2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per
regione
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LE NOTIZIE
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CONSAPEVOLEZZA
Essere soli
senza sentirsi soli. Sembra impossibile, ma non lo è, una volta che ci si
risveglia al reale e ci si lascia alle spalle il mondo delle illusioni di cui
fa parte anche "l'altro"
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EMOZIONI
Un percorso
attraverso tutte le sfaccettature di ciò che chiamiamo 'felicità': dalla soddisfazione
del desiderio, all'oblio di sé, alla beatitudine del Buddha.
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ATTUALITÀ
Le notizie
degli ultimi mesi — mucca pazza, afta epizootica — suscitano interrogativi a
volte drammatici sul nostro modo di alimentarci e, in ultima analisi, di
vivere.
Ecco alcuni
spunti di riflessione sul nostro rapporto con il cibo.
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SPECIALE
Agli occhi
di un mistico, anche la nostra cosiddetta realtà ha la consistenza del sogno.
Capire i meccanismi del sogno ci può aiutare a disidentificarci dalla mente e a
scoprire il mondo reale.
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PRIMO PIANO
Violenza
dentro e fuori di noi
La violenza
fuori, che si manifesta in tantissime forme, non è che lo specchio
dell'inconscio individuale e collettivo. Finché non ripuliremo l'inconscio da
tutti i rifiuti che da migliaia di anni si sono accumulati, ogni tentativo
esterno di controllare e contenere la violenza avrà scarse probabilità di
riuscita.
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LA MAPPA
Sette
corpi e sette tipi di sogni
Un viaggio
attraverso i sette corpi e i sette tipi di sogno creati da ciascuno di essi.
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MEDITAZIONE
Una
meditazione per imparare a difendersi dal continuo bombardamento che ci viene dall'esterno, e trovare il silenzio interiore.
50 TUTTE LE STELL
Il tuo
oroscopo di giugno
52 LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in italiano, i video di
Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.
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UN LIBRO DA VIVERE
Sulle
meditazioni attive di Osho
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
DA VARAZZE
CON AMORE
Anche quest'anno il Festival di Meditazione e
Celebrazione tenutosi a Varazze ha riscosso un notevole successo. Articolato in
tre giornate, dal venerdì pomeriggio alla domenica sera, ha richiamato un
migliaio circa di partecipanti e meditatori entusiasti.
Ecco il commento di una di loro: "Sono una
delle tante persone che ha partecipato al Festival di Varazze. Volevo ringraziarvi per le belle giornate che
ho passato in compagnia di così tanta gente sconosciuta, ma in maniera
spensierata e libera da pregiudizi e vincoli di qualsiasi genere. Sono convinta
che queste manifestazioni siano utili e che dovrebbero essere organizzate più
spesso. Se tutti provassero anche solo una volta un'esperienza simile
potrebbero scoprire che tanti conflitti e situazioni ostiche potrebbero essere
facilmente superate con una risata, con la forza dell'amore e della
consapevolezza. In queste giornate ho riso, ho meditato, mi sono commossa... e
adesso sono felice. Grazie ancora".
Per un resoconto completo sul festival, non
perdetevi il numero di luglio!
L'INVERNO È
ANCORA LONTANO, MA...
Perché non decidere di passarlo al caldo e
approfittarne per farsi un 'lifting' interiore? Eccovi in anteprima la
descrizione di un mega training che si terrà presso la Multiversity di Pune il
prossimo inverno, tra il 18 dicembre 2001 e il 14 aprile 2002 con un gruppo di
terapisti di vasta esperienza: Aneesha, Bodhi Ray, Devapath, Dwari, Madita,
Moumina, Shakura, Shunyo e Svagito.
La proposta è un viaggio avventuroso che condurrà
dalla terapia, all'ipnosi, alla meditazione.
I partecipanti impareranno a passare da un
approccio basato su mente e personalità, a uno più centrato nel cuore e
rispettoso dell'individualità di ciascuno, grazie a un'esplorazione di corpo,
mente, cuore ed essere. Oltre a sviluppare capacità che potranno poi utilizzare
a livello professionale, alla fine di questo processo scopriranno di essere
persone completamente nuove.
Il training è organizzato in 6 blocchi, ognuno dei
quali è un training a se stante a cui è possibile partecipare anche
singolarmente: Birth Integration, Counselor Training, Family Constellation
Training, Breath Energy Training, Hypnosis for Meditation Training, Vipassana
Retreat.
Il primo va a indagare il trauma del-la nascita,
l'esperienza dell'abbandono di un mondo perfetto e sicuro.
Il secondo si rivolge a chi desidera migliorare le
proprie capacità terapeutiche e /o vuole scoprire i segreti dell'Osho Therapy.
Insegna a lavorare con le problematiche personali in modo che il cliente riesca
a vedere la radice del problema: i condizionamenti mentali che stanno all'origine
della sofferenza.
I temi sono: la struttura della personalità e le
dinamiche della proiezione; lettura del linguaggio corporeo ed espressione
delle emozioni; sviluppo della flessibilità per imparare a lavo-rare con
clienti di vario tipo; conflitti decisionali; aiutare senza esaurirsi;
integrare la terapia individuale nelle attività della vita quotidiana;
specifiche tecniche di meditazione.
Il terzo fornisce un primo approccio al sistema
terapeutico della Costellazione Familiare. I partecipanti possono vedere in
quale modo le dinamiche familiari irrisolte hanno influenzato
la loro vita fin dall'infanzia e il processo di
guarigione può cominciare.
Il quarto blocco è un viaggio alla scoperta dei
segreti di corpo, mente e cuore attraverso il potere del respiro. Si imparerà a
riconoscere il ruolo del re-spiro come centrale energetica, ponte verso
l'inconscio, regolatore delle psicodinamiche energetiche e guaritore.
Il quinto costituisce il punto di passaggio dalla
terapia alla meditazione. Ipnosi e autoipnosi vengono usate per farsi amica la
mente e usarla come sostegno per una vita di meditazione.
E infine un potente ritiro di meditazione, in cui
tutto ciò che è stato sperimentato e imparato scende in profondità. Ora sarà
più facile entrare nel mondo interiore del silenzio.
Solitudine è quel buco dentro che ci fa
star male e che cerchiamo di riempire con l’altro. E se ci fosse un altro modo
per vivere la solitudine? Questo sarebbe....
Un discepolo chiese a un maestro zen: “Qual è il più grande
miracolo al mondo?”
Il maestro rispose: “Sono seduto qui, solo con me stesso”.
Essere soli è la più
grande conquista; di solito si ha sempre bisogno dell’altro. Esiste un profondo
bisogno dell’altro perché dentro di noi manca qualcosa; abbiamo dei buchi nel
nostro essere e li riempiamo con la presenza dell’altro. L’altro, in qualche
modo, ci rende completi, altrimenti non lo siamo.
Senza l’altro non sappiamo chi siamo e
perdiamo la nostra identità. L’altro diventa uno specchio dove possiamo vedere
il nostro volto riflesso. Senza l’altro, all’improvviso veniamo spinti con
forza all’interno di noi stessi; a quel punto nasce un profondo disagio, siamo
infastiditi, perché non sappiamo chi siamo. Quando siamo soli, ci troviamo in
una compagnia strana, una compagnia imbarazzante: non sappiamo con chi siamo.
Con l’altro, le cose sono chiare e
definite. Ne conosciamo il nome, ne vediamo la forma, conosciamo l’uomo o la
donna: esistono modi per definire l’altro. Come definite voi stessi?
Nel profondo c’è un abisso indefinibile,
c’è un vuoto abissale; quando iniziate a sciogliervi in esso, siete colti dalla
paura: vi spaventate e desiderate correre verso l’altro. L’altro vi aiuta a
restare all’esterno, a temporeggiare. Quando non c’è nessun altro, siete
lasciati soli con il vostro vuoto.
Nessuno vuole stare da solo. La più grande
paura al mondo è di essere lasciati soli. Le persone fanno mille cose per non
essere sole – imitate i vostri vicini, così siete simili a loro e non siete
lasciati soli. Perdete la vostra individualità, perdete la vostra unicità,
diventate degli imitatori perché se non imitate sarete lasciati soli.
Essere soli è davvero il più grande
miracolo. Significa che ora non appartieni a nessuna chiesa, a nessuna
organizzazione, a nessuna teologia, a nessuna ideologia – non appartieni,
semplicemente sei e hai appreso come
amare la tua realtà indefinibile e ineffabile. Sei arrivato a imparare come
stare con te stesso. I tuoi bisogni per l’altro sono scomparsi: non hai più dei
vuoti, non hai delle falle, non ti manca nulla – sei semplicemente felice di
essere te stesso. Non hai bisogno di nulla, la tua beatitudine è
incondizionata. Certo, questo è il più grande miracolo al mondo.
Ma ricorda, il maestro dice: “Sono qui,
solo con me stesso”. Quando voi siete soli, in realtà non siete soli: vi
sentite soli, ed esiste una differenza fondamentale tra l’essere soli e il
sentirsi soli. Quando vi sentite soli, pensate all’altro, vi manca l’altro.
Sentirsi soli è uno stato negativo. Sentite che sarebbe meglio se ci fosse
l’altro: l’amico, la moglie, la madre, l’amato, il marito. Sarebbe meglio se ci
fosse l’altro, ma l’altro non c’è.
Sentirsi soli è l’assenza dell’altro.
Essere soli è la presenza di se stessi; essere soli è estremamente positivo. È
una presenza, una presenza traboccante. Sei così colmo di presenza che puoi
riempire l’intero universo con la tua presenza… e non hai bisogno di nessuno.
Ciò non significa che un illuminato,
arrivato a casa, non viva con gli altri. In realtà, solo lui è in grado di
vivere con gli altri; perché con la capacità di stare con se stesso ha
acquisito la capacità di stare con gli altri. Se non sei in grado di stare con
te stesso, come puoi stare con gli altri?
È una semplice affermazione: “Sono seduto
qui, solo con me stesso”. Provaci, sentine l’effetto. Siedi da solo. Questa è
meditazione: stare semplicemente seduti da soli, senza fare nulla. Provaci. Se
incomincerai a sentirti solo, vuol dire che manca qualcosa nel tuo essere, vuol
dire che ancora non sei riuscito a comprendere chi sei. E correndo di qua e di
là, inseguendo sempre un futuro, andando da una persona all’altra, non
arriverai mai a comprendere te stesso.
Va’ invece in profondità in questo stato di
solitudine, fino a raggiungere uno strato in cui all’improvviso il sentirsi
solo si trasforma in essere solo con te stesso. Si trasforma: l’isolamento è
l’aspetto negativo della solitudine. Se andrai in profondità in questo stato,
all’improvviso arriverà il momento in cui inizierai a percepire l’aspetto positivo,
è inevitabile.
Sei diventato troppo abitudinario: l’idea
dell’altro è così radicata, è un’abitudine meccanica tale che, quando ti manca
l’altro, ti senti vuoto, solo e cadi in un abisso. Ma se ti permetti di cadere
dentro quell’abisso, ben presto ti renderai conto che l’abisso è scomparso e
con esso sono scomparsi anche tutti gli attaccamenti illusori. A quel punto
accade il miracolo più grande: sei felice senza alcun motivo.
Ricorda, quando la tua felicità dipende
dagli altri, anche la tua infelicità dipenderà dagli altri. Se sei felice
perché una donna ti ama, diventerai infelice quando non ti amerà più. Se sei
felice per un qualsiasi motivo, in qualsiasi momento quel motivo potrà
scomparire, e allora diventerai infelice. La tua felicità sarà sempre in bilico
e ti sentirai sempre nella tempesta. Non sarai mai sicuro di essere felice o
infelice, perché in qualsiasi momento la terra può scomparire sotto i tuoi
piedi. Non potrai mai essere sicuro di nulla. La donna che ti sorrideva un
attimo fa, ora è in collera; il marito che ti parlava così dolcemente,
all’improvviso è andato su tutte le furie.
Dipendere dagli altri
è dipendenza, è una schiavitù, e non ti potrai mai sentire veramente colmo di
beatitudine. La beatitudine è possibile solo in uno stato di libertà totale e
incondizionata.
tratto da:
Osho, The
Discipline of Transcendence # 2
Accorgiti del tuo essere
solo
Una
risposta radicale al problema della solitudine.
Il
buio della solitudine
non può essere combattuto direttamente. È essenziale comprendere che esistono
alcune cose fondamentali che non possono essere cambiate. Questa è una di
quelle cose: non si possono combattere in maniera diretta il buio, la
solitudine, la paura dell’isolamento. La ragione è che tutte queste cose non esistono: sono semplicemente l’assenza di
qualcosa, proprio come l’oscurità è l’assenza di luce.
Quindi, che cosa fai
quando vuoi che la stanza non sia buia? Non fai niente direttamente con il
buio, non è vero? Non lo puoi spingere fuori.
Non c’è alcun modo per far
sì che l’oscurità scompaia. Devi fare qualcosa con la luce. E questo cambia
l’intera situazione – questa è una delle cose che io chiamo essenziali,
fondamentali. Tu non agisci sull’oscurità, non ci pensi neppure. Non avrebbe
senso, perché l’oscurità non esiste: è semplicemente un’assenza. Quindi porta
la luce e non ci sarà più l’oscurità: era semplicemente assenza di luce – non
qualcosa di materiale, con una struttura propria, non qualcosa che esiste. Ma
per il semplice fatto che la luce non c’era, avevi avuto la falsa impressione
dell’esistenza del buio.
Puoi continuare a
combattere l’oscurità per tutta la vita
senza riuscirci, ma una semplice candela è sufficiente per sconfiggerla.
Devi lavorare per la luce perché è positiva, essenziale; esiste per conto
proprio. E quando arriva la luce tutto ciò che era la sua assenza scompare automaticamente.
Il sentirsi soli è simile
all’oscurità. Tu non conosci il significato dell’essere solo. Tu non hai
sperimentato l’essere solo e la sua bellezza, il suo tremendo potere e la sua
forza. Il sentirsi soli e l’essere soli nel dizionario sono praticamente
sinonimi, ma l’esistenza non segue i nostri dizionari.
E nessuno ha ancora provato a scrivere un dizionario ‘esistenziale’, che
non sia in contraddizione con l’esistenza.
Il sentirsi soli è
assenza. Non conosci il tuo essere solo, quindi provi paura. Ti senti solo,
così vuoi aggrapparti a qualcosa, a qualcuno, a qualche relazione, così, tanto
per mantenere l’illusione di non essere solo. Ma tu sai che lo sei – e da qui
nasce il dolore. Da un lato ti aggrappi a qualcosa che non è reale, che è
semplicemente una sistemazione temporanea – una relazione, un’amicizia.
E mentre sei in relazione
puoi illuderti di dimenticare il tuo sentirti solo. Ma questo è il problema:
per un istante puoi dimenticare il tuo sentirti solo, ma nell’istante
successivo diventi improvvisamente consapevole che la relazione o l’amicizia
non sono niente di permanente. Ieri non conoscevi questo uomo, questa donna,
eravate estranei. Oggi siete amici, domani chissà. Magari domani sarete
nuovamente estranei – di qui il dolore. L’illusione dà un certo sollievo, ma
non può creare una realtà tale da far scomparire la paura. L’illusione reprime
il dolore, così in superficie ti senti bene, almeno cerchi di sentirti bene. Ti illudi di sentirti bene: quanto è
meravigliosa la tua relazione, quanto è meraviglioso l’uomo o la donna con cui
sei in relazione. Ma, dietro l’illusione – e l’illusione è così sottile che
puoi vedere al di là – c’è dolore nel cuore, perché il cuore sa perfettamente
che domani le cose potrebbero non essere le stesse… e non lo saranno.
Ogni tua esperienza di
vita ti mostra che le cose continuano a cambiare. Niente rimane stabile: non
puoi restare aggrappato a nulla in questo mondo
sempre mutevole. Volevi che la tua amicizia fosse una cosa permanente, ma il
tuo desiderio va contro la legge del cambiamento, e questa è una legge che non
ha eccezioni. È sempre attiva: tutto continua a cambiare.
Forse un giorno ti
renderai conto che è stato un bene che lei non ti abbia ascoltato, che non si
sia occupata di te e che abbia continuato a fare ciò che voleva… senza seguire
i tuoi desideri.
Forse ci vorrà un po’ di
tempo per comprendere. Vuoi che questo amico sia il tuo amico per sempre, ma
domani si trasforma in un nemico. Ti dice: “Addio!” e se ne va. Qualcun altro
riempie il vuoto ed è qualcuno di gran
lunga superiore. Allora ti rendi conto che è stato un bene che l’altro
se ne sia andato: altrimenti saresti rimasto invischiato con lui. Eppure non
impari mai la lezione abbastanza a fondo da non chiedere più che le cose
rimangano immutate.
Ricomincerai a desiderare
una continuità con questo nuovo uomo,
o donna: le cose adesso non
dovrebbero cambiare. Non hai veramente imparato la lezione che il cambiamento è
la trama della la vita. Devi capirlo e tenerlo presente. Non crearti illusioni:
non ti aiuteranno.
Tutti si creano illusioni
di vario genere. Una volta conoscevo un uomo
che diceva sempre: “Non mi fido di nessuno. Mi fido solo del denaro”. Ci
sono persone che inseguono il potere, ma la ragione è sempre la stessa: quando
sono al potere insieme a loro c’è molta gente, sotto il loro controllo e
dominio. Non sono soli. Sono grandi leader politici e religiosi. Ma il potere è
mutevole. Un giorno ce l’hai, il giorno dopo se n’è andato: improvvisamente
tutta l’illusione scompare. Sei ancora più solo degli altri, perché gli altri
sono più abituati a essere soli. Tu non sei abituato… il tuo sentirti solo è
ancora più doloroso.
La società ha creato degli
accorgimenti per farti dimenticare il sentirti solo. I matrimoni combinati sono
un tentativo per farti sentire che tua
moglie è con te. Tutte le religioni sono contrarie al divorzio, perché
permettendolo si distrugge la ragione fondamentale per cui è stato inventato il
matrimonio, e cioè quella di darti un compagno – un compagno per la vita. Ma
anche se un marito o una moglie rimangono con te per tutta la vita, ciò non
significa che l’amore rimarrà immutato. Di fatto, più che un compagno ti viene
dato un peso, un fardello. Tu ti senti
solo, hai già i tuoi problemi e ti ritrovi a doverti tirare dietro un’altra
persona che si sente sola. E in questa vita non c’è speranza, perché una
volta che l’amore scompare vi sentite entrambi soli, e dovete tollerarvi a vicenda. Non è più questione di essere
affascinati l’uno dall’altro, al massimo potete tollerarvi con pazienza. La
vostra solitudine non è stata modificata dalla strategia sociale del
matrimonio.
Quello che sto cercando di
farti capire è che ogni sforzo diretto a evitare di sentirsi soli fallisce, e
continuerà a fallire, perché va contro le leggi fondamentali della vita. Ciò
che occorre non è qualcosa nel quale tu possa dimenticare il tuo sentirti solo.
Ciò che occorre è che tu diventi consapevole del tuo essere solo: è una realtà!
Ed è così bello sperimentarlo, sentirlo, perché è la tua libertà dalla folla,
dall’altro. È la tua libertà dalla paura di sentirti solo. Le semplici parole
‘sentirti solo’ ti fanno pensare immediatamente a una ferita: qualcosa è
necessario per riempirla. Le parole ‘essere solo’ non ti danno la stessa
sensazione di ferita, di una lacuna da colmare. Essere solo significa
completezza. Sei intero, non hai bisogno di altri che ti completino.
Quindi
cerca di trovare il tuo
centro più profondo, dove sei sempre solo, dove sei sempre stato solo. Nella
vita, nella morte – dovunque tu sia, sarai solo. Ma c’è pienezza, non c’è il
vuoto. Questo centro è così pieno e completo e traboccante dei succhi della
vita, delle bellezze e benedizioni dell’esistenza che, una volta assaporato
l’essere solo, la pena nel cuore scomparirà e troverai un nuovo ritmo di
straordinaria dolcezza, pace, gioia e benedizione.
Questo non significa che
un uomo che è centrato nel proprio essere solo – che è completo in se stesso –
non possa farsi degli amici; di fatto è l’unico che possa avere amici, perché
ora non è più un bisogno, è una condivisione. Ha talmente tanto che può
condividere.
L’amicizia può essere di
due tipi. Il primo tipo è quella in cui sei un mendicante – hai bisogno che
l’altro ti dia qualcosa per aiutarti a non sentirti solo – e anche l’altro è un
mendicante: vuole da te la stessa cosa.
Naturalmente due
mendicanti non possono darsi alcun aiuto. Ben presto si accorgeranno che
chiedere l’elemosina a un altro mendicante
ha raddoppiato, moltiplicato il bisogno. Invece di un mendicante ora ce
ne sono due. E se, sfortunatamente, hanno figli, ci sarà allora un intera
gruppo di mendicanti che stanno chiedendo – e nessuno che abbia qualcosa da
dare. In una simile situazione sono tutti frustrati, arrabbiati, e tutti
pensano di essere stati imbrogliati, ingannati. In realtà nessuno sta
imbrogliando – non c’è nessun inganno perché non avete nulla da dare.
L’altro tipo di amicizia,
l’altro tipo di amore ha una qualità totalmente diversa. Non nasce dal bisogno,
nasce dal fatto che possiedi tanto da voler condividere. Una nuova gioia è
entrata nel tuo essere – la gioia di condividere – una di cui non eri neppure
lontanamente consapevole: hai sempre
mendicato. Quando condividi non c’è motivo di aggrapparti a qualcosa.
Fluisci con l’esistenza, fluisci con la vita che cambia, perché non importa con
chi condividi. Può essere la stessa persona anche domani – la stessa persona
per tutta la vita – o possono essere persone diverse. Non c’è un contratto, non
si tratta di un matrimonio: hai in
abbondanza e vuoi dare. Qualsiasi persona ti sia vicina, dai… Dare è una
tale gioia.
Mendicare è una tale
sofferenza. Anche se mendicando ottieni qualcosa, rimani comunque un
miserabile. Ti fa male. Fa male alla dignità, fa male alla tua integrità.
Condividere rende più centrati, più integri, ti dà dignità ma non ti rende più
egoista – sei fiero del fatto che l’esistenza ha avuto compassione per te.
Non è ego. È un fenomeno
completamente diverso: il riconoscere che l’esistenza ti ha concesso qualcosa
che milioni di persone stanno cercando… ma bussando alla porta sbagliata.
A te è capitato di bussare
alla porta giusta. Sei fiero della tua beatitudine e di tutto ciò che
l’esistenza ti ha dato. La paura scompare, il buio scompare, il dolore
scompare, il desiderio dell’altro scompare. Puoi amare una persona, e se quella
persona ama qualcun altro non vi sarà gelosia perché il tuo amore nasce dal
traboccare della tua gioia. Non ti stai aggrappando, non stai tenendo la persona
in prigione. Non hai paura che l’altro ti sfugga dalle mani, o che cominci un
storia d’amore con un altro… Quando condividi la tua gioia non crei prigioni
per gli altri. Semplicemente dai. Non ti aspetti
neppure riconoscenza o gratitudine perché
non stai dando per ottenere qualcosa, neppure gratitudine. Stai dando
perché sei così pieno che devi dare.
Se qualcuno deve essere riconoscente, sei proprio tu: devi essere grato a
quella persona per aver accettato il tuo amore, il tuo regalo. Ti ha
alleggerito, ti ha permesso di essere come una pioggia su di lui. Più
condividi, più dai, e più hai. Ciò non ti rende meschino, non crea un nuova
paura, quella di perdere qualcosa. Di fatto più perdi – più dai – più acque
nuove e fresche giungeranno a te da fonti di cui non sospettavi nemmeno
l’esistenza. Perciò ti dico di non fare nulla riguardo al tuo sentirti solo.
Vai alla ricerca del tuo ‘essere solo’. Dimentica il sentirti solo, dimentica
l’oscurità, dimentica il dolore. Queste cose ci sono perché manca l’esperienza dell’essere
solo. Lo sperimentare l’essere solo le farà sparire subito.
Il metodo è sempre lo
stesso: osserva la tua mente, sii consapevole. Diventa sempre più consapevole
finché sarai consapevole solo di te stesso. Questo è il punto in cui diventi
consapevole dell’essere solo.
Ti sorprenderà se ti dico
che diverse religioni hanno dato nomi diversi allo stato finale della
realizzazione. Le tre religioni nate fuori dall’India non hanno nessun nome per
questo stato, perché non sono andate molto lontano nella ricerca di sé. Sono
rimaste infantili, immature, aggrappate a dio, aggrappate alla preghiera,
aggrappate a un salvatore. Capisci cosa intendo: sono sempre dipendenti – c’è
sempre qualcuno che è il salvatore. Non sono mature.
La religione ebraica,
quella cristiana e l’islamica non sono per niente mature e forse è proprio per
questo che hanno influenzato la maggior parte della popolazione mondiale,
perché la maggior parte della gente è immatura – c’è una certa affinità. Invece
le tre religioni indiane hanno tre nomi diversi per questo stato. Mi è venuto
in mente sentendo le parole ‘essere solo’.
Il giainismo ha scelto kaivalya – l’essere solo – per definire
lo stato finale dell’essere. Il buddhismo ha scelto nirvana – l’assenza di sé – e l’Induismo ha scelto moksha – la libertà, ma il giainismo ha
scelto l’essere assolutamente solo. Tutte e tre sono parole bellissime che
rappresentano tre diversi aspetti della stessa realtà. Puoi chiamarla
liberazione, libertà, puoi chiamarla essere solo, puoi chiamarla assenza di sé,
nulla – queste parole sono semplicemente indicatori di quell’esperienza suprema
per la quale nessun nome è sufficiente.
Devi sempre osservare se
ciò che consideri un problema è una cosa negativa o positiva. Se è una cosa
negativa non combatterlo, anzi non preoccupartene neppure. Osserva il positivo,
e ti ritroverai a bussare alla porta giusta. La maggior parte della gente
fallisce perché si mette subito a combattere con la porta sbagliata. Una porta
che non esiste: c’è solo oscurità, c’è solo assenza. Più combattono, e più
falliscono, più si scoraggiano e diventano pessimisti… alla fine cominciano a
pensare che la vita non ha significato, che è solo una tortura. Il loro errore
è che sono entrati dalla porta sbagliata.
Quindi prima di affrontare
un problema, osservalo: è l’assenza di qualcosa? Tutti i tuoi problemi sono
assenza di qualcosa. Una volta scoperto cos’è che ti manca, vai alla ricerca
del positivo. Nel momento in cui trovi il positivo – la luce – l’oscurità
scompare.
tratto da:
Osho, The Path of the Mystic #19
A rincorrerla… la felicità non
arriva mai
Osho, come mai non sono ancora felice?
Perché sei ancora,
e perché ancora stai rincorrendo la felicità. La felicità non può essere
cercata, non si può andare alla ricerca della felicità. La felicità è un
derivato, è una conseguenza naturale. Se ne fai uno scopo, non la troverai mai,
ti sfuggirà sempre. Arriva silenziosamente, arriva come un sussurro, arriva
come la tua ombra. Quando sei totalmente
assorto in qualcosa e non pensi assolutamente alla felicità… eccola. Quando invece ci pensi,
non c’è mai: è molto timida. Quando ti guardi attorno scompare; quando cominci
a pensare: ‘Sono felice o no?’, non lo sei.
Un uomo felice non pensa
mai alla felicità: è talmente felice, come potrebbe pensare alla felicità? Solo
un uomo infelice pensa alla felicità e, pensandoci, diventa ancora più
infelice.
Ho sentito raccontare…
Un cane adulto vide un
cucciolo che rincorreva la propria coda e gli chiese: “Perché stai correndo
dietro alla tua coda?”.
E il cagnolino rispose:
“Ho scoperto i segreti della filosofia, ho risolto i problemi dell’universo che
nessun cane prima di me aveva affrontato nel modo giusto: ho imparato che la
felicità è una cosa importante per un cane – e che la felicità si trova nella
mia coda. Ecco perché la sto rincorrendo, e quando l’avrò afferrata possederò
la felicità”.
Il vecchio cane rispose:
“Figliolo, anch’io ho considerato i problemi dell’universo, per quanto potevo,
e mi sono fatto delle opinioni. Anch’io ho scoperto che la felicità è una bella
cosa per un cane, e che la felicità è nella mia coda, ma ho anche notato che
quando mi occupo delle mie cose… mi viene dietro: non ho bisogno di
rincorrerla”.
Ascolta ciò che dice il
vecchio cane.
Probabilmente avrai
osservato che un cane, quando è felice, scodinzola, quindi naturalmente i cani
pensano che la felicità sia nella coda.
Cominciano dunque a
rincorrere la coda, ma non si può inseguire la propria coda. Tu salti, la coda
salta; salti di più e la coda salta di più – diventi matto. Questo è proprio
quello che succede.
Ascolta il vecchio cane:
occupati delle tue cose e la felicità ti verrà dietro. Devi comprendere che
niente è più importante dell’essere assorbiti totalmente in qualsiasi cosa si
stia facendo. Non preoccuparti se è una cosa buona oppure no. Se stai pulendo il pavimento, se stai cucinando, se
stai lavando gli abiti, fatti assorbire totalmente.
Quando ti dissolvi in ciò
che stai facendo, l’ego scompare. Non gli rimane più alcuno spazio. E, in
quell’istante in cui l’ego non è, c’è la felicità.
Posso dirlo anche in
questo modo: ego è infelicità, non-ego è felicità. E l’ego c’è solo quando sei
diviso, separato; quando sei armonioso, integrato, non c’è più.
Danzando, diventi la danza
– l’ego scompare. Cantando, diventi la canzone – l’ego scompare. Seduto in
silenzio senza fare niente, diventi il non-fare – e l’ego scompare. Azione o
non azione, ricorda una cosa: lasciati assorbire totalmente, di qualsiasi cosa
si tratti. Stai facendo la tua passeggiata mattutina?
Sii totale. Dimenticati completamente di te, dimentica tutto della
felicità, della salute, dell’ossigeno nell’aria; non calcolarne i benefici:
dimentica tutto quello che hai letto sull’esperienza stupenda della passeggiata
mattutina – dimentica tutto.
Cammina – semplicemente –
e un giorno scoprirai che, all’improvviso, sei lì, totale, presente, e che la felicità è lì. La felicità è venuta
a farti visita.
Perderai contatto più e
più volte perché, nel momento in cui cominci a pensarci, nel momento in cui
pensi che è arrivata, sparisce. Tu entri, lei esce; tu esci, lei entra: non si
riesce a essere insieme nello stesso spazio, è impossibile. Comincia a perdere te stesso. Forse ci pensi troppo, forse
continui a fare piani per raggiungerla – ma così non succederà mai.
Se la rincorri troppo,
trovi solo l’inferno. Se te ne dimentichi, diventa un fenomeno del tutto
naturale. La continua attenzione a te stesso non lo permette, ti tiene
contratto, limitato. Quando l’io scompare, quando questa attenzione verso di te
scompare, diventi vasto come il cielo. Improvvisamente la felicità si diffonde
dentro di te.
L’arte di essere felici,
quindi, è l’arte del dimenticare. Ma quando ti dico questo, ricordati di non
cominciare subito a fare piani su come dimenticare, su come non pensare alla
felicità – altrimenti cadrai di nuovo nella stessa trappola.
Non è una questione di
‘come’, lo fai e basta. E non è una questione di domani, lo fai proprio ora,
esattamente in questo momento. Ascoltami. In questo momento mi ascolti
totalmente: non pensare a quello che sto dicendo, non cercare di immaginarlo,
non pianificare. Semplicemente ascolta. Resta qui, con me, in questo momento, e
la felicità è qui. In silenzio, ascoltando, senza l’io – come puoi perderti la
felicità?
Non si è mai sentito dire
che una persona attenta, silenziosa, assorta e dimentica di sé non raggiunga la
felicità. Non posporre perché non si sa mai. Domani potresti non essere qui, il
prossimo istante potresti non essere qui… è questo l’unico momento che hai. Ora è l’unico momento che hai e qui è l’unico posto. Non ti sto dicendo
di prepararti. Questo è anche l’intero messaggio del Tao: sei pronto così come sei. Inizia a gioire di questo momento e la
felicità ti seguirà.
Ti seguirà sempre, perché
è nella coda. E quando te ne vai in giro, occupandoti delle tue cose… la coda
ti segue.
tratto da:
Osho, Tao: the Pathless Path vol 1 #4
La felicità
non è un risultato: è una conseguenza
Accettare la
vita
nella sua totalità è la ‘via del giusto mezzo’. Se neghi, ti muovi all’estremo.
Negare è essere agli estremi. Se neghi qualcosa, la neghi in favore di
qualcos’altro, spostandoti a un estremo. Nell’istante in cui neghi, hai
accettato la via degli estremi.
Accettare la totalità vuol
dire essere automaticamente nel mezzo. Non sei né pro né contro qualcosa. Non
hai scelto: stai solo galleggiando nella corrente. Non ti stai muovendo verso
un obiettivo: non hai scelto. Ti sei lasciato andare.
Quando scegli, subentra
l’ego. Quando scegli, entra in campo la tua volontà. Quando scegli, ti stai
muovendo contro tutto l’universo. Fai le tue scelte e, scegliendo, non scegli
il flusso universale ma te ne stai in disparte, isolato, come un’isola. Stai
provando a essere te stesso contro l’intero flusso della vita.
Non scegliere vuol dire
che non devi decidere dove va la vita. Permetti alla vita di muoversi, di
prenderti con sé, senza avere alcuna meta fissa. Se hai una meta, sei costretto
a scegliere.
La meta della vita è la
tua meta. Non stai andando contro la vita; non hai idee personali che contrastano
con la vita. Ti abbandoni, ti arrendi alla forza stessa della vita.
E una volta che cominci ad
accettare la vita nella sua totalità, le cose cominciano ad accadere, perché
questa accettazione totale ti libera dal tuo ego. L’ego è il problema: è a causa
sua che crei i problemi. Nella vita in quanto tale non esistono problemi;
l’esistenza è libera da problemi. Tu sei il problema e il creatore del
problema, e crei problemi da ogni cosa. Anche se incontrassi dio, ne faresti un
problema. Anche se raggiungessi il paradiso, ne faresti un problema, perché tu
sei la fonte originale dei problemi. Non hai intenzione di arrenderti, e l’ego
che non si arrende è la fonte di tutti i problemi.
Se hai qualcosa da
raggiungere, non puoi accettare la totalità. L’accettazione non è totale; la
stai solo provando come una tecnica per ottenere
qualcosa. Accettazione vuol dire abbandonare la mente avida, sempre tesa al conseguimento di qualcosa: lasci che
la vita fluisca liberamente, come il vento che soffia tra gli alberi. Le
permetti di scorrere liberamente dentro e attraverso di te, senza resistenze.
Ovunque ti conduca, sei pronto ad andare. Non
hai obiettivi. Se ne avessi qualcuno, dovresti resistere alla vita, dovresti
lottarci contro.
Se l’albero avesse una
meta, una propensione, un’idea, non potrebbe permettere al vento di
attraversarlo liberamente. Se volesse rivolgersi a sud, il vento che soffia
verso nord sarebbe un nemico. Se hai una meta,
non puoi accettare la vita come un’amica. Il tuo obiettivo crea
ostilità. Se ti aspetti qualcosa dalla vita e fai forza su di essa, non
permetti alla vita di ‘accaderti’. Le cose accadono quando non te le aspetti, quando non le forzi, quando non le desideri ardentemente. Ma questa
è una conseguenza, non un risultato. E sta’ bene attento alla differenza tra
‘conseguenza’ e ‘risultato’. Un risultato è desiderato consciamente, una
conseguenza è un effetto. Per esempio, se ti dicessi che giocare crea la
felicità come conseguenza, tu proveresti a giocare in funzione del risultato.
Andresti a giocare aspettandoti come risultato la felicità, ma io ti ho detto
che sarebbe stata una conseguenza, non un risultato.
‘Conseguenza’ vuol dire
che, se sei veramente immerso nel gioco, la felicità accadrà. Se hai il
pensiero fisso sulla felicità, questa sarà un risultato, e non accadrà mai. Un
risultato è uno sforzo conscio; una conseguenza è solo un effetto. Se sei
profondamente immerso nel gioco, sarai felice. Ma quell’aspettativa, il
desiderio stesso della felicità, non ti permetteranno di essere profondamente
immerso nel gioco, e l’attesa del risultato
diventerà la barriera che ti impedirà di essere felice.
La felicità non è un
risultato: è una conseguenza. Se ti dico che amando sarai felice, la felicità
sarà una conseguenza, non un risultato. Se pensi
che devi amare, poiché vuoi essere felice, non ne verrà fuori nulla. Sarà tutta
una perdita di tempo, perché non si può amare in funzione di un risultato.
L’amore accade! Non ha motivazioni.
Se ci fosse una
motivazione, non sarebbe amore, ma qualcos’altro. Se ho una motivazione, e
penso che ti devo amare poiché desidero la felicità, questo amore sarà falso. E poiché sarà falso, la felicità
non accadrà. Non arriverà, è impossibile. Ma se ti amo senza alcun motivo, la
felicità seguirà come un’ombra.
tratto da:
Osho, I
Segreti della trasformazione #14 Bompiani ed.
Felice…
ma solo per un attimo!
Quando
desideri qualcosa,
la tua gioia dipende da quella cosa. Se ti viene portata via, ti senti
infelice; se ti viene data, sei felice, ma solo per un momento. E anche questo
va compreso: quando un tuo desiderio è appagato, solo per un istante ti senti
felice. È qualcosa di fuggevole poiché, una volta realizzata una cosa, subito
la mente si mette di nuovo a desiderare di più, a volere qualcos’altro. La mente
esiste nel desiderio, per questo l’uomo non
potrà mai vivere senza desiderare. Se sei privo di desiderio, la mente
muore immediatamente. Il segreto della meditazione è tutto qui!
Un imperatore stava
uscendo dal suo palazzo per fare una passeggiata mattutina, quando incontrò un
mendicante. L’imperatore gli chiese: “Cosa vuoi?”. Il mendicante disse: “Prima
di chiedermelo, pensaci due volte!”. L’imperatore non aveva mai visto un uomo
la cui presenza fosse tanto potente, sembrava un leone.
Aveva combattuto, aveva
vinto, aveva sempre affermato la sua superiorità e il suo potere, ed ecco che
un semplice mendicante gli diceva: “Pensaci due volte, prima di farmi una
simile domanda, perché potresti non poter appagare il mio desiderio!”.
L’imperatore disse: “Non
preoccuparti, quello è un problema mio; chiedi ciò che vuoi e io esaudirò ogni
tuo desiderio!”.
Il mendicante disse: “Vedi
la mia ciotola per l’elemosina? Voglio che sia riempita. Non importa come, la
sola condizione è che venga riempita fino all’orlo. Puoi ancora tirarti
indietro, ma se vuoi, puoi rischiare…”.
L’imperatore
rise. Una semplice ciotola… e quell’uomo lo metteva in guardia? Disse al suo primo
ministro di riempire quella ciotola di diamanti, per far vedere a quel
mendicante con chi stava parlando. E il mendicante disse ancora: “Pensaci
bene!”.
E ben presto diventò
chiaro che il mendicante aveva ragione, perché nel momento in cui i diamanti
vennero versati nella ciotola, svanirono nel nulla. La notizia si diffuse in un
baleno nella capitale: migliaia di persone accorsero per osservare ciò che
stava succedendo… e quando tutte le pietre preziose furono finite, il re disse:
“Portate tutto l’oro e l’argento, portate il mio tesoro! Il mio regno, la mia
dignità e la mia parola sono state sfidate!”. Ma a sera tutto era scomparso e
non restavano che due mendicanti: uno era l’imperatore di un tempo!.
E l’imperatore disse:
“Prima che ti chieda perdono per non aver ascoltato il tuo ammonimento, per
favore puoi dirmi il segreto di questa ciotola?”.
E il mendicante spiegò:
“Non c’è alcun segreto. L’ho ripulito per farlo sembrare una ciotola, ma si
tratta di un cranio umano: qualsiasi cosa vi riversi, scompare”.
Questa storia ha grande
significato. Hai mai pensato alla tua ciotola per l’elemosina? Tutto scompare –
potere, prestigio, rispettabilità, ricchezze
– tutto scompare, e la tua ciotola continua ad allargare la bocca per
avere di più. E quel ‘di più’ ti allontana dal presente. Il desiderio, l’aspirazione a raggiungere qualcos’altro
ti sottrae al momento presente.
Al mondo esistono solo due
tipi di persone: la maggioranza rincorre le ombre, e le loro ciotole staranno
con loro, fino a quando non entreranno nella tomba. E una piccolissima
minoranza, uno su un milione, smette di
correre, lascia cadere tutti i desideri, non chiede nulla – e
all’improvviso scopre che ogni cosa è già dentro di lui, e lo ricolma.
tratto da:
Osho, I
Tarocchi di Osho Lo Scarabeo ed.
Ben oltre la felicità
Di
ricette per essere felici ne puoi trovare a migliaia, ognuno è pronto a
consigliarti – o venderti – la sua.
Ma solo tu puoi cercare, dentro, la tua verità e
avviarti su una strada che ti porta… ben oltre la felicità.
Al maestro
che gli chiedeva: “Sei felice ora?”
Tozan rispose: “Non dico che non sono felice, ma la mia
felicità è quella di chi ha raccolto una perla lucente in mezzo ai rifiuti”.
Sta dicendo che se non vedi la verità da te, non
esiste altro modo per conoscerla. Non
puoi sentirla da qualcun altro. Nessun buddha te la può predicare, nessun
maestro te la può insegnare. Possono solo
indicartela. Possono solo mostrare la luna col dito, ma il dito non è la
luna. Devi smettere di guardare il dito, e cominciare a guardare la luna.
Quando guarderai la luna con i tuoi occhi, capirai la sua bellezza. Non puoi
conoscere quella bellezza guardando il dito che indica la luna.
Ogni tipo di conoscenza
indica la luna. Tutti i sutra, tutte le scritture indicano la luna – sono solo
il dito. La gente si attacca al dito, dimentica completamente che il dito non è
ciò che conta. La luna è lontana, il dito la sta solo indicando. Non
attaccatevi al dito, dimenticatelo. Dimenticate le vostre conoscenze, tutte le
sacre scritture e guardate direttamente la verità, in prima persona.
Non è questione di
orecchie, è questione di occhio: il tuo occhio interiore. A meno che non guardi
all’interno… non puoi conoscerla ascoltando o leggendo. Diventare erudito non
significa diventare un buddha; devi diventare un bambino innocente, raggiungere
la fonte, giocando senza serietà alcuna, con gioia e allegria, danzando… porta
la tua energia alla fonte originale e rimani lì solo per pochi istanti: verrai
colmato da un’esperienza nuova che andrà crescendo di giorno in giorno. Presto
ti ritroverai pieno di luce – non solo ne sarai ricolmo, ma la luce comincerà a
irradiare intorno al tuo corpo.
Questo è ciò che viene
chiamato aura, ciò che Wilhelm Reich stava cercando di provare
scientificamente. Fu rinchiuso in un manicomio perché la gente non poteva
capire di cosa stesse parlando: “Di quale radiazione parla?”.
Ora la fotografia Kirlian
è in grado di fotografare l’aura vitale che circonda il corpo. Più sei sano,
più grande sarà l’aura. Nella tua felicità ti danza intorno, nella tua
infelicità si restringe. Quando Kirlian osservava una persona triste, non
riusciva a vedere nessun’aura nella fotografia – l’aura si era ritirata
all’interno. Ma quando fotografava bambini che ballavano e che si divertivano,
che coglievano allegramente fiori selvatici, o raccoglievano sassi sulla
spiaggia, intorno a loro trovava un’aura straordinaria.
La stessa aura è stata
trovata intorno ai buddha. È quasi un miracolo che, sebbene ai tempi di Buddha
o di Krishna non esistesse la fotografia, le statue e i dipinti abbiano tutti
un’aura – un’aura rotonda intorno alla testa.
Una volta che hai visto la
tua fonte di vita, inizi a vedere la stessa luce irradiare da ogni oggetto nel
mondo intero, da ogni persona. Dall’aura potrai vedere se la persona è triste o
felice.
Il Maestro di Tozan, Ungan, gli chiese: “Sei felice ora?”
Tozan era uno studioso e
conosceva il modo in cui parlano i buddha. Ora lui stesso ha fatto l’esperienza
– lo puoi vedere dalla sua risposta. Dice: “Non
dico che non sono felice, ma dire che sono felice è un’affermazione comune.
Dire che sono felice non è qualcosa di grandioso, e ciò che ho trovato è così
grande che non può essere descritto dalla parola felicità, è molto di più.
Quindi non dirò che non sono felice.
Devi capire, è qualcosa di più della felicità. Le parole non possono
descriverlo. Posso solo dire che ho trovato una perla lucente in un mucchio di
rifiuti”.
Egli definisce ‘un mucchio
di rifiuti’ la sua erudizione. Aveva accumulato così tanta conoscenza inutile,
e tutta quella sapienza si era andata accumulando, nascondendo il vero essere –
le sue stesse radici nell’esistenza.
Non è una felicità comune,
infatti non c’è parola che possa descriverla. ‘Beatitudine’ si avvicina di più,
e ancor di più ‘benedizione’, ancora più vicina arriva ‘estasi’. Ma oltre a
questo, non esistono parole, l’esperienza è molto più profonda dell’estasi
stessa.
tratto
da:
Osho, Il
manifesto dello Zen cap 11 N.S.C. Ed.
Sembra quasi una direzione obbligata: prima il
panico per la ‘mucca pazza’ e poi, ultimamente, i giornali pieni di notizie
agghiaccianti sul diffondersi dell’afta epizootica – che non è pericolosa per
l’uomo, ma di sicuro lascia preoccupati sullo stato degli allevamenti da cui
provengono le carni che mangiamo. A ben vedere si tratta di qualcosa che va al
di là dei rischi reali: l’incidenza della malattia di Creutzfeldt-Jacob – la
variante umana della sindrome della ‘mucca pazza’ – è davvero molto limitata.
Quello che sta succedendo, forse, è che stiamo
diventando sempre più consapevoli dei profondi danni che derivano dal trattare
esseri viventi alla stregua di macchine; in una sorta di catena di montaggio
dove da una parte si immettono vitellini (presto magari prodotti in vitro per
motivi di razionalizzazione) e poi mangimi (di qualunque tipo, con un occhio al
prezzo e alla resa in carne), si aggiungono medicinali, somministrati talvolta
indiscriminatamente e a livello
profilattico (bisogna mantenere comunque la bestia ‘sana’ fino alla
macellazione); e alla fine si ottengono bistecche, hamburger e così via. È un
discorso che va lontano, fino al nostro rapporto in genere con la natura, con
l’esistenza, e in fondo con noi stessi.
Ma per rimanere alla
bistecca, sembra che tutte queste nuove proibizioni e regolamentazioni un
piccolo effetto di consapevolezza lo abbiano portato: come si faceva notare in
una rivista, da quando ogni pezzo di carne dal macellaio deve avere un
certificato d’origine che identifica l’animale – provenienza, data di nascita,
data di macellazione (praticamente mancano solo il nome e magari la foto della
vitella) – sta passando la voglia di mangiarsi una bistecca: è diventato un
fatto troppo ‘personale’. Cucinarsi un pezzo della Bianchina? Impossibile!
È proprio quello che ci fa
notare Osho nei brani che vi proponiamo.
Una
questione di sensibilità
Rispondendo alla domanda: “I tuoi discepoli sono
tutti vegetariani?”, Osho parla della relazione tra meditazione e azione,
sottolineando ancora una volta che le abitudini, anche alimentari, si
modificano solo attraverso una crescita in consapevolezza.
Non credo nel vegetarianismo, perché non credo in
niente. I miei discepoli sono vegetariani non perché seguaci di una setta, non
perché fedeli a una dottrina. Sono vegetariani, perché le loro meditazioni li
rendono più umani, più vicini al cuore, e così vedono la totale stupidità di
coloro che uccidono esseri viventi per cibarsene. È la loro sensibilità, la
loro consapevolezza estetica, che li rende vegetariani. Io non insegno il
vegetarianismo: è una conseguenza della meditazione. Ovunque sia accaduta la
meditazione, le persone sono diventate vegetariane; sempre, da migliaia di
anni.
Non puoi uccidere gli
animali per mangiarli, non puoi distruggere la vita. Quando hai a disposizione
cibi deliziosi di ogni tipo, che bisogno hai di uccidere degli esseri viventi? Non c’entra niente con la religione. Si tratta semplicemente di sensibilità, di comprensione estetica.
Giainismo e Buddhismo sono
le uniche religioni senza dio e senza preghiera, ed entrambe sono
automaticamente diventate vegetariane. Il Cristianesimo non è vegetariano,
l’Islamismo non è vegetariano, l’Ebraismo non è vegetariano – per la semplice
ragione che queste religioni non hanno mai attraversato la rivoluzione generata
dalla meditazione. Non sono mai diventate consapevoli della meditazione. Hanno
continuato a pregare un dio fittizio – il quale non genera alcuna
trasformazione nella vita, perché non esiste. Le tue preghiere sono rivolte
solo al cielo vuoto. Non arrivano mai da nessuna parte, non vengono mai
ascoltate da nessuno, non saranno mai esaudite. Non c’è nessuno che risponda.
Tutte le religioni che sono rimaste attaccate all’idea di dio sono rimaste
carnivore. È un fenomeno semplice da capire.
Perché i miei sannyasin
sono vegetariani? Non è la mia filosofia, è semplicemente una conseguenza. Non
insisto su quello. Io insisto sulla meditazione. Sii più vigile, più
silenzioso, più gioioso, più estatico, e troverai il tuo centro più profondo.
Molte cose seguiranno per conto proprio… e quando accadono in questo modo, non
c’è repressione, non c’è lotta, non c’è
privazione, non c’è tortura.
Ma se vivi il
vegetarianismo come una religione o una filosofia, desidererai continuamente la
carne; avrai sempre in mente la carne, la sognerai, e il tuo vegetarianismo
sarà solo un abbellimento per il tuo ego.
Con me, la meditazione è
l’unica religione essenziale. Non ho niente a che fare col vegetarianismo, ma
so che se mediti arriverai a una nuova sensibilità – un nuovo modo di vedere le
cose – e non potrai uccidere animali.
Hai mai notato come le
società vegetariane abbiano i cibi più deliziosi? I buddhisti, i giainisti… hanno la migliore cucina del mondo, per
la semplice ragione che attraverso la meditazione hanno dovuto abbandonare il
consumo di carne. E hanno cominciato a sperimentare con questi cibi appetitosi,
così da non sentire la mancanza dei piatti a base di carne. Ci sono milioni di
persone che non hanno mai pensato al vegetarianismo. Fin da piccoli hanno
ucciso animali viventi. Non si tratta di qualcosa di diverso dal cannibalismo.
È un fatto assolutamente scientifico, dopo le scoperte di Darwin, che l’uomo
discende – si è evoluto – dagli animali: quindi stai uccidendo i tuoi antenati
e mangiandoteli allegramente. Non fare una cosa così orribile![…]
L’intero regno animale fa
parte di noi, e anche gli alberi. Solo ora gli scienziati hanno concluso per
certo che gli alberi sono parte degli esseri viventi. E non solo questo, ma che
possiedono anche una grande sensibilità, molto più grande della tua. Hanno
messo dei macchinari attorno agli alberi, inserito dei fili negli alberi –
macchinari come un cardiografo, che mostra il battito del cuore, fa vedere il
battito del cuore di un albero. E se qualcuno si avvicina per tagliare un
albero, il tracciato del cardiogramma immediatamente impazzisce: l’albero ha
davvero paura e trema. Non solo quell’albero, anche gli altri alberi intorno
impazziscono, nonostante non stiano per essere tagliati. Ma qualcuno, un amico,
sta per essere tagliato e lo sentono.
La cosa più strana che è
stata scoperta dagli scienziati è che se la persona che si avvicina con
un’ascia sta solo facendo finta – non ha veramente intenzione di tagliare
l’albero – il grafico rimane stabile. Questo è qualcosa di incredibile, che gli
alberi sappiano se un individuo intende tagliarli o sta solo facendo finta.
Sono molto più sensibili di te. Tu non riusciresti a capirlo: se qualcuno ti si
avvicina con una spada, non ti rendi conto se sta per colpirti o sta solo
facendo finta, recitando. Non puoi capirlo attraverso la tua sensibilità. La
ragione è che l’uomo ha vissuto per milioni di anni in modo così insensibile,
che ha perduto una delle più grandi qualità del suo essere. La meditazione
piano piano ti ridà la sensibilità; e un uomo che è arrivato all’estasi suprema
della meditazione, è sensibile come ogni albero, animale, qualsiasi cosa in
tutta l’esistenza.
È questa sensibilità a
rendere vegetariana la mia gente. E si tratta di un guadagno, non di una
perdita. Ti renderà anche più amorevole, più compassionevole, più sensibile,
più in grado di apprezzare la bellezza.
Ti renderà consapevole di
una grande musica: la musica che si sente quando il vento soffia tra i pini, o
il suono dell’acqua che scorre… la musica che c’è in questo momento, in questo
silenzio.
Il silenzio è la musica
più grande. È senza suono, ma può essere percepito.
Non senti che silenzio c’è
qui? Non senti che le persone qui sono un tutt’uno, vibrano allo stesso ritmo,
i loro cuori battono allo stesso tempo? Il vegetarianismo è una piccola cosa.
Noi dobbiamo creare un mondo di persone veramente sensibili, che possano
apprezzare la musica, la poesia, la pittura, che possano comprendere la natura,
che possano capire la bellezza umana, il mondo che le circonda: le stelle, la
luna, il sole.
L’umanità ha perduto il
suo cuore, e noi dobbiamo ridarlo… a chiunque lo rivoglia.
tratto da : Osho, From Death to Deathlessness #32
SENZA DIVISIONI
Nessun animale, nessun albero, niente
nell'esistenza è incapace di diventare illuminato. Magari ci vuole un po' di
tempo, o un po' più di tempo, ma l'illuminazione è inevitabile. È il destino
dell'intera esistenza.
L'intera esistenza un giorno diventerà un festival
di luci.
In Oriente, l'idea della non-violenza è sorta a
causa di questa scoperta: che ogni animale ha il potenziale per raggiungere
l'espressione massima di verità, coscienza, amore. È brutto uccidere per
mangiare. L'idea di non uccidere gli animali per mangiare è scaturita dall'esperienza
che tutti, per diritto di nascita, sono capaci di diventare divini. Sono uguali
a te — forse un po' più ignoranti, un po' più all'oscuro, ma non sono diversi.
Siamo tutti una famiglia. E questo non vale solo per gli animali: questa intera
esistenza è una famiglia. Vederla e sentirla come una famiglia è quello che
intendo per amore. L'amore diventa il fenomeno più importante nella
trasformazione dell'uomo.
Osho
Quello che
conta é la consapevolezza
La
mia disciplina è: fai qualsiasi cosa tu voglia – ma fallo ricordandoti chi sei,
con consapevolezza; ricordati chi sei e cosa stai facendo. Mentre cammini,
ricordati che stai camminando. Non hai bisogno di esprimerlo a parole, perché
l’espressione non aiuterà; proprio quella diventerà una distrazione. Non hai
bisogno di camminare e dirti dentro: “Sto camminando”, perché se dici “sto
camminando, sto camminando”, questo “sto camminando” sarà dimenticanza; poi non
sarai capace di ricordare. […]
Semplicemente ricordati; non c’è bisogno di esprimersi con le parole. Io devo
esprimermi a parole perché sto parlando con te, ma quando stai semplicemente
camminando ricordati il fenomeno, il camminare; ogni passo dovrebbe essere fatto
in piena consapevolezza. Mangiando,
mangia. Non ti dico cosa mangiare e cosa non mangiare. Qualsiasi cosa ti
piaccia, mangiala; ma con la consapevolezza di quello che stai mangiando. E
presto vedrai che ti sarà impossibile fare molte cose. […] Con consapevolezza
non puoi mangiare la carne, è impossibile. È impossibile essere così violento
se hai consapevolezza. È impossibile fare del male a qualcuno quando sei
consapevole, perché quando sei consapevole di te stesso, improvvisamente vedi
la stessa luce, la stessa fiamma che arde dappertutto, in ogni corpo, in ogni
unità. Più conosci la tua natura interiore, più puoi entrare nell’altro. Come
puoi uccidere per mangiare? Diventa semplicemente impossibile. […] Non ne fai
una pratica – se lo facessi, sarebbe falso. Se ti eserciti a non fare il ladro,
è una finzione; sarai un ladro, troverai modi sottili. Se pratichi la
non-violenza, la tua non-violenza... nasconderà violenza dietro di sé. No, la
religiosità non può essere praticata. La moralità può essere praticata; per
questa ragione la moralità crea ipocrisia, la moralità crea falsità. La
religiosità crea l’autenticità, non può essere appresa con la pratica. Come
puoi esercitare l’essere? Semplicemente, tu diventi più consapevole e le cose
cominciano a cambiare. Semplicemente diventi più parte della natura della luce
e l’oscurità scompare.
tratto da:
Osho, Tantra la comprensione suprema, Bompiani ed.
COSA METTO
NEL PIATTO
Scegli un nutrimento che non rafforzi la tua
aggressività, la tua violenza, che non sia velenoso.
Oggi perfino gli scienziati sono d’accordo nel
dire che quando un animale viene ucciso, per la paura secerne ogni sorta di
veleni. La morte non è una cosa facile.
Anche tu, quando hai
paura, liberi veleni nel corpo. Sono utili, ti aiutano a lottare o a scappare.
Può succedere che, quando sei in collera, tu faccia cose che non avresti
neppure immaginato di poter fare. Puoi spostare macigni che di solito non
riusciresti neppure a smuovere: è presente la rabbia, e nel tuo organismo si
sprigiona un veleno. Quando ha paura, una persona può correre più veloce di un
corridore olimpionico. Prova a pensare di correre, inseguito da qualcuno con
una spada sguainata. Ce la metterai tutta, tutto il tuo corpo darà il meglio di
se stesso.
Quando
uccidi un animale, in lui saranno presenti la paura, l’ansia, la rabbia. La
morte gli si para davanti: tutte le ghiandole dell’animale libereranno veleni.
Ecco perché ultimamente si è pensato di rendere inconsapevole la bestia, di
anestetizzarla, prima di ucciderla. È una tecnica usata nelle più moderne
macellerie.
Ma non è una soluzione,
cambia qualcosa solo in superficie, perché nessuna anestesia potrà mai arrivare
a toccare l’essenza più intima dell’animale. Dovrà sempre fronteggiare la
morte. Forse non è cosciente, l’animale non è consapevole di ciò che accade,
sembrerà un sogno, un incubo... mangiare carne, sarà comunque e sempre ingerire
cibo avvelenato.
tratto da: Osho, Dalla medicazione alla meditazione, Red Ed.
IL CIBO NON È UN PROBLEMA
A una
persona con problemi di fame morbosa, Osho ha suggerito di masticare ogni
boccone quaranta volte prima di ingoiarlo.
Dopo avere
sperimentato per due settimane, la persona racconta che si è sentita molto
triste all’inizio, ma poi ha superato quella fase e ora si rende conto che il
cibo non è un problema.
Osho commenta:
Molto bene. Se mastichi bene, il cibo non è mai un
problema, perché il corpo allora è veramente soddisfatto. Quando non mastichi e
continui a rimpinzarti, il corpo non ne viene nutrito, quindi continua a chiedere
sempre di più, e tu vai avanti a rimpinzarti. Non usare il corpo alla stregua
di un sacco; non è un sacco, rispettalo. La masticazione può avvenire solo in
bocca. Lo stomaco non ha denti, il cibo non può essere di nuovo masticato, dopo
che l’hai ingoiato. Per lo stomaco è lavoro extra, e a poco a poco diventa un
problema. Le persone che non mangiano nel modo giusto, mangiano troppo. Le
persone che mangiano bene, con grande rispetto, non mangiano mai più del
necessario. Allora il corpo funziona perfettamente, e ti dà immediatamente un
segnale quando sei pieno e non hai bisogno di mangiare ancora. Quando mastichi
bene, ci vuole più tempo. Lo stesso cibo che mangiavi in un’ora, adesso
richiederà quattro ore perché ogni boccone va masticato quaranta volte. Nessuno
ha tanto tempo per mangiare, ecco perché ti sei sentito triste. Se devi
mangiare per tre o quattro ore, ne avrai abbastanza di tutta questa storia! E
c’è un’altra cosa: quando continui a riempire il corpo, è una forma di
violenza, di aggressione. I denti sono la parte più violenta del tuo corpo,
sono un retaggio animale. Quando un animale è aggressivo, morde. Ha solo denti
e unghie come armi, quindi esprimerà la violenza attraverso di essi. Questo
fatto è presente anche nell’uomo, perché l’uomo deriva dagli animali. Quindi
quando mastichi a lungo, soddisfi anche molta di questa violenza. Uno che
mastica bene diventerà meno violento perché attraverso questo esercizio dei
denti, viene rilasciata della violenza. Una persona che continua a rimpinzarsi,
senza masticare, diventerà violenta. Per questo sei diventato triste. Ricorda
che la rabbia è sono una fase della violenza, la fase attiva; mentre la
tristezza è un’ altra fase, quella inattiva, passiva. Hai mai osservato? La
rabbia può trasformarsi subito in tristezza, e la tristezza può subito
diventare rabbia – non sono molto distanti. Quando buttavi dentro tutto quel
cibo, c’era rabbia e c’era violenza. Adesso che stai masticando, rabbia e
violenza si rilasseranno e arriverà la tristezza. Ma se continui, piano piano
la tristezza scomparirà e ti sentirai veramente contento e realizzato. Quindi
continua.
tratto da:
Osho, A Rose is a Rose is a Rose
Sognare
è un’attività universale: tutti sognamo, ogni notte. Solo un buddha non sogna;
in lui il divario tra mente conscia e mente inconscia non esiste più.
In
queste pagine Osho offre spunti interessanti per imparare a utilizzare i sogni
come strumenti per lo sviluppo della consapevolezza.
Nel brano
seguente Osho suggerisce a una persona che soffre di incubi una bellissima
tecnica per fare amicizia con i propri sogni.
Devi imparare a fare amicizia con i tuoi sogni. I
sogni sono messaggi dell’inconscio: ti vuole parlare, vuole comunicare
qualcosa, vuole creare un ponte con la mente cosciente.
Non occorre analizzare i
sogni, perché nell’analisi la mente cosciente prende di nuovo il sopravvento.
Cerca di sezionarli, analizzarli, di forzare un significato che non è quello
dell’inconscio. L’inconscio usa un linguaggio poetico. Il significato è molto
sottile, tanto che non può essere scoperto tramite l’analisi. L’unico modo per
scoprirlo è imparare il linguaggio dei sogni. Quindi il primo passo è fare
amicizia con il sogno.
Per esempio, fai un sogno.
La mattina dopo mettiti seduto per un’ora e rivivi il sogno coscientemente,
senza tentare di analizzarlo. Non dirti che vuol dire questo o quello; non
preoccuparti del significato. Qual è il significato di una rosa? La rosa in se
stessa è il significato; non è il simbolo di qualcos’altro. Simbolizza solo se
stessa. Qual è il significato delle stelle nel cielo notturno? Nessuno. Sono
loro stesse il significato… il significato è intrinseco. Devi solo gioire,
deliziartene. Lascia che il sogno ti trasmetta delle emozioni, consapevolmente.
Perciò quando osservi un
sogno che ti sembra significativo – magari violento, un incubo, ma ricco di
qualche significato – allora al mattino, prima di dimenticarlo, mettiti seduto
sul letto e chiudi gli occhi; o anche durante la notte, se ti svegli, mettiti
seduto sul letto e renditelo amico. Digli: “Sono qui con te, sono pronto a
venire da te. Portami dove vuoi tu, sono a tua disposizione”. Arrenditi al
sogno. Chiudi gli occhi e muoviti insieme a lui, goditelo; lascia che si svolga
come vuole. Rimarrai sorpreso nel vedere i tesori nascosti all’interno del
sogno, che continueranno a svilupparsi.
Non lasciarti distrarre
dall’analisi; non creare interferenze. Non cercare di manipolarlo, perché in
quel caso il messaggio ti sfuggirà. Seguilo dovunque ti porti e ti sorprenderà
vedere come, persino quando sei pienamente cosciente, il sogno continua a
svilupparsi, con tutte le sue sfumature di colore, indefinito e misterioso.
Seguilo… e quando è finito, addormentati. Non cercare di ripensarci
coscientemente: questo è ciò che intendo con fare amicizia con il sogno.
Un po’ alla volta vedrai
che ti stai avvicinando sempre di più al tuo inconscio. Più sei vicino, e meno
sogni hai, perché a quel punto non ce n’è più la necessità. L’inconscio può
consegnare il suo messaggio anche quando sei sveglio; non deve più aspettare
che ti addormenti. No, in quel caso può darti il suo messaggio in qualunque
momento.
Più ti avvicini, più la
mente inconscia e quella cosciente iniziano a sovrapporsi, a coincidere. È
un’esperienza straordinaria; per la prima volta, ti senti uno, intero. Questo è
lo yoga: essere uno. Senti nascere dentro di te un’unità in cui nessuna parte
del tuo essere viene negata. Hai accettato te stesso, nella tua totalità. Inizi
a diventare completo.
A poco a poco l’inconscio
diventa cosciente; i due diventano una cosa sola. Quando l’inconscio diventa
cosciente e il conscio diventa inconscio, si crea una delle più grandi
sinfonie. Vuol dire che la mente maschile e la mente femminile si stanno unendo
in un profondo orgasmo. Che la tua donna il tuo uomo e – lo yin e lo yang – si
stanno incontrando, stanno copulando. Nasce una grande energia… viene
rilasciata una grande energia. Allora non sei più solo un uomo, perché l’uomo è
cosciente e la donna in te è inconscia. Nella donna accade l’opposto.
Lascia che accada. Di
solito ci hanno educato alla negazione: un uomo viene educato a essere solo
uomo e mai donna. Gli insegnano a essere cosciente, logico, razionale, a negare
l’illogico, l’irrazionale. A causa di questa negazione, una grossa parte del
suo essere viene gettata nell’oscurità. Ecco cos’è l’inconscio… ma l’inconscio
è la nostra sorgente di vita. È il terreno in cui siamo radicati. Quindi quando
la mente fa qualcosa che va contro la tua natura, l’inconscio ti passa il
messaggio – prima in modo gentile, ma se non lo ascolti, con angoscia, come
incubo. A quel punto diventa molto violento e agitato, perché stai entrando in
una zona di pericolo, quindi deve essere così. Un incubo è il grido
dell’inconscio, un urlo di disperazione, perché stai andando troppo lontano dal
tuo vero essere. Torna a casa! È come quando un bambino si perde nel bosco e la
madre grida e urla il suo nome. L’incubo è proprio questo. Perciò inizia a fare
amicizia con i tuoi sogni.
Per tre settimane lascia
cadere ogni barriera tra te e la coscienza onirica. Fa parte di te; è una
dimensione diversa del tuo essere, ma è parte di te e va reclamata come tale.
Non è la coscienza ordinaria. Ha grande significato, più della coscienza dello
stato di veglia, perché nei sogni ti avvicini di più al tuo essere rispetto a
quando sei sveglio.
Da sveglio sei molto
distante, nei sogni ti avvicini un pochino, e quando dormi sei vicinissimo. In
samadhi, piombi a capofitto nel tuo centro. In India distinguiamo quattro stati
di consapevolezza: quello della veglia, il più distante; poi c’è la
consapevolezza onirica, un po’ più vicina; poi quello del sonno, ancora più
vicino; e poi turiya, il quarto stato. La parola turiya vuol dire solo il
quarto, senza alcun nome.
Il quarto è un grande
incontro, una comunione tra sonno e veglia. È in un certo senso simile al
sonno, completamente silenzioso, privo di qualsiasi increspatura creata dal
pensiero. In un altro senso è simile alla veglia, totalmente vigile. È ciò che
chiamiamo ‘consapevolezza divina’. Ma per arrivarci devi prima fare amicizia
con i sogni, poi con il sonno, e solo allora sarai in grado, piano piano, di
raggiungere il quarto stato.
Lavora su questo per tre
settimane. Ama i sogni; che siano buoni o cattivi non giudicarli, non valutarli.
Non usare neppure la parola ‘incubo’ perché già la parola è un modo di negare.
Ama i sogni, vacci vicino, impara il linguaggio con cui esprimono il loro
messaggio, senti insieme a loro e lascia che facciano il loro corso. A poco a
poco prenderanno coraggio. Quando glielo permetterai, saranno pronti. Un giorno
all’improvviso, mentre sei seduto completamente sveglio, vedrai schiudersi un
sogno. Allora potrai ricordarlo perché sarai pienamente consapevole. Potrai
scorgerne tutti gli angolini e penetrarlo in profondità.
È meraviglioso osservare
un sogno con totale consapevolezza, ma può accadere solo quando lo accogli con
profonda simpatia. Se sei ostile, si nasconderà. Devi rimettere in gioco questa
parte negata, recuperare questa parte smarrita. E ricorda, non devi analizzare.
Goditene la poesia, la fantasia, la ricchezza di colori; non analizzare.
In Occidente la
psicoanalisi è diventata una grossa barriera; ogni sogno deve essere per forza
sottoposto ad analisi. In questo modo ne distruggi la bellezza; è come se
prendessi un fiore e lo portassi da un chimico che lo seziona e ti dice di
quali elementi chimici è composto. Ma allora la grazia del fiore si è persa.
Puoi ottenere delle definizioni che ti dicono di cosa è fatto il fiore, ma la
bellezza non esiste più. Rimangono solo delle parole e, al posto del fiore,
degli elementi chimici in bottiglia. Se chiedi dov’è finita la bellezza, il
chimico ti dirà: “Non c’era. È tutto qui. Il fiore era solo la somma di questi
elementi. La bellezza non c’era”.
La psicoanalisi distrugge
tutta la bellezza del sogno. Per questo io uso l’espressione ‘fare amicizia’.
Abbraccia il sogno… muoviti con lui. Vuole che tu vada da qualche parte. La
mente inconscia vuole farti raggiungere qualche esperienza profonda. Prendi l’inconscio
per mano e digli: “Sono pronto. Vengo con te.”.
Fallo per tre settimane e
poi mi dirai come ti senti.
Osho, A rose is a rose is a rose
Distruzione di un mito
I sogni non sono un disturbo per il sonno.
Impedendogli di venire interrotto, lo proteggono e
lo aiutano.
Per centinaia d’anni si è pensato che i sogni
fossero una sorta di disturbo per il sonno, ma le scoperte più recenti dicono
giusto l’opposto. I sogni non sono un disturbo per il sonno, lo proteggono e lo
aiutano.
Impediscono al tuo sonno di venire interrotto.
Per esempio, ti senti affamato e stai dormendo;
inizia un sogno in cui vai in cucina, apri il frigorifero, e ti prendi una
buona fetta di dolce o del gelato o una cosa qualsiasi che ti piace – perché in
un sogno non ci sono problemi, qualsiasi cosa ti piaccia… Il sogno è molto
generoso – e ne puoi prendere quanto ne vuoi, perché i sogni non ascoltano il
dottore. In questo modo il sogno ha protetto il tuo sonno, altrimenti la fame
avrebbe potuto disturbarti. Ora senti di avere mangiato abbastanza e il sogno
continua.
Recenti ricerche sul sogno e il sonno hanno
chiarito molte cose. In otto ore di sonno non penseresti di averne passate
almeno sei sognando. Hai dormito solo per due ore, e anche queste non in modo
continuativo – alcuni minuti qui, alcuni minuti là… Durante sei ore di sogni,
hai dormito solo per pochi frammenti qui e là .
In molti laboratori di psicologia è stato condotto
un esperimento: ogni volta che il soggetto stava sognando, veniva disturbato. È
molto facile sapere quando qualcuno sta sognando: se resti seduto di fianco a
tua moglie o a tuo marito o a un amico, nel momento in cui vedi i suoi occhi
muoversi sotto le palpebre significa che sta iniziando a sognare. Così è molto
facile sapere quando qualcuno sta o non sta sognando, perché quando sogna
naturalmente osserva delle scene, quasi come in un film, e i suoi occhi
cominciano a muoversi. Quando sta semplicemente dormendo gli occhi non si
muovono.
Dunque è stato fatto questo esperimento: ogni
volta che quel soggetto avrebbe voluto sognare, è stata svegliato, il suo sogno
è stato disturbato. Gli è stato permesso di dormire, ma non di sognare. E
furono sorpresi dal risultato, perché nonostante avesse dormito due o tre ore –
il massimo delle ore di sonno possibili – era molto stanco, esausto, per niente
rigenerato. La mattina non si sentiva di alzarsi. Non potevano crederci.
Avevano pensato che nonostante i suoi sogni fossero disturbati, il suo sonno
fosse completo. La vecchia idea era che è il sonno a rigenerarti, a rivitalizzarti.
Quindi fecero un altro esperimento. Disturbarono
il soggetto mentre dormiva, gli impedirono di dormire. Avrebbe potuto sognare
quanto voleva; il tempo passato a sognare non sarebbe stato disturbato. E la
strana scoperta fu che
al mattino l’uomo era più fresco di quanto non lo
fosse mai stato. Non aveva dormito affatto; l’intera notte l’aveva praticamente
passata al cinema, e non era stanco.
Così due cose furono chiare: una, che i sogni non
disturbano il sonno ma lo proteggono e lo vigilano; secondo, i sogni sono più
necessari alla salute del sonno stesso, perché i sogni buttano fuori tutta la
spazzatura che si accumula durante il giorno. Essi puliscono il nostro intero
essere – sei ore di pulizie di primavera – così al mattino ti senti fresco.
tratto
da:
Osho - The Great Zen Master Ta Hui
RICORDA…
e svegliati
Ricordare i propri sogni e rifarne esperienza rivivendoli da svegli può
essere un buona tecnica – un primo passo sul cammino della consapevolezza e
della verità – per persone che nello stato di veglia sono come avvolte in una
nebbia di bugie e falsità?
Sì, fino a un certo punto può essere un grande
aiuto, ma ricorda, solo fino a un certo punto. Perché le persone sono fatte in
modo tale che prima perdono tempo a sognare, e poi ne perdono dell’altro a
rivivere il sogno nello stato di veglia. E poi perdono dell’altro tempo sul divano di
qualche psicoanalista a parlare dei loro sogni, mentre lo psicoanalista li
analizza. In questo modo il sogno acquista troppa importanza. Non serve dare
tutta questa importanza ai sogni.
C’è
un gran bisogno di uno spostamento della consapevolezza dal contenuto al
contenitore. Per un po’ di tempo può essere utile usare i sogni, riviverli. Se
durante la notte hai avuto un sogno, allora riviverlo al mattino può essere di
grande aiuto, perché di notte eri addormentato. Il sogno c’era, un messaggio
era partito dall’inconscio, ma la mente cosciente era profondamente
addormentata. È come se qualcuno ti telefonasse mentre sei ubriaco, e tu in
qualche modo rispondessi alla chiamata, ascoltassi, ma non ricorderai il
messaggio con chiarezza appunto perché eri ubriaco. Il messaggio è stato
consegnato; l’inconscio ha consegnato un certo messaggio. Ecco cos’è un sogno:
un messaggio impacchettato e spedito dall’inconscio per comunicarti che stai
facendo qualcosa di sbagliato, che stai andando contro la tua natura: ‘Stai
andando contro di me’ e anche ‘Stai andando contro te stesso’. È un monito
dell’inconscio: ‘Ora basta, fermati! Torna a casa, sii naturale, spontaneo. Non
perderti in atteggiamenti formali e moralistici e non diventare falso. Sii
reale!’
Il
messaggio è stato consegnato ma tu stai dormendo e al mattino non riesci a
ricordartene esattamente. Hai mai osservato? Quando ti svegli al mattino, per
alcuni istanti dei frammenti del sogno fluttuano ancora nella consapevolezza,
ma solo per pochi secondi, al massimo sessanta secondi, un minuto. E poi
svaniscono. Ti sei lavato il viso, hai bevuto una tazza di tè, la notte ora è
finita e non te ne ricordi più. Anche quando ti svegli al mattino, tutto ciò
che trovi sono elementi molto frammentari che sono solo le ‘code’ del sogno.
Quando
sogni, sogni secondo un certo schema: alle cinque del mattino il sogno ha
inizio, poi ha un certo svolgimento, e alle sei ti svegli. Quella che ricordi è
la parte finale del sogno. È come se stessi vedendo un film e ti svegliassi
solo nella parte finale. Quindi ti ricordi solo quella, non ricordi né
l’inizio, né la parte centrale. Devi risalire la corrente: se vuoi ricordare il
sogno devi muoverti nella direzione opposta, come se leggessi un libro dalla
fine all’inizio. È molto difficile.
Ed
un’altra cosa ancora. Quando sei cosciente inizi subito a interpretare il
contenuto del sogno, non permetti che il messaggio venga ricevuto nella sua
interezza. Molti dettagli andranno persi. Se hai ucciso tua madre nel sogno,
questa parte verrà omessa. Non te lo ricorderai, non permetterai che diventi
cosciente. O, al massimo, il messaggio esisterà solo con profonde alterazioni:
per esempio hai ucciso qualcun altro, non tua madre. O, se vivi in una società
che attribuisce gran valore alla non violenza, non ti ricorderai nemmeno di
aver ucciso qualcuno, quella parte scomparirà completamente. Sentiamo solo ciò
che vogliamo sentire”.
Osho, L’arte di morire – La Giuntina Ed.
UN’ANALISI
INUTILE
Una
prospettiva del tutto nuova sul tema dell’analisi dei sogni. L’edificio
costruito dagli psicologi occidentali Freud, Jung, Fritz Perls, Assagioli e
altri ancora si frantuma davanti ai nostri occhi. Osho osserva la mente umana
da un livello più alto, quello della non-mente, e rivela la scorrettezza del
punto di vista degli psicologi. La non-mente è la Realtà che penetra il mondo
immaginario della mente umana. Osho afferma spesso che l’esistenza è fatta
della stessa sostanza dei sogni. Ma se l’esistenza stessa è il sogno di qualche
consapevolezza superiore, quale sarà la natura dei sogni dell’uomo? Solo
nebbia! Dobbiamo metterci ad analizzare la nebbia, o basta lasciare che il sole
splendendo la faccia svanire? E che cosa ne pensa il sole della nebbia? Forse
questo:
Per
me Freud, Jung, Adler o Assagioli, non hanno un grande valore.
Freud, Jung, Adler e altri, sono solo bambini che giocano con la sabbia del
tempo. Hanno raccolto bei sassolini, belle pietruzze colorate, ma rispetto
all’essenza suprema, sono solo bambini che giocano con pietruzze e sassolini.
Queste pietre non sono diamanti veri. Le loro scoperte sono estremamente
primitive. Per comprenderlo, devi seguirmi con attenzione.
L’uomo può ammalarsi
fisicamente, e allora ci vuole un medico, un dottore. L’uomo può essere malato
a livello psicologico, e allora può ricevere un po’ di aiuto da parte di Freud,
Jung e altri. Ma quando l’uomo è malato a livello esistenziale, medici o
psichiatri non potranno essergli di alcun aiuto. La malattia esistenziale è una
malattia spirituale. Non appartiene al corpo o alla mente, ma alla totalità dell’essere, e il totale trascende
tutte le sue parti. Contiene in sé tutte le parti, è trascendenza.
E la malattia è
esistenziale. L’uomo soffre di una malattia spirituale. In questo senso i sogni
non potranno esserti di aiuto. Cosa possono fare? Al massimo aiutarti a
comprendere un po’ di più la tua mente inconscia. I sogni sono il linguaggio
dell’inconscio; sono i simboli, le indicazioni, gli accenni, gli atti
dell’inconscio; sono il messaggio dell’inconscio per la mente cosciente. Gli
psicoanalisti possono aiutarti a interpretarli, possono diventare degli
intermediari che ti permettono di comprenderne il significato.
Certo, se comprendi il sogno,
esso può avvicinarti un po’ di più al tuo inconscio, può farti trovare con esso
una migliore sintonia. Guadagnerai un po’ di comprensione. Le due parti,
conscio e inconscio, non saranno così distanti; si avvicineranno di più l’una
all’altra. La frattura tra le due parti non sarà più così grande. Apparirà in
te una certa unità. Sarai un po’ più normale, ma essere normali non è nulla.
Essere normali è una cosa di cui non vale nemmeno la pena di parlare. Essere
normali vuol dire che sei come dovresti comunemente essere; non è accaduto
nient’altro, dentro di te non è ancora penetrato nulla che proviene dal
trascendente. Ti adatterai anche meglio alla società. Sarai certamente un
marito migliore, una madre migliore, un amico migliore, ma solo di poco.
Questa però non è
realizzazione di sé. Quando Jung parla di realizzazione di sé tramite l’analisi
dei sogni, dice una sciocchezza. Questa non è autorealizzazione, che accade
solo quando la mente non c’è. I sogni interpretati non sono interpretati,
appartengono alla mente, fanno parte della mente…
Freud e Jung hanno
lavorato con i sogni. È stata una scoperta del mondo occidentale, in un certo
senso una grande scoperta, perché la mente occidentale si era dimenticata
completamente del sonno e dei sogni. L’uomo occidentale è andato avanti per
almeno tremila anni senza pensare affatto ai sogni e al sonno. L’uomo
occidentale pensava che la vita è fatta solo delle ore di veglia, ma queste
formano solo due terzi della vita. Se vivi sessant’anni, ne dormirai venti. Passerai
un terzo della vita dormendo e sognando. È un fenomeno importante che racchiude
un terzo della tua vita. Non può essere semplicemente ignorato, lì sta
accadendo qualcosa. È parte di te, e non una piccola parte, ma una davvero
importante.
Freud e Jung hanno
reintrodotto il concetto che i sogni e il sonno sono un buon modo di
comprendere l’uomo, e sono andati piuttosto avanti in questa direzione. Ma
quando Jung pensa che in questo modo si proceda verso l’autorealizzazione,
allora si spinge troppo in là. È un fatto positivo, che può aiutare la salute
mentale, ma la salute mentale non è salute esistenziale.
Puoi essere sano a
livello fisico e a livello psicologico, ma potresti non esserlo affatto a
livello esistenziale. In effetti, quando sei sano fisicamente e mentalmente,
diventi consapevole per la prima volta della tua angoscia esistenziale. Prima,
eri talmente occupato con il corpo, la mente e le loro malattie, che non potevi
permetterti di osservare la tua essenza interiore. Quando va tutto bene, quando
il corpo funziona perfettamente e la mente non ha problemi, improvvisamente ti
rendi conto di quella che è l’angoscia più grande, quella spirituale,
esistenziale. Di colpo ti chiedi: ‘Qual è il significato di tutto? Perché sono
qui, per quale motivo?’ Un uomo malato non può farsi queste domande, perché è
troppo occupato con la sua malattia. Prima
deve prendersi cura del corpo, ci penserà dopo. Poi si prenderà cura della
mente, se ne occuperà dopo. Corpo e mente, se sono sani, ti permetteranno di
metterti per la prima volta in guai veramente grossi. Il problema sarà
spirituale…
Ricorda che tramite
l’interpretazione dei sogni l’ego non scompare. Al contrario, può diventare più
forte, perché lo spazio tra conscio e inconscio sarà più piccolo. L’ego ne
risulterà rafforzato, la mente sarà più forte. Meno problemi esistono al suo
interno, più la mente è forte. L’ego acquisterà nuove prospettive di vita. Il
risultato della psicoanalisi è di dare più solidità, più centratura all’ego; di
renderlo più forte e più sicuro di sé. Questo vuol dire che vivrai meglio nel
mondo, perché il mondo si fonda sull’ego. Sarai capace di affrontare meglio la
lotta per la sopravvivenza. Sarai più sicuro di te, meno nervoso. Sarai capace
di realizzare le tue ambizioni con più facilità, rispetto a quando eri pieno di
problemi, a quando conscio e inconscio erano in conflitto costante. Ma questa
non è autorealizzazione, è ego-realizzazione.
tratto
da:
Osho - Yoga: The
Alpha and the Omega vol. IV
Sogni a occhi aperti
La mente umana è una grande
sognatrice a occhi aperti. Se non riesci ad andare oltre la mente continuerai a
sognare perché la mente non può esistere nel presente. Può esistere solo nel
passato o nel futuro. Non c’è alcuna possibilità per la mente di esistere nel
presente. Essere nel presente vuol dire essere al di fuori della mente.
Prova: In quell’istante di silenzio in cui il tuo
essere, la tua consapevolezza non sono attraversati da alcun pensiero, in cui
lo schermo della consapevolezza è limpido, sei di colpo nel presente. Questo è
il momento reale: il momento della verità e della realtà. Allora non esistono
più né passato né futuro.
Il tempo di solito viene
diviso in tre parti: passato, presente, futuro. Questa divisione è sbagliata –
non è molto scientifica – e lo è in un aspetto fondamentale: il presente non fa
parte del tempo. Solo passato e futuro sono parti del tempo. Il passato è ciò
che non c’è più, e il futuro è ciò che non esiste ancora. Entrambi sono
non-esistenziali. Il presente esiste e ciò che esiste non può essere parte del
non-esistenziale; non s’incontrano mai, i loro percorsi non s’incrociano. E il
tempo è mente; la mente è proprio tutto il passato accumulato.
Che cos’è la mente?
Analizzala,
osservala. Che cos’è? È solo un ammasso di esperienze accumulate. La mente è un
termine generale che ricopre, unifica tutto il passato. Non è altro che questo.
Se un po’ alla volta estrai il passato dal suo contenitore, il contenitore
scompare.
Se
per la mente l’unica realtà è il passato, allora cosa le rimane da fare? Una
possibilità è che continui a masticare questo boccone, girando e rigirando
questo passato. Questo è ciò che chiamiamo memoria, ricordo, nostalgia. Vai
indietro nel tempo, tante volte; torni di continuo ai momenti del passato,
quelli belli, quelli felici. Sono pochi, e distanti tra di loro, ma ti ci
attacchi. Eviti invece i momenti brutti, quelli di infelicità.
Ma
non puoi andare avanti a farlo senza interruzione, perché è una pratica
inutile, è un’attività senza senso. La mente allora crea un’attività ‘significativa’:
si mette a sognare il futuro.
Dice:
“Sì, il passato va bene, ma ora è finito; non ci si può fare più nulla. Si può
fare invece qualcosa riguardo al futuro, perché questo deve ancora arrivare”.
Quindi sceglie tra le esperienze del passato quelle che vorrebbe ripetere, e
lascia perdere quelle tristi e dolorose, quelle che preferirebbe non ripetere
nel futuro.
Così i tuoi sogni per il
futuro non sono altro che un adattamento del passato, un passato sistemato
meglio, con decorazioni più belle, più piacevole, meno doloroso. Questo è il
lavorio costante della mente. E in questo modo la realtà va persa.
La meditazione consiste solo
in questo: i
pochi momenti in cui non sei nella mente, i pochi momenti in cui riesci a
fuggire dalla mente; e scivoli nella realtà, in ciò che è. Questi momenti
esistenziali sono ricchi di una tale estasi che, se ne hai avuto un assaggio,
smetti subito di sognare.
Il sogno a occhi aperti
continua finché non provi il gusto della meditazione. Se non ti nutri di
meditazione, resti affamato e continui a desiderare di poter mangiare nel
futuro. E sai bene che il futuro non potrà darti questo cibo, perché oggi era
futuro appena ieri. Ieri era il futuro, quello che sognavi a occhi aperti.
Adesso è arrivato e che sta succedendo? Sei felice? Anche ieri era futuro
qualche giorno fa. Tutto il passato è stato futuro una volta, e poi è scivolato
via, come succederà anche al futuro di adesso. Quando sogni a occhi aperti ti
prendi in giro da solo.
Come si fa a smettere di
sognare?
Diventa un po’ più
consapevole e cerca di spostare sempre più la consapevolezza sul lato concreto
dell’esistenza. Guarda questo fiore,
non pensare a quel fiore. Ascolta questa parola che sto pronunciando, non quella che sto per pronunciare. Guardami
in questo momento: se rimandi, anche per un solo istante, mi perdi.
E questo modo di fare
diventa poi un’abitudine, un’abitudine radicata. Mi perderai anche domani, e
anche dopodomani, perché sarai la stessa persona. Anzi andrà sempre peggio,
perché l’abitudine di sognare diventa sempre più forte…
Questo è
ciò che accade alla mente di ognuno:
desideri qualcosa, e poi
accade, ma in quel momento ti accorgi che ancora non sei contento. Adesso c’è
qualcos’altro che crea infelicità.
È una cosa da
comprendere bene: se il tuo desiderio non viene soddisfatto, sei frustrato; se
viene soddisfatto, sei frustrato lo stesso. Questo è il supplizio del
desiderio. Se è soddisfatto, tu non sei soddisfatto. Improvvisamente ne nascono
molti altri.
Non
ti era mai venuto in mente che se un giorno fossi diventato re – preceduto e
seguito in corteo dai tuoi cavalieri, all’ombra di un parasole dorato – il sole
sarebbe stato così caldo da bruciarti il viso. Non te l’eri mai immaginato.
Allora ti metti a sognare di essere il sole, e diventi il sole, ma non avevi
pensato alle nuvole. Ora appaiono le nuvole, e tu sei di nuovo impotente.
E così via, come onde
nell’oceano… senza fine, a meno che arrivi alla comprensione, ed esci dal
circolo vizioso. La vita è qui, la vita è ora. Dio è qui e dio è ora. Se lo
cerchi nei tuoi sogni, la tua ricerca è vana, perché dio non è altro che
soddisfazione profonda, completa.
La mente
continua a dirti:
fa’ questo, fa’ quello;
possiedi questo o quello… come puoi essere felice se non ce l’hai? Se hai un
palazzo, sarai felice…’ Se la tua felicità dipende da qualche condizione,
rimarrai infelice. Se non puoi essere felice come sei: da tagliapietre… Lo so,
il lavoro è durissimo, il salario è basso, la vita è una lotta, lo so, ma se
non riesci a essere felice come sei, nonostante tutto, non potrai mai essere
felice.
È
possibile essere felici in questo momento?
Se una persona non è
felice, felice e basta, senza alcuna ragione, se non è abbastanza folle da essere felice senza ragione, non sarà mai
felice. Troverai sempre qualcosa che potrà distruggere la tua felicità.
Troverai sempre qualcosa che manca, che è assente. E ciò che manca diventerà il
soggetto dei tuoi sogni a occhi aperti.
Non è possibile
raggiungere una condizione in cui puoi
avere tutto. E persino se fosse possibile, anche allora non saresti
felice. Osserva la mente e il suo modo
di operare: se tutto ciò che vuoi è a tua disposizione, cominci subito ad annoiarti. Adesso che farai?
…La mente non ti
permetterà mai di essere felice. Qualunque siano le condizioni, la mente
scoprirà sempre qualcosa per cui essere scontenta. Fammelo dire in questo modo:
la mente è un meccanismo per creare infelicità. Quella è proprio la sua
funzione.
Se lasci
andare la mente: subito
sei felice… senza alcuna ragione. La felicità diventa un fenomeno naturale,
come il respiro. Per respirare, non occorre neanche esserne consapevoli.
Respiri: cosciente, incosciente, sveglio, addormentato, continui a respirare.
La felicità funziona esattamente allo stesso modo.
Ecco perché in Oriente
diciamo che la felicità è la tua natura più profonda. Non le occorrono delle
condizioni esterne; è là, sei tu. L’estasi è il tuo stato naturale, non è una
meta da raggiungere. Se esci dal meccanismo della mente, inizi a sentirti
estatico.
tratto
da:
Osho, The Discipline of Transcendence, vol 2
Consapevolezza nei sogni
Osho spiega un’antica
tecnica di meditazione tratta dal Vigyan Bhairav Tantra di Shiva
Shiva ha detto: Con l’intangibile respiro nel centro della
fronte, allorché questo raggiunge il cuore, nel momento del sonno, abbi il
governo sui sogni e sulla morte stessa.
Dividi
questa tecnica in tre parti.
Prima devi essere in
grado di percepire il prana nel respiro, la sua parte intangibile, la sua parte
invisibile, la sua parte immateriale. Avviene se la tua attenzione è
focalizzata tra le due sopracciglia: il punto più facile in cui conoscere la
parte invisibile del respiro è essere centrati nel terzo occhio. Quindi inizia
a percepire il prana che fluisce dentro di te. Allora avviene facilmente. Comincia
a sentire il prana che fluisce in te.
Se puoi sentire il prana
fluire in te, potrai sapere quando morirai. Sei mesi prima del giorno della tua
morte inizierai a saperlo, se riesci a percepire la parte invisibile del
respiro. Perché tanti santi predicono il giorno della propria morte? È facile,
perché se puoi vedere il contenuto del respiro, il prana che fluisce in te,
puoi sentire il momento in cui il processo si inverte. Prima di morire, sei
mesi prima che tu muoia, il processo si inverte: il prana comincia a fluire
verso l’esterno. A quel punto il respiro non lo porta più dentro; al contrario,
il respiro lo porta fuori – lo stesso respiro.
Non riesci a percepirlo
perché non conosci la parte invisibile – conosci solo il visibile; conosci solo
il veicolo: il veicolo sarà lo stesso. Ora il veicolo porta il prana
all’interno, lo deposita lì. Indi il veicolo torna indietro vuoto. Poi è di
nuovo riempito di prana e rientra. Perciò il respiro che entra e il respiro che
esce non sono la stessa cosa, ricorda. Il respiro che entra e il respiro che
esce sono la stessa cosa in quanto veicoli, ma l’inspirazione è colma di prana
e l’espirazione ne è vuota. Hai succhiato il prana e il respiro si è svuotato.
L’opposto succede quando
ti avvicini alla morte. Il respiro che entra viene ‘privo di prana’, vuoto.
Perché il tuo corpo non può succhiare il prana dal Cosmo, morirai; non ne ha
più bisogno. L’intero processo si è invertito. E quando il respiro fuoriesce, trasporta il prana all’esterno. Chi
è capace di vedere l’invisibile può conoscere immediatamente il giorno della
propria morte. Sei mesi prima il processo si inverte.
Questo sutra è molto,
molto significativo: con l’intangibile respiro
nel centro della fronte, allorché questo
raggiunge il cuore, nel momento del sonno, abbi il governo sui sogni e
sulla morte stessa. Questa tecnica dev’essere praticata quando stai per
addormentarti – solo allora, in nessun altro momento. È questo il momento
giusto per praticare questa tecnica. Ti stai addormentando. A poco a poco il sonno
ti sta cogliendo: tra pochi istanti la tua coscienza si dissolverà; non sarai
più consapevole. Prima che quel momento giunga, diventa consapevole –
consapevole del respiro e della sua parte invisibile, il prana, e sentilo
arrivare al cuore.
Continua a sentire che
sta arrivando al cuore, arrivando al cuore. Il prana entra dal tuo cuore nel
corpo. Continua a sentire che il prana sta giungendo al cuore, e lascia che il
sonno sopraggiunga e ti sommerga.
Se questo accade – stai
percependo il respiro invisibile che arriva nel cuore e il sonno ti sorprende –
sarai consapevole dei sogni. Saprai che stai sognando. Normalmente non sappiamo
che stiamo sognando. Mentre sogni, pensi che quella sia la realtà. Anche questo
avviene a causa del terzo occhio. Hai mai visto qualcuno addormentato? I suoi
occhi si muovono verso l’alto e convergono nel terzo occhio. Guarda i bambini,
non guardare gli adulti: non sono attendibili, perché il loro sonno non è
profondo. Staranno solo pensando di essere addormentati. Guarda i bambini: i
loro occhi si muovono verso l’alto. Convergono nel terzo occhio. A causa di
questa messa a fuoco nel terzo occhio, consideri i sogni come reali; non puoi
sentire che sono sogni. Sono reali; solo al mattino te ne rendi conto. Allora
saprai: “Stavo sognando”. Ma questa è una percezione successiva, retrospettiva.
Non puoi renderti conto che stai sognando durante il sogno. Se te ne rendi
conto, allora ci sono due strati: il sogno c’è, ma sei sveglio, consapevole.
Per uno che diventa consapevole nei sogni, questo sutra è meraviglioso. Esso
dice: abbi il governo sui sogni e sulla
morte stessa.
con al cessazione del sogno, la morte cessa di esistere
Se riesci a diventare
consapevole dei sogni, puoi fare due cose. Prima di tutto potrai creare dei
sogni. In genere non puoi creare dei sogni. Quanto impotente è l’uomo! Non puoi
creare dei sogni! Se vuoi sognare una certa cosa, non puoi sognarla; non è
nelle tue mani. Quanto impotente è l’uomo! Neppure i sogni riesce a creare. Sei
solo una vittima dei sogni, non il loro creatore. I sogni capitano, non ci puoi
far nulla. Non puoi né fermarli né crearli.
Ma se entri nel sonno
tenendo a mente che il cuore è riempito di prana e che viene continuamente
toccato con ogni respiro dal prana, diventerai il padrone dei tuoi sogni – e
questa è una rara padronanza. Allora potrai sognare qualsiasi sogno ti aggradi.
Mentre ti stai addormentando annota semplicemente: “Voglio sognare questo
sogno”, e quel sogno arriverà. Dì semplicemente: “Mentre mi sto addormentando,
non voglio sognare quel sogno”, e quel sogno non potrà entrare nella tua mente.
Ma che utilità c’è nel
diventare padroni della propria attività onirica? Non è forse inutile? No, non
è inutile. Una volta che diventi padrone dei tuoi sogni non sognerai più. È
assurdo. Quando sei padrone dei tuoi sogni, smetti di sognare; non ce n’è più
alcun bisogno. E quando smetti di sognare, il tuo sonno acquista una qualità
completamente diversa, la stessa della morte.
La morte è un sonno
profondo. Se il tuo sonno può diventare profondo quanto la morte, questo
significa che non ci sarà più alcuna attività onirica. L’attività onirica crea
superficialità nel sonno. Comunemente ti muovi alla superficie a causa dei
sogni. Siccome ti aggrappi ai sogni, ti muovi alla superficie. Quando non ci
sarà più alcuna attività onirica, cadrai nelle profondità di quel mare.
La morte è la stessa
cosa. Ecco perché l’India ha sempre detto che il sonno è una morte di breve
durata e la morte è un lungo sonno. Qualitativamente sono la stessa cosa. Il
sonno è una morte da un giorno all’altro. La morte è un fenomeno che si
verifica da una vita all’altra, un sonno da una vita all’altra. Ogni giorno ti
stanchi, ti addormenti e al mattino recuperi la tua vitalità, la tua energia,
sei rinato. Dopo una vita di 70 o 80 anni, sei completamente esausto. Ora una
morte di così breve durata non serve più. Hai bisogno di una grande morte. Dopo
quella grande morte o grande sonno, rinascerai con un corpo completamente
nuovo.
Allorché riesci a
conoscere il sonno senza sogni e a essere consapevole in esso, non avrai più
paura della morte. Nessuno è mai morto, nessuno può morire: questa è l’unica
cosa impossibile. Proprio ieri ti dicevo che la morte è l’unica certezza, ed
ora ti dico che la morte è impossibile. Nessuno è mai morto, nessuno può
morire: questa è l’unica cosa impossibile.
Rinasciamo continuamente, ma il sonno è così profondo che dimentichiamo
la nostra vecchia identità. La mente viene ripulita completamente da ogni
vecchio ricordo.
Mettila in questo modo.
Oggi ti addormenti: è proprio come se ci fosse un qualche meccanismo (e lo
avremo presto) simile a quello che può cancellare su un registratore, che può
ripulire un nastro cosicché ciò che vi è registrato sparisce. La stessa cosa è
possibile con la memoria, perché in realtà la memoria è solo una registrazione
profonda. Presto o tardi scopriremo un meccanismo che può venir messo sulla
testa e ti ripulirà completamente la mente. Alla mattina non sarai più la
stessa persona, perché non sarai in grado di ricordare chi si era addormentato. Questo avviene naturalmente quando muori
e quando rinasci: non riesci a ricordare chi era morto. Ricominci da capo.
Con questa tecnica,
dapprima diventerai padrone dei tuoi sogni – vale a dire, smetterai di sognare.
Oppure, se vorrai sognare, sarai in grado di farlo, ma il sognare diventerà
volontario. Non sarà involontario; non sarai obbligato; non ne sarai vittima. E
la qualità del tuo sonno sarà proprio come quella della morte. A quel punto
saprai che la morte è un grande sonno.
Ecco perché questo sutra
dice: “Abbi il governo sui sogni e sulla morte stessa”: ora saprai che la morte
è solo un lungo sonno – e utile e bello perché ti dà nuova vita; tutto diventa
nuovo. La morte cessa di esistere… con la cessazione del sogno, la morte cessa di
esistere.
L’ottenimento del potere
sulla morte, della direzione sulla morte, significa anche un’altra cosa: se
puoi arrivare a sentire che la morte è solo un sonno, sarai in grado di
dirigerla. Se puoi governare i sogni, potrai governare anche la tua morte.
Potrai scegliere dove dovrai nascere, da chi, quando, in quale forma:
diventerai padrone anche della tua nascita.
Una volta che riesci a
governare i sogni, potrai dirigere ogni cosa, perché il sogno è la sostanza
stessa di cui è fatto il mondo. Questa vita è della stessa sostanza dei sogni.
Una volta che riesci a dirigere i sogni, potrai governare ogni cosa. Questo
sutra dice: …sulla morte stessa. A
quel punto ci si potrà dare una determinata nascita, una determinata vita.
Ora siamo solo vittime.
Non sappiamo perché siamo nati, perché moriamo. Chi ci dirige, e perché? Non
sembra esserci una ragione: tutto sembra un caos, puro accidente. È così perché
non siamo padroni; allorché lo si diventa, non è più così.
tratto da:
Osho - Vigyan
Bhairav Tantra Il sentiero del reale Scarabeo Ed.
Violenza dentro e fuori di noi
Come reagiamo alla
violenza che ci circonda? A guardare la televisione o i giornali, c’è da
spaventarsi. Massacri, terrorismo, rapine, omicidi, tragedie che coinvolgono
intere famiglie… una dose quotidiana di violenza che non è solo il risultato del
sensazionalismo dei mass media, il forte impatto emotivo che inchioda
l’attenzione… e fa vendere di più. La ritroviamo anche, in forme più o meno
blande, nella nostra vita di tutti i giorni: le liti nel traffico, la sfrenata
competizione – anche fra colleghi – nell’ambiente di lavoro che porta a
ripicche, sabotaggi più o meno consci fino ad arrivare a quello che gli
americani chiamano ‘mobbing’ – quando un certo numero di colleghi si allea contro
un singolo ‘capro espiatorio’ rendendogli la vita impossibile. E poi la
prepotenza nelle scuole nei confronti delle solite ‘vittime designate’, le
risse in discoteca, gli scontri allo stadio… una lista interminabile, anche
senza arrivare a episodi di vera e propria criminalità.
Siamo consapevoli di
tutta la violenza che ingurgitiamo quotidianamente e che diventa parte di noi?
È proprio la
consapevolezza – non la repressione, non i ‘buoni propositi’, che come è
evidente continuano a fallire – l’unica chiave per uscire da questo circolo
vizioso. Ecco alcuni spunti per una riflessione.
Il dominio sugli altri
‘Laddove ho trovato un essere vivente, ho
anche trovato volontà di potenza; e perfino nel servo ho trovato la volontà di
essere padrone.
Il più debole è indotto dalla sua volontà
a servire il forte, volendo la sua volontà dominare coloro che sono ancora più
deboli: a questo piacere, però, essa non sa rinunciare.
E così come il piccolo si dà al grande,
per avere diletto e potere su chi è ancora più piccolo, così anche ciò che è
più grande dà se stesso e, per amore della potenza, mette a repentaglio la
vita.
…così parlò Zarathustra.’
Per
molti versi il mondo segue una determinata gerarchia. Quella
gerarchia ha una doppia funzione: c’è qualcuno più in alto di te che ti domina
e qualcuno più in basso di te sul quale eserciti il tuo dominio.
Mi viene in mente una
storia molto bella.
Akbar, uno dei più
grandi imperatori dell’India, aveva invitato i saggi del suo tempo a vivere nel
suo palazzo. Da tutto il paese erano arrivati poeti famosi, pittori, ballerini…
tutti i grandi geni, in ogni campo, erano stati scelti per vivere a corte. E
Akbar li ricompensava adeguatamente…
Un giorno l’imperatore
stava parlando con i suoi nove migliori amici, che erano chiamati ‘i nove
gioielli della corte di Akbar’. Erano le nove persone più intelligenti, più
creative… Akbar era un po’ eccentrico e si comportava in modo strano, anche se
naturalmente nessuno osava chiedere all’imperatore spiegazioni del suo
comportamento. Akbar non doveva dare spiegazioni a nessuno.
All’improvviso diede uno
schiaffo alla persona che gli stava a fianco. Costui si chiamava Birbal ed era
l’individuo più intelligente che viveva a corte. Birbal aspettò un attimo, probabilmente riflettendo sul da farsi.
Non poteva certo chiedere all’imperatore: “Perché mi hai dato uno schiaffo?”
Sarebbe stato troppo pericoloso… ma bisognava fare qualcosa. Non poteva
tollerare di essere stato preso a schiaffi di fronte a tanta gente.
E così diede uno
schiaffo alla persona che gli stava a fianco. E certo non lo risparmiò… il
poveretto non riusciva a crederci. “Che cosa sta succedendo? Non ho fatto
nulla…” pensò. Ma a quel punto non c’era più tanto da pensare; Birbal aveva
scagliato la prima pietra. E così anche lui, senza pensarci due volte, diede
uno schiaffo alla persona che gli stava di fianco. Si dice che quello schiaffo
fece il giro della città… chiunque fosse ‘inferiore’ venne schiaffeggiato dal
vicino!
Quella notte,
all’improvviso, la regina diede uno schiaffo ad Akbar. L’imperatore le chiese
stupito: “Che cosa fai?” E la regina: “Non so che cosa stia succedendo, ma lo
fanno tutti in città. Qualcuno mi ha dato
uno schiaffo e, naturalmente, era una delle tue mogli” – Akbar aveva cinquecento mogli – “e poiché era la più
anziana, non ho potuto restituirle lo schiaffo”.
La regina era la più
giovane tra le sue mogli e, poiché era la più bella, aveva molta influenza su
Akbar, più di tutte le altre. “Non posso schiaffeggiare nessun altro
all’infuori di te” disse la regina.
“È strano” disse Akbar.
“È il mio schiaffo che torna da me, dopo aver fatto il giro della città!”.
Le gerarchie hanno un
loro scopo. E non esistono solamente nel governo, nella chiesa e nei partiti
politici. Ci sono gerarchie in casa, nella famiglia. Se guardi con attenzione,
ti renderai conto di essere un membro fisso di molte gerarchie. Sei un incrocio
di molte strade: alcuni sono più in alto di te, alcuni più in basso…
Il gioco continua grazie
alla volontà di potenza. Tutti ne sono soggetti: è la legge intrinseca della
vita.
Il marito torna
dall’ufficio. Il suo capo era furioso, lo ha insultato e umiliato, ma lui ha
dovuto continuare a sorridere, sebbene volesse picchiarlo o, addirittura,
ucciderlo. Ma era troppo rischioso, troppo pericoloso – non poteva permetterselo.
Pieno di rabbia, il marito torna a casa a comincia a litigare con la moglie,
che non riesce a crederci… sa di non aver fatto niente. Ha lavorato per tutto
il giorno – gli ha preparato da mangiare, ha lavato i suoi vestiti, ha pulito
la casa, si è presa cura dei bambini – e ora arriva il marito e comincia a
gridare e a insultarla.
Ma non può dirgli
niente, perché dipende finanziariamente da lui. Deve aspettare… tra poco suo
figlio tornerà da scuola, e lei lo accuserà di aver commesso qualche malefatta
– non è difficile vedere gli sbagli dell’altro. Avrebbe potuto farlo in
qualsiasi momento, ma oggi è una giornata particolare. “Hai fatto a botte con
qualcuno” lo accusa “hai la faccia piena di graffi e la camicia strappata.” E
lo prende a schiaffi. Questa è la gerarchia.
Il
bambino non riesce a capire. Per tutto il giorno, a scuola,
gli insegnanti non hanno fatto altro che torturarlo, poi, mentre tornava a
casa, un ragazzo più grande di lui lo ha provocato. Ora è la volta della madre…
il povero bambino si chiude in camera sua e prende
a botte il suo orsacchiotto di pezza! Bisogna pur fare qualcosa! Gli
orsacchiotti di pezza hanno un motivo di esistere: fanno parte della vostra
gerarchia. Si trovano alla fine della scala gerarchica, perché non hanno una
moglie… sono l’ultimo gradino della scala. Ma scala dopo scala… osserva la tua
vita e vedrai che succede ovunque: persino
gli animali che vivono con gli esseri umani imparano il linguaggio del potere.
Vai a casa di qualcuno
che non conosci e il cane comincia ad abbaiare. Ma vedrai un fenomeno molto
strano: anche il cane è diventato un politico. Abbaia e scodinzola allo stesso
tempo – un segno di benvenuto – perché non sa se il suo padrone ti farà entrare
in casa oppure no. Perciò fa entrambe le cose; assume un comportamento
diplomatico. Se il padrone si affaccia alla porta e ti stringe la mano, il cane
smette di abbaiare e continua a scodinzolare. Se il padrone invece, dice:
“Perché dà fastidio al mio cane?”, la coda smette di agitarsi, il cane comincia ad abbaiare veramente ed è pronto
ad attaccare. Riuscite a coinvolgere persino gli animali nella vostra fame di
potere.
Esiste di sicuro una
profonda volontà di potenza. Ma non puoi essere sempre il primo; anche se sei
in cima alla scala gerarchica, per quanto tempo puoi rimanerci? Sono in molti a
tirarti per le gambe… tu fai quello che puoi per rimanere attaccato alla tua
sedia, ma anche gli altri vogliono sedersi su quella sedia.
Quindi, anche quando si
diventa potenti, si continua ad aver paura; sotto sotto, si continua a tremare.
Non puoi fare affidamento sul tuo potere – così come lo hai preso a qualcuno,
qualcun altro lo porterà via a te. Anche il più umile tra gli schiavi pensa:
“Non sarà sempre notte. Un giorno verrà la mia alba, verrà anche il mio turno”.
Nel frattempo, continua a fare preparativi. Quando ha la possibilità di
torturare, di insultare o umiliare qualcuno più debole di lui, non perde mai
l’occasione.
Appena arrivata in
India, Nirvano (la caretaker di Osho)
è rimasta molto stupita di vedere che i passanti, per strada, senza alcun
motivo, prendevano a sassate i cani
randagi. La sua prima domanda è stata: “Perché la gente picchia i cani randagi?
Non fanno male a nessuno…”
Le ho risposto: “Non
capisci. Loro stessi vengono picchiati in continuazione e, più in basso di
loro, ci sono soltanto i cani randagi”. È una questione gerarchica. Non bisogna
biasimare quelle persone – anche se tutta la mia simpatia va ai poveri cani.
Quelli che maltrattano i cani sono dei poveracci, un gradino più in alto dei
cani randagi. Prima o poi, anche quei cani si vendicheranno, sfogandosi su cani
più deboli o su qualche gatto o su un mendicante – nel mondo deve pur esserci qualcuno che occupa un posto più
basso nella scala gerarchica.
Il mondo è un unico
grande pentolone… Zarathustra ha senza dubbio colto nel segno:
Laddove ho trovato un essere vivente, ho anche trovato volontà
di potenza; e perfino nel servo ho trovato la volontà di essere padrone.
Nel mondo anche i più
potenti sognano di avere più potere. Anche se devono rischiare la vita, ne vale
la pena. Altrimenti, perché tante guerre? Ovunque: guerre, sommosse, conflitti
religiosi, nazioni in lotta le une contro le altre, conflitti tra partiti
politici… dev’esserci una ragione profonda, un istinto che spinge la gente
persino a sacrificare la propria vita – perfino i più potenti mettono a
repentaglio la propria vita – per diventare ancora più potenti.
tratto da:
Osho, Zarathustra:
Il profeta che ride ECIG ed.
Alle Radici della Violenza
Lo strapotere della mente,
coi suoi condizionamenti distruttivi, ci ha portato a uno stato di cose
insostenibile.
A giorni l’umanità
dovrebbe celebrare il suo quattromilionesimo compleanno. I festeggiamenti sono
già iniziati… con il solito giro di massacri. Siamo tutti pieni di buone
intenzioni e continuiamo a fare dei gran bei discorsi sulla libertà, i diritti
umani e l’autodeterminazione – ma la realtà è ben diversa…
I grandi genocidi in
Africa, come quello fra Hutu e Tutsi, sembrano ormai storia del passato, ma in
Congo eserciti e bande di etnie diverse continuano a scontrarsi, a Sri Lanka ci
si ammazza fra tamil e singalesi, in India ci si uccide fra indù e mussulmani,
mentre in Pakistan sono mussulmani di sette diverse ad ammazzarsi fra di loro.
E poi ci sono cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord, baschi e spagnoli,
israeliani e palestinesi… La lista non ha fine. Alla televisione, sui giornali
o su internet sembra di leggere sempre la stessa notizia: migliaia di profughi
dopo le recenti stragi… esercito e ribelli si scontrano… i fondamentalisti
attaccano… Cambiano solo i nomi dei protagonisti e i luoghi della vicenda.
Naturalmente
ogni tanto ci prendiamo una vacanza, e la chiamiamo pace. Anche se ancora nelle strade di Los Angeles
neri, bianchi e ispanici si tollerano appena, e in Kossovo ci vuole l’esercito
per tenere a distanza serbi e albanesi – a
Londra invece le tensioni sono fra bianchi e ‘colorati’… insomma, sono coinvolti praticamente tutti quanti,
appena arriva il momento ‘giusto’. Se questo è quanto abbiamo imparato
in quattro milioni di anni di evoluzione, credo proprio che ci sia da
concludere che siamo un po’ ritardati!
Volendo arrivare alle
radici di questi spargimenti di sangue – ed enorme spreco di risorse –
immaginiamo di prendere una specie di ascensore che percorra i vari strati
della mente umana. Ai piani alti abbiamo le divisioni nazionali – storicamente
la giustificazione più recente e superficiale per ammazzare esseri umani. Un
piano più giù ci sono le divisioni religiose, una malattia molto più antica.
Poi ci sono le divisioni etniche, e quelle razziali. E in fondo si arriva alla
più antica: la divisione tra i sessi. Quest’ultimo motivo potrebbe anche
sembrare fuori posto in questa lista, se alcune recenti ricerche non avessero
mostrato che ci sono circa 100 milioni di donne che statisticamente ‘mancano’
– sono in qualche modo sparite dalla
faccia della terra. Le cause vanno dal puro e semplice infanticidio dei neonati
di sesso femminile – “Volevamo un maschio!” – a metodi più indiretti, quando a
un “Il bambino è malato, va’ a chiamare il dottore” si contrappone “La bambina
sta male, beh, vediamo come si sente domattina”.
Cento milioni di
cadaveri: più o meno lo stesso numero di persone scomparse nei vari conflitti
nazionali, religiosi, etnici e razziali di questo secolo – e già questo è un
bel record!
Quando consideriamo
questa barbarie senza fine, è interessante ricordarsi che, quando sono apparsi
sulla terra, i primi uomini di tipo contemporaneo condividevano il pianeta con
un ‘modello’ precedente, un parente meno evoluto chiamato Uomo di Neanderthal.
E colpisce veramente come questo modello più vecchio abbia convissuto fianco a
fianco con la nostra specie per decine di migliaia di anni! Prova a paragonare
questo con le tensioni odierne nei confronti degli stranieri, degli immigrati!
Come sono ridicole le lamentele dei ‘bianchi’ quando i ‘neri’ vengono ad
abitare nel loro quartiere. Pensa cosa succederebbe se una famiglia di
neanderthaliani venisse a vivere nell’appartamento di fianco al tuo! E la cosa
strana è che i nostri antenati – cosiddetti non civilizzati – sembra non ci
facessero caso.
La domanda è: da dove
nasce questa moderna follia? Da dove prendiamo tutte queste idee secondo le
quali una nazione è superiore a un’altra, una religione più vera di un’altra,
un gruppo etnico superiore a un altro, un colore della pelle migliore di un
altro, un sesso meglio dell’altro?
Dalla risposta a questa
domanda dipende il successo o il fallimento dell’Homo Sapiens. Continuando
così, ci sono buone probabilità che non vedremo molti compleanni ancora – altri
quattro milioni, ma stiamo scherzando?
Non si tratta solo della
sorprendente crudeltà tra le persone. I costi economici degli armamenti e
l’energia bloccata nella rabbia e nella distruttività – invece di essere
impiegata creativamente – sono a livelli inimmaginabili, proprio in un momento
in cui più di un quinto dell’umanità vive in condizioni di vita peggiori dei
nostri vecchi amici Neanderthal. Ci sono oggi un miliardo e duecento milioni di
persone che non hanno acqua pulita da bere, e devono fare i loro bisogni dove
possono, magari nel bel mezzo di una città – condizioni di vita che qualsiasi
uomo di Neandertal con un minimo di rispetto per se stesso non avrebbe mai
tollerato. E se i suoi figli avessero dovuto vivere nella stessa situazione di
tanti bambini contemporanei in varie parti del mondo, sarebbe sicuramente
inorridito.
La cosa peggiore è che
sono queste stesse idee ridicole – le divisioni, il credersi migliori degli
altri – che impediscono che l’umanità prenda i provvedimenti necessari a
prevenire la distruzione dell’ambiente. Prova a immaginare gente come i leader
indù e mussulmani (o anche serbi e croati) che si siedono attorno a un tavolo
per decidere le misure di protezione dello strato di ozono. Riuscirebbero a
malapena a non tagliarsi la gola a vicenda!
Alle radici di questo
caos, come Osho ha puntualizzato molte volte, c’è la ‘programmazione’ che ci
viene data dai genitori e dalla società durante il processo di ‘civilizzazione’
a cui siamo sottoposti nell’infanzia. Questo programma ci informa subito,
spesso in modi dei quali siamo a malapena consapevoli, su chi sia ‘migliore’ e
chi ‘peggiore’, e chi sia giusto ammazzare – a seconda di quale sia il colore
del loro passaporto o della loro pelle… o il loro dio, e così via.
Queste ideologie e
pregiudizi, combinati insieme, sono proprio ciò che forma la nostra ‘mente’.
Guardando il mondo attraverso questa nebbia di preconcetti, non abbiamo alcuna
possibilità di vederlo com’è veramente: è così ovvio che il fatto che non
riusciamo ad accorgercene è una specie di miracolo.
Il mondo è finito in una
ridicola trappola: il cosiddetto ‘senso comune’ vuole che l’umanità usi queste
strutture mentali così piene di condizionamenti per risolvere i problemi che sono
causati dalle strutture mentali stesse. E, sfortunatamente, uno dei
condizionamenti più potenti è proprio quello che ‘la mia mente non è affatto
condizionata’, che è ‘libera’, e quindi lo strumento migliore per trattare
qualsiasi problema… persino quello dei condizionamenti mentali!
Ma la meditazione, come
Osho ci ha fatto vedere, è in grado di deprogrammare questa mente piena di
condizionamenti distruttivi. Per quattro milioni di anni siamo andati avanti a
tentoni senza una chiara idea della differenza tra la mente come meccanismo –
valido e utile quando decidiamo di usarlo – e una mente che vuole dirigere
tutto, basandosi su condizionamenti e pregiudizi di cui siamo spesso poco
consapevoli o che comunque diamo per scontati. Il risultato è un mondo dominato
dalla mente; è questa la vera ragione delle convulsioni che scuotono il mondo
al giorno d’oggi.
Ma la meditazione è in
grado di de-programmare la mente. Questo è il fattore che potrà decidere se ci
saranno abbastanza persone che riusciranno a smettere di spaccarsi la testa a
vicenda per accorgersi che viviamo su un pianeta bellissimo… e fragile. Potrà
decidere se la nostra è una malattia incurabile o l’inizio di un nuovo mondo,
basato su un uomo nuovo.
Siamo al crocevia della
storia. Osho ci sta semplicemente indicando una delle due strade che ci
troviamo davanti: porta al Giardino dell’Eden. Il biglietto d’entrata è una
mente che – per mezzo della meditazione – sia dotata di un interruttore e possa
essere spenta: una non-mente come la chiama lo Zen. Sull’altra strada si
continua nella distruzione e, alla fine, c’è il suicidio globale.
In fondo si tratta di
scegliere tra non-mente o non-umanità. E la scelta è tutta nostra.
Amrito
Tratto da un testo pubblicato sul sito osho.com
VIVIAMO ANCORA CON L'ISTINTO DEL CACCIATORE
L’uomo, non avendo
alcuna comprensione del proprio inconscio, vive nella paura e nel conflitto, e
trova per la propria aggressività solo lo sfogo della violenza.
Per come la vedo io
l’uomo ha bisogno, vivendo come ha sempre vissuto, di una guerra ogni dieci,
dodici anni. Accumula tanta rabbia, tanta furia, tanta violenza: la guerra è
l’unico modo di liberarsene.
E così ci sono guerre
dopo guerre, con intervalli di dieci, quindici anni al massimo. È una specie di
rilassamento. Ma dopo si comincia di nuovo ad accumulare, perché i meccanismi
psicologici rimangono gli stessi – gli stessi conflitti, la stessa violenza.
L’uomo è di base un
cacciatore, non è un vegetariano per natura. Per migliaia di anni è stato un
cacciatore, un carnivoro. Era diffuso persino il cannibalismo; il cibarsi di
esseri umani – i prigionieri catturati combattendo con una tribù avversaria –
era un fatto del tutto conforme alla morale. Tutto ciò è rimasto impresso
nell’inconscio dell’umanità.
Le religioni hanno imposto
all’uomo dei valori, ma in modo molto superficiale: l’inconscio non è
d’accordo. Ogni uomo vive in conflitto con se stesso; quindi ogni volta che trova una scusa, nel nome di una buona
causa: libertà, democrazia, socialismo... Queste belle parole diventano il
pretesto sotto il quale nascondere l’orrore del suo inconscio, che vuole solo
uccidere, che ama la distruzione.
Ora che una guerra
mondiale è diventata quasi impossibile, è nato il terrorismo. Dalla seconda
guerra mondiale è passato già abbastanza tempo; la terza sarebbe dovuta
accadere intorno al 1960. Ma non è successo. Questa era la routine della
storia, quella per cui l’uomo è stato programmato.
Il terrorismo si
svilupperà sempre di più, proprio perché una terza guerra mondiale è quasi
impossibile. Quegli stupidi politici non
hanno alternative. Terrorismo vuol dire semplicemente che quello che si faceva
su scala sociale ora deve essere fatto a livello individuale. Crescerà. Può
essere evitato solo cambiando le basi stesse della comprensione umana –
un’impresa titanica. Anche perché le stesse persone che vuoi cambiare si
rivolteranno contro di te, non ti permetteranno facilmente di cambiarle. In
realtà amano gli spargimenti di sangue, solo non hanno il coraggio di
ammetterlo.
Fino a quando non cambieremo
le basi dell’umanità, il terrorismo potrà solo aumentare, diventerà un fatto
normale, di tutti i giorni. Accadrà sugli
aeroplani, sugli autobus. Accadrà anche su auto private, fra perfetti sconosciuti: un giorno arriva qualcuno
e ti spara, non che tu gli abbia fatto qualcosa, niente affatto. È solo che il
cacciatore in lui si è risvegliato.
La prima cosa da
cambiare è che l’uomo deve avere più occasioni di felicità, di gioia – una
possibilità che le religioni hanno ucciso. I veri criminali non sono stati
individuati: terroristi e criminali sono
vittime. I veri criminali sono le religioni, perché hanno distrutto ogni
possibilità di gioia.
Hanno rovinato ogni
possibilità di gioire delle piccole cose della vita: hanno condannato tutto ciò
che la natura ci ha fornito per stare bene, per darci piacere e vitalità. Ci
hanno tolto tutto; e se con alcune cose non ci sono riusciti perché hanno una
base biologica, come il sesso, sono però riusciti ad avvelenarle.
Voi
vivete nella paura, non nella gioia. Se potessimo pulire
le profondità dell’inconscio umano... è questo
il mio lavoro! E si può fare: il terrorismo non sta nelle bombe che hai in
mano, sta nel tuo inconscio. Se non ci
riusciremo, tutto andrà sempre peggio.
La terza guerra mondiale
avrebbe calmato la gente per altri dieci, quindici anni, ma ora non può
scoppiare, perché se accadesse non sarebbe uno sfogo, ma porterebbe alla
distruzione totale. E così la violenza individuale crescerà – sta crescendo. E
tutti i vostri governi e le vostre religioni continueranno a perpetuare le
stesse vecchie strategie, senza comprendere la nuova situazione.
La
nuova situazione è che ognuno di noi ha
bisogno di sottoporsi a terapia per poter comprendere le motivazioni del suo
inconscio, ha bisogno di meditare per diventare rilassato e distaccato e per
poter guardare il mondo in una nuova prospettiva, quella del silenzio.
tratto
da:
Osho, Beyond Psychology #18
La cultura della violenza
Nelle scuole americane
accadono periodicamente fatti di sangue, talvolta vere e proprie stragi, che
tendiamo ad allontanare dalla nostra consapevolezza dandone la colpa quasi
esclusivamente ad un’insana, estrema disponibilità delle armi da fuoco. Le
cause in realtà sono ben più profonde – come vedremo nel testo seguente, tratto
da una conferenza tenuta da un professore universitario – e non sono
sicuramente circoscritte al sistema educativo americano. Anche in Italia la
cultura della violenza sta diventando sempre più presente sia nella scuola che
nella famiglia - e non è certo la mancanza di armi da fuoco a impedire gli
episodi più agghiaccianti.
Quando adolescenti e
bambini ricorrono all’assassinio, vuol dire che il disagio della violenza è
andato molto in profondità. Dopo le recenti sparatorie, i legislatori americani
stanno muovendosi perché si arrivi a un controllo della vendita e del possesso
di armi da fuoco. Per quanto questi sforzi siano estremamente necessari,
sarebbe più efficace occuparsi direttamente delle cause di una tale violenza
tra gli studenti. Infatti si vedono crimini e violenze nella maggior parte dei
paesi del mondo.
La violenza dilagante
tra adolescenti e bambini è solo un sintomo; la vera causa può essere nascosta
nel profondo della loro rabbia. Forse i bambini sono più stressati di quanto ci
possa sembrare. Sono esposti a pressioni che provengono da varie fonti:
genitori, insegnanti, coetanei e anche la loro stessa incapacità di controllare
sentimenti quali l’isolamento, la mancanza di comunicazione e la poca stima di
sé. Per affrontare queste problematiche e cercare di uscirne, devono superare
molti blocchi.
Quando un bambino – per
qualsiasi ragione – viene escluso dal suo gruppo, l’esperienza che vive può
essere molto dolorosa. Se il bambino viene ridicolizzato e tormentato, le
conseguenze possono essere terribili. In casi estremi il dolore, scaricato
all’interno, conduce al suicidio. Se si scarica all’esterno può portare ai casi
dei baby-killer.
Quando ci troviamo di
fronte a un nuovo caso di violenza, specialmente fra minorenni, la reazione
comune è di passare la palla – i genitori accusano gli insegnanti, gli
insegnanti trovano che i genitori non si assumono le loro responsabilità,
insegnanti e genitori accusano il governo che non fa abbastanza, e così via. In
questo modo non si fa che appiattire il problema senza individuarne le radici
reali. C’è un fatto che dobbiamo accettare con grande lucidità: bambini e
ragazzi sono una responsabilità collettiva e tutti coloro che interagiscono con
questo gruppo sociale fondamentale o hanno influenza sulle loro vite, hanno un
interesse congiunto a far sì che si crei un ambiente nel quale i nostri giovani
possano crescere a livello emozionale e spirituale. La questione non è chi sia
il responsabile delle loro azioni, la questione è la creazione di un ambiente
dove la violenza non sia l’unica scelta possibile per loro.
Le scuole e il nostro
sistema educativo sono in gran parte basati sulla competizione e sul confronto.
Lo stesso ambiente, che offre medaglie d’oro, trofei e premi per il vincitore
ed emargina chi perde, alimenta tensioni e risentimenti. I semi della violenza
trovano nutrimento in situazioni dove un individuo è giudicato in base alla
quantità di successi o fallimenti, piuttosto che per la sua crescita
individuale come persona, come parte integrante dell’intera scuola e del
sistema educativo. Osho spiega:
“C’è violenza nello sconfiggere qualcuno. C’è odio nello
sconfiggere una persona e questo è fondamentalmente sbagliato. Il nostro
bisogno di una tale violenza è basato sul nostro sentimento di inferiorità, più
ci sentiamo inferiori, più diventiamo ambiziosi”.
Per un giovane adulto è
sempre un’esperienza sconcertante scoprire che i suoi comportamenti spontanei e
naturali non sono comunemente accettati dalla società. Non meraviglia, in un
mondo così repressivo, che i giovani si ritirino in se stessi e comincino a
vivere in una loro sfera fantastica. Inoltre, i mezzi elettronici, soprattutto
la televisione e Internet, hanno reso le cose più complesse.
La televisione, e ora
Internet, hanno un’enorme influenza sulla psiche infantile. Nel mondo moderno
sono diventate entità onnipresenti. Per molti giovani sono i compagni più cari.
Le immagini e le informazioni trasmesse lasciano una potente impronta nella
mente. Spesso, per un bambino, la distinzione fra immagini, trame, informazioni
da una parte, e la realtà quotidiana dall’altra, diventa così confusa, che non
riesce a stabilire dove finisce il mondo fantastico proiettato sullo schermo e
dove comincia il mondo della realtà.
Il Center for Media and
Public Affairs di Washington, che ha monitorato per una giornata campione tutte
le trasmissioni televisive americane, ha riportato di aver registrato 2.605
atti di violenza nei programmi di quel giorno – la maggior parte dei quali,
trasmessi nelle prime ore della giornata, sono stati visti anche da bambini. È stato calcolato che ogni giovane americano
prima del diciottesimo anno di età ha
assistito a 40.000 omicidi e a
200.000 atti di violenza ‘virtuali’.
Lo psicologo Leonard
Eron, della Società Internazionale per la Ricerca
sull’Aggressività, osserva: “La televisione insegna che la condotta
aggressiva è normale, che il mondo intorno a voi è una giungla, quando questa
non è affatto la realtà”. Alfie Kohn, l’autore del saggio No Contest: The Case Against Competition fa notare: “La ricerca ha
dimostrato che, più televisione uno vede, più è probabile che sia incline a
credere che la maggior parte delle persone approfitterà di lui, se solo ne ha
l’occasione”.
Violenza e aggressività
possono avere un’origine genetica? Questo è un punto molto controverso fra gli studiosi. Secondo alcuni
l’animalità fa parte del nostro passato, del nostro patrimonio genetico.
Ma questo vuol dire che la violenza è ereditaria e non possiamo farci nulla?
Non è piuttosto solo un potenziale presente in noi?
Albert Einstein ha
detto: “In sostanza, perché l’umanità possa sopravvivere, avremo bisogno di un
nuovo modo di pensare”. Affinché questo possa avvenire, dobbiamo conoscere e
comprendere la violenza, più dall’interno che dall’esterno. Lo stato interiore
‘collettivo’ è essenzialmente responsabile di quello che dobbiamo affrontare
nelle nostre città, nei quartieri, nelle scuole e nelle aree lavorative. La
conservazione della specie umana, perciò, è direttamente collegata a come ci
evolviamo culturalmente – occuparsi della salute interiore dei nostri ragazzi
è, in realtà, il primo passo in questa direzione.
Il fattore critico sta
nella nostra abilità di incanalare l’energia, in modo da trasformare queste
tendenze all’aggressione e alla violenza. Nella nostra società, in generale, e
nella scuola, in particolare, non esiste un meccanismo interno che eviti lo
spreco di questa energia, e sia in grado di
trasformarla e di adoperarla positivamente, per dare all’individuo un
nutrimento psicologico e spirituale.
Le misure di sicurezza o
repressive hanno dimostrato di non essere barriere sufficienti per una mente
malata, determinata a commettere una violenza. Armi da fuoco ed esplosivi sono
solo i mezzi con cui passiamo la nostra sofferenza interiore agli altri. Ciò di
cui abbiamo bisogno è una misura preventiva praticabile, qualcosa di più del
semplice parlare: abbiamo bisogno di una metodologia per trasformare energie
come la rabbia, l’odio, la frustrazione. Semplici tecniche per sciogliere i
blocchi emozionali e liberare le energie represse sarebbero di grandissimo
aiuto. La meditazione e gli esercizi di consapevolezza e il rilascio delle
emozioni possono aiutare i giovani a raggiungere un equilibrio psicologico e a cambiare i loro atteggiamenti.
Credo che un tale strumento preventivo, se reso parte delle attività
scolastiche, possa funzionare con efficacia per dissolvere problemi emozionali
e trasformare la loro energia in compassione, cooperazione ed espressione
creativa.
È importante incorporare
nel curriculum scolastico una componente ben programmata di strategie e
processi che permettano ai ragazzi di affrontare la rabbia, la frustrazione, la
solitudine e altri problemi psicologici di questo genere. Tale componente
potrebbe essere inserita nelle normali ore di lezione, oppure anche essere
disponibile come dopo scuola.
Solo un mistico
illuminato come Osho può arrivare alla conclusione che quello di cui abbiamo
bisogno è cambiare il punto di vista: dobbiamo conoscere e comprendere la
violenza dal di dentro piuttosto che dal di fuori.
La responsabilità di
aver creato un ambiente favorevole alla violenza appartiene essenzialmente alla
mente collettiva. Per Osho, quindi, la questione della conservazione della
specie umana è direttamente collegata all’evoluzione culturale dell’umanità.
Secondo lui, non è possibile forzare la
non-violenza dall’alto, cambiando la struttura esterna, le leggi o i codici di
comportamento. La sua visione è che se riusciamo a cambiare la mente
individuale, riusciremo a cambiare anche quella collettiva e così potremo
evolverci culturalmente. L’evoluzione culturale collettiva, a sua volta,
aiuterà l’individuo a evolversi. E la meditazione è la chiave per rendere tale
evoluzione possibile.
Per Osho, la risposta
alla violenza – nelle scuole o nel mondo – è la non-violenza creativa. Non
basta seguire l’imperativo: ‘Non ammazzare’ o ‘Non fare del male’; non basta
non uccidere, ma bisogna anche essere creativi, dare un contributo. Quello che
dobbiamo fare è costruire un ambiente dove violenza, aggressioni, crimini siano
impossibili.
“Il solo sentire di aver contribuito un po’ alla bellezza del
mondo, alla grazia dell’esistenza – aver aggiunto una piccolissima luce alla
buia notte dell’anima – ti fa sentire soddisfatto, immensamente appagato… La
creatività è una religione. La creatività è una preghiera. Ma la creatività
nasce solo dall’essere meditativi.” Osho
Dr. Vasant Joshi, Visiting professor
Cleveland State University, Ohio, USA
L'incubo della televisione
Commentando la polemica di uno psicologo tedesco contro Freud
riguardo al significato dei sogni dei bambini, Osho ci mostra i pericoli di uno
dei maggiori mezzi di comunicazione.
Uno psicologo di Monaco
ha messo in dubbio l’idea di Sigmund
Freud sui sogni dei bambini. Secondo Freud, i bambini — tutti i bambini, ma in
particolare quelli che vivono nel mondo civilizzato e ‘acculturato’ — vivono
soggetti a una morale repressiva, a un’educazione religiosa repressiva, a
genitori repressivi, e non sono in grado di capire chiaramente come mai il loro
comportamento naturale e spontaneo non sia accettabile. Poiché dipendono dai
genitori — e sono assolutamente inermi — devono accettare il dio in cui i
genitori credono, e devono accettare tutti i loro comandamenti.
La tesi originaria di
Sigmund Freud è che, in quella situazione, il bambino trova la libertà solo nei
sogni: in essi non sono più presenti né i genitori, né il prete, né dio...
nessuna morale, nessun biasimo, nessuna
repressione, nessuna inibizione. Nei suoi sogni, il bambino vive una
vita assolutamente naturale e piacevole. Per lui, questo diventa un surrogato. E io sono assolutamente d’accordo con Sigmund Freud. Lo
psicologo di Monaco mette in dubbio tutto questo: la sua ricerca rivela che le
fantasie notturne dei bambini sono principalmente accompagnate da sensazioni
soffocanti di disagio e inquietudine, e che il sonno dei bambini è
profondamente disturbato da ogni sorta di animali mostruosi, da ladri, furti,
omicidi, catastrofi e morti che
ingenerano in loro spavento.
Nella sua fretta di
criticare Freud si è dimenticato che quest’ultimo analizzava i sogni di bambini
assolutamente diversi. Nel frattempo è accaduto qualcosa di sconvolgente, di
cui lo studioso tedesco pare non rendersi conto: l’avvento della televisione. È
la televisione ad aver cambiato i sogni dei bambini... cosa che non erano
riusciti a fare dio, i preti, i genitori...
La televisione ha
prodotto un profondo impatto sui bambini,
sul loro comportamento e sui loro sogni, perché i sogni e la televisione
sembrano identici: oggigiorno, il bambino non è in grado di stabilire la
differenza tra le immagini televisive e quelle dei sogni. In televisione vede
tutte le cose che lo psicologo di Monaco ha
tentato di usare per criticare Freud e il suo presupposto di partenza:
“...sensazioni soffocanti di disagio e inquietudine, il sonno dei bambini
profondamente disturbato da ogni sorta di animali mostruosi, da ladri, furti,
omicidi, catastrofi e morti che ingenerano in loro spavento”. Tutto questo è un
regalo della televisione. Non ha nulla a che vedere con l’ipotesi da cui è
partito Freud: essa rimane valida.
La televisione non ha
cambiato solo i sogni dei bambini ma anche il loro comportamento. In
televisione il bambino vede ogni sorta di furti, stupri, assassini... in
televisione vengono presentati uomini pericolosi, di ogni sorta. I sermoni dei
preti non erano pittografici, erano verbali. Gli insegnamenti dei genitori
erano verbali, e il bambino non era ancora in grado di comprendere il
linguaggio e la logica. Al contrario, può benissimo comprendere le immagini.
Quindi, la televisione fornisce alla mente del bambino ogni sorta di idee
spaventose, sensazionali e pericolose.
Non solo sono cambiati i
sogni dei bambini, è cambiato anche il loro comportamento...
In America, perfino i
bambini... qualche giorno fa, un bambino è andato a scuola con il fucile del
padre e ha ucciso senza una ragione quattro suoi coetanei! Non perché gli
fossero ostili o nemici, solo per caso: ha sparato, semplicemente perché ha
visto in continuazione telefilm di assassini, di morti... questo lo ha
eccitato. E non si tratta di un caso isolato.
Si sono scoperti bambini
che tentavano di violentare delle ragazzine: l’idea è stata data loro dalla
televisione.
Bambini
di sette, otto anni, assumono droghe. Vedono
storie di droga di ogni tipo in televisione, ed è ovvio che
si incuriosiscano. I bambini sono molto curiosi di esplorare qualsiasi cosa
vedano in televisione... bambini di sette anni si drogano, usano droghe
pesanti: in America è un fenomeno diffuso.
I sogni di quei bambini
sono pieni di pericoli, di assassini, di suicidi... è ciò che guardano per più
di sette ore al giorno, e questa è solo una media! Non potete aspettarvi... se
sprecate un terzo della vostra vita davanti al televisore, avrà inevitabilmente
un impatto profondo su di voi. I bambini comprendono il linguaggio delle
immagini, e la televisione offre loro tante storie colorate e fantastiche!
È strano, tutti i
governi sanno che la televisione crea danni grandissimi alle persone, rovina la
loro salute fisica e mentale. Tuttavia, a causa delle grandi società che
appoggiano i politici nelle loro campagne elettorali, e che possiedono le reti
televisive... anche le chiese hanno stazioni televisive e radiofoniche proprie,
così come possiedono giornali e riviste... e sotto nomi diversi, in modo tale
che non lo si venga a scoprire! A causa di tutti questi interessi
istituzionali, non viene fatto nulla.
Mi hanno assicurato che
in Germania tutte le grosse testate di giornale sono possedute dalla chiesa, ma
è un fatto ignorato. E la chiesa possiede stazioni televisive e radiofoniche,
possiede i satelliti... e al suo fianco esistono le grandi multinazionali.
Dieci grandi multinazionali stanno prendendo forma... in una
statistica si dice che nei prossimi dieci anni, in tutto il mondo, esisteranno
solo queste dieci multinazionali: compreranno tutte le strutture minori, che
non sono più in grado di competere sul mercato. Queste dieci
multinazionali possiederanno, sotto nomi diversi, tutte le ricchezze del
pianeta così che nessuno possa sospettare l’esistenza di una nuova e sottile
forma di imperialismo perché nessuno potrà mai scoprire chi manovra dietro alle
quinte.
Queste multinazionali
possiedono praticamente tutte le reti televisive... e a loro non interessa
affatto la psiche delle persone, né si preoccupano che venga disturbata. A loro
interessa solo che la gente dedichi il cinquanta per cento del suo tempo al
divertimento: da qui vengono i loro utili! Ma quei guadagni sono possibili solo
se milioni di persone guardano i loro programmi
televisivi, altrimenti nessuno farà pubblicità.
Per attirare milioni di
persone verso i loro programmi, devono presentare storie sensazionali:
omicidio, suicidio, malattia mentale, pazzia... ogni giorno devono essere
create storie eclatanti! È un circolo vizioso che diventa sempre più
vorticoso...
E a nessuno è permesso
seguire il film per intero; viene offerto inframmezzato da spot pubblicitari.
Quando ti stai appassionando, ecco che all’improvviso spunta la pubblicità. In
quella situazione euforica, sei più vulnerabile, e ingoi subito lo spot e tutto
ciò che contiene. Non ti preoccupi affatto se il prodotto pubblicizzato è sano,
se ne hai bisogno o no: colpisce la tua immaginazione... poi la storia
riprende, per cui non hai neppure il tempo di pensare cosa sia entrato nella
tua mente. Quella gente non ti offre la minima opportunità per pensare. La
storia riparte e ti scordi dello spot... e dopo un altro frammento di
storia, ritorna lo stesso spot
pubblicitario.
E
la gente subisce continui “imprint”, con assurdità e stupidità di ogni tipo e
colore.
La televisione è
diventata uno dei pericoli più gravi per l’umanità. Avrebbe potuto essere una
grande benedizione, un bene prezioso: avrebbe potuto essere straordinariamente
utile come mezzo educativo.
tratto
da:
Osho, I figli: una nuova visione ed. NSC
Un’altra faccia della violenza: il mobbing
Non ci sono solo le
guerre e il terrorismo, gli stupri e le rapine, c’è anche una forma di violenza
che per quanto più sottile e apparentemente meno grave, può provocare
sofferenze molto grandi a livello psicologico e a volte portare anche a
conseguenze più gravi fino ad arrivare persino al suicidio. Sto parlando del
‘mobbing’.
Il termine ‘mobbing’
– dal verbo inglese “to mob” – deriva
dall’etologia. Lorenz (il fondatore dell’etologia, la scienza che studia le abitudini e i costumi degli animali e dell’uomo) definisce il mobbing come “attacco
collettivo di una moltitudine di animali più deboli contro il più forte”, il
predatore.
Negli anni ‘70 in Svezia
il termine viene introdotto nell’ambito
della ricerca sull’aggressività, con significato di “comportamenti distruttivi
messi in atto da un piccolo gruppo di bambini contro un altro bambino”.
Nell’ambito del lavoro
il mobbing può essere definito come un processo di azioni e comunicazioni
conflittuali tra colleghi, o tra superiori e collaboratori, in cui la persona
viene attaccata direttamente o indirettamente da una o più persone con attacchi
sistematici, frequenti e protratti nel tempo, il cui fine consiste nell’estromissione della vittima dal luogo di lavoro. Il cosiddetto
‘mobbizzato’ si viene a trovare in una condizione di isolamento sociale, di
sotto-utilizzazione, di emarginazione dall’ambiente lavorativo, condizione che
ha forti ripercussioni sulla sua salute psicologica e psicofisica.
Tipicamente
sono le donne nell’ambiente di lavoro a essere le vittime preferite
di questa forma di violenza – che è stata definita solo di recente ma che è
sicuramente vecchia come il mondo – e che probabilmente molti di noi hanno
sperimentato sulla propria pelle. Per esempio, molto comune è la situazione in
cui il bambino o la bambina a scuola vengono
individuati come ‘diversi’ a qualche livello e sistematicamente presi di
mira dai loro compagni di classe; si crea così una situazione di pressione
psicologica e di sofferenza che può avere conseguenze gravissime e permanenti,
se non viene riconosciuta e affrontata al momento giusto.
La reazione tipica della
vittima del mobbing è, all’inizio, quella di stupore e incredulità, a cui segue
la rabbia. Nella maggior parte dei casi (ricordiamo che si tratta spesso di
donne) questa rabbia viene poi rivolta all’interno, verso se stessi, fino ad
arrivare a sentirsi sbagliati, colpevoli e d’accordo
con i propri persecutori. Nei casi più gravi si arriva a forme di
depressione e di isolamento in un circolo vizioso che è sicuramente molto
difficile da rompere.
Le soluzioni offerte
sono terapia psicologica di sostegno e
gruppi di supporto. La questione principale è quella di riuscire a
conservare la propria autostima, evitando il meccanismo perverso di complicità con i persecutori. E l’unica
possibilità è, come sempre, riportare l’attenzione
su di sé e su quella che potrebbe essere una delle cause fondamentali, e cioè
la mancata conoscenza di se stessi e la conseguente dipendenza dall’opinione degli
altri. Come dice Osho nel brano riportato qui a fianco, basta solo che qualcuno tiri un sasso e tutto l’edificio
di carte della tua personalità, costruito con tanta cura e tanti sforzi, crolla miseramente. Perché ciò
che credevi di essere (quello o quella che ‘senza di me l’ufficio non va
avanti’, ma anche la donna bellissima o la persona più intelligente del mondo)
era solo la somma di idee e opinioni raccolte qua e là, che non fanno che
nascondere chi sei veramente. E allora ben venga anche il mobbing, se riusciamo
a usarlo per tornare a noi stessi e soprattutto per lasciar cadere un po’ di
bagaglio inutile.
Rajya
FACCIA A FACCIA CON SE STESSI
Due psichiatri si
incontrano per strada. “Vedo che stai magnificamente” dice uno. “E io come
sto?”
Le persone si
interrogano a vicenda. Nessuno sa come sta, si guardano l’un l’altro negli
occhi per raccogliere dagli altri informazioni su di sé. Ecco perché le
opinioni degli altri sono diventate così importanti. Se qualcuno ti dice che
sei uno sciocco, tu vai in collera. Perché? Oppure diventi triste. Perché? Sei
scombussolato. Pensavi di essere un uomo saggio, perché gli altri ti avevano
detto che sei saggio. Ed era sull’opinione altrui che ti basavi; adesso
qualcuno ti dice che sei uno sciocco. E riesce facilmente a scuotere la tua
saggezza: ha lanciato un sasso e tu avevi costruito un castello di carta; ora
tutto va a catafascio. Ecco perché diventi tanto furibondo, collerico,
violento, ti preoccupi e diventi ansioso. Osservi continuamente ciò che gli
altri pensano di te perché, di te stesso, sai solo ciò che gli altri pensano:
non ti conosci affatto. Ebbene, che situazione è mai questa? Se io non conosco
affatto me stesso, chi altro può conoscere qualcosa di me? Nessuno può guardare
dentro di me dall’esterno: in quel modo io non sono visibile. Dall’esterno si
può vedere solo il mio corpo; solo dalla mia interiorità posso conoscere la mia
consapevolezza.
Anche quando sei in
piedi davanti a uno specchio, riesci a vedere solo il tuo corpo; non puoi
vedere la tua consapevolezza nello specchio. Neppure tu puoi vedere nello
specchio la tua stessa consapevolezza. Dovrai vederla direttamente, in quanto
non si è mai specchiata, non si è mai riflessa all’esterno: è invisibile. Devi
chiudere gli occhi e diventare la tua consapevolezza. Questo è l’unico modo per
conoscerla. Ma la gente vive tanto inconsapevolmente! Tutti vivono attraverso
l’opinione degli altri. Ciò che gli altri dicono di te, diventa la tua anima.
Gli altri possono portartela via in ogni momento. Così rimanete tutti dei
mendicanti.
Hai mai conosciuto
direttamente qualcosa di te stesso? Hai mai incontrato direttamente te stesso,
senza l’intrusione dell’opinione altrui? Se non l’hai fatto, non hai ancora vissuto.
La tua vita comincia solo quando incontri te stesso e ti guardi direttamente,
con immediatezza. La tua vita comincia solo quando sei in grado di vedere te
stesso così come sei e non come gli altri pensano che tu sia.
Osho
“Non-mente non significa che non puoi usare la mente;
significa semplicemente che la mente non può usarti. Non-mente non significa
che la mente viene distrutta. Non-mente significa solo che la mente viene messa
da parte. In qualunque momento tu abbia bisogno di comunicare con il mondo, la
puoi mettere in azione. Sarà il tuo servitore. Ora è il tuo padrone. Anche
quando sei seduto da solo continua con il suo bla bla bla – e tu non puoi fare
nulla, sei del tutto impotente.
Non-mente significa solo che la mente è stata messa al suo posto.
Come servitore, è uno strumento prezioso; come padrone, è una calamità. È
pericolosa. Distruggerà la tua vita.”
Osho
Sette Corpi e Sette Tipi di Sogni
Ciascuno dei
sette corpi — il fisico, l'eterico, l'astrale, il mentale, lo spirituale, il cosmico
e il nirvanico — ha il suo tipo di sogni. Nella psicologia occidentale il corpo
fisico è conosciuto come il conscio, il corpo eterico come l'inconscio ed il
corpo astrale come l'inconscio collettivo.
Il
corpo fisico
Il corpo fisico crea un
tipo di sogni: se il tuo stomaco ha dei disturbi si creeranno dei sogni
particolari. Se sei malato o hai la febbre, il corpo fisico creerà un altro
tipo di sogni. Un cosa è certa: il sogno è sempre la creatura onirica di
qualche mal/essere.
Un disagio, un mal/essere
fisico crea una sua dimora onirica, pertanto il sogno del corpo fisico può
anche essere stimolato dall’esterno. Se, mentre stai dormendo, qualcuno ti
mette uno straccio bagnato attorno alle gambe,
automaticamente entri in uno stato onirico, e magari sogni che stai
attraversando un fiume. Se qualcuno ti appoggia un cuscino sullo stomaco,
comincerai probabilmente a sognare che qualcuno ti si è seduto sopra, oppure
che ti è caduto addosso un macigno. Questi sono i sogni prodotti dal corpo
fisico.
Il
corpo eterico
Il
secondo corpo sogna in modo del tutto diverso. I sogni del corpo
eterico hanno creato una grande confusione nella psicologia occidentale. Freud
interpretò i sogni eterici, fraintendendoli, come sogni causati dalla
repressione dei desideri. Certo, vi sono sogni causati dalla repressione della
libido, ma questi appartengono al primo corpo, il corpo fisico.
Se hai represso desideri
fisici – per esempio hai cominciato a digiunare – è possibilissimo che sogni di
fare una bella colazione. Se invece hai represso il sesso, è più probabile che
nel sogno si scatenino le tue fantasie sessuali. Ma questi sogni appartengono
al primo corpo. Di fatto il corpo eterico è sempre rimasto escluso da ogni
ricerca psicologica, pertanto i suoi sogni vengono attribuiti al primo corpo,
quello fisico. Questo ha prodotto una confusione enorme.
Mentre dormi, il corpo
eterico può staccarsi da te. Il corpo fisico rimane a giacere, mentre il corpo
eterico può andare in giro per gli spazi, senza alcun limite; a questo punto le
distanze non contano più. Se non capisci questo fenomeno, se non riconosci
l’esistenza del corpo eterico, lo potrai ridurre a una manifestazione
dell’inconscio. Dividi la mente dell'uomo in parte cosciente e inconscio, e di
conseguenza chiami i sogni del mondo fisico 'coscienza' e i sogni del mondo
eterico 'inconscio'. Non si tratta di inconscio. Sono manifestazioni coscienti, almeno quanto quelle del corpo fisico,
seppure a un altro livello. Se diventi cosciente del corpo eterico,
diventeranno coscienti anche i sogni prodotti da quella sfera.
Il corpo astrale
Esiste anche un mondo
onirico astrale. Nei sogni astrali puoi risalire alle tue vite precedenti.
Questa è la terza dimensione del sogno. E talvolta persino in un sogno comune possono esserci presenze del corpo
eterico o di quello astrale. In questo caso
il sogno diventa confuso, composto da immagini sovrapposte che è
impossibile decifrare. Dato che i sette corpi convivono contemporaneamente è possibile che qualche elemento di un regno superiore si
sposti a quello inferiore, lo compenetri. Di conseguenza nello stesso sogno
possono essere presenti frammenti di vari corpi.
Nel primo corpo, quello
fisico, non puoi viaggiare nello spazio, né nel tempo. Sei confinato al livello
fisico e al momento in cui ti trovi, diciamo le dieci di sera. Il tuo corpo
fisico può sognare solo in questo ristretto spazio/tempo, mai oltre. Nel corpo
eterico puoi viaggiare nello spazio, ma non nel tempo. Puoi andare ovunque, ma
il tempo resterà immutabile; ovunque andrai, saranno sempre le dieci di sera.
Nel regno del corpo astrale, nel terzo corpo, puoi viaggiare sia attraverso lo
spazio che nel tempo. Il corpo astrale può oltrepassare la barriera del tempo,
ma solo in direzione del passato, non verso il futuro. La mente astrale è in
grado di raggiungere gli stadi più lontani del passato, dall’ameba all’uomo.
Nella psicologia
junghiana, la mente astrale è stata definita inconscio collettivo. È la storia
di tutte le tue reincarnazioni. A volte il
corpo astrale si manifesta nei sogni comuni, ma è più facile che accada
in uno stato patologico che non in condizioni di salute. In un uomo che
presenta disturbi mentali, i primi tre corpi hanno perso ogni distinzione fra
loro. Perciò gli può capitare di sognare la sua nascita precedente, ma nessuno gli crederà. Non ci crederà
nemmeno lui, e dirà che è stata solo un’allucinazione. Questo non è un tipo di
sogno che appartiene al corpo fisico; è un
sogno astrale, e i sogni astrali hanno un grandissimo significato, un
significato straordinario. Tuttavia il
terzo corpo può sognare solo del passato, non degli avvenimenti futuri.
Il
corpo mentale
Il quarto corpo è il
mentale. Può viaggiare sia nel passato che nel futuro. In una situazione di
grande emergenza, perfino una persona qualunque può avere un’intuizione del futuro. Se qualcuno che ti è
particolarmente caro sta morendo, è possibile che questo evento ti venga comunicato in un sogno comune, che appartiene
al primo corpo. Dato che tu non conosci nessun’altra dimensione onirica – sei
ignaro delle altre possibilità – questo messaggio ti potrà raggiungere solo
attraverso un sogno ordinario. Ma il sogno non sarà molto chiaro, e questo
dipende da tutti gli ostacoli che il messaggio deve attraversare prima di
potersi inserire nel livello onirico comune. Ogni ostacolo, ogni barriera che
il sogno incontra, elimina qualcosa, lo trasforma un po’.
Ogni corpo possiede il
suo sistema di simboli, così ogni volta che un sogno passa da un corpo
all’altro, viene tradotto nella simbologia specifica di quel corpo. Per cui
tutto diventa sempre più confuso. Se sognassi direttamente nel tuo quarto corpo
– senza passare attraverso gli altri – saresti in grado di penetrare nel
futuro. Ma solo nel tuo futuro. Si tratta ancora di un fenomeno individuale; non
puoi penetrare il futuro di un’altra persona. Per il quarto corpo, passato e futuro non sono separati dal
presente: passato, presente e futuro sono riuniti. Tutto diventa il presente, un presente che penetra
dietro di sé e davanti a sé. Non vi è più né passato né futuro, e tuttavia il
tempo esiste ancora.
Il tempo, anche quando è
l’eterno presente è pur sempre un
flusso. Dovrai comunque mettere a fuoco la mente su di esso. Sarai in grado di
vedere il passato, se focalizzerai la mente in quella direzione. In quel caso,
futuro e presente per un attimo rimarranno sospesi. Quando metterai a fuoco il
futuro, le altre dimensioni – passato e presente – svaniranno; quindi sarai in grado di vedere
il passato, il presente e il futuro, ma non come un’unità. E in più potrai
vedere solo i tuoi sogni individuali; saranno semplicemente i tuoi sogni.
Il
corpo spirituale
Il quinto corpo, quello
spirituale, oltrepassa il regno del tempo e dell’individualità. Ora sei
nell’eternità. I tuoi sogni non sono più in relazione a te come individuo, ma
sono in rapporto con la coscienza del Tutto. Ora conosci il passato dell’intera
esistenza, ma non il suo futuro.
È tramite il quinto
corpo che si sono sviluppati tutti i miti della creazione. Sono tutti uguali. I
simboli differiscono, le storie possono essere leggermente diverse, ma che
siano cristiani o indù, ebraici o egiziani, i miti della creazione –
sull’origine dei mondi e dell’esistenza –
sono tutti analoghi. Per esempio, la storia del diluvio universale
esiste in versioni diverse in tutto il mondo. Queste storie appartengono alla
quinta mente, al corpo spirituale. La quinta mente è in grado di produrre
questo tipo di sogni.
Più penetri all’interno
del tuo essere, più il sogno si avvicina alla realtà. Il sogno fisico,
fisiologico, non è molto reale. Ha una sua realtà, ma è una realtà poco
profonda. Il sogno eterico è molto più reale, quello astrale lo è ancora di
più, quello mentale è un’approssimazione molto vicina alla realtà, e infine nel
quinto corpo i tuoi sogni diventano
assolutamente realistici. Questo è il modo per conoscere la realtà.
Chiamarli sogni non è una definizione adeguata, ma in un certo senso si tratta
di sogni perché la realtà non è presente in modo oggettivo. Possiedono una loro
oggettività, ma deriva sempre da un’esperienza soggettiva.
Due persone che siano
giunte entrambe alla realizzazione del quinto corpo possono sognare
simultaneamente, cosa impossibile prima di questa realizzazione. Ecco perché in
un certo senso questo tipo di sogni si può dire oggettivo. Individui diversi
possono mettere a confronto le loro impressioni, ed è così che tante persone,
sognando nel quinto corpo, sono arrivate a conoscere gli stessi miti. Questi
miti non sono stati creati da singoli individui, piuttosto sono il risultato di
scuole particolari, di tradizioni che hanno
lavorato a lungo insieme.
Così il quinto tipo di
sogni si avvicina molto di più alla realtà. Si può dire che i quattro tipi
precedenti non sono realtà perché sono puramente individuali. Non è possibile
condividerli con altri né si può giudicarne la validità – se siano o meno
frutto della fantasia. Una fantasia è solo una tua proiezione; un sogno è
qualcosa che non esiste così come lo vedi, ma di cui hai fatto in qualche modo
esperienza. Più vai dentro di te, meno il sogno ha connotazioni fantastiche: è
sempre meno frutto dell’immaginazione – è più oggettivo, più reale, più
autentico.
Tutti
le concezioni teologiche sono creazioni del quinto corpo. Hanno linguaggi
diversi, terminologie e concetti diversi, ma sono fondamentalmente identiche.
Sono sogni del quinto corpo.
Il
corpo cosmico
Nel sesto corpo, quello
cosmico, vai oltre il dualismo conscio/inconscio,
mente/materia.
Perdi ogni distinzione.
I sogni del sesto corpo hanno come loro oggetto il cosmo. Ora sei andato oltre
la barriera che delimita la coscienza, pertanto anche il mondo che prima era
inconscio è diventato cosciente. Ogni fenomeno è vivo e cosciente. Persino ciò
che chiamiamo materia è entrato a far parte del mondo della coscienza.
Nel sesto corpo sono
nati tutti i sogni dei miti cosmici. Hai trasceso l’individualità, il mondo
cosciente, tempo e spazio, tuttavia è
ancora possibile comunicare, esiste un linguaggio. C’è un’indicazione, un
segnale, in direzione di qualcosa. Le teorie del Brahma e del maya, le
teorie dell’unità cosmica e dell’infinito, sono tutte realizzazioni di questa
sfera onirica. Tutti i grandi sistemi religiosi e filosofici sono stati creati
da persone che hanno sognato nella dimensione cosmica.
Tuttavia, attraverso il
sesto tipo di mente, i sogni si manifestano in termini di pura essenza, non in
termini di non esistenza. Vi è ancora un certo attaccamento all’esistenza e una
paura del non essere. Mente e materia si sono unite, ma non così l’essere e il
non-essere, esistenza e non-esistenza: questi fenomeni sono ancora distinti.
Questo è l’ultimo ostacolo.
Il
corpo nirvanico
Il settimo corpo, il
nirvanico, oltrepassa i limiti dell’esistenza, del concreto, e sprofonda nel
vuoto. Ha il suo tipo di sogni: sogni di non-esistenza, sogni del nulla, sogni
del vuoto. L’accezione comune del sì
è stata lasciata alle spalle, e persino il no
non è più una negazione: il vuoto non è un nulla, ma piuttosto il nulla è
l’infinito più grande. Il positivo ha necessariamente dei limiti, non può
essere infinito. Solo il negativo non ha limite alcuno.
Così il settimo corpo ha
il suo tipo di sogni. Ora non vi sono più simboli, non vi è più una forma.
Esiste solo ciò che va oltre la forma. Ora non vi è più suono, ma assenza di
suono, silenzio assoluto. Questi sogni di silenzio sono totali e senza fine.
tratto
da:
Osho, La
rivoluzione interiore ed Mediterranee
Una meditazione da fare per
tre settimane per rimanere nel presente e muoversi nel mondo senza essere del
mondo.
Fai
questo metodo ogni sera per tre settimane. È in tre stadi.
Per i primi sette
giorni: sdraiati o siediti sul letto, con la luce spenta; resta al buio.
Ricorda un momento bello che hai
sperimentato nel passato. Qualsiasi bel momento; scegli il migliore. Può
essere anche un fatto molto comune, perché a volte in situazioni molto normali
accadono cose straordinarie. Sei seduto, tranquillo, con la pioggia che cade
sul tetto... gli odori, i suoni... ne sei circondato – e qualcosa accade
all’improvviso. Stai vivendo un momento sacro. O mentre cammini per strada, di
colpo i raggi del sole brillano su di te attraverso gli alberi... e qualcosa
accade! Qualcosa si apre. Per un attimo vieni trasportato in un altro mondo.
Quando hai scelto il
momento, chiudi gli occhi e inizia a riviverlo. Entra nei dettagli. La pioggia
sta cadendo sul tetto – il suono, l’odore, la trama stessa del momento. E i
suoni: un uccellino che canta, un cane che abbaia, un piatto che cade.
Entra in tutti i
dettagli, in ogni direzione e dimensione, attraverso tutti i sensi. Ogni sera
scoprirai che stai entrando sempre più a fondo nei dettagli, cose che potresti
anche non aver notato nel momento reale, ma che la mente ha registrato
comunque. Sia che lo noti al momento oppure no, la mente continua a registrare.
Arriverai a sentire le
sfumature più sottili, quelle che non eri neanche consapevole di aver
sperimentato. Quando la consapevolezza sarà ben focalizzata sul momento, questo
ricomincerà a esistere. Inizierai a sentire cose nuove; improvvisamente
arriverai a riconoscere la loro esistenza, anche se nel momento non
te ne eri accorto. La mente
registra tutto. È un servitore molto affidabile, e di grandi capacità.
Al settimo giorno sarai
in grado di vederlo in modo così chiaro che ti sembrerà di non aver mai vissuto
un momento con la stessa chiarezza di questo.
Seconda settimana: dopo
sette giorni continua a fare la stessa cosa, ma con una piccola aggiunta.
All’ottavo giorno, senti lo spazio intorno a te. Senti l’ambiente tutt’intorno
a te, per circa un metro. Senti un’aura che ti circonda in quel momento. Al
quattordicesimo giorno sarai in grado di vivere in un mondo differente, pur
rimanendo consapevole del fatto che al di là di un metro sono presenti un tempo
e una dimensione completamente
diversi.
La terza settimana:
aggiungi ancora qualcosa: vivi il momento, sii circondato da esso, e ora crea
un antispazio immaginario. Se ad esempio ti senti molto bene, per un metro
sentiti circondato da quel sentirti bene, dalla sensazione del divino.
Adesso pensa a una
situazione: qualcuno ti insulta, ma l’insulto arriva solo fino a quel limite.
C’è una barriera, l’insulto non può entrare dentro di te. Arriva come una
freccia... e poi ricade. Oppure ricorda un momento triste: sei ferito, ma
quella ferita arriva solo fino a quella barriera di vetro che ti circonda, e lì
ricade. Non riesce a raggiungerti. Se le prime due settimane sono andate bene,
arrivato alla terza settimana tutto si fermerà a questo limite di un metro, e
non potrà raggiungerti.
La quarta settimana:
tieni quell’aura intorno a te; se vai nel mondo, se parli con la gente, tienila
sempre nella mente. Sarà incredibilmente eccitante. Ti muoverai nel mondo ma in
un mondo tutto tuo, un mondo privato, in cui sei sempre in compagnia di te
stesso. Ciò ti permetterà di vivere nel presente. Il fatto è che sei bombardato
di continuo da migliaia e migliaia di cose, che attirano la tua attenzione. Se
non hai intorno a te un’aura protettiva, sei vulnerabile.
tratto da:
Osho, Be
Realistic: Plan for a Miracle
ALLEGGERIRE L'ANIMA
____________________________
Oscar Mondadori
Pagine 210 - Lire 12.000
una vita sana: La gente vive apaticamente, con
indifferenza, non è ricca di vitalità, come è invece Zorba il Greco; vive in
maniera insipida, succube di una mente malata. Si deve vivere, quindi vivono.
Si deve amare, quindi amano. Si deve fare questo, si deve essere quello, e loro
eseguono, perché dal loro essere non arriva alcuno stimolo. Non sono affatto
traboccanti di energia. Non rischiano nulla, non vivono con totalità.
le tecniche: Lo scopo di una tecnica autentica non è l’esperienza in quanto
tale, una vera tecnica si preoccupa della crescita. Certo, le esperienze
accadono, ma è una cosa irrilevante. A me interessa la crescita, non le
esperienze… E ricorda: non ti costringerò a
essere equilibrato. Anzi, esporrò la tua follia. Quando l’avrai espulsa completamente
dal tuo organismo, quando l’avrai gettata al vento, solo allora sarai realmente
sano. Crescerai, sarai trasformato. Questo è il significato della meditazione.
la respirazione caotica: Se vuoi rimanere così come sei, è giusto
non interferire con la respirazione. Ma se hai un obiettivo, se vuoi provocare
un cambiamento, una trasformazione nella tua vita, allora dovrai rischiare. Il rischio è questo: se cambi il
tuo modo di respirare, tutto il tuo stile di vita cambierà. Se sei soddisfatto
di essere così come sei, se credi che vada bene essere come sei, allora non
devi fare nulla. Ma se senti che essere così come sei non è sufficiente, dovrai
cambiare.
la lingua degli ignoranti: Se dicessi che per raggiungere la meta si
possono seguire tutte le scuole, andresti
soltanto in confusione. Tutte queste scuole sono così diverse,
addirittura opposte una all’altra, che
inizieresti a chiederti come sia possibile. La tua confusione aumenterà
ancor di più. Questo è il motivo per cui i saggi, coloro che sanno, devono
parlare la lingua degli ignoranti. Devono affermare: “Questa è l’unica via, non
ne esiste un’altra”. È per questo che
mi trovo in difficoltà; perché so
perfettamente che è possibile raggiungere l’obiettivo anche in altri
modi.
nutrimento interiore: Celebrare è come innaffiare una pianta.
Preoccuparsi è l’esatto opposto, è come tagliare
le radici di una pianta. Sii felice! Danza con il silenzio del tuo
cuore: in questo momento è presente, è sufficiente! Perché chiedere di più?
Lascia che diventi un canto, una danza, una poesia; lascia che sia creativo.
Lascia che il tuo silenzio sia creativo: fanne qualcosa. Hai milioni di
possibilità, perché nulla è più creativo del silenzio. Non è necessario
diventare un pittore famoso, un Picasso. Non devi per forza diventare un Henry
Moore, non devi diventare un poeta famoso.
Ogni ambizione di essere ‘grande’ appartiene alla mente, non al silenzio.
La famiglia: La famiglia esiste in rapporto al corpo: il
padre è padre in relazione al corpo. Se pensi di essere il corpo, allora sei
necessariamente legato a tuo padre. Ma se capisci di non essere il corpo, chi è
più tuo padre? In che modo saresti legato a lui? Tua madre ha partorito il tuo
corpo, non te.
Quando non sei più
identificato con il corpo, sei separato dalla famiglia, ne sei come sradicato.
il fiume della vita:
Solo se un altro ti ama, sarai in grado di amare te stesso, mai prima di
allora. Ogni relazione è uno specchio. Ti riflette. Gli occhi dell’altro
diventano uno specchio. E quando qualcuno ti ama, quello specchio diventa estremamente
sensibile nei tuoi confronti; ti
guarda con gioia, è deliziato dalla tua presenza. Vieni riflesso in quegli
occhi colmi di delizia e per la prima volta in te affiora un’accettazione… Se
non ti innamori, se non riesci a trovare amanti e amici che ti possano
accettare, vivrai con quel rifiuto per tutta la vita. L’amore è un obbligo, è
indispensabile viverlo. Un giorno ne potrai uscire, potrai trascenderlo – deve
essere trasceso – ma come farai, se non ci sei mai entrato?