2 DOVE MEDITARE
I centri di meditazione di Osho regione per
regione e altri indirizzi.
6 LE NOTIZIE
8 SPECIALE
L'unione
sessuale può darci un assaggio di ciò che accadrà al momento della morte:
l'esperienza del nulla, del non-essere. La stessa che viviamo in momenti di
profonda meditazione.
18 RIFLESSIONI
L'astrologia
può essere usata per portare alla luce i meccanismi inconsci che guidano le
nostre vite e le rendono prevedibili.
20 INCONTRI
La
sfida più grande: una vita normale
Sagarpriya, terapista
che da anni si occupa dell'argomento, ci mostra come sviluppare la
consapevolezza nella vita di tutti i giorni, superando la meccanicità
della mente e trovando soddisfazione in ogni attività.
26 LA MAPPA
L'unione del
principio femminile e del principio maschile nei diversi chakra.
30 BUDDHA DOVUNQUE
The
Festival -Varazze Aprile 2001
Resoconto
dei tre giorni di meditazione e celebrazione ormai diventati un evento da non
perdere.
34 ESPERIENZE
Un discepolo
di Osho, politico di professione, si interroga con molta onestà su come sia
possibile conciliare politica e meditazione.
37 PRIMO PIANO
L'uomo si
distingue dagli animali non solo grazie alla mente razionale, ma anche alla
facoltà di andare oltre l'orizzonte - essenziale, ma limitante - della mente e
aprirsi al cielo infinito della consapevolezza,
dell'unione
con il cosmo.
44 CONSAPEVOLEZZA
Una coppia
di insegnanti tantrici e meditatori ci fa riflettere
sul nostro approccio alla sessualità.
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo oroscopo di luglio
52 LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in italiano, i video di
Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.
60 UN LIBRO DA VIVERE
L'essenza
del misticismo chassidico.
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Dall’Italia…
…tre giorni tutti per te. Dal 13 al 15 Luglio a
Collungo in provincia di Arezzo una
Festa con tante meditazioni: Dinamica, No-Dimention, Kundalini, Prayer… e
Vipassana sui prati. Inoltre pittura, dopo
essersi centrati sul chakra del cuore –
e danze, naturalmente. Divertimento inomma, ma anche momenti individuali dove ognuno avrà modo di
godersi la propria interiorità. Da venerdì sera fino alla serata di domenica,
ad organizzarli è Shunyam Shravam (shravam@hotmail.com) maestro di Reiki e
meditatore.
Maggiori
informazioni al sito www.reikiuniversale.it
(potete anche vedere le foto del posto) oppure tel. 0347.382.4864.
Interessa chi ha bambini (ma non solo) ciò che ci scrivono Nishanto
e Vimal dalle colline
del Monferrato: "Ecco cosa proponiamo: per i bambini lo spazio per
giocare e partecipare a giochi di pittura, sentendosi meno controllati e più
liberi di esprimersi nel riscoprire se stessi. E per i genitori un ambiente in
cui consapevolezza e intuizione permetteranno loro di risolvere al meglio i
conflitti scaturiti dal loro difficile compito. Offriamo anche un gruppo: L’arte di amare in libertà. Informatevi
per tempo: Nishanto e Vimal
Loc. Zotto i Mombaldone (AT) Tel. 0144-950748
I messaggi
d’amore…
…arrivano in bottiglia. Si tratta della nuova
serie degli Oli di Mystica,
definiti dalla loro creatrice un passo oltre l'aromaterapia,
un'ulteriore evoluzione cioè nell'uso di profumi ed essenze della natura (sia
piante che gemme) per intensificare benessere e senso di pace.
L’uso di oli essenziali, gemme e cristalli per
aiutare le persone a rilassarsi, bilanciare l'energia nei diversi chakra e portarla a un piano più elevato dell'essere, è
un'arte antica. Queste sono combinazioni canalizzate di oli essenziali, ognuna
con le essenze di base di 4 cristalli infuse nella formula. In questo modo le
proprietà degli oli vengono combinate con le vibrazioni delle gemme. Per
esempio, l'olio Birth of love è olio
essenziale di lavanda, Rosa Bianca e Rosa Rossa, combinato con Sugilite, Sodalite, Fluorite ed
essenza della gemma di diaspro.
Questi oli sono stati creati da Mystica all'Osho Academy di Sedona (USA), ispirati da Kaveesha,
una nota discepola di Osho, e sono da non molto disponibili in Italia.
Stimolano il chakra del cuore, facilitando l'amore
per se stessi e la 'guarigione' a molti livelli sottili. Ci sono anche due oli
specifici per i massaggi, Rejuvenate e Aphrodisia. Sono usati in vari centri italiani: Miasto, Surjan, Nirvesha. Per
maggiori informazioni, anche su corsi e training:
Arrivederci
Dall’Italia una semplice email
ci informa che “Tomaso è morto oggi
(2 maggio) alle 6 di sera circa. In pace, circondato dai suoi amici di Miasto”. Con Osho fin dai tempi della prima Pune, questa
caratteristica figura di professore, contadino e meditatore era conosciutissima e amata non solo in Italia, dove era stato
fra i primi frequentatori di Miasto più di vent’anni fa, ma anche a Pune, dove veniva regolarmente
d’inverno (salvo che negli ultimi pochi anni per problemi di salute) ad aiutare
nelle cucine dello Zorba.
Da Bellinzona, nel Canton Ticino, un’altra notizia simile: è morto Samarona. Nel
messaggio di Parna (la sua compagna) che ce lo
comunica, tutte le emozioni degli ultimi giorni con lui: ”… ha condiviso la sua
pace e la sua bellezza anche in una situazione ospedaliera, al punto che lo
staff dell’ospedale, colpito da come sia riuscito a vivere a lungo e piuttosto
bene pur con un tumore, ha dimostrato un vivo interesse nell’espansione delle
‘terapie complementari’… al medico che, uno degli
ultimi giorni, gli chiedeva come si sentisse, rispondeva semplicemente che era
contento, contento… ”.
AUDIODISCORSI DI OSHO IN MP3
Sul sito www.osho.com ora puoi trovare l'Audiobook
Club, che raccoglie oltre un centinaio di audio discorsi di Osho in inglese
(... e anche in hindi se siete interessati) in formato MP3, facilmente
scaricabile, così da poterli ascoltare direttamente dal computer o anche da un
MP3 player portatile (vedi foto a fianco). Si possono già trova re i discorsi
delle serie: Zen: Zest, Zip, Zap and Zing, From Unconsciousness to
Consciousness, Beyond Psychology, Beyond Enlightenment, Rinzai: Master o f the
Irrational, The Zen Manifesto. Presto i titoli disponibili saranno molti di
più, e c'è anche la possibilità di abbonarsi a questo Audiobook Club, con vari
vantaggi e sconti su prezzi già molto favorevoli.
A ben pensarci è una novità interessante anche per
chi l'inglese non lo sa (o lo conosce poco): alcuni di questi titoli sono già
disponibili come libri tradotti in italiano ed è proprio una bella esperienza,
dopo aver letto le parole di Osho in una lingua che si comprende bene, fare un
“passo avanti” e ascoltarle dal vivo. E un aiuto sicuro verso il silenzio e la
meditazione. "Io ti sto parlando – dice Osho – non è che stia tenendo delle
conferenze. E solo un discorso, da cuore a cuore. Le parole le puoi capire...
ma capire le mie parole non è la cosa più importante, in realtà. C'è qualcosa
fra le parole, fra le righe, quando improvvisamente mi fermo, nel bel mezzo di
una frase. Se capisci quelle pause, quei momenti di silenzio, quegli spazi fra
due parole... non hai bisogno di alcun dizionario."
Se desideri fare una sorpresa a un amico adesso
puoi anche inviargli una frase di Osho (in audio) – magari sull'amore, la gioia
di vivere, l'amicizia – accompagnata da una splendida cartolina virtuale
dell'Osho Meditation Resort di Pune.
Insomma andate a vedere osho.com, ci sono sempre
novità per tutti!
Sesso
e morte. Quanti di noi hanno vissuto questa associazione in un momento di
profonda intimità. Tutto scompare, i confini del corpo e della personalità
svaniscono e improvvisamente ci si ritrova in un’altra dimensione che, proprio
per la sua assoluta misteriosità, ci appare simile alla morte.
Un’esperienza
molto vicina a quella che si vive in meditazione, quando pensieri ed emozioni
diventano un’eco che si allontana sempre più e davanti a noi si apre il grande
vuoto.
In India il tabù più grande è stato il sesso.
Proprio come per l’Occidente è la morte, per l’India è il sesso. Occorre
comprenderli entrambi, perché sono i due tabù fondamentali. O la società crea
un tabù attorno al sesso, oppure si sposta all’estremo opposto e crea un tabù
attorno alla morte. I due, nel profondo, sono correlati, sono le due estremità
dello stesso fenomeno.
Il sesso è la nascita, il
sesso è l’inizio, e la morte è la fine. Alcune persone cercano di nascondere la
realtà della nascita e altre cercano di nascondere la realtà della morte. La
cultura che rende il sesso un tabù accetterà
la morte, e
viceversa: la cultura che crea il tabù della morte accetterà il sesso.
L’umanità ha bisogno di liberarsi da tutti
i tabù, da tutte le ideologie estremiste, perché essere estremisti significa
essere folli. La persona sana è equilibrata: sta esattamente nel mezzo, segue
il giusto mezzo. E stare nel mezzo è trascendere la dualità, è trascendere i
poli estremi.
L’uomo ha bisogno di un nuovo
tipo di comprensione che accetta nascita e morte come parti della vita, senza
paura. Nel momento in cui le accetti, nel momento in cui le celebri, entrambe
vengono trascese.
tratto da: Osho, Zen: Zest,
Zip, Zap and Zing #8
La disciplina dell'amore
La sessualità
vissuta totalmente può condurci a quella soglia che ci troveremo a varcare al
momento della morte.
In quanto occidentale, sono stata condizionata
dall’idea che quando il sesso sparisce è la fine. Osho ha cercato di spiegarci
che in Oriente il concetto è totalmente diverso. “In Oriente, quando il sesso
sta per sparire, è un momento da festeggiare, mentre in Occidente è una
calamità.”
Ciò che accade in modo
naturale è questo: un giorno l’impulso sessuale scompare, e rimangono giocosità
e leggerezza rispetto al sesso. Non ci si sentirà più spinti da una febbre
cieca verso qualcuno… è meraviglioso pensare che un giorno sarà possibile
essere liberi di scegliere se giocare o meno. E spero che questo accada prima
che il corpo sia sfiancato e l’energia sessuale diventi cerebrale. Penso sia
possibile.
A Katmandu, feci questa
domanda a Osho: “Amato Maestro, nelle
ultime settimane ho avvertito una profonda connessione tra il sesso e la morte.
È necessario che ne comprenda il perché?”.
La risposta è talmente
affascinante che la riporto per intero:
“Questa domanda è una
delle più essenziali: la connessione fra sesso e morte. Se riesci a vederla con
chiarezza, lentamente la distanza fra sesso e morte sparirà e diventeranno
pressoché una sola energia.
Forse il sesso è morte a
rate, e la morte è sesso all’ingrosso. Ma esiste certamente un’energia che si
muove su entrambi i fronti. Il sesso è l’inizio della vita e la morte è la fine
della stessa vita: per cui sono le due estremità di un’energia, due poli di un’energia.
Non possono essere disgiunti.
La morte e il sesso sono
vicinissimi… ma che siano vicini o distanti, non sono energie diverse. Pertanto
è possibile sentirle arrivare insieme. È ottimo vederle insieme, è una profonda
comprensione, che normalmente non si ha. Le persone sono quasi cieche, non
collegano mai il sesso con la morte. Forse una paura inconscia impedisce loro
di collegarli, perché se incominciassero a collegare il sesso alla morte,
potrebbero iniziare ad avere paura del sesso
– e questo sarebbe pericoloso per i fini biologici. Per la biologia è
meglio che non si veda il legame.
La domanda è
significativa. Non vuol dire che stai per morire. Indica semplicemente che la
tua energia sessuale sta arrivando alla sua vetta più alta; quindi senti anche
la morte. Non la sentiresti se lasciassi scorrere la tua energia sessuale.
Chiunque ha fatto questa
domanda, non sta facendo l’amore. L’energia si sta accumulando e arrivando a
una tale intensità, che il ricordo della morte diventa automatico. La morte, se
vissuta consciamente, vi porterà il più grande orgasmo della vostra vita.
Quindi l’idea del sesso e
della morte che sorgono insieme, mostra semplicemente che la tua energia
sessuale, positiva o negativa, si sta accumulando. E l’energia negativa può accumularsi
più a lungo. Infatti, ho osservato i monaci
e le monache giainiste; sono forse tra le
persone più autentiche in ciò che fanno. Possono sembrare stupide, ma la loro
sincerità è fuori di dubbio. Le monache sembrano avere meno problemi a rimanere
nel celibato. Ma i monaci incontrano difficoltà terribili, le stesse che
incontrano i preti cristiani o gli altri monaci.
Energia
negativa significa semplicemente che è più silenziosa, è in attesa di energia
attiva da assorbire. Non ha una forza attiva di per sé.
Se la donna aspetta, e
continua ad aspettare, anche lei accumula un’energia negativa e poi l’assorbe.
Se è eccessiva, allora può insorgere l’idea della morte. Fare l’amore in questo
stato, avere un orgasmo meraviglioso, può darle una rivelazione di ciò che
accade al momento della morte.
Non c’è niente da temere
in tutto ciò, niente viene distrutto. È il picco più alto della tua vita.
Se hai vissuto
inconsapevolmente, nell’infelicità e nella sofferenza, allora prima che arrivi
la morte andrai sicuramente in coma. Non avrai l’esperienza dell’orgasmo, o
la consapevolezza che la morte non sta accadendo a te, al tuo essere, ma solo
al tuo corpo, al veicolo che hai usato finora.
Lo stesso vale se la
domanda è stata posta da un uomo. Ma raramente un uomo arriva a un’altezza tale
da iniziare a pensare alla morte. La sua energia è così dinamica, attiva, che
viene rilasciata ancor prima di arrivare a quella vetta.
La mia sensazione è che
questa domanda sia stata posta da una donna. E nessuno ha mai ascoltato la
donna, a nessuno importa come si sente, cosa sente. Da secoli l’uomo ha
compreso una cosa: in India ci sono dipinti, statue, che descrivono il fenomeno
– cioè che l’uomo ha sentito nella donna una specie di morte. Questo è un
malinteso. Non è nella donna, è nell’energia sessuale stessa.
Ma questo è il modo in cui
gli uomini continuano a proiettare; non riescono a vedere che è la loro energia
sessuale a portarli vicino alla morte. E non riescono a vederlo chiaramente,
perché la loro energia sessuale non arriva mai a vette tali da ricordar loro la
morte. Ma le donne, se ascoltate, hanno moltissime
cose sagge da dire sul fenomeno.
Le donne sagge sono sempre
state ascoltate e la loro saggezza è stata assorbita, perché sono l’altra metà
dell’uomo. La saggezza dell’uomo è solo metà; se non viene assimilata anche
quella della donna, non può diventare completa. Dovete chiedere a lei qual è la
sua esperienza.
La donna, in particolare
in Oriente, molte volte durante l’orgasmo ha avvertito la morte molto vicina,
come se fosse nei paraggi. Dico in particolare in Oriente, perché lì,
nell’antichità, prima che le ideologie repressive rendessero la gente divisa e
schizofrenica, non si doveva fare l’amore fino a quando lo stimolo non arrivava
al culmine.
Non bisognava fare sesso
tutti i giorni. Entrambi i partner dovevano aspettare fino ad arrivare a uno
stadio in cui era impossibile trattenersi. Naturalmente quelle persone erano
molto più sagge. Forse facevano l’amore una volta alla settimana o una volta al
mese, ma il loro amore generava esperienze incredibili cui il far l’amore tutti
i giorni non può generare: non ci sarebbe energia sufficiente per far accadere quell’esperienza portentosa. Bisogna essere al limite del
controllo, vibranti; allora diventa realmente una danza, una fusione, un
incontro di due energie. E quando giunge al picco più elevato, anche l’uomo può
sentirsi circondato dalla morte. La sensazione della morte è presente perché è
un’unica energia, ma quando l’energia sessuale viene liberata, la sensazione di
morte si disperde.
Solo di recente la scienza
medica ha accettato il fatto che quanti fanno l’amore continuamente, non
muoiono di attacco cardiaco. Ma dovrebbe chiedersi: muoiono di qualcos’altro?
No, vivono più a lungo e rimangono più giovani. Ma si può fare l’amore al
livello più basso… normalmente la gente lo fa così, e questo non dà
soddisfazione, non è gratificante; non dà nessun appagamento. Si lascia dietro
solo frustrazione.
L’amore va fatto alla sua
vetta più alta, e per questo occorre una certa disciplina. La gente ha usato la
disciplina per non fare l’amore. Io insegno la disciplina per fare l’amore nel
modo giusto, in modo che il vostro amore non sia solo un atto biologico che non
tocca mai il vostro mondo psicologico. E ha il potenziale per arrivare persino
al vostro mondo spirituale. Alle sue vette più alte può raggiungere il vostro
mondo spirituale.
Come mai, a quel punto, ci
si ricorda sicuramente della morte? Perché dimenticate il corpo, dimenticate la
mente, diventate solo pura consapevolezza, che si fonde con il partner. È
molto, molto simile alla morte.
Quando arriva la morte, se
state morendo consapevolmente, dimenticherete il corpo, dimenticherete la
mente, sarete solo consapevolezza… poi all’improvviso quella consapevolezza si
unisce al Tutto. Quella fusione col Tutto è mille volte più meravigliosa di
quanto sia possibile con un orgasmo. Ma entrambi i fenomeni sono di certo in
profonda relazione. Sono una cosa sola. E chiunque desidera capire la morte,
deve capire il sesso, e viceversa.
Ma è strano che persone
come Sigmund Freud o Carl Gustav Jung,
interessate a comprendere il sesso, abbiano tanta paura della morte. La loro
comprensione del sesso non può arrivare molto lontano. Per ciò che concerne la
morte, nessuno ci pensa, nessuno vuole neppure parlarne.
Se incominci a parlare
della morte, la gente penserà che non conosci le buone maniere; è qualcosa di
cui non bisogna parlare: la morte va semplicemente ignorata. Ma ignorando la
morte non puoi capire la vita. Sono connesse: il sesso è l’inizio, la morte è
la fine. La vita è proprio nel mezzo, è l’energia che scorre dal sesso alla
morte. Vanno capite tutte e tre insieme.
E un simile sforzo non è
mai stato compiuto, non ci sono stati esperimenti, specialmente nel mondo
contemporaneo. In Oriente, nei tempi antichi, prima di Buddha
e Mahavira, il fenomeno deve essere stato osservato
molto da vicino, altrimenti che bisogno c’era di far ballare la moglie di Shiva sul suo petto con una collana di teschi al collo. E
le sue mani? Una mano regge una testa appena tagliata e ancora sanguinante e
l’altra impugna una spada. Sembra completamente pazza.
Questa è solo un’immagine
pittorica del più profondo stato orgasmico; la donna potrebbe essere descritta
così. E mentre la donna danza, l’uomo è sdraiato sotto di lei. Lei potrebbe
tagliargli la testa o lui potrebbe morire solo perrché
lei danza sul suo petto. Ma una cosa
è certa: la morte è lì. Che poi accada o meno, è un’altra cosa.
Forse, inconsciamente,
questa è una delle ragioni per cui in Occidente ha sempre fatto paura. Si è
scelta una sola posizione per fare l’amore: quella con l’uomo sopra, in modo
che lui possa mantenere il controllo e la donna non possa esprimere la sua
pazzia nel modo in cui lo fa Shivani, danzando sul
petto di Shiva.
Per secoli si è insegnato
alla donna che non deve nemmeno muoversi, perché non si addice alle signore;
solo le puttane si muovono. Lei deve sdraiarsi quasi come fosse morta, e
rimanere ferma. Non avrà mai un orgasmo clitorideo o
vaginale. Ma è una signora, ed è una questione di reputazione e di
rispettabilità. Non le è permesso godere, deve rimanere seria per tutta la
durata dell’atto. Solo l’uomo può muoversi, non la donna.
La mia intuizione mi dice
che questo comportamento nasce dalla paura. In Oriente, la posizione normale
vede la donna sopra, non l’uomo. Con l’uomo
sopra, è assolutamente orribile:
l’uomo è più pesante, più
alto, sta solo schiacciando inutilmente una donna delicata. E per lui è
scientificamente più giusto stare sotto; in questo modo non può muoversi troppo
e la donna ha più libertà di movimento, di urlare di gioia, di picchiare
l’uomo, di mordere l’uomo, di graffiargli la faccia o fare qualsiasi cosa le
venga di fare.
Lei deve essere una Shivani. Non ha la spada ma ha le unghie, unghie lunghe; può
fare molto con quelle unghie. E se lei è sopra, si muove più velocemente,
l’uomo si muove più lentamente e così possono giungere insieme al picco
orgasmico. Con l’uomo sopra e la donna sotto, è impossibile arrivare insieme al
picco dell’orgasmo. Ma all’uomo non importa niente, ha semplicemente usato la
donna.
L’antica saggezza
orientale ha un’attitudine totalmente diversa. Ai tempi delle Upanishad la donna veniva rispettata come l’uomo. Non
esisteva la questione dell’ineguaglianza. La donna aveva accesso a tutte le
sacre scritture e partecipava persino a tutti i grandi dibattiti.
È stato il giorno più
orribile, quello in cui l’uomo ha deciso che la donna era inferiore e doveva
semplicemente seguire l’uomo e i suoi ordini. Ora non le è più permesso di leggere
i testi sacri, non le è permesso discutere i grandi problemi della vita. E non vi è dubbio che bisognerebbe chiederle come
vede la situazione dal suo punto di vista. La sua parte è la metà, e
questo rifiuto ha mantenuto l’uomo diviso, schizofrenico. È giunto il momento
di riunire la donna e l’uomo insieme, nella loro interezza. Le loro esperienze,
le loro comprensioni, le loro meditazioni, dovrebbero essere un tutt’uno – quello sarà l’inizio di una vera umanità.” (Light on the Path)
Ho sentito Osho dire che
il meditatore fa l’esperienza della morte, non del corpo, ma della mente, per
cui nasce a una nuova vita; ‘dwija’ (nato due volte)
è l’espressione usata in sanscrito.
Una cosa è sedersi con
Osho che parla, esserne sedotti a entrare in meditazione, sull’onda del suono
delicato e ritmico della sua voce, sprofondando negli spazi di silenzio e
sentirsi sospesi, senza tempo. Un’altra cosa è essere consapevole durante il
giorno in tutte le cose che si fanno. Per esempio, camminando, ricordarsi di
farlo senza pensare ad altro; mangiando, masticare senza un dialogo mentale di
sottofondo. È divertente, quasi come un gioco e accade sempre più spesso nella
mia giornata.
Ma sedermi in silenzio
nella mia stanza è qualcosa di diverso. Sedersi e non fare niente è come
morire. Sento come se lasciassi andare tutto ciò che so, e cos’altro può essere
la morte se non lasciare andare tutto?
Ho sentito Osho dire che
questo è il motivo per cui di solito la gente muore inconsapevolmente; la morte
è l’operazione chirurgica più grande della natura, per separare l’anima dal
corpo e dalla mente con la quale è stata identificata per tutta la vita, e
quindi la maniera più indolore è morire inconsapevolmente. Ecco perché la gente
non ricorda l’ultima morte, o l’ultima vita.
In diversi giornali e
riviste scientifiche ho letto racconti di persone dichiarate ‘clinicamente morte’. Per esempio, persone che durante un’operazione
chirurgica hanno fatto l’esperienza della morte perché il loro cuore si era
fermato. Oppure persone rimaste in coma dopo un incidente e poi ‘tornate in vita’. Quando ho letto la loro descrizione dell’esperienza,
sono rimasta sorpresa nel vedere che era esattamente la medesima esperienza che
ho vissuto con la meditazione.
In un articolo pubblicato
sull’Herald Tribune, molte persone hanno descritto la
loro esperienza allorché, in un terribile stato di shock, devono aver ‘lasciato
il corpo’. Tutti quanti parlano di una ‘luce’ alla
fine di un tunnel, percorrendo il quale hanno sentito un amore e una
beatitudine immensi. Io ho fatto questa esperienza con la meditazione, anche se
ho sempre perso conoscenza prima di essere inghiottita dalla luce.
In ogni caso, ci sono
tante, tantissime cose che rimarranno inspiegabili, un mistero. Sembra che la
natura stessa delle cose non possa essere compresa. Più provo a capire ciò che
è successo negli ultimi anni e più vengo riportata al momento presente: il
respiro che sale e scende lungo il naso e si muove attraverso il corpo; dalla
finestra vedo il tronco di un albero – solido, presente. I raggi di sole e il
vento che passa attraverso le foglie e le muove con le sue lunghe dita
invisibili, il gorgoglio dell’acqua che scorre, il cinguettio degli uccelli e
io che guardo davanti a me, nel silenzio.
Cosa c’è lì, veramente?
Forse, sarà sempre impossibile capirlo.
“La vita è un mistero da
vivere,” sento Osho dire “non un problema da risolvere.”
tratto
da:
Ma Prem
Shunyo - I miei
giorni di luce con Osho - Edizioni del Cigno
come un’onda
in un grande oceano
Cosa
vuol dire arrendersi?
Vuol dire essere aperti, senza paure e vulnerabili. Vuol dire permettere
all’altro di entrare dentro di te. Biologicamente, naturalmente, il sesso è
l’esperienza fondamentale in cui, senza alcuno sforzo, permetti a qualcuno di
entrare dentro di te, o di starti molto vicino, senza doverti difendere. Non
resisti, né ti trattieni, ma fluisci rilassato, senza paura, senza pensare al
futuro, ai risultati o alle conseguenze, ma stando semplicemente nel momento.
Anche se arrivasse la morte, l’accetteresti.
In amore profondo, gli
amanti hanno sempre avuto la sensazione che questo fosse il momento giusto per
morire. Se la morte arrivasse, sarebbe benvenuta, perché sono aperti anche alla
morte. Se sei aperto alla vita, sarai aperto alla morte. Se sei chiuso alla
vita, sarai chiuso alla morte.
Chi ha paura della morte,
ha fondamentalmente paura della vita. Non ha vissuto, per questo ha tanta paura
della morte. E la paura è naturale. Se non hai vissuto affatto, avrai
inevitabilmente paura della morte, perché la morte ti toglierà l’opportunità di
vivere, mentre tu non hai ancora vissuto. Se arriva la morte, quando mai
vivrai?
Chi ha vissuto
profondamente non ha paura della morte. È appagato, e se la morte arriva può
darle il benvenuto e accettarla. Qualunque cosa la vita avesse da dare, l’ha
già data. Qualunque cosa si potesse conoscere durante la vita, è già stata
conosciuta. Adesso si può entrare tranquillamente nella morte. Anzi, si vuole
entrare nella morte, per conoscere qualcosa di nuovo e di sconosciuto. Nel
sesso e nell’amore sei senza paure. Non stai lottando per una cosa futura.
Questo stesso istante è il paradiso, questo stesso istante è eterno.
Ma quando parlo così, non
voglio dire che lo hai senz’altro sperimentato attraverso il sesso. Se hai
paura o resisti, allora nel sesso puoi avere un sollievo biologico, uno sfogo
sessuale, ma non raggiungi l’estasi di cui parla il tantra.
Wilhelm Reich
dice che se non hai raggiunto un orgasmo profondo, non hai conosciuto affatto
il sesso. Questo non è solo un rilascio di energia sessuale, ma un rilassamento
di tutto il corpo. In questo caso l’esperienza sessuale non è localizzata solo
nel centro sessuale, ma si diffonde in tutto il corpo. Ogni tua cellula vi
partecipa, e tu raggiungi un picco in cui
non sei più un corpo. E se non riesci a raggiungere questo picco, non
hai affatto conosciuto il sesso. Per questo Wilhelm Reich sostiene una cosa molto paradossale: il sesso è
spirituale.
Il Tantra
afferma la stessa cosa, e il significato è questo: quando sei profondamente nel
sesso, non sei più un corpo, diventi puro spirito che fluttua. Il corpo resta
qualcosa di remoto, completamente dimenticato; non esiste più. Non sei più
parte del mondo materiale, ma di quello immateriale: solo allora accade
l’orgasmo. Questo dice il Tantra a proposito del sambogh, del
rapporto sessuale. A quel punto conosci un rilassamento totale, una sensazione
di appagamento e la certezza che non occorre desiderare altro. Se nel sesso non
senti questa assenza di desideri, non hai conosciuto affatto il sesso. Forse
hai generato dei figli, ma si tratta di una cosa facile e del tutto diversa.
Solo l’essere umano può
conseguire questa spiritualità nel sesso; altrimenti il sesso è solo un istinto
animale. Ma quando gli insegnanti e i monaci lo condannano, tu dai loro
ragione, mentre quando il Tantra dice qualcosa non
riesci a crederci, perché non è la tua esperienza. Per questo il Tantra non è ancora riuscito a diventare un messaggio
universale. Ma il futuro è roseo, perché più l’uomo comprenderà e diventerà
saggio, più il Tantra verrà sentito e compreso.
Solo negli ultimi cento
anni la psicologia ha gettato le basi per un mondo che sarà tantrico.
Ma tu sei d’accordo con chi condanna il sesso, perché hai la stessa esperienza.
Sai che nel sesso ‘non accade nulla’, e dopo ti senti
depresso. Per questo c’è tanta condanna: ogni volta che fai sesso, poi ti senti
depresso e ti penti.
Il Tantra,
Wilhelm Reich, Freud e tutti coloro che hanno compreso, sono assolutamente
d’accordo nel dire che, se raggiungi un orgasmo sessuale, quel fuoco durerà ore
e ti sentirai totalmente diverso, senza alcuna preoccupazione o tensione. Il
risultato sarà euforia ed estasi. Ma tale estasi accade solo se c’è un
autentico abbandono, se non trattieni nulla né combatti, ma ti muovi
semplicemente con l’energia vitale.
Il sesso è un fenomeno
molto misterioso. Tu lo cominci, ma a un certo punto non esisti più. Il sesso
comincia come una cosa volontaria, ma poi incontri un limite. Se attraversi
quel limite non puoi più tornare indietro; se non lo attraversi puoi tornare
indietro. Il sesso dunque è entrambe le cose, volontario e involontario. Esiste
un limite fino al quale la tua mente è necessaria. Ma se non perdi la mente, la
testa, la ragione, la consapevolezza, la tua religione, la tua filosofia, il tuo
stile di vita, se non perdi la mente, non valichi il limite e la tua esperienza
del sesso si limiterà alla sfera volontaria.
Questo è quanto sta
avvenendo: dopo aver fatto sesso, ti senti depresso e intenzionato a fare voto
di castità e di rinuncia. Naturalmente, questi voti non avranno vita lunga; nel
giro di ventiquattr’ore, ti sentirai di nuovo bene,
pronto ad avere un altro rapporto. L’intera faccenda sembra una ripetizione
senza senso: prima accumuli energia, poi la getti via senza ricavarne nulla. È
una cosa noiosa e monotona. Per questo i preti e gli insegnanti contrari al
sesso ti affascinano, perché parlano di cose che puoi capire.
Ma tu non hai conosciuto
il sesso involontario, la dimensione biologica più profonda: non l’hai nemmeno
toccata, hai sempre evitato quel limite, perché ti fa paura; ti sei sempre
ritratto. Oltre quel limite tu e il tuo ego non esistete più. L’energia
sessuale si sarà impadronita di te, e ti ritroverai a fare qualcosa che non sei
in grado di controllare.
A meno che non entri in
questo fenomeno non controllato, non puoi raggiungere l’orgasmo. E una volta
che conosci questa energia vitale incontrollata, tu non ci sei più. Sei
diventato come un’onda in un grande oceano, e le cose accadono, semplicemente,
senza che tu le forzi.
In realtà, non sei più
attivo, sei diventato passivo. All’inizio sei attivo, ma poi arriva un momento
in cui diventi passivo. E l’orgasmo accade solo quando diventi passivo. Se lo
hai conosciuto, puoi capire molte cose. Puoi capire anche l’abbandono religioso.
Puoi capire anche l’arrendersi del discepolo a un maestro. A quel punto puoi
capire l’abbandono di qualcuno all’Esistenza stessa. Ma se non conosci nessun
tipo di abbandono, è difficile anche solo concepire cosa voglia dire.
Quindi è giusto: il sesso
è profondamente collegato all’abbandono. Se hai conosciuto il sesso in
profondità, sarai più capace di abbandonarti, perché avrai conosciuto il
piacere profondo che segue l’abbandono come un’ombra. Avrai conosciuto la
beatitudine che segue come un’ombra l’abbandonarsi, e quindi potrai avere
fiducia.
Il sesso è un abbandono
biologico; il samadhi, la consapevolezza cosmica, è
un abbandono esistenziale. Attraverso il sesso entri in contatto con la vita;
attraverso il samadhi, l’estasi, entri in contatto con
l’esistenza, cioè vai ancora più in profondità rispetto alla vita stessa. Entri
in contatto con la radice dell’esistenza. Tramite il sesso ti sposti verso
un’altra persona; nel samadhi ti sposti verso il
tutto, il cosmo.
Il Tantra,
se me lo concedi, è ‘sesso cosmico’! È innamorarsi
del cosmo, è abbandonarsi, arrendersi al cosmo. E devi essere passivo. Devi
essere attivo fino a un limite, al di là del quale non sei più necessario,
anzi, diventi un ostacolo. A quel punto lascia tutto in mano alla forza vitale,
abbandonati all’esistenza.
La seconda cosa: se
continui a pensare che arrendersi sia una cosa negativa e passiva, non c’è
nulla di male. È passivo e negativo, ma né la negatività né la passività sono
qualcosa di condannabile. Nelle nostre menti, quando sentiamo le parole
‘negativo’ e ‘passivo’, scatta una condanna, poiché per l’ego entrambe
equivalgono alla morte.
Non c’è nulla di sbagliato
nell’essere passivi. Passività vuol dire essere in profondo contatto con
l’universo, ma non si può esserlo in modo attivo: questa è la differenza tra
scienza e religione. Nei confronti dell’universo, la scienza è attiva e la
religione passiva. La scienza è come la mente maschile: attiva, violenta,
decisa; la religione è come la mente femminile: aperta, passiva, ricettiva. La
ricettività è sempre passiva. E la verità non va creata: va ricevuta.
Non devi creare la verità.
La verità esiste già! La devi ricevere! Devi diventare come un padrone di casa
che riceve la verità come sua ospite. E un padrone di casa deve essere passivo.
Devi essere simile a un grembo per poterla ricevere. Ma la tua mente è abituata
a essere attiva e a fare qualcosa, e in questa dimensione qualsiasi cosa tu
faccia diventerebbe un ostacolo. Non fare: sii semplicemente! Questo è ciò che
vuol dire passività: non fare nulla. Sii semplicemente, e permetti a ciò che
già è di accadere. Non c’è bisogno che tu faccia qualcosa creativamente o
attivamente. Devi solo ricevere. Sii passivo e non interferire. Non c’è nulla
di sbagliato nella passività.
La poesia accade quando
sei passivo. Perfino le più grandi scoperte della scienza sono avvenute in
passività. Anche se l’atteggiamento della scienza è attivo, le scoperte più
grandi accadono solo quando lo scienziato è passivo e in semplice attesa, senza
fare nulla. E la religione è fondamentalmente passiva.
Cosa sta facendo Buddha mentre medita? Il linguaggio e le parole che usiamo
ci danno una falsa impressione. Quando diciamo che Buddha
sta meditando, sembra, a causa delle parole, che stia facendo qualcosa. Ma meditazione
vuol dire ‘non fare’. Se stai facendo qualcosa, non
accadrà nulla.
Ogni attività è simile al
sesso: all’inizio devi essere attivo, poi arriva un momento in cui l’attività
cessa e devi essere passivo. Quando dico che ‘Buddha
sta meditando’, voglio dire che Buddha
non c’è più. Non sta facendo nulla. È semplicemente passivo – un padrone di
casa che aspetta, semplicemente aspetta. E quando aspetti l’ignoto, non puoi
nemmeno aspettarti qualcosa. Non sai cosa realmente avverrà, perché se lo
sapessi l’attesa sarebbe impura ed emergerebbe il desiderio. Non sai nulla!
Tutto il tuo sapere si è
fermato ed è stato abbandonato. La mente non funziona più, è in semplice
attesa. Allora ogni cosa ti accade. L’universo intero si riversa e penetra in
te da ogni lato. Tutte le barriere sono scomparse, e tu non ti trattieni più.
Non c’è nulla di male
nella passività. Al contrario, il problema è la tua attività. Siamo abituati
all’attività, perché siamo abituati alla violenza, alla lotta e al conflitto.
Per certe cose va bene, perché nel mondo non puoi essere passivo. Nel mondo
devi essere attivo e agguerrito, devi aprirti a forza la tua strada. Ma ciò che
è tanto utile nel mondo non è utile quando ti muovi verso un’esistenza più
profonda. Là devi invertire il cammino. Sii attivo nella politica e nella
società, per i soldi o per il potere. Sii inattivo se ti stai muovendo verso
dio, la religione, la meditazione, dove la via è la passività.
E non c’è nulla di
sbagliato nemmeno nel negativo. ‘Negativo’
vuol dire solo che qualcosa va abbandonato.
‘Negatività’ vuol dire che
svuoti te stesso, senza fare qualcosa di positivo, perché ciò che stai cercando
di scoprire esiste già. Semplicemente butti fuori i mobili. I pensieri sono i
mobili della mente. Buttali fuori, e la mente diventa uno spazio. E quando la
mente è uno spazio, diventa la tua anima, il tuo atman. Quando è piena di pensieri
e desideri è mente. Libera e vuota non è mente. La negazione è un processo di
eliminazione; elimina le tue cose.
Ebbene, non aver paura
delle parole ‘negativo’ e ‘passivo’. Se hai paura, non potrai mai arrenderti.
La resa è negativa e passiva. Non è qualcosa che fai. Al contrario, abbandoni
l’idea stessa di poter agire. Non puoi agire: questa è la sensazione
fondamentale. Solo a quel punto avviene la resa. È negativa perché ti stai
muovendo nell’ignoto, e il noto viene abbandonato.
Arrendersi a un maestro è
un miracolo, perché non sai cosa accadrà e cosa quest’uomo
abbia intenzione di farti. E non puoi mai essere certo se sia un vero maestro
oppure no. Non puoi sapere a chi ti stai arrendendo e
dove ti stia conducendo. Puoi provare a rendere le cose sicure, ma questo
stesso sforzo indica che non sei pronto alla resa.
Se prima di arrenderti sei
assolutamente certo che quest’uomo ti condurrà da
qualche parte – magari in paradiso – e poi
ti arrendi, non è affatto una resa. La resa avviene sempre con l’ignoto. Quando tutto è conosciuto,
non c’è resa. Hai già calcolato che avverrà questo e quello, che due più due fa
quattro. A quel punto non c’è resa. Non puoi dire: “Mi arrendo”, perché il
quattro è già garantito.
La resa avviene
nell’incertezza e nell’insicurezza. Quindi è facile arrendersi a dio, perché in
realtà non c’è nessuno a cui arrendersi e tu resti il padrone. È difficile
arrendersi a un maestro vivente perché in quel caso non sei più il padrone. Con
dio puoi continuare a ingannare, perché non c’è nessuno che ti faccia domande.
Ho letto una storiella
ebraica. Un vecchio stava pregando dio dicendo: “Il mio vicino ‘A’ è povero, e
l’anno scorso ho pregato anche per lui, senza che tu abbia fatto nulla. L’altro
mio vicino ‘B’ è zoppo, e l’anno scorso ho pregato anche per lui, senza che tu
abbia fatto nulla”. Andò avanti sullo stesso tono elencando tutti i suoi
vicini, e alla fine concluse: “Pregherò anche quest’anno.
E se tu mi perdoni, anch’io posso perdonarti”.
Ma stava parlando da solo.
Ogni discorso con il divino è un monologo, perché l’altro non è presente.
Quindi tutto quello che fai dipende da te, e tu resti il padrone. Per questo
nel Tantra si mette tanta insistenza sull’arrendersi
a un maestro vivente: perché in quel caso il tuo ego viene distrutto, e questa
distruzione è la base su cui può sorgere qualcosa. Solo così può nascere
qualcosa.
Ma non chiedere cosa puoi
fare per arrenderti. Non puoi fare nulla. Oppure, puoi fare una cosa sola:
essere consapevole di cosa realmente guadagni tramite l’azione: diventane
consapevole! Pensi di aver ‘guadagnato molto’: hai
guadagnato molta infelicità, molte angosce e molti incubi. Hai ‘guadagnato’!
Questo è ciò che hai guadagnato attraverso il tuo sforzo, questo è ciò che
l’ego può guadagnare. Sii consapevole dell’infelicità che hai creato in modo
positivo, attivo, senza arrenderti. Sii consapevole di tutto ciò che hai fatto
alla tua vita, e questa consapevolezza ti aiuterà un giorno a buttare via tutto
e ad arrenderti. E ricordati che verrai trasformato non dall’arrenderti a un
guru particolare, ma dalla resa in sé.
Dunque, il guru è
irrilevante; non è la cosa importante. La gente continua a venire da me, chiedendomi:
“Voglio arrendermi, ma a chi?”. Non è
questo il punto. Non è questione di ‘a chi’. È la
resa in sé che aiuta, non la persona a cui ti sei arreso. Questa potrebbe non
esistere nemmeno o non essere un autentico Illuminato. Potrebbe non essere altro
che un impostore, ma non è questo il punto; non ha importanza! Ti sei arreso:
questo aiuta, perché ora sei vulnerabile, aperto, sei diventato femminile. Hai
perso l’ego maschile, e sei diventato un grembo femminile.
La persona a cui ti sei
arreso potrebbe essere un impostore o non esistere affatto, ma non è questo il
punto! Ora che ti sei arreso, qualcosa può succederti. E molte volte è successo
che anche con un falso maestro i discepoli si illuminassero. Questo forse ti
sorprenderà: i discepoli si sono illuminati anche con un falso maestro!
Ciò che conta è la resa,
non il maestro, non ciò a cui ti arrendi. La statua, il tempio, l’albero, la
pietra, qualsiasi cosa va benissimo. Se ti arrendi, diventi vulnerabile
all’esistenza, e l’intera esistenza ti prende nelle sue braccia.
Forse questa storia è solo
una parabola, ma il significato è questo: quando ti arrendi, l’intera esistenza
è dalla tua parte. Il fuoco, la montagna, il fiume, la valle, nulla è contro di
te perché tu non sei contro nulla. Non c’è più ostilità.
Se cadi da un altura e ti
spezzi le ossa, quelle sono le ossa del tuo ego. Stavi facendo resistenza e non
hai permesso alla valle di aiutarti. Stavi aiutando te stesso, ti ritenevi più
saggio dell’esistenza. Arrendersi vuol dire arrivare a capire che tutto ciò che
fai è stupido e senza senso. E hai commesso tantissime stupidità per molte
vite.
Affidati all’esistenza. Tu
non puoi fare nulla! Devi comprendere che sei senza speranza; questa
comprensione – sentire di essere assolutamente senza speranza – aiuterà la resa
ad accadere.
tratto da:
Osho, I
segreti della trasformazione, Bompiani
dove l’ego non esiste
Il nulla è una vera e propria
esperienza. Lo sperimenti in profonda
meditazione o quando arriva la morte. La morte e la meditazione sono due
possibilità in cui sperimentarlo. Sì, qualche volta puoi sperimentarlo anche
nell’amore. Se ti dissolvi in qualcuno in uno stato di profondo amore, puoi
sperimentare una sorta di nulla. Questo è il motivo per cui la gente ha paura
dell’amore: si va così lontano che allora sorge il panico, allora ci si
spaventa. Questo è il motivo per cui solo poche persone rimangono orgasmiche,
perché l’orgasmo ti dà un’esperienza del nulla. Tu scompari, ti fondi in
qualcosa e non sai cos’è. Vai nell’indefinibile - avyakrit. Vai oltre il mondano.
Vai in una sorta di unità dove la separazione non è più possibile, dove l’ego
non esiste. E questo spaventa, perché è come morire. Quindi è un’esperienza che
può accadere o in amore – e le persone hanno imparato a evitare l’amore:
tanti lo desiderano profondamente, ma
distruggono tutte le possibilità di farlo accadere proprio a causa della paura
del nulla – o in profonda meditazione, quando
i pensieri si fermano. Ti accorgi semplicemente che dentro non c’è
nulla, ma questo nulla ha una presenza: non è semplicemente assenza di
pensieri, è la presenza di qualcosa di sconosciuto, misterioso, qualcosa di
enorme. Oppure puoi sperimentarlo nella morte, se sei vigile, consapevole.
Le persone normalmente muoiono
inconsapevoli, perché, a causa della paura del nulla, vanno in coma. Se muori
consapevolmente... Ed è possibile solo
se accetti il fenomeno della morte: è necessario prepararsi, imparare, durante
l’intero arco della vita... Bisogna
amare per
prepararsi a morire, è necessario meditare per essere pronti a
morire. Solo un uomo che ha amato e meditato sarà in grado di morire
consapevolmente.
tratto da:
Osho - Il sutra del cuore, Edizioni del Cigno
La
Sessualità interiore
In
meditazione conosciamo un tipo di unione di energie che è molto simile a quella
sessuale, ma per la quale non abbiamo bisogno dell’altro.
Se vai profondamente
in meditazione, un giorno, prima o
poi, ti renderai conto che ora l’ultimo momento è arrivato. Sta arrivando la
morte: ora morirai. La paura ti attanaglia. A causa di questa paura potresti
indietreggiare, tornare indietro. Se torni, perderai una grande
opportunità… che si presenta raramente, molto raramente. Vite e vite passano
prima che questo raro momento arrivi, il momento
in cui cominci a sentire un grande orgasmo
dentro di te. La donna interiore e l’uomo interiore si sono incontrati;
le due polarità opposte sono penetrate l’una nell’altra e sono diventate uno.
Ti trovi nel momento in cui puoi diventare il tutto. Ma la paura sarà lì,
perché l’ego si perderà. Tu, così come ti conosci – la tua immagine – andrà
perduta. Un nuovo essere, che non ha più
alcuna relazione con il vecchio, alcuna continuità, sarà lì, presente. Ma
dovrai morire, con tutto il tuo passato. La
paura arriva. La morte si incontra nella meditazione e la morte si
incontra nell’orgasmo sessuale. Ma se riesci a incontrare queste morti, sarai
in grado di incontrare la morte ultima: la morte dell’ego. E senza paura. Una
volta che sai di poter perdere te stesso e continuare comunque a essere, una
volta che sai che il perdersi non è realmente un perdere ma un guadagnare, una
volta che sai che questo fondersi non è la morte, ma la vita eterna, una volta
che sai questo, non c’è più morte per te. Il tuo corpo morirà, tutto ciò che
hai morirà, ma il tuo essere autentico, la vera base della tua esistenza, è
eterno. E questo è bene. Se puoi sperimentare la morte attraverso il sesso, il
sesso stesso diventa spirituale; diventa una meditazione. Una volta che
sperimenti questo con la donna o l’uomo esteriore, con l’amato o l’amante, sarà
facile per te muoverti all’interno nella meditazione e creare dentro di te lo
stesso fenomeno che hai conosciuto al di fuori. Chiunque può creare
direttamente il proprio regno interiore. Sarà difficile, ma può essere creato.
Una volta che è stato creato, potrai conoscere una profonda fusione, una
profonda comunione tra le tue due opposte polarità e il sesso diretto
all’esterno scomparirà. È solamente una sostituto della sessualità interiore.
Questa sessualità interiore, io la chiamo meditazione. Tu sei solo, in profondo
orgasmo con le tue stesse opposte polarità. Ovunque, dove puoi sentire la
morte, sentila. Non scappare. La morte è bella; la morte è il mistero più
grande, è più misteriosa della vita. Attraverso la vita puoi ottenere il mondo,
il mondo futile, privo di significato, senza valore. Attraverso la morte puoi
ottenere l’eternità. La morte è la porta.
tratto da:
Osho - La
nuova alchimia - Libreria Editrice Psiche
La
visione di Osho è focalizzata sul diventare più consapevoli, lasciando andare
credenze e superstizioni per assumersi la responsabilità della propria vita.
Osho
ha osservato che la consultazione degli ‘I Ching’,
dell’astrologia e altre cose simili, può essere un modo di alimentare le nostre
speranze per il futuro e il nostro bisogno di controllare la vita.
“[La
gente] vuole farsi un’idea su cosa accadrà in futuro in modo da potersi
preparare… Se non si abbandonano tutte le speranze, non si può fare a meno
dell’astrologia. Essa continua ad avere grande potere sulla mente umana, perché
si è ancora nella morsa della speranza. Si vorrebbe avere qualche indicazione
sul futuro in modo da muoversi con più sicurezza, in modo da anticipare le cose
e da rimandarne tante altre.” (The Beloved)
Vista
la situazione, che parte può avere l’astrologia nella vita di qualcuno che
cerca di far crescere la sua consapevolezza?
Un’astrologa
sannyasin, Phoebe, ci dà
alcune idee in proposito…
Come
ha fatto con molti
altri argomenti, Osho da un lato ha criticato l’astrologia mostrandone le trappole nascoste, dall’altro ne ha riconosciuto anche
il valore.
Secondo lui le predizioni
degli astrologi sono esatte così di frequente perché l’uomo è inconsapevole,
meccanico, vive secondo schemi facilmente
identificabili. Dato che con grande probabilità continuerà a ripeterli
anche nel futuro, non è poi così difficile per l’astrologo fare predizioni.
Come
astrologa e meditatrice non mi interessa sfruttare il
robot che è dentro di noi. Quindi
non predico il futuro, né do indicazioni per renderlo più controllabile; non
renderei un gran servizio a chi
vuole vivere in modo più consapevole
se lo portassi via dal momento
presente per condurlo verso un labirinto di speranze e paure per il futuro.
Né voglio dare l’impressione
che un destino onnipresente e scritto nelle stelle regoli le nostre vite.
Questo ci condurrebbe solo a dare la colpa ai pianeti dicendo per esempio:
“Saturno è in transito sul mio sole, ecco perché non ho energia!”, invece di
prenderci le nostre responsabilità per come abbiamo scelto di essere. Io cerco
piuttosto di interpretare ciò che è scritto nelle stelle in modo da
incoraggiare la consapevolezza e l’auto-osservazione.
Guardo i transiti del mese
e suggerisco quali sono i temi che potrebbero sorgere con questi aspetti
planetari, e magari suggerisco modi di affrontare questi temi per dare supporto
alla consapevolezza e alla disidentificazione.
I testi dei miei oroscopi
sono basati sui transiti del momento relativi a ogni segno, e sugli aspetti dei
pianeti dominanti. Dato che il macrocosmo è uno specchio del microcosmo, scopriamo che i movimenti dei pianeti
si riflettono nei nostri processi interiori: la qualità presente nel
momento può far scattare in noi i temi che le sono legati.
Chi usa le carte dei
Tarocchi, saprà già tutto questo. C.G.Jung l’ha
chiamata sincronicità – una legge misteriosa che gli scienziati non riescono a
spiegare ma che pure è operante, perché l’esistenza è una vasta rete in cui
tutto è interdipendente e interrelato.
Quindi l’oroscopo, come un
oracolo, pesca nell’inconscio, e la sincronicità assicura che ciò che tiriamo
fuori possa fare luce sugli avvenimenti attuali della nostra vita.
In altre parole, il testo
dell’oroscopo può riuscire a darci uno scossone, portando alla luce idee e
sensazioni sepolte nell’inconscio in modo che possano essere esaminate e magari
eliminate.
Io vedo la carta natale
come un diagramma della mente conscia e inconscia. È karmica
nel senso che rappresenta i vecchi modi di pensare, di sentire e di agire, che
nelle vite passate sono diventati delle abitudini che ripetiamo automaticamente
finché non diventiamo più consapevoli. Tuttavia, la nostra carta può dirigere
la nostra vita solo fin quando siamo identificati con la personalità, il sé.
Osho ha sottolineato come
l’astrologia possa offrire una visione che è in grado di togliere potere
all’ego. Nel libro I misteri occulti
dell’Oriente afferma: “Non siamo
separati, siamo un tutt’uno. Siamo rami e foglie che
sono nati e cresciuti dal sole. Tutto ciò che accade alle radici del sole
vibrerà e si diffonderà dappertutto, anche all’interno del nostro essere, in
ogni cellula e in ogni nervo. Se riusciamo a capire questo, comprenderemo che
in questo mondo siamo un’unica famiglia. Allora non vorremo più vivere
incasellati nell’ego e nell’orgoglio. Il colpo più forte vibrato
dall’astrologia è quello che infligge all’ego. Se l’astrologia ha ragione,
l’ego ha torto. Mettiamola in questo
modo: se l’astrologia ha torto, allora non rimane nient’altro che l’ego ad aver
ragione. Se l’astrologia ha ragione, allora il mondo va bene così e sono io che
ho torto. Sono solo una parte infinitesimale e minuscola del cosmo; sono così
piccolo che non vale nemmeno la pena di mettermi nel conto. Se l’astrologia ha
ragione, allora io non ci sono. C’è un fluire potente di forze di cui io
rappresento solo una piccola increspatura”.
Quando viviamo in modo
meditativo, le intuizioni che gli astrologi ci forniscono non rimangono
limitate alla mente, ma si radicano momento per momento nella pratica della
consapevolezza. Allora possono essere di aiuto per centrarci nello spazio
silenzioso del testimone, dove siamo i padroni, e non gli schiavi, di noi
stessi e della nostra carta astrologica.
Phoebe
Una Vita
normale
Sagapriya, terapista a Pune per molto tempo, ha
creato numerosi processi di gruppo sulla consapevolezza nella vita quotidiana.
Gli ultimi sono stati presentati da ‘Conscious living’, l’associazione di cui Sagarpriya
è stata una delle fondatrici e che organizza seminari in tutta Europa.
Attualmente l’associazione ha sede in Italia.
È
una mia grande passione,
quella di insegnare come essere consapevoli nella vita quotidiana. Posso
aggiungere che è la sfida più grande che ho dovuto affrontare in tutti i miei
anni di conduzione di gruppi. C’è un’enorme ricchezza di dettagli in ciò che
facciamo ogni giorno. Quasi ogni momento sarebbe possibile fermarsi ed
esclamare: “Guarda questo!” oppure “Hai visto quello?” I momenti di ‘questo’ e
‘quello’ passano così veloci, e sono tantissimi. Penso che sia proprio per
questo che abbiamo tutti smesso di essere consapevoli, perché la quantità di
eventi tende a sopraffarci!
Prendi per esempio cosa
succede col mangiare. Quando diamo al
mangiare una normale quantità di attenzione, pensiamo a un pasto come a
un evento che inizia quando il cibo arriva sul piatto e finisce quando il
piatto è vuoto. Alla fine ci sentiamo soddisfatti.
Ma se guardi un po’ più da
vicino, all’interno di questo evento ce ne sono molti altri più piccoli, ognuno
con un suo inizio e una sua fine. C’è un inizio quando il cucchiaio si avvicina
alla bocca, e c’è una fine quando ingoi: un boccone è finito. Ne sei
soddisfatto? C’è un inizio quando il braccio solleva il cucchiaio; c’è una fine
quando abbassi il cucchiaio verso il tavolo e il braccio si rilassa: un
movimento è stato completato. Sei soddisfatto
dell’attività muscolare nel braccio? Probabilmente sì, se sei in
contatto con il tuo corpo.
Quando il cibo entra in
bocca, c’è un inizio. I denti si separano. Poi le due mascelle si avvicinano
sempre di più l’una all’altra finché, bang, i denti si scontrano con una certa
forza. E quella è la fine di uno ‘gnam’. Puoi
fermarti là e sentirlo? Sei soddisfatto?
In realtà, sarà difficile
anche solo fare una pausa dopo il primo ‘gnam’.
Vedrai come, quasi contro la tua volontà, ti ritrovi a passare al prossimo ‘gnam’, come se a mangiare non fossi tu, ma un meccanismo di
qualche genere. La mente è così orientata verso la fine del pasto che ha fretta
di raggiungere la soddisfazione… più tardi. Quindi continuiamo a perderci tutte
le belle esperienze che accadono durante il percorso.
Nel corso della mia
attività nei gruppi su questo tipo di consapevolezza, sono andata a cercare ciò
che ha detto Osho su questo argomento. Sono rimasta sorpresa quando ho scoperto
che il numero di citazioni disponibili era enorme. L’ascoltarle ha fatto una
grande impressione su di me, e mi sono chiesta come avevo fatto a non capire
che il punto è proprio la vita di tutti i giorni.
Osho ha parlato nella
maggior parte dei casi della nostra meccanicità. Ha
detto che dobbiamo deautomatizzare il nostro
comportamento. E subito dopo magari raccontava una barzelletta sul nostro
essere perennemente addormentati.
Quindi mi pare che è
proprio qui il punto da cui dobbiamo cominciare: riconoscere la meccanicità delle nostre azioni. Come si presenta? C’è
sempre un accento sul risultato finale. Per esempio,
vuoi riporre un maglione nell’armadio.
Subito vedi l’immagine mentale del maglione ripiegato nell’armadio, e
questo diventa il punto centrale dell’attenzione.
Un’altra caratteristica
del comportamento meccanico è quella di muoversi sempre in linea retta verso la
meta. L’interesse è puntato sull’efficienza: come arrivare alla meta nel minor
tempo e con meno sforzo possibile. Di conseguenza,
di solito sposti il maglione e persino lo pieghi, esattamente come avevi fatto
l’ultima volta, in modo da non doverci pensare un’altra volta.
La meccanicità
per me significa ripetizione. E ogni giorno
compiamo molti atti ripetitivi. Non ci passa neanche per la mente che lo
stesso atto può essere fatto in modo diverso.
Quando ci poniamo la
domanda: “Come fare questa azione in un modo nuovo?”, abbiamo stimolato la
creatività. E a quel punto si tratta solo di sperimentare, di provare cose
nuove. Alcune delle cose che provi ti faranno felice, altre no.
Nei miei gruppi imparo moltissimo dalla gente che sta sperimentando e, per
renderti le cose un po’ più facili, cercherò di mettere in parole alcune delle
cose che abbiamo scoperto.
Creatività
autentica
Siamo tutti pieni di ‘devi’. Probabilmente sono
un’eredità del passato che è diventata a questo punto parte della nostra mente.
Siamo noi che ci diciamo: “Devi lavare i piatti”, “Devi portare fuori la
spazzatura”, “Devi piegare le magliette nell’armadio”. Ci creiamo una vita di
doveri.
Sappiamo per esperienza
che quando diciamo di sì a uno di questi doveri, non è che ci divertiamo tanto.
È lo spazio che Osho chiama ‘il cammello’. I cammelli
vengono nutriti dall’approvazione della persona che ha detto ‘devi’, ma è un
cibo illusorio. Non vieni nutrito come quando fluisci con la tua verità,
facendo ciò che ti senti di fare in un dato momento.
Quelli che si ribellano
contro l’essere dei cammelli di solito diventano leoni, cioè dicono di ‘no’ al
fare ciò che dovrebbero. Reagiscono
negativamente in ogni situazione. Ma anche questo atteggiamento non è
fonte di gioia. Per trovare una creatività autentica devi venir fuori da
entrambi questi spazi, del cammello e del leone. Ciò significa rompere la connessione
con le aspettative degli altri (e persino con quelle della tua stessa mente) e
guardare dentro di te, come se fossi solo al mondo e avessi facoltà completa di sentire ciò che senti e
di fare ciò che ti piace. Non c’è nessun altro a consigliarti, né potrebbe
farlo.
Questo spazio in cui godi
il fluire della tua energia, viene chiamato da Osho ‘il bambino’.
Osho non intende qui un bambino di 5 anni, ma piuttosto qualcuno che ha
recuperato la sua innocenza. Il ‘bambino’ osserva le possibilità di questo
momento, e dà la risposta più facile e naturale. Si basa su di una fonte di
energia interiore che ha impulsi improvvisi, e seguire questi impulsi non
richiede alcuno sforzo. È puro divertimento, è amore.
Il ‘bambino’ non viaggia
mai in linea retta verso la meta. Per strada continua a giocare. Guarda dentro
di sé per trovare il momento giusto di fare le cose: camminare, prendere una
maglia dall’armadio e metterla in un altro. Anche quando decide che l’armadio è
la sua meta, non è detto che ci vada direttamente. Non c’è fretta. Si rilassa,
e il movimento ‘accade’ al suo corpo. Se il movimento non accade, se si ritrova
seduto per un po’ di tempo, anche quello è OK.
Alto livello
di soddisfazione
Una delle cose principali che insegno nei miei
gruppi è come trovare questo spazio del ‘bambino’ in tante situazioni diverse.
Ci sono delle istruzioni generali che funzionano sempre.
1. Scegli la tua posizione
corporea con cura. È la base a partire dalla quale farai qualcosa in questo
momento. Devi sentire il corpo rilassato, a suo agio, ‘giusto’.
2. Mantenendo quella
posizione corporea, rilassati ancora più profondamente, fino ad arrivare al
ritmo naturale del momento. Questo ritmo viene dal respiro, dal battito
cardiaco, dalla chiusura e apertura degli occhi e da qualsiasi movimento faccia
il corpo nel suo stato di rilassamento. Tutto ciò che vive, ha un ritmo. Solo
quando sei nella mente questo ritmo scompare.
3. Quando sei in contatto
con la tua posizione corporea e con il tuo ritmo, senti il cuore. Il cuore
affronta le situazioni esterne in un modo molto particolare: sa istintivamente
ciò che può apportare un’armonia più grande.
4. Dal cuore, quando è
connesso con il corpo, arriva un impulso a un’azione che ti darà soddisfazione.
Potrebbe essere un’azione forte, qualcosa da dire o da fare. Oppure potrebbe
essere una non-azione, come lo star seduto, con nulla da dire o da fare. Al
momento giusto, questo non far nulla sarà una scelta assolutamente
soddisfacente.
Adesso parliamo per un
momento di lavoro, perché quella è un’area in cui molta gente pensa che sia
impossibile trovare gioia. In effetti, la parola lavoro è venuta a implicare il
fatto che devi fare qualcosa che non è per il tuo piacere. Dividiamo la vita
tra il ‘tempo libero’ – quando possiamo fare ciò che
vogliamo – e il ‘lavoro’ in cui dobbiamo raggiungere delle mete e non possiamo
passare il tempo come ci pare e piace.
Prima il
divertimento
Ciò che chiamiamo lavoro è diverso dal tempo
libero in una caratteristica: implica l’impegno in qualche progetto. I progetti
possono essere molto limitati – come mettere una maglia nel cassetto – oppure
molto complessi, come ristrutturare una casa. Ma in ogni caso ti impegni a
usare la tua energia in risposta a una situazione particolare e limitata, in
cui alla fine ci si aspetta una situazione cambiata. Quindi c’è – per così dire
– una meta che può o può anche non essere raggiunta.
Prendi ad esempio, il
progetto di pulire il bagno. C’è una meta che devi avere in mente. Per persone
diverse esisterà una visione diversa, ma il punto è che la persona comunque
prende un impegno relativo alla sua meta. Senza questo impegno, lo studio di come agire in modo consapevole non può
neanche iniziare.
Diciamo allora che hai
deciso di pulire il bagno. Quasi tutte le persone che non sono consapevoli
della posizione corporea, del ritmo, del cuore, ecc., inizieranno dal compito
più pesante. Pensano che sia meglio farlo
mentre hanno ancora tanta energia, perché magari dopo non ne avranno più
voglia. Ma in realtà accade proprio il contrario. Puoi provare. Invece di
buttarti su di una cosa difficile, prova a guardare il bagno con l’idea di
trovare l’angolo più divertente da cui iniziare. Che tipo di posizione corporea
ti piacerebbe avere? Come vorresti lavorare, con che ritmo? Che forza vuoi usare?
Se ti senti forte, vai a prendere
l’aspirapolvere. Se ti senti più tranquillo, inizia a pulire uno
scaffale e a disporre i flaconi dello shampoo. Fai ciò che ti piace. Questa
gioia ti dà lo spunto per provare un altro compito dopo aver finito questo – sarà
il prossimo lavoro divertente. In questo modo, accade un miracolo. Quando sei a
metà del lavoro, senti improvvisamente di voler fare la parte più pesante, la
parte che pensavi non ti piacesse, ma ora anch’essa è diventata divertente.
Se osservi la tua energia,
saprai cosa fare e quando.
L’importanza
delle pause
La gente che lavora in modo meccanico non fa mai
pause. Va dritto verso la meta, mirando alla soddisfazione che deriva da un
lavoro completato. Al contrario, chi lavora in modo consapevole osserva i ritmi
naturali dentro di sé. L’energia di ‘fare’ non può durare per sempre. Va a
scatti. Prima senti un desiderio di fare che vuole essere impiegato in qualcosa
e, quando quello è esaurito, senti di non voler far nulla per un po’. Usa
questa opportunità. Fidati dei momenti in cui l’energia va giù. Inizia a
vederli come altrettanto utili e necessari al processo lavorativo. Se fai una
passeggiata nel bosco tra due periodi di
pulizia della casa, la tua soddisfazione crescerà.
Lavoro di
gruppo
Finora ho parlato del lavoro che fai da solo. Ma
spesso esiste un’altra risorsa intorno a te che non viene usata a sufficienza:
le altre persone. A volte nei miei gruppi do una dimostrazione di come spostare
una cosa da un posto a un altro. Arrivo vicinissima alla meta, al posto in cui
il cuscino deve essere piazzato, ma… non ci arrivo. Manca l’impulso finale.
Aspetto. E di colpo mi vedo dare il cuscino a un’altra persona, e questa lo
porta alla meta. Oppure non lo fa, magari lo consegna a qualcun altro, perché
queste cose non vanno in linea retta. Ma sorprendentemente accade sempre che
qualcuno vuole che il cuscino arrivi alla posizione finale.
Quindi rimani aperto alla
possibilità che altre persone possano dare
una mano a realizzare il progetto. Usa tutte le risorse disponibili, comprese
le persone, per innalzare il tuo livello di soddisfazione.
Naturalmente lavorando con
altre persone ci possono essere dei problemi. Gli altri possono avere dei
momenti negativi e cercare indirettamente di disperdere
l’energia in modo che il progetto non arrivi a compimento. Possono usare
la situazione per essere leoni – quindi in opposizione al ‘devi’ – e non
comprendere di avere la posssibilità di scegliere la
creatività.
Mi piace molto dimostrare
nei miei gruppi come, se anche una sola persona sa come essere creativa, può
cambiare l’atmosfera negativa di tutto il gruppo. Se una persona mette il suo
corpo in una posizione per cui ha un ‘sì’, se osserva i suoi ritmi, sente il
cuore, e si muove a partire da quello spazio, questa vibrazione riuscirà a
toccare anche qualcun altro. A quel punto la prima persona può connettere la
sua energia con quelli che stanno rispondendo alla sua qualità. Possono
iniziare a fare cose insieme e, ben presto, anche gli altri possono rilassarsi
in questa qualità senza notare nemmeno che c’è stato un cambiamento.
Questa, di nuovo, è una
proposta per usare tutte le risorse disponibili. Non preoccuparti affatto delle
persone che non sono ancora disponibili come risorse per il positivo. In
effetti loro non interferiscono per nulla. Se non ti preoccupi di loro, puoi
cercare un angolo dello spazio di lavoro che ti dà abbastanza gioia e che può
nutrirti. Questo nutrimento che ti dai diventa un mattone per costruire
qualcosa, nel senso che altri che sono nello stesso spazio finiranno per
scoprirti.
Il valore
della presenza inattiva
Un’ultima cosa sul lavoro di gruppo. Abbiamo tutti
l’idea che durante il periodo di lavoro, tutti i membri del team dovrebbero
prendere parte attiva al progetto. Mi ricordo che una volta, mentre pulivo la Multiversity Plaza a Pune, uno
della mia squadra andò a sedersi nell’area di counseling,
vicino a dove stavamo lavorando. Era chiarissimo che aveva scelto di sedersi
là; tutto il suo corpo irradiava soddisfazione e, in questo modo, era un supporto
energetico per quelli di noi che avevano l’energia di spolverare le lampade e
vuotare cestini. Il suo stare seduto, invece di tirarci giù o farci sentire di
non voler lavorare, era di nutrimento al nostro fare.
Queste sono alcune delle
intuizioni che mi hanno portato a osservare più attentamente eventi di routine,
che accadono quotidianamente. So anche che la mia scelta riguarda solo alcune
cose tra le tante disponibili. E tuttavia l’essere consapevole di quelle
pochissime cose mi dà la possibilità di capire che la vita di tutti i giorni è
una miniera d’oro.
Sagarpriya
tratto da: Osho Times ed.
tedesca, maggio
2000
Il cammello,
il leone e il bambino
Frederick Nietzsche, sebbene pazzo, ha avuto
molti istanti bellissimi di luce, d’amore e di verità. Egli afferma che l’uomo
passa attraverso tre diversi stadi di consapevolezza. Chiama il primo il
cammello, il secondo il leone e il terzo stadio, quello supremo, il bambino. Ha
scelto nomi ben strani per questi tre stadi.
Siete tutti cammelli, e il
cammello è l’animale più brutto della terra! Niente in lui è dritto. Hai mai
cavalcato un cammello? Sapresti di cosa parlo. Ho sofferto molto perché in
India, nel deserto del Rajasthan, il cammello è
l’unico mezzo per andare da un posto all’altro. Stando sul cammello per alcune
ore si incomincia a credere che l’inferno esista davvero...
Nietzsche chiama il secondo stadio,
il leone. Una strana coincidenza – Buddha era solito
definire le proprie parole ‘il ruggito del leone’. Il
leone è uno degli animali più belli che esistano sulla terra; forte, e capace
di stare da solo. Il leone non vive come una pecora, nel mucchio. Vive da solo,
senza paura. È pronto ad assumersi qualsiasi rischio.
Per poter stare da solo,
devi diventare un leone. Questo non vuol dire abbandonare la famiglia, gli
amici, la società, la comune. No, si può essere da soli anche in mezzo alla
folla, non c’è problema. In effetti, tu sei solo. La folla può essere immensa,
e in mezzo alla folla ti puoi dimenticare della tua solitudine, ma dimenticarsene
non cambia nulla. Qui, siete migliaia di sannyasin...
Ma svegliati un attimo, e scoprirai di essere solo. Sto parlando a ciascuno di
voi individualmente. Nessuno è in grado di parlare a una folla.
E Nietzsche
chiama il terzo stadio, il bambino. Ha scelto un bellissimo nome per il terzo
stadio: il bambino appena nato, nuovo,
privo di ego e del desiderio di diventare qualcosa di speciale nel mondo, senza
una mente programmata, senza condizionamenti. Non è cristiano né americano,
indù o indiano, è semplicemente se stesso. Nel suo essere c’è assoluto
silenzio. Non ha letto niente di niente – tutte quelle cose inutili che
ingombrano la mente finché arriva un momento in cui sei soltanto una montagna
di rifiuti. La coscienza del bambino è soltanto uno specchio che riflette
qualsiasi cosa gli arrivi di fronte.
Il bambino non conosce
nomi. Credi che se porti una rosa rossa a un bambino, questi penserà nella sua
testa: “Questo è una rosa rossa, un fiore bellissimo?”. Niente affatto, vedrà
solo il fiore, come tu non lo hai mai visto. Ne percepirà la fragranza, come a
te non può più arrivare, perché ormai ci sono troppe barriere. Non conosce il
nome del colore né quello del fiore. Non sa che è bello. La sua mente è
silenziosa, eppure ha un’esperienza totale del fiore. Non occorrono parole.
Una rosa è una rosa è una
rosa.
Quello che occorre è
chiarezza e innocenza.
Nietzsche chiama il terzo stadio,
il supremo, il bambino. Questo è proprio quello che sto tentando di fare io:
farti ridiventare bambino - fresco, sgombro, privo di ideologie, in modo da
incontrare l’esistenza direttamente. Ma se la vuoi sperimentare in modo
diretto, dovrai eliminare tutto ciò che ti impedisce di farne esperienza
diretta. Il dubbio è uno strumento molto valido, porsi domande è di enorme
aiuto - senza di loro non c’è ricerca.
Ricorda che dubbio,
indagine, domande non sono negativi. Sono la ricerca del positivo. Diventano
negativi solo se vi resti intrappolato, quando i dubbi diventano il tuo credo –
allora sono negativi. Quando la tua ricerca diventa abitudine, e ti dimentichi
completamente di cosa stai cercando, allora sei proprio in una brutta
situazione. Altrimenti sarebbe una vera benedizione: dubitare vuol dire che le
tue allucinazioni sono finite.
Che cosa è successo
effettivamente alla mia gente in questi trent’anni?
Sono entrato in contatto con migliaia di persone. Ho parlato di Mahavira – e solo i seguaci di Mahavira
erano felici. Ho parlato di Gesù – e i cristiani
erano contenti perché pensavano che stessi dando sostegno al loro ego, ai
programmi della loro mente, alla loro cristianità, al loro Gesù.
E questo è successo tante volte. All’inizio, per ottenere la tua fiducia, parlo
in modo positivo di Gesù, Maometto, Buddha. Appena vedo che è il momento – quando non puoi
tornare indietro, perché ti sei già troppo avvicinato a me – inizio a dire la
verità.
Ti sentirai ferito, ma
sono ferite salutari. Fa male perché mette a nudo la ferita. Una ferita
nascosta si può dimenticare, però è ancora lì e può crescere e diventare un
cancro. Mettila fuori all’aria, al sole, alla luna, all’esistenza. L’esistenza
nel suo complesso è una grande forza curativa. Se ha potuto darti la vita,
perché non dovrebbe poter curare le piccole ferite create dai tuoi genitori,
dagli insegnanti, dai politici? È un lavoro da niente per l’esistenza. Devi
solamente mettere allo scoperto le tue ferite. Ma all’inizio sarà doloroso.
Mi chiedi: “Sto mancando
il punto?”. Nossignore! Questo è il punto,
ci stai arrivando. Ora sta a te: puoi scappare e nasconderti ancora una
volta nella tua felicità illusoria oppure puoi ruggire come un leone e fare un
salto quantico nella realtà, sapendo benissimo che sarà doloroso. Ma non
finisce lì. Fa male soltanto perché ti aggrappi alla felicità del passato.
Appena la lasci andare – appena comprendi che è un sogno – il dolore scompare e
così anche la disperazione. Per la prima volta ti comporti da uomo; non sei più
un animale. Per la prima volta la notte finisce e sorge il sole. Hai imparato
un grande segreto.
Continua a usare questo segreto,
e il terzo stadio della consapevolezza non sarà più tanto lontano. Ce l’hai a
portata di mano. Il ruggito del leone ti stacca dal passato e ti unisce al
futuro.
Ridiventare bambino è la
gioia più alta, la più grande conquista, perché ti dà l’innocenza, la libertà e
la chiarezza di vedere le cose come sono.
tratto da:
Osho,
From the False to the Truth #15
L’unione
dell’uomo e della donna interiori avviene a vari livelli, sempre più alti,
corrispondenti ai diversi chakra, fino a raggiungere
la trascendenza di ogni dualità. Osho spiega nei dettagli come evitare gli
eventuali ostacoli sul percorso.
Nell’uomo il muladhar è maschile e lo swadhistan
femminile. Nella donna il muladhar è femminile e lo swadhistan maschile, e così via. Nei sette chakra, fino al sesto, la dualità rimane; il settimo è
non-dualistico.
Ci sono tre coppie dentro di te: muladhar-swadhistan si devono unire. Manipura-anahata
si devono unire. Visuddha-ajna si devono unire.
Il primo centro, il muladhar,
è maschile nell’uomo. Anche mentre stai facendo l’amore con una donna
all’esterno, dice il Tantra, ricorda l’interno. Fai
l’amore con la donna all’esterno, ma ricorda l’interno. Lascia che la tua
consapevolezza si muova all’interno; dimentica completamente la donna
esteriore. Nel momento dell’orgasmo dimentica completamente la donna – o
l’uomo. Chiudi gli occhi e stai dentro di te, e fai che sia una meditazione.
Quando l’energia è in movimento, cogli l’opportunità. Questo è il momento in
cui puoi avere un contatto – un viaggio all’interno.
Di solito è difficile guardare all’interno,
ma in un momento d’amore c’è un vuoto, e tu non sei più lo stesso. In un
momento d’amore sei al massimo della tua espressione. Quando viene l’orgasmo,
tutta l’energia del tuo corpo vibra nella danza; ogni cellula, ogni fibra sta
danzando con un ritmo e un’armonia sconosciuti nella vita ordinaria. Questo è
il momento: questo momento di armonia, usalo come un passaggio verso l’interno.
Quando fai l’amore, diventa meditativo, guarda all’interno.
Una porta si apre in quel momento. Questa è
l’esperienza tantrica. Una porta si apre in quel
momento, e il Tantra dice che ti senti felice solo
perché quella porta si apre e qualcosa della tua beatitudine interna fluisce
verso di te. Non proviene dalla donna esteriore, non proviene dall’uomo
esteriore, ma dal tuo centro più intimo. L’esterno è solamente una scusa.
Se, facendo l’amore, diventi meditativo –
diventi silenzioso, cominci a guardare all’interno, chiudi gli occhi,
dimentichi l’uomo o la donna esteriori – allora accade. Il muladhar, il tuo centro maschile
interiore, comincia a muoversi verso il centro femminile – il centro femminile
per te è lo swadhistan – e accade un coito, un rapporto
interiore. Questo è il meccanismo della tua celebrazione interiore. E nel
momento in cui muladhar e swadhistan
si incontrano, si libera energia. Proprio come si libera energia quando ami la
tua donna, quando lo swadhistan e il muladhar si incontrano viene liberata energia e questa
colpisce il centro superiore, il manipura.
Il manipura è
maschile, l’anahata
è femminile. Quando hai raggiunto l’armonia del primo incontro del tuo uomo e
della tua donna interiori, un giorno all’improvviso accade il secondo. Non devi
fare niente – è semplicemente l’energia liberata dal primo incontro a creare la
possibilità per il secondo. E quando energia è creata dal secondo incontro,
questa crea la possibilità per il terzo.
Il terzo incontro avviene fra visuddha e ajna. E quando
avviene il terzo incontro, viene creata energia per il quarto, che non è un
incontro, che non è un’unione, ma unità. Sahasrar è solo, non c’è maschile-femminile. Adamo ed Eva sono scomparsi l’uno
nell’altra, totalmente, assolutamente. L’uomo è diventato la donna, la donna è
diventata l’uomo; tutta la divisione svanisce. Questo è l’incontro assoluto,
eterno. Questo è quello che gli indù chiamano satchitananda. Questo è ciò che Gesù chiama ‘il Regno di Dio’.
In effetti, il numero sette è stato usato
da tutte le religioni. I sette giorni sono simbolici, e il settimo giorno è la
festività, il giorno santo. Dio lavorò per sei giorni, e il settimo si riposò.
Dovrai lavorare su sei chakra, il settimo corrisponde
allo stato di profondo riposo, di estremo riposo, di assoluto rilassamento –
sei arrivato a casa.
Con il settimo chakra
tu scompari come parte di una dualità; tutte le polarità, tutte le distinzioni
scompaiono. La notte non è più notte, il giorno non è più giorno. L’estate non
è più estate, e l’inverno non è più inverno. La materia non è più materia, e la
mente non è più mente – sei andato oltre. Questo è lo spazio trascendente che Buddha chiama nirvana.
Questi tre incontri interni e il
raggiungimento del quarto hanno anche un’altra dimensione. Vi ho parlato molte
volte di quattro stati: sonno, sogno, veglia, turiya. Turiya
indica ‘il quarto’, ‘ciò che è oltre’.
Questi sette chakra, e il lavoro attraverso di essi,
hanno una corrispondenza anche con questi quattro stati.
Il primo incontro fra muladhar
e swadhistan è simile al sonno. L’incontro avviene,
ma non ne puoi essere molto consapevole. Ne godrai, sentirai una profonda
freschezza nascere in te. Sentirai un grande riposo, come se avessi dormito
profondamente; ma non sarai in grado di coglierlo con precisione – è molto
buio. L’uomo e la donna si sono incontrati dentro di te, ma si sono incontrati
nell’inconscio. L’incontro non è avvenuto alla luce del giorno, ma nella notte
buia. Certo, il risultato si sentirà, la conseguenza sarà avvertita. Sentirai
improvvisamente una nuova energia in te, una nuova radiosità, un nuovo
splendore. Avrai un’aura. Perfino gli altri potrebbero cominciare a percepire
una certa qualità di presenza in te, una ‘vibrazione’. Ma tu non sarai
veramente attento a ciò che sta accadendo. Quindi, il primo incontro è come il
sonno.
Il secondo incontro è come il sogno: quando
manipura e anahata si
incontrano, il tuo incontro con la donna interiore è come se avvenisse in un
sogno. Certo, puoi averne un vago ricordo.
Proprio come al mattino puoi ricordarti il sogno che hai fatto la notte
precedente – ricordi frammentari, alcuni sprazzi; forse hai dimenticato
qualcosa, forse non ricordi tutto, ma il ricordo esiste. Il secondo incontro è
come un sogno. Ne diventerai più consapevole. Comincerai a sentire che qualcosa
sta accadendo. Comincerai a sentire che stai cambiando, che è in atto una
trasformazione, che non sei più la persona di un tempo. E con il secondo
incontro inizierai a essere consapevole del fatto che il tuo interesse nella donna esteriore sta diminuendo.
Il tuo interesse nell’uomo esteriore non è più così esaltante come
prima.
Anche con il primo incontro ci sarà un
cambiamento, ma non ne sarai consapevole. Potresti cominciare a pensare che non
sei più interessato alla tua donna,
ma non sarai in grado di comprendere che non sei interessato ad alcuna donna. Potrai pensare di essere
stanco della tua donna e di poter essere più felice con un’altra; che ci voglia
un cambiamento, un tipo diverso di donna. Questa sarà solo una supposizione.
Con il secondo incontro comincerai a sentire di non essere più interessato alla
donna o all’uomo, il tuo interesse si sta rivolgendo all’interno.
Con il terzo incontro diventerai
perfettamente consapevole. È come svegliarsi. Visuddha
che incontra ajna… diventerai perfettamente
consapevole, l’incontro avviene alla luce del giorno. Oppure lo si può
esprimere in questo modo: il primo incontro avviene nel buio, in piena notte;
il secondo incontro avviene al crepuscolo fra il giorno e la notte; il terzo
incontro avviene in pieno giorno – sei pienamente sveglio, all’erta, tutto è
chiaro. Ora sai che hai finito con l’esteriore. Questo non significa che
lascerai tua moglie o tuo marito, semplicemente l’infatuazione non c’è più.
Certamente la donna che ti ha aiutato finora è una grande amica, l’uomo che ti
ha portato fin qui è un grande amico; proverai riconoscenza. Comincerai a
essere grato e compassionevole nei confronti dell’altro. È sempre così: la
comprensione porta con sé la compassione. All’inizio, comincerai a sentire che
il tuo interesse nell’altro si sta allentando. Sarà un fenomeno fievole, oscuro
– come guardare attraverso un vetro scuro, in un mattino molto nebbioso. Poi,
le cose diventano un po’ più chiare, come in un sogno; la nebbia non è così
fitta. E infine, sei completamente sveglio. È accaduto: la donna interiore ha
incontrato l’uomo interiore. La bipolarità non esiste più, di colpo sei uno. La
schizofrenia è scomparsa; non sei più diviso.
Con questa
integrazione diventi un individuo. Prima non lo sei, sei una folla: sei molte persone insieme… All’improvviso
l’ordine torna dentro di te. E quando tu sei in ordine, l’intera esistenza è in ordine. Quando sei un
individuo – quando la tua divisione è scomparsa e tu sei di nuovo integro –
allora ogni cosa sarà integra. Sembrerà molto paradossale, eppure dev’essere detto: l’individuo è l’universo.
Quando sei diventato un individuo, all’improvviso ti accorgi di essere
l’universo. Finora hai pensato di essere separato dall’esistenza. Adesso non
puoi più farlo.
Alcune cose ancora:
Vi ho detto che il muladhar dev’essere rilassato,
solo allora l’energia si può muovere verso
l’alto, verso l’interno. E ‘verso
l’interno’ e ‘verso l’alto’ significano la stessa cosa; ‘verso l’esterno’ e
‘verso il basso’ hanno lo stesso significato.
L’energia si può muovere verso l’interno o verso l’alto solo quando il muladhar è rilassato. Quindi la prima cosa da fare è
rilassare il muladhar.
Tu mantieni il tuo centro sessuale molto
teso. La società ti ha reso molto consapevole del tuo centro sessuale; ti ha
fatto diventare ossessionato dal sesso, così lo trattieni strettamente. Puoi
semplicemente osservarlo. Stai sempre trattenendo il tuo organo genitale molto
strettamente, come se avessi paura di perdere qualcosa se ti rilassi. Tutto il
tuo condizionamento porta a mantenerlo teso. Rilassalo, lascialo a se stesso.
Non aver paura: la paura crea tensione. Abbandona la paura. Il sesso è bello;
non è un peccato, è una virtù.
Quando penserai al sesso come a una virtù,
sarai in grado di rilassarti. Ho già detto come rilassare il muladhar. E ho detto come rilassare lo swadhistan;
è il centro della morte. Non aver paura della morte. Queste sono le due paure
che hanno dominato l’umanità: la paura del
sesso e la paura della morte. Entrambe sono pericolose, perché non ti hanno permesso di crescere. Abbandonale
entrambe.
Il terzo chakra è manipura; è carico di emozioni
negative. Questo è il motivo per cui il tuo stomaco è sottosopra – quando sei emotivamente disturbato, il manipura viene immediatamente coinvolto. In tutte le lingue del mondo ci sono espressioni come ‘non riesco a digerirlo’. È letteralmente vero. Talvolta, quando non
riesci a digerire una certa cosa, cominci a sentire nausea; vorresti vomitare.
Effettivamente, qualche volta accade – un vomito psicologico. Le emozioni negative:
rabbia, odio, gelosia, e così via, sono state tutte represse; il tuo manipura è troppo sovraccarico. Queste emozioni represse
non permettono che l’energia salga; hanno l’effetto di una pietra: il tuo
passaggio è bloccato. Encounter, Gestalt
e terapie simili, operano tutte senza saperlo sul manipura.
Esse cercano di provocare la rabbia che è in te, cercano di provocare la tua
gelosia, la tua avidità; provocano la tua aggressività, la tua violenza, così
che affiori in superficie, venga a galla. Questo ha fatto la società: ti ha
abituato a reprimere tutto ciò che è negativo, e fingere che tutto sia
positivo. Ebbene, entrambe le cose sono pericolose. Fingere il positivo è
falsità, ipocrisia, e reprimere il negativo è pericoloso; è velenoso, avvelena
il tuo organismo.
Il Tantra dice:
esprimi il negativo e lascia spazio al positivo. Se insorge la rabbia, non
reprimerla; se insorge l’aggressività, non reprimerla. Il Tantra
non dice: vai e uccidi una persona. Dice però che ci sono mille modi di
esprimere le emozioni represse.
Puoi semplicemente andare nella foresta e
gridare, urlare – la Terapia Primal non è altro che
terapia delle urla, una terapia di scarica, catartica: Primal,
Encounter e Gestalt sono di
grande aiuto per rilassare il manipura.
Una volta che il manipura
è rilassato, nasce un equilibrio tra positivo e negativo. E quando positivo e
negativo sono equilibrati, il passaggio è aperto; allora l’energia si può
muovere verso l’alto. Il manipura è maschile. Se il manipura è bloccato, l’energia non può salire. Dev’essere rilassato.
Il quarto chakra
è anahata. Il problema connesso al quarto chakra è il dubbio. Se sei una persona dubbiosa, il tuo
quarto chakra resterà chiuso. La fiducia lo apre.
Quindi qualsiasi cosa crei il dubbio distrugge il tuo cuore. È il chakra del cuore: anahata. La
logica portata all’estremo, le argomentazioni, troppa razionalità – troppo
Aristotele in te – tutte queste cose distruggono l’anahata.
La filosofia, lo scetticismo, lo distruggono.
Se vuoi aprire l’anahata
devi avere più fiducia. La poesia è più utile della filosofia, e l’intuizione è
più utile della ragione, e sentire è più utile che pensare. Quindi dovrai
spostarti dal dubbio alla fiducia, solo allora il tuo anahata
si aprirà, e sarà in grado di ricevere l’energia maschile dal manipura. Anahata è femminile.
Con il dubbio si chiude, con il dubbio diventa frigido, inaridisce; non può
essere penetrato dall’energia maschile. Con la fiducia si apre, e l’umidità che
si libera in quel chakra permette la penetrazione
dell’energia maschile.
Poi viene il quinto chakra:
visuddha. La non-creatività, l’imitare, lo
scimmiottare – tutto ciò danneggia questo centro.
Visuddha viene distrutto dal
copiare.
Non essere un imitatore, non essere solo
una copia. Non tentare di diventare un Buddha o un
Cristo. Guardati dai libri come L’Imitazione
di Cristo di Thomas de Kempis.
Stai attento. Nessuna imitazione ti sarà d’aiuto. Visuddha
viene distrutto dalla non-creatività, dall’imitazione; ed è rinforzato dalla
creatività, dall’espressione, dal trovare il tuo stile di vita, dall’avere
abbastanza coraggio per ‘fare le tue cose’. Arte,
canto, musica, danza, inventiva – tutto è utile. Sii inventivo – qualsiasi cosa
tu faccia, cerca di farla in un modo nuovo. Mettici un po’ di individualità,
una firma autentica. Anche pulire il pavimento, cuocere il cibo, può essere
fatto in modo personale. Puoi mettere creatività in tutto ciò che fai; così
dovrebbe essere. Se sei creativo, va bene, visuddha
si aprirà. E solo quando visuddha si apre, l’energia
può salire ad ajna, il centro del terzo occhio, il
sesto chakra.
Questo è il processo. Prima pulisci ogni
centro, purificalo, stai attento a ciò che può danneggiarlo, e aiutalo a
funzionare in modo naturale. I blocchi vengono rimossi… l’energia scorre.
Oltre il sesto c’è sahasrar,
turiya, il loto dai mille petali. Allora fiorisci.
L’uomo è un albero: muladhar
è la radice e sahasrar è la fioritura. Il fiore è
sbocciato, la tua fragranza si libera nel
vento. Questa è l’unica preghiera; questa è la sola offerta ai piedi del
divino. Fiori presi a prestito non serviranno, né serviranno fiori rubati dagli
alberi; tu devi fiorire e offrire i
tuoi fiori.
Questa è la mappa interiore dell’alchimia
del Tantra. L’energia può cominciare a muoversi in
ogni momento; tu devi solo portare un po’ di meditazione nel tuo fare l’amore,
un po’ di interiorità. Il Tantra non è contrario al
fare l’amore, ricorda. Questo va ripetuto sempre e di nuovo. È completamente a
favore, ma non si limita a questo. È il primo gradino della scala, una scala a
sette gradini.
L’uomo è una scala. Il primo gradino è il
sesso e il settimo gradino è il sahasrar – il samadhi. Il primo gradino è unito al samsara,
il mondo, il settimo al nirvana, ciò che è oltre. Con il primo gradino, ti
muovi in un circolo vizioso di nascite e morti; è ripetitivo. Con il settimo
gradino, vai oltre la nascita e la morte. La vita eterna è tua… il Regno di
Dio.
tratto
da:
Osho, Tantra: La
comprensione suprema - ed. Bompiani
a Varazze - Aprile 2001: per chi non c’era
Accidenti, questo è già il giorno
dopo e non me ne sono quasi neanche accorta.
Quello di cui mi rendo
conto ora, è che per la seconda volta, troppo improvvisamente si è concluso
anche il secondo festival. E sento un po’ di vuoto.
L’incredibile ‘bolla energetica’ che per tre giorni ha fatto di Varazze e del suo Palasport un luogo d’incontro di amici,
di condivisione, di gioia, di caldi abbracci, di silenzio e di meditazione, si
è momentaneamente dissolta... ed è un po’ come quando parto da Puna. So che ci posso tornare, ma il momento magico si è
concluso, spesso con il rimpianto di non essere stata capace di vivere
totalmente il presente, di essere stata veramente in ogni momento
dell’esperienza. Insomma, non sono ancora partita e sento già la nostalgia!
E mai come in questo
momento ho la sensazione che il significato del nome che ho ricevuto da Osho mi
sia appropriato: going beyond the dream (andare
oltre il sogno). Già a partire dal venerdì mattino, le ore destinate
all’allestimento dello spazio, sono trascorse in una sinergia armonica e
rilassata.
A tempo di musica (perché
la musica è stata la prima cosa ad essere stata attivata), gli allestitori, piendi di creatività ed entusiasmo, hanno iniziato il gioco di trasformazione del palazzetto dello sport, che in poco tempo ha cambiato volto
ed energia.
L’asettica arena da
pallacanestro diventa una verde isola tropicale con piante di bambù leggere e
molto zen dal cui sfondo svetta la stilizzata sagoma di Osho color blu
oltremare.
Il
riflesso del sole attraverso le grandi vetrate, i colori delle piante fiorite, gli
effetti cromatici degli allegri cartelloni su cui prendere visione delle
meditazioni, la magia dei quadri con le firme di Osho, la nostra euforica eccitazione, il sorriso radioso di Anando: siamo pronti per ricevere gli amici.
All’apertura, sono proprio
in tanti ad ascoltare le parole di Anando che spiega
la visione di Osho sulla meditazione. E quando inizia il boato del gibberish, la cittadina di Varazze
sa che ci siamo e siamo in tanti.
Un
coinvolgente assaggio di Mystic Rose, amabilmente
condotto da Prasuna, è un’esperienza che non si può
perdere e che conduce nel giusto spazio di ascolto per le tecniche di
meditazione successive. Proprio quello che ci vuole per essere presenti con una
certa centratura alle Sacre Danze di Gurdjieff,
guidate dalla grazia di Vasanti, che hanno
l’obiettivo di portarci al centro del nostro essere.
Nonostante il pomeriggio
solare, il pubblico è motivato a partecipare alle esperienze proposte, senza
lasciarsi distrarre dalle divagazioni che offre la riviera con le sue spiagge
ed il suo lungomare e si presenta puntuale anche all’ultimo appuntamento del
pomeriggio con la meditazione Kundalini.
E dopocena ci si può
divertire nel gioco dell’improvvisazione e della
creatività cimentandosi nella Danza Mediorientale. È indispensabile
accettarsi senza la pretesa di confronto con la sinuosissima Deva Antonella.
Camminare come se si stringesse un CD tra le ginocchia forse non appare subito
come un movimento erotico, ma è l’inizio per imparare a muoversi con fluidità e
consapevolezza.
“Ho visto una massa di
corpi impacciati che pian piano, nella danza, si sono trasformati in
libellule!”. È stato il sagace commento di uno spettatore. La meditazione
Dinamica di sabato e domenica mattina è stata un’insolita sveglia per Varazze. Si è diffusa prorompente dal palazzetto
penetrando, con la sua energia, i ‘caruggi’‚ del
centro storico, le bancarelle del mercato nella piazza fino a perdersi nel mare
ancora un po’ freddo di questa Liguria che si è aperta a Osho e alle sue
tecniche, così insolite e diverse dal comune concetto di ‘meditazione’.
L’energia di Anando, che ha condotto il workshop di sabato mattina, ha
catalizzato l’attenzione e le emozioni di oltre trecento persone a cui ha fatto
fare esperienza di tecniche di consapevolezza da utilizzare nella vita di tutti
i giorni, nel proprio lavoro, nel mondo.
Il vibrante mantra della Nadabrahma ha dato
inizio alle meditazioni pomeridiane dove si
sono toccati spazi di grande apertura durante una potente tecnica di
espansione tratta dal Vigyan Bhairava
Tantra, per culminare nella Kundalini
che ha visto ‘in pista’‚ davvero un mare di gente.
Forse lo spazio di
condivisione che si è aperto con Anando, dove le
domande del pubblico vengono soddisfatte da questa donna che è stata per tanto
tempo così vicina a Osho, non è stato sufficiente per poter veramente
accontentare tutti i presenti, ma le giornate del festival sono fatte di sole
sedici ore!
Musica, musica, musica
nella lunga serata dopocena. Musica dapprima soffusa e celebrativa sulle note
della Oshorchestra diretta da Nirodh,
che via via ha trovato un suo crescendo con Subodha e Le Brioche di Basho che
ha scatenato le danze, per arrivare alla dirompente Tecno-Dance
proposta da Kivani OMC di Roma. Musica e danza, danza
e musica fino a notte inoltrata di questo lungo sabato di festival.
L’intenso workshop tenuto
da Anando la domenica mattina, ha fatto letteralmente
‘volare’‚ i partecipanti nello spazio di profonda accettazione che ha sede nel cuore. Sperimentare la calda energia
che questo spazio emana, sentirsi a casa in questo spazio, è proprio questione
di spostarsi dalla logica all’amore. E ho visto l’insegnamento di questa
meditazione proprio durante i giorni del festival dove, gli incontri di cuore
tra alcune delle persone convenute, sono andati oltre le motivazioni personali,
oltre i malintesi e i fraintendimenti nello scopo comune della meditazione.
La No-Dimensions è già una meditazione scenografica di per sé, ma l’immagine di tante persone che si muovono
in sincronicità, al ritmo della bellissima musica che ne è la colonna sonora,
non può proprio passare inosservata. Se poi, nella fase del whirling,
c’è musica dal vivo e una voce di soprano che canta Khalil
Gibran in arabo antico, l’emozione che ne deriva è
intensa e profonda e non capita tutti i giorni!
La presentazione delle
Sacre Danze di Gurdjieff, tenuta da Vasanti e dal suo staff, ha aperto l’ultimo pomeriggio del
festival, ed è stata seguita da un pubblico attento e in perfetto silenzio
meditativo. Il vorticoso workshop di danze e suoni Sufi
ha trascinato tutti in un’esperienza di grande impatto e potenza facendo salire
l’energia del pubblico che ha partecipato alla meditazione Nataraj,
ultimo evento del programma, carico di gioia, gratitudine e voglia di
celebrazione. E proprio gioia e gratitudine è stato quello che ho letto sui
volti della gente, moltissima al suo primo contatto con le meditazioni di Osho,
che l’onnipresente Ushma ha spiegato e condotto con
amore e competenza.
Essere parte
dell’organizzazione del festival, è per me opportunità di confronto con le idee
altrui, di riconoscere il bello e a volte il meno bello del lavoro d’equipe, di
vedere le mie rigidità, di scoprire anche le mie flessibilità, di stimolare
nuove risorse e di ottenerne gratificazione. Un importante lavoro di crescita,
stimolante e creativo che conferma la bellezza della condivisione al di là
della competizione e dell’orgoglio personale.
E il lavoro che sta dietro
le quinte di questo festival non è poco! Videha ha
già iniziato a elaborare il programma per il prossimo appuntamento di Aprile
2002. Giusto il tempo di integrare le sensazioni di questa passata edizione, e
siamo pronti a ricominciare con nuova energia e tanta voglia di migliorare
strada facendo.
Osho ci ha dato la
possibilità di far nascere un incontro che ci possa davvero ricaricare le
batterie.
E ha fatto ancora bingo!
Thank you!
Swapana
Un
ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno collaborato a questa edizione
del Festival.
Centinaia di
persone celebrano Osho sulla Riviera Italiana
Anando, arrivata da Pune per condurre gli eventi di meditazione, ci
racconta il ‘suo’ Festival.
Centinaia
di persone
che saltano su e giù gridando ‘hu, hu, hu’ a pochi metri da un affollato
mercatino? Gente seduta in qualche ristorante che mangia con la mano sinistra
cercando di ricordarsi di rimanere consapevole del proprio respiro e di non
accavallare le gambe? Altri che si aggirano per il Palasport della città
guardando negli occhi tutti quelli che incontrano e cercando di rimanere in
contatto con il proprio cuore? E quelli che si gettano addosso a vicenda le
fiamme del dragone? Per non parlare di quelli che agitano le braccia e gridano
in gibberish, e ridono, e piangono, e ballano, e si
abbracciano, (a volte tutte le cose insieme) e sono seduti in silenzio?
Tutto questo è accaduto in aprile, durante la
seconda edizione annuale dell’Osho Festival di Meditazione e Celebrazione, e la
città lo ha apprezzato tanto, da volerlo ospitare ancora l’anno prossimo.
Il Festival si è tenuto a Varazze, una bella cittadina italiana di mare non lontano
da Genova. Promosso dall’agente editoriale di Osho in Italia, Sw. Videha, dal Centro di Meditazione Osho Arihant
a Varazze, e da Oshoba, che pubblica e distribuisce i
libri di Osho in Italia. (L’anno scorso in Italia sono state vendute più di
100.000 copie dei libri di Osho.)
Insieme sono riusciti a
convincere il Comune a mettere a disposizione il Palasport per i tre giorni del
festival (6, 7 e 8 aprile). Trattandosi dell’inizio di stagione, gli
organizzatori hanno anche ottenuto da alcuni albergatori locali tariffe
interessanti per il breve soggiorno. Alla fine, i partecipanti hanno
completamente riempito i sei hotel convenzionati. Anche alcuni ristoranti e
negozi hanno offerto sconti a chi arrivava con il timbro di ingresso al
Festival stampato sulla mano. I biglietti venduti sono stati oltre 650
biglietti. è chiaro che c’è stato
un passa parola dopo il primo Festival dello scorso anno, perché si tratta di
un incremento del 50% nel numero di partecipanti. L’anno prossimo anche
l’importante casa editrice Mondadori sarà tra gli sponsor. “Il primo Festival è
stato un po’ caotico” dice Videha “ma quest’anno è andato tutto molto liscio”…Grazie a un anno di
programmazione e preparazione.
E già si sta programmando
il prossimo probabilmente nello stesso periodo del 2002 e probabilmente sempre
a Varazze, ma per informazioni più precise e
aggiornate vedete i prossimi numeri dell’Osho Times o
navigate in internet sul sito: www.The Festival.it
Anando
IMMERGITI
NELLA MEDITAZIONE, IN MODO DA RIPULIRE L’INCONSCIO DA OGNI SEME VELENOSO: NON
DEVE RESTARE PIÙ NULLA DI CORRUTTIBILE CHE IL POTERE POSSA FAR EMERGERE.
E
POI FAI TUTTO CIÒ CHE TI SENTI DI FARE.
OSHO
Si
può riuscire a fare attività politica senza perdersi in cieche identificazioni
e smanie di potere? Ecco l’esperienza di una persona che fa il politico di
mestiere.
I
politici: quante volte
Osho ne ha parlato come di una delle categorie più negative e controverse, come
dediti a una delle attività umane più corruttive e corruttibili.
Quante volte la politica è
assimilata al calcolo, all’uso distorto del potere, alla potenza di un ego
privo di controllo.
Per il Maestro la politica
è anche quella che nelle relazioni o nei rapporti d’amore o di coppia
sostituisce la mente al cuore e inevitabilmente trasforma un rapporto gioioso e
aperto in una chiusura egoistica, in una pura lotta di potere dove ricatti e
condizionamenti trasformano anche il paradiso dell’amore in un inferno senza
fine. Osho critica i politici criticando la struttura politica della mente, il
desiderio di essere potenti, di possedere di più, di emergere a tutti i costi.
Ebbene per me ogni parola
di Osho è sempre stata come una lama di acciaio che si infila nella carne viva:
io faccio il politico di mestiere. Lavoro per il dipartimento internazionale di
un importante partito e sono il responsabile dei rapporti con i partiti e i
paesi asiatici. Ogni giorno quindi mi domando se quel politico di cui parla il
mio Maestro mi assomiglia o addirittura non
sia proprio io. A guardare meglio, però, nel corso degli anni ho trovato
parole di Osho che mi hanno comunque guidato e hanno trasformato l’attività che
svolgo.
Per quanto pericolosa, la
politica è un attività in cui si può mettere creatività, consapevolezza e
qualità meditativa. Per questo ho via via attuato
contromisure e usato accorgimenti che possono aiutarmi in questo senso.
Intanto la mia attività mi
permette di viaggiare e di conoscere persone interessanti e stimolanti, e mi
tiene lontano dai giochi di potere. La politica è infatti, prima di tutto,
gestione della cosa pubblica attraverso l’uso di un potere. I rischi e le
tentazioni per l’ego diventano assai alti, e io francamente preferisco non
mettere a dura prova la mia fragile consapevolezza. Ai giochi più difficili
preferisco non giocare; richiederebbero una saggezza che non sono sicuro di
possedere.
Henry Laborit,
il famoso biologo curioso di scienze sociali, diceva che la politica è
desiderio di dominanza più ambizione personale. Un vero casino insomma, e così
mi tengo alla larga da carriere e candidature elettorali. So bene che la spinta
egoica, la certezza di essere meglio degli altri e la
maschera per risultare più simpatici e ‘appetibili’, diventano inevitabile
conseguenza di quelle scelte. Dopo non basterebbe una vita di meditazione
dinamica per disintossicarsi!
In ogni caso il mio ruolo
mi permette di essere invece abbastanza creativo e di trovare spesso stimoli
dalle persone che incontro. In questi casi do priorità alle situazioni più
interessanti anche quando vengo pressato perché mi dedichi ad altre cose. Uno
dei difetti dell’attività politica è infatti quello di privilegiare la quantità
(di incontri, iniziative e relazioni) rispetto alla qualità. Fare le cose con
calma invece, ti permette di farle con maggiore consapevolezza. Ho pensato, per
esempio, che la causa del popolo tibetano valesse la
pena di essere appoggiata, e non mi sono accontentato di qualche comunicato
stampa, ma ho organizzato incontri, preso contatti, instaurato un rapporto
personale e di cuore con le persone. Così sono riuscito a convincere anche chi
nel mio partito è distratto o tiepido. Ho incontrato il Dalai
Lama e lo scorso anno ho organizzato per lui un viaggio in Italia, di grande
importanza politica. Questa attenzione e cura cerco di metterla ogni volta che
sento che una causa vale la pena di essere sostenuta, contro una dittatura
militare in Birmania o contro la pena di morte in Cina etc. So che la vera
libertà è dentro di noi, ma continuo a pensare che un ambiente più libero – o
una società meno oppressiva – può aiutare a vivere con più agio e a scoprire le
qualità meditative che ognuno di noi già possiede.
Più semplicemente cerco di
rimanere più obiettivo. La politica è il regno del conflitto e della divisione.
In politica è facile dire di no a un tuo avversario per partito preso. Alle
volte sarebbe facile trovare un punto in comune o soluzioni tecniche condivise
usando il buon senso, ma il mio ruolo quasi mi impone di trovare giusto solo
quello che è utile alla mia parte. Riconoscere che altri possono avere ragione
o hanno avuto una buona idea non è facile, ma la cosa importante è rimanere
consapevole degli automatismi della mente che ti vuole costringere a dire o
fare quello che non è giusto.
E poi, quando ci sono,
guardo la rabbia, l’impazienza, l’irritazione e il modo in cui si impossessano
della mia mente. Riconoscere la mente in azione, depotenzia la sua forza e il
testimone è lì e lo vedo. Qualche volta il gioco riesce e questo mi è di grande
incoraggiamento.
Certo oggi la politica non
è più una attività totalizzante. Sono crollate le ideologie che consideravano importante solo l’impegno per
cambiare la società. Tanti giovani sannyasin negli
anni settanta dovevano sopportare lunghe discussioni con i loro coetanei
impegnati in Occidente a cambiare il mondo
a suon di rivoluzione. Chi si impegnava in un cammino interiore per
cambiare se stesso era un debole che fuggiva dalla realtà: prima bisognava
cambiare la società e solo dopo pensare alla propria felicità. Con le delusioni degli anni seguenti, quei giovani
hanno fatto un bel tonfo. Qualcuno si è
perso con la droga, altri sono diventati protagonisti degli anni di piombo.
Ma i più sono diventati solo più cinici e oggi li vedi bene integrati nella
società che disprezzavano, con tanto di conto in banca, moglie o maritino
accanto, venti giorni di vacanze l’anno e una bella macchina in garage. Bella
fine!
Insomma oggi l’hanno
capito quasi tutti: la politica e il cambiamento sociale che ne può derivare
non possono portare la felicità. Al massimo possono mettere le persone in
condizione di perseguire la felicità che sanno o che vogliono costruirsi. Chi
insiste nel voler imporre paradisi in terra a colpi di rivoluzione e adunate
oceaniche non ha evidentemente imparato nulla dall’olocausto e dai gulag di
triste memoria.
Ai nostri giorni c’è chi,
stanco di giocare alla rivoluzione, ha scoperto l’impegno sociale a favore dei
poveri e degli ultimi. Io non posso non essere sensibile, vista l’attività che
svolgo, e quella spinta è uno dei motivi che mi ha portato alla politica, ma
oggi ho sempre in mente la lezione di Osho. Cioè so che chi è povero e con la
pancia vuota non ha né tempo né voglia da dedicare alla ricerca interiore e
alla meditazione, ma sono anche consapevole che nell’aiuto al prossimo ci
possono essere le solite pulsioni egoiche e i soliti
trucchi della mente, che in questo modo si salva la coscienza e ci fa sentire
solo un po’ più buoni. Senza la saggezza che viene dalla meditazione non c’è
compassione e amore vero, ma solo la sindrome di Madre Teresa.
Vistar
È la
differenza che conta
Il mio amore non esclude nulla, ma include ogni
cosa. Sì, anche la politica. È la cosa peggiore che si possa includere, ma non
posso farci niente! Ogni cosa però viene inclusa nella mia visione con una
differenza.
Nel passato, l’uomo ha
vissuto ogni aspetto della vita senza consapevolezza. Ha amato, ma senza
consapevolezza: per questo il suo amore è stato un fallimento totale, causa di
sola infelicità. L’uomo ha fatto ogni genere di cose, ma tutto si è rivelato un
inferno. Lo stesso è avvenuto con la politica.
Ogni rivoluzione si
trasforma in reazione. È tempo di capire come e perché questo accade, perché
ogni lotta per la giustizia alla fine diventa un’ingiustizia essa stessa,
qualcosa di reazionario.
In questo secolo è
accaduto molte volte. Non sto parlando di un lontano passato: è successo in
Russia e in Cina, e continuerà a succedere se continuiamo ad agire sempre nello
stesso modo. L’inconsapevolezza non può portare ad altro che a questo.
Quando sei debole, è
facile combattere contro le ingiustizie; quando diventi potente, te le scordi.
A quel punto si affermano i desideri repressi di dominazione. Il tuo inconscio
prende il sopravvento e cominci a fare le stesse cose che prima facevano i tuoi
nemici. E per quell’obiettivo avevi messo a
repentaglio tutta la tua vita!
Joseph Stalin combatté contro
l’ingiustizia degli zar, e cosa avvenne? Divenne lui stesso il più grande zar
che il mondo abbia mai conosciuto, peggio anche di Ivan il Terribile! Hitler parlava di socialismo, aveva chiamato il suo partito
nazionalsocialista. Cosa accadde al socialismo quando egli raggiunse il potere?
Tutto sparito.
Lo stesso è successo in
India. Mahatma Gandhi e seguaci parlavano di non
violenza, di pace e di amore, tutti grandi valori esaltati nel corso della
storia. Ma quando il potere arrivò, Gandhi si ritirò
dalle scene, perché si rese conto che non avrebbe più potuto essere un mahatma,
un saggio. E i seguaci che invece presero il potere si rivelarono corrotti come
in qualsiasi altra parte del mondo. Prima erano brave persone, intente a servire il prossimo con grande spirito di
sacrificio. Non erano assolutamente malvagie, anzi, sotto ogni profilo erano
persone per bene. Ma anche i buoni diventano cattivi: questa è una cosa
fondamentale da capire.
Vorrei che le persone
vivessero la vita nella sua totalità, ma con una condizione assoluta e
categorica: la meditazione, la consapevolezza. Prima immergiti nella
meditazione, in modo da ripulire il tuo inconscio da ogni seme velenoso: non
deve restare più nulla di corruttibile che il potere possa far emergere. E poi
fai tutto ciò che ti senti di fare.
tratto da: Osho, La via del cuore - Mondadori
Una questione di integrità
Osho risponde a una domanda di un gruppo di russi
che visitavano la Comune di Pune nell’89.
“Hai dedicato un libro a Gorbaciov.
Questa non è una contraddizione, visto che sei contrario ai politici?”
Niente affatto, perché Gorbaciov
non è un politico. Ogni sua azione dimostra che è un uomo che svolge
un’attività politica, ma non un politico. La mia dedica a Gorbaciov
– e all’accademico e scienziato Sakharov – si basa su
questa semplice ragione: che non è un politico e che ha un grande interesse per
la pace nel mondo. È a favore dell’amicizia fra i paesi del mondo, non della
guerra. La mente dei politici è sempre occupata con la guerra. Adolf Hitler scrive, nella sua
autobiografia Mein Kampf,
che se un politico vuol continuare a fare politica deve creare sempre nuovi
nemici. Se non ci sono nemici reali, bisogna fingere che qualcuno ti stia per
attaccare, far credere di essere circondati da nemici. Solo questo ti mantiene
al potere – non la pace.
E nei fatti è proprio così: tutta la tua storia è
piena di eroi che non erano altro che dei guerrafondai, gente che ha massacrato
milioni di persone. Non trovi un solo nome, nella storia, di qualcuno che abbia
lavorato a favore della pace. Ho dedicato il mio libro, con grande amore, a Gorbaciov e Sakharov perché
stanno entrambi lavorando a favore della pace nel mondo. Questo non è un
comportamento da politici, è l’atteggiamento di chi ha a cuore l’umanità – di
chi ama l’umanità, di chi ama questo meraviglioso pianeta e lo vuole salvare a
ogni costo. E ogni sua azione prova ciò che sto affermando.
tratto da:
Osho, Communism and Zen Fire, Zen Wind #1
Cosa si chiama in causa per distinguere l'uomo
dagli animali? Le facoltà superiori della mente, il raziocinio. Sono quelle
capacità che ci fanno sentire di essere il livello più elevato dell'evoluzione
o addirittura il prodotto finale, creato a immagine e somiglianza di dio.
Poi se questo meccanismo ha dei problemi di
funzionamento, come succede molto spesso, lo si porta dal dottore o dallo
psicologo o dallo psicoanalista, a seconda dei propri punti di vista e delle
possibilità economiche. E loro cercano di 'riportarlo alla normalità'
in maniera che possa funzionare adeguatamente nel mondo.
Ma è sufficiente?
In questo servizio sulla mente, Osho ci mostra
come le funzioni, essenziali e per nulla facili, della mente non siano tuttavia
il punto di arrivo: siamo più della mente e della sua 'stanza' a volte così
limitante soffocante. Se vogliamo essere in grado di respirare (ma anche di
rientrare nella stanza quando ne abbiamo bisogno) dobbiamo scoprire dov'e' la
porta.
L’uomo
stesso è la
malattia. Non è la mente a essere disturbata, la
mente è il disturbo. Non sei teso dentro di te, sei tu stesso la tensione.
Comprendi bene la differenza. Se la mente
fosse malata, la malattia potrebbe essere curata, ma se la mente stessa
è la malattia, la malattia non può essere
curata. Può essere trascesa, ma non curata. Questa è la differenza fondamentale tra psicologia occidentale e psicologia tantrica
e yogica dell’Oriente.
La psicologia occidentale
pensa che la mente possa essere sana, che la mente in quanto tale possa essere
curata e aiutata, perché nel pensiero occidentale non esiste la possibilità di una trascendenza, in quanto non
esiste nulla oltre la mente. La trascendenza è possibile solo se esiste
qualcosa al di là, in modo che dallo stato presente si possa andare oltre. Ma
se non esiste aldilà e la mente è il limite, la fine, ogni trascendenza è
impossibile.
Se pensi di essere solo il
corpo, non puoi trascenderlo: infatti chi trascenderà e per che cosa? Se sei
solo il corpo, non puoi andare oltre il corpo. Se puoi andare oltre, vuol dire
che non sei semplicemente il corpo, ma qualcosa di più. Quel ‘di più’ diventa la dimensione in cui muoversi.
Allo stesso modo, se sei
solo la mente e null’altro, non è possibile alcuna trascendenza. In questo caso potremmo curare casi individuali di malattia. Se qualcuno è mentalmente malato, possiamo
curare la malattia. Non tocchiamo la mente, ma curiamo la malattia e rendiamo
normale la mente. E nessuno si chiederà se la mente normale in sé sia sana
oppure no.
Esistono pensatori, in
particolare uno molto intelligente, Geoffrey, che
sostiene che il genio è una malattia perché il genio è anormale. Se la
normalità è lo stato di salute, il genio è malattia. Un genio non è normale: in
un certo senso è matto. Ma poiché la sua follia potrebbe essere utile, lo
lasciamo vivere.
Completamente
opposto è l’approccio
orientale. Noi diciamo che la mente in sé è la malattia. Quindi, per quanto
riguarda normalità e anormalità, distinguiamo solo tra mente ‘normalmente malata’ e ‘anormalmente malata’.
Un uomo normale è normalmente malato, non
lo è al punto che la sua malattia traspaia all’esterno. È nella media.
Poiché tutti sono come lui, non si può vedere che è malato. Anche lo
psicoanalista che lo ha in cura è ‘normalmente malato’.
La mente in sé è la nostra malattia. Questa è la natura stessa della mente, quindi dovremo capire qual
è questa natura.
Tre cose. La prima: la
mente è un legame tra il corpo e il non-corpo che esiste dentro di te. È il
legame tra il materiale e l’immateriale al tuo interno. È uno dei ponti più
misteriosi. Unisce due cose del tutto opposte, contraddittorie: materia e spirito.
Se ci riesci, immagina il
paradosso: di solito costruisci un ponte su un fiume quando entrambe le sponde
sono materiali. In questo caso, la mente è il ponte tra una sponda materiale e
l’altra immateriale, tra il visibile e l’invisibile, tra il perituro e
l’imperituro, tra la vita e la morte, tra il corpo e lo spirito, o in qualsiasi modo tu voglia chiamare
queste due sponde. Poiché la mente collega cose così contraddittorie,
sarà inevitabilmente tesa. Non può essere rilassata.
È sempre in movimento dal
visibile all’invisibile, e dall’invisibile al visibile. In ogni istante la
mente è in profonda tensione; deve collegare due cose che non possono essere
collegate; ecco la sua tensione, la sua ansia. In ogni istante sei in ansia.
Non sto parlando di ansie
economiche o cose simili: quelle sono ansie di contorno, di confine. La vera
ansia è quella del buddha. Anche tu sei preoccupato,
ma sei così gravato dalle tue preoccupazioni quotidiane che non puoi scoprire
l’ansia fondamentale. Quando la scopri, diventerai religioso.
La mente sta unendo un
abisso, un abisso impossibile. Il corpo muore, ma in te c’è qualcosa, un
fattore X, che è immortale. Sono due cose contraddittorie. Questo è il primo
punto.
Il secondo: la mente è un
processo, non una cosa. La parola “mente” è
sbagliata, è una nozione falsa. Quando diciamo “mente” sembra che in noi ci sia qualcosa come una mente. Non c’è nulla di simile! La mente non è
una cosa, è un processo. Quindi sarebbe meglio chiamarla “mentare”,
e non mente. In sanscrito abbiamo una parola, chitta, che significa mentare: non mente, ma mentare: indica un processo.
Un processo non può mai
essere silenzioso. Un processo sarà sempre teso; processo significa tumulto. E
la mente è sempre in movimento dal passato al futuro. Il passato grava su di
lei come un peso, quindi si deve muovere
nel futuro. Questo movimento costante è fonte di altra tensione al tuo interno.
Se ne diventi troppo consapevole, impazzisci.
Ecco perché tutti cercano
una via di fuga. L’alcool può dartela: ti rende inconsapevole. Il sesso può
dartela: per un istante ti dimentichi completamente di te. La televisione, la
musica, qualsiasi cosa con cui puoi dimenticarti di te ed essere così occupato
da esistere senza essere presente, è una via di fuga. Questa continua fuga da
se stessi di fatto è dovuta a questo processo che chiamo ‘mentare’:
se non sei occupato a fare alcunché (e
questa assoluta disoccupazione è meditazione), se sei assolutamente
disoccupato, diventerai consapevole del tuo
processo interiore. E la mente è il processo essenziale, dentro di te.
Ecco perché tante persone
vengono da me, dicendo che sono venute per
meditare, ma quando cominciano a meditare diventano più tese. Dicono:
“Prima non eravamo così tesi e preoccupati. Di solito durante il giorno non siamo
così preoccupati, ma sedendoci in silenzio e cominciando a meditare, i pensieri
ci balzano addosso, si affollano. È un fenomeno nuovo”. A quel punto pensano
che i pensieri si affollano a causa della meditazione.
Non è a causa della
meditazione. I pensieri si accalcano dentro di te in ogni istante della tua
esistenza, ma sei così occupato all’esterno
che non riesci ad accorgertene, non ne sei consapevole. Quando ti siedi
diventi consapevole di qualcosa da cui fuggi costantemente. La mente, il ‘mentare’, è un processo, e un processo è uno sforzo. In esso viene sprecata
energia, è letteralmente dissipata. È necessario: è necessario per la vita, è
parte della lotta per la sopravvivenza. È un’arma, e una delle più violente.
È per questo che l’uomo è riuscito a sopravvivere agli altri
animali. Gli animali sono più forti fisicamente, ma manca loro un’arma sottile.
La mente è uno strumento di sopravvivenza. Per questo ogni volta che ti siedi,
avvertirai una violenza interiore: pensieri
che corrono, pensieri violenti, un tumulto come se stessi per esplodere.
Ecco perché nessuno si vuole sedere in silenzio.
Terzo: la mente è creata
dall’esterno. Quando nasci ne hai solo la possibilità, possiedi la potenzialità
di una mente, non hai la mente. È solo una possibilità,
un potenziale. Quindi, se un bambino cresce senza una società, il
bambino crescerà, avrà un corpo, ma non una mente. Non potrà parlare alcun
linguaggio; non potrà pensare tramite concetti; sarà come un animale.
La società porta in atto
la tua potenzialità: ti dà una mente. Ecco perché indù e musulmani hanno una
mente differente. Entrambi sono uomini, ma la loro mente è diversa. Un
cristiano ha una mente diversa. Queste menti sono diverse perché diverse società le hanno educate con diversi
obiettivi, diversi propositi.
Per
questo, la mente in quanto
tale è sempre vecchia e conformista. Non
può esistere una mente progressista.
Questa frase può sembrare strana: “Non ci può essere una mente
progressista”. La mente è conformista poiché è un condizionamento. Quindi i
cosiddetti progressisti sono altrettanto
conformisti rispetto al loro progressismo quanto qualsiasi altra persona
conformista. La mente è conformista perché è condizionata dal passato, dalla
società, dagli altri, per certi obiettivi.
La mente è sempre vecchia e la vita è sempre
nuova. È inevitabile che si creino tensione e conflitto.
La vita ti mette in una
nuova situazione, e la mente non sa cosa fare. Non esiste un know-how, quindi
sorge un conflitto. Questo è il motivo per cui, in un mondo in perenne
cambiamento, la gente diventa sradicata; la loro vita è preda dell’ansia,
dell’angoscia. Non era così nelle epoche
passate. L’uomo era più silenzioso, o almeno dava questa impressione
perché tutto intorno a lui era fermo, statico, e non sorgevano grandi conflitti
nella sua mente. Adesso tutto cambia
velocemente, e la mente non riesce a tenere il passo. La mente si
afferra al passato, e tutto cambia a ogni istante.
Ecco perché esiste tanta
ansia in Occidente. In Oriente ce n’è di meno. È strano, visto che l’Oriente
deve affrontare problemi più essenziali. Mancano cibo, case, vestiti. La gente
muore semplicemente di fame, ma è meno preoccupata degli occidentali.
L’Occidente è ricco, scientificamente sviluppato, tecnologicamente più
progredito, perché dunque tanta ansia? Perché la tecnologia imprime alla vita
cambiamenti così veloci che la mente non riesce a stare al passo. Prima che ti
sia adattato a una cosa nuova, è già diventata vecchia ed è stata sostituita.
Di nuovo una frattura! La
vita forza nuove situazioni, e la mente prova sempre a reagire con i vecchi
condizionamenti. Quella frattura continua a crescere. Più grande sarà, maggiore
sarà l’angoscia. La mente è conformista, la vita no.
Queste sono le tre ragioni
per cui la mente stessa è la malattia. Dunque,
che fare? Se si dovesse curare la mente, esistono metodi facili. Uno è
la psicoanalisi. Può durare molto tempo e non aver successo, ma non è
difficile. Viceversa, la trascendenza della mente è difficile, ardua, perché
devi abbandonare completamente la mente.
Devi mettere le ali e andare oltre, lasciando la mente così com’è, senza
toccarla.
Per esempio, questa stanza
è calda. Posso fare due cose: azionare l’aria condizionata… in questo caso però
devo vivere nella stanza e continuare a
intervenire con degli accorgimenti che la mantengano fresca, ma ogni
accorgimento andrebbe controllato, creando nuove ansie e nuovi problemi.
Oppure esiste un’altra
possibilità: lasciare la stanza e uscire.
Questa è la differenza.
L’Occidente continua a vivere nella stanza
della mente, cercando di accomodarla, facendo aggiustamenti, in modo che
vivere nella mente diventi almeno normale. Forse non è una vita estatica, ma è
sempre meno infelice. Potrebbe non raggiungere una vetta, un culmine di
felicità, ma si è salvi dal dolore: la sofferenza diminuisce sempre più.
Freud ha detto che non c’è
alcuna possibilità per l’uomo di essere felice. Al massimo, puoi adattare la
mente in modo da essere normale, meno infelice degli altri; questo è tutto. Ma
questa è autentica disperazione. Eppure Freud è un
pensatore autentico e genuino, e la sua intuizione per certi aspetti è giusta,
poiché non poteva vedere oltre la mente.
Ecco perché in Oriente non
si è davvero sviluppata alcuna psicologia paragonabile a quella creata da Freud, Jung o Adler.
E questo è strano perché l’Oriente parla della mente da almeno cinquemila anni.
Abbiamo avuto Buddha che ha parlato dei livelli più
profondi della mente. Ha parlato del conscio, del subconscio, dell’inconscio.
Deve aver saputo. Ma perché non ha sviluppato delle psicologie sul conscio, il
subconscio e l’inconscio?
La ragione è questa:
l’Oriente non si è interessato della stanza. Parla della stanza solo quanto
occorre per trascenderla, per uscirne. Noi ci siamo interessati della stanza
solo per trovare la porta, non per altro. Non siamo interessati ai dettagli
della stanza, non abbiamo intenzione di viverci.
Ti interessa solo sapere
dov’è la porta, dov’è la finestra, in modo da poterne saltare fuori. E quando
ne sei fuori ti dimenticherai completamente della stanza, perché a quel punto
sei sotto il cielo infinito. Non ricorderai nemmeno che vivevi in una caverna,
mentre fuori c’era il cielo sconfinato, dove avresti potuto uscire in ogni
momento. Ti dimenticherai completamente della stanza. Se riesci ad andare oltre
la mente, cosa accade? La mente resta la stessa. Non operi alcun cambiamento
nella mente, ma vai oltre essa e tutto cambia.
A quel punto se ne hai
bisogno puoi ritornare nella stanza, ma sarai una persona diversa. Uscire e
rientrare ti avrà reso qualitativamente differente. Un uomo che ha vissuto in
una stanza e non ha conosciuto cosa c’è all’esterno non è realmente un uomo:
vive come uno scarabeo, come un insetto. Quando si sposta all’esterno, sotto il
cielo sconfinato, il sole, le nuvole e lo spazio infinito, diventa subito
diverso. Questo impatto con l’infinito lo rende per la prima volta un uomo, un
essere consapevole.
Ora può anche fare ritorno
nella stanza, ma sarà cambiato.
L’Oriente ha un unico
interesse: come trascendere la mente, per poi tornare a usarla. Il messaggio è:
non essere identificato con la mente. E tutte le tecniche di meditazione mirano
solo a trovare la porta, a usare la chiave per aprirla e uscire.
tratto da:
Osho, I
segreti della trasformazione # 3 - ed.
Bompiani
Cervello, mente e consapevolezza
Seguendo un
suggerimento di Osho, alcuni anni fa il Dott. Montecucco (Nitamo) ha dato vita
all’Accademia per la Scienza, l’Arte e la Consapevolezza, e ha creato una
comunità chiamata Villaggio Globale a Bagni di Lucca in Toscana. Il suo scopo
era quello di creare uno spazio di consapevolezza planetaria in cui potesse
dedicarsi alle sue ricerche insieme a un gruppo di meditatori. Ecco il testo di
un’intervista con Nitamo apparsa recentemente sul
sito di Osho, osho.com.
Domanda: In che modo i tuoi colleghi scienziati possono
comprendere la consapevolezza?
Nitamo: Tramite la meditazione,
perché essa può dar loro una comprensione a livello di esperienza. Lo
scienziato deve arrivare a conoscere la consapevolezza dentro di sé, da
meditatore. In questo modo – facendo esperienza di qualcosa che non appartiene
alla mente ma all’essere nella sua totalità – può comprendere che la dimensione
della consapevolezza è la vera natura della realtà. Allora l’avrà vista in
prima persona, l’avrà provata in prima persona.
D:
Ci sono tante interpretazioni diverse della parola meditazione, dalla
Meditazione Trascendentale, allo Yoga, alle Meditazioni Attive di Osho. Tu,
come la definisci?
N.:
La confusione avviene perché in Occidente meditazione vuol dire pensare a
qualcosa in modo profondo come nell’espressione ‘meditare su qualcosa’. La maggior parte delle tecniche diffuse in
Occidente sono metodi per focalizzare la mente su di un suono (il farlo o
l’ascoltarlo), oppure su una parte del corpo come il cuore, l’ombelico o il
terzo occhio, oppure su di una immagine come un mandala o una guida spirituale.
Io definisco la
meditazione come consapevolezza e assenza di pensieri o in altre parole uno
stato di non–mente.
È solo quando vai al di là
della tecnica particolare, al di là del fare – per quanto sottile come ad
esempio l’attenzione al respiro – che puoi sperimentare la meditazione.
Puoi usare la mente per
andare oltre la mente, anche se molti si accontentano semplicemente di un
piacevole stato di rilassamento, senza realizzare che sono ancora solo sulla
soglia della consapevolezza.
D:
Che differenza c’è tra cervello, mente, consapevolezza e non-mente.
N.:
Il cervello è una macchina e la mente è il funzionamento di quella macchina. La
consapevolezza – chiamata anche non-mente oppure testimone, osservatore – è ciò
che li osserva entrambi, ma che è anche indipendente da entrambi.
La scienza crede che il
cervello esista come una macchina e che la mente sia solo un’attività. E si
ferma qui. Per gli scienziati la consapevolezza non esiste neanche. Essi
credono che l’evoluzione avvenga solo per caso. Non c’è un’intelligenza; perché
l’evoluzione avvenga, la consapevolezza non è necessaria. In questo senso anche
l’evoluzione umana è del tutto accidentale. Per gli scienziati la più grande
conquista dell’evoluzione, il suo culmine, è una mente più grande, più forte.
Secondo me il culmine dell’evoluzione individuale è la nostra realizzazione di
chi o di che cosa siamo.
D:
Riguardo al cervello: non esiste più di un cervello?
N.:
È vero, abbiamo tre cervelli. Il primo è il cervello rettile. Questo è il più
primitivo, istintivo, e ha a che fare con il sesso, il sonno, il cibo, la
sopravvivenza, l’aggressività. A livello psicosomatico è in relazione con
l’area e l’attività dell’addome. Il secondo è il cervello mammifero, il
cervello emozionale. Psicosomaticamente è in
relazione all’area del petto. E infine c’è il cervello mentale o umano che è la
parte tramite la quale possiamo ottenere un’immagine virtuale della realtà
esterna. In questo mondo virtuale, mentale, possiamo creare le nostre fantasie,
il paradiso e l’inferno. Questo cervello controlla e inibisce i cervelli
rettile e mammifero cioè le emozioni e gli istinti. In questo modo si crea una
gerarchia socioculturale che è innaturale.
Gli scienziati hanno
scoperto che i tre cervelli non lavorano
insieme; in realtà sono in uno stato di schizofisiologia.
È uno stato normale, ma non è sano. Vuol dire che anche il nostro sistema
corpo-mente è diviso.
Grazie
alla meditazione torniamo a uno stato normale di funzionamento. Quando il cervello lavora
come un sistema unitario, le sue diverse parti entrano in profonda coerenza o
sincronicità.
Nella visione di Osho, l’Uomo Nuovo è un essere umano che
non ha separazioni nel suo complesso corpo-mente perché opera come un’unità di consapevolezza. Questo
vuol dire che in lui i tre cervelli non lavorano più in opposizione l’uno
all’altro, ma come un tutto organico.
D:
Puoi parlarci di come secondo te la Meditazione Dinamica di Osho opera sui tre
diversi cervelli?
N.:
La Meditazione Dinamica è uno dei metodi più scientifici per creare
un’integrazione tra le tre parti del corpo – corpo, mente e cuore – e tra i tre
cervelli.
Il primo stadio di questo
metodo, la respirazione caotica, lavora al livello del cervello rettile,
permettendoci di spezzare il controllo esercitato dal cervello più avanzato. In
questo modo emozioni e istinti vengono liberati.
Il secondo stadio, la
catarsi, lavora sul cervello mammifero, ripulendo emozioni bloccate e liberando
vecchi ricordi e shock.
Nel terzo stadio, quando
si salta e si martella il primo chakra con il suono,
muovi l’energia verso la parte più alta del corpo, e così facendo ritrovi un
profondo senso di integrità. Puoi arrivare a un punto in cui salti senza
nessuno sforzo per quindici minuti…
…Secondo il sistema dell’agopuntura ci sono
numerosi punti energetici molto importanti nelle piante dei piedi. Con le
nostre macchine abbiamo scoperto che l’impatto sulla pianta del piede che
accade quando salti nel terzo stadio, si riflette in maniera positiva sul
cervello; per questo motivo è importante atterrare su tutta la pianta del
piede, compreso il tallone.
Nel quarto stadio in cui
ci si ferma di colpo e si rimane immobili, il sistema nel suo complesso si
trova già in uno stato di profonda unità e l’energia si muove liberamente in
ogni parte del corpo. Non sei più frammentato, il tuo essere è fluido. Questa è
la base da cui puoi partire per fare esperienza di te stesso. Come ha detto
Osho, tutti gli altri stadi sono preparatori: questo è il punto in cui si può
sperimentare la meditazione.
La maggior parte delle
meditazioni di Osho sono strutturate in questo modo. Sono assolutamente
scientifiche, l’ispirazione di un genio! Per quanto ne so io, non era mai
esistito nulla di questo genere… qualcosa pensato fino in fondo in modo
metodico e scientifico, condensato nello spazio di un’ora, e così attuale nella
sua struttura.
D:
Chi ha familiarità con la visione di Osho,
sa della sua enfasi nell’essere totali in qualunque cosa si faccia. Se
capisco bene, tu dici che questo ha una
base scientifica.
N.:
Totalità è un’altro termine per unità o in altre parole la sensazione di essere
uno. Scientificamente può essere compresa come unità di tutte le trasmissioni
elettriche del cervello. Il cervello nella sua interezza comunica a un alto
livello di sincronicità.
D:
Secondo te che cosa accade quando tante persone meditano insieme? Per esempio
nella meditazione serale che si tiene nella Meditation
Resort di Pune?
N.:
Negli ultimi anni, abbiamo fatto numerosi esperimenti sulla consapevolezza
collettiva. Abbiamo scoperto che la sensazione
oceanica che proviamo meditando insieme – ognuno di noi che si scioglie in un
unico lago di consapevolezza, come lo chiama Osho – non è solo un’immagine
poetica, ma è una verità scientifica. Le onde cerebrali di persone che sono in
meditazione profonda raggiungono un livello molto alto di sincronicità.
Nel primo grafico sono
riportate le onde cerebrali di dieci persone: ogni curva rappresenta l’attività
cerebrale di una persona, e ogni curva è molto diversa da quella degli altri.
Questa immagine è stata creata prima di iniziare una meditazione collettiva…
…Nel secondo grafico
vediamo la rappresentazione delle onde cerebrali delle stesse dieci persone
dopo da quindici a venti minuti di meditazione silenziosa. Come vedete, le loro
onde cerebrali sono del tutto coerenti, come se avessimo dieci elettrodi su di
un unico cervello!
Questo è ciò che chiamiamo
un Buddhafield, un campo di energia di risveglio.
Perciò meditare con altri ha un grande valore. Allo stesso tempo, tutte le
tecniche di Osho sono create appositamente per essere fatte da soli, in modo da
non renderti dipendente dall’energia di gruppo.
D:
Postresti forse parlarci di questa descrizione
grafica che hai creato, il ‘Modello della consapevolezza’?
Mi sembra che tu sia un pioniere in questo campo.
N.:
Questo modello rappresenta il timone del nostro essere, l’entità che ci dirige;
quello che sa, la consapevolezza centrale, l’osservatore. I cristiani la
chiamano anima, i buddhisti atma
o non–sé; nello Zen viene chiamata non-mente o ‘il
volto originario’.
Io ne ho creato una
rappresentazione cibernetica: ogni essere vivente è un campo di informazioni
che forma la parte esterna del modello, mentre la parte centrale rappresenta la
consapevolezza unica e comune a tutti.
Con questo modello abbiamo
introdotto nella scienza qualcosa che la chiesa aveva sempre vietato. La chiesa
aveva sempre insistito che l’anima era un suo monopolio e che gli scienziati
potevano studiare e ricercare solo il mondo fisico: lo spirituale non è il loro
campo.
Presentando l’anima in un
modello scientifico, abbiamo rotto quel tabù. La nostra idea è proprio quella
di creare una scienza integrale.
tratto da: Osho Times
online
www.osho.com
TANTRA PER
L'OCCIDENTE
Intervista con Satya Puja e Raja,
insegnanti tantrici per sole coppie e partner anche
nella vita. Puja (Diana Richardson)
è l’autrice del libro The Keys of Love (pubblicato in Italia da Sonzogno con il titolo Come
fare l’amore al massimo) in cui descrive questa forma di Tantra, un approccio non dogmatico che, in modo semplice e
facile da seguire, fornisce aiuto e consigli per vivere la sessualità e
l’intimità con il partner in modo appagante.
Osho Times:
Puja, come sei arrivata a questo lavoro?
Puja: Per anni ho insegnato bodywork,
anche presso l’Osho Commune in India. Amavo
soprattutto il massaggio. In quel periodo ho cominciato a sperimentare la
potenza del rilassamento quando si tocca una persona. Un altro aspetto a cui
davo molta attenzione era il rimanere centrata su me stessa, il non perdermi
nell’altro. Ho notato che il contatto con la persona che stavo massaggiando
diventava molto più profondo quando io ero rilassata e centrata. Quindi alcune
delle ‘chiavi dell’amore’ che ora offro ai partecipanti dei gruppi di tantra le ho scoperte tanti anni fa, quando insegnavo
massaggio. Allora ho individuato i punti nel corpo che sono importanti per il
rilassamento. Questi punti possono aiutare la persona a rimanere rilassata nel
qui e ora mentre fa l’amore.
OT: Quando hai iniziato a
offrire seminari di Tantra alle coppie?
Puja: Nel 1993. Ho cominciato
con un gruppo di cinque giorni. Tutti i partecipanti lavoravano sul Tantra all’interno della Multiversity
di Pune. Il gruppo è diventato subito molto popolare. In realtà non avevo mai
pensato di insegnare Tantra alle coppie, ma tanti
amici mi hanno chiesto di parlarne e per me è stato molto facile farlo. Poiché
da anni mi occupavo di terapie del corpo e il fare l’amore avviene tra due
corpi, mi è venuto naturale proporre il Tantra per
coppie.
OT: Secondo te, qual è la
differenza tra il modo in cui tu insegni il Tantra e
le altre scuole?
Puja: Il Tantra,
secondo me, è la trasformazione del sesso in amore, e questo accade attraverso
la consapevolezza. L’energia sessuale diventa energia meditativa e l’amore può
crescere. Sono molto pochi gli insegnanti di Tantra
che danno importanza al rapporto tra sesso e meditazione. La maggior parte enfatizza
le esperienze estatiche, o il raggiungimento di un orgasmo migliore e più
lungo. Devi fare qualcosa per ottenere qualcosa. Al contrario, noi cerchiamo di
annullare ogni ‘fare’ per essere completamente nel momento. L’intensità viene
creata attraverso la consapevolezza. Così il sesso accade da solo. Nel fare
l’amore dobbiamo imparare a rilassarci e trovare una nuova forma di
comunicazione tra il pene e la vagina. Questa comunicazione esiste già nella
realtà, che ne siamo consapevoli o no. Quindi la differenza
più grossa sta nel lasciar andare ogni ‘fare’. In realtà tutto sta nel
diventare più autentici, in armonia con il reale, e un crescente numero di
persone sta arrivando al punto di desiderare questa autenticità anche nel
rapporto sessuale.
OT: Cosa sono esattamente
queste ‘chiavi’ nel fare l’amore? Prima hai detto che ci sono alcuni punti nel
corpo tramite i quali possiamo rilassarci. Puoi parlarne un po’ più nei dettagli?
Puja: Ci sono molte chiavi per
aiutare una persona a essere più rilassata durante il sesso. Le due
fondamentali, ovviamente, sono consapevolezza e presenza. Il respiro può
aiutare moltissimo, come anche alcune posizioni del corpo. Ti farò un esempio:
in generale la donna tiene contratta la vagina durante l’atto sessuale, e così
comprime il pene. Quindi le donne devono imparare a essere il più rilassate e
aperte possibile nella vagina. Questo è in contraddizione con ciò che
normalmente si crede. Molte donne hanno una vera e propria fobia riguardo alla
propria vagina, che ritengono troppo larga e rilassata; temono che l’uomo non
sia in grado di sentire nulla. Pensano di dover ‘intrattenere’ il pene. La
nostra idea di fondo è invece: quando la donna non è aperta, allora neppure
l’uomo è in grado di fluire con la sua energia.
Non appena il canale
femminile si apre, l’energia maschile comincia a fluire. Per gli uomini
significa rilassare il bacino e le natiche. Se le natiche sono tese, i genitali
automaticamente diventano tesi. Un altro aspetto importante è la polarità che
esiste nel nostro corpo. Osho ne ha parlato molto (vedi la mappa tantrica a pag.26). Il primo chakra nell’uomo è positivo e nella donna è negativo. Il chakra del cuore è esattamente l’opposto. In questo modo
tra l’uomo e la donna si crea un cerchio di energia. I seni della donna sono la
sua porta d’accesso alla sessualità. La vagina non si apre finché l’energia nei
seni non circola.
Raja: Gli uomini spesso hanno
strane idee sul modo di eccitare una donna: strofinandole il clitoride, per
esempio. Ma se sapessero che devono semplicemente dare attenzione ai seni, le
donne si aprirebbero in modo automatico. Dobbiamo amarle attraverso i seni. Gli
uomini pensano sempre che le donne funzionino in modo esattamente identico a
loro, e persino le donne cominciano a pensare che dovrebbero funzionare come
gli uomini. Ma se siamo in grado di dare valore alla polarità opposta, allora
si crea un cerchio di energia.
Puja: I seni della donna
spesso sono bloccati, perché le donne hanno molti complessi riguardo al proprio
seno: troppo grosso, troppo piccolo, troppo rilassato… questi blocchi devono
essere sciolti in modo che la polarità femminile nella donna possa essere
pulita e l’energia possa fluire. Di base, dobbiamo disimparare tutto quello che
abbiamo imparato finora sulla sessualità.
OT: Quindi sostanzialmente tu insegni la meditazione e un uso
dell’energia sessuale per diventare più consapevoli.
Puja: Non puoi separare le due
cose. Che tu voglia meditare o fare l’amore, il percorso è lo stesso: dentro.
La bellezza del fare l’amore sta nel fatto che i genitali ti tengono presente.
E non sto parlando dei genitali adoperati alla vecchia maniera, secondo la
quale usi lo sfregamento per dare piacere, per eccitarti e poi scaricare
l’energia. No, per noi i genitali sono poli bioelettrici,
il pene è positivo e la vagina negativa – e insieme creano un’energia. Questa
energia è anche l’energia meditativa, la fonte dell’estasi. Il primo passo nel
fare l’amore consiste nel tornare a se stessi e non focalizzare la propria
attenzione sull’altro. Più riesci ad aprirti, più l’energia in circolo può
fluire.
OT: Ci sono delle chiavi che
all’inizio possono aiutarti a restare maggiormente in contatto con te stesso?
Puja: Non solo all’inizio, ma
per tutto il tempo devi rimanere in contatto con te stesso.
Raja: Dobbiamo osservare
davvero cosa facciamo nel sesso. Noi non diciamo che bisogna cambiare qualcosa,
diciamo semplicemente: “Portiamo attenzione e consapevolezza nell’atto per
vedere il modo in cui facciamo l’amore”. Poi ci sono molte cose da scoprire,
per esempio i modelli di pensiero con cui ci avviciniamo al sesso. Non usiamo
una tecnica speciale, mettiamo semplicemente in gioco la consapevolezza, e
questo modifica il modo in cui facciamo l’amore. Nel momento stesso in cui vedi
che stai seguendo un programma fisso, e il sesso per te è diventato meccanico,
il desiderio di cambiare programma si manifesta in modo naturale. Non appena
riconosci la tua energia vitale come un’unità, come un’unica energia, e
incominci a rilassarti in quella che è la base di questa energia, cioè il
sesso, allora diventerai più rilassato in ogni aspetto della vita. Tutte le
altre aree in cui esprimiamo la nostra energia diventano più rilassate, meno
orientate a uno scopo, con meno ambizione ed eccitazione. Un partecipante alla
fine del gruppo è venuto da noi dicendo: “Wow! Questa è stata l’esperienza più
importante della mia vita. Ora vedo il mondo con occhi totalmente diversi”.
Puja: A volte nei nostri
gruppi ci sono coppie molto giovani, che hanno solo diciannove o vent’anni, e ci dicono: “Che sollievo!” perché stavano già
cominciando a sentire quanta pressione sulla prestazione e quante aspettative
sono collegate al sesso. “è
fantastico, non devo avere per forza un orgasmo, né devo aiutare la mia donna
ad averne uno. Non devo venire tutte le volte.” Fin dall’inizio tentiamo di
togliere l’eccitazione dal sesso, perché fino a quando siamo focalizzati
sull’eccitazione, ci perdiamo completamente i movimenti di energia molto più
sottile che avvengono durante l’atto sessuale.
OT: Chi sono le persone che
partecipano ai vostri gruppi? Che cosa si aspettano? Sono interessate alla
meditazione e alla crescita spirituale, o vogliono solo migliorare la propria
relazione?
Puja: Arrivano persone di
tutte le età, dai diciannove ai sessantanove anni. Vengono perché aspirano a
un’esperienza più profonda, un esperienza più appagante. Hanno la sensazione di
essere bloccati su di una strada a senso unico. E anche se cambiassero partner
alla fine arriverebbero allo stesso punto. Ognuno – soprattutto le donne –
sente intuitivamente che ci deve essere molto di più. La possibilità di mettere
insieme sesso e meditazione è per molti un’autentica rivelazione.
OT: Nei suoi libri sul Tantra, Osho parla del trattenere l’energia e non
scaricarla. Come viene vissuto questo aspetto nel vostro lavoro?
Puja: Tutti noi abbiamo
imparato a tenere l’energia nei genitali, e a scaricarla durante l’orgasmo.
Quando invece l’energia rimane nel corpo, automaticamente sale verso l’alto. La
sola cosa che dobbiamo fare è spezzare l’abitudine a scaricare l’energia e
scoprire che c’è qualcosa oltre il climax orgasmico. Per l’uomo significa oltre
l’eiaculazione, e per la donna significa oltre l’orgasmo – accumulare l’energia
per poi scaricarla è un duro lavoro. Ci vuole un orientamento nuovo nei
riguardi della sessualità. Dentro ognuno di noi esiste un circuito energetico
innato, ma lo usiamo solo parzialmente. Dobbiamo imparare a lasciar circolare
l’energia dentro di noi, in modo che possa salire. Dobbiamo anche chiederci:
“Cos’è che mi dà l’orgasmo, in realtà? Perché è così importante per me?”. Fatti
un lista di tutte le cose che sono legate all’orgasmo: duro lavoro, tensione,
ansia da prestazione, finzione, competizione ecc… quando nel sesso ti poni
l’orgasmo come obiettivo, ti è impossibile goderti il momento, il presente
sfugge via. Dobbiamo imparare che è possibile fare l’amore senza alcuno sforzo.
Il corpo vuole fare l’amore, e non ha bisogno della mente. Un altro punto
importante per le coppie è la capacità di gestire le proprie emozioni. Spesso
non vedidiamo che le emozioni stanno distruggendo
l’amore. E questo perché non siamo consapevoli del modo in cui funzionano le
emozioni. Nei nostri gruppi lavoriamo
molto con le emozioni e le osserviamo da una prospettiva totalmente diversa.
Raja: Nei gruppi lavoriamo
molto anche con il corpo. Essenzialmente è il corpo che fa l’amore, non la
mente. La società ci porta a vivere una sessualità mentale: attraverso fantasia
e immaginazione, come con le riviste e i film pornografici, per esempio. È importante sviluppare la consapevolezza
del corpo, perché la maggior parte delle persone vive nella testa.
Puja: Il nostro lavoro ruota
attorno al cambiamento di consapevolezza, non all’apprendimento di una tecnica
particolare. Non vogliamo che si abbia l’impressione che esiste un modo giusto
e uno sbagliato, vogliamo solo incoraggiare le persone a vivere la sessualità
con presenza e consapevolezza. Non si tratta di spezzare le abitudini del
passato e il vecchio modo di fare l’amore per imparare qualcosa di nuovo,
quanto piuttosto di sperimentare in prima persona cosa significa vivere il
sesso con consapevolezza. Se così non fosse, sicuramente proveresti il nuovo
approccio per qualche settimana e poi il vecchio si ripresenterebbe passando
dalla porta di servizio.
OT: Potremmo tornare al
punto in cui dicevi che lavori molto con le emozioni e i feeling? Puoi
approfondire questa tematica?
Raja: Occorre distinguere tra
emozioni e feeling. Il feeling accade nel momento, è ciò che stai vivendo e
sentendo nel qui e ora. Ogni feeling ti rende più aperto, vulnerabile,
disponibile all’intimità, e ti avvicina sempre di più al partner. Le emozioni,
d’altro lato, hanno le proprie radici nel passato. Quando sei in preda alle
emozioni, dai la responsabilità all’altro, ti senti separato e accusi l’altro.
Non appena riesco a vedere la differenza e, per esempio, mi rendo conto di star
biasimando Puja, so per certo che questa è
un’emozione che arriva dal passato. Puja l’ha solo
fatta emergere, ma non ne è la causa. A quel punto posso riappropriarmi
dell’emozione e trovare un modo per scaricarla, per poi incontrare di nuovo
l’altro da uno spazio di pulizia interiore. Di solito tendiamo a scaricare la
nostra spazzatura sull’altro, sulla persona che amiamo di più, perché riteniamo
che lui o lei siano responsabili della nostra infelicità. In generale si pensa
che le donne siano più emotive degli uomini, ma non è assolutamente vero. Gli
uomini che non sono interessati solo a soddisfare i propri bisogni sessuali,
depositano sulla donna tutte le loro tensioni mentre fanno l’amore. E la donna
rimane con un contenitore pieno di tensioni, che poi manifesta nelle emozioni.
Siamo convinti che molti problemi, come la sindrome premestruale o i problemi
di menopausa abbiano le loro radici in una vita di rapporti sessuali carichi di
tensioni.
OT: Come faccio a capire con
certezza di essere in preda a un’emozione?
Puja: Lo sei quando cominci a
biasimare l’altro. O quando ti senti separato e non connesso. E quando non
riesci a guardarlo negli occhi. Oppure continui a ripetere per anni la stessa
frase: “tu fai sempre…/ tu non fai mai…” o anche “non sei mai…/ sei sempre…”. A
quel punto, per certo, sei in preda all’emozione, sei dominato dal passato.
OT: Quali suggerimenti date
ai partecipanti per gestire le emozioni?
Puja: Prima di tutto diciamo
loro che non è importante trovare le cause di queste vecchie emozioni. In
secondo luogo che è importante dire al partner che si è in un momento di
emotività. Suggeriamo di muovere il corpo: andare a correre, gridare o
picchiare il cuscino o fare la Dinamica, per liberarsi da tutte quelle
emozioni. La cosa più importante è smettere di scaricarle sul partner.
OT: Per le donne è più
facile accedere a questa forma di tantra, rispetto
agli uomini?
Puja: Le donne sicuramente
riconoscono la verità di quello che insegniamo con molta più rapidità degli
uomini. Il vecchio modo di fare l’amore pieno di tensioni, in cui ci si dà un
gran da fare, non dà alcun riconoscimento all’energia femminile. Quindi le
donne soffrono molto di più degli uomini per questa sessualità così
superficiale e tesa a uno scopo.
Raja: Per gli uomini è
difficile lasciar andare i vecchi condizionamenti. Se per esempio ti viene
detto che come amante fai schifo, be’, il tuo ego ne
soffre terribilmente. Questo mostra quanto sia importante il sesso per gli
uomini. Spesso non sappiamo come essere presenti nel sesso senza darci da fare.
E come lasciare che accada e fluire con l’energia.
Puja: Con questo nuovo
approccio al sesso di consapevolezza e non fare, finalmente anche l’uomo può
rilassarsi e non ha più bisogno di tenere sempre tutto sotto controllo. Dopo
una sola settimana, gli uomini possono sentire la differenza di sensibilità nel
pene. Quindi non è vero che il tantra va bene per le
donne, e che gli uomini non si divertono. Solo se le donne sono in grado di
aprirsi sessualmente, gli uomini possono sperimentare il fluire della propria
energia. Nell’area sessuale le donne giocano il ruolo chiave, creano
l’atmosfera e hanno molto più potere nel sesso di quanto credano.
OT: Hai detto che molte
coppie che vengono da voi non sono direttamente interessate alla meditazione,
ma voi fondamentalmente lavorate solo con la consapevolezza. I partecipanti
possono portare questa esperienza nella vita quotidiana?
Raja: Per la maggior parte
delle persone il fare l’amore è in fondo alla lista delle priorità. Prima
devono finire mille cose e poi alla fine dalla giornata, prima di
addormentarsi, oppure la mattina, trovano un quarto d’ora per fare l’amore. E
questo lo chiamiamo spontaneità, ma così diventa una cosa accidentale. Noi
diciamo alle persone che lo devono rimettere in cima alla lista. E se sono
molto occupate, devono persino decidere di fissare un appuntamento per fare
l’amore e segnarlo sul calendario. Di solito funziona benissimo quando sai che
giovedì pomeriggio alle 5 avrai due ore per fare l’amore con la tua donna. I
partecipanti ai nostri gruppi si sono trovati bene con questo tipo di accordo –
invece di andare al cinema, o farsi una chiacchierata con gli amici, o leggere
il giornale, usano il proprio tempo per fare l’amore. E questo cambia realmente
le loro vite.
Puja: Le persone si rendono
conto che nella vita fanno tante cose che non sono davvero importanti e che non
le nutrono affatto. E così lasciano da parte le cose futili, e si focalizzano
su amore e meditazione. Noi rimaniamo in contatto con i nostri partecipanti.
Quando ci scrivono o ci chiamano, la nostra prima domanda e’: “Quanto spesso
fate l’amore?”. Le coppie che fanno spesso l’amore di solito stanno meglio di
quelle che trovano il tempo per farlo solo una volta al mese. Più spesso fai
l’amore, più diventi capace d’amare. È anche interessante notare il modo in cui
i genitori si comportano con i propri figli a questo proposito. Pensano sempre
di dover fare qualcosa con i figli, di doverli intrattenere in qualche modo, e
così non hanno il tempo di fare l’amore. Ma i bambini sentono moltissimo il
modo in cui i genitori sono tra di loro. I figli di una coppia che ha fatto il
gruppo con noi sono persino arrivati a mandare a letto i genitori perché
facessero l’amore, quando tra loro c’era molta tensione e conflittualità!
OT: Puja,
tu hai scritto il libro The Love Keys nel quale spieghi il tuo approccio al Tantra.
Qual era il tuo obiettivo nello scrivere il libro?
Puja: Lo scopo del libro è
stimolare un cambiamento di consapevolezza nel fare l’amore. E già alcuni
lettori mi hanno fatto sapere che la loro vita amorosa è cambiata completamente
dopo aver letto il libro, senza che facessero nulla. Il libro non è solo un aiuto
per le persone che hanno fatto il gruppo, ma si rivolge anche a chi non l’ha
potuto fare.
Raja: La differenza reale
rispetto ad altri approcci al Tantra è che il nostro
è molto semplice, senza rituali o tecniche specifiche. Facciamo lavoro sul
corpo, insegniamo un nuovo orientamento nei confronti del sesso e della pratica
sessuale. Alla fine del gruppo diciamo sempre: “Non vi diamo i fiori, ma solo i
semi. Il lavoro reale comincia dopo il gruppo. Dovete portarvi a casa queste
informazioni e integrarle nella vostra vita. E dovete prendervi cura dei semi,
affinché possano crescere e ricevere il sole, il nutrimento e l’amore”.
tratto
da:
Osho Times
ed. tedesca - aprile 2001
L'ESSENZA
DEL TANTRA
Senza la meditazione il Tantra può facilmente, quasi automaticamente, diventare un
puro e semplice esercizio sessuale, che con la scusa della spiritualità lascia
spazio a grandi abusi e non porta ad alcuna crescita. Osho qui spiega i limiti
storici di questa scuola… ma il discorso ha una validità anche attuale: il Tantra sta diventando di moda e spesso viene presentato in
modi che lo fanno sembrare praticamente un succedaneo new age del Viagra.
Il Tantra ha ragione
nell’affermare che l’energia sessuale è l’energia di base, e che quindi
dovrebbe essere trasformata in forme superiori. È una verità. Ma ciò che è
successo è che chi l’ha praticato non ha mai approfondito la meditazione; la meditazione è rimasta puramente
secondaria. E la sessualità umana è così potente nella sua espressione che, nel
nome del Tantra, si è arrivati a pure e semplici orge
sessuali. È quello che succede senza la meditazione. La meditazione avrebbe
dovuto essere la cosa principale, perché è quella che trasforma l’energia, e
invece è diventata secondaria.
Alla scuola del Tantra
hanno aderito molte persone gravate da repressioni o perversioni sessuali, che
non erano interessate alla trasformazione: il loro interesse era puramente
sessuale. Così il Tantra non ha potuto essere usato
nel modo giusto. Se quella verità – parziale – non viene messa al secondo posto
e la meditazione non passa al primo posto, avverrà sempre che, nel Tantra, le persone si lasceranno andare a ogni genere di
perversioni. Con la copertura di un nome così importante, sentiranno di non
fare nulla di sbagliato: ciò che fanno è religioso, spirituale.
Il Tantra ha fallito per
due motivi. Il primo, intrinseco, è che la meditazione non è stata riconosciuta
come fulcro. Il secondo è che il Tantra non ha un
metodo speciale per perversi e repressi, che possa in qualche modo affrontare
le loro perversioni e riportarli alla normalità. Solo una volta tornati alla
normalità potranno avvicinarsi alla meditazione, e in seguito, dopo aver
meditato, essere ammessi agli esperimenti tantrici.
C’è stato un errore di base, per cui tutto è divenuto semplicemente uno
sfruttamento del sesso.
Prima di tutto le persone dovrebbero essere
introdotte alla meditazione, e solo in seguito ai metodi tantrici.
Ramakrishna, per esempio, andava in
profondità nella meditazione e, quando un impulso sessuale arrivava a
disturbare la sua meditazione, chiedeva a sua moglie Sharada
– una bellissima donna – di sedere, nuda, su un alto sgabello. Lui si sedeva di
fronte a guardarla e a meditare finché l’impulso sessuale svaniva. Quindi le
toccava i piedi in segno di rispetto, e la ringraziava dicendo: “Mi hai aiutato
immensamente; cosa avrei potuto fare altrimenti? Lo stimolo aveva bisogno di
espressione e il semplice guardarti è stato sufficiente”.
Il tempio di Khajuraho
ha bellissime statue in tutte le posizioni sessuali. È stata una scuola di Tantra a costruire quel tempio. La prima cosa che lo
studente doveva fare era quella di meditare su ogni statua. Queste statue sono
sistemate in modo tale che, partendo da un angolo, si fa tutto il giro del
tempio. Lo studente doveva osservare ogni statua fino a vederla solo come una
statua, priva di qualunque connotato sessuale – e queste statue sono tutte in
posizioni sessuali. Grazie all’osservazione, che può durare anche per mesi di
fila, la statua diventa una pura opera d’arte e tutta la pornografia scompare.
Poi lo studente si sposta alla statua successiva.
Tutte le perversioni della mente umana sono rappresentate in quelle statue.
Solo quando lo studente ha completato il giro del tempio, il maestro lo ammette
all’interno del tempio. Quei mesi sono mesi di straordinaria meditazione e di
una liberazione incredibile: tutte le repressioni spariscono e ci si sente
tremendamente leggeri. Allora il maestro ammette lo studente all’interno del
tempio, dove non ci sono statue sessuali, dove non c’è nulla, solo il vuoto.
Il maestro, a quel punto, insegna a entrare più
profondamente nella meditazione, che è cresciuta durante quei mesi. Adesso si
può andare a una profondità molto maggiore perché non ci sono ostacoli, non ci
sono problemi, non c’è sessualità. L’entrare profondamente in meditazione,
senza essere disturbati dal sesso, indica che l’energia sessuale si sta
muovendo nella stessa direzione della meditazione, non nella direzione opposta.
È così che viene trasformata e assume una forma superiore.
tratto da:
Osho - The Path
of the Mystic
L’ARTE DI MORIRE
___________________
Editrice La Giuntina
Pagine 234 - Lire 28.000
la vita consiste nel vivere: Non è una cosa, ma un
processo. Non esiste alcuna possibilità di realizzare la vita se non vivendola,
fluendo e scorrendo con essa. Se cercate il significato della vita in qualche
dogma, in qualche filosofia, in qualche teologia, avrete trovato il modo più
sicuro per mancare la vita e il suo significato. La vita non è da qualche parte
ad attendervi; non è nel futuro come un traguardo da raggiungere, ma è qui e
ora, in questo preciso momento, nel vostro respiro, nella circolazione del
sangue, nel battito del cuore.
cos’È la morte: Quando avrete capito cos’è la vita, capirete anche
cos’è la morte, anch’essa è parte dello stesso processo. Di solito, si pensa
che la morte arrivi al termine della vita, che la morte sia nemica della vita;
non lo è; ma se la ritenete tale, significa che non siete riusciti a conoscere la
vita. La morte e la vita sono due polarità della stessa energia, dello stesso
fenomeno: l’alta e bassa marea, il giorno e la notte, l’estate e l’inverno. La
morte non è la fine della vita: è il completamento di una esistenza, il
‘crescendo’ di una vita, l’apice, il finale. Quando avrete conosciuto la vita e
il suo processo, allora capirete cos’è la morte.
la morte rivela: La morte diventa la celebrazione per eccellenza,
se la vita è vissuta in celebrazione. O meglio: la morte rivela qualsiasi cosa
sia stata la vostra vita. Se in vita siete stati infelici, la morte rivelerà
infelicità. La morte è una grade rivelatrice. Se in
vita siete stati felici, la morte rivelerà felicità. Se avete vissuto
un’esistenza mirata solo al benessere e al piacere
fisico, la morte sarà, ovviamente, molto sgradevole perché dovrete
abbandonare il corpo. Il corpo è solo una
dimora temporanea, un santuario dove ci si ferma per una notte, al
mattino lo si lascia; non è la dimora definitiva, non è la vostra casa.
le teorie: La mente umana ha la tendenza a convertire ogni esperienza in
una domanda e questo è molto distruttivo: non farlo. Non avere premura di
creare delle teorie, perché sono molto pericolose, possono uccidere il bambino
nel grembo. Nel momento in cui inizi a pensare in termini di analisi, cercando
di capire ciò che è e ciò che non è, facendo paragoni ed etichettando, ti stai
muovendo verso l’aborto. Perderai quel qualcosa che stava crescendo, lo
ucciderai. Non essere analitico, non essere suicida: dagli spazio, sentine la
presenza, ma non con la mente. Sentine la presenza con la tua totalità e
permetti al tuo cuore di aprirsi a quel fenomeno e alla sua crescita.
il chassidismo: Tutto il suo insegnamento è non-tecnico, ma pura
gioia di vivere. Il chassidismo non è un cammino di
meditazione, ma di preghiera, e la preghiera non ha tecniche. La meditazione
può avere milioni di tecniche perché è un approccio scientifico alla realtà
interiore. Il chassidismo non è una scienza, ma
un’arte, e non crede nelle tecniche, ma nell’amore. Il chassidismo
non ha tecniche e in esso non troverai né yoga, né tantra,
ma la semplice affermazione di aver fiducia nella vita, in dio; godendo con
gioia totale, e gratitudine profonda, qualsiasi cosa ti sia stata data, al
punto che anche la cosa più insignificante diventa sacra.
possedere: Il mondo dell’avere non è altro che un mondo di sogni. Potete
solo possedere voi stessi; e quant’altro avete,
all’infuori di voi stessi, è solo inganno, illusione. In realtà, ciò che voi
possedete vi tiene in pugno più di quanto voi non lo possediate. Solo una cosa
può essere posseduta ed è già in voi: il vostro sé, la vostra consapevolezza.
la luce:
La meditazione non è altro che riabituare i vostri occhi, ripristinare la
vostra capacità di vedere. Via via il buio non sarà
più tale e inizierete a percepire una debole luce soffusa. Non è una luce
aggressiva, non è come il sole, è più
simile alla luna. Non splende, non acceca, è molto fresca,
compassionevole, morbida, balsamica.