2 DOVE MEDITARE
I centri di meditazione di Osho regione per
regione e altri indirizzi.
6 LE NOTIZIE
8 SPECIALE
DONNE
• Che noia...
dover fare la brava bambina!
Tre donne
fanno il punto sulla loro situazione, e in generale su quella del inondo al
femminile. Donne alla ricerca di se stesse, che usano strumenti quali la
meditazione per scoprire la loro realtà più profonda, e al contempo si pongono
domande su come “guadagnarsi da vivere”, su come esprimere la propria
creatività e sui rapporti con l'altro sesso e le altre donne.
22 DONNE
Alcuni
esempi, presi dall'attualità, per illustrare una condizione femminile che
ancora oscilla fra oppressione e sviluppo autonomo del proprio potenziale.
26
MEDITAZIONE
• Finestre sul
mondo... finestre sull'anima
Sempre nuove
sensazioni, sempre più forti, è questo il ritmo della vita d'oggi, che rischia
di offuscare la tua sensibilità. Tecniche e .suggerimenti per usare i sensi con
attenzione
e
consapevolezza.
42 LA MAPPA
Un esame
dettagliato di questa legge, che ci riconduce alle nostre responsabilità
individuali.
48 IL
RICERCATORE
Siamo pronti
ad affrontare l'ignoto? Un'esperienza personale.
50 TUTTE LE STELLE Il tuo oroscopo di marzo
52 LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in italiano, i video di
Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.
60 UN LIBRO
DA VIVERE
La terza
parte del commento di Osho al “Segreto del fiore d'oro”: come tornare a quella
beatitudine che è la nostra intrinseca natura
OSHOTIMES INTERNATIONAL
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL
FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà
della Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Meditazione Dinamica
È di sicuro la più conosciuta fra le meditazioni
create da Osho per rispondere ai bisogni dell’uomo contemporaneo. Il suo
potenziale di trasformazione ne fa qualcosa di unico e del tutto nuovo. Proprio
per questo è nato il progetto di raccogliere tutto il materiale esistente su
questa meditazione, e renderlo disponibile a chi vuole proporla nelle
situazioni più svariate (palestre, ospedali, prigioni, corsi indirizzati al
mondo del lavoro ecc.) o anche a chi vuole presentarla come argomento di
articoli e conferenze.
In questo archivio si potranno trovare tutte le
indicazioni che Osho ha dato nel tempo, risultati di studi fatti qui all’Osho Meditation Resort e altrove,
resoconti di presentazioni in varie istituzioni pubbliche, citazioni da tesi
universitarie, articoli pubblicati su questo argomento – in relazione anche a temi di salute fisica e
mentale (ansia/depressione, insonnia,
obesità) sui quali una pratica regolare della meditazione potrebbe portar
beneficio – oltre che a esperienze personali di
trasformazione.
Se avete materiale
importante a questo riguardo contattate Maneesha: maneesha@osho.net
Allegrire
l'anima
Non è solo il tema del Festival di Aprile a Varazze – il programma dettagliato era sul numero di
febbraio dell’OTI o lo trovate sul sito
http://www.thefestival.it – ma anche il titolo di un libro di Osho che
Mondadori dà come il più venduto, nel suo catalogo, all’inizio di quest’anno... sembra davvero che in molti, dopo un 2001
così pieno d’incertezze, abbiano voluto scoprire un qualche modo per vivere
meglio!
Che i libri di Osho suscitino un interesse sempre
maggiore in tutto il mondo è anche quello che ci racconta Pramodh,
che segue le pubblicazioni all’interno di Osho International
Foundation: “Fino a pochi anni fa alla fiera del
libro di Francoforte (la più importante del settore) praticamente non ci
parlava quasi nessuno, l’ultima volta ci siamo ‘salvati a stento’
dalla valanga di richieste. Ormai Osho è pubblicato in più di 50 paesi diversi.
È arrivata anche la prima richiesta da un editore turco: è interessato al libro
sulle donne. Il fatto che i libri di Osho siano presenti a livello
internazionale è di grande aiuto: un editore in un nuovo paese può scegliere
fin dall’inizio un libro che ha avuto un sicuro successo in altre nazioni. E
poi ci sono i Tarocchi Zen di Osho: sono già presenti in 18 lingue diverse e
presto sarà disponibile anche una versione (la stessa che c’è in rete)
utilizzabile su Palmpilot.”... sempre più
all’avanguardia.
A
che punto siamo come donne in questo momento in cui la confusione dei valori e
degli obiettivi personali è diventata se possibile ancora più profonda? Cosa
vuol dire essere una donna alla ricerca di se stessa, che usa strumenti come le
tecniche di meditazione per scoprire la sua realtà più autentica, le facce più
nascoste del suo essere, ma allo stesso tempo vuol essere in grado di operare a
pieno ritmo nel ‘mondo’, lavorare, guadagnarsi da vivere, relazionarsi con
l’altro sesso e le altre donne e anche godersi la vita?
Vedo
come in questi giorni mi capita spesso – che sia perché sono sensibilizzata
all’argomento per via del lavoro da fare o per la misteriosa e splendida
sincronicità dell’esistenza – di parlare insieme ad altre donne di cosa
significhi per noi essere donne, delle difficoltà, delle aspirazioni anche
nascoste, della nostra rabbia e voglia di amare e di esprimere noi stesse.
Naturalmente
il tipo di donna che io incontro qui a Pune, da dove
scrivo, è già un tipo un po’ particolare. Anche se tutte abbiamo alle spalle
storie di vita molto diverse, età e condizioni sociali diverse, ciò che
ci accomuna è, credo, un’insoddisfazione per i modelli passati ma anche per
quelli attuali della vita di una donna, modelli e ruoli che
d’altra parte non sembrano soddisfare veramente più nessuno, anche nella
società più larga. E il tentativo, che trovo molto coraggioso, di ricostruire
la propria vita sulla base di una scoperta continua delle proprie aspirazioni e
potenzialità, scoperta che appunto va rivista quasi momento per momento, e che
quindi comporta lasciarsi alle spalle tante sicurezze.
Siamo
donne che vogliono vivere le proprie capacità e potenzialità il più pienamente
possibile, e intendo capacità di ogni genere, da quelle espressive a quelle
affettive e lavorative.
E un
punto che ritorna in tutte le conversazioni e
che sembra essere
fondamentale è quello che vogliamo farlo da donne, nel nostro proprio specifico
modo femminile, non imitando l’altro sesso e non come reazione a ciò che è
stata la vita delle donne finora. Anche Osho nei brani seguenti mette bene
l’accento su questo punto, su come sia necessario per noi trovare il ‘nostro’
modo di vita, e come per questo abbiamo bisogno di ‘sperimentare’ e a volte
commettere anche degli errori.
Naturalmente
su questa strada incontriamo degli ostacoli, sia esterni che interni.
Riconosciamolo, nonostante i grandi passi avanti fatti in quasi tutti i paesi
del mondo (il fondamentalismo islamico è un discorso
a parte) a livello della legislazione e delle condizioni sociali in generale,
noi donne sappiamo che essere donna e lavorare, per esempio, è più difficile
proprio perché sei una donna. Quante volte abbiamo cercato di dimostrare di
essere più brave di tutti, di lavorare di più e meglio, solo per essere
accettate alla pari. È vero, le ricerche in questo campo affermano che le donne
hanno un cervello sì leggermente più piccolo degli uomini ma da un punto di
vista evolutivo meglio sviluppato – ad
esempio è molto migliore la connessione tra emisfero destro e
sinistro – le donne hanno migliori risultati a scuola e sembrano
essere più attente e preparate, ma diamo poi un po’ un’occhiata a chi occupa le
posizioni direttive in tutti i campi e vediamo che le donne sono solo una
minoranza.
Questo
accade perché le donne sono occupate con i figli, o con la casa, con il marito,
ecc.? O perché sono meno intelligenti, o perché hanno meno potere personale, o
perché?
Forse perché le donne sono
più sensibili ai giudizi degli altri, uno dei quali è che le donne ‘di potere’ sono meno femminili e di conseguenza meno accettabili
e meno ‘amabili’?
Ma
lo vogliamo proprio questo potere, e soprattutto può questo potere soddisfarci?
È proprio questo che vogliamo, o è ancora una volta una trappola come la
cosiddetta ‘libertà sessuale’ scoppiata negli anni
‘60 e che – come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle – spesso e volentieri
voleva dire buttarci in avventure sessuali non realmente desiderate per
dimostrare di essere ‘aperte’ e moderne e magari arrivare al paradosso di dover
nascondere le nostre emozioni d’amore perché considerate non accettabili.
E
così le donne della mia età, per esempio, quelle che stanno ora entrando nella
mezza età e che erano ragazzine negli anni ‘60, si trovano prese tra le voci
dei genitori sull’importanza del matrimonio per una donna e quelle su una
‘libertà’ che spesso ha voluto dire soddisfare i desideri altrui, senza
ricevere la sia pur precaria protezione del matrimonio, di un impegno…
Mentre
le ragazze che sono nate quando questa ‘libertà’ era già data per scontata, ne
percepiscono la falsità e precarietà e la rifiutano, senza peraltro trovare
facilmente una strada diversa.
Quello
che mi ha toccato molto nelle mie discussioni con varie donne è stato
l’arrivare a riconoscere proprio la differenza che nasce dal fatto di essere
donne. Voglio dire che dopo più d’un secolo di lotte in cui donne di grande
coraggio – suffragette, ragazze madri… – hanno rivendicato l’uguaglianza, la
parità con l’uomo a tanti livelli legale, economico (parità che ancora deve
diventare effettiva in tanti paesi) vedo che è difficile riconoscere che le
differenze ci sono, anche se non nel senso di superiorità e inferiorità, e che
il riconoscimento di queste differenze comporta il dover fare delle scelte che
rispettino la nostra natura e le nostre particolari qualità.
È
difficile per esempio per donne dei nostri tempi riconoscere le difficoltà che
incontriamo nel lavoro rispetto agli uomini, il nostro essere in generale più
tenere, più emotive, più influenzabili. Quando siamo tra di noi, con le amiche,
ne parliamo in continuazione, per sfogarci, ma sempre con un po’ di vergogna, un po’ in segreto,
come se sotto sotto pensassimo che essere come siamo è sbagliato,
che dovremmo essere più forti, più assertive, ecc., farci valere…
Eppure
è una realtà, siamo biologicamente diverse, produciamo ormoni diversi e questi
prodotti chimici influenzano eccome il comportamento e il modo di sentire…
E,
come donne, abbiamo anche la responsabilità di portare al mondo i figli; Osho
ne parla tante volte quando fa notare come l’uomo sia geloso di questa
incredibile capacità della donna di produrre la vita, e di come si sia preso la
rivincita in tanti modi.
Le
due interviste che presentiamo offrono uno sguardo sulla vita di due donne diverse tra loro,
provenienti da paesi diversi e che lavorano in campi diversi.
Entrambe
sono donne che hanno raggiunto un certo equilibrio nella loro vita, fanno un
lavoro che esprime le loro qualità e sono abbastanza forti da riuscire a
convivere con l’insicurezza che è inevitabile quando si sceglie un modo di
vivere che non è quello tradizionale e già rodato. Entrambe sono donne che sono
arrivate alla meditazione e che, grazie al lavoro fatto su se stesse, hanno
stabilito delle priorità diverse nella loro vita, lasciando magari cadere
comportamenti e cose che consideravano meno importanti per dare spazio ai
valori che erano più vicini alla loro essenza.
Rajya
Shakura ha dato sessioni di bodywork per anni ma, come ci dice lei stessa, mettendo
sempre il lavoro al secondo posto, in effetti dando più valore alle sue storie
d’amore.
Nel suo percorso personale
attraverso il dolore e le ferite ha scoperto come fosse l’accettazione di tutte
queste cose, il non tentare di sfuggirle, ciò che portava al cambiamento, e
come a quel punto l’ambiente esterno, come magicamente, offrisse opportunità
diverse. Ad esempio le è stato chiesto di condurre gruppi, prima di bodywork e poi di Primal che è il
lavoro per cui sente che le sue qualità sono più adatte e quello che sta
portando avanti in questo momento.
Le abbiamo chiesto se c’è
una terza via per le donne, un modo di vivere nuovo che non è né quello
tradizionale della donna che si dedica alla casa e alla famiglia né quello di
buttarsi sui valori maschili della carriera e del successo.
Sì, una terza via c’è e
credo che tutte le donne che sono qui e che sono coinvolte con Osho stiano
vivendo in un modo diverso. È un po’ difficile definirlo forse, anche perché
parlare di una via fa pensare che ci sia un percorso già tracciato. Questo
percorso non c’è; per cui proverò a guardare dentro di me e a esprimere cos’è
questa terza via. C’è, perché se penso a me stessa, io non ho famiglia, non ho
marito, il lavoro c’è ed è importante ma è vissuto in maniera totalmente
diversa, non è finalizzato al successo, alla carriera, al dover eliminare
quelli che stanno di mezzo per arrivare da qualche parte.
Avevi mai vissuto in modo tradizionale, formandoti una
famiglia?
Sì, quando ero molto
giovane, prima di venire qui, prima di incontrare Osho, mi ero sposata. Il matrimonio
non era il matrimonio tradizionale che si aspettavano i miei genitori, eppure
dentro di me c’era questo desiderio di riuscire in quell’ambito
e di vivere una vita ‘normale’, però non ha funzionato. Non ha funzionato, e
l’ho sentito e l’ho visto come un mio fallimento, come una mia incapacità,
perché c’era dentro di me il desiderio di riuscire; mi sentivo anormale per non
esserci riuscita.
Cosa ti ha portato fuori da questo condizionamento di voler
vivere in un certo modo? Dopo aver fallito avresti potuto tentare di nuovo
nella stessa direzione e invece hai cambiato direzione.
Dopo
di allora sono venuta qui, ho iniziato a meditare, ho iniziato a guardarmi
dentro, il che non vuol dire che il condizionamento fosse rotto fin
dall’inizio. Infatti ho cercato di nuovo in qualche modo di ricreare quel tipo
di relazione anche senza sposarmi e senza fare figli – ma di nuovo non
funzionava. Ho provato più volte, ho battuto la testa più volte contro il muro
e a un certo punto c’è stato come un capovolgersi della situazione, un
cambiamento drastico di direzione. Sono successe varie cose: una è stata la
fine di una relazione, di una lunga relazione che mi immaginavo sarebbe durata
tutta la vita. Questo ha portato a galla molto dolore, anche del passato,
dolore che non avevo mai veramente guardato in faccia. E lì ho iniziato a
prendermi la responsabilità di quello che succedeva. Fino a quel momento
sembrava sempre che la colpa fosse dell’altro: “Se avessi la persona giusta
succederebbe, ma non trovo la persona giusta”. E a un certo punto mi sono presa
le mie responsabilità – “ci dev’essere qualcosa in me che provoca questo” – e
ho deciso di andarci dentro fino in fondo, senza necessariamente sapere come
l’avrei fatto. Però mi sono detta: “Adesso vado dentro,
adesso guardo in faccia tutto quello che c’è dentro di me.” Questo all’inizio è
stato doloroso, ha voluto dire incontrare molti mostri che c’erano dentro e che
non avevo mai voluto guardare in faccia fino in fondo. Poi però sono iniziati
ad arrivare i regali, e ho iniziato a stare bene da sola.
Stai dicendo che si deve passare attraverso un processo di autoconoscenza, e poi, grazie a queste scoperte, passando
attraverso queste cose, appaiono quelli che tu chiami regali?
Io
non so se dev’essere necessariamente così per tutti, se tutti devono passare
attraverso questa fase dolorosa. Per me è stato così, per le persone che vedo
nel mio lavoro e nei gruppi è anche così. Forse ci sono delle persone per cui
accade diversamente, forse ci potrebbe essere un modo più semplice.
Cos’è secondo te che potrebbe rendere questo percorso meno doloroso e
più semplice?
Innanzitutto se più donne
passano attraverso un processo del genere collettivamente, si crea un campo
energetico differente. È come se il fatto che sia già stato sperimentato lo
renda più semplice.
E poi per me tutto ha
iniziato a cambiare quando ho detto un totale sì a sentire ciò che c’era
dentro, dire sì a questo dolore. Fino ad allora avevo in tutti i modi cercato
di non sentirlo, usando la relazione, usando il lavoro, usando qualsiasi cosa
che si presentasse per scappare. Quando mi
sono detta: “Sono pronta a sentirlo tutto”, lì è avvenuta la trasformazione.
Ci sono altri strumenti che ti sono serviti di supporto,
chiavi come la meditazione o il fatto di vivere in un ambiente meditativo?
La meditazione di sicuro;
a un certo punto ho fatto molta Dinamica e poi ho anche partecipato a gruppi e
sessioni. In realtà è successo attraverso il lavoro nei gruppi. Vedo che ci
sono stati due momenti di grande trasformazione: uno il periodo in cui ho fatto
la mia formazione per guidare i gruppi di Primal – e
questo ha voluto dire passare io stessa attraverso questo lavoro – e poi quando
ho iniziato a lavorare con questa tecnica con le persone; tutto questo ha
aiutato e provocato il cambiamento e poi l’ha anche supportato.
C’è qualcos’altro che ti ha aiutato o può aiutare altre donne
che sono nello stesso tipo di strada?
Anche se non è una cosa
che ho sperimentato molto a livello personale, perché ho fatto il mio percorso
abbastanza da sola tranne quando partecipavo alle situazioni di gruppo, penso
che condividere, parlare con altre persone può essere di grande aiuto.
Puoi darci una definizione di questo modo di vivere; quali sono i suoi caratteri o le sue
qualità? In che modo è diverso dal modo tradizionale o dai modi ‘moderni’ di
vivere come donna?
Quello
che mi viene in mente guardando me stessa com’ero prima, è che sembrava che
avessi valore solo se stavo con un uomo. In me questa convinzione era molto profonda: una
donna senza un uomo non vale molto, è un fallimento. Personalmente ero più
proiettata sui miei condizionamenti riguardo all’uomo, alla relazione, che non
riguardo al lavoro. L’interesse per il lavoro ha cominciato a svilupparsi in me
quando i condizionamenti sono diminuiti; adesso sono contenta di stare con me.
Tutto avviene dentro di
me; mi piace anche relazionarmi con un uomo, ma non è così importante, non è
che qualcuno definisca il mio valore o che io possa essere felice solo quando
c’è l’altro.
Il punto importante è che
il valore mi viene dato dall’interno, non dall’esterno, dagli altri. E da
allora ho iniziato a scoprire anche molti doni, molte qualità che avevo dentro
e che avevo cercato fuori, e queste qualità hanno iniziato a fiorire. Questa è
un’esperienza che riempie, nutre, cosa puoi volere di più!
La bellezza di questo
processo mi sembra sia che dall’esterno non vedi molto la differenza, non è che
devi fare una vita particolare, relazionarti in un certo modo o non
relazionarti, è più un fatto interiore.
Sì,
è così, perché per esempio di recente ho avuto una relazione ed ha avuto per me
una qualità completamente differente. Quello che mi è successo è che – quando
il condizionamento sulla donna che dev’essere in un certo modo, deve avere un
uomo – quando
questo condizionamento è andato cadendo, ho iniziato ad avere più interesse per
il lavoro, per l’espressione di me stessa e delle mie qualità attraverso il
lavoro.
E lì forse sto ancora
lavorando. Delle volte mi trovo sul lavoro con una persona che a me sembra
avere valori maschili – la competitività, la capacità di essere razionale, di
mettere da parte le emozioni – e nel confronto con questa persona vedo a
momenti la difficoltà di essere me stessa,
e quindi donna, e quindi anche emotiva.
Ho appena avuto una
situazione in cui ho visto come cercassi di adeguarmi, che voleva dire perdere
qualcosa – perché non è possibile, non è la mia realtà. Sto lavorando per
esempio sul fatto che in quanto donna sono emotiva, e va bene: non ho bisogno
di diventare differente, dura, politica, competitiva, perché finisco per
perdere, perché non ho queste caratteristiche.
Su questo sto lavorando.
Quali sono gli
ostacoli che hai incontrato nel rapportarti agli uomini, meditatori e no?
Sicuramente si incontrano
degli ostacoli, perché può essere difficile per l’uomo avere a che fare con una
donna che sta bene anche da sola, anche senza di lui. All’inizio c’è un
ostacolo, magari l’ego dell’uomo cerca di riportarti ai vecchi ruoli, ai vecchi
schemi, e a quel punto sta di nuovo a me, perché se io rimango con la mia
verità e con la mia energia poi le cose cambiano. Siccome sto ancora lavorando
su questo, mi capita a volte sia nelle relazioni che nel mondo di incontrare
degli ostacoli che credo siano un riflesso di un ostacolo che ho dentro, e ogni
volta che succede vuol dire andarci attraverso e crescere. Ma in ogni
situazione mi rendo conto poi che quando sono con la mia verità va tutto bene.
Hai detto che incontri situazioni difficili, ma anche regali.
Cosa sono questi regali?
Ho iniziato a entrare in
contatto con qualità che prima non avevo veramente contattato. Ho iniziato –
passato lo strato del dolore e di quello che c’è intorno al dolore – a scoprire
per esempio dentro di me l’intelligenza, che non facevo emergere per via del
condizionamento dentro di me che diceva che una donna dev’essere mediocre, un
po’ stupida. Qualità come l’intelligenza o altre qualità che erano bloccate
come la forza, il potere; quindi molta della vita e dell’energia che era dentro
di me, e che era repressa, ha iniziato a fluire, a espandersi, a emergere.
Quindi sei entrata in contatto con quelle qualità che avevi in
qualche modo nascosto nel tentativo di corrispondere alle aspettative degli
altri. Questo ha cambiato qualcosa anche a livello pratico, ad esempio nel tuo
modo di lavorare, di vivere?
Sì, innanzitutto se guardo
al lavoro che sto facendo adesso, cioè condurre gruppi, specie gruppi di Primal, vedo che prima di questa trasformazione sarebbe
stato impossibile, perché il condizionamento mi impediva persino di pensare di
poter condurre dei gruppi: “Sono piccola, sono stupida”. Questo mi ha aperto
delle possibilità pratiche, ho iniziato a scoprire dov’erano i miei talenti.
Ovviamente ogni tanto ritorna l’ombra, ci sono i momenti di paura perché tutto
ciò va contro un condizionamento profondo, però si sono aperte molte strade.
Sono germogliate tante possibilità, e ho anche scoperto che il mio vero talento
era nella direzione della Primal, quindi il processo
è poi andato avanti da solo.
Quali sono le cose su cui stai lavorando in questo momento?
Un punto dove sto
lavorando è per esempio il mio essere ‘nel mondo’,
perché stando qui, stando in una comune, quindi in un ambiente più protetto,
ogni volta che vado nel mondo il condizionamento torna in qualche modo a galla,
viene stimolato nuovamente. Soprattutto se vado in Italia, che è il mio paese,
è come se il passato mi si ripresentasse; ritornano a galla vecchie ferite
dell’infanzia, mi rivedo magari da piccolina quando mi sentivo non voluta, insomma
ritornano i vecchi film, e però ogni volta vedo che ci vado attraverso, ogni
volta il processo diventa più breve finché – e questa è la mia sfida – non
ritorno alla mia energia, finché non riesco a passare attraverso i
condizionamenti, le idee e le opinioni che mi sono state date, e a ritornare a
me stessa.
C’è qualcosa che ti aiuta in questo senso? Usi qualche metodo?
Accettazione,
sentirmi dentro, guardarmi, meditare, stare in contatto con quello che avviene.
A momenti è dura, ma per me il modo è di starci, non di cercare di fare
qualcosa di diverso; cercare di starci, andarci attraverso e poi uscirne. Alla
fine la vera sfida per me è quella di riuscire a integrare il cuore, le
emozioni e i sentimenti con la mia forza e il mio potere.
UN MODO
NUOVO DI VIVERE LA VITA COME DONNA NON VUOL DIRE TANTO “CAMBIARE LA VITA” NEL
SENSO DI CAMBIARE LAVORO O RELAZIONE, QUANTO AFFRONTARE E ACCETTARE CIÒ CHE
TROVIAMO ANDANDO DENTRO DI NOI, INVECE DI CERCARE DI EVITARLO. DI FRONTE A
QUESTO CAMBIAMENTO INTERIORE CAMBIA ANCHE LA RISPOSTA DEL MONDO ESTERNO. E
PARTE DI QUESTO PROCESSO È LA RIVALUTAZIONE DELLE QUALITÀ FEMMINILI E LA LORO
INTEGRAZIONE CON QUELLE PIÙ SPICCATAMENTE "MASCHILI
Uomini e
donne
Non tutte le
differenze tra uomini e donne sono dovute ai condiziona menti. Alcune di queste
sono differenze reali, tuttavia non sono contraddizioni. L'uomo e la donna
possono complementarsi e aiutarsi a crescere l'un l'altro in modo davvero
straordinario.
Osho, ci vorresti spiegare quali sono le vere
differenze tra gli uomini e le donne?
La maggior parte delle differenze tra uomini e
donne sono causate da migliaia di anni di condizionamento. Non sono basate
sulla natura. Tuttavia ci sono alcune differenze che danno all'uomo e alla
donna una bellezza e un'individualità uniche. Queste differenze possono essere
enumerate molto facilmente.
Una è che la donna è capace di riprodurre la vita;
l'uomo non lo è. In questo senso l'uomo è inferiore, e questa inferiorità ha
giocato un grande ruolo nella dominazione degli uomini sulle donne. Il
complesso di inferiorità si manifesta come una pretesa di superiorità — per
ingannare se stessi e il resto dell'umanità. Perciò l'uomo, nel corso dei
secoli, ha sempre distrutto il genio, il talento, le capacità della donna, così
da poter provare a se stesso e al mondo di essere superiore.
Siccome la donna dà la vita, rimane per nove mesi
e più assolutamente vulnerabile, dipendente da un uomo. Gli uomini hanno
sfruttato questo fatto in maniera brutale. Ma questa differenza tra uomo e
donna è fisiologica: non è una vera differenza.
La psiche della donna viene corrotta dall'uomo,
che le di-ce cose che non sono vere, facendone una sua schiava, riducendola a
essere una persona di seconda classe. E la ragione di tutto questo è che l'uomo
ha maggiore forza fisica. Ma la forza fisica è parte del retaggio animale. Se
questo è il fattore che decide chi è superiore, allora qualsiasi animale può
essere più forte dell'uomo.
Ma indubbiamente esistono differenze reali, e le
dobbiamo cercare in fondo al mucchio delle differenze inventate. Una delle
differenze che osservo, è che la donna è più capace d'amore rispetto all'uomo.
L'amore di un uomo è soprattutto una necessità fisica; l'amore di una donna no.
E una cosa più grande, più alta: è un'esperienza spirituale. Ecco perché la
donna è monogama e l'uomo è poligamo. L'uomo vorrebbe avere tutte le donne del
mondo, e ancora non sarebbe soddisfatto. La sua insoddisfazione è infinita.
La donna può essere soddisfatta con un unico
amore, ed esserne completamente appagata, perché non guarda il corpo dell'uomo,
ma piuttosto le sue qualità interiori. Non si innamora dell'uomo che ha un
bellissimo corpo muscoloso, si innamora dell'uomo che ha carisma — qualcosa di
indefinibile ma immensamente attraente — l'uomo che offre un mistero da
esplorare. Vuole che il suo uomo non sia sol-tanto un uomo, ma che sia
un'avventura alla scoperta della consapevolezza.
L'uomo è molto debole dal punto di vista della
sessualità — può avere un unico orgasmo. La donna è infinitamente superiore —
può avere orgasmi multipli. E questa è stata una delle faccende che hanno
creato maggiori problemi. L'orgasmo dell'uomo è locale, limitato ai suoi
genitali. L'orgasmo della donna è totale, non è limitato ai genitali. Tutto il
suo corpo è sessuale, per cui può godere di una bellissima esperienza orgasmica
mille volte più grande, più profonda, più capace di arricchirla e di darle
nutrimento.
Ma la tragedia è che tutto il corpo della donna
dev'essere stimolato e risvegliato, e questo all'uomo non interessa; non lo ha
mai interessato. Ha sempre usato la donna come macchina sessuale solo per dare
sfogo alle sue tensioni sessuali. Nel giro di pochi secondi ha finito. E quando
lui ha finito la donna non ha neppure incominciato.
L'uomo, nel momento stesso in cui finisce di fare
l'amo-re, si gira sul fianco e si addormenta. L'atto sessuale lo aiuta a
dormire bene — più rilassato — avendo scaricato tutte le sue tensioni nell'atto
sessuale. E ogni donna ha pianto e si è disperata di fronte a questo fatto. Lei
non aveva nemmeno cominciato, non si era mossa. E stata usata, e questa è la
cosa più brutta nella vita: essere usato come una cosa, come un meccanismo,
come un oggetto. La donna non può perdonare all'uomo il fatto di usarla.
Per renderla sua partner anche nell'orgasmo,
l'uomo deve imparare i preliminari, non deve avere fretta di andare a letto.
Deve fare dell'amore un'arte.
I due possono avere un luogo, un tempio dell'amore
dove bruciare l'incenso, un luogo in cui non ci sono luci abbaglianti ma
candele... e l'uomo deve andare dalla donna quando il suo stato d'animo è
perfetto, gioioso, i-n modo da poter condividere con lei. Quello che succede in
genere è che l'uomo e la donna litigano prima di fare l'amore. Questo avvelena
l'amore. L'amore diviene una specie di trattato di pace che segna la fine delle
ostilità — almeno per la notte. E una "bustarella", un imbroglio.
Ci sono delle differenze naturali che non hanno
niente a vedere coni condizionamenti.
E ci sono altre differenze; ad esempio, una donna
è più centrata di un uomo e questa differenza comincia a farsi sentire fino dal
grembo materno. Una madre esperta, che ha partorito due o tre figli, sa dire
dopo qualche mese di gravidanza se il nascituro sarà un bambino o una bambina,
perché il maschio comincia a fare trambusto, a dare calci nella pancia, a
muoversi: sta arrivando! Invece la bambina rimane in silenzio totale. Dunque
non è una questione di condizionamento.
La femmina è più serena, più silenziosa, più
paziente, sa attendere. Forse a causa di queste qualità ha una maggiore
resistenza alle malattie e vive più a lungo dell'uomo. Per la sua serenità e
delicatezza, sa dare immensa pienezza alla vita di un uomo. Sa circondare la
vita dell'uomo
di un'atmosfera molto rilassante, confortevole. Ma
l'uomo ha paura: non vuole essere circondato dalla donna, non vuole lasciarle
creare una confortevole nicchia di calore intorno a sé. Ha paura perché, in
questo caso, diventerebbe dipendente. Per questo ha tenuto la donna a distanza
per secoli. E ha paura perché nel suo intimo sa che la donna è più di lui. Può
dare la vita. La natura ha scelto lei per riprodurre, e non lui.
La funzione dell'uomo nella riproduzione è quasi
inesistente. Questa inferiorità ha creato il più grande problema: l'uomo ha
tarpato le ali della donna. Ha preso a sminuire la donna, a condannarla, così da
poter almeno credere di essere superiore. Ha trattato la donna come una bestia,
ed anche peggio. Ha privato la donna dell'istruzione, dell'indipendenza
economica. L'ha privata della mobilità sociale, per-ché ha paura. Sa che lei è
superiore, sa che lei è bella, sa che darle l'indipendenza sarebbe pericoloso.
Perciò nel corso dei secoli non c'è mai stata indipendenza per le donne.
L'uomo è molto egoista. È per questo che lo chiamo
maschio sciovinista. L'uomo ha creato questa società, e in questa società non
c'è posto per la donna — mentre invece la donna ha qualità straordinarie che le
sono proprie.
Ad esempio, se l'uomo ha la possibilità
dell'intelligenza, la donna ha la possibilità dell'amore. Ciò non significa che
la donna non sia capace di intelligenza: deve solo avere la possibilità di
svilupparla. Ma l'amore per lei è una qualità innata: ha più compassione, più
gentilezza, più comprensione.
L'uomo e la donna sono come due corde della stessa
arpa ma — ognuno per suo conto — entrambi soffrono. E siccome soffrono, senza
saper-ne la ragione, prendono a vendicar-si l'uno sull'altra.
La donna potrebbe essere di grande aiuto nella
creazione di una società organica. E differente dall'uomo, ma non inferiore. È
perfetta-mente pari all'uomo. Ha i suoi propri talenti, insostituibili.
Non è sufficiente guadagnare soldi, non è
sufficiente avere successo nel mondo; una bella casa è più necessaria, e la
donna ha la capacità di trasformare quattro mura in una casa. Sa riempire la
casa di amore: ha quel tipo di sensibilità. Può dare ristoro all'uomo, aiutarlo
a rilassarsi.
Non c'è alcun bisogno che l'uomo si senta
inferiore alla donna. Un'idea di questo tipo sorge quando si considera-no
l'uomo e la donna come se fossero due specie differenti. Invece essi
appartengono a una sola umanità, e hanno qualità complementari. Hanno bisogno
l'uno dell'altra, e solo quando sono insieme sono completi.
Bisognerebbe prendere la vita con naturalezza. Le
differenze non sono contraddizioni. L'uomo e la donna possono aiutarsi a
vicenda e far crescere l'altro in modo davvero straordinario. La donna che ti
ama eleva la tua creatività, ti può ispirare a vette che non avevi mai neppure
sognato. E non ti chiede nulla. Vuole solo il tuo amore, come è suo fondamentale
diritto.
Molte delle cose che rendono diversi tra loro uomo
e donna sono dovute alle circostanze. Certe differenze dovrebbero essere
conservate perché fanno sì che l'uomo e la donna provino attrazione reciproca,
senza tuttavia usar-le come mezzi per giudicare e condannare.
In Occidente, il movimento di liberazione della
donna sta distruggendo le donne perché le forza a essere uguali agli uomini. Il
punto non è l'uguaglianza o la disuguaglianza: diventando uguali agli uomini,
le donne perdono un po' della loro morbidezza, un po' della loro grazia, un po'
di bellezza... e vedo che questo è un processo che è in corso.
La donna occidentale sta cercando di diventare
simile a un uomo. Potrebbe anche riuscirci — sta già accadendo — ma sarà sempre
un uomo di seconda classe. Dovrebbe cercare di essere una donna di prima
classe.
Vedo che la grazia scompare dalla donna
occidentale, in tutti i campi. La grazia sta scomparendo dai vestiti; la grazia
sta scomparendo dal comportamento, dal linguaggio... Adesso fuma, solo per
emulare gli uomini.
La donna occidentale sta perdendo il seno; i seni
le davano una bellissima rotondità, qualcosa di unico. Tutta la storia della
pittura, della poesia, della letteratura, parlano dei bellissimi seni delle
donne, ma la donna occidentale li sta perdendo. Cosa è successo? E un
cambiamento di mentalità.
La donna sta perdendo i glutei. Sta diventando una
linea diritta senza curve. E quelle curve facevano del suo corpo un fenomeno
splendido — erano davvero grande arte. Sta perdendo le sue proporzioni. La
faccia diviene dura, secca.
Anche la donna più bella, in Occidente, appare
dura, pronta a combattere. Ciò non può giovare alla donna, né alla sua
liberazione.
Diventare un uomo di seconda classe non è
liberazione. La liberazione è diventare una donna di prima classe — e l'uomo e
la donna sono pari perché sono due metà di un'unità.
Vorrei che i due divenissero un'unità organica,
rimanendo allo stesso tempo assolutamente liberi perché l'amore non crea mai
legami, ma dà libertà. In questo modo possiamo creare un mondo migliore. Si è
impedito il contributo di metà del mondo: quella metà, le donne, aveva un'immensa
capacità di contribuire. Il contributo delle donne avrebbe fatto del mondo un
bellissimo paradiso.
Così io non chiedo che le donne siano uguali, che
indossino gli stessi abiti, che si comportino come uomini, o che usino un
linguaggio volgare perché gli uomini lo usano.
Le donne dovrebbero cercare nella propria anima il
proprio potenziale, e svilupparlo: in tal modo avranno uno splendido futuro.
L'uomo e la donna non sono né uguali né disuguali,
ma sono unici. E l'incontro di due esseri unici porta in esistenza qualcosa di
miracoloso.
TRATTO
DA: Osho, The Sword and the Lotus # 5 Qi
Senza sforzo
Un uomo non è in grado di comprendere che una
donna, semplicemente facendo la casalinga, può ottenere qualcosa che un Buddha può
ottenere solo con grande difficoltà, in modo tanto arduo. Un uomo non può
comprendere, per lui è impossibile concepire che una donna può realizzarsi anche
solo facendo la casalinga: vivendo momento per momento, godendo ogni momento, vivendo
nel qui e ora, senza preoccuparsi di nient'altro — senza mete particolari o una
speciale spiritualità. Solo amando i figli, amando il marito, vivendo da donna
qualunque, ma in modo estatico. Non le serve fare uno sforzo arduo come
Mahavira che compie dodici anni di sforzi lunghi e faticosi. Un uomo tuttavia
apprezzerà Mahavira, perché apprezza lo sforzo. Se raggiungi una meta senza
alcuno sforzo, l'uomo la trova senza valore. Non può apprezzarla. Può
apprezzare qualcuno, un Tensing o un Hillary che raggiunge la vetta
dell'Everest, non perché l'Everest abbia un valore particolare, ma perché
occorre uno sforzo tanto grande ed è una cosa molto pericolosa. Se tu dici che
sei già in cima all'Everest, si metterà a ride-re, perché l'Everest non conta —
ciò che conta è lo sforzo che fai per raggiungerlo. Il momento in cui l'Everest
diventa facile da raggiungere, perde ogni attrattiva per la mente maschile. Non
c'è niente da ottenere sull'Everest. Quando Hillary e Tensing sono arrivati
lassù, non c'era nulla da realizzare, ma per la mente maschile è una tale
gloria...
TRATTO DA: Osho,
Vigyan
Bhairav Tantra
Vol. 2 # 22
Il
predominio delle “qualità maschili” che caratterizza il nostro passato ha
portato a una situazione in cui né uomini nè donne
possono esprimere tutte le loro potenzialità e in cui entrambi soffrono e non
sono soddisfatti. Rivalutare le cosiddette qualità femminili, come l’amore, il
poter dare la vita, il tipo di ‘forza’ che è proprio delle donne, è l’unico
modo di ristabilire un equilibrio.
Perché mi è così difficile vedere il valore delle mie qualità
femminili? C’è ancora qualcosa dentro di me che le giudica come una debolezza e
che mi fa temere di non riuscire a sopravvivere.
La lunga condanna delle qualità femminili
ha raggiunto le donne nel profondo delle loro viscere, ma si tratta di una
cospirazione dell’uomo per dimostrare di essere superiore alla donna… cosa non
vera. L’uomo in fondo è consapevole che la
donna possiede qualcosa che lui non ha: in primo luogo è attratto dalla donna e
dalla sua bellezza. Quando si innamora di
una donna, essa diventa un’assuefazione per lui, ed è lì che sorge il problema.
Per evitare questo complesso, l’unico
metodo era forzare la donna in una posizione inferiore. Questa è l’unica cosa
in cui l’uomo ha più potere: è in grado di “forzare” le donne. L’uomo è più crudele, è più violento ed è riuscito a inculcare
nella donna un’idea assolutamente falsa. Le ha fatto credere di essere debole.
Per dimostrare questa
debolezza, l’uomo ha classificato come deboli tutte le qualità femminili. Deve poter dire che sono
“debolezze” e che tutte queste qualità messe insieme rendono la donna debole.
La realtà è che in
una donna sono contenute tutte le qualità più preziose. Quando un uomo si
illumina, assume le stesse qualità che prima condannava nelle donne. Le qualità
considerate deboli sono tutte femminili.
È un fatto strano che tutte le qualità più
belle rientrino in questa categoria. Sono escluse solo le qualità brutali,
animalesche.
La forza ha molte
dimensioni. L’amore ha una forza propria. Ad esempio, per portare nel grembo un
bambino per nove mesi, occorrono tenacia, forza, amore. Nessun uomo potrebbe
farcela.
È difficile dare vita
a un’altra anima, dare un corpo a un’altra anima, dare mente e cervello a
un’altra anima.
La donna offre al bambino interamente e con tutto il cuore questo tentativo di
dargli tutto ciò di cui ha bisogno. E continua a farlo anche dopo la nascita.
Non è una cosa facile, allevare dei bambini. A me sembra la cosa più difficile
del mondo.
Gli astronauti ed Edmund
Hillary… la gente come loro dovrebbe per prima cosa provare ad allevare
bambini. Solo allora potremo accettare che abbia un valore la conquista
dell’Everest o della luna, altrimenti
restano cose senza senso. Anche se hai raggiunto la luna e ci hai
camminato sopra, non ha alcuna importanza: non dimostra che tu sia il più
forte.
Un bambino è così
vitale, trabocca di energia, al punto che riesce a stancarti in poche ore. Nove
mesi nella pancia,
e poi ancora per parecchi anni… Prova ad avere nel tuo letto un bambino piccolo
per una notte. Durante quella notte nella tua casa sicuramente succederà
qualcosa: o il bambino ti uccide, o tu uccidi il bambino. Molto probabilmente
sarai tu a uccidere il bambino, perché i bambini sono tra gli esseri più
pestiferi che esistano al mondo. Sono così
pieni di energia, hanno voglia di fare mille cose e tu sei stanco morto.
Vorresti andare a dormire e il bambino è completamente sveglio: ha voglia di
fare un sacco di cose e chiede continuamente il tuo consiglio, ti riempie di
domande… e se tutto ciò non lo soddisfa, vuole andare in bagno! Nel mezzo della
notte ti dice che ha sete, che ha fame…
Non credo esista un
uomo in grado di sostenere una gravidanza, o che possa allevare dei bambini.
Occorre la forza della donna. Ma è una forza di tipo diverso. Esiste un tipo di
forza distruttiva e un altro creativo. Esiste un tipo di forza frutto dell’odio
e un tipo di forza frutto dell’amore.
Amore, fiducia, bellezza, sincerità,
autenticità, queste sono tutte qualità femminili e sono di gran lunga superiori
a qualunque altra qualità maschile. Ma
l’intero passato è stato dominato dall’uomo e dalle sue qualità. Naturalmente
in guerra l’amore non ha nessuna utilità; la verità, la bellezza, il senso
estetico e la sensibilità, non hanno alcuna utilità. In guerra devi avere un
cuore più duro di qualsiasi pietra. In guerra hai semplicemente bisogno di
odio, di rabbia e di pazzia che ti aiutino a distruggere.
In tremila anni l’uomo ha combattuto
cinquemila guerre. Certo, anche questa possiamo chiamarla forza, ma non è degna
del genere umano. Questa è la forza che ci deriva dalla nostra eredità animale.
Appartiene al passato, che non esiste più, mentre le qualità femminili
appartengono al futuro, che sta arrivando.
Non occorre che tu ti
senta debole a causa delle tue qualità femminili. Anzi, dovresti essere grata
all’esistenza, poiché ciò che l’uomo deve conquistare a te è stato dato in
regalo dalla natura.
L’uomo deve imparare ad amare. L’uomo deve
imparare a far sì che il suo cuore diventi
il “maestro” e la mente un semplice “servo” obbediente. L’uomo ha bisogno di
imparare queste cose, mentre la donna le porta con sé. Ma noi condanniamo
tutte queste qualità come debolezze e anche quando le donne sono state
apprezzate per le loro qualità individuali, scopriamo che ciò che abbiamo
apprezzato in loro erano qualità maschili. Ad esempio, Giovanna D’Arco aveva
tutte le qualità di un uomo. Anche la regina di Jhansi,
in India, aveva tutte le qualità di un uomo: sapeva lottare, spada alla mano, e
poteva uccidere senza batter ciglio. Queste sono le donne che sono state scelte
nella storia, e a cui gli storici hanno reso grandi onori. In realtà non
rappresentano le donne e questa è la ragione per la quale sono state scelte:
perché erano una brutta copia dell’uomo.
Rallegrati nelle tue
qualità femminili, fa’ che esse diventino poesia. È un’eredità impagabile che
ti dà la natura. Non buttarla via semplicemente perché l’uomo non la possiede.
Vorrei che il mondo intero fosse colmo di
qualità femminili. Solo allora le guerre potrebbero scomparire. Solo allora le
nazioni non esisterebbero più. Solo allora potremmo avere un mondo unico, ricco
d’amore, di pace, di silenzio, di bellezza.
Falla finita con tutti questi
condizionamenti che l’uomo ti ha imposto. Trova le tue qualità e sviluppale.
Non devi imitare l’uomo; né l’uomo deve imitare te. Non sono necessari
conflitti tra di voi, poiché tu sei, allo stesso tempo, sia uomo che donna.
tratto da: Osho, Sermons in Stones,
capitolo 17
Oltre la biologia: le donne e le mestruazioni
Perché quando ho le mestruazioni mi sento sempre distruttiva?
Il
motivo è assolutamente biologico. Devi capirlo e diventarne cosciente, in modo
da elevarti un poco al di sopra della tua biologia, altrimenti ne rimarrai
vittima.
Se sei incinta, le
mestruazioni si arrestano perché l’energia che era sprigionata in quel periodo
ha iniziato a essere creativa: crea il bambino.
Se
non sei incinta, l’energia che ogni mese si accumula in te, non potendo
diventare creativa, diventa distruttiva.
Oggigiorno,
per la prima volta nella storia, sta nascendo un nuovo pericolo: la
distruttività delle donne, perché ora non è più necessario che siano sempre
incinte (di fatto la maternità è fuori moda), ma quell’energia
è presente in loro. Le donne stanno diventando distruttive e stanno
distruggendo la vita della famiglia, le loro relazioni.
Possono
anche cercare di razionalizzare tutto questo in modi splendidi, di fatto è una
fase distruttiva. Esse hanno energia, e non sanno cosa farne.
Quindi,
quando senti che stai per avere le mestruazioni, stai attenta; prima che
inizino, danza in maniera selvaggia. Vai al di là della natura, perché tu
possiedi anche una natura superiore. Puoi andare oltre la biologia, e lo devi
fare, altrimenti rimarrai schiava dei tuoi ormoni.
Quindi,
quando ti senti distruttiva, mettiti a danzare: quella danza assorbirà la tua
energia. Invece, di solito, fai l’opposto. In quei giorni, vorresti riposarti e
non fare nulla: devi fare qualcosa (una cosa qualsiasi, fatti una bella
passeggiata) perché quell’energia ha bisogno di
essere liberata.
Quando
capisci ciò che accade, quando comprendi che la danza ti può rilassare
completamente, quei giorni di mestruo diventeranno i tuoi giorni più belli,
perché non avrai mai tanta energia come in questo periodo.
tratto da: Osho, Dalla medicazione alla meditazione
Che
noia dover fare “la brava bambina”!
Da questa
precoce realizzazione Mridula, una giornalista
norvegese che recentemente ha lavorato soprattutto nella produzione di video,
si è costruita una vita che dà grande spazio all’indipendenza, alla creatività,
all’amore, ai cambiamenti… e alla meditazione.
Mridula: Quello che voglio fare
ora è passare dalla produzione di video alla conduzione di workshop per donne
che lavorano: donne con troppe cose da
fare, donne stressate… per vedere se riusciamo a divertirci un po’ anche noi! Ho la sensazione che ci sia un
mondo intero di donne che aspettano solo di poter gridare più forte… voglio
veramente poter offrire loro la Meditazione Dinamica.
OTI: Mi racconti un po’ della tua vita: hai mai vissuto in
modo tradizionale, sposata, con dei figli?
Ho una figlia, che ora ha
diciassette anni, ma non mi sono mai sposata. Ho vissuto quasi sempre da sola,
anche durante le mie relazioni. Avevo una relazione molto profonda, ero
davvero innamorata, quando decisi di
avere un figlio. Desideravo veramente avere un figlio, e sono stata fortunata,
ho avuto questa bellissima bambina. Io e lei abbiamo vissuto una vita molto
poco tradizionale fin dall’inizio. Suo padre e io vivevamo in due case diverse,
che però davano sullo stesso giardino. E la cosa è continuata per tutti gli
anni in cui abbiamo cresciuto la bambina.
Quella di vivere in modo non tradizionale, è stata una scelta
per te?
Non mi sono mai trovata a
mio agio con la società così com’è. A quindici anni ho lasciato la famiglia e
il mio paese, la Norvegia. Mi sono sentita a disagio con il modo tradizionale
di vivere fin da quando ero bambina: trovavo sempre molto strano che i maschi
potessero fare tutte le cose divertenti e noi femmine dovessimo essere solo
carine e ordinate. Mi piaceva fare cose come arrampicarmi sugli alberi, volevo
fare il marinaio – tutti i ragazzi volevano fare le stesse cose ma nessuna
delle altre ragazze; di base ho cominciato molto presto ad avere la sensazione
che, accidenti, la vita delle bambine è davvero limitata!
Ci si aspettava che mi
adattassi a essere una bambina, cosa che ho finito per non fare comunque.
Quindi ero un po’ un maschiaccio, facevo tutte le cose dei ragazzi oltre che
quelle delle bambine.
Questo ha creato dei problemi nei rapporti con la gente?
No, non ha creato
problemi. Ero sempre molto estroversa, non avevo problemi con le persone, ma mi
trovavo davvero in disaccordo con un mucchio di cose. I miei problemi erano
soprattutto con gli adulti, gli insegnanti e i genitori. Ho creato problemi a
molte persone, ma soprattutto a me stessa… e ho anche imparato molto da questo.
Hai detto che facevi la giornalista, eri una donna in
carriera. Hai mai cercato il successo, in un’ottica più maschile?
Ho cominciato a lavorare
come giornalista quando avevo 24 anni, e di base, in quel momento, di
giornalismo non sapevo nulla. Mi piaceva viaggiare, e ho sempre viaggiato da
quando avevo 15 anni, ho vissuto in paesi diversi e ho iniziato a scrivere
della mia esperienza di viaggi, perché mi piaceva esplorare paesi e culture
diverse. Non mi interessava particolarmente la carriera, il mio interesse
principale era per la comunicazione: mi piaceva raccontare storie su tutte le
cose diverse che sperimentavo in giro, così ho iniziato a scrivere articoli per
un giornale locale, nella cittadina in cui sono nata. In seguito l’editore del
giornale mi ha consigliato di fare qualche corso e così per un anno ho
frequentato una scuola di giornalismo. Dopo ho iniziato a lavorare come
giornalista free lance, e da lì tutta la mia carriera
è decollata; sono anche andata all’università per una laurea in giornalismo e
in seguito ho iniziato a lavorare in televisione, facendo programmi tv e
documentari.
È stato un successo…
Un successo, certo: come
giornalista ho guadagnato abbastanza da comprarmi anche una casa e avrei potuto
benissimo continuare, ma circa dieci anni fa sono arrivata a un punto in cui
ero completamente stufa del giornalismo. È stato davvero un momento di svolta.
Mi sembrava di avere già fatto tutto: di aver incontrato un mucchio di persone
famose – intellettuali e politici – e anche molte persone comuni… e mi sembrava
che ripetessero tutti la solita vecchia storia. Ero anche stufa a un livello
più personale: avevo avuto tutti gli uomini, tutte le storie che volevo, tutte
le case, tutte le cose che mi piacevano. Ero in una situazione in cui dovevo
contemporaneamente badare a due case e non ero per nulla felice di tutte queste
responsabilità, e complicazioni burocratiche, che nascono dal possedere così
tante cose. Sentivo che tutti questi oggetti servivano solo a raccogliere polvere,
mantenendomi incatenata e rubando tanta parte del mio tempo. A quel punto ho
iniziato a fare le meditazioni di Osho. Leggendo i suoi libri ho cominciato a
capire di avere tanti condizionamenti. Quello per me è stato il primo passo,
cioè comprendere che la mia mente era condizionata e che la meditazione poteva
farmi uscire da questa trappola. Ho lasciato perdere la carriera e mi sono
buttata a lavorare nel ‘mondo di Osho’.
Questi condizionamenti di cui parli… di cosa ti sei accorta in
particolare?
La cosa buona è che
finalmente ho capito davvero che era OK non essere adattata alla società!
Non volevo recitare i
ruoli che gli altri creavano per me, non me ne andava bene nessuno. Ho compreso
che non dovevo adattarmi alla società, che andava benissimo vivere come volevo
io. Potevo vedere sempre di più come i condizionamenti creassero una prigione
per via di tutte le aspettative che erano state ‘impiantate’ nel mio cervello.
La mia non era una famiglia particolarmente religiosa, eppure sono rimasta
scioccata nel vedere quanto fossi influenzata dal condizionamento cristiano. Ho
fatto la Primal, due volte, a distanza di qualche
anno! È stato un buon modo di iniziare a fare pulizia nella mente.
Dopo di che ho continuato
a fare le meditazioni attive di Osho per un po’, e a usare i discorsi di Osho
in cassetta come meditazione, e tutto questo ha dato una diversa direzione alla
mia vita. Da allora ho usato i discorsi di Osho tutti i giorni: ascoltando e
riascoltando.
Cos’altro ti ha aiutato a vivere una vita diversa da quelli
che erano i condizionamenti, dal modello che avevi appreso in famiglia? Hai
vissuto per un po’ in qualche comune?
Non ho mai vissuto nelle
comuni, non mi ha mai interessato l’idea di una società alternativa, non era
quello il problema. Il punto era come essere me stessa pur vivendo nella
società.
Ho compreso che avevo
tanto da imparare dal ‘guardarmi dentro’ e
dall’accorgermi del mio potenziale, cercando di scoprire come uscire dalla
prigione dei miei condizionamenti. I discorsi di Osho hanno avuto un grosso
effetto su di me, mi hanno cambiata moltissimo. Quando lavoravo come
giornalista ero solita dire che c’erano magari 12 giorni in un anno in cui ero veramente, veramente felice e ora dico che ci sono 12 giorni all’anno in cui
sono veramente infelice… e comunque
anche questa infelicità non è più quella specie di buco nero di 10 anni fa. Sono così grata di avere trovato strumenti come
questi, che si possono usare dovunque… non chiedermi cosa succede, ma
chiaramente i discorsi di Osho sono in se stessi una meditazione.
Un’altra cosa che mi ha
aiutato molto è stato il ‘lavoro come meditazione’
qui al Meditation Resort.
Per me è stato un bel processo di apprendimento: sembra veramente una ‘corsia preferenziale’ per approfondire la comprensione delle cose.
Per la prima volta nella mia vita ho passato un intero anno in questo ambiente
e ho scoperto che lavorare con meditatori di tanti paesi diversi ha un grande
valore ed è una grande opportunità di vedere meglio i tuoi condizionamenti, il
tuo ego. È anche più facile ricordarsi di ‘osservare’ quando sei qui, ma ciò
che conta davvero è che questi strumenti funzionano quando sei ‘nel mondo’.
Hai incontrato mai difficoltà? Senti di aver fatto degli
errori?
All’inizio, quando ho
visto le potenzialità di ciò che imparavo e ho sentito che tante cose stavano
cambiando in me, ero diventata davvero invadente: non riuscivo a smettere di
parlare agli altri di Osho e della meditazione. Suscitavo di continuo delle
reazioni nelle persone, inutilmente: era la mia strada, non c’era bisogno che
per forza la condividessi… ma è un po’ come quando ti nasce un bambino: è
un’esperienza così intensa che se appena è possibile ne vuoi parlare. Ora è
diverso, ora vorrei offrire questi corsi di meditazione per donne che lavorano…
se sono interessate! È più una cosa del tipo: ehi, queste cose sono
disponibili, hanno funzionato per me, potrebbero funzionare anche per te.
Il tuo modo di vivere ti ha portato a una maggiore
conflittualità con gli uomini, o comunque a un modo diverso di porti nei
confronti dell’altro sesso?
Sin da quando ero molto
giovane sono stata in competizione con gli uomini. Mi mettevo sempre alla
prova: “sono una ragazza, ma posso farlo lo stesso”. Penso che questo sia
cambiato nel corso degli anni, quando ho compreso che anche gli uomini sono
intrappolati dai condizionamenti come lo siamo noi – che è una cosa che non
avevo compreso quando ero una ragazza che lottava per trovare la sua strada in
una società maschilista. Ora i miei feeling
verso gli uomini sono molto diversi, ora apprezzo le loro qualità femminili,
cosa che prima non era vera. Quando ero giovane, mi piaceva avere a che fare
con questi tipi un po’ macho, esattamente per mettermi alla prova. Adesso è
proprio l’opposto, mi piace stare con uomini più dolci.
Prima facevo confusione, e
pensavo che essere dolci volesse dire essere deboli, non sapevo che puoi essere
dolce e forte allo stesso tempo. Ora apprezzo queste qualità, sia negli uomini
che nelle donne.
Negli anni settanta e
ottanta nei paesi scandinavi era di moda per gli uomini essere ‘dolci’. Penso
che fosse una cosa stupida: pensavano di dover trasformarsi ‘in una donna’ per essere apprezzati. La stessa trappola in cui
siamo cadute noi nello stesso periodo, facendo finta di essere uomini e mettendoci
in competizione. La meditazione cambia questo modo stereotipato di pensare, e
di essere. Come donna puoi esplorare il tuo lato forte, maschile, e come uomo
puoi esplorare il tuo ‘femminile’, il lato più tenero… e va tutto bene – non
devi essere in un modo o in un altro – comunque tu sia va bene.
Di solito la gente ha
condizionamenti particolarmente forti rispetto alla famiglia, alla nazionalità
e in genere ai rapporti d’amore. Entri in questa favola ‘e vissero insieme
felici e contenti, per sempre’ e la storia finisce
lì: non c’è la minima comprensione del fatto che le cose possano cambiare. Con
la meditazione è diverso. Comprendere se stessi è un processo molto intenso – e
naturalmente non devi essere a Pune per farlo, puoi
essere dovunque. Il punto fondamentale è voler osservare – guardare,
testimoniare o comunque vuoi chiamarlo – e che il tuo partner abbia lo stesso
atteggiamento, altrimenti ripeti sempre la stessa vecchia storia, vivi in base
al particolare cliché che hai adottato magari
leggendo qualche romantica storia d’amore.
E
comunque ora per me la cosa importante sta diventando l’affrontare il mio
‘essere sola’. Ho 45 anni e un giorno morirò, non c’è dubbio. A
questa età, il corpo comincia a farti vedere che prima o poi la vita finirà! Ti
vengono i capelli grigi, la pelle diventa meno fresca… non c’è modo di evitare
tutta questa faccenda, bisogna affrontarla.
In questa vita vissuta come donna alla ricerca di se stessa,
quali sono le cose che ti danno maggiore soddisfazione, quali sono le cose che
ti fanno veramente apprezzare questo tipo di vita?
In un certo senso sono le
cose più piccole; essere in grado di apprezzare veramente il mio cappuccino,
stimare tutto ciò che mi arriva attraverso i sensi… qualche bella risata, la
comunicazione in genere. E anche queste piccolissime intuizioni che mi arrivano
tramite la meditazione: sento che sto cambiando, che sono meno reattiva
rispetto a prima, che piano piano divento più capace
di non proiettare sugli altri… come
facevo prima. E la cosa più importante è che riesco davvero a godermi la
vita.
Quali sono i punti in cui senti che ti occorre ancora una
maggiore consapevolezza? Le cose insomma su cui stai lavorando?
In generale tutto, a tutti
i livelli! (ride)… c’è ancora un bel po’ di lavoro da fare, ma finché riesco a
perdonare me stessa per tutti i miei errori e a osservare, va tutto bene. Credo
che per una donna sia più facile lasciarsi prendere in trappola dalle emozioni,
rimanere bloccata nelle emozioni, invece di osservare soltanto. La sfida è cercare
di ricordarmi di osservare tutte le volte in cui ‘viene su’
qualche emozione, ricordarmi di osservare questa emozione, invece di esserne
trascinata ciecamente.
Il problema coll’osservare è che ti dimentichi così facilmente. Quindi
cerco di fare nella mia vita quotidiana dei piccoli esercizi, di ricordarmi di
osservare quando cammino ecc.
Fa veramente una grande differenza quando riesci a
ricordartene, quindi cerco sempre di ricordarmi di osservare ciò che sta
accadendo, è davvero un gran lavoro!
In India
abbiamo definito Dio come “ardhanarishvar”: metà uomo
e metà donna. È una cosa meravigliosa. Sembra la migliore immagine di Dio mai
ideata: metà uomo, metà donna. Dovrebbe essere così. Quando arrivi al settimo
centro, simbolo della crescita suprema del tuo essere, non sei più né uomo né
donna; oppure, sei entrambe le cose e l’armonia è tale da portare unità.
La meditazione si rivolge
alla tua consapevolezza, e la consapevolezza non è maschile né femminile. È una
delle cose fondamentali di cui voglio che il mondo diventi consapevole.
Se
la meditazione si preoccupasse della mente, anche in questo caso sarebbero
state necessarie tecniche diverse per le donne e per gli uomini. Ma la
meditazione ha a che fare solo con l’essenza più intima del tuo essere, che non
può essere divisa in maschile e femminile.
La
consapevolezza è semplicemente consapevolezza.
Uno
specchio è uno specchio.
Non
è maschio, non è femmina.
Si
limita a riflettere.
La
consapevolezza assomiglia a uno specchio che riflette. E la meditazione
permette al tuo specchio di riflettere, si limita a riflettere la mente in
azione, il corpo in azione. Non si preoccupa se il corpo è maschio oppure
femmina; non si preoccupa di come funziona la mente, se dal punto di vista
emotivo o da quello logico.
In
qualsiasi caso la consapevolezza si limita a stare all’erta rispetto a ciò che
accade: quell’attenzione, quella consapevolezza è
meditazione.
Per
cui è impossibile fare delle differenze, per ciò che concerne la meditazione,
tra l’uomo e la donna.
tratto da: Osho, Light on
the Path
In
molte culture ha anche un nome preciso: dal gineceo della Grecia classica,
all’harem… delle nostre fantasie di maschi latini, alla zenana
di alcuni paesi mussulmani. Il posto della donna è sempre all’interno di una
casa, o un palazzo, di proprietà di un uomo e, sempre, dà un’idea di
segregazione.
L'oppressione
delle donne si nasconde spesso dietro motivazioni religiose: dettami tratti da
libri sacri, prescrizioni di una legge ‘divina’ e quindi inconfutabile.
Una
congiura fra preti e potere maschilista per tenere le donne ‘al loro posto’, che si basa su antiche consuetudini, storie fra il
mito e la religione, interpretazioni spesso discutibili di antichi testi. Tutto
questo però è penetrato in profondità nell’inconscio collettivo e continua a
influenzare i comportamenti umani anche quando le condizioni sociali si sono
evolute.
Ecco
un esempio.
Sati. Nell’induismo
viene considerata una ‘tradizione’ il fatto che la moglie salga sulla pira
funeraria del marito e venga bruciata insieme al corpo di lui. Questa pratica è
stata dichiarata illegale fin dal 1829, ai tempi della dominazione
inglese, ma ancora ai nostri giorni capita di leggere sui giornali indiani di una ‘sati’, segno che nella mente indiana ancora trova una
giustificazione. Nel 1988 lo Shankaracharya di Puri –
uno dei massimi leader religiosi dell’induismo –
chiedeva ancora al governo indiano di rendere nuovamente legale il ‘sati’, e alcuni politici si dichiararono pure favorevoli.
Oltre
che il nome di questa tradizione, ‘sati’ è anche il
titolo onorifico – significa, poeticamente, ‘colei che muore per
la verità’ – che viene dato alle vedove che si
immolano volontariamente sulla pira funeraria del marito.
E su
questo ‘volontariamente’ si sono sempre avuti molti, molti dubbi. Ecco cosa ci
racconta Osho: “Il sistema del sati è prevalso per
migliaia di anni – è la cosa più orribile che si possa immaginare. Il marito
muore, la moglie può essere ancora molto giovane, proprio nello splendore della
gioventù, e così deve essere costretta a gettarsi sulla pira funeraria. Per
farlo si era trovato uno stratagemma: sul rogo venivano versate grandi quantità
di burro purificato. Questo genera così tanto fumo che non si può più vedere
cosa stia accadendo quasi una nube nera che copre tutta la pira. Tutto intorno
suoni di trombe, tamburi – ed è così caldo che i musicisti devono stare a una
notevole distanza – e un mucchio di altri strumenti musicali…
con la scusa che questa è una celebrazione, ma in realtà usati proprio per
coprire le grida della donna che sta per essere bruciata viva. Vorrebbe
fuggire, ma intorno alla pira ci sono i preti con in mano le torce, in modo che
se la donna prova a scappare la ricacciano dentro. Dietro i musicisti un
mucchio di altri preti che urlano, recitando ad altissima voce i mantra dagli
antichi Veda: tutta questa messinscena solo per uccidere una donna e non far
sapere a nessuno che è stata bruciata contro la sua volontà. E tutta la folla
intorno che esulta, con grida di incoraggiamento, perché è un grande evento:
una donna ha dimostrato il suo amore verso il marito, fino all’ultimo. Quanti
milioni di donne sono state bruciate in questo modo...?”.1
Anche
le ‘antichissime’ radici indù di questa tradizione, a ben vedere, sembrano del
tutto spurie: le donne comunemente individuate nella letteratura religiosa come
le progenitrici di questo rito non hanno commesso affatto suicidio sulla pira
funeraria del marito morto. La prima si chiamava Sati,
appunto, ed era la moglie del dio Shiva: si è gettata nel fuoco come estrema
protesta per una mancanza di rispetto di suo padre nei confronti del suo divino
consorte. L’altra famosa donna, nelle antiche scritture indiane, a guadagnarsi
il titolo di Sati è Savitri.
La storia racconta che alla morte del marito, Satyavan,
iniziò a pregare Yama, il dio della morte, di farlo
ritornare in vita. E continuò a seguirli, sempre implorando, nel loro viaggio
verso il regno dei morti. Quando Yama, impietosito,
le propose di esaudire un suo desiderio – che
non fosse però quella di far tornare in vita Satyavan
– Savitri, con prontezza tutta femminile, dichiarò
che, in quel caso, la sua richiesta era quella di poter avere dei figli dal
marito. E per mantenere la parola data il dio della morte si trovò a dover far
tornare Satyavan in vita.
Come
si vede queste storie esprimono certo rispetto, devozione e amore verso il
compagno della propria vita, ma di sicuro non hanno nulla a che fare con
l’immolarsi, più o meno volontariamente, sul suo rogo.
Le
origini del ‘sati’, secondo i più recenti studi, si
trovano fuori dall’India: si fanno risalire infatti alla tradizione, presente
in Egitto, Grecia, e anche fra i Goti e gli Sciti, di
seppellire il ‘capo’ insieme alle sue ‘proprietà’ preferite – mogli, concubine
e servi compresi – così da poterle utilizzare anche nell’aldilà. E si ritiene
sia stato introdotto in India dai Kushan, tribù di
guerrieri che invasero il paese all’inizio dell’era cristiana: quando questi
iniziarono a usare le pratiche funerarie indù – il rogo al posto
dell’inumazione – la tradizione del ‘sati’ iniziò a
diffondersi.
Dai Kushan discesero i Rajput, clan
guerrieri del Rajasthan, ed è appunto in questa
regione dell’India che si trovano alcune steli commemorative risalenti ai primi
secoli d.C. che ricordano le ‘sati’ del tempo.
D’altra
parte, al di là delle origini storiche, il morire sulla pira funeraria del
marito – anche senza esservi costrette – a livello sociale poteva essere
l’alternativa migliore: tradizionalmente la condizione delle vedove in India
era spesso una vera e propria morte civile. Nelle parole di Osho: “Viene
impedito alla vedova di risposarsi. Le hanno rasato la testa – tutti quei bei
capelli… . L’hanno privata di ogni ornamento, non può indossare vestiti di
alcun colore, deve usare solo il bianco.
Tentano
in tutti i modi di renderla brutta. Non può partecipare ad alcuna cerimonia
religiosa o riunioni sociali. Non può essere presente quando nasce qualcuno.
Neppure a casa sua può entrare in cucina, deve sedersi all’esterno. E non può
chiedere da mangiare, deve vivere di avanzi. Non può dormire su un letto, ma
sul pavimento… deve vivere come un’ombra negli alloggi dei servi dietro la
casa, in famiglia deve fare tutti i lavori più umili. Deve mantenersi nascosta
agli occhi della gente… è peggio della morte. E magari per una cinquantina
d’anni. Peggio che saltare nella pira e farla finita in pochi minuti… piuttosto
che vivere in schiavitù – nella condanna assoluta – sceglie di suicidarsi”.
Certo le cose al giorno
d’oggi sono cambiate, ma in situazioni
profondamente tradizionaliste e di sottosviluppo socio economico non di molto:
ancora ai nostri giorni, ad esempio, a Varanasi e in
altre città sacre dell’India si possono vedere decine di migliaia di vedove,
abbandonate lì dalla famiglia, a vivere di elemosina.
Questo
stigma sociale per ‘aver lasciato morire il proprio marito’
è ancora profondamente radicato, - un doloroso aspetto della mancanza di
identità della donna se non ‘associata’ con un uomo: il padre quando è giovane,
in seguito il marito e, eventualmente, il figlio maschio che la tiene in casa
quando diventa vedova.
In
India la gamma delle realtà socioeconomiche è amplissima – da quella del
mendicante a quella dell’imprenditore ormai ‘globalizzato’
– ma anche leggendo interviste di donne ‘in carriera’,
delle quali alcune hanno scelto di vivere da single, si vede – oltre che
qualche difficoltà nei rapporti sociali – una specie di disagio profondo, l’eco
forse della ferita lasciata nel loro inconscio da questa tradizione che dice
alla donna ‘senza un uomo non sei nessuno’.
1 tratto
da: Osho, The sword and the lotus # 5
Non è uno slogan da femministe, ma una realtà, in campo
economico – vuoi in paesi del terzo mondo, come pure nella maggiore potenza
mondiale. Quando alle donne viene permesso di sviluppare autonomamente le
proprie capacità… i risultati sono i migliori.
Recentemente in Bangladesh la Grameen Bank è stata accusata da preti e politici conservatori – “è
contrario alle tradizioni culturali del paese” – di prestare soldi
principalmente alle donne… vediamo come mai.
La
storia inizia 25 anni fa, in uno dei paesi più poveri del mondo. Il professor Muhammad Yunus, dopo una laurea
negli Stati Uniti, era tornato in Bangladesh per
insegnare teoria economica; tutti i giorni per andare all’università passava
per Jobra, un villaggio vicino, dove la gente moriva
letteralmente di fame – quell’anno la carestia uccise
un milione e mezzo di persone in tutto il paese. L’abisso fra le teorie che insegnava all’università e
la realtà che vedeva coi suoi occhi lo
colpì con la forza di una rivelazione. Decise di studiare quell’economia
di villaggio e scoprì che sebbene la gente, principalmente le donne con figli,
si ingegnasse a fare di tutto – intrecciare stuoie, costruire sgabellini… – pur di guadagnare qualcosa, il ritorno
economico era a livelli di pura sopravvivenza: dovevano ottenere materiale a
credito e vendere obbligatoriamente a chi gli forniva il materiale per ripagare
il debito. Cercare un prestito voleva dire finire nelle mani di strozzini che
volevano il 10% alla settimana (o anche al giorno talvolta!)… e le banche? In
banca certi ‘pezzenti’ non li fanno neppure entrare!
Per un professore di
economia la situazione era chiara: si
trattava di un problema di difficile accesso al credito, ed era in questo
ambito che bisognava agire. Lo studio individuò 42 di questi casi nel
villaggio, e il progetto partì con un prestito – a un tasso lievemente
superiore al bancario – di poco più di 50.000 lire (diviso fra tutti quanti i 42!)…
che il professore sborsò di tasca sua.
Ma
non era elemosina: era nata la Grameen Bank (il nome significa ‘banca del villaggio’)
che da allora ha prestato quasi 3 miliardi di dollari, nel tempo, a circa 3
milioni di clienti, con una particolarità… più del 90% di loro sono donne. E
questo sembra proprio essere uno dei motivi per cui i debiti vengono ripagati
nel 98% dei casi (una percentuale altissima); oltre alla particolare struttura
‘sociale’ del prestito: le donne si organizzano in gruppi di 5 (di famiglie
diverse) e si consigliano sui vari progetti – un piccolo orto commerciale,
compravendita di utensili da cucina… una si è persino fatta finanziare
l’acquisto di un cellulare, da usare come telefono pubblico della sua area, che
ne è priva. Accedono al prestito come gruppo: all’inizio due di loro, poi,
quando queste hanno iniziato a ripagare, è il momento di altre due, e infine di
quella che le donne hanno deciso sia la leader del gruppo. Sembra complicato ma
serve a creare una fondamentale struttura di solidarietà: gli uomini spesso
considerano i soldi delle mogli come propri e se li fanno dare, con le buone o
le cattive, per usarli come a loro pare e piace; avere a che fare con 5 donne –
distruggere il futuro di altre 4 famiglie – è un deterrente che funziona! Le
donne non firmano cambiali – la Grameen Bank non vuole avere a che fare con avvocati e polizia, nel
caso il debito non venga ripagato – ma devono imparare a memoria la ‘Promessa’:
una serie di impegni, quasi ingenui nella loro semplicità ai nostri occhi di
occidentali, che invitano a bollire
sempre l’acqua da bere, costruire pozzi neri, avere famiglie meno numerose e
mandare i figli a scuola, coltivare e mangiare verdure, non chiedere o dare
alcuna dote (molte famiglie si coprono di debiti per anni e anni per questo
motivo), non sposare i figli da bambini. È questo approccio socioeconomico ad
aver reso la ‘banca’ una iniziativa rivoluzionaria: le statistiche dicono che
le donne di Grameen hanno meno figli, e più sani
della media; è più facile che vadano a votare e vengono ripudiate (il divorzio
musulmano) meno di frequente. Non solo, ma nelle aree dove Grameen
ha una forte presenza queste tendenze sociali si stanno diffondendo fra tutta
la popolazione.
Negli
Stati Uniti la realtà è molto diversa. Più di un terzo delle aziende sono in
mano a delle donne – per lo più piccole ditte con meno di 10 addetti.
Queste
microimprese sono un buon segno di ‘salute’ da un punto di vista economico, e
soprattutto un grande ammortizzatore in tempi di recessione, quando ci sono
ondate di licenziamenti e bisogna arrangiarsi da soli, soprattutto le donne.
Per favorire queste situazioni nell’86 è stato fondato il WSEP (progetto per
donne che lavorano in proprio) che si occupa di prestiti e formazione
professionale di donne con reddito medio basso… prendendo a modello proprio la Grameen Bank.
I
metodi sono stati chiaramente adattati alle realtà degli Stati Uniti, ma anche
qui i ‘business’ finanziati sono piccoli – un lavasecco, un salone di bellezza,
una pasticceria… – ma per l’interessata significano spesso la differenza fra
vivere del proprio lavoro – e magari creare possibilità d’impiego per altri – o
doversi affidare all’assistenza pubblica.
E
anche qui le donne hanno i risultati migliori: in uno studio sulla durata nel
tempo di queste microimprese si vede che quelle gestite da donne sopravvivono
(in un periodo di 4 anni) all’80%, mentre la media generale è del 60%.
E
così il pregiudizio – sotto sotto sempre presente,
anche se in misura diversa – che le donne non sono ‘adatte’ al mondo degli
affari, del lavoro, sta venendo distrutto: la donna ha sempre lavorato, in
casa, nei campi, nei negozi, ma sempre ‘sotto padrone’
– l’uomo. Se le viene restituito il potere di prendere le proprie decisioni, di
utilizzare appieno le proprie qualità… i risultati si fanno vedere presto, e
sono i migliori.
“La
donna usa meglio il potere per la semplice ragione che ha un cuore più pieno
d’amore, è più umana, più gentile, più compassionevole.
La
donna può contribuire immensamente a rendere la società umana più sensibile,
più bella.” Osho
guarda
ascolta
tocca
annusa
gusta
Al
giorno d'oggi la parola d'ordine nei mezzi di comunicazione di massa è
"sensazionale". Tutto ciò che è sensazionale, vende. La gente è
costantemente alla ricerca di qualcosa di sensazionale, di eccitante — una
caratteristica della mente moderna. Tecnologia e benessere sono in grado di
fornire ogni istante questa eccitazione. Mai prima d'ora sono esisti :i tanti
tipi diversi di intrattenimento per stimolare i sensi.
Il paradosso è che, nonostante tutti i
divertimenti disponibili, l’uomo moderno è costantemente annoiato.
Il divertimento stimola i
sensi. Ma può anche soddisfarli? Il fatto è che un’eccitazione continua può ottundere
i sensi, che arrivano così a perdere vitalità. La gente una volta provava
piacere semplicemente nel trovarsi in armonia con i suoni, la fragranza, il
gusto… con tutti i vari aspetti della natura. Ma la tecnologia ha sopraffatto
la natura in ogni campo. Ora il suono di un semplice flauto di bambù o il ritmo
di un tamburello si perdono nel frastuono della techno-music
e degli strumenti elettronici. L’alta cucina, senza dubbio, stimola il gusto,
ma può rendere la bocca insensibile al sapore naturale del cibo. Gli occhi,
incollati alla TV e all’Internet, spesso non sono più in grado di vedere il
caleidoscopio di colori naturali e di luce senza l’aiuto di occhiali. La
sensibilità umana all’odore e al tocco ha perso ogni vitalità. Tocchiamo, ma
non siamo presenti nel tocco. E il sesso è diventato poco più di una ‘ricetta’
per tenere a bada la noia. I nostri sensi sono in un gran caos, ma la
tecnologia non ne è l’unica responsabile.
Sono i preti e la morale
tradizionale delle religioni a portare gran parte della responsabilità: tutto
ciò che è naturale è stato condannato. L’attrazione spontanea dei sensi verso
il piacere è stata considerata peccato. Assecondare i desideri è stata
considerata una cosa non spirituale. Il
condizionamento religioso ha creato senso di colpa, e questo ci impedisce di
usare i sensi con quello spontaneo senso di meraviglia che provavamo da
bambini: una farfalla o una goccia di rugiada o un arcobaleno non riescono più
a entusiasmarci. La società ha trasformato gran parte della poesia della vita
in freddo pragmatismo. La condanna del piacere sensuale ha praticamente
ucciso ogni sensibilità, verso noi stessi e verso gli altri. E fra le
conseguenze c’è questa umanità, piena di rabbia e di violenza, che produce
terroristi e sembra voler distruggere se stessa e il pianeta che la ospita.
È possibile bilanciare
questo tipo di energia distruttiva? Certo, se siamo pronti a cambiare la gestalt, il
nostro modo di vivere noi stessi e i nostri sensi. Sembra magari un antidoto troppo semplice di fronte ai problemi
globali, ma la soluzione non è sociale o politica, è individuale: ogni
individuo deve diventare più sensibile.
Innamorati
dei tuoi sensi. Esplorali e svela i loro misteri: i sensi sono innocenti e
possono essere soddisfatti facilmente. Non c’è alcun bisogno di temere i sensi.
Il Tantra afferma: amali, non cercare di reprimerli o controllarli. Gli stessi
sensi che ti danno entusiasmo ed eccitazione… usali per andare dentro di te.
Gli occhi soddisfatti
dalla bellezza esterna iniziano a godere della bellezza interiore. Gli orecchi,
dopo aver ascoltato troppa musica, vogliono ascoltare il suono che non ha
suono… il silenzio. Il tocco arriva presto a trascendere la pelle e a entrare
nei livelli più sottili del cuore e delle emozioni. Risvegliare i sensi
richiede innanzitutto un cambiamento di atteggiamento. Bisogna avvicinarsi al
corpo in modo dolce, positivo e amorevole.
È come corteggiare una
donna. La avvicini con amore, e lei ti si rivela. Molte delle tecniche che
presentiamo in seguito sono prese dal commento di Osho al ‘Vigyan Bhairav Tantra’, un dialogo sulla
meditazione e la natura della realtà fra il dio Shiva e la sua amata Devi.
Sadhana
Finestre sul
anima
Una
panoramica con tanti piccoli suggerimenti: perché usare i sensi con attenzione
e consapevolezza non solo ti fa gioire maggiormente della bellezza che ti
circonda, ma ti apre anche la porta verso il tuo mondo interiore.
1 Tatto
Ma stai veramente toccando?
Puoi toccare qualcuno
senza toccarlo; non è difficile. Lo facciamo già. Stringi la mano a qualcuno
senza toccarlo perché, per toccarlo, devi avvicinarti alla mano, devi spostare
te stesso fino alla mano. Devi diventare le dita e i palmi delle mani, come se
tu – la tua anima – ti fossi spostato nella mano. Solo allora puoi toccare.
Puoi prendere la mano di qualcuno nella tua, e ritirarti.
Puoi ritirarti; allora ci
sarà solo una mano che è morta.
Sembra che tocchi, ma non
lo fa.
Noi non tocchiamo! Abbiamo paura di toccare perché
il tatto è diventato a livello simbolico, sessuale. Puoi stare tra la folla, in
un tram o in uno scompartimento ferroviario, toccando tante persone, ma non le
stai toccando e loro non stanno toccando te. I corpi sono lì a contatto, ma tu ti sei ritirato. E puoi sentire la differenza:
se tocchi veramente qualcuno nella folla,
si offenderà. Il corpo può toccare, ma tu non devi essere presente nel corpo. Devi rimanere distaccato – come se non
fossi nel corpo, come se a toccare fosse solo un corpo morto. Questa distacco
dai sensi è un male. È un male perché ti stai difendendo dalla vita.1
Impara dai bambini
Se abiti con un bambino
piccolo, seguilo per un’ora in giro per la casa. Sarà
un’esperienza più bella e più gratificante che seguire un buddha.
Lascia che il bambino si muova gattoni, e
anche tu muoviti gattoni. Segui il bambino che va a quattro zampe, e per
la prima volta sentirai nascere in te una nuova energia. Diventerai di nuovo
bambino. Osserva il bambino e seguilo. Andrà in ogni
angolo; toccherà tutto – e non solo toccherà ma assaggerà tutto, annuserà
tutto. Seguilo, e fai tutto ciò cha fa lui…
I tuoi meccanismi di
difesa cadranno; cadrà la tua armatura e inizierai a osservare il mondo allo
stesso modo in cui lo osserva un bambino – dalla dimensione dei sentimenti.
Quando ti accorgi che ora puoi anche provare emozioni, non solo pensare, godrai
del contatto con il materiale del tappeto sul quale ti stai muovendo come un bambino, la pressione, il calore – e tutto questo
seguendo il bambino in modo innocente. L’uomo può imparare molto dai bambini, e
prima o poi emerge la sua innocenza reale. Una volta sei stato un bambino e sai
cosa vuol dire esserlo. Te ne sei solo dimenticato.
Quando vai a dormire,
senti il letto, senti il cuscino – la sua freschezza. Spostati sul cuscino, giocaci.
Chiudi gli occhi e ascolta il suono
dell’aria condizionata, o il traffico o l’orologio o qualsiasi altra
cosa. Non usare la mente, vivi nella sensazione.
Alla mattina, nei primi
istanti in cui ti svegli, quando senti che il sonno se ne è andato, non
iniziare a pensare. Per alcuni momenti puoi di nuovo essere un bambino –
fresco, innocente. Non metterti a pensare. Non pensare a ciò che devi fare, a
che ora andare in ufficio e che treno devi prendere. Non metterti a pensare. Ci
sarà tempo a sufficienza per tutte queste sciocchezze. Aspetta. Per alcuni
istanti ascolta solo i suoni. Un uccellino canta o il vento passa tra i rami
degli alberi o un bambino piange… Qualsiasi cosa accada, sentila. Rimani
sensibile verso di essa, aperto. Permetti che ti accada, e la tua sensibilità
crescerà.1
Il tocco di una piuma
“Toccando i bulbi oculari come una piuma, la
leggerezza tra di loro si apre nel cuore, e lì permea il cosmo.”
Usa entrambi
i palmi delle mani, appoggiali sugli occhi e lascia che tocchino i bulbi, come
una piuma, senza pressione alcuna. Dovrai fare dei tentativi, perché all’inizio
di certo farai pressione, e se c’è pressione la tecnica non funzionerà.
Se premi si
creerà un conflitto con la mano, col palmo, perché l’energia che scorre
attraverso gli occhi opporrà resistenza. Quando toccherai senza premere,
l’energia inizierà a muoversi all’interno. La porta verso l’esterno è chiusa e
l’energia ricade all’indietro: sentirai una leggerezza che avvolgerà il volto,
la testa. Questa energia che si muove all’indietro colpisce il terzo occhio,
l’occhio della saggezza che si trova esattamente tra i due, e per questo ti
sentirai leggero, come se non esistesse più la forza di gravità. Da lì,
l’energia ricade nel cuore. Si tratta di un processo fisico: goccia a goccia,
essa cade nel cuore e sentirai quella sensazione di leggerezza entrare nel
cuore. I battiti cardiaci rallenteranno, il respiro rallenterà, tutto il corpo
si sentirà rilassato.
Se anche non
scenderai in meditazione profonda, questa tecnica ti aiuterà fisicamente. In
qualsiasi momento del giorno, rilassati seduto su una sedia, chiudi gli occhi,
distendi tutto il corpo e poi metti entrambi i palmi delle mani sugli occhi.
Ricordati però di non premere: dev’essere il semplice tocco di una piuma.
Se vuoi farne una
meditazione, fallo almeno per quaranta minuti: sii consapevole di non premere,
in quaranta minuti te ne scorderai facilmente. Alla fine la tua mente sarà
completamente all’erta e l’energia continuerà a scorrere; nel giro di pochi
mesi sentirai che è diventata simile a un fiume, e nel giro di un anno sarà una
vera e propria alluvione… ti trascinerà via completamente. Non sentirai più di
esistere, sentirai semplicemente che è il cosmo a esistere.2
2 Gusto
Esci dalla routine…
Talvolta basta un piccolo cambiamento, e ne avrai benefici
incredibili. Tu mangi sempre a tavola… Qualche volta vai sul prato, siediti sul
prato e mangia lì. Rimarrai incredibilmente sorpreso: è un’esperienza
totalmente diversa. L’odore dell’erba appena tagliata, gli uccelli che
saltellano in giro e cantano, e l’aria fresca,
e i raggi del sole, e la sensazione dell’erba umida sotto i piedi. Non
può essere la stessa esperienza di quando
siedi su una sedia e mangi alla tua tavola; è un’esperienza totalmente
differente: tutti gli ingredienti sono diversi.
Se mangi con
cucchiaio e forchetta, mangia qualche volta a mani nude, e avrai un’esperienza
diversa; il tuo tocco porterà nuovo calore al cibo. Un cucchiaio è una cosa
morta: quando mangi con un cucchiaio o una forchetta, sei distante. Quella
stessa paura di toccare qualunque cosa – perfino il cibo non può essere
toccato. Ne perderai la consistenza, il tatto, la sensazione. Il cibo ha tanta
sensazione quanto gusto. Non è solo il sapore; tutti i sensi contribuiscono.
Quando mangi con le mani, il tuo tatto contribuisce. Sarà più gustoso. Sarà più
umano, più naturale.
Scopri nuovi modi in ogni cosa … la tua vita sarà sempre eccitante:
rimarrà un’avventura. Non sarai mai annoiato.4
Mangia e bevi
“Quando mangi oppure bevi, diventa il sapore del cibo o della
bevanda, e siine ricolma.”
Mangiamo da
sempre, altrimenti non potremmo vivere, ma lo facciamo inconsapevolmente, da
automi. Ma se non vivi il sapore, ti stai solo rimpinzando. Mangia lentamente,
e sii consapevole del sapore; solo se mangi lentamente ne puoi essere
cosciente. Non trangugiare, non aver fretta: sentendo un sapore dolce, diventa
la dolcezza. Allora potrai sentirlo in tutto il corpo, non solo in bocca, non
solo sulla lingua. Il sapore si diffonderà come onde. Se non assapori,
diventerai sempre meno sensibile, per cui sarai meno in contatto con il tuo
corpo, con le tue sensazioni. Ti limiterai a vivere in base alla testa e questo
essere centrati nella testa produrrà una divisione interiore.
Se assapori,
sarai più sensibile, quindi sarai
più vivo e di conseguenza più vita entrerà
nel tuo essere
interiore. Sarai più aperto. Ogni
insensibilità è un male, perché in quel caso ti stai difendendo dalla vita, e
così te la lasci sfuggire.
Anche bevendo… quando bevi dell’acqua, sentine la freschezza. Chiudi
gli occhi e bevi lentamente, assapora. Senti di essere diventato quella
freschezza che viene trasferita a te dall’acqua, che sta diventando parte del
tuo corpo. Lascia che si diffonda in tutto te stesso. In questo modo la tua sensibilità
può aumentare e tu puoi diventare più vivo.
Siamo tutti frustrati, ci sentiamo vuoti, e continuiamo a ripetere che
la vita è vuota, priva di significato. Ma noi stessi siamo la causa, il motivo
di tale pochezza: non facciamo nulla per colmare quel vuoto. Viviamo con un’armatura che ci circonda.
Abbiamo paura di essere vulnerabili, per cui ci difendiamo da ogni cosa, e
diventiamo tombe, morti viventi.
Il Tantra
invita a essere vivi, perché la vita è divina. Non esiste altro dio all’infuori
della vita stessa. Sii più vivo e sarai più divino. Sii totalmente vivo e per
te non esisterà morte alcuna.2
Anche quando mangi un’arancia…
Buddha non ti ha dato
alcun oggetto su cui meditare. Non ti ha detto di meditare su dio, non ti ha
detto di meditare su un mantra, non ti ha detto di
meditare su un’immagine. Ti ha detto di fare le piccole cose della vita con
consapevolezza rilassata. Quando stai mangiando, mangia con totalità – mastica
con totalità, gusta con totalità, senti con totalità l’odore del cibo. Tocca il
pane, sentine la consistenza. Senti l’odore del pane, sentine il sapore.
Masticalo, lascialo dissolvere nel tuo essere e rimani consapevole… e così stai
meditando. In questo modo la meditazione non è separata dalla vita. Ogni volta
che la meditazione è separata dalla vita c’è qualcosa di sbagliato: diventa
nemica della vita. E allora si desidera scappare dalla vita, perché la vita
sembra essere una distrazione dalla meditazione.
La vita non è una
distrazione, la vita è un’occasione
per la meditazione. Bisogna essere sensibili a un livello multidimensionale:
questo aiuterà la tua intelligenza a svilupparsi; ti renderà più brillante, più
acuto, più vivo. E la religione dovrebbe rendere
più vivi, più sensibili. Poiché la vita è dio e non c’è altro dio.
Buddha sarebbe stato
d’accordo con Toscanini…
In occasione
dell’ottantesimo compleanno di Toscanini, a suo figlio era stato chiesto che cosa il padre
considerasse il successo più importante della sua lunga vita. Il figlio
aveva risposto: “Per lui non esiste niente di simile: qualunque cosa gli
succeda di fare sul momento è la cosa più importante della sua vita – si tratti
di dirigere una sinfonia o di sbucciare un’arancia”.
Sbuccia un’arancia come se
stessi dirigendo una sinfonia… e ti troverai sempre più vicino al buddha. Sbuccia un’arancia come se stessi dipingendo il più
grande quadro del mondo - con la stessa attenzione, con la stessa cura, lo
stesso amore, la stessa totalità. Sbuccia un’arancia con una consapevolezza multidimensionale di quello che stai facendo – l’odore che
emana dall’arancia, la sensazione tattile, il gusto. E così una piccola
arancia, un’arancia del tutto normale, si trasforma – è cambiata dalla qualità
della consapevolezza che porti in ciò che stai facendo. Buddha dice: Non
separare la meditazione dalla vita – lascia che siano unite. Trasforma ogni
occasione della vita in meditazione. Fallo con completa consapevolezza – con
attenzione, osservando, testimoniando.3
3 Odorato
Il profumo dell’amore
Se
hai un buon naso… pochissime persone ce l’hanno, quasi tutta l’umanità ha perso
completamente il senso dell’odorato. Gli animali sono in migliori condizioni:
il loro odorato è molto più sensibile, più fine, di quello degli uomini. Al
naso dell’uomo è accaduto qualcosa, qualcosa di sbagliato: pochissime persone
hanno un naso che funziona veramente. Perché l’odorato, nell’uomo, è scomparso?
Le ragioni sono molte, e complesse, ma vorrei parlartene in modo semplice, così
che tu riesca a ricordartele – se superi
quelle barriere, ritornerai improvvisamente a sentire bene gli odori: è una
facoltà che è stata repressa.
Devi sapere che l’odorato
è profondamente legato al sesso. La repressione sessuale è diventata
soppressione dell’odorato. Il corpo umano emana delle fragranze – segnali di
invito, repulsione, attrazione. Il corpo ha il suo linguaggio, i suoi simboli,
ma all’interno delle convenienze sociali il sentire questi odori può rendere le
cose difficili: se stai parlando con un amico, e sua moglie inizia a emanare una certa fragranza – un invito al sesso – cosa
fai? Diventa pericoloso. Così l’unico modo per la società civile di far
fronte a questo problema è distruggere completamente il senso dell’odorato,
perché è un fenomeno legato al sesso. Stai passando per strada e incroci una
donna: lei magari non è interessata a te coscientemente, ma emana quella
fragranza, il profumo dell’invito. Che fai?
… E i corpi sono
incontrollabili; non puoi dominarli solo con la mente. L’odorato è diventato
pericoloso: è collegato al sesso. È sessuale.
Ecco
perché sui profumi tutti i nomi sono ‘sessuali’. Vai in un negozio e guarda le
etichette dei profumi… Il profumo è sessuale… e il naso è completamente chiuso.
Ma
l’odorato può diventare molto, molto bello se lo rendi oggetto di meditazione:
è un fenomeno molto sottile…
Proprio come ci sono odori
‘sessuali’, ce ne sono di ‘spirituali’ ed entrambi sono in qualche modo
connessi.
Dopo
lunghe ricerche, gli indù hanno scoperto fragranze particolari che non sono
‘sessuali’: al contrario, l’energia si muove verso l’alto, non verso il basso.
L’incenso è diventato molto, molto importante. È stato usato nei templi: aiuta.
Proprio come esistono musiche che ti eccitano a livello sessuale, e altre che
ti portano verso la spiritualità. La musica moderna, in particolare, è molto
‘sessuale’; la musica classica indiana è molto spirituale. Succede lo stesso
con tutti gli altri sensi.
Ogni senso ha due
possibilità: se l’energia cade verso il basso è sessuale; se l’energia si alza,
ascende, allora è spirituale.5
Una rosa è una rosa è una rosa…
Senti un oggetto di fronte a te – qualunque cosa va bene,
ad esempio puoi usare una rosa: prima devi sentirla, non basta vederla; puoi
vedere una rosa, ma il tuo cuore non si acquieta. Non la senti, la vedi
soltanto; se tu la sentissi, potresti
anche metterti a piangere, o potresti ridere, danzare. Non la senti: la vedi e
basta; e anche quel vederla può non essere completo, poiché non vedi mai in
modo totale. Il passato, la memoria dicono che questa è una rosa… e tu continui
per la tua strada. In realtà non l’hai
vista. La mente ti dice che questa è una rosa – sai già tutto: hai già
‘conosciuto’ altre rose. “Una rosa? E allora?”
ti chiedi, e prosegui. Basta
un’occhiata a risvegliare la memoria delle tue esperienze passate di rose, e
così continui per la tua strada. Persino il vedere non è completo.
Rimani con la rosa.
Guardala, e poi sentila. Cosa devi fare per sentirla? Annusala, toccala, fa’
che divenga una profonda esperienza del corpo. Prima chiudi gli occhi, e fai
che la rosa ti tocchi il viso. Sentila. Mettila sugli occhi, sentine il profumo, mettila sul cuore, stai in silenzio in sua
presenza. E dimentica il resto del mondo.
Senti
un oggetto davanti a te e senti l’assenza di tutti gli altri oggetti – perché
se la tua mente sta ancora pensando ad altre cose, allora questo sentire non
penetrerà a fondo. Dimentica tutte le altre rose, dimentica tutte le altre
persone, dimenticati di tutto. Che resti solamente la rosa.
Solamente
la rosa, la rosa, la rosa! Dimenticati di ogni altra cosa – lascia che questa
rosa ti avvolga completamente… perditi nella rosa.
Non è facile, sei così
insensibile! Ma per le donne non sarà tanto difficile: possono sentire con
maggiore facilità. Per gli uomini può essere un po’ più difficile, a meno che
non abbiano un senso estetico sviluppato – un poeta, un pittore o un musicista, per loro sarà più
facile. In ogni caso, provaci.
I bambini riescono a farlo
molto facilmente. Stavo insegnando questo metodo al figlio di un mio amico –
riusciva a sentire con molta facilità. Quando gli ho dato una rosa – e gli ho
detto tutto ciò che ti ho ripetuto ora – lo ha fatto subito e ne ha tratto un
profondo piacere. Poi mi ha detto: “Sono diventato una rosa: è proprio questa
la sensazione. Sono diventato una rosa!”, i bambini riescono a farlo molto
facilmente, ma noi non coltiviamo mai questa loro capacità, altrimenti
potrebbero essere i migliori meditatori.
Dimenticati
completamente tutti gli altri oggetti. Senti l’assenza di tutti gli altri salvo
questo. Questo è ciò che capita nell’amore. Se sei innamorato di qualcuno, ti
dimentichi del mondo intero Se ti ricordi ancora del mondo… non è amore. Hai
dimenticato il mondo intero: rimane solamente l’amata o l’amante. Per questo
che dico che l’amore è una meditazione.
Usa un oggetto che ami naturalmente, e poi dimenticati del mondo intero. Poi, lasciando da parte l’oggetto,
questa è la parte più difficile: hai abbandonato ogni altro oggetto, è rimasto
solo questo, ora abbandona anche questa essenza. All’improvviso cadi in un
vuoto assoluto e non rimane più nulla. E Shiva dice: “Realizza”. Realizza questo vuoto, questo nulla. Questa è la tua
natura essenziale, questo è il puro essere.
Per qualche
settimana prova solo la prima parte, e usa un solo oggetto, non continuare a
cambiarlo. Poi tenta la seconda parte: chiudi gli occhi e dimentica anche quell’oggetto. Ricorda: se sei riuscito a fare la prima
cosa, la seconda non sarà difficile.1
"SENTI
UN OGGETTO DI FRONTE A TE.
PERCEPISCI
L'ASSENZA DI OGNI ALTRO OGGETTO,
FATTA
ECCEZIONE PER QUESTO.
POI,
LASCIANDO DA
PARTE LA SENSAZIONE DELL'OGGETTO
E LA
SENSAZIONE DELL'ASSENZA,
REALIZZA.
4 Udito
Il suono del tuo nome
Al mondo ci sono milioni
di meditazioni, inventate e scoperte nel
corso dei secoli. Ogni meditazione ha valore se ti risveglia – è questo il solo
valore della meditazione.
Ti sorprenderà sapere che Tennyson, il poeta inglese, era solito usare il suo nome
come mantra: “Tennyson, Tennyson, Tennyson… “.
Il ripeterlo alcune volte
lo portava davvero in spazi di grande pace e silenzio. Certo, anche il tuo nome
può fare questo, non è una questione di un suono in particolare – che quando ripeti ‘Rama, Rama…’o ‘Aum,
Aum…’o ‘Allah, Allah…’ allora ti ‘risvegli’.
È proprio come quando
qualcuno sta dormendo: tu fai un po’ di rumore vicino a lui – ‘Rama, Rama… o
‘Coca-Cola, Coca-Cola… o anche ‘Più lo mandi giù più ti tira su’ – una cosa qualsiasi, basta che continui a ripeterla e
l’uomo apre gli occhi e chiede: “Ma che fai? Perché disturbi il mio sonno? Sei
diventato matto?”.
Tutti i suoni funzioneranno,
perché tutti i suoni sono divini. Tutti i nomi sono divini, sì, anche
Coca-Cola. Ricordati cosa diceva Ramakrishna… e se
una tazza di tè è dio, perché non la Coca-Cola? In effetti la Coca-Cola è
l’unica cosa davvero internazionale al mondo – l’unica cosa. Anche nella Russia
sovietica, Coca-Cola… Non possono amare il modo di vivere americano, ma amano
la Coca–Cola. Dovrebbe essere questo il simbolo
universale di fratellanza e amore. Potete non credere nel dio di qualcun’altro,
nella sua chiesa, nei suo templi, nei suoi libri sacri, ma per quanto riguarda
la Coca-Cola nessuno è musulmano, nessuno è indù, nessuno è cristiano.
Basterà un suono
qualsiasi: serve solo una ripetizione costante, e fatta con consapevolezza.
Mentre ripeti il suono, rimani attento – osserva. Se non sei consapevole,
nessun tipo di suono funzionerà: potrai avere il mantra
migliore del mondo, dato dalla persona più illuminata – non funzionerà.
Funziona soltanto quando sei consapevole, quando sei un attento testimone.6
Al centro del suono
“Immergiti nel centro
del suono, come fosse il suono continuo di una cascata. Oppure, mettendo le
dita nelle orecchie, senti il suono dei suoni.”
Siedi
in un posto qualsiasi. I suoni sono ovunque. Puoi essere sulla piazza del
mercato o sull’Himalaya: i suoni sono sempre
presenti. Siedi in silenzio… i suoni hanno qualcosa di peculiare: ovunque siano
presenti, tu sei il centro. Quindi, ovunque
ti trovi, se vuoi praticare questa tecnica, chiudi semplicemente gli
occhi e senti l’intero universo ricolmo di suoni. Senti ogni suono come se si
muovesse verso di te, e tu fossi il centro. Perfino questa sensazione di essere
il centro ti darà una profonda quiete. L’intero universo diventa la
circonferenza e tu sei il centro; e ogni cosa si muove verso di te, ricade in
te.
Perché
quest’enfasi sul tuo essere al centro? Perché nel
centro non esiste alcun suono. Nel centro non c’è suono, per questo puoi
sentire tutti i suoni, altrimenti non potresti. Un suono non ne può sentire un
altro. Il centro è assoluto silenzio.
Se
riuscirai a scoprire quel centro, il luogo in te a cui tutti i suoni giungono,
all’improvviso i suoni scompariranno e tu entrerai nell’assenza di suono. Se
riesci a percepire quel centro, avverrà un improvviso trasferimento di
consapevolezza. A quel punto, nessun suono potrà più disturbarti. Ma non
pensare ai suoni, non giudicarli: devi solo mettere a fuoco quel centro.
All’inizio potrai provare un senso di vertigine: non ti sei mai lasciato
invadere tanto dai suoni, il tuo udito è molto selettivo. Solo il due per cento
di ciò che senti, entra in te. Ora devi lasciar entrare ogni cosa: devi
diventare più liquido, aperto. Tutto ti entra dentro, poi accompagnati a quei
suoni e raggiungi il centro, là dove li senti.
Dov’è
quel centro? Rimarrai sorpreso, perché vedrai che non è nella testa, sembra
esserlo perché tu non hai mai sentito dei suoni, ma solo delle parole, e il
centro delle parole è la testa.
In Giappone, nei templi si usa un gong: ogni volta che
viene colpito, chi medita è aiutato a scendere dentro di sé. Dove? Fino
all’ombelico: il suono colpisce sempre l’ombelico, mai la testa.
“Oppure…”, puoi creare il suono semplicemente usando
le dita, o qualsiasi altra cosa chiuda fermamente le orecchie. A quel punto
sentirai un suono: di cosa si tratta? Sentirai la semplice assenza di suoni.
Non solo gli occhi possono vedere ‘il negativo’ di
una fotografia, anche le orecchie possono farlo. Questo suono negativo è
conosciuto come “il suono dei suoni”, perché
non è un vero suono, bensì un’assenza. O meglio, è un suono naturale, poiché
non è prodotto da alcunché.
Tutti
i suoni sono creati, questo non lo è. Si tratta di un’esperienza molto sottile.
Cosa ti darà? Nel momento in cui non ci sono più suoni, ricadi in te stesso.
Con i suoni ti muovi verso l’esterno, verso l’altro. Con i suoni sei in
relazione con l’altro, comunichi. Con l’assenza di suono ricadi nel tuo stesso
abisso, in te stesso. All’improvviso sentirai di essere nel tuo centro
interiore. Ecco perché il silenzio è stato usato tanto.
Ma
non ti fissare: qualsiasi cosa pratichi, continua a praticare anche la cosa
opposta. Resta in silenzio qualche ora, poi parla. Non ti fissare mai: medita
per qualche giorno, poi smetti e fai qualsiasi cosa possa creare tensione
dentro di te; quindi torna a meditare. In questo modo sarai più vivo e più
dinamico, e conoscerai i due estremi. E se riesci a spostarti tra i due estremi
con facilità, potrai restare giovane per sempre. Coloro che si fissano in
qualsiasi cosa invecchiano e muoiono.2
Aum, il suono dell’eterno
Puoi meditare, ad esempio,
sul suono Aum. All’inizio deve essere ripetuto a voce
così alta da risuonare tutt’intorno a te. Diventa
come un tempio, costruito dal suono che ti avvolge interamente: Aum, Aum, Aum…
crei tutt’intorno a te delle vibrazioni – grezze,
all’inizio. Poi chiudi la bocca e non ripetere più quel suono a voce alta.
Ripetilo dentro di te: Aum, Aum,
Aum. Non devi muovere le labbra, e neppure la lingua…
crea ora un’atmosfera interiore, un ambiente interiore in cui risuoni l’Aum. Ecco che l’oggetto è diventato ‘sottile’. Poi viene il
terzo passo: non reciti più quel mantra, ti limiti ad ascoltarlo. Cambi posizione – da
‘attore’ diventi un ascoltatore passivo. Nello terzo stadio non pronunci più l’Aum, neppure dentro di te. Stai semplicemente seduto ad
ascoltare il suono: verrà, perché è presente. Non puoi sentirlo solo perché non
sei in silenzio. Aum non è una parola che appartiene
al linguaggio umano. Non vuol dire nulla. Ecco perché gli Indù non lo scrivono
usando le lettere dell’alfabeto regolare: hanno creato un segno apposito, un
simbolo proprio per distinguerlo, che non fa parte dell’alfabeto: esiste da sé,
separato e non significa nulla – non è una parola del linguaggio umano. È il
suono dell’esistenza stessa, il suono di ciò che non ha alcun suono, è il suono
del silenzio. Quando tutto è in silenzio… solo allora viene udito. Così si
diventa colui che ascolta. E il processo continua, sempre più sottile. E nel
quarto stadio ci si dimentica semplicemente di ogni cosa: colui che fa, colui che
ascolta e il suono stesso… ogni cosa. Nel quarto stadio c’è il nulla.7
5 Vista
…La prima volta
“Osserva, come se fosse la prima volta, una
bellissima persona, oppure un oggetto comune.”
Noi
guardiamo ogni cosa con occhi vecchi. Sappiamo già di cosa si tratta, non
abbiamo bisogno di guardare. In questo modo guardiamo in maniera automatica,
meccanica, inconsapevole. Viviamo come fossimo ciechi. Osserva: quando incontri
tuo figlio, lo vedi? Non lo guardi affatto. Questa abitudine uccide gli occhi, gli
occhi si annoiano. Invece nulla è mai vecchio, solo la tua abitudine ti fa
sentire che ogni cosa è vecchia. Tua moglie non è mai la stessa, non può
esserlo. Nulla può mai essere la stessa cosa: la vita è un flusso, tutto
scorre, nulla è mai identico a se stesso.
Dunque, questa tecnica può aiutare. Tutto può servire –
osserva le tue scarpe, le hai usate per anni, ma guardale come se fosse la
prima volta, e vedi la differenza: all’improvviso la qualità della tua
consapevolezza cambierà.
Questa tecnica serve solo per rinnovare gli occhi:
renderli così vivi, radianti, vitali, che possono poi muoversi all’interno e
vedere il tuo Sé interiore.
Prova a vedere ogni cosa per la prima volta, e rimarrai
sorpreso nel vedere che mondo meraviglioso ti sei lasciato sfuggire. Con questa
tecnica riconquisterai la vista. Sei cieco, ora come ora, ed è una cecità
indotta, poiché non è fisica: hai gli occhi, tuttavia non
puoi vedere!
Fanne un esercizio quotidiano, in questo modo ti
libererai dal passato. E a quel punto ogni cosa sarà nuova. Allora potrai
comprendere il detto di Eraclito: “Non ci si può bagnare due volte nello stesso
fiume.” Avrai uno sguardo in grado di vedere il presente.
Quello
sguardo può penetrare lo spirito di ogni cosa, e potrà farti entrare nel tuo
Sé, perché il presente è la soglia. I tuoi occhi diventeranno innocenti, e
occhi innocenti possono entrare nel mondo interiore.2
Guardarsi dentro
Gli
occhi sono materiali e immateriali al tempo stesso, sono un punto di contatto tra te e il tuo
corpo. In nessun altro punto del corpo avviene un incontro così profondo.
Fra
te e il tuo corpo esiste una grande distanza, ma negli occhi sei più vicino al
corpo e il corpo è più vicino a te. Per questo gli occhi possono essere usati
per il viaggio interiore. È sufficiente fare un salto, partendo dagli occhi, e
sei arrivato alla fonte. Questo non è possibile partendo dalle mani, né dal
cuore o da un qualsiasi altro punto del corpo umano. Dagli occhi è sufficiente un passo per entrare in se stessi, da tutti
gli altri punti il viaggio è molto più lungo e la distanza enorme. Ecco perché
le pratiche del Tantra e dello Yoga usano in continuazione gli occhi.
Prima di tutto perché da
lì sei più vicino. Per questo, se sai
come guardare negli occhi di una persona, puoi conoscerla in profondità. Lei è
là, e in nessun’altra parte del corpo è altrettanto
presente. Se sai guardare nei suoi occhi, la troverai. Ma guardare negli occhi
di qualcuno è un’arte difficile, possibile solo quando hai già fatto il salto
dai tuoi occhi dentro te stesso. Altrimenti non lo puoi fare. Se non hai già
guardato dentro te stesso al di là dei tuoi
occhi, non puoi guardare negli occhi di un altro. Ma se hai imparato a guardare
negli occhi, potrai conoscere l’intimità di chiunque.
Ecco
perché solo in amore puoi guardare direttamente, e a lungo, negli occhi di un
altro. Altrimenti, se fissi negli occhi qualcuno, si offenderà. Stai
oltrepassando i limiti, lo invadi. Se guardi il corpo, non è una violazione. Ma
se fissi negli occhi una persona, violi la sua individualità, superi i confini
della sua personale libertà, entri dentro di lui senza permesso. Per questo c’è
un limite, che adesso è stato misurato. Al massimo, ti è consentito guardare
per tre secondi. Puoi dare un’occhiata fugace, ma poi devi distogliere lo
sguardo, o l’altro si sentirà offeso. È violenza, perché potresti gettare uno
sguardo sui suoi segreti più intimi, e ciò non è consentito.
Solo
nell’ amore profondo puoi guardare negli occhi di un altro, perché amore vuol dire non avere
più alcun segreto. Adesso sei aperto all’altro, e dentro di te l’altro è sempre
il benvenuto. Quando due amanti si guardano negli occhi, avviene un incontro
incorporeo, che non appartiene al corpo. Per cui la seconda cosa da ricordare è
che tutto ciò che esiste dentro di te, la mente, la consapevolezza, l’anima,
può essere intravisto attraverso gli occhi.
Questo è il motivo per cui
la faccia di un cieco è morta. Non solo gli occhi sono spenti, anche la faccia
lo è, non è viva. Gli occhi sono la luce del viso: illuminano il volto, gli
conferiscono una vitalità interiore. Se gli occhi non ci sono, il viso manca di
vitalità. E un cieco è davvero chiuso. Non puoi entrare facilmente in lui. Per
questo i ciechi sono così riservati e così affidabili. Se affidi un segreto ad un cieco, puoi star certo che lo manterrà,
sarà addirittura difficile dire se ha un segreto. Ma in un uomo dagli
occhi vivi, puoi coglierlo immediatamente.
Per esempio, se stai
viaggiando sul treno senza biglietto, gli occhi ti tradiranno. È un segreto,
oltre a te non lo sa nessuno, ma gli occhi avranno uno sguardo diverso, e
guarderai in modo diverso chiunque salirà. Se qualcuno fosse in grado di capire
quello sguardo, saprebbe immediatamente che sei senza biglietto. Il tuo sguardo
sarebbe diverso se lo avessi – sarebbe ben diverso!
Se stai nascondendo un
segreto, gli occhi lo riveleranno. E controllare gli occhi è difficilissimo. La
cosa più difficile nel corpo è controllare gli occhi. Per questo, non tutti
possono diventare grandi detective, perché la qualità fondamentale di un
detective è il controllo degli occhi. Gli occhi non dovrebbero rivelare nulla,
o dovrebbero rivelare l’opposto. Se viaggi senza biglietto, gli occhi
dovrebbero rivelare che ce l’hai. È difficilissimo, perché gli occhi non sono
organi volontari, ma involontari.
Adesso
si fanno molti esperimenti sugli occhi. Un asceta che vive in celibato, un brahamachari, può
anche dire di non essere attratto dalle donne, ma se sta nascondendo la sua
attrazione gli occhi riveleranno tutto. Quando entra una donna bellissima, forse lui non
la guarda, ma anche il suo non guardarla è significativo. Negli occhi si
leggerà uno sforzo, una repressione sottile, e non solo: in superficie si
dilateranno. Se entra una donna meravigliosa, le pupille si dilatano immediatamente,
per creare più spazio al tuo interno, e farla entrare.
E non puoi farci nulla,
perché la dilatazione delle pupille è involontaria! È assolutamente impossibile
controllarle. Pertanto ricorda che gli occhi sono la chiave ai tuoi segreti. Se
qualcuno volesse entrare nella tua privacy, nel
tuo mondo segreto, gli occhi sono le porte.
Se
sai come aprirle, diventerai vulnerabile, aperto. E se vuoi entrare nella tua
vita segreta, nella tua vita interiore, dovrai di nuovo usare lo stesso
sistema, la stessa chiave. Dovrai lavorare sui tuoi occhi: solo in quel caso
puoi entrare.
Terza
cosa: gli occhi sono molto liquidi, in costante movimento; questo movimento ha il suo
ritmo, il suo meccanismo, la sua struttura. Gli occhi non si muovono a caso,
senza regole. Hanno un loro ritmo, e quel ritmo rivela molte cose. Se hai un
pensiero sessuale in testa, gli occhi si muovono in modo particolare, con un
ritmo diverso. Basta guardare i tuoi occhi e il loro movimento, per sapere che
tipo di pensieri si agita all’interno. Se hai fame e pensi al cibo, gli occhi
hanno un moto particolare.
Perfino
i tuoi sogni possono essere svelati. Mentre dormi è possibile registrare il
movimento degli occhi. E ricorda, nel sonno gli occhi si comportano allo stesso
modo. Se in sogno stai vedendo una donna nuda, lo si può vedere dal movimento
dei tuoi occhi. Adesso esistono strumenti scientifici in grado di registrare i
movimenti degli occhi.
Questi movimenti vengono
chiamati “REM”, Rapid Eye Movements (movimenti rapidi degli occhi). È possibile
registrarli con un semplice diagramma, del tutto simile a un
elettrocardiogramma. Se anche passassi tutta la vita a dormire, il movimento
degli occhi potrebbe essere registrato senza interruzione. E il diagramma
sarebbe in grado di mostrare quando stai sognando e quando no, perché quando
non stai sognando gli occhi si fermano e restano immobili. Quando sogni si
muovono come quando stai guardando qualcosa su uno schermo. Quando vedi un film, gli occhi si devono muovere.
Allo stesso modo, gli occhi si muovono in sogno: stanno guardando
qualcosa – seguono i movimenti del film. Per gli occhi non c’è differenza tra
un film vero, proiettato su uno schermo, e il ‘film’ di un sogno.
Pertanto questi strumenti
scientifici rivelano quanto tempo, nell’arco della notte, hai passato sognando
e per quanto tempo non hai sognato, poiché quando non sogni gli occhi si
immobilizzano. Ci sono molte persone che
dicono di non sognare mai. Semplicemente, hanno una memoria molto labile: non
riescono a ricordare, tutto qui. In realtà sognano. Sognano tutta la notte, ma
non sono in grado di ricordare. Non hanno una buona memoria; per cui, quando al
mattino ti dicono di non aver sognato nulla, non gli credere.
Come mai gli occhi si
muovono quando sogni e stanno fermi se non sogni? Tutti i movimenti degli occhi
sono collegati al pensiero. Se c’è un pensiero, gli occhi si muovono. Se non
c’è un pensiero, gli occhi non si muovono: non occorre.
Dunque ricorda anche
questo: movimento degli occhi e pensiero sono collegati. Per questo, se
immobilizzi gli occhi, i pensieri si arresteranno immediatamente. O, viceversa,
se i pensieri cessano, gli occhi si fermeranno automaticamente.
E
ancora una cosa, la quarta: gli occhi si spostano in continuazione da un
oggetto all’altro. Da A a B e da B a C.
Il
movimento è la loro natura. Proprio come un fiume che scorre, non stanno mai fermi. Ed è a causa
di quel movimento che sono così vivi! Il movimento è anche vita. Puoi provare a
fermare gli occhi su un punto preciso, su un oggetto in particolare, e non
muoverli più. Ma la loro natura è il movimento: puoi fermare gli occhi, ma non
puoi impedire il movimento – comprendi la differenza. Puoi fissare gli occhi su
un oggetto particolare, un punto sul muro,
ma poiché il movimento è la loro natura, se non possono spostarsi da A a B accadrà un fenomeno stranissimo… si muoveranno
dall’esterno verso l’interno. A quel punto gli occhi fanno un salto,
dall’oggetto esterno alla consapevolezza interiore. Cominciano a muoversi verso l’interno.1
6 I sensi interiori
I sensi interiori
Tutti i nostri sensi sono
rivolti all’esterno. I nostri occhi si aprono all’esterno, i nostri orecchi si
aprono all’esterno, le nostre mani toccano… tutti i nostri sensi esistono per
esplorare il mondo esterno. Ma c’è anche un sesto senso, che è come
addormentato, perché non lo usiamo mai. E nessuna società, nessuna cultura,
nessun tipo di educazione ci aiuta ad avere il sesto senso attivo. Quel sesto
senso, in Oriente, è chiamato ‘il terzo occhio’… e
osserva verso l’interno. E proprio come
esiste questa vista interiore, così c’è un udito interiore… proprio come ci
sono cinque sensi rivolti all’esterno, ci sono cinque sensi opposti diretti
verso l’interno. In tutto, l’uomo ha dieci sensi, ma il primo che inizia il
viaggio verso l’interno è il terzo occhio, e poi anche gli altri sensi
cominciano ad aprirsi.
Il tuo mondo interiore ha
il suo proprio gusto, la sua propria fragranza, la sua propria luce; ed è
assolutamente silenzioso, immensamente silenzioso, eternamente silenzioso – non
c’è stato mai alcun rumore e non ci sarà mai alcun rumore. Nessuna parola può raggiungerlo, ma tu puoi. La
mente non può arrivare fin là, ma tu puoi arrivarci, perché non sei la
mente. La funzione della mente, lo ripeto, è essere un ponte fra te e il mondo
oggettivo, e la funzione del cuore è essere un ponte fra te e te stesso.
Il
silenzio di cui sto parlando è il silenzio del cuore. È una canzone in se
stessa – senza parole e senza suoni. È soltanto da questo silenzio che nascono
i fiori dell’amore. È questo silenzio che diventa il giardino dell’Eden. La
meditazione, e soltanto la meditazione, è la chiave per aprire la porta verso
il tuo essere.
Il corpo conosce il suo
silenzio - che è benessere, salute, gioia. Anche la mente conosce il suo
silenzio, quando tutti i pensieri spariscono e il cielo è senza nubi, solo uno
spazio puro. Ma il silenzio di cui sto parlando è ben più profondo. Sto
parlando del silenzio del tuo essere.
… I silenzi del corpo e
della mente sono fragili e superficiali, ma validi in se stessi. Sperimentarli
è utile, perché sono un’indicazione che ci può essere un silenzio ancora più
profondo, del cuore. E il giorno che scopri il silenzio del cuore, anche questo
diventerà un intimo anelito, una freccia che ti porta ancora più in profondità.
Il centro più intimo del tuo essere è il centro del ciclone. Qualunque cosa
accada intorno non lo tocca: è silenzio eterno. I giorni vengono e passano, gli
anni vengono e vanno, le età vengono e passano, le vite vengono e vanno, ma il
silenzio eterno del vostro essere rimane esattamente lo stesso – la stessa
musica senza suono, la stessa fragranza del divino, la stessa trascendenza da
tutto quello che è mortale, da tutto quello che è momentaneo. Non è il tuo
silenzio.
TU sei
il silenzio.8
Chiudi gli occhi
“A occhi chiusi, osserva il tuo essere
interiore nei dettagli. In questo modo vedi la tua vera natura.”
Il
semplice chiudere gli occhi non è sufficiente. Una chiusura totale implica
chiudere gli occhi e fermarne il movimento, altrimenti gli occhi continueranno
a vedere oggetti esterni, come idee, come immagini, come ricordi. Occorre una
lunga pratica: sarà necessario un lungo periodo, non può essere fatto
d’acchito. Dovrai esercitarti a lungo: ogni volta che ti senti a tuo agio, e
hai il tempo per farlo, chiudi gli occhi e arresta, dall’interno, ogni loro
movimento. Sentilo! Senti che sono diventati di pietra, e resta così; non fare
nulla, resta semplicemente lì. All’improvviso, un giorno, diventerai
consapevole che stai guardando dentro di te.
Hai
sempre visto il tuo corpo dall’esterno, in uno specchio. Non sai cosa sia
l’interno del tuo corpo, non sei mai entrato dentro di te, non sei mai stato
nel centro del tuo essere per vedere cosa c’è, dall’interno.
Questa
tecnica è utilissima per avere uno sguardo dall’interno, e quello sguardo
trasformerà tutta la tua consapevolezza, tutta la tua esistenza: subito
diventerai qualcosa di diverso dal mondo. La tua falsa identità, il tuo essere
il corpo, esistono solo perché hai sempre guardato il tuo corpo dall’esterno.
Dall’interno, lo sguardo sarà diverso: potrai spostare la tua coscienza dalla
punta dell’alluce alla testa, ora potrai girare dentro il corpo a piacimento.
Sarai separato dal corpo, perché colui che osserva non è mai la cosa osservata.
Acquisterai libertà di movimento, sarai libero dal corpo, libero da ogni
identità. A quel punto potrai muoverti nella mente, scendere in profondità, in
questo modo diventerai qualcosa di separato anche dalla mente: vedrai anche la
mente come un oggetto, e vedrai come oggetti anche tutte le cose che entrano
nella mente. Alla fine sarai un semplice testimone, e questo testimone non
potrà essere penetrato: per questo è la tua essenza più intima. Quello sei tu,
la tua vera natura.2
TESTI TRATTI DA: Osho,
1 Vigyan
Bhairav Tantra
2 Il
Sentiero del Reale e Il Sentiero dell'Essere, Ed Del Cigno - Tecniche di
meditazione tratte dal Vigyan Bhairav Tantra.
I primi 32 capitoli del Vigyan Bhairav Tantra sono
tradotti in italiano: Il Libro dei
Segreti e I Segreti della
trasformazione - Ed Bompiani
3 Take it Easy, Vol
2 # 12
4 The Tantra Vision,
Vol 2 # 7
5 Yoga: The Alpha and the Omega, Vol 3 # 7
6 The Sun Rises in the Evening # 4
7 Yoga, la
scienza dell'anima, Vol. 3 ECIG
8 The Golden
Future # 1
Oltre le
sensazioni, verso la sensibilità
NOI VIVIAMO PER LE SENSAZIONI, LE BRAMIAMO.
CONTINUIAMO A CERCARE SENSAZIONI SEMPRE NUOVE. TUTTA LA NOSTRA VITA SI FONDA SU
UNO SFORZO TESO A CONSEGUIRE NUOVE SENSAZIONI. MA COSA ACCADE? PIÙ CERCHI
SENSAZIONI, MENO SENSIBILE DIVENTI. LA SENSIBILITÀ È PERDUTA.
Sembra paradossale. Nelle sensazioni si perde la
sensibilità. Di conseguenza chiedi sensazioni sempre più forti, e in quel ‘più’
uccidi inesorabilmente la tua sensibilità… per cui vuoi ancora di più, e alla
fine viene un momento in cui tutti i tuoi sensi diventano ottusi e morti.
L’uomo non è mai stato tanto insensibile e tanto
morto quanto lo è oggi. In passato era più vivo, perché non esistevano tutte le
possibilità attuali di avere così tante sensazioni. Oggi la scienza, il
progresso, la civiltà, l’istruzione hanno creato moltissime occasioni per
scendere sempre di più nel mondo della sensazione. Alla fine muori, la tua
sensibilità si perde. Gusti più cibi – sapori sempre più forti, cibi sempre più
forti – per cui il tuo senso del gusto andrà perduto. E se giri il mondo,
continuando a vedere cose sempre più belle, diventerai cieco, gli occhi
perderanno la loro sensibilità.
Cambi il tuo oggetto d’amore ogni giorno: la tua
ragazza o il tuo ragazzo, tua moglie o tuo marito. Se li cambi tutti i giorni,
morirà la tua sensibilità all’amore. Ti stai muovendo su un terreno pericoloso.
Non scenderai mai in profondità, camminerai solo in superficie, alla periferia.
Più cose sperimenti, minore diventa la tua capacità di sperimentare. Alla fine,
quando tutto intorno a te è ormai morto, chiedi il divino, chiedi la
beatitudine, chiedi la verità. Un uomo morto non può sentire il divino. Per
sperimentare il divino occorre una sensibilità totale, occorre essere vivi.
Ricorda: solo il simile può richiamare a sé il proprio simile.
Se vuoi il divino – e con ‘divino’ si intende ciò
che è più vivo, che è sempre vivo, sempre giovane, sempre verde – se vuoi
incontrare il divino, dovrai essere più vivo. Come arrivarci? Uccidi ogni brama
di sensazioni. Non cercare la sensazione: cerca la sensibilità, diventa più
sensibile.
Sono due cose diverse. Se chiedi sensazioni,
ricercherai degli oggetti, accumulerai degli oggetti. Ma se chiedi sensibilità,
dovrai operare solo sui tuoi sensi, non sugli oggetti. Non devi accumulare oggetti.
Devi vivere in profondità i tuoi sentimenti, il tuo cuore, gli occhi, le
orecchie, il naso. Ogni senso dovrebbe essere vissuto in profondità, in modo da
poter percepire la sfera sottile.
Noi non siamo neppure capaci di percepire la
materia informe, e dovremmo acquisire la capacità di percepire la sfera
sottile. Il mondo appare rozzo, grossolano, solo perché non riusciamo a
percepire il sottile. L’invisibile si cela nel visibile. Guarda questi alberi.
Tu guardi la materia grezza, il corpo dell’albero. Non guardi mai, non senti
mai la vita al suo interno: la crescita! L’albero di per sé non cresce,
l’albero è solo un corpo. Qualcos’altro – l’invisibile – sta crescendo al suo
interno. Di conseguenza l’albero cresce. L’elemento esteriore cresce quale conseguenza
della crescita interiore. Ma tu ti limiti a guardare l’albero, per cui vedi
solo la parte esteriore.
Guardati intorno, guarda un tuo amico negli occhi.
Ti limiti a guardare gli occhi, non colui che vede attraverso di loro. Tocca il
corpo di un amico. Ti limiti a toccare l’elemento grossolano, non percepisci
mai l’elemento sottile al suo interno. Percepisci
solo il corpo, l’elemento esteriore, perché i tuoi occhi – i tuoi sensi – sono
diventati così limitati che non riescono a percepire l’elemento interiore,
l’elemento invisibile.
Occorre più sensibilità. Ricerca meno sensazioni e
accresci la tua sensibilità. Quando tocchi, diventa il tuo tocco. Quando vedi,
diventa i tuoi occhi. Quando ascolti, la tua intera consapevolezza deve essere
nelle orecchie. Ascoltando una canzone, oppure ascoltando il canto degli
uccelli, diventa le orecchie. Dimentica ogni altra cosa, e allora ti sembrerà
che tu sia solo orecchie. Concentra in esse tutto il tuo essere. Così
diventeranno più sensibili.
Quando guardi qualcosa – un fiore o un bel volto o
le stelle – diventa gli occhi. Dimentica ogni altra cosa, come se tutto il
resto del tuo corpo avesse cessato di esistere e la tua consapevolezza fosse
diventata soltanto gli occhi. Allora i tuoi occhi potranno vedere più in profondità
e percepire anche l’invisibile. Anche l’invisibile può essere visto, ma per
vederlo occorrono occhi più penetranti.
Pensa meno al mondo e di più ai tuoi sensi.
Purificali. Quando non ricerchi sensazioni, essi si purificano. Quando pretendi
un numero sempre maggiore di sensazioni, stai uccidendo i tuoi sensi.
L’uomo che scopre il divino è l’uomo i cui sensi
sono completamente vivi, aperti al massimo delle loro capacità. In questo modo,
non solo puoi vedere il divino: lo puoi gustare, lo puoi odorare. Il divino può
entrare in te attraverso ogni senso. E solo quando il divino entra in te
attraverso tutti i sensi, accade la suprema realizzazione. Se riesci solo a
vederlo, sarà una realizzazione parziale. Se non puoi toccare il divino, se non
lo puoi gustare, non sei veramente illuminato, lo sei solo parzialmente. Sembra
illogico usare questi termini: gustare dio? È forse un cibo? Certo, egli è
tutto. È possibile gustarlo, ma in questo caso occorre una capacità di gustare molto sottile. Il tuo stesso cibo diventerà
divino. Attraverso il cibo sentirai il divino. I rishi, i veggenti delle Upanishad hanno detto che il cibo è Brahma
– ‘Annam Brahaman’. Di certo lo hanno gustato, lo
hanno sicuramente mangiato.
Noi continuiamo a pensare
che dio sia un problema logico, per cui non facciamo altro che discutere a suo
favore o contro di lui. Continuiamo a discutere sulla sua esistenza: sono discussioni
inutili. Il divino non è un problema di logica su cui bisogna discutere,
ragionare. In realtà il divino è qualcosa legato alla sensibilità. Se non lo
senti, devi diventare più sensibile. Nessun pensiero logico ti aiuterà. Diventa
più sensibile. Se sei sensibile, il divino è presente.
È sempre stato presente, ma tu non sei sensibile.
tratto da: Osho,
La Nuova
Alchimia - Psiche
Ed.
Questo è l’approccio
del Tantra: i sensi
sono le tue porte della
percezione,
sono le finestre sulla
realtà – finestre
sul divino.
Tocca, annusa, gusta,
vedi, senti…
il più totalmente
possibile.
Ogni bambino nasce con
sensi perfetti. Osserva un bambino. Quando guarda qualcosa, è completamente
assorbito. Quando sta giocando con i suoi giocattoli, è totalmente assorbito.
Quando guarda, diventa i suoi occhi. Guarda gli occhi di un bambino. Quando
sente, il bambino diventa le sue orecchie. Quando
mangia qualcosa, è semplicemente lì, nella lingua, diventa il gusto.
Osserva un bambino che mangia una mela. Con che gusto! Con quale energia! Con
quale delizia! Osserva un bambino che rincorre una farfalla in giardino… è così
assorbito… non rincorrerebbe così neppure dio, se dio fosse presente. Un
incredibile stato meditativo – e senza alcuno sforzo. Osserva un bambino che
raccoglie conchiglie sulla spiaggia come se stesse raccogliendo diamanti. Ogni
cosa è preziosa quando i sensi sono vivi, ogni cosa è limpida!
Più tardi nella vita, lo
stesso bambino guarderà la realtà come se fosse nascosto dietro a un vetro
scuro. Molto fumo e polvere si sono accumulati sul vetro, e tu sei nascosto
dietro di esso e stai guardando. Per quel vetro, tutto sembra offuscato e
morto. Tu guardi l’albero e l’albero sembra spento perché i tuoi occhi sono
spenti. Senti una canzone, ma non c’è attrazione perché le tue orecchie sono
spente. Puoi ascoltare Saraha e non sarai in grado di
apprezzarlo, perché la tua intelligenza è spenta.
Rivendica il tuo
linguaggio dimenticato. Ogni volta che ne hai il tempo, sii di più nei tuoi
sensi. Mangiando – non mangiare semplicemente, tenta di imparare di nuovo il
linguaggio dimenticato del gusto – provaci. Tocca il pane, senti la sua
consistenza. Senti a occhi chiusi, senti a occhi aperti. Mangiandolo, masticalo
– stai masticando il divino. Ricordalo! Sarà irrispettoso non masticarlo bene,
non gustarlo bene. Lascia che sia una preghiera, e farai sorgere una nuova
consapevolezza in te.
Tocca
di più le persone. Siamo diventati molto permalosi per ciò che riguarda il toccare. Se qualcuno
ti sta parlando e ti viene troppo vicino, cominci a indietreggiare. Noi
proteggiamo il nostro territorio. Non tocchiamo e non permettiamo agli altri di
toccarci; non ci teniamo per mano, non ci abbracciamo. Non godiamo dell’essere
dell’altro.
Vai da un albero, toccalo.
Tocca la roccia. Vai al fiume, fai scorrere il fiume attraverso le tue mani.
Sentilo! Nuota, e senti di nuovo l’acqua come la sentono i pesci. Non perdere
nessuna occasione per rivivificare i tuoi sensi. E
durante il giorno hai mille opportunità per farlo. Non c’è bisogno di avere del
tempo extra: l’intera giornata è un allenamento in sensibilità. Usa tutte le
opportunità. Sotto la doccia – senti il tocco dell’acqua che cade su di te.
Stenditi sul terreno, nudo, senti la terra. Stenditi sulla spiaggia. Senti la
sabbia. Ascolta i suoni della sabbia, ascolta i suoni del mare. Sfrutta ogni
occasione – solo allora sarai in grado di imparare di nuovo il linguaggio dei
sensi. Libera i tuoi sensi dalle abitudini: le abitudini sono una delle cause
fondamentali della stupidità. Inventa nuovi modi di fare le cose.
tratto da: Osho, L’Esperienza Tantrica NSC
Chi è che
stai sentendo
"Quando
sei intensamente cosciente grazie a uno dei sensi in particolare, conserva la
consapevolezza"
Vedi attraverso gli occhi. Ricorda che sei tu a
vedere attraverso gli occhi. Gli occhi non possono vede-re, tu vedi per loro
tramite. Colui che vede è nascosto dietro, gli occhi sono semplici finestre.
Noi invece continuiamo a credere che vediamo grazie agli occhi, a pensare che
siano le orecchie a sentire.
Ti tocco: non è la mano a toccarti, sono io che ti
tocco attraverso la mano. La mano è solo uno strumento. E Shiva afferma proprio
questo: i sensi sono solo porte, strumenti, recettori; tu sei nascosto dietro
di loro. Non perderti, ricorda sempre la consapevolezza nascosta alle spalle
dei sensi: stai all'erta! All'improvviso sentirai un cambia-mento di qualità,
la tua messa a fuoco cambierà.
Fanne una meditazione: ascoltando, ascolta
attraverso le orecchie e resta consapevole del tuo centro interiore. Quando
tocchi, tocca attraverso la mano e ricorda l'essere interiore nascosto dietro
quel toccare. Attraverso ogni senso puoi avere un'intuizione del centro
interiore, e ogni senso raggiunge il centro interiore. Deve consegnare le
proprie informazioni. E per questo che quando mi vedi e al tempo stesso mi
ascolti, in profondità dentro di te sai che vedi lo stesso uomo che stai ascoltando,
e se il mio corpo emanasse un odore, sentiresti anche quello.
I tre sensi trasmettono le loro informazioni a un
unico centro, per questo puoi operare un coordinamento, altrimenti sarebbe
impossibile. Colui che conosce è diverso dai singoli sensi: questo è
miracoloso!
All'esterno
io sono un unico essere. I tuoi sensi mi divideranno in parti; ma poi, di
nuovo, da qualche parte dentro di te tornerò a essere un'unità. Là dove io torno
a essere un'unità si trova il centro del tuo essere: quella è la tua
consapevolezza, e tu l'hai completamente dimenticata. Questa dimenticanza è
ignoranza, e la consapevolezza aprirà le porte della conoscenza del sé. E non
puoi conoscere te stesso in nessun altro modo!
Provaci: resta cosciente, attento. All'inizio sarà
difficile, si continua ad addormentarsi, sembra arduo vedere attraverso gli
occhi, sembra più facile vedere con gli occhi! Ma se riuscirai a vedere
attraverso i sensi, restando cosciente, pian piano il mondo ti sembrerà
illusorio, simile a un sogno, e riuscirai a pene-trarlo fino a raggiungerne la
sostanza, la sua reale essenza.
L’opportunità
di riconnettersi con il proprio cuore, lasciando da parte per qualche giorno
tutte le preoccupazioni della vita quotidiana. Questo è il tema di un semplice
corso di tre giorni Opening to
the Heart in programma ogni mese alla Osho Multiversity. Ce ne parla Gandha,
che conduce questo e altri workshop, a Pune e nel
mondo.
Certo, quando parliamo del cuore non ci riferiamo
all’organo fisico che serve a far circolare il sangue! Parliamo del cuore
energetico – il quarto chakra – situato nel centro
del petto. Non è il cuore trattato dalla scienza medica: è il cuore dei
mistici, dei poeti e degli amanti.
La
gente al giorno d’oggi passa la maggior parte del tempo nella testa – a
pensare, preoccuparsi, pianificare, organizzare – e così il cuore viene trascurato. È come se un
giardiniere innaffiasse solo i cespugli e si dimenticasse dei fiori. A volte
questo trascurare il cuore diventa un fatto cronico, e a quel punto le persone
non sono più in grado di dire se ciò che sentono dentro di loro nasce dalla
mente o dal cuore. L’incessante chiacchierio della mente diventa un tale
tormento che desiderano solo avere un po’ di pace!
La prima cosa che dobbiamo
riconoscere è il grande valore della mente – la sua capacità di mettere a
confronto, valutare, decidere, giudicare: le funzioni cognitive sono vitali. Il
problema non è la mente in se stessa, ma il cattivo uso che ne facciamo, Tutte
le nostre facoltà hanno un loro uso specifico.
Non mangiamo con le orecchie e non ascoltiamo musica con il naso, eppure
chiediamo in continuazione alla mente di operare al di là di quello che è il
suo campo specifico. Incominciamo allora scusandoci con la mente per averla
inconsciamente fatta lavorare troppo, e dandole il riposo che si merita.
Per
i tre giorni del corso ci focalizziamo sull’aprire un canale per il cuore.
Sperimentiamo con i vari sensi per provare in modo diretto le qualità del
cuore. Per alcune persone è più facile trovare una connessione tramite il
tocco, per altre tramite la vista o il suono, o magari una sottile sensazione
interiore.
Ci sono molte tecniche
semplici per collegarsi con il cuore, e i partecipanti vengono incoraggiati a
praticare quelle che trovano più facili: durante il corso, nelle pause e
specialmente nel corso delle meditazioni in Buddha Hall. È sicuramente
un’esperienza diversa quella di partecipare alle meditazioni e al meeting serale
della White Robe quando il cuore è presente e la
mente si riposa.
Le tecniche usate in
questo corso possono essere usate in seguito nelle attività della vita
quotidiana.
Quando ci siamo riconnessi
con il cuore possiamo provare le sue qualità di calore, innocenza, tenerezza,
giocosità e uno straordinario senso di spazio. L’energia del cuore è pura
accettazione. Vuole dare e ricevere senza giudizi e senza condizioni, come un
fiore quando emana la sua fragranza. La sensazione dell’apertura del cuore è
così gioiosa che viene naturale porsi una domanda: Perché non viviamo nel cuore
tutto il tempo? Perché abbiamo chiuso il nostro cuore?
Forse è una tecnica di
difesa che abbiamo imparato. Forse abbiamo deciso di tenere il cuore chiuso per
proteggerci. Quando lo stile di vita è altamente competitivo è ragionevole
difendersi, altrimenti si può essere sfruttati, calpestati e maltrattati.
Il
problema nasce quando le difese diventano abituali, radicate, automatiche, e
non possono più essere adoperate o lasciate cadere in modo cosciente.
Tutti noi abbiamo imparato
a chiudere, in qualche modo, il cuore, e abbiamo anche sperimentato come questo
tipo di protezione crei infelicità: assenza di calore umano, di intimità, di
poesia… cominciamo a sentirci meno che umani – il nostro mondo diventa limitato
a ciò che la mente è in grado di affrontare.
La mente può fare tante
cose meravigliose, ma lo stesso vale per un computer o un robot.
Grazie ai metodi e agli
strumenti che vengono sperimentati in questo corso, i partecipanti imparano ad
aprire il cuore ogni volta in cui scelgono di farlo… ed è sempre utile fare un
po’ di pratica in un ambiente che ti aiuta come il campus della comune – dove
c’è sempre una grande offerta di meditazioni per mantenere aperto il cuore, e
per poter usare le sue particolari qualità anche in situazioni difficili.
Aprire
il cuore, essere capace di muovere la consapevolezza dalla testa al cuore, è un
passo molto importante. Il cuore è la porta – bella, creativa e amorevole –
verso la meditazione, lo stato supremo della consapevolezza.
Anche in Italia
Nel
corso del Festival che si terrà a Varazze dal 5 al 7
Aprile, ci sarà anche un breve workshop “Contattare il Cuore” proposto da Anando, che guida questo e altri corsi sia Pune che in Italia, e nel mondo. Ecco cosa ci scrive del
suo approccio a questa tematica.
Quando parliamo dello
spostarsi dalla testa verso il cuore, non stiamo parlando del cuore come
s’intende di solito, dei sentimentalismi e delle emozioni sdolcinate. Stiamo
parlando di individuare, all’interno di noi stessi, uno spazio di tranquillità:
un territorio di apertura, accettazione, pace e gioia. Se pensiamo alla ‘testa’
come all’emisfero sinistro del cervello, con le qualità e le funzioni
dell’intelletto – logica, ragione, scienza, calcolo, prosa – allora il ‘cuore’
può essere visto come l’emisfero destro: illogico, irrazionale, intuitivo,
capace di apprezzare la bellezza e di meravigliarsi, il luogo della creatività,
dell’amore, della poesia. E la natura ci ha dato entrambi gli emisferi, in modo
da poter integrare il nostro intelletto con la nostra intuizione. Purtroppo,
tutta la nostra educazione è fatta per sviluppare la ‘testa’, perché ha le
qualità necessarie per il successo. Il ‘cuore’, che è necessario per entrare in
empatia con gli altri – per rilassarsi, per sviluppare tolleranza e creatività
– è stato trascurato. Così siamo sbilanciati, senza un equilibrio. E abbiamo
perso il contatto con molti dei nostri sensi e con il mistero e la magia della
vita. Ricollegarsi al cuore apre non soltanto nuove connessioni con noi stessi
e gli altri, ma è anche la porta per la meditazione, il supremo rilassamento
Karma
significa “causa ed effetto”. Qualsiasi cosa noi facciamo – o abbiamo fatto
– ha delle ripercussioni sia su gli
altri che su noi stessi: tutti i nostri pensieri e azioni creano un’onda che
provoca una risposta. E così la nostra situazione è il prodotto delle nostre
azioni, del presente e del passato… anche di vite passate: ognuno è
responsabile della propria condizione di vita.
L'analisi orientale del karma afferma che ci sono
tre tipi di karma. Cerchiamo di comprenderli.
Il
primo è chiamato sanchita.
Sanchita vuol dire la somma, il totale di tutte le tue vite passate.
Tutto ciò che hai fatto, tutti i modi in cui hai reagito alle situazioni, tutto
ciò che hai fatto e desiderato, tutto ciò che hai ottenuto o che non sei
riuscito a ottenere, la somma, il totale di tutte le tue azioni, pensieri,
emozioni di tutte le vite è chiamato sanchita. Sanchita: la parola
vuol dire il tutto, il tutto accumulato.
Il secondo tipo di karma è
conosciuto come prarabdha.
Il secondo tipo di karma è quella parte di sanchita
che devi adempiere in questa vita, ciò su cui devi lavorare in questa vita. È solo una parte del totale, perché questa vita ha
un limite – settant’anni o ottanta o cento. In
cento anni non puoi vivere tutti i karma del passato – il sanchita,
tutto ciò che hai accumulato – ma solo una parte. Quella parte è chiamata prarabdha. Poi c’è un terzo tipo di karma conosciuto come kriyaman. Questo
è il karma quotidiano. Prima c’è il karma accumulato, poi una piccola porzione
di esso per questa vita, e poi una porzione ancora più piccola per oggi o per
questo momento. Ogni momento c’è la possibilità di fare qualcosa o di non
farla. Qualcuno ti insulta: ti arrabbi. Reagisci, fai qualcosa; oppure, se sei
consapevole, ti limiti a osservare, non
diventi arrabbiato. Resti solo un testimone. Non fai nulla, non
reagisci. Rimani calmo e padrone di te stesso; rimani centrato. L’altro non è
riuscito a disturbarti.
Se l’altro ti disturba e
reagisci, allora il kriyaman
karma cade nel profondo ‘serbatoio’ del sanchita. A
quel punto stai di nuovo accumulando, stai accumulando per le vite
future. Se non reagisci, allora si porta a compimento un karma passato: devi
aver insultato quest’uomo
in qualche vita passata, e ora lui ha insultato te – il conto è chiuso.
Finito. Un uomo consapevole si sentirà felice perché almeno questa parte è
esaurita. È diventato un po’ più libero.
Un uomo va a insultare
Buddha. Buddha rimane tranquillo, ascolta con attenzione e poi dice: “Grazie”.
L’uomo è molto perplesso. Dice: “Sei impazzito? Io ti insulto, ti ferisco, e tu
dici solo grazie?”. Buddha risponde: “Sì,
perché ti stavo aspettando: io ti ho insultato in passato, e stavo aspettando.
Finché non fossi arrivato tu, non potevo essere completamente libero.
Ora i miei conti sono chiusi: tu sei l’ultimo
– grazie per essere venuto. Potresti anche aver aspettato, potresti non essere
venuto in questa vita, e allora avrei dovuto aspettarti. E non ti dico nulla di
più, perché quando basta, basta: non voglio creare un’altra catena”.
In questo modo il kriyaman karma, il karma giorno per giorno, non si
aggiunge, non cade nel serbatoio: in realtà, il serbatoio diventa più vuoto di
prima. Lo stesso vale per il prarabdha – questa vita,
la vita nel suo complesso. Se in questa vita continui a reagire, stai creando
un serbatoio sempre più grande. Dovrai tornare più e più volte. Stai creando
troppe catene: sarai schiavo.
Cerca di comprendere il
concetto orientale di libertà. In Occidente la libertà ha una connotazione di
libertà politica. In India non ci
preoccupiamo molto della libertà politica perché diciamo che, se non sei libero
spiritualmente, non fa molta differenza se sei libero politicamente oppure no.
La cosa fondamentale è essere libero spiritualmente.
La
schiavitù è creata dai karma. Tutto ciò che fai in modo inconsapevole, diventa
karma. Qualsiasi azione fatta inconsapevolmente diventa un karma perché
un’azione inconsapevole non è affatto un’azione: è una reazione.
Quando fai qualcosa con
piena consapevolezza, non è una reazione, è un’azione, spontanea, totale. Non
lascia alcuna traccia. È perfetta in se stessa, non è incompleta. Se è
incompleta, allora un giorno o l’altro dovrà essere completata. Quindi se in
questa vita rimani vigile, consapevole, il prarabdha
si dissolve e il tuo serbatoio si svuota sempre di più. Basteranno solo poche
vite perché il serbatoio si svuoti del tutto.
Il sutra dice: “Utilizzando samyama sui due tipi di karma…”. Patanjali sta parlando del sanchita
e del prarabdha perché kriyaman
è solo una parte
del prarabdha, quindi la divisione che fa è in due
parti. Che cos’è il samyama? Bisogna comprenderlo. Samyama è la più grande sintesi della consapevolezza umana,
la sintesi di tre cose: dharana, dhyan e samadhi. Di
solito la tua mente continua a saltare da un oggetto all’altro. Nemmeno per un
istante riesci a stare in armonia con un singolo oggetto. Continui a saltare di
qua e di là. La mente si muove costantemente, è un flusso. In questo momento la
mente è focalizzata su qualcosa, nel prossimo su qualcos’altro, in un altro
momento su qualcos’altro ancora… è questa la situazione normale della mente.
Il
primo passo per uscire da questo stato è dharana. Dharana
vuol dire concentrazione
– fissare la tua consapevolezza su un oggetto, senza permettere all’oggetto di scomparire, riportando sempre
la tua consapevolezza sull’oggetto in modo che l’abitudine inconscia
della mente di vagare in continuazione può essere abbandonata; quando quest’abitudine a un continuo cambiamento viene lasciata
andare, arrivi a una integrità, a una cristallizzazione. Quando ci sono tanti oggetti che si muovono di
continuo, resti diviso in tante parti. Cerca di comprenderlo: rimani
diviso perché i tuoi oggetti sono divisi.
Ad esempio, ami una donna
oggi, un’altra domani, un’altra ancora il giorno dopo. Ciò creerà in te una
divisione. Non puoi essere uno: diventerai
tanti, diventerai una folla. Per questo in Oriente si insiste sul creare un amore
che duri per un periodo più lungo, il più a lungo possibile. In Oriente sono
stati fatti degli esperimenti nei quali una coppia è rimasta una coppia per
molte vite. Ancora e ancora la stessa donna, lo stesso uomo: ciò dà
un’integrità. Troppi cambiamenti erodono il tuo essere, creano una divisione.
Perciò se in Occidente la
schizofrenia sta diventando quasi una cosa normale, non è certo una cosa di cui
meravigliarsi. Non è strano, è naturale. Tutto cambia. Questo cambiamento
costante vuol dire solo che la mente è in un’attività febbrile. Non puoi fermarti a lungo su nessuna cosa; così
tutta la tua vita diventa una situazione di continui cambiamenti – come se un
albero venisse sradicato – ancora e ancora e ancora – e non avesse mai il tempo
necessario per far penetrare le sue radici in profondità nella terra. L’albero
sarà vivo solo di nome. Non potrà fiorire – sarà impossibile – perché prima che
spuntino i fiori, le radici devono essere ben salde nel terreno.
Concentrazione, quindi,
vuol dire portare la consapevolezza su un oggetto e diventare capace di
trattenerla lì – qualunque sia l’oggetto. Se guardi una rosa, continua a
guardarla senza interruzione. La mente
continua sempre a distrarsi, ad andare di qua e di là; tu la riporti
indietro, tu domi la mente – domi il toro. La riporti sulla rosa. La mente si sposta nuovamente e tu la riporti
indietro. A poco a poco, la mente inizia a restare con la rosa per periodi più
lunghi. Quando la mente rimane sulla rosa per un periodo più lungo, puoi
per la prima volta scoprire cos’è una rosa.
Non è solo una rosa: il divino ha trovato in essa la sua fioritura. La
fragranza non appartiene solo alla rosa, la fragranza è divina. Ma tu
non sei mai stato in rapporto con la rosa per un tempo sufficiente.
Siediti
vicino a un albero e rimani lì, solamente con l’albero. Siediti con il tuo
ragazzo o con la tua ragazza e resta con lei o lui: riportati al presente, più e
più volte. Altrimenti, quello che accade… Persino
se fai l’amore con una donna pensi a
qualcos’altro – magari te ne vai in un mondo tutto diverso. Persino in
amore non sei focalizzato, e così perdi una grossa opportunità: si apre una
porta, ma tu non sei lì per vederla… e
quando torni la porta è di nuovo chiusa.
In
ogni istante ci sono milioni di possibilità di vedere il divino, ma tu non ci sei.
Arriva e bussa alla tua porta, ma tu non ci sei. Non ti trova mai presente. Tu
continui a vagare dappertutto. Questo vagabondaggio deve essere fermato – è
questo il significato di dharana. Dharana
è il primo passo della grande sintesi di samyama.
Il
secondo passo è dhyan. Nel dharana,
nella concentrazione, porti la mente a un punto di focalizzazione:
l’oggetto è importante. Devi riportare in continuazione l’oggetto alla tua
consapevolezza, non devi perderlo di vista. L’oggetto
è importante nel dharana. Il secondo passo è dhyan, meditazione. Nella meditazione l’oggetto non è più
importante: diventa secondario. Adesso
diventa importante il flusso della consapevolezza – la consapevolezza in se
stessa, che viene riversata sull’oggetto. Andrà bene qualunque oggetto,
l’importante è che la consapevolezza venga riversata con continuità: non
ci dovrebbero essere interruzioni.
Hai mai notato? Se versi
dell’acqua da una pentola a un’altra, ci sono dei vuoti, delle pause. Se versi
dell’olio da una pentola all’altra, non c’è alcuna interruzione. L’olio ha una continuità,
l’acqua cade in modo discontinuo. Dhyan vuol dire –
la meditazione vuol dire – che la tua consapevolezza dovrebbe cadere su ogni
oggetto di concentrazione con continuità. Altrimenti la consapevolezza vacilla.
È un continuo vacillare, tremolare: non è una fiamma, una luce continua. A
volte c’è, a volte scompare; poi c’è di nuovo, poi scompare; poi riappare di
nuovo. In dhyan devi renderla continua, di una continuità
assoluta.
Quando la consapevolezza
diventa continua, diventi straordinariamente forte. Per la prima volta scopri
cos’è la vita. Per la prima volta, spariscono i ‘buchi’ nella tua vita. Per la
prima volta sei tutto di un pezzo. Il tuo essere integro vuol dire che la
consapevolezza è integra. Se la tua consapevolezza assomiglia a delle gocce d’acqua, se non è continua, non puoi essere
veramente presente. Quei vuoti saranno un disturbo. La tua vita sarà opaca e
incerta, non avrà forza, potere, energia. Quando la consapevolezza fluisce in
un fenomeno continuo, come un fiume, diventi una cascata di energia.
Questo
è il secondo passo del samyama, il secondo
ingrediente; e poi c’è il terzo ingrediente, quello supremo, il samadhi. In dharana, nella
concentrazione, l’oggetto è importante perché devi scegliere un oggetto tra
milioni di altri. In dhyan, nella meditazione, la
consapevolezza è importante: devi rendere questa consapevolezza un flusso
continuo. Nel samadhi, il soggetto è importante:
perché è il soggetto che devi abbandonare, lasciar andare.
Tu
hai lasciato andare molti oggetti. Quando c’erano tanti oggetti, tu eri tanti
soggetti: una folla, un’esistenza ‘poli-psichica’ – non una mente, ma tante
menti.
C’è chi viene da me e
dice: “Vorrei diventare un tuo discepolo, ma…”. Quel ‘ma’ introduce la ‘seconda mente’.
Pensano di essere sempre se stessi, ma in
effetti quel ‘ma’ introduce un’altra mente, un’idea differente. Non sono
coerenti – vorrebbero fare qualcosa e,
allo stesso tempo, vorrebbero non farla: come se avessero due menti. Se osservi
scoprirai in te tante menti – è quasi come la piazza di un mercato.
Quando
ci sono troppi oggetti, ci sono troppe menti che vi corrispondono. Quando c’è
un solo oggetto, sorge una sola mente – focalizzata, centrata, radicata, ben
piantata nella realtà. Adesso quest’unica mente deve
essere lasciata andare, altrimenti rimarrai nell’ego.
Hai
abbandonato la moltitudine, adesso lascia andare anche quell’uno
solo – nel samadhi quest’unica
mente va abbandonata. Quando quest’unica mente cade,
scompare anche l’unico oggetto, perché non può più rimanere lì – vanno sempre
di pari passo.
Nel samadhi rimane solo la consapevolezza, come spazio puro.
Queste tre cose insieme sono chiamate samyama. Samyama è la sintesi più alta della consapevolezza umana.
… Quando entri in una stanza oscura, non sei
in grado di vedere cosa c’è dentro; quando invece entri con una luce, puoi
vedere cosa c’è, o cosa non c’è. Per tutta la vita ti muovi praticamente
nell’oscurità, quindi non sai quanto prarabdha rimanga – prarabdha, il karma di
questa vita. Quando usi il samyama – una
luce brillante – una consapevolezza pienamente vigile. Puoi vedere quanto karma
sia rimasto.
Un’altra
cosa… Il karma kriyaman, il karma giorno per giorno,
è solo un frammento molto piccolo; in termini psicologici moderni lo
chiameremmo il conscio. Al di sotto di questo c’è prarabhda; in
termini psicologici moderni lo chiameremmo il subconscio. Ancora al di sotto
c’è sanchita; in termini psicologici moderni lo
chiameremmo l’inconscio.
Di
solito non sei consapevole nemmeno delle tue attività della vita quotidiana,
quindi come puoi essere consapevole di prarabdha o sanchita? È impossibile. Inizia
quindi col diventare consapevole delle attività di tutti i giorni. Camminando
per strada, sii consapevole. Mangiando il tuo cibo, sii consapevole.
Resta attento e osserva ciò che fai. Rimani totalmente con la tua azione, non
andare di qua e di là. Non agire come uno
zombie. Non muoverti come se fossi immerso in un’ipnosi profonda. Tutto
ciò che dici, dillo in piena consapevolezza, in modo che non dovrai mai
pentirtene.
Quando
dici: “Mi dispiace, ho detto qualcosa che non avrei mai voluto dire”, ciò
dimostra semplicemente che eri addormentato, inconsapevole. Quando dici: “Ho
fatto qualcosa e non
so come e perché. Non so come sia accaduto. L’ho fatto a dispetto di me
stesso”, allora ricorda che hai fatto qualcosa nel sonno.
Diventa
sempre più consapevole. Questo è il significato dell’essere qui e ora. In questo momento mi stai
ascoltando: potresti essere solo le tue orecchie…
pienamente consapevole, senza che nemmeno un pensiero ti passi per la mente,
nessun disturbo, senza che ci sia dentro di te alcuna nuvola. Sei solo
focalizzato su di me – mi ascolti totalmente – sei solo con me, qui e ora: questo
è il primo passo. Se arrivi a questo, il secondo passo diventa possibile,
allora puoi andare nel subconscio.
Allora
quando qualcuno ti insulta, non diventerai consapevole solo nel momento in cui
ti arrabbi. Diventerai immediatamente consapevole che qualcuno ti ha insultato – che
una certa rabbia è entrata nelle profondità subconscie del tuo essere, solo una
piccola onda, molto sottile. Se non sei estremamente sensibile e consapevole,
non te ne accorgerai – non lo saprai finché non esploderà nel tuo conscio. A
poco a poco diventerai consapevole delle sfumature più sottili, delle
gradazioni più fini delle emozioni – quello è prarabdha,
il subconscio.
Quando diventi consapevole
del subconscio, ti sarà possibile fare un altro passo. Più cresci, più diventa possibile un’ulteriore crescita. Sarai in grado
di vedere, ora, il terzo passo, il passo finale, quello di diventare
consapevole di sanchita, il passato accumulato.
Quando entri nell’inconscio – il che vuol dire che porti la luce della
consapevolezza nel nucleo più profondo del tuo essere – diventi illuminato.
Questo è il senso di diventare un buddha – ora non
c’è nulla che rimane all’oscuro. In ogni angolo ora c’è luce. Allora puoi
vivere, puoi agire, ma senza accumulare karma.1
1 tratto da: Osho,
Yoga: The Alpha and the Omega vol
8 #
Tre giorni
prima...
Quando
diventi totalmente consapevole del tuo karma, puoi vedere anche quando morirai.
Si dice di Ramakrishna che fosse troppo interessato al cibo, anzi che
ne fosse ossessionato. È un fatto molto
improbabile. Persino sua moglie, Sharda, ne
era imbarazzata; perché era un grande santo, ma con quest’unico
difetto, e il difetto era che era troppo interessato al cibo. Il suo interesse
era tale che mentre stava dando il satsang ai suoi
discepoli, proprio allora diceva: “Aspetta,
sto arrivando”, e andava a dare un’occhiata in cucina, per vedere cosa stessero
cucinando. Andava e chiedeva: “Che si prepara oggi?”, e poi tornava di nuovo a
fare il satsang.
I suoi discepoli più stretti erano preoccupati. Dicevano:
“Questo non è bello, Paramhansa.
È tutto così bello – sulla terra non è mai apparso un uomo così bello e
perfetto – ma questa piccola cosa, perché non la lasci perdere?”. Ma lui rideva
e non diceva nulla.
Un giorno sua moglie Sharda
insistette un po’ troppo. Lui disse: “Va bene, se insisti, te lo dirò. Il mio prarabdha è
esaurito e io rimango attaccato alla vita solo grazie a questo cibo. Se lo
lasciassi perdere, scomparirei”.
La moglie non riusciva a crederci. È molto
difficile per una moglie credere al proprio marito – anche se il marito è un Paramhansa, non fa alcuna differenza. La moglie deve aver
pensato che stesse scherzando, o che stesse cercando di trovare una
razionalizzazione. Ramakrishna se ne accorse e disse:
“Guarda, lo so che non ti fidi di me, ma lo vedrai. Il giorno in cui starò per
morire, tre giorni prima di quella data, tre giorni prima della mia morte, non
guarderò più il cibo. Tu mi porterai il thali, il mio cibo, e io guarderò in un’altra direzione:
allora saprai che resterò qui solo tre giorni”.
Non credettero nemmeno a
questo; se ne dimenticarono. Ma poi, proprio tre giorni prima della morte – Ramakrishna si stava riposando – Sharda
gli portò il suo thali: lui si girò e guardò
dall’altra parte. Di colpo la moglie si rese conto e ricordò. Il thali le cadde dalle mani e scoppiò a piangere. Ramakrishna disse: “Ora non piangere. Il mio lavoro è
finito; non occorre che rimanga attaccato alla vita”. E esattamente tre giorni
dopo morì.
Rimaneva attaccato alla vita per compassione, cercando
di creare un legame, una catena. La schiavitù è finita, la prigione è
scomparsa. Per compassione cercava ancora di rimanere attaccato, di attardarsi
ancora su questa sponda, per aiutare chi si era raccolto intorno a lui. Ma è
difficile comprendere un Paramhansa. È difficile
comprendere un uomo che è diventato un buddha, uno
che ha vuotato tutto il suo sanchita, tutto il karma accumulato. È molto
difficile. Ramakrishna non era più sottoposto alla
forza di gravità, quindi si teneva attaccato a una roccia. La roccia è
sottoposta alla forza di gravità. Si attaccava a una roccia in modo da poter
attardarsi un po’ più a lungo su questa terra. 1
46
…e la morte non
ti può più vedere.
L'unico
modo per evitare la morte
Ho sentito una storia molto bella. Una volta c’era
un grande scultore, un grande artista. La sua arte era così perfetta che quando
decideva di fare la statua di una persona, era difficile distinguere l’uomo
dalla statua: era così realistica, così viva, così simile all’originale. Un
astrologo gli predisse che sarebbe morto presto: la sua morte si stava
avvicinando.
Naturalmente si spaventò molto – era terrorizzato
– e, come succede a tutti, avrebbe voluto evitare di morire. Ci pensò, ci
meditò sopra, e trovò un sistema. Creò delle statue di se stesso – undici in
tutto – e quando la morte venne a bussare alla sua porta, quando l’Angelo della
Morte entrò, si nascose in mezzo alle sue undici statue. Smise di respirare.
L’Angelo della Morte rimase perplesso, non poteva
credere ai suoi occhi – non gli era mai accaduto prima: una situazione del
tutto irregolare. Non si era mai sentito dire che dio avesse creato due persone
del tutto identiche: l’esistenza crea sempre qualcosa di unico. Non ha mai
creduto nella routine. Non è una catena di montaggio. È assolutamente contraria
alle copie carbone: crea solo originali. Che cosa era accaduto? Dodici persone
in tutto, e assolutamente identiche? Ora, quale portare via? Solo una
dev’essere portata via. La morte, l’Angelo della Morte, non riusciva a
decidere. Perplesso, preoccupato, nervoso, tornò indietro e chiese a dio: “Che
cosa hai fatto? Ci sono dodici persone assolutamente identiche, e io devo
portarne via una sola. Come faccio a scegliere?”.
Dio si mise a ridere. Disse all’Angelo della Morte
di avvicinarsi e gli sussurrò all’orecchio una frase: la formula, l’indizio per
poter distinguere il reale dall’irreale. E gli disse: “Vai, e dilla a voce alta
nella stanza in cui l’artista si nasconde tra le sue statue”.
L’Angelo della Morte chiese: “Ma come funzionerà?”.
Dio replicò: “Non preoccuparti. Vai e prova”.
L’Angelo della Morte arrivò nella stanza, senza
ancora riuscire a credere che il metodo avrebbe funzionato. Arrivò, si guardò
intorno e, senza rivolgersi a nessuno in particolare, disse: “È tutto perfetto,
tranne un particolare. Hai fatto un ottimo lavoro, ma a un certo punto hai
sbagliato. C’è un errore!”.
L’uomo si dimenticò completamente di essersi
nascosto. Saltò su e disse: “Quale errore?”. E l’Angelo della Morte si mise a
ridere. “Sei in trappola” disse “non puoi dimenticarti di te stesso: è questo
l’unico errore. Vieni, seguimi.”
Se esiste l’ego, esiste la morte. Nel momento in
cui l’ego scompare, scompare anche la morte. Tu non morirai, ricordalo, ma se
pensi di esistere… allora morirai. Se pensi di essere un’entità separata,
allora morirai. Questa falsa
entità dell’ego morirà… ma se pensi a te stesso in
termini di non essere, in termini di non ego, allora la morte non c’è – sei già
andato al di là della morte. Sei sempre stato al di là della morte, ora hai
riconosciuto questo fatto.
L’artista fu preso in trappola perché non era in
grado di scomparire nel non essere.
Buddha dice: “Se puoi vedere la morte, la morte
non può vedere te”. Se puoi morire prima che arrivi la morte, allora la morte
non può venire da te – e non occorre creare delle statue. Questo non ti può
aiutare: nel tuo intimo devi distruggere una statua, non crearne altre undici.
Devi distruggere l’immagine dell’ego. Non ti serve creare altre statue, altre
immagini.
“Chi,
nella vita, desidera avventurarsi in territori più ‘profondi’, deve essere
pronto a vivere nell’insicurezza, deve essere pronto a correre rischi, deve
essere pronto ad affrontare l’ignoto.” dice Osho. Qui di seguito Sonya ci
racconta le sue riflessioni al riguardo.
Devi prendere la vita nelle tue mani. Se diventi
responsabile — responsabile di te stesso – se accetti che devi indagare, e
cercare la tua strada... la vita si trasforma in una avventura. La vita diventa
un’esaltante scoperta di fatti nuovi, nuove verità, nuovi territori, nuove
esplosioni di gioia.
Osho
Non c’è alcun ostacolo tranne la paura,
la paura dell’ignoto.
ABBANDONALA.
Osho
Nessun altro può vivere al tuo posto. Devi vivere
la tua vita e devi cercare… e indagare le questioni fondamentali della vita.
Se non fai queste scoperte per conto tuo, non ci
sarà alcuna gioia, alcuna estasi.
Osho
Fino a quando non scopri da solo la risposta...
Osho
La mia unica
funzione è di mettere la tua vita nelle tue mani... Non voglio renderti simile
a me, farti a mia immagine. Desidero solo che tu riesca a sbocciare nella tua
autentica individualità. Io non so cosa sia, e neppure tu lo sai... ed è un
bene che non sappiamo già di che cosa si tratti, perché così sarà veramente una
sorpresa — come scoprire all'improvviso un immenso tesoro. Come ho detto, io mi
fido dite.
Osho
Una vita regolare da anni, scandita da un ritmo
sempre uguale: sei mesi in Italia e sei mesi a Pune,
a lavorare per l’Osho Times.
Un bel ritmo, da tanti invidiatomi.
Eppure io mi sento
soffocare. Il lavoro è bello e creativo: tradurre testi di Osho, impaginare gli articoli scelti, trovare le
foto, scegliere le impostazioni, e organizzare il tutto in India, dove
l’organizzazione non sanno neppure cos’è. Dunque non è il lavoro che mi fa star
male. Non si tratta neppure dei rapporti con gli altri. Non potrei trovare
persone migliori con cui lavorare: amiche e ‘compagne di viaggio’,
persone sincere che come me cercano di vivere ogni situazione con tutto l’amore
e la consapevolezza possibili.
Eppure,
in me c’è qualcosa che mi rende infelice. È difficile ammettere che una
situazione così ‘perfetta’ mi pesi, ma il mio corpo comincia a dare segni di
stanchezza, stare tante ore davanti al computer mi affatica, mi manca l’aria…
ma non so bene cosa c’è che non va.
Quando al ritorno da un
ennesimo viaggio a Pune il mio amato mi propone di
andare a vivere con lui in campagna, di lasciare tutto e vedere cosa succede,
in che direzione si muove la mia vita, dove la mia energia mi conduce… be’, la prima reazione è stata di panico totale! Come
faccio a lasciare tutto? Dove va a finire la mia immagine di persona affidabile
e responsabile? Come faranno gli altri senza di me? In fondo mi ritengo
indispensabile, anche se razionalmente e per esperienza so di non esserlo
affatto. Il senso di colpa mi attanaglia. Il nodo si aggroviglia intorno a
un’immagine di me, al mio ego insomma, che non voglio lasciare andare ad alcun
costo, anche a quello di soffocare. Ho un bel ripetermi che il cambiamento è la
materia prima dell’esistenza, ho un bell’ascoltare
Osho dire che la sicurezza non esiste, che vivere nell’insicurezza è l’unico
modo di vivere davvero, che una vita protetta è una vita annientata. Ma io non
voglio cambiare, se questo cambiamento vuol dire deludere le aspettative di
quanti mi sono vicini.
Ho passato settimane di
angoscia. Da un lato la mia verità:
fermarmi, respirare, osservare cosa mi accade quando non ho più obblighi
e doveri; dall’altra la mia personalità che così pazientemente si era costruita
un nascondiglio sicuro. Non faccio un lavoro qualsiasi: traduco Osho, io! Non
sono circondata da persone qualsiasi: sono tutti sannyasin
di Osho, ricercatori spirituali! Non lavoro solo per i soldi, io! Ma per
rendere disponibile la visione di Osho al maggior numero di persone possibili…
anche se nessuno mi ha mai chiesto di farlo, Osho men
che meno.
Più osservo queste
argomentazioni e più le vedo per quello che sono: sforzi della mente di
rifiutare il cambiamento, teorizzazioni con una
patina di spiritualità, pensieri che vogliono imporsi alla realtà e quindi stronzate. La voce interiore che da mesi stava cercando di
farsi sentire diventa sempre più forte.
Il passo da fare è chiaro, anche se non oso
neppure immaginare una vita diversa da quella che ho condotto finora.
Vedo con chiarezza
emergere un condizionamento familiare: l’etica del dovere, del lavoro prima di
tutto, e, insieme a questo, la ferita del non sentirmi degna neppure di essere
al mondo, e quindi la necessità di giustificare la mia esistenza con il mio
‘essere utile’. Questo incontro faccia a faccia con
il mio ego è stato dolorosissimo, ma necessario. Quando, nonostante tutti i
tentativi di giustificare le mie resistenze a cambiare, ho capito che in fondo
difendevo solo la falsa roccaforte della personalità, ho raccolto tutto il mio
coraggio (e non era molto!) e ho fatto il passo. Sono saltata nel vuoto: ho
cambiato città, ho lasciato il lavoro, la casa, gli amici.
Ora sono qui, in campagna,
guardo dalla finestra e vedo un susseguirsi di colline coperte di verde. Il
ritmo della mia vita è cambiato completamente. Mi sto regalando spazio e tempo.
Mi muovo o non mi muovo solo quando la mia energia me lo suggerisce. La voce
interiore tace in un silenzio assorto. E io mi godo questo silenzio. Le mie
giornate sono piene: dormo, mangio, faccio l’amore, passeggio, mi siedo in
silenzio e osservo i miei pensieri, cucino, leggo, studio e… respiro.
Non è il momento di
pensare al futuro, ma di vivere il presente.. L’unica certezza è ‘questo presente’ e so che è giusto così. Quando sarà il momento di
muoversi, ora lo so, sentirò di nuovo il richiamo e chissà che non abbia
imparato ad avere un po’ meno paura dell’ignoto!
Sonya
La luce nell'abisso
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Pagine 96 - Lire 10.000
La tua natura: La
beatitudine è la natura intrinseca dell’uomo. Non devi raggiungerla, devi solo
riscoprirla. Noi la possediamo già. Noi siamo la beatitudine. Cercarla altrove
è un modo sicuro per perderla. Smetti di cercarla e guarda dentro te stesso: là
ti sta aspettando la più grande sorpresa della tua vita perché, qualsiasi cosa
tu sia andato cercando nei secoli, per molte vite, è già in te. Non devi essere
un mendicante, tu sei nato imperatore. Eppure, il regno di dio è in te e i tuoi
occhi lo cercano all’esterno, di conseguenza continui a lasciartelo sfuggire. È
dietro i tuoi occhi, non davanti al tuo sguardo. … è la tua soggettività. Non
devi cercarlo, perché è la natura stessa del ricercatore. Allora, anche nella
foresta più oscura, totalmente solo in una grotta, puoi essere felice.
Altrimenti, perfino i palazzi creano solo infelicità.
Nessun antagonismo:
Nella mia visione della vita, il materialismo e la spiritualità non si
contrappongono; il materialismo spiana la via alla religione. Ecco perché io
sono totalmente materialista e totalmente spirituale. È uno degli insegnamenti
fondamentali che vi trasmetto: non create mai un antagonismo tra il corpo e
l’anima, tra il mondo e il divino. Non create mai alcun antagonismo tra il
materialismo e la spiritualità: procedono di pari passo, come il corpo e
l’anima. Rimanete materialisti e usate il vostro materialismo come punto di
partenza verso la spiritualità.
Vivere: Io vi sto chiamando perché
usciate dalle vostre tombe: perché la via che avete percorso finora non è la
vera Via; vi siete preoccupati delle banalità e avete dimenticato l’essenziale;
state raccogliendo conchiglie e pietre colorate sulla spiaggia e avete
completamente dimenticato i diamanti che sono vicinissimi a voi; state
raccogliendo solo cianfrusaglie che la morte vi porterà via.
L’abisso: Così come sei,
saresti infelice ovunque, perfino in paradiso. Troveresti i modi e i mezzi per
essere infelice perfino in paradiso: perché porteresti con te tutte le tue
gelosie, tutta la tua avidità, tutta la tua possessività,
tutta la tua rabbia… porteresti con te l’intero tuo bagaglio. Nell’istante in
cui raggiungessi il paradiso, perfino là creeresti intorno a te l’inferno,
perché porteresti con te i semi dell’inferno.
La distanza: Quando
stai entrando in te stesso tramite la meditazione, vedi sorgere improvvisamente
una grande distanza tra te e i rumori che ti circondano. Fino a un momento
prima, i rumori si identificavano praticamente con te e tu eri nei rumori; ora
te ne stai allontanando. Fisicamente sei sempre là dov’eri prima, non occorre
che tu fugga sulle montagne. Questo è il modo per scoprire le tue vere montagne
interiori, questo è il modo per scoprire l’Himalaya
che c’è in te. Cominci a entrare in un profondo silenzio e improvvisamente
tutti i rumori che erano tanto vicini a te, e tutto il turbinio che avevi
dentro, cominciano ad allontanarsi sempre più. Tutto rimane com’era prima,
all’esterno niente è cambiato… ma, quando la meditazione va in profondità,
avrai questa sensazione: sentirai sorgere una distanza dalle cose esteriori.
Ritorna all’origine: La
meditazione è un rivolgersi verso il nucleo profondo dal quale è scaturito
tutto: il corpo, i desideri, i pensieri, la mente. Tu devi ritornare alla
sorgente. La religione è il ritorno alla sorgente, e conoscere la tua sorgente
significa conoscere il divino, conoscere la tua sorgente significa conoscere la
tua meta, perché entrambi sono la stessa entità. Ritornare al tuo nucleo
profondo, dal quale hai iniziato a vivere, significa raggiungere l’Assoluto, la
vetta suprema che desideravi raggiungere: ora il cerchio è concluso. C’è un
momento in cui l’alfa diventa l’omega, in quell’istante
sussiste l’appagamento. Quando il cerchio è concluso, c’è l’appagamento.
La luce: Quando avrai visto
il Fiore dorato aperto, sbocciato e avrai visto apparire il fior di loto dorato
del Buddha, sarai arrivato a casa. Questa è la meta suprema. Questo è ciò che
devi scoprire. Questo è ciò che puoi scoprire: è un tuo diritto di nascita. Se
te lo lascerai sfuggire, la responsabilità sarà soltanto tua e di nessun altro.