto esperienza nella
meditazione e capito, fino a quel momento.
Quando
Osho lasciò il corpo, il lavoro del Tantra fece per
me un salto di qualità. Mentre osservavo quel corpo
che veniva consumato dal fuoco e il fumo che saliva
nel cielo, non provai quello che pensavo avrei dovuto provare in un’occasione
del genere: nel momento in cui il mio amato maestro mi stava lasciando. In
realtà, mi sentii liberata. Ricordo che rimasi sorpresa. Anche
l’identificazione e l’attaccamento alla presenza fisica di Osho
se ne andarono in fumo. Finite. Eppure c’era amore e
leggerezza e la fresca fragranza della libertà. Ero sorpresa, e non c’era
dolore. Ricordo di aver sentito Osho dire che l’amore
è l’unica esperienza che trascende la morte. E ricordo
di aver pensato: ah, allora questo è amore. Era persino un’esperienza fisica
del corpo, di pienezza e vuoto allo stesso tempo. E non era nel cuore, ma nell’hara e tutt’attorno. Me ne sentii avvolta e
saturata. C’era amore e non c’era nessun corpo da amare. Con la morte di Osho mi venne mostrata un’altra dimensione di un amore
che non aveva niente a che fare con la relazione.
Domanda: Vuoi dire che c’era l’amore anche se non c’era il partner di una
relazione?
Sudha: Sì, odio dirlo, ma era
come se ci fosse amore per la prima volta. Almeno, quel che accadde non era
qualcosa che conoscevo. Prima di questo momento pensavo di
sapere cos’era l’amore. Immagina!
Dopo quel momento, il
lavoro col Tantra è cambiato. Ho cominciato
consapevolmente ad apprezzare qualcosa di diverso, qualcosa al livello
dell’essere, di ciò che è essenziale. Ho capito che le relazioni sono davvero
delle opportunità per una trasformazione interiore, a patto che riusciamo a imparare come essere meditativi in queste relazioni. E il
lavoro ha fatto un salto verso qualcosa che era
focalizzato in una direzione diversa.
Domanda: Prima hai
menzionato il decondizionamento sessuale come
qualcosa di distinto dal Tantra. Ho l’impressione che
tu dica che il decondizionamento
arriva prima del Tantra.
Sudha: Il Tantra
accade proprio nel presente. È una via verso l’illuminazione,
non è un gioco di gruppo. Se una persona è eccessivamente appesantita
dal passato e non vi ha mai davvero guardato dentro, allora il passato
continuerà a interferire con l’essere nel presente.
Naturalmente, la nostra
parte ‘bambina’ ha solo interesse a essere amata, non
a essere piena d’amore. Tantra è entrare in
profondità nel presente, con l’amato o l’amata, mentre
il decondizionamento sessuale se la vede con il
condizionamento del passato. E c’è posto anche per un lavoro di decondizionamento, perché non possiamo amare e nemmeno fare
l’esperienza di una sessualità gioiosa, se non abbiamo imparato il modo per
lasciar andare i condizionamenti del passato e i sogni del futuro, e a essere davvero, realmente presenti. Fiducia, gioia e
accettazione, che considero i veri piaceri della vita,
sono la fragranza dell’essere nel presente.
Così il Tantra offre al nostro amore la possibilità di divenire la
nostra meditazione: l’invito a purificare il nostro amore dalla gelosia, dalla possessività, dai trip di potere,
dominazione, paura, emozionalità e altri spazi dell’ego, diventando più
radicati nel presente. E poiché siamo tutti
interessati all’amore – e magari non così appassionati di meditazione – perché
non rendere l’amore la meditazione stessa?
Ho sentito Osho dire che abbiamo bisogno di una nuova psicologia per capire noi
stessi, che la vecchia psicologia non ci ha fornito molti strumenti per una
buona comprensione, e che questa nuova psicologia dovrebbe essere fondata sulla
scuola del Tantra.
L'amore é la
via
Il
vero percorso tantrico: solo l’amore ti rende realmente
vivo, in grado di connetterti col tuo essere fondamentale.
Ricordati sempre che ciò
che è permanente, in modo assoluto, che non è mai discontinuo, mai instabile,
che non conosce cambiamenti… Quello che dentro di te non cambia mai è ciò che è
reale.
L’amore è la via per
trovarlo.
Ecco
perché chiamo l’amore la cosa più vera. L’amore diventa il sentiero. Quella
stella polare in te – chiamala dio, regno interiore, atma, anima o
qualsiasi altra cosa – quella stella polare, quella sostanza immutabile dentro
di te, la tua vera essenza, quella è la meta. L’amore è la via.
Più diventi
pieno d’amore, più ti avvicini alla tua stella polare. Meno sei in amore, più ti allontani dalla tua stella polare.
L’amore non è in realtà che l’avvicinarsi al proprio essere. Ecco perché tutti
cercano così tanto l’amore: perché quando c’è amore,
tu esisti.
Quando non c’è amore, tu non ci
sei. Quando non c’è amore, sei soltanto un sogno; quando c’è
amore… allora sei reale, tremendamente reale. Soltanto in alcuni momenti
d’amore si tocca il substrato della vita, la base, il
vero fondamento. L’amore ti da una base… ti senti
radicato.
Quindi ama, e quando qualcuno ti
ama, permettiglielo: non creare mai nessuna barriera. Le persone fanno due cose
sbagliate. In primo luogo, diventano talmente rigide, dure, da non riuscire ad
amare. Poi quando arriva
qualcuno e bussa alla loro porta, lo rifiutano, perché rifiutando l’amore l’ego
si sente molto, molto bene.
L’ego si sente sempre bene quando rifiuta l’amore,
perché si sente potente. Ogni volta che l’amore è accettato, l’ego si sente
privo di potere. Se ami, l’ego scompare. Se non ami l’ego diventa sempre più ‘concreto’. Così le
persone non amano e anche se qualcuno vuole condividere con loro il proprio
essere, lo rifiutano. Vanno avanti diventando sempre più duri
e sempre più lontani dalla realtà.
Ricorda due cose: l’amore
è la strada e l’immutabile in te è la meta. Questo è il vero sé, il sé supremo.
La qualità di questo sé supremo è l’essere testimone. È
soltanto un testimone, non agisce. Cammini ed è testimone del camminare.
Mangi ed è testimone del mangiare. Ti arrabbi ed è testimone della rabbia. È
semplice testimonianza. Soltanto consapevolezza, ecco tutto… pura consapevolezza.
Allora ama, e cadi in
questa consapevolezza. Non è necessario altro. Questo è tutto ciò di cui parla
la religione. Tutta la religiosità può essere sintetizzata in queste due
parole… è la parte che ama. Quindi, se ami, ti ritrovi
in quella parte.
Comincia
a funzionare, diventa viva. Se non ami diventa morta, lontana,
distante.
Si può vivere una vita
senza amore, quando non si è in contatto con il proprio essere. Quando vivi una vita d’amore, vivi in contatto con il tuo essere.
I tuoi contenuti sono costantemente in contatto con il tuo essere.
L’amore è la strada per
raggiungere il proprio sé. Più ti avvicini più diventi capace di amare; più ami più diventi capace di raggiungere il tuo
sé. Quindi, in un certo senso, sono una cosa sola. Non
si può fare nulla rispetto all’essere fondamentale, ma si può fare qualcosa per
quanto riguarda l’amore. Puoi amare. Puoi aprirti.
tratto
da: Osho, A Rose is
a Rose is a Rose # 18
1° NON
REPRIMERE
Osho, l’energia sessuale ha bisogno di
essere espressa attraverso il sesso o diamo questo
nome all’energia solo a causa dei nostri bisogni biologici? Se l’energia non viene espressa attraverso il sesso, si tratta di repressione
o può essere trasformata e trovare altri modi di esprimersi?
L’energia può essere
trasformata, ma soltanto dopo averla vissuta naturalmente. Se non la si è espressa naturalmente – e cioè sessualmente visto
che è energia sessuale – non si può andare verso la trasformazione.
Quando il sesso è espresso
puramente come sesso – non c’è peccato in questo, non
c’è bisogno di sentirsi in colpa rispetto a questo: si tratta del modo in cui è
fatto il tuo corpo, è il modo in cui funziona la tua biologia – esprimilo.
Soltanto esprimendolo naturalmente arriverà il momento in cui scomparirà la
coazione a esprimerlo come sesso. Questo è il momento di svolta… adesso è possibile la
trasformazione.
Prima di tutto deve
esserci l’espressione naturale – la soddisfazione degli istinti naturali dentro
di te – e poi è possibile la trasformazione, perché ora l’energia non ti imporrà più di essere espressa come sesso: è soddisfatta.
Ha conosciuto cos’è l’esperienza sessuale… solo in seguito è possibile la
trasformazione, e la trasformazione accadrà attraverso
la meditazione.
Ogni
volta che senti energia in te e nessun desiderio di esprimerla sessualmente,
siedi semplicemente in silenzio e medita. La meditazione creerà la strada per far
muovere l’energia più in alto e tu saprai che la stessa energia – che era
espressa come sesso – in definitiva si esprime come samadhi, come
consapevolezza superiore. È la stessa energia – cambia soltanto l’etichetta con
cui si esprime, ma se qualcosa rimane incompleto verrai
trascinato ripetutamente indietro.
Le religioni avevano un
motivo per reprimere il sesso. Tutte volevano trasformare l’energia, così
pensavano che il sesso dovesse essere bloccato, espresso in qualche altro modo;
questa energia bloccata, allora, poteva essere
trasformata in spiritualità. Ma non avevano alcuna
comprensione del sesso o dell’energia o della trasformazione.
Dentro di te non esiste
soltanto una determinata quantità di sesso: questa energia
viene prodotta ogni giorno e così non è che ne rimani privo – e non te ne
rimane più da trasformare – quando la esprimi sessualmente. L’energia sessuale
si crea ogni giorno: non è come un serbatoio o come una banca, che quando fai
un prelievo il tuo deposito diminuisce. Il sesso viene
creato ogni giorno dal tuo vivere, dai tuoi movimenti, dal cibo, dal respiro,
dalla circolazione del sangue – dalla tua stessa vita.
È un effetto della vita…
ma se cominci a bloccarlo, con la forza, compi un atto dannoso verso te stesso.
In primo luogo, se reprimi
il sesso con forza, la tua mente penserà continuamente al sesso – al sesso e a nient’altro, perché l’energia, che è stata
repressa, continuerà a girarti nella testa.
Lascia che ti ricordi che
il centro sessuale è nella tua mente: i genitali sono soltanto l’estensione di
un centro che si trova nella testa. Ecco perché puoi sognare il sesso, puoi fantasticare sul sesso – e ogni fantasia avrà
immediatamente effetto sui tuoi organi genitali. Stai pensando: è nella testa.
I genitali sono il prolungamento di un centro sottile
nella tua testa, e così quando reprimi l’energia, la tua testa ne diventa
piena: il tuo sesso diventa cerebrale, mentale… ci pensi, lo sogni. La
repressione ti farà male in quanto renderà la tua mente piena di sesso... non
una trasformazione ma soltanto una brutta sessualità cerebrale. Il sesso
naturale è molto più bello. È semplice e innocente.
In secondo luogo, se
cominci a reprimere il sesso, non sarai mai in grado di trasformarlo. L’intera
tua energia si spaccherà in due: il sesso è l’energia che deve essere repressa
e le restanti energie della tua vita devono reprimerla – non rimane nulla che
possa essere trasformato. La repressione è la cosa peggiore che le religioni abbiano predicato alla gente. Un sesso naturale ti porta
automaticamente a un punto in cui senti che è un
semplice fenomeno biologico, e la vecchia coercizione sparisce. Va via
attraverso l’esperienza: ora l’energia sarà lì, disponibile, e proprio perché
non la stai reprimendo, non diventerà cerebrale, non farà diventare
il sesso un problema.
Con la meditazione ti
aprirai a una consapevolezza superiore. L’energia ha sempre bisogno di movimento, non può restare statica.
Queste nuove aree saranno molto più incantevoli dell’area
sessuale che hai sperimentato. Andava bene fino a quando
si trattava di biologia, ma era un’esperienza ordinaria, accessibile a tutti
gli animali, a tutti gli uomini. Non era niente di speciale, niente di unico. Ma se la meditazione crea
una via verso la consapevolezza superiore e l’energia è disponibile, quell’energia comincerà automaticamente a muoversi
attraverso il nuovo canale che si è aperto.
Questo è ciò che intendo
per trasformazione. Affronta tutto con tranquillità. Ricorda soltanto una cosa,
che la meditazione dovrebbe procedere con il tuo essere a tuo
agio con la natura. Così, ogni volta che qualcosa che riguarda la natura è
soddisfatto, l’energia è disponibile: si muoverà sulle strade che la
meditazione ha creato.
È un processo semplice.
Tutto ciò che occorre è che non ci sia repressione. L’energia è disponibile –
non c’è nessuna coazione a indirizzarla verso
un’espressione sessuale – e si apre una nuova strada. Entrando in questa nuova
via l’energia si eccita immediatamente. E quando ha
sperimentato qualità di beatitudine superiori, non c’è motivo di repressione –
non si presenta mai.
Ricorda l’ultima cosa, che anche se hai fatto esperienza di una consapevolezza
superiore, di livelli superiori attraverso l’energia sessuale, non significa
che non puoi usare l’energia attraverso il canale sessuale. Dall’alto si può
sempre andare in basso senza difficoltà; ma per andare dal basso verso l’alto è
necessaria una grande preparazione.
Ricorda che tutto nella
vita deve essere accettato con naturalezza continuando a meditare. Qualunque
energia arrivi a essere appagata, per quanto riguarda
la natura, comincerà a muoversi da sola verso la meditazione.
Tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp # 36
Qualche
consiglio
Sudha conduce gruppi in Italia e
all’estero. Inizierà un Tantra
Intensive in Italia nella primavera del 2003. Per maggiori informazioni
contattare l’OMC di Sommacampagna: omcsomma@tin.it
Domanda: Attualmente sono in una relazione, e mi sento attratto da
questo lavoro del Tantra. Se comincio il lavoro, vuol
dire che la mia relazione finirà? La mia ragazza non
vuole che faccia un gruppo di Tantra perché è gelosa.
Sudha: Capisco la tua paura, e
c’è della verità in questa paura. Ci sentiamo attirati da certe persone perché
esse sono in sintonia con il nostro livello vibrazionale.
I nostri sogni romantici coincidono. È una specie di adattamento
degli ego, per l’esigenza di una situazione migliore: tu mi dai quello che mi manca, e io ti darò quello che ti manca, e
nessuno dei due cresce. È una co-dipendenza.
Se uno dei partner nella
relazione passa attraverso un processo di trasformazione, o comincia a fare dei
gruppi e inizia un processo di sviluppo interiore, mentre l’altro partner non
lo fa, quell’adattamento tra le due persone sarà
ovviamente disturbato. Cosa posso dire? È una
conseguenza naturale di ogni trasformazione.
Non
è buffo? Le persone fanno i gruppi perché vogliono cambiare, e allo stesso
tempo hanno così paura del cambiamento che faranno un
sacco di cose per non farlo accadere.
Domanda: Conoscerò meglio me stesso partecipando al Tantra
Intensive?
Sudha: Si! (risata
generale di tutte le persone attorno)
Domanda: Come uomo,
riuscirò a capire meglio la mia donna?
Sudha: Lo spero, perché il
lavoro andrà in profondità nell’esplorazione dei temi del maschile/femminile.
Domanda: Se gli uomini
vengono da Marte e le donne da Venere, su quale pianeta ci incontreremo?
Sudha: Penso che questa espressione sia priva di significato. È solo il
condizionamento a essere diverso, non ciò che è essenziale.
A un livello più profondo, quello che conta davvero,
siamo uno.
Domanda: Con mia moglie mi
annoio. Cosa posso fare?
Sudha: Impara a coltivare
presenza. Sento che la noia è solo essere
nell’abitudine e nella routine, e non essere presente. È naturale annoiarsi
quando dai l’altro per scontato. Prova a essere più
presente.
Niente noia
col Tantra
Mi chiedi: “Perché mia
moglie mi annoia?”.
Devi aver fantasticato troppo: devi
abbandonare quelle fantasie. Devi imparare a vivere nella realtà; devi imparare a scoprire lo straordinario nelle cose
ordinarie. E questo richiede una grande arte. Una donna non è solo la sua pelle, il suo volto, le proporzioni
del suo corpo: una donna è un’anima! Devi entrare in intimità
con lei, devi lasciarti coinvolgere nella sua vita, nella sua vita
interiore. Devi incontrare la sua energia e scioglierti in essa.
Ma voi non siete capaci di incontrare l’altro e di sciogliervi in esso: nessuno ve l’ha mai insegnato. Nessuno vi ha mai
insegnato l’arte di amare e tutti pensate di conoscere
l’amore. Non lo conoscete. Avete solo il potenziale per amare, ma non conoscete
l’arte di amare! Tua moglie ti annoia perché non conosci il modo per penetrare
nella sua anima. Puoi essere capace di penetrare nel suo corpo, ma ben presto
ti annoierai anche di questo, poiché sarà una ripetizione. Il corpo è molto
superficiale: puoi penetrarlo una, due, tre volte e
avrai già acquisito familiarità con quel corpo, con i suoi contorni. Da quel
momento in poi non troverai più niente di nuovo; allora comincerai a interessarti alle altre donne. Pensi che possano avere
qualcosa di diverso da tua moglie…
Mogli e mariti sono annoiati dai loro coniugi: il
motivo è che sono stati incapaci di contattare la vera anima del coniuge. Hanno
stabilito un contatto con il corpo, ma è mancato il contatto che accade da
cuore a cuore, da centro a centro, da anima a anima. Quando saprai come fare per stabilire un contatto tra la tua anima
e l’anima di tua moglie, non ti annoierai più. Allora avrai sempre
qualcosa da scoprire in lei, perché ciascun essere è infinito e ciascun essere contiene il divino in quanto tale.
L’esplorazione non avrà mai fine.
Ecco perché asserisco che il Tantra
dovrebbe essere una tappa obbligata per ciascun essere umano… Il Tantra è la scienza che insegna il contatto con l’anima
dell’altro, come fare per entrare in profondità nel nucleo dell’altro essere.
La noia nelle coppie sparirà solo in un mondo in cui si conosce l’arte del Tantra, altrimenti non potrà mai sparire: potrete tollerarla, potrete soffrirne, potrete diventare dei
martiri della noia. Ecco cos’era la gente, in passato: martiri della noia.
Dicevano: “Cosa posso farci? È il destino; la mia vita
è finita. Nella prossima vita sceglierò un’altra donna… Poi ci sono i figli e mille altri problemi: il prestigio, la
società, la rispettabilità…” Perciò si soffriva, le persone erano dei martiri.
Ora non siete più disposti a soffrire, perciò
siete andati all’estremo opposto: indulgete in ogni sorta di piaceri sessuali,
tuttavia neppure questo vi soddisfa… nessuno è appagato, perché tutti avete mancato ciò che è fondamentale. La cosa fondamentale è
questa: se non riuscirai a decodificare il mistero interiore del tuo coniuge, prima o poi ne avrai abbastanza di lui, o di lei, e sarai
soffocato dalla noia. A quel punto, o diventerai un martire, sopportando la
noia… oppure comincerai a indulgere nel piacere con
altre donne. Ma qualsiasi cosa tu abbia fatto con tua
moglie, la ripeterai con tutte le altre donne; perciò ti stuferai anche di lor, man mano che le cambierai, e passerai tutta la tua
vita cambiando continuamente partner. Tutto ciò non ti
appagherà affatto… a meno che tu non voglia imparare l’arte del Tantra.
tratto
da: Osho, Il Sacro Fuoco, NSC
La
mente e il lato oscuro delle cose
Certo, la vita non è tutta
solo ‘rose e fiori’! Ma
perché ci troviamo troppo spesso a vedere solo il lato negativo delle cose:
infelicità, disgrazie, sofferenza? È un brutto vizio della mente. Ecco come
fare a toglierselo… senza però cadere dalla padella nella brace, e cioè sforzarsi di ‘pensare positivo’,
arrivando a credere che solo pensandoci potremmo cambiare del tutto la nostra
vita e raggiungere ricchezze, felicità, successo. Non funziona,
nonostante quello che predica la New Age, ci vogliono
accettazione e consapevolezza.
La
mente funziona in modo veramente strano: registra molto velocemente tutto ciò
che ti rende infelice: qualcuno ti ha insultato… non lo dimenticherai per il
resto della tua vita. Un mucchio di persone ti hanno
rispettato, ma lo hai dimenticato – una persona ti ha insultato, e non puoi
dimenticare.
Per quanto riguarda la memoria sembra che tutto
ciò che è brutto, triste, umiliante e tragico abbia la
priorità. Tutto ciò che è buono, tutto ciò che è bello viene
semplicemente dimenticato: non lascia traccia nel tuo ricordo.
Mi chiedi perché tendiamo a dimenticare i momenti
belli. È naturale, perché la mente non è interessata a far
caso ai fiori, è interessata a notare le spine. La mente rivolge
immediatamente l’attenzione a qualsiasi cosa faccia male.
A chi importa di un fiore? Ricordi i tuoi nemici meglio dei tuoi
amici. Osserva la tua mente e sarai sorpreso di ricordare il tuo nemico più di
quanto ricordi l’amico. Puoi dimenticare i tuoi amici ma non puoi dimenticare i tuoi nemici. Questa è la tua
mente insana.
Una mente più sana guarderà le cose proprio al
contrario: conterà tutte le benedizioni della vita, conterà tutto ciò che è
bello, rileverà tutto ciò per cui deve essere grata –
e poi, naturalmente, la vita di una persona così diventerà una vita di
benedizioni, piena delle esperienze più belle.
Bisogna soltanto cambiare una piccola struttura
nella tua mente.
Comincia a notare e ‘raccogliere’ tutte le belle
cose ti accadono. E accadono a tutti. Non vale la pena
di ricordare ciò che non è bello: perché appesantirti di rifiuti quando puoi
essere pieno di fiori e profumo?
Devi solo cambiare un po’ la tua mente naturale,
biologica… e la meditazione può farlo molto semplicemente.
Un aspetto essenziale della meditazione è quello
di guardare il lato buono delle cose, il lato buono
delle persone, il lato buono degli avvenimenti, in questo modo sei circondato
da tutto ciò che è buono. La tua crescita, circondato da tutte queste belle
cose, è più facile.
… Ma il fatto è che stai
‘raccogliendo’ le cose sbagliate.
La vita è piena di entrambe
le cose. Puoi vedere il giorno stretto in mezzo a due notti, e puoi anche
vedere due belle giornate con nel mezzo una piccola
notte. Scegli come vuoi sentire – essere in paradiso o all’inferno. È una tua
scelta.
tratto
da: Osho, Beyond Enlightenment
# 11
Presta più attenzione ai momenti di felicità
La mente dell’uomo… sente solo
insoddisfazione, scontentezza. Non sente mai appagamento. Se
sei insoddisfatto lo sentirai, ne sarai ricolmo. Ogni volta che soffri, diventi
la sofferenza. Per questo l’intera vita diventa un inferno. Non hai mai sentito
il lato positivo, hai sempre sentito quello negativo.
La vita non è l’infelicità cui noi l’abbiamo ridotta, l’infelicità
è solo una nostra interpretazione. Un Buddha è felice qui e ora, in
questa stessa vita. Un Krishna danza e suona il flauto. Qui e ora, proprio in
questa vita in cui noi siamo infelici, Krishna danza. La vita non è infelicità,
e nemmeno felicità. Felicità e infelicità sono le
nostre interpretazioni, le nostre attitudini, i nostri approcci, come noi
vediamo le cose. È la nostra mente: come prende le cose.
Ricordalo, e analizza la tua vita. Hai mai contato
i momenti felici in cui ti senti appagato, le soddisfazioni, i momenti di
contentezza, i bagliori di beatitudine? Non li hai mai contati, ma hai sempre contato i tuoi dolori, le tue sofferenze, le tue infelicità…
e continui ad accumularle. Sei in un inferno cumulativo, e questa è la tua
scelta. Nessun altro ti spinge in questo inferno,
questa è una tua scelta. La mente prende ciò che è negativo, lo accumula e
diventa lei stessa negativa. Di conseguenza questo diventa un’infelicità che si
autoriproduce. Più negatività hai
nella tua mente, più diventi negativo, e più accumuli negatività
Dovunque trovi soddisfazione, in qualsiasi atto,
realizzala, sentila, diventa tutt’uno con essa. Non prenderla solo come una fase passeggera. La
soddisfazione può essere un bagliore di un’esistenza positiva
più grande.
Ogni cosa è semplicemente una finestra. Se ti identifichi con il dolore stai guardando da una finestra
– e la finestra del dolore, della sofferenza, si apre solo verso l’inferno. Se
diventi tutt’uno con un momento di soddisfazione, un
momento di beatitudine, un momento di estasi, apri
un’altra finestra. L’esistenza è la stessa, ma le tue finestre sono diverse.
Ogni volta che trovi una soddisfazione, in
qualsiasi azione, falla tua – ogni volta! Senza condizioni: ogni volta! Vedi un
amico e ti senti felice, incontri il tuo amante, o la tua
amata e sei felice: realizzalo, riconoscilo. In quel momento diventa la
felicità, e fai diventare quella felicità una porta.
A partire da domani mattina, per
l’intera giornata, ricordati di questo: ogni volta che senti qualcosa di bello,
soddisfacente, qualcosa di beato – e ci sono molti momenti in ventiquattro ore
– siine consapevole. Ci sono molti momenti in cui il paradiso ti è vicinissimo,
ma tu sei così attaccato e coinvolto con l’inferno che continui a non vederlo.
Il sole sorge, i fiori si aprono, gli uccelli cantano e il vento soffia tra gli
alberi. Sta succedendo! Un bambino piccolo ti guarda con occhi innocenti, e una
sottile sensazione di beatitudine ti entra dentro… o qualcuno ti sorride e ti
senti bene.
Riempiti, assapora quella beatitudine e lascia che
si diffonda in tutto il tuo essere. Unisciti a lei. La sua fragranza ti
seguirà. Continuerà a risonare dentro di te per tutto
il giorno, e questa risonanza, questa eco, ti aiuterà ad essere più positivo.
Tratto da: Osho, Vigyan Bhairav Tantra Vol. 1 # 35
Non c'é rosa
senza spine
È
vero, lo dice anche Osho – con un nuovo significato però, e non con il vecchio
‘te l’avevo detto che prima o poi dovevi soffrire’ della cosiddetta saggezza tradizionale –
rispondendo a un visitatore che si lamenta di aver fatto di tutto per vedere
solo il lato positivo delle cose… senza molti risultati.
Non ho mai detto che non c’è una parte oscura delle cose.
Nell’esistenza, tutto è equilibrato – la parte buia e la parte
luminosa. Esistono entrambe.
Tu puoi, in un cespuglio
di rose, scegliere le spine… e condannare il
mondo intero, e condannare te stesso, e pensare
che è tutto un inferno… tutte quelle spine, e se c’è soltanto una rosa tra
tante spine, qual è il punto? Qual è il
significato di una sola rosa?… e siccome insisti nel contare le spine, potresti anche farti del male. Di sicuro non sarai in grado
di cogliere la bellezza della rosa.
Quello che ho continuato a
dirti è che se ci sono spine nel roseto, le spine e le rose non sono nemiche.
Le spine sono come guardie del corpo, che proteggono questa bellissima rosa.
Entrambi ricevono la linfa vitale dalle stesse radici
– la stessa pianta che fornisce nutrimento alle spine, nutre anche il fiore.
Per il cespuglio di rose
non c’è differenza: la rosa non è in alcun modo
superiore alle spine. C’è bisogno di entrambi, rispondono a
una determinata necessità.
Se vuoi goderti la vita,
se vuoi vederne il significato, se vuoi comprendere la sua grandezza, la sua
beatitudine, devi innanzitutto guardare la rosa – per
vedere la sua bellezza, la sua fragranza – e in seguito considerare le spine,
vedere che non sono nemiche della rosa. Fanno parte dello stesso cespuglio, e
svolgono una determinata azione protettiva. Sono amiche di quel fiore così
bello.
Nell’esistenza niente è
superfluo. Il giorno è buono, così come la notte. Pensa solo a
un giorno, lungo, senza alcuna notte – diventeresti completamente stanco,
esausto. La vita diventerebbe assolutamente arida – un deserto. Prova a non
dormire anche solo per alcune notti e vedrai quanta disperazione, quanta angoscia questo creerà in te. Il giorno ha una sua
bellezza particolare. Non ti sto dicendo scegli il giorno e ignora la notte.
Sto dicendo: osserva l’armonia degli opposti, osserva
la complementarità delle contraddizioni. Osserva la splendida unità tra si e no, tra vita e morte. Cerca di comprendere che
l’esistenza consiste di opposti antitetici. Se scegli un lato solo, la tua vita resterà a metà… e una
vita a metà è una vita infelice.
Per questo tutti i grandi
mistici del mondo hanno insegnato una cosa, senza eccezione, e si tratta della
‘consapevolezza priva di scelta’. Non
scegliere il giorno o la notte. Resta privo di scelta e attento, in modo
che tu possa vedere la grande armonia tra gli opposti.
Ti sembrano opposti
– in realtà non sono opposti.
Mi dici
che negli ultimi dieci anni, nel cercare il lato più luminoso delle cose, non
hai ottenuto molto. I tuoi occhi si rivolgono per prima cosa al lato più
oscuro. Niente di male. Indirizzali prima alla parte più
buia, forse hanno bisogno di un po’ di riposo. Per dieci anni hai
cercato di forzarli a cogliere l’aspetto luminoso: è naturale che vogliano un
po’ di riposo.
Abbi compassione dei tuoi
occhi, lasciali riposare – perché per riposare hanno
bisogno del buio.
Mi hai frainteso… io non
sono uno di quelli che in America sono conosciuti come ‘pensatori positivi’.
Non sono un pensatore positivo. Perché quei pensatori positivi
semplicemente negano l’esistenza del negativo: ‘Non esiste, è soltanto la tua mente’. Sei infelice e loro dicono
che non è vero, che è solo nella tua mente. Non è di nessuno
aiuto, ma l’America produce così tanto materiale sulla filosofia positiva…
vende bene. E in nome della filosofia positiva si
predica ogni genere d’idiozia.
Non sono un pensatore positivo. Non ti sto dicendo: “Guarda soltanto al lato positivo delle cose”. Non ti sto dicendo
che il lato negativo non esiste.
Sto dicendo
che l’esistenza consiste nel positivo e nel negativo, nella stessa quantità – e
il negativo è tanto bello quanto il positivo. Il positivo
ha la propria utilità, e il negativo ha la propria utilità.
Non fare sforzi assurdi: è
proprio questo che hai fatto per dieci anni.
Stai cercando di vedere
solo l’aspetto positivo, la parte luminosa. È
diventata un’ossessione, e a causa di questa ossessione,
i tuoi occhi vanno direttamente al lato oscuro. Questo è un semplice fenomeno
di qualsiasi genere di repressione e ossessione. Il risultato finale è proprio
l’opposto di ciò che vuoi.
Non puoi
negare la notte, non puoi negare il lato oscuro delle cose. Non puoi
negare nulla nella vita: devi essere più aperto, devi dare più spazio a una visione d’insieme, devi permettere che ogni cosa abbia
il suo posto, e devi avere rispetto sia del buio che della luce. Devi
rispettare le spine e le rose.
Ti insegno la totalità della
vita, non ti insegno alcuna idea frammentaria.
tratto da: Osho, The Rebel # 24
I danni del
pensiero positivo
La tecnica del pensiero positivo
non è una tecnica che ti trasforma: reprime semplicemente gli aspetti negativi
della tua personalità. È un metodo basato sulla scelta. Non può aiutare la
consapevolezza; va contro la consapevolezza: la
consapevolezza è sempre priva di scelta.
Il pensiero positivo
significa semplicemente costringere il negativo nell’inconscio e condizionare
la mente cosciente con pensieri positivi, ma il problema è che l’inconscio è
molto più potente, nove volte più potente della mente cosciente. In questo
modo, quando una cosa diventa inconscia, diventa nove volte
più potente di prima. Potrebbe non manifestarsi nella vecchia maniera,
ma troverà nuove vie di espressione.
Il pensiero positivo è
dunque un metodo davvero misero, senza alcuna profonda comprensione e ti dà una
idea sbagliata di te stesso.
Il pensiero positivo
nacque in America da una setta cristiana chiamata Christian Science. Per evitare il termine Christian, in
modo che anche gli altri potessero esserne affascinati… iniziarono
semplicemente a parlare della filosofia del pensiero positivo.
La Christian Science – che è la fonte originale
– teorizzava che qualsiasi cosa accade nella vita non è che una proiezione del
pensiero. Se vuoi essere ricco… pensa e diventi ricco.
È col pensiero positivo che sei ricco–
ancora più ricco, i dollari cominceranno a pioverti addosso.
Mi ricordo di un aneddoto.
Un giovane uomo incontra per strada un’anziana
signora. L’anziana signora chiede: “Cosa è successo a
tuo padre? Non è venuto al nostro incontro settimanale della Christian Science – è il più
vecchio dei nostri membri, praticamente il fondatore
della nostra società”.
Il giovane risponde: “È malato, si sente molto
debole”.
La donna, ridendo, dice: “È soltanto il suo
pensiero, nient’altro. Pensa di essere malato – non è
malato. Pensa di essere debole – non è debole. La vita
è fatta di pensieri: diventi ciò che pensi. Digli solo di ricordarsi della sua
ideologia, quella che ci ha predicato. Digli di pensare in modo salutare: digli di pensarsi pieno di vigore”.
Il giovane assicura che gli riferirà il messaggio.
Dopo una decina di giorni il
giovane incontra di nuovo la donna e lei gli chiede cosa stia succedendo: “Non
gli hai riferito il mio messaggio? Continua a non venire alle nostre riunioni”.
Il ragazzo risponde: “Io gli ho riferito il
messaggio, signora… ma adesso lui pensa di essere
morto!”.
Un metodo superficiale… può essere d’aiuto in
qualche caso, si possono cambiare quelle cose che sono state realmente create
dal pensiero. Ma la tua vita, nella sua totalità, non
è il frutto dei tuoi pensieri.
Il pensiero positivo è
nato dalla Christian Science.
Adesso si esprime in maniera più filosofica, ma la base resta la stessa – se
pensi negativamente, ti accadrà il negativo; se pensi positivamente, ti accadrà
il positivo. E in America questo tipo di cose ho larga diffusione…
‘Pensaci e diventa ricco’ – sanno tutti che questo è semplicemente da stupidi.
Ed è dannoso, pericoloso. Le idee negative della tua
mente devono essere rilasciate, liberate, e non represse da idee positive. Devi creare una consapevolezza, che non è né positiva né negativa. Sarà pura consapevolezza. In quella
pura consapevolezza vivrai una vita più naturale e più straordinaria.
Se reprimi alcune idee negative perché ti fanno
male… per esempio: se sei arrabbiato e lo reprimi e cerchi di fare uno sforzo
per cambiare l’energia in qualcosa di positivo – per
sentire amore e compassione verso la persona con la quale ti senti arrabbiato –
stai ingannando te stesso. Nel profondo c’è ancora rabbia: la stai soltanto
nascondendo. Potrai sorridere superficialmente ma il
tuo sorriso si fermerà sulle labbra; non sarà connesso al tuo cuore, al tuo essere.
Tra il tuo sorriso e il tuo cuore, hai messo un grande
macigno – il sentimento negativo che hai represso.
E non si tratta di un solo
sentimento: nella vita hai migliaia di sentimenti negativi. Non ti piace una
persona, non ti piacciono molte cose; non ti piaci,
non ti piace la situazione in cui ti trovi. Tutta questa spazzatura va a
raccogliersi nell’inconscio e sulla superficie emerge un ipocrita che dice: “Amo tutti, l’amore è la chiave per la beatitudine”. Ma nella vita di quella persona non vedi alcuna beatitudine.
Può ingannare gli altri e, se continuerà abbastanza a lungo con questo imbroglio, ingannerà anche se stesso. Ma non ci sarà alcun cambiamento: sta semplicemente
sprecando la sua vita.
Il pensiero positivo è
semplicemente la filosofia dell’ipocrisia – per dargli il suo giusto nome:
quando ti viene da piangere ti insegna a cantare. Se ci provi puoi anche
riuscirci, ma quelle lacrime represse – a un certo
punto, in qualche situazione – poi usciranno: c’è un limite alla repressione.
La canzone che stavi cantando, poi, era del tutto priva
di significato: non ti nasceva dal cuore.
Sono assolutamente contrario al pensiero positivo. Se non scegli, se resti in una consapevolezza
priva di scelta, ti sorprenderai del fatto che la tua vita comincerà a esprimere qualcosa che è al di là sia del positivo che del
negativo, che ha un valore più alto di entrambi. In questo modo non stai
diventando un perdente – non sarà qualcosa di negativo, non sarà positivo, sarà una situazione esistenziale.
Così, se ci sono lacrime, avranno una loro
bellezza – avranno una loro canzone: non hai bisogno
di imporgliene una, esse stesse nasceranno dalla gioia, dall’appagamento – non
dalla tristezza, dal fallimento. E se all’improvviso
nasce con forza una canzone, dal tuo intimo, non è contro le lacrime, contro la
disperazione: è semplicemente l’espressione della tua gioia... non è contro né
a favore di nulla. È semplicemente il fiorire del tuo essere, per questo lo chiamo esistenziale.
Il pensiero positivo ha
condotto l’America su un sentiero sbagliato; ha reso le persone ipocrite. In
America è la filosofia più influente e in effetti non
si tratta neanche di una filosofia, è soltanto spazzatura. Non comprende la
psicologia dell’uomo, non è basata sulle scoperte della psicologia; non è
basata sulle scoperte più profonde della meditazione. Dà semplicemente una
qualche speranza alla gente – alla gente che ha perso
ogni speranza. Dà alla gente delle ambizioni.
Il povero crede che, se ci pensa, improvvisamente
apparirà nel suo garage, dal cielo, una Cadillac – sebbene adesso non abbia neanche un garage… prima deve
pensare al garage. Il pensiero positivo creerà il
garage e poi ci metterà una Cadillac… per favore, non
sederti in quell’automobile: è pericoloso. Non esiste
né un’automobile né un garage – quell’uomo ha le
allucinazioni… è fuori di sé.
Quello che io sto facendo qui è... tutti i
pensieri sono inutili – positivi o negativi. Sono due facce della stessa
medaglia. Non devi cambiare dal negativo al positivo:
devi superarli entrambi – devi abbandonare entrambi, devi diventare una
consapevolezza ‘priva di pensiero’. Quando nasce da questa consapevolezza, qualsiasi cosa tu
farai sarà giusta.
tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp #36
A volte gioia,
amore… silenzio
Altre
volte, invece, ci sembra di avere un manicomio nella testa. Cosa
possiamo farci?
Ce l’hanno tutti quel manicomio
– è la nostra eredità. Te l’hanno lasciata i tuoi genitori, te l’hanno data i
tuoi preti – i tuoi leaders,
i tuoi insegnanti – tutta la tua cultura ti ha lasciato soltanto una cosa
in eredità… ed è un manicomio dentro la tua testa.
Ma non sono loro i
responsabili. A loro è stata fatta la stessa cosa: ogni generazione va avanti
trasmettendo alla nuova generazione tutti i generi di
tensioni e malattie, superstizioni e follie. Non hanno altro da dare. Ma sei fortunato che una parte della tua mente, qualche
volta, prova gioia, amore e silenzio. Queste sono forze talmente energiche e
potenti che non hai bisogno di prestare alcuna attenzione
al manicomio.
Ricorda che prestare attenzione significa nutrire.
Ignora il manicomio. Riversa tutto l’energia nella tua gioia,
nel tuo amore e nel tuo silenzio. Non lasciare nulla a
tutte le follie che vivono nella tua testa e cominceranno ad abbandonarti.
Devi semplicemente ignorarle. Lasciale stare dove sono, ma comportati come se
non ci fossero, e riversa tutta la tua energia – con totalità – nella gioia,
nell’amore e nel silenzio. In questo modo la parte folle della tua mente comincerà, da sola, a ridursi… scomparirà.
Questa è la differenza tra la psicologia
occidentale e l’indagine orientale sull’interiorità dell’uomo. La psicologia
occidentale presta troppa attenzione al manicomio – e questo lo sta
alimentando. Non vedrai Sigmund Freud
parlare di gioia, o amore, silenzio, pace, beatitudine. Non troverai nemmeno un
accenno di queste parole in tutta la letteratura della psicologia. Hanno un
proprio vocabolario… schizofrenia, nevrosi, psicosi.
L’approccio orientale è talmente diverso e così
salutare, che non troverai nevrosi, psicosi,
schizofrenia, personalità dissociata… tutte queste parole e le loro complesse
definizioni, spiegazioni: danno un tale peso a tutte queste cose!
L’oriente ha dato rilievo alla parte più sana di
te, alla tua parte gioiosa, alla parte spirituale. La
mia esperienza personale è che verso qualsiasi cosa rivolgi
la tua attenzione, quella cosa comincia a crescere. L’attenzione è nutrimento;
e qualsiasi cosa tu ignori comincia a scomparire.
Ignora il manicomio che hai nella testa. Tutti lo
possiedono, dunque non è niente di speciale. Volgigli
le spalle. Riversa tutta
la tua energia nella gioia, nell’amore, nel silenzio, nella pace, nella
compassione e nella benevolenza.
Tratto da: Osho,
The Rebellious Spirit # 21
Come
arrivare alla consapevolezza priva di scelta
Una persona negativa non può fare
un salto verso la non scelta… è di fatto impossibile. Dal negativo è
impossibile fare un salto verso la non scelta perché
la mente negativa implica poter vedere solo ciò che è brutto, poter vedere solo
l’infelicità, la morte. Non riesci a vedere nulla di positivo
nella vita. E, ricorda, è difficile perdere
l’infelicità. Questa affermazione può sembrare molto strana, ma è difficile fare un salto partendo dall’infelicità… è più facile fare
questo salto quando sei felice perché con la felicità arriva il coraggio. Con
l’infelicità si diventa codardi, e ci si aggrappa all’infelicità perché almeno
è qualcosa che si conosce.
Tratto da: Osho, Vigyan Bhairav Tantra
Vol. 1 # 36
Nel
mondo del lavoro è facile perdere di vista ‘se stessi’.
Gramya intervista Akarmo, che passa 6 mesi a Pune,
a ‘fare’ l’Osho Times italiano, e lavora per gli
altri 6 mesi all’Oshoba, l’associazione che distribuisce libri di Osho in italiano, i suoi discorsi su nastro o su video e
la musica dal mondo di Osho, oltre ad una accurata selezione di libri e musiche
per “migliorare la qualità della vita”. Uno stile di vita insolito, direte, che
però lo ha aiutato ad avere intuizioni sul lavoro, la meditazione e il mondo
interiore che possono essere utili per una riflessione.
Sono quindici anni che
lavori per Oshoba e per l’Osho Times italiano. Com’è
cominciata per te?
Tutto è cominciato nel
1987, a Pune. Lì veniva
pubblicato l’Osho Times in versione inglese e, sulla
sua scia, sono nate anche le versioni in molte altre lingue, italiano compreso.
Dopo la nascita dell’Osho Times
italiano ci è stato chiaro che non aveva senso limitarsi a tradurre e
produrre il giornale, bisognava anche occuparsi della distribuzione… e quindi
ci serviva un ufficio in Italia. Creato l’ufficio italiano, ci
è stato altrettanto chiaro che non potevamo occuparci solo della
distribuzione dell’Osho Times.
Il primo passo dunque è
stato creare l’Osho Times a Pune:
curare la produzione, la stampa, e la spedizione in Italia. Il passo successivo
è stato creare un ufficio che si occupasse della
raccolta di pubblicità e degli abbonamenti, in Italia ovviamente, visto che i
lettori erano là, non in India. Ma un ufficio richiede molte spese, avevamo bisogno
di una persona che ci lavorasse a tempo pieno, e poi
l’affitto da pagare, e il telefono, e il riscaldamento e così via. Cosa potevamo fare? Idea! Visto che già facevamo l’Osho Times, avremmo potuto cominciare a vendere i libri di Osho attraverso la rivista: una combinazione perfetta! E
così il nostro ufficio è diventato anche il centro di distribuzione per
corrispondenza di tutti i libri di Osho pubblicati in
italiano. Poi abbiamo pensato: “Perché solo i libri? Possiamo vendere anche le
musiche per le meditazioni, gli audiodiscorsi e i
video”. Quindi, attraverso l’Osho Times,
ci siamo messi a distribuire tutto il materiale disponibile su Osho in
italiano. L’ufficio, che si occupava di raccogliere gli ordini, fare i pacchi e
spedire il materiale si è ingrandito a poco a poco. Ora abbiamo due siti web,
pubblichiamo due cataloghi all’anno di musica e libri,
non solo Osho, ma musica e libri che riteniamo validi per i nostri lettori:
abbiamo iniziato proponendo i libri di cui Osho ha parlato – i libri di Gurdjieff e di Krishnamurti per
esempio – allargandoci poi ad altre aree che si occupano di migliorare la
qualità della vita.
Molte persone hanno
collaborato con l’Osho Times e con Oshoba per qualche
tempo e poi si sono messe a fare altre cose. Cosa ti ha spinto, per anni, a
continuare con questa attività?
In questo lavoro esprimo me stesso. Non la sento come una missione. Riconosco il
valore delle parole di Osho, ne vedo la ricchezza di
contenuti e vedo che lui riesce a dire le cose molto meglio di chiunque altro…
Il mio bisogno, per così dire, è comunicare, ma per spiegare cose del tipo
“cos’è la meditazione” la via migliore è rendere il più possibile disponibili
le parole di Osho: questo è diventato così il mio obiettivo.
Il
mio amore per questo lavoro continua, e non mi stanco affatto.
È il mio modo per condividere la mia sensibilità
riguardo a ciò che ha davvero valore nella vita: Osho lo esprime così bene! È un modo per condividere me stesso, per questo non mi stanca.
Non è come lavorare per qualcun altro. Quando sai di
avere qualcosa di bello per le mani, è fantastico poterlo condividere.
E lavorare tutto il giorno
con le parole di Osho, per mettere insieme gli
articoli, mi obbliga ad andare dentro, a rimanere in contatto con i miei
livelli più profondi: devo decidere cosa si collega con la realtà delle
persone, cosa è reale, cosa può essere solo intellettuale; per farlo devo prima
di tutto vedere cosa è vero per me, poi scoprire se si tratta solo di un tema
personale o se può essere valido per tanti altri. Questo processo mi chiede di essere molto attento a chi sono, a quali livelli vengo
toccato, e mi spinge ad andare sempre più in profondità, perché tutto quello
che pubblichiamo ha lo scopo di portare attenzione al mondo interiore. È la mia
meditazione. Attenzione al mondo interiore innanzitutto,
cioè meditazione, e poi espressione nel mondo esterno, cioè creatività. Un
lavoro perfetto!
Cosa significa per te essere
un meditatore?
Per
me meditare significa essere in contatto il più possibile col mio mondo
interiore sia quando sono inattivo, sia quando sono immerso nell’attività. Non essere solo nell’azione, nell’espressione, nelle cose da fare,
ma rimanere in contatto con la mia interiorità.
A volte si è così
assorbiti dall’azione che non ci si rende conto nemmeno che si agisce in base a modelli di pensiero che condizionano l’azione
stessa. Per esempio, se si guarda bene... se sono più consapevole posso
scoprire “perché sto facendo questa cosa che non mi piace?” oppure “perché la
sto facendo in un modo che non mi piace?”, e vedere che c’è dietro un processo
mentale che in un certo senso ti obbliga a comportarti in un determinato modo e
ti rende la vita infelice.
Ogni
azione o attività o espressione nasce da un processo interiore per lo più
nascosto. Questo percorso, che passa
attraverso i pensieri, le emozioni, i condizionamenti, ha catturato il mio
interesse, mi ha spinto a cercare di vedere come funziona. E
Osho ci offre molti strumenti. Ho cominciato con le terapie, le tecniche
catartiche, le sessioni… per diventare più consapevole del modo in cui sono
condizionato.
Il processo di esplorazione ti porta a vedere, a volte per brevi
istanti, che esiste un modo diverso di essere. Ti siedi in silenzio, chiudi gli occhi… e
c’è una grande pace, passa un’ora e non te ne sei neppure accorto.
E poi ci sono le parole di Osho, e le meditazioni, che puntano di continuo il dito
“verso la luna”. È come scoprire che dentro di me c’è molto di più di quello
che appare a prima vista. L’amore per la meditazione nasce così, con degli
assaggi. E poi mi rende più chiaro nei miei rapporti
con il mondo, più attento alla mia vera intelligenza, meno in reazione. Il
mondo interiore è davvero incommensurabile, è pura bellezza, è piacere puro, anche se un altro tipo di piacere. Mangiare è un
piacere, come lo è fare l’amore, ma ci sono anche piaceri del mondo interiore,
e quando li ho scoperti ho sentito la necessità di rimanere il più possibile in
contatto con questa dimensione.
Come?
Prima di
tutto dedicando, tutti i giorni, uno spazio di almeno un’ora alla meditazione,
durante il quale chiudo il mondo fuori della porta. Mi siedo da solo con me
stesso, è come se mi abbracciassi...
Mi piace questa immagine dell’abbraccio interiore!
Sì, è
proprio così, perché specialmente quando vivo in Occidente – e lavoro come
un pazzo: sempre al telefono, e devo prendere decisioni di continuo, valutare
le situazioni di continuo – è un modo per rimanere in contatto con me
stesso, di nutrire il mio essere, invece di lasciarmi solo tirare fuori. Alla fine di una
giornata di lavoro sono stanco, perché ho fatto tante cose, ho usato molto la
mente, ho preso molte decisioni, ho fatto molte azioni, mi
sono mosso molto fisicamente. C’è un livello di stanchezza che è fisico,
e un altro che nasce da una mancanza di nutrimento interiore. È come se,
muovendomi così tanto verso l’esterno, le mie radici
si siano staccate un po’ dalla terra. Cosa faccio
allora? Posso distrarmi, guardare un film o la televisione, o uscire a cena con
gli amici, o andare a letto e farmi una bella dormita… ma la cosa più
importante è rimettere quelle radici nella terra… poi posso fare tutto il
resto, ma non viceversa! Ho visto che se
dopo una giornata di lavoro mi limito a divertirmi, o a riposare – e non
cerco un contatto con me stesso – il giorno dopo mi ritrovo con meno
energia per affrontare di nuovo la situazione che tende a portarmi di nuovo a
questa sorta di sradicamento. Tutte le attività nel mondo, proprio perché
portano fuori, tendenzialmente conducono a questo sradicamento. Il punto è
trovare un modo per tenere le radici nella terra tutto il tempo, ma è
difficile. È quindi importante ritagliarmi degli spazi privilegiati in cui non
ho distrazioni, in cui posso stare da solo con me stesso. Quindi per almeno
un’ora al giorno mi prendo cura con totalità delle mie
radici.
Durante il giorno, mentre
sei tutto nell’azione, riesci davvero a vedere quando
non sei più radicato? Questo è un punto importante!
È
fondamentale! Ma se non sai cosa vuol dire essere radicato,
non puoi nemmeno accorgerti di quando non lo sei. Ma se fai l’esperienza
di cosa significhi essere radicati nel proprio essere – e per me l’unico modo
per averne un assaggio è meditare, sedersi in silenzio, o usare una delle
tecniche di meditazione di Osho – allora hai una pietra
di paragone. Se arrivi a toccare uno spazio di non
azione, di silenzio, di quiete, di beatitudine, puoi vedere cosa significa
essere totalmente dentro... è una specie di rivelazione: ma allora è questo che
mi manca nella vita! E così cominci a dedicare del tempo, almeno un’ora al giorno, con regolarità, per scoprire il livello più
profondo possibile di contatto con te stesso, per vedere la bellezza di questo
spazio e poi, quando vai nel mondo, puoi vedere quanto te ne allontani o quanto
ci vai più in profondità.
Sai che cosa ti allontana
da te stesso? Hai detto che il prendere decisioni…?
È
l’identificazione, mi posso identificare con tutto! Qualcuno mi chiede come
stai, o che ora è… oppure vedo una bella donna, e la mia attenzione va tutta su
di lei, oppure mentre sto guidando, un altro automobilista fa qualcosa che non
mi va e io comincio a prendermela. Non si tratta solo di
quando devo prendere una decisione, quello è un esempio. Prendere una
decisione può significare: dove metto questo documento, devo chiamare adesso
quel tizio o dopo, faccio prima questo o quello?… o magari mi rendo conto che
quello che ho fatto non mi piace e lo butto via, ma poi ci ripenso: in fondo
non era così male, e lo recupero... ogni giorno
prendiamo tutti centinaia di microdecisioni che
richiedono un mare di energia mentale. Si tratta di piccole
cose, in continuazione, la mente lavora così. È un continuo valutare che
ti tiene nella mente.
Mi identifico con quello che
sto facendo e mi perdo nei pensieri, o nelle relazioni, negli scambi con gli
altri, e spesso vado in automatico, perché devo fare in fretta. Il mondo mi
chiede di andare in fretta. Come faccio
allora a rimanere con me stesso e a essere
veloce ed efficiente allo stesso tempo?
Innanzitutto devo prendere distanza da
quello che sto facendo, è l’unico modo: se quello che sto facendo mi oscura
l’orizzonte, mi perdo nel dettaglio, divento come l’oca nella bottiglia della
storiella zen. Ma se lo faccio come un gioco, sapendo che quello che sto
facendo è una cosa, ma io non sono quella cosa, allora tutto cambia… e non si
tratta di essere falsi. In certi momenti lo sai che è
un gioco: lo fai, ti diverti, ma vedi che esiste una distanza tra l’azione e un
livello più profondo che non è
identificato, che vede cosa succede, che si muove in libertà. La meditazione mi aiuta sempre più a vedere le
cose come un gioco, a creare una distanza tra quello che avviene sullo schermo
della mente e l’osservatore interiore.
Imparare a mantenere
questa distanza significa rimanere in contatto con il proprio spazio interiore,
essere meno identificati con l’azione. Quando trovo questo spazio, posso vedere
il modo in cui sono diventato identificato, il modo in cui una piccola cosa è
arrivata ad occupare tutto il mio orizzonte – il malinteso – e allora posso
fare un passo indietro e vedere questa piccola cosa come parte di un grande
scenario e la posso affrontare in modo diverso: “ok, è importante, ma si tratta di un dettaglio di uno
scenario più grande”.
In tutti questi anni come è cambiata la tua esperienza della meditazione?
Non è cambiata nel senso
che la direzione è sempre la stessa: andare sempre più in profondità dentro di
me, essere sempre più aperto e rilassato. Non è cambiata nel senso che si
tratta sempre di più di lasciare che le cose accadano, di lasciarmi
andare, di non controllare, di mettermi da parte. Quello che è cambiato è che
ora la meditazione ha una vita autonoma: è radicata molto più profondamente, è
una grossa parte della mia vita. Prima dovevo ricordarmi di meditare, ora ha un’attrazione che non lascia scappatoie. Non è
un’abitudine. Vedo quanto è bello esplorare il mondo interiore e non appena è
possibile lo faccio, proprio perché è bello. Prima dovevo decidere di meditare,
ora la faccio perché vedo quanto mi dà.
Tu passi a Pune, nell’Osho Meditation Resort, metà dell’anno, cosa trovi
qui che non trovi in Occidente?
Qui trovo un ambiente che
mi aiuta davvero a essere in meditazione. Prima di tutto, la vita è organizzata in modo diverso. Lavorare
sei ore al giorno non è troppo. In Occidente lavoro otto-nove-dieci ore al giorno, e
alla fine sono esausto. Sei ore è un ritmo umano. E
così ho più energia per altre cose. Prima di tutto la
meditazione. Il bello qui è che tutte le attività nel resort si fermano alla stessa ora. In Occidente cosa fai?
Alle cinque o alle sei hai finito di lavorare, e poi cosa fai? Tutti a quell’ora vogliono o riposare o divertirsi. Se vuoi fermarti e meditare, invece di lasciarti condurre
fuori, nella direzione in cui vanno tutti, sei da solo a farlo. Devi lottare
con una potente onda collettiva che si muove in una direzione totalmente
diversa. Gli amici ti invitano a cena, c’è un bel film
da vedere… cosa fare? Se segui l’energia collettiva,
va a finire che dopo il lavoro ti ritrovi di nuovo ad andare verso l’esterno,
per divertirti, svagarti. Qui al resort
tutte le attività si fermano, fuori non succede niente, e tutti, alla
stessa ora, vanno a meditare. È un grande aiuto, viene
spontaneo seguire questo ritmo.
L’altro aspetto positivo è che migliaia di persone che meditano insieme
creano un campo energetico diverso rispetto a quando si medita da soli. È più
potente. Entro più in fretta in uno spazio di quiete e
silenzio. Quando medito da solo, in Occidente,
a volte ‘passano le ore’ e mi accorgo che sono ancora
lì a pensare a tutti i problemi dell’ufficio. Ma quando siedo in meditazione
durante la White Robe la
mente va avanti per dieci minuti, ma poi sono totalmente presente, aiutato
dalle parole di Osho, aiutato dalla struttura della meditazione stessa. Uno
deve imparare a diventare così anche quando è da solo, questo è chiaro. Ma
venire a Pune a meditare mi conduce in profondità con
molta più facilità di quanto mi accade quando sono da
solo nella mia stanza.
E poi un’altra cosa:
quando sono a Pune tutti i giorni
mi occupo di cose che riguardano la meditazione. Tutte le persone che mi
circondano sono dei meditatori, hanno il mio stesso interesse per
l’esplorazione del mondo interiore – finiscono così col diventare degli
specchi, degli stimoli, delle sveglie. Tutti gli scambi con le persone, qui,
sono legati a questa dimensione interiore. Nel mondo
non è così facile. È facile finire con il parlare solo di lavoro o di vacanze.
Non sei immerso a tempo pieno in questa dimensione. Qui è a tempo pieno. Qui il
dito è sempre puntato verso la luna. Ogni passo è un dito puntato verso la
luna, ti ricorda che la luna esiste.
Intervita a Videha, il tecnico che ha coordinato i lavori
A
forma di piramide, alto sei piani, è l’ultima costruzione a
essere stata completata dalla lista di progetti di Osho per l’espansione della
comune. Fa parte di un grande complesso che comprende
una guest house, una grande cucina
con adiacente self-service, spazi per mangiare all’aperto, e magnifici giardini
e piazzette.
Tutto
questo progetto è stato coordinato, negli ultimi cinque anni, da Videha, che Sadhana ha
intervistato per noi.
Videha: Il nuovo auditorium è una delle cose che
Osho ci aveva chiesto di costruire. Ci ha dato delle
indicazioni per quel che concerne l’impatto energetico e dei suggerimenti
sull’atmosfera da creare, ma non ha fornito istruzioni precise relative
all’altezza, o alle dimensioni della piramide… insomma nessuna misura.
Una sua precisa
indicazione era quella di costruire all’entrata della piramide un ponte sopra
l’acqua – ‘La costruzione dovrebbe ergersi dall’acqua,
con un ponte. Attraversare il ponte ricorderà alle persone di abbandonare la
mente ed entrare dentro.’
Un’altra indicazione era
quella di creare spaziosità, non semplicemente dello spazio.
‘Non create spazio, create spaziosità’ sono le parole di Osho. Come avete
concretizzato questa indicazione, durante la
costruzione dell’auditorium?
V.: È abbastanza difficile per
un architetto comprendere questo concetto. Un architetto ha una formazione
accademica, un’esperienza di lavoro specializzata e un retroterra teorico,
mentre questa intuizione di Osho nasce da
un’esperienza profonda. Tradurre un’esperienza profonda in un edificio è stata
la parte più impegnativa del progetto.
Parlando concretamente: il
design e la visione d’insieme sono frutto della nostra comprensione, mentre le
misure della base dell’auditorium sono determinate
dall’ampiezza dell’appezzamento di terra su cui dovevamo costruire, e l’altezza
della piramide deriva dalla larghezza.
Dovevamo creare
spaziosità, un interno con colori armoniosi e silenzio. La maggior parte delle
volte i progettisti vogliono aggiungere, invece nella proposta del progetto di Osho noi abbiamo fatto in modo di togliere.
Ci siamo chiesti: ‘Abbiamo uno spazio – come possiamo renderlo più semplice,
più silenzioso?’.
Una delle sfide era quella
di avere nell’auditorium la luce del giorno, ma senza finestre tradizionali,
perché le finestre – energeticamente – ti portano fuori, e lo scopo dell’Osho Auditorium era quello di
portarti dentro. Finestre tradizionali avrebbero fornito una vista panoramica
dell’esterno; noi abbiamo scelto vetri che lasciano entrare la luce ma non ti distraggono dall’avere una vista panoramica
del tuo mondo interiore. L’auditorium doveva anche
essere privo di pilastri, uno spazio semplice e vasto: compito per niente
facile in una piramide di quelle dimensioni.
Creare ‘puro spazio’ e dotarlo al tempo stesso di un sistema di illuminazione, uno di aria condizionata ed erogazione di
aria fresca, di luci specifiche per teatro e palcoscenico, e inoltre di un
completo sistema audiovisivo è stata una vera e propria sfida. Dovevamo trovare
un sistema per fornire tutte queste apparecchiature ad alta tecnologia in un
modo che non creassero distrazioni visive. E un problema ancora più grande era quello di non disturbare
il silenzio.
Cosa puoi dirmi dell’acustica?
V.: È una sala piuttosto
grande, più di 1 600 metri quadri e può accogliere fino a 5000 persone –
l’interno è alto circa sei piani. Una sala di queste dimensioni genera tempi di
riverbero molto lunghi ed è difficile creare una buona acustica.
Oltretutto,
nell’auditorium, avvengono attività diverse: video, musica dal vivo, teatro,
celebrazioni, concerti musicali, ascolto dei discorsi di Osho
e meditazioni, che possono essere anche molto rumorose, come la Dinamica… Tutte
queste attività necessitano di acustiche diverse e di attrezzature tecniche
differenti.
Non potevamo usare la
moquette perché Osho era stato specifico sul fatto di avere un pavimento in marmo. Abbiamo esaminato la questione dell’acustica con
molti specialisti, ma ci siamo presto resi conto che non avevano veramente
capito il nostro problema. Abbiamo continuato a cercare un’azienda
specializzata che potesse aiutarci nel fornire una
qualità eccellente del suono senza dover installare, allo stesso tempo,
altoparlanti grandi come montagne.
Abbiamo usato dei software
per simulare la qualità del suono che avremmo ottenuto con le varie soluzioni,
ed è diventato evidente che dovevamo fare un ‘trattamento’
acustico complessivo, e che non era disponibile alcuna soluzione bell’e pronta.
Dopo molte ricerche abbiamo sviluppato un sistema completamente fatto su misura,
che finalmente rispondeva alle nostre esigenze. Ora abbiamo un impianto del
suono molto avanzato, con una tecnologia completamente computerizzata, che ci
permette di regolare l’acustica rispetto al numero di persone presenti nell’auditorium, semplicemente schiacciando un bottone.
Cos’altro avete dovuto fare ‘su misura’?
V.: In effetti, in questo
auditorium a forma di piramide non c’è praticamente nulla che fosse già
disponibile sul mercato. Tutto – dal tetto, al rivestimento esterno, all’insonorizzazione – è stato fatto su misura. L’intero tetto
è una space frame, una
struttura leggera e molto complessa: il lato esterno ha quattro diversi strati
di alluminio. Se avessimo utilizzato il cemento, non avremmo potuto creare all’interno tutta quella spaziosità e quella sensazione di
leggerezza.
Volevamo un tetto impermeabile
al cento per cento e abbiamo fatto ricerche su tutto ciò che offriva il mercato
indiano per raggiungere questo nostro obbiettivo. Finalmente abbiamo trovato
un’azienda che ha importato il macchinario apposito da
Dubai e ha costruito all’interno del cantiere
un’officina, in modo da poter produrre dei pannelli lunghi ventidue metri in
loco.
Com’è stato
per te ‘creare’ questa piramide?
V.: Eccitante! Ci sono state
gioie e frustrazioni. Sono accadute un mucchio di cose
durante questo periodo… un’esperienza molto importante. Mi è piaciuto essere
parte di questo processo creativo: una sfida per la mia crescita personale. È
stato davvero importante il fare le cose con totalità… mentre
veniva costruita questa piramide all’esterno, è cresciuta anche una piramide
interiore, dentro di me.
Avevi già
avuto in passato esperienze di costruzioni?
V.: Questo è il primo edificio
così grande. Io ero installatore di impianti elettrici
– a diciotto anni avevo già una mia impresa – poi all’età di ventidue anni, mi
ha ‘preso’ Osho. E questa avventura insieme a lui mi
ha portato ad attività quali architettura di parchi e giardini, fornaci
industriali, fotografia, progettazione di cucine, proprietario di un
ristorante, progetti per rifornimenti idrici, costruzione di strade… insomma un
settore davvero vasto. Sono una persona che impara al meglio
mentre sta facendo le cose. Lavorare qui nel Resort
è una grande esperienza: un’opportunità che non ti
offre nessun altro luogo sulla terra.
Chiunque abbia sperimentato e
vissuto la verità è Cristo… l’anticristo è chi, in
nome di quella verità, ci sta sfruttando.
Osho, potresti parlarci dell’anticristo, dirci di
cosa si tratta? L’ho sempre sentito citare con grande
paura e senza alcuna spiegazione. La gente non sa cosa sia e tuttavia lo teme.
Il prete ha vissuto come un parassita; ha
succhiato il sangue alla gente e il segreto di tutto il suo commercio consiste
nel creare paura. Tutte le religioni sono state funzionali alla paura. E quando
dico ‘tutte le religioni’
non includo Gautama il Buddha, Gesù Cristo, Zarathustra, Mahavira o Lao Tzu.
Questi individui non appartengono ad alcuna religione. Le religioni sono un
fenomeno collettivo, e nel momento in cui una collettività, una folla si
raccoglie intorno a un dogma, subito inizia lo
sfruttamento, la manipolazione.
I buddha,
i risvegliati, non hanno creato alcuna religione. Si tratta di una nozione del tutto sbagliata, comune in tutto il mondo: si pensa che Gautama il Buddha fondò il buddismo o Gesù Cristo fondò la
cristianesimo. È assolutamente sbagliato – non c’è
niente di più errato! Il cristianesimo è stato creato da gente di un calibro
del tutto diverso: i non risvegliati, ma astuti e abili… i preti.
I preti sono le persone
più astute del mondo; neppure i politici sono così astuti. I preti sfruttano
persino i politici. Il prete è il vero anticristo. Il prete vive di bugie, le fabbrica. È molto abile nello sfruttare la miseria, la
paura, l’avidità, la possessività e la debolezza
umana.
Per esempio, ogni uomo
nasce accompagnato dalla paura, è naturale. Il bambino, nel grembo della madre,
non ha assolutamente paura: non c’è niente di cui aver paura. L’esistenza
stessa si prende cura di lui, non esistono
preoccupazioni, ansie, timori. Ma nel momento in cui esce dal grembo, addirittura mentre passa dall’utero al mondo, comincia ad
affiorare la paura: si sente soffocare. Si sente bloccato, si sente come se lo stessero assassinando, uccidendo… e sta
perdendo una casa meravigliosa. Il grembo è stato veramente caldo, è così
accogliente… neppure il più grande imperatore ha meno paura del bambino più
piccolo e più povero che vive nell’utero della madre.
La paura è parte del
processo stesso della nascita: la prima cosa che fa un bambino è urlare,
piangere. È stato sradicato da un’atmosfera assolutamente dolce – calore e
amore allo stato puro – ed è stato gettato in un mondo totalmente freddo ed
estraneo… è entrata in gioco la paura. E con la paura
compare l’avidità: l’avidità è l’altra faccia della stessa medaglia. Avidità
significa accumulare tutto ciò che ti aiuterà a restare libero
dalla paura. Se i soldi possono essere d’aiuto, ecco
che si accumulano, se il potere può aiutare allora si ricerca il potere… o
qualsiasi altra cosa. L’avidità comincia a crescere per proteggerti dalla
paura. E le religioni hanno sfruttato entrambi gli
istinti. La paura è diventata l’inferno, l’avidità è diventata
il paradiso: queste sono proiezioni.
Ogni bambino è delicato,
vulnerabile, molto debole… dipende dai genitori, dalla famiglia, dalla società;
non è indipendente. La sua dipendenza è stata sfruttata dai preti. Ecco dove ha origine l’idea di un dio protettore, dell’onnipotente.
Se lo adori, se lo preghi, lo sostieni, lo lodi, allora ti proteggerà. Se non lo veneri, sta’ attento! Sei in pericolo: ti ritroverai abbandonato, totalmente solo, dio non sarà con te.
La gente che prega nelle chiese, nei templi, nelle
moschee non è religiosa. Una persona religiosa non ha niente a che fare con la
preghiera o se ha qualcosa a che farci, la sua preghiera ha un significato del
tutto diverso. La sua preghiera non è mai frutto
dell’avidità, della paura, questo è assolutamente certo. La sua preghiera non è altro che pura gratitudine, non implica
alcun desiderio. Non sta chiedendo qualcosa, non chiede di avere di più… non chiede affatto! Sta semplicemente
ringraziando… il suo cuore è pieno di gratitudine, un’incredibile
gratitudine. In realtà non è necessaria alcuna parola per esprimerla: il
battito stesso del suo cuore esprime la sua
gratitudine. Non ha bisogno di andare in un tempio per
pregare… solo le persone non religiose ci vanno.
Ma la maggior parte
dell’umanità è piena di paura, di avidità, di
angoscia… l’angoscia che la morte li sta aspettando. Può saltarti addosso in
ogni momento, per cui hai bisogno di un protettore, un
protettore onnipotente. Prova a considerare il termine ‘onnipotente’,
riflettici: l’uomo si sente assolutamente privo di potere e per questo è
necessario un dio che possa tutto. L’uomo si sente ignorante e ha bisogno di un
dio onnisciente. Si sente debole, ha bisogno di un dio onnipotente… Queste sono
proiezioni e i preti le hanno usate in tutti i modi e in tutte
le combinazioni possibili.
Le tue cosiddette
religioni non sono altro che finzioni religiose. Così come esiste
la fantascienza esistono le fantasie religiose! Cristianesimo, induismo, buddismo, giainismo,
sono tutte creazioni dei preti…
Mahavira non è il
fondatore del giainismo. Infatti,
la storia tramanda che Mahavira non parlò mai, rimase in silenzio. Ma esistevano persone abituate a parlare che dissero di
essere in profonda comunione con Mahavira: Mahavira parlava loro in un
linguaggio sottile non udibile da nessun altro; poteva essere reso accessibile
alla gente comune solo per loro tramite. Costoro crearono l’intera struttura
del giainismo: Mahavira non ha niente a che fare con tutto ciò.
Ebbene, questi sono i preti! E i preti sono molto astuti.
Tu mi chiedi: Potresti parlarci dell’anticristo?
Il prete è l’anticristo,
il papa è l’anticristo, queste migliaia di missionari cattolici
e protestanti sono gli anticristo. Il primo anticristo fu Pietro, che fondò la
chiesa. In realtà, è stato fatto più danno da Pietro,
il primo papa, che da Giuda. Giuda aiutò immensamente il lavoro di Cristo: se
Giuda non avesse venduto Gesù Cristo ai nemici non avresti mai sentito il suo
nome. Giuda non fu realmente un suo nemico.
Gurdjieff raccontava una storia
molto bella, di certo una sua invenzione! Ma alla
gente piacciono le persone come Gurdjieff, anche se
le loro storie sono inventate, hanno un immenso significato. Egli era solito
narrare che Giuda vendette Gesù ai nemici per trenta monete d’argento – per
sole trenta monete d’argento – seguendo le istruzioni
dello stesso Gesù! Era un suo ordine: lo impose a Giuda. Naturalmente, essendo
un discepolo devoto non poté dire di no. Con le
lacrime agli occhi e il cuore disperato, eseguì il comando. È una storia, ma su
una cosa si deve meditare: Giuda non ha danneggiato la causa di Gesù, non è
l’anticristo; viceversa i cosiddetti seguaci, le persone che fondarono la
cristianità sono l’anticristo.
Il prete… Non esiste altro
diavolo oltre al prete, e il prete esiste in ogni
fattezza, taglia, forma e colore… qualunque sia la tua necessità! Ed è
disponibile a esaudire i desideri di tutti. Il papa,
l’ayatollah, lo shankaracharya:
queste sono forme diverse dello stesso fenomeno.
Le persone che hanno
sperimentato la verità sono Cristo, mentre la gente che, in nome di quella
verità, se ne approfitta è l’anticristo. Per me,
Cristo non è una persona. Gesù è una persona, Cristo
simboleggia soltanto la suprema fioritura della consapevolezza
individuale. Infatti la parola ‘cristo’ deriva dal
termine sanscrito krishna. Cristo… indica semplicemente la
suprema fioritura della consapevolezza, l’apertura dei mille petali del loto.
Gesù è soltanto uno dei ‘cristo’: prima di lui ne sono
esistiti molti. Abramo fu uno di questi, come pure Mosé,
Lao Tsu, Chuang Tzu, Zarathustra, Krishna. E dopo Cristo ne sono esistiti altri: Nanak,
Kabir, Al–Hillaj Mansur,
San Francesco, Eckhart, Ramakrishna,
Ramana… una lunga serie di persone illuminate. Ognuno
di loro può essere chiamato cristo.
In Oriente definiamo
questa condizione ‘essenza buddica’, in Occidente è
chiamata ‘consapevolezza cristica’: indica una
condizione di assoluto risveglio.
Ebbene, chi è dunque
l’anticristo? La persona assolutamente inconsapevole. E
io non mi sono mai imbattuto in persone più inconsapevoli e più pericolose dei
preti.
Il
prete è il fenomeno più orribile che esista sulla terra, perché sfrutta la tua
stessa opportunità di essere religioso: ti fornisce
una pseudo religione. È un truffatore, un ipocrita;
ha arrecato ogni sorta di male all’umanità. Naturalmente conosce
l’arte… ha la destrezza per farlo. Camuffa i suoi atti con belle parole.
Racconta e intesse splendide teorie, teologie, ma se vai in profondità non ci
troverai niente: assolutamente nessuna verità, nessun
silenzio, nessun amore, nessun senso del divino.
Tutte le religioni hanno
combattuto l’una contro l’altra, con le unghie e coi
denti, massacrandosi a vicenda, annientandosi: i cristiani distruggono i
mussulmani, i mussulmani distruggono gli indù, gli indù distruggono i buddisti
– il sangue sparso in nome della religione ha riempito la terra intera: tutti
ne hanno le mani insanguinate. E nel nome di parole
bellissime! Il prete parla d’amore e crea odio; parla di perdono ed esaspera la
gente, genera rabbia e violenza; parla del divino, ma
qualsiasi cosa faccia serve solo gli scopi del diavolo. Le sue parole sono
piene di luce, ma i suoi atti sono colmi di oscurità.
E non è qualcosa su cui sia necessario discutere: l’intera storia lo dimostra. Chi crocifisse Gesù Cristo? I preti giudei, i rabbini. Chi crocifisse Al–Hillaj Mansur? Gli imam, i preti mussulmani. Chi fece tanti tentativi per
uccidere Gautama il Buddha? I bramini indù. Anche per uccidere Mahavira furono fatti molti sforzi… è
sempre stato così. Ancor oggi la storia è sempre la stessa,
non è cambiato nulla. Il prete continua a ripetere gli stessi stupidi
gesti… e la gente è talmente condizionata che non riesce neppure a vedere cosa
le viene fatto!
Tu mi chiedi: L’ho sempre sentito citare con grande paura e senza alcuna spiegazione. La gente non sa
cosa sia e tuttavia lo teme.
Infatti, se si vuole che la gente
abbia paura
di qualcosa, non bisogna dare spiegazioni. Perché una volta che qualcosa è spiegato, la paura scompare.
Nel momento in cui conosci qualcosa, la paura scompare. La paura esiste
soltanto con l’ignoranza. Il conoscere
funziona come la luce, fa disperdere l’oscurità, ecco perché la scienza
ha aiutato immensamente a distruggere la paura.
Puoi
vederlo. Guarda nei Veda e vedrai che i tuoi presunti
grandi profeti, i rishi
– e ricorda, li definisco soltanto presunti, perché più di questo non sono –
stanno pregando un dio sconosciuto, Indra, il dio
delle nuvole, dei fulmini e del tuono. Ovunque vi siano tuoni e lampi, essi si inginocchiano e cominciano a pregare il dio Indra, perché pensano che sia in collera, per questo
scatena tuoni e fulmini – ‘Indra vuole distruggerci’. Il tuono è una minaccia. Oggi nessuno si preoccupa di Indra, nessuno è spaventato dai
fulmini. Adesso conosciamo il segreto
dell’elettricità, ora Indra se ne sta seduto dentro
questo ventilatore; ora fa mille e una cosa: scalda la tua acqua, accende il tuo ventilatore… fa di tutto! Ma
chi mai adorerà un Indra seduto all’interno di un
ventilatore? Oggi, nessuno degna Indra di attenzione… Viceversa i profeti dei Veda ne erano
terrorizzati.
L’ignoranza è paura: ecco
perché non si deve dare alcuna spiegazione. Anche se si trovasse,
bisogna tenerla segreta. Ecco perché tutte le religioni hanno
sostenuto che la lingua su cui si fondavano non dovesse essere compresa dalla
gente, dalla gente comune. I bramini indù hanno insistito nel dire che il sanscrito è l’unico linguaggio divino, devavani, il
linguaggio degli dei. Non dovrebbe essere inquinato dalla gente comune: solo
gli studiosi, gli esperti, la gente colta, i preti, dovrebbero conoscerlo.
Naturalmente quando costoro iniziano a salmodiare in sanscrito
ti senti confuso perché non capisci cosa stiano dicendo. Potrebbero dire cose
veramente stupide, semplici assurdità senza senso – abracadabra – ma poiché non
puoi capire ti senti confuso. Questa gente era
furibonda con Buddha e Mahavira, perché in India sono state le due persone che
diedero inizio a una tradizione del tutto nuova:
cominciarono a parlare nel linguaggio della gente comune. I bramini non
poterono perdonarli; avevano distrutto tutto il loro mistero. I bramini avevano
creato un tale clamore con il loro salmodiare in sanscrito… se tradotto, appare
assolutamente privo di significato: non c’è granché in quelle parole. I loro mantra in
sanscrito sono, al novantanove per cento, del tutto banali: è molto difficile
trovare un vero diamante!
Buddha parlò la lingua
della gente, scartò il sanscrito e scelse il pali, la lingua del popolo.
Mahavira scelse il prakrit,
il linguaggio della gente comune. Lo stesso fece Gesù Cristo, e i rabbini non
ne furono felici. L’ebraico è il linguaggio divino, e Gesù cominciò
a parlare nella lingua della gente, l’aramaico. Vuol dire
che si sta demistificando: se la gente comincia a comprendere ogni cosa, come
si può creare in loro la paura? Devono essere tenuti nella paura.
I segreti devono essere
tenuti nascosti alla gente, se si vuole sfruttarla. In questo caso si deve
creare un gergo incomprensibile, una spessa cortina di fumo che impedisca di
vedere cosa sta realmente accadendo. Devi tenere la gente nella cecità, così
puoi fare ciò che vuoi… e i preti hanno fatto tutto ciò che volevano.
Le spiegazioni non devono essere date, le cose devono essere tenute nascoste.
Le cose devono essere lasciate in modo da non destare mai sospetti su cosa sta
accadendo. Nel nome della religione è avvenuto ogni tipo di sfruttamento, di oppressione e di schiavitù.
Questa gente ha condotto
l’umanità verso uno stato di schizofrenia, perché ha creato la colpa. Questo è il loro unico contributo al mondo: la colpa – hanno
creato un senso di colpa sempre più opprimente nelle persone, perché ogni volta
che si crea colpa, si diventa potenti: la persona in colpa comincia ad avere
paura, paura della punizione in questa vita, nella prossima o nell’aldilà.
In questo caso, si deve accettare l’aiuto del prete che conosce i segreti per ‘corrompere’ dio: sa come aiutarti a essere accettato di
nuovo, come aiutarti a evitare l’inferno e le sue fiamme, come farti avere un
bellissimo posto in paradiso…
Il prete non vuole che tu
diventi consapevole. È contro la consapevolezza, perché ti rendererebbe
un cristo, un buddha – non un cristiano o un
buddista.
Questo è il mio intero
scopo qui: non devi essere un seguace, un imitatore, ma un essere umano
consapevole, indipendente. Devi imparare soltanto una cosa: come
essere più consapevole, come essere più un individuo indipendente,
assolutamente indipendente. La libertà è l’unico gusto di una vera religione. Ovunque esista schiavitù in nome della religione,
l’anticristo è al lavoro. Ovunque esista libertà,
Cristo è al lavoro.
Puoi
essere un cristo, ne hai il potenziale, tutto il potenziale. Ogni uomo è nato per
essere un buddha; se fallisce è per la sua mancanza di intelligenza. La cosa meno intelligente che una persona possa fare è quella di essere condizionata
dagli altri. Resta incondizionato... se non lasci cadere tutti i
condizionamenti che ti hanno messo dentro, non sarai in grado di crescere, di
diventare maturo, non sarai veramente vivo. Sii libero da tutti i
condizionamenti e sarai capace di essere un buddha, o
un cristo.
tratto da: Osho, The wild geese and the water # 5
VERA
RELIGIOSITÀ
Per me la religione è una storia d’amore
individuale con l’esistenza. Non ha nulla a che vedere con le sacre scritture,
nulla a che vedere con l’erudizione, l’istruzione – quelle sono tutte
sciocchezze.
Ma poiché ti sei abituato a sentirti dire che non vali niente, che non meriti nulla – e l’hai
accettato – quando arrivi qui, un luogo di totale libertà, dove non esistono
inibizioni né repressioni, dove nessuno di dice cosa fare o non fare, ti senti
perduto. Sei come un bambinetto a
una fiera… che perde la mano della mamma e non sa proprio dove andare.
Sei rimasto uno stupido a
causa di queste persone che hanno continuato a dirti cosa è giusto e cosa è
sbagliato.
Ti hanno tenuto in uno stato di dipendenza, di schiavitù. E
l’ho già detto, la schiavitù più grande è la schiavitù spirituale, e l’intera
umanità vive in questo stato di schiavitù spirituale.
Io insegno la ribellione!
Staccati dalle masse. Abbi il coraggio di stare da
solo come un leone e vivi la tua vita in accordo alla tua
comprensione. Trova la tua luce, essa ti indicherà la
via. La via che ti viene indicata dalla tua luce è
l’unica via giusta. Tratto da: Osho, Yakusan #4
ERRORI E
CONTRADDIZIONI
I 4 vangeli, anche se magari fatti passare come
fonti storiche sulla vita di Gesù, non possono essere considerati
tali, ma semplicemente uno strumento di catechesi e di propaganda. I
primi Padri della Chiesa non facevano riferimento che a vangeli considerati in
seguito apocrifi – all’epoca di Costantino ne esistevano
una cinquantina – e solo a partire dal Concilio di Nicea nel 325, per
iniziativa di Costantino stesso e del vescovo Eusebio, gli attuali vangeli
divennero ‘l’inconfutabile parola di dio’.
La scelta avvenne con un metodo per altro
singolare: “Alla presenza di Costantino furono collocati alla
rinfusa sull’altare tutti i vangeli allora circolanti, poi s’invocò fervorosamente lo Spirito Santo e subito i vangeli apocrifi
caddero per terra e sull’altare rimasero solo gli autentici”.
Così almeno riporta lo storico Di Lisimaco Verati, che ha studiato i documenti di quel Concilio sulla
scorta di Niceforo Gregoras
(1269–1360) e di Cesare Baronio (1538–1607). Anche la ratificazione di queste scelte ha del sorprendente:
“Essendo morti i due padri conciliari Crisanto e Musonio,
quando già tutti gli altri avevano firmato gli atti, dietro devota orazione
risuscitarono, vi apposero le loro firme e tosto rimorirono”,
si legge più avanti nello stesso documento.
In occasione di quel concilio gran parte dei
documenti contrari all’ortodossia di Eusebio e Costantino,
andò distrutta per sempre. I manoscritti più antichi che si conservano non
vanno oltre il IV secolo, e contengono centinaia di
migliaia di errori e contraddizioni: il censimento di Augusto probabilmente non
è mai esistito, la città di Betlemme pare non fosse ancora stata fondata, come
pure quella di Nazaret… e così via.
Quasi
tutti abbiamo l’idea che Gesù Cristo così come lo
conosciamo sia stato una figura storica: basandoci sull’autorità dei vangeli,
per abitudine, condizionamento… o magari perché ci viene imposto di ‘crederci’.
A ben guardare però la
figura storica di Gesù Cristo ha praticamente la
stessa consistenza del buon Gesù Bambino che, da piccoli, ci portava i regali a
Natale… solo che in questo caso non si tratta affatto di ‘regali’ ma di
impossibili modelli di comportamento ai quali i credenti dovrebbero mirare. Come evidenzia Osho, “Tutte le religioni si basano su un
unico concetto: come dovresti essere. Il loro concetto è come
dovresti essere, non come sei. Condannano ciò che sei, premiano invece il concetto di come dovresti essere e
come dovresti essere è l’opposto di come sei”.
In realtà non si è neppure
in grado di chiarire se la figura sulla quale si fonda la religione cattolica
sia veramente esistita o meno: è diventata ormai un
personaggio costruito a tavolino dai ‘padri della chiesa’
nel corso di secoli e riguardo al quale le autorità ecclesiastiche ostacolano
ricerche storiche obiettive e dibattiti.
Solo per fare un esempio:
anche nel recente clamore suscitato dalle vicende dei ‘preti pedofili’ negli Stati Uniti – quattro vescovi hanno
dovuto dare le dimissioni, centinaia di sacerdoti sono stati
rimossi dall’incarico, più di un miliardo di dollari la cifra che le varie
diocesi cattoliche locali dovranno pagare come risarcimento alle vittime – e
prima ancora nella vicenda del ‘libro bianco’ – una
agghiacciante denuncia presentata da alcuni ordini monacali femminili su casi
di violenze e abusi sessuali subiti da religiose cattoliche da parte di preti e
superiori gerarchici – il Vaticano non ha voluto prendere in considerazione un
dibattito sul celibato obbligatorio dei religiosi, una delle cause più ovvie di
queste perversioni sessuali che stanno venendo alla luce all’interno della
chiesa cattolica. Le esortazioni anzi erano esattamente nella direzione
opposta: bisogna impegnarsi ancora di più nel seguire fedelmente l’esempio di
Gesù Cristo e i suoi Apostoli e cioè astenersi
totalmente dal sesso…
Peccato che, ad analizzare
bene i documenti storici, risulta che gli Apostoli
erano sposati! A sostenerlo non è un oscuro ‘mangiapreti’ ma una docente
tedesca di teologia (la prima donna ad essere abilitata dalla chiesa cattolica
all’insegnamento universitario della teologia… anche se presto allontanata per
i risultati delle sue ricerche) Uta Ranke-Heinemann, che riporta una
risposta di San Paolo (uno dei fondatori della dottrina cattolica) alla domanda
se fosse lecito, da parte di un ecclesiastico ‘viaggiare con la propria moglie
come gli altri Apostoli e Pietro’… solo in seguito,
con opportune traduzioni e interpretazioni, queste mogli sono diventate delle
semplici ‘donne di servizio’!
E persino Gesù Cristo –
che ognuno di noi è stato educato a credere fosse
celibe – è probabile che fosse sposato: ai tempi era rarissimo per un giovane
ebreo della sua età non esserlo – era considerato un grave peccato
– e di sicuro qualche fonte storica avrebbe fatto notare una scelta così
controcorrente… i suoi avversari farisei lo avrebbero attaccato su questo, i discepoli
gli avrebbero fatto delle domande. Inoltre San Paolo, parlando del celibato,
afferma che non conosce un ‘insegnamento diretto del Signore’ ma vuole dare comunque consigli personali… frase
in evidente contraddizione con un esempio di vita celibataria
da parte di Gesù Cristo.
Di fatto tutti coloro che hanno parlato di Gesù non lo conoscevano, nessuno
degli evangelisti è una figura storica confermata, e nessuno di loro ha scritto
a meno di mezzo secolo di distanza dai fatti narrati (e 50 anni a quei tempi
erano davvero tanti se pensi che non c’erano tutti quei documenti – ritagli
stampa, pubblicazioni, filmati – ai quali ricorriamo oggi per far ricerca: era
tutto giocato su memorie, sentito dire, semplice passaparola… con tutti i
travisamenti del caso). Anche se i vangeli ci
presentano Gesù come un personaggio importante della vita pubblica, e ben noto
alle folle – al punto da costringere le autorità ad arrestarlo di nascosto in
circostanze drammatiche – il silenzio della storia su di lui è pressoché
totale. Ci restano solo un pugno di testimonianze latine ed ebraiche che, o
sono evidenti interpolazioni, o si riferiscono a Gesù in modo indiretto e solo
per indicare la ‘superstizione’ che da lui prende il nome. I due storici ebrei
dell’epoca, Flavio Giuseppe e Giusto di Tiberiade, dovrebbero logicamente
parlarcene, ma il passo su Gesù di Flavio Giuseppe è, per opinione concorde di
tutti gli studiosi, un’interpolazione; mentre un lettore dell’opera di Giusto
– ora scomparsa, ma disponibile nel IX secolo
– annota il suo stupore a non trovarvi alcuna traccia del Cristo.
La figura di Gesù è
avvolta nella nebbia più spessa: la ricerca storica non è in grado di darci nessuna informazione certa su di lui, salvo ipotizzare
miti precedenti da cui potrebbe derivare. “Non si vuole ammetterlo, ma chiunque
si è seriamente occupato di questa materia, sa che vi sono pochi grandi uomini
della storia sui quali siamo tanto imperfettamente informati come su Gesù”,
questa l’onesta conclusione di Strauss, uno studioso
che ha scritto una monumentale ‘Vita di Gesù’. O
forse è meglio ricordare una frase attribuita a papa Leone X, un’ammissione
altrettanto onesta: “La favola di Cristo ci è tanto
redditizia, che sarebbe da stolti avvertire gli ignoranti dell’inganno”.
Volendo approfondire:
Uta Ranke-Heinemann:
Eunuchi per il regno dei cieli - BUR
E. Bossi: Gesù Cristo non è mai esistito - Ed. La Fiaccola
Le Bugie deI vangelI
Contrario a ogni ricerca
Alcuni studiosi cristiani molto
eruditi hanno formato un comitato speciale di studi biblici. E ora stanno cercando di scoprire che cosa è stato veramente
detto da Gesù, e che cosa invece è stato aggiunto da altri - cosa è invenzione,
cosa è mito, cosa è verità.
Proprio pochi giorni fa, il Papa polacco ha detto
a tutti i cattolici del mondo: “Non ascoltate questi studiosi!” – perché stanno
togliendo dalla Bibbia molte cose che sono state aggiunte, che non sono vere.
Eventi, miracoli, il parto della Vergine, la resurrezione… stanno togliendo
tutte queste cose. Essi vengono unanimamente
riconosciuti come gli interpreti più autorevoli della Bibbia in Europa. Si
riuniscono ogni tanto, e discutono i risultati dei loro studi. E in accordo con questi resoconti, quasi il novanta per centro
della Bibbia sparisce. Hanno assolutamente ragione, perché per la prima
volta stanno cercando di scoprire le radici da cui provengono questi detti, queste dichiarazioni, questo vangelo. Alcuni derivano da
antiche scritture pagane, scritture che vennero
distrutte in modo tale che nessuno potesse provare se Gesù aveva detto queste
cose o meno.
Persino l’idea del parto della Vergine è più
antica di Gesù. La nascita da una vergine era una caratteristica già attribuita
a un dio pagano, un dio romano, che venne poi
crocifisso. E allo stesso dio è connessa l’idea della
resurrezione. Tutto questo è stato preso e trascritto nella Bibbia. I pagani sono stati sterminati, i loro templi
sono stati bruciati, le loro scritture sono state
distrutte. Ora questi studiosi biblici stanno cercando di trovare vie e metodi
per portare alla luce avvenimenti sulla vita di Gesù dalla letteratura di quel
tempo.
Uno dei vangeli fu scritto in India – il quinto
vangelo di Tommaso. Non è incluso nella Bibbia perché non venne
dato a Costantino, l’uomo che decise ciò che poteva essere incluso e quello che
non poteva essere incluso nei Vangeli. Fu lui ad aggiungere nella vita di Gesù
tutte quelle mitologie e finzioni. 1
Fedeli per paura
Il Cristianesimo vive
nella paranoia che qualcuno scopra qualche verità,
cosa accadrà allora a tutte le bugie che va diffondendo? Rudolf
Bultman, dell’Università di Marburgo,
uno dei maggiori teologi e dei più famosi studiosi della Bibbia contemporanei,
ha detto: “Oggi non possiamo sapere quasi nulla sulla vita e sulla personalità
di Gesù, perché le fonti cristiane più antiche non mostrarono alcun interesse a
questi fatti e sono perlopiù frammentarie e spesso
intrise di elementi mitici”. Bultman però deve
essersi impaurito, perché la Chiesa ha messo al rogo e ucciso molte persone.
Subito dopo ha scritto… “Questo non disturba la mia fede, io credo ancora in
Gesù Cristo come unico figlio di Dio e ho fede assoluta nella Chiesa di Gesù”.
Non è neppure riuscito a vedere la contraddizione. La paura deve averlo
sopraffatto: si è contraddetto subito.
Da un lato dice che non sappiamo nulla della vita e della personalità
di Gesù. Se non si sa nulla della personalità di Gesù,
come si può aver fede? In chi? Non è fede, è paura. È
paura della Chiesa, è paura del papa, è paura del
cristianesimo. In Vaticano c’è una biblioteca sotterranea che contiene migliaia
di scritti che la Chiesa mandò al rogo, conservandone un’unica copia. Nessuno
può accedervi, tranne il papa e i cardinali. Lì si
nascondono tutte le prove dei misfatti del Cristianesimo. La gente non può
conoscere la verità. Il Cristianesimo per il novantanove per cento è un mito, è
inventato, ma ha un’enorme macchina da propaganda e ha una chiesa militante,
che ha convertito quasi metà dell’umanità.
Divino… per voto unanime
È strano, ma ve lo voglio
dire: fu solo trecento anni dopo la morte di Gesù Cristo che i preti cristiani,
attraverso una votazione, decisero che Gesù era una persona divina. E chi erano quegli elettori? Non sapevano nulla del divino.
Un evento mai accaduto
prima. Mahavira non fu eletto tirthankara, Buddha non fu
dichiarato illuminato dalle masse.
Cosa sarebbe accaduto se
l’esito elettorale fosse andato contro la sua divinità? La religione è forse un
affare politico? E persone che non avevano alcuna esperienza
del divino decisero con un voto, trecento anni dopo, che lui era una persona
divina. La decisione venne presa al Concilio di Nicea,
nel 325 D.C. – Gesù venne dichiarato divino con un voto del Concilio di Nicea.
Questa è la cosa più abnorme che si riesca a
immaginare. La verità non ha bisogno di voti, è una
luce in se stessa.
“Un rivoluzionario ebreo fallito”
…Hermann
Samuel Remarius, uno studioso vissuto ad Amburgo nel
XVIII secolo, scrisse: “Gesù era un rivoluzionario ebreo fallito il cui corpo venne fatto sparire dai discepoli, dopo la sepoltura”.
Non sono io che lo dico.
L’ha detto uno studioso cristiano che ha esaminato le fonti, le fonti
originali, e ha scoperto che Gesù era un ‘rivoluzionario
ebreo fallito’. Non c’entrava nulla con il
cristianesimo. Il cristianesimo è un’invenzione. Gesù non aveva mai neppure
udito il termine cristianesimo. Fu un’imposizione successiva. Gesù non è il
fondatore del cristianesimo. Chi ne fu il vero fondatore? Una cosa è certa, non fu Gesù. Non pensò mai di
fondare una religione, continuava a dire agli ebrei: “Io sono il vostro ultimo
profeta”. E morì sulla croce, come ebreo. Allora chi
ha fondato il cristianesimo?
Adoratori del Sole
L’uomo che fondò il
cristianesimo – non ci crederete ma è vero – fu
l’imperatore Costantino. La Chiesa lo sa, ma non vuole che se ne venga a conoscenza.
L’imperatore romano
Costantino, che era a capo del Concilio di Nicea, morì da cristiano, ma venne battezzato solo al momento della morte. Per tutta la
vita era stato il sommo sacerdote della religione del
dio Sole, il che spiega come mai il giorno dedicato al culto venne spostato da
sabato, il Sabbath
di Gesù, a domenica. Gli ebrei celebrano ancora il loro Sabbath
al sabato, e anche Gesù visse tutta la vita
considerando santo il sabato. Come mai poi divenne la domenica? A causa di Costantino, che era un adoratore del dio Sole. La
domenica è il giorno del sole, e i devoti del sole
hanno sempre considerato la domenica come giorno sacro.
Costantino fu il reale
fondatore del cristianesimo. Lui ebbe un ruolo decisivo al Concilio di Nicea.
Fu a causa della sua pressione – poiché era
l’imperatore di Roma – che i preti votarono a favore della personalità divina
di Gesù. Costantino rese divino Gesù. Fu una sua creazione, una sua invenzione. E modificò anche la
data di nascita di Gesù, dal sei gennaio al venticinque dicembre, il giorno
della rinascita del sole. Il venticinque dicembre, una ricorrenza celebrata in
tutto il mondo, non è la data di nascita di Gesù. Quella del Natale è tutta
un’invenzione. Gesù nacque il sei gennaio ma, a causa
del volere di Costantino, la data venne spostata al venticinque dicembre… gli
adoratori del sole pensano che il sole sia nato il venticinque dicembre. Il
mondo cristiano vive nella completa oscurità. Il Natale è un’invenzione, la
Chiesa lo sa benissimo, ma non vuole che diventi conoscenza comune.
La religione dell’imperatore
Costantino considerava
Gesù come un messia fallito, e vedeva se stesso come il vero messia, e la sua
visione venne confermata dal famoso vescovo cristiano
Eusebio di Cesarea, che disse: “È come se la religione di Adamo fosse
finalmente giunta a compimento, non con Gesù, ma con Costantino”.
…E i cristiani avevano
bisogno del sostegno imperiale, altrimenti sarebbero stati crocifissi
ovunque. In Costantino trovarono un riparo, ma fu un compromesso, una pura questione
d’affari. Accettarono la visione di Gesù come messia fallito e quella di
Costantino come vero messia. Ma queste cose non vengono
dette! I cristiani non le sanno. Queste scritture sono nascoste nei sotterranei
del Vaticano.
Io vi dico
che il Cristianesimo è una delle religioni meno fedeli alla verità del mondo. È una religione malata, è morbosa, patologica, venefica. Non
ha aiutato in alcun modo l’umanità a trovare la verità. Ha continuato a
diffondere bugie in modo così ossessivo che sono quasi diventate
verità.
“Questo mito di Cristo”
Forse, nell’intera storia
dei papi, uno solo fu davvero onesto. Si tratta di Leone X, che visse nel XVI secolo, che sembra abbia detto: “Ci è stato molto
utile, questo mito di Cristo”. Non sono io che lo dico, si tratta
dell’affermazione di un papa infallibile: “Questo mito di Cristo ci è stato molto utile”.
Di sicuro vi ha dato
ottimi profitti.
Parlate di verità, ma
avete nascosto cose di immensa importanza. Avete
modificato tutti i Vangeli, togliendo tutto quello che poteva essere difficile
da sostenere, da difendere.
Troppa fatica per lo Spirito Santo
Vi stupirà sapere che
nelle versioni più antiche dei Vangeli, Giuda era uno
dei fratelli di Gesù. Gesù aveva due fratelli e due sorelle; ma affinché Maria, la madre di Gesù, rimanesse ‘senza peccato’, quelle figlie e quei fratelli vennero
fatti sparire. O si tirava in ballo la storia dello Spirito Santo per cinque volte… ma sarebbe stato pesante per lo Spirito Santo, in
fondo si tratta di un’operazione telecomandata, oppure si accettava che Maria avesse generato i figli di Giuseppe, suo marito
legittimo, e che lo Spirito Santo fosse illegale e Gesù un figlio illegittimo.
Hanno fatto sparire dai
Vangeli l’idea stessa che Gesù avesse fratelli o
sorelle.
Nei Vangeli non dicono che Giuda era un fratello di Gesù. E
una cosa è certa: continuano a condannare Giuda, perché tradì Gesù per trenta
monete d’argento, ma nei Vangeli non c’è una sola parola di condanna per Giuda.
Chi ha scritto i vangeli?
Il Cristianesimo non venne fondato da Gesù Cristo, occorre ricordarlo. Venne fondato ottant’anni dopo la
sua morte da individui che non lo avevano conosciuto personalmente.
Ora anche gli studiosi
cristiani sono giunti alla conclusione che i Vangeli
non vennero scritti dagli apostoli, ma da qualcun altro, perché i monti di cui
parlano i Vangeli non sono nella posizione descritta. I fiumi non si trovano
nella posizione descritta dai Vangeli. I laghi…
I Vangeli vennero scritti da persone che non avevano conosciuto Gesù
Cristo, che non erano vissute con Gesù Cristo.2
testi
di osho tratti da:
1. Il
Manifesto dello Zen, NSC
2. Cristianesimo
e Zen, Edizioni Riza
LA SOLITA
STORIA!
Krishna — forse il più famoso degli avatar indiani — è nato da una vergine cui era stato
preannunciato il miracoloso evento, con una nascita che ha
luogo in un ovile e susseguente adorazione dei pastori. Qui entra in
gioco anche un Rajah di Madura, informato in sogno
della nascita di un bambino che lo avrebbe scalzato dal trono, e che decide di
massacrare tutti i bambini nati quella notte... ma
Krishna si salva. Krishna ha anche l'appellattivo di Jezeus — nato dalla pura essenza divina — ed ecco che
abbiamo un Jezeus Krishna
3500 anni prima dell'era cristiana!
Poi c'è Mitra — il "dio del sole"
persiano i cui riti segreti si erano in seguito molto diffusi
anche nella Roma imperiale — che nasce in una grotta, da una vergine, nel
solstizio d'inverno, il 25 dicembre. La sua nascita è annunciata da una stella
che appare all'oriente, oltre che dall'omaggio di “re magi”. Come Gesù, egli
muore all'equinozio di primavera.
Anche Serapide,
il redentore egizio, nasce da una vergine al solstizio d'inverno, muore
all'equinozio di primavera e subito risuscita. Alle pareti del tempio di Luxor
si vedono raffigurate, con diciotto secoli d'anticipo
sul mito cristiano, le scene dell'Annunciazione, della Concezione, della Nascita
e dell'Adorazione dei tre magi.
FIGLI DI DIO
L'imperatore Augusto era considerato figlio di Apollo, dice lo storico Svetonio,
e Plutarco scrive che Alessandro il Grande era stato concepito per mezzo di un
fulmine (da Zeus?). Anche di un personaggio famoso e rispettato quale il
filosofo Platone... si diceva fosse figlio di Apollo.
Gesù… e i
suoi fratelli
I fratelli e le sorelle di Gesù – di cui parlano i
Vangeli di Marco e Matteo – diventano dapprima, nel II
secolo DC, ‘fratellastri e sorellastre’ e cioè figli
da un precedente matrimonio di Giuseppe rimasto poi vedovo, e solo in seguito –
a partire cioè da testi del 400 – cugini e cugine… con l’esplicita avvertenza
che anche Giuseppe deve essere considerato vergine!
La recentissima scoperta a Gerusalemme – ne parla il New York Times del 22 ottobre
nella pagina scientifica – di un ossario del primo secolo DC, con un’iscrizione
in aramaico Ya’akov bar Josef
akhui di Yeshua – Giacomo
figlio di Giuseppe fratello di Gesù – sta provocando un acceso dibattito fra
gli studiosi di storia biblica: da calcoli statistici sulla distribuzione dei
nomi all’epoca e dalla singolarità di citare anche il nome di un fratello e non
solo il patronimico, si tratterebbe proprio di ‘quel’ Yeshua.
Ironia del caso, nel più antico reperto storico in cui il nome di Gesù viene menzionato, ci sarebbe anche la prova dell’esistenza
di almeno un fratello.
In India ad
imparare la meditazione
Gesù
ha studiato in India, e vi é tornato dopo la crocefissione…
in India c’è anche la sua tomba.
Nei vangeli non esiste
nessuna menzione al periodo della sua vita che va dai tredici ai trent’anni… e si tratta praticamente
di tutta la sua vita, visto che a trentatré anni fu
crocefisso. Dove ha vissuto in quegli anni, e perché
non se ne fa menzione nei vangeli? Sono stati dimenticati deliberatamente,
perché avrebbero mostrato con assoluta evidenza che il cristianesimo non è affatto una religione nuova, né è originale: qualsiasi
cosa Gesù abbia detto, è stata portata dall’India. 1
Gesù
Cristo venne in India, dopo aver sentito parlare di Gautama
il Buddha. Sebbene Buddha fosse morto, aveva lasciato
degli illuminati…
I
buddisti illuminati crearono due grandi università: Nalanda
e Takshashila. Furono le prime università del mondo.
Oxford ha solo mille anni, e Oxford ha solo diecimila studenti. Nalanda aveva cinquantamila studenti, Takshashila aveva centomila studenti. E non erano studenti qualsiasi, erano sannyasin, non imparavano i testi
sacri, imparavano la meditazione. Imparavano ad accedere
alle vite passate e scoprire ciò che avevano fatto nelle vite passate. Erano
due grandi università, e vennero distrutte dagli indù.
Ma Gesù arrivò al momento giusto. Riuscì a incontrare dei maestri illuminati a Nalanda
e a Takshashila. Visitò entrambe le
università, il suo passaggio è stato registrato. E
nel lontano Ladakh, sull’Himalaya,
c’è un monastero buddista che registra il nome di tutti i visitatori. Uno dei
visitatori di quel monastero in Ladakh era Gesù. Centocinquant’anni fa un esploratore russo raggiunse il Ladakh e copiò il testo integrale della pagina in cui si parla di Gesù: “Un uomo, un giovane ebreo, arrivò e si fermò
al monastero. Era molto bello e cercò di imparare tutto sull’insegnamento di
Buddha. Era stato a Takshashila e Nalanda,
aveva incontrato degli illuminati e aveva imparato molto da loro”. Questi sono
i diciassette anni di cui non si parla nella Bibbia. Egli rimase in India per
diciassette anni, e in Ladakh e in Tibet, dunque
tutto il suo insegnamento veniva dall’Oriente. 2
È un tema che andrebbe
approfondito. Gesù nacque ebreo, visse come un ebreo, e morì ebreo. Non parlò
mai di cristianesimo né di Cristo… come mai gli ebrei furono tanto contro di
lui? Quest’uomo non fece mai nulla
di male a nessuno… era del tutto innocente. Ma
il suo crimine è molto sottile. I rabbini, gli ebrei colti, lo videro con
chiarezza: introduceva nella cultura ebraica idee che provenivano dall’Oriente.
Osservate da questa angolatura le sue parole e capirete perché Gesù
ripeteva: “I profeti vi hanno detto di rispondere con la violenza alla
violenza: occhio per occhio, dente per dente! Ma io vi
dico: se qualcuno vi colpisce su una guancia, porgetegli anche l’altra”. Questo
è un concetto del tutto alieno alla cultura ebraica. Gesù lo aveva appreso
dagli insegnamenti di Buddha e Mahavira.
Quando arrivò in India il buddismo era ancora vivo, anche se Buddha era
morto; Gesù arrivò in India cinquecento anni dopo la sua morte, ma Buddha aveva
creato un tale sconvolgimento che l’intero paese ne era stato travolto: la
gente si inebriava ancora delle sue idee d’amore. E Gesù dice: “Gli antichi
profeti vi hanno detto” – e si riferisce ai vecchi profeti degli ebrei,
Ezechiele, Elia, Mosè – “che dio è estremamente
violento, che non perdona… ma io vi dico che dio è amore”. Dove
ha preso quest’idea? Solo negli insegnamenti di Gautama il Buddha si trova un simile
concetto… per diciassette anni Gesù viaggiò in Egitto, India, Ladakh e Tibet. E proprio questo
fu il suo crimine: introdusse nella tradizione ebraica idee aliene, che non
solo erano strane, erano perfino in profondo contrasto con quelle tramandate
dalla tradizione.
Vi stupirà sapere che Gesù
morì in India, un fatto che la
tradizione cristiana semplicemente evita di menzionare. Ma
se l’idea della resurrezione è vera, cosa accadde in seguito?
Dove visse? Nulla viene detto della sua morte.1
Egli
non morì sulla croce, come può essere risorto? La sua
tomba si trova in Kashmir, in India. Fu salvato grazie a
una trucco, una cospirazione tra un ricco discepolo e il governatore romano,
Ponzio Pilato: la crocifissione venne rimandata il
più a lungo possibile. La crocifissione venne fissata
per il venerdì, perché il sabato è festa per gli ebrei, non lavorano. L’idea
era questa: data la lentezza della morte per crocifissione… Un uomo sano ci
mette quarantotto ore a morire sulla croce ebraica. È una lunga tortura.
La
crocifissione venne rimandata di continuo con una
serie di scuse. Alla fine, Ponzio Pilato volle vedere
Gesù prima che venisse portato sulla croce – solo per
rimandare ancora un po’ – e parlò con lui. Poi il corteo sarebbe salito sulla
collina dove avevano luogo le crocifissioni. C’erano
migliaia di persone, e Gesù…
Aveva
solo trentatré anni, ed era un uomo di sana
corporatura, era il figlio di un falegname, era abituato a trasportare il
legname, ecco perché per lui è facile dire:
“Prendetevi la vostra croce sulle spalle”. Lui si portò la sua. La croce era
molto pesante, e lui cadde tre volte lungo la strada. Ho il forte sospetto che
anche questo facesse parte della strategia per
rimandare la crocifissione, perché Gesù aveva solo trentatré
anni ed era abituato a trasportare grossi ceppi.
Gesù
rimase sulla croce solo sei ore. In tutta la storia, nessuno è mai morto per
essere rimasto sei ore sulla croce ebraica. E lui era giovane e sano.
Dopo sei ore, al tramonto del sole, tutti i lavori dovevano cessare – la
cospirazione si basava su questo – e Gesù dovette essere tolto dalla croce. Non
poteva rimanere sulla croce durante il Sabbath. Venne tirato giù, messo in una grotta, a guardia della quale
c’erano dei romani, non degli ebrei.
Durante la notte venne portato via dalla
Giudea dai suoi ricchi seguaci – la
Giudea era una piccola provincia. Nel giro di una settimana era guarito:
non stava molto male, aveva perso solo un po’ di
sangue. Una volta guarito,
gli amici e i discepoli gli suggerirono di non ritornare in Giudea: “Altrimenti ti uccideranno di nuovo. È molto meglio che ti allontani il
più possibile dalla Giudea”. 2
In Kashmir, nei pressi di Pahalgam c’è una tomba… è una strana coincidenza che lì si trovi la tomba di Mosè, e proprio
di fianco ci sia la tomba di Gesù. Entrambi erano
venuti in India. Mosè ci arrivò molto avanti negli
anni, alla ricerca di una tribù ebraica che si era persa, era
arrivata in Kashmir e vi si era stabilita. Era troppo vecchio per ritornare a Gerusalemme, e il Kashmir sembrava davvero
la terra di dio, era bellissimo. Al mondo non esiste luogo paragonabile al Kashmir.
Mosè si fermò e morì laggiù.
Gesù vi arrivò e si fermò abbastanza a lungo… visse fino all’età di centododici
anni. È scritto tutto sulla sua tomba. 3
In Kashmir esiste ancora
la sua tomba. Ha un’iscrizione ebraica… l’iscrizione parla di Joshua, il nome
ebraico di Gesù, che ne è la translitterazione
in greco: “Joshua venne qui – seguono le date – era
un grande maestro che visse a lungo in silenzio con i suoi discepoli, fino a
centododici anni, e che si faceva chiamare il
pastore.” Ed è per questo che quel luogo è ancor
oggi conosciuto come il villaggio del
pastore. È possibile visitarlo, esiste ancora: Pahalgam
è la traduzione in hindi di ‘villaggio del pastore’. 1
Dunque Gesù non è mai morto
sulla croce e non è mai risorto. Quella è solo una
storia fantastica inventata dai cristiani. Nessuna fonte contemporanea a Gesù ne cita mai il nome. È impossibile crederci – se una
persona cammina sull’acqua, cura i malati semplicemente toccandoli, se i ciechi
tornano a vedere, e i sordi a udire, e i morti ritornano alla vita, non pensi
che l’intero paese ne parlerebbe?
Un uomo del genere non può
essere ignorato. Ma nessuna fonte contemporanea cita
il suo nome. 3
Brani di
Osho tratti da:
1 Beyond Psychology # 27
2 Cristianesimo e Zen, Edizioni Riza
3 God is Dead, Now Zen is the Only Living Truth # 7
Tracce di
una tribù perduta d’Israele
“Gesù doveva
aver sentito raccontare che Mosè era andato alla
ricerca di una tribù smarritasi nel deserto. Quando gli ebrei giunsero in
Israele, dopo 40 anni di peregrinazioni nel deserto… La situazione stava diventando
incandescente, perché la nuova generazione faceva discorsi del tipo ‘E questo
postaccio sarebbe la Terra Promessa da dio?’. Mosè
doveva essere preoccupato. Per poter fuggire da Israele doveva trovare una
scusa, e disse: “Una tribù di ebrei si è persa nel
deserto. Voi sistematevi, io andrò alla loro ricerca”.
La tribù perduta era finita in Kashmir, che è davvero una terra promessa, è il più bel posto del mondo. Mosè
morì in Kashmir. La sua tomba e quella di Gesù si trovano sulla stessa collina,
sotto gli stessi alberi, e ancor oggi una famiglia
ebrea si prende cura delle due tombe”. Osho
Proprio nei mesi scorsi si è parlato di nuovo
delle tribù perdute d’Israele, in un libro uscito in America. Dopo 3 anni di ricerche sulla preservazione di antiche tradizioni e di ‘memorie bibliche’
di una tribù – Kuki-Chin-Miro
– che vive ai piedi dell’Himalaya nel Nord Est
dell’India, lo scrittore Hillel Halkin
si è convinto che sia storicamente collegata con la tribù biblica di Manasseh. Anche l’Università dell’Arizona e lo Haifa Technion
sembrano prendere per buone le sue ipotesi e questo inverno un team di tecnici
sarà sul posto per fare dei test sul DNA, per scoprire cioè se ci sono tracce
di un’origine nel mediterraneo orientale di questa popolazione.
Migliaia di appartenenti
alla tribù vivono già come ebrei osservanti, facendosi chiamare B’nei Menashe (i figli di Manasseh) ed
alcune centinaia sono già in Israele, anche se non ancora riconosciuti come
ebrei a pieno diritto dalla ‘legge israeliana del ritorno’
che permette e finanzia il ritorno alla terra promessa di ogni ebreo che vive
altrove – sembra ci siano in ballo complicazioni politico-religiose. Forse le
prove sul DNA porteranno chiarezza a questa vicenda che ha del romanzesco: sono
quasi 3000 anni che si cercano le ‘tribù perdute d’Israele’!
da un articolo del quotidiano
americano The New York Sun
CRISTIANI IN
INDIA
Ancora prima di quello portato dai missionari
arrivati con le potenze coloniali, in India esisteva già un antichissimo
cristianesimo autoctono.
"Vi sorprenderà sapere che in India il
termine hindi per messia è masiha, e che la parola che si usa per indicare un
cristiano è masihi. Masihi è molto più vicino all'aramaico e all'ebraico della
parola che i cristiani usano, per indicare se stessi, in tutto il mondo. Forse
i termini hindi masiha e masihi sono nati perché Gesù, dopo essere scampato
alla crocifissione — non è stata una resurrezione, è stata una fuga — visse in India molto a lungo, fino all'età di centododici
anni. Il suo discepolo prediletto, Tommaso, lo aveva seguito. Il cristianesimo
indiano è il più vecchio del mondo. Il Vaticano si è sviluppato più tardi. Gesù
rimase in Kashmir... e mandò Tommaso nel sud dell'India... L'India del nord è
molto sofisticata e tutti quei gran-di maestri —
Buddha, Mahavira, Krishna, Patanjali, Gorakh, Kabir — sono nati e vissuti al
nord... Con grande intuito Gesù mandò Tommaso nel sud dell'India — dove era
possibile predicare e portare gli insegnamenti di Gesù, al nord nessuno vi
avrebbe prestato attenzione: l'India del nord era piena di ragionamenti e
dibattiti filosofici — era così sofisticata che Tommaso, un uomo semplice, non
erudito... chi lo avrebbe ascoltato? Ma il sud forse sarebbe stato ricettivo;
ed è successo proprio così: lo stato del Kerala è cristiano all'ottanta per
cento, e non è qualcosa di recente, è il prodotto del 'lavoro'
di Tommaso"
TRATTO DA: Osho, From Personality to Individuality # 10
Un ostacolo all ricerca della verità
Osho, i preti non possono aiutare l’umanità in
qualche modo?
Sono secoli che aiutano l’umanità, e per questo ci troviamo in questo miserabile
stato di cose.
I preti hanno aiutato
moltissimo a creare il maggior numero di bugie possibile – bugie
che in apparenza sono molto comode, ma alla fine le bugie sono bugie. Forse
momentaneamente danno un senso di calore, di comfort, di sicurezza, ma solo per
un momento. Prima o poi ti ritrovi in uno stato ancora
più buio e freddo di prima.
I preti, lungo i secoli,
hanno inventato strategie per farti rimanere come sei. Tu non vuoi cambiare,
vuoi solo che ti vengano date delle comode bugie, in
modo da poter continuare a vivere così come sei. Per cambiare ci vuole
coraggio. I preti ti aiutano a rimanere un codardo. Tu hai paura della morte. I
preti continuano a consolarti: “Non preoccuparti. L’anima è immortale”. E tu non sai proprio nulla dell’anima.
Gurdjieff era solito dire che è molto raro incontrare una persona che abbia
un’anima. Sì, in ognuno esiste il potenziale per creare un’anima, ma non è una
realtà. Tu puoi essere un’anima, puoi diventare parte
dell’eternità, puoi essere immortale, ma si tratta solo di una possibilità. Per
attualizzarla, per realizzarla, sarà necessario molto lavoro – lavoro duro, lavoro arduo.
Ma i preti per secoli ti
hanno detto che hai già un’anima. Solo il corpo muore
e l’anima continua il suo pellegrinaggio eterno. È consolatorio. In un certo
senso, ti tiene insieme. Non sei troppo spaventato dalla morte. In realtà,
sarebbe meglio se fossi troppo spaventato dalla morte. Questa paura ti
porterebbe a cominciare una ricerca interiore. Lo shock potrebbe scatenare in
te un processo di trasformazione.
Buddha era solito mandare
i suoi discepoli a guardare i cadaveri che venivano
cremati, a meditare in quel luogo, a osservare le fiamme che consumano un
corpo. E poi, alla fine, non rimane più nulla, solo
qualche osso e un po’ di cenere. Questa era la sua procedura usuale – mandare i
nuovi sannyasin
a osservare i corpi che bruciavano – in modo che
sentissero la realtà della morte, in modo che la realtà della morte penetrasse
profondamente nei loro cuori. Solo questo può farti svegliare.
Ma i preti, dandoti dei
tranquillanti, ti aiutano a rimanere addormentato il più comodamente possibile.
Questo è il loro servizio, e li abbiamo pagati abbastanza per questo servizio.
Sono ignoranti quanto te, inconsapevoli quanto te. Sono nella tua stessa
situazione: anche loro hanno bisogno di una consolazione. E
cercano la loro consolazione nei testi sacri. Continuano a leggere le sacre
scritture, ripetendole di continuo, perché in questo modo si autoipnotizzano. Il prete cristiano continua a leggere la
Bibbia, il prete indù continua a recitare la Gita. Ogni
giorno, ogni mattino, recita lo stesso testo. Diventa una cosa
meccanica. Assomiglia a un disco, che continua a
ripetere. È come un pappagallo. Ma è consolante.
Ripetere di continuo certe ‘verità’ ti ipnotizza.
Krishna dice: “Quando il
corpo muore, l’anima non muore. Puoi bruciare il
corpo, ma il fuoco non consumerà l’anima”. Krishna ha ragione: l’anima è eterna – ma innanzitutto ne devi avere una. Non è già lì.
Anima significa consapevolezza, anima significa
cristallizzazione. Anima significa che sai per esperienza che non sei né il
corpo né la mente. Si forma solo attraverso l’osservazione
del meccanismo corpo-mente, non si crea attraverso la ripetizione. La
ripetizione è ipnosi. L’anima può essere conosciuta proprio nel modo opposto:
devi deipnotizzarti, devi
diventare privo di condizionamenti. Devi dimenticare tutte le scritture e tutti i preti e guardare dentro di te… devi incontrare la
tua interiorità. I preti ti aiutano a rimanere lungo la circonferenza. Sembrano
dei grandi amici, ma alla resa dei conti sono i tuoi nemici peggiori. I reali
nemici della religione non sono Hitler, Stalin e Mao Tze Tung.
I nemici reali sono i preti, i papi, gli shankaracharya, e così via.
Nemmeno loro sanno quello che fanno. Come possono aiutarti? Si limitano a
ripetere la tradizione, a offrirti verità
preconfezionate – molto antiche, ma morte.
Mi
chiedi se i preti
non possano aiutare l’umanità in qualche modo.
Sì,
potrebbero aiutarla...
se scomparissero! Non abbiamo più bisogno di loro. L’uomo è diventato maturo.
Tutte queste consolazioni non sono necessarie. Abbiamo bisogno di persone, persone ribelli, non di preti conformisti. Abbiamo bisogno
di buddha, di persone risvegliate che risveglino. Abbiamo bisogno di buddha,
non di questi preti che continuano a darti giocattoli con cui trastullarti. E hanno creato giocattoli bellissimi, non ci sono dubbi al
riguardo. Sono molto intelligenti, astuti. Hanno secoli di esperienza
alle spalle, su come sfruttare l’umanità, come sfruttare le debolezze umane.
Ma ricorda: per quanto
riguarda la consapevolezza non sono in alcun modo diversi
da te… farsi guidare dai ciechi è pericoloso. Hanno distrutto
interamente la bellezza degli esseri umani, hanno distrutto la libertà
degli esseri umani. Hanno distrutto tutto ciò che ha un valore. Ti hanno
lasciato inaridito, vuoto, senza scopo alcuno. In tutto il mondo lo si sente. Perché le persone si
sentono così vuote e futili? Chi ha fatto loro tutto questo? Per secoli i
preti, di differenti religioni, hanno dato loro false consolazioni. Tutte
quelle false consolazioni non sono più applicabili. L’uomo è divenuto più
maturo. Va bene dare giocattoli ai bambini, ma quando uno cresce e ancora gli
si danno giocattoli con cui giocare, comincerà a sentire che la vita è priva di
senso. Ha bisogno di qualcosa di più, ha bisogno di
qualcosa di più reale.
I preti sono inconsapevoli
quanto te, o anche di più. Non sono neppure consapevoli della situazione
attraverso cui sta passando l’uomo. Continuano a trasmettere vecchie ricette
che non hanno più alcuna rilevanza. Continuano a dare grandi consigli che forse
in passato sono stati anche utili, ma sono completamente fuori contesto rispetto al presente.
Non hai bisogno di preti e
del loro aiuto. Hai bisogno di più meditatori – non di mediatori. I preti hanno
fatto da mediatori tra te e dio. Tu hai bisogno di più meditatori, di persone
che entrano profondamente nel proprio essere, persone che diventano centrate, persone che conoscono il silenzio interiore e la sua
bellezza incredibile. Queste aiuteranno l’umanità, e non lo faranno neppure in
maniera diretta. La loro stessa presenza irradierà nuove vibrazioni capaci di
trasformare.
Una persona reale aiuta
sempre in maniera indiretta. Non ti ordina: “Fai questo, non fare
quello”. Non distrugge la tua libertà in alcun modo. Vive semplicemente la sua
vita alla luce di quello che ha trovato dentro se stessa… e standole vicino,
qualcosa inizia a passare tra te e lei.
È più consapevole, non più
erudita. Ha più essere, non conoscenze. Ha più anima, non una memoria più
vasta. Può anche non conoscere i testi sacri. E non la
troverai nei templi e nelle moschee e nelle chiese.
Le chiese e i templi sono vuoti. Sono tombe della religione. Il
cristianesimo non ha nulla a che vedere con Cristo, ricorda; e il buddismo non
ha nulla a che vedere con Buddha, e il giainismo
nulla a che vedere con Mahavira. È strano, ma è accaduto sempre così. Nessuna
religione c’entra qualcosa con la sua fonte originale. In realtà, i cristiani
sono più distruttivi di chiunque altro nei confronti del messaggio di Cristo, e i preti sono i capi del cristianesimo. Non hanno alcuna relazione con Cristo – non possono averla.
Hanno paura di Cristo. Nel profondo devono temere che se un giorno dovessero
incontrare Cristo e chiedesse loro: “Cosa avete fatto
al mio messaggio?”… cosa mai potrebbero rispondergli? I preti hanno dominato
l’umanità. Sono i politici del mondo interiore, proprio come
i politici sono i preti del mondo esterno. Ed esiste una cospirazione
tra preti e politici, un accordo reciproco, una divisione: ‘Voi
dominerete l’uomo nella sua soggettività e noi lo domineremo da fuori’. Hanno sfruttato, hanno
oppresso. Hanno distrutto alla grande.
Mi chiedi se i preti non
possano aiutare l’umanità in qualche modo. L’unico modo che riesco
a concepire, visto che non sono più necessari, è che spariscano.
Questo sarebbe il servizio più grande all’umanità.
tratto
da: Osho, The Dhammapada,
Vol 10, # 2
Un triste
natale
Ogni
buddha lancia al mondo intero un messaggio di gioia e
celebrazione, ma le religioni organizzate – che dicono di agire in suo nome –
hanno bisogno, per meglio controllarti, che tu sia triste: più soffri più sei santo.
Osho, perché il Natale mi rattrista, quando il suo
messaggio è gioire ed essere felici?
Il messaggio di Cristo è
gioire ed essere felici. Ma questo non è il messaggio
del cristianesimo. Il messaggio del cristianesimo è: sii triste, con il muso
lungo e l’aria sofferente; più sembri sofferente, più sei
santo. A volte il povero Gesù mi fa davvero pena. È finito in così
cattiva compagnia! Mi chiedo come se la stia cavando in paradiso con tutti
questi santi cristiani, così tristi e noiosi.
Lui non era
noioso, non era triste – non avrebbe potuto esserlo. La parola ‘cristo’
è un esatto sinonimo di buddha. Era illuminato.
Gioiva della vita, delle piccole cose della vita. Gli
piaceva mangiare, bere, stare con gli amici. Amava stare in
compagnia, amava tutto della vita.
Ma nei secoli i cristiani
l’hanno rappresentato come molto triste. Lo hanno rappresentato sempre sulla
croce, come se per 33 anni fosse rimasto sempre sulla croce. E la mia
comprensione è che un uomo come Gesù non possa morire
triste, neppure in croce. Deve avere riso, prima di morire.
Questo è ciò che ha fatto al-Hillaj Mansoor prima di essere
ucciso da fanatici musulmani perché aveva dichiarato Ana’l Haq – io sono dio. I musulmani non potevano tollerarlo, proprio come gli ebrei non potevano
tollerare Gesù. Lo uccisero – ma prima di morire alzò
gli occhi al cielo e si mise a ridere forte. Centomila persone si erano
radunate per assistere a questo brutto spettacolo, l’uccisione di uno dei più
grandi uomini che avessero mai camminato sulla terra. Qualcuno nella folla gli
chiese: “Perché stai ridendo, al-Hillaj? Ti stanno
uccidendo!” E fu ucciso nella maniera più crudele, pezzo a
pezzo. La crocifissione di Gesù non fu nulla paragonata al supplizio di Mansoor: prima gli tagliarono le
gambe, poi le mani, poi gli cavarono gli occhi, tagliarono il naso e la lingua
e finalmente la testa. Lo torturarono il più possibile, ma lui rideva. Qualcuno gli chiese: “Perché ridi?” Mansoor disse: “Sto ridendo perché l’uomo che state
uccidendo è qualcun altro, non sono io. Sto anche ridendo di dio. Cosa sta succedendo? – sono diventati tutti matti? Stanno
uccidendo qualcun altro! Non potete uccidere me, è ridicolo, il vostro
tentativo è del tutto ridicolo. Quindi si ricordi, venga
registrato che io ridevo alla vostra follia”.
E questo è esattamente ciò
che deve aver fatto Gesù, deve aver riso. Ma i
cristiani hanno fatto del loro meglio per raffigurare un Gesù triste. Da un
autentico e reale essere umano hanno creato un santo: gli hanno tolto tutto. I
Vangeli non sono veritieri, molto è stato tolto, molto è stato aggiunto. Sono
diventati storie romanzate.
Nei secoli i cristiani
hanno tentato di raffigurare un Gesù sempre più triste. Perché?
– perché in tutto il mondo la religione è stata
dominata da persone nevrotiche. È stata dominata da masochisti, da sadici. Anche in Oriente, l’induismo, il giainismo, il buddismo – sono stati dominati da masochisti,
da persone a cui piace torturarsi, da gente incapace di vivere la vita nella
sua totalità. Quelli troppo codardi per vivere,
quelli che scappano, hanno finora dominato la religione. Questi vigliacchi
hanno rappresentato un Buddha che non rideva, un Mahavira che non rideva.
E i cristiani dicono
davvero che Gesù non ha mai riso in tutta la sua vita. Ci potete credere? Gesù
che non ha mai riso in tutta la sua vita? Gli piaceva bere e mangiare, stare
con bari e prostitute, gli piaceva frequentare persone di ogni
tipo, e non ha mai riso? Potete immaginare che un uomo come Gesù, che
continuava a far festa per ore con i suoi amici, non abbia
mai riso? È impossibile! Come puoi continuare a bere e a mangiare senza
ridere? Deve aver raccontato barzellette, aneddoti divertenti. Sono stati
cancellati. Era un uomo molto diretto, molto coraggioso. Accettò Maria Maddalena, la famosa prostituta di quei tempi, come
sua discepola. Ci vuole coraggio, ci vuole fegato. Non
posso credere che non abbia mai riso.
Credo invece a una storia molto fantastica su Zarathustra:
appena nato, la prima cosa che fece fu mettersi a ridere. Questo lo posso credere, ma non posso credere alla storia di Gesù che
non rise mai.
Sembra impossibile. Un
bambino... e la prima cosa che fece fu una bella risata di pancia. Ma a questo posso credere. Ha qualcosa di bello, di significativo. Vuole semplicemente dire
che Zarathustra nacque saggio, nacque illuminato, è
tutto qui. Se davvero rise o no, questo non è
importante.
E non dev’essere
troppo difficile: se i neonati possono piangere, perché non possono ridere? I
medici dicono che i neonati piangono semplicemente per
pulirsi la gola, così da poter respirare facilmente. Ma
questo può essere ottenuto in una maniera migliore con una risata di pancia.
Adesso ci sono medici che dicono che i neonati non
piangono se ricevono la giusta attenzione, al contrario, sorridono. Questo è un
buon inizio. Presto arriveranno tanti Zarathustra.
Posso credere alla grande risata di Zarathustra, ma
non posso credere che Gesù non ridesse mai. Ha vissuto trentatré
anni e non ha mai riso? – può essere possibile solo se era assolutamente
perverso, un caso patologico, malato. Ci doveva essere qualcosa di sbagliato,
se non rideva. Ma non c’è niente di sbagliato in lui –
c’è qualcosa di sbagliato nei suoi seguaci. I santi, i messia,
i profeti vengono rappresentati come molto seri, tetri, tristi, solo per far
vedere che sono al di sopra del mondo, che sono superiori, che non sono
mondani. La risata sembra poco profonda, poco spirituale.
Sebbene il messaggio del
Natale sia gioire ed essere contenti, c’è ancora tristezza, perché il
cristianesimo ti insegna solo a essere triste. Non è
una religione che affermi la vita, la nega. È molto più negativa verso la vita
che l’induismo, è molto più negativa verso la vita
che il giudaismo. Non ha alcun senso umoristico. E una
religione priva di senso dell’umorismo è malata, patologica. Ha bisogno di cure
psicologiche.
tratto
da: Osho, The Dhammapada,
vol. 8 # 6
IL PRIMO
PRETE
L'uomo che ha fondato in realtà il cristianesimo non è stato Gesù ma un arciegoista, Paolo. Il
suo vero nome era Saul, era un fanatico, un fanatico
ebreo: voleva uccidere tutti i cristiani. Stava andando dalla sua città a
Gerusalemme per uccide-re i cristiani e distruggere tutte le idee che queste
persone stavano diffondendo.
Ma non era solo un fanatico.
Soffriva anche di schizofrenia, di divisione della personalità. Aveva spesso attacchi di perdita di coscienza, attacchi epilettici,
era molto ammalato. Sulla strada per Gerusalemme....
Era un'estate caldissima e il sole bruciava come fuoco, riversandosi sulla
terra. Per giorni continuò ad andare avanti a piedi. Un giorno, sotto il sole
cocente, cadde a terra in preda a un attacco di epilessia
e perse coscienza. E in questo stato di incoscienza la
sua personalità scissa cambiò: quello che si trovava in superficie andò sotto e
quello che era al di sotto apparve in superficie. Quando
aprì gli occhi, nel sole ardente vide il volto di Gesù. Cambiò il suo nome da
Saul a Paolo. Diventò il più fanatico dei cristiani — invece di uccidere i cristiani, cominciò a predicare. È stato lui a creare il
cristianesimo: uno schizofrenico, una personalità scissa, un uomo malato
nell'anima.
Ma ogni religione ha bisogno
di un fanatico per la sua fondazione. Senza fanatici non si possono creare
religioni. Nessuna chiesa organizzata può mettersi al servizio dell'individuo.
Ogni chiesa organizzata diventa dittatoriale e gli individui vengono
sottomessi, costretti a piegarsi — distrutti e resi schiavi.
TRATTO DA: Osho, Yakusan
# 2
Quattro
risate… insieme a Gesù
Pietro, in piedi fra la folla, guardava Gesù sulla
croce. E vede che Gesù gli fa segno, chiaramente, di
avvicinarsi. “Pssst, ehi Pietro, vieni qui,” dice il Signore.
Mentre Pietro tenta di avvicinarsi due guardie romane lo bloccano e cominciano a picchiarlo di santa
ragione.
Qualche minuto dopo Pietro, sanguinante e pieno di escoriazioni, si rialza, guarda in alto e vede Gesù che
continua a fargli segno di avvicinarsi, “Pssst, ehi
Pietro, vieni qui”. Pietro tenta di nuovo di avvicinarsi ma
le due guardie romane lo bloccano di nuovo e lo massacrano di botte.
Dopo un po’ Pietro rinviene e si guarda intorno:
la folla se ne è andata, come pure i soldati romani;
si trascina fino ai piedi della croce e dice a Gesù: “Sì, mio Signore, cosa
c’è? Dimmi, cosa vuoi?”
“Ehi Pietro” dice Gesù. “Ma
lo sai che da quassù si riesce a vedere casa tua?”
Papa Giovanni Paolo muore,
e arrivato di fronte alle porte del paradiso chiama a gran voce San Pietro, il
guardiano del paradiso.
“Chi è?” chiede San Pietro.
“Giovanni Paolo.”
“Quale Giovanni Paolo?”
“Come? Il papa! Apri, presto!”
“Cosa intendi per… il
papa?”
“Ma come, il tuo
successore; il capo della Cristianità! Hai presente? …Roma, il Vaticano….”
San Pietro scoppia a
ridere e grida a Cristo: “Uè Gesù! Ti ricordi di
quello stupido scherzo che abbiamo fatto sul pianeta terra duemila anni fa? Be’… ci credono ancora!”
In un grande salumificio
avviene un’esplosione e uno dei salami viene lanciato su fino in cielo… e
finisce in paradiso. Un angelo che stava svolazzando lì intorno
lo vede, lo raccoglie e si chiede: “Strano oggetto! Chissà cos’è?”.
Va da Giuseppe e gli chiede, mettendogli il salame
proprio davanti al naso: “Hai mai visto prima una cosa così, sai cos’è?”.
Giuseppe considera il salame e risponde: “No, mai
visto niente di simile prima d’ora”.
L’angelo vola via e incontra
la Madonna.
“Maria, hai idea di cosa
possa essere?”, le chiede, sventolandole il salame davanti agli occhi.
“Oh!” esclama Maria,”se non fosse per quella strana reticella che ha intorno,
direi proprio che si tratta dello Spirito Santo!”.
Il cameriere personale del Papa sta portando la
prima colazione a Sua Santità, ma inciampa e fa cadere tutto il vassoio sul
pavimento. “Per dio e tutti i santi!” impreca il cameriere.
Il papa esce dalle sue stanze e gli dice:
“Figliolo, niente bestemmie qui. Prova invece a dire Ave Maria!”.
Il mattino dopo, sempre mentre porta la colazione
a Sua Santità, il cameriere inciampa di nuovo e tutto, ancora una volta,
finisce per terra.
“Per dio e tutti i santi!” grida il poveraccio.
“Ma no figliolo,” lo ammonisce il Papa, “Ave Maria!”.
Il terzo giorno il cameriere è nervosissimo, ma si
ricorda. “Ave Maria!” grida… non appena casca –
ancora – sul pavimento insieme al vassoio della colazione.
“E no, per dio e tutti i santi!” urla il Papa
“Questo è il terzo giorno di fila che salto la prima colazione, adesso basta!”
Alcuni dei brani di queste pagine sono tratti da
un libro di Osho ‘Cristianesimo e Zen’,
Edizioni Riza: una novità editoriale appena uscita in
italiano.
Si tratta di un testo di rottura, in cui Osho
approfondisce le dinamiche implicite alla tradizione
della Chiesa cristiana esaminando i dogmi, i condizionamenti psicologici e la
pressione sociale di una religione organizzata che in 2000 anni di sottile
lavorio ha fortemente castrato lo spirito di ricerca dei suoi membri. Ma non si
tratta solo di una critica distruttiva: Osho infatti
presenta i colori e lo spirito dello Zen, quale modello di religiosità priva di
ambizioni di potere, basata sulla meditazione, sulla ricerca libera da
pregiudizi e sulla scoperta del Sé, quale realtà esistenziale.
Il Sacro Fuoco
Discorsi sul 'Segreto del Fiore d'Oro'
— Quarta e ultima parte —
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News Services
Corporation
Pagine 280 — Euro 16,60
Il sonno della coscienza
Mai
come in questo periodo, in un modo o nell’altro, siamo portati a confondere,
nel buio e nella nebbia della nostra incoscienza, la corda con un serpente.
Infatti, mai come in questa nostra epoca, inconsciamente aspiriamo a una vita di sofferenze, di sonno della coscienza… la via
del risveglio è qualcosa che di fatto non abbiamo mai preso in considerazione.
Osservando le nostre reazioni collettive ai tragici eventi di questo inizio di millennio, di certo dobbiamo riconoscere di
non avere alcuna salda radice nell’esistenza, di non aver alimentato alcun
equilibrio interiore, di non possedere chiavi in grado di arginare la tempesta
emotiva che ha travolto un po’ tutti.
Il mondo è in fiamme
D’altra parte, quegli stessi eventi testimoniano
come l’allarme lanciato dal Buddha, più di 2500 anni fa, e ripreso dai mistici di ogni epoca e paese: “Il mondo è in fiamme!”, non era una
metafora, ma la nuda e cruda percezione della realtà, una realtà che noi tutti
abbiamo alimentato, per secoli, con i nostri comportamenti quotidiani, con una
mancata assunzione di responsabilità, che ci ha sempre impedito di vedere come,
istante per istante, azione dopo azione, noi tutti siamo gli artefici dello
stato di cose del mondo.
Fiorire alla vita
Eppure, in qualche modo,
l’opportunità di fiorire alla vita, di gioire della vita, di uscire e
immergersi nell’esistenza, resta sempre aperta, qui e ora. E
gli strumenti per iniziare a mettere solide radici nell’esistenza rimangono
semplici e accessibili… sta semplicemente a noi, a ciascuno di noi, decidere
cosa fare della propria vita. Il tempo a disposizione è sempre meno: quelle
forze, sommate ai nostri comportamenti, stanno avvelenando la
vita, e questo intero pianeta, a una velocità impressionante. Eppure, malgrado tutto, gli alberi stanno ancora crescendo, e ogni
giorno aspettano che il vento li sfiori. Così è per ciascuno di noi: ecco
perché diventa oggi una responsabilità civile testimoniare, comunicare
l’esistenza di infiniti sentieri in grado di condurre
a noi stessi. È vero che nulla e nessuno può impedire il nostro risveglio.
Una parola giusta
Spesso usiamo le parole in
modo improprio: per esorcizzare la realtà, per scongiurare le nostre paure, per
evadere quando gli eventi esterni sembrano travolgerci. Esistono
però parole che hanno un’altra origine e un altro scopo: sono le parole
di coloro che hanno osato immergersi nel Reale, e ne sono diventati
espressione. Il loro parlare aiuta a cogliere qualcosa di noi stessi,
altrimenti invisibile, se non addirittura inconcepibile. Essi
infatti hanno colto qualcosa che nella nostra affezione alla vita
quotidiana non ci siamo mai soffermati neppure a pensare.
La vita è preziosa
Accade, in epoche di forte crisi, che tra gli
esseri umani qualcuno si senta spinto a distruggere
quella vita ordinaria. Ogni gesto di distruzione apre una voragine sulla quale
ci si trova tutti in bilico: in quell’istante è
possibile vedere quanto la vita sia preziosa, e come invece l’abbiamo sprecata.
E forse, è proprio nel nostro viverla come qualcosa senza valore, che noi tutti
abbiamo fomentato un’esplosione di malvagità.
Uno specchio limpido
Di certo è tempo di interrogarsi. Vale la pena
chiedersi cosa fare, per non assomigliare al nemico, per non essere noi stessi
il nostro peggior nemico. Per farlo, uno specchio limpido può essere molto
utile: ecco cos’è, in quest’epoca tanto strana,
primariamente, questo libro. Per farlo, può essere
utile avere a disposizione un percorso che porti a cogliere la realtà in
prospettiva: qui si troverà anche questo, e stupirà vedere la semplicità della
proposta. Sta a ognuno di noi scegliere!
Brani tratti dalla Prefazione