SOMMARIO

 

 

2 DOVE MEDITARE

I centri di meditazione di Osho regione per regione e altri indirizzi.

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 RIFLESSIONI

Est/Ovest: una sintesi reale

• È uno scontro di civiltà

Ma quale civiltà?

• Proprio qui

La più grande rivoluzione possibile nella storici dell'umanità è l'incontro tra Oriente e Occidente, tra la mente maschile e quella femminile, tra il sacro e il profano.

 

14 ORIENTE

• La Via del Tè

La cerimonia giapponese del tè.

 

16 PRIMO PIANO

SENZA CERTEZZE...

• Non si può mai dire

• In questi tempi incerti...

• Quando va sempre tutto bene

• Non cercare sicurezze, cerca te stesso

Tornare a casa

• Passo dopo passo

La vita è cambiamento. L'insicurezza ne è il sottofondo costante e spesso si tra-sforma in paura del domani. Crearsi una corazza fatta di false sicurezze non serve: nel momento in cui scopri te stesso, l'intera esistenza è casa tua.

 

27 IL RICERCATORE

La saggezza dell'esistenza

Nell'incertezza, puoi avere fiducia nel tuo desiderio profondo di raggiungere la meta.

 

30 SPECIALE

UN DIVERSO APPROCCIO ALL'OMOSESSUALITÀ

• Io non sono contro nulla

• Sono attratta dalle donne

• I 4 stadi della sessualità

Ma che domande !

• Un'armoniosa danza tra due polarità

La polarità maschile femminile è quella che genera l'energia che può portarti al salto di consapevolezza di cui l'umanità come specie ha bisogno per la sua stessa sopravvivenza.

 

48 LA MAPPA

L'amore è una scala

Scopri che gradino hai raggiunto sul-la scala dell'amore e come questo in¬fluenza il tuo rapporto con chi ami.

 

50 TUTTE LE STELLE

Ti tuo oroscopo di gennaio

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 UN LIBRO DA VIVERE

Dalla meditazione alla medicazione

Essere sani come sinonimo di essere se stessi.

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

LE NOTIZIE

 

 

Meditazione in rete

 

Sul sito osho.com adesso basta cliccare su meditazione (nella pagina di apertura) per scoprire ciò che ti serve per diventare un meditatore autosufficente. Trovi tutti gli strumenti: spiegazioni dettagliate delle principali meditazioni e anche dimostrazioni in streaming video clip che ti forniscono istruzioni, passo a passo, su come fare ciascun stadio di ogni tecnica.

La meditazione è la strada che ti porta a scoprire chi sei veramente. È la scienza della consapevolezza, e il bello è che permette a chiunque voglia sperimentarla – ed esplorare così la sua interiorità – di farlo per proprio conto.

Nella stessa area del sito trovi anche articoli su vari aspetti della meditazione e tutta una serie di risposte di Osho a domande in materia, e inoltre pratici link per approfondire ulteriormente l’argomento e per avere indirizzi dove poter fare, nel caso ti venga voglia, meditazione insieme a qualcun altro.

 

 

Autosufficente!

 

“Quando sono tornata al mio vecchio lavoro in Bulgaria,” racconta Elitsa Velikova, studentessa e praticante di giornalismo, che aveva trascorso un periodo qui a Pune nel Residential Program, “è stato un piacere accorgermi come le mie vecchie abitudini fossero sparite. Grazie a questa esperienza di ‘lavoro come meditazione’ ho imparato a portare creatività, e a divertirmi, in qualunque cosa stia facendo, non importa quanto banale o monotona. Era tutto diverso, potevo vedermi fare il mio lavoro senza identificarmi coi problemi, ma semplicemente tentando di risolverli al mio meglio… anche il mio capo si è accorto subito di questo cambiamento, e mi ha detto che ero diventata davvero autosufficente.

Lavorare nel Meditation Resort è stata per me un’esperienza molto intensa, ha portato alla luce un mucchio di vecchi condizionamenti che mi trascinavo dietro dalla mia vita ‘normale’. Ho sentito una grossa responsabilità, perché non solo c’è da essere centrati e ‘svegli’, ma anche da ricordarsi che di base si è lì per la propria crescita interiore... come del resto lo sono tutte le altre persone del resort e viene quindi più naturale una sensibile attenzione reciproca. Questa esperienza ha fatto davvero molto per portare la meditazione nella mia vita di ogni giorno, e anche per farmi scoprire la gioia di fare le cose per me stessa”.

Il Residential Program è aperto a tutti, trovi maggiori informazioni sul sito osho.com – area Meditation Resort – oppure scrivi, in inglese, a “Work as meditation” presso la comune di Pune.

 

 

Totale accettazione

 

Di Yuthika – una terapista australiana molto amata qui al Meditation Resort di Pune – e del suo modo di affrontare le sofferenze e i problemi  causatele da un tumore al cervello, avevamo già parlato nel numero di ottobre.

Il primo novembre Yuthika ha lasciato il corpo.

Shunyo, che era andata a trovarla proprio il giorno prima, ci racconta: “Mi ero preparata al peggio, sapendo che il suo corpo sarebbe stato devastato dalla malattia…  immaginate la mia sorpresa quando nel guardarla mi sono accorta di un’incredibile bellezza e di un ‘qualcosa’ che la faceva assomigliare a una ragazzina. Aveva raggiunto una accettazione totale, e raccontava come per la prima volta in vita sua fosse assolutamente rilassata e contenta di essere sola con se stessa, senza assolutamente fare nulla. Mi ha detto:È vero, non c’è proprio nulla da fare’. Yuthika rimaneva stesa a letto tutto il giorno, ascoltando semplicemente il suono del vento tra i bambù appena fuori dalla sua finestra.

Mi ha raccontato che le sembrava quasi che la sua vita, come un nastro, si stesse riavvolgendo all’incontrario, e presumo che io le riportassi alla mente tutta la sua vita a Pune e i suoi numerosi amici qui, il cui amore le avevo portato.

Il giorno dopo è morta, e molte persone sono andate a sedere in meditazione vicino al suo corpo… fino al giorno della cremazione, in cui c'è stata una grande festa”.

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È uno scontro di civiltà

Ma chi è civile cerca la collaborazione, non lo scontro.

 

Sembra che, sotto sotto, sia abbastanza diffusa l’idea che la civiltà, quella vera, sia solo la nostra… e gli altri abbiamo solo da imparare, e star zitti; questo talvolta provoca anche dichiarazioni pubbliche da parte di politici poco accorti – il presidente Bush che parla di “Crociate”, il nostro Berlusconi che si lascia sfuggire che “la civiltà occidentale conquisterà i popoli” perché è una “civiltà superiore”. Cose che in seguito devono ritrattare in quanto frasi non “politicamente corrette”.

Questi atteggiamenti, siano dovuti a carenze culturali, orgogli nazionalistici o condizionamenti religiosi – viene automatico credere che a un “unico vero dio”, qualunque sia il suo nome, corrisponda un’unica vera civiltà – possono portare solamente a una contrapposizione, a tentativi più o meno riusciti di conquista, nel caso dell’occidente soprattutto economica, che portano inevitabilmente a ulteriori radicalizzazioni.

Occorre invece diventare consapevoli delle carenze dei vari tipi di civiltà – quella occidentale, ad esempio, tutta tesa alla ricerca di un successo puramente materiale, senza tenere in considerazione alcuna i costi umani – e lavorare per una sintesi. Solo in questo modo si riuscirà ad avere uno sviluppo armonioso e non guerre più o meno sante, da qualunque parte siano proclamate.

Parlando in un contesto molto più ampio, quello della consapevolezza e dello sviluppo del potenziale di ogni essere umano, ecco cosa ci ricorda Osho nel brano qui a fianco:

 

“Questo per me è uno dei punti più essenziali e fondamentali: se sei profondamente radicato nel materialismo non puoi elevarti alla spiritualità.

L’Oriente ha commesso un errore cercando di raggiungere le stelle senza andare in profondità nella terra, ed è stato un fallimento completo. L’Occidente ha commesso un altro errore: ha continuato a estendere le sue radici nella terra, nella materia, e si è completamente dimenticato delle stelle.

Per questo continuo a mettere l’accento sul fatto che ognuno di voi deve essere uno Zorba il Buddha. Zorba è il radicamento nella terra e Buddha è il desiderio intenso di volare fino alla libertà suprema, di raggiungere uno spazio senza limiti. A entrambi occorre una grande sintesi.

Il nostro mondo soffre perché non siamo stati in grado di creare una sintesi tra Oriente e Occidente, tra terra e cielo, tra spirito e materia, tra l’interiore e l’esteriore. Se questa grande sintesi non verrà realizzata, l’umanità non ha speranza.”

OSHO

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Ma quale civiltà?

A chi si è ‘dimenticato’ che la civiltà non è nata col cristianesimo.

 

Un monaco cristiano scrive a Osho affermando che il cristianesimo ha portato la civiltà nel mondo.

La risposta:

Una sciocchezza bella e buona! Secondo la religione cristiana, Dio creò il mondo seimila anni fa.

In India ci sono gli scavi di Mohanjo Daro, una città grande quanto Bombay, e Harappa, un’altra grande città che perfino i cristiani… Il responsabile degli scavi era un cristiano di nome Marshall. Persino lui ha dovuto ammettere: “Non posso datarli a meno di 7.000 anni fa, sarebbe assurdo, andrebbe contro la mia coscienza. Anche se, come cristiano, dovrei collocarle non oltre i 6.000 anni fa, come scienziato devo datarle, come minimo, a 7.000 anni fa” .

E quelle città, devo aggiungere, avevano grandi strade, come New York o San Francisco. Ciò dimostra che possedevano veicoli molto veloci, altrimenti quelle strade non sarebbero state necessarie. Se avessero circolato solo pedoni o carretti, non sarebbero state necessarie strade così larghe.

Persino le nostre città moderne non hanno strade così larghe. E su entrambi i lati c’erano i marciapiedi. Ciò dimostra che dovevano avere dei mezzi di trasporto a motore, che utilizzavano qualche tipo di petrolio, o gas.

E non avevano solo strade larghe, avevano anche grandi palazzi. Ora ci sono solo rovine, ma sono rovine di cose grandiose. Avevano camere da letto enormi! Avevano piscine pubbliche, e un sistema di acquedotti, abbastanza complicato, al quale ogni casa era collegata attraverso delle tubazioni. Ogni casa era dotata di bagno e gabinetto… e voi pensate che il cristianesimo abbia portato la civiltà nel mondo?

Appena cent’anni fa, in America, ci fu un processo, giunto fino alla Corte Suprema, contro un uomo che era appena ritornato dall’Europa e aveva scoperto che a Parigi ogni camera da letto aveva il suo bagno, e così si era fatto costruire un bagno – il primo –  proprio accanto alla camera da letto. Tutti i cristiani gli furono contro, ci fu una grande protesta: “È una cosa sporca avere il bagno accanto alla camera da letto. I bagni, i gabinetti, devono essere costruiti lontani dalle stanze, nel retro della casa”.

L’uomo dovette combattere nei tribunali fino a raggiungere la Corte Suprema per vincere la causa, e questo accadeva solo un secolo fa!

Settemila anni fa, ad Harappa e Mohanjo Daro avevano bagni adiacenti alle camere da letto. Avevano un sistema di acquedotti che portava acqua in tutte le case, in tutti i bagni, che permetteva la costruzione di piscine pubbliche. Nelle case più grandi, che di certo appartenevano ai più ricchi – ai re e alle regine – c’erano anche piscine private.

E settemila anni è il minimo. Molto probabilmente risalgono a più di settemila anni fa, perché nei testi indù non vengono citate né HarappaMohanjo Daro. Come è possibile che non si parlasse di due città così grandi? E il Rigveda, il libro indù più antico, risale, in base a prove valide, a novantamila anni fa. Neanche il Rigveda parla di quelle città. Forse erano più antiche del Rigveda, forse scomparvero in una catastrofe, naturale o provocata dall’uomo, prima che gli ariani giungessero in India!

Quelle città non appartenevano agli ariani, perché in esse non è stata ritrovata neppure una statua di divinità indù. È stata invece ritrovata una statua che indica la prevalenza del Giainismo in quelle città. È stata ritrovata una sola statua di Mahavira nudo. Ma nessuno può dire se si tratti di Mahavira o di uno degli altri ventitré tirthankara dei giainisti.

La statua dimostra che prima che gli ariani giungessero in India, esisteva già una civiltà fiorente. E prova anche che il Giainismo è molto più antico dell’Induismo, perché non è stato ritrovato alcun tempio indù, né statue di Shiva, Vishnu o Brahma. Nulla di tutto questo.

Non ci crederete, ma quelle due città furono distrutte ben sette volte. Ora possiamo solo fare delle ipotesi su cosa sia realmente accaduto. Durante i primi scavi, avevano pensato che si trattasse solo di un’unica grande città. Tuttavia Marshall volle continuare gli scavi, perché pensava che una città di tali dimensioni non potesse essere nata dal nulla – ci dovevano essere state altre grandi città.

Perciò continuò gli scavi nella zona di Harappa e Mohanjo Daro. Lo attendeva una sorpresa: trovarono uno spesso strato di terra – forse il deposito di un’eruzione vulcanica – e, al di sotto, i resti di una città molto simile, con le stesse strutture.

Questo lo spinse a scavare ulteriormente, e finora sono stati trovati sette strati. Sembra che per migliaia di anni Harappa e Mohanjo Daro abbiano sofferto forti sconvolgimenti. Distrutte, vennero ricostruite di nuovo, e ancora distrutte e ricostruite, per sette volte.

Ci devono essere voluti migliaia di anni per quelle città… e alla fine vennero distrutte. Tocca a noi scoprire se fu a causa di armi nucleari accumulate da quei popoli – perché tutte le loro città portano i segni di un’alta tecnologia – o se fu la natura. Ma la natura non sarebbe così perfida da distruggere sette volte una stessa città…

Molto probabilmente furono gli uomini. Forse Harappa e Mohanjo Daro erano in guerra tra loro, e si distruggevano a vicenda; i sopravvissuti poi ricostruivano un’altra città sulle rovine della precedente.

Ora i cristiani devono rispondermi: Harappa e Mohanjo Daro furono forse create prima che Dio creasse il mondo?

Il Rigveda venne scritto novantamila anni fa, e Dio ha creato il mondo solo seimila anni fa. I cristiani sono ciechi. A causa delle loro scritture, sono incapaci di guardare l’esistenza. Quelle scritture impediscono loro di vedere la realtà.

Ora si sa con certezza che il Rigveda venne scritto novantamila anni fa, perché nel Rigveda c’è la descrizione dettagliata di una certa costellazione. Quella costellazione non si è più ripresentata. Apparve, secondo gli astronomi e gli scienziati, novantamila anni fa. I compilatori del Rigveda, dunque, devono averla vista; la loro descrizione è talmente dettagliata che è impossibile che l’abbiano solo immaginata – e quella costellazione non si è più vista! Forse in futuro potrebbe riapparire. Questa è una prova scientifica dell’età del Rigveda.

Il monaco mi ha scritto: “Noi abbiamo portato la cultura nel mondo”. Mentre veniva scritto il Rigveda, voi e il vostro Dio dove eravate? Mentre Harappa e Mohanjo Daro venivano distrutte e ricostruite per sette volte, dov’era il vostro Dio, dov’erano i cristiani? Quando vennero scritte le Upanishad, l’Europa era terra di barbari.

Vi sorprenderà sapere che l’aritmetica nacque in India. La polvere da sparo e le armi da fuoco vennero inventate dai cinesi, prima della nascita di Cristo. L’alfabeto ebbe origine in India, come pure l’astronomia.

Perché questi popoli si fermarono? Avrebbero potuto progredire e arrivare all’energia atomica…

Pur conoscendo questi segreti, i cinesi non crearono armi da fuoco, sebbene nelle loro scritture siano descritte nei dettagli, e il motivo fu il richiamo dei saggi: “Queste cose condurranno ad armi ancora più distruttive. Da una cosa nasce l’altra. Fermatevi ora. Tenete i vostri appunti, ma non producete armi così pericolose”.

Perché in India la matematica non si sviluppò fino ai livelli di Einstein? Si fermò per il semplice motivo che non si volle sprecare il proprio genio con il mondo oggettivo; il nostro genio e la nostra vita sono effimeri. È sufficiente creare condizioni di vita confortevoli, e poi iniziare a esplorare la dimensione interiore. Il viaggio essenziale è interiore. Lo stesso è vero per la Cina. Queste sono le civiltà più antiche”.

tratto da:Osho, Christianity and Zen #4

 

 

 

"Esperienza" è una parola religiosa; una parola parallela è “esperimento” – questa è una parola scientifica – ma prima o poi esperienza ed esperimento dovranno incontrarsi. Questo incontro aprirà la via alla più grande rivoluzione della storia dell’uomo. Sarà anche l’incontro di Oriente e Occidente, della mente femminile e di quella maschile, dello yin e dello yang, dell’interno e dell’esterno, del profano e del sacro.

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Proprio Qui

Un’incontro fra Oriente e Occidente è possibile.

 

 

Qui sta accadendo una grande sintesi; qualcosa che non era mai accaduta prima d’ora, ma che l’umanità ha bisogno che accada. Deve accadere, per la sopravvivenza dell’umanità. Io sto tentando di creare una grande sintesi: la sintesi tra Zorba il greco e Gautama il Buddha, la sintesi tra il materialismo e la spiritualità. Io sto tentando di creare un materialismo spirituale. Questi due mondi sono sempre stati separati, antagonisti tra loro. Per colpa di questo antagonismo, l’uomo è diventato schizofrenico, perché l’uomo è composto dall’anima e dal corpo. L’uomo non è solo l’anima e non è solo il corpo. Il materialista insiste nel credere che l’uomo sia solo il corpo. Lo spiritualista insiste nel credere che l’uomo sia solo l’anima. Entrambe le credenze sono parziali, ed entrambe sono false perché sono parziali. Ed entrambe non soddisfano, si sono dimostrate insoddisfacenti.

Dobbiamo accettare l’uomo in tutta la sua totalità. Per quanto concerne il corpo, l’uomo deve essere Zorba il greco e, per quanto concerne l’anima, l’uomo deve essere Gautama il Buddha. Se il corpo e l’anima possono coesistere, perché Buddha e Zorba non potrebbero coesistere in un unico uomo? Questa sarà la sintesi più elevata.

L’Occidente è rimasto materialista, e soffre a causa del materialismo. Gode di tutti i vantaggi offerti dal materialismo: grandi tecnologie, belle case, prestazioni mediche migliori, maggior longevità, corpi più belli e più sani.

L’uomo occidentale gode di tutti i vantaggi offerti dal materialismo – è ricco, ha benessere – ma soffre perché ha perso la propria anima: il suo mondo interiore è vuoto, deserto. L’uomo occidentale ha tutto ciò che gli occorre all’esterno ma, avendo avuto pieno successo nel mondo esterno, si è piegato troppo verso il materialismo e ha dimenticato il proprio mondo interiore. Ha perso ilpadrone interiore’, ha perso la propria anima.

L’Oriente è rimasto spirituale. Gode di tutte le bellezze della spiritualità: la calma, la tranquillità, il rilassamento, l’amorevolezza, la compassione. L’uomo orientale ha una qualità speciale, ha il sapore dell’interiorità, ma il suo corpo è ammalato, soffre per una grande indigenza e sta morendo di fame. Il suo mondo esteriore è abnorme e le sue sofferenze sono state troppo grandi.

Sia l’uomo occidentale sia l’uomo orientale vivono in una grande tensione, perché l’essere umano, finché non diventerà un intero, vivrà sempre in una grande tensione.

Riuscite a vedere che l’Oriente non nutre più interesse per la meditazione? L’Oriente non nutre più interesse per la meditazione, l’Oriente non nutre più interesse per Buddha: i suoi interessi si sono spostati, è una cosa naturale. Ora l’uomo orientale vuole sapere molto di più di fisica, di chimica, di ingegneria, di medicina. Gli uomini orientali che hanno talento vanno in Occidente – nelle università di Oxford, di Cambridge, di Harward, di Princetown – per imparare ciò che è accaduto in Occidente.  Gli uomini orientali di talento non riescono a capire perché voi occidentali venite in Oriente. A loro sembra un’assurdità!

Ma gli occidentali devono venire in Oriente. Harward e Oxford si sono dimostrate carenti. Hanno dato molto, ma non hanno dato la ricchezza interiore. Gli occidentali sono ricchi e, proprio a causa del contrasto con la prosperità esteriore, sono diventati ancora più consapevoli della loro povertà interiore, del buco nero che hanno dentro. L’esterno è talmente pieno di luce che, per contrasto, il buco nero interiore spicca con evidenza. La ricerca è iniziata: gli occidentali vanno in Oriente e gli orientali vanno in Occidente.

Questa situazione potrebbe protrarsi nel tempo e potrebbe condurre a un altro tipo di slittamento e all’infelicità. L’Occidente potrebbe diventare simile all’Oriente e l’Oriente potrebbe diventare simile all’Occidente, e il problema attuale non cambierebbe.

Il mio lavoro qui è un grande esperimento: riunire l’Oriente e l’Occidente. Kipling ha dichiarato che l’Oriente e l’Occidente non si incontreranno mai! A Kipling io vorrei dire: “Amico, l’Oriente e l’Occidente si stanno incontrando, anzi si sono già incontrati. Si stanno incontrando qui, in questo posto.

Questo luogo rappresenta l’Oriente, anzi rappresenta più che l’Oriente: rappresenta l’Oriente più l’Occidente, rappresenta l’umanità nella sua interezza; è un esperimento di fratellanza universale. Qui puoi trovare cristiani, ebrei, mussulmani, parsi, giainisti, buddhisti, hindu, ogni tipo di persone. E tutte hanno lasciato perdere le loro identità e sono entrate in una fratellanza universale…

tratto da:

Osho, Lo Splendore dell’Essere ed. NSC

 

 

 

L'uomo completo

 

Quando Rudyard Kipling affermò: “L’Oriente è l’Oriente, e l’Occidente è l’Occidente, e i due non si incontreranno mai”, stava dando voce agli interessi costituiti. Essi vogliono che il mondo rimanga diviso, vogliono che l’uomo rimanga diviso – in tante religioni, filosofie, ideologie politiche. Adopererebbero qualsiasi mezzo per far sì che l’uomo non diventi uno. Perché? Perché l’uomo che è integrato, che non è frammentato, non può essere reso schiavo. Non può essere sfruttato dai preti o dai politici. In realtà, quest’uomo diventa del tutto

libero da ogni possibilità di sfruttamento e di oppressione. Diventa un individuo, diventa intelligente, diventa un ribelle. Diventa così perspicace, chiaro, che può vedere attraverso tutte le superstizioni, anche le più antiche. Può vedere la stupidità in cui l’umanità ha vissuto – e non solo ci ha vissuto, ma l’ha addirittura glorificata. Può vedere l’idiozia delle diverse nazionalità, la profonda stupidità del fatto che al mondo esistano tutte queste religioni.

Osho

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Est/Ovest: un sintesi reale

 

 

La mente occidentale è orientata verso l’analisi, l’emisfero sinistro del cervello, mentre la mente orientale è proprio l’opposto, orientata verso l’emisfero destro, quello intuitivo. L’Occidente è affascinato dall’Oriente e l’Oriente dall’Occidente. Parti uguali di entrambi: è questa l’armonia della saggezza e della trascendenza degli opposti?

 

La trascendenza degli opposti non è un fenomeno quantitativo, è una rivoluzione qualitativa. Il punto non è di avere parti uguali di entrambi: quella sarebbe una soluzione materialistica. Quantità significa materia. Parti uguali di entrambi ti daranno solo l’apparenza della sintesi, ma non sarà una sintesi reale, sarà una sintesi morta, non una viva, non una che respira, con un cuore che batte.

La sintesi reale è un dialogo: non parti uguali di entrambi, ma un rapporto d’amore, un rapporto tra due. Il punto è creare un ponte tra gli opposti, non riunirli insieme in un unico posto. Entrambi sono importanti, estremamente importanti. Non si può rinunciare né all’analisi né all’intuizione. Trascura l’analisi e diventi, all’esterno, povero, affamato, malato. E se uno è esternamente povero, affamato, malato, come può andare dentro di sé? È impossibile.

La povertà esterna impedisce il viaggio interiore. Se sei ossessionato dal cibo, dai vestiti, dall’avere un riparo, non hai né tempo né spazio per andare dentro, per pensare alle cose più elevate della vita.

Annam Brahma: il cibo è dio, il primo dio.

Se metti da parte la mente analitica, la scienza scompare. Se metti da parte la mente analitica, non puoi vivere nell’agiatezza; dovrai essere povero e affamato, e perderai il tuo primo contatto con il divino.

L’Occidente possiede questo contatto – in esso non c’è nulla di sbagliato. Questo orientamento verso l’analisi è un passo significativo verso il conoscere dio. Io non sono contrario, ma non ci si deve fermare qui. Il cibo non è un valore supremo, è un mezzo per un fine. Se sei su di un cammino meditativo, puoi iniziare a trasformare il cibo in preghiera.

È tutto relativo. Il pittore mangia, e quel cibo in lui diventa pittura. Il poeta mangia lo stesso cibo, e in lui diventa poesia. Anche l’assassino mangia lo stesso cibo, e in lui diventa uccidere e distruggere. Il cibo è energia allo stato grezzo; il modo in cui viene trasformata dipende da te. Tu produci la trasformazione; quel che conta sei tu, non ciò che mangi.

Il denaro in se stesso non ha nulla di male. Questo è il mio approccio fondamentale all’esistenza: il denaro è neutro, dipende tutto da te. Nelle mani di un uomo di comprensione, il denaro ha una straordinaria bellezza. Può diventare musica, può diventare arte, scienza, religione. Non è il denaro che è cattivo, è la persona. Lo stupido, se ha soldi, non sa cosa farne: il denaro crea in lui solo una maggiore avidità. Il denaro può liberarti dall’avidità, ma lo stupido lo trasforma in un’avidità ancora maggiore. Esso diventa rabbia, sesso, cupidigia. Più denaro ha lo stupido, e più stupido diventa, perché ha più potere per fare cose stupide.

Per il saggio, tutto si trasforma in saggezza.

La mente analitica non è un male, come non è un male l’approccio scientifico alla realtà; tuttavia è solo un mezzo, non può essere il fine. Il fine è la conoscenza di sé, il fine è conoscere il divino, il fine è conoscere l’eterno, ciò che non muore mai. Aes Dhammo Sanantano: il fine è questo, conoscere la legge suprema che pervade, che permea l’intera esistenza. Conoscendola, si è liberati. La verità libera.

L’Oriente ha dato un enorme contributo verso questo fine supremo. Ma senza i mezzi, come puoi raggiungere il fine? E senza il fine, qual è il punto di avere tutti i mezzi? Qui si tratta di un dialogo profondo tra Oriente e Occidente, si tratta di un matrimonio, non di una combinazione quantitativa di questi due atteggiamenti diversi: non si tratta di avere mezzo Oriente e mezzo Occidente, o un pizzico di scienza e un pizzico di religione. La vita umana non è un fatto matematico, è poesia.

Ciò che occorre è un dialogo, una relazione personale, una storia d’amore tra Est e Ovest, un profondo abbraccio. Il punto non è di avere quantità uguali. Tutto l’Occidente e tutto l’Oriente che si incontrano e si fondono uno nell’altro – non metà Oriente e metà Occidente. Tutto l’Est e tutto l’Ovest che si sciolgono l’uno nell’altro in una profonda relazione d’amore. Solo allora sarà possibile la sintesi reale, la trascendenza degli opposti.

Quando due amanti si incontrano in una profonda gioia orgasmica, c’è trascendenza. L’attrazione c’è: l’Oriente è affascinato dell’Occidente, l’Occidente dall’Oriente, ma c’è il rischio che gli occidentali che subiscono troppo il fascino dell’Oriente smettano di essere occidentali e diventino orientali; e gli orientali che sono affascinati dall’Occidente smetteranno di essere orientali e diventeranno occidentali. Così non cambia nulla. Non avviene alcun incontro, nessuna fusione; c’è di nuovo lo stesso problema. La gente si è solo scambiata di posto; adesso l’orientale si trova nell’emisfero occidentale e l’occidentale in quello orientale. Ora l’occidentale medita e l’orientale studia a Oxford, a Cambridge, ad Harvard e diventa uno scienziato, un fisico. Non avviene alcun incontro.

Il mio tentativo qui non è di trasformare la mente occidentale in orientale o quella orientale in occidentale, ma di lasciar accadere un incontro tra le due, e non in parte, ma totalmente. Ricorda che quando due elementi interi si incontrano, diventano un tutto unico. Quando due totalità si incontrano, diventano una totalità: questa è trascendenza. Ne abbiamo bisogno con urgenza, perché senza di essa non c’è speranza né futuro per l’umanità.

Ciò che stiamo cercando di fare qui è di enorme importanza per il futuro dell’uomo. Non è un esperimento qualunque – in realtà non c’è esperimento più importante di questo. Forse non ti rendi conto che stai partecipando a qualcosa che salverà il mondo.

Altrimenti la divisione tra Est e Ovest finirà per annientare l’umanità. L’Oriente è povero, troppo povero, e l’Occidente sta diventando troppo ricco, e la frattura diventa ogni giorno più grande, più profonda. Questa frattura creerà, prima o poi, una terza guerra mondiale, che sarà distruttiva per entrambi.

Prima che possa accadere, dobbiamo diffondere una nuova visione, dobbiamo dare alla luce una nuova umanità, un uomo che non è né orientale né occidentale ma è entrambi allo stesso tempo; non in parti uguali, non metà orientale e metà occidentale – pienamente occidentale e pienamente orientale.

tratto da: Osho,

The Dhammapada: The Way of the Buddha

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La via del tè

La cerimonia giapponese del tè

 

Prepara una deliziosa tazza di tè; sistema il carbone per scaldare l’acqua; disponi i fiori come appaiono nei campi: in estate, lo consigliamo fresco; in inverno, caldo; fai tutto in anticipo; tienti pronto in caso di pioggia; e dai a quelli con cui ti riunisci ogni considerazione.

 

 

È difficile credere che si possa creare una cerimonia di grande significato intorno a una tazza di tè, ma questo è proprio ciò che hanno fatto i filosofi, gli artisti e i monaci cinesi e giapponesi!

È un esempio straordinario di come l’azione più semplice possa diventare un’esperienza che può durare nel tempo. È in questo modo che il tè, una comune bevanda, ha acquistato un’anima ed è diventato una fonte di pace. Il fattore fondamentale della cerimonia del tè è quello di far risaltare il bello che si può trovare nelle comuni attività della vita di tutti i giorni. La cerimonia in se stessa è molto semplice, austera, e getta luce sulle sfumature più sottili di un’azione comune.

Rikyu, uno dei più grandi praticanti dell’arte della cerimonia del tè, è colui che ha stabilito l’insieme molto semplice di regole per praticarla:

Di fronte all’affermazione di un discepolo secondo il quale tutto questo sembrava piuttosto elementare, Rikyu replicò: “Allora, se sei in grado di ospitare un incontro per il tè senza deviare da alcuna delle regole che ho appena pronunciato, diventerò tuo discepolo”.

Osho ha parlato molte volte di questa bella cerimonia, come esempio del trasformare le piccole cose in una celebrazione.

 

 

In Giappone hanno la cerimonia del tè. In ogni monastero Zen, e nelle case delle persone che possono permetterselo, hanno un tempietto per bere il tè. Il tè così non è più una cosa comune, banale; l’hanno trasformata in una celebrazione. Il tempio in cui si beve il tè è fatto in un certo modo – situato in uno splendido giardino, con uno stagno bellissimo popolato da cigni e circondato da fiori stupendi. Gli ospiti arrivano e devono lasciare fuori le scarpe: è un tempio.

Quando entri nel tempio non puoi parlare; devi lasciare la mente, i pensieri e le parole all’esterno insieme alle scarpe. Ti siedi in una posizione meditativa. La padrona di casa, la signora che prepara il tè per te, si muove in modo aggraziato, come se stesse danzando, e prepara il tè, mettendo davanti a te tazzine e piattini come se fossero degli dei. Si inchina a te con grande rispetto, e tu lo ricevi con lo stesso rispetto.

Il tè viene preparato in un samovar speciale che produce suoni bellissimi, una musica tutta sua. Fa parte della cerimonia del tè che tutti ascoltino come prima cosa la musica del tè. Quindi tutti rimangono il silenzio, in ascolto… gli uccellini cinguettano fuori in giardino, e il samovar… il tè crea la propria musica. La pace ti circonda.

Quando il tè è pronto e viene versato nelle tazze, non devi berlo semplicemente come fa di solito la gente. Prima ne senti l’aroma, il profumo. Lo sorseggi come se arrivasse dall’aldilà, prendendoti tutto il tuo tempo – non c’è alcuna fretta. Magari qualcuno inizia a suonare il flauto o il sitar.

Una cosa comune – è solo tè – ma l’hanno fatta diventare una bellissima celebrazione religiosa, e la gente ne esce rinfrescata, nutrita, sentendosi più giovane e più viva.

E se si può fare con il tè, si può fare con qualunque cosa, con i tuoi vestiti, col cibo.

 

tratto da:

Osho, Beyond Enlightenment

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Senza certezze

 

L’insicurezza è il sottofondo della nostra vita di tutti i giorni e spesso si trasforma in paura del domani. Una paura che ci rovina la vita. Cosa possiamo fare per iniziare ad affrontare questo problema?

 

 

Certe volte la vita sembra andare troppo in fretta, e non si sa mai cosa aspettarsi per il giorno dopo: all’improvviso si passa dalla pace alla guerra, o magari, dopo un periodo di rapida crescita economica – dove la ricchezza sembrava alla facile portata di tutti – ci si trova di fronte ad una recessione.

Sono tutte cose assolutamente al di là del nostro controllo, e noi, come reazione, continuiamo ad affannarci a costruire piccole sicurezze che chissà quanto durano e poi, quando crollano, ci lasciano peggio di prima…

Come possiamo affrontare tutta questa situazione?

Osho, tanto per cominciare, ci ricorda che il cambiamento fa parte della vita stessa: “Una persona consapevole sa che la vita continua a cambiare. La vita è cambiamento. Il continuo cambiare è l’unica cosa di duraturo… A parte il cambiamento tutto il resto si trasforma. Accettare questa caratteristica della vita, accettare questa esistenza mutevole, con tutte le sue stagioni e i suoi umori, questo continuo fluire che non si ferma mai, neppure per un attimo, significa essere beato. A questo punto nessuno può disturbare la tua felicità. È la tua continua affannosa ricerca di qualcosa di permanente che ti crea dei problemi. Se vuoi vivere una vita senza cambiamenti… stai  chiedendo l’impossibile. Una persona consapevole diventa abbastanza coraggiosa da accettare questo fatto”.

Una cosa importante è vedere di liberarsi dalle paure. Mi ricordo di aver sentito Osho dire che a fare una bella lista è sorprendente vedere quante paure abbiamo, eppure siamo ancora vivi! Ci sono infezioni da tutte le parti, malattie, pericoli, rapimenti, terroristi... la vita è breve. E alla fine arriva la morte, che non si può evitare…

“Una persona matura dovrebbe staccarsi da tutto ciò che ha a che fare con la paura. È così che la maturità arriva a compimento. Osserva tutti i tuoi atti, tutte le tue convinzioni, scopri se sono basate sulla realtà, sull’esperienza, o sulla paura. Tutto ciò che è basato sulla paura deve essere immediatamente abbandonato senza pensarci due volte. È la tua armatura.

Certo, richiede coraggio il vivere nell’incertezza, senza tentare in continuazione di  crearsi una corazza fatta di false sicurezze. Ma, come ci ricorda Osho: “La vita è fondamentalmente insicura. Quella è la sua qualità intrinseca; non si può cambiare. La morte è sicura, assolutamente sicura. Nel momento in cui scegli la sicurezza, senza volerlo hai scelto la morte. Quando scegli la vita, inconsapevolmente hai scelto l’insicurezza”.

 

Ecco, di seguito, alcuni spunti per riflettere sul tema dell’insicurezza, e per darci coraggio in questi tempi incerti.

 

 

 

La vita è incerta: l’insicurezza è proprio la sua natura. E una persona intelligente rimane sempre senza certezze.

 

Quando l’insicurezza e pericoli aumentano, la risposta può nascere solo dalla consapevolezza. Ci sono due possibilità. O chiudi gli occhi e diventi dogmatico – cristiano, indù, maomettano … e allora fai come lo struzzo.

Questo non cambia la tua vita: ti chiude semplicemente gli occhi, ti fa diventare stupido; ti rende poco intelligente. In questa mancanza di intelligenza ti senti al sicuro – tutti gli idioti si sentono al sicuro. In realtà solo gli idioti si sentono sicuri. Un uomo veramente vitale si sentirà sempre insicuro. Che sicurezze possono esserci?

La vita non è un processo meccanico. Non ci può essere certezza. È un mistero, imprevedibile. Nessuno sa cosa succederà nel prossimo attimo. Neppure dio, che tu credi stia da qualche parte nelsettimo cielo’, neppure lui – se esiste – neppure lui sa cosa succederà. Perché se lui sa già cosa succederà, allora la vita è una finzione, allora tutto è già stato scritto prima, allora tutto è predestinato fin dall’inizio. Se il futuro è aperto a ogni possibilità, come può dio sapere cosa accadrà? Se dio sa cosa sta per succedere nell’istante successivo, allora la vita è solo un processo meccanico – morto – allora non c’è libertà. E come può esistere la vita senza libertà? Non esiste più possibilità di crescere, o di non crescere. Se tutto è predestinato allora non c’è più gloria, non c’è più nessuna magnificenza. Allora sei solo un robot.

No – niente è sicuro. La vita è piena di incertezze, piena di sorprese – questa è la sua bellezza! Non è possibile arrivare al punto di dire: “Adesso sono sicuro”.

Quando dici di essere sicuro, stai semplicemente dichiarando la tua morte – ti stai suicidando.

La vita continua a muoversi fra migliaia di incertezze. È questa la libertà. Non chiamarla insicurezza. Posso capire perché la mente chiama ‘insicurezza’ la libertà.

Sei mai stato in prigione, per qualche mese o qualche anno? Se sei vissuto in prigione per qualche anno… quando arriva il momento di essere liberato il prigioniero inizia a sentirsi incerto rispetto al suo futuro.

In prigione tutto era certo; era tutto una routine, senza vita. Gli veniva portato da mangiare, veniva protetto: non c’era alcuna paura che il giorno seguente potesse ritrovarsi affamato… e senza cibo – non era così! Era tutto sicuro. Adesso all’improvviso, dopo molti anni, arriva il secondino e gli dice: “Adesso ti rimettiamo in libertà”. Il carcerato inizia a tremare.

Fuori dai muri della prigione, di nuovo l’incertezza; dovrà di nuovo cercare, tentare; dovrà di nuovo vivere in libertà…

La libertà crea paura. La gente parla di libertà, ma ha paura. E un uomo non è ancora tale se ha paura della libertà. Io vi insegno la libertà – non vi do sicurezze. Io vi insegno la comprensione – non un sapere intellettuale. Il sapere vi rende certi.

Non aggrapparti a nessun tipo di certezze. La vita è incerta: l’insicurezza è proprio la sua natura. E una persona intelligente rimane sempre senza certezze. È proprio questo essere pronti a rimanere nell’incertezza che si chiama coraggio. È proprio questo essere pronti a rimanere nell’incertezza che si chiama fiducia. Una persona intelligente è una che rimane sempre ‘attenta’, qualunque sia la situazione – che risponde alla situazione totalmente, con tutto il cuore. Non che sappia ciò che sta per succedere, che se “fai questo” allora “succederà quello”. La vita non è una scienza; non è una catena di cause ed effetti: scalda l’acqua a cento gradi ed evaporerà – è una certezza. Ma nella vita reale non c’è nulla che abbia lo stesso tipo di certezza.

Ogni individuo è un fattore libero – una libertà, una variabile sconosciuta. È impossibile da predire, non permette previsioni o aspettative. Bisogna vivere con consapevolezza e comprensione.

Puoi capire che l’insicurezza è una parte intrinseca della vita – ed è bene che sia così, perché rende la vita libera, rende la vita una continua meraviglia. Non si sa mai cosa stia per succedere. Ti prende continuamente di sorpresa. Non chiamarla incertezza – chiamala sorpresa. Non chiamarla insicurezza – chiamala libertà.

tratto da:

Osho, A Sudden Clash of Thunder  #6

 

 

 

NUOVI TERRITORI DELL’ESSERE

È solo nei momenti di caos, di confusione profonda...

 

I periodi di confusione e di caos sono i momenti migliori in cui vivere. Quando la società è statica non c'è molto per cui vivere, e non ci sono neppure grosse difficoltà da sopportare.

In una situazione sociale sicura — dove non ci sono confusione e caos — la gente si trascina in una vita monotona, incolore — comoda, conveniente, stabile... ma senza vitalità.

È solo in periodi di caos e confusione che succedono grandi cose, perché le persone cominciano a scuotersi: si ritrovano libere, senza radici... e possono cercare nuove terre, possono cercare territori nuovi — cercare nuovi paesi, cercare nuovi continenti dell'essere. OSHO

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Non si può mai dire

 

La paura dei cambiamenti nasce sempre dal timore che le cose possano andare peggio di quanto stiano andando. In realtà distinguere sul momento una disgrazia da una fortuna non è per niente facile, come ci dimostra questa storiella, molto amata da Lao Tzu.

 

In un villaggio viveva un vecchio molto povero, ma perfino i re erano gelosi di lui perché aveva un bellissimo cavallo bianco; non si era mai visto un cavallo di una simile bellezza, una forza, una maestosità… i re offrivano prezzi favolosi per quel cavallo, ma l’uomo diceva a tutti: “Questo cavallo non è un animale per me, è come una persona. E come si può vendere una persona, un amico?”. L’uomo era povero, la tentazione era forte, ma non volle mai vendere quel cavallo.

Un mattino scoprì che il cavallo non era più nella stalla. L’intero villaggio accorse e tutti dissero: “Vecchio sciocco! Lo sapevamo che un giorno o l’altro ti avrebbero rubato il cavallo. Sarebbe stato molto meglio venderlo. Potevi ottenere il prezzo che volevi. E adesso il cavallo non c’è più, che disgrazia!”.

Il vecchio disse: “Non correte troppo! Dite semplicemente che il cavallo non è più nella stalla. Il fatto è tutto qui: il resto è solo giudizio. Se sia una disgrazia o meno non lo so, perché questo è solo un frammento. Chissà cosa succederà in seguito?”. Ma la gente rideva, avevano sempre saputo che era un po’ matto.

Dopo quindici giorni, una notte, all’improvviso il cavallo ritornò. Non era stato rubato, era semplicemente fuggito, era andato nelle praterie. Ora non solo era ritornato, ma aveva portato con sé una dozzina di cavalli selvaggi.

La gente di nuovo accorse e disse: “Vecchio, avevi ragione tu! Quella non era una disgrazia. In effetti si è rivelata una fortuna”.

Il vecchio disse: “Di nuovo state correndo troppo. Dite semplicemente che il cavallo è tornato, portando con sé una dozzina di altri cavalli… chissà se è una fortuna oppure no? È solo un frammento. Fino a quando non si conosce tutta la storia, come si fa a dirlo? Voi leggete solo una parola in un’intera frase: come potete giudicare tutto il libro?”.

Questa volta la gente non poteva dire nulla, magari il vecchio aveva ragione di nuovo. Non parlavano, ma nell’intimo sapevano bene che il vecchio aveva torto: dodici bellissimi cavalli, bastava domarli e poi si potevano vendere per una bella somma.

Il vecchio aveva un unico figlio, un giovane che iniziò a domare i cavalli selvaggi. E dopo una sola settimana, cadde da cavallo e si ruppe le gambe. Di nuovo la gente accorse, dicendo: “Hai dimostrato un’altra volta di avere ragione! Non era una fortuna, ma una disgrazia. Il tuo unico figlio ha perso l’uso delle gambe, ed era l’unico sostegno della tua vecchiaia. Ora sei più povero che mai”.

Il vecchio disse: “Sempre a dare giudizi, è un’ossessione. Non correte troppo. Dite solo che mio figlio si è rotto le gambe. Chissà se è una disgrazia o una fortuna?… non lo sa nessuno. È ancora un frammento, non ne sappiamo mai di più…”.

Accadde che qualche settimana dopo il paese entrò in guerra, e tutti i giovani del villaggio furono reclutati a forza. Solo il figlio del vecchio fu lasciato a casa perché era uno storpio. La gente piangeva e si lamentava, da ogni casa tutti i giovani erano stati arruolati a forza, e tutti sapevano che la maggior parte non sarebbe mai più tornata, perché era una guerra persa in partenza, i nemici erano troppo potenti.

Di nuovo, gli abitanti del villaggio andarono dal vecchio e gli dissero: “Avevi ragione, vecchio: la tua è stata una fortuna. Forse tuo figlio rimarrà uno storpio, ma almeno è ancora con te. I nostri figli se ne sono andati, per sempre. Almeno lui è ancora vivo, a poco a poco ricomincerà a camminare, magari solo zoppicando un po’…”.

Il vecchio, di nuovo, disse: “Continuate sempre a giudicare. Dite solo che i vostri figli sono stati obbligati a partire per la guerra, e mio figlio no. Chi lo sa… se è una fortuna o una disgrazia. Nessuno lo può sapere veramente. Solo dio lo sa, solo la totalità lo può sapere”.

Non giudicare, altrimenti non sarai mai unito alla totalità. Sarai ossessionato dai frammenti, vorrai trarre delle conclusioni basandoti solo su dei particolari. Una volta che hai espresso un giudizio, hai smesso di crescere. Di fatto, il viaggio non finisce mai. Un sentiero finisce, e ne inizia un altro. Una porta si chiude, e un’altra se ne apre…

 

tratto da:Osho, Until You Die # 2

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In questi tempi incerti

 

I periodi di grossi, intensi cambiamenti, sembrano far affiorare la parte migliore e la parte peggiore delle persone.

 

 

Non ci sono “tempi incerti”, perché tutto è incerto, sempre. Questa è la difficoltà che incontra la mente: vuole certezza, e la vita è sempre incerta.

Per cui, quando per coincidenza la mente trova un piccolo spazio di certezza, si sente a suo agio: si circonda di un senso di sicurezza illusoria. Tende a dimenticare la natura reale dell’esistenza e della vita, comincia a vivere in un mondo di sogni; comincia a confondere apparenza e realtà. E così sta bene, perché ciò di cui ha più paura è il cambiamento; la ragione è molto semplice: non sa se il cambiamento porterà cose buone o cose cattive. Una cosa è certa, ogni cambiamento distrugge il tuo mondo di illusioni, aspettative, sogni.

La mente è proprio come un bambino che gioca sulla spiaggia e costruisce castelli di sabbia. Per un momento sembra che il castello sia solido, ma è fatto di sabbia, basta una leggera brezza per distruggerlo. Noi però cominciamo a vivere in quel castello. Cominciamo a sentire di aver trovato qualcosa che rimarrà sempre con noi.

Ma il tempo continua a disturbare la mente. Può sembrare che l’esistenza sia dura con te, ma in realtà è grazie alla sua compassione che essa continua a rimanere con te. Non ti permette di confondere le apparenze con la realtà. Non ti dà la possibilità di accettare le maschere come se fossero il tuo vero volto, quello originale.

Per cui ogni volta che il tempo distrugge una delle tue amate illusioni, sembra che faccia affiorare la parte migliore e la parte peggiore. Ma sta semplicemente facendo affiorare ciò che era nascosto dietro alla tua falsa sicurezza, dietro al sogno che credevi fosse realtà. Distrugge semplicemente la tua maschera. Non ha niente a che vedere con giudizi del tipo buono o cattivo, migliore o peggiore, distrugge semplicemente le maschere. Ti espone, ti obbliga a incontrare te stesso, per cui tutto ciò che avevi represso comincia ad affiorare. Può essere la parte peggiore, o la migliore.

Il tempo non ha niente a che vedere con queste categorie. Lascia semplicemente affiorare ciò che avevi represso, ti riporta a te stesso.

La maggior parte delle persone nasconde la parte peggiore. È molto raro trovare una persona che nasconda la propria parte migliore, perché dovrebbe nasconderla? Tutti fingono di continuo e si mostrano sotto la luce migliore, perché dovrebbero nascondere la parte migliore? Nascondono la parte peggiore, perché la trovano brutta.

Basta un cambiamento e la tua maschera cade. Un cambiamento… e per un istante sei nudo, perdi i tuoi vestiti e la realtà diventa uno specchio: la tua nudità è riflessa da ogni punto.

Sì, molto raramente, eccezionalmente, succede che affiori la parte migliore. Ma questo solo per le persone che non hanno una maschera, che sono già nude, e che hanno già accettato la loro nudità come qualcosa di bello e naturale. Per cui un cambiamento non può distruggere nulla in loro. Al contrario, arricchirà la loro parte migliore. Porterà alla luce qualcosa che forse hanno dimenticato, qualcosa che forse anche altri hanno dimenticato. Ciò accade quando una persona ha vissuto innocentemente, senza alcuna ipocrisia, quando una persona vive sapendo perfettamente che non c’è niente di certo, e che niente è permanente… e che aspettarsi queste cose significa crearsi delle frustrazioni per il futuro; significa piantare il seme della disperazione, dell’angoscia, dell’ansietà.

Se accetti che il mutamento è la natura della realtà, e che tutto cambierà; se in ogni istante hai ben presente che l’attimo futuro potrebbe portare qualcosa di totalmente nuovo, e che ciò che è reale in questo momento sarà disperso come la nuvola che era qui poco fa e ora non c’è più…. Se c’è questa consapevolezza, allora nessun cambiamento sarà difficile, allora qualsiasi cambiamento sarà accettabile.

Non gli resisterai, non vorrai qualcosa di diverso. Persino se ti porta via con tutti i tuoi bei sogni, i tuoi amati desideri, i tuoi castelli in aria, non ti sentirai frustrato, perché fin dall’inizio hai accettato che questo sarebbe potuto succedere. Per cui non ci sarà conflitto, non ci sarà frustrazione. Sarai a tuo agio.

Per questo dico che non ci sono tempi difficili, non ci sono tempi incerti. Il tempo è cambiamento, continua a cambiare, siamo noi che continuiamo a creare cose permanenti. Andando contro il tempo saremo sempre dei perdenti, e in torto. E quando realizziamo la nostra sconfitta ci sentiamo arrabbiati e frustrati con l’esistenza stessa. Perdiamo fiducia. Sembra che tutto sia contro di noi e cominciamo a vivere nella paranoia, nella paura…

Ma questo succede perché ci aspettavamo qualcosa che non fa parte della realtà. L’esistenza non ha l’obbligo di soddisfare le nostre aspettative. E di solito è la parte peggiore che emerge, perché è ciò che nascondevamo dietro all’idea di stabilità. Vivevamo con l’idea che una certa cosa sarebbe durata per sempre; che non c’era più bisogno di cambiare. E poi, di colpo, la terra scompare da sotto i nostri piedi e, naturalmente, la parte peggiore affiora.

È anche possibile che affiori la parte migliore, ma è possibile solo se vivi in armonia con la vita, con l’esistenza, senza chiedere favori…

In questo mutevole flusso dell’esistenza dobbiamo trovare il nostro appagamento in ciascun istante. Qualsiasi cosa stessimo facendo, abbiamo fatto del nostro meglio, non siamo stati parziali, non abbiamo risparmiato alcuna energia. Ed è questo che rende felici.

Se conservi questa consapevolezza, scoprirai che dopo ciascun cambiamento nella tua vita sarai più acuto, più intelligente, più maturo; sarai diventato più attento alle sfumature delicate dell’esistenza, e accetterai sempre più tutto ciò che succede.

tratto da:Osho, Light on the Path # 8

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Quando va sempre tutto bene

 

Nell’uomo c’è un desiderio di programmare la propria vita per renderla più facile e sicura. Ma un po’ di lotta, qualche difficoltà… sono cose necessarie. Passare attraverso la bufera con lampi e tuoni – tristezze, dolori – ci arricchisce tanto quanto i periodi di gioia e felicità.

 

Ho sentito raccontare un’antica parabola: dev’essere molto antica, perché dio a quei tempi viveva sulla terra…

Un giorno andò da dio un uomo, un vecchio contadino, e gli disse: “Senti, sarai pure dio, avrai anche creato il mondo, ma una cosa te la devo dire: non sei un contadino. Non conosci neppure l’ABC dell’agricoltura: il modo in cui fai funzionare la natura è assurdo, te lo dico con l’esperienza di tutta una vita. Devi davvero imparare qualcosa”.

Dio chiese: “Che consiglio mi dai?”

Il contadino rispose: “Dammi un anno di tempo, e lascia che le cose vadano come dico io. Vedrai che cosa succede: non ci sarà più miseria”.

Dio era d’accordo, e concesse un anno al contadino; adesso tutto funzionava come voleva lui. Naturalmente, questi volle solo il meglio – pensava solo al meglio: niente temporali o venti troppo forti … insomma, nessun pericolo per il raccolto. Tutto era funzionale, tranquillo e l’uomo era felice. Il grano cresceva così bene!.

Non c’erano pericoli, non c’erano ostacoli, andava tutto secondo i suoi desideri. Quando il contadino voleva il sole, c’era il sole; quando voleva la pioggia, c’era la pioggia… e proprio nella quantità giusta.

Prima invece qualche volta aveva piovuto troppo, e i fiumi straripavano e si perdeva tutto il raccolto; oppure non aveva piovuto abbastanza e i campi soffrivano la siccità…

Succedeva sempre qualcosa, era molto raro che le cose andassero veramente bene. Ma adesso tutto era stato ben organizzato, in maniera del tutto matematica.

Il grano cresceva sempre più alto… e il contadino era felice, andava da dio e diceva: “Guarda! Questa volta i raccolti basteranno per i prossimi dieci anni: anche se la gente non lavorerà, ci sarà cibo a sufficienza!”.

Ma all’epoca del raccolto, le spighe risultarono vuote.

Il contadino era sorpreso. Chiese a dio: “Che cosa è successo? Che cosa non è andato per il verso giusto?”

E dio disse: “Non c’è stata alcuna sfida, nessuna difficoltà: ecco perché. Non c’è stato conflitto, nessun attrito – andava tutto bene, hai evitato tutte le cose ‘cattive’ – ecco perché il grano è rimasto sterile. Un po’ di lotta è necessaria. Ci vogliono temporali, tuoni, lampi: essi scuotono l’anima all’interno del grano”.

Se sei sempre e solo felice, la felicità perderà ogni significato. Sarà come se qualcuno scrivesse col gesso bianco su un muro bianco: può continuare a scrivere, ma nessuno potrà mai leggere ciò che scrive, mancherà il contrasto necessario per evidenziare le parole.

La notte serve quanto il giorno. E i giorni di tristezza sono essenziali quanto i giorni di felicità. È questa che io chiamo comprensione. E quando capisci ti rilassi… pian piano, col tempo, più vedrai il ritmo della vita – della dualità, della polarità – e più smetterai di chiedere, di scegliere.

Avrai trovato il segreto!

Vivi con questo segreto… e all’improvviso scoprirai, stupito, quant’è grande la beatitudine della vita! Ma tu hai sempre vissuto immerso nelle tue aspettative, nei tuoi piccoli desideri insignificanti, e poiché la realtà delle cose non si adeguava ai tuoi desideri, eri infelice.

L’infelicità significa solo che gli avvenimenti non si conformano ai tuoi desideri – ma la situazione non sarà mai proprio come vuoi tu, non può succedere.

Le cose, semplicemente, continuano a seguire la loro natura.

 

tratto da:

Osho, The Perfect Master, Vol 2 #10

 

 

 

Dal seme al fiore

 

La “rosa mistica” è il simbolo del fiorire dell’essere umano – la totale realizzazione del potenziale di ogni individuo, che non è possibile se rimani chiuso nel tuo guscio e continui a volerti circondare di sicurezze.

 

 

L’uomo nasce come un seme. Accettare questo seme come tutta la tua vita è il più grande errore possibile. Milioni di persone nascono come semi, freschi, giovani, con un immenso potenziale di crescita. Ma dato che accettano questo seme come tutta la loro vita, finisce che muoiono come un seme marcio: nella loro vita non succede nulla.

A meno che tu non fiorisca in una ‘rosa mistica’ la tua vita non è nient’altro che un esercizio di pura e semplice futilità. Sei nato per niente, stai vivendo senza che ce ne sia bisogno, morirai inutile. La tua intera biografia può essere ridotta a una sola parola: superfluo.

Ma se riesci a fiorire e a rilasciare ciò che è nascosto dentro di te, hai realizzato il sogno dell’esistenza. Le hai restituito quella fragranza che era stata nascosta nel tuo seme. Il tuo destino si è compiuto.

I mistici non hanno mai accettato l’uomo come unprodotto finito’. L’uomo è solo un inizio, e non va bene morire essendo sempre rimasti fermi all’inizio. L’essere umano deve raggiungere uno sviluppo completo, non solo per una soddisfazione personale, ma per la gioia di tutto il cosmo. È questo il segreto della rosa mistica.

In alcune tradizioni viene chiamata anche la rosa magica: entrambi i termini hanno un profondo significato. Di certo è una magia accorgerti che dentro di te sta sbocciando una rosa – la sua bellezza, la sua divinità, e la sua verità.

Satyam, shivam, sundram.

Non puoi credere ai tuoi occhi. Non ti eri mai sognato di avere così tante cose dentro di te – il tuo potenziale è così prezioso, la tua interiorità è un tesoro inesauribile, non avrai mai più bisogno di essere in debito con l’esistenza. Puoi restituire all’esistenza un milione di volte ciò che hai ricevuto – è un momento di grande gioia, non solo da parte tua ma da parte dell’intero cosmo.

tratto da: Osho, Satyam Shivam Sundram # 18

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Non cercare sicurezze, cerca te stesso

Nel momento in cui trovi te stesso, scopri che l’intera esistenza è casa tua.

 

 

Osho, ma dov’è veramente casa mia?

 

La “casa” non esiste, esistono solo edifici. Noi cerchiamo di trasformare questi edifici incase’, ma in realtà la ‘casa’ è una proiezione – c’è solo un edificio, e ci sembra molto freddo. Sentiamo il bisogno di una ‘casa’: vogliamo qualcosa di intimo, qualcosa che ci appartenga, qualcosa a cui appartenere. Qualcosa che sia un’estensione del nostro essere, che possiamo rendere totalmente nostro; qualcosa che non sia solo un posto in cui vivere, ma che prenda vita grazie a noi. Un edificio è una cosa morta; una ‘casa’ è qualcosa di vivo, ma è una proiezione.

Perciò coloro che cercano una ‘casa’ si sentiranno sempre frustrati, perché tutte le volte scopriranno che questa “casa” diventa un edificio. La ‘casa’ era solo una loro idea. Era un’illusione, un’allucinazione. Era una poesia, un romanzo. Avevano filato e tessuto un velo invisibile per coprire il freddo edificio, e nessun altro poteva vederlo, solo loro potevano vederlo. Ma è solo un trucco della mente.

L’uomo è nato senza casa, e rimane così per tutta la vita. Sì, trasformerà molti edifici in “case”, ma si sentirà sempre frustrato. E l’uomo muore senza casa.

Accettare questa verità comporta un’enorme trasformazione. Allora non cercherai più una casa, perché essa è sempre là, lontana, separata da te. Tutti cercano una casa. Ma quando scopri la sua natura illusoria, allora, invece di cercare una casa, comincerai a cercare l’essere che è nato senza casa, il cui destino è di restare senza casa.

È impossibile creare una casa. Ed è un miracolo: nel momento in cui capisci che non è possibile creare una casa, allora l’intera esistenza diventa la tua casa. Allora, ovunque tu sia, ti sentirai a casa; perché ora la possibilità di creare un’illusione è scomparsa. Hai accettato la tua realtà di senza casa, senza alcun rimpianto, alcuna resistenza, ma con gioia, perché è bello essere nati senza casa, ogni casa sarebbe una prigione.

Pensaci un momento: se fossimo nati con una casa, saremmo nati prigionieri. Essere senza casa significa essere liberi. Ti dà libertà. Significa non avere attaccamenti, né ossessioni verso qualcosa che sta fuori di te, significa che non hai bisogno di cercare un posticino caldo all’esterno, ma che questo calore è dentro di te. La sorgente del calore è dentro di te; non hai bisogno di qualcosa all’esterno. Perciò, dovunque tu sia, senza alcuna dimora, ti sentirai stranamente a casa.

Quelli che cercano una casa cadono sempre in disperazione, e alla fine pensano: “Sono stato imbrogliato, la vita mi ha ingannato. Mi ha dato il desiderio di trovare una casa – e non c’è proprio nessuna casa, non esiste una casa”.

Ci proviamo in tutti i modi: qualcuno trova un marito, o una moglie, genera dei figli… Cerca di creare una famiglia – che è una dimora psicologica. Costruisce una casa, non un edificio, e cerca di trasformarla in un’entità vivente. Cerca di adattare la casa ai propri sogni – la casa gli darà il calore di cui sente il bisogno, perché in questo mondo così freddo… È così vasta, la freddezza dell’esistenza. L’intero universo è così freddo e indifferente, che ti sorge il desiderio di creare un piccolo rifugio in cui puoi sentirti accudito, protetto… Ti appartiene – possiedi qualcosa, non sei un vagabondo senza casa.

Ma in realtà questo atteggiamento ti porterà solo infelicità, perché un giorno scoprirai che il marito con il quale hai vissuto, la moglie con la quale hai vissuto – sono degli estranei. Anche dopo aver vissuto insieme per cinquant’anni, questo senso di estraneità non è scomparso; al contrario, è diventato più profondo. Il giorno del vostro primo incontro vi sentivate meno estranei l’uno all’altra.

I tuoi figli – pensavi che fossero i tuoi figli – e un giorno scopri che non sono i tuoi figli. Sei stato solo la porta attraverso la quale sono passati. Hanno la loro vita – sono totalmente degli estranei. Non ti appartengono. Troveranno la loro strada e faranno la loro vita.

Chi rimane con te? Nessuno ha qualcuno con sé. Sei sempre in mezzo alla folla, ma sei solo. Che tu sia solo o in mezzo alla folla, non c’è alcuna differenza: che tu abbia una casa o sia un vagabondo senza alcuna dimora, non fa alcuna differenza.

Dobbiamo capire che siamo dei vagabondi, degli zingari – cerchiamo qualcosa, sicuramente. Ma questa ricerca può essere rivolta verso una casa… che significa sicurezza, calore, intimità, amore che ti arriva dall’esterno, da qualcun altro – e questa è la strada sbagliata. Questa è la via dell’uomo comune – e finisce sempre con l’infelicità.

Fondamentalmente un meditatore riconosce il fatto che non sta cercando una casa, sta cercando di scoprire chi è questo essere che è nato senza una casa e rimarrà sempre senza casa.

Non cercare una casa, perché non esiste. Cerca te stesso: questo esiste! E quando lo trovi, improvvisamente, come per miracolo, l’intera esistenza diventa casa tua. Tu non la crei, non la progetti, non la fai. È una rivelazione improvvisa. Non riesci a capire come hai potuto evitare di vederla fino ad ora. La tua dimora è sempre stata con te.

Non è una casa visibile, ma è lì. E può gustarla solo chi riesce a scoprire chi è questo vagabondo, chi è questo ricercatore. Invece di indagare sull’oggetto della ricerca, indaga sul soggetto, il ricercatore. E quando l’avrai trovato, l’intera esistenza improvvisamente sarà casa tua; dovunque sarai, ti sentirai a casa, anche in un albergo. In realtà ogni casa è un albergo e ogni luogo è un caravanserraglio.

Tutto dipende da come guardi le cose. Nel momento in cui trovi te stesso, scopri che l’intera esistenza è casa tua.

Non so dove mi condurrà la vita, ma dovunque sarò, mi sentirò a casa mia. Nessuno me la può portare via.

tratto da:Osho, Light on the Path, #8

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Tornare a casa

 

Lasciati andare e andrà tutto bene – senza paura… e tutto diventa semplicissimo, dice Veeresh, e ci racconta una sua esperienza al riguardo.

 

 

C’è un mucchio di cose che potremmo lasciare andare: possono essere paure, o emozioni profonde che abbiamo portato con noi per lungo tempo e sono un ostacolo alla nostra vitalità e voglia di vivere. Oppure convinzioni: modelli ormai superati di come dovremmo essere – a volte è semplicemente ‘spazzatura’, che si è accumulata nel tempo e ci ha fatto diventare rigidi e inflessibili…

Bisogna dire però che spesso questo concetto di lasciarsi andare è stato un po’ frainteso, adoperato nel modo sbagliato. Viene considerato ‘spiritualmente molto avanzato’ chi è capace di lasciarsi andare in qualsiasi momento e non si attacca a nulla. Ma che cos’è il lasciarsi andare? Di base non c’è nulla di particolare da fare, tranne riconoscere al momento giusto che una cosa – un’emozione, un’idea o persino una tensione – non è più necessaria. In questo modo smettiamo di identificarci, e il lasciarsi andare accade per conto suo. Sarebbe stupido cercare di accelerare questo processo o volerlo forzare; sarebbe solo un attaccarsi a un’idea di come le cose dovrebbero essere. Lasciarsi andare ha a che fare solo con la comprensione.

Ogni resistenza a questo processo nasce dalla paura, e così vi voglio parlare delle mie resistenze e delle mie paure, in modo che possiate vedere come le ho superate: magari ce la fate anche voi, nello stesso modo.

Negli anni settanta guidavo una comunità terapeutica a Londra, ero riuscito ad addestrare una buona squadra di collaboratori, ma a volte mi accorgevo di mettere tanta di quell’energia all’esterno da dimenticarmi completamente di me stesso. Gli altri riuscivano a fare dei progressi nella comprensione delle loro emozioni, e così il loro comportamento cambiava: la comunità e lo staff progredivano bene, ma io mi ero dimenticato di me stesso. E l’idea di chiedere aiuto – per me stesso – non mi passava nemmeno per la testa. Tutto bene se si trattava di aiutare la comunità, i collaboratori, ma non riuscivo affatto a riconoscere che ‘io’ potevo avere bisogno di aiuto.

Sudha, con cui ero allora sposato, aveva appena scoperto la bioenergetica: una nuova tecnica terapeutica, che però non mi attirava, io preferivo le tecniche di encounter. Ma potevo osservare in Sudha un certo cambiamento, grazie alla bioenergetica, e così mi sono detto: “Ok, ci provo”.

Andavo regolarmente alle sedute. Entravo, salutavo, mi spogliavo, mi sdraiavo sul tavolo da massaggio e poi la terapeuta, Gerda Boyesen, iniziava a fare pressione in vari punti del mio corpo e, grazie a un apposito microfonino, si potevano ascoltare all’altoparlante tutti i suoni fatti dalla mia pancia. In questo modo si scopriva dove ero bloccato: “Ah! Ecco qui un blocco che possiamo sciogliere…”.

Settimana dopo settimana, mese dopo mese… e arrivavo sempre allo stesso punto! Ogni volta cominciavo a respirare affannosamente, gridavo, piangevo… ma mi fermavo sempre lì. A quel punto la terapeuta mi veniva vicina, spesso mi abbracciava anche, e mi diceva: “Ok, ok, va tutto bene!”.

Dopo qualche mese che continuavo così… stavo andando in taxi alla mia seduta e mi ricordo di aver pensato: “So già come andrà a finire questa volta. Ne avevo l’immagine completa davanti agli occhi, e improvvisamente ho avuto un flash. Mi sono detto: “Vuoi andare avanti così per tutta la vita?”. Ho sentito un’intensa – quasi folle – determinazione a far sì che qualcosa cambiasse, altrimenti ero anche pronto a smettere subito con tutto.

Sono arrivato alla seduta e mi son detto: “Voglio andare fino in fondo. Staremo a vedere!”. Come al solito sono arrivato alla fase in cui il respiro si faceva più caotico e mi mettevo a gridare, ma questa volta non c’era nessuno a dirmi: “… va bene così!”. E lì ho iniziato veramente… ho gridato e pianto senza fermarmi, non volevo più smettere, deciso a liberarmi di questa ‘spazzatura’ una volta per tutte. E ho capito che questa volta sarebbe successo qualcosa di diverso dal solito. Ho continuato ad andare avanti con la mia catarsi, e avanti, facendo salire sempre di più l’energia, fino a che tutto il corpo ha iniziato a scuotersi sul tavolo. Ho perso completamente il controllo del mio corpo… poi mi sono guardato intorno e ho chiesto: “Gerda, ma che succede?”. E lei ha risposto: “Va tutto bene: stai solo avendo un riflesso orgasmico”.

Ero riuscito a uscire dai miei confini, e avevo incontrato il mio ‘lasciarsi andare’, anche se sul momento tutto ciò che potevo fare era solo tremare e piangere, o ridere. Ma sapevo che ce l’avevo fatta! Avevo trovato il mio spazio di libertà. Questo spazio era sempre stato dentro di me, ma quando arrivavo al punto di ‘incontrarlo’ mi cagavo sotto – paura di perder la ragione, o di morire… qualcosa di terribile insomma – e non riuscivo a trovare il coraggio di entrarci. Avevo combattuto contro le mie stesse resistenze, contro la mia paura!

Voi lo sapete di poter andare più in profondità, se lo decidete, ma invece preferite andare sul sicuro. Potete continuare così per tutto il resto della vita, ben adagiati nella sicurezza.

Oppure potreste decidere consapevolmente di buttarvi nell’avventura e di scoprire nuovi territori. Quando lasciate cadere le protezioni e vi lasciate andare, scoprite che il corpo piano piano si ‘apre’ e produce alcuni ormoni. Le persone illuminate hanno sempre questi ormoni: diventano una specie di riflesso orgasmico ambulante – ed è questo il vostro stato naturale dell’essere. Ma voi dite: “No, no, NO!” e vi richiudete.

Provo una grande gioia quando vi aprite e uscite dai confini che vi siete dati. Il tempo in questo senso non ha alcuna importanza. Puoi fare qualcosa che dura meno di trenta secondi, e vale quanto nove mesi di gruppi di Primal. Quando decidi di lasciarti andare, diventi di nuovo te stesso. Prendi coscientemente la decisione di uscire dai tuoi confini, di scoprire chi sei.

Alla fin fine non è una cosa così terribile. Anzi, è molto eccitante. Io non avevo alcuna idea che dopo tutto il dolore e la negatività potesse arrivare il piacere. Rimanevo aggrappato alla superficie delle cose. Avevo paura di andare più in profondità, non sapevo affatto dove tutto questo potesse condurmi. Adesso so che è un piacere.

La gioia è il vostro naturale modo di essere. Non c’è nulla di sbagliato in voi. È solo che avete imparato le cose all’incontrario: così invece di chiedere amore – con franchezza – vi ingozzate di cibo, oppure giocate al ruolo della vittima. Anch’io ho recitato tutti questi ruoli incredibili, e so che sono assolutamente inutili. Quando siete nel momento, con tutte le vostre imperfezioni, proprio in questo momento… siete ok.

Domani potete anche lavorare su voi stessi quanto vi pare, ma adesso, in questo momento… Bisogna iniziare da qui. Ed è sempre ora.

Non importa quali siano le vostre relazioni d’amore, i vostri genitori, i condizionamenti sociali… di questo potete occuparvene anche più tardi. La trasformazione inizia adesso. Devi solo dire a te stesso: “Ciò che sono, va bene, è sufficiente. Con tutti i trip che ho su di me, la mia negatività, tutti i desideri di essere diverso da ciò che sono… io, in questo momento, sono ok!”.

Posso volentieri mostrarvi come poter tornare a casa, da voi stessi, immediatamente. Non avete bisogno di fare lunghissimi esercizi di respiro, o entrare in qualche ‘condizione’ particolare… potete riuscirci anche subito. Basta chiudere gli occhi, e immaginare qualcosa che vi fa star bene. Non ha importanza che cosa – può essere il cibo o il sesso, una cosa qualsiasi. Ora, in questo momento, mentre sei immerso in uno spazio di benessere, sei in quel posto che si chiama ‘casa’, sei nel tuo centro. Star bene ti porta al centro. È così. Ora sei completamente a casa.

Questa tecnica puoi usarla dappertutto. Anche al cesso, o nel corridoio di casa tua, alla stazione, dappertutto.

Quando senti che hai perso te stesso, fermati per un momento, vai dentro di te, immergiti in uno spazio di benessere, e questo ti porta già nel centro, a casa. Il benessere  ti porta a casa. E appena sei a casa, hai solo bisogno di iniziare a funzionare partendo da questo spazio interiore. Tutto il resto è negativo e si chiama la ragione’.

Ridi un po’ di più, abbraccia un po’ di più, vivi di più nel corpo, ama un po’ di più, entusiasmati un po’ di più.

Quando sei entusiasta, rendi anche tutti gli altri entusiasti. Sentirsi bene è contagioso!

Anand Veeresh

(tratto da OTI ed. tedesca)

 

Quando senti che hai perso te stesso, fermati per un momento, vai dentro di te, immergiti in uno spazio di benessere: questo ti porta nel tuo centro, a casa.

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Passo dopo passo, attento e consapevole

 

 

“Non sono qui per darti un dogma” dice sempre Osho “un dogma ti fa sentire sicuro. Non sono qui per darti qualche promessa per il futuro; ogni promessa per il futuro ti dà sicurezza. Sono qui solo per renderti vigile e consapevole, cioè per farti essere qui ed ora, con tutte le incertezze e le insicurezze di cui è fatta la vita, con tutti i suoi pericoli.”

E per illustrare il concetto, e nel contempo per aiutarci a prendere meno sul serio l’intera faccenda, ci racconta questa storiella… perché l’arte di vivere, talvolta, è proprio come camminare sulla corda.

 

“C’erano due amici del re, tutti e due colpevoli di certi crimini. Poiché il re li amava e voleva dimostrare loro la sua benevolenza, ma non poteva assolverli perché anche la parola del re non poteva prevaricare la legge, emise questa sentenza:Una fune dovrà essere tesa attraverso un profondo abisso e, uno dopo l’altro, i due dovranno camminarci sopra. A chi riuscirà a raggiungere l’altro lato verrà concessa la grazia della vita’. Fu eseguito l’ordine del re e il primo dei due amici attraversò l’abisso incolume. L’altro, fermo sull’orlo del baratro, gli urlò:Dimmi, amico, come hai fatto ad attraversare?’. Il primo rispose:Posso solo dirti che ogni volta che mi sentivo pendere da un lato mi spostavo sull’altro’.”

Restate nel mezzo. Non indulgete troppo e non rinunciate troppo. Non siate troppo nel mondo e non scappate da esso. Continuate a mantenervi in equilibrio. La vita non è né  tecnologia né scienza. La vita è un’arte, o meglio ancora, è una sensazione, un lampo d’intuizione; dovete sentirla: è come mantenersi in equilibrio sulla fune. La vita non ha unknow-how’. Ci sono cose che non possono essere insegnate, ma possono essere colte. State nel mezzo. State attenti a non perdere l’equilibrio e tutto accadrà per conto suo.

 

tratto da:

Osho, L’Arte di morire ed La Giuntina

  (ritorna al sommario)

 

 

 

La saggezza dell'esistenza

 

Anche se non sempre hai chiaro dove ti porterà il prossimo passo, puoi aver fiducia nel tuo profondo desiderio di raggiungere la meta.

 

 

Ekon ha scritto:

 

Chi fermerà il cigno

nel suo volo?

O la vita nel suo fluire?

 

Ve l’ho detto molte volte: tutto si muove a gran velocità… e non c’è nessuno in grado di fermare un cigno in volo.

I grandi cigni vivono tra le cime dell’Himalaya, sul lago più alto del mondo, il Mansarovar. Il Mansarovar è ghiacciato per nove mesi all’anno, lo si può attraversare in automobile. Si estende per chilometri e chilometri, e la neve diventa dura come roccia.

I cigni se ne vanno – devono andarsene, perché non ci sono né acqua da bere, né pesci da mangiare, non sono in grado di perforare uno strato così spesso di neve ghiacciata – volano per tremila miglia, varcano l’Himalaya e arrivano nei laghi e nei fiumi dell’India settentrionale. È un fenomeno assolutamente misterioso.

In quei nove mesi… la natura ha un tale equilibrio, una tale armonia, che quei nove mesi coincidono con la stagione degli accoppiamenti. Essi si accoppiano e depongono le uova, ma prima che le uova si schiudano e i piccoli escano, i nove mesi sono passati. Ora sul Mansarovar c’è il disgelo. E partono di nuovo, lasciando le uova nelle pianure dell’India settentrionale, a tremila miglia di distanza… e i cigni, a migliaia, svaniscono tra le vette himalayane.

Il miracolo è che, quando i genitori sono partiti, le uova si aprono e i piccoli cigni, immediatamente, si dirigono verso il Mansarovar. Non hanno una mappa, né una guida, né un genitore che insegni loro la rotta che i cigni adulti hanno percorso per milioni di anni. Ogni anno il miracolo si ripete: i piccoli cigni iniziano un volo di tremila miglia sopra le vette himalayane, tra i ghiacciai perenni, seguendo la medesima rotta e giungono allo stesso lago, il Mansarovar.

E c’è chi pensa che la natura sia priva di intelligenza! La natura possiede un’immensa saggezza, noi, semplicemente, ci dimentichiamo di ascoltarla.

Il solo modo per ascoltarla è entrare profondamente in se stessi, perché ci sono radici che si diramano in tutta l’esistenza. Quelle radici comprendono tuttora il linguaggio dell’esistenza.

Tu sei bloccato nella testa, molto lontano dalle radici. Non conosci nulla della saggezza dell’esistenza. Hai bisogno solo di una cosa: di trovare il collegamento con l’esistenza, e tutte le domande svaniranno. 1

 

 

Era una notte di luna piena. Era una notte in cui ti sentivi più solo del solito, più vuoto del solito. La tua vita era stata sempre in un buon equilibrio, le gioie si alternavano alle frustrazioni ma la tendenza generale era positiva. Tutti potevano definirti una persona felice. E tu stesso lo potevi confermare.

Eppure, di quando in quando, qualcosa si aggirava dentro di te. Qualcosa di insoddisfatto ogni tanto faceva capolino. Ma non era chiaro cosa fosse. Una sensazione vaga più che altro. Ma si sa: poi passa e non ci pensiamo più.

Quella sera però la sensazione era più forte del solito. Il senso di vuoto, quel senso che ti mancava qualcosa di importante era molto evidente. Il tuo primo pensiero è stato: "Invece di starmene qui tutto solo è meglio che esco e vado a trovare qualche amico. Oppure telefono alla mia ragazza e andiamo a farci un drink da qualche parte.… no meglio, mi guardo la TV che stasera mi sembra ci sia un bel film…"

E invece non hai fatto niente di tutto ciò. Per il semplice motivo che ti era stranamente chiaro che quella sensazione interiore di vuoto non sarebbe stata soddisfatta da queste cose. Era qualcosa di speciale, come una sete che poteva essere spenta solo da… un'acqua di un altro tipo – ma cosa fosse non era chiaro.

In realtà non era nemmeno un problema sapere che cosa poteva spegnere la sete. Ma il disagio, il senso di vuoto, quel sentire che ti mancava qualcosa lo avvertivi chiaramente come un misterioso buco interiore che ti stava indicando qualcosa.

Ti sei fermato. Hai chiuso gli occhi e deciso che questa volta non volevi perdere l'occasione per vederci chiaro.

Seduto immobile con lo sguardo interiore fisso su questa sensazione che ti mancava qualcosa, una sensazione che ti prendeva un po' il cuore, un po' la pancia: era chiaro che non era una cosa con cui scherzare. E nemmeno qualcosa da buttare nel cestino definendola 'cattivo umore'.

Il bello era che non avevi nessuna giustificazione collegata a questa sensazione. Anzi stavi ben attento a non cercare di spiegarla, con pensieri tipo 'ho bisogno di una nuova storia d'amore' oppure 'devo cambiare lavoro' oppure 'devo fare un viaggio, tirarmi fuori'… cose del genere le avevi già vissute un sacco di volte. Ma quella sera era diverso. In realtà nemmeno ti chiedevi cosa fosse che non andava: stavi ciecamente cercando qualcosa di sostanzioso, una specie di incontro interiore, non una soluzione o una spiegazione.

Quella sera potevi vedere con chiarezza il senso di vuoto, senza per forza collegarlo a un oggetto specifico che mancava nella tua vita. O meglio, ricordavi momenti in cui la pienezza del tuo essere interiore era stata così vasta da farti dire 'la mia vita ha un senso profondo'. Momenti in cui l'amore per una donna aveva toccato il settimo cielo. Momenti in cui ti eri commosso per l'incontro cuore a cuore con un amico. Momenti in cui ti eri seduto in meditazione e, vuoi perché eri molto innocente, vuoi perché eri molto motivato, avevi trovato davvero qualcosa dentro di te.

Questa sensazione di pienezza l'avevi vissuta più volte nella vita, ma in questo momento, chiaramente, non c'era. E saggiamente vedevi che era stupido cercare una spiegazione.

E coraggiosamente vedevi che volevi entrare con totalità in questo senso di vuoto, perché se guardavi dall'esterno, se analizzavi, potevi solo usare la mente per giustificare, spiegare, trovare soluzioni, prendere decisioni su qualcosa da fare… Oggi era diverso.

Il senso di vuoto lo sentivi come un cieco mistero incombente e non come un problema che chiedeva una soluzione. Oggi dovevi avventurarti su un terreno diverso, dovevi lasciarti possedere da questo senso di vuoto. Ti era chiaro che stavi osservando solo la punta dell'iceberg, il grosso era nascosto. La dimensione del buco interiore ti era sconosciuta. Ma oggi eri determinato ad andarci dentro.

La luna brillava alta nel cielo. L'ora tarda portava con sé il silenzio tutt'intorno, mentre la città e la natura dormivano.

Con la consapevolezza che si focalizzava su quell'unica sensazione che 'mi manca qualcosa', il senso di vuoto diventava disperazione. Ma fuggire era stupido. La presenza di quella sensazione che 'mi manca qualcosa' era devastante. E tu eri totalmente lì a viverla. Una lacrima solcava il tuo viso. Che senso di inutilità bestiale! Un senso di inutilità così totale che non lasciava via di scampo. Eri piccolo, separato dall'esistenza, orfanello, insignificante, in te non c'era niente che avesse un valore concreto. In questa assenza di vie di scampo, in questo senso di impotenza totale, poteva succederti una cosa sola: l'accettazione. Quando qualcosa è così evidente che altro puoi fare se non accettare?

E questa è stata la magia di quel momento. Quella profonda accettazione, quel cuore vuoto, quella mente impotente, quella mancanza di vie di scampo hanno creato uno spazio di rilassamento totale. E come per incanto, dal nulla, ecco aprirsi dentro di te una porta.

Un'apertura totale.

E da quella porta è entrata la riposta alla domanda mai formulata. Da quella porta un torrente impetuoso di beatitudine ha travolto tutto quanto, te compreso. Non c'è mente, non c'è corpo, non c'è cuore grande abbastanza per contenerla. Annaspi, anneghi e poi sparisci per un lungo momento in una pienezza totale che non ha parole.

La grande sete ha trovato da sola la preziosa acqua nel deserto. La tua totalità le ha permesso di scavare, da sola, talmente in profondità da trovare la fonte della vita. Tu non hai fatto proprio niente. Hai solo lasciato che la sete ti possedesse totalmente.

Solo la sete stessa sapeva cosa stava cercando.

E l'ha trovato. 2

 

 

Si tratta di esplorare. E ogni individuo deve esplorare a modo suo. Non ci sono regole fisse: questa è l'unica vera regola che c'è. Non c'è una grande autostrada con cartelli che ti dicono quanto sei distante dalla meta. Nella ricerca spirituale devi camminare e creare la tua strada mentre stai camminando: non esiste un sentiero già segnato sul quale puoi semplicemente incamminarti.

E tutto questo, secondo me, è veramente appagante, estatico. Non sei un treno, che segue le rotaie e non può correre nelle giungle, sulle montagne, dovunque abbia voglia. Il treno è un prigioniero.

Ma un fiume non è prigioniero, e il suo viaggio è lungo. Può arrivare da migliaia di chilometri, dall'Himalaya, e finalmente raggiunge l'oceano – senza una mappa, senza indicazioni, senza guide, e nessuno sulla strada al quale possa chiedere: "E ora in quale direzione devo andare?"… perché a ogni passo c'è un bivio.

Ma ogni fiume, può sembrar strano, riesce a raggiungere l'oceano in grande libertà, scoprendo da solo la sua strada. 3

 

 

1. Osho, Christianity and Zen, n. 3

2. Dal diario di un meditatore

3. Osho, Beyond Enlightment, n. 10

 

 

 

Il desiderio

è energia

e l’energia

è delizia.

William Blake

 

 

 

Il desiderio stesso è dio. Il desiderio non rivolto a un oggetto, il desiderio non orientato verso una meta, il desiderio non motivato, il desiderio puro è dio. L'energia chiamata desiderio è la stessa energia di dio. Non bisogna distruggere il desiderio, bisogna purificarlo. Non bisogna lasciar cadere il desiderio, bisogna trasformarlo. L'essenza stessa del tuo essere è desiderio: se ti opponi al desiderio, è come se ti opponessi a te stesso e a tutto l'esistente. Se ti opponi al desiderio, è come se ti opponessi ai fiori e agli uccelli e al sole e alla luna. Se ti opponi al desiderio, è come se ti opponessi a ogni forma di creatività — il desiderio è creatività.

...Il desiderio è un anelito, un grande anelito di espandersi, di diventare vasto, immenso — vasto come il cielo. Cos'è l'intelligenza? Essere intelligente significa avere l'intuizione che nessun oggetto potrà mai appagare il tuo desiderio.

Nessun oggetto — e lo affermo categoricamente — nessun oggetto potrà mai appagare il tuo desiderio. Il desiderio dell'uomo è divino. Il desiderio dell'uomo è vasto come il cielo — neppure il cielo può limitarlo. Nessun oggetto potrà mai appagarlo. OSHO

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Un diverso approccio all’omosessualità

 

 

Negli ultimi decenni l’omosessualità non solo è uscita allo scoperto, ma è anche andata coraggiosamente un po’ più in là e, almeno all’interno di una cerchia sempre più vasta di intellettuali progressisti, è diventata persino chic, e alla moda. Inchieste giornalistiche hanno rivelato che una buona parte dei teenager americani si vanta delle sue tendenze bisessuali, proprio come fosse una marca di jeans, o di scarpe da tennis… alla moda. Qui non si tratta solo delle rivendicazioni dei diritti dei gay: è una specie di ‘va bene tutto’, molto familiare a una generazione arrivata dopo la liberazione sessuale degli anni ‘70.

Che cos’è che sta causando questa tendenza all’allargarsi dell’orgoglio gay, come sta succedendo in Occidente? Beh, la risposta a questa domanda dipende soprattutto dalla persona con cui stai parlando: un cristiano bigotto ti

 assicurerà che è Satana che premia un mondo che ha ormai abbandonato dio; uno storico lo attribuirà all’inevitabile reazione a secoli di ‘caccia alle streghe’ nei confronti degli omosessuali; lo psicologo

parlerà della tensione crescente nella guerra tra i sessi; il poeta new age declamerà sull’assenza nell’uomo moderno di Riti di Passaggio maschili; lo scienziato ti dirà magari che è una deformazione genetica, curabilissima; l’intellettuale progressista mormorerà qualcosa circa il diritto inalienabile dell’uomo di dedicarsi a ciò che più gli piace; e il politico dirà …ciò che gli elettori vogliono sentirsi dire.

Ma chi ha ragione? Probabilmente ci potremmo formare un’opinione obiettiva del fenomeno prendendo ungranellino’ da ognuno di questi pareri.

Se invece chiedessimo a un mistico illuminato come Osho, ci direbbe qualcosa di sensazionale, controverso e nel contempo pieno di buon senso, qualcosa che intuitivamente sentiremmo essere giusto: l’omosessualità non è né buona né cattiva, è solo un po’ sciocca. Persino eminenti sessuologi come Masters e Johnson sono d’accordo sul fatto che l’omosessualità è uno stadio naturale dello sviluppo sessuale – che si inserisce da qualche parte tra il gioco genitale autoerotico del bambino e i brancicamenti eterosessuali dei giovani. Non ha niente a che vedere con giusto o sbagliato, chic o rozzo, progressista o conservatore: a un certo stadio è naturale – tutto qui.

Ma rimanere bloccati a uno qualunque di quegli stadi di sviluppo per il resto della vita… è un po’ infantile. Inoltre è qualcosa che – come ci mette in guardia Osho – può ritardare la crescita spirituale di un individuo. È come se tu avessi più di vent’anni e continuassi a succhiarti il pollice. Un’abitudine eccentrica che non è certo ‘cattiva’… e non è neanche una cosa d’avanguardia o alla moda. È quello che gli psicologi definiscono un arresto dello sviluppo’.

Questa di Osho può essere un’intuizione rivoluzionaria nel senso di depoliticizzare in un colpo solo tutti gli argomenti sull’omosessualità, pro e contro. Dopo tutto come possono preti e conservatori riuscire a sollevare il furore popolare su un problema come quello di alcune persone a cui piace succhiarsi il pollice? O anche, come può qualcuno prendere davvero sul serio una manifestazione di piazza fatta per rivendicare il diritto di succhiarsi il pollice? È ovvio che chi vuole succhiarsi il pollice deve avere il diritto di farlo, ma bisognerebbe anche sottolineare il fatto che una tendenza di questo genere è un arresto dello sviluppo che può essere risolto – ma solo se i diretti interessati scelgono di farlo! – con la meditazione, la terapia e magari anche qualche trattamento ormonale.

In questi tempi ‘liberati’ in cui l’omosessualità sta diventando rapidamente una scelta in voga, è fondamentale che si dia ascolto a questa intuizione di Osho sull’evoluzione della naturale sessualità dell’uomo. Detto in poche parole, i fatti sono molto semplici: il cammino spirituale richiede che l’energia si sposti verso l’alto e fiorisca, dal sesso all’eros cosmico – dalla autosessualità, all’omosessualità, all’eterosessualità… e oltre. Il rimanere fissati in uno qualunque di questi stadi per troppo tempo, non solo è un po’ sciocco, ma anche sempre più pericoloso per l’evoluzione umana nel suo complesso.

 

 

Ciò che Osho ha detto sull’omosessualità è stato spesso frainteso anche perché lui ha affrontato la cosa da diversi punti di vista, talvolta anche contraddittori tra loro. Myron McClellan nel corso dell’intervista Una breve introduzione a Osho e agli Osho audiobooks apparsa su audiobookcafe.com ha chiesto ad Amrito:

“Sono un po’ confuso riguardo alle affermazioni di Osho sull’omosessualità. In un discorso, dice a un gay che gli ha posto una domanda che ‘non è nemmeno umano’. In un altro, dice che l’omosessualità è uno stadio di sviluppo che precede la sessualità matura. In ogni caso, sembra disapprovarla. Cosa sai sulle sue opinioni sull’omosessualità?”

 

Amrito: Le opinioni di Osho sulla sessualità sono molto interessanti. Prima di tutto Osho spiega che tutti nasciamo attraverso il sesso, e che il sesso è la forza creativa primaria dell’umanità. Ed è una cosa del tutto naturale. Sente che gli atteggiamenti repressivi della sessualità fanno sì che le persone non riescano a sperimentare questa qualità. E, quel che è peggio, gli atteggiamenti ostili al sesso non fanno che costringerlo a diventare sotterraneo e a far prosperare la pornografia. E che, ironicamente, il prete e il pornografo sono quindi soci in affari. Che durante l’orgasmo, inteso come opposto alla semplice eiaculazione, la gente può sperimentare uno stato in cui la mente si ferma, il tempo si ferma, in cui per un momento prova un senso di estasi. Secondo Osho, è proprio così che la meditazione è stata scoperta per la prima volta: quei primi esploratori interiori si sono chiesti se questa stessa esperienza fosse accessibile anche da soli, senza aver bisogno dell’altro, in modo da ottenere uno stato permanente di estasi in cui la mente non continua incessantemente a chiacchierare in sottofondo, ma può essere usata solo quando serve.

Inoltre, Osho sente che una delle ragioni per cui gli esseri umani sono permanentemente sessuali, e non hanno stagioni di ‘calore’ come accade alla maggior parte dei mammiferi – e che sarebbero chiaramente sufficienti a scopi riproduttivi – è che la natura è interessata ad altro oltre che a produrre bambini. La sua opinione è che questo assaggio di un’estasi priva di tempo e di una mente silenziosa è il modo scelto dalla natura per ricordarci che uno stato del genere esiste. È una porta verso uno stato più alto di consapevolezza che, secondo lui, è il punto supremo dell’esistenza. Che tutta la storia dell’evoluzione è solo il mezzo che la natura ha scelto per creare la possibilità della consapevolezza. E che il potenziale per la consapevolezza è la qualità fondamentale dell’essere umano.

Quindi, se qualcuno è omosessuale, viene disturbata la polarità maschile-femminile che è quella che genera l’energia che porta all’orgasmo e da lì al risveglio a stati più alti. Osho sente che la condizione del mondo è tale che non abbiamo molto tempo per fare questo salto di consapevolezza. Sente che l’umanità sta diventando straordinariamente potente – al punto da poter distruggere il pianeta – eppure sembra non sia interessata ad assicurarsi che questo suo potere venga usato in modo intelligente e consapevole, invece che in modo casuale e inconsapevole come avviene in questo momento. Per essere onesti, io sento che Osho ha una visione molto realistica delle possibilità che l’umanità ha di fare questo essenziale salto di consapevolezza che è necessario per la nostra sopravvivenza.

 

Sì, Osho considera l’omosessualità come uno stadio normale del nostro sviluppo. E io so che non ha nulla contro le scelte personali di ognuno riguardo alla sessualità. Molte persone intorno a lui erano omosessuali e non è mai stato un problema. Ma penso anche che desideri che ognuno si renda conto che fino a un certo punto questa è una scelta – qualunque ne sia il motivo – e che la posta in gioco è grossa. Mi sembra che senta che l’umanità in quanto specie è molto vicina all’orlo dell’abisso e può aver bisogno di tutto l’aiuto che la natura è in grado di offrirle per far crescere la consapevolezza.

 

 

 

L'unione di due emisferi

 

 

Finché non hai risolto il conflitto interno tra emisfero destro e sinistro non sarai in grado di essere in amore, in pace.

Ricerche scientifiche recenti hanno scoperto un fatto molto significativo, uno dei più importanti di questo secolo, e cioè che tu non hai una sola mente, ne hai due. Il tuo cervello è diviso in due emisferi, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro. L’emisfero destro è collegato con la mano sinistra e l’emisfero sinistro è collegato con la mano destra – si incrociano.

L’emisfero destro è intuitivo, illogico, irrazionale, poetico, platonico, immaginativo, romantico, religioso; l’emisfero sinistro è logico, razionale, matematico, aristotelico, scientifico, calcolatore. I due emisferi sono costantemente in conflitto – i giochi politici fondamentali, i giochi politici più raffinati del mondo avvengono dentro di te. Può darsi che tu non ne sia consapevole, ma se lo diventi, la cosa reale da fare è intervenire da qualche parte tra queste due menti. Le donne sono creature dell’emisfero destro, gli uomini dell’emisfero sinistro …

Questa è la causa del costante conflitto tra l’uomo e la donna. Non riescono a rimanere separati, devono entrare in relazione di continuo, ma non riescono neppure a rimanere insieme. La lotta non è fuori, la lotta avviene dentro di noi. E questa è la mia comprensione: finché non hai risolto il conflitto interno tra emisfero destro e sinistro non sarai in grado di essere in amore, in pace – mai – perché la lotta interiore si riflette all’esterno. Se stai lottando interiormente e se sei identificato con l’emisfero sinistro, l’emisfero della ragione e cerchi costantemente di dominare l’emisfero destro,

cercherai di fare la stessa cosa con la donna di cui sei innamorato. Se la donna è in una lotta costante con la propria razionalità, lotterà di continuo

con l’uomo che ama.

Tutte le relazioni – quasi tutte, le eccezioni sono trascurabili, si può fare a meno di considerarle – sono brutte. All’inizio sono splendide; all’inizio non mostri la realtà, fingi. Una volta che la relazione si stabilizza e ti rilassi, il conflitto interno emerge e comincia a rispecchiarsi nella relazione. E iniziano i litigi, ci si rimprovera l’un l’altro mille cose, ci si distrugge a vicenda. Ecco dove nasce l’attrazione per l’omosessualità. Quando in una società la separazione tra uomini e donne diventa troppo grande, l’omosessualità erompe immediatamente. Perché, perlomeno, un uomo che ama un altro uomo non è così tanto in conflitto. La relazione d’amore può non essere molto soddisfacente, non condurre a una profonda beatitudine, a momenti orgasmici, ma almeno non è così difficile come la relazione tra un uomo e una donna. Le donne diventano lesbiche ogni volta che il conflitto diventa insopportabile, perché la relazione tra due donne non è così profondamente conflittuale. Il simile incontra il simile; c’è comprensione reciproca.

Sì la comprensione è possibile, ma l’attrazione è perduta, la polarità è perduta – è un costo molto alto. La comprensione è possibile, ma tutta la tensione, la sfida, è perduta. Se scegli la sfida, allora ci sarà il conflitto, poiché il vero problema è dentro di te. Finché non ti sei stabilizzato, non sei giunto a una profonda armonia tra mente femminile e quella maschile non sarai in grado di amare. La gente viene da me e mi chiede come andare in profondità in una relazione. Io dico: “Prima vai in profondità nella meditazione. Finché non risolvi il conflitto interiore, creerai più problemi di quelli che già hai. Se inizi una relazione, tutti i problemi si

moltiplicheranno. Osserva, semplicemente: l’amore è la cosa più grande e più bella del mondo,

ma riesci a trovare qualcosa di più brutto, capace

di creare un inferno più grande?”.

 

Tratto da: Osho, L’Antico canto dei Pini, Psiche Ed

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IO NON SONO CONTRO NIENTE

 

A livello di sfogo sessuale fra omosessualità e eterosessualità non c’è molta differenza, è solo una questione di gusti. Ma sul piano della crescita spirituale le cose stanno diversamente.

 

 

Osho, la tua condanna dell’omosessualità non sembra essere molto amorevole.

 

La verità non è mai amorevole o lo è sempre. Dipende da te, da come la guardi. Una cosa è certa: la verità è verità – amorevole o no. Questo deve essere compreso.

L’omosessualità è un prodotto di un mondo maschile. E probabilmente l’omosessualità andrà crescendo sempre più – perfino stati, governi e religioni inizieranno a raccomandarla. Nei prossimi cinquant’anni lo vedrete accadere. Allo stesso modo in cui i governi ora raccomandano il controllo delle nascite e l’aborto, in futuro lo faranno con l’omosessualità – perché la popolazione raggiungerà livelli tali che l’omosessualità rappresenterà un metodo per impedire la nascita di nuovi esseri umani. Prima o poi, ogni governo autorizzerà i matrimoni tra omosessuali – matrimoni tra due uomini o tra due donne. Accadrà. Già ora ci sono molte più persone che diventano omosessuali.

Solo una società rilassata, in cui le cose funzionano bene, c’è cibo in abbondanza e non ci sono guerre, diventa eterosessuale. In caso contrario, quando c’è la guerra, uno stato conflittuale permanente, la società diventa patriarcale.

Ora anche nel mondo delle donne sta accadendo la stessa cosa, perché il movimento di liberazione delle donne è il primo movimento in cui le donne si trovano tra loro e creano gruppi di sole donne. Ora si sta diffondendo il lesbianismo. Se le donne si mettono insieme e contro gli uomini, dove metteranno il loro amore? L’uomo è il nemico: devono perciò amare le donne. Attualmente sia l’omosessualità che il lesbianismo sono in aumento: è una semplice constatazione.

Ma non sto dicendo nulla contro l’omosessualità – so che qui ci sono molti omosessuali. Se non sei interessato a dimensioni più alte, l’omosessualità va bene, tanto quanto l’eterosessualità. Non c’è alcun problema. A livello di sfogo sessuale, l’omosessualità vale quanto l’eterosessualità. Ma se è la tua crescita che ti interessa, allora avrai dei problemi.

Una storia d’amore omosessuale può essere molto più comoda, è vero, perché non c’è conflitto. È un’unione di simili: si capiscono, conoscono le tendenze e le menti reciproche. Non c’è conflitto, ma non c’è neppure crescita. Con la polarità, si scatena il conflitto, la sfida – di penetrare e conoscere l’altro, capire il mondo dell’altro. E per la crescita spirituale è necessario che l’uomo arrivi a conoscere la donna e che la donna arrivi a conoscere l’uomo.

Perché dico che è parte della crescita spirituale? Proprio l’altro giorno stavo dicendo che all’ultimo momento, al sesto chakra – l’ajna chakra – deve avvenire un incontro profondissimo tra uomo e donna. Anche interiormente sei diviso in due: uomo e donna. Se non riesci a unirti con una donna esteriore, ti sarà molto difficile fare spazio alla donna interiore. Se non riesci ad amare l’altro fuori di te, ti sarà impossibile creare uno spazio d’amore per l’altro che sta dentro di te.

Un uomo non è solo uomo, è uomo-donna. È nato da un uomo e da una donna – è mezzo e mezzo, e così anche la donna. E l’unione interiore suprema, l’alchimia interiore è possibile solo se hai imparato la via nel mondo esteriore.

Quando un uomo si innamora di una donna, impara qualcosa. Quando un uomo si innamora di un uomo non impara nulla. Quando una donna si innamora di un uomo, impara qualcosa – qualcosa di ignoto, qualcosa di opposto, qualcosa dell’altro.

L’amore tra un uomo e una donna indica che l’emisfero destro è in amore con l’emisfero sinistro. Perciò se sei interessato alla crescita spirituale, devi procedere dall’omosessualità all’eterosessualità. Se non ti interessa la crescita spirituale, allora non c’è nulla di sbagliato. Puoi rimanere ciò che sei – eterosessuale o omosessuale – è la stessa cosa. Penso di averlo chiarito a sufficienza. Se non ti interessa la crescita spirituale, non c’è alcun problema. Io non sono contro l’omosessualità, non sono contro nulla. È la tua vita – devi decidere tu; chi sono io? Io sto semplicemente affermando che alla fine, all’interno del tuo essere, deve avvenire un incontro: preparati per questo incontro. Ed è l’amore con l’altro all’esterno che ti prepara.

Più giungi a comprendere la donna e l’uomo esterni, maggiore sarà la comprensione della polarità interiore. E un giorno, al sesto centro del tuo essere – in quello che lo yoga chiama ajna chakra, e che io ho definito ‘supercoscienza’ – sentirai che la tua comprensione dell’uomo e della donna ti è di straordinario aiuto. Lì, intuizione e logica si uniscono, immaginazione e volontà si uniscono, iniziativa e ricettività si uniscono. Ti sarà facile.

Hai imparato la strada nel mondo esterno – ora la puoi usare per la tua alchimia interiore.

Se ti interessa la crescita spirituale, procedi verso l’eterosessualità. Se non ne sei interessato, non c’è problema. Se vuoi crescere, se vuoi davvero scoprire il tuo essere più intimo, il tuo spazio interiore, allora l’eterosessualità ti potrà aiutare. Come ti ho già detto: il primo stadio è la masturbazione, il secondo stadio è l’omosessualità, il terzo stadio e l’eterosessualità, il quarto stadio è asessuale – è lo stadio del brahmacharya.

 

 

 

E solo quando avrai raggiunto il quarto stadio sarai in grado di accedere al nucleo più intimo del tuo essere – non altrimenti. Un masturbatore rimane infantile, un omosessuale rimane adolescenziale, un eterosessuale rimane animale. Questi stadi devono essere oltrepassati. Non rimanere bloccato. E la mia non è una condanna, ricordalo sempre: io non condanno nulla.

Il sesso non è una cosa ordinaria. È una delle parti più essenziali del tuo essere. Non bisognerebbe trattarlo inconsapevolmente. Costituisce le fondamenta del tuo essere: tu sei nato dal sesso, vivi attraverso il sesso – la tua nascita è attraverso il sesso, la tua gioventù è attraverso il sesso, l’amore è attraverso il sesso, e attraverso il sesso incontrerai la morte. La tua intera esistenza è una storia sessuale. Devi essere davvero molto attento, e consapevole di tutto ciò che riguarda la tua energia sessuale.

tratto da: Osho, The Divine Melody, #4

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sono attratta dalle donne

 

 

Osho, mi sento per lo più attratta dalle donne, raramente un uomo
risveglia in me un’attrazione profonda. La cosa mi preoccupa un po’.

Per favore, puoi commentare?

 

Il sesso è stato definito “il peccato originale”: non è originale, e non è un peccato. Prima ancora che mangiassero il frutto dell’albero della conoscenza, Adamo ed Eva facevano del sesso, come pure facevano sesso tutti gli altri animali del Paradiso Terrestre. La sola cosa che accadde, dopo che ebbero mangiato quel frutto, fu la consapevolezza: ne divennero consapevoli. E diventandone consapevoli, si vergognarono. Come mai si vergognarono? Da dove nacque tale vergogna?

Si vergognarono perché videro che si stavano comportando come tutti gli altri animali. Ma che male c’è nel comportarsi come gli altri animali? Anche l’uomo è un animale. Ma subentrò l’ego: il frutto della conoscenza creò l’ego. Creò la superiorità, l’idea di superiorità: “Noi siamo esseri superiori. Quegli sciocchi animali, se fanno certe cose si possono perdonare. Ma noi non possiamo essere perdonati – questo è al di sotto della nostra dignità.” In natura il sesso è un’attività così fondamentale che l’ego dell’uomo cominciò a compiere ogni possibile tentativo per liberarsene.

La prima cosa che vorrei ricordaste è questa: il sesso è naturale. Non è affatto necessario fare un qualsiasi sforzo per liberarsene – anche se so che viene un momento in cui lo si trascende, ma questa è una cosa del tutto diversa. Non è tramite un vostro sforzo che potete liberarvene; se cercate di liberarvene, cadrete vittime di perversioni.

Proprio perché per secoli l’uomo ha cercato di liberarsi dal sesso, ha creato ogni sorta di perversioni.

L’omosessualità è nata perché le persone sono state private dell’eterosessualità. L’omosessualità è nata come fenomeno religioso nei monasteri, perché si forzavano i monaci a vivere insieme in un unico luogo e le suore a vivere in un altro, ed essi erano separati da mura invalicabili. L’omosessualità è inevitabile.

L’intero fenomeno dell’omosessualità è una conseguenza data dalla stupidità con cui si allevano i bambini. Il giorno in cui agli uomini e alle donne si permetterà di incontrarsi con naturalezza, l’omosessualità scomparirà dal mondo.

Fin dall’infanzia noi separiamo i bambini: se un maschietto gioca con le ragazze, lo rimproveriamo. Gli diciamo: “Cosa stai facendo? Sei una femminuccia? Tu sei un maschio, tu sei un uomo! Sii uomo, non giocare con le donne!”. Se un bambino gioca con le bambole, immediatamente lo rimproveriamo: “È un gioco da donne!”.

Se una ragazza cerca di salire su un albero, la fermiamo subito: “Non sta bene; contrasta con la grazia femminile”. E se una ragazza insiste e non si lascia frenare e si ribella, viene definita “un maschiaccio”, non è rispettata.

In questo modo, cominciamo a generare quelle orribili divisioni. Alle ragazze piace scalare alberi; è un’esperienza bellissima. E che male c’è nel giocare con le bambole? Un bambino può andare in giro con le bambole, visto che nella vita dovrà poi incontrare delle ‘bambole’… e a quel punto si sentirà perduto, non saprà che fare!

No, quanto ti accade non ha nulla a che vedere con te, personalmente. Si tratta di una malattia sociale, diffusa in tutto il mondo.

 

Due gentleman inglesi della vecchia guardia, una sera, chiacchieravano dei vecchi amici nel loro club londinese.

Uno domandò: “E che ne è stato del vecchio Cholmondeley?”

“Non l’hai saputo? È andato in Africa per un safari e, per Giove, si è innamorato di uno scimpanzé!”

“Uno scimpanzé? Ma allora era gay?”

Ma no, per Dio! Una femmina di scimpanzé!”

Se è una femmina, anche se si tratta di uno scimpanzé, non c’è nulla di male.

La società crea condizionamenti così profondi che, a causa dell’eccessiva oppressione, la gente incomincia a ribellarsi. Il sesso dovrebbe essere preso con estrema naturalezza – noi lo abbiamo preso con estrema serietà. O lo condanniamo come qualcosa di brutto, di animale, oppure lo eleviamo a qualcosa di divino; in nessun caso lo accettiamo mai come umano, e non lo accettiamo mai come un divertimento. In fondo si tratta di un divertimento, è un ottimo sport! E l’umanità rimarrà gravata di questa orribile assurdità morale, se noi non accetteremo la bellezza del sesso, in quanto sport. E si tratta anche di un ottimo esercizio fisico, il migliore che esista! Puoi chiederlo ai cardiologi. Adesso sostengono che l’attività sessuale previene gli attacchi di cuore… È un’attività fisica naturale, ed è un divertimento, un ottimo sport.

Se non lo prendi seriamente, non c’è motivo di preoccupazione, neppure dal tuo essere attratta dalle donne. Non preoccuparti – perché la tua preoccupazione non ti sarà d’aiuto. Va benissimo così. In un mondo veramente libero, che non sia condizionato da un passato primitivo e ignorante, in un mondo veramente illuminato, tutte queste cose verranno accettate.

Certo, una volta ogni tanto puoi amare una donna, oppure un uomo. Non c’è nulla di male in questo, poiché all’interno di ognuno di noi sono presenti entrambi. Ogni essere umano è sia un uomo che una donna, e ogni donna è sia donna che uomo, poiché siete nati dall’incontro di un uomo e di una donna. Pertanto, metà di te proviene da tuo padre e metà di te proviene da tua madre; una parte di te è uomo e una parte di te è donna.

Quindi non c’è molto di cui preoccuparsi. Probabilmente la tua parte maschile è attratta dalle altre donne, ma poiché sei una donna, da un punto di vista biologico, hai paura. Non è il caso di aver paura! Prendi le cose con semplicità – questo è il mio approccio fondamentale. Prendi le cose con semplicità. In questo modo, si possono superare più comodamente, con facilità, velocemente, più che non prendendole seriamente. Se si prendono le cose seriamente, se ne resta invischiati, si vive gravati dal loro peso.

E il tuo problema non è granché. Ci sono problemi molto più grossi.

 

 

Il famoso armatore greco Ori Oristotle si stava facendo costruire una casa su un vasto appezzamento di terreno, in Grecia. Chiarì all’architetto: “Non toccare quell’albero laggiù, perché sotto di lui ho fatto l’amore la prima volta”.

Che sentimentale, signor Oristotle” commentò l’architetto, “proprio sotto quell’albero?”.

“Certo” riprese Ori Oristotle. “E non toccare neppure l’altro albero che gli sta di fronte, perché è da là che la madre di lei ci guardava fare l’amore.”

“La madre se ne è stata lì a guardare mentre lei si scopava la figlia?” si stupì l’architetto.

“Certo” disse l’armatore greco.

Ma, signor Oristotle, cos’ha detto la madre?”

Beeee, beeee.”

 

 

Ci sono problemi ben più gravi. Il tuo non è nulla – perlomeno tu sei attratta da altre donne, perlomeno si tratta di altri esseri umani. Una cosa giusta. Un po’ stravagante, ma nulla di grave. Cose simili sono sempre successe. Ora la gente ha più coraggio e pone domande – in particolare gli occidentali sono diventati più onesti. Nessun indiano potrebbe mai porre una domanda come questa – e non perché cose simili non accadano in India, accadono, ma nessun indiano avrà mai il coraggio di porre una domanda simile.

Tu l’hai fatta. Ne sono felice. Questa è sincerità, questa è autenticità. Si dovrebbe riuscire a esporre se stessi per ciò che si è. L’Occidente sta diventando più libero; l’Oriente è molto più represso. E poiché l’Oriente è molto più represso, impiegherà un tempo molto più lungo a liberarsi delle sue perversioni. L’Occidente le trascenderà molto prima.

Cose simili sono sempre accadute ovunque. Fanno parte della commedia umana. Pertanto non rendere le cose più grosse di ciò che sono, e non lasciartene infastidire.

Nella tua domanda dici: Mi sento per lo più attratta dalle donne, raramente un uomo risveglia in me un’attrazione profonda.

Benissimo – perlomeno ti senti attratta da qualcuno. Esiste una possibilità d’amore. Ci sono persone così ottuse, così morte, così insensibili, che si sentono attratte solo dal denaro, o dal potere politico, o dalla fama. Tu sei in una condizione di gran lunga migliore; perlomeno non sei innamorata del denaro. Ma nessuno reputa perverse persone simili. Sono loro i veri pervertiti: il denaro è tutta la loro vita, la loro devozione; il denaro è il loro dio.

Sei attratta dalle donne: benissimo. Vai in profondità nella tua relazione con le donne. Se ne fai qualcosa di cui essere ansiosa, non riuscirai a scendere in profondità nella tua relazione con una donna. Se scendi in profondità nella relazione con le donne, sento che prima o poi ti renderai conto che questo tipo di relazione non può essere molto appagante – perché due donne sono simili. E una relazione ha bisogno di una certa tensione per essere appagante, deve esserci una certa polarità perché sia appagante. Due donne in amore, oppure due uomini in amore, avranno un’ottima relazione, ma non avrà alcun sapore. Sarà un po’ ottusa, monotona, un po’ noiosa.

Ma solo se scendi in profondità, solo allora diventerai consapevole di queste cose. La tua ansia non ti permetterà di scendere in profondità, e in questo caso rimarrai interessata e attratta dalle donne per tutta la vita.

Il mio approccio ai problemi è questo: con qualsiasi cosa ti trovi a confronto, scendi in profondità nella questione, in questo modo o troverai un tesoro, se ne esiste uno, oppure scoprirai che si tratta di qualcosa di vuoto. In entrambi i casi verrai arricchita. Se scopri il tesoro, ovviamente ne sarai arricchita. Se vedi che è qualcosa di vuoto, avrai chiuso con quella questione.

Due donne in relazione non possono avere una grande storia d’amore. Rimarrà qualcosa di piatto; non avrà picchi e non avrà valli. Pertanto, le persone che hanno paura delle vette e delle valli la troveranno una cosa comoda, gestibile. È per questo che gli omosessuali sono definiti ‘gay’. Sembrano allegri, sembrano molto più felici degli eterosessuali. Gli eterosessuali attraversano continui scombussolamenti – hanno più conflitti, più litigi, meno comprensione. È inevitabile che sia così, perché due donne possono capirsi molto meglio di quanto un uomo e una donna si possano vicendevolmente comprendere.

Due uomini si possono capire meglio perché sono simili, ma mancherà la scintilla. Certo, ci sarà una certa allegria, ma non una gran poesia, non una gran storia d’amore – qualcosa di leggero. Sarà una relazione di tipo omeopatico. Non avrà alcuna avventura, nessuna sorpresa: sarà confortevole, sicura, più comprensiva, meno conflittuale, senza punzecchiamenti.

Tra un uomo e una donna ci sono problemi – problemi di incomprensione. Essi vivono in mondi totalmente diversi; sono due polarità di consapevolezza diverse. La donna pensa intuitivamente, l’uomo pensa intellettualmente, ecco perché non c’è alcun incontro. La donna balza semplicemente alle conclusioni, senza attraversare alcun processo di pensiero. E l’uomo raggiunge una conclusione passo dopo passo.

L’uomo fa ogni sforzo per arrivare a una conclusione e la donna si limita semplicemente a balzarvi. Ha un’intelligenza intuitiva. Un uomo e una donna saranno inevitabilmente in conflitto, ma quel conflitto li porta molto più avanti e crea di nuovo situazioni in cui vivere piccole lune di miele.

Una relazione omosessuale è simile alla saccarina – troppo dolce, un po’ nauseante. Viceversa una relazione tra uomo e donna è sempre travagliata. Non ti puoi addormentare, l’altro non te lo permette. Ci si continua a pungolare a vicenda. Sono mondi così diversi… è quella l’attrazione!

Vai quanto più ti è possibile in profondità nelle tue relazioni con le donne – non preoccuparti. Ben presto vedrai che esiste un tipo di relazione diversa, che può esistere solo tra polarità opposte.

A quel punto vai in profondità in una relazione con un uomo, perché solo andando in profondità in una relazione con un uomo potrai arrivare a comprendere che tutte le relazioni non vanno più in là di tanto. Perfino la relazione uomo/donna non supera una certa soglia; non ti dà mai l’appagamento che promette.

E solo grazie alla tua esperienza personale – non perché lo dicono i buddha, non perché lo dico io – solo grazie alla tua esperienza personale, un giorno riuscirai ad andare oltre ogni relazione. A quel punto potrai essere felice da sola. E chi riesce a essere felice da solo, è un vero individuo. Se la tua felicità dipende dall’altro, sei uno schiavo; ancora non sei libero, sei in schiavitù.

Quando si è felici da soli, allorché si riesce a vivere con se stessi, non esiste più alcuna necessità intrinseca di essere in relazione. Questo non significa che non ti rapporterai. Ma rapportarsi agli altri è una cosa, essere in relazione è una cosa del tutto diversa. La relazione è una sorta di prigionia, rapportarsi è condividere. Sarai in rapporto con molte persone, condividerai la tua gioia con molte persone, ma non dipenderai da qualcuno in particolare, e non permetterai a nessun altro di dipendere da te.

Non sarai dipendente, e non permetterai a nessuno di essere dipendente da te. Allora fondi la tua vita sulla libertà, sulla gioia, sull’amore.

Tu dici: La cosa mi preoccupa un po’. Non lasciartene preoccupare, neppure un po’. Godi di questa situazione. Divertiti, è una situazione buona – non basta, ma è tuttavia buona. Ti porterà a vivere una relazione eterosessuale, una cosa un po’ migliore; anche se neppure questo ti appagherà. Ma quella relazione ti porterà alla meditazione, alla solitudine, a quella bellezza e a quella benedizione che accadono soltanto quando si è soli.

 

tratto da: Osho, Questioni d’amore,

edizioni Stampa Alternativa

 

 

 

Bruciare i ponti

 

 

Jeevan — americana, un'insegnante ormai in pensione — è parte di quella generazione di donne che ha iniziato a ribellarsi a dei ruoli sessuali a lungo imposti dalla società: aveva quarant'anni quando ha deciso di "allargare" una vita matrimoniale del tutto convenzionale, e ormai ventennale, per includervi un'esplorazione delle sue fantasie omosessuali. Un periodo della sua vita davvero sfrenato.

 

"Erano gli anni '60, progressisti e ricchi di esperimenti." Ricorda Jeevan. "Mi sono innamorata folle-mente di una bellissima lesbica — con l'aria da maschietta e da quel momento, per tre anni, mi sono identificata totalmente con le donne gay. Il mio matrimonio mi sembra-va una prigione. Dovevo uscirne a tutti i costi. Volevo essere reale, autentica, chiara e onesta. Avevo mentito a me stessa e agli altri per tanto tempo! Ho scoperto presto che come donna gay ero su un livello molto più paritario con la mia partner – avevo più potere, non mi sentivo così soffocata. Dopo aver lasciato mio marito, mi sono buttata completamente nel sesso. Fino a quel momento non avevo mai vera-mente avuto forti sensazioni sessuali – per tutta la vita ero arrivata al massimo ad eccitarmi appena. Non mi ero mai masturbata fino a 41 anni! Quando qualcuno mi aveva suggerito di far l'amore da sola, ero rimasta scioccata dall'idea. Per tutta la vita avevo creduto che se una cosa ti piace, vuoi dire che non va bene. Ne avevo proprio di strada da fare!

Qualche anno dopo ho preso il sannyas e, nel mio primo incontro personale con Osho lui mi ha parlato a lungo della mia "dipendenza" dal sesso: mi ha detto che il sesso per me andava benissimo, ma dovevo stare attenta a far sì che nascesse dall'amore. Guarda però com'è furba la mente – sono riuscita a stravolgere le parole di Osho, e ho iniziato subito a “innamorarmi” di ogni maschio che mi attraversava la strada in modo da potermelo scopare. La mia energia sessuale a quel punto era tornata a dirigersi verso gli uomini, ma non mi sentivo mai soddisfatta. Sembravo lo stereotipo della ninfomane.

Finalmente, negli anni '80, ho avuto un'intensa storia d'amore con un uomo, sette anni in cui ho amato tanto e abbiamo anche molto litigato... e urlato un mucchio. Sembra che in questo modo sia riuscita a bruciare tutte le mie inquietudini rispetto al sesso. Mi si è spezzato il cuore quando questa storia è finita, perché sapevo che lui sarebbe stato il mio ultimo amore.

Però ho scoperto, dopo, di avere nel mio cuore molto più spazio per le altre persone – tante, tante perso-ne a cui prima non avevo mai prestato davvero attenzione – improvvisamente ero aperta verso di loro. E non mi sentivo più così 'bisogno-sa'. Questo è stato per me un gran-de punto di svolta.

Adesso, per la maggior pare del tempo, sono grata... semplicemente di essere me stessa. E sono anche molto grata di aver avuto l'opportunità di vivere completamente tutti gli stadi della mia sessualità, bruciando tutti quei ponti alle mie spalle, in modo che ora posso non pensarci più".

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I 4 STADI DELLA SESSUALITA

 

Lo sviluppo naturale viene represso fin dall’inizio e così il percorso dal sesso alla consapevolezza cosmica diventa un procedere complesso.

 

 

La sessualità ha quattro stadi, che dovete comprendere. Solo al quarto stadio la sessualità si trasforma nel Fiore d’oro. Non comprendere questi quattro stadi è pericoloso, e tutta la tradizione culturale ha fatto sì che l’uomo ne rimanesse inconsapevole.

 

Il primo stadio è l’autoerotismo. Alla nascita, il bambino è narcisista. Ama moltissimo il proprio corpo, e ciò è bello: conosce solo il proprio corpo. Gli basta succhiarsi il pollice… e prova una tale euforia! Mentre il bambino si succhia il pollice puoi vedere il suo volto che rivela la gioia – giocando semplicemente con il proprio corpo, tentando di mettersi in bocca l’alluce, creando un circolo di energia. Quando il bambino si mette in bocca l’alluce crea un cerchio e la sua energia inizia a girare in circolo.

Il bambino gioca con i propri organi sessuali, senza sapere che sono organi sessuali. Non avendo ancora subito condizionamenti, conosce il proprio corpo come un tutto unico… e certamente gli organi sessuali sono la parte più sensibile del suo corpo. Il bambino gode nel toccarli e nel giocarci.

Questo è il punto in cui la società – una società guasta, velenosa – entra nella psiche del bambino: “Non toccarti!”, “Non farlo!”.

E quando al bambino viene detto: “Non farlo!” il padre, o la madre, pieni di collera e i loro occhi … e tolgono la mano del bambino dai suoi genitali, che naturalmente gli provocano sensazioni molto piacevoli. Lui sta davvero divertendosi – non è qualcosa di sessuale o simile – sente semplicemente che quella è la parte più sensibile del proprio corpo, la parte più viva, tutto qui.

Ma le nostre menti condizionate… Sta toccando un organo sessuale, questo è male! Tiriamo via la mano del bambino e creiamo in lui un senso di colpa. In questo modo abbiamo iniziato a distruggere la sua sessualità naturale.

Proprio così cominciamo ad avvelenare la sorgente originale della sua gioia, del suo essere. Proprio così cominciamo a creare in lui l’ipocrisia. Il bambino diventerà un astuto diplomatico: non toccherà più i suoi genitali in presenza dei genitori. Proprio così entra in lui la prima menzogna: non può più essere sincero. Ora il bambino sa che, se è sincero con se stesso – se rispetta se stesso e la propria gioia e il proprio istinto – i suoi genitori vanno in collera. Si trova indifeso di fronte a loro, dipende da loro per la propria sopravvivenza: se lo abbandonassero, morirebbe. Si tratta pertanto di una scelta vitale: se vuoi sopravvivere devi andare contro te stesso – e il bambino deve piegarsi.

E quando i genitori gli impediscono di fare questa cosa, lo fanno guidati dai loro stessi condizionamenti: i loro genitori avevano fatto lo stesso con loro. Provano un grande imbarazzo vedendo il figlio che si tocca i genitali e gioca con essi, e senza nessuna vergogna. Il bambino non conosce vergogna: è innocente. Poi il “Non farlo!” entra nella sua vita e la sua energia si ritrae: è il primo trauma. Da quell’istante il bambino non sarà più capace di accettare la propria sessualità in modo naturale, gioioso: c’è stata repressione e il suo essere è scisso in due, il suo corpo non è più un intero. Una parte del suo corpo diventa inaccettabile, una parte del suo corpo diventa brutta; una parte del suo corpo diventa indegna di far parte del suo essere: egli la rifiuta. Nella profondità della sua psiche il bambino comincia a castrarsi e la sua energia si ritrae; l’energia non scorrerà più liberamente, come prima che gli dicessero: “Non farlo!”.

Questo è lo stato autoerotico, molte persone si fermano qui. Ecco perché la masturbazione è un fenomeno tanto diffuso in tutto il mondo. È uno stato naturale, che dovrebbe cessare spontaneamente. È una fase della crescita, ma i genitori hanno disturbato quella fase di crescita dell’energia e il bambino si è bloccato. Vorrebbe giocare con i propri genitali e non può farlo – si reprime, si reprime e poi, un giorno, la situazione diventa insostenibile e l’energia sessuale si impossessa di lui. Una volta che inizia a masturbarsi, la masturbazione può diventare un’abitudine, qualcosa di meccanico, e lui non passerà mai al secondo stadio.

I responsabili di ciò sono i genitori, i preti e i politici: tutta la mentalità sociale esistita fino a oggi.

Una persona può rimanere bloccata in questo primo stadio, che è assai infantile. Non raggiungerà mai la propria maturità sessuale; non conoscerà mai la beatitudine, che accade solo a un essere sessualmente maturo.

L’ironia sta nel fatto che sono proprio queste le persone che condannano la masturbazione, che le danno così tanta importanza. I loro discorsi sono davvero pericolosi: hanno sempre detto che se ti masturbi, diventi cieco; se ti masturbi, diventi un idiota, non sarai mai intelligente, rimarrai stupido. Ma tutte le scoperte scientifiche sono d’accordo su un punto: la masturbazione non fa male a nessuno; sono quelle minacce che fanno male. Tutte le ricerche psicologiche sono d’accordo nel dire che la masturbazione non fa male a nessuno: è uno sfogo naturale dell’energia. Ma queste idee – che potresti diventare cieco – possono renderla pericolosa…

Tante persone sono piene di paure, sempre con la tremarella, sfiduciate, senza stima in se stesse: hanno paura di tutto, perché sanno cosa hanno fatto!

Lasciatemelo ripetere: la masturbazione non fa male a nessuno! Ma quando una persona si masturba, è un momento molto sensibile e delicato; se, in quel momento, arriva alla sua mente un suggerimento – o se la persona stessa si autosuggestiona: “E se adesso impazzisco? o divento cieco? o rimango stupido?”. Ebbene, queste suggestioni autoipnotiche sono la causa di mille malattie, di mille problemi psicologici, di mille perversioni. E chi sono i responsabili di tutto questo?

 

La seconda fase è l’omosessualità. Sono poche le persone che passano alla seconda fase. È una fase naturale: il bambino ama il proprio corpo; se è un maschio, ama un corpo maschile. Passare a interessarsi di un corpo femminile, il corpo di una ragazza, sarebbe un salto troppo grande per lui. È naturale quindi che all’inizio l’attrazione si sposti verso gli altri ragazzi. Oppure, se è una ragazza, il primo istinto naturale è di amare altre ragazze, proprio perché hanno lo stesso tipo di corpo, lo stesso tipo di essere. La ragazza riesce a capire meglio le ragazze che i ragazzi. I maschi sono un mondo a parte.

La fase omosessuale è una fase naturale. Ma ancora una volta la società aiuta le persone a rimanere bloccate lì, creando barriere tra gli uomini e le donne, tra le ragazze e i ragazzi. Se non ci fossero queste barriere, la seconda fase svanirebbe presto e nascerebbe l’interessamento verso l’altro sesso: l’eterosessualità. Ma la società non lascia nessuna opportunità: crea una muraglia cinese tra i ragazzi e le ragazze.

L’omosessualità è perpetuata dalla società e la stessa società la condanna. Dovete comprendere queste strategie. La stessa società condanna l’omosessuale, lo definisce un perverso, un criminale. Ci sono ancora stati in cui l’omosessualità è punita per legge: puoi finire in carcere per dieci anni. C’erano nazioni dove un omosessuale poteva anche essere condannato a morte! Ed è la stessa struttura sociale che crea l’omosessualità!

Voi separate talmente gli uomini dalle donne, create tra loro dei compartimenti stagni; perciò quando l’uomo vuole fare l’amore, non trova la donna o quando la donna vuole fare l’amore, non trova l’uomo, e allora prende ciò che trova disponibile. La donna si innamora di un’altra donna, l’uomo si innamora di un altro uomo: non si sentono soddisfatti, ma è sempre meglio che niente. La natura deve trovare la sua via di sfogo. Se non le permettete il suo corso naturale, troverà qualche via traversa. Altrimenti, l’omosessualità sarebbe una fase naturale e passerebbe spontaneamente.

 

La terza fase è l’eterosessualità. Quando un uomo si è lasciato veramente alle spalle l’autoerotismo e l’omosessualità, diventa maturo e capace di innamorarsi di una donna – un mondo totalmente diverso, una ‘chimica’ diversa, una psicologia diversa e una diversa spiritualità. È capace ormai di giocare, interagire con questo mondo diverso, con questo diverso organismo. Sono poli opposti, ma quando entrano in contatto tra loro – e ci sono momenti in cui sono veramente vicini, tanto da combaciare – i due partner hanno un primo accenno di esperienza, i primi lampi di samadhi.

Poiché questo non vi accade, molti tra voi pensano che io stia semplicemente usando un linguaggio poetico. Non è poesia, non sto recitando! Sto parlando della realtà. Ciò di cui parlo è un fenomeno esistenziale, ma ha bisogno di un uomo e di una donna maturi: devono essersi lasciati veramente alle spalle le due prime fasi, solo così il samadhi potrà accadere. Invece accade molto, molto raramente che ci siano uomini maturi e donne mature. Quindi non succede nulla: fanno l’amore, ma è solo un amore superficiale – nell’interiorità sono autoerotici o, al massimo, omosessuali.

Per amare una donna, o per amare un uomo, ti occorre un nuovo tipo di essere che riesca ad accettare il polo opposto. E solo con il polo opposto – proprio come quando l’incontro fra il polo positivo e il polo negativo fa nascere l’elettricità, proprio così – quando i poli elettrici della vita si incontrano, l’uomo e la donna, yin e yang, Shiva e Shakti… quando accade questo incontro, questa mescolanza, questo oblio totale, questa ebbrezza, entrambi scompaiono come entità separate, come ego separati. Ecco perché palpitano all’unisono, due corpi e un’anima sola: non sono più presenti come due entità separate. Accade così la prima esperienza di non-mente, di assenza dell’ego e del tempo, e questa è la prima esperienza di samadhi.

Dopo averlo sperimentato, nascerà in te un desiderio: come fare per raggiungere questo samadhi? In modo però che possa diventare un tuo stato naturale, senza dover dipendere da un uomo o da una donna – la dipendenza porta con sé la schiavitù. Solo partendo dall’esperienza dell’orgasmo eterosessuale una persona comincia a ricercare metodi, mezzi, Vie – lo Yoga, il Tantra, il Tao – per raggiungere lo stesso stato in modo autonomo.

Certo, ti è possibile raggiungerlo, perché in profondità ogni uomo è maschile e femminile – metà del suo essere proviene dal padre e l’altra metà dalla madre – e ogni donna è metà femminile e metà maschile. Pertanto, dopo aver sperimentato il samadhi mediante l’incontro con una donna ‘esterna’, avrai il primo accenno di comprensione del fatto che può accadere anche con la tua donna interiore. La donna esterna l’ha semplicemente innescato – l’uomo esterno ha solo agito da catalizzatore. È allora che cominci a meditare.

 

A questo punto arriva la quarta fase. La fase suprema, che è brahmacharya, cioè la castità reale, non la castità dei monaci – che non è affatto castità – ma la castità dei buddha.

La sessualità è scomparsa. Non hai più bisogno della donna esterna, non hai più bisogno dell’uomo esterno. Ormai la tua donna interiore e il tuo uomo interiore sono diventati un tutto unico e questa unione non è momentanea. È un vero connubio: sono saldati l’una all’altro – ormai lo stato orgasmico è il tuo stato naturale. Un buddha vive in un orgasmo continuo; inspira ed espira nell’orgasmo.

Queste sono le quattro fasi della sessualità.

Il mio impegno, qui, è di condurvi alla quarta fase, ma le persone che arrivano sono state corrotte dalla società, storpiate, avvelenate dalla società. Devo estrarre tanto veleno dai loro esseri.

L’uomo ha vissuto nell’ipocrisia. Voglio che voi siate esseri umani autentici: sinceri verso la natura, sinceri e rispettosi verso il vostro stesso essere. Abbiate una certa dignità: siete stati scelti dal divino, è un grande regalo – proprio questa vita. Rendetela una festa, celebratela. Amate profondamente e l’amore profondo libererà la vostra intelligenza. Amate profondamente, poiché solo l’amore profondo vi darà il primo barlume di meditazione e farà sgorgare da voi la preghiera. Abbandonate ogni tabù.

Il tuo Fiore d’oro potrà sbocciare, solo se sarai stato coraggioso, se avrai osato: esso sboccia solo dal coraggio.

Ricorda: la sessualità può sembrarti simile al fango, ma contiene in sé il fiore di loto. Questo è uno dei fondamenti della mia visione: ciò che è infimo contiene ciò che è più elevato; ciò che è più elevato non è altro che la manifestazione di ciò che è infimo. Il seme contiene i fiori e i fiori non sono altro che la manifestazione del seme. La sessualità contiene il samadhi, poiché la vita contiene il divino.

Procedi dalla sessualità verso il samadhi, parti dal sesso verso una consapevolezza superiore: questa è la sola via naturale e giusta. Non rimanere bloccato in nessuno stadio della sessualità. Io vi insegno entrambe: la sessualità e la trascendenza, poiché puoi raggiungere la trascendenza solo attraverso la sessualità. Coloro che insegnano la repressione, non stanno insegnando la trascendenza. Di fatto essi continuano a riversare fango su te, continuano a farti affondare nel fango, poiché non c’è possibilità di trascendenza, se prima non avrai attraversato i tre stadi della sessualità: autoerotismo, omosessualità, eterosessualità …e solo poi trascendenza. E così sboccia il fiore di loto, il fiore di loto dai mille petali. Lo contenete già nel vostro essere.

L’amore è la chiave, è l’amore il segreto.

tratto da:

Osho, The Secret of Secrets, Vol 2 #15

 

 

 

Meditazione e masturbazione

 

 

La scienza medica ha stabilito con assoluta evidenza il fatto che la masturbazione non conduce alla pazzia. Ma le religioni continuano a ripetere che troppa masturbazione distrugge l’intelligenza e conduce a una morte prematura.

Ebbene, nessuno può masturbarsi troppo: è impossibile. È possibile masturbarsi solo quel tanto – nel tuo corpo c’è solo una certa quantità di sperma e puoi rilasciare solo quel tanto – di più non puoi. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi produrre immediatamente altro sperma. Ci vuole tempo. Esiste quindi una prevenzione naturale al farlo troppo, e se i monaci di tutte le religioni mi ascoltassero, direi loro: “Masturbatevi e meditate”.

Potrei anche intitolare un libro: La meditazione attraverso la masturbazione. Se è possibile giungere alla supercoscienza attraverso il sesso, perché non si dovrebbe giungere alla meditazione attraverso la masturbazione? È sicuramente possibile. Occorre semplicemente guardare con occhi nuovi.

Quando una persona si sta masturbando e inizia a sentire che sta per raggiungere uno stato orgasmico, i suoi pensieri scompaiono. Sperimenta lo stesso stato orgasmico che accade facendo l’amore con una donna. Non c’è differenza. A livello biologico non c’è differenza. Che lo sperma venga rilasciato in un meccanismo, in un corpo o da qualche altra parte, non ha alcuna importanza. Si tratta di portare la tensione sessuale al suo compimento, il che è più facilmente attuabile con la masturbazione, poiché con una donna anche l’altro è presente. Nella masturbazione tu sei il padrone.

Puoi andare piano, o in fretta, puoi arrivare all’orgasmo molto lentamente. Lo stato orgasmico è meditazione, diventane consapevole. Da solo sarà più facile, perché non c’è nessun altro che ti disturba, sei tu, solo.

Perciò fai sapere al mondo intero che la masturbazione non porta alla pazzia; il celibato può condurre alla pazzia, non la masturbazione.

E se gli omosessuali non provano interesse per le donne, allora forse la masturbazione è più vicina alla natura dell’omosessualità. E la masturbazione può essere unita alla meditazione.

Sto dicendo queste cose per il tuo bene, perché ti troverai di fronte a questi problemi e non dovrai commettere gli stessi errori di sempre. Se vedi un bambino che si masturba, non commettere la stessa sciocchezza che viene fatta ovunque. Digli semplicemente: “Va benissimo. Medita anche, e ne riceverai più piacere. E non c’è niente di sbagliato, perciò non c’è bisogno che ti nasconda”. Ma l’uomo è un tale vigliacco. Non è in grado di affrontare la realtà…

Puoi unire molto facilmente meditazione e masturbazione, e ne riceverai molta gioia. Se la meditazione viene associata a una grande gioia, la tua intera esistenza sarà diversa. Tutte le religioni hanno fatto l’esatto opposto. Hanno distrutto la tua gioia e ti hanno insegnato la meditazione, perciò la meditazione non ottiene risultati. Puoi riuscire solo se è un’esperienza gioiosa, perché allora non collegarla con una gioia biologica tanto facilmente disponibile? Ma la gente mi vuole uccidere, vuole assassinarmi perché dico queste cose, anche se mi limito a ribadire fatti assolutamente scientifici.

tratto da: Osho, The Last Testament, Vol. 2, # 23

 

 

 

Anche quando fai l’amore con un uomo o con una donna, potrebbe non essere altro che una reciproca masturbazione. Dato che pochissimi raggiungono stati orgasmici, sono pochissime le persone che hanno quei barlumi, quegli accenni di trascendenza che accadrebbero certamente se la loro sessualità fosse matura. Sono pochissime le persone che arrivano a conoscere il divino attraverso il rapporto sessuale, e invece si tratta di un fenomeno naturale. Quando fai l’amore, la meditazione accade naturalmente.

Ma non succede, perché milioni di persone, la maggioranza, sono bloccate nel primo stadio. Anche se sono sposate e hanno avuto dei figli, il loro rapporto sessuale non è altro che una masturbazione reciproca: non fanno realmente l’amore. Fare l’amore è un’arte, un’arte eccelsa: hai bisogno di una grande sensibilità, di una grande consapevolezza e devi essere meditativo, devi essere maturo.   osho

 

 

 

"In un rapporto tra due uomini, o tra due donne, non c'è magnetismo, non c'è tensione. Sono talmente simili che sono praticamente identici: non c'è alcuna ricerca, non c'è esplorazione. Non possono capire niente di più di quello che già sanno, perché si conoscono... che cos'ha in più di loro l'altro uomo, o l'altra donna? L'omosessualità è assolutamente in antitesi alla spiritualità, perché non può rendere tagliente la tua sensualità, né può rendere il piacere dei sensi un'indicazione di una felicità superiore. L'omosessualità è una sorta di blocco; non è più un viaggio. Non ti muovi in nessuna direzione.

L'incontro tra uomo e donna è un viaggio, un'esplorazione; è uno sforzo per capire le polarità opposte. Ti serve a capire la dialettica della vita. È una grande lezione. E senza questa lezione non puoi inoltrarti nelle dimensioni più alte della consapevolezza, della felicità, della spiritualità." OSHO

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Ma che domande !

 

 

È successo qualche settimana fa: stavo chiacchierando con un amico italiano, seduto nella Plaza dell’Osho Meditation Resort qui a Pune, quando si è avvicinato un giovane, probabilmente cinese a giudicare dall’aspetto,

e ci ha chiesto: “Ma voi, siete omosessuali?”.

Io ho sentito ‘venirmi su’ un po’ di condizionamenti da maschio italiano – e quando mai si superano queste cose? – me li sono guardati e poi gli ho spiegato, fra il buon samaritano e la guida turistica, che noi eravamo italiani e queste, dalle nostre parti, non son cose che si chiedono a degli sconosciuti.

Poi, mentre il mio amico continuava a parlare col giovane cercando di farsi spiegare come mai questo andava in giro a fare certe domande alla gente, mi sono ricordato di un’altra piazza, a Milano – una di quelle che serviva come punto di ritrovo nelle sere estive, e si tirava tardi a far musica e a discutere, di tutto, con gli amici… tanto tempo fa – dove mi era stata rivolta la stessa domanda. Avevo risposto che in realtà non lo sapevo, perché non avevo mai provato. È stato così che ho incontrato il primo dei miei, tre, amanti di sesso maschile.

Non che ci fosse amore, o particolare attrazione, anche se era bello, adolescente e ‘felicemente gay’, come diceva lui.

Mi ricordo solo che è stato tutto tremendamente facile, senza nessuno di quei problemi che possono esserci con le donne (Andrà bene così? Non è che sono troppo impaziente?). Mi sembrava un po’ di far l’amore con me stesso, nel senso che sapevo già (o perlomeno mi sembrava di sapere) cosa fare, come lui avrebbe reagito. Una cosa tranquilla,fra uomini’, mi verrebbe da dire. E neppure particolarmente esaltante, a parte il piacere fisico: l’eccitazione maggiore era stata in realtà provocata dalla paura che i vicini mi vedessero portare a casa un bel giovane. Non ci siamo mai più incontrati.

Il secondo episodio della serie è successo ai tempi della prima Pune con un giornalista indiano che diceva di voler conoscere occidentali che frequentavano

l’Ashram – che a quei tempi aveva iniziato ad apparire sempre più spesso nei media.

Era il periodo dell’anno in cui fa veramente molto caldo (più di 40 gradi con una forte umidità) ed era del tutto naturale che, una volta arrivati nella sua camera d’albergo per bere qualcosa e chiacchierare, mi chiedesse se volevo fare una doccia. Quando però è arrivato in bagno tutto sorridente offrendosi di insaponarmi… Qualcuno, un amico o un terapista, mi aveva appena detto che il mio problema era che non accettavo davvero tutto quello che la vita aveva da offrirmi, e così la mia risposta a quel punto sembrava scontata, così come le prevedibili conseguenze.

Anche in questo caso il coinvolgimento è stato minimo, poco più di uno sfogo fisico, o di un gioco, un esperimento senza alcun seguito, anche perché proprio lui mi ha presentato il giorno dopo una ragazza australiana che stava nello stesso albergo e con la quale ho iniziato ad avere una storia.

Qualche mese dopo ho avuto occasione di osservare, indirettamente, altre cose interessanti sull’argomento: condividevo la mia stanza con un amico italiano arrivato da poco, che aveva poco più di vent’anni e si dichiarava omosessuale militante (o meglio rivoluzionario
come si diceva allora).

Non ne faceva assolutamente mistero, anzi mi raccontava tutto fiero di spettacoli, raduni, circoli gay… ma io non lo vedevo mai insieme a un uomo. Tutto il contrario: gli giravano intorno un mucchio di donne e talvolta mi raccontava delle sue difficoltà a dire di no alle loro esplicite avances.

A un certo punto deve aver cominciato ad accettarle, perché iniziò spesso a non tornare a dormire nel suo letto… e anche i racconti della sua militanza gay si fecero sempre più rari, fino a sparire del tutto.

Ne abbiamo parlato un po’ e mi ha raccontato di come stava cominciando a rendersi conto che si trattava in gran pare di un bisogno di identificazione: era

una persona estremamente dolce e sensibile, non riusciva ad adeguarsi al ruolo del macho – quel modello proposto, quasi imposto, dalla società e così diffuso nel giro dei suoi amici: un giovane duro, deciso, arrogante persino e soprattutto sempre a caccia di figa – proprio non ce la faceva! E allora in qualche modo aveva deciso che doveva essere gay.

Trovandosi in seguito in una situazione diversa, la comune di Pune, dove era più facile essere stessi, aveva avuto il modo di accettare, e vedere accettata, la sua individualità. Poteva esser un maschio che ha rapporti con le donne senza essere obbligato a recitare la parte del duro, poteva viversi le sue qualità femminili senza dover essere gay, non doveva includere il sesso se voleva essere gentile e amichevole con un altro uomo.

La terza storia, mia, mi fa un po’ ridere raccontarla, e nello stesso tempo mi mette in imbarazzo… insomma: son finito a letto col capoufficio!

Non che dirigesse proprio il mio ufficio, ma era comunque uno dei dirigenti dell’azienda dove lavoravo: è successo a una festa a casa sua, la mia ragazza non era potuta venire perché doveva lavorare fino a molto tardi, e anche lui era da solo, aveva da poco finito una lunga relazione con un altro uomo; non ricordo bene la dinamica degli avvenimenti, sono passati vent’anni, a un certo punto eravamo seduti uno accanto all’altro, lui era visibilmente eccitato dalla mia vicinanza, e io devo essermi chiesto, “… e perché no?”. Avevo una certa ammirazione per lui, non solo sul lavoro, ma anche come persona: capace, matura, ma nello stesso tempo rilassata e pronta al sorriso. Oddio, proiezioni paterne? Di sicuro non ho ottenuto aumenti né promozioni per quell’avventura di neanche una notte, ma non c’è stato neppure imbarazzo a reincontrarlo sul lavoro.

Durante queste esplorazioni ‘giovanili’ dell’omosessualità – sono storie successe in un periodo di 4/5 anni a cavallo degli anni ‘80 – continuavo naturalmente ad

 avere relazioni con donne, anche di convivenza più o meno lunga, e vedevo che ne ero sempre più coinvolto: non si trattava più semplicemente di ‘avere la ragazza’ ma diventava un continuo incontro – e anche uno scontro spesso – fra due persone; anche sul piano fisico succedeva qualcosa che mi portava più in profondità, qualcosa di diverso dalle esperienze superficiali, anche se piacevoli, che avevo avuto con uomini.

Ecco il motivo, immagino, perché non mi sono mai più chiesto “E perché no?” di fronte a proposte omosessuali. In qualche modo lo stavo imparando: con una donna è tutta un’altra cosa. Ma non sto parlando qui solo di sesso: è tutta un’altra cosa perché una donna è davvero un mistero, qualcosa di totalmente sconosciuto, da esplorare pazientemente e coraggiosamente. Un essere umano che ‘funziona’ a tutti i livelli in modi così diversi da quelli che la mente maschile si aspetterebbe, da costringerti ad una attenzione e a una consapevolezza
continua (be’… quasi!).
È veramente una sfida.

Inoltre, per ritornare al sesso – o meglio all’energia sessuale – ho scoperto, facendo qualche gruppo tantrico, che con una donna si possono raggiungere picchi di energia estatica di un’intensità incredibile (paragonabile, forse, al miglior ‘sesso’ di tutta la mia vita) anche senza un rapporto sessuale fisico (persino senza un’erezione...) semplicemente usando la polarità delle due diverse energie. E questo mi ha portato a vedere, e a cominciare a vivere, in modo nuovo la mia sessualità: non più un incontro puramente fisico, una specie di sfogo direi (dove l’identità dell’altro non ha importanza), ma qualcosa che coinvolga anche il cuore e tutto l’essere. Certo le difficoltà continuano a esserci: i condizionamenti a rimanere in superficie, a non farsi coinvolgere, toccare fino nel profondo del proprio essere. Si tratta di andare a poco a poco a guardarseli… e in questo il migliore aiuto per me non può che essere un individuo che è tutto il mio opposto: una donna.

Piero

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Un armoniosa danza tra due polarità

 

 

Sono ormai 25 anni che lavoro come terapista con ricercatori spirituali e meditatori, aiutando migliaia di individui a esporre e guarire le proprie ferite e blocchi sessuali. Probabilmente ho visto tutti i modi in cui l’energia sessuale si contrae e si espande, e ho osservato che se è rilassata segue un’evoluzione naturale che va dall’autoerotismo, all’omosessualità, all’eterosessualità, alla… meditazione. Ora vorrei condividere alcune comprensioni che ho avuto lungo questo percorso.

 

 

Il sesso, oltre a essere un fenomeno biologico che assicura la continuazione della specie, è anche necessario per completare il nostro ciclo di energia vitale. Senza sesso non c’è vita.

Sento che è molto importante osservare la propria realtà psicologica e capire che la mente è legata strettamente alla sessualità. Questa dimensione psicologica deve avere una certa importanza sul cammino spirituale, visto che Osho ha voluto che nella sua Comune si facesse anche terapia di gruppo. Il mio lavoro, in questo ambito, consiste nel mettere l’energia sessuale al servizio della meditazione.

Sessualmente parlando, l’uomo moderno è nel caos più totale. Migliaia di anni di repressione sessuale a opera delle religioni hanno ridotto l’energia naturale a un groviglio di vergogna, senso di colpa, repressione e lascivia. Le nostre energie – maschile e femminile – sono squilibrate, e montagne di pregiudizi e distorsioni ci impediscono di usare la consapevolezza e armonizzare il naturale sviluppo della nostra sessualità con la crescita spirituale.

Non sto parlando qui semplicemente di ‘donne e uomini’. E in realtà non sappiamo neppure bene cosa significa essere uomo o donna: siamo talmente condizionati da confondere il ruolo con l’energia, la personalità acquisita con l’essenza. Preferisco parlare della dimensione energetica tra ricettività e assertività – passivo e attivo, femminile e maschile. Tra queste due polarità opposte deve esserci una danza. Se è una sola delle due a controllare la danza, c’è uno squilibrio.

Alla luce di questa comprensione, considero l’omosessualità – al pari di qualunque altro comportamento sessuale compulsivo – una distorsione, una fissazione a uno stadio infantile di dipendenza, un innamorarsi di qualcosa di simile a te perché non sei capace di entrare in contatto con l’altra polarità. È sicuramente più facile comprendere chi ti è simile. È molto più difficile farlo rispetto a una polarità opposta. Come terapista posso affermare che il comportamento omosessuale il più delle volte è causato da ferite psicologiche della prima infanzia. Le radici delle nostre difficoltà nella vita di relazione nascono dai condizionamenti infantili. E l’omosessualità rappresenta semplicemente uno stadio meno maturo dello sviluppo sessuale.

Alla domanda se gli eterosessuali riescono a sbloccare l’energia sessuale più facilmente degli omosessuali, devo rispondere che sì, forse per loro è più facile. Lo stadio eterosessuale è più maturo. E affinché l’energia fluisca sono necessarie entrambe le polarità, positiva e negativa.

Ma tutto dipende dalla profondità della meditazione. Questa è la linea di demarcazione. Se sei identificato, lo stadio o la personalità con cui sei identificato non sono determinanti. L’identificazione è quello che conta; il fatto cioè che non c’è una distanza, che non sei un testimone. Per cui l’unica domanda autentica riguardo al trascendere ogni blocco è: siamo in grado, in meditazione, di osservare senza alcun giudizio i contenuti della nostra mente?

I problemi psicologici sono i più ovvi da guardare, perché sono quelli che ci fanno soffrire. Noi esseri umani tendiamo a non guardare le cose finché non ci fanno soffrire. Mi ci è voluto del tempo per imparare a dare valore al testimone piuttosto che alla personalità, ad amare la consapevolezza. All’inizio siamo terrorizzati all’idea di guardarci dentro, finché non impariamo a guardare con occhi amorevoli. Solo una consapevolezza colma d’amore può guarirci, e ci vuole coraggio, perché all’inizio potremmo avvertire il dolore in modo più acuto. Ma tutti dobbiamo incontrare il dolore. Che si manifesti nell’omosessualità o nella cosiddetta normale dipendenza dal partner eterosessuale… sono tutte opportunità per comprendere noi stessi come esseri spirituali. E lo spirito non è maschile o femminile, giusto?

Personalmente non mi va di parlare di trascendenza del sesso. Possiamo tentare di fare tutto ciò che può essere fatto, ma il trascendere non può essere fatto. È un let-go, una resa, una maturazione, una comprensione. Trascendenza per me non significa necessariamente assenza di sesso. Significa non-identificazione, superamento dell’illusione che l’altro possa colmare il tuo vuoto interiore.

Un incontro sessuale autentico non avviene tra due polarità, ma tra due presenze. È la fusione di due energie opposte nell’unione tantrica. Ed è uno spazio diverso, bellissimo – forse può essere definito come uno spazio comune di meditazione.

L’unica cosa che so davvero dopo tutti questi anni passati ad aiutare gli individui a esplorare la propria energia sessuale è che la consapevolezza è la sola alchimia – ma non so perché, e non voglio ridurre la ricerca della consapevolezza a una ricetta, e quindi a un altro strumento per nutrire l’ego. Forse, come ricercatori spirituali, possiamo semplicemente riconoscere il nostro anelito interiore e il valore che attribuiamo alla consapevolezza. Ho sentito Osho dire: “Quando illumini la verità con la luce della consapevolezza, la verità cresce. Quando fai luce su una bugia, la bugia si dissolve”. Per Osho dunque la consapevolezza è sufficiente per dissolvere ogni problema… omosessualità, sogno romantico, celibato… qualunque cosa.

Sudha

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

L'amore é una scala

 

La “compassione” che si prova per gli altri può avere le motivazioni più varie. Dipende da che gradino hai raggiunto sulla scala dell’amore.

 

 

Osho, tu parli d’amore e di compassione. Io riconosco in me forme diverse d’amore e di compassione. Puoi spiegarmi le diverse forme d’amore e cosa intendi per compassione?

 

L’amore è una scala, una scala con tre gradini. Il primo gradino è la sessualità, il secondo è l’amore e il terzo è la preghiera. L’esistenza di questi tre gradini dà luogo a mille combinazioni possibili. La compassione reale appare solo al terzo gradino, dopo che l’energia sessuale si è trasformata in preghiera – la compassione di un buddha. Quando la passione è stata trasformata in modo totale, in modo così completo da non lasciare neppure una traccia, appare la compassione. La compassione reale appare solo dopo che l’energia sessuale è diventata preghiera. Però la compassione può apparire anche al secondo gradino e perfino al primo. Di conseguenza esistono molti tipi di compassione. Per esempio, se la compassione appare al primo gradino – mentre vivi al livello più basso dell’energia d’amore, cioè il sesso – questa compassione è solo un gioco dell’ego. È un tipo di compassione molto egoista: godi all’idea di essere compassionevole. In realtà, godi della sofferenza altrui, perché è la sofferenza altrui che ti offre l’opportunità di essere compassionevole. Al primo gradino, quello della sessualità, la compassione è solo un gioco egoico.

Il secondo tipo di compassione appare quando in te è arrivato l’amore. Questa compassione è simpatia: la sofferenza altrui ti turba, ne partecipi. Entri in sintonia con l’altro e la sua sofferenza ti tocca. Non è qualcosa con cui farti bello. Se vivi al secondo gradino, non parli mai della tua compassione, mai – non è qualcosa della quale parlare. In realtà, non hai mai la sensazione di aver fatto qualcosa di speciale, ma solo di aver fatto tutto ciò che si doveva fare. Comprendi che farlo era semplicemente umano, non ci vedi niente di speciale, né di straordinario … senti di non avere alcun merito: hai agito in modo naturale e spontaneo. Questa compassione è più tenera, più bella.

Al terzo gradino, dopo che l’energia sessuale è diventata preghiera, la compassione diventa empatia – non è simpatia, è empatia. Se in te c’è simpatia significa che senti la sofferenza dell’altro, però mantieni le distanze; se sei in empatia con l’altro significa che diventi una cosa sola con la sua sofferenza – non solo senti la sua sofferenza, ma soffri con lui, entri realmente nella sua sofferenza. Qualcuno piange: se provi simpatia per lui allora il suo pianto ti tocca, se sei in empatia… piangi con lui. Non sei più in uno spazio solo di sentimenti – entri in sintonia e diventi una cosa sola con quella persona: accade ciò che si definisce un’unione.

La compassione può appartenere a queste tre categorie e anche l’amore appartiene a tre categorie. La prima è puramente sessuale. Sessuale significa:Dammi, dammi sempre di più!’. È sfruttamento, è ciò che Martin Buber chiama il rapporto ‘io-esso’: tu sei un oggetto e io voglio usarti. L’uomo usa la donna, la donna usa l’uomo, i genitori usano i figli e i figli usano i genitori, gli amici usano gli amici. Dicono:Trova un amico e trovi un tesoro; un amico nel bisogno è davvero un amico’. L’uso riduce l’altro a una merce. Vivere in un mondo di ‘io-esso’ significa lasciarsi sfuggire l’intera meraviglia dell’esistenza. In questo caso vivi circondato solo da oggetti – non da persone, non dalla gente, non dalla vita – solo da cose materiali. Chi vive in quel rapporto è l’uomo più misero al mondo. La sessualità è sfruttamento.

L’amore è totalmente diverso. L’amore non è sfruttamento. L’amore non è un rapporto ‘io-esso’, ma è un rapporto ‘io-tu’. L’altro è rispettato da te come una persona di fatto e di diritto, l’altro non è un oggetto da usare, da possedere, da manipolare. L’altro è una persona indipendente, una persona libera: con la quale comunicare, non da sfruttare. L’amore è una comunione di energie.

La sessualità significa:Dammi, dammi sempre di più!’. Di conseguenza il rapporto basato sulla sessualità assomiglia continuamente a una guerra, a un conflitto, perché anche l’altro ti dice: ‘Dammi!’. Entrambi volete sempre di più e nessuno dei due è pronto a dare. Da qui il conflitto, la competizione. E naturalmente chi si dimostra il più forte sfrutterà l’altro. Poiché l’uomo è dotato di una muscolatura più forte di quella femminile, ha sfruttato la donna, l’ha ridotta a una non-entità, ha distrutto l’anima della donna. L’uomo aveva la vita più facile se l’anima della donna era totalmente distrutta.

Per secoli alle donne non è stata concessa nessuna vita pubblica, nessuna vita di relazioni sociali. Erano tenute prigioniere nelle case e – il loro lavoro costava pochissimo – continuavano a lavorare per l’intera giornata. Erano ridotte a oggetti sessuali. In passato, non c’era molta differenza tra le prostitute e le mogli. La moglie era ridotta al ruolo di prostituta permanente, tutto qui. Il rapporto coniugale non era un rapporto; l’uomo era il padrone della moglie.

L’amore rispetta l’altro. È un rapporto di ‘dare e ricevere’. L’amore gode nel dare e gode nel ricevere. È una condivisione, è una comunicazione. In amore uomo e donna sono uguali – in un rapporto basato sulla sessualità non sono uguali. L’amore ha una sua bellezza particolare.

Il mondo si sta avviando, pian piano, verso i rapporti d’amore, ecco perché esiste tanto scombussolamento. Tutte le vecchie istituzioni stanno scomparendo – devono scomparire perché erano tutte basate sul rapporto ‘io-esso’. Verranno di certo scoperti nuovi modi per comunicare e nuovi modi per condividere e avranno un profumo diverso – il profumo dell’amore e della condivisione. Non saranno possessivi – non ci sarà un padrone.

Lo stato sommo dell’amore è la preghiera. Nella preghiera c’è comunione. Nella sessualità c’è il rapporto ‘io-esso’, nell’amore c’è il rapporto ‘io-tu’. Martin Buber si ferma qui: la sua tradizione giudaica non gli permette di procedere oltre. Ma c’è ancora un gradino da salire: il gradino ‘né io - né tu’, un rapporto in cui scompaiono l’io e il tu, un rapporto in cui due persone non sono più due: sono diventate una sola. Una straordinaria unità, un’armonia, un accordo profondo – due corpi e un’anima sola. Questa è il culmine dell’amore, che io chiamo preghiera.

La cosa fondamentale, basilare, è comprendere questi tre gradini dell’amore. Comprenderli ti aiuterà e ti darà un’intuizione sullo stato in cui ti trovi – che tipo d’amore stai vivendo, e che tipo di compassione. Osserva! Sta’ attento a non rimanere intrappolato in uno stato. Esistono livelli più alti, cime da scalare, vette che puoi raggiungere!.

tratto da: Osho, Libro del Risveglio Ed.del Cigno

  (ritorna al sommario)

 

 

 

Un Libro da Vivere

 

 

DALLA MEDICAZIONE

ALLA MEDITAZIONE

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Red edizioni

Pagine 183  - € 14,98

 

 

medicina e meditazione: La parola ‘medicina’ e la parola ‘meditazione’ hanno la stessa radice. Medicina indica ‘ciò che guarisce il corpo’, mentre meditazione indica ‘ciò che guarisce lo spirito’. Entrambi sono poteri curativi.

 

osservare il mal di testa: Quando hai il mal di testa, prova questo piccolo esperimento: siediti in silenzio e osservalo, scrutalo. Non come nemico, niente affatto. Se lo guardi come fosse un tuo nemico, non potrai osservarlo correttamente. Lo eviterai. Guarda il tuo mal di testa come se fosse un tuo amico. Lo è, è al tuo servizio. Ti sta dicendo: “Qualcosa non funziona; guarda che cosa non va!”.

 

la salute: Cosa si intende per salute? Dobbiamo cercare di capirlo. Di solito, se chiediamo a un medico la definizione di ‘salute’, risponderà che è semplicemente ‘assenza di malattia’. Ma questa definizione è negativa. La salute è qualcosa di positivo, è uno stato positivo dell’essere. La malattia è qualcosa di negativo: la salute è la nostra natura, la malattia è una sopraffazione della natura.

 

l’agopuntura: L’agopuntura è una realtà assolutamente orientale. E quando ti avvicini a qualsiasi scienza orientale con una mente occidentale, ti sfuggono molte cose. Tutto il tuo approccio è diverso: è metodologico, è logico, analitico. Mentre queste scienze orientali non sono vere scienze, bensì arti. Tutto dipende dalla tua capacità di trasferire le tue energie dall’intelletto all’intuizione, dal tuo riuscire a passare dal maschile al femminile, dallo Yang allo Yin.

 

la volontà di collaborare: Ci sono persone che non vogliono sopravvivere, che non hanno alcuna volontà di collaborare col medico. Prendono le medicine, ma non hanno alcuna volontà di vivere; al contrario, sperano che la medicina non funzioni.

 

la mente è l’origine: È possibile aiutare le persone a guarire, perché il settanta per cento delle malattie sono mentali. Possono manifestarsi nel corpo, ma la loro origine è nella mente. E se si riesce a introdurre nella mente l’idea che la malattia è scomparsa, che non c’è da preoccuparsene, essa non esisterà più, scomparirà.

 

il mistero del corpo: Il corpo è il più grande mistero dell’intera esistenza. Ed è un mistero che si deve amare e che al tempo stesso va scrutato a fondo, così come vanno osservati intimamente i modi in cui esso opera.

 

la causa delle tensioni: La fonte primaria di tutte le tensioni è il divenire. Si cerca sempre di essere qualcosa, qualcuno; nessuno è a proprio agio con se stesso così com’è. L’essere non è accettato, l’essere è negato, mentre si prende qualcos’altro come ideale, una meta che si deve raggiungere. Quindi sussiste sempre una tensione di fondo tra ciò che si è e ciò che si aspira a diventare.

 

cibo e corpo: Secondo le tradizioni mistiche dell’Oriente, tutto ciò che pensi di essere non è altro che cibo. Il tuo corpo è cibo, la tua mente è cibo, la tua anima è cibo. Oltre l’anima esiste certamente qualcosa che non è cibo. Quel qualcosa è conosciuto come anatta, non-sé: è puro vuoto. Buddha lo definisce shunya, il vuoto. È puro spazio: non può contenere altro che se stesso; è una consapevolezza libera da qualsiasi contenuto.

 

mangiare in consapevolezza: Mangia in piena consapevolezza, mangia meditativamente; in questo modo non mangerai mai di più, né di meno, del necessario.

 

L’arte del massaggio: Il massaggio è qualcosa che puoi iniziare a imparare, ma che non finisci mai di apprendere. Il massaggio è una delle arti più sottili che esistano, e non si tratta solo di abilità. È più che altro una questione d’amore.

 

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