SOMMARIO

 

 

2 DOVE MEDITARE

I centri di meditazione di Osho regione per regione e altri indirizzi.

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 SPECIALE

DONNE

• Viva la differenza!?

• Una terza via per la donna

• La cospirazione maschile

• Che noia... dover fare la brava bambina!

Tre donne fanno il punto sulla loro situazione, e in generale su quella del inondo al femminile. Donne alla ricerca di se stesse, che usano strumenti quali la meditazione per scoprire la loro realtà più profonda, e al contempo si pongono domande su come “guadagnarsi da vivere”, su come esprimere la propria creatività e sui rapporti con l'altro sesso e le altre donne.

 

22 DONNE

• Il posto della donna

• Donna è meglio

Alcuni esempi, presi dall'attualità, per illustrare una condizione femminile che ancora oscilla fra oppressione e sviluppo autonomo del proprio potenziale.

 

26 MEDITAZIONE

RIPRENDITI I SENSI

• Finestre sul mondo... finestre sull'anima

• Risveglia i tuoi sensi!

• Aprirsi al cuore

Sempre nuove sensazioni, sempre più forti, è questo il ritmo della vita d'oggi, che rischia di offuscare la tua sensibilità. Tecniche e .suggerimenti per usare i sensi con attenzione

e consapevolezza.

 

42 LA MAPPA

La ruota del Karma

Un esame dettagliato di questa legge, che ci riconduce alle nostre responsabilità individuali.

 

48 IL RICERCATORE

Il momento di muoversi

Siamo pronti ad affrontare l'ignoto? Un'esperienza personale.

 

50 TUTTE LE STELLE Il tuo oroscopo di marzo

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 UN LIBRO DA VIVERE

La luce nell'abisso

La terza parte del commento di Osho al “Segreto del fiore d'oro”: come tornare a quella beatitudine che è la nostra intrinseca natura

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

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LE NOTIZIE

 

 

Meditazione Dinamica

 

È di sicuro la più conosciuta fra le meditazioni create da Osho per rispondere ai bisogni dell’uomo contemporaneo. Il suo potenziale di trasformazione ne fa qualcosa di unico e del tutto nuovo. Proprio per questo è nato il progetto di raccogliere tutto il materiale esistente su questa meditazione, e renderlo disponibile a chi vuole proporla nelle situazioni più svariate (palestre, ospedali, prigioni, corsi indirizzati al mondo del lavoro ecc.) o anche a chi vuole presentarla come argomento di articoli e conferenze.

In questo archivio si potranno trovare tutte le indicazioni che Osho ha dato nel tempo, risultati di studi fatti qui all’Osho Meditation Resort e altrove, resoconti di presentazioni in varie istituzioni pubbliche, citazioni da tesi universitarie, articoli pubblicati su questo argomento –  in relazione anche a temi di salute fisica e mentale (ansia/depressione, insonnia, obesità) sui quali una pratica regolare della meditazione potrebbe portar beneficio – oltre che a esperienze personali di  trasformazione.

Se avete materiale importante a questo riguardo contattate Maneesha: maneesha@osho.net

 

 

Allegrire l'anima

 

Non è solo il tema del Festival di Aprile a Varazze – il programma dettagliato era sul numero di febbraio dell’OTI o lo trovate sul sito  http://www.thefestival.it – ma anche il titolo di un libro di Osho che Mondadori dà come il più venduto, nel suo catalogo, all’inizio di quest’anno... sembra davvero che in molti, dopo un 2001 così pieno d’incertezze, abbiano voluto scoprire un qualche modo per vivere meglio!

Che i libri di Osho suscitino un interesse sempre maggiore in tutto il mondo è anche quello che ci racconta Pramodh, che segue le pubblicazioni all’interno di Osho International Foundation: “Fino a pochi anni fa alla fiera del libro di Francoforte (la più importante del settore) praticamente non ci parlava quasi nessuno, l’ultima volta ci siamo ‘salvati a stento’ dalla valanga di richieste. Ormai Osho è pubblicato in più di 50 paesi diversi. È arrivata anche la prima richiesta da un editore turco: è interessato al libro sulle donne. Il fatto che i libri di Osho siano presenti a livello internazionale è di grande aiuto: un editore in un nuovo paese può scegliere fin dall’inizio un libro che ha avuto un sicuro successo in altre nazioni. E poi ci sono i Tarocchi Zen di Osho: sono già presenti in 18 lingue diverse e presto sarà disponibile anche una versione (la stessa che c’è in rete) utilizzabile su Palmpilot.”... sempre più all’avanguardia.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Viva la differenza

 

A che punto siamo come donne in questo momento in cui la confusione dei valori e degli obiettivi personali è diventata se possibile ancora più profonda? Cosa vuol dire essere una donna alla ricerca di se stessa, che usa strumenti come le tecniche di meditazione per scoprire la sua realtà più autentica, le facce più nascoste del suo essere, ma allo stesso tempo vuol essere in grado di operare a pieno ritmo nel ‘mondo’, lavorare, guadagnarsi da vivere, relazionarsi con l’altro sesso e le altre donne e anche godersi la vita?

 

 

Vedo come in questi giorni mi capita spesso – che sia perché sono sensibilizzata all’argomento per via del lavoro da fare o per la misteriosa e splendida sincronicità dell’esistenza – di parlare insieme ad altre donne di cosa significhi per noi essere donne, delle difficoltà, delle aspirazioni anche nascoste, della nostra rabbia e voglia di amare e di esprimere noi stesse.

Naturalmente il tipo di donna che io incontro qui a Pune, da dove scrivo, è già un tipo un po’ particolare. Anche se tutte abbiamo alle spalle storie di vita molto diverse, età e condizioni sociali diverse, ciò che ci accomuna è, credo, un’insoddisfazione per i modelli passati ma anche per quelli attuali della vita di una donna, modelli e ruoli che d’altra parte non sembrano soddisfare veramente più nessuno, anche nella società più larga. E il tentativo, che trovo molto coraggioso, di ricostruire la propria vita sulla base di una scoperta continua delle proprie aspirazioni e potenzialità, scoperta che appunto va rivista quasi momento per momento, e che quindi comporta lasciarsi alle spalle tante sicurezze.

Siamo donne che vogliono vivere le proprie capacità e potenzialità il più pienamente possibile, e intendo capacità di ogni genere, da quelle espressive a quelle affettive e lavorative.

E un punto che ritorna in tutte le conversazioni e

che sembra essere fondamentale è quello che vogliamo farlo da donne, nel nostro proprio specifico modo femminile, non imitando l’altro sesso e non come reazione a ciò che è stata la vita delle donne finora. Anche Osho nei brani seguenti mette bene l’accento su questo punto, su come sia necessario per noi trovare il ‘nostro’ modo di vita, e come per questo abbiamo bisogno di ‘sperimentare’ e a volte commettere anche degli errori.

Naturalmente su questa strada incontriamo degli ostacoli, sia esterni che interni. Riconosciamolo, nonostante i grandi passi avanti fatti in quasi tutti i paesi del mondo (il fondamentalismo islamico è un discorso a parte) a livello della legislazione e delle condizioni sociali in generale, noi donne sappiamo che essere donna e lavorare, per esempio, è più difficile proprio perché sei una donna. Quante volte abbiamo cercato di dimostrare di essere più brave di tutti, di lavorare di più e meglio, solo per essere accettate alla pari. È vero, le ricerche in questo campo affermano che le donne hanno un cervello sì leggermente più piccolo degli uomini ma da un punto di vista evolutivo meglio sviluppato ad esempio è molto migliore la connessione tra emisfero destro e sinistro – le donne hanno migliori risultati a scuola e sembrano essere più attente e preparate, ma diamo poi un po’ un’occhiata a chi occupa le posizioni direttive in tutti i campi e vediamo che le donne sono solo una minoranza.

Questo accade perché le donne sono occupate con i figli, o con la casa, con il marito, ecc.? O perché sono meno intelligenti, o perché hanno meno potere personale, o perché?

Forse perché le donne sono più sensibili ai giudizi degli altri, uno dei quali è che le donne ‘di potere’ sono meno femminili e di conseguenza meno accettabili e meno ‘amabili’?

Ma lo vogliamo proprio questo potere, e soprattutto può questo potere soddisfarci? È proprio questo che vogliamo, o è ancora una volta una trappola come la cosiddetta ‘libertà sessuale’ scoppiata negli anni ‘60 e che – come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle – spesso e volentieri voleva dire buttarci in avventure sessuali non realmente desiderate per dimostrare di essere ‘aperte’ e moderne e magari arrivare al paradosso di dover nascondere le nostre emozioni d’amore perché considerate non accettabili.

E così le donne della mia età, per esempio, quelle che stanno ora entrando nella mezza età e che erano ragazzine negli anni ‘60, si trovano prese tra le voci dei genitori sull’importanza del matrimonio per una donna e quelle su una ‘libertà’ che spesso ha voluto dire soddisfare i desideri altrui, senza ricevere la sia pur precaria protezione del matrimonio, di un impegno…

Mentre le ragazze che sono nate quando questa ‘libertà’ era già data per scontata, ne percepiscono la falsità e precarietà e la rifiutano, senza peraltro trovare facilmente una strada diversa.

Quello che mi ha toccato molto nelle mie discussioni con varie donne è stato l’arrivare a riconoscere proprio la differenza che nasce dal fatto di essere donne. Voglio dire che dopo più d’un secolo di lotte in cui donne di grande coraggio – suffragette, ragazze madri… – hanno rivendicato l’uguaglianza, la parità con l’uomo a tanti livelli legale, economico (parità che ancora deve diventare effettiva in tanti paesi) vedo che è difficile riconoscere che le differenze ci sono, anche se non nel senso di superiorità e inferiorità, e che il riconoscimento di queste differenze comporta il dover fare delle scelte che rispettino la nostra natura e le nostre particolari qualità.

È difficile per esempio per donne dei nostri tempi riconoscere le difficoltà che incontriamo nel lavoro rispetto agli uomini, il nostro essere in generale più tenere, più emotive, più influenzabili. Quando siamo tra di noi, con le amiche, ne parliamo in continuazione, per sfogarci, ma sempre con un po’ di vergogna, un po’ in segreto, come se sotto sotto pensassimo che essere come siamo è sbagliato, che dovremmo essere più forti, più assertive, ecc., farci valere…

Eppure è una realtà, siamo biologicamente diverse, produciamo ormoni diversi e questi prodotti chimici influenzano eccome il comportamento e il modo di sentire…

E, come donne, abbiamo anche la responsabilità di portare al mondo i figli; Osho ne parla tante volte quando fa notare come l’uomo sia geloso di questa incredibile capacità della donna di produrre la vita, e di come si sia preso la rivincita in tanti modi.

 

Le due interviste che presentiamo offrono uno sguardo sulla vita di due donne diverse tra loro, provenienti da paesi diversi e che lavorano in campi diversi.

Entrambe sono donne che hanno raggiunto un certo equilibrio nella loro vita, fanno un lavoro che esprime le loro qualità e sono abbastanza forti da riuscire a convivere con l’insicurezza che è inevitabile quando si sceglie un modo di vivere che non è quello tradizionale e già rodato. Entrambe sono donne che sono arrivate alla meditazione e che, grazie al lavoro fatto su se stesse, hanno stabilito delle priorità diverse nella loro vita, lasciando magari cadere comportamenti e cose che consideravano meno importanti per dare spazio ai valori che erano più vicini alla loro essenza.

Rajya

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Una terza via per la donna

 

 

Shakura ha dato sessioni di bodywork per anni ma, come ci dice lei stessa, mettendo sempre il lavoro al secondo posto, in effetti dando più valore alle sue storie d’amore.

Nel suo percorso personale attraverso il dolore e le ferite ha scoperto come fosse l’accettazione di tutte queste cose, il non tentare di sfuggirle, ciò che portava al cambiamento, e come a quel punto l’ambiente esterno, come magicamente, offrisse opportunità diverse. Ad esempio le è stato chiesto di condurre gruppi, prima di bodywork e poi di Primal che è il lavoro per cui sente che le sue qualità sono più adatte e quello che sta portando avanti in questo momento.

 

Le abbiamo chiesto se c’è una terza via per le donne, un modo di vivere nuovo che non è né quello tradizionale della donna che si dedica alla casa e alla famiglia né quello di buttarsi sui valori maschili della carriera e del successo.

 

Sì, una terza via c’è e credo che tutte le donne che sono qui e che sono coinvolte con Osho stiano vivendo in un modo diverso. È un po’ difficile definirlo forse, anche perché parlare di una via fa pensare che ci sia un percorso già tracciato. Questo percorso non c’è; per cui proverò a guardare dentro di me e a esprimere cos’è questa terza via. C’è, perché se penso a me stessa, io non ho famiglia, non ho marito, il lavoro c’è ed è importante ma è vissuto in maniera totalmente diversa, non è finalizzato al successo, alla carriera, al dover eliminare quelli che stanno di mezzo per arrivare da qualche parte.

 

Avevi mai vissuto in modo tradizionale, formandoti una famiglia?

 

Sì, quando ero molto giovane, prima di venire qui, prima di incontrare Osho, mi ero sposata. Il matrimonio non era il matrimonio tradizionale che si aspettavano i miei genitori, eppure dentro di me c’era questo desiderio di riuscire in quell’ambito e di vivere una vita ‘normale’, però non ha funzionato. Non ha funzionato, e l’ho sentito e l’ho visto come un mio fallimento, come una mia incapacità, perché c’era dentro di me il desiderio di riuscire; mi sentivo anormale per non esserci riuscita.

 

Cosa ti ha portato fuori da questo condizionamento di voler vivere in un certo modo? Dopo aver fallito avresti potuto tentare di nuovo nella stessa direzione e invece hai cambiato direzione.

 

Dopo di allora sono venuta qui, ho iniziato a meditare, ho iniziato a guardarmi dentro, il che non vuol dire che il condizionamento fosse rotto fin dall’inizio. Infatti ho cercato di nuovo in qualche modo di ricreare quel tipo di relazione anche senza sposarmi e senza fare figli – ma di nuovo non funzionava. Ho provato più volte, ho battuto la testa più volte contro il muro e a un certo punto c’è stato come un capovolgersi della situazione, un cambiamento drastico di direzione. Sono successe varie cose: una è stata la fine di una relazione, di una lunga relazione che mi immaginavo sarebbe durata tutta la vita. Questo ha portato a galla molto dolore, anche del passato, dolore che non avevo mai veramente guardato in faccia. E lì ho iniziato a prendermi la responsabilità di quello che succedeva. Fino a quel momento sembrava sempre che la colpa fosse dell’altro: “Se avessi la persona giusta succederebbe, ma non trovo la persona giusta”. E a un certo punto mi sono presa le mie responsabilità – “ci dev’essere qualcosa in me che provoca questo” – e ho deciso di andarci dentro fino in fondo, senza necessariamente sapere come l’avrei fatto. Però mi sono detta: “Adesso vado dentro, adesso guardo in faccia tutto quello che c’è dentro di me.” Questo all’inizio è stato doloroso, ha voluto dire incontrare molti mostri che c’erano dentro e che non avevo mai voluto guardare in faccia fino in fondo. Poi però sono iniziati ad arrivare i regali, e ho iniziato a stare bene da sola.

 

Stai dicendo che si deve passare attraverso un processo di autoconoscenza, e poi, grazie a queste scoperte, passando attraverso queste cose, appaiono quelli che tu chiami regali?

 

Io non so se dev’essere necessariamente così per tutti, se tutti devono passare attraverso questa fase dolorosa. Per me è stato così, per le persone che vedo nel mio lavoro e nei gruppi è anche così. Forse ci sono delle persone per cui accade diversamente, forse ci potrebbe essere un modo più semplice.

 

Cos’è secondo te che potrebbe rendere questo percorso meno doloroso e più semplice?

 

Innanzitutto se più donne passano attraverso un processo del genere collettivamente, si crea un campo energetico differente. È come se il fatto che sia già stato sperimentato lo renda più semplice.

E poi per me tutto ha iniziato a cambiare quando ho detto un totale sì a sentire ciò che c’era dentro, dire sì a questo dolore. Fino ad allora avevo in tutti i modi cercato di non sentirlo, usando la relazione, usando il lavoro, usando qualsiasi cosa che si presentasse per scappare. Quando mi sono detta: “Sono pronta a sentirlo tutto”, lì è avvenuta la trasformazione.

 

Ci sono altri strumenti che ti sono serviti di supporto, chiavi come la meditazione o il fatto di vivere in un ambiente meditativo?

 

La meditazione di sicuro; a un certo punto ho fatto molta Dinamica e poi ho anche partecipato a gruppi e sessioni. In realtà è successo attraverso il lavoro nei gruppi. Vedo che ci sono stati due momenti di grande trasformazione: uno il periodo in cui ho fatto la mia formazione per guidare i gruppi di Primal – e questo ha voluto dire passare io stessa attraverso questo lavoro – e poi quando ho iniziato a lavorare con questa tecnica con le persone; tutto questo ha aiutato e provocato il cambiamento e poi l’ha anche supportato.

 

C’è qualcos’altro che ti ha aiutato o può aiutare altre donne che sono nello stesso tipo di strada?

 

Anche se non è una cosa che ho sperimentato molto a livello personale, perché ho fatto il mio percorso abbastanza da sola tranne quando partecipavo alle situazioni di gruppo, penso che condividere, parlare con altre persone può essere di grande aiuto.

 

Puoi darci una definizione di questo modo di vivere; quali sono i suoi caratteri o le sue qualità? In che modo è diverso dal modo tradizionale o dai modi ‘moderni’ di vivere come donna?

 

Quello che mi viene in mente guardando me stessa com’ero prima, è che sembrava che avessi valore solo se stavo con un uomo. In me questa convinzione era molto profonda: una donna senza un uomo non vale molto, è un fallimento. Personalmente ero più proiettata sui miei condizionamenti riguardo all’uomo, alla relazione, che non riguardo al lavoro. L’interesse per il lavoro ha cominciato a svilupparsi in me quando i condizionamenti sono diminuiti; adesso sono contenta di stare con me.

Tutto avviene dentro di me; mi piace anche relazionarmi con un uomo, ma non è così importante, non è che qualcuno definisca il mio valore o che io possa essere felice solo quando c’è l’altro.

Il punto importante è che il valore mi viene dato dall’interno, non dall’esterno, dagli altri. E da allora ho iniziato a scoprire anche molti doni, molte qualità che avevo dentro e che avevo cercato fuori, e queste qualità hanno iniziato a fiorire. Questa è un’esperienza che riempie, nutre, cosa puoi volere di più!

La bellezza di questo processo mi sembra sia che dall’esterno non vedi molto la differenza, non è che devi fare una vita particolare, relazionarti in un certo modo o non relazionarti, è più un fatto interiore.

Sì, è così, perché per esempio di recente ho avuto una relazione ed ha avuto per me una qualità completamente differente. Quello che mi è successo è che – quando il condizionamento sulla donna che dev’essere in un certo modo, deve avere un uomo – quando questo condizionamento è andato cadendo, ho iniziato ad avere più interesse per il lavoro, per l’espressione di me stessa e delle mie qualità attraverso il lavoro.

E lì forse sto ancora lavorando. Delle volte mi trovo sul lavoro con una persona che a me sembra avere valori maschili – la competitività, la capacità di essere razionale, di mettere da parte le emozioni – e nel confronto con questa persona vedo a momenti la difficoltà di essere me stessa, e quindi donna, e quindi anche emotiva.

Ho appena avuto una situazione in cui ho visto come cercassi di adeguarmi, che voleva dire perdere qualcosa – perché non è possibile, non è la mia realtà. Sto lavorando per esempio sul fatto che in quanto donna sono emotiva, e va bene: non ho bisogno di diventare differente, dura, politica, competitiva, perché finisco per perdere, perché non ho queste caratteristiche.

Su questo sto lavorando.

 

Quali sono gli ostacoli che hai incontrato nel rapportarti agli uomini, meditatori e no?

 

Sicuramente si incontrano degli ostacoli, perché può essere difficile per l’uomo avere a che fare con una donna che sta bene anche da sola, anche senza di lui. All’inizio c’è un ostacolo, magari l’ego dell’uomo cerca di riportarti ai vecchi ruoli, ai vecchi schemi, e a quel punto sta di nuovo a me, perché se io rimango con la mia verità e con la mia energia poi le cose cambiano. Siccome sto ancora lavorando su questo, mi capita a volte sia nelle relazioni che nel mondo di incontrare degli ostacoli che credo siano un riflesso di un ostacolo che ho dentro, e ogni volta che succede vuol dire andarci attraverso e crescere. Ma in ogni situazione mi rendo conto poi che quando sono con la mia verità va tutto bene.

 

Hai detto che incontri situazioni difficili, ma anche regali. Cosa sono questi regali?

 

Ho iniziato a entrare in contatto con qualità che prima non avevo veramente contattato. Ho iniziato – passato lo strato del dolore e di quello che c’è intorno al dolore – a scoprire per esempio dentro di me l’intelligenza, che non facevo emergere per via del condizionamento dentro di me che diceva che una donna dev’essere mediocre, un po’ stupida. Qualità come l’intelligenza o altre qualità che erano bloccate come la forza, il potere; quindi molta della vita e dell’energia che era dentro di me, e che era repressa, ha iniziato a fluire, a espandersi, a emergere.

 

Quindi sei entrata in contatto con quelle qualità che avevi in qualche modo nascosto nel tentativo di corrispondere alle aspettative degli altri. Questo ha cambiato qualcosa anche a livello pratico, ad esempio nel tuo modo di lavorare, di vivere?

 

Sì, innanzitutto se guardo al lavoro che sto facendo adesso, cioè condurre gruppi, specie gruppi di Primal, vedo che prima di questa trasformazione sarebbe stato impossibile, perché il condizionamento mi impediva persino di pensare di poter condurre dei gruppi: “Sono piccola, sono stupida”. Questo mi ha aperto delle possibilità pratiche, ho iniziato a scoprire dov’erano i miei talenti. Ovviamente ogni tanto ritorna l’ombra, ci sono i momenti di paura perché tutto ciò va contro un condizionamento profondo, però si sono aperte molte strade. Sono germogliate tante possibilità, e ho anche scoperto che il mio vero talento era nella direzione della Primal, quindi il processo è poi andato avanti da solo.

 

Quali sono le cose su cui stai lavorando in questo momento?

 

Un punto dove sto lavorando è per esempio il mio essere ‘nel mondo’, perché stando qui, stando in una comune, quindi in un ambiente più protetto, ogni volta che vado nel mondo il condizionamento torna in qualche modo a galla, viene stimolato nuovamente. Soprattutto se vado in Italia, che è il mio paese, è come se il passato mi si ripresentasse; ritornano a galla vecchie ferite dell’infanzia, mi rivedo magari da piccolina quando mi sentivo non voluta, insomma ritornano i vecchi film, e però ogni volta vedo che ci vado attraverso, ogni volta il processo diventa più breve finché – e questa è la mia sfida – non ritorno alla mia energia, finché non riesco a passare attraverso i condizionamenti, le idee e le opinioni che mi sono state date, e a ritornare a me stessa.

 

C’è qualcosa che ti aiuta in questo senso? Usi qualche metodo?

 

Accettazione, sentirmi dentro, guardarmi, meditare, stare in contatto con quello che avviene. A momenti è dura, ma per me il modo è di starci, non di cercare di fare qualcosa di diverso; cercare di starci, andarci attraverso e poi uscirne. Alla fine la vera sfida per me è quella di riuscire a integrare il cuore, le emozioni e i sentimenti con la mia forza e il mio potere.

 

 

 

UN MODO NUOVO DI VIVERE LA VITA COME DONNA NON VUOL DIRE TANTO “CAMBIARE LA VITA” NEL SENSO DI CAMBIARE LAVORO O RELAZIONE, QUANTO AFFRONTARE E ACCETTARE CIÒ CHE TROVIAMO ANDANDO DENTRO DI NOI, INVECE DI CERCARE DI EVITARLO. DI FRONTE A QUESTO CAMBIAMENTO INTERIORE CAMBIA ANCHE LA RISPOSTA DEL MONDO ESTERNO. E PARTE DI QUESTO PROCESSO È LA RIVALUTAZIONE DELLE QUALITÀ FEMMINILI E LA LORO INTEGRAZIONE CON QUELLE PIÙ SPICCATAMENTE "MASCHILI

 

 

 

Uomini e donne

 

Non tutte le differenze tra uomini e donne sono dovute ai condiziona menti. Alcune di queste sono differenze reali, tuttavia non sono contraddizioni. L'uomo e la donna possono complementarsi e aiutarsi a crescere l'un l'altro in modo davvero straordinario.

 

Osho, ci vorresti spiegare quali sono le vere differenze tra gli uomini e le donne?

 

La maggior parte delle differenze tra uomini e donne sono causate da migliaia di anni di condizionamento. Non sono basate sulla natura. Tuttavia ci sono alcune differenze che danno all'uomo e alla donna una bellezza e un'individualità uniche. Queste differenze possono essere enumerate molto facilmente.

Una è che la donna è capace di riprodurre la vita; l'uomo non lo è. In questo senso l'uomo è inferiore, e questa inferiorità ha giocato un grande ruolo nella dominazione degli uomini sulle donne. Il complesso di inferiorità si manifesta come una pretesa di superiorità — per ingannare se stessi e il resto dell'umanità. Perciò l'uomo, nel corso dei secoli, ha sempre distrutto il genio, il talento, le capacità della donna, così da poter provare a se stesso e al mondo di essere superiore.

Siccome la donna dà la vita, rimane per nove mesi e più assolutamente vulnerabile, dipendente da un uomo. Gli uomini hanno sfruttato questo fatto in maniera brutale. Ma questa differenza tra uomo e donna è fisiologica: non è una vera differenza.

La psiche della donna viene corrotta dall'uomo, che le di-ce cose che non sono vere, facendone una sua schiava, riducendola a essere una persona di seconda classe. E la ragione di tutto questo è che l'uomo ha maggiore forza fisica. Ma la forza fisica è parte del retaggio animale. Se questo è il fattore che decide chi è superiore, allora qualsiasi animale può essere più forte dell'uomo.

Ma indubbiamente esistono differenze reali, e le dobbiamo cercare in fondo al mucchio delle differenze inventate. Una delle differenze che osservo, è che la donna è più capace d'amore rispetto all'uomo. L'amore di un uomo è soprattutto una necessità fisica; l'amore di una donna no. E una cosa più grande, più alta: è un'esperienza spirituale. Ecco perché la donna è monogama e l'uomo è poligamo. L'uomo vorrebbe avere tutte le donne del mondo, e ancora non sarebbe soddisfatto. La sua insoddisfazione è infinita.

La donna può essere soddisfatta con un unico amore, ed esserne completamente appagata, perché non guarda il corpo dell'uomo, ma piuttosto le sue qualità interiori. Non si innamora dell'uomo che ha un bellissimo corpo muscoloso, si innamora dell'uomo che ha carisma — qualcosa di indefinibile ma immensamente attraente — l'uomo che offre un mistero da esplorare. Vuole che il suo uomo non sia sol-tanto un uomo, ma che sia un'avventura alla scoperta della consapevolezza.

L'uomo è molto debole dal punto di vista della sessualità — può avere un unico orgasmo. La donna è infinitamente superiore — può avere orgasmi multipli. E questa è stata una delle faccende che hanno creato maggiori problemi. L'orgasmo dell'uomo è locale, limitato ai suoi genitali. L'orgasmo della donna è totale, non è limitato ai genitali. Tutto il suo corpo è sessuale, per cui può godere di una bellissima esperienza orgasmica mille volte più grande, più profonda, più capace di arricchirla e di darle nutrimento.

Ma la tragedia è che tutto il corpo della donna dev'essere stimolato e risvegliato, e questo all'uomo non interessa; non lo ha mai interessato. Ha sempre usato la donna come macchina sessuale solo per dare sfogo alle sue tensioni sessuali. Nel giro di pochi secondi ha finito. E quando lui ha finito la donna non ha neppure incominciato.

L'uomo, nel momento stesso in cui finisce di fare l'amo-re, si gira sul fianco e si addormenta. L'atto sessuale lo aiuta a dormire bene — più rilassato — avendo scaricato tutte le sue tensioni nell'atto sessuale. E ogni donna ha pianto e si è disperata di fronte a questo fatto. Lei non aveva nemmeno cominciato, non si era mossa. E stata usata, e questa è la cosa più brutta nella vita: essere usato come una cosa, come un meccanismo, come un oggetto. La donna non può perdonare all'uomo il fatto di usarla.

Per renderla sua partner anche nell'orgasmo, l'uomo deve imparare i preliminari, non deve avere fretta di andare a letto. Deve fare dell'amore un'arte.

I due possono avere un luogo, un tempio dell'amore dove bruciare l'incenso, un luogo in cui non ci sono luci abbaglianti ma candele... e l'uomo deve andare dalla donna quando il suo stato d'animo è perfetto, gioioso, i-n modo da poter condividere con lei. Quello che succede in genere è che l'uomo e la donna litigano prima di fare l'amore. Questo avvelena l'amore. L'amore diviene una specie di trattato di pace che segna la fine delle ostilità — almeno per la notte. E una "bustarella", un imbroglio.

Ci sono delle differenze naturali che non hanno niente a vedere coni condizionamenti.

E ci sono altre differenze; ad esempio, una donna è più centrata di un uomo e questa differenza comincia a farsi sentire fino dal grembo materno. Una madre esperta, che ha partorito due o tre figli, sa dire dopo qualche mese di gravidanza se il nascituro sarà un bambino o una bambina, perché il maschio comincia a fare trambusto, a dare calci nella pancia, a muoversi: sta arrivando! Invece la bambina rimane in silenzio totale. Dunque non è una questione di condizionamento.

La femmina è più serena, più silenziosa, più paziente, sa attendere. Forse a causa di queste qualità ha una maggiore resistenza alle malattie e vive più a lungo dell'uomo. Per la sua serenità e delicatezza, sa dare immensa pienezza alla vita di un uomo. Sa circondare la vita dell'uomo

 

di un'atmosfera molto rilassante, confortevole. Ma l'uomo ha paura: non vuole essere circondato dalla donna, non vuole lasciarle creare una confortevole nicchia di calore intorno a sé. Ha paura perché, in questo caso, diventerebbe dipendente. Per questo ha tenuto la donna a distanza per secoli. E ha paura perché nel suo intimo sa che la donna è più di lui. Può dare la vita. La natura ha scelto lei per riprodurre, e non lui.

La funzione dell'uomo nella riproduzione è quasi inesistente. Questa inferiorità ha creato il più grande problema: l'uomo ha tarpato le ali della donna. Ha preso a sminuire la donna, a condannarla, così da poter almeno credere di essere superiore. Ha trattato la donna come una bestia, ed anche peggio. Ha privato la donna dell'istruzione, dell'indipendenza economica. L'ha privata della mobilità sociale, per-ché ha paura. Sa che lei è superiore, sa che lei è bella, sa che darle l'indipendenza sarebbe pericoloso. Perciò nel corso dei secoli non c'è mai stata indipendenza per le donne.

L'uomo è molto egoista. È per questo che lo chiamo maschio sciovinista. L'uomo ha creato questa società, e in questa società non c'è posto per la donna — mentre invece la donna ha qualità straordinarie che le sono proprie.

Ad esempio, se l'uomo ha la possibilità dell'intelligenza, la donna ha la possibilità dell'amore. Ciò non significa che la donna non sia capace di intelligenza: deve solo avere la possibilità di svilupparla. Ma l'amore per lei è una qualità innata: ha più compassione, più gentilezza, più comprensione.

L'uomo e la donna sono come due corde della stessa arpa ma — ognuno per suo conto — entrambi soffrono. E siccome soffrono, senza saper-ne la ragione, prendono a vendicar-si l'uno sull'altra.

La donna potrebbe essere di grande aiuto nella creazione di una società organica. E differente dall'uomo, ma non inferiore. È perfetta-mente pari all'uomo. Ha i suoi propri talenti, insostituibili.

Non è sufficiente guadagnare soldi, non è sufficiente avere successo nel mondo; una bella casa è più necessaria, e la donna ha la capacità di trasformare quattro mura in una casa. Sa riempire la casa di amore: ha quel tipo di sensibilità. Può dare ristoro all'uomo, aiutarlo a rilassarsi.

Non c'è alcun bisogno che l'uomo si senta inferiore alla donna. Un'idea di questo tipo sorge quando si considera-no l'uomo e la donna come se fossero due specie differenti. Invece essi appartengono a una sola umanità, e hanno qualità complementari. Hanno bisogno l'uno dell'altra, e solo quando sono insieme sono completi.

Bisognerebbe prendere la vita con naturalezza. Le differenze non sono contraddizioni. L'uomo e la donna possono aiutarsi a vicenda e far crescere l'altro in modo davvero straordinario. La donna che ti ama eleva la tua creatività, ti può ispirare a vette che non avevi mai neppure sognato. E non ti chiede nulla. Vuole solo il tuo amore, come è suo fondamentale diritto.

Molte delle cose che rendono diversi tra loro uomo e donna sono dovute alle circostanze. Certe differenze dovrebbero essere conservate perché fanno sì che l'uomo e la donna provino attrazione reciproca, senza tuttavia usar-le come mezzi per giudicare e condannare.

In Occidente, il movimento di liberazione della donna sta distruggendo le donne perché le forza a essere uguali agli uomini. Il punto non è l'uguaglianza o la disuguaglianza: diventando uguali agli uomini, le donne perdono un po' della loro morbidezza, un po' della loro grazia, un po' di bellezza... e vedo che questo è un processo che è in corso.

La donna occidentale sta cercando di diventare simile a un uomo. Potrebbe anche riuscirci — sta già accadendo — ma sarà sempre un uomo di seconda classe. Dovrebbe cercare di essere una donna di prima classe.

Vedo che la grazia scompare dalla donna occidentale, in tutti i campi. La grazia sta scomparendo dai vestiti; la grazia sta scomparendo dal comportamento, dal linguaggio... Adesso fuma, solo per emulare gli uomini.

La donna occidentale sta perdendo il seno; i seni le davano una bellissima rotondità, qualcosa di unico. Tutta la storia della pittura, della poesia, della letteratura, parlano dei bellissimi seni delle donne, ma la donna occidentale li sta perdendo. Cosa è successo? E un cambiamento di mentalità.

La donna sta perdendo i glutei. Sta diventando una linea diritta senza curve. E quelle curve facevano del suo corpo un fenomeno splendido — erano davvero grande arte. Sta perdendo le sue proporzioni. La faccia diviene dura, secca.

 

Anche la donna più bella, in Occidente, appare dura, pronta a combattere. Ciò non può giovare alla donna, né alla sua liberazione.

Diventare un uomo di seconda classe non è liberazione. La liberazione è diventare una donna di prima classe — e l'uomo e la donna sono pari perché sono due metà di un'unità.

Vorrei che i due divenissero un'unità organica, rimanendo allo stesso tempo assolutamente liberi perché l'amore non crea mai legami, ma dà libertà. In questo modo possiamo creare un mondo migliore. Si è impedito il contributo di metà del mondo: quella metà, le donne, aveva un'immensa capacità di contribuire. Il contributo delle donne avrebbe fatto del mondo un bellissimo paradiso.

Così io non chiedo che le donne siano uguali, che indossino gli stessi abiti, che si comportino come uomini, o che usino un linguaggio volgare perché gli uomini lo usano.

Le donne dovrebbero cercare nella propria anima il proprio potenziale, e svilupparlo: in tal modo avranno uno splendido futuro.

L'uomo e la donna non sono né uguali né disuguali, ma sono unici. E l'incontro di due esseri unici porta in esistenza qualcosa di miracoloso.

TRATTO DA: Osho, The Sword and the Lotus # 5 Qi

 

 

 

Senza sforzo

 

Un uomo non è in grado di comprendere che una donna, semplicemente facendo la casalinga, può ottenere qualcosa che un Buddha può ottenere solo con grande difficoltà, in modo tanto arduo. Un uomo non può comprendere, per lui è impossibile concepire che una donna può realizzarsi anche solo facendo la casalinga: vivendo momento per momento, godendo ogni momento, vivendo nel qui e ora, senza preoccuparsi di nient'altro — senza mete particolari o una speciale spiritualità. Solo amando i figli, amando il marito, vivendo da donna qualunque, ma in modo estatico. Non le serve fare uno sforzo arduo come Mahavira che compie dodici anni di sforzi lunghi e faticosi. Un uomo tuttavia apprezzerà Mahavira, perché apprezza lo sforzo. Se raggiungi una meta senza alcuno sforzo, l'uomo la trova senza valore. Non può apprezzarla. Può apprezzare qualcuno, un Tensing o un Hillary che raggiunge la vetta dell'Everest, non perché l'Everest abbia un valore particolare, ma perché occorre uno sforzo tanto grande ed è una cosa molto pericolosa. Se tu dici che sei già in cima all'Everest, si metterà a ride-re, perché l'Everest non conta — ciò che conta è lo sforzo che fai per raggiungerlo. Il momento in cui l'Everest diventa facile da raggiungere, perde ogni attrattiva per la mente maschile. Non c'è niente da ottenere sull'Everest. Quando Hillary e Tensing sono arrivati lassù, non c'era nulla da realizzare, ma per la mente maschile è una tale gloria...

 

TRATTO DA: Osho,

Vigyan Bhairav Tantra Vol. 2 # 22

  (ritorna al sommario)

 

 

 

La cospirazione

 

Il predominio delle “qualità maschili” che caratterizza il nostro passato ha portato a una situazione in cui né uomini donne possono esprimere tutte le loro potenzialità e in cui entrambi soffrono e non sono soddisfatti. Rivalutare le cosiddette qualità femminili, come l’amore, il poter dare la vita, il tipo di ‘forza’ che è proprio delle donne, è l’unico modo di ristabilire un equilibrio.

 

 

Perché mi è così difficile vedere il valore delle mie qualità femminili? C’è ancora qualcosa dentro di me che le giudica come una debolezza e che mi fa temere di non riuscire a sopravvivere.

 

La lunga condanna delle qualità femminili ha raggiunto le donne nel profondo delle loro viscere, ma si tratta di una cospirazione dell’uomo per dimostrare di essere superiore alla donna… cosa non vera. L’uomo in fondo è consapevole che la donna possiede qualcosa che lui non ha: in primo luogo è attratto dalla donna e dalla sua bellezza. Quando si innamora di una donna, essa diventa un’assuefazione per lui, ed è lì che sorge il problema.

Per evitare questo complesso, l’unico metodo era forzare la donna in una posizione inferiore. Questa è l’unica cosa in cui l’uomo ha più potere: è in grado di “forzare” le donne. L’uomo è più crudele, è più violento ed è riuscito a inculcare nella donna un’idea assolutamente falsa. Le ha fatto credere di essere debole.

Per dimostrare questa debolezza, l’uomo ha classificato come deboli tutte le qualità femminili. Deve poter dire che sono “debolezze” e che tutte queste qualità messe insieme rendono la donna debole.

La realtà è che in una donna sono contenute tutte le qualità più preziose. Quando un uomo si illumina, assume le stesse qualità che prima condannava nelle donne. Le qualità considerate deboli sono tutte femminili.

È un fatto strano che tutte le qualità più belle rientrino in questa categoria. Sono escluse solo le qualità brutali, animalesche.

La forza ha molte dimensioni. L’amore ha una forza propria. Ad esempio, per portare nel grembo un bambino per nove mesi, occorrono tenacia, forza, amore. Nessun uomo potrebbe farcela.

È difficile dare vita a un’altra anima, dare un corpo a un’altra anima, dare mente e cervello a un’altra anima. La donna offre al bambino interamente e con tutto il cuore questo tentativo di dargli tutto ciò di cui ha bisogno. E continua a farlo anche dopo la nascita. Non è una cosa facile, allevare dei bambini. A me sembra la cosa più difficile del mondo.

Gli astronauti ed Edmund Hillary… la gente come loro dovrebbe per prima cosa provare ad allevare bambini. Solo allora potremo accettare che abbia un valore la conquista dell’Everest o della luna, altrimenti restano cose senza senso. Anche se hai raggiunto la luna e ci hai camminato sopra, non ha alcuna importanza: non dimostra che tu sia il più forte.

Un bambino è così vitale, trabocca di energia, al punto che riesce a stancarti in poche ore. Nove mesi nella pancia, e poi ancora per parecchi anni… Prova ad avere nel tuo letto un bambino piccolo per una notte. Durante quella notte nella tua casa sicuramente succederà qualcosa: o il bambino ti uccide, o tu uccidi il bambino. Molto probabilmente sarai tu a uccidere il bambino, perché i bambini sono tra gli esseri più pestiferi che esistano al mondo. Sono così pieni di energia, hanno voglia di fare mille cose e tu sei stanco morto. Vorresti andare a dormire e il bambino è completamente sveglio: ha voglia di fare un sacco di cose e chiede continuamente il tuo consiglio, ti riempie di domande… e se tutto ciò non lo soddisfa, vuole andare in bagno! Nel mezzo della notte ti dice che ha sete, che ha fame…

Non credo esista un uomo in grado di sostenere una gravidanza, o che possa allevare dei bambini. Occorre la forza della donna. Ma è una forza di tipo diverso. Esiste un tipo di forza distruttiva e un altro creativo. Esiste un tipo di forza frutto dell’odio e un tipo di forza frutto dell’amore.

Amore, fiducia, bellezza, sincerità, autenticità, queste sono tutte qualità femminili e sono di gran lunga superiori a qualunque altra qualità maschile. Ma l’intero passato è stato dominato dall’uomo e dalle sue qualità. Naturalmente in guerra l’amore non ha nessuna utilità; la verità, la bellezza, il senso estetico e la sensibilità, non hanno alcuna utilità. In guerra devi avere un cuore più duro di qualsiasi pietra. In guerra hai semplicemente bisogno di odio, di rabbia e di pazzia che ti aiutino a distruggere.

In tremila anni l’uomo ha combattuto cinquemila guerre. Certo, anche questa possiamo chiamarla forza, ma non è degna del genere umano. Questa è la forza che ci deriva dalla nostra eredità animale. Appartiene al passato, che non esiste più, mentre le qualità femminili appartengono al futuro, che sta arrivando.

Non occorre che tu ti senta debole a causa delle tue qualità femminili. Anzi, dovresti essere grata all’esistenza, poiché ciò che l’uomo deve conquistare a te è stato dato in regalo dalla natura.

L’uomo deve imparare ad amare. L’uomo deve imparare a far sì che il suo cuore diventi il “maestro” e la mente un semplice “servo” obbediente. L’uomo ha bisogno di imparare queste cose, mentre la donna le porta con sé. Ma noi condanniamo tutte queste qualità come debolezze e anche quando le donne sono state apprezzate per le loro qualità individuali, scopriamo che ciò che abbiamo apprezzato in loro erano qualità maschili. Ad esempio, Giovanna D’Arco aveva tutte le qualità di un uomo. Anche la regina di Jhansi, in India, aveva tutte le qualità di un uomo: sapeva lottare, spada alla mano, e poteva uccidere senza batter ciglio. Queste sono le donne che sono state scelte nella storia, e a cui gli storici hanno reso grandi onori. In realtà non rappresentano le donne e questa è la ragione per la quale sono state scelte: perché erano una brutta copia dell’uomo.

Rallegrati nelle tue qualità femminili, fa’ che esse diventino poesia. È un’eredità impagabile che ti dà la natura. Non buttarla via semplicemente perché l’uomo non la possiede.

Vorrei che il mondo intero fosse colmo di qualità femminili. Solo allora le guerre potrebbero scomparire. Solo allora le nazioni non esisterebbero più. Solo allora potremmo avere un mondo unico, ricco d’amore, di pace, di silenzio, di bellezza.

Falla finita con tutti questi condizionamenti che l’uomo ti ha imposto. Trova le tue qualità e sviluppale. Non devi imitare l’uomo; né l’uomo deve imitare te. Non sono necessari conflitti tra di voi, poiché tu sei, allo stesso tempo, sia uomo che donna.

 

tratto da: Osho, Sermons in Stones, capitolo 17

 

 

 

Oltre la biologia: le donne e le mestruazioni

 

 

Perché quando ho le mestruazioni mi sento sempre distruttiva?

 

Il motivo è assolutamente biologico. Devi capirlo e diventarne cosciente, in modo da elevarti un poco al di sopra della tua biologia, altrimenti ne rimarrai vittima.

Se sei incinta, le mestruazioni si arrestano perché l’energia che era sprigionata in quel periodo ha iniziato a essere creativa: crea il bambino.

Se non sei incinta, l’energia che ogni mese si accumula in te, non potendo diventare creativa, diventa distruttiva.

Oggigiorno, per la prima volta nella storia, sta nascendo un nuovo pericolo: la distruttività delle donne, perché ora non è più necessario che siano sempre incinte (di fatto la maternità è fuori moda), ma quell’energia è presente in loro. Le donne stanno diventando distruttive e stanno distruggendo la vita della famiglia, le loro relazioni.

Possono anche cercare di razionalizzare tutto questo in modi splendidi, di fatto è una fase distruttiva. Esse hanno energia, e non sanno cosa farne.

Quindi, quando senti che stai per avere le mestruazioni, stai attenta; prima che inizino, danza in maniera selvaggia. Vai al di là della natura, perché tu possiedi anche una natura superiore. Puoi andare oltre la biologia, e lo devi fare, altrimenti rimarrai schiava dei tuoi ormoni.

Quindi, quando ti senti distruttiva, mettiti a danzare: quella danza assorbirà la tua energia. Invece, di solito, fai l’opposto. In quei giorni, vorresti riposarti e non fare nulla: devi fare qualcosa (una cosa qualsiasi, fatti una bella passeggiata) perché quell’energia ha bisogno di essere liberata.

Quando capisci ciò che accade, quando comprendi che la danza ti può rilassare completamente, quei giorni di mestruo diventeranno i tuoi giorni più belli, perché non avrai mai tanta energia come in questo periodo.

 

tratto da: Osho, Dalla medicazione alla meditazione

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Che noia dover fare “la brava bambina”!

 

Da questa precoce realizzazione Mridula, una giornalista norvegese che recentemente ha lavorato soprattutto nella produzione di video, si è costruita una vita che dà grande spazio all’indipendenza, alla creatività, all’amore, ai cambiamenti… e alla meditazione.

 

 

Mridula: Quello che voglio fare ora è passare dalla produzione di video alla conduzione di workshop per donne che lavorano: donne con troppe cose da fare, donne stressate… per vedere se riusciamo a divertirci un po’  anche noi! Ho la sensazione che ci sia un mondo intero di donne che aspettano solo di poter gridare più forte… voglio veramente poter offrire loro la Meditazione Dinamica.

 

OTI: Mi racconti un po’ della tua vita: hai mai vissuto in modo tradizionale, sposata, con dei figli?

 

Ho una figlia, che ora ha diciassette anni, ma non mi sono mai sposata. Ho vissuto quasi sempre da sola, anche durante le mie relazioni. Avevo una relazione molto profonda, ero davvero  innamorata, quando decisi di avere un figlio. Desideravo veramente avere un figlio, e sono stata fortunata, ho avuto questa bellissima bambina. Io e lei abbiamo vissuto una vita molto poco tradizionale fin dall’inizio. Suo padre e io vivevamo in due case diverse, che però davano sullo stesso giardino. E la cosa è continuata per tutti gli anni in cui abbiamo cresciuto la bambina.

Quella di vivere in modo non tradizionale, è stata una scelta per te?

 

Non mi sono mai trovata a mio agio con la società così com’è. A quindici anni ho lasciato la famiglia e il mio paese, la Norvegia. Mi sono sentita a disagio con il modo tradizionale di vivere fin da quando ero bambina: trovavo sempre molto strano che i maschi potessero fare tutte le cose divertenti e noi femmine dovessimo essere solo carine e ordinate. Mi piaceva fare cose come arrampicarmi sugli alberi, volevo fare il marinaio – tutti i ragazzi volevano fare le stesse cose ma nessuna delle altre ragazze; di base ho cominciato molto presto ad avere la sensazione che, accidenti, la vita delle bambine è davvero limitata!

Ci si aspettava che mi adattassi a essere una bambina, cosa che ho finito per non fare comunque. Quindi ero un po’ un maschiaccio, facevo tutte le cose dei ragazzi oltre che quelle delle bambine.

 

Questo ha creato dei problemi nei rapporti con la gente?

 

No, non ha creato problemi. Ero sempre molto estroversa, non avevo problemi con le persone, ma mi trovavo davvero in disaccordo con un mucchio di cose. I miei problemi erano soprattutto con gli adulti, gli insegnanti e i genitori. Ho creato problemi a molte persone, ma soprattutto a me stessa… e ho anche imparato molto da questo.

 

Hai detto che facevi la giornalista, eri una donna in carriera. Hai mai cercato il successo, in un’ottica più maschile?

Ho cominciato a lavorare come giornalista quando avevo 24 anni, e di base, in quel momento, di giornalismo non sapevo nulla. Mi piaceva viaggiare, e ho sempre viaggiato da quando avevo 15 anni, ho vissuto in paesi diversi e ho iniziato a scrivere della mia esperienza di viaggi, perché mi piaceva esplorare paesi e culture diverse. Non mi interessava particolarmente la carriera, il mio interesse principale era per la comunicazione: mi piaceva raccontare storie su tutte le cose diverse che sperimentavo in giro, così ho iniziato a scrivere articoli per un giornale locale, nella cittadina in cui sono nata. In seguito l’editore del giornale mi ha consigliato di fare qualche corso e così per un anno ho frequentato una scuola di giornalismo. Dopo ho iniziato a lavorare come giornalista free lance, e da lì tutta la mia carriera è decollata; sono anche andata all’università per una laurea in giornalismo e in seguito ho iniziato a lavorare in televisione, facendo programmi tv e documentari.

 

È stato un successo…

 

Un successo, certo: come giornalista ho guadagnato abbastanza da comprarmi anche una casa e avrei potuto benissimo continuare, ma circa dieci anni fa sono arrivata a un punto in cui ero completamente stufa del giornalismo. È stato davvero un momento di svolta. Mi sembrava di avere già fatto tutto: di aver incontrato un mucchio di persone famose – intellettuali e politici – e anche molte persone comuni… e mi sembrava che ripetessero tutti la solita vecchia storia. Ero anche stufa a un livello più personale: avevo avuto tutti gli uomini, tutte le storie che volevo, tutte le case, tutte le cose che mi piacevano. Ero in una situazione in cui dovevo contemporaneamente badare a due case e non ero per nulla felice di tutte queste responsabilità, e complicazioni burocratiche, che nascono dal possedere così tante cose. Sentivo che tutti questi oggetti servivano solo a raccogliere polvere, mantenendomi incatenata e rubando tanta parte del mio tempo. A quel punto ho iniziato a fare le meditazioni di Osho. Leggendo i suoi libri ho cominciato a capire di avere tanti condizionamenti. Quello per me è stato il primo passo, cioè comprendere che la mia mente era condizionata e che la meditazione poteva farmi uscire da questa trappola. Ho lasciato perdere la carriera e mi sono buttata a lavorare nel ‘mondo di Osho’.

 

Questi condizionamenti di cui parli… di cosa ti sei accorta in particolare?

 

La cosa buona è che finalmente ho capito davvero che era OK non essere adattata alla società!

Non volevo recitare i ruoli che gli altri creavano per me, non me ne andava bene nessuno. Ho compreso che non dovevo adattarmi alla società, che andava benissimo vivere come volevo io. Potevo vedere sempre di più come i condizionamenti creassero una prigione per via di tutte le aspettative che erano state ‘impiantate’ nel mio cervello. La mia non era una famiglia particolarmente religiosa, eppure sono rimasta scioccata nel vedere quanto fossi influenzata dal condizionamento cristiano. Ho fatto la Primal, due volte, a distanza di qualche anno! È stato un buon modo di iniziare a fare pulizia nella mente.

Dopo di che ho continuato a fare le meditazioni attive di Osho per un po’, e a usare i discorsi di Osho in cassetta come meditazione, e tutto questo ha dato una diversa direzione alla mia vita. Da allora ho usato i discorsi di Osho tutti i giorni: ascoltando e riascoltando.

 

Cos’altro ti ha aiutato a vivere una vita diversa da quelli che erano i condizionamenti, dal modello che avevi appreso in famiglia? Hai vissuto per un po’ in qualche comune?

 

Non ho mai vissuto nelle comuni, non mi ha mai interessato l’idea di una società alternativa, non era quello il problema. Il punto era come essere me stessa pur vivendo nella società.

Ho compreso che avevo tanto da imparare dal ‘guardarmi dentro’ e dall’accorgermi del mio potenziale, cercando di scoprire come uscire dalla prigione dei miei condizionamenti. I discorsi di Osho hanno avuto un grosso effetto su di me, mi hanno cambiata moltissimo. Quando lavoravo come giornalista ero solita dire che c’erano magari 12 giorni in un anno in cui ero veramente, veramente felice e ora dico che ci sono 12 giorni all’anno in cui sono veramente infelice… e comunque anche questa infelicità non è più quella specie di buco nero di 10 anni fa. Sono così grata di avere trovato strumenti come questi, che si possono usare dovunque… non chiedermi cosa succede, ma chiaramente i discorsi di Osho sono in se stessi una meditazione.

Un’altra cosa che mi ha aiutato molto è stato il ‘lavoro come meditazione’ qui al Meditation Resort. Per me è stato un bel processo di apprendimento: sembra veramente una ‘corsia preferenziale’ per approfondire la comprensione delle cose. Per la prima volta nella mia vita ho passato un intero anno in questo ambiente e ho scoperto che lavorare con meditatori di tanti paesi diversi ha un grande valore ed è una grande opportunità di vedere meglio i tuoi condizionamenti, il tuo ego. È anche più facile ricordarsi di ‘osservare’ quando sei qui, ma ciò che conta davvero è che questi strumenti funzionano quando sei ‘nel mondo’.

 

Hai incontrato mai difficoltà? Senti di aver fatto degli errori?

 

All’inizio, quando ho visto le potenzialità di ciò che imparavo e ho sentito che tante cose stavano cambiando in me, ero diventata davvero invadente: non riuscivo a smettere di parlare agli altri di Osho e della meditazione. Suscitavo di continuo delle reazioni nelle persone, inutilmente: era la mia strada, non c’era bisogno che per forza la condividessi… ma è un po’ come quando ti nasce un bambino: è un’esperienza così intensa che se appena è possibile ne vuoi parlare. Ora è diverso, ora vorrei offrire questi corsi di meditazione per donne che lavorano… se sono interessate! È più una cosa del tipo: ehi, queste cose sono disponibili, hanno funzionato per me, potrebbero funzionare anche per te.

 

Il tuo modo di vivere ti ha portato a una maggiore conflittualità con gli uomini, o comunque a un modo diverso di porti nei confronti dell’altro sesso?

 

Sin da quando ero molto giovane sono stata in competizione con gli uomini. Mi mettevo sempre alla prova: “sono una ragazza, ma posso farlo lo stesso”. Penso che questo sia cambiato nel corso degli anni, quando ho compreso che anche gli uomini sono intrappolati dai condizionamenti come lo siamo noi – che è una cosa che non avevo compreso quando ero una ragazza che lottava per trovare la sua strada in una società maschilista. Ora i miei feeling verso gli uomini sono molto diversi, ora apprezzo le loro qualità femminili, cosa che prima non era vera. Quando ero giovane, mi piaceva avere a che fare con questi tipi un po’ macho, esattamente per mettermi alla prova. Adesso è proprio l’opposto, mi piace stare con uomini più dolci.

Prima facevo confusione, e pensavo che essere dolci volesse dire essere deboli, non sapevo che puoi essere dolce e forte allo stesso tempo. Ora apprezzo queste qualità, sia negli uomini che nelle donne.

Negli anni settanta e ottanta nei paesi scandinavi era di moda per gli uomini essere ‘dolci’. Penso che fosse una cosa stupida: pensavano di dover trasformarsi ‘in una donna’ per essere apprezzati. La stessa trappola in cui siamo cadute noi nello stesso periodo, facendo finta di essere uomini e mettendoci in competizione. La meditazione cambia questo modo stereotipato di pensare, e di essere. Come donna puoi esplorare il tuo lato forte, maschile, e come uomo puoi esplorare il tuo ‘femminile’, il lato più tenero… e va tutto bene – non devi essere in un modo o in un altro – comunque tu sia va bene.

Di solito la gente ha condizionamenti particolarmente forti rispetto alla famiglia, alla nazionalità e in genere ai rapporti d’amore. Entri in questa favola ‘e vissero insieme felici e contenti, per sempre’ e la storia finisce lì: non c’è la minima comprensione del fatto che le cose possano cambiare. Con la meditazione è diverso. Comprendere se stessi è un processo molto intenso – e naturalmente non devi essere a Pune per farlo, puoi essere dovunque. Il punto fondamentale è voler osservare – guardare, testimoniare o comunque vuoi chiamarlo – e che il tuo partner abbia lo stesso atteggiamento, altrimenti ripeti sempre la stessa vecchia storia, vivi in base al particolare cliché che hai adottato magari leggendo qualche romantica storia d’amore.

E comunque ora per me la cosa importante sta diventando l’affrontare il mio ‘essere sola’. Ho 45 anni e un giorno morirò, non c’è dubbio. A questa età, il corpo comincia a farti vedere che prima o poi la vita finirà! Ti vengono i capelli grigi, la pelle diventa meno fresca… non c’è modo di evitare tutta questa faccenda, bisogna affrontarla.

 

In questa vita vissuta come donna alla ricerca di se stessa, quali sono le cose che ti danno maggiore soddisfazione, quali sono le cose che ti fanno veramente apprezzare questo tipo di vita?

In un certo senso sono le cose più piccole; essere in grado di apprezzare veramente il mio cappuccino, stimare tutto ciò che mi arriva attraverso i sensi… qualche bella risata, la comunicazione in genere. E anche queste piccolissime intuizioni che mi arrivano tramite la meditazione: sento che sto cambiando, che sono meno reattiva rispetto a prima, che piano piano divento più capace di non proiettare sugli altri…  come facevo prima. E la cosa più importante è che riesco davvero a godermi la vita. 

 

Quali sono i punti in cui senti che ti occorre ancora una maggiore consapevolezza? Le cose insomma su cui stai lavorando?

 

In generale tutto, a tutti i livelli! (ride)… c’è ancora un bel po’ di lavoro da fare, ma finché riesco a perdonare me stessa per tutti i miei errori e a osservare, va tutto bene. Credo che per una donna sia più facile lasciarsi prendere in trappola dalle emozioni, rimanere bloccata nelle emozioni, invece di osservare soltanto. La sfida è cercare di ricordarmi di osservare tutte le volte in cui ‘viene su’ qualche emozione, ricordarmi di osservare questa emozione, invece di esserne trascinata ciecamente.

Il problema coll’osservare è che ti dimentichi così facilmente. Quindi cerco di fare nella mia vita quotidiana dei piccoli esercizi, di ricordarmi di osservare quando cammino ecc.

Fa veramente una grande differenza quando riesci a ricordartene, quindi cerco sempre di ricordarmi di osservare ciò che sta accadendo, è davvero un gran lavoro!

 

 

 

In India abbiamo definito Dio come “ardhanarishvar”: metà uomo e metà donna. È una cosa meravigliosa. Sembra la migliore immagine di Dio mai ideata: metà uomo, metà donna. Dovrebbe essere così. Quando arrivi al settimo centro, simbolo della crescita suprema del tuo essere, non sei più né uomo né donna; oppure, sei entrambe le cose e l’armonia è tale da portare unità.

 

La meditazione si rivolge alla tua consapevolezza, e la consapevolezza non è maschile né femminile. È una delle cose fondamentali di cui voglio che il mondo diventi consapevole.

 

Se la meditazione si preoccupasse della mente, anche in questo caso sarebbero state necessarie tecniche diverse per le donne e per gli uomini. Ma la meditazione ha a che fare solo con l’essenza più intima del tuo essere, che non può essere divisa in maschile e femminile.

La consapevolezza è semplicemente consapevolezza.

Uno specchio è uno specchio.

Non è maschio, non è femmina.

Si limita a riflettere.

La consapevolezza assomiglia a uno specchio che riflette. E la meditazione permette al tuo specchio di riflettere, si limita a riflettere la mente in azione, il corpo in azione. Non si preoccupa se il corpo è maschio oppure femmina; non si preoccupa di come funziona la mente, se dal punto di vista emotivo o da quello logico.

In qualsiasi caso la consapevolezza si limita a stare all’erta rispetto a ciò che accade: quell’attenzione, quella consapevolezza è meditazione.

Per cui è impossibile fare delle differenze, per ciò che concerne la meditazione, tra l’uomo e la donna.

tratto da: Osho, Light on the Path

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Il posto delle donne

 

In molte culture ha anche un nome preciso: dal gineceo della Grecia classica, all’harem… delle nostre fantasie di maschi latini, alla zenana di alcuni paesi mussulmani. Il posto della donna è sempre all’interno di una casa, o un palazzo, di proprietà di un uomo e, sempre, dà un’idea di segregazione.

 

 

L'oppressione delle donne si nasconde spesso dietro motivazioni religiose: dettami tratti da libri sacri, prescrizioni di una legge ‘divina’ e quindi inconfutabile.

Una congiura fra preti e potere maschilista per tenere le donne ‘al loro posto’, che si basa su antiche consuetudini, storie fra il mito e la religione, interpretazioni spesso discutibili di antichi testi. Tutto questo però è penetrato in profondità nell’inconscio collettivo e continua a influenzare i comportamenti umani anche quando le condizioni sociali si sono evolute.

Ecco un esempio.

Sati. Nell’induismo viene considerata una ‘tradizione’ il fatto che la moglie salga sulla pira funeraria del marito e venga bruciata insieme al corpo di lui. Questa pratica è stata dichiarata illegale fin dal 1829, ai tempi della dominazione inglese, ma ancora ai nostri giorni capita di leggere sui giornali indiani di una ‘sati’, segno che nella mente indiana ancora trova una giustificazione. Nel 1988 lo Shankaracharya di Puri – uno dei massimi leader religiosi dell’induismo – chiedeva ancora al governo indiano di rendere nuovamente legale il ‘sati’, e alcuni politici si dichiararono pure favorevoli.

Oltre che il nome di questa tradizione, ‘sati’ è anche il titolo onorifico – significa, poeticamente, ‘colei che muore per la verità’ – che viene dato alle vedove che si immolano volontariamente sulla pira funeraria del marito.

E su questo ‘volontariamente’ si sono sempre avuti molti, molti dubbi. Ecco cosa ci racconta Osho: “Il sistema del sati è prevalso per migliaia di anni – è la cosa più orribile che si possa immaginare. Il marito muore, la moglie può essere ancora molto giovane, proprio nello splendore della gioventù, e così deve essere costretta a gettarsi sulla pira funeraria. Per farlo si era trovato uno stratagemma: sul rogo venivano versate grandi quantità di burro purificato. Questo genera così tanto fumo che non si può più vedere cosa stia accadendo quasi una nube nera che copre tutta la pira. Tutto intorno suoni di trombe, tamburi – ed è così caldo che i musicisti devono stare a una notevole distanza – e un mucchio di altri strumenti musicali… con la scusa che questa è una celebrazione, ma in realtà usati proprio per coprire le grida della donna che sta per essere bruciata viva. Vorrebbe fuggire, ma intorno alla pira ci sono i preti con in mano le torce, in modo che se la donna prova a scappare la ricacciano dentro. Dietro i musicisti un mucchio di altri preti che urlano, recitando ad altissima voce i mantra dagli antichi Veda: tutta questa messinscena solo per uccidere una donna e non far sapere a nessuno che è stata bruciata contro la sua volontà. E tutta la folla intorno che esulta, con grida di incoraggiamento, perché è un grande evento: una donna ha dimostrato il suo amore verso il marito, fino all’ultimo. Quanti milioni di donne sono state bruciate in questo modo...?”.1

Anche le ‘antichissime’ radici indù di questa tradizione, a ben vedere, sembrano del tutto spurie: le donne comunemente individuate nella letteratura religiosa come le progenitrici di questo rito non hanno commesso affatto suicidio sulla pira funeraria del marito morto. La prima si chiamava Sati, appunto, ed era la moglie del dio Shiva: si è gettata nel fuoco come estrema protesta per una mancanza di rispetto di suo padre nei confronti del suo divino consorte. L’altra famosa donna, nelle antiche scritture indiane, a guadagnarsi il titolo di Sati è Savitri. La storia racconta che alla morte del marito, Satyavan, iniziò a pregare Yama, il dio della morte, di farlo ritornare in vita. E continuò a seguirli, sempre implorando, nel loro viaggio verso il regno dei morti. Quando Yama, impietosito, le propose di esaudire un suo desiderio – che  non fosse però quella di far tornare in vita SatyavanSavitri, con prontezza tutta femminile, dichiarò che, in quel caso, la sua richiesta era quella di poter avere dei figli dal marito. E per mantenere la parola data il dio della morte si trovò a dover far tornare Satyavan in vita.

Come si vede queste storie esprimono certo rispetto, devozione e amore verso il compagno della propria vita, ma di sicuro non hanno nulla a che fare con l’immolarsi, più o meno volontariamente, sul suo rogo.

Le origini del ‘sati’, secondo i più recenti studi, si trovano fuori dall’India: si fanno risalire infatti alla tradizione, presente in Egitto, Grecia, e anche fra i Goti e gli Sciti, di seppellire il ‘capo’ insieme alle sue ‘proprietà’ preferite – mogli, concubine e servi compresi – così da poterle utilizzare anche nell’aldilà. E si ritiene sia stato introdotto in India dai Kushan, tribù di guerrieri che invasero il paese all’inizio dell’era cristiana: quando questi iniziarono a usare le pratiche funerarie indù – il rogo al posto dell’inumazione – la tradizione del ‘sati’ iniziò a diffondersi.

Dai Kushan discesero i Rajput, clan guerrieri del Rajasthan, ed è appunto in questa regione dell’India che si trovano alcune steli commemorative risalenti ai primi secoli d.C. che ricordano le ‘sati’ del tempo.

D’altra parte, al di là delle origini storiche, il morire sulla pira funeraria del marito – anche senza esservi costrette – a livello sociale poteva essere l’alternativa migliore: tradizionalmente la condizione delle vedove in India era spesso una vera e propria morte civile. Nelle parole di Osho: “Viene impedito alla vedova di risposarsi. Le hanno rasato la testa – tutti quei bei capelli… . L’hanno privata di ogni ornamento, non può indossare vestiti di alcun colore, deve usare solo il bianco.

Tentano in tutti i modi di renderla brutta. Non può partecipare ad alcuna cerimonia religiosa o riunioni sociali. Non può essere presente quando nasce qualcuno. Neppure a casa sua può entrare in cucina, deve sedersi all’esterno. E non può chiedere da mangiare, deve vivere di avanzi. Non può dormire su un letto, ma sul pavimento… deve vivere come un’ombra negli alloggi dei servi dietro la casa, in famiglia deve fare tutti i lavori più umili. Deve mantenersi nascosta agli occhi della gente… è peggio della morte. E magari per una cinquantina d’anni. Peggio che saltare nella pira e farla finita in pochi minuti… piuttosto che vivere in schiavitù – nella condanna assoluta – sceglie di suicidarsi”.

Certo le cose al giorno d’oggi sono cambiate, ma in situazioni profondamente tradizionaliste e di sottosviluppo socio economico non di molto: ancora ai nostri giorni, ad esempio, a Varanasi e in altre città sacre dell’India si possono vedere decine di migliaia di vedove, abbandonate lì dalla famiglia, a vivere di elemosina.

Questo stigma sociale per ‘aver lasciato morire il proprio marito’ è ancora profondamente radicato, - un doloroso aspetto della mancanza di identità della donna se non ‘associata’ con un uomo: il padre quando è giovane, in seguito il marito e, eventualmente, il figlio maschio che la tiene in casa quando diventa vedova.

In India la gamma delle realtà socioeconomiche è amplissima – da quella del mendicante a quella dell’imprenditore ormai ‘globalizzato’ – ma anche leggendo interviste di donne ‘in carriera’, delle quali alcune hanno scelto di vivere da single, si vede – oltre che qualche difficoltà nei rapporti sociali – una specie di disagio profondo, l’eco forse della ferita lasciata nel loro inconscio da questa tradizione che dice alla donna ‘senza un uomo non sei nessuno’.

 

1 tratto da: Osho, The sword and the lotus # 5

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Donna è meglio

 

Non è uno slogan da femministe, ma una realtà, in campo economico – vuoi in paesi del terzo mondo, come pure nella maggiore potenza mondiale. Quando alle donne viene permesso di sviluppare autonomamente le proprie capacità… i risultati sono i migliori.

 

 

Recentemente in Bangladesh la Grameen Bank è stata accusata da preti e politici conservatori – “è contrario alle tradizioni culturali del paese” – di prestare soldi principalmente alle donne… vediamo come mai.

La storia inizia 25 anni fa, in uno dei paesi più poveri del mondo. Il professor Muhammad Yunus, dopo una laurea negli Stati Uniti, era tornato in Bangladesh per insegnare teoria economica; tutti i giorni per andare all’università passava per Jobra, un villaggio vicino, dove la gente moriva letteralmente di fame – quell’anno la carestia uccise un milione e mezzo di persone in tutto il paese. L’abisso fra le teorie che insegnava all’università e la realtà che vedeva coi suoi occhi lo colpì con la forza di una rivelazione. Decise di studiare quell’economia di villaggio e scoprì che sebbene la gente, principalmente le donne con figli, si ingegnasse a fare di tutto – intrecciare stuoie, costruire sgabellini… – pur di guadagnare qualcosa, il ritorno economico era a livelli di pura sopravvivenza: dovevano ottenere materiale a credito e vendere obbligatoriamente a chi gli forniva il materiale per ripagare il debito. Cercare un prestito voleva dire finire nelle mani di strozzini che volevano il 10% alla settimana (o anche al giorno talvolta!)… e le banche? In banca certi ‘pezzenti’ non li fanno neppure entrare!

Per un professore di economia la situazione era chiara: si trattava di un problema di difficile accesso al credito, ed era in questo ambito che bisognava agire. Lo studio individuò 42 di questi casi nel villaggio, e il progetto partì con un prestito – a un tasso lievemente superiore al bancario – di poco più di 50.000 lire (diviso fra tutti quanti i 42!)… che il professore sborsò di tasca sua.

Ma non era elemosina: era nata la Grameen Bank (il nome significa ‘banca del villaggio’) che da allora ha prestato quasi 3 miliardi di dollari, nel tempo, a circa 3 milioni di clienti, con una particolarità… più del 90% di loro sono donne. E questo sembra proprio essere uno dei motivi per cui i debiti vengono ripagati nel 98% dei casi (una percentuale altissima); oltre alla particolare struttura ‘sociale’ del prestito: le donne si organizzano in gruppi di 5 (di famiglie diverse) e si consigliano sui vari progetti – un piccolo orto commerciale, compravendita di utensili da cucina… una si è persino fatta finanziare l’acquisto di un cellulare, da usare come telefono pubblico della sua area, che ne è priva. Accedono al prestito come gruppo: all’inizio due di loro, poi, quando queste hanno iniziato a ripagare, è il momento di altre due, e infine di quella che le donne hanno deciso sia la leader del gruppo. Sembra complicato ma serve a creare una fondamentale struttura di solidarietà: gli uomini spesso considerano i soldi delle mogli come propri e se li fanno dare, con le buone o le cattive, per usarli come a loro pare e piace; avere a che fare con 5 donne – distruggere il futuro di altre 4 famiglie – è un deterrente che funziona! Le donne non firmano cambiali – la Grameen Bank non vuole avere a che fare con avvocati e polizia, nel caso il debito non venga ripagato – ma devono imparare a memoria la ‘Promessa’: una serie di impegni, quasi ingenui nella loro semplicità ai nostri occhi di occidentali,  che invitano a bollire sempre l’acqua da bere, costruire pozzi neri, avere famiglie meno numerose e mandare i figli a scuola, coltivare e mangiare verdure, non chiedere o dare alcuna dote (molte famiglie si coprono di debiti per anni e anni per questo motivo), non sposare i figli da bambini. È questo approccio socioeconomico ad aver reso la ‘banca’ una iniziativa rivoluzionaria: le statistiche dicono che le donne di Grameen hanno meno figli, e più sani della media; è più facile che vadano a votare e vengono ripudiate (il divorzio musulmano) meno di frequente. Non solo, ma nelle aree dove Grameen ha una forte presenza queste tendenze sociali si stanno diffondendo fra tutta la popolazione.

Negli Stati Uniti la realtà è molto diversa. Più di un terzo delle aziende sono in mano a delle donne – per lo più piccole ditte con meno di 10 addetti.

Queste microimprese sono un buon segno di ‘salute’ da un punto di vista economico, e soprattutto un grande ammortizzatore in tempi di recessione, quando ci sono ondate di licenziamenti e bisogna arrangiarsi da soli, soprattutto le donne. Per favorire queste situazioni nell’86 è stato fondato il WSEP (progetto per donne che lavorano in proprio) che si occupa di prestiti e formazione professionale di donne con reddito medio basso… prendendo a modello proprio la Grameen Bank.

I metodi sono stati chiaramente adattati alle realtà degli Stati Uniti, ma anche qui i ‘business’ finanziati sono piccoli – un lavasecco, un salone di bellezza, una pasticceria… – ma per l’interessata significano spesso la differenza fra vivere del proprio lavoro – e magari creare possibilità d’impiego per altri – o doversi affidare all’assistenza pubblica.

E anche qui le donne hanno i risultati migliori: in uno studio sulla durata nel tempo di queste microimprese si vede che quelle gestite da donne sopravvivono (in un periodo di 4 anni) all’80%, mentre la media generale è del 60%.

E così il pregiudizio – sotto sotto sempre presente, anche se in misura diversa – che le donne non sono ‘adatte’ al mondo degli affari, del lavoro, sta venendo distrutto: la donna ha sempre lavorato, in casa, nei campi, nei negozi, ma sempre ‘sotto padrone’ – l’uomo. Se le viene restituito il potere di prendere le proprie decisioni, di utilizzare appieno le proprie qualità… i risultati si fanno vedere presto, e sono i migliori.

“La donna usa meglio il potere per la semplice ragione che ha un cuore più pieno d’amore, è più umana, più gentile, più compassionevole.

La donna può contribuire immensamente a rendere la società umana più sensibile, più bella.”                    Osho

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Riprenditi i sensi

 

guarda

ascolta

tocca

annusa

gusta

 

Al giorno d'oggi la parola d'ordine nei mezzi di comunicazione di massa è "sensazionale". Tutto ciò che è sensazionale, vende. La gente è costantemente alla ricerca di qualcosa di sensazionale, di eccitante — una caratteristica della mente moderna. Tecnologia e benessere sono in grado di fornire ogni istante questa eccitazione. Mai prima d'ora sono esisti :i tanti tipi diversi di intrattenimento per stimolare i sensi.

 

 

Il paradosso è che, nonostante tutti i divertimenti disponibili, l’uomo moderno è costantemente annoiato.

Il divertimento stimola i sensi. Ma può anche soddisfarli? Il fatto è che un’eccitazione continua può ottundere i sensi, che arrivano così a perdere vitalità. La gente una volta provava piacere semplicemente nel trovarsi in armonia con i suoni, la fragranza, il gusto… con tutti i vari aspetti della natura. Ma la tecnologia ha sopraffatto la natura in ogni campo. Ora il suono di un semplice flauto di bambù o il ritmo di un tamburello si perdono nel frastuono della techno-music e degli strumenti elettronici. L’alta cucina, senza dubbio, stimola il gusto, ma può rendere la bocca insensibile al sapore naturale del cibo. Gli occhi, incollati alla TV e all’Internet, spesso non sono più in grado di vedere il caleidoscopio di colori naturali e di luce senza l’aiuto di occhiali. La sensibilità umana all’odore e al tocco ha perso ogni vitalità. Tocchiamo, ma non siamo presenti nel tocco. E il sesso è diventato poco più di una ‘ricetta’ per tenere a bada la noia. I nostri sensi sono in un gran caos, ma la tecnologia non ne è l’unica responsabile.

Sono i preti e la morale tradizionale delle religioni a portare gran parte della responsabilità: tutto ciò che è naturale è stato condannato. L’attrazione spontanea dei sensi verso il piacere è stata considerata peccato. Assecondare i desideri è stata considerata una cosa non spirituale. Il condizionamento religioso ha creato senso di colpa, e questo ci impedisce di usare i sensi con quello spontaneo senso di meraviglia che provavamo da bambini: una farfalla o una goccia di rugiada o un arcobaleno non riescono più a entusiasmarci. La società ha trasformato gran parte della poesia della vita in freddo pragmatismo. La condanna del piacere sensuale ha praticamente ucciso ogni sensibilità, verso noi stessi e verso gli altri. E fra le conseguenze c’è questa umanità, piena di rabbia e di violenza, che produce terroristi e sembra voler distruggere se stessa e il pianeta che la ospita.

È possibile bilanciare questo tipo di energia distruttiva? Certo, se siamo pronti a cambiare la gestalt, il nostro modo di vivere noi stessi e i nostri sensi. Sembra magari un antidoto troppo semplice di fronte ai problemi globali, ma la soluzione non è sociale o politica, è individuale: ogni individuo deve diventare più sensibile.

Innamorati dei tuoi sensi. Esplorali e svela i loro misteri: i sensi sono innocenti e possono essere soddisfatti facilmente. Non c’è alcun bisogno di temere i sensi. Il Tantra afferma: amali, non cercare di reprimerli o controllarli. Gli stessi sensi che ti danno entusiasmo ed eccitazione… usali per andare dentro di te.

Gli occhi soddisfatti dalla bellezza esterna iniziano a godere della bellezza interiore. Gli orecchi, dopo aver ascoltato troppa musica, vogliono ascoltare il suono che non ha suono… il silenzio. Il tocco arriva presto a trascendere la pelle e a entrare nei livelli più sottili del cuore e delle emozioni. Risvegliare i sensi richiede innanzitutto un cambiamento di atteggiamento. Bisogna avvicinarsi al corpo in modo dolce, positivo e amorevole.

È come corteggiare una donna. La avvicini con amore, e lei ti si rivela. Molte delle tecniche che presentiamo in seguito sono prese dal commento di Osho al ‘Vigyan Bhairav Tantra’, un dialogo sulla meditazione e la natura della realtà fra il dio Shiva e la sua amata Devi.

     Sadhana

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Finestre sul mondo…

Finestre sul anima

 

Una panoramica con tanti piccoli suggerimenti: perché usare i sensi con attenzione e consapevolezza non solo ti fa gioire maggiormente della bellezza che ti circonda, ma ti apre anche la porta verso il tuo mondo interiore.

 

 

1 Tatto

 

 

Ma stai veramente toccando?

 

Puoi toccare qualcuno senza toccarlo; non è difficile. Lo facciamo già. Stringi la mano a qualcuno senza toccarlo perché, per toccarlo, devi avvicinarti alla mano, devi spostare te stesso fino alla mano. Devi diventare le dita e i palmi delle mani, come se tu – la tua anima – ti fossi spostato nella mano. Solo allora puoi toccare. Puoi prendere la mano di qualcuno nella tua, e ritirarti.

Puoi ritirarti; allora ci sarà solo una mano che è morta.

Sembra che tocchi, ma non lo fa.

Noi non tocchiamo! Abbiamo paura di toccare perché il tatto è diventato a livello simbolico, sessuale. Puoi stare tra la folla, in un tram o in uno scompartimento ferroviario, toccando tante persone, ma non le stai toccando e loro non stanno toccando te. I corpi sono lì a contatto, ma tu ti sei ritirato. E puoi sentire la differenza: se tocchi veramente qualcuno nella folla, si offenderà. Il corpo può toccare, ma tu non devi essere presente nel corpo. Devi rimanere distaccato – come se non fossi nel corpo, come se a toccare fosse solo un corpo morto. Questa distacco dai sensi è un male. È un male perché ti stai difendendo dalla vita.1

 

 

Impara dai bambini

 

Se abiti con un bambino piccolo, seguilo per un’ora in giro per la casa. Sarà un’esperienza più bella e più gratificante che seguire un buddha. Lascia che il bambino si muova gattoni, e anche tu muoviti gattoni. Segui il bambino che va a quattro zampe, e per la prima volta sentirai nascere in te una nuova energia. Diventerai di nuovo bambino. Osserva il bambino e seguilo. Andrà in ogni angolo; toccherà tutto – e non solo toccherà ma assaggerà tutto, annuserà tutto. Seguilo, e fai tutto ciò cha fa lui…

I tuoi meccanismi di difesa cadranno; cadrà la tua armatura e inizierai a osservare il mondo allo stesso modo in cui lo osserva un bambino – dalla dimensione dei sentimenti. Quando ti accorgi che ora puoi anche provare emozioni, non solo pensare, godrai del contatto con il materiale del tappeto sul quale ti stai muovendo come un bambino, la pressione, il calore – e tutto questo seguendo il bambino in modo innocente. L’uomo può imparare molto dai bambini, e prima o poi emerge la sua innocenza reale. Una volta sei stato un bambino e sai cosa vuol dire esserlo. Te ne sei solo dimenticato.

Quando vai a dormire, senti il letto, senti il cuscino – la sua freschezza. Spostati sul cuscino, giocaci. Chiudi gli occhi e ascolta il suono dell’aria condizionata, o il traffico o l’orologio o qualsiasi altra cosa. Non usare la mente, vivi nella sensazione.

Alla mattina, nei primi istanti in cui ti svegli, quando senti che il sonno se ne è andato, non iniziare a pensare. Per alcuni momenti puoi di nuovo essere un bambino – fresco, innocente. Non metterti a pensare. Non pensare a ciò che devi fare, a che ora andare in ufficio e che treno devi prendere. Non metterti a pensare. Ci sarà tempo a sufficienza per tutte queste sciocchezze. Aspetta. Per alcuni istanti ascolta solo i suoni. Un uccellino canta o il vento passa tra i rami degli alberi o un bambino piange… Qualsiasi cosa accada, sentila. Rimani sensibile verso di essa, aperto. Permetti che ti accada, e la tua sensibilità crescerà.1

 

 

Il tocco di una piuma

 

“Toccando i bulbi oculari come una piuma, la leggerezza tra di loro si apre nel cuore, e lì permea il cosmo.”

Usa entrambi i palmi delle mani, appoggiali sugli occhi e lascia che tocchino i bulbi, come una piuma, senza pressione alcuna. Dovrai fare dei tentativi, perché all’inizio di certo farai pressione, e se c’è pressione la tecnica non funzionerà.

Se premi si creerà un conflitto con la mano, col palmo, perché l’energia che scorre attraverso gli occhi opporrà resistenza. Quando toccherai senza premere, l’energia inizierà a muoversi all’interno. La porta verso l’esterno è chiusa e l’energia ricade all’indietro: sentirai una leggerezza che avvolgerà il volto, la testa. Questa energia che si muove all’indietro colpisce il terzo occhio, l’occhio della saggezza che si trova esattamente tra i due, e per questo ti sentirai leggero, come se non esistesse più la forza di gravità. Da lì, l’energia ricade nel cuore. Si tratta di un processo fisico: goccia a goccia, essa cade nel cuore e sentirai quella sensazione di leggerezza entrare nel cuore. I battiti cardiaci rallenteranno, il respiro rallenterà, tutto il corpo si sentirà rilassato.

Se anche non scenderai in meditazione profonda, questa tecnica ti aiuterà fisicamente. In qualsiasi momento del giorno, rilassati seduto su una sedia, chiudi gli occhi, distendi tutto il corpo e poi metti entrambi i palmi delle mani sugli occhi. Ricordati però di non premere: dev’essere il semplice tocco di una piuma.

Se vuoi farne una meditazione, fallo almeno per quaranta minuti: sii consapevole di non premere, in quaranta minuti te ne scorderai facilmente. Alla fine la tua mente sarà completamente all’erta e l’energia continuerà a scorrere; nel giro di pochi mesi sentirai che è diventata simile a un fiume, e nel giro di un anno sarà una vera e propria alluvione… ti trascinerà via completamente. Non sentirai più di esistere, sentirai semplicemente che è il cosmo a esistere.2

 

 

2 Gusto

 

 

Esci dalla routine…

 

Talvolta basta un piccolo cambiamento, e ne avrai benefici incredibili. Tu mangi sempre a tavola… Qualche volta vai sul prato, siediti sul prato e mangia lì. Rimarrai incredibilmente sorpreso: è un’esperienza totalmente diversa. L’odore dell’erba appena tagliata, gli uccelli che saltellano in giro e cantano, e l’aria fresca, e i raggi del sole, e la sensazione dell’erba umida sotto i piedi. Non può essere la stessa esperienza di quando siedi su una sedia e mangi alla tua tavola; è un’esperienza totalmente differente: tutti gli ingredienti sono diversi.

Se mangi con cucchiaio e forchetta, mangia qualche volta a mani nude, e avrai un’esperienza diversa; il tuo tocco porterà nuovo calore al cibo. Un cucchiaio è una cosa morta: quando mangi con un cucchiaio o una forchetta, sei distante. Quella stessa paura di toccare qualunque cosa – perfino il cibo non può essere toccato. Ne perderai la consistenza, il tatto, la sensazione. Il cibo ha tanta sensazione quanto gusto. Non è solo il sapore; tutti i sensi contribuiscono. Quando mangi con le mani, il tuo tatto contribuisce. Sarà più gustoso. Sarà più umano, più naturale.

 

Scopri nuovi modi in ogni cosa … la tua vita sarà sempre eccitante: rimarrà un’avventura. Non sarai mai annoiato.4

 

 

Mangia e bevi

 

“Quando mangi oppure bevi, diventa il sapore del cibo o della bevanda, e siine ricolma.”

Mangiamo da sempre, altrimenti non potremmo vivere, ma lo facciamo inconsapevolmente, da automi. Ma se non vivi il sapore, ti stai solo rimpinzando. Mangia lentamente, e sii consapevole del sapore; solo se mangi lentamente ne puoi essere cosciente. Non trangugiare, non aver fretta: sentendo un sapore dolce, diventa la dolcezza. Allora potrai sentirlo in tutto il corpo, non solo in bocca, non solo sulla lingua. Il sapore si diffonderà come onde. Se non assapori, diventerai sempre meno sensibile, per cui sarai meno in contatto con il tuo corpo, con le tue sensazioni. Ti limiterai a vivere in base alla testa e questo essere centrati nella testa produrrà una divisione interiore.

Se assapori, sarai più sensibile, quindi sarai più vivo e di conseguenza più vita entrerà nel tuo essere

 interiore. Sarai più aperto. Ogni insensibilità è un male, perché in quel caso ti stai difendendo dalla vita, e così te la lasci sfuggire.

Anche bevendo… quando bevi dell’acqua, sentine la freschezza. Chiudi gli occhi e bevi lentamente, assapora. Senti di essere diventato quella freschezza che viene trasferita a te dall’acqua, che sta diventando parte del tuo corpo. Lascia che si diffonda in tutto te stesso. In questo modo la tua sensibilità può aumentare e tu puoi diventare più vivo.

Siamo tutti frustrati, ci sentiamo vuoti, e continuiamo a ripetere che la vita è vuota, priva di significato. Ma noi stessi siamo la causa, il motivo di tale pochezza: non facciamo nulla per colmare quel vuoto. Viviamo con un’armatura che ci circonda. Abbiamo paura di essere vulnerabili, per cui ci difendiamo da ogni cosa, e diventiamo tombe, morti viventi.

Il Tantra invita a essere vivi, perché la vita è divina. Non esiste altro dio all’infuori della vita stessa. Sii più vivo e sarai più divino. Sii totalmente vivo e per te non esisterà morte alcuna.2

 

 

Anche quando mangi un’arancia…

 

Buddha non ti ha dato alcun oggetto su cui meditare. Non ti ha detto di meditare su dio, non ti ha detto di meditare su un mantra, non ti ha detto di meditare su un’immagine. Ti ha detto di fare le piccole cose della vita con consapevolezza rilassata. Quando stai mangiando, mangia con totalità – mastica con totalità, gusta con totalità, senti con totalità l’odore del cibo. Tocca il pane, sentine la consistenza. Senti l’odore del pane, sentine il sapore. Masticalo, lascialo dissolvere nel tuo essere e rimani consapevole… e così stai meditando. In questo modo la meditazione non è separata dalla vita. Ogni volta che la meditazione è separata dalla vita c’è qualcosa di sbagliato: diventa nemica della vita. E allora si desidera scappare dalla vita, perché la vita sembra essere una distrazione dalla meditazione.

La vita non è una distrazione, la vita è un’occasione per la meditazione. Bisogna essere sensibili a un livello multidimensionale: questo aiuterà la tua intelligenza a svilupparsi; ti renderà più brillante, più acuto, più vivo. E la religione dovrebbe rendere più vivi, più sensibili. Poiché la vita è dio e non c’è altro dio.

Buddha sarebbe stato d’accordo con Toscanini

In occasione dell’ottantesimo compleanno di Toscanini, a suo figlio era stato chiesto che cosa il padre considerasse il successo più importante della sua lunga vita. Il figlio aveva risposto: “Per lui non esiste niente di simile: qualunque cosa gli succeda di fare sul momento è la cosa più importante della sua vita – si tratti di dirigere una sinfonia o di sbucciare un’arancia”.

Sbuccia un’arancia come se stessi dirigendo una sinfonia… e ti troverai sempre più vicino al buddha. Sbuccia un’arancia come se stessi dipingendo il più grande quadro del mondo - con la stessa attenzione, con la stessa cura, lo stesso amore, la stessa totalità. Sbuccia un’arancia con una consapevolezza multidimensionale di quello che stai facendo – l’odore che emana dall’arancia, la sensazione tattile, il gusto. E così una piccola arancia, un’arancia del tutto normale, si trasforma – è cambiata dalla qualità della consapevolezza che porti in ciò che stai facendo. Buddha dice: Non separare la meditazione dalla vita – lascia che siano unite. Trasforma ogni occasione della vita in meditazione. Fallo con completa consapevolezza – con attenzione, osservando, testimoniando.3

 

 

 

3 Odorato

 

 

Il profumo dell’amore

 

Se hai un buon naso… pochissime persone ce l’hanno, quasi tutta l’umanità ha perso completamente il senso dell’odorato. Gli animali sono in migliori condizioni: il loro odorato è molto più sensibile, più fine, di quello degli uomini. Al naso dell’uomo è accaduto qualcosa, qualcosa di sbagliato: pochissime persone hanno un naso che funziona veramente. Perché l’odorato, nell’uomo, è scomparso? Le ragioni sono molte, e complesse, ma vorrei parlartene in modo semplice, così che tu riesca a ricordartele – se superi quelle barriere, ritornerai improvvisamente a sentire bene gli odori: è una facoltà che è stata repressa.

Devi sapere che l’odorato è profondamente legato al sesso. La repressione sessuale è diventata soppressione dell’odorato. Il corpo umano emana delle fragranze – segnali di invito, repulsione, attrazione. Il corpo ha il suo linguaggio, i suoi simboli, ma all’interno delle convenienze sociali il sentire questi odori può rendere le cose difficili: se stai parlando con un amico, e sua moglie inizia a emanare una certa fragranza – un invito al sesso – cosa fai? Diventa pericoloso. Così l’unico modo per la società civile di far fronte a questo problema è distruggere completamente il senso dell’odorato, perché è un fenomeno legato al sesso. Stai passando per strada e incroci una donna: lei magari non è interessata a te coscientemente, ma emana quella fragranza, il profumo dell’invito. Che fai?

… E i corpi sono incontrollabili; non puoi dominarli solo con la mente. L’odorato è diventato pericoloso: è collegato al sesso. È sessuale.

Ecco perché sui profumi tutti i nomi sono ‘sessuali’. Vai in un negozio e guarda le etichette dei profumi… Il profumo è sessuale… e il naso è completamente chiuso.

Ma l’odorato può diventare molto, molto bello se lo rendi oggetto di meditazione: è un fenomeno molto sottile…

Proprio come ci sono odori ‘sessuali’, ce ne sono di ‘spirituali’ ed entrambi sono in qualche modo connessi.

Dopo lunghe ricerche, gli indù hanno scoperto fragranze particolari che non sono ‘sessuali’: al contrario, l’energia si muove verso l’alto, non verso il basso. L’incenso è diventato molto, molto importante. È stato usato nei templi: aiuta. Proprio come esistono musiche che ti eccitano a livello sessuale, e altre che ti portano verso la spiritualità. La musica moderna, in particolare, è molto ‘sessuale’; la musica classica indiana è molto spirituale. Succede lo stesso con tutti gli altri sensi.

Ogni senso ha due possibilità: se l’energia cade verso il basso è sessuale; se l’energia si alza, ascende, allora è spirituale.5

 

 

Una rosa è una rosa è una rosa…

 

Senti un oggetto di fronte a te – qualunque cosa va bene, ad esempio puoi usare una rosa: prima devi sentirla, non basta vederla; puoi vedere una rosa, ma il tuo cuore non si acquieta. Non la senti, la vedi soltanto; se tu la sentissi, potresti anche metterti a piangere, o potresti ridere, danzare. Non la senti: la vedi e basta; e anche quel vederla può non essere completo, poiché non vedi mai in modo totale. Il passato, la memoria dicono che questa è una rosa… e tu continui per la tua strada. In realtà non l’hai vista. La mente ti dice che questa è una rosa – sai già tutto: hai già ‘conosciuto’ altre rose. “Una rosa? E allora?”  ti chiedi, e prosegui. Basta un’occhiata a risvegliare la memoria delle tue esperienze passate di rose, e così continui per la tua strada. Persino il vedere non è completo.

Rimani con la rosa. Guardala, e poi sentila. Cosa devi fare per sentirla? Annusala, toccala, fa’ che divenga una profonda esperienza del corpo. Prima chiudi gli occhi, e fai che la rosa ti tocchi il viso. Sentila. Mettila sugli occhi, sentine il profumo, mettila sul cuore, stai in silenzio in sua presenza. E dimentica il resto del mondo.

Senti un oggetto davanti a te e senti l’assenza di tutti gli altri oggetti – perché se la tua mente sta ancora pensando ad altre cose, allora questo sentire non penetrerà a fondo. Dimentica tutte le altre rose, dimentica tutte le altre persone, dimenticati di tutto. Che resti solamente la rosa.

Solamente la rosa, la rosa, la rosa! Dimenticati di ogni altra cosa – lascia che questa rosa ti avvolga completamente… perditi nella rosa.

Non è facile, sei così insensibile! Ma per le donne non sarà tanto difficile: possono sentire con maggiore facilità. Per gli uomini può essere un po’ più difficile, a meno che non abbiano un senso estetico sviluppato – un poeta,   un pittore o un musicista, per loro sarà più facile. In ogni caso, provaci.

I bambini riescono a farlo molto facilmente. Stavo insegnando questo metodo al figlio di un mio amico – riusciva a sentire con molta facilità. Quando gli ho dato una rosa – e gli ho detto tutto ciò che ti ho ripetuto ora – lo ha fatto subito e ne ha tratto un profondo piacere. Poi mi ha detto: “Sono diventato una rosa: è proprio questa la sensazione. Sono diventato una rosa!”, i bambini riescono a farlo molto facilmente, ma noi non coltiviamo mai questa loro capacità, altrimenti potrebbero essere i migliori meditatori.

Dimenticati completamente tutti gli altri oggetti. Senti l’assenza di tutti gli altri salvo questo. Questo è ciò che capita nell’amore. Se sei innamorato di qualcuno, ti dimentichi del mondo intero Se ti ricordi ancora del mondo… non è amore. Hai dimenticato il mondo intero: rimane solamente l’amata o l’amante. Per questo che dico che l’amore è una meditazione.

Usa un oggetto che ami naturalmente, e poi dimenticati del mondo intero. Poi, lasciando da parte l’oggetto, questa è la parte più difficile: hai abbandonato ogni altro oggetto, è rimasto solo questo, ora abbandona anche questa essenza. All’improvviso cadi in un vuoto assoluto e non rimane più nulla. E Shiva dice: “Realizza”. Realizza questo vuoto, questo nulla. Questa è la tua natura essenziale, questo è il puro essere.

Per qualche settimana prova solo la prima parte, e usa un solo oggetto, non continuare a cambiarlo. Poi tenta la seconda parte: chiudi gli occhi e dimentica anche quell’oggetto. Ricorda: se sei riuscito a fare la prima cosa, la seconda non sarà difficile.1

 

 

"SENTI UN OGGETTO DI FRONTE A TE.

PERCEPISCI L'ASSENZA DI OGNI ALTRO OGGETTO,

FATTA ECCEZIONE PER QUESTO.

POI,

LASCIANDO DA PARTE LA SENSAZIONE DELL'OGGETTO

E LA SENSAZIONE DELL'ASSENZA,

REALIZZA.

 

 

4 Udito

 

 

Il suono del tuo nome

 

Al mondo ci sono milioni di meditazioni, inventate e scoperte nel corso dei secoli. Ogni meditazione ha valore se ti risveglia – è questo il solo valore della meditazione.

Ti sorprenderà sapere che Tennyson, il poeta inglese, era solito usare il suo nome come mantra: “Tennyson, Tennyson, Tennyson… “.

Il ripeterlo alcune volte lo portava davvero in spazi di grande pace e silenzio. Certo, anche il tuo nome può fare questo, non è una questione di un suono in particolare – che quando ripeti ‘Rama, Rama…’o ‘Aum, Aum…’o ‘Allah, Allah…’ allora ti ‘risvegli’.

È proprio come quando qualcuno sta dormendo: tu fai un po’ di rumore vicino a lui – ‘Rama, Rama… o ‘Coca-Cola, Coca-Cola… o anche ‘Più lo mandi giù più ti tira su’ – una cosa qualsiasi, basta che continui a ripeterla e l’uomo apre gli occhi e chiede: “Ma che fai? Perché disturbi il mio sonno? Sei diventato matto?”.

Tutti i suoni funzioneranno, perché tutti i suoni sono divini. Tutti i nomi sono divini, sì, anche Coca-Cola. Ricordati cosa diceva Ramakrishna… e se una tazza di tè è dio, perché non la Coca-Cola? In effetti la Coca-Cola è l’unica cosa davvero internazionale al mondo – l’unica cosa. Anche nella Russia sovietica, Coca-Cola… Non possono amare il modo di vivere americano, ma amano la Coca–Cola. Dovrebbe essere questo il simbolo universale di fratellanza e amore. Potete non credere nel dio di qualcun’altro, nella sua chiesa, nei suo templi, nei suoi libri sacri, ma per quanto riguarda la Coca-Cola nessuno è musulmano, nessuno è indù, nessuno è cristiano.

Basterà un suono qualsiasi: serve solo una ripetizione costante, e fatta con consapevolezza. Mentre ripeti il suono, rimani attento – osserva. Se non sei consapevole, nessun tipo di suono funzionerà: potrai avere il mantra migliore del mondo, dato dalla persona più illuminata – non funzionerà. Funziona soltanto quando sei consapevole, quando sei un attento testimone.6

 

 

Al centro del suono

 

“Immergiti nel centro del suono, come fosse il suono continuo di una cascata. Oppure, mettendo le dita nelle orecchie, senti il suono dei suoni.”

Siedi in un posto qualsiasi. I suoni sono ovunque. Puoi essere sulla piazza del mercato o sull’Himalaya: i suoni sono sempre presenti. Siedi in silenzio… i suoni hanno qualcosa di peculiare: ovunque siano presenti, tu sei il centro. Quindi, ovunque ti trovi, se vuoi praticare questa tecnica, chiudi semplicemente gli occhi e senti l’intero universo ricolmo di suoni. Senti ogni suono come se si muovesse verso di te, e tu fossi il centro. Perfino questa sensazione di essere il centro ti darà una profonda quiete. L’intero universo diventa la circonferenza e tu sei il centro; e ogni cosa si muove verso di te, ricade in te.

Perché quest’enfasi sul tuo essere al centro? Perché nel centro non esiste alcun suono. Nel centro non c’è suono, per questo puoi sentire tutti i suoni, altrimenti non potresti. Un suono non ne può sentire un altro. Il centro è assoluto silenzio.

Se riuscirai a scoprire quel centro, il luogo in te a cui tutti i suoni giungono, all’improvviso i suoni scompariranno e tu entrerai nell’assenza di suono. Se riesci a percepire quel centro, avverrà un improvviso trasferimento di consapevolezza. A quel punto, nessun suono potrà più disturbarti. Ma non pensare ai suoni, non giudicarli: devi solo mettere a fuoco quel centro. All’inizio potrai provare un senso di vertigine: non ti sei mai lasciato invadere tanto dai suoni, il tuo udito è molto selettivo. Solo il due per cento di ciò che senti, entra in te. Ora devi lasciar entrare ogni cosa: devi diventare più liquido, aperto. Tutto ti entra dentro, poi accompagnati a quei suoni e raggiungi il centro, là dove li senti.

Dov’è quel centro? Rimarrai sorpreso, perché vedrai che non è nella testa, sembra esserlo perché tu non hai mai sentito dei suoni, ma solo delle parole, e il centro delle parole è la testa.

In Giappone, nei templi si usa un gong: ogni volta che viene colpito, chi medita è aiutato a scendere dentro di sé. Dove? Fino all’ombelico: il suono colpisce sempre l’ombelico, mai la testa.

“Oppure…”, puoi creare il suono semplicemente usando le dita, o qualsiasi altra cosa chiuda fermamente le orecchie. A quel punto sentirai un suono: di cosa si tratta? Sentirai la semplice assenza di suoni. Non solo gli occhi possono vedere ‘il negativo’ di una fotografia, anche le orecchie possono farlo. Questo suono negativo è conosciuto come “il suono dei suoni”, perché non è un vero suono, bensì un’assenza. O meglio, è un suono naturale, poiché non è prodotto da alcunché.

Tutti i suoni sono creati, questo non lo è. Si tratta di un’esperienza molto sottile. Cosa ti darà? Nel momento in cui non ci sono più suoni, ricadi in te stesso. Con i suoni ti muovi verso l’esterno, verso l’altro. Con i suoni sei in relazione con l’altro, comunichi. Con l’assenza di suono ricadi nel tuo stesso abisso, in te stesso. All’improvviso sentirai di essere nel tuo centro interiore. Ecco perché il silenzio è stato usato tanto.

Ma non ti fissare: qualsiasi cosa pratichi, continua a praticare anche la cosa opposta. Resta in silenzio qualche ora, poi parla. Non ti fissare mai: medita per qualche giorno, poi smetti e fai qualsiasi cosa possa creare tensione dentro di te; quindi torna a meditare. In questo modo sarai più vivo e più dinamico, e conoscerai i due estremi. E se riesci a spostarti tra i due estremi con facilità, potrai restare giovane per sempre. Coloro che si fissano in qualsiasi cosa invecchiano e muoiono.2

 

 

Aum, il suono dell’eterno

 

Puoi meditare, ad esempio, sul suono Aum. All’inizio deve essere ripetuto a voce così alta da risuonare tutt’intorno a te. Diventa come un tempio, costruito dal suono che ti avvolge interamente: Aum, Aum, Aum… crei tutt’intorno a te delle vibrazioni – grezze, all’inizio. Poi chiudi la bocca e non ripetere più quel suono a voce alta. Ripetilo dentro di te: Aum, Aum, Aum. Non devi muovere le labbra, e neppure la lingua… crea ora un’atmosfera interiore, un ambiente interiore in cui risuoni l’Aum. Ecco che l’oggetto è diventato ‘sottile’. Poi viene il terzo passo: non reciti più quel mantra, ti limiti ad ascoltarlo. Cambi posizione – da ‘attore’ diventi un ascoltatore passivo. Nello terzo stadio non pronunci più l’Aum, neppure dentro di te. Stai semplicemente seduto ad ascoltare il suono: verrà, perché è presente. Non puoi sentirlo solo perché non sei in silenzio. Aum non è una parola che appartiene al linguaggio umano. Non vuol dire nulla. Ecco perché gli Indù non lo scrivono usando le lettere dell’alfabeto regolare: hanno creato un segno apposito, un simbolo proprio per distinguerlo, che non fa parte dell’alfabeto: esiste da sé, separato e non significa nulla – non è una parola del linguaggio umano. È il suono dell’esistenza stessa, il suono di ciò che non ha alcun suono, è il suono del silenzio. Quando tutto è in silenzio… solo allora viene udito. Così si diventa colui che ascolta. E il processo continua, sempre più sottile. E nel quarto stadio ci si dimentica semplicemente di ogni cosa: colui che fa, colui che ascolta e il suono stesso… ogni cosa. Nel quarto stadio c’è il nulla.7

 

 

            5 Vista

 

 

…La prima volta

 

“Osserva, come se fosse la prima volta, una bellissima persona, oppure un oggetto comune.”

Noi guardiamo ogni cosa con occhi vecchi. Sappiamo già di cosa si tratta, non abbiamo bisogno di guardare. In questo modo guardiamo in maniera automatica, meccanica, inconsapevole. Viviamo come fossimo ciechi. Osserva: quando incontri tuo figlio, lo vedi? Non lo guardi affatto. Questa abitudine uccide gli occhi, gli occhi si annoiano. Invece nulla è mai vecchio, solo la tua abitudine ti fa sentire che ogni cosa è vecchia. Tua moglie non è mai la stessa, non può esserlo. Nulla può mai essere la stessa cosa: la vita è un flusso, tutto scorre, nulla è mai identico a se stesso.

Dunque, questa tecnica può aiutare. Tutto può servire – osserva le tue scarpe, le hai usate per anni, ma guardale come se fosse la prima volta, e vedi la differenza: all’improvviso la qualità della tua consapevolezza cambierà.

Questa tecnica serve solo per rinnovare gli occhi: renderli così vivi, radianti, vitali, che possono poi muoversi all’interno e vedere il tuo Sé interiore.

Prova a vedere ogni cosa per la prima volta, e rimarrai sorpreso nel vedere che mondo meraviglioso ti sei lasciato sfuggire. Con questa tecnica riconquisterai la vista. Sei cieco, ora come ora, ed è una cecità indotta, poiché non è fisica: hai gli occhi, tuttavia non puoi vedere!

Fanne un esercizio quotidiano, in questo modo ti libererai dal passato. E a quel punto ogni cosa sarà nuova. Allora potrai comprendere il detto di Eraclito: “Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume.” Avrai uno sguardo in grado di vedere il presente.

Quello sguardo può penetrare lo spirito di ogni cosa, e potrà farti entrare nel tuo Sé, perché il presente è la soglia. I tuoi occhi diventeranno innocenti, e occhi innocenti possono entrare nel mondo interiore.2

 

 

Guardarsi dentro

 

Gli occhi sono materiali e immateriali al tempo stesso, sono un punto di contatto tra te e il tuo corpo. In nessun altro punto del corpo avviene un incontro così profondo.

Fra te e il tuo corpo esiste una grande distanza, ma negli occhi sei più vicino al corpo e il corpo è più vicino a te. Per questo gli occhi possono essere usati per il viaggio interiore. È sufficiente fare un salto, partendo dagli occhi, e sei arrivato alla fonte. Questo non è possibile partendo dalle mani, né dal cuore o da un qualsiasi altro punto del corpo umano. Dagli occhi è sufficiente un passo per entrare in se stessi, da tutti gli altri punti il viaggio è molto più lungo e la distanza enorme. Ecco perché le pratiche del Tantra e dello Yoga usano in continuazione gli occhi.

Prima di tutto perché da lì sei più vicino. Per questo, se sai come guardare negli occhi di una persona, puoi conoscerla in profondità. Lei è là, e in nessun’altra parte del corpo è altrettanto presente. Se sai guardare nei suoi occhi, la troverai. Ma guardare negli occhi di qualcuno è un’arte difficile, possibile solo quando hai già fatto il salto dai tuoi occhi dentro te stesso. Altrimenti non lo puoi fare. Se non hai già guardato dentro te stesso al di là dei tuoi occhi, non puoi guardare negli occhi di un altro. Ma se hai imparato a guardare negli occhi, potrai conoscere l’intimità di chiunque.

Ecco perché solo in amore puoi guardare direttamente, e a lungo, negli occhi di un altro. Altrimenti, se fissi negli occhi qualcuno, si offenderà. Stai oltrepassando i limiti, lo invadi. Se guardi il corpo, non è una violazione. Ma se fissi negli occhi una persona, violi la sua individualità, superi i confini della sua personale libertà, entri dentro di lui senza permesso. Per questo c’è un limite, che adesso è stato misurato. Al massimo, ti è consentito guardare per tre secondi. Puoi dare un’occhiata fugace, ma poi devi distogliere lo sguardo, o l’altro si sentirà offeso. È violenza, perché potresti gettare uno sguardo sui suoi segreti più intimi, e ciò non è consentito.

Solo nell’ amore profondo puoi guardare negli occhi di un altro, perché amore vuol dire non avere più alcun segreto. Adesso sei aperto all’altro, e dentro di te l’altro è sempre il benvenuto. Quando due amanti si guardano negli occhi, avviene un incontro incorporeo, che non appartiene al corpo. Per cui la seconda cosa da ricordare è che tutto ciò che esiste dentro di te, la mente, la consapevolezza, l’anima, può essere intravisto attraverso gli occhi.

Questo è il motivo per cui la faccia di un cieco è morta. Non solo gli occhi sono spenti, anche la faccia lo è, non è viva. Gli occhi sono la luce del viso: illuminano il volto, gli conferiscono una vitalità interiore. Se gli occhi non ci sono, il viso manca di vitalità. E un cieco è davvero chiuso. Non puoi entrare facilmente in lui. Per questo i ciechi sono così riservati e così affidabili. Se affidi un segreto ad un cieco, puoi star certo che lo manterrà, sarà addirittura difficile dire se ha un segreto. Ma in un uomo dagli occhi vivi, puoi coglierlo immediatamente.

Per esempio, se stai viaggiando sul treno senza biglietto, gli occhi ti tradiranno. È un segreto, oltre a te non lo sa nessuno, ma gli occhi avranno uno sguardo diverso, e guarderai in modo diverso chiunque salirà. Se qualcuno fosse in grado di capire quello sguardo, saprebbe immediatamente che sei senza biglietto. Il tuo sguardo sarebbe diverso se lo avessi – sarebbe ben diverso!

Se stai nascondendo un segreto, gli occhi lo riveleranno. E controllare gli occhi è difficilissimo. La cosa più difficile nel corpo è controllare gli occhi. Per questo, non tutti possono diventare grandi detective, perché la qualità fondamentale di un detective è il controllo degli occhi. Gli occhi non dovrebbero rivelare nulla, o dovrebbero rivelare l’opposto. Se viaggi senza biglietto, gli occhi dovrebbero rivelare che ce l’hai. È difficilissimo, perché gli occhi non sono organi volontari, ma involontari.

Adesso si fanno molti esperimenti sugli occhi. Un asceta che vive in celibato, un brahamachari, può anche dire di non essere attratto dalle donne, ma se sta nascondendo la sua attrazione gli occhi riveleranno tutto. Quando entra una donna bellissima, forse lui non la guarda, ma anche il suo non guardarla è significativo. Negli occhi si leggerà uno sforzo, una repressione sottile, e non solo: in superficie si dilateranno. Se entra una donna meravigliosa, le pupille si dilatano immediatamente, per creare più spazio al tuo interno, e farla entrare.

E non puoi farci nulla, perché la dilatazione delle pupille è involontaria! È assolutamente impossibile controllarle. Pertanto ricorda che gli occhi sono la chiave ai tuoi segreti. Se qualcuno volesse entrare nella tua privacy, nel tuo mondo segreto, gli occhi sono le porte.

Se sai come aprirle, diventerai vulnerabile, aperto. E se vuoi entrare nella tua vita segreta, nella tua vita interiore, dovrai di nuovo usare lo stesso sistema, la stessa chiave. Dovrai lavorare sui tuoi occhi: solo in quel caso puoi entrare.

Terza cosa: gli occhi sono molto liquidi, in costante movimento; questo movimento ha il suo ritmo, il suo meccanismo, la sua struttura. Gli occhi non si muovono a caso, senza regole. Hanno un loro ritmo, e quel ritmo rivela molte cose. Se hai un pensiero sessuale in testa, gli occhi si muovono in modo particolare, con un ritmo diverso. Basta guardare i tuoi occhi e il loro movimento, per sapere che tipo di pensieri si agita all’interno. Se hai fame e pensi al cibo, gli occhi hanno un moto particolare.

Perfino i tuoi sogni possono essere svelati. Mentre dormi è possibile registrare il movimento degli occhi. E ricorda, nel sonno gli occhi si comportano allo stesso modo. Se in sogno stai vedendo una donna nuda, lo si può vedere dal movimento dei tuoi occhi. Adesso esistono strumenti scientifici in grado di registrare i movimenti degli occhi.

Questi movimenti vengono chiamati “REM”, Rapid Eye Movements (movimenti rapidi degli occhi). È possibile registrarli con un semplice diagramma, del tutto simile a un elettrocardiogramma. Se anche passassi tutta la vita a dormire, il movimento degli occhi potrebbe essere registrato senza interruzione. E il diagramma sarebbe in grado di mostrare quando stai sognando e quando no, perché quando non stai sognando gli occhi si fermano e restano immobili. Quando sogni si muovono come quando stai guardando qualcosa su uno schermo. Quando vedi un film, gli occhi si devono muovere. Allo stesso modo, gli occhi si muovono in sogno: stanno guardando qualcosa – seguono i movimenti del film. Per gli occhi non c’è differenza tra un film vero, proiettato su uno schermo, e il ‘film’ di un sogno.

Pertanto questi strumenti scientifici rivelano quanto tempo, nell’arco della notte, hai passato sognando e per quanto tempo non hai sognato, poiché quando non sogni gli occhi si immobilizzano. Ci sono molte persone che dicono di non sognare mai. Semplicemente, hanno una memoria molto labile: non riescono a ricordare, tutto qui. In realtà sognano. Sognano tutta la notte, ma non sono in grado di ricordare. Non hanno una buona memoria; per cui, quando al mattino ti dicono di non aver sognato nulla, non gli credere.

Come mai gli occhi si muovono quando sogni e stanno fermi se non sogni? Tutti i movimenti degli occhi sono collegati al pensiero. Se c’è un pensiero, gli occhi si muovono. Se non c’è un pensiero, gli occhi non si muovono: non occorre.

Dunque ricorda anche questo: movimento degli occhi e pensiero sono collegati. Per questo, se immobilizzi gli occhi, i pensieri si arresteranno immediatamente. O, viceversa, se i pensieri cessano, gli occhi si fermeranno automaticamente.

E ancora una cosa, la quarta: gli occhi si spostano in continuazione da un oggetto all’altro. Da A a B e da B a C.

Il movimento è la loro natura. Proprio come un fiume che scorre, non stanno mai fermi. Ed è a causa di quel movimento che sono così vivi! Il movimento è anche vita. Puoi provare a fermare gli occhi su un punto preciso, su un oggetto in particolare, e non muoverli più. Ma la loro natura è il movimento: puoi fermare gli occhi, ma non puoi impedire il movimento – comprendi la differenza. Puoi fissare gli occhi su un oggetto particolare, un punto sul muro, ma poiché il movimento è la loro natura, se non possono spostarsi da A a B accadrà un fenomeno stranissimo… si muoveranno dall’esterno verso l’interno. A quel punto gli occhi fanno un salto, dall’oggetto esterno alla consapevolezza interiore. Cominciano a muoversi verso l’interno.1

 

 

6 I sensi interiori

 

 

I sensi interiori

 

Tutti i nostri sensi sono rivolti all’esterno. I nostri occhi si aprono all’esterno, i nostri orecchi si aprono all’esterno, le nostre mani toccano… tutti i nostri sensi esistono per esplorare il mondo esterno. Ma c’è anche un sesto senso, che è come addormentato, perché non lo usiamo mai. E nessuna società, nessuna cultura, nessun tipo di educazione ci aiuta ad avere il sesto senso attivo. Quel sesto senso, in Oriente, è chiamato ‘il terzo occhio’… e osserva verso l’interno. E proprio come esiste questa vista interiore, così c’è un udito interiore… proprio come ci sono cinque sensi rivolti all’esterno, ci sono cinque sensi opposti diretti verso l’interno. In tutto, l’uomo ha dieci sensi, ma il primo che inizia il viaggio verso l’interno è il terzo occhio, e poi anche gli altri sensi cominciano ad aprirsi.

Il tuo mondo interiore ha il suo proprio gusto, la sua propria fragranza, la sua propria luce; ed è assolutamente silenzioso, immensamente silenzioso, eternamente silenzioso – non c’è stato mai alcun rumore e non ci sarà mai alcun rumore. Nessuna parola può raggiungerlo, ma tu puoi. La mente non può arrivare fin là, ma tu puoi arrivarci, perché non sei la mente. La funzione della mente, lo ripeto, è essere un ponte fra te e il mondo oggettivo, e la funzione del cuore è essere un ponte fra te e te stesso.

Il silenzio di cui sto parlando è il silenzio del cuore. È una canzone in se stessa – senza parole e senza suoni. È soltanto da questo silenzio che nascono i fiori dell’amore. È questo silenzio che diventa il giardino dell’Eden. La meditazione, e soltanto la meditazione, è la chiave per aprire la porta verso il tuo essere.

Il corpo conosce il suo silenzio - che è benessere, salute, gioia. Anche la mente conosce il suo silenzio, quando tutti i pensieri spariscono e il cielo è senza nubi, solo uno spazio puro. Ma il silenzio di cui sto parlando è ben più profondo. Sto parlando del silenzio del tuo essere.

… I silenzi del corpo e della mente sono fragili e superficiali, ma validi in se stessi. Sperimentarli è utile, perché sono un’indicazione che ci può essere un silenzio ancora più profondo, del cuore. E il giorno che scopri il silenzio del cuore, anche questo diventerà un intimo anelito, una freccia che ti porta ancora più in profondità. Il centro più intimo del tuo essere è il centro del ciclone. Qualunque cosa accada intorno non lo tocca: è silenzio eterno. I giorni vengono e passano, gli anni vengono e vanno, le età vengono e passano, le vite vengono e vanno, ma il silenzio eterno del vostro essere rimane esattamente lo stesso – la stessa musica senza suono, la stessa fragranza del divino, la stessa trascendenza da tutto quello che è mortale, da tutto quello che è momentaneo. Non è il tuo silenzio.

TU sei il silenzio.8

 

 

Chiudi gli occhi

 

“A occhi chiusi, osserva il tuo essere interiore nei dettagli. In questo modo vedi la tua vera natura.”

Il semplice chiudere gli occhi non è sufficiente. Una chiusura totale implica chiudere gli occhi e fermarne il movimento, altrimenti gli occhi continueranno a vedere oggetti esterni, come idee, come immagini, come ricordi. Occorre una lunga pratica: sarà necessario un lungo periodo, non può essere fatto d’acchito. Dovrai esercitarti a lungo: ogni volta che ti senti a tuo agio, e hai il tempo per farlo, chiudi gli occhi e arresta, dall’interno, ogni loro movimento. Sentilo! Senti che sono diventati di pietra, e resta così; non fare nulla, resta semplicemente lì. All’improvviso, un giorno, diventerai consapevole che stai guardando dentro di te.

Hai sempre visto il tuo corpo dall’esterno, in uno specchio. Non sai cosa sia l’interno del tuo corpo, non sei mai entrato dentro di te, non sei mai stato nel centro del tuo essere per vedere cosa c’è, dall’interno.

Questa tecnica è utilissima per avere uno sguardo dall’interno, e quello sguardo trasformerà tutta la tua consapevolezza, tutta la tua esistenza: subito diventerai qualcosa di diverso dal mondo. La tua falsa identità, il tuo essere il corpo, esistono solo perché hai sempre guardato il tuo corpo dall’esterno. Dall’interno, lo sguardo sarà diverso: potrai spostare la tua coscienza dalla punta dell’alluce alla testa, ora potrai girare dentro il corpo a piacimento. Sarai separato dal corpo, perché colui che osserva non è mai la cosa osservata. Acquisterai libertà di movimento, sarai libero dal corpo, libero da ogni identità. A quel punto potrai muoverti nella mente, scendere in profondità, in questo modo diventerai qualcosa di separato anche dalla mente: vedrai anche la mente come un oggetto, e vedrai come oggetti anche tutte le cose che entrano nella mente. Alla fine sarai un semplice testimone, e questo testimone non potrà essere penetrato: per questo è la tua essenza più intima. Quello sei tu, la tua vera natura.2

 

TESTI TRATTI DA: Osho,

1 Vigyan Bhairav Tantra

2 Il Sentiero del Reale e Il Sentiero dell'Essere, Ed Del Cigno - Tecniche di meditazione tratte dal Vigyan Bhairav Tantra.

I primi 32 capitoli del Vigyan Bhairav Tantra sono tradotti in italiano: Il Libro dei Segreti e I Segreti della trasformazione - Ed Bompiani

3 Take it Easy, Vol 2 # 12

4 The Tantra Vision, Vol 2 # 7

5 Yoga: The Alpha and the Omega, Vol 3 # 7

6 The Sun Rises in the Evening # 4

7 Yoga, la scienza dell'anima, Vol. 3 ECIG

8 The Golden Future # 1

 

 

 

 


Oltre le sensazioni, verso la sensibilità

 

NOI VIVIAMO PER LE SENSAZIONI, LE BRAMIAMO. CONTINUIAMO A CERCARE SENSAZIONI SEMPRE NUOVE. TUTTA LA NOSTRA VITA SI FONDA SU UNO SFORZO TESO A CONSEGUIRE NUOVE SENSAZIONI. MA COSA ACCADE? PIÙ CERCHI SENSAZIONI, MENO SENSIBILE DIVENTI. LA SENSIBILITÀ È PERDUTA.

 

 

Sembra paradossale. Nelle sensazioni si perde la sensibilità. Di conseguenza chiedi sensazioni sempre più forti, e in quel ‘più’ uccidi inesorabilmente la tua sensibilità… per cui vuoi ancora di più, e alla fine viene un momento in cui tutti i tuoi sensi diventano ottusi e morti.

L’uomo non è mai stato tanto insensibile e tanto morto quanto lo è oggi. In passato era più vivo, perché non esistevano tutte le possibilità attuali di avere così tante sensazioni. Oggi la scienza, il progresso, la civiltà, l’istruzione hanno creato moltissime occasioni per scendere sempre di più nel mondo della sensazione. Alla fine muori, la tua sensibilità si perde. Gusti più cibi – sapori sempre più forti, cibi sempre più forti – per cui il tuo senso del gusto andrà perduto. E se giri il mondo, continuando a vedere cose sempre più belle, diventerai cieco, gli occhi perderanno la loro sensibilità.

Cambi il tuo oggetto d’amore ogni giorno: la tua ragazza o il tuo ragazzo, tua moglie o tuo marito. Se li cambi tutti i giorni, morirà la tua sensibilità all’amore. Ti stai muovendo su un terreno pericoloso. Non scenderai mai in profondità, camminerai solo in superficie, alla periferia. Più cose sperimenti, minore diventa la tua capacità di sperimentare. Alla fine, quando tutto intorno a te è ormai morto, chiedi il divino, chiedi la beatitudine, chiedi la verità. Un uomo morto non può sentire il divino. Per sperimentare il divino occorre una sensibilità totale, occorre essere vivi. Ricorda: solo il simile può richiamare a sé il proprio simile.

Se vuoi il divino – e con ‘divino’ si intende ciò che è più vivo, che è sempre vivo, sempre giovane, sempre verde – se vuoi incontrare il divino, dovrai essere più vivo. Come arrivarci? Uccidi ogni brama di sensazioni. Non cercare la sensazione: cerca la sensibilità, diventa più sensibile.

Sono due cose diverse. Se chiedi sensazioni, ricercherai degli oggetti, accumulerai degli oggetti. Ma se chiedi sensibilità, dovrai operare solo sui tuoi sensi, non sugli oggetti. Non devi accumulare oggetti. Devi vivere in profondità i tuoi sentimenti, il tuo cuore, gli occhi, le orecchie, il naso. Ogni senso dovrebbe essere vissuto in profondità, in modo da poter percepire la sfera sottile.

Noi non siamo neppure capaci di percepire la materia informe, e dovremmo acquisire la capacità di percepire la sfera sottile. Il mondo appare rozzo, grossolano, solo perché non riusciamo a percepire il sottile. L’invisibile si cela nel visibile. Guarda questi alberi. Tu guardi la materia grezza, il corpo dell’albero. Non guardi mai, non senti mai la vita al suo interno: la crescita! L’albero di per sé non cresce, l’albero è solo un corpo. Qualcos’altro – l’invisibile – sta crescendo al suo interno. Di conseguenza l’albero cresce. L’elemento esteriore cresce quale conseguenza della crescita interiore. Ma tu ti limiti a guardare l’albero, per cui vedi solo la parte esteriore.

Guardati intorno, guarda un tuo amico negli occhi. Ti limiti a guardare gli occhi, non colui che vede attraverso di loro. Tocca il corpo di un amico. Ti limiti a toccare l’elemento grossolano, non percepisci mai l’elemento sottile al suo interno. Percepisci solo il corpo, l’elemento esteriore, perché i tuoi occhi – i tuoi sensi – sono diventati così limitati che non riescono a percepire l’elemento interiore, l’elemento invisibile.

Occorre più sensibilità. Ricerca meno sensazioni e accresci la tua sensibilità. Quando tocchi, diventa il tuo tocco. Quando vedi, diventa i tuoi occhi. Quando ascolti, la tua intera consapevolezza deve essere nelle orecchie. Ascoltando una canzone, oppure ascoltando il canto degli uccelli, diventa le orecchie. Dimentica ogni altra cosa, e allora ti sembrerà che tu sia solo orecchie. Concentra in esse tutto il tuo essere. Così diventeranno più sensibili.

Quando guardi qualcosa – un fiore o un bel volto o le stelle – diventa gli occhi. Dimentica ogni altra cosa, come se tutto il resto del tuo corpo avesse cessato di esistere e la tua consapevolezza fosse diventata soltanto gli occhi. Allora i tuoi occhi potranno vedere più in profondità e percepire anche l’invisibile. Anche l’invisibile può essere visto, ma per vederlo occorrono occhi più penetranti.

Pensa meno al mondo e di più ai tuoi sensi. Purificali. Quando non ricerchi sensazioni, essi si purificano. Quando pretendi un numero sempre maggiore di sensazioni, stai uccidendo i tuoi sensi.

L’uomo che scopre il divino è l’uomo i cui sensi sono completamente vivi, aperti al massimo delle loro capacità. In questo modo, non solo puoi vedere il divino: lo puoi gustare, lo puoi odorare. Il divino può entrare in te attraverso ogni senso. E solo quando il divino entra in te attraverso tutti i sensi, accade la suprema realizzazione. Se riesci solo a vederlo, sarà una realizzazione parziale. Se non puoi toccare il divino, se non lo puoi gustare, non sei veramente illuminato, lo sei solo parzialmente. Sembra illogico usare questi termini: gustare dio? È forse un cibo? Certo, egli è tutto. È possibile gustarlo, ma in questo caso occorre una capacità di gustare molto sottile. Il tuo stesso cibo diventerà divino. Attraverso il cibo sentirai il divino. I rishi, i veggenti delle Upanishad hanno detto che il cibo è Brahma – ‘Annam Brahaman. Di certo lo hanno gustato, lo hanno sicuramente mangiato.

Noi continuiamo a pensare che dio sia un problema logico, per cui non facciamo altro che discutere a suo favore o contro di lui. Continuiamo a discutere sulla sua esistenza: sono discussioni inutili. Il divino non è un problema di logica su cui bisogna discutere, ragionare. In realtà il divino è qualcosa legato alla sensibilità. Se non lo senti, devi diventare più sensibile. Nessun pensiero logico ti aiuterà. Diventa più sensibile. Se sei sensibile, il divino è presente.

È sempre stato presente, ma tu non sei sensibile.

 

tratto da: Osho,  

La Nuova Alchimia - Psiche Ed.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Risveglia i tuoi sensi

 

Questo è l’approccio

   del Tantra: i sensi

sono le tue porte della

       percezione,

sono le finestre sulla    

      realtà – finestre

sul divino.

Tocca, annusa, gusta, 

   vedi, senti…

il più totalmente

               possibile.

 

 

Ogni bambino nasce con sensi perfetti. Osserva un bambino. Quando guarda qualcosa, è completamente assorbito. Quando sta giocando con i suoi giocattoli, è totalmente assorbito. Quando guarda, diventa i suoi occhi. Guarda gli occhi di un bambino. Quando sente, il bambino diventa le sue orecchie. Quando mangia qualcosa, è semplicemente lì, nella lingua, diventa il gusto. Osserva un bambino che mangia una mela. Con che gusto! Con quale energia! Con quale delizia! Osserva un bambino che rincorre una farfalla in giardino… è così assorbito… non rincorrerebbe così neppure dio, se dio fosse presente. Un incredibile stato meditativo – e senza alcuno sforzo. Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia come se stesse raccogliendo diamanti. Ogni cosa è preziosa quando i sensi sono vivi, ogni cosa è limpida!

Più tardi nella vita, lo stesso bambino guarderà la realtà come se fosse nascosto dietro a un vetro scuro. Molto fumo e polvere si sono accumulati sul vetro, e tu sei nascosto dietro di esso e stai guardando. Per quel vetro, tutto sembra offuscato e morto. Tu guardi l’albero e l’albero sembra spento perché i tuoi occhi sono spenti. Senti una canzone, ma non c’è attrazione perché le tue orecchie sono spente. Puoi ascoltare Saraha e non sarai in grado di apprezzarlo, perché la tua intelligenza è spenta.

Rivendica il tuo linguaggio dimenticato. Ogni volta che ne hai il tempo, sii di più nei tuoi sensi. Mangiando – non mangiare semplicemente, tenta di imparare di nuovo il linguaggio dimenticato del gusto – provaci. Tocca il pane, senti la sua consistenza. Senti a occhi chiusi, senti a occhi aperti. Mangiandolo, masticalo – stai masticando il divino. Ricordalo! Sarà irrispettoso non masticarlo bene, non gustarlo bene. Lascia che sia una preghiera, e farai sorgere una nuova consapevolezza in te.

Tocca di più le persone. Siamo diventati molto permalosi per ciò che riguarda il toccare. Se qualcuno ti sta parlando e ti viene troppo vicino, cominci a indietreggiare. Noi proteggiamo il nostro territorio. Non tocchiamo e non permettiamo agli altri di toccarci; non ci teniamo per mano, non ci abbracciamo. Non godiamo dell’essere dell’altro.

Vai da un albero, toccalo. Tocca la roccia. Vai al fiume, fai scorrere il fiume attraverso le tue mani. Sentilo! Nuota, e senti di nuovo l’acqua come la sentono i pesci. Non perdere nessuna occasione per rivivificare i tuoi sensi. E durante il giorno hai mille opportunità per farlo. Non c’è bisogno di avere del tempo extra: l’intera giornata è un allenamento in sensibilità. Usa tutte le opportunità. Sotto la doccia – senti il tocco dell’acqua che cade su di te. Stenditi sul terreno, nudo, senti la terra. Stenditi sulla spiaggia. Senti la sabbia. Ascolta i suoni della sabbia, ascolta i suoni del mare. Sfrutta ogni occasione – solo allora sarai in grado di imparare di nuovo il linguaggio dei sensi. Libera i tuoi sensi dalle abitudini: le abitudini sono una delle cause fondamentali della stupidità. Inventa nuovi modi di fare le cose.

 

tratto da: Osho, L’Esperienza Tantrica NSC

 

 

 

Chi è che stai sentendo

 

 

"Quando sei intensamente cosciente grazie a uno dei sensi in particolare, conserva la consapevolezza"

 

Vedi attraverso gli occhi. Ricorda che sei tu a vedere attraverso gli occhi. Gli occhi non possono vede-re, tu vedi per loro tramite. Colui che vede è nascosto dietro, gli occhi sono semplici finestre. Noi invece continuiamo a credere che vediamo grazie agli occhi, a pensare che siano le orecchie a sentire.

Ti tocco: non è la mano a toccarti, sono io che ti tocco attraverso la mano. La mano è solo uno strumento. E Shiva afferma proprio questo: i sensi sono solo porte, strumenti, recettori; tu sei nascosto dietro di loro. Non perderti, ricorda sempre la consapevolezza nascosta alle spalle dei sensi: stai all'erta! All'improvviso sentirai un cambia-mento di qualità, la tua messa a fuoco cambierà.

Fanne una meditazione: ascoltando, ascolta attraverso le orecchie e resta consapevole del tuo centro interiore. Quando tocchi, tocca attraverso la mano e ricorda l'essere interiore nascosto dietro quel toccare. Attraverso ogni senso puoi avere un'intuizione del centro interiore, e ogni senso raggiunge il centro interiore. Deve consegnare le proprie informazioni. E per questo che quando mi vedi e al tempo stesso mi ascolti, in profondità dentro di te sai che vedi lo stesso uomo che stai ascoltando, e se il mio corpo emanasse un odore, sentiresti anche quello.

I tre sensi trasmettono le loro informazioni a un unico centro, per questo puoi operare un coordinamento, altrimenti sarebbe impossibile. Colui che conosce è diverso dai singoli sensi: questo è miracoloso!

All'esterno io sono un unico essere. I tuoi sensi mi divideranno in parti; ma poi, di nuovo, da qualche parte dentro di te tornerò a essere un'unità. Là dove io torno a essere un'unità si trova il centro del tuo essere: quella è la tua consapevolezza, e tu l'hai completamente dimenticata. Questa dimenticanza è ignoranza, e la consapevolezza aprirà le porte della conoscenza del sé. E non puoi conoscere te stesso in nessun altro modo!

Provaci: resta cosciente, attento. All'inizio sarà difficile, si continua ad addormentarsi, sembra arduo vedere attraverso gli occhi, sembra più facile vedere con gli occhi! Ma se riuscirai a vedere attraverso i sensi, restando cosciente, pian piano il mondo ti sembrerà illusorio, simile a un sogno, e riuscirai a pene-trarlo fino a raggiungerne la sostanza, la sua reale essenza.

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Aprirsi al cuore

 

L’opportunità di riconnettersi con il proprio cuore, lasciando da parte per qualche giorno tutte le preoccupazioni della vita quotidiana. Questo è il tema di un semplice corso di tre giorni Opening to the Heart in programma ogni mese alla Osho Multiversity. Ce ne parla Gandha, che conduce questo e altri workshop, a Pune e nel mondo.

 

 

Certo, quando parliamo del cuore non ci riferiamo all’organo fisico che serve a far circolare il sangue! Parliamo del cuore energetico – il quarto chakra – situato nel centro del petto. Non è il cuore trattato dalla scienza medica: è il cuore dei mistici, dei poeti e degli amanti.

La gente al giorno d’oggi passa la maggior parte del tempo nella testa – a pensare, preoccuparsi, pianificare, organizzare – e così il cuore viene trascurato. È come se un giardiniere innaffiasse solo i cespugli e si dimenticasse dei fiori. A volte questo trascurare il cuore diventa un fatto cronico, e a quel punto le persone non sono più in grado di dire se ciò che sentono dentro di loro nasce dalla mente o dal cuore. L’incessante chiacchierio della mente diventa un tale tormento che desiderano solo avere un po’ di pace!

La prima cosa che dobbiamo riconoscere è il grande valore della mente – la sua capacità di mettere a confronto, valutare, decidere, giudicare: le funzioni cognitive sono vitali. Il problema non è la mente in se stessa, ma il cattivo uso che ne facciamo, Tutte le nostre facoltà hanno un loro uso specifico. Non mangiamo con le orecchie e non ascoltiamo musica con il naso, eppure chiediamo in continuazione alla mente di operare al di là di quello che è il suo campo specifico. Incominciamo allora scusandoci con la mente per averla inconsciamente fatta lavorare troppo, e dandole il riposo che si merita.

Per i tre giorni del corso ci focalizziamo sull’aprire un canale per il cuore. Sperimentiamo con i vari sensi per provare in modo diretto le qualità del cuore. Per alcune persone è più facile trovare una connessione tramite il tocco, per altre tramite la vista o il suono, o magari una sottile sensazione interiore.

Ci sono molte tecniche semplici per collegarsi con il cuore, e i partecipanti vengono incoraggiati a praticare quelle che trovano più facili: durante il corso, nelle pause e specialmente nel corso delle meditazioni in Buddha Hall. È sicuramente un’esperienza diversa quella di partecipare alle meditazioni e al meeting serale della White Robe quando il cuore è presente e la mente si riposa.

Le tecniche usate in questo corso possono essere usate in seguito nelle attività della vita quotidiana.

Quando ci siamo riconnessi con il cuore possiamo provare le sue qualità di calore, innocenza, tenerezza, giocosità e uno straordinario senso di spazio. L’energia del cuore è pura accettazione. Vuole dare e ricevere senza giudizi e senza condizioni, come un fiore quando emana la sua fragranza. La sensazione dell’apertura del cuore è così gioiosa che viene naturale porsi una domanda: Perché non viviamo nel cuore tutto il tempo? Perché abbiamo chiuso il nostro cuore?

Forse è una tecnica di difesa che abbiamo imparato. Forse abbiamo deciso di tenere il cuore chiuso per proteggerci. Quando lo stile di vita è altamente competitivo è ragionevole difendersi, altrimenti si può essere sfruttati, calpestati e maltrattati.

Il problema nasce quando le difese diventano abituali, radicate, automatiche, e non possono più essere adoperate o lasciate cadere in modo cosciente.

Tutti noi abbiamo imparato a chiudere, in qualche modo, il cuore, e abbiamo anche sperimentato come questo tipo di protezione crei infelicità: assenza di calore umano, di intimità, di poesia… cominciamo a sentirci meno che umani – il nostro mondo diventa limitato a ciò che la mente è in grado di affrontare.

La mente può fare tante cose meravigliose, ma lo stesso vale per un computer o un robot.

Grazie ai metodi e agli strumenti che vengono sperimentati in questo corso, i partecipanti imparano ad aprire il cuore ogni volta in cui scelgono di farlo… ed è sempre utile fare un po’ di pratica in un ambiente che ti aiuta come il campus della comune – dove c’è sempre una grande offerta di meditazioni per mantenere aperto il cuore, e per poter usare le sue particolari qualità anche in situazioni difficili.

Aprire il cuore, essere capace di muovere la consapevolezza dalla testa al cuore, è un passo molto importante. Il cuore è la porta – bella, creativa e amorevole – verso la meditazione, lo stato supremo della consapevolezza.

 

 

 

Anche in Italia

 

Nel corso del Festival che si terrà a Varazze dal 5 al 7 Aprile, ci sarà anche un breve workshop “Contattare il Cuore” proposto da Anando, che guida questo e altri corsi sia Pune che in Italia, e nel mondo. Ecco cosa ci scrive del suo approccio a questa tematica.

 

 

Quando parliamo dello spostarsi dalla testa verso il cuore, non stiamo parlando del cuore come s’intende di solito, dei sentimentalismi e delle emozioni sdolcinate. Stiamo parlando di individuare, all’interno di noi stessi, uno spazio di tranquillità: un territorio di apertura, accettazione, pace e gioia. Se pensiamo alla ‘testa’ come all’emisfero sinistro del cervello, con le qualità e le funzioni dell’intelletto – logica, ragione, scienza, calcolo, prosa – allora il ‘cuore’ può essere visto come l’emisfero destro: illogico, irrazionale, intuitivo, capace di apprezzare la bellezza e di meravigliarsi, il luogo della creatività, dell’amore, della poesia. E la natura ci ha dato entrambi gli emisferi, in modo da poter integrare il nostro intelletto con la nostra intuizione. Purtroppo, tutta la nostra educazione è fatta per sviluppare la ‘testa’, perché ha le qualità necessarie per il successo. Il ‘cuore’, che è necessario per entrare in empatia con gli altri – per rilassarsi, per sviluppare tolleranza e creatività – è stato trascurato. Così siamo sbilanciati, senza un equilibrio. E abbiamo perso il contatto con molti dei nostri sensi e con il mistero e la magia della vita. Ricollegarsi al cuore apre non soltanto nuove connessioni con noi stessi e gli altri, ma è anche la porta per la meditazione, il supremo rilassamento

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La Ruota della karma

 

Karma significa “causa ed effetto”. Qualsiasi cosa noi facciamo – o abbiamo fatto –  ha delle ripercussioni sia su gli altri che su noi stessi: tutti i nostri pensieri e azioni creano un’onda che provoca una risposta. E così la nostra situazione è il prodotto delle nostre azioni, del presente e del passato… anche di vite passate: ognuno è responsabile della propria condizione di vita.

 

 

L'analisi orientale del karma afferma che ci sono tre tipi di karma. Cerchiamo di comprenderli.

Il primo è chiamato sanchita. Sanchita vuol dire la somma, il totale di tutte le tue vite passate. Tutto ciò che hai fatto, tutti i modi in cui hai reagito alle situazioni, tutto ciò che hai fatto e desiderato, tutto ciò che hai ottenuto o che non sei riuscito a ottenere, la somma, il totale di tutte le tue azioni, pensieri, emozioni di tutte le vite è chiamato sanchita. Sanchita: la parola vuol dire il tutto, il tutto accumulato.

Il secondo tipo di karma è conosciuto come prarabdha. Il secondo tipo di karma è quella parte di sanchita che devi adempiere in questa vita, ciò su cui devi lavorare in questa vita. È solo una parte del totale, perché questa vita ha un limite – settant’anni o ottanta o cento. In cento anni non puoi vivere tutti i karma del passato – il sanchita, tutto ciò che hai accumulato – ma solo una parte. Quella parte è chiamata prarabdha. Poi c’è un terzo tipo di karma conosciuto come kriyaman. Questo è il karma quotidiano. Prima c’è il karma accumulato, poi una piccola porzione di esso per questa vita, e poi una porzione ancora più piccola per oggi o per questo momento. Ogni momento c’è la possibilità di fare qualcosa o di non farla. Qualcuno ti insulta: ti arrabbi. Reagisci, fai qualcosa; oppure, se sei consapevole, ti limiti a osservare, non diventi arrabbiato. Resti solo un testimone. Non fai nulla, non reagisci. Rimani calmo e padrone di te stesso; rimani centrato. L’altro non è riuscito a disturbarti.

Se l’altro ti disturba e reagisci, allora il kriyaman karma cade nel profondo ‘serbatoio’ del sanchita. A quel punto stai di nuovo accumulando, stai accumulando per le vite future. Se non reagisci, allora si porta a compimento un karma passato: devi aver insultato quest’uomo in qualche vita passata, e ora lui ha insultato te – il conto è chiuso. Finito. Un uomo consapevole si sentirà felice perché almeno questa parte è esaurita. È diventato un po’ più libero.

Un uomo va a insultare Buddha. Buddha rimane tranquillo, ascolta con attenzione e poi dice: “Grazie”. L’uomo è molto perplesso. Dice: “Sei impazzito? Io ti insulto, ti ferisco, e tu dici solo grazie?”. Buddha risponde: “Sì, perché ti stavo aspettando: io ti ho insultato in passato, e stavo aspettando. Finché non fossi arrivato tu, non potevo essere completamente libero. Ora i miei conti sono chiusi: tu sei l’ultimo – grazie per essere venuto. Potresti anche aver aspettato, potresti non essere venuto in questa vita, e allora avrei dovuto aspettarti. E non ti dico nulla di più, perché quando basta, basta: non voglio creare un’altra catena”.

In questo modo il kriyaman karma, il karma giorno per giorno, non si aggiunge, non cade nel serbatoio: in realtà, il serbatoio diventa più vuoto di prima. Lo stesso vale per il prarabdha – questa vita, la vita nel suo complesso. Se in questa vita continui a reagire, stai creando un serbatoio sempre più grande. Dovrai tornare più e più volte. Stai creando troppe catene: sarai schiavo.

Cerca di comprendere il concetto orientale di libertà. In Occidente la libertà ha una connotazione di libertà politica. In India non ci preoccupiamo molto della libertà politica perché diciamo che, se non sei libero spiritualmente, non fa molta differenza se sei libero politicamente oppure no. La cosa fondamentale è essere libero spiritualmente.

La schiavitù è creata dai karma. Tutto ciò che fai in modo inconsapevole, diventa karma. Qualsiasi azione fatta inconsapevolmente diventa un karma perché un’azione inconsapevole non è affatto un’azione: è una reazione.

Quando fai qualcosa con piena consapevolezza, non è una reazione, è un’azione, spontanea, totale. Non lascia alcuna traccia. È perfetta in se stessa, non è incompleta. Se è incompleta, allora un giorno o l’altro dovrà essere completata. Quindi se in questa vita rimani vigile, consapevole, il prarabdha si dissolve e il tuo serbatoio si svuota sempre di più. Basteranno solo poche vite perché il serbatoio si svuoti del tutto.

Il sutra dice: “Utilizzando samyama sui due tipi di karma…”. Patanjali sta parlando del sanchita e del prarabdha perché kriyaman è solo una parte del prarabdha, quindi la divisione che fa è in due parti. Che cos’è il samyama? Bisogna comprenderlo. Samyama è la più grande sintesi della consapevolezza umana, la sintesi di tre cose: dharana, dhyan e samadhi. Di solito la tua mente continua a saltare da un oggetto all’altro. Nemmeno per un istante riesci a stare in armonia con un singolo oggetto. Continui a saltare di qua e di là. La mente si muove costantemente, è un flusso. In questo momento la mente è focalizzata su qualcosa, nel prossimo su qualcos’altro, in un altro momento su qualcos’altro ancora… è questa la situazione normale della mente.

Il primo passo per uscire da questo stato è dharana. Dharana vuol dire concentrazione – fissare la tua consapevolezza su un oggetto, senza permettere all’oggetto di scomparire, riportando sempre la tua consapevolezza sull’oggetto in modo che l’abitudine inconscia della mente di vagare in continuazione può essere abbandonata; quando quest’abitudine a un continuo cambiamento viene lasciata andare, arrivi a una integrità, a una cristallizzazione. Quando ci sono tanti oggetti che si muovono di continuo, resti diviso in tante parti. Cerca di comprenderlo: rimani diviso perché i tuoi oggetti sono divisi.

Ad esempio, ami una donna oggi, un’altra domani, un’altra ancora il giorno dopo. Ciò creerà in te una divisione. Non puoi essere uno: diventerai tanti, diventerai una folla. Per questo in Oriente si insiste sul creare un amore che duri per un periodo più lungo, il più a lungo possibile. In Oriente sono stati fatti degli esperimenti nei quali una coppia è rimasta una coppia per molte vite. Ancora e ancora la stessa donna, lo stesso uomo: ciò dà un’integrità. Troppi cambiamenti erodono il tuo essere, creano una divisione.

Perciò se in Occidente la schizofrenia sta diventando quasi una cosa normale, non è certo una cosa di cui meravigliarsi. Non è strano, è naturale. Tutto cambia. Questo cambiamento costante vuol dire solo che la mente è in un’attività febbrile. Non puoi fermarti a lungo su nessuna cosa; così tutta la tua vita diventa una situazione di continui cambiamenti – come se un albero venisse sradicato – ancora e ancora e ancora – e non avesse mai il tempo necessario per far penetrare le sue radici in profondità nella terra. L’albero sarà vivo solo di nome. Non potrà fiorire – sarà impossibile – perché prima che spuntino i fiori, le radici devono essere ben salde nel terreno.

Concentrazione, quindi, vuol dire portare la consapevolezza su un oggetto e diventare capace di trattenerla lì – qualunque sia l’oggetto. Se guardi una rosa, continua a guardarla senza interruzione. La mente continua sempre a distrarsi, ad andare di qua e di là; tu la riporti indietro, tu domi la mente – domi il toro. La riporti sulla rosa. La mente si sposta nuovamente e tu la riporti indietro. A poco a poco, la mente inizia a restare con la rosa per periodi più lunghi. Quando la mente rimane sulla rosa per un periodo più lungo, puoi per la prima volta scoprire cos’è una rosa. Non è solo una rosa: il divino ha trovato in essa la sua fioritura. La fragranza non appartiene solo alla rosa, la fragranza è divina. Ma tu non sei mai stato in rapporto con la rosa per un tempo sufficiente.

Siediti vicino a un albero e rimani lì, solamente con l’albero. Siediti con il tuo ragazzo o con la tua ragazza e resta con lei o lui: riportati al presente, più e più volte. Altrimenti, quello che accade… Persino se fai l’amore con una donna pensi a qualcos’altro – magari te ne vai in un mondo tutto diverso. Persino in amore non sei focalizzato, e così perdi una grossa opportunità: si apre una porta, ma tu non sei lì per vederla… e quando torni la porta è di nuovo chiusa.

In ogni istante ci sono milioni di possibilità di vedere il divino, ma tu non ci sei. Arriva e bussa alla tua porta, ma tu non ci sei. Non ti trova mai presente. Tu continui a vagare dappertutto. Questo vagabondaggio deve essere fermato – è questo il significato di dharana. Dharana è il primo passo della grande sintesi di samyama.

Il secondo passo è dhyan. Nel dharana, nella concentrazione, porti la mente a un punto di focalizzazione: l’oggetto è importante. Devi riportare in continuazione l’oggetto alla tua consapevolezza, non devi perderlo di vista. L’oggetto è importante nel dharana. Il secondo passo è dhyan, meditazione. Nella meditazione l’oggetto non è più importante: diventa secondario. Adesso diventa importante il flusso della consapevolezza – la consapevolezza in se stessa, che viene riversata sull’oggetto. Andrà bene qualunque oggetto, l’importante è che la consapevolezza venga riversata con continuità: non ci dovrebbero essere interruzioni.

Hai mai notato? Se versi dell’acqua da una pentola a un’altra, ci sono dei vuoti, delle pause. Se versi dell’olio da una pentola all’altra, non c’è alcuna  interruzione. L’olio ha una continuità, l’acqua cade in modo discontinuo. Dhyan vuol dire – la meditazione vuol dire – che la tua consapevolezza dovrebbe cadere su ogni oggetto di concentrazione con continuità. Altrimenti la consapevolezza vacilla. È un continuo vacillare, tremolare: non è una fiamma, una luce continua. A volte c’è, a volte scompare; poi c’è di nuovo, poi scompare; poi riappare di nuovo. In dhyan devi renderla continua, di una continuità assoluta.

Quando la consapevolezza diventa continua, diventi straordinariamente forte. Per la prima volta scopri cos’è la vita. Per la prima volta, spariscono i ‘buchi’ nella tua vita. Per la prima volta sei tutto di un pezzo. Il tuo essere integro vuol dire che la consapevolezza è integra. Se la tua consapevolezza assomiglia a delle gocce d’acqua, se non è continua, non puoi essere veramente presente. Quei vuoti saranno un disturbo. La tua vita sarà opaca e incerta, non avrà forza, potere, energia. Quando la consapevolezza fluisce in un fenomeno continuo, come un fiume, diventi una cascata di energia.

Questo è il secondo passo del samyama, il secondo ingrediente; e poi c’è il terzo ingrediente, quello supremo, il samadhi. In dharana, nella concentrazione, l’oggetto è importante perché devi scegliere un oggetto tra milioni di altri. In dhyan, nella meditazione, la consapevolezza è importante: devi rendere questa consapevolezza un flusso continuo. Nel samadhi, il soggetto è importante: perché è il soggetto che devi abbandonare, lasciar andare.

Tu hai lasciato andare molti oggetti. Quando c’erano tanti oggetti, tu eri tanti soggetti: una folla, un’esistenza ‘poli-psichica’ – non una mente, ma tante menti.

C’è chi viene da me e dice: “Vorrei diventare un tuo discepolo, ma…”. Quel ‘ma’ introduce la ‘seconda mente’. Pensano di essere sempre se stessi, ma in effetti quel ‘ma’ introduce un’altra mente, un’idea differente. Non sono coerenti  – vorrebbero fare qualcosa e, allo stesso tempo, vorrebbero non farla: come se avessero due menti. Se osservi scoprirai in te tante menti – è quasi come la piazza di un mercato.

Quando ci sono troppi oggetti, ci sono troppe menti che vi corrispondono. Quando c’è un solo oggetto, sorge una sola mente – focalizzata, centrata, radicata, ben piantata nella realtà. Adesso quest’unica mente deve essere lasciata andare, altrimenti rimarrai nell’ego.

Hai abbandonato la moltitudine, adesso lascia andare anche quell’uno solo – nel samadhi quest’unica mente va abbandonata. Quando quest’unica mente cade, scompare anche l’unico oggetto, perché non può più rimanere lì – vanno sempre di pari passo.

Nel samadhi rimane solo la consapevolezza, come spazio puro. Queste tre cose insieme sono chiamate samyama. Samyama è la sintesi più alta della consapevolezza umana.

 

 

… Quando entri in una stanza oscura, non sei in grado di vedere cosa c’è dentro; quando invece entri con una luce, puoi vedere cosa c’è, o cosa non c’è. Per tutta la vita ti muovi praticamente nell’oscurità, quindi non sai quanto prarabdha rimanga – prarabdha, il karma di questa vita.  Quando usi il samyama – una luce brillante – una consapevolezza pienamente vigile. Puoi vedere quanto karma sia rimasto.

 

 

Un’altra cosa… Il karma kriyaman, il karma giorno per giorno, è solo un frammento molto piccolo; in termini psicologici moderni lo chiameremmo il conscio. Al di sotto di questo c’è prarabhda; in termini psicologici moderni lo chiameremmo il subconscio. Ancora al di sotto c’è sanchita; in termini psicologici moderni lo chiameremmo l’inconscio.

Di solito non sei consapevole nemmeno delle tue attività della vita quotidiana, quindi come puoi essere consapevole di prarabdha o sanchita? È impossibile. Inizia quindi col diventare consapevole delle attività di tutti i giorni. Camminando per strada, sii consapevole. Mangiando il tuo cibo, sii consapevole. Resta attento e osserva ciò che fai. Rimani totalmente con la tua azione, non andare di qua e di là. Non agire come uno zombie. Non muoverti come se fossi immerso in un’ipnosi profonda. Tutto ciò che dici, dillo in piena consapevolezza, in modo che non dovrai mai pentirtene.

Quando dici: “Mi dispiace, ho detto qualcosa che non avrei mai voluto dire”, ciò dimostra semplicemente che eri addormentato, inconsapevole. Quando dici: “Ho fatto qualcosa e non so come e perché. Non so come sia accaduto. L’ho fatto a dispetto di me stesso”, allora ricorda che hai fatto qualcosa nel sonno.

Diventa sempre più consapevole. Questo è il significato dell’essere qui e ora. In questo momento mi stai ascoltando: potresti essere solo le tue orecchie… pienamente consapevole, senza che nemmeno un pensiero ti passi per la mente, nessun disturbo, senza che ci sia dentro di te alcuna nuvola. Sei solo focalizzato su di me – mi ascolti totalmente – sei solo con me, qui e ora: questo è il primo passo. Se arrivi a questo, il secondo passo diventa possibile, allora puoi andare nel subconscio.

Allora quando qualcuno ti insulta, non diventerai consapevole solo nel momento in cui ti arrabbi. Diventerai immediatamente consapevole che qualcuno ti ha insultato – che una certa rabbia è entrata nelle profondità subconscie del tuo essere, solo una piccola onda, molto sottile. Se non sei estremamente sensibile e consapevole, non te ne accorgerai – non lo saprai finché non esploderà nel tuo conscio. A poco a poco diventerai consapevole delle sfumature più sottili, delle gradazioni più fini delle emozioni – quello è prarabdha, il subconscio.

Quando diventi consapevole del subconscio, ti sarà possibile fare un altro passo. Più cresci, più diventa possibile un’ulteriore crescita. Sarai in grado di vedere, ora, il terzo passo, il passo finale, quello di diventare consapevole di sanchita, il passato accumulato. Quando entri nell’inconscio – il che vuol dire che porti la luce della consapevolezza nel nucleo più profondo del tuo essere – diventi illuminato. Questo è il senso di diventare un buddha – ora non c’è nulla che rimane all’oscuro. In ogni angolo ora c’è luce. Allora puoi vivere, puoi agire, ma senza accumulare karma.1

 

1 tratto da: Osho,

Yoga: The Alpha and the Omega vol 8 #

 

 

 

Tre giorni prima...

Quando diventi totalmente consapevole del tuo karma, puoi vedere anche quando morirai.

 

 

Si dice di Ramakrishna che fosse troppo interessato al cibo, anzi che ne fosse ossessionato. È un fatto molto improbabile. Persino sua moglie, Sharda, ne era imbarazzata; perché era un grande santo, ma con quest’unico difetto, e il difetto era che era troppo interessato al cibo. Il suo interesse era tale che mentre stava dando il satsang ai suoi discepoli, proprio allora diceva: “Aspetta, sto arrivando”, e andava a dare un’occhiata in cucina, per vedere cosa stessero cucinando. Andava e chiedeva: “Che si prepara oggi?”, e poi tornava di nuovo a fare il satsang.

I suoi discepoli più stretti erano preoccupati. Dicevano: “Questo non è bello, Paramhansa. È tutto così bello – sulla terra non è mai apparso un uomo così bello e perfetto – ma questa piccola cosa, perché non la lasci perdere?”. Ma lui rideva e non diceva nulla.

Un giorno sua moglie Sharda insistette un po’ troppo. Lui disse: “Va bene, se insisti, te lo dirò. Il mio prarabdha è esaurito e io rimango attaccato alla vita solo grazie a questo cibo. Se lo lasciassi perdere, scomparirei”.

La moglie non riusciva a crederci. È molto difficile per una moglie credere al proprio marito – anche se il marito è un Paramhansa, non fa alcuna differenza. La moglie deve aver pensato che stesse scherzando, o che stesse cercando di trovare una razionalizzazione. Ramakrishna se ne accorse e disse: “Guarda, lo so che non ti fidi di me, ma lo vedrai. Il giorno in cui starò per morire, tre giorni prima di quella data, tre giorni prima della mia morte, non guarderò più il cibo. Tu mi porterai il thali, il mio cibo, e io guarderò in un’altra direzione: allora saprai che resterò qui solo tre giorni”.

Non credettero nemmeno a questo; se ne dimenticarono. Ma poi, proprio tre giorni prima della morte – Ramakrishna si stava riposando – Sharda gli portò il suo thali: lui si girò e guardò dall’altra parte. Di colpo la moglie si rese conto e ricordò. Il thali le cadde dalle mani e scoppiò a piangere. Ramakrishna disse: “Ora non piangere. Il mio lavoro è finito; non occorre che rimanga attaccato alla vita”. E esattamente tre giorni dopo morì.

Rimaneva attaccato alla vita per compassione, cercando di creare un legame, una catena. La schiavitù è finita, la prigione è scomparsa. Per compassione cercava ancora di rimanere attaccato, di attardarsi ancora su questa sponda, per aiutare chi si era raccolto intorno a lui. Ma è difficile comprendere un Paramhansa. È difficile comprendere un uomo che è diventato un buddha, uno che ha vuotato tutto il suo sanchita, tutto il karma accumulato. È molto difficile. Ramakrishna non era più sottoposto alla forza di gravità, quindi si teneva attaccato a una roccia. La roccia è sottoposta alla forza di gravità. Si attaccava a una roccia in modo da poter attardarsi un po’ più a lungo su questa terra. 1

 

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…e la morte non ti può più vedere.

L'unico modo per evitare la morte

 

 

Ho sentito una storia molto bella. Una volta c’era un grande scultore, un grande artista. La sua arte era così perfetta che quando decideva di fare la statua di una persona, era difficile distinguere l’uomo dalla statua: era così realistica, così viva, così simile all’originale. Un astrologo gli predisse che sarebbe morto presto: la sua morte si stava avvicinando.

Naturalmente si spaventò molto – era terrorizzato – e, come succede a tutti, avrebbe voluto evitare di morire. Ci pensò, ci meditò sopra, e trovò un sistema. Creò delle statue di se stesso – undici in tutto – e quando la morte venne a bussare alla sua porta, quando l’Angelo della Morte entrò, si nascose in mezzo alle sue undici statue. Smise di respirare.

 

L’Angelo della Morte rimase perplesso, non poteva credere ai suoi occhi – non gli era mai accaduto prima: una situazione del tutto irregolare. Non si era mai sentito dire che dio avesse creato due persone del tutto identiche: l’esistenza crea sempre qualcosa di unico. Non ha mai creduto nella routine. Non è una catena di montaggio. È assolutamente contraria alle copie carbone: crea solo originali. Che cosa era accaduto? Dodici persone in tutto, e assolutamente identiche? Ora, quale portare via? Solo una dev’essere portata via. La morte, l’Angelo della Morte, non riusciva a decidere. Perplesso, preoccupato, nervoso, tornò indietro e chiese a dio: “Che cosa hai fatto? Ci sono dodici persone assolutamente identiche, e io devo portarne via una sola. Come faccio a scegliere?”.

Dio si mise a ridere. Disse all’Angelo della Morte di avvicinarsi e gli sussurrò all’orecchio una frase: la formula, l’indizio per poter distinguere il reale dall’irreale. E gli disse: “Vai, e dilla a voce alta nella stanza in cui l’artista si nasconde tra le sue statue”.

L’Angelo della Morte chiese: “Ma come funzionerà?”. Dio replicò: “Non preoccuparti. Vai e prova”.

L’Angelo della Morte arrivò nella stanza, senza ancora riuscire a credere che il metodo avrebbe funzionato. Arrivò, si guardò intorno e, senza rivolgersi a nessuno in particolare, disse: “È tutto perfetto, tranne un particolare. Hai fatto un ottimo lavoro, ma a un certo punto hai sbagliato. C’è un errore!”.

L’uomo si dimenticò completamente di essersi nascosto. Saltò su e disse: “Quale errore?”. E l’Angelo della Morte si mise a ridere. “Sei in trappola” disse “non puoi dimenticarti di te stesso: è questo l’unico errore. Vieni, seguimi.”

Se esiste l’ego, esiste la morte. Nel momento in cui l’ego scompare, scompare anche la morte. Tu non morirai, ricordalo, ma se pensi di esistere… allora morirai. Se pensi di essere un’entità separata, allora morirai. Questa falsa

entità dell’ego morirà… ma se pensi a te stesso in termini di non essere, in termini di non ego, allora la morte non c’è – sei già andato al di là della morte. Sei sempre stato al di là della morte, ora hai riconosciuto questo fatto.

L’artista fu preso in trappola perché non era in grado di scomparire nel non essere.

Buddha dice: “Se puoi vedere la morte, la morte non può vedere te”. Se puoi morire prima che arrivi la morte, allora la morte non può venire da te – e non occorre creare delle statue. Questo non ti può aiutare: nel tuo intimo devi distruggere una statua, non crearne altre undici. Devi distruggere l’immagine dell’ego. Non ti serve creare altre statue, altre immagini.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Il momento di muoversi

 

“Chi, nella vita, desidera avventurarsi in territori più ‘profondi’, deve essere pronto a vivere nell’insicurezza, deve essere pronto a correre rischi, deve essere pronto ad affrontare l’ignoto.” dice Osho. Qui di seguito Sonya ci racconta le sue riflessioni al riguardo.

 

 

Devi prendere la vita nelle tue mani. Se diventi responsabile — responsabile di te stesso – se accetti che devi indagare, e cercare la tua strada... la vita si trasforma in una avventura. La vita diventa un’esaltante scoperta di fatti nuovi, nuove verità, nuovi territori, nuove esplosioni di gioia.

Osho

 

 

Non c’è alcun ostacolo tranne la paura,

la paura dell’ignoto.

ABBANDONALA.

Osho

 

 

Nessun altro può vivere al tuo posto. Devi vivere la tua vita e devi cercare… e indagare le questioni fondamentali della vita.

Se non fai queste scoperte per conto tuo, non ci sarà alcuna gioia, alcuna estasi.

Osho

 

 

Fino a quando non scopri da solo la risposta...

Osho

 

 

La mia unica funzione è di mettere la tua vita nelle tue mani... Non voglio renderti simile a me, farti a mia immagine. Desidero solo che tu riesca a sbocciare nella tua autentica individualità. Io non so cosa sia, e neppure tu lo sai... ed è un bene che non sappiamo già di che cosa si tratti, perché così sarà veramente una sorpresa — come scoprire all'improvviso un immenso tesoro. Come ho detto, io mi fido dite.

Osho

 

 

Una vita regolare da anni, scandita da un ritmo sempre uguale: sei mesi in Italia e sei mesi a Pune, a lavorare per l’Osho Times. Un bel ritmo, da tanti invidiatomi.

Eppure io mi sento soffocare. Il lavoro è bello e creativo: tradurre testi di Osho, impaginare gli articoli scelti, trovare le foto, scegliere le impostazioni, e organizzare il tutto in India, dove l’organizzazione non sanno neppure cos’è. Dunque non è il lavoro che mi fa star male. Non si tratta neppure dei rapporti con gli altri. Non potrei trovare persone migliori con cui lavorare: amiche e ‘compagne di viaggio’, persone sincere che come me cercano di vivere ogni situazione con tutto l’amore e la consapevolezza possibili.

Eppure, in me c’è qualcosa che mi rende infelice. È difficile ammettere che una situazione così ‘perfetta’ mi pesi, ma il mio corpo comincia a dare segni di stanchezza, stare tante ore davanti al computer mi affatica, mi manca l’aria… ma non so bene cosa c’è che non va.

Quando al ritorno da un ennesimo viaggio a Pune il mio amato mi propone di andare a vivere con lui in campagna, di lasciare tutto e vedere cosa succede, in che direzione si muove la mia vita, dove la mia energia mi conduce… be’, la prima reazione è stata di panico totale! Come faccio a lasciare tutto? Dove va a finire la mia immagine di persona affidabile e responsabile? Come faranno gli altri senza di me? In fondo mi ritengo indispensabile, anche se razionalmente e per esperienza so di non esserlo affatto. Il senso di colpa mi attanaglia. Il nodo si aggroviglia intorno a un’immagine di me, al mio ego insomma, che non voglio lasciare andare ad alcun costo, anche a quello di soffocare. Ho un bel ripetermi che il cambiamento è la materia prima dell’esistenza, ho un bell’ascoltare Osho dire che la sicurezza non esiste, che vivere nell’insicurezza è l’unico modo di vivere davvero, che una vita protetta è una vita annientata. Ma io non voglio cambiare, se questo cambiamento vuol dire deludere le aspettative di quanti mi sono vicini.

Ho passato settimane di angoscia. Da un lato la mia verità: fermarmi, respirare, osservare cosa mi accade quando non ho più obblighi e doveri; dall’altra la mia personalità che così pazientemente si era costruita un nascondiglio sicuro. Non faccio un lavoro qualsiasi: traduco Osho, io! Non sono circondata da persone qualsiasi: sono tutti sannyasin di Osho, ricercatori spirituali! Non lavoro solo per i soldi, io! Ma per rendere disponibile la visione di Osho al maggior numero di persone possibili… anche se nessuno mi ha mai chiesto di farlo, Osho men che meno.

Più osservo queste argomentazioni e più le vedo per quello che sono: sforzi della mente di rifiutare il cambiamento, teorizzazioni con una patina di spiritualità, pensieri che vogliono imporsi alla realtà e quindi stronzate. La voce interiore che da mesi stava cercando di farsi sentire diventa sempre più forte.

 Il passo da fare è chiaro, anche se non oso neppure immaginare una vita diversa da quella che ho condotto finora.

Vedo con chiarezza emergere un condizionamento familiare: l’etica del dovere, del lavoro prima di tutto, e, insieme a questo, la ferita del non sentirmi degna neppure di essere al mondo, e quindi la necessità di giustificare la mia esistenza con il mio ‘essere utile’. Questo incontro faccia a faccia con il mio ego è stato dolorosissimo, ma necessario. Quando, nonostante tutti i tentativi di giustificare le mie resistenze a cambiare, ho capito che in fondo difendevo solo la falsa roccaforte della personalità, ho raccolto tutto il mio coraggio (e non era molto!) e ho fatto il passo. Sono saltata nel vuoto: ho cambiato città, ho lasciato il lavoro, la casa, gli amici.

 

Ora sono qui, in campagna, guardo dalla finestra e vedo un susseguirsi di colline coperte di verde. Il ritmo della mia vita è cambiato completamente. Mi sto regalando spazio e tempo. Mi muovo o non mi muovo solo quando la mia energia me lo suggerisce. La voce interiore tace in un silenzio assorto. E io mi godo questo silenzio. Le mie giornate sono piene: dormo, mangio, faccio l’amore, passeggio, mi siedo in silenzio e osservo i miei pensieri, cucino, leggo, studio e… respiro.

Non è il momento di pensare al futuro, ma di vivere il presente.. L’unica certezza è ‘questo presente’ e so che è giusto così. Quando sarà il momento di muoversi, ora lo so, sentirò di nuovo il richiamo e chissà che non abbia imparato ad avere un po’ meno paura dell’ignoto!

Sonya

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Un Libro da vivere

 

 

La luce nell'abisso

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Pagine 96 - Lire 10.000

 

 

La tua natura: La beatitudine è la natura intrinseca dell’uomo. Non devi raggiungerla, devi solo riscoprirla. Noi la possediamo già. Noi siamo la beatitudine. Cercarla altrove è un modo sicuro per perderla. Smetti di cercarla e guarda dentro te stesso: là ti sta aspettando la più grande sorpresa della tua vita perché, qualsiasi cosa tu sia andato cercando nei secoli, per molte vite, è già in te. Non devi essere un mendicante, tu sei nato imperatore. Eppure, il regno di dio è in te e i tuoi occhi lo cercano all’esterno, di conseguenza continui a lasciartelo sfuggire. È dietro i tuoi occhi, non davanti al tuo sguardo. … è la tua soggettività. Non devi cercarlo, perché è la natura stessa del ricercatore. Allora, anche nella foresta più oscura, totalmente solo in una grotta, puoi essere felice. Altrimenti, perfino i palazzi creano solo infelicità.

 

Nessun antagonismo: Nella mia visione della vita, il materialismo e la spiritualità non si contrappongono; il materialismo spiana la via alla religione. Ecco perché io sono totalmente materialista e totalmente spirituale. È uno degli insegnamenti fondamentali che vi trasmetto: non create mai un antagonismo tra il corpo e l’anima, tra il mondo e il divino. Non create mai alcun antagonismo tra il materialismo e la spiritualità: procedono di pari passo, come il corpo e l’anima. Rimanete materialisti e usate il vostro materialismo come punto di partenza verso la spiritualità.

 

Vivere: Io vi sto chiamando perché usciate dalle vostre tombe: perché la via che avete percorso finora non è la vera Via; vi siete preoccupati delle banalità e avete dimenticato l’essenziale; state raccogliendo conchiglie e pietre colorate sulla spiaggia e avete completamente dimenticato i diamanti che sono vicinissimi a voi; state raccogliendo solo cianfrusaglie che la morte vi porterà via.

 

L’abisso: Così come sei, saresti infelice ovunque, perfino in paradiso. Troveresti i modi e i mezzi per essere infelice perfino in paradiso: perché porteresti con te tutte le tue gelosie, tutta la tua avidità, tutta la tua possessività, tutta la tua rabbia… porteresti con te l’intero tuo bagaglio. Nell’istante in cui raggiungessi il paradiso, perfino là creeresti intorno a te l’inferno, perché porteresti con te i semi dell’inferno.

 

La distanza: Quando stai entrando in te stesso tramite la meditazione, vedi sorgere improvvisamente una grande distanza tra te e i rumori che ti circondano. Fino a un momento prima, i rumori si identificavano praticamente con te e tu eri nei rumori; ora te ne stai allontanando. Fisicamente sei sempre là dov’eri prima, non occorre che tu fugga sulle montagne. Questo è il modo per scoprire le tue vere montagne interiori, questo è il modo per scoprire l’Himalaya che c’è in te. Cominci a entrare in un profondo silenzio e improvvisamente tutti i rumori che erano tanto vicini a te, e tutto il turbinio che avevi dentro, cominciano ad allontanarsi sempre più. Tutto rimane com’era prima, all’esterno niente è cambiato… ma, quando la meditazione va in profondità, avrai questa sensazione: sentirai sorgere una distanza dalle cose esteriori.

 

Ritorna all’origine: La meditazione è un rivolgersi verso il nucleo profondo dal quale è scaturito tutto: il corpo, i desideri, i pensieri, la mente. Tu devi ritornare alla sorgente. La religione è il ritorno alla sorgente, e conoscere la tua sorgente significa conoscere il divino, conoscere la tua sorgente significa conoscere la tua meta, perché entrambi sono la stessa entità. Ritornare al tuo nucleo profondo, dal quale hai iniziato a vivere, significa raggiungere l’Assoluto, la vetta suprema che desideravi raggiungere: ora il cerchio è concluso. C’è un momento in cui l’alfa diventa l’omega, in quell’istante sussiste l’appagamento. Quando il cerchio è concluso, c’è l’appagamento.

 

La luce: Quando avrai visto il Fiore dorato aperto, sbocciato e avrai visto apparire il fior di loto dorato del Buddha, sarai arrivato a casa. Questa è la meta suprema. Questo è ciò che devi scoprire. Questo è ciò che puoi scoprire: è un tuo diritto di nascita. Se te lo lascerai sfuggire, la responsabilità sarà soltanto tua e di nessun altro.

 

 (ritorna al sommario)