2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per
regione
6 LE NOTIZIE
8 PRIMO PIANO
Succede a
tutti di parlar male di loro, ma a ben guardare nascono tra di noi – dentro di
noi. Ne siamo consapevoli?
Non serve a
niente tentare di nasconderlo o combatterlo...
14 IL CORPO
Scoprire che
siamo qualche cosa che va oltre il corpo non vuol dire certo rifiutarlo, anzi:
spesso è ascoltandolo in modo nuovo che troviamo la strada verso la
consapevolezza.
23 SALUTE
Una tecnica
che sembra un gioco.
30 ARTE
Il racconto
di una creatività scaturita dalla meditazione.
33 ESPERIENZE
Un'intervista
con uno dei più originali terapisti di Osho. I suoi metodi di lavoro,
l'esperienza della sua vita.
Un approccio
globale all'individuo.
37 IL RICERCATORE
Le reazioni
provocate da una frase di Osho: "Non ho mai voluto essere un maestro per
nessuno".
39 CREATIVITÀ
L'esperienza
di questo gruppo di musicista eclettici.
42 UN LIBRO DA VIVERE
Ti commento
di Osho a un classico del Taoismo.
43 MEDITAZIONE
La bellezza
delle meditazioni dal Vigyan Sembrava Tanta raccontata da Shunyo, che ha avuto
occasione di presentarle in varie parti del mondo.
46 LA MAPPA
I
dieci Tori Zen - seconda parte
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo oroscopo di marzo
52 LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in italiano, i video di
Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.
60 IL MAESTRO
OSHOTIMES
INTERNATIONAL
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Solo per donne?
Un bel servizio sulle tecniche di meditazione. Lo ha pubblicato Donna Moderna nel suo supplemento Donna in
Forma: un ottimo punto di partenza per togliere la meditazione da fumosità o
spiritualismi di stampo esoterico e ricondurla alla nostra vita di tutti i
giorni. Rossana Cavaglieri, la giornalista in
questione, racconta semplicemente
la sua esperienza dopo aver partecipato a una giornata di meditazione intensiva
presso il centro di Osho Surjan a Milano, con facilità e chiarezza. Dichiara
innanzitutto di sentirsi attratta da una meditazione in cui ci si può
scatenare, ridere e ballare… e non rimanere seduti immobili per chissà quanto
tempo. I vantaggi della Meditazione Dinamica sono evidenti: “Sudare e faticare mi sembrano un modo per disintossicarsi dai veleni della psiche, oltre
che da quelli del corpo. E qui lo si fa in un modo scientifico.” E la catarsi?
“…siamo tutti un po’ nevrotici. E sfogarci ogni tanto fa bene. Ma non è solo
questo.” Infatti alla fine del processo meditativo si scopre che: “L’energia
liberata ci ritorna, abbiamo ricaricato le
pile dello spirito. Cosa dobbiamo farne? Niente, semplicemente essere
qui a goderci il momento.” Che è poi, in realtà, l’essenza stessa della
meditazione.
Novità dall’Italia
e-mail # solelun@tin.it
Hanno anche un sito web: http://digilander.iol.it/solelunainfo
RIMINI D'INVERNO
Oltre 100 000…
Anche a livello mondiale le opere di Osho stanno
avendo una grande diffusione: la sua “Autobiografia” è già tradotta in sei
lingue – presto uscirà anche in italiano – e i Tarocchi Zen di Osho, ormai da
tre anni nella lista dei bestsellers di Amazon.com, sono addirittura
disponibili in diciotto lingue diverse. In
tutta l’India l’anno scorso sono stati venduti più di mezzo milione di
libri di Osho da ben trentasei editori e oltre duecentomila discorsi su
cassetta. I nuovi mezzi di comunicazione
permettono cose impensabili fino a poco tempo fa e anche in questo campo
Osho è presente e al passo coi tempi: molti
dei suoi libri (in inglese) sono già disponibili nel formato e-book –
scaricabili direttamente dalla rete – sia nel sito web osho.com che presso due
dei maggiori distributori di libri on-line. Prima dell’estate sarà anche
possibile ordinare alcuni titoli di Osho on
demand – quel procedimento che permette di stampare una singola copia del libro subito dopo l’ordine,
rilegarla e consegnarla nel giro di un paio di giorni – e questo non
solo sul sito di Osho ma anche da Amazon e Barnes&Noble, le due maggiori
librerie telematiche. Novità anche nel campo degli audio e video discorsi,
riversati in formati adatti a Internet: durante il 2001 verrà organizzato un
vero e proprio Audio Club che offrirà centinaia di ore di discorsi di Osho. In
crescita anche il campo dei periodici: l’edizione Internazional (in inglese)
dell’Osho Times è ormai solo in rete, e sta sfruttando a perfezione tutte
le possibilità fornite da questo nuovo mezzo di comunicazione, presto sarà anche possibile mandare
e-mail con domande sulla meditazione. L’edizione Asian, in inglese, è ora
disponibile anche fuori dall’India e ha già raggiunto le 20.000 copie al mese,
seguendo nella crescita l’edizione in Hindi che con quasi 70.000 copie è la
maggior rivista letterario-culturale del paese. E anche l’Osho Times Italiano…
nel suo piccolo, vede aumentare abbonati e numero di copie distribuite, e
soprattutto – a quanto ci viene riferito – l’interesse e il piacere che suscita
nella lettura. Grazie!
Classico… e sannyasin
Non aver paura della vita, la fiducia nella
propria individualità, il fluire con l’esistenza… temi fondamentali di chi ha
scelto di vivere con consapevolezza. E non ha forse detto Osho che l’unica
reale alternativa al suicidio è il sannyas, la meditazione?
Succede
a tutti di parlar male di loro… quasi fossero di una razza diversa. Osho si
scaglia spesso contro questa ‘mafia dell’anima’, denunciandone l’ipocrisia, gli
inganni, lo sfruttamento. Ma in realtà preti e politici nascono tra di noi –
nascono dentro di noi – e lamentarsi di loro è un po’ come prendersela con noi
stessi. Ne siamo consapevoli?
Di certo i politici e i preti non vengono dallo
spazio, crescono tra di noi. Anche noi abbiamo la stessa brama di potere, la
stessa ambizione di essere più santi degli altri. Essi sono solo le persone che
hanno maggior successo, per ciò che riguarda queste ambizioni e questi
desideri. Certo, noi ne siamo responsabili, ma si tratta di un circolo vizioso
– non siamo i soli a essere responsabili: politici e preti continuano a
condizionare le nuove generazioni alle stesse ambizioni – creano la società,
coltivano la sua mente e la condizionano. Anche loro ne sono responsabili – e
sono più responsabili della gente comune, poiché quest’ultima è vittima dei
condizionamenti che vengono loro imposti.
Il bambino viene al mondo
privo di qualsiasi ambizione, senza alcuna brama di potere, senza la benché
minima idea di essere superiore. Di certo, lui non può essere responsabile.
Coloro che lo educano – i genitori, la società, il sistema educativo, i
politici, i preti – tutta questa gente continua a rovinare ogni bambino. È vero
che anche lui, a sua volta, nuocerà poi ad altri… si tratta di un circolo
vizioso. Ma dove spezzarlo?
Io insisto nel condannare
i preti e i politici, poiché è lì che quel circolo può essere spezzato.
Biasimare i bambini che si affacciano sul mondo, non servirà. Né sarà utile
condannare le masse, poiché sono state condizionate – sono state sfruttate.
Soffrono, sono infelici, ma nulla le sveglia – sono profondamente addormentate.
Certo, so che tutti sono
responsabili. In un modo o nell’altro, tutti hanno una parte in qualsiasi cosa
accada. Ma per ciò che mi riguarda, la cosa importante è mettere a fuoco chi
colpire, in modo che si possa evitare il precipitare nello stesso circolo
vizioso alle nuove generazioni. L’umanità non ha fatto che girarvi e rigirarvi
per secoli… ecco perché non condanno le masse, né condanno voi.
Biasimo chi ha il potere
di spezzare adesso questo circolo vizioso: basterebbe dare un po’ meno peso
agli interessi costituiti, e guardare
veramente la massa di umanità afflitta…
una trasformazione è possibile. Ho scelto i preti e i politici con
intenzione.
Il prete sa benissimo che
non esiste alcun dio. A questo mondo, il prete è il solo a sapere che non
esiste alcun dio, ma tutta la sua professione dipende da questo dio
inesistente: non può dire la verità, perché è contro i suoi interessi acquisiti
– e non solo i suoi, rovinerebbe tutta la messinscena per generazioni a venire.
Sa che i suoi rituali sono solo mosse da giocoliere, che la sua teologia è solo
una copertura. Nessuno lo sa meglio di lui; egli ha studiato le scritture e sa
che non esiste alcuna prova dell’esistenza
di dio, da nessuna parte. Il prete interpreta le scritture in modo tale
da trarne un aiuto per la sua professione. Sia i preti che i politici sono
molto vulnerabili, non hanno alcun terreno sotto i piedi. È sufficiente una
stoccata per finirli. E una volta annientati, la società assaporerà la libertà.
Certo, è possibile allevare
i bambini in maniera più umana, senza condizionarli, in maniera intelligente,
in modo che vedano tutta la Terra come un insieme unico – non in quanto
cristiani, hindu, mussulmani, indiani, cinesi, americani. Le nazioni e le
religioni sono create dai preti e dai politici: una volta annientati, anche le
religioni e le nazioni scompariranno. E un mondo libero da religioni, libero da
nazioni, sarà un mondo umano – senza guerre, senza inutili lotte per cose che
nessuno ha mai visto… È veramente stupido che la gente si sia uccisa per
migliaia di anni in nome di dio. Nessuno lo ha mai visto, nessuno ha dei
riscontri, nessuno ha un’evidenza… e vanno in guerra – si fanno crociate, jihad, guerre sante – per distruggere
chiunque non creda alla loro stessa ‘verità’: il loro dogma è divino, mentre
tutti gli altri dogmi sono creazioni del maligno. Cercano di servire l’umanità,
uccidendo la gente. La loro intenzione è liberare gli altri dalla presa del
maligno. Ma la cosa più strana è che ogni religione pensa all’altra come
‘creata dal diavolo’…e così si continua a combattere. I politici fanno una
guerra via l’altra, a che scopo? Non ne vedo il senso. Sulla Terra non è tracciato alcun confine, perché farli
sulle carte geografiche?
Un mio insegnante era un
uomo molto intelligente. Un giorno portò un ammasso di pezzettini di carta –
aveva tagliato la mappa del mondo intero in tantissime piccole parti – li
mise sul tavolo e chiese se qualcuno era in grado di ricostruire la mappa.
Molti ci provarono, senza riuscirci. Solo un ragazzo, vedendo che tutti gli
altri avevano fallito, ne girò uno… e poi li girò tutti, scoprendo che
dall’altra parte era disegnata la figura di un uomo. Ricostruì quella figura –
cosa facilissima – e trovò la soluzione.
Forse la stessa cosa è
vera per ciò che riguarda il mondo reale… se riusciamo a ricomporre l’uomo,
ricomporremo il mondo. Se riusciamo a far ritrovare all’uomo il silenzio – in
pace e in amore – le nazioni scompariranno,
le guerre scompariranno, tutta quella sporca politica scomparirà.
tratto da: Osho, Beyond Psychology #26
Osho sulle elezioni
americane
Domanda: Se tu votassi – se fossi
un cittadino americano e scegliessi di votare – pensi che saresti un
democratico o un repubblicano? Per ciò che sai della politica americana, in quale
campo pensi che ti sentiresti più a tuo agio?
Osho: Entrambi sono composti
dallo stesso genere di persone: si tratta solo di una cospirazione politica. Ha
a che fare con un certo aspetto della psicologia, che viene sfruttato dal
sistema democratico.
La
memoria della gente è molto corta, al massimo tre anni. Quindi per quattro,
cinque anni, va al potere un partito, e naturalmente non è in grado di
soddisfare tutte le promesse fatte alla gente. L’opinione che ne ha la gente
comincia ad abbassarsi. Per cinque anni l’altro partito continua a promettere:
‘Faremo noi ciò che loro non sono stati in grado di fare’. Perciò dopo cinque
anni prevale l’altro partito. E questo è un gioco che continua ad andare
avanti. I due partiti sono parte di una cospirazione, azionisti della stessa
azienda. È semplicemente un caso di rotazione.
Non
vedo alcuna differenza nella loro ideologia, non vedo alcuna differenza nei
loro principi, non vedo alcuna differenza nei loro volti. Sono tutti uguali,
giocano lo stesso gioco. Per me non fa alcuna differenza.
Da
un’intervista con un giornalista americano
Osho, The Last
Testament vol.1 #30
alle radici del problema
Osho, mi
sembra che gli esseri umani ritengano che essere semplicemente se stessi non
sia abbastanza. Perché la maggior parte delle persone si sente obbligata a
ottenere potere, prestigio e così via?
È
una domanda
complicata: ha due aspetti e
bisogna comprenderli bene entrambi. Per prima cosa, non sei mai stato accettato dai genitori, dagli insegnanti, dalla
società, per quello che sei. Tutti hanno cercato di perfezionarti, di renderti migliore. Tutti hanno messo in
evidenza i difetti, gli errori, le debolezze, le fragilità a cui l’essere umano
è propenso. Nessuno ha messo in rilievo la tua bellezza, nessuno ha messo in rilievo
la tua intelligenza, nessuno ha messo in rilievo la tua grandezza.
Il solo fatto di essere
vivi è un tale dono, ma nessuno ti ha detto di essere grato all’esistenza. Al
contrario, tutti brontolano e si lamentano. Certo, se fin dall’inizio tutto ciò
che ti circonda non fa che sottolineare il fatto che non sei quello che
dovresti essere, se ti dà grandi ideali da seguire, se ti dice cosa devi
diventare… non c’è alcuna stima per la tua essenza. Si dà importanza solo al
futuro: nel caso che tu riesca a diventare una persona rispettabile, potente,
ricca, intellettuale, comunque famosa, non soltanto uno qualunque.
Il
condizionamento costante ha creato dentro di te l’idea che: “Non vado bene come
sono, mi manca qualcosa. Dovrei essere da qualche altra parte: più in alto, più
potente, più rispettato, più famoso, un vincente”.
Questa è metà del
problema, e non dovrebbe essere così. Questa situazione potrebbe essere
facilmente eliminata se i genitori e gli insegnanti fossero un po’ più
intelligenti.
Non bisogna rovinare il
bambino. Devi far sì che il suo rispetto per se stesso, l’auto-accettazione,
crescano. E invece, diventi un ostacolo alla crescita. Questa è la parte
brutta, ma anche la più semplice da eliminare.
Ma la seconda parte è
veramente importante. Se tutti questi condizionamenti venissero rimossi, anche
allora sentiresti di non essere abbastanza, ma in un modo totalmente diverso.
Non vai bene così perché
potresti essere di più. Non si tratta più di diventare famoso, rispettabile,
potente e ricco – non ti preoccuperai assolutamente di tutto questo. La
tua attenzione ora sarà sul fatto che il tuo essere è solo un seme. All’inizio
non nasci come albero, nasci solo come seme, e devi crescere fino al punto in
cui arrivi a fiorire: solo quella fioritura sarà la tua gioia e il tuo
appagamento. Quella fioritura non ha nulla a che fare con il potere, con il
denaro, con la politica. Ha esclusivamente a che fare con te: è un progresso
individuale. Proprio per questo l’altro condizionamento è un ostacolo: una distrazione,
un cattivo uso di un impulso naturale alla crescita. Ogni bambino che nasce
vuole crescere e diventare un essere umano pienamente sviluppato, ricco di
amore, di compassione, di silenzio.
Devi arrivare a celebrare
te stesso. Il problema non è la competizione, e nemmeno il paragonarsi agli
altri. Ma il primo brutto condizionamento ti porta fuori strada perché la tua
voglia di crescere, la voglia di diventare qualcosa di più, la voglia di
espanderti, viene sfruttata dalla società, dagli interessi costituiti. Loro la
deviano, ti riempiono la mente in modo tale che pensi che questa è voglia di
avere più soldi, che questa è voglia di arrivare in cima. Dovunque ti trovi,
devi essere in cima, altrimenti senti che non stai andando bene, provi un
profondo senso di inferiorità. Questo condizionamento ti insegna la
competizione e il confronto: ti insegna la violenza, la lotta. Ti insegna che i
mezzi non hanno importanza, ciò che conta è il fine: la meta è il successo. Ed
è facile condizionarti, perché fin dalla nascita hai l’impulso a crescere: un
seme deve andare lontano per diventare un fiore. È un pellegrinaggio. Questo
impulso è molto bello, ti viene dato dalla stessa natura. Ma la società,
finora, è stata molto astuta: distoglie, allontana, devia i tuoi impulsi
naturali verso qualcosa di utile per se stessa.
Questi sono i due aspetti
che ti danno la sensazione che, dovunque tu sia, ti manchi qualcosa: devi
ottenerla, raggiungerla…
Devi usare l’intelligenza
per chiarire quale sia il tuo desiderio naturale e quale il condizionamento
sociale. Elimina il condizionamento sociale – è tutta immondizia – in modo che
la natura resti pura, incontaminata. E la natura è sempre individualista.
Crescerai e arriverai a fiorire, e forse saranno fiori di rosa. Qualcun altro potrà
crescere e avere margherite. Tu non sarai superiore perché hai rose; lui non
sarà inferiore perché ha margherite. Entrambi sarete arrivati a fiorire, quello
è il punto. Quel fiorire ti porta un profondo senso di soddisfazione. Tutte le
frustrazioni, tutte le tensioni svaniscono: ti pervade una pace profonda, una
pace che va al di là di ogni comprensione. Ma prima devi eliminare
completamente tutta l’immondizia dei condizionamenti sociali, altrimenti
continueranno a distrarti. Devi essere ricco, non pieno di soldi. La ricchezza
è una cosa diversa. Un mendicante può essere ricco, e un imperatore può essere
povero. La ricchezza è una qualità dell’essere. La ricchezza è la tua
autenticità, la sincerità, la verità, l’amore, la creatività, la sensibilità,
la meditazione. Questa è la tua vera ricchezza.
La tua mente è stata
indirizzata da persone diverse a seconda delle loro idee di come dovresti
essere. Non che ci fossero cattive intenzioni. I tuoi genitori ti volevano
bene, gli insegnanti ti volevano bene, la società vuole che diventi qualcuno.
Le loro intenzioni erano buone, ma la loro consapevolezza era molto bassa: si
sono dimenticati che non si può riuscire a fare di una margherita una rosa, o
viceversa. Tutto quello che puoi fare è aiutare la rosa a crescere più grande,
più colorata, più profumata. Puoi fornire tutti gli elementi che sono necessari
per migliorarne il colore e la fragranza – il terreno giusto, la giusta
quantità d’acqua, al momento giusto – ma non puoi far sì che la pianta di rose
produca fiori diversi.
In una società migliore,
con più persone in grado di capire, nessuno vorrà cambiarti. Cercheranno tutti
di aiutarti a essere te stesso – ed essere se stessi è la cosa più ampia e
ricca che ci sia al mondo. Essere te stesso ti dà tutto ciò di cui hai bisogno
per sentirti realizzato, tutto ciò che può dare senso, significato alla tua
vita. Solo essere te stesso e crescere in armonia con la tua natura ti porta a
realizzare il tuo destino.
Ascolta il tuo cuore,
quello è il tuo unico maestro. Forse non diventerai presidente della
repubblica, forse non diventerai primo ministro, ma non è necessario. Non
importa ciò che fai… La gioia nasce dal fatto che ti piace ciò che fai, che
metti nel farlo tutta la tua energia, che non vuoi essere qualcun altro: che è
proprio questo ciò che vuoi essere, e sei deciso a non fare cambio nemmeno con
un presidente o con un imperatore. Questa è la vera ricchezza. Questo è il
potere reale.
tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp #26, 2
Più potere vuoi, più ci saranno persone che
perderanno la loro libertà.
Il tuo potere vuol dire per loro perdita
della libertà.
Il conflitto reale è tra l’istinto del
potere e il valore della libertà.
ANCHE TU…
QUANDO CRITICO I POLITICI, non sono i politici al
di fuori di te, è il politico dentro di te. Tutti voi cercate, in un modo o
nell'altro, di avere di più, di possedere di più, di essere potenti, emergenti,
speciali. Quando critico i politici, sto criticando la struttura politica della
mente. Il politico dentro di te è ancora allo stato latente. Non ha ancora
avuto la possibilità di mostrarsi com'è veramente. Ecco perché il potere
corrompe. Il potere dà la sensazione di corrompere perché ti dà la possibilità
di esprimere tutte le tue fantasie, i tuoi sogni, e di trasformarli in realtà.
Hai il potere di farlo. Ha ragione Acton quando dice che il potere assoluto
corrompe in modo assoluto.
Devo criticare i politici perché sono ciò che tu
vorresti essere. Quando critico i politici, sto criticando te, come saresti se
il tuo politico fosse già arrivato al potere. In un certo senso... magari non
ne hai molto di potere, ma tutti hanno un certo potere su qualcun altro. I
genitori hanno potere sui figli, il marito ha potere sulla moglie, o alme-no
crede di averlo. Mariti e mogli sono in un conflitto perpetuo per provare chi è
più importante, più intelligente, chi ha sempre ragione. Ognuno ha una piccola
area, il proprio piccolo territorio dove ha potere.
La critica che faccio ai politici è prima di tutto
la critica al politico nascosto dentro di te: ti aspetti obbedienza, pensi che
tuo figlio non sia solo nato da te, ma che debba essere anche la tua copia. I
figli nascono attraverso di te, ma non sono tuoi. Appartengono al futuro, del
quale non sai nulla. Tu sei il tramonto, i tuoi figli sono l'alba... tra di voi
c'è una notte intera.
TRATTO DA: Osho, Sermones in Stones # II
L’idea stessa di dominio…
Il mio messaggio per
tutti è: non desiderare mai, nemmeno per un istante, di dominare
qualcuno, e non permettere mai che qualcuno ti domini.
L’idea stessa di dominio
deve scomparire dalla faccia della terra. Solo allora potremo chiamare questo
mondo una realtà umana. Altrimenti è del tutto inumano… Ma tutta l’atmosfera in
cui sei stato allevato ha lasciato la sua impronta sul tuo inconscio. Se non
inizi a ridere della stupidità dell’idea stessa di governare su tutto il mondo,
o di essere una persona speciale, superiore a tutti gli altri… Ridere è una
grande medicina. È una terapia incredibilmente potente. Se puoi ridere del tuo
inconscio, esso perde la sua forza. Nel fatto stesso di ridere, il senso di
colpa, le ferite, svaniscono.
…Non ha importanza se
porti con te un passato da tedesco: tutti portano con sé un passato, e il mio
lavoro è quello di distruggere il passato, di liberarti dal tuo passato…
…Ti sto solo rendendo
consapevole del fatto che una parte di te sta ancora portando con sé, senza che
te ne accorga, tutta la spazzatura che il passato si lascia sempre alle spalle…
e che continua a essere trasmessa di generazione in generazione. Lascia che
evapori in una grande risata, liberatene. Dimenticati di essere tedesco,
dimenticati di essere indiano, o inglese. Essere umano è sufficiente.
tratto da: Osho, Yahoo the Mystic Rose #04
Quando
ti accorgi che anche nella tua mente è nascosto un politico – sempre in cerca
di approvazione, disposto a tutto pur di raggiungere i propri fini – non serve
tentare di combatterlo abbracciando ideali diversi, cercando di spostarti al
polo opposto. Può rimanere solo un gioco della mente. E allora… cosa fare?
La cosa fondamentale che devi capire è che tu non sei la mente – né le sue parti
luminose, né le sue parti oscure. Se ti identifichi con le parti migliori, ti
sarà impossibile disidentificarti con le parti peggiori: non sono altro che due
facce della stessa medaglia. Puoi averle entrambe o rigettarle entrambe: non
puoi separarle.
L’ansia dell’uomo è
racchiusa nel fatto che vuole scegliere sempre il lato positivo lasciando
perdere tutto il resto. Non rendendosi conto, così, che qualsiasi situazione,
per quanto oscura e difficile, ha con sé certamente un lato positivo.
Scegliere crea ansia.
Scegliere significa crearsi dei guai.
Non scegliere significa
comprendere che: d’accordo, la mente è presente con le sue parti buie e le sue
parti luminose, e allora? Questo cosa ha a che fare con te? Perché dovresti
preoccuparti?
Dal momento in cui non
scegli più, in te scompare ogni preoccupazione. E sorge una grande accettazione
– la mente deve essere così, questa è la sua natura – inoltre non è un problema
per te, poiché tu non sei la mente. Se tu fossi la mente, la preoccupazione
sarebbe naturale. Ma, in quel caso, chi avrebbe scelto una delle due parti
della mente e pensato di trascenderla? E chi avrebbe fatto il possibile per accettare
e comprendere l’accettazione?
Tu sei separato,
totalmente separato dalla mente.
Tu sei semplicemente un
testimone, nient’altro.
Ma tu sei diventato un
osservatore che si identifica con qualsiasi cosa piacevole – dimenticando che
le cose spiacevoli arriveranno al seguito proprio come ombre. Non ti senti
turbato dal lato piacevole, anzi lo godi. Il turbamento accade quando affiora
il lato opposto – allora ti senti lacerato.
Tu stesso hai creato tutto
il guaio. Dallo stato di osservatore sei caduto nello stato di colui che si
identifica. La storia della caduta di Adamo ed Eva è solamente una leggenda.
Questa invece è una vera caduta: dallo stato di osservatore sei caduto nello
stato di colui che si identifica e hai perso la tua capacità di essere il testimone.
Fa’ questo tentativo di
tanto in tanto. Lascia che la mente sia com’è, qualsiasi cosa sia: ricorda che
tu non sei la tua mente. Avrai una grande sorpresa. Vedrai che minore sarà la
tua identificazione con la mente e minore sarà il suo potere – poiché il suo
potere deriva dalla tua identificazione – altrimenti la mente ti succhia il
sangue. Ma se ti mantieni distaccato e lontano, la mente comincia a ritirarsi.
Il giorno in cui sarai totalmente disidentificato dalla mente, anche solo per
un momento, avrai una rivelazione: la mente morirà, scomparirà totalmente. La
mente tanto invadente e chiacchierona – ogni giorno, senza requie, da sveglio e
da addormentato, sempre presente – improvvisamente scomparirà. Ti guarderai
dentro e vedrai solo il vuoto, il nulla.
Con la mente scomparirà
anche il sé. In te ci sarà solo una sottile qualità di consapevolezza, senza la
presenza di alcun io. Al massimo potrai definirla un’essenza, ma non un ego. Se
vuoi essere più esatto, puoi definirla una “pura essenza”, perché nell’essenza
del tuo essere è ancora presente un’ombra dell’ego. Nel momento in cui lo
comprendi, questa “pura essenza” diventa universale.
Quando sparisce la mente,
sparisce anche il sé e spariscono tante cose che prima erano importanti e che
ti creavano tanti turbamenti. Più tentavi di risolverle e più si complicavano:
ogni cosa diventava un problema, una fonte d’ansia e ti sembrava che non ci
fosse una via d’uscita.
La mente è soltanto un
susseguirsi di pensieri, che transitano di fronte a te sullo schermo del tuo
cervello. Tu sei un osservatore. Ma cominci a identificarti con tutte le cose
piacevoli – che sono esche allettanti. Una volta che ti sei lasciato prendere
dalle cose piacevoli, sei catturato anche dalle cose sgradevoli – poiché la
mente non può esistere senza il dualismo.
La consapevolezza non può
esistere nel dualismo e la mente non
può esistere senza il dualismo.
La
consapevolezza è non-dualistica e la mente è dualistica.
Quindi sii solo
l’osservatore. Non ti insegno alcuna soluzione, ti offro la soluzione: allontanati un poco e osserva. Crea una distanza tra
te e la tua mente.
Sia che passino nella tua
mente cose piacevoli, deliziose, che tu vorresti gustare intimamente, sia che
passino cose sgradevoli – rimani il più distaccato possibile. Osservale tutte,
come se assistessi a un film. Ma la gente si identifica perfino con i
personaggi dei film. Vi identificate con qualsiasi cosa. Vi identificate con
certe persone e quindi create da soli la vostra infelicità. Vi identificate con
certe cose e, se non si realizzano, siete infelici. Le vostre identificazioni
sono le radici della vostra infelicità.
tratto da: Osho, Oltre
la psicologia Cap. 5 Ed.Oshoba
Scoprire
che siamo qualcosa che va oltre il corpo non vuol dire certo rifiutarlo, anzi:
spesso è ascoltandolo in modo nuovo che troviamo la strada verso la
consapevolezza.
Navanita
aveva lavorato
con impegno per ottenere un corpo che la soddisfacesse, e ci teneva molto. Un
corpo che faceva tutto quello che voleva lei: forte, flessibile, affidabile.
Praticava molto sport, insegnava danza e aerobica. Niente di male in tutto
questo, se non che mantenere questa immagine voleva dire continuare a vivere
sotto pressione.
Nel 1994, un drammatico
incidente stradale – nel quale rimasero uccise quattordici persone e molte
altre vennero gravemente ferite – ha voluto dire per lei una completa
rivoluzione nell’approccio alla vita, che fino ad allora era stato un po’
all’insegna del ‘Dai, diamoci dentro’. Quando l’autobus in cui viaggiava si è
scontrato con un altro veicolo e ha cappottato più volte, Navanita ha perso
coscienza. Mentre stava tornando cosciente, ha scoperto di ‘stare osservando il
corpo dall’alto’. Nell’istante successivo era già tornata all’interno del
corpo.
“Parte di me – suppongo la
consapevolezza – si è mossa in modo sistematico in tutto il corpo per
controllare se era tutto a posto. Mi è arrivato un messaggio senza parole ‘Non
morirai’, e poi ancora ‘I polmoni non sono stati perforati e non ci sono danni
interni’. Tuttavia, entrambe le gambe e tre costole erano fratturate e anche la
colonna vertebrale aveva subito una frattura compressa. La stessa ‘voce’ mi ha
detto come spostare il corpo in modo da rimanere cosciente; per esempio
rimanendo seduta per un po’ e poi sdraiandomi quando era proprio necessario”.
Per Navanita questo
drammatico episodio ha dato inizio a una più profonda comprensione della
saggezza del corpo. È stato, ci dice: “Come se il mio vecchio io, con la sua
innata tendenza allo sforzo, dovesse entrare in sintonia con una forza più
morbida e più ricettiva”. Ha impiegato diversi anni per ristabilirsi, e durante
questo lungo percorso la sua fiducia nel potere del corpo è andata sempre
aumentando. L’incidente, e il successivo periodo di recupero, hanno influenzato
in modo straordinario il suo lavoro di 20 anni come leader di gruppi di danza,
body-love e stretching. E chi la conosce bene è della sua stessa opinione: ciò
che le è accaduto può essere solo definito una grande trasformazione.
Quando lei parla del corpo,
si ha subito la sensazione che non sono solo teorie: Navanita ha una conoscenza
intima del corpo a un livello in cui molti di noi probabilmente possono solo
fare delle ipotesi.
“Ciò che vedo è che tutti
sono sempre molto impegnati a ‘fare’, un continuo affanno per avere successo. E
poi però vanno a pezzi per l’eccessiva pressione – scoprono che ci si può
sforzare solo fino a un certo punto. Il corpo è uno strumento e il suo
linguaggio è quello della ricettività. Il corpo è una centrale di energia ma è necessario
rispettare il suo modo unico di comunicare. Ciò che io insegno nei miei
workshop è che, invece di sforzarti sempre di arrivare da qualche parte –
invece di cercare di controllare la vita – puoi lasciare che la vita ti
sostenga, e il primo passo per questo è attraverso il corpo. Dobbiamo imparare
ad amare e rispettare il corpo. E comprendere poi che siamo qualcosa che va
oltre il corpo”.
In un significato simile
al concetto di non-mente della tradizione Zen, l’esperienza di Navanita l’ha
messa in contatto con ciò che lei chiama non-corpo. Proprio come la non-mente,
il non-corpo può anche essere definito consapevolezza, spirito, osservatore,
testimone. La natura del non-corpo fa parte della sua esperienza quotidiana ed
è questa qualità che trasmette ai partecipanti dei suoi gruppi.
Dice Navanita ricordando i
primi giorni – settimane – in ospedale dopo l’incidente: “Sentivo che nulla di
ciò che stava accadendo poteva toccarmi! C’era una parte di me che osservava
tutto. Quello spazio di distacco, di silenzio e di quiete, era la mia ancora di
salvezza. Era più forte del dolore e delle preoccupazioni sulle mie possibilità
di recupero. Ho scoperto che quello spazio era in realtà tutto ciò che mi
occorreva: il resto era solo un film!”
Questa sensazione di distacco
è stata causata dallo shock dell’incidente?
“No, non era simile a
quello stato teso di disassociazione causato di solito da uno shock…
altrimenti, se sono la stessa cosa, vuol dire che sono ancora sotto shock sei
anni dopo! In realtà era – o meglio è – una sensazione di espansione, di essere
liberi dal corpo. Di essere molto di più, molto più vasti del corpo. E non
solo: sono arrivata a capire che quando non ero identificata col corpo – se ero
presente, ma non intrappolata nel mio ‘film’ di dolore e disagio – quando ero
libera dal corpo, il corpo stesso mi
insegnava come mettermi in contatto con lo spazio di non-corpo.
Non dubito affatto che la
guarigione sia avvenuta proprio quando ero ancorata a questo spazio di
consapevolezza, lo spazio del testimone: questo è il potere di guarigione del
non-corpo”.
Come riesce Navanita a
trasmettere questa saggezza agli altri?
“Imparare il linguaggio
del corpo e del non-corpo è un’arte che deve essere appresa, o meglio
riscoperta. Da bambini siamo in contatto con questo spazio, ma a causa del modo
in cui siamo educati – tutto focalizzato verso l’esterno, verso gli altri –
dimentichiamo presto questa nostra connessione. Nel mio lavoro quindi, la prima
cosa che affronto è la centratura nel corpo, guidando la consapevolezza dei
partecipanti verso il loro corpo tramite queste domande: ‘Qual è la tua
connessione con la terra? Qual è la tua connessione con i piedi?’ E inoltre:
‘Com’è la sensazione della tensione? E quella del rilassamento?’, guidandoli a
osservare questi stati all’interno di sé. Se sei consapevole della sensazione
che ti dà la tensione, puoi sapere anche qual è la sensazione del rilassamento.
Rilassarsi direttamente
non è possibile, quindi creo degli
strumenti con cui giocare che ci portano in quello spazio. Ed è proprio
il rilassamento la strada verso il non-corpo”.
Perché sei sempre teso?
Rilassare il corpo non è in realtà molto
difficile: lo è divenuto sempre più con il progresso della civiltà perché si è
andato perdendo ogni contatto con esso. Non esistiamo nel corpo. La nostra esistenza
è diventata essenzialmente cerebrale, mentale.
Siamo giunti addirittura a non amare più con il
corpo, ma con la mente. Il corpo segue come un peso morto. La sensibilità è
assente. Il contatto avviene attraverso la niente, ma poiché il suo non può
esse-re un contatto reale, si assiste all'incontro di due corpi dove ogni
comunione è assente. I corpi sono morti... potete abbracciarvi, ma saranno
soltanto due cadaveri a farlo. Si avvicinano nello spazio, ma non arrivano a
una reale intimità; cosa che può succedere soltanto se esistete nel vostro
corpo, se siete al suo interno.
Ma noi viviamo fuori dal nostro corpo, come
fantasmi. Siamo sempre lì attorno, ma mai al suo interno. Più l'uomo si è civilizzato
e più ha allentato i rapporti col proprio corpo. Si è perso il contatto, ed è
questa la ragione che fa sì che il nostro corpo sia così teso.
Il corpo dispone di un meccanismo automatico per
il proprio rilassamento. Il vostro corpo è stanco, si sdraia sul letto, ma non
può rilassarsi perché... voi non siete là. La vostra presenza è indispensabile
perché il meccanismo automatico possa funzionare. Senza di voi diventa
completamente inefficiente. È necessario che voi siate presenti... non può
mettersi a dormire di sua iniziativa. Si è perso il sonno, si è perduta la
possibilità di rilassarsi, poiché si è perduto il contatto con il corpo.
Non siete presenti nel vostro corpo, ecco perché
non può funzionare adeguatamente. La sua saggezza non è sufficiente per questo.
Esso possiede una saggezza genetica, innata, accumulata nel corso dei secoli,
ma poiché non siete presenti, c'è tensione. Il funzionamento del corpo fisico
sarebbe altrimenti essenzialmente automatico — opererebbe automaticamente, solo
grazie alla vostra presenza. È indispensabile che voi siate presenti. Soltanto
allora comincia a funzionare.
Anche le nostre menti sono colme di tensione, ma
non si tratta di una condizione necessaria e inevitabile. Lo sono per-ché non
si smette un attimo di generare confusione. Fare del sesso per esempio un
oggetto del pensiero è creare confusione, perché il sesso non è una cosa alla
quale pensare. Il centro mentale non è fatto per questo. Il sesso ha un suo
centro, strutturato appositamente, ma noi usiamo la mente per svolgere il compito
del centro sessuale. Perfino l'innamoramento diventa un fenomeno cerebrale,
anziché emozionale. Il centro emozionale rimane inattivo.
Più l'uomo è civilizzato più il suo centro
intellettuale è sovraccarico. Gli altri centri rimangono inoperosi, in forzata
inazione. Anche questo crea tensione, poiché si costringono all'inattività dei
centri che dovrebbero operare e hanno un'energia specifica per farlo. L'energia
inutilizzata si accumula oltre i limiti normali e genera tensione.
Il centro mentale, da parte sua, è oberato di
lavoro. Lo si costringe a sentire, ma questo è impossibile. La mente non può
provare sentimenti, può soltanto pensare. Le categorie del pensiero
differiscono radicalmente dalle categorie del sentimento... anzi, non si tratta
di una semplice differenza, ma del polo opposto. La logica del cuore non è la
logica della mente.
L'amore ha processi di pensiero tutti suoi, non
paragonabili a quelli mentali. Alla mente vengono quindi addossati compiti che
esorbitano dalle sue funzioni. Questo eccesso di lavoro genera tensione. La
situazione è, in metafora, quel-la di un padre che sta compiendo il lavoro del
figlio, mentre il figlio fa il lavoro del padre. È questa la confusione che si
viene a creare quando l'esistenza è centrata sulla mente.
Se ogni centro avesse modo di svolge-re il compito
al quale è destinato, ci si rilasserebbe. La mente non è l'unico centro.
Comportandoci come se lo fosse, abbiamo turbato ogni silenzio, distrutta ogni
possibilità di rilassamento, sovvertita alla radice la sintonia dell'umanità
con l'universo.
Non nego alla mente il suo compito. Essa possiede
una sua funzione, che però è estremamente limitata. La si è sovraccaricata. Dalla
a alla zeta, la vostra educazione ha come oggetto questo unico centro. Siete
educati come se possedeste soltanto un centro: la niente — il matematico, il
razionale.
La vita non è soltanto razionalità. Ai contrario!
Essa è in massima parte irrazionale. La ragione è soltanto una picco-la isola
illuminata nel vasto, tenebroso, arcano oceano dell'irrazionalità e ha in esso
le sue radici... nell'immenso oceano del mistero.
La parte illuminata è solo una parte. Non è il
tutto e non la si deve scambiare con il tutto, pena l'insorgere della tensione.
Il misterioso, l'irrazionale, finirebbero per vendicarsi. Le conseguenze di un
simile errore si possono constatare in Occidente. In Occidente si è fatto un
uso eccessivo, appesantendolo, di un solo centro, il razionale, e ora si
assiste alla vendetta dell'irrazionale. Tale vendetta è in atto e sta
sovvertendo tutto: anarchia, indisciplina, ribellione, illogicità stanno esplodendo.
Lo si può constatare nella musica, nella pittura, ovunque. L'irrazionale sta
prendendo la sua rivalsa ed è l'ordine costituito, stavolta, ad avere la
peggio.
La ragione non è tutto. La cultura nel suo
complesso diviene vittima di tensioni di ogni tipo quando si considera la
razionalità come l'unico valore. Le medesime leggi che valgono per l'individuo,
regolano anche la cultura e la società nel suo complesso. Capire queste leggi è
in-dispensabile e basterà per cominciare a cambiare: la comprensione stessa
diventerà trasformazione.
Il corpo è teso perché l'avete 'abbandonato' e la
mente è tesa perché l'avete sovraccaricata. Il vostro essere spirituale, però,
non è mai teso. lo vi sto dividendo in corpo, mente e spirito, ma solo come
espediente teorico. Voi non siete divisi.
Non esiste in realtà in voi nessuna suddivisione,
ma distinguere può essere utile per aiutarvi a capire.
Il regno spirituale è immune da qualsiasi
tensione, ma si è perso ogni rapporto: chi non è in contatto neppure con il
corpo non potrà mai essere in contatto con lo spirito. Il regno dello spirito è
ancora più in profondità. Se non siete neppure in contatto con i vostri confini
più esterni, non potete esserlo con i vostri centri più profondi.
Il vostro regno spirituale è rilassato. Lo è anche
in questo preciso istante. In realtà sarebbe più preciso dire che Io spirituale
è il regno stesso del rilassamento. Non vi è traccia di tensioni perché ne
mancano le ragioni stesse.
Senza Io spirituale non potreste esiste-re. Senza
di esso non potreste neppure vivere, anche se forse Io avete dimenticato,
perché voi siete lo spirituale. È il vostro essere, esistenza pura. L'enorme
tensione fisica e mentale vi impedisce di esserne consapevoli. Se in campo
fisico e menta-le non dominasse la tensione, automaticamente arrivereste alla
felicità e al rilassamento dello spirituale. Beatitudine e rilassamento
arriverebbero da soli: erano già lì ad aspettarvi. Ma tutta la vostra
attenzione è così assorbita dal fisico e dal mentale, che non ne è rimasto
neppure un briciolo da indirizzare verso lo spirituale. Solo quando il corpo e
la mente non saranno più tesi potrete immergervi nello spirituale, potrete
conoscerne la beatitudine. Lì non esiste, né potrebbe esistere, alcuna traccia
di tensioni. Non può esistere una tensione spirituale, la tensione può essere
soltanto fisica o mentale.
La responsabilità delle tensioni a livello fisico
è di coloro che, in nome della religione, hanno predicato il rifiuto del corpo.
In Occidente il cristianesimo ha sempre dimostrato una spiccata avversione per il
corpo, creando così una divisione innaturale — un abisso — fra voi e il vostro
corpo. Tutto il vostro comporta-mento ne è stato influenzato, creando così tensione.
Il corpo è il nemico, ma senza di esso non potreste esistere: e allora siete
costretti a rimanere con lui — dovete vive-re col nemico — in una costante
tensione. Non vi è mai concesso di rilassarvi.
Il corpo non è affatto vostro nemico, né vi è in alcun
modo ostile, o tanto meno indifferente. La sua stessa esistenza è beatitudine.
Nel momento in cui lo accettate come un dono, come un regalo divino, il
contatto ritorna. Lo amerete, lo sentirete... sarà un'esperienza sottile e
indefinibile!
Non è possibile sentire il corpo di un altro se
non si è mai sentito il proprio. Non è possibile amare il corpo altrui se non
si è mai amato il proprio. È impossibile. Non è possibile provare interesse o
piacere per il corpo di un'altra persona se non ci si è mai presi cura del
proprio... e non c'è nessuno che lo faccia! Voi potete anche dirmi che vi state
prendendo cura del corpo, ma io insisto: non lo fa nessuno! La vostra
attenzione non è sincera, anche se può sembrare tale. Vi prendete cura del
corpo per ragioni esteriori: l'opinione degli altri, attirare lo sguardo di
qualcuno. Ma l'interesse che provate per il vostro corpo non è mai fine a se
stesso: non lo amate. E se non vi riesce di amarlo, non vi sarà possibile
'esserci'.
Amate il vostro corpo e proverete un senso di
rilassamento quale mai avrete provato prima. Amare è rilassante. Quando c'è
amore, non c'è tensione.
TRATTO
DA: Osho, The Art of Ecstasy # 5
Non negare il corpo
In maniera spesso inconscia siamo tutti portati a
considerare il corpo come un ostacolo alla ricerca spirituale. Ma è un errore:
il negare una parte di noi ci porta a essere divisi e ci impedisce ogni
crescita reale.
Tra
i grandi Maestri,
Zaratustra è il solo a non essere contrario al corpo, ma a favore del corpo.
Tutti gli altri sono contro il corpo. Secondo loro, il corpo è un impedimento
all’evoluzione dell’anima, un ostacolo che
si frappone tra te e il divino. Queste sono vere e proprie stupidaggini.
Zaratustra è probabilmente
il maestro più sano di mente che abbiamo mai avuto modo di conoscere. Non vuole
avere niente a che fare con nessun genere di stupidaggini: la sua visuale è
pragmatica e scientifica. Inoltre è il primo a insegnare l’amore per il proprio
corpo, il primo a insegnare all’umanità che, se non si ama il corpo, se non si
capisce il corpo, non si può crescere spiritualmente. Il corpo è il tempio
dell’anima.
Il corpo ti serve per
tutta la vita senza chiedere alcuna ricompensa. Non è giusto condannarlo: tutti
coloro che lo condannano sono nati dal corpo. Disprezzano il corpo, ma lo fanno
‘tramite’ il corpo; possono vivere la vita grazie al loro corpo. Eppure
l’umanità ha accettato un’ideologia molto pericolosa: la divisione tra corpo e
anima. E non si tratta solo di una divisione, ma di una scissione in polarità
opposte: sei costretto a scegliere tra il tuo corpo e la tua anima. Ciò fa
parte di una filosofia più vasta: la filosofia della materia e dello spirito.
Il corpo è materia e l’anima è spirito. Tutti quelli che hanno condannato il
corpo, i dispregiatori del corpo, si sono focalizzati su un’unica idea. Secondo
loro il mondo consiste di due sole cose: materia e spirito.
Ma al giorno d’oggi, non
solo grazie alla logica, non solo tramite l’esperienza, ma anche come
indiscutibile dato scientifico, si sa per certo che esiste un’unica entità: che
le si voglia dare il nome di materia o spirito, non importa. Corpo e anima,
materia ed energia, sono un’unica realtà. L’esistenza non è dualità: è un unico
insieme organico.
Ma il motivo di base per
cui gli uomini disprezzavano il corpo era che, in questo modo, potevano fare le
lodi dell’anima ed esaltare l’energia spirituale; altrimenti sarebbe stato
difficile, senza condannare il corpo e la materia. Meglio disprezzare il
corpo... questo offre lo sfondo che ti permette di esaltare l’anima. Condanna
il mondo e puoi fare le lodi di dio. Ma non si sono mai resi conto di un fatto
estremamente ovvio: sono loro stessi che hanno continuamente predicato che è
dio ad aver creato il mondo. Ma se è vero che dio ha creato il mondo, allora il
mondo non è altro che una sua manifestazione, un’espressione della sua
creatività. Il mondo non può essere nemico di dio.
Zaratustra ebbe
un’intuizione molto precisa, e nessuno a quei tempi, venticinque secoli fa, era
riuscito a capire che il corpo possiede una sua saggezza. È una realtà di ogni
momento, eppure i vecchi condizionamenti sono talmente pesanti da non
permetterti di riconoscere la saggezza del tuo corpo.
Per esempio: le tue
palpebre sbattono in continuazione. Avrebbero potuto essere sempre aperte, come
le orecchie... però il corpo ha una sua saggezza, un’intelligenza profonda. Gli
occhi sono delicatissimi e hanno bisogno di essere costantemente puliti: la
palpebra che continua a chiudersi e a riaprirsi, aiuta gli occhi a rimanere
sempre puliti. Esistono ghiandole che contengono acqua: quando piangi, queste
ghiandole producono lacrime ma, quando le palpebre si richiudono, lo stesso
liquido va a ripulire la parte più delicata del tuo corpo da qualsiasi traccia
di polvere.
In un certo senso, gli occhi
sono le finestre dell’anima. Il corpo se ne prende molta cura. E questo non è
che un esempio tra i tanti. Non spetta a te provvedere alle necessità
fondamentali del tuo corpo: su di te non si può fare affidamento... Per ‘te’
intendo la tua mente. Il respiro non dipende dalla mente. Sarebbe molto
pericoloso, perché la mente non è abbastanza attenta: può dimenticarsi di
respirare. E se la mente si dimentica di respirare, tu muori. Chi respirerebbe
mentre dormi? La mente è profondamente addormentata, ma il corpo continua a
respirare.
La mente può essere
estromessa del tutto, senza per questo modificare il processo vitale del corpo.
I battiti del cuore, la digestione, la distribuzione del cibo digerito alle
diverse parti del corpo – tutto questo avviene come fosse un computer a
programmarlo. Ed è un processo molto intricato e complesso. Ci sono così tante
vitamine... quale vitamina deve essere trasportata verso quella determinata
parte del corpo? Il corpo lo sa e soddisfa il bisogno. Il compito non viene lasciato
a te.
Quando ti ferisci, la tua
mente è impotente, ma il corpo prende subito in mano la situazione. I globuli
bianchi si concentrano immediatamente sulla ferita. È un mistero, è davvero
incredibile... i globuli bianchi convergono spontaneamente sulla ferita e
formano uno strato protettivo… Il corpo si cura da solo.
Al giorno d’oggi perfino
la scienza medica ammette che il medico, le medicine, tutto quello che siamo in
grado di fare, in realtà serve solo ad aiutare il processo curativo del corpo,
ma che è il corpo, fondamentalmente, a curare se stesso. Noi possiamo favorirlo, ma se il corpo non è
disposto a curarsi, tutti i nostri tentativi sono destinati a fallire.
Il
corpo continua a rinnovarsi. Ogni sette anni, senza saperlo,
sei una persona diversa. Neanche una delle
vecchie cellule è presente nel corpo; sono state tutte sostituite da
cellule nuove. Vengono sostituite prima
che diventino troppo vecchie e potenzialmente distruttive. Il tuo sangue continua a espellere le cellule morte e a
introdurre cellule nuove; espelle anidride carbonica, che potrebbe
ucciderti se si accumulasse nel corpo, e
continua a sostituirla con l’ossigeno, che è la tua vita. E tutto questo
avviene silenziosamente, senza fare alcun rumore. Eppure tutte le religioni
condannano il corpo e sostengono che il corpo è fonte di peccato.
Il corpo in realtà è la
fonte di tutta la tua vita. Quello che ne fai, dipende da te. Puoi essere un
peccatore, puoi essere un santo. Il corpo non ti suggerisce di essere un
peccatore, né ti incoraggia a essere santo. Chiunque tu sia, peccatore o santo,
il corpo continua a fare il suo lavoro: un lavoro di dimensioni tali, che non
ha tempo di occuparsi di nient’altro. Zaratustra
ha un rispetto profondo per il corpo, perché dal corpo ha inizio l’essere, dal
corpo puoi dirigerti verso l’essere.
Ma se disprezzi il corpo,
se rinunci al corpo e lo sottoponi a torture, come si è fatto per secoli,
allora non potrai mai arrivare al tuo essere. Ti coinvolgerai in una inutile
battaglia contro il corpo e tutta la tua energia si disperderà in quel conflitto. Il corpo va accettato con amore,
con gratitudine: solo così può diventare il punto di partenza nel viaggio verso
il tuo essere.
tratto da:
Osho, Zaratustra: un dio che Danza #8
ECIG Edizioni
Pensare col corpo
Rossana Cavaglieri, una tra le più stimate
giornaliste italiane e tra le prime a occuparsi dei nuovi approcci al corpo,
afferma in una sua nota critica al
libro: “In un momento come questo in cui tutti dicono le stesse cose perché non
hanno il tempo di riflettere, è bello sentire un pensiero originale, maturato
sicuramente con abbondanza di letture ed esperienze, ma vivo, accurato e ricco
di spunti”.
Perché pensare col corpo?
Se
il pensiero era
originariamente architettato come una funzione di tutto il corpo, perché non
ricollocarvelo? Perché pensare con pochi centimetri di materia grigia quando è
possibile usare un’intera rete distribuita su quasi due metri di altezza?
“Sono stato
e sono tuttora un cercatore, ma ho smesso di fare domande a stelle e libri; ho
cominciato ad ascoltare gli insegnamenti che il mio sangue mi sussurra”.
Hermann
Hesse
Proviamo a raccontare in pochi secondi una storia
di milioni di anni. Come nascono cervello e sistema nervoso? Se si mette
l’allarme a una finestra non c’è bisogno di particolari collegamenti, ma se lo
si vuole mettere a due o tre, come minimo occorrerà qualche filo che colleghi
tra loro gli strumenti. Se poi nasce l’esigenza di metterlo a tutte le finestre
e alle porte di casa, servirà anche una centralina che li colleghi tra loro. Dal
corso dell’evoluzione delle forme di vita appare chiaro come gli organismi più
primitivi, non avendo ‘cavi’ di collegamento, reagiscano agli stimoli
esclusivamente in modo riflesso e locale. Quanto più la struttura
dell’organismo diventa complessa, tanto più necessario ed evoluto diventa il
sistema di collegamento. Si forma così, in un primo tempo, un primo cordone di
sistema nervoso, rintracciabile in organismi meno rozzi. Poi, con l’evolversi
delle forme animali, è nata l’esigenza di rappresentazioni del sistema nervoso
a livello centrale, cioè di un cervello.
Nel corpo umano, il cervello (una elaborata
centralina di gestione e collegamento dei recettori di tutto il sistema)
rappresenta così lo strumento prodotto dal corpo per coordinare in maniera
sofisticata ciò che avviene nel corpo, non come forma alternativa a esso.
L’essere umano, dunque, è organizzato per pensare
con tutto il corpo, ovvero per elaborare le informazioni e per interagire con
l’ambiente con tutto il materiale disponibile. Quando si delega la capacità di
elaborazione dei dati a una piccola parte del cervello – quella corticale, che
presiede alle funzioni razionali – di fatto si ‘esclude’ una vasta parte dei
collegamenti possibili. È ovvio quindi come anche il pensiero risulti limitato.
Se non si rimane legati alle facoltà percettive, ai sensi e quindi al substrato
corporeo, qualunque pensiero può partire per la tangente. La mente può
diventare come un computer senza operatore, capace di elaborare qualunque
fantasia, senza contatto diretto con la realtà. È la presenza di una persona
alla tastiera a garantire un limite, quindi un legame con la sua reale funzione
e l’organicità di ciò che elabora.
Cosa esprimono, per esempio, i maestri zen quando
fanno agli allievi domande provocatorie del tipo: ‘Che suono produce il battito
di una mano sola’? Quando il pensiero è slegato dall’esperienza corporea, ci si
può immaginare tutto e il contrario di tutto, anche cose che non esistono.
Certo si può pensare, nominare o immaginare il battito di una mano sola, ma in
realtà non esiste. Finché il pensiero è slegato dal corpo, si può delirare come
sotto LSD, si possono fare altri dieci giri di pista perché ‘si pensa’ che
facciano bene (anche se le gambe hanno smesso di correre da un pezzo), si può
elaborare una quantità di idee inutili che, quando si pensa col corpo, non si
inizierebbe nemmeno a immaginare. La domanda provocatoria del maestro zen
dimostra semplicemente che, quando i pensieri non sono ancorati nell’esperienza
corporea, si corre il rischio di elaborare pensieri inutili, come appunto il
battito di una mano sola. La pazzia non è che un pensiero che si è staccato
completamente dal corpo.
Perché il corpo?
Ogni sintomo, ogni dolore, ogni problema possono
far conoscere meglio qualche parte di sé. Molte tecniche sofisticate di lavoro
sul corpo (come il metodo Feldenkrais o il metodo Alexander) e altre forme di
terapia o scoperte in campo medico sono nate proprio quando qualcuno – dotato
di grande potenza creativa e pronto a utilizzare le proprie capacità di
conoscenza, di ascolto e di esperienza – ha dovuto confrontarsi con gravi
sintomi fisici. Come non considerare allora le malattie alla stregua di guide
che permettono di entrare in se stessi, di conoscersi, di superare la
dissociazione e quindi di incarnarsi, letteralmente di ‘prendere corpo’?
Il corpo è un microcosmo in cui sono rappresentati
tutti gli archetipi, tutte le forze potenziali, in una forma molto concreta e
di cui è possibile fare esperienza direttamente.
In che modo infatti si conosce l’universo, e
l’inconscio? Da sempre la conoscenza è mediata da metafore in quanto, come si
vede nel capitolo dedicato al cibo, è molto più difficile conoscere qualcosa se
non si comincia a dividerla, a frammentarla. Si tratta sempre, ovviamente, di
divisioni arbitrarie: acqua, terra, fuoco, aria rappresentano una prima,
grossolana forma di separazione. Ma anche se si frammenta l’universo in dodici
segni zodiacali, in qualche decina di dei dell’Olimpo o in centinaia di
divinità indiane, lo scopo è sempre quello di rendere più conoscibile e
definita la conoscenza dell’universo attraverso la creazione di sottocategorie.
In questo processo, gli dei dell’Olimpo diventano metafore di forze
archetipiche (Marte dell’aggressività, Saturno della malinconia, Apollo della
solarità, Giove della potenza, Venere della sensualità, Minerva
dell’intelletto, Diana dell’azione, Mercurio della leggerezza, della
comunicazione, della mobilità e della creatività e così via), ma in ogni altra
cosmologia o mitologia si può rintracciare, sotto forma di archetipi diversi,
un sistema completo.
Sviluppare la coscienza è questione di aumentare
la definizione di un’immagine, rendendola progressivamente più chiara e nitida
anche tramite la conoscenza di questi archetipi, ovvero delle immagini
universali presenti nelle zone più profonde dell’inconscio collettivo,
accessibili a loro volta solo attraverso forme simboliche capaci di
rappresentarle. Come conoscere l’archetipo dell’aggressività se non tramite le
sue metafore? Il fuoco, Marte, la dea Kalì, nella loro qualità di simboli hanno
proprio la funzione di richiamare un’esperienza attraverso un elemento
conoscibile. (Il termine ‘simbolo’ deriva infatti dal greco sun–ballein, che
significa legare insieme.) Ciò che viene legato insieme, in questi casi, sono
l’energia primordiale dell’inconscio da una parte e una forma concreta
riconoscibile che appartiene invece alla coscienza dall’altra. Così, l’immagine
del fuoco – o di Marte – evoca contemporaneamente un elemento subito
riconoscibile e l’esperienza dell’energia sottostante che esso rappresenta.
Ritorno a casa
Tra
le diverse cosmologie a
cui si può fare riferimento, il corpo è la più concreta e tangibile. Nel corpo
vengono rappresentati tutti i processi archetipici universali – il cervello come
intelletto, il cuore come affettività, il fegato come forza, il sangue come
passione… – al punto che i vari organi e parti del corpo sono stati spesso
associati a divinità diverse, ai segni zodiacali e a quant’altro. Il vantaggio
rispetto agli altri sistemi, quando si prende come riferimento il corpo, è
quello di trovarsi davanti qualcosa che, lungi dall’essere una creazione
dell’immaginario, è la rappresentazione materiale potenzialmente più concreta e
vicina all’esperienza diretta. Se lo sviluppo tecnologico attuale ha generato
una condizione in cui è possibile sostituire molte delle funzioni del corpo in
una quantità di situazioni pratiche – almeno fino al prossimo black-out
elettrico o alla prossima crisi petrolifera, o economica – lo stesso non si può
dire della sua funzione ‘cosmologica’. Il corpo con le sue sensazioni – e anche
con le sue malattie – continua infatti a essere per la maggior parte delle
persone il canale principale di collegamento con la totalità del proprio
essere. È l’Olimpo personale in cui giocano tutti gli ‘dei’ del sé più
profondo. Estirpare dal corpo le proprie radici allontana pericolosamente la
persona dal parlamento dove sono rappresentati tutti gli aspetti della propria
anima.
Oggi ci troviamo senz’altro nel periodo storico e
nell’area geografica in cui si è verificata la maggiore dissociazione tra
psiche ed esperienza del corpo registrata dalla storia. I motivi sono vari. Uno
specifico è quello che nel mondo occidentale e nella nostra epoca, per la prima
volta nella storia dell’umanità, è possibile vivere senza una necessità pratica
del corpo: automobili, ascensori, energia elettrica, telecomandi permettono di
far finta di non averlo e, nel caso ci accorgessimo di averlo per l’insorgenza
di una malattia o di un dolore, abbiamo infiniti strumenti – sia chimici (come
gli analgesici), sia culturali (come la televisione o i ritmi lavorativi) – per
riuscire a dimenticarcene.
In un’economia globale, l’occidente
industrializzato non è poi tanto diverso dall’adolescente che si perde al
computer per ore, dimenticandosi di tutto il resto, forse perché in quel
momento della sua crescita sta sviluppando specifiche funzioni cerebrali e
neurologiche. Dato che il mondo – come tutti i sistemi complessi – pure sembra
aver bisogno che una sua parte si specializzi in un settore, l’occidente
contemporaneo appare come chi ha avuto il compito di sviluppare i nuovi
‘programmi del computer’, anche per tutti gli altri. Nascere in questo periodo
storico e in questa cultura ci ha portato molto lontano. Che sia giunta l’ora
di tornare a casa?
tratto da:
Pensare col corpo
di Jader Tolja e Francesca Speciani
Zelig Editore
- disponibile presso Oshoba
la salute
del tuo corpo
…è sufficiente una spazzola
Lolita
è americana,
laureata in belle arti, e suona il flauto traverso e il bansuri – uno strumento a fiato del nord dell’India; è stata
anche uno dei membri originari della compagnia di danza e teatro di Gabrielle
Roth and The Mirrors a New York. Vive tra tre continenti: a New York – Long
Island – a Pune, in India, dove lavora con le recenti traduzioni dei discorsi
di Osho dall’hindi all’inglese, e in Italia, per le vacanze.
Nella
mia vita, ho
sperimentato a lungo per scoprire cosa faccia davvero bene al mio corpo. In
questa ricerca ho individuato alcuni elementi validi, che sono così andati a
creare un mio programma personale. Le tre cose principali sono: le frizioni con
spazzola a secco, la Meditazione Dinamica (anche se questa naturalmente lavora
anche su molti altri livelli) e una certa attenzione nella scelta di cibi.
Grazie al dottor Jack
Soltanoff, un chiropratico di Woodstock,
New York, che è vissuto quasi cento anni, ho scoperto le meraviglie
della tecnica di frizione a secco, un segreto di bellezza delle dive degli anni
‘50. È una tecnica piacevolissima oltre che utile e mi sento veramente, dopo
cinque anni di pratica, di raccomandarla.
Grazie a questa tecnica si
può agire veramente su tutto il corpo, perché la pelle è il più grande organo
di eliminazione che possediamo ed è anche la via più facile per arrivare al
sistema endocrino – la chiave del sistema immunitario e quindi della salute in
generale. La frizione a secco con la spazzola
si basa sugli stessi principi dell’agopuntura, stimolando le terminazioni
nervose della pelle: frizionando con la spazzola questi punti di agopuntura, il
sistema nervoso viene stimolato nel suo
complesso portando giovamento ad organi, ghiandole, muscoli e tendini.
I risultati che ho
ottenuto sono il miglioramento della qualità, grana e tono della mia pelle, che
viene ammorbidita e contemporaneamente rassodata. Frizionare allevia quei
dolorini che a volte si sentono, e anche la tensione muscolare, specie nelle
spalle e nel collo. Dopo averlo fatto mi sento sempre molto meglio: è la stessa
sensazione che puoi provare se corri sulla spiaggia alla mattina o se hai
appena ricevuto un bel massaggio. I benefici però vanno oltre questa sensazione
di benessere. Anche se non è facile provarlo a livello clinico, io sono sicura
che questo tipo di frizione mi ha aiutato a conservare tutti gli organi del mio
corpo a un buon livello di funzionalità. L’estate scorsa ho fatto una visita di
controllo con una naturopata negli Usa e siamo rimaste entrambe sorprese nel
vedere, grazie alla macchina Mora, come dopo anni che viaggio in ambienti che
il mio corpo considera di sicuro ‘esotici’ – o persino estranei – fegato, reni
e intestino siano perfettamente in ordine, sani e vitali.
Secondo le esperienze
fatte dal dottor Soltanoff con migliaia di pazienti, la frizione con la spazzola
migliora il portamento, la circolazione, la digestione, e la qualità e quantità
dei globuli rossi. Stimola l’eliminazione attraverso la pelle, aiutandola a
buttar fuori tossine, e alleggerendo così il lavoro di reni, polmoni e colon.
Aiuta a prevenire l’invecchiamento precoce e rafforza la resistenza alle
malattie da raffreddamento, migliora il funzionamento mentale e spesso può
combattere anche mal di testa cronici, senza dover ricorrere agli analgesici.
Soltanoff ha inoltre
notato una significativa riduzione dell’accumulo di cellulite. La cellulite è
un accumulo di tossine nelle cellule grasse, per via di una carenza delle
funzioni di eliminazione. Questo problema,
comune a molte donne, è l’esatto opposto di una pelle liscia: assomiglia
infatti alla buccia di un’arancia, e spesso si concentra nella parte alta delle
cosce. Il dottor Soltanoff afferma che le cause sono molteplici: inquinamento,
stress, consumo di alcol, latticini e caffè. La frizione, unita a una dieta
adatta e a una moderata attività fisica, rompe questi depositi grassi, che
vengono poi eliminati tramite i sistemi
naturali del corpo. Quindi, prima di decidere per la liposuzione, prova
un po’ la frizione con la spazzola!
Per poter seguire questo
programma, l’unica cosa che ti occorre, a parte il tuo corpo, è una spazzola con setole naturali e mediamente soffici. Puoi cercarla in farmacia o in
qualche negozio di prodotti naturali. (Puoi provare se la spazzola ti piace o
no frizionando il dorso della mano). Quelle fatte di nylon o di qualche altra fibra sintetica potrebbero essere troppo
dure e far male alla pelle. All’inizio friziona delicatamente, finché la pelle
si abitua, di solito dopo pochi giorni. Fallo come prima cosa al mattino e
diventerà parte della tua routine
quotidiana, come il lavarti i denti. Ricorda che sia la pelle che la
spazzola devono essere asciutte per poter creare una frizione. Dopo puoi farti
una doccia o un bagno per eliminare le cellule morte rimaste sulla superficie
della pelle. Vedrai che la spazzola si riempirà subito di impurità, quindi
dovrebbe essere lavata bene ogni due settimane circa con acqua e sapone, e
messa ad asciugare al sole. Per motivi igienici non dovrebbe essere condivisa
con altri.
Nota: Non
frizionare se hai qualche allergia, infiammazione o altri problemi di pelle,
oppure problemi di circolazione come la flebite.
Come si fa
Il seguente testo e le illustrazioni sono riprese
dal libro Natural Healing del dottor
Jack Soltanoff. Se usi la spazzola in questo modo, dovrebbero bastare circa
nove minuti per completare tutta la sequenza.
Mani e dita
1.
Tenendo
estese le dita della mano destra, friziona
ogni dito avanti e indietro per 7 volte.
2.
Friziona tutto il palmo della mano dal polso fino
alla punta delle dita avanti e indietro 7 volte, poi fai lo stesso per il dorso
della mano.
3.
Tenendo il palmo in basso, friziona lo spazio tra
pollice e indice avanti e indietro 14 volte. Adesso fai lo stesso con la mano
sinistra.

Braccia
4.
Friziona tutto il braccio destro dal polso al
gomito andando verso l’alto, verso il cuore, per 7 volte. Continua poi dal
gomito alla spalla, sempre verso il cuore, per 7 volte. Lo stesso con il
braccio sinistro.
Piedi e
gambe

5.
Friziona tutta la pianta del
piede destro
avanti e indietro per 7 volte. Lo stesso poi
col piede sinistro. È probabile che
all’inizio soffrirai di
solletico.
6a.
Friziona il dorso delle dita dei piedi avanti e indietro 7 volte. Poi fai
lo stesso sul lato plantare delle dita.
6b.
Partendo dalle dita, spazzola da sinistra a destra
il dorso del piede, 7 volte per ogni fascia, spostandoti verso l’alto fino ad
arrivare alla caviglia.
6c.
Friziona intorno alla caviglia avanti e indietro 7
volte.
6d.
Friziona dalla caviglia al ginocchio verso l’alto,
verso il cuore, per 7 volte; gradualmente lavora su tutta la superficie della
gamba senza dimenticarti l’area del ginocchio. La frizione rassoderà le
ginocchia migliorando anche la circolazione nella parte posteriore del
ginocchio.
6e.
Mettiti in piedi e friziona da sopra al ginocchio
all’inguine, sempre in su verso il cuore per 7 volte. Lavora gradualmente
intorno alla coscia in modo da coprire ogni centimetro. Poi ripeti la stessa
cosa per la gamba sinistra.
Nota: se hai un problema di cellulite qui o da
qualche altra parte, raddoppia o triplica la durata della frizione in queste
zone.
Collo/Base della testa
7.
Reggendo la spazzola con due mani falla aderire
alla base della testa, dietro, in modo che rimanga sempre nello stesso posto.
Poi falla oscillare 14 volte su e giù e 14 da destra a sinistra.
Questo stimolerà la
pituitaria, la ghiandola
principale del corpo.
8a.
Tenendo la spazzola con la destra, appoggiala sulla mascella
subito sotto l’orecchio, sul lato destro
della testa. Falla scorrere delicatamente
lungo la mascella, finendo col passarla sotto il mento. 7 volte. Ripeti sul
lato sinistro.
8b.
Tenendo la spazzola nella destra all’altezza della
nuca, falla scorrere delicatamente sul
lato destro del collo fino ad arrivare davanti sulla laringe. Fallo 7 volte.
Questo attiva
la tiroide e l’assorbimento del calcio da parte delle
paratiroidi. Lo stesso sul lato sinistro.
8c.
Tenendo la spazzola nella mano destra posizionala sulla schiena, proprio alla base del collo dove sentirai una piccola gobba, poi portala delicatamente sul lato destro fino alla piccola cavità in cima allo sterno, proprio sotto il pomo d’Adamo, 7 volte. Questo stimola il timo, la ghiandola che controlla il sistema immunitario. Tenendo la spazzola con la sinistra, ripetere sul lato sinistro.
Sistema linfatico
9.
Tieni la spazzola ben ferma
con la mano
destra nella zona dell’ascella sinistra.
Tenendola fissa sul posto, falla ruotare 7 volte in senso orario e 7
volte in senso antiorario. Poi fai lo stesso con l’ascella destra, usando la
mano sinistra per tenere la spazzola.
Nota: A partire dal punto seguente devi alzarti in
piedi e rimanerci poi per tutto il resto della sequenza.
10.
Tieni la spazzola ben ferma nell’inguine destro con entrambe le mani, poi ruotala su se stessa, 7 volte in senso orario e 7 in senso antiorario. Fai lo stesso a sinistra.
Fronte e
lati del corpo
11.
Tenendo la spazzola nella destra, friziona il lato
destro su e giù 13 volte dalla parte superiore della coscia sino all’ascella.
Per le donne dovrebbero tenere il seno con la mano sinistra per non intralciare
il movimento. Poi fai lo stesso per il lato sinistro, usando la mano sinistra
per tenere la spazzola.
12.
Spazzola avanti e indietro tutto intorno la zona
della vita.
13.
Friziona con movimento circolare il plesso solare
e la zona circostante. 14 volte in senso orario e 14 nell’altro.
Iniziando in alto e continuando verso il basso, completa la parte frontale in tutte le direzioni (7 volte), ma escludi il petto (per le donne) e il viso perché sono aree in cui i tessuti sono molto sensibili.
Schiena e glutei
14.
Tenendo la spazzola con entrambe le mani, spazzola
su e giù 14 volte lungo la spina dorsale, iniziando dal coccige (la base della
schiena) e andando in alto fin dove ti è possibile.
15.
Tenendo la spazzola con una mano, friziona su e
giù 14 volte lungo la spina dorsale, iniziando alla base del collo e andando in
basso fin dove ti è possibile. Completa la schiena frizionando in tutte le
direzioni.
16.
Friziona
i glutei in tutte le direzioni coprendo tutta l’area per 7 volte.
Dai
particolare attenzione a glutei e parte alta delle cosce perché ti aiuterà a
eliminare la cellulite.
Sono brutto
Il
corpo, o meglio l’aspetto fisico, è il campo dove viene più facile confrontarsi
con gli altri… e giudicarsi inadeguati. Ecco una breve panoramica sull’accettazione
di se stessi. Qualcosa, come suggerisce Osho, che aiuta molto anche nei
rapporti con gli altri.
Osho, sono
così tremendamente brutto e ho sofferto molto per questo. Che debbo fare?
Diventa un politico! Appena qualche giorno fa, ho
letto i risultati di una ricerca fatta a Londra. La ricerca afferma che le
persone brutte e dall’aria stupida hanno un maggior fascino elettorale. Hanno
fatto una ricerca, e questa è una
conclusione molto strana, strana ma vera.
Le persone brutte,
dall’aria stupida, poco intelligente, hanno un maggior fascino elettorale.
Perché?
Hanno lo stesso aspetto
delle masse, e così le masse pensano che sono parte di loro. Una persona bella,
una persona dall’aria intelligente, viene subito considerata parte
dell’aristocrazia. E non è solo una questione di ricchezza e di nascita: la
persona che ha un quoziente di intelligenza più alto appartiene
all’aristocrazia dell’intelligenza. Le masse lo sentono come nemico. È
rarissimo trovare un politico che abbia l’aria intelligente, che sia bello, che
abbia grazia e fascino.
La
gente che può adattarsi facilmente alle masse e che ha lo stesso aspetto delle masse, avrà
più potere. È una cosa molto pericolosa, ma sembra che accada sempre di più, e
il mondo è sempre più vicino a una catastrofe. Questa può essere evitata solo
se si darà ascolto alle persone intelligenti. Se verranno ascoltate le persone
che hanno grazia, che hanno conosciuto il
silenzio interiore, che hanno gustato qualcosa della non-mente, il mondo
potrà essere salvato, l’umanità potrà essere
salvata. È veramente un problema difficile.
Mi chiedi: Sono così
tremendamente brutto e ho sofferto molto per
questo. Che debbo fare?
Ciò
che ti ho detto era solo uno scherzo: per favore, non diventare un politico! Ci sono
delle persone brutte, tante persone brutte,
sono sufficienti!
La bruttezza non ha nulla a che fare con il corpo. La bellezza o la
bruttezza del corpo è molto superficiale – ciò che è veramente
importante viene dall’interno. Se puoi diventare bello dentro, diventerai
luminoso. È successo tante volte: persino una persona brutta, quando diventa
meditativa, inizia a sembrare bella.
L’ho
osservato in continuazione, anno dopo anno. Quando qualcuno viene qui ha una certa faccia.
Quando inizia a meditare, a danzare, a cantare, la sua faccia si rilassa. Le sue tensioni scompaiono. La sua infelicità, che era diventata parte del suo
volto, a poco a poco si cancella. Diventa rilassato come un bambino. Il suo
volto brilla di una nuova gioia, diventa luminoso.
La bellezza fisica e la
bruttezza non sono molto importanti. La cosa reale è l’interno. Posso
insegnarti come essere bello dall’interno, e quella è vera bellezza. Quando
questa è presente, l’aspetto puramente fisico non avrà grande importanza. I
tuoi occhi brilleranno di gioia, la tua faccia avrà luminosità… una gloria. La
forma diventerà irrilevante. Quando qualcosa inizia a fiorire dall’interno, una
certa grazia, allora la forma esterna viene messa da parte. In confronto, perde
ogni significato: non preoccupartene.
E tutto ciò che ti ho
detto all’inizio era solo uno scherzo. Non
diventare un politico, perché se diventi un politico diventerai ancora
più brutto. Sarà impossibile per te non diventare ancora più brutto, perché il
mondo della politica è uno di continue contese, violenza continua, competizione
continua. Ti renderà ancora più teso, ti renderà più sgraziato, ti renderà
sempre più insipido e ottuso.
Solo gli stupidi possono
aver successo nel mondo della politica.
Vorrei suggerire ai
ricercatori dell’Università di Londra di scoprire anche l’altra metà della
storia. E cioè che chi diventa un politico, diventa sempre più brutto, prenderà
un’aria sempre più stupida. È inevitabile, perché se qualcosa ti porta al
successo, la usi di più. È ovvio e naturale che ciò che ti aiuta ad avere
successo, diventi il tuo stile di vita. Questa è l’altra metà della storia: i
politici diventano brutti.
Ma tu medita, ama, danza,
canta, celebra qui con me, e la bruttezza scomparirà.
Se puoi nutrire dentro di te qualcosa di più alto…
È come se ci fosse una
candelina accesa nella stanza: introduci una luce più forte nella stanza, e la
candelina perde ogni significato. Sviluppa
la bellezza interiore, che è più
facile. Con l’altro tipo di bellezza non posso aiutarti molto: non sono
un chirurgo plastico. Puoi trovare qualche chirurgo plastico che possa
aiutarti, ma non servirà a nulla. Puoi avere un naso un po’ più lungo, con una
forma migliore, ma non ti sarà di molto aiuto. Se dentro rimani lo stesso, la
bellezza esterna non farà che mostrare di più, per contrasto, la tua bruttezza
interiore. Porta un po’ di bellezza all’interno. Questo è ciò che facciamo qui.
Il sannyas è la scienza di esprimere la tua bellezza interiore, l’estasi
interiore, la beatitudine interiore.
tratto da: Osho, Unio Mystica vol 1 cap 4
Ama te stesso per quello che
sei.
E questo non ti impedirà di crescere. In effetti,
più ami te stesso, più ti perfezioni; più ami te stesso, più acquisisci grazia
ed eleganza. Più ami te stesso, più diventi un individuo: autentico, originale.
E soltanto un individuo originale può essere talmente leggero, come un uccello,
da avere a sua disposizione, per volare, l’intero cielo della sua
consapevolezza interiore. A quel punto niente più ostacola la tua crescita.
Gesù dice: ‘Ama il
prossimo tuo come te stesso’, ma non ha mai insegnato ad amare se stessi. E se
dovessi veramente amare il prossimo tuo come te stesso, lo odieresti, perché tu
odi te stesso. Nessuno si piace: il naso è troppo lungo o troppo piccolo, gli
occhi non sono belli come avrebbero potuto essere, il corpo non è ben
proporzionato come quello degli altri. Non fai altro che paragonarti agli altri
ma, così facendo, troverai sempre qualcuno che sia meglio di te. Come puoi
amare te stesso?
Bisogna smettere di
paragonarsi agli altri. Devi accettare te stesso così come sei, perché è così
che l’esistenza ti vuole. Ed è così che devi amare te stesso: non controvoglia,
ma con gioia. Solo allora potrai amare anche il tuo prossimo. Non vi è dubbio
che questo accadrà. Quando si è pieni d’amore,
inevitabilmente l’amore trabocca. Altrimenti l’amore per il prossimo è
la cosa più difficile che esista al mondo...
‘Ama il prossimo tuo come
te stesso’ è la cosa più difficile, perché il prossimo è una scocciatura
continua... ma se ami te stesso, il tuo amore ti aiuterà enormemente a
comprendere gli altri. Così come hai accettato te stesso, sarai in grado di
accettare le persone per quello che sono. Non è colpa loro... così come a te,
anche a loro l’esistenza ha dato una determinata individualità. Loro non ne
sono responsabili. E se sai amare te stesso, puoi amare il mondo intero. Sì…
perfino il prossimo tuo.
Osho
I giudizi
degli altri
Perché ho
sempre paura dell'opinione degli altri?
Perché non sei, perché ancora non esisti. Non sei
altro che l'insieme delle opinioni degli altri. Chi sei tu? Qualcuno ti dice
che sei bello, perciò sei bello. E qualcuno dice che sei brutto, perciò sei
brutto. Qualcuno dice che sei meraviglioso, allora sei meraviglioso. La gente
continuaa dire delle cose, e tu continui a collezionarle. È questa la tua
immagine di 'te stesso: ecco perché è così ambigua e contraddittoria.
Una persona dice che sei bello e una dice che sei
brutto. Vorresti dimenticarti di chi ti dice che sei brutto, ma non ci riesci —
l'idea rimane dentro dite: se conservi l'idea che sei bello, dovrai conservare
anche quella che sei brutto.
La tua immagine è estremamente ambigua. Non sai
esattamente chi sei. Sei un gran miscuglio, una mistura di tante cose. Non hai
ancora un'anima. Non hai un'individualità, non hai un centro integrato: sei
solo una specie di discarica delle opinioni altrui, dei giudizi di tutti gli
altri. È per questo che hai paura, perché tu cambi a seconda delle opinioni
degli altri. Sei nelle loro mani.
È questo l'espediente usato dalla società: nutre a
dismisura il tuo desiderio di rispettabilità sociale, e poi in questo modo ti
manipola. Se segui le regole, la società ti rispetta. Se non segui le sue
regole, ti insulta feroce-mente, ti ferisce a fondo. Ma seguire le regole della
società vuoi dire diventare uno schiavo. Sì, la società ti rispetta se sei uno
schiavo, ma se vuoi essere libero non vuole avere più niente a che fare con te.
Essere un uomo libero e vivere all'interno di una
società è molto difficile. Te lo dico in base alla mia esperienza. Questa
coesistenza è quasi impossibile, perché la società non vuole uomini liberi.
L'uomo libero è un pericolo per la società. Alla società piacciono gli zombie,
le macchine, i robot che sono pronti in ogni momento a mettersi in riga.
La società li ricompensa bene. Dà loro rispetto,
premi, riconoscimenti, onori: deve far-lo, è questo il trucco. Non dà mai
riconosci-menti a chi è libero, non gli rende onore. Come potrebbe? È il
nemico. Un uomo libero è un nemico, in una società che non è libera. Se ti
adatti agli altri, la società ti da tutto ciò che vuoi — crea una buona
immagine di te, ti dà il suo appoggio. Ma se non la ascolti, inizia a cambiare
opinione: può farti a pezzi in pochi istanti, perché la tua immagine è nelle
sue mani. È questa la prima cosa da capire.
Mi chiedi: Perché ho sempre paura delle opinioni
degli altri? Perché non esisti ancora. Non sei altro
che le opinioni degli altri, da qui la tua paura:
possono cambiare opinione.
Il prete ha detto che sei davvero un brav'uomo.
Adesso, se ti comporti bene, rimarrai un uomo buono. Se non ti comporti come
vuole lui, se fai qualcosa come vuoi tu, il prete ti guarderà e dirà che ti stai
comportando in modo immorale, che stai andando contro la tradizione. Che stai
cadendo nel peccato! Cambierà la sua opinione su di te... e tu eri buono solo
per via di quell'opinione.
Sii te stesso. Nessuno può farti diventare buono e
nessuno può renderti cattivo, tranne te stesso. Questa tua paura continuerà se
non smetti di collezionare le opinioni altrui. Lascia perdere tutte le
opinioni. Qualcuno pensa che tu sia un santo? Non curartene, è pericoloso;
attraverso questa idea potrà manipolarti. Se lo ascolti e gli credi, diventa il
padrone... e tu sarai lo schiavo.
Non accettare mai l'opinione degli altri, buona o
cattiva che sia. Dì loro: 'Io sono me stesso. Tenetevi per voi le vostre
opinioni'. Se riesci a rimanere così consapevole, nessuno potrà mai manipolarti:
rimarrai libero. E libertà vuoi dire gioia. La libertà è difficile, ricorda,
perché la società è fatta di schiavi.
La libertà è difficile, ma la libertà è anche
l'unica gioia possibile. La libertà è l'unica danza possibile, ed è l'unica
porta verso il divino. Uno schiavo non arriva mai al divino — non ne è capace.
TRATTO DA: Osho, La visione tantrica ed. NSC
"La nostra vita può essere vissuta come
musica, come poesia, come arte... da mistici. Questo è il modo giusto di vivere
la vita. Certo, perché per vivere in quel modo, dovrai prima scoprire il tuo
volto originario".
Osho,
Hyakujo: The Everest of Zen
Shivananda
è un pittore
e un grafico, nato in Svizzera vive da tempo in Brasile. Pratica le meditazioni
di Osho da più di ventidue anni ed è stato a lungo il direttore artistico
dell'edizione inglese dell'OTI.
Ci racconta: "Originariamente avevo l'idea di
diventare un artista, un pittore. Ma una carriera da artista non è vista molto
bene dalla società, i miei genitori poi insistevano sempre perché mi trovassi
un lavoro sicuro, e così è finita che ho scelto di guadagnarmi da vivere come
grafico. E stato una specie di compromesso con mio padre."
"Quando mi sono trasferito in Brasile,
all'inizio ho avuto difficoltà a trovare lavoro come grafico, è così che ho
preso la decisione di buttarmi finalmente nel mondo dell'arte. Per me voleva
dire aver a che fare con una situazione di totale insicurezza, specie in un paese
come il Brasile in cui il problema della sopravvivenza è molto evidente e
diffuso.
Ho dovuto affrontare la realtà di dover vivere
grazie all'arte, cercare la mia strada nell'incertezza, muovendomi a tentoni,
un'esperienza che prima non avevo mai avuto. Ma una volta iniziato questo
percorso, l'ho sentito come una grande libertà, una liberazione da tutti i miei
vecchi condizionamenti, contrari a questo modo di vivere. La sensazione di
libertà ha prodotto un espansione, non solo all'interno ma anche all'esterno. I
miei quadri sono diventati sempre più grandi!"
"Nella mia esperienza di grafico era comune
accettare compromessi per accontentare un cliente, e così, quando ho iniziato a
dipingere, mi sono guardato intorno per vedere qual era il tipo di quadri che
vendeva meglio, e ho cercato di adeguarmi. Ma presto ho scoperto che i quadri
più apprezzati erano in realtà quelli che facevo spontaneamente, come per gioco
- che nascevano dalla mia gioia. Per me questa è stata un'esperienza
unica."
È
sorprendente
come tutti i bambini siano creativi; tutti, in qualunque parte del mondo
nascano, sono creativi. Siamo noi che non lasciamo spazio alla loro creatività:
la reprimiamo, fino ad ucciderla, con il nostro modo di fare pressioni su di
loro.
Insegniamo loro 'il modo giusto' di fare le cose.
Ma ricorda, la persona creativa applica sempre 'il modo sbagliato: Se ti
conformi in continuazione al modo giusto di fare una cosa, non sarai mai creativo,
perché il modo giusto vuol dire solo seguire la strada scoperta da altri. Il
modo giusto vuol dire che sarai in grado di produrre sicuramente qualcosa:
potrai diventare un fabbricante, uno che fa dei prodotti — un tecnico, ma non
un creatore.
Osho
"Circa
due anni fa,
durante le vacanze di Natale mi era stato assegnato uno spazio in un grande
centro commerciale di Londrina, la città dove vivo in Brasile. L'idea era che i
genitori potevano lasciare là i bambini per circa un'ora mentre facevano le loro
compere e io avrei dato loro fogli e colori per dipingere.
La creatività di questi bambini mi ha veramente
sorpreso. Ogni tanto mentre dipingevano si giravano a guardarmi come a dire:
'Va bene così?' E io, che non parlo molto bene il portoghese, facevo solo un
gesto per dire 'OK' ed esclamavo: 'Fantastico!: Questo mio entusiasmo era di
grande aiuto alla loro energia, e li spingeva a fare ancora di più.
Quando i genitori tornavano a prenderli,
guardavano i loro disegni e facevano invece dei commenti del tipo: 'Questa
parte è bella, ma questa no' o davano qualche suggerimento come: 'Perché non ci
metti un albero qui?'. E io potevo notare come, di fronte a questi giudizi,
l'energia dei bambini chiaramente iniziasse a contrarsi.
Per quanto mi riguarda il bello della pittura è
proprio che non c'è nulla di giusto o di sbagliato: è una delle cose in cui
puoi essere 'sbagliato' quanto ti pare.
Di base siamo tutti dei pittori. Basta solo
liberare quelle sorgenti di energia non repressa che, da bambini, avevamo tutti
quanti — e con la quale, se solo lo vogliamo, possiamo ancora entrare in
contatto':
L'arte
può essere di grande aiuto
nella terapia, nella crescita spirituale e nella meditazione. Tuttavia si
tratta di una strada lunga e difficile, e senza una ragione valida. Esiste una
scorciatoia: comincia dalla meditazione, e poi la creatività, a partire dalla
meditazione, nasce spontaneamente.
Altrimenti è un viaggio lunghissimo: potrebbe
anche non bastarti tutta una vita. L'arte può aiutare a essere più sani nello spirito?
Può diventare una terapia? Certo. Anche il vomito è una terapia e, se hai la
nausea, vomitare ti farà molto bene. Se vomiti, dopo ti senti più pulito, ti
passerà la nausea. Ma non è che sia proprio un grande aiuto.
Per favore, segui il percorso opposto. Prima viene
la meditazione, poi dalla meditazione nasce la spontaneità, così puoi essere
creativo.
Adesso non sai nemmeno in quale area della
creatività potrebbe esserti utile esprimere il tuo potenziale di crescita
interiore. Forse la pittura? Non tutti sono pittori. 0 scrivere poesie? Non
tutti sono poeti. Suonare? Non tutti sono musicisti. Come farai a scegliere con
tutta questa confusione?
Ma se grazie alla meditazione riesci a diventare
silenzioso - assolutamente silenzioso - ti assale all'improvviso il desiderio
di creare qualcosa... di diventare un musicista... Accade da solo!
Un meditatore prima scopre le sue potenzialità e
poi inizia a realizzarle.
A quel punto che sia poesia, danza o scultura -
qualsiasi cosa accada spontanea-mente - è comunque arte oggettiva. E un
contributo che viene da te e che ti aiuterà a crescere spiritualmente. Sarà una
terapia autentica, perché la crescita è terapia. Ti darà un vero benessere
spirituale. E, tra l'altro, aiuterà anche chi per alcuni momenti siederà in silenzio
ad ascoltare la tua musica o a guardare la tua danza o il tuo quadro: ne
ricaverà un enorme beneficio perché la tua arte sarà come una freccia che punta
verso la meditazione.
Il mio suggerimento, quindi, è che tutto deve
iniziare con la meditazione. Se provi a fare diversamente ti ritroverai per
intere vite su di una giostra, a girare in tondo - una cosa non molto divertente
- e non raggiungerai mai il centro del tuo essere.
La prima e la più importante arte per un
meditatore è quella di raggiungere il proprio centro, e poi lasciare che
quell'esperienza si esprima, come un'esplosione, nel modo che preferisce. Solo
allora sei naturale, e così tutto ciò che fai aiuta te e anche gli altri.
Questo è l'unico genere di amore e di compassione che puoi condividere con
l'umanità.
Osho
Indivar
è uno dei più quotati e originali terapisti di Osho: i gruppi che conduce alla
Meditation Resort qui di Pune sono sempre seguitissimi.
In
questa intervista – nata per presentare l’Innerversity, l’istituto che ha
appena fondato in Australia – ci parla dei suoi metodi di lavoro e
dell’esperienza dalla quale scaturiscono.
D.: Indivar, hai fatto lo
psicoterapeuta per più di quarant’anni e sei stato con Osho per più di
venticinque anni. Potresti raccontarci come è cambiato il tuo lavoro da quando hai incontrato Osho?
Indivar: Dopo aver incontrato uno
come Osho, le cose iniziano a cambiare da sole. È come quella bella parabola
sufi che lui ci raccontava su Mojud, ispettore del dazio!
Il Khidr – il nome che
danno i sufi alla guida interiore – parla a Mojud, suggerendo che si incontrino
quella notte sul ponte del fiume. Quando Mojud arriva, Khidr gli dice di
togliersi tutti i vestiti e di saltare nel fiume…
forse qualcuno lo salverà. Mojud lo fa, anche se pensa che sia una
follia… e poi la storia continua, sempre un po’ in questo modo…
Abbiamo tutti una guida
interiore. Quando inizia a parlarci, sembra un po’ folle, ma appena diventi un
po’ più silenzioso, ti prende dolcemente per mano, mostrandoti nuove direzioni,
nuove vie. Questa è stata la mia esperienza personale in psicoterapia. Ho
cominciato lavorando in modo tradizionale, ma un po’ alla volta nel corso degli
anni le cose sono cambiate, senza che sapessi veramente come o perché. Sono cambiate
fino a un punto tale che ciò che prima sembrava
impossibile, adesso sembra del tutto normale.
D.: Puoi dirci qualcosa sulla
tua nuova creatura, la Innerversity?
Indivar: La Innerversity è di base
solo un modo per ricordarti che tutto ciò che viene e tutto ciò che va, non sei
tu. Tu sei ciò che non va e non viene. Fondamentalmente, tutti i corsi offerti
sono tentativi per stimolare il buddha che dorme dentro di te.
D.: Hai in programma un
Practitioner Training nell’aprile 2001. Che cosa tratterà questo training, e a
chi è rivolto?
Indivar: Il Practitioner Training è
aperto a tutti, ed è stato creato come formazione ai metodi della Terza
Psicologia e per fare esperienza di questi metodi. La Terza Psicologia è la
psicologia dell’andare oltre la mente, la psicologia del vivere basandosi sulla
consapevolezza invece che sui meccanismi reattivi – per usare le situazioni
della vita quotidiana come punto di partenza per la dissoluzione della
struttura dell’ego.
La prima psicologia è la
psicologia della mente anormale, la seconda è quella della mente normale, e la
terza è la psicologia oltre la mente.
I metodi della Terza
Psicologia sono diversi nel senso che non hanno alcun interesse nel dare
sostegno alla struttura dell’ego. Si presume che l’ego sia sufficientemente
integrato da permettere l’inizio del viaggio interiore. Tutte le meditazioni hanno a che fare con l’andare oltre la mente,
ma negli ultimi anni il mio metodo si è indirizzato soprattutto verso
l’uso del rilassamento e della ripetizione. Imparare a scuola comporta
ripetere, quindi perché non usare questo metodo
anche per disimparare? Anche Buddha usava la ripetizione nei suoi
discorsi – si ripeteva sempre tre volte. La ragione per questa ripetizione è
che ci sono due livelli di comprensione. Il primo è quello della comprensione
intellettuale della mente. Esso tuttavia
non comporta alcuna trasformazione. Quest’ultima succede solo quando la
comprensione parte dall’essere, quando scendi dalla testa fino al livello del
centro energetico situato appena sotto l’ombelico. La trasformazione accade
perché la comprensione arriva veramente dal tuo intimo, dalla parte più
profonda del tuo essere.
Perciò si tratta in
effetti di un processo di de-ipnoterapia. Prima ti rilassi e poi usi alcuni
‘neo mantra’ per aggirare la mente. Cosa sono questi ‘neo mantra’? Uno tipico
è: “Quando il mio corpo è nato, io c’ero, ma Andrea non c’era”. Andrea… o
qualunque nome ti hanno dato alla nascita. Quando sei nato, la struttura
dell’ego non c’era ancora, ma tu sì.
Quindi ripeti questo
mantra molte volte in posizioni corporee diverse, a cominciare dalla posizione fetale e passando attraverso tutti gli
stadi di sviluppo. In questo modo il messaggio arriva fino alla memoria
cellulare. Così quando questa comprensione accade veramente, può iniziare
dentro di te un processo di trasformazione, ma senza che sia tu a farlo.
Questa è la
de-ipnoterapia: non è cercare di risolvere i cosiddetti traumi che sono
accaduti nell’infanzia, ma trovare invece una strada che aggira le strutture
dell’ego.
D.: È da molto che sperimenti
questi metodi?
Indivar: Li uso da tempo nelle
sessioni individuali e nei gruppi. Questi metodi per me non sono più qualcosa
di separato: sono diventati l’aria stessa che respiro.
Se c’è qualche dubbio,
basta aspettare, e in quell’aspettare qualcosa arriva. Se diventi un’assenza,
qualcosa accade.
D.: Ricordo di aver sentito
Osho dire, poco prima di lasciare il corpo, che era arrivato il momento per lui
di andare, perché il suo lavoro era finito. Per molti questa affermazione è
stata uno shock, nessuno di noi sembrava certo un buddha. Cosa pensi che Osho
volesse dire?
Indivar: Secondo me, ci sono molte
persone ora che possono stare sulle proprie gambe. Che sono radicate nella loro
capacità di essere testimoni della propria esperienza. Che stanno vivendo nel modo in cui ci diceva Osho:
tutto ciò che posso osservare, è separato da me.
Quando operi sempre più in
questo modo, nasce la chiarezza, e a partire da questa chiarezza, rispondi alle
situazioni, non reagisci più. Non si tratta di seguire qualcuno ma di imparare
ad ascoltare ciò che c’è dentro di te: segui la tua voce interiore. Se continui
a guardare all’esterno, allora stai ancora funzionando in base alla struttura
dell’ego. La struttura dell’ego vuole sempre scoprire se stessa negli altri –
ma puoi trovare te stesso solo dentro di te. Alla fine dovrai tornare sempre a
questo punto.
D.:
Quali sono stati i momenti critici del tuo sviluppo come terapeuta?
Indivar: Ce ne sono stati tanti,
il primo – veramente il primo – è accaduto mentre stavo seduto tra i rami di un
albero di pino… Quando ero molto piccolo, cinque o sei anni, mi andavo sempre a
sedere in cima al pino che avevamo sul retro della casa. Da lì potevo vedere
tutto il paese. Tutto sembrava diverso mentre ero sull’albero, e mi ricordo di
aver provato questa precisa sensazione che esistessero due mondi diversi: il
mondo che vedevo dalla cima dell’albero, e il mondo che vedevo da terra. Anche
se allora non lo sapevo, ero un osservatore – un testimone – di ciò che vedevo
sotto di me. Questo è qualcosa che mi è rimasto dentro sin da allora.
Il momento critico
successivo è accaduto quando ero all’università e ho deciso di passare da una
facoltà scientifica a una umanistica, laureandomi poi in psicologia. Dico
‘critico’ perché ho ascoltato la mia voce interiore, invece di stare a sentire
ciò che dicevano gli altri. Può sembrare una cosa da nulla ora, ma in quel
momento c’erano scarse opportunità di lavoro per gli psicologi, i miei genitori
ne erano rimasti inorriditi. Un altro momento cruciale è stato quando ho
iniziato a lavorare in un ospedale psichiatrico. Avevo raggiunto una certa fama
per il trattamento di casi difficili, quindi il medico responsabile mi chiese
di incontrare una donna che era rimasta seduta immobile come una statua, senza
mai parlare, da diverse settimane. Le terapie convenzionali non erano state
assolutamente in grado di aiutarla; ero l’ultima possibilità. Era seduta da
sola in un corridoio deserto, mi avvicinai, presi una sedia e mi misi di fronte
a lei, cominciando a guardarla con attenzione, e a respirare al suo stesso
ritmo. L’ho fatto per un’ora al giorno per tre settimane. Al ventunesimo
giorno, quando mi sono seduto davanti a lei, si è messa a urlare piena di
rabbia: “Vaffanculo, vaffanculo!”. Era un inizio e in seguito sono successe
molte altre cose…
Dopo quell’esperienza ho
cominciato a esplorare ciò che accade tra paziente e terapista quando tra di
loro non c’è alcuno scambio verbale.
Un altro momento cruciale
è stato quando mi hanno chiesto di trattare una persona che si mangiava le
unghie in modo ossessivo, cronico. Non ogni tanto, per passare il tempo, ma una
persona che lo fa ventiquattr’ore al giorno. A quei tempi ero ancora un po’
sprovveduto, per cui nella mia inesperienza decisi di trattarlo con un metodo
di terapia comportamentale, la cosiddetta
“estinzione tramite una pratica massiva”. In pratica gli ho detto di
essere più totale possibile, di mangiarle ancora di più e masticare più a
lungo. Dopo tre giorni le sue dita erano dei moncherini sanguinanti, e io ero
veramente preoccupato… però dopo ha smesso completamente e non l’ha mai più
rifatto.
Il tema in questo caso era
quello della totalità, e così mi sono messo a studiare la filosofia
esistenziale e le sue applicazioni alla terapia. Questo è stato l’inizio di un
lungo viaggio, che in seguito mi avrebbe portato a Pune nel 1976 per incontrare
Osho.
D.:
E adesso qual è la sostanza del tuo approccio terapeutico?
Indivar: In questo momento non ho
altro approccio che ‘Tutto ciò che posso osservare diventa separato da me’.
D’altra parte è innegabile che per raggiungere questo spazio occorre prima
eliminare tutti i blocchi che impediscono il fluire dell’energia. A questo
proposito, io inizio sempre con il sintomo che mi viene presentato, per quanto
insignificante possa sembrare. Il sintomo diventa la porta attraverso la quale si raggiungono le radici del blocco.
Per poter aprire questa porta bisogna prima essere in grado di vederla… e poi occorre anche bussare!
La vita di
Mojud
"Mi sono buttato in
un fiume,
e sono diventato
pescatore,
poi una notte ho
abbandonato
la mia capanna.
In seguito sono diventato
un contadino.
Mentre stavo pesando della
lana,
ho lasciato tutto e sono
andato a Mosul,
dove sono diventato un
mercante di pelli.
Là ho risparmiato dei
soldi,
ma poi li ho dati via.
Quindi ho viaggiato fino a
Samarcanda
dove ho lavorato per un
droghiere.
Ed eccomi qui!"
Ecco cosa racconta Mojud a chi gli chiede come
abbia fatto a diventare un grande saggio: ha semplicemente seguito con piena
fiducia ciò che la sua guida interiore gli diceva di fare...
"Che vita spirituale è mai questa?"
commenta Osho, ma poi spiega: "Ogni volta che ti assesti, la guida
interiore ti sconvolgerà di nuovo. Ogni volta che ti assesti, il maestro ti
ribalterà la vita di nuovo. Non ti sarà permesso di fermarti se non di fronte
al divi-no, ecco perché verrai continuamente turbato, scombussolato. Si tratta
solo di tappe lungo il sentiero. Lo scopo è tenerti in una costante insicurezza,
in modo che un giorno impari la bellezza dell'insicurezza, in modo che un
giorno scordi l'idea di sistemarti e il pellegrinaggio in sé diventa la tua
meta. Quando il viaggio in sé è la meta, vivi la vita di un sannyasin. A Mojud
non è stato insegnato nulla, tuttavia la sua intuizione dei misteri cresce. Ora
la gente è guarita dal suo tocco, ora la gente può vedere qualcosa che lo
circonda, un'aura."
TRATTO DA: Osho, Mojud, L'uomo dalla vita inesplicabile Ed. NSC
La psicologia attuale non è ancora globale, non è
esauriente, si limita a toccare la periferia dell'individualità dell'essere
umano.
Resta confinata alla mente. E nel momento in cui
neghi l'anima, la consapevolezza, qualcosa che è oltre la mente...
"Sii normale", è la meta della psicologia.
Una gran bella meta: sii normale. La gente ha vissuto per migliaia di anni
senza avere alcuna psicologia — e ha vissuto normalmente! L'uomo primitivo era
più innocente di voi. Non era intelligente quanto lo siete voi, ma era più
innocente.
L'assommarsi di intelligenza e innocenza è
meditazione. Nel momento in cui l'innocenza e l'intelligenza inizia-no a
crescere dentro di voi... non è che acquisite la capacità di risolvere tutti i
problemi della mente, accade invece una cosa del tutto nuova: iniziate ad
andare oltre la mente. I problemi della mente vengono lasciati a una distanza
remota, quasi non vi fossero mai appartenuti — di fatto, non vi sono mai
appartenuti. E allorché saprete come dissociarvi dalla mente, nascerà una
psicologia del tutto diversa. Ho definito la psicologia fondata sulla meditazione
"psicologia dei buddha". La moderna psicologia è la psicologia del-le
persone addormentate.
E una sfortuna che i grandi psicologi occidentali
non abbiano avuto al-cuna opportunità di conoscere un mistico e di familiarizzarsi
con il suo mondo. Questi vive ventiquattr'ore al giorno al vostro fianco, ma
non partecipa mai ai vostri giochi: il suo regno è molto remoto. Ha assaporato
l'amore, qualcosa che voi avete solo sognato. Ha sperimentato la verità,
qualcosa che voi avete solo pensato e su cui ave-te fatto della filosofia. Ha
incontrato l'esistenza faccia a faccia, senza la mediazione di un prete, di un
profeta, di un salvatore. Ha visto l'esistenza nella sua freschezza.
La psicologia dei buddha significa questo: noi
abbiamo accettato l'uomo come un edificio a tre piani. Ci sono alcune persone
che si limitano a vive-re al pianterreno, soltanto nel corpo: ogni loro
interesse è centrato nel corpo — questa è la vita più bassa che si possa
scegliere, è come vivere sotto il porticato di una casa, quando la si possiede
interamente.
Il secondo livello della vita si raggiunge quando
si è compresa a perfezione la mente — ma chi la comprenderà? Potete vedere la
difficoltà dello psicologo: studia la mente, ma se gli chiedeste chi sta
studiando la mente... la mente non può studiare se stessa.
Deve esistere qualcosa che va oltre — un testimone,
un osservatore che studia la mente. Lo scienziato si limita a studiare la sfera
esteriore: analizza il comportamento delle altre persone, e ne deduce i
principi su cui si fonda il comportamento dell'uomo. Ma osserva solo il
comportamento, non il vero essere all'interno.
La psicologia dei buddha ingloba l'intera
individualità dell'uomo — e non finisce lì. Studiando e sperimentando il corpo,
la mente e la consapevolezza, il trascendente, Buddha vi prepara a dissolvervi nell'eterno,
nell'oceano dell'esistenza. A meno che la psicologia non riesca a condurre
l'uomo a questa esperienza oceanica, è immatura: sta solo facendo i primi
passi. E in Occidente la psicologia si muove in cerchio; questo perché voi non
accettate le realtà superiori... dove potreste andare? Siete bloccati nella
mente, con la mente: l'analizzate, ne analizzate i sogni, ne analizzate le
repressioni.
In Oriente i mistici non si sono mai preoccupati
troppo della mente; si sono limitati a sviluppare metodi che aggirassero la
mente. Quei metodi sono le tecniche di meditazione: hanno solo la funzione di
oltrepassare la mente. Una volta andati oltre la mente, una volta che si può
avere una prospettiva aerea della propria mente, le cose iniziano a
sedimentare.
E la tua energia che disturba la men-te, che le dà
il potere di essere violenta, di essere triste, di andare in collera, di odiare,
di essere gelosa. Andando oltre, non le darete più alcuna energia; non ci vorrà
molto tempo: la mente sfumerà, come una nuvola — era presente e ora non c'è
più.
Nel momento in cui la mente si dissolve, la tua
meditazione giunge a maturità. La mente verrà usata come un meccanismo dalle
tue forze meditati-ve, ma la mente in sé sarà posta in disparte; non sarà più
il padrone.
Esiste un solo modo per dissolvere la mente e i
suoi problemi: uscirne! Ma la moderna psicologia non ha alcuna idea di dove
andare, per cui continua a muoversi in cerchio... Dal mio punto di vista, la
mente in sé è malata. Se non ne uscite, non potrete aiutare quel-la povera
mente a guarire. Siete troppo identificati.
Non essere identificati è la via più breve verso
il vostro essere. E il vostro essere è sempre sano, non sa cosa sia la malattia.
Non lo può sapere, non è nella sua natura. Così come la mente non è in grado di
conoscere la pace, il vostro essere non può conoscere le tensioni, le ansie,
l'angoscia. La questione non è come curare la mente, si tratta di spostare
tutta la vostra energia, l'intero fuoco della vostra attenzione, dalla mente
all'essere.
Questo immenso spostamento d'attenzione, di
consapevolezza, è ciò che io definisco psicologia dei buddha. La moderna
psicologia è considerata una scienza della mente.
La psicologia dei buddha sarà la scienza della non
mente.
TRATTO DA: Osho, Sermons in Stones
amico o
maestro?
Osho, è un po’ che stai dicendo che tu sei un
nostro amico, che noi siamo amici. È qualcosa che mi è un po’ difficile da comprendere veramente: Osho, per
me tu sei il mio amato maestro. Per favore fammi capire.
La domanda è stata posta da Vivek. Posso capire la
sua difficoltà.
Sarà la stessa difficoltà
di tutti coloro che si sono avvicinati a me, che mi hanno amato, che mi hanno
accolto nel loro cuore come maestro.
Io ho detto che sono il
vostro amico, e voi siete miei amici per una ragione molto strana che può anche
non esservi del tutto chiara. C’era stata
un’altra domanda: perché alcuni sannyasin sono molto risentiti nei miei
confronti, arrabbiati?
È un fatto storico che tra
i discepoli ce ne sono sempre alcuni che sono accidentali, fortuiti. Il vento
tirava da questa parte, e loro sono venuti. Hanno visto altri discepoli con
un’energia straordinaria, e sono diventati avidi. Ma non era una ricerca della
verità, non era una ricerca d’amore: era solo avidità. Anche loro volevano
avere lo stesso ‘potere spirituale’.
Sono diventati sannyasin,
sono diventati discepoli, ma la distanza tra me e loro è rimasta la stessa. Non
sono mai riusciti a diventare miei intimi. Non sono mai diventati la mia gente.
Anche se erano con me, in profondità erano risentiti, arrabbiati. Io volevo che
abbandonassero il risentimento, la rabbia. Non era un problema mio, era un
problema loro, ma io volevo aiutarli in tutti i modi.
È stato per questo
semplice motivo che ho detto: ‘Sono il vostro amico, voi siete miei amici’.
Quelli che non erano veramente con me, ne sono stati immensamente felici,
perché ora si sentivano al mio stesso
livello. Ma quelli che mi avevano amato si sono sentiti feriti, perché
mi avevano amato come discepoli, ed essere un discepolo è una cosa talmente
preziosa… chi vuole essere solo un amico?
C’è una storia nella vita di Gautama il
Buddha…
Un giorno si scoprì che
Sariputta, uno dei suoi discepoli più vicini, non meditava a sufficienza. Anche
persone che erano arrivate dopo di lui erano andate più in profondità nella
meditazione – persone anche meno intelligenti. Buddha un giorno fece chiamare
Sariputta e gli disse: ‘Che ti succede?’
Lui rispose: ‘Lo sai già:
non voglio illuminarmi mentre sei ancora vivo. Voglio solo star seduto ai tuoi
piedi come ho sempre fatto. Essere tuo discepolo, essere inondato dal tuo
amore… che me ne importa dell’illuminazione? Questa è la mia illuminazione!’.
Posso comprendere la
difficoltà di Vivek. Lei è stata con me per sedici anni. Al suo arrivo, aveva
solo vent’anni; adesso ne ha trentasei, quasi il doppio. E in tutti questi
sedici anni, anno dopo anno, si è presa cura di me con tutto l’amore possibile,
con una grande devozione. È difficile per lei pensare a se stessa come
un’amica. Per lei non sarebbe un guadagno, ma una perdita. Chi ha compreso la
gioia e la celebrazione dell’essere un discepolo – dell’essere innamorato di un
maestro – proverà la stessa sensazione: essere un amico è niente, paragonato a
questo. Si perde tutto, essere un amico diventa solo una specie di formalità.
Perciò chi era veramente
con me si è sentito scosso, ferito, e chi non era veramente con me è diventato
straordinariamente felice. Solo perché io ti chiamo mio amico, non è che
raggiungi lo stesso stato in cui sono io. Se fosse così facile, avrei chiamato
il mondo intero mio amico, e tutti sarebbero arrivati allo stesso stato.
Prima di lasciare la
comune in Oregon, ho fatto di tutto: ho dissolto la religione, perché dà false
speranze alle persone – e così incominciano a credere che la responsabilità di
elevare la loro consapevolezza, e alla fine di renderli illuminati, sia mia.
Li ho ‘liberati’ – dicendo
che indossare vestiti rossi e il mala non erano più obbligatori – solo per
togliermi di dosso il fardello di responsabilità di cui mi avevano caricato
senza rendersene conto. Speravano che con l’indossare vestiti rossi e mettersi
il mala al collo il loro lavoro fosse finito: ora la responsabilità di renderli
illuminati era mia. Ho abbandonato tutte quelle cose. Pensano che stavo dando
loro la libertà, in realtà stavo solo cercando di rendere la mia vita più
facile. Stavo lasciando cadere delle responsabilità che mi erano state imposte
senza necessità.
E alla fine, per non farli
sentire inferiori a me in alcun modo, ho detto: ‘Io sono vostro amico e voi
siete miei amici’. Quelli che lo desideravano, che avevano atteso questo
momento, hanno gioito.
Ma tu, Vivek, non te ne
devi preoccupare. Quelli che mi amano, quelli che
mi conoscono, sanno perfettamente che sono il loro maestro, e hanno
percorso una lunga strada insieme a me, in amore e devozione. Naturalmente, per
loro è impossibile in un qualsiasi momento – persino se si illuminano –
chiamarmi amico. Sarebbe pura ingratitudine.
Sono molto sollevato,
liberato da tutti quelli che non erano la mia gente ma continuavano a rimanere
in giro. Adesso voglio solo quelli che sono veramente con me, solo quelli che
hanno imparato ad amare un maestro.
Tutte quelle persone
egoiste fingevano di essere discepoli. Io non volevo ferirli, quindi il modo
migliore era di dichiarare: siete miei amici, vi do una totale libertà. E loro
l’hanno accettata immediatamente, con gioia, non sapendo cosa stavano
accettando. Erano liberi… Hanno perso
qualcosa, ma pensano che il loro ego abbia guadagnato qualcosa.
Tutte le volte in cui
l’ego guadagna qualcosa, tu sei perdente. Questa è una delle ragioni per cui
non voglio avere un’altra comune. Voglio solo una mystery school, in modo che chi è interessato può venire qui,
imparare e poi tornare a casa.
Ad ogni svolta nella mia
vita ho dovuto lasciarmi dietro alcune persone. E non voglio dire a qualcuno:
‘Ti sto lasciando indietro’. Non posso essere così poco gentile, così privo di
grazia. Ho fatto in modo che lo facessero da soli. È successo molte volte, non
è stata la prima volta.
Ma per quanto riguarda la
realtà, quelli che erano veri discepoli, sono ancora discepoli: persino se
diventeranno illuminati, non perderanno la
loro qualità di discepoli. La loro gratitudine e il loro amore verso il
maestro non sono diminuiti, ma anzi sono ancora più grandi.
tratto da: Osho, Beyond Psychology # 24
“Quelli
che sono
continuamente
in armonia
con me, senza alcuna
interruzione, sono gli unici
amici reali.”
Osho
un gruppo, un’orchestra, e
soprattutto un’esperienza di meditazione
Forse vi sarà già capitato di
ascoltarli, e se ancora non vi è successo non perdetevi
assolutamente le loro performance dal vivo durante il Festival che si terrà a
Varazze dal 6 all’8 Aprile.
L’Oshorchestra è un
progetto musicale flessibile, che da quattro anni a questa parte unisce di
volta in volta musicisti diversi – alcuni professionisti, altri ‘semplici’
appassionati… ma c’è anche chi all’inizio non aveva ancora mai avuto a che fare
con uno strumento musicale – per concerti dal vivo e per registrare compact
disc.
Nirodh,
che è all’origine di questo progetto, ci spiega: “Quattro anni fa ho iniziato a
condurre presso il centro di meditazione dove risiedo, l’Osho Arihant di
Varazze, degli incontri mensili di un ‘laboratorio di musicoterapia’; questo è
diventato il punto d’incontro di molti musicisti, o di persone comunque
interessate alla creatività, e abbiamo iniziato, usando la meditazione come base
comune, un cammino
di ricerca e condivisione, ponendo l’accento
sulla comunicazione del suono.
È stato questo l’inizio di
una meravigliosa avventura di gioco-musica-meditazione, che in pochi anni ci ha
portato a produrre molti cd distribuiti sul
grande mercato anche da importanti case editrici.
Oshorchestra
è un esperienza in cui possono
transitare tutti coloro che hanno delle forme sonore da condividere; in
previsione del progetto che stiamo realizzando sul momento si instaurano
collaborazioni individuali. Abbiamo uno studio di registrazione molto
attrezzato e questo ci permette di incontrarci quando vogliamo per suonare… e
magari fermarci per meditare, o condividere
le nostre idee musicali. È meraviglioso sentire in che modo musicisti
che provengono da educazioni diverse, se si uniscono nella meditazione, possono
dare vita a fusion che altrimenti
sarebbero impossibili: il gioco e l’amicizia
ci portano a far convivere molteplici generi creando il nostro sound particolare e del momento – sempre
in relazione cioè con il progetto musicale a cui stiamo dando vita. Consapevoli
che abbiamo sempre da imparare, ricerchiamo e suoniamo, rimanendo aperti alla
comunicazione con la musica del mondo intero. Per partecipare ai nostri
laboratori non bisogna essere per forza dei musicisti, basta possedere quel
minimo spirito di ricerca per aprirsi al mondo della comunicazione del suono”.
E infatti Menaka, uno
dell’Oshorchestra, ci conferma: “Io non avevo mai suonato nessun strumento,
avevo sempre solo ascoltato con molta curiosità ogni tipo di musica. È stata
proprio la curiosità che mi ha spinto a partecipare al corso di musicoterapia
tenuto da Nirodh, attirato da un programma che parlava di esplorazione della
musica etnica e dei vari linguaggi di comunicazione.
Il
corso è stato un modo per scoprire quanta parte abbiano la musica e la voce nella
nostra vita e quanto sia importante essere consapevoli di come comunichiamo… e
così le tecniche di meditazione diventano uno strumento indispensabile, anche
per creare uno stato di ricettività ed espansione”. Proprio tradizionalmente
legato alla meditazione è lo strumento che Menaka ha iniziato a suonare: la
campana tibetana. “È usato da sempre dai monaci buddhisti,” ci spiega “ed è
molto semplice: simile a una ciotola e costruita in una lega di metalli, viene
suonata con un batacchio in legno. Un bellissimo esercizio di consapevolezza:
ogni singolo suono diventa l’espressione del tuo momento presente, del qui e ora. Il suono di questo strumento,
poi, si espande in modo circolare e la particolare vibrazione porta a centrarti in un rilassamento profondo. Con
la Oshorchestra ho avuto modo di suonare in diverse occasioni questi e
altri semplici strumenti con musicisti professionisti. I brani sono nati dalle
improvvisazioni, dal vivere il momento presente, dalla contaminazione fra
strumenti etnici, classici e basi elettroniche, dall’apporto insomma di tanti
musicisti che quasi magicamente si ritrovano al posto giusto nel momento giusto!”. Altri hanno storie molto diverse, come Bianca che suona il
violino nell’orchestra della RAI: “Sono musicista da oltre quarant’anni”
ci racconta “ma accorgermi di esserlo
profondamente anche nell’anima è stata una delle mie ultime scoperte:
con l’Oshorchestra ho assaporato finalmente
il piacere di fare musica in
meditazione. Fare musica in una grande sala da concerto dà grandi
emozioni, soprattutto quando si fa della
buona musica con dei grandi musicisti, ma se si riesce a incanalare
l’esperienza di una vita di lavoro in una
direzione più meditativa, si va oltre gli schemi e rimane l’essenza di
fare musica.
Ho conosciuto musicisti
professionisti e anche dilettanti, e ho scoperto che quello che ci univa era
molto profondo, era oltre la musica stessa.”
Anche per Laura Vasto,
cantante lirica, che dopo il diploma al conservatorio insegna ora musica,
pianoforte e canto, si è trattato di un’esperienza nuova in un campo che è il
suo da anni: “Questa esperienza ha allargato moltissimo quei limiti che
purtroppo sono il retaggio tipico del mio studio accademico, legato più
all’interpretazione che alla creazione; mi ha
aperto orizzonti impensabili del mio essere
emotivo e musicale, regalandomi un gran
senso di libertà, disinvoltura e una
creatività enorme. Ho imparato a sentire, ad ascoltare il momento, ciò che accade, l’energia che c’è
in chi mi sta di fronte”.
Per altri si è trattato di
trovare finalmente un ambito dove esprimere senza compromessi la propria
musicalità. Come per Naseeb che ha cominciato ha suonare la chitarra a 12 anni,
e a 20 componeva testi e faceva parte di un gruppo di rock italiano: “Erano gli
anni ‘80, l’era del punk e dello ska, del funky e della new wave ed io, con la
mia valigia piena di parole da cantare, cercavo disperatamente un’identità
definita all’interno del guazzabuglio di stili che affollava le salette prova
della mia città. Ho fatto indigestione di locali fumosi, serate spaccatimpani,
centri sociali… e battaglie di appartenenza combattute a colpi di chitarra”. In seguito, ci racconta: “La meditazione
mi ha permesso di rallentare il mio frenetico e convulso desiderio di realizzare immediatamente qualcosa in funzione del
risultato e del consenso esterno, una condizione che per anni mi aveva
impedito di gustare la fragranza dell’esperienza viva, quella che si manifesta
nell’istante in cui anche un solo suono viene fatto vibrare con consapevolezza.
Finalmente potevo rivivere la gioia adolescenziale di suonare con il cuore e
per il cuore senza la tensione di avere una meta – spesso irraggiungibile. La
musica come celebrazione della vita, e condivisione della sua grazia, dove non
ci sono solisti virtuosi e ‘servi’ sottomessi. Una dimensione dove anche colui
che batte insieme due legnetti seguendo un suo ritmo ha la sua importanza
vitale. Suonare a occhi chiusi, uscendo da stili e schemi per entrare
nell’improvvisazione, in perfetta empatia con gli altri”.
Anche Kama,
che ha iniziato a studiare musica a otto anni e arriva da una carriera come
violinista, nell’orchestra prima della Scala e poi della RAI, ha scoperto
qualcosa di nuovo: “Sento che la mia sensibilità musicale è molto più ricca e
ha recuperato tutti quei vuoti determinati da una rigidità di scuole e di
stili. Ogni suono, ogni accento, nasce da un
linguaggio interno che vuol fluire, non più condizionato da alcuna
struttura. So che tutto questo non è molto accademico, ma quanta maggior gioia
mi procura ora il far musica! Non posso rinnegare
la grossa esperienza della mia vita musicale: ho suonato con direttori e
solisti di fama, ma soprattutto
l’esperienza viva e diretta dei concerti mi ha regalato emozioni molto profonde. Tuttavia non mi sentivo appagata.
Nel mondo dello spettacolo il tuo concetto del bello, dell’armonia,
dell’emozione creativa, deve essere accantonato in virtù di un criterio critico
che non ti appartiene, e nel quale magari non credi. È un meccanismo che
lentamente ti stritola e ti fa vivere una profonda spaccatura interiore tra
quello che senti e sei, e quello che devi dimostrare di essere”.
Divya
invece è un’insegnante di canto, e ci racconta: “Collaboro e studio da qualche tempo con
Nirodh e da allora il mio lavoro è diventato più consapevole, più attento, più
intenso, mi muovo con più responsabilità, con più amore. Rafforzando la mia
consapevolezza, sto imparando a portarla con me anche nel resto della vita.
Quando la musica diviene
meditazione il ritmo e il respiro si integrano, la creatività, l’innocenza… e
il silenzio prendono un posto ben preciso nel cuore. Quando il movimento e il
respiro si integrano ci spostiamo su un piano più sottile, nella frontiera tra
il fisico e lo psichico-emozionale, si risveglia la creatività. Una connessione
profonda con altre risonanze anima il ritmo del respiro e la voce ‘liquida’ si diffonde nell’aria, come una
nuvola va all’oceano… come acqua alla sua origine, cantando! La tecnica infine
si dissolve, lasciando il posto al canto.”
Digant proviene da una
formazione musicale molto variegata: ha iniziato suonando i “cantautori
italiani” e country rock, in seguito ha studiato musica classica per passare
poi alla ambient music… per scoprire che una delle cose che preferisce è la
musica per le meditazioni, specialmente quelle di Osho: suonando così per i satsang, la White Robe e la Nadhabrahma.
E ricorda: “All’Osho Festival dell’anno scorso a Varazze… Ecco lì per me è
stato il culmine: ho potuto suonare il secondo stadio della No Dimension dal
vivo, e con quattrocento persone a partecipare alla meditazione l’energia che
si è creata era più che palpabile – ha definitivamente fuso in me questi due
elementi, musica e meditazione. Personalmente ho sempre amato
l’improvvisazione, ma mai come nel caso dell’Oshorchestra ho potuto riscontrare
che meditazione e musica possono produrre delle straordinarie alchimie. È bello
collaborare con musicisti classici, che tengono d’occhio l’aspetto qualitativo
del suono… ed è bello collaborare con musicisti pop rock, che danno alla musica
quel tipo di energia che mi piace. Ma il meglio di questa esperienza è che trascende la musica e diviene
per me una meditazione – dove ogni
suono ha il suo peso e la sua importanza, dove l’improvvisazione diventa
il veicolo per esprimere, dove ogni istante è fondamentale.”
Alcune delle produzioni
musicali dell’Oshorchestra sono disponibili presso Oshoba. Per informazioni
sull’attività dal vivo e sul laboratorio di musicoterapia contattare Nirodh
all’Osho Arihant Meditation Center - tel. 019.918766 - arihant@oshoamici.it
Il Cuore Celeste
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del corpo. Ti mostrerà la Via per andare
oltre la morte. Ti mostrerà la Via per sbocciare, il modo per non rimanere un
seme, per diventare invece un Fiore d’oro: ciò che in India abbiamo chiamato
“il fior di loto dai mille petali”.
lA SCUOLA: Il libro proviene da un circolo esoterico in Cina. Si dice che
il fondatore di questo circolo esoterico fosse il ben noto Maestro taoista, Lu
Yen. Da chi Lu Yen aveva ottenuto questo insegnamento segreto? Egli stesso lo
attribuiva al Maestro Kuan Yiu Hsi, per il quale, secondo la tradizione, Lao
Tzu aveva scritto il suo Tao Te Ching.
Il TAO: La
parola Tao significa essenzialmente ‘la
Via’. Non si può dire niente sulla meta. La meta rimane elusiva, inesprimibile, ineffabile. Ma si può
dire qualcosa sulla Via. La verità deve essere una tua esperienza. Nessuno può
definire la verità, ma si può definire la Via, si può chiarire la Via. Il
Maestro non può darti la verità, ma il Maestro
può darti la Via. E quando sai che la Via esiste, tutto ciò che devi
fare è percorrerla.
VIVERE: Vivere è essere sulla Via. Vivere è vivere nel divino.
Respirare è respirare nel divino. Ma proprio come il pesce vive nell’oceano ed
è totalmente inconsapevole dell’oceano, noi viviamo nel Tao e ne siamo
totalmente inconsapevoli. È l’oceano della vita che ci circonda. È fuori e
dentro di noi, la pura essenza. Il Tao esiste in milioni di forme. Nell’albero
è verde e nel fiore è rosso. Nell’uomo è uomo, nel pesce è pesce. È la medesima
legge.
ETERNO FLUIRE: Ogni spiegazione, ogni descrizione è statica,
mentre l’esistenza è un flusso dinamico. È un fiume. Ogni cosa si muove
continuamente in ogni altra. È impossibile tirare linee che segnino la fine di
una cosa e l’inizio di un’altra: non esistono linee di demarcazione, non possono esistere. Perciò tutte le distinzioni
hanno solo una funzione pratica, non hanno alcun valore esistenziale. Questa è
la prima cosa che dovete comprendere. È fondamentale per l’alchimia taoista.
YIN E YANG: La vita è costituita da polarità. Anche questo
concetto è fondamentale per l’approccio taoista. Ma le polarità non sono
opposte tra loro, sono complementari e si sostengono vicendevolmente.
Il NON SFORZO: Devi usare l’azione per raggiungere la non-azione.
Devi fare il massimo sforzo per raggiungere l’assenza di sforzo. Devi impiegare
il massimo delle tue energie, devi diventare talmente attivo da non tralasciare
niente: nulla dev’essere trattenuto. Tutta la tua energia viene coinvolta in
quella creatività e allora, quando tutta la tua energia sarà stata coinvolta,
improvvisamente accadrà una trasformazione. Proprio come l’acqua evapora a
cento gradi, così l’azione – dopo essere diventata totale – evapora, lasciando
dietro di sé la non-azione.
INALTO: Nel suo stato naturale, l’energia si eleva sempre più, ti
conduce in alto e non in basso. Nel suo stato naturale, l’energia diventa il
tuo “Fiore d’oro” interiore. Nel suo
cosiddetto stato ordinario pervertito si muove verso l’esterno e verso
il basso. Dissipa le tue forze. Se la stessa energia inizia a muoversi verso
l’alto, ti dona una nuova vita, vitalità in abbondanza.
Il cuore celeste: Quando il cuore spirituale
inizia a funzionare, è come se accadesse un miracolo, una magia… I tuoi sensi
non erano mai in ordine, la tua mente era sempre confusa. Tu esitavi
continuamente: dovrei fare questo o dovrei fare quello? Vivevi in una tensione costante. Improvvisamente, come se qualcuno avesse compiuto un miracolo, ogni confusione scompare
e in te sorge chiarezza, la tua vita diventa trasparente. Tu fai semplicemente
ciò che va fatto. Dopo che il tuo cuore celeste ha iniziato a funzionare, tutto
ciò che fai è giusto.
di Shunyo
Ascoltare
Osho che parla
sul Vigyan Bhairav Tantra (la serie di discorsi conosciuta anche col titolo The
Book of the Secrets) mi ha fatto capire che, per quanto il Tantra sia il
linguaggio dell’amore, queste tecniche sono in realtà porte per la
consapevolezza. Si tratta di tecniche per ascoltare, vedere, sentire e
respirare: metodi per centrarsi…
Quando viaggio per il mondo per tenere gruppi di
meditazione, uso queste tecniche e mi colpisce sempre vedere quanto siano utili
per entrare in contatto con le proprie emozioni e con il proprio centro.
Nella meditazione “Assorbi i sensi nel cuore”
possiamo sentire come ogni senso va nel cuore e in esso si dissolve. Quando si
usa questa tecnica in un gruppo, il partecipante sta seduto di fronte a un partner
– di solito qualcuno che non conosce – ed entrambi, ad occhi chiusi, toccano la
mano, o il viso, del partner, permettendo che la sensazione arrivi fino al
cuore – come se le mani fossero solo l’estensione del cuore.
Anche se tocchiamo in continuazione persone o
cose, il senso del tatto ha perso per noi molta della sua sensibilità. Questa
meditazione risveglia davvero i nostri sensi, diventando un’esperienza
straordinariamente intensa. Per le donne è abbastanza facile, ma per un uomo,
specialmente se il partner è un altro uomo, è a volte molto difficile.
Questa tecnica ci centra nel cuore, e Osho afferma
che quando siamo centrati nel cuore, cadiamo automaticamente nel profondo del
nostro essere, nel centro vicino all’ombelico.
Un’altra meditazione che riguarda i sensi è: “Sii
consapevole di chi è a percepire”.
Questa tecnica inizia con il guardare, proprio
come metodo per diventare consapevoli di chi c’è dietro il senso della vista.
Ti aiuta a comprendere che i sensi sono solo porte, mezzi, recettori: dietro ai
sensi ci sei tu.
“Vedi tramite gli occhi. Gli occhi non possono
vedere: tu vedi grazie a essi. Colui che vede è nascosto dietro, gli occhi sono
solo un’apertura, sono delle finestre”. Nella seconda parte della meditazione
passi all’udito e ti ricordi che le orecchie sono solo delle ‘stazioni
riceventi’, e che tutti i suoni si incontrano nel tuo centro, silenzioso.
Questa tecnica è splendida quando ascolti i suoni di una cascata o il canto
degli uccelli, ma è anche bellissima da praticare in un posto affollato e
rumoroso. In una situazione del genere, quando riesco a sentire che tutti i
suoni cadono nel mio centro silenzioso, ne ricavo un’energia illimitata, e una
grande calma.
Nel The Book
of the Secrets ci sono anche meditazioni sulla luce e sul buio. Riguardo
alla Darkness Meditation (meditazione del buio), Osho ci dice che se riusciamo
ad amare l’oscurità, non abbiamo più paura della morte, e se riusciamo ad
‘immergerci’ nell’oscurità senza paura, raggiungeremo un totale rilassamento.
Quando l’oscurità ci penetra in questo modo, diventa un’oscurità positiva. Il
buio non conosce la morte, continua Osho. La luce nasce e muore, il buio
semplicemente è: non può morire.
Durante una mia visita a un centro in Italia, ho
deciso di tenere la Darkness Meditation. La prima difficoltà è stata quella di
trovare una stanza dove non potesse penetrare nemmeno un raggio di luce perché
durante questa meditazione bisogna fissare l’oscurità per un’ora, e permettere
che entri dentro di noi.
A quel punto mi è venuto in mente che, nel buio
più completo, è impossibile controllare i tempi della meditazione, quindi ho
chiesto a un mio amico di fischiare – come fosse un uccello notturno – fuori
della finestra della stanza, dopo un’ora esatta. Non sapevo che già il suono dei
suoi passi un po’ esitanti si sarebbe sentito con tanta chiarezza in
quell’oscurità silenziosa.
E non sapevo nemmeno, e l’ho saputo solo molto
tempo dopo, che il suono di un respiro rapido e angosciato, e i gemiti
terrorizzati che si sentivano nella sala, appartenevano a uno dei meditatori
(un famoso psichiatra fra l’altro) che non mi aveva comunicato di aver avuto
una profonda paura del buio per tutta la vita, una vera e propria fobia.
Per fortuna il gruppo era sinceramente impegnato
in quello che stava facendo, e nessuno si è messo a ridacchiare; anzi, questa
persona è riuscita in un’ora a superare la paura di una vita intera.
Uno stadio più avanzato di meditazione
sull’oscurità è quello di sentire dentro di sé una zona di oscurità, proprio
come quando, meditando sulla luce, il metodo è quello di immaginare una fiamma
al proprio interno.
Dice Osho:
“Quando sei colmo di oscurità ti senti fresco e
rilassato. Tutto dentro di te rallenta. Sarai così rilassato che gli altri
potranno pensare che sei pigro. Quando ero all’università, ho portato avanti
questo esperimento per due anni. Sono diventato così pigro che mi era difficile
persino alzarmi dal letto la mattina. E questo preoccupava molto i miei
professori: pensavano che in me ci fosse qualcosa che non andava bene – che
fossi malato, o che fossi diventato indifferente a tutto”.
Mi ricordo di una bellissima scena avvenuta mentre
ero in Inghilterra. Ero in una vecchia fattoria per tenere un week-end di
meditazione, e c’erano circa cinquanta partecipanti che provavano una tecnica
chiamata “Includi tutto nel tuo essere”.
Questa tecnica, secondo Osho, è piuttosto
difficile. “Ma se riesci a farla”, dice, “è bellissima. Seduto in meditazione,
includi ogni cosa: il corpo, la mente, il respiro, i pensieri, le conoscenze,
tutto. Includi ogni cosa. Sentirai che dentro di te non c’è alcun centro, e
quando il centro non c’è più, non c’è un sé, non c’è un ego, resta solo la
consapevolezza”.
Dopo essere rimasti seduti con questa sensazione
di ‘io sono tutto’, i partecipanti sono usciti all’aperto e hanno guardato gli
alberi, i cielo, o uno degli altri partecipanti mantenendo questa sensazione di
‘io sono tutto’.
Io li osservavo mentre si muovevano lentamente,
con gli occhi colmi di meraviglia, i volti luminosi e pensavo: “O mio dio, se
qualcuno li vedesse, potrebbe anche pensare che hanno preso qualche droga”. Una
scena del genere tra le dolci colline della campagna inglese era proprio
surreale!
Tutte le meditazioni dal Vigyan Bhairav Tantra
sono raccolte in due volumi: “Il sentiero
del reale” e “Il sentiero dell’essere”
ed. Lo Scarabeo.
Senza un centro non c’è certezza
Come trovare il proprio centro
L’uomo è come un cerchio senza un centro. La sua
vita è superficiale; la sua vita è solamente sulla circonferenza. Vivete
all’esterno: non vivete mai dentro. Non potete, a meno che non troviate un
centro. In realtà senza un centro non avete un ‘dentro’. Avete solamente il
fuori. Questa è la ragione per la quale continuiamo a parlare del dentro, di
come penetrare dentro, di come conoscere noi stessi, di come entrare in se
stessi, ma queste parole non recano un significato autentico. Conoscete il
significato delle parole, ma non potete sentire
quel che significano perché non siete mai dentro. Non ci siete mai stati!
Persino quando siete da
soli, siete una folla nella vostra mente. Non siete dentro neppure quando fuori
non c’è nessuno. Continuate a pensare agli
altri; continuate a muovervi verso l’esterno. Persino quando siete
addormentati sognate di altri. Non siete dentro, la vostra intera coscienza
consiste nel fuori. E quando parliamo di andare dentro, vengono capite le
parole, ma non il significato – perché il significato non è recato dalle
parole: il significato viene attraverso l’esperienza.
La vita non può essere mai
conosciuta alla circonferenza. La vita può venire conosciuta solamente al
centro. Sulla circonferenza è possibile solamente una vita tiepida. Ecco perché
vivete una vita inautentica, e allora persino la morte diventa falsa
– perché uno che non abbia veramente vissuto non può veramente morire.
Solo una vita autentica può diventare morte autentica. Allora la morte è bella:
ogni cosa autentica è bella. Persino la vita, se è inautentica, è
necessariamente brutta. E la vostra vita è brutta, terribile. Non succede niente.
Continuate ad aspettare, sperando che da qualche parte, un giorno, avvenga
qualcosa.
In questo preciso istante
c’è solo il vuoto, e nel passato ogni istante è stato come questo, vuoto. State
solo aspettando il futuro, che un giorno capiti qualcosa – solo sperando. E
così si perde ogni istante. Non è avvenuto nel passato, perciò non avverrà
nemmeno nel futuro. Può solo avvenire in
questo istante, ma allora avrete bisogno di intensità – un’intensità
penetrante. Allora avrete bisogno di essere radicati nel centro. Allora la
periferia non basterà. Allora dovrete trovare il vostro momento.
In realtà, non pensiamo
mai a ciò che siamo, e tutto ciò che pensiamo è solo un pasticcio. Voi non
siete certi; non potete essere certi di nulla: né riguardo al vostro amore, né
riguardo al vostro odio, e neppure riguardo alle vostre amicizie. Non c’è nulla
di cui possiate essere certi perché non avete un centro. Senza un centro non
c’è certezza. Tutti i vostri sentimenti di certezza sono falsi e momentanei. Un
momento vi sentite certi, ma il momento successivo la certezza se ne sarà
andata. Non avete un centro permanente, un centro cristallizzato.
La preoccupazione
fondamentale del tantra, della religiosità, è innanzitutto di scoprire il
centro – come essere un individuo. Si occupano di come trovare il centro che
persiste in ogni situazione. Allora mentre la vita continua a muoversi all’esterno, mentre il flusso della vita continua
ininterrottamente, mentre le onde vanno e vengono, dentro il centro persiste.
Allora rimanete ‘uno solo’ – radicati, centrati.
Queste sono tecniche per
trovare il centro. Il centro c’è già, perché è impossibile essere un cerchio
senza un centro. Un cerchio può esistere solo con un centro, perciò il centro è
stato solamente dimenticato. C’è, ma non ne siamo consapevoli. C’è, ma non
sappiamo come vederlo. Non sappiamo come mettere a fuoco la nostra coscienza su
di esso.
Tratto da: Osho, Il libro dei segreti cap. II Ed.
Bompiani
Assorbi i sensi nel cuore
‘O beata, quando i sensi sono assorbiti nel
cuore, raggiungi il centro del loto’.
Questo metodo si addice a coloro che hanno un
cuore molto aperto, sono colmi di amore, sensibili, emozionali.
Se senti di essere una persona orientata verso il
cuore, allora questo metodo ti sarà molto utile. Ma sappi che tutti cercano di
ingannarsi, tutti cercano di sentirsi colmi d’amore, sensibili, ma il semplice
credersi amorevoli non basta. Osservati con imparzialità, come se stessi
osservando qualcun altro, e poi decidi.
Non c’è bisogno di ingannarsi e anche se ti
ingannassi, non riusciresti a ingannare la tecnica.
Per cui quando la praticherai, sentirai che non ti
sta accadendo nulla.
Provaci: puoi farlo in molti modi. Tocca qualcuno:
se sei una persona orientata verso il cuore la sensazione tattile andrà immediatamente
al cuore, e potrai sentire la qualità di quella persona. Senti che la tua mano
è protesa a toccare, e lascia che
quella sensazione tattile si metta in relazione
col cuore. Il cuore è il loto. Ogni senso è solo l’apertura del loto,
i petali del loto. Come prima cosa cerca di
mettere i sensi in relazione col cuore: poi pensa sempre che ogni senso si
sprofonda nel cuore e viene assorbito in esso. Solo quando queste due cose si
saranno saldamente
assestate, i sensi inizieranno ad esserti d’aiuto:
ti condurranno al cuore, ed esso diventerà un loto. Questo loto del cuore ti
darà una centratura, e da lì sarà molto facile cadere nel centro dell’essere,
nell’ombelico.
Una volta che sarai entrato nel cuore accadrà
automaticamente.
Tratto da: Osho, ‘Il sentiero
del reale’ ed. Lo Scarabeo
MAPPE INTERIORI 5 – Seconda parte dei dieci Tori Zen Kakuan
Vigilate sulla vostra mente! Vi interessate di più
a un’immagine pornografica che a una donna reale. Le immagini esercitano un’attrazione
tremenda sulla mente umana, quindi l’uomo
vive nella finzione. Dovete interessarvi più al reale che non al riflesso. Gli
specchi devono essere infranti. Dovete rientrare in voi, altrimenti vi
allontanerete sempre di più da voi stessi. Questo interesse per i riflessi, le
finzioni, i sogni, i pensieri, le immagini, è la causa fondamentale per cui
l’uomo non è in grado di conoscere se
stesso. Egli non si interessa per niente a se stesso. Gli interessano
molto di più le opinioni altrui, ciò che gli altri
pensano di lui. Una volta che avrete capito questo, allora comincerà la
rivelazione: allora sarete alla ricerca del toro. Un giorno o l’altro dovrete
riconoscere che fino a quel momento avete vissuto in una profonda stupidità. Se
continuerete a vivere in tal modo, attraverso specchi, riflessi, opinioni altrui, col tempo smarrirete la vostra
individualità, diverrete parte della massa. Allora non sarete individui
autentici. Una volta che avrete compreso che
la vostra identità va cercata all’interno, comincerete a liberarvi dalla
massa, dalla moltitudine. Nascerà l’individualità: state diventando degli
individui, degli esseri unici.
4.
Cattura del toro
Lo afferro grazie
a una lotta terrificante.
La sua grande volontà
e forza sono inesauribili.
Esso si dirige verso
i più elevati altipiani
assai più in alto delle
nuvole,
Oppure si staglia sopra
un
invalicabile burrone.
Commento: Esso ha dimorato a lungo
nella foresta, ma oggi io l’ho catturato! L’entusiasmo per il paesaggio gli fa
perdere l’orientamento. In cerca di erba più fresca, esso sta vagabondando; la
sua mente è ancora testarda e sfrenata. Se desidero sottometterlo, devo
sollevare la mia frusta.
Si verificherà una lotta, perché la mente non
rinuncerà tanto facilmente al proprio potere. La mente ha esercitato per tanto
tempo una dittatura e ora voi desiderate che il dittatore venga spodestato: è
impossibile. La mente ha acquisito l’abitudine al comando e alle costrizioni
esercitate sulla vostra persona, quindi vi darà aspra battaglia. La mente continuerà
a seguirvi in cerca dei momenti di debolezza, nel corso dei quali potrà avere
il sopravvento su di voi.
Ogniqualvolta aspirate a qualcosa di nuovo,
ogniqualvolta desiderate penetrare l’ignoto, la mente oppone resistenza e dice:
“No, questo non va bene”. La mente troverà mille razionalizzazioni, ingaggiando
con voi una battaglia furiosa. È naturale! Quindi non preoccupatevi di questo:
deve essere così. Tuttavia, se persisterete, diverrete padroni. Occorreranno
solo perseveranza e tenacia. Una volta che avrete catturato il toro, però,
potrete prendere possesso dell’energia che il vostro essere racchiude. Questa
energia, questo toro, sono inesauribili. Talvolta si staglia sulla cima di una
collina, all’apice di un’esperienza. Talvolta dentro una valle in un burrone
profondo. Quando avrete acquisito sensibilità nei confronti del mondo esterno,
la vostra sensibilità potrà essere rivolta verso l’interno, verso la vostra
intima dimora.
Adoperate il mondo come un allenamento alla
sensibilità e ricordate sempre: se sarete in grado di diventare sempre più
sensibili, ogni cosa si rivelerà assolutamente giusta. Non diventate ottusi.
Fate in modo che i vostri sensi possano affinarsi, che le loro sfumature
possano affinarsi, risvegliarsi e colmarsi di energia. Non abbiate paura della
vita: se avrete timore della vita, allora diverrete insensibili.
…la frusta non è altro che la consapevolezza, non
costituisce un simbolo repressivo o violento. Nei monasteri Zen i discepoli
meditano, mentre il maestro continua a muoversi con il suo bastone e
ogniqualvolta scorge qualcuno che si lascia andare, che si abbandona al sonno,
gli dà un colpo secco in testa: una scossa improvvisa… l’energia diviene più
vigile, come scossa da un improvviso lampo rivelatore. Una volta che avrete ottenuto
un barlume della non-mente constaterete che qualunque cosa abbiate fatto non
sarà nulla al confronto di ciò che avete ottenuto.
5.
Domare il toro
Sono necessarie frusta e
corda.
Altrimenti potrebbe
sfuggirmi
per qualche strada
polverosa.
Se bene addestrato,
diviene naturalmente mite.
Allora, senza pastoie,
obbedisce
al proprio padrone.
Commento: Quando sorge un pensiero,
ne segue poi un altro. Quando il primo pensiero sorge dall’illuminazione, tutti
i pensieri successivi sono veri. Attraverso l’illusione si rende ogni cosa
falsa. L’illusione non è causata dall’oggettività bensì è il risultato della
soggettività. Tieni stretto l’anello che gli attraversa le nari e non
concederti neanche un solo dubbio.
La frusta è il simbolo della consapevolezza e la
corda della disciplina interiore. Consapevolezza e disciplina costituiscono
elementi fondamentali per colui che ricerca. Se disciplinate voi stessi senza
consapevolezza, diventate degli ipocriti, dei robot. Se la disciplina è priva
di consapevolezza, la rafforzerete fino a trasformarla in violenza… non vi darà
libertà. La disciplina è giusta se si fonda sulla consapevolezza, ma è
assolutamente sbagliata, e si trasforma in qualcosa di letale, quando non è
praticata con consapevolezza bensì con mentalità cieca e fideistica.
Che bisogno c’e’ di disciplina? Se siete
consapevoli può sembrare che la consapevolezza sia sufficiente, e in effetti è
sufficiente, ma non all’inizio; perché la mente è strutturata su schemi
profondamente radicati – occorre creare dei canali nuovi.
Quando la consapevolezza sarà diventata qualcosa
di naturale e spontaneo come respirare, presente anche durante il sonno, allora
la disciplina potrà essere messa da parte. Ma all’inizio no: quando la
consapevolezza si va consolidando, la disciplina rappresenta un aiuto.
Nel vostro stato attuale, non potete trovare la
verità. Così come siete ora, potete trovare unicamente il falso, perché non è
una questione di sforzarsi e di cercare: semmai dipende dalla vostra
consapevolezza. Se voi siete falsi, come potete trovare la verità? Una volta
che sarete diventati veri, potrete trovare la verità. Solo coloro che sono
diventati veri, autentici, possono imbattersi nella verità.
Se siete falsi, incontrerete falsità dovunque
andiate dato che, in effetti, il problema non sta nel mondo oggettivo, bensì
nella vostra soggettività. Voi create il vostro mondo. Voi siete il vostro
mondo. Così se voi siete in errore, creerete intorno a voi un mondo sbagliato.
Se siete falsi, costruirete intorno a voi un mondo di bugie, una proiezione del
vostro mondo interiore.
Dunque non prendetevela con il mondo: quale che
sia il mondo che avete, è quello che vi siete meritato. È degno di voi! Il
mondo non è altro che una gigantografia della vostra stessa mente.
Dentro di voi si erge il picco più alto,
l’Everest, e naturalmente l’ascesa sarà difficile, ma la difficoltà paga, paga
enormemente. Una volta che avrete raggiunto la cima saranno proprio gli sforzi,
le difficoltà, le sfide e le asprezze dell’ascesa a cristallizzarsi dentro di
voi.
Nel momento in cui raggiungerete la vetta, non
sarà solo una vetta che avete scalato: sarete diventati voi la vetta. Sarete
pervenuti ad altezze che non avevate mai conosciuto prima; vivevate in una
valle oscura, ora vivrete alla luce del sole.
6. Cavalcare il toro verso
casa
Montando sopra il toro,
torno lentamente verso
casa.
La voce del mio flauto
salmodia
nelle ombre della sera.
Scandendo con battiti di
mani
la vibrante armonia,
dirigo il ritmo senza
fine.
Chiunque udrà questa melodia
si unirà a me.
Commento: La lotta è finita,
guadagni e perdite sono ormai la stessa cosa. Canto la canzone del boscaiolo e
suono i motivi dei fanciulli. A cavalcioni del toro osservo le nuvole lassù.
Vado oltre, senza curarmi di chi possa richiamarmi.
Se non sarete voi il padrone, vi allontanerete
sempre più da casa. Se invece lo sarete, allora comincerete il vostro ritorno
alla fonte originaria. Se non sarete il padrone, l’energia si allontanerà da
voi in direzione delle cose, delle persone, del potere, del prestigio, della
fama. L’energia continuerà ad allontanarsi sempre di più verso la periferia.
Una volta che sarete il padrone, invece, l’energia comincerà il suo cammino di
ritorno verso casa.
Se siete voi il padrone, la mente vi seguirà come
un’ombra. Se non lo siete, dovrete seguire la mente come un’ombra. Mente
significa energia che fuoriesce, laddove la meditazione significa energia che
entra: è la medesima energia, solo la direzione è differente.
Ricordatevi di questo: se la vostra ricerca non vi
conduce verso una beatitudine sempre crescente, dove potete cantare e danzare,
allora c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa di assolutamente sbagliato. Allora
avrete percorso un sentiero sbagliato. La vostra beatitudine, i vostri canti e
le vostre danze sono il segno. Non occorre che tutto ciò sia manifesto: non
dovete cantare perché gli altri possano udirvi, bensì udrete il canto
continuamente presente dentro di voi. Se lo desiderate, potete rendere gli
altri partecipi di questo canto, ma è dentro di voi che inizierà la danza, e
più sarete vicini a casa, più vi sentirete felici. La felicità è una qualità
dell’energia che ritorna verso casa.
Se l'intensità è totale, la lotta è finita. Se
siete veramente interessati alla ricerca del toro, non servono le mezze misure.
O lo cercate o non lo cercate. Perché una ricerca tiepida non sarà di alcun
aiuto: si tratterebbe di un puro e semplice spreco di energia. Se volete
cercare, dedicatevi alla ricerca in maniera totale; se non volete cercare
dimenticatevi di tutto.
Muovetevi nel mondo in maniera totale: il momento
giusto perché la ricerca cominci verrà un’altra volta. Quando la lotta è finita
si comprende come tutto sia giusto. Guadagni e perdite sono la stessa cosa.
Smarrirsi faceva parte della crescita e anche aggirarsi nel mondo faceva parte
della ricerca del divino. Era necessario addentrarsi nel mondo e liberarsene.
Ora, se il vecchio mondo vi richiama indietro, i
vecchi desideri vi richiamano indietro, i vecchi modelli vi richiamano
indietro, non ha alcuna importanza, perché state andando verso il vero tesoro,
quindi le illusioni non possono più attirarvi. Tutto è diventato bello: le
nuvole nel cielo e la canzone del boscaiolo.
7.
Superamento del toro
A cavalcioni del toro
giungo a casa.
Sono sereno e anche il
toro
può riposarsi.
È giunta l'alba.
Immerso in un beato
riposo,
nella mia dimora di paglia
ho abbandonato frusta e
corda.
Commento: Tutto è una sola legge,
non due. Noi assoggettiamo il toro solo temporaneamente. È lo stesso rapporto
che intercorre fra coniglio e trappola, fra pesce e rete. Come tra l'oro e i
rifiuti, oppure come la luna che riappare dopo essere stata nascosta dalle
nubi. Un sentiero di limpida luce si snoda attraverso il tempo senza fine.
Una volta divenuti padroni della vostra mente,
quest'ultima verrà superata. Nel momento in cui siete padroni della vostra
mente, la mente non ci sarà più. Essa resterà unicamente se sarete ancora
schiavi. Una volta preso possesso del toro e dopo che lo avrete cavalcato, il
toro sparirà. Bisogna capire che il toro esiste sempre come entità separata da
voi soltanto se non ne siete padroni.
Resterete scissi se non sarete padroni, resterete
schizofrenici, disgregati. Quando la vostra padronanza avrà preso forma in voi,
quando consapevolezza e disciplina, vale a dire la frusta e la corda, saranno
lì con voi, le divisioni si dissolveranno e diventerete un essere unico,
integrato. In tale integrità si verifica il superamento del toro. Dopo, non vi
vedrete più separati dalla vostra mente, né vi vedrete separati dal vostro
corpo. Non vi vedrete più separati dal Tutto. Diverrete un essere completo.
Tutti coloro che godono di tale padronanza sono tutt'uno con l'esistenza; solo
gli schiavi sono separati.
Siete consapevoli della vostra mente perché in
qualche misura la vostra vita non procede armonicamente: c'è qualche
discordanza, qualcosa di stonato, qualcosa di scordato. In voi sussiste
qualcosa di disarmonico e quindi vi sentite scissi. Quando ogni cosa procede a
tono e in armonia, ogni divisione è superata. A cavalcioni del toro… si cavalca
la propria energia. L'energia cioè non si muove verso una direzione, né voi vi
muovete verso un'altra. Entrambi vi muovete nella stessa direzione. Non esiste
più conflitto. Le divisioni sono scomparse.
Questa è la via per giungere a casa, perché la
casa è l'origine, la vera fonte dalla quale provenite. La casa non è da chissà
quale altra parte! Non solo voi potete riposare, ma anche il toro. Ora non c'è
più bisogno di frusta e corda. Quando sarete giunti al punto in cui avvertirete
la sensazione di essere tutt'uno con il fiume della vita non ci sarà più alcun
bisogno di consapevolezza e disciplina. Non ci sarà più alcun bisogno di fare
alcunché. Sarà la vita a farlo per voi.
L'unità è la vera legge dell'esistenza. La dualità
è rappresentata dalla vostra immaginazione. Il toro non è separato da voi, si
trattava solo di una questione temporanea. Nella vostra incomprensione può
darsi che lo abbiate pensato come separato, ma si trattava solamente di
un'ipotesi, da usare e da trascendere. Non continuate dunque a combattere.
Viene il momento in cui bisogna vivere spontaneamente: tagliando legna,
portando acqua dal pozzo, mangiando quando si ha fame, dormendo quando si ha
sonno, muovendosi in maniera assolutamente normale. Senza più essere di questo
mondo o al di fuori di questo mondo.
Quando la luna è nascosta dietro le nubi rimane
sempre la stessa luna. Quando ne esce è la stessa. Le nubi costituivano
unicamente una situazione temporanea, momentanea. Il pensiero, la mente, è
simile alle nubi e voi siete la luna. Il mondo è simile a una nube: esso non
ingenera alcuna differenza in voi; nella vostra intima natura non vi ha toccato
per nulla. Voi restate divini.
tratto da: Osho, La Ricerca. Conversazioni sui Dieci Tori Zen - La Salamandra
Edizioni
Amato,
La religione che è relegata nei templi,
nelle moschee, nelle chiese,
è una religione morta.
Una religione che non riesce ad andare
oltre le parole morte e le dottrine
non ha alcun significato.
Una religione autentica e vitale
unisce l’uno con il tutto
e conduce l’uno verso il tutto.
La religione è ciò che ti accomuna
con il cosmo.
Tutte le emozioni
che ti guidano verso questo meraviglioso
incontro, verso questa fusione,
sono preghiere,
e quelle preghiere possono essere espresse
in un’unica parola;
quella parola è amore.
A cosa aspira l’amore?
L’amore vuole condividere con tutti la sua
estasi.
L’amore vuole condividere se stesso con
tutti quanti!
Darsi incondizionatamente: quello è amore.
Amare
è dedicare il proprio essere al tutto
proprio come la goccia si abbandona al
mare.
Vibro di questo amore.
Ha colmato la mia vita di nettare e di
luce.
Ora ho un solo desiderio:
che ciò che è accaduto a me
possa accadere a tutti!
Dà a tutti quanti il mio amore.