2 DOVE MEDITARE
I centri di meditazione di Osho regione per
regione e altri indirizzi.
6 LE NOTIZIE
8 PRIMO
PIANO
• Gli italiani soprattutto
• Servire il Signore?
I profondi
condizionamenti religiosi che ci impediscono di vedere la realtà. Un esame
dettagliato di molti valori e affermazioni del Cristianesimo, che ne mette in
luce le contraddizioni e i pericoli.
19 IL
RICERCATORE
• Lo stato della
mente La fantastica storici
di un
meditatore che si trova a vivere all'interno di un film.
24 LA MAPPA
Una guida
per formare il proprio "hit" da viaggio quando si parte per il
viaggio interiore.
29 THE
FESTIVAL
Meditazione
e celebrazione: Il programma completo del festival di aprile.
39 PRIMO
PIANO
Il dilemma
tra la paura della solitudine e il desiderio di libertà.
40 RELAZIONI
COPPIE ALLO SPECCHIO
• Luna di miele,
luna di fiele
• Riflessioni
su una storia d'amore
Come
affrontare gli alti e bassi di una relazione d'amore al di là degli abituali
condizionamenti. Per crescere insieme nella consapevolezza.
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo oroscopo di febbraio.
52 LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in italiano, i video di
Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.
60 UN LIBRO
DA VIVERE
Svegliati e
chiedi: "Sto davvero vivendo?"
OSHOTIMES INTERNATIONAL
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL
FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà
della Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Osho....parla italiano
Ci sono più di un milione di libri di Osho in
circolazione in Italia e la risposta dei lettori alle novità e alle ristampe
continua a essere sempre molto favorevole. L’anno scorso, ad esempio, ha visto
la pubblicazione de Il libro della
consapevolezza, l’ultima parte di The
book of Wisdom, che si aggiunge ai precedenti tre
volumi – Il libro della saggezza, Il libro dell’alchimia interiore, Il libro
del risveglio – e che chiude la ‘saga’ di Atisha, il
fondatore del Buddhismo tibetano.
Per dare un po’ di cifre, nel 2001 ci sono state 7 novità, 5 riproposte e numerose
ristampe, con Il Libro Arancione
ristampato – per la prima volta nella sua lunga storia – due volte nell’arco
dello stesso anno.
Fra le novità del 2002 il completamento di
un’altra opera cardine cui Osho ha dedicato 31 discorsi: The secret of secrets. Un testo atteso
che ha visto andare letteralmente a ruba il primo volume ‘Il cuore celeste’ e il secondo ‘Lo splendore dell’essere’. A
Febbraio 2002 uscirà la terza parte La
luce nell’abisso e Settembre la quarta e ultima parte ‘Il sacro fuoco’. Difficile in poco spazio elencare tutti i titoli.
Nel 2002 i lavori ‘in cantiere’ sono 40, di cui 10
sono novità… Se avete un indirizzo e-mail, richiedete a Oshoba
(oshoba@oshoba.it) la newsletter, inviata appena il libro è disponibile, con
un’ampia scheda di presentazione. Un invito a ogni lettore: vorremmo dare
spazio e voce a tutti coloro che sappiamo leggere Osho da anni. Noi ogni mese
presentiamo un nuovo libro di Osho, man mano che i suoi discorsi vengono
pubblicati, ma ci rendiamo conto che decine di voi, leggendo, trovano
prospettive e leggono qualcosa tra le righe – forse di più intimo, di certo
toccante. Vorremmo dunque proporre a tutti di condividere questa passione che è
ben di più di una semplice lettura. Perché non far uscire il tuo parere, le tue
sensazioni, il tuo tocco poetico, ciò che hai compreso grazie alla lettura di
un particolare libro di Osho? Se te la senti, mandaci, via e-mail (o per posta)
una tua recensione: le migliori verranno pubblicate in una nuova rubrica di
libri, in cui ripresenteremo via via le opere di
Osho, così come voi ce le illustrerete. Ti raccomandiamo la brevità… e non
cercare di fare bella figura con pareri troppo logorroici o troppo dotti:
immagina una chiacchierata tra amici – forse quella che hai fatto, consigliando
una particolare lettura a qualcuno che ti è vicino. Aspettiamo…
Anche su Internet Osho ‘in italiano’
va forte, sulle ormai quasi 10.000 visite al giorno sul sito osho.com quelle dall’Italia sono al secondo posto – dopo gli USA. Il
successo del sito di Osho è grande, si calcola che ogni giorno visitatori da
tutto il mondo passino un totale di 900 ore su osho.com, e il loro numero
cresce ogni anno in maniera esponenziale. Sempre interessanti le novità: dopo
l’area sulla meditazione, con
spiegazioni e videoclip – l’abbiamo descritta nel numero scorso – il prossimo
progetto é un’area dedicata specificatamente a come rimanere meditativi
nell’ambito del lavoro – come riuscire a sopportare il capo, insomma…
interessante, vero?
A Pune
intanto…
Un party entusiasmante quello per celebrare
l’arrivo del 2002, qui al Meditation Resort di Pune, che per
l’occasione si è trasformato in un territorio ancora più magico del solito.
Mentre nel grande ‘Meera
Barn’ – trasformato per l’occasione nella ‘Grotta
degli Elfi’ – si alternavano sul palco diverse band
per ballare con musica dal vivo, in Buddha Hall si
sentiva il ritmo della trance dance, a cui l’energia del posto toglieva ogni
connotato dark.
Intorno al Plaza,
invece, pura e semplice disco–music… e poi sfilata di
costumi, spettacoli di giocolieri – che creavano nel buio fantastiche visioni
facendo ruotare le loro sfere infuocate – statue viventi e un buon numero di
artisti del trucco, a disposizione di chi voleva farsi ‘decorare’ all’ultimo
minuto!
Grande il momento in cui siamo entrati nel 2002…
in molti non se ne sono quasi accorti! Non si trattava tanto di una festa per
l’arrivo di un nuovo anno, quanto semplicemente di continuare a far festa, a celebrare, anche nel nuovo anno,
al di là di tensioni, preoccupazioni, incertezze.
In molti, alle 6 del mattino dopo, anche per la
meditazione dinamica – ah… i buoni proponimenti per l’anno nuovo! – e poi
un’affollatissima ‘Meditazione della Risata’, per
iniziare, fin dal primo dell’anno, a prendere meno sul serio se stessi e tutto
il resto di questo pazzo mondo… che a quanto sembra non riesce proprio a farlo!
I profondi condizionamenti religiosi che ci
impediscono di vedere la realtà.
I dettami fondamentali della religione dominante
nel nostro ambiente sociale ci vengono instillati fin dalla più tenera età, in
forme che non lasciano spazio ad alcuna reale verifica, tanto è profonda la
loro presenza nell’inconscio collettivo. Nei brani che seguono Osho, prendendo
spunto da domande e dichiarazioni di alcuni monaci cristiani in visita alla
Comune di Pune, esamina dettagliatamente molti valori
e affermazioni del Cristianesimo, mettendone in luce le contraddizioni e i
pericoli.
Obbedienza
Vorrei cominciare proprio
dall’inizio, perché il Cristianesimo crede che l’obbedienza sia la virtù
fondamentale e che la disobbedienza sia il peccato originale. E il peccato
originale – secondo i cristiani – venne commesso da Adamo ed Eva. Secondo me il
peccato originale venne commesso dal dio cristiano. Quando creò Eva con una
costola di Adamo, egli disse ai due: “Nel Giardino dell’Eden, nel paradiso
terrestre…”. Il giardino era immenso, c’erano milioni di alberi, e dio ne
indicò due: “Non dovete mangiare i frutti di quei due alberi”. Uno era l’albero
della conoscenza, l’altro della vita eterna.
Ma
che razza di padre è quello che proibisce ai propri figli di diventare saggi e
intelligenti? E impedisce loro di diventare immortali, di trascendere il
cerchio della vita e della morte? Che razza di dio è questo?
…e
dio li colse sul fatto, mentre mangiavano il frutto dell’albero della
conoscenza – che non era altro che una mela. Questo viene considerato il
peccato originale, il fatto che non obbedirono a dio. E poiché loro commisero
quel peccato originale di disobbedienza, voi siete tutti peccatori
dall’origine, perché provenite dal loro stesso sangue. L’obbedienza è stata
sempre la virtù fondamentale. Perché? Per perpetuare il passato, per mantenere
lo status quo della società, così com’è, senza alcun cambiamento, per mantenere
milioni di persone in uno stato di schiavitù spirituale: questa è l’obbedienza.
Lasciati
sfruttare, ma non disobbedire. Comportati come una pecora, non come un leone;
questo è stato l’insegnamento del Cristianesimo e di altre religioni.
Qual
è il valore dell’obbedienza? Certo, ogni politico vuole l’obbedienza, ogni
prete vuole l’obbedienza, ogni generale vuole l’obbedienza, ogni ricco vuole
l’obbedienza dei suoi servitori, ogni marito vuole l’obbedienza della moglie,
dei figli. Il potere costituito si basa sull’obbedienza. Io ti insegno la
consapevolezza, e se la tua consapevolezza sente che qualcosa è giusto, ne
seguirà l’obbedienza. Se la tua consapevolezza sente che qualcosa non è giusto,
ne seguirà la disobbedienza. Io non ti insegno né l’obbedienza né la
disobbedienza.
Ti
insegno solo la consapevolezza, la chiarezza di visione; in modo che tu possa
vedere da te.
L’obbedienza
ti insegna la cecità. Ti insegna la stupidità. L’obbedienza ti insegna questo:
“Tu non hai alcuna responsabilità personale, devi solo obbedire agli ordini!”.
L’obbedienza non è una virtù. Troppi esseri umani sono stati uccisi, messi al
rogo, in nome dell’obbedienza…
Con
questo non ti invito a reagire diventando disobbediente. Voglio che tu cresca e
superi il dualismo obbedienza/disobbedienza.
Voglio che tu acquisti la
capacità di vedere ogni situazione nella sua interezza, rispondendo in base
alla tua consapevolezza, alla tua coscienza, alla tua meditazione. Il problema
non sta nell’obbedienza o nella disobbedienza.
Fede… cieca
Questi monaci affermano
che il Cristianesimo ha dato al mondo fede, speranza e carità.
Cos’è la fede? È sempre cieca. Un uomo che sa non ha
bisogno di fede. Io non chiedo di avere fede in me. Gesù
lo chiede, Krishna lo chiede: “Abbi fede in me”. Tu sei
totalmente ignorante. Nella tua ignoranza qualunque cosa tu creda, qualunque
sia la tua fede, sarà un prodotto dell’ignoranza, della paura – della società,
della rispettabilità.
La
fede non è una virtù e non è un gran contributo all’evoluzione umana. La fede è
l’ostacolo maggiore alla ricerca della verità. Prima che tu abbia iniziato a
cercare, ti viene data una sporca fede di seconda mano, e ti viene detto che
questo è più che sufficiente; non devi cercare, Gesù
l’ha fatto per te, Buddha l’ha fatto per te.
Ma
Buddha ha anche bevuto dell’acqua e la mia sete non si è spenta. Gesù
ha bevuto vino, e io non sono diventato ubriaco. In che modo la fede in Gesù può essermi d’aiuto?
La
fede è semplicemente un modo per nascondere l’ignoranza, ed è molto a buon mercato.
La verità ha bisogno di grande energia, di un senso d’urgenza molto forte e di
un coinvolgimento totale nella ricerca.
La
verità è dentro di te, la fede ti arriva da fuori.
E qualunque cosa ti venga
dall’esterno non ti sarà d’aiuto. Non la puoi interiorizzare. La verità è
sempre viva dentro di te, non hai bisogno di alcuna fede. È la fede che ha
tenuto l’umanità nell’ignoranza. Non è un contributo all’evoluzione, è un
contributo all’involuzione. Involuzione significa regredire, non progredire.
La
fede è sempre in qualcun altro: in Gesù, in dio… È
sempre esterna a te, e la verità è dentro di te. Con l’atto di fede ti muovi
verso l’esterno, e ti allontani sempre di più dalla verità.
Io
sono assolutamente contrario alla fede, a tutti i sistemi di credenze, perché
essi hanno impedito all’uomo di scoprire la propria buddhità,
la propria natura divina. Ma nessun prete vuole che tu la scopra. I preti di
tutte le religioni vogliono che tu ti allontani il più possibile da te stesso,
solo così puoi essere sfruttato.
Nel
momento in cui comprendi di essere parte di questa esistenza – e non solo
parte, ma sei l’intera esistenza – che sei un buddha
per diritto di nascita, nessun prete potrà sfruttarti. Per lo sfruttamento è
necessaria la fede.
Le religioni insegnano la fede, perché non possono
aiutarti a scoprire la verità. Non sanno dove sia la verità. Io dico che la
fede non è affatto necessaria. Io insegno la fiducia, non la fede, perché la
fede è solo negli altri; la fiducia è in te stesso. Voglio
che ti fidi di te stesso. L’esistenza ti ha portato qui, e sei ancora
profondamente collegato all’esistenza... Abbi fede in te
stesso e cerca le tue radici, con fiducia profonda. Ma non è fede in qualcun
altro, né in qualche sacra scrittura, né in un pastore, né in un messia, né in
un profeta. No, assolutamente no. Questa fede è stata
l’ostacolo più grosso per tutti i ricercatori della verità.
Speranza
La speranza è un altro pericolo…
Karl Marx, con altre parole,
definisce la speranza l’oppio dei popoli. E ha ragione. Chi ha bisogno di
sperare? Al ricco non interessa, è il povero, il malato, il moribondo,
l’affamato, il mendicante, che hanno bisogno di sperare; sperare in una vita
futura in cui riceveranno immense ricompense.
Per cosa? Per essere stato povero e mendicante. Per aver generato decine di
figli e aver creato ancor più povertà nel mondo, per questo verrà ricompensato
in paradiso.
Sembra
che dio voglia ridurre il mondo a un ammasso di tuguri, solo allora sarà
felice. Tutti avranno fede, saranno obbedienti, andranno in chiesa, e dio sarà
immensamente felice. Ma se le persone hanno fiducia in se stesse, a chi
importerà di dio?
Ti
stai avvicinando sempre di più alla tua natura divina. Hai trovato il tuo
tempio interiore. Il dio che sta fuori è un’invenzione.
La
speranza è sempre per il futuro, e la realtà è sempre nel presente. La speranza
ti allontana dal presente, e il presente è il solo momento in cui puoi
esplorare la tua realtà, la tua bellezza, la tua verità, la tua natura divina.
La speranza è una strategia molto astuta.
Cos’è
la speranza? A chi date speranza? Ai disperati, che hanno perso ogni speranza,
nel vedere la vita e la competizione e la lotta perenne per la sopravvivenza; a
chi è privo di speranze... la religione è la speranza dei disperati. Ti offre
la consolazione per cui, se non in questa vita… E questa vita non è granché,
gran parte di essa è già andata, ti resta forse qualche anno. E bastano un po’
di pazienza, di preghiere e di fede… L’unica condizione è la fede.
Di nuovo, la speranza non
è un contributo al progresso dell’umanità. Impedisce il progresso. Induce le
persone a credere nei sogni. Per cui queste non creano nulla nella realtà, non fanno nulla per trasformarla, per
cambiare la struttura sociale, per cambiare tutte le istituzioni che causano
solo miseria e nient’altro. La speranza
glielo impedisce! Perché darsi da fare?
Io ti dico: trova la
verità che è dentro di te e sii fedele alla tua verità. Quella verità porterà
una rivoluzione nel mondo.
E la fedeltà a quella
verità non sarà fedeltà allo status quo, essa creerà un mondo migliore, una
nuova umanità, un uomo nuovo più felice, più sano, più colmo di gioia.
Carità… al servizio dei poveri?
Tutte le religioni per millenni hanno servito i
poveri, e la povertà continua a crescere. È un autentico servizio? Se così
fosse in migliaia di anni la povertà sarebbe dovuta scomparire. Ma in realtà
voi nutrite la povertà.
Un reale servizio sarebbe
dire ai poveri: “Siete stati sfruttati e dovete ribellarvi contro gli
sfruttatori.” Finché i poveri non capiranno che la loro povertà è causata dallo
sfruttamento di pochi, che succhiano il loro sangue…
La parola servizio sembra
una bella copertura per una struttura sociale basata sullo sfruttamento. Suona
così bene – servire i poveri – sembra una grande virtù.
Ma perché esistono i
poveri in primo luogo? Chi li ha resi poveri? Da un lato continui a servire i
poveri e a convertirli al cattolicesimo. Il tuo servizio non è servizio ai
poveri, lo fai per aumentare il potere della chiesa cattolica. Continui a
cercare orfani da convertire. Come hanno fatto i cattolici ad arrivare a
seicento milioni? – aiutando i poveri. Ma il loro era un aiuto interessato.
Se desideri davvero
distruggere la povertà devi cercarne le radici. Ora ti limiti a trattare i
sintomi. Il donare cibo ai poveri, il donare vestiti ai poveri… a cosa servirà?
Li aiuterà a mantenersi a un livello di sopravvivenza, e permetterà al potere
costituito di continuare a sfruttarli. Vedi il circolo vizioso?
I capitalisti continuano a
fare donazioni alla chiesa e la chiesa continua ad aiutare i poveri a
sopravvivere, perché c’è bisogno di schiavi e lavoratori.
È un gioco molto astuto.
Il ricco dona alla chiesa una piccola fetta dei frutti del suo sfruttamento. La
chiesa aiuta orfani, indigeni e poveri a sopravvivere. Sono utili da vivi,
perché senza di loro il sistema crollerebbe.
Perciò da un lato il
capitalista continua a fare donazioni alla chiesa e dall’altro continua a
sfruttare i poveri. E tra i due, il prete si prende la sua percentuale – è il
mediatore – e così vive agiatamente. Nel mondo ci sono milioni di missionari
che nel nome dell’aiuto ai poveri servono gli sfruttatori.
Io non voglio partecipare
a questo gioco vizioso. Voglio che la povertà sia completamente eliminata.
Gesù disse: “Beati sono i
poveri, perché erediteranno la terra”. È buono essere poveri – secondo Gesù – è una grande benedizione. Io odio la povertà!
E odio Gesù
quando fa affermazioni del genere che consolano i poveri e proteggono i ricchi.
Gesù sembra essere dalla parte dei poveri… ma quale
aiuto ha dato ai poveri? E quale aiuto ha dato ai poveri il Cristianesimo?
Anche
nei paesi cristiani i poveri sono a milioni. Anche nel paese più ricco,
l’America, ci sono tre milioni di poveri che vivono per le strade e durante
l’inverno muoiono di freddo. E l’America continua a mandare missionari in tutto
il mondo per aiutare i poveri. Strano… Non riescono ad aiutare i loro poveri.
Il criterio è dunque questo: la carità mira a convertire la gente, perché solo
pane e companatico e vestiti e medicine riusciranno a convincerla.
Io sto aiutando, ma la mia
è una forma di aiuto molto sottile. Il mio servizio consiste nel risvegliare
l’essere delle persone. Questo è il solo miracolo che considero degno di tale
nome. E servo i poveri perché non li inganno dicendo: “Voi entrerete nel regno
dei cieli”. Io ripeto in continuazione davanti al mondo intero che i poveri
sono una nostra creazione. Quelli che fanno donazioni alla chiesa, dovrebbero
smettere di sfruttare i poveri. Che razza di carità è la vostra?
Bertrand Russell ha fatto un’affermazione molto importante: “Se non ci
fosse la povertà, non ci sarebbe neppure la religione. Con chi si sarebbe
caritatevoli?”.
Se non ci fosse la morte, tutte le chiese e tutte le
religioni diverrebbero totalmente inutili, superflue, superate. Sopravvivono grazie alla povertà, alla
morte, alle malattie, agli orfani. Ecco perché
tutte sono contrarie al controllo delle nascite, perché il
controllo delle nascite può eliminare la povertà, e impedire che vengano al
mondo nuovi orfani.
Se non hai trovato te
stesso non puoi "servire" proprio nessuno.
Chi dovresti aiutare? Il
tuo aiuto sarà pericoloso.
Vivi nella completa
oscurità e inconsapevolezza.
E qualunque azione
intrapresa in questa inconsapevolezza sarà dannosa.
Dogma… o realtà
Il Cristianesimo, nella sua
interezza, è un fenomeno molto pericoloso e nocivo, perché insegna alla gente
che dio ha creato un mondo perfetto e non c’è bisogno di cambiarlo: sii fedele
a dio, e fedele a tutto così com’è.
Se
sei povero, significa che dio ha voluto che così fosse. Se sei una donna, e non
sei uguale all’uomo, è perché dio ha voluto così. Il Cristianesimo non crede
nell’evoluzione: dio ha creato il mondo così com’è, non c’è evoluzione. Perciò
devi venire a patti con il mondo che c’è, devi accontentarti di come sei.
Il
Cristianesimo è assolutamente contrario a qualunque cambiamento della struttura
sociale. Devi essere fedele a dio e alla sua creazione, non devi cercare di
apportarvi alcun miglioramento. Pensi di saperne più di dio? Devi capire che
dio è perfetto, e qualunque cosa abbia creato è perfetta. Dalla perfezione
deriva solo perfezione. Il mondo dunque, con
la sua miseria, la povertà, la fame, deve rimanere tale.
Dato
che dio disse ad Adamo ed Eva: “Moltiplicatevi, producete il maggior numero di
figli possibile”, la Chiesa cristiana continua a opporsi a ogni metodo per il
controllo delle nascite, all’uso di pillola o preservativi, perché dio vuole che ci moltiplichiamo. Ci siamo
moltiplicati a sufficienza.
…e i cristiani continuano
a dire: “Moltiplicatevi! È un comandamento divino. Siate fedeli a dio e non
pensate mai di cambiare qualcosa nel mondo”. La verità non conta, solo il dogma
ha importanza. Devi essere fedele al dogma, che corrisponda alla realtà o meno
non ha importanza, devi essere fedele alle superstizioni, a un mare di
superstizioni che stanno distruggendo l’umanità.
Pazienza… nella sofferenza
Ogni sacrificio viene giustificato nel nome di una
vita eterna cui si accederà dopo la morte. E anche la sofferenza viene giustificata: è solo una questione
di attimi, la tua vita di settant’anni non è che un
attimo paragonata all’eternità dell’esistenza. Soffri pazientemente.
La
pazienza è uno dei pilastri del Cristianesimo, e la pazienza è contro la
ribellione, contro ogni rivoluzione, contro ogni cambiamento. La pazienza è una
droga che manda in coma profondo le persone: si muovono come robot. Dimenticano di essere sfruttate, di essere
usate, manipolate. Lasciano che accada.
Il
Cristianesimo ha distrutto ogni piacere. Dice che non è possibile essere felici
e godersi la vita quando ci sono altri che soffrono. Cosa vuol dire? Che se
qualcuno è malato di cancro, anche tu devi avere il cancro? Se gli altri
soffrono, non significa che debba soffrire anche tu. Dovresti invece aiutare i
sofferenti a tagliare alla radice le cause della loro sofferenza. Ma questo non
lo puoi fare: è dio che li fa soffrire, soffrono perché questo è il volere di
dio, quindi non puoi cambiare la loro sofferenza,
devi invece cambiare la tua gioia, la tua allegria, la tua ilarità, la tua
beatitudine. Gli altri stanno soffrendo e tu ridi,
danzi e canti?
Che
razza di assurdità è questa? Se qualcuno è malato, devi forse rinunciare alla
tua salute? Se qualcuno è stupido, idiota, ritardato, devi rinunciare alla tua
intelligenza? Questa è una teologia ben strana, che distrugge la felicità delle
persone. Se qualcuno soffre, condividi con lui la tua gioia, fallo ridere.
Taglia la sua sofferenza alle radici. Questo mi sembra più umano.
Questa
dottrina è totalmente inumana! Alcuni soffrono perché dio vuole che soffrano, e
tu devi soffrire perché il Cristianesimo vuole che tu soffra. Non devi ridere,
né sorridere, né godere di nulla, né essere felice… Allora perché non
suicidarsi? Per che cosa si vive? Solo per guardare la sofferenza degli altri e
la propria?
…
La motivazione è chiara. Solo le persone infelici chiederanno consiglio ai
preti e al papa. Solo le persone infelici possono essere dominate, possono
lasciarsi dire: “Voi siete le pecore e noi siamo i pastori”. Solo gli infelici
cercano la salvezza. Una persona felice, una persona raggiante non ne ha
affatto bisogno.
Il
Cristianesimo ha trasformato i leoni in pecore.
Meglio dare che ricevere
Superficialmente sembra essere una bella frase.
Normalmente sarete d’accordo, è meglio dare che ricevere… io non sono
d’accordo.
Perché è meglio dare? Perché ti gonfia l’ego. Tu sei colui
che dà, tu sei superiore, la tua mano è più in alto. Perché è bene dare? In
questo modo privi l’altro della sua dignità, lo rendi un mendicante, lo
insulti. In realtà tu non dai, ma soddisfi il tuo ego, facendolo sentire sempre
più grande. Più dai, più grande sarà il tuo ego, e più riceverai rispetto,
prestigio e onore. Cosa c’è di virtuoso nel dare? È un peccato, perché accresce
il tuo ego.
E
cosa c’è che non va nel ricevere? In realtà, colui che riceve non ti deve
nulla; ti sta liberando da un peso, sei tu che gli devi essere riconoscente. Questa è spiritualità autentica. Tu dai, e
ti inchini ai piedi di colui al quale hai dato, per ringraziarlo di aver
accettato il tuo dono e non averlo rifiutato. Avrebbe potuto rifiutarlo, e tu
ti saresti offeso; invece l’ha accettato.
Ti
dico che affermazioni di quel tipo, che sembrano molto valide se non hai
un’intelligenza acuta che ti permetta di analizzarle profondamente, le trovi
dappertutto, in tutti i testi sacri del mondo. E comunque, se dare è meglio che
ricevere, chi ci sarà a ricevere? Tutti si metteranno a dare: dare è meglio, ma
a chi? Tutti si rifiuteranno di ricevere, perché è meglio dare che ricevere.
“Perché mi stai insultando?” chiederanno tutti. “Vuoi offendermi e umiliarmi
dandomi una manciata di monete? Gettale nel fiume e sparisci!”.
“Un cammello può passare
attraverso la cruna di un ago, ma un ricco non potrà mai attraversare i cancelli
del regno di Dio”. In questo modo è stata elogiata la povertà. E quando elogi
la povertà, distruggi l’arte di creare benessere, l’arte di creare più comfort,
e consoli il povero lasciandolo nella sua povertà.
Porgi l’altra guancia
Gesù dice che se qualcuno ti
colpisce su una guancia, gli devi porgere l’altra…
Su
questo punto, apprezzo di più Nietzsche. Forse in
tutta la storia, solo Nietzsche ha colto nel segno.
Egli dice: “Se qualcuno ti schiaffeggia e tu gli porgi l’altra guancia, lo
insulti. In realtà gli stai dicendo: ‘Io sono migliore di te. Tu sei un essere
umano qualunque, io sono un superuomo, sono divino. Tu mi schiaffeggi, ma io ti
amo lo stesso e ti porgo l’altra guancia”. Nietzsche
sta dicendo che in questo modo umilii l’altro. È un
modo molto pio per insultare l’altro, per farlo sentire subumano, e innalzare
il tuo ego ad altezze sovrumane.
Il
consiglio di Nietzsche è questo: se qualcuno ti
colpisce su una guancia, tu hai il dovere di colpire la guancia di chi ti ha picchiato. Così sarete pari, questo non è un
insulto per l’altra persona. Non è un’umiliazione, non lo stai riducendo a una
dimensione subumana. Tu lo rispetti, da uomo a uomo.
Verità
La Chiesa cristiana difende la verità, l’onestà…
In
primo luogo, la Chiesa cristiana conosce la verità? Crede in un dio illusorio,
in un diavolo illusorio, crede nel paradiso e nell’inferno, senza alcuna prova della loro esistenza. Quali
verità sta custodendo?
In realtà, non ha alcuno strumento per raggiungere la
verità. La preghiera non può farlo, perché la preghiera è basata sulla fede in
dio. In questo modo hai già accettato un dogma. E un dogma non è la verità. La
verità non ha bisogno di essere creduta, la verità ti travolge, tu diventi la
verità! Non è questione di fede o di credo, occorre una profonda ricerca dentro
il tuo essere, dentro la tua coscienza interiore. È un viaggio interiore.
Il
Cristianesimo si gingilla ancora con il mondo oggettivo. Il suo dio è un oggetto che sta fuori di te, il suo
paradiso è esteriore, il suo inferno è esteriore. La preghiera è verso un dio
esterno; non ha ancora compreso che
nell’uomo esiste uno spazio int‑
eriore e che se non arrivi a toccare il nucleo centrale della tua consapevolezza
non arriverai mai alla verità.
Il Cristianesimo non sa come avvicinarsi alla verità, perché la
verità è intrinseca alla consapevolezza, è al di là della mente. Non è un pensiero. Non è una questione di
filosofia, né è risolvibile con un dibattito teologico. Dipende dalla
meditazione profonda che ti conduce al di là del pensiero, al di là della
mente: tu diventi un semplice testimone, un puro
testimone. Quel testimone è divino, perché è eterno. È intelligenza
suprema, è visione cristallina. Ti conduce oltre ogni dualità.
Che
verità difende il Cristianesimo? Occorre prima di tutto avere la verità, poi la
si potrà difendere. E difenderla da chi? Il tuo dio è falso, il tuo diavolo è
falso. Quando conosci la verità, è la verità che ti difende, non sei tu che
difendi la verità. La verità è molto più grande di te, è infinita, è eterna. Tu
sei solo una goccia di rugiada, essa è vasta come l’oceano, priva di confini.
La goccia che difende l’oceano: capite l’assurdità intrinseca di tale
concezione?
Ma
il Cristianesimo è fermo alla preghiera. Qualunque religione ferma alla
preghiera non è un’autentica religione. Solo la meditazione apre le porte alla
religiosità, alla natura divina. La preghiera ti porta fuori, ti fa guardare in
alto, oltre le nuvole. Più preghi, più ti allontani dalla verità.
La
meditazione non è una preghiera, è assoluto silenzio. La preghiera è un
emettere suoni senza senso. A chi stai parlando?… non esiste alcun dio.
Onestà
Tutti i valori cristiani sono imposti
dall’esterno. È una programmazione della mente. Sin dall’infanzia continui a
ripetere al bambino: “Sii onesto, sii sincero, sii questo e quello…”. Viene
programmato costantemente dalla chiesa, dalla scuola, dalla famiglia, dai
vicini. Tutte le religioni, per secoli, vi hanno programmati. Non permettono
alle persone di trovare la verità. Non permettono alle persone di essere
davvero oneste, impongono dei valori dall’esterno.
E
per quando riguarda l’onestà… A causa di migliaia di anni di condizionamento,
non hai mai pensato a cosa significhi: significa non vivere momento per
momento.
Ciò
che ieri era onesto potrebbe non esserlo oggi. Ciò che oggi è onesto potrebbe
non esserlo domani. La vita è un flusso. L’onestà autentica non è nei confronti
della società, della chiesa e di dio; niente affatto. L’onestà autentica
significa responsabilità per il momento presente. Richiede immensa
consapevolezza. Tu devi essere leale con il momento presente, non con il
passato, né con il futuro. E il momento presente cambia, è mutevole…
Una
persona davvero onesta cambierà ogni momento. Resterà in armonia con l’esistenza – questo io chiamo
onestà – e non si guarderà mai indietro. Sarà sempre in sintonia, in profonda
sincronicità con l’esistenza. Se l’esistenza si muove e cambia come un fiume,
egli si muoverà e cambierà come un fiume.
Il vero peccato
Il credere in dio non crea
alcuna trasformazione nelle persone. Non serve credere. Ciò di cui abbiamo
bisogno è il sapere. Il credo nasconde solo
ignoranza, non suscita lo spirito di ribellione nel tuo essere. I dogmi
della fede ti distraggono dalla ricerca della bellezza, della magnificenza,
dello splendore, della divinità dell’esistenza. Questo è ciò che stanno facendo
tutti i preti di tutte le religioni del mondo: programmano la gente, la portano
a credere in certe cose: dio, paradiso, inferno, giusto, sbagliato, virtù,
peccato.
Vorrei che comprendeste il
significato esatto della parola ‘peccato’. Non è il significato che le hanno
dato i cristiani, significa dimenticanza. Originariamente
significava dimenticanza del tuo essere.
Perciò esiste un solo
peccato: il non ricordarsi del proprio essere. Ed esiste una sola virtù:
ricordare se stessi. Nel momento in cui ti ricordi di te, l’intera esistenza
cambia, totalmente. Senti la presenza di un immenso amore – un’immensa
compassione. Non è qualcosa che hai coltivato, l’hai semplicemente trovata, proprio
come un fiore che si apre al sole del mattino e scopre per la prima volta il
suo profumo: incredibile! – in lui c’era nascosto questo mistero, questo
splendore – e danza nel vento, nella pioggia, nel sole, per la pura gioia di
aver scoperto il proprio delicato profumo.
Per ricordare te stesso
non hai bisogno di appartenere ad alcuna religione: hai una comunicazione
diretta con l’esistenza. Non hai bisogno di argomenti che lo dimostrino, lo
sai. I ragionamenti sono necessari solo quando non sai. Hai forse bisogno di
farti convincere dell’esistenza del sole, della luna, della notte stellata? Hai
forse bisogno di essere convinto dell’esistenza di ciò che conosci? Hai però
bisogno di argomenti che dimostrino l’esistenza dell’inferno, hai bisogno di
argomenti e di un sistema teologico complesso per dimostrare l’esistenza del
paradiso.
Pace in terra o soldati in Cristo?
Gesù
dice di amare i nemici, e di amare il prossimo. Sono solo parole. Il Cristianesimo
le ha messe in pratica uccidendo i propri nemici… e Gesù
Cristo stesso ne è responsabile, perché dice: “Chi non è con me, è contro di
me”. Questa è un’affermazione terribile, politica. La definireste religiosa?
“Chi
non è con me, è contro di me.” Può averlo detto Adolf
Hitler, o Stalin, o Benito Mussolini,
ma non una persona religiosa, perché si può non essere con me, senza
necessariamente essere contro di me. Si può essere indifferenti. Perché
tralasci la categoria degli indifferenti? È un atteggiamento dittatoriale.
Non
è affatto religioso, va contro l’umanità. Non lasci che le persone scelgano
liberamente il proprio cammino. Le obblighi a essere cristiane – e obblighi
l’intera umanità a essere fedele allo status quo. Non è un’idea religiosa, è
una strategia molto sottile affinché gli schiavi rimangano tali, affinché le
donne rimangano in uno stato di inferiorità, affinché i poveri restino poveri e
i ricchi restino ricchi. Tutte queste brutture vengono difese, nel nome della
fedeltà.
Di
sicuro i cristiani hanno ucciso più persone di qualunque altra religione del
mondo. È una chiesa militante. Possedeva grandi eserciti, e li mandava a
convertire i pagani. I pagani erano persone bellissime, molto più belle di
qualunque cristiano.
I
pagani adoravano la natura. Amavano gli alberi, amavano i fiumi, amavano le montagne,
amavano le stelle, il sole e la luna… quello era il loro mondo. Non avevano un
dio, non avevano né inferno, né paradiso. Vivevano già in paradiso. Ma i
cristiani li uccisero o li convertirono. Ora non ci sono più pagani. Erano persone gioiose, che amavano, che vivevano
pienamente, senza paure e avidità.
Un’affermazione
di Buddha è certamente
pagana. Buddha disse: “Questo corpo è il buddha, questa terra è il paradiso del fior di loto”.
Quella frase riassume l’intera filosofia dei pagani. Invece i cristiani
consideravano i pagani come una razza inferiore, per loro non erano uomini…
Cos’hanno
fatto in Australia?
Hanno ucciso gli aborigeni
allo stesso modo in cui i cacciatori uccidono le loro prede. Hanno quasi
annientato del tutto la popolazione aborigena australiana, uccidevano esseri
umani per gioco. Lo stesso accadde in America, anche se non su così vasta
scala…
E i cristiani dicono di
aver civilizzato il mondo intero! Ma se neppure loro sono civilizzati. Hanno
bisogno della civilizzazione.
Quando un valore viene
imposto dall’esterno, rimane superficiale. Basta grattar via la superficie e
sotto compare il barbaro, il gorilla…
Senso etico
I monaci cristiani mi hanno detto: “Noi abbiamo
por-tato il senso etico nel mondo…”. Cosa stava facendo allora Gautama il Buddha cinquecento anni prima di Cristo? Cosa stava facendo Mahavira? Cosa stavano
facendo Lao Tzu, Chuang Tzu,
Lieh Tzu? E tutti vissero prima di Cristo.
Per esempio ‘Fai agli altri quello che vorresti fosse
fatto a te’ è un antico proverbio buddhista, ma i cristiani se ne
vantano molto.
Per
quanto mi riguarda, che sia buddhista o cristiano non conta. È
sbagliato. È sbagliato dal punto di
vista psicologico.
‘Fai
agli altri quello che vorresti fosse
fatto a te.’ Se tutti fossero uguali, simili,
se avessero gli stessi desideri,
allora, forse, questo principio potrebbe essere valido. Ma siamo tutti diversi,
i tuoi gusti potrebbero non essere uguali ai miei. ‘Fai agli altri quello che
vorresti fosse fatto a te’ va benissimo, ma i gusti
degli altri potrebbero essere diversi. Ognuno ha una sua personalità, unica, quindi potrei fare qualcosa
che a me piace, ma a te potrebbe non piacere. I tuoi gusti, la tua personalità, sono diversi. Sembra un
ottimo principio, ma psicologicamente è sbagliato. Non tocca la profondità
della psicologia umana. Le persone hanno gusti diversi.
Timor di dio
Non c’è religione che possa esistere senza
infondere paura nelle persone; paura dell’inferno, paura della punizione, paura
della dannazione eterna.
Nessuna
religione può raccogliere le masse e sfruttarle senza senso di colpa e paura.
Una
persona che si sente in colpa desidera trovare un salvatore.
Ha commesso dei peccati, e
tutte le religioni creano il maggior numero di peccati possibile. In realtà,
tutto ciò che ti rende felice è un peccato… e tutto ciò che ti trasforma in una
persona seria e triste, è virtù.
Il
senso di colpa è un’assoluta necessità: come creare il senso di colpa? Prima di
tutto devi indicare tutto ciò che è peccato. Se fai questo o quello, sarai un
peccatore e dovrai soffrire molto a causa di ciò, le fiamme eterne. Per cui il
senso di colpa genera la paura: “Mio Dio, ho amato una donna!” e tutte le
religioni dicono che la donna è la porta dell’inferno. Non amare una donna, o
sei perduto. Non ballare, non cantare, e non mostrarti felice. Mostrati triste.
Più triste sembri e più religioso sei.
Gli
infelici vengono creati con la stessa strategia: non possono commettere peccati
e hanno una gran voglia di farlo. Tutto li
spinge a commettere peccati, ma non possono, per paura dell’inferno. Il
dilemma così creato è tale che per metà sono pronti a peccare, e per metà
cercano di fuggire: e così rimangono bloccati. Non riescono a muoversi verso il
peccato, e non riescono a muoversi verso il paradiso. E in questo stato di
paralisi, si sentono profondamente infelici.
E
tutti questi infelici si ritrovano nelle chiese, nei templi, nelle moschee per
farsi guidare e aiutare dai preti. Se hanno commesso qualche peccato, si
sentono tristi e colpevoli: ‘Ho peccato…’. Le religioni si compiacciono e si
nutrono dei tuoi sensi di colpa e dei tuoi peccati. Il Cristianesimo lo fa in
maniera più aperta delle altre religioni, ma anche le altre adottano la
medesima strategia.
Monogamia? monotonia
La gelosia nasce dalla continua enfasi delle
religioni sulla monogamia, e monogamia – non nei dizionari, ma nella vita –
significa monotonia. Nessuno desidera vivere una vita monotona. Il matrimonio è
una strategia incredibile. Le persone sposate sono le più infelici del mondo, e
le religioni insistono: ‘Niente divorzio, il divorzio è un peccato!’. In questo
modo si crea la prostituzione: è una conseguenza della religione.
Queste
sono le buone azioni compiute dalle religioni. Prima creano la monotonia – cioè
il matrimonio – e poi, inevitabile conseguenza, arriva la prostituzione, perché
l’uomo è un animale poligamo. Non puoi modificarne
la natura, è un processo innato. Anche la donna è poligama, anche se non
sembra esserlo. Il motivo sta nel fatto che
la donna è stata privata dell’istruzione, dell’indipendenza economica e non può muoversi liberamente nella
società. Quindi, invece di essere poligama, ha trovato la propria sicurezza
nella monogamia – sebbene ne soffra quanto l’uomo, o anche di più, perché
l’uomo ha creato le prostitute.
Queste
sono le grandi opere compiute dalle religioni.
E,
sempre a causa del matrimonio, nasce la gelosia. È tutto collegato. Se non sei
felice con tua moglie, cominci a guardarti intorno, nel vicinato, e tua moglie
controlla di continuo dove posi lo sguardo. L’uomo è frustrato, e sua moglie è
frustrata – anche tu sei frustrato e tua moglie è frustrata. Tutti questi
frustrati , creati dalle religioni , sono anche gelosi!
La
moglie ha paura. Non è istruita, non ha l’indipendenza economica e ha dei
figli. Il denaro è tutto nelle mani del marito, lei gli è semplicemente utile.
Poiché l’hai ridotta a una merce, la donna controlla di continuo dove vai e
cosa fai.
Ti
fruga nelle tasche, ti sorveglia persino mentre dormi.
Se
il matrimonio non sparisce dalla faccia della terra, la gelosia non potrà
sparire. Ma la religione insiste molto sul matrimonio. Non le interessa se
milioni di persone soffrono inutilmente.
Tutte
queste idee, il peccato originale, la fede, la speranza, la carità, non hanno
reso il mondo migliore in alcun modo. Hanno invece impedito la crescita della
consapevolezza, la crescita dell’esperienza reale di ciò che esiste, e il
superamento di ogni forma di povertà, della nascita, della morte, per diventare
parte... diventare uno con la vita eterna.
Tutti
cerchiamo l’albero che Adamo ed Eva non trovarono: la vita eterna.
Il
Cristianesimo non ha la meditazione, perché la meditazione ti conduce dentro di
te. Ha la preghiera, e la preghiera ti porta fuori. La preghiera è rivolta a un
dio illusorio. La meditazione ha radici profonde nel tuo essere, non è
illusoria.
Tu
sei reale.
Dio
è un’invenzione.
tratto da: Osho, Christianity The Deadliest Poison and Zen
The Antidote to All Poisons
I
condizionamenti, quella serie di norme e stereotipi che iniziano a venirci dati
mentre ancora, come si suol dire, ‘beviamo il latte della mamma’,
entrano nel nostro inconscio e determinano i nostri comportamenti e la nostra
‘identità’ – chi crediamo di essere. Negli italiani molti condizionamenti sono
dovuti al fatto di essere cresciuti in un ambiente sociale imbevuto di
‘cultura’ cattolica. Parlandone con i molti italiani che sono qui a Pune ecco cosa abbiamo raccolto.
Uno degli elementi fondamentali del
condizionamento cattolico è il mito della sofferenza. Proprio come Cristo ha
dovuto soffrire per ‘salvarci’, così noi possiamo giungere
alla vita eterna, e in generale
possiamo ottenere qualcosa, solo attraverso la
sofferenza.
Questa ‘normalità’ della sofferenza si nota anche
dalle frasi che usiamo nel linguaggio comune, tipo ‘portarsi la propria croce
sulle spalle’, ‘troppo comodo’
o l’espressione ‘non ne vale la pena’: a ben vedere
questo ‘fare qualcosa solo se ne vale la pena’
significa che nel profondo abbiamo ben chiaro che il soffrire è l’unico modo di
raggiungere qualsiasi obbiettivo, e che la sola libertà che ci resta è quella
di commisurare l’entità del sacrificio col valore del risultato.
O anche ad esempio la frase ‘non son degno’, che un po’ tutti
abbiamo dovuto ripetere sia in chiesa che a scuola: qui c’è un messaggio che va
in profondità in un bambino che sta crescendo, in questo modo gli viene
impedito di capire che la bellezza e l’amore sono cose che ha dentro se stesso,
che il suo valore come persona non dipenda da un rapporto di obbedienza con un
ipotetico dio e, nella vita di tutti i giorni, dal seguire regole imposte dai
genitori e dalla società. Questa situazione porta a una dipendenza e a un
attaccamento che inquinano costantemente i rapporti con gli altri. Non per
nulla la mamma italiana – che si ‘sacrifica’ in continuazione – e dalla quale i
figli non riescono mai a staccarsi è diventata uno stereotipo nella nostra
cultura.
E questa caratteristica si trasmette spesso anche
nelle nostre storie d’amore, dove la sofferenza, il dramma – del tipo ‘non
posso vivere senza di te’ – e il lamentarsi di tutto
sono elementi fondamentali, quasi indispensabili; amore e dolore sembrano
essere sempre insieme, è come se fosse l’unica possibilità!
La necessità della sofferenza è veramente alla
base del condizionamento cattolico, e andarlo a toccare alla radice, come fa
Osho demolendo il mito di dio, di Cristo – e denunciando l’ipocrisia e
l’opportunismo della chiesa – può diventare un’operazione anche dolorosa per
chi lo ascolta, perché per molti di noi che sono cresciuti in un’atmosfera
cattolica, alla figura di Gesù bambino e della
Madonna sono associati innegabili sentimenti d’amore e di rispetto.
E inoltre nella memoria storica degli italiani, e
quindi nel loro inconscio collettivo, c’è sotto sotto
il ricordo – dai tempi delle invasioni barbariche, dei periodi bui del medio
evo, delle incursioni dei pirati saraceni – di quando la chiesa era veramente
l’unico rifugio, l’unica difesa, l’unico punto di riferimento, vista la
latitanza del potere politico.
È proprio su questo fertile terreno di fiducia e
dipendenza, che sono cresciute le profonde radici del condizionamento cattolico
– senza dimenticare ovviamente tutti gli strumenti coercitivi che una struttura
di potere quale la chiesa ha potuto usare nel corso dei secoli, mentre
crescevano le sue ricchezze e la rete della sua egemonia sociale.
Insomma, siamo condizionati a soffrire e sfuggire
a questa situazione è difficile, perché entra in gioco un altro elemento
basilare instillatoci dal cristianesimo: il senso di colpa e il conseguente
senso di indegnità – gli italiani si
sentono spesso un po’ più ‘piccolini’ degli altri – così come sei non vai bene,
non hai alcun diritto alla ricerca della felicità… al massimo, sacrificandoti e
seguendo tutta una serie di regole, puoi sperare in una qualche ricompensa.
È una forma molto sottile e potente di
manipolazione psicologica, per cui ogni volta che – stanco di soffrire – hai
voglia di fare delle cose che invece ti portano piacere, gioia, felicità, è
facile sentire dentro una voce che dice ‘No, no , no, il piacere è male!’.
Latente, continuo, sempre presente in misura
marcata nell’inconscio collettivo degli italiani, il senso di colpa si vede in
qualsiasi scambio quotidiano, e decide gran parte del nostro agire.
E cosa si può fare allora?
Una continua attenzione, per accorgersi, per scoprire quanto i nostri
comportamenti siano inquinati da questo condizionamento cattolico, anche se
magari ci consideriamo laici, non credenti – o addirittura dei ‘mangiapreti’.
Non è di sicuro attraverso un puro e semplice rifiuto superficiale, o anche una
reazione, che possiamo liberarcene; è un processo che richiede una graduale
individuazione dei meccanismi e una disidentificazione
dai vari strati che compongono la nostra struttura psicologica acquisita. La
meditazione sembra quindi la giusta medicina. Senza dimenticarsi comunque che
per fortuna, come ci ricorda Osho, ancora più a fondo dentro gli italiani, è
radicato un genuino animo pagano: una capacità di godersi semplicemente la
vita, in pace con la natura e con gli amici – uno Zorba
naturale dal quale può sbocciare con facilità il buddha.
Questa “cultura” cattolica
è così dentro l’inconscio
collettivo italiano,
che uno quasi non
se ne accorge neanche.
Chintana, nata e cresciuta in Irlanda, ci parla
della sua approfondita esperienza all’interno del cattolicesimo – per diciotto
anni è stata una suora – e di cosa abbia trovato invece con la meditazione.
“Arrivavo da un’educazione cattolica molto rigida:
il condizionamento inizia subito nella famiglia quando sei ancora molto piccola
– ti viene spiegato tutto sulla confessione, su come devi comportarti e su cosa
ti succede se ti comporti male, il peccato più grande è non ubbidire, non fare
ciò che ti viene detto. Dopo aver finito le scuole – in un buon collegio
cattolico, naturalmente – mi è sembrato del tutto naturale scegliere di
‘servire il Signore’ – come si diceva allora – mi
sembrava il coronamento della mia educazione. E quindi sono entrata – era il
1959, e avevo poco più di diciotto anni – nell’ordine monacale delle suore di
San Giovanni di Dio.”
Dovendo trovarsi un’occupazione – per meglio
servire il Signore – Chintana ha scelto di fare
l’infermiera, e così in ospedale si è trovata vicina a malati e moribondi – non
solo cattolici, ma anche protestanti e persino (orrore!) non credenti. Sapeva
bene che secondo la dottrina ufficiale i non cattolici sarebbero finiti fra ‘le
fiamme dell’inferno’, ma la sua esperienza personale le diceva chiaramente che
anche protestanti e non credenti potevano essere ‘brave persone proprio come i cattolici’.
E così nascevano i primi dubbi… “Ho iniziato ad
accorgermi che vivevo una vita di finzioni. Ti insegnano a imitare sempre
Cristo, e non c’è alcuna possibilità di essere se stessi – quando imiti qualcun
altro, tutta la tua vita diventa una menzogna. Vedevo anche come la chiesa era
diventata una specie di azienda: c’era molto più interesse nei profitti delle
cliniche private che si reggevano sul nostro lavoro, che nella nostra crescita
spirituale come individui.” La sua storia ha cominciato ad andare di male in
peggio: alla fine, dopo diciotto anni, il suo dissenso sempre crescente l’ha
portata a un punto in cui l’unica scelta possibile è stata quella di
abbandonare l’ordine monacale.
Poco dopo ha iniziato a interessarsi a Osho. “Osho
dice di non imitare né seguire Cristo – in realtà ti dice di non seguire
neppure lui – ma piuttosto di diventare un cristo, un buddha,
di rivendicare il tuo potenziale come individuo pienamente consapevole.
Perfetto, ma come?
Lui semplicemente mi ha mostrato la meditazione,
indicandomi in questo modo la strada verso il mio mondo interiore. E così ho
iniziato a disidentificarmi da tutta quella serie di
regole e comportamenti che mi erano stati imposti e che mi impedivano di
scoprire chi ero in realtà. Quello che ho trovato dentro di me, al di là delle
mie paure iniziali, è molto più vitale e ricco di qualunque realtà ‘costruita’
sulla fede. Quella dimensione interiore della vita, che avevo cercato di creare
con le mie preghiere e il credere, era già disponibile dentro di me, c’era solo
bisogno che andassi a cercarla, senza pregiudizi e senza preconcetti.”
Chintana riconosce che talvolta le
è capitato di ritrovarsi impaurita. “Nel cattolicesimo quello che devi o non
devi fare è così preciso che ti è subito chiaro se cominci a deviare anche solo
un po’ dalla ‘retta via’, e subito ti allarmi. Adesso
invece, senza direttive precise, senza regole o precetti, mi sentivo un po’
lasciata a me stessa. Certo, puoi meditare insieme agli altri, ma appena chiudi
gli occhi per ‘andare dentro’ ti ritrovi da sola, e
non importa quante persone ti sono sedute intorno. Su questo mio percorso
spirituale attraverso la meditazione ho intravisto cosa vuol dire veramente che
‘si nasce da soli, si vive da soli e si morirà da soli’,
e ho scoperto che questo ‘essere soli’ mi piace, anzi
mi sento proprio a casa.
La meditazione mi dà tutto quello di cui ho
bisogno. Non è che rifiuti il contatto con gli altri, ma questo nasce ora da
uno ‘star bene dentro’ che lo rende più vivo e più
vero: non ho bisogno degli altri per rassicurarmi che vado bene così come sono
– è qualcosa, questo, che ho trovato dentro di me: uno spazio di pace interiore
che la meditazione mi mette in grado di raggiungere.”
Ti devo raccontare una
storia
L’altro
giorno ho
conosciuto un tipo…
Ero là al bar della
piazzetta, seduto a un tavolino all’aperto, tranquillo e come si suol dire spensierato – anche se in realtà non è che di pensieri
non ce ne fossero, a riempire come al solito la mia mente, erano solo meno
impegnativi per così dire.
E tutt’a
un tratto eccolo lì: un tipo insolito, un volto che era un misto tra un elfo,
uno scienziato pazzo e un vecchio saggio – non l’avevo mai visto prima. Viene
verso di me e mi dice che è un po’ che mi osserva (questa poi!) e secondo lui
sono proprio il tipo giusto per un gioco, un esperimento, come lo chiama lui.
“Che palle” penso “non si può stare tranquilli un momento”.
Però, guardandolo bene lo
trovo un tipo interessante: c’è qualcosa in lui che mi incuriosisce parecchio.
E così mi trovo a chiedergli di cosa si tratta.
“È molto semplice. Ho
inventato una macchina che ti fa vivere tutti i tuoi sogni. Assomiglia a una
cinepresa, ma funziona come un proiettore.
Tu ti ci metti davanti, io accendo e tu ti
trovi a vivere in un film. Dove sei sia attore che regista. È
divertente, vuoi provare?”.
Non ci crederai – in fondo
lui era un tipo strano, uno sconosciuto, e la cosa che proponeva era come minimo
improbabile – ma mi sono sentito di rispondergli immediatamente di sì. E così
proprio lì nella piazzetta del bar mi metto davanti alla sua macchina e lui
l’accende.
Tempo pochi secondi e
incredibile! vedo la mia realtà trasformarsi. Sono in un film… non so come
spiegarlo… era tutto realistico, la piazzetta, il bar, la gente, io… però era
come se fosse diventato tutto di plastica, vero e finto allo stesso tempo. Un
film insomma, ma invece di essere spettatore, ero io il protagonista! Non nel
senso di fare l’attore davanti alla cinepresa, no.
Ero già nella pellicola proiettata sullo schermo di un cinema… però vivo,
presente, attivo, tridimensionale – in un certo senso “reale” – e libero di
essere quello che volevo, con un copione non ancora scritto: dovevo solo
decidere cosa volessi fare.
Decido di giocare un po’
con la cosa. OK, adesso facciamo superman! Non ho neanche il tempo di pensarci
che mi giro e vedo un bambino piccolo che sfuggito ai genitori corre felice e
spensierato in mezzo alla strada. Oh no, sta arrivando un camion a forte
velocità, e l’autista non si è accorto del bambino. Sento una grande forza
sorgermi in petto, istintivamente mi libero dei vestiti e – sorpresa! – ho
sotto il mio bel costumino da superman, con tanto di mantellina. Wow!, un balzo
e sono in volo col vento tra i capelli. Acchiappo il bambino e lo deposito
dall’altra parte della strada, sano e salvo. Uno scrosciante applauso di tutti
gli astanti saluta il mio successo. Dio che divertente!
Oh no! Ecco il cattivone di turno: un brutto ceffo con una pistola in mano
sta minacciando un gruppo di persone all’interno della banca – lo vedo con la
mia supervista! Ma non c’è problema che non posso risolvere: sempre col mio bel
costumino addosso balzo contro la vetrata antiproiettile della banca; come se
passassi attraverso un foglio di carta velina la sfondo e la mando in mille
frantumi. Il rapinatore mi spara addosso istintivamente – ma fammi il piacere!
Sono invulnerabile, nemmeno un graffio, nemmeno il solletico. Gli do un cazzottone in testa e lo mando al tappeto – K.O. al primo
round – e naturalmente applauso dei malcapitati liberati dal mio intervento.
Va bene, ho giocato un
po’. Voglio proprio dire al tipo che mi ha proposto questo esperimento che è
una cosa divertente, e che funziona davvero. Torno al bar ma il tipo non c’è.
Ha lasciato la sua misteriosa macchina accesa, lì dov’era, ma lui non c’è. Sarà
andato in bagno penso io. Mi risiedo al tavolino e decido di aspettare il suo
ritorno mentre mi faccio portare un chinotto dal cameriere.
E in questo momento di
tranquillità mi rendo conto di una cosa che non avevo notato finora. Il
chinotto è un chinotto certo, ma… non proprio. Il sapore è ovattato, è come se
fosse avvolto in una pellicola di plastica. E anche la mia sete: c’è e non c’è.
È come se recitassi la parte di uno che ha sete, non è un vero bisogno che ti
senti dentro… È tutto un po’ così. Tutte le sensazioni, l’aria che respiro, i
colori che vedo, i profumi nell’aria, i suoni del mondo intorno… sono come di
plastica. Sembra che tra me – in quanto soggetto che vede, sente e assapora – e
la realtà ci sia un velo sottile, sembra tutto avvolto in una specie di
pellicola trasparente per alimenti che trasforma ogni sensazione in un non so
che di irreale, moscio, superficiale – non c’è nulla che vada in profondità
dentro di me.
Non era una situazione
tanto bella… era come quando dal dentista l’anestesia ti addormenta la lingua
per un po’.
Vabbe’, mi dico, tutte cose da
annotare e da raccontare al tipo quando torna dal bagno.
E tutto preso nel mio
nuovo ruolo, quello del reporter – una specie di cavia che però poi dovrà
render conto – mi metto a osservare l’esperimento.
Non posso negarlo, è
divertente. Posso fare tutto quello che voglio. Non esiste sogno che non sia
realizzabile. Da qualunque situazione ne esco sempre con successo. È come se la
realtà intorno non solo risponda ai miei desideri, realizzandomeli… ma non
esista proprio nessun elemento di disturbo, nessun imprevisto – quelle sorprese
che sono alla base del tuo tesoro di esperienze, e ti arricchiscono di saggezza
– è tutto controllabile, prevedibile e sicuro.
Guardo l’orologio – è
tardi – devo andare, ma il tipo non torna. La macchina comunque è lì davanti a
me, accesa che gira. Spegnerla è chiaramente un gioco da ragazzi. Ma sì, dai
che la spengo: voglio tornare alla realtà – quella vera. Spengo.
Ma non succede niente…
guardo bene la macchina – il bottone del power è chiaramente spento, non c’è
più nessun meccanismo attivo, nessuna lucetta accesa
– è proprio spenta. Però il film continua. Ma cosa sta succedendo? Non capisco…
Qualche secondo e poi il
flash: cazzo, anche la macchina è nel film… non è la
macchina vera. Io devo spegnere la macchina vera!
Momento di panico.
Quel tipo mi ha
imbrogliato. Non uscirò mai più da questo sogno che a sto punto è diventato un
incubo. Aiuto!
Era l’incubo di essere
intrappolati, invischiati in un sogno e non riuscire a svegliarsi.
Magari bello come sogno,
ma pur sempre un sogno: sensazioni di plastica, esperienze solo superficiali –
un mondo, dopo tutto, interamente frutto di
un’unica mente, la mia.
Non
si interagisce con nessun’altra persona – con nessun’altra creatività, con nessun’altra
consapevolezza: non c’è nessun altro che faccia qualcosa partendo dalla propria
‘libertà’. È tutto frutto di un unico regista – io – e come in un fantasticare
a occhi aperti – dove fai dire ai personaggi quello che vuoi, in modo da poter
rispondere loro ciò che volevi dire – arrivi a far succedere sempre e solo le
cose che desideri. E per giunta con queste sensazioni così ovattate.
Gratificante per un po’, gratificante come sogno di un momento, ma decisamente
limitante se si tratta dell’unica realtà in cui si può vivere. La conosci anche
tu la qualità dei sogni… è un livello di realtà che non soddisfa veramente.
E così seduto al bar mi
sono trovato di colpo prigioniero di un sogno. Ma come ho potuto mettermi in
una situazione così!
Dai, lasciamo perdere
queste considerazioni. Ora si tratta di trovare un modo per uscirne.
Voglio
strapparmi di dosso questa realtà falsa appiccicata ai miei occhi, ai miei
sensi. Ma non riesco a staccarmi nemmeno di un millimetro, è come se fossi una mosca
incollata a una ragnatela. So, vedo, sento di essere come ipnotizzato, ma non riesco a svegliarmi nonostante tutti
i miei sforzi.
Qualunque cosa facevo,
pensavo o mi dicevo finiva con l’essere parte del film.
Possibile che non esista
niente in me che sia rimasto fuori dal film, e da cui poter partire per uscire
dal questo sogno?
Poi mi sono ricordato… i
sogni nel momento in cui li vedi veramente per quello che sono, cioè dei sogni,
perdono il loro potere su di te: non riescono più a continuare a darti il senso
di essere reali. Negli anni la mia meditazione me lo aveva confermato.
E così mi è stato chiaro
cosa dovevo fare: osservare con presenza totale quel sogno in cui ero
intrappolato, vederne – al di là di ogni dubbio – l’irrealtà complessiva… anche
se le apparenze ingannavano e sembrava tutto vero.
Ok, mi rilasso sulla sedia del bar… e tutta
la realtà intorno si rilassa con me – in fondo è una mia creazione. Mi rilasso
e osservo, senza cercare niente di particolare, non cerco nemmeno di ricordarmi
che sono qui per svegliarmi, per uscire dal sogno. Non penso nemmeno che sono
addormentato. Mi rilasso, osservo e basta. Guardo tutto ciò che mi passa
davanti come fosse qualcosa di nuovo, come se esplorassi un mondo che non ho
mai visto prima… senza pregiudizi, senza preconcetti.
La pellicola di plastica
che mi avvolge e mi tiene separato dalla realtà diventa più sottile. Sento
nascermi in cuore una speranza: può funzionare, sono sulla strada giusta. In
realtà quello che sta succedendo è che tutta quella finzione intorno – quel
film – sta diventando un po’ più lontana. C’è una distanza quasi impercettibile
ma concreta tra me come osservatore e il film creato dalla macchina. Sono
ancora coinvolto, ma vedo che piano piano lo posso
osservare proprio come un film esterno a me – e continuo a radicarmi in questo
punto, sempre più solido e reale, da cui osservo… e che sento essere ‘me stesso’.
Poi diventa tutto chiaro:
io sono una cosa e il film… be’ è solo un film!
È un momento magico in cui
non mi sento più intrappolato nella finzione: non sono né il protagonista né il
regista. Sono solo uno spettatore – passivo e rilassato – seduto in platea.
Rimanendo centrato in
questo spazio vedo il mio braccio lentamente sporgersi verso il proiettore…
quello reale che adesso posso vedere chiaramente – e che è ancora lì acceso.
Lo spengo.
Il film scompare di botto
e un’infinità di sensazioni mi travolgono. I suoni sono veri suoni, gli odori
veri odori, le emozioni vere emozioni. Non c’è più plastica, non c’è più
deformazione della realtà. Sono di nuovo immerso nei colori vivi, nel mistero,
nell’insondabile, nel reale in cui gioco sì la mia parte ma che sfugge al mio
controllo e mi stupisce di continuo con la sua imprevedibilità.
Che ricchezza di
esperienze è il mondo del reale.
Una curiosità: quel tizio
della macchina non l’ho più rivisto – era davvero sparito lasciando lì il suo
proiettore.
Be’ adesso ce l’ho io e se vuoi farci un giro
telefonami. Io intanto lo uso per scrivere
storie come questa…
Akarmo
“A volte lo Zen ti
disorienta davvero, fa di proposito dichiarazioni contraddittorie. Se non
capisci questa cosa ti sarà difficile trovare qualsiasi razionalità nelle sue
storie. E la razionalità è l’unico filo con cui, al momento, puoi collegarti e
comprendere qualcosa di trascendente.
Una volta il
Governatore Lu Hsuan disse
a Nansen: “Metti che un uomo abbia allevato un’oca in
una bottiglia e l’abbia guardata crescere fino al giorno in cui si è accorto
che era diventata troppo grande per poter passare dal collo della bottiglia.
Poiché non voleva rompere la bottiglia né uccidere l’oca, come avrà fatto a
tirarla fuori?”.
Uno strano indovinello che
non può essere risolto razionalmente. Qualunque cosa tu faccia, distruggi la
bottiglia o distruggi l’oca – non puoi conservare entrambi. Ma l’oca e la
bottiglia sono soltanto metafore del vostro ‘testimone’ e del vostro corpo. Il
vostro corpo è la bottiglia e la vostra consapevolezza è l’oca. E nessuno si
domanda mai come abbia fatto la consapevolezza a entrare nel corpo, e come
possa uscirne. La consapevolezza è universale, ampia, infinita in ogni
dimensione. E il corpo è così piccolo, proprio come una piccola bottiglia. Come
fa l’esistenza a far succedere tutto questo? È un miracolo che il fisico, il
materiale contenga all’interno di se stesso il non materiale, lo spirituale. Il
governatore stava facendo questa domanda, tradizionale nello Zen. È una storia antica,
tutti i maestri, forse, l’hanno usata. Nansen ha
gridato, “Governatore!”. Per un
momento il governatore si è dimenticato completamente di essere il governatore
e che Nansen – a misurarlo dalle sue ricchezze
terrene – era appena un mendicante. E nessuno dovrebbe urlare a un governatore
come aveva fatto Nansen. La domanda che aveva fatto
non richiedeva… Ha dimenticato tutto – il grido era tagliente come una spada.
In un solo colpo – quando ha gridato: “Governatore!”,
e il governatore ha risposto: “Sì,
maestro,” – Nansen ha concluso, “L’oca è fuori!”.
Un modo davvero strano di
risolvere il problema. Il governatore ha mostrato la sua consapevolezza, ha
espresso la sua consapevolezza. Questa consapevolezza non è ostacolata dal
corpo: può uscire, e può entrare.
Il corpo non è una
barriera: il corpo è una barriera soltanto per le cose materiali. Ma il non
materiale esiste in una dimensione differente. Può entrare nel corpo senza
disturbare nulla nel corpo, senza persino toccare il corpo. In nessuna situazione
della vostra vita la vostra consapevolezza tocca mai il vostro corpo, qualunque
cosa facciate. La vostra consapevolezza rimane semplicemente un testimone,
lontano, là sulle colline come se…. Immagina di essere in piedi davanti a uno
specchio. La domanda è: come ha fatto il tuo riflesso a entrare nello specchio.
Lo specchio non ha spazio per contenerti, ma certamente tu sei lì, in piedi,
dentro allo specchio. Ma se osservi con attenzione, tu sei in piedi davanti
allo specchio e stai guardando il tuo riflesso nello specchio. Lo specchio è
perfettamente capace di riflettere, ma non può contenerti. Né il corpo contiene
l’elemento spirituale in te, né l’elemento spirituale contiene il corpo.
L’elemento spirituale è giusto uno specchio. Può al più riflettere il corpo, la
mente: ma è sempre di là, è sempre al di fuori. Ecco cosa vuol dire Nansen: “L’oca è
fuori!”. Ha gridato: “Governatore!” e
il governatore ha detto: “Sì, maestro!”.
Il governatore non è addormentato, è perfettamente sveglio.
In questa consapevolezza
non sei il corpo e non sei nel corpo. Sei al di là, oltre, fuori. L’oca è
fuori. Diversi maestri hanno usato questo piccolo aneddoto sull’oca. Ma Nansen sembra essere il migliore.”
tratto da: Osho, Nansen: the Point of departure
#4
Secondo lo Zen noi siamo mezzi
addormentati, mezzi svegli.
La nostra veglia non è autentica e totale.
Siamo quasi dei sonnambuli, addormentati,
e intanto al lavoro con gli occhi chiusi.
L'uomo
è come addormentato.
L'uomo vive in uno stupore — si muove, lavora, nasce, vive e muore, ma praticamente
in un sonno profondo... russando. La mente dell'uomo non è per niente acuta. La
mente è ottusità. La mente di per sé non ha intelligenza. Non c'è mai stata una
mente intelligente. Non significa che non ci siano mai state persone intelligenti;
ci sono state persone intelligenti, ma non c'è mai stata una mente
intelligente. L'intelligenza è qualcosa che arriva quando ci si libera della
mente. La mente non è mai anticonformista, non è mai originale. La mente è
sempre ortodossa. La mente si ripete di continuo, è qualcosa di meccanico;
funziona come un robot. Va avanti a ripetere ininterrottamente la stessa cosa.
E come un computer: qualunque cosa tu inserisca, continua a rielaborarla.
Hai mai osservato la tua mente ed il suo
funzionamento? Non vi accade mai niente di nuovo. Non può accadere nulla di
nuovo. E a causa sua non ti accorgi di tutto quello che sta accadendo intorno a
te, contini a ignorarlo. Sei troppo fissato su questo strumento mediocre e
stupido. E buono da usare: è buono come deposito — come memoria — va bene per
raccogliere i tuoi appunti, ma non è un modo di 'vedere' la realtà. Non ha
occhi.
La mente è cieca come un pipistrello. Non ha
occhi. La mente non può mai essere intelligente — soltanto la non-mente è
intelligente. Solo la non-mente è originale, anticonformista. Soltanto la
non-mente è innovativa — una rivoluzione sempre in atto.
Questa mente ti dà invece una specie di
intontimento. Soffocato dalle memorie del passato, appesantito dai sogni sul
futuro, continui a vivere... al minimo. Non vivi al massimo. La tua fiamma
rimane molto fioca. Quando cominci a liberarti dai pensieri — tutta la polvere
che hai raccolto nel passato — la fiamma si ravviva... pulita, libera, vivace,
giovane. La tua intera vita si trasforma in una fiamma — una fiamma senza alcun
fumo. Ecco cos'è la consapevolezza.
Coscienti, e senza pensare: questa è
consapevolezza. Essere attenti e senza i pensieri. Provaci! Ogni volta che vedi
che si stanno raccogliendo dei pensieri, disperdili!... tirati fuori! Guarda
gli alberi senza lo schermo dei pensieri fra gli alberi e te stesso. Ascolta il
cinguettio degli uccelli, ma senza il cinguettio della mente dentro di te.
Guarda il sorgere del sole e senti che dentro di te sta sorgendo anche il sole
della consapevolezza... ma non pensarci, non sentenziare, non parlarne, non
dire nulla. Semplicemente sii. E, a poco a poco, inizierai a notare momenti di
consapevolezza, improvvisi bagliori di consapevolezza — come una brezza che
entra nella tua stanza a rinfrescare un'aria ormai stantia; come un raggio di
luce nella notte scura della tua anima; come se, improvvisamente, tu ritornassi
in vita.
TRATTO) DA: Osho,
A Sudden Clash o f Thunder # 1
Nel
tuo viaggio verso la trascendenza sei da solo, ma un maestro compassionevole ti
indicherà tutta una serie di utili ‘cose’ da portarti dietro: ecco i consigli
di Osho, che commenta un sutra di Buddha.
Il ricercatore deve percorrere il suo cammino da
solo. Non è possibile fare altrimenti, non è nella natura delle cose. La verità
non è una cosa che si trova all’esterno, altrimenti potresti procedere in
compagnia. È dentro di te. La verità non è oggettiva, quindi non può essere
collettiva. È soggettiva. La verità è soggettività, è il tuo nucleo più
profondo. Puoi penetrarla tu – e solo tu; nessun altro può venire con te. Il
viaggio che intraprendi sulla Via accade in una incredibile solitudine. E un
maestro lo sa – sa che ti sta spingendo in un viaggio in cui verrai lasciato da
solo. Buddha in particolare ne è estremamente
consapevole. Non ha mai pronunciato una parola in contrario, non ha mai detto:
“Posso condurvi alla realtà suprema”. Devi andare da solo. Il viaggio non avrà
alcuna guida: non ci sono né mappe, né una guida che ti mostri il cammino.
Quindi è ovvio che devi
essere preparato. Devi pianificare per qualsiasi emergenza, per qualsiasi incidente che possa accadere sulla Via,
per ogni possibilità di perdere la strada. Devi portare provviste per il
viaggio. Buddha chiama queste provviste Parmita. Questa
parola è molto bella. Parmita vuol dire: ciò che ti
può portare al di là, le provviste per l’altra sponda. Il viaggio sarà
solitario. Nel momento in cui lascerai questa sponda, verrai lasciato da solo
in un oceano grande e selvaggio, e dovrai combattere con l’oceano, e dovrai
trovare la Via completamente da solo. Nessuna delle nozioni che hai accumulato
ti sarà di aiuto, perché ognuno arriva alla verità a suo modo. La percezione
della verità è assolutamente unica e individuale. Non ci sono due persone che
abbiano conosciuto la verità allo stesso modo, perché non esistono due persone
identiche. Sono diverse: il loro modo di vedere è diverso, la loro percezione è
diversa, e così anche le loro interpretazioni ed espressioni. Tutto le
informazioni che sei riuscito a mettere insieme rispetto alla verità non ti
aiuteranno molto. Al contrario potrebbero ostacolarti, non aiutarti. Potrebbero
diventare un ostacolo.
Quindi Buddha
afferma: “Non portare con te conoscenze”. Ma allora cosa devi portare con te?
Poiché il viaggio è solitario, devi creare alcune qualità, le Parmita, che ti seguiranno come un’ombra. Queste dieci Parmita vanno comprese molto profondamente.
La Prima Parmita
é Dana
La generosità, condivisione. La mente di solito è
avara: cerca di trattenere, di possedere. La mente non è generosa. E se segui
questa mente, ti perderai, perché la mente dell’avaro è una mente molto chiusa.
L’avarizia è una specie di chiusura: non sei aperto al mondo, non permetti che
attraverso le tue porte e le tue finestre arrivi più luce dall’esterno, non
permetti che dalle tue finestre penetri dall’esterno una nuova brezza – perché
hai una paura costante che qualcosa che stai trattenendo dentro di te, sfugga.
Se trattieni qualcosa, non
puoi aprire le finestre, non puoi aprire le porte: avrai paura. E se non apri
le finestre della mente, ti ritroverai nei pasticci, perché quando sei da solo
nell’oceano, a combattere con le onde, una mente chiusa vuol dire una mente
cieca. In questa situazione ti occorrerà tutta l’apertura possibile, perché la
risposta può essere appropriata solo se nasce dall’apertura.
Quindi
Buddha afferma: occorre imparare Dana, generosità,
condivisione. Mentre ti trovi ancora su questa sponda, impara quanto più puoi a
condividere. Condividi tutto ciò che hai, perché nulla ti appartiene veramente.
Il tuo possedere è un crimine. Tutto ciò che possiedi o affermi di possedere è
un crimine contro il tutto. Puoi, al massimo, usare qualcosa, ma non puoi
affermarne il possesso. Le cose esistevano quando tu non eri qui, le cose
saranno qui quando te ne sarai andato e sarai stato completamente dimenticato.
Chi è che possiede? Arriviamo a mani vuote, e ce ne andiamo a mani vuote.
Quindi mentre sei al mondo, non stringere il pugno, resta a mani aperte. Una
persona che ha le mani aperte è una che ha una mente aperta. In realtà, la mano
non è altro che un’estensione della mente.
Il lato destro del
cervello è collegato con la mano sinistra, il lato sinistro con la mano destra.
Quando muovi la mano destra, si muove la parte corrispondente del cervello.
Quando muovi la sinistra, si muove l’altra parte. Quando la mano è chiusa in un
pugno, allora anche la mente è chiusa come un pugno.
Buddha afferma: La prima Parmita, la qualità che può portarti oltre, è la
condivisione. Non dice cosa condividere, perché cosa condividi non è
importante. Che sia una canzone, una danza, o che sia il tuo amore, la tua
esperienza, la tua meditazione, i tuoi soldi, la casa, i vestiti, il tuo corpo,
il punto non è quello. L’essenziale è condividere.
Di solito è considerato
essenziale accumulare. Chi accumula rimarrà attaccato a questa sponda; non
potrà raggiungere l’altra sponda, perché chi accumula, innanzitutto, non è in
grado di lasciare questa sponda. Tutto il suo ammassare appartiene a questa
sponda. Cerca di comprendere questo punto. Qualcuno dice: “Vieni, c’è una casa
più grande”, ma tu rispondi: “Prima devo prendere con me tutti i tesori che ho
nascosto in questa casa. In questo momento non posso venire, ho troppi impegni
in questa casa. I risparmi di una vita sono qui. Dovrò prenderli con me; solo
così potrò venire”. Ma l’altra sponda è tale che non puoi trasportarvi nulla da
questa.
È un bellissimo paradosso
il fatto che non puoi portare nulla da questa sponda ma, se sei in grado di
condividere a sufficienza, e se condividi tutto ciò che hai su questa sponda,
puoi portare con te una mente che condivide. Non puoi portarti la casa o i
soldi, ma puoi portarti l’amore e la compassione. E quella compassione ti sarà
di aiuto.
Buddha dice: Se hai amore e
compassione nel tuo cuore, l’esistenza si comporta allo stesso modo.
L’esistenza è sempre la tua immagine riflessa. Se condividi, l’esistenza
condivide con te. Se accumuli, vuol dire che sei contro l’esistenza. Chi accumula
è in opposizione all’esistenza – ha paura, non si fida. “Chissà cosa succederà
domani?”. Non si fida dell’esistenza, si fida del suo conto in banca. La sua
fiducia va a cose che ha creato o accumulato lui stesso. Non si fida della
vastità, dell’infinito.
Buddha dice: Se hai fiducia,
allora l’esistenza risponde allo stesso modo. L’esistenza è uno specchio… è la
tua eco. Se continui ad accumulare ti ritroverai nei guai, perché allora vedrai
il nemico dappertutto: nelle onde dell’oceano, nel viaggio infinito. Sorgeranno
mille problemi e non saprai cosa fare. Non ci saranno guide, non ci saranno
manuali; sarai solo, completamente nudo e solo, senza nulla di ciò che hai
accumulato, senza sicurezze o assicurazioni. Ti sarà difficile muoverti.
Buddha dice: Puoi muoverti solo
quando sei già stato spogliato di tutto ciò che hai. Puoi esserne privato in
due modi. Puoi privartene solo come mezzo, con il fine di arrivare a possedere
sull’altra sponda – ma non è una vera privazione, è solo un trucco della mente.
Questo è ciò che fanno tanti monaci buddisti, gianisti,
cattolici e di altro tipo. Sono pronti a rinunciare, ma la loro rinuncia nasce
da un calcolo. Non nasce dall’amore, ma dal calcolo. Calcolano che non è
possibile salvare nulla su questa sponda, quindi perché non rinunciarci e
conservare qualcosa per l’altra sponda, per l’altro mondo? Il denaro non può
essere conservato – verrà perso – e allora perché non tenere in tuo possesso la
virtù?
La possessività
rimane la stessa.
Buddha dice: Sii non possessivo;
non possedere nulla su questa sponda o sull’altra. Condividi sempre.
Quindi questo è un
insegnamento molto specifico. Buddha ha detto ai suoi
discepoli: quando meditate e arrivate a spazi bellissimi del vostro essere,
condivideteli subito. Se non c’è nessuno, allora chiudete gli occhi e riversate
quella benedizione sull’intera esistenza. Ma non diventate dei proprietari –
nemmeno della meditazione, nemmeno della saggezza… non diventate dei
possessori.
Buddha dice: Condividi la tua
meditazione, altrimenti hai mancato il punto. Questo è un insegnamento del
tutto nuovo, è un’intuizione del tutto nuova.
Buddha dice: Se arrivi agli
stati di meditazione, immediatamente condividili. Se non lo fai, non sei
arrivato allo spazio a cui pensavi di essere arrivato. Allora stai vivendo
un’illusione, un’apparenza, perché uno stato meditativo è, per sua natura, uno
stato di condivisione. Se non riesci a condividere, allora da qualche parte c’è
un errore. Allora questo stato è falso, questo spazio non è reale. Uno stato autenticamente
meditativo, per la sua stessa natura, vuole essere condiviso. Se la tua
meditazione non diventa compassione, allora da qualche parte, qualcosa è andato
storto.
Questa è la prima Parmita, la qualità che puoi usare per farti portare
sull’altra sponda.
Ma noi di solito viviamo
con grossi attaccamenti, e con paura. Questi attaccamenti sono più rivolti a
cose che a persone, e anche gli attaccamenti alle persone sono del tutto
motivati dall’ego. In essi non c’è compassione.
Tante persone vengono da
me e dicono: “Amo questa donna o quest’uomo”, e io
guardo dentro di loro e vedo che amano solo se stessi. Nessuno sembra essere innamorato di qualcun
altro – ecco perché ci sono tanti problemi. Se ami davvero una donna o un uomo,
l’amore è sufficiente. Non nascerà alcun problema. L’amore non conosce
problemi. Se nascono problemi, questo semplicemente mostra che da qualche parte
l’amore non è reale, o è qualcos’altro che finge di essere amore. Ognuno cerca
di sfruttare l’altro.
Non è condivisione: usi
l’altro come semplice mezzo. Prima o poi anche l’altro inizia a sentirlo – che
lui o lei vengono usati come oggetto – e nasce la ribellione, la reazione, la
vendetta, il conflitto.
Le persone che chiami
‘amanti’ cercano ogni momento di dominarsi a vicenda: possediamo cose e
possediamo persone. In questa gara, in questa corsa folle al possesso, perdiamo
noi stessi: ti perdi in ciò che possiedi. Se veramente vuoi sapere chi sei,
devi slegarti almeno un po’ da ciò che possiedi.
Buddha dice: Prima che la morte
ti sottragga ciò che hai, condividilo. Almeno rimarrà una certa gratitudine per
te nel cuore delle persone, almeno si ricorderanno di te. La morte non potrà
cancellare completamente il ricordo di te. E col condividere, ti aprirai. Col
condividere avrai più fiducia – e la fiducia diventa la barca che ti porta
sull’altra sponda. Fidati delle persone, perché esse sono solo una
manifestazione dell’universo, una manifestazione dell’anima universale. Quando
condividi con qualcuno, stai in realtà condividendo con dio, perché tutti sono manifestazioni di dio. Quando
annaffi un albero e l’albero è felice, e le foglie sembrano colme di delizia, e
l’albero inizia a ondeggiare e a danzare nel vento, è dio che hai innaffiato.
Dio aveva sete nell’albero; tu l’hai innaffiato, e dio è felice.
Tutto ciò che fai alla
gente, agli alberi, agli animali, lo stai facendo all’esistenza. E naturalmente
l’esistenza ti ripaga mille volte tanto. Quando sei completamente solo – e con
te non c’è nessuno, solo l’esistenza che ti circonda – ti ripagherà. Buddha dice: questa è la prima Parmita.
Tu non dai, nemmeno a chi
ti è molto vicino. Non dai, nemmeno a chi ti ama. Non dai a tuo padre, a tua
madre, a tua moglie, ai tuoi bambini; non dai e basta. Non conosci il
linguaggio del dare. Conosci una sola lingua: come ottenere di più, come
ottenere di più, come ricavare qualcosa da tutti gli altri. Conosci solo un
modo di pensare, ed è pensare per prendere.
Buddha dice: Impara il pensare
per dare. Impara le vie del dare, e fiorirai. Quella fioritura, quella
fragranza, ti seguirà. Sarà una compagna per te nel pellegrinaggio infinito.
La Seconda qualità é Shila
Shila vuol dire disciplina, Shila vuol dire vivere con grazia. I buddisti hanno
frainteso Shila in molti modi; pensano che Shila voglia dire un carattere rigido. Non è così. La
parola significa: una vita vissuta con grazia, con eleganza. E qual è la vita
che può avere grazia? Solo una vita di compassione, amore, gratitudine; solo
una vita responsabile, una vita che ha considerazione per gli altri. Puoi anche
essere non violento, ma non è detto che la tua non violenza sia ricca di
grazia. Ho visto tanti monaci giainisti: sono non
violenti, ma non hanno alcuna grazia. La bellezza manca. E la prova dell’albero
sono i suoi frutti… non ci sono altre prove. Se fossero non violenti,
nascerebbe una straordinaria bellezza: si vedrebbe nei loro occhi, nella loro
vibrazione. Intorno a loro ci sarebbe perennemente una musica senza alcun suono
– ma non c’è. Tutto sembra essere morto, opaco. Sono non violenti, ma la loro
non violenza non ha grazia. Non è accaduta spontaneamente; è stata forzata su
di loro. La loro non violenza ha in sé un elemento di violenza: è stata forzata
in modo violento. Hanno cercato con tutte le forze di diventare non violenti;
in qualche modo ci sono riusciti, ma questa non violenza non è una fioritura
naturale, è coltivata.
La parola buddista Shila è molto bella – significa pieno di grazia.
Esistono due tipi di
immobilità, di pace. Puoi forzarti a seguire metodi Yoga, puoi imparare una certa
posizione. Un po’ alla volta, riesci a forzare il corpo in quella posizione.
All’inizio sarà scomoda ma piano piano il corpo si adatterà. Il corpo ha una straordinaria
capacità di adattarsi a qualsiasi situazione. Puoi forzare il corpo a rimanere
seduto immobile. Se continui a farlo, dopo qualche mese diventerai come una statua di Buddha. Ma
sarà violenza, assolutamente priva di grazia. Dentro di te, in profondità, continuerai a bollire; dentro
di te ci sarà il fuoco dell’inferno; in profondità non sarai cambiato. Come
puoi cambiare semplicemente cambiando il corpo? Il fenomeno reale deve accadere
nel modo esattamente opposto: l’interno deve cambiare, e poi l’esterno lo
segue. Allora avrà grazia.
Il punto non è forzare la
periferia, perché il centro non verrà influenzato dal forzare la periferia.
Puoi rimanere immobile, ma questo non vuol dire che sei tranquillo. Ma se sei
tranquillo certamente puoi rimanere immobile. Bisogna comprendere questa
differenza. È una delle differenze più vitali nella vita religiosa di una
persona: la Via non è dall’esterno all’interno ma dall’interno all’esterno. Non
forzare le cose dall’esterno, e non pensare che cambiando il corpo e il
comportamento esteriore puoi cambiare le qualità interiori. No, non va così.
Cambia l’interno, e l’esterno seguirà. Allora ci sarà grazia.
E Buddha
dice: La seconda Parmita è grazia nel vivere, una
disciplina che nasce dalla comprensione.
La parola ‘disciplina’ è
significativa. Deriva dalla stessa radice di ‘discepolo’. Vuol dire essere
pronti a imparare. ‘Discepolo’ vuol dire: uno che è del tutto pronto,
assolutamente aperto a imparare. Quando uno è aperto a imparare significa che è
molto consapevole, perché imparare è possibile solo quando sei consapevole.
Quando non sei consapevole non puoi imparare nulla. Le persone che sono
consapevoli possono imparare, in qualunque posto in qualunque momento.
Proprio l’altro giorno
stavo leggendo di un mistico Sufi, Sibli, a cui fu chiesto: “Chi ti ha guidato sulla Via? Chi
è stato il tuo primo maestro?”. E chi aveva posto la domanda rimase sorpreso,
perché Sibli rispose: “Un cane. Un giorno l’ho visto
quasi morto di sete, proprio sulla riva di un ruscello. Ogni volta che guardava
il suo riflesso nell’acqua si spaventava e si ritraeva, perché pensava fosse un
altro cane. Alla fine, il suo bisogno era tale che ha messo da parte la paura
ed è saltato nell’acqua, e a questo punto l’altro cane è scomparso. Il cane
aveva scoperto che l’ostacolo – che era lui stesso – la barriera tra se stesso
e ciò che stava cercando, si era dissolta. Allo stesso modo il mio ostacolo è
scomparso quando ho capito che ciò che pensavo essere il mio stesso essere era
solo un’immagine riflessa, non la realtà. La Via mi è stata mostrata per la
prima volta dal comportamento di un cane.
Lui è stato il mio primo maestro”.
Un uomo che ha
comprensione, impara da qualsiasi cosa. Un uomo che ha comprensione impara e diventa un discepolo. Nasce così un discepolo.
E Buddha
dice: Se non hai disciplina, capacità di imparare, di ricevere – se non hai consapevolezza
– non sarai in grado di passare sull’altra sponda. La conoscenza non può
aiutarti, ma la capacità di imparare può farlo. La differenza è chiara: la
conoscenza è presa a prestito, la capacità di imparare deve nascere dentro di
te. È una tua capacità. Non puoi prenderla a prestito, puoi prendere a prestito
la conoscenza – costa pochissimo. La capacità di imparare vuol dire una grande
trasformazione nel tuo essere: dovrai abbandonare l’ego e dovrai smettere di
accumulare. Puoi accumulare conoscenza, puoi accumulare informazioni: imparare
non è accumulare. Non accumuli mai l’imparare – semplicemente continui a
imparare. Non ne ricavi dei tesori. È come uno specchio: una cosa arriva
davanti allo specchio ed esso la riflette. Quando la cosa si sposta, rimane
quieto – di nuovo uno specchio, di nuovo semplice e innocente. Non accumula.
Non puoi chiedere a uno specchio: “Quante persone hanno guardato dentro di
te?”. Lo specchio non colleziona, è solo uno specchio… specchia. Imparare è
come lo specchio, e conoscenza è come una lastra fotografica. Rispecchia
anch’essa, ma una volta soltanto. A quel punto viene catturata dal riflesso, e
quindi distrutta.
Buddha dice: Shila
è la seconda Parmita.
La Terza é Shanti
Shanti vuol dire pazienza.
Certo, il viaggio è lungo, e non puoi andare di fretta. Se hai fretta non
potrai mai passare sull’altra sponda. Il viaggio è senza tempo: ci vuole grande
pazienza, una pazienza infinita. Il Nirvana non è una cosa di un istante.
A volte viene qualcuno –
persone molto sciocche – e chiede: “Sono venuto solo per tre giorni. Può
accadere la meditazione?”. Non sanno cosa stanno chiedendo; nemmeno tre vite
sono sufficienti. E quando hai tanta fretta, non saranno sufficienti nemmeno
trecento vite, perché con questa fretta la mente è in grande tensione.
Rallenta, rilassati un po’. Non essere impaziente, e allora è possibile. Magari
accadrà in tre giorni. Hai afferrato il punto? Cerca di capirlo: può succedere
in tre giorni, o in tre secondi; può accadere in una frazione di secondo, ma
allora dovrai avere una pazienza oceanica. Il tempo che richiede, dipende da
quanta pazienza hai. Più pazienza hai, meno tempo ti occorrerà. Meno pazienza
hai, più tempo ti occorrerà.
Se vuoi veramente
raggiungere la meditazione, lascia andare tutta l’impazienza. Dimenticati
completamente di quando succederà. Goditi
il momento. Quando ti godi il momento, quando sei totale, un giorno
all’improvviso è lì – in realtà non ti ha mai lasciato, era sempre lì. Ma tu
eri così di corsa che non riuscivi a vederla. Il giorno in cui ti rilassi e ti
siedi in silenzio nella tua stanza, di colpo diventi consapevole della
presenza. È lì, la stanza intera ne è colma. Il mondo è ricolmo di dio; sì,
ogni cespuglio è in fiamme.
Gli ebrei hanno quella
bella storia di Mosè che va su un monte, il Sinai, e
vede un cespuglio verde che brucia. Mosè è sorpreso,
non può crederci, perché il cespuglio non brucia, anche se ci sono le fiamme. E
poi dio gli parla: “Non aver paura, Mosè, io sono il
tuo dio, il tuo signore. Questo fuoco è il mio
fuoco”. Naturalmente come può il fuoco di dio bruciare un cespuglio? Anche il
cespuglio è fuoco di dio. Mosè vede un cespuglio che
brucia sulla montagna, e io vorrei dirvi: ogni cespuglio è in fiamme. Non serve
andare sul Sinai, devi solo guardare nel tuo giardino – ogni cespuglio è
infuocato di dio perché tutti gli alberi sono il suo fuoco, tutta la vita è il
suo fuoco, ogni respiro è il suo fuoco.
Pazienza… allora di colpo
inizi a sentire che dio è presente. Impaziente, corri come un pazzo, e in questa
folle corsa non riesci a vedere. È come se andassi in giro portandoti dietro
una bellissima macchina fotografica, e cercassi di fare qualche foto, e intanto
continui a correre e ad affrettarti. Che accadrà? Non avrai alcuna fotografia,
al massimo sprecherai qualche pellicola. Tutto il film sarà solo caos. Quando
fai una foto devi tenere la macchina perfettamente immobile; non dovrebbe
tremare. Allora ottieni una foto ben chiara.
Se non stai correndo da
qualche parte e il tuo essere interiore è quieto, è qui ed ora, dio si riflette
in te. Allora svanisce tutto il caos, tutte le domande scompaiono.
Buddha dice: Shanti,
pazienza, è la terza Parmita.
La Quarta é Vidya
Vidya ha molti significati:
vuol dire energia, vuol dire coraggio. Di sicuro ci vuole coraggio, e di sicuro
ci vuole energia. Uno deve essere sempre consapevole del fatto che l’energia
non va sprecata senza necessità. Non ci dovrebbero essere perdite. Noi perdiamo
energia: non siamo mai una riserva di
energia. Ti viene data energia infinita, ma tu sei un contenitore che perde.
Comunque sia, perdi energia: non sei mai seduto in silenzio.
Buddha chiamava la sua
meditazione Zan.
Zan è il termine Pali per la parola sanscrita Dhyana. Da Zan è venuto il cinese Chan e il giapponese Zen. In
Giappone, ciò che Buddha aveva piantato come seme è
arrivato a fioritura, è arrivato al suo apice. Ciò che Buddha
aveva iniziato, è arrivato alla sua conclusione. La gente dello Zen dice: la
meditazione non è altro che stare seduti in silenzio, senza far nulla. Questo è
ciò che Buddha stava facendo – non faceva nulla –
quando si è realizzato. Questo è ciò che stava facendo seduto sotto
l’albero Bodhi. Che faceva? Non faceva
nulla, era solo seduto in un silenzio tale che non c’era alcuna perdita di
energia. Quell’energia ha cominciato a salire più in
alto, sempre più in alto; quell’energia ha raggiunto
un picco. Poi l’energia è corsa a toccare il Sahasrar, il settimo chakra, è arrivata al punto
supremo. Di colpo c’è stata la fioritura. Buddha è
diventato un fiore di loto.
Tu hai la stessa energia,
ma continui a sprecarla. Quando hai grande energia, nasce in te un grande
desiderio di gettarla via. Puoi chiamarlo ‘desiderio sessuale’
o puoi chiamarlo in un altro modo – non fa differenza. Comunque, quando c’è
grande energia, nasce un grande desiderio di liberarsene. In Occidente si pensa
al sesso come a uno sfogo. In Oriente abbiamo considerato l’energia sessuale in
una prospettiva completamente diversa: non occorre sfogare questa energia, è la
tua energia. Se continui a farla uscire, resti vuoto. Se permetti che si
accumuli un po’ – se la lasci accumulare dentro di te – la quantità stessa la
porta a un punto in cui c’è un salto di qualità. L’energia accumulata va sempre
più in alto, il livello diventa sempre più alto, e tu arrivi a toccare altezze
sempre più sublimi del tuo essere. Arriva un punto in cui l’energia tocca il
vertice del tuo essere. Ecco cos’è il Samadhi.
E Buddha
dice: Vidya
è la quarta Parmita. Uno dovrebbe imparare a non
disperdere l’energia. Ricorda che non ti sta dicendo di diventare un avaro,
perché ti ha dato la prima Parmita: non essere mai
avaro. Quando dice: “Accumula energia”, non ti sta insegnando alcuna forma di
avarizia, ti sta insegnando la saggezza. Sa quello che è successo a lui.
Condividi tutto ciò che hai, ma non perdere energia. Perdere non è condividere.
Ecco perché vedo che due persone possono fare l’amore eppure può non esserci
condivisione. Tutte e due perdono energia. Usano l’altro solo come un aiuto per
perderla, ecco tutto. Condividere è completamente diverso, non è perdere. E
bisogna ricordare questo: quando perdi energia, perdi, non guadagni nulla;
quando condividi, dai qualcosa che è del tutto ordinario, ma guadagni qualcosa
di straordinario. Nel condividere non perdi mai.
La quinta Parmita
viene chiamata da Buddha Dhyana:
meditazione, silenzio, star seduti a non far
nulla. Lascia che ciò penetri sempre più nella tua vita. Quando hai tempo,
quando non hai nulla da fare, non creare occupazioni che sono assolutamente
inutili, non necessarie. Rimani seduto in silenzio, e guarda la vita che
scorre. Guarda gli alberi o le stelle, o guarda semplicemente il tuo naso o
l’ombelico, oppure chiudi gli occhi e osserva il silenzio interiore o i
pensieri dentro di te. Sii, semplicemente… lascia passare le cose – tu resta
seduto in silenzio.
Buddha dice: Se puoi rimanere
seduto in silenzio anche solo per pochi istanti senza far nulla, comincerai ad
avere sprazzi di intuizione.
Gli psicologi moderni ora
sono d’accordo sul fatto che se a una persona viene permesso di rimanere seduta
in silenzio, questo è sufficiente. Non occorre altro. Tutto il resto è solo un
aiuto per sedere in meditazione. Qualcuno ti dà un mantra
e dice: “Rimani seduto in silenzio e fai questo mantra”.
Ci sono ad esempio molte ricerche sulla Meditazione Trascendentale. E Mahesh Yogi pensa che sia a causa
del mantra che le cose accadono, ma non è così. È
perché sei seduto in silenzio per venti minuti che le cose accadono. Il mantra non è importante: puoi rimanere seduto senza il mantra e accadranno le stesse cose. Il mantra
ti dà una scusa per sederti in meditazione, perché sei così sciocco che non
puoi sederti e basta, devi avere qualcosa da fare. Quindi se qualcuno dice:
“Intona ‘Ram, Ram, Ram’”, hai una scusa per sederti
in silenzio per venti minuti perché stai facendo ‘Ram, Ram, Ram’.
Quali che siano i risultati – la pressione del sangue che si abbassa, il
respiro che diventa più silenzioso, i cambiamenti nel livello di ossigeno del
corpo, persino i battiti del cuore hanno un ritmo diverso, ti senti rilassato,
vengono create onde alfa e, con queste onde, ti senti tranquillo e rinnovato –
tutto questo non ha nulla a che fare con quel mantra,
o con qualunque altro mantra. Se riesci a rimanere
seduto in meditazione per venti minuti senza far nulla, il risultato sarà lo
stesso. Quindi tutto ciò che le ricerche psicologiche hanno rivelato sulla
Meditazione Trascendentale, non appartiene veramente alla MT: appartiene allo
stare seduti in silenzio.
Rimani seduto in silenzio
e vedrai: il tuo essere svilupperà una nuova qualità. Diventi più calmo, più
centrato, più soddisfatto. Il tuo volto cambierà, e cambieranno i tuoi occhi –
sarai circondato dalla serenità. Persino gli altri cominceranno a sentirla.
Persino loro cominceranno a sentire che ti è accaduto qualcosa, perché dovunque
andrai, porterai con te una brezza fresca. E non perché siano cambiate le
situazioni esterne. Qualcuno ti insulterà, ma ora potrai riderne: non nascerà
rabbia. Non perché la controllerai, proprio non nascerà. Potrai vedere tutta
l’assurdità della situazione. Potrai comprendere che quest’uomo,
quel pover’uomo che è arrabbiato e ti insulta, è
messo proprio male. Non ha nulla a che fare con te. Devi avere più compassione
verso di lui. Invece di essere negativo verso di lui, sentirai per lui tanta
pietà… una qualità completamente diversa.
Le preoccupazioni potranno
essere identiche, ci saranno ancora.
Il mondo non cambierà
grazie alla tua meditazione, il mondo
rimarrà lo stesso. Ma con la meditazione tu sarai diverso, e quando sei diverso il mondo è diverso, perché è
il tuo mondo, dipende dalla tua visione, dalla tua interpretazione. Tutto
rimarrà invariato, ma nulla sarà più lo stesso, perché tu sei cambiato.
E Buddha
dice: In questo viaggio solitario verso l’altra sponda, avrai un grandissimo
bisogno di imparare a sedere – in meditazione – in silenzio.
Di solito siamo occupati
in modo quasi ossessivo. Non puoi star seduto in silenzio, devi fare qualcosa.
Fare è una follia. Se non
hai nulla da fare ti senti perso, dentro di te inizi a bollire: leggi di nuovo
lo stesso giornale o vai fuori a spettegolare con il vicino – cose di cui hai
già parlato mille volte – e sei di nuovo allo stesso punto. Devi fare qualcosa.
Non puoi rimanere tranquillo, non puoi fare a meno di un’occupazione.
In Occidente avete un proverbio veramente assurdo:
‘Una mente non occupata è l’officina del diavolo’. Dev’essere stato il diavolo a inventarlo, perché la mente
vuota è l’officina di dio. L’avrà inventato il diavolo, in modo che nessuno
potesse essere vuoto, in modo da poter continuare a meraviglia il suo lavoro.
Se sei veramente vuoto, il diavolo non può entrare dentro di te, perché i
pensieri funzionano come cavalli per il diavolo: senza di essi non può entrare.
Quando non ci sono pensieri, il male non può penetrare dentro di te. Tutto ciò
che entra in te dall’esterno passa attraverso i pensieri. Quando non c’è il
pensiero, l’esterno svanisce: sei pura interiorità. Ecco cosa ho detto
all’inizio: la verità è soggettività.
Buddha
chiama la sesta Parmita Pragya
Pragya vuol dire saggezza. È
diversa dalla conoscenza: la conoscenza è ciò che non è basato sulla tua
esperienza, la saggezza è ciò che è basato sulla tua esperienza. Devi basarti
solo su ciò che hai sperimentato. Non fidarti di nient’altro, altrimenti quando
rimani da solo tutta la tua conoscenza scompare, e non rimane nulla. Ciò che
arriva dagli altri non sarà con te quando gli altri ti avranno lasciato. Solo
ciò che è tuo, rimarrà tuo.
Un discepolo stava
congedandosi dal suo maestro. Era una notte oscura e si stava facendo tardi. Il
discepolo era un po’ ansioso perché doveva attraversare cinque miglia di fitta
foresta per raggiungere il suo villaggio. Il maestro notò la sua paura e disse:
“Hai paura del buio?”.
Il discepolo rispose: “Sì,
ho paura, ma non riuscivo a trovare il coraggio di dirlo”.
Il maestro allora disse:
“Non aver paura”. Accese una candela e la diede al discepolo, aggiungendo:
“Così andrà tutto bene, vai pure”.
Mentre il discepolo stava
uscendo dalla porta, il maestro improvvisamente soffiò e spense la candela. Il
discepolo disse: “Non capisco cosa hai fatto. Un momento fa avevi acceso una
candela per me con tanta compassione. Ora perché sei così crudele? Perché l’hai
spenta?”.
Il maestro si mise a
ridere e disse: “La mia candela non ti servirà a molto. La notte è scura, lo
so, e io vorrei aiutarti in ogni modo possibile, ma non posso fare
l’impossibile. Solo la tua luce potrà aiutarti nella notte oscura, quindi conta
su te stesso. Vai con la mia benedizione. Vai nella notte oscura con la mia
benedizione. Fidati della tua consapevolezza. Resta vigile, lascia che quella
sia la tua luce, perché la luce di qualcun altro non può aiutarti”.
Questa è una bellissima
parabola, di grande significato.
La saggezza consiste in
ciò che è una tua esperienza diretta, ricordalo. Tutto ciò che hai preso da
altri, gettalo via, brucialo! Ciò che è tuo, è vero; ciò che non è tuo, è
falso. Una verità è una verità solo se l’hai sperimentata. Persino una verità
diventa una menzogna se non l’hai sperimentata. Quando ti dico una verità, è
una verità quando la affermo io. Quando tu l’ascolti, diventa una bugia, perché
per te non è basata sull’esperienza personale. Quindi butta via tutto quel
bagaglio che ti sei portato dietro: non serve a nulla, e non potrà aiutarti.
Buddha dice: In questo viaggio
verso l’altra sponda, lasci andare tutti i pesi che hai accumulato prendendoli
dagli altri. Porta solo quel po’ che è tuo. Quello, ovviamente, non puoi
abbandonarlo. Dovrai portarlo con te, non c’è modo di lasciarlo andare. Puoi
forse mettere da parte ciò che hai conosciuto? Puoi abbandonarlo? Come puoi
disconoscere ciò che hai conosciuto? Non è possibile. Se hai sperimentato
qualcosa nella meditazione, come puoi lasciarlo andare? Non puoi… perché una
volta sperimentato, diventa parte del tuo essere. Ecco cos’è Pragya. Pragya è un’esperienza
che è diventata parte del tuo essere: non è più qualcosa che possiedi, è il tuo
stesso essere. Come puoi portare con te qualcosa che non hai sperimentato? Non
puoi farlo. Puoi avere solo ciò che è tuo, ciò che hai sperimentato.
Tutto ciò che credi deve
essere abbandonato. Solo la saggezza può aiutarti.
Una storia cassidica:
Senza dire nulla al suo
maestro, un discepolo di Rabbi Baruch aveva
intrapreso una ricerca sulla natura di dio, e nel suo pensare era penetrato
sempre più in profondità fino a rimanere impantanato nei dubbi: ciò che prima
era certo era diventato incerto. Quando Rabbi Baruch
si accorse che il giovane non veniva più da lui come al solito, si recò nella
città in cui viveva, entrò inaspettato nella sua stanza e gli disse: “So cosa
si nasconde nel tuo cuore. Sei passato attraverso i cinquanta cancelli della
ragione. Inizi con una domanda, e pensi e pensi finché trovi una risposta… e il
primo cancello si apre. Poi una nuova domanda, e di nuovo cadi a precipizio,
trovi la soluzione, spalanchi il secondo cancello, e ti vedi di fronte una
nuova domanda. Vai avanti così, sempre più in profondità, finché non sei
riuscito a forzare il cinquantesimo cancello. Lì ti confronti con una domanda a
cui l’uomo non è mai riuscito a trovare risposta, perché se ci fosse qualcuno
che conosce la risposta, non ci sarebbe più alcuna libertà di scelta. Ma se osi
scandagliare ancora più a fondo, cadi nell’abisso”.
“Allora dovrei tornare indietro
fino al punto di partenza?” gridò il discepolo.
“Se ti volti, non tornerai
indietro” disse il rabbino. “Sarai oltre l’ultimo cancello, sarai nella fede”.
Questo è ciò che Buddha chiama saggezza.
Ciò che credi viene dagli
altri, la fede è tua. Non farti ingannare dal vocabolario: il vocabolario dice
che fede vuol dire credere, credere vuol dire fede. Non è così, non sono
sinonimi; sono in effetti l’uno l’opposto dell’altro, sono antagonistici.
Credere è fede solo in
apparenza; in profondità c’è il dubbio, perché non hai sperimentato – allora
come può scomparire il dubbio? Stai solo fingendo di sapere. Senza sapere, il
dubbio rimarrà lì, nel profondo del tuo cuore. Un giorno o l’altro dovrai
affrontarlo. E il tempo che hai usato per reprimerlo è solo uno spreco. Avresti
dovuto affrontarlo, come prima cosa.
Il dubbio affrontato, non
represso, svanisce. Nasce la fede. Fede è il termine ebraico per la stessa cosa
che Buddha chiama Pragya,
saggezza. Col credere ti fidi degli altri, ma gli altri non possono venire con
te. Non fare affidamento sugli altri: questo è il messaggio fondamentale di Buddha. Fai affidamento su te stesso, perché allo stadio
finale verrai lasciato da solo, e solo i tuoi occhi, la tua saggezza, potranno
aiutarti.
Le vecchie risposte non
funzioneranno, le risposte degli altri non ti aiuteranno. Nella vita non puoi
ripetere; la vita è irripetibile. Puoi leggere i Veda, il Corano e la Bibbia:
non ti servirà a nulla. Potrà aiutare il rishi che ha scritto il Veda, ma non aiuterà te, perché per te è una
cosa presa a prestito.
Buddha dice: Ricorda, la vita è
irripetibile, la verità è irripetibile. Le risposte degli altri non ti
aiuteranno, devi trovare la tua.
Fai conto solo sulla tua esperienza. Fai una
cernita nella tua mente – tutto ciò che non ti appartiene, gettalo via. Vai a
gettarlo nel fiume. Tieni solo ciò che conosci, ciò che sai per tuo conto, e
quello diventerà il tuo tesoro, una Parmita.
La settima è Upai
Upai vuol dire: abili mezzi. Buddha sottolinea moltissimo il fatto che non tutti i mezzi
sono buoni: solo i mezzi abili devono essere usati. Cosa intende con ‘abili’.
Intende un Upai: un metodo che può essere abbandonato
quando la sua utilità è finita. Altrimenti il metodo stesso può diventare un
grosso peso. Lui diceva spesso: Usi una barca per passare sull’altra sponda, ma
poi la lasci. Non te la porti sulla testa. Non dici: “Questa barca mi ha
portato su questa sponda, quindi ora come posso essere ingrato e abbandonarla
qui? Me la porterò sulla testa per tutta la vita”.
Buddha dice: Usa le cose, e poi
lasciale andare quando il loro compito è finito. Quando le hai utilizzate, vai
avanti e lasciatele alle spalle. Un po’ alla volta tutti i metodi devono essere
abbandonati. Alla fine, prima di raggiungere l’altra sponda, devi lasciare
andare tutto – meditazioni, discipline – devi abbandonare tutto. Quindi sii
molto abile, altrimenti c’è una tendenza a rimanere vincolato dal metodo.
Usa tutti i mezzi e i
metodi in maniera molto distaccata, in modo da poterli abbandonare quando arriva
il momento giusto per farlo. Devi lasciar andare tutto.
L’ottava è Pranihan, Resa
E Buddha dice:
Ricordati, hai molte cose da fare, ma l’esperienza suprema accade sempre quando
non stai facendo nulla. Accade in un ‘lasciarsi andare’.
Pranihan è l’abbandonarsi. Fai tutto ciò che puoi
fare: ti aiuterà, preparerà il terreno, ma non puoi fare in modo che la verità
accada. Quando hai fatto tutto il possibile, allora rilassati, non c’è più
nulla che possa essere fatto. E proprio in questo rilassamento, in questo
abbandono… la verità accade. La verità non è qualcosa che possiamo portare con noi. Arriva, discende, accade: non
è qualcosa che fai.
La nona, Bala,
è potere
Dopo la resa, il potere. Ora, considera la
differenza. Al quarto posto Buddha parla di Vidya, energia. Non era potere, era semplicemente energia,
energia umana. Ora dopo la resa c’è Bala: il potere,
potere divino. Quando ti sei arreso, e il tuo ego è caduto, diventi
improvvisamente pieno di un potere
sconosciuto. Sei diventato ricettivo, ti sei trasformato in un
contenitore.
E la decima, Ghyana,
è la Decima Ghyana è il
vedere a fondo nella natura delle cose, o consapevolezza. Buddha
usa la parola Ghyana in un senso molto specifico:
vedere a fondo nella natura delle cose. Quando ti sei arreso e il potere del
divino – o il potere del tutto – è disceso su di te, allora c’è quell’incontro, quella visione, quella realizzazione – il
Nirvana.
Queste sono le Parmita. E devono essere praticate.
Buddha ha detto:
Appo deepo
bhava
- “Sii una luce pr te stesso”
Il sutra di Buddha
Coloro che
studiano la dottrina dei buddha faranno bene a
credere e a seguire tutto ciò che essi insegnano. È come per il miele: è dolce
dentro, è dolce fuori, è dolce in ogni parte; così è anche per l’insegnamento
del buddha.
Questa è una delle cose da capire. È molto
importante e Buddha l’ha ripetuta tante volte: “Il
mio insegnamento è come miele: dolce dentro, dolce fuori, dolce dappertutto –
dolce nell’inizio, dolce nel mezzo, dolce alla fine. Il mio insegnamento è come
miele.” L’ha ripetuta mille e una volta. Perché? C’è un messaggio molto
importante.
Di solito, ogni volta che
ti senti felice, arriva subito dopo l’infelicità. Quando ti concedi qualcosa
hai un momento di felicità; poi c’è dolore e frustrazione. Così è dolce
nell’inizio, ma amaro alla fine. Vedendo questo, molte persone hanno provato a
fare il contrario, esattamente l’opposto. È quello che fanno gli asceti,
dicono: “Digiuno, penitenza, disciplina, sono dolorosi nell’inizio, ma molto
dolci alla fine.”
Nel mondo sono queste le
due maniere di agire: il comportamento dell’uomo mondano, che ricerca il
piacere… anche se alla fine porta dolore, va bene: “Si vedrà. Ora perché
privarsene?”. Anche se c’è una sola goccia di miele, è pronto a soffrire anni
per essa. L’uomo di mondo pensa al piacere fugace, e soffre per esso. Il
cosiddetto uomo religioso, vedendo questa assurdità… capovolge l’intera
faccenda. Dice: “Se nel mondo fai queste esperienze, se sei in una condizione
di beatitudine, quiete, felicità, alla fine ti ritrovi frustrato. La felicità
dura un momento e dopo per anni c’è la frustrazione”. Lui prova a fare il
contrario: “Prima entrerò nel dolore – digiunerò, eviterò ogni piacere, andrò
sull’Himalaya, starò fermo in piedi al freddo, o nel
sole cocente, cercherò volontariamente la sofferenza – e poi arriverà il
piacere.” Sì, questo è vero, e succede perché dolore e piacere sono due facce
della stessa medaglia. Se prima guardi un lato, poi dovrai guardare anche
l’altro.
Buddha dice: “Il mio
insegnamento è completamente diverso – né di questo mondo né dell’altro mondo;
non è né un estremo né l’altro: è dolce nell’inizio, è dolce nel mezzo, è dolce
alla fine”.
“Non è una questione di
scelta fra dolore e piacere. Se scegli il piacere, verrà il dolore; se scegli il
dolore, arriverà il piacere. Ma nel complesso ci saranno entrambi. Il mio
insegnamento,” dice Buddha “è di consapevolezza senza
scelta.”
Tu non scegli. Non
dovresti scegliere – né dolore né piacere, e allora ti liberi da entrambe le
facce della medaglia. Allora piacere e sofferenza spariscono entrambi; quello
che rimane è veramente beatitudine, pace, serenità… ma dolce.
È come per il miele: è dolce dentro, è dolce fuori, è dolce in
ogni parte; così è anche per l’insegnamento del buddha.
O monaco, non percorrere la Via come il bue aggiogato alla
ruota. Il suo corpo si muove, ma il suo cuore resiste.
Se nel tuo cuore non c’è
un forte desiderio, allora non c’è bisogno… non è ancora arrivato per te il
momento di percorrere la Via, di andare alla ricerca della verità. Allora devi
ancora vivere nel mondo e diventare un po’ più maturo. Ma non procedere contro
il volere del tuo cuore, perché allora è inutile. Solo se il tuo cuore è con te
nella ricerca della verità… muoviti solo allora.
Il suo corpo si muove, ma il suo cuore resiste. Invece quando
i vostri cuori sono in armonia con la Via, non avete bisogno di preoccuparvi
del vostro atteggiamento esterno.
Buddha dice: “Se il tuo cuore è
pronto, se hai esperienza della vita e del suo dolore, se hai ‘sofferto’ la vita
e capito le frustrazioni che provoca… e il tuo cuore è pronto a muoversi verso
l’altra sponda – hai sperimentato questa sponda e hai scoperto che è solo
illusoria, del tutto vuota – se sei pronto a muoverti verso l’altra sponda
senza guardarti indietro, non è rimasto neppure un leggero desiderio per questa
sponda nel tuo essere… allora sei veramente pronto”.
E Buddha
dice, quindi: “Sei libero da ogni disciplina.” Allora non ce n’è più bisogno,
hai già fatto abbastanza: il tuo cuore è in sintonia con la Via. La disciplina
verrà di suo, questo è abbastanza. La disciplina è necessaria perché il tuo
cuore non è d’accordo con la Via. “Ma in questo caso” dice Buddha
“questo tipo di disciplina non è molto utile.”
Ricordati, Buddha non è pronto a ‘guidarti’ sulla Via se non sei
maturo. La maturità è necessaria. E che cosa intendo per ‘maturità’? Un uomo
che ha guardato a fondo la vita e ha scoperto che è solo un sogno. Quando la
realtà che tu ritieni ‘reale’ inizia ad assomigliare a un sogno, sei maturo.
Allora è molto semplice dirigersi da solo verso l’altra sponda – non ci sarà
nessuna difficoltà: il tuo cuore sarà in armonia con la Via. Puoi incamminarti
ballando, puoi incamminarti cantando, puoi incamminarti ridendo… può procedere
allegro, pieno di gioia. Non sarai
riluttante, non avrai resistenze, non andrai contro te stesso. In realtà non starai andando: ti muoverai semplicemente insieme alla
corrente, come un tronco che galleggia.
Coloro che praticano la Via farebbero bene a seguire l’esempio
del bue che procede a fatica nella melma trascinando un pesante carico. È
stanco, ma il suo sguardo fermo, che guarda avanti, non si rilasserà mai finché
non sarà uscito dal fango. Solo allora si concederà una tregua. O monaci,
ricordate che passioni e peccati sono peggiori del fango più disgustoso, e che
potete sfuggire all’infelicità solo col pensare alla Via in modo serio e
costante.
Buddha dice: Dapprima è
necessario un grande sforzo e poi anche una grande resa. Quando lo Zen dice che
è necessario ‘uno sforzo che non richiede sforzo’, è
questo il significato. Ci vuole una grande armonia fra sforzo e non-sforzo. Se
conti sul tuo sforzo, non arrivi mai; se conti solo sulla grazia di dio, non
arrivi mai. La possibilità di arrivare si presenta solo quando hai fatto tutto
ciò che potevi fare. Soltanto a quel punto l’universo fa scendere su di te la
sua grazia, non prima. Allora puoi rilassarti.
Così Buddha
dice: Prima fai tutto il possibile. Non chiedere mai un aiuto, prima. Non
essere pigro, non essere addormentato: metti in gioco tutta la tua energia.
Impegnati totalmente nella ricerca spirituale. E naturalmente ricordati anche
che questo non può portarti all’esperienza suprema. Arriverà il momento quando
dovrai arrenderti, cedere. Ma… puoi cedere solo quando hai fatto tutto il
possibile. Dio aiuta chi si aiuta.
Ci sono due tipi di
persone. Il primo dice: “Se deve succedere, per grazia di dio, succederà.
Accadrà secondo la volontà di dio. Io devo solo attendere”. La loro attesa è
impotente, la loro attesa non ha alcun valore. Non se la sono guadagnata, non
hanno fatto neppure un passo verso dio: non succederà nulla. Poi ci sono
persone centrate sull’ego, che dicono: “Succederà grazie ai nostri sforzi. Non
c’è dio, non c’è grazia, non c’è nessuna possibilità che l’esistenza ci aiuti:
l’esistenza è del tutto indifferente agli esseri umani. Dobbiamo fare tutto il
possibile e succederà solo grazie ai nostri sforzi.”
Buddha dice: Anche questa gente
non arriverà mai. Sono troppo egoistici. Il primo tipo è troppo letargico, il
secondo tipo è troppo attivo e la realtà è proprio nel mezzo: sii attivo ma
tuttavia pronto a arrenderti. Buddha dice: Devi fare
tutto il possibile. Prima fai ogni possibile sforzo, vai fino in fondo alle tue
potenzialità e poi rilassati. Solo allora ne sarai degno: ora arriverà la
grazia.
Lo sforzo più la resa, la
lotta più l’abbandono… e sei a casa.
tratto da: Osho, The Discipline of Transcendence, Vol 4 # 9
Noi facciamo parte l’uno dell’altro. Non solo
l’umanità è una, anche l’esistenza lo è – ma questa unità può essere sentita su
due livelli: uno è di profonda inconsapevolezza e l’altro è di
superconsapevolezza. O devi diventare un albero – e in quel caso appartieni al
tutto – oppure devi diventare un buddha, e allora sei
unito al tutto. Al di fuori di queste due possibilità, non si può essere uniti
al tutto. La consapevolezza è individuale, l’inconsapevolezza è universale; la
superconsapevolezza è universale, la consapevolezza è individuale.
La gente ha paura a essere sola. Farà
qualsiasi cosa per non essere sola. Andrà a vedersi un qualsiasi schifoso film,
proprio per non rimanere da sola. Giocherà a sciocchi giochi di società,
guarderà una stupida cosa qualunque: una partita di calcio… Ora, potete pensare
a qualche cosa di più cretino? Alcuni idioti che prendono a calci un pallone
mandandolo oltre una linea e dalla parte opposta alcuni altri idioti che lo
calciano indietro… e milioni di idioti che guardano attenti, come stesse
accadendo qualcosa d’immensa importanza. No, il motivo psicologico è che
desiderano in qualche modo dimenticarsi di se stessi, dimenticarsi che sono
soli. Nella folla si sentono bene, più sani, più equilibrati, perché hanno
intorno tutta gente come loro. Milioni di persone stanno guardando la partita –
non può essere qualcosa di stupido. Anche il presidente sta guardando – non può
essere una stupidaggine.
Come mai la gente è così
felice tra la folla? Perché nella folla le persone cadono in basso, diventano
inconsapevoli: perdono la loro individualità, uniscono le loro individualità.
Lasciando cadere la loro consapevolezza, perdono la loro individualità. A quel
punto si sentono felici, allora non hanno più preoccupazioni, non hanno più
responsabilità…
Diventa un individuo. In un gruppo cadrai sempre
verso il livello a cui si trova il
membro più in basso. È naturale, è scientifico. Se stai camminando con un
gruppo di cento persone, la persona più lenta deciderà il passo da tenere,
perché la persona più lenta non può muoversi velocemente, ha i suoi limiti. Il
gruppo è sempre guidato da uno stupido. Lo stupido non può diventare
intelligente, ma l’intelligente può facilmente cadere nella stupidità.
Naturalmente le persone stupide tendono a creare dei gruppi, perché da sole non
possono fare affidamento su se stesse. Stai all’erta perché anche in te ci sono
momenti – momenti di stupidità – in cui vorresti ‘rilassarti’. Allora diventi
irresponsabile e privo di preoccupazioni, perché potrai sempre scaricare la
responsabilità sul gruppo. Se desideri veramente crescere, sii solo. Se
desideri veramente essere libero, sii responsabile. Ecco perché insisto
sull’individualità. Osho
La paura di impegnarti ad
andare in profondità in una relazione può uccidere l’amore.
Tradizionalmente nelle relazioni spesso ci si trova di fronte
all'insoddisfazione – dovuta per lo più alla noia: sempre con una persona sola,
fedeli, per tutta la vita – e si inizia a sognare di rapporti più liberi, più
superficiali, meno impegnativi. D'altra parte stanno aumentando le situazioni
in cui le storie d'amore durano poco – qualche anno magari: situazioni 'moderne' in cui si cambiano i partner… con una velocità che spesso sembra
aumentare di giorno in giorno. E qui nasce un altro tipo di insoddisfazione,
che deriva dalla mancanza di profondità del rapporto, dalla stanchezza
nell'affrontare – ancora una volta! – gli inevitabili problemi che ogni
relazione porta con sé, dal peso di tante esperienze 'fallite'. Osho, che ha
sempre incoraggiato le relazioni d'amore – non come coronamento di un sogno
romantico ma
come 'strumento' per crescere in consapevolezza – ha delle precise indicazioni
da darci in materia, sia
in generale che in casi particolari , e ci propone una terza via…
Osho, in
Oriente si è data importanza al fatto che, in una relazione amorosa, si rimanga
con una persona, una sola. In Occidente le persone passano da una relazione
all’altra. A cosa sei favorevole?
Sono in favore dell’amore.
Lascia che ti spieghi: sii
fedele all’amore, e non preoccuparti dei partner. Se uno o molti partner, non è
lì la questione. La questione è se sei fedele all’amore. Se vivi con un uomo o
con una donna e non la ami, vivi nel peccato. Se sei sposato con qualcuno e non
lo ami, ma continui a vivere con lui, a far l’amore con lui, commetti un
peccato contro l’amore… e l’amore è divino.
Decidi di tradire l’amore
a favore del comfort, delle convenienze sociali, delle formalità. È sbagliato,
tanto quanto lo stuprare una donna che non ami. Lo stupro di una donna è un
crimine – perché non ami quella donna, né lei ama te. Ma lo stesso accade se
vivi con una donna e non la ami. Anche in quel caso si tratta di stupro, socialmente accettato, naturalmente, ma
sempre stupro è – e vai contro il dio dell’amore.
In Oriente dunque, le persone
hanno deciso di vivere con un unico partner per tutta la vita; non c’è nulla di
sbagliato. Se rimani fedele all’amore, stare con una sola persona è una cosa
bellissima, perché l’intimità cresce. Ma ci sono novantanove probabilità su
cento che non ci sia amore, e ci si limiti a vivere insieme.
Vivendo insieme si forma
un certo tipo di relazione che è semplicemente di vita condivisa, non d’amore.
Non scambiarla per amore. Se però è possibile, se ami una persona e vivi per
tutta la vita con lui o con lei, si creerà una grande intimità e l’amore ti
darà rivelazioni sempre più profonde. Cosa non possibile se continui a cambiare
partner molto spesso. È come se continuassi a cambiare posto a un albero: non
metterà radici da nessuna parte. Per mettere radici, un albero ha bisogno di
rimanere in un posto, così andrà in profondità, e diventerà più forte.
L’intimità è una buona cosa, e rimanere impegnato in una relazione è bello, ma
la necessità di base è l’amore. Se un albero è piantato in un posto dove ci sono
solo rocce e queste lo stanno uccidendo, allora è meglio cambiargli posto. Non
insistere affinché rimanga nello stesso posto. Sii onesto con la vita – sposta
l’albero, perché ora stai andando contro la vita.
In Occidente, le persone
continuano a cambiare – troppe relazioni. L’amore viene ucciso in entrambi i
modi: in Oriente viene ucciso perché le persone hanno paura di cambiare, in
Occidente viene ucciso perché le persone hanno paura di rimanere con un partner
per un lungo periodo. Hanno paura perché diventa un impegno – e quindi, prima
che diventi un impegno, cambiano. In questo modo si rimane liberi e privi di
legami, e si crea una certa licenziosità. E nel nome della libertà, l’amore
viene distrutto, muore di fame. L’amore ha sofferto in entrambi i modi: in
Oriente le persone si aggrappano alla sicurezza, al comfort, alle formalità; in
Occidente si aggrappano alla libertà del proprio ego, al non-impegno – ma
l’amore soffre in entrambi i modi.
Io sono in favore
dell’amore. Non sono né orientale, né occidentale, non mi interessa la società
a cui appartieni. Io non faccio parte di alcuna società. Sono in favore
dell’amore. Ricordalo sempre: se è una relazione d’amore, va bene.
Finché l’amore dura,
rimani, e rimani con l’impegno più profondo possibile. Rimani il più totalmente
possibile, lasciati assorbire dalla relazione. Così l’amore sarà in grado di
trasformarti. Ma se non c’è amore, è meglio cambiare. Poi però non assuefarti
al cambiamento. Non trasformarlo in un’abitudine. Non farne un’abitudine meccanica
che ti obbliga a cambiare ogni due o tre anni, allo stesso modo in cui cambi
auto ogni due o tre anni, o tutti gli anni. Esce un nuovo modello, cosa ci puoi
fare? Devi cambiare auto. All’improvviso incontri una donna nuova. Non c’è
grande differenza. Una donna è una donna, un uomo è un uomo. Le differenze sono
solo secondarie, perché si tratta di una questione energetica. L’energia
femminile è energia femminile. In ogni donna sono rappresentate tutte le donne,
e in ogni uomo tutti gli uomini. Le differenze sono molto superficiali: il naso
è un po’ più lungo, o non lo è; i capelli sono biondi o bruni – piccole
differenze, solo in superficie. Nel profondo, si tratta di energia maschile e
femminile. Quindi se c’è l’amore, rimani. Dagli l’opportunità di crescere. Ma se non c’è, cambia, prima di abituarti a una
relazione priva d’amore.
Mi chiedi se devi seguire
la via orientale o quella occidentale. Nessuna delle due, segui la via divina.
E qual è la via divina? Rimanere fedeli all’amore. Se c’è amore, tutto è
permesso. Se non c’è amore, nulla è permesso. Se non ami tua moglie, non
toccarla, perché la stai violando. Se non ami una donna, non dormire con lei,
sarebbe andare contro la legge dell’amore, che è la legge suprema. Solo quando
ami, tutto è permesso.
Sii così coraggioso da
muoverti con l’amore; non dovresti fare nessun’altra
considerazione. Se consideri solo l’amore, tutto ti sarà possibile.
Primo, non andare con una
donna o con un uomo che non ami.
Non lasciarti guidare da
un capriccio, non lasciarti guidare dal desiderio sessuale. Scopri se in te è
nato il desiderio di impegnarti con una persona. Sei abbastanza maturo da
poterti incontrare in profondità? Perché questo incontro ti cambierà la vita. E
nel vivere questo incontro, sii il più onesto possibile. Non nasconderti al tuo
amato, al tuo amante – sii sincero. Lascia cadere tutte le maschere che hai
imparato a portare. Sii onesto. Rivela completamente il tuo cuore, mettiti a
nudo. Tra due amanti non dovrebbero esserci segreti, in caso contrario non c’è
amore. Abbandona ogni forma di segretezza. È un gioco politico, la segretezza è
politica. Non dovrebbe aver posto nell’amore. Non dovresti nascondere nulla.
Ogni moto del tuo cuore dovrebbe essere trasparente per la tua amata, e ogni
moto del suo cuore dovrebbe essere trasparente per te. Dovreste essere trasparenti l’uno con l’altra. A poco a poco, vedrai
che grazie all’altro tu stai crescendo in integrità.
Incontrando la donna fuori
di te, se l’incontro è reale, se la ami, se ti coinvolgi con lei, se ti
dissolvi in lei, se ti fondi con lei, tu, a poco a poco, inizierai a incontrare
la donna dentro di te, o a incontrare l’uomo che è dentro di te. La donna
esteriore è solo un sentiero che conduce alla donna interiore; anche l’uomo
esteriore è solo un sentiero che conduce all’uomo interiore. L’orgasmo reale
avviene dentro di te, quando il tuo uomo e la tua donna interiori si
incontrano.
Ogni uomo è metà uomo e
metà donna; ogni donna è metà donna e metà uomo. Dev’essere
così, perché metà del tuo essere proviene da tuo padre e metà del tuo essere
proviene da tua madre. Tu sei entrambi. Hai bisogno di un orgasmo interiore, un
incontro interiore, un’unione interiore. Ma
per giungere a quell’unione interiore dovrai
trovare una donna esteriore che corrisponde alla donna interiore, che vibra con
il tuo essere interiore, e la tua donna interiore, che giace profondamente
addormentata, si risveglierà. Attraverso la donna esteriore, devi incontrare la
donna interiore, e lo stesso per l’uomo.
Così, se la relazione
continua per un certo tempo, sarà meglio, perché la donna interiore ha bisogno
di tempo per risvegliarsi. Con quello che accade in Occidente – storie mordi e
fuggi – la donna interiore non ha tempo, l’uomo interiore non ha tempo di
riscuotersi e risvegliarsi. Nel momento in cui c’è un accenno di movimento, la
donna se ne è andata… un’altra donna, con un’altra vibrazione, con un’altra
energia. E naturalmente se continui a cambiare donna e uomo, diventerai
nevrotico, perché nel tuo essere penetreranno tante cose, tanti suoni, e
qualità di vibrazioni così diverse che non saprai come fare per trovare la tua
donna interiore. Sarà difficile. E sarà
anche possibile che ti abitui troppo a cambiare. Comincerai ad amare il
cambiamento. E sarai perduto.
La donna esteriore è solo
un sentiero verso la donna interiore, e l’uomo esteriore è una via verso l’uomo
interiore. L’unio mistica suprema è dentro di te. Quando
accade, allora sei libero da tutti gli uomini e tutte le donne. Sei libero dal
principio maschile e femminile. Li trascendi immediatamente, non sei più né
l’uno né l’altro. La trascendenza è esattamente questo.
tratto da: Osho,
Yoga, The Alpha and the Omega, vol. 10 # 10
Un livello
più alto.
Lui: Siamo insieme da dieci
mesi ed è stato bello, molto bello… una meraviglia. È stato come essere in luna
di miele per tutto questo tempo. Poi lei ha iniziato a fare dei gruppi… e
all’improvviso mi sono sentito molto vuoto e triste, come distrutto… mi mancava
tantissimo. Ho cominciato a sospettare che fossimo ‘assuefatti’ l’uno
all’altra; ne abbiamo parlato e abbiamo deciso di tentare semplicemente di
esserne consapevoli, senza provare a far nulla al riguardo. Ma nel frattempo
sono affiorate molta rabbia e ostilità… Io continuo a sentirmi innamorato di
lei e nello stesso tempo provo rabbia e ostilità. Anche lei prova la stessa
cosa… e adesso fa karatè – ed è diventata molto
pericolosa!
Lei: Avverto un senso di
ostilità che sta crescendo dentro di me e penso che l’unico momento in cui
posso esprimerlo è con lui… forse ho paura di manifestarlo ad altre persone.
Lei e lui,coppie allo
specchio
Osho: Mm! (ridendo di
soppiatto) E stai imparando il karatè? Molto bene!
No, è solo una fase transitoria – passerà. E va bene così, mm? Va bene così,
non c’è niente di sbagliato. Ogni coppia deve passare attraverso questa
esperienza. E se non si riesce a superarla, allora la relazione non aveva poi
un gran valore. Una relazione amorosa non è tutta rose. Avete goduto la luna di
miele fin troppo a lungo – adesso è l’altra parte che dovete sperimentare. E
l’altro lato è valido quanto la luna di miele… le spine sono tanto
significative quanto le rose.
Alcune cose si possono imparare solo attraverso la
sofferenza. Alcune cose si possono imparare essendo felici, altre con l’essere
infelici, tristi. Alcune cose si imparano attraverso la compassione, l’amore,
mentre altre si imparano attraverso la rabbia, l’ostilità. Se una persona non
sa cosa sia l’ostilità, perde qualcosa. Sarà troppo dolce, non avrà alcun brio
e diventerà senza sapore. Questi opposti rendono ricca la vita.
Mentre passate attraverso la prima fase
dell’essere felici insieme, stabilite che, qualsiasi cosa accada, passerete
anche attraverso questa seconda fase. È importante ricordarsi di una cosa: se
volete separarvi, non separatevi mai in un momento di negatività. Quando la
luna di miele tornerà di nuovo, potrete separarvi. Fatene un punto fermo, una
decisione: in questo modo potrà essere un lavoro conscio sul vostro essere, un
lavoro intenzionale.
È molto facile essere felici quando va tutto bene.
Il vero lavoro comincia quando la situazione diventa sfavorevole. Anche allora,
se riesci a rimanere quanto meno calmo e quieto, se non proprio felice, vedrai
crescere in te un nuovo tipo di felicità, che può affrontare qualsiasi
tempesta, rimanendo imperturbabile. E questa è sicuramente più profonda del
solito tipo di felicità da luna di miele – che è molto superficiale.
Prendete quindi questa decisione: se un giorno
decidete di separarvi, dovrete aspettare fino a quando comincerete a sentirvi felici
come in luna di miele, solo allora potrete separarvi. E voi dovete raggiungere
di nuovo quella situazione. È come una ruota – tornerà ancora; così come è
arrivato questo momento, l’altro arriverà di nuovo. Questa volta sarà più
profondo, sarà di livello più alto. Avrete capito che ogni volta che la ruota
gira verso il basso e voi siete infelici, toccherà un nuovo livello, uno strato
più profondo del vostro essere. Allora potete aspettare – la ruota girerà
ancora e questa volta sarà un’estasi superiore. E in realtà ci sono sette
strati… Se una coppia riesce a passare attraverso tutti e sette questi strati,
allora il ‘matrimonio’ esiste realmente – non prima. Di solito non si sa cosa
sia una vera unione. Non è un fenomeno così temporaneo – ha bisogno di tempo
per radicarsi. Il fondersi di due persone, di due consapevolezze, una
nell’altra – è la più grande trasformazione chimica che esista. Incontrarsi con
l’altro ed essere in sintonia, incontrarsi in una profonda armonia interiore –
non è facile. Quindi la prima luna di miele non è nulla. La seconda sarà
superiore e la terza sarà di livello ancora più alto, ma fra ogni luna di miele
ci sarà un inferno. Non c’è da preoccuparsi…
[Rivolto a
lui] Ed è
un bene che lei stia imparando il karatè – davvero.
Ogni donna dovrebbe impararlo, così che un uomo non possa dominarla
fisicamente. Troppo a lungo l’uomo ha potuto dominare la donna fisicamente,
proprio a causa di questo la donna non si può sentire veramente libera… e fino
a quando la donna non si sente libera non può esistere una vera armonia. Solo
due ‘libertà’ possono incontrarsi, che incontro può esserci fra un padrone e
uno schiavo?
[A lei] E qualche volta prova un
po’ di karatè su di lui… altrimenti con chi ti
alleni?
Ma affrontate questa fase – passateci attraverso,
se ne andrà, mm? Bene!1
Paura e
libertà.
Lei: Mi sento un po’ confusa. Proprio prima che
partissimo ho incontrato qualcuno e mi sono innamorata di lui, e lui si è
innamorato di me. Non riesco a liberarmene… continuo a pensarci. Avevo affrontato
questo tipo di cose in precedenza, ma in qualche modo era diverso; questa volta
mi è successo qualcosa… e io mi sento in colpa nei confronti di mio marito.
Lui: Non so… per me è stata
davvero una grossa esperienza. Sono passato attraverso così tanti stati d’animo
– rabbia, dolore – quando ho visto qualcosa che era così bello, così… mi son fatto prendere dal panico, e questo panico mi ha fatto
scoprire come gran parte della mia vita fosse governata dalla paura – paura che
lei trovasse qualcun altro… paura di questo e paura di quello. Tornare qui
proprio nel mezzo di questa situazione, con magari la voglia di riempirla di
botte e sentirmi poi un fallito totale… Però ieri sono andato a far meditazione
e adesso sto bene!
Osho: Bene! (ride) Bene! Così
ben presto ti sentirai a posto, aspetta solo un po’.
[A lei] L’essere umano è inerme.
Ci sono momenti in cui non puoi fare nulla; questo semplicemente dimostra la
tua impotenza. Cosa ci puoi fare se ogni tanto ti innamori? Non sentirti in
colpa perché non è qualcosa che fai tu.
Puoi chiudere il tuo cuore, puoi reprimerti –
nessuno lo saprebbe mai, neppure tuo marito. Ma tu lo sapresti e questa è la
cosa importante. Tu saprai che è successo qualcosa, che in quel momento non eri
con tuo marito – lui per te era come scomparso. In quel momento eri con quell’altro uomo: in quel momento quell’uomo
era il tuo mondo. Nessuno lo saprà mai. Puoi reprimere, puoi nasconderlo nello
scantinato della tua consapevolezza. Può sparire persino dalla tua memoria… ma
è successo e avrà delle ripercussioni. Quella stessa notte non sarai veramente
insieme a tuo marito. Lui potrà fare l’amore con te, ma tu non sarai presente.
Potrai tenergli la mano ma la tua mano sarà fredda. Sarai da qualche altra
parte: seguirai quell’altro uomo nei tuoi sogni, nei
tuoi desideri.
Non puoi farci nulla, per cui non serve sentirsi
in colpa. Puoi semplicemente sentire l’ impotenza… puoi piangere. Puoi
avvertire tutta l’impotenza del genere umano – non solo la tua, ma quella di
ognuno. Puoi capire molte cose in quel momento. Ad esempio, se un giorno tuo
marito si innamorerà di qualcuno, avrai comprensione: sarai capace di
accettarlo – cosa ci puoi fare? Non litigherai per questo, non lo tormenterai,
perché sai che la stessa cosa è successa anche a te – succede a tutti. Questo
ti darà una grande compassione e una grande comprensione.
Quando succedono cose simili, usale come
opportunità, per comprendere più a fondo i meccanismi della mente umana.
L’essere umano è inconsapevole, così il vostro amore non può essere molto
consapevole. Il vostro amore indica la vostra inconsapevolezza, il vostro stato
di sonno. Ma un giorno, comprendendo piano piano
tutte queste cose, queste complicazioni, si arriva al punto in cui si diventa
sempre più consapevoli. Allora innamorarsi non è più un ‘cadere innamorati’ e quando l’amore non è più un incidente,
acquista una sua speciale bellezza. Diventa un fluire consapevole. Non è una
caduta ma un’elevazione nell’amore. Allora l’amore ha le ali! Altrimenti è
semplice, inconsapevole lussuria, che con la sua presenza ti può offuscare in
ogni momento. Quindi, piuttosto che sentirti in colpa, perché se ti senti in
colpa lo reprimerai… e più ti reprimi, più ti sentirai innamorata di quell’uomo. All’inizio ti sentirai in colpa nei confronti
di tuo marito, e in seguito comincerai a sentirti in colpa anche nei confronti
dell’altro uomo. Per cui il senso di colpa sarà doppio – è molto facile che si
moltiplichi. Prima sentirai di avere fatto un torto al tuo uomo.
Ma prima o poi comincerai a porti domande anche
rispetto all’altro. Stai facendo un torto anche a lui. Ti sentirai dilaniare.
Tuo marito ha utilizzato questa situazione nella maniera giusta; non ne è
danneggiato. Gli fa male, è naturale. È inconsapevole tanto quanto te, e quindi
soffre. Quando si ama qualcuno non si riesce a credere che quello possa amare
qualcun altro. Ci si sente inadeguati. Perché la tua donna deve innamorarsi di
qualcun altro? Tu non le basti? Manca qualcosa: non le stai dando abbastanza
amore? Non è soddisfatta di te? Nascono tutte queste idee e fanno male!
[A lui] Ma in realtà non è così.
Non è così: e questo è uno dei malintesi più importanti che ogni essere umano
ha nella mente. Quando la tua amata si innamora di qualcun altro, non vuole
necessariamente dire che il tuo amore non è sufficiente. Può essere proprio il
contrario – cioè che ha apprezzato il tuo amore a tal punto da essere diventata
avida d’amore: quando è così bello con un uomo, perché non può essere ancor più
bello con un altro? Fa male quando vedi qualcuno che ami, e che ti ama,
innamorarsi di qualcun altro… non ci puoi credere. Ma la mia esperienza dice
che la mente cerca naturalmente la varietà, quando c’è amore. E fra voi c’è
amore.
[A lei] Lui si è sentito ferito,
ma adesso sta bene. Ha visto che è qualcosa che si basa sulla paura. Noi
viviamo nella paura, ecco perché non viviamo veramente. Facciamo finta di
vivere… c’è vita solo quando non c’è paura.
[A lui] Tu puoi amare lei e lei
può amare te, solo quando non esiste la paura di perdervi l’un l’altro. Se deve
succedere, che succeda. Se un domani vi separerete, allora vi separerete… solo
in questo modo oggi potrete amarvi davvero. Maggiore è l’insicurezza del
domani, più profonda4 sarà oggi la possibilità di amarsi, perché non si sa mai,
questo potrebbe essere l’ultimo giorno. Se il domani è sicuro – e proprio a
causa della nostra paura lo facciamo diventare sicuro: lei non ti lascerà mai,
tu non la lascerai, le cose sono sistemate in modo che sarà praticamente
impossibile lasciarsi – allora che fretta c’è? Perché amarsi oggi? Ci si può
amare domani o dopodomani – si può rimandare. A causa della paura noi creiamo
sicurezze, e a causa di queste sicurezze iniziamo a posporre, come se non ci
fosse fretta… l’amore può aspettare.
Il mio approccio è che la vita dovrebbe rimanere
senza sicurezze. Questo è quello che lei ti ha mostrato – che un giorno
potrebbe andarsene. E ti ha mostrato anche un’altra cosa – che anche tu puoi
andartene, in ogni momento. Tutto è sempre possibile: non c’è modo di rendere
le cose sicure. Cosa fare allora? Lasciare che l’insicurezza rimanga così come
è. Mentre state insieme amatevi il più possibile. Il domani è incerto, per cui
non rimandate le cose a domani…
Non c’è nessun bisogno di sentirsi in colpa.
Lascia perdere queste idee! Tenta di capire l’intera situazione: se deve
succedere, succede. Ma non sembra che stia per succedere. Deve essere stato un
pensiero del momento, perché fra voi due esiste così tanto amore che può essere
solo un pensiero del momento. È spirata un po’ di brezza e tu ne sei stata
presa – non preoccupartene. E invece di nasconderglielo, aprigli il tuo cuore e
lascia che lui apra il suo cuore a te.
Invece di litigare su questo, aiutatevi a vicenda
a capire l’umana fragilità. Diventerete più forti e vi troverete più vicini.
Non c’è bisogno di sentirsi confusi. Cercate prima di capire tutto quello che
vi è successo, aiutatevi a vicenda a capirlo. E se la confusione resta, non c’è
da preoccuparsi! Ma non fatelo diventare un peso: non pensate di avere fatto
qualcosa di sbagliato. Una volta che lasciate perdere questa idea le cose
diverranno più facili e la confusione sparirà.
E se dopo tre o quattro settimane, ti accorgi che
la mente desidera ancora quell’altra persona, be’… invitalo qui, un meditatore in più! Giusto? 2
tratto da: Osho, 1
The Buddha Disease 2 Only losers can win
Alti e Bassi in una relazione
d'amore
Osho, in
questo momento ho una bellissima relazione, ma mi chiedo se potrà essere sempre
così.
L’amore all’inizio è sempre bello perché le tue
energie distruttive non sono ancora entrate in campo. All’inizio porti
nell’amore le tue energie positive – entrambi i partner mettono in comune le
loro energie in modo positivo, e tutto va in modo fantastico. Ma poi a poco a poco
le energie negative iniziano a traboccare: non le puoi tenere a freno per
sempre. E quando hai esaurito l’energia positiva, che è molto piccola… mentre
la negativa è grandissima. Quella positiva è pochissima, perciò è solo
questione di giorni, e poi arriva il negativo. Allora si spalancano le porte
dell’inferno e non riesci a capire cosa è accaduto — una relazione così bella,
come mai è naufragata? Se si è attenti fin dall’inizio, può essere salvata.
Riversa pure nella
relazione le tue energie positive, ma ricorda che prima o poi arriverà il
negativo. E quando arriva devi liberartene da solo. Vai in una stanza e lascia
uscire l’energia negativa, esprimila; non occorre gettarla sull’altra persona.
Se vuoi urlare, gridare, arrabbiarti, vai in una
stanza e urla e grida e picchia il cuscino. Nessuno dovrebbe essere così
violento da gettare cose sugli altri. Non ti hanno fatto nulla di male, perché
dovresti buttargli addosso qualcosa? È meglio gettare tutto quello che è
negativo nel bidone della spazzatura.
Se rimani all’erta, sarai sorpreso nel vedere che
è possibile farlo; e una volta liberato il negativo, il positivo trabocca di
nuovo. Il negativo può essere espresso insieme, nella relazione, solo in una
fase molto più avanzata – quando la relazione è diventata molto stabile – e
anche allora dovrebbe essere fatto come misura terapeutica.
Quando i due partner di una relazione sono
diventati molto, molto consapevoli, molto positivi, si sono consolidati in un
unico essere e ora sono in grado di tollerare – e non solo di tollerare, ma
anche di usare la negatività dell’altro – possono arrivare a un accordo per cui
saranno negativi insieme, proprio come misura terapeutica.
Anche in questo caso il mio suggerimento è di
farlo in modo molto consapevole – niente di inconscio: fatene una cosa
deliberata. Prendete la decisione che ogni sera per un’ora sarete negativi uno
con l’altro – fatene un gioco, invece di essere negativi in qualsiasi momento e
in qualsiasi posto. Le persone non sono così attente – non sono vigili per ventiquattr’ore al giorno, ma almeno per un’ora si possono
sedere insieme ed essere negative. E così sarà un gioco, sarà una specie di
gruppo terapeutico. Dopo un’ora hai finito, non ti trascini i postumi, non ne
porti le conseguenze all’interno della relazione.
Il primo passo: il negativo dovrebbe essere
espresso da soli. Il secondo passo: il negativo dovrebbe essere espresso in un
momento particolare dopo che vi siete accordati che è una cosa che volete fare
insieme. Solo nel terzo stadio si può diventare naturali senza alcuna paura.
Allora potrai essere sia positivo che negativo ed entrambi saranno belli, ma
solo al terzo stadio.
Quando, al primo stadio, inizi a sentire che ora
non c’è più rabbia, se sei seduto davanti al cuscino e la rabbia non arriva –
ci sarà per mesi, ma un giorno scoprirai che non fluisce più, che è diventata
senza senso, che non riesci a essere arrabbiato da solo – allora il primo
stadio è finito. Ma aspetta che anche l’altro senta che il suo primo stadio è
finito. Se anche il suo è finito, inizia il secondo. Allora per una o due ore –
puoi scegliere se farlo di mattina o di sera – diventi negativo,
deliberatamente. È uno psicodramma, qualcosa di impersonale. E non ‘colpire’
forte – esprimiti, ma non ferire la persona: stai solo buttando fuori la tua
negatività. Non stai accusando l’altro, non stai dicendo: “Sei cattivo”, stai
solo dicendo: “Sento che sei cattivo”. Non dici: “Mi hai insultato”, dici
invece: “Mi sento insultato”. Sono due cose completamente diverse, è un gioco
deliberato in cui esprimi che ti senti insultato, e quindi butti fuori la tua
rabbia: “Tu sei la persona più vicina a me, e così, per favore, lasciati usare
come una scusa…” e l’altro fa la stessa cosa.
Verrà il momento in cui scoprirai nuovamente che
questa deliberata negatività non funziona più. Ti siedi per un’ora e non viene
fuori nulla, e lo stesso accade all’altro: il secondo stadio è finito.
Adesso arriva il terzo stadio, che dura per il
resto della vita. Ora siete pronti a essere sia negativi che positivi: potete
essere spontanei. È così che l’amore diventa un ‘matrimonio’, un’unione
autentica.
(Tratto dal sito www.osho.com)
Riflessioni
su una storia d'amore
Litigare non risolve nulla.
Con un po’ d’intelligenza… ci racconta Gramya.
Quando mi hanno chiesto di
scrivere qualcosa sulla mia storia d’amore (oltre a essere compiaciuta che
l’avessero chiesto proprio a me!) il mio primo pensiero è stato: chi, io? che
ne so io in realtà dell’essere in una relazione? e cosa c’è da scrivere? cosa
ho imparato dalle mie esperienze… ho davvero qualcosa da dire?
Da quando avevo 16 anni
sono quasi sempre stata con qualcuno – relazioni che non duravano più di un
anno o due. Iniziavano sempre con una gran ‘esplosione’ sessuale, e quando la
luna di miele era finita… dopo poco finiva anche la storia.
Se considero i vari uomini
con i quali ho avuto una relazione non posso dire veramente che questo era
‘buono’ e quest’altro invece ‘cattivo’. Posso
piuttosto vedere come ognuno di loro abbia specchiato qualcosa di me stessa. Magari una latente sensazione di inadeguatezza,
un senso di non valere molto, di non meritare nulla; oppure il rifiuto
di essere una donna cresciuta, matura, e il voler continuare a fare la
ragazzina irresponsabile – o anche, dall’altra parte, semplicemente il mio
sentirmi femminile, bella, piena di gioia… tutta da amare.
E c’era comunque sempre
questo profondo desiderio di essere realizzata
attraverso l’altro, amata, resa felice.
Ora sono in un rapporto
che dura già da cinque anni e ci sono veramente molte cose che mi piacciono in
questa storia. E ci sono state, e a volte
continuano a esserci, altrettante cose che proprio non riesco a sopportare!
Quello che amo nel mio rapporto attuale è il prendersi cura, l’amore,
l’attenzione che abbiamo nei confronti l’uno dell’altra: e cioè che fra tutte
le differenze e le difficoltà che affrontiamo, poniamo sempre molta attenzione
a lasciare che sia il cuore a vincere, piuttosto che i nostri condizionamenti.
Cosa non sempre facile, ma che riempie di gioia… quando ci si riesce! Col mio
uomo riesco sperimentare una intimità profonda – davvero preziosa – e poi
sensualità, gioia… e puro e semplice divertimento: quando si ride assieme,
anche di nulla in particolare, come bambini!
E nello stesso tempo anche preoccupazioni, la
sensazioni di aver fallito: c’è anche l’inferno! Tuttavia mi sento sempre più
in grado di accettare tutte queste diverse cose: non c’è questa idea di dover
escludere qualcosa, può esserci tutto. In
qualche modo ho scoperto dentro me una comprensione più ampia, una maggiore
accettazione: al di là dei miei desideri – e dei miei condizionamenti – di come
un rapporto ‘dovrebbe essere’.
E di sicuro ne ho di
condizionamenti profondi su come deve
essere una storia d’amore! Quando nel nostro rapporto succede qualcosa che non
mi va, mi trovo subito a pensare ‘lui dovrebbe
essere benestante, anzi ricco, bello, e farmi fare dei bambini. Dovrebbe procurarmi una bella villa,
portare a casa un buon stipendio e prendersi sempre cura di me, fin che morte
non ci separi.’… e scusatemi se tutto questo suona così banale!
Comincio a capire
sempre di più una cosa: e cioè che alla base di tutti i tormenti che mi provoca
il mio rapporto c’è il desiderio di cambiare l’altro.
È una faccenda talmente
delicata! Ho scoperto che ci vuole veramente una buona dose d’intelligenza per
trovare il modo di comunicare col mio partner quando succede qualcosa che
davvero non mi piace.
Io amo veramente, ad
esempio, vivere in uno spazio molto pulito e davvero curato. In qualche modo il
livello di tolleranza al disordine di tutti gli uomini con cui ho vissuto era
piuttosto diverso dal mio! E allora, che fare? Il litigare in continuazione non
aiuta.
Aiuta un po’
d’intelligenza nell’individuare maniere di coesistere che funzionano per
entrambi. E le cose diventano più facili se, nel cercare una soluzione, parto
da un riconoscimento delle qualità del mio uomo, da un apprezzamento del suo
contributo, invece che da una pura e semplice denigrazione.
Il litigare mi provoca
dolore, fa male anche all’altro e non risolve nulla. Mi sembra quasi che
litigare sia solo una stupida scappatoia – anche se questo non vuol dire che
non litigo mai col mio uomo. Ma mi accorgo però sempre più della futilità della
faccenda.
Oggi parlavo con una mia
amica che mi ha detto che tenta sempre di non litigare con il suo partner e mi
è sembrato qualcosa di molto saggio. Che fare quando ci si sente frustrate dal
fatto che il vostro uomo non è proprio come lo volete voi? Bisogna cominciare a
diventare creative… è questa la sfida!
Ad esempio quando comincio
a essere arrabbiata con lui per qualche motivo e inizio a tormentarlo, a
brontolare… e lui poi mi risponde male… be’ a quel
punto adesso uno di noi solitamente riesce a fare un passo indietro e a dire:
“Aspettiamo un po’ prima di affrontare questo argomento, che adesso finiamo
solo a litigare”. E dopo un po’ di solito riusciamo anche a trovare una
soluzione pratica alla faccenda: a volte basta lasciare, con pazienza, che
ognuno spieghi la sua ‘parte’ di verità e
ascoltare, per arrivare a una comprensione fra di noi, o magari ci
accorgiamo che abbiamo bisogno di passare un po’ di tempo – basta anche una
notte, o un weekend – ognuno veramente per i fatti suoi.
Fra
di noi ormai non ci sono quasi più queste lotte lunghe, inutili, distruttive
dove succede solamente che ognuno scarica le proprie frustrazioni sull’altro.
E il motivo non è che
stiamo diventando dei ‘santi’, no, la ragione è che nessuno ha mai ottenuto
nulla in questo modo, a parte farsi del male.
Ho scoperto che se apprezzo
e stimo il mio uomo sempre di più, apro le porte a soluzioni inattese. È così
più facile trovarle, e comunicare, quando il mio cuore è in sintonia col suo
…che quando invece c’è questa rabbia dentro di me perché lo vorrei migliore,
differente.
E
qui si torna all’altro come specchio: questa idea che lui dovrebbe essere
diverso – migliore – è proprio il riflesso del mio, più o meno inconscio, voler
essere differente, voler essere ‘migliore’ – del mio non accettarmi.
L’accorgermi di queste
cose, quelle che ho condiviso ora, mi fa sentire più libera dai miei
condizionamenti. Proprio mentre scrivevo ho realizzato che c’è davvero qualcosa
che ho imparato rispetto al relazionarsi!
Non sono in dipendenza dal
mio uomo. Dare il giusto valore a quello che c’è fra di noi mi aiuta a rimanere
in contatto con l’unica cosa che è realmente importante nel nostro rapporto:
l’amore.
E mi
riempie d’orgoglio aver realizzato questo.
E mi
da anche un senso di sollievo: perché mi permette di essere così come sono, e
al mio uomo di essere così com’è – una libertà che si fa sentire come una
brezza fresca in estate, qualcosa di riposante e spazioso al tempo stesso. E
sono grata a quest’uomo nella mia vita, che sceglie
di amarmi in questa gran giostra dell’esistenza.
Basta capirsi
!
All'interno della coppia è
difficile comunicare.
Forse è a causa del fatto
che la donna non si esprime
abbastanza chiaramente
(dicono gli uomini).
O che gli uomini non ascoltano
(dicono le donne).
Ad esempio:
Quando una donna dice:
"Ora ascoltami bene! Qui c'è
un gran casino! Io e te adesso
mettiamo in ordine. Tutte le tue
cose sono in giro sul pavimento
e se aspettiamo a lavarle,
presto ti ritrovi senza biancheria
pulita. E adesso aiutami, subito!"
L'uomo capisce:
... ascoltami bene
... io e te
... sul pavimento
... senza biancheria
... subito!
(da internet)
Quando
la luna di miele finisce, e diminuisce l’attrazione fisica, spesso nasce la
paura di perdere l’altro
Osho, io e il mio ragazzo ci amiamo e mi piacerebbe crescere sempre più
in intimità con lui, andare in profondità, diventare come una persona sola, ma
di recente l’aspetto sessuale della relazione non ci attira molto, e lui dice
che stiamo diventando come fratello e sorella. È semplicemente finito il fuoco della
passione o sta per arrivare qualcosa di più?
Non siete riusciti a capire
cosa sta succedendo – è proprio quello che accade quando l’amore va più in
profondità: se l’amore va più in profondità mariti e mogli diventano come
fratelli e sorelle.
Se l’amore va più in
profondità l’energia del sole diventa energia della luna: il calore se ne è
andato, è un’energia ‘fredda’. E quando l’amore va più in profondità c’è un
fraintendimento, come accade anche a voi… perché ci siamo abituati a quella
febbre, alla passione, a quell’eccitazione e adesso
sembra tutto una cosa assurda. È assurda! Adesso se fai l’amore sembra sciocco,
e se non fai l’amore ti sembra di perdere qualcosa, per via della vecchia
abitudine.
Quindi dovrete comprendere
questa ‘freddezza’ che sta arrivando. E certamente, quando cominciate a
sentirvi come una persona sola, nasce la paura. Una paura per quanto sta
accadendo – perché se diventate troppo una persona sola, comincerete a
dimenticare l’altro. L’altro può essere ricordato solo come ‘l’altro’.
Quando due amanti cominciano
a diventare uno, nasce la paura: ‘Stai perdendo l’altro?’ In un certo senso sì
, perché l’altro non verrà sentito come l’altro – da cui l’idea di un amore tra
fratello e sorella. Perché ? L’amore tra fratello e sorella non ha eccitazione:
è qualcosa di distaccato. È molto calmo, ‘freddo’: senza passione, senza
sensualità, senza sessualità. E inoltre fratello e sorella non si sono scelti
l’un l’altro: è un dato di fatto. Un bel giorno scopri che sei la sorella – o
il fratello – di qualcuno: non c’è scelta. Gli amanti gli scegli, nella scelta
di chi ami c’è la presenza dell’ego. Con una sorella, con un fratello, non c’è
questo intervento dell’ego: non hai scelto nulla, sono un regalo
dell’esistenza. Non puoi cambiare, non puoi andare in un ufficio pubblico a
dichiarare… Anche se decidi di non essere più un fratello, continui a rimanere
tale – non fa differenza alcuna. Non è possibile, è qualcosa di irrevocabile –
non puoi cancellarlo.
Quando marito e moglie
cominciano a sentirsi in questo modo, nasce una paura – hai cominciato a dare
l’altro per scontato? È diventato un fratello, o una sorella? E quindi non è
più una scelta, non è più il tuo ego. Tutte queste paure, e il passato… Adesso
sai che è qualcosa di assurdo, ma ancora le abitudini del passato… E qualche
volta si comincia a sentire che si sta perdendo qualcosa – una specie di vuoto.
Ma non considerare tutto questo dal punto di vista del passato – ascoltami –
guardalo dal futuro.
Molto accadrà in questo
vuoto, in questa intimità succederanno molte cose – scomparirete entrambi.
Diventerà una cosa totalmente non-sessuale, tutto il calore della passione se
ne andrà e allora conoscerete una qualità dell’amore completamente diversa.
Quella qualità che nascerà in voi io la definisco preghiera. Ma questo è ancora
nel futuro, non è ancora successo – siete sulla strada per raggiungerlo. Il
passato se ne è andato e il futuro non è ancora arrivato. Questo periodo di
passaggio sarà un po’ duro, ma non pensate al passato. Se ne è andato e se ne è
andato per sempre – non si può riportarlo indietro, neppure provando. Sarebbe
così assurdo, sembrerebbe così sciocco. Potete provare a riportarlo indietro a
forza, ma fallirete, e ciò creerà una maggiore frustrazione. Non provateci
neanche.
Siate solo amorevoli in un
modo nuovo… lasciate succedere questo nuovo tipo di luna di miele.
Stringetevi l’uno all’altro,
siate amorevoli, prendetevi cura l’uno dell’altro, e non rimpiangete il calore
della passione – perché quel calore era una pazzia, una frenesia. È un bene che
se ne sia andato, dovreste ritenervi fortunati, e non fraintendere la
situazione.
Accadrà a chiunque sia in
amore, se veramente mi ascolta e va in profondità… È questa la profondità che
stai chiedendo quando dici che vuoi che l’amore vada in profondità. L’amore
passionale è qualcosa di periferico, l’amore compassionevole è al centro – è
questa la profondità. Godetevela: sentitene la beatitudine, meditate insieme,
danzate insieme. Se il sesso scompare, lasciatelo svanire, non forzatelo. Se
qualche volta succede, lasciate che succeda; se sta scomparendo, lasciatelo
svanire. È naturale che a poco a poco sparisca… non preoccupatevi.
tratto da: Osho, For
Madmen Only
APRIRSI
ALLA VITA
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Mondadori editore
€ 11,60 - cod. L464
la distanza fa la differenza: L’uomo è consapevolezza,
consapevolezza continuamente desta. Egli non è colui che sperimenta, ma colui
che sa: ecco la realtà. Tuttavia, la nostra condizione mentale non è quella di
colui che conosce, bensì quella di colui che fa l’esperienza. Quando colui che
conosce è tutt’uno con colui che sperimenta, quando
egli non è più cosciente, ma piuttosto si identifica con l’azione stessa allora
avviene l’identificazione, si diventa una cosa sola con l’atto. Questa
identificazione impedisce il nostro risveglio, perché per essere svegli e
consapevoli è necessaria una distanza, una prospettiva su ciò che accade.
ricordare il dolore: Una persona che voglia
dimenticare l’infelicità non potrà mai risvegliarsi ed esserne consapevole. Come possiamo diventare consapevoli
di qualcosa che tendiamo a dimenticare? Solo ricordando possiamo diventare consapevoli. Dunque, solo mettendo a
fuoco il dolore possiamo divenirne consapevoli.
Ogni volta che sei infelice, prendila come
un’opportunità. Siine totalmente consapevole, e otterrai un’esperienza
meravigliosa. Quando diventi totalmente consapevole del tuo dolore, quando lo
guardi in faccia, senza fuggirlo, avrai un’intuizione del tuo esserne separato.
il paradiso riguadagnato: Pochissima gente è in
grado di riconquistare questo paradiso. Le persone, in genere, vivono in uno
stato di “paradiso perduto”; la situazione di “paradiso riguadagnato” accade
nella vita di pochissimi. Tutti noi perdiamo il nostro paradiso, naturalmente, ma non lo ritroviamo più. Se si
riesce a diventare come bambini prima della morte, il paradiso ritorna. Se un
vecchio riesce a vedere il mondo con l’occhio di un bambino, la pace, la gioia
e la beatitudine che discendono su di lui sono al di là di ogni immaginazione.
verità e soldi: La verità non si può scoprire con i soldi. In
realtà, fino a quando non sarai pronto ad abbandonare te stesso non riuscirai a
raggiungere la verità, per quanto tu possa rinunciare a tutto il resto. La
verità non può essere scoperta abbandonando ciò che si ha, ma scomparendo
rispetto a ciò che si è.
Impazienza e serenità: Impazienza e serenità non
possono accompagnarsi; impazienza vuol dire tensione, agitazione, eccitazione.
Una mente simile non potrà che fallire.
La pazienza assomiglia al mare calmo: come uno
specchio, non ha alcuna increspatura. Il fatto interessante è che, quando la
luna vi splende sopra, se il mare è calmo e simile a uno specchio, può catturarne il riflesso, in questo stesso
momento. Ma un mare agitato, pieno di onde, non può catturare la luna.
gioco d’azzardo: Non esiste gioco d’azzardo più rischioso della
ricerca spirituale. In natura, tutte le altre scommesse sono inezie: scommetti,
vinci o perdi qualcosa, ma restando sempre in disparte. Nel caso della
religione scommetti il tuo sé, e quindi è fuori luogo parlare di perdite o vincite. Infatti, quando hai scommesso te
stesso, chi vince o perde? Adesso tu sei la posta: non c’è modo di perdere o
vincere. Ora sei finito. Lascia che questo ti sia chiaro.
il raggio della volontà: Una mente risoluta contiene potenzialità
meravigliose. Una mentalità vittimista è più
responsabile di una vita di sconfitte di quanto lo siano le circostanze. Il
mondo in quanto tale ha poco a che fare con i fallimenti delle persone: il
novanta per cento della responsabilità è delle persone stesse.
Lo stesso principio si applica a coloro che
ottengono un successo dietro l’altro. Solo noi siamo fondamentalmente
responsabili del nostro modo di vivere e della qualità della nostra vita. Solo
noi gettiamo la basi della vita che viviamo. Una volta compresa questa verità,
ciò che sto spiegando ti diventerà chiaro.