2 DOVE MEDITARE
I
centri di meditazione di Osho regione per regione e
altri indirizzi.
6 LE NOTIZIE
8 RIFLESSIONI
La più grande
rivoluzione possibile nella storici dell'umanità è l'incontro tra Oriente e
Occidente, tra la mente maschile e quella femminile, tra il sacro e il profano.
14 ORIENTE
La cerimonia giapponese
del tè.
16 PRIMO PIANO
• Non cercare sicurezze, cerca
te stesso
La vita è cambiamento.
L'insicurezza ne è il sottofondo costante e spesso si
tra-sforma in paura del domani. Crearsi una corazza fatta di false sicurezze
non serve: nel momento in cui scopri te stesso,
l'intera esistenza è casa tua.
27 IL RICERCATORE
Nell'incertezza, puoi
avere fiducia nel tuo desiderio profondo di raggiungere la meta.
30 SPECIALE
UN DIVERSO APPROCCIO ALL'OMOSESSUALITÀ
• Un'armoniosa danza tra due
polarità
La polarità maschile
femminile è quella che genera l'energia che può portarti al salto di
consapevolezza di cui l'umanità come specie ha bisogno per la sua stessa
sopravvivenza.
48 LA MAPPA
Scopri che gradino hai raggiunto sul-la scala dell'amore e come questo in¬fluenza il tuo rapporto con chi ami.
50
TUTTE LE STELLE
Ti
tuo oroscopo di gennaio
52
LA VETRINA
Tutti
i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le
musiche per la meditazione e il rilassamento.
60 UN LIBRO DA VIVERE
Dalla meditazione alla medicazione
Essere sani come sinonimo di essere se stessi.
OSHOTIMES INTERNATIONAL
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL
FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà
della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.
Meditazione in rete
Sul sito osho.com adesso
basta cliccare su meditazione (nella pagina di apertura) per scoprire ciò che
ti serve per diventare un meditatore autosufficente. Trovi tutti gli strumenti:
spiegazioni dettagliate delle principali meditazioni e anche dimostrazioni in
streaming video clip che ti forniscono istruzioni, passo a passo, su come fare
ciascun stadio di ogni tecnica.
La meditazione è la strada
che ti porta a scoprire chi sei veramente. È la scienza della consapevolezza, e
il bello è che permette a chiunque voglia
sperimentarla – ed esplorare così la sua interiorità – di farlo per proprio
conto.
Nella stessa area del sito
trovi anche articoli su vari aspetti della meditazione e tutta una serie di
risposte di Osho a domande in materia, e inoltre
pratici link per approfondire ulteriormente
l’argomento e per avere indirizzi dove poter fare, nel caso ti venga voglia,
meditazione insieme a qualcun altro.
Autosufficente!
“Quando sono tornata al mio vecchio lavoro in
Bulgaria,” racconta Elitsa Velikova, studentessa e praticante di giornalismo, che
aveva trascorso un periodo qui a Pune nel Residential Program, “è stato un piacere accorgermi come le
mie vecchie abitudini fossero sparite. Grazie a questa esperienza
di ‘lavoro come meditazione’ ho imparato a portare
creatività, e a divertirmi, in qualunque cosa stia facendo, non importa quanto
banale o monotona. Era tutto diverso, potevo vedermi fare il mio lavoro senza
identificarmi coi problemi, ma semplicemente tentando
di risolverli al mio meglio… anche il mio capo si è accorto subito di questo
cambiamento, e mi ha detto che ero diventata davvero autosufficente.
Lavorare nel Meditation Resort è stata per me
un’esperienza molto intensa, ha portato alla luce un mucchio di vecchi
condizionamenti che mi trascinavo dietro dalla mia vita ‘normale’. Ho sentito
una grossa responsabilità, perché non solo c’è da essere
centrati e ‘svegli’, ma anche da ricordarsi che di base si è lì per la
propria crescita interiore... come del resto lo sono tutte le altre persone del
resort e viene quindi più naturale una sensibile
attenzione reciproca. Questa esperienza ha fatto davvero molto per portare la
meditazione nella mia vita di ogni giorno, e anche per
farmi scoprire la gioia di fare le cose per me stessa”.
Il Residential
Program è aperto a tutti, trovi maggiori informazioni
sul sito osho.com – area Meditation Resort – oppure scrivi, in inglese, a “Work as meditation” presso la comune
di Pune.
Totale accettazione
Di Yuthika – una
terapista australiana molto amata qui al Meditation Resort di Pune – e del suo
modo di affrontare le sofferenze e i problemi causatele da un tumore al cervello,
avevamo già parlato nel numero di ottobre.
Il primo novembre Yuthika
ha lasciato il corpo.
Shunyo, che era andata a
trovarla proprio il giorno prima, ci racconta: “Mi ero preparata al peggio,
sapendo che il suo corpo sarebbe stato devastato dalla malattia… immaginate la mia
sorpresa quando nel guardarla mi sono accorta di un’incredibile bellezza e di
un ‘qualcosa’ che la faceva assomigliare a una ragazzina. Aveva raggiunto una accettazione totale, e raccontava come per la prima
volta in vita sua fosse assolutamente rilassata e contenta di essere sola con
se stessa, senza assolutamente fare nulla. Mi ha detto: ‘È
vero, non c’è proprio nulla da fare’. Yuthika rimaneva stesa a letto tutto il giorno, ascoltando
semplicemente il suono del vento tra i bambù appena fuori
dalla sua finestra.
Mi ha raccontato che le sembrava quasi che la sua
vita, come un nastro, si stesse riavvolgendo all’incontrario,
e presumo che io le riportassi alla mente tutta la sua vita a Pune e i suoi numerosi amici qui, il cui amore le avevo
portato.
Il giorno dopo è morta, e
molte persone sono andate a sedere in meditazione vicino al suo corpo… fino al giorno della cremazione, in cui c'è stata una grande
festa”.
Ma chi è civile cerca la
collaborazione, non lo scontro.
Sembra che, sotto sotto, sia abbastanza diffusa l’idea che
la civiltà, quella vera, sia solo la nostra… e gli altri abbiamo solo da
imparare, e star zitti; questo talvolta provoca anche dichiarazioni pubbliche
da parte di politici poco accorti – il presidente Bush
che parla di “Crociate”, il nostro Berlusconi che si
lascia sfuggire che “la civiltà occidentale conquisterà i popoli” perché è una
“civiltà superiore”. Cose che in seguito devono ritrattare in
quanto frasi non “politicamente corrette”.
Questi atteggiamenti, siano dovuti a carenze culturali, orgogli nazionalistici o
condizionamenti religiosi – viene automatico credere che a un “unico vero dio”,
qualunque sia il suo nome, corrisponda un’unica vera civiltà – possono portare
solamente a una contrapposizione, a tentativi più o meno riusciti di conquista,
nel caso dell’occidente soprattutto economica, che portano inevitabilmente a
ulteriori radicalizzazioni.
Occorre invece diventare
consapevoli delle carenze dei vari tipi di civiltà –
quella occidentale, ad esempio, tutta tesa alla ricerca di un successo
puramente materiale, senza tenere in considerazione alcuna i costi umani – e
lavorare per una sintesi. Solo in questo modo si riuscirà ad avere uno sviluppo
armonioso e non guerre più o meno sante, da qualunque
parte siano proclamate.
Parlando in un contesto molto più ampio, quello della consapevolezza e
dello sviluppo del potenziale di ogni essere umano, ecco cosa ci ricorda Osho
nel brano qui a fianco:
“Questo per me è uno dei punti più essenziali e
fondamentali: se sei profondamente radicato nel materialismo non puoi elevarti
alla spiritualità.
L’Oriente ha commesso un errore cercando di
raggiungere le stelle senza andare in profondità nella terra, ed è stato un
fallimento completo. L’Occidente ha commesso un altro errore: ha continuato a estendere le sue radici nella terra, nella materia, e si è
completamente dimenticato delle stelle.
Per questo continuo a
mettere l’accento sul fatto che ognuno di voi deve essere uno Zorba il Buddha. Zorba
è il radicamento nella terra e Buddha è il desiderio
intenso di volare fino alla libertà suprema, di raggiungere uno spazio senza
limiti. A entrambi occorre una grande sintesi.
Il nostro mondo soffre perché non siamo stati in
grado di creare una sintesi tra Oriente e Occidente, tra terra e cielo, tra
spirito e materia, tra l’interiore e l’esteriore. Se questa grande
sintesi non verrà realizzata, l’umanità non ha speranza.”
OSHO
A chi si è ‘dimenticato’ che la civiltà non
è nata col cristianesimo.
“Un monaco
cristiano scrive a Osho affermando che
il cristianesimo
ha portato la civiltà nel mondo.
La risposta:
Una
sciocchezza bella e buona! Secondo la religione cristiana, Dio creò il mondo seimila anni
fa.
In
India ci sono gli scavi di Mohanjo Daro, una città grande quanto Bombay, e Harappa,
un’altra grande città che perfino i cristiani… Il responsabile degli scavi era
un cristiano di nome Marshall. Persino lui ha dovuto
ammettere: “Non posso datarli a meno di 7.000 anni fa, sarebbe assurdo,
andrebbe contro la mia coscienza. Anche se, come cristiano, dovrei collocarle non oltre i 6.000 anni fa, come scienziato devo datarle, come minimo,
a 7.000 anni fa” .
E quelle città, devo aggiungere, avevano grandi
strade, come New York o San Francisco. Ciò dimostra che possedevano veicoli
molto veloci, altrimenti quelle strade non sarebbero state necessarie. Se avessero circolato solo
pedoni o carretti, non sarebbero state necessarie strade così larghe.
Persino
le nostre città moderne non hanno strade così larghe. E
su entrambi i lati c’erano i marciapiedi. Ciò dimostra che dovevano avere dei
mezzi di trasporto a motore, che utilizzavano qualche tipo di petrolio, o gas.
E non avevano solo strade larghe, avevano anche
grandi palazzi. Ora ci sono solo rovine, ma sono
rovine di cose grandiose. Avevano camere da letto enormi! Avevano piscine
pubbliche, e un sistema di acquedotti, abbastanza
complicato, al quale ogni casa era collegata attraverso delle tubazioni. Ogni
casa era dotata di bagno e gabinetto… e voi pensate che il cristianesimo abbia portato la civiltà nel mondo?
Appena
cent’anni fa, in America, ci fu
un processo, giunto fino alla Corte Suprema, contro un uomo che era appena
ritornato dall’Europa e aveva scoperto che a Parigi ogni camera da letto aveva
il suo bagno, e così si era fatto costruire un bagno – il primo – proprio accanto alla camera da letto. Tutti i
cristiani gli furono contro, ci fu una grande protesta: “È una cosa sporca avere il bagno
accanto alla camera da letto. I bagni, i gabinetti, devono essere costruiti
lontani dalle stanze, nel retro della casa”.
L’uomo
dovette combattere nei tribunali fino a raggiungere la Corte Suprema per
vincere la causa, e questo accadeva solo un secolo fa!
Settemila
anni fa, ad Harappa e Mohanjo Daro avevano bagni
adiacenti alle camere da letto. Avevano un sistema di acquedotti
che portava acqua in tutte le case, in tutti i bagni, che permetteva la
costruzione di piscine pubbliche. Nelle case più grandi, che di certo
appartenevano ai più ricchi – ai re e alle regine – c’erano anche piscine
private.
E settemila anni è il minimo. Molto probabilmente
risalgono a più di settemila anni fa, perché nei testi indù non vengono citate né Harappa né Mohanjo Daro. Come è possibile che non si
parlasse di due città così grandi? E il Rigveda, il
libro indù più antico, risale, in base a prove valide,
a novantamila anni fa. Neanche il Rigveda parla di
quelle città. Forse erano più antiche del Rigveda,
forse scomparvero in una catastrofe, naturale o provocata dall’uomo, prima che
gli ariani giungessero in India!
Quelle
città non appartenevano agli ariani, perché in esse
non è stata ritrovata neppure una statua di divinità indù. È stata invece
ritrovata una statua che indica la prevalenza del Giainismo
in quelle città. È stata ritrovata una sola statua di Mahavira
nudo. Ma nessuno può dire se si tratti di Mahavira o di uno degli altri ventitré
tirthankara
dei giainisti.
La
statua dimostra che prima che gli ariani giungessero
in India, esisteva già una civiltà fiorente. E prova anche
che il Giainismo è molto più antico dell’Induismo, perché non è stato ritrovato alcun tempio indù,
né statue di Shiva, Vishnu
o Brahma. Nulla di tutto questo.
Non
ci crederete, ma quelle due città furono distrutte ben
sette volte. Ora possiamo solo fare delle ipotesi su
cosa sia realmente accaduto. Durante i primi scavi, avevano pensato che si
trattasse solo di un’unica grande città. Tuttavia Marshall volle continuare gli scavi, perché pensava che una
città di tali dimensioni non potesse essere nata dal nulla – ci dovevano essere
state altre grandi città.
Perciò continuò gli scavi nella zona di Harappa e Mohanjo Daro. Lo attendeva una sorpresa: trovarono uno spesso
strato di terra – forse il deposito di un’eruzione vulcanica – e, al di sotto,
i resti di una città molto simile, con le stesse strutture.
Questo
lo spinse a scavare ulteriormente, e finora sono stati trovati sette strati.
Sembra che per migliaia di anni Harappa e Mohanjo Daro
abbiano sofferto forti sconvolgimenti. Distrutte, vennero
ricostruite di nuovo, e ancora distrutte e ricostruite, per sette volte.
Ci
devono essere voluti migliaia di anni per quelle
città… e alla fine vennero distrutte. Tocca a noi scoprire se fu a causa di armi nucleari accumulate da quei popoli – perché tutte le
loro città portano i segni di un’alta tecnologia – o se fu la natura. Ma la natura non sarebbe così perfida da distruggere sette
volte una stessa città…
Molto
probabilmente furono gli uomini. Forse Harappa e Mohanjo Daro erano in guerra tra loro, e si distruggevano a vicenda; i sopravvissuti
poi ricostruivano un’altra città sulle rovine della precedente.
Ora
i cristiani devono rispondermi: Harappa e Mohanjo Daro furono forse create
prima che Dio creasse il mondo?
Il
Rigveda venne scritto
novantamila anni fa, e Dio ha creato il mondo solo seimila anni fa. I cristiani
sono ciechi. A causa delle loro scritture, sono incapaci di guardare
l’esistenza. Quelle scritture impediscono loro di vedere la realtà.
Ora
si sa con certezza che il Rigveda venne
scritto novantamila anni fa, perché nel Rigveda c’è
la descrizione dettagliata di una certa costellazione. Quella costellazione non
si è più ripresentata. Apparve, secondo gli astronomi e gli scienziati,
novantamila anni fa. I compilatori del Rigveda,
dunque, devono averla vista; la loro descrizione è talmente dettagliata che è
impossibile che l’abbiano solo immaginata – e quella costellazione non si è più
vista! Forse in futuro potrebbe riapparire. Questa è una prova scientifica
dell’età del Rigveda.
Il
monaco mi ha scritto: “Noi abbiamo portato la cultura nel mondo”. Mentre veniva scritto il Rigveda, voi e
il vostro Dio dove eravate? Mentre Harappa e Mohanjo Daro venivano distrutte e ricostruite per sette volte, dov’era il vostro Dio,
dov’erano i cristiani? Quando vennero scritte le Upanishad, l’Europa era terra di
barbari.
Vi
sorprenderà sapere che l’aritmetica nacque in India. La polvere da sparo e le
armi da fuoco vennero inventate dai cinesi, prima
della nascita di Cristo. L’alfabeto ebbe origine in India, come pure
l’astronomia.
Perché questi popoli si fermarono? Avrebbero potuto
progredire e arrivare all’energia atomica…
Pur
conoscendo questi segreti, i cinesi non crearono armi da fuoco, sebbene nelle
loro scritture siano descritte nei dettagli, e il
motivo fu il richiamo dei saggi: “Queste cose condurranno ad armi ancora più
distruttive. Da una cosa nasce l’altra. Fermatevi ora. Tenete i vostri appunti,
ma non producete armi così pericolose”.
Perché
in India la matematica non si sviluppò fino ai livelli di Einstein? Si fermò per il semplice motivo che non si volle
sprecare il proprio genio con il mondo oggettivo; il nostro genio e la nostra vita sono effimeri. È sufficiente creare condizioni
di vita confortevoli, e poi iniziare a esplorare la
dimensione interiore. Il viaggio essenziale è interiore. Lo stesso è vero per la Cina. Queste sono le civiltà più antiche”.
tratto
da:Osho, Christianity and Zen #4
"Esperienza" è una
parola religiosa; una parola parallela è “esperimento” – questa è una parola
scientifica – ma prima o poi esperienza ed esperimento
dovranno incontrarsi. Questo incontro aprirà la via alla più grande
rivoluzione della storia dell’uomo. Sarà anche l’incontro di Oriente
e Occidente, della mente femminile e di quella maschile, dello yin e dello yang, dell’interno e
dell’esterno, del profano e del sacro.
Un’incontro fra Oriente e Occidente è possibile.
Qui sta accadendo una grande
sintesi; qualcosa che non era mai accaduta prima d’ora, ma che l’umanità ha bisogno che accada. Deve accadere, per la sopravvivenza
dell’umanità. Io sto tentando di creare una grande
sintesi: la sintesi tra Zorba il greco e Gautama il Buddha, la sintesi tra
il materialismo e la spiritualità. Io sto tentando di creare un materialismo
spirituale. Questi due mondi sono sempre stati separati, antagonisti tra loro.
Per colpa di questo antagonismo, l’uomo è diventato
schizofrenico, perché l’uomo è composto dall’anima e dal corpo. L’uomo non è
solo l’anima e non è solo il corpo. Il materialista
insiste nel credere che l’uomo sia solo il corpo. Lo spiritualista insiste nel
credere che l’uomo sia solo l’anima. Entrambe le credenze sono parziali, ed
entrambe sono false perché sono parziali. Ed entrambe
non soddisfano, si sono dimostrate insoddisfacenti.
Dobbiamo accettare l’uomo
in tutta la sua totalità. Per quanto concerne
il corpo, l’uomo deve essere Zorba il greco e, per
quanto concerne l’anima, l’uomo deve essere Gautama
il Buddha. Se il corpo e
l’anima possono coesistere,
perché Buddha e Zorba non
potrebbero coesistere in un unico uomo? Questa sarà la sintesi più elevata.
L’Occidente è rimasto materialista,
e soffre a causa del materialismo. Gode di tutti i
vantaggi offerti dal materialismo: grandi tecnologie, belle case, prestazioni
mediche migliori, maggior longevità, corpi più belli e più sani.
L’uomo occidentale gode di tutti i vantaggi offerti dal materialismo – è ricco,
ha benessere – ma soffre perché ha perso la propria anima: il suo mondo
interiore è vuoto, deserto. L’uomo occidentale ha tutto ciò che gli occorre
all’esterno ma, avendo avuto pieno successo nel mondo
esterno, si è piegato troppo verso il materialismo e ha dimenticato il proprio
mondo interiore. Ha perso il ‘padrone interiore’, ha perso la propria anima.
L’Oriente è rimasto
spirituale. Gode di tutte le bellezze della
spiritualità: la calma, la tranquillità, il rilassamento, l’amorevolezza, la
compassione. L’uomo orientale ha una qualità speciale, ha il sapore
dell’interiorità, ma il suo corpo è ammalato, soffre per una grande indigenza e
sta morendo di fame. Il suo mondo esteriore è abnorme e le sue sofferenze sono
state troppo grandi.
Sia l’uomo occidentale sia
l’uomo orientale vivono in una grande tensione, perché
l’essere umano, finché non diventerà un intero, vivrà sempre in una grande
tensione.
Riuscite a vedere che
l’Oriente non nutre più interesse per la meditazione? L’Oriente non nutre più
interesse per la meditazione, l’Oriente non nutre più interesse per Buddha: i suoi interessi si sono
spostati, è una cosa naturale. Ora l’uomo orientale vuole sapere molto di più
di fisica, di chimica, di ingegneria, di medicina. Gli
uomini orientali che hanno talento vanno in Occidente – nelle università di Oxford, di Cambridge, di Harward,
di Princetown – per imparare ciò che è accaduto in
Occidente. Gli uomini orientali di
talento non riescono a capire perché voi occidentali venite in Oriente. A loro
sembra un’assurdità!
Ma gli occidentali devono
venire in Oriente. Harward e Oxford si sono dimostrate carenti. Hanno dato molto, ma non hanno dato la ricchezza interiore. Gli occidentali sono ricchi e,
proprio a causa del contrasto con la prosperità esteriore, sono diventati
ancora più consapevoli della loro povertà interiore, del buco nero che hanno
dentro. L’esterno è talmente pieno di luce che, per contrasto, il buco nero
interiore spicca con evidenza. La ricerca è iniziata: gli occidentali vanno in
Oriente e gli orientali vanno in Occidente.
Questa situazione potrebbe
protrarsi nel tempo e potrebbe condurre a un altro
tipo di slittamento e all’infelicità. L’Occidente potrebbe diventare simile
all’Oriente e l’Oriente potrebbe diventare simile
all’Occidente, e il problema attuale non cambierebbe.
Il mio lavoro qui è un
grande esperimento: riunire l’Oriente e l’Occidente. Kipling
ha dichiarato che l’Oriente e l’Occidente non si incontreranno
mai! A Kipling io vorrei dire: “Amico, l’Oriente e
l’Occidente si stanno incontrando,
anzi si sono già incontrati.” Si stanno incontrando
qui, in questo posto.
Questo luogo rappresenta
l’Oriente, anzi rappresenta più che l’Oriente:
rappresenta l’Oriente più l’Occidente, rappresenta l’umanità nella sua interezza;
è un esperimento di fratellanza universale. Qui puoi trovare cristiani, ebrei,
mussulmani, parsi, giainisti, buddhisti,
hindu, ogni tipo di persone. E tutte hanno lasciato perdere le loro identità e sono entrate in una
fratellanza universale…
tratto
da:
Osho, Lo
Splendore dell’Essere ed. NSC
L'uomo
completo
Quando Rudyard Kipling affermò: “L’Oriente è l’Oriente, e l’Occidente è
l’Occidente, e i due non si incontreranno mai”, stava
dando voce agli interessi costituiti. Essi vogliono che il mondo rimanga
diviso, vogliono che l’uomo rimanga diviso – in tante
religioni, filosofie, ideologie politiche. Adopererebbero qualsiasi mezzo per
far sì che l’uomo non diventi uno. Perché? Perché l’uomo che è integrato, che non è frammentato, non
può essere reso schiavo. Non può essere sfruttato dai preti o dai politici. In
realtà, quest’uomo diventa del tutto
libero da ogni possibilità
di sfruttamento e di oppressione. Diventa un individuo, diventa
intelligente, diventa un ribelle. Diventa così perspicace, chiaro, che può
vedere attraverso tutte le superstizioni, anche le più antiche. Può vedere la
stupidità in cui l’umanità ha vissuto – e non solo ci ha vissuto,
ma l’ha addirittura glorificata. Può vedere l’idiozia delle diverse
nazionalità, la profonda stupidità del fatto che al mondo esistano tutte queste
religioni.
Osho
La mente
occidentale è orientata verso l’analisi, l’emisfero sinistro del cervello,
mentre la mente orientale è proprio l’opposto,
orientata verso l’emisfero destro, quello intuitivo. L’Occidente è affascinato
dall’Oriente e l’Oriente dall’Occidente. Parti uguali
di entrambi: è questa l’armonia della saggezza e della trascendenza degli
opposti?
La
trascendenza degli opposti non è un fenomeno quantitativo, è una rivoluzione
qualitativa. Il punto non è di avere parti uguali di entrambi: quella sarebbe
una soluzione materialistica. Quantità significa materia. Parti uguali di
entrambi ti daranno solo l’apparenza della sintesi, ma non sarà una sintesi reale, sarà una sintesi morta, non una viva, non una
che respira, con un cuore che batte.
La sintesi reale è un
dialogo: non parti uguali di entrambi, ma un rapporto d’amore, un rapporto tra due. Il punto è creare un ponte tra gli
opposti, non riunirli insieme in un unico posto. Entrambi sono
importanti, estremamente importanti. Non si può rinunciare né all’analisi né
all’intuizione. Trascura l’analisi e diventi, all’esterno, povero, affamato,
malato. E se uno è esternamente povero, affamato,
malato, come può andare dentro di sé? È impossibile.
La povertà esterna
impedisce il viaggio interiore. Se sei ossessionato
dal cibo, dai vestiti, dall’avere un riparo, non hai né tempo né spazio per
andare dentro, per pensare alle cose più elevate della vita.
Annam Brahma: il cibo è dio, il primo dio.
Se metti da parte la mente
analitica, la scienza scompare. Se metti da parte la
mente analitica, non puoi vivere nell’agiatezza; dovrai essere povero e
affamato, e perderai il tuo primo contatto con il divino.
L’Occidente possiede
questo contatto – in esso non c’è nulla di sbagliato.
Questo orientamento verso l’analisi è un passo significativo
verso il conoscere dio. Io non sono contrario, ma non ci si deve fermare qui.
Il cibo non è un valore supremo, è un mezzo per un
fine. Se sei su di un cammino meditativo, puoi
iniziare a trasformare il cibo in preghiera.
È tutto relativo. Il
pittore mangia, e quel cibo in lui diventa pittura. Il poeta mangia lo stesso
cibo, e in lui diventa poesia. Anche l’assassino
mangia lo stesso cibo, e in lui diventa uccidere e distruggere. Il cibo è
energia allo stato grezzo; il modo in cui viene
trasformata dipende da te. Tu produci la trasformazione; quel che conta sei tu,
non ciò che mangi.
Il denaro in se stesso non
ha nulla di male. Questo è il mio approccio fondamentale all’esistenza: il
denaro è neutro, dipende tutto da te. Nelle mani di un uomo di comprensione, il
denaro ha una straordinaria bellezza. Può diventare musica,
può diventare arte, scienza, religione. Non è il denaro che è cattivo, è
la persona. Lo stupido, se ha soldi, non sa cosa farne: il denaro crea in lui
solo una maggiore avidità. Il denaro può liberarti dall’avidità, ma lo stupido
lo trasforma in un’avidità ancora maggiore. Esso diventa rabbia, sesso,
cupidigia. Più denaro ha lo stupido, e più stupido
diventa, perché ha più potere per fare cose stupide.
Per il saggio, tutto si
trasforma in saggezza.
La mente analitica non è
un male, come non è un male l’approccio scientifico alla realtà; tuttavia è
solo un mezzo, non può essere il fine. Il fine è la conoscenza di sé, il fine è conoscere il divino, il fine è conoscere l’eterno, ciò che non muore mai. Aes Dhammo Sanantano: il fine è questo, conoscere la legge suprema
che pervade, che permea l’intera esistenza. Conoscendola, si è liberati. La
verità libera.
L’Oriente ha dato un
enorme contributo verso questo fine supremo. Ma senza
i mezzi, come puoi raggiungere il fine? E senza il
fine, qual è il punto di avere tutti i mezzi? Qui si tratta di un dialogo
profondo tra Oriente e Occidente, si tratta di un matrimonio, non di una
combinazione quantitativa di questi due atteggiamenti diversi: non si tratta di
avere mezzo Oriente e mezzo Occidente, o un pizzico di
scienza e un pizzico di religione. La vita umana non è un
fatto matematico, è poesia.
Ciò che occorre è un
dialogo, una relazione personale, una storia d’amore tra Est e Ovest, un
profondo abbraccio. Il punto non è di avere quantità uguali. Tutto l’Occidente
e tutto l’Oriente che si incontrano e si fondono uno
nell’altro – non metà Oriente e metà Occidente. Tutto l’Est e
tutto l’Ovest che si sciolgono l’uno nell’altro in una profonda relazione
d’amore. Solo allora sarà possibile la sintesi reale, la trascendenza
degli opposti.
Quando due amanti si incontrano in una profonda gioia orgasmica, c’è
trascendenza. L’attrazione c’è: l’Oriente è affascinato dell’Occidente,
l’Occidente dall’Oriente, ma c’è il rischio che gli occidentali che subiscono
troppo il fascino dell’Oriente smettano di essere occidentali
e diventino orientali; e gli orientali che sono affascinati dall’Occidente
smetteranno di essere orientali e
diventeranno occidentali. Così non cambia nulla. Non avviene alcun
incontro, nessuna fusione; c’è di nuovo lo stesso problema. La gente si è solo
scambiata di posto; adesso l’orientale si trova nell’emisfero occidentale e
l’occidentale in quello orientale. Ora l’occidentale
medita e l’orientale studia a Oxford, a Cambridge, ad Harvard e diventa uno scienziato, un fisico. Non avviene
alcun incontro.
Il mio tentativo qui non è
di trasformare la mente occidentale in
orientale o quella orientale in occidentale, ma
di lasciar accadere un incontro tra le due, e non in parte, ma totalmente.
Ricorda che quando due elementi interi si incontrano,
diventano un tutto unico. Quando due totalità si incontrano,
diventano una totalità: questa è
trascendenza. Ne abbiamo bisogno con urgenza, perché
senza di essa non c’è speranza né futuro per l’umanità.
Ciò che stiamo cercando di
fare qui è di enorme importanza per il futuro
dell’uomo. Non è un esperimento qualunque – in realtà non c’è esperimento più
importante di questo. Forse non ti rendi conto che stai partecipando a qualcosa
che salverà il mondo.
Altrimenti la divisione
tra Est e Ovest finirà per annientare l’umanità.
L’Oriente è povero, troppo povero, e l’Occidente sta
diventando troppo ricco, e la frattura diventa ogni giorno più grande, più
profonda. Questa frattura creerà, prima o poi, una
terza guerra mondiale, che sarà distruttiva per entrambi.
Prima che possa accadere, dobbiamo diffondere una nuova visione,
dobbiamo dare alla luce una nuova umanità, un uomo che non è né orientale né
occidentale ma è entrambi allo stesso tempo; non in parti uguali, non metà
orientale e metà occidentale – pienamente occidentale e pienamente orientale.
tratto da: Osho,
The Dhammapada: The Way of
the Buddha
La cerimonia giapponese
del tè
Prepara una deliziosa tazza di tè; sistema
il carbone per scaldare l’acqua; disponi i fiori come appaiono nei campi: in
estate, lo consigliamo fresco; in inverno, caldo; fai tutto in anticipo; tienti pronto in caso di pioggia; e dai a quelli con cui ti
riunisci ogni considerazione.
È
difficile credere
che si possa creare una cerimonia di grande
significato intorno a una tazza di tè, ma questo è proprio ciò che hanno fatto
i filosofi, gli artisti e i monaci cinesi e giapponesi!
È un esempio straordinario
di come l’azione più semplice possa diventare
un’esperienza che può durare nel tempo. È in questo modo che il tè, una comune
bevanda, ha acquistato un’anima ed è diventato una
fonte di pace. Il fattore fondamentale della cerimonia del tè è quello di far risaltare il bello che si può trovare nelle comuni
attività della vita di tutti i giorni. La cerimonia in se stessa è molto
semplice, austera, e getta luce sulle sfumature più
sottili di un’azione comune.
Rikyu, uno dei più grandi
praticanti dell’arte della cerimonia del tè, è colui che
ha stabilito l’insieme molto semplice di regole per praticarla:
Di fronte all’affermazione
di un discepolo secondo il quale tutto questo sembrava piuttosto elementare, Rikyu replicò: “Allora, se sei in grado di ospitare un
incontro per il tè senza deviare da alcuna delle regole che ho appena
pronunciato, diventerò tuo discepolo”.
Osho ha parlato molte
volte di questa bella cerimonia, come esempio del trasformare le piccole cose
in una celebrazione.
In Giappone hanno la cerimonia del tè. In
ogni monastero Zen, e nelle case delle persone che possono permetterselo, hanno
un tempietto per bere il tè. Il tè così non è più una cosa comune, banale;
l’hanno trasformata in una celebrazione. Il tempio in cui si beve il tè è fatto
in un certo modo – situato in uno splendido giardino, con uno stagno bellissimo
popolato da cigni e circondato da fiori stupendi. Gli ospiti arrivano e devono
lasciare fuori le scarpe: è un tempio.
Quando entri nel tempio non puoi
parlare; devi lasciare la mente, i pensieri e le parole all’esterno insieme
alle scarpe. Ti siedi in una posizione meditativa. La padrona di casa, la
signora che prepara il tè per te, si muove in modo aggraziato, come se stesse
danzando, e prepara il tè, mettendo davanti a te tazzine e piattini come se
fossero degli dei. Si inchina
a te con grande rispetto, e tu lo ricevi con lo stesso rispetto.
Il
tè viene preparato in un samovar speciale che produce
suoni bellissimi, una musica tutta sua. Fa parte della cerimonia del tè che
tutti ascoltino come prima cosa la musica del tè. Quindi tutti rimangono il silenzio, in ascolto… gli
uccellini cinguettano fuori in giardino, e il samovar… il tè crea la propria
musica. La pace ti circonda.
Quando
il tè è pronto e viene versato nelle tazze, non devi
berlo semplicemente come fa di solito la gente. Prima ne senti l’aroma, il
profumo. Lo sorseggi come se arrivasse dall’aldilà, prendendoti tutto il tuo
tempo – non c’è alcuna fretta. Magari qualcuno inizia a suonare il flauto o il sitar.
Una cosa comune – è solo tè – ma l’hanno fatta diventare
una bellissima celebrazione religiosa, e la gente ne esce rinfrescata,
nutrita, sentendosi più giovane e più viva.
E se si può fare con il tè, si può fare
con qualunque cosa, con i tuoi vestiti, col cibo.
tratto
da:
Osho, Beyond Enlightenment
L’insicurezza
è il sottofondo della nostra vita di tutti i giorni e spesso si trasforma in
paura del domani. Una paura che ci rovina la vita. Cosa possiamo fare per iniziare ad affrontare questo
problema?
Certe volte la vita sembra andare troppo in
fretta, e non si sa mai cosa aspettarsi per il giorno dopo: all’improvviso si
passa dalla pace alla guerra, o magari, dopo un periodo di rapida crescita
economica – dove la ricchezza sembrava alla facile portata di tutti – ci si
trova di fronte ad una recessione.
Sono tutte cose assolutamente al
di là del nostro controllo, e noi, come reazione, continuiamo ad affannarci
a costruire piccole sicurezze che chissà quanto durano e poi, quando crollano,
ci lasciano peggio di prima…
Come possiamo affrontare tutta questa situazione?
Osho, tanto per cominciare, ci ricorda che il
cambiamento fa parte della vita stessa: “Una persona consapevole sa che la vita
continua a cambiare. La vita è
cambiamento. Il continuo cambiare è l’unica cosa di duraturo…
A parte il cambiamento tutto il resto si trasforma. Accettare questa
caratteristica della vita, accettare questa esistenza
mutevole, con tutte le sue stagioni e i suoi umori, questo continuo fluire che
non si ferma mai, neppure per un attimo, significa essere beato. A questo punto
nessuno può disturbare la tua felicità. È la tua continua affannosa ricerca di
qualcosa di permanente che ti crea dei problemi. Se vuoi vivere una vita senza
cambiamenti… stai chiedendo
l’impossibile. Una persona consapevole diventa abbastanza coraggiosa da
accettare questo fatto”.
Una cosa importante è vedere di liberarsi dalle
paure. Mi ricordo di aver sentito Osho dire che a fare
una bella lista è sorprendente vedere quante paure abbiamo, eppure siamo ancora
vivi! Ci sono infezioni da tutte le parti, malattie,
pericoli, rapimenti, terroristi... la vita è breve. E
alla fine arriva la morte, che non si può evitare…
“Una persona matura dovrebbe staccarsi da tutto
ciò che ha a che fare con la paura. È così che la maturità arriva a compimento.
Osserva tutti i tuoi atti, tutte le tue convinzioni, scopri
se sono basate sulla realtà, sull’esperienza, o sulla paura. Tutto ciò che è
basato sulla paura deve essere immediatamente abbandonato senza pensarci due
volte. È la tua armatura.”
Certo, richiede coraggio il vivere
nell’incertezza, senza tentare in continuazione di crearsi una corazza fatta di false
sicurezze. Ma, come ci ricorda Osho: “La vita è
fondamentalmente insicura. Quella è la sua qualità intrinseca; non si
può cambiare. La morte è sicura, assolutamente sicura.
Nel momento in cui scegli la sicurezza, senza volerlo hai scelto
la morte. Quando scegli la vita, inconsapevolmente hai
scelto l’insicurezza”.
Ecco, di seguito, alcuni
spunti per riflettere sul tema dell’insicurezza, e per darci coraggio in questi
tempi incerti.
La vita è incerta: l’insicurezza
è proprio la sua natura. E una persona
intelligente rimane sempre senza certezze.
Quando l’insicurezza e pericoli aumentano, la
risposta può nascere solo dalla consapevolezza. Ci sono due possibilità.
O chiudi gli occhi e diventi dogmatico – cristiano, indù, maomettano … e allora fai come lo struzzo.
Questo non cambia la tua
vita: ti chiude semplicemente gli occhi, ti fa diventare stupido; ti rende poco
intelligente. In questa mancanza di intelligenza ti
senti al sicuro – tutti gli idioti si sentono al sicuro. In realtà solo gli
idioti si sentono sicuri. Un uomo veramente vitale si sentirà sempre insicuro. Che
sicurezze possono esserci?
La vita non è un processo
meccanico. Non ci può essere certezza. È un mistero, imprevedibile. Nessuno sa
cosa succederà nel prossimo attimo. Neppure dio, che tu credi stia da qualche parte nel ‘settimo
cielo’, neppure lui – se esiste – neppure lui sa cosa
succederà. Perché se lui sa già cosa succederà, allora
la vita è una finzione, allora tutto è già stato scritto prima, allora tutto è
predestinato fin dall’inizio. Se il futuro è aperto a
ogni possibilità, come può dio sapere cosa accadrà? Se dio sa cosa sta per
succedere nell’istante successivo, allora la vita è solo
un processo meccanico – morto – allora non c’è libertà. E
come può esistere la vita senza libertà? Non esiste più possibilità di
crescere, o di non crescere. Se tutto è predestinato
allora non c’è più gloria, non c’è più nessuna
magnificenza. Allora sei solo un robot.
No – niente è sicuro. La
vita è piena di incertezze, piena di sorprese – questa
è la sua bellezza! Non è possibile arrivare al punto di dire: “Adesso sono
sicuro”.
Quando dici di essere sicuro, stai semplicemente
dichiarando la tua morte – ti stai suicidando.
La vita continua a
muoversi fra migliaia di incertezze. È questa la
libertà. Non chiamarla insicurezza. Posso capire perché la mente chiama
‘insicurezza’ la libertà.
Sei mai stato in prigione,
per qualche mese o qualche anno? Se sei vissuto in
prigione per qualche anno… quando arriva il momento di
essere liberato il prigioniero inizia a sentirsi incerto rispetto al suo
futuro.
In prigione tutto era
certo; era tutto una routine, senza vita. Gli veniva
portato da mangiare, veniva protetto: non c’era alcuna paura che il giorno
seguente potesse ritrovarsi affamato… e senza cibo – non era così! Era tutto
sicuro. Adesso all’improvviso, dopo molti anni, arriva il secondino e gli dice:
“Adesso ti rimettiamo in libertà”. Il carcerato inizia a tremare.
Fuori
dai
muri della prigione, di nuovo l’incertezza; dovrà di nuovo cercare, tentare;
dovrà di nuovo vivere in libertà…
La libertà crea paura. La
gente parla di libertà, ma ha paura. E un uomo non è
ancora tale se ha paura della libertà. Io vi insegno
la libertà – non vi do sicurezze. Io vi insegno la
comprensione – non un sapere intellettuale. Il sapere vi rende certi.
Non aggrapparti a nessun
tipo di certezze. La vita è incerta: l’insicurezza è proprio
la sua natura. E una persona intelligente rimane
sempre senza certezze. È proprio questo essere pronti a rimanere nell’incertezza che si chiama coraggio. È proprio
questo essere pronti a rimanere nell’incertezza che si chiama fiducia. Una persona intelligente è una che rimane sempre
‘attenta’, qualunque sia la situazione – che risponde
alla situazione totalmente, con tutto il cuore. Non che sappia ciò che sta per
succedere, che se “fai questo” allora “succederà
quello”. La vita non è una scienza; non è una catena di cause ed effetti:
scalda l’acqua a cento gradi ed evaporerà – è una certezza. Ma
nella vita reale non c’è nulla che abbia lo stesso tipo di certezza.
Ogni individuo è un
fattore libero – una libertà, una variabile sconosciuta. È impossibile da predire, non permette
previsioni o aspettative. Bisogna vivere con consapevolezza e comprensione.
Puoi capire che
l’insicurezza è una parte intrinseca della vita – ed è bene che sia così,
perché rende la vita libera, rende la vita una
continua meraviglia. Non si sa mai cosa stia per
succedere. Ti prende continuamente di sorpresa. Non chiamarla incertezza – chiamala sorpresa. Non chiamarla insicurezza – chiamala libertà.
tratto da:
Osho,
A Sudden Clash of Thunder
#6
NUOVI
TERRITORI DELL’ESSERE
È
solo nei momenti di caos, di confusione profonda...
I periodi di confusione e di caos sono i momenti
migliori in cui vivere. Quando la società è statica non c'è molto per cui vivere, e non ci sono neppure grosse difficoltà da
sopportare.
In una situazione sociale sicura — dove non ci
sono confusione e caos — la gente si trascina in una
vita monotona, incolore — comoda, conveniente, stabile... ma senza vitalità.
È solo in periodi di caos e confusione che
succedono grandi cose, perché le persone cominciano a scuotersi: si ritrovano
libere, senza radici... e possono cercare nuove terre, possono
cercare territori nuovi — cercare nuovi paesi, cercare nuovi continenti dell'essere.
OSHO
La
paura dei cambiamenti nasce sempre dal timore che le cose possano andare peggio
di quanto stiano andando. In realtà distinguere sul
momento una disgrazia da una fortuna non è per niente facile, come ci dimostra
questa storiella, molto amata da Lao Tzu.
In un villaggio viveva un vecchio molto povero, ma
perfino i re erano gelosi di lui perché aveva un bellissimo cavallo bianco; non
si era mai visto un cavallo di una simile bellezza, una forza, una maestosità…
i re offrivano prezzi favolosi per quel cavallo, ma l’uomo diceva a tutti:
“Questo cavallo non è un animale per me, è come una persona. E
come si può vendere una persona, un amico?”. L’uomo era povero, la
tentazione era forte, ma non volle mai vendere quel cavallo.
Un mattino scoprì che il
cavallo non era più nella stalla. L’intero villaggio accorse
e tutti dissero: “Vecchio sciocco! Lo sapevamo che un giorno o l’altro ti avrebbero rubato il cavallo. Sarebbe stato molto meglio
venderlo. Potevi ottenere il prezzo che volevi. E
adesso il cavallo non c’è più, che disgrazia!”.
Il vecchio disse: “Non
correte troppo! Dite semplicemente che il cavallo non è più nella stalla. Il
fatto è tutto qui: il resto è solo giudizio. Se sia una
disgrazia o meno non lo so, perché questo è solo un frammento. Chissà cosa succederà in seguito?”. Ma
la gente rideva, avevano sempre saputo che era un po’ matto.
Dopo quindici giorni, una
notte, all’improvviso il cavallo ritornò. Non era stato rubato, era
semplicemente fuggito, era andato nelle praterie. Ora non solo era ritornato,
ma aveva portato con sé una dozzina di cavalli selvaggi.
La gente di nuovo accorse e disse: “Vecchio, avevi ragione tu! Quella non era
una disgrazia. In effetti si è rivelata una fortuna”.
Il vecchio disse: “Di nuovo state correndo troppo. Dite semplicemente che il
cavallo è tornato, portando con sé una dozzina di altri
cavalli… chissà se è una fortuna oppure no? È solo un frammento. Fino a quando
non si conosce tutta la storia, come si fa a dirlo? Voi leggete solo una parola
in un’intera frase: come potete giudicare tutto il libro?”.
Questa volta la gente non poteva dire nulla, magari il vecchio aveva ragione di nuovo.
Non parlavano, ma nell’intimo sapevano bene che il vecchio aveva torto: dodici
bellissimi cavalli, bastava domarli e poi si potevano vendere per una bella
somma.
Il vecchio aveva un unico
figlio, un giovane che iniziò a domare i cavalli selvaggi. E
dopo una sola settimana, cadde da cavallo e si ruppe le gambe. Di nuovo la gente accorse, dicendo: “Hai dimostrato un’altra
volta di avere ragione! Non era una fortuna, ma una disgrazia. Il tuo unico
figlio ha perso l’uso delle gambe, ed era l’unico
sostegno della tua vecchiaia. Ora sei più povero che mai”.
Il vecchio disse: “Sempre
a dare giudizi, è un’ossessione. Non correte troppo. Dite solo che mio figlio
si è rotto le gambe. Chissà se è una disgrazia o una
fortuna?… non lo sa nessuno. È ancora un frammento,
non ne sappiamo mai di più…”.
Accadde che qualche
settimana dopo il paese entrò in guerra, e tutti i
giovani del villaggio furono reclutati a forza. Solo il figlio del vecchio fu
lasciato a casa perché era uno storpio. La gente piangeva e si lamentava, da ogni casa tutti i giovani erano stati arruolati a forza,
e tutti sapevano che la maggior parte non sarebbe mai più tornata, perché era
una guerra persa in partenza, i nemici erano troppo potenti.
Di nuovo, gli abitanti del
villaggio andarono dal vecchio e gli dissero: “Avevi ragione,
vecchio: la tua è stata una fortuna. Forse tuo figlio rimarrà uno storpio, ma almeno è
ancora con te. I nostri figli se ne sono andati, per sempre. Almeno lui è ancora vivo, a poco a poco ricomincerà a camminare, magari
solo zoppicando un po’…”.
Il vecchio, di nuovo,
disse: “Continuate sempre a giudicare. Dite solo che i vostri figli sono stati
obbligati a partire per la guerra, e mio figlio no.
Chi lo sa… se è una fortuna o una disgrazia. Nessuno lo può sapere veramente.
Solo dio lo sa, solo la totalità lo può sapere”.
Non giudicare, altrimenti
non sarai mai unito alla totalità. Sarai ossessionato dai
frammenti, vorrai trarre delle conclusioni basandoti solo su dei
particolari. Una volta che hai espresso un giudizio, hai smesso di crescere. Di
fatto, il viaggio non finisce mai. Un sentiero finisce, e ne inizia un altro.
Una porta si chiude, e un’altra se ne apre…
tratto
da:Osho, Until You Die # 2
I
periodi di grossi, intensi cambiamenti, sembrano far affiorare la parte
migliore e la parte peggiore delle persone.
Non ci sono “tempi incerti”, perché tutto è incerto, sempre. Questa è la difficoltà che incontra la
mente: vuole certezza, e la vita è sempre incerta.
Per cui,
quando per coincidenza la mente trova un piccolo spazio di certezza, si sente a
suo agio: si circonda di un senso di sicurezza illusoria. Tende a dimenticare la
natura reale dell’esistenza e della vita, comincia a vivere in un mondo di
sogni; comincia a confondere apparenza e realtà. E
così sta bene, perché ciò di cui ha più paura è il cambiamento; la ragione è
molto semplice: non sa se il cambiamento porterà cose buone o cose cattive. Una
cosa è certa, ogni cambiamento distrugge il
tuo mondo di illusioni, aspettative, sogni.
La mente è proprio come un
bambino che gioca sulla spiaggia e costruisce castelli di sabbia. Per un momento
sembra che il castello sia solido, ma è fatto di sabbia, basta una leggera
brezza per distruggerlo. Noi però cominciamo a vivere in quel castello.
Cominciamo a sentire di aver trovato qualcosa che rimarrà sempre con noi.
Ma il tempo continua a
disturbare la mente. Può sembrare che l’esistenza sia dura con te, ma in realtà
è grazie alla sua compassione che essa continua a rimanere con te. Non ti
permette di confondere le apparenze con la realtà. Non ti dà la possibilità di
accettare le maschere come se fossero il tuo vero volto, quello originale.
Per cui ogni volta che il
tempo distrugge una delle tue amate illusioni, sembra che faccia affiorare la
parte migliore e la parte peggiore. Ma
sta semplicemente facendo affiorare ciò che era nascosto dietro alla tua falsa
sicurezza, dietro al sogno che credevi fosse realtà. Distrugge semplicemente la
tua maschera. Non ha niente a che vedere con giudizi del tipo buono o cattivo,
migliore o peggiore, distrugge semplicemente le maschere. Ti espone, ti obbliga
a incontrare te stesso, per cui tutto ciò che avevi
represso comincia ad affiorare. Può essere la parte peggiore, o la migliore.
Il tempo non ha niente a
che vedere con queste categorie. Lascia semplicemente affiorare ciò che avevi represso, ti riporta a te stesso.
La maggior parte delle
persone nasconde la parte peggiore. È molto raro
trovare una persona che nasconda la propria parte
migliore, perché dovrebbe nasconderla? Tutti fingono di continuo e si mostrano
sotto la luce migliore, perché dovrebbero nascondere la parte migliore? Nascondono la parte peggiore, perché la trovano
brutta.
Basta un cambiamento e la
tua maschera cade. Un cambiamento… e per un istante
sei nudo, perdi i tuoi vestiti e la realtà diventa uno specchio: la tua nudità
è riflessa da ogni punto.
Sì,
molto raramente, eccezionalmente, succede che affiori la parte migliore. Ma
questo solo per le persone che non hanno una maschera, che sono già nude, e che
hanno già accettato la loro nudità come qualcosa di bello e naturale. Per cui un cambiamento non può distruggere nulla in loro. Al
contrario, arricchirà la loro parte migliore. Porterà alla luce qualcosa che
forse hanno dimenticato, qualcosa che forse anche altri hanno dimenticato. Ciò accade quando una persona ha vissuto innocentemente, senza alcuna
ipocrisia, quando una persona vive sapendo perfettamente che non c’è niente di
certo, e che niente è permanente… e che aspettarsi queste cose significa
crearsi delle frustrazioni per il futuro; significa piantare il seme della
disperazione, dell’angoscia, dell’ansietà.
Se accetti che il
mutamento è la natura della realtà, e che tutto cambierà; se in ogni istante
hai ben presente che l’attimo futuro potrebbe portare qualcosa di totalmente
nuovo, e che ciò che è reale in questo momento sarà disperso come la nuvola che era qui poco fa e ora non c’è più…. Se
c’è questa consapevolezza, allora nessun cambiamento sarà difficile, allora
qualsiasi cambiamento sarà accettabile.
Non gli resisterai,
non vorrai qualcosa di diverso. Persino se ti porta via con tutti i tuoi
bei sogni, i tuoi amati desideri, i tuoi castelli in
aria, non ti sentirai frustrato, perché fin dall’inizio hai accettato che
questo sarebbe potuto succedere. Per cui non ci sarà conflitto, non ci sarà
frustrazione. Sarai a tuo agio.
Per questo dico che non ci sono tempi difficili, non ci sono tempi
incerti. Il tempo è cambiamento, continua a cambiare,
siamo noi che continuiamo a creare cose permanenti. Andando contro il tempo
saremo sempre dei perdenti, e in torto. E quando realizziamo la nostra sconfitta ci sentiamo arrabbiati e frustrati con l’esistenza
stessa. Perdiamo fiducia. Sembra che tutto sia contro di noi e cominciamo a
vivere nella paranoia, nella paura…
Ma questo succede perché ci
aspettavamo qualcosa che non fa parte della realtà. L’esistenza non ha
l’obbligo di soddisfare le nostre aspettative. E di
solito è la parte peggiore che emerge, perché è ciò che nascondevamo
dietro all’idea di stabilità. Vivevamo con l’idea che una certa cosa sarebbe
durata per sempre; che non c’era più bisogno di cambiare. E
poi, di colpo, la terra scompare da sotto i nostri piedi e, naturalmente, la
parte peggiore affiora.
È anche possibile che
affiori la parte migliore, ma è possibile solo se vivi in armonia con la vita,
con l’esistenza, senza chiedere favori…
In questo mutevole flusso
dell’esistenza dobbiamo trovare il nostro appagamento in ciascun istante.
Qualsiasi cosa stessimo facendo, abbiamo fatto del
nostro meglio, non siamo stati parziali, non abbiamo risparmiato alcuna
energia. Ed è questo che rende felici.
Se conservi questa
consapevolezza, scoprirai che dopo ciascun cambiamento nella tua vita sarai più acuto, più intelligente, più maturo; sarai
diventato più attento alle sfumature delicate dell’esistenza, e accetterai
sempre più tutto ciò che succede.
tratto da:Osho, Light on the Path # 8
Nell’uomo
c’è un desiderio di programmare la propria vita per renderla più facile e
sicura. Ma un po’ di lotta, qualche difficoltà… sono
cose necessarie. Passare attraverso la bufera con lampi e tuoni – tristezze,
dolori – ci arricchisce tanto quanto i periodi di gioia e felicità.
Ho sentito raccontare un’antica parabola: dev’essere
molto antica, perché dio a quei tempi viveva sulla
terra…
Un giorno andò da dio un uomo, un vecchio
contadino, e gli disse: “Senti, sarai pure dio, avrai anche creato il mondo, ma
una cosa te la devo dire: non sei un
contadino. Non
conosci neppure l’ABC
dell’agricoltura: il modo in cui fai funzionare la
natura è assurdo, te lo dico con l’esperienza di tutta una vita. Devi davvero
imparare qualcosa”.
Dio chiese: “Che consiglio mi dai?”
Il contadino rispose: “Dammi un anno di tempo, e lascia che le
cose vadano come dico io. Vedrai che cosa succede: non ci sarà più miseria”.
Dio era d’accordo, e concesse un anno al contadino; adesso
tutto funzionava come voleva lui. Naturalmente, questi volle
solo il meglio – pensava solo al meglio: niente temporali o venti troppo
forti … insomma, nessun pericolo per il raccolto. Tutto era funzionale,
tranquillo e l’uomo era felice. Il grano cresceva così bene!.
Non c’erano pericoli, non c’erano ostacoli, andava tutto
secondo i suoi desideri. Quando il contadino voleva il
sole, c’era il sole; quando voleva la pioggia, c’era la pioggia… e proprio
nella quantità giusta.
Prima invece qualche volta aveva piovuto troppo, e i fiumi
straripavano e si perdeva tutto il raccolto; oppure non aveva piovuto abbastanza e i campi soffrivano la siccità…
Succedeva sempre qualcosa, era molto raro che le cose andassero veramente bene. Ma adesso
tutto era stato ben organizzato, in maniera del tutto
matematica.
Il grano cresceva sempre più alto… e il contadino era felice,
andava da dio e diceva: “Guarda! Questa volta i raccolti basteranno per i
prossimi dieci anni: anche se la gente non lavorerà, ci sarà cibo a
sufficienza!”.
Ma all’epoca
del raccolto, le spighe risultarono vuote.
Il contadino era sorpreso. Chiese a dio: “Che cosa è successo?
Che cosa non è andato per il verso giusto?”
E dio disse: “Non c’è stata alcuna sfida, nessuna
difficoltà: ecco perché. Non c’è stato conflitto,
nessun attrito – andava tutto bene, hai evitato tutte
le cose ‘cattive’ – ecco perché il grano è rimasto sterile. Un po’ di lotta è
necessaria. Ci vogliono temporali, tuoni, lampi: essi scuotono l’anima
all’interno del grano”.
Se sei sempre
e solo felice, la felicità perderà ogni
significato. Sarà come se qualcuno scrivesse col gesso bianco su un muro
bianco: può continuare a scrivere, ma nessuno potrà
mai leggere ciò che scrive, mancherà il contrasto necessario per evidenziare le
parole.
La notte serve quanto il giorno. E i giorni di tristezza sono essenziali quanto
i giorni di felicità. È questa che io chiamo comprensione. E quando capisci ti
rilassi… pian piano, col tempo, più vedrai il ritmo
della vita – della dualità, della polarità – e più smetterai di chiedere, di
scegliere.
Avrai trovato il segreto!
Vivi con questo segreto… e all’improvviso scoprirai, stupito, quant’è grande la beatitudine della vita! Ma tu hai sempre
vissuto immerso nelle tue aspettative, nei tuoi piccoli desideri insignificanti, e poiché
la realtà delle cose non si adeguava ai tuoi desideri, eri infelice.
L’infelicità significa solo che gli avvenimenti non si
conformano ai tuoi desideri
– ma la situazione non sarà mai proprio come vuoi tu, non può
succedere.
Le cose, semplicemente, continuano a seguire la loro natura.
tratto da:
Osho, The Perfect Master, Vol 2 #10
Dal seme al
fiore
La “rosa mistica” è il simbolo del fiorire
dell’essere umano – la totale realizzazione del potenziale di
ogni individuo, che non è possibile se rimani chiuso nel tuo guscio e
continui a volerti circondare di sicurezze.
L’uomo
nasce come un
seme. Accettare questo seme come tutta la tua vita è il più
grande errore possibile. Milioni di persone nascono come semi, freschi,
giovani, con un immenso potenziale di crescita. Ma dato che
accettano questo seme come tutta la loro vita, finisce che muoiono come un seme
marcio: nella loro vita non succede nulla.
A meno
che tu
non fiorisca in una ‘rosa mistica’ la tua vita non è
nient’altro che un esercizio di pura e semplice futilità. Sei nato per niente,
stai vivendo senza che ce ne sia bisogno, morirai inutile. La tua intera
biografia può essere ridotta a una sola parola:
superfluo.
Ma se riesci a fiorire e a
rilasciare ciò che è nascosto dentro di te, hai realizzato il sogno
dell’esistenza. Le hai restituito quella fragranza che
era stata nascosta nel tuo seme. Il tuo destino si è compiuto.
I mistici non hanno mai
accettato l’uomo come un ‘prodotto finito’.
L’uomo è solo un inizio, e non va bene morire essendo sempre rimasti fermi
all’inizio. L’essere umano deve raggiungere uno sviluppo completo, non solo per
una soddisfazione personale, ma per la gioia di tutto il cosmo. È questo il
segreto della rosa mistica.
In
alcune tradizioni viene chiamata anche la rosa magica:
entrambi i termini hanno un profondo significato. Di certo è una magia
accorgerti che dentro di te sta sbocciando una rosa – la sua bellezza, la sua divinità, e la sua verità.
Satyam, shivam, sundram.
Non puoi credere ai tuoi
occhi. Non ti eri mai sognato di avere così tante cose dentro
di te – il tuo potenziale è così prezioso, la tua interiorità è un
tesoro inesauribile, non avrai mai più bisogno di essere in debito con
l’esistenza. Puoi restituire all’esistenza un milione di volte ciò che hai
ricevuto – è un momento di grande gioia, non solo da
parte tua ma da parte dell’intero cosmo.
tratto
da: Osho, Satyam Shivam Sundram # 18
Non cercare sicurezze, cerca te stesso
Nel momento in cui trovi te
stesso, scopri che l’intera esistenza è casa tua.
Osho, ma dov’è veramente casa mia?
La “casa” non esiste, esistono solo edifici. Noi cerchiamo di trasformare
questi edifici in ‘case’, ma in realtà la ‘casa’ è una
proiezione – c’è solo un edificio, e ci sembra molto freddo. Sentiamo il
bisogno di una ‘casa’: vogliamo qualcosa di intimo,
qualcosa che ci appartenga, qualcosa a cui appartenere. Qualcosa
che sia un’estensione del nostro essere, che possiamo rendere totalmente
nostro; qualcosa che non sia solo un posto in cui vivere, ma che prenda vita
grazie a noi. Un edificio è una cosa morta; una ‘casa’ è qualcosa di
vivo, ma è una proiezione.
Perciò coloro che cercano una
‘casa’ si sentiranno sempre frustrati, perché tutte le volte scopriranno che
questa “casa” diventa un edificio. La ‘casa’ era solo
una loro idea. Era un’illusione, un’allucinazione. Era una poesia, un romanzo.
Avevano filato e tessuto un velo invisibile per coprire il freddo edificio, e
nessun altro poteva vederlo, solo loro potevano
vederlo. Ma è solo un trucco della mente.
L’uomo è
nato senza casa, e rimane così per tutta la vita. Sì, trasformerà molti edifici
in “case”, ma si sentirà sempre frustrato. E l’uomo muore senza casa.
Accettare
questa verità comporta un’enorme
trasformazione. Allora non cercherai più una casa, perché essa è sempre
là, lontana, separata da te. Tutti cercano una casa. Ma quando scopri la sua
natura illusoria, allora, invece di cercare una casa, comincerai a cercare
l’essere che è nato senza casa, il cui destino è di restare
senza casa.
È
impossibile creare una casa. Ed è un miracolo: nel
momento in cui capisci che non è possibile creare una casa, allora l’intera
esistenza diventa la tua casa. Allora, ovunque tu sia, ti sentirai a casa;
perché ora la possibilità di creare un’illusione è scomparsa. Hai accettato la
tua realtà di senza casa, senza alcun
rimpianto, alcuna resistenza, ma con gioia,
perché è bello essere nati senza casa, ogni casa sarebbe una prigione.
Pensaci un
momento: se fossimo nati con una casa, saremmo nati
prigionieri. Essere senza casa significa essere liberi. Ti dà libertà.
Significa non avere attaccamenti, né ossessioni verso qualcosa che sta fuori di
te, significa che non hai bisogno di cercare un posticino caldo all’esterno, ma
che questo calore è dentro di te. La sorgente del calore è dentro di te; non
hai bisogno di qualcosa all’esterno. Perciò, dovunque
tu sia, senza alcuna dimora, ti sentirai stranamente a casa.
Quelli che
cercano una casa cadono sempre in disperazione, e alla fine pensano: “Sono
stato imbrogliato, la vita mi ha ingannato. Mi ha dato il desiderio di trovare
una casa – e non c’è proprio nessuna casa, non esiste una casa”.
Ci proviamo
in tutti i modi: qualcuno trova un marito, o una moglie, genera dei figli…
Cerca di creare una famiglia – che è una dimora psicologica. Costruisce una
casa, non un edificio, e cerca di trasformarla in un’entità vivente. Cerca di
adattare la casa ai propri sogni – la casa gli darà il
calore di cui sente il bisogno, perché in questo mondo così freddo… È così
vasta, la freddezza dell’esistenza. L’intero universo è così freddo e
indifferente, che ti sorge il desiderio di creare un piccolo rifugio in cui puoi sentirti accudito, protetto… Ti appartiene – possiedi
qualcosa, non sei un vagabondo senza casa.
Ma in
realtà questo atteggiamento ti porterà solo
infelicità, perché un giorno scoprirai che il marito con il quale hai vissuto,
la moglie con la quale hai vissuto – sono degli estranei. Anche dopo aver
vissuto insieme per cinquant’anni, questo senso di estraneità non è scomparso; al contrario, è diventato più
profondo. Il giorno del vostro primo incontro
vi sentivate meno estranei
l’uno all’altra.
I tuoi
figli – pensavi che fossero i tuoi figli – e un giorno scopri
che non sono i tuoi figli. Sei stato solo la porta attraverso la quale sono passati. Hanno la loro vita – sono
totalmente degli estranei. Non ti
appartengono. Troveranno la loro strada e faranno la loro
vita.
Chi rimane
con te? Nessuno ha qualcuno con sé. Sei sempre in mezzo alla folla, ma sei
solo. Che tu sia solo o in mezzo alla folla, non c’è alcuna
differenza: che tu abbia una casa o sia un vagabondo senza alcuna
dimora, non fa alcuna differenza.
Dobbiamo
capire che siamo dei vagabondi, degli zingari – cerchiamo qualcosa,
sicuramente. Ma questa ricerca può essere rivolta
verso una casa… che significa sicurezza, calore, intimità, amore che ti arriva dall’esterno, da qualcun altro – e
questa è la strada sbagliata. Questa è la via dell’uomo comune – e finisce
sempre con l’infelicità.
Fondamentalmente
un meditatore riconosce il fatto che non sta cercando
una casa, sta cercando di scoprire chi è questo essere che è nato senza una
casa e rimarrà sempre senza casa.
Non
cercare una casa, perché non esiste. Cerca te stesso: questo esiste! E quando lo trovi, improvvisamente, come per miracolo, l’intera
esistenza diventa casa tua. Tu non la crei, non la progetti, non la fai.
È una rivelazione improvvisa. Non riesci a capire come hai potuto evitare di
vederla fino ad ora. La tua dimora è sempre stata con te.
Non è una
casa visibile, ma è lì. E può gustarla solo chi riesce
a scoprire chi è questo vagabondo, chi è questo ricercatore. Invece di indagare
sull’oggetto della ricerca, indaga sul soggetto, il
ricercatore. E quando l’avrai trovato, l’intera
esistenza improvvisamente sarà casa tua; dovunque sarai, ti sentirai a casa,
anche in un albergo. In realtà ogni casa è un albergo e ogni
luogo è un caravanserraglio.
Tutto dipende da come guardi le cose. Nel momento in cui trovi te stesso, scopri che l’intera esistenza è casa tua.
Non so dove
mi condurrà la vita, ma dovunque sarò, mi sentirò a casa mia. Nessuno me la può
portare via.
tratto da:Osho, Light on the Path, #8
Lasciati
andare e andrà tutto bene – senza paura… e tutto
diventa semplicissimo, dice Veeresh, e ci racconta una sua esperienza al riguardo.
C’è
un mucchio di cose
che potremmo lasciare andare: possono essere paure, o
emozioni profonde che abbiamo portato con noi per lungo tempo e sono un
ostacolo alla nostra vitalità e voglia di vivere. Oppure
convinzioni: modelli ormai superati di come dovremmo essere – a volte è
semplicemente ‘spazzatura’, che si è accumulata nel tempo e ci ha fatto
diventare rigidi e inflessibili…
Bisogna dire però che
spesso questo concetto di lasciarsi andare è stato un po’ frainteso, adoperato
nel modo sbagliato. Viene considerato ‘spiritualmente
molto avanzato’ chi è capace di lasciarsi andare in
qualsiasi momento e non si attacca a nulla. Ma che
cos’è il lasciarsi andare? Di base non c’è nulla di particolare da fare, tranne
riconoscere al momento giusto che una cosa – un’emozione, un’idea o persino una
tensione – non è più necessaria. In questo modo smettiamo di identificarci, e
il lasciarsi andare accade per conto suo. Sarebbe stupido cercare di accelerare
questo processo o volerlo forzare; sarebbe solo un attaccarsi a un’idea di come le cose dovrebbero essere. Lasciarsi andare ha a che fare solo con la comprensione.
Ogni resistenza a questo
processo nasce dalla paura, e così vi voglio parlare delle mie resistenze e
delle mie paure, in modo che possiate vedere come le ho superate: magari ce la fate anche
voi, nello stesso modo.
Negli anni settanta
guidavo una comunità terapeutica a Londra, ero riuscito ad
addestrare una buona squadra di collaboratori, ma a volte mi accorgevo di
mettere tanta di quell’energia all’esterno da
dimenticarmi completamente di me stesso. Gli altri riuscivano a fare dei
progressi nella comprensione delle loro emozioni, e così il loro
comportamento cambiava: la comunità e lo staff progredivano bene, ma io mi ero
dimenticato di me stesso. E l’idea di chiedere aiuto –
per me stesso – non mi passava nemmeno per la testa. Tutto bene se si trattava
di aiutare la comunità, i collaboratori, ma non riuscivo
affatto a riconoscere che ‘io’ potevo avere bisogno di aiuto.
Sudha, con cui ero allora
sposato, aveva appena scoperto la bioenergetica: una
nuova tecnica terapeutica, che però non mi attirava, io preferivo le tecniche di encounter. Ma potevo osservare
in Sudha un certo cambiamento, grazie alla bioenergetica, e così mi sono
detto: “Ok, ci provo”.
Andavo regolarmente alle
sedute. Entravo, salutavo, mi spogliavo, mi sdraiavo sul tavolo da massaggio e
poi la terapeuta, Gerda Boyesen,
iniziava a fare pressione in vari punti del mio corpo e, grazie a un apposito microfonino, si
potevano ascoltare all’altoparlante tutti i suoni fatti dalla mia pancia. In
questo modo si scopriva dove ero bloccato: “Ah! Ecco qui un
blocco che possiamo sciogliere…”.
Settimana dopo settimana, mese dopo mese… e arrivavo sempre allo stesso
punto! Ogni volta cominciavo a respirare affannosamente, gridavo, piangevo… ma mi fermavo sempre lì. A quel punto la terapeuta
mi veniva vicina, spesso mi abbracciava anche, e mi diceva: “Ok, ok, va tutto bene!”.
Dopo qualche mese che continuavo
così… stavo andando in taxi alla mia seduta e mi ricordo di aver pensato: “So
già come andrà a finire questa volta.” Ne avevo l’immagine completa davanti agli occhi, e
improvvisamente ho avuto un flash. Mi sono detto: “Vuoi andare avanti così per
tutta la vita?”. Ho sentito un’intensa – quasi folle – determinazione a far sì
che qualcosa cambiasse, altrimenti ero anche pronto a
smettere subito con tutto.
Sono arrivato alla seduta
e mi son detto: “Voglio andare fino in fondo. Staremo
a vedere!”. Come al solito sono arrivato alla fase in
cui il respiro si faceva più caotico e mi mettevo a gridare, ma questa volta
non c’era nessuno a dirmi: “… va bene così!”. E lì ho iniziato veramente… ho
gridato e pianto senza fermarmi, non volevo più smettere, deciso a liberarmi di
questa ‘spazzatura’ una volta per tutte. E ho capito che questa volta sarebbe successo qualcosa di
diverso dal solito. Ho continuato ad andare avanti con la mia catarsi, e
avanti, facendo salire sempre di più l’energia, fino a che tutto il corpo ha
iniziato a scuotersi sul tavolo. Ho perso completamente il controllo del mio
corpo… poi mi sono guardato intorno e ho chiesto: “Gerda,
ma che succede?”. E lei ha risposto: “Va tutto bene: stai
solo avendo un riflesso orgasmico”.
Ero riuscito a uscire dai miei confini, e avevo incontrato il mio
‘lasciarsi andare’, anche se sul momento tutto ciò
che potevo fare era solo tremare e piangere, o ridere. Ma sapevo che ce l’avevo fatta! Avevo trovato il mio spazio di libertà.
Questo spazio era sempre stato dentro di me, ma quando arrivavo al punto di
‘incontrarlo’ mi cagavo sotto – paura di perder la ragione, o di morire…
qualcosa di terribile insomma – e non riuscivo a trovare il coraggio di
entrarci. Avevo combattuto contro le mie stesse resistenze, contro la mia paura!
Voi lo sapete di poter
andare più in profondità, se lo decidete, ma invece
preferite andare sul sicuro. Potete continuare così per tutto il resto della
vita, ben adagiati nella sicurezza.
Oppure potreste decidere
consapevolmente di buttarvi nell’avventura e di scoprire nuovi territori.
Quando lasciate cadere le protezioni e vi lasciate
andare, scoprite che il corpo piano piano si ‘apre’ e
produce alcuni ormoni. Le persone illuminate hanno sempre questi ormoni:
diventano una specie di riflesso orgasmico ambulante – ed è questo il vostro
stato naturale dell’essere. Ma voi dite: “No, no, NO!”
e vi richiudete.
Provo una grande gioia quando vi aprite e uscite dai confini che vi
siete dati. Il tempo in questo senso non ha alcuna importanza.
Puoi fare qualcosa che dura meno di trenta
secondi, e vale quanto nove mesi di gruppi di Primal.
Quando decidi di lasciarti andare, diventi di nuovo te stesso. Prendi coscientemente
la decisione di uscire dai tuoi confini, di scoprire chi sei.
Alla fin fine non è una
cosa così terribile. Anzi, è molto eccitante. Io non
avevo alcuna idea che dopo tutto il dolore e la
negatività potesse arrivare il piacere. Rimanevo aggrappato alla superficie
delle cose. Avevo paura di andare più in profondità, non
sapevo affatto dove tutto questo potesse condurmi. Adesso so che è un
piacere.
La gioia è il vostro
naturale modo di essere. Non c’è nulla di sbagliato in voi. È solo che avete
imparato le cose all’incontrario: così invece di
chiedere amore – con franchezza – vi ingozzate di cibo, oppure giocate al ruolo
della vittima. Anch’io ho recitato tutti questi ruoli
incredibili, e so che sono assolutamente inutili. Quando
siete nel momento, con tutte le vostre imperfezioni, proprio in questo momento…
siete ok.
Domani potete anche
lavorare su voi stessi quanto vi pare, ma adesso, in
questo momento… Bisogna iniziare da qui. Ed è sempre
ora.
Non importa quali siano le vostre relazioni d’amore, i vostri genitori, i
condizionamenti sociali… di questo potete occuparvene anche più tardi. La
trasformazione inizia adesso. Devi solo dire a te stesso: “Ciò che sono, va bene, è sufficiente. Con tutti i trip che ho su di
me, la mia negatività, tutti i desideri di essere
diverso da ciò che sono… io, in questo momento, sono ok!”.
Posso volentieri mostrarvi
come poter tornare a casa, da voi stessi,
immediatamente. Non avete bisogno di fare lunghissimi esercizi di respiro, o
entrare in qualche ‘condizione’ particolare…
potete riuscirci anche subito. Basta chiudere gli occhi, e immaginare
qualcosa che vi fa star bene. Non ha importanza che cosa – può essere il cibo o
il sesso, una cosa qualsiasi. Ora, in questo momento, mentre sei immerso in uno
spazio di benessere, sei in quel posto che si chiama ‘casa’,
sei nel tuo centro. Star bene ti porta al centro. È così. Ora sei
completamente a casa.
Questa tecnica puoi usarla
dappertutto. Anche al cesso, o nel corridoio di casa tua,
alla stazione, dappertutto.
Quando senti che hai perso
te stesso, fermati per un momento, vai dentro di te,
immergiti in uno spazio di benessere, e questo ti porta già nel centro, a casa.
Il benessere ti
porta a casa. E appena sei a casa, hai solo bisogno di
iniziare a funzionare partendo da questo spazio interiore. Tutto il resto è
negativo e si chiama ‘la ragione’.
Ridi un po’ di più, abbraccia un po’ di più, vivi di più nel corpo, ama un po’
di più, entusiasmati un po’ di più.
Quando sei entusiasta, rendi
anche tutti gli altri entusiasti. Sentirsi bene è contagioso!
Anand Veeresh
(tratto da OTI ed. tedesca)
Quando senti che hai perso te stesso, fermati per un momento, vai dentro di te,
immergiti in uno spazio di benessere: questo ti porta nel tuo centro, a casa.
Passo
dopo passo, attento e consapevole
“Non sono
qui per darti un dogma” dice sempre Osho “un dogma ti fa
sentire sicuro. Non sono qui per darti qualche promessa per il futuro; ogni promessa per il futuro ti dà sicurezza. Sono qui solo per
renderti vigile e consapevole, cioè per farti essere
qui ed ora, con tutte le incertezze e le insicurezze di cui è fatta la vita,
con tutti i suoi pericoli.”
E per
illustrare il concetto, e nel contempo per aiutarci a
prendere meno sul serio l’intera faccenda, ci racconta questa storiella… perché
l’arte di vivere, talvolta, è proprio come camminare sulla corda.
“C’erano due amici del re, tutti
e due colpevoli di certi crimini. Poiché il re li amava e voleva
dimostrare loro la sua benevolenza, ma non poteva assolverli perché anche la
parola del re non poteva prevaricare la legge, emise questa sentenza: ‘Una fune dovrà essere tesa attraverso un profondo abisso
e, uno dopo l’altro, i due dovranno camminarci sopra. A chi riuscirà a
raggiungere l’altro lato verrà concessa la grazia
della vita’. Fu eseguito l’ordine del re e il primo
dei due amici attraversò l’abisso incolume. L’altro,
fermo sull’orlo del baratro, gli urlò: ‘Dimmi, amico,
come hai fatto ad attraversare?’. Il primo rispose: ‘Posso
solo dirti che ogni volta che mi sentivo pendere da un lato mi spostavo
sull’altro’.”
Restate nel mezzo. Non indulgete troppo e non rinunciate
troppo. Non siate troppo nel mondo e non scappate da esso.
Continuate a mantenervi in equilibrio. La vita non è né tecnologia né scienza. La vita è
un’arte, o meglio ancora, è una sensazione, un lampo d’intuizione; dovete
sentirla: è come mantenersi in equilibrio sulla fune. La vita non ha un ‘know-how’. Ci sono cose che non possono essere insegnate,
ma possono essere colte. State nel mezzo. State
attenti a non perdere l’equilibrio e tutto accadrà per conto suo.
tratto
da:
Osho, L’Arte
di morire ed La Giuntina
Anche se non sempre hai chiaro dove ti porterà il prossimo passo,
puoi aver fiducia nel tuo profondo desiderio di raggiungere la meta.
Ekon ha scritto:
Chi
fermerà il cigno
nel suo volo?
O la vita nel suo fluire?
Ve l’ho detto molte volte: tutto si muove a gran
velocità… e non c’è nessuno in grado di fermare un cigno in volo.
I grandi cigni vivono tra
le cime dell’Himalaya, sul lago più alto del mondo,
il Mansarovar. Il Mansarovar
è ghiacciato per nove mesi all’anno, lo si può
attraversare in automobile. Si estende per chilometri e chilometri, e la neve diventa dura come roccia.
I cigni se ne vanno –
devono andarsene, perché non ci sono né acqua da bere, né pesci da mangiare,
non sono in grado di perforare uno strato così spesso
di neve ghiacciata – volano per tremila miglia, varcano l’Himalaya
e arrivano nei laghi e nei fiumi dell’India
settentrionale. È un fenomeno assolutamente misterioso.
In quei nove mesi… la
natura ha un tale equilibrio, una tale armonia, che
quei nove mesi coincidono con la stagione
degli accoppiamenti. Essi si accoppiano e depongono le uova, ma prima
che le uova si schiudano e i piccoli escano, i nove
mesi sono passati. Ora sul Mansarovar c’è il disgelo. E
partono di nuovo, lasciando le
uova nelle pianure dell’India
settentrionale, a tremila miglia di distanza… e i cigni, a migliaia, svaniscono
tra le vette himalayane.
Il miracolo è che, quando
i genitori sono partiti, le uova si aprono e i piccoli cigni, immediatamente,
si dirigono verso il Mansarovar. Non hanno una mappa,
né una guida, né un genitore che insegni loro la rotta che i cigni adulti hanno
percorso per milioni di anni. Ogni anno il miracolo si
ripete: i piccoli cigni iniziano un volo di tremila miglia sopra le vette himalayane, tra i ghiacciai perenni, seguendo la medesima
rotta e giungono allo stesso lago, il Mansarovar.
E c’è chi pensa che la
natura sia priva di intelligenza! La natura possiede un’immensa saggezza, noi, semplicemente, ci dimentichiamo
di ascoltarla.
Il solo modo per
ascoltarla è entrare profondamente in se stessi, perché ci sono radici che si
diramano in tutta l’esistenza. Quelle radici comprendono tuttora il linguaggio
dell’esistenza.
Tu sei bloccato nella
testa, molto lontano dalle radici. Non conosci nulla della saggezza
dell’esistenza. Hai bisogno solo di una cosa: di trovare il collegamento con
l’esistenza, e tutte le domande svaniranno. 1
Era
una notte di
luna piena. Era una notte in cui ti sentivi più solo del solito, più vuoto del solito. La tua vita era stata sempre in un buon equilibrio,
le gioie si alternavano alle frustrazioni ma la
tendenza generale era positiva. Tutti potevano definirti una persona felice. E tu stesso lo potevi confermare.
Eppure, di quando in quando,
qualcosa si aggirava dentro di te. Qualcosa
di insoddisfatto ogni tanto faceva capolino. Ma non era chiaro cosa fosse. Una sensazione vaga più che
altro. Ma si sa: poi passa e non ci pensiamo più.
Quella sera però la
sensazione era più forte del solito. Il senso di vuoto, quel senso che ti
mancava qualcosa di importante era molto evidente. Il
tuo primo pensiero è stato: "Invece di starmene qui tutto solo è meglio
che esco e vado a trovare qualche amico. Oppure
telefono alla mia ragazza e andiamo a farci un drink da qualche parte.… no
meglio, mi guardo la TV che stasera mi sembra ci sia un bel film…"
E invece non hai fatto
niente di tutto ciò. Per il semplice motivo che ti era
stranamente chiaro che quella sensazione interiore di vuoto non sarebbe stata
soddisfatta da queste cose. Era qualcosa di speciale, come una sete che
poteva essere spenta solo da… un'acqua di un altro tipo – ma cosa fosse non era chiaro.
In realtà non era nemmeno
un problema sapere che cosa poteva spegnere la sete. Ma il disagio, il senso di
vuoto, quel sentire che ti mancava qualcosa lo avvertivi
chiaramente come un misterioso buco interiore che ti stava indicando qualcosa.
Ti sei fermato. Hai chiuso
gli occhi e deciso che questa volta non volevi perdere
l'occasione per vederci chiaro.
Seduto
immobile con lo sguardo interiore fisso su questa sensazione che ti mancava
qualcosa, una sensazione che ti prendeva un po' il cuore, un po' la pancia: era
chiaro che non era una cosa con cui scherzare. E
nemmeno qualcosa da buttare nel cestino definendola 'cattivo umore'.
Il bello era che non avevi
nessuna giustificazione collegata a questa sensazione. Anzi stavi ben attento a non cercare di spiegarla, con pensieri tipo 'ho
bisogno di una nuova storia d'amore' oppure 'devo cambiare lavoro'
oppure 'devo fare un viaggio, tirarmi fuori'… cose
del genere le avevi già vissute un sacco di volte. Ma
quella sera era diverso. In realtà nemmeno ti chiedevi cosa fosse che non
andava: stavi ciecamente cercando qualcosa di sostanzioso, una specie di incontro
interiore, non una soluzione o una spiegazione.
Quella sera potevi vedere
con chiarezza il senso di vuoto, senza per forza collegarlo a
un oggetto specifico che mancava nella tua vita. O
meglio, ricordavi momenti in cui la pienezza del tuo essere interiore era stata
così vasta da farti dire 'la mia vita ha un senso profondo'.
Momenti in cui l'amore per una donna aveva toccato il settimo
cielo. Momenti in cui ti eri commosso per l'incontro cuore
a cuore con un amico. Momenti in cui ti eri seduto in meditazione e,
vuoi perché eri molto innocente, vuoi perché eri molto
motivato, avevi trovato davvero qualcosa dentro di te.
Questa sensazione di
pienezza l'avevi vissuta più volte nella vita, ma in
questo momento, chiaramente, non c'era. E saggiamente
vedevi che era stupido cercare una spiegazione.
E coraggiosamente vedevi
che volevi entrare con totalità in questo senso di vuoto, perché se guardavi
dall'esterno, se analizzavi, potevi solo usare la mente per giustificare,
spiegare, trovare soluzioni, prendere decisioni su qualcosa da fare… Oggi era
diverso.
Il senso di vuoto lo sentivi come un cieco mistero incombente e non come un
problema che chiedeva una soluzione. Oggi dovevi avventurarti
su un terreno diverso, dovevi lasciarti possedere da questo senso di
vuoto. Ti era chiaro che stavi osservando solo la
punta dell'iceberg, il grosso era nascosto. La dimensione del buco interiore ti
era sconosciuta. Ma oggi eri determinato ad andarci
dentro.
La luna brillava alta nel
cielo. L'ora tarda portava con sé il silenzio tutt'intorno,
mentre la città e la natura dormivano.
Con la consapevolezza che
si focalizzava su quell'unica sensazione che 'mi
manca qualcosa', il senso di vuoto diventava
disperazione. Ma fuggire era stupido. La presenza di
quella sensazione che 'mi manca qualcosa'
era devastante. E tu eri totalmente lì a viverla. Una
lacrima solcava il tuo viso. Che senso di inutilità bestiale! Un senso di inutilità
così totale che non lasciava via di scampo. Eri piccolo, separato
dall'esistenza, orfanello, insignificante, in te non c'era niente che avesse un
valore concreto. In questa assenza di vie di scampo,
in questo senso di impotenza totale, poteva succederti una cosa sola:
l'accettazione. Quando qualcosa è così evidente che altro puoi
fare se non accettare?
E questa è stata la magia
di quel momento. Quella profonda accettazione, quel cuore vuoto, quella mente
impotente, quella mancanza di vie di scampo hanno
creato uno spazio di rilassamento totale. E come per incanto,
dal nulla, ecco aprirsi dentro di te una porta.
Un'apertura totale.
E da quella porta è entrata
la riposta alla domanda mai formulata. Da quella porta un torrente impetuoso di
beatitudine ha travolto tutto quanto, te
compreso. Non c'è mente, non c'è corpo, non c'è cuore grande abbastanza per contenerla. Annaspi, anneghi e poi sparisci per un lungo
momento in una pienezza totale che non ha parole.
La grande
sete ha trovato da sola la preziosa acqua nel deserto. La tua totalità le ha permesso di scavare, da sola, talmente in profondità da
trovare la fonte della vita. Tu non hai fatto proprio niente. Hai solo lasciato
che la sete ti possedesse totalmente.
Solo la sete stessa sapeva
cosa stava cercando.
E l'ha trovato. 2
Si
tratta di esplorare.
E ogni individuo deve esplorare a modo suo. Non ci
sono regole fisse: questa è l'unica vera regola che c'è. Non c'è una grande autostrada con cartelli che ti dicono quanto sei
distante dalla meta. Nella ricerca spirituale devi camminare e creare la tua
strada mentre stai camminando: non esiste un sentiero già segnato sul quale
puoi semplicemente incamminarti.
E tutto questo, secondo me,
è veramente appagante, estatico. Non sei un treno, che segue le rotaie e non
può correre nelle giungle, sulle montagne, dovunque abbia voglia. Il treno è un
prigioniero.
Ma un fiume non è
prigioniero, e il suo viaggio è lungo. Può arrivare da migliaia di chilometri,
dall'Himalaya, e finalmente raggiunge l'oceano –
senza una mappa, senza indicazioni, senza guide, e nessuno sulla strada al
quale possa chiedere: "E ora in quale direzione
devo andare?"… perché a ogni passo c'è un bivio.
Ma ogni fiume, può sembrar
strano, riesce a raggiungere l'oceano in grande
libertà, scoprendo da solo la sua strada. 3
1.
Osho, Christianity and Zen, n. 3
2. Dal diario di un meditatore
3. Osho, Beyond Enlightment, n. 10
Il
desiderio
è energia
e l’energia
è delizia.
William Blake
Il desiderio
stesso è dio. Il desiderio non rivolto a un oggetto,
il desiderio non orientato verso una meta, il desiderio non motivato, il
desiderio puro è dio. L'energia chiamata desiderio è la stessa energia di dio. Non bisogna distruggere il desiderio,
bisogna purificarlo. Non bisogna lasciar cadere il desiderio, bisogna
trasformarlo. L'essenza stessa del tuo essere è desiderio: se ti opponi al desiderio, è come se ti opponessi a te stesso e a tutto
l'esistente. Se ti opponi al desiderio, è come se ti
opponessi ai fiori e agli uccelli e al sole e alla luna. Se ti opponi al
desiderio, è come se ti opponessi a ogni forma di
creatività — il desiderio è creatività.
...Il
desiderio è un anelito, un grande anelito di
espandersi, di diventare vasto, immenso — vasto come il cielo. Cos'è
l'intelligenza? Essere intelligente significa avere l'intuizione che nessun
oggetto potrà mai appagare il tuo desiderio.
Nessun
oggetto — e lo affermo categoricamente — nessun
oggetto potrà mai appagare il tuo desiderio. Il desiderio dell'uomo è divino.
Il desiderio dell'uomo è vasto come il cielo — neppure il
cielo può limitarlo. Nessun oggetto potrà mai appagarlo. OSHO
Un
diverso approccio all’omosessualità
Negli
ultimi decenni
l’omosessualità non solo è uscita allo scoperto, ma è anche andata
coraggiosamente un po’ più in là e, almeno all’interno di una cerchia sempre
più vasta di intellettuali progressisti, è diventata
persino chic, e alla moda. Inchieste giornalistiche hanno rivelato che una
buona parte dei teenager americani si vanta delle sue
tendenze bisessuali, proprio come fosse una marca di jeans, o di scarpe da
tennis… alla moda. Qui non si tratta solo delle rivendicazioni dei diritti dei
gay: è una specie di ‘va bene tutto’, molto familiare
a una generazione arrivata dopo la liberazione
sessuale degli anni ‘70.
Che cos’è che sta causando
questa tendenza all’allargarsi dell’orgoglio gay, come sta succedendo in
Occidente? Beh, la risposta a questa domanda dipende soprattutto dalla persona
con cui stai parlando: un cristiano bigotto ti
assicurerà che è Satana che premia un mondo che ha ormai
abbandonato dio; uno storico lo attribuirà all’inevitabile reazione a secoli di
‘caccia alle streghe’ nei confronti degli
omosessuali; lo psicologo
parlerà della tensione crescente
nella guerra tra i sessi; il poeta new age declamerà
sull’assenza nell’uomo moderno di Riti di Passaggio maschili; lo scienziato ti
dirà magari che è una deformazione genetica, curabilissima; l’intellettuale
progressista mormorerà qualcosa circa il diritto inalienabile dell’uomo di
dedicarsi a ciò che più gli piace; e il politico dirà …ciò che gli elettori
vogliono sentirsi dire.
Ma chi ha ragione?
Probabilmente ci potremmo formare un’opinione obiettiva del fenomeno prendendo
un ‘granellino’ da ognuno di questi pareri.
Se invece chiedessimo a un mistico illuminato come Osho, ci direbbe qualcosa di
sensazionale, controverso e nel contempo pieno di buon senso, qualcosa che
intuitivamente sentiremmo essere giusto: l’omosessualità non è né buona né
cattiva, è solo un po’ sciocca. Persino eminenti sessuologi
come Masters e Johnson sono
d’accordo sul fatto che l’omosessualità è uno stadio naturale dello sviluppo
sessuale – che si inserisce da qualche parte tra il
gioco genitale autoerotico del bambino e i brancicamenti eterosessuali dei giovani. Non ha niente a
che vedere con giusto o sbagliato, chic o rozzo, progressista o conservatore: a un certo stadio è naturale – tutto qui.
Ma rimanere bloccati a uno qualunque di quegli stadi di sviluppo per il resto
della vita… è un po’ infantile. Inoltre è qualcosa che
– come ci mette in guardia Osho – può ritardare la crescita spirituale di un
individuo. È come se tu avessi più di vent’anni e
continuassi a succhiarti il pollice. Un’abitudine eccentrica
che non è certo ‘cattiva’… e non è neanche una cosa d’avanguardia o alla moda.
È quello che gli psicologi definiscono ‘un arresto
dello sviluppo’.
Questa di
Osho può essere un’intuizione rivoluzionaria nel senso di depoliticizzare
in un colpo solo tutti gli argomenti sull’omosessualità, pro e contro. Dopo tutto come possono preti e conservatori riuscire a sollevare
il furore popolare su un problema come quello di alcune persone a cui piace
succhiarsi il pollice? O anche, come può qualcuno
prendere davvero sul serio una manifestazione di piazza fatta per rivendicare
il diritto di succhiarsi il pollice? È ovvio che chi vuole succhiarsi il
pollice deve avere il diritto di farlo, ma bisognerebbe anche sottolineare il fatto che una tendenza di questo genere è un
arresto dello sviluppo che può essere risolto – ma solo se i diretti
interessati scelgono di farlo! – con la meditazione, la terapia e magari anche
qualche trattamento ormonale.
In questi tempi ‘liberati’
in cui l’omosessualità sta diventando rapidamente una scelta in voga, è
fondamentale che si dia ascolto a questa intuizione di
Osho sull’evoluzione della naturale sessualità dell’uomo. Detto in poche
parole, i fatti sono molto semplici: il cammino spirituale richiede che
l’energia si sposti verso l’alto e fiorisca, dal sesso all’eros cosmico – dalla autosessualità,
all’omosessualità, all’eterosessualità… e oltre. Il rimanere fissati in uno qualunque di questi stadi per
troppo tempo, non solo è un po’ sciocco, ma anche sempre più pericoloso per
l’evoluzione umana nel suo complesso.
Ciò che Osho ha detto sull’omosessualità è stato spesso frainteso anche
perché lui ha affrontato la cosa da diversi punti di vista, talvolta anche
contraddittori tra loro. Myron McClellan
nel corso dell’intervista Una breve introduzione a Osho e agli
Osho audiobooks
apparsa su audiobookcafe.com ha chiesto ad Amrito:
“Sono un po’ confuso
riguardo alle affermazioni di Osho sull’omosessualità.
In un discorso, dice a un gay che gli ha posto una domanda
che ‘non è nemmeno umano’. In un altro, dice che l’omosessualità è uno stadio di sviluppo che
precede la sessualità matura. In ogni caso, sembra disapprovarla. Cosa sai sulle sue opinioni sull’omosessualità?”
Amrito: Le
opinioni di Osho sulla sessualità sono molto
interessanti. Prima di tutto Osho spiega che tutti nasciamo
attraverso il sesso, e che il sesso è la forza creativa primaria dell’umanità. Ed è una cosa del tutto naturale. Sente che gli
atteggiamenti repressivi della sessualità fanno sì che le persone non riescano
a sperimentare questa qualità. E, quel che è peggio,
gli atteggiamenti ostili al sesso non fanno che costringerlo a diventare
sotterraneo e a far prosperare la pornografia. E che,
ironicamente, il prete e il pornografo sono quindi soci in affari. Che
durante l’orgasmo, inteso come opposto alla semplice eiaculazione, la gente può
sperimentare uno stato in cui la mente si ferma, il tempo si ferma, in cui per
un momento prova un senso di estasi. Secondo Osho, è
proprio così che la meditazione è stata scoperta per la prima volta: quei primi
esploratori interiori si sono chiesti se questa stessa esperienza fosse
accessibile anche da soli, senza aver bisogno dell’altro, in modo da ottenere
uno stato permanente di estasi in cui la mente non
continua incessantemente a chiacchierare in sottofondo, ma può essere usata
solo quando serve.
Inoltre, Osho sente che
una delle ragioni per cui gli esseri umani sono permanentemente sessuali, e non
hanno stagioni di ‘calore’ come accade alla maggior parte dei mammiferi – e che
sarebbero chiaramente sufficienti a scopi riproduttivi – è che la natura è
interessata ad altro oltre che a produrre bambini. La sua opinione è che questo assaggio di un’estasi priva di tempo e di una mente
silenziosa è il modo scelto dalla natura per ricordarci che uno stato del
genere esiste. È una porta verso uno stato più alto di consapevolezza che,
secondo lui, è il punto supremo dell’esistenza. Che tutta la storia
dell’evoluzione è solo il mezzo che la natura ha scelto per creare la
possibilità della consapevolezza. E che il potenziale
per la consapevolezza è la qualità fondamentale dell’essere umano.
Quindi, se qualcuno è
omosessuale, viene disturbata la polarità maschile-femminile che è quella che genera l’energia che
porta all’orgasmo e da lì al risveglio a stati più alti. Osho sente che la
condizione del mondo è tale che non abbiamo molto
tempo per fare questo salto di consapevolezza.
Sente che l’umanità sta diventando straordinariamente potente – al punto
da poter distruggere il pianeta – eppure sembra non sia interessata ad
assicurarsi che questo suo potere venga usato in modo
intelligente e consapevole, invece che in modo casuale e inconsapevole come
avviene in questo momento. Per essere onesti, io sento
che Osho ha una visione molto realistica delle possibilità che l’umanità ha di
fare questo essenziale salto di consapevolezza che è necessario per la nostra
sopravvivenza.
Sì, Osho considera
l’omosessualità come uno stadio normale del nostro sviluppo. E
io so che non ha nulla contro le scelte personali di ognuno riguardo alla
sessualità. Molte persone intorno a lui erano omosessuali e non è mai stato un
problema. Ma penso anche che desideri che ognuno si renda conto che fino a un certo punto questa è una scelta – qualunque ne sia il
motivo – e che la posta in gioco è grossa. Mi sembra che senta che l’umanità in
quanto specie è molto vicina all’orlo dell’abisso e può aver bisogno di tutto
l’aiuto che la natura è in grado di offrirle per far crescere la
consapevolezza.
L'unione di
due emisferi
Finché
non hai
risolto il conflitto interno tra emisfero destro e sinistro non
sarai in grado di essere in amore, in pace.
Ricerche scientifiche recenti hanno scoperto un
fatto molto significativo, uno dei più importanti di
questo secolo, e cioè che tu non hai una sola mente, ne hai due. Il tuo
cervello è diviso in due emisferi, l’emisfero destro e
l’emisfero sinistro. L’emisfero destro è collegato con la mano sinistra e
l’emisfero sinistro è collegato con la mano destra – si incrociano.
L’emisfero destro è intuitivo, illogico,
irrazionale, poetico, platonico, immaginativo, romantico, religioso; l’emisfero
sinistro è logico, razionale, matematico, aristotelico, scientifico,
calcolatore. I due emisferi sono costantemente in conflitto –
i giochi politici fondamentali, i giochi politici più raffinati del mondo
avvengono dentro di te. Può darsi che tu non ne sia
consapevole, ma se lo diventi, la cosa reale da fare è intervenire da qualche
parte tra queste due menti. Le donne sono creature dell’emisfero destro, gli
uomini dell’emisfero sinistro …
Questa è la causa del costante conflitto tra
l’uomo e la donna. Non riescono a rimanere separati, devono entrare in
relazione di continuo, ma non riescono neppure a rimanere insieme. La lotta non
è fuori, la lotta avviene dentro di noi. E questa è la mia comprensione: finché non hai risolto il
conflitto interno tra emisfero destro e sinistro non sarai in grado di essere
in amore, in pace – mai – perché la lotta interiore si riflette all’esterno. Se stai lottando interiormente e se sei identificato con l’emisfero
sinistro, l’emisfero della ragione e cerchi costantemente di dominare
l’emisfero destro,
cercherai di fare la stessa cosa
con la donna di cui sei innamorato. Se la donna è in
una lotta costante con la propria razionalità, lotterà di continuo
con l’uomo che ama.
Tutte le relazioni – quasi tutte, le eccezioni
sono trascurabili, si può fare a meno di considerarle – sono brutte. All’inizio
sono splendide; all’inizio non mostri la realtà,
fingi. Una volta che la relazione si stabilizza e ti rilassi, il conflitto
interno emerge e comincia a rispecchiarsi nella relazione. E iniziano i litigi,
ci si rimprovera l’un l’altro mille cose, ci si
distrugge a vicenda. Ecco dove nasce l’attrazione per
l’omosessualità. Quando in una società la separazione tra uomini e donne
diventa troppo grande, l’omosessualità erompe
immediatamente. Perché, perlomeno, un uomo che ama un altro uomo non è così tanto in conflitto. La relazione d’amore può non essere
molto soddisfacente, non condurre a una profonda
beatitudine, a momenti orgasmici, ma almeno non è così difficile come la
relazione tra un uomo e una donna. Le donne diventano lesbiche ogni volta che
il conflitto diventa insopportabile, perché la relazione tra due donne non è
così profondamente conflittuale. Il simile incontra il simile;
c’è comprensione reciproca.
Sì la comprensione è possibile, ma l’attrazione è
perduta, la polarità è perduta – è un costo molto
alto. La comprensione è possibile, ma tutta la
tensione, la sfida, è perduta. Se scegli la sfida,
allora ci sarà il conflitto, poiché il vero problema è dentro di te. Finché non
ti sei stabilizzato, non sei giunto a una profonda
armonia tra mente femminile e quella maschile non sarai in grado di amare. La
gente viene da me e mi chiede come andare in profondità in una relazione. Io
dico: “Prima vai in profondità nella meditazione. Finché
non risolvi il conflitto interiore, creerai più problemi di quelli che già hai.
Se inizi una relazione, tutti i problemi si
moltiplicheranno. Osserva, semplicemente: l’amore
è la cosa più grande e più bella del mondo,
ma riesci a trovare
qualcosa di più brutto, capace
di creare un inferno più
grande?”.
Tratto da: Osho, L’Antico canto dei Pini, Psiche Ed
A
livello di sfogo sessuale fra omosessualità e
eterosessualità non c’è molta differenza, è solo una questione di gusti. Ma sul piano della crescita spirituale le cose stanno
diversamente.
Osho, la tua condanna dell’omosessualità non sembra essere molto
amorevole.
La verità non è mai amorevole o lo è sempre.
Dipende da te, da come la guardi. Una cosa è certa: la verità è verità – amorevole o no. Questo
deve essere compreso.
L’omosessualità è un
prodotto di un mondo maschile. E probabilmente l’omosessualità
andrà crescendo sempre più – perfino stati, governi e religioni inizieranno a
raccomandarla. Nei prossimi cinquant’anni lo vedrete
accadere. Allo stesso modo in cui i governi ora raccomandano
il controllo delle nascite e l’aborto, in futuro lo faranno con l’omosessualità
– perché la popolazione raggiungerà livelli tali che l’omosessualità
rappresenterà un metodo per impedire la nascita di nuovi esseri umani. Prima o poi, ogni governo autorizzerà i matrimoni tra
omosessuali – matrimoni tra due uomini o tra due donne. Accadrà. Già ora ci sono molte più persone che diventano
omosessuali.
Solo una società
rilassata, in cui le cose funzionano bene, c’è cibo in abbondanza e non ci sono
guerre, diventa eterosessuale. In caso contrario, quando c’è la guerra, uno
stato conflittuale permanente, la società diventa patriarcale.
Ora anche nel mondo delle
donne sta accadendo la stessa cosa, perché il
movimento di liberazione delle donne è il primo movimento in cui le
donne si trovano tra loro e creano gruppi di sole donne. Ora si sta diffondendo
il lesbianismo. Se le donne
si mettono insieme e contro gli uomini, dove metteranno il loro amore? L’uomo è
il nemico: devono perciò amare le donne. Attualmente
sia l’omosessualità che il lesbianismo sono in
aumento: è una semplice constatazione.
Ma non sto dicendo nulla
contro l’omosessualità – so che qui ci sono molti omosessuali. Se non sei interessato a dimensioni più alte,
l’omosessualità va bene, tanto quanto l’eterosessualità. Non c’è alcun
problema. A livello di sfogo sessuale, l’omosessualità vale quanto
l’eterosessualità. Ma se è la tua crescita che ti interessa,
allora avrai dei problemi.
Una storia d’amore
omosessuale può essere molto più comoda, è vero, perché non c’è conflitto. È
un’unione di simili: si capiscono, conoscono le tendenze e le menti reciproche.
Non c’è conflitto, ma non c’è neppure crescita. Con la polarità, si scatena il
conflitto, la sfida – di penetrare e conoscere l’altro, capire il mondo
dell’altro. E per la crescita spirituale è necessario
che l’uomo arrivi a conoscere la donna e che la donna arrivi a conoscere
l’uomo.
Perché dico
che è parte della crescita spirituale? Proprio l’altro giorno stavo dicendo che all’ultimo momento, al sesto chakra
– l’ajna chakra – deve avvenire un incontro profondissimo tra uomo e
donna. Anche interiormente sei diviso in due: uomo e
donna. Se non riesci a unirti con una donna esteriore,
ti sarà molto difficile fare spazio alla donna interiore. Se
non riesci ad amare l’altro fuori di te, ti sarà impossibile creare uno spazio
d’amore per l’altro che sta dentro di te.
Un uomo non è solo uomo, è uomo-donna. È nato da un
uomo e da una donna – è mezzo e mezzo, e così anche la donna. E l’unione interiore suprema, l’alchimia interiore è
possibile solo se hai imparato la via nel mondo esteriore.
Quando un uomo si innamora di una donna, impara qualcosa. Quando un uomo si innamora di un
uomo non impara nulla. Quando una donna si innamora
di un uomo, impara qualcosa – qualcosa di ignoto, qualcosa di opposto, qualcosa
dell’altro.
L’amore tra un uomo e una
donna indica che l’emisfero destro è in amore con
l’emisfero sinistro. Perciò se sei interessato alla
crescita spirituale, devi procedere dall’omosessualità all’eterosessualità. Se
non ti interessa la crescita spirituale, allora non
c’è nulla di sbagliato. Puoi rimanere ciò che sei –
eterosessuale o omosessuale – è la stessa cosa. Penso di averlo chiarito a
sufficienza. Se non ti interessa la crescita
spirituale, non c’è alcun problema. Io non sono contro
l’omosessualità, non sono contro nulla. È la tua vita – devi decidere
tu; chi sono io? Io sto semplicemente affermando che alla fine, all’interno del
tuo essere, deve avvenire un incontro: preparati per questo incontro.
Ed è l’amore con l’altro all’esterno che ti prepara.
Più giungi a comprendere
la donna e l’uomo esterni, maggiore sarà la comprensione della polarità
interiore. E un giorno, al sesto centro del tuo essere
– in quello che lo yoga chiama ajna chakra, e che io ho definito ‘supercoscienza’ – sentirai
che la tua comprensione dell’uomo e della donna
ti è di straordinario aiuto. Lì, intuizione e logica si uniscono,
immaginazione e volontà si uniscono, iniziativa e ricettività si uniscono. Ti
sarà facile.
Hai imparato la strada nel mondo esterno – ora la puoi
usare per la tua alchimia interiore.
Se ti interessa
la crescita spirituale, procedi verso l’eterosessualità. Se
non ne sei interessato, non c’è problema. Se vuoi
crescere, se vuoi davvero scoprire il tuo essere più intimo, il tuo spazio
interiore, allora l’eterosessualità ti potrà aiutare. Come ti ho già detto: il
primo stadio è la masturbazione, il secondo stadio è
l’omosessualità, il terzo stadio e l’eterosessualità, il quarto stadio è
asessuale – è lo stadio del brahmacharya.
E solo quando avrai
raggiunto il quarto stadio sarai in grado di accedere
al nucleo più intimo del tuo essere – non altrimenti. Un masturbatore
rimane infantile, un omosessuale rimane
adolescenziale, un eterosessuale rimane animale. Questi stadi devono essere
oltrepassati. Non rimanere bloccato. E la mia non è
una condanna, ricordalo sempre: io non condanno nulla.
Il sesso non è una cosa
ordinaria. È una delle parti più essenziali del tuo essere. Non bisognerebbe
trattarlo inconsapevolmente. Costituisce le fondamenta del tuo essere: tu sei
nato dal sesso, vivi attraverso il sesso – la tua nascita è attraverso il
sesso, la tua gioventù è attraverso il sesso, l’amore è attraverso il sesso, e
attraverso il sesso incontrerai la morte. La tua
intera esistenza è una storia sessuale. Devi essere davvero molto attento, e
consapevole di tutto ciò che riguarda la tua energia sessuale.
tratto
da: Osho, The Divine Melody,
#4
Osho, mi sento per lo più attratta
dalle donne, raramente un uomo
risveglia in me un’attrazione profonda. La cosa mi preoccupa un po’.
Per favore, puoi commentare?
Il sesso è stato definito “il peccato originale”:
non è originale, e non è un peccato. Prima ancora che
mangiassero il frutto dell’albero della conoscenza, Adamo ed Eva facevano del sesso, come pure facevano sesso tutti gli altri
animali del Paradiso Terrestre. La sola cosa che accadde, dopo che ebbero
mangiato quel frutto, fu la consapevolezza: ne divennero consapevoli. E diventandone consapevoli, si vergognarono. Come mai si
vergognarono? Da dove nacque tale vergogna?
Si vergognarono perché
videro che si stavano comportando come tutti gli altri animali. Ma che male c’è nel comportarsi come gli altri animali? Anche l’uomo è un animale. Ma
subentrò l’ego: il frutto della conoscenza creò l’ego. Creò la superiorità,
l’idea di superiorità: “Noi siamo esseri superiori.
Quegli sciocchi animali, se fanno certe cose si
possono perdonare. Ma noi non possiamo essere perdonati – questo è al di sotto della nostra dignità.” In natura il sesso è un’attività
così fondamentale che l’ego dell’uomo cominciò a
compiere ogni possibile tentativo per liberarsene.
La prima cosa che vorrei ricordaste è questa: il
sesso è naturale. Non è affatto necessario fare un
qualsiasi sforzo per liberarsene – anche se so che viene un momento in cui lo
si trascende, ma questa è una cosa del tutto diversa. Non è tramite un vostro
sforzo che potete liberarvene; se cercate di liberarvene,
cadrete vittime di perversioni.
Proprio perché per secoli
l’uomo ha cercato di liberarsi dal sesso, ha creato ogni sorta di perversioni.
L’omosessualità
è nata perché le persone sono state private dell’eterosessualità.
L’omosessualità è nata come fenomeno religioso nei monasteri, perché si
forzavano i monaci a vivere insieme in un unico
luogo e le suore a vivere in un altro, ed essi erano separati
da mura invalicabili. L’omosessualità è inevitabile.
L’intero fenomeno
dell’omosessualità è una conseguenza data
dalla stupidità con cui si allevano i bambini. Il giorno in cui agli
uomini e alle donne si permetterà di incontrarsi con naturalezza,
l’omosessualità scomparirà dal mondo.
Fin dall’infanzia noi
separiamo i bambini: se un maschietto gioca con le ragazze, lo rimproveriamo. Gli diciamo: “Cosa stai
facendo? Sei una femminuccia? Tu sei un maschio, tu sei un uomo! Sii
uomo, non giocare con le donne!”. Se un bambino gioca
con le bambole, immediatamente lo rimproveriamo: “È un gioco da donne!”.
Se una ragazza cerca di salire su un
albero, la fermiamo subito: “Non sta bene; contrasta con la grazia femminile”. E se una
ragazza insiste e non si lascia frenare e si ribella, viene
definita “un maschiaccio”, non è rispettata.
In
questo modo, cominciamo a generare quelle orribili divisioni. Alle ragazze piace scalare alberi; è un’esperienza bellissima. E che male c’è nel giocare con le bambole? Un bambino può
andare in giro con le bambole, visto che nella vita dovrà poi incontrare delle
‘bambole’… e a quel punto si sentirà perduto, non saprà che fare!
No,
quanto ti accade non ha nulla
a che vedere con te, personalmente. Si tratta di una malattia sociale, diffusa
in tutto il mondo.
Due gentleman inglesi della vecchia guardia, una sera, chiacchieravano dei
vecchi amici nel loro club londinese.
Uno domandò: “E che ne è stato del vecchio Cholmondeley?”
“Non l’hai saputo? È andato in Africa per un safari e, per Giove, si è
innamorato di uno scimpanzé!”
“Uno scimpanzé? Ma allora era gay?”
“Ma
no, per Dio! Una femmina di scimpanzé!”
Se è una femmina, anche se si tratta di uno
scimpanzé, non c’è nulla di male.
La società crea
condizionamenti così profondi che, a causa dell’eccessiva oppressione, la gente
incomincia a ribellarsi. Il sesso dovrebbe essere preso con
estrema naturalezza – noi lo abbiamo preso con estrema serietà. O lo condanniamo come qualcosa di
brutto, di animale, oppure lo eleviamo a qualcosa di
divino; in nessun caso lo accettiamo mai come
umano, e non lo accettiamo mai come un divertimento. In fondo si tratta di un divertimento, è un ottimo sport! E l’umanità
rimarrà gravata di questa orribile assurdità morale,
se noi non accetteremo la bellezza del sesso, in quanto sport. E si tratta anche di un ottimo esercizio fisico, il migliore che esista! Puoi chiederlo ai
cardiologi. Adesso sostengono che l’attività sessuale previene gli
attacchi di cuore… È un’attività fisica naturale, ed è un divertimento, un
ottimo sport.
Se non lo prendi seriamente, non c’è motivo
di preoccupazione, neppure dal tuo essere attratta dalle donne. Non preoccuparti – perché la tua preoccupazione non ti sarà d’aiuto.
Va benissimo così. In un mondo veramente libero, che non sia
condizionato da un passato primitivo e ignorante, in un mondo veramente
illuminato, tutte queste cose verranno accettate.
Certo,
una volta ogni
tanto puoi amare una donna, oppure un uomo. Non c’è nulla di male in questo,
poiché all’interno di ognuno di noi sono
presenti entrambi. Ogni essere umano è sia un uomo che
una donna, e ogni donna è sia donna che uomo, poiché siete nati dall’incontro
di un uomo e di una donna. Pertanto, metà di te proviene da tuo padre e metà di
te proviene da tua madre; una parte di te è uomo e una parte di te è donna.
Quindi non c’è molto di cui
preoccuparsi. Probabilmente la tua parte maschile è attratta dalle altre donne,
ma poiché sei una donna, da un punto di vista
biologico, hai paura. Non è il caso di aver paura! Prendi le
cose con semplicità – questo è il mio approccio fondamentale. Prendi le
cose con semplicità. In questo modo, si possono superare più
comodamente, con facilità, velocemente, più che non prendendole seriamente.
Se si prendono le cose seriamente, se ne resta
invischiati, si vive gravati dal loro peso.
E il tuo problema non è
granché. Ci sono problemi molto più grossi.
Il
famoso armatore greco Ori Oristotle si stava facendo costruire una casa su un vasto appezzamento di
terreno, in Grecia. Chiarì all’architetto: “Non toccare quell’albero
laggiù, perché sotto di lui ho fatto l’amore la prima volta”.
“Che
sentimentale, signor Oristotle” commentò
l’architetto, “proprio sotto quell’albero?”.
“Certo” riprese Ori Oristotle. “E non toccare neppure l’altro albero che gli
sta di fronte, perché è da là che la madre di lei ci
guardava fare l’amore.”
“La madre se ne è stata lì a guardare mentre lei si scopava la figlia?”
si stupì l’architetto.
“Certo” disse l’armatore
greco.
“Ma,
signor Oristotle, cos’ha detto la madre?”
“Beeee,
beeee.”
Ci sono problemi ben più
gravi. Il tuo non è nulla – perlomeno tu sei attratta da altre donne, perlomeno
si tratta di altri esseri umani. Una cosa giusta. Un po’ stravagante, ma nulla di
grave. Cose simili sono sempre
successe. Ora la gente ha più coraggio
e pone domande – in particolare gli occidentali sono diventati più
onesti. Nessun indiano potrebbe mai porre una domanda come questa – e non
perché cose simili non accadano in India, accadono, ma
nessun indiano avrà mai il coraggio di porre una domanda simile.
Tu
l’hai fatta. Ne sono felice. Questa è sincerità, questa è
autenticità. Si dovrebbe riuscire a esporre se stessi
per ciò che si è. L’Occidente sta diventando
più libero; l’Oriente è molto più represso. E poiché l’Oriente è molto
più represso, impiegherà un tempo molto più lungo a
liberarsi delle sue perversioni. L’Occidente
le trascenderà molto prima.
Cose simili sono sempre
accadute ovunque. Fanno parte della commedia umana.
Pertanto non rendere le cose più grosse di ciò che sono,
e non lasciartene infastidire.
Nella tua domanda dici: Mi sento per lo più
attratta dalle donne, raramente un uomo risveglia in me un’attrazione profonda.
Benissimo – perlomeno ti
senti attratta da qualcuno. Esiste una possibilità d’amore. Ci sono persone
così ottuse, così morte, così insensibili,
che si sentono attratte solo dal denaro, o dal potere politico, o dalla fama. Tu sei in una condizione di
gran lunga migliore;
perlomeno non sei innamorata del denaro. Ma nessuno
reputa perverse persone simili. Sono loro i veri pervertiti: il denaro è tutta la loro vita, la loro devozione; il denaro è
il loro dio.
Sei attratta dalle donne:
benissimo. Vai in profondità nella tua relazione con le donne. Se ne fai qualcosa di cui essere ansiosa, non riuscirai a scendere
in profondità nella tua relazione con una donna. Se scendi in profondità nella
relazione con le donne, sento che prima o poi ti
renderai conto che questo tipo di relazione non può essere molto appagante – perché
due donne sono simili. E una relazione ha bisogno di
una certa tensione per essere appagante, deve esserci una certa polarità perché sia appagante. Due donne in
amore, oppure due uomini in amore, avranno un’ottima relazione, ma non avrà alcun
sapore. Sarà un po’ ottusa, monotona, un po’ noiosa.
Ma solo se scendi in
profondità, solo allora diventerai consapevole di queste cose. La tua ansia non
ti permetterà di scendere in profondità, e in questo caso rimarrai interessata
e attratta dalle donne per tutta la vita.
Il
mio approccio ai problemi è questo: con qualsiasi cosa ti trovi a confronto, scendi in
profondità nella questione, in questo modo o troverai un tesoro, se ne esiste uno, oppure scoprirai che si tratta di qualcosa di vuoto. In entrambi i casi verrai
arricchita. Se scopri il tesoro, ovviamente ne sarai arricchita. Se
vedi che è qualcosa di vuoto, avrai chiuso con quella questione.
Due donne in relazione non
possono avere una grande storia d’amore. Rimarrà qualcosa di piatto; non avrà
picchi e non avrà valli. Pertanto, le persone che hanno paura delle vette e
delle valli la troveranno una cosa comoda, gestibile. È per questo che gli omosessuali sono definiti ‘gay’. Sembrano allegri, sembrano molto più felici degli
eterosessuali. Gli eterosessuali attraversano continui
scombussolamenti – hanno più conflitti, più litigi, meno comprensione. È
inevitabile che sia così, perché due donne possono capirsi molto meglio di
quanto un uomo e una donna si possano vicendevolmente comprendere.
Due uomini si possono
capire meglio perché sono simili, ma mancherà la scintilla. Certo, ci sarà una
certa allegria, ma non una gran poesia, non una gran
storia d’amore – qualcosa di leggero. Sarà una relazione di tipo omeopatico.
Non avrà alcuna avventura, nessuna sorpresa: sarà
confortevole, sicura, più comprensiva, meno conflittuale, senza
punzecchiamenti.
Tra un uomo e una donna ci
sono problemi – problemi di incomprensione. Essi
vivono in mondi totalmente diversi; sono due polarità di consapevolezza diverse. La donna pensa
intuitivamente, l’uomo pensa intellettualmente, ecco perché non c’è alcun
incontro. La donna balza semplicemente alle conclusioni, senza attraversare
alcun processo di pensiero. E l’uomo raggiunge
una conclusione passo dopo passo.
L’uomo fa ogni sforzo per
arrivare a una conclusione e la donna si limita
semplicemente a balzarvi. Ha un’intelligenza intuitiva. Un uomo e una donna saranno inevitabilmente in conflitto, ma
quel conflitto li porta molto più avanti e
crea di nuovo situazioni in cui vivere piccole lune di miele.
Una relazione omosessuale
è simile alla saccarina – troppo dolce, un po’ nauseante. Viceversa una
relazione tra uomo e donna è sempre travagliata. Non ti puoi
addormentare, l’altro non te lo permette. Ci si continua a pungolare a vicenda. Sono mondi così diversi… è quella l’attrazione!
Vai quanto più ti è
possibile in profondità nelle tue relazioni con le donne – non preoccuparti.
Ben presto vedrai che esiste un tipo di relazione diversa, che può esistere
solo tra polarità opposte.
A quel punto vai in
profondità in una relazione con un uomo, perché solo andando in profondità in
una relazione con un uomo potrai arrivare a comprendere che tutte le relazioni
non vanno più in là di tanto. Perfino la relazione uomo/donna non supera una
certa soglia; non ti dà mai l’appagamento che promette.
E solo grazie alla tua
esperienza personale – non perché lo dicono i buddha,
non perché lo dico io – solo grazie alla tua esperienza personale, un giorno
riuscirai ad andare oltre ogni relazione. A quel punto potrai essere felice da
sola. E chi riesce a essere felice da solo, è un vero
individuo. Se la tua felicità dipende dall’altro, sei
uno schiavo; ancora non sei libero, sei in schiavitù.
Quando si è felici da
soli, allorché si riesce a vivere con se stessi, non esiste più alcuna
necessità intrinseca di essere in relazione. Questo
non significa che non ti rapporterai. Ma rapportarsi
agli altri è una cosa, essere in relazione è una cosa del tutto diversa. La
relazione è una sorta di prigionia, rapportarsi è condividere.
Sarai in rapporto con molte persone, condividerai la tua gioia con molte
persone, ma non dipenderai da qualcuno in particolare, e non permetterai a
nessun altro di dipendere da te.
Non sarai dipendente, e
non permetterai a nessuno di essere dipendente da te.
Allora fondi la tua vita sulla libertà, sulla gioia, sull’amore.
Tu dici: La cosa mi preoccupa un po’. Non
lasciartene preoccupare, neppure un po’. Godi di
questa situazione. Divertiti, è una situazione buona – non basta, ma è tuttavia
buona. Ti porterà a vivere una relazione
eterosessuale, una cosa un po’ migliore; anche se neppure questo ti appagherà.
Ma quella relazione ti porterà alla meditazione, alla solitudine, a quella
bellezza e a quella benedizione che accadono soltanto
quando si è soli.
tratto da: Osho, Questioni d’amore,
edizioni Stampa Alternativa
Bruciare i
ponti
Jeevan —
americana, un'insegnante ormai in pensione — è parte di quella generazione di
donne che ha iniziato a ribellarsi a dei ruoli sessuali a lungo imposti dalla
società: aveva quarant'anni quando ha deciso di
"allargare" una vita matrimoniale del tutto convenzionale, e ormai
ventennale, per includervi un'esplorazione delle sue fantasie omosessuali. Un
periodo della sua vita davvero sfrenato.
"Erano gli anni '60, progressisti e ricchi di esperimenti." Ricorda Jeevan. "Mi sono
innamorata folle-mente di una bellissima lesbica — con l'aria da maschietta e da quel momento, per tre anni, mi sono
identificata totalmente con le donne gay. Il mio matrimonio mi sembra-va una
prigione. Dovevo uscirne a tutti i costi. Volevo essere reale, autentica,
chiara e onesta. Avevo mentito a me stessa e agli altri per tanto tempo! Ho
scoperto presto che come donna gay ero su un livello
molto più paritario con la mia partner – avevo più potere, non mi sentivo così
soffocata. Dopo aver lasciato mio marito, mi sono buttata completamente nel
sesso. Fino a quel momento non avevo mai vera-mente avuto forti sensazioni
sessuali – per tutta la vita ero arrivata al massimo
ad eccitarmi appena. Non mi ero mai masturbata fino a 41 anni! Quando qualcuno mi aveva suggerito di far l'amore da sola,
ero rimasta scioccata dall'idea. Per tutta la vita avevo
creduto che se una cosa ti piace, vuoi dire che non va bene. Ne
avevo proprio di strada da fare!
Qualche anno dopo ho preso il sannyas e, nel mio
primo incontro personale con Osho lui mi ha parlato a lungo della mia
"dipendenza" dal sesso: mi ha detto che il
sesso per me andava benissimo, ma dovevo stare attenta a far sì che nascesse
dall'amore. Guarda però com'è furba la mente – sono riuscita a stravolgere le
parole di Osho, e ho iniziato subito a “innamorarmi”
di ogni maschio che mi attraversava la strada in modo da potermelo scopare. La
mia energia sessuale a quel punto era tornata a dirigersi verso gli uomini, ma non
mi sentivo mai soddisfatta. Sembravo lo stereotipo della ninfomane.
Finalmente, negli anni '80, ho avuto un'intensa
storia d'amore con un uomo, sette anni in cui ho amato tanto e abbiamo anche
molto litigato... e urlato un mucchio. Sembra che in questo modo sia riuscita a
bruciare tutte le mie inquietudini rispetto al sesso. Mi si è spezzato il cuore quando questa storia è finita, perché sapevo che lui
sarebbe stato il mio ultimo amore.
Però ho scoperto, dopo, di avere nel mio cuore molto più spazio per le altre persone – tante, tante perso-ne
a cui prima non avevo mai prestato davvero attenzione – improvvisamente ero
aperta verso di loro. E non mi sentivo più così
'bisogno-sa'. Questo è stato per me un gran-de punto di svolta.
Adesso, per la maggior pare del tempo, sono
grata... semplicemente di essere me stessa. E sono
anche molto grata di aver avuto l'opportunità di
vivere completamente tutti gli stadi della mia sessualità, bruciando tutti quei
ponti alle mie spalle, in modo che ora posso non pensarci più".
Lo
sviluppo naturale viene represso fin dall’inizio e
così il percorso dal sesso alla consapevolezza cosmica diventa un procedere
complesso.
La
sessualità ha
quattro stadi, che dovete comprendere. Solo al quarto stadio la sessualità si
trasforma nel Fiore d’oro. Non
comprendere questi quattro stadi è pericoloso, e tutta
la tradizione culturale ha fatto sì che
l’uomo ne rimanesse inconsapevole.
Il primo stadio è l’autoerotismo. Alla nascita, il bambino è
narcisista. Ama moltissimo il proprio corpo, e ciò è bello: conosce solo il proprio corpo. Gli basta succhiarsi il
pollice… e prova una tale euforia! Mentre il bambino
si succhia il pollice puoi vedere il suo volto che rivela la gioia – giocando
semplicemente con il proprio corpo, tentando di mettersi in bocca l’alluce,
creando un circolo di energia.
Quando il bambino si mette in bocca l’alluce
crea un cerchio e la sua energia inizia a girare in circolo.
Il bambino gioca con i
propri organi sessuali, senza sapere che sono organi
sessuali. Non avendo ancora subito
condizionamenti, conosce il proprio corpo come un tutto unico… e
certamente gli organi sessuali sono la parte più sensibile del suo corpo. Il
bambino gode nel toccarli e nel giocarci.
Questo è il punto in cui
la società – una società guasta, velenosa – entra
nella psiche del bambino: “Non toccarti!”, “Non farlo!”.
E quando al bambino viene detto: “Non farlo!” il padre, o la madre, pieni di
collera e i loro occhi … e tolgono la mano del bambino dai suoi genitali, che
naturalmente gli provocano sensazioni molto piacevoli. Lui sta davvero divertendosi – non è qualcosa
di sessuale o simile – sente semplicemente
che quella è la parte più sensibile del proprio corpo, la parte più
viva, tutto qui.
Ma le nostre menti
condizionate… Sta toccando un organo sessuale, questo
è male! Tiriamo via la mano del bambino e creiamo in lui un senso di colpa. In questo modo abbiamo iniziato a distruggere la sua sessualità
naturale.
Proprio così cominciamo ad
avvelenare la sorgente originale della sua
gioia, del suo essere. Proprio così cominciamo
a creare in lui l’ipocrisia. Il bambino diventerà
un astuto diplomatico: non toccherà più i suoi genitali in presenza dei genitori. Proprio così entra in lui la prima
menzogna: non può più essere sincero. Ora il bambino sa che, se è sincero con
se stesso – se rispetta se stesso e la propria gioia e il proprio istinto – i suoi genitori
vanno in collera. Si trova indifeso di fronte a loro, dipende da loro per la
propria sopravvivenza: se lo abbandonassero,
morirebbe. Si tratta pertanto di una scelta vitale: se vuoi sopravvivere devi andare contro te stesso – e il bambino deve piegarsi.
E quando i genitori gli
impediscono di fare questa cosa, lo fanno guidati dai loro stessi condizionamenti:
i loro genitori avevano fatto lo stesso con loro. Provano un grande imbarazzo
vedendo il figlio che si tocca i genitali e gioca con
essi, e senza nessuna vergogna. Il bambino non conosce vergogna: è innocente.
Poi il “Non farlo!” entra nella sua vita e la sua
energia si ritrae: è il primo trauma. Da quell’istante
il bambino non sarà più capace di accettare la propria
sessualità in modo naturale, gioioso: c’è stata repressione e il suo essere è
scisso in due, il suo corpo non è più un intero. Una parte del suo corpo
diventa inaccettabile, una parte del suo corpo diventa brutta; una parte del suo corpo diventa indegna di
far parte del suo essere: egli la rifiuta. Nella profondità della sua psiche il
bambino comincia a castrarsi e la sua energia si ritrae; l’energia
non scorrerà più liberamente, come prima che gli dicessero: “Non farlo!”.
Questo è
lo stato autoerotico, molte persone si fermano
qui. Ecco perché la masturbazione è un fenomeno tanto diffuso
in tutto il mondo. È uno stato naturale, che dovrebbe cessare
spontaneamente. È una fase della crescita, ma i genitori hanno disturbato
quella fase di crescita dell’energia e il bambino si è bloccato. Vorrebbe
giocare con i propri genitali e non può farlo – si reprime, si reprime e poi,
un giorno, la situazione diventa insostenibile e l’energia sessuale si impossessa di lui. Una volta che inizia a masturbarsi, la
masturbazione può diventare un’abitudine, qualcosa di meccanico, e lui non
passerà mai al secondo stadio.
I responsabili di ciò sono
i genitori, i preti e i politici: tutta la mentalità sociale esistita fino a oggi.
Una persona può rimanere
bloccata in questo primo stadio, che è assai infantile.
Non raggiungerà mai la propria maturità sessuale; non conoscerà mai la
beatitudine, che accade solo a un essere sessualmente
maturo.
L’ironia sta nel fatto che
sono proprio queste le persone che
condannano la masturbazione, che le danno così tanta importanza. I loro discorsi sono davvero pericolosi:
hanno sempre detto che se ti masturbi, diventi cieco;
se ti masturbi, diventi un idiota, non sarai mai intelligente, rimarrai
stupido. Ma tutte le scoperte scientifiche sono
d’accordo su un punto: la masturbazione non fa male a nessuno; sono quelle minacce che fanno male. Tutte le ricerche psicologiche sono d’accordo
nel dire che la masturbazione non fa male a nessuno: è
uno sfogo naturale dell’energia. Ma queste idee – che potresti diventare cieco – possono renderla
pericolosa…
Tante persone sono piene
di paure, sempre con la tremarella, sfiduciate, senza stima in se stesse: hanno
paura di tutto, perché sanno cosa hanno
fatto!
Lasciatemelo ripetere: la
masturbazione non fa male a nessuno! Ma quando una persona si masturba, è un
momento molto sensibile e delicato; se, in
quel momento, arriva alla sua mente un suggerimento – o se la persona
stessa si autosuggestiona:
“E se adesso impazzisco? o divento cieco? o rimango stupido?”. Ebbene, queste suggestioni autoipnotiche
sono la causa di mille malattie, di mille problemi psicologici, di mille perversioni. E chi sono i responsabili
di tutto questo?
La seconda fase è l’omosessualità. Sono poche le persone che
passano alla seconda fase. È una fase naturale: il bambino ama il proprio
corpo; se è un maschio, ama un corpo maschile. Passare a
interessarsi di un corpo femminile, il corpo di una ragazza, sarebbe un salto
troppo grande per lui. È naturale quindi che all’inizio l’attrazione si sposti
verso gli altri ragazzi. Oppure, se è una ragazza, il primo istinto naturale è di amare altre ragazze, proprio perché hanno lo stesso tipo
di corpo, lo stesso tipo di essere. La ragazza riesce a capire meglio le ragazze che i ragazzi. I maschi sono
un mondo a parte.
La fase omosessuale è una fase naturale. Ma ancora una volta
la società aiuta le persone a rimanere bloccate lì, creando barriere tra gli
uomini e le donne, tra le ragazze e i ragazzi. Se non
ci fossero queste barriere, la seconda fase svanirebbe presto e nascerebbe
l’interessamento verso l’altro sesso: l’eterosessualità. Ma la società non
lascia nessuna opportunità: crea una muraglia cinese
tra i ragazzi e le ragazze.
L’omosessualità è
perpetuata dalla società e la stessa società la
condanna. Dovete comprendere queste strategie. La stessa società condanna l’omosessuale, lo definisce un perverso, un
criminale. Ci sono ancora stati in cui l’omosessualità è punita per legge: puoi
finire in carcere per dieci anni. C’erano nazioni dove un omosessuale poteva
anche essere condannato a morte! Ed è la stessa
struttura sociale che crea l’omosessualità!
Voi
separate talmente gli uomini dalle donne, create tra loro dei compartimenti stagni;
perciò quando l’uomo vuole fare l’amore, non trova la donna o quando la donna vuole fare l’amore, non trova l’uomo, e allora prende
ciò che trova disponibile. La donna si innamora di
un’altra donna, l’uomo si innamora di un altro uomo: non si sentono
soddisfatti, ma è sempre meglio che niente. La natura deve trovare la sua via
di sfogo. Se non le permettete il suo corso naturale,
troverà qualche via traversa. Altrimenti, l’omosessualità sarebbe una fase
naturale e passerebbe spontaneamente.
La terza fase è l’eterosessualità. Quando un uomo si è lasciato
veramente alle spalle l’autoerotismo e l’omosessualità, diventa maturo e capace
di innamorarsi di una donna – un mondo totalmente diverso, una ‘chimica’
diversa, una psicologia diversa e una diversa spiritualità. È capace ormai di
giocare, interagire con questo mondo diverso, con questo
diverso organismo. Sono poli opposti, ma quando entrano in contatto tra loro –
e ci sono momenti in cui sono veramente vicini, tanto da combaciare – i due partner hanno un primo
accenno di esperienza, i primi lampi di samadhi.
Poiché questo non vi accade,
molti tra voi pensano che io stia semplicemente usando un linguaggio poetico.
Non è poesia, non sto recitando! Sto parlando della
realtà. Ciò di cui parlo è un fenomeno esistenziale, ma ha bisogno di un uomo e
di una donna maturi: devono essersi lasciati veramente alle spalle le due prime
fasi, solo così il samadhi
potrà accadere. Invece accade molto, molto raramente
che ci siano uomini maturi e donne mature. Quindi non succede nulla: fanno
l’amore, ma è solo un amore superficiale – nell’interiorità sono
autoerotici o, al massimo, omosessuali.
Per amare una donna, o per
amare un uomo, ti occorre un nuovo tipo di essere che riesca
ad accettare il polo opposto. E solo con il polo opposto – proprio come quando
l’incontro fra il polo positivo e il polo negativo fa
nascere l’elettricità, proprio così – quando i poli elettrici della vita si
incontrano, l’uomo e la donna, yin e yang,
Shiva e Shakti… quando
accade questo incontro, questa mescolanza, questo oblio totale, questa
ebbrezza, entrambi scompaiono come entità separate, come ego separati. Ecco
perché palpitano all’unisono, due corpi e un’anima
sola: non sono più presenti come due entità separate. Accade così la prima
esperienza di non-mente, di assenza dell’ego e del
tempo, e questa è la prima esperienza di samadhi.
Dopo averlo sperimentato,
nascerà in te un desiderio: come fare per raggiungere questo samadhi? In modo
però che possa diventare un tuo stato naturale, senza
dover dipendere da un uomo o da una donna – la dipendenza porta con sé la
schiavitù. Solo partendo dall’esperienza dell’orgasmo eterosessuale una persona
comincia a ricercare metodi, mezzi, Vie – lo Yoga, il Tantra,
il Tao – per raggiungere lo stesso stato in modo autonomo.
Certo, ti è possibile
raggiungerlo, perché in profondità ogni uomo è maschile e femminile – metà del suo essere proviene
dal padre e l’altra metà dalla madre – e ogni donna
è metà femminile e metà maschile. Pertanto, dopo aver sperimentato il samadhi mediante
l’incontro con una donna ‘esterna’, avrai
il primo accenno di comprensione del fatto che può accadere anche con la tua
donna interiore. La donna esterna l’ha semplicemente
innescato – l’uomo esterno ha solo agito da catalizzatore. È allora che
cominci a meditare.
A questo punto arriva la quarta fase. La fase suprema, che è brahmacharya, cioè la castità reale, non la castità dei monaci – che non è
affatto castità – ma la castità dei buddha.
La sessualità è scomparsa.
Non hai più bisogno della donna esterna, non hai più
bisogno dell’uomo esterno. Ormai la tua donna interiore e il tuo uomo interiore
sono diventati un tutto unico e questa unione non è
momentanea. È un vero connubio: sono saldati l’una all’altro – ormai lo
stato orgasmico è il tuo stato naturale. Un buddha vive in un orgasmo continuo; inspira ed espira nell’orgasmo.
Queste sono le quattro
fasi della sessualità.
Il mio impegno, qui, è di
condurvi alla quarta fase, ma le persone che
arrivano sono state corrotte dalla società, storpiate, avvelenate dalla società. Devo estrarre tanto veleno dai loro esseri.
L’uomo ha vissuto
nell’ipocrisia. Voglio che voi siate esseri umani autentici: sinceri verso la
natura, sinceri e rispettosi verso il vostro stesso
essere. Abbiate una certa dignità: siete stati scelti dal divino, è un grande regalo – proprio questa vita. Rendetela
una festa, celebratela. Amate profondamente e l’amore profondo libererà la vostra intelligenza. Amate profondamente, poiché solo l’amore profondo vi darà il primo
barlume di meditazione e farà sgorgare da voi la preghiera. Abbandonate
ogni tabù.
Il tuo Fiore d’oro potrà sbocciare, solo se sarai stato coraggioso, se avrai
osato: esso sboccia solo dal coraggio.
Ricorda: la sessualità può
sembrarti simile al fango, ma contiene in sé il fiore di loto. Questo è uno dei fondamenti della mia visione: ciò che è
infimo contiene ciò che è più
elevato; ciò che è più elevato non è altro che la manifestazione di ciò
che è infimo. Il seme contiene i fiori e i fiori non
sono altro che la manifestazione del seme. La sessualità contiene il samadhi, poiché
la vita contiene il divino.
Procedi dalla sessualità
verso il samadhi,
parti dal sesso verso una consapevolezza superiore: questa è la sola via
naturale e giusta. Non rimanere bloccato in nessuno stadio
della sessualità. Io vi insegno entrambe: la
sessualità e la trascendenza, poiché puoi raggiungere la trascendenza solo attraverso la sessualità. Coloro che
insegnano la repressione, non stanno insegnando la
trascendenza. Di fatto essi continuano a
riversare fango su te, continuano a farti affondare nel fango, poiché non c’è
possibilità di trascendenza, se prima non avrai attraversato i tre stadi della
sessualità: autoerotismo, omosessualità, eterosessualità …e solo poi trascendenza. E
così sboccia il fiore di loto, il fiore di loto dai mille petali. Lo
contenete già nel vostro essere.
L’amore è
la chiave, è l’amore il segreto.
tratto da:
Osho,
The Secret of Secrets, Vol
2 #15
Meditazione e masturbazione
La scienza medica ha stabilito con assoluta
evidenza il fatto che la masturbazione non conduce alla pazzia. Ma le religioni
continuano a ripetere che troppa masturbazione distrugge l’intelligenza e
conduce a una morte prematura.
Ebbene, nessuno può masturbarsi
troppo: è impossibile. È possibile masturbarsi solo quel tanto – nel tuo corpo
c’è solo una certa quantità di sperma e puoi rilasciare solo quel tanto – di
più non puoi. Qualsiasi cosa tu faccia, non puoi
produrre immediatamente altro sperma. Ci vuole tempo. Esiste quindi una
prevenzione naturale al farlo troppo, e se i monaci di tutte le religioni mi
ascoltassero, direi loro: “Masturbatevi e meditate”.
Potrei anche intitolare un libro: La meditazione
attraverso la masturbazione. Se è possibile giungere
alla supercoscienza attraverso il sesso, perché non si dovrebbe giungere alla
meditazione attraverso la masturbazione? È sicuramente possibile. Occorre
semplicemente guardare con occhi nuovi.
Quando una persona si sta
masturbando e inizia a sentire che sta per raggiungere uno stato orgasmico, i
suoi pensieri scompaiono. Sperimenta lo stesso stato orgasmico che accade
facendo l’amore con una donna. Non c’è differenza. A livello biologico non c’è
differenza. Che lo sperma venga rilasciato in un
meccanismo, in un corpo o da qualche altra parte, non ha alcuna importanza. Si
tratta di portare la tensione sessuale al suo compimento, il che è più
facilmente attuabile con la masturbazione, poiché con una donna anche l’altro è
presente. Nella masturbazione tu sei il padrone.
Puoi andare piano, o in
fretta, puoi
arrivare all’orgasmo molto lentamente. Lo stato orgasmico è
meditazione, diventane consapevole. Da solo sarà più facile, perché non
c’è nessun altro che ti disturba, sei tu, solo.
Perciò fai sapere al mondo
intero che la masturbazione non porta alla pazzia; il celibato può condurre
alla pazzia, non la masturbazione.
E se gli omosessuali non
provano interesse per le donne, allora forse la masturbazione è più vicina alla
natura dell’omosessualità. E la masturbazione può
essere unita alla meditazione.
Sto dicendo queste cose per il tuo bene, perché ti
troverai di fronte a questi problemi e non dovrai commettere gli stessi errori
di sempre. Se vedi un bambino che si masturba, non commettere la stessa
sciocchezza che viene fatta ovunque. Digli
semplicemente: “Va benissimo. Medita anche, e ne riceverai più piacere. E non
c’è niente di sbagliato, perciò non c’è bisogno che ti nasconda”.
Ma l’uomo è un tale vigliacco. Non è in grado di
affrontare la realtà…
Puoi unire molto facilmente meditazione e
masturbazione, e ne riceverai molta gioia. Se la meditazione viene
associata a una grande gioia, la tua intera esistenza sarà diversa. Tutte le
religioni hanno fatto l’esatto opposto. Hanno distrutto la tua gioia e ti hanno
insegnato la meditazione, perciò la meditazione non
ottiene risultati. Puoi riuscire solo se è un’esperienza gioiosa, perché allora
non collegarla con una gioia biologica tanto facilmente disponibile? Ma la
gente mi vuole uccidere, vuole assassinarmi perché dico queste cose, anche se
mi limito a ribadire fatti assolutamente scientifici.
tratto da: Osho, The Last Testament, Vol. 2, # 23
Anche
quando fai l’amore
con un uomo o
con una donna, potrebbe non essere altro che una reciproca masturbazione. Dato
che pochissimi raggiungono stati orgasmici, sono pochissime
le persone che hanno quei barlumi, quegli accenni di trascendenza che
accadrebbero certamente se la loro sessualità fosse matura. Sono pochissime le
persone che arrivano a conoscere il divino attraverso il rapporto sessuale, e
invece si tratta di un fenomeno naturale. Quando fai
l’amore, la meditazione accade naturalmente.
Ma non succede, perché
milioni di persone, la maggioranza, sono bloccate nel primo stadio. Anche se
sono sposate e hanno avuto dei figli, il loro rapporto
sessuale non è altro che una masturbazione reciproca: non fanno
realmente l’amore. Fare l’amore è un’arte, un’arte eccelsa: hai bisogno di una grande sensibilità, di una grande consapevolezza e devi
essere meditativo, devi essere maturo. osho
"In
un rapporto tra due uomini, o tra due donne, non c'è
magnetismo, non c'è tensione. Sono talmente simili che sono praticamente
identici: non c'è alcuna ricerca, non c'è esplorazione. Non possono capire
niente di più di quello che già sanno, perché si conoscono... che cos'ha in più
di loro l'altro uomo, o l'altra donna? L'omosessualità
è assolutamente in antitesi alla spiritualità, perché non può rendere tagliente
la tua sensualità, né può rendere il piacere dei sensi un'indicazione di una
felicità superiore. L'omosessualità è una sorta di blocco; non è più un
viaggio. Non ti muovi in nessuna direzione.
L'incontro
tra uomo e donna è un viaggio, un'esplorazione; è uno
sforzo per capire le polarità opposte. Ti serve a capire la dialettica della
vita. È una grande lezione. E senza questa lezione non
puoi inoltrarti nelle dimensioni più alte della consapevolezza, della felicità,
della spiritualità." OSHO
È successo qualche settimana fa: stavo
chiacchierando
con un amico italiano, seduto nella Plaza dell’Osho Meditation Resort qui a Pune, quando si è avvicinato un giovane, probabilmente
cinese a giudicare dall’aspetto,
e ci ha chiesto: “Ma voi,
siete omosessuali?”.
Io ho sentito ‘venirmi su’ un po’ di condizionamenti da maschio italiano – e
quando mai si superano queste cose? – me li sono guardati e poi gli ho
spiegato, fra il buon samaritano e la guida turistica, che noi eravamo italiani
e queste, dalle nostre parti, non son cose che si
chiedono a degli sconosciuti.
Poi, mentre il mio amico
continuava a parlare col giovane cercando di farsi spiegare come mai questo
andava in giro a fare certe domande alla gente, mi sono ricordato di un’altra
piazza, a Milano – una di quelle che serviva come punto di ritrovo nelle sere
estive, e si tirava tardi a far musica e a discutere, di tutto, con gli amici…
tanto tempo fa – dove mi era stata rivolta la stessa
domanda. Avevo risposto che in realtà non lo sapevo, perché non avevo mai
provato. È stato così che ho incontrato il primo dei miei, tre, amanti di sesso
maschile.
Non che
ci fosse amore, o particolare attrazione, anche se era bello, adolescente e
‘felicemente gay’, come diceva lui.
Mi ricordo solo che è
stato tutto tremendamente facile, senza nessuno di
quei problemi che possono esserci con le donne (Andrà bene così? Non è che sono troppo impaziente?). Mi sembrava un po’ di
far l’amore con me stesso, nel senso che sapevo già (o perlomeno mi sembrava di
sapere) cosa fare, come lui avrebbe reagito. Una cosa tranquilla, ‘fra uomini’, mi verrebbe da
dire. E neppure particolarmente esaltante, a parte il
piacere fisico: l’eccitazione maggiore era stata in realtà provocata dalla
paura che i vicini mi vedessero portare a casa un bel giovane. Non ci siamo mai
più incontrati.
Il secondo episodio della
serie è successo ai tempi della prima Pune con un
giornalista indiano che diceva di voler conoscere occidentali che frequentavano
l’Ashram – che a quei tempi aveva
iniziato ad apparire sempre più spesso nei media.
Era il periodo dell’anno
in cui fa veramente molto caldo (più di 40 gradi con
una forte umidità) ed era del tutto naturale che, una volta arrivati nella sua
camera d’albergo per bere qualcosa e chiacchierare, mi chiedesse se volevo fare
una doccia. Quando però è arrivato in bagno tutto
sorridente offrendosi di insaponarmi… Qualcuno, un amico o un terapista, mi
aveva appena detto che il mio problema era che non accettavo davvero tutto
quello che la vita aveva da offrirmi, e così la mia risposta a quel punto
sembrava scontata, così come le prevedibili conseguenze.
Anche in questo caso il
coinvolgimento è stato minimo, poco più di uno sfogo fisico, o di un gioco, un
esperimento senza alcun seguito, anche perché proprio lui mi ha presentato il
giorno dopo una ragazza australiana che stava nello stesso albergo e con la quale ho iniziato ad avere una storia.
Qualche mese dopo ho avuto
occasione di osservare, indirettamente, altre cose interessanti sull’argomento:
condividevo la mia stanza con un amico italiano arrivato da poco, che aveva
poco più di vent’anni e si dichiarava omosessuale
militante (o meglio rivoluzionario
come si diceva allora).
Non ne faceva
assolutamente mistero, anzi mi raccontava tutto fiero di spettacoli, raduni,
circoli gay… ma io non lo vedevo mai insieme a un
uomo. Tutto il contrario: gli giravano intorno un
mucchio di donne e talvolta mi raccontava delle sue difficoltà a dire di no
alle loro esplicite avances.
A un certo punto deve aver
cominciato ad accettarle, perché iniziò spesso a non tornare a dormire nel suo
letto… e anche i racconti della sua militanza gay si fecero sempre più rari,
fino a sparire del tutto.
Ne abbiamo parlato un po’ e
mi ha raccontato di come stava cominciando a rendersi conto che si trattava in
gran pare di un bisogno di identificazione: era
una persona estremamente
dolce e sensibile, non riusciva ad adeguarsi al ruolo del macho – quel modello proposto, quasi imposto, dalla società e così
diffuso nel giro dei suoi amici: un giovane duro, deciso, arrogante persino e
soprattutto sempre a caccia di figa – proprio non ce
la faceva! E allora in qualche modo aveva deciso che
doveva essere gay.
Trovandosi in seguito in
una situazione diversa, la comune di Pune, dove era
più facile essere sé stessi, aveva avuto il modo di
accettare, e vedere accettata, la sua individualità. Poteva esser un maschio
che ha rapporti con le donne senza essere obbligato a
recitare la parte del duro, poteva viversi le sue qualità femminili senza dover
essere gay, non doveva includere il sesso se voleva essere gentile e amichevole
con un altro uomo.
La terza storia, mia, mi
fa un po’ ridere raccontarla, e nello stesso tempo mi mette in imbarazzo…
insomma: son finito a letto col capoufficio!
Non che dirigesse
proprio il mio ufficio, ma era comunque uno dei dirigenti dell’azienda dove
lavoravo: è successo a una festa a casa sua, la mia ragazza non era potuta
venire perché doveva lavorare fino a molto tardi, e anche lui era da solo,
aveva da poco finito una lunga relazione con un altro uomo; non ricordo bene la
dinamica degli avvenimenti, sono passati vent’anni, a
un certo punto eravamo seduti uno accanto all’altro, lui era visibilmente
eccitato dalla mia vicinanza, e io devo essermi chiesto, “… e perché no?”.
Avevo una certa ammirazione per lui, non solo sul lavoro, ma anche come
persona: capace, matura, ma nello stesso tempo rilassata e pronta al sorriso.
Oddio, proiezioni paterne? Di sicuro non ho ottenuto aumenti né promozioni per quell’avventura di neanche una notte, ma non c’è stato
neppure imbarazzo a reincontrarlo sul lavoro.
Durante queste
esplorazioni ‘giovanili’ dell’omosessualità – sono storie successe in un
periodo di 4/5 anni a cavallo degli anni ‘80 – continuavo naturalmente ad
avere relazioni con donne, anche di convivenza più o meno
lunga, e vedevo che ne ero sempre più coinvolto: non si trattava più
semplicemente di ‘avere la ragazza’ ma diventava un
continuo incontro – e anche uno scontro spesso – fra due persone; anche sul
piano fisico succedeva qualcosa che mi portava più in profondità, qualcosa di
diverso dalle esperienze superficiali, anche se piacevoli, che avevo avuto con
uomini.
Ecco il
motivo, immagino, perché non mi sono mai più chiesto “E perché no?” di fronte a
proposte omosessuali. In qualche modo lo stavo imparando: con una donna è tutta
un’altra cosa. Ma non sto parlando qui solo di sesso:
è tutta un’altra cosa perché una donna è davvero un mistero, qualcosa di
totalmente sconosciuto, da esplorare pazientemente e coraggiosamente. Un essere
umano che ‘funziona’ a tutti i livelli in modi così diversi da quelli che la
mente maschile si aspetterebbe, da costringerti ad una attenzione
e a una consapevolezza
continua (be’… quasi!).
È veramente una sfida.
Inoltre, per ritornare al
sesso – o meglio all’energia sessuale – ho scoperto, facendo qualche gruppo tantrico, che con una donna si possono raggiungere picchi di energia estatica di un’intensità incredibile
(paragonabile, forse, al miglior ‘sesso’ di tutta la mia vita) anche senza un
rapporto sessuale fisico (persino senza un’erezione...) semplicemente usando la
polarità delle due diverse energie. E questo mi ha portato a vedere, e a
cominciare a vivere, in modo nuovo la mia sessualità: non più un incontro
puramente fisico, una specie di sfogo direi (dove
l’identità dell’altro non ha importanza), ma qualcosa che coinvolga anche il
cuore e tutto l’essere. Certo le difficoltà continuano a
esserci: i condizionamenti a rimanere in superficie, a non farsi coinvolgere,
toccare fino nel profondo del proprio essere. Si tratta di andare a poco a poco
a guardarseli… e in questo il migliore aiuto per me non può che essere un
individuo che è tutto il mio opposto: una donna.
Piero
Un armoniosa danza tra due polarità
Sono ormai 25 anni che lavoro come terapista con
ricercatori spirituali e meditatori, aiutando migliaia di individui
a esporre e guarire le proprie ferite e blocchi sessuali. Probabilmente ho
visto tutti i modi in cui l’energia sessuale si contrae e si espande, e ho osservato che se è
rilassata segue un’evoluzione naturale che va dall’autoerotismo,
all’omosessualità, all’eterosessualità, alla… meditazione. Ora vorrei
condividere alcune comprensioni che ho avuto lungo
questo percorso.
Il sesso, oltre a essere
un fenomeno biologico che assicura la continuazione della specie, è anche necessario
per completare il nostro ciclo di energia vitale. Senza sesso non c’è vita.
Sento che è molto
importante osservare la propria realtà psicologica e capire che la mente è
legata strettamente alla sessualità. Questa dimensione psicologica deve avere una
certa importanza sul cammino spirituale, visto che Osho ha voluto che nella sua
Comune si facesse anche terapia di gruppo. Il mio lavoro, in questo
ambito, consiste nel mettere l’energia sessuale al servizio della
meditazione.
Sessualmente parlando, l’uomo
moderno è nel caos più totale. Migliaia di anni di
repressione sessuale a opera delle religioni hanno ridotto l’energia naturale a
un groviglio di vergogna, senso di colpa, repressione e lascivia. Le nostre
energie – maschile e femminile – sono squilibrate, e montagne di pregiudizi e
distorsioni ci impediscono di usare la consapevolezza
e armonizzare il naturale sviluppo della nostra sessualità con la crescita
spirituale.
Non
sto parlando qui semplicemente di ‘donne e uomini’. E
in realtà non sappiamo neppure bene cosa significa essere uomo o donna: siamo
talmente condizionati da confondere il ruolo con l’energia, la personalità
acquisita con l’essenza. Preferisco parlare della dimensione energetica tra
ricettività e assertività – passivo e attivo, femminile
e maschile. Tra queste due polarità opposte deve esserci una danza. Se è una sola delle due a controllare la danza, c’è uno
squilibrio.
Alla luce di questa
comprensione, considero l’omosessualità – al pari di qualunque altro
comportamento sessuale compulsivo – una distorsione,
una fissazione a uno stadio infantile di dipendenza,
un innamorarsi di qualcosa di simile a te perché non sei capace di entrare in
contatto con l’altra polarità. È sicuramente più facile comprendere chi ti è
simile. È molto più difficile farlo rispetto a una
polarità opposta. Come terapista posso affermare che
il comportamento omosessuale il più delle volte è causato da ferite
psicologiche della prima infanzia. Le radici delle nostre difficoltà nella vita
di relazione nascono dai condizionamenti infantili. E
l’omosessualità rappresenta semplicemente uno stadio meno maturo dello sviluppo
sessuale.
Alla domanda se gli
eterosessuali riescono a sbloccare l’energia sessuale più facilmente degli
omosessuali, devo rispondere che sì, forse per loro è più facile. Lo stadio
eterosessuale è più maturo. E affinché l’energia fluisca sono necessarie
entrambe le polarità, positiva e negativa.
Ma tutto dipende dalla
profondità della meditazione. Questa è la linea di demarcazione. Se sei
identificato, lo stadio o la personalità con cui sei identificato non sono determinanti. L’identificazione è quello che conta; il fatto
cioè che non c’è una distanza, che non sei un
testimone. Per cui l’unica domanda autentica riguardo al trascendere ogni
blocco è: siamo in grado, in meditazione, di osservare senza alcun giudizio i
contenuti della nostra mente?
I problemi psicologici
sono i più ovvi da guardare, perché sono quelli che ci fanno soffrire. Noi
esseri umani tendiamo a non guardare le cose finché non ci fanno soffrire. Mi ci è voluto del tempo per imparare a dare valore al
testimone piuttosto che alla personalità, ad amare la consapevolezza.
All’inizio siamo terrorizzati all’idea di guardarci dentro, finché non impariamo a guardare
con occhi amorevoli. Solo una consapevolezza colma d’amore può guarirci,
e ci vuole coraggio, perché all’inizio potremmo avvertire il dolore in modo più
acuto. Ma tutti dobbiamo incontrare il dolore. Che si manifesti nell’omosessualità o nella cosiddetta
normale dipendenza dal partner eterosessuale… sono tutte opportunità per
comprendere noi stessi come esseri spirituali. E lo
spirito non è maschile o femminile, giusto?
Personalmente non mi va di
parlare di trascendenza del sesso. Possiamo tentare di
fare tutto ciò che può essere fatto, ma il trascendere
non può essere fatto. È un let-go, una resa, una
maturazione, una comprensione. Trascendenza per me non significa
necessariamente assenza di sesso. Significa non-identificazione, superamento
dell’illusione che l’altro possa colmare il tuo vuoto
interiore.
Un incontro sessuale
autentico non avviene tra due polarità, ma tra due
presenze. È la fusione di due energie opposte nell’unione tantrica.
Ed è uno spazio diverso, bellissimo – forse può essere
definito come uno spazio comune di meditazione.
L’unica cosa che so
davvero dopo tutti questi anni passati ad aiutare gli individui a esplorare la propria energia sessuale è che la
consapevolezza è la sola alchimia – ma non so perché, e non voglio ridurre la
ricerca della consapevolezza a una ricetta, e quindi a un altro strumento per
nutrire l’ego. Forse, come ricercatori spirituali, possiamo semplicemente
riconoscere il nostro anelito interiore e il valore che attribuiamo alla
consapevolezza. Ho sentito Osho dire: “Quando illumini la verità con la luce
della consapevolezza, la verità cresce. Quando fai
luce su una bugia, la bugia si dissolve”. Per Osho dunque la consapevolezza è
sufficiente per dissolvere ogni problema… omosessualità, sogno romantico,
celibato… qualunque cosa.
Sudha
La
“compassione” che si prova per gli altri può avere le motivazioni più varie.
Dipende da che gradino hai raggiunto sulla scala dell’amore.
Osho, tu
parli d’amore e di compassione. Io riconosco in me forme diverse d’amore e di
compassione. Puoi spiegarmi le diverse forme d’amore e cosa intendi per
compassione?
L’amore
è una scala,
una scala con tre gradini. Il primo gradino è la
sessualità, il secondo è l’amore e il terzo è la preghiera. L’esistenza di
questi tre gradini dà luogo a mille combinazioni possibili. La compassione reale appare solo al terzo gradino, dopo che
l’energia sessuale si è trasformata in preghiera – la compassione di un buddha. Quando la passione è stata
trasformata in modo totale, in modo così completo da non lasciare neppure una traccia, appare la compassione. La compassione reale appare solo dopo che l’energia sessuale è
diventata preghiera. Però
la compassione può apparire anche al secondo gradino e perfino al primo.
Di conseguenza esistono molti tipi di
compassione. Per esempio, se la compassione appare al primo gradino
– mentre vivi al livello più basso dell’energia d’amore, cioè il sesso –
questa compassione è solo un gioco dell’ego. È un tipo di compassione molto
egoista: godi all’idea di essere compassionevole. In
realtà, godi della sofferenza altrui, perché è la
sofferenza altrui che ti offre l’opportunità di essere compassionevole. Al
primo gradino, quello della sessualità, la compassione è solo
un gioco egoico.
Il secondo tipo di
compassione appare quando in te è arrivato l’amore.
Questa compassione è simpatia: la sofferenza altrui ti turba, ne partecipi.
Entri in sintonia con l’altro e la sua sofferenza ti tocca. Non è qualcosa con
cui farti bello. Se vivi al secondo gradino, non parli
mai della tua compassione, mai – non è qualcosa della quale parlare. In realtà, non hai mai la sensazione di aver fatto qualcosa di
speciale, ma solo di aver fatto tutto ciò che si doveva fare. Comprendi che
farlo era semplicemente umano, non ci vedi niente di speciale, né di
straordinario … senti di non avere alcun merito: hai agito in modo naturale e
spontaneo. Questa compassione è più tenera, più bella.
Al terzo gradino, dopo che
l’energia sessuale è diventata preghiera, la compassione diventa
empatia – non è simpatia, è empatia. Se in te c’è
simpatia significa che senti la sofferenza dell’altro, però mantieni le
distanze; se sei in empatia con l’altro significa che diventi una cosa sola con
la sua sofferenza – non solo senti la sua sofferenza, ma soffri con lui, entri
realmente nella sua sofferenza. Qualcuno piange: se provi simpatia per lui allora il suo pianto ti tocca, se
sei in empatia… piangi con lui. Non sei più in uno spazio solo di sentimenti – entri in sintonia e diventi
una cosa sola con quella persona:
accade ciò che si definisce un’unione.
La compassione può
appartenere a queste tre categorie e anche l’amore appartiene a tre categorie.
La prima è puramente sessuale. Sessuale significa: ‘Dammi,
dammi sempre di più!’. È sfruttamento, è ciò che Martin
Buber chiama il rapporto ‘io-esso’: tu sei un oggetto
e io voglio usarti. L’uomo usa la donna, la donna usa
l’uomo, i genitori usano i figli e i figli usano i genitori, gli amici usano
gli amici. Dicono: ‘Trova un amico e trovi un tesoro;
un amico nel bisogno è davvero un amico’. L’uso
riduce l’altro a una merce. Vivere in un mondo di ‘io-esso’ significa
lasciarsi sfuggire l’intera meraviglia dell’esistenza. In questo caso vivi circondato solo da oggetti – non da
persone, non dalla gente, non dalla vita – solo
da cose materiali. Chi vive in quel rapporto è l’uomo più misero al
mondo. La sessualità è sfruttamento.
L’amore è totalmente
diverso. L’amore non è sfruttamento. L’amore non è un rapporto ‘io-esso’, ma è
un rapporto ‘io-tu’. L’altro è
rispettato da te come una persona di
fatto e di diritto, l’altro non è un oggetto
da usare, da possedere, da manipolare.
L’altro è una persona indipendente, una
persona libera: con la quale comunicare, non da
sfruttare. L’amore è una comunione di energie.
La sessualità significa: ‘Dammi, dammi sempre di più!’. Di conseguenza il rapporto
basato sulla sessualità assomiglia continuamente a una
guerra, a un conflitto, perché anche l’altro ti dice: ‘Dammi!’. Entrambi volete sempre di più e nessuno dei due è pronto a dare. Da
qui il conflitto, la competizione. E naturalmente chi
si dimostra il più forte sfrutterà l’altro. Poiché l’uomo è dotato di una
muscolatura più forte di quella femminile, ha sfruttato la donna, l’ha ridotta a una non-entità, ha distrutto l’anima della donna. L’uomo
aveva la vita più facile se l’anima della donna era totalmente distrutta.
Per secoli alle donne non
è stata concessa nessuna vita pubblica, nessuna vita
di relazioni sociali. Erano tenute prigioniere nelle case e – il loro lavoro
costava pochissimo – continuavano a lavorare per l’intera giornata. Erano ridotte a oggetti
sessuali. In passato, non c’era molta differenza tra le prostitute e le
mogli. La moglie era ridotta al ruolo di prostituta permanente, tutto qui. Il
rapporto coniugale non era un rapporto; l’uomo era il
padrone della moglie.
L’amore rispetta l’altro.
È un rapporto di ‘dare e ricevere’. L’amore gode nel
dare e gode nel ricevere. È una
condivisione, è una comunicazione. In amore uomo e donna sono uguali – in un
rapporto basato sulla sessualità non sono uguali. L’amore ha una sua
bellezza particolare.
Il mondo si sta avviando,
pian piano, verso i rapporti d’amore, ecco perché esiste tanto
scombussolamento. Tutte le vecchie
istituzioni stanno scomparendo – devono scomparire
perché erano tutte basate sul rapporto ‘io-esso’.
Verranno di certo scoperti nuovi modi per
comunicare e nuovi modi per condividere e
avranno un profumo diverso – il profumo dell’amore e della condivisione. Non saranno
possessivi – non ci sarà
un padrone.
Lo
stato sommo dell’amore è la preghiera. Nella preghiera c’è comunione. Nella
sessualità c’è il rapporto ‘io-esso’, nell’amore c’è
il rapporto ‘io-tu’. Martin Buber
si ferma qui: la sua tradizione
giudaica non gli permette di procedere
oltre. Ma c’è ancora un gradino da salire: il gradino ‘né io - né tu’, un rapporto in cui scompaiono
l’io e il tu, un rapporto in cui due persone non sono più due: sono diventate
una sola. Una straordinaria unità, un’armonia, un accordo
profondo – due corpi e un’anima sola. Questa è il culmine dell’amore,
che io chiamo preghiera.
La cosa fondamentale,
basilare, è comprendere questi tre gradini
dell’amore. Comprenderli ti aiuterà e ti darà un’intuizione sullo stato in cui
ti trovi – che tipo d’amore stai vivendo, e che tipo
di compassione. Osserva! Sta’ attento a non rimanere intrappolato in uno stato.
Esistono livelli più alti, cime da scalare, vette che
puoi raggiungere!.
tratto
da: Osho, Libro del Risveglio Ed.del Cigno
DALLA MEDICAZIONE
ALLA MEDITAZIONE
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Red edizioni
Pagine 183 - € 14,98
medicina e meditazione: La parola ‘medicina’ e la parola ‘meditazione’ hanno la stessa radice.
Medicina indica ‘ciò che guarisce il corpo’, mentre meditazione indica ‘ciò che guarisce lo spirito’.
Entrambi sono poteri curativi.
osservare il mal di testa: Quando hai
il mal di testa, prova questo piccolo esperimento: siediti in silenzio e
osservalo, scrutalo. Non come nemico, niente affatto. Se
lo guardi come fosse un tuo nemico, non potrai osservarlo correttamente. Lo eviterai. Guarda il tuo mal di testa
come se fosse un tuo amico. Lo è, è al tuo servizio.
Ti sta dicendo: “Qualcosa non funziona; guarda che cosa non va!”.
la salute: Cosa si intende per salute? Dobbiamo
cercare di capirlo. Di solito, se chiediamo a un
medico la definizione di ‘salute’,
risponderà che è semplicemente ‘assenza di malattia’.
Ma questa definizione è negativa. La salute è qualcosa
di positivo, è uno stato positivo dell’essere. La
malattia è qualcosa di negativo: la salute è
la nostra natura, la malattia è una sopraffazione della natura.
l’agopuntura: L’agopuntura è una realtà assolutamente orientale. E quando ti avvicini a qualsiasi
scienza orientale con una mente occidentale, ti sfuggono molte cose.
Tutto il tuo approccio è diverso: è metodologico, è logico, analitico. Mentre queste scienze orientali non sono vere scienze, bensì arti.
Tutto dipende dalla tua capacità di trasferire le tue
energie dall’intelletto all’intuizione, dal tuo riuscire a passare dal maschile
al femminile, dallo Yang allo Yin.
la volontà di collaborare: Ci sono persone che non
vogliono sopravvivere, che non hanno alcuna volontà di collaborare col medico.
Prendono le medicine, ma non hanno alcuna volontà di vivere; al contrario,
sperano che la medicina non funzioni.
la mente è l’origine: È possibile aiutare le
persone a guarire, perché il settanta per cento delle malattie sono mentali. Possono manifestarsi nel corpo, ma la loro
origine è nella mente. E se si riesce a introdurre
nella mente l’idea che la malattia è scomparsa, che non c’è da preoccuparsene,
essa non esisterà più, scomparirà.
il mistero del corpo: Il corpo è il più grande
mistero dell’intera esistenza. Ed è un mistero che si
deve amare e che al tempo stesso va scrutato a fondo, così come vanno osservati
intimamente i modi in cui esso opera.
la causa delle tensioni: La fonte primaria di tutte
le tensioni è il divenire. Si cerca sempre di essere qualcosa, qualcuno; nessuno è a proprio agio con
se stesso così com’è. L’essere non è accettato, l’essere è negato, mentre si
prende qualcos’altro come ideale, una meta che si deve raggiungere. Quindi
sussiste sempre una tensione di fondo tra ciò che si è
e ciò che si aspira a diventare.
cibo e corpo: Secondo le tradizioni mistiche dell’Oriente, tutto
ciò che pensi di essere non è altro che cibo. Il tuo corpo è cibo, la tua mente è cibo, la tua anima è cibo. Oltre
l’anima esiste certamente qualcosa che non è cibo. Quel qualcosa è
conosciuto come anatta,
non-sé: è puro vuoto. Buddha
lo definisce shunya,
il vuoto. È puro spazio: non può contenere altro che se stesso; è una
consapevolezza libera da qualsiasi contenuto.
mangiare in consapevolezza: Mangia
in piena consapevolezza, mangia meditativamente;
in questo modo non mangerai mai di più, né di meno, del necessario.