SOMMARIO

 

 

2 DOVE MEDITARE

I centri di meditazione di Osho regione per regione e altri indirizzi.

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 SPECIALE

Sesso, morte e meditazione

L'unione sessuale può darci un assaggio di ciò che accadrà al momento della morte: l'esperienza del nulla, del non-essere. La stessa che viviamo in momenti di profonda meditazione.

 

18 RIFLESSIONI

Al di là delle stelle

L'astrologia può essere usata per portare alla luce i meccanismi inconsci che guidano le nostre vite e le rendono prevedibili.

 

20 INCONTRI

La sfida più grande: una vita normale

Sagarpriya, terapista che da anni si occupa dell'argomento, ci mostra come sviluppare la consapevolezza nella vita di tutti i giorni, superando la meccanicità della mente e trovando soddisfazione in ogni attività.

 

26 LA MAPPA

La mappa del Tantra

L'unione del principio femminile e del principio maschile nei diversi chakra.

 

30 BUDDHA DOVUNQUE

The Festival -Varazze Aprile 2001

Per chi non c'era

Resoconto dei tre giorni di meditazione e celebrazione ormai diventati un evento da non perdere.

 

34 ESPERIENZE

Un politico allo specchio

Un discepolo di Osho, politico di professione, si interroga con molta onestà su come sia possibile conciliare politica e meditazione.

 

37 PRIMO PIANO

Più della mente

L'uomo si distingue dagli animali non solo grazie alla mente razionale, ma anche alla facoltà di andare oltre l'orizzonte - essenziale, ma limitante - della mente e aprirsi al cielo infinito della consapevolezza,

dell'unione con il cosmo.

 

44 CONSAPEVOLEZZA

Le chiavi dell'amore

Una coppia di insegnanti tantrici e meditatori ci fa riflettere sul nostro approccio alla sessualità.

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di luglio

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 UN LIBRO DA VIVERE

L'arte di morire

L'essenza del misticismo chassidico.

 

 

  OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

LE NOTIZIE

 

 

Dall’Italia…

 

…tre giorni tutti per te. Dal 13 al 15 Luglio a Collungo in provincia di Arezzo una Festa con tante meditazioni: Dinamica, No-Dimention, Kundalini, Prayer… e Vipassana sui prati. Inoltre pittura, dopo essersi centrati sul chakra del cuore – e danze, naturalmente. Divertimento inomma, ma anche momenti individuali dove ognuno avrà modo di godersi la propria interiorità. Da venerdì sera fino alla serata di domenica, ad organizzarli è Shunyam Shravam (shravam@hotmail.com) maestro di Reiki e meditatore.

Maggiori informazioni al sito www.reikiuniversale.it  (potete anche vedere le foto del posto) oppure tel. 0347.382.4864.

Interessa chi ha bambini (ma non solo) ciò che ci scrivono Nishanto e Vimal dalle colline del Monferrato: "Ecco cosa proponiamo: per i bambini lo spazio per giocare e partecipare a giochi di pittura, sentendosi meno controllati e più liberi di esprimersi nel riscoprire se stessi. E per i genitori un ambiente in cui consapevolezza e intuizione permetteranno loro di risolvere al meglio i conflitti scaturiti dal loro difficile compito. Offriamo anche un gruppo: L’arte di amare in libertà. Informatevi per tempo: Nishanto e Vimal Loc. Zotto i Mombaldone (AT) Tel. 0144-950748

 

 

I messaggi d’amore…

 

…arrivano in bottiglia. Si tratta della nuova serie degli Oli di Mystica, definiti dalla loro creatrice un passo oltre l'aromaterapia, un'ulteriore evoluzione cioè nell'uso di profumi ed essenze della natura (sia piante che gemme) per intensificare benessere e senso di pace.

L’uso di oli essenziali, gemme e cristalli per aiutare le persone a rilassarsi, bilanciare l'energia nei diversi chakra e portarla a un piano più elevato dell'essere, è un'arte antica. Queste sono combinazioni canalizzate di oli essenziali, ognuna con le essenze di base di 4 cristalli infuse nella formula. In questo modo le proprietà degli oli vengono combinate con le vibrazioni delle gemme. Per esempio, l'olio Birth of love è olio essenziale di lavanda, Rosa  Bianca e Rosa Rossa, combinato con Sugilite, Sodalite, Fluorite ed essenza della gemma di diaspro.

Questi oli sono stati creati da Mystica all'Osho Academy di Sedona (USA), ispirati da Kaveesha, una nota discepola di Osho, e sono da non molto disponibili in Italia. Stimolano il chakra del cuore, facilitando l'amore per se stessi e la 'guarigione' a molti livelli sottili. Ci sono anche due oli specifici per i massaggi, Rejuvenate e Aphrodisia. Sono usati in vari centri italiani: Miasto, Surjan, Nirvesha.  Per maggiori informazioni, anche su corsi e training:

 

 

Arrivederci

 

Dall’Italia una semplice email ci informa che “Tomaso è morto oggi (2 maggio) alle 6 di sera circa. In pace, circondato dai suoi amici di Miasto”. Con Osho fin dai tempi della prima Pune, questa caratteristica figura di professore, contadino e meditatore era conosciutissima e amata non solo in Italia, dove era stato fra i primi frequentatori di Miasto più di vent’anni fa, ma anche a Pune, dove veniva regolarmente d’inverno (salvo che negli ultimi pochi anni per problemi di salute) ad aiutare nelle cucine dello Zorba.

Da Bellinzona, nel Canton Ticino, un’altra notizia simile: è morto Samarona. Nel messaggio di Parna (la sua compagna) che ce lo comunica, tutte le emozioni degli ultimi giorni con lui: ”… ha condiviso la sua pace e la sua bellezza anche in una situazione ospedaliera, al punto che lo staff dell’ospedale, colpito da come sia riuscito a vivere a lungo e piuttosto bene pur con un tumore, ha dimostrato un vivo interesse nell’espansione delle ‘terapie complementari’… al medico che, uno degli ultimi giorni, gli chiedeva come si sentisse, rispondeva semplicemente che era contento, contento… ”.

 

 

AUDIODISCORSI DI OSHO IN MP3

 

Sul sito www.osho.com ora puoi trovare l'Audiobook Club, che raccoglie oltre un centinaio di audio discorsi di Osho in inglese (... e anche in hindi se siete interessati) in formato MP3, facilmente scaricabile, così da poterli ascoltare direttamente dal computer o anche da un MP3 player portatile (vedi foto a fianco). Si possono già trova re i discorsi delle serie: Zen: Zest, Zip, Zap and Zing, From Unconsciousness to Consciousness, Beyond Psychology, Beyond Enlightenment, Rinzai: Master o f the Irrational, The Zen Manifesto. Presto i titoli disponibili saranno molti di più, e c'è anche la possibilità di abbonarsi a questo Audiobook Club, con vari vantaggi e sconti su prezzi già molto favorevoli.

A ben pensarci è una novità interessante anche per chi l'inglese non lo sa (o lo conosce poco): alcuni di questi titoli sono già disponibili come libri tradotti in italiano ed è proprio una bella esperienza, dopo aver letto le parole di Osho in una lingua che si comprende bene, fare un “passo avanti” e ascoltarle dal vivo. E un aiuto sicuro verso il silenzio e la meditazione. "Io ti sto parlando – dice Osho – non è che stia tenendo delle conferenze. E solo un discorso, da cuore a cuore. Le parole le puoi capire... ma capire le mie parole non è la cosa più importante, in realtà. C'è qualcosa fra le parole, fra le righe, quando improvvisamente mi fermo, nel bel mezzo di una frase. Se capisci quelle pause, quei momenti di silenzio, quegli spazi fra due parole... non hai bisogno di alcun dizionario."

Se desideri fare una sorpresa a un amico adesso puoi anche inviargli una frase di Osho (in audio) – magari sull'amore, la gioia di vivere, l'amicizia – accompagnata da una splendida cartolina virtuale dell'Osho Meditation Resort di Pune.

Insomma andate a vedere osho.com, ci sono sempre novità per tutti!

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Sesso, morte e meditazione

 

Sesso e morte. Quanti di noi hanno vissuto questa associazione in un momento di profonda intimità. Tutto scompare, i confini del corpo e della personalità svaniscono e improvvisamente ci si ritrova in un’altra dimensione che, proprio per la sua assoluta misteriosità, ci appare simile alla morte.

Un’esperienza molto vicina a quella che si vive in meditazione, quando pensieri ed emozioni diventano un’eco che si allontana sempre più e davanti a noi si apre il grande vuoto.

 

 

In India il tabù più grande è stato il sesso. Proprio come per l’Occidente è la morte, per l’India è il sesso. Occorre comprenderli entrambi, perché sono i due tabù fondamentali. O la società crea un tabù attorno al sesso, oppure si sposta all’estremo opposto e crea un tabù attorno alla morte. I due, nel profondo, sono correlati, sono le due estremità dello stesso fenomeno.

Il sesso è la nascita, il sesso è l’inizio, e la morte è la fine. Alcune persone cercano di nascondere la realtà della nascita e altre cercano di nascondere la realtà della morte. La cultura che rende il sesso un tabù accetterà
la morte, e viceversa: la cultura che crea il tabù della morte accetterà il sesso. L’umanità ha bisogno di liberarsi da tutti
i tabù, da tutte le ideologie estremiste, perché essere estremisti significa essere folli. La persona sana è equilibrata: sta esattamente nel mezzo, segue il giusto mezzo. E stare nel mezzo è trascendere la dualità, è trascendere i poli estremi.

L’uomo ha bisogno di un nuovo tipo di comprensione che accetta nascita e morte come parti della vita, senza paura. Nel momento in cui le accetti, nel momento in cui le celebri, entrambe vengono trascese.

tratto da: Osho, Zen: Zest, Zip, Zap and Zing #8

 

 

 

La disciplina dell'amore

 

La sessualità vissuta totalmente può condurci a quella soglia che ci troveremo a varcare al momento della morte.

 

 

In quanto occidentale, sono stata condizionata dall’idea che quando il sesso sparisce è la fine. Osho ha cercato di spiegarci che in Oriente il concetto è totalmente diverso. “In Oriente, quando il sesso sta per sparire, è un momento da festeggiare, mentre in Occidente è una calamità.”

Ciò che accade in modo naturale è questo: un giorno l’impulso sessuale scompare, e rimangono giocosità e leggerezza rispetto al sesso. Non ci si sentirà più spinti da una febbre cieca verso qualcuno… è meraviglioso pensare che un giorno sarà possibile essere liberi di scegliere se giocare o meno. E spero che questo accada prima che il corpo sia sfiancato e l’energia sessuale diventi cerebrale. Penso sia possibile.

A Katmandu, feci questa domanda a Osho: “Amato Maestro, nelle ultime settimane ho avvertito una profonda connessione tra il sesso e la morte. È necessario che ne comprenda il perché?”.  

La risposta è talmente affascinante che la riporto per intero:

“Questa domanda è una delle più essenziali: la connessione fra sesso e morte. Se riesci a vederla con chiarezza, lentamente la distanza fra sesso e morte sparirà e diventeranno pressoché una sola energia.

Forse il sesso è morte a rate, e la morte è sesso all’ingrosso. Ma esiste certamente un’energia che si muove su entrambi i fronti. Il sesso è l’inizio della vita e la morte è la fine della stessa vita: per cui sono le due estremità di un’energia, due poli di un’energia. Non possono essere disgiunti.

La morte e il sesso sono vicinissimi… ma che siano vicini o distanti, non sono energie diverse. Pertanto è possibile sentirle arrivare insieme. È ottimo vederle insieme, è una profonda comprensione, che normalmente non si ha. Le persone sono quasi cieche, non collegano mai il sesso con la morte. Forse una paura inconscia impedisce loro di collegarli, perché se incominciassero a collegare il sesso alla morte, potrebbero iniziare ad avere paura del sesso e questo sarebbe pericoloso per i fini biologici. Per la biologia è meglio che non si veda il legame.

La domanda è significativa. Non vuol dire che stai per morire. Indica semplicemente che la tua energia sessuale sta arrivando alla sua vetta più alta; quindi senti anche la morte. Non la sentiresti se lasciassi scorrere la tua energia sessuale.

Chiunque ha fatto questa domanda, non sta facendo l’amore. L’energia si sta accumulando e arrivando a una tale intensità, che il ricordo della morte diventa automatico. La morte, se vissuta consciamente, vi porterà il più grande orgasmo della vostra vita.

Quindi l’idea del sesso e della morte che sorgono insieme, mostra semplicemente che la tua energia sessuale, positiva o negativa, si sta accumulando. E l’energia negativa può accumularsi più a lungo. Infatti, ho osservato i monaci e le monache giainiste; sono forse tra le persone più autentiche in ciò che fanno. Possono sembrare stupide, ma la loro sincerità è fuori di dubbio. Le monache sembrano avere meno problemi a rimanere nel celibato. Ma i monaci incontrano difficoltà terribili, le stesse che incontrano i preti cristiani o gli altri monaci.

Energia negativa significa semplicemente che è più silenziosa, è in attesa di energia attiva da assorbire. Non ha una forza attiva di per sé.

Se la donna aspetta, e continua ad aspettare, anche lei accumula un’energia negativa e poi l’assorbe. Se è eccessiva, allora può insorgere l’idea della morte. Fare l’amore in questo stato, avere un orgasmo meraviglioso, può darle una rivelazione di ciò che accade al momento della morte.

Non c’è niente da temere in tutto ciò, niente viene distrutto. È il picco più alto della tua vita.

Se hai vissuto inconsapevolmente, nell’infelicità e nella sofferenza, allora prima che arrivi la morte andrai sicuramente in coma. Non avrai l’esperienza dell’orgasmo, o la consapevolezza che la morte non sta accadendo a te, al tuo essere, ma solo al tuo corpo, al veicolo che hai usato finora.

Lo stesso vale se la domanda è stata posta da un uomo. Ma raramente un uomo arriva a un’altezza tale da iniziare a pensare alla morte. La sua energia è così dinamica, attiva, che viene rilasciata ancor prima di arrivare a quella vetta.

La mia sensazione è che questa domanda sia stata posta da una donna. E nessuno ha mai ascoltato la donna, a nessuno importa come si sente, cosa sente. Da secoli l’uomo ha compreso una cosa: in India ci sono dipinti, statue, che descrivono il fenomeno – cioè che l’uomo ha sentito nella donna una specie di morte. Questo è un malinteso. Non è nella donna, è nell’energia sessuale stessa.

Ma questo è il modo in cui gli uomini continuano a proiettare; non riescono a vedere che è la loro energia sessuale a portarli vicino alla morte. E non riescono a vederlo chiaramente, perché la loro energia sessuale non arriva mai a vette tali da ricordar loro la morte. Ma le donne, se ascoltate, hanno moltissime cose sagge da dire sul fenomeno.

Le donne sagge sono sempre state ascoltate e la loro saggezza è stata assorbita, perché sono l’altra metà dell’uomo. La saggezza dell’uomo è solo metà; se non viene assimilata anche quella della donna, non può diventare completa. Dovete chiedere a lei qual è la sua esperienza.

La donna, in particolare in Oriente, molte volte durante l’orgasmo ha avvertito la morte molto vicina, come se fosse nei paraggi. Dico in particolare in Oriente, perché lì, nell’antichità, prima che le ideologie repressive rendessero la gente divisa e schizofrenica, non si doveva fare l’amore fino a quando lo stimolo non arrivava al culmine.

Non bisognava fare sesso tutti i giorni. Entrambi i partner dovevano aspettare fino ad arrivare a uno stadio in cui era impossibile trattenersi. Naturalmente quelle persone erano molto più sagge. Forse facevano l’amore una volta alla settimana o una volta al mese, ma il loro amore generava esperienze incredibili cui il far l’amore tutti i giorni non può generare: non ci sarebbe energia sufficiente per far accadere quell’esperienza portentosa. Bisogna essere al limite del controllo, vibranti; allora diventa realmente una danza, una fusione, un incontro di due energie. E quando giunge al picco più elevato, anche l’uomo può sentirsi circondato dalla morte. La sensazione della morte è presente perché è un’unica energia, ma quando l’energia sessuale viene liberata, la sensazione di morte si disperde.

Solo di recente la scienza medica ha accettato il fatto che quanti fanno l’amore continuamente, non muoiono di attacco cardiaco. Ma dovrebbe chiedersi: muoiono di qualcos’altro? No, vivono più a lungo e rimangono più giovani. Ma si può fare l’amore al livello più basso… normalmente la gente lo fa così, e questo non dà soddisfazione, non è gratificante; non dà nessun appagamento. Si lascia dietro solo frustrazione.

L’amore va fatto alla sua vetta più alta, e per questo occorre una certa disciplina. La gente ha usato la disciplina per non fare l’amore. Io insegno la disciplina per fare l’amore nel modo giusto, in modo che il vostro amore non sia solo un atto biologico che non tocca mai il vostro mondo psicologico. E ha il potenziale per arrivare persino al vostro mondo spirituale. Alle sue vette più alte può raggiungere il vostro mondo spirituale.

Come mai, a quel punto, ci si ricorda sicuramente della morte? Perché dimenticate il corpo, dimenticate la mente, diventate solo pura consapevolezza, che si fonde con il partner. È molto, molto simile alla morte.

Quando arriva la morte, se state morendo consapevolmente, dimenticherete il corpo, dimenticherete la mente, sarete solo consapevolezza… poi all’improvviso quella consapevolezza si unisce al Tutto. Quella fusione col Tutto è mille volte più meravigliosa di quanto sia possibile con un orgasmo. Ma entrambi i fenomeni sono di certo in profonda relazione. Sono una cosa sola. E chiunque desidera capire la morte, deve capire il sesso, e viceversa.

Ma è strano che persone come Sigmund Freud o Carl Gustav Jung, interessate a comprendere il sesso, abbiano tanta paura della morte. La loro comprensione del sesso non può arrivare molto lontano. Per ciò che concerne la morte, nessuno ci pensa, nessuno vuole neppure parlarne.

Se incominci a parlare della morte, la gente penserà che non conosci le buone maniere; è qualcosa di cui non bisogna parlare: la morte va semplicemente ignorata. Ma ignorando la morte non puoi capire la vita. Sono connesse: il sesso è l’inizio, la morte è la fine. La vita è proprio nel mezzo, è l’energia che scorre dal sesso alla morte. Vanno capite tutte e tre insieme.

E un simile sforzo non è mai stato compiuto, non ci sono stati esperimenti, specialmente nel mondo contemporaneo. In Oriente, nei tempi antichi, prima di Buddha e Mahavira, il fenomeno deve essere stato osservato molto da vicino, altrimenti che bisogno c’era di far ballare la moglie di Shiva sul suo petto con una collana di teschi al collo. E le sue mani? Una mano regge una testa appena tagliata e ancora sanguinante e l’altra impugna una spada. Sembra completamente pazza.

Questa è solo un’immagine pittorica del più profondo stato orgasmico; la donna potrebbe essere descritta così. E mentre la donna danza, l’uomo è sdraiato sotto di lei. Lei potrebbe tagliargli la testa o lui potrebbe morire solo perrché lei danza sul suo petto. Ma una cosa è certa: la morte è lì. Che poi accada o meno, è un’altra cosa.

Forse, inconsciamente, questa è una delle ragioni per cui in Occidente ha sempre fatto paura. Si è scelta una sola posizione per fare l’amore: quella con l’uomo sopra, in modo che lui possa mantenere il controllo e la donna non possa esprimere la sua pazzia nel modo in cui lo fa Shivani, danzando sul petto di Shiva.

Per secoli si è insegnato alla donna che non deve nemmeno muoversi, perché non si addice alle signore; solo le puttane si muovono. Lei deve sdraiarsi quasi come fosse morta, e rimanere ferma. Non avrà mai un orgasmo clitorideo o vaginale. Ma è una signora, ed è una questione di reputazione e di rispettabilità. Non le è permesso godere, deve rimanere seria per tutta la durata dell’atto. Solo l’uomo può muoversi, non la donna.

La mia intuizione mi dice che questo comportamento nasce dalla paura. In Oriente, la posizione normale vede la donna sopra, non l’uomo. Con l’uomo sopra, è assolutamente orribile: l’uomo è più pesante, più alto, sta solo schiacciando inutilmente una donna delicata. E per lui è scientificamente più giusto stare sotto; in questo modo non può muoversi troppo e la donna ha più libertà di movimento, di urlare di gioia, di picchiare l’uomo, di mordere l’uomo, di graffiargli la faccia o fare qualsiasi cosa le venga di fare.

Lei deve essere una Shivani. Non ha la spada ma ha le unghie, unghie lunghe; può fare molto con quelle unghie. E se lei è sopra, si muove più velocemente, l’uomo si muove più lentamente e così possono giungere insieme al picco orgasmico. Con l’uomo sopra e la donna sotto, è impossibile arrivare insieme al picco dell’orgasmo. Ma all’uomo non importa niente, ha semplicemente usato la donna.

L’antica saggezza orientale ha un’attitudine totalmente diversa. Ai tempi delle Upanishad la donna veniva rispettata come l’uomo. Non esisteva la questione dell’ineguaglianza. La donna aveva accesso a tutte le sacre scritture e partecipava persino a tutti i grandi dibattiti.

È stato il giorno più orribile, quello in cui l’uomo ha deciso che la donna era inferiore e doveva semplicemente seguire l’uomo e i suoi ordini. Ora non le è più permesso di leggere i testi sacri, non le è permesso discutere i grandi problemi della vita. E non vi è dubbio che bisognerebbe chiederle come vede la situazione dal suo punto di vista. La sua parte è la metà, e questo rifiuto ha mantenuto l’uomo diviso, schizofrenico. È giunto il momento di riunire la donna e l’uomo insieme, nella loro interezza. Le loro esperienze, le loro comprensioni, le loro meditazioni, dovrebbero essere un tutt’uno – quello sarà l’inizio di una vera umanità.” (Light on the Path)

Ho sentito Osho dire che il meditatore fa l’esperienza della morte, non del corpo, ma della mente, per cui nasce a una nuova vita; ‘dwija’ (nato due volte) è l’espressione usata in sanscrito.

Una cosa è sedersi con Osho che parla, esserne sedotti a entrare in meditazione, sull’onda del suono delicato e ritmico della sua voce, sprofondando negli spazi di silenzio e sentirsi sospesi, senza tempo. Un’altra cosa è essere consapevole durante il giorno in tutte le cose che si fanno. Per esempio, camminando, ricordarsi di farlo senza pensare ad altro; mangiando, masticare senza un dialogo mentale di sottofondo. È divertente, quasi come un gioco e accade sempre più spesso nella mia giornata.

Ma sedermi in silenzio nella mia stanza è qualcosa di diverso. Sedersi e non fare niente è come morire. Sento come se lasciassi andare tutto ciò che so, e cos’altro può essere la morte se non lasciare andare tutto?

Ho sentito Osho dire che questo è il motivo per cui di solito la gente muore inconsapevolmente; la morte è l’operazione chirurgica più grande della natura, per separare l’anima dal corpo e dalla mente con la quale è stata identificata per tutta la vita, e quindi la maniera più indolore è morire inconsapevolmente. Ecco perché la gente non ricorda l’ultima morte, o l’ultima vita.

In diversi giornali e riviste scientifiche ho letto racconti di persone dichiarate ‘clinicamente morte’. Per esempio, persone che durante un’operazione chirurgica hanno fatto l’esperienza della morte perché il loro cuore si era fermato. Oppure persone rimaste in coma dopo un incidente e poi ‘tornate in vita’. Quando ho letto la loro descrizione dell’esperienza, sono rimasta sorpresa nel vedere che era esattamente la medesima esperienza che ho vissuto con la meditazione.

In un articolo pubblicato sull’Herald Tribune, molte persone hanno descritto la loro esperienza allorché, in un terribile stato di shock, devono aver ‘lasciato il corpo’. Tutti quanti parlano di una ‘luce’ alla fine di un tunnel, percorrendo il quale hanno sentito un amore e una beatitudine immensi. Io ho fatto questa esperienza con la meditazione, anche se ho sempre perso conoscenza prima di essere inghiottita dalla luce.

In ogni caso, ci sono tante, tantissime cose che rimarranno inspiegabili, un mistero. Sembra che la natura stessa delle cose non possa essere compresa. Più provo a capire ciò che è successo negli ultimi anni e più vengo riportata al momento presente: il respiro che sale e scende lungo il naso e si muove attraverso il corpo; dalla finestra vedo il tronco di un albero – solido, presente. I raggi di sole e il vento che passa attraverso le foglie e le muove con le sue lunghe dita invisibili, il gorgoglio dell’acqua che scorre, il cinguettio degli uccelli e io che guardo davanti a me, nel silenzio.

Cosa c’è lì, veramente? Forse, sarà sempre impossibile capirlo.

“La vita è un mistero da vivere,” sento Osho dire “non un problema da risolvere.”

 

tratto da:

Ma Prem Shunyo - I miei giorni di luce con Osho - Edizioni del Cigno

 

 

 

come un’onda in un grande oceano

 

Cosa vuol dire arrendersi? Vuol dire essere aperti, senza paure e vulnerabili. Vuol dire permettere all’altro di entrare dentro di te. Biologicamente, naturalmente, il sesso è l’esperienza fondamentale in cui, senza alcuno sforzo, permetti a qualcuno di entrare dentro di te, o di starti molto vicino, senza doverti difendere. Non resisti, né ti trattieni, ma fluisci rilassato, senza paura, senza pensare al futuro, ai risultati o alle conseguenze, ma stando semplicemente nel momento. Anche se arrivasse la morte, l’accetteresti.

In amore profondo, gli amanti hanno sempre avuto la sensazione che questo fosse il momento giusto per morire. Se la morte arrivasse, sarebbe benvenuta, perché sono aperti anche alla morte. Se sei aperto alla vita, sarai aperto alla morte. Se sei chiuso alla vita, sarai chiuso alla morte.

Chi ha paura della morte, ha fondamentalmente paura della vita. Non ha vissuto, per questo ha tanta paura della morte. E la paura è naturale. Se non hai vissuto affatto, avrai inevitabilmente paura della morte, perché la morte ti toglierà l’opportunità di vivere, mentre tu non hai ancora vissuto. Se arriva la morte, quando mai vivrai?

Chi ha vissuto profondamente non ha paura della morte. È appagato, e se la morte arriva può darle il benvenuto e accettarla. Qualunque cosa la vita avesse da dare, l’ha già data. Qualunque cosa si potesse conoscere durante la vita, è già stata conosciuta. Adesso si può entrare tranquillamente nella morte. Anzi, si vuole entrare nella morte, per conoscere qualcosa di nuovo e di sconosciuto. Nel sesso e nell’amore sei senza paure. Non stai lottando per una cosa futura. Questo stesso istante è il paradiso, questo stesso istante è eterno.

Ma quando parlo così, non voglio dire che lo hai senz’altro sperimentato attraverso il sesso. Se hai paura o resisti, allora nel sesso puoi avere un sollievo biologico, uno sfogo sessuale, ma non raggiungi l’estasi di cui parla il tantra.

Wilhelm Reich dice che se non hai raggiunto un orgasmo profondo, non hai conosciuto affatto il sesso. Questo non è solo un rilascio di energia sessuale, ma un rilassamento di tutto il corpo. In questo caso l’esperienza sessuale non è localizzata solo nel centro sessuale, ma si diffonde in tutto il corpo. Ogni tua cellula vi partecipa, e tu raggiungi un picco in cui non sei più un corpo. E se non riesci a raggiungere questo picco, non hai affatto conosciuto il sesso. Per questo Wilhelm Reich sostiene una cosa molto paradossale: il sesso è spirituale.

Il Tantra afferma la stessa cosa, e il significato è questo: quando sei profondamente nel sesso, non sei più un corpo, diventi puro spirito che fluttua. Il corpo resta qualcosa di remoto, completamente dimenticato; non esiste più. Non sei più parte del mondo materiale, ma di quello immateriale: solo allora accade l’orgasmo. Questo dice il Tantra a proposito del sambogh, del rapporto sessuale. A quel punto conosci un rilassamento totale, una sensazione di appagamento e la certezza che non occorre desiderare altro. Se nel sesso non senti questa assenza di desideri, non hai conosciuto affatto il sesso. Forse hai generato dei figli, ma si tratta di una cosa facile e del tutto diversa.

Solo l’essere umano può conseguire questa spiritualità nel sesso; altrimenti il sesso è solo un istinto animale. Ma quando gli insegnanti e i monaci lo condannano, tu dai loro ragione, mentre quando il Tantra dice qualcosa non riesci a crederci, perché non è la tua esperienza. Per questo il Tantra non è ancora riuscito a diventare un messaggio universale. Ma il futuro è roseo, perché più l’uomo comprenderà e diventerà saggio, più il Tantra verrà sentito e compreso.

Solo negli ultimi cento anni la psicologia ha gettato le basi per un mondo che sarà tantrico. Ma tu sei d’accordo con chi condanna il sesso, perché hai la stessa esperienza. Sai che nel sesso ‘non accade nulla’, e dopo ti senti depresso. Per questo c’è tanta condanna: ogni volta che fai sesso, poi ti senti depresso e ti penti.

Il Tantra, Wilhelm Reich, Freud e tutti coloro che hanno compreso, sono assolutamente d’accordo nel dire che, se raggiungi un orgasmo sessuale, quel fuoco durerà ore e ti sentirai totalmente diverso, senza alcuna preoccupazione o tensione. Il risultato sarà euforia ed estasi. Ma tale estasi accade solo se c’è un autentico abbandono, se non trattieni nulla né combatti, ma ti muovi semplicemente con l’energia vitale.

Il sesso è un fenomeno molto misterioso. Tu lo cominci, ma a un certo punto non esisti più. Il sesso comincia come una cosa volontaria, ma poi incontri un limite. Se attraversi quel limite non puoi più tornare indietro; se non lo attraversi puoi tornare indietro. Il sesso dunque è entrambe le cose, volontario e involontario. Esiste un limite fino al quale la tua mente è necessaria. Ma se non perdi la mente, la testa, la ragione, la consapevolezza, la tua religione, la tua filosofia, il tuo stile di vita, se non perdi la mente, non valichi il limite e la tua esperienza del sesso si limiterà alla sfera volontaria.

Questo è quanto sta avvenendo: dopo aver fatto sesso, ti senti depresso e intenzionato a fare voto di castità e di rinuncia. Naturalmente, questi voti non avranno vita lunga; nel giro di ventiquattr’ore, ti sentirai di nuovo bene, pronto ad avere un altro rapporto. L’intera faccenda sembra una ripetizione senza senso: prima accumuli energia, poi la getti via senza ricavarne nulla. È una cosa noiosa e monotona. Per questo i preti e gli insegnanti contrari al sesso ti affascinano, perché parlano di cose che puoi capire.

Ma tu non hai conosciuto il sesso involontario, la dimensione biologica più profonda: non l’hai nemmeno toccata, hai sempre evitato quel limite, perché ti fa paura; ti sei sempre ritratto. Oltre quel limite tu e il tuo ego non esistete più. L’energia sessuale si sarà impadronita di te, e ti ritroverai a fare qualcosa che non sei in grado di controllare.

A meno che non entri in questo fenomeno non controllato, non puoi raggiungere l’orgasmo. E una volta che conosci questa energia vitale incontrollata, tu non ci sei più. Sei diventato come un’onda in un grande oceano, e le cose accadono, semplicemente, senza che tu le forzi.

In realtà, non sei più attivo, sei diventato passivo. All’inizio sei attivo, ma poi arriva un momento in cui diventi passivo. E l’orgasmo accade solo quando diventi passivo. Se lo hai conosciuto, puoi capire molte cose. Puoi capire anche l’abbandono religioso. Puoi capire anche l’arrendersi del discepolo a un maestro. A quel punto puoi capire l’abbandono di qualcuno all’Esistenza stessa. Ma se non conosci nessun tipo di abbandono, è difficile anche solo concepire cosa voglia dire.

Quindi è giusto: il sesso è profondamente collegato all’abbandono. Se hai conosciuto il sesso in profondità, sarai più capace di abbandonarti, perché avrai conosciuto il piacere profondo che segue l’abbandono come un’ombra. Avrai conosciuto la beatitudine che segue come un’ombra l’abbandonarsi, e quindi potrai avere fiducia.

Il sesso è un abbandono biologico; il samadhi, la consapevolezza cosmica, è un abbandono esistenziale. Attraverso il sesso entri in contatto con la vita; attraverso il samadhi, l’estasi, entri in contatto con l’esistenza, cioè vai ancora più in profondità rispetto alla vita stessa. Entri in contatto con la radice dell’esistenza. Tramite il sesso ti sposti verso un’altra persona; nel samadhi ti sposti verso il tutto, il cosmo.

Il Tantra, se me lo concedi, è ‘sesso cosmico’! È innamorarsi del cosmo, è abbandonarsi, arrendersi al cosmo. E devi essere passivo. Devi essere attivo fino a un limite, al di là del quale non sei più necessario, anzi, diventi un ostacolo. A quel punto lascia tutto in mano alla forza vitale, abbandonati all’esistenza.

La seconda cosa: se continui a pensare che arrendersi sia una cosa negativa e passiva, non c’è nulla di male. È passivo e negativo, ma né la negatività né la passività sono qualcosa di condannabile. Nelle nostre menti, quando sentiamo le parole ‘negativo’ e ‘passivo’, scatta una condanna, poiché per l’ego entrambe equivalgono alla morte.

Non c’è nulla di sbagliato nell’essere passivi. Passività vuol dire essere in profondo contatto con l’universo, ma non si può esserlo in modo attivo: questa è la differenza tra scienza e religione. Nei confronti dell’universo, la scienza è attiva e la religione passiva. La scienza è come la mente maschile: attiva, violenta, decisa; la religione è come la mente femminile: aperta, passiva, ricettiva. La ricettività è sempre passiva. E la verità non va creata: va ricevuta.

Non devi creare la verità. La verità esiste già! La devi ricevere! Devi diventare come un padrone di casa che riceve la verità come sua ospite. E un padrone di casa deve essere passivo. Devi essere simile a un grembo per poterla ricevere. Ma la tua mente è abituata a essere attiva e a fare qualcosa, e in questa dimensione qualsiasi cosa tu faccia diventerebbe un ostacolo. Non fare: sii semplicemente! Questo è ciò che vuol dire passività: non fare nulla. Sii semplicemente, e permetti a ciò che già è di accadere. Non c’è bisogno che tu faccia qualcosa creativamente o attivamente. Devi solo ricevere. Sii passivo e non interferire. Non c’è nulla di sbagliato nella passività.

La poesia accade quando sei passivo. Perfino le più grandi scoperte della scienza sono avvenute in passività. Anche se l’atteggiamento della scienza è attivo, le scoperte più grandi accadono solo quando lo scienziato è passivo e in semplice attesa, senza fare nulla. E la religione è fondamentalmente passiva.

Cosa sta facendo Buddha mentre medita? Il linguaggio e le parole che usiamo ci danno una falsa impressione. Quando diciamo che Buddha sta meditando, sembra, a causa delle parole, che stia facendo qualcosa. Ma meditazione vuol dire ‘non fare’. Se stai facendo qualcosa, non accadrà nulla.

Ogni attività è simile al sesso: all’inizio devi essere attivo, poi arriva un momento in cui l’attività cessa e devi essere passivo. Quando dico che ‘Buddha sta meditando’, voglio dire che Buddha non c’è più. Non sta facendo nulla. È semplicemente passivo – un padrone di casa che aspetta, semplicemente aspetta. E quando aspetti l’ignoto, non puoi nemmeno aspettarti qualcosa. Non sai cosa realmente avverrà, perché se lo sapessi l’attesa sarebbe impura ed emergerebbe il desiderio. Non sai nulla!

Tutto il tuo sapere si è fermato ed è stato abbandonato. La mente non funziona più, è in semplice attesa. Allora ogni cosa ti accade. L’universo intero si riversa e penetra in te da ogni lato. Tutte le barriere sono scomparse, e tu non ti trattieni più.

Non c’è nulla di male nella passività. Al contrario, il problema è la tua attività. Siamo abituati all’attività, perché siamo abituati alla violenza, alla lotta e al conflitto. Per certe cose va bene, perché nel mondo non puoi essere passivo. Nel mondo devi essere attivo e agguerrito, devi aprirti a forza la tua strada. Ma ciò che è tanto utile nel mondo non è utile quando ti muovi verso un’esistenza più profonda. Là devi invertire il cammino. Sii attivo nella politica e nella società, per i soldi o per il potere. Sii inattivo se ti stai muovendo verso dio, la religione, la meditazione, dove la via è la passività.

E non c’è nulla di sbagliato nemmeno nel negativo. ‘Negativo’ vuol dire solo che qualcosa va abbandonato.

‘Negatività’ vuol dire che svuoti te stesso, senza fare qualcosa di positivo, perché ciò che stai cercando di scoprire esiste già. Semplicemente butti fuori i mobili. I pensieri sono i mobili della mente. Buttali fuori, e la mente diventa uno spazio. E quando la mente è uno spazio, diventa la tua anima, il tuo atman. Quando è piena di pensieri e desideri è mente. Libera e vuota non è mente. La negazione è un processo di eliminazione; elimina le tue cose.

Ebbene, non aver paura delle parole ‘negativo’ e ‘passivo’. Se hai paura, non potrai mai arrenderti. La resa è negativa e passiva. Non è qualcosa che fai. Al contrario, abbandoni l’idea stessa di poter agire. Non puoi agire: questa è la sensazione fondamentale. Solo a quel punto avviene la resa. È negativa perché ti stai muovendo nell’ignoto, e il noto viene abbandonato.

Arrendersi a un maestro è un miracolo, perché non sai cosa accadrà e cosa quest’uomo abbia intenzione di farti. E non puoi mai essere certo se sia un vero maestro oppure no. Non puoi sapere a chi ti stai arrendendo e dove ti stia conducendo. Puoi provare a rendere le cose sicure, ma questo stesso sforzo indica che non sei pronto alla resa.

Se prima di arrenderti sei assolutamente certo che quest’uomo ti condurrà da qualche parte – magari in paradiso – e poi ti arrendi, non è affatto una resa. La resa avviene sempre con l’ignoto. Quando tutto è conosciuto, non c’è resa. Hai già calcolato che avverrà questo e quello, che due più due fa quattro. A quel punto non c’è resa. Non puoi dire: “Mi arrendo”, perché il quattro è già garantito.

La resa avviene nell’incertezza e nell’insicurezza. Quindi è facile arrendersi a dio, perché in realtà non c’è nessuno a cui arrendersi e tu resti il padrone. È difficile arrendersi a un maestro vivente perché in quel caso non sei più il padrone. Con dio puoi continuare a ingannare, perché non c’è nessuno che ti faccia domande.

Ho letto una storiella ebraica. Un vecchio stava pregando dio dicendo: “Il mio vicino ‘A’ è povero, e l’anno scorso ho pregato anche per lui, senza che tu abbia fatto nulla. L’altro mio vicino ‘B’ è zoppo, e l’anno scorso ho pregato anche per lui, senza che tu abbia fatto nulla”. Andò avanti sullo stesso tono elencando tutti i suoi vicini, e alla fine concluse: “Pregherò anche quest’anno. E se tu mi perdoni, anch’io posso perdonarti”.

Ma stava parlando da solo. Ogni discorso con il divino è un monologo, perché l’altro non è presente. Quindi tutto quello che fai dipende da te, e tu resti il padrone. Per questo nel Tantra si mette tanta insistenza sull’arrendersi a un maestro vivente: perché in quel caso il tuo ego viene distrutto, e questa distruzione è la base su cui può sorgere qualcosa. Solo così può nascere qualcosa.

Ma non chiedere cosa puoi fare per arrenderti. Non puoi fare nulla. Oppure, puoi fare una cosa sola: essere consapevole di cosa realmente guadagni tramite l’azione: diventane consapevole! Pensi di aver ‘guadagnato molto’: hai guadagnato molta infelicità, molte angosce e molti incubi. Hai ‘guadagnato’! Questo è ciò che hai guadagnato attraverso il tuo sforzo, questo è ciò che l’ego può guadagnare. Sii consapevole dell’infelicità che hai creato in modo positivo, attivo, senza arrenderti. Sii consapevole di tutto ciò che hai fatto alla tua vita, e questa consapevolezza ti aiuterà un giorno a buttare via tutto e ad arrenderti. E ricordati che verrai trasformato non dall’arrenderti a un guru particolare, ma dalla resa in sé.

Dunque, il guru è irrilevante; non è la cosa importante. La gente continua a venire da me, chiedendomi: “Voglio arrendermi, ma a chi?”.  Non è questo il punto. Non è questione di ‘a chi’. È la resa in sé che aiuta, non la persona a cui ti sei arreso. Questa potrebbe non esistere nemmeno o non essere un autentico Illuminato. Potrebbe non essere altro che un impostore, ma non è questo il punto; non ha importanza! Ti sei arreso: questo aiuta, perché ora sei vulnerabile, aperto, sei diventato femminile. Hai perso l’ego maschile, e sei diventato un grembo femminile.

La persona a cui ti sei arreso potrebbe essere un impostore o non esistere affatto, ma non è questo il punto! Ora che ti sei arreso, qualcosa può succederti. E molte volte è successo che anche con un falso maestro i discepoli si illuminassero. Questo forse ti sorprenderà: i discepoli si sono illuminati anche con un falso maestro!

Ciò che conta è la resa, non il maestro, non ciò a cui ti arrendi. La statua, il tempio, l’albero, la pietra, qualsiasi cosa va benissimo. Se ti arrendi, diventi vulnerabile all’esistenza, e l’intera esistenza ti prende nelle sue braccia.

Forse questa storia è solo una parabola, ma il significato è questo: quando ti arrendi, l’intera esistenza è dalla tua parte. Il fuoco, la montagna, il fiume, la valle, nulla è contro di te perché tu non sei contro nulla. Non c’è più ostilità.

Se cadi da un altura e ti spezzi le ossa, quelle sono le ossa del tuo ego. Stavi facendo resistenza e non hai permesso alla valle di aiutarti. Stavi aiutando te stesso, ti ritenevi più saggio dell’esistenza. Arrendersi vuol dire arrivare a capire che tutto ciò che fai è stupido e senza senso. E hai commesso tantissime stupidità per molte vite.

Affidati all’esistenza. Tu non puoi fare nulla! Devi comprendere che sei senza speranza; questa comprensione – sentire di essere assolutamente senza speranza – aiuterà la resa ad accadere.

tratto da:

Osho, I segreti della trasformazione, Bompiani

 

 

 

dove l’ego non esiste

 

Il nulla è una vera e propria esperienza.  Lo sperimenti in profonda meditazione o quando arriva la morte. La morte e la meditazione sono due possibilità in cui sperimentarlo. Sì, qualche volta puoi sperimentarlo anche nell’amore. Se ti dissolvi in qualcuno in uno stato di profondo amore, puoi sperimentare una sorta di nulla. Questo è il motivo per cui la gente ha paura dell’amore: si va così lontano che allora sorge il panico, allora ci si spaventa. Questo è il motivo per cui solo poche persone rimangono orgasmiche, perché l’orgasmo ti dà un’esperienza del nulla. Tu scompari, ti fondi in qualcosa e non sai cos’è. Vai nell’indefinibile - avyakrit. Vai oltre il mondano. Vai in una sorta di unità dove la separazione non è più possibile, dove l’ego non esiste. E questo spaventa, perché è come morire. Quindi è un’esperienza che può accadere o in amore – e le persone hanno imparato a evitare l’amore: tanti  lo desiderano profondamente, ma distruggono tutte le possibilità di farlo accadere proprio a causa della paura del nulla – o in profonda meditazione, quando i pensieri si fermano. Ti accorgi semplicemente che dentro non c’è nulla, ma questo nulla ha una presenza: non è semplicemente assenza di pensieri, è la presenza di qualcosa di sconosciuto, misterioso, qualcosa di enorme. Oppure puoi sperimentarlo nella morte, se sei vigile, consapevole.

Le persone normalmente muoiono inconsapevoli, perché, a causa della paura del nulla, vanno in coma. Se muori consapevolmente...  Ed è possibile solo se accetti il fenomeno della morte: è necessario prepararsi, imparare, durante l’intero arco della vita...  Bisogna amare per  prepararsi a morire, è necessario meditare per essere pronti a morire. Solo un uomo che ha amato e meditato sarà in grado di morire consapevolmente. 

tratto da:

Osho - Il sutra del cuore, Edizioni del Cigno

 

 

 

La Sessualità interiore

 

In meditazione conosciamo un tipo di unione di energie che è molto simile a quella sessuale, ma per la quale non abbiamo bisogno dell’altro.

 

 

Se vai profondamente in meditazione, un giorno, prima o poi, ti renderai conto che ora l’ultimo momento è arrivato. Sta arrivando la morte: ora morirai. La paura ti attanaglia. A causa di questa paura potresti indietreggiare, tornare indietro.  Se torni, perderai una grande opportunità… che si presenta raramente, molto raramente. Vite e vite passano prima che questo raro momento arrivi, il momento in cui cominci a sentire un grande orgasmo dentro di te. La donna interiore e l’uomo interiore si sono incontrati; le due polarità opposte sono penetrate l’una nell’altra e sono diventate uno. Ti trovi nel momento in cui puoi diventare il tutto. Ma la paura sarà lì, perché l’ego si perderà. Tu, così come ti conosci – la tua immagine – andrà perduta.  Un nuovo essere, che non ha più alcuna relazione con il vecchio, alcuna continuità, sarà lì, presente. Ma dovrai morire, con tutto il tuo passato. La paura arriva. La morte si incontra nella meditazione e la morte si incontra nell’orgasmo sessuale. Ma se riesci a incontrare queste morti, sarai in grado di incontrare la morte ultima: la morte dell’ego. E senza paura. Una volta che sai di poter perdere te stesso e continuare comunque a essere, una volta che sai che il perdersi non è realmente un perdere ma un guadagnare, una volta che sai che questo fondersi non è la morte, ma la vita eterna, una volta che sai questo, non c’è più morte per te. Il tuo corpo morirà, tutto ciò che hai morirà, ma il tuo essere autentico, la vera base della tua esistenza, è eterno. E questo è bene. Se puoi sperimentare la morte attraverso il sesso, il sesso stesso diventa spirituale; diventa una meditazione. Una volta che sperimenti questo con la donna o l’uomo esteriore, con l’amato o l’amante, sarà facile per te muoverti all’interno nella meditazione e creare dentro di te lo stesso fenomeno che hai conosciuto al di fuori. Chiunque può creare direttamente il proprio regno interiore. Sarà difficile, ma può essere creato. Una volta che è stato creato, potrai conoscere una profonda fusione, una profonda comunione tra le tue due opposte polarità e il sesso diretto all’esterno scomparirà. È solamente una sostituto della sessualità interiore. Questa sessualità interiore, io la chiamo meditazione. Tu sei solo, in profondo orgasmo con le tue stesse opposte polarità. Ovunque, dove puoi sentire la morte, sentila. Non scappare. La morte è bella; la morte è il mistero più grande, è più misteriosa della vita. Attraverso la vita puoi ottenere il mondo, il mondo futile, privo di significato, senza valore. Attraverso la morte puoi ottenere l’eternità. La morte è la porta.

tratto da:

Osho - La nuova alchimia - Libreria Editrice Psiche

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

 

Al di la delle stelle

 

La visione di Osho è focalizzata sul diventare più consapevoli, lasciando andare credenze e superstizioni per assumersi la responsabilità della propria vita.

Osho ha osservato che la consultazione degli ‘I Ching’, dell’astrologia e altre cose simili, può essere un modo di alimentare le nostre speranze per il futuro e il nostro bisogno di controllare la vita.

“[La gente] vuole farsi un’idea su cosa accadrà in futuro in modo da potersi preparare… Se non si abbandonano tutte le speranze, non si può fare a meno dell’astrologia. Essa continua ad avere grande potere sulla mente umana, perché si è ancora nella morsa della speranza. Si vorrebbe avere qualche indicazione sul futuro in modo da muoversi con più sicurezza, in modo da anticipare le cose e da rimandarne tante altre.” (The Beloved)

Vista la situazione, che parte può avere l’astrologia nella vita di qualcuno che cerca di far crescere la sua consapevolezza?

Un’astrologa sannyasin, Phoebe, ci dà alcune idee in proposito…

 

 

Come ha fatto con molti altri argomenti, Osho da un lato ha criticato l’astrologia mostrandone le trappole nascoste, dall’altro ne ha riconosciuto anche il valore.

Secondo lui le predizioni degli astrologi sono esatte così di frequente perché l’uomo è inconsapevole, meccanico, vive secondo schemi facilmente identificabili. Dato che con grande probabilità continuerà a ripeterli anche nel futuro, non è poi così difficile per l’astrologo fare predizioni.

Come astrologa e meditatrice non mi interessa sfruttare il robot che è dentro di noi. Quindi non predico il futuro, né do indicazioni per renderlo più controllabile; non renderei un gran servizio a chi vuole vivere in modo più consapevole se lo portassi via dal momento presente per condurlo verso un labirinto di speranze e paure per il futuro.

Né voglio dare l’impressione che un destino onnipresente e scritto nelle stelle regoli le nostre vite. Questo ci condurrebbe solo a dare la colpa ai pianeti dicendo per esempio: “Saturno è in transito sul mio sole, ecco perché non ho energia!”, invece di prenderci le nostre responsabilità per come abbiamo scelto di essere. Io cerco piuttosto di interpretare ciò che è scritto nelle stelle in modo da incoraggiare la consapevolezza e l’auto-osservazione.

Guardo i transiti del mese e suggerisco quali sono i temi che potrebbero sorgere con questi aspetti planetari, e magari suggerisco modi di affrontare questi temi per dare supporto alla consapevolezza e alla disidentificazione.

I testi dei miei oroscopi sono basati sui transiti del momento relativi a ogni segno, e sugli aspetti dei pianeti dominanti. Dato che il macrocosmo è uno specchio del microcosmo, scopriamo che i movimenti dei pianeti si riflettono nei nostri processi interiori: la qualità presente nel momento può far scattare in noi i temi che le sono legati.

Chi usa le carte dei Tarocchi, saprà già tutto questo. C.G.Jung l’ha chiamata sincronicità – una legge misteriosa che gli scienziati non riescono a spiegare ma che pure è operante, perché l’esistenza è una vasta rete in cui tutto è interdipendente e interrelato.

Quindi l’oroscopo, come un oracolo, pesca nell’inconscio, e la sincronicità assicura che ciò che tiriamo fuori possa fare luce sugli avvenimenti attuali della nostra vita.

In altre parole, il testo dell’oroscopo può riuscire a darci uno scossone, portando alla luce idee e sensazioni sepolte nell’inconscio in modo che possano essere esaminate e magari eliminate.

Io vedo la carta natale come un diagramma della mente conscia e inconscia. È karmica nel senso che rappresenta i vecchi modi di pensare, di sentire e di agire, che nelle vite passate sono diventati delle abitudini che ripetiamo automaticamente finché non diventiamo più consapevoli. Tuttavia, la nostra carta può dirigere la nostra vita solo fin quando siamo identificati con la personalità, il sé.

Osho ha sottolineato come l’astrologia possa offrire una visione che è in grado di togliere potere all’ego. Nel libro I misteri occulti dell’Oriente afferma: “Non siamo separati, siamo un tutt’uno. Siamo rami e foglie che sono nati e cresciuti dal sole. Tutto ciò che accade alle radici del sole vibrerà e si diffonderà dappertutto, anche all’interno del nostro essere, in ogni cellula e in ogni nervo. Se riusciamo a capire questo, comprenderemo che in questo mondo siamo un’unica famiglia. Allora non vorremo più vivere incasellati nell’ego e nell’orgoglio. Il colpo più forte vibrato dall’astrologia è quello che infligge all’ego. Se l’astrologia ha ragione, l’ego ha torto. Mettiamola in questo modo: se l’astrologia ha torto, allora non rimane nient’altro che l’ego ad aver ragione. Se l’astrologia ha ragione, allora il mondo va bene così e sono io che ho torto. Sono solo una parte infinitesimale e minuscola del cosmo; sono così piccolo che non vale nemmeno la pena di mettermi nel conto. Se l’astrologia ha ragione, allora io non ci sono. C’è un fluire potente di forze di cui io rappresento solo una piccola increspatura”.

Quando viviamo in modo meditativo, le intuizioni che gli astrologi ci forniscono non rimangono limitate alla mente, ma si radicano momento per momento nella pratica della consapevolezza. Allora possono essere di aiuto per centrarci nello spazio silenzioso del testimone, dove siamo i padroni, e non gli schiavi, di noi stessi e della nostra carta astrologica.

 

Phoebe

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

La sfida più grande:

Una Vita normale

 

Sagapriya, terapista a Pune per molto tempo, ha creato numerosi processi di gruppo sulla consapevolezza nella vita quotidiana. Gli ultimi sono stati presentati da ‘Conscious living’, l’associazione di cui Sagarpriya è stata una delle fondatrici e che organizza seminari in tutta Europa. Attualmente l’associazione ha sede in Italia.

 

 

È una mia grande passione, quella di insegnare come essere consapevoli nella vita quotidiana. Posso aggiungere che è la sfida più grande che ho dovuto affrontare in tutti i miei anni di conduzione di gruppi. C’è un’enorme ricchezza di dettagli in ciò che facciamo ogni giorno. Quasi ogni momento sarebbe possibile fermarsi ed esclamare: “Guarda questo!” oppure “Hai visto quello?” I momenti di ‘questo’ e ‘quello’ passano così veloci, e sono tantissimi. Penso che sia proprio per questo che abbiamo tutti smesso di essere consapevoli, perché la quantità di eventi tende a sopraffarci!

Prendi per esempio cosa succede col mangiare. Quando diamo al mangiare una normale quantità di attenzione, pensiamo a un pasto come a un evento che inizia quando il cibo arriva sul piatto e finisce quando il piatto è vuoto. Alla fine ci sentiamo soddisfatti.

Ma se guardi un po’ più da vicino, all’interno di questo evento ce ne sono molti altri più piccoli, ognuno con un suo inizio e una sua fine. C’è un inizio quando il cucchiaio si avvicina alla bocca, e c’è una fine quando ingoi: un boccone è finito. Ne sei soddisfatto? C’è un inizio quando il braccio solleva il cucchiaio; c’è una fine quando abbassi il cucchiaio verso il tavolo e il braccio si rilassa: un movimento è stato completato. Sei soddisfatto dell’attività muscolare nel braccio? Probabilmente sì, se sei in contatto con il tuo corpo.

Quando il cibo entra in bocca, c’è un inizio. I denti si separano. Poi le due mascelle si avvicinano sempre di più l’una all’altra finché, bang, i denti si scontrano con una certa forza. E quella è la fine di uno ‘gnam’. Puoi fermarti là e sentirlo? Sei soddisfatto?

In realtà, sarà difficile anche solo fare una pausa dopo il primo ‘gnam’. Vedrai come, quasi contro la tua volontà, ti ritrovi a passare al prossimo ‘gnam’, come se a mangiare non fossi tu, ma un meccanismo di qualche genere. La mente è così orientata verso la fine del pasto che ha fretta di raggiungere la soddisfazione… più tardi. Quindi continuiamo a perderci tutte le belle esperienze che accadono durante il percorso.

Nel corso della mia attività nei gruppi su questo tipo di consapevolezza, sono andata a cercare ciò che ha detto Osho su questo argomento. Sono rimasta sorpresa quando ho scoperto che il numero di citazioni disponibili era enorme. L’ascoltarle ha fatto una grande impressione su di me, e mi sono chiesta come avevo fatto a non capire che il punto è proprio la vita di tutti i giorni.

Osho ha parlato nella maggior parte dei casi della nostra meccanicità. Ha detto che dobbiamo deautomatizzare il nostro comportamento. E subito dopo magari raccontava una barzelletta sul nostro essere perennemente addormentati.

Quindi mi pare che è proprio qui il punto da cui dobbiamo cominciare: riconoscere la meccanicità delle nostre azioni. Come si presenta? C’è sempre un accento sul risultato finale. Per esempio, vuoi riporre un maglione nell’armadio. Subito vedi l’immagine mentale del maglione ripiegato nell’armadio, e questo diventa il punto centrale dell’attenzione.

Un’altra caratteristica del comportamento meccanico è quella di muoversi sempre in linea retta verso la meta. L’interesse è puntato sull’efficienza: come arrivare alla meta nel minor tempo e con meno sforzo possibile. Di conseguenza, di solito sposti il maglione e persino lo pieghi, esattamente come avevi fatto l’ultima volta, in modo da non doverci pensare un’altra volta.

La meccanicità per me significa ripetizione. E ogni giorno compiamo molti atti ripetitivi. Non ci passa neanche per la mente che lo stesso atto può essere fatto in modo diverso.

Quando ci poniamo la domanda: “Come fare questa azione in un modo nuovo?”, abbiamo stimolato la creatività. E a quel punto si tratta solo di sperimentare, di provare cose nuove. Alcune delle cose che provi ti faranno felice, altre no. Nei miei gruppi imparo moltissimo dalla gente che sta sperimentando e, per renderti le cose un po’ più facili, cercherò di mettere in parole alcune delle cose che abbiamo scoperto.

 

Creatività autentica

Siamo tutti pieni di ‘devi’. Probabilmente sono un’eredità del passato che è diventata a questo punto parte della nostra mente. Siamo noi che ci diciamo: “Devi lavare i piatti”, “Devi portare fuori la spazzatura”, “Devi piegare le magliette nell’armadio”. Ci creiamo una vita di doveri.

Sappiamo per esperienza che quando diciamo di sì a uno di questi doveri, non è che ci divertiamo tanto. È lo spazio che Osho chiama ‘il cammello’. I cammelli vengono nutriti dall’approvazione della persona che ha detto ‘devi’, ma è un cibo illusorio. Non vieni nutrito come quando fluisci con la tua verità, facendo ciò che ti senti di fare in un dato momento.

Quelli che si ribellano contro l’essere dei cammelli di solito diventano leoni, cioè dicono di ‘no’ al fare ciò che dovrebbero. Reagiscono negativamente in ogni situazione. Ma anche questo atteggiamento non è fonte di gioia. Per trovare una creatività autentica devi venir fuori da entrambi questi spazi, del cammello e del leone. Ciò significa rompere la connessione con le aspettative degli altri (e persino con quelle della tua stessa mente) e guardare dentro di te, come se fossi solo al mondo e avessi facoltà completa di sentire ciò che senti e di fare ciò che ti piace. Non c’è nessun altro a consigliarti, né potrebbe farlo.

Questo spazio in cui godi il fluire della tua energia, viene chiamato da Osho ‘il bambino’. Osho non intende qui un bambino di 5 anni, ma piuttosto qualcuno che ha recuperato la sua innocenza. Il ‘bambino’ osserva le possibilità di questo momento, e dà la risposta più facile e naturale. Si basa su di una fonte di energia interiore che ha impulsi improvvisi, e seguire questi impulsi non richiede alcuno sforzo. È puro divertimento, è amore.

Il ‘bambino’ non viaggia mai in linea retta verso la meta. Per strada continua a giocare. Guarda dentro di sé per trovare il momento giusto di fare le cose: camminare, prendere una maglia dall’armadio e metterla in un altro. Anche quando decide che l’armadio è la sua meta, non è detto che ci vada direttamente. Non c’è fretta. Si rilassa, e il movimento ‘accade’ al suo corpo. Se il movimento non accade, se si ritrova seduto per un po’ di tempo, anche quello è OK.

 

Alto livello di soddisfazione

Una delle cose principali che insegno nei miei gruppi è come trovare questo spazio del ‘bambino’ in tante situazioni diverse. Ci sono delle istruzioni generali che funzionano sempre.

1. Scegli la tua posizione corporea con cura. È la base a partire dalla quale farai qualcosa in questo momento. Devi sentire il corpo rilassato, a suo agio, ‘giusto’.

2. Mantenendo quella posizione corporea, rilassati ancora più profondamente, fino ad arrivare al ritmo naturale del momento. Questo ritmo viene dal respiro, dal battito cardiaco, dalla chiusura e apertura degli occhi e da qualsiasi movimento faccia il corpo nel suo stato di rilassamento. Tutto ciò che vive, ha un ritmo. Solo quando sei nella mente questo ritmo scompare.

3. Quando sei in contatto con la tua posizione corporea e con il tuo ritmo, senti il cuore. Il cuore affronta le situazioni esterne in un modo molto particolare: sa istintivamente ciò che può apportare un’armonia più grande.

4. Dal cuore, quando è connesso con il corpo, arriva un impulso a un’azione che ti darà soddisfazione. Potrebbe essere un’azione forte, qualcosa da dire o da fare. Oppure potrebbe essere una non-azione, come lo star seduto, con nulla da dire o da fare. Al momento giusto, questo non far nulla sarà una scelta assolutamente soddisfacente.

Adesso parliamo per un momento di lavoro, perché quella è un’area in cui molta gente pensa che sia impossibile trovare gioia. In effetti, la parola lavoro è venuta a implicare il fatto che devi fare qualcosa che non è per il tuo piacere. Dividiamo la vita tra il ‘tempo libero’ – quando possiamo fare ciò che vogliamo – e il ‘lavoro’ in cui dobbiamo raggiungere delle mete e non possiamo passare il tempo come ci pare e piace.

 

Prima il divertimento

Ciò che chiamiamo lavoro è diverso dal tempo libero in una caratteristica: implica l’impegno in qualche progetto. I progetti possono essere molto limitati – come mettere una maglia nel cassetto – oppure molto complessi, come ristrutturare una casa. Ma in ogni caso ti impegni a usare la tua energia in risposta a una situazione particolare e limitata, in cui alla fine ci si aspetta una situazione cambiata. Quindi c’è – per così dire – una meta che può o può anche non essere raggiunta.

Prendi ad esempio, il progetto di pulire il bagno. C’è una meta che devi avere in mente. Per persone diverse esisterà una visione diversa, ma il punto è che la persona comunque prende un impegno relativo alla sua meta. Senza questo impegno, lo studio di come agire in modo consapevole non può neanche iniziare.

Diciamo allora che hai deciso di pulire il bagno. Quasi tutte le persone che non sono consapevoli della posizione corporea, del ritmo, del cuore, ecc., inizieranno dal compito più pesante. Pensano che sia meglio farlo mentre hanno ancora tanta energia, perché magari dopo non ne avranno più voglia. Ma in realtà accade proprio il contrario. Puoi provare. Invece di buttarti su di una cosa difficile, prova a guardare il bagno con l’idea di trovare l’angolo più divertente da cui iniziare. Che tipo di posizione corporea ti piacerebbe avere? Come vorresti lavorare, con che ritmo? Che forza vuoi usare? Se ti senti forte, vai a prendere l’aspirapolvere. Se ti senti più tranquillo, inizia a pulire uno scaffale e a disporre i flaconi dello shampoo. Fai ciò che ti piace. Questa gioia ti dà lo spunto per provare un altro compito dopo aver finito questo – sarà il prossimo lavoro divertente. In questo modo, accade un miracolo. Quando sei a metà del lavoro, senti improvvisamente di voler fare la parte più pesante, la parte che pensavi non ti piacesse, ma ora anch’essa è diventata divertente.

Se osservi la tua energia, saprai cosa fare e quando.

 

L’importanza delle pause

La gente che lavora in modo meccanico non fa mai pause. Va dritto verso la meta, mirando alla soddisfazione che deriva da un lavoro completato. Al contrario, chi lavora in modo consapevole osserva i ritmi naturali dentro di sé. L’energia di ‘fare’ non può durare per sempre. Va a scatti. Prima senti un desiderio di fare che vuole essere impiegato in qualcosa e, quando quello è esaurito, senti di non voler far nulla per un po’. Usa questa opportunità. Fidati dei momenti in cui l’energia va giù. Inizia a vederli come altrettanto utili e necessari al processo lavorativo. Se fai una passeggiata nel bosco tra due periodi di pulizia della casa, la tua soddisfazione crescerà.

 

Lavoro di gruppo

Finora ho parlato del lavoro che fai da solo. Ma spesso esiste un’altra risorsa intorno a te che non viene usata a sufficienza: le altre persone. A volte nei miei gruppi do una dimostrazione di come spostare una cosa da un posto a un altro. Arrivo vicinissima alla meta, al posto in cui il cuscino deve essere piazzato, ma… non ci arrivo. Manca l’impulso finale. Aspetto. E di colpo mi vedo dare il cuscino a un’altra persona, e questa lo porta alla meta. Oppure non lo fa, magari lo consegna a qualcun altro, perché queste cose non vanno in linea retta. Ma sorprendentemente accade sempre che qualcuno vuole che il cuscino arrivi alla posizione finale.

Quindi rimani aperto alla possibilità che altre persone possano dare una mano a realizzare il progetto. Usa tutte le risorse disponibili, comprese le persone, per innalzare il tuo livello di soddisfazione.

Naturalmente lavorando con altre persone ci possono essere dei problemi. Gli altri possono avere dei momenti negativi e cercare indirettamente di disperdere l’energia in modo che il progetto non arrivi a compimento. Possono usare la situazione per essere leoni – quindi in opposizione al ‘devi’ – e non comprendere di avere la posssibilità di scegliere la creatività.

Mi piace molto dimostrare nei miei gruppi come, se anche una sola persona sa come essere creativa, può cambiare l’atmosfera negativa di tutto il gruppo. Se una persona mette il suo corpo in una posizione per cui ha un ‘sì’, se osserva i suoi ritmi, sente il cuore, e si muove a partire da quello spazio, questa vibrazione riuscirà a toccare anche qualcun altro. A quel punto la prima persona può connettere la sua energia con quelli che stanno rispondendo alla sua qualità. Possono iniziare a fare cose insieme e, ben presto, anche gli altri possono rilassarsi in questa qualità senza notare nemmeno che c’è stato un cambiamento.

Questa, di nuovo, è una proposta per usare tutte le risorse disponibili. Non preoccuparti affatto delle persone che non sono ancora disponibili come risorse per il positivo. In effetti loro non interferiscono per nulla. Se non ti preoccupi di loro, puoi cercare un angolo dello spazio di lavoro che ti dà abbastanza gioia e che può nutrirti. Questo nutrimento che ti dai diventa un mattone per costruire qualcosa, nel senso che altri che sono nello stesso spazio finiranno per scoprirti.

 

Il valore della presenza inattiva

Un’ultima cosa sul lavoro di gruppo. Abbiamo tutti l’idea che durante il periodo di lavoro, tutti i membri del team dovrebbero prendere parte attiva al progetto. Mi ricordo che una volta, mentre pulivo la Multiversity Plaza a Pune, uno della mia squadra andò a sedersi nell’area di counseling, vicino a dove stavamo lavorando. Era chiarissimo che aveva scelto di sedersi là; tutto il suo corpo irradiava soddisfazione e, in questo modo, era un supporto energetico per quelli di noi che avevano l’energia di spolverare le lampade e vuotare cestini. Il suo stare seduto, invece di tirarci giù o farci sentire di non voler lavorare, era di nutrimento al nostro fare.

Queste sono alcune delle intuizioni che mi hanno portato a osservare più attentamente eventi di routine, che accadono quotidianamente. So anche che la mia scelta riguarda solo alcune cose tra le tante disponibili. E tuttavia l’essere consapevole di quelle pochissime cose mi dà la possibilità di capire che la vita di tutti i giorni è una miniera d’oro.         

Sagarpriya

tratto da: Osho Times ed. tedesca, maggio 2000

 

 

 

Il cammello, il leone e il bambino

 

Frederick Nietzsche, sebbene pazzo, ha avuto molti istanti bellissimi di luce, d’amore e di verità. Egli afferma che l’uomo passa attraverso tre diversi stadi di consapevolezza. Chiama il primo il cammello, il secondo il leone e il terzo stadio, quello supremo, il bambino. Ha scelto nomi ben strani per questi tre stadi.

Siete tutti cammelli, e il cammello è l’animale più brutto della terra! Niente in lui è dritto. Hai mai cavalcato un cammello? Sapresti di cosa parlo. Ho sofferto molto perché in India, nel deserto del Rajasthan, il cammello è l’unico mezzo per andare da un posto all’altro. Stando sul cammello per alcune ore si incomincia a credere che l’inferno esista davvero...

Nietzsche chiama il secondo stadio, il leone. Una strana coincidenza – Buddha era solito definire le proprie parole ‘il ruggito del leone’. Il leone è uno degli animali più belli che esistano sulla terra; forte, e capace di stare da solo. Il leone non vive come una pecora, nel mucchio. Vive da solo, senza paura. È pronto ad assumersi qualsiasi rischio.

Per poter stare da solo, devi diventare un leone. Questo non vuol dire abbandonare la famiglia, gli amici, la società, la comune. No, si può essere da soli anche in mezzo alla folla, non c’è problema. In effetti, tu sei solo. La folla può essere immensa, e in mezzo alla folla ti puoi dimenticare della tua solitudine, ma dimenticarsene non cambia nulla. Qui, siete migliaia di sannyasin... Ma svegliati un attimo, e scoprirai di essere solo. Sto parlando a ciascuno di voi individualmente. Nessuno è in grado di parlare a una folla.

E Nietzsche chiama il terzo stadio, il bambino. Ha scelto un bellissimo nome per il terzo stadio:  il bambino appena nato, nuovo, privo di ego e del desiderio di diventare qualcosa di speciale nel mondo, senza una mente programmata, senza condizionamenti. Non è cristiano né americano, indù o indiano, è semplicemente se stesso. Nel suo essere c’è assoluto silenzio. Non ha letto niente di niente – tutte quelle cose inutili che ingombrano la mente finché arriva un momento in cui sei soltanto una montagna di rifiuti. La coscienza del bambino è soltanto uno specchio che riflette qualsiasi cosa gli arrivi di fronte.

Il bambino non conosce nomi. Credi che se porti una rosa rossa a un bambino, questi penserà nella sua testa: “Questo è una rosa rossa, un fiore bellissimo?”. Niente affatto, vedrà solo il fiore, come tu non lo hai mai visto. Ne percepirà la fragranza, come a te non può più arrivare, perché ormai ci sono troppe barriere. Non conosce il nome del colore né quello del fiore. Non sa che è bello. La sua mente è silenziosa, eppure ha un’esperienza totale del fiore. Non occorrono parole.

Una rosa è una rosa è una rosa.

Quello che occorre è chiarezza e innocenza.

Nietzsche chiama il terzo stadio, il supremo, il bambino. Questo è proprio quello che sto tentando di fare io: farti ridiventare bambino - fresco, sgombro, privo di ideologie, in modo da incontrare l’esistenza direttamente. Ma se la vuoi sperimentare in modo diretto, dovrai eliminare tutto ciò che ti impedisce di farne esperienza diretta. Il dubbio è uno strumento molto valido, porsi domande è di enorme aiuto - senza di loro non c’è ricerca.

Ricorda che dubbio, indagine, domande non sono negativi. Sono la ricerca del positivo. Diventano negativi solo se vi resti intrappolato, quando i dubbi diventano il tuo credo – allora sono negativi. Quando la tua ricerca diventa abitudine, e ti dimentichi completamente di cosa stai cercando, allora sei proprio in una brutta situazione. Altrimenti sarebbe una vera benedizione: dubitare vuol dire che le tue allucinazioni sono finite.

Che cosa è successo effettivamente alla mia gente in questi trent’anni? Sono entrato in contatto con migliaia di persone. Ho parlato di Mahavira – e solo i seguaci di Mahavira erano felici. Ho parlato di Gesù – e i cristiani erano contenti perché pensavano che stessi dando sostegno al loro ego, ai programmi della loro mente, alla loro cristianità, al loro Gesù. E questo è successo tante volte. All’inizio, per ottenere la tua fiducia, parlo in modo positivo di Gesù, Maometto, Buddha. Appena vedo che è il momento – quando non puoi tornare indietro, perché ti sei già troppo avvicinato a me – inizio a dire la verità.

Ti sentirai ferito, ma sono ferite salutari. Fa male perché mette a nudo la ferita. Una ferita nascosta si può dimenticare, però è ancora lì e può crescere e diventare un cancro. Mettila fuori all’aria, al sole, alla luna, all’esistenza. L’esistenza nel suo complesso è una grande forza curativa. Se ha potuto darti la vita, perché non dovrebbe poter curare le piccole ferite create dai tuoi genitori, dagli insegnanti, dai politici? È un lavoro da niente per l’esistenza. Devi solamente mettere allo scoperto le tue ferite. Ma all’inizio sarà doloroso.

Mi chiedi: “Sto mancando il punto?”. Nossignore! Questo è il punto, ci stai arrivando. Ora sta a te: puoi scappare e nasconderti ancora una volta nella tua felicità illusoria oppure puoi ruggire come un leone e fare un salto quantico nella realtà, sapendo benissimo che sarà doloroso. Ma non finisce lì. Fa male soltanto perché ti aggrappi alla felicità del passato. Appena la lasci andare – appena comprendi che è un sogno – il dolore scompare e così anche la disperazione. Per la prima volta ti comporti da uomo; non sei più un animale. Per la prima volta la notte finisce e sorge il sole. Hai imparato un grande segreto.

Continua a usare questo segreto, e il terzo stadio della consapevolezza non sarà più tanto lontano. Ce l’hai a portata di mano. Il ruggito del leone ti stacca dal passato e ti unisce al futuro.

Ridiventare bambino è la gioia più alta, la più grande conquista, perché ti dà l’innocenza, la libertà e la chiarezza di vedere le cose come sono.

 

tratto da:

Osho, From the False to the Truth #15

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

La Mappa del Tantra

 

L’unione dell’uomo e della donna interiori avviene a vari livelli, sempre più alti, corrispondenti ai diversi chakra, fino a raggiungere la trascendenza di ogni dualità. Osho spiega nei dettagli come evitare gli eventuali ostacoli sul percorso.

 

Nell’uomo il muladhar è maschile e lo swadhistan femminile. Nella donna il muladhar è femminile e lo swadhistan maschile, e così via. Nei sette chakra, fino al sesto, la dualità rimane; il settimo è non-dualistico.

Ci sono tre coppie dentro di te: muladhar-swadhistan si devono unire. Manipura-anahata si devono unire. Visuddha-ajna si devono unire.

 

 

Il primo centro, il muladhar, è maschile nell’uomo. Anche mentre stai facendo l’amore con una donna all’esterno, dice il Tantra, ricorda l’interno. Fai l’amore con la donna all’esterno, ma ricorda l’interno. Lascia che la tua consapevolezza si muova all’interno; dimentica completamente la donna esteriore. Nel momento dell’orgasmo dimentica completamente la donna – o l’uomo. Chiudi gli occhi e stai dentro di te, e fai che sia una meditazione. Quando l’energia è in movimento, cogli l’opportunità. Questo è il momento in cui puoi avere un contatto – un viaggio all’interno.

Di solito è difficile guardare all’interno, ma in un momento d’amore c’è un vuoto, e tu non sei più lo stesso. In un momento d’amore sei al massimo della tua espressione. Quando viene l’orgasmo, tutta l’energia del tuo corpo vibra nella danza; ogni cellula, ogni fibra sta danzando con un ritmo e un’armonia sconosciuti nella vita ordinaria. Questo è il momento: questo momento di armonia, usalo come un passaggio verso l’interno. Quando fai l’amore, diventa meditativo, guarda all’interno.

Una porta si apre in quel momento. Questa è l’esperienza tantrica. Una porta si apre in quel momento, e il Tantra dice che ti senti felice solo perché quella porta si apre e qualcosa della tua beatitudine interna fluisce verso di te. Non proviene dalla donna esteriore, non proviene dall’uomo esteriore, ma dal tuo centro più intimo. L’esterno è solamente una scusa.

Se, facendo l’amore, diventi meditativo – diventi silenzioso, cominci a guardare all’interno, chiudi gli occhi, dimentichi l’uomo o la donna esteriori – allora accade. Il muladhar, il tuo centro maschile interiore, comincia a muoversi verso il centro femminile – il centro femminile per te è lo swadhistan – e accade un coito, un rapporto interiore. Questo è il meccanismo della tua celebrazione interiore. E nel momento in cui muladhar e swadhistan si incontrano, si libera energia. Proprio come si libera energia quando ami la tua donna, quando lo swadhistan e il muladhar si incontrano viene liberata energia e questa colpisce il centro superiore, il manipura.

Il manipura è maschile, l’anahata è femminile. Quando hai raggiunto l’armonia del primo incontro del tuo uomo e della tua donna interiori, un giorno all’improvviso accade il secondo. Non devi fare niente – è semplicemente l’energia liberata dal primo incontro a creare la possibilità per il secondo. E quando energia è creata dal secondo incontro, questa crea la possibilità per il terzo.

Il terzo incontro avviene fra visuddha e ajna. E quando avviene il terzo incontro, viene creata energia per il quarto, che non è un incontro, che non è un’unione, ma unità. Sahasrar è solo, non c’è maschile-femminile. Adamo ed Eva sono scomparsi l’uno nell’altra, totalmente, assolutamente. L’uomo è diventato la donna, la donna è diventata l’uomo; tutta la divisione svanisce. Questo è l’incontro assoluto, eterno. Questo è quello che gli indù chiamano satchitananda. Questo è ciò che Gesù chiama ‘il Regno di Dio’.

In effetti, il numero sette è stato usato da tutte le religioni. I sette giorni sono simbolici, e il settimo giorno è la festività, il giorno santo. Dio lavorò per sei giorni, e il settimo si riposò. Dovrai lavorare su sei chakra, il settimo corrisponde allo stato di profondo riposo, di estremo riposo, di assoluto rilassamento – sei arrivato a casa.

Con il settimo chakra tu scompari come parte di una dualità; tutte le polarità, tutte le distinzioni scompaiono. La notte non è più notte, il giorno non è più giorno. L’estate non è più estate, e l’inverno non è più inverno. La materia non è più materia, e la mente non è più mente – sei andato oltre. Questo è lo spazio trascendente che Buddha chiama nirvana.

Questi tre incontri interni e il raggiungimento del quarto hanno anche un’altra dimensione. Vi ho parlato molte volte di quattro stati: sonno, sogno, veglia, turiya. Turiya indica ‘il quarto’, ‘ciò che è oltre’. Questi sette chakra, e il lavoro attraverso di essi, hanno una corrispondenza anche con questi quattro stati.

Il primo incontro fra muladhar e swadhistan è simile al sonno. L’incontro avviene, ma non ne puoi essere molto consapevole. Ne godrai, sentirai una profonda freschezza nascere in te. Sentirai un grande riposo, come se avessi dormito profondamente; ma non sarai in grado di coglierlo con precisione – è molto buio. L’uomo e la donna si sono incontrati dentro di te, ma si sono incontrati nell’inconscio. L’incontro non è avvenuto alla luce del giorno, ma nella notte buia. Certo, il risultato si sentirà, la conseguenza sarà avvertita. Sentirai improvvisamente una nuova energia in te, una nuova radiosità, un nuovo splendore. Avrai un’aura. Perfino gli altri potrebbero cominciare a percepire una certa qualità di presenza in te, una ‘vibrazione’. Ma tu non sarai veramente attento a ciò che sta accadendo. Quindi, il primo incontro è come il sonno.

Il secondo incontro è come il sogno: quando manipura e anahata si incontrano, il tuo incontro con la donna interiore è come se avvenisse in un sogno. Certo, puoi averne un vago ricordo. Proprio come al mattino puoi ricordarti il sogno che hai fatto la notte precedente – ricordi frammentari, alcuni sprazzi; forse hai dimenticato qualcosa, forse non ricordi tutto, ma il ricordo esiste. Il secondo incontro è come un sogno. Ne diventerai più consapevole. Comincerai a sentire che qualcosa sta accadendo. Comincerai a sentire che stai cambiando, che è in atto una trasformazione, che non sei più la persona di un tempo. E con il secondo incontro inizierai a essere consapevole del fatto che il tuo interesse nella donna esteriore sta diminuendo. Il tuo interesse nell’uomo esteriore non è più così esaltante come prima.

Anche con il primo incontro ci sarà un cambiamento, ma non ne sarai consapevole. Potresti cominciare a pensare che non sei più interessato alla tua donna, ma non sarai in grado di comprendere che non sei interessato ad alcuna donna. Potrai pensare di essere stanco della tua donna e di poter essere più felice con un’altra; che ci voglia un cambiamento, un tipo diverso di donna. Questa sarà solo una supposizione. Con il secondo incontro comincerai a sentire di non essere più interessato alla donna o all’uomo, il tuo interesse si sta rivolgendo all’interno.

Con il terzo incontro diventerai perfettamente consapevole. È come svegliarsi. Visuddha che incontra ajna… diventerai perfettamente consapevole, l’incontro avviene alla luce del giorno. Oppure lo si può esprimere in questo modo: il primo incontro avviene nel buio, in piena notte; il secondo incontro avviene al crepuscolo fra il giorno e la notte; il terzo incontro avviene in pieno giorno – sei pienamente sveglio, all’erta, tutto è chiaro. Ora sai che hai finito con l’esteriore. Questo non significa che lascerai tua moglie o tuo marito, semplicemente l’infatuazione non c’è più. Certamente la donna che ti ha aiutato finora è una grande amica, l’uomo che ti ha portato fin qui è un grande amico; proverai riconoscenza. Comincerai a essere grato e compassionevole nei confronti dell’altro. È sempre così: la comprensione porta con sé la compassione. All’inizio, comincerai a sentire che il tuo interesse nell’altro si sta allentando. Sarà un fenomeno fievole, oscuro – come guardare attraverso un vetro scuro, in un mattino molto nebbioso. Poi, le cose diventano un po’ più chiare, come in un sogno; la nebbia non è così fitta. E infine, sei completamente sveglio. È accaduto: la donna interiore ha incontrato l’uomo interiore. La bipolarità non esiste più, di colpo sei uno. La schizofrenia è scomparsa; non sei più diviso.

Con questa integrazione diventi un individuo. Prima non lo sei, sei una folla: sei molte persone insieme… All’improvviso l’ordine torna dentro di te. E quando tu sei in ordine, l’intera esistenza è in ordine. Quando sei un individuo – quando la tua divisione è scomparsa e tu sei di nuovo integro – allora ogni cosa sarà integra. Sembrerà molto paradossale, eppure dev’essere detto: l’individuo è l’universo. Quando sei diventato un individuo, all’improvviso ti accorgi di essere l’universo. Finora hai pensato di essere separato dall’esistenza. Adesso non puoi più farlo.

Alcune cose ancora:

Vi ho detto che il muladhar dev’essere rilassato, solo allora l’energia si può muovere verso l’alto, verso l’interno. E ‘verso l’interno’ e ‘verso l’alto’ significano la stessa cosa; ‘verso l’esterno’ e ‘verso il basso’ hanno lo stesso significato. L’energia si può muovere verso l’interno o verso l’alto solo quando il muladhar è rilassato. Quindi la prima cosa da fare è rilassare il muladhar.

Tu mantieni il tuo centro sessuale molto teso. La società ti ha reso molto consapevole del tuo centro sessuale; ti ha fatto diventare ossessionato dal sesso, così lo trattieni strettamente. Puoi semplicemente osservarlo. Stai sempre trattenendo il tuo organo genitale molto strettamente, come se avessi paura di perdere qualcosa se ti rilassi. Tutto il tuo condizionamento porta a mantenerlo teso. Rilassalo, lascialo a se stesso. Non aver paura: la paura crea tensione. Abbandona la paura. Il sesso è bello; non è un peccato, è una virtù.

Quando penserai al sesso come a una virtù, sarai in grado di rilassarti. Ho già detto come rilassare il muladhar. E ho detto come rilassare lo swadhistan; è il centro della morte. Non aver paura della morte. Queste sono le due paure che hanno dominato l’umanità: la paura del sesso e la paura della morte. Entrambe sono pericolose, perché non ti hanno permesso di crescere. Abbandonale entrambe.

Il terzo chakra è manipura; è carico di emozioni negative. Questo è il motivo per cui il tuo stomaco è sottosopra – quando sei emotivamente disturbato, il manipura viene immediatamente coinvolto. In tutte le lingue del mondo ci sono espressioni come ‘non riesco a digerirlo’. È letteralmente vero. Talvolta, quando non riesci a digerire una certa cosa, cominci a sentire nausea; vorresti vomitare. Effettivamente, qualche volta accade – un vomito psicologico. Le emozioni negative: rabbia, odio, gelosia, e così via, sono state tutte represse; il tuo manipura è troppo sovraccarico. Queste emozioni represse non permettono che l’energia salga; hanno l’effetto di una pietra: il tuo passaggio è bloccato. Encounter, Gestalt e terapie simili, operano tutte senza saperlo sul manipura. Esse cercano di provocare la rabbia che è in te, cercano di provocare la tua gelosia, la tua avidità; provocano la tua aggressività, la tua violenza, così che affiori in superficie, venga a galla. Questo ha fatto la società: ti ha abituato a reprimere tutto ciò che è negativo, e fingere che tutto sia positivo. Ebbene, entrambe le cose sono pericolose. Fingere il positivo è falsità, ipocrisia, e reprimere il negativo è pericoloso; è velenoso, avvelena il tuo organismo.

Il Tantra dice: esprimi il negativo e lascia spazio al positivo. Se insorge la rabbia, non reprimerla; se insorge l’aggressività, non reprimerla. Il Tantra non dice: vai e uccidi una persona. Dice però che ci sono mille modi di esprimere le emozioni represse.

Puoi semplicemente andare nella foresta e gridare, urlare – la Terapia Primal non è altro che terapia delle urla, una terapia di scarica, catartica: Primal, Encounter e Gestalt sono di grande aiuto per rilassare il manipura.

Una volta che il manipura è rilassato, nasce un equilibrio tra positivo e negativo. E quando positivo e negativo sono equilibrati, il passaggio è aperto; allora l’energia si può muovere verso l’alto. Il manipura è maschile. Se il manipura è bloccato, l’energia non può salire. Dev’essere rilassato.

Il quarto chakra è anahata. Il problema connesso al quarto chakra è il dubbio. Se sei una persona dubbiosa, il tuo quarto chakra resterà chiuso. La fiducia lo apre. Quindi qualsiasi cosa crei il dubbio distrugge il tuo cuore. È il chakra del cuore: anahata. La logica portata all’estremo, le argomentazioni, troppa razionalità – troppo Aristotele in te – tutte queste cose distruggono l’anahata. La filosofia, lo scetticismo, lo distruggono.

Se vuoi aprire l’anahata devi avere più fiducia. La poesia è più utile della filosofia, e l’intuizione è più utile della ragione, e sentire è più utile che pensare. Quindi dovrai spostarti dal dubbio alla fiducia, solo allora il tuo anahata si aprirà, e sarà in grado di ricevere l’energia maschile dal manipura. Anahata è femminile. Con il dubbio si chiude, con il dubbio diventa frigido, inaridisce; non può essere penetrato dall’energia maschile. Con la fiducia si apre, e l’umidità che si libera in quel chakra permette la penetrazione dell’energia maschile.

Poi viene il quinto chakra: visuddha. La non-creatività, l’imitare, lo scimmiottare – tutto ciò danneggia questo centro.

Visuddha viene distrutto dal copiare.

Non essere un imitatore, non essere solo una copia. Non tentare di diventare un Buddha o un Cristo. Guardati dai libri come L’Imitazione di Cristo di Thomas de Kempis. Stai attento. Nessuna imitazione ti sarà d’aiuto. Visuddha viene distrutto dalla non-creatività, dall’imitazione; ed è rinforzato dalla creatività, dall’espressione, dal trovare il tuo stile di vita, dall’avere abbastanza coraggio per ‘fare le tue cose’. Arte, canto, musica, danza, inventiva – tutto è utile. Sii inventivo – qualsiasi cosa tu faccia, cerca di farla in un modo nuovo. Mettici un po’ di individualità, una firma autentica. Anche pulire il pavimento, cuocere il cibo, può essere fatto in modo personale. Puoi mettere creatività in tutto ciò che fai; così dovrebbe essere. Se sei creativo, va bene, visuddha si aprirà. E solo quando visuddha si apre, l’energia può salire ad ajna, il centro del terzo occhio, il sesto chakra.

Questo è il processo. Prima pulisci ogni centro, purificalo, stai attento a ciò che può danneggiarlo, e aiutalo a funzionare in modo naturale. I blocchi vengono rimossi… l’energia scorre.

Oltre il sesto c’è sahasrar, turiya, il loto dai mille petali. Allora fiorisci.

L’uomo è un albero: muladhar è la radice e sahasrar è la fioritura. Il fiore è sbocciato, la tua fragranza si libera nel vento. Questa è l’unica preghiera; questa è la sola offerta ai piedi del divino. Fiori presi a prestito non serviranno, né serviranno fiori rubati dagli alberi; tu devi fiorire e offrire i tuoi fiori.

Questa è la mappa interiore dell’alchimia del Tantra. L’energia può cominciare a muoversi in ogni momento; tu devi solo portare un po’ di meditazione nel tuo fare l’amore, un po’ di interiorità. Il Tantra non è contrario al fare l’amore, ricorda. Questo va ripetuto sempre e di nuovo. È completamente a favore, ma non si limita a questo. È il primo gradino della scala, una scala a sette gradini.

L’uomo è una scala. Il primo gradino è il sesso e il settimo gradino è il sahasrar – il samadhi. Il primo gradino è unito al samsara, il mondo, il settimo al nirvana, ciò che è oltre. Con il primo gradino, ti muovi in un circolo vizioso di nascite e morti; è ripetitivo. Con il settimo gradino, vai oltre la nascita e la morte. La vita eterna è tua… il Regno di Dio.

tratto da:

Osho, Tantra: La comprensione suprema - ed. Bompiani

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

THE FESTIVAL

a Varazze - Aprile 2001: per chi non c’era

 

 

Accidenti, questo è già il giorno dopo e non me ne sono quasi neanche accorta.

Quello di cui mi rendo conto ora, è che per la seconda volta, troppo improvvisamente si è concluso anche il secondo festival. E sento un po’ di vuoto.

L’incredibile ‘bolla energetica’ che per tre giorni ha fatto di Varazze e del suo Palasport un luogo d’incontro di amici, di condivisione, di gioia, di caldi abbracci, di silenzio e di meditazione, si è momentaneamente dissolta... ed è un po’ come quando parto da Puna. So che ci posso tornare, ma il momento magico si è concluso, spesso con il rimpianto di non essere stata capace di vivere totalmente il presente, di essere stata veramente in ogni momento dell’esperienza. Insomma, non sono ancora partita e sento già la nostalgia!

E mai come in questo momento ho la sensazione che il significato del nome che ho ricevuto da Osho mi sia appropriato: going beyond the dream (andare oltre il sogno). Già a partire dal venerdì mattino, le ore destinate all’allestimento dello spazio, sono trascorse in una sinergia armonica e rilassata.

A tempo di musica (perché la musica è stata la prima cosa ad essere stata attivata), gli allestitori, piendi di creatività ed entusiasmo, hanno iniziato il gioco di trasformazione del palazzetto dello sport, che in poco tempo ha cambiato volto ed energia.

L’asettica arena da pallacanestro diventa una verde isola tropicale con piante di bambù leggere e molto zen dal cui sfondo svetta la stilizzata sagoma di Osho color blu oltremare.

Il riflesso del sole attraverso le grandi vetrate, i colori delle piante fiorite, gli effetti cromatici degli allegri cartelloni su cui prendere visione delle meditazioni, la magia dei quadri con le firme di Osho, la nostra euforica eccitazione, il sorriso radioso di Anando: siamo pronti per ricevere gli amici.

 

All’apertura, sono proprio in tanti ad ascoltare le parole di Anando che spiega la visione di Osho sulla meditazione. E quando inizia il boato del gibberish, la cittadina di Varazze sa che ci siamo e siamo in tanti.

Un coinvolgente assaggio di Mystic Rose, amabilmente condotto da Prasuna, è un’esperienza che non si può perdere e che conduce nel giusto spazio di ascolto per le tecniche di meditazione successive. Proprio quello che ci vuole per essere presenti con una certa centratura alle Sacre Danze di Gurdjieff, guidate dalla grazia di Vasanti, che hanno l’obiettivo di portarci al centro del nostro essere.

Nonostante il pomeriggio solare, il pubblico è motivato a partecipare alle esperienze proposte, senza lasciarsi distrarre dalle divagazioni che offre la riviera con le sue spiagge ed il suo lungomare e si presenta puntuale anche all’ultimo appuntamento del pomeriggio con la meditazione Kundalini.

E dopocena ci si può divertire nel gioco dell’improvvisazione e della creatività cimentandosi nella Danza Mediorientale. È indispensabile accettarsi senza la pretesa di confronto con la sinuosissima Deva Antonella. Camminare come se si stringesse un CD tra le ginocchia forse non appare subito come un movimento erotico, ma è l’inizio per imparare a muoversi con fluidità e consapevolezza.

“Ho visto una massa di corpi impacciati che pian piano, nella danza, si sono trasformati in libellule!”. È stato il sagace commento di uno spettatore. La meditazione Dinamica di sabato e domenica mattina è stata un’insolita sveglia per Varazze. Si è diffusa prorompente dal palazzetto penetrando, con la sua energia, i ‘caruggi’‚ del centro storico, le bancarelle del mercato nella piazza fino a perdersi nel mare ancora un po’ freddo di questa Liguria che si è aperta a Osho e alle sue tecniche, così insolite e diverse dal comune concetto di ‘meditazione’.

L’energia di Anando, che ha condotto il workshop di sabato mattina, ha catalizzato l’attenzione e le emozioni di oltre trecento persone a cui ha fatto fare esperienza di tecniche di consapevolezza da utilizzare nella vita di tutti i giorni, nel proprio lavoro, nel mondo.

Il vibrante mantra della Nadabrahma ha dato inizio alle meditazioni pomeridiane dove si sono toccati spazi di grande apertura durante una potente tecnica di espansione tratta dal Vigyan Bhairava Tantra, per culminare nella Kundalini che ha visto ‘in pista’‚ davvero un mare di gente.

Forse lo spazio di condivisione che si è aperto con Anando, dove le domande del pubblico vengono soddisfatte da questa donna che è stata per tanto tempo così vicina a Osho, non è stato sufficiente per poter veramente accontentare tutti i presenti, ma le giornate del festival sono fatte di sole sedici ore!

Musica, musica, musica nella lunga serata dopocena. Musica dapprima soffusa e celebrativa sulle note della Oshorchestra diretta da Nirodh, che via via ha trovato un suo crescendo con Subodha e Le Brioche di Basho che ha scatenato le danze, per arrivare alla dirompente Tecno-Dance proposta da Kivani OMC di Roma. Musica e danza, danza e musica fino a notte inoltrata di questo lungo sabato di festival.

L’intenso workshop tenuto da Anando la domenica mattina, ha fatto letteralmente ‘volare’‚ i partecipanti nello spazio di profonda accettazione che ha sede nel cuore. Sperimentare la calda energia che questo spazio emana, sentirsi a casa in questo spazio, è proprio questione di spostarsi dalla logica all’amore. E ho visto l’insegnamento di questa meditazione proprio durante i giorni del festival dove, gli incontri di cuore tra alcune delle persone convenute, sono andati oltre le motivazioni personali, oltre i malintesi e i fraintendimenti nello scopo comune della meditazione.

La No-Dimensions è già una meditazione scenografica di per sé, ma l’immagine di tante persone che si muovono in sincronicità, al ritmo della bellissima musica che ne è la colonna sonora, non può proprio passare inosservata. Se poi, nella fase del whirling, c’è musica dal vivo e una voce di soprano che canta Khalil Gibran in arabo antico, l’emozione che ne deriva è intensa e profonda e non capita tutti i giorni!

La presentazione delle Sacre Danze di Gurdjieff, tenuta da Vasanti e dal suo staff, ha aperto l’ultimo pomeriggio del festival, ed è stata seguita da un pubblico attento e in perfetto silenzio meditativo. Il vorticoso workshop di danze e suoni Sufi ha trascinato tutti in un’esperienza di grande impatto e potenza facendo salire l’energia del pubblico che ha partecipato alla meditazione Nataraj, ultimo evento del programma, carico di gioia, gratitudine e voglia di celebrazione. E proprio gioia e gratitudine è stato quello che ho letto sui volti della gente, moltissima al suo primo contatto con le meditazioni di Osho, che l’onnipresente Ushma ha spiegato e condotto con amore e competenza.

Essere parte dell’organizzazione del festival, è per me opportunità di confronto con le idee altrui, di riconoscere il bello e a volte il meno bello del lavoro d’equipe, di vedere le mie rigidità, di scoprire anche le mie flessibilità, di stimolare nuove risorse e di ottenerne gratificazione. Un importante lavoro di crescita, stimolante e creativo che conferma la bellezza della condivisione al di là della competizione e dell’orgoglio personale.

 

E il lavoro che sta dietro le quinte di questo festival non è poco! Videha ha già iniziato a elaborare il programma per il prossimo appuntamento di Aprile 2002. Giusto il tempo di integrare le sensazioni di questa passata edizione, e siamo pronti a ricominciare con nuova energia e tanta voglia di migliorare strada facendo.

Osho ci ha dato la possibilità di far nascere un incontro che ci possa davvero ricaricare le batterie.

E ha fatto ancora bingo!

Thank you!

Swapana

 

Un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno collaborato a questa edizione del Festival.

 

 

 

Centinaia di persone celebrano Osho sulla Riviera Italiana

 

Anando, arrivata da Pune per condurre gli eventi di meditazione, ci racconta il ‘suo’ Festival.

 

 

Centinaia di persone che saltano su e giù gridando ‘hu, hu, hu’ a pochi metri da un affollato mercatino? Gente seduta in qualche ristorante che mangia con la mano sinistra cercando di ricordarsi di rimanere consapevole del proprio respiro e di non accavallare le gambe? Altri che si aggirano per il Palasport della città guardando negli occhi tutti quelli che incontrano e cercando di rimanere in contatto con il proprio cuore? E quelli che si gettano addosso a vicenda le fiamme del dragone? Per non parlare di quelli che agitano le braccia e gridano in gibberish, e ridono, e piangono, e ballano, e si abbracciano, (a volte tutte le cose insieme) e sono seduti in silenzio?

Tutto questo è accaduto in aprile, durante la seconda edizione annuale dell’Osho Festival di Meditazione e Celebrazione, e la città lo ha apprezzato tanto, da volerlo ospitare ancora l’anno prossimo.

Il Festival si è tenuto a Varazze, una bella cittadina italiana di mare non lontano da Genova. Promosso dall’agente editoriale di Osho in Italia, Sw.  Videha, dal Centro di Meditazione Osho Arihant a Varazze, e da Oshoba, che pubblica e distribuisce i libri di Osho in Italia. (L’anno scorso in Italia sono state vendute più di 100.000 copie dei libri di Osho.)

Insieme sono riusciti a convincere il Comune a mettere a disposizione il Palasport per i tre giorni del festival (6, 7 e 8 aprile). Trattandosi dell’inizio di stagione, gli organizzatori hanno anche ottenuto da alcuni albergatori locali tariffe interessanti per il breve soggiorno. Alla fine, i partecipanti hanno completamente riempito i sei hotel convenzionati. Anche alcuni ristoranti e negozi hanno offerto sconti a chi arrivava con il timbro di ingresso al Festival stampato sulla mano. I biglietti venduti sono stati oltre 650 biglietti. è chiaro che c’è stato un passa parola dopo il primo Festival dello scorso anno, perché si tratta di un incremento del 50% nel numero di partecipanti. L’anno prossimo anche l’importante casa editrice Mondadori sarà tra gli sponsor. “Il primo Festival è stato un po’ caotico” dice Videha “ma quest’anno è andato tutto molto liscio”…Grazie a un anno di programmazione e preparazione.

E già si sta programmando il prossimo probabilmente nello stesso periodo del 2002 e probabilmente sempre a Varazze, ma per informazioni più precise e aggiornate vedete i prossimi numeri dell’Osho Times o navigate in internet sul sito: www.The Festival.it

Anando

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Un politico allo Specchio

 

 

IMMERGITI NELLA MEDITAZIONE, IN MODO DA RIPULIRE L’INCONSCIO DA OGNI SEME VELENOSO: NON DEVE RESTARE PIÙ NULLA DI CORRUTTIBILE CHE IL POTERE POSSA FAR EMERGERE.

E POI FAI TUTTO CIÒ CHE TI SENTI DI FARE.

OSHO

 

 

Si può riuscire a fare attività politica senza perdersi in cieche identificazioni e smanie di potere? Ecco l’esperienza di una persona che fa il politico di mestiere.

 

 

I politici: quante volte Osho ne ha parlato come di una delle categorie più negative e controverse, come dediti a una delle attività umane più corruttive e corruttibili.

Quante volte la politica è assimilata al calcolo, all’uso distorto del potere, alla potenza di un ego privo di controllo.

Per il Maestro la politica è anche quella che nelle relazioni o nei rapporti d’amore o di coppia sostituisce la mente al cuore e inevitabilmente trasforma un rapporto gioioso e aperto in una chiusura egoistica, in una pura lotta di potere dove ricatti e condizionamenti trasformano anche il paradiso dell’amore in un inferno senza fine. Osho critica i politici criticando la struttura politica della mente, il desiderio di essere potenti, di possedere di più, di emergere a tutti i costi.

Ebbene per me ogni parola di Osho è sempre stata come una lama di acciaio che si infila nella carne viva: io faccio il politico di mestiere. Lavoro per il dipartimento internazionale di un importante partito e sono il responsabile dei rapporti con i partiti e i paesi asiatici. Ogni giorno quindi mi domando se quel politico di cui parla il mio Maestro mi assomiglia o addirittura non sia proprio io. A guardare meglio, però, nel corso degli anni ho trovato parole di Osho che mi hanno comunque guidato e hanno trasformato l’attività che svolgo.

Per quanto pericolosa, la politica è un attività in cui si può mettere creatività, consapevolezza e qualità meditativa. Per questo ho via via attuato contromisure e usato accorgimenti che possono aiutarmi in questo senso.

Intanto la mia attività mi permette di viaggiare e di conoscere persone interessanti e stimolanti, e mi tiene lontano dai giochi di potere. La politica è infatti, prima di tutto, gestione della cosa pubblica attraverso l’uso di un potere. I rischi e le tentazioni per l’ego diventano assai alti, e io francamente preferisco non mettere a dura prova la mia fragile consapevolezza. Ai giochi più difficili preferisco non giocare; richiederebbero una saggezza che non sono sicuro di possedere.

Henry Laborit, il famoso biologo curioso di scienze sociali, diceva che la politica è desiderio di dominanza più ambizione personale. Un vero casino insomma, e così mi tengo alla larga da carriere e candidature elettorali. So bene che la spinta egoica, la certezza di essere meglio degli altri e la maschera per risultare più simpatici e ‘appetibili’, diventano inevitabile conseguenza di quelle scelte. Dopo non basterebbe una vita di meditazione dinamica per disintossicarsi!

In ogni caso il mio ruolo mi permette di essere invece abbastanza creativo e di trovare spesso stimoli dalle persone che incontro. In questi casi do priorità alle situazioni più interessanti anche quando vengo pressato perché mi dedichi ad altre cose. Uno dei difetti dell’attività politica è infatti quello di privilegiare la quantità (di incontri, iniziative e relazioni) rispetto alla qualità. Fare le cose con calma invece, ti permette di farle con maggiore consapevolezza. Ho pensato, per esempio, che la causa del popolo tibetano valesse la pena di essere appoggiata, e non mi sono accontentato di qualche comunicato stampa, ma ho organizzato incontri, preso contatti, instaurato un rapporto personale e di cuore con le persone. Così sono riuscito a convincere anche chi nel mio partito è distratto o tiepido. Ho incontrato il Dalai Lama e lo scorso anno ho organizzato per lui un viaggio in Italia, di grande importanza politica. Questa attenzione e cura cerco di metterla ogni volta che sento che una causa vale la pena di essere sostenuta, contro una dittatura militare in Birmania o contro la pena di morte in Cina etc. So che la vera libertà è dentro di noi, ma continuo a pensare che un ambiente più libero – o una società meno oppressiva – può aiutare a vivere con più agio e a scoprire le qualità meditative che ognuno di noi già possiede.

Più semplicemente cerco di rimanere più obiettivo. La politica è il regno del conflitto e della divisione. In politica è facile dire di no a un tuo avversario per partito preso. Alle volte sarebbe facile trovare un punto in comune o soluzioni tecniche condivise usando il buon senso, ma il mio ruolo quasi mi impone di trovare giusto solo quello che è utile alla mia parte. Riconoscere che altri possono avere ragione o hanno avuto una buona idea non è facile, ma la cosa importante è rimanere consapevole degli automatismi della mente che ti vuole costringere a dire o fare quello che non è giusto.

E poi, quando ci sono, guardo la rabbia, l’impazienza, l’irritazione e il modo in cui si impossessano della mia mente. Riconoscere la mente in azione, depotenzia la sua forza e il testimone è lì e lo vedo. Qualche volta il gioco riesce e questo mi è di grande incoraggiamento.

Certo oggi la politica non è più una attività totalizzante. Sono crollate le ideologie che consideravano importante solo l’impegno per cambiare la società. Tanti giovani sannyasin negli anni settanta dovevano sopportare lunghe discussioni con i loro coetanei impegnati in Occidente a cambiare il mondo a suon di rivoluzione. Chi si impegnava in un cammino interiore per cambiare se stesso era un debole che fuggiva dalla realtà: prima bisognava cambiare la società e solo dopo pensare alla propria felicità. Con le delusioni degli anni seguenti, quei giovani hanno fatto un bel tonfo. Qualcuno si è perso con la droga, altri sono diventati protagonisti degli anni di piombo. Ma i più sono diventati solo più cinici e oggi li vedi bene integrati nella società che disprezzavano, con tanto di conto in banca, moglie o maritino accanto, venti giorni di vacanze l’anno e una bella macchina in garage. Bella fine!

Insomma oggi l’hanno capito quasi tutti: la politica e il cambiamento sociale che ne può derivare non possono portare la felicità. Al massimo possono mettere le persone in condizione di perseguire la felicità che sanno o che vogliono costruirsi. Chi insiste nel voler imporre paradisi in terra a colpi di rivoluzione e adunate oceaniche non ha evidentemente imparato nulla dall’olocausto e dai gulag di triste memoria.

Ai nostri giorni c’è chi, stanco di giocare alla rivoluzione, ha scoperto l’impegno sociale a favore dei poveri e degli ultimi. Io non posso non essere sensibile, vista l’attività che svolgo, e quella spinta è uno dei motivi che mi ha portato alla politica, ma oggi ho sempre in mente la lezione di Osho. Cioè so che chi è povero e con la pancia vuota non ha né tempo né voglia da dedicare alla ricerca interiore e alla meditazione, ma sono anche consapevole che nell’aiuto al prossimo ci possono essere le solite pulsioni egoiche e i soliti trucchi della mente, che in questo modo si salva la coscienza e ci fa sentire solo un po’ più buoni. Senza la saggezza che viene dalla meditazione non c’è compassione e amore vero, ma solo la sindrome di Madre Teresa.

Vistar

 

 

 

 

È la differenza che conta

 

Il mio amore non esclude nulla, ma include ogni cosa. Sì, anche la politica. È la cosa peggiore che si possa includere, ma non posso farci niente! Ogni cosa però viene inclusa nella mia visione con una differenza.

Nel passato, l’uomo ha vissuto ogni aspetto della vita senza consapevolezza. Ha amato, ma senza consapevolezza: per questo il suo amore è stato un fallimento totale, causa di sola infelicità. L’uomo ha fatto ogni genere di cose, ma tutto si è rivelato un inferno. Lo stesso è avvenuto con la politica.

Ogni rivoluzione si trasforma in reazione. È tempo di capire come e perché questo accade, perché ogni lotta per la giustizia alla fine diventa un’ingiustizia essa stessa, qualcosa di reazionario.

In questo secolo è accaduto molte volte. Non sto parlando di un lontano passato: è successo in Russia e in Cina, e continuerà a succedere se continuiamo ad agire sempre nello stesso modo. L’inconsapevolezza non può portare ad altro che a questo.

Quando sei debole, è facile combattere contro le ingiustizie; quando diventi potente, te le scordi. A quel punto si affermano i desideri repressi di dominazione. Il tuo inconscio prende il sopravvento e cominci a fare le stesse cose che prima facevano i tuoi nemici. E per quell’obiettivo avevi messo a repentaglio tutta la tua vita!

Joseph Stalin combatté contro l’ingiustizia degli zar, e cosa avvenne? Divenne lui stesso il più grande zar che il mondo abbia mai conosciuto, peggio anche di Ivan il Terribile! Hitler parlava di socialismo, aveva chiamato il suo partito nazionalsocialista. Cosa accadde al socialismo quando egli raggiunse il potere? Tutto sparito.

Lo stesso è successo in India. Mahatma Gandhi e seguaci parlavano di non violenza, di pace e di amore, tutti grandi valori esaltati nel corso della storia. Ma quando il potere arrivò, Gandhi si ritirò dalle scene, perché si rese conto che non avrebbe più potuto essere un mahatma, un saggio. E i seguaci che invece presero il potere si rivelarono corrotti come in qualsiasi altra parte del mondo. Prima erano brave persone, intente a servire il prossimo con grande spirito di sacrificio. Non erano assolutamente malvagie, anzi, sotto ogni profilo erano persone per bene. Ma anche i buoni diventano cattivi: questa è una cosa fondamentale da capire.

Vorrei che le persone vivessero la vita nella sua totalità, ma con una condizione assoluta e categorica: la meditazione, la consapevolezza. Prima immergiti nella meditazione, in modo da ripulire il tuo inconscio da ogni seme velenoso: non deve restare più nulla di corruttibile che il potere possa far emergere. E poi fai tutto ciò che ti senti di fare.

tratto da: Osho, La via del cuore - Mondadori

 

 

 

Una questione di integrità

 

Osho risponde a una domanda di un gruppo di russi che visitavano la Comune di Pune nell’89.

 

“Hai dedicato un libro a Gorbaciov. Questa non è una contraddizione, visto che sei contrario ai politici?”

Niente affatto, perché Gorbaciov non è un politico. Ogni sua azione dimostra che è un uomo che svolge un’attività politica, ma non un politico. La mia dedica a Gorbaciov – e all’accademico e scienziato Sakharov – si basa su questa semplice ragione: che non è un politico e che ha un grande interesse per la pace nel mondo. È a favore dell’amicizia fra i paesi del mondo, non della guerra. La mente dei politici è sempre occupata con la guerra. Adolf Hitler scrive, nella sua autobiografia Mein Kampf, che se un politico vuol continuare a fare politica deve creare sempre nuovi nemici. Se non ci sono nemici reali, bisogna fingere che qualcuno ti stia per attaccare, far credere di essere circondati da nemici. Solo questo ti mantiene al potere – non la pace.

E nei fatti è proprio così: tutta la tua storia è piena di eroi che non erano altro che dei guerrafondai, gente che ha massacrato milioni di persone. Non trovi un solo nome, nella storia, di qualcuno che abbia lavorato a favore della pace. Ho dedicato il mio libro, con grande amore, a Gorbaciov e Sakharov perché stanno entrambi lavorando a favore della pace nel mondo. Questo non è un comportamento da politici, è l’atteggiamento di chi ha a cuore l’umanità – di chi ama l’umanità, di chi ama questo meraviglioso pianeta e lo vuole salvare a ogni costo. E ogni sua azione prova ciò che sto affermando.

 

tratto da:

Osho, Communism and Zen Fire, Zen Wind #1

  (ritorna al sommario) 

 

 

PIÙ DELLA MENTE

 

 

Cosa si chiama in causa per distinguere l'uomo dagli animali? Le facoltà superiori della mente, il raziocinio. Sono quelle capacità che ci fanno sentire di essere il livello più elevato dell'evoluzione o addirittura il prodotto finale, creato a immagine e somiglianza di dio.

Poi se questo meccanismo ha dei problemi di funzionamento, come succede molto spesso, lo si porta dal dottore o dallo psicologo o dallo psicoanalista, a seconda dei propri punti di vista e delle possibilità economiche. E loro cercano di 'riportarlo alla normalità' in maniera che possa funzionare adeguatamente nel mondo.

Ma è sufficiente?

In questo servizio sulla mente, Osho ci mostra come le funzioni, essenziali e per nulla facili, della mente non siano tuttavia il punto di arrivo: siamo più della mente e della sua 'stanza' a volte così limitante soffocante. Se vogliamo essere in grado di respirare (ma anche di rientrare nella stanza quando ne abbiamo bisogno) dobbiamo scoprire dov'e' la porta.

 

 

L’uomo stesso è la malattia. Non è la mente a essere disturbata, la mente è il disturbo. Non sei teso dentro di te, sei tu stesso la tensione. Comprendi bene la differenza. Se la mente fosse malata, la malattia potrebbe essere curata, ma se la mente stessa è la malattia, la malattia non può essere curata. Può essere trascesa, ma non curata. Questa è la differenza fondamentale tra psicologia occidentale e psicologia tantrica e yogica dell’Oriente.

La psicologia occidentale pensa che la mente possa essere sana, che la mente in quanto tale possa essere curata e aiutata, perché nel pensiero occidentale non esiste la possibilità di una trascendenza, in quanto non esiste nulla oltre la mente. La trascendenza è possibile solo se esiste qualcosa al di là, in modo che dallo stato presente si possa andare oltre. Ma se non esiste aldilà e la mente è il limite, la fine, ogni trascendenza è impossibile.

Se pensi di essere solo il corpo, non puoi trascenderlo: infatti chi trascenderà e per che cosa? Se sei solo il corpo, non puoi andare oltre il corpo. Se puoi andare oltre, vuol dire che non sei semplicemente il corpo, ma qualcosa di più. Quel ‘di più’ diventa la dimensione in cui muoversi.

Allo stesso modo, se sei solo la mente e null’altro, non è possibile alcuna trascendenza. In questo caso potremmo curare casi individuali di malattia. Se qualcuno è mentalmente malato, possiamo curare la malattia. Non tocchiamo la mente, ma curiamo la malattia e rendiamo normale la mente. E nessuno si chiederà se la mente normale in sé sia sana oppure no.

Esistono pensatori, in particolare uno molto intelligente, Geoffrey, che sostiene che il genio è una malattia perché il genio è anormale. Se la normalità è lo stato di salute, il genio è malattia. Un genio non è normale: in un certo senso è matto. Ma poiché la sua follia potrebbe essere utile, lo lasciamo vivere.

Completamente opposto è l’approccio orientale. Noi diciamo che la mente in sé è la malattia. Quindi, per quanto riguarda normalità e anormalità, distinguiamo solo tra mente ‘normalmente malata’ e ‘anormalmente malata’. Un uomo normale è normalmente malato, non lo è al punto che la sua malattia traspaia all’esterno. È nella media. Poiché tutti sono come lui, non si può vedere che è malato. Anche lo psicoanalista che lo ha in cura è ‘normalmente malato’. La mente in sé è la nostra malattia. Questa è la natura stessa della mente, quindi dovremo capire qual è questa natura.

Tre cose. La prima: la mente è un legame tra il corpo e il non-corpo che esiste dentro di te. È il legame tra il materiale e l’immateriale al tuo interno. È uno dei ponti più misteriosi. Unisce due cose del tutto opposte, contraddittorie: materia e spirito.

Se ci riesci, immagina il paradosso: di solito costruisci un ponte su un fiume quando entrambe le sponde sono materiali. In questo caso, la mente è il ponte tra una sponda materiale e l’altra immateriale, tra il visibile e l’invisibile, tra il perituro e l’imperituro, tra la vita e la morte, tra il corpo e lo spirito, o in qualsiasi modo tu voglia chiamare queste due sponde. Poiché la mente collega cose così contraddittorie, sarà inevitabilmente tesa. Non può essere rilassata.

È sempre in movimento dal visibile all’invisibile, e dall’invisibile al visibile. In ogni istante la mente è in profonda tensione; deve collegare due cose che non possono essere collegate; ecco la sua tensione, la sua ansia. In ogni istante sei in ansia.

Non sto parlando di ansie economiche o cose simili: quelle sono ansie di contorno, di confine. La vera ansia è quella del buddha. Anche tu sei preoccupato, ma sei così gravato dalle tue preoccupazioni quotidiane che non puoi scoprire l’ansia fondamentale. Quando la scopri, diventerai religioso.

La mente sta unendo un abisso, un abisso impossibile. Il corpo muore, ma in te c’è qualcosa, un fattore X, che è immortale. Sono due cose contraddittorie. Questo è il primo punto.

Il secondo: la mente è un processo, non una cosa. La parola “mente” è sbagliata, è una nozione falsa. Quando diciamo “mente” sembra che in noi ci sia qualcosa come una mente. Non c’è nulla di simile! La mente non è una cosa, è un processo. Quindi sarebbe meglio chiamarla “mentare”, e non mente. In sanscrito abbiamo una parola, chitta, che significa mentare: non mente, ma mentare: indica un processo.

Un processo non può mai essere silenzioso. Un processo sarà sempre teso; processo significa tumulto. E la mente è sempre in movimento dal passato al futuro. Il passato grava su di lei come un peso, quindi si deve muovere nel futuro. Questo movimento costante è fonte di altra tensione al tuo interno. Se ne diventi troppo consapevole, impazzisci.

Ecco perché tutti cercano una via di fuga. L’alcool può dartela: ti rende inconsapevole. Il sesso può dartela: per un istante ti dimentichi completamente di te. La televisione, la musica, qualsiasi cosa con cui puoi dimenticarti di te ed essere così occupato da esistere senza essere presente, è una via di fuga. Questa continua fuga da se stessi di fatto è dovuta a questo processo che chiamo ‘mentare’: se non sei occupato a fare alcunché (e questa assoluta disoccupazione è meditazione), se sei assolutamente disoccupato, diventerai consapevole del tuo processo interiore. E la mente è il processo essenziale, dentro di te.

Ecco perché tante persone vengono da me, dicendo che sono venute per meditare, ma quando cominciano a meditare diventano più tese. Dicono: “Prima non eravamo così tesi e preoccupati. Di solito durante il giorno non siamo così preoccupati, ma sedendoci in silenzio e cominciando a meditare, i pensieri ci balzano addosso, si affollano. È un fenomeno nuovo”. A quel punto pensano che i pensieri si affollano a causa della meditazione.

Non è a causa della meditazione. I pensieri si accalcano dentro di te in ogni istante della tua esistenza, ma sei così occupato all’esterno che non riesci ad accorgertene, non ne sei consapevole. Quando ti siedi diventi consapevole di qualcosa da cui fuggi costantemente. La mente, il ‘mentare’, è un processo, e un processo è uno sforzo. In esso viene sprecata energia, è letteralmente dissipata. È necessario: è necessario per la vita, è parte della lotta per la sopravvivenza. È un’arma, e una delle più violente.

È per questo che l’uomo è riuscito a sopravvivere agli altri animali. Gli animali sono più forti fisicamente, ma manca loro un’arma sottile. La mente è uno strumento di sopravvivenza. Per questo ogni volta che ti siedi, avvertirai una violenza interiore: pensieri che corrono, pensieri violenti, un tumulto come se stessi per esplodere. Ecco perché nessuno si vuole sedere in silenzio.

Terzo: la mente è creata dall’esterno. Quando nasci ne hai solo la possibilità, possiedi la potenzialità di una mente, non hai la mente. È solo una possibilità, un potenziale. Quindi, se un bambino cresce senza una società, il bambino crescerà, avrà un corpo, ma non una mente. Non potrà parlare alcun linguaggio; non potrà pensare tramite concetti; sarà come un animale.

La società porta in atto la tua potenzialità: ti dà una mente. Ecco perché indù e musulmani hanno una mente differente. Entrambi sono uomini, ma la loro mente è diversa. Un cristiano ha una mente diversa. Queste menti sono diverse perché diverse società le hanno educate con diversi obiettivi, diversi propositi.

Per questo, la mente in quanto tale è sempre vecchia e conformista. Non può esistere una mente progressista. Questa frase può sembrare strana: “Non ci può essere una mente progressista”. La mente è conformista poiché è un condizionamento. Quindi i cosiddetti progressisti sono altrettanto conformisti rispetto al loro progressismo quanto qualsiasi altra persona conformista. La mente è conformista perché è condizionata dal passato, dalla società, dagli altri, per certi obiettivi.

 La mente è sempre vecchia e la vita è sempre nuova. È inevitabile che si creino tensione e conflitto.

La vita ti mette in una nuova situazione, e la mente non sa cosa fare. Non esiste un know-how, quindi sorge un conflitto. Questo è il motivo per cui, in un mondo in perenne cambiamento, la gente diventa sradicata; la loro vita è preda dell’ansia, dell’angoscia. Non era così nelle epoche passate. L’uomo era più silenzioso, o almeno dava questa impressione perché tutto intorno a lui era fermo, statico, e non sorgevano grandi conflitti nella sua mente. Adesso tutto cambia velocemente, e la mente non riesce a tenere il passo. La mente si afferra al passato, e tutto cambia a ogni istante.

Ecco perché esiste tanta ansia in Occidente. In Oriente ce n’è di meno. È strano, visto che l’Oriente deve affrontare problemi più essenziali. Mancano cibo, case, vestiti. La gente muore semplicemente di fame, ma è meno preoccupata degli occidentali. L’Occidente è ricco, scientificamente sviluppato, tecnologicamente più progredito, perché dunque tanta ansia? Perché la tecnologia imprime alla vita cambiamenti così veloci che la mente non riesce a stare al passo. Prima che ti sia adattato a una cosa nuova, è già diventata vecchia ed è stata sostituita.

Di nuovo una frattura! La vita forza nuove situazioni, e la mente prova sempre a reagire con i vecchi condizionamenti. Quella frattura continua a crescere. Più grande sarà, maggiore sarà l’angoscia. La mente è conformista, la vita no.

Queste sono le tre ragioni per cui la mente stessa è la malattia. Dunque, che fare? Se si dovesse curare la mente, esistono metodi facili. Uno è la psicoanalisi. Può durare molto tempo e non aver successo, ma non è difficile. Viceversa, la trascendenza della mente è difficile, ardua, perché devi abbandonare completamente la mente. Devi mettere le ali e andare oltre, lasciando la mente così com’è, senza toccarla.

Per esempio, questa stanza è calda. Posso fare due cose: azionare l’aria condizionata… in questo caso però devo vivere nella stanza e continuare a intervenire con degli accorgimenti che la mantengano fresca, ma ogni accorgimento andrebbe controllato, creando nuove ansie e nuovi problemi.

Oppure esiste un’altra possibilità: lasciare la stanza e uscire.

Questa è la differenza. L’Occidente continua a vivere nella stanza della mente, cercando di accomodarla, facendo aggiustamenti, in modo che vivere nella mente diventi almeno normale. Forse non è una vita estatica, ma è sempre meno infelice. Potrebbe non raggiungere una vetta, un culmine di felicità, ma si è salvi dal dolore: la sofferenza diminuisce sempre più.

Freud ha detto che non c’è alcuna possibilità per l’uomo di essere felice. Al massimo, puoi adattare la mente in modo da essere normale, meno infelice degli altri; questo è tutto. Ma questa è autentica disperazione. Eppure Freud è un pensatore autentico e genuino, e la sua intuizione per certi aspetti è giusta, poiché non poteva vedere oltre la mente.

Ecco perché in Oriente non si è davvero sviluppata alcuna psicologia paragonabile a quella creata da Freud, Jung o Adler. E questo è strano perché l’Oriente parla della mente da almeno cinquemila anni. Abbiamo avuto Buddha che ha parlato dei livelli più profondi della mente. Ha parlato del conscio, del subconscio, dell’inconscio. Deve aver saputo. Ma perché non ha sviluppato delle psicologie sul conscio, il subconscio e l’inconscio?

La ragione è questa: l’Oriente non si è interessato della stanza. Parla della stanza solo quanto occorre per trascenderla, per uscirne. Noi ci siamo interessati della stanza solo per trovare la porta, non per altro. Non siamo interessati ai dettagli della stanza, non abbiamo intenzione di viverci.

Ti interessa solo sapere dov’è la porta, dov’è la finestra, in modo da poterne saltare fuori. E quando ne sei fuori ti dimenticherai completamente della stanza, perché a quel punto sei sotto il cielo infinito. Non ricorderai nemmeno che vivevi in una caverna, mentre fuori c’era il cielo sconfinato, dove avresti potuto uscire in ogni momento. Ti dimenticherai completamente della stanza. Se riesci ad andare oltre la mente, cosa accade? La mente resta la stessa. Non operi alcun cambiamento nella mente, ma vai oltre essa e tutto cambia.

A quel punto se ne hai bisogno puoi ritornare nella stanza, ma sarai una persona diversa. Uscire e rientrare ti avrà reso qualitativamente differente. Un uomo che ha vissuto in una stanza e non ha conosciuto cosa c’è all’esterno non è realmente un uomo: vive come uno scarabeo, come un insetto. Quando si sposta all’esterno, sotto il cielo sconfinato, il sole, le nuvole e lo spazio infinito, diventa subito diverso. Questo impatto con l’infinito lo rende per la prima volta un uomo, un essere consapevole.

Ora può anche fare ritorno nella stanza, ma sarà cambiato.

L’Oriente ha un unico interesse: come trascendere la mente, per poi tornare a usarla. Il messaggio è: non essere identificato con la mente. E tutte le tecniche di meditazione mirano solo a trovare la porta, a usare la chiave per aprirla e uscire.

 

tratto da:

Osho, I segreti della trasformazione # 3  - ed. Bompiani

 

 

 

Cervello, mente e consapevolezza

 

Seguendo un suggerimento di Osho, alcuni anni fa il Dott. Montecucco (Nitamo) ha dato vita all’Accademia per la Scienza, l’Arte e la Consapevolezza, e ha creato una comunità chiamata Villaggio Globale a Bagni di Lucca in Toscana. Il suo scopo era quello di creare uno spazio di consapevolezza planetaria in cui potesse dedicarsi alle sue ricerche insieme a un gruppo di meditatori. Ecco il testo di un’intervista con Nitamo apparsa recentemente sul sito di Osho, osho.com.

 

 

Domanda: In che modo i tuoi colleghi scienziati possono comprendere la consapevolezza?

Nitamo: Tramite la meditazione, perché essa può dar loro una comprensione a livello di esperienza. Lo scienziato deve arrivare a conoscere la consapevolezza dentro di sé, da meditatore. In questo modo – facendo esperienza di qualcosa che non appartiene alla mente ma all’essere nella sua totalità – può comprendere che la dimensione della consapevolezza è la vera natura della realtà. Allora l’avrà vista in prima persona, l’avrà provata in prima persona.

D: Ci sono tante interpretazioni diverse della parola meditazione, dalla Meditazione Trascendentale, allo Yoga, alle Meditazioni Attive di Osho. Tu, come la definisci? 

N.: La confusione avviene perché in Occidente meditazione vuol dire pensare a qualcosa in modo profondo come nell’espressione ‘meditare su qualcosa’. La maggior parte delle tecniche diffuse in Occidente sono metodi per focalizzare la mente su di un suono (il farlo o l’ascoltarlo), oppure su una parte del corpo come il cuore, l’ombelico o il terzo occhio, oppure su di una immagine come un mandala o una guida spirituale.

Io definisco la meditazione come consapevolezza e assenza di pensieri o in altre parole uno stato di non–mente.

È solo quando vai al di là della tecnica particolare, al di là del fare – per quanto sottile come ad esempio l’attenzione al respiro – che puoi sperimentare la meditazione.

Puoi usare la mente per andare oltre la mente, anche se molti si accontentano semplicemente di un piacevole stato di rilassamento, senza realizzare che sono ancora solo sulla soglia della consapevolezza.

D: Che differenza c’è tra cervello, mente, consapevolezza e non-mente.

N.: Il cervello è una macchina e la mente è il funzionamento di quella macchina. La consapevolezza – chiamata anche non-mente oppure testimone, osservatore – è ciò che li osserva entrambi, ma che è anche indipendente da entrambi.

La scienza crede che il cervello esista come una macchina e che la mente sia solo un’attività. E si ferma qui. Per gli scienziati la consapevolezza non esiste neanche. Essi credono che l’evoluzione avvenga solo per caso. Non c’è un’intelligenza; perché l’evoluzione avvenga, la consapevolezza non è necessaria. In questo senso anche l’evoluzione umana è del tutto accidentale. Per gli scienziati la più grande conquista dell’evoluzione, il suo culmine, è una mente più grande, più forte. Secondo me il culmine dell’evoluzione individuale è la nostra realizzazione di chi o di che cosa siamo.

D: Riguardo al cervello: non esiste più di un cervello?

N.: È vero, abbiamo tre cervelli. Il primo è il cervello rettile. Questo è il più primitivo, istintivo, e ha a che fare con il sesso, il sonno, il cibo, la sopravvivenza, l’aggressività. A livello psicosomatico è in relazione con l’area e l’attività dell’addome. Il secondo è il cervello mammifero, il cervello emozionale. Psicosomaticamente è in relazione all’area del petto. E infine c’è il cervello mentale o umano che è la parte tramite la quale possiamo ottenere un’immagine virtuale della realtà esterna. In questo mondo virtuale, mentale, possiamo creare le nostre fantasie, il paradiso e l’inferno. Questo cervello controlla e inibisce i cervelli rettile e mammifero cioè le emozioni e gli istinti. In questo modo si crea una gerarchia socioculturale che è innaturale.

Gli scienziati hanno scoperto che i tre cervelli non lavorano insieme; in realtà sono in uno stato di schizofisiologia. È uno stato normale, ma non è sano. Vuol dire che anche il nostro sistema corpo-mente è diviso.

Grazie alla meditazione torniamo a uno stato normale di funzionamento. Quando il cervello lavora come un sistema unitario, le sue diverse parti entrano in profonda coerenza o sincronicità.

Nella visione di Osho, l’Uomo Nuovo è un essere umano che non ha separazioni nel suo complesso corpo-mente perché opera come un’unità di consapevolezza. Questo vuol dire che in lui i tre cervelli non lavorano più in opposizione l’uno all’altro, ma come un tutto organico.

D: Puoi parlarci di come secondo te la Meditazione Dinamica di Osho opera sui tre diversi cervelli?

N.: La Meditazione Dinamica è uno dei metodi più scientifici per creare un’integrazione tra le tre parti del corpo – corpo, mente e cuore – e tra i tre cervelli.

Il primo stadio di questo metodo, la respirazione caotica, lavora al livello del cervello rettile, permettendoci di spezzare il controllo esercitato dal cervello più avanzato. In questo modo emozioni e istinti vengono liberati.

Il secondo stadio, la catarsi, lavora sul cervello mammifero, ripulendo emozioni bloccate e liberando vecchi ricordi e shock.

Nel terzo stadio, quando si salta e si martella il primo chakra con il suono, muovi l’energia verso la parte più alta del corpo, e così facendo ritrovi un profondo senso di integrità. Puoi arrivare a un punto in cui salti senza nessuno sforzo per quindici minuti…

 …Secondo il sistema dell’agopuntura ci sono numerosi punti energetici molto importanti nelle piante dei piedi. Con le nostre macchine abbiamo scoperto che l’impatto sulla pianta del piede che accade quando salti nel terzo stadio, si riflette in maniera positiva sul cervello; per questo motivo è importante atterrare su tutta la pianta del piede, compreso il tallone.

Nel quarto stadio in cui ci si ferma di colpo e si rimane immobili, il sistema nel suo complesso si trova già in uno stato di profonda unità e l’energia si muove liberamente in ogni parte del corpo. Non sei più frammentato, il tuo essere è fluido. Questa è la base da cui puoi partire per fare esperienza di te stesso. Come ha detto Osho, tutti gli altri stadi sono preparatori: questo è il punto in cui si può sperimentare la meditazione.

La maggior parte delle meditazioni di Osho sono strutturate in questo modo. Sono assolutamente scientifiche, l’ispirazione di un genio! Per quanto ne so io, non era mai esistito nulla di questo genere… qualcosa pensato fino in fondo in modo metodico e scientifico, condensato nello spazio di un’ora, e così attuale nella sua struttura.

D: Chi ha familiarità con la visione di Osho, sa della sua enfasi nell’essere totali in qualunque cosa si faccia. Se capisco bene, tu dici che questo ha una base scientifica.

N.: Totalità è un’altro termine per unità o in altre parole la sensazione di essere uno. Scientificamente può essere compresa come unità di tutte le trasmissioni elettriche del cervello. Il cervello nella sua interezza comunica a un alto livello di sincronicità.

D: Secondo te che cosa accade quando tante persone meditano insieme? Per esempio nella meditazione serale che si tiene nella Meditation Resort di Pune?

N.: Negli ultimi anni, abbiamo fatto numerosi esperimenti sulla consapevolezza collettiva. Abbiamo scoperto che la sensazione oceanica che proviamo meditando insieme – ognuno di noi che si scioglie in un unico lago di consapevolezza, come lo chiama Osho – non è solo un’immagine poetica, ma è una verità scientifica. Le onde cerebrali di persone che sono in meditazione profonda raggiungono un livello molto alto di sincronicità.

Nel primo grafico sono riportate le onde cerebrali di dieci persone: ogni curva rappresenta l’attività cerebrale di una persona, e ogni curva è molto diversa da quella degli altri. Questa immagine è stata creata prima di iniziare una meditazione collettiva…

…Nel secondo grafico vediamo la rappresentazione delle onde cerebrali delle stesse dieci persone dopo da quindici a venti minuti di meditazione silenziosa. Come vedete, le loro onde cerebrali sono del tutto coerenti, come se avessimo dieci elettrodi su di un unico cervello!

Questo è ciò che chiamiamo un Buddhafield, un campo di energia di risveglio. Perciò meditare con altri ha un grande valore. Allo stesso tempo, tutte le tecniche di Osho sono create appositamente per essere fatte da soli, in modo da non renderti dipendente dall’energia di gruppo.

D: Postresti forse parlarci di questa descrizione grafica che hai creato, il ‘Modello della consapevolezza’? Mi sembra che tu sia un pioniere in questo campo.

N.: Questo modello rappresenta il timone del nostro essere, l’entità che ci dirige; quello che sa, la consapevolezza centrale, l’osservatore. I cristiani la chiamano anima, i buddhisti atma o non–sé; nello Zen viene chiamata non-mente o ‘il volto originario’.

Io ne ho creato una rappresentazione cibernetica: ogni essere vivente è un campo di informazioni che forma la parte esterna del modello, mentre la parte centrale rappresenta la consapevolezza unica e comune a tutti.

Con questo modello abbiamo introdotto nella scienza qualcosa che la chiesa aveva sempre vietato. La chiesa aveva sempre insistito che l’anima era un suo monopolio e che gli scienziati potevano studiare e ricercare solo il mondo fisico: lo spirituale non è il loro campo.

Presentando l’anima in un modello scientifico, abbiamo rotto quel tabù. La nostra idea è proprio quella di creare una scienza integrale.

 

tratto da: Osho Times online  www.osho.com

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LE CHIAVI DELL’AMORE

TANTRA PER L'OCCIDENTE

 

Intervista con Satya Puja e Raja, insegnanti tantrici per sole coppie e partner anche nella vita. Puja (Diana Richardson) è l’autrice del libro The Keys of Love (pubblicato in Italia da Sonzogno con il titolo Come fare l’amore al massimo) in cui descrive questa forma di Tantra, un approccio non dogmatico che, in modo semplice e facile da seguire, fornisce aiuto e consigli per vivere la sessualità e l’intimità con il partner in modo appagante.

 

 

Osho Times: Puja, come sei arrivata a questo lavoro?

Puja: Per anni ho insegnato bodywork, anche presso l’Osho Commune in India. Amavo soprattutto il massaggio. In quel periodo ho cominciato a sperimentare la potenza del rilassamento quando si tocca una persona. Un altro aspetto a cui davo molta attenzione era il rimanere centrata su me stessa, il non perdermi nell’altro. Ho notato che il contatto con la persona che stavo massaggiando diventava molto più profondo quando io ero rilassata e centrata. Quindi alcune delle ‘chiavi dell’amore’ che ora offro ai partecipanti dei gruppi di tantra le ho scoperte tanti anni fa, quando insegnavo massaggio. Allora ho individuato i punti nel corpo che sono importanti per il rilassamento. Questi punti possono aiutare la persona a rimanere rilassata nel qui e ora mentre fa l’amore.

OT: Quando hai iniziato a offrire seminari di Tantra alle coppie?

Puja: Nel 1993. Ho cominciato con un gruppo di cinque giorni. Tutti i partecipanti lavoravano sul Tantra all’interno della Multiversity di Pune. Il gruppo è diventato subito molto popolare. In realtà non avevo mai pensato di insegnare Tantra alle coppie, ma tanti amici mi hanno chiesto di parlarne e per me è stato molto facile farlo. Poiché da anni mi occupavo di terapie del corpo e il fare l’amore avviene tra due corpi, mi è venuto naturale proporre il Tantra per coppie.

OT: Secondo te, qual è la differenza tra il modo in cui tu insegni il Tantra e le altre scuole?

Puja: Il Tantra, secondo me, è la trasformazione del sesso in amore, e questo accade attraverso la consapevolezza. L’energia sessuale diventa energia meditativa e l’amore può crescere. Sono molto pochi gli insegnanti di Tantra che danno importanza al rapporto tra sesso e meditazione. La maggior parte enfatizza le esperienze estatiche, o il raggiungimento di un orgasmo migliore e più lungo. Devi fare qualcosa per ottenere qualcosa. Al contrario, noi cerchiamo di annullare ogni ‘fare’ per essere completamente nel momento. L’intensità viene creata attraverso la consapevolezza. Così il sesso accade da solo. Nel fare l’amore dobbiamo imparare a rilassarci e trovare una nuova forma di comunicazione tra il pene e la vagina. Questa comunicazione esiste già nella realtà, che ne siamo consapevoli o no. Quindi la differenza più grossa sta nel lasciar andare ogni ‘fare’. In realtà tutto sta nel diventare più autentici, in armonia con il reale, e un crescente numero di persone sta arrivando al punto di desiderare questa autenticità anche nel rapporto sessuale.

OT: Cosa sono esattamente queste ‘chiavi’ nel fare l’amore? Prima hai detto che ci sono alcuni punti nel corpo tramite i quali possiamo rilassarci. Puoi parlarne un po’  più nei dettagli?

Puja: Ci sono molte chiavi per aiutare una persona a essere più rilassata durante il sesso. Le due fondamentali, ovviamente, sono consapevolezza e presenza. Il respiro può aiutare moltissimo, come anche alcune posizioni del corpo. Ti farò un esempio: in generale la donna tiene contratta la vagina durante l’atto sessuale, e così comprime il pene. Quindi le donne devono imparare a essere il più rilassate e aperte possibile nella vagina. Questo è in contraddizione con ciò che normalmente si crede. Molte donne hanno una vera e propria fobia riguardo alla propria vagina, che ritengono troppo larga e rilassata; temono che l’uomo non sia in grado di sentire nulla. Pensano di dover ‘intrattenere’ il pene. La nostra idea di fondo è invece: quando la donna non è aperta, allora neppure l’uomo è in grado di fluire con la sua energia.

Non appena il canale femminile si apre, l’energia maschile comincia a fluire. Per gli uomini significa rilassare il bacino e le natiche. Se le natiche sono tese, i genitali automaticamente diventano tesi. Un altro aspetto importante è la polarità che esiste nel nostro corpo. Osho ne ha parlato molto (vedi la mappa tantrica a pag.26). Il primo chakra nell’uomo è positivo e nella donna è negativo. Il chakra del cuore è esattamente l’opposto. In questo modo tra l’uomo e la donna si crea un cerchio di energia. I seni della donna sono la sua porta d’accesso alla sessualità. La vagina non si apre finché l’energia nei seni non circola.

Raja: Gli uomini spesso hanno strane idee sul modo di eccitare una donna: strofinandole il clitoride, per esempio. Ma se sapessero che devono semplicemente dare attenzione ai seni, le donne si aprirebbero in modo automatico. Dobbiamo amarle attraverso i seni. Gli uomini pensano sempre che le donne funzionino in modo esattamente identico a loro, e persino le donne cominciano a pensare che dovrebbero funzionare come gli uomini. Ma se siamo in grado di dare valore alla polarità opposta, allora si crea un cerchio di energia.

Puja: I seni della donna spesso sono bloccati, perché le donne hanno molti complessi riguardo al proprio seno: troppo grosso, troppo piccolo, troppo rilassato… questi blocchi devono essere sciolti in modo che la polarità femminile nella donna possa essere pulita e l’energia possa fluire. Di base, dobbiamo disimparare tutto quello che abbiamo imparato finora sulla sessualità.

OT: Quindi sostanzialmente tu insegni la meditazione e un uso dell’energia sessuale per diventare più consapevoli.

Puja: Non puoi separare le due cose. Che tu voglia meditare o fare l’amore, il percorso è lo stesso: dentro. La bellezza del fare l’amore sta nel fatto che i genitali ti tengono presente. E non sto parlando dei genitali adoperati alla vecchia maniera, secondo la quale usi lo sfregamento per dare piacere, per eccitarti e poi scaricare l’energia. No, per noi i genitali sono poli bioelettrici, il pene è positivo e la vagina negativa – e insieme creano un’energia. Questa energia è anche l’energia meditativa, la fonte dell’estasi. Il primo passo nel fare l’amore consiste nel tornare a se stessi e non focalizzare la propria attenzione sull’altro. Più riesci ad aprirti, più l’energia in circolo può fluire.

OT: Ci sono delle chiavi che all’inizio possono aiutarti a restare maggiormente in contatto con te stesso?

Puja: Non solo all’inizio, ma per tutto il tempo devi rimanere in contatto con te stesso.

Raja: Dobbiamo osservare davvero cosa facciamo nel sesso. Noi non diciamo che bisogna cambiare qualcosa, diciamo semplicemente: “Portiamo attenzione e consapevolezza nell’atto per vedere il modo in cui facciamo l’amore”. Poi ci sono molte cose da scoprire, per esempio i modelli di pensiero con cui ci avviciniamo al sesso. Non usiamo una tecnica speciale, mettiamo semplicemente in gioco la consapevolezza, e questo modifica il modo in cui facciamo l’amore. Nel momento stesso in cui vedi che stai seguendo un programma fisso, e il sesso per te è diventato meccanico, il desiderio di cambiare programma si manifesta in modo naturale. Non appena riconosci la tua energia vitale come un’unità, come un’unica energia, e incominci a rilassarti in quella che è la base di questa energia, cioè il sesso, allora diventerai più rilassato in ogni aspetto della vita. Tutte le altre aree in cui esprimiamo la nostra energia diventano più rilassate, meno orientate a uno scopo, con meno ambizione ed eccitazione. Un partecipante alla fine del gruppo è venuto da noi dicendo: “Wow! Questa è stata l’esperienza più importante della mia vita. Ora vedo il mondo con occhi totalmente diversi”.

Puja: A volte nei nostri gruppi ci sono coppie molto giovani, che hanno solo diciannove o vent’anni, e ci dicono: “Che sollievo!” perché stavano già cominciando a sentire quanta pressione sulla prestazione e quante aspettative sono collegate al sesso. “è fantastico, non devo avere per forza un orgasmo, né devo aiutare la mia donna ad averne uno. Non devo venire tutte le volte.” Fin dall’inizio tentiamo di togliere l’eccitazione dal sesso, perché fino a quando siamo focalizzati sull’eccitazione, ci perdiamo completamente i movimenti di energia molto più sottile che avvengono durante l’atto sessuale.

OT: Chi sono le persone che partecipano ai vostri gruppi? Che cosa si aspettano? Sono interessate alla meditazione e alla crescita spirituale, o vogliono solo migliorare la propria relazione?

Puja: Arrivano persone di tutte le età, dai diciannove ai sessantanove anni. Vengono perché aspirano a un’esperienza più profonda, un esperienza più appagante. Hanno la sensazione di essere bloccati su di una strada a senso unico. E anche se cambiassero partner alla fine arriverebbero allo stesso punto. Ognuno – soprattutto le donne – sente intuitivamente che ci deve essere molto di più. La possibilità di mettere insieme sesso e meditazione è per molti un’autentica rivelazione.

OT: Nei suoi libri sul Tantra, Osho parla del trattenere l’energia e non scaricarla. Come viene vissuto questo aspetto nel vostro lavoro?

Puja: Tutti noi abbiamo imparato a tenere l’energia nei genitali, e a scaricarla durante l’orgasmo. Quando invece l’energia rimane nel corpo, automaticamente sale verso l’alto. La sola cosa che dobbiamo fare è spezzare l’abitudine a scaricare l’energia e scoprire che c’è qualcosa oltre il climax orgasmico. Per l’uomo significa oltre l’eiaculazione, e per la donna significa oltre l’orgasmo – accumulare l’energia per poi scaricarla è un duro lavoro. Ci vuole un orientamento nuovo nei riguardi della sessualità. Dentro ognuno di noi esiste un circuito energetico innato, ma lo usiamo solo parzialmente. Dobbiamo imparare a lasciar circolare l’energia dentro di noi, in modo che possa salire. Dobbiamo anche chiederci: “Cos’è che mi dà l’orgasmo, in realtà? Perché è così importante per me?”. Fatti un lista di tutte le cose che sono legate all’orgasmo: duro lavoro, tensione, ansia da prestazione, finzione, competizione ecc… quando nel sesso ti poni l’orgasmo come obiettivo, ti è impossibile goderti il momento, il presente sfugge via. Dobbiamo imparare che è possibile fare l’amore senza alcuno sforzo. Il corpo vuole fare l’amore, e non ha bisogno della mente. Un altro punto importante per le coppie è la capacità di gestire le proprie emozioni. Spesso non vedidiamo che le emozioni stanno distruggendo l’amore. E questo perché non siamo consapevoli del modo in cui funzionano le emozioni. Nei  nostri gruppi lavoriamo molto con le emozioni e le osserviamo da una prospettiva totalmente diversa.

Raja: Nei gruppi lavoriamo molto anche con il corpo. Essenzialmente è il corpo che fa l’amore, non la mente. La società ci porta a vivere una sessualità mentale: attraverso fantasia e immaginazione, come con le riviste e i film pornografici, per esempio. È importante sviluppare la consapevolezza del corpo, perché la maggior parte delle persone vive nella testa.

Puja: Il nostro lavoro ruota attorno al cambiamento di consapevolezza, non all’apprendimento di una tecnica particolare. Non vogliamo che si abbia l’impressione che esiste un modo giusto e uno sbagliato, vogliamo solo incoraggiare le persone a vivere la sessualità con presenza e consapevolezza. Non si tratta di spezzare le abitudini del passato e il vecchio modo di fare l’amore per imparare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto di sperimentare in prima persona cosa significa vivere il sesso con consapevolezza. Se così non fosse, sicuramente proveresti il nuovo approccio per qualche settimana e poi il vecchio si ripresenterebbe passando dalla porta di servizio.

OT: Potremmo tornare al punto in cui dicevi che lavori molto con le emozioni e i feeling? Puoi approfondire questa tematica?

Raja: Occorre distinguere tra emozioni e feeling. Il feeling accade nel momento, è ciò che stai vivendo e sentendo nel qui e ora. Ogni feeling ti rende più aperto, vulnerabile, disponibile all’intimità, e ti avvicina sempre di più al partner. Le emozioni, d’altro lato, hanno le proprie radici nel passato. Quando sei in preda alle emozioni, dai la responsabilità all’altro, ti senti separato e accusi l’altro. Non appena riesco a vedere la differenza e, per esempio, mi rendo conto di star biasimando Puja, so per certo che questa è un’emozione che arriva dal passato. Puja l’ha solo fatta emergere, ma non ne è la causa. A quel punto posso riappropriarmi dell’emozione e trovare un modo per scaricarla, per poi incontrare di nuovo l’altro da uno spazio di pulizia interiore. Di solito tendiamo a scaricare la nostra spazzatura sull’altro, sulla persona che amiamo di più, perché riteniamo che lui o lei siano responsabili della nostra infelicità. In generale si pensa che le donne siano più emotive degli uomini, ma non è assolutamente vero. Gli uomini che non sono interessati solo a soddisfare i propri bisogni sessuali, depositano sulla donna tutte le loro tensioni mentre fanno l’amore. E la donna rimane con un contenitore pieno di tensioni, che poi manifesta nelle emozioni. Siamo convinti che molti problemi, come la sindrome premestruale o i problemi di menopausa abbiano le loro radici in una vita di rapporti sessuali carichi di tensioni.

OT: Come faccio a capire con certezza di essere in preda a un’emozione?

Puja: Lo sei quando cominci a biasimare l’altro. O quando ti senti separato e non connesso. E quando non riesci a guardarlo negli occhi. Oppure continui a ripetere per anni la stessa frase: “tu fai sempre…/ tu non fai mai…” o anche “non sei mai…/ sei sempre…”. A quel punto, per certo, sei in preda all’emozione, sei dominato dal passato.

OT: Quali suggerimenti date ai partecipanti per gestire le emozioni?

Puja: Prima di tutto diciamo loro che non è importante trovare le cause di queste vecchie emozioni. In secondo luogo che è importante dire al partner che si è in un momento di emotività. Suggeriamo di muovere il corpo: andare a correre, gridare o picchiare il cuscino o fare la Dinamica, per liberarsi da tutte quelle emozioni. La cosa più importante è smettere di scaricarle sul partner.

OT: Per le donne è più facile accedere a questa forma di tantra, rispetto agli uomini?

Puja: Le donne sicuramente riconoscono la verità di quello che insegniamo con molta più rapidità degli uomini. Il vecchio modo di fare l’amore pieno di tensioni, in cui ci si dà un gran da fare, non dà alcun riconoscimento all’energia femminile. Quindi le donne soffrono molto di più degli uomini per questa sessualità così superficiale e tesa a uno scopo.

Raja: Per gli uomini è difficile lasciar andare i vecchi condizionamenti. Se per esempio ti viene detto che come amante fai schifo, be’, il tuo ego ne soffre terribilmente. Questo mostra quanto sia importante il sesso per gli uomini. Spesso non sappiamo come essere presenti nel sesso senza darci da fare. E come lasciare che accada e fluire con l’energia.

Puja: Con questo nuovo approccio al sesso di consapevolezza e non fare, finalmente anche l’uomo può rilassarsi e non ha più bisogno di tenere sempre tutto sotto controllo. Dopo una sola settimana, gli uomini possono sentire la differenza di sensibilità nel pene. Quindi non è vero che il tantra va bene per le donne, e che gli uomini non si divertono. Solo se le donne sono in grado di aprirsi sessualmente, gli uomini possono sperimentare il fluire della propria energia. Nell’area sessuale le donne giocano il ruolo chiave, creano l’atmosfera e hanno molto più potere nel sesso di quanto credano.

OT: Hai detto che molte coppie che vengono da voi non sono direttamente interessate alla meditazione, ma voi fondamentalmente lavorate solo con la consapevolezza. I partecipanti possono portare questa esperienza nella vita quotidiana?

Raja: Per la maggior parte delle persone il fare l’amore è in fondo alla lista delle priorità. Prima devono finire mille cose e poi alla fine dalla giornata, prima di addormentarsi, oppure la mattina, trovano un quarto d’ora per fare l’amore. E questo lo chiamiamo spontaneità, ma così diventa una cosa accidentale. Noi diciamo alle persone che lo devono rimettere in cima alla lista. E se sono molto occupate, devono persino decidere di fissare un appuntamento per fare l’amore e segnarlo sul calendario. Di solito funziona benissimo quando sai che giovedì pomeriggio alle 5 avrai due ore per fare l’amore con la tua donna. I partecipanti ai nostri gruppi si sono trovati bene con questo tipo di accordo – invece di andare al cinema, o farsi una chiacchierata con gli amici, o leggere il giornale, usano il proprio tempo per fare l’amore. E questo cambia realmente le loro vite.

Puja: Le persone si rendono conto che nella vita fanno tante cose che non sono davvero importanti e che non le nutrono affatto. E così lasciano da parte le cose futili, e si focalizzano su amore e meditazione. Noi rimaniamo in contatto con i nostri partecipanti. Quando ci scrivono o ci chiamano, la nostra prima domanda e’: “Quanto spesso fate l’amore?”. Le coppie che fanno spesso l’amore di solito stanno meglio di quelle che trovano il tempo per farlo solo una volta al mese. Più spesso fai l’amore, più diventi capace d’amare. È anche interessante notare il modo in cui i genitori si comportano con i propri figli a questo proposito. Pensano sempre di dover fare qualcosa con i figli, di doverli intrattenere in qualche modo, e così non hanno il tempo di fare l’amore. Ma i bambini sentono moltissimo il modo in cui i genitori sono tra di loro. I figli di una coppia che ha fatto il gruppo con noi sono persino arrivati a mandare a letto i genitori perché facessero l’amore, quando tra loro c’era molta tensione e conflittualità!

OT: Puja, tu hai scritto il libro The Love Keys nel quale spieghi il tuo approccio al Tantra. Qual era il tuo obiettivo nello scrivere il libro?

Puja: Lo scopo del libro è stimolare un cambiamento di consapevolezza nel fare l’amore. E già alcuni lettori mi hanno fatto sapere che la loro vita amorosa è cambiata completamente dopo aver letto il libro, senza che facessero nulla. Il libro non è solo un aiuto per le persone che hanno fatto il gruppo, ma si rivolge anche a chi non l’ha potuto fare.

Raja: La differenza reale rispetto ad altri approcci al Tantra è che il nostro è molto semplice, senza rituali o tecniche specifiche. Facciamo lavoro sul corpo, insegniamo un nuovo orientamento nei confronti del sesso e della pratica sessuale. Alla fine del gruppo diciamo sempre: “Non vi diamo i fiori, ma solo i semi. Il lavoro reale comincia dopo il gruppo. Dovete portarvi a casa queste informazioni e integrarle nella vostra vita. E dovete prendervi cura dei semi, affinché possano crescere e ricevere il sole, il nutrimento e l’amore”.

tratto da:

Osho Times ed. tedesca - aprile 2001

 

 

 

L'ESSENZA DEL TANTRA

 

Senza la meditazione il Tantra può facilmente, quasi automaticamente, diventare un puro e semplice esercizio sessuale, che con la scusa della spiritualità lascia spazio a grandi abusi e non porta ad alcuna crescita. Osho qui spiega i limiti storici di questa scuola… ma il discorso ha una validità anche attuale: il Tantra sta diventando di moda e spesso viene presentato in modi che lo fanno sembrare praticamente un succedaneo new age del Viagra.

 

Il Tantra ha ragione nell’affermare che l’energia sessuale è l’energia di base, e che quindi dovrebbe essere trasformata in forme superiori. È una verità. Ma ciò che è successo è che chi l’ha praticato non ha mai approfondito la meditazione;  la meditazione è rimasta puramente secondaria. E la sessualità umana è così potente nella sua espressione che, nel nome del Tantra, si è arrivati a pure e semplici orge sessuali. È quello che succede senza la meditazione. La meditazione avrebbe dovuto essere la cosa principale, perché è quella che trasforma l’energia, e invece è diventata secondaria.

Alla scuola del Tantra hanno aderito molte persone gravate da repressioni o perversioni sessuali, che non erano interessate alla trasformazione: il loro interesse era puramente sessuale. Così il Tantra non ha potuto essere usato nel modo giusto. Se quella verità – parziale – non viene messa al secondo posto e la meditazione non passa al primo posto, avverrà sempre che, nel Tantra, le persone si lasceranno andare a ogni genere di perversioni. Con la copertura di un nome così importante, sentiranno di non fare nulla di sbagliato: ciò che fanno è religioso, spirituale.

Il Tantra ha fallito per due motivi. Il primo, intrinseco, è che la meditazione non è stata riconosciuta come fulcro. Il secondo è che il Tantra non ha un metodo speciale per perversi e repressi, che possa in qualche modo affrontare le loro perversioni e riportarli alla normalità. Solo una volta tornati alla normalità potranno avvicinarsi alla meditazione, e in seguito, dopo aver meditato, essere ammessi agli esperimenti tantrici. C’è stato un errore di base, per cui tutto è divenuto semplicemente uno sfruttamento del sesso.

Prima di tutto le persone dovrebbero essere introdotte alla meditazione, e solo in seguito ai metodi tantrici.

Ramakrishna, per esempio, andava in profondità nella meditazione e, quando un impulso sessuale arrivava a disturbare la sua meditazione, chiedeva a sua moglie Sharada – una bellissima donna – di sedere, nuda, su un alto sgabello. Lui si sedeva di fronte a guardarla e a meditare finché l’impulso sessuale svaniva. Quindi le toccava i piedi in segno di rispetto, e la ringraziava dicendo: “Mi hai aiutato immensamente; cosa avrei potuto fare altrimenti? Lo stimolo aveva bisogno di espressione e il semplice guardarti è stato sufficiente”.

Il tempio di Khajuraho ha bellissime statue in tutte le posizioni sessuali. È stata una scuola di Tantra a costruire quel tempio. La prima cosa che lo studente doveva fare era quella di meditare su ogni statua. Queste statue sono sistemate in modo tale che, partendo da un angolo, si fa tutto il giro del tempio. Lo studente doveva osservare ogni statua fino a vederla solo come una statua, priva di qualunque connotato sessuale – e queste statue sono tutte in posizioni sessuali. Grazie all’osservazione, che può durare anche per mesi di fila, la statua diventa una pura opera d’arte e tutta la pornografia scompare.

Poi lo studente si sposta alla statua successiva. Tutte le perversioni della mente umana sono rappresentate in quelle statue. Solo quando lo studente ha completato il giro del tempio, il maestro lo ammette all’interno del tempio. Quei mesi sono mesi di straordinaria meditazione e di una liberazione incredibile: tutte le repressioni spariscono e ci si sente tremendamente leggeri. Allora il maestro ammette lo studente all’interno del tempio, dove non ci sono statue sessuali, dove non c’è nulla, solo il vuoto.

Il maestro, a quel punto, insegna a entrare più profondamente nella meditazione, che è cresciuta durante quei mesi. Adesso si può andare a una profondità molto maggiore perché non ci sono ostacoli, non ci sono problemi, non c’è sessualità. L’entrare profondamente in meditazione, senza essere disturbati dal sesso, indica che l’energia sessuale si sta muovendo nella stessa direzione della meditazione, non nella direzione opposta. È così che viene trasformata e assume una forma superiore.

tratto da:

Osho - The Path of the Mystic

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Un Libro da VIVERE

 

 

L’ARTE DI MORIRE

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Editrice La Giuntina

Pagine 234 - Lire 28.000

 

 

la vita consiste nel vivere: Non è una cosa, ma un processo. Non esiste alcuna possibilità di realizzare la vita se non vivendola, fluendo e scorrendo con essa. Se cercate il significato della vita in qualche dogma, in qualche filosofia, in qualche teologia, avrete trovato il modo più sicuro per mancare la vita e il suo significato. La vita non è da qualche parte ad attendervi; non è nel futuro come un traguardo da raggiungere, ma è qui e ora, in questo preciso momento, nel vostro respiro, nella circolazione del sangue, nel battito del cuore.

 

cos’È la morte: Quando avrete capito cos’è la vita, capirete anche cos’è la morte, anch’essa è parte dello stesso processo. Di solito, si pensa che la morte arrivi al termine della vita, che la morte sia nemica della vita; non lo è; ma se la ritenete tale, significa che non siete riusciti a conoscere la vita. La morte e la vita sono due polarità della stessa energia, dello stesso fenomeno: l’alta e bassa marea, il giorno e la notte, l’estate e l’inverno. La morte non è la fine della vita: è il completamento di una esistenza, il ‘crescendo’ di una vita, l’apice, il finale. Quando avrete conosciuto la vita e il suo processo, allora capirete cos’è la morte.

 

la morte rivela: La morte diventa la celebrazione per eccellenza, se la vita è vissuta in celebrazione. O meglio: la morte rivela qualsiasi cosa sia stata la vostra vita. Se in vita siete stati infelici, la morte rivelerà infelicità. La morte è una grade rivelatrice. Se in vita siete stati felici, la morte rivelerà felicità. Se avete vissuto un’esistenza mirata solo al benessere e al piacere fisico, la morte sarà, ovviamente, molto sgradevole perché dovrete abbandonare il corpo. Il corpo è solo una dimora temporanea, un santuario dove ci si ferma per una notte, al mattino lo si lascia; non è la dimora definitiva, non è la vostra casa.

 

le teorie: La mente umana ha la tendenza a convertire ogni esperienza in una domanda e questo è molto distruttivo: non farlo. Non avere premura di creare delle teorie, perché sono molto pericolose, possono uccidere il bambino nel grembo. Nel momento in cui inizi a pensare in termini di analisi, cercando di capire ciò che è e ciò che non è, facendo paragoni ed etichettando, ti stai muovendo verso l’aborto. Perderai quel qualcosa che stava crescendo, lo ucciderai. Non essere analitico, non essere suicida: dagli spazio, sentine la presenza, ma non con la mente. Sentine la presenza con la tua totalità e permetti al tuo cuore di aprirsi a quel fenomeno e alla sua crescita.

 

il chassidismo: Tutto il suo insegnamento è non-tecnico, ma pura gioia di vivere. Il chassidismo non è un cammino di meditazione, ma di preghiera, e la preghiera non ha tecniche. La meditazione può avere milioni di tecniche perché è un approccio scientifico alla realtà interiore. Il chassidismo non è una scienza, ma un’arte, e non crede nelle tecniche, ma nell’amore. Il chassidismo non ha tecniche e in esso non troverai né yoga, né tantra, ma la semplice affermazione di aver fiducia nella vita, in dio; godendo con gioia totale, e gratitudine profonda, qualsiasi cosa ti sia stata data, al punto che anche la cosa più insignificante diventa sacra.

 

possedere: Il mondo dell’avere non è altro che un mondo di sogni. Potete solo possedere voi stessi; e quant’altro avete, all’infuori di voi stessi, è solo inganno, illusione. In realtà, ciò che voi possedete vi tiene in pugno più di quanto voi non lo possediate. Solo una cosa può essere posseduta ed è già in voi: il vostro sé, la vostra consapevolezza.

 

la luce: La meditazione non è altro che riabituare i vostri occhi, ripristinare la vostra capacità di vedere. Via via il buio non sarà più tale e inizierete a percepire una debole luce soffusa. Non è una luce aggressiva, non è come il sole, è più simile alla luna. Non splende, non acceca, è molto fresca, compassionevole, morbida, balsamica.

 

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