4
8 Il
ricercatore
10 La
terapia
14 La mappa
19 Il denaro
Vita spirituale
o ricchezza materiali?
27 L’evento
Meditazione e celebrazione a Varazze
36 La mente
La mia esperienza
della PAZZIA
Il teatro dell’identificazione
50 TUTTE LE STELLE Il tuo oroscopo di marzo
52 LA VETRINA
60 Un Libro
da vivere
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FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà
della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.
Anando… gran
successo!
Dal 23 al 28 aprile si è
tenuto a Riccione, presso l’hotel Le Conchiglie, un convegno chiamato “L’Uomo e
il Mistero”, promosso dalle Edizioni Mediterranee e coordinato da Paola Giovetti,
giornalista e scrittrice, giunto alla sua 10ª edizione. Quest’anno è stata
invitata anche Anando per aggiungere al già ricco programma la possibilità di
sperimentare la meditazione attraverso la visione di Osho, ed io – ci scrive
Bashir – vi ho partecipato in qualità di traduttore. È stato chiesto ad Anando
di tenere un workshop di due giorni ed una conferenza il giorno successivo e
questo non può che farci piacere, anche considerando che le Mediterranee hanno
a catalogo circa una decina di libri di Osho.
Prima di tutto vorrei
evidenziare l’accoglienza che abbiamo avuto da parte
di Paola Giovetti e di tutta l’organizzazione (in
particolare dal proprietario delle Edizioni Mediterranee): siamo stati ricevuti
con grande ospitalità e disponibilità, tanto che ci siamo sentiti subito a
nostro agio.
Questo convegno è strutturato in modo da offrire
ai partecipanti una serie di workshop di uno o due
giorni, seguiti da tre giorni di conferenze.
Gli argomenti trattati sono tra i più svariati,
dalla medianità classica alla scrittura automatica, da varie tradizioni sciamaniche (nepalese, astrosciamanesimo)
a tecniche di guarigione energetiche, passando per lo shiatsu
e la floriterapia e, da quest’anno appunto, la
meditazione.
La sera del 23 c’è stata una presentazione dei workshop alla quale hanno partecipato tutti i conduttori e
già lì Anando ha riportato un notevole successo. Infatti, alla fine della
serata, molte persone sono venute da lei esprimendo il proprio rammarico per
non poter partecipare al suo seminario in quanto già iscritte a un altro.
I due giorni successivi c’è stato il workshop,
incentrato sostanzialmente sullo
sperimentare praticamente la meditazione, ovviamente
secondo la visione di Osho. Dei ventuno partecipanti solo tre avevano
già fatto esperienze simili. Per tutti gli altri è
stata una piacevole sorpresa scoprire che la meditazione non è stare seduti per
ore in silenzio, sotto un albero, con la faccia seria, ma è anzi uno stato
gioioso in cui è possibile stare anche nella vita quotidiana. Sono stati due
giorni di immersione totale nelle varie tecniche
ideate da Osho, inclusa la Dinamica, alla quale hanno partecipato anche due
persone di un altro seminario.
La sera in cui si sono conclusi
i workshop, tutti i circa duecento partecipanti si sono ritrovati nella sala
conferenze per condividere le varie esperienze. Inutile dire
che il nostro gruppo si è subito fatto notare per l’entusiasta e rumorosa
partecipazione, tanto da frastornare un po’ alcune delle altre persone presenti
nella sala.
Il giorno seguente, venerdì, Anando ha tenuto una
conferenza di poco più di mezz’ora, nella quale avrebbe dovuto parlare della
meditazione. Però visto e considerato che già lei,
come tutti gli altri relatori, aveva scritto un testo inserito nel libro che è
stato dato a tutti i partecipanti, nella conferenza Anando ha deciso di
sostituire le parole alla pratica… in quella mezz’ora nella sala, con le luci
soffuse e la voce di Anando che guidava, c’erano circa 400 persone che
sperimentavano, per la prima volta nella loro vita (almeno per la maggior parte
di loro), la meditazione. Per la cronaca, è stata fatta un’antica meditazione tibetana che consiste nel sentirsi invisibili come un
fantasma e nell’osservare la nostra vita quotidiana come ne risulterebbe e con
successivo brano di Osho che parla del vivere con
gioia. È stata per noi che assistevamo dal palco un’esperienza toccante, vedere
così tante persone che nel giro di trenta minuti si sono trasformate, con volti
più distesi e occhi che brillavano come lanterne, personalmente mi sono davvero
commosso, tanto da avere gli occhi lucidi ed il cuore colmo di gioia e
gratitudine.
Alla fine Anando è stata ufficialmente invitata
alla prossima edizione del convegno, che si terrà il prossimo anno sempre a
Riccione, più o meno nello stesso periodo, con una
bella variazione: tutti i partecipanti di tutti i workshop saranno invitati a
fare la Dinamica con noi e poi, c’è da scommetterci, al suo seminario ci
saranno ben più di ventuno persone…
Meditate gente…
meditate
E quasi a sottolineare
l’interesse per le meditazioni come metodo scientifico per un benessere
olistico, arriva la bella pagina, sulle
meditazioni attive di Osho, nella rivista on-line del Consiglio Nazionale delle
Ricerche! Era alla pagina: http://150.146.47.106/rivistaonline/tendenze_A.asp
Oddio… hanno fatto un po’ di confusione con gli
ultimi due stadi della Dinamica, ma si sa: i bravi
scienziati – vedi Einstein – talvolta hanno la testa
un po’ fra le nuvole. E comunque il progresso della
scienza avviene proprio attraverso ‘tentativi ed errori’.
Un suo,
privato, Himalaya
È morto uno degli ospiti fissi più popolari, qui
al Resort di Pune: il cigno
del laghetto di fronte a Lao Tzu, che allietava i
visitatori con la sua grazia e spesso anche coi suoi
caratteristici, rumorosi richiami ‘a trombetta’.
Ultimamente sembrava avesse deciso persino di ‘darsi alla meditazione’
– visto il posto! – e girava su se stesso quando dalla
Buddha Hall arrivava qualche musica ‘appropriata’: la
Nataraj o la No-Dimensions.
Magari sentiva che stava per lasciare il corpo. In India il cigno, paramahansa, è simbolo dell’andare al di
là di questo mondo, verso vette inviolate… fino al mitico lago Mansarovar, fra le cime innevate dell’Himalaya...
meta di migliaia di cigni.
La piaga del
celibato
Questo il titolo di un articolo dell’Osho Times
dell’agosto 2000, dove parlavamo anche di un’inchiesta di un giornale americano
su preti e vescovi malati o morti di Aids, e del
tentativo della gerarchia cattolica di nascondere
tutti questi casi. Nel frattempo ci sono stati un agghiacciante ‘libro bianco’ –
che denunciava casi di violenze sessuali subite da religiose cattoliche da
parte dei loro superiori – e il crescere, negli Stati Uniti, dei processi a
religiosi cattolici accusati di abusi sessuali e pedofilia. Lo scalpore è stato
tale, e tanti sono ormai i milioni di dollari che le diocesi americane hanno
dovuto sborsare per spese legali e risarcimenti, che su questo si è pronunciato
persino il Papa, anche se con parole oscure: c’è voluto il commento di
specialisti in linguaggio della Santa Sede per capire che stava parlando
proprio di quello! Ora è stato denunciato anche il Vaticano, per le sue
disposizioni sul mantenere segrete le informazioni a
disposizione delle varie diocesi sui preti ‘con problemi’,
aiutando così il diffondersi dei casi di abuso sessuale. E il Papa ha
organizzato una riunione dei vescovi americani a Roma... tante belle parole ma
niente sulla ‘soluzione’ più sensata: smettere di
costringere esseri umani a un celibato del tutto contro natura – teoricamente,
perché poi chi ci riesce veramente? Torneremo su questo argomento
in uno dei prossimi numeri.
c’è ........ no ........ sì ........ ?? ........ ma
Sulla
via della meditazione capita di sentirsi confusi, magari
quando si inizia a mettere in discussione delle convinzioni che ci siamo
portati dietro da una vita. Ma è una buona cosa… è la
strada verso la chiarezza.
Osho, dentro
di me c’è una gran confusione. Non so neppure se devo preoccuparmi per questo.
No, non c’è bisogno di
preoccuparsi... non c’è alcun bisogno di preoccuparsi. Continua a
vivere, semplicemente. Vivi la tua confusione; non cercare di uscirne. Se cerchi di venirne fuori, creerai ancora più confusione.
Una mente confusa non può tirarsi fuori dalla
confusione. La mente che cerca di uscire dalla confusione è simile a uno che cerca di sollevarsi tirandosi i lacci delle
scarpe: creerà solo più confusione.
L’unica via è accettarla. Tutti sono confusi,
altrimenti sarebbero tutti dei buddha! Il mondo intero
è confuso. La confusione è intrinseca alla mente umana. La confusione ha una
motivazione fondamentale: esiste un’ontologia della confusione. L’uomo viene
dagli animali e deve diventare dio, la confusione è questa. Una metà appartiene
al mondo animale, la parte inconscia, e l’altra metà sta cercando di diventare
conscia, totalmente conscia; la tensione nasce da lì.
Entrambe cercano di manipolarti, e tu non sei mai sicuro di chi sei: se andare
da questa parte o dall’altra. Diviso tra questi due, non puoi non sentirti in
confusione.
Non cercare di evitarla, vivila. La vita è così, amala! Entraci
profondamente, e più ci entri, più ti stupirai: la tua
visione diverrà sempre più chiara. Se la osservi in
profondità, la confusione comincerà a svanire.
Se penetri profondamente in
un problema, arriverai alla soluzione. La soluzione è nascosta nel problema;
non gli è mai esterna. Il problema indica semplicemente che la soluzione è
dentro di te e tu non la stai cercando Per cui entra
nella tua confusione: accettala, osservala, guardala. E non
avere fretta di sbarazzartene, perché se hai fretta di uscirne, non arriverai
ad alcuna comprensione. A che ti servirebbe comprendere qualcosa di cui
vuoi sbarazzarti? Ma non potrai sbarazzartene finché
non l’avrai compresa; esiste questa dicotomia. Cerca di capire: con la
comprensione, la confusione svanirà.
La chiarezza nasce dalla comprensione delle tue
confusioni e le risposte arrivano dal penetrare profondamente nei problemi. Di
sicuro un giorno accadrà: la confusione sarà svanita, tutti i problemi
scomparsi, e tu rimarrai da solo. La bellezza di questa solitudine è il
nirvana, l’illuminazione. Tutto rimane com’è, solo che ora tra te e la realtà
non ci sono più nuvole. Tutto è lo stesso: tu sei lo stesso, il mondo è lo
stesso; ma qualcosa tra i due, la confusione, quella nuvola, non c’è più.
Considera profondamente la tua confusione. Non preoccupartene, non fartene un problema, perché la
preoccupazione indica che ti stai preparando a fuggire. A questo scopo
le persone creano molti stratagemmi; la reprimono, la evitano, non la guardano
o cercano di distrarre la mente in qualche modo. Ma
tutte queste cose non serviranno a nulla, ti renderanno solo sempre più
confuso. Se vuoi evitare una confusione, ne creerai
un’altra; per evitare quella, ne creerai un’altra. Non evitare la prima: entraci, guardala, lascia che diventi la tua meditazione. Se è li, ci deve essere un significato, perché nulla
nell’esistenza è privo di significato.
A poco a poco te ne sentirai
grato, perché guardandoci dentro, diventerai chiaro, più meditativo, più
sveglio, più consapevole. Alla fine ringrazierai la tua confusione, perché ti
ha aiutato, ti ha dato la possibilità di crescere in consapevolezza.
È un’opportunità che bussa alla tua porta per aiutarti a crescere in consapevolezza.
tratto da: Osho, Don’t Bite My Finger, Look Where I’m
Pointing #
La
confusione è sempre una grande opportunità. La gente
che non è confusa ha un grande problema: pensa di
sapere, e non sa. La gente che crede di avere chiarezza, ha in realtà dei
grossi problemi: la sua chiarezza è estremamente
superficiale. In verità non sa nulla della chiarezza: quello che chiama chiarezza è solo stupidità.
La
persona intelligente esita, pondera, tentenna. Chi non
è intelligente non tentenna mai, non esita mai. Quando
il saggio sussurrerebbe, il folle semplicemente urla ai quattro venti. Lao Tzu dice: “Forse sono l’unico stupido al mondo. Tutti
sembrano essere così sicuri, tranne me.” Ha ragione:
egli ha una tale incredibile intelligenza che non può essere sicuro di niente.
Io
non ti darò alcuna certezza. Ti darò chiarezza, non certezza. La chiarezza trova sempre la sua via attraverso la confusione, non le è
antagonista.
...
posso prometterti solo una cosa, che avrai chiarezza.
Ci sarà chiarezza, trasparenza, sarai capace di vedere le cose come sono. Non
sarai né confuso né certo. La certezza e la confusione sono i due lati della
stessa medaglia.
La
certezza è data dalle ideologie. Tutti sono confusi, quindi serve qualcuno che
ti fornisca delle certezze. Può essere il papa o può essere Mao Tze
Tung, può essere Karl Marx
o può essere Manu o Mosé –
andrà bene chiunque. E ogni volta che sopraggiungono tempi di grande crisi, qualsiasi stupido che abbia la testardaggine
per gridare, per argomentare, chiunque possa fingere certezza, diventerà il tuo
leader. Ogni volta che la gente è confusa, diventa preda delle menti di terz’ordine.
Aneesha, l’autrice di questo articolo,
conduce da anni Training di Osho Pulsation (terapia
basata su respirazione e lavoro neo-reichiano) sia
alla Multiversity di Pune, che nel resto del mondo,
anche in Italia.
Tempo fa, quando lavoravo
come terapeuta di Pulsation in Danimarca, una donna – che chiamerò
Jane – venne da me lamentando per dei dolori cronici
allo stomaco; aveva già effettuato diversi check-up medici ed era chiaro che
non c’era nessun problema fisico. Nel corso della nostra conversazione iniziale
divenne evidente che i suoi dolori non avevano niente a che fare col sistema
digestivo, ma c’erano tensioni a livello del diaframma e dei muscoli
addominali. Talvolta aveva anche dolori alla schiena, nell’area intorno al
cuore e in altre parti del corpo. Per scoprire quali potevano essere i
contenuti emozionali di questi dolori, concordammo una serie di dieci sessioni
individuali di Pulsation e due weekend di gruppo,
sempre di Pulsation, in un periodo di tre mesi,
durante il quale avrebbe utilizzato giornalmente anche le meditazioni attive di Osho.
Osho Pulsation è un
metodo di psicoterapia derivato dall’evoluzione di due importanti correnti dello Human Potential Movement –un gruppo che, negli anni sessanta, si era
discostato radicalmente dalla psicoterapia convenzionale. Una è la corrente neo-reichiana che lavora sul respiro e sul corpo, così come
viene insegnata al Radix Institute in California. L’altra
proviene dalla visione di Osho, il mistico indiano
contemporaneo le cui tecniche di meditazione stanno destando sempre più
l’interesse dei ricercatori spirituali in tutto il mondo.
Il lavoro sul respiro e sul corpo, che è alla base
di Pulsation, trae le sue radici nel processo di
rilascio emozionale sviluppato da Wilhelm Reich, lo psicanalista di origine
austriaca che fu anche studente di Freud. I suoi
esperimenti pionieristici con l’energia vitale e la sessualità hanno influenzato molti psicoterapeuti umanistici dei giorni
nostri.
L’altra corrente, ispirata alla profonda e ampia
comprensione di Osho della condizione umana, utilizza
i gruppi di psicoterapia occidentale collegati a rivoluzionari metodi di
meditazione per creare un potente programma per la crescita spirituale.
La connessione fra Osho e Reich
sta nel loro grande amore per la vita, combinato a
innovative scoperte su come liberare l’animo umano dalla prigione in cui si
ritrova. Entrambi insistono sul diritto di tutti gli
esseri umani, giovani o vecchi che siano, di vivere in accordo con i naturali
istinti dell’uomo. Entrambi onorano e celebrano il
nostro, umano, desiderio di amare ed essere amati. Entrambi riconoscono
che il rifiuto della sessualità e dei nostri bisogni psicologici è alla base
non solo delle nevrosi, ma anche di molte serie malattie mentali. Il rinnegare
ciò che è naturale ha ‘storpiato’ la natura umana, una situazione largamente
diffusa.
Noi tutti siamo
condizionati: psicologicamente, socialmente e a livello religioso. Molte persone non sono
neppure consapevoli di questo. I genitori e la famiglia, le scuole e le chiese,
tutti forzano i bambini a vivere, pensare e sentire in modo limitato, molto al di sotto del loro potenziale. Abbiamo imparato che ‘un maschietto non deve piangere’
e ‘una bambina deve sedere composta’ e che ognuno
dovrebbe nascondere le proprie emozioni rispetto al sesso e all’amore, o meglio
ancora, non dovrebbe averne. Facciamo quello che ‘loro’ vogliono perché abbiamo
bisogno del loro amore e della loro approvazione per sopravvivere; cerchiamo di
mercanteggiare per questa approvazione e, cercando di
essere buoni, diventiamo emozionalmente disonesti e
ci disconnettiamo dal nostro reale sentire, in altre parole, diventiamo falsi. Cresciamo pieni di paure, con
sensi di colpa, arrabbiati e depressi, reprimendo
e deformando noi stessi nel tentativo di adattarci alle idee di qualcuno al
quale vorremmo assomigliare. Come risultato ci
ammaliamo, sia fisicamente che psicologicamente.
Ma cos’è la repressione,
esattamente? Molti di noi
ne hanno una vaga idea, ma sono in pochi coloro che comprendono
realmente come questa repressione agisca nella nostra vita.
“Repressione è vivere una vita che non è per te”,
dice Osho. “Repressione è fare cose che non avresti mai
voluto fare; essere la persona che non sei. Repressione è un modo per
distruggere te stesso; lentamente, certo, ma inevitabilmente – un lento
avvelenamento.
L’espressione è vita. La repressione è il
suicidio.”
La repressione ci chiede di rinunciare a ciò che
palpita dentro di noi e diventare insensibili sia energeticamente
che emozionalmente. Il
nostro respiro diventa poco profondo. Tratteniamo le lacrime, tratteniamo la rabbia, sopprimiamo persino la gioia e la
risata. Forziamo i nostri sentimenti inespressi nell’inconscio, dove restano
come sepolti vivi – e nel segreto si infettano… ferite
in suppurazione.
Le repressioni si manifestano in una rigidità a livello caratteriale: un
uomo che diventa estremamente
ansioso se non vive la sua routine con la precisione
di un orologio, o una donna che contro al suo desiderio di condividere il suo amore con qualcuno, respinge gli uomini a causa
di una vecchia (inconscia) paura di essere rifiutata dal padre. Ma si manifestano anche come una tensione a livello del
corpo, una tensione che è alimentata dallo sforzo costante di tenere a bada
qualsiasi cosa sia nascosta nell’inconscio.
Questo ci riporta a Jane
le cui tensioni croniche al diaframma e nell’addome si erano
manifestate con dolori acuti. Entrambe pensavamo
che, probabilmente, erano dovute a difese seppellite profondamente e rinchiuse
nel suo ‘sistema’ quando era ancora
molto giovane, quando l’unica sua esigenza
era la sopravvivenza. Ma come fare per riportarle alla
luce?
La tecnica che ho usato è Pulsation.
Ci aiuta a sentire queste tensioni e a riconoscerle per ciò che sono: repressioni bloccate nel corpo fisico. La tecnica di
base è l’uso del respiro. La respirazione profonda dà alle persone l’esperienza
diretta della propria energia vitale – conosciuta in Oriente come prana, o chi – chiamata ‘orgone’
da Reich. Si tratta di esperienze
potenti che possono aprire le porte interiori a emozioni forti e spesso a
momenti di acuta chiarezza; o generare intense sensazioni di piacere.
Fondamentali in Pulsation
sono anche gli esercizi di bioenergetica, orientati
al corpo e all’energia, che iniziano a sciogliere quella che Reich prese a chiamare ‘armatura muscolare’.
Con la respirazione profonda l’armatura si
intensifica, e il diretto lavoro manuale del
terapeuta sui muscoli stessi – una sorta di massaggio profondo – combinato con
espressioni vocali e movimenti del corpo, non più inibiti, della persona che
riceve la sessione, permette di rilasciare vecchie tensioni ed emozioni bloccate.
“In questa corazza si è imbattuto uno dei più
grandi e rivoluzionari pensatori di quest’epoca,” dice
Osho a proposito. “Reich scoprì che ogni disturbo mentale ha
una parte parallela nel corpo. Nel corpo qualcosa si è come coagulato – diventando
insensibile, morto – e se quella
parte del corpo non viene
‘rilasciata’ e il blocco
disciolto, se l’energia non comincia a fluire di nuovo nel corpo, sarà
impossibile rendere libero lo spirito. L’armatura deve essere gettata via: devi uscire da questa prigione”.
Il mio lavoro con Jane
seguì un processo di graduale ‘rilascio’ dell’armatura muscolare. Iniziammo con il corpo – con esercizi di
scioglimento e di respirazione per aiutarla a mobilitare tutta l’energia
stagnante trattenuta. Col passare delle settimane, vennero
rilasciati strati e strati di paura, specialmente intorno agli occhi, alle
mascelle e alla gola; la paura verteva essenzialmente su una inabilità a essere
se stessa, a ‘mostrare’ se stessa: non
solo la sua rabbia e il suo potere, ma specialmente
la sua parte selvaggia, la sua sessualità.
Si era spesso sentita giudicata e
condannata dai suoi genitori e non
aveva mai osato affermare se
stessa e la sua reale passionalità.
Questa paura gradualmente lasciò il posto alla
rabbia, che un giorno esplose in uno spontaneo, vitale scoppio di collera che
senza dubbio era rimasta depositata lì, nel suo
inconscio, per anni. Dopo questa sessione i dolori e le tensioni sembravano
essersi calmati e lei iniziò a sentirsi sempre più viva e vibrante nella sua
vita di tutti i giorni. Poi arrivarono strati di dolore e di pianto – una
tristezza straziante che, una volta arrivata all’apice, improvvisamente si
trasformò in desiderio: un’espansione verso l’esterno e finalmente la
sensazione di ricevere l’amore e l’accettazione che non aveva mai avuto. Alla
fine di questa sessione, Jane mi guardò con occhi
splendenti, vulnerabile, fiduciosa, profondamente in contatto con il proprio
essere. Sembrò a entrambe di avere viaggiato insieme,
attraversando, strato dopo strato, la sua auto-protezione – come sbucciando una
cipolla – e arrivando, alla fine, al suo centro puro e vuoto,
profondamente rilassata e in silenzio, di nuovo pulsante di vita. Pulsation ha aiutato Jane a
riconnettersi col suo naturale senso di benessere energetico.
Ciò che distingue Pulsation
dalle altre terapie reichiane
è il fatto di essersi evoluta per oltre 25 anni all’interno della visione di
Osho, i cui insegnamenti pratici sono
focalizzati sulla meditazione come metodo primario per conoscere se
stessi, riportando la coscienza verso il mondo interiore e diventando testimoni
di qualsiasi cosa vi si possa incontrare.
Osho Pulsation è più di una semplice terapia, punta verso
l’interiorità e dà supporto alla meditazione e all’autorealizzazione.
L’enfasi non è sulla risoluzione dei problemi o sul diventare un essere umano migliore, ma verte piuttosto sul
guardare, sul sentire – sul ‘respirare dentro’ – qualsiasi
cosa accada, qui e ora. Se c’è rabbia, tristezza, paura o sensualità – persino
se c’è una risata – Pulsation invita a una profonda accettazione interiore, permettendo di
esprimere liberamente qualsiasi cosa stia accadendo. Osho ci dice: “Il lavoro
del terapeuta è limitato: vi aiuta a essere sani. Il
mio lavoro va oltre la terapia, ma la terapia deve
preparare la via, perché pulisce il terreno affinché i semi della meditazione
possano essere seminati. Ma limitarsi a pulire il
terreno non lo fa diventare un giardino. Questo è ciò che è andato perso nella
terapia occidentale. Tu vai dal terapeuta, lui ripulisce il terreno, ti aiuta a liberanti dei tuoi pesi… dopodiché ricominci, ancora una
volta, ad accumulare la stessa spazzatura. Quindi
il terapeuta ha ragione: aggressività, rabbia, tristezza, disperazione, amore…
ogni cosa deve essere espressa, accettata. Allora il mio lavoro può cominciare:
posso mostrarvi come lasciare andare l’ego”.
Le meditazioni di Osho
sono i metodi per il ‘lavoro’ di cui parla. Sebbene
siano conosciute da almeno una trentina d’anni, queste meditazioni restano
ancora uniche: sono meditazioni attive, catartiche, progettate per l’uomo e la
donna moderni che trovano difficile restare seduti in silenzio e lasciare che
il corpo e la mente si rilassino. La gente è troppo tesa, stressata, confinata
nei propri pensieri. Per questo motivo la Dinamica e
la Kundalini, insieme alle altre che utilizzano energici movimenti del corpo,
ci danno la possibilità di scaricare tutte le tensioni fisiche e il ‘rumore mentale’ che ostacolano il rilassamento e l’armonia
interiore. Queste meditazioni sono parte integrale di Pulsation.
Osho Pulsation è a
favore della vitalità del corpo e del nostro umano desiderio d’amare e di
essere amati. Il lavoro consiste nel rimuovere qualsiasi cosa stia ostacolando
un positivo, spontaneo flusso di energia vitale, e
nell’esprimere la gioia naturale e la celebrazione che questo flusso porta con
sé. Dandoci lo spazio per esprimere i sentimenti negativi che abbiamo
accumulato nelle nostre vite, possiamo liberaci dal peso di queste emozioni,
esprimendolo come semplice energia. Ciò che rimane è un profondo stato di
rilassamento, una mente quieta e un cuore più aperto all’amore. I sentimenti
che sono stati rifiutati e ripudiati a causa del senso di colpa e della
vergogna – ancora nella prima infanzia – ora vengono
accettati e fatti nostri. Ciò che non era bilanciato ritrova il suo giusto
equilibrio interiore, ciò che era frammentato diviene armonioso e nuovamente
riunificato.
Aneesha
Tu non sei in contatto con un
mucchio di cose nel tuo corpo, te lo stai solo portando in giro.
Contatto significa sensibilità profonda. È possibile che tu non riesca neppure
a sentire il tuo corpo: te ne accorgi solo quando sei
malato. Hai l’emicrania e così sei in contatto con la testa, senza il mal di testa non ci sarebbe alcun contatto. Ti fa male una gamba… e
ti accorgi della gamba. Diventi consapevole solo quando qualcosa va male.
Se va tutto bene ne resti
completamente inconsapevole e invece è proprio quello il momento in cui puoi
stabilire un contatto – cioè quando va tutto bene – perché quando c’è qualcosa
che non va, allora puoi solo avere un contatto con la malattia, con tutto
quello che non va, che ha perso la sensazione di benessere… arriva il mal di
testa e viene stabilito il contatto: questo contatto avviene non con la testa,
ma col mal di testa. Solo quando non c’é il mal di testa, e stai bene, è
possibile un contatto con la testa. Ma noi abbiamo perso quasi del tutto questa capacità.
Cerca di metterti in relazione con il tuo corpo quando va tutto bene. Sdraiati sull’erba, chiudi gli
occhi e senti cosa succede dentro di te, senti il
benessere e l’energia muoversi dentro di te. Immergiti in un ruscello: l’acqua
sfiora il tuo corpo e rinfresca ogni cellula. Senti come questa freschezza
penetra dentro di te, cellula dopo cellula, e va in
profondità nel corpo. Il corpo è un fenomeno straordinario, uno dei miracoli
della natura. Oppure siediti al sole. Lascia che i
suoi raggi penetrino nel tuo corpo. Senti il calore che entra in profondità e
tocca le cellule del sangue fino ad arrivare alle ossa. Il sole è vita, la
sorgente stessa della vita. A
occhi chiusi senti cosa sta accadendo. Resta vigile, osserva e celebra. A poco
a poco diventerai consapevole di un’armonia molto sottile, una musica
bellissima che risuona in continuazione dentro di te. Allora avrai
un contatto con il tuo corpo, altrimenti ti porti in giro un cadavere.
Il corpo continua a dire molte cose che non
ascolti nemmeno perché non c’è contatto. Cerca di essere sempre più sensibile
verso il tuo corpo, ascoltalo: dice tante cose, ma tu sei così focalizzato
sulla testa che non lo ascolti neanche. Quando c’è un conflitto tra mente e
corpo, quest’ultimo avrà quasi sempre ragione, più
della mente, perché il corpo è naturale, e la mente è un prodotto della
società. Il corpo appartiene a questa natura sconfinata, mentre la mente
appartiene alla società, alla particolare società del
tuo tempo e della tua epoca. Il corpo ha radici profonde nell’esistenza mentre la mente resta sempre ad agitarsi in
superficie. Eppure tu dai sempre ascolto alla mente,
non al corpo. A causa di questa abitudine protratta,
il contatto col corpo si perde.
È necessaria una rinascita del corpo, una vera e
propria risurrezione: ti stai portando in giro un corpo morto. Solo allora
sentirai, a poco a poco, che il corpo intero con tutti i suoi desideri – fame,
sete – sta girando intorno al cuore. Allora il tuo cuore che batte non è
soltanto un meccanismo… è la vita che palpita, è il pulsare stesso della vita. E questa pulsazione ti dà gioia e beatitudine.
Tratto da: Osho, Vedanta: Seven Steps to Samadhi #12
Un
maestro non ti dà comandamenti, regole da seguire, precetti da osservare… ma
solo suggerimenti, consigli: un invito a condividere la sua esperienza di
verità.
Osho,
hai qualche comandamento da
darci?
Non sono un comandante e non voglio nessuno ai
miei comandi. Non rappresento nessun dio, di nessun
genere – ebreo, indù, maomettano o cristiano. Non sono il rappresentante di
nessuno. Rappresento solo me stesso. E qualsiasi autorità
io abbia, è puramente la mia.
Ti posso parlare autorevolmente della mia
esperienza, ma non posso essere autoritario. Nota la differenza: qualsiasi cosa
io dica, la dico con l’autorità della mia personale
esperienza. Ma io non sono autoritario con te. Se dico
‘Credimi!’ – allora comincio a essere autoritario. ‘Non dubitare di me… se credi il paradiso sarà tuo. Se dubiti, finirai all'inferno.’
Non ti prometto nessun paradiso, e non ti spavento con nessun inferno. Certo,
le mie parole hanno una autorevolezza intrinseca, ma
non sono autoritarie. Non ti rendono uno schiavo.
Quindi, di sicuro, non posso darti alcun comandamento.
Sarebbe come insultarti, sarebbe umiliante. Vorrebbe dire privarti dalla tua
integrità, la tua libertà, la tua responsabilità. No,
non posso commettere un crimine così grave.
Posso chiederti, posso
invitarti a condividere la mia esperienza… puoi essere mio ospite. È un invito,
un benvenuto - ma non è un comandamento.
La mia prima richiesta, o invito, è:
Non permettere che il tuo dubitare
scompaia.
È la cosa più preziosa che tu abbia ricevuto, perché è
il dubbio che un giorno ti aiuterà a scoprire la verità.
Tutte queste persone dicono: “Devi credere!”. Si
sforzano principalmente di distruggere ogni tuo dubbio: “…inizia ad avere fede,
perché se non inizi con la fede a ogni passo
nasceranno interrogativi”.
Ecco perché vorrei questo,
come mia prima richiesta: dubita finché non trovi. Non credere finché non
arrivi a conoscere te stesso.
Una volta iniziato a credere non sarai mai
in grado di conoscere te stesso. Il credere è un veleno, il veleno
più dannoso che ci sia: uccide i tuoi dubbi. Uccide le tue domande. Ti
allontana dal tuo strumento più prezioso.
Qualunque traguardo la scienza abbia conseguito in
trecento anni, è stato raggiunto tramite il dubbio. E in diecimila anni le religioni non hanno conseguito
proprio nulla, a causa del loro credere. Lo puoi vedere, chiunque abbia occhi
può vedere che la scienza in trecento anni ha raggiunto così
tanto, a dispetto degli ostacoli creati dai religiosi. Qual è stato il
potere fondamentale della scienza? È stato il dubitare.
Dubita, e continua a dubitare
finché non arrivi al punto che non puoi più dubitare oltre. E tu non puoi
dubitare solo quando arrivi a conoscere qualcosa da
solo. A quel punto non c’è più il problema del dubbio, non
c’è più modo di dubitare. Quindi questa è la
mia prima richiesta.
La mia seconda
richiesta è: non imitare
mai.
La mente è un’imitatrice, perché imitare è molto
facile. Essere qualcuno è molto difficile, diventare qualcuno - imitare - è
molto semplice: ti basta solo essere ipocrita, che non è un gran problema. Nel
tuo intimo rimani lo stesso, ma in superficie continui
a far vedere che stai imitando qualche modello.
Il cristiano sta cercando di
diventare come Cristo, è proprio questo il significato della parola
cristiano. Ti piacerebbe moltissimo essere come Cristo. Sei
sulla strada giusta, magari lontano, ma piano piano
ti stai avvicinando. Cristiano significa qualcuno che cerca lentamente
di diventare Cristo, maomettano significa qualcuno che cerca di diventare
Maometto. Ma sfortunatamente questo non è possibile:
non è certamente questa la vera natura dell'universo. L'esistenza crea solo
esseri unici, non ha la minima idea di cosa siano la
carta carbone, le fotocopie o il materiale ciclostilato; l'esistenza non ne ha
proprio idea: per lei esiste solo l'originale. E ogni
individuo è così unico e originale che, se cerca di diventare Cristo, sta
commettendo un suicidio, se cerca di diventare Buddha,
sta commettendo un suicidio.
Ecco il motivo della seconda richiesta: non
imitare. Se vuoi conoscere te stesso, per piacere
evita l’imitazione, che è proprio un modo per evitare la conoscenza di te
stesso.
Ho sempre amato una delle
affermazione di Nietzsche, e l’ho trovata sorprendentemente vera in molti contesti
differenti, come in questo caso. Nietzche dice: “Il
primo e ultimo cristiano è morto duemila anni fa sulla croce.”
Il primo e l'ultimo… tutti gli altri sono solo dei
‘fossili’. Stanno cercando in tutti i modi di essere
cristiani, ma non è assolutamente possibile. Non è permesso dall'esistenza e
dalle sue leggi.
Non puoi cambiare le leggi universali: puoi solo essere te stesso e nient'altro.
Ed è bello essere te stesso.
L'originale è bello, fresco, fragrante, vivo. Qualunque imitazione è morta, opaca, falsa, di plastica.
Tu puoi far finta, ma chi credi
di ingannare? Stai solo imbrogliando te stesso, nessun altro. E poi che motivo c'è di ingannare? Cosa
credi di ottenere?
Questi stessi uomini di religione, Mosè, Mahavira, Buddha… questi stessi
che ti hanno continuamente ripetuto che se copi esattamente i modelli da loro
stabiliti, nell'aldilà - in paradiso - potrai raggiungere un immenso
appagamento… hanno sempre in qualche modo rafforzato la tua avidità, la tua cupidigia. Parlano di assenza
di desiderio - ma per cosa? Riesci a vedere la contraddizione che c'è in tutte
le religioni? Dicono: “Rinuncia a ogni desiderio, e
potrai entrare in paradiso!”. E che cos’è questo se
non un desiderio? È il desiderio più grande.
A quali altri desideri devi rinunciare per
soddisfare questo? Indossare bei vestiti: rinunciaci. Avere
una bella casa: rinunciaci. Mangiare del buon cibo: rinunciaci. Sono questi i
desideri: piccole cose… e cosa otterrai in cambio? L'intero paradiso sarà tuo!
Queste persone non ti stanno insegnando a essere senza desideri. Al contrario, ti stanno offrendo un
grande desiderio… proprio come fosse un buon affare:
basta che tu riesca a rinunciare ai tuoi desideri piccoli e stupidi. E proprio
a causa di questo grande desiderio, tu sei pronto a
imitare, perché è l'unico modo per raggiungere quel posto. Sei pronto a imitare. Migliaia di persone, persino oggigiorno, stanno
vivendo secondo i precetti di Buddha. Forse erano
validi per Gautama Buddha,
e magari lui ne ha gioito, non ho obiezioni su questo.
Ma lui non stava imitando
nessuno! E questo voi proprio non riuscite a capirlo.
Forse che Cristo stava cercando di imitare
qualcuno? Ti basta essere un po' intelligente, appena un po', per capirlo, non
occorre un grande genio per comprendere un fatto così
semplice. Chi stava imitando Cristo? Chi stava imitando Buddha?
Chi stava imitando Lao Tzu?
Assolutamente nessuno! Ecco perché loro hanno
raggiunto la fioritura… ma tu stai imitando.
La prima cosa da imparare è che non imitare è una
delle cose fondamentali di una vita veramente religiosa: non essere un
cristiano, non essere maomettano, non essere un indù, solo così potrai scoprire
chi sei. Tu, prima ancora di scoprirlo, inizi ad appiccicarti etichette d'ogni
tipo, e continui a leggere quelle etichette… pensando si tratti
di te stesso: sei maomettano, sei cristiano…
E queste sono etichette che
ti sei appiccicato addosso da solo, o che ti hanno messo i tuoi genitori, o chi
ti ‘vuole bene’. Sono tutti tuoi nemici: chiunque
cerchi di distrarti dal tuo essere te stesso è tuo
nemico. Chiunque ti aiuti a rimanere te stesso – in modo
determinato, a qualunque costo, senza preoccuparsi per le conseguenze – è
tuo amico.
Non sono un messia, non sono un profeta: sono solo
un amico, e un amico non può fare quello che mi stai
chiedendo di fare. Che comandamenti potrei darti?
Nessuno. Non posso dirti cosa fare e cosa non fare.
Posso solo spiegarti che puoi essere te stesso oppure tentare - fingendo - di essere qualcun altro; ed è più facile tentare e fingere, perché stai solamente recitando.
Inizi a credere di essere
cristiano. A poco a poco, lentamente, condizionato dalla società, dai genitori,
dalla tua educazione, diventi un cristiano. Ti dimentichi completamente che non
sei nato cristiano; dimentichi completamente qual è il
tuo potenziale. Ti sei allontanato verso una direzione che potrebbe non essere
quella del tuo potenziale. Ti sei allontanato molto, dovrai
tornare indietro.
Quando parlo di questo alle persone
è doloroso, ma non posso farlo in nessun altro modo: sarà doloroso. Il tuo
essere cristiano ti ha allontanato di miglia; devi ripercorrere quelle miglia, e sarà un compito duro. E a meno
che tu non torni indietro nel punto in cui hai deviato, non sarai mai in
grado di conoscere te stesso…
La mia terza richiesta è: fai
attenzione al sapere.
È così semplice diventare ‘istruiti’.
Ci sono le sacre scritture… le biblioteche, le
università: è veramente facile diventare colti. E una
volta diventato istruito sei in uno spazio molto delicato perché l'ego vorrebbe
credere che queste sono conoscenze tue, e non solo conoscenze, è la tua
saggezza. L’ego vorrebbe trasformare la conoscenza in saggezza. Comincerai a
credere che tu sai.
Tu non sai niente. L’unica cosa che conosci sono
libri e quello che c’è scritto dentro. Forse questi libri sono scritti da
persone proprio come te. Il novantanove per cento dei libri sono
scritti da altri tipi libreschi. Infatti, se tu leggi
dieci libri, la tua mente diventa talmente piena di spazzatura che ti
piacerebbe riversarla su un undicesimo libro. Cos'altro
ne potresti fare?
Te ne devi liberare.
I libri continuano ad aumentare. Ogni anno, per ogni lingua, si producono migliaia e migliaia di libri.
Il problema non è mai stato così grave come lo è
oggi, perché mai prima d'ora questa conoscenza è stata così facilmente a
portata di mano attraverso media di ogni tipo: adesso
non ci sono solo i libri, ma giornali, riviste, radio, televisione, e queste
fonti diverranno man mano sempre più facilmente accessibili e il danno di
conseguenza aumenterà. Sono solo parole, e le parole
non sono esperienza. Puoi continuare a ripetere la parola amore, amore, amore… milioni di volte, ma questo non ti farà
provare il vero sapore dell'amore.
Ma se tu leggi libri sull’amore – e ce ne sono
migliaia: romanzi, poesie, storie, saggi, trattati sull’amore – puoi arrivare al punto di saperne così tanto sull’amore… da
dimenticarti completamente di non aver mai amato, che non sai assolutamente
nulla sull’amore, che conosci solo quello che c’è scritto sui libri.
Quindi il terzo punto è stare
attenti alla conoscenza. Così allerta da poter in qualunque
momento mettere da parte il sapere, in modo che non ti ostacoli la visuale, che
non si frapponga tra te e la realtà. Devi andare incontro alla realtà completamente
nudo.
Ma se ci sono così tanti libri, tra te e la
realtà, allora qualunque cosa vedrai non sarà reale:
sarà distorta dai tuoi libri in così tanti modi che, nel tempo che ci mette a
raggiungerti, potrebbe non avere più niente a che fare con la verità.
Il quarto punto è… Non ti dirò mai 'prega', perché
non c'è nessun dio da pregare. Non posso dire, come fanno tutte le religioni,
che la preghiera ti rende religioso: otterrai una falsa religiosità. Quindi nella mia concezione di religiosità, la parola
preghiera deve essere completamente eliminata.
Dio non c'è, e così parlare rivolgendosi a un cielo vuoto è totalmente da stupidi - e c'è il pericolo
che a un certo punto inizi a sentire delle voci che provengono dal cielo: a
quel punto sei andato oltre i limiti della normalità. Prima
che questo accada - prima che dio inizi a risponderti - per favore… non
chiedere. E questo è possibile: non chiedere, non pregare. Dio non può
forzarti a pregare, a chiedere. Se preghi, domandi,
insisti, lui potrebbe anche risponderti - è questo il problema: una volta
sentita la risposta, a quel punto non ascolterai più nessuno.
La parola che utilizzo al
posto di preghiera è amore. Dimenticate la parola preghiera, sostituitela con la parola amore.
L’amore non è per qualche dio invisibile. L'amore è per ciò che può essere
visto: esseri umani, animali, alberi, oceani, montagne. Dispiega le ali del tuo
amore il più ampiamente possibile.
E ricorda che l’amore non ha bisogno di
appartenere a un credo: anche l’ateo ama, anche il
comunista ama, e persino il materialista.
Quindi l’amore è qualcosa di intrinseco
a te – non è niente di imposto dall’esterno… e cioè che solo un cristiano può
amare, solo un indù può amare - è il tuo potenziale di essere umano.
E preferirei che ti affidassi
al tuo potenziale umano, invece che a quei falsi condizionamenti cristiani,
ebrei, indù… non sono parte di te. Ma l’amore te lo
porti dentro: è una parte fondamentale del tuo essere.
Amore senza inibizioni, senza tabù. Tutte queste
religioni hanno fatto dell’amore un tabù.
La loro strategia è facile da capire: la strategia
è che se la tua facoltà d' amare viene bloccata,
allora tutta la tua energia d'amore inizierà a spostarsi verso la preghiera. È
una cosa semplice: tu blocchi il passaggio dell'amore, lui troverà qualche
altra strada. Ora che gli hai impedito di raggiungere ciò che è reale, cercherà
di raggiungere l'irreale. Hai bloccato le possibilità umane, adesso cercherà
qualcosa di illusorio, di immaginario.
Tutte le religioni sono contro l'amore, perché
questo è il vero pericolo: se un uomo si dedicasse all’amore potrebbe non
interessarsi più di chiese, templi, moschee e preti. Perché
dovrebbe interessarsene? Potrebbe non pensare affatto
alla preghiera perché conosce qualcosa di molto più sublime, di molto più
soddisfacente. Conosce qualcosa di più esistenziale, reale, perché dovrebbe
entrare in un sogno?
Se vivi la tua vita reale
autenticamente, sinceramente, totalmente, i sogni svaniscono. Se ami non ti capiterà mai di pensare alla preghiera: conosci già ciò che
è reale, perché dovresti inseguire qualcosa di falso?
La quinta cosa che vorrei dirti è: vivi momento
dopo momento.
Vai avanti facendo in modo che ogni momento del
passato muoia. È finito. Non occorre neppure etichettarlo come bello o brutto.
L’unica cosa da sapere è che è finito, che non c’è più. Non tornerà più…
andato, andato per sempre. Perché
perderci del tempo?
Non pensare mai al
passato, perché in questo modo stai sprecando il presente, che è l’unica cosa
reale nelle tue mani. E non pensare mai al futuro, perché
nessuno sa come sarà il domani – che domani ti aspetta, come ti si presenterà
davanti, cosa ti succederà – non puoi neanche immaginarlo. Succede ogni giorno
e tu neanche lo noti: ieri hai sprecato così tanto
tempo pensando a questo giorno e niente è andato secondo i tuoi piani, le tue
idee, in un modo piuttosto che nell’altro. E adesso ti
chiedi perché mai hai perso tutto quel tempo, e ne stai perdendo di nuovo!
Rimani nel momento, nella realtà del momento,
completamente nel qui-e-ora: come se non ci
fosse mai stato ieri e il domani non arrivasse mai - solo così potrai essere
totalmente nel qui-e-ora.
E questa totalità dell'essere nel presente ti
unisce con l'esistenza, perché l’esistenza non conosce passato né futuro: è
sempre qui-e-ora
L’esistenza conosce solo un tempo, che è il
presente. È il linguaggio che ha creato tre tempi… e tremila tensioni nella tua
mente. L’esistenza conosce solo un tempo, ed è il presente… e non c’è alcuna
tensione, c'è solo un profondo rilassamento. Quando sei
totalmente qui – senza degli ieri che
ti tirano indietro e senza domani che
ti trascinano altrove - sei rilassato.
Per me essere nel momento
è meditazione: essere totalmente nel momento. E a quel punto è così
bello, così fragrante, così fresco… qualcosa che non invecchia mai, che non va mai da qualche altra parte. Siamo noi quelli di
passaggio: l'esistenza rimane così com'è. Non è il tempo che passa, siamo
noi che siamo in transito…
Il tempo è un'invenzione della mente, e
fondamentalmente il tempo può esistere solo quando ci
sono ieri e domani: il momento presente non è parte del tempo.
Quando tu sei semplicemente qui,
proprio adesso, non c’è tempo. Stai respirando, sei vivo,
hai delle sensazioni, sei aperto a tutto quello che ti succede intorno. Quando ogni tuo momento inizia a diventare meditazione… è
questa la religiosità.
tratto da: Osho, From
Unconciousness to Consciousness # 28
E tutta questa gente che ti ha sempre dato
comandamenti, regole da seguire: mostrandoti come vivere, cosa mangiare, cosa
indossare, cosa fare, cosa non fare – tutta questa gente sta, in qualche modo,
cercando di farti diventare psicologicamente uno schiavo. Non posso definirli persone religiose.Per me la religione comincia con la libertà psicologica.
La vera storia…
HO sentito dire che dopo avere creato il mondo, Dio se ne andò in giro
con i suoi dieci comandamenti. Arrivò dai babilonesi e chiese loro: "Vi
piacerebbe avere un comandamento?".
Essi risposero: "Quale?" Naturalmente
prima volevano sapere di che comandamento si trattasse.
Dio disse: "Non commettere adulterio". I
Babilonesi risposero: "Non se ne parla nemmeno. Cosa ci resterebbe da fare? La vita è senza senso, l'adulterio
è il nostro unico divertimento. Sparisci!".
Dio si infuriò, ma che
cosa poteva fare? Se non lo volevano... Allora andò dagli
egiziani, e da altri popoli, ma tutti dicevano: "Prima vogliamo sapere di
quale comandamento si tratta". E tutti lo
rifiutarono, dicendo: "Non vogliamo nessuno che ci dica cosa dobbiamo
fare. Vogliamo trovare nella nostra interiorità cosa è giusto o
sbagliato".
Alla fine Dio incrociò Mosè, che da
quarant'anni vagava per i deserti dell'Arabia Saudita alla continua ricerca
della Terra Promessa, Israele.
Gli chiese: "Ti piacerebbe avere un
comandamento?" e lo fece con una certa titubanza, perché ovunque l'avevano
respinto.
Ma Mosè fece una domanda
totalmente diversa. Non chiese: "Di che comandamento si
tratta?", disse invece: "Quanto costa?" Era un vero ebreo...
Dio rispose: "È gratis".
AI che Mosè disse: "Allora ne prendo dieci! Se sono gratis... ".
TRATTO
DA: Osho, Christianity: The Deadliest Poison and Zen: The Antidote to All
Poisons # 1
Non
credere che rinunciare ai soldi, a goderti la vita, possa farti diventare in
qualche modo “migliore”. È un equivoco che ha una lunga storia, e qui Osho ce
la spiega.
Come mai
tutti i buddha del passato hanno condannato sesso e denaro, considerati come
fonti dei piaceri mondani? Tu sei forse il primo buddha a dare valore a tutte
queste cose insieme – piacere, felicità e beatitudine – e questa è la causa di tanti fraintendimenti e antagonismi nei tuoi
confronti. I buddha del passato hanno forse cercato un compromesso con la
tradizione e tentato di salvarsi la faccia?
Ci sono molte cose da capire.
Una: tutti i buddha del passato provenivano da
famiglie reali. Avevano avuto denaro, avevano avuto
sesso, avevano condotto una vita da nababbi, eppure dentro di loro avvertivano
un vuoto profondo. Basandosi sulla loro esperienza hanno stabilito un principio
fondamentale per tutti gli esseri umani.
Ma non tutti gli esseri
umani sono nati in famiglie reali. Né hanno la
possibilità di avere denaro, sesso e gli altri piaceri del mondo. Poiché si
sentivano frustrati – il denaro non li soddisfaceva,
il sesso era superficiale, tutti i piaceri erano ripetitivi e si erano ridotti
a routine – i buddha erano annoiati a morte. E hanno
rinunciato al mondo.
A causa della loro rinuncia al mondo – e il ritiro
tra foreste e montagne – si è formata la falsa convinzione che, se non si rinuncia
al mondo e ai piaceri mondani, non ci si può risvegliare, non si può diventare illuminati. Da una loro esperienza individuale
hanno tratto un principio universale. È una tendenza umana.
Buddha si è fatto mendicante
rinunciando al proprio regno, ma pensi che sia la stessa specie di mendicante,
che possa essere messo nella medesima categoria di
qualunque altro mendicante che non ha mai conosciuto cibi deliziosi, o belle
donne, o un palazzo, o tutte le gioie possibili? In superficie sembrano uguali,
entrambi vivono di elemosine. Ma
non sono uguali – appartengono a categorie completamente diverse. Vorrei che tu
appartenessi alla categoria del buddha.
Ma… prima era stato uno Zorba,
e solo successivamente era diventato un buddha. Il
mendicante che non ha mai fatto esperienza della realtà
può solo reprimere la sua sessualità, non ne è insoddisfatto. Buddha non ha bisogno di reprimere: l’ha vissuta, vissuta
alla grande; altrimenti, a ventinove anni, non si rinuncia al mondo.
La storia dice
che quando nacque tutti gli astrologi del regno di suo padre vennero convocati,
perché Buddha era l’unico figlio, nato quando il re
era avanti con gli anni. Il re voleva sapere esattamente come sarebbe stata la
vita di Buddha; tutti gli astrologi erano perplessi,
e nessuno osava dire qualcosa. Il re era molto turbato: “Perché non dite nulla?
Anche se si tratta di cattive notizie, almeno non
lasciatemi nell’incertezza. Parlate”.
Allora il più giovane parlò: “Il problema che
tutti ci troviamo davanti è che il bambino non ha un
destino fisso. Ha due alternative – e si tratta di un
caso molto raro, che non abbiamo mai incontrato. Ti aspetti che ti diciamo cosa
gli accadrà. Ma lui ha un destino ambiguo – ha due
destini: o diventerà un conquistatore del mondo, un chakravartin, o diventerà uno che
rinuncia al mondo. Sono due estremi, e non siamo riusciti a scoprire quale
conta di più. Hanno lo stesso peso.
Quindi non possiamo dire nulla
di definitivo. Possiamo solo dire che queste sono le
due alternative: o diventerà il più grande imperatore che il mondo abbia
conosciuto, o diventerà il più grande illuminato che il mondo abbia conosciuto.
In entrambi i casi sarà il più grande. Ma decidere se sarà un mendicante o un imperatore è una cosa che
supera le nostre capacità e la nostra scienza”.
Anche il re era preoccupato, si
trattava del suo unico figlio. Aveva conquistato nuove terre, aveva ingrandito
il regno – e il suo unico successore aveva due destini…
Chiese agli astrologi: “Aiutatemi. Ditemi cosa
posso fare affinché non rinunci mai al mondo, ma conquisti il mondo. Questo è stato il sogno di tutta la mia vita. Lui
realizzerà il mio sogno. È mio figlio – ha portato il
mio sogno nel suo cuore. Ditemi solo come impedirgli di rinunciare al mondo”.
Tutti offrirono i loro suggerimenti, basandosi su
una logica normale… e la logica normale distrusse ogni
cosa. Dissero: “Circondalo di tutti i lussi e le comodità possibili, affinché
non debba mai sperimentare le miserie della vita. Mettigli attorno
le donne più belle, in modo che non debba mai sentire la mancanza del
sesso. Costruisci palazzi bellissimi per lui, in luoghi diversi del tuo regno,
per le diverse stagioni, così che non sia mai troppo
caldo, o troppo freddo, o troppo umido”. Scesero nei minimi dettagli riguardo a
come si doveva guidare la sua vita: anche le foglie morte dovevano essere
rimosse durante la notte dai suoi giardini – non doveva mai vedere una foglia
morta, perché non si sa mai, poteva cominciare a chiedersi cos’era accaduto
alla foglia.
“Non deve mai vedere una foglia ingiallire,
invecchiare, sul punto di morire. Durante la notte, tutti i fiori che stanno
per morire devono essere recisi. Nessun vecchio, uomo o donna, deve potere
entrare nei suoi palazzi. E quando passa per le
strade, si deve fare in modo che non incontri mai un cadavere o un sannyasin”. Vennero fatti tutti
questi preparativi, e il vecchio re organizzò tutto come aveva detto
l’astrologo. Ma la logica normale non è la sola
logica. Esiste una logica trascendentale di cui non erano
consapevoli.
… Quei ventinove anni furono forse l’equivalente
di duecento o trecento anni. Magari neppure in trecento anni sarebbe possibile
conoscere tutti i lussi che gli erano stati riversati
addosso. E questo fu il motivo per cui rinunciò al mondo – nel vedere che tutto è superficiale e
ripetitivo, nel vedere un morto… In ventinove anni non aveva mai visto neppure
una foglia morta. Se fin dall’infanzia avesse visto
che le persone muoiono, ci si sarebbe abituato. Ma per
ventinove anni non aveva mai pensato alla morte. L’idea stessa di morte non era
un problema per lui.
Ma per quanto puoi
impedire…? Un giorno gli accadde di vedere un morto, e
l’intero castello di carte costruito dal padre crollò. Chiese al suo
cocchiere: “Cos’è accaduto a quell’uomo?”.
Gli rispose: “Padrone, non dovrei dirtelo, ma non
ti posso neppure mentire. Quell’uomo è morto”.
E immediatamente venne
posta la domanda che di solito non si fa. Immediatamente Buddha
chiese: “È il destino di ogni uomo? Anch’io
morirò un giorno?”.
E proprio mentre il
cocchiere stava dicendo: “Non si può evitare la morte – accadrà anche a te”, un
sannyasin passò di lì. Buddha
non aveva mai visto un sannyasin con la tunica
arancione, e chiese: “Che razza di uomo è quello? Cosa gli è accaduto?”.
E il cocchiere disse:
“Anche lui ha visto la morte, la vecchiaia, e ha rinunciato al mondo. È la
ricerca di ciò che non muore mai”.
Stavano andando a una
festa di soli giovani.
Gautama Buddha disse al cocchiere: “Gira il carro. Per me ora non
esiste festa per giovani. Sono vecchio, sono morto.
Riportami a casa”. E quella stessa notte fuggì dal
regno.
Il cocchiere – un vecchio e
fedele servitore del re – cercò di convincerlo. Buddha
disse: “Non c’è via d’uscita. Se non puoi impedire la
vecchiaia, non cercare di convincermi. Se non puoi
impedire la morte, non cercare di convincermi. Vado alla ricerca di ciò
che non muore mai”.
Quindi si tratta di un doppio
errore. Buddha ha rinunciato e ha trovato la verità,
e deve anche aver pensato che grazie alla rinuncia ha trovato la verità. Non è
stato così. È stata la sua vita nel lusso che ha dato inizio alla ricerca – poiché la ricchezza ha fallito, il denaro ha
ingannato, i palazzi sono diventati vuoti, il regno ha perso ogni significato,
la conquista del mondo è diventata inutile. Se devi
morire, che senso ha prendersi la briga di uccidere milioni di persone, quando
alla fine ti ritroverai a mani vuote? Quindi anche lui
ha pensato che la rinuncia al regno lo avesse aiutato a trovare la verità. Ma ha dimenticato una cosa: non tutti hanno un regno. E l’errore di Buddha è un errore
universale. Altri, che non avevano un regno, cominciarono ad andarsene tra le
montagne, nelle foreste, in isolamento.
Quindi io dico: prima di
entrare nel mondo interiore, concludi ogni cosa con
quello esteriore. Vivilo in maniera totale – che la tua torcia bruci da
entrambi i lati. Più vivi totalmente, prima capirai che non c’è sostanza. È
solo quello che non hai vissuto nella vita che rimane allettante. Se hai vissuto totalmente, nulla ti attirerà. E solo in questo stato puoi andare dentro di te, senza
esitazione e senza sentirti diviso.
Non dico di rinunciare al mondo. Non è necessario.
La rinuncia è frutto della paura…
Vorrei che la mia gente vivesse agiatamente, con tutto ciò che il mondo ha da offrire. Non
avere fretta, perché ogni cosa non vissuta ti riporterà indietro.
Finiscila. E poi non avrai bisogno di fuggire da casa
tua o dal tuo conto in banca, perché non saranno più un peso per te. Non
significano nulla. Forse hanno una certa utilità, ma non hanno nulla di
sbagliato.
Persino Gautama Buddha ha bisogno di vestiti, e qualcun altro glieli deve
procurare. Tu procurati il tuo cibo. È meglio procurarsi da soli vestiti e
tetto. Cosa c’è da capire qui? Che
in queste cose non c’e nulla che ti lega. Quello che ti lega è il
desiderio per una vita non vissuta. Quindi vivi la tua
vita totalmente e questa bramosia scomparirà. Allora potrai vivere in un
palazzo con la stessa tranquillità con cui vivresti in
una capanna. Ma se hai a disposizione un palazzo,
perché torturarti inutilmente per vivere in una capanna? Bada solo che il
palazzo non sia una prigione.
E poiché tutti questi grandi
illuminati hanno rinunciato al mondo, in Oriente si è venuta a creare
un’atmosfera in cui la povertà viene considerata
qualcosa di spirituale. Una vera sciocchezza. La povertà non è
spirituale, è brutta. È una ferita che bisogna curare. Se la povertà fosse spirituale, allora in Oriente ci
sarebbero milioni di Gautama Buddha.
Ma non si è mai sentito di un mendicante diventato un
buddha.
Il mio approccio è in
rottura con il passato. Io ti insegno a vivere prima
come uno Zorba, e solo su quelle fondamenta potrai
costruire il tempio della tua buddhità. In questo
modo esteriorità e interiorità diventano una sola
unità. L’esteriorità è tua tanto quanto l’interiorità. Non si tratta di negare
qualcosa, né di essere contro qualcosa.
Io ti dico: il piacere può essere il gradino più
basso, ma appartiene alla stessa scala. Il gradino più alto può essere
l’illuminazione, può essere la beatitudine, ma si
tratta della stessa scala. E se rinunci al primo
gradino della scala, non raggiungerai mai l’ultimo. Pensaci –
ti trovi sul primo gradino della scala. E ci
sono due modi per rinunciare: il primo è scendere, il secondo è passare al
secondo gradino. Entrambi sono rinunce. Gautama Buddha va sul secondo
gradino e tu scendi dal primo. Lo vedi lasciare il primo gradino, ma non
capisci che ha lasciato il primo per il secondo. Lascerà il secondo per il
terzo, e proseguirà lasciando il terzo e poi il
quarto, fino alla fine. Ma tu hai avuto paura del
primo, perché hai visto i buddha lasciare il primo; e così non sali mai sul
primo gradino. Rimani giù. Queste persone hanno raggiunto l’appagamento supremo
della beatitudine, e tu rimani con una grande fame e
sete anche per i più piccoli piaceri che il primo gradino può offrirti.
E poi i buddha del passato
non avevano alcun interesse per una rivoluzione sociale. A loro interessava
solo la propria meta, il proprio conseguimento
spirituale. In un certo senso erano molto centrati su di sé. E
a causa di questo loro individualismo, l’Oriente non ha conosciuto alcuna
rivoluzione. Tutti i geni divennero così assorbiti da se stessi che chi poteva
dare alle masse l’idea della rivoluzione? Al massimo potevano insegnare la
carità verso i poveri, ma non potevano concepire un mondo senza povertà. Io
concepisco un mondo senza povertà, senza classi, senza nazioni, senza religioni, senza alcun tipo di
discriminazione. Io concepisco un mondo unito, un’umanità unita,
un’umanità che condivide ogni cosa – materiale e spirituale – una profonda
fratellanza spirituale…
Quindi la mia funzione non è
semplicemente finita con la mia illuminazione. In realtà, il mio lavoro è
cominciato dopo la mia illuminazione. Il lavoro di Gautama Buddha è finito quando si è illuminato; io ho cominciato il mio
lavoro dopo l’illuminazione. Per quanto mi riguarda, non ho bisogno di vivere
un istante di più, perché la vita – esteriore o interiore che sia – non può
darmi di più di quello che già ho ottenuto. Però mi
sembra un po’ egoista. Vorrei che milioni di persone si illuminassero
della stessa luce, la stessa visione, lo stesso sogno. Vorrei che nascesse un
uomo nuovo, una nuova umanità, dove ogni
discriminazione scomparisse, dove non ci fossero guerre, né armi nucleari, né
nazioni, né razze; dove l’uomo possa godere di tutte le ricchezze
dell’esistenza e di tutte le esperienze della sua interiorità. Voglio che
l’intera umanità sia un oceano di consapevolezza
Tratto da: Osho, The Rebellious Spirit #
3
La povertà viene
considerata qualcosa di spirituale. Una vera sciocchezza. La povertà non è spirituale, è brutta. È una ferita che bisogna curare.
Più vivi totalmente… Non dico
di rinunciare al mondo. Non è necessario. La rinuncia è frutto della paura…
Non posso dire: "Rinuncia al mondo" —
perché il mondo è essenziale quanto l'interiorità.
Semplicemente, non aggrappartici. Come puoi
rinunciare alla dimensione esteriore? Puoi rinunciare a
un palazzo, ma come farai a rinunciare a respirare? Ogni volta che inspiri... Come puoi rinunciare al cibo? — viene da fuori. Come puoi
rinunciare all'acqua? — viene da fuori. Osserva con chiarezza, non esiste
divisione tra fuori e dentro, ma uno scambio costante — proprio come il respiro
che entra ed esce. Ti sto offrendo una nuova concezione, una nuova
visione, un sogno nuovo.
Una
frase usata spesso e a sproposito. Osho ne chiarisce il significato.
Non accumulate nulla di
nulla: potere, denaro, prestigio, virtù, cultura e perfino le cosiddette
esperienze spirituali. Non accumulate.
Se non accumulate, sarete
pronti a morire in qualsiasi momento, perché non avete nulla da perdere. La paura della morte non
è, in effetti, paura della morte: la paura della morte
deriva dall’accumulare nella vita.
Quando
avete molto da perdere, vi attaccate a ciò che possedete. Ecco
il significato delle parole di Gesù: “Beati i poveri
di spirito”.
Con ciò non vi invito a
diventare dei mendicanti e neppure a rinunciare al mondo. Intendo dire: siate
nel mondo, ma non appartenete al mondo. Non accumulate dentro di voi, siate poveri di spirito. Non
cercate di possedere mai nulla: allora sarete pronti a morire. Il problema è la
possessività e non la vita in sé. Più possedete, più avrete paura di perdere. Se
non possedete nulla, se la vostra purezza e il vostro spirito sono
incontaminati, se siete semplicemente presenti, soli, potrete scomparire in
qualsiasi momento. In qualsiasi momento la morte venga
a bussare alla porta, vi troverà pronti. Non perderete nulla.
Con la morte non sarete dei perdenti, ma avrete una
nuova esperienza.
Quando
affermo di non accumulare, lo affermo in modo assolutamente categorico. Non
dico di non accumulare le cose di questo mondo a favore della virtù, della
cultura e delle esperienze cosiddette spirituali, no! Parlo in termini assoluti:
non accumulate.
Ci sono persone, soprattutto in Oriente, che predicano la rinuncia dicendo: “Non accumulate nulla in
questo mondo perché tutto vi sarà preso quando la morte verrà”. Queste persone
sono fondamentalmente più avide delle persone comuni. La loro logica è: non accumulate in questo mondo perché la morte vi
porterà via tutto; quindi accumulate qualcosa che la morte non può rubarvi,
accumulate la virtù, punya;
accumulate personalità, moralità e cultura; accumulate esperienze: esperienze
spirituali, esperienze di kundalini, di meditazione, di questo e di quello –
accumulate qualcosa che la morte non possa carpire.
Ma con quell’accumulare
sorge anche la paura. Ogni accumulo porta paura, nella stessa proporzione... e
allora sarete spaventati. Non accumulate e il timore scomparirà. Io non vi insegno la rinuncia come veniva intesa un tempo: il mio sannyas è un
concetto assolutamente nuovo.
Vi insegno
a essere nel mondo e, nello stesso tempo, a non esserci.
Tratto da: Osho L’arte di morire Giuntina Ed
Vita
spirituale o ricchezze materiali?
Non
c’è bisogno di scegliere, basta aver chiara la
priorità.
Osho, la
ricerca spirituale può procedere di pari passo con il progresso materiale?
Non c’è contraddizione. La crescita spirituale può
accompagnare il progresso materiale. Occorre solo ricordare una cosa: il
progresso materiale dovrebbe avere una funzione subordinata, e la crescita
spirituale dovrebbe rimanere la padrona. In nessun punto la crescita spirituale
dovrebbe essere sacrificata al progresso materiale. In
qualunque momento, qualora fosse necessario, il progresso materiale può essere
sacrificato alla crescita spirituale. Se questo
è chiaro, non ci sono problemi. Il problema si presenta solo perché il
progresso materiale diventa il padrone, e nonostante ciò si desidera ancora la crescita spirituale. La
spiritualità non può crescere come subordinata. Lo spirito non può
essere un servitore del corpo. La spiritualità deve essere
l’elemento primario, allora tutto può avere la funzione secondaria ed essere
utile.
Non serve dividere la vita. Per
coloro che ci riescono – e mettono la crescita spirituale come priorità e il
progresso materiale come elemento di supporto, mai antagonista, sempre con e
per la crescita – non ci sono problemi. Questo deve essere chiarito a
tutte le religioni del mondo. L’Oriente ha scelto una metà – la crescita
spirituale – e ha paura del progresso materiale. Chi lo sa? – potrebbe diventare il dominatore, potrebbe prendere la
priorità. Per questo l’Oriente è povero e malato.
L’Occidente è andato all’altro estremo – ha
dedicato tutta la sua energia al progresso materiale, dimenticando
completamente che il progresso materiale da solo è
privo di significato. Non conduce da nessuna parte, conduce solo a una profonda frustrazione, e, alla fine, a una vita senza
senso in cui puoi vedere chiaramente di aver sprecato la tua intera esistenza
raccogliendo rifiuti, spazzatura. E non ti dà la pace,
non ti dà il silenzio. Non è riuscito a risvegliarti alla verità. E ora la morte si sta avvicinando e le tue mani sono vuote.
La tua intera vita è stata solo un deserto.
L’Occidente è povero
spiritualmente, ricco materialmente. L’Oriente è povero
materialmente, ricco spiritualmente. Ma entrambi sono
parziali, ed entrambi soffrono. Io mi sto impegnando affinché si crei una
sintesi – e una sintesi è possibile. Basta ricordare
chi è il padrone e chi è il servo.
Tratto da: Osho,
The Sword and the Lotus # 11
Ma cosa te ne
farai di tutti quei soldi ?
… questo folle desiderio di essere
ricchi, questa folle avidità che non conosce limiti... senza aver capito che
più denaro hai e minore è il valore del tuo denaro.
È una semplice legge economica: la legge dei ricavi decrescenti. Se
possiedi una casa, essa ha un certo valore, ci devi vivere, ne hai bisogno. Se hai due case, tre case, centinaia di case... il valore va
diminuendo con l’aumento del numero delle case. C’è una piccolissima classe al
mondo il cui denaro non vale nulla.
Per esempio, attualmente
l’uomo più ricco del mondo è un giapponese, che ha in banca ventun
miliardi di dollari in contanti. Che se ne fa? Li può
mangiare? E il denaro attira altro denaro: con i soli
interessi, quell’uomo diventa ogni giorno più ricco.
Oltre un certo limite, il denaro perde tutto il suo valore.
Ma l’avidità è completamente
folle. L’intera società umana ha vissuto con questa follia.
Tratto da; Osho, Satyam Shivam Sundram
# 5
MA ALLA RADICE DI TUTTO QUESTO…
Il tuo essere è solo un
seme. Nascendo non sei venuto al mondo come albero, sei
nato solo come seme, e devi crescere fino a giungere a fioritura completa, e
quella fioritura sarà il tuo appagamento, la tua realizzazione.
Questa fioritura non ha
nulla a che vedere col potere, nulla a che vedere col
denaro, nulla a che vedere con la politica. Ha qualcosa a che fare solo con te
stesso: è un progresso individuale.
Ogni bambino è nato per crescere e per diventare
un essere umano pienamente realizzato, in grado di volare, ricco d’amore, di
compassione, di silenzio. Deve diventare una celebrazione in se stesso. Non si
tratta di competizione, né di confronto.
La pulsione
a crescere, il bisogno di diventare qualcosa di più, di espandervi, viene usato dalla società, dagli interessi istituzionali.
Essi ne deviano la rotta: riempiono le vostre menti in modo tale da indurvi a
pensare che questa pulsione sia ad avere più soldi, questo bisogno implichi
l’essere in tutti in modi in cima, nella cultura, nella politica. Ovunque sei,
devi primeggiare, al di sotto di quella cima avrai la
sensazione di non fare abbastanza, di non andare bene, proverai un profondo
senso di inferiorità.
Tutto questo condizionamento
produce un complesso di inferiorità, in quanto
pretende che tu divenga superiore, migliore degli altri. Ti insegna
a competere,
a fare confronti, ti educa alla violenza,
alla lotta. Ti insegna che i mezzi non importano, ciò
che conta è il fine – il successo è la meta. E questo
può essere fatto facilmente, poiché tu nasci già con una pulsione a crescere.
La società fino a oggi è
stata molto astuta: modifica, devia, storna i tuoi istinti naturali in qualcosa
che sia utile alla società stessa.
Questi sono i due aspetti che ti danno la
sensazione che manchi qualcosa, ovunque tu sia; devi conquistare qualcosa,
realizzare qualcosa, devi diventare un conquistatore,
un arrampicatore. Ebbene, è necessaria la tua
intelligenza per fare chiarezza e capire cosa sia la tua pulsione naturale, e
cosa sia il condizionamento sociale. Spezza e liberati dal condizionamento
sociale – è tutto pattume – in modo tale che la natura resti limpida e
cristallina, libera da qualsiasi contaminazione. E la
natura è sempre individuale: crescerai, giungerai a fioritura, e potrebbero
spuntare delle rose. Qualcun altro cresce, e potrebbero spuntare calendule. Tu
non sei superiore perché hai delle rose; né l’altro è inferiore perché ha
calendule. Entrambi siete giunti a fioritura, questo è
importante; e quella fioritura dà un profondo senso di appagamento. Ogni
frustrazione, ogni tensione scompare: in te si
diffonde un profondo senso di pace, quella pace che trascende ogni
comprensione. Ma come prima cosa devi tagliare
radicalmente ogni sterpaglia sociale, altrimenti ne verrai continuamente
disturbato.
Tratto da: Osho, The Transmission of
the Lamp, # 26
sono spesso considerati la
misura del successo di ogni individuo
Osho, perché
ho sempre la sensazione che il sesso e il denaro siano in qualche modo
profondamente connessi tra loro?
Sono connessi. Il denaro è
potere, perciò può essere usato in molti modi. Può comperare il sesso: nei secoli è stato così… in questo Paese, come in tutti gli altri, le
donne sono state sfruttate – il mezzo per sfruttarle era il denaro! Tutto il
mondo ha conosciuto la sofferenza della prostituzione, che degrada gli esseri
umani. Cos’è una prostituta? La donna è stata ridotta a
un meccanismo che si può comperare con il denaro.
Ma ricordatevi sempre: anche
le vostre mogli non sono molto diverse. La prostituta è come un taxi e la
moglie è come l’automobile personale: è un acquisto permanente. I poveri non possono permettersi acquisti permanenti, devono usare il
taxi. I ricchi possono permettersi acquisti permanenti –
possono permettersi l’automobile privata. Più sono
ricchi, più automobili possono avere.
Il denaro è potere e il potere può
comperare qualsiasi cosa. Perciò non hai torto nel pensare che esista una connessione tra il sesso e il denaro.
Bisogna comprendere anche un altro fatto: la persona che reprime il sesso
si interessa soprattutto al denaro, poiché il denaro
diventa un sostituto del sesso. Il denaro
diventa il suo amore. Osserva una persona avida, un maniaco del denaro: osserva
il modo in cui tocca una banconota da cento rupie, la tocca come se
stesse accarezzando l’amata, osserva il
modo in cui guarda l’oro, osserva i suoi occhi, sono pieni di romanticismo. Neppure un poeta sarebbe
tanto romantico. Il denaro è diventato il
suo amore, la sua dea. In India, la gente arriva ad adorare il denaro: c’è un giorno particolare dedicato all’adorazione
del denaro – il denaro puro e semplice – adorano banconote e monete, adorano le
rupie. Persone intelligenti fanno cose così stupide!
Il sesso può convertirsi in ambizione. Reprimi il
sesso: una volta represso il sesso hai energia
disponibile e puoi incanalarla in molte direzioni. L’energia può diventare
ricerca del potere politico, può diventare ricerca
della ricchezza, può diventare ricerca della fama, della rispettabilità,
dell’ascetismo e così via.
L’uomo ha un’unica energia, l’energia
sessuale. Nell’uomo non ci sono molte energie e quell’unica energia è stata usata per ogni genere di
impulso. È un’energia con un potenziale altissimo.
La gente rincorre il denaro nella speranza che quando avrà più denaro, potrà avere più sesso. Potrà avere uomini o donne assai più belli, potrà avere più
varietà. Il denaro darà loro la libertà di scegliere.
La persona libera dalla sessualità, la cui sessualità si è trasformata in un altro fenomeno, è anche
libera dal denaro e dall’ambizione e dal desiderio di diventare famosa.
Immediatamente tutte queste cose scompaiono dalla sua vita. Nell’istante in cui
l’energia sessuale comincia a salire verso l’alto, comincia
a diventare amore, preghiera, meditazione, allora tutte le manifestazioni più
basse scompaiono.
Ma il sesso e il denaro sono
profondamente connessi. La tua idea contiene una certa verità.
La gente può essere tanto ossessionata dal denaro,
quanto lo è dal sesso. L’ossessione può essere dirottata verso il denaro. Il
denaro ti dà il potere d’acquisto e puoi comperare
tutto. Ovviamente non puoi comperare l’amore, ma puoi
comperare il sesso. Il sesso è una merce, l’amore non lo è.
Non puoi comperare la
preghiera, ma puoi comperare i preti. I preti sono merce, la
preghiera non lo è. Ciò che si può acquistare è ordinario, mondano, ciò
che non si può acquistare è sacro. Ricordalo: il sacro è al
di là del denaro, il mondano è sempre nell’area di potere del denaro.
Il denaro è certamente associato al sesso, perché
il sesso è una merce in vendita. Ogni cosa che si possa acquistare appartiene al mondo del denaro.
Ricordate una cosa: la vostra vita rimarrà vuota
se conoscerete soltanto ciò che si può comperare, se
conoscerete soltanto ciò che è in vendita. La vostra vita rimarrà completamente
vana se avrete confidenza soltanto con ciò che si mercifica. Prendete
confidenza con ciò che non si può comperare e che non
è in vendita – allora per la prima volta vi spunteranno le ali, per la prima
volta comincerete a volare in alto.
Se non avrai conosciuto qualcosa che non sia in
vendita e che non si possa comperare, se non avrai
conosciuto qualcosa che sia al di là del denaro, non avrai conosciuto realmente
la vita. Il sesso non è al di là del denaro – l’amore
lo è. Trasforma la tua sessualità in amore e trasforma il tuo amore in preghiera… Soltanto così avrai vissuto, soltanto
così avrai conosciuto i misteri della vita!
Il denaro e il sesso sono i livelli più bassi
della vita e la gente vive soltanto nel mondo del denaro e del sesso, e pensa
di vivere! Non vive, vegeta soltanto, muore a poco a
poco. Quella non è vita. La vita ha molti
più regni da rivelare, un tesoro infinito che non appartiene a questo mondo. Il
sesso non può darti questo tesoro, né può dartelo il
denaro. Ma tu puoi raggiungerlo.
Per raggiungerlo puoi usare la tua energia
sessuale e puoi usare anche il potere del denaro. Naturalmente non puoi
raggiungerlo mediante il sesso o mediante il denaro, ma puoi usare la tua
energia sessuale e il potere del denaro in modo tanto accorto da riuscire a
creare uno spazio in te nel quale possa discendere
l’aldilà.
Io non sono contrario al sesso,
né al denaro, non dimenticatelo mai! Sono certamente favorevole ad
aiutarvi ad andare oltre il sesso e oltre il denaro – sono certamente
favorevole a che voi andiate oltre.
Usa ogni cosa come fosse
un gradino. Non rinnegare niente. Se possiedi il denaro, puoi meditare con più
facilità rispetto a una persona povera. Puoi avere più
tempo a tua disposizione. Puoi avere un piccolo tempio in casa tua, puoi avere
un giardino, un roseto, dove meditare ti sarà più facile. Puoi
concederti delle vacanze in montagna, puoi isolarti e vivere senza
preoccupazioni. Se possiedi denaro, usalo per avere qualcosa che il denaro non
può comperare, ma per il quale possa creare in te uno
spazio.
Usa il sesso, usa il denaro, usa il corpo, usa il mondo… ma noi tutti dobbiamo raggiungere il divino: fa’ che
il divino rimanga sempre la tua meta.
tratto
da: Osho La Saggezza dell’innocenza, URRA ed.
L'OSHO TIMES
DI AGOSTO
CARI LETTORI, puntualmente nel periodo estivo
riceviamo lamentele per copie dell'Osho Times andate perdute vuoi per i postini
in ferie, vuoi perché molti lettori andando in vacanza
rimangono assenti varie settimane. Per ovviare a questi disguidi quest'anno tentiamo un esperimento che speriamo gradito.
Invece di produrre un Osho Times per il mese d'agosto, abbiamo deciso di
produrre un CD discorso di Osho (più di un'ora di
ascolto) che allarga ulteriormente l'argomento trattato in queste pagine: i
soldi. Il CD in inglese può anche essere una meditazione (Osho ha sempre usato
la sua voce per guidare con facilità l'ascoltatore nella profondità del proprio
essere) e per chi non sa l'inglese, nel libretto allegato ci sarà la traduzione
in italiano.
Di fatto sostituiamo un numero della rivista con
un oggetto di maggior valore e quindi speriamo di cuore di avervi fatto un bel
regalo.
Il CD "Il Denaro" verrà
spedito dopo le vacanze, a settembre, a tutti gli abbonati che hanno diritto
alla
copia del mese di agosto. Se
l'iniziativa avrà il successo che ci aspettiamo, ripeteremo la
cosa tutti i mesi di agosto.
Per ogni dubbio o condivisione contattateci
all'Oshoba liberamente. Ci rivediamo quindi a settembre con due appuntamenti
separati: il CD di Osho e un bellissimo numero di Osho
Times dedicato alla magia dell'India. E intanto...
buone vacanze a tutti!
Meditazione
e Celebrazione a Varazze
Per il terzo anno consecutivo il festival di
Varazze è riuscito a catalizzare su di sé l'attenzione di chi vuole meditare, e
celebrare, in compagnia. Per tre giorni filati, alcune centinaia di persone
hanno partecipato, da venerdì 5 aprile a domenica 7, a meditazioni, seminari,
momenti di con-divisione, di danza e concerti. Centinaia di
persone che hanno invaso, pacifica-mente, la cittadina ligure, portando gioia
e, via via che la meditazione entrava in profondità,
silenzio interiore. Ormai si può parlare a ragion veduta di "evento," tanto che anche la stampa nazionale se n'è accorta.
Uno per tutti il quotidiano "La Repubblica"
che nel supplemento settimanale "D la repubblica delle donne" del 2
aprile ha dedicato spazio al "convegno internazionale dedicato alla
meditazione", citando anche le parole di Osho. Tra i
tanti che hanno animato le tre giornate Anando, della Multiversity di Puna,
Milarepa e la sua band, Deva Antonella con le danze mediorientali. Veramente bravi gli organizzatori: l'Osho Arihant, il centro di
meditazione di Varazze, e Videha.
UNA
CONFUSIONE MOLTO ZEN
Difficile ricostruire e dare un senso
al grande caos di questa tre giorni, dove tutti erano invitati a trovare un po'
di tempo per stare con se stessi, per esprimersi e cogliere il semplice flusso
della vita.
Sicuramente, la cosa che più mi è rimasta impressa
è la squisita armonia che si respirava e che riusciva ad assorbire la
confusione, i tanti problemi organizzativi, le difficoltà e le complicazioni
che inevitabilmente nascono quando si improvvisa
l'organizzazione di qualcosa.
Dal caos alle stelle è stato il lungo viaggio dei
mesi che hanno preceduto l'evento: una lunga scala di contributi difficili da
elencare, persone che hanno aiutato, presentandosi al fianco di noi
organizzatori al momento giusto e aiutando con partecipazione a creare questo
spazio collettivo di semplice energia meditativa.
Per me è stata una prova impor-tante: una verifica
del mio equilibrio interiore, e così sento è stato per tutti i miei compagni di
viaggio in questa avventura. Non solo abbiamo retto il
peso di qualcosa che si ingrandiva via via, in maniera esponenziale, rispetto agli altri anni, in
tutti i sensi; siamo anche riusciti ad alchemizzare tutto ciò che ci accadeva,
sempre proiettati in avanti verso soluzioni piuttosto che su lamenti e
recriminazioni.
I frutti si vedranno meglio il prossimo anno:
infatti, stiamo già lavorando per il festival che si terrà il 4, 5, 6 aprile
2003! E per trarre miglior beneficio dall'esperienza
di tutti, vorrei chiedere a quanti hanno partecipato di scriverci: se sentite
che qualcosa per voi non ha funzionato, o se sentite che mancava qualcosa, una
condivisione ci sarà utile per miglio-rare la qualità dei servizi e delle
pro-poste che facciamo.
Inoltre, a tutti suggerisco di
focalizzare l'aroma, la vibrazione, l'energia che colmava l'ambiente in cui per
tre giorni una media di 400 persone ha meditato quotidianamente insieme:
sviluppare quella dimensione nel proprio privato è importante per l'evoluzione
personale. Sapere che tanti individui, meditando insieme, generano
effettivamente un campo di energia è vitale per
equilibrare i dubbi della mente... e alleggerire l'anima.
Infine una richiesta: fatevi vettori voi stessi di
questo evento, aiutandoci a promuovere il prossimo
festival tra i vostri amici; a noi sembra fondamentale dar vita almeno una
volta l'anno a una dimensione di meditazione collettiva, dove sia possibile
rafforzare l'informazione interiore di ciascuno su cosa sia la consapevolezza,
al di là dei limiti individuali. Per rifondare la propria vita su un equilibrio
nuovo e diverso dal dramma a tutto campo che l'umanità sembra intenzionata a
voler recitare e che pare aver già ingoiato le belle speranze nate con l'inizio
di questo nuovo millennio, fagocitate dal vecchio orrore di sempre.
Parlando di meditazione, facilmente accade di
sentirla come un desiderio che si proietta in lontananza, magari legandola a un viaggio in India; oppure, la sì vive come una
nostalgia, quasi fosse il paradiso uteri-no da riconquistare. Sicuramente resta
una voglia: la segreta aspirazione a un'armonia che si
articola nel tempo, quando tutti gli altri bisogni, reali e artificiali,
saranno risolti. Di conseguenza, quello spazio vuoto che ci potrebbe appagare,
e che ci appaga in attimi vissuti nostro malgrado fuori dal
tempo, viene colmato di tutto e di più, rendendo improbabile il contatto con
ciò che siamo realmente, con la fiamma di vita che ci muove e ci anima,
letteralmente.
"Viviamo una vita piena fino
all'inverosimile", dice-va uno dei partecipanti al festival, "e tutto
chiede la nostra attenzione... così la consapevolezza
di sé si frantuma, rendendoci estranei a nostri veri bisogni. Per me, avere tre
giorni in cui potermi riprendere in mano è fondamentale per non andare fuori di testa." "Mi è piaciuta la varietà delle
proposte, ma soprattutto la libertà di scegliere: tutto non avrei
potuto fare, era troppo! Ma ho capito che non era
quello il senso della vostra proposta: si trattava di scegliere, e mi sembra di
aver scelto ciò che andava bene per me. Per il resto, mi ha colpito la forza di
ciò che vibrava nell'aria, e che non saprei come definire. Sicuramente è vero
che tante persone che meditano insieme creano un campo di energia:
qualcosa che si può percepire e che trasporta in un'altra dimensione... hai la
sensazione di vedere le cose in prospettiva, con maggior chiarezza. Pensieri, relazioni,
impegni non ti stringono più da tutte le parti, soffocandoti. Insomma, se
questa è la consapevolezza, colpisce la sua importanza nella vita di tutti i
giorni".
"Esprimermi, poter sciogliere quel lago
gelato che doveri, regole sociali e quant'altro, senza che lo
si voglia, creano in noi," condivide qualcun altro, "questa
per me è stata la cosa più importante. Avere un buon auto-controllo non è tutto
nella vita... poter fluire e al tempo stesso restare centrati: questa è stata
un'esperienza e una lezione di vita importante. E non vedo l'ora di poter
ritornare." E ancora: "Intorno alla
meditazione facilmente si creano quadretti un po' naif: quelle tradizionali
danno una sensazione di rigidità, qualcosa di artefatto;
le tante proposte New Age confondono soprattutto per l'enorme superficialità.
Con quanto ho sperimentato in questi giorni mi sono
trovato a contatto con qualcosa di concreto: si sente che queste tecniche non
sono campate in aria, ma soprattutto diventa facile introdurle nei propri ritmi
quotidiani: un'ora dedicata a se stessi quotidianamente, con l'onda di energia
vissuta in questi giorni, cambia letteralmente la vita." "Da anni
medito con le tecniche di Osho," pro-segue
qualcun altro, "è un viaggio infinito, un flusso direi, più che un'esperienza.
A volte è totale coinvolgi-mento, a volte è distacco; a volte mi sembra di
essere sospeso, veramente seduto su di una collina a guardare dall'alto tutto
ciò che mi accade, oppure mi perdo in un vortice di sensazioni e di emozioni che mi frullano, annullando qualsiasi centratura...
per poi ritrovarmi ad ascoltare un silenzio che mai avrei creduto possibile. In
questo viaggio, mi piace incontrare ogni tanto altri compagni
e sostare con loro, respirare l'aria di un pianeta Terra diverso da quello che
si legge sui giornali e di cui noi tutti siamo vettori potenziali. Questo vostro
evento lo vedo importante anche sotto l'aspetto dell'incontro. Un'occasione di
scambi: guardarsi negli occhi, scoprire sintonie, vedersi riflessi nello
sguardo di qualcun altro, estraneo fino a un attimo
prima, e ora amico sincero." E nelle tante altre
voci che abbiamo raccolto si sentono tante altre eco: il bisogno di uscire da
un quotidiano da incubo, il bisogno di entrare in se stessi, il bisogno di
allontanarsi un po' da problemi che gravano come macigni, rendendo impossibile
la ricerca di una qualsiasi soluzione, il bisogno di avvicinarsi un po' di più,
di avere il coraggio per creare una maggio-re intimità con se stessi o con
qualcun altro. A un certo punto, parlando con tante
persone, apparentemente venute con motivazioni diverse, mi sono ricordato di
ciò che Osho diceva: "Ogni gesto, ogni azione deve esse-re vissuta in
piena consapevolezza, deve essere un inno alla vita, una celebrazione... la
vita dev'essere vissuta per ciò che è: una festa continua. Solo l'uomo sembra
averlo dimenticato, altrimenti l'intera esistenza è illuminata, sta celebrando.
Ecco perché io mi occupo di voi, delle vostre singole malattie con attenzione,
nei dettagli... ma poi devo somministrarvi sempre la
stessa medicina: i malanni sono tanti, infiniti, tutti diversi tra loro; ma
dove-te aver pazienza e comprendere anche me... la cura è una sola, ed è
semplice: la meditazione." In questa semplicità ci siamo incontrati e
abbiamo giocato insieme: da questo punto di vista, si è trattato di qualcosa
cui tutti han-no contribuito, rompendo ogni schema tra chi organizzava e chi
partecipava.
Non a caso, nel nostro programma abbiamo voluto
accompagnare la "meditazione" alla "celebrazione"... e il
clima di festa che ne è nato ci ha riportato alla
realtà ultima dell'esistenza, risolvendo anche il "per-ché esistiamo"
dei più filosofici tra i partecipanti: "Certo, vedere la gioia sui volti
di tante persone fa rimpiange-re il tempo sprecato a pensare che cosa sia la
felicità!".
Swami Anand
Videha
Un pieno di energia per la vita di tutti i giorni
"Partecipare al festival di Varazze è stata
un'esperienza molto forte, con la quale ho riscoperto nuova energia dentro di
me. Conoscevo le meditazioni ma molto vagamente,
perciò scoprirne di così dinamiche, di tale intensità e reale efficacia, mi ha
aperto nuove prospettive. Grazie ad un avvenimento come questo viene data la possibilità a persone come me, cioè un po'
distanti dalla ricerca interiore, di conoscere tecniche per affrontare la
propria vita in modo più vero e completo. Penso dunque che, visti i risultati positivi che ho riscontrato, sia un peccato non ricreare
tale esperienza nella vita di tutti i giorni, ad esempio nei centri della
propria città. Ultima considerazione, ma che non credo meno importante,
riguarda l'avere sperimentato un nuovo contatto con le persone alle quali ho
cercato di trasmettere affetto, amore e comprensione. Grazie all'aiuto degli
"insegnanti" e dei molti partecipanti ho
ricordato il vero significato di queste parole, e ho rinnovato anche i miei
rapporti di tutti i giorni." Valentina di Milano
Già si stanno facendo i preparativi per il
prossimo anno... appunta-mento dunque a Varazze il 4, 5, 6 Aprile 2003. Ma ricordatevi di stare in contatto per qualsiasi variazione
di data e soprattutto per il programma, ancora in lavorazione.
per collegamenti in tempo
reale on-line: www.thefestival.it
emozione al festival
C’è un incontro con gli assistenti
sabato sera: un gruppo di persone, di cui alcune nemmeno si conoscono tra loro,
ma che riescono a connettersi, a dividersi i compiti e a creare l'energia per
l'evento.
E domenica mattina il Palasport viene
aperto alle sette e mezza: abbiamo solo trenta minuti per preparare tutto! Subito
si forma una piccola ressa di persone da accogliere. Visto che si tratta della prima esperienza di AUM al festival, si è pensato
di mettere un limite di ottanta partecipanti, ma l'entusiasmo lo ha sommerso:
già venerdì sera gli iscritti arrivano a settantadue. Così abbiamo tolto ogni
barriera e portato il totale a centoventotto persone. Sì,
proprio così, centoventotto meditatori che, incuranti dell'orario e della festa
della sera prece-dente, arrivano per gettarsi nell'esperienza. Mentre questi pensieri mi passano per la testa inizia la
musica, per cominciare a svegliarsi.
Senza bisogno di una parola le perso-ne iniziano a
muoversi, a cercare il proprio spazio in un'area delimitata da sedie. Mi sento
un po' nella parte di una star quando mi sistemo la cuffietta
del microfono e vado sul palco, in mezzo agli strumenti lasciati dai musicisti
la sera prima.
Da lì tutto sembra più distante e cerco con gli
occhi Jaldhara, che ha la responsabilità di coordinare
l'attività degli assistenti e di fare in modo che tutte le cose pratiche
funzionino a dovere; c'è anche Alok, che nella saggezza dei suoi dodici anni
esegue rigorosamente ma allegramente i suoi compiti di tuttofare.
Intanto la musica aumenta il ritmo e mi prendo
ancora un po' di tempo per lasciar arrivare proprio tutti.
Ecco, ci siamo, la prima volta della
AUM a Varazze: che succederà? Il gruppo è davvero grande e vibrante di aspettativa e di energia, la star se ne va e una vocina
dentro di me si chiede se ce la farò.
La mia voce esce dalle casse acustiche, rimbalza
nel Palasport, e torna come se fosse quella di qualcun altro. Per un momento mi
giro e vedo la grande silouette blu di Osho dietro di
me. Mi torna in mente un dialogo in cui egli dice-va a Veeresh, parlando del
suo lavoro nei gruppi: "Ogni volta che ti senti indeciso o confuso, fai in
modo di non esserci e lasciami lavorare", poi vedo di fronte a me tutti
quei visi, quegli occhi da buddha e mi dimentico di me stesso e delle mie
paure, mi lascio andare.
Chiedo: "Chi non ha mai fatto prima una AUM?" Incredibile, quasi tutte le mani si alzano!
Quasi mi metto a ridere per la gioia di poter condividere questa meditazione
con così tante persone alla prima esperienza, e in un'occasione tanto speciale.
Certamente non capita tutti i giorni di ritrovarsi
in così tanti, con molti assistenti ricchi di esperienza
e dopo due giorni di meditazione! Ma il tempo sta scappando
e, dopo brevissime spiegazioni e qualche domanda dei partecipanti, si comincia.
La prima fase, il "motore" della AUM, scoppia fragorosa come una tempesta: battito di
musica, urla, corpi ben pianta-ti sui piedi, energia allo stato puro che esce.
E' preziosa la presenza di alcuni assistenti tra i
partecipanti: la loro totalità stimola le persone a lasciarsi andare, a
buttarsi nella meditazione, a lasciare i pensieri per il dopo.
Scorrono i minuti, iniziano a
uscire la fatica e le resistenze. Vedo grossi tipi dalla faccia grintosa
aggirarsi un po' spersi, una volta che le emozioni si fanno
strada, mentre altre persone, magari impacciate all'inizio, comincia-no a
sentire la propria forza, il proprio potere, il proprio diritto a esserci, a
esprimersi, a occupare il proprio spazio, sotto la musica martellante.
L'energia sale, sale vorticosamente, trascina tutti noi in nuove dimensioni:
finalmente ci sono il tempo, lo spazio e gli amici per poter lasciar andare un
sacco di roba che ci si teneva dentro!
Improvvisamente la musica tace, il tempo si ferma
per un attimo di silenzio, tagliato ancora da qualche grido, da respiri affannosi,
da singhiozzi di emozioni finalmente liberate. Un
attimo a occhi chiusi per sentirsi dentro, prima di
incontrarsi di nuovo con gli altri, questa volta nell'amore. "Ti
amo", è così semplice e va dritto al cuore. Sgorgano le lacrime, vedo i
corpi rilassarsi negli abbracci e i volti cambiare, come a dire: "Finalmente." Finalmente uno spazio in cui lasciarsi andare
totalmente nel vortice, insieme, a occhi ben aperti,
per arrivare al punto in cui tutto gira nella confusione più forte, e proprio
lì incontrare il proprio silenzio.
Gli stadi si susseguono precisi, libera-tori, le
parole mi escono da sole, senza nemmeno pensare (anch'io sono parte di questo
flusso), fino a che mi rendo conto che sono quasi passate tre ore e che la AUM sta volgendo al termine: le persone formano un cerchio
che, piano piano, riempie tutto il Palasport, mentre
si canta insieme "AaaaUuuuMmmmm." Ormai siamo fusi in una cosa sola.
Il silenzio che segue è profondissimo, eccoci, i
buddha sono qui e ora, la nostra natura dimenticata: che bello riconoscerla.
Infine il saluto "Namastè," riconosco il
buddha che è in te, e poi un abbraccio.
Jaldhara mi suggerisce di invitare tra noi anche
le persone che hanno seguito la meditazione come spettatori, e molte
approfittano dell'occasione per scendere dalle gradinate e per sciogliersi in
questo momento magico.
Ma sono già le undici e allora via, a risistemare
tutto, e poi alla reception, per dare altre
informazioni e per raccogliere qualche impressione a caldo. E
qui è una vera festa: le persone sono entusiaste, gli organizzatori pure, e io
mi sento ancora un po' "sballato" dall'intensità dell'esperienza
appena vissuta! La soddisfazione è così grande che già viene
programmata la AUM per il prossimo anno, questa volta senza limitazione al
numero di iscritti, per creare un incontro ancora più grande, ricco e profondo.
E spero proprio che tutti quelli che quest'anno hanno avuto qualche difficoltà
per iscriversi alla meditazione perdonino gli inconvenienti della prima volta e
ci siano, l'anno prossimo, insieme a tutti gli altri amanti o curiosi della AUM.
Vorrei concludere questa
piccola me-moria personale con un grande ringraziamento agli amici che mi hanno
aiutato a condurre la meditazione e a farla diventare un successo... e grazie
anche a tutti gli amici dell'organizzazione del Festival.
Namastè!
Kuteer
La
descrizione della AUM meditation, la meditazione
sociale ideata da Veeresh, che avevo cercato di dare nel numero di Dicembre
dell'Osho Times, in realtà non si è nemmeno avvicinata all'atmosfera di
energia, di liberazione, di amicizia e di meditazione che abbiamo potuto
sperimentare al Festival 2002 di Varazze. Ne stavo appunto parlando con
Jaldhara, immersi nel verde di primavera e nella bellezza brillante dei colori
della fioritura di mille fiori, alberi e cespugli in
una bella giornata di metà aprile, in riva al lago. A
un tratto mi è apparsa un'immagine insolita, come se per un attimo fossi
tornato a guidare la meditazione: ho rivisto i volti dei partecipanti e degli
amici assistenti sovrapporsi ai fiori, e la celebrazione della natura
mescolarsi con quella dentro al Palasport. E con perfetta sincronia lei ha
detto: "Le persone sembravano fiori, erano già lì pronte a sbocciare,
piene di energia, non trovi?"
La AUM in Italia non accade solo a Varazze e in questo periodo si
sta diffondendo e affermando in molti centri di varie città. Invito tutti coloro che fossero interessati a questa meditazione o al
lavoro di Veeresh a contattarmi, per avere il calendario delle AUM o per altre
informazioni.
Per
maggiori dettagli sulla AUM Meditation, visitare i
siti www.humaniversity.nl (in inglese) o www.thefestival.it (italiano e
inglese). Per le musiche usate nella meditazione è disponibile presso Oshoba un
doppio CD intitolato AUM (€ 25,90).
Kuteer
organizza e conduce AUM meditation in Svizzera e in Italia Per contatti e
informazioni:
tel.
0041-91-7431959 e-mail: jalkutal@dplanet.ch
‘Fuori di testa’
si dice talvolta nel linguaggio comune, ma di sicuro non intendiamo quel
‘andare al di là della mente’ che possiamo
raggiungere attraverso la meditazione. Qualche punto in comune, però, potrebbe
anche esserci: ‘Puoi uscire dalla mente sia cadendone
al di sotto, sia elevandoti al di sopra’ ci ricorda
Osho. Come spunto per una riflessione su questo tema trovi qui testimonianze,
racconti e brani di Osho che affrontano il problema da
varie angolature… L’importante, come sempre, è non identificarci con ciò che ci
‘passa per la testa’.
“Comunemente le persone cadono al
di sotto della mente perché non richiede nessuno sforzo, non devono fare
niente. Qualsiasi emozione improvvisa può sconvolgere la stabilità della tua
mente: la morte di una persona amata, un fallimento negli affari – lo shock è
tale che non riesci a conservare la tua normalità.
Perciò cadi al di sotto della mente, i tuoi
comportamenti diventano irrazionali.
Tuttavia superi l’infelicità – se fossi rimasto nella tua normalità mentale, lo stress emotivo
avrebbe creato in te un’infelicità immensa. È un modo naturale per evitare lo
shock.” Osho
La mia
esperienza della PAZZIA
Solo ora, molti anni dopo la mia reale esperienza
di pazzia, sono in grado di scriverne. Per molto tempo, il solo pensare o
parlare di quel periodo della mia vita faceva affiorare in me un grande senso di vergogna e fallimento. Quando mi hanno
chiesto se me la sentivo di scrivere qualcosa, mi sono guardata dentro e ho
deciso che sì, sono pronta a parlare di queste esperienze – ora non hanno più
presa su di me e mi hanno lasciato con una grande
comprensione e compassione per quelli che si trovano in quegli spazi.
Cosa significa impazzire? A me
è accaduto, la prima volta, un anno dopo la morte improvvisa di mio padre.
Proprio nel periodo di quel primo anniversario, il mio ragazzo mi ha lasciata e mi sono dovuta confrontare non solo con la
perdita del mio amato, ma anche con il fatto di vederlo portare tante ragazze
diverse nella stanza in cui avevamo abitato insieme (vivevamo in una comune,
alla Humaniversity in Olanda). Mi sono sentita
abbandonata, rifiutata e completamente persa. E non
solo, mi sentivo anche del tutto impotente. Qualunque consiglio cercassero di darmi gli amici, mi suonava vuoto e
impraticabile. E non riuscivo a versare neppure una lacrima per la fine di questo amore, come non ne avevo versate per mio padre. E allora qualcosa dentro di me ha deciso di non affrontare
per nulla la situazione e di impazzire. Ho perso il senso del tempo, dormivo
pochissimo, dimagrivo a vista d’occhio e la mia mente
diventava sempre più forte, facendomi vivere come realtà le mie fantasie più
folli. Mi sembrava che tutti parlassero di me e in generale mi era chiaro che tutto ruotava attorno a me – se una macchina
si muoveva nel cortile, io ne ero la
causa.
Una volta, mentre guardavo la televisione, a un certo punto ho visto che la persona al di là dello
schermo parlava esclusivamente con me! E mi chiamava
per nome! Non avevo alcun dubbio! Mi sono spaventata tantissimo, subito mi sono
precipitata fuori dalla casa, a piedi nudi, per
perdermi immediatamente in qualche altro film… In un’altra occasione, mentre
cercavo di mettere ordine tra i miei vestiti, mi sono persa così tanto nella
storia di ogni singolo capo che alla fine li ho lasciati tutti sparsi sul
pavimento – per dedicarmi a qualche altra attività… finire in qualche altra
‘storia’. Il casino che ho fatto in quei giorni è
indescrivibile! E non mi annoiavo mai! Tutto
all’improvviso si era messo a ruotare attorno a me, e se da un lato c’era una
certa soddisfazione, dall’altra c’era molta paura. Una volta, per esempio, ho
cercato di fare la meditazione dinamica, ma quando ho chiuso gli occhi mi sono
vista in cima a una casa molto alta con l’intenzione
di uccidermi, proprio come aveva fatto mio padre. Riconsiderando l’accaduto,
ora so che in quei momenti ero incapace di fare una distinzione tra chi ero,
cosa stavo facendo e cos’era la realtà. I confini naturali erano scomparsi, in
qualche maniera misteriosa, e la mia vita aveva perso ogni forma di equilibrio.
In circostanze simili, per altre due volte mi è
capitato di andare in spazi di follia, entrambe le volte per alcuni giorni.
Fortunatamente avevo degli amici che si sono occupati di me e non è mai durato
molto, non ho quindi mai avuto bisogno di essere ricoverata. Ogni volta è
accaduto attorno all’anniversario della morte di mio padre e sempre collegato
con l’abbandono, o la sensazione di essere abbandonata, da un uomo. Inoltre,
nel periodo precedente le crisi, avevo fatto uso sconsiderato di alcool e droghe – nel tentativo di soffocare tutta quella
sofferenza, senza aver imparato a sentire tutto il dolore che avevo dentro.
Nella mia famiglia nessuno ha mai manifestato molto i propri
sentimenti, anzi, eravamo un po’ tutti congelati dal punto di vista
emotivo.
‘Ritornare alla realtà’,
dopo un’esperienza così, era sempre molto duro: l’infelicità e le sensazioni di
disagio ritornavano senza che ci avessi guadagnato nulla, anzi, dovevo
rimettere faticosamente insieme i pezzi della mia vita e ricominciare a poco a
poco.
Il ‘Life Skills Training’ con Frank Natale e, successivamente, la permanenza a Pune, le meditazioni e la partecipazione a vari gruppi di
terapia mi hanno aiutata moltissimo nel mio processo di guarigione. Ricordo che
durante la mia prima Mystic Rose (nella seconda
settimana si viene incoraggiati a lasciare spazio alla
tristezza) mi sono sentita toccare nel profondo, e il mio cuore, a poco a poco,
si è aperto… Sono rimasta seduta là, concedendomi di ‘sentire’ la dolcezza
della tristezza, la libertà di lasciare affiorare il dolore e, insieme, la
certezza che mai più, in questa vita, finirò nella follia. Posso sentire, posso piangere, posso liberare i miei sentimenti e amarmi
nello stesso tempo. Che senso di libertà!
Dopo la seconda esperienza di pazzia, sono andata
da un medico per un controllo. Era un uomo saggio e dopo aver saputo che sono
una meditatrice mi ha detto di non preoccuparmi, che le persone sul cammino
spirituale hanno un loro modo per affrontare questi
spazi e che gli anniversari possono esercitare una forte influenza sulla nostra
vita e hanno bisogno di essere rispettati.
Un altro medico mi è stato di grande aiuto, quando
mi ha detto: ‘Tu non sei fatta per droghe e alcool,
cerca di non bere più di due bicchieri di vino in una sera e dimentica del
tutto i superalcolici”. Sono contenta di aver seguito questo saggio consiglio.
Eppure, ripensando a quelle
esperienze, mi sentivo ancora piena di vergogna… si trattava di fallimenti che
tanti hanno potuto vedere e per i quali posso essere giudicata. (Sono una persona a cui importa quello che gli altri pensano
di lei). E poi c’era la paura che potesse accadermi di
nuovo. Dovevo trovare un modo per assicurarmi che non sarebbe successo. Dovevo
trovare una forma di controllo, o di comprensione consapevole. E la situazione è arrivata. Ero in Germania, lavoravo in una
fiera, ed ero molto stressata. Una sera ho sentito che ero davvero sovraccarica
e sull’orlo di una crisi. Ho capito che dovevo fare una cosa molto semplice:
riposare, dormire e mangiare bene – le cose di base! Quindi,
anche se non c’era nessuno che potesse sostituirmi al lavoro, mi sono presa
mezza giornata libera per occuparmi di me stessa e rilassarmi. Mi sono sentita
molto orgogliosa di essermi assunta la responsabilità del mio benessere, invece
di spingermi oltre i miei limiti.
E due anni fa, durante il gruppo “Satori”, mi sono trovata faccia a faccia
con l’esperienza della follia. Ma ero presente, ho
visto quello che stava accadendo, ho potuto esprimerlo e diventarne
consapevole.
Non ci sono finita dentro – sono riuscita a osservare. E in questo modo, finalmente, ne sono libera!
Gramya
Per
lasciare al ‘folle’ lo spazio per uscire dalla sua
pazzia. La ‘non-cura’ Zen per la follia e l’importanza di ricordarsi che anche
la salute – amore e accettazione per se stessi e gli altri – è
contagiosa!
Diventa
responsabile
In Oriente, particolarmente
in Giappone –
grazie allo zen – è esistita per almeno
mille anni una cura totalmente differente.
Nei monasteri zen… non sono per niente degli
ospedali, né destinati a persone malate, ma in un villaggio, se c’è un
monastero zen, è l’unico posto adatto: se uno diventa pazzo o nevrotico, dove
può andare? In Oriente portano sempre le persone nevrotiche da un maestro,
perché se lui è in grado di trattare con le persone normali… perché no con
quelle malate di mente? È solo una differenza di livello.
Quindi portano le persone
nevrotiche nei monasteri zen, dal maestro e dicono: “Cosa si può fare? Prenditi
cura di lui”. E lui se ne prende cura.
E la cura è davvero incredibile!
La cura è: assolutamente nessuna cura. Alla persona viene data una camera, una celletta isolata, in un angolo,
da qualche parte nel retro del monastero: deve vivere lì. Gli viene fornito cibo… e le varie comodità: questo è tutto. E lui deve vivere da solo.
In tre settimane – solo tre
settimane, senza alcun tipo di terapia – la nevrosi sparisce.
Adesso molti psichiatri occidentali stanno
studiando questo metodo, come fosse un miracolo. Ma non è un miracolo. È semplicemente un modo per dare alla
persona un po’ di spazio per ‘rimettersi in ordine’, tutto qui!
Dato che alcuni giorni prima era normale, può
tornare a esserlo di nuovo. Qualcosa è diventato
troppo pesante per lui e gli occorre spazio, tutto qui. E inoltre non gli danno
molta attenzione: se dai troppa attenzione a una
persona nevrotica, come succede in occidente, non tornerà mai normale, proprio
perché nessuno gli ha mai dato così tanta importanza prima. Non tornerà mai
come prima, perché a quel punto nessuno si interesserebbe
più a lui… mentre adesso se ne stanno occupando grandi psicoanalisti – grandi
dottori, nomi famosi in tutto il mondo – e parlano di lui o lei: il paziente
giace sdraiato sul divano, e c’è un tizio autorevole seduto proprio dietro di
lui, e qualunque cosa lui o lei dica viene ascoltato attentamente, ogni singola
parola. Quanta attenzione!
La nevrosi diventa un investimento, perché le
persone hanno bisogno di attenzione. Alcune persone iniziano a
comportarsi in modo folle così la società dà loro attenzione.
In ogni antica città, in ogni
paese, trovi lo scemo del villaggio – e non è un uomo mediocre, è molto
intelligente. I matti sono quasi sempre intelligenti,
ma hanno imparato un trucco: la gente dà loro attenzione, li ciba, tutti li
conoscono, sono famosi senza occupare nessuna carica – tutto il villaggio li
osserva. Ogni volta che passano, sono come grandi leaders,
un folla li segue: i bambini saltano e tirano oggetti
– e loro ne sono felici! In paese sono famosi, e sanno che il fatto di essere matti è un investimento, un buon investimento!
E il paese si occupa di
loro: sono ben nutriti, ben vestiti – hanno imparato il trucco. Non occorre lavorare, non occorre fare niente – basta essere
pazzi, è sufficiente!
Se una persona nevrotica … e ricorda: l’ego è
nevrosi, l’ego ha bisogno di attenzione – dagli
attenzione e l’ego si sente bene. Molte persone hanno commesso omicidi semplicemente per ottenere
attenzione dai giornali, perché solo uccidendo potevano finire sui titoli in
prima pagina. Diventano improvvisamente molto, molto famosi – vengono pubblicate le loro foto, i loro nomi, le loro
biografie: improvvisamente non sono più degli sconosciuti, sono diventati
‘qualcuno’. La nevrosi è una profonda bramosia d’attenzione e se le dai attenzione, la nutri – ecco perché gli psicoanalisti
sono stati un perfetto fallimento.
Nei monasteri zen curano
una persona per tre settimane: nella psicoanalisi freudiana non riescono a
curarlo neanche in trent’anni: non hanno colto il
nocciolo della questione.
Ma nei monasteri zen alla persona nevrotica non viene data alcun tipo di attenzione, nessuno pensa che è una
persona importante – lo lasciano semplicemente da solo, questa è l’unica cura.
Deve risolvere i suoi problemi da solo: nessuno se ne interessa. In tre
settimane esce assolutamente normale.
Lo stare da soli ha un effetto curativo, è
qualcosa che ti guarisce. Ogni volta che credi di andare in
confusione, non cercare di risolvere la situazione rimanendo dove sei.
Allontanati dalla società per alcuni giorni, per almeno tre settimane e rimani
semplicemente in silenzio, osservando te stesso, sentendo i tuoi feeling,
stando con te stesso e avrai a disposizione una tremenda forza guaritrice. Per
questo, in oriente, molte persone sono andate sulle montagne, nelle foreste, da
qualche parte in solitudine, da qualche parte dove non ci fosse
nessun altro a disturbarli. Da solo con te stesso… così puoi sentire
direttamente le tue sensazioni e puoi vedere cosa sta succedendo dentro di te.
Nessuno è responsabile per te
all’infuori di te stesso, ricordalo! Se sei
pazzo sei pazzo – devi risolverlo tu: sei tu che sei diventato pazzo! Questo è
quello che gli indù definiscono il tuo karma. Il
significato è molto profondo. Non è una teoria. Dicono: qualunque
cosa sei, è a causa tua; e quindi deve essere risolta da te! Nessun
altro è responsabile per te, solo tu sei responsabile.
E così ti ritiri in
solitudine, in isolamento – per risolvere la faccenda: meditare sul tuo essere
e i tuoi problemi. Ed è questa la cosa bella: se
riesci a stare calmo, a vivere con te stesso anche solo per pochi giorni, le
cose si sistemano automaticamente, perché uno stato confusionale non è
naturale. Uno stato confusionale è innaturale, non lo puoi
prolungare a lungo. Occorre troppo sforzo per prolungalo.
Rilassati e basta, lascia che le cose accadano, osserva e non fare nessuno
sforzo per cambiare qualcosa, ricorda: se cerchi di fare qualche cambiamento,
continuerai allo stesso modo, perché lo sforzo stesso
continuerà a disturbare le cose
È proprio come sedersi sull’argine di un fiume: il
fiume scorre, il fango si sedimenta sul fondo, le foglie secche vengono trasportate verso il mare… lentamente il fiume
diventa del tutto limpido e pulito. Devi fare così per pulirlo – se ci entri dentro, lo renderai ancora più torbido. Osserva e
basta, le cose succedono da sole. Questa è la teoria del
karma: ti sei messo nei pasticci da solo… adesso stai da solo: non hai bisogno
di gettare i tuoi problemi addosso agli altri, non hai bisogno di gettare i
tuoi malanni addosso agli altri – stai semplicemente da solo. Sopporta in silenzio, osserva i tuoi problemi. Siedi lungo
la riva del fiume della tua mente. Le cose si aggiustano!
E quando le cose sono in
ordine ottieni chiarezza, una giusta percezione. Allora puoi tornare nel mondo…
1
Anche la salute è contagiosa
Stando vicino a un
maestro c’è la possibilità di poter catturare il suo benessere e la sua
completezza. Le persone pensano che solo la malattia può essere contagiosa:
questo è vero a metà. Perché, non potrebbero essere
contagiose l’integrità, lo star bene, la beatitudine, l’estasi? Devi solo essere aperto, disponibile, senza
paura. Allora la realtà può entrare in te e puoi
risvegliare la tua verità, che è profondamente addormentata. Allora la luce può
entrare in te e accendere la tua fiamma. Allora può toccarti qualcosa di eterno e distruggere la tua paura della morte e puoi
riuscire a vedere con i tuoi occhi il tuo essere come parte dell’eternità. 2
Osho, tratto da:
1 And The Flowers Showered #4
2 The Rebellious Spirit #5
La
visione di Osho e le sue meditazioni aprono nuove
prospettive sul tema della salute mentale. L’esperienza di Chetana, Psicologo Dirigente di una ‘Unità di Salute Mentale’.
Ho cominciato la mia
carriera in Ospedale Psichiatrico nel 1980, subito dopo la laurea e dopo un esperienza di analisi personale. Andavamo sull’onda di
una nuova ventata che proponeva la chiusura dei manicomi e l’istituzione di
strutture alternative.
Restava l’incognita del
disagio psichico. Mi fu subito chiaro che non avrei mai usato il termine
malattia mentale da
sconfiggere, perché non c’era malattia… né guerre da intraprendere. La follia
era, per molti dei nostri pazienti, uno stratagemma per la sopravvivenza, e
c’era soltanto un incredibile bisogno di guardarla in un’altra prospettiva.
Osho dice
che il folle ha delle intuizioni. Non riesce a controllarle, sono solo dei
lampi, ma talvolta riesce a vedere cose che tu non puoi vedere.
Bisognava creare degli strumenti che eliminassero la
distanza fra la follia e noi, poiché quella distanza era il frutto della paura
reciproca.
La follia comincia
quando il soggetto si sente pazzo, nel senso che è consapevole
dell’incomprensibilità del suo linguaggio, e non riesce assolutamente a
comunicare le sue intuizioni: c’è un confine molto sottile nel quale il pazzo
riesce a capire entrambi i linguaggi – il proprio e anche quello degli altri –
oltre quel confine il pazzo non può più capire il linguaggio degli altri. Credo che a
questo si riferisca Osho quando parla di uscire dalla
mente verso il basso: nell’inconscio, nella follia inconsapevole – o invece
verso l’alto: nel superconscio cioè, nell’innocenza dell’intuizione.
E dice: “Il pazzo è uscito dal meccanismo
della mente; certo, dal lato sbagliato, dal retro, tuttavia è fuori dalla mente. Perfino così può avere intuizioni
inaccessibili alle persone che non sono mai uscite dalle loro case...”.
Le intuizioni del folle sono
generalmente espresse, ma quasi mai a parole. Resta a noi aprire l’ascolto alle
loro intuizioni perché trovino una forma di accettazione.
Perché ciò succeda, dobbiamo
fare i conti con la paura, non la paura di colui che è
scivolato, ma la paura di chi lo ha visto cadere e che teme una qualsiasi caduta del proprio controllo: e cioè tutti noi. Ho visto addetti ai lavori impiegare
molti anni a dibattersi con le loro paure, nell’illusione che il controllo
della follia rappresentasse la panacea (per i
pazienti, ma anche per loro). Questo contiene una verità intrinseca: lavorare
con la salute mentale (detesto il termine malattia mentale) significa farsi
carico di una forma di incomprensione aprioristica:
molto spesso non capiamo, il nostro paziente non sa comunicare in una forma
leggibile, quindi non abbiamo per lui alcuna credibilità – dobbiamo
inventare una nuova forma di comunicazione che sia leggibile per entrambi, e ci
dia la chiave di un altro mondo, dove sono custoditi segreti e intuizioni… che
però non sappiamo quanto ci destabilizzeranno.
Quasi
sempre, creare questo canale è già la soluzione, la cura .
Molto spesso mi sono trovata in situazioni dove io, dopo una serie di
tentativi, capivo perfettamente quello che il mio paziente diceva… e tutti coloro che mi guardavano comunicare con questa strana
modalità, si chiedevano se non fossi per caso impazzita anch’io.
Un individuo che manifesti
un comportamento irrazionale rispetto alla logica comune, in India è chiamato paramhansa, che
significa il cigno più grande, colui che ha acquisito
la capacità di separare la luce dalle tenebre, di separare ciò che è giusto da
ciò che è sbagliato. Il folle sa cosa è giusto, ma non sa
cosa è sbagliato. I parametri che utilizza non sono definibili in termini di errore (esatto o errato), ma in termini di consapevole e
inconsapevole. E questo rimanda un po’ a quello che accade con la meditazione:
quando sei consapevole, non commetti errori .
Il folle non medita, ma è
molto vicino alla meditazione, poiché segue unicamente la propria verità. “Di
un pazzo si dice che è fuori di testa. La stessa
espressione può essere usata anche per l’illuminato: anche lui è fuori dalla sua mente.” Quando ho cominciato a lavorare con
la meditazione insieme alla psicoterapia ho capito
subito che si sarebbero potenziati tutti i livelli, soprattutto quello emotivo,
e questo poteva costituire un rischio. Posso dire oggi, a distanza di oltre
dieci anni, di non essermi mai trovata in difficoltà, neanche nei gruppi con
pazienti molto gravi: la meditazione riusciva a creare un ponte sul quale le
alterazioni percettive potevano non essere così minacciose, né per i pazienti,
né per gli addetti ai lavori. In molte occasioni è stato un canale che serviva a velocizzare un
processo di cambiamento in atto, in altre serviva a riportare l’attenzione su un focus, raramente lasciava
indifferenti. Attualmente lavoro sempre con la meditazione
nei gruppi, e ancora non ho smesso di registrarne gli effetti benefici.
“È facilissimo aiutare un
pazzo, perché ha gustato qualcosa fuori dalla mente,
ma è necessario mostrargli la porta giusta. In un mondo migliore, i nostri
manicomi cercheranno di aiutare i pazzi a usare
l’opportunità che si è verificata nella loro vita di uscire dalla mente, per
raggiungere la porta giusta, e uscire da quella…”
E io posso continuare a sognare un mani-comio
senza porte e, ancora di più, un manicomio talmente aperto da essere fatto solo
di mani – unite fra di loro – e senza ‘comio’ [=cura]…
perché non c è nessuna malattia da curare, ma solo una salute – di tutti – da
difendere.
Chetana
La
meditazione funziona
Il dott. Joachim Galuska dirige in Germania la
Fachlklinik Heiligenfeld, un istituto psichiatrico che ha un approccio olistico
alla malattia mentale. Sin dall'inizio ha usato le meditazioni di Osho come parte dei suoi metodi clinici. "La Dinamica è una delle tecniche più potenti che conosco"
dice Galuska. "Mette a nudo vaste aree della
mente inconscia."
Il dott. Galuska usa le meditazioni di Osho con una certa attenzione: "La Dinamica è eccellente
per personalità sufficientemente mature, nevrotiche solo entro certi limiti. Persone
di questo genere farebbero bene a provare questa
tecnica per vedere quali sono i suoi effetti su di loro. Per le personalità
borderline o psicotiche, invece, potrebbe essere eccessivo. Proprio perché è
uno strumento così potente, i dottori dovrebbero considerare bene e raccomandarla
alle persone a cui può giovare". D'altra parte raccomanda la Kundalini anche
a pazienti con gravi disturbi psicotici: "È una caratteristica di tutte le
meditazioni di Osho il fatto che esse mettono in moto
l'intero sistema energetico corporeo, e la Kundalini in particolare fa sì che
questo accada in modo dolce e armonioso".
La dottoressa Raina Falk, neurologa e psichiatra,
offre la Meditazione Dinamica ai suoi pazienti... per ventuno giorni al mese, e anche a lei piace farla!
"I pazienti che vengono da me appartengono a
due categorie" ci spiega. "Alcuni soffrono di emicranie,
problemi di stomaco, dolori cardiaci, dolori alla schiena, disordini psicosomatici
di tutti i tipi, tutti quei disturbi di fronte ai quali i medici si sentono
piuttosto impotenti. Gli altri soffrono di depressione o di aggressività
latente. Entrambi i gruppi ricavano un grosso beneficio dalla Dinamica". Da quel che le dico-no
i pazienti, con la meditazione accadono molte cose: un paziente che aveva
sofferto di depressione le ha raccontato — dopo la prima settimana di
meditazione —di aver danzato tutta la notte con sua moglie. "Era davvero
esultante" ricorda la Falk "anche se ora ha
un po' paura di tutta questa nuova energia e dell'effetto
che avrà sulla sua vita."
Tratto
da www.osho.com
“In
Occidente l’intelletto sembra essere tutto” dice Osho. Questa totale
identificazione con la mente ci porta a una visione
della vita non solo limitata, ma che può diventare anche pericolosa, se non
abbiamo il supporto della meditazione.
Genio
e follia
‘Al di là di bene e male’
Una persona geniale del calibro di Frederick Nietzsche corre sempre
il rischio di impazzire. Non si è mai sentito che un idiota sia impazzito. Per
impazzire, per prima cosa devi avere una mente. Un genio cammina
sul filo del rasoio… Nietzsche è forse uno dei
geni più prolifici che il mondo abbia prodotto. Ha avuto talmente tante
intuizioni, che alla fine dovette cambiare il suo modo
di scrivere. I suoi scritti divennero pieni di aforismi,
perché le sue intuizioni gli affollavano completamente la mente e se avesse
scritto un saggio, altre rivelazioni avrebbero potuto essere dimenticate,
perse. Ma avere troppe rivelazioni è pericoloso. Un uomo come Nietzsche, avendo raggiunto
picchi molto alti di comprensione, impazzì. La ragione fu che la sua
intuizione rimase solo intellettuale. Non si fondava sulla
meditazione, non l’aveva neanche mai sentita nominare.
Se Nietzsche fosse nato
in Oriente, sarebbe stato un altro Gautama il Buddha, senza niente in meno – forse persino qualcosa in più.
Ma in Occidente l’intelletto
sembra essere tutto. Quindi arrivò alle conclusioni in maniera logica –
conclusioni molto belle... e così cercò di vivere secondo quelle conclusioni,
nelle quali però non vi era alcun fondamento di
meditazione. Crollò, ebbe un esaurimento nervoso.
Provò ad innoltrarsi dove solo ai meditatori è permesso andare...
In Occidente è successo di continuo: ogni volta ci
sia stato un uomo di grande genialità, presto o tardi
gli veniva un esaurimento nervoso, come se avesse
visto così tanto da non poterlo sostenere. In Oriente non è mai successo,
perché noi non iniziamo dalle intuizioni. Prima ci assicuriamo che tu abbia una
base. Non è possibile immaginare che un Gautama Buddha, un Bodhidharma, un Mahakashyapa fossero matti –
persino immaginarlo è impossibile. Il loro equilibrio è così perfetto. E il loro equilibrio è radicato nella meditazione, nel loro
silenzio, nella pace, nella solidità del loro essere. Poiché
hanno radici profonde nella terra, sono in grado di innalzare i loro rami così
in alto da poter conversare con le stelle.
Può succedere che un genio soffra troppo per la
sua intelligenza e alla fine – poiché la tensione diventa alta, i suoi pensieri
diventano troppi – o si uccide o diventa matto.
In Occidente molti professori, molti filosofi,
matematici, pittori, poeti, narratori
– persone creative, di genio – sono impazzite o si
sono suicidate.
E la situazione di Nietzsche…
Fu condannato da tutti, perché se dici che l’amore ti
porta oltre il bene e il male significa che esiste qualcosa di più alto del
bene e del male; e se ti conduce oltre il bene e il male, allora sei totalmente
libero, a quel punto le tue azioni non possono essere giudicate come buone o
cattive.
Aveva ragione, ma non aveva un supporto
meditativo. Avrebbe potuto discuterne, ma non poté
provarlo nella sua vita. Lui stesso non riuscì ad amare dell’amore di cui
parlava. Quel tipo di amore arriva solo come fragranza
della meditazione – e a quel punto certamente non esiste niente che sia giusto
o sbagliato.
Mi sento profondamente triste per Nietzsche… se fosse stato in Oriente, avrebbe
elevato la consapevolezza dell’umanità con la sua illuminazione. 1
Oltre
la mente
Ramakrishna, un ‘folle di dio’.
Solo in Oriente abbiamo scoperto che esiste anche
un altro tipo di ‘follia’, che nasce dalla meditazione profonda: andare oltre
la mente. Entrambi gli stati sono al di fuori della mente, ecco perché tra loro
esiste qualche somiglianza. Il sufismo accetta quello
stato e lo chiama ‘lo stato di un masta’ – un folle di dio. Il suo
comportamento è irrazionale, rispetto alla logica
comune. Forse però esiste una logica più elevata, rispetto alla quale il suo
comportamento non è irrazionale.
In India, un uomo simile è chiamato paramhansa. Agli inizi del secolo, Ramakrishna era uno degli uomini chiamati paramhansa. Il comportamento di un paramhansa
è totalmente folle, ma intensamente bello e ha una profondità che non hanno neppure i geni più eccelsi. Se Ramakrishna
fosse vissuto fuori dall’India sarebbe stato
ricoverato in un manicomio, perché in Occidente la pazzia è pazzia e basta: là
non ci sono due categorie. In India diventò un essere quasi divino, un dio,
poiché la gente pian piano aveva compreso che Ramakrishna appariva come un essere irrazionale, ma che la
sua irrazionalità aveva qualcosa di divino.
Fin dall’infanzia aveva fatto cose strane… la sua
famiglia era preoccupata e si chiedeva: come sarebbe stata la sua vita? Parenti
e amici suggerirono – si usa fare così in India e
anche in altre nazioni – di dargli una buona moglie, per fargli dimenticare dio
e la meditazione… però tutti pensavano che avrebbe rifiutato. Ma Ramakrishna era un folle… quando
suo padre gli chiese di prendere moglie, paventava una risposta negativa, ma Ramakrishna gli rispose con grande gioia: “Sì, ma dov’è la
ragazza?”
Tutti commentarono: “Questo ragazzo è pazzo! Non è
questo il modo! È pronto… così, subito!”.
La ragazza abitava in un villaggio vicino e un
giorno vi portarono Ramakrishna per fargliela vedere.
In India l’usanza è che la ragazza venga a posare qualche dolce sul piatto del
ragazzo: questo è l’unico momento in cui il ragazzo può vederla – solo per
pochi istanti – e poi deve decidere. Prima che Ramakrishna
si recasse nel villaggio vicino per vedere la ragazza,
sua madre gli aveva dato tre rupie da spendere se ne avesse avuto bisogno.
Quando la ragazza arrivò portando i dolci, egli la guardò, prese dalla tasca le
tre rupie e le posò ai piedi di lei, poi le toccò i
piedi con rispetto, dicendo: “Madre, tu sei la ragazza giusta per me. Io ti
sposerò”.
Suo padre lo rimproverò: “Sei
stupido! Non capisci che nessuno chiama ‘madre’
la propria moglie?” Ma tutti sapevano che il ragazzo era un po’ eccentrico –
innanzitutto, posare ai piedi della ragazza quelle tre rupie… e toccarle i
piedi con rispetto e dirle di punto in bianco ‘Madre, sei davvero bella. Io ti sposerò’.
La famiglia della ragazza si oppose a quel
matrimonio, dicendo: “Questo ragazzo è pazzo!” La ragazza, invece, insisteva
nel dichiarare che se doveva sposare qualcuno, avrebbe
sposato solo Ramakrishna. La famiglia dovette
acconsentire al matrimonio. Il matrimonio fu celebrato e gli sposi vissero
insieme per tutta la vita. Ramakrishna continuò a
chiamare ‘madre’ la propria moglie.
…Nel Bengala si adora la dea
madre Kali. Ogni anno, Ramakrishna
metteva su un trono la moglie Sharda, nuda, e
l’adorava – nuda, proprio com’era nuda la statua della
dea madre nei templi. Egli non andava al tempio, diceva: “Ho con me la dea
madre vivente, perché dovrei andare al tempio per adorare una statua di
pietra?”.
Tutti dicevano che quella
era follia, pura follia. Ma la sua follia sotto molti
punti di vista non poteva rientrare nella categoria dei pazzi comuni. La sua
follia trascendeva la mente, non cadeva al di sotto della
mente. Ciascuna delle sue affermazioni aveva un’incredibile
rilevanza, era semplice ma piena di significato. E,
proprio come fanno i contadini, raccontava piccoli aneddoti. Quegli aneddoti
erano talmente belli che potevi trarne più
insegnamenti che da tutte le sacre scritture. E la sua
vita… Se tu la osservi con cura, capisci che non era un uomo comune! 2
Osho, tratto da:
1 Osho Upanishad # 3
2 Oltre la
psicologia ed. Oshoba
Se riesci ad andare oltre, la tua intelligenza crescerà;
se vai al di sotto di essa, ogni forma di intelligenza svanirà.
Ma in entrambi i casi, sia
nel volo oltre la mente, sia nella caduta al di sotto di
essa, ti ritrovi fuori dalla mente. Per questo esiste una certa somiglianza tra
l’illuminato e il pazzo. Il pazzo ha subito un crollo, ma è fuori
dalla mente. L’illuminato è andato oltre la mente, è un volo verso
l’alto. Anche lui è fuori dalla mente, ma poiché ha
superato la mente, raggiunge un equilibrio perfetto, una intelligenza così
acuta e una chiarezza tali che la mente non riesce neppure a concepire.
Ma la somiglianza consiste nel fatto che entrambi sono fuori dalla mente e la mente può interpretare l’uno e
l’altro sia come illuminati sia come folli. In Occidente ci sono molti
illuminati internati nei manicomi, perché la psicologia occidentale non crede
in uno stato oltre la mente. Nei riguardi di chiunque si trovi fuori dalla mente, l’unica interpretazione disponibile è: è
impazzito.
…È necessaria una grande
sintesi tra psicologia occidentale e saggezza orientale riguardo la
comprensione della mente. Si tratta di due dimensioni diametralmente opposte.
La caduta al di sotto della mente ti riporta allo
stadio animalesco, il suo superamento ti porta alla fioritura suprema, alla buddhità. E il loro accadere è
così diverso, così qualitativamente differente, che possono essere distinti
molto facilmente. Solo un meditatore può fare l’esperienza del superamento
della mente. La caduta accade a chiunque abbia una
mente troppo tesa, intollerabilmente tesa, al punto da perdere il controllo del
meccanismo mentale, fino al suo crollo.
La consapevolezza è il tuo potere. E affidarsi al
proprio potere dona una grande libertà e una grande
autorità e una grande integrità. La mente viene
tagliata alle radici, e presto appassisce. E lo spazio che la mente occupava
non viene occupato da nient’altro, è ora puro spazio.
Questo è il tuo essere reale, autentico.
Finché in te non sorge la
consapevolezza, qualunque forma di moralità è fasulla, e tutta la tua
educazione non è che uno strato sottile che chiunque può distruggere. Ma quando la moralità nasce dalla consapevolezza, non da una
particolare disciplina, allora è tutta un’altra faccenda. Allora risponderai a ogni situazione in base alla tua consapevolezza, e qualunque
cosa farai andrà bene.
La consapevolezza non può far nulla di male.
Questa è la vera bellezza della consapevolezza: qualunque cosa da lei prodotta
è bella e giusta, in maniera naturale, senza richiedere sforzi o disciplina.
La consapevolezza è la chiave d’accesso al divino.
Tratto da: Osho, Bodhidharma: The Great Zen Master # 15
Il
Teatro dell'identificazione
Un
apologo a metà fra misteriose pratiche millenarie e… realtà virtuale.
La mia amica Sandy, inglese, è una moderna esploratrice di antichi misteri di cui risulta traccia solo in
manoscritti difficili da decifrare.
Ero in vacanza in Sri Lanka l’anno scorso, quando me la vedo
arrivare all’albergo dove stavo io. Un bell’incontro
a sorpresa che si è poi rivelato molto prezioso.
Aveva
infatti appena scoperto un’antica tradizione teatrale dell’isola,
rimasta intatta nel tempo grazie alle pratiche tramandate di generazione in
generazione in un villaggio nascosto nella foresta equatoriale. Tradizione
teatrale fino ad allora rimasta sconosciuta al resto
del mondo.
Visto che ero in vacanza e che in fondo,
nonostante l’età, un po’ il gusto dell’avventura mi era rimasto, mi sono unito
a lei il giorno che era riuscita a organizzare una
specie di workshop in quel villaggio per conoscere meglio questa antica
tradizione teatrale.
Siamo arrivati in jeep nel
villaggio dopo aver viaggiato 3 ore nella foresta e subito siamo stati accolti
con inaspettato e gradito calore da un gruppo di persone che Sandy già conosceva. Il workshop
sarebbe iniziato di lì a poco.
Quello che veniva chiamato il teatro era una specie di antico tempio
buddista seminascosto dalla vegetazione. Entrando dall’esterno assolato si veniva accolti dalla frescura e da un apparente buio
pressoché totale, ma dopo qualche secondo si cominciava a scorgere i dettagli
morbidamente illuminati da un considerevole numero di candele.
Era una specie di anfiteatro
coperto, con uno spiazzo centrale in basso riservato agli attori, e una
scalinata di pietra intorno riservata agli spettatori. O
perlomeno così ho pensato io entrando. In realtà dovevo poi scoprire che tra
gli attori e gli spettatori non c’era questa gran distinzione. Anzi gli attori
in carne ed ossa non esistevano proprio… Quelli che venivano
chiamati gli attori erano lì immobili, più che seduti, afflosciati sul
pavimento di pietra blu del palco. Non erano delle persone, ma delle specie di
manichini sintetici, inespressivi e senza volto. Erano fatti di un materiale
misterioso (nemmeno i nostri ospiti
sapevano spiegarne l’origine che si perdeva nei secoli) di colore grigio opaco
e fluorescente allo stesso tempo. Un po’ a cavallo tra uno scenario da
fantascienza e una vetrina di abiti in rifacimento.
Veniamo invitati a prendere
posto sulle scalinate da bravi spettatori insieme ai nostri ospiti che ci
augurano di goderci lo spettacolo senza preamboli o introduzioni a cosa stiamo
per vedere.
Eravamo tutti sugli spalti
con i manichini nello spiazzo… io e la mia amica ci scambiamo sguardi interrogativi –
insomma dove sono gli attori? che razza di rappresentazione teatrale sarebbe questa?
Sempre con gli sguardi ci diciamo l’un l’altra di
rilassarci e stare a vedere.
C’è silenzio, e profumo d’incenso nell’aria. Mi
ritrovo a guardare distrattamente i manichini. Ma…
cosa succede? Guardo meglio. È proprio vero: il mio sguardo fa fare dei piccoli
sobbalzi ai manichini, come se si sentissero osservati. Anche Sandy se ne è accorta. Tutti gli
spettatori con i loro sguardi fanno sobbalzare i manichini fino ad allora rimasti inerti. Un brivido mi passa sulla schiena:
non ho paura, ma mi sento come un bambino inerme di fronte a
una cosa più grande di me che non riesco ad afferrare. Guardo i nostri ospiti e
sono compiaciuti della nostra scoperta del loro
tesoro. Sono però rilassati e amichevolmenre
sorridenti. Mi rilasso con fiducia e torno a osservare
i manichini con rinnovato interesse e un pizzico di anticipazione: cosa faranno
i manichini sotto uno sguardo più attento e coinvolto?
E infatti la
rappresentazione teatrale scopro che è basata tutta su questo punto: il mio
sguardo dà vita all’attore rimasto finora inespresso nel manichino. Così ne
scelgo uno che intuitivamente, non so perché, sento più vicino a me. Sobbalza,
si muove, si alza tremolante. Mi spavento un po’ e il manichino ricade a terra
immobile. I miei vicini ridono amichevolmente, è normale, mi dicono, la prima
volta spaventarsi un po’ del fenomeno. Sorrido anch’io e torno al mio
manichino. Intanto vedo che quasi tutti gli altri manichini sono già alzati,
alcuni si guardano intorno immobili, altri stanno camminando
lentamente in giro per il palco. Mi dispiace rimanere escluso dal gioco e così mi impegno di più a concentrarmi col mio manichino.
Stavolta non ho tentennamenti e il manichino con
vitalità e decisione si alza e si guarda intorno. Il mio guardarlo gli dà vita. Il mio guardarlo mi fa sentire vicinissimo a lui e
lui mi piace, mi attira, mi interessa.
Una specie di forza magnetica non solo mi tiene
incollato lo guardo sul mio manichino, ma mi porta a sentire quello che lui
sente, a immedesimarmi in lui… l’equilibrio precario
nel camminare, la pietra fredda sotto i piedi, l’aria fresca sulla ‘pelle’. Però, interessante! la cosa mi
appassiona davvero: all’inizio era come se muovessi con le mie decisioni una
specie di burattino senza fili, adesso è come se mi trovassi all’interno del
burattino stesso e non ho nemmeno bisogno di pensare cosa fare o dove andare,
lo faccio e basta. Sono in un certo senso diventato il burattino sul palco. La
stessa cosa è successa a tutti gli altri spettatori.
Non solo: aumentando l’intensità di partecipazione
alla rappresentazione, vedo piano piano i burattini
grigi e impersonali assumere le fattezze dello spettatore che li guida. E così a un certo punto siamo tutti lì come se fossimo presenti in
carne e ossa sul palco io, Sandy, e tutti gli altri
che camminiamo in giro sorridendoci con complicità, ridendo divertiti per la
strana cosa che stava succedendo, dandoci strette di mano, abbracci,
guardandoci negli occhi, come se arrivassimo da un lungo viaggio e ci
ritrovassimo solo ora di nuovo tutti insieme…
Ops! questa
ragazza non l’avevo proprio notata prima tra i partecipanti al workshop. E adesso eccola qui con me sul palco che mi sorride e mi
guarda negli occhi con intensità.
Devo essere sincero, mi
piace
da morire. Mi muovo dolcemente verso di lei e le prendo una mano. Sento tutte
le sensazioni del mio manichino come se fossero le mie. Sento un fuoco dentro
per questo manichino/ragazza che non sentivo da un po’ di tempo: i suoi grandi
occhi neri orientali, la sua pelle scura, i lineamenti
perfetti, il delicato profumo naturale… E anche lei sembra piuttosto
interessata a me.
Le sto
vicino, le accarezzo i capelli lunghi e lisci. Sento le mie guance
arrossire un po’: sono emozionato come un teenager.
Lei ride, come una cascatella d’acqua festosa, se ne era accorta. Mi mette una mano sul petto e mi guarda con
occhi amorevoli e io mi commuovo: non sapevo di poter essere così emotivo…
Dal fondo del teatro/tempio sorge una melodiosa
musica di flauto, dilruba
e dolci percussioni che tocca il cuore (non mi ero accorto che c’erano anche
dei musicisti). Non so come dirlo… ma sono innamorato pazzo di questa donna. Un vero fulmine a ciel sereno; l’incontro
della mia vita. La prendo tra le braccia e la
bacio col cuore che mi batte a mille. Dio che bello! Rido,
la bacio, lei ride e mi bacia, ci si abbraccia, si danza, ci si guarda, ci si tocca, ci si bacia… che pelle stupenda questa ragazza
sconosciuta.
Sento una mano forte che mi prende per la spalla.
Mi volto e vedo un uomo che non conosco. Mi guarda con intensità, quasi con
furia. O dio cosa succede? Tutti i miei begli ormoni
lanciati verso l’incontro d’amore, si afflosciano in
ritirata. O cazzo questo è
geloso!
La ragazza si ritrae da me e sta da parte
impaurita. Il tipo mi urla che quella è la sua donna e che io non ho nessun
diritto di toccarla. Io balbetto che non me ne ero
reso conto… non sapevo… lei era lì, bella e disponibile… mi scusi, non avevo
capito che… Un cazzotto mi colpisce allo stomaco, poi un altro e un altro
ancora. Dio che male. Mi affloscio dolorante sul pavimento
mentre sento la ragazza piangere e gridare al tipaccio di lasciarmi
stare, che non avevo colpa. Tutta l’attenzione degli altri partecipanti si
rivolge a questo dramma della gelosia. C’è
chi difende il marito, chi urla ‘puttana’ alla ragazza, chi cerca di difendere
me. Che situazione! Un vero inferno ha preso il posto
del paradiso d’amore di pochi minuti prima. Per giunta non conosco nessuno dei
presenti, sono tutti orientali con una mentalità diversa dalla mia e che si
capiscono perfettamente tra di loro, e io mi sento
totalmente straniero, isolato. Momento intenso. Paura. Voglia di scappare. Ma il tipo non mi molla, mi tiene per un braccio e mi urla
in faccia adesso in una lingua che non conosco. Vedo un coltello nella sua
mano… non so cosa fare, rimpiango di non aver mai preso lezioni di karatè e cerco di pensare quali mosse farebbe Bruce Lee in questa situazione.
Non ce la farò mai. Questo mi ammazza e non posso nemmeno tentare la fuga, sono
circondato dai suoi amici che lo spalleggiano…
Non so da dove è venuta. Ma
improvvisamente la rivelazione: nei pasticci non sono io, è il manichino. Non è la realtà, è una rappresentazione teatrale.
Non devo nemmeno chiedermi cosa fare a sto punto: è bastato ricordarmi della realtà e di botto il
manichino si affloscia a terra, grigio e impersonale come era all’inizio. E io? Be’ lo sapevate già: io sono
seduto al mio posto, da dove non mi sono mai spostato, sulle gradinate insieme
agli altri spettatori/burattinai. Il cuore mi batte ancora forte, ma sorrido.
Sono accaldato, ma adesso mi calmo.
Intanto sul palcoscenico gli altri attori a uno a uno si afflosciano svuotati dell’energia che li
animava e cadono a terra ridiventando manichini anonimi. A
uno a uno gli spettatori intorno a me si ravvivano e si risvegliano da questa
specie di trance ipnotica che ci aveva posseduti tutti. Ci guardiamo.
Sorridiamo. Poi scoppiamo a ridere con le lacrime agli occhi. Che esperienza! Vedo là in fondo la ragazza di cui mi ero innamorato sul palco, è davvero carina forte! mi sorride. Di fianco a lei vedo il marito… ci guardiamo in
sospensione per un lungo momento, poi scoppiamo tutt’e
due a ridere, lui si alza viene da me e mi abbraccia,
continuando a ridere di gusto. Mi dice, “Certo che ci siamo fatti proprio un
bel film, non è vero?”
Akarmo
Il Maestro dice al discepolo di meditare su un koan: “Una
piccola oca viene messa in una bottiglia e poi
nutrita. L’oca cresce, aumenta di peso e riempie tutta la bottiglia. Ora è
talmente grossa da non poter essere estratta dal collo della bottiglia che è ormai troppo stretto”. Il koan ti chiede di togliere l’oca dalla bottiglia, senza rompere
quest’ultima e senza uccidere l’oca.
È un bel rompicapo!
Come si può fare? L’oca è talmente grossa che non la si può togliere dalla bottiglia, a meno di non rompere
quest’ultima: ma non è permesso. Oppure si può
uccidere l’oca; ma in questo caso l’oca non si salva, e neppure questo è
permesso.
Il discepolo medita continuamente ogni giorno –
tenta una strada e poi un’altra, ma non trova una via d’uscita. Alla fine,
stanco, totalmente esausto, improvvisamente ha un’intuizione… comprende che non
era possibile che al Maestro interessasse l’oca o la
bottiglia: quindi sono simboli di qualcos’altro. La bottiglia è la mente e il
discepolo è l’oca… Se il discepolo è il testimone,
allora è possibile. Senza essere nella
mente, egli ha potuto identificarsi talmente con la mente da convincersi di essere nella mente!
Corre dal Maestro per dirgli
che l’oca è fuori. Il Maestro gli risponde: “L’hai capito! Ora rimani fuori dalla mente, in realtà non sei mai stato dentro la
mente”.
Se continui a combattere con
l’oca e la bottiglia, non troverai mai la soluzione. La
soluzione sta nell’intuizione: “Non è possibile che al Maestro interessi l’oca
o la bottiglia: quindi sono simboli di qualcos’altro. Cosa
possono rappresentare?” Poiché l’unica relazione tra il Maestro e il discepolo
e tutto il lavoro del Maestro riguardano la mente e la consapevolezza.
La consapevolezza è l’oca che non è nella bottiglia
della mente. Ma voi credete di essere
nella bottiglia e andate chiedendo a tutti cosa dovete
fare per uscirne. E ci sono anche degli idioti pronti ad aiutarvi a uscirne con delle tecniche. Li definisco “idioti” perché
dimostrano di non avere capito come stanno le cose nella realtà.
L’oca è
fuori – non è mai stata nella bottiglia – perciò non esiste il problema di
liberarla dalla bottiglia.
La mente è soltanto un susseguirsi di pensieri,
che transitano di fronte a te sullo schermo del tuo cervello. Tu sei un
osservatore. Ma cominci a identificarti con tutte le
cose piacevoli – che sono esche allettanti. Una volta che ti sei lasciato
prendere dalle cose piacevoli, sei catturato anche dalle cose
sgradevoli – poiché la mente non può esistere senza il dualismo.
La consapevolezza non può esistere nel dualismo e la mente non può esistere
senza il dualismo.
La consapevolezza è non–dualistica
e la mente è dualistica.
Quindi sii solo l’osservatore.
Non ti insegno alcuna soluzione, ti offro la soluzione: allontanati un poco e
osserva. Crea una distanza tra te e la tua mente.
Sia che passino nella tua mente cose piacevoli,
deliziose, che tu vorresti gustare intimamente, sia che
passino cose sgradevoli – rimani il più distaccato possibile. Osservale tutte,
come se assistessi a un film. Ma la gente si identifica perfino con i personaggi dei film. 1
Nel mondo esterno vedi oggetti e
cose: è il mondo oggettivo, formato da gente, alberi, montagne, oceani. Inoltre, puoi vedere i pensieri, i sentimenti, le emozioni,
la rabbia, l’avidità: è il tuo mondo interiore. Ma chi è colui
che vede? In quei due mondi, quello esteriore e quello interiore, chi è colui che vede?
Ricercare chi è colui che
vede, chiederselo, significa sollevare l’interrogativo religioso fondamentale.
Dio non è un interrogativo religioso, è una domanda
molto infantile.
Questo è l’interrogativo religioso: chi è colui che vede, che osserva i pensieri, le emozioni, gli
oggetti, le montagne, le nuvole? Chi è questo osservatore
che si trova alle spalle di ogni cosa? L’osservatore sulla collina non fa
nulla, tranne osservare. Non agisce, è un semplice specchio limpido che
riflette tutto ciò che gli si para davanti…
La strada per arrivare a questo osservatore
è molto semplice. Lascia cadere tutti gli oggetti di osservazione,
perché oscurano l’osservatore stesso; è come se il sole venisse coperto dalle
nuvole: non potresti più vederlo.
È facile abbandonare gli oggetti esterni; devi
solo chiudere gli occhi, e gli oggetti esterni non esistono più. La difficoltà
sorge con gli oggetti interiori. Sono solo ombre degli
oggetti all’esterno: pensieri, sogni, fantasie. Non lottare. Se ti metti a
lottare con loro, diventi un attore, e non sei più colui che
osserva. Ti sei scordato di restare un semplice osservatore.
È un trucco semplicissimo. Una volta che l’hai
scoperto, diventa elementare; di certo, la prima volta è difficile. È un po’
come nuotare. Quando vedi nuotare gli altri resti
meravigliato, se non sai nuotare. E tutti ti dicono
che è semplicissimo, non è una gran cosa.
Dovete ricordarlo: l’osservazione non è un’arte, è
solo un trucco. Dovete solo ricordarvi di non affogare nel fiume che scorre
dentro di voi. E come ci affoghi? Diventando attivo in
un modo o nell’altro.
Se resti inattivo, passivo, se non fai nulla …
stai all’erta: ‘Non devo fare nulla, se scorre ira,
lasciamo che se ne vada …’. Non ti preoccupare dei pensieri che scorrono, siano
essi buoni o cattivi. Devi solo limitarti a osservare,
senza giudicare, senza condannare, perché quelle sono tutte azioni.
L’azione ti riporta nella mente. L’inazione ti
libera dalla mente. L’azione è un ponte tra te e la mente; con l’inazione quel
ponte si rompe e tu resti solo.
Nel momento in cui sei
inattivo, quando non partecipi in nessun modo, esperimenti un miracolo: è il
tuo partecipare che mantiene in vita la mente (i suoi pensieri, i sentimenti, le
emozioni). Quando tu non partecipi, svaniscono semplicemente, lasciando un semplice
vuoto: resti solo, in solitudine assoluta.
Il tempo si arresta, con l’arrestarsi della mente.
E per la prima volta nella tua vita vedi colui che
osserva, l’osservatore. Diventi consapevole della consapevolezza; la religione
non è altro che questo. 2
Osho tratto da:
1 Oltre la
psicologia Oshoba Ed.
2 La Bibbia
di Rajneesh Ed. Bompiani
Molti tra i film candidati
all’Oscar di quest’anno raccontano vicende di persone con problemi di salute
mentale. A Beautiful Mind – premiato come miglior film – usa il mezzo
cinematografico per darci un ritratto veritiero della schizofrenia. Mi chiamo Sam,
per il quale Sean Penn ha
ricevuto la nomination come miglior attore, racconta
la storia di un padre ritardato mentale che difende il proprio diritto alla
paternità, e ci mostra i due lati dell’innocenza.
Il terzo film sulla ‘mente’ che ha partecipato
alla corsa agli Oscar contiene elementi di entrambi. È
una denuncia del mondo accademico, come del resto è A Beautiful Mind,
ed è anche un film sull’innocenza…
Ma un diverso tipo
d’innocenza.
Iris Murdoch, una delle
scrittrici inglesi contemporanee più apprezzate, nonché
filosofa, docente a Oxford e studiosa fino alla morte, avvenuta nel 1999, ha
passato gli ultimi anni della sua vita avvolta nelle nebbie della più
conosciuta forma di demenza, il morbo di Alzheimer.
Iris, il film sulla vita della
scrittrice tratto dal libro del marito, John Bayley, – e che ha vinto
l’Oscar per il migliore attore non protagonista – è un commovente requiem a
un’altra mente bella e intelligente che si era dedicata totalmente
all’importanza del pensiero e alla sovranità del bene.
La Murdoch è stata una delle scrittrici impegnate più popolari, il suo amore
per l’uso della lingua risuona in ogni pagina da lei scritta.
Il film si apre con i primi segni di perdita di
quel linguaggio. Le parole svaniscono dal suo lessico personale. Oppure ritornano in maniera ripetitiva, senza alcun
significato. La vediamo perdere prima il ricordo delle parole, poi il ricordo
delle relazioni, accompagnata dalla crescente disperazione di marito e amici,
che raggiunge il picco in una scena di rabbia senile
così reale, che raramente ci è accaduto di vedere sullo schermo.
La forte personalità della Murdoch
si ritira a poco a poco dietro una maschera pietrificata di ebetismo,
e la donna entra in un mondo di vaga semplicità. La vediamo seduta sulla spiaggia, a gambe incrociate, come
farebbe un bambino, che accumula sassolini sopra fogli bianchi per non
farli volare via. Quando, durante una visita, il
medico le chiede il nome del primo ministro, lei vuole sapere se è importante:
“Se è importante, qualcuno lo deve conoscere. Chieda a John, lui glielo dirà!”.
Anni fa, anche mia madre,
allora settantaseienne, ha cominciato a svanire in quella che venne
diagnosticata come malattia di Alzheimer, e anche le
sue domande avevano quel sapore in cui si incrociano idiozia e saggezza. Molto
tempo dopo aver smesso di parlare, passava il suo tempo facendo cose
“importanti”, come suonare Chopin al pianoforte o osservare i giochi di luce tra le foglie degli alberi e i
raggi di sole. Sannyasin di Osho
da molti anni, era molto rilassata nella sua giocosità naturale, e non si
vergognava di esprimere il suo affetto in maniera spontanea. Le infermiere
della casa di cura dove ha trascorso gli ultimi nove mesi della sua vita l’hanno descritta come la paziente più facile della clinica,
e di sicuro la più divertente. Gli altri pazienti, bloccati nelle loro angosce
e paralisi, si illuminavano nel vederla entrare nella
stanza, dove lei faceva il giro, andando da uno all’altro, toccandoli e
abbracciandoli nel suo modo giocoso e silente.
Molti di quelli che si interessano
alla meditazione e alla terapia hanno letto qualcosa riguardo al processo della
morte. Elizabeth Kübler-Ross, Stephen
Levine e Marie de Hennezel ci hanno aiutati a
scoprire che tutte le persone che stanno per morire passano attraverso stadi
molto simili. Una volta ricevute tutte le cure mediche necessarie, nulla rilassa di più i malati terminali se non il vedere che la
vita attorno a loro prosegue il più normalmente e piacevolmente possibile.
Sentono il bisogno di un ambiente rilassato e autentico in cui possono
lasciarsi andare.
Sono convinta che i malati di demenza sentono il
medesimo bisogno. Non l’orrore e il senso di perdita mostrato da amici e
familiari che vorrebbero che i loro amati rimanessero come erano,
ma persone care in grado di adattarsi al nuovo stato, riconoscendolo per quello
che è, una naturale transizione, e persino – posso osare dirlo? – felici di accogliere la nuova, e ridotta, personalità, invece di
piangere per la perdita della vecchia. Se si
modificasse il proprio atteggiamento, perché non dovrebbe essere possibile
apprezzare le qualità nascoste di questa nuova fase di dipendenza infantile?
È stato quando vivevo a Pune, e mia madre viveva a Londra, che ha cominciato a
manifestare i primi sintomi dell’Alzheimer. Allora ho
scritto a Osho spiegandogli quello che le stava
accadendo e chiedendogli se fosse una buona idea farla venire a vivere con me.
La sua risposta, attraverso
la sua segretaria, è stata questa:
“Lasciala dov’è. Non preoccuparti di quello che
sta accadendo – è solo la sua mente”.
Se siamo convinti di essere la mente, allora
inevitabilmente i segni che una persona amata sta perdendo la propria diventano per noi come una maledizione. Se sappiamo di essere qualcosa che trascende la mente, allora le
malattie mentali – siano esse schizofrenia, ritardo o Alzheimer
– possono essere viste come semplici varianti di quell’infinitamente
strano assemblaggio di misteri che chiamiamo essere umano.
Mentre guardavo Iris, mi è venuta voglia di sussurrare all’orecchio
del marito: “Lasciati andare adesso! Goditi la sua presenza finché c’è!”.
Savita
Pioggia
a Ciel Sereno
___________________
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Un viaggio nuovo:
Finora ho parlato di illuminati uomini, ora per la
prima volta, parlerò di una donna che ha raggiunto l’illuminazione. È stato
facile parlare di uomini illuminati: li posso capire,
apparteniamo alla medesima tipologia. Sarà un po’ più difficile parlare di una
donna illuminata. È un sentiero poco familiare. Nel loro centro più profondo,
uomini e donne sono una cosa sola, ma il loro
esprimersi è molto diverso. Il loro modo di essere, di vedere le cose, di
pensare, le loro affermazioni, non solo sono diverse,
sono opposte. Finora non ho mai parlato di alcuna
donna illuminata. Ma se riesci a comprendere cosa
siano gli uomini illuminati, se hai avuto un piccolo assaggio
dell’illuminazione, forse ora sarà più facile anche per te comprendere una
donna illuminata.
Qualità femminili: La
modestia è una qualità femminile, molto delicata. La
pazienza e la tolleranza sono qualità femminili.
L’uomo non ha pazienza. L’uomo è molto impaziente, sempre di fretta. Se gli
uomini dovessero accudire i bambini, questi non sopravviverebbero nel mondo: gli uomini non hanno la
pazienza necessaria. Se gli uomini dovessero portare
un bimbo nel grembo, nel mondo ci sarebbero aborti su aborti: nessun uomo
vorrebbe portare un bimbo nel proprio ventre. Chi può attendere nove mesi?
L’uomo ha fretta, corre veloce, è molto consapevole del tempo. La donna vive nell’infinito, l’uomo vive nel tempo.
Ego e Attaccamento: Il mio
Maestro ha spezzato le catene dell’attaccamento; sarà bene comprendere questo attaccamento. È qui che, piano piano,
comincerete a capire le differenze tra uomini e donne. Un uomo, anche se prega
Dio, dirà: “Liberami dall’ego” perché per un uomo l’ego
è la sua sofferenza. Una donna dirà: “Liberami dall’attaccamento”. Per la donna l’ego non è sofferenza, lo è l’attaccamento: mio figlio, mio marito, la mia casa,
i miei vestiti, i miei gioielli, quella sensazione di
“mio”. Per la donna la vera malattia non è l’ego, ma
la possessività, l’attaccamento. Per l’uomo è l’io e per la donna il mio. Se alla donna viene
tolto questo senso di mio, il suo io cadrà; se l’io di un uomo cade, il suo mio
viene a mancare. Pertanto, fino a quando l’uomo non è libero dall’ego, non può
essere libero dall’attaccamento. E fino a quando una
donna non è libera dall’attaccamento, non può essere libera dall’ego.
La fiducia:
È fiducia solo quando accade nel semplice vedere. Se vedi, e nascono dubbi, se ricerchi una prova
inconfutabile prima di aver fiducia, allora è una conclusione logica, non
fiducia. Se devi pensare dopo aver visto, prima di
aver fiducia… È ciò che accade agli uomini, perché la loro connessione è
mediante l’intelletto.
La donna vede, un’onda nasce nel suo cuore, un’onda l’attraversa, per lei quell’onda
è sufficiente per aver fiducia. Quell’onda è evidente
in se stessa.
I discorsi di un amante: Non giudicare
con la logica i discorsi di un amante. Gli amanti dicono una cosa
mentre vogliono dire qualcos’altro. Gli amanti possono dire una cosa e
intenderne un’altra. I dialoghi degli amanti sono molto sottili.
energia sessuale: Deve esserci una scala tra il sesso e il divino. Quella
scala è l’amore. Kabir dice: “Il diamante è caduto e
si è perso nel fango”. Pertanto, non fuggire dal
fango, altrimenti abbandoneresti anche il diamante nel fango. Cerca nel fango,
vi sono nascosti i fiori di loto. Ripulisci il diamante e quando l’avrai
liberato dal fango sarà puro. Di fatto, il diamante non è mai stato impuro. È
caduto nel fango, ma un diamante è sempre un diamante,
non diventa mai fango. Non fuggire dalla sessualità...