SOMMARIO

 

 

2 DOVE MEDITARE

I centri di meditazione di Osho regione per regione e altri indirizzi.

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 PRIMO PIANO

I VELENI DEL CRISTIANESIMO

• Gli italiani soprattutto

• Servire il Signore?

I profondi condizionamenti religiosi che ci impediscono di vedere la realtà. Un esame dettagliato di molti valori e affermazioni del Cristianesimo, che ne mette in luce le contraddizioni e i pericoli.

 

19 IL RICERCATORE

• Il bell'addormentato...

• Lo stato della mente La fantastica storici

di un meditatore che si trova a vivere all'interno di un film.

 

24 LA MAPPA

Provviste per il viaggio

Una guida per formare il proprio "hit" da viaggio quando si parte per il viaggio interiore.

 

29 THE FESTIVAL

Varazze - Alleggerire l'anima

Meditazione e celebrazione: Il programma completo del festival di aprile.

 

39 PRIMO PIANO

La folla

Il dilemma tra la paura della solitudine e il desiderio di libertà.

 

40 RELAZIONI

COPPIE ALLO SPECCHIO

• Fedeli all'amore

• Luna di miele, luna di fiele

• Riflessioni su una storia d'amore

• Il fuoco della passione

 

Come affrontare gli alti e bassi di una relazione d'amore al di là degli abituali condizionamenti. Per crescere insieme nella consapevolezza.

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di febbraio.

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 UN LIBRO DA VIVERE

Aprirsi alla vita

Svegliati e chiedi: "Sto davvero vivendo?"

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

LE NOTIZIE

 

 

Osho....parla italiano

 

Ci sono più di un milione di libri di Osho in circolazione in Italia e la risposta dei lettori alle novità e alle ristampe continua a essere sempre molto favorevole. L’anno scorso, ad esempio, ha visto la pubblicazione de Il libro della consapevolezza, l’ultima parte di The book of Wisdom, che si aggiunge ai precedenti tre volumi – Il libro della saggezza, Il libro dell’alchimia interiore, Il libro del risveglio – e che chiude la ‘saga’ di Atisha, il fondatore del Buddhismo tibetano. Per dare un po’ di cifre, nel 2001 ci sono state 7 novità, 5 riproposte e numerose ristampe, con Il Libro Arancione ristampato – per la prima volta nella sua lunga storia – due volte nell’arco dello stesso anno.

Fra le novità del 2002 il completamento di un’altra opera cardine cui Osho ha dedicato 31 discorsi: The secret of secrets. Un testo atteso che ha visto andare letteralmente a ruba il primo volume ‘Il cuore celeste’ e il secondo ‘Lo splendore dell’essere’. A Febbraio 2002 uscirà la terza parte La luce nell’abisso e Settembre la quarta e ultima parte ‘Il sacro fuoco’. Difficile in poco spazio elencare tutti i titoli. Nel 2002 i lavori ‘in cantiere’ sono 40, di cui 10 sono novità… Se avete un indirizzo e-mail, richiedete a Oshoba (oshoba@oshoba.it) la newsletter, inviata appena il libro è disponibile, con un’ampia scheda di presentazione. Un invito a ogni lettore: vorremmo dare spazio e voce a tutti coloro che sappiamo leggere Osho da anni. Noi ogni mese presentiamo un nuovo libro di Osho, man mano che i suoi discorsi vengono pubblicati, ma ci rendiamo conto che decine di voi, leggendo, trovano prospettive e leggono qualcosa tra le righe – forse di più intimo, di certo toccante. Vorremmo dunque proporre a tutti di condividere questa passione che è ben di più di una semplice lettura. Perché non far uscire il tuo parere, le tue sensazioni, il tuo tocco poetico, ciò che hai compreso grazie alla lettura di un particolare libro di Osho? Se te la senti, mandaci, via e-mail (o per posta) una tua recensione: le migliori verranno pubblicate in una nuova rubrica di libri, in cui ripresenteremo via via le opere di Osho, così come voi ce le illustrerete. Ti raccomandiamo la brevità… e non cercare di fare bella figura con pareri troppo logorroici o troppo dotti: immagina una chiacchierata tra amici – forse quella che hai fatto, consigliando una particolare lettura a qualcuno che ti è vicino. Aspettiamo…

Anche su Internet Osho ‘in italiano’ va forte, sulle ormai quasi 10.000 visite al giorno sul sito osho.com quelle dall’Italia sono al secondo posto – dopo gli USA. Il successo del sito di Osho è grande, si calcola che ogni giorno visitatori da tutto il mondo passino un totale di 900 ore su osho.com, e il loro numero cresce ogni anno in maniera esponenziale. Sempre interessanti le novità: dopo l’area sulla meditazione, con spiegazioni e videoclip – l’abbiamo descritta nel numero scorso – il prossimo progetto é un’area dedicata specificatamente a come rimanere meditativi nell’ambito del lavoro – come riuscire a sopportare il capo, insomma… interessante, vero?

 

 

A Pune intanto…

 

Un party entusiasmante quello per celebrare l’arrivo del 2002, qui al Meditation Resort di Pune, che per l’occasione si è trasformato in un territorio ancora più magico del solito.

Mentre nel grande ‘Meera Barn’ – trasformato per l’occasione nella ‘Grotta degli Elfi’ – si alternavano sul palco diverse band per ballare con musica dal vivo, in Buddha Hall si sentiva il ritmo della trance dance, a cui l’energia del posto toglieva ogni connotato dark.

Intorno al Plaza, invece, pura e semplice disco–music… e poi sfilata di costumi, spettacoli di giocolieri – che creavano nel buio fantastiche visioni facendo ruotare le loro sfere infuocate – statue viventi e un buon numero di artisti del trucco, a disposizione di chi voleva farsi ‘decorare’ all’ultimo minuto!

Grande il momento in cui siamo entrati nel 2002… in molti non se ne sono quasi accorti! Non si trattava tanto di una festa per l’arrivo di un nuovo anno, quanto semplicemente di continuare a  far festa, a celebrare, anche nel nuovo anno, al di là di tensioni, preoccupazioni, incertezze.

In molti, alle 6 del mattino dopo, anche per la meditazione dinamica – ah… i buoni proponimenti per l’anno nuovo! – e poi un’affollatissima ‘Meditazione della Risata’, per iniziare, fin dal primo dell’anno, a prendere meno sul serio se stessi e tutto il resto di questo pazzo mondo… che a quanto sembra non riesce proprio a farlo!

  (ritorna al sommario)

 

 

 

I veleni del Cristianesimo

I profondi condizionamenti religiosi che ci impediscono di vedere la realtà.

 

I dettami fondamentali della religione dominante nel nostro ambiente sociale ci vengono instillati fin dalla più tenera età, in forme che non lasciano spazio ad alcuna reale verifica, tanto è profonda la loro presenza nell’inconscio collettivo. Nei brani che seguono Osho, prendendo spunto da domande e dichiarazioni di alcuni monaci cristiani in visita alla Comune di Pune, esamina dettagliatamente molti valori e affermazioni del Cristianesimo, mettendone in luce le contraddizioni e i pericoli.

 

 

Obbedienza

Vorrei cominciare proprio dall’inizio, perché il Cristianesimo crede che l’obbedienza sia la virtù fondamentale e che la disobbedienza sia il peccato originale. E il peccato originale – secondo i cristiani – venne commesso da Adamo ed Eva. Secondo me il peccato originale venne commesso dal dio cristiano. Quando creò Eva con una costola di Adamo, egli disse ai due: “Nel Giardino dell’Eden, nel paradiso terrestre…”. Il giardino era immenso, c’erano milioni di alberi, e dio ne indicò due: “Non dovete mangiare i frutti di quei due alberi”. Uno era l’albero della conoscenza, l’altro della vita eterna.

Ma che razza di padre è quello che proibisce ai propri figli di diventare saggi e intelligenti? E impedisce loro di diventare immortali, di trascendere il cerchio della vita e della morte? Che razza di dio è questo?

…e dio li colse sul fatto, mentre mangiavano il frutto dell’albero della conoscenza – che non era altro che una mela. Questo viene considerato il peccato originale, il fatto che non obbedirono a dio. E poiché loro commisero quel peccato originale di disobbedienza, voi siete tutti peccatori dall’origine, perché provenite dal loro stesso sangue. L’obbedienza è stata sempre la virtù fondamentale. Perché? Per perpetuare il passato, per mantenere lo status quo della società, così com’è, senza alcun cambiamento, per mantenere milioni di persone in uno stato di schiavitù spirituale: questa è l’obbedienza.

Lasciati sfruttare, ma non disobbedire. Comportati come una pecora, non come un leone; questo è stato l’insegnamento del Cristianesimo e di altre religioni.

Qual è il valore dell’obbedienza? Certo, ogni politico vuole l’obbedienza, ogni prete vuole l’obbedienza, ogni generale vuole l’obbedienza, ogni ricco vuole l’obbedienza dei suoi servitori, ogni marito vuole l’obbedienza della moglie, dei figli. Il potere costituito si basa sull’obbedienza. Io ti insegno la consapevolezza, e se la tua consapevolezza sente che qualcosa è giusto, ne seguirà l’obbedienza. Se la tua consapevolezza sente che qualcosa non è giusto, ne seguirà la disobbedienza. Io non ti insegno né l’obbedienza né la disobbedienza.

Ti insegno solo la consapevolezza, la chiarezza di visione; in modo che tu possa vedere da te.

L’obbedienza ti insegna la cecità. Ti insegna la stupidità. L’obbedienza ti insegna questo: “Tu non hai alcuna responsabilità personale, devi solo obbedire agli ordini!”. L’obbedienza non è una virtù. Troppi esseri umani sono stati uccisi, messi al rogo, in nome dell’obbedienza…

Con questo non ti invito a reagire diventando disobbediente. Voglio che tu cresca e superi il dualismo obbedienza/disobbedienza.

 

 

Voglio che tu acquisti la capacità di vedere ogni situazione nella sua interezza, rispondendo in base alla tua consapevolezza, alla tua coscienza, alla tua meditazione. Il problema non sta nell’obbedienza o nella disobbedienza.

 

 

Fede… cieca

Questi monaci affermano che il Cristianesimo ha dato al mondo fede, speranza e carità.

Cos’è la fede? È sempre cieca. Un uomo che sa non ha bisogno di fede. Io non chiedo di avere fede in me. Gesù lo chiede, Krishna lo chiede: “Abbi fede in me”. Tu sei totalmente ignorante. Nella tua ignoranza qualunque cosa tu creda, qualunque sia la tua fede, sarà un prodotto dell’ignoranza, della paura – della società, della rispettabilità.

La fede non è una virtù e non è un gran contributo all’evoluzione umana. La fede è l’ostacolo maggiore alla ricerca della verità. Prima che tu abbia iniziato a cercare, ti viene data una sporca fede di seconda mano, e ti viene detto che questo è più che sufficiente; non devi cercare, Gesù l’ha fatto per te, Buddha l’ha fatto per te.

Ma Buddha ha anche bevuto dell’acqua e la mia sete non si è spenta. Gesù ha bevuto vino, e io non sono diventato ubriaco. In che modo la fede in Gesù può essermi d’aiuto?

La fede è semplicemente un modo per nascondere l’ignoranza, ed è molto a buon mercato. La verità ha bisogno di grande energia, di un senso d’urgenza molto forte e di un coinvolgimento totale nella ricerca.

La verità è dentro di te, la fede ti arriva da fuori.

E qualunque cosa ti venga dall’esterno non ti sarà d’aiuto. Non la puoi interiorizzare. La verità è sempre viva dentro di te, non hai bisogno di alcuna fede. È la fede che ha tenuto l’umanità nell’ignoranza. Non è un contributo all’evoluzione, è un contributo all’involuzione. Involuzione significa regredire, non progredire.

La fede è sempre in qualcun altro: in Gesù, in dio… È sempre esterna a te, e la verità è dentro di te. Con l’atto di fede ti muovi verso l’esterno, e ti allontani sempre di più dalla verità.

Io sono assolutamente contrario alla fede, a tutti i sistemi di credenze, perché essi hanno impedito all’uomo di scoprire la propria buddhità, la propria natura divina. Ma nessun prete vuole che tu la scopra. I preti di tutte le religioni vogliono che tu ti allontani il più possibile da te stesso, solo così puoi essere sfruttato.

Nel momento in cui comprendi di essere parte di questa esistenza – e non solo parte, ma sei l’intera esistenza – che sei un buddha per diritto di nascita, nessun prete potrà sfruttarti. Per lo sfruttamento è necessaria la fede.

Le religioni insegnano la fede, perché non possono aiutarti a scoprire la verità. Non sanno dove sia la verità. Io dico che la fede non è affatto necessaria. Io insegno la fiducia, non la fede, perché la fede è solo negli altri; la fiducia è in te stesso. Voglio che ti fidi di te stesso. L’esistenza ti ha portato qui, e sei ancora profondamente collegato all’esistenza... Abbi fede in te stesso e cerca le tue radici, con fiducia profonda. Ma non è fede in qualcun altro, né in qualche sacra scrittura, né in un pastore, né in un messia, né in un profeta. No, assolutamente no. Questa fede è stata l’ostacolo più grosso per tutti i ricercatori della verità.

 

 

Speranza

La speranza è un altro pericolo…

Karl Marx, con altre parole, definisce la speranza l’oppio dei popoli. E ha ragione. Chi ha bisogno di sperare? Al ricco non interessa, è il povero, il malato, il moribondo, l’affamato, il mendicante, che hanno bisogno di sperare; sperare in una vita futura in cui riceveranno immense ricompense. Per cosa? Per essere stato povero e mendicante. Per aver generato decine di figli e aver creato ancor più povertà nel mondo, per questo verrà ricompensato in paradiso.

Sembra che dio voglia ridurre il mondo a un ammasso di tuguri, solo allora sarà felice. Tutti avranno fede, saranno obbedienti, andranno in chiesa, e dio sarà immensamente felice. Ma se le persone hanno fiducia in se stesse, a chi importerà di dio?

Ti stai avvicinando sempre di più alla tua natura divina. Hai trovato il tuo tempio interiore. Il dio che sta fuori è un’invenzione.

La speranza è sempre per il futuro, e la realtà è sempre nel presente. La speranza ti allontana dal presente, e il presente è il solo momento in cui puoi esplorare la tua realtà, la tua bellezza, la tua verità, la tua natura divina. La speranza è una strategia molto astuta.

Cos’è la speranza? A chi date speranza? Ai disperati, che hanno perso ogni speranza, nel vedere la vita e la competizione e la lotta perenne per la sopravvivenza; a chi è privo di speranze... la religione è la speranza dei disperati. Ti offre la consolazione per cui, se non in questa vita… E questa vita non è granché, gran parte di essa è già andata, ti resta forse qualche anno. E bastano un po’ di pazienza, di preghiere e di fede… L’unica condizione è la fede.

Di nuovo, la speranza non è un contributo al progresso dell’umanità. Impedisce il progresso. Induce le persone a credere nei sogni. Per cui queste non creano nulla nella realtà, non fanno nulla per trasformarla, per cambiare la struttura sociale, per cambiare tutte le istituzioni che causano solo miseria e nient’altro. La speranza glielo impedisce! Perché darsi da fare?

 

 

Io ti dico: trova la verità che è dentro di te e sii fedele alla tua verità. Quella verità porterà una rivoluzione nel mondo.

E la fedeltà a quella verità non sarà fedeltà allo status quo, essa creerà un mondo migliore, una nuova umanità, un uomo nuovo più felice, più sano, più colmo di gioia.

 

 

Carità… al servizio dei poveri?

Tutte le religioni per millenni hanno servito i poveri, e la povertà continua a crescere. È un autentico servizio? Se così fosse in migliaia di anni la povertà sarebbe dovuta scomparire. Ma in realtà voi nutrite la povertà.

Un reale servizio sarebbe dire ai poveri: “Siete stati sfruttati e dovete ribellarvi contro gli sfruttatori.” Finché i poveri non capiranno che la loro povertà è causata dallo sfruttamento di pochi, che succhiano il loro sangue…

La parola servizio sembra una bella copertura per una struttura sociale basata sullo sfruttamento. Suona così bene – servire i poveri – sembra una grande virtù.

Ma perché esistono i poveri in primo luogo? Chi li ha resi poveri? Da un lato continui a servire i poveri e a convertirli al cattolicesimo. Il tuo servizio non è servizio ai poveri, lo fai per aumentare il potere della chiesa cattolica. Continui a cercare orfani da convertire. Come hanno fatto i cattolici ad arrivare a seicento milioni? – aiutando i poveri. Ma il loro era un aiuto interessato.

Se desideri davvero distruggere la povertà devi cercarne le radici. Ora ti limiti a trattare i sintomi. Il donare cibo ai poveri, il donare vestiti ai poveri… a cosa servirà? Li aiuterà a mantenersi a un livello di sopravvivenza, e permetterà al potere costituito di continuare a sfruttarli. Vedi il circolo vizioso?

I capitalisti continuano a fare donazioni alla chiesa e la chiesa continua ad aiutare i poveri a sopravvivere, perché c’è bisogno di schiavi e lavoratori.

È un gioco molto astuto. Il ricco dona alla chiesa una piccola fetta dei frutti del suo sfruttamento. La chiesa aiuta orfani, indigeni e poveri a sopravvivere. Sono utili da vivi, perché senza di loro il sistema crollerebbe.

Perciò da un lato il capitalista continua a fare donazioni alla chiesa e dall’altro continua a sfruttare i poveri. E tra i due, il prete si prende la sua percentuale – è il mediatore – e così vive agiatamente. Nel mondo ci sono milioni di missionari che nel nome dell’aiuto ai poveri servono gli sfruttatori.

Io non voglio partecipare a questo gioco vizioso. Voglio che la povertà sia completamente eliminata.

Gesù disse: “Beati sono i poveri, perché erediteranno la terra”. È buono essere poveri – secondo Gesù – è una grande benedizione. Io odio la povertà!

E odio Gesù quando fa affermazioni del genere che consolano i poveri e proteggono i ricchi. Gesù sembra essere dalla parte dei poveri… ma quale aiuto ha dato ai poveri? E quale aiuto ha dato ai poveri il Cristianesimo?

Anche nei paesi cristiani i poveri sono a milioni. Anche nel paese più ricco, l’America, ci sono tre milioni di poveri che vivono per le strade e durante l’inverno muoiono di freddo. E l’America continua a mandare missionari in tutto il mondo per aiutare i poveri. Strano… Non riescono ad aiutare i loro poveri. Il criterio è dunque questo: la carità mira a convertire la gente, perché solo pane e companatico e vestiti e medicine riusciranno a convincerla.

Io sto aiutando, ma la mia è una forma di aiuto molto sottile. Il mio servizio consiste nel risvegliare l’essere delle persone. Questo è il solo miracolo che considero degno di tale nome. E servo i poveri perché non li inganno dicendo: “Voi entrerete nel regno dei cieli”. Io ripeto in continuazione davanti al mondo intero che i poveri sono una nostra creazione. Quelli che fanno donazioni alla chiesa, dovrebbero smettere di sfruttare i poveri. Che razza di carità è la vostra?

Bertrand Russell ha fatto un’affermazione molto importante: “Se non ci fosse la povertà, non ci sarebbe neppure la religione. Con chi si sarebbe caritatevoli?”.

Se non ci fosse la morte, tutte le chiese e tutte le religioni diverrebbero totalmente inutili, superflue, superate. Sopravvivono grazie alla povertà, alla morte, alle malattie, agli orfani. Ecco perché tutte sono contrarie al controllo delle nascite, perché il controllo delle nascite può eliminare la povertà, e impedire che vengano al mondo nuovi orfani.

 

 

Se non hai trovato te stesso non puoi "servire" proprio nessuno.

Chi dovresti aiutare? Il tuo aiuto sarà pericoloso.

Vivi nella completa oscurità e inconsapevolezza.

E qualunque azione intrapresa in questa inconsapevolezza sarà dannosa.

 

 

Dogma… o realtà

Il Cristianesimo, nella sua interezza, è un fenomeno molto pericoloso e nocivo, perché insegna alla gente che dio ha creato un mondo perfetto e non c’è bisogno di cambiarlo: sii fedele a dio, e fedele a tutto così com’è.

Se sei povero, significa che dio ha voluto che così fosse. Se sei una donna, e non sei uguale all’uomo, è perché dio ha voluto così. Il Cristianesimo non crede nell’evoluzione: dio ha creato il mondo così com’è, non c’è evoluzione. Perciò devi venire a patti con il mondo che c’è, devi accontentarti di come sei.

Il Cristianesimo è assolutamente contrario a qualunque cambiamento della struttura sociale. Devi essere fedele a dio e alla sua creazione, non devi cercare di apportarvi alcun miglioramento. Pensi di saperne più di dio? Devi capire che dio è perfetto, e qualunque cosa abbia creato è perfetta. Dalla perfezione deriva solo perfezione. Il mondo dunque, con la sua miseria, la povertà, la fame, deve rimanere tale.

Dato che dio disse ad Adamo ed Eva: “Moltiplicatevi, producete il maggior numero di figli possibile”, la Chiesa cristiana continua a opporsi a ogni metodo per il controllo delle nascite, all’uso di pillola o preservativi, perché dio vuole che ci moltiplichiamo. Ci siamo moltiplicati a sufficienza.

…e i cristiani continuano a dire: “Moltiplicatevi! È un comandamento divino. Siate fedeli a dio e non pensate mai di cambiare qualcosa nel mondo”. La verità non conta, solo il dogma ha importanza. Devi essere fedele al dogma, che corrisponda alla realtà o meno non ha importanza, devi essere fedele alle superstizioni, a un mare di superstizioni che stanno distruggendo l’umanità.

 

 

Pazienza… nella sofferenza

Ogni sacrificio viene giustificato nel nome di una vita eterna cui si accederà dopo la morte. E anche la sofferenza viene giustificata: è solo una questione di attimi, la tua vita di settant’anni non è che un attimo paragonata all’eternità dell’esistenza. Soffri pazientemente.

La pazienza è uno dei pilastri del Cristianesimo, e la pazienza è contro la ribellione, contro ogni rivoluzione, contro ogni cambiamento. La pazienza è una droga che manda in coma profondo le persone: si muovono come robot. Dimenticano di essere sfruttate, di essere usate, manipolate. Lasciano che accada.

Il Cristianesimo ha distrutto ogni piacere. Dice che non è possibile essere felici e godersi la vita quando ci sono altri che soffrono. Cosa vuol dire? Che se qualcuno è malato di cancro, anche tu devi avere il cancro? Se gli altri soffrono, non significa che debba soffrire anche tu. Dovresti invece aiutare i sofferenti a tagliare alla radice le cause della loro sofferenza. Ma questo non lo puoi fare: è dio che li fa soffrire, soffrono perché questo è il volere di dio, quindi non puoi cambiare la loro sofferenza, devi invece cambiare la tua gioia, la tua allegria, la tua ilarità, la tua beatitudine. Gli altri stanno soffrendo e tu ridi, danzi e canti?

Che razza di assurdità è questa? Se qualcuno è malato, devi forse rinunciare alla tua salute? Se qualcuno è stupido, idiota, ritardato, devi rinunciare alla tua intelligenza? Questa è una teologia ben strana, che distrugge la felicità delle persone. Se qualcuno soffre, condividi con lui la tua gioia, fallo ridere. Taglia la sua sofferenza alle radici. Questo mi sembra più umano.

Questa dottrina è totalmente inumana! Alcuni soffrono perché dio vuole che soffrano, e tu devi soffrire perché il Cristianesimo vuole che tu soffra. Non devi ridere, né sorridere, né godere di nulla, né essere felice… Allora perché non suicidarsi? Per che cosa si vive? Solo per guardare la sofferenza degli altri e la propria?

… La motivazione è chiara. Solo le persone infelici chiederanno consiglio ai preti e al papa. Solo le persone infelici possono essere dominate, possono lasciarsi dire: “Voi siete le pecore e noi siamo i pastori”. Solo gli infelici cercano la salvezza. Una persona felice, una persona raggiante non ne ha affatto bisogno.

Il Cristianesimo ha trasformato i leoni in pecore.

 

 

Meglio dare che ricevere

Superficialmente sembra essere una bella frase. Normalmente sarete d’accordo, è meglio dare che ricevere… io non sono d’accordo.

Perché è meglio dare? Perché ti gonfia l’ego. Tu sei colui che dà, tu sei superiore, la tua mano è più in alto. Perché è bene dare? In questo modo privi l’altro della sua dignità, lo rendi un mendicante, lo insulti. In realtà tu non dai, ma soddisfi il tuo ego, facendolo sentire sempre più grande. Più dai, più grande sarà il tuo ego, e più riceverai rispetto, prestigio e onore. Cosa c’è di virtuoso nel dare? È un peccato, perché accresce il tuo ego.

E cosa c’è che non va nel ricevere? In realtà, colui che riceve non ti deve nulla; ti sta liberando da un peso, sei tu che gli devi essere riconoscente. Questa è spiritualità autentica. Tu dai, e ti inchini ai piedi di colui al quale hai dato, per ringraziarlo di aver accettato il tuo dono e non averlo rifiutato. Avrebbe potuto rifiutarlo, e tu ti saresti offeso; invece l’ha accettato.

Ti dico che affermazioni di quel tipo, che sembrano molto valide se non hai un’intelligenza acuta che ti permetta di analizzarle profondamente, le trovi dappertutto, in tutti i testi sacri del mondo. E comunque, se dare è meglio che ricevere, chi ci sarà a ricevere? Tutti si metteranno a dare: dare è meglio, ma a chi? Tutti si rifiuteranno di ricevere, perché è meglio dare che ricevere. “Perché mi stai insultando?” chiederanno tutti. “Vuoi offendermi e umiliarmi dandomi una manciata di monete? Gettale nel fiume e sparisci!”.

 

 

“Un cammello può passare attraverso la cruna di un ago, ma un ricco non potrà mai attraversare i cancelli del regno di Dio”. In questo modo è stata elogiata la povertà. E quando elogi la povertà, distruggi l’arte di creare benessere, l’arte di creare più comfort, e consoli il povero lasciandolo nella sua povertà.

 

 

Porgi l’altra guancia

Gesù dice che se qualcuno ti colpisce su una guancia, gli devi porgere l’altra…

Su questo punto, apprezzo di più Nietzsche. Forse in tutta la storia, solo Nietzsche ha colto nel segno. Egli dice: “Se qualcuno ti schiaffeggia e tu gli porgi l’altra guancia, lo insulti. In realtà gli stai dicendo: ‘Io sono migliore di te. Tu sei un essere umano qualunque, io sono un superuomo, sono divino. Tu mi schiaffeggi, ma io ti amo lo stesso e ti porgo l’altra guancia”. Nietzsche sta dicendo che in questo modo umilii l’altro. È un modo molto pio per insultare l’altro, per farlo sentire subumano, e innalzare il tuo ego ad altezze sovrumane.

Il consiglio di Nietzsche è questo: se qualcuno ti colpisce su una guancia, tu hai il dovere di colpire la guancia di chi ti ha picchiato. Così sarete pari, questo non è un insulto per l’altra persona. Non è un’umiliazione, non lo stai riducendo a una dimensione subumana. Tu lo rispetti, da uomo a uomo.

 

 

Verità

La Chiesa cristiana difende la verità, l’onestà…

In primo luogo, la Chiesa cristiana conosce la verità? Crede in un dio illusorio, in un diavolo illusorio, crede nel paradiso e nell’inferno, senza alcuna prova della loro esistenza. Quali verità sta custodendo?

In realtà, non ha alcuno strumento per raggiungere la verità. La preghiera non può farlo, perché la preghiera è basata sulla fede in dio. In questo modo hai già accettato un dogma. E un dogma non è la verità. La verità non ha bisogno di essere creduta, la verità ti travolge, tu diventi la verità! Non è questione di fede o di credo, occorre una profonda ricerca dentro il tuo essere, dentro la tua coscienza interiore. È un viaggio interiore.

Il Cristianesimo si gingilla ancora con il mondo oggettivo. Il suo dio è un oggetto che sta fuori di te, il suo paradiso è esteriore, il suo inferno è esteriore. La preghiera è verso un dio esterno; non ha ancora compreso che nell’uomo esiste uno spazio  int‑

eriore e che se non arrivi a toccare il nucleo centrale della tua consapevolezza non arriverai mai alla verità.

Il Cristianesimo non sa come avvicinarsi alla verità, perché la verità è intrinseca alla consapevolezza, è al di là della mente. Non è un pensiero. Non è una questione di filosofia, né è risolvibile con un dibattito teologico. Dipende dalla meditazione profonda che ti conduce al di là del pensiero, al di là della mente: tu diventi un semplice testimone, un puro testimone. Quel testimone è divino, perché è eterno. È intelligenza suprema, è visione cristallina. Ti conduce oltre ogni dualità.

Che verità difende il Cristianesimo? Occorre prima di tutto avere la verità, poi la si potrà difendere. E difenderla da chi? Il tuo dio è falso, il tuo diavolo è falso. Quando conosci la verità, è la verità che ti difende, non sei tu che difendi la verità. La verità è molto più grande di te, è infinita, è eterna. Tu sei solo una goccia di rugiada, essa è vasta come l’oceano, priva di confini. La goccia che difende l’oceano: capite l’assurdità intrinseca di tale concezione?

Ma il Cristianesimo è fermo alla preghiera. Qualunque religione ferma alla preghiera non è un’autentica religione. Solo la meditazione apre le porte alla religiosità, alla natura divina. La preghiera ti porta fuori, ti fa guardare in alto, oltre le nuvole. Più preghi, più ti allontani dalla verità.

La meditazione non è una preghiera, è assoluto silenzio. La preghiera è un emettere suoni senza senso. A chi stai parlando?… non esiste alcun dio.

 

 

Onestà

Tutti i valori cristiani sono imposti dall’esterno. È una programmazione della mente. Sin dall’infanzia continui a ripetere al bambino: “Sii onesto, sii sincero, sii questo e quello…”. Viene programmato costantemente dalla chiesa, dalla scuola, dalla famiglia, dai vicini. Tutte le religioni, per secoli, vi hanno programmati. Non permettono alle persone di trovare la verità. Non permettono alle persone di essere davvero oneste, impongono dei valori dall’esterno.

E per quando riguarda l’onestà… A causa di migliaia di anni di condizionamento, non hai mai pensato a cosa significhi: significa non vivere momento per momento.

Ciò che ieri era onesto potrebbe non esserlo oggi. Ciò che oggi è onesto potrebbe non esserlo domani. La vita è un flusso. L’onestà autentica non è nei confronti della società, della chiesa e di dio; niente affatto. L’onestà autentica significa responsabilità per il momento presente. Richiede immensa consapevolezza. Tu devi essere leale con il momento presente, non con il passato, né con il futuro. E il momento presente cambia, è mutevole…

Una persona davvero onesta cambierà ogni momento. Resterà in armonia con l’esistenza – questo io chiamo onestà – e non si guarderà mai indietro. Sarà sempre in sintonia, in profonda sincronicità con l’esistenza. Se l’esistenza si muove e cambia come un fiume, egli si muoverà e cambierà come un fiume.

 

 

Il vero peccato

Il credere in dio non crea alcuna trasformazione nelle persone. Non serve credere. Ciò di cui abbiamo bisogno è il sapere. Il credo nasconde solo ignoranza, non suscita lo spirito di ribellione nel tuo essere. I dogmi della fede ti distraggono dalla ricerca della bellezza, della magnificenza, dello splendore, della divinità dell’esistenza. Questo è ciò che stanno facendo tutti i preti di tutte le religioni del mondo: programmano la gente, la portano a credere in certe cose: dio, paradiso, inferno, giusto, sbagliato, virtù, peccato.

Vorrei che comprendeste il significato esatto della parola ‘peccato’. Non è il significato che le hanno dato i cristiani, significa dimenticanza. Originariamente significava dimenticanza del tuo essere.

Perciò esiste un solo peccato: il non ricordarsi del proprio essere. Ed esiste una sola virtù: ricordare se stessi. Nel momento in cui ti ricordi di te, l’intera esistenza cambia, totalmente. Senti la presenza di un immenso amore – un’immensa compassione. Non è qualcosa che hai coltivato, l’hai semplicemente trovata, proprio come un fiore che si apre al sole del mattino e scopre per la prima volta il suo profumo: incredibile! – in lui c’era nascosto questo mistero, questo splendore – e danza nel vento, nella pioggia, nel sole, per la pura gioia di aver scoperto il proprio delicato profumo.

Per ricordare te stesso non hai bisogno di appartenere ad alcuna religione: hai una comunicazione diretta con l’esistenza. Non hai bisogno di argomenti che lo dimostrino, lo sai. I ragionamenti sono necessari solo quando non sai. Hai forse bisogno di farti convincere dell’esistenza del sole, della luna, della notte stellata? Hai forse bisogno di essere convinto dell’esistenza di ciò che conosci? Hai però bisogno di argomenti che dimostrino l’esistenza dell’inferno, hai bisogno di argomenti e di un sistema teologico complesso per dimostrare l’esistenza del paradiso.

 

 

Pace in terra o soldati in Cristo?

Gesù dice di amare i nemici, e di amare il prossimo. Sono solo parole. Il Cristianesimo le ha messe in pratica uccidendo i propri nemici… e Gesù Cristo stesso ne è responsabile, perché dice: “Chi non è con me, è contro di me”. Questa è un’affermazione terribile, politica. La definireste religiosa?

“Chi non è con me, è contro di me.” Può averlo detto Adolf Hitler, o Stalin, o Benito Mussolini, ma non una persona religiosa, perché si può non essere con me, senza necessariamente essere contro di me. Si può essere indifferenti. Perché tralasci la categoria degli indifferenti? È un atteggiamento dittatoriale.

Non è affatto religioso, va contro l’umanità. Non lasci che le persone scelgano liberamente il proprio cammino. Le obblighi a essere cristiane – e obblighi l’intera umanità a essere fedele allo status quo. Non è un’idea religiosa, è una strategia molto sottile affinché gli schiavi rimangano tali, affinché le donne rimangano in uno stato di inferiorità, affinché i poveri restino poveri e i ricchi restino ricchi. Tutte queste brutture vengono difese, nel nome della fedeltà.

Di sicuro i cristiani hanno ucciso più persone di qualunque altra religione del mondo. È una chiesa militante. Possedeva grandi eserciti, e li mandava a convertire i pagani. I pagani erano persone bellissime, molto più belle di qualunque cristiano.

I pagani adoravano la natura. Amavano gli alberi, amavano i fiumi, amavano le montagne, amavano le stelle, il sole e la luna… quello era il loro mondo. Non avevano un dio, non avevano né inferno, né paradiso. Vivevano già in paradiso. Ma i cristiani li uccisero o li convertirono. Ora non ci sono più pagani. Erano persone gioiose, che amavano, che vivevano pienamente, senza paure e avidità.

Un’affermazione di Buddha è certamente pagana. Buddha disse: “Questo corpo è il buddha, questa terra è il paradiso del fior di loto”. Quella frase riassume l’intera filosofia dei pagani. Invece i cristiani consideravano i pagani come una razza inferiore, per loro non erano uomini…

Cos’hanno fatto in Australia?

Hanno ucciso gli aborigeni allo stesso modo in cui i cacciatori uccidono le loro prede. Hanno quasi annientato del tutto la popolazione aborigena australiana, uccidevano esseri umani per gioco. Lo stesso accadde in America, anche se non su così vasta scala…

E i cristiani dicono di aver civilizzato il mondo intero! Ma se neppure loro sono civilizzati. Hanno bisogno della civilizzazione.

 

 

Quando un valore viene imposto dall’esterno, rimane superficiale. Basta grattar via la superficie e sotto compare il barbaro, il gorilla…

 

 

Senso etico

I monaci cristiani mi hanno detto: “Noi abbiamo por-tato il senso etico nel mondo…”. Cosa stava facendo allora Gautama il Buddha cinquecento anni prima di Cristo? Cosa stava facendo Mahavira? Cosa stavano facendo Lao Tzu, Chuang Tzu, Lieh Tzu? E tutti vissero prima di Cristo.

Per esempio ‘Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te’ è un antico proverbio buddhista, ma i cristiani se ne vantano molto.

Per quanto mi riguarda, che sia buddhista o cristiano non conta. È sbagliato. È sbagliato dal punto di vista psicologico.

‘Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te.’ Se tutti fossero uguali, simili, se avessero gli stessi desideri, allora, forse, questo principio potrebbe essere valido. Ma siamo tutti diversi, i tuoi gusti potrebbero non essere uguali ai miei. ‘Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te’ va benissimo, ma i gusti degli altri potrebbero essere diversi. Ognuno ha una sua personalità, unica, quindi potrei fare qualcosa che a me piace, ma a te potrebbe non piacere. I tuoi gusti, la tua personalità, sono diversi. Sembra un ottimo principio, ma psicologicamente è sbagliato. Non tocca la profondità della psicologia umana. Le persone hanno gusti diversi.

 

 

Timor di dio

Non c’è religione che possa esistere senza infondere paura nelle persone; paura dell’inferno, paura della punizione, paura della dannazione eterna.

Nessuna religione può raccogliere le masse e sfruttarle senza senso di colpa e paura.

Una persona che si sente in colpa desidera trovare un salvatore.

Ha commesso dei peccati, e tutte le religioni creano il maggior numero di peccati possibile. In realtà, tutto ciò che ti rende felice è un peccato… e tutto ciò che ti trasforma in una persona seria e triste, è virtù.

Il senso di colpa è un’assoluta necessità: come creare il senso di colpa? Prima di tutto devi indicare tutto ciò che è peccato. Se fai questo o quello, sarai un peccatore e dovrai soffrire molto a causa di ciò, le fiamme eterne. Per cui il senso di colpa genera la paura: “Mio Dio, ho amato una donna!” e tutte le religioni dicono che la donna è la porta dell’inferno. Non amare una donna, o sei perduto. Non ballare, non cantare, e non mostrarti felice. Mostrati triste. Più triste sembri e più religioso sei.

Gli infelici vengono creati con la stessa strategia: non possono commettere peccati e hanno una gran voglia di farlo. Tutto li spinge a commettere peccati, ma non possono, per paura dell’inferno. Il dilemma così creato è tale che per metà sono pronti a peccare, e per metà cercano di fuggire: e così rimangono bloccati. Non riescono a muoversi verso il peccato, e non riescono a muoversi verso il paradiso. E in questo stato di paralisi, si sentono profondamente infelici.

E tutti questi infelici si ritrovano nelle chiese, nei templi, nelle moschee per farsi guidare e aiutare dai preti. Se hanno commesso qualche peccato, si sentono tristi e colpevoli: ‘Ho peccato…’. Le religioni si compiacciono e si nutrono dei tuoi sensi di colpa e dei tuoi peccati. Il Cristianesimo lo fa in maniera più aperta delle altre religioni, ma anche le altre adottano la medesima strategia.

 

 

Monogamia? monotonia

La gelosia nasce dalla continua enfasi delle religioni sulla monogamia, e monogamia – non nei dizionari, ma nella vita – significa monotonia. Nessuno desidera vivere una vita monotona. Il matrimonio è una strategia incredibile. Le persone sposate sono le più infelici del mondo, e le religioni insistono: ‘Niente divorzio, il divorzio è un peccato!’. In questo modo si crea la prostituzione: è una conseguenza della religione.

Queste sono le buone azioni compiute dalle religioni. Prima creano la monotonia – cioè il matrimonio – e poi, inevitabile conseguenza, arriva la prostituzione, perché l’uomo è un animale poligamo. Non puoi modificarne la natura, è un processo innato. Anche la donna è poligama, anche se non sembra esserlo. Il motivo sta nel fatto che la donna è stata privata dell’istruzione, dell’indipendenza economica e non può muoversi liberamente nella società. Quindi, invece di essere poligama, ha trovato la propria sicurezza nella monogamia – sebbene ne soffra quanto l’uomo, o anche di più, perché l’uomo ha creato le prostitute.

Queste sono le grandi opere compiute dalle religioni.

E, sempre a causa del matrimonio, nasce la gelosia. È tutto collegato. Se non sei felice con tua moglie, cominci a guardarti intorno, nel vicinato, e tua moglie controlla di continuo dove posi lo sguardo. L’uomo è frustrato, e sua moglie è frustrata – anche tu sei frustrato e tua moglie è frustrata. Tutti questi frustrati , creati dalle religioni , sono anche gelosi!

La moglie ha paura. Non è istruita, non ha l’indipendenza economica e ha dei figli. Il denaro è tutto nelle mani del marito, lei gli è semplicemente utile. Poiché l’hai ridotta a una merce, la donna controlla di continuo dove vai e cosa fai.

Ti fruga nelle tasche, ti sorveglia persino mentre dormi.

Se il matrimonio non sparisce dalla faccia della terra, la gelosia non potrà sparire. Ma la religione insiste molto sul matrimonio. Non le interessa se milioni di persone soffrono inutilmente.

Tutte queste idee, il peccato originale, la fede, la speranza, la carità, non hanno reso il mondo migliore in alcun modo. Hanno invece impedito la crescita della consapevolezza, la crescita dell’esperienza reale di ciò che esiste, e il superamento di ogni forma di povertà, della nascita, della morte, per diventare parte... diventare uno con la vita eterna.

Tutti cerchiamo l’albero che Adamo ed Eva non trovarono: la vita eterna.

Il Cristianesimo non ha la meditazione, perché la meditazione ti conduce dentro di te. Ha la preghiera, e la preghiera ti porta fuori. La preghiera è rivolta a un dio illusorio. La meditazione ha radici profonde nel tuo essere, non è illusoria.

Tu sei reale.

Dio è un’invenzione.

 

tratto da: Osho, Christianity The Deadliest Poison and Zen The Antidote to All Poisons

  (ritorna al sommario)

 

 

Gli Italiani soprattutto

 

 

I condizionamenti, quella serie di norme e stereotipi che iniziano a venirci dati mentre ancora, come si suol dire, ‘beviamo il latte della mamma’, entrano nel nostro inconscio e determinano i nostri comportamenti e la nostra ‘identità’ – chi crediamo di essere. Negli italiani molti condizionamenti sono dovuti al fatto di essere cresciuti in un ambiente sociale imbevuto di ‘cultura’ cattolica. Parlandone con i molti italiani che sono qui a Pune ecco cosa abbiamo raccolto.

 

Uno degli elementi fondamentali del condizionamento cattolico è il mito della sofferenza. Proprio come Cristo ha dovuto soffrire per ‘salvarci’, così noi possiamo giungere

alla vita eterna, e in generale

possiamo ottenere qualcosa, solo attraverso la sofferenza.

Questa ‘normalità’ della sofferenza si nota anche dalle frasi che usiamo nel linguaggio comune, tipo ‘portarsi la propria croce sulle spalle’, ‘troppo comodo’ o l’espressione ‘non ne vale la pena’: a ben vedere questo ‘fare qualcosa solo se ne vale la pena’ significa che nel profondo abbiamo ben chiaro che il soffrire è l’unico modo di raggiungere qualsiasi obbiettivo, e che la sola libertà che ci resta è quella di commisurare l’entità del sacrificio col valore del risultato.

O anche ad esempio la frase ‘non son degno’, che un po’ tutti abbiamo dovuto ripetere sia in chiesa che a scuola: qui c’è un messaggio che va in profondità in un bambino che sta crescendo, in questo modo gli viene impedito di capire che la bellezza e l’amore sono cose che ha dentro se stesso, che il suo valore come persona non dipenda da un rapporto di obbedienza con un ipotetico dio e, nella vita di tutti i giorni, dal seguire regole imposte dai genitori e dalla società. Questa situazione porta a una dipendenza e a un attaccamento che inquinano costantemente i rapporti con gli altri. Non per nulla la mamma italiana – che si ‘sacrifica’ in continuazione – e dalla quale i figli non riescono mai a staccarsi è diventata uno stereotipo nella nostra cultura.

E questa caratteristica si trasmette spesso anche nelle nostre storie d’amore, dove la sofferenza, il dramma – del tipo ‘non posso vivere senza di te’ – e il lamentarsi di tutto sono elementi fondamentali, quasi indispensabili; amore e dolore sembrano essere sempre insieme, è come se fosse l’unica possibilità!

La necessità della sofferenza è veramente alla base del condizionamento cattolico, e andarlo a toccare alla radice, come fa Osho demolendo il mito di dio, di Cristo – e denunciando l’ipocrisia e l’opportunismo della chiesa – può diventare un’operazione anche dolorosa per chi lo ascolta, perché per molti di noi che sono cresciuti in un’atmosfera cattolica, alla figura di Gesù bambino e della Madonna sono associati innegabili sentimenti d’amore e di rispetto.

E inoltre nella memoria storica degli italiani, e quindi nel loro inconscio collettivo, c’è sotto sotto il ricordo – dai tempi delle invasioni barbariche, dei periodi bui del medio evo, delle incursioni dei pirati saraceni – di quando la chiesa era veramente l’unico rifugio, l’unica difesa, l’unico punto di riferimento, vista la latitanza del potere politico.

È proprio su questo fertile terreno di fiducia e dipendenza, che sono cresciute le profonde radici del condizionamento cattolico – senza dimenticare ovviamente tutti gli strumenti coercitivi che una struttura di potere quale la chiesa ha potuto usare nel corso dei secoli, mentre crescevano le sue ricchezze e la rete della sua egemonia sociale.

Insomma, siamo condizionati a soffrire e sfuggire a questa situazione è difficile, perché entra in gioco un altro elemento basilare instillatoci dal cristianesimo: il senso di colpa e il conseguente senso di indegnità  – gli italiani si sentono spesso un po’ più ‘piccolini’ degli altri – così come sei non vai bene, non hai alcun diritto alla ricerca della felicità… al massimo, sacrificandoti e seguendo tutta una serie di regole, puoi sperare in una qualche ricompensa.

È una forma molto sottile e potente di manipolazione psicologica, per cui ogni volta che – stanco di soffrire – hai voglia di fare delle cose che invece ti portano piacere, gioia, felicità, è facile sentire dentro una voce che dice ‘No, no , no, il piacere è male!’.

Latente, continuo, sempre presente in misura marcata nell’inconscio collettivo degli italiani, il senso di colpa si vede in qualsiasi scambio quotidiano, e decide gran parte del nostro agire.

E cosa si può fare allora? Una continua attenzione, per accorgersi, per scoprire quanto i nostri comportamenti siano inquinati da questo condizionamento cattolico, anche se magari ci consideriamo laici, non credenti – o addirittura dei ‘mangiapreti’. Non è di sicuro attraverso un puro e semplice rifiuto superficiale, o anche una reazione, che possiamo liberarcene; è un processo che richiede una graduale individuazione dei meccanismi e una disidentificazione dai vari strati che compongono la nostra struttura psicologica acquisita. La meditazione sembra quindi la giusta medicina. Senza dimenticarsi comunque che per fortuna, come ci ricorda Osho, ancora più a fondo dentro gli italiani, è radicato un genuino animo pagano: una capacità di godersi semplicemente la vita, in pace con la natura e con gli amici – uno Zorba naturale dal quale può sbocciare con facilità il buddha.

 

 

Questa “cultura” cattolica

è così dentro l’inconscio collettivo italiano,

che uno quasi non

se ne accorge neanche.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Servire il Signore?

 

 

Chintana, nata e cresciuta in Irlanda, ci parla della sua approfondita esperienza all’interno del cattolicesimo – per diciotto anni è stata una suora – e di cosa abbia trovato invece con la meditazione.

 

“Arrivavo da un’educazione cattolica molto rigida: il condizionamento inizia subito nella famiglia quando sei ancora molto piccola – ti viene spiegato tutto sulla confessione, su come devi comportarti e su cosa ti succede se ti comporti male, il peccato più grande è non ubbidire, non fare ciò che ti viene detto. Dopo aver finito le scuole – in un buon collegio cattolico, naturalmente – mi è sembrato del tutto naturale scegliere di ‘servire il Signore’ – come si diceva allora – mi sembrava il coronamento della mia educazione. E quindi sono entrata – era il 1959, e avevo poco più di diciotto anni – nell’ordine monacale delle suore di San Giovanni di Dio.”

Dovendo trovarsi un’occupazione – per meglio servire il Signore – Chintana ha scelto di fare l’infermiera, e così in ospedale si è trovata vicina a malati e moribondi – non solo cattolici, ma anche protestanti e persino (orrore!) non credenti. Sapeva bene che secondo la dottrina ufficiale i non cattolici sarebbero finiti fra ‘le fiamme dell’inferno’, ma la sua esperienza personale le diceva chiaramente che anche protestanti e non credenti potevano essere ‘brave persone proprio come i cattolici’.

E così nascevano i primi dubbi… “Ho iniziato ad accorgermi che vivevo una vita di finzioni. Ti insegnano a imitare sempre Cristo, e non c’è alcuna possibilità di essere se stessi – quando imiti qualcun altro, tutta la tua vita diventa una menzogna. Vedevo anche come la chiesa era diventata una specie di azienda: c’era molto più interesse nei profitti delle cliniche private che si reggevano sul nostro lavoro, che nella nostra crescita spirituale come individui.” La sua storia ha cominciato ad andare di male in peggio: alla fine, dopo diciotto anni, il suo dissenso sempre crescente l’ha portata a un punto in cui l’unica scelta possibile è stata quella di abbandonare l’ordine monacale.

Poco dopo ha iniziato a interessarsi a Osho. “Osho dice di non imitare né seguire Cristo – in realtà ti dice di non seguire neppure lui – ma piuttosto di diventare un cristo, un buddha, di rivendicare il tuo potenziale come individuo pienamente consapevole. Perfetto, ma come?

Lui semplicemente mi ha mostrato la meditazione, indicandomi in questo modo la strada verso il mio mondo interiore. E così ho iniziato a disidentificarmi da tutta quella serie di regole e comportamenti che mi erano stati imposti e che mi impedivano di scoprire chi ero in realtà. Quello che ho trovato dentro di me, al di là delle mie paure iniziali, è molto più vitale e ricco di qualunque realtà ‘costruita’ sulla fede. Quella dimensione interiore della vita, che avevo cercato di creare con le mie preghiere e il credere, era già disponibile dentro di me, c’era solo bisogno che andassi a cercarla, senza pregiudizi e senza preconcetti.”

Chintana riconosce che talvolta le è capitato di ritrovarsi impaurita. “Nel cattolicesimo quello che devi o non devi fare è così preciso che ti è subito chiaro se cominci a deviare anche solo un po’ dalla ‘retta via’, e subito ti allarmi. Adesso invece, senza direttive precise, senza regole o precetti, mi sentivo un po’ lasciata a me stessa. Certo, puoi meditare insieme agli altri, ma appena chiudi gli occhi per ‘andare dentro’ ti ritrovi da sola, e non importa quante persone ti sono sedute intorno. Su questo mio percorso spirituale attraverso la meditazione ho intravisto cosa vuol dire veramente che ‘si nasce da soli, si vive da soli e si morirà da soli’, e ho scoperto che questo ‘essere soli’ mi piace, anzi mi sento proprio a casa.

La meditazione mi dà tutto quello di cui ho bisogno. Non è che rifiuti il contatto con gli altri, ma questo nasce ora da uno ‘star bene dentro’ che lo rende più vivo e più vero: non ho bisogno degli altri per rassicurarmi che vado bene così come sono – è qualcosa, questo, che ho trovato dentro di me: uno spazio di pace interiore che la meditazione mi mette in grado di raggiungere.”

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Il Bello Addormentato

Ti devo raccontare una storia

 

 

L’altro giorno ho conosciuto un tipo…

Ero là al bar della piazzetta, seduto a un tavolino all’aperto, tranquillo e come si suol dire spensierato – anche se in realtà non è che di pensieri non ce ne fossero, a riempire come al solito la mia mente, erano solo meno impegnativi per così dire.

E tutt’a un tratto eccolo lì: un tipo insolito, un volto che era un misto tra un elfo, uno scienziato pazzo e un vecchio saggio – non l’avevo mai visto prima. Viene verso di me e mi dice che è un po’ che mi osserva (questa poi!) e secondo lui sono proprio il tipo giusto per un gioco, un esperimento, come lo chiama lui. “Che palle” penso “non si può stare tranquilli un momento”.

Però, guardandolo bene lo trovo un tipo interessante: c’è qualcosa in lui che mi incuriosisce parecchio. E così mi trovo a chiedergli di cosa si tratta.

“È molto semplice. Ho inventato una macchina che ti fa vivere tutti i tuoi sogni. Assomiglia a una cinepresa, ma funziona come un proiettore. Tu ti ci metti davanti, io accendo e tu ti trovi a vivere in un film. Dove sei sia attore che regista. È divertente, vuoi provare?”.

Non ci crederai – in fondo lui era un tipo strano, uno sconosciuto, e la cosa che proponeva era come minimo improbabile – ma mi sono sentito di rispondergli immediatamente di sì. E così proprio lì nella piazzetta del bar mi metto davanti alla sua macchina e lui l’accende.

Tempo pochi secondi e incredibile! vedo la mia realtà trasformarsi. Sono in un film… non so come spiegarlo… era tutto realistico, la piazzetta, il bar, la gente, io… però era come se fosse diventato tutto di plastica, vero e finto allo stesso tempo. Un film insomma, ma invece di essere spettatore, ero io il protagonista! Non nel senso di fare l’attore davanti alla cinepresa, no. Ero già nella pellicola proiettata sullo schermo di un cinema… però vivo, presente, attivo, tridimensionale – in un certo senso “reale” – e libero di essere quello che volevo, con un copione non ancora scritto: dovevo solo decidere cosa volessi fare.

Decido di giocare un po’ con la cosa. OK, adesso facciamo superman! Non ho neanche il tempo di pensarci che mi giro e vedo un bambino piccolo che sfuggito ai genitori corre felice e spensierato in mezzo alla strada. Oh no, sta arrivando un camion a forte velocità, e l’autista non si è accorto del bambino. Sento una grande forza sorgermi in petto, istintivamente mi libero dei vestiti e – sorpresa! – ho sotto il mio bel costumino da superman, con tanto di mantellina. Wow!, un balzo e sono in volo col vento tra i capelli. Acchiappo il bambino e lo deposito dall’altra parte della strada, sano e salvo. Uno scrosciante applauso di tutti gli astanti saluta il mio successo. Dio che divertente!

Oh no! Ecco il cattivone di turno: un brutto ceffo con una pistola in mano sta minacciando un gruppo di persone all’interno della banca – lo vedo con la mia supervista! Ma non c’è problema che non posso risolvere: sempre col mio bel costumino addosso balzo contro la vetrata antiproiettile della banca; come se passassi attraverso un foglio di carta velina la sfondo e la mando in mille frantumi. Il rapinatore mi spara addosso istintivamente – ma fammi il piacere! Sono invulnerabile, nemmeno un graffio, nemmeno il solletico. Gli do un cazzottone in testa e lo mando al tappeto – K.O. al primo round – e naturalmente applauso dei malcapitati liberati dal mio intervento.

Va bene, ho giocato un po’. Voglio proprio dire al tipo che mi ha proposto questo esperimento che è una cosa divertente, e che funziona davvero. Torno al bar ma il tipo non c’è. Ha lasciato la sua misteriosa macchina accesa, lì dov’era, ma lui non c’è. Sarà andato in bagno penso io. Mi risiedo al tavolino e decido di aspettare il suo ritorno mentre mi faccio portare un chinotto dal cameriere.

E in questo momento di tranquillità mi rendo conto di una cosa che non avevo notato finora. Il chinotto è un chinotto certo, ma… non proprio. Il sapore è ovattato, è come se fosse avvolto in una pellicola di plastica. E anche la mia sete: c’è e non c’è. È come se recitassi la parte di uno che ha sete, non è un vero bisogno che ti senti dentro… È tutto un po’ così. Tutte le sensazioni, l’aria che respiro, i colori che vedo, i profumi nell’aria, i suoni del mondo intorno… sono come di plastica. Sembra che tra me – in quanto soggetto che vede, sente e assapora – e la realtà ci sia un velo sottile, sembra tutto avvolto in una specie di pellicola trasparente per alimenti che trasforma ogni sensazione in un non so che di irreale, moscio, superficiale – non c’è nulla che vada in profondità dentro di me.

Non era una situazione tanto bella… era come quando dal dentista l’anestesia ti addormenta la lingua per un po’.

Vabbe’, mi dico, tutte cose da annotare e da raccontare al tipo quando torna dal bagno.

E tutto preso nel mio nuovo ruolo, quello del reporter – una specie di cavia che però poi dovrà render conto – mi metto a osservare l’esperimento.

Non posso negarlo, è divertente. Posso fare tutto quello che voglio. Non esiste sogno che non sia realizzabile. Da qualunque situazione ne esco sempre con successo. È come se la realtà intorno non solo risponda ai miei desideri, realizzandomeli… ma non esista proprio nessun elemento di disturbo, nessun imprevisto – quelle sorprese che sono alla base del tuo tesoro di esperienze, e ti arricchiscono di saggezza – è tutto controllabile, prevedibile e sicuro.

Guardo l’orologio – è tardi – devo andare, ma il tipo non torna. La macchina comunque è lì davanti a me, accesa che gira. Spegnerla è chiaramente un gioco da ragazzi. Ma sì, dai che la spengo: voglio tornare alla realtà – quella vera. Spengo.

Ma non succede niente… guardo bene la macchina – il bottone del power è chiaramente spento, non c’è più nessun meccanismo attivo, nessuna lucetta accesa – è proprio spenta. Però il film continua. Ma cosa sta succedendo? Non capisco…

Qualche secondo e poi il flash: cazzo, anche la macchina è nel film… non è la macchina vera. Io devo spegnere la macchina vera!

Momento di panico.

Quel tipo mi ha imbrogliato. Non uscirò mai più da questo sogno che a sto punto è diventato un incubo. Aiuto!

Era l’incubo di essere intrappolati, invischiati in un sogno e non riuscire a svegliarsi.

Magari bello come sogno, ma pur sempre un sogno: sensazioni di plastica, esperienze solo superficiali – un mondo, dopo tutto, interamente frutto di un’unica mente, la mia.

Non si interagisce con nessun’altra persona – con nessun’altra creatività, con nessun’altra consapevolezza: non c’è nessun altro che faccia qualcosa partendo dalla propria ‘libertà’. È tutto frutto di un unico regista – io – e come in un fantasticare a occhi aperti – dove fai dire ai personaggi quello che vuoi, in modo da poter rispondere loro ciò che volevi dire – arrivi a far succedere sempre e solo le cose che desideri. E per giunta con queste sensazioni così ovattate. Gratificante per un po’, gratificante come sogno di un momento, ma decisamente limitante se si tratta dell’unica realtà in cui si può vivere. La conosci anche tu la qualità dei sogni… è un livello di realtà che non soddisfa veramente.

E così seduto al bar mi sono trovato di colpo prigioniero di un sogno. Ma come ho potuto mettermi in una situazione così!

Dai, lasciamo perdere queste considerazioni. Ora si tratta di trovare un modo per uscirne.

Voglio strapparmi di dosso questa realtà falsa appiccicata ai miei occhi, ai miei sensi. Ma non riesco a staccarmi nemmeno di un millimetro, è come se fossi una mosca incollata a una ragnatela. So, vedo, sento di essere come ipnotizzato, ma non riesco a svegliarmi nonostante tutti i miei sforzi.

Qualunque cosa facevo, pensavo o mi dicevo finiva con l’essere parte del film.

Possibile che non esista niente in me che sia rimasto fuori dal film, e da cui poter partire per uscire dal questo sogno?

Poi mi sono ricordato… i sogni nel momento in cui li vedi veramente per quello che sono, cioè dei sogni, perdono il loro potere su di te: non riescono più a continuare a darti il senso di essere reali. Negli anni la mia meditazione me lo aveva confermato.

E così mi è stato chiaro cosa dovevo fare: osservare con presenza totale quel sogno in cui ero intrappolato, vederne – al di là di ogni dubbio – l’irrealtà complessiva… anche se le apparenze ingannavano e sembrava tutto vero.

Ok, mi rilasso sulla sedia del bar… e tutta la realtà intorno si rilassa con me – in fondo è una mia creazione. Mi rilasso e osservo, senza cercare niente di particolare, non cerco nemmeno di ricordarmi che sono qui per svegliarmi, per uscire dal sogno. Non penso nemmeno che sono addormentato. Mi rilasso, osservo e basta. Guardo tutto ciò che mi passa davanti come fosse qualcosa di nuovo, come se esplorassi un mondo che non ho mai visto prima… senza pregiudizi, senza preconcetti.

La pellicola di plastica che mi avvolge e mi tiene separato dalla realtà diventa più sottile. Sento nascermi in cuore una speranza: può funzionare, sono sulla strada giusta. In realtà quello che sta succedendo è che tutta quella finzione intorno – quel film – sta diventando un po’ più lontana. C’è una distanza quasi impercettibile ma concreta tra me come osservatore e il film creato dalla macchina. Sono ancora coinvolto, ma vedo che piano piano lo posso osservare proprio come un film esterno a me – e continuo a radicarmi in questo punto, sempre più solido e reale, da cui osservo… e che sento essere ‘me stesso’.

Poi diventa tutto chiaro: io sono una cosa e il film… be’ è solo un film!

È un momento magico in cui non mi sento più intrappolato nella finzione: non sono né il protagonista né il regista. Sono solo uno spettatore – passivo e rilassato – seduto in platea.

Rimanendo centrato in questo spazio vedo il mio braccio lentamente sporgersi verso il proiettore… quello reale che adesso posso vedere chiaramente – e che è ancora lì acceso.

Lo spengo.

Il film scompare di botto e un’infinità di sensazioni mi travolgono. I suoni sono veri suoni, gli odori veri odori, le emozioni vere emozioni. Non c’è più plastica, non c’è più deformazione della realtà. Sono di nuovo immerso nei colori vivi, nel mistero, nell’insondabile, nel reale in cui gioco sì la mia parte ma che sfugge al mio controllo e mi stupisce di continuo con la sua imprevedibilità.

Che ricchezza di esperienze è il mondo del reale.

 

Una curiosità: quel tizio della macchina non l’ho più rivisto – era davvero sparito lasciando lì il suo proiettore.

Be’ adesso ce l’ho io e se vuoi farci un giro telefonami. Io intanto lo uso per scrivere storie come questa…

    Akarmo

 

 

 

A volte lo Zen ti disorienta davvero, fa di proposito dichiarazioni contraddittorie. Se non capisci questa cosa ti sarà difficile trovare qualsiasi razionalità nelle sue storie. E la razionalità è l’unico filo con cui, al momento, puoi collegarti e comprendere qualcosa di trascendente.

 

Una volta il Governatore Lu Hsuan disse a Nansen: “Metti che un uomo abbia allevato un’oca in una bottiglia e l’abbia guardata crescere fino al giorno in cui si è accorto che era diventata troppo grande per poter passare dal collo della bottiglia. Poiché non voleva rompere la bottiglia né uccidere l’oca, come avrà fatto a tirarla fuori?”.

 

Uno strano indovinello che non può essere risolto razionalmente. Qualunque cosa tu faccia, distruggi la bottiglia o distruggi l’oca – non puoi conservare entrambi. Ma l’oca e la bottiglia sono soltanto metafore del vostro ‘testimone’ e del vostro corpo. Il vostro corpo è la bottiglia e la vostra consapevolezza è l’oca. E nessuno si domanda mai come abbia fatto la consapevolezza a entrare nel corpo, e come possa uscirne. La consapevolezza è universale, ampia, infinita in ogni dimensione. E il corpo è così piccolo, proprio come una piccola bottiglia. Come fa l’esistenza a far succedere tutto questo? È un miracolo che il fisico, il materiale contenga all’interno di se stesso il non materiale, lo spirituale. Il governatore stava facendo questa domanda, tradizionale nello Zen. È una storia antica, tutti i maestri, forse, l’hanno usata. Nansen ha gridato, “Governatore!”. Per un momento il governatore si è dimenticato completamente di essere il governatore e che Nansen – a misurarlo dalle sue ricchezze terrene – era appena un mendicante. E nessuno dovrebbe urlare a un governatore come aveva fatto Nansen. La domanda che aveva fatto non richiedeva… Ha dimenticato tutto – il grido era tagliente come una spada. In un solo colpo – quando ha gridato: “Governatore!”, e il governatore ha risposto: “Sì, maestro,”Nansen ha concluso, “L’oca è fuori!”.

Un modo davvero strano di risolvere il problema. Il governatore ha mostrato la sua consapevolezza, ha espresso la sua consapevolezza. Questa consapevolezza non è ostacolata dal corpo: può uscire, e può entrare.

Il corpo non è una barriera: il corpo è una barriera soltanto per le cose materiali. Ma il non materiale esiste in una dimensione differente. Può entrare nel corpo senza disturbare nulla nel corpo, senza persino toccare il corpo. In nessuna situazione della vostra vita la vostra consapevolezza tocca mai il vostro corpo, qualunque cosa facciate. La vostra consapevolezza rimane semplicemente un testimone, lontano, là sulle colline come se…. Immagina di essere in piedi davanti a uno specchio. La domanda è: come ha fatto il tuo riflesso a entrare nello specchio. Lo specchio non ha spazio per contenerti, ma certamente tu sei lì, in piedi, dentro allo specchio. Ma se osservi con attenzione, tu sei in piedi davanti allo specchio e stai guardando il tuo riflesso nello specchio. Lo specchio è perfettamente capace di riflettere, ma non può contenerti. Né il corpo contiene l’elemento spirituale in te, né l’elemento spirituale contiene il corpo. L’elemento spirituale è giusto uno specchio. Può al più riflettere il corpo, la mente: ma è sempre di là, è sempre al di fuori. Ecco cosa vuol dire Nansen: “L’oca è fuori!”. Ha gridato: “Governatore!” e il governatore ha detto: “Sì, maestro!”. Il governatore non è addormentato, è perfettamente sveglio.

In questa consapevolezza non sei il corpo e non sei nel corpo. Sei al di là, oltre, fuori. L’oca è fuori. Diversi maestri hanno usato questo piccolo aneddoto sull’oca. Ma Nansen sembra essere il migliore.”

 

tratto da: Osho, Nansen: the Point of departure #4

 

 

 

Secondo lo Zen noi siamo mezzi

addormentati, mezzi svegli.

La nostra veglia non è autentica e totale.

Siamo quasi dei sonnambuli, addormentati,

e intanto al lavoro con gli occhi chiusi.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

LO STATO DELLA MENTE

 

 

L'uomo è come addormentato. L'uomo vive in uno stupore — si muove, lavora, nasce, vive e muore, ma praticamente in un sonno profondo... russando. La mente dell'uomo non è per niente acuta. La mente è ottusità. La mente di per sé non ha intelligenza. Non c'è mai stata una mente intelligente. Non significa che non ci siano mai state persone intelligenti; ci sono state persone intelligenti, ma non c'è mai stata una mente intelligente. L'intelligenza è qualcosa che arriva quando ci si libera della mente. La mente non è mai anticonformista, non è mai originale. La mente è sempre ortodossa. La mente si ripete di continuo, è qualcosa di meccanico; funziona come un robot. Va avanti a ripetere ininterrottamente la stessa cosa. E come un computer: qualunque cosa tu inserisca, continua a rielaborarla.

Hai mai osservato la tua mente ed il suo funzionamento? Non vi accade mai niente di nuovo. Non può accadere nulla di nuovo. E a causa sua non ti accorgi di tutto quello che sta accadendo intorno a te, contini a ignorarlo. Sei troppo fissato su questo strumento mediocre e stupido. E buono da usare: è buono come deposito — come memoria — va bene per raccogliere i tuoi appunti, ma non è un modo di 'vedere' la realtà. Non ha occhi.

La mente è cieca come un pipistrello. Non ha occhi. La mente non può mai essere intelligente — soltanto la non-mente è intelligente. Solo la non-mente è originale, anticonformista. Soltanto la non-mente è innovativa — una rivoluzione sempre in atto.

Questa mente ti dà invece una specie di intontimento. Soffocato dalle memorie del passato, appesantito dai sogni sul futuro, continui a vivere... al minimo. Non vivi al massimo. La tua fiamma rimane molto fioca. Quando cominci a liberarti dai pensieri — tutta la polvere che hai raccolto nel passato — la fiamma si ravviva... pulita, libera, vivace, giovane. La tua intera vita si trasforma in una fiamma — una fiamma senza alcun fumo. Ecco cos'è la consapevolezza.

Coscienti, e senza pensare: questa è consapevolezza. Essere attenti e senza i pensieri. Provaci! Ogni volta che vedi che si stanno raccogliendo dei pensieri, disperdili!... tirati fuori! Guarda gli alberi senza lo schermo dei pensieri fra gli alberi e te stesso. Ascolta il cinguettio degli uccelli, ma senza il cinguettio della mente dentro di te. Guarda il sorgere del sole e senti che dentro di te sta sorgendo anche il sole della consapevolezza... ma non pensarci, non sentenziare, non parlarne, non dire nulla. Semplicemente sii. E, a poco a poco, inizierai a notare momenti di consapevolezza, improvvisi bagliori di consapevolezza — come una brezza che entra nella tua stanza a rinfrescare un'aria ormai stantia; come un raggio di luce nella notte scura della tua anima; come se, improvvisamente, tu ritornassi in vita.

TRATTO) DA: Osho,

A Sudden Clash o f Thunder # 1

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Provviste per il viaggio

Nel tuo viaggio verso la trascendenza sei da solo, ma un maestro compassionevole ti indicherà tutta una serie di utili ‘cose’ da portarti dietro: ecco i consigli di Osho, che commenta un sutra di Buddha.

 

 

 

Il ricercatore deve percorrere il suo cammino da solo. Non è possibile fare altrimenti, non è nella natura delle cose. La verità non è una cosa che si trova all’esterno, altrimenti potresti procedere in compagnia. È dentro di te. La verità non è oggettiva, quindi non può essere collettiva. È soggettiva. La verità è soggettività, è il tuo nucleo più profondo. Puoi penetrarla tu – e solo tu; nessun altro può venire con te. Il viaggio che intraprendi sulla Via accade in una incredibile solitudine. E un maestro lo sa – sa che ti sta spingendo in un viaggio in cui verrai lasciato da solo. Buddha in particolare ne è estremamente consapevole. Non ha mai pronunciato una parola in contrario, non ha mai detto: “Posso condurvi alla realtà suprema”. Devi andare da solo. Il viaggio non avrà alcuna guida: non ci sono né mappe, né una guida che ti mostri il cammino.

Quindi è ovvio che devi essere preparato. Devi pianificare per qualsiasi emergenza, per qualsiasi incidente che possa accadere sulla Via, per ogni possibilità di perdere la strada. Devi portare provviste per il viaggio. Buddha chiama queste provviste Parmita. Questa parola è molto bella. Parmita vuol dire: ciò che ti può portare al di là, le provviste per l’altra sponda. Il viaggio sarà solitario. Nel momento in cui lascerai questa sponda, verrai lasciato da solo in un oceano grande e selvaggio, e dovrai combattere con l’oceano, e dovrai trovare la Via completamente da solo. Nessuna delle nozioni che hai accumulato ti sarà di aiuto, perché ognuno arriva alla verità a suo modo. La percezione della verità è assolutamente unica e individuale. Non ci sono due persone che abbiano conosciuto la verità allo stesso modo, perché non esistono due persone identiche. Sono diverse: il loro modo di vedere è diverso, la loro percezione è diversa, e così anche le loro interpretazioni ed espressioni. Tutto le informazioni che sei riuscito a mettere insieme rispetto alla verità non ti aiuteranno molto. Al contrario potrebbero ostacolarti, non aiutarti. Potrebbero diventare un ostacolo.

Quindi Buddha afferma: “Non portare con te conoscenze”. Ma allora cosa devi portare con te? Poiché il viaggio è solitario, devi creare alcune qualità, le Parmita, che ti seguiranno come un’ombra. Queste dieci Parmita vanno comprese molto profondamente.

 

 

La Prima Parmita é Dana

 

La generosità, condivisione. La mente di solito è avara: cerca di trattenere, di possedere. La mente non è generosa. E se segui questa mente, ti perderai, perché la mente dell’avaro è una mente molto chiusa. L’avarizia è una specie di chiusura: non sei aperto al mondo, non permetti che attraverso le tue porte e le tue finestre arrivi più luce dall’esterno, non permetti che dalle tue finestre penetri dall’esterno una nuova brezza – perché hai una paura costante che qualcosa che stai trattenendo dentro di te, sfugga.

Se trattieni qualcosa, non puoi aprire le finestre, non puoi aprire le porte: avrai paura. E se non apri le finestre della mente, ti ritroverai nei pasticci, perché quando sei da solo nell’oceano, a combattere con le onde, una mente chiusa vuol dire una mente cieca. In questa situazione ti occorrerà tutta l’apertura possibile, perché la risposta può essere appropriata solo se nasce dall’apertura.

Quindi Buddha afferma: occorre imparare Dana, generosità, condivisione. Mentre ti trovi ancora su questa sponda, impara quanto più puoi a condividere. Condividi tutto ciò che hai, perché nulla ti appartiene veramente. Il tuo possedere è un crimine. Tutto ciò che possiedi o affermi di possedere è un crimine contro il tutto. Puoi, al massimo, usare qualcosa, ma non puoi affermarne il possesso. Le cose esistevano quando tu non eri qui, le cose saranno qui quando te ne sarai andato e sarai stato completamente dimenticato. Chi è che possiede? Arriviamo a mani vuote, e ce ne andiamo a mani vuote. Quindi mentre sei al mondo, non stringere il pugno, resta a mani aperte. Una persona che ha le mani aperte è una che ha una mente aperta. In realtà, la mano non è altro che un’estensione della mente.

Il lato destro del cervello è collegato con la mano sinistra, il lato sinistro con la mano destra. Quando muovi la mano destra, si muove la parte corrispondente del cervello. Quando muovi la sinistra, si muove l’altra parte. Quando la mano è chiusa in un pugno, allora anche la mente è chiusa come un pugno.

Buddha afferma: La prima Parmita, la qualità che può portarti oltre, è la condivisione. Non dice cosa condividere, perché cosa condividi non è importante. Che sia una canzone, una danza, o che sia il tuo amore, la tua esperienza, la tua meditazione, i tuoi soldi, la casa, i vestiti, il tuo corpo, il punto non è quello. L’essenziale è condividere.

Di solito è considerato essenziale accumulare. Chi accumula rimarrà attaccato a questa sponda; non potrà raggiungere l’altra sponda, perché chi accumula, innanzitutto, non è in grado di lasciare questa sponda. Tutto il suo ammassare appartiene a questa sponda. Cerca di comprendere questo punto. Qualcuno dice: “Vieni, c’è una casa più grande”, ma tu rispondi: “Prima devo prendere con me tutti i tesori che ho nascosto in questa casa. In questo momento non posso venire, ho troppi impegni in questa casa. I risparmi di una vita sono qui. Dovrò prenderli con me; solo così potrò venire”. Ma l’altra sponda è tale che non puoi trasportarvi nulla da questa.

È un bellissimo paradosso il fatto che non puoi portare nulla da questa sponda ma, se sei in grado di condividere a sufficienza, e se condividi tutto ciò che hai su questa sponda, puoi portare con te una mente che condivide. Non puoi portarti la casa o i soldi, ma puoi portarti l’amore e la compassione. E quella compassione ti sarà di aiuto.

Buddha dice: Se hai amore e compassione nel tuo cuore, l’esistenza si comporta allo stesso modo. L’esistenza è sempre la tua immagine riflessa. Se condividi, l’esistenza condivide con te. Se accumuli, vuol dire che sei contro l’esistenza. Chi accumula è in opposizione all’esistenza – ha paura, non si fida. “Chissà cosa succederà domani?”. Non si fida dell’esistenza, si fida del suo conto in banca. La sua fiducia va a cose che ha creato o accumulato lui stesso. Non si fida della vastità, dell’infinito.

Buddha dice: Se hai fiducia, allora l’esistenza risponde allo stesso modo. L’esistenza è uno specchio… è la tua eco. Se continui ad accumulare ti ritroverai nei guai, perché allora vedrai il nemico dappertutto: nelle onde dell’oceano, nel viaggio infinito. Sorgeranno mille problemi e non saprai cosa fare. Non ci saranno guide, non ci saranno manuali; sarai solo, completamente nudo e solo, senza nulla di ciò che hai accumulato, senza sicurezze o assicurazioni. Ti sarà difficile muoverti.

Buddha dice: Puoi muoverti solo quando sei già stato spogliato di tutto ciò che hai. Puoi esserne privato in due modi. Puoi privartene solo come mezzo, con il fine di arrivare a possedere sull’altra sponda – ma non è una vera privazione, è solo un trucco della mente. Questo è ciò che fanno tanti monaci buddisti, gianisti, cattolici e di altro tipo. Sono pronti a rinunciare, ma la loro rinuncia nasce da un calcolo. Non nasce dall’amore, ma dal calcolo. Calcolano che non è possibile salvare nulla su questa sponda, quindi perché non rinunciarci e conservare qualcosa per l’altra sponda, per l’altro mondo? Il denaro non può essere conservato – verrà perso – e allora perché non tenere in tuo possesso la virtù?

La possessività rimane la stessa.

Buddha dice: Sii non possessivo; non possedere nulla su questa sponda o sull’altra. Condividi sempre.

Quindi questo è un insegnamento molto specifico. Buddha ha detto ai suoi discepoli: quando meditate e arrivate a spazi bellissimi del vostro essere, condivideteli subito. Se non c’è nessuno, allora chiudete gli occhi e riversate quella benedizione sull’intera esistenza. Ma non diventate dei proprietari – nemmeno della meditazione, nemmeno della saggezza… non diventate dei possessori.

Buddha dice: Condividi la tua meditazione, altrimenti hai mancato il punto. Questo è un insegnamento del tutto nuovo, è un’intuizione del tutto nuova.

Buddha dice: Se arrivi agli stati di meditazione, immediatamente condividili. Se non lo fai, non sei arrivato allo spazio a cui pensavi di essere arrivato. Allora stai vivendo un’illusione, un’apparenza, perché uno stato meditativo è, per sua natura, uno stato di condivisione. Se non riesci a condividere, allora da qualche parte c’è un errore. Allora questo stato è falso, questo spazio non è reale. Uno stato autenticamente meditativo, per la sua stessa natura, vuole essere condiviso. Se la tua meditazione non diventa compassione, allora da qualche parte, qualcosa è andato storto.

Questa è la prima Parmita, la qualità che puoi usare per farti portare sull’altra sponda.

Ma noi di solito viviamo con grossi attaccamenti, e con paura. Questi attaccamenti sono più rivolti a cose che a persone, e anche gli attaccamenti alle persone sono del tutto motivati dall’ego. In essi non c’è compassione.

Tante persone vengono da me e dicono: “Amo questa donna o quest’uomo”, e io guardo dentro di loro e vedo che amano solo se stessi. Nessuno sembra essere innamorato di qualcun altro – ecco perché ci sono tanti problemi. Se ami davvero una donna o un uomo, l’amore è sufficiente. Non nascerà alcun problema. L’amore non conosce problemi. Se nascono problemi, questo semplicemente mostra che da qualche parte l’amore non è reale, o è qualcos’altro che finge di essere amore. Ognuno cerca di sfruttare l’altro.

Non è condivisione: usi l’altro come semplice mezzo. Prima o poi anche l’altro inizia a sentirlo – che lui o lei vengono usati come oggetto – e nasce la ribellione, la reazione, la vendetta, il conflitto.

Le persone che chiami ‘amanti’ cercano ogni momento di dominarsi a vicenda: possediamo cose e possediamo persone. In questa gara, in questa corsa folle al possesso, perdiamo noi stessi: ti perdi in ciò che possiedi. Se veramente vuoi sapere chi sei, devi slegarti almeno un po’ da ciò che possiedi.

Buddha dice: Prima che la morte ti sottragga ciò che hai, condividilo. Almeno rimarrà una certa gratitudine per te nel cuore delle persone, almeno si ricorderanno di te. La morte non potrà cancellare completamente il ricordo di te. E col condividere, ti aprirai. Col condividere avrai più fiducia – e la fiducia diventa la barca che ti porta sull’altra sponda. Fidati delle persone, perché esse sono solo una manifestazione dell’universo, una manifestazione dell’anima universale. Quando condividi con qualcuno, stai in realtà condividendo con dio, perché tutti sono manifestazioni di dio. Quando annaffi un albero e l’albero è felice, e le foglie sembrano colme di delizia, e l’albero inizia a ondeggiare e a danzare nel vento, è dio che hai innaffiato. Dio aveva sete nell’albero; tu l’hai innaffiato, e dio è felice.

Tutto ciò che fai alla gente, agli alberi, agli animali, lo stai facendo all’esistenza. E naturalmente l’esistenza ti ripaga mille volte tanto. Quando sei completamente solo – e con te non c’è nessuno, solo l’esistenza che ti circonda – ti ripagherà. Buddha dice: questa è la prima Parmita.

Tu non dai, nemmeno a chi ti è molto vicino. Non dai, nemmeno a chi ti ama. Non dai a tuo padre, a tua madre, a tua moglie, ai tuoi bambini; non dai e basta. Non conosci il linguaggio del dare. Conosci una sola lingua: come ottenere di più, come ottenere di più, come ricavare qualcosa da tutti gli altri. Conosci solo un modo di pensare, ed è pensare per prendere.

Buddha dice: Impara il pensare per dare. Impara le vie del dare, e fiorirai. Quella fioritura, quella fragranza, ti seguirà. Sarà una compagna per te nel pellegrinaggio infinito.

 

 

La Seconda qualità é Shila

 

Shila vuol dire disciplina, Shila vuol dire vivere con grazia. I buddisti hanno frainteso Shila in molti modi; pensano che Shila voglia dire un carattere rigido. Non è così. La parola significa: una vita vissuta con grazia, con eleganza. E qual è la vita che può avere grazia? Solo una vita di compassione, amore, gratitudine; solo una vita responsabile, una vita che ha considerazione per gli altri. Puoi anche essere non violento, ma non è detto che la tua non violenza sia ricca di grazia. Ho visto tanti monaci giainisti: sono non violenti, ma non hanno alcuna grazia. La bellezza manca. E la prova dell’albero sono i suoi frutti… non ci sono altre prove. Se fossero non violenti, nascerebbe una straordinaria bellezza: si vedrebbe nei loro occhi, nella loro vibrazione. Intorno a loro ci sarebbe perennemente una musica senza alcun suono – ma non c’è. Tutto sembra essere morto, opaco. Sono non violenti, ma la loro non violenza non ha grazia. Non è accaduta spontaneamente; è stata forzata su di loro. La loro non violenza ha in sé un elemento di violenza: è stata forzata in modo violento. Hanno cercato con tutte le forze di diventare non violenti; in qualche modo ci sono riusciti, ma questa non violenza non è una fioritura naturale, è coltivata.

La parola buddista Shila è molto bella – significa pieno di grazia.

Esistono due tipi di immobilità, di pace. Puoi forzarti a seguire metodi Yoga, puoi imparare una certa posizione. Un po’ alla volta, riesci a forzare il corpo in quella posizione. All’inizio sarà scomoda ma piano piano il corpo si adatterà. Il corpo ha una straordinaria capacità di adattarsi a qualsiasi situazione. Puoi forzare il corpo a rimanere seduto immobile. Se continui a farlo, dopo qualche mese diventerai come una statua di Buddha. Ma sarà violenza, assolutamente priva di grazia. Dentro di te, in profondità, continuerai a bollire; dentro di te ci sarà il fuoco dell’inferno; in profondità non sarai cambiato. Come puoi cambiare semplicemente cambiando il corpo? Il fenomeno reale deve accadere nel modo esattamente opposto: l’interno deve cambiare, e poi l’esterno lo segue. Allora avrà grazia.

Il punto non è forzare la periferia, perché il centro non verrà influenzato dal forzare la periferia. Puoi rimanere immobile, ma questo non vuol dire che sei tranquillo. Ma se sei tranquillo certamente puoi rimanere immobile. Bisogna comprendere questa differenza. È una delle differenze più vitali nella vita religiosa di una persona: la Via non è dall’esterno all’interno ma dall’interno all’esterno. Non forzare le cose dall’esterno, e non pensare che cambiando il corpo e il comportamento esteriore puoi cambiare le qualità interiori. No, non va così. Cambia l’interno, e l’esterno seguirà. Allora ci sarà grazia.

E Buddha dice: La seconda Parmita è grazia nel vivere, una disciplina che nasce dalla comprensione.

La parola ‘disciplina’ è significativa. Deriva dalla stessa radice di ‘discepolo’. Vuol dire essere pronti a imparare. ‘Discepolo’ vuol dire: uno che è del tutto pronto, assolutamente aperto a imparare. Quando uno è aperto a imparare significa che è molto consapevole, perché imparare è possibile solo quando sei consapevole. Quando non sei consapevole non puoi imparare nulla. Le persone che sono consapevoli possono imparare, in qualunque posto in qualunque momento.

Proprio l’altro giorno stavo leggendo di un mistico Sufi, Sibli, a cui fu chiesto: “Chi ti ha guidato sulla Via? Chi è stato il tuo primo maestro?”. E chi aveva posto la domanda rimase sorpreso, perché Sibli rispose: “Un cane. Un giorno l’ho visto quasi morto di sete, proprio sulla riva di un ruscello. Ogni volta che guardava il suo riflesso nell’acqua si spaventava e si ritraeva, perché pensava fosse un altro cane. Alla fine, il suo bisogno era tale che ha messo da parte la paura ed è saltato nell’acqua, e a questo punto l’altro cane è scomparso. Il cane aveva scoperto che l’ostacolo – che era lui stesso – la barriera tra se stesso e ciò che stava cercando, si era dissolta. Allo stesso modo il mio ostacolo è scomparso quando ho capito che ciò che pensavo essere il mio stesso essere era solo un’immagine riflessa, non la realtà. La Via mi è stata mostrata per la prima volta dal comportamento di un cane. Lui è stato il mio primo maestro”.

Un uomo che ha comprensione, impara da qualsiasi cosa. Un uomo che ha comprensione impara e diventa un discepolo. Nasce così un discepolo.

E Buddha dice: Se non hai disciplina, capacità di imparare, di ricevere – se non hai consapevolezza – non sarai in grado di passare sull’altra sponda. La conoscenza non può aiutarti, ma la capacità di imparare può farlo. La differenza è chiara: la conoscenza è presa a prestito, la capacità di imparare deve nascere dentro di te. È una tua capacità. Non puoi prenderla a prestito, puoi prendere a prestito la conoscenza – costa pochissimo. La capacità di imparare vuol dire una grande trasformazione nel tuo essere: dovrai abbandonare l’ego e dovrai smettere di accumulare. Puoi accumulare conoscenza, puoi accumulare informazioni: imparare non è accumulare. Non accumuli mai l’imparare – semplicemente continui a imparare. Non ne ricavi dei tesori. È come uno specchio: una cosa arriva davanti allo specchio ed esso la riflette. Quando la cosa si sposta, rimane quieto – di nuovo uno specchio, di nuovo semplice e innocente. Non accumula. Non puoi chiedere a uno specchio: “Quante persone hanno guardato dentro di te?”. Lo specchio non colleziona, è solo uno specchio… specchia. Imparare è come lo specchio, e conoscenza è come una lastra fotografica. Rispecchia anch’essa, ma una volta soltanto. A quel punto viene catturata dal riflesso, e quindi distrutta.

Buddha dice: Shila è la seconda Parmita.

 

 

La Terza é Shanti

 

Shanti vuol dire pazienza. Certo, il viaggio è lungo, e non puoi andare di fretta. Se hai fretta non potrai mai passare sull’altra sponda. Il viaggio è senza tempo: ci vuole grande pazienza, una pazienza infinita. Il Nirvana non è una cosa di un istante.

A volte viene qualcuno – persone molto sciocche – e chiede: “Sono venuto solo per tre giorni. Può accadere la meditazione?”. Non sanno cosa stanno chiedendo; nemmeno tre vite sono sufficienti. E quando hai tanta fretta, non saranno sufficienti nemmeno trecento vite, perché con questa fretta la mente è in grande tensione. Rallenta, rilassati un po’. Non essere impaziente, e allora è possibile. Magari accadrà in tre giorni. Hai afferrato il punto? Cerca di capirlo: può succedere in tre giorni, o in tre secondi; può accadere in una frazione di secondo, ma allora dovrai avere una pazienza oceanica. Il tempo che richiede, dipende da quanta pazienza hai. Più pazienza hai, meno tempo ti occorrerà. Meno pazienza hai, più tempo ti occorrerà.

Se vuoi veramente raggiungere la meditazione, lascia andare tutta l’impazienza. Dimenticati completamente di quando succederà. Goditi il momento. Quando ti godi il momento, quando sei totale, un giorno all’improvviso è lì – in realtà non ti ha mai lasciato, era sempre lì. Ma tu eri così di corsa che non riuscivi a vederla. Il giorno in cui ti rilassi e ti siedi in silenzio nella tua stanza, di colpo diventi consapevole della presenza. È lì, la stanza intera ne è colma. Il mondo è ricolmo di dio; sì, ogni cespuglio è in fiamme.

Gli ebrei hanno quella bella storia di Mosè che va su un monte, il Sinai, e vede un cespuglio verde che brucia. Mosè è sorpreso, non può crederci, perché il cespuglio non brucia, anche se ci sono le fiamme. E poi dio gli parla: “Non aver paura, Mosè, io sono il tuo dio, il tuo signore. Questo fuoco è il mio fuoco”. Naturalmente come può il fuoco di dio bruciare un cespuglio? Anche il cespuglio è fuoco di dio. Mosè vede un cespuglio che brucia sulla montagna, e io vorrei dirvi: ogni cespuglio è in fiamme. Non serve andare sul Sinai, devi solo guardare nel tuo giardino – ogni cespuglio è infuocato di dio perché tutti gli alberi sono il suo fuoco, tutta la vita è il suo fuoco, ogni respiro è il suo fuoco.

Pazienza… allora di colpo inizi a sentire che dio è presente. Impaziente, corri come un pazzo, e in questa folle corsa non riesci a vedere. È come se andassi in giro portandoti dietro una bellissima macchina fotografica, e cercassi di fare qualche foto, e intanto continui a correre e ad affrettarti. Che accadrà? Non avrai alcuna fotografia, al massimo sprecherai qualche pellicola. Tutto il film sarà solo caos. Quando fai una foto devi tenere la macchina perfettamente immobile; non dovrebbe tremare. Allora ottieni una foto ben chiara.

Se non stai correndo da qualche parte e il tuo essere interiore è quieto, è qui ed ora, dio si riflette in te. Allora svanisce tutto il caos, tutte le domande scompaiono.

Buddha dice: Shanti, pazienza, è la terza Parmita.

 

 

La Quarta é Vidya

 

Vidya ha molti significati: vuol dire energia, vuol dire coraggio. Di sicuro ci vuole coraggio, e di sicuro ci vuole energia. Uno deve essere sempre consapevole del fatto che l’energia non va sprecata senza necessità. Non ci dovrebbero essere perdite. Noi perdiamo energia: non siamo mai una riserva di energia. Ti viene data energia infinita, ma tu sei un contenitore che perde. Comunque sia, perdi energia: non sei mai seduto in silenzio.

Buddha chiamava la sua meditazione Zan. Zan è il termine Pali per la parola sanscrita Dhyana. Da Zan è venuto il cinese Chan e il giapponese Zen. In Giappone, ciò che Buddha aveva piantato come seme è arrivato a fioritura, è arrivato al suo apice. Ciò che Buddha aveva iniziato, è arrivato alla sua conclusione. La gente dello Zen dice: la meditazione non è altro che stare seduti in silenzio, senza far nulla. Questo è ciò che Buddha stava facendo – non faceva nulla – quando si è realizzato. Questo è ciò che stava facendo seduto sotto l’albero  Bodhi. Che faceva? Non faceva nulla, era solo seduto in un silenzio tale che non c’era alcuna perdita di energia. Quell’energia ha cominciato a salire più in alto, sempre più in alto; quell’energia ha raggiunto un picco. Poi l’energia è corsa a toccare il Sahasrar, il settimo chakra, è arrivata al punto supremo. Di colpo c’è stata la fioritura. Buddha è diventato un fiore di loto.

Tu hai la stessa energia, ma continui a sprecarla. Quando hai grande energia, nasce in te un grande desiderio di gettarla via. Puoi chiamarlo ‘desiderio sessuale’ o puoi chiamarlo in un altro modo – non fa differenza. Comunque, quando c’è grande energia, nasce un grande desiderio di liberarsene. In Occidente si pensa al sesso come a uno sfogo. In Oriente abbiamo considerato l’energia sessuale in una prospettiva completamente diversa: non occorre sfogare questa energia, è la tua energia. Se continui a farla uscire, resti vuoto. Se permetti che si accumuli un po’ – se la lasci accumulare dentro di te – la quantità stessa la porta a un punto in cui c’è un salto di qualità. L’energia accumulata va sempre più in alto, il livello diventa sempre più alto, e tu arrivi a toccare altezze sempre più sublimi del tuo essere. Arriva un punto in cui l’energia tocca il vertice del tuo essere. Ecco cos’è il Samadhi.

E Buddha dice: Vidya è la quarta Parmita. Uno dovrebbe imparare a non disperdere l’energia. Ricorda che non ti sta dicendo di diventare un avaro, perché ti ha dato la prima Parmita: non essere mai avaro. Quando dice: “Accumula energia”, non ti sta insegnando alcuna forma di avarizia, ti sta insegnando la saggezza. Sa quello che è successo a lui. Condividi tutto ciò che hai, ma non perdere energia. Perdere non è condividere. Ecco perché vedo che due persone possono fare l’amore eppure può non esserci condivisione. Tutte e due perdono energia. Usano l’altro solo come un aiuto per perderla, ecco tutto. Condividere è completamente diverso, non è perdere. E bisogna ricordare questo: quando perdi energia, perdi, non guadagni nulla; quando condividi, dai qualcosa che è del tutto ordinario, ma guadagni qualcosa di straordinario. Nel condividere non perdi mai.

 

 

La quinta Parmita viene chiamata da Buddha Dhyana:

 

meditazione, silenzio, star seduti a non far nulla. Lascia che ciò penetri sempre più nella tua vita. Quando hai tempo, quando non hai nulla da fare, non creare occupazioni che sono assolutamente inutili, non necessarie. Rimani seduto in silenzio, e guarda la vita che scorre. Guarda gli alberi o le stelle, o guarda semplicemente il tuo naso o l’ombelico, oppure chiudi gli occhi e osserva il silenzio interiore o i pensieri dentro di te. Sii, semplicemente… lascia passare le cose – tu resta seduto in silenzio.

Buddha dice: Se puoi rimanere seduto in silenzio anche solo per pochi istanti senza far nulla, comincerai ad avere sprazzi di intuizione.

Gli psicologi moderni ora sono d’accordo sul fatto che se a una persona viene permesso di rimanere seduta in silenzio, questo è sufficiente. Non occorre altro. Tutto il resto è solo un aiuto per sedere in meditazione. Qualcuno ti dà un mantra e dice: “Rimani seduto in silenzio e fai questo mantra”. Ci sono ad esempio molte ricerche sulla Meditazione Trascendentale. E Mahesh Yogi pensa che sia a causa del mantra che le cose accadono, ma non è così. È perché sei seduto in silenzio per venti minuti che le cose accadono. Il mantra non è importante: puoi rimanere seduto senza il mantra e accadranno le stesse cose. Il mantra ti dà una scusa per sederti in meditazione, perché sei così sciocco che non puoi sederti e basta, devi avere qualcosa da fare. Quindi se qualcuno dice: “Intona ‘Ram, Ram, Ram’”, hai una scusa per sederti in silenzio per venti minuti perché stai facendo ‘Ram, Ram, Ram’. Quali che siano i risultati – la pressione del sangue che si abbassa, il respiro che diventa più silenzioso, i cambiamenti nel livello di ossigeno del corpo, persino i battiti del cuore hanno un ritmo diverso, ti senti rilassato, vengono create onde alfa e, con queste onde, ti senti tranquillo e rinnovato – tutto questo non ha nulla a che fare con quel mantra, o con qualunque altro mantra. Se riesci a rimanere seduto in meditazione per venti minuti senza far nulla, il risultato sarà lo stesso. Quindi tutto ciò che le ricerche psicologiche hanno rivelato sulla Meditazione Trascendentale, non appartiene veramente alla MT: appartiene allo stare seduti in silenzio.

Rimani seduto in silenzio e vedrai: il tuo essere svilupperà una nuova qualità. Diventi più calmo, più centrato, più soddisfatto. Il tuo volto cambierà, e cambieranno i tuoi occhi – sarai circondato dalla serenità. Persino gli altri cominceranno a sentirla. Persino loro cominceranno a sentire che ti è accaduto qualcosa, perché dovunque andrai, porterai con te una brezza fresca. E non perché siano cambiate le situazioni esterne. Qualcuno ti insulterà, ma ora potrai riderne: non nascerà rabbia. Non perché la controllerai, proprio non nascerà. Potrai vedere tutta l’assurdità della situazione. Potrai comprendere che quest’uomo, quel pover’uomo che è arrabbiato e ti insulta, è messo proprio male. Non ha nulla a che fare con te. Devi avere più compassione verso di lui. Invece di essere negativo verso di lui, sentirai per lui tanta pietà… una qualità completamente diversa.

Le preoccupazioni potranno essere identiche, ci saranno ancora.

Il mondo non cambierà grazie alla tua meditazione, il mondo rimarrà lo stesso. Ma con la meditazione tu sarai diverso, e quando sei diverso il mondo è diverso, perché è il tuo mondo, dipende dalla tua visione, dalla tua interpretazione. Tutto rimarrà invariato, ma nulla sarà più lo stesso, perché tu sei cambiato.

E Buddha dice: In questo viaggio solitario verso l’altra sponda, avrai un grandissimo bisogno di imparare a sedere – in meditazione – in silenzio.

Di solito siamo occupati in modo quasi ossessivo. Non puoi star seduto in silenzio, devi fare qualcosa.

Fare è una follia. Se non hai nulla da fare ti senti perso, dentro di te inizi a bollire: leggi di nuovo lo stesso giornale o vai fuori a spettegolare con il vicino – cose di cui hai già parlato mille volte – e sei di nuovo allo stesso punto. Devi fare qualcosa. Non puoi rimanere tranquillo, non puoi fare a meno di un’occupazione.

In Occidente avete un proverbio veramente assurdo: ‘Una mente non occupata è l’officina del diavolo’. Dev’essere stato il diavolo a inventarlo, perché la mente vuota è l’officina di dio. L’avrà inventato il diavolo, in modo che nessuno potesse essere vuoto, in modo da poter continuare a meraviglia il suo lavoro. Se sei veramente vuoto, il diavolo non può entrare dentro di te, perché i pensieri funzionano come cavalli per il diavolo: senza di essi non può entrare. Quando non ci sono pensieri, il male non può penetrare dentro di te. Tutto ciò che entra in te dall’esterno passa attraverso i pensieri. Quando non c’è il pensiero, l’esterno svanisce: sei pura interiorità. Ecco cosa ho detto all’inizio: la verità è soggettività.

 

 

Buddha chiama la sesta Parmita Pragya

 

Pragya vuol dire saggezza. È diversa dalla conoscenza: la conoscenza è ciò che non è basato sulla tua esperienza, la saggezza è ciò che è basato sulla tua esperienza. Devi basarti solo su ciò che hai sperimentato. Non fidarti di nient’altro, altrimenti quando rimani da solo tutta la tua conoscenza scompare, e non rimane nulla. Ciò che arriva dagli altri non sarà con te quando gli altri ti avranno lasciato. Solo ciò che è tuo, rimarrà tuo.

Un discepolo stava congedandosi dal suo maestro. Era una notte oscura e si stava facendo tardi. Il discepolo era un po’ ansioso perché doveva attraversare cinque miglia di fitta foresta per raggiungere il suo villaggio. Il maestro notò la sua paura e disse: “Hai paura del buio?”.

Il discepolo rispose: “Sì, ho paura, ma non riuscivo a trovare il coraggio di dirlo”.

Il maestro allora disse: “Non aver paura”. Accese una candela e la diede al discepolo, aggiungendo: “Così andrà tutto bene, vai pure”.

Mentre il discepolo stava uscendo dalla porta, il maestro improvvisamente soffiò e spense la candela. Il discepolo disse: “Non capisco cosa hai fatto. Un momento fa avevi acceso una candela per me con tanta compassione. Ora perché sei così crudele? Perché l’hai spenta?”.

Il maestro si mise a ridere e disse: “La mia candela non ti servirà a molto. La notte è scura, lo so, e io vorrei aiutarti in ogni modo possibile, ma non posso fare l’impossibile. Solo la tua luce potrà aiutarti nella notte oscura, quindi conta su te stesso. Vai con la mia benedizione. Vai nella notte oscura con la mia benedizione. Fidati della tua consapevolezza. Resta vigile, lascia che quella sia la tua luce, perché la luce di qualcun altro non può aiutarti”.

Questa è una bellissima parabola, di grande significato.

La saggezza consiste in ciò che è una tua esperienza diretta, ricordalo. Tutto ciò che hai preso da altri, gettalo via, brucialo! Ciò che è tuo, è vero; ciò che non è tuo, è falso. Una verità è una verità solo se l’hai sperimentata. Persino una verità diventa una menzogna se non l’hai sperimentata. Quando ti dico una verità, è una verità quando la affermo io. Quando tu l’ascolti, diventa una bugia, perché per te non è basata sull’esperienza personale. Quindi butta via tutto quel bagaglio che ti sei portato dietro: non serve a nulla, e non potrà aiutarti.

Buddha dice: In questo viaggio verso l’altra sponda, lasci andare tutti i pesi che hai accumulato prendendoli dagli altri. Porta solo quel po’ che è tuo. Quello, ovviamente, non puoi abbandonarlo. Dovrai portarlo con te, non c’è modo di lasciarlo andare. Puoi forse mettere da parte ciò che hai conosciuto? Puoi abbandonarlo? Come puoi disconoscere ciò che hai conosciuto? Non è possibile. Se hai sperimentato qualcosa nella meditazione, come puoi lasciarlo andare? Non puoi… perché una volta sperimentato, diventa parte del tuo essere. Ecco cos’è Pragya. Pragya è un’esperienza che è diventata parte del tuo essere: non è più qualcosa che possiedi, è il tuo stesso essere. Come puoi portare con te qualcosa che non hai sperimentato? Non puoi farlo. Puoi avere solo ciò che è tuo, ciò che hai sperimentato.

Tutto ciò che credi deve essere abbandonato. Solo la saggezza può aiutarti.

Una storia cassidica:

Senza dire nulla al suo maestro, un discepolo di Rabbi Baruch aveva intrapreso una ricerca sulla natura di dio, e nel suo pensare era penetrato sempre più in profondità fino a rimanere impantanato nei dubbi: ciò che prima era certo era diventato incerto. Quando Rabbi Baruch si accorse che il giovane non veniva più da lui come al solito, si recò nella città in cui viveva, entrò inaspettato nella sua stanza e gli disse: “So cosa si nasconde nel tuo cuore. Sei passato attraverso i cinquanta cancelli della ragione. Inizi con una domanda, e pensi e pensi finché trovi una risposta… e il primo cancello si apre. Poi una nuova domanda, e di nuovo cadi a precipizio, trovi la soluzione, spalanchi il secondo cancello, e ti vedi di fronte una nuova domanda. Vai avanti così, sempre più in profondità, finché non sei riuscito a forzare il cinquantesimo cancello. Lì ti confronti con una domanda a cui l’uomo non è mai riuscito a trovare risposta, perché se ci fosse qualcuno che conosce la risposta, non ci sarebbe più alcuna libertà di scelta. Ma se osi scandagliare ancora più a fondo, cadi nell’abisso”.

“Allora dovrei tornare indietro fino al punto di partenza?” gridò il discepolo.

“Se ti volti, non tornerai indietro” disse il rabbino. “Sarai oltre l’ultimo cancello, sarai nella fede”.

Questo è ciò che Buddha chiama saggezza.

Ciò che credi viene dagli altri, la fede è tua. Non farti ingannare dal vocabolario: il vocabolario dice che fede vuol dire credere, credere vuol dire fede. Non è così, non sono sinonimi; sono in effetti l’uno l’opposto dell’altro, sono antagonistici.

Credere è fede solo in apparenza; in profondità c’è il dubbio, perché non hai sperimentato – allora come può scomparire il dubbio? Stai solo fingendo di sapere. Senza sapere, il dubbio rimarrà lì, nel profondo del tuo cuore. Un giorno o l’altro dovrai affrontarlo. E il tempo che hai usato per reprimerlo è solo uno spreco. Avresti dovuto affrontarlo, come prima cosa.

Il dubbio affrontato, non represso, svanisce. Nasce la fede. Fede è il termine ebraico per la stessa cosa che Buddha chiama Pragya, saggezza. Col credere ti fidi degli altri, ma gli altri non possono venire con te. Non fare affidamento sugli altri: questo è il messaggio fondamentale di Buddha. Fai affidamento su te stesso, perché allo stadio finale verrai lasciato da solo, e solo i tuoi occhi, la tua saggezza, potranno aiutarti.

Le vecchie risposte non funzioneranno, le risposte degli altri non ti aiuteranno. Nella vita non puoi ripetere; la vita è irripetibile. Puoi leggere i Veda, il Corano e la Bibbia: non ti servirà a nulla. Potrà aiutare il rishi che ha scritto il Veda, ma non aiuterà te, perché per te è una cosa presa a prestito.

Buddha dice: Ricorda, la vita è irripetibile, la verità è irripetibile. Le risposte degli altri non ti aiuteranno, devi trovare la tua.

Fai conto solo sulla tua esperienza. Fai una cernita nella tua mente – tutto ciò che non ti appartiene, gettalo via. Vai a gettarlo nel fiume. Tieni solo ciò che conosci, ciò che sai per tuo conto, e quello diventerà il tuo tesoro, una Parmita.

 

 

La settima è Upai

 

Upai vuol dire: abili mezzi. Buddha sottolinea moltissimo il fatto che non tutti i mezzi sono buoni: solo i mezzi abili devono essere usati. Cosa intende con ‘abili’. Intende un Upai: un metodo che può essere abbandonato quando la sua utilità è finita. Altrimenti il metodo stesso può diventare un grosso peso. Lui diceva spesso: Usi una barca per passare sull’altra sponda, ma poi la lasci. Non te la porti sulla testa. Non dici: “Questa barca mi ha portato su questa sponda, quindi ora come posso essere ingrato e abbandonarla qui? Me la porterò sulla testa per tutta la vita”.

Buddha dice: Usa le cose, e poi lasciale andare quando il loro compito è finito. Quando le hai utilizzate, vai avanti e lasciatele alle spalle. Un po’ alla volta tutti i metodi devono essere abbandonati. Alla fine, prima di raggiungere l’altra sponda, devi lasciare andare tutto – meditazioni, discipline – devi abbandonare tutto. Quindi sii molto abile, altrimenti c’è una tendenza a rimanere vincolato dal metodo.

Usa tutti i mezzi e i metodi in maniera molto distaccata, in modo da poterli abbandonare quando arriva il momento giusto per farlo. Devi lasciar andare tutto.

 

 

L’ottava è Pranihan, Resa

 

E Buddha dice: Ricordati, hai molte cose da fare, ma l’esperienza suprema accade sempre quando non stai facendo nulla. Accade in un ‘lasciarsi andare’. Pranihan è l’abbandonarsi. Fai tutto ciò che puoi fare: ti aiuterà, preparerà il terreno, ma non puoi fare in modo che la verità accada. Quando hai fatto tutto il possibile, allora rilassati, non c’è più nulla che possa essere fatto. E proprio in questo rilassamento, in questo abbandono… la verità accade. La verità non è qualcosa che possiamo portare con noi. Arriva, discende, accade: non è qualcosa che fai.

 

 

La nona, Bala, è potere

 

Dopo la resa, il potere. Ora, considera la differenza. Al quarto posto Buddha parla di Vidya, energia. Non era potere, era semplicemente energia, energia umana. Ora dopo la resa c’è Bala: il potere, potere divino. Quando ti sei arreso, e il tuo ego è caduto, diventi improvvisamente pieno di un potere sconosciuto. Sei diventato ricettivo, ti sei trasformato in un contenitore.

 

 

E la decima, Ghyana,

 

è la Decima Ghyana è il vedere a fondo nella natura delle cose, o consapevolezza. Buddha usa la parola Ghyana in un senso molto specifico: vedere a fondo nella natura delle cose. Quando ti sei arreso e il potere del divino – o il potere del tutto – è disceso su di te, allora c’è quell’incontro, quella visione, quella realizzazione – il Nirvana.

Queste sono le Parmita. E devono essere praticate.

 

 

 

Buddha ha detto:

Appo deepo bhava

- “Sii una luce pr te stesso”

 

 

 

Il sutra di Buddha

Coloro che studiano la dottrina dei buddha faranno bene a credere e a seguire tutto ciò che essi insegnano. È come per il miele: è dolce dentro, è dolce fuori, è dolce in ogni parte; così è anche per l’insegnamento del buddha.

 

Questa è una delle cose da capire. È molto importante e Buddha l’ha ripetuta tante volte: “Il mio insegnamento è come miele: dolce dentro, dolce fuori, dolce dappertutto – dolce nell’inizio, dolce nel mezzo, dolce alla fine. Il mio insegnamento è come miele.” L’ha ripetuta mille e una volta. Perché? C’è un messaggio molto importante.

Di solito, ogni volta che ti senti felice, arriva subito dopo l’infelicità. Quando ti concedi qualcosa hai un momento di felicità; poi c’è dolore e frustrazione. Così è dolce nell’inizio, ma amaro alla fine. Vedendo questo, molte persone hanno provato a fare il contrario, esattamente l’opposto. È quello che fanno gli asceti, dicono: “Digiuno, penitenza, disciplina, sono dolorosi nell’inizio, ma molto dolci alla fine.”

Nel mondo sono queste le due maniere di agire: il comportamento dell’uomo mondano, che ricerca il piacere… anche se alla fine porta dolore, va bene: “Si vedrà. Ora perché privarsene?”. Anche se c’è una sola goccia di miele, è pronto a soffrire anni per essa. L’uomo di mondo pensa al piacere fugace, e soffre per esso. Il cosiddetto uomo religioso, vedendo questa assurdità… capovolge l’intera faccenda. Dice: “Se nel mondo fai queste esperienze, se sei in una condizione di beatitudine, quiete, felicità, alla fine ti ritrovi frustrato. La felicità dura un momento e dopo per anni c’è la frustrazione”. Lui prova a fare il contrario: “Prima entrerò nel dolore – digiunerò, eviterò ogni piacere, andrò sull’Himalaya, starò fermo in piedi al freddo, o nel sole cocente, cercherò volontariamente la sofferenza – e poi arriverà il piacere.” Sì, questo è vero, e succede perché dolore e piacere sono due facce della stessa medaglia. Se prima guardi un lato, poi dovrai guardare anche l’altro.

Buddha dice: “Il mio insegnamento è completamente diverso – né di questo mondo né dell’altro mondo; non è né un estremo né l’altro: è dolce nell’inizio, è dolce nel mezzo, è dolce alla fine”.

“Non è una questione di scelta fra dolore e piacere. Se scegli il piacere, verrà il dolore; se scegli il dolore, arriverà il piacere. Ma nel complesso ci saranno entrambi. Il mio insegnamento,” dice Buddha “è di consapevolezza senza scelta.”

Tu non scegli. Non dovresti scegliere – né dolore né piacere, e allora ti liberi da entrambe le facce della medaglia. Allora piacere e sofferenza spariscono entrambi; quello che rimane è veramente beatitudine, pace, serenità… ma dolce.

 

È come per il miele: è dolce dentro, è dolce fuori, è dolce in ogni parte; così è anche per l’insegnamento del buddha.

O monaco, non percorrere la Via come il bue aggiogato alla ruota. Il suo corpo si muove, ma il suo cuore resiste.

Se nel tuo cuore non c’è un forte desiderio, allora non c’è bisogno… non è ancora arrivato per te il momento di percorrere la Via, di andare alla ricerca della verità. Allora devi ancora vivere nel mondo e diventare un po’ più maturo. Ma non procedere contro il volere del tuo cuore, perché allora è inutile. Solo se il tuo cuore è con te nella ricerca della verità… muoviti solo allora.

 

Il suo corpo si muove, ma il suo cuore resiste. Invece quando i vostri cuori sono in armonia con la Via, non avete bisogno di preoccuparvi del vostro atteggiamento esterno.

Buddha dice: “Se il tuo cuore è pronto, se hai esperienza della vita e del suo dolore, se hai ‘sofferto’ la vita e capito le frustrazioni che provoca… e il tuo cuore è pronto a muoversi verso l’altra sponda – hai sperimentato questa sponda e hai scoperto che è solo illusoria, del tutto vuota – se sei pronto a muoverti verso l’altra sponda senza guardarti indietro, non è rimasto neppure un leggero desiderio per questa sponda nel tuo essere… allora sei veramente pronto”.

E Buddha dice, quindi: “Sei libero da ogni disciplina.” Allora non ce n’è più bisogno, hai già fatto abbastanza: il tuo cuore è in sintonia con la Via. La disciplina verrà di suo, questo è abbastanza. La disciplina è necessaria perché il tuo cuore non è d’accordo con la Via. “Ma in questo caso” dice Buddha “questo tipo di disciplina non è molto utile.”

Ricordati, Buddha non è pronto a ‘guidarti’ sulla Via se non sei maturo. La maturità è necessaria. E che cosa intendo per ‘maturità’? Un uomo che ha guardato a fondo la vita e ha scoperto che è solo un sogno. Quando la realtà che tu ritieni ‘reale’ inizia ad assomigliare a un sogno, sei maturo. Allora è molto semplice dirigersi da solo verso l’altra sponda – non ci sarà nessuna difficoltà: il tuo cuore sarà in armonia con la Via. Puoi incamminarti ballando, puoi incamminarti cantando, puoi incamminarti ridendo… può procedere allegro, pieno di gioia. Non sarai riluttante, non avrai resistenze, non andrai contro te stesso. In realtà non starai andando: ti muoverai semplicemente insieme alla corrente, come un tronco che galleggia.

 

Coloro che praticano la Via farebbero bene a seguire l’esempio del bue che procede a fatica nella melma trascinando un pesante carico. È stanco, ma il suo sguardo fermo, che guarda avanti, non si rilasserà mai finché non sarà uscito dal fango. Solo allora si concederà una tregua. O monaci, ricordate che passioni e peccati sono peggiori del fango più disgustoso, e che potete sfuggire all’infelicità solo col pensare alla Via in modo serio e costante.

Buddha dice: Dapprima è necessario un grande sforzo e poi anche una grande resa. Quando lo Zen dice che è necessario ‘uno sforzo che non richiede sforzo’, è questo il significato. Ci vuole una grande armonia fra sforzo e non-sforzo. Se conti sul tuo sforzo, non arrivi mai; se conti solo sulla grazia di dio, non arrivi mai. La possibilità di arrivare si presenta solo quando hai fatto tutto ciò che potevi fare. Soltanto a quel punto l’universo fa scendere su di te la sua grazia, non prima. Allora puoi rilassarti.

Così Buddha dice: Prima fai tutto il possibile. Non chiedere mai un aiuto, prima. Non essere pigro, non essere addormentato: metti in gioco tutta la tua energia. Impegnati totalmente nella ricerca spirituale. E naturalmente ricordati anche che questo non può portarti all’esperienza suprema. Arriverà il momento quando dovrai arrenderti, cedere. Ma… puoi cedere solo quando hai fatto tutto il possibile. Dio aiuta chi si aiuta.

Ci sono due tipi di persone. Il primo dice: “Se deve succedere, per grazia di dio, succederà. Accadrà secondo la volontà di dio. Io devo solo attendere”. La loro attesa è impotente, la loro attesa non ha alcun valore. Non se la sono guadagnata, non hanno fatto neppure un passo verso dio: non succederà nulla. Poi ci sono persone centrate sull’ego, che dicono: “Succederà grazie ai nostri sforzi. Non c’è dio, non c’è grazia, non c’è nessuna possibilità che l’esistenza ci aiuti: l’esistenza è del tutto indifferente agli esseri umani. Dobbiamo fare tutto il possibile e succederà solo grazie ai nostri sforzi.”

Buddha dice: Anche questa gente non arriverà mai. Sono troppo egoistici. Il primo tipo è troppo letargico, il secondo tipo è troppo attivo e la realtà è proprio nel mezzo: sii attivo ma tuttavia pronto a arrenderti. Buddha dice: Devi fare tutto il possibile. Prima fai ogni possibile sforzo, vai fino in fondo alle tue potenzialità e poi rilassati. Solo allora ne sarai degno: ora arriverà la grazia.

Lo sforzo più la resa, la lotta più l’abbandono… e sei a casa.

 

tratto da: Osho, The Discipline of Transcendence, Vol 4 # 9

  (ritorna al sommario)

 

 

 

la folla

 

 

Noi facciamo parte l’uno dell’altro. Non solo l’umanità è una, anche l’esistenza lo è – ma questa unità può essere sentita su due livelli: uno è di profonda inconsapevolezza e l’altro è di superconsapevolezza. O devi diventare un albero – e in quel caso appartieni al tutto – oppure devi diventare un buddha, e allora sei unito al tutto. Al di fuori di queste due possibilità, non si può essere uniti al tutto. La consapevolezza è individuale, l’inconsapevolezza è universale; la superconsapevolezza è universale, la consapevolezza è individuale.

 

La gente ha paura a essere sola. Farà qualsiasi cosa per non essere sola. Andrà a vedersi un qualsiasi schifoso film, proprio per non rimanere da sola. Giocherà a sciocchi giochi di società, guarderà una stupida cosa qualunque: una partita di calcio… Ora, potete pensare a qualche cosa di più cretino? Alcuni idioti che prendono a calci un pallone mandandolo oltre una linea e dalla parte opposta alcuni altri idioti che lo calciano indietro… e milioni di idioti che guardano attenti, come stesse accadendo qualcosa d’immensa importanza. No, il motivo psicologico è che desiderano in qualche modo dimenticarsi di se stessi, dimenticarsi che sono soli. Nella folla si sentono bene, più sani, più equilibrati, perché hanno intorno tutta gente come loro. Milioni di persone stanno guardando la partita – non può essere qualcosa di stupido. Anche il presidente sta guardando – non può essere una stupidaggine.

 

Come mai la gente è così felice tra la folla? Perché nella folla le persone cadono in basso, diventano inconsapevoli: perdono la loro individualità, uniscono le loro individualità. Lasciando cadere la loro consapevolezza, perdono la loro individualità. A quel punto si sentono felici, allora non hanno più preoccupazioni, non hanno più responsabilità…

Diventa un individuo. In un gruppo cadrai sempre verso il  livello a cui si trova il membro più in basso. È naturale, è scientifico. Se stai camminando con un gruppo di cento persone, la persona più lenta deciderà il passo da tenere, perché la persona più lenta non può muoversi velocemente, ha i suoi limiti. Il gruppo è sempre guidato da uno stupido. Lo stupido non può diventare intelligente, ma l’intelligente può facilmente cadere nella stupidità. Naturalmente le persone stupide tendono a creare dei gruppi, perché da sole non possono fare affidamento su se stesse. Stai all’erta perché anche in te ci sono momenti – momenti di stupidità – in cui vorresti ‘rilassarti’. Allora diventi irresponsabile e privo di preoccupazioni, perché potrai sempre scaricare la responsabilità sul gruppo. Se desideri veramente crescere, sii solo. Se desideri veramente essere libero, sii responsabile. Ecco perché insisto sull’individualità.                                  Osho

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Fedeli all'amore

La paura di impegnarti ad andare in profondità in una relazione può uccidere l’amore.

 

 

Tradizionalmente nelle relazioni spesso ci si trova di fronte all'insoddisfazione – dovuta per lo più alla noia: sempre con una persona sola, fedeli, per tutta la vita – e si inizia a sognare di rapporti più liberi, più superficiali, meno impegnativi. D'altra parte stanno aumentando le situazioni in cui le storie d'amore durano poco – qualche anno magari: situazioni 'moderne' in cui si cambiano i partner… con una velocità che spesso sembra aumentare di giorno in giorno. E qui nasce un altro tipo di insoddisfazione, che deriva dalla mancanza di profondità del rapporto, dalla stanchezza nell'affrontare – ancora una volta! – gli inevitabili problemi che ogni relazione porta con sé, dal peso di tante esperienze 'fallite'. Osho, che ha sempre incoraggiato le relazioni d'amore – non come coronamento di un sogno romantico ma come 'strumento' per crescere in consapevolezza – ha delle precise indicazioni da darci in materia, sia in generale che in casi particolari , e ci propone una terza via…

 

 

Osho, in Oriente si è data importanza al fatto che, in una relazione amorosa, si rimanga con una persona, una sola. In Occidente le persone passano da una relazione all’altra. A cosa sei favorevole?

 

Sono in favore dell’amore.

Lascia che ti spieghi: sii fedele all’amore, e non preoccuparti dei partner. Se uno o molti partner, non è lì la questione. La questione è se sei fedele all’amore. Se vivi con un uomo o con una donna e non la ami, vivi nel peccato. Se sei sposato con qualcuno e non lo ami, ma continui a vivere con lui, a far l’amore con lui, commetti un peccato contro l’amore… e l’amore è divino.

Decidi di tradire l’amore a favore del comfort, delle convenienze sociali, delle formalità. È sbagliato, tanto quanto lo stuprare una donna che non ami. Lo stupro di una donna è un crimine – perché non ami quella donna, né lei ama te. Ma lo stesso accade se vivi con una donna e non la ami. Anche in quel caso si tratta di stupro, socialmente accettato, naturalmente, ma sempre stupro è – e vai contro il dio dell’amore.

In Oriente dunque, le persone hanno deciso di vivere con un unico partner per tutta la vita; non c’è nulla di sbagliato. Se rimani fedele all’amore, stare con una sola persona è una cosa bellissima, perché l’intimità cresce. Ma ci sono novantanove probabilità su cento che non ci sia amore, e ci si limiti a vivere insieme.

Vivendo insieme si forma un certo tipo di relazione che è semplicemente di vita condivisa, non d’amore. Non scambiarla per amore. Se però è possibile, se ami una persona e vivi per tutta la vita con lui o con lei, si creerà una grande intimità e l’amore ti darà rivelazioni sempre più profonde. Cosa non possibile se continui a cambiare partner molto spesso. È come se continuassi a cambiare posto a un albero: non metterà radici da nessuna parte. Per mettere radici, un albero ha bisogno di rimanere in un posto, così andrà in profondità, e diventerà più forte. L’intimità è una buona cosa, e rimanere impegnato in una relazione è bello, ma la necessità di base è l’amore. Se un albero è piantato in un posto dove ci sono solo rocce e queste lo stanno uccidendo, allora è meglio cambiargli posto. Non insistere affinché rimanga nello stesso posto. Sii onesto con la vita – sposta l’albero, perché ora stai andando contro la vita.

In Occidente, le persone continuano a cambiare – troppe relazioni. L’amore viene ucciso in entrambi i modi: in Oriente viene ucciso perché le persone hanno paura di cambiare, in Occidente viene ucciso perché le persone hanno paura di rimanere con un partner per un lungo periodo. Hanno paura perché diventa un impegno – e quindi, prima che diventi un impegno, cambiano. In questo modo si rimane liberi e privi di legami, e si crea una certa licenziosità. E nel nome della libertà, l’amore viene distrutto, muore di fame. L’amore ha sofferto in entrambi i modi: in Oriente le persone si aggrappano alla sicurezza, al comfort, alle formalità; in Occidente si aggrappano alla libertà del proprio ego, al non-impegno – ma l’amore soffre in entrambi i modi.

Io sono in favore dell’amore. Non sono né orientale, né occidentale, non mi interessa la società a cui appartieni. Io non faccio parte di alcuna società. Sono in favore dell’amore. Ricordalo sempre: se è una relazione d’amore, va bene.

Finché l’amore dura, rimani, e rimani con l’impegno più profondo possibile. Rimani il più totalmente possibile, lasciati assorbire dalla relazione. Così l’amore sarà in grado di trasformarti. Ma se non c’è amore, è meglio cambiare. Poi però non assuefarti al cambiamento. Non trasformarlo in un’abitudine. Non farne un’abitudine meccanica che ti obbliga a cambiare ogni due o tre anni, allo stesso modo in cui cambi auto ogni due o tre anni, o tutti gli anni. Esce un nuovo modello, cosa ci puoi fare? Devi cambiare auto. All’improvviso incontri una donna nuova. Non c’è grande differenza. Una donna è una donna, un uomo è un uomo. Le differenze sono solo secondarie, perché si tratta di una questione energetica. L’energia femminile è energia femminile. In ogni donna sono rappresentate tutte le donne, e in ogni uomo tutti gli uomini. Le differenze sono molto superficiali: il naso è un po’ più lungo, o non lo è; i capelli sono biondi o bruni – piccole differenze, solo in superficie. Nel profondo, si tratta di energia maschile e femminile. Quindi se c’è l’amore, rimani. Dagli l’opportunità di crescere. Ma se non c’è, cambia, prima di abituarti a una relazione priva d’amore.

Mi chiedi se devi seguire la via orientale o quella occidentale. Nessuna delle due, segui la via divina. E qual è la via divina? Rimanere fedeli all’amore. Se c’è amore, tutto è permesso. Se non c’è amore, nulla è permesso. Se non ami tua moglie, non toccarla, perché la stai violando. Se non ami una donna, non dormire con lei, sarebbe andare contro la legge dell’amore, che è la legge suprema. Solo quando ami, tutto è permesso.

Sii così coraggioso da muoverti con l’amore; non dovresti fare nessun’altra considerazione. Se consideri solo l’amore, tutto ti sarà possibile.

Primo, non andare con una donna o con un uomo che non ami.

Non lasciarti guidare da un capriccio, non lasciarti guidare dal desiderio sessuale. Scopri se in te è nato il desiderio di impegnarti con una persona. Sei abbastanza maturo da poterti incontrare in profondità? Perché questo incontro ti cambierà la vita. E nel vivere questo incontro, sii il più onesto possibile. Non nasconderti al tuo amato, al tuo amante – sii sincero. Lascia cadere tutte le maschere che hai imparato a portare. Sii onesto. Rivela completamente il tuo cuore, mettiti a nudo. Tra due amanti non dovrebbero esserci segreti, in caso contrario non c’è amore. Abbandona ogni forma di segretezza. È un gioco politico, la segretezza è politica. Non dovrebbe aver posto nell’amore. Non dovresti nascondere nulla. Ogni moto del tuo cuore dovrebbe essere trasparente per la tua amata, e ogni moto del suo cuore dovrebbe essere trasparente per te. Dovreste essere trasparenti l’uno con l’altra. A poco a poco, vedrai che grazie all’altro tu stai crescendo in integrità.

Incontrando la donna fuori di te, se l’incontro è reale, se la ami, se ti coinvolgi con lei, se ti dissolvi in lei, se ti fondi con lei, tu, a poco a poco, inizierai a incontrare la donna dentro di te, o a incontrare l’uomo che è dentro di te. La donna esteriore è solo un sentiero che conduce alla donna interiore; anche l’uomo esteriore è solo un sentiero che conduce all’uomo interiore. L’orgasmo reale avviene dentro di te, quando il tuo uomo e la tua donna interiori si incontrano.

Ogni uomo è metà uomo e metà donna; ogni donna è metà donna e metà uomo. Dev’essere così, perché metà del tuo essere proviene da tuo padre e metà del tuo essere proviene da tua madre. Tu sei entrambi. Hai bisogno di un orgasmo interiore, un incontro interiore, un’unione interiore. Ma per giungere a quell’unione interiore dovrai trovare una donna esteriore che corrisponde alla donna interiore, che vibra con il tuo essere interiore, e la tua donna interiore, che giace profondamente addormentata, si risveglierà. Attraverso la donna esteriore, devi incontrare la donna interiore, e lo stesso per l’uomo.

Così, se la relazione continua per un certo tempo, sarà meglio, perché la donna interiore ha bisogno di tempo per risvegliarsi. Con quello che accade in Occidente – storie mordi e fuggi – la donna interiore non ha tempo, l’uomo interiore non ha tempo di riscuotersi e risvegliarsi. Nel momento in cui c’è un accenno di movimento, la donna se ne è andata… un’altra donna, con un’altra vibrazione, con un’altra energia. E naturalmente se continui a cambiare donna e uomo, diventerai nevrotico, perché nel tuo essere penetreranno tante cose, tanti suoni, e qualità di vibrazioni così diverse che non saprai come fare per trovare la tua donna interiore. Sarà difficile. E sarà anche possibile che ti abitui troppo a cambiare. Comincerai ad amare il cambiamento. E sarai perduto.

La donna esteriore è solo un sentiero verso la donna interiore, e l’uomo esteriore è una via verso l’uomo interiore. L’unio mistica suprema è dentro di te. Quando accade, allora sei libero da tutti gli uomini e tutte le donne. Sei libero dal principio maschile e femminile. Li trascendi immediatamente, non sei più né l’uno né l’altro. La trascendenza è esattamente questo.

 

tratto da: Osho,

Yoga, The Alpha and the Omega, vol. 10 # 10

 

 

 

Un livello più alto.

Lui: Siamo insieme da dieci mesi ed è stato bello, molto bello… una meraviglia. È stato come essere in luna di miele per tutto questo tempo. Poi lei ha iniziato a fare dei gruppi… e all’improvviso mi sono sentito molto vuoto e triste, come distrutto… mi mancava tantissimo. Ho cominciato a sospettare che fossimo ‘assuefatti’ l’uno all’altra; ne abbiamo parlato e abbiamo deciso di tentare semplicemente di esserne consapevoli, senza provare a far nulla al riguardo. Ma nel frattempo sono affiorate molta rabbia e ostilità… Io continuo a sentirmi innamorato di lei e nello stesso tempo provo rabbia e ostilità. Anche lei prova la stessa cosa… e adesso fa karatè – ed è diventata molto pericolosa!

Lei: Avverto un senso di ostilità che sta crescendo dentro di me e penso che l’unico momento in cui posso esprimerlo è con lui… forse ho paura di manifestarlo ad altre persone.

 

 

Lei e lui,coppie allo specchio

Osho: Mm! (ridendo di soppiatto) E stai imparando il karatè? Molto bene! No, è solo una fase transitoria – passerà. E va bene così, mm? Va bene così, non c’è niente di sbagliato. Ogni coppia deve passare attraverso questa esperienza. E se non si riesce a superarla, allora la relazione non aveva poi un gran valore. Una relazione amorosa non è tutta rose. Avete goduto la luna di miele fin troppo a lungo – adesso è l’altra parte che dovete sperimentare. E l’altro lato è valido quanto la luna di miele… le spine sono tanto significative quanto le rose.

Alcune cose si possono imparare solo attraverso la sofferenza. Alcune cose si possono imparare essendo felici, altre con l’essere infelici, tristi. Alcune cose si imparano attraverso la compassione, l’amore, mentre altre si imparano attraverso la rabbia, l’ostilità. Se una persona non sa cosa sia l’ostilità, perde qualcosa. Sarà troppo dolce, non avrà alcun brio e diventerà senza sapore. Questi opposti rendono ricca la vita.

Mentre passate attraverso la prima fase dell’essere felici insieme, stabilite che, qualsiasi cosa accada, passerete anche attraverso questa seconda fase. È importante ricordarsi di una cosa: se volete separarvi, non separatevi mai in un momento di negatività. Quando la luna di miele tornerà di nuovo, potrete separarvi. Fatene un punto fermo, una decisione: in questo modo potrà essere un lavoro conscio sul vostro essere, un lavoro intenzionale.

È molto facile essere felici quando va tutto bene. Il vero lavoro comincia quando la situazione diventa sfavorevole. Anche allora, se riesci a rimanere quanto meno calmo e quieto, se non proprio felice, vedrai crescere in te un nuovo tipo di felicità, che può affrontare qualsiasi tempesta, rimanendo imperturbabile. E questa è sicuramente più profonda del solito tipo di felicità da luna di miele – che è molto superficiale.

Prendete quindi questa decisione: se un giorno decidete di separarvi, dovrete aspettare fino a quando comincerete a sentirvi felici come in luna di miele, solo allora potrete separarvi. E voi dovete raggiungere di nuovo quella situazione. È come una ruota – tornerà ancora; così come è arrivato questo momento, l’altro arriverà di nuovo. Questa volta sarà più profondo, sarà di livello più alto. Avrete capito che ogni volta che la ruota gira verso il basso e voi siete infelici, toccherà un nuovo livello, uno strato più profondo del vostro essere. Allora potete aspettare – la ruota girerà ancora e questa volta sarà un’estasi superiore. E in realtà ci sono sette strati… Se una coppia riesce a passare attraverso tutti e sette questi strati, allora il ‘matrimonio’ esiste realmente – non prima. Di solito non si sa cosa sia una vera unione. Non è un fenomeno così temporaneo – ha bisogno di tempo per radicarsi. Il fondersi di due persone, di due consapevolezze, una nell’altra – è la più grande trasformazione chimica che esista. Incontrarsi con l’altro ed essere in sintonia, incontrarsi in una profonda armonia interiore – non è facile. Quindi la prima luna di miele non è nulla. La seconda sarà superiore e la terza sarà di livello ancora più alto, ma fra ogni luna di miele ci sarà un inferno. Non c’è da preoccuparsi…

[Rivolto a lui] Ed è un bene che lei stia imparando il karatè – davvero. Ogni donna dovrebbe impararlo, così che un uomo non possa dominarla fisicamente. Troppo a lungo l’uomo ha potuto dominare la donna fisicamente, proprio a causa di questo la donna non si può sentire veramente libera… e fino a quando la donna non si sente libera non può esistere una vera armonia. Solo due ‘libertà’ possono incontrarsi, che incontro può esserci fra un padrone e uno schiavo?

[A lei] E qualche volta prova un po’ di karatè su di lui… altrimenti con chi ti alleni?

Ma affrontate questa fase – passateci attraverso, se ne andrà, mm? Bene!1

Paura e libertà.

Lei: Mi sento un po’ confusa. Proprio prima che partissimo ho incontrato qualcuno e mi sono innamorata di lui, e lui si è innamorato di me. Non riesco a liberarmene… continuo a pensarci. Avevo affrontato questo tipo di cose in precedenza, ma in qualche modo era diverso; questa volta mi è successo qualcosa… e io mi sento in colpa nei confronti di mio marito.

 

Lui: Non so… per me è stata davvero una grossa esperienza. Sono passato attraverso così tanti stati d’animo – rabbia, dolore – quando ho visto qualcosa che era così bello, così… mi son fatto prendere dal panico, e questo panico mi ha fatto scoprire come gran parte della mia vita fosse governata dalla paura – paura che lei trovasse qualcun altro… paura di questo e paura di quello. Tornare qui proprio nel mezzo di questa situazione, con magari la voglia di riempirla di botte e sentirmi poi un fallito totale… Però ieri sono andato a far meditazione e adesso sto bene!

 

Osho: Bene! (ride) Bene! Così ben presto ti sentirai a posto, aspetta solo un po’.

[A lei] L’essere umano è inerme. Ci sono momenti in cui non puoi fare nulla; questo semplicemente dimostra la tua impotenza. Cosa ci puoi fare se ogni tanto ti innamori? Non sentirti in colpa perché non è qualcosa che fai tu.

Puoi chiudere il tuo cuore, puoi reprimerti – nessuno lo saprebbe mai, neppure tuo marito. Ma tu lo sapresti e questa è la cosa importante. Tu saprai che è successo qualcosa, che in quel momento non eri con tuo marito – lui per te era come scomparso. In quel momento eri con quell’altro uomo: in quel momento quell’uomo era il tuo mondo. Nessuno lo saprà mai. Puoi reprimere, puoi nasconderlo nello scantinato della tua consapevolezza. Può sparire persino dalla tua memoria… ma è successo e avrà delle ripercussioni. Quella stessa notte non sarai veramente insieme a tuo marito. Lui potrà fare l’amore con te, ma tu non sarai presente. Potrai tenergli la mano ma la tua mano sarà fredda. Sarai da qualche altra parte: seguirai quell’altro uomo nei tuoi sogni, nei tuoi desideri.

Non puoi farci nulla, per cui non serve sentirsi in colpa. Puoi semplicemente sentire l’ impotenza… puoi piangere. Puoi avvertire tutta l’impotenza del genere umano – non solo la tua, ma quella di ognuno. Puoi capire molte cose in quel momento. Ad esempio, se un giorno tuo marito si innamorerà di qualcuno, avrai comprensione: sarai capace di accettarlo – cosa ci puoi fare? Non litigherai per questo, non lo tormenterai, perché sai che la stessa cosa è successa anche a te – succede a tutti. Questo ti darà una grande compassione e una grande comprensione.

Quando succedono cose simili, usale come opportunità, per comprendere più a fondo i meccanismi della mente umana. L’essere umano è inconsapevole, così il vostro amore non può essere molto consapevole. Il vostro amore indica la vostra inconsapevolezza, il vostro stato di sonno. Ma un giorno, comprendendo piano piano tutte queste cose, queste complicazioni, si arriva al punto in cui si diventa sempre più consapevoli. Allora innamorarsi non è più un ‘cadere innamorati’ e quando l’amore non è più un incidente, acquista una sua speciale bellezza. Diventa un fluire consapevole. Non è una caduta ma un’elevazione nell’amore. Allora l’amore ha le ali! Altrimenti è semplice, inconsapevole lussuria, che con la sua presenza ti può offuscare in ogni momento. Quindi, piuttosto che sentirti in colpa, perché se ti senti in colpa lo reprimerai… e più ti reprimi, più ti sentirai innamorata di quell’uomo. All’inizio ti sentirai in colpa nei confronti di tuo marito, e in seguito comincerai a sentirti in colpa anche nei confronti dell’altro uomo. Per cui il senso di colpa sarà doppio – è molto facile che si moltiplichi. Prima sentirai di avere fatto un torto al tuo uomo.

Ma prima o poi comincerai a porti domande anche rispetto all’altro. Stai facendo un torto anche a lui. Ti sentirai dilaniare. Tuo marito ha utilizzato questa situazione nella maniera giusta; non ne è danneggiato. Gli fa male, è naturale. È inconsapevole tanto quanto te, e quindi soffre. Quando si ama qualcuno non si riesce a credere che quello possa amare qualcun altro. Ci si sente inadeguati. Perché la tua donna deve innamorarsi di qualcun altro? Tu non le basti? Manca qualcosa: non le stai dando abbastanza amore? Non è soddisfatta di te? Nascono tutte queste idee e fanno male!

[A lui] Ma in realtà non è così. Non è così: e questo è uno dei malintesi più importanti che ogni essere umano ha nella mente. Quando la tua amata si innamora di qualcun altro, non vuole necessariamente dire che il tuo amore non è sufficiente. Può essere proprio il contrario – cioè che ha apprezzato il tuo amore a tal punto da essere diventata avida d’amore: quando è così bello con un uomo, perché non può essere ancor più bello con un altro? Fa male quando vedi qualcuno che ami, e che ti ama, innamorarsi di qualcun altro… non ci puoi credere. Ma la mia esperienza dice che la mente cerca naturalmente la varietà, quando c’è amore. E fra voi c’è amore.

[A lei] Lui si è sentito ferito, ma adesso sta bene. Ha visto che è qualcosa che si basa sulla paura. Noi viviamo nella paura, ecco perché non viviamo veramente. Facciamo finta di vivere… c’è vita solo quando non c’è paura.

[A lui] Tu puoi amare lei e lei può amare te, solo quando non esiste la paura di perdervi l’un l’altro. Se deve succedere, che succeda. Se un domani vi separerete, allora vi separerete… solo in questo modo oggi potrete amarvi davvero. Maggiore è l’insicurezza del domani, più profonda4 sarà oggi la possibilità di amarsi, perché non si sa mai, questo potrebbe essere l’ultimo giorno. Se il domani è sicuro – e proprio a causa della nostra paura lo facciamo diventare sicuro: lei non ti lascerà mai, tu non la lascerai, le cose sono sistemate in modo che sarà praticamente impossibile lasciarsi – allora che fretta c’è? Perché amarsi oggi? Ci si può amare domani o dopodomani – si può rimandare. A causa della paura noi creiamo sicurezze, e a causa di queste sicurezze iniziamo a posporre, come se non ci fosse fretta… l’amore può aspettare.

Il mio approccio è che la vita dovrebbe rimanere senza sicurezze. Questo è quello che lei ti ha mostrato – che un giorno potrebbe andarsene. E ti ha mostrato anche un’altra cosa – che anche tu puoi andartene, in ogni momento. Tutto è sempre possibile: non c’è modo di rendere le cose sicure. Cosa fare allora? Lasciare che l’insicurezza rimanga così come è. Mentre state insieme amatevi il più possibile. Il domani è incerto, per cui non rimandate le cose a domani…

Non c’è nessun bisogno di sentirsi in colpa. Lascia perdere queste idee! Tenta di capire l’intera situazione: se deve succedere, succede. Ma non sembra che stia per succedere. Deve essere stato un pensiero del momento, perché fra voi due esiste così tanto amore che può essere solo un pensiero del momento. È spirata un po’ di brezza e tu ne sei stata presa – non preoccupartene. E invece di nasconderglielo, aprigli il tuo cuore e lascia che lui apra il suo cuore a te.

Invece di litigare su questo, aiutatevi a vicenda a capire l’umana fragilità. Diventerete più forti e vi troverete più vicini. Non c’è bisogno di sentirsi confusi. Cercate prima di capire tutto quello che vi è successo, aiutatevi a vicenda a capirlo. E se la confusione resta, non c’è da preoccuparsi! Ma non fatelo diventare un peso: non pensate di avere fatto qualcosa di sbagliato. Una volta che lasciate perdere questa idea le cose diverranno più facili e la confusione sparirà.

E se dopo tre o quattro settimane, ti accorgi che la mente desidera ancora quell’altra persona, be’… invitalo qui, un meditatore in più! Giusto? 2

 

tratto da: Osho, 1 The Buddha Disease 2 Only losers can win

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Luna di miele, Luna di fiele

Alti e Bassi in una relazione d'amore

 

 

Osho, in questo momento ho una bellissima relazione, ma mi chiedo se potrà essere sempre così.

 

L’amore all’inizio è sempre bello perché le tue energie distruttive non sono ancora entrate in campo. All’inizio porti nell’amore le tue energie positive – entrambi i partner mettono in comune le loro energie in modo positivo, e tutto va in modo fantastico. Ma poi a poco a poco le energie negative iniziano a traboccare: non le puoi tenere a freno per sempre. E quando hai esaurito l’energia positiva, che è molto piccola… mentre la negativa è grandissima. Quella positiva è pochissima, perciò è solo questione di giorni, e poi arriva il negativo. Allora si spalancano le porte dell’inferno e non riesci a capire cosa è accaduto — una relazione così bella, come mai è naufragata? Se si è attenti fin dall’inizio, può essere salvata.

Riversa pure nella relazione le tue energie positive, ma ricorda che prima o poi arriverà il negativo. E quando arriva devi liberartene da solo. Vai in una stanza e lascia uscire l’energia negativa, esprimila; non occorre gettarla sull’altra persona.

Se vuoi urlare, gridare, arrabbiarti, vai in una stanza e urla e grida e picchia il cuscino. Nessuno dovrebbe essere così violento da gettare cose sugli altri. Non ti hanno fatto nulla di male, perché dovresti buttargli addosso qualcosa? È meglio gettare tutto quello che è negativo nel bidone della spazzatura.

Se rimani all’erta, sarai sorpreso nel vedere che è possibile farlo; e una volta liberato il negativo, il positivo trabocca di nuovo. Il negativo può essere espresso insieme, nella relazione, solo in una fase molto più avanzata – quando la relazione è diventata molto stabile – e anche allora dovrebbe essere fatto come misura terapeutica.

Quando i due partner di una relazione sono diventati molto, molto consapevoli, molto positivi, si sono consolidati in un unico essere e ora sono in grado di tollerare – e non solo di tollerare, ma anche di usare la negatività dell’altro – possono arrivare a un accordo per cui saranno negativi insieme, proprio come misura terapeutica.

Anche in questo caso il mio suggerimento è di farlo in modo molto consapevole – niente di inconscio: fatene una cosa deliberata. Prendete la decisione che ogni sera per un’ora sarete negativi uno con l’altro – fatene un gioco, invece di essere negativi in qualsiasi momento e in qualsiasi posto. Le persone non sono così attente – non sono vigili per ventiquattr’ore al giorno, ma almeno per un’ora si possono sedere insieme ed essere negative. E così sarà un gioco, sarà una specie di gruppo terapeutico. Dopo un’ora hai finito, non ti trascini i postumi, non ne porti le conseguenze all’interno della relazione.

Il primo passo: il negativo dovrebbe essere espresso da soli. Il secondo passo: il negativo dovrebbe essere espresso in un momento particolare dopo che vi siete accordati che è una cosa che volete fare insieme. Solo nel terzo stadio si può diventare naturali senza alcuna paura. Allora potrai essere sia positivo che negativo ed entrambi saranno belli, ma solo al terzo stadio.

Quando, al primo stadio, inizi a sentire che ora non c’è più rabbia, se sei seduto davanti al cuscino e la rabbia non arriva – ci sarà per mesi, ma un giorno scoprirai che non fluisce più, che è diventata senza senso, che non riesci a essere arrabbiato da solo – allora il primo stadio è finito. Ma aspetta che anche l’altro senta che il suo primo stadio è finito. Se anche il suo è finito, inizia il secondo. Allora per una o due ore – puoi scegliere se farlo di mattina o di sera – diventi negativo, deliberatamente. È uno psicodramma, qualcosa di impersonale. E non ‘colpire’ forte – esprimiti, ma non ferire la persona: stai solo buttando fuori la tua negatività. Non stai accusando l’altro, non stai dicendo: “Sei cattivo”, stai solo dicendo: “Sento che sei cattivo”. Non dici: “Mi hai insultato”, dici invece: “Mi sento insultato”. Sono due cose completamente diverse, è un gioco deliberato in cui esprimi che ti senti insultato, e quindi butti fuori la tua rabbia: “Tu sei la persona più vicina a me, e così, per favore, lasciati usare come una scusa…” e l’altro fa la stessa cosa.

Verrà il momento in cui scoprirai nuovamente che questa deliberata negatività non funziona più. Ti siedi per un’ora e non viene fuori nulla, e lo stesso accade all’altro: il secondo stadio è finito.

Adesso arriva il terzo stadio, che dura per il resto della vita. Ora siete pronti a essere sia negativi che positivi: potete essere spontanei. È così che l’amore diventa un ‘matrimonio’, un’unione autentica.

 

(Tratto dal sito www.osho.com)

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Riflessioni su una storia d'amore 

Litigare non risolve nulla. Con un po’ d’intelligenza… ci racconta Gramya.

 

 

Quando mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sulla mia storia d’amore (oltre a essere compiaciuta che l’avessero chiesto proprio a me!) il mio primo pensiero è stato: chi, io? che ne so io in realtà dell’essere in una relazione? e cosa c’è da scrivere? cosa ho imparato dalle mie esperienze… ho davvero qualcosa da dire?

Da quando avevo 16 anni sono quasi sempre stata con qualcuno – relazioni che non duravano più di un anno o due. Iniziavano sempre con una gran ‘esplosione’ sessuale, e quando la luna di miele era finita… dopo poco finiva anche la storia.

Se considero i vari uomini con i quali ho avuto una relazione non posso dire veramente che questo era ‘buono’ e quest’altro invece ‘cattivo’. Posso piuttosto vedere come ognuno di loro abbia specchiato qualcosa di me stessa. Magari una latente sensazione di inadeguatezza, un senso di non valere molto, di non meritare nulla; oppure il rifiuto di essere una donna cresciuta, matura, e il voler continuare a fare la ragazzina irresponsabile – o anche, dall’altra parte, semplicemente il mio sentirmi femminile, bella, piena di gioia… tutta da amare.

E c’era comunque sempre questo profondo desiderio di essere realizzata attraverso l’altro, amata, resa felice.

Ora sono in un rapporto che dura già da cinque anni e ci sono veramente molte cose che mi piacciono in questa storia. E ci sono state, e a volte continuano a esserci, altrettante cose che proprio non riesco a sopportare! Quello che amo nel mio rapporto attuale è il prendersi cura, l’amore, l’attenzione che abbiamo nei confronti l’uno dell’altra: e cioè che fra tutte le differenze e le difficoltà che affrontiamo, poniamo sempre molta attenzione a lasciare che sia il cuore a vincere, piuttosto che i nostri condizionamenti. Cosa non sempre facile, ma che riempie di gioia… quando ci si riesce! Col mio uomo riesco sperimentare una intimità profonda – davvero preziosa – e poi sensualità, gioia… e puro e semplice divertimento: quando si ride assieme, anche di nulla in particolare, come bambini!

 E nello stesso tempo anche preoccupazioni, la sensazioni di aver fallito: c’è anche l’inferno! Tuttavia mi sento sempre più in grado di accettare tutte queste diverse cose: non c’è questa idea di dover escludere qualcosa, può esserci tutto. In qualche modo ho scoperto dentro me una comprensione più ampia, una maggiore accettazione: al di là dei miei desideri – e dei miei condizionamenti – di come un rapporto ‘dovrebbe essere’.

E di sicuro ne ho di condizionamenti profondi su come deve essere una storia d’amore! Quando nel nostro rapporto succede qualcosa che non mi va, mi trovo subito a pensare ‘lui dovrebbe essere benestante, anzi ricco, bello, e farmi fare dei bambini. Dovrebbe procurarmi una bella villa, portare a casa un buon stipendio e prendersi sempre cura di me, fin che morte non ci separi.’… e scusatemi se tutto questo suona così banale!

Comincio a capire sempre di più una cosa: e cioè che alla base di tutti i tormenti che mi provoca il mio rapporto c’è il desiderio di cambiare l’altro.

È una faccenda talmente delicata! Ho scoperto che ci vuole veramente una buona dose d’intelligenza per trovare il modo di comunicare col mio partner quando succede qualcosa che davvero non mi piace.

Io amo veramente, ad esempio, vivere in uno spazio molto pulito e davvero curato. In qualche modo il livello di tolleranza al disordine di tutti gli uomini con cui ho vissuto era piuttosto diverso dal mio! E allora, che fare? Il litigare in continuazione non aiuta.

Aiuta un po’ d’intelligenza nell’individuare maniere di coesistere che funzionano per entrambi. E le cose diventano più facili se, nel cercare una soluzione, parto da un riconoscimento delle qualità del mio uomo, da un apprezzamento del suo contributo, invece che da una pura e semplice denigrazione.

Il litigare mi provoca dolore, fa male anche all’altro e non risolve nulla. Mi sembra quasi che litigare sia solo una stupida scappatoia – anche se questo non vuol dire che non litigo mai col mio uomo. Ma mi accorgo però sempre più della futilità della faccenda.

Oggi parlavo con una mia amica che mi ha detto che tenta sempre di non litigare con il suo partner e mi è sembrato qualcosa di molto saggio. Che fare quando ci si sente frustrate dal fatto che il vostro uomo non è proprio come lo volete voi? Bisogna cominciare a diventare creative… è questa la sfida!

Ad esempio quando comincio a essere arrabbiata con lui per qualche motivo e inizio a tormentarlo, a brontolare… e lui poi mi risponde male… be’ a quel punto adesso uno di noi solitamente riesce a fare un passo indietro e a dire: “Aspettiamo un po’ prima di affrontare questo argomento, che adesso finiamo solo a litigare”. E dopo un po’ di solito riusciamo anche a trovare una soluzione pratica alla faccenda: a volte basta lasciare, con pazienza, che ognuno spieghi la sua ‘parte’ di verità e ascoltare, per arrivare a una comprensione fra di noi, o magari ci accorgiamo che abbiamo bisogno di passare un po’ di tempo – basta anche una notte, o un weekend – ognuno veramente per i fatti suoi.

Fra di noi ormai non ci sono quasi più queste lotte lunghe, inutili, distruttive dove succede solamente che ognuno scarica le proprie frustrazioni sull’altro.

E il motivo non è che stiamo diventando dei ‘santi’, no, la ragione è che nessuno ha mai ottenuto nulla in questo modo, a parte farsi del male.

Ho scoperto che se apprezzo e stimo il mio uomo sempre di più, apro le porte a soluzioni inattese. È così più facile trovarle, e comunicare, quando il mio cuore è in sintonia col suo …che quando invece c’è questa rabbia dentro di me perché lo vorrei migliore, differente.

E qui si torna all’altro come specchio: questa idea che lui dovrebbe essere diverso – migliore – è proprio il riflesso del mio, più o meno inconscio, voler essere differente, voler essere ‘migliore’ – del mio non accettarmi.

L’accorgermi di queste cose, quelle che ho condiviso ora, mi fa sentire più libera dai miei condizionamenti. Proprio mentre scrivevo ho realizzato che c’è davvero qualcosa che ho imparato rispetto al relazionarsi!

Non sono in dipendenza dal mio uomo. Dare il giusto valore a quello che c’è fra di noi mi aiuta a rimanere in contatto con l’unica cosa che è realmente importante nel nostro rapporto: l’amore.

E mi riempie d’orgoglio aver realizzato questo.

E mi da anche un senso di sollievo: perché mi permette di essere così come sono, e al mio uomo di essere così com’è – una libertà che si fa sentire come una brezza fresca in estate, qualcosa di riposante e spazioso al tempo stesso. E sono grata a quest’uomo nella mia vita, che sceglie di amarmi in questa gran giostra dell’esistenza.

 

 

 

Basta capirsi !

 

All'interno della coppia è

difficile comunicare.

Forse è a causa del fatto

che la donna non si esprime

abbastanza chiaramente

(dicono gli uomini).

O che gli uomini non ascoltano

(dicono le donne).

 

Ad esempio:

Quando una donna dice:

"Ora ascoltami bene! Qui c'è

un gran casino! Io e te adesso

mettiamo in ordine. Tutte le tue

cose sono in giro sul pavimento

e se aspettiamo a lavarle,

presto ti ritrovi senza biancheria

pulita. E adesso aiutami, subito!"

 

L'uomo capisce:

... ascoltami bene

... io e te

... sul pavimento

... senza biancheria

... subito!

(da internet)

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Il fuoco della passione

Quando la luna di miele finisce, e diminuisce l’attrazione fisica, spesso nasce la paura di perdere l’altro

 

Osho, io e il mio ragazzo ci amiamo e mi piacerebbe crescere sempre più in intimità con lui, andare in profondità, diventare come una persona sola, ma di recente l’aspetto sessuale della relazione non ci attira molto, e lui dice che stiamo diventando come fratello e sorella. È semplicemente finito il fuoco della passione o sta per arrivare qualcosa di più?

 

Non siete riusciti a capire cosa sta succedendo – è proprio quello che accade quando l’amore va più in profondità: se l’amore va più in profondità mariti e mogli diventano come fratelli e sorelle.

Se l’amore va più in profondità l’energia del sole diventa energia della luna: il calore se ne è andato, è un’energia ‘fredda’. E quando l’amore va più in profondità c’è un fraintendimento, come accade anche a voi… perché ci siamo abituati a quella febbre, alla passione, a quell’eccitazione e adesso sembra tutto una cosa assurda. È assurda! Adesso se fai l’amore sembra sciocco, e se non fai l’amore ti sembra di perdere qualcosa, per via della vecchia abitudine.

Quindi dovrete comprendere questa ‘freddezza’ che sta arrivando. E certamente, quando cominciate a sentirvi come una persona sola, nasce la paura. Una paura per quanto sta accadendo – perché se diventate troppo una persona sola, comincerete a dimenticare l’altro. L’altro può essere ricordato solo come ‘l’altro’.

Quando due amanti cominciano a diventare uno, nasce la paura: ‘Stai perdendo l’altro?’ In un certo senso sì , perché l’altro non verrà sentito come l’altro – da cui l’idea di un amore tra fratello e sorella. Perché ? L’amore tra fratello e sorella non ha eccitazione: è qualcosa di distaccato. È molto calmo, ‘freddo’: senza passione, senza sensualità, senza sessualità. E inoltre fratello e sorella non si sono scelti l’un l’altro: è un dato di fatto. Un bel giorno scopri che sei la sorella – o il fratello – di qualcuno: non c’è scelta. Gli amanti gli scegli, nella scelta di chi ami c’è la presenza dell’ego. Con una sorella, con un fratello, non c’è questo intervento dell’ego: non hai scelto nulla, sono un regalo dell’esistenza. Non puoi cambiare, non puoi andare in un ufficio pubblico a dichiarare… Anche se decidi di non essere più un fratello, continui a rimanere tale – non fa differenza alcuna. Non è possibile, è qualcosa di irrevocabile – non puoi cancellarlo.

Quando marito e moglie cominciano a sentirsi in questo modo, nasce una paura – hai cominciato a dare l’altro per scontato? È diventato un fratello, o una sorella? E quindi non è più una scelta, non è più il tuo ego. Tutte queste paure, e il passato… Adesso sai che è qualcosa di assurdo, ma ancora le abitudini del passato… E qualche volta si comincia a sentire che si sta perdendo qualcosa – una specie di vuoto. Ma non considerare tutto questo dal punto di vista del passato – ascoltami – guardalo dal futuro.

Molto accadrà in questo vuoto, in questa intimità succederanno molte cose – scomparirete entrambi. Diventerà una cosa totalmente non-sessuale, tutto il calore della passione se ne andrà e allora conoscerete una qualità dell’amore completamente diversa. Quella qualità che nascerà in voi io la definisco preghiera. Ma questo è ancora nel futuro, non è ancora successo – siete sulla strada per raggiungerlo. Il passato se ne è andato e il futuro non è ancora arrivato. Questo periodo di passaggio sarà un po’ duro, ma non pensate al passato. Se ne è andato e se ne è andato per sempre – non si può riportarlo indietro, neppure provando. Sarebbe così assurdo, sembrerebbe così sciocco. Potete provare a riportarlo indietro a forza, ma fallirete, e ciò creerà una maggiore frustrazione. Non provateci neanche.

Siate solo amorevoli in un modo nuovo… lasciate succedere questo nuovo tipo di luna di miele.

Stringetevi l’uno all’altro, siate amorevoli, prendetevi cura l’uno dell’altro, e non rimpiangete il calore della passione – perché quel calore era una pazzia, una frenesia. È un bene che se ne sia andato, dovreste ritenervi fortunati, e non fraintendere la situazione.

Accadrà a chiunque sia in amore, se veramente mi ascolta e va in profondità… È questa la profondità che stai chiedendo quando dici che vuoi che l’amore vada in profondità. L’amore passionale è qualcosa di periferico, l’amore compassionevole è al centro – è questa la profondità. Godetevela: sentitene la beatitudine, meditate insieme, danzate insieme. Se il sesso scompare, lasciatelo svanire, non forzatelo. Se qualche volta succede, lasciate che succeda; se sta scomparendo, lasciatelo svanire. È naturale che a poco a poco sparisca… non preoccupatevi.

tratto da: Osho, For Madmen Only

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Un libro da vivere

 

 

APRIRSI

ALLA VITA

____________________

Mondadori editore

€ 11,60 - cod. L464

 

 

la distanza fa la differenza: L’uomo è consapevolezza, consapevolezza continuamente desta. Egli non è colui che sperimenta, ma colui che sa: ecco la realtà. Tuttavia, la nostra condizione mentale non è quella di colui che conosce, bensì quella di colui che fa l’esperienza. Quando colui che conosce è tutt’uno con colui che sperimenta, quando egli non è più cosciente, ma piuttosto si identifica con l’azione stessa allora avviene l’identificazione, si diventa una cosa sola con l’atto. Questa identificazione impedisce il nostro risveglio, perché per essere svegli e consapevoli è necessaria una distanza, una prospettiva su ciò che accade.

 

ricordare il dolore: Una persona che voglia dimenticare l’infelicità non potrà mai risvegliarsi ed esserne consapevole. Come possiamo diventare consapevoli di qualcosa che tendiamo a dimenticare? Solo ricordando possiamo diventare consapevoli. Dunque, solo mettendo a fuoco il dolore possiamo divenirne consapevoli.

Ogni volta che sei infelice, prendila come un’opportunità. Siine totalmente consapevole, e otterrai un’esperienza meravigliosa. Quando diventi totalmente consapevole del tuo dolore, quando lo guardi in faccia, senza fuggirlo, avrai un’intuizione del tuo esserne separato.

 

il paradiso riguadagnato: Pochissima gente è in grado di riconquistare questo paradiso. Le persone, in genere, vivono in uno stato di “paradiso perduto”; la situazione di “paradiso riguadagnato” accade nella vita di pochissimi. Tutti noi perdiamo il nostro paradiso, naturalmente, ma non lo ritroviamo più. Se si riesce a diventare come bambini prima della morte, il paradiso ritorna. Se un vecchio riesce a vedere il mondo con l’occhio di un bambino, la pace, la gioia e la beatitudine che discendono su di lui sono al di là di ogni immaginazione.

 

verità e soldi: La verità non si può scoprire con i soldi. In realtà, fino a quando non sarai pronto ad abbandonare te stesso non riuscirai a raggiungere la verità, per quanto tu possa rinunciare a tutto il resto. La verità non può essere scoperta abbandonando ciò che si ha, ma scomparendo rispetto a ciò che si è.

 

Impazienza e serenità: Impazienza e serenità non possono accompagnarsi; impazienza vuol dire tensione, agitazione, eccitazione. Una mente simile non potrà che fallire.

La pazienza assomiglia al mare calmo: come uno specchio, non ha alcuna increspatura. Il fatto interessante è che, quando la luna vi splende sopra, se il mare è calmo e simile a uno specchio, può catturarne il riflesso, in questo stesso momento. Ma un mare agitato, pieno di onde, non può catturare la luna.

 

gioco d’azzardo: Non esiste gioco d’azzardo più rischioso della ricerca spirituale. In natura, tutte le altre scommesse sono inezie: scommetti, vinci o perdi qualcosa, ma restando sempre in disparte. Nel caso della religione scommetti il tuo sé, e quindi è fuori luogo parlare di perdite o vincite. Infatti, quando hai scommesso te stesso, chi vince o perde? Adesso tu sei la posta: non c’è modo di perdere o vincere. Ora sei finito. Lascia che questo ti sia chiaro.

 

il raggio della volontà: Una mente risoluta contiene potenzialità meravigliose. Una mentalità vittimista è più responsabile di una vita di sconfitte di quanto lo siano le circostanze. Il mondo in quanto tale ha poco a che fare con i fallimenti delle persone: il novanta per cento della responsabilità è delle persone stesse.

Lo stesso principio si applica a coloro che ottengono un successo dietro l’altro. Solo noi siamo fondamentalmente responsabili del nostro modo di vivere e della qualità della nostra vita. Solo noi gettiamo la basi della vita che viviamo. Una volta compresa questa verità, ciò che sto spiegando ti diventerà chiaro.

 

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