SOMMARIO

 

 

4 I centri di meditazione di Osho in Italia

 

5 Osho Times News

 

8 Il ricercatore

Confusione

 

10 La terapia

Sentirsi vivi con Pulsation

Ascolta il corpo

 

14 La mappa

Un invito…

 

19 Il denaro

Non rinunciare ai soldi

Beati i poveri

Vita spirituale o ricchezza materiali?

Sesso e denaro

 

27 L’evento

Meditazione e celebrazione a Varazze

AUM! emozione al festival

 

 

36 La mente

La mia esperienza della PAZZIA

Psichiatria e consapevolezza

Non siamo la mente

La mente è proprio nel mezzo

Il teatro dell’identificazione

È solo la mente

 

50 TUTTE LE STELLE Il tuo oroscopo di marzo

 

52 LA VETRINA dei libri, musiche e video di Osho in italiano

 

60 Un Libro da vivere

Pioggia a Ciel Sereno

 

 

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LE NOTIZIE

 

 

Anando… gran successo!

 

Dal 23 al 28 aprile si è tenuto a Riccione, presso l’hotel Le Conchiglie, un convegno chiamato “L’Uomo e il Mistero”, promosso dalle Edizioni Mediterranee e coordinato da Paola Giovetti, giornalista e scrittrice, giunto alla sua 10ª edizione. Quest’anno è stata invitata anche Anando per aggiungere al già ricco programma la possibilità di sperimentare la meditazione attraverso la visione di Osho, ed io – ci scrive Bashir – vi ho partecipato in qualità di traduttore. È stato chiesto ad Anando di tenere un workshop di due giorni ed una conferenza il giorno successivo e questo non può che farci piacere, anche considerando che le Mediterranee hanno a catalogo circa una decina di libri di Osho.

Prima di tutto vorrei evidenziare l’accoglienza che abbiamo avuto da parte di Paola Giovetti e di tutta l’organizzazione (in particolare dal proprietario delle Edizioni Mediterranee): siamo stati ricevuti con grande ospitalità e disponibilità, tanto che ci siamo sentiti subito a nostro agio.

Questo convegno è strutturato in modo da offrire ai partecipanti una serie di workshop di uno o due giorni, seguiti da tre giorni di conferenze.

Gli argomenti trattati sono tra i più svariati, dalla medianità classica alla scrittura automatica, da varie tradizioni sciamaniche (nepalese, astrosciamanesimo) a tecniche di guarigione energetiche, passando per lo shiatsu e la floriterapia e, da quest’anno appunto, la meditazione.

La sera del 23 c’è stata una presentazione dei workshop alla quale hanno partecipato tutti i conduttori e già lì Anando ha riportato un notevole successo. Infatti, alla fine della serata, molte persone sono venute da lei esprimendo il proprio rammarico per non poter partecipare al suo seminario in quanto già iscritte a un altro.

I due giorni successivi c’è stato il workshop, incentrato sostanzialmente sullo sperimentare praticamente la meditazione, ovviamente secondo la visione di Osho. Dei ventuno partecipanti solo tre avevano già fatto esperienze simili. Per tutti gli altri è stata una piacevole sorpresa scoprire che la meditazione non è stare seduti per ore in silenzio, sotto un albero, con la faccia seria, ma è anzi uno stato gioioso in cui è possibile stare anche nella vita quotidiana. Sono stati due giorni di immersione totale nelle varie tecniche ideate da Osho, inclusa la Dinamica, alla quale hanno partecipato anche due persone di un altro seminario.

La sera in cui si sono conclusi i workshop, tutti i circa duecento partecipanti si sono ritrovati nella sala conferenze per condividere le varie esperienze. Inutile dire che il nostro gruppo si è subito fatto notare per l’entusiasta e rumorosa partecipazione, tanto da frastornare un po’ alcune delle altre persone presenti nella sala.

Il giorno seguente, venerdì, Anando ha tenuto una conferenza di poco più di mezz’ora, nella quale avrebbe dovuto parlare della meditazione. Però visto e considerato che già lei, come tutti gli altri relatori, aveva scritto un testo inserito nel libro che è stato dato a tutti i partecipanti, nella conferenza Anando ha deciso di sostituire le parole alla pratica… in quella mezz’ora nella sala, con le luci soffuse e la voce di Anando che guidava, c’erano circa 400 persone che sperimentavano, per la prima volta nella loro vita (almeno per la maggior parte di loro), la meditazione. Per la cronaca, è stata fatta un’antica meditazione tibetana che consiste nel sentirsi invisibili come un fantasma e nell’osservare la nostra vita quotidiana come ne risulterebbe e con successivo brano di Osho che parla del vivere con gioia. È stata per noi che assistevamo dal palco un’esperienza toccante, vedere così tante persone che nel giro di trenta minuti si sono trasformate, con volti più distesi e occhi che brillavano come lanterne, personalmente mi sono davvero commosso, tanto da avere gli occhi lucidi ed il cuore colmo di gioia e gratitudine.

Alla fine Anando è stata ufficialmente invitata alla prossima edizione del convegno, che si terrà il prossimo anno sempre a Riccione, più o meno nello stesso periodo, con una bella variazione: tutti i partecipanti di tutti i workshop saranno invitati a fare la Dinamica con noi e poi, c’è da scommetterci, al suo seminario ci saranno ben più di ventuno persone…

 

 

Meditate gente… meditate

 

E quasi a sottolineare l’interesse per le meditazioni come metodo scientifico per un benessere olistico, arriva  la bella pagina, sulle meditazioni attive di Osho, nella rivista on-line del Consiglio Nazionale delle Ricerche! Era alla pagina: http://150.146.47.106/rivistaonline/tendenze_A.asp

Oddio… hanno fatto un po’ di confusione con gli ultimi due stadi della Dinamica, ma si sa: i bravi scienziati – vedi Einstein – talvolta hanno la testa un po’ fra le nuvole. E comunque il progresso della scienza avviene proprio attraverso ‘tentativi ed errori’.

 

 

Un suo, privato, Himalaya

 

È morto uno degli ospiti fissi più popolari, qui al Resort di Pune: il cigno del laghetto di fronte a Lao Tzu, che allietava i visitatori con la sua grazia e spesso anche coi suoi caratteristici, rumorosi richiami ‘a trombetta’. Ultimamente sembrava avesse deciso persino di ‘darsi alla meditazione’ – visto il posto! – e girava su se stesso quando dalla Buddha Hall arrivava qualche musica ‘appropriata’: la Nataraj o la No-Dimensions. Magari sentiva che stava per lasciare il corpo. In India il cigno, paramahansa, è simbolo dell’andare al di là di questo mondo, verso vette inviolate… fino al mitico lago Mansarovar, fra le cime innevate dell’Himalaya... meta di migliaia di cigni.

 

 

La piaga del celibato

 

Questo il titolo di un articolo dell’Osho Times dell’agosto 2000, dove parlavamo anche di un’inchiesta di un giornale americano su preti e vescovi malati o morti di Aids, e del tentativo della gerarchia cattolica di nascondere tutti questi casi. Nel frattempo ci sono stati un agghiacciante ‘libro bianco’ – che denunciava casi di violenze sessuali subite da religiose cattoliche da parte dei loro superiori – e il crescere, negli Stati Uniti, dei processi a religiosi cattolici accusati di abusi sessuali e pedofilia. Lo scalpore è stato tale, e tanti sono ormai i milioni di dollari che le diocesi americane hanno dovuto sborsare per spese legali e risarcimenti, che su questo si è pronunciato persino il Papa, anche se con parole oscure: c’è voluto il commento di specialisti in linguaggio della Santa Sede per capire che stava parlando proprio di quello! Ora è stato denunciato anche il Vaticano, per le sue disposizioni sul mantenere segrete le informazioni a disposizione delle varie diocesi sui preti ‘con problemi’, aiutando così il diffondersi dei casi di abuso sessuale. E il Papa ha organizzato una riunione dei vescovi americani a Roma... tante belle parole ma niente sulla ‘soluzione’ più sensata: smettere di costringere esseri umani a un celibato del tutto contro natura – teoricamente, perché poi chi ci riesce veramente? Torneremo su questo argomento in uno dei prossimi numeri.

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Confusione

 

c’è ........ no ........ ........ ?? ........ ma

 

Sulla via della meditazione capita di sentirsi confusi, magari quando si inizia a mettere in discussione delle convinzioni che ci siamo portati dietro da una vita. Ma è una buona cosa… è la strada verso la chiarezza.

 

 

Osho, dentro di me c’è una gran confusione. Non so neppure se devo preoccuparmi per questo.

 

No, non c’è bisogno di preoccuparsi... non c’è alcun bisogno di preoccuparsi. Continua a vivere, semplicemente. Vivi la tua confusione; non cercare di uscirne. Se cerchi di venirne fuori, creerai ancora più confusione. Una mente confusa non può tirarsi fuori dalla confusione. La mente che cerca di uscire dalla confusione è simile a uno che cerca di sollevarsi tirandosi i lacci delle scarpe: creerà solo più confusione.

L’unica via è accettarla. Tutti sono confusi, altrimenti sarebbero tutti dei buddha! Il mondo intero è confuso. La confusione è intrinseca alla mente umana. La confusione ha una motivazione fondamentale: esiste un’ontologia della confusione. L’uomo viene dagli animali e deve diventare dio, la confusione è questa. Una metà appartiene al mondo animale, la parte inconscia, e l’altra metà sta cercando di diventare conscia, totalmente conscia; la tensione nasce da lì. Entrambe cercano di manipolarti, e tu non sei mai sicuro di chi sei: se andare da questa parte o dall’altra. Diviso tra questi due, non puoi non sentirti in confusione.

Non cercare di evitarla, vivila. La vita è così, amala! Entraci profondamente, e più ci entri, più ti stupirai: la tua visione diverrà sempre più chiara. Se la osservi in profondità, la confusione comincerà a svanire.

Se penetri profondamente in un problema, arriverai alla soluzione. La soluzione è nascosta nel problema; non gli è mai esterna. Il problema indica semplicemente che la soluzione è dentro di te e tu non la stai cercando Per cui entra nella tua confusione: accettala, osservala, guardala. E non avere fretta di sbarazzartene, perché se hai fretta di uscirne, non arriverai ad alcuna comprensione. A che ti servirebbe comprendere qualcosa di cui vuoi sbarazzarti? Ma non potrai sbarazzartene finché non l’avrai compresa; esiste questa dicotomia. Cerca di capire: con la comprensione, la confusione svanirà.

La chiarezza nasce dalla comprensione delle tue confusioni e le risposte arrivano dal penetrare profondamente nei problemi. Di sicuro un giorno accadrà: la confusione sarà svanita, tutti i problemi scomparsi, e tu rimarrai da solo. La bellezza di questa solitudine è il nirvana, l’illuminazione. Tutto rimane com’è, solo che ora tra te e la realtà non ci sono più nuvole. Tutto è lo stesso: tu sei lo stesso, il mondo è lo stesso; ma qualcosa tra i due, la confusione, quella nuvola, non c’è più.

Considera profondamente la tua confusione. Non preoccupartene, non fartene un problema, perché la preoccupazione indica che ti stai preparando a fuggire. A questo scopo le persone creano molti stratagemmi; la reprimono, la evitano, non la guardano o cercano di distrarre la mente in qualche modo. Ma tutte queste cose non serviranno a nulla, ti renderanno solo sempre più confuso. Se vuoi evitare una confusione, ne creerai un’altra; per evitare quella, ne creerai un’altra. Non evitare la prima: entraci, guardala, lascia che diventi la tua meditazione. Se è li, ci deve essere un significato, perché nulla nell’esistenza è privo di significato.

A poco a poco te ne sentirai grato, perché guardandoci dentro, diventerai chiaro, più meditativo, più sveglio, più consapevole. Alla fine ringrazierai la tua confusione, perché ti ha aiutato, ti ha dato la possibilità di crescere in consapevolezza.
È un’opportunità che bussa alla tua porta per aiutarti a crescere in consapevolezza.

 

tratto da: Osho, Don’t Bite My Finger, Look Where I’m Pointing #

 

 

La confusione è sempre una grande opportunità. La gente che non è confusa ha un grande problema: pensa di sapere, e non sa. La gente che crede di avere chiarezza, ha in realtà dei grossi problemi: la sua chiarezza è estremamente superficiale. In verità non sa nulla della chiarezza: quello che chiama chiarezza è solo stupidità.

 

 

La persona intelligente esita, pondera, tentenna. Chi non è intelligente non tentenna mai, non esita mai. Quando il saggio sussurrerebbe, il folle semplicemente urla ai quattro venti. Lao Tzu dice: “Forse sono l’unico stupido al mondo. Tutti sembrano essere così sicuri, tranne me. Ha ragione: egli ha una tale incredibile intelligenza che non può essere sicuro di niente.

 

 

Io non ti darò alcuna certezza. Ti darò chiarezza, non certezza. La chiarezza trova sempre la sua via attraverso la confusione, non le è antagonista.

... posso prometterti solo una cosa, che avrai chiarezza. Ci sarà chiarezza, trasparenza, sarai capace di vedere le cose come sono. Non sarai né confuso né certo. La certezza e la confusione sono i due lati della stessa medaglia.

 

 

La certezza è data dalle ideologie. Tutti sono confusi, quindi serve qualcuno che ti fornisca delle certezze. Può essere il papa o può essere Mao Tze Tung, può essere Karl Marx o può essere Manu o Mosé – andrà bene chiunque. E ogni volta che sopraggiungono tempi di grande crisi, qualsiasi stupido che abbia la testardaggine per gridare, per argomentare, chiunque possa fingere certezza, diventerà il tuo leader. Ogni volta che la gente è confusa, diventa preda delle menti di terz’ordine.

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Sentirsi vivi con Pulsation

 

Aneesha, l’autrice di questo articolo, conduce da anni Training di Osho Pulsation (terapia basata su respirazione e lavoro neo-reichiano) sia alla Multiversity di Pune, che nel resto del mondo, anche in Italia.

 

 

Tempo fa, quando lavoravo come terapeuta di Pulsation  in Danimarca, una donna – che chiamerò Jane – venne da me lamentando per dei dolori cronici allo stomaco; aveva già effettuato diversi check-up medici ed era chiaro che non c’era nessun problema fisico. Nel corso della nostra conversazione iniziale divenne evidente che i suoi dolori non avevano niente a che fare col sistema digestivo, ma c’erano tensioni a livello del diaframma e dei muscoli addominali. Talvolta aveva anche dolori alla schiena, nell’area intorno al cuore e in altre parti del corpo. Per scoprire quali potevano essere i contenuti emozionali di questi dolori, concordammo una serie di dieci sessioni individuali di Pulsation e due weekend di gruppo, sempre di Pulsation, in un periodo di tre mesi, durante il quale avrebbe utilizzato giornalmente anche le meditazioni attive di Osho.

Osho Pulsation è un metodo di psicoterapia derivato dall’evoluzione di due importanti correnti dello Human Potential Movement –un gruppo che, negli anni sessanta, si era discostato radicalmente dalla psicoterapia convenzionale. Una è la corrente neo-reichiana che lavora sul respiro e sul corpo, così come viene insegnata al Radix Institute in California. L’altra proviene dalla visione di Osho, il mistico indiano contemporaneo le cui tecniche di meditazione stanno destando sempre più l’interesse dei ricercatori spirituali in tutto il mondo.

Il lavoro sul respiro e sul corpo, che è alla base di Pulsation, trae le sue radici nel processo di rilascio emozionale sviluppato da Wilhelm Reich, lo psicanalista di origine austriaca che fu anche studente di Freud. I suoi esperimenti pionieristici con l’energia vitale e la sessualità hanno influenzato molti psicoterapeuti umanistici dei giorni nostri.

L’altra corrente, ispirata alla profonda e ampia comprensione di Osho della condizione umana, utilizza i gruppi di psicoterapia occidentale collegati a rivoluzionari metodi di meditazione per creare un potente programma per la crescita spirituale.

La connessione fra Osho e Reich sta nel loro grande amore per la vita, combinato a innovative scoperte su come liberare l’animo umano dalla prigione in cui si ritrova. Entrambi insistono sul diritto di tutti gli esseri umani, giovani o vecchi che siano, di vivere in accordo con i naturali istinti dell’uomo. Entrambi onorano e celebrano il nostro, umano, desiderio di amare ed essere amati. Entrambi riconoscono che il rifiuto della sessualità e dei nostri bisogni psicologici è alla base non solo delle nevrosi, ma anche di molte serie malattie mentali. Il rinnegare ciò che è naturale ha ‘storpiato’ la natura umana, una situazione largamente diffusa.

Noi tutti siamo condizionati: psicologicamente, socialmente e a livello religioso. Molte persone non sono neppure consapevoli di questo. I genitori e la famiglia, le scuole e le chiese, tutti forzano i bambini a vivere, pensare e sentire in modo limitato, molto al di sotto del loro potenziale. Abbiamo imparato che un maschietto non deve piangere’ e ‘una bambina deve sedere composta’ e che ognuno dovrebbe nascondere le proprie emozioni rispetto al sesso e all’amore, o meglio ancora, non dovrebbe averne. Facciamo quello che ‘loro’ vogliono perché abbiamo bisogno del loro amore e della loro approvazione per sopravvivere; cerchiamo di mercanteggiare per questa approvazione e, cercando di essere buoni, diventiamo emozionalmente disonesti e ci disconnettiamo dal nostro reale sentire, in altre parole, diventiamo falsi. Cresciamo pieni di paure, con sensi di colpa, arrabbiati e depressi, reprimendo e deformando noi stessi nel tentativo di adattarci alle idee di qualcuno al quale vorremmo assomigliare. Come risultato ci ammaliamo, sia fisicamente che psicologicamente.

Ma cos’è la repressione, esattamente?  Molti di noi ne hanno una vaga idea, ma sono in pochi coloro che comprendono realmente come questa repressione agisca nella nostra vita.

“Repressione è vivere una vita che non è per te”, dice Osho. “Repressione è fare cose che non avresti mai voluto fare; essere la persona che non sei. Repressione è un modo per distruggere te stesso; lentamente, certo, ma inevitabilmente – un lento avvelenamento.

L’espressione è vita. La repressione è il suicidio.”

 

La repressione ci chiede di rinunciare a ciò che palpita dentro di noi e diventare insensibili sia energeticamente che emozionalmente. Il nostro respiro diventa poco profondo. Tratteniamo le lacrime, tratteniamo la rabbia, sopprimiamo persino la gioia e la risata. Forziamo i nostri sentimenti inespressi nell’inconscio, dove restano come sepolti vivi – e nel segreto si infettano… ferite in suppurazione.

Le repressioni si manifestano in una rigidità a livello caratteriale: un uomo che diventa estremamente ansioso se non vive la sua routine con la precisione di un orologio, o una donna che contro al suo desiderio di condividere il suo amore con qualcuno, respinge gli uomini a causa di una vecchia (inconscia) paura di essere rifiutata dal padre. Ma si manifestano anche come una tensione a livello del corpo, una tensione che è alimentata dallo sforzo costante di tenere a bada qualsiasi cosa sia nascosta nell’inconscio.

Questo ci riporta a Jane le cui tensioni croniche al diaframma e nell’addome si erano manifestate con dolori acuti. Entrambe pensavamo che, probabilmente, erano dovute a difese seppellite profondamente e rinchiuse nel suo ‘sistema’ quando era ancora molto giovane, quando l’unica sua esigenza era la sopravvivenza. Ma come fare per riportarle alla luce?

La tecnica che ho usato è Pulsation. Ci aiuta a sentire queste tensioni e a riconoscerle per ciò che sono: repressioni bloccate nel corpo fisico. La tecnica di base è l’uso del respiro. La respirazione profonda dà alle persone l’esperienza diretta della propria energia vitale – conosciuta in Oriente come prana, o chi – chiamata ‘orgone’ da Reich. Si tratta di esperienze potenti che possono aprire le porte interiori a emozioni forti e spesso a momenti di acuta chiarezza; o generare intense sensazioni di piacere.

Fondamentali in Pulsation sono anche gli esercizi di bioenergetica, orientati al corpo e all’energia, che iniziano a sciogliere quella che Reich prese a chiamare ‘armatura muscolare’. Con la respirazione profonda l’armatura si intensifica, e il diretto lavoro manuale del terapeuta sui muscoli stessi – una sorta di massaggio profondo – combinato con espressioni vocali e movimenti del corpo, non più inibiti, della persona che riceve la sessione, permette di rilasciare vecchie tensioni ed emozioni bloccate.

“In questa corazza si è imbattuto uno dei più grandi e rivoluzionari pensatori di quest’epoca,” dice Osho a proposito. “Reich scoprì che ogni disturbo mentale ha una parte parallela nel corpo. Nel corpo qualcosa si è come coagulato – diventando insensibile, morto – e se quella parte del corpo non viene ‘rilasciata’ e il blocco disciolto, se l’energia non comincia a fluire di nuovo nel corpo, sarà impossibile rendere libero lo spirito. L’armatura deve essere gettata via: devi uscire da questa prigione”.

 

Il mio lavoro con Jane seguì un processo di graduale ‘rilascio’ dell’armatura muscolare. Iniziammo con il corpo – con esercizi di scioglimento e di respirazione per aiutarla a mobilitare tutta l’energia stagnante trattenuta. Col passare delle settimane, vennero rilasciati strati e strati di paura, specialmente intorno agli occhi, alle mascelle e alla gola; la paura verteva essenzialmente su una inabilità a essere se stessa, a ‘mostrare’ se stessa: non solo la sua rabbia e il suo potere, ma specialmente la sua parte selvaggia, la sua sessualità. Si era spesso sentita giudicata e condannata dai suoi genitori e non aveva mai osato affermare se stessa e la sua reale passionalità.

Questa paura gradualmente lasciò il posto alla rabbia, che un giorno esplose in uno spontaneo, vitale scoppio di collera che senza dubbio era rimasta depositata lì, nel suo inconscio, per anni. Dopo questa sessione i dolori e le tensioni sembravano essersi calmati e lei iniziò a sentirsi sempre più viva e vibrante nella sua vita di tutti i giorni. Poi arrivarono strati di dolore e di pianto – una tristezza straziante che, una volta arrivata all’apice, improvvisamente si trasformò in desiderio: un’espansione verso l’esterno e finalmente la sensazione di ricevere l’amore e l’accettazione che non aveva mai avuto. Alla fine di questa sessione, Jane mi guardò con occhi splendenti, vulnerabile, fiduciosa, profondamente in contatto con il proprio essere. Sembrò a entrambe di avere viaggiato insieme, attraversando, strato dopo strato, la sua auto-protezione – come sbucciando una cipolla – e arrivando, alla fine, al suo centro puro e vuoto, profondamente rilassata e in silenzio, di nuovo pulsante di vita. Pulsation ha aiutato Jane a riconnettersi col suo naturale senso di benessere energetico.

Ciò che distingue Pulsation dalle altre terapie reichiane è il fatto di essersi evoluta per oltre 25 anni all’interno della visione di Osho, i cui insegnamenti pratici sono focalizzati sulla meditazione come metodo primario per conoscere se stessi, riportando la coscienza verso il mondo interiore e diventando testimoni di qualsiasi cosa vi si possa incontrare.

Osho Pulsation è più di una semplice terapia, punta verso l’interiorità e dà supporto alla meditazione e all’autorealizzazione. L’enfasi non è sulla risoluzione dei problemi o sul diventare un essere umano migliore, ma verte piuttosto sul guardare, sul sentire – sulrespirare dentro’  – qualsiasi cosa accada, qui e ora. Se c’è rabbia, tristezza, paura o sensualità – persino se c’è una risata – Pulsation invita a una profonda accettazione interiore, permettendo di esprimere liberamente qualsiasi cosa stia accadendo. Osho ci dice: “Il lavoro del terapeuta è limitato: vi aiuta a essere sani. Il mio lavoro va oltre la terapia, ma la terapia deve preparare la via, perché pulisce il terreno affinché i semi della meditazione possano essere seminati. Ma limitarsi a pulire il terreno non lo fa diventare un giardino. Questo è ciò che è andato perso nella terapia occidentale. Tu vai dal terapeuta, lui ripulisce il terreno, ti aiuta a liberanti dei tuoi pesi… dopodiché ricominci, ancora una volta, ad accumulare la stessa spazzatura. Quindi il terapeuta ha ragione: aggressività, rabbia, tristezza, disperazione, amore… ogni cosa deve essere espressa, accettata. Allora il mio lavoro può cominciare: posso mostrarvi come lasciare andare l’ego”.

 

Le meditazioni di Osho sono i metodi per il ‘lavoro’ di cui parla. Sebbene siano conosciute da almeno una trentina d’anni, queste meditazioni restano ancora uniche: sono meditazioni attive, catartiche, progettate per l’uomo e la donna moderni che trovano difficile restare seduti in silenzio e lasciare che il corpo e la mente si rilassino. La gente è troppo tesa, stressata, confinata nei propri pensieri. Per questo motivo la Dinamica e la Kundalini, insieme alle altre che utilizzano energici movimenti del corpo, ci danno la possibilità di scaricare tutte le tensioni fisiche e il ‘rumore mentale’ che ostacolano il rilassamento e l’armonia interiore. Queste meditazioni sono parte integrale di Pulsation.

Osho Pulsation è a favore della vitalità del corpo e del nostro umano desiderio d’amare e di essere amati. Il lavoro consiste nel rimuovere qualsiasi cosa stia ostacolando un positivo, spontaneo flusso di energia vitale, e nell’esprimere la gioia naturale e la celebrazione che questo flusso porta con sé. Dandoci lo spazio per esprimere i sentimenti negativi che abbiamo accumulato nelle nostre vite, possiamo liberaci dal peso di queste emozioni, esprimendolo come semplice energia. Ciò che rimane è un profondo stato di rilassamento, una mente quieta e un cuore più aperto all’amore. I sentimenti che sono stati rifiutati e ripudiati a causa del senso di colpa e della vergogna – ancora nella prima infanzia – ora vengono accettati e fatti nostri. Ciò che non era bilanciato ritrova il suo giusto equilibrio interiore, ciò che era frammentato diviene armonioso e nuovamente riunificato.

Aneesha

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Ascolta il corpo

 

Tu non sei in contatto con un mucchio di cose nel tuo corpo, te lo stai solo portando in giro. Contatto significa sensibilità profonda. È possibile che tu non riesca neppure a sentire il tuo corpo: te ne accorgi solo quando sei malato. Hai l’emicrania e così sei in contatto con la testa, senza il mal di testa non ci sarebbe alcun contatto. Ti fa male una gamba… e ti accorgi della gamba. Diventi consapevole solo quando qualcosa va male.

Se va tutto bene ne resti completamente inconsapevole e invece è proprio quello il momento in cui puoi stabilire un contatto – cioè quando va tutto bene – perché quando c’è qualcosa che non va, allora puoi solo avere un contatto con la malattia, con tutto quello che non va, che ha perso la sensazione di benessere… arriva il mal di testa e viene stabilito il contatto: questo contatto avviene non con la testa, ma col mal di testa. Solo quando non c’é il mal di testa, e stai bene, è possibile un contatto con la testa. Ma noi abbiamo perso quasi del tutto questa capacità.

Cerca di metterti in relazione con il tuo corpo quando va tutto bene. Sdraiati sull’erba, chiudi gli occhi e senti cosa succede dentro di te, senti il benessere e l’energia muoversi dentro di te. Immergiti in un ruscello: l’acqua sfiora il tuo corpo e rinfresca ogni cellula. Senti come questa freschezza penetra dentro di te, cellula dopo cellula, e va in profondità nel corpo. Il corpo è un fenomeno straordinario, uno dei miracoli della natura. Oppure siediti al sole. Lascia che i suoi raggi penetrino nel tuo corpo. Senti il calore che entra in profondità e tocca le cellule del sangue fino ad arrivare alle ossa. Il sole è vita, la sorgente stessa della vita. A occhi chiusi senti cosa sta accadendo. Resta vigile, osserva e celebra. A poco a poco diventerai consapevole di un’armonia molto sottile, una musica bellissima che risuona in continuazione dentro di te. Allora avrai un contatto con il tuo corpo, altrimenti ti porti in giro un cadavere.

Il corpo continua a dire molte cose che non ascolti nemmeno perché non c’è contatto. Cerca di essere sempre più sensibile verso il tuo corpo, ascoltalo: dice tante cose, ma tu sei così focalizzato sulla testa che non lo ascolti neanche. Quando c’è un conflitto tra mente e corpo, quest’ultimo avrà quasi sempre ragione, più della mente, perché il corpo è naturale, e la mente è un prodotto della società. Il corpo appartiene a questa natura sconfinata, mentre la mente appartiene alla società, alla particolare società del tuo tempo e della tua epoca. Il corpo ha radici profonde nell’esistenza mentre la mente resta sempre ad agitarsi in superficie. Eppure tu dai sempre ascolto alla mente, non al corpo. A causa di questa abitudine protratta, il contatto col corpo si perde.

È necessaria una rinascita del corpo, una vera e propria risurrezione: ti stai portando in giro un corpo morto. Solo allora sentirai, a poco a poco, che il corpo intero con tutti i suoi desideri – fame, sete – sta girando intorno al cuore. Allora il tuo cuore che batte non è soltanto un meccanismo… è la vita che palpita, è il pulsare stesso della vita. E questa pulsazione ti dà gioia e beatitudine.

 

Tratto da: Osho, Vedanta: Seven Steps to Samadhi #12

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Un invito........

 

Un maestro non ti dà comandamenti, regole da seguire, precetti da osservare… ma solo suggerimenti, consigli: un invito a condividere la sua esperienza di verità.

 

 

Osho,

hai qualche comandamento da darci?

 

Non sono un comandante e non voglio nessuno ai miei comandi. Non rappresento nessun dio, di nessun genere – ebreo, indù, maomettano o cristiano. Non sono il rappresentante di nessuno. Rappresento solo me stesso. E qualsiasi autorità io abbia, è puramente la mia.

Ti posso parlare autorevolmente della mia esperienza, ma non posso essere autoritario. Nota la differenza: qualsiasi cosa io dica, la dico con l’autorità della mia personale esperienza. Ma io non sono autoritario con te. Se dico ‘Credimi!’ – allora comincio a essere autoritario. ‘Non dubitare di me… se credi il paradiso sarà tuo. Se dubiti, finirai all'inferno.’ Non ti prometto nessun paradiso, e non ti spavento con nessun inferno. Certo, le mie parole hanno una autorevolezza intrinseca, ma non sono autoritarie. Non ti rendono uno schiavo.

Quindi, di sicuro, non posso darti  alcun comandamento. Sarebbe come insultarti, sarebbe umiliante. Vorrebbe dire privarti dalla tua integrità, la tua libertà, la tua responsabilità. No, non posso commettere un crimine così grave.

Posso chiederti, posso invitarti a condividere la mia esperienza…  puoi essere mio ospite. È un invito, un benvenuto - ma non è un comandamento.

 

La mia prima richiesta, o invito, è:

Non permettere che il tuo dubitare scompaia. È la cosa più preziosa che tu abbia ricevuto, perché è il dubbio che un giorno ti aiuterà a scoprire la verità.

Tutte queste persone dicono: “Devi credere!”. Si sforzano principalmente di distruggere ogni tuo dubbio: “…inizia ad avere fede, perché se non inizi con la fede a ogni passo nasceranno interrogativi”.

Ecco perché vorrei questo, come mia prima richiesta: dubita finché non trovi. Non credere finché non arrivi a conoscere te stesso.

Una volta iniziato a credere non sarai mai in grado di conoscere te stesso. Il credere è un veleno, il veleno più dannoso che ci sia: uccide i tuoi dubbi. Uccide le tue domande. Ti allontana dal tuo strumento più prezioso.

Qualunque traguardo la scienza abbia conseguito in trecento anni, è stato raggiunto tramite il dubbio. E in diecimila anni le religioni non hanno conseguito proprio nulla, a causa del loro credere. Lo puoi vedere, chiunque abbia occhi può vedere che la scienza in trecento anni ha raggiunto così tanto, a dispetto degli ostacoli creati dai religiosi. Qual è stato il potere fondamentale della scienza? È stato il dubitare.

Dubita, e continua a dubitare finché non arrivi al punto che non puoi più dubitare oltre. E tu non puoi dubitare solo quando arrivi a conoscere qualcosa da solo. A quel punto non c’è più il problema del dubbio, non c’è più modo di dubitare. Quindi questa è la mia prima richiesta.

 

La mia seconda richiesta è: non imitare mai.

La mente è un’imitatrice, perché imitare è molto facile. Essere qualcuno è molto difficile, diventare qualcuno - imitare - è molto semplice: ti basta solo essere ipocrita, che non è un gran problema. Nel tuo intimo rimani lo stesso, ma in superficie continui a far vedere che stai imitando qualche modello.

Il cristiano sta cercando di diventare come Cristo, è proprio questo il significato della parola cristiano. Ti piacerebbe moltissimo essere come Cristo. Sei sulla strada giusta, magari lontano, ma piano piano ti stai avvicinando. Cristiano significa qualcuno che cerca lentamente di diventare Cristo, maomettano significa qualcuno che cerca di diventare Maometto. Ma sfortunatamente questo non è possibile: non è certamente questa la vera natura dell'universo. L'esistenza crea solo esseri unici, non ha la minima idea di cosa siano la carta carbone, le fotocopie o il materiale ciclostilato; l'esistenza non ne ha proprio idea: per lei esiste solo l'originale. E ogni individuo è così unico e originale che, se cerca di diventare Cristo, sta commettendo un suicidio, se cerca di diventare Buddha, sta commettendo un suicidio.

Ecco il motivo della seconda richiesta: non imitare. Se vuoi conoscere te stesso, per piacere evita l’imitazione, che è proprio un modo per evitare la conoscenza di te stesso.

Ho sempre amato una delle affermazione di Nietzsche, e l’ho trovata sorprendentemente vera in molti contesti differenti, come in questo caso. Nietzche dice: “Il primo e ultimo cristiano è morto duemila anni fa sulla croce.

Il primo e l'ultimo… tutti gli altri sono solo dei ‘fossili’. Stanno cercando in tutti i modi di essere cristiani, ma non è assolutamente possibile. Non è permesso dall'esistenza e dalle sue leggi.

Non puoi cambiare le leggi universali: puoi solo essere te stesso e nient'altro.

Ed è bello essere te stesso.

L'originale è bello, fresco, fragrante, vivo. Qualunque imitazione è morta, opaca, falsa, di plastica.

Tu puoi far finta, ma chi credi di ingannare? Stai solo imbrogliando te stesso, nessun altro. E poi che motivo c'è di ingannare? Cosa credi di ottenere?

Questi stessi uomini di religione, Mosè, Mahavira, Buddha… questi stessi che ti hanno continuamente ripetuto che se copi esattamente i modelli da loro stabiliti, nell'aldilà - in paradiso - potrai raggiungere un immenso appagamento… hanno sempre in qualche modo rafforzato la tua avidità, la tua cupidigia. Parlano di assenza di desiderio - ma per cosa? Riesci a vedere la contraddizione che c'è in tutte le religioni? Dicono: “Rinuncia a ogni desiderio, e potrai entrare in paradiso!”. E che cos’è questo se non un desiderio? È il desiderio più grande.

A quali altri desideri devi rinunciare per soddisfare questo? Indossare bei vestiti: rinunciaci. Avere una bella casa: rinunciaci. Mangiare del buon cibo: rinunciaci. Sono questi i desideri: piccole cose… e cosa otterrai in cambio? L'intero paradiso sarà tuo!

Queste persone non ti stanno insegnando a essere senza desideri. Al contrario, ti stanno offrendo un grande desiderio… proprio come fosse un buon affare: basta che tu riesca a rinunciare ai tuoi desideri piccoli e stupidi. E proprio a causa di questo grande desiderio, tu sei pronto a imitare, perché è l'unico modo per raggiungere quel posto. Sei pronto a imitare. Migliaia di persone, persino oggigiorno, stanno vivendo secondo i precetti di Buddha. Forse erano validi per Gautama Buddha, e magari lui ne ha gioito, non ho obiezioni su questo.

Ma lui non stava imitando nessuno! E questo voi proprio non riuscite a capirlo.

Forse che Cristo stava cercando di imitare qualcuno? Ti basta essere un po' intelligente, appena un po', per capirlo, non occorre un grande genio per comprendere un fatto così semplice. Chi stava imitando Cristo? Chi stava imitando Buddha? Chi stava imitando Lao Tzu?

Assolutamente nessuno! Ecco perché loro hanno raggiunto la fioritura… ma tu stai imitando.

La prima cosa da imparare è che non imitare è una delle cose fondamentali di una vita veramente religiosa: non essere un cristiano, non essere maomettano, non essere un indù, solo così potrai scoprire chi sei. Tu, prima ancora di scoprirlo, inizi ad appiccicarti etichette d'ogni tipo, e continui a leggere quelle etichette… pensando si tratti di te stesso: sei maomettano, sei cristiano…

E queste sono etichette che ti sei appiccicato addosso da solo, o che ti hanno messo i tuoi genitori, o chi ti ‘vuole bene’. Sono tutti tuoi nemici: chiunque cerchi di distrarti dal tuo essere te stesso è tuo nemico. Chiunque ti aiuti a rimanere te stesso – in modo determinato, a qualunque costo, senza preoccuparsi per le conseguenze – è tuo amico.

Non sono un messia, non sono un profeta: sono solo un amico, e un amico non può fare quello che mi stai chiedendo di fare. Che comandamenti potrei darti? Nessuno. Non posso dirti cosa fare e cosa non fare. Posso solo spiegarti che puoi essere te stesso oppure tentare - fingendo - di essere qualcun altro; ed è più facile tentare e  fingere, perché stai solamente recitando.

Inizi a credere di essere cristiano. A poco a poco, lentamente, condizionato dalla società, dai genitori, dalla tua educazione, diventi un cristiano. Ti dimentichi completamente che non sei nato cristiano; dimentichi completamente qual è il tuo potenziale. Ti sei allontanato verso una direzione che potrebbe non essere quella del tuo potenziale. Ti sei allontanato molto, dovrai tornare indietro.

Quando parlo di questo alle persone è doloroso, ma non posso farlo in nessun altro modo: sarà doloroso. Il tuo essere cristiano ti ha allontanato di miglia; devi ripercorrere quelle miglia, e sarà un compito duro. E a meno che tu non torni indietro nel punto in cui hai deviato, non sarai mai in grado di conoscere te stesso…

 

La mia terza richiesta è: fai attenzione al sapere.

È così semplice diventare ‘istruiti’.

Ci sono le sacre scritture… le biblioteche, le università: è veramente facile diventare colti. E una volta diventato istruito sei in uno spazio molto delicato perché l'ego vorrebbe credere che queste sono conoscenze tue, e non solo conoscenze, è la tua saggezza. L’ego vorrebbe trasformare la conoscenza in saggezza. Comincerai a credere che tu sai.

Tu non sai niente. L’unica cosa che conosci sono libri e quello che c’è scritto dentro. Forse questi libri sono scritti da persone proprio come te. Il novantanove per cento dei libri sono scritti da altri tipi libreschi. Infatti, se tu leggi dieci libri, la tua mente diventa talmente piena di spazzatura che ti piacerebbe riversarla su un undicesimo libro. Cos'altro ne potresti fare?

Te ne devi liberare.

I libri continuano ad aumentare. Ogni anno, per ogni lingua, si producono migliaia e migliaia di libri.

Il problema non è mai stato così grave come lo è oggi, perché mai prima d'ora questa conoscenza è stata così facilmente a portata di mano attraverso media di ogni tipo: adesso non ci sono solo i libri, ma giornali, riviste, radio, televisione, e queste fonti diverranno man mano sempre più facilmente accessibili e il danno di conseguenza aumenterà. Sono solo parole, e le parole non sono esperienza. Puoi continuare a ripetere la parola amore, amore, amore… milioni di volte, ma questo non ti farà provare il vero sapore dell'amore.

Ma se tu leggi libri sull’amore – e ce ne sono migliaia: romanzi, poesie, storie, saggi, trattati sull’amore – puoi arrivare al punto di saperne così tanto sull’amore… da dimenticarti completamente di non aver mai amato, che non sai assolutamente nulla sull’amore, che conosci solo quello che c’è scritto sui libri.

Quindi il terzo punto è stare attenti alla conoscenza. Così allerta da poter in qualunque momento mettere da parte il sapere, in modo che non ti ostacoli la visuale, che non si frapponga tra te e la realtà. Devi andare incontro alla realtà completamente nudo.

Ma se ci sono così tanti libri, tra te e la realtà, allora qualunque cosa vedrai non sarà reale: sarà distorta dai tuoi libri in così tanti modi che, nel tempo che ci mette a raggiungerti, potrebbe non avere più niente a che fare con la verità.

 

Il quarto punto è… Non ti dirò mai 'prega', perché non c'è nessun dio da pregare. Non posso dire, come fanno tutte le religioni, che la preghiera ti rende religioso: otterrai una falsa religiosità. Quindi nella mia concezione di religiosità, la parola preghiera deve essere completamente eliminata.

Dio non c'è, e così parlare rivolgendosi a un cielo vuoto è totalmente da stupidi - e c'è il pericolo che a un certo punto inizi a sentire delle voci che provengono dal cielo: a quel punto sei andato oltre i limiti della normalità. Prima che questo accada - prima che dio inizi a risponderti - per favore… non chiedere. E questo è possibile:  non chiedere, non pregare. Dio non può forzarti a pregare, a chiedere. Se preghi, domandi, insisti, lui potrebbe anche risponderti - è questo il problema: una volta sentita la risposta, a quel punto non ascolterai più nessuno.

La parola che utilizzo al posto di preghiera è amore. Dimenticate la parola preghiera, sostituitela con la parola amore. L’amore non è per qualche dio invisibile. L'amore è per ciò che può essere visto: esseri umani, animali, alberi, oceani, montagne. Dispiega le ali del tuo amore il più ampiamente possibile.

E ricorda che l’amore non ha bisogno di appartenere a un credo: anche l’ateo ama, anche il comunista ama, e persino il materialista.

Quindi l’amore è qualcosa di intrinseco a te – non è niente di imposto dall’esterno… e cioè che solo un cristiano può amare, solo un indù può amare - è il tuo potenziale di essere umano.

E preferirei che ti affidassi al tuo potenziale umano, invece che a quei falsi condizionamenti cristiani, ebrei, indù… non sono parte di te. Ma l’amore te lo porti dentro: è una parte fondamentale del tuo essere.

Amore senza inibizioni, senza tabù. Tutte queste religioni hanno fatto dell’amore un tabù.

La loro strategia è facile da capire: la strategia è che se la tua facoltà d' amare viene bloccata, allora tutta la tua energia d'amore inizierà a spostarsi verso la preghiera. È una cosa semplice: tu blocchi il passaggio dell'amore, lui troverà qualche altra strada. Ora che gli hai impedito di raggiungere ciò che è reale, cercherà di raggiungere l'irreale. Hai bloccato le possibilità umane, adesso cercherà qualcosa di illusorio, di immaginario.

Tutte le religioni sono contro l'amore, perché questo è il vero pericolo: se un uomo si dedicasse all’amore potrebbe non interessarsi più di chiese, templi, moschee e preti. Perché dovrebbe interessarsene? Potrebbe non pensare affatto alla preghiera perché conosce qualcosa di molto più sublime, di molto più soddisfacente. Conosce qualcosa di più esistenziale, reale, perché dovrebbe entrare in un sogno?

Se vivi la tua vita reale autenticamente, sinceramente, totalmente, i sogni svaniscono. Se ami non ti capiterà mai di pensare alla preghiera: conosci già ciò che è reale, perché dovresti inseguire qualcosa di falso?

 

La quinta cosa che vorrei dirti è: vivi momento dopo momento.

Vai avanti facendo in modo che ogni momento del passato muoia. È finito. Non occorre neppure etichettarlo come bello o brutto. L’unica cosa da sapere è che è finito, che non c’è più. Non tornerà più… andato, andato per sempre. Perché perderci del tempo?

Non pensare mai al passato, perché in questo modo stai sprecando il presente, che è l’unica cosa reale nelle tue mani. E non pensare mai al futuro, perché nessuno sa come sarà il domani – che domani ti aspetta, come ti si presenterà davanti, cosa ti succederà – non puoi neanche immaginarlo. Succede ogni giorno e tu neanche lo noti: ieri hai sprecato così tanto tempo pensando a questo giorno e niente è andato secondo i tuoi piani, le tue idee, in un modo piuttosto che nell’altro. E adesso ti chiedi perché mai hai perso tutto quel tempo, e ne stai perdendo di nuovo!

Rimani nel momento, nella realtà del momento, completamente nel qui-e-ora: come se non ci fosse mai stato ieri e il domani non arrivasse mai - solo così potrai essere totalmente nel qui-e-ora.

E questa totalità dell'essere nel presente ti unisce con l'esistenza, perché l’esistenza non conosce passato né futuro: è sempre qui-e-ora

L’esistenza conosce solo un tempo, che è il presente. È il linguaggio che ha creato tre tempi… e tremila tensioni nella tua mente. L’esistenza conosce solo un tempo, ed è il presente… e non c’è alcuna tensione, c'è solo un profondo rilassamento. Quando sei totalmente qui – senza degli ieri che ti tirano indietro e senza domani che ti trascinano altrove - sei rilassato.

Per me essere nel momento è meditazione: essere totalmente nel momento. E a quel punto è così bello, così fragrante, così fresco… qualcosa che non invecchia mai, che non va mai da qualche altra parte. Siamo noi quelli di passaggio: l'esistenza rimane così  com'è. Non è il tempo che passa, siamo noi che siamo in transito…

Il tempo è un'invenzione della mente, e fondamentalmente il tempo può esistere solo quando ci sono ieri e domani: il momento presente non è parte del tempo.

Quando tu sei semplicemente qui, proprio adesso, non c’è tempo. Stai respirando, sei vivo, hai delle sensazioni, sei aperto a tutto quello che ti succede intorno. Quando ogni tuo momento inizia a diventare meditazione… è questa la religiosità.

 

tratto da: Osho, From Unconciousness to Consciousness # 28

 

 

 

E tutta questa gente che ti ha sempre dato comandamenti, regole da seguire: mostrandoti come vivere, cosa mangiare, cosa indossare, cosa fare, cosa non fare – tutta questa gente sta, in qualche modo, cercando di farti diventare psicologicamente uno schiavo. Non posso definirli persone religiose.Per me la religione comincia con la libertà psicologica.

 

 

 

 

La vera storia…

 

HO sentito dire che dopo avere creato il mondo, Dio se ne andò in giro con i suoi dieci comandamenti. Arrivò dai babilonesi e chiese loro: "Vi piacerebbe avere un comandamento?".

Essi risposero: "Quale?" Naturalmente prima volevano sapere di che comandamento si trattasse.

Dio disse: "Non commettere adulterio". I Babilonesi risposero: "Non se ne parla nemmeno. Cosa ci resterebbe da fare? La vita è senza senso, l'adulterio è il nostro unico divertimento. Sparisci!".

Dio si infuriò, ma che cosa poteva fare? Se non lo volevano... Allora andò dagli egiziani, e da altri popoli, ma tutti dicevano: "Prima vogliamo sapere di quale comandamento si tratta". E tutti lo rifiutarono, dicendo: "Non vogliamo nessuno che ci dica cosa dobbiamo fare. Vogliamo trovare nella nostra interiorità cosa è giusto o sbagliato".

Alla fine Dio incrociò Mosè, che da quarant'anni vagava per i deserti dell'Arabia Saudita alla continua ricerca della Terra Promessa, Israele.

Gli chiese: "Ti piacerebbe avere un comandamento?" e lo fece con una certa titubanza, perché ovunque l'avevano respinto.

Ma Mosè fece una domanda totalmente diversa. Non chiese: "Di che comandamento si tratta?", disse invece: "Quanto costa?" Era un vero ebreo...

Dio rispose: "È gratis".

AI che Mosè disse: "Allora ne prendo dieci! Se sono gratis... ".

TRATTO DA: Osho, Christianity: The Deadliest Poison and Zen: The Antidote to All Poisons # 1

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Non credere

 

Non credere che rinunciare ai soldi, a goderti la vita, possa farti diventare in qualche modo “migliore”. È un equivoco che ha una lunga storia, e qui Osho ce la spiega.

 

 

Come mai tutti i buddha del passato hanno condannato sesso e denaro, considerati come fonti dei piaceri mondani? Tu sei forse il primo buddha a dare valore a tutte queste cose insieme – piacere, felicità e beatitudine – e questa è la causa di tanti fraintendimenti e antagonismi nei tuoi confronti. I buddha del passato hanno forse cercato un compromesso con la tradizione e tentato di salvarsi la faccia?

 

Ci sono molte cose da capire.

Una: tutti i buddha del passato provenivano da famiglie reali. Avevano avuto denaro, avevano avuto sesso, avevano condotto una vita da nababbi, eppure dentro di loro avvertivano un vuoto profondo. Basandosi sulla loro esperienza hanno stabilito un principio fondamentale per tutti gli esseri umani.

Ma non tutti gli esseri umani sono nati in famiglie reali. hanno la possibilità di avere denaro, sesso e gli altri piaceri del mondo. Poiché si sentivano frustrati – il denaro non li soddisfaceva, il sesso era superficiale, tutti i piaceri erano ripetitivi e si erano ridotti a routine – i buddha erano annoiati a morte. E hanno rinunciato al mondo.

A causa della loro rinuncia al mondo – e il ritiro tra foreste e montagne – si è formata la falsa convinzione che, se non si rinuncia al mondo e ai piaceri mondani, non ci si può risvegliare, non si può diventare illuminati. Da una loro esperienza individuale hanno tratto un principio universale. È una tendenza umana.

Buddha si è fatto mendicante rinunciando al proprio regno, ma pensi che sia la stessa specie di mendicante, che possa essere messo nella medesima categoria di qualunque altro mendicante che non ha mai conosciuto cibi deliziosi, o belle donne, o un palazzo, o tutte le gioie possibili? In superficie sembrano uguali, entrambi vivono di elemosine. Ma non sono uguali – appartengono a categorie completamente diverse. Vorrei che tu appartenessi alla categoria del buddha.

Ma… prima era stato uno Zorba, e solo successivamente era diventato un buddha. Il mendicante che non ha mai fatto esperienza della realtà può solo reprimere la sua sessualità, non ne è insoddisfatto. Buddha non ha bisogno di reprimere: l’ha vissuta, vissuta alla grande; altrimenti, a ventinove anni, non si rinuncia al mondo.

La storia dice che quando nacque tutti gli astrologi del regno di suo padre vennero convocati, perché Buddha era l’unico figlio, nato quando il re era avanti con gli anni. Il re voleva sapere esattamente come sarebbe stata la vita di Buddha; tutti gli astrologi erano perplessi, e nessuno osava dire qualcosa. Il re era molto turbato: “Perché non dite nulla? Anche se si tratta di cattive notizie, almeno non lasciatemi nell’incertezza. Parlate”.

Allora il più giovane parlò: “Il problema che tutti ci troviamo davanti è che il bambino non ha un destino fisso. Ha due alternative – e si tratta di un caso molto raro, che non abbiamo mai incontrato. Ti aspetti che ti diciamo cosa gli accadrà. Ma lui ha un destino ambiguo – ha due destini: o diventerà un conquistatore del mondo, un chakravartin, o diventerà uno che rinuncia al mondo. Sono due estremi, e non siamo riusciti a scoprire quale conta di più. Hanno lo stesso peso.

Quindi non possiamo dire nulla di definitivo. Possiamo solo dire che queste sono le due alternative: o diventerà il più grande imperatore che il mondo abbia conosciuto, o diventerà il più grande illuminato che il mondo abbia conosciuto. In entrambi i casi sarà il più grande. Ma decidere se sarà un mendicante o un imperatore è una cosa che supera le nostre capacità e la nostra scienza”.

Anche il re era preoccupato, si trattava del suo unico figlio. Aveva conquistato nuove terre, aveva ingrandito il regno – e il suo unico successore aveva due destini…

Chiese agli astrologi: “Aiutatemi. Ditemi cosa posso fare affinché non rinunci mai al mondo, ma conquisti il mondo. Questo è stato il sogno di tutta la mia vita. Lui realizzerà il mio sogno. È mio figlio – ha portato il mio sogno nel suo cuore. Ditemi solo come impedirgli di rinunciare al mondo”.

Tutti offrirono i loro suggerimenti, basandosi su una logica normale… e la logica normale distrusse ogni cosa. Dissero: “Circondalo di tutti i lussi e le comodità possibili, affinché non debba mai sperimentare le miserie della vita. Mettigli attorno le donne più belle, in modo che non debba mai sentire la mancanza del sesso. Costruisci palazzi bellissimi per lui, in luoghi diversi del tuo regno, per le diverse stagioni, così che non sia mai troppo caldo, o troppo freddo, o troppo umido”. Scesero nei minimi dettagli riguardo a come si doveva guidare la sua vita: anche le foglie morte dovevano essere rimosse durante la notte dai suoi giardini – non doveva mai vedere una foglia morta, perché non si sa mai, poteva cominciare a chiedersi cos’era accaduto alla foglia.

“Non deve mai vedere una foglia ingiallire, invecchiare, sul punto di morire. Durante la notte, tutti i fiori che stanno per morire devono essere recisi. Nessun vecchio, uomo o donna, deve potere entrare nei suoi palazzi. E quando passa per le strade, si deve fare in modo che non incontri mai un cadavere o un sannyasin”. Vennero fatti tutti questi preparativi, e il vecchio re organizzò tutto come aveva detto l’astrologo. Ma la logica normale non è la sola logica. Esiste una logica trascendentale di cui non erano consapevoli.

… Quei ventinove anni furono forse l’equivalente di duecento o trecento anni. Magari neppure in trecento anni sarebbe possibile conoscere tutti i lussi che gli erano stati riversati addosso. E questo fu il motivo per cui rinunciò al mondo – nel vedere che tutto è superficiale e ripetitivo, nel vedere un morto… In ventinove anni non aveva mai visto neppure una foglia morta. Se fin dall’infanzia avesse visto che le persone muoiono, ci si sarebbe abituato. Ma per ventinove anni non aveva mai pensato alla morte. L’idea stessa di morte non era un problema per lui.

Ma per quanto puoi impedire…? Un giorno gli accadde di vedere un morto, e l’intero castello di carte costruito dal padre crollò. Chiese al suo cocchiere: “Cos’è accaduto a quell’uomo?”.

Gli rispose: “Padrone, non dovrei dirtelo, ma non ti posso neppure mentire. Quell’uomo è morto”.

E immediatamente venne posta la domanda che di solito non si fa. Immediatamente Buddha chiese: “È il destino di ogni uomo? Anch’io morirò un giorno?”.

E proprio mentre il cocchiere stava dicendo: “Non si può evitare la morte – accadrà anche a te”, un sannyasin passò di lì. Buddha non aveva mai visto un sannyasin con la tunica arancione, e chiese: “Che razza di uomo è quello? Cosa gli è accaduto?”.

E il cocchiere disse: “Anche lui ha visto la morte, la vecchiaia, e ha rinunciato al mondo. È la ricerca di ciò che non muore mai”.

Stavano andando a una festa di soli giovani.

Gautama Buddha disse al cocchiere: “Gira il carro. Per me ora non esiste festa per giovani. Sono vecchio, sono morto. Riportami a casa”. E quella stessa notte fuggì dal regno.

Il cocchiere – un vecchio e fedele servitore del re – cercò di convincerlo. Buddha disse: “Non c’è via d’uscita. Se non puoi impedire la vecchiaia, non cercare di convincermi. Se non puoi impedire la morte, non cercare di convincermi. Vado alla ricerca di ciò che non muore mai”.

Quindi si tratta di un doppio errore. Buddha ha rinunciato e ha trovato la verità, e deve anche aver pensato che grazie alla rinuncia ha trovato la verità. Non è stato così. È stata la sua vita nel lusso che ha dato inizio alla ricerca – poiché la ricchezza ha fallito, il denaro ha ingannato, i palazzi sono diventati vuoti, il regno ha perso ogni significato, la conquista del mondo è diventata inutile. Se devi morire, che senso ha prendersi la briga di uccidere milioni di persone, quando alla fine ti ritroverai a mani vuote? Quindi anche lui ha pensato che la rinuncia al regno lo avesse aiutato a trovare la verità. Ma ha dimenticato una cosa: non tutti hanno un regno. E l’errore di Buddha è un errore universale. Altri, che non avevano un regno, cominciarono ad andarsene tra le montagne, nelle foreste, in isolamento.

 

Quindi io dico: prima di entrare nel mondo interiore, concludi ogni cosa con quello esteriore. Vivilo in maniera totale – che la tua torcia bruci da entrambi i lati. Più vivi totalmente, prima capirai che non c’è sostanza. È solo quello che non hai vissuto nella vita che rimane allettante. Se hai vissuto totalmente, nulla ti attirerà. E solo in questo stato puoi andare dentro di te, senza esitazione e senza sentirti diviso.

Non dico di rinunciare al mondo. Non è necessario. La rinuncia è frutto della paura…

Vorrei che la mia gente vivesse agiatamente, con tutto ciò che il mondo ha da offrire. Non avere fretta, perché ogni cosa non vissuta ti riporterà indietro. Finiscila. E poi non avrai bisogno di fuggire da casa tua o dal tuo conto in banca, perché non saranno più un peso per te. Non significano nulla. Forse hanno una certa utilità, ma non hanno nulla di sbagliato.

Persino Gautama Buddha ha bisogno di vestiti, e qualcun altro glieli deve procurare. Tu procurati il tuo cibo. È meglio procurarsi da soli vestiti e tetto. Cosa c’è da capire qui? Che in queste cose non c’e nulla che ti lega. Quello che ti lega è il desiderio per una vita non vissuta. Quindi vivi la tua vita totalmente e questa bramosia scomparirà. Allora potrai vivere in un palazzo con la stessa tranquillità con cui vivresti in una capanna. Ma se hai a disposizione un palazzo, perché torturarti inutilmente per vivere in una capanna? Bada solo che il palazzo non sia una prigione.

E poiché tutti questi grandi illuminati hanno rinunciato al mondo, in Oriente si è venuta a creare un’atmosfera in cui la povertà viene considerata qualcosa di spirituale. Una vera sciocchezza. La povertà non è spirituale, è brutta. È una ferita che bisogna curare. Se la povertà fosse spirituale, allora in Oriente ci sarebbero milioni di Gautama Buddha. Ma non si è mai sentito di un mendicante diventato un buddha.

Il mio approccio è in rottura con il passato. Io ti insegno a vivere prima come uno Zorba, e solo su quelle fondamenta potrai costruire il tempio della tua buddhità. In questo modo esteriorità e interiorità diventano una sola unità. L’esteriorità è tua tanto quanto l’interiorità. Non si tratta di negare qualcosa, né di essere contro qualcosa.

Io ti dico: il piacere può essere il gradino più basso, ma appartiene alla stessa scala. Il gradino più alto può essere l’illuminazione, può essere la beatitudine, ma si tratta della stessa scala. E se rinunci al primo gradino della scala, non raggiungerai mai l’ultimo. Pensaci – ti trovi sul primo gradino della scala. E ci sono due modi per rinunciare: il primo è scendere, il secondo è passare al secondo gradino. Entrambi sono rinunce. Gautama Buddha va sul secondo gradino e tu scendi dal primo. Lo vedi lasciare il primo gradino, ma non capisci che ha lasciato il primo per il secondo. Lascerà il secondo per il terzo, e proseguirà lasciando il terzo e poi il quarto, fino alla fine. Ma tu hai avuto paura del primo, perché hai visto i buddha lasciare il primo; e così non sali mai sul primo gradino. Rimani giù. Queste persone hanno raggiunto l’appagamento supremo della beatitudine, e tu rimani con una grande fame e sete anche per i più piccoli piaceri che il primo gradino può offrirti.

E poi i buddha del passato non avevano alcun interesse per una rivoluzione sociale. A loro interessava solo la propria meta, il proprio conseguimento spirituale. In un certo senso erano molto centrati su di sé. E a causa di questo loro individualismo, l’Oriente non ha conosciuto alcuna rivoluzione. Tutti i geni divennero così assorbiti da se stessi che chi poteva dare alle masse l’idea della rivoluzione? Al massimo potevano insegnare la carità verso i poveri, ma non potevano concepire un mondo senza povertà. Io concepisco un mondo senza povertà, senza classi, senza nazioni, senza religioni, senza alcun tipo di discriminazione. Io concepisco un mondo unito, un’umanità unita, un’umanità che condivide ogni cosa – materiale e spirituale – una profonda fratellanza spirituale…

Quindi la mia funzione non è semplicemente finita con la mia illuminazione. In realtà, il mio lavoro è cominciato dopo la mia illuminazione. Il lavoro di Gautama Buddha è finito quando si è illuminato; io ho cominciato il mio lavoro dopo l’illuminazione. Per quanto mi riguarda, non ho bisogno di vivere un istante di più, perché la vita – esteriore o interiore che sia – non può darmi di più di quello che già ho ottenuto. Però mi sembra un po’ egoista. Vorrei che milioni di persone si illuminassero della stessa luce, la stessa visione, lo stesso sogno. Vorrei che nascesse un uomo nuovo, una nuova umanità, dove ogni discriminazione scomparisse, dove non ci fossero guerre, né armi nucleari, né nazioni, né razze; dove l’uomo possa godere di tutte le ricchezze dell’esistenza e di tutte le esperienze della sua interiorità. Voglio che l’intera umanità sia un oceano di consapevolezza

 

Tratto da: Osho, The Rebellious Spirit  # 3

 

 

 

La povertà viene considerata qualcosa di spirituale. Una vera sciocchezza. La povertà non è spirituale, è brutta. È una ferita che bisogna curare.

 

 

 

Più vivi totalmente… Non dico di rinunciare al mondo. Non è necessario. La rinuncia è frutto della paura…

 

 

 

Non posso dire: "Rinuncia al mondo" — perché il mondo è essenziale quanto l'interiorità. Semplicemente, non aggrappartici. Come puoi rinunciare alla dimensione esteriore? Puoi rinunciare a un palazzo, ma come farai a rinunciare a respirare? Ogni volta che inspiri... Come puoi rinunciare al cibo? — viene da fuori. Come puoi rinunciare all'acqua? — viene da fuori. Osserva con chiarezza, non esiste divisione tra fuori e dentro, ma uno scambio costante — proprio come il respiro che entra ed esce. Ti sto offrendo una nuova concezione, una nuova visione, un sogno nuovo.

   (ritorna al sommario)

 

 

 

Beati i poveri?

 

Una frase usata spesso e a sproposito. Osho ne chiarisce il significato.

 

 

Non accumulate nulla di nulla: potere, denaro, prestigio, virtù, cultura e perfino le cosiddette esperienze spirituali. Non accumulate.

Se non accumulate, sarete pronti a morire in qualsiasi momento, perché non avete nulla da perdere. La paura della morte non è, in effetti, paura della morte: la paura della morte deriva dall’accumulare nella vita.

Quando avete molto da perdere, vi attaccate a ciò che possedete. Ecco il significato delle parole di Gesù: “Beati i poveri di spirito”.

Con ciò non vi invito a diventare dei mendicanti e neppure a rinunciare al mondo. Intendo dire: siate nel mondo, ma non appartenete al mondo. Non accumulate dentro di voi, siate poveri di spirito. Non cercate di possedere mai nulla: allora sarete pronti a morire. Il problema è la possessività e non la vita in sé. Più possedete, più avrete paura di perdere. Se non possedete nulla, se la vostra purezza e il vostro spirito sono incontaminati, se siete semplicemente presenti, soli, potrete scomparire in qualsiasi momento. In qualsiasi momento la morte venga a bussare alla porta, vi troverà pronti. Non perderete nulla.

Con la morte non sarete dei perdenti, ma avrete una nuova esperienza.

Quando affermo di non accumulare, lo affermo in modo assolutamente categorico. Non dico di non accumulare le cose di questo mondo a favore della virtù, della cultura e delle esperienze cosiddette spirituali, no! Parlo in termini assoluti: non accumulate.

Ci sono persone, soprattutto in Oriente, che predicano la rinuncia dicendo: “Non accumulate nulla in questo mondo perché tutto vi sarà preso quando la morte verrà”. Queste persone sono fondamentalmente più avide delle persone comuni. La loro logica è: non accumulate in questo mondo perché la morte vi porterà via tutto; quindi accumulate qualcosa che la morte non può rubarvi, accumulate la virtù, punya; accumulate personalità, moralità e cultura; accumulate esperienze: esperienze spirituali, esperienze di kundalini, di meditazione, di questo e di quello – accumulate qualcosa che la morte non possa carpire.

Ma con quell’accumulare sorge anche la paura. Ogni accumulo porta paura, nella stessa proporzione... e allora sarete spaventati. Non accumulate e il timore scomparirà. Io non vi insegno la rinuncia come veniva intesa un tempo: il mio sannyas è un concetto assolutamente nuovo.

Vi insegno a essere nel mondo e, nello stesso tempo, a non esserci. 

 

Tratto da: Osho L’arte di morire Giuntina Ed

   (ritorna al sommario)

 

 

 

Vita spirituale o ricchezze materiali?

 

Non c’è bisogno di scegliere, basta aver chiara la priorità.

 

 

Osho, la ricerca spirituale può procedere di pari passo con il progresso materiale?

 

Non c’è contraddizione. La crescita spirituale può accompagnare il progresso materiale. Occorre solo ricordare una cosa: il progresso materiale dovrebbe avere una funzione subordinata, e la crescita spirituale dovrebbe rimanere la padrona. In nessun punto la crescita spirituale dovrebbe essere sacrificata al progresso materiale. In qualunque momento, qualora fosse necessario, il progresso materiale può essere sacrificato alla crescita spirituale. Se questo è chiaro, non ci sono problemi. Il problema si presenta solo perché il progresso materiale diventa il padrone, e nonostante ciò si desidera ancora la crescita spirituale. La spiritualità non può crescere come subordinata. Lo spirito non può essere un servitore del corpo. La spiritualità deve essere l’elemento primario, allora tutto può avere la funzione secondaria ed essere utile.

Non serve dividere la vita. Per coloro che ci riescono – e mettono la crescita spirituale come priorità e il progresso materiale come elemento di supporto, mai antagonista, sempre con e per la crescita – non ci sono problemi. Questo deve essere chiarito a tutte le religioni del mondo. L’Oriente ha scelto una metà – la crescita spirituale – e ha paura del progresso materiale. Chi lo sa? – potrebbe diventare il dominatore, potrebbe prendere la priorità. Per questo l’Oriente è povero e malato.

L’Occidente è andato all’altro estremo – ha dedicato tutta la sua energia al progresso materiale, dimenticando completamente che il progresso materiale da solo è privo di significato. Non conduce da nessuna parte, conduce solo a una profonda frustrazione, e, alla fine, a una vita senza senso in cui puoi vedere chiaramente di aver sprecato la tua intera esistenza raccogliendo rifiuti, spazzatura. E non ti dà la pace, non ti dà il silenzio. Non è riuscito a risvegliarti alla verità. E ora la morte si sta avvicinando e le tue mani sono vuote. La tua intera vita è stata solo un deserto.

L’Occidente è povero spiritualmente, ricco materialmente. L’Oriente è povero materialmente, ricco spiritualmente. Ma entrambi sono parziali, ed entrambi soffrono. Io mi sto impegnando affinché si crei una sintesi – e una sintesi è possibile. Basta ricordare chi è il padrone e chi è il servo.

 

Tratto da: Osho, The Sword and the Lotus # 11

 

 

 

Ma cosa te ne farai di tutti quei soldi ?

 

 

… questo folle desiderio di essere ricchi, questa folle avidità che non conosce limiti... senza aver capito che più denaro hai e minore è il valore del tuo denaro.

È una semplice legge economica: la legge dei ricavi decrescenti. Se possiedi una casa, essa ha un certo valore, ci devi vivere, ne hai bisogno. Se hai due case, tre case, centinaia di case... il valore va diminuendo con l’aumento del numero delle case. C’è una piccolissima classe al mondo il cui denaro non vale nulla.

Per esempio, attualmente l’uomo più ricco del mondo è un giapponese, che ha in banca ventun miliardi di dollari in contanti. Che se ne fa? Li può mangiare? E il denaro attira altro denaro: con i soli interessi, quell’uomo diventa ogni giorno più ricco. Oltre un certo limite, il denaro perde tutto il suo valore.

Ma l’avidità è completamente folle. L’intera società umana ha vissuto con questa follia.

 

Tratto da; Osho, Satyam Shivam Sundram # 5

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DI PIÙ, DI PIÙ SEMPRE DI PIÙ

 SOLDI, POTERE, SUCCESSO… SIAMO CONDIZIONATI A VOLERNE SEMPRE DI PIÙ.

MA ALLA RADICE DI TUTTO QUESTO…

 

 

Il tuo essere è solo un seme. Nascendo non sei venuto al mondo come albero, sei nato solo come seme, e devi crescere fino a giungere a fioritura completa, e quella fioritura sarà il tuo appagamento, la tua realizzazione.

Questa fioritura non ha nulla a che vedere col potere, nulla a che vedere col denaro, nulla a che vedere con la politica. Ha qualcosa a che fare solo con te stesso: è un progresso individuale.

Ogni bambino è nato per crescere e per diventare un essere umano pienamente realizzato, in grado di volare, ricco d’amore, di compassione, di silenzio. Deve diventare una celebrazione in se stesso. Non si tratta di competizione, né di confronto.

 La pulsione a crescere, il bisogno di diventare qualcosa di più, di espandervi, viene usato dalla società, dagli interessi istituzionali. Essi ne deviano la rotta: riempiono le vostre menti in modo tale da indurvi a pensare che questa pulsione sia ad avere più soldi, questo bisogno implichi l’essere in tutti in modi in cima, nella cultura, nella politica. Ovunque sei, devi primeggiare, al di sotto di quella cima avrai la sensazione di non fare abbastanza, di non andare bene, proverai un profondo senso di inferiorità.

Tutto questo condizionamento produce un complesso di inferiorità, in quanto pretende che tu divenga superiore, migliore degli altri. Ti insegna a competere, a fare confronti, ti educa alla violenza, alla lotta. Ti insegna che i mezzi non importano, ciò che conta è il fine – il successo è la meta. E questo può essere fatto facilmente, poiché tu nasci già con una pulsione a crescere.

La società fino a oggi è stata molto astuta: modifica, devia, storna i tuoi istinti naturali in qualcosa che sia utile alla società stessa.

Questi sono i due aspetti che ti danno la sensazione che manchi qualcosa, ovunque tu sia; devi conquistare qualcosa, realizzare qualcosa, devi diventare un conquistatore, un arrampicatore. Ebbene, è necessaria la tua intelligenza per fare chiarezza e capire cosa sia la tua pulsione naturale, e cosa sia il condizionamento sociale. Spezza e liberati dal condizionamento sociale – è tutto pattume – in modo tale che la natura resti limpida e cristallina, libera da qualsiasi contaminazione. E la natura è sempre individuale: crescerai, giungerai a fioritura, e potrebbero spuntare delle rose. Qualcun altro cresce, e potrebbero spuntare calendule. Tu non sei superiore perché hai delle rose; né l’altro è inferiore perché ha calendule. Entrambi siete giunti a fioritura, questo è importante; e quella fioritura dà un profondo senso di appagamento. Ogni frustrazione, ogni tensione scompare: in te si diffonde un profondo senso di pace, quella pace che trascende ogni comprensione. Ma come prima cosa devi tagliare radicalmente ogni sterpaglia sociale, altrimenti ne verrai continuamente disturbato.

 

Tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp, # 26

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SESSO E DENARO

sono spesso considerati la misura del successo di ogni individuo

 

 

Osho, perché ho sempre la sensazione che il sesso e il denaro siano in qualche modo profondamente connessi tra loro?

 

Sono connessi. Il denaro è potere, perciò può essere usato in molti modi. Può comperare il sesso: nei secoli è stato così…  in questo Paese, come in tutti gli altri, le donne sono state sfruttate – il mezzo per sfruttarle era il denaro! Tutto il mondo ha conosciuto la sofferenza della prostituzione, che degrada gli esseri umani. Cos’è una prostituta? La donna è stata ridotta a un meccanismo che si può comperare con il denaro.

Ma ricordatevi sempre: anche le vostre mogli non sono molto diverse. La prostituta è come un taxi e la moglie è come l’automobile personale: è un acquisto permanente. I poveri non possono permettersi acquisti permanenti, devono usare il taxi. I ricchi possono permettersi acquisti permanenti – possono permettersi l’automobile privata. Più sono ricchi, più automobili possono avere.

Il denaro è potere e il potere può comperare qualsiasi cosa. Perciò non hai torto nel pensare che esista una connessione tra il sesso e il denaro.

Bisogna comprendere anche un altro fatto: la persona che reprime il sesso si interessa soprattutto al denaro, poiché il denaro diventa un sostituto del sesso. Il denaro diventa il suo amore. Osserva una persona avida, un maniaco del denaro: osserva il modo in cui tocca una banconota da cento rupie, la tocca come se stesse accarezzando l’amata, osserva il modo in cui guarda l’oro, osserva i suoi occhi, sono pieni di romanticismo. Neppure un poeta sarebbe tanto romantico. Il denaro è diventato il suo amore, la sua dea. In India, la gente arriva ad adorare il denaro: c’è un giorno particolare dedicato all’adorazione del denaro – il denaro puro e semplice – adorano banconote e monete, adorano le rupie. Persone intelligenti fanno cose così stupide!

Il sesso può convertirsi in ambizione. Reprimi il sesso: una volta represso il sesso hai energia disponibile e puoi incanalarla in molte direzioni. L’energia può diventare ricerca del potere politico, può diventare ricerca della ricchezza, può diventare ricerca della fama, della rispettabilità, dell’ascetismo e così via.

L’uomo ha un’unica energia, l’energia sessuale. Nell’uomo non ci sono molte energie e quell’unica energia è stata usata per ogni genere di impulso. È un’energia con un potenziale altissimo.

La gente rincorre il denaro nella speranza che quando avrà più denaro, potrà avere più sesso. Potrà avere uomini o donne assai più belli, potrà avere più varietà. Il denaro darà loro la libertà di scegliere.

La persona libera dalla sessualità, la cui sessualità si è trasformata in un altro fenomeno, è anche libera dal denaro e dall’ambizione e dal desiderio di diventare famosa. Immediatamente tutte queste cose scompaiono dalla sua vita. Nell’istante in cui l’energia sessuale comincia a salire verso l’alto, comincia a diventare amore, preghiera, meditazione, allora tutte le manifestazioni più basse scompaiono.

Ma il sesso e il denaro sono profondamente connessi. La tua idea contiene una certa verità.

La gente può essere tanto ossessionata dal denaro, quanto lo è dal sesso. L’ossessione può essere dirottata verso il denaro. Il denaro ti dà il potere d’acquisto e puoi comperare tutto. Ovviamente non puoi comperare l’amore, ma puoi comperare il sesso. Il sesso è una merce, l’amore non lo è.

Non puoi comperare la preghiera, ma puoi comperare i preti. I preti sono merce, la preghiera non lo è. Ciò che si può acquistare è ordinario, mondano, ciò che non si può acquistare è sacro. Ricordalo: il sacro è al di là del denaro, il mondano è sempre nell’area di potere del denaro.

Il denaro è certamente associato al sesso, perché il sesso è una merce in vendita. Ogni cosa che si possa acquistare appartiene al mondo del denaro.

Ricordate una cosa: la vostra vita rimarrà vuota se conoscerete soltanto ciò che si può comperare, se conoscerete soltanto ciò che è in vendita. La vostra vita rimarrà completamente vana se avrete confidenza soltanto con ciò che si mercifica. Prendete confidenza con ciò che non si può comperare e che non è in vendita – allora per la prima volta vi spunteranno le ali, per la prima volta comincerete a volare in alto.

Se non avrai conosciuto qualcosa che non sia in vendita e che non si possa comperare, se non avrai conosciuto qualcosa che sia al di là del denaro, non avrai conosciuto realmente la vita. Il sesso non è al di là del denaro – l’amore lo è. Trasforma la tua sessualità in amore e trasforma il tuo amore in preghiera… Soltanto così avrai vissuto, soltanto così avrai conosciuto i misteri della vita!

Il denaro e il sesso sono i livelli più bassi della vita e la gente vive soltanto nel mondo del denaro e del sesso, e pensa di vivere! Non vive, vegeta soltanto, muore a poco a poco. Quella non è vita. La vita ha molti più regni da rivelare, un tesoro infinito che non appartiene a questo mondo. Il sesso non può darti questo tesoro, né può dartelo il denaro. Ma tu puoi raggiungerlo.

Per raggiungerlo puoi usare la tua energia sessuale e puoi usare anche il potere del denaro. Naturalmente non puoi raggiungerlo mediante il sesso o mediante il denaro, ma puoi usare la tua energia sessuale e il potere del denaro in modo tanto accorto da riuscire a creare uno spazio in te nel quale possa discendere l’aldilà.

Io non sono contrario al sesso, né al denaro, non dimenticatelo mai! Sono certamente favorevole ad aiutarvi ad andare oltre il sesso e oltre il denaro – sono certamente favorevole a che voi andiate oltre.

Usa ogni cosa come fosse un gradino. Non rinnegare niente. Se possiedi il denaro, puoi meditare con più facilità rispetto a una persona povera. Puoi avere più tempo a tua disposizione. Puoi avere un piccolo tempio in casa tua, puoi avere un giardino, un roseto, dove meditare ti sarà più facile. Puoi concederti delle vacanze in montagna, puoi isolarti e vivere senza preoccupazioni. Se possiedi denaro, usalo per avere qualcosa che il denaro non può comperare, ma per il quale possa creare in te uno spazio.

Usa il sesso, usa il denaro, usa il corpo, usa il mondo… ma noi tutti dobbiamo raggiungere il divino: fa’ che il divino rimanga sempre la tua meta.

 

tratto da: Osho La Saggezza dell’innocenza, URRA ed.

 

 

 

L'OSHO TIMES DI AGOSTO

 

CARI LETTORI, puntualmente nel periodo estivo riceviamo lamentele per copie dell'Osho Times andate perdute vuoi per i postini in ferie, vuoi perché molti lettori andando in vacanza rimangono assenti varie settimane. Per ovviare a questi disguidi quest'anno tentiamo un esperimento che speriamo gradito. Invece di produrre un Osho Times per il mese d'agosto, abbiamo deciso di produrre un CD discorso di Osho (più di un'ora di ascolto) che allarga ulteriormente l'argomento trattato in queste pagine: i soldi. Il CD in inglese può anche essere una meditazione (Osho ha sempre usato la sua voce per guidare con facilità l'ascoltatore nella profondità del proprio essere) e per chi non sa l'inglese, nel libretto allegato ci sarà la traduzione in italiano.

Di fatto sostituiamo un numero della rivista con un oggetto di maggior valore e quindi speriamo di cuore di avervi fatto un bel regalo.

Il CD "Il Denaro" verrà spedito dopo le vacanze, a settembre, a tutti gli abbonati che hanno diritto alla

copia del mese di agosto. Se l'iniziativa avrà il successo che ci aspettiamo, ripeteremo la cosa tutti i mesi di agosto.

Per ogni dubbio o condivisione contattateci all'Oshoba liberamente. Ci rivediamo quindi a settembre con due appuntamenti separati: il CD di Osho e un bellissimo numero di Osho Times dedicato alla magia dell'India. E intanto... buone vacanze a tutti!

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Meditazione e Celebrazione a Varazze

 

Per il terzo anno consecutivo il festival di Varazze è riuscito a catalizzare su di sé l'attenzione di chi vuole meditare, e celebrare, in compagnia. Per tre giorni filati, alcune centinaia di persone hanno partecipato, da venerdì 5 aprile a domenica 7, a meditazioni, seminari, momenti di con-divisione, di danza e concerti. Centinaia di persone che hanno invaso, pacifica-mente, la cittadina ligure, portando gioia e, via via che la meditazione entrava in profondità, silenzio interiore. Ormai si può parlare a ragion veduta di "evento," tanto che anche la stampa nazionale se n'è accorta. Uno per tutti il quotidiano "La Repubblica" che nel supplemento settimanale "D la repubblica delle donne" del 2 aprile ha dedicato spazio al "convegno internazionale dedicato alla meditazione", citando anche le parole di Osho. Tra i tanti che hanno animato le tre giornate Anando, della Multiversity di Puna, Milarepa e la sua band, Deva Antonella con le danze mediorientali. Veramente bravi gli organizzatori: l'Osho Arihant, il centro di meditazione di Varazze, e Videha.

 

 

UNA CONFUSIONE MOLTO ZEN

 

Difficile ricostruire e dare un senso al grande caos di questa tre giorni, dove tutti erano invitati a trovare un po' di tempo per stare con se stessi, per esprimersi e cogliere il semplice flusso della vita.

Sicuramente, la cosa che più mi è rimasta impressa è la squisita armonia che si respirava e che riusciva ad assorbire la confusione, i tanti problemi organizzativi, le difficoltà e le complicazioni che inevitabilmente nascono quando si improvvisa l'organizzazione di qualcosa.

Dal caos alle stelle è stato il lungo viaggio dei mesi che hanno preceduto l'evento: una lunga scala di contributi difficili da elencare, persone che hanno aiutato, presentandosi al fianco di noi organizzatori al momento giusto e aiutando con partecipazione a creare questo spazio collettivo di semplice energia meditativa.

Per me è stata una prova impor-tante: una verifica del mio equilibrio interiore, e così sento è stato per tutti i miei compagni di viaggio in questa avventura. Non solo abbiamo retto il peso di qualcosa che si ingrandiva via via, in maniera esponenziale, rispetto agli altri anni, in tutti i sensi; siamo anche riusciti ad alchemizzare tutto ciò che ci accadeva, sempre proiettati in avanti verso soluzioni piuttosto che su lamenti e recriminazioni.

I frutti si vedranno meglio il prossimo anno: infatti, stiamo già lavorando per il festival che si terrà il 4, 5, 6 aprile 2003! E per trarre miglior beneficio dall'esperienza di tutti, vorrei chiedere a quanti hanno partecipato di scriverci: se sentite che qualcosa per voi non ha funzionato, o se sentite che mancava qualcosa, una condivisione ci sarà utile per miglio-rare la qualità dei servizi e delle pro-poste che facciamo.

Inoltre, a tutti suggerisco di focalizzare l'aroma, la vibrazione, l'energia che colmava l'ambiente in cui per tre giorni una media di 400 persone ha meditato quotidianamente insieme: sviluppare quella dimensione nel proprio privato è importante per l'evoluzione personale. Sapere che tanti individui, meditando insieme, generano effettivamente un campo di energia è vitale per equilibrare i dubbi della mente... e alleggerire l'anima.

Infine una richiesta: fatevi vettori voi stessi di questo evento, aiutandoci a promuovere il prossimo festival tra i vostri amici; a noi sembra fondamentale dar vita almeno una volta l'anno a una dimensione di meditazione collettiva, dove sia possibile rafforzare l'informazione interiore di ciascuno su cosa sia la consapevolezza, al di là dei limiti individuali. Per rifondare la propria vita su un equilibrio nuovo e diverso dal dramma a tutto campo che l'umanità sembra intenzionata a voler recitare e che pare aver già ingoiato le belle speranze nate con l'inizio di questo nuovo millennio, fagocitate dal vecchio orrore di sempre.

Parlando di meditazione, facilmente accade di sentirla come un desiderio che si proietta in lontananza, magari legandola a un viaggio in India; oppure, la sì vive come una nostalgia, quasi fosse il paradiso uteri-no da riconquistare. Sicuramente resta una voglia: la segreta aspirazione a un'armonia che si articola nel tempo, quando tutti gli altri bisogni, reali e artificiali, saranno risolti. Di conseguenza, quello spazio vuoto che ci potrebbe appagare, e che ci appaga in attimi vissuti nostro malgrado fuori dal tempo, viene colmato di tutto e di più, rendendo improbabile il contatto con ciò che siamo realmente, con la fiamma di vita che ci muove e ci anima, letteralmente.

"Viviamo una vita piena fino all'inverosimile", dice-va uno dei partecipanti al festival, "e tutto chiede la nostra attenzione... così la consapevolezza di sé si frantuma, rendendoci estranei a nostri veri bisogni. Per me, avere tre giorni in cui potermi riprendere in mano è fondamentale per non andare fuori di testa." "Mi è piaciuta la varietà delle proposte, ma soprattutto la libertà di scegliere: tutto non avrei potuto fare, era troppo! Ma ho capito che non era quello il senso della vostra proposta: si trattava di scegliere, e mi sembra di aver scelto ciò che andava bene per me. Per il resto, mi ha colpito la forza di ciò che vibrava nell'aria, e che non saprei come definire. Sicuramente è vero che tante persone che meditano insieme creano un campo di energia: qualcosa che si può percepire e che trasporta in un'altra dimensione... hai la sensazione di vedere le cose in prospettiva, con maggior chiarezza. Pensieri, relazioni, impegni non ti stringono più da tutte le parti, soffocandoti. Insomma, se questa è la consapevolezza, colpisce la sua importanza nella vita di tutti i giorni".

"Esprimermi, poter sciogliere quel lago gelato che doveri, regole sociali e quant'altro, senza che lo si voglia, creano in noi," condivide qualcun altro, "questa per me è stata la cosa più importante. Avere un buon auto-controllo non è tutto nella vita... poter fluire e al tempo stesso restare centrati: questa è stata un'esperienza e una lezione di vita importante. E non vedo l'ora di poter ritornare." E ancora: "Intorno alla meditazione facilmente si creano quadretti un po' naif: quelle tradizionali danno una sensazione di rigidità, qualcosa di artefatto; le tante proposte New Age confondono soprattutto per l'enorme superficialità. Con quanto ho sperimentato in questi giorni mi sono trovato a contatto con qualcosa di concreto: si sente che queste tecniche non sono campate in aria, ma soprattutto diventa facile introdurle nei propri ritmi quotidiani: un'ora dedicata a se stessi quotidianamente, con l'onda di energia vissuta in questi giorni, cambia letteralmente la vita." "Da anni medito con le tecniche di Osho," pro-segue qualcun altro, "è un viaggio infinito, un flusso direi, più che un'esperienza. A volte è totale coinvolgi-mento, a volte è distacco; a volte mi sembra di essere sospeso, veramente seduto su di una collina a guardare dall'alto tutto ciò che mi accade, oppure mi perdo in un vortice di sensazioni e di emozioni che mi frullano, annullando qualsiasi centratura... per poi ritrovarmi ad ascoltare un silenzio che mai avrei creduto possibile. In questo viaggio, mi piace incontrare ogni tanto altri compagni e sostare con loro, respirare l'aria di un pianeta Terra diverso da quello che si legge sui giornali e di cui noi tutti siamo vettori potenziali. Questo vostro evento lo vedo importante anche sotto l'aspetto dell'incontro. Un'occasione di scambi: guardarsi negli occhi, scoprire sintonie, vedersi riflessi nello sguardo di qualcun altro, estraneo fino a un attimo prima, e ora amico sincero." E nelle tante altre voci che abbiamo raccolto si sentono tante altre eco: il bisogno di uscire da un quotidiano da incubo, il bisogno di entrare in se stessi, il bisogno di allontanarsi un po' da problemi che gravano come macigni, rendendo impossibile la ricerca di una qualsiasi soluzione, il bisogno di avvicinarsi un po' di più, di avere il coraggio per creare una maggio-re intimità con se stessi o con qualcun altro. A un certo punto, parlando con tante persone, apparentemente venute con motivazioni diverse, mi sono ricordato di ciò che Osho diceva: "Ogni gesto, ogni azione deve esse-re vissuta in piena consapevolezza, deve essere un inno alla vita, una celebrazione... la vita dev'essere vissuta per ciò che è: una festa continua. Solo l'uomo sembra averlo dimenticato, altrimenti l'intera esistenza è illuminata, sta celebrando. Ecco perché io mi occupo di voi, delle vostre singole malattie con attenzione, nei dettagli... ma poi devo somministrarvi sempre la stessa medicina: i malanni sono tanti, infiniti, tutti diversi tra loro; ma dove-te aver pazienza e comprendere anche me... la cura è una sola, ed è semplice: la meditazione." In questa semplicità ci siamo incontrati e abbiamo giocato insieme: da questo punto di vista, si è trattato di qualcosa cui tutti han-no contribuito, rompendo ogni schema tra chi organizzava e chi partecipava.

Non a caso, nel nostro programma abbiamo voluto accompagnare la "meditazione" alla "celebrazione"... e il clima di festa che ne è nato ci ha riportato alla realtà ultima dell'esistenza, risolvendo anche il "per-ché esistiamo" dei più filosofici tra i partecipanti: "Certo, vedere la gioia sui volti di tante persone fa rimpiange-re il tempo sprecato a pensare che cosa sia la felicità!".

 

Swami Anand Videha

 

 

 

Un pieno di energia per la vita di tutti i giorni

 

 

"Partecipare al festival di Varazze è stata un'esperienza molto forte, con la quale ho riscoperto nuova energia dentro di me. Conoscevo le meditazioni ma molto vagamente, perciò scoprirne di così dinamiche, di tale intensità e reale efficacia, mi ha aperto nuove prospettive. Grazie ad un avvenimento come questo viene data la possibilità a persone come me, cioè un po' distanti dalla ricerca interiore, di conoscere tecniche per affrontare la propria vita in modo più vero e completo. Penso dunque che, visti i risultati positivi che ho riscontrato, sia un peccato non ricreare tale esperienza nella vita di tutti i giorni, ad esempio nei centri della propria città. Ultima considerazione, ma che non credo meno importante, riguarda l'avere sperimentato un nuovo contatto con le persone alle quali ho cercato di trasmettere affetto, amore e comprensione. Grazie all'aiuto degli "insegnanti" e dei molti partecipanti ho ricordato il vero significato di queste parole, e ho rinnovato anche i miei rapporti di tutti i giorni."   Valentina di Milano

 

 

Già si stanno facendo i preparativi per il prossimo anno... appunta-mento dunque a Varazze il 4, 5, 6 Aprile 2003. Ma ricordatevi di stare in contatto per qualsiasi variazione di data e soprattutto per il programma, ancora in lavorazione.

per collegamenti in tempo reale on-line: www.thefestival.it

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AUM ! !

emozione al festival

 

 

C’è un incontro con gli assistenti sabato sera: un gruppo di persone, di cui alcune nemmeno si conoscono tra loro, ma che riescono a connettersi, a dividersi i compiti e a creare l'energia per l'evento.

E domenica mattina il Palasport viene aperto alle sette e mezza: abbiamo solo trenta minuti per preparare tutto! Subito si forma una piccola ressa di persone da accogliere. Visto che si tratta della prima esperienza di AUM al festival, si è pensato di mettere un limite di ottanta partecipanti, ma l'entusiasmo lo ha sommerso: già venerdì sera gli iscritti arrivano a settantadue. Così abbiamo tolto ogni barriera e portato il totale a centoventotto persone. Sì, proprio così, centoventotto meditatori che, incuranti dell'orario e della festa della sera prece-dente, arrivano per gettarsi nell'esperienza. Mentre questi pensieri mi passano per la testa inizia la musica, per cominciare a svegliarsi.

Senza bisogno di una parola le perso-ne iniziano a muoversi, a cercare il proprio spazio in un'area delimitata da sedie. Mi sento un po' nella parte di una star quando mi sistemo la cuffietta del microfono e vado sul palco, in mezzo agli strumenti lasciati dai musicisti la sera prima.

Da lì tutto sembra più distante e cerco con gli occhi Jaldhara, che ha la responsabilità di coordinare l'attività degli assistenti e di fare in modo che tutte le cose pratiche funzionino a dovere; c'è anche Alok, che nella saggezza dei suoi dodici anni esegue rigorosamente ma allegramente i suoi compiti di tuttofare.

Intanto la musica aumenta il ritmo e mi prendo ancora un po' di tempo per lasciar arrivare proprio tutti.

Ecco, ci siamo, la prima volta della AUM a Varazze: che succederà? Il gruppo è davvero grande e vibrante di aspettativa e di energia, la star se ne va e una vocina dentro di me si chiede se ce la farò.

La mia voce esce dalle casse acustiche, rimbalza nel Palasport, e torna come se fosse quella di qualcun altro. Per un momento mi giro e vedo la grande silouette blu di Osho dietro di me. Mi torna in mente un dialogo in cui egli dice-va a Veeresh, parlando del suo lavoro nei gruppi: "Ogni volta che ti senti indeciso o confuso, fai in modo di non esserci e lasciami lavorare", poi vedo di fronte a me tutti quei visi, quegli occhi da buddha e mi dimentico di me stesso e delle mie paure, mi lascio andare.

Chiedo: "Chi non ha mai fatto prima una AUM?" Incredibile, quasi tutte le mani si alzano! Quasi mi metto a ridere per la gioia di poter condividere questa meditazione con così tante persone alla prima esperienza, e in un'occasione tanto speciale.

Certamente non capita tutti i giorni di ritrovarsi in così tanti, con molti assistenti ricchi di esperienza e dopo due giorni di meditazione! Ma il tempo sta scappando e, dopo brevissime spiegazioni e qualche domanda dei partecipanti, si comincia.

La prima fase, il "motore" della AUM, scoppia fragorosa come una tempesta: battito di musica, urla, corpi ben pianta-ti sui piedi, energia allo stato puro che esce. E' preziosa la presenza di alcuni assistenti tra i partecipanti: la loro totalità stimola le persone a lasciarsi andare, a buttarsi nella meditazione, a lasciare i pensieri per il dopo.

Scorrono i minuti, iniziano a uscire la fatica e le resistenze. Vedo grossi tipi dalla faccia grintosa aggirarsi un po' spersi, una volta che le emozioni si fanno strada, mentre altre persone, magari impacciate all'inizio, comincia-no a sentire la propria forza, il proprio potere, il proprio diritto a esserci, a esprimersi, a occupare il proprio spazio, sotto la musica martellante. L'energia sale, sale vorticosamente, trascina tutti noi in nuove dimensioni: finalmente ci sono il tempo, lo spazio e gli amici per poter lasciar andare un sacco di roba che ci si teneva dentro!

Improvvisamente la musica tace, il tempo si ferma per un attimo di silenzio, tagliato ancora da qualche grido, da respiri affannosi, da singhiozzi di emozioni finalmente liberate. Un attimo a occhi chiusi per sentirsi dentro, prima di incontrarsi di nuovo con gli altri, questa volta nell'amore. "Ti amo", è così semplice e va dritto al cuore. Sgorgano le lacrime, vedo i corpi rilassarsi negli abbracci e i volti cambiare, come a dire: "Finalmente." Finalmente uno spazio in cui lasciarsi andare totalmente nel vortice, insieme, a occhi ben aperti, per arrivare al punto in cui tutto gira nella confusione più forte, e proprio lì incontrare il proprio silenzio.

Gli stadi si susseguono precisi, libera-tori, le parole mi escono da sole, senza nemmeno pensare (anch'io sono parte di questo flusso), fino a che mi rendo conto che sono quasi passate tre ore e che la AUM sta volgendo al termine: le persone formano un cerchio che, piano piano, riempie tutto il Palasport, mentre si canta insieme "AaaaUuuuMmmmm." Ormai siamo fusi in una cosa sola.

Il silenzio che segue è profondissimo, eccoci, i buddha sono qui e ora, la nostra natura dimenticata: che bello riconoscerla. Infine il saluto "Namastè," riconosco il buddha che è in te, e poi un abbraccio.

Jaldhara mi suggerisce di invitare tra noi anche le persone che hanno seguito la meditazione come spettatori, e molte approfittano dell'occasione per scendere dalle gradinate e per sciogliersi in questo momento magico.

Ma sono già le undici e allora via, a risistemare tutto, e poi alla reception, per dare altre informazioni e per raccogliere qualche impressione a caldo. E qui è una vera festa: le persone sono entusiaste, gli organizzatori pure, e io mi sento ancora un po' "sballato" dall'intensità dell'esperienza appena vissuta! La soddisfazione è così grande che già viene programmata la AUM per il prossimo anno, questa volta senza limitazione al numero di iscritti, per creare un incontro ancora più grande, ricco e profondo. E spero proprio che tutti quelli che quest'anno hanno avuto qualche difficoltà per iscriversi alla meditazione perdonino gli inconvenienti della prima volta e ci siano, l'anno prossimo, insieme a tutti gli altri amanti o curiosi della AUM.

Vorrei concludere questa piccola me-moria personale con un grande ringraziamento agli amici che mi hanno aiutato a condurre la meditazione e a farla diventare un successo... e grazie anche a tutti gli amici dell'organizzazione del Festival.

 

Namastè! Kuteer

 

 

 

La descrizione della AUM meditation, la meditazione sociale ideata da Veeresh, che avevo cercato di dare nel numero di Dicembre dell'Osho Times, in realtà non si è nemmeno avvicinata all'atmosfera di energia, di liberazione, di amicizia e di meditazione che abbiamo potuto sperimentare al Festival 2002 di Varazze. Ne stavo appunto parlando con Jaldhara, immersi nel verde di primavera e nella bellezza brillante dei colori della fioritura di mille fiori, alberi e cespugli in una bella giornata di metà aprile, in riva al lago. A un tratto mi è apparsa un'immagine insolita, come se per un attimo fossi tornato a guidare la meditazione: ho rivisto i volti dei partecipanti e degli amici assistenti sovrapporsi ai fiori, e la celebrazione della natura mescolarsi con quella dentro al Palasport. E con perfetta sincronia lei ha detto: "Le persone sembravano fiori, erano già lì pronte a sbocciare, piene di energia, non trovi?"

 

 

 

La AUM in Italia non accade solo a Varazze e in questo periodo si sta diffondendo e affermando in molti centri di varie città. Invito tutti coloro che fossero interessati a questa meditazione o al lavoro di Veeresh a contattarmi, per avere il calendario delle AUM o per altre informazioni.

Per maggiori dettagli sulla AUM Meditation, visitare i siti www.humaniversity.nl (in inglese) o www.thefestival.it (italiano e inglese). Per le musiche usate nella meditazione è disponibile presso Oshoba un doppio CD intitolato AUM (€ 25,90).

Kuteer organizza e conduce AUM meditation in Svizzera e in Italia Per contatti e informazioni:

tel. 0041-91-7431959 e-mail: jalkutal@dplanet.ch

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Le tante facce della pazzia

 

 

‘Fuori di testa’ si dice talvolta nel linguaggio comune, ma di sicuro non intendiamo quel ‘andare al di là della mente’ che possiamo raggiungere attraverso la meditazione. Qualche punto in comune, però, potrebbe anche esserci:Puoi uscire dalla mente sia cadendone al di sotto, sia elevandoti al di sopra’ ci ricorda Osho. Come spunto per una riflessione su questo tema trovi qui testimonianze, racconti e brani di Osho che affrontano il problema da varie angolature… L’importante, come sempre, è non identificarci con ciò che ci ‘passa per la testa’.

 

“Comunemente le persone cadono al di sotto della mente perché non richiede nessuno sforzo, non devono fare niente. Qualsiasi emozione improvvisa può sconvolgere la stabilità della tua mente: la morte di una persona amata, un fallimento negli affari – lo shock è tale che non riesci a conservare la tua normalità. Perciò cadi al di sotto della mente, i tuoi comportamenti diventano irrazionali.

Tuttavia superi l’infelicità – se fossi rimasto nella tua normalità mentale, lo stress emotivo avrebbe creato in te un’infelicità immensa. È un modo naturale per evitare lo shock.” Osho

 

 

 

 

La mia esperienza della PAZZIA

 

Solo ora, molti anni dopo la mia reale esperienza di pazzia, sono in grado di scriverne. Per molto tempo, il solo pensare o parlare di quel periodo della mia vita faceva affiorare in me un grande senso di vergogna e fallimento. Quando mi hanno chiesto se me la sentivo di scrivere qualcosa, mi sono guardata dentro e ho deciso che sì, sono pronta a parlare di queste esperienze – ora non hanno più presa su di me e mi hanno lasciato con una grande comprensione e compassione per quelli che si trovano in quegli spazi.

 

 

Cosa significa impazzire? A me è accaduto, la prima volta, un anno dopo la morte improvvisa di mio padre. Proprio nel periodo di quel primo anniversario, il mio ragazzo mi ha lasciata e mi sono dovuta confrontare non solo con la perdita del mio amato, ma anche con il fatto di vederlo portare tante ragazze diverse nella stanza in cui avevamo abitato insieme (vivevamo in una comune, alla Humaniversity in Olanda). Mi sono sentita abbandonata, rifiutata e completamente persa. E non solo, mi sentivo anche del tutto impotente. Qualunque consiglio cercassero di darmi gli amici, mi suonava vuoto e impraticabile. E non riuscivo a versare neppure una lacrima per la fine di questo amore, come non ne avevo versate per mio padre. E allora qualcosa dentro di me ha deciso di non affrontare per nulla la situazione e di impazzire. Ho perso il senso del tempo, dormivo pochissimo, dimagrivo a vista d’occhio e la mia mente diventava sempre più forte, facendomi vivere come realtà le mie fantasie più folli. Mi sembrava che tutti parlassero di me e in generale mi era chiaro che tutto ruotava attorno a me – se una macchina si muoveva nel cortile, io ne ero la causa.

Una volta, mentre guardavo la televisione, a un certo punto ho visto che la persona al di là dello schermo parlava esclusivamente con me! E mi chiamava per nome! Non avevo alcun dubbio! Mi sono spaventata tantissimo, subito mi sono precipitata fuori dalla casa, a piedi nudi, per perdermi immediatamente in qualche altro film… In un’altra occasione, mentre cercavo di mettere ordine tra i miei vestiti, mi sono persa così tanto nella storia di ogni singolo capo che alla fine li ho lasciati tutti sparsi sul pavimento – per dedicarmi a qualche altra attività… finire in qualche altra ‘storia’. Il casino che ho fatto in quei giorni è indescrivibile! E non mi annoiavo mai! Tutto all’improvviso si era messo a ruotare attorno a me, e se da un lato c’era una certa soddisfazione, dall’altra c’era molta paura. Una volta, per esempio, ho cercato di fare la meditazione dinamica, ma quando ho chiuso gli occhi mi sono vista in cima a una casa molto alta con l’intenzione di uccidermi, proprio come aveva fatto mio padre. Riconsiderando l’accaduto, ora so che in quei momenti ero incapace di fare una distinzione tra chi ero, cosa stavo facendo e cos’era la realtà. I confini naturali erano scomparsi, in qualche maniera misteriosa, e la mia vita aveva perso ogni forma di equilibrio.

 

 

 

In circostanze simili, per altre due volte mi è capitato di andare in spazi di follia, entrambe le volte per alcuni giorni. Fortunatamente avevo degli amici che si sono occupati di me e non è mai durato molto, non ho quindi mai avuto bisogno di essere ricoverata. Ogni volta è accaduto attorno all’anniversario della morte di mio padre e sempre collegato con l’abbandono, o la sensazione di essere abbandonata, da un uomo. Inoltre, nel periodo precedente le crisi, avevo fatto uso sconsiderato di alcool e droghe – nel tentativo di soffocare tutta quella sofferenza, senza aver imparato a sentire tutto il dolore che avevo dentro. Nella mia famiglia nessuno ha mai manifestato molto i propri sentimenti, anzi, eravamo un po’ tutti congelati dal punto di vista emotivo.

‘Ritornare alla realtà’, dopo un’esperienza così, era sempre molto duro: l’infelicità e le sensazioni di disagio ritornavano senza che ci avessi guadagnato nulla, anzi, dovevo rimettere faticosamente insieme i pezzi della mia vita e ricominciare a poco a poco.

IlLife Skills Training’ con Frank Natale e, successivamente, la permanenza a Pune, le meditazioni e la partecipazione a vari gruppi di terapia mi hanno aiutata moltissimo nel mio processo di guarigione. Ricordo che durante la mia prima Mystic Rose (nella seconda settimana si viene incoraggiati a lasciare spazio alla tristezza) mi sono sentita toccare nel profondo, e il mio cuore, a poco a poco, si è aperto… Sono rimasta seduta là, concedendomi di ‘sentire’ la dolcezza della tristezza, la libertà di lasciare affiorare il dolore e, insieme, la certezza che mai più, in questa vita, finirò nella follia. Posso sentire, posso piangere, posso liberare i miei sentimenti e amarmi nello stesso tempo. Che senso di libertà!

Dopo la seconda esperienza di pazzia, sono andata da un medico per un controllo. Era un uomo saggio e dopo aver saputo che sono una meditatrice mi ha detto di non preoccuparmi, che le persone sul cammino spirituale hanno un loro modo per affrontare questi spazi e che gli anniversari possono esercitare una forte influenza sulla nostra vita e hanno bisogno di essere rispettati.

Un altro medico mi è stato di grande aiuto, quando mi ha detto:Tu non sei fatta per droghe e alcool, cerca di non bere più di due bicchieri di vino in una sera e dimentica del tutto i superalcolici”. Sono contenta di aver seguito questo saggio consiglio.

Eppure, ripensando a quelle esperienze, mi sentivo ancora piena di vergogna… si trattava di fallimenti che tanti hanno potuto vedere e per i quali posso essere giudicata. (Sono una persona a cui importa quello che gli altri pensano di lei). E poi c’era la paura che potesse accadermi di nuovo. Dovevo trovare un modo per assicurarmi che non sarebbe successo. Dovevo trovare una forma di controllo, o di comprensione consapevole. E la situazione è arrivata. Ero in Germania, lavoravo in una fiera, ed ero molto stressata. Una sera ho sentito che ero davvero sovraccarica e sull’orlo di una crisi. Ho capito che dovevo fare una cosa molto semplice: riposare, dormire e mangiare bene – le cose di base! Quindi, anche se non c’era nessuno che potesse sostituirmi al lavoro, mi sono presa mezza giornata libera per occuparmi di me stessa e rilassarmi. Mi sono sentita molto orgogliosa di essermi assunta la responsabilità del mio benessere, invece di spingermi oltre i miei limiti.

E due anni fa, durante il gruppo “Satori”, mi sono trovata faccia a faccia con l’esperienza della follia. Ma ero presente, ho visto quello che stava accadendo, ho potuto esprimerlo e diventarne consapevole.

Non ci sono finita dentro – sono riuscita a osservare. E in questo modo, finalmente, ne sono libera!

 

Gramya

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Consapevolezza e Amore

 

Per lasciare alfolle’ lo spazio per uscire dalla sua pazzia. La ‘non-cura’ Zen per la follia e l’importanza di ricordarsi che anche la salute – amore e accettazione per se stessi e gli altri – è contagiosa!

 

 

Diventa responsabile

In Oriente, particolarmente in Giappone – grazie allo zen – è esistita per almeno mille anni una cura totalmente differente.

Nei monasteri zen… non sono per niente degli ospedali, né destinati a persone malate, ma in un villaggio, se c’è un monastero zen, è l’unico posto adatto: se uno diventa pazzo o nevrotico, dove può andare? In Oriente portano sempre le persone nevrotiche da un maestro, perché se lui è in grado di trattare con le persone normali… perché no con quelle malate di mente? È solo una differenza di livello.

Quindi portano le persone nevrotiche nei monasteri zen, dal maestro e dicono: “Cosa si può fare? Prenditi cura di lui”. E lui se ne prende cura.

E la cura è davvero incredibile! La cura è: assolutamente nessuna cura. Alla persona viene data una camera, una celletta isolata, in un angolo, da qualche parte nel retro del monastero: deve vivere lì. Gli viene fornito cibo… e le varie comodità: questo è tutto. E lui deve vivere da solo.

In tre settimane – solo tre settimane, senza alcun tipo di terapia – la nevrosi sparisce.

Adesso molti psichiatri occidentali stanno studiando questo metodo, come fosse un miracolo. Ma non è un miracolo. È semplicemente un modo per dare alla persona un po’ di spazio perrimettersi in ordine’, tutto qui!

Dato che alcuni giorni prima era normale, può tornare a esserlo di nuovo. Qualcosa è diventato troppo pesante per lui e gli occorre spazio, tutto qui. E inoltre non gli danno molta attenzione: se dai troppa attenzione a una persona nevrotica, come succede in occidente, non tornerà mai normale, proprio perché nessuno gli ha mai dato così tanta importanza prima. Non tornerà mai come prima, perché a quel punto nessuno si interesserebbe più a lui… mentre adesso se ne stanno occupando grandi psicoanalisti – grandi dottori, nomi famosi in tutto il mondo – e parlano di lui o lei: il paziente giace sdraiato sul divano, e c’è un tizio autorevole seduto proprio dietro di lui, e qualunque cosa lui o lei dica viene ascoltato attentamente, ogni singola parola. Quanta attenzione!

La nevrosi diventa un investimento, perché le persone hanno bisogno di attenzione. Alcune persone iniziano a comportarsi in modo folle così la società dà loro attenzione.

In ogni antica città, in ogni paese, trovi lo scemo del villaggio – e non è un uomo mediocre, è molto intelligente. I matti sono quasi sempre intelligenti, ma hanno imparato un trucco: la gente dà loro attenzione, li ciba, tutti li conoscono, sono famosi senza occupare nessuna carica – tutto il villaggio li osserva. Ogni volta che passano, sono come grandi leaders, un folla li segue: i bambini saltano e tirano oggetti – e loro ne sono felici! In paese sono famosi, e sanno che il fatto di essere matti è un investimento, un buon investimento!

E il paese si occupa di loro: sono ben nutriti, ben vestiti – hanno imparato il trucco. Non occorre lavorare, non occorre fare niente – basta essere pazzi, è sufficiente!

Se una persona nevrotica … e ricorda: l’ego è nevrosi, l’ego ha bisogno di attenzione – dagli attenzione e l’ego si sente bene. Molte persone hanno commesso omicidi semplicemente per ottenere attenzione dai giornali, perché solo uccidendo potevano finire sui titoli in prima pagina. Diventano improvvisamente molto, molto famosi – vengono pubblicate le loro foto, i loro nomi, le loro biografie: improvvisamente non sono più degli sconosciuti, sono diventati ‘qualcuno’. La nevrosi è una profonda bramosia d’attenzione e se le dai attenzione, la nutri – ecco perché gli psicoanalisti sono stati un perfetto fallimento.

Nei monasteri zen curano una persona per tre settimane: nella psicoanalisi freudiana non riescono a curarlo neanche in trent’anni: non hanno colto il nocciolo della questione.

Ma nei monasteri zen alla persona nevrotica non viene data alcun tipo di attenzione, nessuno pensa che è una persona importante – lo lasciano semplicemente da solo, questa è l’unica cura. Deve risolvere i suoi problemi da solo: nessuno se ne interessa. In tre settimane esce assolutamente normale.

Lo stare da soli ha un effetto curativo, è qualcosa che ti guarisce. Ogni volta che credi di andare in confusione, non cercare di risolvere la situazione rimanendo dove sei. Allontanati dalla società per alcuni giorni, per almeno tre settimane e rimani semplicemente in silenzio, osservando te stesso, sentendo i tuoi feeling, stando con te stesso e avrai a disposizione una tremenda forza guaritrice. Per questo, in oriente, molte persone sono andate sulle montagne, nelle foreste, da qualche parte in solitudine, da qualche parte dove non ci fosse nessun altro a disturbarli. Da solo con te stesso… così puoi sentire direttamente le tue sensazioni e puoi vedere cosa sta succedendo dentro di te.

Nessuno è responsabile per te all’infuori di te stesso, ricordalo! Se sei pazzo sei pazzo – devi risolverlo tu: sei tu che sei diventato pazzo! Questo è quello che gli indù definiscono il tuo karma. Il significato è molto profondo. Non è una teoria. Dicono: qualunque cosa sei, è a causa tua; e quindi deve essere risolta da te! Nessun altro è responsabile per te, solo tu sei responsabile.

E così ti ritiri in solitudine, in isolamento – per risolvere la faccenda: meditare sul tuo essere e i tuoi problemi. Ed è questa la cosa bella: se riesci a stare calmo, a vivere con te stesso anche solo per pochi giorni, le cose si sistemano automaticamente, perché uno stato confusionale non è naturale. Uno stato confusionale è innaturale, non lo puoi prolungare a lungo. Occorre troppo sforzo per prolungalo. Rilassati e basta, lascia che le cose accadano, osserva e non fare nessuno sforzo per cambiare qualcosa, ricorda: se cerchi di fare qualche cambiamento, continuerai allo stesso modo, perché lo sforzo stesso continuerà a disturbare le cose

È proprio come sedersi sull’argine di un fiume: il fiume scorre, il fango si sedimenta sul fondo, le foglie secche vengono trasportate verso il mare… lentamente il fiume diventa del tutto limpido e pulito. Devi fare così per pulirlo – se ci entri dentro, lo renderai ancora più torbido. Osserva e basta, le cose succedono da sole. Questa è la teoria del karma: ti sei messo nei pasticci da solo… adesso stai da solo: non hai bisogno di gettare i tuoi problemi addosso agli altri, non hai bisogno di gettare i tuoi malanni addosso agli altri – stai semplicemente da solo. Sopporta in silenzio, osserva i tuoi problemi. Siedi lungo la riva del fiume della tua mente. Le cose si aggiustano!

E quando le cose sono in ordine ottieni chiarezza, una giusta percezione. Allora puoi tornare nel mondo… 1

 

Anche la salute è contagiosa

Stando vicino a un maestro c’è la possibilità di poter catturare il suo benessere e la sua completezza. Le persone pensano che solo la malattia può essere contagiosa: questo è vero a metà. Perché, non potrebbero essere contagiose l’integrità, lo star bene, la beatitudine, l’estasi?  Devi solo essere aperto, disponibile, senza paura. Allora la realtà può entrare in te e puoi risvegliare la tua verità, che è profondamente addormentata. Allora la luce può entrare in te e accendere la tua fiamma. Allora può toccarti qualcosa di eterno e distruggere la tua paura della morte e puoi riuscire a vedere con i tuoi occhi il tuo essere come parte dell’eternità. 2

 

Osho, tratto da:

1  And The Flowers Showered #4

2  The Rebellious Spirit  #5

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Psiciatria e consapevolezza

 

La visione di Osho e le sue meditazioni aprono nuove prospettive sul tema della salute mentale. L’esperienza di Chetana, Psicologo Dirigente di una ‘Unità di Salute Mentale’.

 

 

Ho cominciato la mia carriera in Ospedale Psichiatrico nel 1980, subito dopo la laurea e dopo un esperienza di analisi personale. Andavamo sull’onda di una nuova ventata che proponeva la chiusura dei manicomi e l’istituzione di strutture alternative.

Restava l’incognita del disagio psichico. Mi fu subito chiaro che non avrei mai usato il termine malattia mentale da sconfiggere, perché non c’era malattia… né guerre da intraprendere. La follia era, per molti dei nostri pazienti, uno stratagemma per la sopravvivenza, e c’era soltanto un incredibile bisogno di guardarla in un’altra prospettiva.

Osho dice che il folle ha delle intuizioni. Non riesce a controllarle, sono solo dei lampi, ma talvolta riesce a vedere cose che tu non puoi vedere. Bisognava creare degli strumenti che eliminassero la distanza fra la follia e noi, poiché quella distanza era il frutto della paura reciproca.

La follia comincia quando il soggetto si sente pazzo, nel senso che è consapevole dell’incomprensibilità del suo linguaggio, e non riesce assolutamente a comunicare le sue intuizioni: c’è un confine molto sottile nel quale il pazzo riesce a capire entrambi i linguaggi – il proprio e anche quello degli altri – oltre quel confine il pazzo non può più capire il linguaggio degli altri. Credo che a questo si riferisca Osho quando parla di uscire dalla mente verso il basso: nell’inconscio, nella follia inconsapevole – o invece verso l’alto: nel superconscio cioè, nell’innocenza dell’intuizione.

 E dice: “Il pazzo è uscito dal meccanismo della mente; certo, dal lato sbagliato, dal retro, tuttavia è fuori dalla mente. Perfino così può avere intuizioni inaccessibili alle persone che non sono mai uscite dalle loro case...”.

Le intuizioni del folle sono generalmente espresse, ma quasi mai a parole. Resta a noi aprire l’ascolto alle loro intuizioni perché trovino una forma di accettazione.

Perché ciò succeda, dobbiamo fare i conti con la paura, non la paura di colui che è scivolato, ma la paura di chi lo ha visto cadere e che teme una qualsiasi caduta del proprio controllo: e cioè tutti noi. Ho visto addetti ai lavori impiegare molti anni a dibattersi con le loro paure, nell’illusione che il controllo della follia rappresentasse la panacea (per i pazienti, ma anche per loro). Questo contiene una verità intrinseca: lavorare con la salute mentale (detesto il termine malattia mentale) significa farsi carico di una forma di incomprensione aprioristica: molto spesso non capiamo, il nostro paziente non sa comunicare in una forma leggibile, quindi non abbiamo per lui alcuna credibilità – dobbiamo inventare una nuova forma di comunicazione che sia leggibile per entrambi, e ci dia la chiave di un altro mondo, dove sono custoditi segreti e intuizioni… che però non sappiamo quanto ci destabilizzeranno.

Quasi sempre, creare questo canale è già la soluzione, la cura . Molto spesso mi sono trovata in situazioni dove io, dopo una serie di tentativi, capivo perfettamente quello che il mio paziente diceva… e tutti coloro che mi guardavano comunicare con questa strana modalità, si chiedevano se non fossi per caso impazzita anch’io.

Un individuo che manifesti un comportamento irrazionale rispetto alla logica comune, in India è chiamato paramhansa, che significa il cigno più grande, colui che ha acquisito la capacità di separare la luce dalle tenebre, di separare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Il folle sa cosa è giusto, ma non sa cosa è sbagliato. I parametri che utilizza non sono definibili in termini di errore (esatto o errato), ma in termini di consapevole e inconsapevole. E questo rimanda un po’ a quello che accade con la meditazione: quando sei consapevole, non commetti errori .

Il folle non medita, ma è molto vicino alla meditazione, poiché segue unicamente la propria verità. “Di un pazzo si dice che è fuori di testa. La stessa espressione può essere usata anche per l’illuminato: anche lui è fuori dalla sua mente.” Quando ho cominciato a lavorare con la meditazione insieme alla psicoterapia ho capito subito che si sarebbero potenziati tutti i livelli, soprattutto quello emotivo, e questo poteva costituire un rischio. Posso dire oggi, a distanza di oltre dieci anni, di non essermi mai trovata in difficoltà, neanche nei gruppi con pazienti molto gravi: la meditazione riusciva a creare un ponte sul quale le alterazioni percettive potevano non essere così minacciose, né per i pazienti, né per gli addetti ai lavori. In molte occasioni è stato un canale che serviva a velocizzare un processo di cambiamento in atto, in altre serviva a riportare l’attenzione su un focus, raramente lasciava indifferenti. Attualmente lavoro sempre con la meditazione nei gruppi, e ancora non ho smesso di registrarne gli effetti benefici.

“È facilissimo aiutare un pazzo, perché ha gustato qualcosa fuori dalla mente, ma è necessario mostrargli la porta giusta. In un mondo migliore, i nostri manicomi cercheranno di aiutare i pazzi a usare l’opportunità che si è verificata nella loro vita di uscire dalla mente, per raggiungere la porta giusta, e uscire da quella…”

E io posso continuare a sognare un mani-comio senza porte e, ancora di più, un manicomio talmente aperto da essere fatto solo di mani – unite fra di loro – e senza ‘comio’ [=cura]… perché non c è nessuna malattia da curare, ma solo una salute – di tutti – da difendere.

       Chetana

 

 

 

La meditazione funziona

 

 

Il dott. Joachim Galuska dirige in Germania la Fachlklinik Heiligenfeld, un istituto psichiatrico che ha un approccio olistico alla malattia mentale. Sin dall'inizio ha usato le meditazioni di Osho come parte dei suoi metodi clinici. "La Dinamica è una delle tecniche più potenti che conosco" dice Galuska. "Mette a nudo vaste aree della mente inconscia."

Il dott. Galuska usa le meditazioni di Osho con una certa attenzione: "La Dinamica è eccellente per personalità sufficientemente mature, nevrotiche solo entro certi limiti. Persone di questo genere farebbero bene a provare questa tecnica per vedere quali sono i suoi effetti su di loro. Per le personalità borderline o psicotiche, invece, potrebbe essere eccessivo. Proprio perché è uno strumento così potente, i dottori dovrebbero considerare bene e raccomandarla alle persone a cui può giovare". D'altra parte raccomanda la Kundalini anche a pazienti con gravi disturbi psicotici: "È una caratteristica di tutte le meditazioni di Osho il fatto che esse mettono in moto l'intero sistema energetico corporeo, e la Kundalini in particolare fa sì che questo accada in modo dolce e armonioso".

La dottoressa Raina Falk, neurologa e psichiatra, offre la Meditazione Dinamica ai suoi pazienti... per ventuno giorni al mese, e anche a lei piace farla!

"I pazienti che vengono da me appartengono a due categorie" ci spiega. "Alcuni soffrono di emicranie, problemi di stomaco, dolori cardiaci, dolori alla schiena, disordini psicosomatici di tutti i tipi, tutti quei disturbi di fronte ai quali i medici si sentono piuttosto impotenti. Gli altri soffrono di depressione o di aggressività latente. Entrambi i gruppi ricavano un grosso beneficio dalla Dinamica". Da quel che le dico-no i pazienti, con la meditazione accadono molte cose: un paziente che aveva sofferto di depressione le ha raccontato — dopo la prima settimana di meditazione —di aver danzato tutta la notte con sua moglie. "Era davvero esultante" ricorda la Falk "anche se ora ha un po' paura di tutta questa nuova energia e dell'effetto che avrà sulla sua vita."

Tratto da www.osho.com

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Non siamo la mente

 

“In Occidente l’intelletto sembra essere tutto” dice Osho. Questa totale identificazione con la mente ci porta a una visione della vita non solo limitata, ma che può diventare anche pericolosa, se non abbiamo il supporto della meditazione.

 

 

Genio e follia

‘Al di là di bene e male’

Una persona geniale del calibro di Frederick Nietzsche corre sempre il rischio di impazzire. Non si è mai sentito che un idiota sia impazzito. Per impazzire, per prima cosa devi avere una mente. Un genio cammina sul filo del rasoio… Nietzsche è forse uno dei geni più prolifici che il mondo abbia prodotto. Ha avuto talmente tante intuizioni, che alla fine dovette cambiare il suo modo di scrivere. I suoi scritti divennero pieni di aforismi, perché le sue intuizioni gli affollavano completamente la mente e se avesse scritto un saggio, altre rivelazioni avrebbero potuto essere dimenticate, perse. Ma avere troppe rivelazioni è pericoloso. Un uomo come Nietzsche, avendo raggiunto picchi molto alti di comprensione, impazzì. La ragione fu che la sua intuizione rimase solo intellettuale. Non si fondava sulla meditazione, non l’aveva neanche mai sentita nominare.

Se Nietzsche fosse nato in Oriente, sarebbe stato un altro Gautama il Buddha, senza niente in meno – forse persino qualcosa in più.

Ma in Occidente l’intelletto sembra essere tutto. Quindi arrivò alle conclusioni in maniera logica – conclusioni molto belle... e così cercò di vivere secondo quelle conclusioni, nelle quali però non vi era alcun fondamento di meditazione. Crollò, ebbe un esaurimento nervoso. Provò ad innoltrarsi dove solo ai meditatori è permesso andare...

In Occidente è successo di continuo: ogni volta ci sia stato un uomo di grande genialità, presto o tardi gli veniva un esaurimento nervoso, come se avesse visto così tanto da non poterlo sostenere. In Oriente non è mai successo, perché noi non iniziamo dalle intuizioni. Prima ci assicuriamo che tu abbia una base. Non è possibile immaginare che un Gautama Buddha, un Bodhidharma, un Mahakashyapa fossero matti – persino immaginarlo è impossibile. Il loro equilibrio è così perfetto. E il loro equilibrio è radicato nella meditazione, nel loro silenzio, nella pace, nella solidità del loro essere. Poiché hanno radici profonde nella terra, sono in grado di innalzare i loro rami così in alto da poter conversare con le stelle.

Può succedere che un genio soffra troppo per la sua intelligenza e alla fine – poiché la tensione diventa alta, i suoi pensieri diventano troppi – o si uccide o diventa matto.

In Occidente molti professori, molti filosofi, matematici, pittori, poeti, narratori – persone creative, di genio – sono impazzite o si sono suicidate.

E la situazione di Nietzsche… Fu condannato da tutti, perché se dici che l’amore ti porta oltre il bene e il male significa che esiste qualcosa di più alto del bene e del male; e se ti conduce oltre il bene e il male, allora sei totalmente libero, a quel punto le tue azioni non possono essere giudicate come buone o cattive.

Aveva ragione, ma non aveva un supporto meditativo. Avrebbe potuto discuterne, ma non poté provarlo nella sua vita. Lui stesso non riuscì ad amare dell’amore di cui parlava. Quel tipo di amore arriva solo come fragranza della meditazione – e a quel punto certamente non esiste niente che sia giusto o sbagliato.

Mi sento profondamente triste per Nietzsche… se fosse stato in Oriente, avrebbe elevato la consapevolezza dell’umanità con la sua illuminazione. 1

 

Oltre la mente

Ramakrishna, unfolle di dio’.

Solo in Oriente abbiamo scoperto che esiste anche un altro tipo di ‘follia’, che nasce dalla meditazione profonda: andare oltre la mente. Entrambi gli stati sono al di fuori della mente, ecco perché tra loro esiste qualche somiglianza. Il sufismo accetta quello stato e lo chiama lo stato di un masta – un folle di dio. Il suo comportamento è irrazionale, rispetto alla logica comune. Forse però esiste una logica più elevata, rispetto alla quale il suo comportamento non è irrazionale.

In India, un uomo simile è chiamato paramhansa. Agli inizi del secolo, Ramakrishna era uno degli uomini chiamati paramhansa. Il comportamento di un paramhansa è totalmente folle, ma intensamente bello e ha una profondità che non hanno neppure i geni più eccelsi. Se Ramakrishna fosse vissuto fuori dall’India sarebbe stato ricoverato in un manicomio, perché in Occidente la pazzia è pazzia e basta: là non ci sono due categorie. In India diventò un essere quasi divino, un dio, poiché la gente pian piano aveva compreso che Ramakrishna appariva come un essere irrazionale, ma che la sua irrazionalità aveva qualcosa di divino.

Fin dall’infanzia aveva fatto cose strane… la sua famiglia era preoccupata e si chiedeva: come sarebbe stata la sua vita? Parenti e amici suggerirono – si usa fare così in India e anche in altre nazioni – di dargli una buona moglie, per fargli dimenticare dio e la meditazione… però tutti pensavano che avrebbe rifiutato. Ma Ramakrishna era un folle… quando suo padre gli chiese di prendere moglie, paventava una risposta negativa, ma Ramakrishna gli rispose con grande gioia: “Sì, ma dov’è la ragazza?”

Tutti commentarono: “Questo ragazzo è pazzo! Non è questo il modo! È pronto… così, subito!”.

La ragazza abitava in un villaggio vicino e un giorno vi portarono Ramakrishna per fargliela vedere. In India l’usanza è che la ragazza venga a posare qualche dolce sul piatto del ragazzo: questo è l’unico momento in cui il ragazzo può vederla – solo per pochi istanti – e poi deve decidere. Prima che Ramakrishna si recasse nel villaggio vicino per vedere la ragazza, sua madre gli aveva dato tre rupie da spendere se ne avesse avuto bisogno. Quando la ragazza arrivò portando i dolci, egli la guardò, prese dalla tasca le tre rupie e le posò ai piedi di lei, poi le toccò i piedi con rispetto, dicendo: “Madre, tu sei la ragazza giusta per me. Io ti sposerò”.

Suo padre lo rimproverò: “Sei stupido! Non capisci che nessuno chiama ‘madre’ la propria moglie?” Ma tutti sapevano che il ragazzo era un po’ eccentrico – innanzitutto, posare ai piedi della ragazza quelle tre rupie… e toccarle i piedi con rispetto e dirle di punto in bianco ‘Madre, sei davvero bella. Io ti sposerò’.

La famiglia della ragazza si oppose a quel matrimonio, dicendo: “Questo ragazzo è pazzo!” La ragazza, invece, insisteva nel dichiarare che se doveva sposare qualcuno, avrebbe sposato solo Ramakrishna. La famiglia dovette acconsentire al matrimonio. Il matrimonio fu celebrato e gli sposi vissero insieme per tutta la vita. Ramakrishna continuò a chiamare ‘madre’ la propria moglie.

…Nel Bengala si adora la dea madre Kali. Ogni anno, Ramakrishna metteva su un trono la moglie Sharda, nuda, e l’adorava – nuda, proprio com’era nuda la statua della dea madre nei templi. Egli non andava al tempio, diceva: “Ho con me la dea madre vivente, perché dovrei andare al tempio per adorare una statua di pietra?”.

Tutti dicevano che quella era follia, pura follia. Ma la sua follia sotto molti punti di vista non poteva rientrare nella categoria dei pazzi comuni. La sua follia trascendeva la mente, non cadeva al di sotto della mente. Ciascuna delle sue affermazioni aveva un’incredibile rilevanza, era semplice ma piena di significato. E, proprio come fanno i contadini, raccontava piccoli aneddoti. Quegli aneddoti erano talmente belli che potevi trarne più insegnamenti che da tutte le sacre scritture. E la sua vita… Se tu la osservi con cura, capisci che non era un uomo comune! 2

 

Osho, tratto da:

1 Osho Upanishad # 3

2 Oltre la psicologia ed. Oshoba

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La mente e proprio nel mezzo

 

Se riesci ad andare oltre, la tua intelligenza crescerà;

se vai al di sotto di essa, ogni forma di intelligenza svanirà.

 

 

Ma in entrambi i casi, sia nel volo oltre la mente, sia nella caduta al di sotto di essa, ti ritrovi fuori dalla mente. Per questo esiste una certa somiglianza tra l’illuminato e il pazzo. Il pazzo ha subito un crollo, ma è fuori dalla mente. L’illuminato è andato oltre la mente, è un volo verso l’alto. Anche lui è fuori dalla mente, ma poiché ha superato la mente, raggiunge un equilibrio perfetto, una intelligenza così acuta e una chiarezza tali che la mente non riesce neppure a concepire.

Ma la somiglianza consiste nel fatto che entrambi sono fuori dalla mente e la mente può interpretare l’uno e l’altro sia come illuminati sia come folli. In Occidente ci sono molti illuminati internati nei manicomi, perché la psicologia occidentale non crede in uno stato oltre la mente. Nei riguardi di chiunque si trovi fuori dalla mente, l’unica interpretazione disponibile è: è impazzito.

…È necessaria una grande sintesi tra psicologia occidentale e saggezza orientale riguardo la comprensione della mente. Si tratta di due dimensioni diametralmente opposte. La caduta al di sotto della mente ti riporta allo stadio animalesco, il suo superamento ti porta alla fioritura suprema, alla buddhità. E il loro accadere è così diverso, così qualitativamente differente, che possono essere distinti molto facilmente. Solo un meditatore può fare l’esperienza del superamento della mente. La caduta accade a chiunque abbia una mente troppo tesa, intollerabilmente tesa, al punto da perdere il controllo del meccanismo mentale, fino al suo crollo.

La consapevolezza è il tuo potere. E affidarsi al proprio potere dona una grande libertà e una grande autorità e una grande integrità. La mente viene tagliata alle radici, e presto appassisce. E lo spazio che la mente occupava non viene occupato da nient’altro, è ora puro spazio. Questo è il tuo essere reale, autentico.

Finché in te non sorge la consapevolezza, qualunque forma di moralità è fasulla, e tutta la tua educazione non è che uno strato sottile che chiunque può distruggere. Ma quando la moralità nasce dalla consapevolezza, non da una particolare disciplina, allora è tutta un’altra faccenda. Allora risponderai a ogni situazione in base alla tua consapevolezza, e qualunque cosa farai andrà bene.

La consapevolezza non può far nulla di male. Questa è la vera bellezza della consapevolezza: qualunque cosa da lei prodotta è bella e giusta, in maniera naturale, senza richiedere sforzi o disciplina.

La consapevolezza è la chiave d’accesso al divino.

 

Tratto da: Osho, Bodhidharma: The Great Zen Master # 15

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Il Teatro dell'identificazione

Un apologo a metà fra misteriose pratiche millenarie e… realtà virtuale.

 

 

La mia amica Sandy, inglese, è una moderna esploratrice di antichi misteri di cui risulta traccia solo in manoscritti difficili da decifrare.

Ero in vacanza in Sri Lanka l’anno scorso, quando me la vedo arrivare all’albergo dove stavo io. Un bell’incontro a sorpresa che si è poi rivelato molto prezioso.

Aveva infatti appena scoperto un’antica tradizione teatrale dell’isola, rimasta intatta nel tempo grazie alle pratiche tramandate di generazione in generazione in un villaggio nascosto nella foresta equatoriale. Tradizione teatrale fino ad allora rimasta sconosciuta al resto del mondo.

Visto che ero in vacanza e che in fondo, nonostante l’età, un po’ il gusto dell’avventura mi era rimasto, mi sono unito a lei il giorno che era riuscita a organizzare una specie di workshop in quel villaggio per conoscere meglio questa antica tradizione teatrale.

Siamo arrivati in jeep nel villaggio dopo aver viaggiato 3 ore nella foresta e subito siamo stati accolti con inaspettato e gradito calore da un gruppo di persone che Sandy già conosceva. Il workshop sarebbe iniziato di lì a poco.

Quello che veniva chiamato il teatro era una specie di antico tempio buddista seminascosto dalla vegetazione. Entrando dall’esterno assolato si veniva accolti dalla frescura e da un apparente buio pressoché totale, ma dopo qualche secondo si cominciava a scorgere i dettagli morbidamente illuminati da un considerevole numero di candele.

Era una specie di anfiteatro coperto, con uno spiazzo centrale in basso riservato agli attori, e una scalinata di pietra intorno riservata agli spettatori. O perlomeno così ho pensato io entrando. In realtà dovevo poi scoprire che tra gli attori e gli spettatori non c’era questa gran distinzione. Anzi gli attori in carne ed ossa non esistevano proprio… Quelli che venivano chiamati gli attori erano lì immobili, più che seduti, afflosciati sul pavimento di pietra blu del palco. Non erano delle persone, ma delle specie di manichini sintetici, inespressivi e senza volto. Erano fatti di un materiale misterioso (nemmeno i nostri ospiti sapevano spiegarne l’origine che si perdeva nei secoli) di colore grigio opaco e fluorescente allo stesso tempo. Un po’ a cavallo tra uno scenario da fantascienza e una vetrina di abiti in rifacimento.

Veniamo invitati a prendere posto sulle scalinate da bravi spettatori insieme ai nostri ospiti che ci augurano di goderci lo spettacolo senza preamboli o introduzioni a cosa stiamo per vedere.

Eravamo tutti sugli spalti con i manichini nello spiazzo… io e la mia amica ci scambiamo sguardi interrogativi – insomma dove sono gli attori? che razza di rappresentazione teatrale sarebbe questa? Sempre con gli sguardi ci diciamo l’un l’altra di rilassarci e stare a vedere.

C’è silenzio, e profumo d’incenso nell’aria. Mi ritrovo a guardare distrattamente i manichini. Ma… cosa succede? Guardo meglio. È proprio vero: il mio sguardo fa fare dei piccoli sobbalzi ai manichini, come se si sentissero osservati. Anche Sandy se ne è accorta. Tutti gli spettatori con i loro sguardi fanno sobbalzare i manichini fino ad allora rimasti inerti. Un brivido mi passa sulla schiena: non ho paura, ma mi sento come un bambino inerme di fronte a una cosa più grande di me che non riesco ad afferrare. Guardo i nostri ospiti e sono compiaciuti della nostra scoperta del loro tesoro. Sono però rilassati e amichevolmenre sorridenti. Mi rilasso con fiducia e torno a osservare i manichini con rinnovato interesse e un pizzico di anticipazione: cosa faranno i manichini sotto uno sguardo più attento e coinvolto?

E infatti la rappresentazione teatrale scopro che è basata tutta su questo punto: il mio sguardo dà vita all’attore rimasto finora inespresso nel manichino. Così ne scelgo uno che intuitivamente, non so perché, sento più vicino a me. Sobbalza, si muove, si alza tremolante. Mi spavento un po’ e il manichino ricade a terra immobile. I miei vicini ridono amichevolmente, è normale, mi dicono, la prima volta spaventarsi un po’ del fenomeno. Sorrido anch’io e torno al mio manichino. Intanto vedo che quasi tutti gli altri manichini sono già alzati, alcuni si guardano intorno immobili, altri stanno camminando lentamente in giro per il palco. Mi dispiace rimanere escluso dal gioco e così mi impegno di più a concentrarmi col mio manichino.

Stavolta non ho tentennamenti e il manichino con vitalità e decisione si alza e si guarda intorno. Il mio guardarlo gli dà vita. Il mio guardarlo mi fa sentire vicinissimo a lui e lui mi piace, mi attira, mi interessa.

Una specie di forza magnetica non solo mi tiene incollato lo guardo sul mio manichino, ma mi porta a sentire quello che lui sente, a immedesimarmi in lui… l’equilibrio precario nel camminare, la pietra fredda sotto i piedi, l’aria fresca sulla ‘pelle’. Però, interessante! la cosa mi appassiona davvero: all’inizio era come se muovessi con le mie decisioni una specie di burattino senza fili, adesso è come se mi trovassi all’interno del burattino stesso e non ho nemmeno bisogno di pensare cosa fare o dove andare, lo faccio e basta. Sono in un certo senso diventato il burattino sul palco. La stessa cosa è successa a tutti gli altri spettatori.

Non solo: aumentando l’intensità di partecipazione alla rappresentazione, vedo piano piano i burattini grigi e impersonali assumere le fattezze dello spettatore che li guida. E così a un certo punto siamo tutti lì come se fossimo presenti in carne e ossa sul palco io, Sandy, e tutti gli altri che camminiamo in giro sorridendoci con complicità, ridendo divertiti per la strana cosa che stava succedendo, dandoci strette di mano, abbracci, guardandoci negli occhi, come se arrivassimo da un lungo viaggio e ci ritrovassimo solo ora di nuovo tutti insieme…

Ops! questa ragazza non l’avevo proprio notata prima tra i partecipanti al workshop. E adesso eccola qui con me sul palco che mi sorride e mi guarda negli occhi con intensità.

Devo essere sincero, mi piace da morire. Mi muovo dolcemente verso di lei e le prendo una mano. Sento tutte le sensazioni del mio manichino come se fossero le mie. Sento un fuoco dentro per questo manichino/ragazza che non sentivo da un po’ di tempo: i suoi grandi occhi neri orientali, la sua pelle scura, i lineamenti perfetti, il delicato profumo naturale… E anche lei sembra piuttosto interessata a me.

Le sto vicino, le accarezzo i capelli lunghi e lisci. Sento le mie guance arrossire un po’: sono emozionato come un teenager. Lei ride, come una cascatella d’acqua festosa, se ne era accorta. Mi mette una mano sul petto e mi guarda con occhi amorevoli e io mi commuovo: non sapevo di poter essere così emotivo…

Dal fondo del teatro/tempio sorge una melodiosa musica di flauto, dilruba e dolci percussioni che tocca il cuore (non mi ero accorto che c’erano anche dei musicisti). Non so come dirlo… ma sono innamorato pazzo di questa donna. Un vero fulmine a ciel sereno; l’incontro della mia vita. La prendo tra le braccia e la bacio col cuore che mi batte a mille. Dio che bello! Rido, la bacio, lei ride e mi bacia, ci si abbraccia, si danza, ci si guarda, ci si tocca, ci si bacia… che pelle stupenda questa ragazza sconosciuta.

Sento una mano forte che mi prende per la spalla. Mi volto e vedo un uomo che non conosco. Mi guarda con intensità, quasi con furia. O dio cosa succede? Tutti i miei begli ormoni lanciati verso l’incontro d’amore, si afflosciano in ritirata. O cazzo questo è geloso!

La ragazza si ritrae da me e sta da parte impaurita. Il tipo mi urla che quella è la sua donna e che io non ho nessun diritto di toccarla. Io balbetto che non me ne ero reso conto… non sapevo… lei era lì, bella e disponibile… mi scusi, non avevo capito che… Un cazzotto mi colpisce allo stomaco, poi un altro e un altro ancora. Dio che male. Mi affloscio dolorante sul pavimento mentre sento la ragazza piangere e gridare al tipaccio di lasciarmi stare, che non avevo colpa. Tutta l’attenzione degli altri partecipanti si rivolge a questo dramma della gelosia. C’è chi difende il marito, chi urla ‘puttana’ alla ragazza, chi cerca di difendere me. Che situazione! Un vero inferno ha preso il posto del paradiso d’amore di pochi minuti prima. Per giunta non conosco nessuno dei presenti, sono tutti orientali con una mentalità diversa dalla mia e che si capiscono perfettamente tra di loro, e io mi sento totalmente straniero, isolato. Momento intenso. Paura. Voglia di scappare. Ma il tipo non mi molla, mi tiene per un braccio e mi urla in faccia adesso in una lingua che non conosco. Vedo un coltello nella sua mano… non so cosa fare, rimpiango di non aver mai preso lezioni di karatè e cerco di pensare quali mosse farebbe Bruce Lee in questa situazione. Non ce la farò mai. Questo mi ammazza e non posso nemmeno tentare la fuga, sono circondato dai suoi amici che lo spalleggiano…

Non so da dove è venuta. Ma improvvisamente la rivelazione: nei pasticci non sono io, è il manichino. Non è la realtà, è una rappresentazione teatrale.

Non devo nemmeno chiedermi cosa fare a sto punto: è bastato ricordarmi della realtà e di botto il manichino si affloscia a terra, grigio e impersonale come era all’inizio. E io? Be’ lo sapevate già: io sono seduto al mio posto, da dove non mi sono mai spostato, sulle gradinate insieme agli altri spettatori/burattinai. Il cuore mi batte ancora forte, ma sorrido. Sono accaldato, ma adesso mi calmo.

Intanto sul palcoscenico gli altri attori a uno a uno si afflosciano svuotati dell’energia che li animava e cadono a terra ridiventando manichini anonimi. A uno a uno gli spettatori intorno a me si ravvivano e si risvegliano da questa specie di trance ipnotica che ci aveva posseduti tutti. Ci guardiamo. Sorridiamo. Poi scoppiamo a ridere con le lacrime agli occhi. Che esperienza! Vedo là in fondo la ragazza di cui mi ero innamorato sul palco, è davvero carina forte! mi sorride. Di fianco a lei vedo il marito… ci guardiamo in sospensione per un lungo momento, poi scoppiamo tutt’e due a ridere, lui si alza viene da me e mi abbraccia, continuando a ridere di gusto. Mi dice, “Certo che ci siamo fatti proprio un bel film, non è vero?”

 

Akarmo

 

 

 

Il Maestro dice al discepolo di meditare su un koan: “Una piccola oca viene messa in una bottiglia e poi nutrita. L’oca cresce, aumenta di peso e riempie tutta la bottiglia. Ora è talmente grossa da non poter essere estratta dal collo della bottiglia che è ormai troppo stretto”. Il koan ti chiede di togliere l’oca dalla bottiglia, senza rompere quest’ultima e senza uccidere l’oca.

È un bel rompicapo!

Come si può fare? L’oca è talmente grossa che non la si può togliere dalla bottiglia, a meno di non rompere quest’ultima: ma non è permesso. Oppure si può uccidere l’oca; ma in questo caso l’oca non si salva, e neppure questo è permesso.

Il discepolo medita continuamente ogni giorno – tenta una strada e poi un’altra, ma non trova una via d’uscita. Alla fine, stanco, totalmente esausto, improvvisamente ha un’intuizione… comprende che non era possibile che al Maestro interessasse l’oca o la bottiglia: quindi sono simboli di qualcos’altro. La bottiglia è la mente e il discepolo è l’oca… Se il discepolo è il testimone, allora è possibile. Senza essere nella mente, egli ha potuto identificarsi talmente con la mente da convincersi di essere nella mente!

Corre dal Maestro per dirgli che l’oca è fuori. Il Maestro gli risponde: “L’hai capito! Ora rimani fuori dalla mente, in realtà non sei mai stato dentro la mente”.

Se continui a combattere con l’oca e la bottiglia, non troverai mai la soluzione. La soluzione sta nell’intuizione: “Non è possibile che al Maestro interessi l’oca o la bottiglia: quindi sono simboli di qualcos’altro. Cosa possono rappresentare?” Poiché l’unica relazione tra il Maestro e il discepolo e tutto il lavoro del Maestro riguardano la mente e la consapevolezza.

La consapevolezza è l’oca che non è nella bottiglia della mente. Ma voi credete di essere nella bottiglia e andate chiedendo a tutti cosa dovete fare per uscirne. E ci sono anche degli idioti pronti ad aiutarvi a uscirne con delle tecniche. Li definisco “idioti” perché dimostrano di non avere capito come stanno le cose nella realtà.

L’oca è fuori – non è mai stata nella bottiglia – perciò non esiste il problema di liberarla dalla bottiglia.

La mente è soltanto un susseguirsi di pensieri, che transitano di fronte a te sullo schermo del tuo cervello. Tu sei un osservatore. Ma cominci a identificarti con tutte le cose piacevoli – che sono esche allettanti. Una volta che ti sei lasciato prendere dalle cose piacevoli, sei catturato anche dalle cose sgradevoli – poiché la mente non può esistere senza il dualismo.

La consapevolezza non può esistere nel dualismo e la mente non può esistere senza il dualismo.

La consapevolezza è non–dualistica e la mente è dualistica.

Quindi sii solo l’osservatore. Non ti insegno alcuna soluzione, ti offro la soluzione: allontanati un poco e osserva. Crea una distanza tra te e la tua mente.

Sia che passino nella tua mente cose piacevoli, deliziose, che tu vorresti gustare intimamente, sia che passino cose sgradevoli – rimani il più distaccato possibile. Osservale tutte, come se assistessi a un film. Ma la gente si identifica perfino con i personaggi dei film. 1

 

Nel mondo esterno vedi oggetti e cose: è il mondo oggettivo, formato da gente, alberi, montagne, oceani. Inoltre, puoi vedere i pensieri, i sentimenti, le emozioni, la rabbia, l’avidità: è il tuo mondo interiore. Ma chi è colui che vede? In quei due mondi, quello esteriore e quello interiore, chi è colui che vede?

Ricercare chi è colui che vede, chiederselo, significa sollevare l’interrogativo religioso fondamentale. Dio non è un interrogativo religioso, è una domanda molto infantile.

Questo è l’interrogativo religioso: chi è colui che vede, che osserva i pensieri, le emozioni, gli oggetti, le montagne, le nuvole? Chi è questo osservatore che si trova alle spalle di ogni cosa? L’osservatore sulla collina non fa nulla, tranne osservare. Non agisce, è un semplice specchio limpido che riflette tutto ciò che gli si para davanti…

La strada per arrivare a questo osservatore è molto semplice. Lascia cadere tutti gli oggetti di osservazione, perché oscurano l’osservatore stesso; è come se il sole venisse coperto dalle nuvole: non potresti più vederlo.

È facile abbandonare gli oggetti esterni; devi solo chiudere gli occhi, e gli oggetti esterni non esistono più. La difficoltà sorge con gli oggetti interiori. Sono solo ombre degli oggetti all’esterno: pensieri, sogni, fantasie. Non lottare. Se ti metti a lottare con loro, diventi un attore, e non sei più colui che osserva. Ti sei scordato di restare un semplice osservatore.

È un trucco semplicissimo. Una volta che l’hai scoperto, diventa elementare; di certo, la prima volta è difficile. È un po’ come nuotare. Quando vedi nuotare gli altri resti meravigliato, se non sai nuotare. E tutti ti dicono che è semplicissimo, non è una gran cosa.

Dovete ricordarlo: l’osservazione non è un’arte, è solo un trucco. Dovete solo ricordarvi di non affogare nel fiume che scorre dentro di voi. E come ci affoghi? Diventando attivo in un modo o nell’altro.

Se resti inattivo, passivo, se non fai nulla … stai all’erta:Non devo fare nulla, se scorre ira, lasciamo che se ne vada …’. Non ti preoccupare dei pensieri che scorrono, siano essi buoni o cattivi. Devi solo limitarti a osservare, senza giudicare, senza condannare, perché quelle sono tutte azioni.

L’azione ti riporta nella mente. L’inazione ti libera dalla mente. L’azione è un ponte tra te e la mente; con l’inazione quel ponte si rompe e tu resti solo.

Nel momento in cui sei inattivo, quando non partecipi in nessun modo, esperimenti un miracolo: è il tuo partecipare che mantiene in vita la mente (i suoi pensieri, i sentimenti, le emozioni). Quando tu non partecipi, svaniscono semplicemente, lasciando un semplice vuoto: resti solo, in solitudine assoluta.

Il tempo si arresta, con l’arrestarsi della mente. E per la prima volta nella tua vita vedi colui che osserva, l’osservatore. Diventi consapevole della consapevolezza; la religione non è altro che questo. 2

 

Osho tratto da:

1 Oltre la psicologia Oshoba Ed.

2 La Bibbia di Rajneesh  Ed. Bompiani

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È solo la mente…

 

 

Molti tra i film candidati all’Oscar di quest’anno raccontano vicende di persone con problemi di salute mentale. A Beautiful Mind – premiato come miglior film – usa il mezzo cinematografico per darci un ritratto veritiero della schizofrenia. Mi chiamo Sam, per il quale Sean Penn ha ricevuto la nomination come miglior attore, racconta la storia di un padre ritardato mentale che difende il proprio diritto alla paternità, e ci mostra i due lati dell’innocenza.

Il terzo film sulla ‘mente’ che ha partecipato alla corsa agli Oscar contiene elementi di entrambi. È una denuncia del mondo accademico, come del resto è A Beautiful Mind, ed è anche un film sull’innocenza…

Ma un diverso tipo d’innocenza.

Iris Murdoch, una delle scrittrici inglesi contemporanee più apprezzate, nonché filosofa, docente a Oxford e studiosa fino alla morte, avvenuta nel 1999, ha passato gli ultimi anni della sua vita avvolta nelle nebbie della più conosciuta forma di demenza, il morbo di Alzheimer.

Iris, il film sulla vita della scrittrice tratto dal libro del marito, John Bayley, – e che ha vinto l’Oscar per il migliore attore non protagonista – è un commovente requiem a un’altra mente bella e intelligente che si era dedicata totalmente all’importanza del pensiero e alla sovranità del bene.

La Murdoch è stata una delle scrittrici impegnate più popolari, il suo amore per l’uso della lingua risuona in ogni pagina da lei scritta.

Il film si apre con i primi segni di perdita di quel linguaggio. Le parole svaniscono dal suo lessico personale. Oppure ritornano in maniera ripetitiva, senza alcun significato. La vediamo perdere prima il ricordo delle parole, poi il ricordo delle relazioni, accompagnata dalla crescente disperazione di marito e amici, che raggiunge il picco in una scena di rabbia senile così reale, che raramente ci è accaduto di vedere sullo schermo.

La forte personalità della Murdoch si ritira a poco a poco dietro una maschera pietrificata di ebetismo, e la donna entra in un mondo di vaga semplicità. La vediamo seduta sulla spiaggia, a gambe incrociate, come farebbe un bambino, che accumula sassolini sopra fogli bianchi per non farli volare via. Quando, durante una visita, il medico le chiede il nome del primo ministro, lei vuole sapere se è importante: “Se è importante, qualcuno lo deve conoscere. Chieda a John, lui glielo dirà!”.

Anni fa, anche mia madre, allora settantaseienne, ha cominciato a svanire in quella che venne diagnosticata come malattia di Alzheimer, e anche le sue domande avevano quel sapore in cui si incrociano idiozia e saggezza. Molto tempo dopo aver smesso di parlare, passava il suo tempo facendo cose “importanti”, come suonare Chopin al pianoforte o osservare i giochi di luce tra le foglie degli alberi e i raggi di sole. Sannyasin di Osho da molti anni, era molto rilassata nella sua giocosità naturale, e non si vergognava di esprimere il suo affetto in maniera spontanea. Le infermiere della casa di cura dove ha trascorso gli ultimi nove mesi della sua vita l’hanno descritta come la paziente più facile della clinica, e di sicuro la più divertente. Gli altri pazienti, bloccati nelle loro angosce e paralisi, si illuminavano nel vederla entrare nella stanza, dove lei faceva il giro, andando da uno all’altro, toccandoli e abbracciandoli nel suo modo giocoso e silente.

Molti di quelli che si interessano alla meditazione e alla terapia hanno letto qualcosa riguardo al processo della morte. Elizabeth Kübler-Ross, Stephen Levine e Marie de Hennezel ci hanno aiutati a scoprire che tutte le persone che stanno per morire passano attraverso stadi molto simili. Una volta ricevute tutte le cure mediche necessarie, nulla rilassa di più i malati terminali se non il vedere che la vita attorno a loro prosegue il più normalmente e piacevolmente possibile. Sentono il bisogno di un ambiente rilassato e autentico in cui possono lasciarsi andare.

Sono convinta che i malati di demenza sentono il medesimo bisogno. Non l’orrore e il senso di perdita mostrato da amici e familiari che vorrebbero che i loro amati rimanessero come erano, ma persone care in grado di adattarsi al nuovo stato, riconoscendolo per quello che è, una naturale transizione, e persino – posso osare dirlo? – felici di accogliere la nuova, e ridotta, personalità, invece di piangere per la perdita della vecchia. Se si modificasse il proprio atteggiamento, perché non dovrebbe essere possibile apprezzare le qualità nascoste di questa nuova fase di dipendenza infantile?

È stato quando vivevo a Pune, e mia madre viveva a Londra, che ha cominciato a manifestare i primi sintomi dell’Alzheimer. Allora ho scritto a Osho spiegandogli quello che le stava accadendo e chiedendogli se fosse una buona idea farla venire a vivere con me.

La sua risposta, attraverso la sua segretaria, è stata questa:

“Lasciala dov’è. Non preoccuparti di quello che sta accadendo – è solo la sua mente”.

Se siamo convinti di essere la mente, allora inevitabilmente i segni che una persona amata sta perdendo la propria diventano per noi come una maledizione. Se sappiamo di essere qualcosa che trascende la mente, allora le malattie mentali – siano esse schizofrenia, ritardo o Alzheimer – possono essere viste come semplici varianti di quell’infinitamente strano assemblaggio di misteri che chiamiamo essere umano.

Mentre guardavo Iris, mi è venuta voglia di sussurrare all’orecchio del marito: “Lasciati andare adesso! Goditi la sua presenza finché c’è!”.

 

Savita

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Un Libro da vivere

 

 

 

Pioggia

a Ciel Sereno

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Urra Editore

Pagine 380 - Euro 18,00

 

 

Un viaggio nuovo: Finora ho parlato di illuminati uomini, ora per la prima volta, parlerò di una donna che ha raggiunto l’illuminazione. È stato facile parlare di uomini illuminati: li posso capire, apparteniamo alla medesima tipologia. Sarà un po’ più difficile parlare di una donna illuminata. È un sentiero poco familiare. Nel loro centro più profondo, uomini e donne sono una cosa sola, ma il loro esprimersi è molto diverso. Il loro modo di essere, di vedere le cose, di pensare, le loro affermazioni, non solo sono diverse, sono opposte. Finora non ho mai parlato di alcuna donna illuminata. Ma se riesci a comprendere cosa siano gli uomini illuminati, se hai avuto un piccolo assaggio dell’illuminazione, forse ora sarà più facile anche per te comprendere una donna illuminata.

 

Qualità femminili: La modestia è una qualità femminile, molto delicata. La pazienza e la tolleranza sono qualità femminili. L’uomo non ha pazienza. L’uomo è molto impaziente, sempre di fretta. Se gli uomini dovessero accudire i bambini, questi non sopravviverebbero nel mondo: gli uomini non hanno la pazienza necessaria. Se gli uomini dovessero portare un bimbo nel grembo, nel mondo ci sarebbero aborti su aborti: nessun uomo vorrebbe portare un bimbo nel proprio ventre. Chi può attendere nove mesi? L’uomo ha fretta, corre veloce, è molto consapevole del tempo. La donna vive nell’infinito, l’uomo vive nel tempo.

 

Ego e Attaccamento: Il mio Maestro ha spezzato le catene dell’attaccamento; sarà bene comprendere questo attaccamento. È qui che, piano piano, comincerete a capire le differenze tra uomini e donne. Un uomo, anche se prega Dio, dirà: “Liberami dall’ego” perché per un uomo l’ego è la sua sofferenza. Una donna dirà: “Liberami dall’attaccamento”. Per la donna l’ego non è sofferenza, lo è l’attaccamento: mio figlio, mio marito, la mia casa, i miei vestiti, i miei gioielli, quella sensazione di “mio”. Per la donna la vera malattia non è l’ego, ma la possessività, l’attaccamento. Per l’uomo è l’io e per la donna il mio. Se alla donna viene tolto questo senso di mio, il suo io cadrà; se l’io di un uomo cade, il suo mio viene a mancare. Pertanto, fino a quando l’uomo non è libero dall’ego, non può essere libero dall’attaccamento. E fino a quando una donna non è libera dall’attaccamento, non può essere libera dall’ego.

 

La fiducia: È fiducia solo quando accade nel semplice vedere. Se vedi, e nascono dubbi, se ricerchi una prova inconfutabile prima di aver fiducia, allora è una conclusione logica, non fiducia. Se devi pensare dopo aver visto, prima di aver fiducia… È ciò che accade agli uomini, perché la loro connessione è mediante l’intelletto.

La donna vede, un’onda nasce nel suo cuore, un’onda l’attraversa, per lei quell’onda è sufficiente per aver fiducia. Quell’onda è evidente in se stessa.

 

I discorsi di un amante: Non giudicare con la logica i discorsi di un amante. Gli amanti dicono una cosa mentre vogliono dire qualcos’altro. Gli amanti possono dire una cosa e intenderne un’altra. I dialoghi degli amanti sono molto sottili.

 

energia sessuale: Deve esserci una scala tra il sesso e il divino. Quella scala è l’amore. Kabir dice: “Il diamante è caduto e si è perso nel fango”. Pertanto, non fuggire dal fango, altrimenti abbandoneresti anche il diamante nel fango. Cerca nel fango, vi sono nascosti i fiori di loto. Ripulisci il diamante e quando l’avrai liberato dal fango sarà puro. Di fatto, il diamante non è mai stato impuro. È caduto nel fango, ma un diamante è sempre un diamante, non diventa mai fango. Non fuggire dalla sessualità...

 

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