in questo numero

 

 

Pag. 2 I centri di Osho in Italia

 

Pag. 5 Osho Times News

 

Pag. 8 Il terzo occhio

 

Pag. 14 Osho Soleluna

 

Pag. 16 Born Again

 

Pag. 23 Le due vie

 

Pag. 26 Condividere il silenzio

 

Pag. 34 Il posto giusto per meditare

 

Pag. 38 L'identità maschile

 

Pag. 50 L'Oroscopo di novembre

 

Pag. 52 La vetrina

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

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Osho Times News

 

 

Liberi dentro

 

In Italia ci sono quasi 60 mila detenuti, la metà in attesa di giudizio. ‘Solo il 15% è detenuto per gravi reati mentre gli altri sono immigrati, tossicodipendenti e emarginati’ dicono fonti non governative.

“Quando entrai in galera, sei anni fa… c’erano 200 detenuti circa, ora ce ne sono 320, e diminuiti gli agenti,” scrive Sofri, un detenuto illustre che nella sua ‘sfortuna’ riesce però a dar voce sui giornali a questo mondo, il carcere, a cui spesso viene tolto anche il diritto di esprimersi. “E questo è un carcere non grande, e che mette dell’impegno in cure ed educazione. Altrove si va molto peggio… Il sovraffollamento non è il problema: è una sua micidiale aggravante.

Il problema, di base, è la tendenza globale a perdere di vista qualsiasi finalità di rieducazione e reinserimento, e usare il carcere semplicemente per togliere di mezzo chiunque ‘non segua le regole’: una finalità puramente punitiva (molto utile ai politici per raccogliere voti di elettori spaventati da un’insicurezza sempre più generale) e segregativa – vedi l’esempio americano, il paese che ha percentualmente la popolazione carceraria più numerosa del mondo, dove vige la regola che dopo tre reati, anche di lieve entità, sei ‘fuori’: fuori dalla società e in carcere a vita.

Il tutto porta a: “Situazioni forzate e perverse che pervertono le persone e le storcono a tradire se stesse e il proprio prossimo” dice sempre Sofri.

Ma ogni tanto sui giornali si riesce a trovare anche qualche notizia positiva, ad esempio che: “I responsabili delle carceri tailandesi hanno avuto l’idea di organizzare corsi di meditazione per detenuti. Nel carcere di Klong Pai si pratica il Vipassana, antica tecnica indiana e si servono menù vegetariani. Scopo: agevolare il recupero con la presa di coscienza di sé”.

Anche in Italia – vedi ‘Liberi dentro’ Osho Times ottobre 2000 – esistono, pur se poco pubblicizzati, esperimenti per portare in carcere la meditazione, o anche solo semplici tecniche per favorire il rilassamento e controllare, almeno in parte, lo stress e proprio da una di queste situazioni ci è arrivata una dolcissima lettera da una nostra abbonata, Satya:

“Vi scrivo dal carcere… oggi è l’ultima lezione di yoga, fa molto caldo e mi fa ripensare all’India, ci sono anche le sbarre alle finestre, come in tante case indiane…

Ormai l’anno scolastico si è concluso e per le donne della sezione femminile inizia il periodo più duro, quello delle vacanze (degli altri). Insegno yoga nella sezione femminile dal ‘95 e abbiamo una bellissima stanza per la pratica.

…Non è facile insegnare yoga all’interno del carcere, ci sono continuamente problemi e ostacoli che nascono dal niente e questo è per me un grande allenamento alla pazienza. Osservo e cerco di non lasciarmi coinvolgere, nella ricerca costante dell’attitudine del testimone.

Certo è che quando esco, dopo le lezioni, mi sento ‘speciale’ e apprezzo molto ogni semplice gesto compiuto in libertà. Spesso vado in un bar nelle vicinanze e mi gusto uno yogurt ai frutti di bosco. È buonissimo!”.

Se siete a conoscenza, o partecipate, a situazioni di questo tipo fatecelo sapere: ne vogliamo parlare più diffusamente – anche se piccole gocce in un mare immenso, è questa la via per iniziare a cambiare le cose.

“L’idea stessa di punire è barbara. Il sistema legale dovrebbe cambiare dalle fondamenta. Ogni crimine dovrebbe essere visto come malattia, come un disordine della mente. E allora le cose diventerebbero del tutto diverse.

In questo modo la società dimostra di essere compassionevole, e non assetata di vendetta. E tu aiuti le persone a diventare più umane, più integre. Osho.

 

 

Novità dall’Italia

 

Tutto cambia, ma con accettazione, amore e determinazione le cose possono cambiare in meglio. Ecco cosa ci scrive Samudra:

“A Sommacampagna l’amore ci guadagna. Dopo sette anni di onorato servizio, lo slogan che ha sintetizzato lo spirito delle attività dell’Osho Meditation Center di Sommacampagna deve cedere il passo a qualcosa di nuovo perché… non fa più rima. Ma andiamo per ordine…

In maggio è successo un piccolo terremoto: non che abbia tremato la terra, ma, qui al centro, tutti i nostri cuori per un attimo hanno sospeso il loro battito. È stato quando c’è arrivata una letterina dal padrone di casa che ci preannunciava lo sfratto. Entro la fine del 2003 dovevamo restituirgli la casa ‘libera e sgombra da persone e cose’ come recita il linguaggio di prammatica in questi casi. E noi avevamo appena cominciato a ristrutturare le soffitte, per ricavarne nuove stanze e nuovi bagni, e il laboratorio per avere anche una nuova sala di meditazione.

Doccia fredda, gelida!

Nel giro di pochi giorni abbiamo superato lo shock e nelle settimane seguenti si è via via cristallizzata la determinazione a trovare un nuovo posto dove continuare l’attività.

Ora sembra che questo nuovo posto si sia materializzato, a pochi km di distanza da dove siamo adesso. Si tratta di un insieme di edifici, complessivamente più grande del centro attuale e con un notevole potenziale di sviluppo. E noi, con un gruppo di amici del centro, abbiamo deciso di unire le forze per acquisirne la proprietà.

Mi sembra che ancora una volta si sia mostrato vero che non tutto il male vien per nuocere.

Quindi, per tutto il 2003 continueremo le attività a Sommacampagna, mentre dalla primavera del 2004 – vorremmo aprire il 21 marzo con una grande festa – entrerà in funzione l’Osho Campus, che è il nuovo nome del centro… ed è evidente che sarà necessario trovare una nuova rima, anche se l’amore continuerà a guadagnarci, nel cuore del nuovo Osho Campus.”

Per informazioni sul programma:

045 515499 (tel + fax)

www.omcsomma.it

 

 

Inverno a Pune

 

A parte il clima splendido – giornate di sole e sere temperate dove è bello stare anche all’aperto con gli amici – di motivi per passare una vacanza invernale, più o meno lunga, all’Osho Meditation Resort di Pune ce n’è tantissimi: è un posto unico, meta di meditatori e ricercatori del vero da ogni parte del mondo. Il posto giusto dove staccare per un po’ dal ritmo al tempo stesso convulso e ripetitivo della vita d’oggi, ricaricandosi d’energia partecipando alle meditazioni o anche semplicemente non facendo nulla… il ‘non fare’ non è peccato da quelle parti, anzi!

Se poi volete proprio ‘lavorare’ su un qualche argomento che vi sta a cuore, oppure imparare qualcosa di veramente utile, il programma della Multiversity offre centinaia di proposte che coprono una vasta gamma di interessi.

Direttamente legati alle problematiche del mondo del lavoro ci sono ad esempio tutta una serie di corsi e training, brevi e intensi – quali Communication and Understanding, Conflict Resolution, Mastering Stress and Change, Beyond Emotional Intelligence – che trattano temi come la comunicazione, lo stress, i conflitti interpersonali, la capacità di affrontare le emozioni in modo produttivo e creativo.

Una novità è il nuovo ‘Training for Trainers’ destinato a persone alle quali interessa quel campo emergente del business management, comunemente chiamato coaching. Un training creato da persone provenienti da tutto il mondo che lavorano come coach in aziende quali General Electric, DaimlerChrysler, Airbus, Nike, il Tata Group e così via.

Un’altra novità, in un campo diverso, è l’Osho Meditation and Meditative Therapies Comprehensive Training – un’occasione unica per imparare, in tempi brevi, a guidare le principali tecniche di meditazione create da Osho: Meditazioni Attive, Terapie Meditative (Mystic Rose, No-Mind e Born Again) e Talking to Your Body/Mind.

Insomma, i motivi non mancano, non perdete l’occasione, questo inverno, di passare un po’ di tempo a Pune… ci viene anche Veeresh, a gennaio, con un tot di persone dell’Humaniversity e terranno tutta una serie di meditazioni sociali inclusa la mitica AUM…

Per maggiori informazioni – date, dettagli, descrizioni particolareggiate – sui programmi della Multiversity andate in rete su osho.com

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Il terzo occhio

Una grande scoperta della millenaria scienza orientale del mondo interiore. Per aiutare l’apertura del terzo occhio sembra che in alcune tradizioni esoteriche tibetane si giungesse in passato persino alla trapanazione del cranio… altri tempi per fortuna! Più realista, Osho evidenzia l’importanza e le potenzialità di questo nostro ‘sesto senso’ e ci dà preziosi consigli – semplici e pratici – su come aprire questa ‘finestra’ sulle meraviglie dell’intera esistenza.

 

 

Osho, stamane, di nuovo, sei ‘arrivato’ fino a me e sono perplessa: conosco il modo cui vengo toccata dal sole, il modo in cui il tuo volto entra nei miei occhi, e la tua voce nelle mie orecchie. Mi chiedo però cosa sia questo sesto senso che avverte la tua presenza. Da quale porta passi per toccarmi in modo così profondo, e perché è sempre al mattino che lo avverto di più? La sensibilità è forse legata al ritmo della giornata? Per favore, parleresti dei sensi e della ricettività?

 

Siamo tutti parte dell’incommensurabile unità organica dell’esistenza. Tutto in noi è in rapporto con l’erba, gli alberi, le stelle. Nulla è separato. L’alba non è solo qualcosa che accade là fuori – qualcosa accade anche dentro di te. Al sorgere del sole si accompagna una consapevolezza armonica su tutto il pianeta: gli alberi si risvegliano, i fiori sbocciano, i fiori di loto si schiudono, gli uccelli all’improvviso iniziano a cantare. Anche dentro di te qualcosa inizia a risvegliarsi. La notte è finita: una parte della tua consapevolezza, che era addormentata, si desta, fresca, rinvigorita, più pulita, più giovane, dopo il riposo. Per questo, al mattino, è facile essere aperti e disponibili. La sera è un po’ più difficile. Man mano che la notte si fa più profonda, diventa sempre più difficile. La maggior parte dei bambini nasce la mattina, poco prima o poco dopo il sorgere del sole. Ma una volta imparato a essere aperti e disponibili e ricettivi, non è impossibile essere ricettivi la sera o persino nel cuore della notte.

È per questo motivo che i sufi hanno scelto il cuore della notte come momento per la meditazione, perché se riesci a meditare nel mezzo della notte, allora farlo durante il resto del giorno, in qualsiasi momento, la mattina, il pomeriggio, la sera, sarà molto facile. Cominciano dal punto più difficile. Occorre un po’ di tempo, ma la loro aritmetica è corretta: la persona che riesce a meditare nel cuore della notte, quando l’intera esistenza sta cadendo in un sonno profondo… e lei rimane sveglia, come un’isola in mezzo all’oceano. All’inizio può essere difficile, ma dopo lo troverà immensamente gratificante, perché allora, in qualunque momento, in qualsiasi ora, la meditazione sarà assolutamente semplice.

Ma la maggior parte delle religioni ha scelto la mattina – appena prima del sorgere del sole è il momento migliore, perché la natura intera ti è di sostegno. Non sei in alcun modo in conflitto con l’esistenza. La natura intera si sta risvegliando, e tu puoi semplicemente lasciarti trasportare da questa energia di risveglio. A eccezione dei sufi, tutte le religioni hanno scelto il mattino, per iniziare. Anche questo è corretto. Perché non cominciare dalla cosa più semplice e procedere verso quella più difficile?

Quindi hai ragione quando dici che è sempre al mattino che avverti di più la mia presenza. La mia presenza è con te sempre. È solo che al mattino la avverti di più.

Il sole può essere sorto, ma se tieni chiuse le imposte, per te è ancora notte. Il mondo intero può essere colmo di luce… ma tu puoi tenere gli occhi chiusi e rimanere al buio. Quindi ricorda, tutto dipende da te. Io sono disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro, esattamente allo stesso modo.

Tu dici: “Stamane, di nuovo, sei venuto da me e sono perplessa: conosco il modo cui vengo toccata dal sole, il modo in cui il tuo volto entra nei miei occhi, e la tua voce nelle mie orecchie. Mi chiedo però cosa sia questo sesto senso che avverte la tua presenza. Da quale porta passi per toccarmi in modo così profondo?”.

In realtà in Oriente abbiamo sempre pensato al sesto senso. Ci sono cinque sensi che vanno al di fuori di te, vanno nel modo, verso la realtà oggettiva che ti circonda. Il sesto senso, che con un altro termine è stato chiamato terzo occhio, serve per andare dentro. Se mi senti in maniera profonda, significa che il tuo terzo occhio mi percepisce – quella è la porta sulla cui natura ti interroghi. Si trova esattamente in mezzo alle sopracciglia, ed è conosciuta da almeno diecimila anni, in Oriente.

È il terzo occhio… e la mattina è il momento migliore per quanto riguarda la sua ricettività. Ora, nel momento in cui accade, dovresti rimanere più vigile. Chiudi gli occhi, in modo che nessuna energia si muova verso l’esterno, e l’intera energia diventa disponibile per il terzo occhio. E quando succede, lascia che accada, senza alcuna paura, perché non ti può fare alcun male. Non ha mai fatto male a nessuno, in nessun caso.

Se gli dai il tuo pieno sostegno, il terzo occhio ti può mettere in contatto con l’intera esistenza. Il centro del tuo essere, per la prima volta, entrerà in contatto con il centro dell’universo. È una grande esperienza estatica.

All’inizio succederà solo al mattino. Poi, a poco a poco, man mano che ti ci abitui, potrà accadere in altri momenti. Ma quando accade, assecondala, senza riluttanza, senza resistenze, perché anche un pochino di paura può far rimanere chiusa la porta. Con amore e fiducia la porta rimarrà aperta.

E devi portare questa esperienza fin nel cuore della notte. Quando raggiungi la medesima esperienza nel mezzo della notte, come quando accade al mattino, hai conquistato un mondo nuovo, uno spazio nuovo.

Una sottile corrente di freschezza, di musica, di danza, scorrerà di continuo dentro di te. Una gioia sottile ti pervaderà per tutto il giorno. Sarà presente persino mentre dormi. Andrai a dormire colmo di gioia e ti risveglierai con la stessa gioia.

Devi ricordare un semplice segreto: l’ultimo pensiero quando vai a dormire la sera è sempre il primo con cui ti risvegli il mattino. Puoi osservarlo e rimarrai sorpreso – come mai è così? Hai dormito per sei, sette o otto ore. L’ultimo pensiero, qualunque esso fosse, l’ultimo moto interiore, l’ultimo stato d’animo sarà sempre il primo stato d’animo il mattino. Puoi essere addormentato, ma quello che hai lasciato mentre ti addormentavi rimane fermo alla tua porta. Quando ti svegli, quel visitatore è ancora lì, non se ne è andato.

È per questo motivo che molte religioni hanno scelto un momento per la preghiera proprio prima di addormentarsi. Perché se riesci ad addormentarti in un’attitudine di preghiera, in pace, in silenzio, quell’atmosfera ti pervaderà per tutta la notte. La notte intera diventerà una preghiera. Se ti addormenti meditando, la notte intera diventa meditazione. Le persone continuano a dirmi di non avere tempo per meditare. E tutte le volte che qualcuno me lo dice, do questo suggerimento: “Puoi meditare almeno otto ore al giorno.” E la persona mi guarda shoccata: “Cosa dici, otto ore? Non ho neppure otto minuti”. E io spiego: “Non intendo dire durante il giorno: comincia a meditare mentre stai andando a letto e, meditando, addormentati a poco a poco. Ma la meditazione dovrebbe essere l’ultima cosa che fai mentre precipiti nel sonno. Poi, al mattino, la prima cosa che ricorderai sarà uno stato di profonda meditazione”. E rimanere in meditazione per otto ore ha un’importanza incredibile. Ti trasformerà l’intera esistenza.

Il paradiso è così vicino che ci puoi entrare in questo momento. Ma poche persone riusciranno a farlo, per il semplice motivo che non ne conoscono l’accesso.

Tutte le religioni che si sono sviluppate al di fuori dell’India non sanno nulla del terzo occhio. Nelle loro scritture non se ne parla affatto. E senza l’apertura del terzo occhio, le porte del paradiso rimangono chiuse – perché il paradiso è il tuo stesso essere. Puoi essere molto erudito, un grande rabbino, puoi essere un papa, molto rispettato, con milioni di seguaci. Ma non sai che proprio quel paradiso che sei andato cercando non è fuori di te.

È qualcosa dentro di te.

E il mio sforzo consiste nel bussare al tuo terzo occhio. È semplicemente un bussare alla porta giusta, e una volta che sei diventato consapevole che questa è la porta che ti mette in contatto con il tutto… lo puoi chiamare ‘dio’, ma con la porta chiusa, dio può rimanere proprio davanti alla porta e tu non ti sentirai in contatto con lui.

Ho i miei modi per bussare al tuo terzo occhio, ho i miei modi sottili. E si tratta di un’osservazione molto accurata da parte tua – quale porta uso per entrare in te? Mi dici: “Conosco il modo cui vengo toccata dal sole, il modo in cui il tuo volto entra nei miei occhi, e la tua voce nelle mie orecchie. Mi chiedo però cosa sia questo sesto senso che avverte la tua presenza”.

È in mezzo alle sopracciglia. La prossima volta, quando senti che ti sto ‘toccando’, osserva con attenzione: sentirai qualcosa che si apre tra le sopracciglia – una sensazione che penetra sempre più in profondità, finché non raggiunge il tuo essere.

E una volta che questa porta inizia ad aprirsi ripetutamente, molte altre cose cominceranno a entrare in te da questa porta. Hai visto la rosa con i tuoi occhi esterni, ma non l’hai vista attraverso l’apertura del terzo occhio. Dal terzo occhio, la rosa è psichedelica, è circondata da un’aureola, emana luce. È così viva che non riesci a pensare di averla mai vista prima.

Il verde degli alberi diventa molto più verde, a tal punto che tutto diventa straordinario, ci si sente colmi di meraviglia per ogni cosa. Semplici sassolini colorati sulla spiaggia sembrano diamanti, rubini, smeraldi, perché tutti emanano luce; dobbiamo solo osservarli usando il senso giusto.

Il sesto senso è il senso che ha reso l’uomo consapevole dell’esistenza della qualità divina nel mondo. Ed è il solo senso che permette al discepolo di essere promosso a devoto. È il senso che permette al maestro di entrare nel centro più intimo del discepolo, quello è il centro che fa di maestro e discepolo un’unica anima in due corpi.

Ed è il centro che finalmente ti rende consapevole del fatto che la tua essenza e l’essenza dell’esistenza non sono separate – sono una cosa sola. Sei arrivato a casa.

 

 

Osho, otto anni fa ti ho visto in televisione. Trasmettevano un servizio sull’ashram di Pune. Ti ho visto fare gli energy darshan, con il dito toccavi il terzo occhio di alcune persone, facendole accasciare sul pavimento. In quel momento ti ho riconosciuto. Ci ho messo sei anni per venire a sedermi davanti a te. La prima volta che mi hai guardato, sono crollato a terra, e una grande luce mi ha attraversato il cervello. Ora, seduto davanti a te, quando chiudo gli occhi, vedo una grande macchia nera. All’interno di questa macchia nera ce n’è una bianca. Questa macchia bianca continua ad avanzare roteando. Ma pochi istanti prima che la macchia nera scompaia del tutto, io apro gli occhi. Per favore, dimmi cosa sta succedendo.

 

Quello che ti è accaduto è incredibilmente significativo, raro e unico. È uno dei contributi dell’Oriente al mondo intero: la comprensione che tra i due occhi esiste un terzo occhio interiore che normalmente giace addormentato. Occorre lavorare duramente, portare tutta l’energia sessuale verso l’alto, contro la gravità, e quando l’energia sessuale lo raggiunge, il terzo occhio si apre. Sono stati tentati molti metodi per farlo accadere, perché quando si apre c’è una fulminea esplosione di luce e le cose che non ti sono mai state chiare, all’improvviso diventano chiare.

Lo yoga, per esempio, ha tentato con lo shirshasana, la posizione a testa in giù, in cui ti reggi sulla testa. L’obiettivo era usare la gravità per portare l’intera energia verso il terzo occhio. Forse anche i cosiddetti insegnanti di yoga contemporanei non ne sono consapevoli, perché non è scritto nei testi sacri. Veniva passato come uno dei segreti da maestro a discepolo, bisbigliato all’orecchio.

Ci sono stati altri metodi. Quando insisto sull’osservare, sull’essere un testimone… quello è il metodo più sottile per fare entrare in azione il terzo occhio, perché quel modo di osservare è interiore. Non si possono usare gli occhi, essi possono guardare solo verso l’esterno. Gli occhi devono rimanere chiusi. E quando cerchi di guardare dentro, di certo significa che esiste qualcosa simile a un occhio che vede. Chi vede i tuoi pensieri? Non gli occhi. Chi vede la rabbia che sorge dentro di te? Quel luogo da cui vedi viene chiamato simbolicamente ‘terzo occhio’. L’essere un testimone è il metodo più accurato, perché affidarsi alla forza gravitazionale della terra può rivelarsi pericoloso. Se l’energia arriva con troppa forza, come un’inondazione, può distruggere le cellule nervose del cervello. Sono così delicate, che persino immaginare la loro fragilità è difficile. Nella scatola cranica ci sono milioni di cellule nervose, non visibili a occhio nudo, e sono così delicate, così sensibili, che se vengono investite da un potente flusso di energia, molte verranno spazzate vie, danneggiate.

Un giorno la scienza entrerà in questo campo. Hanno già cominciato a lavorare per scoprire perché gli animali non hanno sviluppato il cervello. Il motivo è che il corpo degli animali è orizzontale, parallelo alla terra, e quindi l’energia dell’animale fluisce in modo uniforme in tutto il corpo. Quelle delicate cellule cerebrali non possono evolversi.

Grazie al fatto che l’uomo si è alzato in piedi, il suo cervello non viene influenzato molto dalla gravità, e pochissima energia lo raggiunge. Quelle cellule delicate hanno avuto l’opportunità di evolversi. E lo puoi vedere nei cosiddetti yogi: non ne incontrerai mai uno davvero intelligente, sveglio. Possono essere in grado di fare molte contorsioni con il corpo, ma non noterai mai sui loro volti un’aria intelligente. Non hanno contribuito in alcun modo alla consapevolezza umana.

Cos’è accaduto? Neppure loro ne sono consapevoli. Ogni persona deve scoprire il proprio limite di tempo, quanto può rimanere a testa in giù senza distruggere il sistema cerebrale. Ho scoperto che tre secondi sono più che abbastanza. Meno sarebbe meglio – solo una toccata e via, sei di nuovo con i piedi per terra. Un solo istante è sufficiente per nutrire il cervello, senza distruggerne la delicata struttura. Ti aiuterà ad aprire il terzo occhio.

Tuttavia è pericoloso, e lo sai benissimo. La notte, quando vai a dormire, hai bisogno di un cuscino. Hai mai pensato al perché? È una protezione per il cervello, poiché se rimani sdraiato senza cuscino, il flusso di energia sarà orizzontale, come quello degli animali, e in otto ore di sonno potrebbe distruggere completamente il tuo sistema cerebrale. Persino tre secondi possono essere troppi, dipende da quanto delicato è il tuo sistema. Un idiota può rimanere a testa in giù per tre ore e non gli accadrà nulla, perché non c’è niente da distruggere.

Più sei intelligente, meno tempo ci vuole. Per un genio è molto pericoloso stare a testa in giù, anche per un solo secondo. Per questo dico che non uso tale metodo.

Essere un testimone è il metodo migliore: chiudi gli occhi e cominci a osservare. Grazie a questo guardare, il terzo occhio comincerà ad aprirsi.

Ero solito toccare il terzo occhio delle persone con un dito, ma ho dovuto smettere, perché mi sono semplicemente reso conto che stimolare il terzo occhio da fuori va bene se la persona continua a meditare, continua a osservare – allora la prima esperienza venuta da fuori diventa presto un’esperienza interiore. Ma la stupidità dell’uomo è tale che quando ci sono io a stimolare il terzo occhio, tu smetti di meditare. Anzi, continui a chiedere altri incontri energetici con me, perché tu non devi fare nulla.

Mi sono anche reso conto che persone diverse hanno bisogno di tipi diversi e quantità diverse di energia dall’esterno – una cosa molto difficile da decidere. A volte qualcuno va ‘completamente in coma’, lo shock è troppo grande. E a volte la persona è così ritardata che non succede nulla.

Poiché hai visto alla TV che quando le toccavo con il dito sul terzo occhio le persone finivano in uno spazio interiore, durante questi sei anni devi aver pensato che anche tu conoscevi quello spazio interiore. E così quando sei arrivato qui e mi hai visto per la prima volta, ti è accaduta questa esperienza, senza che io ti toccassi il terzo occhio. Eri quasi pronto, ti mancava solo un passo.

Anche guardare è un modo di toccare. È un tocco da lontano.

Gli psicologi, grazie a molti esperimenti, hanno scoperto che il guardare una persona per tre secondi non è offensivo. È un atto fortuito, ti trovi per la strada, e guardi qualcuno. Ma se dura più di tre secondi diventa offensivo, perché i tuoi occhi – senza che tu lo sappia, e senza che l’altro lo noti – cominciano a stimolare il suo terzo occhio. E se la persona non se ne rende conto, avverte che le sta accadendo qualcosa di strano.

…Quindi può essersi trattato solo di una coincidenza: per sei anni è rimasto come un seme, addormentato nel tuo inconscio, e quando sei arrivato qui e ti ho guardato, all’improvviso c’è stato un flash e sei caduto a terra. Ma è uno stato incredibilmente fortunato, indica che il tuo terzo occhio può funzionare con molta facilità.

Ora cerca solo di osservare con gli occhi chiusi, e il tuo terzo occhio diventerà sempre più attivo. Le esperienze del terzo occhio sono la soglia verso una spiritualità più evoluta.

Il terzo occhio è il sesto centro, il settimo è il più elevato. Il sesto è molto vicino al picco più alto della tua esperienza, prepara il terreno per il settimo. Al settimo centro tu non hai solo lampi di luce, diventi la luce stessa. Ecco perché la persona che raggiunge il settimo centro… la sua esperienza viene chiamata ‘illuminazione’. Il suo intero essere è pura luce, senza alcun combustibile – perché qualunque luce che abbia bisogno di combustibile non può essere eterna. Non c’è combustibile, ecco perché la luce dura per l’eternità. È l’esperienza del tuo essere e dell’essere dell’universo stesso.

Poi tu dici: “Ora, seduto davanti a te, quando chiudo gli occhi, vedo una grande macchia nera. All’interno di questa macchia nera ce n’è una bianca. Questa macchia bianca continua ad avanzare roteando. Ma pochi istanti prima che la macchia nera scompaia del tutto, io apro gli occhi.”

Perché lo fai? Sei tu che lo chiedi a me, o dovrei essere io a chiederlo a te? Quello è il momento in cui non dovresti aprire gli occhi.

Ma a volte accade tuo malgrado. Vi ho detto di meditare con una mascherina sugli occhi, in modo tale che quando gli occhi vogliono aprirsi vostro malgrado, non possano farlo.

Lascia svanire completamente la macchia nera, e ti ritroverai in una consapevolezza nuova, in uno spazio vergine.

Va tutto benissimo, dovresti solo non aprire gli occhi. Forse ti viene paura: “Mio dio, tutta l’oscurità sta scomparendo! Fammi vedere cosa succede se apro gli occhi”. Ma aprendo gli occhi distruggi del tutto l’esperienza. Quello è il momento in cui devi resistere alla tentazione di sapere cosa sta accadendo. Lascialo accadere, perché potrai sapere solo dopo che è accaduto.

E una volta che hai visto svanire la macchia nera… quella macchia nera sei tu e la macchia bianca è la tua consapevolezza. La macchia nera è il tuo ego, e la macchia bianca è il tuo essere. Lascia che il tuo essere si espanda e lascia che l’ego scompaia.

Basta un po’ di coraggio… può sembrarti di morire, perché eri identificato con quella macchia nera e ora sta scomparendo. Non sei mai stato identificato con la macchia bianca, quindi qualcosa di insolito, di sconosciuto, si sta impossessando di te. Questi sono i motivi per cui apri gli occhi. Non aprirli. La tua mente può fornirti qualunque razionalizzazione – non ascoltare la mente. Visto che sei venuto da me, dammi un’opportunità, ascolta quello che dico.

Se la tua mente cerca di interferire, mettila da parte.

La tua mente è la tua sofferenza, la tua mente è la tua prigione.

Basta un po’ di coraggio… nel momento in cui vedi svanire l’oscurità, solo un po’ di coraggio. Tieni gli occhi chiusi, potrebbe portarti a una grande trasformazione, che le persone raggiungono dopo vite di sforzi. Il fatto che ti arrivi così facilmente significa una cosa sola: nelle vite passate devi averlavorato’. Ma il lavoro è rimasto incompleto.

Questa volta, non lasciarlo incompleto. Fai in modo che questa sia la tua ultima vita nel corpo.

Quando l’intero universo può diventare il tuo corpo, perché rimanere confinato in un piccolo corpo? È come stare in prigione.

 

brani tratti da: Osho, The Hidden Splendor # 19 e # 20

 

 

 

Guardarsi dentro

Tutti i nostri sensi sono rivolti all'esterno. I nostri occhi si aprono all'esterno, le nostre orecchie si aprono all'esterno, le nostre mani toccano... tutti i nostri sensi esistono per esplorare il mondo esterno. Ma c'è anche un sesto senso, che è come addormentato, perché non lo usiamo mai. E nessuna società, nessuna cultura, nessun tipo di educazione ci aiuta ad avere il sesto senso attivo. Quel sesto senso, in Oriente, è chiamato 'il terzo occhio'... e osserva verso l'interno. Il tuo mondo interiore ha il suo proprio gusto, la sua propria fragranza, la sua propria luce; ed è assolutamente silenzioso, immensamente silenzioso, eternamente silenzioso — non c'è stato mai alcun rumore e non ci sarà mai alcun rumore. Nessuna parola può raggiungerlo, ma tu puoi. La mente non può arrivare fin là, ma tu puoi arrivarci, perché non sei la mente. TU sei il silenzio.

TRATTO DA: Osho, The Golden Future # 1

 

 

 

ENERGY DARSHAN

Nei colloqui diretti con visitatori e ricerca-tori spirituali — dei quali esiste un'ampia documentazione nei Darshan Diaries— Osho ha sperimentato a lungo con tecniche dirette volte al 'risveglio del terzo occhio' dell'interlocutore. All'inizio utilizzando una piccola torcia elettrica il cui raggio di luce veniva indirizzato appunto sul terzo occhio, e in seguito toccandolo direttamente con un dito. Per le ragioni che Osho spiega nella risposta qui a fianco, gli esperimenti diretti non hanno avuto ulteriore evoluzione.

 

 

 

Tra sonno e samadhi

Quando dormiamo profondamente, i nostri occhi vengono tirati verso l’alto in proporzione diretta alla profondità del sonno. Oggigiorno gli psicologi stanno facendo esperimenti con il sonno e lo hanno verificato: più profondamente sei immerso nel sonno, più i bulbi oculari sono rivolti verso l’alto; più i bulbi sono rivolti verso il basso, maggiore è il lavorio della mente.

Quando dormi e sogni, sotto le palpebre gli occhi si muovono più rapidamente: è stato provato da alcune ricerche scientifiche. Gli scienziati hanno chiamato REM, movimento oculare rapido, questo fenomeno. Il grado di REM indica la velocità del sogno: più il bulbo oculare si trova rivolto verso il basso, maggiore è il grado di REM. Più gli occhi si muovono verso l’alto, più il REM diminuisce. Quando il REM è a zero, il sonno è alla sua massima profondità: in quella fase, gli occhi sono fermi e fissi tra le due sopracciglia. Nel sonno profondo, raggiungiamo lo stesso stato che si consegue nel samadhi. Nel sonno profondo gli occhi si fissano esattamente sullo stesso punto in cui si fissano nel samadhi.

Tra le due sopracciglia esiste un punto in cui la vita di questo mondo finisce e inizia l’esistenza di un mondo trascendente. Quel punto è una soglia. All’esterno esiste questo mondo, al suo interno ne esiste un altro, sconosciuto e sovrannaturale.

Tratto da: Osho, I Misteri occulti dell’Oriente - ECIG

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Il sogno diventa realtà

Una nuova grande sede per Osho Soleuna

 

 

A Torino, il Centro Osho Soleluna è attivo già da anni, con meditazioni, gruppi e attività di crescita interiore, ma il vero sogno di Apurva, Shaida e Pragita – che lo avevano fondato circa dieci anni fa – si è realizzato nell’estate dell’anno scorso, quando hanno trovato una bella palazzina di due piani, nella zona residenziale della città vicino al fiume e, insieme agli altri componenti del nucleo organizzativo – Vistara, Pravas, Yoko, Param – oltre ad amici, conoscenti, frequentatori delle attività del centro, amici degli amici… l’hanno ristrutturata da cima a fondo, due mesi di lavoro intenso ed entusiasmante!

La sede del centro, ora, è composta da due ampie sale di meditazione, dormitorio e camerette, cinque bagni, due spogliatoi, due uffici, tre salette per massaggi e sessioni individuali; nel grande ingresso viene ospitata anche parte della mostra permanente dei dipinti di Prem Aurelio, ci sono poi la reception con lo shop ed il K-Bar, che si trasforma all’occasione anche in una disco o in uno spazio chill-out, e perfino una fornita biblioteca. E ci sono anche altri spazi, ancora disponibili, sui quali si sta lavorando per sfruttare al meglio l’ampia metratura… insomma il centro è in continua evoluzione.

Ma diamo la parola ad alcuni dei protagonisti di questo sogno che diventa realtà “Abbiamo, da almeno quindici anni, questa voglia incontenibile di organizzare – e in parte anche condurre – gruppi di consapevolezza in aree diverse; è qualcosa che abbiamo imparato ad apprezzare e a fare stando per molto tempo a contatto con diversi insegnanti e terapisti che erano anche maestri della cura e del dettaglio,” dice Shaida. “La passione che abbiamo dentro ci ha spinti a realizzare tutto questo, passo dopo passo: siamo partiti da un piccolissimo ufficio a Torino, dove ricordo c’era giusto una scrivania, un telefono ed un lettino da massaggio. Ci abbiamo messo un mucchio d’energia per avviare e portare avanti nel modo migliore quello che oggi è diventato l’Osho Soleluna, nella sua attuale sede di ottocento metri quadrati, in costante sviluppo e trasformazione. È proprio la voglia di vivere in un ambiente che risponda alle nostre più intime esigenze – che ci permetta di essere veramente creativi e vitali – che ci ha spinto a voler realizzare questo posto, nel quale possiamo continuare a vivere e a lavorare insieme. Amici e conoscenti erano meravigliati di questo grosso progetto: ci scrivevano o telefonavano, qualcuno è anche venuto a vedere di persona… e poi magari si è ritrovato ad aiutarci. In soli due mesi, siamo riusciti a creare dall’A alla Z gli interni di una palazzina di due piani che aveva solo muri esterni e dentro un grosso loft, in pratica una grande scatola completamente vuota”.

“Dal momento in cui abbiamo deciso che era tempo di trovare una sede che potesse ospitare in loco sia gli uffici che i gruppi senza dover dipendere più da strutture esterne,” interviene Apurva,” è iniziata una catena di eventi quasi inarrestabile, che è andata ben oltre la nostra immaginazione. Abbiamo cominciato a battere da cima a fondo la zona della città che avevamo scelto, quella residenziale vicino alla collina, più o meno dove sale la strada per Superga, trovando però disponibile solo un grosso magazzino, che non aveva certo spazi adeguati per ospitare un centro di meditazione. Un venerdì sera io e Shaida siamo usciti insieme dall’ufficio – dov’era la nostra vecchia sede – per salire in collina, e lei mi ha chiesto di andare nuovamente in una zona che avevamo già visitato… senza volerlo, senza veramente accorgerci di come c’eravamo arrivati, ci siamo trovati all’inizio di una strada e proprio lì, alzando gli occhi, ecco un cartello giallo con la scritta affittasi. Ci siamo guardati, siamo scesi e, da una porta di sicurezza, siamo entrati in una palazzina di due piani – un ampio loft americano con un piano terra di 570 metri quadrati ed un primo piano di circa 230: una struttura perfetta per una ristrutturazione interna che permettesse la miglior suddivisione degli spazi secondo le nostre esigenze – i proprietari stavano cercando dei nuovi inquilini… ci siamo detti subito:se l’affitto non è alle stelle, è nostra!’. Avevamo trovato per caso, un po’ come in un sogno, la nostra nuova sede.

“Da quel momento è iniziata per tutti noi una nuova avventura, che continua a tutt’oggi e che non smette mai di stupirci,” dice Pragita,“ un fatto curioso, ad esempio, è che solo in un secondo tempo ci siamo resi conto che le nostre conoscenze in fatto di edilizia – progetti, permessi, materiali – non erano assolutamente sufficienti per avviare e portare avanti un simile progetto. Abbiamo subito pensato a chi avrebbe potuto darci una mano nella progettazione e nell’esecuzione dei lavori… e ci è venuto in mente che una delle frequentatrici del centro, un medico, si era da poco sposata con un geometra! L’abbiamo contattato e siamo rimasti stupiti, quasi increduli, dalla sua decisione immediata di prendere in mano l’intero progetto – garantendoci tutto il suo supporto e il massimo delle facilitazioni in fatto di acquisto materiali, tempi d’esecuzione e manovalanza: un’impresa che ci sembrava così imponente a quel punto stava diventando davvero possibile. Nei primi giorni d’agosto Marco, il nostro geometra, dava l’avvio al progetto, con la costruzione dei nuovi muri interni. E noi tutti, poi, abbiamo passato l’ultima settimana d’agosto e il mese di settembre a lavorare alla ristrutturazione, pitturando porte di metallo e di legno, stipiti di finestre, scrostando i muri già esistenti e imbiancando tutto quanto. Per fortuna che c’era Pravas… che possiede una notevole conoscenza in campo e molta, molta energia, così tutti quanti ci siamo trovati con i pennelli in mano, motivati a terminare bene e prima possibile”.

 

“…e poi anche Mario,” interviene Apurva, “un ingegnere che quasi per caso si è appassionato al progetto – non ci conosceva da prima – e ha realizzato gli impianti termico, elettrico ed idraulico… e poi ha cominciato a interessarsi alla meditazione, e adesso si chiama Devadas: ha preso il sannyas”.

 

“Sì, siamo tutti d’accordo nel dire che è stata e continua ad essere una bella avventura” conclude Shaida, “alla fine di settembre dell’anno scorso i lavori sono finiti, e così abbiamo traslocato – l’ufficio e tutte le attrezzature – in questo posto che ci sta mantenendo tutti costantemente attivi, sia noi che coloro che partecipano alle meditazioni, ai gruppi e alle attività. È grazie a tutti loro e a tutti quelli che ci hanno aiutato, regalandoci la loro competenza, la loro energia e le loro ‘mani’, che abbiamo realizzato il sogno che era nei nostri cuori. Oggi, dopo questa intensa esperienza, ci sentiamo sempre più pronti a crescere insieme nella realizzazione di quelle parole che Osho disse prima di lasciare il corpo Vi lascio il mio sogno…”.

 

Per informazioni:

Osho Soleluna

Via Andorno 5 - 10153 Torino

Tel. 011/887950 - Fax 011/8146538

e-mail solelun@tin.it   www.solelunaistituto.it

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Ritorno all’innocenza

“Ogni bambino è… vita vibrante, energia che si muove liberamente, senza blocchi. Un bambino è energia, puro diletto nell’energia, danza e salta senza una ragione, felice: nemmeno se arrivassi in paradiso potresti saltare come lui. E danza senza una ragione, o magari perché ha raccolto qualche sassolino colorato e ora è pazzo di gioia. Osserva un bambino piccolo che è seduto a non far nulla, eppure sembra così felice, e senza alcuna ragione!” dice Osho. Tutti noi, nel profondo, abbiamo il desiderio di ricollegarci con questo mondo di gioia e meraviglie.

Come fare?

 

 

L’esperienza dell’infanzia segue, per tutta la vita, le persone intelligenti… le perseguita’. La vogliono di nuovo – la stessa innocenza, la stessa meraviglia, la stessa bellezza. Ora è un’eco lontana: sembra quasi il ricordo di un sogno. Ma l’intera religiosità nasce da questa struggente esperienza dell’infanzia: la meraviglia, la verità, la bellezza, la vita che danza ntorno a noi. Nel canto degli uccelli, nei colori dell’arcobaleno, nella fragranza dei fiori il bambino continua a ricordarsi nel profondo del suo essere che ha perso un paradiso. Non a caso tutte le religioni del mondo hanno questa idea – nelle loro storie – che l’uomo una volta viveva in paradiso e in qualche modo, per qualche motivo, è da quel paradiso è stato espulso. Sono storie diverse, parabole differenti, ma indicano una semplice verità; queste storie sono solo un modo poetico di dire che ogni uomo è nato in paradiso… e poi lo perde. Chi è stupido, per nulla intelligente, si dimentica completamente di questa faccenda. Ma le persone intelligenti, sensibili, creative continuano a essere perseguitate da quel paradiso che una volta conoscevano e di cui ora hanno soltanto un vago ricordo, al quale quasi non possono credere. Cominciano a cercarlo ancora. Cercando il paradiso cerchi di tornare di nuovo alla tua infanzia. 1

 

Questo grande esperimento a cui tutti voi state partecipando serve di base a riguadagnare la vostra infanzia perduta.  Quando dico ‘la vostra infanzia perduta’ mi riferisco alla vostra innocenza, ai vostri occhi pieni di meraviglia – non sapendo nulla, non avendo nulla, ma tuttavia sentendovi in cima al mondo.

Quei preziosi momenti di meraviglia, e di gioia – nessuna tensione, nessuna preoccupazione, nessun’ansia – devono essere riguadagnati, riscoperti. Il saggio non è nient’altro che la chiusura del ciclo iniziato con la nascita: il cerchio è stato completato… di nuovo allo stesso punto. Naturalmente la seconda infanzia è molto più importante e significativa della prima. Nella prima l’innocenza esisteva a causa dell’ignoranza, e così non era pura e chiara e in tuo possesso; era unicamente una cosa naturale che accade in ogni infanzia. La seconda infanzia è il tuo successo più grande – non accade a tutti.  La seconda infanzia ti rende innocente senza ignoranza, la seconda infanzia arriva attraverso tutti i generi di esperienze. È vissuta, centrata, matura. La seconda infanzia è proprio l’esatto significato esistenziale della meditazione… e da lì il grande pellegrinaggio del ritorno a casa – che non hai mai realmente lasciato: è impossibile andarsene.

C’è solo un essere essenziale in te, che sarà con te dappertutto. Trovare quel nucleo essenziale del tuo essere è da una parte innocenza assoluta e dall’altra la saggezza più grande che mai sia esistita sulla terra.

Godi di questa tua infanzia divina.

Nel momento in cui sei innocente come un bambino hai trasceso l’umanità, sei entrato nel mondo del divino.2

 

brani di osho tratti da:

1 Satyam Shivam Sundram # 1

2 The Great Pilgrimage: From Here to Here # 16

 

 

 

Intelligente e unico

È così che nasce ogni bambino, ma poi…

 

Ogni bambino nasce intelligente, poi la società lo rende stupido. Noi lo educhiamo alla stupidità e, prima o poi, si diplomerà in stupidità. L’intelligenza è un fenomeno naturale, proprio come lo sono la respirazione e la vista. L’intelligenza è la vista interiore, è l’intuito. Ricorda che non ha niente a che fare con l’intelletto. Non confondere mai l’intelletto con l’intelligenza: sono poli opposti. L’intelletto appartiene alla testa, viene insegnato dagli altri, te lo impongono e tu devi coltivarlo, l’hai preso in prestito. È qualcosa di estraneo, non è innato, invece l’intelligenza è innata. È il tuo stesso essere, la tua natura. Tutti gli animali sono intelligenti. Certo, non sono intellettuali, ma sono intelligenti. Gli alberi sono intelligenti, l’esistenza intera è intelligente e ogni bambino nasce intelligente. Ti sei mai imbattuto in un bambino stupido? Impossibile! Viceversa è molto raro imbattersi in una persona intelligente. Tra la nascita e la maturità, qualcosa non va per il verso giusto.

Stiamo tentando di rendere ogni essere umano uguale a tutti gli altri, di conseguenza distruggiamo in ciascuno il potenziale di essere se stesso.

Imitando gli altri, l’intelligenza muore. Se vuoi rimanere intelligente, smettila di imitare gli altri. Copiando gli altri, diventando una fotocopia, l’intelligenza si suicida.

Nell’istante in cui ti paragoni a qualcun altro, stai perdendo il tuo potenziale naturale e non sarai mai più felice, non sarai mai più limpido, lucido e trasparente. Perderai la tua chiarezza, perderai la tua visione e guarderai le cose con occhi presi in prestito.

Nessuno può nascere privo di intelligenza, perché noi proveniamo dal divino e il divino è pura intelligenza. Venendo al mondo, portiamo con noi un profumo e una fragranza divini; ma la società ci salta addosso immediatamente, inizia a manipolarci, a insegnarci, a cambiarci, a tagliare, ad aggiungere… La società vuole che siate obbedienti, conformisti, ortodossi. Questo è il modo in cui la vostra intelligenza viene distrutta.

Liberati da questi pesi. Riguadagna, reclama la tua innocenza, la tua infanzia. Gesù aveva ragione quando diceva: “A meno che non nasciate di nuovo, non entrerete mai nel regno dei cieli!” Io ti dico la stessa cosa: “A meno che tu non nasca di nuovo…”

Lascia perdere tutte le cianfrusaglie che ti hanno imposto, ritrova la tua freschezza e ricomincia da capo. Rimarrai sorpreso: quanta intelligenza si sprigionerà immediatamente in te! 1

 

Quando nasce un bambino, immediatamente cominciamo a creargli difficoltà – creiamo paragoni: “Qualcun altro è più bello di te, o più sano di te. Guarda il figlio di…! Guarda i suoi voti la sua intelligenza – e tu cosa fai?”.

Cominciamo a fare paragoni.

I paragoni creano l’inferiorità e la superiorità; entrambe sono malattie, grossi ostacoli. Ora il bambino non penserà più a se stesso e basta: nei suoi pensieri continuerà sempre a confrontarsi con qualcun altro. Il veleno del confronto è penetrato in lui… sarà sempre infelice. Ora la beatitudine gli sarà sempre meno possibile.

Ogni essere umano nasce unico. Non è possibile fare confronti. Tu sei tu, e io sono io. Un Buddha è un Buddha, e un Cristo è un Cristo. Se fai dei confronti, crei superiorità, inferiorità – le vie dell’ego. E poi, naturalmente, nasce il grande desiderio di competere, di sconfiggere gli altri. E vivi nella paura di non farcela, perché è una lotta molto violenta: tutti cercano la stessa cosa – di essere i primi!

Milioni di individui cercano di essere i primi, creando violenza, aggressività, odio, ostilità. La vita diventa un inferno. Se vieni sconfitto, sei profondamente infelice… e le possibilità di essere sconfitti sono tante. Non sei felice neppure se hai successo, perché nel momento in cui raggiungi il successo, arriva la paura. Ora qualcuno può strappartelo. I rivali ti circondano, ti attaccano con violenza.

Prima di raggiungere il successo avevi paura di non farcela, ora hai il successo, hai il denaro e il potere, e hai paura che qualcuno te li porti via. Prima tremavi, e ora tremi. I perdenti sono infelici e i vincitori sono infelici.

In questo mondo è molto difficile trovare un uomo felice, perché nessuno rispetta la condizione per essere felice. La prima condizione è lasciar cadere ogni confronto. Liberati dalle sciocchezze sull’essere superiore e inferiore. Non sei né superiore, né inferiore. Sei semplicemente te stesso! Non esiste nessuno come te, con cui puoi essere paragonato. Così, immediatamente, ti ritrovi a casa.

Avveleniamo la mente dei bambini con il sapere. Insegniamo loro cose che non conoscono. Parliamo loro di dio: stiamo insegnando loro una bugia. Li obblighiamo a credere e il credo diventerà la loro conoscenza. Un credo non può diventare davvero conoscenza, sarà solo una finzione. Per tutta la vita penseranno di conoscere, e non conosceranno mai. Le fondamenta sono state costruite su una bugia. Il bambino deve essere aiutato a esplorare il suo mondo interiore.

Invece di aiutarlo a esplorare noi gli passiamo delle conoscenze già pronte. Quella conoscenza già pronta diventa il suo problema più grande. Come fare a liberarsene?

Ecco perché ho parlato così tanto della stupidità della conoscenza. Si tratta di ignoranza mascherata da conoscenza. Nel momento in cui la lasci cadere, sarai di nuovo come un bambino – fresco, vivo, vibrante, curioso, con occhi colmi di meraviglia. Il tuo cuore comincerà di nuovo a pulsare con il mistero della vita. 2

 

 

testi di osho tratti da:

1 La Luce nell’Abisso, Ed NSC

2 The Perfect Master Vol 2, # 8

 

 

 

?: Dov’è dio?

In una zona di periferia c’erano due fratelli, di 8 e 10 anni, oltremodo discoli. Quando nel quartiere succedeva qualche disastro, saltava sempre fuori che i due ci avevano messo lo zampino. I genitori non sapevano più cosa fare per controllarli. Sentendo dire che lì vicino c’era un prete che lavorava con ‘giovani delinquenti’, la madre andò a chiedergli di parlare con i due ragazzi. Il prete acconsentì, ma disse che voleva vedere prima il più piccolo, da solo. E così la madre mandò il figlioletto dal prete. Il prete fece sedere il bambino dall’altra parte della sua immensa scrivania. Per cinque minuti i due rimasero a guardarsi in silenzio.

Alla fine il prete puntò il dito verso il bambino e chiese: “Dov’è dio?”.

Il bambino guardò sotto la scrivania, negli angoli della stanza, dappertutto. Ma non disse niente.

Di nuovo il prete puntò il dito e chiese, più forte: “Dov’è dio?”.

E di nuovo il bambino si guardò attorno senza proferire parola.

Con voce ancora più alta e minacciosa, il prete si sporse in avanti e puntando il dito verso il bambino chiese per la terza volta: “Dov’è dio?”.

In preda al panico il bambino si precipitò a casa di corsa. Trovato il fratello maggiore, lo trascinò fin dentro lo sgabuzzino dove di solito progettavano le loro monellerie, e gli disse: “Siamo nei guai, g-r-o-o-o-ssi!”.

Il fratello maggiore chiese: “Cosa intendi con g-r-o-o-o-ssi guai?”.

Il fratellino rispose: “Dio è sparito, e pensano che siamo stati noi.”.

 

dalla rete

 

 

 

Il Born Again è (insieme alla Mystic Rose e alla No Mind) una delle Terapie Meditative di Osho, tecniche efficaci – rivoluzionarie nella loro semplicità per ‘lavorare’ su temi presenti nella vita di ogni individuo, al di là delle diverse esperienze personali e dei diversi condizionamenti culturali: ognuno di noi ha imparato, in qualche misura, a reprimere il pianto e la risata, ognuno di noi ha la mente piena di idee, pregiudizi, valori impostici da altri… e ognuno ha il potenziale di tornare all’innocenza di un bambino e iniziare una nuova vita. Proprio questo è il tema del Born Again, un processo che dura sette giorni, per due ore al giorno. In questa meditazione la prima ora serve a rivivere l´infanzia e fare ciò che avresti sempre voluto fare, e la seconda è per sedersi in meditazione in silenzio.

Semplice ma potente come dimostrano – ma solo in parte… le esperienze davvero intense sono al di là delle parole, bisogna proprio viverle in prima persona – i brani che seguono,  scritti da due partecipanti al gruppo.

 

All’Osho Meditation Resort di Pune il Born Again si tiene ogni mese e nel gennaio 2003 si terrà il training. Per le date vedi www.osho.com

 

 

Born again

Nascere di nuovo… Gesù dice: A meno che tu non nasca di nuovo non raggiungerai il regno dei cieli. Non intende dire che prima devi morire e poi rinascere, sta solo usando una metafora. Devi morire come ‘pensatore’, come mente e devi rinascere solo come consapevolezza innocente… proprio come un bambino.

 

 

Essere

La molla che mi ha fatto prendere parte al Born Again è stata il desiderio di ritagliarmi uno spazio dove nulla è dovuto. Nessun senso del dovere o consapevolezza di dove sono io e dov’è l’altro. Semplicemente ‘essere’ nella sua essenza più vera e immediata. Ritrovare lo spazio innocente del bambino che si muove perché sente e non perché deve.

Primo giorno, prima ora. Mi sento rilassata e contenta di essermi ritagliata questo spazio. Dopo semplici spiegazioni e qualche ballo mi ritrovo catapultata in mezzo a un gruppo di “bambini” che saltano e corrono e gridano. In tutto questo mi sento così pacata, così piccolina che capisco di essere come tornata nella culla. La mia connessione con gli altri sono gli occhi, mi sembra di essere tutta occhi e guardo, stupita queste orde di bimbi urlanti… si sa quanto chiasso possono fare i bambini. Mi sento così indisturbata che neppure un bel cuscino che mi arriva dritto in testa sembra infastidirmi. Tutto passa, tutto corre e grida, ma mi sento serena e appagata dal mio guardarmi intorno senza sentire di ‘dover’ prendere parte a nessuno dei giochi. Sperimento quel senso, tante volte descritto da Osho, del sentirsi indisturbati, del non sentirsi toccati da quanto accade intorno a noi…

Niente da ‘fare’, solo ‘essere’.

Secondo giorno. Apro gli occhi e mi accorgo... che la sveglia mi ha mollata! Sono in ritardo e non partecipo al mio secondo giorno. Inizia, così, il mio travaglio mentale sul mio inconscio sabotatore, sulle possibili motivazioni che hanno fatto sì che la sveglia non funzionasse, che io non mi svegliassi e perché… e per come, insomma un bel guazzabuglio. Fino a quando mi sono detta: “Ma insomma, faccio un bel dire che voglio riscoprire lo spazio del non dover fare, ora che non faccio mi creo un sacco di problemi!”... e così mi sono finalmente rilassata.

Terzo giorno. Un grande giorno. Sto ‘nella culla’ i primi tre o quattro minuti, fino a che il suono di un tamburo non fa scattare una molla. Da quel momento nessuno poteva tenermi (e, grande rivelazione, in verità nessuno voleva!). Ho iniziato a giocare come non mai, saltavo, correvo, facevo ‘musica’, ballavo. Insomma posso dire di aver sperimentato la totalità. Non ho risparmiato la mia energia… che continuava a fluire, ininterrottamente. E tutto questo non certo da sola, ma con l’aiuto della stessa dozzina di “ragazzini” scatenati che osservavo e basta il primo giorno! Abbiamo fatto milioni di giochi, interpretato milioni di parti, giocato i ruoli più assurdi, tutto nella stessa mattinata. In tutto questo osservavo me stessa e gli altri: l’attitudine di alcuni “bimbi” a starsene da soli, a costruirsi un’isoletta sicura dove sentirsi indisturbati o quelli che hanno una naturale propensione a fare giochi insieme, organizzare, coinvolgere altri bimbi. Ho osservato come si muove la mia energia e quando la blocco.

Quarto giorno. Oggi abbiamo giocato con un ritmo più pacato. Ci conosciamo, e il conosciuto diventa regola. Intendo dire che la sperimentazione degli altri giorni, la prima conoscenza di noi bambini ha fatto sì che l’energia fosse diretta in una direzione piuttosto che in un’altra. Insomma energie simili si attraggono! In questi giorni ho bilanciato il mio stare da sola con lo stare con gli altri, ma mi accorgo che stare con gli altri non significa stare con tutti. Alcuni dei bimbi del gruppo non li conosco affatto! Ad esempio, c’è una bimba che vuole stare da sola e si nasconde sempre sotto tanti cuscini, io ho anche provato a farla giocare con noi ma proprio non ne vuole sapere, be’, mi son detta, se lei vuole così che ci posso fare? Proprio un bel niente! Anche questa è stata una grande rivelazione, ha un bel dire Osho che ognuno è responsabile del proprio destino, ma sapesse quante volte mi sono sentita responsabile del destino altrui.

Quinto e sesto giorno. Ci conosciamo già: ora so da chi andare se voglio giocare a vestirmi con le lenzuola, magari giocando a fare le regine o inventare un vestito da alieno con brandelli di lenzuola. Se voglio starmene quieta a creare architetture con materassi e cuscini e lenzuola o se preferisco cantare e suonare strumenti improvvisati con appendiabiti e cestini portacarte. E sento come danza il ritmo del gruppo. Ci sono momenti di relax, dove ognuno, quieto fa i suoi giochi e momenti dove l’energia collettiva si alza e si gioca insieme facendo un gran baccano. Abbiamo ricreato riti sciamanici, giocato agli indiani e ai cowboy, mimato re e regine, partorito figli e giocato a fare gli animali. Il gioco della vita, l’inconscio collettivo, tutto fluiva liberamente… la scoperta del sesso, il pudore e il coraggio. Avidità e gelosia, tutto in scena. Ma con un sorriso che lasciava spazio alla compassione per questa strana macchina che è l’uomo, che siamo tutti noi. Per osservare come ci muoviamo e come non ci muoviamo, per vedere le parti che usiamo e quelle che teniamo bene nascoste… consapevoli che ci sono tutte.

Settimo giorno. L’ultimo giorno. Entrando nella grande sala che ci ospita sento già un velo di malinconia. Quasi come se la magia stesse per finire e sai che la carrozza si trasformerà entro poche ore in una zucca! Questi sette giorni sono letteralmente volati fra mille giochi e considerazioni… sfumate fra tamburi da suonare e nuove situazioni da inventare. Questo è il mondo dei bimbi, dove sei quel che sei, esprimi ciò che sei… prima che il condizionamento faccia capolino.

Voglio mantenere questo spazio di gioco e stupore nella mia vita di adulta, fare tesoro di questi giorni dove ho riscoperto alcune qualità che tutti noi abbiamo dentro e che non sempre usiamo... vorrei tenere ‘la mia bambina’ per mano, nella vita di tutti i giorni, e soprattutto conservare la qualità di quel sorriso!

Shola

 

 

 

Canta la tua canzone

 

Osho, voglio essere creativo. Cosa devo fare?

 

Diventa di nuovo come un bambino e sarai creativo. Tutti i bambini sono creativi. La creatività ha bisogno di libertà – libertà dalla mente, libertà da ciò che credi di sapere, libertà dai pregiudizi.

Una persona creativa è qualcuno capace di tentare cose nuove. Una persona creativa non è robotizzata. I robot non sono mai creativi, sono ripetitivi. Quindi, ridiventa bambino.

E ti sorprenderà come tutti i bambini siano creativi: tutti i bambini, dovunque siano nati, sono creativi.

Ma noi non diamo spazio alla loro creatività, schiacciamo e uccidiamo la loro creatività, li calpestiamo. E insegniamo loro il modo giusto di fare le cose.

Ricorda, una persona creativa fa continui tentativi in direzioni sbagliate. Se seguisse sempre il modo giusto di fare le cose, non sarebbe mai creativa – perché il modo giusto è quello scoperto da altri. E il modo giusto dimostra che di certo sei in grado di fare qualcosa, di diventare un produttore, un fabbricante, un tecnico, ma non un creatore.

Che differenza c’è tra un produttore e un creatore? Un produttore conosce il modo giusto di fare una cosa, il modo più economico per fare una cosa; con il minimo sforzo è in grado di generare i risultati maggiori. È un produttore.

Un creatore gioca, fa pasticci. Non conosce il modo giusto per fare una cosa e così continua a cercare, a provare in direzioni diverse. Molte volte va nella direzione sbagliata, ma ogni volta che si muove, impara. Si arricchisce sempre di più. Fa qualcosa che nessuno ha mai fatto prima. Se avesse seguito il modo giusto di fare le cose, non sarebbe stato in grado di farlo.

Ascolta questa storiella…

Un’insegnante di catechismo chiede ai suoi alunni di fare un disegno della sacra famiglia.

Dopo aver raccolto i disegni, vede che alcuni hanno disegnato immagini convenzionali: la sacra famiglia nella grotta… e cose simili.

Deve però chiamare un ragazzino per chiedergli di spiegare il suo disegno, in cui figura un aeroplano con quattro teste che spuntano dai finestrini.

‘Capisco perché hai disegnato tre delle teste: sono Giuseppe, Maria e Gesù. Ma di chi è la quarta testa?’, chiede la maestra.

‘Oh’, risponde il bambino, ‘quello è Ponzio Pilota!’.

Solo i bambini possono fare una cosa del genere. Tu avresti paura. Faresti la figura dello stupido. Quando una persona risponde in modo nuovo, dovrebbe essere lodata. Non dovrebbero esistere risposte giuste. Non ce ne sono. Ci sono solo risposte stupide e risposte intelligenti. La divisione stessa di giusto e sbagliato è errata, non esiste la risposta giusta, né esiste la risposta sbagliata. La risposta è ripetitiva, stupida, oppure è creativa, aperta, intelligente. Anche se la risposta ripetitiva sembra essere quella giusta, non dovrebbe essere elogiata molto, perché è ripetitiva. E anche se la risposta intelligente non è del tutto giusta, né si adatta alle vecchie idee, dovrebbe essere lodata, perché è nuova. Denota intelligenza.

Mi chiedi cosa dovresti fare per essere creativo. Disfa tutto quello che ti ha fatto la società, disfa tutto quello che ti hanno fatto genitori e insegnanti, disfa tutto quello che ti hanno fatto preti e poliziotti… e diventerai creativo di nuovo, avrai ancora quella scintilla che avevi proprio all’inizio. È ancora lì in attesa, repressa. Può risvegliarsi.

Naturalmente però, devi rischiare. Se vuoi essere creativo devi rischiare tutto. Ma ne vale la pena. Un po’ di creatività vale più di tutto questo mondo e dei suoi domini. La gioia che nasce quando si crea qualcosa di nuovo, di qualunque cosa si tratti – una breve canzone, un piccolo dipinto, qualunque cosa… Quando crei qualcosa di nuovo partecipi all’opera del Creatore… quando crei, sei in sintonia con il divino. Quando crei, in realtà è il divino che crea attraverso di te – per questo c’è grande gioia. Quando ripeti, sei solo a ripetere… dio non è lì. Sei un deserto, sei una macchina. Quando crei, dio ti entra semplicemente nel cuore. Sei come un bambù cavo e lui inizia a suonarti, e tu diventi un flauto. Può nascere una bellissima canzone. Ognuno porta con sé questa canzone, e finché questa canzone non viene cantata, non ti sentirai mai appagato.

tratto da: Osho, Sufis: The People of the Path, Vol 1 # 8

 

 

 

Meraviglia

E il quinto giorno di Born Again. Voglio stare da sola a pranzo, e ho proprio voglia di mangiare frutta… solo frutta. Mi trovo un posto isolato in giardino, e improvvisamente un uccellino arriva a sedersi con me. Un uccellino piccolo, nero bianco e rosso. L’adulto in me – lo noto, è un’abitudine – gli dà un pezzettino di frutta da mangiare. L’uccellino sembra non accorgersene. Ma l’energia del Born Again prende il sopravvento e ‘il bambino’ guarda l’uccellino e lo saluta con un sonoro: “Ciao!” – come se fosse la cosa più normale del mondo. A questo punto lui salta sul mio piatto e iniziamo a mangiare insieme la mia papaya. Vedo che lui prende i pezzi che a me non piacciono… Mi chiedo se non ci sia una sottile comunicazione fra noi. Osservo che son di nuovo nella mente adulta e ho paura di far scappar via l’uccellino… ma lui rimane. L’innocenza del bambino è più forte… “Ehi, uccellino, quel chicco d’uva è troppo grosso per te!”. Ha preso un chicco davvero grosso e inizia a becchettarlo – il bambino guarda – e improvvisamente l’uccellino inghiotte tutto il chicco, intero, in un solo gulp. Che bravo, stupefacente per un uccellino così piccolo!

E poi il mio pranzo è continuato…

A ripensarci provo ancora questo grande senso di meraviglia. Un’esperienza stupefacente, siccome stavo facendo Born Again… la mia energia era davvero cambiata così tanto – diventata così innocente – che l’uccellino potesse accorgersene?

Mio dio! Qualcosa di magico…

Asho

 

 

 

Puoi diventare ancora un bambino

Puoi riguadagnare quella sensibilità che era tua, da bambino. Puoi riguadagnare quella chiarezza che, da bambino, era tua. Puoi di nuovo avvicinarti al divino. Un bambino è molto vicino al divino perché è molto vicino alla natura. Un bambino è ancora non civilizzato, è ancora primitivo. Un bambino è più vicino agli animali che ai cosiddetti esseri umani. Un bambino vive ancora con innocenza e non mediato dalla conoscenza.

È questa la sostanza del mio lavoro. Ecco cosa sto tentando di fare: distruggere – distruggere tutto ciò che è diventato un blocco per te stesso e la tua infanzia. Vorrei che tu avessi una nuova infanzia. Vorrei che tu tornassi ancora all’innocenza – riconquistassi quell’innocenza primaria, per nascere di nuovo.

C’era un’infanzia che hai perso – non preoccuparti: è naturale. Hai dovuto perderla: è solo il corso naturale delle cose. Quell’infanzia era troppo inconsapevole; non potevi trascinarla per sempre. Ha dovuto crollare e sparire. Era come i primi denti – son troppo teneri. Non potranno servirti per tutta la vita. Devono cadere e lasciare il posto a denti più forti. La prima infanzia è proprio come i primi denti. Sono spariti, non ci sono più… e tu stai vivendo senza denti – senza la tua infanzia – ecco perché sei infelice. Devi riconquistarti la tua infanzia, devi ‘far crescere’ di nuovo la tua infanzia. E questa infanzia sarà molto forte, tremendamente forte. Poiché ora sarà qualcosa di consapevole, sarà una cosa verso la quale tu sei cresciuto. La prima infanzia era semplicemente un regalo del cielo, la seconda infanzia sarà più tua. Avrà radici profonde. La prima infanzia è stata persa perché era inconsapevole, e più sei diventato cosciente più è sparita. La seconda infanzia deve essere consapevole… Rimarrà con te per l’eternità.

Sempre più vivi attimi in cui riesci a sentire gli uccellini con più chiarezza come ti succedeva quando eri un bambino; in cui riesci a vedere i fiori con più chiarezza – diventano così pieni di colore… Riesci a vedere gli alberi e il loro verde; così intenso da abbagliarti! Ti arriva dritto al cuore. Tutto diventa molto intenso quando sei un bambino. Era così intenso una volta… Ricordati di come le cose fossero completamente differenti, di come la vita fosse più piena di colori. Tutto era un miracolo e una sorpresa, tutto era semplicemente strabiliante, talmente bello… da non crederci. Tutto attirava la tua attenzione, Tutto creava in te stupore. E com’eri pieno d’energia, radioso, spumeggiante, pieno di gioia. Come la vita fosse tutta un’altra cosa: il piacere che provavi per piccole cose insignificanti… tutto era un mistero, un grande punto di domanda. Lo stesso può accadere ancora, deve accadere ancora.

 

tratto da: Osho, The Discipline of Transcendence, Vol.2 # 10

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Le due vie

La via dell’asceta e la via del mistico, due percorsi molto diversi verso un’unica verità.

 

 

La verità è una – non può essere altrimenti perché l’esistenza è un universo non è unmultiverso’. È uno. È saldato insieme. È un’unità. È un cosmo.

Ciò che tiene insieme l’universo è quello che chiamiamo verità, o tao, o dio. Il tao non è una persona, né dio lo è, ma è l’armonia che scorre attraverso tutte le cose, come il filo passa attraverso una ghirlanda. L’universo non è un cumulo di cose separate… singole, come isole. No, l’universo è uno, unito, e viene tenuto insieme…. non sta per cadere a pezzi. Ciò che lo tiene insieme è il divino, il tao.

Ma l’uomo si può avvicinare a questa verità da due strade differenti. Queste due strade devono essere capite bene. La verità è una, ma le strade sono due. La prima strada è la via affirmativa, il sentiero positivo, il sentiero di coloro che dicono sì. Il percorso dei devoti.

Gesù, Maometto, Krishna hanno tutti seguito la strada dell’affermazione. La strada dell’affermazione sembra la strada dello sforzo, un grande sforzo: si cerca di raggiungere dio, bisogna fare ogni possibile sforzo, bisogna impegnarsi al massimo, bisogna rischiare.

In tempi moderni Gurdjieff e Ramakrishna, hanno seguito, anche loro la strada della affermazione, la via affirmativa.

L’altro percorso è quello della via negativa, attraverso la negazione, attraverso ilno’. Lao Tzu, Buddha, Nagarjuna, tutti questi hanno seguito la via della negazione. In tempi moderni, Ramana Maharshi, J. Krishnamurti, hanno seguito anche loro la via delno’.

Questi due percorsi devono essere compresi il più chiaramente possibile, perché molto dipenderà da questo: un giorno o l’altro dovrai scegliere anche tu. Le due strade si muovono in dimensioni differenti; raggiungono lo stesso obiettivo, ma si muovono in differenti direzioni.

Il percorso positivo ha un approccio positivo verso il divino, lo vuole raggiungere, lo cerca, lo desidera. Nel percorso negativo, si aspetta il divino, non lo si cerca. Nel percorso negativo si lascia semplicemente la porta aperta, non ci si muove, non si cerca, non si domanda, si rimane solo ricettivi, come un grembo. Il primo è yang, il secondo è yin. Il primo è il percorso di tipo maschile, il secondo è il percorso di tipo femminile. Nel secondo uno deve semplicemente lasciarsi andare: non volontà, ma abbandono. Uno deve semplicemente permettere a dio di esistere, senza cercare di raggiungerlo, lascia che sia lui a raggiungere te. Rimani silenzioso, vuoto, e basta. Crea spazio in modo tale che se arriva sei disponibile; tu resti sempre disponibile.

Nella strada della volontà hai molto da fare: nella strada dell’abbandono non hai niente da fare… proprio niente da fare, solo niente.

Questi due percorsi possono essere chiamati anche in maniere diverse. Il primo può essere chiamato la via degli asceti. La parola ‘asceta’ deriva dalla radice greca ascesis, che significa esercizio, pratica. Molti metodi… esercizi, Yoga – procedimenti e tecniche diverse – sono possibili.

Il secondo percorso può essere chiamato la via del mistico: nessun esercizio, nessun metodo, nessuna tecnica.

Nel primo percorso è assolutamente necessario il tempo. Non puoi illuminarti immediatamente – i metodi hanno bisogno di tempo, gli esercizi hanno bisogno di tempo, la preparazione richiede tempo, e dovrai aspettare per molte vite. L’illuminazione sarà graduale, non può essere repentina. Nella via della negazione invece può essere assolutamente improvvisa, può accadere in questo stesso momento. Il tempo non occorre, perché non c’è bisogno di far pratica. Non devi andare da nessuna parte; devi solo sederti in silenzio, devi semplicemente essere in uno stato di abbandono. Non occorre aspettare.

Il percorso del mistico è misterioso – non può essere spiegato. Il percorso dell’asceta è spiegabilissimo: è molto scientifico, molto logico. Può essere spiegato passo dopo passo; può essere analizzato, diviso in facili passi, uno dopo l’altro, resi così piccoli da essere affrontabili da chiunque, anche da un bambino; in questa situazione sono possibili diversi livelli.

Al contrario la via del mistico è molto misteriosa, e proprio per questo si chiama via mistica. Nessun livello è possibile – nessun piccolo passo, ma un balzo di qualità, un salto nell’ignoto, improvviso come un fulmine. Naturalmente non può essere spiegato logicamente: la mente logica si sentirebbe persa. Occorre una grande comprensione, non fondata sulla logica, ma sull’intuizione, non basata sull’intelletto ma sull’intuito. Occorre una mente avventurosa, illogica: che può rinunciare a tutti i passaggi, che è pronta a entrare nell’ignoto, che è abbastanza coraggiosa da fare il salto.

Nel primo percorso procedi passo dopo passo muovendoti verso l’alto. Nel secondo percorso salti semplicemente nell’abisso. È un abisso senza fondo, è il vuoto, è il niente assoluto. Sparisci. Questi sono i due percorsi, e ognuno deve decidere, nel più profondo del proprio essere quale dei due lo attira di più. È difficile decidere, ma deve essere fatto, altrimenti puoi andare avanti a fare cose che non serviranno a nulla. Se puoi fare il salto non c’è alcun bisogno per te di addestrarti allo Yoga. Se non puoi fare questo salto non c’è alcun motivo di rimanere semplicemente seduti ad aspettare.

Nel primo percorso, il pericolo più grande è l’ego, perché devi fare molto, e se sei troppo egocentrico, ti focalizzerai nel fare e l’ego diventerà la tua barriera. Si deve agire, ma non in modo tale da rafforzare l’ego.

Nel secondo percorso il problema è l’apatia. Non devi fare niente; puoi cadere nell’apatia, puoi diventare insensibile, come morto. Questo è il pericolo – è molto naturale: sedere in silenzio, senza fare niente… e a poco a poco ti lasci andare in una sorta di torpore, di ottusità: perdi chiarezza, perdi vitalità, diventi un idiota. Questo è possibile e bisogna starci molto attenti.

Nel primo percorso bisogna stare attenti che non cresca l’ego. Nel secondo percorso bisogna stare attenti che non prenda piede l’apatia.

Se si evitano questi due trabocchetti, allora puoi raggiungere lo scopo da entrambi i percorsi, l’affermativo o il negativo. È stato raggiunto attraverso entrambi. Quindi non c’è nessun dubbio sul fatto che si raggiunga, il punto è quale dei due percorsi sia più semplice e più in sintonia con la tua natura interiore, e scegli quello!

 

Ci sono alcune cose da comprendere rispetto al percorso delnulla’, perché Lieh Tzu era un seguace di quel percorso – il percorso della via negativa, la via mistica.

Nella via mistica devi essere da solo – nessuna possibilità di ‘stare insieme’. È una profonda inattività, così profonda che il concetto stesso di azione deve essere cancellata e abbandonata. Nessun desiderio, nessuna azione: bisogna solo essere. Bisogna sperimentare lo stare da soli. Bisogna sperimentare la solitudine.

Nel percorso dell’affermazione, dio è sempre con te, non sei mai solo. Puoi parlare con dio in ogni momento, pregarlo in ogni momento, sperare sempre che sia con te. Ti circonda, ti tiene le mani. E lui è proprio nel percorso dell’affermazione. La sua mano è quasi nella tua. Non è solo immaginazione – ricordati, non è un’allucinazione, è così. Dopo che hai fatto tutto quello che dovevi fare, all’improvviso il divino diventa disponibile. Di più non puoi fare: non ti sei risparmiato, hai fatto tutto quello che potevi, ti sei immerso totalmente nellavoro’, hai raggiunto il massimo del tuo potenziale – da quel momento subentra lui. Ma bisogna raggiungere veramente il massimo, meno di quello non serve a nulla. Bisogna bollire a cento gradi poi, improvvisamente… evaporare.

Nella strada dell’asceta dio è con te; non sei mai da solo, puoi sempre pregare. Ma nella strada negativa la preghiera non è possibile, la preghiera non è permessa – la preghiera è un ostacolo. Ricorda anche questo: una cosa può essere d’aiuto in un percorso, e diventare un ostacolo nell’altro. La preghiera è un ostacolo.

Se chiedi a chi segue il percorso negativo, ti dirà che la preghiera significa che tu non sei ancora in grado di stare da solo; sei ancora attaccato agli altri. Magari ti sei liberato del tuo attaccamento verso la moglie, il marito, i figli, gli amici, la società, ma adesso l’hai ‘proiettato’ verso un dio e rimani in sua compagnia: ma da solo non riesci a stare. Preghiera significa che hai ancora paura a stare da solo, così crei un ponte con l’altro, cerchi l’altro. Preghiera significa che ogni volta che sei solo, non sei da solo con te stesso, ma ti senti abbandonato: ti manca l’altro. Nel percorso del negativo la solitudine è semplicemente l’esperienza più sublime che possa esserci.

Se chiedi al mistico ti dirà: sentirsi soli è unicamente un passaggio. Essere soli con se stessi è la condizione finale. Sentirsi soli o essere insieme è casuale. Stare con se stessi è essenziale. Sentirsi soli implica un’evoluzione – il continuare un’esperienza – mentre essere soli con se stessi significa che è avvenuto un radicale, totale cambiamento, una mutazione, una metanoia. Sentirsi soli è la strada di ritorno verso gli altri. Essere soli è la strada di ritorno verso se stessi.

Bisogna ricordarsene. Ecco perché nel percorso negativo la meditazione è più significativa della preghiera. La meditazione è un aiuto, la preghiera è un ostacolo. Ecco perché nel cristianesimo, nell’islamismo, nel giudaismo, nell’induismo la meditazione non si è mai sviluppata. La meditazione al contrario è stata sviluppata in profondtà da buddisti e taoisti – è questa la loro chiave segreta.

Puoi dividere tutte le religioni in due gruppi: induismo, islamismo, giudaismo, cristianesimo – appartengono tutti alla via affirmativa. Buddismo e taoismo – sono praticamente negativi, sulla via negativa. Islamismo e induismo sono sbocciati veramente nel sufismo. Questo è l’incontro fra l’indù e il mussulmano e un fiore davvero meraviglioso è sbocciato da questo incontro, il sufismo – è un incrocio di razze. È molto più elevato di qualunque cosa vi sia nell’induismo e più elevato di qualunque cosa vi sia nell’islamismo; è più elevato di entrambi, ha trasceso entrambi i genitori. Il figlio è molto più bello della madre e del padre – deve essere così, perché entrambi, madre e padre, si sono dissolti in lui. Quindi il sufismo è la vetta massima dell’affermativo. E il buddismo e il taoismo si fondono e danno vita allo zen: questo è lo stato ottimale nel percorso della meditazione, anche questa volta molto più bello di buddismo e taoismo, migliore di entrami i genitori: di nuovo un incrocio di razze.

L’incontro tra islam e induismo
avvenne in India. L’islam arrivò in India, incontrò l’induismo e nacque un bellissimo bambino. L’incontro tra taoismo e buddismo avvenne in Cina. Il buddismo arrivò in Cina, incontrò il taoismo e un bellissimo bambino nacque: lo zen. Se sparisse tutto dalla faccia della terra e rimanessero solo due cose, sufismo e zen, nulla sarebbe perduto. Sono i picchi più elevati, ma di due diversi percorsi. Il sufismo non è altro che pura preghiera, zikr, ricordo di dio, e zen non è altro che meditazione.

La parola zen deriva dalla radice sanscrita dhyana. Prima la parola dhyana diventa jhana, perché Buddha usava parlare in Pali – dhyana è jhana in Pali. Poi in Cina da jhana divenne ch’an. Poi divenne zen quando raggiunse il Giappone. Ma è dhyana, essenzialmente è dhyana: semplicemente essere soli, assolutamente soli, neppure un pensiero con cui farsi compagnia. In quell’essere totalmente soli tutto sparisce. Si è semplicemente vastità, solo uno spazio puro, trasparente. In quella purezza si ‘raggiunge’, dio arriva. Quando sei pronto a essere così vuoto, entra il divino.

Il sufi ricerca dio. Il discepolo zen aspetta… e il divino arriva.

 

tratto da: Osho, Tao: The Pathless Path, Vol 1 # 9

 

 

 

Meglio essere immobili, meglio essere vuoti. Nell’immobilità e nel vuoto, troviamo il giusto posto, dando e prendendo il posto, il posto è perso.

LIEH TZU

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Condividere il Silenzio

 

Coi tuoi amici condividi di tutto: una pizza, un film, l’ultimo libro che hai letto e ti è piaciuto… hai mai pensato di condividere la gioia del silenzio che nasce dalla meditazione?

 

"Osho sostiene che la meditazione si addice a chiunque, d'altra parte la sua tecnica è qualcosa di rivoluzionario, in quanto porta a uno stato di quiete, nel quale la meditazione può fiorire con facilità."

THE WASHINGTON POST

 

 

“Sali a far quattro chiacchere...” ed è il piacere di stare insieme che te lo fa dire, l’argomento poi della conversazione passa spesso in secondo piano, e così si parla del tempo, di calcio, di ‘donne e motori’. Ma c’è anche un altro modo di essere insieme, più simile forse a quando la bellezza della natura lascia senza parole, e si sta insieme a goderselo; o quando magari un avvenimento ha avuto un forte impatto emotivo e non ci sono parole adeguate per parlarne… e si condivide così, in silenzio, più come due esseri che come due persone…

Questo è un po’ ciò che puoi trovare condividendo una meditazione con un amico – a parte il fatto che è una buona scusa per farla – e poi essere in più di uno aiuta l’energia a salire, magari l’hai già scoperto… senza però dimenticare che la meditazione, di base, è qualcosa di individuale, e che un meditatore soprattutto è un essere autosufficiente e responsabile di se stesso.

Ecco perchè di seguito ti presentiamo foto e istruzioni dettagliate sulle quattro principali meditazioni create o sviluppate da Osho, più indicazioni su come saperne di più – in rete trovi anche i video esplicativi! –  e piccole curiosità inerenti a ogni tecnica. Così da poterripassare’ un po’ prima di offrire ad un amico, invece di un caffè, che ne so… una bella Kundalini?

 

 

Il meditatore auto sufficiente

 

Un meditatore autosufficiente è una persona aperta e pronta a esplorare la dimensione interiore, sperimentandola in prima persona, direttamente, indipendentemente da qualsiasi autorità, organizzazione o ideologia esterne. Osho ha chiarito: “Il mio approccio è individuale. Non vi sto dando metodi scolastici ma metodi individuali che possono essere praticati insieme ad amici, oppure da soli; dunque avete totale libertà." Questo approccio così diverso alla scienza interiore della meditazione è unico e apporta freschezza, innovazione e creatività a quest’arte antica e tradizionale: riconosce che in un mondo complesso e stressante, perlopiù focalizzato sull’azione, l’uomo moderno trova difficile sedersi ed essere, semplicemente. Ecco dunque le Meditazioni Attive di Osho che comprendono diversi stadi, partendo con un’attività fisica che spazia da movimenti delicati e gentili, ad altri più energici e vigorosi e terminando con una fase di silenzio. Per ogni meditazione è stata creata una musica specifica che non solo fornisce un sostegno energetico per aumentare l’intensità del processo iniziale, ma guida anche il meditatore attraverso i diversi stadi della meditazione, scandendone i vari passaggi.    

 

 

 

 

 

MEDITAZIONE: LA PRIMA E ULTIMA LIBERTÀ è un'antologia appositamente creata per aiutare il meditatore autosufficiente ad avvicinarsi alla propria dimensione interiore. L'opera contiene più di sessanta tecniche di meditazione, alcune tradizionali come lo Zazen, altre uniche e originali di moderna concezione. II libro non si limita a spiegare come praticare ciascuna tecnica, descrive anche il fine della pratica e come questa opera per condurre ai principi fondamentali della meditazione: rilassa-mento, osservazione attenta e consapevole, un'attitudine priva di giudizio. Inoltre, un'intera sezione contiene risposte alle molte domande sugli osta coli in cui il meditatore può imbattersi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OSHO Active Meditations™

 

L’Uomo moderno è un fenomeno assolutamente nuovo.Nessun metodo di meditazione tradizionale può essere utilizzato così come è stato formulato, in quanto questo tipo di uomo non è mai esistito. Pertanto, in un certo senso, tutti i metodi tradizionali sono ormai obsoleti.

Per esempio, il corpo è cambiato notevolmente.È così intossicato che nessun metodo tradizionale può essere d’aiuto.Oggigiorno, l’intera atmosfera è artificiale: l’aria, l’acqua, la società, le condizioni di vita; niente è naturale. Sei nato in una dimensione artificiale e in questo tipo di ambiente sei cresciuto. Pertanto oggi i metodi tradizionali possono addirittura rivelarsi dannosi: devono essere modificati e adeguati alla situazione attuale.

Inoltre, la qualità della mente è fondamentalmente mutata. All’epoca di Patanjali, il centro della personalità umana non era il cervello, era il cuore. Prima di allora non era neppure il cuore; era ancora più in basso, vicino all’ombelico. Il centro si è allontanato sempre più da questo punto. Adesso il centro è il cervello. Ecco perché insegnamenti come quelli di Krishnamurti attraggono tanto. Nessun metodo o tecnica sono necessari, è sufficiente la  comprensione; ma se si tratta soltanto di una comprensione verbale e intellettuale, nulla cambia, nulla viene trasformato. Di nuovo si tratta solo di un accumulo di sapere.

Io utilizzo metodi caotici anziché quelli sistematici perchè un metodo caotico aiuta moltissimo a spingere il centro dal cervello verso il basso. Nessun metodo sistematico può spingere quel centro verso il basso in quanto la sistematizzazione è un lavoro del cervello; pertanto, con un metodo sistematico il cervello verrà rafforzato, riceverà un maggior apporto di energia. Al contrario, grazie ai metodi caotici il cervello viene annullato, non ha più un’attività da svolgere. Il metodo è così caotico che il centro viene automaticamente sospinto dal cervello al cuore. Se pratichi il mio metodo di Meditazione Dinamica con energia, caoticamente e in modo del tutto non sistematico, il tuo centro si sposta verso il  cuore. Allora accade una catarsi.

Una catarsi è necessaria perchè il tuo cuore è molto represso a causa del cervello. Il cervello ha preso a tal punto il comando del tuo essere che ti domina totalmente. Non esiste un posto per il cuore, quindi le aspirazioni del  cuore sono soffocate, inibite. Non hai mai riso, vissuto o fatto qualcosa con il cuore; il cervello interviene sempre a sistematizzare e rendere le cose matematiche, reprimendo il cuore.

Quindi, prima di tutto il metodo caotico è necessario per spingere il centro della consapevolezza dal cervello al cuore. E poi è necessaria una catarsi per aprire il cuore, alleggerendolo e liberandolo dalle repressioni. Se il cuore diventa luminoso e leggero, il centro della consapevolezza viene spinto ancora più in basso, arriva all’ombelico; quest’ultimo è la fonte della vitalità, la sorgente dalla quale arriva ogni altra cosa: il corpo, la mente e il tutto.

I metodi tradizionali hanno ancora un’attrattiva perché sono molto antichi e in passato molte persone si sono realizzate grazie a essi. Forse sono inattuali per noi, ma non lo erano per il Buddha, Mahavira, Patanjali o Krishna: per loro erano utili e validi. Oggi quei metodi possono essere inefficaci ma poiché il Buddha ha conseguito la Realizzazione grazie a essi, conservano ancora un loro fascino.

Ma adesso ci troviamo in una situazione completamente diversa. L’intera atmosfera, l’intero contesto cognitivo sono mutati. Ogni metodo è adeguato a una situazione, una mente e un uomo particolare. Il fatto che i metodi tradizionali non siano più efficaci non significa che nessun metodo sia utile. Significa soltanto che i metodi stessi devono cambiare. Da come vedo la situazione, l’uomo moderno è cambiato a tal punto da aver bisogno di nuovi metodi e di nuove tecniche. Osho

 

 

 

OSHO Dynamic Meditation

 

La Meditazione Dinamica, la più attiva delle tecniche di Osho, si pratica preferibilmente all’inizio della giornata; aiuta a scaricare le tensioni e le sensazioni represse, così da renderti sveglio, presente e pronto a partecipare pienamente alla vita.

 

Questa è una meditazione in cui devi essere continuamente all’erta, conscio, consapevole di qualsiasi cosa tu faccia. Resta un testimone. Non perderti. Mentre respiri puoi dimenticare; puoi diventare a tal punto una cosa sola con il respiro da dimenticarti del  testimone. Se accade, ciò che fai perde qualsiasi valore.Respira il più velocemente e profondamente possibile; usa tutta la tua energia ma resta comunque un testimone. Osserva ciò che sta accadendo come se fossi solo uno spettatore e l’intero evento stesse succedendo a qualcun altro; come se tutto accadesse nel corpo e la consapevolezza  fosse semplicemente centrata e osservasse.Osho

 

 

Osho dice che:

Quando siete innamorati, è la presenza che viene avvertita, non il linguaggio. Ogni volta che c’è intimità tra due innamorati, essi diventano silenziosi. Non è che non ci sia niente da esprimere; al contrario, c’è una quantità travolgente, da esprimere. Ma non ci sono parole; non possono esserci. Le parole vengono solo quando l’amore se ne è andato. Se due innamorati non sono mai silenziosi, ciò significa che l’amore è morto. Ora riempiono il vuoto con le parole. Quando l’amore è vivo, le parole non ci sono, perché l’esistenza stessa dell’amore è così travolgente, così penetrante, che la barriera del linguaggio e delle parole viene attraversata. E, normalmente, la si attraversa soltanto nell’amore. La meditazione è il culmine dell’amore: amore non per una singola persona, ma per l’intera esistenza. Per me, la meditazione è una relazione d’amore con l’intera esistenza che ti circonda.

 

 

 

Lo sai che...

...la Meditazione Dinamica ha ormai più di trent’anni: Osho ha iniziato a sviluppare questa tecnica negli anni ‘60, e sorprende davvero leggere come, in un campo di meditazione da lui guidato personalmente nel 1970, invitasse i partecipanti a fare “La meditazione stando in piedi. Stando in piedi il flusso di energia è al suo massimo. Finora non vi ho chiesto di alzarvi perché vi mancava il coraggio persino per meditare stando seduti. Se meditate stando in piedi, l’impatto dell’energia su di voi sarà fortissimo”. (L’occhio del ciclone -NSC)

Altri tempi, altri meditatori, verrebbe da dire, ma in realtà è la dimostrazione di quanto il concetto di Meditazione Attiva fosse davvero una novità.

E in parte lo è ancora, anche se ormai al giorno d’oggi la meditazione dinamica è ampiamente utilizzata (spesso senza dire che è stata inventata da Osho) negli ambiti più diversi, che vanno da centri di recupero per tossicodipendenti – o anche nella pratica psichiatrica – a corsi professionali di recitazione. Ed è anche oggetto di ricerche scientifiche che vedono di studiarne gli effetti sulla salute psicofisica dei partecipanti. Per raccogliere tutte queste esperienze e dati è anche recentemente nato un sito internet: www.meditationresearch.com

 

 

 

La Meditazione Dinamica dura un’ora ed è divisa in cinque stadi. Si può praticare da soli, ma può essere particolarmente potente se fatta con altre persone. È un’esperienza individuale, quindi dovresti dimenticarti di chi ti circonda e tenere gli occhi chiusi per tutto il tempo, utilizzando preferibilmente una mascherina. È consigliabile avere lo stomaco vuoto e indossare abiti semplici e comodi.

 

Primo stadio: 10 minuti

Respira in modo caotico attraverso il naso, concentrandoti sempre nelle espirazioni. Il corpo si occuperà delle inspirazioni. Fallo il più rapidamente ed energicamente possibile, aumentando via via di intensità, fino a diventare letteralmente il respiro. Usa i movimenti naturali del corpo per accrescere la tua energia. Sentila montare ma non lasciarla esplodere durante il primo stadio.

 

Secondo stadio: 10 minuti

Esplodi! Manifesta tutto ciò che ha bisogno di essere espulso dal tuo organismo, impazzisci completamente. Grida, urla, piangi, salta, scuotiti, balla, canta, ridi, esprimiti totalmente senza trattenere nulla. Mantieni tutto il corpo in movimento. Spesso recitare un po’ può esserti di aiuto, all’inizio. Non permettere mai alla mente di interferire con ciò che sta accadendo. Sii presente e totale con tutto il cuore. Resta consapevole.

 

Terzo Stadio: 10 minuti

Con le braccia alzate, salta su e giù, sull’intera pianta del piede, urlando il mantra: "Hu! Hu! Hu!" ed espirando mentre lo urli, il più profondamente possibile. Ogni volta che atterri sulla pianta del piede, lascia che il suono martelli in profondità il centro sessuale. Dai tutto quello che hai, in questa fase, esaurisciti totalmente.

 

Quarto Stadio: 15 minuti

Stop! Fermati e resta immobile come una statua ovunque tu sia, in qualsiasi posizione ti ritrovi. Non sistemare il corpo per nessun motivo. Un movimento, un colpo di tosse, qualsiasi cosa dissiperà il flusso di energia e lo sforzo sarà stato inutile. Diventa un testimone

di tutto ciò che ti sta accadendo.

 

Quinto Stadio: 15 minuti

Celebra attraverso la danza, esprimendo la tua gratitudine al Tutto. Porta dentro di te questa felicità per tutta la giornata.

 

 

Se nel luogo dove mediti non ti è possibile fare rumore, puoi praticare una versione silenziosa: anziché emettere suoni, lascia che la catarsi del secondo stadio accada interamente attraverso i movimenti del corpo. Nel terzo stadio, il suono “Hu” può martellare silenziosamente all’interno.

 

 

Osho dice che:

Quando diventi come una statua, non permetti nemmeno alle palpebre di sbattere; rimani esattamente come ti trovi nel momento in cui senti la parola “stop!”. Significa solo stop e nient’altro. Sarà una sorpresa diventare improvvisamente una statua congelata – e in quello stato puoi vedere te stesso in modo trasparente. Tu sei costantemente impegnato in attività – e all’attività del corpo, viene associata l’attività della mente. Non le puoi separare, così quando il corpo si ferma completamente, naturalmente nello stesso preciso istante si ferma anche la mente. Per un momento c’è silenzio totale. E anche un singolo momento di silenzio totale è sufficiente a darti il sapore della meditazione.

 

 

 

OSHO Kundalini Meditation

 

La Meditazione Kundalini è una pratica dolce e tuttavia molto efficace per liberarsi dallo stress accumulato durante la giornata. Un uso costante e regolare ti lascerà rinvigorito e rilassato.

 

 

Resta in uno stato d’animo festoso. Non stai facendo nulla di serio: stai solo giocando, giochi con la tua energia vitale, giochi con la tua bioenergia: lascia che si muova spontaneamente. Così come il vento soffia e il fiume scorre anche tu fluisci e stai soffiando. Percepisci questo stato dell’essere e gioca. Ricorda sempre questa parola ‘giocosità’, con me è una cosa essenziale. Osho

 

 

Lo sai che...

...la Kundalini è la meditazione preferita… dei guidatori di autobus: più di 150 autisti di una compagnia di autobus svedese hanno seguito per un anno e mezzo un programma basato sulle meditazioni attive di Osho, e altre tecniche specifiche di rilassamento; i risultati? Una riduzione degli incidenti del 50%, un minor consumo di carburante, una riduzione delle assenze per malattia e una minore rotazione del personale. Anche a Rio de Janeiro, in Brasile è stato organizzato un programma simile per gli autisti di una locale società di trasporti.

Che faccia bene non solo a chi passa molto tempo al volante, immerso nello stress del traffico, lo si capisce dal fatto che è una tecnica usatissima dai meditatori dopo una giornata di lavoro, specialmente se sedentario. “È come farsi una doccia, ma ti ripulisce tutta l’energia, e non solo il corpo”, dice entusiasta chi lo fa regolarmente. Provare per credere!

 

 

Primo Stadio: 15 minuti

Rimani sciolto e lascia che il corpo vibri e si scuota in ogni sua parte; diventa lo scuotimento. Gli occhi possono restare aperti o chiusi.

 

 

Lascia che lo scuotimento accada, non essere tu a farlo accadere. Rimani in piedi immobile, in silenzio e quando avverti il sopraggiungere della vibrazione e il tuo corpo inizia a fremere, aiutalo ma senza forzare. Godi di quel vibrare, sentine l’estasi, accoglilo, ricevilo ma non essere tu a produrlo. Se ti imponi con la forza, diventerà soltanto un semplice esercizio fisico. In questo caso avverrà uno scuotimento ma si tratterà di un fenomeno puramente superficiale: non penetrerà in te. Dentro di te resterai rigido, pietrificato, granitico, solido come roccia. Sarai tu ad agire, a intrometterti con l’azione e il corpo potrà solo seguirti. E tu sei il problema, non il tuo corpo. Quando dico di scuoterti mi riferisco alla tua rigidità interiore: scuotendo il tuo essere pietrificato fino in fondo, fino alle fondamenta, diventerà liquido, fluido, sciolto, libero. A quel punto, quando il tuo essere pietrificato diventerà liquido, il corpo seguirà; a quel punto esisterà solo lo scuotimento, non lo scuotersi. Nessuno interverrà ad agire; accadrà semplicemente. In quel caso, colui che agisce scomparirà. Osho

 

 

Secondo Stadio: 15 minuti

Danza come più ti piace e lascia che tutto il corpo si muova come meglio desidera. Anche in questa fase puoi tenere gli occhi aperti o chiusi.

 

Terzo Stadio: 15 minuti

Chiudi gli occhi e resta immobile, seduto o in piedi, osserva semplicemente qualsiasi cosa accade dentro e fuori di te.

 

Quarto Stadio: 15 minuti

Tenendo gli occhi chiusi, sdraiati e non muoverti.

 

 

Osho dice che:

È al punto di congiunzione tra anima e corpo, nel punto in cui si incontrano, che l’energia conosciuta come kundalini risiede. La kundalini, o comunque vogliate chiamarla, è la stessa energia e risiede nel punto di unione di corpo e anima. Pertanto questa energia assume due forme. Quando fluisce verso il corpo diventa sesso; quando fluisce verso l’anima, diventa kundalini o comunque vogliate chiamarla. E questa energia discende quando si muove verso il corpo, e ascende quando si muove verso l’anima. Quindi, mentre la kundalini è energia ascendente, il sesso è un’energia discendente. E tutti i centri, che voi chiamate chakra, non sono altro che punti di sosta nel cammino della kundalini. Questi sono i centri attraverso cui la kundalini passa. Normalmente esiste un numero imprecisato di questi centri, e ci sono varie opinioni sul numero esatto. Ma, in generale, ci sono sette centri importanti nei quali è probabile che la kundalini, nella sua via verso l’alto e verso il basso, si fermi e riposi per un po’ di tempo.

 

 

 

 

OSHO Nataraj Meditation

 

Il percorso implicito a questo metodo è scomparire nella danza, per poi rilassarsi nel silenzio e nella quiete immobile.

 

Dimentica “colui che danza” – il centro dell’ego – diventa “la danza.” Ecco la meditazione! Danza così profondamente da dimenticare del tutto che “tu” stai danzando e inizia a sentire di essere la danza. La divisione deve scomparire, allora diventa una meditazione. Se quella divisione è presente, allora si tratta di un esercizio: buono, salutare, ma non si può dire che sia spirituale; in quel caso è un semplice ballo. Il ballo, la danza in sé sono cose ottime, prese nei loro limiti. Dopo aver ballato, ti sentirai fresco, ringiovanito; ma ancora non si tratta di meditazione.Colui che balla deve scomparire… e alla fine resta solo la danza… non restare in disparte, non essere un osservatore.Partecipa! E gioca! Ricorda sempre la parola gioco: con me è fondamentale. Osho

 

Primo Stadio: 40 minuti

Danza, con gli occhi chiusi, come fossi posseduto. Lascia che l’inconscio ti guidi. Non controllare i movimenti e non essere testimone di ciò che accade. Sii totalmente nella danza.

 

Secondo Stadio: 20 minuti

Tenendo gli occhi chiusi sdraiati immediatamente.

Resta in silenzio e immobile.

 

Terzo Stadio: 5 minuti

Danza e divertiti in totale celebrazione.

 

 

Lo sai che...

...Nataraj è il nome del dio indù che danzando crea il mondo. E Osho usa proprio questo fatto per chiarire che: “In Oriente dio non è una persona – dio è ciò di cui lo stesso universo è fatto. Dio non è creatore – dio è creatività. E il creatore e la creazione sono solo due aspetti della stessa energia creativa. In Occidente ci si immagina qualcosa come un pittore che dipinge un quadro. Quando l’opera è finita il dipinto è separato dal pittore, allora il pittore potrà anche morire, ma il quadro rimarrà. In Oriente non pensiamo a dio e al mondo come a un pittore e un dipinto – pensiamo a dio come a un danzatore, nataraj. Non puoi separare il danzatore dalla sua danza; se il danzatore se ne va, la danza finisce. Se la danza si ferma, la persona allora non è più un danzatore. Il danzatore e il ballare esistono insieme; non possono esistere singolarmente; non puoi separarli. Dio è più come un danzatore. Io sono uno dei suoi movimenti, e anche tu sei uno dei suoi movimenti – puoi riconoscerlo, o puoi non riconoscerlo. L’unica differenza al mondo è che alcune persone lo riconoscono e altre no. La differenza non è nella tua essenza, è solo una questione di riconoscimento”.

 

 

 

OSHO Nadabrahma Meditation

 

Questo metodo, praticato con gli occhi chiusi, utilizza il suono “mmmmmm” e i movimenti delle mani per creare un equilibrio interiore, un’armonia tra mente e corpo. Bisogna avere lo stomaco vuoto ed è necessario restare inattivi per almeno quindici minuti dopo la meditazione.

 

Nella Nadabrahma, ricorda questo: lascia che il corpo e la mente siano totalmente uniti ma non dimenticare che tu devi diventare un testimone. Esci dal corpo e dalla mente dalla porta posteriore, in modo facile e lentamente, senza combattimento o lotta alcuna. Osserva ogni cosa dall’esterno… Osho

 

Primo stadio: 30 minuti

Siediti in una posizione comoda e rilassata e a labbra unite comincia a emettere il suono “mmmmm” abbastanza forte da essere udito all’esterno, e da creare una vibrazione all’interno del corpo. Puoi visualizzare un tronco cavo oppure un contenitore colmo soltanto delle vibrazioni prodotte da questo suono. A un certo punto il suono continuerà autonomamente e tu diventerai colui che ascolta. Non è necessaria una respirazione particolare e, se lo desideri, puoi modificare il grado di tonalità del suono e muovere il corpo delicatamente e lentamente.

 

Secondo Stadio: 15 minuti

Questo stadio è diviso in due fasi di sette minuti e mezzo ciascuna. Durante la prima fase muovi le mani con i palmi rivolti verso l’alto, in un gesto circolare verso l’esterno. Partendo all’altezza dell’ombelico muovi in avanti entrambe le mani e poi separale per compiere due larghi cerchi che si rispecchiano a destra e a sinistra. Il movimento deve essere così lento da non essere percepibile. Senti che stai offrendo la tua energia all’esterno, all’universo. Dopo sette minuti e mezzo, la musica cambierà, ruota i palmi verso il basso e comincia a muovere le mani nella direzione opposta. Ora le mani si riuniranno all’altezza dell’ombelico per separarsi e muoversi verso l’esterno ai lati del corpo. Senti l’energia che stai prendendo dall’esterno, dal cosmo. Come nella prima fase dell’esercizio, non impedire gli altri movimenti del corpo purchè siano leggeri e lenti.

 

Terzo Stadio: 5 minuti

Siediti o sdraiati in silenzio. Assolutamente tranquillo e immobile

 

Lo sai che...

...la Nadabrahma si basa su un’antica tecnica dei monaci tibetani, che tradizionalmente la praticavano alle 4 di notte. Noi siamo più fortunati, al Meditation Resort di Pune viene regolarmente tenuta nel primo pomeriggio, e Osho dice di farla quando ci pare e piace, ma non subito prima del sonno, meglio far passare una o due ore prima di andare a dormire. È una grande fonte di energia, proprio perché si crea armonia fra il corpo e la mente “Il loro dissidio cessa,” dice Osho, “e in questa cessazione del conflitto si risparmia energia”. Proprio per questo spesso, in colloqui diretti con ricercatori spirituali, la consiglia in caso di convalescenze o problemi psicosomatici… un aiuto a tornare sani. Della Nadabrahma esiste anche una versione da praticare in coppia, un’esperienza tantrica di profonda unione e armonia.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Il posto giusto

per incontrare e conoscere se stesso

 

 

L’Osho Meditation Resort di Pune, un villaggio turistico con una grossa differenza: un posto per meditare, conoscere te stesso e accettarti, chiunque tu sia. In un discorso del 1987, rispondendo a una domanda, Osho ne delinea le caratteristiche.

 

 

Osho,

mentre un’altra delle tue comuni sta decollando, sento che inizio a mostrare forti sintomi di essere misfit: disadattato, fuori dagli schemi. L’India, e persino la comune, non sembrano essere posti dove mi sento a mio agio. C’è una possibilità di ‘fare le proprie cose, soddisfatti e colmi di gratitudine’ che non sia un altro trip dell’ego?

 

Anch’io sono un disadattato. E questo posto è andato molto oltre l’essere una comune. La comune era una società alternativa, che tuttavia deve avere un’organizzazione, delle regole e regolamenti. Vedendo che per persone fuori dagli schemi è difficile persino far parte di una comune, ho abbandonato anche quest’idea.

 

Ora qui vivono insieme dei semplici individui. Nessuno vive qui in modo permanente: quando lo desidera, può rimanere qui, e quando lo desidera, può andarsene. Stiamo cercando di dare a ogni disadattato tutto lo spazio possibile. Uno dei miei sannyasin – Veeresh, in Europa – ha creato le ‘Osho Misfit Cities’.

Penso che tu ti sei portato dietro quest’idea dalla comune in America. Là dev’essere stato difficile per te perché, quando migliaia di persone vivono insieme, devono seguire certe regole, altrimenti vivere sarà impossibile.

Qui nessuno vive in modo permanente. Finché ti trovi bene, resta pure qui. Nel momento in cui ti senti a disagio, hai tutto il mondo a tua disposizione; puoi andare dove vuoi e sentirti a tuo agio. Ma voglio ricordarti una cosa: se non ti senti a tuo agio qui, non potrai sentirti a tuo agio in nessun altro posto.

Leggerò la tua domanda: “Mentre un’altra delle tue comuni sta decollando…”. Non è così.

 

Non c’è nessuna comune che decolla. Ho provato tutto ciò che potevo e ho scoperto che era impossibile… se esiste la comune, l’individuo deve fare dei compromessi, è del tutto naturale e necessario. Ma io sono talmente a favore di chi è fuori dagli schemi che, piuttosto che abbandonare i disadattati, ho abbandonato l’idea stessa della comune. Ora qui ci sono solo persone fuori dagli schemi.

I disadattati ovviamente comprendono i bisogni reciproci: essere se stessi e fare le proprie cose. Ecco perché qui non stiamo sviluppando alcuna attività produttiva. Non dobbiamo costruire strade e nemmeno case. Quando devi costruire case o strade, quando devi coltivare i campi, quando devi produrre il tuo latte, naturalmente si crea la necessità di un’organizzazione.

Leeladhar tu sei un chirurgo plastico. Qui non avremo nemmeno un centro medico. Ai vecchi tempi, prima della comune in America, c’era un centro medico, ma anche questo richiede un’organizzazione.

 

Ora voglio che questo posto sia solo un paradiso – un villaggio turistico in cui ti puoi rilassare, puoi ricevere un massaggio… presto ci saranno piscine, ampi giardini e prati. Puoi suonare qualche strumento quando vuoi, in qualsiasi momento. Puoi fare le tue cose.

Ricorda solo che quello che fai non deve diventare un’interferenza nella vita di qualcun altro, perché anche l’altro vuole essere indipendente, proprio come te.

 

L’unica condizione è questa: ognuno è libero fino al punto in cui interferisce con qualcun altro. Questo limite è assolutamente necessario.

Pensa un po’ – tu stai dormendo quando arrivano alcuni disadattati e cominciano a fare la meditazione dinamica nella tua stanza. Stanno facendo le loro cose… non ti stanno dicendo che la devi fare anche tu. Poi, quando questi se ne vanno, arrivano altri disadattati e cominciano a suonare i loro strumenti musicali. Nessuno vuole dare fastidio a te: se vuoi puoi continuare a dormire o fare ciò che vuoi! Quindi bisogna ricordare questa linea di demarcazione…

Per il resto non c’è alcuna interferenza. Ho lasciato perdere il lavoro completamente, a meno che non sia tu a volerlo fare, a meno che non sia la ‘tua cosa’. Nella comune, il lavoro era necessario per sopravvivere. Qui vieni solo quando puoi permettertelo economicamente, per tutto il tempo che puoi, ma non si pone nemmeno la questione di importi qualche genere di lavoro. Puoi scegliere tu se fare qualcosa o solo riposarti, nuotare, fare qualche gruppo, meditare – o non fare né gruppi né meditazioni, ma solo essere.

Tu dici: “Sento che inizio a mostrare forti sintomi di essere un disadattato”. Ti sbagli ancora: Leeladhar, tu sei un disadattato nato. Non è qualcosa che stai sviluppando adesso. Io ti conosco alla perfezione.

Sono io che ti forzavo a rimanere nel reparto ospedaliero della comune, tuo malgrado. Tu rimanevi perché io volevo che rimanessi nel reparto – ma sei un disadattato.

 

Chi è fuori dagli schemi deve comprendere una cosa: non sarà mai rispettato dalla società normale. Essere un disadattato non gli procurerà onori, premi e riconoscimenti. Io sto certamente pensando di creare un premio, un premio mondiale da assegnare tutti gli anni, da attribuire al più grande disadattato del mondo. E, Leeladhar, il tuo nome è il primo della mia lista.

Ma il disagio non viene dall’esterno, perché all’esterno non mi pare che qualcuno si aspetti che tu faccia qualcosa. La tua sensazione di disagio è una tensione interiore: non vuoi essere un disadattato, e questo è ciò che sei. Non hai accettato la tua condizione con amore e gioia totale.

Non c’è nulla di male in questa condizione: la società ha bisogno di alcuni disadattati.

 

Sono loro che passano la torcia della libertà e della consapevolezza di generazione in generazione. Credi forse che Gautama il Buddha non fosse un disadattato? O Mahavira? Il figlio di un re che se ne va in giro nudo – suo padre se ne vergognava, e così la sua famiglia. Avrebbero accettato la sua rinuncia al mondo… ma perché andarsene in giro nudo? Ma Mahavira non era mai a disagio: si accettava com’era.

Essere disadattati non è mai un fatto isolato, porta sempre con sé il disprezzo della gente. Devi accettarlo.

La società è formata da persone rigide, totalmente ‘adattate’. Il disadattato crea un turbamento. La società inculca in ogni bambino quest’idea: non diventare mai un disadattato, perché sarai disonorato, rifiutato, disprezzato. Tu hai ancora quest’idea nella mente.

Essere disadattato è la tua natura, ma il tuo disagio nasce a causa delle idee che la società impartisce a tutti, e che ha passato anche a te. Non sei integro, tutto di un pezzo; in te c’è una frattura. Nel profondo, non vuoi essere un disadattato.

Io vorrei suggerirti di lasciar perdere quelle idee. Rispettabilità e onore non hanno alcun significato se ti conducono a metterti in contrasto con la tua natura. Cosa puoi farci se non sei un fiore di loto, ma solo una margherita? Goditi il fatto di essere una margherita.

L’esistenza non disprezza i disadattati. Il sole non fa alcuna differenza, la luna non fa discriminazioni; l’esistenza ti accetta come sei.

Ma nel profondo, dentro di te, c’è un rifiuto, quindi sei diviso, sei in un dilemma. Con questo dilemma, dovunque andrai ti sentirai a disagio – ancora più a disagio di come ti senti qui, perché qui a nessuno interessa condannare, giudicare. Nessuno ti dirà: “Leeladhar, non sei chi dovresti essere”. Qui non c’è alcundovresti’.

Nella comune in America non volevi essere un chirurgo plastico, ora ne hai la possibilità – nessuno ti sta dicendo di essere un chirurgo plastico; e anche se lo volessi, nessuno qui è interessato alla chirurgia plastica. Se il naso di qualcuno è un po’ più lungo, nessuno fa obiezioni. O se è un po’ più piccolo… un naso è solo utile. Che il naso sia lungo o corto, se funziona e respira, che problema c’è? Qui a nessuno interessa passare da uomo a donna o da donna a uomo.

Questa non è una comune, è solo il punto di incontro di ogni genere di disadattati che non possono andar bene in nessun altro posto. Qui possono celebrare il loro disadattamento senza perdere rispetto e onore e dignità.

Dici: “L’India, e persino la comune, non sembrano essere posti dove mi sento a mio agio”.

 

L’India è il paese che già dall’antichità ha lasciato vivere disadattati di ogni specie.

È incredibile, la società indiana nel corso dei secoli non ha mai crocifisso un Gesù anche se ci sono stati tanti che hanno affermato ‘Ambram Hasmi ‘Sono dio’Gesù diceva soltanto ‘Sono l’unico figlio di dio’. Nessuno ha obiettato. Se si sentivano estatici, gioiosi, non stavano facendo del male a nessuno.

Gautama il Buddha non credeva in dio. Mahavira rifiutava completamente l’idea di un dio. Ma non sono stati crocifissi, sono stati amati per quello che erano…

Questo paese ha accettato e amato tutte le persone ‘non adattate’; se senti che l’India ti mette a disagio, devi rimanere qui un po’ più a lungo e sentirne l’atmosfera. Io ho girato il mondo. Nessun paese ha un’atmosfera così fantastica…

 

Di sicuro tu non puoi essere più fuori dagli schemi di me…

Leeladhar, il tuo disagio nasce dai tuoi condizionamenti, per prima cosa. Come seconda cosa, non hai accettato totalmente il tuo disadattamento; altrimenti perché sentirsi a disagio?

Sei libero di fare tutto ciò che vuoi, dovunque sei. Ad esempio, io non mi sono mai sentito a disagio in nessun posto al mondo. Non lo ero nelle prigioni americane. Non lo ero in culture, paesi, religioni diverse. Io accetto il mio essere disadattato con gioia assoluta…

Non mi sono mai sentito a disagio, in nessun posto.

 

Di base, il punto è accettare se stessi. È una sensazione interiore, che non ha nulla a che fare con ciò che c’è all’esterno. Ti ripeto: se non puoi sentirti a tuo agio qui non troverai alcun posto in tutta la terra in cui sentirti a tuo agio. In nessun altro posto al mondo viene rispettata come qui l’unicità dell’individuo; in nessun altro posto al mondo sei amato come sei. Devi sempre farti valere, essere meritevole.

Qui non devi provare nulla, e non devi meritare nulla. Non devi essere degno di nulla. Sei così come sei e tutti sono in uno stato straordinario di consapevolezza e di accettazione. Datti solo un po’ di tempo.

“C’è una possibilità di ‘fare le proprie cose, soddisfatti e colmi di gratitudine’ che non sia un altro trip dell’ego?’.

Sì, il mio approccio alla vita è proprio questo:fare le proprie cose, soddisfatti e colmi di gratitudine…’. Non è un trip dell’ego. È la tua natura che vuole essere lasciata indisturbata.

Qui non siamo impegnati in alcun lavoro che debba essere forzato su di te. Questo posto deve lasciare dentro di te un ricordo di pura gioia, di silenzio e bellezza. E di persone che non interferiscono con te, che sono felici se sei felice. Nessuno è invidioso o competitivo, nessuno fa paragoni.

 

 

Ma dipende tutto da te.

 

Io ho creato lo spazio, qui.

 

Ora tocca a te usarlo, dipende da te. 1

 

 

 

Un po' di tempo

...se senti che l'India ti mette a disagio, devi rimanere qui un po' più a lungo, e sentirne l'atmosfera.

Io ho girato il mondo. Nessun paese ha un'atmosfera così fantastica. Sono paesi sviluppati e molto avanzati scientificamente e tecnologicamente. Sono ricchi, sono istruiti. Questo paese è povero, affamato, privo di scienza e tecnologia. Però questo paese possiede una vibrazione particolare che è stata creata da migliaia di mistici.

Hai bisogno di rimanere qui un po' più a lungo, in modo da poter iniziare ad avvertire questa vibrazione sottile. In base alla mia esperienza... in America avevamo creato una comune, ma nel contesto americano, la comune, nel suo insieme, era fuori posto. Non c'era alcun sostegno energetico per quanto riguarda l'atmosfera.

E poi ho viaggiato in tutto il mondo. Ho parlato in tutti i paesi, e la cosa più strana è che parlavo ai miei sannyasin, con i quali parlo anche qui, eppure mancava qualcosa. C'ero io, c'era la mia gente, ma qualcosa, nell'aria, era assente. Di ritorno in India, la stessa gente... ma non manca nulla. Attorno c'è un'energia sottile, una certa noosfera, un aroma antico e penetrante di misticismo, una ricchezza interiore. La comunicazione è più facile.

Per adattarsi all'atmosfera indiana occorre un po' di tempo, e forse anche questo ti mette a disagio. E solo che tu, dal deserto, sei arrivato in un giardino. Ci vorrà un po' per sentire la vegetazione, per sentire il profumo dei fiori. Il contrasto è molto forte.

E tu sei cresciuto in Occidente. La tua attitudine è quello di uno scienziato, e questa terra non sa nulla della scienza. E il paese meno scientifico del mondo. Ma è la terra più religiosa, mistica, generosa. Ha la sua bellezza. Dalle un'opportunità.

Di sicuro tu non puoi essere più fuori dagli schemi di me. In India io mi sento a mio agio. Non c'è la tensione occidentale, né c'è la frenesia occidentale... 1

 

 

 

India e meditazione

La meditazione in questo paese non è mai morta. Manifesta a volte, a volte non manifesta, ha continuato a scorrere incessantemente, eterna-mente. Oggi sta scorrendo, e scorrerà domani; questa è l'unica speranza dell'uomo, perché il giorno in cui la meditazione morirà, anche l'uomo morirà. La fonte di vita dell'uomo è la meditazione. Ne puoi essere consapevole o no, lo puoi sapere o meno, ma la meditazione è il tuo nucleo interiore. Ciò che si cela dietro al respiro, ciò che si cela dietro il pulsare del cuore, tu sei solo meditazione, nient'altro che meditazione.

Se questo paese ha donato qualcosa al mondo, se ha dato qualche contributo, quel contributo è la meditazione. Nella forma di Patanjali o in quella di Mahavira, nella forma di Buddha o di Kabir o di Nanak... i nomi sono andati cambiando, ma non il contributo. Attraverso persone diverse, voci diverse, abbiamo inviato al mondo un solo messaggio: quello della meditazione. E in Occidente oggi c'è un enorme interesse per la meditazione...

In Occidente non si era mai avuto un così grande interesse per la meditazione, perché l'Occidente non ha mai toccato le vette della meditazione, non ha avuto un Gautama il Buddha, un Kabir, un Raidas. L'anima dell'Occidente è vuota. Le sue mani sono piene, ma la sua anima è vuota. 2

 

TESTI DI OSI IO TRAITI DA:

1 The Hidden Splender # 21

2 Konpalen Fir Fuut Ayin, # 12

  (ritorna al sommario)

 

 

 

 

 

Essere uomini oggi

 

I modelli tradizionali non funzionano più e un’immagine tutta basata sull’essere ilsesso forte’ si sta a poco a poco sgretolando.

Cosa rimane?

 

Fragili, demotivati, disorientati… Capita di leggere questo su una rivista qualunque quando parla degli uomini d’oggi: fanno fatica nella vita di relazione, cominciano magari ad aver paura delle donne, a non saper mai bene come comportarsi… vanno persino peggio delle donne a scuola! Sembra quasi che si siano svegliati da un sogno, per ritrovarsi – loro – il sesso debole.

Certo è un problema. Dall’altra parte è una fortuna: finalmente, al di là di ruoli, modelli e condizionamenti – al di là di una facile situazione di potere che in realtà ci limitava – abbiamo bisogno di guardarci veramente dentro, per scoprire cosa vuol dire  essere uomini oggi. E più che un problema da risolvere sembra proprio essere un mistero da vivere – come del resto Osho ci dice sia tutta la vita… e come si è accorto anche Dhiren – terapista – (vedi anche suo articolo su OTI del settembre 2000) al quale abbiamo chiesto di scriverci qualche riflessione sulproblema’.

 

 

il mistero maschile

 

Parlare di noi uomini non è impresa facile. Da parte mia, (anche se sono maschio, e allevato come tale, da 42 anni… anche se medito da più di 20 anni), sarebbe pretenzioso voler dare delle risposte o proporre facili ricettte per risolvere ogni problema. Questo articolo, così, è in realtà una riflessione su questo continuo mistero di essere uomo: osservazioni e note su un processo in fieri! Certo, qualcosa di sicuro ho imparato, ho girato gran parte del mondo, ho conosciuto la sua gran varietà di donne e di uomini – ho visto la nostra bellezza e anche la nostra follia!

Il mio lavoro poi, come Osho-therapist – conduco gruppi di tantra e do sessioni di counseling di coppia – ha sicuramente arricchito le mie intuizioni personali con alcune rivelazioni davvero preziose. Attraverso lo studio di tecniche di massaggio, che attualmente insegno, ho anche assorbito molto sul gioco delle energie maschili e femminili.

E poi, naturalmente, c’è il mondo delle donne, dell’amore e delle relazioni… !

 

In me e negli amici che frequento, o negli uomini che incontro nei gruppi, osservo che questa cosa dell’essere uomini è in costante riassestamento… un continuo processo di scoperta, un’indagine, credo, che deve essere alimentata con grande onestà, e lubrificata con un’ampia disponibilità a rimanere in un gap, in uno stato cioè dove di certezze – e sicurezze – non ce ne sono molte. Tutto funziona meglio se si rimane praticamente e attivamente sinceri con se stessi.

Una delle tendenze degli uomini che ho osservato nel mio lavoro è la negazione della sofferenza, o addirittura il negare che l’essere uomini crei degli interrogativi o dei problemi particolari. Ma così perdiamo il contatto con noi stessi – perdiamo in generale l’orientamento… e poi ci chiediamo come mai abbiamo così tanta paura di diventare vulnerabili e mostrare il nostro mondo interiore, così ben protetto.

L’oppressione e il controllo sulle donne non finiranno mai, finché anche l’uomo non si libera da questi conflitti, che perpetuano il circolo vizioso. Paradossalmente, proprio questa rinuncia – e abuso – delfemminile’ ci fa perdere il contatto con il reale potere maschile… e con l’amore.

Cosa può fare allora un uomo per uscire da questa misera situazione e addentrarsi nel mistero?

 

Alla ricerca di modelli, ma ce n’è?

Naturalmente, quando si sentono persi, gli uomini cercano qualcuno che sia un po’ meno perso di loro, o che sembri incarnare un qualche tipo di autorità. Già la sola ammissione di sentirsi persi è per molti di noi un argomento delicato, e poi i modelli maschili disponibili oggi sono quasi tutti fortemente distorti. Al massimo rappresentano una comoda maschera da usare… o altrimenti sono del tutto ridicoli. L’amicizia maschile – modello Hollywood è di solito quell’inteso legame che si forma tra uomini che sono in guerra – o in situazioni limite. Eroi tutti fegato – e sangue – senza una vera causa, guerrieri la cui esistenza trova un senso solo nella vendetta e nella distruzione.

Ma c’è una definizione, semplice, di uomo (leader, padre, colui che protegge, colui che prende decisioni… ) che funziona? Qualsiasi definizione bell’e pronta di cosa dovrebbe essere un uomo è priva di valore. Forse quelli che ne difendono una sola stanno semplicemente negando il fatto di sentirsi persi e ricadono nei vecchi paradigmi. Sarebbe utilissimo a questo punto diventare consapevoli del processo delle proiezioni e di come viene innescato: gli uomini – e le donne – che mettiamo su un piedistallo (e coi quali entriamo in competizione per il piedistallo!) possono rivelarci tutte le ombre del nostro passato collettivo. Se per un uomo può essere necessario ribellarsi contro ogni forma di autorità esterna, nella ricerca della propria individualità, alla fine però non basta. La parte difficile è capire dove hai dato via il tuo potere a livello interno… e riprenderlo.

 

Condizionamenti culturali

Abbiamo tutti ereditato, quasi fossero scritti nel DNA, una serie di ‘dover essere’ che si rivelano però del tutto obsoleti, e inadeguati al mondo contemporaneo. Nel corso della storia gli uomini – pionieri, cacciatori, guerrieri – hanno imparato che non potevano permettersi di mostrare – o condividere alcun segno di debolezza, perché questo avrebbe potuto costituire una minaccia non solo per la propria sopravvivenza, ma anche per quella della loro tribù o famiglia. Le tracce biologiche dei condizionamenti hanno creato uno strano stato di cose per l’uomo moderno, di cui bisogna prendere atto.

Il lavoro tra uomini (in gruppi o incontri collettivi) può essere utile per liberarsi dai condizionamenti, una volta che comprendiamo come lo stare con altri uomini possa essere un’esperienza arricchente e unica. Secondo me in futuro saranno più gruppi definibili semplicemente come ‘di amici’ che si riuniranno per questo scopo, superando la vecchia ottica del gruppo di ‘terapia’ con un leader. Passare un po’ di tempo insieme, seduti in silenzio o condividendo le proprie esperienze in accese discussioni, potrebbe bastare. Alcuni dei momenti migliori che ho passato con amici maschi erano veramente ricchi d’intimità e di cameratismo: c’era la comprensione… ma spesso anche la sfida. Questi incontri si rivelano spesso momenti di guarigione, di osservazione di sé, di analisi, in cui ci si dà lo spazio e il tempo di sentire come si sta… e qualunque scusa è buona: una camminata in montagna, un raduno intorno a un falò, danze selvagge per tutta una notte, una bella corsa o una sudata su un campo di pallone.

Ma per quanto prezioso possa essere un gruppo di uomini per scoprire l’amicizia e il supporto maschili, dopo sei ancora tu – l’individuo – che devi imparare a cavartela nella vita di tutti i giorni. In un certo senso è ora che l’intero movimento maschile cominci veramente a ‘muoversi’! Finora è rimasto in una specie di stato adolescenziale che non sembra portare da nessuna parte. Nessuna camminata sul fuoco o danza al ritmo dei tamburi o euforica riaffermazione di ‘valori prettamente maschili’ ci aiuterà a colmare questo gap, e neppure prendere in prestito simboli e culture creati da altri… siano gli Hopi, gli indios amazzonici o gli shamani. (detto questo – forse perché ho trascorso così tanto tempo in India – il mio voto per il migliore modello maschile di tutti i tempi va ancora a Shiva!).

 

 

La sindrome deltipo sensibile’, tutto new age

Attenzione! Anche questa non funziona, come strategia per affrontare il conflitto delle spinte ormonali, le aspettative delle donne… e la nostra continua ricerca. Una delle sue tipiche manifestazioni è la tendenza a farsi in quattro per accontentare e blandire gli altri – soprattutto le donne. L’uomo si deve davvero rendere conto di quando agisce in questo modo, perché è proprio così che perde il contatto con la propria energia maschile… e uno degli effetti collaterali è che lascia le donne fredde e frustrate. Recitare il ruolo del bravo ragazzo vuol dire essere falsi: in questo modo perdiamo del tutto l’orientamento, e finiamo in un pantano di romanticismo, dipendenza e bisogno – vivendo così, poi, la maggior parte delle nostre relazioni.

 

Superstizioni e realtà

Il comprendere come funzionano il cervello e la mente inconscia è di sicuro molto utile, secondo me, per l’uomo nuovo: ci aiuta a liberarci da superstizioni, pregiudizi, condizionamenti e tutto quell’ammasso di ‘saggezza passata ai posteri’ che ci opprime. Recentemente ho letto che a Napoli c’è una tradizione per cui se un uomo incontra una suora per strada si deve toccare le palle!

Ma cosa vuol dire in realtà? Paura delle vergini? Paura della castrazione? La paura che una donna ti renda impotente? Qualunque ne sia il motivo…

Gli uomini non parlano mai liberamente di quello che sta loro succedendo, di come si sentono, e questa è una delle difficoltà che noi uomini spesso dobbiamo superare.

Ma dobbiamo anche acccorgerci – e apprezzare – che di base siamo ‘fatti’ diversi dalle donne. Al diavolo il politically correct: la realtà sul modo di comunicare, per esempio, è che le donne quotidianamente fanno uso del 30% in più di parole e gesti rispetto agli uomini. E… provate a indovinare? Le donne italiane sono in cima alla classifica, con 20.000 parole, rispetto alla media di 7.000 degli uomini!

E adesso capite perché per noi uomini la vita può essere così dura. Dobbiamo imparare non solo ad ascoltare di più… ma anche a esprimerci maggiormente!

 

Un’educazione diversa

Secondo me l’educazione nel futuro dovrebbe permettere a bambine e bambini di lavorare in gruppi separati, ma anche prevedere e incoraggiare progetti dove imparino a cooperare per scopi comuni, mettendo insieme le differenti abilità e risorse.

Qualunque comunità o insieme di persone dovrebbe aiutare gli individui a superare le barriere che la società e un’educazione limitata hanno eretto. Ad esempio molti uomini che hanno vissuto nelle comuni di Osho hanno fatto questa esperienza in prima persona: la maggior parte dei coordinatori, dei ‘capi’, erano donne! E come ha puntualizzato un mio vecchio amico, quelle esperienze, ai tempi della ‘prima Pune’ e del Ranch, sono state per molti di noi ‘una gran scuola’!

Il maschio e la ricerca spirituale

Un paradosso? Osho non fa compromessi al riguardo, quando spiega che tutti i ricercatori hanno bisogno di dirigersi verso il lato femminile: scoprendo in modo naturale qualità come la ricettività, l’ascolto, la capacità di fluire, e l’intuizione. Per un uomo,sentire’ il proprio percorso nella vita, invece di costruirselo – anche se poi diventa solo un seguire una traccia prestabilita – all’inizio può sembrare strano, quasi alieno; tuttavia nel percorso verso l’integrazione è esattamente quello di cui c’è bisogno. Il che ci conduce all’ultimo punto, che Osho descrive in questi termini:Il mio compito qui è liberarvi dalla dualità uomo/donna’.

Man mano che cresce la consapevolezza, cresce anche la confusa percezione di questa presenza oscura e misteriosa: la parte femminile dell’uomo, la sua donna interiore; che lo può tirare scemo esattamente quanto la donna esteriore quando non viene riconosciuta, amata e rispettata, se non inizia cioè a essere inclusa e integrata. Questo accadrà solo quando un uomo inizia davvero a meditare, ad andare dentro di sé. Spesso sono i drammi e gli aperti conflitti che nascono nelle relazioni, pieni di confuse proiezioni e ferite reciproche, che spingono l’uomo a cercare qualche risposta. Scoprire l’energia fresca e il mondo così diverso della sua donna interiore è probabilmente il modo migliore per sviluppare un’intimità autentica.

 

E per tornare alla storia deltoccarsi le palle’… anche qui volendo si può leggere qualcosa di positivo: questo viaggio dell’essere uomini ci porta a riconnetterci con noi stessi, e questo include di sicuro l’essere più in contatto e rilassati con la propria energia sessuale, accettarla, goderne, e, attraverso di essa, aprirsi a livelli più sottili di consapevolezza.

Qualunque cosa sia che ci aiuta a sentire la nostra passione e ad acuire sensibilità e vitalità – insieme alla vulnerabilità è ciò che ci rende davvero vivi e, alla fine, ci conduce nel mondo interiore. Per me, è qui il cuore del mistero maschile, in questo dare e ricevere, un calore – creativo e positivo – e una consapevolezza che si espandono, nutrendo la vita attorno a noi.

 

Come dice Rumi:

 

Qualche notte stai su fino all’alba

come a volte fa la luna per il sole.

Sii un secchio pieno, tirato su lungo la via scura di un pozzo, e poi sollevato nella luce.

 

Qualcosa ci apre le ali.

Qualcosa fa scomparire noia e dolore.

Qualcuno riempie la tazza che ci sta di fronte.

Solo del sacro sentiamo il sapore.

 

 

 

Due lati della stessa medaglia

La liberazione della donna sarà anche la liberazione dell’uomo.

 

 

Questa è una delle leggi fondamentali della vita, che se rendi schiavo qualcuno, di conseguenza, senza saperlo, diventi lo schiavo del tuo schiavo. La schiavitù è una spada a doppio taglio. Non puoi semplicemente rimanere il padrone e l’altro lo schiavo. Cominci a diventare dipendente da lui. E rendere qualcuno schiavo è creare guai per te stesso, perché lo schiavo non può amarti, non può rispettarti.

Lo schiavo ti odierà sempre, lo schiavo vorrà ucciderti. Forse non ne sarà capace, ma sarà questo il pensiero che gli gira in testa. Magari si inchina ai tuoi piedi, ma nel profondo del suo cuore ti vuole distruggere, perché la libertà è una necessità intrinseca in tutti gli esseri umani. A nessuno può piacere la schiavitù. Uno può fare finta, solo per salvarsi, ma continua ad accumulare rabbia nei confronti del suo padrone.

…quando pretendi di essere più in alto, più forte, il migliore paragonato a qualcun altro, ti stai creando un nemico. Per secoli l’uomo ha represso la donna. Chiamandola il sesso debole, cosa assolutamete sbagliata: è l’uomo il sesso debole. Ma ha privato la donna di educazione, ha privato la donna di ogni indipendenza finanziaria, ha privato la donna del diritto di muoversi liberamente nella società… la donna si porta dietro tantissima rabbia accumulata da secoli, e a modo suo si prende la rivincita.

La schiavitù è sempre reciproca. Per cui non faccio nessuna distinzione tra la liberazione della donna e quella dell’uomo. Sono due lati della stessa medaglia. Se la donna è liberata, la liberazione dell’uomo seguirà automaticamente.

Tratto da: Osho, Dogen, The Zen Master

 

 

 

Cosa perdi a non piangere

 

Tutte le società ti hanno imposto di non piangere. È contro la tua mascolinità.

Per le donne va bene piangere e disperarsi. Non appartengono alla tua classe, sono di seconda classe. Ma tu, essendo di prima classe, devi dimostrare la tua forza.

Le tue lacrime espongono la tua debolezza, nessuno vuole essere debole. Ma la semplice verità è che la natura ti ha dotato esattamente delle stesse ghiandole lacrimali che ha dato alle donne.

E se si ascoltasse la natura, si vedrebbe che fermare le proprie lacrime è una cosa pericolosa.… diventerai meno sensibile, diventerai meno amorevole. Diventerai più duro, diventai crudele… diventerai nevrotico, psicotico – gli uomini vengono rinchiusi in manicomio quattro volte di più delle donne. E la ragione è che le donne sanno come piangere e disperarsi. Sanno come liberarsi dalle loro tensioni con le lacrime.

L’uomo è stato prevenuto dall’essere naturale per poterlo trasformare in un soldato, per poterlo trasformare in una personalità più dura, perché riuscisse a competere nel mondo. Per la donna non c’era bisogno di questo… le è stato permesso di piangere. E così si è creata la distinzione, che non piangere è da uomo.

È semplicemente contro natura.

 

…va bene gioire delle proprie lacrime. E non tenerle pronte solo per tensioni e ansie e frustrazioni e momenti di tristezza.

Usale quando sei innamorato. Usale quando ti senti in pace. Usale quando stai guardando un bellissimo tramonto. Che cosa si può dire a un tramonto? Non capirà nessuna lingua. Ma forse le tue lacrime verranno capite. Le lacrime sono la tua forza, non la tua debolezza. Le lacrime dimostrano che sei vivo… che non hai perso la tua vitalità. Le lacrime dimostrano che il tuo cuore può ancora sentire, può ancora danzare, può ancora rallegrarsi…

Ma le lacrime sono tabù – una di quelle cose che sono state represse. Fanno tutti i duri, nel tentativo di imporre una supremazia maschile nei confronti delle donne.

Ma io ti dico, le tue lacrime sono molto più preziose della dominazione maschile.

 

tratto da: Osho, Om Mani Padme Hum

 

 

 

L’anima non ha sesso

 

Non si pone la questione di uomo o donna per quanto riguarda la spiritualità, perché non è un problema di corpo o biologia, e neppure di mente o psicologia. È una questione di essere e l’essere non ha differenze sessuali. Le anime non sono maschili o femminili, e lo stesso metodo porterà l’uomo al suo sé interiore… e lo stesso metodo porterà la donna al suo sé interiore. Non c’è alcun problema... perché l’intera cosa consiste nell’osservare, nell’essere testimoni. Ciò di cui siete testimoni non è in questione – il fatto che state osservando un corpo femminile o un corpo maschile, una mente femminile o una mente maschile, non influisce; l’enfasi è sull’essere un testimone – e l’essere un testimone non ha sesso.

 

tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp #24

 

 

 

Intimità: paura e bisogno

 

Osho, di tutte le mie paure, quella di cui sono maggiormente consapevole è la paura dell’intimità. Le mie relazioni con la gente sono sempre del tipo toccata-e-fuga. Potresti parlarmi della paura dell’intimità?

 

Tutti hanno paura dell’intimità. Che poi ne siano consapevoli o meno, è un’altra faccenda. Intimità significa esporsi davanti a un estraneo. Siamo tutti degli estranei l’uno per l’altro, nessuno conosce l’altro. Siamo estranei perfino a noi stessi, perché non sappiamo chi siamo.

L’intimità ti porta vicino a un estraneo. Devi abbandonare tutte le tue difese, solo allora l’intimità diventa possibile. E la paura è che, se abbandoni tutte le tue difese, tutte le tue maschere, chissà cosa farà di te questo estraneo. Tutti abbiamo mille cose da nascondere, non solo agli altri, ma anche a noi stessi, perché siamo stati educati da una umanità malata, con repressioni, inibizioni e tabù di ogni tipo. E la paura è che, con un estraneo – e non importa se hai vissuto con questa persona per trenta, quarant’anni; il senso di estraneità non svanisce mai – è più sicuro mantenere qualche difesa, un po’ di distanza, perché qualcuno potrebbe approfittare della tua debolezza, delle tue fragilità, della tua vulnerabilità.

Tutti hanno paura dell’intimità.

Il problema si complica ulteriormente perché tutti vogliono l’intimità. Tutti vogliono l’intimità, perché senza sarebbero così soli in questo vasto universo – senza un amico, senza un amante, qualcuno di cui fidarsi, senza qualcuno al quale si possono mostrare tutte le proprie ferite. E le ferite non possono guarire se non vengono esposte. Più le nascondi e più pericolose diventano. Possono incancrenire.

L’intimità da un lato è un bisogno essenziale, per cui tutti ne sentono il desiderio. Ma si vuole che sia l’altro a essere intimo, che sia l’altro a lasciar cadere le sue difese, a diventare vulnerabile, ad aprire le proprie ferite, a lasciar cadere tutte le maschere e le false personalità, e ad esporsi, nudo, di fronte a noi.

Se non ti liberi di tutte le tue repressioni, inibizioni - che sono i regali delle tue religioni, delle tue culture, delle tue società, dei tuoi genitori, della tua educazione – non sarai mai in grado di essere in intimità con qualcuno.

E sarai tu a dover prendere l’iniziativa.

…prima di provare l’intimità, devi pulire a fondo la tua casa. Solo un meditatore può permettere all’intimità di accadere.

Egli non ha nulla da nascondere: ha già lasciato cadere in prima persona tutto ciò che temeva gli altri potessero scoprire.

Devi accettare te stesso nella tua totalità - se non puoi accettare te stesso nella tua totalità, come puoi aspettarti che qualcun altro ti accetti? E poiché tutti ti hanno condannato, hai imparato una sola cosa: l’autocondanna.

E continui a nasconderla. Non è una bella cosa da mostrare agli altri, tu sai che in te sono nascoste cose orribili; sai che in te c’è nascosta molta cattiveria; sai che in te c’è nascosta l’animalità. Se non trasformi la tua attitudine e inizi ad accettare te stesso come uno degli animali esistenti... La parola ‘animale’ non è brutta. Significa semplicemente ‘vivente’; deriva da anima. Ogni essere vivente, è un animale.

Ma all’uomo è stato insegnato: “Tu non sei un animale, gli animali sono molto inferiori a te. Tu sei un essere umano.” Vi è stato dato un falso senso di superiorità. La verità è che l’esistenza non crede in qualcosa di superiore e in qualcosa di inferiore. Per l’esistenza, tutte le cose sono uguali - gli alberi, gli uccelli, gli animali, gli esseri umani. Nell’esistenza tutto viene accettato totalmente così com’è, non esiste alcuna condanna...

Uno dei bisogni primari è il bisogno di essere necessari. Ma nessuno vuole riconoscere che: “Il bisogno di essere necessario, di essere amato, di essere accettato è un mio bisogno fondamentale.” Viviamo in tali finzioni, in tali ipocrisie - questo è il motivo per cui l’intimità crea paura. Tu non sei ciò che sembri. La tua facciata è falsa.

Il primo passo sta nell’accettare te stesso, nella tua totalità, malgrado tutte le tradizioni, che hanno portato l’intera umanità alla follia. Se accetti te stesso così come sei, la paura dell’intimità svanirà. Non potrai perdere la tua rispettabilità, non potrai perdere la tua magnificenza, non potrai perdere il tuo ego. Sei simile a un bambino, profondamente innocente. E puoi aprirti, perché dentro di te non sei pieno di orribili repressioni che si sono trasformate in perversioni. Puoi dire tutto ciò che senti, in modo autentico e sincero. E se sei pronto ad essere intimo, incoraggerai anche l’altro a esserlo. La tua apertura aiuterà anche l’altra persona ad aprirsi. La tua semplicità priva di pretese permetterà anche all’altro di gioire della semplicità, dell’innocenza, della fiducia, dell’amore, dell’essere aperto.

E si tratta di un’esperienza bellissima scoprire che non sei solo tu a essere pieno di debolezze, anche l’altro lo è... forse tutti sono pieni di debolezze.

È bello che ti renda conto che la tua paura più grande è l’intimità. Può rappresentare una grande rivelazione per te, e una rivoluzione, se ti guardi dentro e inizi a lasciar cadere tutto ciò di cui ti vergogni. E accetti la tua natura per quello che è, non per come dovrebbe essere. Io non insegno alcundover essere’. Tutti i dover essere non fanno che inquinare la mente umana.

Alla gente dovrebbe essere insegnata la bellezza di ciò che è, l’immenso splendore della natura. Questi alberi non sanno nulla dei dieci comandamenti, questi uccelli non sanno nulla delle sacre scritture. Solo l’uomo si è creato un mucchio di problemi.

Condannando la tua stessa natura, diventi diviso, diventi schizofrenico

L’intimità indica che le porte del cuore sono aperte per te… Ma ciò è possibile solo se hai un cuore che non puzza di sessualità repressa, che non ribolle di perversioni di ogni tipo, che è naturale – naturale come gli alberi, innocente come i bambini. Allora non c’è paura dell’intimità.

È quello che sto cercando di fare: aiutarti ad alleggerire l’inconscio, alleggerire la mente, diventare ordinario. Non c’è nulla di più bello dell’essere semplici e ordinari. Diventi un libro aperto – chiunque può leggerlo. Non c’è nulla da nascondere.

Hai così tante facce. Dentro, pensi una cosa; fuori, ne esprimi un’altra. Non sei integro, non sei un’unità organica.

Rilassati e distruggi la divisione che la società ha creato in te. Dì solo ciò che pensi. Agisci in base alla tua spontaneità, senza mai curarti delle conseguenze. È una vita così breve che non la si dovrebbe sprecare in preoccupazioni sulle conseguenze di questo o di quello. Dovresti vivere totalmente, intensamente, gioiosamente ed essere proprio come un libro aperto, che chiunque può leggere.

Se sei semplice, amorevole, aperto, intimo, attorno a te crei il paradiso. Se sei chiuso, sempre sulla difensiva, sempre preoccupato che qualcuno scopra i tuoi pensieri, i tuoi sogni, le tue perversioni – vivi in un inferno.

L’inferno è dentro di te, come lo è il paradiso. Non sono luoghi geografici. Sono spazi spirituali… ripulisciti. La meditazione non è altro che una pulizia di tutta la spazzatura che hai ammassato nella mente. Quando la mente è silenziosa e il cuore canta... Sarai pronto, senza alcuna paura, ma con grande gioia, a entrare in intimità. L’intimità è una grande esperienza. Non la si deve perdere.

 

tratto da: Osho, The Hidden Splendor # 4

Il testo completo è disponibile sul CD Intimacy, discorso in inglese con traduzione italiana allegata.

 

 

 

In che mondo vivi?

 

Un ricercatore spirituale si lamenta di non riuscire mai a gestire un rapporto con una donna — "Mi fanno diventar matto!", dice. E Osho gli risponde:

 

Così è questo il problema?

È l'eterno problema...

Prima cosa: perché mai desideri gestire? La stessa parola gestire non indica niente di buono. La parola stessa dimostra che vuoi relazionarti con loro in modo possessivo. Gestisci una cosa, non una persona — e se cominci a gestire una persona ti troverai in difficoltà, perché la persona resisterà, combatterà... ed è un bene! Nessuno è qui per essere gestito. È insultante, umiliante. Non provare mai a gestire una persona, e le cose diventeranno molto facili. E la tua stessa idea di gestire che genera forse un mucchio di problemi, perché quando vuoi gestire qualcuno, l'altro comincia a resistere, inconscia-mente. L'altro inizierà a sabotare i tuoi tentativi e a gestire, in modo nascosto e sottile, proprio te.

Ci sono cinque mondi nei quali noi viviamo. Il primo mondo è il mondo delle cose. Quando stai gestendo una cosa non c'è problema... puoi mette-re questo microfono dovunque tu voglia, e non dirà né di sì né di no: non ha anima. Puoi spostare questa sedia dovunque, puoi distruggerla — puoi bruciare questa sedia e la sedia non resisterà: è una cosa, puoi gestirla. Ecco perché la gente ama così tanto le cose. Un automobile è meglio di una donna o di un uomo perché puoi gestirla più facilmente, senza problemi. Una bella casa, mobili, un mucchio di oggetti, apparecchiature... la scienza continua a creare congegni sempre nuovi per voi da gestire in modo che vi possiate gode-re il mondo delle cose, ma quello è il mondo più superficiale.

E quando sei troppo con le cose ti trasformerai in una cosa – ecco il peri-colo – perché si tende a trasformarsi in ciò con cui si passa troppo tempo. Se un uomo vive troppo in mezzo ai dispositivi meccanici, si trasformerà in una macchina. Quello è il mondo di "esso-esso"... rapporti fra due cose – niente anima, niente dio, nessuno spirito... semplice!

Il secondo mondo è il mondo dei ruoli uno pseudo-mondo in cui fingete che l'altro sia una persona, ma non ci credete veramente, fate solo finta. Fate finta di essere una persona ma non vi comportate come tale: agite e vi comportate in base al ruolo. E anche l'altro: il padrone e il servo – questi sono ruoli. Il padrone fa finta di essere il padrone e il servo finge di essere il servo. Né il padrone è padrone, né il servo è tale: entrambi sono esseri umani, ma con una maschera. Il rapporto è fra maschere. Questo è il secondo mondo. E migliore del primo – almeno interpreti un ruolo, anche se finto – almeno fingi che l'altro sia una persona, anche se non vuoi riconoscerlo. Vuoi ridurre l'altro a una cosa ma fingi: "Sì, anche il servo ha un'anima"... Ma non vuoi che l'anima crei problemi. E un mondo molto efficiente – l'impiegato e il capoufficio, il generale e il soldato. E un mondo davvero molto efficiente, tu reciti solo il tuo ruolo: “Faccio finta e nessuno crea problemi la realtà non c'entra”.

Continuiamo a recitare un copio-ne. Diventa naturalmente qualcosa di molto efficiente. Gli esseri umani so-no molto inefficienti, davvero imperfetti. I ruoli possono diventare perfetti. Svolgendo lo stesso ruolo in continuazione, provando e riprovando lo stesso ruolo, ovviamente si diventa perfetti, ma è solo una commedia. Questo è il mondo di uno pseudo-io in relazione con uno pseudo-tu. Entrambi falsi. Un rapporto fra maschere... molta gente vive in questo modo.

Il terzo mondo è il mondo delle persone: io-tu. Non puoi possedere, non puoi gestire; puoi solo amare, puoi solo rispettare. Un rispetto riverente, questa è la chiave: rispetti l'altro e la sua integrità. Partendo da quel rispetto l'altro inizia a rispetta-re te e la tua integrità, proprio perché tu non vuoi violare la sua.

Dai alla donna una libertà totale, l'assoluta libertà di essere se stessa; una libertà con la quale non bisogna assolutamente interferire. Questo è il mondo dell'uomo, e della donna – amanti, amici – il mondo reale. Molte poche persone arrivano a questo mondo, la maggioranza si ferma nei primi due. Molto raramente una persona tenta di diventare davvero un essere umano... e non solo, ma prova ad aiutare anche l'altro a esserlo: così si crea un grande rispetto, nessuno è usato come mezzo...

La donna è un fine in se stessa; come puoi pensare di gestirla? Come può lei gestire te? Entrambi siete persone autonome, del tutto autonome. Acconsentite a stare insieme – a esse-re felici insieme ecco perché state insieme. Quando non siete più d'accordo, quando sentite che ora il vostro stare insieme non crea più un mondo felice, vi dite arrivederci... ma senza “politiche”.

E il quarto mondo – che raramente... uno fra mille realizza – è il mondo della pura consapevolezza. E il mondo della meditazione. Il terzo è il mondo dell'amore, il quarto è il mondo della meditazione... dove sei autosufficiente. E possibile solo dopo che sei passato per il terzo: ecco per-ché tutto il mio insistere, in continuazione, sull'amore. Permetti che l'amore accada, altrimenti non raggiungerai questo quarto mondo. Il terzo è un passaggio necessario, obbligatorio per entrare nel quarto. Nessuno può entrare nel mondo della meditazione senza l'esperienza dell'amore.

Rispettando l'altro diventi rispettoso nei confronti di te stesso. L'altro comincia a funzionare come uno specchio: tu cominci a vedere te stesso negli occhi di chi ami. Ti scopri attraverso l'altro, con l'altro riesci a vederti meglio – e così puoi arrivare al tuo essere. All'inizio è necessario uno specchio, altrimenti non potrai mai sapere chi sei: qualcuno deve 'dirtelo'. Quando vivi l'amore il tuo esse-re diventa più definito. Arrivi a una maggiore maturità, più forza; l'amo-re ti nutre e tu cominci a diventare più forte – così tanto che un giorno puoi chiudere gli occhi ed essere solo te stesso. Questo essere con te stesso è l'essenza della meditazione: pura consapevolezza. Questo è il quarto mondo, una persona su mille, talvolta, ci arriva.

E c'è un quinto mondo, che una persona su un milione, a volte, raggiunge. E il mondo in cui persino "io" sparisce — né "io" né "tu". Quello è il regno del divino, quello è il mondo dei buddha, che sono uno con l'universo: non c'è più il problema di "io" e “tu”. L'ego non esiste più. Quello è il nirvana... è consapevolezza divina. Questi sono i cinque mondi in cui viviamo e ritengo che tu, in qualche modo, stia affrontando i primi due. Non tentare mai di gestire qualcuno! E facile da fare, ma così distruggi la possibilità stessa di vivere l'amore. Puoi gestire una donna – ma allora non è più una donna: diventa una macchina da usare. Puoi avere una moglie, ma la donna muore. Puoi avere un certificato legale, puoi avere potere sulla donna, ma non ci sarà alcuna gioia, perché tutta la gioia dell'amore consiste in un volontario arrendersi l'uno all'altro. Se lei deve, si perde ogni bellezza; se tu devi, ogni bellezza è persa.

Ma questo è un problema eterno. Non ha niente a che fare con te in particolare – tutti devono affrontarlo, è uno dei problemi più fondamentali. E bene che tu lo consideri tale: una volta che ne diventi consapevole puoi farci qualcosa.

 

Comincia subito a guardare gli altri con grande rispetto. Non distruggere la libertà di nessuno e non permettere che qualcuno distrugga la tua: se quello è il costo, l'amore perde di significato. La prossima volta che ti innamori di una donna inizia dall'ABC, con grande rispetto. Trattala quasi come fosse una dea, niente di meno – è questo l'approccio del tantra – e osserva come le cose cambino. Ma ricordati che questo non significa diventarne uno schiavo, altrimenti si perde l'essenza della cosa: è lei che inizia a gestire te! Questo è un punto delicato da capire: trattala come una dea ma rimani, da parte tua, un dio. Umiltà non significa che devi umiliarti, affatto: la sua libertà ha valore, e così la tua! E solo quando si incontrano due libertà c'è gioia. Quando tu sei te stesso e lei è se stessa – due individui integri che si incontrano – allora c'è celebrazione. E ricordati, non si perdono l'uno nell'altro! Non si trasformano in una sola personalità, mai! Rimangono individui, ma rimangono aperti l'uno verso l'altro, questo è tutto. Non sono chiusi: le loro finestre sono aperte, come in un invito. Sono reciprocamente vulnera-bili: sono pronti a essere amati o anche a essere feriti – sono aperti! Aprono i loro cuori – l'uno all'altro – prendendosi la responsabilità di qualunque cosa accada... ma rimangono due! Non si trasformano mai in uno, e non dovrebbero mai farlo: appena diventano uno si perde ogni significato. Allora cominci a cercare qualche altra donna perché sei ancora solo – lei comincia a cercare un altro uomo: è di nuovo sola. L'altro è necessario proprio come “altro”; deve venire molto vicino, il più possibile, ma non bisogna sparire l'uno nell'altro, altrimenti è una specie di suicidio. Diventate come due colonne, forti, che sostengono lo stesso tetto dell'amore, ma non avvicinatevi troppo, altrimenti tutto il tempio crolla, distrutto dal vostro essere troppo vicini... succede alla gente.

Impara ad amare, impara a rispettare e lascia perdere del tutto quella parola, gestire. Non è soltanto una parola; è un grande problema interiore. Vogliamo gestire, vogliamo che le cose vadano a nostro modo, e lei le vuole a modo suo... e così c'è conflitto. Non c'è bisogno che tu sia d'accordo con lei in tutto, e non c'è bisogno per lei di essere d'accordo in tutto con te. Potete rimanere unici, separa-ti, diversi... il più possibile; in effetti vivrete una maggiore ricchezza se siete diversi, separati, completamente differenti. Quando due persone completamente differenti si incontrano nell'amore, l'amore ha una ricchezza e una profondità molto grandi. L'incontro fra due persone uguali è un po' monotono. Quindi non provare a rendere la donna così come vuoi tu, e non permettere che lei ti cambi come vuole lei. Rimani te stesso e aiutala a essere se stessa. Se esiste questo rispetto vedrai che l'amore troverà il suo modo di esprimersi: non c'è bisogno di forzarlo.

TRATTO DA: Osho, This Is It # 28

 

 

 

L identita maschile

 

Veeresh – direttore della Humaniversity in Olanda – ci parla degli uomini, i loro modelli e il vero potere; le relazioni, la gelosia e cosa si scopre ad andare dentro.

 

Gli uomini sono interessati allo sviluppo personale quanto le donne?

Veeresh: In generale, se c’è un gruppo sulla sessualità arrivano molti più uomini che donne… è raro che succeda il contrario.

In un gruppo di terapia, per gli uomini, la difficoltà più grande è la paura di essere umiliati: il timore di ‘fallire’, mostrarsi deboli, non vivere all’altezza delle aspettative di figure autoritarie quali i padri e gli insegnanti – in genere le aspettative di chi li circonda. Per un uomo accettare e mostrare che ha bisogno d’aiuto è molto difficile: va contro il concetto stesso di essere un uomo. Si pensa che un uomo sappia cavarsela da solo – non hai bisogno d’aiuto, sei forte, sempre, come un Marine americano. Gli uomini non devono piangere, anzi, da loro ci si aspetta che siano un po’ incazzati.

“Uno deve diventare forte, ma senza mai perdere la tenerezza”, lo diceva Che Guevara. Molto spesso si confonde il proprio ‘potere’ – come persona – con l’essere un duro. Cos’è in realtà questo ‘potere’ di una persona?

Veeresh: Il sapere che, alla fine, l’amore è la risposta. È questo il potere. Non devi aver bisogno di una pistola, o di muscoli, per risolvere le situazioni. Ma se conosci l’amicizia, l’amore – sai che questo è il succo della vita – hai ‘potere’… non c’è bisogno di difendersi o attaccare, è il tuo modo di essere a darti potere – ed è basato sull’amore.

Da piccolo quali erano i tuoi modelli maschili?

Veeresh:: C’era mio nonno, il Generale Sanchez – il modello più grande – famoso nella Repubblica Dominicana per essere un testardo e non arrendersi mai. Poi avevo uno zio che era pugile, è diventato anche campione nazionale. I pugili dominicani assomigliano a dei gorilla coi guanti – se le danno di santa ragione. Un altro zio, che componeva musica, ed era anche chirurgo. Insomma un pugile, un generale e un musicista. Mia mamma voleva che diventassi prete… a me piaceva Che Guevara.

…Questi modelli ci davano un senso dell’identità maschile, di cosa voleva dire essere maschio. Sono cresciuto ‘sapendo’ che i bambini sono più forti delle bambine, che i maschi non piangono e le femmine sì… mi ricordo di tutti noi ragazzini, insieme, scatenati nel parco, in piedi su una montagnola tentando di fare pipì il più distante possibile. Chi arrivava più lontano vinceva, quella era una prova di mascolinità.

La grande prova, in seguito, era che tutti volevamo scopare… era qualcosa di molto importante. Se non l’avevi ancora fatto non eri un uomo: tutti i tipi ‘tosti’ l’avevano già fatto – tutti meno che te – e ne parlavano. Era quella la cosa importante sui 16-17 anni.

Credi che i rapporti di coppia siano un ostacolo alla meditazione?

Veeresh: Affatto, complementano la meditazione. Il tuo rapporto diventa il punto focale della tua meditazione. Inizi un rapporto… e comincia a succedere di tutto: ti può rendere davvero consapevole. È come trovarsi davanti a un grande specchio: l’altro probabilmente ti conosce meglio di quanto ti conosci tu. Attraverso di lui puoi osservarti meglio… e mi sembra un bel modo di meditare.

E la gelosia?

Veeresh: La gelosia è un aspetto molto importante dei rapporti. Non dovrebbe essere negata o razionalizzata. Se sei geloso, accettalo e diglielo. Non tentare di trascendere… E non fermarti a delle semplici reazioni, devi dichiarare che sei geloso ed esprimere i tuoi bisogni… invece di reagire e basta: “Voglio che mi riassicuri che tu mi ami!” – è questa la gelosia: è l’insicurezza che lei forse si troverà ad amare un’altra persona più di te. Vuoi che lei sia sempre disponibile per te… è un po’ come dire: “Mamma, mamma, ti voglio solo per me!”

Qualcosa per concludere?

Veeresh: Certo. L’immagine e il concetto di uomini e donne sembrano sparire quando chiudo gli occhi, mi rilasso e guardo dentro. Trovo uno spazio d’amore, caldo. Non ci sono immagini là, ci si sente solo bene. C’è giusto la mia energia, piuttosto che concetti come uomo o donna.

 

tratto da: un’intervista pubblicata dall’Osho Times tedesco.

 

 

 

L’uomo nuovo visto da lei

C'è il macho — un predatore che profuma esclusivamente di Jungle e veste 'preciso' come si vede nelle pubblicità — troppo occupato però a mantenere intatta la sua immagine davvero cool per riuscire ad avere un vero rapporto con una donna. 0 altrimenti il super delicato: sensibile, pieno di buone intenzioni, pronto a tutto pur di compiacerti... a prima vista, ma in realtà imbranato e all'eterna ricerca di una mamma.

Come mai non mi sento attratta da nessuno dei due? Perché nessuno dei due è un uomo vero. Entrambi sono sbilanciati, manca loro un equilibrio energetico.

 

 

Non è la solita sciocchezza new age ma un fatto osservabile che, qualunque sia il nostro sesso, ognuno di noi è una combinazione di qualità maschili e femminili. Dopo tutto, siamo prodotti di un incontro tra i due sessi per cui è sensato dedurre che ereditiamo qualità da entrambi. Ogni donna ha dentro di sé un uomo interiore e ogni uomo una donna interiore – a volte usiamo l’emisfero destro e a volte quello sinistro del cervello.

Bloccato in un singolo aspetto di se stesso, il macho è una caricatura. La sua ‘virilità’ in fondo è coatta: riesce ad esprimere solo quello perché è alienato dalla sua femminilità, dalla sua donna interiore: fa di ogni donna un oggetto perché non ha comprensione di quella interiore.

Magari hai ragione, sento dire voi maschi, ma che posto ha la femminilità in un mondo come il nostro, tecnologico e frenetico? Se voglio essere in grado di competere, devo essere duro, devo essere io quello che ha in mano le redini. E che mi dici delle mie relazioni con le donne? Non mi vogliono forse come maschio, e non solo come un’altra amica? Se lascio libera la mia donna interiore, la mia virilità non ne verrà sommersa e distrutta?

Sono domande che hanno un senso e che vale la pena di esaminare.

 

Prima di tutto, cos’è che funziona veramente sul lavoro? Oggi c’è un modello completamente nuovo nel mercato globale. Secondo i più recenti studi, le qualità necessarie per il successo sono la conoscenza di sé, la creatività e – forse la più importante – la capacità di riuscire a gestire rapidi cambiamenti.

Cominciamo dalla conoscenza di sé. L’introspezione ti aiuta a entrare in contatto con te stesso, con la tua psiche, con i suoi punti forti e quelli deboli – con la tua risposta allo stress, a situazioni ambivalenti, al fatto di decidere o di essere guidato.

O considera anche la creatività: richiede la capacità di abbandonare modi di pensare puramente lineari, logici e di essere abbastanza vulnerabili, aperti alle sorprese. Inoltre devi essere capace di fidarti delle tue sensazioni, di ascoltare ciò che ti dicono ‘la pancia’ e il cuore.

E per vivere e lavorare in situazioni che cambiano di continuo ti occorre il coraggio di essere flessibile, adattabile. Di essere, quando serve, tenace, ma anche di tirarti da parte e aspettare… quando è necessario. Di smettere di volere controllare e organizzare tutto, di essere capace di ‘nutrire’ la situazione in cui lavori – proprio come fosse un organismo vivente – invece di viverla ciecamente con una mentalità meccanicista: siamo tutti ingranaggi di una grande macchina.

E qual è il denominatore comune di tutto ciò? Sorpresa! Tutte queste sono qualità associate con l’aspetto femminile.

 

Per avere un riscontro – alla ricerca di maschi che non profumano di Jungle – ho parlato con alcuni uomini qui all’Osho Meditation Resort. Di varie età, provengono da culture diverse… e per prima cosa ho chiesto loro se riuscivano a esprimere, nell’ambito del lavoro, la loro parte femminile.

 

Yves, francese, lavora in campo finanziario: “Quindi ho a che fare con le cifre, ma anche con il relazionarmi con persone diverse. La parte maschile – calcoli e progetti – è bilanciata dalla necessità di entrare in contatto col mio ‘femminile’ quando ascolto la gente: ho bisogno di essere ricettivo a nuove idee e opportunità. Per quanto è possibile cerco di agire basandomi su un equilibrio tra le due parti, ma spesso tendo a rimanere di più nel mio maschile e quindi devo consapevolmente ricordarmi di tornare alla parte più femminile.

 

Mark, di origine australiana, coordina lo staff del cappuccino bar qui al Resort; sente di dover essere consapevole delle sue limitazioni che: “Possono creare situazioni che diventano più grandi di quanto piaccia alla mia parte maschile, logica! Ad esempio, devo assumere il personale e averne la supervisione. Questo mi stressa e mi stanca. Se riesco ad accorgermene, mi rilasso. E i problemi si risolvono comunque: quando smetto di volere organizzare tutto, entra in gioco la mia parte più intuitiva e trova sempre la risposta. Smettere di aver tutto sotto controllo fa paura… ma è anche un sollievo perché ‘controllare’ l’esistenza richiede molta energia.”

 

Heinz, un insegnante tedesco di Tai chi, spiega: “Se vuoi connetterti con il tuo vero potere devi essere in grado di arrivare alla tua donna interiore – l’aspetto rilassato e sensibile di te stesso. Rilassarsi aiuta l’energia a spostarsi verso la pancia e i piedi, e questo ti una base da cui muoverti. Il macho, invece, bloccato nel suo aspetto maschile, funziona dalla testa e tutta la sua energia è nella parte alta del corpo: è sbilanciato… basta una piccola spinta per farlo cadere. Le arti marziali – e io cerco di incorporare i loro principi nel mio lavoro e nella mia vita personale – sono basate proprio su un interscambio tra le energie maschili e femminili in modo che possano sostenersi a vicenda.”

 

E cosa accade nelle relazioni personali?

Secondo Walter, italiano, essere consapevole delle sue qualità femminili lo aiuta a relazionarsi con le donne: “Perché invece di affrontare i problemi solo parlando – cosa che può portare a incomprensioni e discussioni – diventa più un rapporto fra simili, a livelli anche profondi, e questo crea un’atmosfera amichevole, non solo con la mia ragazza, ma anche con le donne con cui lavoro.”

“Ha ragione”, dice la sua ragazza, Sally “apprezzo molto il suo essere capace di ascoltare e il suo essere sensibile e intuitivo. Ha tutti questi aspetti, ma è un uomo. Nel mio lavoro, come gestrice di una proprietà immobiliare in America, devo appoggiarmi molto alle mie qualità maschili. Con Walter mi piace poter esprimere tutta la mia femminilità. Con lui mi sento abbastanza sicura per poterlo fare davvero, perché so che comunque non inizierà mai a fare il maschio autoritario. Tutti e due sappiamo di avere entrambe le qualità, e ci godiamo questo gioco di essere un uomo e una donna”.

E questa è libertà, la libertà di essere una persona completa, un individuo veramente integrato.

Nelle parole di Osho:

“C’è un gran bisogno di un movimento di liberazione dell’uomo – non liberazione dalla donna, ma liberazione da tutte le sciocchezze che gli sono state insegnate nel corso dei secoli: ‘Sii duro! …d’acciaio! Non piegarti! Spezzati ma non piegarti!’.

L'uomo nuovo visto da lei

 

All’uomo viene insegnato a essere duro come una roccia – l’uomo ha perso molte occasioni.

 

…Devi scoprire come incontrare l’altro dentro di te – il tuo opposto interiore – come arrivare, al tuo interno, a un’unione e diventare un essere completo. Allora un uomo diventa entrambi: è anche femminile e aggraziato come una donna. Può lottare come un uomo e può amare come una donna. Può essere forte come una spada… e delicato come una rosa.”

 

 Maneesha, tratto dalla rivista Man’s World

Non è la solita sciocchezza new age ma un fatto osservabile che, qualunque sia il nostro sesso, ognuno di noi è una combinazione di qualità maschili e femminili. Dopo tutto, siamo prodotti di un incontro tra i due sessi per cui è sensato dedurre che ereditiamo qualità da entrambi. Ogni donna ha dentro di sé un uomo interiore e ogni uomo una donna interiore – a volte usiamo l’emisfero destro e a volte quello sinistro del cervello.

Bloccato in un singolo aspetto di se stesso, il macho è una caricatura. La sua ‘virilità’ in fondo è coatta: riesce ad esprimere solo quello perché è alienato dalla sua femminilità, dalla sua donna interiore: fa di ogni donna un oggetto perché non ha comprensione di quella interiore.

Magari hai ragione, sento dire voi maschi, ma che posto ha la femminilità in un mondo come il nostro, tecnologico e frenetico? Se voglio essere in grado di competere, devo essere duro, devo essere io quello che ha in mano le redini. E che mi dici delle mie relazioni con le donne? Non mi vogliono forse come maschio, e non solo come un’altra amica? Se lascio libera la mia donna interiore, la mia virilità non ne verrà sommersa e distrutta?

Sono domande che hanno un senso e che vale la pena di esaminare.

 

Prima di tutto, cos’è che funziona veramente sul lavoro? Oggi c’è un modello completamente nuovo nel mercato globale. Secondo i più recenti studi, le qualità necessarie per il successo sono la conoscenza di sé, la creatività e – forse la più importante – la capacità di riuscire a gestire rapidi cambiamenti.

Cominciamo dalla conoscenza di sé. L’introspezione ti aiuta a entrare in contatto con te stesso, con la tua psiche, con i suoi punti forti e quelli deboli – con la tua risposta allo stress, a situazioni ambivalenti, al fatto di decidere o di essere guidato.

O considera anche la creatività: richiede la capacità di abbandonare modi di pensare puramente lineari, logici e di essere abbastanza vulnerabili, aperti alle sorprese. Inoltre devi essere capace di fidarti delle tue sensazioni, di ascoltare ciò che ti dicono ‘la pancia’ e il cuore.

E per vivere e lavorare in situazioni che cambiano di continuo ti occorre il coraggio di essere flessibile, adattabile. Di essere, quando serve, tenace, ma anche di tirarti da parte e aspettare… quando è necessario. Di smettere di volere controllare e organizzare tutto, di essere capace di ‘nutrire’ la situazione in cui lavori – proprio come fosse un organismo vivente – invece di viverla ciecamente con una mentalità meccanicista: siamo tutti ingranaggi di una grande macchina.

E qual è il denominatore comune di tutto ciò? Sorpresa! Tutte queste sono qualità associate con l’aspetto femminile.

 

Per avere un riscontro – alla ricerca di maschi che non profumano di Jungle – ho parlato con alcuni uomini qui all’Osho Meditation Resort. Di varie età, provengono da culture diverse… e per prima cosa ho chiesto loro se riuscivano a esprimere, nell’ambito del lavoro, la loro parte femminile.

 

Yves, francese, lavora in campo finanziario: “Quindi ho a che fare con le cifre, ma anche con il relazionarmi con persone diverse. La parte maschile – calcoli e progetti – è bilanciata dalla necessità di entrare in contatto col mio ‘femminile’ quando ascolto la gente: ho bisogno di essere ricettivo a nuove idee e opportunità. Per quanto è possibile cerco di agire basandomi su un equilibrio tra le due parti, ma spesso tendo a rimanere di più nel mio maschile e quindi devo consapevolmente ricordarmi di tornare alla parte più femminile.

 

Mark, di origine australiana, coordina lo staff del cappuccino bar qui al Resort; sente di dover essere consapevole delle sue limitazioni che: “Possono creare situazioni che diventano più grandi di quanto piaccia alla mia parte maschile, logica! Ad esempio, devo assumere il personale e averne la supervisione. Questo mi stressa e mi stanca. Se riesco ad accorgermene, mi rilasso. E i problemi si risolvono comunque: quando smetto di volere organizzare tutto, entra in gioco la mia parte più intuitiva e trova sempre la risposta. Smettere di aver tutto sotto controllo fa paura… ma è anche un sollievo perché ‘controllare’ l’esistenza richiede molta energia.”

 

Heinz, un insegnante tedesco di Tai chi, spiega: “Se vuoi connetterti con il tuo vero potere devi essere in grado di arrivare alla tua donna interiore – l’aspetto rilassato e sensibile di te stesso. Rilassarsi aiuta l’energia a spostarsi verso la pancia e i piedi, e questo ti una base da cui muoverti. Il macho, invece, bloccato nel suo aspetto maschile, funziona dalla testa e tutta la sua energia è nella parte alta del corpo: è sbilanciato… basta una piccola spinta per farlo cadere. Le arti marziali – e io cerco di incorporare i loro principi nel mio lavoro e nella mia vita personale – sono basate proprio su un interscambio tra le energie maschili e femminili in modo che possano sostenersi a vicenda.”

 

E cosa accade nelle relazioni personali?

Secondo Walter, italiano, essere consapevole delle sue qualità femminili lo aiuta a relazionarsi con le donne: “Perché invece di affrontare i problemi solo parlando – cosa che può portare a incomprensioni e discussioni – diventa più un rapporto fra simili, a livelli anche profondi, e questo crea un’atmosfera amichevole, non solo con la mia ragazza, ma anche con le donne con cui lavoro.”

“Ha ragione”, dice la sua ragazza, Sally “apprezzo molto il suo essere capace di ascoltare e il suo essere sensibile e intuitivo. Ha tutti questi aspetti, ma è un uomo. Nel mio lavoro, come gestrice di una proprietà immobiliare in America, devo appoggiarmi molto alle mie qualità maschili. Con Walter mi piace poter esprimere tutta la mia femminilità. Con lui mi sento abbastanza sicura per poterlo fare davvero, perché so che comunque non inizierà mai a fare il maschio autoritario. Tutti e due sappiamo di avere entrambe le qualità, e ci godiamo questo gioco di essere un uomo e una donna”.

E questa è libertà, la libertà di essere una persona completa, un individuo veramente integrato.

Nelle parole di Osho:

“C’è un gran bisogno di un movimento di liberazione dell’uomo – non liberazione dalla donna, ma liberazione da tutte le sciocchezze che gli sono state insegnate nel corso dei secoli: ‘Sii duro! …d’acciaio! Non piegarti! Spezzati ma non piegarti!’.

All’uomo viene insegnato a essere duro come una roccia – l’uomo ha perso molte occasioni.

…Devi scoprire come incontrare l’altro dentro di te – il tuo opposto interiore – come arrivare, al tuo interno, a un’unione e diventare un essere completo. Allora un uomo diventa entrambi: è anche femminile e aggraziato come una donna. Può lottare come un uomo e può amare come una donna. Può essere forte come una spada… e delicato come una rosa.”

 

Maneesha, tratto dalla rivista Man’s World

 

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