in questo numero

 

 

Pag. 2 I centri di Osho in Italia

 

Pag.  5 Osho Times News

 

Pag.  8 La mappa dei sette templi

 

Pag. 14 Tantra, amore e leggerezza

 

Pag. 20 Pensare positivo

 

Pag. 26 Lavoro e mondo interiore

 

Pag. 29 Il nuovo Osho Auditorium

 

Pag. 33 Cristo o anticristo?

 

Pag. 37 Gesù, mito o realtà?

 

Pag. 50 L'Oroscopo di dicembre

 

Pag. 52 La vetrina

 

Pag. 60 Un libro da vivere

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

Osho Times News

 

 

Un grande spazio… tutto per te

 

Nella nuova Piramide (vedi pagine centrali a colori) dal 1º Novembre è in funzione l’Osho Auditorium, per tutte le meditazioni giornaliere, la White Robe serale… e celebrazioni d’ogni tipo.

Lo spazio interno del nuovo auditorio è vasto e il pavimento di marmo verde scuro, riflettendo la luce che entra dalla lunga fila di finestre laterali, amplifica ulteriormente questa impressione, creando un effetto di spazio ‘oltre lo spazio’ davvero suggestivo! E poi capita di guardare in alto e la forma del soffitto, a piramide, raccoglie tutta questa energia e la focalizza verso l’alto. Una specie di ‘invisibile ascensore’ – così si è espresso qualcuno – che ti porta su… e dentro, al tempo stesso. Questo gioco a specchiarsi fra la spazio fuori e lo spazio interiore è aiutato poi dalla pulizia del design, che nasconde tutta la ricchezza tecnologica di questo nuovo luogo di meditazione: 8000 Watt di altoparlanti che praticamente non si vedono, un ‘ponte di comando’ ben nascosto sulla destra con un mixer largo quasi due metri, una sfilza di computer… e un mucchio di altri aggeggi, misteriosi agli occhi di un profano, per controllare l’aria condizionata, l’impianto di purificazione dell’aria, luci e tutto il resto. Proprio a dimostrare che la meditazione è qualcosa senza tempo e se la tecnologia può aiutare a star bene, rilassarsi e celebrare, tanto meglio.

Ecco cosa ci scrive una partecipante alla prima dinamica nel nuovo Auditorium: “È l’alba quando arrivo alla Piramide, ci sono ancora le stelle in cielo; attraversando il ponte prima dell’entrata sento davvero il ‘grande passo’ che sto facendo: andare dentro di me per meditare. Prima di entrare mi volto e guardo la luna ancora in cielo, uno spicchio sottile – proprio di fronte all’entrata – che si intravede fra i rami degli alberi. La Dinamica inizia immediatamente, e subito sento la musica – i bassi specialmente – risuonare nel mio corpo… mi aiuta ad andare dentro. È davvero molto più ‘fisica’ la percezione del suono, qui che non nella ‘vecchia’ Buddha Hall!

Anche lo spazio è così ampio, pulito, vuoto… anche con 500 persone che stanno facendo la Dinamica. Aiuta a meditare. È una gioia avere aria pulita quando fai la dinamica, e anche la temperatura è controllata automaticamente: nel quarto stadio dello stop, si alza, mentre negli altri c’è un bel freschino”.

La sera della prima White Robe è stata qualcosa di speciale: questa meditazione della sera è stata immediatamente seguita da una ‘White Robe Disco’ molto giosa, e poi dopo cena tutti a celebrare l’occasione in un grande party nella piazza subito fuori della piramide – giardini, fontane, laghetti: la parte già pronta della vasta area dove poi si andrà a mangiare quando saranno finiti gli utimi ritocchi – i lavori fervono, il nuovo complesso cucina e self-service è al piano terra della nuova piramide.

Qualcosa di speciale anche la sera prima: l’ultima White Robe nella Buddha Hall.

Era davvero piena, un’atmosfera dolce e vivace al tempo stesso… alla fine la musica è continuata a lungo, e i partecipanti si sono fermati dentro molto più del solito. Più tardi nella serata una ‘Buddha Hall Celebration’: splendida musica – energia e insight al tempo stesso – per ballare, inframezzata da momenti di silenzio totale.

‘La celebrazione nasce dal nulla, o meglio nasce da ogni dove. Non ha una causa… perché l’esistenza è fatta di quella cosa che si chiama gioia.’ Osho.

 

 

Non solo libri...

 

A molti di noi è capitato che ilfortuito’ incontro con un libro di Osho ci abbia portato non solo ad apprezzarlo, e magari a consigliarlo a un caro amico, ma ci abbia dato anche la spinta decisiva per iniziare a far meditazione… o per venire fino all’Osho Meditation Resort di Pune. Quelli di Osho non sono solo lilbri, ma qualcosa di più e di diverso. Proprio da questo nasce la cura con cui qui al resort si procede alle ristampe dei titoli di Osho ormai esauriti: un completo e accurato controllo del testo – confrontandolo con la registrazione su nastro dei discorsi originali di Osho – e un nuovo design e layout. E poi si fa festa: ogni nuova ristampa è l’occasione per qualcosa di speciale, come è accaduto recentemente per ‘Sufis: The People of the Path, Vol 1’. Visto il tema – fra tappeti persiani, drappeggi di un giallo acceso ed elaborati candelabri bronzei – cinque danzatori sufi hanno iniziato a roteare in un whirling al suono, dal vivo, di una suggestiva musica mediorientale. Poco dopo è iniziata la presentazione, con anche la lettura di alcune deliziose storie sufi tratte da questo libro, mentre i cinque danzatori continuavano, imperturbabili. Poi la musica si è fatta più veloce, il roteare più rapido… nessun applauso alla fine, solo un immenso silenzio che ha coinvolto anche il pubblico: evidentemente aveva colto il messaggio di base di ogni libro di Osho.

Proprio come un riflesso a ciò che succede qui al resort, il crescente successo di mercato dei libri di Osho nel mondo: in Brasile, ad esempio, Osho Experience è stato al sesto posto nella lista dei bestsellers e c’è stato bisogno di un reprint dopo sole 2 settimane… sull’onda di questo grande successo è apparso nelle edicole anche un CD con un discorso di Osho unito a un piccolo album di foto.

In Italia poi due novità veramente grosse: finalmente uscito Cristianesimo e Zen, Edizioni Riza – un testo di rottura, in cui Osho approfondisce le dinamiche implicite alla tradizione della Chiesa cristiana, che da tempo aspettava una casa editrice che avesse il coraggio di pubblicarlo – e di prossima uscita, a gennaio, L’Autobiografia di Osho un’opera complessiva e fondamentale: la vita e il ‘lavoro’ di Osho raccontati con brani presi dai suoi discorsi.

 

 

Dallo svago al benessere

 

Non solo mare, vacanze e ‘divertimentificio’ a Rimini e dintorni. Partendo probabilmente da quella voglia estiva di svagarsi che è un po’ alla base dell’energia del posto c’è tutto un fiorire di iniziative che propongono qualcosa di più maturo e più profondo: non una semplice distrazione dai problemi della vita ‘del resto dell’anno’, ma un benessere complessivo – corpo, mente, spirito – che aiuti a crescere e ad affrontare i problemi della vita di tutti i giorni (vedi per esempio ‘Healthness’ nell’ultimo numero dell’OTI).

E così succede che le meditazioni di Osho arrivino anche in qualcuna di quelle tante feste, sagre e così via che d’estate vengono organizzate sulle colline dell’entroterra romagnolo: come al Festival Naturalmente che si è tenuto a Gemmano, fra Rimini e S. Marino. Un weekend di fine agosto ricchissimo di valide proposte pervivere meglio’: biogastronomia, ecomercato, tecniche alternative di benessere naturale, svariati tipi di massaggi, Nataraj, Kundalini e No–Dimensions. Inoltre visite a cavallo nel vicino parco naturale, discese guidate nelle grotte di Onferno, conferenze su temi quali energie alternative e risparmio energetico, i semi transgenici e così via… e poi spettacoli e tanta tanta bella musica. Il tutto organizzato dal locale ‘Punto d’incontro meditatori e artisti itineranti’. Si ripete l’anno prossimo.

 

 

Porta la tua croce!

 

Fra un po’, in Italia, ci saranno forse crocifissi dappertutto: “In tutte le aule delle scuole di ogni ordine e grado, tutte le università e accademie del sistema pubblico integrato di istruzione, negli uffici della Pubblica Amministrazione considerata in ogni sua branca…” così recita la proposta di legge che recentemente, in Italia, ha suscitato un acceso dibattito… e l’elenco dei luoghi dove è d’obbligo esporre il crocifisso continua a lungo, dettagliatissimo, senza dimenticarsi degli ‘stabilimenti di detenzione e pena’ – ovviamente! – e di ‘stazioni, porti e aeroporti’. Si afferma che il crocifisso è simbolo della civiltà occidentale, dei valori cristiani dai quali questa non può prescindere (per un esame della ‘civiltà cristiana’ vedi OTI 02/2002).

Rispetto all’esposizione obbligatoria nelle aule scolastiche, sembra che il ministro dell’istruzione non sia particolarmente convinta. Teme forse che sia un’indicazione troppo chiara per gli studenti – e magari provocatoria – riguardo a ciò che li aspetta?

Dopo tutto ognuno deve ‘portare la sua croce’… ma Osho ha una proposta più interessante: “Non ascoltare Gesù che ti dice che ognuno deve portare la sua croce. Io ti dico:Ognuno deve portare la sua chitarra’. Perché portare una croce quando ci sono delle chitarre a disposizione?

Io non lo chiamo cristianesimo, lo chiamocrocianesimo’. Se Gesù non fosse stato crocefisso non sarebbe esistito ciò che va, in tutto il mondo, sotto il nome di cristianesimo. Questa gente se ne è interessata a causa della morte… un interesse morboso. La croce è diventata la cosa principale; Gesù è secondario: si sono interessati a lui perché è stato crocefisso, a causa delle sue sofferenze. Questa è gente sempre interessata alle sofferenze, all’infelicità, alla morte.

Il mio interesse non è nella morte, io sono interessato alla vita. Io amo la vita incondizionatamente.”

  (ritorna al sommario)

 

 

 

I sette tempii

 

Andare sempre più in profondità dentro se stessi – ben oltre i limiti della moderna psicologia occidentale là dove si trova la reale, silenziosa risposta alla fondamentale domanda ‘Chi sono io?’. Là dove la domanda stessa svanisce!

 

 

Per me, voi siete dei buddha. Tutti i vostri sforzi per diventare illuminati sono ridicoli, se non accettate questo fatto basilare… Questa deve diventare una tacita comprensione: che voi lo siete già! Questo è il giusto inizio, altrimenti andrete fuori strada. Questo è l’inizio giusto.

Cominciate con questa visione e non preoccupatevi che possa creare in voi una sorta di ego: che ‘io sono un buddha’. Non preoccupatevi, perché l’intero processo vi farà capire con chiarezza che l’ego è l’unica cosa che non esiste – l’unica cosa che non esiste! Tutto il resto è realtà.

 

Nelle antiche scritture buddhiste si parla di sette templi. Proprio come i sufi parlano di sette valli e gli indù parlano di sette chakra, i buddhisti parlano di sette templi.

Il primo tempio è fisico, il secondo tempio è psicosomatico, il terzo tempio è psicologico, il quarto tempio è psico-spirituale, il quinto tempio è spirituale, il sesto tempio è spiritual-trascendente e il settimo tempio – il supremo, il tempio dei templi – è trascendente. Questo è il significato della parola in sanscrito pragyaparamitala saggezza dell’aldilà, dall’aldilà, nell’aldilà, la saggezza che arriva solo quando hai trasceso ogni sorta di identificazione – inferiore o superiore, di questo mondo o dell’altro mondo – quando non sei affatto identificato, quando in te esiste solo una pura fiamma di consapevolezza senza neppure un filo di fumo.

Nel mondo moderno è iniziato un lavoro enorme di ricerca dell’essenza più intima dell’essere umano. Sarà bene comprendere quanto lontano possano condurci gli sforzi moderni. Pavlow, B.F. Skinner e gli altri psicologi del comportamento, continuano a girare intorno al primo tempio – il fisico. Pensano che l’uomo sia soltanto il corpo. Si lasciano coinvolgere troppo dal primo tempio, si lasciano coinvolgere troppo dalla fisicità e dimenticano tutto il resto. Queste persone tentano di spiegare l’uomo solo attraverso la fisicità, la materia. Questo atteggiamento diventa un ostacolo perché genera una chiusura.

Quando fin dall’inizio si nega che ci sia qualcosa oltre il corpo, allora si nega l’esplorazione stessa. Questo diventa un pregiudizio. Un comunista, un marxista, uno psicologo del comportamento, un ateo – gente che crede che l’uomo sia soltanto fisicità – proprio con il loro credo chiudono le porte alle realtà più elevate. Diventano ciechi. E la fisicità esiste, la fisicità è il fattore più apparente, non ha bisogno di prove. Il corpo fisico esiste, non c’è bisogno di dimostrarlo. Poiché non c’è bisogno che si dimostri la sua esistenza, diventa l’unica realtà. Questo è un non senso. In questo caso l’uomo perde tutta la propria dignità. Se non esistesse niente che maturi interiormente o verso cui protendersi nella crescita, nella vita non esisterebbe alcuna dignità; in questo caso l’uomo sarebbe ridotto a un oggetto – l’uomo sarebbe solo un corpo, che mangia e produce feci, poi mangia e fa l’amore e produce figli… sempre avanti così, finché un giorno muore. Una ripetizione meccanica, terra terra, di materialità – come potrebbe esserci un significato qualsiasi, un senso, una poesia? Come potrebbe esserci una danza?

Skinner ha scritto un libro Oltre la libertà e la dignità: il titolo dovrebbe essere Al di sotto della libertà e della dignità, non oltre. È al di sotto, è il punto di vista più basso e il più sgradevole per valutare l’essere umano. Va benissimo che il corpo esista, ricordalo: io non sono contrario al corpo, è un tempio bellissimo. La bruttura subentra quando uno pensa che il corpo sia tutto.

Si potrebbe pensare all’uomo come a una scala costituita da sette gradini… e tu ti identifichi con il primo: in questo caso non potresti più procedere. Ma la scala esiste e congiunge questo mondo all’altro; la scala congiunge la materia alla divinità. Il primo gradino è perfetto, se considerato in rapporto all’intera scala. Se funziona come primo passo, ha un’immensa bellezza: dovresti essere riconoscente al corpo. Ma se cominci a venerare il primo gradino e dimentichi i sei rimanenti – dimentichi l’esistenza dell’intera scala e ti chiudi, confinandoti lì – allora questo non è più un gradino: un gradino è tale soltanto quando conduce al seguente, solo quando è una parte della scala. Se non è più un gradino, resti bloccato. Ecco perché i materialisti sono sempre persone bloccate, sentono sempre che manca loro qualcosa, sentono di non essere diretti da nessuna parte. Si muovono in tondo, in cerchi concentrici e ritornano continuamente allo stesso punto. Sono stanchi e annoiati: cominciano a pensare al modo per suicidarsi. Nella vita tutti i loro sforzi sono tesi alla ricerca di sensazioni, in modo che possa accadere qualcosa di nuovo. Ma quale ‘novità’ potrebbe accadere? Tutte le cose che vi tengono occupati, non sono altro che giocattoli… riflettete su queste parole di Frank Sheed: “L’anima dell’uomo chiede piangendo uno scopo o un significato. E lo scienziato risponde:Eccoti un telefono’, oppure: ‘Guarda! Un televisore!’ – proprio come si offrono bastoncini di zucchero o si fanno delle smorfie per distrarre un bimbo che piange perché vuole la mamma. Il flusso continuo di invenzioni è stato straordinariamente utile per tenere occupato l’uomo, per impedirgli di ricordare ciò che lo turba.”

Tutte le cose che il mondo moderno ti ha procurato, altro non sono che bastoncini di zucchero, giocattoli con i quali dilettarsi – e tu cercavi piangendo la mamma, invocavi l’amore, cercavi la consapevolezza… un significato qualsiasi nella vita. La loro risposta è: “Guarda! Il telefono. Guarda! Il televisore. Guarda! Ti abbiamo portato un mucchio di cose bellissime!” E tu per un po’ ci giochi, poi ne hai abbastanza e di nuovo ti annoi…

Questo stato di cose è ridicolo. Il modo in cui continui a vivere è talmente assurdo da sembrare inconcepibile. Sei rimasto intrappolato sul primo gradino.

Ricordati che sei nel corpo, ma che non sei il corpo: lascia che questa consapevolezza sia continuamente presente. Vivi nel corpo, il corpo è una bellissima dimora. Ricordati, neppure per un solo istante ti spingerei a essere contrario al corpo, a rinnegarlo come i cosiddetti spiritualisti hanno fatto nel corso dei secoli. I materialisti continuano a pensare che il corpo sia tutto ciò che l’uomo ha, e ci sono persone che arrivano all’estremo opposto e pensano che il corpo sia un’illusione, che non esista! Ti dicono di distruggerlo, per distruggere quell’illusione: solo così potrai diventare reale! Questo estremo opposto è una reazione. Il corpo è bello, il corpo è reale, si deve vivere il corpo, lo si deve amare. È un grande dono di dio. Non essere contro il corpo neppure per un solo istante e neppure per un solo istante devi pensare di essere solo il corpo: sei di gran lunga più vasto. Usalo come un trampolino.

Il secondo gradino è psicosomatico. Qui opera la psicanalisi freudiana; arriva più in alto rispetto a Skinner e Pavlov. Freud penetra un po’ di più nei misteri della psiche. Non è solo uno studioso del comportamento, tuttavia non va mai oltre i sogni. Continua ad analizzare i sogni.

Il sogno esiste in te come un’illusione. È indicativo, è simbolico, è un messaggio dell’inconscio che deve svelarsi alla mente cosciente. Ma non c’è ragione per rimanere intrappolato nel sogno. Usa il sogno, ma non diventare il sogno: tu non sei il sogno.

Non c’è bisogno di fare tutto questo chiasso per un sogno, come continuano a fare i freudiani. Tutti i loro sforzi sembrano protesi nella dimensione del mondo dei sogni. Prendi nota del sogno e comprendine il messaggio: in realtà non hai bisogno di andare da qualcuno per sottoporre ad analisi i tuoi sogni. Se non sei in grado tu di analizzare i tuoi sogni, nessun altro potrà farlo, perché il tuo sogno è il tuo. Il tuo sogno è talmente personale che nessun altro potrà mai sognare come sogni tu. Nessuno può spiegarti il tuo sogno: la sua interpretazione sarebbe la sua interpretazione. Solo tu puoi cercare di capirlo. E di fatto non c’è bisogno di analizzare il sogno: osservalo nella sua totalità, con chiarezza, con consapevolezza e capirai il suo messaggio. È talmente forte e chiaro! Non c’è alcun bisogno di farsi psicanalizzare per tre, quattro, cinque, sette anni!

Una persona che sogna ogni notte e che di giorno va dallo psicanalista per fargli analizzare i propri sogni, a poco a poco si trova avvolta in un’atmosfera onirica. Proprio come sul primo gradino sei troppo ossessionato dalla fisicità, così sul secondo sei troppo ossessionato dalla sessualità. Perché il secondo gradino – il regno della realtà psicosomatica – è il sesso. Il secondo gradino comincia a interpretare ogni cosa in termini di sesso. Se ti rivolgi a un freudiano, qualsiasi cosa tu faccia viene ridotta a sessualità. Per lui, al di sopra del sesso non esiste nulla: vive nel fango, non crede nel fior di loto. Riduce ogni cosa alla sua causa: questa è la sua realtà. In questo modo ogni poema viene ridotto a sessualità. Ogni cosa bella viene ridotta a sessualità e perversione e repressione: Michelangelo è un grande artista? – allora la sua arte deve essere ridotta a una qualche forma di sessualità. I freudiani arrivano a livelli assurdi. Dicono: tutte le grandi opere d’arte di Michelangelo o di Goethe o di Byron, che procurano grandi gioie a milioni di persone, sono soltanto frutti di sessualità repressa… magari Goethe si stava masturbando e fu interrotto. A milioni di persone viene impedito di masturbarsi, ma non diventeranno mai un Goethe.

Sono assurdità… e l’arte diventa patologia, la poesia diventa patologia, ogni cosa diventa perversione. Se l’analisi freudiana avesse ragione, allora non ci sarebbero Kalidas, né Shakespeare, né Michelangelo, né Mozart, né Wagner, perché tutti vorrebbero essere uomini normali e quelli, secondo Freud, sono tipi anormali, sono persone ammalate psicologicamente. Freud riduce i geni al livello umano minimo.

Buddha è un malato, secondo Freud – perché di qualsiasi cosa Buddha parli, altro non è che frutto di sessualità repressa.

Questo approccio riduce a bruttura la grandezza dell’uomo. Statene in guardia: Buddha non è un malato, di fatto è Freud a essere ammalato. Il silenzio di Buddha, la gioia di Buddha, la celebrazione di Buddha – non sono malattie, sono la piena fioritura del benessere.

Ma per Freud la persona normale è colui che non ha mai cantato una canzone e non ha mai danzato e non ha mai celebrato e non ha mai pregato e non ha mai meditato, che non ha mai fatto qualcosa di creativo, è colui che è soltanto normale: va in ufficio, torna a casa, mangia, beve, dorme e muore, senza lasciare una sola traccia di creatività, senza lasciare una sola firma da qualche parte. Quest’uomo normale sembra assai mediocre, ottuso e morto. Viene il sospetto che, poiché Freud stesso non è riuscito a essere creativo – era una persona priva di creatività – abbia condannato la creatività stessa come patologia. È molto probabile che fosse una persona mediocre: fu la sua mediocrità a sentirsi offesa dai genii del mondo.

La mente mediocre tenta di rimpicciolire ogni grandezza. La mente mediocre non riesce ad accettare che esistano esseri più elevati rispetto a lei: il fatto la ferisce. Tutta questa psicanalisi e la sua interpretazione della vita umana sono una vendetta da parte della mediocrità. Guardatevi da essa. È migliore, rispetto al primo stadio, certo; è un po’ più avanti rispetto al primo stadio, ma si deve procedere e continuare a procedere oltre, e ancora più oltre.

Il terzo gradino è psicologico.

Adler vive nel mondo psicologico, la volontà di potenza; in lui c’è almeno qualcosa – che è molto egoista – ma c’è almeno qualcosa che ha un’apertura maggiore rispetto a Freud. Ma il problema è che, proprio come Freud riduce tutto a sessualità, Adler riduce tutto al complesso d’inferiorità. Le persone cercano di diventare grandi perché si sentono inferiori. Per lui, chi cerca di realizzare l’illuminazione è una persona che si sente inferiore, chi cerca di realizzare l’illuminazione è una persona alla ricerca del potere. Questo è del tutto sbagliato, perché abbiamo visto persone – un Buddha, un Cristo, un Krishna – che si sono arrese in modo così totale, per cui la loro ricerca non può affatto essere definita una ricerca del potere. Quando Buddha fiorisce non ha alcuna idea di superiorità, niente affatto: egli si prostra di fronte all’esistenza intera. Buddha non ha l’idea del più-santo-di-te, affatto: per lui tutto è santo, anche la polvere è divina. No, Buddha non pensa a se stesso come un essere superiore e non ha mai fatto sforzi per diventare superiore. Non si è mai sentito inferiore, affatto… era un re per nascita, per lui non esisteva un problema di inferiorità. Fin dall’inizio era in cima alla scala sociale, per lui non esisteva un problema d’inferiorità. Nel suo stato, era l’uomo più ricco e il più potente: non esisteva per lui un potere maggiore, né una ricchezza maggiore da raggiungere. Era uno degli uomini più belli che siano mai nati sulla Terra, la sua amata era una delle donne più belle al mondo: egli poteva avere tutto.

Tuttavia Adler continua a cercare un qualche complesso d’inferiorità, poiché è incapace di credere che un uomo possa avere una realizzazione diversa dal proprio ego.

Adler è migliore rispetto a Freud e arriva un po’ più in alto. L’ego sta un po’ più in alto rispetto al sesso, non è superiore di molto, ma lo è.

Il quarto gradino è psico-spirituale. Jung, Assagioli e altri sono entrati in questo tempio. Sono arrivati più in alto rispetto a Pavlov, Freud e Adler, aprono maggiori possibilità, accettano il mondo dell’irrazionale, dell’inconscio. Non si confinano al mondo della ragione. Sono persone molto più comprensive – accettano anche l’illogicità. Non negano l’irrazionale, lo accettano. Qui si ferma la psicologia moderna – al quarto gradino. Ed esso si trova proprio nel mezzo dell’intera scala: tre gradini al di sotto e tre al di sopra.

La psicologia moderna non è ancora una scienza completa: sta sospesa nel mezzo. È molto insicura: è incerta su ogni cosa. È basata più sull’ipotesi che sull’esperienza. Sta ancora faticando per esistere.

Il quinto gradino è spirituale – islam, induismo, cristianesimo – le religioni in quanto organizzazioni di massa restano fissate qui. Non vanno oltre il mondo spirituale. Tutte le religioni organizzate e le chiese si fermano qui.

Il sesto gradino è spiritual-trascendente – lo Yoga e altri metodi. In tutto il mondo, nei secoli, si sono sviluppati molti metodi che assomigliano meno a organizzazioni ecclesiastiche, che non sono dogmatici, ma che si basano di più sull’esperienza. Dovete fare qualcosa con il corpo e con la mente, dovete creare nel vostro intimo una certa armonia in modo tale da poter cavalcare quell’armonia, da poter cavalcare questa nuvola d’armonia e allontanarvi dalla vostra comune realtà. Lo Yoga può contenere tutto ciò, e tutto ciò forma il sesto tempio.

Il settimo è il trascendenteTantra, Tao, Zen. L’atteggiamento di Buddha appartiene al settimo – pragyaparamita, che significa la saggezza trascendente, la saggezza che arriva solo a chi abbia attraversato tutti i corpi e sia diventato unicamente pura consapevolezza, un semplice testimone, pura soggettività.

 

Il primo passo, l’inizio, è sempre la domanda: “Chi sono io?” Ciascuno deve continuare a chiederselo. Quando ti chiedi come prima volta: “Chi sono io?”, il muladhar risponde: “Tu sei un corpo! Che insensatezza! Non hai bisogno di chiedertelo, lo sai già. Quindi il secondo chakra risponde: “Tu sei la sessualità. Poi risponde il terzo chakra: “Tu sei la ricerca del potere, un ego.e così via.

Ricorda: devi fermarti solo quando non arriva più alcuna risposta, non fermarti prima d’allora! Se arrivasse qualche risposta: “Tu sei questo, tu sei quello”, sappi che qualche centro te la sta fornendo. Quando avrai attraversato tutti e sei i centri e avrai cancellato tutte le loro risposte… continua a chiederti: “Chi sono io?” – nessuna risposta arriverà da alcun centro, in te ci sarà assoluto silenzio. La domanda ti risuonerà dentro: “Chi sono io?” e ci sarà silenzio… sarai assolutamente presente, assolutamente silenzioso, senza neppure una vibrazione. “Chi sono io?” e puro silenzio, allora accadrà un miracolo: non riuscirai neppure a formulare la domanda. Allora le risposte sarebbero assurde… a quel punto, finalmente, anche la domanda diventa assurda. Dapprima scompaiono le risposte, poi scompare anche la domanda – poiché possono soltanto coesistere. Sono come le due facce di una moneta – se ne scompare una, non puoi conservare l’altra. Dapprima scompaiono le risposte, poi scompare anche la domanda. E con la scomparsa della domanda e delle risposte, arriverai a comprendere che quello è il trascendente. Lo sai, eppure non puoi dirlo; lo sai, ma non puoi esprimerlo con le parole. Lo sai, tramite il tuo stesso essere, sai chi sei, ma non lo puoi esprimere verbalmente.

Quando in te sorge questa conoscenza, diventi un buddha. Allora scoppi in una risata, perché riesci a comprendere di essere stato un buddha fin dall’inizio: soltanto non avevi mai guardato dentro di te tanto in profondità. Avevi continuato a girare intorno al tuo essere, non eri mai arrivato a casa.

 

tratto da: Osho, Il Sutra del Cuore Edizioni del Cigno

 

 

 

Lascia che nel tuo cuore dimori la certezza che sei un buddha. Lo so, potrebbe sembrare presuntuoso, potrebbe sembrare ipotetico, non puoi averne una fiducia totale. È naturale, lo capisco. Lascia esistere questa certezza, ma come se fosse un seme. Intorno a quel fatto inizieranno ad accadere molte cose… con questo terreno, con questa visione nella mente, cioè che tu sei un buddha, sei un buddha che sta fiorendo, hai la potenzialità di diventarlo, non ti manca nulla, tutto è pronto, devi solo mettere le cose nel giusto ordine, ti occorre solo un po’ più di attenzione cosciente, un po’ più di consapevolezza… Il tesoro c’è, devi solo accendere una piccola lampada nella tua casa. Quando le tenebre saranno scomparse, non sarai più un mendicante, sarai un buddha; sarai un sovrano, un imperatore. Questo intero regno è tuo, devi solo rivendicarlo, devi solo reclamarlo.

 

 

 

Esiste una definizione molto famosa di Emerson: “L’uomo è dio decaduto.” Sono d’accordo e non sono d’accordo. L’intuizione contiene un po’ di verità – l’uomo non è come dovrebbe essere. L’intuizione c’è, ma è un po’ capovolta. L’uomo non è dio decaduto, l’uomo è dio in costruzione, l’uomo è un buddha che sta per sbocciare. Il bocciolo c’è, può sbocciare in ogni momento: basta un piccolo sforzo, solo un po’ d’aiuto. L’aiuto non è la causa del bocciolo – esso esiste già! Il tuo sforzo servirà soltanto a rivelarlo a te stesso, l’aiuto servirà a scoprire ciò che esiste, ma è nascosto. È una scoperta, ma la verità esiste già. La verità è eterna.

  (ritorna al sommario)

 

 

Amore, leggerezza, é la fragranza della libertà

 

Il Tantra come metodo per aprirci all’innocenza e alla presenza, un percorso per scoprire in noi stessi un’inesauribile riserva d’amore, che non dipenda affatto da chi ci circonda. Ce ne parla Sudha, Osho therapist con una pluridecennale esperienza di meditazione e conduzione di gruppi di crescita interiore, in una recente intervista.

 

 

Domanda: Di Tantra ne parlano un po’ tutti, come mai? Cosa significa Tantra per te?

Sudha: Il lavoro col Tantra per me è cominciato nel 1974, quando nella prima Pune Osho diede indicazioni di organizzare, oltre alle meditazioni, anche gruppi di ‘crescita interiore’. A un certo punto, all’improvviso, Osho mi comunicò che avrei dovuto iniziare a condurre il gruppo di Tantra: la persona che aveva condotto questo gruppo prima di me si era ammalata, e non poteva continuare.

Fino a quel momento, all’interno della comune, avevo fatto le pulizie e curato la pubblicazione dei suoi libri, ed ero molto felice. Prima di incontrare Osho, per alcuni anni, avevo condotto gruppi, ma da quando avevo cominciato a vivere nella comune di Pune avevo deciso che condurre gruppi non era qualcosa che mi avrebbe potuto aiutare nella mia crescita spirituale. Dopo aver meditato per un anno, sentii che era disonesto e ipocrita, da parte mia, avere la presunzione di poter insegnare a qualcuno, qualcosa sulla ricerca interiore. E così, di fronte alla richiesta di Osho, pensai: cosa ne so del Tantra? Mi prese il panico, perché a parte le fantasie, le chiacchiere e un certo idealismo romantico, non mi ero mai spinta in profondità nel tema. Pensavo che avesse a che fare col sesso libero e una specie di ginnastica sacra… o qualcosa del genere.

Quando ricevetti il messaggio che dovevo condurre questo gruppo di Tantra, mi venne anche detto che potevo accettare o meno. Immediatamente dissi di no. Pensavo che ci dovesse essere qualche errore. Poi mi resi conto che era stupido avere un maestro e non accettare la sua guida, e così gli inviai un messaggio dicendo che l’avrei fatto. Mi disse di ‘togliermi di mezzo’ e lasciare che alfare’ ci pensasse lui. Mi venne poi comunicato che il gruppo era già cominciato due giorni prima, e che io dovevo portarlo a termine e successivamente continuare a condurre lo stesso gruppo. Non so se riesci a immaginarti come mi sentivo: finire un gruppo che era in corso e che era stato iniziato da una persona, Kaveesha, per la quale nutrivo grande rispetto e ammirazione. Caspita!

Così entrai nella stanza del gruppo, nelle therapy chambers di Pune, e trovai le persone che mi stavano aspettando. Collassai sul pavimento, in lacrime! Pensarono che fossi una partecipante, terrorizzata dal famoso gruppo del Tantra, e mi si fecero attorno per offrirmi conforto. Si creò un significativo silenzio quando dissi che ero là per condurre il gruppo… e non avevo idea di cosa fosse il Tantra. Fu allora che una persona disse che anche loro non sapevano di cosa si trattasse, e quindi non dovevo preoccuparmi.

In quel momento ebbi un mini satori: io non so, loro non sanno… allora questo spazio è totalmente aperto, innocente! Nel mio corpo ci fu una vampata d’energia, come fuoco. E sento di aver ricevuto in quel momento una specie di ‘trasmissione’ rispetto all’essenza del Tantra: lo spazio interiore di non giudizio, vastità, apertura… e la libertà che tutto questo dava a me e a tutti gli altri presenti, per rilassarsi e fluire. L’energia si muoveva in maniera naturale, e io non avevo idea di cosa stava accadendo! Sentii: lascia che accada, Sudha, perché tu non sai come dirigere quello che sta accadendo. Non aveva niente a che fare con un agire tantrico appropriato, o con tecniche e cose del genere. In realtà, da quello spazio arrivarono nella mia mente, in maniera organica, quelle tecniche che io non sapevo di conoscere. E il gruppo fu splendido!

In quel periodo, nella prima Pune, c’era in realtà molta focalizzazione sul decondizionamento sessuale, perché quello era il punto nel quale tutti, come persone, ci ritrovavamo. E dovevamo liberarci delle inibizioni e delle repressioni prima che il Tantra potesse essere più di questo.

Molti anni dopo, insieme ad alcuni colleghi creai il Tantra Intensive, basato su tutto ciò di cui avevamo fatto esperienza nella meditazione e capito, fino a quel momento.

Quando Osho lasciò il corpo, il lavoro del Tantra fece per me un salto di qualità. Mentre osservavo quel corpo che veniva consumato dal fuoco e il fumo che saliva nel cielo, non provai quello che pensavo avrei dovuto provare in un’occasione del genere: nel momento in cui il mio amato maestro mi stava lasciando. In realtà, mi sentii liberata. Ricordo che rimasi sorpresa. Anche l’identificazione e l’attaccamento alla presenza fisica di Osho se ne andarono in fumo. Finite. Eppure c’era amore e leggerezza e la fresca fragranza della libertà. Ero sorpresa, e non c’era dolore. Ricordo di aver sentito Osho dire che l’amore è l’unica esperienza che trascende la morte. E ricordo di aver pensato: ah, allora questo è amore. Era persino un’esperienza fisica del corpo, di pienezza e vuoto allo stesso tempo. E non era nel cuore, ma nell’hara e tutt’attorno. Me ne sentii avvolta e saturata. C’era amore e non c’era nessun corpo da amare. Con la morte di Osho mi venne mostrata un’altra dimensione di un amore che non aveva niente a che fare con la relazione.

 

 

Domanda: Vuoi dire che c’era l’amore anche se non c’era il partner di una relazione?

Sudha: Sì, odio dirlo, ma era come se ci fosse amore per la prima volta. Almeno, quel che accadde non era qualcosa che conoscevo. Prima di questo momento pensavo di sapere cos’era l’amore. Immagina!

Dopo quel momento, il lavoro col Tantra è cambiato. Ho cominciato consapevolmente ad apprezzare qualcosa di diverso, qualcosa al livello dell’essere, di ciò che è essenziale. Ho capito che le relazioni sono davvero delle opportunità per una trasformazione interiore, a patto che riusciamo a imparare come essere meditativi in queste relazioni. E il lavoro ha fatto un salto verso qualcosa che era focalizzato in una direzione diversa.

 

 

Domanda: Prima hai menzionato il decondizionamento sessuale come qualcosa di distinto dal Tantra. Ho l’impressione che tu dica che il decondizionamento arriva prima del Tantra.

Sudha: Il Tantra accade proprio nel presente. È una via verso l’illuminazione, non è un gioco di gruppo. Se una persona è eccessivamente appesantita dal passato e non vi ha mai davvero guardato dentro, allora il passato continuerà a interferire con l’essere nel presente.

Naturalmente, la nostra parte ‘bambina’ ha solo interesse a essere amata, non a essere piena d’amore. Tantra è entrare in profondità nel presente, con l’amato o l’amata, mentre il decondizionamento sessuale se la vede con il condizionamento del passato. E c’è posto anche per un lavoro di decondizionamento, perché non possiamo amare e nemmeno fare l’esperienza di una sessualità gioiosa, se non abbiamo imparato il modo per lasciar andare i condizionamenti del passato e i sogni del futuro, e a essere davvero, realmente presenti. Fiducia, gioia e accettazione, che considero i veri piaceri della vita, sono la fragranza dell’essere nel presente.

Così il Tantra offre al nostro amore la possibilità di divenire la nostra meditazione: l’invito a purificare il nostro amore dalla gelosia, dalla possessività, dai trip di potere, dominazione, paura, emozionalità e altri spazi dell’ego, diventando più radicati nel presente. E poiché siamo tutti interessati all’amore – e magari non così appassionati di meditazione – perché non rendere l’amore la meditazione stessa?

Ho sentito Osho dire che abbiamo bisogno di una nuova psicologia per capire noi stessi, che la vecchia psicologia non ci ha fornito molti strumenti per una buona comprensione, e che questa nuova psicologia dovrebbe essere fondata sulla scuola del Tantra.

 

 

 

L'amore é la via

 

Il vero percorso tantrico: solo l’amore ti rende realmente vivo, in grado di connetterti col tuo essere fondamentale.

 

 

Ricordati sempre che ciò che è permanente, in modo assoluto, che non è mai discontinuo, mai instabile, che non conosce cambiamenti… Quello che dentro di te non cambia mai è ciò che è reale.

L’amore è la via per trovarlo.

Ecco perché chiamo l’amore la cosa più vera. L’amore diventa il sentiero. Quella stella polare in te – chiamala dio, regno interiore, atma, anima o qualsiasi altra cosa – quella stella polare, quella sostanza immutabile dentro di te, la tua vera essenza, quella è la meta. L’amore è la via.

Più diventi pieno d’amore, più ti avvicini alla tua stella polare. Meno sei in amore, più ti allontani dalla tua stella polare. L’amore non è in realtà che l’avvicinarsi al proprio essere. Ecco perché tutti cercano così tanto l’amore: perché quando c’è amore, tu esisti.

Quando non c’è amore, tu non ci sei. Quando non c’è amore, sei soltanto un sogno; quando c’è amore… allora sei reale, tremendamente reale. Soltanto in alcuni momenti d’amore si tocca il substrato della vita, la base, il vero fondamento. L’amore ti da una base… ti senti radicato.

Quindi ama, e quando qualcuno ti ama, permettiglielo: non creare mai nessuna barriera. Le persone fanno due cose sbagliate. In primo luogo, diventano talmente rigide, dure, da non riuscire ad amare. Poi quando arriva qualcuno e bussa alla loro porta, lo rifiutano, perché rifiutando l’amore l’ego si sente molto, molto bene. L’ego si sente sempre bene quando rifiuta l’amore, perché si sente potente. Ogni volta che l’amore è accettato, l’ego si sente privo di potere. Se ami, l’ego scompare. Se non ami l’ego diventa sempre più ‘concreto’. Così le persone non amano e anche se qualcuno vuole condividere con loro il proprio essere, lo rifiutano. Vanno avanti diventando sempre più duri e sempre più lontani dalla realtà.

Ricorda due cose: l’amore è la strada e l’immutabile in te è la meta. Questo è il vero sé, il sé supremo. La qualità di questo sé supremo è l’essere testimone. È soltanto un testimone, non agisce. Cammini ed è testimone del camminare. Mangi ed è testimone del mangiare. Ti arrabbi ed è testimone della rabbia. È semplice testimonianza. Soltanto consapevolezza, ecco tutto… pura consapevolezza.

Allora ama, e cadi in questa consapevolezza. Non è necessario altro. Questo è tutto ciò di cui parla la religione. Tutta la religiosità può essere sintetizzata in queste due parole… è la parte che ama. Quindi, se ami, ti ritrovi in quella parte.

Comincia a funzionare, diventa viva. Se non ami diventa morta, lontana, distante.

Si può vivere una vita senza amore, quando non si è in contatto con il proprio essere. Quando vivi una vita d’amore, vivi in contatto con il tuo essere. I tuoi contenuti sono costantemente in contatto con il tuo essere.

L’amore è la strada per raggiungere il proprio sé. Più ti avvicini più diventi capace di amare; più ami più diventi capace di raggiungere il tuo sé. Quindi, in un certo senso, sono una cosa sola. Non si può fare nulla rispetto all’essere fondamentale, ma si può fare qualcosa per quanto riguarda l’amore. Puoi amare. Puoi aprirti.

 

tratto da: Osho, A Rose is a Rose is a Rose # 18

 

 

 

1° NON REPRIMERE

 

 

Osho, l’energia sessuale ha bisogno di essere espressa attraverso il sesso o diamo questo nome all’energia solo a causa dei nostri bisogni biologici? Se l’energia non viene espressa attraverso il sesso, si tratta di repressione o può essere trasformata e trovare altri modi di esprimersi?

 

L’energia può essere trasformata, ma soltanto dopo averla vissuta naturalmente. Se non la si è espressa naturalmente – e cioè sessualmente visto che è energia sessuale – non si può andare verso la trasformazione.

Quando il sesso è espresso puramente come sesso – non c’è peccato in questo, non c’è bisogno di sentirsi in colpa rispetto a questo: si tratta del modo in cui è fatto il tuo corpo, è il modo in cui funziona la tua biologia – esprimilo. Soltanto esprimendolo naturalmente arriverà il momento in cui scomparirà la coazione a esprimerlo come sesso. Questo è il momento di svolta… adesso è possibile la trasformazione.

Prima di tutto deve esserci l’espressione naturale – la soddisfazione degli istinti naturali dentro di te – e poi è possibile la trasformazione, perché ora l’energia non ti imporrà più di essere espressa come sesso: è soddisfatta. Ha conosciuto cos’è l’esperienza sessuale… solo in seguito è possibile la trasformazione, e la trasformazione accadrà attraverso la meditazione.

Ogni volta che senti energia in te e nessun desiderio di esprimerla sessualmente, siedi semplicemente in silenzio e medita. La meditazione creerà la strada per far muovere l’energia più in alto e tu saprai che la stessa energia – che era espressa come sesso – in definitiva si esprime come samadhi, come consapevolezza superiore. È la stessa energia – cambia soltanto l’etichetta con cui si esprime, ma se qualcosa rimane incompleto verrai trascinato ripetutamente indietro.

Le religioni avevano un motivo per reprimere il sesso. Tutte volevano trasformare l’energia, così pensavano che il sesso dovesse essere bloccato, espresso in qualche altro modo; questa energia bloccata, allora, poteva essere trasformata in spiritualità. Ma non avevano alcuna comprensione del sesso o dell’energia o della trasformazione.

Dentro di te non esiste soltanto una determinata quantità di sesso: questa energia viene prodotta ogni giorno e così non è che ne rimani privo – e non te ne rimane più da trasformare – quando la esprimi sessualmente. L’energia sessuale si crea ogni giorno: non è come un serbatoio o come una banca, che quando fai un prelievo il tuo deposito diminuisce. Il sesso viene creato ogni giorno dal tuo vivere, dai tuoi movimenti, dal cibo, dal respiro, dalla circolazione del sangue – dalla tua stessa vita.

È un effetto della vita… ma se cominci a bloccarlo, con la forza, compi un atto dannoso verso te stesso.

In primo luogo, se reprimi il sesso con forza, la tua mente penserà continuamente al sesso – al sesso e a nient’altro, perché l’energia, che è stata repressa, continuerà a girarti nella testa.

Lascia che ti ricordi che il centro sessuale è nella tua mente: i genitali sono soltanto l’estensione di un centro che si trova nella testa. Ecco perché puoi sognare il sesso, puoi fantasticare sul sesso – e ogni fantasia avrà immediatamente effetto sui tuoi organi genitali. Stai pensando: è nella testa. I genitali sono il prolungamento di un centro sottile nella tua testa, e così quando reprimi l’energia, la tua testa ne diventa piena: il tuo sesso diventa cerebrale, mentale… ci pensi, lo sogni. La repressione ti farà male in quanto renderà la tua mente piena di sesso... non una trasformazione ma soltanto una brutta sessualità cerebrale. Il sesso naturale è molto più bello. È semplice e innocente.

In secondo luogo, se cominci a reprimere il sesso, non sarai mai in grado di trasformarlo. L’intera tua energia si spaccherà in due: il sesso è l’energia che deve essere repressa e le restanti energie della tua vita devono reprimerla – non rimane nulla che possa essere trasformato. La repressione è la cosa peggiore che le religioni abbiano predicato alla gente. Un sesso naturale ti porta automaticamente a un punto in cui senti che è un semplice fenomeno biologico, e la vecchia coercizione sparisce. Va via attraverso l’esperienza: ora l’energia sarà lì, disponibile, e proprio perché non la stai reprimendo, non diventerà cerebrale, non farà diventare il sesso un problema.

Con la meditazione ti aprirai a una consapevolezza superiore. L’energia ha sempre bisogno di movimento, non può restare statica. Queste nuove aree saranno molto più incantevoli dell’area sessuale che hai sperimentato. Andava bene fino a quando si trattava di biologia, ma era un’esperienza ordinaria, accessibile a tutti gli animali, a tutti gli uomini. Non era niente di speciale, niente di unico. Ma se la meditazione crea una via verso la consapevolezza superiore e l’energia è disponibile, quell’energia comincerà automaticamente a muoversi attraverso il nuovo canale che si è aperto.

Questo è ciò che intendo per trasformazione. Affronta tutto con tranquillità. Ricorda soltanto una cosa, che la meditazione dovrebbe procedere con il tuo essere a tuo agio con la natura. Così, ogni volta che qualcosa che riguarda la natura è soddisfatto, l’energia è disponibile: si muoverà sulle strade che la meditazione ha creato.

È un processo semplice. Tutto ciò che occorre è che non ci sia repressione. L’energia è disponibile – non c’è nessuna coazione a indirizzarla verso un’espressione sessuale – e si apre una nuova strada. Entrando in questa nuova via l’energia si eccita immediatamente. E quando ha sperimentato qualità di beatitudine superiori, non c’è motivo di repressione – non si presenta mai.

Ricorda l’ultima cosa, che anche se hai fatto esperienza di una consapevolezza superiore, di livelli superiori attraverso l’energia sessuale, non significa che non puoi usare l’energia attraverso il canale sessuale. Dall’alto si può sempre andare in basso senza difficoltà; ma per andare dal basso verso l’alto è necessaria una grande preparazione.

Ricorda che tutto nella vita deve essere accettato con naturalezza continuando a meditare. Qualunque energia arrivi a essere appagata, per quanto riguarda la natura, comincerà a muoversi da sola verso la meditazione.

 

Tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp # 36

 

 

 

Qualche consiglio

 

Sudha conduce gruppi in Italia e all’estero. Inizierà un Tantra Intensive in Italia nella primavera del 2003. Per maggiori informazioni contattare l’OMC di Sommacampagna: omcsomma@tin.it

 

 

Domanda: Attualmente sono in una relazione, e mi sento attratto da questo lavoro del Tantra. Se comincio il lavoro, vuol dire che la mia relazione finirà? La mia ragazza non vuole che faccia un gruppo di Tantra perché è gelosa.

Sudha: Capisco la tua paura, e c’è della verità in questa paura. Ci sentiamo attirati da certe persone perché esse sono in sintonia con il nostro livello vibrazionale. I nostri sogni romantici coincidono. È una specie di adattamento degli ego, per l’esigenza di una situazione migliore: tu mi dai quello che mi manca, e io ti darò quello che ti manca, e nessuno dei due cresce. È una co-dipendenza.

Se uno dei partner nella relazione passa attraverso un processo di trasformazione, o comincia a fare dei gruppi e inizia un processo di sviluppo interiore, mentre l’altro partner non lo fa, quell’adattamento tra le due persone sarà ovviamente disturbato. Cosa posso dire? È una conseguenza naturale di ogni trasformazione.

Non è buffo? Le persone fanno i gruppi perché vogliono cambiare, e allo stesso tempo hanno così paura del cambiamento che faranno un sacco di cose per non farlo accadere.

Domanda: Conoscerò meglio me stesso partecipando al Tantra Intensive?

Sudha: Si! (risata generale di tutte le persone attorno)

 

Domanda: Come uomo, riuscirò a capire meglio la mia donna?

Sudha: Lo spero, perché il lavoro andrà in profondità nell’esplorazione dei temi del maschile/femminile.

 

Domanda: Se gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, su quale pianeta ci incontreremo?

Sudha: Penso che questa espressione sia priva di significato. È solo il condizionamento a essere diverso, non ciò che è essenziale. A un livello più profondo, quello che conta davvero, siamo uno.

 

Domanda: Con mia moglie mi annoio. Cosa posso fare?

Sudha: Impara a coltivare presenza. Sento che la noia è solo essere nell’abitudine e nella routine, e non essere presente. È naturale annoiarsi quando dai l’altro per scontato. Prova a essere più presente.

 

 

 

Niente noia col Tantra

 

Mi chiedi: “Perché mia moglie mi annoia?”.

Devi aver fantasticato troppo: devi abbandonare quelle fantasie. Devi imparare a vivere nella realtà; devi imparare a scoprire lo straordinario nelle cose ordinarie. E questo richiede una grande arte. Una donna non è solo la sua pelle, il suo volto, le proporzioni del suo corpo: una donna è un’anima! Devi entrare in intimità con lei, devi lasciarti coinvolgere nella sua vita, nella sua vita interiore. Devi incontrare la sua energia e scioglierti in essa. Ma voi non siete capaci di incontrare l’altro e di sciogliervi in esso: nessuno ve l’ha mai insegnato. Nessuno vi ha mai insegnato l’arte di amare e tutti pensate di conoscere l’amore. Non lo conoscete. Avete solo il potenziale per amare, ma non conoscete l’arte di amare! Tua moglie ti annoia perché non conosci il modo per penetrare nella sua anima. Puoi essere capace di penetrare nel suo corpo, ma ben presto ti annoierai anche di questo, poiché sarà una ripetizione. Il corpo è molto superficiale: puoi penetrarlo una, due, tre volte e avrai già acquisito familiarità con quel corpo, con i suoi contorni. Da quel momento in poi non troverai più niente di nuovo; allora comincerai a interessarti alle altre donne. Pensi che possano avere qualcosa di diverso da tua moglie…

Mogli e mariti sono annoiati dai loro coniugi: il motivo è che sono stati incapaci di contattare la vera anima del coniuge. Hanno stabilito un contatto con il corpo, ma è mancato il contatto che accade da cuore a cuore, da centro a centro, da anima a anima. Quando saprai come fare per stabilire un contatto tra la tua anima e l’anima di tua moglie, non ti annoierai più. Allora avrai sempre qualcosa da scoprire in lei, perché ciascun essere è infinito e ciascun essere contiene il divino in quanto tale. L’esplorazione non avrà mai fine.

Ecco perché asserisco che il Tantra dovrebbe essere una tappa obbligata per ciascun essere umano… Il Tantra è la scienza che insegna il contatto con l’anima dell’altro, come fare per entrare in profondità nel nucleo dell’altro essere. La noia nelle coppie sparirà solo in un mondo in cui si conosce l’arte del Tantra, altrimenti non potrà mai sparire: potrete tollerarla, potrete soffrirne, potrete diventare dei martiri della noia. Ecco cos’era la gente, in passato: martiri della noia. Dicevano: “Cosa posso farci? È il destino; la mia vita è finita. Nella prossima vita sceglierò un’altra donna… Poi ci sono i figli e mille altri problemi: il prestigio, la società, la rispettabilità…” Perciò si soffriva, le persone erano dei martiri.

Ora non siete più disposti a soffrire, perciò siete andati all’estremo opposto: indulgete in ogni sorta di piaceri sessuali, tuttavia neppure questo vi soddisfa… nessuno è appagato, perché tutti avete mancato ciò che è fondamentale. La cosa fondamentale è questa: se non riuscirai a decodificare il mistero interiore del tuo coniuge, prima o poi ne avrai abbastanza di lui, o di lei, e sarai soffocato dalla noia. A quel punto, o diventerai un martire, sopportando la noia… oppure comincerai a indulgere nel piacere con altre donne. Ma qualsiasi cosa tu abbia fatto con tua moglie, la ripeterai con tutte le altre donne; perciò ti stuferai anche di lor, man mano che le cambierai, e passerai tutta la tua vita cambiando continuamente partner. Tutto ciò non ti appagherà affatto… a meno che tu non voglia imparare l’arte del Tantra.

 

tratto da: Osho, Il Sacro Fuoco, NSC

  (ritorna al sommario)

 

 

 

La mente e il lato oscuro delle cose

 

Certo, la vita non è tutta solo ‘rose e fiori’! Ma perché ci troviamo troppo spesso a vedere solo il lato negativo delle cose: infelicità, disgrazie, sofferenza? È un brutto vizio della mente. Ecco come fare a toglierselo… senza però cadere dalla padella nella brace, e cioè sforzarsi di ‘pensare positivo’, arrivando a credere che solo pensandoci potremmo cambiare del tutto la nostra vita e raggiungere ricchezze, felicità, successo. Non funziona, nonostante quello che predica la New Age, ci vogliono accettazione e consapevolezza.

 

 

La mente funziona in modo veramente strano: registra molto velocemente tutto ciò che ti rende infelice: qualcuno ti ha insultato… non lo dimenticherai per il resto della tua vita. Un mucchio di persone ti hanno rispettato, ma lo hai dimenticato – una persona ti ha insultato, e non puoi dimenticare.

Per quanto riguarda la memoria sembra che tutto ciò che è brutto, triste, umiliante e tragico abbia la priorità. Tutto ciò che è buono, tutto ciò che è bello viene semplicemente dimenticato: non lascia traccia nel tuo ricordo.

Mi chiedi perché tendiamo a dimenticare i momenti belli. È naturale, perché la mente non è interessata a far caso ai fiori, è interessata a notare le spine. La mente rivolge immediatamente l’attenzione a qualsiasi cosa faccia male. A chi importa di un fiore? Ricordi i tuoi nemici meglio dei tuoi amici. Osserva la tua mente e sarai sorpreso di ricordare il tuo nemico più di quanto ricordi l’amico. Puoi dimenticare i tuoi amici ma non puoi dimenticare i tuoi nemici. Questa è la tua mente insana.

Una mente più sana guarderà le cose proprio al contrario: conterà tutte le benedizioni della vita, conterà tutto ciò che è bello, rileverà tutto ciò per cui deve essere grata – e poi, naturalmente, la vita di una persona così diventerà una vita di benedizioni, piena delle esperienze più belle.

Bisogna soltanto cambiare una piccola struttura nella tua mente.

Comincia a notare e ‘raccogliere’ tutte le belle cose ti accadono. E accadono a tutti. Non vale la pena di ricordare ciò che non è bello: perché appesantirti di rifiuti quando puoi essere pieno di fiori e profumo?

Devi solo cambiare un po’ la tua mente naturale, biologica… e la meditazione può farlo molto semplicemente.

Un aspetto essenziale della meditazione è quello di guardare il lato buono delle cose, il lato buono delle persone, il lato buono degli avvenimenti, in questo modo sei circondato da tutto ciò che è buono. La tua crescita, circondato da tutte queste belle cose, è più facile.

Ma il fatto è che stai ‘raccogliendo’ le cose sbagliate.

La vita è piena di entrambe le cose. Puoi vedere il giorno stretto in mezzo a due notti, e puoi anche vedere due belle giornate con nel mezzo una piccola notte. Scegli come vuoi sentire – essere in paradiso o all’inferno. È una tua scelta.

 

tratto da: Osho, Beyond Enlightenment # 11

 

 

 

Presta più attenzione ai momenti di felicità

 

 

La mente dell’uomo… sente solo insoddisfazione, scontentezza. Non sente mai appagamento. Se sei insoddisfatto lo sentirai, ne sarai ricolmo. Ogni volta che soffri, diventi la sofferenza. Per questo l’intera vita diventa un inferno. Non hai mai sentito il lato positivo, hai sempre sentito quello negativo. La vita non è l’infelicità cui noi l’abbiamo ridotta, l’infelicità è solo una nostra interpretazione. Un Buddha è felice qui e ora, in questa stessa vita. Un Krishna danza e suona il flauto. Qui e ora, proprio in questa vita in cui noi siamo infelici, Krishna danza. La vita non è infelicità, e nemmeno felicità. Felicità e infelicità sono le nostre interpretazioni, le nostre attitudini, i nostri approcci, come noi vediamo le cose. È la nostra mente: come prende le cose.

Ricordalo, e analizza la tua vita. Hai mai contato i momenti felici in cui ti senti appagato, le soddisfazioni, i momenti di contentezza, i bagliori di beatitudine? Non li hai mai contati, ma hai sempre contato i tuoi dolori, le tue sofferenze, le tue infelicità… e continui ad accumularle. Sei in un inferno cumulativo, e questa è la tua scelta. Nessun altro ti spinge in questo inferno, questa è una tua scelta. La mente prende ciò che è negativo, lo accumula e diventa lei stessa negativa. Di conseguenza questo diventa un’infelicità che si autoriproduce. Più negatività hai nella tua mente, più diventi negativo, e più accumuli negatività

Dovunque trovi soddisfazione, in qualsiasi atto, realizzala, sentila, diventa tutt’uno con essa. Non prenderla solo come una fase passeggera. La soddisfazione può essere un bagliore di un’esistenza positiva più grande.

Ogni cosa è semplicemente una finestra. Se ti identifichi con il dolore stai guardando da una finestra – e la finestra del dolore, della sofferenza, si apre solo verso l’inferno. Se diventi tutt’uno con un momento di soddisfazione, un momento di beatitudine, un momento di estasi, apri un’altra finestra. L’esistenza è la stessa, ma le tue finestre sono diverse.

Ogni volta che trovi una soddisfazione, in qualsiasi azione, falla tua – ogni volta! Senza condizioni: ogni volta! Vedi un amico e ti senti felice, incontri il tuo amante, o la tua amata e sei felice: realizzalo, riconoscilo. In quel momento diventa la felicità, e fai diventare quella felicità una porta.

A partire da domani mattina, per l’intera giornata, ricordati di questo: ogni volta che senti qualcosa di bello, soddisfacente, qualcosa di beato – e ci sono molti momenti in ventiquattro ore – siine consapevole. Ci sono molti momenti in cui il paradiso ti è vicinissimo, ma tu sei così attaccato e coinvolto con l’inferno che continui a non vederlo. Il sole sorge, i fiori si aprono, gli uccelli cantano e il vento soffia tra gli alberi. Sta succedendo! Un bambino piccolo ti guarda con occhi innocenti, e una sottile sensazione di beatitudine ti entra dentro… o qualcuno ti sorride e ti senti bene.

Riempiti, assapora quella beatitudine e lascia che si diffonda in tutto il tuo essere. Unisciti a lei. La sua fragranza ti seguirà. Continuerà a risonare dentro di te per tutto il giorno, e questa risonanza, questa eco, ti aiuterà ad essere più positivo.

Tratto da: Osho, Vigyan Bhairav Tantra Vol. 1 # 35

 

 

 

Non c'é rosa senza spine

 

È vero, lo dice anche Osho – con un nuovo significato però, e non con il vecchio ‘te l’avevo detto che prima o poi dovevi soffrire’ della cosiddetta saggezza tradizionale – rispondendo a un visitatore che si lamenta di aver fatto di tutto per vedere solo il lato positivo delle cose… senza molti risultati.

 

 

Non ho mai detto che non c’è una parte oscura delle cose. Nell’esistenza, tutto è equilibrato – la parte buia e la parte luminosa. Esistono entrambe.

Tu puoi, in un cespuglio di rose, scegliere le spine… e condannare il mondo intero, e condannare te stesso, e pensare che è tutto un inferno… tutte quelle spine, e se c’è soltanto una rosa tra tante spine, qual è il punto? Qual è il significato di una sola rosa?… e siccome insisti nel contare le spine, potresti anche farti del male. Di sicuro non sarai in grado di cogliere la bellezza della rosa.

Quello che ho continuato a dirti è che se ci sono spine nel roseto, le spine e le rose non sono nemiche. Le spine sono come guardie del corpo, che proteggono questa bellissima rosa. Entrambi ricevono la linfa vitale dalle stesse radici – la stessa pianta che fornisce nutrimento alle spine, nutre anche il fiore.

Per il cespuglio di rose non c’è differenza: la rosa non è in alcun modo superiore alle spine. C’è bisogno di entrambi, rispondono a una determinata necessità.

Se vuoi goderti la vita, se vuoi vederne il significato, se vuoi comprendere la sua grandezza, la sua beatitudine, devi innanzitutto guardare la rosa – per vedere la sua bellezza, la sua fragranza – e in seguito considerare le spine, vedere che non sono nemiche della rosa. Fanno parte dello stesso cespuglio, e svolgono una determinata azione protettiva. Sono amiche di quel fiore così bello.

Nell’esistenza niente è superfluo. Il giorno è buono, così come la notte. Pensa solo a un giorno, lungo, senza alcuna notte – diventeresti completamente stanco, esausto. La vita diventerebbe assolutamente arida – un deserto. Prova a non dormire anche solo per alcune notti e vedrai quanta disperazione, quanta angoscia questo creerà in te. Il giorno ha una sua bellezza particolare. Non ti sto dicendo scegli il giorno e ignora la notte. Sto dicendo: osserva l’armonia degli opposti, osserva la complementarità delle contraddizioni. Osserva la splendida unità tra si e no, tra vita e morte. Cerca di comprendere che l’esistenza consiste di opposti antitetici. Se scegli un lato solo, la tua vita resterà a metà… e una vita a metà è una vita infelice.

Per questo tutti i grandi mistici del mondo hanno insegnato una cosa, senza eccezione, e si tratta della ‘consapevolezza priva di scelta’. Non scegliere il giorno o la notte. Resta privo di scelta e attento, in modo che tu possa vedere la grande armonia tra gli opposti. Ti sembrano opposti – in realtà non sono opposti.

Mi dici che negli ultimi dieci anni, nel cercare il lato più luminoso delle cose, non hai ottenuto molto. I tuoi occhi si rivolgono per prima cosa al lato più oscuro. Niente di male. Indirizzali prima alla parte più buia, forse hanno bisogno di un po’ di riposo. Per dieci anni hai cercato di forzarli a cogliere l’aspetto luminoso: è naturale che vogliano un po’ di riposo.

Abbi compassione dei tuoi occhi, lasciali riposare – perché per riposare hanno bisogno del buio.

Mi hai frainteso… io non sono uno di quelli che in America sono conosciuti come ‘pensatori positivi’.

Non sono un pensatore positivo. Perché quei pensatori positivi semplicemente negano l’esistenza del negativo: ‘Non esiste, è soltanto la tua mente’. Sei infelice e loro dicono che non è vero, che è solo nella tua mente. Non è di nessuno aiuto, ma l’America produce così tanto materiale sulla filosofia positiva… vende bene. E in nome della filosofia positiva si predica ogni genere d’idiozia.

Non sono un pensatore positivo. Non ti sto dicendo: “Guarda soltanto al lato positivo delle cose”. Non ti sto dicendo che il lato negativo non esiste.

Sto dicendo che l’esistenza consiste nel positivo e nel negativo, nella stessa quantità – e il negativo è tanto bello quanto il positivo. Il positivo ha la propria utilità, e il negativo ha la propria utilità.

Non fare sforzi assurdi: è proprio questo che hai fatto per dieci anni.

Stai cercando di vedere solo l’aspetto positivo, la parte luminosa. È diventata un’ossessione, e a causa di questa ossessione, i tuoi occhi vanno direttamente al lato oscuro. Questo è un semplice fenomeno di qualsiasi genere di repressione e ossessione. Il risultato finale è proprio l’opposto di ciò che vuoi.

Non puoi negare la notte, non puoi negare il lato oscuro delle cose. Non puoi negare nulla nella vita: devi essere più aperto, devi dare più spazio a una visione d’insieme, devi permettere che ogni cosa abbia il suo posto, e devi avere rispetto sia del buio che della luce. Devi rispettare le spine e le rose.

Ti insegno la totalità della vita, non ti insegno alcuna idea frammentaria.

 

tratto da: Osho, The Rebel # 24

 

 

 

I danni del pensiero positivo

 

La tecnica del pensiero positivo non è una tecnica che ti trasforma: reprime semplicemente gli aspetti negativi della tua personalità. È un metodo basato sulla scelta. Non può aiutare la consapevolezza; va contro la consapevolezza: la consapevolezza è sempre priva di scelta.

Il pensiero positivo significa semplicemente costringere il negativo nell’inconscio e condizionare la mente cosciente con pensieri positivi, ma il problema è che l’inconscio è molto più potente, nove volte più potente della mente cosciente. In questo modo, quando una cosa diventa inconscia, diventa nove volte più potente di prima. Potrebbe non manifestarsi nella vecchia maniera, ma troverà nuove vie di espressione.

Il pensiero positivo è dunque un metodo davvero misero, senza alcuna profonda comprensione e ti dà una idea sbagliata di te stesso.

Il pensiero positivo nacque in America da una setta cristiana chiamata Christian Science. Per evitare il termine Christian, in modo che anche gli altri potessero esserne affascinati… iniziarono semplicemente a parlare della filosofia del pensiero positivo.

La Christian Science – che è la fonte originale – teorizzava che qualsiasi cosa accade nella vita non è che una proiezione del pensiero. Se vuoi essere ricco… pensa e diventi ricco. È col pensiero positivo che sei ricco– ancora più ricco, i dollari cominceranno a pioverti addosso.

Mi ricordo di un aneddoto.

Un giovane uomo incontra per strada un’anziana signora. L’anziana signora chiede: “Cosa è successo a tuo padre? Non è venuto al nostro incontro settimanale della Christian Science – è il più vecchio dei nostri membri, praticamente il fondatore della nostra società”.

Il giovane risponde: “È malato, si sente molto debole”.

La donna, ridendo, dice: “È soltanto il suo pensiero, nient’altro. Pensa di essere malato – non è malato. Pensa di essere debole – non è debole. La vita è fatta di pensieri: diventi ciò che pensi. Digli solo di ricordarsi della sua ideologia, quella che ci ha predicato. Digli di pensare in modo salutare: digli di pensarsi pieno di vigore”.

Il giovane assicura che gli riferirà il messaggio.

Dopo una decina di giorni il giovane incontra di nuovo la donna e lei gli chiede cosa stia succedendo: “Non gli hai riferito il mio messaggio? Continua a non venire alle nostre riunioni”.

Il ragazzo risponde: “Io gli ho riferito il messaggio, signora… ma adesso lui pensa di essere morto!”.

 

Un metodo superficiale… può essere d’aiuto in qualche caso, si possono cambiare quelle cose che sono state realmente create dal pensiero. Ma la tua vita, nella sua totalità, non è il frutto dei tuoi pensieri.

Il pensiero positivo è nato dalla Christian Science. Adesso si esprime in maniera più filosofica, ma la base resta la stessa – se pensi negativamente, ti accadrà il negativo; se pensi positivamente, ti accadrà il positivo. E in America questo tipo di cose ho larga diffusione…

‘Pensaci e diventa ricco’ – sanno tutti che questo è semplicemente da stupidi. Ed è dannoso, pericoloso. Le idee negative della tua mente devono essere rilasciate, liberate, e non represse da idee positive. Devi creare una consapevolezza, che non è né positiva né negativa. Sarà pura consapevolezza. In quella pura consapevolezza vivrai una vita più naturale e più straordinaria.

Se reprimi alcune idee negative perché ti fanno male… per esempio: se sei arrabbiato e lo reprimi e cerchi di fare uno sforzo per cambiare l’energia in qualcosa di positivo – per sentire amore e compassione verso la persona con la quale ti senti arrabbiato – stai ingannando te stesso. Nel profondo c’è ancora rabbia: la stai soltanto nascondendo. Potrai sorridere superficialmente ma il tuo sorriso si fermerà sulle labbra; non sarà connesso al tuo cuore, al tuo essere. Tra il tuo sorriso e il tuo cuore, hai messo un grande macigno – il sentimento negativo che hai represso.

E non si tratta di un solo sentimento: nella vita hai migliaia di sentimenti negativi. Non ti piace una persona, non ti piacciono molte cose; non ti piaci, non ti piace la situazione in cui ti trovi. Tutta questa spazzatura va a raccogliersi nell’inconscio e sulla superficie emerge un ipocrita che dice: “Amo tutti, l’amore è la chiave per la beatitudine”. Ma nella vita di quella persona non vedi alcuna beatitudine. Può ingannare gli altri e, se continuerà abbastanza a lungo con questo imbroglio, ingannerà anche se stesso. Ma non ci sarà alcun cambiamento: sta semplicemente sprecando la sua vita.

Il pensiero positivo è semplicemente la filosofia dell’ipocrisia – per dargli il suo giusto nome: quando ti viene da piangere ti insegna a cantare. Se ci provi puoi anche riuscirci, ma quelle lacrime represse – a un certo punto, in qualche situazione – poi usciranno: c’è un limite alla repressione. La canzone che stavi cantando, poi, era del tutto priva di significato: non ti nasceva dal cuore.

Sono assolutamente contrario al pensiero positivo. Se non scegli, se resti in una consapevolezza priva di scelta, ti sorprenderai del fatto che la tua vita comincerà a esprimere qualcosa che è al di là sia del positivo che del negativo, che ha un valore più alto di entrambi. In questo modo non stai diventando un perdente – non sarà qualcosa di negativo, non sarà positivo, sarà una situazione esistenziale.

Così, se ci sono lacrime, avranno una loro bellezza – avranno una loro canzone: non hai bisogno di imporgliene una, esse stesse nasceranno dalla gioia, dall’appagamento – non dalla tristezza, dal fallimento. E se all’improvviso nasce con forza una canzone, dal tuo intimo, non è contro le lacrime, contro la disperazione: è semplicemente l’espressione della tua gioia... non è contro né a favore di nulla. È semplicemente il fiorire del tuo essere, per questo lo chiamo esistenziale.

Il pensiero positivo ha condotto l’America su un sentiero sbagliato; ha reso le persone ipocrite. In America è la filosofia più influente e in effetti non si tratta neanche di una filosofia, è soltanto spazzatura. Non comprende la psicologia dell’uomo, non è basata sulle scoperte della psicologia; non è basata sulle scoperte più profonde della meditazione. Dà semplicemente una qualche speranza alla gente – alla gente che ha perso ogni speranza. Dà alla gente delle ambizioni.

Il povero crede che, se ci pensa, improvvisamente apparirà nel suo garage, dal cielo, una Cadillac – sebbene adesso non abbia neanche un garage… prima deve pensare al garage. Il pensiero positivo creerà il garage e poi ci metterà una Cadillac… per favore, non sederti in quell’automobile: è pericoloso. Non esiste né un’automobile né un garage – quell’uomo ha le allucinazioni… è fuori di sé.

 

Quello che io sto facendo qui è... tutti i pensieri sono inutili – positivi o negativi. Sono due facce della stessa medaglia. Non devi cambiare dal negativo al positivo: devi superarli entrambi – devi abbandonare entrambi, devi diventare una consapevolezza ‘priva di pensiero’. Quando nasce da questa consapevolezza, qualsiasi cosa tu farai sarà giusta.

 

tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp #36

 

 

 

A volte gioia, amore… silenzio

 

Altre volte, invece, ci sembra di avere un manicomio nella testa. Cosa possiamo farci?

 

 

Ce l’hanno tutti quel manicomio – è la nostra eredità. Te l’hanno lasciata i tuoi genitori, te l’hanno data i tuoi preti – i tuoi leaders, i tuoi insegnanti – tutta la tua cultura ti ha lasciato soltanto una cosa in eredità… ed è un manicomio dentro la tua testa.

Ma non sono loro i responsabili. A loro è stata fatta la stessa cosa: ogni generazione va avanti trasmettendo alla nuova generazione tutti i generi di tensioni e malattie, superstizioni e follie. Non hanno altro da dare. Ma sei fortunato che una parte della tua mente, qualche volta, prova gioia, amore e silenzio. Queste sono forze talmente energiche e potenti che non hai bisogno di prestare alcuna attenzione al manicomio.

Ricorda che prestare attenzione significa nutrire. Ignora il manicomio. Riversa tutto l’energia nella tua gioia, nel tuo amore e nel tuo silenzio. Non lasciare nulla a tutte le follie che vivono nella tua testa e cominceranno ad abbandonarti. Devi semplicemente ignorarle. Lasciale stare dove sono, ma comportati come se non ci fossero, e riversa tutta la tua energia – con totalità – nella gioia, nell’amore e nel silenzio. In questo modo la parte folle della tua mente comincerà, da sola, a ridursi… scomparirà.

Questa è la differenza tra la psicologia occidentale e l’indagine orientale sull’interiorità dell’uomo. La psicologia occidentale presta troppa attenzione al manicomio – e questo lo sta alimentando. Non vedrai Sigmund Freud parlare di gioia, o amore, silenzio, pace, beatitudine. Non troverai nemmeno un accenno di queste parole in tutta la letteratura della psicologia. Hanno un proprio vocabolario… schizofrenia, nevrosi, psicosi.

L’approccio orientale è talmente diverso e così salutare, che non troverai nevrosi, psicosi, schizofrenia, personalità dissociata… tutte queste parole e le loro complesse definizioni, spiegazioni: danno un tale peso a tutte queste cose!

L’oriente ha dato rilievo alla parte più sana di te, alla tua parte gioiosa, alla parte spirituale. La mia esperienza personale è che verso qualsiasi cosa rivolgi la tua attenzione, quella cosa comincia a crescere. L’attenzione è nutrimento; e qualsiasi cosa tu ignori comincia a scomparire.

Ignora il manicomio che hai nella testa. Tutti lo possiedono, dunque non è niente di speciale. Volgigli le spalle. Riversa tutta la tua energia nella gioia, nell’amore, nel silenzio, nella pace, nella compassione e nella benevolenza.

 

Tratto da: Osho, The Rebellious Spirit # 21

 

 

 

Come arrivare alla consapevolezza priva di scelta

 

Una persona negativa non può fare un salto verso la non scelta… è di fatto impossibile. Dal negativo è impossibile fare un salto verso la non scelta perché la mente negativa implica poter vedere solo ciò che è brutto, poter vedere solo l’infelicità, la morte. Non riesci a vedere nulla di positivo nella vita. E, ricorda, è difficile perdere l’infelicità. Questa affermazione può sembrare molto strana, ma è difficile fare un salto partendo dall’infelicità… è più facile fare questo salto quando sei felice perché con la felicità arriva il coraggio. Con l’infelicità si diventa codardi, e ci si aggrappa all’infelicità perché almeno è qualcosa che si conosce.

 

Tratto da: Osho, Vigyan Bhairav Tantra Vol. 1 # 36

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Lavoro e mondo interiore

Nel mondo del lavoro è facile perdere di vista ‘se stessi’.

 

Gramya intervista Akarmo, che passa 6 mesi a Pune, a ‘fare’ l’Osho Times italiano, e lavora per gli altri 6 mesi all’Oshoba, l’associazione che distribuisce libri di Osho in italiano, i suoi discorsi su nastro o su video e la musica dal mondo di Osho, oltre ad una accurata selezione di libri e musiche per “migliorare la qualità della vita”. Uno stile di vita insolito, direte, che però lo ha aiutato ad avere intuizioni sul lavoro, la meditazione e il mondo interiore che possono essere utili per una riflessione.

 

 

Sono quindici anni che lavori per Oshoba e per l’Osho Times italiano. Com’è cominciata per te?

Tutto è cominciato nel 1987, a Pune. Lì veniva pubblicato l’Osho Times in versione inglese e, sulla sua scia, sono nate anche le versioni in molte altre lingue, italiano compreso. Dopo la nascita dell’Osho Times italiano ci è stato chiaro che non aveva senso limitarsi a tradurre e produrre il giornale, bisognava anche occuparsi della distribuzione… e quindi ci serviva un ufficio in Italia. Creato l’ufficio italiano, ci è stato altrettanto chiaro che non potevamo occuparci solo della distribuzione dell’Osho Times.

Il primo passo dunque è stato creare l’Osho Times a Pune: curare la produzione, la stampa, e la spedizione in Italia. Il passo successivo è stato creare un ufficio che si occupasse della raccolta di pubblicità e degli abbonamenti, in Italia ovviamente, visto che i lettori erano là, non in India. Ma un ufficio richiede molte spese, avevamo bisogno di una persona che ci lavorasse a tempo pieno, e poi l’affitto da pagare, e il telefono, e il riscaldamento e così via. Cosa potevamo fare? Idea! Visto che già facevamo l’Osho Times, avremmo potuto cominciare a vendere i libri di Osho attraverso la rivista: una combinazione perfetta! E così il nostro ufficio è diventato anche il centro di distribuzione per corrispondenza di tutti i libri di Osho pubblicati in italiano. Poi abbiamo pensato: “Perché solo i libri? Possiamo vendere anche le musiche per le meditazioni, gli audiodiscorsi e i video”. Quindi, attraverso l’Osho Times, ci siamo messi a distribuire tutto il materiale disponibile su Osho in italiano. L’ufficio, che si occupava di raccogliere gli ordini, fare i pacchi e spedire il materiale si è ingrandito a poco a poco. Ora abbiamo due siti web, pubblichiamo due cataloghi all’anno di musica e libri, non solo Osho, ma musica e libri che riteniamo validi per i nostri lettori: abbiamo iniziato proponendo i libri di cui Osho ha parlato – i libri di Gurdjieff e di Krishnamurti per esempio – allargandoci poi ad altre aree che si occupano di migliorare la qualità della vita.

 

Molte persone hanno collaborato con l’Osho Times e con Oshoba per qualche tempo e poi si sono messe a fare altre cose. Cosa ti ha spinto, per anni, a continuare con questa attività?

In questo lavoro esprimo me stesso. Non la sento come una missione. Riconosco il valore delle parole di Osho, ne vedo la ricchezza di contenuti e vedo che lui riesce a dire le cose molto meglio di chiunque altro… Il mio bisogno, per così dire, è comunicare, ma per spiegare cose del tipo “cos’è la meditazione” la via migliore è rendere il più possibile disponibili le parole di Osho: questo è diventato così il mio obiettivo.

Il mio amore per questo lavoro continua, e non mi stanco affatto. È il mio modo per condividere la mia sensibilità riguardo a ciò che ha davvero valore nella vita: Osho lo esprime così bene! È un modo per condividere me stesso, per questo non mi stanca. Non è come lavorare per qualcun altro. Quando sai di avere qualcosa di bello per le mani, è fantastico poterlo condividere.

E lavorare tutto il giorno con le parole di Osho, per mettere insieme gli articoli, mi obbliga ad andare dentro, a rimanere in contatto con i miei livelli più profondi: devo decidere cosa si collega con la realtà delle persone, cosa è reale, cosa può essere solo intellettuale; per farlo devo prima di tutto vedere cosa è vero per me, poi scoprire se si tratta solo di un tema personale o se può essere valido per tanti altri. Questo processo mi chiede di essere molto attento a chi sono, a quali livelli vengo toccato, e mi spinge ad andare sempre più in profondità, perché tutto quello che pubblichiamo ha lo scopo di portare attenzione al mondo interiore. È la mia meditazione. Attenzione al mondo interiore innanzitutto, cioè meditazione, e poi espressione nel mondo esterno, cioè creatività. Un lavoro perfetto!

 

Cosa significa per te essere un meditatore?

Per me meditare significa essere in contatto il più possibile col mio mondo interiore sia quando sono inattivo, sia quando sono immerso nell’attività. Non essere solo nell’azione, nell’espressione, nelle cose da fare, ma rimanere in contatto con la mia interiorità.

A volte si è così assorbiti dall’azione che non ci si rende conto nemmeno che si agisce in base a modelli di pensiero che condizionano l’azione stessa. Per esempio, se si guarda bene... se sono più consapevole posso scoprire “perché sto facendo questa cosa che non mi piace?” oppure “perché la sto facendo in un modo che non mi piace?”, e vedere che c’è dietro un processo mentale che in un certo senso ti obbliga a comportarti in un determinato modo e ti rende la vita infelice.

Ogni azione o attività o espressione nasce da un processo interiore per lo più nascosto. Questo percorso, che passa attraverso i pensieri, le emozioni, i condizionamenti, ha catturato il mio interesse, mi ha spinto a cercare di vedere come funziona. E Osho ci offre molti strumenti. Ho cominciato con le terapie, le tecniche catartiche, le sessioni… per diventare più consapevole del modo in cui sono condizionato.

Il processo di esplorazione ti porta a vedere, a volte per brevi istanti, che esiste un modo diverso di essere. Ti siedi in silenzio,  chiudi gli occhi… e c’è una grande pace, passa un’ora e non te ne sei neppure accorto.

E poi ci sono le parole di Osho, e le meditazioni, che puntano di continuo il dito “verso la luna”. È come scoprire che dentro di me c’è molto di più di quello che appare a prima vista. L’amore per la meditazione nasce così, con degli assaggi. E poi mi rende più chiaro nei miei rapporti con il mondo, più attento alla mia vera intelligenza, meno in reazione. Il mondo interiore è davvero incommensurabile, è pura bellezza, è piacere puro, anche se un altro tipo di piacere. Mangiare è un piacere, come lo è fare l’amore, ma ci sono anche piaceri del mondo interiore, e quando li ho scoperti ho sentito la necessità di rimanere il più possibile in contatto con questa dimensione.

 

Come?

Prima di tutto dedicando, tutti i giorni, uno spazio di almeno un’ora alla meditazione, durante il quale chiudo il mondo fuori della porta. Mi siedo da solo con me stesso, è come se mi abbracciassi...

 

Mi piace questa immagine dell’abbraccio interiore!

Sì, è proprio così, perché specialmente quando vivo in Occidente – e lavoro come un pazzo: sempre al telefono, e devo prendere decisioni di continuo, valutare le situazioni di continuo – è un modo per rimanere in contatto con me stesso, di nutrire il mio essere, invece di lasciarmi solo tirare fuori. Alla fine di una giornata di lavoro sono stanco, perché ho fatto tante cose, ho usato molto la mente, ho preso molte decisioni, ho fatto molte azioni, mi sono mosso molto fisicamente. C’è un livello di stanchezza che è fisico, e un altro che nasce da una mancanza di nutrimento interiore. È come se, muovendomi così tanto verso l’esterno, le mie radici si siano staccate un po’ dalla terra. Cosa faccio allora? Posso distrarmi, guardare un film o la televisione, o uscire a cena con gli amici, o andare a letto e farmi una bella dormita… ma la cosa più importante è rimettere quelle radici nella terra… poi posso fare tutto il resto, ma non viceversa!  Ho visto che se dopo una giornata di lavoro mi limito a divertirmi, o a riposare – e non cerco un contatto con me stesso – il giorno dopo mi ritrovo con meno energia per affrontare di nuovo la situazione che tende a portarmi di nuovo a questa sorta di sradicamento. Tutte le attività nel mondo, proprio perché portano fuori, tendenzialmente conducono a questo sradicamento. Il punto è trovare un modo per tenere le radici nella terra tutto il tempo, ma è difficile. È quindi importante ritagliarmi degli spazi privilegiati in cui non ho distrazioni, in cui posso stare da solo con me stesso. Quindi per almeno un’ora al giorno mi prendo cura con totalità delle mie radici.

 

Durante il giorno, mentre sei tutto nell’azione, riesci davvero a vedere quando non sei più radicato? Questo è un punto importante!

È fondamentale! Ma se non sai cosa vuol dire essere radicato, non puoi nemmeno accorgerti di quando non lo sei. Ma se fai l’esperienza di cosa significhi essere radicati nel proprio essere – e per me l’unico modo per averne un assaggio è meditare, sedersi in silenzio, o usare una delle tecniche di meditazione di Osho – allora hai una pietra di paragone. Se arrivi a toccare uno spazio di non azione, di silenzio, di quiete, di beatitudine, puoi vedere cosa significa essere totalmente dentro... è una specie di rivelazione: ma allora è questo che mi manca nella vita! E così cominci a dedicare del tempo, almeno un’ora al giorno, con regolarità, per scoprire il livello più profondo possibile di contatto con te stesso, per vedere la bellezza di questo spazio e poi, quando vai nel mondo, puoi vedere quanto te ne allontani o quanto ci vai più in profondità.

 

Sai che cosa ti allontana da te stesso? Hai detto che il prendere decisioni…?

È l’identificazione, mi posso identificare con tutto! Qualcuno mi chiede come stai, o che ora è… oppure vedo una bella donna, e la mia attenzione va tutta su di lei, oppure mentre sto guidando, un altro automobilista fa qualcosa che non mi va e io comincio a prendermela. Non si tratta solo di quando devo prendere una decisione, quello è un esempio. Prendere una decisione può significare: dove metto questo documento, devo chiamare adesso quel tizio o dopo, faccio prima questo o quello?… o magari mi rendo conto che quello che ho fatto non mi piace e lo butto via, ma poi ci ripenso: in fondo non era così male, e lo recupero... ogni giorno prendiamo tutti centinaia di microdecisioni che richiedono un mare di energia mentale. Si tratta di piccole cose, in continuazione, la mente lavora così. È un continuo valutare che ti tiene nella mente.

Mi identifico con quello che sto facendo e mi perdo nei pensieri, o nelle relazioni, negli scambi con gli altri, e spesso vado in automatico, perché devo fare in fretta. Il mondo mi chiede di andare in fretta. Come faccio allora a rimanere con me stesso e a essere veloce ed efficiente allo stesso tempo?

Innanzitutto devo prendere distanza da quello che sto facendo, è l’unico modo: se quello che sto facendo mi oscura l’orizzonte, mi perdo nel dettaglio, divento come l’oca nella bottiglia della storiella zen. Ma se lo faccio come un gioco, sapendo che quello che sto facendo è una cosa, ma io non sono quella cosa, allora tutto cambia… e non si tratta di essere falsi. In certi momenti lo sai che è un gioco: lo fai, ti diverti, ma vedi che esiste una distanza tra l’azione e un livello più profondo che non è identificato, che vede cosa succede, che si muove in libertà. La meditazione mi aiuta sempre più a vedere le cose come un gioco, a creare una distanza tra quello che avviene sullo schermo della mente e l’osservatore interiore.

Imparare a mantenere questa distanza significa rimanere in contatto con il proprio spazio interiore, essere meno identificati con l’azione. Quando trovo questo spazio, posso vedere il modo in cui sono diventato identificato, il modo in cui una piccola cosa è arrivata ad occupare tutto il mio orizzonte – il malinteso – e allora posso fare un passo indietro e vedere questa piccola cosa come parte di un grande scenario e la posso affrontare in modo diverso: “ok, è importante, ma si tratta di un dettaglio di uno scenario più grande”.

 

In tutti questi anni come è cambiata la tua esperienza della meditazione?

Non è cambiata nel senso che la direzione è sempre la stessa: andare sempre più in profondità dentro di me, essere sempre più aperto e rilassato. Non è cambiata nel senso che si tratta sempre di più di lasciare che le cose accadano, di lasciarmi andare, di non controllare, di mettermi da parte. Quello che è cambiato è che ora la meditazione ha una vita autonoma: è radicata molto più profondamente, è una grossa parte della mia vita. Prima dovevo ricordarmi di meditare, ora ha un’attrazione che non lascia scappatoie. Non è un’abitudine. Vedo quanto è bello esplorare il mondo interiore e non appena è possibile lo faccio, proprio perché è bello. Prima dovevo decidere di meditare, ora la faccio perché vedo quanto mi dà.

 

Tu passi a Pune, nell’Osho Meditation Resort, metà dell’anno, cosa trovi qui che non trovi in Occidente?

Qui trovo un ambiente che mi aiuta davvero a essere in meditazione. Prima di tutto, la vita è organizzata in modo diverso. Lavorare sei ore al giorno non è troppo. In Occidente lavoro otto-nove-dieci ore al giorno, e alla fine sono esausto. Sei ore è un ritmo umano. E così ho più energia per altre cose. Prima di tutto la meditazione. Il bello qui è che tutte le attività nel resort si fermano alla stessa ora. In Occidente cosa fai? Alle cinque o alle sei hai finito di lavorare, e poi cosa fai? Tutti a quell’ora vogliono o riposare o divertirsi. Se vuoi fermarti e meditare, invece di lasciarti condurre fuori, nella direzione in cui vanno tutti, sei da solo a farlo. Devi lottare con una potente onda collettiva che si muove in una direzione totalmente diversa. Gli amici ti invitano a cena, c’è un bel film da vedere… cosa fare? Se segui l’energia collettiva, va a finire che dopo il lavoro ti ritrovi di nuovo ad andare verso l’esterno, per divertirti, svagarti. Qui al resort tutte le attività si fermano, fuori non succede niente, e tutti, alla stessa ora, vanno a meditare. È un grande aiuto, viene spontaneo seguire questo ritmo.

L’altro aspetto positivo è che migliaia di persone che meditano insieme creano un campo energetico diverso rispetto a quando si medita da soli. È più potente. Entro più in fretta in uno spazio di quiete e silenzio. Quando medito da solo, in Occidente, a volte ‘passano le ore’ e mi accorgo che sono ancora lì a pensare a tutti i problemi dell’ufficio. Ma quando siedo in meditazione durante la White Robe la mente va avanti per dieci minuti, ma poi sono totalmente presente, aiutato dalle parole di Osho, aiutato dalla struttura della meditazione stessa. Uno deve imparare a diventare così anche quando è da solo, questo è chiaro. Ma venire a Pune a meditare mi conduce in profondità con molta più facilità di quanto mi accade quando sono da solo nella mia stanza.

E poi un’altra cosa: quando sono a Pune tutti i giorni mi occupo di cose che riguardano la meditazione. Tutte le persone che mi circondano sono dei meditatori, hanno il mio stesso interesse per l’esplorazione del mondo interiore – finiscono così col diventare degli specchi, degli stimoli, delle sveglie. Tutti gli scambi con le persone, qui, sono legati a questa dimensione interiore. Nel mondo non è così facile. È facile finire con il parlare solo di lavoro o di vacanze. Non sei immerso a tempo pieno in questa dimensione. Qui è a tempo pieno. Qui il dito è sempre puntato verso la luna. Ogni passo è un dito puntato verso la luna, ti ricorda che la luna esiste.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Il nuovo Osho Auditorium

 

Intervita a Videha, il tecnico che ha coordinato i lavori

 

A forma di piramide, alto sei piani, è l’ultima costruzione a essere stata completata dalla lista di progetti di Osho per l’espansione della comune. Fa parte di un grande complesso che comprende una guest house, una grande cucina con adiacente self-service, spazi per mangiare all’aperto, e magnifici giardini e piazzette.

Tutto questo progetto è stato coordinato, negli ultimi cinque anni, da Videha, che Sadhana ha intervistato per noi.

 

 

Videha: Il nuovo auditorium è una delle cose che Osho ci aveva chiesto di costruire. Ci ha dato delle indicazioni per quel che concerne l’impatto energetico e dei suggerimenti sull’atmosfera da creare, ma non ha fornito istruzioni precise relative all’altezza, o alle dimensioni della piramide… insomma nessuna misura.

Una sua precisa indicazione era quella di costruire all’entrata della piramide un ponte sopra l’acqua –La costruzione dovrebbe ergersi dall’acqua, con un ponte. Attraversare il ponte ricorderà alle persone di abbandonare la mente ed entrare dentro.’

Un’altra indicazione era quella di creare spaziosità, non semplicemente dello spazio.

 

‘Non create spazio, create spaziosità’ sono le parole di Osho. Come avete concretizzato questa indicazione, durante la costruzione dell’auditorium?

V.: È abbastanza difficile per un architetto comprendere questo concetto. Un architetto ha una formazione accademica, un’esperienza di lavoro specializzata e un retroterra teorico, mentre questa intuizione di Osho nasce da un’esperienza profonda. Tradurre un’esperienza profonda in un edificio è stata la parte più impegnativa del progetto.

Parlando concretamente: il design e la visione d’insieme sono frutto della nostra comprensione, mentre le misure della base dell’auditorium sono determinate dall’ampiezza dell’appezzamento di terra su cui dovevamo costruire, e l’altezza della piramide deriva dalla larghezza.

Dovevamo creare spaziosità, un interno con colori armoniosi e silenzio. La maggior parte delle volte i progettisti vogliono aggiungere, invece nella proposta del progetto di Osho noi abbiamo fatto in modo di togliere.

Ci siamo chiesti:Abbiamo uno spazio – come possiamo renderlo più semplice, più silenzioso?’.

Una delle sfide era quella di avere nell’auditorium la luce del giorno, ma senza finestre tradizionali, perché le finestre – energeticamente – ti portano fuori, e lo scopo dell’Osho Auditorium era quello di portarti dentro. Finestre tradizionali avrebbero fornito una vista panoramica dell’esterno; noi abbiamo scelto vetri che lasciano entrare la luce ma non ti distraggono dall’avere una vista panoramica del tuo mondo interiore. L’auditorium doveva anche essere privo di pilastri, uno spazio semplice e vasto: compito per niente facile in una piramide di quelle dimensioni.

Creare ‘puro spazio’ e dotarlo al tempo stesso di un sistema di illuminazione, uno di aria condizionata ed erogazione di aria fresca, di luci specifiche per teatro e palcoscenico, e inoltre di un completo sistema audiovisivo è stata una vera e propria sfida. Dovevamo trovare un sistema per fornire tutte queste apparecchiature ad alta tecnologia in un modo che non creassero distrazioni visive. E un problema ancora più grande era quello di non disturbare il silenzio.

 

Cosa puoi dirmi dell’acustica?

V.: È una sala piuttosto grande, più di 1 600 metri quadri e può accogliere fino a 5000 persone – l’interno è alto circa sei piani. Una sala di queste dimensioni genera tempi di riverbero molto lunghi ed è difficile creare una buona acustica.

Oltretutto, nell’auditorium, avvengono attività diverse: video, musica dal vivo, teatro, celebrazioni, concerti musicali, ascolto dei discorsi di Osho e meditazioni, che possono essere anche molto rumorose, come la Dinamica… Tutte queste attività necessitano di acustiche diverse e di attrezzature tecniche differenti.

Non potevamo usare la moquette perché Osho era stato specifico sul fatto di avere un pavimento in marmo. Abbiamo esaminato la questione dell’acustica con molti specialisti, ma ci siamo presto resi conto che non avevano veramente capito il nostro problema. Abbiamo continuato a cercare un’azienda specializzata che potesse aiutarci nel fornire una qualità eccellente del suono senza dover installare, allo stesso tempo, altoparlanti grandi come montagne.

Abbiamo usato dei software per simulare la qualità del suono che avremmo ottenuto con le varie soluzioni, ed è diventato evidente che dovevamo fare untrattamento’ acustico complessivo, e che non era disponibile alcuna soluzione bell’e pronta.

Dopo molte ricerche abbiamo sviluppato un sistema completamente fatto su misura, che finalmente rispondeva alle nostre esigenze. Ora abbiamo un impianto del suono molto avanzato, con una tecnologia completamente computerizzata, che ci permette di regolare l’acustica rispetto al numero di persone presenti nell’auditorium, semplicemente schiacciando un bottone.

 

Cos’altro avete dovuto fare ‘su misura’?

V.: In effetti, in questo auditorium a forma di piramide non c’è praticamente nulla che fosse già disponibile sul mercato. Tutto – dal tetto, al rivestimento esterno, all’insonorizzazione – è stato fatto su misura. L’intero tetto è una space frame, una struttura leggera e molto complessa: il lato esterno ha quattro diversi strati di alluminio. Se avessimo utilizzato il cemento, non avremmo potuto creare all’interno tutta quella spaziosità e quella sensazione di leggerezza.

Volevamo un tetto impermeabile al cento per cento e abbiamo fatto ricerche su tutto ciò che offriva il mercato indiano per raggiungere questo nostro obbiettivo. Finalmente abbiamo trovato un’azienda che ha importato il macchinario apposito da Dubai e ha costruito all’interno del cantiere un’officina, in modo da poter produrre dei pannelli lunghi ventidue metri in loco.

 

Com’è stato per te ‘creare’ questa piramide?

V.: Eccitante! Ci sono state gioie e frustrazioni. Sono accadute un mucchio di cose durante questo periodo… un’esperienza molto importante. Mi è piaciuto essere parte di questo processo creativo: una sfida per la mia crescita personale. È stato davvero importante il fare le cose con totalità… mentre veniva costruita questa piramide all’esterno, è cresciuta anche una piramide interiore, dentro di me.

 

Avevi già avuto in passato esperienze di costruzioni?

V.: Questo è il primo edificio così grande. Io ero installatore di impianti elettrici – a diciotto anni avevo già una mia impresa – poi all’età di ventidue anni, mi ha ‘preso’ Osho. E questa avventura insieme a lui mi ha portato ad attività quali architettura di parchi e giardini, fornaci industriali, fotografia, progettazione di cucine, proprietario di un ristorante, progetti per rifornimenti idrici, costruzione di strade… insomma un settore davvero vasto. Sono una persona che impara al meglio mentre sta facendo le cose. Lavorare qui nel Resort è una grande esperienza: un’opportunità che non ti offre nessun altro luogo sulla terra.

  (ritorna al sommario)

 

 

Cristo o anticristo?

 

Chiunque abbia sperimentato e vissuto la verità è Cristo… l’anticristo è chi, in nome di quella verità, ci sta sfruttando.

 

 

Osho, potresti parlarci dell’anticristo, dirci di cosa si tratta? L’ho sempre sentito citare con grande paura e senza alcuna spiegazione. La gente non sa cosa sia e tuttavia lo teme.

 

Il prete ha vissuto come un parassita; ha succhiato il sangue alla gente e il segreto di tutto il suo commercio consiste nel creare paura. Tutte le religioni sono state funzionali alla paura. E quando dico ‘tutte le religioni’ non includo Gautama il Buddha, Gesù Cristo, Zarathustra, Mahavira o Lao Tzu. Questi individui non appartengono ad alcuna religione. Le religioni sono un fenomeno collettivo, e nel momento in cui una collettività, una folla si raccoglie intorno a un dogma, subito inizia lo sfruttamento, la manipolazione.

I buddha, i risvegliati, non hanno creato alcuna religione. Si tratta di una nozione del tutto sbagliata, comune in tutto il mondo: si pensa che Gautama il Buddha fondò il buddismo o Gesù Cristo fondò la cristianesimo. È assolutamente sbagliato – non c’è niente di più errato! Il cristianesimo è stato creato da gente di un calibro del tutto diverso: i non risvegliati, ma astuti e abili… i preti.

I preti sono le persone più astute del mondo; neppure i politici sono così astuti. I preti sfruttano persino i politici. Il prete è il vero anticristo. Il prete vive di bugie, le fabbrica. È molto abile nello sfruttare la miseria, la paura, l’avidità, la possessività e la debolezza umana.

Per esempio, ogni uomo nasce accompagnato dalla paura, è naturale. Il bambino, nel grembo della madre, non ha assolutamente paura: non c’è niente di cui aver paura. L’esistenza stessa si prende cura di lui, non esistono preoccupazioni, ansie, timori. Ma nel momento in cui esce dal grembo, addirittura mentre passa dall’utero al mondo, comincia ad affiorare la paura: si sente soffocare. Si sente bloccato, si sente come se lo stessero assassinando, uccidendo… e sta perdendo una casa meravigliosa. Il grembo è stato veramente caldo, è così accogliente… neppure il più grande imperatore ha meno paura del bambino più piccolo e più povero che vive nell’utero della madre.

La paura è parte del processo stesso della nascita: la prima cosa che fa un bambino è urlare, piangere. È stato sradicato da un’atmosfera assolutamente dolce – calore e amore allo stato puro – ed è stato gettato in un mondo totalmente freddo ed estraneo… è entrata in gioco la paura. E con la paura compare l’avidità: l’avidità è l’altra faccia della stessa medaglia. Avidità significa accumulare tutto ciò che ti aiuterà a restare libero dalla paura. Se i soldi possono essere d’aiuto, ecco che si accumulano, se il potere può aiutare allora si ricerca il potere… o qualsiasi altra cosa. L’avidità comincia a crescere per proteggerti dalla paura. E le religioni hanno sfruttato entrambi gli istinti. La paura è diventata l’inferno, l’avidità è diventata il paradiso: queste sono proiezioni.

Ogni bambino è delicato, vulnerabile, molto debole… dipende dai genitori, dalla famiglia, dalla società; non è indipendente. La sua dipendenza è stata sfruttata dai preti. Ecco dove ha origine l’idea di un dio protettore, dell’onnipotente. Se lo adori, se lo preghi, lo sostieni, lo lodi, allora ti proteggerà. Se non lo veneri, sta’ attento! Sei in pericolo: ti ritroverai abbandonato, totalmente solo, dio non sarà con te.

La gente che prega nelle chiese, nei templi, nelle moschee non è religiosa. Una persona religiosa non ha niente a che fare con la preghiera o se ha qualcosa a che farci, la sua preghiera ha un significato del tutto diverso. La sua preghiera non è mai frutto dell’avidità, della paura, questo è assolutamente certo. La sua preghiera non è altro che pura gratitudine, non implica alcun desiderio. Non sta chiedendo qualcosa, non chiede di avere di più… non chiede affatto! Sta semplicemente ringraziando… il suo cuore è pieno di gratitudine, un’incredibile gratitudine. In realtà non è necessaria alcuna parola per esprimerla: il battito stesso del suo cuore esprime la sua gratitudine. Non ha bisogno di andare in un tempio per pregare… solo le persone non religiose ci vanno.

Ma la maggior parte dell’umanità è piena di paura, di avidità, di angoscia… l’angoscia che la morte li sta aspettando. Può saltarti addosso in ogni momento, per cui hai bisogno di un protettore, un protettore onnipotente. Prova a considerare il termine ‘onnipotente’, riflettici: l’uomo si sente assolutamente privo di potere e per questo è necessario un dio che possa tutto. L’uomo si sente ignorante e ha bisogno di un dio onnisciente. Si sente debole, ha bisogno di un dio onnipotente… Queste sono proiezioni e i preti le hanno usate in tutti i modi e in tutte le combinazioni possibili.

Le tue cosiddette religioni non sono altro che finzioni religiose. Così come esiste la fantascienza esistono le fantasie religiose! Cristianesimo, induismo, buddismo, giainismo, sono tutte creazioni dei preti…

Mahavira non è il fondatore del giainismo. Infatti, la storia tramanda che Mahavira non parlò mai, rimase in silenzio. Ma esistevano persone abituate a parlare che dissero di essere in profonda comunione con Mahavira: Mahavira parlava loro in un linguaggio sottile non udibile da nessun altro; poteva essere reso accessibile alla gente comune solo per loro tramite. Costoro crearono l’intera struttura del giainismo: Mahavira non ha niente a che fare con tutto ciò.

Ebbene, questi sono i preti! E i preti sono molto astuti.

Tu mi chiedi: Potresti parlarci dell’anticristo?

Il prete è l’anticristo, il papa è l’anticristo, queste migliaia di missionari cattolici e protestanti sono gli anticristo. Il primo anticristo fu Pietro, che fondò la chiesa. In realtà, è stato fatto più danno da Pietro, il primo papa, che da Giuda. Giuda aiutò immensamente il lavoro di Cristo: se Giuda non avesse venduto Gesù Cristo ai nemici non avresti mai sentito il suo nome. Giuda non fu realmente un suo nemico.

Gurdjieff raccontava una storia molto bella, di certo una sua invenzione! Ma alla gente piacciono le persone come Gurdjieff, anche se le loro storie sono inventate, hanno un immenso significato. Egli era solito narrare che Giuda vendette Gesù ai nemici per trenta monete d’argento – per sole trenta monete d’argento – seguendo le istruzioni dello stesso Gesù! Era un suo ordine: lo impose a Giuda. Naturalmente, essendo un discepolo devoto non poté dire di no. Con le lacrime agli occhi e il cuore disperato, eseguì il comando. È una storia, ma su una cosa si deve meditare: Giuda non ha danneggiato la causa di Gesù, non è l’anticristo; viceversa i cosiddetti seguaci, le persone che fondarono la cristianità sono l’anticristo.

Il prete… Non esiste altro diavolo oltre al prete, e il prete esiste in ogni fattezza, taglia, forma e colore… qualunque sia la tua necessità! Ed è disponibile a esaudire i desideri di tutti. Il papa, l’ayatollah, lo shankaracharya: queste sono forme diverse dello stesso fenomeno.

Le persone che hanno sperimentato la verità sono Cristo, mentre la gente che, in nome di quella verità, se ne approfitta è l’anticristo. Per me, Cristo non è una persona. Gesù è una persona, Cristo simboleggia soltanto la suprema fioritura della consapevolezza individuale. Infatti la parola ‘cristo’ deriva dal termine sanscrito krishna. Cristo… indica semplicemente la suprema fioritura della consapevolezza, l’apertura dei mille petali del loto. Gesù è soltanto uno dei ‘cristo’: prima di lui ne sono esistiti molti. Abramo fu uno di questi, come pure Mosé, Lao Tsu, Chuang Tzu, Zarathustra, Krishna. E dopo Cristo ne sono esistiti altri: Nanak, Kabir, Al–Hillaj Mansur, San Francesco, Eckhart, Ramakrishna, Ramana… una lunga serie di persone illuminate. Ognuno di loro può essere chiamato cristo.

In Oriente definiamo questa condizione ‘essenza buddica’, in Occidente è chiamata ‘consapevolezza cristica’: indica una condizione di assoluto risveglio.

Ebbene, chi è dunque l’anticristo? La persona assolutamente inconsapevole. E io non mi sono mai imbattuto in persone più inconsapevoli e più pericolose dei preti.

Il prete è il fenomeno più orribile che esista sulla terra, perché sfrutta la tua stessa opportunità di essere religioso: ti fornisce una pseudo religione. È un truffatore, un ipocrita; ha arrecato ogni sorta di male all’umanità. Naturalmente conosce l’arte… ha la destrezza per farlo. Camuffa i suoi atti con belle parole. Racconta e intesse splendide teorie, teologie, ma se vai in profondità non ci troverai niente: assolutamente nessuna verità, nessun silenzio, nessun amore, nessun senso del divino.

Tutte le religioni hanno combattuto l’una contro l’altra, con le unghie e coi denti, massacrandosi a vicenda, annientandosi: i cristiani distruggono i mussulmani, i mussulmani distruggono gli indù, gli indù distruggono i buddisti – il sangue sparso in nome della religione ha riempito la terra intera: tutti ne hanno le mani insanguinate. E nel nome di parole bellissime! Il prete parla d’amore e crea odio; parla di perdono ed esaspera la gente, genera rabbia e violenza; parla del divino, ma qualsiasi cosa faccia serve solo gli scopi del diavolo. Le sue parole sono piene di luce, ma i suoi atti sono colmi di oscurità.

E non è qualcosa su cui sia necessario discutere: l’intera storia lo dimostra. Chi crocifisse Gesù Cristo? I preti giudei, i rabbini. Chi crocifisse Al–Hillaj Mansur? Gli imam, i preti mussulmani. Chi fece tanti tentativi per uccidere Gautama il Buddha? I bramini indù. Anche per uccidere Mahavira furono fatti molti sforzi… è sempre stato così. Ancor oggi la storia è sempre la stessa, non è cambiato nulla. Il prete continua a ripetere gli stessi stupidi gesti… e la gente è talmente condizionata che non riesce neppure a vedere cosa le viene fatto!

Tu mi chiedi: L’ho sempre sentito citare con grande paura e senza alcuna spiegazione. La gente non sa cosa sia e tuttavia lo teme.

Infatti, se si vuole che la gente abbia paura di qualcosa, non bisogna dare spiegazioni. Perché una volta che qualcosa è spiegato, la paura scompare. Nel momento in cui conosci qualcosa, la paura scompare. La paura esiste soltanto con l’ignoranza. Il conoscere funziona come la luce, fa disperdere l’oscurità, ecco perché la scienza ha aiutato immensamente a distruggere la paura.

Puoi vederlo. Guarda nei Veda e vedrai che i tuoi presunti grandi profeti, i rishi – e ricorda, li definisco soltanto presunti, perché più di questo non sono – stanno pregando un dio sconosciuto, Indra, il dio delle nuvole, dei fulmini e del tuono. Ovunque vi siano tuoni e lampi, essi si inginocchiano e cominciano a pregare il dio Indra, perché pensano che sia in collera, per questo scatena tuoni e fulmini – ‘Indra vuole distruggerci’. Il tuono è una minaccia. Oggi nessuno si preoccupa di Indra, nessuno è spaventato dai fulmini. Adesso conosciamo il segreto dell’elettricità, ora Indra se ne sta seduto dentro questo ventilatore; ora fa mille e una cosa: scalda la tua acqua, accende il tuo ventilatore… fa di tutto! Ma chi mai adorerà un Indra seduto all’interno di un ventilatore? Oggi, nessuno degna Indra di attenzione… Viceversa i profeti dei Veda ne erano terrorizzati.

L’ignoranza è paura: ecco perché non si deve dare alcuna spiegazione. Anche se si trovasse, bisogna tenerla segreta. Ecco perché tutte le religioni hanno sostenuto che la lingua su cui si fondavano non dovesse essere compresa dalla gente, dalla gente comune. I bramini indù hanno insistito nel dire che il sanscrito è l’unico linguaggio divino, devavani, il linguaggio degli dei. Non dovrebbe essere inquinato dalla gente comune: solo gli studiosi, gli esperti, la gente colta, i preti, dovrebbero conoscerlo. Naturalmente quando costoro iniziano a salmodiare in sanscrito ti senti confuso perché non capisci cosa stiano dicendo. Potrebbero dire cose veramente stupide, semplici assurdità senza senso – abracadabra – ma poiché non puoi capire ti senti confuso. Questa gente era furibonda con Buddha e Mahavira, perché in India sono state le due persone che diedero inizio a una tradizione del tutto nuova: cominciarono a parlare nel linguaggio della gente comune. I bramini non poterono perdonarli; avevano distrutto tutto il loro mistero. I bramini avevano creato un tale clamore con il loro salmodiare in sanscrito… se tradotto, appare assolutamente privo di significato: non c’è granché in quelle parole. I loro mantra in sanscrito sono, al novantanove per cento, del tutto banali: è molto difficile trovare un vero diamante!

Buddha parlò la lingua della gente, scartò il sanscrito e scelse il pali, la lingua del popolo. Mahavira scelse il prakrit, il linguaggio della gente comune. Lo stesso fece Gesù Cristo, e i rabbini non ne furono felici. L’ebraico è il linguaggio divino, e Gesù cominciò a parlare nella lingua della gente, l’aramaico. Vuol dire che si sta demistificando: se la gente comincia a comprendere ogni cosa, come si può creare in loro la paura? Devono essere tenuti nella paura.

I segreti devono essere tenuti nascosti alla gente, se si vuole sfruttarla. In questo caso si deve creare un gergo incomprensibile, una spessa cortina di fumo che impedisca di vedere cosa sta realmente accadendo. Devi tenere la gente nella cecità, così puoi fare ciò che vuoi… e i preti hanno fatto tutto ciò che volevano.

Le spiegazioni non devono essere date, le cose devono essere tenute nascoste. Le cose devono essere lasciate in modo da non destare mai sospetti su cosa sta accadendo. Nel nome della religione è avvenuto ogni tipo di sfruttamento, di oppressione e di schiavitù.

Questa gente ha condotto l’umanità verso uno stato di schizofrenia, perché ha creato la colpa. Questo è il loro unico contributo al mondo: la colpa – hanno creato un senso di colpa sempre più opprimente nelle persone, perché ogni volta che si crea colpa, si diventa potenti: la persona in colpa comincia ad avere paura, paura della punizione in questa vita, nella prossima o nell’aldilà. In questo caso, si deve accettare l’aiuto del prete che conosce i segreti percorrompere’ dio: sa come aiutarti a essere accettato di nuovo, come aiutarti a evitare l’inferno e le sue fiamme, come farti avere un bellissimo posto in paradiso…

Il prete non vuole che tu diventi consapevole. È contro la consapevolezza, perché ti rendererebbe un cristo, un buddha – non un cristiano o un buddista.

Questo è il mio intero scopo qui: non devi essere un seguace, un imitatore, ma un essere umano consapevole, indipendente. Devi imparare soltanto una cosa: come essere più consapevole, come essere più un individuo indipendente, assolutamente indipendente. La libertà è l’unico gusto di una vera religione. Ovunque esista schiavitù in nome della religione, l’anticristo è al lavoro. Ovunque esista libertà, Cristo è al lavoro.

Puoi essere un cristo, ne hai il potenziale, tutto il potenziale. Ogni uomo è nato per essere un buddha; se fallisce è per la sua mancanza di intelligenza. La cosa meno intelligente che una persona possa fare è quella di essere condizionata dagli altri. Resta incondizionato... se non lasci cadere tutti i condizionamenti che ti hanno messo dentro, non sarai in grado di crescere, di diventare maturo, non sarai veramente vivo. Sii libero da tutti i condizionamenti e sarai capace di essere un buddha, o un cristo.

tratto da: Osho, The wild geese and the water # 5

 

 

 

VERA RELIGIOSITÀ

Per me la religione è una storia d’amore individuale con l’esistenza. Non ha nulla a che vedere con le sacre scritture, nulla a che vedere con l’erudizione, l’istruzione – quelle sono tutte sciocchezze.

Ma poiché ti sei abituato a sentirti dire che non vali niente, che non meriti nulla – e l’hai accettato – quando arrivi qui, un luogo di totale libertà, dove non esistono inibizioni né repressioni, dove nessuno di dice cosa fare o non fare, ti senti perduto. Sei come un bambinetto a una fiera… che perde la mano della mamma e non sa proprio dove andare.

Sei rimasto uno stupido a causa di queste persone che hanno continuato a dirti cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ti hanno tenuto in uno stato di dipendenza, di schiavitù. E l’ho già detto, la schiavitù più grande è la schiavitù spirituale, e l’intera umanità vive in questo stato di schiavitù spirituale.

Io insegno la ribellione!

Staccati dalle masse. Abbi il coraggio di stare da solo come un leone e vivi la tua vita in accordo alla tua comprensione. Trova la tua luce, essa ti indicherà la via. La via che ti viene indicata dalla tua luce è l’unica via giusta.   Tratto da: Osho, Yakusan #4

 

 

 

ERRORI E CONTRADDIZIONI

I 4 vangeli, anche se magari fatti passare come fonti storiche sulla vita di Gesù, non possono essere considerati tali, ma semplicemente uno strumento di catechesi e di propaganda. I primi Padri della Chiesa non facevano riferimento che a vangeli considerati in seguito apocrifi – all’epoca di Costantino ne esistevano una cinquantina – e solo a partire dal Concilio di Nicea nel 325, per iniziativa di Costantino stesso e del vescovo Eusebio, gli attuali vangeli divennero ‘l’inconfutabile parola di dio’.

La scelta avvenne con un metodo per altro singolare: “Alla presenza di Costantino furono collocati alla rinfusa sull’altare tutti i vangeli allora circolanti, poi s’invocò fervorosamente lo Spirito Santo e subito i vangeli apocrifi caddero per terra e sull’altare rimasero solo gli autentici”.

Così almeno riporta lo storico Di Lisimaco Verati, che ha studiato i documenti di quel Concilio sulla scorta di Niceforo Gregoras (1269–1360) e di Cesare Baronio (1538–1607). Anche la ratificazione di queste scelte ha del sorprendente: “Essendo morti i due padri conciliari Crisanto e Musonio, quando già tutti gli altri avevano firmato gli atti, dietro devota orazione risuscitarono, vi apposero le loro firme e tosto rimorirono”, si legge più avanti nello stesso documento.

In occasione di quel concilio gran parte dei documenti contrari all’ortodossia di Eusebio e Costantino, andò distrutta per sempre. I manoscritti più antichi che si conservano non vanno oltre il IV secolo, e contengono centinaia di migliaia di errori e contraddizioni: il censimento di Augusto probabilmente non è mai esistito, la città di Betlemme pare non fosse ancora stata fondata, come pure quella di Nazaret… e così via.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Gesu Cristo… mito o realtà ?

 

Quasi tutti abbiamo l’idea che Gesù Cristo così come lo conosciamo sia stato una figura storica: basandoci sull’autorità dei vangeli, per abitudine, condizionamento… o magari perché ci viene imposto di ‘crederci’.

 

 

A ben guardare però la figura storica di Gesù Cristo ha praticamente la stessa consistenza del buon Gesù Bambino che, da piccoli, ci portava i regali a Natale… solo che in questo caso non si tratta affatto di ‘regali’ ma di impossibili modelli di comportamento ai quali i credenti dovrebbero mirare. Come evidenzia Osho, “Tutte le religioni si basano su un unico concetto: come dovresti essere. Il loro concetto è come dovresti essere, non come sei. Condannano ciò che sei, premiano invece il concetto di come dovresti essere e come dovresti essere è l’opposto di come sei”.

In realtà non si è neppure in grado di chiarire se la figura sulla quale si fonda la religione cattolica sia veramente esistita o meno: è diventata ormai un personaggio costruito a tavolino dai ‘padri della chiesa’ nel corso di secoli e riguardo al quale le autorità ecclesiastiche ostacolano ricerche storiche obiettive e dibattiti.

Solo per fare un esempio: anche nel recente clamore suscitato dalle vicende dei ‘preti pedofili’ negli Stati Uniti – quattro vescovi hanno dovuto dare le dimissioni, centinaia di sacerdoti sono stati rimossi dall’incarico, più di un miliardo di dollari la cifra che le varie diocesi cattoliche locali dovranno pagare come risarcimento alle vittime – e prima ancora nella vicenda del ‘libro bianco’ – una agghiacciante denuncia presentata da alcuni ordini monacali femminili su casi di violenze e abusi sessuali subiti da religiose cattoliche da parte di preti e superiori gerarchici – il Vaticano non ha voluto prendere in considerazione un dibattito sul celibato obbligatorio dei religiosi, una delle cause più ovvie di queste perversioni sessuali che stanno venendo alla luce all’interno della chiesa cattolica. Le esortazioni anzi erano esattamente nella direzione opposta: bisogna impegnarsi ancora di più nel seguire fedelmente l’esempio di Gesù Cristo e i suoi Apostoli e cioè astenersi totalmente dal sesso…

Peccato che, ad analizzare bene i documenti storici, risulta che gli Apostoli erano sposati! A sostenerlo non è un oscuro ‘mangiapreti’ ma una docente tedesca di teologia (la prima donna ad essere abilitata dalla chiesa cattolica all’insegnamento universitario della teologia… anche se presto allontanata per i risultati delle sue ricerche) Uta Ranke-Heinemann, che riporta una risposta di San Paolo (uno dei fondatori della dottrina cattolica) alla domanda se fosse lecito, da parte di un ecclesiastico ‘viaggiare con la propria moglie come gli altri Apostoli e Pietro’… solo in seguito, con opportune traduzioni e interpretazioni, queste mogli sono diventate delle semplici ‘donne di servizio’!

E persino Gesù Cristo – che ognuno di noi è stato educato a credere fosse celibe – è probabile che fosse sposato: ai tempi era rarissimo per un giovane ebreo della sua età non esserlo – era considerato un grave peccato – e di sicuro qualche fonte storica avrebbe fatto notare una scelta così controcorrente… i suoi avversari farisei lo avrebbero attaccato su questo, i discepoli gli avrebbero fatto delle domande. Inoltre San Paolo, parlando del celibato, afferma che non conosce uninsegnamento diretto del Signore’ ma vuole dare comunque consigli personali… frase in evidente contraddizione con un esempio di vita celibataria da parte di Gesù Cristo.

 

Di fatto tutti coloro che hanno parlato di Gesù non lo conoscevano, nessuno degli evangelisti è una figura storica confermata, e nessuno di loro ha scritto a meno di mezzo secolo di distanza dai fatti narrati (e 50 anni a quei tempi erano davvero tanti se pensi che non c’erano tutti quei documenti – ritagli stampa, pubblicazioni, filmati – ai quali ricorriamo oggi per far ricerca: era tutto giocato su memorie, sentito dire, semplice passaparola… con tutti i travisamenti del caso). Anche se i vangeli ci presentano Gesù come un personaggio importante della vita pubblica, e ben noto alle folle – al punto da costringere le autorità ad arrestarlo di nascosto in circostanze drammatiche – il silenzio della storia su di lui è pressoché totale. Ci restano solo un pugno di testimonianze latine ed ebraiche che, o sono evidenti interpolazioni, o si riferiscono a Gesù in modo indiretto e solo per indicare la ‘superstizione’ che da lui prende il nome. I due storici ebrei dell’epoca, Flavio Giuseppe e Giusto di Tiberiade, dovrebbero logicamente parlarcene, ma il passo su Gesù di Flavio Giuseppe è, per opinione concorde di tutti gli studiosi, un’interpolazione; mentre un lettore dell’opera di Giusto – ora scomparsa, ma disponibile nel IX secolo – annota il suo stupore a non trovarvi alcuna traccia del Cristo.

La figura di Gesù è avvolta nella nebbia più spessa: la ricerca storica non è in grado di darci nessuna informazione certa su di lui, salvo ipotizzare miti precedenti da cui potrebbe derivare. “Non si vuole ammetterlo, ma chiunque si è seriamente occupato di questa materia, sa che vi sono pochi grandi uomini della storia sui quali siamo tanto imperfettamente informati come su Gesù”, questa l’onesta conclusione di Strauss, uno studioso che ha scritto una monumentale ‘Vita di Gesù’. O forse è meglio ricordare una frase attribuita a papa Leone X, un’ammissione altrettanto onesta: “La favola di Cristo ci è tanto redditizia, che sarebbe da stolti avvertire gli ignoranti dell’inganno”.

 

Volendo approfondire:

Uta Ranke-Heinemann: Eunuchi per il regno dei cieli - BUR

E. Bossi: Gesù Cristo non è mai esistito - Ed. La Fiaccola

 

 

 

Le Bugie deI vangelI

 

 

Contrario a ogni ricerca

Alcuni studiosi cristiani molto eruditi hanno formato un comitato speciale di studi biblici. E ora stanno cercando di scoprire che cosa è stato veramente detto da Gesù, e che cosa invece è stato aggiunto da altri - cosa è invenzione, cosa è mito, cosa è verità.

Proprio pochi giorni fa, il Papa polacco ha detto a tutti i cattolici del mondo: “Non ascoltate questi studiosi!” – perché stanno togliendo dalla Bibbia molte cose che sono state aggiunte, che non sono vere. Eventi, miracoli, il parto della Vergine, la resurrezione… stanno togliendo tutte queste cose. Essi vengono unanimamente riconosciuti come gli interpreti più autorevoli della Bibbia in Europa. Si riuniscono ogni tanto, e discutono i risultati dei loro studi. E in accordo con questi resoconti, quasi il novanta per centro della Bibbia sparisce. Hanno assolutamente ragione, perché per la prima volta stanno cercando di scoprire le radici da cui provengono questi detti, queste dichiarazioni, questo vangelo. Alcuni derivano da antiche scritture pagane, scritture che vennero distrutte in modo tale che nessuno potesse provare se Gesù aveva detto queste cose o meno.

Persino l’idea del parto della Vergine è più antica di Gesù. La nascita da una vergine era una caratteristica già attribuita a un dio pagano, un dio romano, che venne poi crocifisso. E allo stesso dio è connessa l’idea della resurrezione. Tutto questo è stato preso e trascritto nella Bibbia.  I pagani sono stati sterminati, i loro templi sono stati bruciati, le loro scritture sono state distrutte. Ora questi studiosi biblici stanno cercando di trovare vie e metodi per portare alla luce avvenimenti sulla vita di Gesù dalla letteratura di quel tempo.

Uno dei vangeli fu scritto in India – il quinto vangelo di Tommaso. Non è incluso nella Bibbia perché non venne dato a Costantino, l’uomo che decise ciò che poteva essere incluso e quello che non poteva essere incluso nei Vangeli. Fu lui ad aggiungere nella vita di Gesù tutte quelle mitologie e finzioni. 1

 

Fedeli per paura

Il Cristianesimo vive nella paranoia che qualcuno scopra qualche verità, cosa accadrà allora a tutte le bugie che va diffondendo? Rudolf Bultman, dell’Università di Marburgo, uno dei maggiori teologi e dei più famosi studiosi della Bibbia contemporanei, ha detto: “Oggi non possiamo sapere quasi nulla sulla vita e sulla personalità di Gesù, perché le fonti cristiane più antiche non mostrarono alcun interesse a questi fatti e sono perlopiù frammentarie e spesso intrise di elementi mitici”. Bultman però deve essersi impaurito, perché la Chiesa ha messo al rogo e ucciso molte persone. Subito dopo ha scritto… “Questo non disturba la mia fede, io credo ancora in Gesù Cristo come unico figlio di Dio e ho fede assoluta nella Chiesa di Gesù”. Non è neppure riuscito a vedere la contraddizione. La paura deve averlo sopraffatto: si è contraddetto subito.

Da un lato dice che non sappiamo nulla della vita e della personalità di Gesù. Se non si sa nulla della personalità di Gesù, come si può aver fede? In chi? Non è fede, è paura. È paura della Chiesa, è paura del papa, è paura del cristianesimo. In Vaticano c’è una biblioteca sotterranea che contiene migliaia di scritti che la Chiesa mandò al rogo, conservandone un’unica copia. Nessuno può accedervi, tranne il papa e i cardinali. Lì si nascondono tutte le prove dei misfatti del Cristianesimo. La gente non può conoscere la verità. Il Cristianesimo per il novantanove per cento è un mito, è inventato, ma ha un’enorme macchina da propaganda e ha una chiesa militante, che ha convertito quasi metà dell’umanità.

 

Divino… per voto unanime

È strano, ma ve lo voglio dire: fu solo trecento anni dopo la morte di Gesù Cristo che i preti cristiani, attraverso una votazione, decisero che Gesù era una persona divina. E chi erano quegli elettori? Non sapevano nulla del divino.

Un evento mai accaduto prima. Mahavira non fu eletto tirthankara, Buddha non fu dichiarato illuminato dalle masse.

Cosa sarebbe accaduto se l’esito elettorale fosse andato contro la sua divinità? La religione è forse un affare politico? E persone che non avevano alcuna esperienza del divino decisero con un voto, trecento anni dopo, che lui era una persona divina. La decisione venne presa al Concilio di Nicea, nel 325 D.C. – Gesù venne dichiarato divino con un voto del Concilio di Nicea. Questa è la cosa più abnorme che si riesca a immaginare. La verità non ha bisogno di voti, è una luce in se stessa.

 

“Un rivoluzionario ebreo fallito”

Hermann Samuel Remarius, uno studioso vissuto ad Amburgo nel XVIII secolo, scrisse: “Gesù era un rivoluzionario ebreo fallito il cui corpo venne fatto sparire dai discepoli, dopo la sepoltura”.

Non sono io che lo dico. L’ha detto uno studioso cristiano che ha esaminato le fonti, le fonti originali, e ha scoperto che Gesù era unrivoluzionario ebreo fallito’. Non c’entrava nulla con il cristianesimo. Il cristianesimo è un’invenzione. Gesù non aveva mai neppure udito il termine cristianesimo. Fu un’imposizione successiva. Gesù non è il fondatore del cristianesimo. Chi ne fu il vero fondatore? Una cosa è certa, non fu Gesù. Non pensò mai di fondare una religione, continuava a dire agli ebrei: “Io sono il vostro ultimo profeta”. E morì sulla croce, come ebreo. Allora chi ha fondato il cristianesimo?

 

Adoratori del Sole

L’uomo che fondò il cristianesimo – non ci crederete ma è vero – fu l’imperatore Costantino. La Chiesa lo sa, ma non vuole che se ne venga a conoscenza.

L’imperatore romano Costantino, che era a capo del Concilio di Nicea, morì da cristiano, ma venne battezzato solo al momento della morte. Per tutta la vita era stato il sommo sacerdote della religione del dio Sole, il che spiega come mai il giorno dedicato al culto venne spostato da sabato, il Sabbath di Gesù, a domenica. Gli ebrei celebrano ancora il loro Sabbath al sabato, e anche Gesù visse tutta la vita considerando santo il sabato. Come mai poi divenne la domenica? A causa di Costantino, che era un adoratore del dio Sole. La domenica è il giorno del sole, e i devoti del sole hanno sempre considerato la domenica come giorno sacro.

Costantino fu il reale fondatore del cristianesimo. Lui ebbe un ruolo decisivo al Concilio di Nicea. Fu a causa della sua pressione – poiché era l’imperatore di Roma – che i preti votarono a favore della personalità divina di Gesù. Costantino rese divino Gesù. Fu una sua creazione, una sua invenzione. E modificò anche la data di nascita di Gesù, dal sei gennaio al venticinque dicembre, il giorno della rinascita del sole. Il venticinque dicembre, una ricorrenza celebrata in tutto il mondo, non è la data di nascita di Gesù. Quella del Natale è tutta un’invenzione. Gesù nacque il sei gennaio ma, a causa del volere di Costantino, la data venne spostata al venticinque dicembre… gli adoratori del sole pensano che il sole sia nato il venticinque dicembre. Il mondo cristiano vive nella completa oscurità. Il Natale è un’invenzione, la Chiesa lo sa benissimo, ma non vuole che diventi conoscenza comune.

 

La religione dell’imperatore

Costantino considerava Gesù come un messia fallito, e vedeva se stesso come il vero messia, e la sua visione venne confermata dal famoso vescovo cristiano Eusebio di Cesarea, che disse: “È come se la religione di Adamo fosse finalmente giunta a compimento, non con Gesù, ma con Costantino”.

…E i cristiani avevano bisogno del sostegno imperiale, altrimenti sarebbero stati crocifissi ovunque. In Costantino trovarono un riparo, ma fu un compromesso, una pura questione d’affari. Accettarono la visione di Gesù come messia fallito e quella di Costantino come vero messia. Ma queste cose non vengono dette! I cristiani non le sanno. Queste scritture sono nascoste nei sotterranei del Vaticano.

Io vi dico che il Cristianesimo è una delle religioni meno fedeli alla verità del mondo. È una religione malata, è morbosa, patologica, venefica. Non ha aiutato in alcun modo l’umanità a trovare la verità. Ha continuato a diffondere bugie in modo così ossessivo che sono quasi diventate verità.

 

“Questo mito di Cristo”

Forse, nell’intera storia dei papi, uno solo fu davvero onesto. Si tratta di Leone X, che visse nel XVI secolo, che sembra abbia detto: “Ci è stato molto utile, questo mito di Cristo”. Non sono io che lo dico, si tratta dell’affermazione di un papa infallibile: “Questo mito di Cristo ci è stato molto utile”.

Di sicuro vi ha dato ottimi profitti.

Parlate di verità, ma avete nascosto cose di immensa importanza. Avete modificato tutti i Vangeli, togliendo tutto quello che poteva essere difficile da sostenere, da difendere.

 

Troppa fatica per lo Spirito Santo

Vi stupirà sapere che nelle versioni più antiche dei Vangeli, Giuda era uno dei fratelli di Gesù. Gesù aveva due fratelli e due sorelle; ma affinché Maria, la madre di Gesù, rimanesse ‘senza peccato’, quelle figlie e quei fratelli vennero fatti sparire. O si tirava in ballo la storia dello Spirito Santo per cinque volte… ma sarebbe stato pesante per lo Spirito Santo, in fondo si tratta di un’operazione telecomandata, oppure si accettava che Maria avesse generato i figli di Giuseppe, suo marito legittimo, e che lo Spirito Santo fosse illegale e Gesù un figlio illegittimo.

Hanno fatto sparire dai Vangeli l’idea stessa che Gesù avesse fratelli o sorelle.

Nei Vangeli non dicono che Giuda era un fratello di Gesù. E una cosa è certa: continuano a condannare Giuda, perché tradì Gesù per trenta monete d’argento, ma nei Vangeli non c’è una sola parola di condanna per Giuda.

 

Chi ha scritto i vangeli?

Il Cristianesimo non venne fondato da Gesù Cristo, occorre ricordarlo. Venne fondato ottant’anni dopo la sua morte da individui che non lo avevano conosciuto personalmente.

Ora anche gli studiosi cristiani sono giunti alla conclusione che i Vangeli non vennero scritti dagli apostoli, ma da qualcun altro, perché i monti di cui parlano i Vangeli non sono nella posizione descritta. I fiumi non si trovano nella posizione descritta dai Vangeli. I laghi…

I Vangeli vennero scritti da persone che non avevano conosciuto Gesù Cristo, che non erano vissute con Gesù Cristo.2

 

testi di osho tratti da:

1. Il Manifesto dello Zen, NSC

2. Cristianesimo e Zen, Edizioni Riza

 

 

 

LA SOLITA STORIA!

Krishna — forse il più famoso degli avatar indiani — è nato da una vergine cui era stato preannunciato il miracoloso evento, con una nascita che ha luogo in un ovile e susseguente adorazione dei pastori. Qui entra in gioco anche un Rajah di Madura, informato in sogno della nascita di un bambino che lo avrebbe scalzato dal trono, e che decide di massacrare tutti i bambini nati quella notte... ma Krishna si salva. Krishna ha anche l'appellattivo di Jezeus — nato dalla pura essenza divina — ed ecco che abbiamo un Jezeus Krishna 3500 anni prima dell'era cristiana!

Poi c'è Mitra — il "dio del sole" persiano i cui riti segreti si erano in seguito molto diffusi anche nella Roma imperiale — che nasce in una grotta, da una vergine, nel solstizio d'inverno, il 25 dicembre. La sua nascita è annunciata da una stella che appare all'oriente, oltre che dall'omaggio di “re magi”. Come Gesù, egli muore all'equinozio di primavera.

Anche Serapide, il redentore egizio, nasce da una vergine al solstizio d'inverno, muore all'equinozio di primavera e subito risuscita. Alle pareti del tempio di Luxor si vedono raffigurate, con diciotto secoli d'anticipo sul mito cristiano, le scene dell'Annunciazione, della Concezione, della Nascita e dell'Adorazione dei tre magi.

 

 

 

FIGLI DI DIO

L'imperatore Augusto era considerato figlio di Apollo, dice lo storico Svetonio, e Plutarco scrive che Alessandro il Grande era stato concepito per mezzo di un fulmine (da Zeus?). Anche di un personaggio famoso e rispettato quale il filosofo Platone... si diceva fosse figlio di Apollo.

 

 

 

Gesù… e i suoi fratelli

I fratelli e le sorelle di Gesù – di cui parlano i Vangeli di Marco e Matteo – diventano dapprima, nel II secolo DC, ‘fratellastri e sorellastre’ e cioè figli da un precedente matrimonio di Giuseppe rimasto poi vedovo, e solo in seguito – a partire cioè da testi del 400 – cugini e cugine… con l’esplicita avvertenza che anche Giuseppe deve essere considerato vergine!

La recentissima scoperta a Gerusalemme – ne parla il New York Times del 22 ottobre nella pagina scientifica – di un ossario del primo secolo DC, con un’iscrizione in aramaico Ya’akov bar Josef akhui di Yeshua – Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù – sta provocando un acceso dibattito fra gli studiosi di storia biblica: da calcoli statistici sulla distribuzione dei nomi all’epoca e dalla singolarità di citare anche il nome di un fratello e non solo il patronimico, si tratterebbe proprio di ‘quel’ Yeshua. Ironia del caso, nel più antico reperto storico in cui il nome di Gesù viene menzionato, ci sarebbe anche la prova dell’esistenza di almeno un fratello.

 

 

 

In India ad imparare la meditazione

 

Gesù ha studiato in India, e vi é tornato dopo la crocefissione… in India c’è anche la sua tomba.

 

Nei vangeli non esiste nessuna menzione al periodo della sua vita che va dai tredici ai trent’anni… e si tratta praticamente di tutta la sua vita, visto che a trentatré anni fu crocefisso. Dove ha vissuto in quegli anni, e perché non se ne fa menzione nei vangeli? Sono stati dimenticati deliberatamente, perché avrebbero mostrato con assoluta evidenza che il cristianesimo non è affatto una religione nuova, né è originale: qualsiasi cosa Gesù abbia detto, è stata portata dall’India. 1

 

Gesù Cristo venne in India, dopo aver sentito parlare di Gautama il Buddha. Sebbene Buddha fosse morto, aveva lasciato degli illuminati…

I buddisti illuminati crearono due grandi università: Nalanda e Takshashila. Furono le prime università del mondo. Oxford ha solo mille anni, e Oxford ha solo diecimila studenti. Nalanda aveva cinquantamila studenti, Takshashila aveva centomila studenti. E non erano studenti qualsiasi, erano sannyasin, non imparavano i testi sacri, imparavano la meditazione. Imparavano ad accedere alle vite passate e scoprire ciò che avevano fatto nelle vite passate. Erano due grandi università, e vennero distrutte dagli indù. Ma Gesù arrivò al momento giusto. Riuscì a incontrare dei maestri illuminati a Nalanda e a Takshashila. Visitò entrambe le università, il suo passaggio è stato registrato. E nel lontano Ladakh, sull’Himalaya, c’è un monastero buddista che registra il nome di tutti i visitatori. Uno dei visitatori di quel monastero in Ladakh era Gesù. Centocinquant’anni fa un esploratore russo raggiunse il Ladakh e copiò il testo integrale della pagina in cui si parla di Gesù: “Un uomo, un giovane ebreo, arrivò e si fermò al monastero. Era molto bello e cercò di imparare tutto sull’insegnamento di Buddha. Era stato a Takshashila e Nalanda, aveva incontrato degli illuminati e aveva imparato molto da loro”. Questi sono i diciassette anni di cui non si parla nella Bibbia. Egli rimase in India per diciassette anni, e in Ladakh e in Tibet, dunque tutto il suo insegnamento veniva dall’Oriente. 2

 

È un tema che andrebbe approfondito. Gesù nacque ebreo, visse come un ebreo, e morì ebreo. Non parlò mai di cristianesimo né di Cristo… come mai gli ebrei furono tanto contro di lui? Quest’uomo non fece mai nulla di male a nessuno… era del tutto innocente. Ma il suo crimine è molto sottile. I rabbini, gli ebrei colti, lo videro con chiarezza: introduceva nella cultura ebraica idee che provenivano dall’Oriente.

Osservate da questa angolatura le sue parole e capirete perché Gesù ripeteva: “I profeti vi hanno detto di rispondere con la violenza alla violenza: occhio per occhio, dente per dente! Ma io vi dico: se qualcuno vi colpisce su una guancia, porgetegli anche l’altra”. Questo è un concetto del tutto alieno alla cultura ebraica. Gesù lo aveva appreso dagli insegnamenti di Buddha e Mahavira.

Quando arrivò in India il buddismo era ancora vivo, anche se Buddha era morto; Gesù arrivò in India cinquecento anni dopo la sua morte, ma Buddha aveva creato un tale sconvolgimento che l’intero paese ne era stato travolto: la gente si inebriava ancora delle sue idee d’amore. E Gesù dice: “Gli antichi profeti vi hanno detto” – e si riferisce ai vecchi profeti degli ebrei, Ezechiele, Elia, Mosè – “che dio è estremamente violento, che non perdona… ma io vi dico che dio è amore”. Dove ha preso quest’idea? Solo negli insegnamenti di Gautama il Buddha si trova un simile concetto… per diciassette anni Gesù viaggiò in Egitto, India, Ladakh e Tibet. E proprio questo fu il suo crimine: introdusse nella tradizione ebraica idee aliene, che non solo erano strane, erano perfino in profondo contrasto con quelle tramandate dalla tradizione.

Vi stupirà sapere che Gesù morì in India, un fatto che la tradizione cristiana semplicemente evita di menzionare. Ma se l’idea della resurrezione è vera, cosa accadde in seguito? Dove visse? Nulla viene detto della sua morte.1

 

Egli non morì sulla croce, come può essere risorto? La sua tomba si trova in Kashmir, in India. Fu salvato grazie a una trucco, una cospirazione tra un ricco discepolo e il governatore romano, Ponzio Pilato: la crocifissione venne rimandata il più a lungo possibile. La crocifissione venne fissata per il venerdì, perché il sabato è festa per gli ebrei, non lavorano. L’idea era questa: data la lentezza della morte per crocifissione… Un uomo sano ci mette quarantotto ore a morire sulla croce ebraica. È una lunga tortura.

La crocifissione venne rimandata di continuo con una serie di scuse. Alla fine, Ponzio Pilato volle vedere Gesù prima che venisse portato sulla croce – solo per rimandare ancora un po’ – e parlò con lui. Poi il corteo sarebbe salito sulla collina dove avevano luogo le crocifissioni. C’erano migliaia di persone, e Gesù…

Aveva solo trentatré anni, ed era un uomo di sana corporatura, era il figlio di un falegname, era abituato a trasportare il legname, ecco perché per lui è facile dire: “Prendetevi la vostra croce sulle spalle”. Lui si portò la sua. La croce era molto pesante, e lui cadde tre volte lungo la strada. Ho il forte sospetto che anche questo facesse parte della strategia per rimandare la crocifissione, perché Gesù aveva solo trentatré anni ed era abituato a trasportare grossi ceppi.

Gesù rimase sulla croce solo sei ore. In tutta la storia, nessuno è mai morto per essere rimasto sei ore sulla croce ebraica. E lui era giovane e sano. Dopo sei ore, al tramonto del sole, tutti i lavori dovevano cessare – la cospirazione si basava su questo – e Gesù dovette essere tolto dalla croce. Non poteva rimanere sulla croce durante il Sabbath. Venne tirato giù, messo in una grotta, a guardia della quale c’erano dei romani, non degli ebrei.

Durante la notte venne portato via dalla Giudea dai suoi ricchi seguaci – la Giudea era una piccola provincia. Nel giro di una settimana era guarito: non stava molto male, aveva perso solo un po’ di sangue. Una volta guarito, gli amici e i discepoli gli suggerirono di non ritornare in Giudea: “Altrimenti ti uccideranno di nuovo. È molto meglio che ti allontani il più possibile dalla Giudea”. 2

 

In Kashmir, nei pressi di Pahalgam c’è una tomba… è una strana coincidenza che lì si trovi la tomba di Mosè, e proprio di fianco ci sia la tomba di Gesù. Entrambi erano venuti in India. Mosè ci arrivò molto avanti negli anni, alla ricerca di una tribù ebraica che si era persa, era arrivata in Kashmir e vi si era stabilita. Era troppo vecchio per ritornare a Gerusalemme, e il Kashmir sembrava davvero la terra di dio, era bellissimo. Al mondo non esiste luogo paragonabile al Kashmir.

Mosè si fermò e morì laggiù. Gesù vi arrivò e si fermò abbastanza a lungo… visse fino all’età di centododici anni. È scritto tutto sulla sua tomba. 3

 

In Kashmir esiste ancora la sua tomba. Ha un’iscrizione ebraica… l’iscrizione parla di Joshua, il nome ebraico di Gesù, che ne è la translitterazione in greco: “Joshua venne qui – seguono le date – era un grande maestro che visse a lungo in silenzio con i suoi discepoli, fino a centododici anni, e che si faceva chiamare il pastore.” Ed è per questo che quel luogo è ancor oggi conosciuto come il villaggio del pastore. È possibile visitarlo, esiste ancora: Pahalgam è la traduzione in hindi di ‘villaggio del pastore’. 1

 

Dunque Gesù non è mai morto sulla croce e non è mai risorto. Quella è solo una storia fantastica inventata dai cristiani. Nessuna fonte contemporanea a Gesù ne cita mai il nome. È impossibile crederci – se una persona cammina sull’acqua, cura i malati semplicemente toccandoli, se i ciechi tornano a vedere, e i sordi a udire, e i morti ritornano alla vita, non pensi che l’intero paese ne parlerebbe?

Un uomo del genere non può essere ignorato. Ma nessuna fonte contemporanea cita il suo nome. 3

 

Brani di Osho tratti da:

1 Beyond Psychology # 27

2 Cristianesimo e Zen, Edizioni Riza

3 God is Dead, Now Zen is the Only Living Truth # 7

 

 

 

Tracce di una tribù perduta d’Israele

 

“Gesù doveva aver sentito raccontare che Mosè era andato alla ricerca di una tribù smarritasi nel deserto. Quando gli ebrei giunsero in Israele, dopo 40 anni di peregrinazioni nel deserto…  La situazione stava diventando incandescente, perché la nuova generazione faceva discorsi del tipo ‘E questo postaccio sarebbe la Terra Promessa da dio?’. Mosè doveva essere preoccupato. Per poter fuggire da Israele doveva trovare una scusa, e disse: “Una tribù di ebrei si è persa nel deserto. Voi sistematevi, io andrò alla loro ricerca”. La tribù perduta era finita in Kashmir, che è davvero una terra promessa, è il più bel posto del mondo. Mosè morì in Kashmir. La sua tomba e quella di Gesù si trovano sulla stessa collina, sotto gli stessi alberi, e ancor oggi una famiglia ebrea si prende cura delle due tombe”. Osho

 

Proprio nei mesi scorsi si è parlato di nuovo delle tribù perdute d’Israele, in un libro uscito in America.  Dopo 3 anni di ricerche sulla preservazione di antiche tradizioni e di ‘memorie bibliche’ di una tribù –  Kuki-Chin-Miro – che vive ai piedi dell’Himalaya nel Nord Est dell’India, lo scrittore Hillel Halkin si è convinto che sia storicamente collegata con la tribù biblica di Manasseh. Anche l’Università dell’Arizona e lo Haifa Technion sembrano prendere per buone le sue ipotesi e questo inverno un team di tecnici sarà sul posto per fare dei test sul DNA, per scoprire cioè se ci sono tracce di un’origine nel mediterraneo orientale di questa popolazione.

Migliaia di appartenenti alla tribù vivono già come ebrei osservanti, facendosi chiamare B’nei Menashe (i figli di Manasseh) ed alcune centinaia sono già in Israele, anche se non ancora riconosciuti come ebrei a pieno diritto dalla ‘legge israeliana del ritorno’ che permette e finanzia il ritorno alla terra promessa di ogni ebreo che vive altrove – sembra ci siano in ballo complicazioni politico-religiose. Forse le prove sul DNA porteranno chiarezza a questa vicenda che ha del romanzesco: sono quasi 3000 anni che si cercano le ‘tribù perdute d’Israele’!

da un articolo del quotidiano americano The New York Sun

 

 

 

CRISTIANI IN INDIA

 

Ancora prima di quello portato dai missionari arrivati con le potenze coloniali, in India esisteva già un antichissimo cristianesimo autoctono.

"Vi sorprenderà sapere che in India il termine hindi per messia è masiha, e che la parola che si usa per indicare un cristiano è masihi. Masihi è molto più vicino all'aramaico e all'ebraico della parola che i cristiani usano, per indicare se stessi, in tutto il mondo. Forse i termini hindi masiha e masihi sono nati perché Gesù, dopo essere scampato alla crocifissione — non è stata una resurrezione, è stata una fuga — visse in India molto a lungo, fino all'età di centododici anni. Il suo discepolo prediletto, Tommaso, lo aveva seguito. Il cristianesimo indiano è il più vecchio del mondo. Il Vaticano si è sviluppato più tardi. Gesù rimase in Kashmir... e mandò Tommaso nel sud dell'India... L'India del nord è molto sofisticata e tutti quei gran-di maestri — Buddha, Mahavira, Krishna, Patanjali, Gorakh, Kabir — sono nati e vissuti al nord... Con grande intuito Gesù mandò Tommaso nel sud dell'India — dove era possibile predicare e portare gli insegnamenti di Gesù, al nord nessuno vi avrebbe prestato attenzione: l'India del nord era piena di ragionamenti e dibattiti filosofici — era così sofisticata che Tommaso, un uomo semplice, non erudito... chi lo avrebbe ascoltato? Ma il sud forse sarebbe stato ricettivo; ed è successo proprio così: lo stato del Kerala è cristiano all'ottanta per cento, e non è qualcosa di recente, è il prodotto del 'lavoro' di Tommaso"

TRATTO DA: Osho, From Personality to Individuality # 10

 

 

 

Un ostacolo all ricerca della verità

Osho, i preti non possono aiutare l’umanità in qualche modo?

 

 

Sono secoli che aiutano l’umanità, e per questo ci troviamo in questo miserabile stato di cose.

 

I preti hanno aiutato moltissimo a creare il maggior numero di bugie possibile – bugie che in apparenza sono molto comode, ma alla fine le bugie sono bugie. Forse momentaneamente danno un senso di calore, di comfort, di sicurezza, ma solo per un momento. Prima o poi ti ritrovi in uno stato ancora più buio e freddo di prima.

I preti, lungo i secoli, hanno inventato strategie per farti rimanere come sei. Tu non vuoi cambiare, vuoi solo che ti vengano date delle comode bugie, in modo da poter continuare a vivere così come sei. Per cambiare ci vuole coraggio. I preti ti aiutano a rimanere un codardo. Tu hai paura della morte. I preti continuano a consolarti: “Non preoccuparti. L’anima è immortale”. E tu non sai proprio nulla dell’anima.

Gurdjieff era solito dire che è molto raro incontrare una persona che abbia un’anima. Sì, in ognuno esiste il potenziale per creare un’anima, ma non è una realtà. Tu puoi essere un’anima, puoi diventare parte dell’eternità, puoi essere immortale, ma si tratta solo di una possibilità. Per attualizzarla, per realizzarla, sarà necessario molto lavoro – lavoro duro, lavoro arduo.

Ma i preti per secoli ti hanno detto che hai già un’anima. Solo il corpo muore e l’anima continua il suo pellegrinaggio eterno. È consolatorio. In un certo senso, ti tiene insieme. Non sei troppo spaventato dalla morte. In realtà, sarebbe meglio se fossi troppo spaventato dalla morte. Questa paura ti porterebbe a cominciare una ricerca interiore. Lo shock potrebbe scatenare in te un processo di trasformazione.

Buddha era solito mandare i suoi discepoli a guardare i cadaveri che venivano cremati, a meditare in quel luogo, a osservare le fiamme che consumano un corpo. E poi, alla fine, non rimane più nulla, solo qualche osso e un po’ di cenere. Questa era la sua procedura usuale – mandare i nuovi sannyasin a osservare i corpi che bruciavano – in modo che sentissero la realtà della morte, in modo che la realtà della morte penetrasse profondamente nei loro cuori. Solo questo può farti svegliare.

Ma i preti, dandoti dei tranquillanti, ti aiutano a rimanere addormentato il più comodamente possibile. Questo è il loro servizio, e li abbiamo pagati abbastanza per questo servizio. Sono ignoranti quanto te, inconsapevoli quanto te. Sono nella tua stessa situazione: anche loro hanno bisogno di una consolazione. E cercano la loro consolazione nei testi sacri. Continuano a leggere le sacre scritture, ripetendole di continuo, perché in questo modo si autoipnotizzano. Il prete cristiano continua a leggere la Bibbia, il prete indù continua a recitare la Gita. Ogni giorno, ogni mattino, recita lo stesso testo. Diventa una cosa meccanica. Assomiglia a un disco, che continua a ripetere. È come un pappagallo. Ma è consolante. Ripetere di continuo certe ‘verità’ ti ipnotizza.

Krishna dice: “Quando il corpo muore, l’anima non muore. Puoi bruciare il corpo, ma il fuoco non consumerà l’anima”. Krishna ha ragione: l’anima è eterna – ma innanzitutto ne devi avere una. Non è già lì. Anima significa consapevolezza, anima significa cristallizzazione. Anima significa che sai per esperienza che non sei né il corpo né la mente. Si forma solo attraverso l’osservazione del meccanismo corpo-mente, non si crea attraverso la ripetizione. La ripetizione è ipnosi. L’anima può essere conosciuta proprio nel modo opposto: devi deipnotizzarti, devi diventare privo di condizionamenti. Devi dimenticare tutte le scritture e tutti i preti e guardare dentro di te… devi incontrare la tua interiorità. I preti ti aiutano a rimanere lungo la circonferenza. Sembrano dei grandi amici, ma alla resa dei conti sono i tuoi nemici peggiori. I reali nemici della religione non sono Hitler, Stalin e Mao Tze Tung. I nemici reali sono i preti, i papi, gli shankaracharya, e così via. Nemmeno loro sanno quello che fanno. Come possono aiutarti? Si limitano a ripetere la tradizione, a offrirti verità preconfezionate – molto antiche, ma morte.

Mi chiedi se i preti non possano aiutare l’umanità in qualche modo.

Sì, potrebbero aiutarla... se scomparissero! Non abbiamo più bisogno di loro. L’uomo è diventato maturo. Tutte queste consolazioni non sono necessarie. Abbiamo bisogno di persone, persone ribelli, non di preti conformisti. Abbiamo bisogno di buddha, di persone risvegliate che risveglino. Abbiamo bisogno di buddha, non di questi preti che continuano a darti giocattoli con cui trastullarti. E hanno creato giocattoli bellissimi, non ci sono dubbi al riguardo. Sono molto intelligenti, astuti. Hanno secoli di esperienza alle spalle, su come sfruttare l’umanità, come sfruttare le debolezze umane.

Ma ricorda: per quanto riguarda la consapevolezza non sono in alcun modo diversi da te… farsi guidare dai ciechi è pericoloso. Hanno distrutto interamente la bellezza degli esseri umani, hanno distrutto la libertà degli esseri umani. Hanno distrutto tutto ciò che ha un valore. Ti hanno lasciato inaridito, vuoto, senza scopo alcuno. In tutto il mondo lo si sente. Perché le persone si sentono così vuote e futili? Chi ha fatto loro tutto questo? Per secoli i preti, di differenti religioni, hanno dato loro false consolazioni. Tutte quelle false consolazioni non sono più applicabili. L’uomo è divenuto più maturo. Va bene dare giocattoli ai bambini, ma quando uno cresce e ancora gli si danno giocattoli con cui giocare, comincerà a sentire che la vita è priva di senso. Ha bisogno di qualcosa di più, ha bisogno di qualcosa di più reale.

I preti sono inconsapevoli quanto te, o anche di più. Non sono neppure consapevoli della situazione attraverso cui sta passando l’uomo. Continuano a trasmettere vecchie ricette che non hanno più alcuna rilevanza. Continuano a dare grandi consigli che forse in passato sono stati anche utili, ma sono completamente fuori contesto rispetto al presente.

Non hai bisogno di preti e del loro aiuto. Hai bisogno di più meditatori – non di mediatori. I preti hanno fatto da mediatori tra te e dio. Tu hai bisogno di più meditatori, di persone che entrano profondamente nel proprio essere, persone che diventano centrate, persone che conoscono il silenzio interiore e la sua bellezza incredibile. Queste aiuteranno l’umanità, e non lo faranno neppure in maniera diretta. La loro stessa presenza irradierà nuove vibrazioni capaci di trasformare.

Una persona reale aiuta sempre in maniera indiretta. Non ti ordina: “Fai questo, non fare quello”. Non distrugge la tua libertà in alcun modo. Vive semplicemente la sua vita alla luce di quello che ha trovato dentro se stessa… e standole vicino, qualcosa inizia a passare tra te e lei.

È più consapevole, non più erudita. Ha più essere, non conoscenze. Ha più anima, non una memoria più vasta. Può anche non conoscere i testi sacri. E non la troverai nei templi e nelle moschee e nelle chiese.

 

Le chiese e i templi sono vuoti. Sono tombe della religione. Il cristianesimo non ha nulla a che vedere con Cristo, ricorda; e il buddismo non ha nulla a che vedere con Buddha, e il giainismo nulla a che vedere con Mahavira. È strano, ma è accaduto sempre così. Nessuna religione c’entra qualcosa con la sua fonte originale. In realtà, i cristiani sono più distruttivi di chiunque altro nei confronti del messaggio di Cristo, e i preti sono i capi del cristianesimo. Non hanno alcuna relazione con Cristo – non possono averla. Hanno paura di Cristo. Nel profondo devono temere che se un giorno dovessero incontrare Cristo e chiedesse loro: “Cosa avete fatto al mio messaggio?”… cosa mai potrebbero rispondergli? I preti hanno dominato l’umanità. Sono i politici del mondo interiore, proprio come i politici sono i preti del mondo esterno. Ed esiste una cospirazione tra preti e politici, un accordo reciproco, una divisione:Voi dominerete l’uomo nella sua soggettività e noi lo domineremo da fuori’. Hanno sfruttato, hanno oppresso. Hanno distrutto alla grande.

Mi chiedi se i preti non possano aiutare l’umanità in qualche modo. L’unico modo che riesco a concepire, visto che non sono più necessari, è che spariscano. Questo sarebbe il servizio più grande all’umanità.

 

tratto da: Osho, The Dhammapada, Vol 10, # 2

 

 

 

Un triste natale

 

Ogni buddha lancia al mondo intero un messaggio di gioia e celebrazione, ma le religioni organizzate – che dicono di agire in suo nome – hanno bisogno, per meglio controllarti, che tu sia triste: più soffri più sei santo.

 

 

Osho, perché il Natale mi rattrista, quando il suo messaggio è gioire ed essere felici?

Il messaggio di Cristo è gioire ed essere felici. Ma questo non è il messaggio del cristianesimo. Il messaggio del cristianesimo è: sii triste, con il muso lungo e l’aria sofferente; più sembri sofferente, più sei santo. A volte il povero Gesù mi fa davvero pena. È finito in così cattiva compagnia! Mi chiedo come se la stia cavando in paradiso con tutti questi santi cristiani, così tristi e noiosi.

Lui non era noioso, non era triste – non avrebbe potuto esserlo. La parola ‘cristo’ è un esatto sinonimo di buddha. Era illuminato. Gioiva della vita, delle piccole cose della vita. Gli piaceva mangiare, bere, stare con gli amici. Amava stare in compagnia, amava tutto della vita.

Ma nei secoli i cristiani l’hanno rappresentato come molto triste. Lo hanno rappresentato sempre sulla croce, come se per 33 anni fosse rimasto sempre sulla croce. E la mia comprensione è che un uomo come Gesù non possa morire triste, neppure in croce. Deve avere riso, prima di morire.

Questo è ciò che ha fatto al-Hillaj Mansoor prima di essere ucciso da fanatici musulmani perché aveva dichiarato Ana’l Haq – io sono dio. I musulmani non potevano tollerarlo, proprio come gli ebrei non potevano tollerare Gesù. Lo uccisero – ma prima di morire alzò gli occhi al cielo e si mise a ridere forte. Centomila persone si erano radunate per assistere a questo brutto spettacolo, l’uccisione di uno dei più grandi uomini che avessero mai camminato sulla terra. Qualcuno nella folla gli chiese: “Perché stai ridendo, al-Hillaj? Ti stanno uccidendo!” E fu ucciso nella maniera più crudele, pezzo a pezzo. La crocifissione di Gesù non fu nulla paragonata al supplizio di Mansoor: prima gli tagliarono le gambe, poi le mani, poi gli cavarono gli occhi, tagliarono il naso e la lingua e finalmente la testa. Lo torturarono il più possibile, ma lui rideva. Qualcuno gli chiese: “Perché ridi?” Mansoor disse: “Sto ridendo perché l’uomo che state uccidendo è qualcun altro, non sono io. Sto anche ridendo di dio. Cosa sta succedendo? – sono diventati tutti matti? Stanno uccidendo qualcun altro! Non potete uccidere me, è ridicolo, il vostro tentativo è del tutto ridicolo. Quindi si ricordi, venga registrato che io ridevo alla vostra follia”.

E questo è esattamente ciò che deve aver fatto Gesù, deve aver riso. Ma i cristiani hanno fatto del loro meglio per raffigurare un Gesù triste. Da un autentico e reale essere umano hanno creato un santo: gli hanno tolto tutto. I Vangeli non sono veritieri, molto è stato tolto, molto è stato aggiunto. Sono diventati storie romanzate.

Nei secoli i cristiani hanno tentato di raffigurare un Gesù sempre più triste. Perché? – perché in tutto il mondo la religione è stata dominata da persone nevrotiche. È stata dominata da masochisti, da sadici. Anche in Oriente, l’induismo, il giainismo, il buddismo – sono stati dominati da masochisti, da persone a cui piace torturarsi, da gente incapace di vivere la vita nella sua totalità. Quelli troppo codardi per vivere, quelli che scappano, hanno finora dominato la religione. Questi vigliacchi hanno rappresentato un Buddha che non rideva, un Mahavira che non rideva.

E i cristiani dicono davvero che Gesù non ha mai riso in tutta la sua vita. Ci potete credere? Gesù che non ha mai riso in tutta la sua vita? Gli piaceva bere e mangiare, stare con bari e prostitute, gli piaceva frequentare persone di ogni tipo, e non ha mai riso? Potete immaginare che un uomo come Gesù, che continuava a far festa per ore con i suoi amici, non abbia mai riso? È impossibile! Come puoi continuare a bere e a mangiare senza ridere? Deve aver raccontato barzellette, aneddoti divertenti. Sono stati cancellati. Era un uomo molto diretto, molto coraggioso. Accettò Maria Maddalena, la famosa prostituta di quei tempi, come sua discepola. Ci vuole coraggio, ci vuole fegato. Non posso credere che non abbia mai riso.

Credo invece a una storia molto fantastica su Zarathustra: appena nato, la prima cosa che fece fu mettersi a ridere. Questo lo posso credere, ma non posso credere alla storia di Gesù che non rise mai.

Sembra impossibile. Un bambino... e la prima cosa che fece fu una bella risata di pancia. Ma a questo posso credere. Ha qualcosa di bello, di significativo. Vuole semplicemente dire che Zarathustra nacque saggio, nacque illuminato, è tutto qui. Se davvero rise o no, questo non è importante.

E non dev’essere troppo difficile: se i neonati possono piangere, perché non possono ridere? I medici dicono che i neonati piangono semplicemente per pulirsi la gola, così da poter respirare facilmente. Ma questo può essere ottenuto in una maniera migliore con una risata di pancia. Adesso ci sono medici che dicono che i neonati non piangono se ricevono la giusta attenzione, al contrario, sorridono. Questo è un buon inizio. Presto arriveranno tanti Zarathustra.

 

Posso credere alla grande risata di Zarathustra, ma non posso credere che Gesù non ridesse mai. Ha vissuto trentatré anni e non ha mai riso? – può essere possibile solo se era assolutamente perverso, un caso patologico, malato. Ci doveva essere qualcosa di sbagliato, se non rideva. Ma non c’è niente di sbagliato in lui – c’è qualcosa di sbagliato nei suoi seguaci. I santi, i messia, i profeti vengono rappresentati come molto seri, tetri, tristi, solo per far vedere che sono al di sopra del mondo, che sono superiori, che non sono mondani. La risata sembra poco profonda, poco spirituale.

Sebbene il messaggio del Natale sia gioire ed essere contenti, c’è ancora tristezza, perché il cristianesimo ti insegna solo a essere triste. Non è una religione che affermi la vita, la nega. È molto più negativa verso la vita che l’induismo, è molto più negativa verso la vita che il giudaismo. Non ha alcun senso umoristico. E una religione priva di senso dell’umorismo è malata, patologica. Ha bisogno di cure psicologiche.

 

tratto da: Osho, The Dhammapada, vol. 8 # 6

 

 

 

IL PRIMO PRETE

 

L'uomo che ha fondato in realtà il cristianesimo non è stato Gesù ma un arciegoista, Paolo. Il suo vero nome era Saul, era un fanatico, un fanatico ebreo: voleva uccidere tutti i cristiani. Stava andando dalla sua città a Gerusalemme per uccide-re i cristiani e distruggere tutte le idee che queste persone stavano diffondendo.

Ma non era solo un fanatico. Soffriva anche di schizofrenia, di divisione della personalità. Aveva spesso attacchi di perdita di coscienza, attacchi epilettici, era molto ammalato. Sulla strada per Gerusalemme.... Era un'estate caldissima e il sole bruciava come fuoco, riversandosi sulla terra. Per giorni continuò ad andare avanti a piedi. Un giorno, sotto il sole cocente, cadde a terra in preda a un attacco di epilessia e perse coscienza. E in questo stato di incoscienza la sua personalità scissa cambiò: quello che si trovava in superficie andò sotto e quello che era al di sotto apparve in superficie. Quando aprì gli occhi, nel sole ardente vide il volto di Gesù. Cambiò il suo nome da Saul a Paolo. Diventò il più fanatico dei cristiani — invece di uccidere i cristiani, cominciò a predicare. È stato lui a creare il cristianesimo: uno schizofrenico, una personalità scissa, un uomo malato nell'anima.

Ma ogni religione ha bisogno di un fanatico per la sua fondazione. Senza fanatici non si possono creare religioni. Nessuna chiesa organizzata può mettersi al servizio dell'individuo. Ogni chiesa organizzata diventa dittatoriale e gli individui vengono sottomessi, costretti a piegarsi — distrutti e resi schiavi.

TRATTO DA: Osho, Yakusan # 2

 

 

 

Quattro risate… insieme a Gesù

 

Pietro, in piedi fra la folla, guardava Gesù sulla croce. E vede che Gesù gli fa segno, chiaramente, di avvicinarsi. “Pssst, ehi Pietro, vieni qui,” dice il Signore.

Mentre Pietro tenta di avvicinarsi due guardie romane lo bloccano e cominciano a picchiarlo di santa ragione.

Qualche minuto dopo Pietro, sanguinante e pieno di escoriazioni, si rialza, guarda in alto e vede Gesù che continua a fargli segno di avvicinarsi, “Pssst, ehi Pietro, vieni qui”. Pietro tenta di nuovo di avvicinarsi ma le due guardie romane lo bloccano di nuovo e lo massacrano di botte.

Dopo un po’ Pietro rinviene e si guarda intorno: la folla se ne è andata, come pure i soldati romani; si trascina fino ai piedi della croce e dice a Gesù: “Sì, mio Signore, cosa c’è? Dimmi, cosa vuoi?”

“Ehi Pietro” dice Gesù. “Ma lo sai che da quassù si riesce a vedere casa tua?”

 

Papa Giovanni Paolo muore, e arrivato di fronte alle porte del paradiso chiama a gran voce San Pietro, il guardiano del paradiso.

 “Chi è?” chiede San Pietro.

 “Giovanni Paolo.”

 “Quale Giovanni Paolo?”

 “Come? Il papa! Apri, presto!”

 Cosa intendi per… il papa?”

 Ma come, il tuo successore; il capo della Cristianità! Hai presente? …Roma, il Vaticano….”

San Pietro scoppia a ridere e grida a Cristo: “ Gesù! Ti ricordi di quello stupido scherzo che abbiamo fatto sul pianeta terra duemila anni fa? Be’… ci credono ancora!”

 

In un grande salumificio avviene un’esplosione e uno dei salami viene lanciato su fino in cielo… e finisce in paradiso. Un angelo che stava svolazzando lì intorno lo vede, lo raccoglie e si chiede: “Strano oggetto! Chissà cos’è?”.

Va da Giuseppe e gli chiede, mettendogli il salame proprio davanti al naso: “Hai mai visto prima una cosa così, sai cos’è?”.

Giuseppe considera il salame e risponde: “No, mai visto niente di simile prima d’ora”.

L’angelo vola via e incontra la Madonna.

Maria, hai idea di cosa possa essere?”, le chiede, sventolandole il salame davanti agli occhi.

“Oh!” esclama Maria,”se non fosse per quella strana reticella che ha intorno, direi proprio che si tratta dello Spirito Santo!”.

 

Il cameriere personale del Papa sta portando la prima colazione a Sua Santità, ma inciampa e fa cadere tutto il vassoio sul pavimento. “Per dio e tutti i santi!” impreca il cameriere.

Il papa esce dalle sue stanze e gli dice: “Figliolo, niente bestemmie qui. Prova invece a dire Ave Maria!”.

Il mattino dopo, sempre mentre porta la colazione a Sua Santità, il cameriere inciampa di nuovo e tutto, ancora una volta, finisce per terra.

“Per dio e tutti i santi!” grida il poveraccio. “Ma no figliolo,” lo ammonisce il Papa, “Ave Maria!”.

Il terzo giorno il cameriere è nervosissimo, ma si ricorda. “Ave Maria!” grida… non appena casca – ancora – sul pavimento insieme al vassoio della colazione.

“E no, per dio e tutti i santi!” urla il Papa “Questo è il terzo giorno di fila che salto la prima colazione, adesso basta!” 

 

 

 

Alcuni dei brani di queste pagine sono tratti da un libro di Osho ‘Cristianesimo e Zen’, Edizioni Riza: una novità editoriale appena uscita in italiano.

Si tratta di un testo di rottura, in cui Osho approfondisce le dinamiche implicite alla tradizione della Chiesa cristiana esaminando i dogmi, i condizionamenti psicologici e la pressione sociale di una religione organizzata che in 2000 anni di sottile lavorio ha fortemente castrato lo spirito di ricerca dei suoi membri. Ma non si tratta solo di una critica distruttiva: Osho infatti presenta i colori e lo spirito dello Zen, quale modello di religiosità priva di ambizioni di potere, basata sulla meditazione, sulla ricerca libera da pregiudizi e sulla scoperta del Sé, quale realtà esistenziale.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Un Libro da vivere

 

 

Il Sacro Fuoco

Discorsi sul 'Segreto del Fiore d'Oro'

— Quarta e ultima parte —

_____________________________

News Services Corporation

Pagine 280 — Euro 16,60

 

 

Il sonno della coscienza

Mai come in questo periodo, in un modo o nell’altro, siamo portati a confondere, nel buio e nella nebbia della nostra incoscienza, la corda con un serpente. Infatti, mai come in questa nostra epoca, inconsciamente aspiriamo a una vita di sofferenze, di sonno della coscienza… la via del risveglio è qualcosa che di fatto non abbiamo mai preso in considerazione. Osservando le nostre reazioni collettive ai tragici eventi di questo inizio di millennio, di certo dobbiamo riconoscere di non avere alcuna salda radice nell’esistenza, di non aver alimentato alcun equilibrio interiore, di non possedere chiavi in grado di arginare la tempesta emotiva che ha travolto un po’ tutti.

 

Il mondo è in fiamme

D’altra parte, quegli stessi eventi testimoniano come l’allarme lanciato dal Buddha, più di 2500 anni fa, e ripreso dai mistici di ogni epoca e paese: “Il mondo è in fiamme!”, non era una metafora, ma la nuda e cruda percezione della realtà, una realtà che noi tutti abbiamo alimentato, per secoli, con i nostri comportamenti quotidiani, con una mancata assunzione di responsabilità, che ci ha sempre impedito di vedere come, istante per istante, azione dopo azione, noi tutti siamo gli artefici dello stato di cose del mondo.

 

Fiorire alla vita

Eppure, in qualche modo, l’opportunità di fiorire alla vita, di gioire della vita, di uscire e immergersi nell’esistenza, resta sempre aperta, qui e ora. E gli strumenti per iniziare a mettere solide radici nell’esistenza rimangono semplici e accessibili… sta semplicemente a noi, a ciascuno di noi, decidere cosa fare della propria vita. Il tempo a disposizione è sempre meno: quelle forze, sommate ai nostri comportamenti, stanno avvelenando la vita, e questo intero pianeta, a una velocità impressionante. Eppure, malgrado tutto, gli alberi stanno ancora crescendo, e ogni giorno aspettano che il vento li sfiori. Così è per ciascuno di noi: ecco perché diventa oggi una responsabilità civile testimoniare, comunicare l’esistenza di infiniti sentieri in grado di condurre a noi stessi. È vero che nulla e nessuno può impedire il nostro risveglio.

 

Una parola giusta

Spesso usiamo le parole in modo improprio: per esorcizzare la realtà, per scongiurare le nostre paure, per evadere quando gli eventi esterni sembrano travolgerci. Esistono però parole che hanno un’altra origine e un altro scopo: sono le parole di coloro che hanno osato immergersi nel Reale, e ne sono diventati espressione. Il loro parlare aiuta a cogliere qualcosa di noi stessi, altrimenti invisibile, se non addirittura inconcepibile. Essi infatti hanno colto qualcosa che nella nostra affezione alla vita quotidiana non ci siamo mai soffermati neppure a pensare.

 

La vita è preziosa

Accade, in epoche di forte crisi, che tra gli esseri umani qualcuno si senta spinto a distruggere quella vita ordinaria. Ogni gesto di distruzione apre una voragine sulla quale ci si trova tutti in bilico: in quell’istante è possibile vedere quanto la vita sia preziosa, e come invece l’abbiamo sprecata. E forse, è proprio nel nostro viverla come qualcosa senza valore, che noi tutti abbiamo fomentato un’esplosione di malvagità.

 

Uno specchio limpido

Di certo è tempo di interrogarsi. Vale la pena chiedersi cosa fare, per non assomigliare al nemico, per non essere noi stessi il nostro peggior nemico. Per farlo, uno specchio limpido può essere molto utile: ecco cos’è, in quest’epoca tanto strana, primariamente, questo libro. Per farlo, può essere utile avere a disposizione un percorso che porti a cogliere la realtà in prospettiva: qui si troverà anche questo, e stupirà vedere la semplicità della proposta. Sta a ognuno di noi scegliere!

 

Brani tratti dalla Prefazione

 

  (ritorna al sommario)