SOMMARIO

 

 

2 DOVE MEDITARE

I centri di meditazione di Osho regione per regione e altri indirizzi.

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 SPECIALE

DALL'EGO...

• Ingrassa l'ego finché non scoppia

• L'ego è una ferita

• L'ego è codardia pura

• Come lasciar cadere l'ego?

 

È inutile — o ancora peggio, dannoso — combattere con l'ego, reprimerlo, nasconderlo. L'unica possibilità è osservarlo, comprenderne i sottili meccanismi, svelarne le profonda irrealtà... solo così si riesce ad andarne oltre.

 

19 LA MAPPA

Le sette porte dell'ego

Nessuno nasce con un ego: è solo un'illusione che a poco a poco prende forma

 

26 RIFLESSIONI

Sono l'onda o l'oceano?

Crediamo di vivere separati dall'esistenza, ma sarà poi vero?

 

29 ... ALL'ILLUMINAZIONE

• L'illuminazione facile facile

• Il vero appagamento

• Seduto in silenzio senza far niente

• Oltre l'illuminazione

• E in un solo momento...

Semplice, troppo semplice perché la nostra mente possa crederci.... attendere senza disperare — ma soprattutto senza addormentarsi — e al momento giusto, basta un attimo... l'inizio di una beatitudine senza fine

 

34 MEDITAZIONE

Il processo di trasformazione

Basta osservare, senza identificarsi... sembra impossibile, ma è davvero la chiave che apre le porte sui misteri cieli 'esistenza.

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di aprile

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 TECNICHE

No Mind

Scopri la chiara, profonda intelligenza della non-mente.

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

LE NOTIZIE

 

 

 

 

 

Tutti a Varazze !

 

Per… Alleggerire l’anima.

È questo il tema del Festival che si terrà al Palasport di Varazze dal 5 al 7 Aprile 2002. Per qualsiasi informazione:

Tel/Fax: 019.918766

e-mail: festival@oshoamici.it

Per gli ultimi aggiornamenti on-line: http://www.thefestival.it

Un evento internazionale di meditazione e celebrazione. Un modo per risvegliare la tua consapevolezza con un'esperienza diretta della tua dimensione interiore: troverai meditazioni di Osho, balli e musica dal vivo, vari workshop e un mucchio di altre cose - meditazione, danza, festa e spettacoli per il corpo, la mente e lo spirito. E inoltre l'occasione di incontrarti con altre persone che hanno nella meditazione e nella gioia di vivere una delle basi della propria esistenza.

 

 

Festa tutti i giorni

 

Splendida l’ambientazione in Buddha Hall per lo spettacolo di fine training delle ‘Danze sacre di Gurdjeff’: la ricostruzione di un mercato orientale, pieno di frutta, spezie e colori, luogo d’incontro di gente – in splendidi costumi – da vari paesi, di varie culture… dove la pratica di questi ‘sacri movimenti’ – una serie di sequenze di esercizi ritmati, vedi OTI di marzo 2000 – creati dal mistico russo G. Gurdjeff, portano a una profonda centratura, un’intima consapevolezza: proprio la ‘meditazione nella piazza del mercato’… un’immagine che Osho ama spesso usare.

Sono in aumento, qui al Meditation Resort di Pune, spettacoli, eventi e celebrazioni – in Buddha Hall, o anche al Plaza – nelle occasione (diciamolo pure: con le scuse) più disparate.

Possono essere delle band in tournée in India – come è successo recentemente con ‘The Fusion Ensemble’: musicisti orientali e occidentali guidati da Ustad Taufiq Qureshi, il figlio del mitico Alla Rakha (il suonatore di tabla che accompagnava Ravi Shankar al sitar: i primi ad aver portato in occidente, invitati dai Beatles, la musica indiana) o anche con i ‘Champloose’ di Shokichi Kina (Upanishad), la stella del folk-rock giapponese, che ha suonato anche con Bob Dylan, Yoko Ono e Rye Cooder – che ne approfittano per una serata qui al Resort.

O anche musicisti classici indiani, sempre felici di suonare di fronte a una platea che sa apprezzare la musica come tramite verso la meditazione… o semplicemente mimi occidentali, che approfittano di un soggiorno qui al Resort per farci morire dalle risate con le loro più recenti pantomime. Insomma è festa tutti i giorni.

“La vera celebrazione non può seguire il calendario: il primo novembre …celebreremo! Strano, miserabili tutto l’anno e improvvisamente, il primo novembre, basta con l’infelicità e tutti fuori a ballare. E poi, quando il primo novembre è finito, si torna indietro nel ‘buco nero’, ognuno nella sua infelicità, ognuno con le sue ansie. La vita dovrebbe essere una celebrazione continua, un festival di luci tutto l’anno… solo allora potrai crescere, sbocciare.”

Ci dice Osho, mettendoci in guardia dal celebrare solo le ‘feste comandate’

“…abbiamo alcuni giorni di festa. Una volta all’anno osserviamo Holi, il festival dei colori… una volta all’anno celebriamo Diwali, il festival delle luci [le due principali feste in India].

Ma la nostra vita è noiosa, arida… ed è proprio per questo che l’uomo ha dovuto creare le festività. Gli uccelli, gli animali, le piante, i fiumi, le cascate… non hanno né Holi né Diwali. L’uomo è malato, ecco perché è soddisfatto con un solo Diwali… è giusto una consolazione. Guarda la natura: l’esistenza si gode Holi ogni giorno, celebra un Diwali quotidiano.”

“… ogni giorno sarà una celebrazione. E perché avere solo una festività quando se ne possono avere trecentosessantacinque.”

 

 

Anando in Italia

 

Anando parteciperà al 10o congresso internazionale ‘L’uomo e il Mistero’ organizzato dalle  Edizioni  Mediterranee a Riccione dal 23 al 28 aprile. Parlerà su ‘Meditazione, l’arte di vivere’ il 26 aprile, e terrà inoltre, sempre all’interno del congresso, un seminario su ‘Meditazione - come cambiare la propria vita‘ dal 24al 25 aprile. Per maggiori informazioni visitate in Internet il sito della casa editrice.

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Dall'ego all' illuminazione

 

ingrassa l’ego

finché non scoppia

 

In questo numero di Osho Times diamo ampio spazio a un processo che vede tutti coinvolti: il procedere dall’identificazione con quello che viene chiamato l’ego – una falsa entità che ci dà una parvenza di credibilità nei confronti del mondo – verso l’incontro col nostro vero io che già esiste a un livello più profondo e nascosto, incontro che viene definito dai mistici di tutti i tempi “illuminazione”. Iniziamo questa esplorazione con una riflessione sulle eperienze di una meditatrice nel Meditation Resort di Pune.

 

 

EGO, in latino vuol dire solo “Io”. Quando ho letto il mio primo libro di Osho, l’uso che faceva di questa parola mi ha sconvolto completamente. Cosa voleva dire affermando: “L’ego deve andarsene”?. La mia formazione come terapista psicoanalitica mi portava a credere che un ego sano equivale a un essere umano sano, e che un ego frammentato è la definizione di schizofrenia. Tutta la scuola americana di psicoanalisi è conosciuta come ‘psicologia dell’ego’ e il suo obiettivo non è nient’altro che consolidare le parti dell’ego. In tutto il mondo occidentale un ego forte è il segno di un individuo libero e integrato.

I mistici affermano l’opposto – che un individuo è veramente libero solo se manca dell’ego. Essi vedono l’ego come un miscuglio di idee, credenze e condizionamenti che sono di ostacolo all’essere veramente se stessi. E anche se non lo trovi scritto nel nuovo best-seller di psicologia alla moda, in un qualche modo il buon senso in Occidente ha una certa comprensione di questo fenomeno. Ad esempio si pensa che va bene avere un ego solido, ma che non va bene oltrepassare certi limiti e diventare egoisti. Un “grosso ego” come quello che si attribuisce a Maria Callas o a Rudolph Nureyev è un privilegio riconosciuto a persone particolarmente dotate – apparentemente basandosi sull’assunzione che si può giustificare un ego più grande in chi possiede particolari talenti. In altre parole, pur di godere della grande arte, la gente è pronta a tollerare anche personalità patologiche.

Secondo Osho, tuttavia, siamo tutti patologici, anche se in gradi diversi. Osho va ancora un passo più in là dei mistici orientali che l’hanno preceduto, perché secondo lui prima l’ego deve cristallizzarsi e solo dopo può andarsene. Se non si cristallizza, non può scomparire. E se non scompare, non ci può essere crescita spirituale.

Ma cosa vuol dire tutto questo nella mia vita pratica?

Prima di tutto, senza un invito personale del maestro, anni fa, un ego come il mio, grande come una casa, non sarebbe mai riuscito a compiere il salto di diventare sua discepola. Ho lasciato allora una fiorente pratica psicoanalitica a Londra per venire a vivere ‘per sempre’ nel suo campus. Arrivata lì, il passo successivo più naturale per me sarebbe stato quello di iniziare ad aiutare il più importante group leader del momento a condurre gruppi di encounter. Ho scritto a Osho di questo mio desiderio, dicendogli – senza un briciolo di incertezza – quanto avessi bisogno della sfida di quella situazione di confronto per poter crescere. E invece lui mi ha fatto diventare il primo counselor individuale del campus, compito che veniva svolto incontrando i clienti nella nostra mensa.

Il mio disappunto per non aver ottenuto ciò che volevo, è stato subito superato dall’onore di aver ottenuto una posizione così prestigiosa. Mi sono subito installata al caffè del campus aspettando i clienti. Non è venuto nessuno. Alla fine qualcuno veniva, ma molto raramente. Nel frattempo ho iniziato a divorare la nuova linea di dolci alla crema appena lanciata dalla ragazza svizzera che coordinava la cucina.

Quando più avanti Osho ha commentato sulla mia incapacità di starmene seduta a far niente nella mensa senza abbuffarmi, mi è sorta l’idea che la sfida che avevo desiderato tanto stava proprio nel fatto che non c’era una sfida. Dopo tutto, perché i monaci zen stanno seduti a vagliare il riso per anni? Uno degli strati di questo mostro di ego viene pelato via, e ne restano ancora circa dieci milioni.

È probabile che questo fosse un classico meccanismo per erodere l’ego: Osho non ti darebbe ciò che vuoi, ma ti darebbe qualcosa che ha un prestigio simile. L’ho visto usare questo trucco con molte personalità che avevano un concetto di sé molto alto. A poco a poco, usando piccole torsioni da chiropratico che risultano accettabili all’ego del discepolo, Osho è sempre riuscito a trasformare i nostri desideri nella direzione di una maggiore armonia con l’universo. Mentre l’ego lentamente si dissolve, diventa sempre meno diffidente, e offre più spazio alla possibilità di tagliare via fastidiosi pezzi sempre più grandi.

Più avanti Osho ha preso una direzione diversa. Mi ha fatto lavorare come assistente di una donna molto bella ed estremamente energetica – chiaramente una negriera in una vita precedente – che mi ha fatto correre di qua e di là, mentre il suo umore passava da una autocrazia stridente e forzata a un umorismo giocoso e affezionato. Era molto brava a far succedere le cose, ma in questo processo molti ego venivano completamente travolti, e il mio era di solito il primo che prendeva l’aria di essere passato attraverso un tritacarne. Avevo la sensazione costante che le cose fossero fatte male e senza attenzione, e quindi continuavo a litigare con lei, a lottare per ciò che mi sembrava importante con tutta la pignoleria di cui sono capaci le donne. Naturalmente, lei non aveva alcuna pazienza con me.

Questa lotta costante, il diffuso senso dell’umorismo e i saltuari sprazzi di scambi affettuosi e pieni di gioia, erano gli elementi principali del mio processo di trasformazione. La sua dolcezza e il mio amore per Osho si combinavano per formare quell’utero di fiducia necessario perché quello strato del mio ego rimanesse ancora lì per il tempo necessario a vederlo bene in faccia e capire cosa fosse. Per me, il momento di trasformazione è una specie di ‘sentirsi pronti’ che non può essere forzato. Solo nel buddhafield di Pune ho potuto trovare lo spazio per vedere come l’ego mi fosse di ostacolo.

E un giorno l’ho visto. Le parole che hanno accompagnato l’intuizione sono state: “Non a modo mio. In qualunque altro modo purché non sia il mio” e non importa da chi viene il suggerimento su cosa fare, quello che conta è la mia comprensione e intelligenza che accettano il suggerimento. Il messaggio che ho finalmente compreso è che il problema non riguardava il lavoro che facevo – non aveva nulla a che fare con il lavoro in se stesso. Riguardava invece chi stava facendo quel lavoro. Il soggetto che stava facendo quel lavoro diventava visibile solo quando le solite strategie del suo ego venivano messe da parte. Una volta che queste erano fuori gioco, rimaneva solo il soggetto, cioè il testimone interiore.

A pungolarmi erano il dolore e un’infelicità insopportabili. Nel cercare di affermare la sua strategia sugli altri, l’ego mi causava un tormento costante che bloccava il fluire della mia gioia. La meditazione mi ha reso sempre più consapevole e quindi anche più sensibile a quel dolore. Il momento di lasciarlo cadere è arrivato quando ho sentito davvero il dolore e ho deciso ‘basta!’.

Un impegno totale verso questo ‘basta!’ è il punto di svolta in cui l’ego cristallizzato inizia a dissolversi. Può essere un basta alle motociclette superveloci, alle storie d’amore possessive o alle abbuffate di cibo, non perché ci sia qualcosa di male nelle motociclette, nelle storie d’amore o nel cibo, ma perché il pericolo, l’infelicità o il mal di stomaco non trovano più un desiderio abbastanza forte da prevaricare sulla saggezza. Io credo che l’ego cristallizzato non vada via tutto di un colpo, in blocco, ma che ogni strato si dissecchi e si sfogli, come gli strati di una cipolla, sotto lo scrutinio di uno sguardo meditativo.

Fondamentalmente questa scartavetratura dell’ego è una delle funzioni più nascoste ma fondamentali del meditation resort di Pune. Qui in un ambiente aperto, giocoso e amorevole, i meccanismi della vita in comune sono di fatto un processo di continuo cambiamento in cui l’ego, un po’ qua un po’ là, come un sassolino nella corrente, viene eroso dalla frizione.

L’esistenza del buddhafield, il suo amore e la sua apertura, il suo invito costante a osservare invece di reagire di fronte agli sconvolgimenti interiori, ci ricorda che il nostro primo obiettivo è quello di trasformarci.

Questa trasformazione avviene con la progressiva evaporazione dell’ego.

 

© 1993 Savita Brandt

  (ritorna al sommario)

 

 

 

L'Ego é una ferita

 

Tutte le persone sviluppano un ego. Tutte ne hanno bisogno almeno per un tratto del proprio nella vita. Finita però la fase iniziale dello sviluppo l’ego diventa una prigione, una struttura rigida che limita la propria libertà. Non solo: si rivela una vera e propria ferita psicologica, sempre aperta e pronta a farti soffrire non appena qualcuno ci mette un dito sopra.

 

 

Il bambino, quando nasce, non ha alcuna conoscenza, alcuna coscienza di sé. Anche dopo la nascita, la prima cosa di cui il bambino diviene consapevole non è se stesso. La prima cosa di cui diventa consapevole è l’altro. È naturale, visto che gli occhi si aprono sull’esterno, le mani toccano gli altri, le modo. Attraverso l’apprezzamento, l’amore, le attenzioni, sente di essere buono, di valere qualcosa, di avere un significato. Si crea un centro. Ma questo centro la sua reale essenza. Egli ignora se stesso. Sa solo quello che gltri pensano di lo è proprio questo: un riflesso, quello che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno lo apprezza, nessuno gli sorride, anche in questo caso si forma un ego, un ego malato, triste, reietto, simile a una ferita, con un senso di inferiorità, di mancanza di valore. Anche questo è un ego. Anche questo è un riflesso. Prima la madre – e la madre, all’inizio, è il mondo – poi gli altri che si aggiungono alla madre, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più complesso diventa l’ego, perché riflette le opinioni di molti.

L’ego è un fenomeno di accumulo, un sottoprodotto della vita sociale. Se un bambino vivesse totalmente da solo, non svilupperebbe mai un ego. Ma questo non servirebbe. Sarebbe come un animale. Non significa che arriverebbe a conoscere il suo sé reale, no. Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Ci si deve passare attraverso. È una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusorio. Non è possibile conoscere direttamente la verità. Prima devi capire cosa non è vero. Prima devi incontrare il falso. Grazie a questo incontro potrai conoscere la verità. Se riconosci il falso come falso, la verità ti si rivela.

L’ego è necessario, è una necessità sociale, è un prodotto sociale. La società è tutto ciò che ti circonda, il non-io, tutto quello che ti circonda. Tutto, tranne te, è società, e ognuno è un ‘riflettore’. Vai a scuola e l’insegnante ti rivela chi sei. Fai amicizia con altri bambini e loro ti rivelano chi sei. A poco a poco, ognuno aggiunge un pezzetto al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo in modo che tu non possa creare problemi alla società.

A loro, tu non interessi. A loro interessa la società. La società pensa a se stessa, ed è così che deve essere. A nessuno interessa che tu conosca te stesso. A loro interessa che tu diventi un ingranaggio efficiente all’interno del meccanismo chiamato società. Devi adattarti alla struttura. Per questo cercano di darti un ego che si adatti alla società. Ti insegnano un codice morale. Il codice morale corrisponde al tentativo di darti un ego conforme alla società. Se sei immorale, sarai sempre un disadattato, in un modo o nell’altro.

La società crea un ego, perché l’ego può essere manipolato e controllato; il sé non può mai essere controllato o manipolato, nessuno ha mai sentito di una società che controllasse il sé, impossibile. E il bambino ha bisogno di un centro, il bambino è del tutto inconsapevole del proprio centro. La società gli fornisce un centro e il bambino a poco a poco si convince che quello, l’ego datogli dalla società, è il suo centro. L’ego è sempre insicuro, sempre affamato, sempre alla ricerca di apprezzamenti. È per questo che continui a chiedere attenzione.

Se il marito entra in una stanza e non guarda la moglie, ci saranno dei problemi. Se gli interessa di più il suo giornale, ci saranno dei problemi. Come osa preferire il giornale, quando sua moglie è lì? Per questo sorgono sempre difficoltà. Se un uomo è un grand’uomo, allora la moglie sarà sempre un problema. E vale anche il contrario: se una donna è una gran donna, suo marito sarà sempre un problema. Chiedete alle mogli dei grandi uomini. Un grand’uomo ha cose importanti da fare. Un Socrate… gli interessava di più la meditazione che la moglie, e questo produsse una ferita. La moglie di Socrate lo tormentava di continuo. Lui era sempre occupato da qualcos’altro.

“C’è qualcosa di più importante di me?”. Questo è uno shock per l’ego.

Sono gli altri a darti un’idea di chi sei. Non hai un’esperienza diretta. È dagli altri che ricevi un’idea su chi sei. Sono loro a modellare il tuo centro. Ma tale centro è falso, perché il tuo centro lo porti dentro di te. Nessun altro ne sa nulla. Nessuno può modellarlo. Vieni al mondo con lui. Nasci con lui.

Quindi hai due centri. Uno, con il quale nasci, che ti viene dato dall’esistenza stessa. Ed è il sé. E l’altro, creato dalla società, che è l’ego – un’entità falsa – e uno stratagemma molto complicato. Attraverso l’ego, la società ti controlla. Devi comportarti in un certo modo, perché solo allora la società ti apprezza. Devi camminare in un certo modo, devi ridere in un certo modo, devi seguire una linea di condotta, un codice morale. Solo allora la società ti apprezza, e se non lo fa, il tuo ego ne é scosso.  Quando l’ego è insicuro, non sai né dove sei, né chi sei. Gli altri te ne danno un’idea. E quell’idea è l’ego.

Cerca di capirlo il più profondamente possibile, perché è questo che devi buttar via. E finché non lo getti via, non riuscirai a entrare in contatto con il sé. Poiché sei assuefatto al centro, sei incapace di muoverti, e non puoi vedere il sé.

E ricorda, ci sarà un periodo intermedio, un intervallo, in cui l’ego sarà in frantumi, e tu non saprai chi sei, non saprai dove stai andando, in cui tutti i confini saranno svaniti. Sarai semplicemente confuso – un caos. È questo caos che genera la paura di perdere l’ego. Ma così dev’essere. Bisogna passare attraverso il caos per raggiungere il centro reale del sé.

E se osi, questo periodo sarà breve. Se hai paura, e ricadi nell’ego, e cominci a ricomporlo, allora sarà molto, molto lungo: puoi sprecare molte vite.

L’illuminazione è sempre improvvisa. Non esiste l’illuminazione graduale. La gradualità esiste se non osi: nasce dalla paura. In quel caso fai un passo verso il centro, il centro reale, ti impaurisci – e torni indietro. Assomigli a un bambino che se ne sta sulla soglia di casa, vuole uscire, ma fuori è buio. Guarda fuori, e torna indietro, poi raccoglie di nuovo un po’ di coraggio e si affaccia.

Ho sentito la storia di un bambino in visita ai nonni. Aveva solo quattro anni. La sera, quando la nonna lo metteva a letto, lui piangeva e diceva: “Voglio andare a casa. Ho paura del buio”. Ma la nonna gli diceva: “So benissimo che anche a casa dormi al buio, non ho mai visto una luce accesa. Perché qui hai paura?”. Il bambino rispondeva: “Hai ragione, ma quello è il mio buio. Questo buio non lo conosco per niente”. Persino con il buio tu dici: questo è mio.

Fuori – un buio sconosciuto. Con l’ego tu dici: questo è il mio buio. Può essere pesante, può crearmi un sacco di guai, ma resta pur sempre mio. Qualcosa a cui afferrarsi, qualcosa a cui aggrapparsi, qualcosa sotto i piedi: non sei nel vuoto, non sei nel nulla. Magari sei infelice, ma almeno ci sei. Anche l’essere infelice ti dà la sensazione di ‘io sono’. Se ti muovi, la paura prende il sopravvento, cominci a temere il buio dell’ignoto, e il caos – perché la società è riuscita a ‘far luce’ su un pezzettino del tuo essere.

È come se fossi andato in una foresta. Ti sei creato uno spazio sgombro, hai liberato il terreno, messo una recinzione, ti sei costruito una capanna, hai creato un giardino, un praticello, e ti senti bene. Oltre la recinzione c’è la foresta, un mondo selvaggio. Qui va tutto bene, hai pianificato tutto.

È successo così. La società ha creato uno spazio sgombro all’interno della tua consapevolezza. Ha ripulito un pezzettino, e lo ha recintato. Lì, tutto va bene. È quello che fanno in tutte le università. La cultura e l’educazione non fanno altro che ripulire una parte, affinché tu ti ci senta a proprio agio. Ma poi diventi pauroso: oltre il recinto c’è il pericolo.

Oltre il recinto ci sei tu, come dentro il recinto – e la tua mente conscia è solo una parte, un decimo del tuo essere. I nove decimi ti attendono al buio. E in quei nove decimi, da qualche parte, è nascosto il tuo vero centro.

Occorre osare, essere coraggiosi. Occorre addentrarsi nell’ignoto. Per un po’ tutti i confini svaniranno, per un po’ ti sentirai confuso, per un po’ avrai paura e ti sentirai scosso, come se fosse successo un terremoto. Ma se sei coraggioso e non torni indietro, se non ricadi nell’ego e prosegui, c’è un centro nascosto che ti porti con te da molte vite. Quella è la tua anima, l’atma, il sé. Una volta che ti avvicini, tutto cambia, tutto si ricompone di nuovo; ora però questa ricomposizione non viene fatta dalla società. Ora tutto diventa un cosmo, non un caos, nasce un nuovo ordine. Ma non è più l’ordine della società – è l’ordine dell’esistenza stessa.

Buddha lo chiama dhamma, Lao Tzu lo chiama tao, Eraclito lo chiama logos. Non è creato dall’uomo. È l’ordine dell’esistenza stessa. Allora tutto, all’improvviso, è di nuovo bello, e per la prima volta realmente bello, perché le cose create dall’uomo non possono essere belle. Al massimo ne puoi nascondere la bruttura, tutto qui. Le puoi abbellire, ma non possono mai essere belle.

L’ego è di plastica, ma sembra permanente. Ricorda, l’eternità non è permanenza. L’eternità è sempre in movimento. L’eternità si muove attraverso il cambiamento. L’eternità è cambiamento continuo, eppure rimane la stessa: cambia, eppure rimane la stessa, si muove, eppure non si muove mai.

L’ego ha una certa caratteristica: è morto, è di plastica. Ed è molto facile averlo, perché te lo danno gli altri. Non devi cercarlo. Non richiede alcuna ricerca. Ecco perché  

   se non diventi un  

     ricercatore

nell’ignoto, non sei ancora un individuo. Sei solo parte della folla. Sei solo massa. Se non hai un centro reale, come puoi essere un individuo?

L’ego non è individuale. L’ego è un fenomeno sociale, è la società, non sei tu. Ma ti dà una funzione nella società, un posto nella società. E se questo ti soddisfa, perderai l’opportunità di trovare il sé.

Per questo sei così infelice. Con una vita di plastica, come fai a essere felice? Con una vita falsa, come fai a essere estatico e beato? E poi l’ego crea molte infelicità, milioni. Non puoi vederlo, perché è ‘il tuo buio’. Ci sei abituato.

Hai mai notato che ogni forma di infelicità passa dall’ego? Non può renderti felice, può solo renderti infelice. L’ego è l’inferno. Ogni volta che soffri, cerca di osservare e analizzare, e scoprirai che, da qualche parte, l’ego ne è la causa. E l’ego continua a trovare cause per soffrire.

Una volta ero ospite da Mulla Nasrudin. La moglie lo stava insultando: era davvero arrabbiata, rude, aggressiva, sul punto di esplodere, molto violenta. E Mulla Nasrudin se ne stava seduto in silenzio e l’ascoltava. All’improvviso  la moglie si gira verso di lui e gli dice: “E così vuoi andare avanti a discutere!”. E il Mulla: “Ma io non ho detto neanche una parola”. E la moglie: “Lo so, ma hai un modo di ascoltare molto polemico”. Tu sei un egoista, come tutti. Alcuni lo sono in maniera grossolana, in superficie, e non sono casi difficili. Alcuni lo sono in maniera sottile, nel profondo, e rappresentano il vero problema. Questo ego entra continuamente in conflitto con gli altri, perché ogni ego ha scarsissima fiducia in se stesso. Quando non hai in mano nulla e pensi solo di avere qualcosa, ci saranno dei problemi. Se qualcuno ti dice: “Non c’è nulla”, reagirai immediatamente, perché anche tu senti che non c’è nulla. L’altro ti rende consapevole di questo fatto.

L’ego è falso, è nulla. Lo sai anche tu. Come puoi evitare di saperlo? È impossibile! Un essere consapevole, come fa a non vedere che l’ego è falso? E poi gli altri dicono che non c’è nulla – e quando gli altri dicono che non c’è nulla, vanno a toccare una ferita. Dicono la verità – e nulla fa male quanto la verità. Devi difenderti, perché se non ti difendi, se non ti metti sulla difensiva, dove finirai? Sarai perduto. La tua identità andrà in pezzi. Quindi devi difenderti e lottare – per questo ci sono i conflitti. Un uomo che realizza il sé non entra mai in conflitto. Gli altri potrebbero arrivare per scontrarsi con lui, ma lui non è mai in conflitto con nessuno.

È accaduto che un maestro zen passasse lungo una via. Un uomo corse verso di lui e lo colpì. Il maestro cadde. Poi si rialzò e continuò a camminare nella stessa direzione di prima, senza neanche voltarsi. Un discepolo che era con lui rimase scioccato. Gli disse: “Chi era quell’uomo? Cos’è accaduto? Se uno vive in questo modo, chiunque lo può avvicinare e uccidere. E non l’hai neppure guardato, per vedere chi era e perché l’ha fatto”. Il maestro disse: “Quello è un suo problema, non mio”. Puoi scontrarti con un illuminato, ma sarà un tuo problema, non suo. E se vieni ferito in quello scontro, anche quello sarà un tuo problema. Lui non può essere ferito. Sarà come sbattere contro un muro, ti farai male, ma non è il muro che ti ha fatto male.

L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché?

Se nessuno ti presta attenzione, l’ego è affamato. Si nutre di attenzione. Quindi anche se qualcuno litiga o è arrabbiato con te, ti va bene lo stesso, perché almeno ricevi un po’ di attenzione. Se qualcuno ti ama, va bene. Se nessuno ti ama, allora anche la rabbia va bene. Perlomeno riceverai un po’ di attenzione. Ma se nessuno ti dà attenzione, nessuno pensa che tu sia importante, come farai a nutrire il tuo ego? Hai bisogno dell’attenzione degli altri.

Hai milioni di modi per attirare l’attenzione degli altri: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti bene, sei molto educato, ti modifichi. Cerchi di capire la situazione e subito cambi in modo che le persone ti prestino attenzione.

Questo è mendicare. Un vero mendicante è uno che chiede e pretende attenzione. E un vero imperatore è uno che vive per sé, ha il suo centro, non ha bisogno di nessun altro. Buddha seduto sotto l’albero del bodhi… se il mondo intero scomparisse all’improvviso, che differenza farebbe per Buddha? Nessuna.

Non fa alcuna differenza. Anche se il mondo intero scomparisse, non farà alcuna differenza, perché lui ha trovato il proprio centro.

Ma tu, se tua moglie se ne va, se divorzia e va con qualcun altro, ti ritrovi a pezzi, perché ti dava attenzione, ti accudiva, ti amava, ti stava intorno, ti aiutava a sentirti qualcuno. Il tuo impero è completamente perduto, sei distrutto. E cominci a pensare al suicidio. Perché, se tua moglie ti lascia, dovresti suicidarti? Perché, se tuo marito ti lascia, dovresti suicidarti? Perché non hai un tuo centro. Era la moglie che ti dava il centro, il marito  che ti dava il centro.

La gente vive così. In questo modo le persone diventano dipendenti dagli altri. È una grande schiavitù, dipendere dagli altri. Solo una persona priva di ego è, per la prima volta, il padrone – non è più uno schiavo.

Cerca di capire. E comincia a riconoscere l’ego – non negli altri, non sono affari tuoi – ma in te stesso. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi immediatamente gli occhi e cerca di vedere da dove arriva quella infelicità. Scoprirai sempre che il tuo centro falso si è scontrato con gli altri.

Ti aspettavi qualcosa, e non è successo. Ti aspettavi una cosa ed è successo l’esatto opposto – il tuo ego è sconvolto, tu sei infelice. Osserva, ogni volta che ti senti infelice, cerca di scoprire perché.

Le cause non sono esterne. La causa prima è dentro di te, ma tu guardi sempre fuori, ti chiedi sempre: “Chi mi rende infelice? Chi mi fa arrabbiare? Chi è responsabile della mia angoscia?”. E se guardi fuori, mancherai il punto. Chiudi gli occhi e guarda dentro. La fonte di ogni infelicità, rabbia, angoscia, è dentro di te, è il tuo ego. E se trovi la fonte, ti sarà facile superarla. Se riesci a vedere che è il tuo ego a creare problemi, cercherai di lasciarlo cadere – poiché nessuno può portarsi dietro la causa della propria infelicità, se la capisce.

E ricorda, non hai bisogno di lasciar cadere l’ego. Non puoi liberartene. Se cerchi di liberartene, svilupperai un ego più sottile che dice: “Sono diventato umile”. Non cercare di essere umile. Di nuovo, si tratta dell’ego che si nasconde, ma non è morto.

Non cercare di essere umile. Nessuno può tentare di esserlo. E nessuno può generare l’umiltà tramite i propri sforzi – no. Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione. È l’ombra del tuo centro autentico. Un uomo realmente umile non è né umile, né arrogante. È un uomo semplice. Non è neppure consapevole di essere umile. Se sei consapevole di essere umile, c’è di mezzo l’ego.

Guarda le persone umili. Ce ne sono a milioni che si ritengono umili. Si inchinano profondamente, ma osservale – sono sottilmente arroganti. Ora è l’umiltà il loro nutrimento. Dicono: “Sono umile”. E poi ti guardano e si aspettano i tuoi apprezzamenti. “Sei davvero umile”. Vorrebbero che tu dicessi: “Sei l’uomo più umile del mondo, nessuno è umile come te”. Osserva il sorriso che dopo appare loro sulle labbra.

Che cos’è l’ego? L’ego è un gerarca che dice: “Nessuno è come me, sono l’uomo più umile”.

Una volta è accaduto che un monaco venisse da me e mi parlasse della sua umiltà. Gli ho detto: “Tu non sei niente. Conosco un uomo che è più umile di te”. In preda a un moto improvviso di rabbia, di ego, mi ha detto: “Chi è quell’uomo? Voglio vederlo!”. “Il punto non è questo,” gli ho risposto “non te lo presenterò. Cerca invece di capire, perché l’ego all’improvviso rispunta e dice: ‘Chi osa essere più umile di me?’.”

Una volta un fachiro, un medicante, pregava nella moschea la mattina presto, quando ancora era buio. Di sicuro era una festività religiosa musulmana, e il fachiro pregava dicendo: “Io non sono nulla. Sono il più povero dei poveri, il più grande tra i peccatori”. All’improvviso un’altra persona si mise a pregare: era l’imperatore di quel paese. Non sapeva che c’era lì qualcun altro in preghiera, era buio, e anche l’imperatore diceva: “Io non sono nulla. Sono solo un mendicante alla tua porta”. Quando udì l’altro dire le stesse cose, urlò: “Alt! Chi cerca di superarmi? Chi sei tu? Come osi dire davanti all’imperatore che tu sei nulla, quando anche lui sta dicendo la stessa cosa?”.

L’ego funziona così. È molto sottile. I suoi modi sono molto sottili e ingegnosi. Devi stare molto attento, e solo allora lo vedrai. Non cercare di essere umile. Cerca solo di vedere che ogni forma di infelicità, di angoscia, viene attraverso di lui. Osserva e basta! Non hai bisogno di lasciarlo cadere. Tu non puoi lasciarlo cadere. Chi lo farà? Chiunque sia a farlo, diverrà a sua volta ego – torna sempre indietro.

Qualunque atteggiamento tu scelga, tirati da parte, e osserva, guarda. Qualunque atteggiamento – umiltà, modestia, semplicità – non ti servirà a nulla. Solo una cosa è possibile, ed è il semplice guardare e notare che è l’ego la fonte di ogni infelicità. Non dirlo, non ripetere ‘devo osservare’, perché se io dico che è la fonte di ogni infelicità e tu lo ripeti, non serve a nulla. Devi arrivare a questa comprensione per conto tuo.

Quando sei infelice, chiudi gli occhi e non cercare una causa esterna. Cerca di vedere da dove viene l’infelicità. È il tuo ego. Se lo senti e lo capisci, e la comprensione che l’ego è la causa si radica in te, allora un giorno, all’improvviso, vedrai che è svanito.

Nessuno lo abbandona – nessuno può farlo. Lo puoi solo vedere, e quello scompare, perché la comprensione stessa che l’ego è la causa di ogni infelicità diventa la sua morte. Tale comprensione ne segna la scomparsa.

Sei molto bravo a vedere l’ego negli altri. Chiunque può vedere l’ego di un altro. Quando arrivi al tuo, lì sorge un problema, perché non ne conosci il territorio, non ci sei mai stato. L’intero percorso verso il divino, la realtà suprema, deve passare attraverso il territorio dell’ego. Il falso deve essere compreso in quanto falso. La fonte dell’infelicità dev’essere vista in quanto fonte dell’infelicità. Quando comprendi che è veleno, svanisce. Quando comprendi che è un fuoco, svanisce. Quando sai che è l’inferno, svanisce. Allora non dirai: ho abbandonato l’ego. Ti metterai semplicemente a ridere dell’intera faccenda, poiché eri tu a creare tutta quella infelicità.

Ho visto un fumetto di Charlie Brown. In una vignetta lui gioca con le costruzioni, sta costruendo una casa. Seduto in mezzo ai mattoncini, costruisce le mura. A un certo punto si ritrova prigioniero, intorno ha solo un muro, e si mette a gridare: “Aiuto, aiuto!”. Ed è lui ad aver fatto tutto. Ora è chiuso dentro, imprigionato. È una cosa infantile, ma è quello che hai fatto anche tu. Ti sei costruito intorno una casa, e ora urli: “Aiuto, aiuto!”. E il problema è moltiplicato, perché quelli che vogliono aiutarti sono nella stessa barca.

È accaduto che una donna molto bella andasse da uno psichiatra per la prima volta. Lo psichiatra le disse: “Si avvicini, per favore”. Quando la donna si avvicinò, le saltò addosso, l’abbracciò e la baciò. La donna rimase scioccata. Poi le disse: “Si sieda. Quello serviva per il mio problema. Ora mi parli del suo”. I problemi si moltiplicano, perché gli altri sono nella stessa barca. Vorrebbero aiutare, perché quando aiuti qualcuno l’ego si sente bene, molto bene – sei un grande benefattore, un grande guru, un maestro: aiuti moltissime persone. Più vasto è il tuo seguito, meglio ti senti. Ma sei nella stessa barca, non puoi essere d’aiuto. Anzi, farai del male.

Le persone che hanno ancora i loro problemi, non possono essere di grande aiuto. Solo qualcuno che non ha problemi può aiutarti. Solo uno così ha la chiarezza di visione, può comprenderti. Una mente priva di problemi suoi può vederti, può diventare trasparente. Una mente priva di problemi suoi può vedere dentro di sé, per questo è capace di vedere dentro gli altri.

In Occidente ci sono molte scuole di psicoanalisi, moltissime. E le persone non ricevono alcun aiuto, anzi, vengono danneggiate. Perché coloro che prestano aiuto, o cercano di farlo, o si atteggiano a benefattori, sono nella stessa barca.

Leggevo le memorie della moglie di Wilhelm Reich, uno degli psicoanalisti più significativi e più rivoluzionari… ma quando si tratta dei propri problemi, ci sono delle difficoltà.

Nelle sue memorie, la moglie scrive che Reich insegnava agli altri a non essere gelosi, che l’amore non è possesso, è libertà. Ma nei riguardi della propria moglie era sempre geloso. Se lei rideva con un altro, subito si intristiva. Lui faceva l’amore con molte altre donne, ma alla moglie non permetteva neppure di sorridere a un altro, o di sedersi a parlare con un altro. Ogni volta che usciva – per visitare i pazienti per esempio – la prima cosa che faceva tornando a casa era chiedere alla moglie dov’era stata, chi aveva incontrato, chi era venuto a trovarla: un vero e proprio interrogatorio. La moglie dice che lei era semplicemente stupefatta: un uomo così saggio con gli altri, ma con i propri problemi…

È difficile vedere il proprio ego. È molto facile vedere l’ego degli altri. Ma non è questo il punto, non puoi aiutare gli altri. Cerca di vedere il tuo ego. Limitati a osservarlo. Non avere fretta di liberartene, osservalo e basta. Più lo osservi, più ne diverrai capace. Un giorno, improvvisamente, vedrai che non c’è più. E quando se ne va da solo, solo allora ne sei libero. Non esiste altro modo.

Non puoi abbandonarlo prematuramente. Cade come una foglia morta. L’albero non fa nulla. Basta un soffio di vento, una situazione, e la foglia morta cade. L’albero non si rende neppure conto che la foglia morta è caduta. Non fa alcun rumore, non fa alcuna dichiarazione – niente. La foglia morta cade e si disperde nel terreno, come se nulla fosse.

Quando sei maturo in comprensione e consapevolezza, e hai compreso con totalità che l’ego è la causa di tutti i tuoi problemi, un giorno vedrai semplicemente cadere la foglia morta. E disperdersi nel terreno, morire per conto suo. Tu non hai fatto nulla, quindi non puoi dichiarare di averlo lasciato andare.

Vedi solo che se ne è andato, e che poi è sorto il centro reale.

E il centro reale è l’anima, il sé, dio, la verità, o qualunque nome tu voglia dargli. È senza nome, quindi tutti i nomi vanno bene. Puoi dargli il nome che preferisci.

 

tratto da: Osho,  Returning to the Source  # 5

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L’ego è codardia pura

 

 

La codardia non è una parte essenziale dell’ego, è l’ego nella sua totalità. Ed è inevitabile che sia così, poiché l’ego vive nella paura costante di venire smascherato: dentro è vuoto, non ha sostanza, è pura apparenza, non realtà. E quando una cosa è solo apparenza, miraggio, è inevitabile che al suo centro ci sia paura.

Sarà più facile comprenderlo in un contesto differente. Tu vedi la luna, vedi la sua bellezza, la sua luce fredda. Ma i primi astronauti rimasero scioccati, perché nell’avvicinarsi alla luna non videro alcuna luce. La luna era solo una distesa piatta e brulla – priva di vegetazione, priva di vita – nuda roccia. Ma dalla luna, quando guardarono la terra, rimasero senza fiato: la terra emanava una luce bellissima.

In confronto a quella luce, la luna e la sua bellezza non sono niente; poiché la terra è otto volte più grande della luna, la sua luce è otto volte più intensa, argento puro. E gli astronauti sapevano che era completamente falso, eppure lo vedevano. Non c’era… ma è un fenomeno strano: quando erano sulla terra, vedevano la bella luce argentea che brillava dalla luna; ora erano sulla luna, che era solo nuda roccia, e tutta la bellezza radiava dalla terra. E conoscevano la terra, avevano vissuto tutta la vita sulla terra, e non avevano mai visto nulla del genere. Per vedere il riflesso della luce solare, hai bisogno di distanza.

Anche la terra emana luce: un po’ della luce solare che arriva viene assorbita dalla terra, ma la maggior parte viene riflessa. Quella luce riflessa può essere vista solo quando si è molto lontani dalla terra, altrimenti non la si può vedere.

L’ego è un fenomeno non esistenziale – le persone che sono separate da te possono sentirlo, possono vederlo, possono venirne ferite. La tua sola preoccupazione è che non si avvicinino troppo. Ognuno tiene l’altro a debita distanza, perché permettere a una persona di avvicinarsi troppo significa aprire le porte della propria vacuità.

L’ego non esiste.

Ma sei così identificato con l’ego che percepisci la morte dell’ego, la scomparsa dell’ego, come la tua stessa morte. Non è così, al contrario, quando l’ego è morto, allora conoscerai la tua realtà, la tua essenza.

L’egocentrico è di sicuro un codardo. Non può permettere alcun tipo di intimità – amicizia, amore… neppure cameratismo. Adolf Hitler non permise mai a nessuno di dormire nella sua stanza. Dormiva sempre da solo, chiudendo a chiave la porta. Non si sposò mai, per un semplice motivo: se sei sposato devi lasciare entrare la donna nella tua stanza – e non solo nella stanza, ma anche nel letto. Troppo intimo, troppo pericoloso. Non aveva amici. Teneva sempre le persone il più lontano possibile; non ci fu una persona, in tutta la sua vita, che gli appoggiasse mai la mano sulla spalla – non avrebbe permesso una tale intimità.

Qual era la paura? Perché era così spaventato? La paura era che, nel momento in cui avesse permesso tale intimità, la sua grandezza – ‘il grande Adolf Hitler’ – sarebbe svanita. Ci si sarebbe trovata davanti una creatura minuscola, un pigmeo, senza alcuna eccezionalità – quella era tutta per i posteri, faceva parte di una vasta montatura propagandistica.

Più una persona è centrata nell’ego e più deve rimanere sola. Rimanere soli è triste, ma uno deve pagare. Per far apparire reale un ego che non esiste devi pagare – con l’ infelicità, con il dolore, con l’angoscia. E comunque, anche se riesci a tenere lontani tutti, tu sai benissimo che è solo una bolla di sapone – basta il tocco di uno spillo, e svanirà.

Napoleone Bonaparte è stato uno dei più grandi egocentrici nella storia dell’egocentrismo, ma venne sconfitto;  vale la pena considerare il motivo della sua sconfitta.

Quando era piccolo, aveva solo sei mesi, la balia lo lasciò solo in giardino per entrare in casa a fare qualcosa, e un gatto selvatico gli saltò addosso. Ora, un bimbo di sei mesi… il gatto dev’essergli sembrato un leone. Le cose sono sempre relative, dipende dalle proporzioni, e per quel bambino si trattava di un enorme leone. Il gatto voleva solo giocare, ma per il bambino fu un grande shock, e lo shock andò molto in profondità… una volta adulto combatté in molte guerre: era un grande soldato, era capace di lottare con un leone – ma aveva paura dei gatti. Nel momento in cui vedeva un gatto, perdeva tutto il suo coraggio, improvvisamente diventava un bambino di sei mesi.

Il fatto era noto al comandante inglese Wellington; altrimenti tra Wellington e Napoleone non c’era paragone. E questa fu l’unica battaglia in cui Napoleone venne sconfitto. Wellington mise settanta gatti davanti all’esercito, e quando Napoleone vide settanta gatti – uno era abbastanza per il poveretto – ebbe un collasso nervoso. Si limitò a dire al suo luogotenente: “Prendi in mano tu l’esercito. Io non sono in condizione di combattere, e non sono neppure in condizione di pensare. Questi gatti mi hanno ucciso”.

E ovviamente venne sconfitto.

Gli storici che affermano che fu sconfitto da Wellington hanno torto. No, fu sconfitto da un trucco psicologico. Fu sconfitto dai gatti, fu sconfitto dalla sua infanzia, fu sconfitto da una paura che non poteva controllare.

Venne tenuto prigioniero su un’isoletta, Sant’Elena. Non erano necessarie le manette, poiché l’isola era molto piccola e non c’ era modo di andarsene.

Il primo giorno andò a fare una passeggiata accompagnato dal medico personale: dopo il collasso nervoso e la sconfitta gli era stato assegnato un medico. Camminavano su un sentiero molto stretto e dall’altra parte arrivava una donna, carica di un gran fascio d’erba. Il sentiero era strettissimo, qualcuno doveva tirarsi da parte. Sebbene il medico fosse inglese, urlò alla donna: “Si tiri da parte! Lei non sa chi sta arrivando. Anche se è stato sconfitto, non importa: è Napoleone Bonaparte”.

Ma la donna era così ignorante che non aveva mai sentito nominare Napoleone. E così rispose: “E allora? Che sia lui a tirarsi da parte! Dovreste vergognarvi! Io sono una donna e sto portando un carico molto pesante… e dovrei essere io a tirarmi da parte?”.

Napoleone prese per mano il medico, si tirò da parte e disse: “Son finiti i tempi in cui anche le montagne si spostavano davanti a Napoleone… la bolla di sapone è svanita. Devo cedere il passo a una donna che trasporta erba”.

Nella sua sconfitta riusciva a vedere cos’era accaduto: per tutta la vita aveva represso una paura. La teneva nascosta, e ora il segreto era svelato, la paura esposta.

Napoleone non era nessuno.

È questa la situazione di un grande egocentrico.

Non pensare dunque che la vigliaccheria sia una parte essenziale dell’egocentrismo, è l’egocentrismo nella sua interezza. L’ego è vigliaccheria. Ed essere privi di ego significa essere privi di paura – perché ora nulla ti può essere tolto, neppure la morte può distruggere qualcosa di te. La sola cosa che può essere distrutta, in qualunque persona, è l’ego.

L’ego è così fragile, così sempre sull’orlo del baratro – può morire in ogni momento – che le persone che vi si sono aggrappate, dentro di sé tremano in continuazione.

Lasciare andare l’ego è l’atto più straordinario che un uomo possa compiere: mostra il meglio di te, dimostra che sei più di quello che appari, dimostra che in te c’è qualcosa di immortale, indistruttibile, eterno.

L’ego ti rende codardo.

L’assenza di ego ti trasforma in un esploratore impavido dell’eterno mistero della vita.

 

tratto da: Osho, The Osho Upanishad # 44

 (ritorna al sommario) 

 

 

Le sette porte dell'ego

L'illusione del sé prende forma attraverso sette porte

 

Dovete comprendere l’illusione del sé.

Per prima cosa, l’ego non è una realtà,

è soltanto un’idea. Non venite al mondo con l’ego,

Non lo portate con voi nascendo. Non fa parte

del vostro essere. Quando un bambino nasce

non porta con sé il proprio ego.

L’ego è qualcosa che si impara.

 

 

Esistono sette porte dalle quali l’ego può entrare, sette porte attraverso le quali si apprende l’ego. È necessario che conosciate queste sette porte, perché, se le comprenderete, potrete abbandonare l’ego… e questo perché, comprendendo bene queste sette porte, si possono chiudere. In questo modo l’ego non verrà più creato. Visto nel modo giusto, compreso alla perfezione – cioè che l’ego è soltanto un’ombra – esso inizia a scomparire spontaneamente.

Alport chiama la prima porta "il sé corporale". L’uomo non nasce con un ‘senso di sé’. Il bambino nell’utero materno non ha alcun senso di sé. Egli forma una unità con la madre, è completamente unito a lei, è attaccato a lei. La madre è tutta la sua esistenza, tutto il suo cosmo. Non sa di essere separato. La separazione avviene quando il bambino esce dall’utero, quando si spezza il ponte che lo univa alla madre e il neonato deve respirare per conto proprio. Di fatto, nascendo, non respira. Come potrebbe farlo? Non può ancora respirare, perciò non è separato. Il respiro accade. Respirare non è un’azione del neonato, è un accadimento. Sgorga dal nulla: il neonato comincia a respirare. È miracoloso come il neonato riesca a respirare per la prima volta: non ha mai respirato prima e non si può insegnargli a respirare. Non sa che esiste il meccanismo della respirazione. I suoi polmoni non hanno mai funzionato, ma il respiro accade e il miracolo inizia. Ma il respiro sgorga dal nulla, ricordalo. In seguito, definirà l’atto dicendo: “Io  respiro.” È assurdo: tu non respiri! Il respiro accade. Non creare l’idea dell’io, non dire: “Io respiro.” Nessuno respira! Non è nelle tue facoltà decidere di respirare o di non respirare! Puoi provare: cessa di inspirare per qualche secondo, capirai come sia difficile anche smettere di respirare. In pochi secondi una profonda urgenza affiorerà da un luogo imprecisato, e ricomincerai a inspirare. Oppure prova a cessare di espirare per pochi secondi e improvvisamente sentirai l’urgenza di farlo. È al di là delle tue facoltà. Dovrai espirare.

È il nulla che respira in te… oppure puoi chiamarlo dio – non fa differenza, è la stessa cosa. Il nulla o dio, hanno lo stesso significato.

Noi non nasciamo con il ‘senso di sé’. Non fa parte del nostro bagaglio genetico. Il neonato non è in grado di fare distinzioni fra sé e il mondo che lo circonda. Anche dopo aver iniziato a respirare, devono passare molti mesi prima che il neonato diventi consapevole che esiste una distinzione fra il suo essere interiore e il mondo esterno. Gradualmente, mediante apprendimenti sempre più complessi ed esperienze percettive, egli sviluppa una distinzione vaga fra qualcosa ‘dentro di me’ e le altre cose ‘fuori da me’.

Questa è la prima porta dalla quale entra l’ego: la distinzione che esiste qualcosa ‘dentro di me’. Per esempio: il bambino ha fame, sente che la fame viene dal suo interno. Viceversa, quando la madre dà uno schiaffo al bambino, egli è in grado di sentire che lo schiaffo arriva dall’esterno. A questo punto è inevitabile che col tempo senta una distinzione: esistono cose che vengono dal suo interno e cose che vengono dall’esterno. Quando la madre gli sorride, egli vede che il sorriso viene da lei, allora risponde con un sorriso. In questo caso può sentire che il sorriso viene dal suo interno, da qualche parte dentro di lui. In lui sorge l’idea di interno e di esterno: questa è la prima esperienza dell’ego.

Di fatto non c’è distinzione fra l’interno e l’esterno. L’interno fa parte dell’esterno e l’esterno fa parte dell’interno. Il cielo che sta dentro la tua casa e il cielo che sta fuori non sono due cieli, ricordalo. Sono un cielo! Similmente, tu lì e io qui, non siamo due! Siamo due aspetti della stessa energia, due facce della stessa moneta. Ma il bambino inizia ad apprendere le vie dell’ego.

La seconda porta è ‘l’identificazione di sé’. Il bambino impara il proprio nome, si rende conto che l’immagine riflessa nello specchio oggi è la stessa persona che aveva visto nello specchio ieri e sorge in lui la credenza che il senso di me, o del sé, rimanga inalterato di fronte alle esperienze che cambiano. In seguito, il bambino impara che tutte le cose cambiano. A volte ha fame e a volte non ha fame, a volte ha sonno e a volte è sveglio, a volte è in collera e a volte è amorevole – le cose cambiano continuamente. Un giorno è una bella giornata e un altro giorno tutto è buio e triste. Ma il bambino si guarda nello specchio…

Hai mai osservato un bambino seduto di fronte a uno specchio? Cerca di afferrare il bambino che sta nello specchio, perché pensa che il bambino sia ‘là fuori’. Non riesce a prenderlo, allora gira intorno allo specchio e guarda dietro – forse il bambino è nascosto là? A poco a poco, impara che l’immagine riflessa è la sua. Allora inizia a sentire una specie di continuità: ieri nello specchio c’era la stessa faccia, anche oggi nello specchio c’è la stessa faccia. Quando il bambino si guarda nello specchio per la prima volta rimane affascinato. Non vuole andarsene. Torna continuamente in camera da letto per vedere chi è lui.

Tutte le cose cambiano continuamente. Una cosa sembra immutabile – la propria immagine. L’ego ha un’altra porta dalla quale entrare: l’autoimmagine.

La terza porta è ‘la stima di sé’. Questa riguarda il sentimento di fierezza che il bambino prova dopo aver imparato a fare qualcosa da solo: a fare, a esplorare, a costruire. Quando il bambino impara qualcosa… per esempio ha imparato la parola ‘papà’, continua a ripetere ‘papà, papà’ per tutto il giorno. Non perde una sola occasione per usare quella parola. Quando inizia a imparare a camminare, ci prova per tutto il giorno. Cade continuamente, inciampa, si fa male, ma si alza – perché questo lo rende fiero di sé: “Anch’io sono capace di fare qualcosa! Riesco a camminare! Riesco a camminare! Riesco a portare una cosa da qui a là!”

I genitori sono molto preoccupati perché il bambino è un continuo disturbo. Si mette a trasportare cose. Non riescono a capire: “Perché? Per quale motivo? Perché hai preso il libro là e l’hai portato qui?” Al bambino il libro non interessa affatto! Per lui è una cosa senza senso. Il suo interesse è un altro: riesce a trasportare una cosa!

Il bambino comincia a uccidere gli animali. Una mosca: lui piomba immediatamente su di lei e la uccide. Riesce a fare delle cose! Il fare gli dà gioia. Può diventare davvero distruttivo. Se trova un orologio, lo apre – vuole vedere cosa c’è dentro. Diventa un esploratore, un investigatore.

Fare delle cose gli dà gioia perché questo apre la terza porta al suo ego: si sente fiero, è capace di fare. È capace di cantare una canzone, per cui è pronto a cantarla a chiunque. Se arriva un ospite, sta lì in attesa che qualcuno gli dia l’occasione di poter cantare la sua canzone. Oppure è capace di danzare o di fare un’imitazione o qualcos’altro! Qualunque cosa sia, vuole fare qualcosa per dimostrare di non essere impotente: anch’egli può fare. Questo fare è la nascita dell’ego.

La quarta porta è ‘l’espansione di sé’, la proprietà, il possesso. Il bambino dice: la mia casa, mio padre, mia madre, la mia scuola. Comincia a espandere il campo del ‘mio’. ‘Mio’ diventa la sua parola chiave. Se prendi il suo giocattolo, non gli interessa tanto il giocattolo, gli interessa di più affermare: “Il giocattolo è mio, tu non puoi prenderlo.” Ricordatevi, non gli interessa tanto il giocattolo. Quando nessun altro vuole prenderlo, lo getta in un angolo e corre fuori a giocare. Ma se qualcun altro vuole prenderlo, non vuole darglielo. “Questo è mio!”

‘Mio’ dà un ‘senso di me’, il ‘senso di me’ crea l’io. Ricordatevi, queste porte non sono aperte soltanto per i bambini, rimangono tali per tutta la vostra vita. Quando dite la mia casa, diventate infantili. Quando dite mia moglie, diventate infantili. Quando dite la mia religione, diventate infantili.

Quando un indù litiga con un maomettano a causa della religione, sono come due bambini. Non sanno quello che fanno. Non sono realmente cresciuti, maturati. I bambini discutono continuamente: “Il mio papà è il papà migliore al mondo!” Così fanno i preti, litigano continuamente: “Il mio concetto di dio è il migliore, il più potente, quello vero! Gli altri sono tutti superficiali.”

Questi sono atteggiamenti molto infantili, ma che vi stanno addosso per tutta la vita.

La quinta porta è ‘l’immagine di sé’. Si riferisce al modo in cui il bambino vede se stesso. Mediante l’interagire con i genitori, le lodi e i castighi, egli impara ad avere una certa immagine di sé – buona o cattiva.

Il bambino sta sempre attento alle reazioni dei genitori nei suoi confronti. Se fa una certa cosa, lo loderanno o lo castigheranno? Se sente che lo castigheranno, pensa: “Ho fatto uno sbaglio, sono cattivo.” Se fa una cosa buona e viene premiato, pensa: “Sono buono, mi apprezzano.” E comincia a fare sempre di più le ‘cose buone’, in modo da essere apprezzato. Oppure, se i genitori sono persone davvero esigenti e impossibili e le loro richieste sono tali per cui il bambino non riesce a soddisfarle, allora inizia a fare tutte le cose che essi definiscono ‘cattive’. Reagisce e si ribella.

Le strade sono due – la porta è la stessa – o voi lo premiate e il bambino sente in modo positivo di essere qualcuno, oppure se non lo premiate tanto facilmente, pensa: “Bene, adesso vi faccio vedere io!” Anche in questo caso fa sentire la sua presenza. Comincia a distruggere delle cose, comincia a fumare, comincia a fare tutte quelle cose che non vi piacciono. È come se dicesse: “Vedete? Dovete prendere nota che io ci sono. Dovete prendere nota che io sono qualcuno e che sono qui e che non potete proprio trascurarmi!”

Il bravo ragazzo e il ragazzo scapestrato nascono in questo modo; il santo e il peccatore.

La sesta porta è ‘il sé in quanto raziocinio’. Il bambino impara le vie del raziocinio, della logica, della discussione. Si rende conto di essere capace di risolvere i problemi. Il raziocinio diventa un grande supporto del suo sé. Ecco perché la gente discute. Ecco perché la persona colta pensa di essere qualcuno. Ignoranti? Ci si sente un po’ imbarazzati. Ha una laurea e continua a mostrarla, a esibirla, ha preso centodieci e lode, era fra i primi all’università e questo e quello. Perché? Perché vuole dimostrare di essere diventato un essere razionale, con una buona cultura, che ha studiato nella migliore università, che ha avuto i migliori docenti: “Posso intervenire in una discussione meglio di chiunque altro.” Il raziocinio diventa un grande sostegno.

La settima porta è lo sforzo appropriato, la meta da raggiungere, l’ambizione, ciò che vuoi diventare: cosa e chi vuoi diventare, mediante cosa e mediante chi vuoi diventarlo. Riguarda il futuro e i sogni e le mete a lunga scadenza – l’ultimo stadio dell’ego. A questo punto si inizia a pensare: “Cosa devo fare nel mondo per lasciare un segno nella storia, per lasciare una firma sulle sabbie del tempo?” Diventare un poeta? Diventare un politico? Diventare un mahatma? Fare questo o fare quello? La vita scorre veloce, scivola via in fretta e devi fare qualcosa, altrimenti presto diventerai nulla e nessuno saprà mai che sei esistito. Vorresti diventare un Alessandro Magno o un Napoleone. Se fosse possibile, vorresti diventare un uomo probo, famoso, conosciuto, un santo, un mahatma. Se non fosse possibile, vorresti comunque diventare qualcuno.

In tribunale, molti assassini hanno confessato di avere ucciso qualcuno non perché volessero ammazzarlo, ma soltanto perchè volevano che i loro nomi fossero pubblicati sulle prime pagine dei giornali.

Se non riesci a diventare famoso, cerchi almeno di diventare una notorietà. Se non riesci a diventare un Mahatma Gandhi, vuoi diventare un Adolf Hitler – ma nessuno vuole rimanere ‘un nessuno’.

Queste sono le sette porte attraverso le quali l’ego si rafforza e l’illusione dell’ego diventa sempre più solida. Se riesci a comprendere tutto ciò, queste sono le sette porte attraverso le quali devi tornare a far uscire l’ego. Piano piano, da ciascuna porta, devi osservare in profondità il tuo ego e dirgli addio. A quel punto sorgerà in te il nulla.

 

tratto da: Osho, ‘Il Sutra del Cuore’

 

 

 

Gordon Alport definisce il sé ‘proprium’, che significa ‘proprio’ – riferito a qualcosa che appartiene a una persona o è unico di una persona. Si crea il sé perché ciascun ‘nulla’ è unico, ciascun ‘nulla’ ha il proprio modo di fiorire. A causa di questa unicità, esiste la possibilità di creare un ego. Io amo a modo mio, tu ami a modo tuo. Io ho il mio comportamento, tu hai il tuo. Esiste una diversità fra le persone, ma solo una diversità. La pianta di rose fiorisce in un modo e la margherita fiorisce in un altro, ma entrambe fioriscono! La fioritura avviene comunque, il nulla è comunque presente. Ma ciascun nulla funziona in modo unico. A causa di questa unicità, esiste la possibilità di creare l’ego.

 

 

 

Il nulla è la fragranza dell’aldilà. È l’apertura del cuore al trascendente. È lo schiudersi del fior di loto dai mille petali. È il destino dell’uomo. L’uomo è completo soltanto quando ha raggiunto questa fragranza, quando ha raggiunto questo nulla assoluto all’interno del proprio essere, quando questo nulla si è diffuso in tutto il suo essere, quando egli è soltanto pur (ritorna al sommario)o cielo senza nubi.

Questo nulla, Buddha lo chiama nirvana. Innanzitutto si deve comprendere cosa è in realtà questo nulla, poiché non è semplice vuoto – è colmo, è traboccante. Non pensate mai, neppure per un istante, che questo vuoto sia uno stato negativo, un’assenza, non lo è. Il nulla è semplicemente ‘non-presenza-di-cose’. Le cose scompaiono, rimane soltanto l’essenza suprema. Le forme scompaiono, rimane l’essenza. Le forme scompaiono, rimane l’assenza di forma. Le definizioni scompaiono, rimane l’indefinito. Perciò il nulla non assomiglia a: ‘non c’è niente’. Significa semplicemente che non c’è la possibilità di definire cosa c’è.

 

 

 

Potete raggiungere questo nulla soltanto se in voi non ci sono più nubi-pensiero. Queste sono le nubi che ostacolano, ostruiscono il vostro spazio interiore. Avete osservato il cielo? In estate è talmente chiaro e limpido, terso come un cristallo, non macchiato da alcuna nube. Poi inizia la stagione delle piogge, arrivano migliaia di nubi e tutta la terra è circondata dalle nuvole. Il sole scompare, il cielo non è più visibile. Questo è lo stato della mente: la mente è costantemente annuvolata. Nella vostra consapevolezza è la stagione delle piogge: il sole non è più visibile, la luce è nascosta, ostacolata e non sono più visibili la purezza e la libertà dello spazio. La vostra interiorità è definita dalle nuvole.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Come lasciar cadere l’ego ?

Una volta compreso che l’ego dà più problemi che soddisfazioni, uno ci prova qua e là a lasciarlo andare...

 

 

Osho,

cosa possiamo fare, da parte nostra, per lasciar cadere l’ego, visto che questo stesso desiderio è un’intrinseca parte dell’ego?

 

L’ego è un enigma. È qualcosa di simile all’oscurità – la puoi vedere, la puoi sentire, ti può sbarrare la via, eppure non esiste. Non ha esistenza positiva. È semplicemente un’assenza, l’assenza della luce.

L’ego non esiste – come puoi lasciarlo cadere?

L’ego è solo un’assenza di consapevolezza.

La stanza è completamente buia e vuoi che il buio abbandoni la stanza. Puoi tentare di tutto – spingerlo fuori, buttarlo fuori a calci – ma non concluderai nulla. Anzi, anche se sembra strano, sarai sconfitto da qualcosa che non esiste. Stremata, la tua mente dirà che il buio è così forte che non hai la capacità di scacciarlo, di mandarlo via. Ma tale conclusione non è giusta; è precisa, tedesca, ma non è giusta.

Basta portare una candela. Non devi mandar via il buio. Non devi combatterlo – questa è pura stupidità. Ti basta semplicemente portare una candela, e non riuscirai più a trovare il buio. Non che se ne sia andato – non può andarsene, visto che non esiste. Non è arrivato e neppure se ne è andato.

La luce viene e va, ha un’esistenza positiva. Puoi accendere una candela e il buio non esiste, puoi spegnere la candela e ritrovi il buio. Per agire nei confronti del buio, devi fare qualcosa con la luce – molto strano, molto illogico, ma cosa puoi fare?

Questa è la natura delle cose.

Puoi portare un po’ di consapevolezza, un po’ di attenzione, un po’ di luce. Dimentica completamente l’ego, concentrati sul generare attenzione consapevole nel tuo essere.

Nel momento in cui la tua consapevolezza diventa una fiamma, concentrata, non ti sarà possibile trovare l’ego. Quindi non lo puoi lasciar cadere quando sei inconsapevole, né lo puoi lasciar cadere quando sei consapevole. L’ignorante non può disfarsene. E il saggio non riesce neppure a concepire di disfarsene, visto che non esiste.

L’ego è un miraggio – sembra solo che esista. E se sei profondamente addormentato, a livello spirituale, ha una forza incredibile ed è naturale che ti crei dei problemi. La tua infelicità è opera sua, le tue tensioni, le tue ansie. L’ego fa della tua vita un inferno. È naturale che te ne voglia liberare. E ci sono preti e insegnanti in ogni parte del mondo che ti dicono come farlo.

Chiunque ti dica come liberarti dall’ego è un idiota. Non sa nulla della natura dell’ego, anche se a te apparirà razionale e convincente. Ti attirerà perché non fa che esprimere ad alta voce i tuoi pensieri. È il tuo portavoce – è quello che dice la tua mente. È più eloquente di te, e ha argomentazioni di ogni tipo a suo sostegno, e prove, e citazioni dei testi sacri.

Tutti dicono: “Finché non abbandoni l’ego non riuscirai a raggiungere la realizzazione del sé”. Naturalmente nessuno li contraddice.

Io invece ti dico che la realtà è l’esatto opposto: non è che tu abbandoni l’ego e l’autorealizzazione accade, no. Prima accade l’autorealizzazione, dopodiché non riuscirai a trovare l’ego.

È quella la sua resa. 1

 

 

 

Osho,

ogni sera ti sentiamo dire: “Vai dentro, non avere paura. Non incontrerai che te stesso”.

Perché abbiamo paura di incontrare il nostro sé?

 

È una domanda significativa. Nessuno vuole incontrare se stesso, perché è molto rischioso. Ti sei truccato, ti sei messo una bella maschera. Vedere il tuo volto reale, il tuo volto originale, ti farà paura. La maschera ti aiuta ad adeguarti all’opinione altrui su ciò che è bello. Hai anche costruito una personalità che si accorda con le opinioni degli altri: sul come sedersi, come comportarsi, cosa indossare… tutto ciò che la società ti ha imposto.

E si tratta di un pesante ricatto, perché se segui la società, essa ti darà la rispettabilità, sarai onorato. Se non segui la società, perderai il rispetto, sarai trattato quasi come un paria.

È questa la paura dell’incontrare se stessi, perché la società ha ricoperto il tuo sé di tanti strati quanti gliene servivano. Qualunque cosa volesse da te, ti ha plasmato di conseguenza. Sei diventato uno strumento utile, efficiente, conveniente. Sei diventato uno schiavo. La paura è che se trovi te stesso, il tuo essere autentico, avrai dei problemi. Dovrai lasciar cadere ogni falsità. E tutto ciò che possiedi ora è falso.

E poi il tuo essere autentico non sarà rispettato dalla società: sarà condannato, sarà crocifisso, sarà avvelenato. La società non ama le persone autentiche, la società vuole schiavi e l’uomo che conosce se stesso non potrà mai essere asservito.

Quindi hai paura perché appartenere alla massa è comodo, sicuro – hai rispetto e onore – e se trovi te stesso non sai cosa troverai, sarà qualcosa di assolutamente sconosciuto.

La società ha messo una tale distanza tra il tuo essere autentico e la tua falsa personalità che il tuo essere è totalmente nascosto.

Vieni educato come personalità, ma sei nato come individualità. Ciò che hai imparato per te è un investimento. Magari hai quarant’anni, o cinquanta. Per cinquant’anni ti sei allenato a essere una certa personalità. Se trovi il tuo essere reale, quei cinquant’anni sono tutti da buttare via. Devi ricominciare dall’abc, e contro l’intera società. L’individuo è sempre ribelle, e la personalità è sempre un docile schiavo. Dietro lo schiavo docile si nasconde forse una realtà orribile? La paura è questa.

Dovrai stare in piedi da solo. Dovrai misurarti con l’intera società che ti circonda. Nessuno vuole che tu sia te stesso, tutti ti vogliono come fa comodo a loro. E, attraverso l’educazione, sono riusciti a trasformare il bambino che tu eri in un essere civile ed educato. Hai lasciato la tua realtà nella tua infanzia, cinquanta o sessant’anni fa.

Ora la distanza è troppa e troppo pericolosa, troppo rischiosa. Hai la rispettabilità, l’onore, e tutto andrà perduto. È quindi meglio rimanere attaccati al falso e ignorare il reale. Ma una cosa occorre ricordare, con il falso non potrai mai essere felice. Ciò che non è autentico non può darti la pace. Di fronte alla tua coscienza sarai colpevole.

Un uomo stava festeggiando il suo sessantesimo compleanno circondato dagli amici. Tutti bevevano, cantavano e ballavano, quando all’improvviso l’uomo scomparve. Uno degli amici andò a cercarlo in giardino. “Cos’era successo? Perché era uscito? Non doveva farlo, doveva rimanere dentro, era la sua festa.”

E l’uomo se ne stava seduto sotto un albero. L’amico gli si avvicinò e gli chiese: “Perché sei così triste?”. “È tutta colpa tua!” rispose l’altro. L’amico disse: “Mia? Cosa ti ho fatto?”.

L’uomo rispose: “Non oggi, ti ricordi di venticinque anni fa?”.

L’amico, un famoso avvocato penalista, disse: “Venticinque anni fa? Dimmelo tu, qual è il problema?”.

L’uomo raccontò: “Venticinque anni fa, ricordi, ero venuto a chiederti, nel caso avessi ucciso mia moglie, quanti anni di prigione…? E tu mi avevi detto: ‘Almeno venticinque anni. Anche se facessi del mio meglio, ti darebbero venticinque anni, quindi non farlo.’ Ora i venticinque anni sono passati, e oggi sarei libero. Se non ti avessi ascoltato, pezzo di idiota, oggi sarei uscito di prigione. Ora non ho speranza. Ho vissuto per venticinque anni con una donna che desideravo uccidere.”

Ma ognuno vive in situazioni che avrebbe voluto abbandonare. Non si tratta solo di una donna, o un uomo. Ma continuano a vivere così: abbandonare qualcosa sembra troppo rischioso.

La società ti vuole del tutto ortodosso, tradizionale. ‘Limitati a seguire la via dei tuoi genitori, non cercare di tracciare una tua via. Non cercare di diventare te stesso’. La società, da ogni angolo possibile, ti dice questo. Te lo dicono gli insegnanti, te lo dicono i preti, te lo dicono i genitori, te lo dicono gli amici.

Ma il mio impegno qui è perché facciate esattamente questo: andare dentro. E non occorre avere paura. Non incontrerai nessuno se non te stesso. E prima lo fai, meglio è, perché nessuno è certo del domani. Perlomeno, arriva a conoscere te stesso autenticamente.

Vivi, anche se ti rimangono pochi anni, nella tua verità, qualunque siano le conseguenze. Almeno sarai una persona felice. Forse non sarai rispettato, sarai condannato, ma che t’importa delle condanne? Quelle sono loro opinioni, e sono liberi di avere le loro opinioni.

Tu dovresti fare attenzione a una sola cosa: a essere felice, silenzioso, a essere a tuo agio con l’esistenza. Non badare a niente, né religione, né società, né cultura, né educazione. Sono solo strategie per creare personalità a partire da individui.

Il mio lavoro consiste nel disfare il loro lavoro, e portare alla luce l’individuo nella sua limpida bellezza. Il tuo essere autentico è legato all’eternità della vita, il tuo essere falso non è legato a nulla. È solo una maschera che la società ti ha messo addosso.

La paura c’è perché si ha paura di rimanere soli. Ma la mia esperienza è che essere soli, senza badare a ciò che dice il mondo, è l’unica forma di beatitudine nella vita. Sono liberi di dire quello che vogliono ma non devi lasciarti turbare. Goditi la vita in base alla tua comprensione interiore, vivi seguendo la tua intuizione.

Così sarai in grado di morire… Una vita appagata termina sempre con una morte che è una grande trasformazione. La morte svanisce, entri nell’eternità; la morte diventa una soglia, non una fine. Ma una soglia solo per il reale: per tutto ciò che è fittizio è la fine.2

Ci sono cose che possono essere fatte parzialmente. Qualunque cosa facciamo nel mondo, nulla ci richiede di essere coinvolti in maniera totale. Ma per quanto riguarda il viaggio interiore hai bisogno del tuo essere nella sua totalità. Devi concentrare la tua intera consapevolezza. L’atto stesso di concentrarla ti conduce vicino al tuo centro. Ora come ora vivi lungo la circonferenza, del tutto dimentico del centro, eppure il centro è la sorgente e il centro è la foce. Il centro del tuo essere è il collegamento con l’universo. Lì, tu non sei tu. Nel centro tu svanisci, rimane solo una pura consapevolezza, un profumo. Le persone hanno paura di andare dentro per il semplice motivo che, inconsciamente, sentono che come personalità possono vivere solo lungo la circonferenza. Se si spingono più in profondità nel loro essere, dovranno lasciare la loro personalità, il loro ego, la loro rispettabilità: dovranno lasciare tutto quello che hanno raccolto. Dovranno procedere in completa solitudine, come consapevolezza, consapevolezza pura.

 

 

 

E la paura suprema di svanire nell’universo… Dicono che quando raggiunge l’oceano, il fiume si fermi un momento, ci pensi due volte, si guardi indietro – tutte quelle valli meravigliose e le montagne – esitante, insicuro, timoroso di gettarsi nell’oceano, perché quel tuffo significherà la sua fine. Ma questa è solo metà della verità. Quel tuffo significa anche che diventerà l’oceano.

Ti ho raccontato di un grande mistico indiano, Kabir. In gioventù scrisse una breve poesia in cui diceva: “Quando ho raggiunto il mio centro è stato come se una goccia di rugiada fosse scivolata lungo una foglia di loto dentro l’oceano.” Ma in punto di morte chiamò suo figlio e gli disse: “Cambiala, per favore, perché ora ne so di più. Quello era il mio primo incontro con l’oceano. E in quel momento avevo sentito che la goccia di rugiada era svanita nell’oceano. Per favore, cambiala: scrivi che l’oceano è svanito nella goccia di rugiada. Ora posso parlarne con autorità”.

La paura è un solo lato della medaglia. Tu non hai considerato la realizzazione nella sua totalità. 3

 

tratto da: 

1. Osho, Osho Upanishad # 28

2. Osho, Nansen: the point of departure # 8

3. Osho, Nansen: the point of departure # 9

 

 

 

Tokusan studiava Zen sotto la guida del Maestro Ryutan.

Una notte Tokusan andò da Ryutan e gli fece molte domande.

Il Maestro disse:

“La notte si è fatta buia – perché non vai a dormire?”

Così Tokusan fece un inchino, e mentre apriva la porta per uscire osservò:

“È molto buio là fuori”.

Ryutan gli porse una candela accesa per illuminare il cammino, ma appena Tokusan la prese tra le mani, Ryutan ci soffiò sopra e la spense.

In quel momento la mente di Tokusan si aprì.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Sono l'onda o l'oceano

 

Un illuminato non può dire “io”: anche se deve usare questa parola non la “dice” mai. Anche se deve usarla non è ciò che sta esprimendo: è solo un modo di dire, una convenzione che deve essere seguita a causa della grammatica, della società. È solo una regola del linguaggio, ma altrimenti un illuminato non ha alcun senso dell’io.

 

 

Mare

Odore di salmastro portato dal vento. Dall’alto della scogliera mi godo la vista di questo grande spazio aperto. Oggi il mare è mosso e grosse onde partono da lontano già increspate di schiuma bianca e man mano che si avvicinano alla riva diventano sempre più grosse, più belle, più potenti.

Seguo una di queste onde che spicca per le sue dimensioni e come per magia mi sento immerso in essa, mi sento come se fossi io stesso l’onda.

Sono una grossa onda che viaggia a velocità sostenuta spinta da una forza irresistibile. Se provassi a resistere alla forza che mi spinge sarebbe un disastro… e così non ci provo nemmeno. Mi godo questa sensazione di forza, di potenza lasciandomi andare alla spinta. Nel mare aperto non c’è niente che mi possa fermare. Solo questa forza che mi spinge può decidere la mia direzione, anzi la mia esistenza stessa. Potrebbe diminuire la spinta e io mi affloscerei come un palloncino sgonfio, diventerei un’ondina insignificante persa tra migliaia di altre ondine insignificanti. Ma in questo momento sono grande, sono potente. Non so dove sto andando… ma ci vado con decisione.

Sento un rumore in lontananza, si avvicina. La riva. Bella striscia di sabbia bianca, immobile. Le vado incontro con un impeto in continua crescita. Da sotto il mare la spinta diventa ancora più potente. Mi ergo al disopra di tutte le altre onde che mi circondano. Dio che bella sensazione questa potenza e questa corsa pazza.

Ecco la riva. Ed ecco non ho più davanti a me nessun’altra onda. Ora tocca a me montare, riversarmi, schiumare tutt’intorno, fare un gran fracasso. Potenza esplosiva. Mi allungo sulla sabbia.

Poi il silenzio.

O dio non ci sono più. Tutta quella potenza, tutto quel movimento, la corsa folle… non ho più nessuna di queste sensazioni. Anzi non esisto più nemmeno. Finito nel nulla, scomparso, disintegrato. Senza lasciare nessuna traccia. Che buco enorme lascia questa perdita.

E il mare sentirà la mia mancanza?

 

Mare

Odore di salmastro portato dal vento. Dall’alto della scogliera mi godo la vista di questo grande spazio aperto. Oggi il mare è mosso e grosse onde partono da lontano già increspate di schiuma bianca e man mano che si avvicinano alla riva diventano sempre più grosse, più belle, più potenti.

Seguo una di queste onde che spicca per le sue dimensioni. Che sensazione di potenza guardare quest’onda galoppare libera in mezzo alle altre migliaia di onde. C’è una potenza misteriosa che agita il mare e che lo pervade. Onde a perdita d’occhio verso l’orizzonte. Onde che vanno a dare un aspetto vivo e attivo a questo mare che altrimenti sarebbe un’immobile massa blu.

Una grigia massa immobile o una bianca massa agitata o una massa blu che fa dolcemente ciao con le onde sulla spiaggia di sabbia bianca: i mille volti del mare.

Certo, penso, che se fossi un’onda mi sentirei ben precario. Sballottato di qua e di là, dalla vita breve. Una breve corsa attraverso il blu e poi più nulla, nessuna traccia di me… e comunque ero solo una delle tante onde tutte più o meno uguali, tutte più o meno grandi… e chi si ricorda mai di un’onda in particolare? In fondo un’onda vale l’altra. Al ritorno dalle vacanze ciò di cui mi ricordo è sempre e solo il mare nel suo complesso, mai una o più onde in particolare.

E mi viene da ridere al pensiero che un’onda possa immaginare di essere un qualcosa di staccabile da tutto il resto… ma non vede che è un pezzo di mare proteso leggermente in fuori dalla superficie?

Che ridicolo immaginare che un’onda possa avere una qualunque concezione di se stessa come realtà separata, a se stante. Che assurdità sarebbe! Esiste solo il mare ora con, ora senza onde. Ma sempre mare è.

Mi vengono in mente le lezioni di fisica al liceo. Il moto ondulatorio. Ve lo ricordate? Nel moto ondulatorio non esiste spostamento di materia… immagina di avere in mano una lunga corda; dalle un colpo nell’aria come se fosse una frusta. E vedrai tante belle onde correre lungo la corda andando a finire verso la punta. Ma si è spostato qualcosa? Hai forse visto il tratto di corda più vicino alla tua mano spostarsi verso la punta? No. Quello che succede è che ogni punto della corda vibra, fa un salto verticale su e giù, ma orizzontalmente rimane esattamente dov’era.

Buffo, eh? Anche l’onda del mare in realtà non è acqua che viaggia: questo è un movimento illusorio. È acqua che si alza e si abbassa rimanendo, sul piano orizzontale, sempre nello stesso punto. Quello che si muove è una scarica di energia che va via via a risvegliare tutta la superficie del mare per finire poi con l’esaurirsi sulla riva.

L’onda come ‘oggetto’ non esiste. Il suo sparire quando si infrange sulla spiaggia in realtà non è una cosa così drammatica, non è mai esistita un’onda come oggetto che ha viaggiato per i mari, raccolto esperienze e incontri e poi ha concluso la sua interessante vita disintegrandosi sulla riva. Ciò che finisce sulla spiaggia è solo questa scarica d’energia che ha attraversato l’acqua del mare creando nel suo tragitto un’infinità di su e giù della superficie.

 

Siamo onde sull’oceano dell’esistenza… sento Osho ripetere spesso. O perlomeno siamo onde finché non vediamo la realtà, finché non ci svegliamo e ci rendiamo conto che non siamo separati dall’esistenza, finché non ci rendiamo conto che esiste solo l’oceano, che tutto è oceano e ognuno di noi appartiene all’oceano, anzi ognuno di noi è l’oceano stesso.             

Akarmo

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

… ALL’ILLUMINAZIONE

 

Il fiume e le sue onde sono un solo movimento: dov’é la differenza tra il fiume e le sue onde?

Quando l’onda si solleva è acqua, e quando cade è sempre la stessa acqua. Dimmi, Signore, dov’è la differenza?

Poiché è stata chiamata onda, non dovrà più essere considerata acqua?

Dentro l’Assoluto, le parole vengono dette come grani d’un rosario.

Guarda quel rosario con gli occhi della saggezza.

Kabir

 

E quando il sé sparisce, l’ego, l’atman, che cosa accade? Non è che sei perso, che non esisti più – no. Al contrario, per la prima volta esisti. Ma ora non sei più separato dall’esistenza. Ora non sei più un’isola: ti sei transformato nell’intero continente, sei diventato tutt’uno con l’esistenza.     Osho

 

 

Io dico: sii tutt’uno con l’universo; devi scomparire per permettere all’esistenza di esistere. Devi essere assente in modo che l’esistenza possa essere presente nella sua totalità. Ma la persona che deve scomparire non è il tuo essere reale, è cioè la tua personalità è soltanto un’idea che hai in te. Nella realtà tu sei già tutt’uno con l’esistenza: non potresti esistere in nessun altro modo.

Tu sei l’esistenza.

Ma la personalità crea l’ inganno e ti fa sentire separato. Puoi considerarti separato – l’esistenza ti lascia totalmente libero, anche nei suoi confronti. Puoi pensare a te stesso come a un’entità separata: un ego. Questa è la barriera che ti trattiene dallo scioglierti nella vastità che ti circonda in ogni istante.

Non ci sono porte chiuse, tutte le porte dell’esistenza sono aperte. Ti capita, a volte, di sentire che una certa porta è aperta – ma soltanto per una frazione di secondo: la tua personalità non può permettersi più di tanto. Quelli sono istanti che tu definisci ‘attimi di bellezza’, ‘attimi di estasi’.

Contemplando un tramonto, per un secondo dimentichi la tua separatezza: tu sei il tramonto. Questo accade nell’istante in cui senti la bellezza del tramonto, ma non appena affermi che è un bel tramonto, non lo senti più e torni a essere separato, un’entità chiusa nel proprio ego. Ora è la tua mente che parla.

Questo è uno dei misteri: il fatto che la mente possa parlare, e la mente non conosce niente; mentre il cuore, che conosce tutto, non può parlare.

Forse conoscere troppo rende difficile esprimerlo a parole. La mente invece conosce tanto poco da riuscire a esprimerlo a parole. Per la mente il linguaggio è sufficiente, per il cuore non lo è.

A volte, sotto l’impatto di certi momenti – una notte stellata, il sorgere del sole, un bellissimo fiore – per qualche istante dimentichi di essere separato. Questa dimenticanza fa scaturire in te una bellezza e uno stato di estasi squisiti.

Quando dico che devi sparire per realizzare l’Assoluto, non parlo di te: parlo di colui che tu non sei, di colui che tu pensi di essere.

Soltanto quando ti senti tutt’uno con l’esistenza, totalmente dissolto in essa, realizzi te stesso, realizzi la verità… Per il cuore non c’è contraddizione, perché questo tu che realizzi quando ti senti tutt’uno con l’esistenza, non è il vecchio ‘tu’. Quello era la tua personalità, e questo è la tua individualità. Quello ti era stato fornito dalla società e questo è la tua natura, la tua realtà, un dono dell’esistenza. Puoi anche dimenticare di averlo, ma non puoi distruggerlo.

L’altro ‘tu’, il falso ‘tu’ – puoi anche crearlo, ma non puoi renderlo reale. Rimarrà un’ombra, un volto dipinto: non diventerà mai il tuo volto originale.

 

tratto da: Osho, Oltre la Psicologia\

  (ritorna al sommario)

 

 

 

L'illuminazione facile facile

 

Senza fare grossi sforzi, è possibile diventare illuminati in modo davvero facile e rilassato?

 

 

Questa è la mia intera filosofia: non devi fare alcuno sforzo. Ti rilassi, e l’illuminazione arriva. Arriva quando vede che sei veramente rilassato, senza alcuna tensione, né sforzo, e immediatamente si riversa su di te come una pioggia di migliaia di fiori.

Ma tutte le religioni ti hanno insegnato esattamente l’opposto, che l’illuminazione è molto difficile, richiede sforzi prolungati, per una vita, per molte vite forse e anche in quel caso nulla è certo, né garantito. Puoi perderti anche quando sei a un solo passo dall’illuminazione. E tu non conosci la strada verso l’illuminazione! Quindi è altamente probabile che ti perda, che sbagli strada. Per caso alcune persone sono inciampate nell’illuminazione. È stato un puro caso.

Milioni di persone hanno provato e  

 non hanno trovato nulla, e non hanno capito che è proprio la loro ricerca a renderle troppo tese: i loro stessi sforzi creano uno stato in cui l’illuminazione non può accadere.

L’illuminazione può accadere quando sei così silenzioso, così rilassato, che è quasi come se tu non ci fossi. Solo un puro silenzio e, in quell’istante, l’esplosione, l’esplosione della tua anima luminosa. Le persone che si sono sottoposte ad ardua disciplina, hanno solo distrutto la loro intelligenza, o il loro corpo, e non penso siano giunte all’illuminazione. I pochissimi che sono giunti all’illuminazione lo hanno fatto in uno stato di rilassamento. Il rilassamento è il terreno stesso in cui le rose dell’illuminazione crescono.

Quindi va benissimo che tu voglia essere rilassato, a tuo agio, senza sforzarti… e facendo tanti sonnellini. È la ricetta giusta. Giungerai all’illuminazione. Puoi farlo oggi stesso! L’illuminazione è il nucleo centrale del tuo essere. È solo perché sei troppo impegnato negli sforzi – a cercare, indagare, fare questo e quello – che non giungi mai a te stesso. Nel rilassamento non vai da nessuna parte, non fai nulla, e l’erba comincia a crescere da sola.

Hai solo bisogno di vigilanza, intelligenza, consapevolezza, che non sono sforzi; osservare, guardare, che non sono tensioni. Sono esperienze molto gioiose – non puoi stancartene: ti portano molta calma e quiete.

Non si è mai saputo che l’intelligenza fosse una qualità dei cosiddetti santi. L’hanno distrutta completamente con i loro stupidi sforzi. E io ti dico, tutti gli sforzi per illuminarsi sono stupidi. L’illuminazione è la tua natura! È solo che non lo sai, altrimenti saresti già illuminato. Per quanto mi concerne, siete tutti illuminati, perché io riesco a vedere la fiamma luminosa dentro di voi. Quando vi guardo, non vedo la vostra forma esteriore, vedo il vostro essere, che è solo una fiamma bellissima.

Si dice che Gautama il Buddha si stupì vedendo che nel momento in cui lui si era illuminato, l’intera esistenza si era illuminata: i suoi occhi erano cambiati, anche la sua visione era cambiata. Poteva vedere dentro di sé altrettanto profondamente che dentro chiunque altro, persino gli animali e gli alberi. Era arrivato a vedere che tutto si muove verso l’illuminazione. Ogni cosa ha bisogno di realizzare la propria natura; altrimenti la vita non è più una gioia, una festa.

Ti basta un po’ di intelligenza e l’illuminazione verrà da sé, tu non devi neppure pensarci.

Basta un po’ di intelligenza. Il mondo non è intelligente. Va avanti in un modo molto poco intelligente e crea difficoltà per tutti, invece di aiutare le persone a essere più felici. Tutti si tirano giù a vicenda, precipitando in oscurità sempre più profonde, in mezzo al fango, in problemi sempre più difficili. Sembra che in questo mondo si possa godere di una sola cosa: creare problemi agli altri. Ecco perché la terra è circondata da una vasta nuvola oscura. Altrimenti ci sarebbe un festival di luci, permanente, e non luci qualsiasi, ma le luci del vostro essere interiore.

Come mai i preti sono riusciti a convincere gli uomini che l’illuminazione è un compito molto difficile, quasi impossibile? La ragione sta nella mente. La mente è sempre interessata alle cose difficili, impossibili, perché costituiscono una sfida, e l’ego ha bisogno di sfide per diventare sempre più grande. I preti sono riusciti a convincerti che l’illuminazione è molto difficile, quasi impossibile: su milioni di persone, solo una volta ogni tanto una si illumina. La loro idea era che non ci si dovrebbe illuminare. Per impedirti di illuminarti hanno usato uno stratagemma molto astuto. Hanno lanciato una sfida al tuo ego e tu hai cominciato a interessarti a rituali, discipline e autotorture di ogni tipo. Hai trasformato la tua vita nella più profonda delle angosce.

Ma le persone che hanno trasformato la propria vita in una tortura, i masochisti, non possono illuminarsi. Diventano sempre di più prede dell’oscurità. Ed è facile che queste persone che vivono nell’oscurità comincino a strisciare, come degli schiavi: nei loro strani sforzi hanno perso tutta la loro intelligenza, tutta la loro consapevolezza.

Hai mai osservato un cane in inverno sdraiato al sole a riposare? Vede la sua coda e ne è immediatamente interessato. Cos’è? Cerca di prendere la coda e diventa matto, perché è tutto molto strano. Quando salta, anche la coda salta. E la distanza tra lui e la coda rimane la stessa. E continua a girare in tondo. L’ho osservato: più la coda salta e più lui si accanisce, usa tutta la sua volontà, fa di tutto per riuscire ad afferrarla. Ma il povero cane non sa che non è possibile prenderla. È già sua. L’illuminazione non è difficile, né impossibile. Non devi fare nulla per averla. È la tua natura interiore, è la tua soggettività. Devi solo rilassarti totalmente per un momento, dimenticare tutti i tentativi, gli sforzi, in modo da non essere affatto occupato. Questa consapevolezza assolutamente priva di occupazioni diventa consapevole… “io sono quello”.

L’illuminazione è la cosa più facile del mondo, ma i preti non hanno mai voluto che tutti divenissero illuminati. Altrimenti nessuno sarebbe cristiano, non ci sarebbero cattolici, non ci sarebbero indù, non ci sarebbero musulmani. Bisognava che rimanessero non illuminati. Bisognava che rimanessero all’oscuro della propria natura. E hanno ideato un modo molto astuto. Non devono fare nulla, devono solo dare l’idea che si tratti di un compito difficile, impossibile.

E l’ego subito diventa interessato. L’ego non è mai interessato a ciò che è ovvio. Non è mai interessato a ciò che sei. Gli interessano solo le mete lontane – più sono lontane e maggiore è l’interesse. Ma l’illuminazione non è una meta e non dista da te neppure un centimetro – sei tu!

Il ricercatore è l’oggetto della ricerca.

L’osservatore è la cosa osservata.

Colui che conosce è il conosciuto.

Una volta capito che l’illuminazione è la tua natura… in realtà il termine sanscrito per religione è dharma. Significa natura, la tua natura essenziale. Non significa chiesa, non significa teologia, significa semplicemente natura. Per esempio, qual è il dharma del fuoco? – essere caldo. E qual è il dharma dell’acqua – scorrere verso il basso. Qual è la natura dell’uomo, il dharma dell’uomo? – illuminarsi, conoscere la propria natura divina.

Se riesci a comprendere che la realizzazione della tua natura è facile, o meglio, assolutamente priva di sforzo… ti chiamerò intelligente solo se riesci a comprendere questa cosa; se non riesci a comprenderla, non sei intelligente, sei solo una persona piena di ego che sta cercando… Allo stesso modo in cui alcuni cercano di diventare ricchi, altri cercano di diventare potenti, e pochi altri cercano di diventare illuminati. Ma per l’ego è impossibile illuminarsi: le ricchezze sono accessibili, il potere è accessibile, il prestigio è accessibile… e sono cose difficili, molto difficili.

A Henry Ford, uno degli uomini più ricchi del suo tempo, sebbene fosse nato povero, venne chiesto: “Cosa desideri per la prossima vita?”. Rispose: “Non voglio essere di nuovo l’uomo più ricco. È stata una tortura per tutta la vita. Non mi ha concesso di vivere. Arrivavo in fabbrica ogni mattina alle sette, e gli operai arrivavano alle otto, gli impiegati alle nove e i dirigenti arrivavano alle dieci e se ne andavano alle due; tutti se ne andavano alle cinque e io lavoravo fino a tardi, talvolta fino alle dieci, altre volte fino a mezzanotte. Ho lavorato sodo per diventare l’uomo più ricco e lo sono diventato. Ma per che cosa? Non ho potuto godere di nulla. Ho lavorato più dei miei dipendenti. Loro si sono goduti la vita. Io non ho fatto vacanze. Persino durante le vacanze andavo in fabbrica a preparare progetti per il futuro.”

È difficile, ma se ti sforzi abbastanza puoi diventare l’uomo più ricco. È difficile, ma se ti sforzi abbastanza puoi raggiungere la vetta dell’Everest. Ma se fai anche solo un piccolo sforzo, l’illuminazione non ti sarà possibile. Se per giungere all’illuminazione impieghi la mente, con tutte le sue tensioni e preoccupazioni, ti stai muovendo nella direzione sbagliata, ti stai allontanando dall’illuminazione.

Hai bisogno di un totale abbandono, di uno stato dell’essere del tutto quieto, privo di tensioni, silenzioso. E repentinamente… l’esplosione. Tutti siete nati illuminati, che ve ne rendiate conto o meno.

Le religioni non vogliono che ve ne rendiate conto. I politici non vogliono che ve ne rendiate conto, perché va contro i loro interessi. Vivono del vostro sangue, perché siete non illuminati. Sono in grado di confinare l’umanità dentro stupide etichette: cristiani, indù, musulmani, come se voi foste delle cose, degli oggetti da usare. Vi hanno scritto in fronte cosa siete.

In India è possibile trovare bramini con dei simboli scritti in fronte. Puoi vedere il simbolo e riconoscere a quale classe di bramini appartiene un individuo. Questi uomini sono cose, oggetti. Hanno i loro simboli segnati sulla fronte. Tu forse non hai alcun simbolo, ma in fondo sai che ce l’hai stampato nel tuo essere che sei un cristiano, o un buddista o un indù.

Se tutti vi illuminate, sarete semplicemente luce, una gioia per voi stessi e per gli altri, una benedizione per voi stessi e per l’intera esistenza, e sarete la libertà suprema. Nessuno potrà sfruttarvi, nessuno potrà rendervi schiavi. E questo è il problema: nessuno vuole che vi illuminiate. Finché non lo capite continuerete a rimanere nelle mani degli interessi costituiti – sono solo dei parassiti, la loro unica funzione è succhiarvi il sangue.

Se desideri la libertà, l’illuminazione è la sola libertà possibile. Se desideri l’individualità, l’illuminazione è la solo individualità possibile. Se desideri una vita colma di benedizioni, l’illuminazione è la sola esperienza possibile. Ed è molto semplice, assolutamente semplice; è proprio quella cosa per cui non devi fare nulla, perché è già lì. Devi solo rilassarti e vederla.

Per questo in India non abbiamo nulla di paragonabile alla filosofia occidentale. Filosofia significa pensare alla verità, ‘amore per la conoscenza’. In India abbiamo una cosa totalmente diversa. La chiamiamo darshan. E darshan non significa pensare, significa vedere. La verità non è qualcosa a cui pensare, deve essere vista. È già lì.

Non devi andare da nessuna parte per vederla. Non devi pensarci su, devi smettere di pensare, affinché possa affiorare nel tuo essere.

Hai bisogno di uno spazio libero dentro cosicché la luce che è nascosta possa espandersi e riempire il tuo essere. E non si limita a riempire il tuo essere, ma inizia a sprigionarsi dal tuo essere. La tua vita diventa una bellezza, una bellezza che non è del corpo, ma che emana da dentro, la bellezza della tua consapevolezza.

 

tratto da: Osho, Sat Chit Anand # 25

 

 

 

Una donna entra in banca e va nell’ufficio del direttore. Va diritta alla sua scrivania e dice: “Vorrei scommettere diecimila dollari.”

“Mi spiace, signora” risponde il direttore, “ma questa banca non accetta scommesse.”

“Non voglio scommettere con la banca,” dice la donna, “voglio scommettere con lei. Scommetto che entro domattina alle dieci lei avrà le palle quadrate.”

“Lei deve essere pazza,” dice il direttore, “comunque accetto la scommessa. Si faccia trovare qui domani alle dieci e porti i diecimila dollari.”

Alle dieci meno cinque la donna arriva in compagnia di un uomo alto e distinto. “Chi è questo signore?”, chiede il direttore.

“È il mio avvocato,” risponde la donna. “È venuto a controllare che tutto sia fatto correttamente.”

“Okay,” dice il direttore, e ridendo si tira giù i pantaloni.

La donna allunga la mano per verificare se le palle sono quadrate. In quel momento l’avvocato cade a terra svenuto. “Cosa gli è successo?” chiede il direttore.

“Be’,” risponde la donna, “ho scommesso cinquantamila dollari con lui che entro le dieci di stamattina avrei avuto in mano le palle di un direttore di banca.”

 

 

 

Osho, qual è stata la prima cosa che hai fatto dopo esserti illuminato?

 

Ho riso. Mi sono fatto una bella risata nel vedere la totale assurdità dei tentativi di illuminarsi. È davvero ridicolo, perché noi siamo nati illuminati ed è assolutamente assurdo sforzarsi tanto verso qualcosa che già siamo. Se già hai una cosa non la puoi raggiungere; solo le cose che non si hanno, quelle che non sono parti intrinseche del nostro essere, possono essere conseguite. Ma essere illuminati è parte della nostra natura.

Per vite intere ho lottato, quello è stato il mio scopo per molte, molte vite. Ho fatto tutto ciò che era umanamente possibile per realizzare l’illuminazione, ma ho sempre fallito. Era inevitabile, perché l’illuminazione non può essere una conquista. È la nostra natura, come può essere conquistata? Non può essere motivo di ambizione.

La mente è ambiziosa, ambisce il denaro, il potere, il prestigio. Poi un giorno, quando si stanca di tutte queste attività estroverse, comincia ad ambire l’illuminazione, la liberazione, il nirvana e dio. Ma si tratta della stessa ambizione che ritorna, solo l’oggetto è cambiato. Prima l’oggetto era all’esterno, ora è all’interno. Ma l’atteggiamento, l’approccio, non è cambiato: tu sei la stessa persona, sullo stesso percorso, con le stesse abitudini.

‘Il giorno in cui mi sono illuminato’ significa semplicemente il giorno in cui ho scoperto che non c’è nulla da raggiungere, non c’è nessun posto dove andare e non c’è nulla da fare. Noi siamo divini, siamo già perfetti, così come siamo. Non è necessario alcun miglioramento, assolutamente nessuno. Dio non ha mai creato nulla di imperfetto e se anche incontrate un uomo imperfetto, vedrete che la sua imperfezione è perfetta. Dio non ha mai creato nulla di imperfetto.

Quando dico “Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione”, uso un linguaggio improprio, ma non esiste altra possibilità di espressione, perché il linguaggio è stato creato da noi. È composto da parole come ‘conseguimento’, ‘traguardo’, ‘miglioramento’, ‘progresso’ ed ‘evoluzione’. Il nostro linguaggio non è stato creato da persone illuminate; non avrebbero potuto farlo anche se lo avessero voluto, perché l’illuminazione accade in silenzio. Come si può tradurre quel silenzio in parole? Qualunque cosa si faccia, le parole distruggono qualcosa di quel silenzio.

Lao Tzu dice: “Nel momento in cui la verità viene espressa, diventa falsa.” Non è possibile comunicare la verità. Si è costretti d usare il linguaggio, non c’è altro modo per comunicare. Quindi si userà il linguaggio, sapendo che non è adeguato all’esperienza.

Per cui dico ‘Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione’ ma in realtà non c’è alcun conseguimento, né c’è nulla di mio.

[A questo punto mentre Osho parla viene a mancare la corrente: tutto è buio e silenzio]

Ecco accade così! Dal nulla, all’improvviso il buio, all’improvviso

la luce e non ci puoi fare nulla. Puoi solo osservare.

Quel giorno ho riso per tutti i miei sforzi stupidi e ridicoli per conseguire l’illuminazione. Ho riso di me e ho riso dell’intera umanità, perché tutti cercano di raggiungere, di arrivare, di migliorare.

A me accadde in uno stato di rilassamento totale e accade sempre in questo stato.

Avevo provato di tutto e poi, vedendo l’inutilità dei miei sforzi, ho abbandonato ogni ricerca... ho lasciato perdere il mio progetto e me ne sono dimenticato.

Tu mi chiedi, “Qual è stata la prima cosa che hai fatto dopo che ti sei illuminato?”

Ho riso e da allora ho continuato a ridere. Non vi posso ridere in faccia, mentre vi racconto le barzellette, altrimenti le rovinerei, ma rido tramite voi.

 

tratto da: Osho, Teologia Mistica #9

  (ritorna al sommario)

 

 

Il Processo di trasformazione

 

La meditazione, l’osservazione dei processi interiori, il diventare un testimone – sono lo strumento con cui si procede nel viaggio interiore. Sembra impossibile       che il semplice osservare possa portare così lontano. Eppure l’osservazione è la chiave d’oro che può aprire tutte le porte sui misteri dell’esistenza.

 

 

Osho,

che cos’è la notte oscura dell’anima? Mi sta forse sfuggendo qualcosa?

 

Non ti sta sfuggendo nulla, nemmeno la notte oscura dell’anima: ci sei già dentro!

Essere inconsapevole delle tue azioni, dei tuoi pensieri ed emozioni crea la notte oscura dell’anima. Nel momento in cui sei consapevole di questi tre livelli del tuo essere… Il pensiero è il livello più superficiale, il sentire – le emozioni – è un po’ più profondo, e poi c’è l’essere: l’ultima cosa che devi perdere quando arrivi al supremo.

Il processo è semplice, il processo è sempre lo stesso. Osserva, sii testimone, osserva i pensieri – senza alcun giudizio, senza condanne e senza giudicare… Nel momento in cui dai un giudizio – a favore o contro – non sei più un testimone: sei già diventato parte del processo del pensiero. Resta in silenzio, e guarda semplicemente ciò che passa sullo schermo della mente, allo stesso modo in cui guardi un film. Ricorda solo che sei un semplice spettatore. E lo stesso procedimento, quando sei riuscito a utilizzarlo al primo livello, ti renderà capace anche di osservare le tue emozioni, che sono più sottili. La persona che vede i pensieri e resta silenziosa, resta testimone, diventa automaticamente capace di fare questo secondo passo. E molto presto sarai in grado di osservare i sentimenti, gli umori, gli stati d’animo, le emozioni.

Quando hai passato il secondo stadio, affronti il terzo… è il più profondo dentro di te, la sensazione dell’Io, la separazione tra te e l’universo. In realtà non c’è separazione, nemmeno per un istante, separato non puoi nemmeno esistere. Sei in armonia con l’universo, in tutti i modi possibili. Ci sono innumerevoli ponti tra te e l’esistenza che ti circonda.

Ora osserva questo silenzio, questo ‘essere’, questa sensazione di ‘io sono’ – osserva e basta. Non c’è nient’altro da osservare, solo un piccolo territorio intorno a te.

Quando osservi i pensieri, i pensieri scompaiono.

Quando osservi le emozioni, le emozioni scompaiono.

Quando osservi l’essere, non sei più separato.

Resta solo il testimone, che è la tua realtà eterna. Non ha nulla a che fare con te: è universale. Il tuo testimone e il mio testimone non sono separati.

Il testimoniare, dovunque avvenga, è lo stesso. Non conosce né distanze di spazio né di tempo. Per il testimone non c’è spazio e non c’è tempo: non ci sono limiti.

Prima di arrivare a questo punto… tutto il resto è la notte oscura dell’anima.

Quando arrivi a questo testimoniare, nasce lo splendido giorno dell’anima.

Il sole sorge e non tramonta più.

Ma il solo ascoltarmi non ti sarà di aiuto. Dovrai praticarlo quanto più ti è possibile. Non occorre dedicargli del tempo in particolare: sederti in meditazione per un’ora o venti minuti, e osservare. Se hai tempo puoi sederti in silenzio e testimoniare, ma non è necessario. Puoi continuare a fare il tuo lavoro e continuare comunque a testimoniare.

Il punto è come rendere questo testimone sempre più forte, più robusto, in modo da poter perdere ogni identità. Solo una persona forte può perdere tutte le identità.

E quando sei in un silenzio totale… c’è luce, una luce che non è mai iniziata e non finirà mai. Può essere tua, devi solo reclamarne il possesso. Lo sforzo non è così grande come ti hanno detto le religioni.

Se cammini per strada, qual è il problema? Perché non puoi semplicemente osservare il camminare? Il punto non è ciò che stai osservando, il punto è che osservi, sei testimone. Qualsiasi cosa può aiutarti a rafforzare le tue energie di osservazione. Se guardi un bellissimo tramonto, non perderti, non dimenticare te stesso. Ricorda che sei solo un osservatore. Può continuare ventiquattr’ore al giorno senza che nessuno sappia cosa stai facendo. La religiosità non è qualcosa di cui il mondo debba venire a conoscenza. È qualcosa che devi fare dentro di te. Inizia da questo preciso momento.

Questo silenzio immenso – migliaia di persone, ma sembra che non ci sia nessuno… osserva. Il rumore distante di un aereo… Resta un semplice testimone.

Poi continua a praticare la stessa cosa qualunque cosa fai, se mangi, se ti fai la doccia, o lavori in giardino o nei campi. Non importa cosa fai, quel che conta è che il testimone sia sempre presente. All’inizio te ne dimenticherai molte volte, perché per molte vite non sei mai stato un testimone, eri sempre colui che agisce. È solo una vecchia abitudine: le vecchie abitudini sono dure a morire, ma prima o poi muoiono di sicuro.

Dipende tutto da te. Più ne fai un processo che è quasi come il respiro… Fai cose di ogni genere, e tuttavia continui a respirare. Non è che smetti di respirare solo perché stai scavando una buca nel terreno. Osservare deve diventare come respirare. In realtà è il respiro dell’anima universale che contieni in te.

E quando hai ‘assaggiato’ anche solo un momento in cui sei universale… è arrivato il mattino. La notte oscura dell’anima è finita.

 

tratto da: Osho, Death to Deathlessness # 30

 

 

 

Osho,

in che modo l’osservare conduce alla non-mente? Riesco sempre di più a osservare il mio corpo, i miei pensieri e le mie emozioni, ed è bello. Ma i momenti di assenza di pensieri sono pochi e rari. Quando ti sento dire che ‘la meditazione è l’essere testimoni’, sento di capire. Ma quando parli della non-mente, non mi sembra affatto una cosa facile.

 

Quello della meditazione è un lungo pellegrinaggio. Quando dico che ‘la meditazione è essere testimoni’, si tratta dell’inizio della meditazione. E quando dico che ‘la meditazione è non-mente’, si tratta del compimento del viaggio. L’essere testimoni è l’inizio e la non-mente è il compimento. L’essere testimoni è il metodo per raggiungere la non-mente. È naturale che tu senta che l’essere un testimone è più facile, è più vicino a te.

Ma l’essere un testimone è proprio come un seme, occorre un lungo periodo d’attesa. E non solo di attesa, ma di fiducia che questo seme germoglierà, diventerà una pianta; un giorno arriverà la primavera e la pianta fiorirà. La non-mente è l’ultimo stadio della fioritura. Piantare il seme è ovviamente più facile: dipende da te. Ma la fioritura è al di là di te. Tu puoi preparare il terreno, ma i fiori giungeranno al loro momento, non puoi far nulla per obbligarli a fiorire. La primavera è al di fuori della tua portata – ma se i tuoi preparativi sono perfetti, la primavera arriva; è assolutamente garantito.

Il modo in cui ti stai muovendo va benissimo. L’essere un testimone è il sentiero e stai cominciando ad avvertire, una volta ogni tanto, momenti di assenza di pensiero. Questi sono assaggi della non-mente... ma solo momentanei.

Ricorda una legge fondamentale: ciò che può esistere per un momento, può anche divenire eterno. Non ti vengono mai dati due momenti alla volta, sempre e solo un momento per volta. E se riesci a trasformare un momento in uno stato di assenza di pensiero, stai imparando il segreto. Allora non ci saranno ostacoli, non ci sarà un motivo che ti impedisca di trasformare anche il secondo momento, che – come il primo – verrà da solo, con il medesimo potenziale, la medesima capacità.

Se conosci il segreto, hai nelle mani la chiave maestra capace di trasformare ogni momento in un assaggio di non-mente. La non-mente è lo stadio finale, quando la mente svanisce per sempre e l’assenza di pensieri diventa la tua realtà intrinseca. Se questi brevi momenti arrivano, significa che sei sulla strada giusta e che stai usando il metodo giusto.

Ma non essere impaziente. L’esistenza richiede immensa pazienza. I suoi misteri supremi si rivelano solo a chi ha immensa pazienza.

 

… Quando un uomo è in uno stato di non-mente, niente lo può distrarre dal suo essere. Non esiste potere più grande del potere della non-mente. A una persona così non può essere fatto alcun male.

In lui non possono sorgere né attaccamento, né avidità, né gelosia.

La non-mente è un cielo assolutamente terso, privo di nuvole.

Tu dici: “In che modo l’osservare conduce alla non mente?”

Esiste una legge intrinseca: i pensieri non hanno vita propria. Sono dei parassiti; vivono della tua identificazione con loro. Quando dici: “Sono arrabbiato,” stai riversando energia vitale nella rabbia, perché ti stai identificando con la rabbia.

Ma quando dici: “Sto osservando la rabbia che passa sullo schermo della mente dentro di me,” non stai dando più vitalità, linfa vitale, energia alla rabbia.  E riuscirai a vedere che poiché non sei identificato, la rabbia è del tutto impotente, non ha alcun impatto su di te, non ti cambia, non ha alcuna influenza. È del tutto vuota, priva di vita. Passerà, lasciando il cielo pulito e lo schermo della mente vuoto.

A poco a poco comincerai a staccarti dai tuoi pensieri. Il processo dell’essere un testimone e dell’osservare è tutto qui. In altre parole – George Gurdjieff la chiamava non-identificazione – non sei più identificato con i tuoi pensieri. Te ne stai semplicemente in disparte, distaccato, indifferente, come se si trattasse dei pensieri di qualcun altro. Solo così li puoi osservare.

L’osservazione richiede una certa distanza. Se sei identificato, non c’è distanza, sei troppo vicino. È come se mettessi lo specchio troppo vicino agli occhi: non puoi vedere il tuo volto. Ci vuole una certa distanza; solo così puoi vedere il tuo volto allo specchio.

Se i pensieri ti sono troppo vicini  non puoi osservare, vieni segnato, colorato dai tuoi pensieri. La rabbia ti rende arrabbiato, l’avidità ti rende avido, la lussuria ti rende lussurioso, perché non c’è alcuna distanza, ti sono così vicini che non puoi fare a meno di pensare che tu e i tuoi pensieri siete una cosa sola. L’osservare distrugge questa unità e crea una separazione. Più osservi, più grande è la distanza; più grande è la distanza e meno energia i pensieri ricevono da te, e non avendo altra fonte presto inizieranno a morire, a svanire. In questi momenti di assenza avrai i primi assaggi di non-mente. E li stai già sperimentando. Tu dici: “Riesco sempre di più a osservare il mio corpo, i miei pensieri e le mie emozioni, ed è bello”. Questo è solo l’inizio. Anche l’inizio è bellissimo. Il semplice trovarsi sulla via giusta, perfino senza intraprendere neppure un passo, ti dona una gioia immensa, priva di motivazioni, e una volta avviato sulla strada giusta, la tua beatitudine, la bellezza della tua esperienza diverranno sempre più profonde, sempre più vaste, con nuove sfumature, nuovi aromi, nuove fragranze. Tu dici: ”Ma i momenti di assenza di pensieri sono pochi e rari.” È una grande conquista, perché normalmente le persone non conoscono neppure una singola interruzione, per i loro pensieri è sempre ora di punta. Pensieri su pensieri, in coda, appiccicati gli uni agli altri. E la coda continua, sia che tu sia sveglio, sia che tu dorma. Quelli che tu chiami sogni non sono che pensieri in forma figurata. Perché l’inconscio non conosce il linguaggio alfabetico, l’inconscio è molto primitivo, è simile a un bambino piccolo.

 

… Ciò che senti è una chiara indicazione che sei sulla strada giusta. Il ricercatore si pone sempre la domanda se sta andando nella direzione giusta o no. E non c’è alcuna sicurezza, assicurazione, garanzia. Tutte le dimensioni sono aperte; come farai a scegliere quella giusta?

Questi sono i modi e i criteri per scegliere. Se segui una via, una metodologia che ti dà gioia, maggiore sensibilità, maggiore consapevolezza e ti dà un senso di immenso benessere – questo è il solo criterio per dirti che sei sul sentiero giusto. Se diventi più infelice, arrabbiato, egoista, avido, bramoso – queste sono indicazioni che sei sul sentiero sbagliato.

Sulla via giusta la tua beatitudine cresce ogni giorno di più, e le tue esperienze di bellezza diventeranno straordinariamente psichedeliche, piene di colore – colori che non hai mai visto al mondo, profumi che mai  hai sentito. Allora potrai proseguire su quel sentiero senza paura alcuna di sbagliare.

Queste esperienze interiori ti manterranno sulla via giusta. Ricorda solo che se vanno crescendo, significa che ti stai muovendo. Ora tu hai solo brevi momenti di assenza di pensiero... Non è una cosa da niente; è una realizzazione importante, perché le persone non conoscono neppure un singolo momento di assenza di pensieri in tutta la vita.

Queste pause cresceranno.

Man mano che diventi più centrato, più attento, queste pause diverranno sempre più grandi. E non è lontano il giorno in cui – se prosegui senza guardarti indietro, senza deviare, se prosegui diritto – non è lontano il giorno in cui per la prima volta sentirai che queste pause sono diventate così grandi che le ore passano e non sorge neppure un pensiero. Ora avrai esperienze ancora più vaste di non-mente.

La realizzazione suprema accade quando sei circondato dalla non-mente ventiquatt’ore su ventiquattro.

Ciò non significa che non potrai più usare la mente; questa è una falsità, diffusa da chi non sa nulla della non-mente. Non-mente non significa che non puoi usare la mente: significa semplicemente che la mente non può usarti.

Non-mente non significa che la mente viene distrutta. Non-mente significa solo che la mente viene messa da parte. In qualunque momento hai bisogno di comunicare con il mondo, la puoi mettere in azione. Sarà il tuo servitore. Ora è il tuo padrone. Anche quando sei seduto da solo continua con il suo bla bla  – il suo chiacchiericcio – e tu non puoi fare nulla, sei del tutto impotente.

Non-mente significa solo che la mente è stata messa al suo posto. Come servitore, è uno strumento prezioso; come padrone, è una calamità.

È pericolosa. Può distruggere la tua vita. La mente è solo uno strumento utile quando vuoi comunicare con gli altri. Quando sei da solo, non hai però bisogno della mente, quando la vuoi usare, la puoi usare.

E ricorda un’altra cosa: quando la mente rimane in silenzio per ore, diventa fresca, giovane, più creativa, più sensibile, rivitalizzata dal riposo.

Le menti delle persone normali iniziano attorno ai tre-quattro anni di età e poi continuano fino a settant’anni, ottant’anni, senza neanche una vacanza. Ovviamente non possono essere molto creative. Sono stanchissime – e stanche di un mucchio di sciocchezze. Milioni di persone al mondo vivono senza creatività. La creatività è una delle esperienze più gioiose. Ma le loro menti sono stanche... non sono in uno stato di energia traboccante.

L’uomo della non-mente, tiene a riposo la mente – colma di energia, immensamente sensibile – pronta a entrare in azione nel momento in cui le viene ordinato. Non è una coincidenza che le persone che hanno sperimentato la non-mente… le loro parole iniziano a possedere una loro magia; quando usano la mente, essa ha carisma, possiede una forza magnetica. Ha un’immensa spontaneità e la freschezza della rugiada mattutina, prima che sorga il sole. E la mente è lo strumento di espressione e creatività più raffinato creato dalla natura. Per cui l’uomo di meditazione – o in altre parole, l’uomo della non-mente – trasforma anche la prosa in poesia. Senza sforzo alcuno, le sue parole sono così cariche di autorità che non hanno bisogno di alcuna dimostrazione. Sono autoevidenti.

La forza che trasmettono diventa verità autoevidente. Non hanno alcun bisogno del sostegno della logica, o delle scritture. Le parole di un uomo della non-mente posseggono una certezza intrinseca. Se sei pronto a riceverle e ad ascoltarle, lo sentirai nel tuo cuore.

È verità autoevidente.

Osserva ciò che è accaduto nei secoli: Gautama il Buddha non è mai stato contraddetto da un suo discepolo, e neppure Mahavira, né Mosè o Gesù. Nelle loro parole c’era qualcosa, nella loro semplice presenza c’era qualcosa che convinceva. Senza alcuno sforzo da parte loro, potevano convertire. Nessun grande maestro è stato un missionario, non hanno tentato di convincere nessuno, eppure hanno convertito milioni di persone.

È un miracolo – ma il miracolo consiste in una mente riposata, in una mente che è sempre piena di energia e viene usata solo ogni tanto.

Quando vi parlo, devo usare la mente. Quando me ne sto seduto nella mia stanza tutto il giorno, dimentico del tutto la mente. Sono puro silenzio... e nel frattempo la mente si riposa. Quando vi parlo, quelli sono i soli momenti in cui uso la mente. Quando sono solo, sono totalmente solo, e non ho alcun bisogno di usare la mente.

Tu dici: “Quando ti sento dire che ‘La meditazione è l’essere testimoni,’ sento di capire. Ma quando parli della non-mente, non mi sembra affatto una cosa facile.”

Come può sembrarti facile? - è la tua potenzialità futura. La meditazione l’hai cominciata; forse è solo agli stadi iniziali, tuttavia hai una certa esperienza che ti permette di capirmi. Ma se puoi capire la meditazione, non preoccuparti.

La meditazione conduce sicuramente alla non-mente, proprio come ogni fiume si muove verso l’oceano, senza alcuna mappa, senza alcuna guida. Ogni fiume, senza eccezioni, alla fine raggiunge l’oceano. Ogni meditazione, senza eccezioni, alla fine raggiunge lo stato di non-mente.

Ma naturalmente, quando il Gange è sull’Himalaya e scorre tra le montagne e le valli, non ha alcuna idea di che cosa sia l’oceano, non può neppure concepire l’esistenza dell’oceano – però si muove verso l’oceano, perché l’acqua ha la capacità intrinseca di trovare sempre il posto più basso.

E l’oceano è il posto più basso... e così i fiumi nascono sui picchi himalaiani e iniziano immediatamente a muoversi verso il basso, e alla fine trovano l’oceano.

Il processo della meditazione è esattamente l’opposto: si muove verso l’alto, verso vette più alte, e la vetta suprema è la non-mente. Non-mente è una parola semplice, ma in realtà significa illuminazione, liberazione, libertà da ogni legame, esperienza di assenza di morte, di immortalità.

Queste sono parole grosse e non voglio spaventarti, per cui uso una parola semplice, non-mente. Tu conosci la mente... e puoi immaginare uno stato in cui questa mente non funziona.

Quando questa mente cessa di funzionare, tu diventi parte della mente cosmica, la mente universale. Quando sei parte della mente universale, la tua mente individuale diventa un ottimo servitore. Ha riconosciuto il padrone, e porta notizie dalla mente universale a coloro che sono ancora legati alla mente individuale.

Quando vi parlo, in realtà è l’universo che mi sta usando. Le mie parole non sono le mie parole; appartengono alla verità universale. Questo è il loro potere, questo è il loro carisma, è questa la loro magia.

 

tratto da: Osho, Satyam Shivam Sundaram # 7

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Il Vero Appagamento

 

L’illuminazione, vista dal nostro punto di vista, è la fine di qualcosa e quindi può anche fare paura. Soprattutto se non si vede cosa c’è da ‘guadagnarci’... In realtà, ci spiega Osho, l’appagamento che inseguiamo vita dopo vita cercandolo nelle persone, nelle cose, nel successo, alla fine lo si troverà solo in questo salto di qualità chiamato illuminazione.

 

 

Osho,

l’illuminazione mi sembra sempre la fine, la morte, una specie di suicidio dal quale non si può tornare indietro – la fine delle avventure, degli amori, dei tramonti, dei drammi… delle cenette a lume di candela. Cosa ci può essere di più bello dei drammi insensati, e delle gioie, della mia ricerca? Cosa c’è dopo la morte per un illuminato? C’è forse noia per diecimila anni a venire? Io sento solo una paura mortale.

 

L’illuminazione può fare un bel po’ di paura. Può metterti in grande paranoia. E la tua domanda è importante: ci sono milioni di persone, al mondo, che non pensano all’illuminazione – e la ragione può essere la profonda paura della quale tu parli. Tutte queste persone hanno esperienza di un certo tipo di vita, e credono che questa sia la sola vita possibile – ed è lì che si sbagliano.

Questa, che viviamo, è la forma più bassa di vita. In realtà, chiamarla vita non è corretto: è solo nascita. È solo una possibilità. Puoi farne una vita – la vita va creata. E questo malinteso è così antico… ma nessuno lo vuole abbandonare, perché è una grande consolazione sapere che sei vivo, che ti godi tutto quello che c’è da godere, e che è un meraviglioso ‘dramma’.

Però hai ripercorso questo dramma molte volte…

È lo stesso dramma. Cambiano alcuni piccoli dettagli… A è sposato con B anziché con C. Vivi nel tale paese, sei nato nel tale altro… ma segui la stessa routine. Incontrerai la stessa infelicità, la stessa gelosia; ci saranno tutti quei giochi di ambizione che la gente continua a fare – ma tu non ti annoi. Non ti annoi perché ciascuna volta che muori la memoria chiude una porta; altrimenti impazziresti. La natura ha un sistema autonomo: nel momento in cui una persona muore, tutto il suo sistema mnemonico di quella vita se ne va con lui nella successiva, ma la porta viene chiusa.

Uno dei contributi che Mahavira ha apportato al mondo è la tecnica di jati smaran. Jati smaran è la scienza di ricordarsi le vite passate. Mahavira negava categoricamente il permesso di diventare sannyasin a chi non ripercorresse con la memoria alcune delle proprie vite passate. Spesso gli fu chiesto: “Perché questa insistenza?” – ed infatti nessun altro maestro insiste su questo punto. La sua risposta era: “ A meno che tu non guardi nelle tue vite passate, e tu non veda che hai fatto la stessa cosa tante, tante volte, e che le tue mani sono ancora vuote, e tu continui a fare ancora le stesse cose…”

 

Vi succederà di provare noia, di iniziare a pensare: ‘Devo essere completamente stupido’ – ma poiché ciascuna vita vi è ermeticamente chiusa, non sapete niente del vostro passato. Non avete intuizioni del futuro.

Tutto quello che conoscete è questa piccola vita, ed in questa piccola vita conoscete due cose: la miseria ed il dolore della vita, e i metodi e le strategie per dimenticare questa miseria e questo dolore. E li chiamate divertimenti, intrattenimenti: andare al cinema, al circo. Questi sono i vostri modi di dimenticare la vostra vita. Lì, per due o tre ore, potete interessarvi a un mondo differente dal vostro.

Vi è certamente difficile concepire, capire, una persona illuminata.

È proprio come, se fumate, non riuscite a concepire che milioni di persone possano andare avanti senza fumare. Credete che ne sentano la mancanza! Ed invece alla persona che non fuma non manca niente, eccetto un po’ di nicotina, un po’ di veleno che farà morire prima voi di lui. Tranne questo, non gli manca altro. L’alcolizzato non può credere che il mondo intero vada avanti senza la bottiglia. Non sa vivere un solo giorno senza la bottiglia. Gli fate pena: “Poverini! Non sanno che c’è modo, con l’alcool, di dimenticare tutti gli affanni della vita”. Ma non sa concepire una vita che non ha neanche un affanno da dimenticare. E questa è la vostra posizione: il problema è che, quando pensate all’illuminazione, non comprendete che l’uomo che si è illuminato non è più un ego. Potete insultarlo ma non potete ferirlo; potete offenderlo, condannarlo, ma nel suo essere non ci sarà cambiamento. Anche se lo ucciderete, rimarrà lo stesso.

È difficile per voi comprendere come un illuminato se ne possa stare in pace senza andare al circo, al cinema… e a tutte le altre stupidaggini che ci sono. Ma sono esistite così poche persone illuminate che non si sa molto di loro. E la maggior parte di quanto concerne un illuminato è tale, che non si riesce a comprenderlo senza averne l’esperienza.

Per l’illuminato, tutto quello che succede intorno a lui è un circo. Non ha bisogno di comprare il biglietto –il suo problema è, piuttosto, come uscire dal circo! Non vuole andare al cinema, vuole uscirne!

Ma, dovunque vada…

Immaginatevi Buddha a Bombay…

Non è difficile dedurre per quale motivo queste persone abbiano evitato di esistere: perché non ci sono più dei Buddha, dei Mahavira, dei Bodhidharma, degli Zarathustra? Dove sono scomparse queste persone così incredibilmente belle? Perché hanno cessato di essere accessibili a noi? L’umanità è tanto aumentata di numero – se si considerano le proporzioni… In India c’erano solo due milioni di persone ai tempi di Buddha. Adesso in India ci sono novecento milioni di persone. Anche solo in proporzione, adesso ci dovrebbero senz’altro essere almeno una dozzina di buddha!

Ma quel tipo di persona è scomparso – ed è scomparso perché ha scoperto che quella che voi chiamate vita non è altro che una lenta morte.

E ha trovato la vera vita. Quando si è trovata la vera vita, perché si dovrebbe ritornare a un mondo miserabile?

Ma la tua domanda è importante. Hai paura che sarà difficile stare seduto in silenzio per migliaia di anni.

Ma non sai che, se tu sei in silenzio, il tempo si ferma. Non esistono più i diecimila anni, i dieci milioni di anni. Niente di tutto ciò. Esiste solo un semplice ‘ora’.

Quando la mente è in silenzio, il tempo scompare perché la mente è tempo.

Adesso ti puoi preoccupare che nella vita succede così tanto, ci sono tanti drammi, mentre la persona illuminata… cosa farà per tutta l’eternità?

Di quale dramma parli? Un idiota che scivola su una buccia di banana? E tutti si mettono a ridere… questo non è un atto amorevole. Anche se quell’uomo stesso non è meglio di una banana, ha tutti i diritti di scivolare su una buccia di banana. Non fa male a nessuno, fa solo dello yoga un po’ speciale.

Ma tu, perché ridi?

La tua vita è piena di tristezza e tu sei alla ricerca… tutte le volte che c’è una possibilità di ridere, un po’ della tua tristezza si scarica. Di certo, una persona illuminata non riderebbe. Non ce ne è bisogno. La risata è necessaria a causa della tristezza: è un antidoto alla tristezza. L’illuminato è estatico… e, ricorda, estasi non è felicità. Questo è il punto dove si fa sempre confusione.

La felicità è passeggera: ai due confini del momento di felicità trovi l’infelicità. L’estasi non ha un opposto, non esiste la ‘non-estasi’. C’è solo estasi, e l’estasi non dipende da nessun altro e da nessun’altra cosa esterna all’essere illuminato stesso.

La sua sorgente di beatitudine è interna al suo essere.

L’essere illuminato splende, irradiando l’esperienza che ha fatto. E più la condivide, più l’esperienza cresce.

Il tempo non esiste più per lui. Vive nel momento. E vive così totalmente ed intensamente che non c’è spazio per tristezze o miserie di nessun genere.

Ma non prendere nessuna decisione prima di avere avuto qualche esperienza, almeno di un piccolo assaggio. Pratica un po’ di meditazione, e questa sarà la risposta alla tua domanda: un giorno scoprirai di essere seduto in silenzio, pieno di gioia, e senza nessun motivo.

Nel momento in cui si illumina, una persona diventa estasi, diventa benedizione. Tempo e spazio scompaiono. Diventa un’unica cosa col tutto. Allora le stelle sono dentro di lei, i fiori sono dentro di lei, cieli su cieli sono dentro di lei. Gli uccelli in volo sono dentro di lei.

Ora come ora tutto è fuori di te.

L’illuminazione porta tutto dentro di te. Ti diffonde in lungo e in largo, all’infinito.

Molte domande come questa ti si porranno, ma non farle diventare semplici questioni intellettuali; altrimenti perderai il vero succo della vita.

Sperimenta. Le tue domande dovrebbero emergere dai tuoi esperimenti: solo allora saranno esistenziali, e saranno d’immenso aiuto alla tua crescita.1

 

La vita non può avere una realizzazione se non ci si illumina: questa è una consolazione che non posso darti. Realizzazione e illuminazione vogliono dire la stessa cosa.

Illuminarsi non è un problema: è la cosa più facile della vita, per la semplice ragione che è la tua natura.

Sei nato illuminato; hai solo bisogno di aiuto per ricordarlo. Non è una conquista, ma semplicemente ricordarsi.

[…] La tua illuminazione, il tuo risveglio, non sono qualcosa che ti capiterà dall’esterno. Non è qualcosa che devi raggiungere, è qualcosa che hai dalla nascita.

Ma sei quasi un mendicante, e – vedendo mendicanti tutt’intorno a te – imiti i mendicanti. Sei un medicante per imitazione. Sei invece illuminato non per conseguimento, ma perché ti ricordi.

L’arte della meditazione non è altro che l’arte di ricordarti chi sei.

La realizzazione non può accadere se non sai chi sei. Come puoi essere realizzato se profondamente, al tuo centro, c’è oscurità, ignoranza? Se non conosci te stesso, come puoi realizzarti? Ricordarsi di sé è il requisito di base della realizzazione, dell’appagamento. E il miracolo del ricordarsi è che, nel momento in cui ti ricordi di te, appagamento e realizzazione avvengono simultaneamente – senza nessuno sforzo da parte tua. Sono i fiori della tua illuminazione, del tuo ricordarti.

[…] Non puoi dividere realizzazione e illuminazione facendone due cose distinte. Sono una cosa sola, inseparabili. La realizzazione è semplicemente una conseguenza dell’illuminazione.

E illuminarsi è facile… Ma milioni di persone cercano di realizzarsi. Non trovano mai la realizzazione, perché la realizzazione è un effetto collaterale. Non puoi realizzarti direttamente: la realizzazione viene come ombra dell’illuminazione.

Perciò, può darsi che coloro che hanno ricercato l’illuminazione non si siano mai dati pensiero di realizzarsi; ma nel momento in cui diventano illuminati, improvvisamente trovano la più profonda realizzazione. Mentre coloro che cercano la realizzazione non riescono a trovarla. Nei soldi, nel potere, nella politica, nelle relazioni – cercano dappertutto la realizzazione, e dappertutto incontrano la frustrazione. Tutta la loro vita non è altro che un esercizio futile. Sebbene cerchino la realizzazione, trovano sempre la frustrazione perché hanno dimenticato di comprendere una sola cosa – che la realizzazione non è direttamente accessibile: è una conseguenza! Una conseguenza… dunque non te ne devi occupare. Tu devi lavorare per raggiungere l’esperienza vera e autentica: l’effetto collaterale, poi, ci sarà sempre.

La tua domanda è, comunque, importante, ed ha una storia lunga, vecchia quanto l’uomo. Abbiamo visto persone come Gautama Buddha: persone così profondamente realizzate che non si può immaginare che ci sia bisogno di qualcosa di più. Naturalmente in te nasce il desiderio di essere realizzato come quest’uomo. Non puoi vedere la sua illuminazione – questo è il problema. Vedi la sua realizzazione, vedi il suo silenzio, vedi la sua compassione; vedi la sua benevolenza, il suo amore. Vedi la sua grazia, la sua bellezza, la sua integrità, la sua individualità. Tutto, in lui, ti attrae.

E vorresti avere una personalità altrettanto bella. Vorresti avere la stessa luce nei tuoi occhi, la stessa fiamma nella tua vita, la stessa gioia, ma non sai che tutti questi sono effetti collaterali. E che, se ti metti alla loro ricerca, ti incammini sul sentiero sbagliato: non li troverai mai, e ne ricaverai una frustrazione totale. Tutti questi fenomeni sono accaduti a Buddha in conseguenza della sua consapevolezza, e del suo divenire consapevole al cento per cento. Questi sono i fiori della sua consapevolezza.

Tu vedi i fiori: i fiori sono attraenti, i fiori profumano, e tu vorresti quei fiori. Ma non vedi che quei fiori ricevono la linfa da radici nascoste – e quelle radici nascoste hanno il loro fondamento nell’illuminazione.

La cosa più semplice è illuminarsi prima, e poi tutto il resto, che hai sempre voluto, arriva da solo. 2

 

tratto da: Osho,

1 Sermons in stones #6 - 2 Osho Upanishad #15

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Seduto in silenzio, senza far niente

 

Quando il corpo è immobile e l’attività della mente si acquieta, molte cose diventano possibili. Quando poi la mente si ferma del tutto – in quel silenzio, la realizzazione.

 

 

Seduto in silenzio, senza far nulla,

giunge la primavera e l’erba cresce da sola”

 

Che cosa vuol dire? Visto con l’ottica di chi cerca un significato, l’haiku zen è privo di senso. È un’esperienza. E in realtà – racchiuso in pochi versi – descrive tutto ciò che accade alla consapevolezza.

Questa è la bellezza dell’haiku. Usa la minor quantità di parole possibile. Non puoi toglierne neppure una, è già stato fatto: solo quelle essenziali sono rimaste.

Seduto in silenzio – sono tre parole. Inizia con l’atto del sedere, inizia dal corpo. Se il corpo può rimanere seduto in pace, rilassato, può aiutare moltissimo la mente a diventare silenziosa. Se il corpo è irrequieto, allora la mente non può essere silenziosa. Quindi l’haiku inizia con l’elemento fondamentale: ‘seduto’ significa solo rilassato, quieto, comodo, a casa, senza tensioni.

Avrai visto milioni di statue di Buddha dappertutto in Asia… Non importa che sia una rappresentazione somigliante, fotografica, o meno… è irrilevante. Ciò che importa è che ti aiuterà ad avere un’idea, una comprensione su come stare ‘seduto’.

E a tale scopo la statua di marmo è persino migliore del Buddha reale, perché è completamente rilassata – non ci sono tensioni, né movimenti. Le hanno dato tali proporzioni, una tale bellezza, una tale sensibilità estetica, che se ti siedi accanto a una statua del Buddha ti vien voglia di sederti allo stesso modo. E il miracolo è che, non appena ti metti seduto allo stesso modo, sentirai che la mente comincia a rilassarsi… allo stesso modo in cui, all’arrivo della sera, gli uccelli ritornano a casa, ai loro alberi. Presto verrà la notte e tutti gli uccelli riposeranno nei loro nidi, profondamente addormentati.

Se siedi nel modo giusto, il silenzio scenderà su di te proprio come il calare della notte e poi tutto diventa buio.

Seduto in silenzio… La seconda cosa è la mente. Il corpo dovrebbe essere non teso, e la mente dovrebbe essere priva di pensieri. Seduto in silenzio, senza far nulla… Questo è molto importante da capire. Persino l’idea di fare meditazione può diventare un disturbo, perché ogni ‘fare’ rende attiva la mente. La mente può rimanere passiva solo in uno stato di non attività, in assenza di azione…

Questo breve haiku racchiude l’intera filosofia della via orientale. Non è neppure una meditazione; tu non fai nulla, ti godi semplicemente il riposo. Godi la pace che arriva da sola, che non hai creato tu. Rimani semplicemente in attesa, senza far nulla… attendi che qualcosa accada. Senza fretta, o apprensione.

Giunge la primavera… Ricorda, l’esistenza non è in alcun modo obbligata a soddisfare i tuoi desideri, quindi la frase giunge la primavera… Potresti essere in una stagione diversa, e l’erba potrebbe non crescere. Non lamentarti perché: ‘Io ero seduto in silenzio e l’erba non è cresciuta.’ Non eri in sintonia con l’esistenza.

Devi seguire l’esistenza. La primavera viene – devi attendere l’arrivo della primavera, non puoi forzarlo, non puoi crearlo, non è nelle tue mani. La primavera viene – e di sicuro arriva – e l’erba cresce da sola. E all’improvviso tutto diventa verde, all’improvviso l’erba cresce ovunque. Nessuno fa nulla, è arrivata semplicemente la primavera e il suo arrivo è sufficiente a far crescere l’erba.

Tu rimani seduto in silenzio, senza far nulla, in semplice attesa dell’arrivo della primavera. Allo stesso modo in cui arriva la primavera fuori, anche la primavera interiore arriverà. Ci sono anche stagioni interiori della vita. Quindi non preoccuparti – la primavera arriverà senz’altro.

 

tratto da: Osho,  The Path of the Mystic #24

 

 

 

Osho,

puoi parlare per favore dell’impazienza, all’interno di un percorso spirituale. Consideri l’impazienza una parte essenziale del processo di crescita dell’uomo?

 

È vero che tutto avviene a tempo debito – ma è vero solo a metà.

Paltudas dice: “Ogni arte fiorisce a tempo debito, perché dunque essere impazienti? Non importa quanto lo innaffi, l’albero darà frutti quando è il suo momento.”

Ma questo non significa che non devi innaffiare l’albero, non significa che non devi seminare. Anche i semi devono essere piantati nel momento giusto – solo allora germoglieranno nel momento giusto.

Paltudas dice solo una metà del tutto. Dal seme al frutto è un lungo viaggio, occorre grande pazienza da parte del giardiniere. Ma la pazienza non deve diventare pigrizia, perché la differenza è molto delicata, e molto sottile. La pazienza deve rimanere, nel suo centro più intimo, molto impaziente – sapendo benissimo che quando arriverà la primavera i fiori sbocceranno. Questo non significa che devi dimenticare di anelare, desiderare l’arrivo della primavera, pregare, aspettare l’arrivo della primavera. Attendi – ma la tua attesa non dovrebbe essere una forma di letargia.

L’ospite arriverà – e nessuno sa quando arriverà; attendi però come un amante, con le porte aperte, e gli occhi fissi sulla strada… come se l’incontro con l’ospite, con l’amico sia per il prossimo istante.

Sul cammino spirituale, cose che normalmente appaiono contraddittorie, diventano complementari. Sii paziente impazientemente, o impaziente pazientemente – devono esserci entrambi. Se ne scegli uno solo, è pericoloso. La pazienza da sola diventerà pigrizia; l’impazienza da sola diventerà angoscia e ansia, inutili. Entrambe sono necessarie, si equilibrano: l’impazienza ti fa continuare a desiderare e ad aspettare, e la pazienza ti impedisce di diventare teso, di creare ansia. Entrambe hanno un ruolo sul cammino spirituale. E non si tratta solo di questa contraddizione: la stessa cosa vale per molte altre contraddizioni.

Uno deve essere entrambe le cose, in profonda armonia. Di cosa pensi si stia parlando, del giardiniere? Paltudas ha dimenticato completamente che la questione reale riguarda il seme, non il giardiniere, perché il giardiniere rimarrà lo stesso, non avrà una crescita, spirituale o meno. La crescita accadrà al seme, e se il seme è troppo paziente morirà, perderà del tutto la voglia di vivere – il gusto stesso per la vita.

Dovranno passare molti mesi prima che arrivi la pioggia. Se è troppo paziente, morirà ancora prima di nascere. Il seme ha bisogno di una certa impazienza – un grande desiderio di crescere, di fiorire, di arrivare a maturare.

Ma anche se il desiderio e la voglia di crescere sono enormi, tutto accadrà a tempo debito. Il tuo desiderio non può far arrivare la primavera un po’ prima, ma ti può tenere sveglio – così quando la primavera arriverà non sarai profondamente addormentato, e morto.

Il seme deve continuare a sognare, a desiderare… dev’essere scontento di com’è ora, perché questo non è il suo destino, è solo un potenziale… .

Tutto accadrà in futuro, quindi deve essere sveglio, fiducioso, attento a ciò che non conosce, in attesa di sentire i passi della primavera che arriva. E deve anche essere paziente, perché non può fare nulla per far arrivare le piogge o la primavera – giungeranno a tempo debito.

Quindi se il seme riesce a mantenere un equilibrio tra pazienza e impazienza, rimarrà vivo, e non impazzirà. Troppa impazienza può farti diventare matto, e troppa pazienza può trasformarti in un morto vivente. Entrambe sono necessarie, nella giusta proporzione: una profonda armonia tra le contraddizioni, cosicché diventino complementari. Sul cammino spirituale occorre una profonda armonia a ogni passo – un piccolo squilibrio, e sei perduto. Ed è questo che ti hanno insegnato le religioni: ti hanno insegnato lo squilibrio, non l’equilibrio. Ti hanno detto di scegliere una sola tra le due cose. Io ti dico: non scegliere mai. Non prendere alcuna decisione.

Entrambe sono tue. Usale – e usale in modo tale che insieme creino una bella musica nel tuo cuore. Sembra strano a dirlo, ma non si può far nulla riguardo ai misteri dell’esistenza.

Posso solo dire – anche se sembro contraddittorio – sii impaziente pazientemente, o paziente impazientemente – ma tutti e due.

 

tratto da: Osho, The Rebelliuos Spirit #7

 

 

 

Comincia con le meditazioni attive

 

 

Le antiche tecniche di meditazione come la vipassana o lo zazen o le tecniche del Vigyan Bhairava Tantra vennero sviluppate in Oriente in modo che fossero adatte alla mente dell’uomo orientale di migliaia di anni fa. Oggi l’uomo occidentale fa una fatica terribile a iniziare a meditare partendo dal semplice star seduti immobili in silenzio. Per questo motivo Osho ha sviluppato delle tecniche attive come la Dinamica o la Kundalini che partono da fasi in cui si usa il corpo saltando e ballando, per arrivare alla fine a uno spazio dove silenzio e immobilità possono succedere in modo naturale.

 

Per conto mio non consiglio a nessuno di cominciare mettendosi immobili a sedere. Cominciate da dove è più facile, altrimenti vi esporrete, fin dall’inizio, a una serie di sensazioni non necessarie… cose che non hanno nulla a che fare con la vostra situazione del momento.

Se cominciate costringendovi a rimanere seduti, sentirete una grande irrequietezza montare dentro di voi. Più cercherete di starvene esclusivamente seduti senza fare altro, maggiore sarà la vostra inquietudine. Non acquisterete consapevolezza di nient’altro tranne che della vostra alienazione mentale. La conseguenza sarà l’insorgere di stati depressivi; vi sentirete frustrati. Certo quello che proverete non sarà beatitudine; al contrario comincerete a pensare di essere matti, e non è escluso che lo possiate diventare davvero!

Io comincio dalla vostra pazzia, non dalla posizione seduta; do spazio alla vostra pazzia. Se danzate follemente, in voi accadrà esattamente l’opposto. Mentre danzate follemente, comincerete a essere consapevoli di un punto silenzioso dentro di voi; se invece, sedete silenziosi diverrete via via consapevoli soltanto della vostra follia. La consapevolezza si focalizza sempre sull’opposto.

Danzate follemente, in modo caotico, piangete, respirate caoticamente: date libero sfogo alla vostra pazzia. Comincerete allora a diventare consapevoli di un punto sottile, un punto in profondità dentro di voi che è silenzioso e quieto, in contrasto con la frenesia della periferia. Sarà con estrema felicità che percepirete nel centro di voi stessi questo intimo silenzio. Se invece vi costringete a rimanere seduti, allora non percepirete altro che il folle dentro di voi: all’esterno sarete silenziosi, ma dentro di voi regnerà la pazzia.

Sarà molto meglio cominciare con qualcosa di attivo, qualcosa di positivo, vivo, dinamico; allora comincerete a percepire un crescente silenzio interiore. Più profondo diventerà questo silenzio, e più vi sarà possibile adottare la posizione seduta o distesa… vi diverrà possibile la meditazione silenziosa. Ma allora le cose saranno ben diverse, completamente diverse.

Una tecnica di meditazione che cominci con il movimento, con l’azione, vi aiuta anche in altri modi. Provoca una catarsi.

Quello che soffocate in voi stessi è in realtà da gettare, non da reprimere. Si è accumulato dentro di voi perché avete continuato a reprimerlo. Tutti i nostri condizionamenti, la civiltà, l’educazione, sono repressivi. Avete represso molto che, in un ambito educativo diverso, avreste smaltito facilmente… se soltanto la vostra educazione fosse stata più cosciente, i vostri genitori più consapevoli. Nel periodo della vostra formazione, con una maggiore consapevolezza del meccanismo interno della mente,  vi sarebbe stato possibile sbarazzarvi di molte cose.

Avete accumulato dentro di voi rabbia, sesso, violenza, avidità… di tutto! Questo accumulo è diventato una follia annidata dentro di voi. È lì, dentro di voi. Se cominciate quindi con un metodo di meditazione repressivo, costringendovi per esempio a rimanere seduti, impedirete a questa follia di venire alla luce e di dissolversi: la soffocherete ancora una volta. Per questo io comincio con la catarsi. Il primo passo deve essere quello di gettare al vento tutte le vostre impressioni ed emozioni represse. Soltanto quando sarete in grado di buttare fuori la rabbia, potrete dirvi maturi.

Bastano pochi attimi per alleggerirsi del peso di una vita… o addirittura di vite e vite. Se siete pronti a gettare ogni cosa, a spalancare le porte alla vostra follia, pochi istanti bastano per una profonda pulizia. Ora siete puliti, freschi, innocenti. Siete ritornati bambini. Ora, nella vostra rinata innocenza, potete sedervi a meditare (sedervi o mettervi a giacere, qualunque cosa vogliate), poiché il folle che era dentro di voi non è più là a inquietarvi.

La prima cosa da fare è quindi una profonda pulizia… una catarsi, espellendo ogni impressione repressa; rendetevi vuoti e liberi… un varco, un passaggio, attraverso il quale quanto sta al di là di voi possa entrare e fluire. Soltanto allora e non prima, sedere diviene fruttuoso, il silenzio proficuo.

Quando il silenzio sopraggiunge spontaneamente e cala su di voi, non è una menzogna. Non siete stati voi a coltivarlo. Viene a voi, vi succede. Cominciate a sentirlo crescere dentro di voi come una madre sente il bambino crescere dentro. Un profondo silenzio si svilupperà dentro di voi; ne diverrete gravidi. Soltanto allora avverrà una trasformazione; altrimenti tutto sarà soltanto un’illusione. E si può continuare a illudersi per vite e vite, la capacità di farlo è infinita.

 

tratto da: Osho, Meditazione Dinamica: l’arte dell’estasi interiore - Ed.Mediterranee

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Oltre l'illuminazione

 

Meditazione, comprensione, consapevolezza, amore, illuminazione e addirittura la trascendenza dell’illuminazione... sono tutte parti indispensabili del percorso di trasformazione descritto da Osho.

Ma in che rapporto sono tutte queste cose tra di loro?

 

 

È così ovvio, così semplice. Non ha bisogno di spiegazioni. Ha solo bisogno di una descrizione.

La meditazione non è altro che la mente in uno stato di silenzio.

Il silenzio di un lago, senza neppure un’increspatura… I pensieri sono increspature. La meditazione è la mente quieta – non inventarti cose complicate – la mente in uno stato di assenza di azione, di puro rilassamento. Nel momento in cui sei rilassato, silenzioso, in pace, arrivi a comprendere e vedere cose che prima non avevi mai capito. Nessuno te le spiega. È la limpidezza della tua visione che rende chiare le cose.

Si tratta della stessa rosa, ma ora ne percepisci la bellezza in un modo multidimensionale. L’hai vista moltissime volte – è solo una rosa qualsiasi. Eppure oggi non è più qualsiasi, oggi è diventata straordinaria, perché la tua visione è nitida. Tutta la polvere che offuscava la tua percezione se ne è andata e la rosa ha un’aura di cui prima non eri consapevole.

 

Tutto attorno a te, dentro, fuori, diventa cristallino. E quando la tua comprensione raggiunge il picco supremo, c’è un’esplosione di luce.

La chiarezza di visione, nel suo stadio finale, diventa un’esplosione di luce che abbiamo chiamato ‘illuminazione’.

Ma non usare paroloni, così rendi le cose più difficili.

Nell’intensità della chiarezza, semplicemente, l’oscurità svanisce. È solo perché tu puoi vedere con chiarezza che il buio non c’è più. Tu sai benissimo che ci sono animali capaci di vedere al buio; i loro occhi sono più acuti, più penetranti. La tua visione interiore diventa così limpida da disperdere ogni oscurità. In altre parole, tu hai un’esplosione di luce. Chiamala illuminazione, liberazione, realizzazione. Ma tu sei ancora oltre: questa è una tua esperienza e tu sei colui che fa l’esperienza. Si tratta di un’esperienza oggettiva, tu sei il soggetto. Sai che tutto questo sta accadendo, quindi c’è una trascendenza, c’è un oltre l’illuminazione. Su quel picco, in cima a quell’Everest… solo testimonianza, una consapevolezza pura, consapevole di nulla, testimone di nulla – uno specchio puro che non riflette nulla.

È tutto collegato in modo organico, ma non preoccuparti dell’intero processo.

Muoviti un passo alla volta, il passo successivo avverrà automaticamente.

 

tratto da: Osho, The Osho Upanishad # 12

 

 

 

Osho,

ti ho sentito dire che sei oltre l’illuminazione. Teoricamente parlando, qual è la differenza tra illuminazione e oltre l’illuminazione?

 

La vita è un cambiamento continuo. Non conosce il punto fermo, e neppure il punto e virgola. Illuminarsi non significa rimanere bloccati da qualche parte. Nessuno ha parlato di oltre l’illuminazione, perché che senso avrebbe avuto? Le persone non erano neppure illuminate. Ma io sono sicuro che la mia gente si illuminerà, e devo metterla in guardia contro la possibilità di rimanere bloccata.

Persino l’illuminazione deve essere trascesa.

Persino la trascendenza deve essere trascesa.

Bisogna proseguire, sempre.

L’esistenza è infinita, è multidimensionale – non esiste una fine. Non puoi mai dire che sei arrivato. Ti stai avvicinando sempre di più, ma non arrivi mai, perché una volta arrivato cosa mai farai? A quel punto l’unica possibilità è tornarsene a casa.

Bisogna andare oltre l’illuminazione, altrimenti ti troverai in una situazione molto difficile – bloccato nella sala d’attesa di una stazione. Nessun treno torna indietro, tutti i treni vanno avanti, e tutto quello che resta l’hai già vissuto. Ti sei stancato, non vuoi tornare indietro. E anche se tu volessi tornare indietro, la natura te lo impedisce.

 

Un giovane può forse ritornare bambino? Il giovane diventerà un uomo di mezza età, e l’uomo di mezza età diventerà vecchio.

Il futuro è aperto, ma non esiste marcia indietro per quanto concerne il processo della vita. Non ci si può fare nulla.

 

Mi hanno raccontato…

Quando Henry Ford morì e incontrò dio, dio gli chiese: “Sei soddisfatto della mia creazione?”

“No,” rispose Ford, “se l’avessi fatta io, avrei corretto alcuni errori.

Per esempio, quando ho creato l’automobile non c’era la retromarcia, bisognava fare un lungo giro intorno alla casa, non si poteva andare indietro. A volte dovevi fare il giro dell’intera città per tornare a casa!”

La retromarcia venne inventata da Ford, ora puoi andare indietro.

E Ford disse a dio: “Hai trascurato molte cose nella vita, specialmente la retromarcia.”

Un vecchio desidera diventare giovane, ma non può. Se dio avesse creato una retromarcia, potresti tornare di nuovo agli anni della tua gioventù – invece devi andare avanti.

Quando dico che bisogna andare oltre l’illuminazione, intendo che l’illuminazione non è la fine. È l’inizio di una nuova esistenza, di un nuovo universo, di un mondo nuovo. È già difficile concepire cosa sia l’illuminazione, è naturale quindi che sia ancora più difficile concepire un oltre l’illuminazione, ma ‘teoricamente parlando’ è possibile comprenderlo.

 

Mentre tutti gli altri se la prendono comoda, lo spermatozoo Silvestro si allena di continuo con piegamenti, nuoto e sollevamento pesi. Un’altro spermatozoo gli chiede: “Silvestro, perché ti alleni così tanto?”

“Be’”, risponde Silvestro molto seriamente, “quando verrà il momento, voglio essere il primo.”

“Ah, davvero, “ dice l’altro. “Hai una probabilità su un milione.”

Il momento arriva e tutti cominciano a nuotare. Silvestro li distacca tutti di un bel pezzo quando, all’improvviso, si gira e si mette a nuotare controcorrente. “Cosa succede?” urla un altro spermatozoo.

“Tornate tutti indietro,” grida Silvestro, “è un pompino!”.

 

Ma tu non puoi…! Questo era teoricamente parlando. Praticamente parlando, dimentica ‘l’oltre’. Prima diventa illuminato.

Non ha senso pensare a cose così remote. Occupati delle priorità: illuminati. Tu invece hai un interesse teorico per ciò che va oltre l’illuminazione… cosa pensi di guadagnarci? Per il momento, l’illuminazione è più che sufficiente.

Una volta illuminato, non avrai bisogno di qualcuno che ti dica di andare oltre l’illuminazione. Ci andrai – sarai costretto ad andarci. Nulla è statico. Nessuno può rimanere giovane, e nessuno può rimanere semplicemente illuminato.

Io sono il primo a parlare di trascendenza dell’illuminazione. Tutti i mistici del mondo si sono fermati all’illuminazione, per il semplice motivo che non stavano parlando in linea teorica. Erano molto interessati, a livello pratico, a che tu ti disidentificassi dal corpo e dalla mente, e divenissi pura consapevolezza - senza gelosia, senza rabbia, senza paura - che diventassi amore, un fiore dell’eternità, che diffonde il suo profumo e le sue benedizioni non solo per sé, ma anche per quelli che giacciono profondamente addormentati.

Forse il rumore dei fiori di beatitudine che cadono potrebbe svegliare qualcuno, curioso di vedere cosa sta accadendo. Forse il loro profumo potrebbe risvegliarne un altro. Forse la luce potrebbe penetrare l’oscurità di un altro ancora.

Diventa illuminato, non teoricamente, ma concretamente, esistenzialmente, e il passo successivo verrà da solo. Io ne ho parlato perché voglio che siate consapevoli di tutto ciò che può accadere lungo il cammino.

 

Un giorno Gautama il Buddha sta attraversando la foresta. È autunno e uno spesso strato di foglie secche ricopre la terra…

Trovandosi solo con lui, Ananda, il suo discepolo principale, gli chiede: “Mi sorge spesso questa domanda: ci hai detto tutto quello che sai?”

Buddha si china, prende una manciata di foglie secche, le mostra ad Ananda e dice: “Vi ho detto solo questo. Quello che non ho detto è pari a tutte le foglie secche di questa foresta.”

 

Io non voglio essere così avaro. Voglio descrivere tutto ciò che accade sul cammino spirituale nei minimi dettagli. È ora. Sono passati venticinque secoli dai tempi di Buddha. La consapevolezza umana è molto più matura. Non si può accontentare di una manciata di foglie. Io ti offro la foresta intera, per questo parlo di molte cose che ti possono sembrare remote, e che forse non accadranno a te. Ma io ti dico, se ascolti nel modo giusto tutto ciò di cui parlo ti accadrà. Poiché è accaduto a me, non c’è motivo per cui non debba accadere a te.

Le persone sono davvero strane. Desiderano teorie e filosofie grandiose, ma non desiderano una vita grandiosa. Desiderano essere convinte su concezioni filosofiche straordinarie, ma non vogliono che i loro cuori diventino fiori dischiusi che danzano nel vento, nel sole, nella pioggia. Qualunque cosa ascoltano, vanno accumulandola nella memoria. Ma, primo, non ascoltano mai tutto. Secondo, sentono qualcosa che non è stato detto. Terzo, interpretano in base ai loro pregiudizi. Quarto, si limitano ad accumulare.

Diventare una grande enciclopedia non sarà di alcun aiuto.

 

Paddy vince alle corse e si regala un pranzo in un ristorante alla moda. Mentre lo servono, nota che i cucchiai sono d’argento massiccio. Quindi mangia in fretta, si mette in tasca il cucchiaio, e si alza per andarsene. È quasi arrivato alla porta, quando il cameriere si precipita verso di lui e dice: “Mi scusi signore, e il conto?”.

Paddy si gira e urla: “Quale cucchiaio?”

 

La sua mente è occupata solo dal cucchiaio rubato. Nel vedere il cameriere che corre, sa che sta venendo per il cucchiaio. Non sente la parola ‘conto’, sente la parola ‘cucchiaio’. È comprensibile, è naturale. Siete così carichi di cucchiai rubati, che quando vi viene offerto il conto, reagite immediatamente: quale cucchiaio?

 

tratto da: Osho, Om Shanti shanti shanti # 2

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e in un solo momento…

 

Tokusan studiava Zen sotto la guida del Maestro Ryutan. Una notte Tokusan andò da Ryutan e gli fece molte domande. Il Maestro disse: “La notte si è fatta buia – perché non vai a dormire?” Così Tokusan fece un inchino, e mentre apriva la porta per uscire osservò: “È molto buio là fuori”. Ryutan gli porse una candela accesa per illuminare il cammino, ma appena Tokusan la prese tra le mani, Ryutan ci soffiò sopra e la spense.

In quel momento la mente di Tokusan si aprì.

 

La vita scorre ordinaria come sempre senza nessuna traccia del divino... poi improvvisamente cade il velo e sia le profondità che le vette sono rivelate. L’illuminazione come click di un secondo, in una classica storia Zen.

 

 

La prima cosa da capire è che nessuno può essere in grado di spiegarti cos’è lo Zen o cos’è dhyan. Tu puoi impararlo, ma nessuno te lo può insegnare. Perciò dipende da te! Dipende unicamente da te se impari o meno, non ha niente a che fare con lo studio. Studiare è una cosa intellettuale, una cosa morta. Imparare è molto più vitale, più vivo: non è una cosa che parte dalla testa, ma dal cuore – si impara dal cuore e si studia con la testa. Quando studi diventi solo un gran capoccione.

Tokusan studiava Zen sotto la guida del Maestro Ryutan... Ecco dove stava sbagliando, la sua ricerca era sbagliata fin dal primo gradino. E se il primo gradino è sbagliato tutto il resto sarà inevitabilmente sbagliato. Fa sempre molta attenzione al primo gradino, perché se fai bene il primo gradino hai già percorso metà del viaggio e la meta è ormai prossima. Perciò non andare da un maestro a studiare, vacci per imparare. Se vai per studiare, il maestro potrà anche insegnarti delle cose, ma ricordati che la cosa fondamentale non ti potrà mai essere insegnata.

Qual è la differenza tra queste due attitudini? È una differenza enorme: se tu vai a studiare significa che sei alla ricerca d maggiore conoscenza, ma se vai per imparare vuol dire che sei interessato alla crescita dell’essere, non alla tua istruzione. Quando impari è il tuo essere che cresce e quando studi aumenta solo la tua memoria. Quando studi sai sempre più cose, quando impari tu sei sempre di più.

Tokusan era in errore fin dall’inizio, poiché era andato da un maestro per studiare. Scegliendo di studiare si era dimostrato più interessato alle dottrine che al maestro. Che stupidaggine!

 

Una notte Tokusan andò da Ryutan

e gli fece molte domande.

Il Maestro disse:

 

Non rispose nemmeno. Non volle rispondere a una sola domanda. Ascoltò semplicemente.

 

Il Maestro disse:

“La notte si è fatta buia –

perché non vai a dormire?”.

 

Osservate il suo comportamento! Gli vengono poste tutte queste domande e il maestro dice semplicemente: “La notte è buia, siamo circondati dalle tenebre e tu continui a muoverti nella parte più oscura della mente. È notte inoltrata, perché non vai a dormire?”. Questa è la sola risposta possibile a tutte queste domande: “Perché non vai a dormire?”.

Tu sei la domanda e nello stesso tempo il creatore della domanda. Tu, l’ego, la mente, tu sei la tua stessa malattia. Perché non vai a dormire? Non ne hai ancora abbastanza di questa notte, di questa oscurità? Non ti sembra di aver ascoltato questa mente per troppo tempo? Vieni fuori da lì, non darle più retta, riposati ora!

Ma Tokusan lo fraintese, perché una persona con la testa così piena di domande non è in grado di capire la risposta. Ryutan gli diede questa risposta per pura compassione, ma il discepolo lo fraintese – gli studenti fraintendono sempre. Che cosa ha pensato? Ha pensato alla notte fuori, ma questo non c’entrava niente. Il maestro non si riferiva affatto alla notte esterna, i maestri parlano sempre della dimensione interiore. Ryutan si riferiva alla buia notte dell’anima e invece il discepolo pensò: “Sì, effettivamente è notte inoltrata”. Diede un’occhiata fuori guardò la periferia, ma il maestro stava parlando del centro. Il maestro parlava usando il linguaggio dell’anima e il discepolo capiva solo il linguaggio della superficie. Il maestro voleva dire: “Ritirati dalla mente, esci fuori, in modo da poterti risvegliare”. Invece il discepolo capì: “Giusto, è molto buio là fuori, è ora che vada a dormire, è meglio che mi ritiri”. È così che ogni volta che il maestro ti offre la verità, viene immediatamente distorta dalla mente del discepolo.

Così Tokusan fece un inchino. Ma era solo per ringraziare il maestro e mostrare che condivideva la sua osservazione sulla notte che si era fatta buia.

Il maestro offrì al discepolo una candela accesa per illuminare il cammino. Ma appena Tokusan la prese tra le mani... ed era sul punto di andarsene... Ryutan ci soffiò sopra e la spense.

 

In quel momento

la mente di Tokusan si aprì.

 

Che cos’era successo? Ryutan aveva offerto a Tokusan una candela accesa dicendo: “Vedi, fuori è molto buio, perciò prendi questa candela accesa per vedere il sentiero”.

La candela può essere offerta solo per scorgere il cammino esterno, non per guardare dentro, perché come sarebbe possibile portare una candela dentro di te? Nessuna candela, nessun lume può darti la luce che illuminerà la tua coscienza.

In effetti dentro di te c’è sempre stata una luce accesa. È lì, è sempre stata lì, ma tu continui a cercarla fuori di te. Una volta che guardi dentro di te, scoprirai che la luce è sempre stata lì. Non ti ha mai abbandonato, nemmeno un solo istante. Non ti può abbandonare! È il tuo Tao, la tua natura, il tuo vero sé.

Non c’è bisogno di offrire nessuna luce per il viaggio interiore, nessuna luce può essere portata dentro di te. Ma per il cammino esterno si possono offrire delle candele. Così ricordati: tutti coloro che ti offrono qualcosa per il tuo cammino, di qualunque candela si tratti, può essere usata solo per la realtà esterna. Forse potranno illuminare il tuo viaggio nel mondo, ma non potranno mai rischiarare il tuo cammino verso il divino.

Vedendo che il discepolo non aveva capito, il maestro ci provò un’altra volta. Decise di creare una situazione, una situazione pressoché unica: offrì a Tokusan una candela accesa e proprio mentre se ne stava andando Ryutan ci soffiò sopra e la spense. E fu buio, improvvisamente. Con la candela accesa c’era stato un momento di luce. Gli era appena stata data e immediatamente gli veniva spenta.

In quel momento... che cos’è successo? ...la mente di Tokusan si aprì – e diventò illuminato. Cos’è accaduto in quell’attimo? Sono accadute molte cose simultaneamente. Sono successe in un solo istante: la candela veniva spenta, immediatamente il discepolo diventava illuminato.

Che cos’era successo? Prima di tutto era diventato improvvisamente consapevole che il maestro non stava parlando del buio della notte esterna ed ecco perché aveva soffiato sulla candela, per fargli capire che questa candela non gli sarebbe servita a niente. Stava parlando del buio dentro, dell’oscura notte interiore. E non voleva affatto dire che doveva ritirarsi e andare a dormire nel senso che aveva capito lui. Intendeva solo renderlo più attento e consapevole.

E quando la candela si spense all’improvviso, la sua mente si fermò. Non riusciva nemmeno a concepirlo... era tutto così inaspettato! Il maestro prima gli aveva dato una candela accesa e ora gliela spegneva. Era talmente assurdo; allora perché gliela aveva data?

Era tutto così contraddittorio. Per un attimo la sua mente non fu nemmeno in grado di pensare, perché quando vi è una contraddizione la mente non riesce a pensare. Era tutto talmente contraddittorio: la notte era buia e il mastro gli aveva offerto una candela e proprio mentre se ne stava andando ci aveva soffiato sopra e l’aveva spenta. Che cosa voleva dire? Tutto era così incoerente, così vago! Una persona illuminata è sempre incoerente.

La coerenza appartiene solo alla mente: puoi trovare un pensatore coerente, ma non riuscirai mai a trovare un buddha coerente. Egli agisce ogni momento in modo nuovo, perché non agisce riferendosi al passato, ma risponde al momento presente.

E improvvisamente tutt’intorno fu buio. In quel momento la mente di Tokusan si aprì. E quando la mente si apre tu sei illuminato. La mente è ciò che chiude, è la porta chiusa.

E l’essere è una porta aperta – questa è la differenza. Mente aperta – tu sei un essere. Mente chiusa – sei solo un passato, un ricordo, non un essere vivente, non più una forza vitale. Mente chiusa – puoi solo guardare fuori, come potresti guardare dentro? La mente è chiusa, la porta è chiusa. Mente aperta – puoi guardare dentro.

Quando cominci a guardare dentro, ti trasformi completamente. Una volta che hai avuto anche solo uno sprazzo di ciò che sei dentro, non sarai più lo stesso. Allora potrai andare e venire, potrai guardare fuori e andartene per il mondo: potrai anche essere un negoziante, un impiegato, un insegnante, un macellaio – puoi continuare benissimo a fare quello che facevi prima, ma è la qualità che è cambiata.

La meditazione è la rivelazione del qui-e-ora. Ed è così che la mente ordinaria diventa la più straordinaria, la mente ordinaria diventa il Supremo, il Divino.

 

tratto da: Osho, Dieci storie Zen, ed. Mediterranee

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Tecniche di meditazione

________no mind________

 

 

"La nonmente è intelligenza.  La mente è puro farfuglio, privo di intelligenza. Io ti chiedo di espellere la mente e tutta la sua attività in modo che tu possa restare in gioco, puro, ripulito, trasparente, percettivo"

tratto da: Osho, This. This. A Thousand Times This

 

 

Questa meditazione è costruita specificamente per aiutare a espellere tutto quel pattume fastidioso che abbiamo nella mente, in modo che il testimone, quel silente osservare che è meditazione, possa accadere. Negli ultimi mesi, prima di smettere di parlare, Osho concludeva tutti i discorsi serali con questa meditazione.

 

 

“Usa il gibberish per impazzire consapevolmente. Impazzisci conservando

un’assoluta consapevolezza, in modo tale da diventare il centro del ciclone.

Lascia semplicemente affiorare qualsiasi cosa, senza preoccuparti minimamente che abbia un senso, o che sia ragionevole. Espelli semplicemente

dalla mente tutto il pattume che si è accumulato dentro di essa e crea,

in questo modo,

lo spazio in cui il Buddha appare.”

 

tratto da: Osho, Live Zen

 

 

 

 

 

Questa tecnica viene così presentata

sul libro, fresco di stampa,

"Meditazione, la soglia interiore"

(edizioni Oshoba - pagine III - euro 6,20).

La meditazione No Mind può anche essere fatta

da soli con l'aiuto dell'audiocassetta omonima

sempre distribuita da Oshoba (euro 7,75).

 

 

1° stadio

(40 minuti): gibberish, o emissione di suoni senza senso. Lascia uscire ogni cosa, impazzisci consapevolmente. Emetti suoni selvaggi, oppure parla usando una lingua qualsiasi, ma non la tua. Agita le braccia e il corpo per accompagnare quel parlottio. La mente pensa tramite le parole; il gibberish aiuta a spezzare questo schema di continua verbalizzazione. Senza reprimere i tuoi pensieri, con questa meditazione li puoi espellere dal tuo organismo.

 

2° Stadio

(40 minuti): essere un testimone.

Siedi assolutamente immobile e in silenzio, rilassato, raccogli in te tutta la tua energia. Lascia che i tuoi pensieri si allontanino sempre più da te, e concediti di cadere nel profondo silenzio e nell1intima quiete che esiste nel centro del tuo essere. Sii consapevole e totalmente presente nel momento.

 

3° stadio

(5 minuti): lasciarsi andare.

Lascia che il tuo corpo ricada all’indietro fino a terra, senza fare sforzi né controllarlo. Mentre sei sdraiato, continua a essere un testimone consapevole di non essere il corpo, né la mente: sei qualcosa di separato da entrambi. Viaggiando sempre più a fondo nel tuo essere, a un certo punto arriverai a toccare il tuo centro. Tieni gli occhi chiusi.

 

 (ritorna al sommario)