2 DOVE MEDITARE
I centri di meditazione di Osho regione per
regione e altri indirizzi.
6 LE NOTIZIE
8 L'AMORE È
GIÀ QUI
È già presente
nel tuo cuore ed è pronto a esplodere...
13 LA
MEDITAZIONE
Il potere
della voce per creare silenzio interiore.
14 MUSICA
I suoni
vibrano nel corpo... ...e anche i Chakra.
16 LAVORO
• Il lavoro?
... dio mio che stress!!
Alcuni utili
consigli per una maggiore consapevolezza di te stesso sul lavoro. Per far
nascere in te la capacità di amare qualsiasi cosa tu faccia. Perché se fai
qualcosa che non ti piace crei separazione dentro di te.
29
CREATIVITA'
La capacità
di creare non ha limiti.
33 LA MAPPA
Si apprende
solo se c'è uno spazio vuoto, se vuoi crescere getta ciò che sai.
37 GURDJIEFF
• Danze di Gurdjieff
col sapore di Osho
Una
panoramica sul 'lavoro' del grande mistico russo, e uno sguardo sulle Danze
Sacre: una tradizione millenaria fatta di movimenti estremamente precisi.
45 IL CORPO
La salute degli occhi: alcuni segreti.
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo oroscopo di giugno
52 LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in italiano, i video di
Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.
60 NEWS - LE
NOTIZIE
OSHOTIMES INTERNATIONAL
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL
FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà
della Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
UNA FAVOLA... PER BAMBINI
GRANDI!
Ce l'ha mandata un nostro lettore, ispirato senza
dubbio da quello che si legge di questi giorni sui giornali e che si sente, e
vede, nei notiziari d'attualità:
"Dio era un marinaio, un tempo, e viaggiava
per i mari.
In gioventù conobbe una ragazza in un porto del
nord est dell'Africa. I due si innamorarono e ne nacque un bel bimbo; ma
intanto il marinaio aveva subito ripreso a viaggia-re... e la madre così aveva
cresciuto quel bimbo secondo la tradizione della sua terra e ne aveva fatto un
disciplinato musulmano. Il marinaio poi aveva avuto una travolgente sto-ria
d'amore con una ragazza incontrata in un'isola del lontano oriente, dalla quale
era nata una bimba ,che fu cresciuta dalla madre come una buddista. E così dio
nella sua lunga carriera di marinaio... e perché era uno dall'amore faci-le,
riuscì anche ad avere un bimbo ebraico, uno indù, una bimba cristiana... e
tanti, tanti altri. Da vecchio, prima di andare in pensione, dio pensò bene di
fare una grande festa e di invitare tutti i suoi figli in una località che
fosse un po' comoda a tutti.
Quando la festa ebbe inizio, e tutti stavano già
mangiando e bevendo, i figli e gli altri invitati si misero a guardarsi intorno
per trovare dio, e giravano e rigiravano intorno proprio a lui, ma senza
riconoscerlo... perché qualcuno lo cercava con un grande triangolo intorno alla
testa, qualcun'altro lo cercava con tante braccia come nelle statue Indù, un
altro se lo aspettava tondo e pelato come un bonzo, un altro si credeva che
andasse in giro portando due tavolette con i comanda-menti incisi. E così tutti
lo cercavano a naso ritto, ma senza trovarlo; e lui stupito, e preso alla
sprovvista, non aveva il gusto di dire: "Sono qui, guardatemi, sono
qui!".
E se ne uscì mogio, mogio con i suoi camerieri.
I figli rimasero lì da soli a cercarlo, delusi, e
potevano solo mostrarsi l'un l'altro i fronzoli che avevano comprato nei negozi
di articoli religiosi dei loro paesi d'origine e che avrebbero voluto
regalargli."
Anandram
Scoprendolo dentro di noi – con grande
consapevolezza e senza paure – possiamo utilizzarlo per crescere. Rispondendo a
una domanda sull’amore – e la devozione – come metodo di crescita spirituale, Osho
mostra la via del tutto naturale che porta dal sesso a una consapevolezza
superiore.
L’amore non è un metodo. Questa è la differenza
tra tutte le tecniche e il sentiero della bhakti, la
devozione. Il sentiero della devozione non ha metodi. Lo yoga ne ha, la bhakti non ne ha alcuno. L’amore non è un metodo, definirlo
tale è falsarne il senso.
L’amore è naturale, è già
presente nel tuo cuore, è pronto a esplodere. La sola cosa che dev’essere fatta, è lasciarlo fluire. Ma tu hai creato ogni
sorta di impedimenti e di ostacoli, non gli permetti di fluire.
L’amore è già presente,
devi semplicemente rilassarti un po’ e lasciare che affiori, e spunterà,
fiorirà. E quando fiorisce verso una persona comune, immediatamente, ciò che è
ordinario diventa straordinario.
L’amore rende tutti
straordinari: è un’incredibile alchimia. Una donna comune, quando la ami,
all’improvviso si trasfigura. Non è più una donna qualunque: è la donna più
straordinaria che sia mai esistita. Non lo è solo perché sei cieco, come dicono
gli altri. Di fatto, hai visto lo straordinario che è sempre esistito, nascosto
in ciò che è ordinario. L’amore è il solo sguardo, la sola visione, la sola
chiarezza.
In una donna qualunque,
hai visto l’essenza della femminilità – passata, presente, futura – tutte le
donne sommate insieme. Quando ami una donna, realizzi l’essenza stessa
dell’anima femminile, racchiusa in lei. All’improvviso, questa donna diventa
straordinaria. L’amore rende tutti straordinari.
Se scendi profondamente
nel tuo amore... esistono delle difficoltà nel scendere in profondità in amore:
più vai a fondo, più perdi te stesso, e sorge una paura, un tremore si
impossessa di te. Inizi a evitare gli abissi dell’amore, perché essi sono del
tutto simili a una morte. E crei barriere tra te e la persona che ami, perché
la donna sembra un abisso, e ti può assorbire. È proprio così! Tu sei nato da
una donna, la donna ti può assorbire: ecco perché hai paura. Essa è il ventre,
l’abisso, e visto che ti può dare la vita, perché non la morte?
Di fatto, ciò che ti può
dare la vita, ti può dare la morte, per questo hai paura. Una donna è
pericolosa, è molto misteriosa. Non puoi vivere senza di lei, e non puoi vivere
con lei. Non ti puoi allontanare troppo da lei, perché, all’improvviso, più ti
allontani, più diventi un uomo qualunque. E non ti puoi avvicinare troppo,
perché più ti avvicini... più scompari.
Questo è il conflitto che
esiste in ogni amore. Allora, si fanno dei compromessi: non si va troppo
lontano, e non ci si avvicina troppo. Ti limiti a sostare da qualche parte nel
mezzo, bilanciandoti. Ma, in questo caso, l’amore non può scendere in
profondità. L’abisso è raggiunto solo quando lasci cadere tutte le tue paure e
ti butti a capofitto. Il pericolo esiste, ed è reale: l’amore ucciderà il tuo ego.
L’amore è un veleno per l’ego. Per te è vita, ma per l’ego è morte.
Ci si deve buttare. Se
lasci che l’intimità cresca, se ti avvicini sempre di più, e di più ancora,
fino a dissolverti nell’essere di una donna, essa non sarà solo straordinaria,
diventerà divina, poiché essa diverrà una soglia sull’eternità. Più ti avvicini
a una donna, più senti che essa è una porta su qualcosa di trascendente.
E la stessa cosa accade a
una donna, con un uomo. Anch’essa ha i suoi problemi. Il problema è questo: più
gli si avvicina, e più l’uomo inizia a scappare. Perché più la donna si
avvicina e più l’uomo si spaventa. Più la donna gli si avvicina, e più l’uomo
fuggirà, inventando migliaia di scuse per starle lontano.
Quindi, la donna deve
aspettare - e se aspetta, di nuovo ci sarà un problema: se non prende alcuna
iniziativa, sembrerà indifferente, e l’indifferenza può uccidere l’amore. Per
l’amore, nulla è più pericoloso dell’indifferenza. Perfino l’odio va bene, per
lo meno la relazione è ben precisa.
L’amore può sopravvivere
all’odio, ma non può sopravvivere all’indifferenza. E la donna è sempre in
difficoltà... se prende l’iniziativa, l’uomo fuggirà e basta. Nessun uomo
tollera una donna che prenda l’iniziativa. Questo significa che l’abisso si
avvicina a te di sua volontà: prima che sia troppo tardi, fuggi.
È così che nascono i Don
Giovanni. Passano continuamente da una donna all’altra. Vivono storie di
"toccata e fuga" perché, se si fermano troppo, l’abisso li può
inghiottire.
I Don Giovanni non sono
affatto amanti: sembrano tali perché sono in continuo movimento, ogni giorno
una donna nuova. Non sono altro che persone profondamente terrorizzate:
restando con una sola donna troppo a lungo, infatti, crescerà un’intimità che
li porterà ad avvicinarsi a lei. Chissà cosa può succedere! Quindi, vivono con
lei per un po’ e, prima che sia troppo tardi, scappano.
Byron amò più di cento donne
nel breve periodo in cui visse. Egli è l’archetipo del Don Giovanni. Non
conobbe mai l’amore: come lo puoi conoscere se ti sposti da una donna
all’altra, e poi a un’altra ancora? L’amore ha bisogno di maturare, di
sedimentare, di intimità, di profonda fiducia, di fede.
La donna è sempre nei
guai: "Che fare?" Se prende l’iniziativa, l’uomo scappa. Ma se resta,
senza mostrarsi interessata, l’uomo se ne andrà, pensando che essa sia
indifferente. Deve scegliere una via di mezzo: un misto di iniziativa e
indifferenza, un po’ dell’una e un po’ dell’altra. Ma, entrambe, saranno
deformate, perché questi compromessi non ti permetteranno di crescere. I
compromessi non permettono mai a nessuno di crescere: sono un calcolo, astuzie;
assomigliano agli affari, non all’amore.
Quando gli amanti non
hanno alcuna paura l’uno dell’altro, né di lasciar cadere l’ego, si buttano
l’uno nell’altro a capofitto. E si tuffano così profondamente, che l’uno
diventa l’altro. Di fatto, essi diventano un unico essere, e quando questa
unione accade, l’amore si trasforma in preghiera. Quando accade questa unione
essenziale, all’improvviso, nell’amore, entra una qualità religiosa.
All’inizio, l’amore ha la
qualità del sesso. Se è senza sostanza, si ridurrà a sessualità; in realtà, non
sarà amore. Se l’amore diventa più profondo, avrà la qualità della
spiritualità, del divino. Dunque, l’amore è solo un ponte tra questo mondo e quello,
tra il sesso e il samadhi.
Per questo, continuo a
definirlo ‘il viaggio’ dal sesso alla
superconsapevolezza. L’amore è solo un ponte. Se non lo oltrepassi, la tua vita
rimarrà legata al sesso, per tutta la vita non andrai oltre, e sarà qualcosa di
molto comune, di molto brutto.
Il sesso può essere
bellissimo, ma solo unito all’amore, come parte dell’amore. Da solo, è in sé
qualcosa di orribile. Sarebbe come se vi cavaste gli occhi: in sé, essi sono
belli, tolti dalla loro sede, diventerebbero orribili.
Accadde a Van Gogh: nessuno lo amò mai,
perché aveva un corpo piccolo e brutto. Ma una prostituta, per rincuorarlo, non
trovando altro da apprezzare, disse: “Hai delle orecchie meravigliose”. Gli
amanti non menzionano mai le orecchie: ci sono molte altre cose da apprezzare.
Ma in Van Gogh non c’era
proprio nulla, aveva un corpo veramente brutto, per cui la prostituta elogiò le
sue orecchie.
Van Gogh
tornò a casa. Nessuno aveva mai apprezzato nulla, nel suo corpo, nessuno lo
aveva mai accettato; era la prima volta, e lui ne rimase così elettrizzato che
si tagliò un orecchio e tornò a offrirlo alla prostituta. Ma così, quell’orecchio era semplicemente disgustoso.
Il sesso è parte
dell’amore, di una totalità più grande. L’amore gli dona bellezza, altrimenti è
una delle azioni più disgustose che ci siano. Ecco perché la gente fa l’amore
al buio: neppure loro amano vedersi mentre copulano, di notte.
Tutti gli animali fanno
l’amore di giorno, tranne l’uomo. Nessun animale usa la notte: esso è fatta per
riposare. Tutti gli animali si amano di giorno; solo l’uomo lo fa di notte.
Esiste una paura che il fare l’amore sia un’azione un po’ disgustosa... e
nessuna donna fa l’amore a occhi aperti, perché le donne hanno più senso
estetico degli uomini. Fanno sempre l’amore a occhi chiusi, così non si vede
nulla.
Solo gli uomini sono
pornografici, le donne no. Ecco perché esistono solo
nudi di donne: solo all’uomo interessa vedere il corpo. Alle donne non
interessa: esse hanno un senso estetico più sviluppato, perché il corpo
appartiene all’animale. Se non diventa divino, non c’è nulla da vedere in esso.
L’amore può dare al sesso
un’anima nuova. Allora il sesso è trasfigurato, diventa meraviglioso: non è più
sesso, ha in sé qualcosa di trascendente. È diventato un ponte.
Puoi amare una persona,
perché essa soddisfa la tua sessualità. Questo non è amore, è un baratto. E
puoi fare l’amore con una persona perché l’ami: allora, il sesso segue come
un’ombra, è parte dell’amore. Allora è bello, allora non appartiene più al
regno animale. In questo caso, qualcosa di trascendente è già entrato, e se
arrivi ad amare quella persona ancor di più, pian piano il sesso scompare.
L’intimità diventa così appagante, che non è più necessario il sesso: l’amore
basta a se stesso. E quando quel momento sopraggiunge, è possibile che in te
sorga la preghiera.
Solo quando due amanti
sono immersi in un amore così profondo da bastare a se stesso, al punto che il
sesso viene semplicemente a decadere... non viene fatto cadere, non viene
represso, niente affatto: semplicemente, scompare dalla tua consapevolezza,
senza lasciare, dietro di sé, neppure un
segno; solo allora gli amanti vivono in un’unità totale... perché il sesso
divide.
La parola stessa ‘sesso’,
viene da una radice che significa ‘divisione’: l’amore unisce, il sesso divide.
Il sesso è la causa alla base della divisione.
Quando fai del sesso con
una persona, uomo o donna, pensi che esso vi unisca. Per un istante, avete
un’idea illusoria di unità, poi, all’improvviso, accade una separazione infinita.
Ecco perché, dopo ogni atto sessuale, in te subentra una frustrazione, la
depressione: si ha la sensazione di essere infinitamente lontani dalla persona
amata. Il sesso divide, e quando l’amore scende a profondità sempre maggiori, e
unisce sempre di più, non si ha più necessità di sesso. Le vostre energie
interiori si possono incontrare senza sesso, e voi vivete in una unione
assoluta.
Potete vedere due amanti,
quando il sesso scompare; potete vedere la radiosità che sorge in loro, quando
la sessualità è scomparsa: esistono come due corpi in un’anima. L’anima li
avvolge: diventa una radiosità che circonda completamente i loro corpi, ma
accade di rado.
La gente finisce col
sesso. Al massimo, vivendo insieme, iniziano ad affezionarsi l’uno all’altro -
al massimo. Ma l’amore non è semplice affetto, è un’unità di anime: due energie
che si incontrano e diventano il tutto. Solo quando questo accade, la preghiera
diventa possibile. In questo caso, entrambi gli amanti si sentono così
appagati, così perfetti nella loro unità, che sorge in loro gratitudine; essi
iniziano a mormorare una preghiera.
L’amore è la cosa più
grande che esista, nell’intera esistenza. Di fatto, tutto è in amore con ogni
altra cosa. E quando arriverai a questa vetta, vedrai che tutto ama tutto il
resto. E se anche non riesci a trovare qualcosa che assomigli all’amore,
sentirai la presenza dell’odio: l’odio non è altro che amore che ha preso la
direzione sbagliata. E quando sentirai indifferenza... l’indifferenza è solo un
segno che l’amore non è stato abbastanza coraggioso da esplodere.
Quando senti una persona
chiusa, vuol solo dire che in lei esiste così tanta paura, che si sente così
insicura, da non aver mai avuto il coraggio di fare il primo passo. In ogni
caso, tutto è amore.
Perfino quando un animale
balza su un altro, e lo mangia – un leone balza su un cervo e lo mangia – anche
in quel caso è amore. Sembra violenza, perché voi non sapete. È amore! Il leone
assorbe in sé il cervo... è molto rozzo, selvaggio e primitivo, animale, tuttavia
è amore. Gli amanti si mangiano a vicenda, si assorbono l’uno nell’altro. Gli
animali lo fanno in maniera molto più cruda, tutto qui.
L’intera esistenza è in
amore: gli alberi amano la terra, la terra ama gli alberi; altrimenti, come
potrebbero coesistere? Chi li terrebbe radicati? Deve esistere un legame
comune: non si tratta solo di radici, perché se la terra non fosse in amore
profondo con gli alberi, quelle radici non servirebbero a nulla. Esiste un amore profondo e invisibile: l’intera esistenza, l’intero cosmo, ruotano intorno all’amore. L’amore è il ritambhara. Per questo
ieri ho detto che ritambhara è verità, più amore. Da
sola, la verità è arida. Se riuscite a capirlo... ora come ora può solo
essere una comprensione intellettuale, ma tenetela a mente. Un giorno potrà
diventare un’esperienza esistenziale. È così che io sento...
I nemici si amano,
altrimenti perché mai dovrebbero preoccuparsi l’uno dell’altro? Perfino un uomo
che dice che non esiste dio, ama dio, proprio perché continua a negarlo! Ne è
ossessionato, affascinato, altrimenti perché se ne dovrebbe preoccupare? Un
ateo, passa la vita a tentare di dimostrare che non esiste dio. È in amore così
profondo, e ne ha così paura, che se esistesse, nel suo essere avverrebbe
un’incredibile trasformazione. Per cui, terrorizzato, continua a dimostrare che
non esiste. Il suo stesso sforzo dimostra che ha una profonda paura che dio lo
chiami. Se dio esistesse, egli non potrebbe restare sordo al suo richiamo.
La stessa cosa vale per un
monaco che gira per le strade di una città con gli occhi chiusi o quasi, per
non vedere una donna. Continua a ripetersi: “Non ci sono donne. Questo è tutto maya, illusione. Non è altro che un sogno”. Perché insiste
tanto, perché tanto sforzo per dimostrare che non esiste alcun oggetto d’amore?
Altrimenti, il monastero scomparirebbe, il suo celibato svanirebbe - tutto il
suo schema di vita verrebbe sconvolto.
Tutto è amore, e l’amore è
tutto. Dalla forma più grossolana alla più trascendente, dalla pietra al
divino, tutto è amore... molti strati, passi diversi, gradi diversi, ma tutto è
amore. Amare una donna, significa amare il corpo. Il corpo è meraviglioso, non
c’è nulla di male, è un vero miracolo. Ma se riesci ad amarlo, allora l’amore
può crescere.
Accadde che uno dei più
grandi devoti mai vissuti in India, Ramanuja,
passasse per una città. A lui si presentò un uomo; doveva trattarsi del tipo
che è comunemente attratto dalla religione: l’asceta, colui che cerca di vivere
senza amore. Nessuno ci è mai riuscito e nessuno ci riuscirà mai, perché
l’amore è l’energia che fa da fondamento alla vita e all’esistenza: nessuno
potrà mai sconfiggerla!
Quell’uomo chiese a Ramanuja: “Vorrei che tu mi iniziassi. Come posso trovare
Dio? Vorrei che tu mi accettassi come discepolo”. Ramanuja
lo guardò e poté vedere che era in profondo conflitto con l’amore: assomigliava
a una pietra priva di vita, era completamente arido, senza un cuore, per cui
gli disse: “Come prima cosa, dimmi: hai mai amato qualcuno?”.
L’uomo rimase sconvolto:
una persona come Ramanuja che parlava d’amore? Cose
così mondane? Esplose: “Cosa dici? Io sono un uomo religioso. Non ho mai amato
nessuno”. Ma Ramanuja insistette: “Chiudi gli occhi e
pensaci un attimo. Devi aver amato, anche se sei tanto contrario all’amore.
Forse non hai amato nella realtà, ma nella
tua immaginazione...”.
E l’uomo disse: “Sono
assolutamente contrario all’amore, perché l’amore è lo schema entro cui si
snoda maya, l’illusione, e io voglio uscire da questo
mondo: l’amore è la radice che impedisce alla gente di liberarsi. No, neppure nella mia immaginazione!”.
Ancora,
Ramanuja insistette: “Guarda dentro di te. Forse, in un sogno, è
comparso un oggetto d’amore”. E di nuovo l’uomo replicò: “È proprio per questo
che non dormo molto! Ma non sono venuto per parlare d’amore, sono qui per
parlare della preghiera”.
Ramanuja divenne triste e
concluse: “Non ti posso aiutare: se un uomo non ha conosciuto l’amore, come
potrà mai conoscere la preghiera?”.
La preghiera è la forma
d’amore più raffinata, è amore essenziale: è come se il corpo fosse scomparso e
fosse rimasto solo lo spirito dell’amore; è come se la lampada non esistesse
più: esiste solo la fiamma; è come se il fiore fosse scomparso nel suolo... ma
la sua fragranza aleggia nell’aria. È questa la preghiera.
Il sesso è il corpo
dell’amore, l’amore è lo spirito; inoltre, l’amore è il corpo della preghiera,
la preghiera ne è lo spirito. Puoi disegnare dei cerchi concentrici: il primo
cerchio è il sesso, il secondo è l’amore, il terzo, quello centrale, è la preghiera.
Attraverso il sesso scopri il corpo dell’altro, e grazie alla scoperta del corpo dell’amato, scopri il tuo stesso
corpo.
Un
uomo che non abbia mai avuto una relazione sessuale con qualcuno, non ha alcun senso del proprio corpo: chi glielo potrà mai dare? Nessuno tocca il tuo
corpo con mani amorevoli, nessuno lo accarezza, nessuno lo abbraccia, come
potrai mai sentirlo? Esisti come un fantasma. Non sai dove finisce il tuo corpo
e dove inizia quello dell’altro.
Solo in un abbraccio
d’amore, per la prima volta, il corpo prende forma; l’amato dà forma al tuo
corpo. La donna ti dà forma, ti dà una sembianza, ti avvolge e ti dona la
definizione del tuo corpo. Senza una persona amata, non sai che tipo di corpo
hai, dove siano le oasi nel deserto del tuo corpo, dove i fiori, dove il tuo
corpo è più vivo e dove è più morto: non lo sai, non familiarizzi mai... chi
potrebbe darti questa familiarità? Di fatto,
quando ti innamori e qualcuno ama il tuo corpo, per la prima volta ne
acquisti coscienza: sai di avere un corpo.
Gli amanti si aiutano a
vicenda a conoscere i loro corpi. Il sesso ti aiuta a comprendere il corpo
dell’altro, e grazie all’altro arrivi ad avere una sensazione e una definizione
del tuo stesso corpo. Il sesso vi incarna, vi porta ad avere radici nel corpo;
quindi, l’amore vi porta a sentire voi stessi, l’anima, lo spirito, l’atma; il secondo cerchio. Infine, la preghiera vi aiuta a
sentire il non-sé, il brahma,
il divino.
Questi sono i tre passi:
dal sesso all’amore, dall’amore alla preghiera. Ed esistono molte dimensioni
dell’amore, poiché, se l’intera energia è amore, sarà inevitabile che esistano
molte dimensioni d’amore.
Amando una donna o un
uomo, acquisti familiarità col tuo corpo. Amando un maestro, acquisti
familiarità col tuo sé, col tuo essere; e grazie a questa familiarità,
all’improvviso ti innamori del tutto. La donna diventa la soglia per arrivare
al maestro, il maestro è la soglia verso il divino. All’improvviso, cadi nel
tutto, e arrivi a conoscere l’essenza più intima dell’intera esistenza.
Giustamente Gesù dice che ‘L’amore è dio’,
perché l’amore è l’energia che muove le stelle, le nuvole, che permette al seme
di spuntare, agli uccelli di cantare, a voi di essere qui. L’amore è il
fenomeno più misterioso che esista.
ratto da: Osho, Yoga: la scienza dell’anima, vol
III" - ECIG editore
Questa meditazione usa la musica e i suoni
prodotti dalla voce, per aprire e armonizzare i chakra
mentre vi porta consapevolezza. La meditazione può portarti a un profondo e
pacifico silenzio interiore attraverso i suoni creati dalla tua stessa voce. La
Chakra Sounds è una meditazione che si può fare in ogni momento della giornata.
Puoi fare questa meditazione stando in piedi, o
comodamente seduto o, se lo preferisci, anche sdraiato. Respira nella pancia
piuttosto che nel petto. I suoni vanno fatti con la bocca aperta e le mascelle
rilassate e mantenendo la bocca aperta per tutto il tempo.
Chiudi gli occhi e ascolta
la musica, inizia a emettere un suono nel primo chakra.
Puoi mantenere un’unica tonalità, oppure la puoi variare. Lascia che la musica
ti guidi, in ogni caso puoi essere creativo con i suoni che emetti. Mentre
ascolti la melodia o i tuoi stessi suoni, sperimenta la pulsazione di questi
suoni proprio al centro del chakra, anche se le prime
volte ti può sembrare immaginazione.
Osho ha suggerito la
possibilità di usare l’immaginazione per “entrare in sintonia con qualcosa che
è già presente.” Quindi continua a fare la meditazione anche se ti sembra che
stai solamente immaginando i chakra. Con
consapevolezza, l’immaginazione può portarti a sperimentare la vibrazione
interna di ogni centro.
Dopo i suoni nel primo chakra si passa al secondo, al terzo, e via via il processo viene ripetuto fino al settimo chakra, e mentre sali di chakra
in chakra lasci che il tuo suono diventi più acuto.
I
sette chakra
1 • Il primo chakra è situato al centro della parte bassa del bacino, a
metà tra la base della spina dorsale dietro, e l’osso pubico davanti. Le sue funzioni includono la sessualità,
la connessione con la terra, la coordinazione fisica e la sopravvivenza.
2 • Il secondo chakra è localizzato proprio sotto l’ombelico. La sua
funzione concerne la sensualità, l’abilità di sentire le emozioni e di sentirsi
appagati.
3 • Il terzo chakra è nella zona del plesso solare, sopra l’ombelico e
sotto la cassa toracica. Dà vitalità, potere, la forza per esprimere le
emozioni e l’integrità per essere se stessi.
4 • Il quarto chakra è nell’area dello sterno. Le sue funzioni sono amore
incondizionato e pace.
5 • Il quinto chakra è nella zona della gola. Le sue funzioni sono:
creatività, ricettività e abilità di comunicare.
6 • Il sesto chakra, il terzo occhio, si trova dietro lo spazio che c’è
tra le sopracciglia. Dona la visione interiore, l’intuizione e l’abilità di
conoscere se stessi.
7 • Il settimo chakra è appena all’interno della sommità della testa, e si
estende sopra la testa stessa. È l’apertura verso la coscienza universale.
Anuprada, da molti anni meditatrice e musicista, ci
parla della sua vita con la musica raccontando anche la parte da lei avuta
nella creazione della meditazione Chakra Sounds.
“’uomo viene dal cielo ed
anche la musica viene dal cielo… e quando conoscete le chiavi per aprire la
porta della musica, avete aperto anche le porte del cielo. Il segreto è tutto
nella musica.”
“Ero ancora molto piccola quando ho cominciato a
studiare musica. Sentivo che nascondeva un segreto, che dietro ai suoni si
celava qualcosa di molto importante… e i bambini adorano i segreti, i
nascondigli!
Anche se tutti pensavano
che stessi studiando per diventare una musicista professionista, io ho sempre
saputo che il motivo vero era scoprire il segreto della musica. Solo che non
avevo la minima idea di come fare e gli altri pensavano che fossi pazza! Quindi
ho continuato con i miei studi avendo fiducia nel fatto che, al momento
opportuno, sarebbe successo qualcosa.
E il momento è arrivato,
in una maniera del tutto inattesa. Facevo la concertista e l’insegnante di
musica da anni, quando mi sono resa conto che da queste attività non ricavavo
un reale appagamento. C’erano troppi giochi politici, e competizione: ero
obbligata a essere una persona diversa da quella che volevo.
Per di più il tempo e
l’energia che potevo dedicare realmente alla musica e allo studio del suo
funzionamento – le cose che davvero mi interessavano – erano ridotti all’osso.
Così ho deciso di
abbandonare la professione e ricominciare daccapo, immergendomi totalmente
nello studio. Ho cominciato a interessarmi alla melodia non occidentale e a
girare per le biblioteche alla ricerca, di quello che altri avevano detto
sull’argomento e sugli effetti prodotti sulle persone. Ma le mie scoperte mi
hanno solo avvicinata maggiormente alle diverse tradizioni musicali e rivelato
le aspettative, o le fantasie, delle varie persone lungo i secoli: un ricco
materiale di studio, ma troppo superficiale e di certo non quello che stavo
cercando.
Alla fine ho capito che la
risposta poteva arrivarmi solo da una ricerca interiore in prima persona.
Dovevo avere il coraggio di fidarmi di me stessa, di condurre i miei
esperimenti basati su quello che io vivevo attraverso i suoni. Quella era la
chiave! E questo modo di essere con la musica è diventato la mia vera passione!
Anche altri si sono interessati a questi esperimenti, e presto si è venuto a
creare un gruppetto di amici che si ritrovava qualche volta alla settimana per
studiare l’effetto dei vari toni musicali su corpo e mente, cercando di sentire
l’armonia, il silenzio e il ritmo. Fondamentalmente usavamo noi stessi come
cavie per studiare tutti gli aspetti che riuscivamo a immaginare.
Fu allora che scoprii le
intonazioni che vibrano nei differenti chakra del corpo umano.
Questi esperimenti mi
hanno portata direttamente verso la meditazione e specialmente verso le
meditazioni di Osho, nelle quali la musica gioca un ruolo molto importante.”
Come è nata la meditazione Chakra Sounds?
“Dieci anni dopo gli esperimenti che raccontavo,
mentre mi trovavo qui nella comune di Pune, ho incontrato Wadud,
che conduceva gruppi presso la Mystery School. Anche
lui era interessato al modo in cui i suoni vibrano nel corpo. Quando ho
condiviso con lui le mie scoperte, mi ha invitata a partecipare a uno dei suoi
corsi e a lavorare con i suoni.
Un
giorno Wadud mi ha detto che Osho era d’accordo con
l’idea di creare un nastro con la meditazione Chakra Sounds e mi ha chiesto:
‘Come pensi che dovrei fare?’ È stato come se tutti i pezzi di un puzzle
trovassero la loro giusta collocazione: sapevamo già quali differenti toni
musicali vibrano nei diversi chakra, e abbiamo
chiesto ad alcuni cantanti e musicisti che avevano partecipato ai corsi di Wadud di darci una mano. Il coro intonava un certo tono per
un po’ di tempo, e i musicisti improvvisavano partendo da quel tono,
riflettendo le diverse caratteristiche di ciascun chakra
nella loro musica. Avevamo solo bisogno di provare per un po’ di tempo, e alla
fine abbiamo fatto una registrazione dal vivo durante un evento in Buddha Hall.”
Il
lavoro?...dio mio che stress ! !
E invece, a lavorare senza
stress, non solo si è più contenti e non ci si rovina la salute, ma si lavora
anche meglio: più idee, maggior creatività, buoni rapporti fra colleghi… e poi
fai contento anche il capo perché produci di più!
Ma è possibile o si tratta
solo di un sogno? Come dice Osho: “Certo, lavoro
è una parola orribile, soprattutto in Occidente è diventato qualcosa di
abnorme. E questo ha creato un’attitudine nel subconscio”.
Diventa necessario quindi
portare consapevolezza nella propria vita lavorativa, usare attenzione,
tecniche particolari… non lasciare la meditazione fuori dalla porta
dell’ufficio!
Perché, come ci ricorda
Osho: “…esistono due possibilità: o trovi un lavoro che ti piace, oppure riesci
ad amare il lavoro in quanto tale, non importa cosa scegli. La seconda
soluzione è la migliore, perché è molto difficile trovare un lavoro che
piaccia… prima o poi non ti piacerà più. All’inizio, forse ti potrà piacere…
tutti, all’inizio sono entusiasti e pieni di energia. Anche tu, all’inizio lo
eri! Ma quando si inizia a lavorare, pian piano ci si demotiva. Sorgono
problemi e il lavoro diventa un peso…
Fai nascere in te la
capacità di amare qualsiasi cosa fai: qualsiasi lavoro tu faccia, ti può
piacere. Provaci. Scopri metodi e strategie per amare il lavoro che fai. La
gente di solito scopre il modo per disprezzare il lavoro che fa… e ovviamente
ci riesce. Cerca di fare il lavoro che fai amandolo. Godine, fallo cantando.
Lascia che sia una danza, per te. Ne trarrai un beneficio immenso!”.
Nelle pagine seguenti
potrai trovare un gran numero di spunti per riuscire a cambiare il tuo rapporto
col lavoro: da articoli scritti da manager che vogliono portare la loro
esperienza per migliorare l’ambiente umano sul lavoro, a utili suggerimenti di
Osho per veder più chiaro nelle tue motivazioni profonde, per finire con
semplici esempi su come un atteggiamento più rilassato possa portare
inaspettati benefici alla tua vita lavorativa e alla vita in genere.
Buona lettura… e buon
lavoro!
Sempre
di fretta??
Prova le tecniche di ‘Meditazioni per persone indaffarate’ su osho.com, anche in italiano – eccone una:
Buttalo fuori !
“Ogni volta
che senti il primo segno di panico, di paura, di estrema tensione, esala
profondamente: butta fuori tutta l’aria. Senti che tutto lo stress viene
espulso, buttato fuori insieme al respiro. Poi inala profondamente: inspira
l’aria fresca e senti che il tuo torace, il tuo passaggio interno, si sta
espandendo. Basteranno appena sette respiri e vedrai che improvvisamente il
problema è scomparso. Fallo per almeno due settimane… La cosa più importante è
l’idea che con l’esalazione stai buttando fuori lo stress. La respirazione può
essere usata per ‘invitare’ molte cose dentro di te, e anche per buttare fuori
molte cose.”
Osho
www.osho.com/meditate/busymed
La meditazione come ponte tra
i bisogni individuali e gli interessi delle aziende.
di Hasyo e
Nijen
È
possibile portare il cuore in ufficio?
Il cuore non è solo l’organo
che sovrintende al nostro sistema circolatorio, ma anche quella qualità, da non
confondere con il sentimentalismo, che ci dà capacità intuitive ed associative,
empatia e sincronicità con gli altri, unita a passione e positività. Spesso -
quando si va al lavoro - si mette da parte tutto quello che non è grinta,
calcolo, aggressività e scaltrezza: come se “là fuori” ci fosse un vero campo
di battaglia a cui dobbiamo avvicinarci ben corazzati per poterci difendere
dagli aggressori, ben armati per poterci far valere e ‘vendere cara la pelle’, indossando però una bella maschera che nasconda
tutto ciò e ci faccia apparire simpatici e gradevoli agli altri: clienti,
colleghi, capi.
Il mondo del lavoro è
sempre più complesso: da un lato ci sono meno certezze – il famoso impiego
sicuro sembra sempre di più una reliquia del passato – dall’altro si aprono
opportunità sempre più ampie. Le nuove generazioni si dicono contente di questi
nuovi spazi di libertà e di avventura: sentono la possibilità di esprimere il
meglio per essere protagoniste creative
della propria vita professionale. Le generazioni più ‘mature’ si stanno,
con maggiore o minore entusiasmo, adattando alle nuove esigenze del mercato:
anche chi è salito in alto può essere rimosso dal suo incarico – senza molti
complimenti – nelle fasi di riorganizzazione aziendale. Viene oggi richiesta a
tutti elasticità, responsabilità, impegno e risultati d’eccellenza: anche a chi
vorrebbe… ‘cavalcare solo al trotto’.
Intelligenza
emotiva
È ormai ampiamente dimostrato
che la nostra intelligenza e le nostre capacità
professionali dipendono sostanzialmente dalla abilità di integrare e
utilizzare la nostra sfera emozionale. Gli studi fatti sulle persone che hanno
successo dimostrano esattamente l’importanza di integrare costruttivamente le
capacità logiche con quelle emozionali. Perché questo accada è necessario che
la sfera emozionale sia viva, espansa rilassata e armonica, oltre che vissuta
con consapevolezza. È quindi essenziale esplorare ed equilibrare la dimensione
emotiva attingendo alle risorse che tutti abbiamo dentro e di cui non sempre
siamo completamente consapevoli.
Essere presenti sul lavoro
con il cuore, oltre che con la mente, significa dare spazio all’intelligenza
emotiva. Vuol dire essere rilassati e a proprio agio, in contatto con il
sentire e l’intuizione e nello stesso tempo lucidi e attivi. Usare tutte queste
qualità aumenta l’autostima, fa diminuire lo stress e sviluppa la creatività.
Tutto ciò porta amore verso noi stessi e verso la realtà che viviamo e, si sa,
l’amore… fa miracoli!
La mente spesso pensa in
negativo e attraverso i condizionamenti negativi proietta le difficoltà del
passato sul futuro, nutrendo paura e sfiducia. Attraverso la visione del cuore,
che ci dà sostegno e comprensione per affrontare al meglio la nostra giornata
di lavoro, possiamo imparare a superare i nostri abituali condizionamenti come,
ad esempio, credere che:
• l’ambiente che ci circonda
sia ostile
• non siamo mai abbastanza
bravi
• non ce la faremo a
raggiungere i nostri obiettivi
• dobbiamo essere
perfetti per essere accettati
• se qualcosa può andar
storto, di sicuro lo farà!
Il cuore non è collegato
solo ai sentimenti affettivi ma alla percezione di tutte le nostre esperienze.
Se apriamo il cuore, il corpo e i sensi si risvegliano e anche la mente allora
si apre al di là delle abitudini e delle convinzioni. Quando tutti questi
aspetti lavorano insieme – come un tutto organico – viviamo infatti con
maggiore equilibrio, perché attingiamo a tutte le qualità del nostro essere.
Quando pensiamo dal cuore possiamo unire le capacità della mente con la
sensibilità del cuore, utilizzando quindi in modo efficace la nostra
intelligenza emotiva.
Se le tue ore di lavoro sono
ritmate da una continua corrente sotterranea di rifiuto, allora dividerai il
tuo essere. Il lavoro non c'entra: ciò che conta è il tuo benessere globale. Se
fai qualcosa che non ti piace o che non riesci ad amare, crei una separazione
dentro di te.
Osho
Meditazione
come necessità
Tutti
ormai riconoscono l’importanza
e l’impatto dell’intelligenza emotiva sulle prestazioni individuali, la
leadership ed il teamwork. La domanda è sempre stata: tutto condivisibile,
tutti principi molto validi, ma… come fare in pratica? Quali strumenti
utilizzare? Da che parte iniziare?
La meditazione è la
risposta. Alla base c’è una semplice comprensione: tutte le volte che dobbiamo
affrontare una sfida, gestire un cambiamento, comunicare o esprimere
leadership, non abbiamo che da guardare a noi stessi. Non possiamo cambiare una
persona o una situazione, ma possiamo fare qualcosa per cambiare il nostro modo
di affrontare un problema. E questo fa la differenza. Guardando a noi stessi
possiamo renderci conto che lo stress ha più a che fare con il modo in cui
rispondiamo alle situazioni piuttosto che alle situazioni in sé stesse. Si
tratta quindi di capovolgere la prospettiva: dall’esterno all’interno, dagli
altri, dalle situazioni a noi stessi. Il risultato di questa rivoluzione
copernicana è un senso di libertà interiore e di respons-abilità (capacità di
rispondere alle situazioni) che, come risultato, trasforma le nostre modalità
di azione e i comportamenti.
La
pratica della meditazione ci aiuta a ritrovare un rapporto con noi stessi dato
che, normalmente durante la giornata, la nostra attenzione è rivolta
all’esterno – alle persone, alle cose, al fare – e chiudiamo gli occhi per
rivolgerci all’interno solo per dormire, passando spesso dai pensieri
all’incoscienza, magari anche ‘aiutati’ da medicine o alcolici. Volgere l’attenzione
dentro significa
usare i nostri sensi per esplorare il mondo interiore, tornare a sé, invece di
essere sempre ‘al servizio’ di ciò che è esterno.
Conoscere chi siamo in modo più completo e vero, porta maggiore equilibrio tra il mondo ‘ fuori’
e il mondo ‘dentro’ di noi. Approfondendo la pratica della meditazione,
portiamo sempre più luce e consapevolezza alla nostra vita accrescendone la
qualità e la nostra capacità di vedere e vivere la realtà per quello che è
veramente, piuttosto che attraverso i condizionamenti indotti dall’educazione,
dalla religione e dai media.
Il cuore al
lavoro... in pratica
È il titolo che abbiamo dato al gruppo di base
della nostra proposta. E diretto a chi desidera imparare a:
• raggiungere più facilmente i propri obiettivi
• incrementare o mantenere il livello di
soddisfazione individuale
• sviluppare le proprie potenzialità
• gestire armonicamente vita professionale e vita
privata
• fare un salto di qualità nel trattare le sfide
di oggi: la velocità del cambiamento e lo stress, la comunicazione e il
teamwork
Vengono utilizzate tecniche per sviluppare la
centratura, la consapevolezza e per abituarci ad agire da uno spazio di
rilassamento.
Per informazioni sulle nostre attività e il
calendario dei gruppi vedere il sito internet www.nirvanaconsul¬ting.net
Nijen Francesco Pimpinelli
Dal `78 si è avvicinato alla meditazione e alla
psicodinamica. Negli ultimi sedici anni ha coperto ruoli manageriali o di
consulenza direzionale presso note multinazionali, integrando la meditazione
con il lavoro professionale. Ha una formazione in diverse tecniche terapeutiche
e di counseling.
Hasyo Chiara Tosi
Dall'86 insegna meditazione e lavora come
terapeuta del sistema corpo-mente. Ha approfondito diversi aspetti: la medicina
naturale; il lavoro con l'energia, il corpo e le emozioni; la consulenza per la
crescita per-sonale e la guarigione nella famiglia, nel lavoro e nelle
relazioni.
Integrare
mente, corpo e essere
La
mente è una delle cose più significative della vita – ma solo come servo, non
come padrone. Nel momento in cui la mente diventa il padrone, è allora che
sorgono i problemi: soppianta il cuore, soppianta l’essere, s’impossessa
completamente di te. E invece di seguire i tuoi ordini, si mette a darti
ordini.
Io non dico di distruggere la mente. È il fenomeno
più evoluto dell’esistenza. Dico di badare che il servo non diventi il padrone.
Ricorda che l’essere viene per primo, il cuore per secondo e la mente è al
terzo posto – questa è la struttura equilibrata di un essere umano autentico.
La mente è logica… immensamente utile, e nel mondo
ti è impossibile vivere senza. Non ho mai detto che non dovresti usare la mente
nel mondo – la devi usare. Ma sei tu che la devi usare, non farti usare da lei.
E la differenza è enorme… è la mente che ti ha dato la tecnologia, la scienza,
ma poiché ha contribuito così tanto, pretende di essere il padrone del tuo
essere. È lì che comincia lo sbaglio, ha chiuso completamente le porte del
cuore.
Il cuore non è utile, non ha alcuno scopo da adempiere.
È come una rosa. La mente può procurarti il pane, ma la mente non può darti la
felicità. Non ti può dare la gioia di vivere. È molto seria, non riesce a
sopportare la risata. E una vita senza risate è caduta al di sotto di un
qualsiasi standard umano. È diventata subumana, perché è solo l’uomo,
nell’intera esistenza, che è capace di ridere. La risata è indice di
consapevolezza, e al suo grado più elevato.
Gli animali non possono ridere, gli alberi non
possono ridere, e le persone che rimangono intrappolate nella mente – i santi,
gli scienziati, i cosiddetti grandi leader – neppure loro possono ridere. Sono
tutti troppo seri, e la serietà è malattia. È il cancro dell’anima, è
distruttiva. E poiché siamo alla mercé della mente,
tutta la sua creatività è finita al servizio della distruzione. Migliaia di
persone muoiono di fame, e la mente cerca di accumulare nuove armi nucleari. La
gente ha fame, e la mente cerca di raggiungere la luna. La mente non conosce
compassione alcuna. Per la compassione, per l’amore, per la gioia, per la
risata, è necessario un cuore liberato dalla prigionia della mente.
Per questo voglio mettere ogni cosa al suo posto:
il cuore dovrebbe essere ascoltato per primo, quando esiste un conflitto tra
cuore e mente. In qualunque conflitto tra logica e amore, non può essere la
logica ad avere il sopravvento, l’amore deve essere il fattore decisivo. La
logica non ti può dare alcuna vitalità – è arida. Va bene per i calcoli, va
bene per la matematica e la tecnologia scientifica. Ma non va bene per le
relazioni umane, né per la crescita del tuo potenziale interiore.
Sopra il cuore c’è l’essere. Allo stesso modo in
cui la mente è logica e il cuore è amore, l’essere è meditazione. Essere
significa conoscere se stessi, e conoscere se stessi significa conoscere il
significato dell’esistenza. Conoscere l’essere è come portare una luce
nell’oscurità del mondo interiore, e finché non sei pieno di luce dentro, tutta
la luce che c’è fuori è priva di utlità. Dentro di te
c’è solo oscurità, un’oscurità, una inconsapevolezza abissale, e tutte le tue
azioni hanno inevitabilmente origine da quella oscurità, da quell’ottenebramento.
Quando dico qualcosa contro la mente, dunque, non
fraintendermi. Non ho nulla contro la mente, e non desidero distruggerla. Voglio
che tu diventi un’orchestra. Gli stessi identici strumenti possono creare una
cacofonia, se non sai come creare una sinfonia – come creare una sintesi, come
mettere le cose al posto giusto.
L’essere dovrebbe essere la tua meta suprema.
Oltre non c’è nulla, è una parte di dio dentro di te. Ti darà quello che né la
mente né il cuore possono darti. Ti darà il silenzio, ti darà la pace, ti darà
la serenità. Un uomo che non conosce il proprio essere non può essere
considerato vivo davvero. Sarà un meccanismo utile, un robot… Attraverso la
meditazione, cerca il tuo essere, la tua essenza, la tua esistenza. Attraverso
l’amore, attraverso il cuore, condividi la tua beatitudine – l’amore è proprio
questo: condividere la propria beatitudine, condividere la propria gioia,
condividere la propria danza, condividere la propria estasi.
La mente ha la sua funzione nel mondo, ma quando
arrivi a casa, la mente non dovrebbe continuare a chiacchierare. Così come ti
togli il soprabito, il cappello e le scarpe, dovresti anche dire alla mente:
“Ora stai zitta, questo non è il tuo mondo”. Questo non significa essere contro
la mente. In realtà significa lasciare riposare la mente.
Un uomo che non è tutti e tre, in profonda armonia
– la mente al servizio del cuore, il cuore al servizio dell’essere, e l’essere
come parte dell’intelligenza che pervade l’intera esistenza… L’hanno chiamata
dio, io preferisco chiamarla essenza divina. Oltre non vi è alcunché.
Tratto da: Osho, The Razor’s Edge # 25
Prendi la vita come un gioco,
apprezzane ogni lato: il fallimento, la vittoria, il perdere la strada o
trovare quella giusta, il buio della notte e la bellezza dell’alba.
Alle
radici inconsce della paura di “fallire”… eppure dal fallimento puoi imparare
tanto quanto dal successo
Osho, perché
è così difficile accettare di essere un fallimento? Sarei disposto a
sacrificare la mia felicità piuttosto che ammettere di aver fallito.
La domanda che mi poni è
la domanda di tutti quelli a cui è stato insegnato a essere egoista. E
purtroppo l’educazione moderna nel suo complesso, basata sulla psicologia
moderna, insegna a ogni individuo a essere egoista, forte, cristallizzato.
L’idea è che la scuola ti
prepara per un mondo che è competitivo. È una lotta costante. Ognuno è un
nemico, perché ognuno è in competizione. E se non hai un ego molto forte non
diventerai un presidente, non diventerai un primo ministro, non riuscirai a
diventare l’uomo più ricco del mondo. Rimarrai un nessuno, abbandonato ai bordi
della strada, e l’intera carovana dei competitori ti supererà. Finirai
schiacciato dal loro peso. In ogni bambino, fin dall’inizio, viene creata
questa paura – che devi essere molto forte, altrimenti sarai annientato. Tutti
cercano di vincere, in un modo o nell’altro. Tutti competono per arrivare in
cima, per essere speciali. La tua domanda è frutto di questo insegnamento
errato, questo insegnamento del tutto disumano. Sei una vittima di un mondo
sbagliato, di una civiltà sbagliata, di un sistema educativo sbagliato.
Mi
chiedi: “Perché è così difficile accettare di essere un fallimento?”. È l’ego
che soffre, altrimenti non ci sarebbe problema. Ti preoccupi inutilmente del
fatto di non poter accettare di essere un fallimento. Dici: “Sarei disposto a
sacrificare la mia felicità piuttosto che ammettere di aver fallito”. L’idea
stessa di essere competitivo è egoistica. E malata. Non c’è nulla di sbagliato
nell’essere un fallimento. Sii un fallimento totale! Fai tutto quello che puoi,
e se ne ricavi un fallimento, accettalo con dignità. Qualcuno deve perdere,
qualcuno deve vincere. Non dovresti essere così attaccato al tuo ego, che ti
vuole sempre vincitore. Una volta ogni tanto, giusto per cambiare, il
fallimento non è così male. Dal fallimento puoi imparare tanto quanto dal successo.
Puoi imparare la modestia, puoi imparare l’umiltà, puoi imparare ad accettare
tutto quello che ti porta la vita. E tutte queste cose ti daranno maturità. Poi
cosa ti importerà di chi vince e chi perde?
Le
persone si preoccupano inutilmente del fatto che tutti le stanno a guardare.
Nessuno ne ha il tempo. Ognuno è interessato alla propria competizione
Dopo
essere stato eletto presidente degli Stati Uniti, Ronald
Reagan ritorna al paese della sua infanzia. “Suppongo
che tutti qui sappiate del grande onore che ho ricevuto,” chiede ai vecchi
compagni di scuola.
“Sì,” rispondono. “E cosa
dice la gente?” chiede Reagan.
“Non dice nulla,” risponde
uno. “Ridono e basta”.
A chi importa? La gente
ride alla prospettiva di un idiota diventato presidente. In realtà, se sei un
fallimento, potresti ricevere la solidarietà di tutti. Ma se sei un vincitore,
nessuno sarà solidale con te.
Comunque
la vita andrebbe considerata come un gioco. Bisognerebbe prenderla con uno
spirito sportivo. Bisognerebbe sapere che qualcuno deve vincere e qualcuno deve
perdere. E se sei umile, preferirai perdere piuttosto che privare qualcuno
della vittoria. Forse non hai mai pensato alla possibilità di trarre gioia dal
fallimento, dall’aver dato a qualcuno l’opportunità di assaporare la vittoria.
La sua vittoria dipende da te, tu avresti potuto portargliela via.
Ciò
di cui si ha bisogno è una profonda consapevolezza per capire e riconoscere che
queste sono le due uniche possibilità. Lotta intensamente, con tutta la tua
energia, ma non devi per forza essere il vincitore. E quando un altro vince,
celebra anche tu la sua vittoria. È stata una bella partita. Non sentirti
sconfitto. Il tuo fallimento è una sconfitta solo se non vi hai investito la
tua intera energia. Se l’hai fatto, il tuo fallimento può avere più valore
della vittoria stessa.
Mi
sembri una persona molto seria. Prendi la vita come un gioco, apprezzane ogni
lato: il fallimento, la vittoria, il perdere la strada o trovare quella giusta,
il buio della notte e la bellezza dell’alba. Godi di entrambi i lati, di tutte
le possibilità, e da ogni esperienza ricava qualcosa che ti conduca a una
maggiore maturità. E impara a essere un po’ meno serio e un po’ più
intelligente.
Tratto
da: Osho, Sat Chit Anand # 30
Sahajanad
è un consulente di organizzazione del lavoro; tiene seminari sullo stress che
partono dalla constatazione che è inutile voler semplice-mente tentare di
cambiare le circostanze, meglio iniziare col cambiare da dentro, utilizzando
strumenti semplici e applicabili che aiutino a rilassarsi, pur rimanendo
coinvolti intensamente in ciò che si sta facendo. Sono tecniche efficaci, le
stesse che continua a usare lui quando si trova di fronte agli imprevisti della
vita moderna...
Non puoi sapere quanto possa
essere sconvolgente il furto del tuo computer fino a quando non ti succede
davvero... Mi è capitato proprio il giorno dopo aver concluso un seminario
sullo stress con gli addetti al marketing di una multinazionale.
Il banco di prova perfetto! In Spagna (il seminario
si teneva a Madrid) 'è un detto, 'A casa sua il fabbro usa coltelli di legno',
che nel mio caso andrebbe a significare che chi tiene seminari per controllare
lo stress è proprio colui che più ne ha bisogno... Be', visto che lavoro da
solo e viaggio costantemente — e ufficio per me significa il mio 'computer
portatile' — stato come se il mondo mi fosse crollato addosso, e la vita avesse
perso ogni significato... sembra un po' esagerato, lo so, ma lo shock è stato
davvero intenso! Mi sono letteralmente visto mentre descrivevo questi sintomi al
seminario: l'adrenalina sale a mille e ti mette in uno stato di allerta (dopo
quattro ore di sonno, alle sei e mezzo del mattino all'aeroporto di Barcellona
non ero proprio sveglio), le pulsazioni cardiache salgono a 180, i muscoli sono
in tensione, tutti gli altri piccoli problemi del passato e del futuro spariscono
istantaneamente, tutte le fonti di energia si concentrano mentre il corpo si
prepara a lottare o a fuggire.
Nei miei seminari, che chiamo 'Lavorare nella
zona' (la 'zona' è un termine ricavato dal linguaggio sportivo e descrive uno
stato in cui tutto sembra accadere senza sforzo, ma con intensità e
coinvolgimento totali) parlo molto di questo. Spiego che lo stress è un
meccanismo naturale di autodifesa: agli albori della storia umana, quando gli
uomini erano esposti a pericoli di ogni genere, avevamo bisogno della risposta
da stress (come l'ho de-scritta prima) per affrontare o fuggire la tigre
affamata o i guerrieri della tribù rivale. Una volta usata l'energia generata
dalla risposta da stress, potevamo sdraiarci e rilassarci (risposta di
rilassamento) — se nel frattempo non eravamo morti —finché il corpo, riposandosi,
tornava alla normalità.
In questo senso lo stress non è niente di male, è
semplicemente una risposta biologica di cui abbiamo bisogno per sopravvivere e
che ci aiuta se — e questo SE deve essere scritto a lettere cubitali nel mondo
di oggi — viene bilanciato con la risposta di rilassa-mento. In questo mondo
moderno, così pazzo, frenetico, e meraviglioso, abbiamo dimenticato la risposta
di rilassamento. Viviamo in uno stato di stress permanente. Per noi rilassamento
significa andare in spiaggia o sederci in giardino senza far niente. Ma quando
il momento di non far niente arriva, siamo così irrequieti, a causa dello
stress, che dentro di noi c'è una vera e propria esplosione di pensieri,
preoccupazioni, discussioni interiori, sentimenti e così via. Quindi, invece di
non far nulla, cerchiamo qualcosa che ci distragga da questa agonia interiore —
e abbiamo la TV, lo sport, gli hobby, e in vacanza le varie attività
ricreative. Non c'è nulla di male in queste cose, tranne che le scegliamo per
riempire un vuoto — non riusciamo a stare da soli senza far niente e a esse-re
felici e rilassati.
E per questo, penso, che Osho ha creato la
Meditazione Dinamica. Lo stress dell'uomo contemporaneo non è più legato a
situazioni di minaccia. L'adrenalina, la pressione sanguigna e la tensione
muscolare sono sempre alte (o si trasformano in altre, e meno dirette, forme di
stress, e ce ne sono a centinaia) e vengono scatenate da cause psicologiche,
come la pressione nell'ambiente di lavoro, problemi di relazione a casa, lo
stress dei figli che si somma a quello lavorativo e così via. Persino eventi
positivi, come un matrimonio, la nascita di un figlio, il trasferimento in
un'altra città, sono considerati fonte di stress! E così ci ritroviamo a
essere, per usare le parole di Osho, 'la specie più inquieta che abbia
mai vissuto sulla terra'. La Meditazione Dinamica
ha lo scopo di 'rilasciare lo stress'. E logico, nel senso scientifico, che
iniziamo la meditazione con una respirazione vigorosa mettendo l'enfasi
sull'espirazione, seguita dalla catarsi: la persona stressata respira al
minimo, e in modo molto superficiale, con una respirazione solo toracica e
tende a inspirare più che espirare.
Uno dei problemi con i seminari sullo stress
proposti ovunque — e ce ne sono a centinaia — è che sebbene si sappia
moltissimo sul problema, la soluzione viene presentata solo a livello mentale:
analizzi il tuo livello di stress rispondendo a un questionario, e poi ti viene
detto di rilassarti di più, di arrabbiarti di meno, di evitare situazioni
stressanti. Ma questo non aiuta, perché ora il problema non è la situazione in
cui mi trovo, il problema sono io: dovunque vada, in qualunque situazione mi
trovi, porto come me il mio io permanentemente stressato e inquieto. Non sono
in grado di cambiare solo perché qualcuno me lo dice. Invece di cercare di
cambiare le circo-stanze, l'unica soluzione sarebbe quindi cambiare da dentro.
Non molti manager di aziende europee si conce-dono un'ora per fare la
Meditazione Dinamica, anche se di sicuro rivoluzionerebbe il mondo degli
affari, se lo facessero (e lavorerebbero di sicuro con maggiore efficienza);
quindi io insegno loro qualcosa che possono fare — se vogliono — in qualunque
momento, senza prendersi del tempo a parte. insegno loro tecniche di respirazione
tratte dal 'Libro dei segreti' di Osho. Mantieni l'attenzione sull'intervallo
tra l'inspirazione e l'espirazione, per esempio. E semplice, la si può fare in
qualunque situazione, riduce lo stress, migliora la salute, e se usata con
regolarità, è io strumento ideale per rimanere costantemente riposati e
centrati, a casa e in ufficio.
Ciò di cui hanno bisogno le perso-ne che lavorano
sono strumenti semplici e applicabili che le aiutino a rilassarsi, pur
rimanendo coinvolte intensamente, a guardare le cose con occhi nuovi, a capire
gli altri e comunicare in maniera efficace, e prende-re decisioni velocemente —
tanto per nominare alcune caratteristiche importanti. Io uso l'esempio della
respirazione, la insegno come meditazione guidata per aiutare le persone a
comprendere l'essere un testimone (che più spesso definisco 'osservarsi da
dentro'), poi le aiuto a vedere se possono usare la consapevolezza per ricordare
la tecnica, prima in situazioni facili, mentre fanno la doccia, si lavano i
denti, mangiano e camminano (facciamo anche una lista di situazioni per
osservarci in ufficio: dal crash del computer, all'ascolto di una
presentazione, alla risposta a un col-lega) e poi a poco a poco imparano a
usarla in situazioni stressanti come conflitti interpersonali o situazioni di
lavoro molto impegnative. In questo modo la consapevolezza può diventare una
parte della vita, quasi come il respiro.
La tecnica viene presentata in relazione al tema
del seminario (stress, comunicazione, affrontare il cambia-mento, comunicazione
tra culture e così via), e una volta comprese le implicazioni positive a tutti
i livelli — business, salute, stress e vita personale — molti la usano con
passione e scopro-no che la loro vita cambia davvero.
Ai partecipanti dei miei seminari dico sempre che
quello che condivido con loro non è né qualcosa che ho preso da altri, né la
comprensione di qualcuno che ne sa più di loro: semplicemente ho sperimentato
queste tecniche su di me e ho scoperto che funzionano; e che sto ancora imparando,
siamo tutti nella stessa barca — stiamo imparando, a volte facilmente, a volte
meno... come quando ti rubano il computer!
Sahajanad
pereutz f eldta&workinginthezone. Com
Alcuni
utili consigli di Osho, per arrivare a una maggior consapevolezza di te stesso
anche sul lavoro.
Non
dimenticare!
La memoria o il ricordo dipendono dall'interesse
che nutri per il tuo lavoro: se ti interessa sarai in grado di ricordare molto
facilmente, se non ti interessa, allora sorgono dei problemi. La concentrazione
segue l'interesse, è l'ombra dell'interesse.
Se soffri di una mancanza di concentrazione, non
puoi fare nulla diretta-mente riguardo la concentrazione, devi fare qualcosa
riguardo l'interesse. Se consideri il problema in modo erroneo, non puoi
risolverlo.
Se vedi che continui a dimenticare le cose, questo
indica semplicemente che da qualche parte ti manca l'interesse, o che hai
qualche altro interesse. Magari ne vuoi ricavare denaro, sei interessato al
denaro, non al lavoro — e allora continuerai a dimentica-re le cose. Quindi
limitati a osservare il tuo interesse. Qualunque cosa si stia facendo, se la si
fa con profondo interesse, non si avranno problemi con il ricordare — ci si
ricorderà, semplice-mente. Solo delle persone che non ti interessano dimentichi
i nomi, solo di quelli che non ti interessano dimentichi i numeri telefonici...
Modifica l'oggetto della tua attenzione, dalla
memoria all'interesse, e un giorno rimarrai sorpreso: non dimentichi più le
cose che eri solito dimenticare.
Quindi, come prima cosa, cerca di risvegliare un
interesse. Se non ti è possibile, cambia lavoro. Queste sono le due
alternative. Per quattro, cinque, o sei mesi, cerca di risvegliare un
interesse, scopri nuovi modi per esse-re interessato al lavoro. Non continuare
a considerarlo solo un lavoro — amalo, trasformalo in un hobby, divertiti!
Fallo con maggiore piacere, ama il lavoro,
immergiti nel lavoro, diventa più creativo, innovativo, fatti venire nuove
idee, coinvolgiti, impegnati al massimo. E vedrai che la memoria semplicemente
arriverà. '
Rimani
in folle
Tutte le volte che stai facendo qual-cosa e vuoi
passare a fare qualcos'altro, per cinque minuti espira il più profondamente
possibile, e poi lascia
che il corpo inspiri. Non essere 'tu' a inspirare.
Senti come se stessi buttando fuori tutto quello che avevi nella mente e nel
corpo e nell'intero organismo. Solo per cinque minuti, poi comincia a fare
qualche altro lavoro, e immediatamente noterai di essere cambiato.
Hai bisogno di rimanere in folle per cinque
minuti. Quando cambi marcia mentre guidi, devi prima passare dal folle, anche
per un solo momento, ma ci devi passare. Più abile è il guidato-re, più veloce
sarà il cambio.
Quindi per cinque minuti rimani in folle. Non fare
nulla: respira e basta, una pura presenza. Poi a poco a poco puoi accorciare i
tempi. Dopo un mese, quattro minuti; dopo due mesi, tre minuti. A poco a poco
giungerai a un punto in cui una sola espirazione sarà sufficiente e avrai
finito con un lavoro — chiuso, terminato — e potrai cominciare un altro lavoro.
'
Il
critico consapevole
Rispetto a qualunque problema nella vita — quando
sei pronto a criticare qualcosa, prima decidi quale alternativa positiva sei in
grado di proporre. Se non hai alcuna alternativa, aspetta. Non fare la tua
critica, perché sarebbe futile...
Innanzitutto prepara un programma positivo e poi,
mantenendo l'attenzione sul programma positivo, fai la tua critica.
Allora la tua critica avrà più valore, sarà
apprezzata anche da quelli che stai criticando. Nessuno si sentirà offeso,
perché mentre fai la tua critica hai ben presente nella mente un'alternativa
positiva e solo allora proporrai qualcosa. 1
Attenzione
agli intervalli
Qualunque cosa tu stia facendo — scavare un buco
nella terra, piantare un arbusto di rose in giardino, lavorare nel tuo negozio,
o discutere una causa in tribunale — non importa quello che fai, fallo in
maniera consapevole, con totale attenzione.
All'inizio sarà difficile, continuerai a
dimenticartene. Ma non scoraggiarti. Anche se riesci a farlo per ventiquattro
secondi nelle ventiquattro ore, sarà più che sufficiente. Perché il segreto è
lo stesso. Se riesci a farlo per un secondo, conosci il segreto, hai imparato
il trucco. E poi è solo una questione di tempo. A poco a poco comincerai ad
avere intervalli più lunghi — periodi in cui sei consapevole.
L'azione continua. E non solo continua, ma
migliora rispetto a prima — perché ora la fai con consapevolezza. La sua
qualità cambia, perché sei consapevole. Sei totalmente presente. La tua
intensità cambia, la tua penetrazione, la tua comprensione...
Fai qualunque cosa in maniera non meccanica, e a
poco a poco, la meditazione non sarà una questione di 'quando' — una cosa che
richiede un momento tutto per sé. Si espanderà lungo tutta la giornata, lungo
le ventiquattro ore. Solo allora sarai sulla strada giusta. 1
Riduci
all'essenziale
Parla solo delle cose essenziali, come se stessi
scrivendo un telegramma e dovessi quindi scegliere solo dieci parole. Il
telegramma è molto più significativo di una lunga lettera. Condensato. Sii telegrafico
e sarai sorpreso nel vedere che in un'intera giornata hai bisogno di parlare
pochissimo. 1
Sii
ragionevole
La distinzione tra un uomo ragionevole e un uomo
razionale va compre-sa. Una persona ragionevole non è mai solo razionale,
perché sa per esperienza che la vita contiene entrambe le cose, il razionale e
l'irrazionale; la vita contiene entrambe le cose, la ragione e il sentimento,
la mente e il cuore. Un uomo ragionevole è ragionevole. Un uomo razionale non è
mai ragionevole. Impone la sua logica alla vita, ma la logica è perfetta, e la
vita non può mai esserlo. Quest'uomo aspira sempre a
un 'ideale', e cerca di imporre alla vita di seguir-lo. Non considera mai la
vita, quale sia la sua realtà. I suoi ideali sono contrari alla vita. Ascolta
la tua natura: magari è proprio quello che va bene per te. Questo è ciò che
chiamo un uomo ragionevole. Sii realista, ascolta il tuo essere. 2
1. Osho, tratto da The Osho Experience
2. Osho, tratto da Meditazione, Motivazione e Management, SNC editore
Anche
quando il “mercato del lavoro” era ben diverso, come succedeva nella Grecia
classica, era pur sempre la consapevolezza a fare la differenza.
Mi viene in mente Diogene. …Venne catturato dai
ladri – perché in quei giorni le persone venivano catturate e vendute al
mercato degli schiavi, se avevano un aspetto promettente. Lui era sano come un
pesce e possedeva una certa presenza. I ladri erano sicuri che avrebbero fatto
dei bei soldi se fossero riusciti a catturarlo. Erano in tre, e lui era solo,
ma non erano sicuri di riuscire a prenderlo. Poteva anche ucciderli tutti.
Quindi lo seguirono, indecisi se cercare di prenderlo o lasciar perdere del
tutto – lui aveva un’aria molto pericolosa. E chissà, forse era matto, visto
che se ne andava in giro nudo e sembrava godersela un mondo, e non aveva nulla
per cui godersela.
Diogene sentì quello che
pensavano e di cui discutevano i ladri, e disse loro: “Non preoccupatevi.
Volete prendermi? Volete vendermi al mercato?”.
I tre rimasero shoccati. E dissero: “Ora siamo nei
guai. Se diciamo di sì, ci salterà addosso”. Ma Diogene disse: “Non abbiate
paura. Ci vado da solo al mercato. Voi potete venire con me e potete vendermi.
Di una cosa sono certo: nessuno può rendermi schiavo. Quindi voi prenderete il
denaro, e sarete felici. Io so per certo che nessuno può fare di me uno
schiavo, quindi perché dovrei preoccuparmi? Su, venite con me”.
Non riuscirono neppure a
dire: “Non vogliamo venire con te”, perché quell’uomo
era così strano che avrebbe persino potuto obbligarli ad andare con lui. Quindi
dissero: “Okay, se lo dici tu, verremo con te”. Lui camminava davanti, e loro
dietro. Lui sembrava un imperatore e loro sembravano degli schiavi.
Quando arrivarono al
mercato degli schiavi lui si mise sulla piattaforma su cui venivano messi gli
schiavi in modo tale che li si potesse guardare da ogni lato, misurare, pesare,
esaminarne i denti – proprio come si fa quando si compra un cavallo o un toro,
esattamente così – potevano vedere i tuoi muscoli, vedere se eri forte o
debole, vecchio o giovane. Ma quei tre ladri non poterono dire a Diogene: “Per
favore, mettiti sulla piattaforma”. Ci saltò sopra da solo, e quello che disse
dalla piattaforma è qualcosa da ricordare. Disse: “Ascoltate!” – così forte che l’intero mercato divenne
silenzioso, nel vedere un uomo nudo e dall’aspetto così sano, bello,
proporzionato. Non avevano mai visto uno schiavo così.
Un profondo silenzio si
diffuse per l’intero mercato, tutti si raccolsero laggiù, e Diogene disse: “Per
la prima volta c’è in vendita un padrone. Qualunque schiavo, tra voi, può
acquistare un padrone. Ma ricordate, state comprando un padrone”. I tre ladri
si erano nascosti tra la folla, perché pensavano che la folla si sarebbe
arrabbiata, e qualcuno li avrebbe presi dicendo: “Siete stati voi a portare qui
quest’uomo”.
Ma a un ricco signore
piacque moltissimo… la sola idea. Quell’uomo stava
dicendo: “C’è un padrone in vendita, qualunque schiavo lo può comprare”. Il
ricco chiese: “A chi appartieni?”.
Diogene disse:
“Naturalmente appartengo a me stesso, ma ho fatto una promessa a tre ladri,
quindi il denaro va a loro. Si stanno nascondendo laggiù. Mi hanno seguito. A
dire il vero li ho obbligati a venire qui – a metà strada stavano cercando di
andarsene, e ora stanno cercando di scomparire tra la folla. Sono tre. Il
denaro devi darlo a loro. E io verrò con te. Per quanto riguarda i diritti di
proprietà, io appartengo a me stesso e nessuno mi può possedere”.
Il ricco disse: “è questo che mi ha attirato. Io non ti
prendo come schiavo, ti accetto come padrone. Tu vieni con me. Il tuo essere in
casa mia, la tua sola presenza, è sufficiente”. I ladri vennero pagati e
Diogene se ne andò sul carro del ricco signore, che si comportava come se
Diogene fosse il padrone.
Se sei davvero
indipendente psicologicamente, nessuno può fare di te uno schiavo.
LA SCHIAVITÙ ECONOMICA NON
È NULLA
PARAGONATA A QUELLA
PSICOLOGICA
Tratto da: Osho, From Unconciousness
to Consciousness # 28
DUE PAROLE MOLTO SIMILI CHE IN POSSONO TRARCI IN
INGANNO: PERCHÉ IN REALTÀ SI RIESCE A ESSERE VERAMENTE ATTENTI SOLO QUANDO SI È
RILASSATI - SENZA TENSIONI.
IL DOTT. AMRITO CE LO
SPIEGA IN MODO SEMPLICE E DIVERTENTE.
Nel pensiero occidentale si
dà per scontato che l’attenzione è in
realtà una forma appena velata di tensione, e che la consapevolezza richiede
concentrazione, che è di sicuro una forma di tensione.
In realtà la visione behaviorista
della condizione umana è che la vita oscilla tra un estremo, il rilassamento,
che si avvicina allo stato vegetativo, e un altro estremo di eccitazione che
viene visto come vicino allo stato maniacale e ipereccitabile. In altre parole,
uno stile di vita ‘normale’ vuol dire trovare un equilibrio tra queste due
possibilità opposte.
La nozione orientale è del
tutto opposta e può essere meglio spiegata prendendo come esempio il guidare.
Quando ci concentriamo, focalizziamo la nostra attenzione, e questo
naturalmente vuol dire limitarla. Abbiamo da controllare gli specchietti
laterali, il retrovisore, la strada di fronte a noi, i marciapiedi su entrambi
i lati e così via, senza parlare del cruscotto, dei bambini nel sedile
posteriore, della radio e del trovare gli spiccioli per pagare il pedaggio,
mentre contemporaneamente dobbiamo pensare cosa dire al capoufficio per
spiegare il nostro ritardo. Non è strano che guidare sia considerato una delle
occupazioni più stressanti a cui noi uomini moderni sottoponiamo noi stessi, e
che l’incidenza di aritmie cardiache e di attacchi di cuore nei camionisti sia
una materia di grande preoccupazione per gli stessi autisti, gli altri
guidatori e i ricercatori.
Va da sé che, qualsiasi
sia il compito su cui scegliamo di concentrarci, ci sarà meno attenzione
disponibile per altri compiti. Se, d’altra parte, invece di focalizzarci su
qualcosa, ci rilassiamo e cerchiamo di avere uno sguardo complessivo, che
comprende tutto il panorama, e permettiamo alla nostra attenzione di rimanere
neutrale, pronta a muoversi in qualunque direzione sia richiesta dalla situazione,
potremo naturalmente guidare con molta più consapevolezza.
Questo è proprio ciò che
dice l’Oriente: solo nel rilassamento possiamo essere veramente consapevoli. E
viceversa, la consapevolezza è possibile solo in uno stato di rilassamento.
Quindi
invece di passare la vita continuando a oscillare tra i due spiacevoli estremi
offerti dai behavioristi – tra l’essere un vegetale
oppure un maniaco ‘di successo’ – possiamo godere i
benefici di una maggiore consapevolezza e di un maggiore rilassamento.
Un po’ alla volta questo
punto di vista si sta affermando. Osserva i polsi di un campione di mezzo fondo
kenyano mentre infrange un altro record mondiale, e
vedrai che sono sciolti e rilassati. Guarda la foto di Martin
Johnson, il campione mondiale di velocità, che è
stata pubblicata sulla rivista Time con la didascalia ‘prestazione rilassata’. O guarda semplicemente il tuo gatto mentre
dorme sul divano, con le zampette che pendono dal bordo come se fosse fatto di
gelatina – ma al primo rumore nella stanza, alza immediatamente le orecchie.
Apparentemente è in uno stato comatoso, ma in realtà è pienamente vigile.
È interessante notare come
Ayrton Senna, il campione automobilistico che rimase
ucciso in seguito alla distruzione del volante della sua macchina, affermasse
spesso che ciò che gli piaceva di più del correre in formula uno era il fatto
che la sua mente diventava del tutto vuota, e appariva un silenzio
assolutamente rilassato. In realtà il marchio di coloro i quali eccellono nella
vita è che, diversamente dal resto di noi, essi rimangono naturalmente
rilassati anche di fronte a pressioni enormi. Questa è l’opzione orientale per
le persone moderne, così stressate e sovraccariche.
La meditazione è proprio
l’arte della consapevolezza senza sforzo. La capacità di rimanere calmi e
distaccati qualunque cosa succeda intorno.
Amrito
Articolo
apparso su www.osho.com
Oggigiorno,
il mondo che abbiamo creato ha problemi che non possono essere risolti pensando
come si pensava quando li abbiamo creati.
Albert Einstein
Tecniche scientifiche per lo
stile di una vita d’oggigiorno
La
meditazione funziona
perché ci porta oltre la mente, in un posto di quiete, silenzio e pace.
Sembra allettante, ma come
ci arriviamo? Osho ci ha dato molte tecniche diverse tra loro, proprio perché
siamo fatti in molte maniere differenti. La base di tutte le tecniche è la
meditazione stessa, essere testimone, ma la via per la meditazione/essere
testimoni può essere qualunque cosa. Infatti, Osho dice che una volta che tu
hai ottenuto quella capacità, puoi fare una meditazione di ogni cosa della tua
vita: mangiare, dormire, camminare, cucinare, fare l’amore… Perché la
meditazione è semplicemente uno stato di consapevolezza rilassata.
Le tecniche per arrivarci
sono assolutamente scientifiche. La meditazione è una scienza, è la scienza
dello scoprire ed esplorare il mondo interiore della consapevolezza. Ma le
tecniche di Osho sono altresì rivoluzionarie. Egli dice che la meditazione non
è altro che una rivoluzione, una rivoluzione contro tutte le idee che abbiamo
di noi stessi e del mondo in cui viviamo, una rivoluzione contro tutte le idee
che la società ci ha inculcato, una rivoluzione contro tutto ciò che ci è stato
dato da altri, che non arriva dalla nostra esperienza personale. Per una
rivoluzione di tale importanza, abbiamo bisogno di totalità assoluta, abbiamo
bisogno di mettere tutta la nostra energia e la nostra consapevolezza in qualsiasi tecnica noi stiamo praticando... dobbiamo
scoprire un modo per oltrepassare i vischiosi controlli della nostra mente. Per
aiutarci a fare questo, Osho ha creato tecniche di meditazione ‘attive’. Egli
era ben consapevole che le antiche tecniche dello stare ‘seduti in silenzio
osservando l’erba crescere’ sono inadeguate per il
nostro stile di vita di oggigiorno, in cui menti indaffarate, corpi stressati
ed emozioni represse rendono quasi impossibile stare seduti immobili in pace.
Perciò egli crea tecniche che sono scientificamente concepite per aiutarci a
lasciare andare le tensioni accumulate, per consapevolmente esprimere e
sperimentare sensazioni ed emozioni represse ed imparare la capacità di
osservare in maniera diversa i nostri schemi abituali.
Anando
Tratto dal testo di una conferenza tenuta al X
Convegno L’Uomo e il Mistero
organizzato dalle Edizioni Mediterranee a Riccione il 23–28 aprile di quest’anno.
PER CIÒ CHE CONCERNE L'UOMO
MODERNO, IO INSISTO MOLTISSIMO SULLE MEDITAZIONI ATTIVE, NON SU QUELLE
SILENZIOSE, PERCHÉ LA VOSTRA ENERGIA HA BISOGNO DI ESSERE ESPRESSA, NECESSITA
UNA CATARSI. VOI AVETE TROPPA ENERGIA, E POCA AZIONE IN CUI
UTILIZZARLA... LASCIATE CHE
FLUISCA. FONDETEVI NELL'ESISTENZA ATTRAVERSO L'AZIONE. E QUANDO L'ENERGIA SARÀ
SFUMATA E VI RILASSERETE, ALLORA SIATE SILENZIOSI.
TROVATE UN LUOGO QUIETO IN
QUELLO STAGNO INTERIORE... E RILASSATEVI LÌ.
OSHO
Hans Anonsen è il vicepresidente della Kredittkassen,
una delle banche più grandi della Norvegia. Durante un programma televisivo, ha
dichiarato: “Il mio appuntamento più importante, nell’arco della giornata, è
con la Meditazione Kundalini di Osho”.
La sua storia è semplice:
alcuni anni fa, Hans ebbe la chiara sensazione di
essere arrivato a un punto morto: “Ero responsabile del lavoro di 450 persone,
e intuii che il modo in cui lavoravamo richiedeva un mutamento drastico”. Tentò
dunque alcuni corsi per manager senza riuscire a ottenere alcun risultato “…
ebbi la sensazione che dovevo migliorare il mio modo di comunicare e di
rapportarmi con gli altri. Non riuscivo a trasmettere ciò che volevo, né
riuscivo a sentire facilmente ciò che gli altri dicevano”.
Fu a quel punto che
incontrò un Consulente di management che gli consigliò di mettere a fuoco il
processo, anziché i risultati – non il ‘cosa’ ma il ‘come’. Questo lo portò a
partecipare a un seminario intensivo di sette giorni, e subito dopo all’Osho Therapists
Training Program tenuto in Danimarca, della durata di 85 giorni, diluiti in
14 mesi.
Così Hans
commenta i cambiamenti da lui notati nella propria vita, dopo aver iniziato a
utilizzare, su basi quotidiane, le meditazioni attive di Osho: “A livello
pratico, mi sento più rilassato con le persone, meno minacciato, più
consapevole di quelle sensazioni che comunemente si tende a negare –
aspettative, desideri e paure. Un tempo, nei meeting reagivo trattenendo il
respiro. Ora ho iniziato a rilassare di nuovo la mia respirazione, e
l’atmosfera nei meeting inizia a cambiare: adesso la gente riesce a sentire in
me una buona ricettività… è incredibile il livello di comunicazione che vivo,
semplicemente andando in giro per gli uffici: ora la gente si apre con me. E le
persone che lavorano con me, trovano molto più facile dichiarare il proprio
disaccordo, oppure farmi vedere altri punti di vista. A volte la cosa è
difficile, addirittura dolorosa, ma la cosa più importante è vedere che accade!
Nelle organizzazioni molto grandi, uno dei problemi principali è che il capo
non ha mai, intorno a sé, persone che osano dirgli la verità. Ogni capo vive
l’esperienza di essere isolato sia dai subalterni che dai superiori, e questo
genera una forte insicurezza, soprattutto per ciò che riguarda i quadri
intermedi dell’amministrazione. Con uno scambio maggiore si riesce ad avere una
prospettiva più reale di ciò che accade e di ciò che non accade. Inoltre, mi
diventa più chiaro cosa voglio e quindi non è più così facile manipolarmi. In
questo processo, in verità, vedo due passi: allorché si ottengono più input si
raggiunge un punto in cui qualcosa scatta – vedi dove vuoi andare e prendi la
tua decisione – ma il primo passo è darsi lo spazio di aver fiducia in se
stessi ed essere aperti agli altri. Il secondo è avere il coraggio di mantenere
questo spazio”.
Citato in Meditazione, Motivazione
e Management NSC
editore
SOLO LA TRASFORMAZIONE DELL'INDIVIDUO
PUÒ, IN ULTIMA ANALISI, GENERARE NEL MONDO UN NUOVO TIPO DI SOCIETÀ. NON C'È
ALTRO MODO DI GENERARLA.
OSHO
A Marga, l'autrice delle opere in queste pagine
bastano alcune intense, pennellate per darci un quadro della sua vita, e della
sua arte.
Creatività
è la qualità che dai a ciò che stai facendo. È un atteggiamento, un modo di
fare che ti nasce dal di dentro - è come guardi le cose. Osho
Marga - Rita Salvi - è nata
a Pesaro nel 1961.
Nel 1980 si diploma Maestra d'Arte, applicata alla
ceramica... e poi parte per Parigi dove rimarrà per 16 anni. E in Francia che
inizia la sua professione di designer per la porcellana alberghiera e da
tavola. Incontra in occasione dei suoi viaggi di lavoro in Europa e U.S.A personaggi di spicco come Kenzo,
Paloma Picasso, Hilton Mc Connico,
Ph. Stark. Risale a quegli
anni il contatto con Osho e una ricerca interiore, nata dall'insoddisfazione
per la superficialità che riscontra nell'ambito del 'mercato dell'arte'.
Nel '93 decide di abbandonare la porcellana e il
design - dove aveva raggiunto un buon successo professionale - per frequentare
la famosa Humaniversity e approfondire la ricerca
interiore. Risiede ad Amsterdam per quattro anni.
Nel 1999, poco dopo aver visitato per la prima
volta Pune, ritorna in Italia dopo 20 anni di
assenza. Attualmente guida corsi di pittura e meditazione nel suo atelier pesarese e in altri centri in Italia.
I suoi lavori sono visibili sul suo sito internet http://www.zenliveart.com
Sono sempre stata un'artista...
II ricordo più lontano che ho di me stessa con una
spatola in mano, imbrattando una superficie verticale, risale a quando avevo
circa tre anni, forse meno... era il '64 o il '65: Jackson
Pollock era già a buon punto nella sua carriera
artistica, mentre io ne ero solo agli albori!
I ricordi più scalpitanti vengono dalle scuole
Medie: grazie all'intelligenza dell'insegnante di educazione artistica sono
riuscita a sopravvivere alle critiche ironiche dei miei compagni, allora ignari
dei miei talenti artistici sicuramente già molto 'originali': risale a quei
tempi - avevo 12 anni - una crocifissione, versione Jesus
Christ Superstar, col Cristo, e i due ladroni, con
nasone e occhiali.
Il mio lavoro è basato sulla consapevolezza
dell'essere nel qui e ora, nella spontaneità del gesto, in armonia con le
emozioni e col respiro.
Non amo copiare né dal vivo... né dal morto: io
amo solo i colori, spassionatamente. Ricordo gli anni in cui vivevo in
Olanda... quelle distese allucinanti di campi colorati di tulipani, e tutti gli
altri fiori!
Anche se ho studiato per ben 5 anni la storia
dell'arte e ottenuto la maturità artistica con il massimo dei voti, poi ho
fatto di tutto per dimenticare il più possibile quello che avevo imparato... e
ci sono quasi riuscita! Se si vuole creare qualcosa di 'nuovo', bisogna essere
capaci di partire da zero... il che è praticamente impossibile.
Di tutto ciò che ho studiato per anni, la vita
degli artisti è stata la cosa che più mi ha appassionato. Sapere come vivevano Van Gogh o Gauguin,
De Chirico o Picasso, leggere la biografia di Camille Claudel o quella del-l'eccentrico Dalì mi hanno
insegnato molto di più dell'apprendere la loro tecnica pittorica. Quello che
hanno tutti in comune è una vita spericolata, senza limiti né frontiere, una
pittura che è semplicemente il riflesso del loro modo di vivere: totale, senza
paura, per lo meno senza la paura del giudizio e della critica.
Più tardi, negli anni, ho imparato che anche altre
persone - come Goethe o Steiner,
dipingendo o meno - fa-cevano del loro meglio per spiegare 'al mondo', il modo di vivere... ciò che gli artisti esprimono
nella pittura - e la connessione tra arte e anima.
Quando dipingo cerco di pensare il meno possibile,
mi lascio guidare dal silenzio interiore, dal mio istinto del momento. Qui e
ora sono la chiave per aprire la porta verso l'ignoto. Cerco i colori che mi
ispirano di più e poi... comincio a depositarli sulla tela, spesso bagnata, in
modo che, grazie all'umidità, i colori possano sciogliersi e mescolarsi da
soli. E vado lentamente, in modo da poter osservare bene i colori che si
fondono. Secondo il mio stato d'animo - secondo le 'annate' - ci sono colori
più intensi o più delicati, segni più lineari o più ingarbugliati.
Nel '92 - era l'anno in cui mi sono separata - mi
alzavo alle 4 del mattino per la mia meditazione Zen e poi andavo a fare le
pulizie al Ministero dei Trasporti, a Parigi. Dipingevo solo
con inchiostro originale giapponese, pennelli di pelo
di capra, e carta di riso. Mi era possibile dipingere solo di nero, i colori mi
sembravano di una tale confusione e pesantezza. Per
circa due anni ho smesso totalmente di usare
'colori', acrilici, spatole e pennelli. C'è voluto l'incontro con un'artista
giapponese, Meera - nel '94, durante un intenso mese
alla Humaniversity, il centro di Veeresh
in Olanda - per lasciare il nero e lo Zen e ritrovare il piacere di usare tutti
i colori dell'universo! Un ulteriore cambiamento!
Dal 1995 ho riunito finalmente le due tecniche di
base che uso... dall'infanzia: spatole, colori acrilici, vernici industriali e
pennelli, principalmente giapponesi o cinesi, con col-ori ad acqua, tipo
inchiostri di china ed ecoline.
E così alcuni quadri fatti a spatola nel 1987, su tela,
sono molto simili a quel-li che faccio ancora oggi, nel 2002. Opere dipinte con
inchiostri, su tela bagnata di 3mt x 2 sono molto simili a quadri di piccole
dimensioni (15 cm X 20) fatti su carta di riso.
Dal 1961 a oggi ho cambiato molte volte stile: di
vita, di pittura, di lettura... Sono una persona che ama evolvere, dunque
cambiare, crescere. Quando mi accorgo che quello che sto facendo diventa un po'
troppo ripetitivo è segno che qualcosa non va, la noia è nell'aria, è ora di
scuotersi la polvere di dosso e andare avanti. Ci sono nuove cose da imparare,
nuovi porti da vedere, nuovi orizzonti da scoprire!
Continua a dipingere, continua a creare. Tuttavia,
come ti ripeto sempre, non sarai mai soddisfatto... ma lascia che ogni momento
della tua creatività sia di grande contentezza. Quando qualcosa è finita, però,
procedi oltre. Hai un'infinita capacità di creare, sei senza limiti, non ci
sono confini al tuo potenziale. Non sei consapevole di tutto ciò che ti è
possibile fare, e non lo sarai mai... a meno che tu non lo faccia! Osho
Non c'è felicità se non nella creatività. Ma la
creatività è lavoro, con amore. Un pittore dipinge: non sta lavorando... è
amore! È completamente assorbito in quella attività, non esiste più “chi sta
facendo”. Osho
Esistono
livelli diversi di apprendimento, sempre più evoluti.
Osho
ne fa qui un dettagliato esame.
in primo luogo apprendere
non è sapere. Iniziamo con l’aspetto negativo, andiamo per eliminazione:
vediamo prima di tutto cosa non è apprendimento.
L’apprendimento non è
sapere. Imparare è stato troppo identificato con il sapere, è l’esatto opposto.
Più una persona è colta, meno è in grado di apprendere. Ecco perché i bambini
sono più rapidi nell’apprendimento degli adulti. E se gli adulti vogliono continuare a imparare, devono via via dimenticare tutto ciò che hanno appreso. Devono
lasciare che muoia tutto ciò che in loro è diventato sapere,
continuamente. Se accumuli sapere, il tuo spazio interiore diventa troppo
appesantito dal passato. Accumuli troppa immondizia.
Si apprende solo quando
esiste uno spazio vuoto. Il bambino lo possiede, è innocente. La bellezza del
bambino è il suo funzionare da uno stato di non conoscenza, e questo è il
segreto dell’apprendere: funzionare da uno stato di non conoscenza.
Osserva, guarda, vedi, ma
non trarre mai una conclusione. Se sei già arrivato a una conclusione,
l’apprendimento si arresta. Se sai già, cosa resta da imparare? Non agire mai
partendo da una risposta prefabbricata, presa dai testi sacri, dalle
università, dagli insegnanti, dai genitori, o forse dalla tua esperienza.
Tutto ciò che hai appreso
deve essere gettato via in favore dell’apprendimento. In questo caso
continuerai a crescere, e solo allora non ci sarà fine alla crescita: si
continua a restare simili a un bambino, innocenti, colmi di meraviglia e di
stupore fino alla fine. Perfino morendo, quella persona continua a imparare.
Impara la vita, apprende la morte. E una persona che ha appreso sia la vita che
la morte, trascende entrambe, si sposta nel trascendente.
L’apprendimento è
ricettività, è vulnerabilità. Apprendere è apertura, costante e continua
apertura.
L’apprendimento può essere
diviso in molte categorie. Io lo vorrei dividere in otto livelli, otto piani.
zero
0 / apprendimento
Il primo livello
dell’apprendimento è definito da Gregory Bateson ‘zero apprendimento’.
Questa definizione mi piace: zero apprendimento. È solo chiamato
‘apprendimento’, di fatto non lo è. Zero apprendimento significa apprendere
qualcosa in maniera meccanica, come un computer, come un pappagallo. In realtà
non impari nulla di nulla, ti limiti solo a ripetere, proprio come fanno i
pappagalli. Puoi insegnargli una preghiera e lui la ripeterà, senza sapere
affatto cosa sta facendo. Non vi è alcun significato... tu puoi pensare che ci
sia, perché quelle parole per te lo hanno.
Se sei un indù e hai
insegnato al pappagallo ‘Hare Krishna,
Hare Rama’, lui lo
ripeterà, e ascoltandolo tu penserai che vi sia un significato. Quel
significato è dentro di te, non nel pappagallo. Lui si limita a ripetere, senza
sapere di cosa si tratti. Si tratta di un gesto puramente meccanico.
È una vera sfortuna che la
maggior parte del nostro cosiddetto apprendimento provenga dalla prima
categoria, zero apprendimento. L’intera istruzione scolastica si fonda su
questo apprendimento: insegniamo ai bambini semplicemente a ripetere. Più sono
bravi a ripetere determinate cose, più viene detto loro che sono intelligenti.
Non insegniamo loro a scoprire, non insegniamo loro a essere originali, non
insegniamo loro a inventare. Insegniamo loro semplicemente a ripetere, e se
riescono a ripetere a perfezione, superano tutti gli esami.
Questo ha generato
un’umanità estremamente meccanica. La gente vive come automi. Sono solo
macchine, perché in pratica il novanta percento di ciò che sanno appartiene a
questa categoria: zero apprendimento. Hanno imparato moltissime cose, eppure
non hanno appreso nulla.
State attenti a questo
primo livello, evitatelo! E se siete genitori, aiutate i vostri bambini a non
essere ripetitivi, bensì originali. A volte è meglio sbagliare ed essere
originali, anziché fare la cosa giusta ed essere ripetitivi, perché la cosa
originale farà affiorare la tua intelligenza. La cosa ripetitiva, per quanto
possa essere giusta, non ti renderà più intelligente. E che apprendimento è mai
quello che non crea intelligenza alcuna?
Guarda il mondo, osserva
l’intera situazione in cui vive l’umanità: è così poco intelligente che sembra
non esserci alcun apprendimento. Dall’asilo nido all’università, sembra che
esista solo un continuo ripetere... l’intera istruzione sembra fondarsi sulla
memoria, non sulla consapevolezza. Non ti aiuta a diventare più consapevole,
più attento, non ti aiuta a trovare nuove risposte.
E la vita continua a
cambiare, non è mai la stessa. Devi continuare a rispondere, ancora e di nuovo,
in maniera spontanea, ma il tuo sapere non ti permette di agire con freschezza:
continui a ripetere vecchi cliché, ripeti vecchi
modelli. Continui a ripetere vecchie risposte, e la vita ti pone domande nuove.
La vita non chiede mai la stessa cosa una seconda volta. La vita è
assolutamente originale, ogni istante è nuovo, la situazione è nuova, la sfida
è nuova - e tu sei vecchio. Quella è l’infelicità: tu resti sempre indietro,
perdi il treno in continuazione! Raggiungi la stazione solo quando il treno è
partito, ecco perché porti con te una profonda sensazione di perdita. Puoi
guardare negli occhi di chiunque, e lo potrai vedere: tutti hanno la sensazione
di aver perso qualcosa. Cosa ti sta sfuggendo? La vita stessa, perché tra te e
la vita esiste un abisso. La vita ti richiede di essere originale, e il tuo
sistema scolastico, la tua società, la tua cultura, ti richiedono di essere
ripetitivo. Alla tua cultura interessa di più l’efficienza dell’intelligenza,
quindi tu diventi efficiente. Possiedi risposte prefabbricate per ogni cosa. La
tua mente non è altro che un archivio: la tua mente funziona come un computer.
Ancora non hai imparato a funzionare in quanto uomo.
uno
1 / apprendimento
Il secondo livello è
‘apprendimento uno’: ha uno scopo. Il primo tipo di
apprendimento non ha alcuno scopo, poiché opera in maniera meccanica e le
macchine non possono avere scopo alcuno. Il secondo ha uno scopo: apprendimento
uno. Ha una rotta, anche se è inconscia. Non ti è chiara, non ne sei
consapevole. Funzioni come una pianta, come un albero. L’albero ha un senso
della direzione, sa dove si trova il sole, si muove, ma si tratta di un
movimento istintivo.
In Africa gli alberi della
giungla crescono altissimi. Devono farlo perché altrimenti morirebbero - non
riuscirebbero ad assorbire i raggi del sole. Devono lottare per crescere sempre
più in alto. Se tu portassi quegli stessi alberi in India, non crescerebbero
così. Non serve: il sole è facilmente accessibile, perché dovrebbero sforzarsi?
Il secondo livello è
simile all’apprendimento degli alberi, il primo a quello delle macchine;
dunque, il secondo è di gran lunga migliore. Dal secondo in poi inizi a
diventare vivo. I nostri corpi funzionano nel secondo modo, istintivamente. Il
corpo possiede una saggezza istintiva, ma non è necessario restare confinati
lì, si tratta di uno stadio molto basso: essere semplicemente un albero non ha
gran rilievo, non è vita, è piuttosto un
vegetare.
Definisco ‘apprendimento uno’ il secondo, perché è da qui che si inizia a imparare.
due
2 / apprendimento
E chiamo ‘apprendimento due’ il terzo livello: con esso diventi un po’ consapevole.
Inizi a funzionare come gli animali, non come gli alberi. Ti puoi muovere, gli
alberi hanno radici; possiedono un po’ di libertà, per cui crescono in altezza,
cambiano direzione, crescono in determinate direzioni e non in altre, ma hanno
radici fisse. Non possiedono una volontà, non si possono muovere.
tre
3 / apprendimento
Il terzo livello di
apprendimento - cioè l’apprendimento due - è un po’ più cosciente. È sorta un
minimo di intelligenza. Gli animali iniziano a comportarsi in maniera più
intelligente: c’è la vaga consapevolezza di uno scopo. Si tratta di un fenomeno
crepuscolare, si trova tra la consapevolezza e l’inconsapevolezza; lo puoi
definire ‘subconscio’. È l’inizio della vera intelligenza, solo l’inizio.
Moltissime persone sono
rimaste ferme allo zero, pochissime si spostano
all’apprendimento uno, e un numero ancor minore passa all’apprendimento
due.
quattro
4 / apprendimento
Il quarto livello di
apprendimento, lo definisco ‘apprendimento tre’
- una rotta consapevole, un’esistenza
che ha un significato. Non ti limiti ad andare alla deriva come un tronco. Non
sei più in balia dei venti e delle onde. Hai una meta, sai dove stai andando,
sai perché ci stai andando - possiedi una rotta ben precisa. La vita inizia a
essere una disciplina.
In
verità, la parola ‘disciplina’ significa apprendere, da qui la parola ‘discepolo’: una persona
in grado di apprendere. Il vero apprendimento inizia con l’apprendimento tre.
Molto raramente qualcuno giunge a questo punto. Solo pochissimi fortunati
vivono con una rotta ben delineata, non si muovono a caso. Di solito la gente
si muove solo a caso.
cinque
5 / apprendimento
Il quinto livello lo
definisco ‘apprendimento quattro’. Non solo è
consapevole di una direzione, è cosciente della
stessa consapevolezza. È l’apprendimento quattro che diventa meditazione. Ed è
ciò che stiamo facendo qui: si tratta di apprendimento quattro: rendervi
coscienti della vostra consapevolezza.
Essere coscienti di una
meta è una cosa: si è oggettivi. Tu non sei cosciente della tua consapevolezza,
sei solo cosciente di una meta. Questa è la funzione di una scuola qualunque,
dei college, delle università: renderti cosciente di una vita orientata verso
una meta.
La funzione di una scuola
dei misteri - e una scuola dei misteri è simile a questa - è superiore alla
funzione di un’università. La sua funzione è renderti cosciente della tua
consapevolezza. Ed essere coscienti della propria consapevolezza è meditazione:
è il primo passo verso l’essere veramente umani. L’apprendimento tre è l’inizio
dell’essere umani. L’apprendimento quattro è conseguire l’umanità, si diventa uomini,
si diventa maturi. Ma questa non è la fine.
sei
6 / apprendimento
Il sesto livello di
apprendimento, l’apprendimento cinque, ti dà un lampo di intuizione sul divino,
un satori. Questo è lo scopo della meditazione, di dhyana: portarti ad avere un lampo di intuizione sul
trascendente... perché l’uomo non è il fine. L’uomo stesso è un mezzo, un
passaggio, un ponte - non costruire mai la tua dimora sul ponte! Il ponte non
esiste perché vi si costruiscano sopra delle case, serve a farti transitare...
l’uomo deve essere superato.
Si dice che Friedrich Nietzsche abbia detto:
il giorno più grande per l’umanità sarà quello in cui l’uomo diventerà
assolutamente consapevole del superamento di sé. E il giorno peggiore, la più
grande calamità, si avrà quando l’uomo dimenticherà del tutto come superare se
stesso.
L’uomo è una freccia posta
in un arco. Non deve restare appoggiata all’arco: lo deve lasciare, deve
muoversi. L’uomo è un pellegrinaggio.
Come prima cosa, diventa
cosciente della tua consapevolezza. E proprio in quel principio, in quello
stesso silenzio - allorché tu sei semplicemente cosciente della tua
consapevolezza, e di nessun altro contenuto - nessun pensiero, nessun
desiderio, nessun sogno - sei semplicemente cosciente del tuo essere cosciente,
lo specchio riflette solo e unicamente se stesso... in quel momento accade
qualcosa di immensamente miracoloso. Diventi consapevole del divino, diventi
consapevole dell’essenza più intima del tuo essere. Questo è apprendimento
cinque, il sesto livello dell’apprendimento. Ti dà un’intuizione del non-sé. Ti dà un’intuizione del trascendente. Ti rende
consapevole del fatto che l’uomo non è la fine, l’uomo è solo un gradino.
Diventi consapevole del tempio. Diventi consapevole del mistero dell’esistenza,
dell’eternità della vita, dell’immortalità, dell’assenza del tempo. Questo è il
punto in cui si inizia a percepire l’esistenza del divino.
sette
7 / apprendimento
Il settimo livello di
apprendimento è ‘apprendimento sei’. Patanjali lo definisce savikalpa samadhi. Hai colto un bagliore dell’assoluto; e non resta
solo un bagliore, ora sedimenta, si cristallizza, acquista sostanza, non è solo
un’ombra, ma ancora esiste la possibilità di perderlo. Patanjali
lo chiama savikalpa samadhi.
Savikalpa indica che esiste ancora un pensiero che
vagola; non si tratta di pensieri comuni, è un pensiero di tipo diverso: ‘Sono arrivato’, ‘mi sono realizzato’,
‘sono appagato’... un ego estremamente purificato,
sottilissimo. Simile alla fragranza di un fiore, non lo si riesce ad afferrare.
Occorre stare
attentissimi. Altrimenti il ricercatore si ferma all’apprendimento sei, e si
pensa di essere arrivati a casa... poiché si sente la presenza del divino, si è
incredibilmente felici, come mai lo si è stati. Si sa che non esiste la morte,
ogni paura scompare - ma si è ancora presenti!
Al settimo livello di
apprendimento ti senti nulla, ma sei tu che lo senti. È quello l’ultimo
ostacolo: l’io.
otto
8 / apprendimento
L’ottavo livello, lo
chiamo ‘apprendimento zero’. Il primo l’avevo
definito ‘zero apprendimento’, l’ultimo lo definisco
‘apprendimento zero’. Patanjali
lo definisce nirvikalpa samadhi,
nirbeej samadhi, samadhi senza seme. Ora perfino il seme è bruciato, non è
rimasto nulla. Tu sei svanito per sempre. Tu non sei più, esiste solo il
divino. E non è che tu sappia che esiste il divino - tu non sei separato, così
da poterlo conoscere - non c’è alcuna dualità, non c’è alcun io-l’altro, esiste solo il divino. Questo è il momento del
silenzio primario.
Questi sono gli otto
livelli dell’apprendimento. Passa da zero apprendimento ad apprendimento zero,
e il cerchio sarà completo. La gente è ingabbiata nel primo, zero
apprendimento, e deve essere liberata da lì. La somma vetta dell’apprendimento
è ‘apprendimento zero’. Ecco perché il Buddha ha definito l’Assoluto, shunya,
zero.
Apprendere significa
passare dallo zero apprendimento all’apprendimento zero.
Tratto da: Osho “Meditazione, Motivazione & Management” (NSC Editore)
La vita comune prosegue così: puro caso, senza
alcuna meta, senza una rotta - nessuna stella lassù, nel remoto universo, che
ti chiami, perché tu non vada a zigzag, ma diritto alla meta.
Osho
Partendo
da ‘Frammenti di un insegnamento sconosciuto’ di P.D.Ouspensky, menzionato da Osho ne “I libri che ho Amato”,
Ma Jeevan ci presenta un’ampia panoramica – piena di
spunti per un ulteriore approfondimento – sul “lavoro”’ di George
Gurdjeff, il famoso mistico russo degli inizi del
secolo scorso, di cui Osho ci parla così spesso.
Ne I libri
che ho amato, Osho dice: “Ricordo questo libro, ma non lo volevo menzionare
perché è stato scritto da P. D. Ouspensky, il
discepolo di Gurdjieff, colui che lo tradì. Non volevo inserirlo per questo
motivo, ma il libro fu scritto prima che lui tradisse il suo maestro così alla
fine ho deciso di includerlo. Il nome del libro è In Cerca del Miracoloso [titolo originale nell’edizione inglese ndt]. È veramente bello, soprattutto se si considera che è
stato scritto da un uomo che era solo un discepolo – non aveva ancora
‘conosciuto’. È strano… il libro di Ouspensky rappresenta
Gurdjieff molto più chiaramente dei libri scritti dallo stesso
Gurdjieff. Forse in un particolare stato dell’essere, Gurdjieff ha preso
possesso di Ouspensky e lo ha usato come medium”.
In Ah! This, Osho spiega ulteriormente:
“Persino un uomo come P.D. Ouspensky,
che visse con Gurdjieff per anni, non era riuscito a ‘udire’ l’intero
insegnamento nella sua integrità. Quando scrisse il suo famoso libro, In Cerca del Miracoloso, e lo mostrò a
Gurdjieff, il suo maestro gli disse: ‘È bello, ma ha bisogno di un sottotitolo:
Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto’. Ouspensky disse: ‘Ma perché? Perché frammenti?’. Lui
rispose: ‘Perché questi sono solo frammenti. Di ciò che ti ho detto, non tutto
è stato udito nella sua interezza. Qualsiasi cosa tu abbia scritto è bella…’ Ouspensky comprese. Di conseguenza il libro porta ancora
questo sottotitolo”.
La ricerca che Ouspensky descrive nel suo autorevole libro è la ricerca di
tutti quanti noi, quando, a un certo punto della nostra vita, ne comprendiamo
la necessità. È eccitante leggere delle sue scoperte e confrontarle con le
nostre esperienze personali.
Cominciò il suo viaggio
alla ricerca del ‘miracoloso’ in Oriente, intendendo per miracoloso la
penetrazione di una realtà sconosciuta. Comunque, dopo tutte le ricerche in
India, con sua grande sorpresa, incontrò Gurdjieff proprio a Mosca, la sua
terra natale.
In tutto il libro si
riferisce a Gurdjieff come a G, e ci racconta del suo iniziale scetticismo verso Gurdjieff e i suoi
insegnamenti. Quando Ouspensky gli chiese se c’erano particolari
condizioni per unirsi al suo gruppo, Gurdjieff rispose: “Non ci sono condizioni
di nessun tipo, né possono essercene. Il nostro punto di partenza è che l’uomo
non conosce se stesso – l’uomo non è
– in altre parole, non è ciò che può essere né ciò che dovrebbe essere… Può un
uomo che non conosce se stesso tenere un segreto…? Tutte le persone che vedi,
tutte le persone che conosci, tutte le persone che potresti conoscere sono
macchine, che lavorano unicamente sotto il potere di influenze esterne”.
Gurdjieff continua dicendo
che si può smettere di essere una macchina, ma per prima cosa è necessario
conoscerla: “Quando una macchina conosce se stessa, non può essere una macchina
ancora per molto. Ha già cominciato a essere responsabile delle proprie azioni…
Un uomo è responsabile, una macchina non lo è… La prima cosa che deve essere
compresa è che ogni cosa accade: tutto ciò che succede a un uomo, tutto ciò che
lui fa, tutto ciò che viene da lui – tutto ciò accade… lui non può farci
nulla”.
Già dall’inizio della
relazione con Gurdjieff, Ouspensky deve imparare un
linguaggio interamente nuovo. Deve comprendere cosa significa ‘essere’, e
imparare ad affermare la verità. Di sicuro mi sento in sintonia con questa
parte della sua ricerca. Con Osho, anch’io devo scoprire queste cose, in un
modo molto simile a quello con cui Ouspensky descrive
il lavoro che Gurdjieff fa sul suo essere.
Un altro punto
dell’insegnamento di Gurdjieff è a proposito della considerazione: l’attitudine a considerare crea una schiavitù
interiore e una dipendenza interiore. Spiega: “Ci sono diversi tipi di
considerazione. Una delle occasioni prevalenti con cui un uomo si identifica è
su ciò che gli altri pensano di lui, come lo trattano, quale attitudine
mostrano verso di lui… Tutto questo lo tormenta.”
Un’altra cosa che mi ha
davvero interessato quando ho letto questo libro per la prima volta, circa trent’anni fa, è la spiegazione di Gurdjieff delle leggi
fondamentali che creano tutti i fenomeni. La prima è la legge del tre.
Gurdjieff spiega: “Secondo la reale, esatta conoscenza, una o due forze non
possono produrre un fenomeno. La presenza di una terza forza è necessaria… La
prima forza potrebbe essere definita attiva o positiva, la seconda, passiva o
negativa, la terza neutrale”.
In Light on the path, Osho ribadisce lo
stesso concetto: “Ogni crescita – il crescere in quanto tale – è dialettica.
Sono necessarie tesi, antitesi e sintesi; la sintesi a sua volta diventa una
nuova tesi, e crea l’antitesi e la sintesi – che ancora, a sua volta, diventa
la tesi. Questo è il modo in cui funziona l’esistenza. Questo è il motivo per
cui trovate la dualità in ogni cosa. La dualità è tesi e antitesi. Si può
rimanere intrappolati tra le due – divisi, scissi: in questo caso non ci sarà
crescita. Si può fare un ponte fra le due, e creare un nuovo fenomeno: questa è
la sintesi. Ci si può fermare alla sintesi, in questo caso la crescita si
arresta, a meno che questa sintesi funzioni di nuovo come una tesi per produrre
una nuova antitesi… e così via.”
Un’altra legge
fondamentale che Gurdjieff espone è la legge
del sette o legge delle ottave: “Uno studio della struttura delle sette
note nelle scale musicali ci dà un’ottima base per la comprensione della legge
cosmica delle ottave”.
Se guardate la foto di
questa tastiera, noterete che ci sono dei tasti neri di connessione tra do-re e anche fra re-mi, ma non ci sono tra mi-fa
e neanche tra si-do. Cosa significa e
come si connette questo con la legge delle ottave?
“Questa legge mostra
perché le nostre attività non procedono mai per linea retta, perché dopo aver
iniziato una cosa, in effetti facciamo sempre qualcosa di completamente
diverso, spesso opposto alla prima, anche se non ce ne accorgiamo e continuiamo
a pensare che stiamo facendo la stessa cosa che abbiamo iniziato.”
Ad esempio, quando diamo
inizio a un progetto, un qualsiasi progetto, succede di perdere lo slancio
iniziale dopo un po’ – al mi – a meno
che qualche nuovo aiuto sotto forma di idea o di persona arrivi a creare la
connessione con il prossimo passo del progetto – il fa. Un altro shock, come
Gurdjieff li chiama, ci aiuta a proseguire fino alla fine di quell’ottava – al si
– e proseguire con l’ottava successiva – dal do.
Mi piace pensare a ciò che
accade quando fai rotolare una palla sul terreno e questa si ferma, si potrebbe
dire al mi, a meno che le venga data
un’altra spinta. “La legge delle ottave spiega molti fenomeni incomprensibili
che accadono nella nostra vita... il fatto che nulla al mondo resti allo stesso
posto, o rimanga così com’è, ogni cosa si muove, ogni cosa va da qualche parte,
cambia, e inevitabilmente o si sviluppa o decade, s’indebolisce o degenera.”
Quando uno dei discepoli
di Gurdjieff gli chiede: “Qual è lo scopo del tuo insegnamento?”, lui risponde,
rivolto a tutti: “Io certamente ho uno scopo… ma qual è il vostro scopo personale?”.
E dopo le varie risposte
date dai suoi studenti – come il voler conoscere il futuro, voler comprendere
gli insegnamenti del Cristo o imparare ad aiutare la gente – Gurdjieff precisa:
“La libertà deve essere il primo scopo di un uomo. Diventare liberi, liberarsi
dalla schiavitù; questo è ciò per cui un uomo dovrebbe impegnarsi quando
diventa anche solamente un poco consapevole della propria situazione… Ecco
perché in tutti gli antichi insegnamenti la prima richiesta all’inizio del
percorso verso la liberazione è: conosci
te stesso… Lo studio di sé è il lavoro o la via che conduce alla conoscenza
di sé… Il metodo principale dello studio di sé è l’osservazione di se stesi”.
Per osservare veramente se
stessi è necessario in primo luogo ricordare se stessi. Il lavoro di Gurdjieff
include molti stratagemmi – che lui descrive nei dettagli, e di cui spesso
parla anche Osho – per aiutare una persona a osservare e ricordarsi di se
stessa. Ciò che ha risvegliato il mio interesse è stata l’enfasi sulla
trasformazione di sé e il fatto che osservare se stessi porta in sé la
trasformazione: è proprio questa la mia esperienza.
Alla domanda: “Com’è
possibile fermare le guerre?”, la risposta di Gurdjeff
è che le guerre non possono essere fermate: “La guerra è il risultato della
schiavitù in cui l’uomo vive. Parlando in senso stretto, l’uomo non è da
biasimare per la guerra. La guerra è condotta da forze cosmiche, da forze
planetarie. Ma negli uomini non c’è la capacità di resistere a queste
influenze, e non possono averla, perché gli uomini sono schiavi. Se fossero
uomini riuscirebbero a resistere a queste influenze e la smetterebbero di uccidersi
l’un l’altro… Le guerre non stanno diminuendo, stanno aumentando e non possono
essere fermate in modo ordinario. Tutte queste teorie sulla pace universale, e
le conferenze sulla pace, sono di nuovo solo una forma di pigrizia e ipocrisia.
Gli uomini non vogliono pensare a se stessi, non vogliono lavorare su se
stessi, ma pensano a come far fare agli altri quello che vogliono loro… La
prima ragione della schiavitù interiore dell’uomo è l’ignoranza, e soprattutto
l’ignoranza di sé.”
Osho ha parlato centinaia
di volte di Gurdjieff. In Beyond Psychology, dice: “Gurdjieff aveva molto sperato che Ouspensky avrebbe portato avanti il suo lavoro. Ma invece
di farlo, lui semplicemente aprì una scuola sua contraria a Gurdjieff –
insegnando tutto ciò che aveva appreso, perché era impossibile aggiungere
qualcosa: il sistema è completo e perfetto così com’è. Non puoi togliere niente
e non puoi aggiungere niente. Ouspensky era un grande
insegnante, ma non era un maestro. Ebbe influenza su molta gente in tutto il
mondo; milioni di persone sono venute a conoscenza di Gurdjieff solo attraverso
Ouspensky”.
Ora, a me pare ovvio che
non fu Ouspensky a sviluppare le idee di Gurdjieff ma
Osho stesso!
In A Sudden Clash of Thunder Osho predice: “Nel prossimo secolo, Gurdjieff
diventerà più importante di Freud, perché ha cercato
di dare alcune chiavi per una psicologia reale, obiettiva”.
Le spiegazioni di
Gurdjieff a proposito degli ammortizzatori,
della consapevolezza e della coscienza mi hanno davvero interessata: lui dice
che creiamo degli ammortizzatori attorno a noi stessi così che non ci rendiamo
conto delle contraddizioni presenti dentro di noi – in modo tale che gli shock della nostra realtà non possano
essere recepiti. Gurdjieff prosegue col
dire: “Nella vita ordinaria il concetto di coscienza è preso troppo
semplicisticamente. Attualmente il concetto di coscienza nella sfera delle
emozioni è equivalente al concetto della consapevolezza nella sfera
dell’intelletto. Così come non abbiamo consapevolezza, allo stesso modo non abbiamo
coscienza”. Se la vita di una persona è piena di contraddizioni inconsce, gli
ammortizzatori sono una protezione: fanno in modo che non se ne accorga.
Un’altra
distinzione di Gurdjieff è quella tra l’essenza – che nell’uomo è la verità – e
la personalità, che è la parte falsa. “Un bambino piccolo non ha ancora una
personalità. Lui è ciò che è realmente. Lui è essenza… Ma appena ha inizio la
cosiddetta educazione, la personalità comincia a crescere. La personalità è creata in parte dalle influenze intenzionali delle altre
persone e in parte dall’involontaria imitazione di queste persone da parte del
bambino stesso. Un momento molto importante nel lavoro su se stessi è quando un uomo inizia a distinguere tra la sua
personalità e la sua essenza”.
Gurdjieff dice che ogni
persona ha un difetto principale: “È
come un perno attorno al quale ruota tutta la falsa personalità… Lo studio del
difetto principale e la lotta contro di questo costituisce, per così dire, ogni
percorso individuale nell’uomo”.
Osho, in The Discipline of Transcendence,
ci dice: “Cerca di scoprire il tuo difetto principale e crea nuovi ‘percorsi’
nel tuo essere. Se sei avaro il limitarti a piangere su questo e a parlarne non
ti servirà a niente… comincia a condividere. Tutto quello che puoi condividere,
condividilo. Compi un’azione di rottura, fa’ qualcosa che vada contro il tuo
passato, fa’ qualcosa che non hai mai fatto”.
E mi ha sempre colpito la
risposta che Gurdjieff dà a chi vuole lavorare sui propri condizionamenti.
Dice: “Per avvicinarsi in modo serio a questo mio ‘lavoro’ bisogna essere in
uno stato di scoraggiamento, in primo luogo
rispetto a se stessi, e cioè verso il proprio potere, e secondariamente
rispetto a tutto ciò che è vecchio… Questo è un sistema per coloro che hanno
già cercato e ‘bruciato’ se stessi. Coloro che non hanno cercato – o stanno
ancora cercando – non ne hanno
bisogno. Così come non ne hanno bisogno coloro che non hanno ancora bruciato se
stessi”.
In Ah, This! Osho la mette in questo modo:
“Il vero sannyas – una scelta reale di meditazione –
accade solo quando sei al limite del suicidio. Quando ti accorgi che il mondo
esterno è finito, allora ti rimangono solo due scelte: o suicidarti e farla
finita – perché non c’è più motivo di vivere – o entrare dentro te stesso”.
Un’altra idea di Gurdjieff
che mi ha molto colpita è che la gente deve ‘sacrificare’ la propria
sofferenza: “È molto difficile sacrificare la sofferenza. Un uomo rinuncerà a
tutti i suoi piaceri ma non lascerà andare la sua sofferenza. L’uomo è fatto in
modo tale da non avere un attaccamento così forte, verso qualsiasi cosa, quanto
quello che ha nei confronti della propria sofferenza. Ed è necessario essere
liberi dalla sofferenza. Nessuno può
lavorare se non è libero dalla sofferenza, se non l’ha sacrificata”.
Il lavoro di Gurdjieff
contiene molti esercizi, come l’esercizio dello stop che Osho ha incluso nel terzo stadio della Meditazione Dinamica. Gurdjieff, parlando
dei vari metodi che sperimentava coi suoi discepoli, dice: “Una delle
difficoltà più grandi per la maggior parte della gente è l’abitudine a parlare…
Il silenzio completo è più facile – è semplicemente uno stile di vita… Diciamo
sempre un mucchio di cose, veramente troppe. Se ci limitiamo a ciò che è
necessario nel momento, questo di per sé porta al silenzio. Ed è lo stesso con
qualsiasi altra cosa, con il cibo, i piaceri,
il sonno; in ogni cosa il
limite è ciò che è necessario. Oltre questo, inizia il peccato. Questo bisogna capirlo bene: la colpa è
quando qualcosa non è necessario”.
Mi ha
sempre toccato profondamente quello che Gurdjieff dice sull’essere pronti a
dare il cento per cento di se stessi : “Dovete comprendere che gli sforzi
ordinari non contano. Solo gli sforzi
straordinari contano! E questo vale sempre e per ogni cosa. Coloro che non
sono disposti a fare questi sforzi straordinari è meglio che lascino perdere
ogni cosa e si prendano cura della loro salute… Ma è meglio morire facendo
degli sforzi verso la consapevolezza piuttosto che vivere nel sonno”.
Lo
sforzo straordinario, spiega, “…è uno sforzo oltre il necessario per raggiungere un dato
scopo,” ad esempio, continua, “…compiendo qualsiasi tipo di lavoro a una
velocità superiore a quella richiesta dalla natura del lavoro stesso”.
Ed è a questo punto che
nasce la necessità di una ‘scuola’. A causa dei suoi condizionamenti e della
sua mancanza di consapevolezza, dice Gurdjieff, “tutto ciò che una persona può
fare, in un certo stadio del suo lavoro di ricerca su se stessa, è obbedire. Da
solo non può fare più nulla… In una ‘scuola’ un uomo si ritrova con altre
persone che non ha scelto e con le quali può essere molto difficile vivere e
lavorare… Questo crea una frizione tra lui e gli altri. E questa tensione è
indispensabile perché gradatamente smussa i suoi angoli più taglienti”.
I gruppi di persone che si
sono formati intorno a Gurdjieff hanno sicuramente sperimentato, nelle loro
esperienze di vita e di lavoro comunitari, di avere ‘smussato i loro angoli taglienti’. Gurdjieff dice: “L’intera faccenda consiste
nell’essere pronti a sacrificare la propria libertà… Quando un uomo arriva alla
conclusione che non può vivere a lungo nella maniera in cui è vissuto fino a
quel momento, deve essere sincero con se stesso, altrimenti si ritrova in una
posizione peggiore… Deve sapere quanto lontano è disposto ad andare, che cosa è
disposto a sacrificare. È facile dire tutto
– non c’è nulla di più semplice – ma invece è necessario definire esattamente
che cosa si è disposti a sacrificare, altrimenti in seguito ci si ritrova a
mercanteggiare”.
Collegandosi a questa idea
di sforzo, Gurdjieff dice: “Abbiamo molta più forza di quanto pensiamo, ma non
la usiamo mai!”. Prosegue parlando degli accumulatori
posti all’interno della macchina umana… che si riempiono con una
particolare sostanza necessaria al lavoro. Tutti noi abbiamo sperimentato
questa specie di marcia in più: quando pensiamo di non poter proseguire oltre e
allora, a un tratto, arriva una nuova carica di energia.
E a proposito degli
accumulatori fa anche interessanti annotazioni riguardo allo sbadiglio e alla
risata: “Sbadigliando si pompa energia in piccoli accumulatori… Mentre la
risata ha la funzione opposta allo sbadiglio: non si pompa energia all’interno
ma all’esterno, scaricando l’energia superflua trattenuta dagli accumulatori… “La
risata,” continua, “ci permette di dare sfogo all’energia superflua che, se
rimanesse inutilizzata, potrebbe diventare negativa, una specie di veleno”.
Osho fa un grande uso della risata come strumento,
come stratagemma – sia nel gran numero di barzellette che racconta durante i
discorsi, sia nella prima settimana della Mystic Rose
– per creare un’apertura, per farci andare al di là della mente. Come dice ne Il Libro della Saggezza: “Dal mio punto
di vista, non esiste niente che abbia maggior valore della risata: la risata ti
avvicina alla preghiera. Infatti, quando ridi in modo
totale, in te non rimane altro che la risata. In tutte le altre azioni tu
rimani parziale, perfino quando fai l’amore rimani parziale. Ma quando ridi realmente con tutto il cuore, allora tutte le parti
del tuo corpo – la parte fisiologica, quella psicologica e quella spirituale –
vibrano all’unisono, vibrano tutte in armonia. Di conseguenza, la risata ti
rilassa e il rilassamento è spirituale. La risata ti riporta sulla Terra, ti fa
scendere dalla stupida idea di essere il più santo. La risata ti riporta alla
realtà, così com’è. Il mondo è un gioco divino, è uno scherzo cosmico. Se non
capisci che il mondo è una barzelletta cosmica, non sarai mai in grado di
comprendere il mistero supremo. Io sono favorevole alle barzellette, sono
favorevole alla risata”.
Ci sarebbe ancora così
tanto da dire sui ‘Frammenti di un insegnamento sconosciuto’,
questo libro meraviglioso, e sulle tecniche di Gurdjieff. Il leggerlo può
talvolta risultare difficile, ma di sicuro è molto stimolante: mi ha
costantemente ricordato il ‘lavoro’ con Osho – che mi ha coinvolta negli ultimi
26 anni della mia vita – e le mie esperienze con gli altri meditatori, qui
all’Osho Meditation Resort
di Pune… lo raccomando a tutti coloro che, nella vita, sono alla ricerca del
miracoloso.
Jeevan
In italiano, per approfondire:
Osho: ‘I libri che ho Amato’
(ed NSC)
P.D.Ouspensky “Frammenti di un
insegnamento sconosciuto” (ed. Astrolabio) [i passi riportati in questo
articolo sono tradotti dall’edizione in lingua inglese].
Lo studio di sé è il lavoro o la via che conduce
alla conoscenza di sé… il metodo principale dello studio di sé è l’osservazione
di sé.
George Gurdjieff è uno dei maestri più significativi di questa
epoca. Da molti punti di vista è unico –
nel mondo contemporaneo nessuno ha detto le cose nel modo in cui lui le
ha dette. Egli è quasi come un altro Bodhidharma, o
un altro Chuang Tzu:
apparentemente assurdo, ma in realtà ha dato molte indicazioni davvero
importanti per la liberazione della consapevolezza umana…
Gurdjieff è forse il solo uomo in tutta la storia
che ha insistito, contro il parere di tutte le religioni, asserendo che tu non
hai un’anima, che devi crearti un’anima, solo allora la possiedi. Non sei nato
con l’anima, sei nato solo con la possibilità di averne una. Se ti impegni
davvero, forse riuscirai ad averla. Altrimenti per la maggior parte della
persone ci sono nascita e morte: non hanno un’anima che sopravviva.
Stava raccontando una bugia amorevole. Ciò che
diceva è sbagliato, ma non posso affermare che abbia detto una bugia per altri
motivi, era solo per compassione. Che si nasce con un’anima è vero, ma è
diventata una cosa talmente scontata… che tu non dai neppure un’occhiata dentro
te stesso. È necessario che qualcuno mandi in frantumi questa tua idea di
essere nato con un’anima, per dirti che dentro sei solo vuoto – c’è un buco.
Forse così riesce a scuoterti, a svegliarti. Forse ti può dare l’idea di
guardarti dentro, almeno una volta, per controllare se c’è un’anima… o se ti
hanno imbrogliato.
E George Gurdjieff in
questo secolo ha aiutato più persone di chiunque altro, perché ha creato un
grande anelito: “Non morire prima di esserti creato un’anima; altrimenti nulla sopravviverà alla tua morte. Cristallizza il tuo essere
affinché la morte non possa distruggerti. Non sei nato con un’anima, devi
creartene una”.
L’idea di tutte le religioni, sebbene vera, non è
stata di alcun aiuto: è divenuta un intralcio. La compassione di Gurdjieff è
grande. Tutte le religioni erano contro di lui, è ovvio, perché c’è un punto
sul quale sono tutte d’accordo: che tutti quanti nasciamo con un’anima. Ma il
punto di vista di Gurdjieff è più psicologico, e più efficace nel creare la
liberazione. Lui dice che sei solo un vuoto, e rimarrai vuoto a meno che tu
faccia uno sforzo, con una volontà determinata, per creare un centro dentro di
te. Esiste la possibilità, il potenziale, ma devi attuarlo. Questa sua
intuizione è grande.
Tratto da: Osho, The Invitation
Una volta c'era un lupo che aveva fatto strage di
un gran numero di pecore e ridotto alle lacrime molta gente. Alla lunga, non so
perché, gli vennero degli scrupoli di coscienza ed iniziò a pentirsi della vita
che conduceva; così decise di cambiare e di non fare più stragi di pecore.
Per fare questo seriamente, andò da un prete e gli
chiese il permesso di assistere a un servizio di ringraziamento. Il prete
iniziò il servizio e il lupo iniziò a piangere e a pregare nella chiesa. Il
servizio era lungo. Il lupo aveva ucciso molte delle pecore del prete, quindi
il prete pregava con molto scrupolo, affinché la condotta del lupo migliorasse.
Improvvisamente il lupo guardò fuori dalla finestra e vide un gregge di pecore
che veniva ricondotto a casa. Iniziò ad agitarsi... ma il prete andava avanti e
avanti, senza smettere.
Alla fine il lupo non poté contenersi più a lungo
e gridò: "Finiscila, prete! Altrimenti tutte le pecore saranno riportate a
casa e io rimarrò senza cena".
Gurdjieff aggiunse: "Questa è
un'ottima storia, perché descrive molto bene l'uomo. Egli è pronto a
sacrificare tutto. Ma la cena di stasera... be'
quella, a ben vedere, è un'altra cosa!".
La
Danza di Gurdjieff… con il sapore di Osho
Le
Danze Sacre come scienza del movimento: ogni movimento, ben preciso, apre un
determinato canale energetico. Gli effetti sono in realtà più importanti delle
danze stesse.
Ballerina professionista,
coreografa e insegnante, Amiyo Devienne,
francese, aveva sempre sospettato che la danza possedesse una dimensione
interiore, “ma non sono riuscita a trovare una guida nel mondo artistico,
qualcuno che mi conducesse là o perlomeno capisse di cosa stavo parlando.
Non appena ho sentito
parlare di Osho, delle sue tecniche di meditazione, di questo posto… non ho
potuto non venirci”, dice. Il progetto era di ‘imparare un paio di cose’ e tornare alla sua compagnia di danza – l’Art et Mouvement – in Francia. Questo
accadeva più di vent’anni fa. Oggi, con un’esperienza
molto più ricca e approfondita in materia, Amiyo
viene regolarmente al Meditation Resort
di Pune, in India, per tenervi corsi di danza-meditazione.
Dice Amiyo:
“Il mio sogno era di riuscire a guadagnarmi da vivere con la danza, e a un
certo punto ci sono riuscita… ma non ero per niente soddisfatta!
Fondamentalmente si danzava davanti a uno specchio, rivolti a occhi esterni, il
nostro orientamento era completamente esteriore. E poi ero arrivata a scoprire
che la danza è un fenomeno energetico, più che un prodotto mentale, mentre
normalmente il coreografo parte da un concetto o un’emozione, e il lavoro
consiste nel dare forma a questo materiale. Con Osho si tratta di creare se
stessi – e con questo intendo entrare in contatto con la propria essenza,
togliersi tutte le maschere… perché il corpo non mente. Con il corpo non ci si
può nascondere dietro alcun velo.
A un certo punto, poco
dopo aver iniziato a entrare in contatto con Osho, ho cominciato a interrogarmi
sul tema della eccessiva percezione di sé che spesso tormenta gli artisti. Ho
sperimentato che se invece di essere così presi da se stessi, ci si perde nella
danza, se ne è assorbiti in modo totale, si produce una gioia che cancella
tutte le preoccupazioni riguardo all’essere
visti, alle ambizioni o agli ego trip.
Ho visto che la totalità è
libertà, perché sei libero dalle identificazioni emotive e in questo non ti
lasci più influenzare da una serie di pregiudizi, tipo ‘io non sono un ballerino’, ‘il mio corpo non è bello’,
‘non sono abbastanza bravo’, ‘sono…’ e così via”.
…Con indicazioni precise
di Osho – l’aspetto di centratura e il fatto che non si sta imparando da altri,
ma si sta scoprendo qualcosa su se stessi – undici anni fa Amiyo
ha iniziato a insegnare al Resort.
“La cosa più importante
per me era questa: se c’erano trenta persone, cercavo
di incoraggiare l’espressione di
trenta danze diverse, evitando
l’imitazione di un solo modello… perché ognuno ha un suo modo unico di
esprimersi”.
Dopo qualche tempo,
sebbene il suo ruolo di insegnante la soddisfacesse molto, Amiyo
ha sentito di aver raggiunto tutto ciò che poteva raggiungere come ballerina e
coreografa, e ha cominciato a indagare una dimensione del movimento totalmente
nuova: le danze create dal mistico russo Gurdjieff. Amiyo
spiega: “Per vent’anni Gurdjieff viaggiò in lungo e
in largo alla ricerca di conoscenze che spiegassero le leggi che governano
l’inconscio dell’uomo. Andò in Egitto, Asia centrale, nel deserto dei Gobi, in Tibet, in India e in Grecia.
Scoprì che molte
conoscenze venivano trasmesse attraverso la musica e la danza nei templi e
nelle scuole esoteriche. Il materiale da lui raccolto costituisce una parte di
quelle che conosciamo con il nome di danze sacre, e lui stesso ideò una serie
di movimenti.
I movimenti sono
estremamente precisi, perché vengono da una tradizione millenaria. Nelle danze
di Gurdjieff non c’è spazio alcuno per l’improvvisazione spontanea – grazie a
dio! Dico così perché l’improvvisazione molto spesso è uno strumento dell’ego…
Nei movimenti di
Gurdjieff, uno dei momenti più belli per me è quando il movimento si arresta e
tu rimani completamente immobile, assaporando l’energia sottile che si muove
attraverso il corpo. Questa qualità energetica non l’ho mai sperimentata con
altri tipi di danza.
Le danze sacre sono una
scienza del movimento: un movimento ben preciso apre un determinato canale
energetico. I creatori di queste danze conoscevano gli effetti da esse prodotto sul ballerino a livello fisico, emotivo
e mentale. I movimenti aprono canali di energia che sono stati studiati
scientificamente. Gli effetti sono in realtà più importanti delle danze.
I movimenti sono del tutto
insoliti – per esempio, giri la testa verso destra ma gli occhi li giri a
sinistra, oppure un braccio fa un movimento lineare e l’altro uno circolare, i
piedi si muovono a un certo ritmo e le braccia a un altro. E anche le sequenze
dei movimenti sono molto insolite.
Per
quanto ho capito in questo modo si attivano delle sinapsi cerebrali – dei ponti tra i due
emisferi – che normalmente non vengono usate. Questo arricchisce di nuovi
elementi il nostro vocabolario di movimenti. Ci permette di attingere al
potenziale del movimento e alle possibilità
che possono essere attivate”.
Paradossalmente, come fa
notare Amiyo, che è diventata praticante e insegnante
di questa forma di movimenti molto controllata – in apparenza l’esatto opposto
di forme più libere e tradizionali di danza – la sua danza libera si è
arricchita moltissimo.
“Quella che chiamiamo
danza libera è in realtà un vocabolario molto limitato di movimenti con cui ci
si sente a proprio agio, perché si adatta alla nostra personalità e in cui
possiamo lasciarci andare.
Ma quando nella danza
libera riesci a diventare movimento puro, pura energia, ti trasformi in una
fiamma di gioia. E allo stesso tempo è presente il testimone, l’osservatore
interiore, e puoi vedere il tuo corpo, che non è più sotto controllo, fin nei
minimi dettagli. Fai l’esperienza
della vastità dello spazio interiore. In istanti
come questo scopri che non c’è neppure un osservatore, ma puro osservare,
e in questo modo trovi te stesso.
Con
le danze di Gurdjieff
c’è la stessa dimensione di totalità – nella precisione, in questo caso, nella
consapevolezza. Arriva un momento in cui non è più necessario sforzarsi. Lasci
che la saggezza del corpo prenda il comando e non hai bisogno di interferire.
Quando sono in quella danza sono assolutamente certa di essere uno strumento
d’espressione di un’energia più alta, del sé superiore. Sono solo un veicolo e
l’ego scompare.
I movimenti di Gurdjieff
sono legati al Taoismo, con la polarità fare-non fare, sforzo-assenza di
sforzo. Sono anche legati al Tantra, in quanto
equilibrio tra principio maschile e principio femminile, con lo Yoga, come
disciplina, con il Buddismo, in quanto strumento di consapevolezza – quindi
tutte queste tradizioni si incontrano in questa tecnica. Infine, Osho introduce
l’elemento di una quieta, amorevole comprensione di noi stessi e il profumo
della ricettività”.
articolo apparso su
osho.com
Sulle Danze Sacre di
Gurdjieff vedi anche l’Osho Times Italiano di giugno/luglio 99. Le foto si
riferiscono allo spettacolo finale in Buddha Hall del
corso di Danze Sacre tenuto da Amiyo e Jivan l’inverno scorso al Meditation
Resort di Pune. Jivan
condurrà anche un Gurdjieff Awareness Intensive a
fine agosto 2002, sempre a Pune.
Garjan è un naturopata tedesco —
specializzato nei problemi della salute sul lavoro — e conduce seminari e
workshop per migliorare la vista in Europa e Asia. Durante il suo soggiorno quest'inverno all'Osho Meditation
Resort di Pune ci ha
rivelato alcuni dei suoi segreti per la salute degli occhi, uno degli organi
più delicati del corpo umano. Includiamo questi semplici esercizi nella nostra
routine quotidiana, i nostri occhi ce ne saranno senz'altro grati!
Per vedere meglio occorre rilassare gli occhi e
diventare consapevoli del modo in cui li usiamo. Un difetto alla vista indica
sempre la presenza di tensione e stress nel modo in cui usiamo i nostri occhi.
E se gli occhi sono tesi, significa che tutto il corpo lo è. Il non vedere bene
è sempre correlato a stress e tensione.
Attorno agli occhi ci sono
sei muscoli, se sono troppo tesi o contratti il meccanismo di messa a fuoco
delle immagini ne risulta alterato, questa è la causa dei difetti che tutti
conosciamo: miopia, presbiopia, astigmatismo. Anche da giovani si può diventare
miopi. Se con l’età sei diventato presbite significa che passi troppe ore
davanti al computer. È come se tenessi una mano nella stessa posizione per
mezz’ora: quando cerchi di muoverla, la sentirai molto tesa. Nei miei seminari
aiuto le persone a diventare consapevoli dei propri occhi e poi insegno
tecniche di meditazione e di rilassamento. Con queste tecniche è possibile
fermare la progressione della presbiopia ‘da mezz’età’ e persino avere dei
miglioramenti.
Palming
Questo è l’esercizio tradizionale inventato dal
dottor Bates, famoso oculista di New York degli anni
Venti, uno dei primi ad affrontare i difetti della vista all’interno di un
approccio olistico. Strofina le mani in modo che si
scaldino e poi appoggiale delicatamente sugli occhi. In questo modo crei il
buio necessario per far riposare gli occhi. Gli occhi, al buio, si rigenerano.
Guardare lontano
Di solito non diamo tempo ai nostri occhi per
rigenerarsi. Ci sono apparecchiature
elettriche ovunque e guardiamo direttamente
la luce degli schermi di televisione e computer. Ogni mezz’ora
bisognerebbe interrompersi, uscire e guardare la natura.
Per chi lavora al computer
una delle cose essenziali è distogliere lo sguardo dal monitor, e guardar fuori
dalla finestra, se possibile nel verde.
Se
gli occhi rimangono fissi a lungo sulla stessa distanza, si creano tensioni nei muscoli
responsabili della messa a fuoco delle immagini. Bisognerebbe fare stretching oculare
e poi tornare al lavoro. Con lo stretching, la
circolazione sanguigna viene stimolata e i muscoli si liberano delle tossine.
Agopressione
Premi delicatamente con le dita l’osso sotto gli occhi, al centro. Ora
guarda in su e guarda in giù,
avanti e indietro un po’ di volte.
Tendi i muscoli oculari e, allo stesso tempo, premi in maniera delicata sulla
palpebra inferiore, continuando a toccare l’osso. Poi strofina le mani e appoggia delicatamente le palme sopra gli
occhi.
Cosa vedi? Quanto è buio
il tuo buio? Visualizza qualcosa di nero, un pezzo di stoffa per esempio, e
osserva come cambia il buio. Nel momento in cui visualizzi un oggetto nero, il
buio si fa ancora più buio, più intenso. È segno che gli occhi si sono
ulteriormente rilassati. Più intenso è il buio,
più rilassati sono gli occhi, soprattutto la retina.
Tapping
Picchietta le palpebre con le dita. Lo puoi fare con un partner. Uno si sdraia e
l’altro gli picchietta le palpebre con le dita.
Comincia dall’alto,
picchiettando sull’osso, poi muoviti verso il basso, sempre lungo l’osso e
infine vai sulle palpebre. Fallo per venti minuti, e poi rimani sdraiato
tranquillo.
Dopo un po’, scambiati con
il partner.
Lo puoi fare anche da
solo. È difficile immaginare quanto bene faccia agli occhi finché non lo si è provato.
Visione sfumata
Normalmente, quando guardi un oggetto, lo metti a
fuoco direttamente. Questo processo richiede l’uso di una sola parte
dell’occhio. C’è una parte molto più grande che è responsabile della visione
periferica. Con questa tecnica, mentre guardi qualcosa direttamente tieni anche
presente la visione periferica. Il che comporta alcuni vantaggi: con la visione
focalizzata solo l’emisfero sinistro del cervello viene stimolato, con quella
periferica, anche l’emisfero destro lo è. Se ti ricordi di usarli entrambi,
allora tutti e due gli emisferi vengono stimolati. È un modo di guardare olistico. Se diventi consapevole della periferia, diventi
anche consapevole di te stesso.
Questa tecnica può aiutare
anche in diverse situazioni. Per esempio, se sei in conflitto con qualcuno,
mettiti davanti a lui e guardatevi con una visione sfumata. Con questo tipo di
approccio è difficile giudicare l’altro, perché l’energia si muove verso il
cuore. Non sei più nella mente, sei nel cuore. E la bellezza di questo tipo di
visione sta nel fatto che non va contro di te, ma ti include.
Meditazioni attive
Se sei presbite, i tuoi muscoli oculari sono
cronicamente tesi. A causa di questa tensione esercitano una pressione sugli
occhi. E così i bulbi si allungano e tu non vedi più bene. Se sei miope, i
muscoli sono contratti. Per questo è molto importante imparare a lasciare
andare la tensione.
Le attività fisiche come
la corsa, la ginnastica, lo stetching, la danza
aiutano il corpo a rilassarsi scaricando le tensioni accumulate e muovendo
l’energia stagnante.
Va molto bene anche fare
delle pause e andare in mezzo alla natura. Molte persone hanno affermato di
vedere meglio per il semplice fatto di essere immerse nella natura e lontane
dalle tensioni quotidiane.
Con le meditazioni attive
si può addirittura riscontrare non solo rilassamento ma anche giovamenti alla
vista: incrementi da mezza diottria a una diottria.
Anche in italia
A Firenze si è tenuto di
recente il primo convegno degli educatori visivi italiani. Buena
Vista ha presentato il suo approccio, che ha un bel po’ a che fare con
l’insegnamento di Osho, visto che il lavoro sugli occhi del suo fondatore – Nirmalo Maurizio Cagnoli – è nato
a Pune. E di Osho si sente un po’ il profumo in questo brano, tratto da una
testimonianza di un partecipante, scritta due mesi dopo un seminario con Buena Vista.
Svegliarsi e guardare il mondo con occhi nuovi
“Quando apro gli occhi alla mattina mi prendo un
attimo per osservare come mi rapporto con la giornata che verrà. Invece di
partire di gran carriera a programmare e a preoccuparmi, cerco di restare
ancora un po’ con i sogni e le sensazioni del corpo. Osservo il respiro, e mi
accerto che sia tranquillo. Mentre mi stiracchio (gentilmente, senza trattenere
il respiro) guardo il soffitto e lascio che la visione si allarghi nella
Visione Soffice, senza fissare niente in particolare e muovendo gli occhi
dolcemente, liquidamente. Se vedo confuso, non me ne
preoccupo, non cerco di fissarmi sui particolari. E se ci sono rumori, o anche
qualche pensiero passeggero, lascio che tutto scorra, tornando alla Visione
Soffice e al respiro.
Spesso sento che stando così, ricettivo, il mio
campo vitale si allarga: mi sento più forte, ma anche come più grande, più a
mio agio con tutto quello che ho intorno.
Continuo per un po’ a stiracchiarmi. A volte è un
po’ come se danzassi lentamente nel letto, mentre anche i miei occhi continuano
a muoversi liquidamente. Ci metto anche un po’ di palming: se inizio la giornata facendo palming
probabilmente continuerò a farlo anche più tardi...”
Dal racconto di un’esperienza – un modo diverso di
iniziare la giornata.
Tratto da “Buena Vista”
- www.metodobates.it
dietro a una
barriera
Gli
occhiali ci aiutano sicuramente a vedere meglio, ma sono anche qualcosa che si
interpone fra noi e il mondo
Mi ricordo,
Osho, di averti sentito parlare degli occhi e del guardare la gente negli occhi
e di come ci si nasconde evitando di guardare direttamente qualcuno negli
occhi. Dopo quel discorso ho abbandonato gli occhiali, che usavo sin dall’età
di un anno. Non portandoli, sono diventato più aperto nel guardare le persone
negli occhi, e ho sentito nei miei occhi una grande forza. Puoi parlarmi del
bisogno psicologico di portare gli occhiali?
È un fatto molto significativo e che va compreso.
Nessun
animale ha bisogno degli occhiali, è strano che l’uomo ne abbia bisogno.
Le ragioni sono due: la
prima è una ragione fisiologica, e la seconda è psicologica.
La ragione fisiologica è
che il modo in cui aiutiamo una madre a dare alla luce il suo bambino è
fondamentalmente sbagliato. Il bambino è stato per nove mesi nel buio più
profondo, i suoi occhi sono fragili, delicati. Ma in qualsiasi ospedale dove
nascerà, si troverà esposto, subito dopo la nascita, a luci accecanti. Questo è
il primo shock per la struttura delicata degli occhi. Sono la parte più
delicata del corpo, più morbidi dei petali di rosa, fragilissimi ed
estremamente importanti, perché l’ottanta per cento dell’esperienza di vita
dipende proprio da loro. Gli altri sensi contribuiscono solo con il venti per
cento.
Questo è uno dei motivi
per cui un cieco suscita in te una grande compassione. Il sordo non suscita la
stessa compassione. Anche a lui manca qualcosa: non può sentire. Il muto non
può parlare… Il corpo può avere altri problemi, ma niente può suscitare
maggiore compassione in te di un cieco. Senza saperlo, inconsciamente, c’è
l’idea che il cieco si trovi nella condizione peggiore.
È tagliato fuori
dall’ottanta per cento della sua esperienza di vita, vive solo al venti per
cento. La sua vita è priva di colori, dell’esperienza della bellezza e della
proporzione. Nella sua vita mancano i bei tramonti e le notti stellate. I suoi
occhi non possono vedere milioni di altri occhi carichi di esperienze, ed
essere in contatto con questi occhi vuol dire entrare in contatto con mondi
diversi.
Il modo in cui gli
ospedali creano l’ambiente in cui avviene la nascita di un bambino è
pericoloso. Prima danneggiano gli occhi. Poi, distruggono la fiducia del bambino.
Il bambino ha vissuto per nove mesi nel grembo di sua madre con immensa
fiducia, non viene neanche sfiorato dal dubbio. Ottiene tutto ciò che desidera,
anzi, lo ottiene ancora prima di desiderarlo. Non ha responsabilità, né
preoccupazioni, né problemi di tempo. Non pensa al domani, e non ha ricordi del
passato. Vive momento per momento, assolutamente gioioso. Non c’è nulla che
possa rattristarlo, o renderlo infelice. Ma quando nasce, la sua vita subisce
un cambiamento tragico. I dottori hanno fretta, non possono nemmeno aspettare
due minuti. Vogliono tagliare subito il cordone che unisce il bambino alla
madre, e lo fanno immediatamente, senza preoccuparsi che il bambino non ha
ancora cominciato a respirare autonomamente, che il suo sistema non ha iniziato
ancora a funzionare. Tagliano la connessione con la sorgente vitale della
madre. È una ferita profonda che verrà portata per tutta la vita.
E poi per farlo respirare
lo mettono a testa in giù e lo sculacciano: una bella accoglienza! E così il
bambino comincia a respirare, ma non è un respiro naturale e spontaneo. Se
avessero aspettato due o tre minuti e lasciato il bambino sulla pancia della
madre… Era al suo interno per nove mesi, rimanendo tre minuti sulla pancia, con
lo stesso calore, la stessa donna, la stessa energia, avrebbe iniziato a
respirare da solo. E allora tagliare il cordone ombelicale sarebbe stato
logico, razionale, scientifico. Anche tutto il resto che si fa non tiene conto
delle implicazioni. Il bambino è rimasto nel grembo della madre con una certa temperatura. Galleggiava. Il modo migliore
sarebbe, quando inizia a respirare da solo, metterlo in una piccola vasca di
acqua tiepida con gli stessi sali dell’utero, è identica all’acqua di mare.
Ti sorprenderà sapere che
la prima incarnazione di dio nell’induismo è un
pesce. È strano, solo l’idea… ma per loro dio era la vita. E basta fare solo un
piccolo lavoro di traduzione: invece di dire che la reincarnazione di dio era
un pesce, si può dire che l’inizio della vita accade come pesce.
Lascia che il bambino si
trovi nella stessa atmosfera, in modo che non si senta, fin dall’inizio,
spaventato, parte di un mondo estraneo. Noi lo spaventiamo, distruggiamo i suoi
occhi delicati, la sua spontaneità, forziamo persino la sua respirazione. Non gli
diamo un ambiente naturale, uno a cui è abituato.
Tutte queste piccole cose
lo influenzeranno per tutta la vita. Ad esempio, quando è ansioso, il suo
respiro diventerà irregolare. Quando avrà paura, il suo respiro ne verrà
immediatamente influenzato. E prima o poi – dato che l’uomo è l’unico che usa
gli occhi per leggere e i suoi occhi non sono più così forti come li aveva
creati la natura – il bambino scopre che gli occhi si stanno indebolendo. Non
riesce a vedere i caratteri più piccoli, o le immagini più piccole, o le cose
più lontane, e allora diventano necessari gli occhiali.
Se non li portasse, gli
occhi continuerebbero a peggiorare. Gli occhiali servono ad aiutarlo, per
compensare il danno fattogli. Ma gli occhiali hanno una loro psicologia. Con
gli occhiali sei sempre dietro a una barriera, ti nascondi, non affronti la
vita com’è, ma cerchi in qualche modo di evitarla, non sei mai onesto, sincero.
Gli occhiali ti aiutano a proteggere gli occhi, ma con loro arrivano i
problemi. I problemi sono che si mettono in mezzo tra te e il mondo, tra te e
la persona che ami, tra te e la persona con cui comunichi.
A causa degli occhiali non
entri mai in contatto diretto con gli occhi degli altri. In questo modo perdi
una grande esperienza, perché le persone sono soprattutto i loro occhi. Se puoi
guardare una persona negli occhi, la loro profondità sarà la profondità della
persona. Una persona furba non ti permetterà di guardarla direttamente negli
occhi perché i suoi occhi riveleranno la sua astuzia. Gli occhi sono solo
aperture, il furbo ha paura, guarderà sempre un po’ di lato. Parlerà con te e
guarderà qualche altra cosa; il suo parlare e vedere non sembrano andare nella
stessa direzione. Ti ascolta, ma i suoi occhi non sono focalizzati su di te.
L’uomo che vuole ingannarti non ti guarderà negli occhi. Solo una persona sincera, semplice, dal cuore
colmo di amore e priva di qualunque desiderio
maligno ti permetterà di guardarla negli occhi perché sa che scoprirai
la sua verità. Non ha nulla da nascondere.
Quindi se usi gli
occhiali, cerca di usarli solo per scopi specifici. Se ne hai bisogno per
leggere, usali per leggere. Se li usi tutto il tempo, è pericoloso, non per gli
occhi ma per tutto il tuo essere. Se ne hai bisogno per vedere da lontano,
usali, ma non farne una parte del tuo essere.
Non dovrebbero mai
diventare parte del tuo essere. Usali solo quando è necessario. Quando senti che non ti servono, toglili, in
modo che per dei periodi lunghi sei disponibile al mondo nella tua autenticità,
e il mondo è disponibile per te, non si crea una barriera.
Non puoi far nulla per il
danno già fatto, ma se dai alla luce un bambino, sarà meglio farlo in mezzo a
persone che ti amano, alla luce delle candele, bruciando dell’incenso e con
tanti fiori. Dai al bambino almeno un piacevole benvenuto al mondo.
Non
essere tecnico – l’uomo non è una macchina – sii umano. Lascia prima che il
bambino inizi a respirare, poi taglia la connessione con la madre. Non c’è
fretta. Dovrebbe avere l’opportunità di essere spontaneo, altrimenti soffrirà
per tutta la vita di problemi col respiro.
Le luci accecanti non sono
necessarie, inizi così già a distruggere gli occhi, presto avrà bisogno degli
occhiali. Il fatto che hai dovuto usarli già da quando avevi un anno, mostra
chiaramente cosa abbiamo fatto ai nostri bambini. Nessuno ti consiglia di usare
gli occhiali solo quando ti servono, di non farla diventare un’abitudine.
La
gente è così abituata agli occhiali che prendono quasi il posto dei loro occhi.
È un pericolo, gli occhi hanno bisogno di un po’ di libertà, quindi ogni tanto
togliteli. Ed esistono anche degli esercizi. Falli, e renderai gli occhi più
forti, più sani, e magari gli occhiali non ti serviranno più.
Tratto da: Osho, Beyond Psicology # 21
Le notizie
Semplicemente
GRANDE!
Un successo preannuciato
quello del Festival di Varazze del 4-5-6 aprile.
Aveva già colpito l’interesse dei mezzi d’informazione in tutt’Italia
– sia nella stampa, come per esempio l’allegato D di Repubblica, sia in rete, come la pagina ‘Meditazione, imparare a
vivere meglio’ su Tiscali News – già nelle settimane che hanno preceduto questa
manifestazione, ormai al suo terzo anno.
Nei due giorni e mezzo
sono stati staccati più di 1200 biglietti di entrata, e le meditazioni e i
workshop sono stati frequentati ogni volta da centinaia e centinaia di persone.
Alla fine di ogni sessione, tenuta nel grande hall del Palazzetto
dello Sport, si vedevano uscire persone… emozionate, sorridenti, profondamente
rilassate… o anche commosse – a seconda del tipo di workshop al quale avevano pertecipato, e delle diverse esperienze personali.
Anando, venuta da Pune
appositamente per guidare i workshop principali, ha davvero colpito nel segno,
creando l’atmosfera giusta in cui i partecipanti hanno potuto toccare con mano
spazi interiori prima inesplorati e picchi di celebrazione non comuni. Ci hanno
detto alcuni partecipanti, “È raro trovare
un’energia così compatta… sentirsi trasportati con leggerezza nelle
nostre esperienze di meditazione.” E ancora, “Mi ha stupito vedere meditare
insieme genitori e figli e a volte trovare genitori maturi ancor più
interessati alla meditazione dei loro figli.”
Bravi i musicisti con Milarepa in
testa e poi Satgyan, Atmo, Subodha, Yuki e tutti gli altri,
che con le loro musiche dal vivo hanno dato un sapore di festa ancor più
deciso.
Un grazie di cuore agli
infaticabili organizzatori (a partire dal Centro Arihant
e Videha) che già stanno creando le basi per la
quarta edizione di questo evento nella primavera del 2003 – un appuntamento da
non perdere.
(Sul prossimo numero di
Osho Times uno special
con articoli e foto del Festival 2002)
Un arrivederci
Nicoletta di Torino ha lasciato il
corpo. Ci scrivono le sue amiche Gaya e Anando: “Il 7 Aprile 2002 Ma Amano Nicoletta ha lasciato il
corpo. Artista e scultrice. Ci ha regalato opere d’arte bellisime
com’è lei, conosciuta da molti di noi che l’hanno incontrata nel mondo e nella
natura, sia quella delle valli del torinese sia quella del Resort
di Pune. La trovavi alla Creativity Art o a dipingere
con colori intensi e cerchi che portano all’infinito. A scolpire le sue
creature ‘Il cigno’ e i ‘Ballerini’. Ogni momento lei
c’è. Il suo reiki e le sue mani sono il gioco di ogni
sua forma. ‘Ciao a tutti miei amati e miei amici... a presto!’ Ma Nicoletta.”
La festa… continua
E anche questa estate tutta una serie di
iniziative per vivere, in un clima di meditazione e celebrazione, delle vacanze
veramente intelligenti.
Miasto organizza dall’8 al 17
agosto il suo ormai classico Osho Love Explosion, con
un ricchisimo programma (www.oshomiasto.it).
Il Team di Soleluna, visto il successo dell’anno scorso, continua con
Osho Celebration, anche quest’anno
dal 10 al 24 agosto a Città di Castello in Umbria (www.solelunaistituto.it).
Una nuova iniziativa, invece, il Zorba il Buddha organizzato dal
25 agosto al 1 settembre nel Salento, a due passi da
Lecce e vicino al mare.
Sempre sul mare, anzi sull’oceano, è l’Osho Meditation Festival, dal 14 al 28 luglio a Lanzarote,
un’isola vulcanica delle Canarie. Piramidi, oceano… se volete saperne di più:
www.osho-meditation-festival.com
O anche, in Italia, Bruna Sassaroli: tel 339-8346020 bruna.sassaroli@tiscali.it