SOMMARIO

 

 


2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 PRIMO PIANO

- Preti & politici

Succede a tutti di parlar male di loro, ma a ben guardare nascono tra di noi – dentro di noi. Ne siamo consapevoli?

- Il lato oscuro della mente

Non serve a niente tentare di nasconderlo o combatterlo...

 

14 IL CORPO

Speciale

Scoprire che siamo qualche cosa che va oltre il corpo non vuol dire certo rifiutarlo, anzi: spesso è ascoltandolo in modo nuovo che troviamo la strada verso la consapevolezza.

 

23 SALUTE

Basta una spazzola

Una tecnica che sembra un gioco.

 

30 ARTE

Andare all'origine

Il racconto di una creatività scaturita dalla meditazione.

 

33 ESPERIENZE

- Sembrava impossibile

Un'intervista con uno dei più originali terapisti di Osho. I suoi metodi di lavoro, l'esperienza della sua vita.

- La psicologia dei buddha

Un approccio globale all'individuo.

 

37 IL RICERCATORE

Amico o maestro?

Le reazioni provocate da una frase di Osho: "Non ho mai voluto essere un maestro per nessuno".

 

39 CREATIVITÀ

Oshorchestra

L'esperienza di questo gruppo di musicista eclettici.

 

42 UN LIBRO DA VIVERE

Il Cuore Celeste

Ti commento di Osho a un classico del Taoismo.

 

43 MEDITAZIONE

I miei viaggi nel Tantra

La bellezza delle meditazioni dal Vigyan Sembrava Tanta raccontata da Shunyo, che ha avuto occasione di presentarle in varie parti del mondo.

 

46 LA MAPPA

I dieci Tori Zen - seconda parte

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di marzo

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 IL MAESTRO

A cosa aspira l'amore?

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

 

LE NOTIZIE

 

 

Solo per donne?

Un bel servizio sulle tecniche di meditazione. Lo ha pubblicato Donna    Moderna nel suo supplemento Donna in Forma: un ottimo punto di partenza per togliere la meditazione da fumosità o spiritualismi di stampo esoterico e ricondurla alla nostra vita di tutti i giorni. Rossana Cavaglieri, la giornalista in questione, racconta  semplicemente la sua esperienza dopo aver partecipato a una giornata di meditazione intensiva presso il centro di Osho Surjan a Milano, con facilità e chiarezza. Dichiara innanzitutto di sentirsi attratta da una meditazione in cui ci si può scatenare, ridere e ballare… e non rimanere seduti immobili per chissà quanto tempo. I vantaggi della Meditazione Dinamica sono evidenti: “Sudare e faticare mi sembrano un modo per disintossicarsi dai veleni della psiche, oltre che da quelli del corpo. E qui lo si fa in un modo scientifico.” E la catarsi? “…siamo tutti un po’ nevrotici. E sfogarci ogni tanto fa bene. Ma non è solo questo.” Infatti alla fine del processo meditativo si scopre che: “L’energia liberata ci ritorna, abbiamo ricaricato le pile dello spirito. Cosa dobbiamo farne? Niente, semplicemente essere qui a goderci il momento.” Che è poi, in realtà, l’essenza stessa della meditazione.

 

 

Novità dall’Italia

 Un sogno che diventa realtà per alcuni sannyasin di Torino, che da oltre dieci anni  organizzano meditazioni, gruppi, training e serate in varie situazioni e località. Negli ultimi quattro anni si sono strutturati in un istituto, Soleluna, che già organizza una quarantina di workshop all’anno, servendosi di hotel, palestre e agriturismi; oltre a offrire nella loro sede serate sciamaniche e avvenimenti speciali che richiamano fino a un centinaio di persone. Sul momento stanno anche cercando un nuovo posto, dove potersi espandere e dar spazio a tutta la loro creativita (fanno anche musica e hanno già prodotto 4 CD). Da marzo Soleluna diventa un Osho Meditation Center, con meditazioni giornaliere, incontro della White Robe almeno una volta alla settimana e campi di meditazione mensili. Per informazioni contattate quindi Apurva, Shaida e Pragita: tel. 011 537465

e-mail # solelun@tin.it

Hanno anche un sito web: http://digilander.iol.it/solelunainfo

 

 

RIMINI D'INVERNO

 Dopo la frenesia estiva delle folle alla ricerca del piacere e del divertimento sembra proprio che l'inverno dia spazio a riflessioni, meditazione... e idee per il futuro. L'ultimo progetto riminese si chiama Healthness e si rivolge a chiunque, singolo o associazione, sia interessato ai più svariati aspetti del benessere psicofisico: vuoi dal punto di vista di una alimentazione naturale, come pure di tutte le varie tecniche per mantenere o recuperare la salute. Si spazia insomma dalla meditazione alle medicine cosidette “non intrusive”, fino a raggiungere la vasta area dell'ecologia domestica: come vivere meglio il rapporto con se stessi e con l'ambiente. L'obbiettivo è di riuscire a presentare una gamma il più possibile vasta di proposte in questo campo durante un grande evento alla fine di quest'anno a Rimini. Sembra proprio interessante. Per maggiori informazioni e-mail: healthness@libero.it o scrivete a Progetto Healthness Casella Postale Aperta 47900 Rimini 1

 

 

Oltre 100 000…

 È questo il numero dei libri di Osho in italiano venduti nel 2000 –  ce lo comunica felice Videha, il curatore di queste pubblicazioni. Durante il 2001 usciranno una ventina di nuovi titoli di Osho: molte le novità assolute, ad esempio “Il cuore celeste” – vedi la presentazione a pag. 42 – e poi una Videobiografia di Osho, un Oscar Mondadori sulle meditazioni attive, un’edizione illustrata di ‘India, un amore’, racconti Zen e tante altre cose. Molte anche le riedizioni di libri di Osho da tempo introvabili. Per essere informati regolarmente e tempestivamente potete richiedere a Oshoba di inviarvi la Newsletter – che, appena il libro è disponibile in libreria, ne  fornisce una ampia recensione – è sufficiente comunicare il vostro indirizzo e-mail.

Anche a livello mondiale le opere di Osho stanno avendo una grande diffusione: la sua “Autobiografia” è già tradotta in sei lingue – presto uscirà anche in italiano – e i Tarocchi Zen di Osho, ormai da tre anni nella lista dei bestsellers di Amazon.com, sono addirittura disponibili in diciotto lingue diverse. In tutta l’India l’anno scorso sono stati venduti più di mezzo milione di libri di Osho da ben trentasei editori e oltre duecentomila discorsi su cassetta. I nuovi mezzi di comunicazione permettono cose impensabili fino a poco tempo fa e anche in questo campo Osho è presente e al passo coi tempi: molti dei suoi libri (in inglese) sono già disponibili nel formato e-book – scaricabili direttamente dalla rete – sia nel sito web osho.com che presso due dei maggiori distributori di libri on-line. Prima dell’estate sarà anche possibile ordinare alcuni titoli di Osho on demand – quel procedimento che permette di stampare una singola copia del libro subito dopo l’ordine, rilegarla e consegnarla nel giro di un paio di giorni – e questo non solo sul sito di Osho ma anche da Amazon e Barnes&Noble, le due maggiori librerie telematiche. Novità anche nel campo degli audio e video discorsi, riversati in formati adatti a Internet: durante il 2001 verrà organizzato un vero e proprio Audio Club che offrirà centinaia di ore di discorsi di Osho. In crescita anche il campo dei periodici: l’edizione Internazional (in inglese) dell’Osho Times  è ormai solo in rete, e sta sfruttando a perfezione tutte le possibilità fornite da questo nuovo mezzo di comunicazione, presto sarà anche possibile mandare e-mail con domande sulla meditazione. L’edizione Asian, in inglese, è ora disponibile anche fuori dall’India e ha già raggiunto le 20.000 copie al mese, seguendo nella crescita l’edizione in Hindi che con quasi 70.000 copie è la maggior rivista letterario-culturale del paese. E anche l’Osho Times Italiano… nel suo piccolo, vede aumentare abbonati e numero di copie distribuite, e soprattutto – a quanto ci viene riferito – l’interesse e il piacere che suscita nella lettura. Grazie!

 

 

Classico… e sannyasin

 Grande successo per le rappresentazioni, qui all’ Osho Meditation Resort di Pune, del classico dramma di A. Checov “Il Gabbiano”. Codiretto da Jivan Mary e D. Fine, lo spettacolo poteva contare su un cast internazionale, fra cui anche un italiano – Abheeru – nel ruolo di Kostia, il protagonista. Quest’opera teatrale affronta temi in cui è facile riconoscersi: gelosia e inconsapevolezza nell’amore, il peso di certi rapporti familiari, l’invidia, le difficoltà e gli ostacoli che tutti trovano a esprimere la propria creatività individuale. Anche il tragico finale, fa riflettere quando, il protagonista, persa ogni speranza di veder riconosciuto il suo lavoro letterario, si suicida. Senza dare ascolto a Nina, la protagonista – da lui amata senza esserne corrisposto – che gli confida come lei non abbia paura della vita perché ha nel suo intimo una profonda fiducia di sapere come riuscire a fluire con la vita. E da qui la figura emblematica del gabbiano, che vola prendendo forza dal vento.

 

Non aver paura della vita, la fiducia nella propria individualità, il fluire con l’esistenza… temi fondamentali di chi ha scelto di vivere con consapevolezza. E non ha forse detto Osho che l’unica reale alternativa al suicidio è il sannyas, la meditazione?

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

Preti e Politici

 

Succede a tutti di parlar male di loro… quasi fossero di una razza diversa. Osho si scaglia spesso contro questa ‘mafia dell’anima’, denunciandone l’ipocrisia, gli inganni, lo sfruttamento. Ma in realtà preti e politici nascono tra di noi – nascono dentro di noi – e lamentarsi di loro è un po’ come prendersela con noi stessi. Ne siamo consapevoli?

 

Di certo i politici e i preti non vengono dallo spazio, crescono tra di noi. Anche noi abbiamo la stessa brama di potere, la stessa ambizione di essere più santi degli altri. Essi sono solo le persone che hanno maggior successo, per ciò che riguarda queste ambizioni e questi desideri. Certo, noi ne siamo responsabili, ma si tratta di un circolo vizioso – non siamo i soli a essere responsabili: politici e preti continuano a condizionare le nuove generazioni alle stesse ambizioni – creano la società, coltivano la sua mente e la condizionano. Anche loro ne sono responsabili – e sono più responsabili della gente comune, poiché quest’ultima è vittima dei condizionamenti che vengono loro imposti.

Il bambino viene al mondo privo di qualsiasi ambizione, senza alcuna brama di potere, senza la benché minima idea di essere superiore. Di certo, lui non può essere responsabile. Coloro che lo educano – i genitori, la società, il sistema educativo, i politici, i preti – tutta questa gente continua a rovinare ogni bambino. È vero che anche lui, a sua volta, nuocerà poi ad altri… si tratta di un circolo vizioso. Ma dove spezzarlo?

Io insisto nel condannare i preti e i politici, poiché è lì che quel circolo può essere spezzato. Biasimare i bambini che si affacciano sul mondo, non servirà. Né sarà utile condannare le masse, poiché sono state condizionate – sono state sfruttate. Soffrono, sono infelici, ma nulla le sveglia – sono profondamente addormentate.

Certo, so che tutti sono responsabili. In un modo o nell’altro, tutti hanno una parte in qualsiasi cosa accada. Ma per ciò che mi riguarda, la cosa importante è mettere a fuoco chi colpire, in modo che si possa evitare il precipitare nello stesso circolo vizioso alle nuove generazioni. L’umanità non ha fatto che girarvi e rigirarvi per secoli… ecco perché non condanno le masse, né condanno voi.

Biasimo chi ha il potere di spezzare adesso questo circolo vizioso: basterebbe dare un po’ meno peso agli interessi costituiti, e guardare veramente la massa di umanità afflitta…  una trasformazione è possibile. Ho scelto i preti e i politici con intenzione.

Il prete sa benissimo che non esiste alcun dio. A questo mondo, il prete è il solo a sapere che non esiste alcun dio, ma tutta la sua professione dipende da questo dio inesistente: non può dire la verità, perché è contro i suoi interessi acquisiti – e non solo i suoi, rovinerebbe tutta la messinscena per generazioni a venire. Sa che i suoi rituali sono solo mosse da giocoliere, che la sua teologia è solo una copertura. Nessuno lo sa meglio di lui; egli ha studiato le scritture e sa che non esiste alcuna prova dell’esistenza di dio, da nessuna parte. Il prete interpreta le scritture in modo tale da trarne un aiuto per la sua professione. Sia i preti che i politici sono molto vulnerabili, non hanno alcun terreno sotto i piedi. È sufficiente una stoccata per finirli. E una volta annientati, la società assaporerà la libertà.

Certo, è possibile allevare i bambini in maniera più umana, senza condizionarli, in maniera intelligente, in modo che vedano tutta la Terra come un insieme unico – non in quanto cristiani, hindu, mussulmani, indiani, cinesi, americani. Le nazioni e le religioni sono create dai preti e dai politici: una volta annientati, anche le religioni e le nazioni scompariranno. E un mondo libero da religioni, libero da nazioni, sarà un mondo umano – senza guerre, senza inutili lotte per cose che nessuno ha mai visto… È veramente stupido che la gente si sia uccisa per migliaia di anni in nome di dio. Nessuno lo ha mai visto, nessuno ha dei riscontri, nessuno ha un’evidenza… e vanno in guerra – si fanno crociate, jihad, guerre sante – per distruggere chiunque non creda alla loro stessa ‘verità’: il loro dogma è divino, mentre tutti gli altri dogmi sono creazioni del maligno. Cercano di servire l’umanità, uccidendo la gente. La loro intenzione è liberare gli altri dalla presa del maligno. Ma la cosa più strana è che ogni religione pensa all’altra come ‘creata dal diavolo’…e così si continua a combattere. I politici fanno una guerra via l’altra, a che scopo? Non ne vedo il senso. Sulla Terra non è tracciato alcun confine, perché farli sulle carte geografiche?

Un mio insegnante era un uomo molto intelligente. Un giorno portò un ammasso di pezzettini di carta – aveva tagliato la mappa del mondo intero in tantissime piccole parti – li mise sul tavolo e chiese se qualcuno era in grado di ricostruire la mappa. Molti ci provarono, senza riuscirci. Solo un ragazzo, vedendo che tutti gli altri avevano fallito, ne girò uno… e poi li girò tutti, scoprendo che dall’altra parte era disegnata la figura di un uomo. Ricostruì quella figura – cosa facilissima – e trovò la soluzione.

Forse la stessa cosa è vera per ciò che riguarda il mondo reale… se riusciamo a ricomporre l’uomo, ricomporremo il mondo. Se riusciamo a far ritrovare all’uomo il silenzio – in pace e in amore – le nazioni scompariranno, le guerre scompariranno, tutta quella sporca politica scomparirà.

tratto da: Osho, Beyond Psychology #26

 

 

 

Osho sulle elezioni americane

 

Domanda: Se tu votassi – se fossi un cittadino americano e scegliessi di votare – pensi che saresti un democratico o un repubblicano? Per ciò che sai della politica americana, in quale campo pensi che ti sentiresti più a tuo agio?

 

Osho: Entrambi sono composti dallo stesso genere di persone: si tratta solo di una cospirazione politica. Ha a che fare con un certo aspetto della psicologia, che viene sfruttato dal sistema democratico.

La memoria della gente è molto corta, al massimo tre anni. Quindi per quattro, cinque anni, va al potere un partito, e naturalmente non è in grado di soddisfare tutte le promesse fatte alla gente. L’opinione che ne ha la gente comincia ad abbassarsi. Per cinque anni l’altro partito continua a promettere: ‘Faremo noi ciò che loro non sono stati in grado di fare’. Perciò dopo cinque anni prevale l’altro partito. E questo è un gioco che continua ad andare avanti. I due partiti sono parte di una cospirazione, azionisti della stessa azienda. È semplicemente un caso di rotazione.

Non vedo alcuna differenza nella loro ideologia, non vedo alcuna differenza nei loro principi, non vedo alcuna differenza nei loro volti. Sono tutti uguali, giocano lo stesso gioco. Per me non fa alcuna differenza.

Da un’intervista con un giornalista americano

Osho, The Last Testament vol.1 #30

 

 

 

alle radici del problema

 

Osho, mi sembra che gli esseri umani ritengano che essere semplicemente se stessi non sia abbastanza. Perché la maggior parte delle persone si sente obbligata a ottenere potere, prestigio e così via?

 

È una domanda complicata: ha due aspetti e bisogna comprenderli bene entrambi. Per prima cosa, non sei mai stato accettato dai genitori, dagli insegnanti, dalla società, per quello che sei. Tutti hanno cercato di perfezionarti, di renderti migliore. Tutti hanno messo in evidenza i difetti, gli errori, le debolezze, le fragilità a cui l’essere umano è propenso. Nessuno ha messo in rilievo la tua bellezza, nessuno ha messo in rilievo la tua intelligenza, nessuno ha messo in rilievo la tua grandezza.

Il solo fatto di essere vivi è un tale dono, ma nessuno ti ha detto di essere grato all’esistenza. Al contrario, tutti brontolano e si lamentano. Certo, se fin dall’inizio tutto ciò che ti circonda non fa che sottolineare il fatto che non sei quello che dovresti essere, se ti dà grandi ideali da seguire, se ti dice cosa devi diventare… non c’è alcuna stima per la tua essenza. Si dà importanza solo al futuro: nel caso che tu riesca a diventare una persona rispettabile, potente, ricca, intellettuale, comunque famosa, non soltanto uno qualunque.

Il condizionamento costante ha creato dentro di te l’idea che: “Non vado bene come sono, mi manca qualcosa. Dovrei essere da qualche altra parte: più in alto, più potente, più rispettato, più famoso, un vincente”.

Questa è metà del problema, e non dovrebbe essere così. Questa situazione potrebbe essere facilmente eliminata se i genitori e gli insegnanti fossero un po’ più intelligenti.

Non bisogna rovinare il bambino. Devi far sì che il suo rispetto per se stesso, l’auto-accettazione, crescano. E invece, diventi un ostacolo alla crescita. Questa è la parte brutta, ma anche la più semplice da eliminare.

Ma la seconda parte è veramente importante. Se tutti questi condizionamenti venissero rimossi, anche allora sentiresti di non essere abbastanza, ma in un modo totalmente diverso.

Non vai bene così perché potresti essere di più. Non si tratta più di diventare famoso, rispettabile, potente e ricco – non ti preoccuperai assolutamente di tutto questo. La tua attenzione ora sarà sul fatto che il tuo essere è solo un seme. All’inizio non nasci come albero, nasci solo come seme, e devi crescere fino al punto in cui arrivi a fiorire: solo quella fioritura sarà la tua gioia e il tuo appagamento. Quella fioritura non ha nulla a che fare con il potere, con il denaro, con la politica. Ha esclusivamente a che fare con te: è un progresso individuale. Proprio per questo l’altro condizionamento è un ostacolo: una distrazione, un cattivo uso di un impulso naturale alla crescita. Ogni bambino che nasce vuole crescere e diventare un essere umano pienamente sviluppato, ricco di amore, di compassione, di silenzio.

Devi arrivare a celebrare te stesso. Il problema non è la competizione, e nemmeno il paragonarsi agli altri. Ma il primo brutto condizionamento ti porta fuori strada perché la tua voglia di crescere, la voglia di diventare qualcosa di più, la voglia di espanderti, viene sfruttata dalla società, dagli interessi costituiti. Loro la deviano, ti riempiono la mente in modo tale che pensi che questa è voglia di avere più soldi, che questa è voglia di arrivare in cima. Dovunque ti trovi, devi essere in cima, altrimenti senti che non stai andando bene, provi un profondo senso di inferiorità. Questo condizionamento ti insegna la competizione e il confronto: ti insegna la violenza, la lotta. Ti insegna che i mezzi non hanno importanza, ciò che conta è il fine: la meta è il successo. Ed è facile condizionarti, perché fin dalla nascita hai l’impulso a crescere: un seme deve andare lontano per diventare un fiore. È un pellegrinaggio. Questo impulso è molto bello, ti viene dato dalla stessa natura. Ma la società, finora, è stata molto astuta: distoglie, allontana, devia i tuoi impulsi naturali verso qualcosa di utile per se stessa.

Questi sono i due aspetti che ti danno la sensazione che, dovunque tu sia, ti manchi qualcosa: devi ottenerla, raggiungerla…

Devi usare l’intelligenza per chiarire quale sia il tuo desiderio naturale e quale il condizionamento sociale. Elimina il condizionamento sociale – è tutta immondizia – in modo che la natura resti pura, incontaminata. E la natura è sempre individualista. Crescerai e arriverai a fiorire, e forse saranno fiori di rosa. Qualcun altro potrà crescere e avere margherite. Tu non sarai superiore perché hai rose; lui non sarà inferiore perché ha margherite. Entrambi sarete arrivati a fiorire, quello è il punto. Quel fiorire ti porta un profondo senso di soddisfazione. Tutte le frustrazioni, tutte le tensioni svaniscono: ti pervade una pace profonda, una pace che va al di là di ogni comprensione. Ma prima devi eliminare completamente tutta l’immondizia dei condizionamenti sociali, altrimenti continueranno a distrarti. Devi essere ricco, non pieno di soldi. La ricchezza è una cosa diversa. Un mendicante può essere ricco, e un imperatore può essere povero. La ricchezza è una qualità dell’essere. La ricchezza è la tua autenticità, la sincerità, la verità, l’amore, la creatività, la sensibilità, la meditazione. Questa è la tua vera ricchezza.

La tua mente è stata indirizzata da persone diverse a seconda delle loro idee di come dovresti essere. Non che ci fossero cattive intenzioni. I tuoi genitori ti volevano bene, gli insegnanti ti volevano bene, la società vuole che diventi qualcuno. Le loro intenzioni erano buone, ma la loro consapevolezza era molto bassa: si sono dimenticati che non si può riuscire a fare di una margherita una rosa, o viceversa. Tutto quello che puoi fare è aiutare la rosa a crescere più grande, più colorata, più profumata. Puoi fornire tutti gli elementi che sono necessari per migliorarne il colore e la fragranza – il terreno giusto, la giusta quantità d’acqua, al momento giusto – ma non puoi far sì che la pianta di rose produca fiori diversi.

In una società migliore, con più persone in grado di capire, nessuno vorrà cambiarti. Cercheranno tutti di aiutarti a essere te stesso – ed essere se stessi è la cosa più ampia e ricca che ci sia al mondo. Essere te stesso ti dà tutto ciò di cui hai bisogno per sentirti realizzato, tutto ciò che può dare senso, significato alla tua vita. Solo essere te stesso e crescere in armonia con la tua natura ti porta a realizzare il tuo destino.

Ascolta il tuo cuore, quello è il tuo unico maestro. Forse non diventerai presidente della repubblica, forse non diventerai primo ministro, ma non è necessario. Non importa ciò che fai… La gioia nasce dal fatto che ti piace ciò che fai, che metti nel farlo tutta la tua energia, che non vuoi essere qualcun altro: che è proprio questo ciò che vuoi essere, e sei deciso a non fare cambio nemmeno con un presidente o con un imperatore. Questa è la vera ricchezza. Questo è il potere reale.

tratto da: Osho, The Transmission of the Lamp #26, 2

 

 

Più potere vuoi, più ci saranno persone che perderanno la loro libertà.

Il tuo potere vuol dire per loro perdita della libertà.

Il conflitto reale è tra l’istinto del potere e il valore della libertà.

 

 

 

ANCHE TU…

 

QUANDO CRITICO I POLITICI, non sono i politici al di fuori di te, è il politico dentro di te. Tutti voi cercate, in un modo o nell'altro, di avere di più, di possedere di più, di essere potenti, emergenti, speciali. Quando critico i politici, sto criticando la struttura politica della mente. Il politico dentro di te è ancora allo stato latente. Non ha ancora avuto la possibilità di mostrarsi com'è veramente. Ecco perché il potere corrompe. Il potere dà la sensazione di corrompere perché ti dà la possibilità di esprimere tutte le tue fantasie, i tuoi sogni, e di trasformarli in realtà. Hai il potere di farlo. Ha ragione Acton quando dice che il potere assoluto corrompe in modo assoluto.

Devo criticare i politici perché sono ciò che tu vorresti essere. Quando critico i politici, sto criticando te, come saresti se il tuo politico fosse già arrivato al potere. In un certo senso... magari non ne hai molto di potere, ma tutti hanno un certo potere su qualcun altro. I genitori hanno potere sui figli, il marito ha potere sulla moglie, o alme-no crede di averlo. Mariti e mogli sono in un conflitto perpetuo per provare chi è più importante, più intelligente, chi ha sempre ragione. Ognuno ha una piccola area, il proprio piccolo territorio dove ha potere.

La critica che faccio ai politici è prima di tutto la critica al politico nascosto dentro di te: ti aspetti obbedienza, pensi che tuo figlio non sia solo nato da te, ma che debba essere anche la tua copia. I figli nascono attraverso di te, ma non sono tuoi. Appartengono al futuro, del quale non sai nulla. Tu sei il tramonto, i tuoi figli sono l'alba... tra di voi c'è una notte intera.

TRATTO DA: Osho, Sermones in Stones # II

 

 

 

L’idea stessa di dominio…

 

Il mio messaggio per tutti è: non desiderare mai, nemmeno per un istante, di dominare qualcuno, e non permettere mai che qualcuno ti domini.

L’idea stessa di dominio deve scomparire dalla faccia della terra. Solo allora potremo chiamare questo mondo una realtà umana. Altrimenti è del tutto inumano… Ma tutta l’atmosfera in cui sei stato allevato ha lasciato la sua impronta sul tuo inconscio. Se non inizi a ridere della stupidità dell’idea stessa di governare su tutto il mondo, o di essere una persona speciale, superiore a tutti gli altri… Ridere è una grande medicina. È una terapia incredibilmente potente. Se puoi ridere del tuo inconscio, esso perde la sua forza. Nel fatto stesso di ridere, il senso di colpa, le ferite, svaniscono.

…Non ha importanza se porti con te un passato da tedesco: tutti portano con sé un passato, e il mio lavoro è quello di distruggere il passato, di liberarti dal tuo passato…

…Ti sto solo rendendo consapevole del fatto che una parte di te sta ancora portando con sé, senza che te ne accorga, tutta la spazzatura che il passato si lascia sempre alle spalle… e che continua a essere trasmessa di generazione in generazione. Lascia che evapori in una grande risata, liberatene. Dimenticati di essere tedesco, dimenticati di essere indiano, o inglese. Essere umano è sufficiente.

tratto da: Osho, Yahoo the Mystic Rose #04

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Il Lato Scuro della Vita

 

 

Quando ti accorgi che anche nella tua mente è nascosto un politico – sempre in cerca di approvazione, disposto a tutto pur di raggiungere i propri fini – non serve tentare di combatterlo abbracciando ideali diversi, cercando di spostarti al polo opposto. Può rimanere solo un gioco della mente. E allora… cosa fare?

 

La cosa fondamentale che devi capire è che tu non sei la mente – né le sue parti luminose, né le sue parti oscure. Se ti identifichi con le parti migliori, ti sarà impossibile disidentificarti con le parti peggiori: non sono altro che due facce della stessa medaglia. Puoi averle entrambe o rigettarle entrambe: non puoi separarle.

L’ansia dell’uomo è racchiusa nel fatto che vuole scegliere sempre il lato positivo lasciando perdere tutto il resto. Non rendendosi conto, così, che qualsiasi situazione, per quanto oscura e difficile, ha con sé certamente un lato positivo.

Scegliere crea ansia. Scegliere significa crearsi dei guai.

Non scegliere significa comprendere che: d’accordo, la mente è presente con le sue parti buie e le sue parti luminose, e allora? Questo cosa ha a che fare con te? Perché dovresti preoccuparti?

Dal momento in cui non scegli più, in te scompare ogni preoccupazione. E sorge una grande accettazione – la mente deve essere così, questa è la sua natura – inoltre non è un problema per te, poiché tu non sei la mente. Se tu fossi la mente, la preoccupazione sarebbe naturale. Ma, in quel caso, chi avrebbe scelto una delle due parti della mente e pensato di trascenderla? E chi avrebbe fatto il possibile per accettare e comprendere l’accettazione?

Tu sei separato, totalmente separato dalla mente.

Tu sei semplicemente un testimone, nient’altro.

Ma tu sei diventato un osservatore che si identifica con qualsiasi cosa piacevole – dimenticando che le cose spiacevoli arriveranno al seguito proprio come ombre. Non ti senti turbato dal lato piacevole, anzi lo godi. Il turbamento accade quando affiora il lato opposto – allora ti senti lacerato.

Tu stesso hai creato tutto il guaio. Dallo stato di osservatore sei caduto nello stato di colui che si identifica. La storia della caduta di Adamo ed Eva è solamente una leggenda. Questa invece è una vera caduta: dallo stato di osservatore sei caduto nello stato di colui che si identifica e hai perso la tua capacità di essere il testimone.

Fa’ questo tentativo di tanto in tanto. Lascia che la mente sia com’è, qualsiasi cosa sia: ricorda che tu non sei la tua mente. Avrai una grande sorpresa. Vedrai che minore sarà la tua identificazione con la mente e minore sarà il suo potere – poiché il suo potere deriva dalla tua identificazione – altrimenti la mente ti succhia il sangue. Ma se ti mantieni distaccato e lontano, la mente comincia a ritirarsi. Il giorno in cui sarai totalmente disidentificato dalla mente, anche solo per un momento, avrai una rivelazione: la mente morirà, scomparirà totalmente. La mente tanto invadente e chiacchierona – ogni giorno, senza requie, da sveglio e da addormentato, sempre presente – improvvisamente scomparirà. Ti guarderai dentro e vedrai solo il vuoto, il nulla.

Con la mente scomparirà anche il sé. In te ci sarà solo una sottile qualità di consapevolezza, senza la presenza di alcun io. Al massimo potrai definirla un’essenza, ma non un ego. Se vuoi essere più esatto, puoi definirla una “pura essenza”, perché nell’essenza del tuo essere è ancora presente un’ombra dell’ego. Nel momento in cui lo comprendi, questa “pura essenza” diventa universale.

Quando sparisce la mente, sparisce anche il sé e spariscono tante cose che prima erano importanti e che ti creavano tanti turbamenti. Più tentavi di risolverle e più si complicavano: ogni cosa diventava un problema, una fonte d’ansia e ti sembrava che non ci fosse una via d’uscita.

La mente è soltanto un susseguirsi di pensieri, che transitano di fronte a te sullo schermo del tuo cervello. Tu sei un osservatore. Ma cominci a identificarti con tutte le cose piacevoli – che sono esche allettanti. Una volta che ti sei lasciato prendere dalle cose piacevoli, sei catturato anche dalle cose sgradevoli – poiché la mente non può esistere senza il dualismo.

La consapevolezza non può esistere nel dualismo e la mente non può esistere senza il dualismo.

La consapevolezza è non-dualistica e la mente è dualistica.

Quindi sii solo l’osservatore. Non ti insegno alcuna soluzione, ti offro la soluzione: allontanati un poco e osserva. Crea una distanza tra te e la tua mente.

Sia che passino nella tua mente cose piacevoli, deliziose, che tu vorresti gustare intimamente, sia che passino cose sgradevoli – rimani il più distaccato possibile. Osservale tutte, come se assistessi a un film. Ma la gente si identifica perfino con i personaggi dei film. Vi identificate con qualsiasi cosa. Vi identificate con certe persone e quindi create da soli la vostra infelicità. Vi identificate con certe cose e, se non si realizzano, siete infelici. Le vostre identificazioni sono le radici della vostra infelicità.

tratto da:  Osho, Oltre la psicologia Cap. 5  Ed.Oshoba

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

La Saggezza del Corpo

 

Scoprire che siamo qualcosa che va oltre il corpo non vuol dire certo rifiutarlo, anzi: spesso è ascoltandolo in modo nuovo che troviamo la strada verso la consapevolezza.

 

 

Navanita aveva lavorato con impegno per ottenere un corpo che la soddisfacesse, e ci teneva molto. Un corpo che faceva tutto quello che voleva lei: forte, flessibile, affidabile. Praticava molto sport, insegnava danza e aerobica. Niente di male in tutto questo, se non che mantenere questa immagine voleva dire continuare a vivere sotto pressione.

Nel 1994, un drammatico incidente stradale – nel quale rimasero uccise quattordici persone e molte altre vennero gravemente ferite – ha voluto dire per lei una completa rivoluzione nell’approccio alla vita, che fino ad allora era stato un po’ all’insegna del ‘Dai, diamoci dentro’. Quando l’autobus in cui viaggiava si è scontrato con un altro veicolo e ha cappottato più volte, Navanita ha perso coscienza. Mentre stava tornando cosciente, ha scoperto di ‘stare osservando il corpo dall’alto’. Nell’istante successivo era già tornata all’interno del corpo.

“Parte di me – suppongo la consapevolezza – si è mossa in modo sistematico in tutto il corpo per controllare se era tutto a posto. Mi è arrivato un messaggio senza parole ‘Non morirai’, e poi ancora ‘I polmoni non sono stati perforati e non ci sono danni interni’. Tuttavia, entrambe le gambe e tre costole erano fratturate e anche la colonna vertebrale aveva subito una frattura compressa. La stessa ‘voce’ mi ha detto come spostare il corpo in modo da rimanere cosciente; per esempio rimanendo seduta per un po’ e poi sdraiandomi quando era proprio necessario”.

Per Navanita questo drammatico episodio ha dato inizio a una più profonda comprensione della saggezza del corpo. È stato, ci dice: “Come se il mio vecchio io, con la sua innata tendenza allo sforzo, dovesse entrare in sintonia con una forza più morbida e più ricettiva”. Ha impiegato diversi anni per ristabilirsi, e durante questo lungo percorso la sua fiducia nel potere del corpo è andata sempre aumentando. L’incidente, e il successivo periodo di recupero, hanno influenzato in modo straordinario il suo lavoro di 20 anni come leader di gruppi di danza, body-love e stretching. E chi la conosce bene è della sua stessa opinione: ciò che le è accaduto può essere solo definito una grande trasformazione.

Quando lei parla del corpo, si ha subito la sensazione che non sono solo teorie: Navanita ha una conoscenza intima del corpo a un livello in cui molti di noi probabilmente possono solo fare delle ipotesi.

“Ciò che vedo è che tutti sono sempre molto impegnati a ‘fare’, un continuo affanno per avere successo. E poi però vanno a pezzi per l’eccessiva pressione – scoprono che ci si può sforzare solo fino a un certo punto. Il corpo è uno strumento e il suo linguaggio è quello della ricettività. Il corpo è una centrale di energia ma è necessario rispettare il suo modo unico di comunicare. Ciò che io insegno nei miei workshop è che, invece di sforzarti sempre di arrivare da qualche parte – invece di cercare di controllare la vita – puoi lasciare che la vita ti sostenga, e il primo passo per questo è attraverso il corpo. Dobbiamo imparare ad amare e rispettare il corpo. E comprendere poi che siamo qualcosa che va oltre il corpo”.

In un significato simile al concetto di non-mente della tradizione Zen, l’esperienza di Navanita l’ha messa in contatto con ciò che lei chiama non-corpo. Proprio come la non-mente, il non-corpo può anche essere definito consapevolezza, spirito, osservatore, testimone. La natura del non-corpo fa parte della sua esperienza quotidiana ed è questa qualità che trasmette ai partecipanti dei suoi gruppi.

Dice Navanita ricordando i primi giorni – settimane – in ospedale dopo l’incidente: “Sentivo che nulla di ciò che stava accadendo poteva toccarmi! C’era una parte di me che osservava tutto. Quello spazio di distacco, di silenzio e di quiete, era la mia ancora di salvezza. Era più forte del dolore e delle preoccupazioni sulle mie possibilità di recupero. Ho scoperto che quello spazio era in realtà tutto ciò che mi occorreva: il resto era solo un film!”

Questa sensazione di distacco è stata causata dallo shock dell’incidente?

“No, non era simile a quello stato teso di disassociazione causato di solito da uno shock… altrimenti, se sono la stessa cosa, vuol dire che sono ancora sotto shock sei anni dopo! In realtà era – o meglio è – una sensazione di espansione, di essere liberi dal corpo. Di essere molto di più, molto più vasti del corpo. E non solo: sono arrivata a capire che quando non ero identificata col corpo – se ero presente, ma non intrappolata nel mio ‘film’ di dolore e disagio – quando ero libera dal corpo, il corpo stesso mi insegnava come mettermi in contatto con lo spazio di non-corpo.

Non dubito affatto che la guarigione sia avvenuta proprio quando ero ancorata a questo spazio di consapevolezza, lo spazio del testimone: questo è il potere di guarigione del non-corpo”.

Come riesce Navanita a trasmettere questa saggezza agli altri?

“Imparare il linguaggio del corpo e del non-corpo è un’arte che deve essere appresa, o meglio riscoperta. Da bambini siamo in contatto con questo spazio, ma a causa del modo in cui siamo educati – tutto focalizzato verso l’esterno, verso gli altri – dimentichiamo presto questa nostra connessione. Nel mio lavoro quindi, la prima cosa che affronto è la centratura nel corpo, guidando la consapevolezza dei partecipanti verso il loro corpo tramite queste domande: ‘Qual è la tua connessione con la terra? Qual è la tua connessione con i piedi?’ E inoltre: ‘Com’è la sensazione della tensione? E quella del rilassamento?’, guidandoli a osservare questi stati all’interno di sé. Se sei consapevole della sensazione che ti dà la tensione, puoi sapere anche qual è la sensazione del rilassamento.

Rilassarsi direttamente non è possibile, quindi creo degli strumenti con cui giocare che ci portano in quello spazio. Ed è proprio il rilassamento la strada verso il non-corpo”. 

 

 

 

Perché sei sempre teso?

 

Rilassare il corpo non è in realtà molto difficile: lo è divenuto sempre più con il progresso della civiltà perché si è andato perdendo ogni contatto con esso. Non esistiamo nel corpo. La nostra esistenza è diventata essenzialmente cerebrale, mentale.

Siamo giunti addirittura a non amare più con il corpo, ma con la mente. Il corpo segue come un peso morto. La sensibilità è assente. Il contatto avviene attraverso la niente, ma poiché il suo non può esse-re un contatto reale, si assiste all'incontro di due corpi dove ogni comunione è assente. I corpi sono morti... potete abbracciarvi, ma saranno soltanto due cadaveri a farlo. Si avvicinano nello spazio, ma non arrivano a una reale intimità; cosa che può succedere soltanto se esistete nel vostro corpo, se siete al suo interno.

Ma noi viviamo fuori dal nostro corpo, come fantasmi. Siamo sempre lì attorno, ma mai al suo interno. Più l'uomo si è civilizzato e più ha allentato i rapporti col proprio corpo. Si è perso il contatto, ed è questa la ragione che fa sì che il nostro corpo sia così teso.

Il corpo dispone di un meccanismo automatico per il proprio rilassamento. Il vostro corpo è stanco, si sdraia sul letto, ma non può rilassarsi perché... voi non siete là. La vostra presenza è indispensabile perché il meccanismo automatico possa funzionare. Senza di voi diventa completamente inefficiente. È necessario che voi siate presenti... non può mettersi a dormire di sua iniziativa. Si è perso il sonno, si è perduta la possibilità di rilassarsi, poiché si è perduto il contatto con il corpo.

Non siete presenti nel vostro corpo, ecco perché non può funzionare adeguatamente. La sua saggezza non è sufficiente per questo. Esso possiede una saggezza genetica, innata, accumulata nel corso dei secoli, ma poiché non siete presenti, c'è tensione. Il funzionamento del corpo fisico sarebbe altrimenti essenzialmente automatico — opererebbe automaticamente, solo grazie alla vostra presenza. È indispensabile che voi siate presenti. Soltanto allora comincia a funzionare.

Anche le nostre menti sono colme di tensione, ma non si tratta di una condizione necessaria e inevitabile. Lo sono per-ché non si smette un attimo di generare confusione. Fare del sesso per esempio un oggetto del pensiero è creare confusione, perché il sesso non è una cosa alla quale pensare. Il centro mentale non è fatto per questo. Il sesso ha un suo centro, strutturato appositamente, ma noi usiamo la mente per svolgere il compito del centro sessuale. Perfino l'innamoramento diventa un fenomeno cerebrale, anziché emozionale. Il centro emozionale rimane inattivo.

Più l'uomo è civilizzato più il suo centro intellettuale è sovraccarico. Gli altri centri rimangono inoperosi, in forzata inazione. Anche questo crea tensione, poiché si costringono all'inattività dei centri che dovrebbero operare e hanno un'energia specifica per farlo. L'energia inutilizzata si accumula oltre i limiti normali e genera tensione.

Il centro mentale, da parte sua, è oberato di lavoro. Lo si costringe a sentire, ma questo è impossibile. La mente non può provare sentimenti, può soltanto pensare. Le categorie del pensiero differiscono radicalmente dalle categorie del sentimento... anzi, non si tratta di una semplice differenza, ma del polo opposto. La logica del cuore non è la logica della mente.

L'amore ha processi di pensiero tutti suoi, non paragonabili a quelli mentali. Alla mente vengono quindi addossati compiti che esorbitano dalle sue funzioni. Questo eccesso di lavoro genera tensione. La situazione è, in metafora, quel-la di un padre che sta compiendo il lavoro del figlio, mentre il figlio fa il lavoro del padre. È questa la confusione che si viene a creare quando l'esistenza è centrata sulla mente.

Se ogni centro avesse modo di svolge-re il compito al quale è destinato, ci si rilasserebbe. La mente non è l'unico centro. Comportandoci come se lo fosse, abbiamo turbato ogni silenzio, distrutta ogni possibilità di rilassamento, sovvertita alla radice la sintonia dell'umanità con l'universo.

Non nego alla mente il suo compito. Essa possiede una sua funzione, che però è estremamente limitata. La si è sovraccaricata. Dalla a alla zeta, la vostra educazione ha come oggetto questo unico centro. Siete educati come se possedeste soltanto un centro: la niente — il matematico, il razionale.

La vita non è soltanto razionalità. Ai contrario! Essa è in massima parte irrazionale. La ragione è soltanto una picco-la isola illuminata nel vasto, tenebroso, arcano oceano dell'irrazionalità e ha in esso le sue radici... nell'immenso oceano del mistero.

La parte illuminata è solo una parte. Non è il tutto e non la si deve scambiare con il tutto, pena l'insorgere della tensione. Il misterioso, l'irrazionale, finirebbero per vendicarsi. Le conseguenze di un simile errore si possono constatare in Occidente. In Occidente si è fatto un uso eccessivo, appesantendolo, di un solo centro, il razionale, e ora si assiste alla vendetta dell'irrazionale. Tale vendetta è in atto e sta sovvertendo tutto: anarchia, indisciplina, ribellione, illogicità stanno esplodendo. Lo si può constatare nella musica, nella pittura, ovunque. L'irrazionale sta prendendo la sua rivalsa ed è l'ordine costituito, stavolta, ad avere la peggio.

La ragione non è tutto. La cultura nel suo complesso diviene vittima di tensioni di ogni tipo quando si considera la razionalità come l'unico valore. Le medesime leggi che valgono per l'individuo, regolano anche la cultura e la società nel suo complesso. Capire queste leggi è in-dispensabile e basterà per cominciare a cambiare: la comprensione stessa diventerà trasformazione.

Il corpo è teso perché l'avete 'abbandonato' e la mente è tesa perché l'avete sovraccaricata. Il vostro essere spirituale, però, non è mai teso. lo vi sto dividendo in corpo, mente e spirito, ma solo come espediente teorico. Voi non siete divisi.

Non esiste in realtà in voi nessuna suddivisione, ma distinguere può essere utile per aiutarvi a capire.

Il regno spirituale è immune da qualsiasi tensione, ma si è perso ogni rapporto: chi non è in contatto neppure con il corpo non potrà mai essere in contatto con lo spirito. Il regno dello spirito è ancora più in profondità. Se non siete neppure in contatto con i vostri confini più esterni, non potete esserlo con i vostri centri più profondi.

Il vostro regno spirituale è rilassato. Lo è anche in questo preciso istante. In realtà sarebbe più preciso dire che Io spirituale è il regno stesso del rilassamento. Non vi è traccia di tensioni perché ne mancano le ragioni stesse.

Senza Io spirituale non potreste esiste-re. Senza di esso non potreste neppure vivere, anche se forse Io avete dimenticato, perché voi siete lo spirituale. È il vostro essere, esistenza pura. L'enorme tensione fisica e mentale vi impedisce di esserne consapevoli. Se in campo fisico e menta-le non dominasse la tensione, automaticamente arrivereste alla felicità e al rilassamento dello spirituale. Beatitudine e rilassamento arriverebbero da soli: erano già lì ad aspettarvi. Ma tutta la vostra attenzione è così assorbita dal fisico e dal mentale, che non ne è rimasto neppure un briciolo da indirizzare verso lo spirituale. Solo quando il corpo e la mente non saranno più tesi potrete immergervi nello spirituale, potrete conoscerne la beatitudine. Lì non esiste, né potrebbe esistere, alcuna traccia di tensioni. Non può esistere una tensione spirituale, la tensione può essere soltanto fisica o mentale.

La responsabilità delle tensioni a livello fisico è di coloro che, in nome della religione, hanno predicato il rifiuto del corpo. In Occidente il cristianesimo ha sempre dimostrato una spiccata avversione per il corpo, creando così una divisione innaturale — un abisso — fra voi e il vostro corpo. Tutto il vostro comporta-mento ne è stato influenzato, creando così tensione. Il corpo è il nemico, ma senza di esso non potreste esistere: e allora siete costretti a rimanere con lui — dovete vive-re col nemico — in una costante tensione. Non vi è mai concesso di rilassarvi.

Il corpo non è affatto vostro nemico, né vi è in alcun modo ostile, o tanto meno indifferente. La sua stessa esistenza è beatitudine. Nel momento in cui lo accettate come un dono, come un regalo divino, il contatto ritorna. Lo amerete, lo sentirete... sarà un'esperienza sottile e indefinibile!

Non è possibile sentire il corpo di un altro se non si è mai sentito il proprio. Non è possibile amare il corpo altrui se non si è mai amato il proprio. È impossibile. Non è possibile provare interesse o piacere per il corpo di un'altra persona se non ci si è mai presi cura del proprio... e non c'è nessuno che lo faccia! Voi potete anche dirmi che vi state prendendo cura del corpo, ma io insisto: non lo fa nessuno! La vostra attenzione non è sincera, anche se può sembrare tale. Vi prendete cura del corpo per ragioni esteriori: l'opinione degli altri, attirare lo sguardo di qualcuno. Ma l'interesse che provate per il vostro corpo non è mai fine a se stesso: non lo amate. E se non vi riesce di amarlo, non vi sarà possibile 'esserci'.

Amate il vostro corpo e proverete un senso di rilassamento quale mai avrete provato prima. Amare è rilassante. Quando c'è amore, non c'è tensione.

TRATTO DA: Osho, The Art of Ecstasy # 5

 

 

 

Non negare il corpo

  

In maniera spesso inconscia siamo tutti portati a considerare il corpo come un ostacolo alla ricerca spirituale. Ma è un errore: il negare una parte di noi ci porta a essere divisi e ci impedisce ogni crescita reale.

 

Tra i grandi Maestri, Zaratustra è il solo a non essere contrario al corpo, ma a favore del corpo. Tutti gli altri sono contro il corpo. Secondo loro, il corpo è un impedimento all’evoluzione dell’anima, un ostacolo che si frappone tra te e il divino. Queste sono vere e proprie stupidaggini.

Zaratustra è probabilmente il maestro più sano di mente che abbiamo mai avuto modo di conoscere. Non vuole avere niente a che fare con nessun genere di stupidaggini: la sua visuale è pragmatica e scientifica. Inoltre è il primo a insegnare l’amore per il proprio corpo, il primo a insegnare all’umanità che, se non si ama il corpo, se non si capisce il corpo, non si può crescere spiritualmente. Il corpo è il tempio dell’anima.

Il corpo ti serve per tutta la vita senza chiedere alcuna ricompensa. Non è giusto condannarlo: tutti coloro che lo condannano sono nati dal corpo. Disprezzano il corpo, ma lo fanno ‘tramite’ il corpo; possono vivere la vita grazie al loro corpo. Eppure l’umanità ha accettato un’ideologia molto pericolosa: la divisione tra corpo e anima. E non si tratta solo di una divisione, ma di una scissione in polarità opposte: sei costretto a scegliere tra il tuo corpo e la tua anima. Ciò fa parte di una filosofia più vasta: la filosofia della materia e dello spirito. Il corpo è materia e l’anima è spirito. Tutti quelli che hanno condannato il corpo, i dispregiatori del corpo, si sono focalizzati su un’unica idea. Secondo loro il mondo consiste di due sole cose: materia e spirito.

Ma al giorno d’oggi, non solo grazie alla logica, non solo tramite l’esperienza, ma anche come indiscutibile dato scientifico, si sa per certo che esiste un’unica entità: che le si voglia dare il nome di materia o spirito, non importa. Corpo e anima, materia ed energia, sono un’unica realtà. L’esistenza non è dualità: è un unico insieme organico.

Ma il motivo di base per cui gli uomini disprezzavano il corpo era che, in questo modo, potevano fare le lodi dell’anima ed esaltare l’energia spirituale; altrimenti sarebbe stato difficile, senza condannare il corpo e la materia. Meglio disprezzare il corpo... questo offre lo sfondo che ti permette di esaltare l’anima. Condanna il mondo e puoi fare le lodi di dio. Ma non si sono mai resi conto di un fatto estremamente ovvio: sono loro stessi che hanno continuamente predicato che è dio ad aver creato il mondo. Ma se è vero che dio ha creato il mondo, allora il mondo non è altro che una sua manifestazione, un’espressione della sua creatività. Il mondo non può essere nemico di dio.

Zaratustra ebbe un’intuizione molto precisa, e nessuno a quei tempi, venticinque secoli fa, era riuscito a capire che il corpo possiede una sua saggezza. È una realtà di ogni momento, eppure i vecchi condizionamenti sono talmente pesanti da non permetterti di riconoscere la saggezza del tuo corpo.

Per esempio: le tue palpebre sbattono in continuazione. Avrebbero potuto essere sempre aperte, come le orecchie... però il corpo ha una sua saggezza, un’intelligenza profonda. Gli occhi sono delicatissimi e hanno bisogno di essere costantemente puliti: la palpebra che continua a chiudersi e a riaprirsi, aiuta gli occhi a rimanere sempre puliti. Esistono ghiandole che contengono acqua: quando piangi, queste ghiandole producono lacrime ma, quando le palpebre si richiudono, lo stesso liquido va a ripulire la parte più delicata del tuo corpo da qualsiasi traccia di polvere.

In un certo senso, gli occhi sono le finestre dell’anima. Il corpo se ne prende molta cura. E questo non è che un esempio tra i tanti. Non spetta a te provvedere alle necessità fondamentali del tuo corpo: su di te non si può fare affidamento... Per ‘te’ intendo la tua mente. Il respiro non dipende dalla mente. Sarebbe molto pericoloso, perché la mente non è abbastanza attenta: può dimenticarsi di respirare. E se la mente si dimentica di respirare, tu muori. Chi respirerebbe mentre dormi? La mente è profondamente addormentata, ma il corpo continua a respirare.

La mente può essere estromessa del tutto, senza per questo modificare il processo vitale del corpo. I battiti del cuore, la digestione, la distribuzione del cibo digerito alle diverse parti del corpo – tutto questo avviene come fosse un computer a programmarlo. Ed è un processo molto intricato e complesso. Ci sono così tante vitamine... quale vitamina deve essere trasportata verso quella determinata parte del corpo? Il corpo lo sa e soddisfa il bisogno. Il compito non viene lasciato a te.

Quando ti ferisci, la tua mente è impotente, ma il corpo prende subito in mano la situazione. I globuli bianchi si concentrano immediatamente sulla ferita. È un mistero, è davvero incredibile... i globuli bianchi convergono spontaneamente sulla ferita e formano uno strato protettivo… Il corpo si cura da solo.

Al giorno d’oggi perfino la scienza medica ammette che il medico, le medicine, tutto quello che siamo in grado di fare, in realtà serve solo ad aiutare il processo curativo del corpo, ma che è il corpo, fondamentalmente, a curare se stesso. Noi possiamo favorirlo, ma se il corpo non è disposto a curarsi, tutti i nostri tentativi sono destinati a fallire.

Il corpo continua a rinnovarsi. Ogni sette anni, senza saperlo, sei una persona diversa. Neanche una delle vecchie cellule è presente nel corpo; sono state tutte sostituite da cellule nuove. Vengono sostituite prima che diventino troppo vecchie e potenzialmente distruttive. Il tuo sangue continua a espellere le cellule morte e a introdurre cellule nuove; espelle anidride carbonica, che potrebbe ucciderti se si accumulasse nel corpo, e continua a sostituirla con l’ossigeno, che è la tua vita. E tutto questo avviene silenziosamente, senza fare alcun rumore. Eppure tutte le religioni condannano il corpo e sostengono che il corpo è fonte di peccato.

Il corpo in realtà è la fonte di tutta la tua vita. Quello che ne fai, dipende da te. Puoi essere un peccatore, puoi essere un santo. Il corpo non ti suggerisce di essere un peccatore, né ti incoraggia a essere santo. Chiunque tu sia, peccatore o santo, il corpo continua a fare il suo lavoro: un lavoro di dimensioni tali, che non ha tempo di occuparsi di nient’altro. Zaratustra ha un rispetto profondo per il corpo, perché dal corpo ha inizio l’essere, dal corpo puoi dirigerti verso l’essere.

Ma se disprezzi il corpo, se rinunci al corpo e lo sottoponi a torture, come si è fatto per secoli, allora non potrai mai arrivare al tuo essere. Ti coinvolgerai in una inutile battaglia contro il corpo e tutta la tua energia si disperderà in quel conflitto. Il corpo va accettato con amore, con gratitudine: solo così può diventare il punto di partenza nel viaggio verso il tuo essere.

 

tratto da:

Osho, Zaratustra: un dio che Danza #8

ECIG Edizioni

 

 

 

Pensare col corpo

 È appena uscito in Italia, ed è già in ristampa, un libro sulle connessioni tra mente e corpo che è stato definito ‘scandaloso’ e ‘delizioso’ sia per le informazioni che offre sia per il modo in cui le presenta al lettore.

Rossana Cavaglieri, una tra le più stimate giornaliste italiane e tra le prime a occuparsi dei nuovi approcci al corpo, afferma in una sua nota critica al libro: “In un momento come questo in cui tutti dicono le stesse cose perché non hanno il tempo di riflettere, è bello sentire un pensiero originale, maturato sicuramente con abbondanza di letture ed esperienze, ma vivo, accurato e ricco di spunti”.

 

Perché pensare col corpo?

 

Se il pensiero era originariamente architettato come una funzione di tutto il corpo, perché non ricollocarvelo? Perché pensare con pochi centimetri di materia grigia quando è possibile usare un’intera rete distribuita su quasi due metri di altezza?

 

“Sono stato e sono tuttora un cercatore, ma ho smesso di fare domande a stelle e libri; ho cominciato ad ascoltare gli insegnamenti che il mio sangue mi sussurra”.    

Hermann Hesse

 

Proviamo a raccontare in pochi secondi una storia di milioni di anni. Come nascono cervello e sistema nervoso? Se si mette l’allarme a una finestra non c’è bisogno di particolari collegamenti, ma se lo si vuole mettere a due o tre, come minimo occorrerà qualche filo che colleghi tra loro gli strumenti. Se poi nasce l’esigenza di metterlo a tutte le finestre e alle porte di casa, servirà anche una centralina che li colleghi tra loro. Dal corso dell’evoluzione delle forme di vita appare chiaro come gli organismi più primitivi, non avendo ‘cavi’ di collegamento, reagiscano agli stimoli esclusivamente in modo riflesso e locale. Quanto più la struttura dell’organismo diventa complessa, tanto più necessario ed evoluto diventa il sistema di collegamento. Si forma così, in un primo tempo, un primo cordone di sistema nervoso, rintracciabile in organismi meno rozzi. Poi, con l’evolversi delle forme animali, è nata l’esigenza di rappresentazioni del sistema nervoso a livello centrale, cioè di un cervello.

Nel corpo umano, il cervello (una elaborata centralina di gestione e collegamento dei recettori di tutto il sistema) rappresenta così lo strumento prodotto dal corpo per coordinare in maniera sofisticata ciò che avviene nel corpo, non come forma alternativa a esso.

L’essere umano, dunque, è organizzato per pensare con tutto il corpo, ovvero per elaborare le informazioni e per interagire con l’ambiente con tutto il materiale disponibile. Quando si delega la capacità di elaborazione dei dati a una piccola parte del cervello – quella corticale, che presiede alle funzioni razionali – di fatto si ‘esclude’ una vasta parte dei collegamenti possibili. È ovvio quindi come anche il pensiero risulti limitato. Se non si rimane legati alle facoltà percettive, ai sensi e quindi al substrato corporeo, qualunque pensiero può partire per la tangente. La mente può diventare come un computer senza operatore, capace di elaborare qualunque fantasia, senza contatto diretto con la realtà. È la presenza di una persona alla tastiera a garantire un limite, quindi un legame con la sua reale funzione e l’organicità di ciò che elabora.

Cosa esprimono, per esempio, i maestri zen quando fanno agli allievi domande provocatorie del tipo: ‘Che suono produce il battito di una mano sola’? Quando il pensiero è slegato dall’esperienza corporea, ci si può immaginare tutto e il contrario di tutto, anche cose che non esistono. Certo si può pensare, nominare o immaginare il battito di una mano sola, ma in realtà non esiste. Finché il pensiero è slegato dal corpo, si può delirare come sotto LSD, si possono fare altri dieci giri di pista perché ‘si pensa’ che facciano bene (anche se le gambe hanno smesso di correre da un pezzo), si può elaborare una quantità di idee inutili che, quando si pensa col corpo, non si inizierebbe nemmeno a immaginare. La domanda provocatoria del maestro zen dimostra semplicemente che, quando i pensieri non sono ancorati nell’esperienza corporea, si corre il rischio di elaborare pensieri inutili, come appunto il battito di una mano sola. La pazzia non è che un pensiero che si è staccato completamente dal corpo.

 

Perché il corpo?

 

Ogni sintomo, ogni dolore, ogni problema possono far conoscere meglio qualche parte di sé. Molte tecniche sofisticate di lavoro sul corpo (come il metodo Feldenkrais o il metodo Alexander) e altre forme di terapia o scoperte in campo medico sono nate proprio quando qualcuno – dotato di grande potenza creativa e pronto a utilizzare le proprie capacità di conoscenza, di ascolto e di esperienza – ha dovuto confrontarsi con gravi sintomi fisici. Come non considerare allora le malattie alla stregua di guide che permettono di entrare in se stessi, di conoscersi, di superare la dissociazione e quindi di incarnarsi, letteralmente di ‘prendere corpo’?

Il corpo è un microcosmo in cui sono rappresentati tutti gli archetipi, tutte le forze potenziali, in una forma molto concreta e di cui è possibile fare esperienza direttamente.

In che modo infatti si conosce l’universo, e l’inconscio? Da sempre la conoscenza è mediata da metafore in quanto, come si vede nel capitolo dedicato al cibo, è molto più difficile conoscere qualcosa se non si comincia a dividerla, a frammentarla. Si tratta sempre, ovviamente, di divisioni arbitrarie: acqua, terra, fuoco, aria rappresentano una prima, grossolana forma di separazione. Ma anche se si frammenta l’universo in dodici segni zodiacali, in qualche decina di dei dell’Olimpo o in centinaia di divinità indiane, lo scopo è sempre quello di rendere più conoscibile e definita la conoscenza dell’universo attraverso la creazione di sottocategorie. In questo processo, gli dei dell’Olimpo diventano metafore di forze archetipiche (Marte dell’aggressività, Saturno della malinconia, Apollo della solarità, Giove della potenza, Venere della sensualità, Minerva dell’intelletto, Diana dell’azione, Mercurio della leggerezza, della comunicazione, della mobilità e della creatività e così via), ma in ogni altra cosmologia o mitologia si può rintracciare, sotto forma di archetipi diversi, un sistema completo.

Sviluppare la coscienza è questione di aumentare la definizione di un’immagine, rendendola progressivamente più chiara e nitida anche tramite la conoscenza di questi archetipi, ovvero delle immagini universali presenti nelle zone più profonde dell’inconscio collettivo, accessibili a loro volta solo attraverso forme simboliche capaci di rappresentarle. Come conoscere l’archetipo dell’aggressività se non tramite le sue metafore? Il fuoco, Marte, la dea Kalì, nella loro qualità di simboli hanno proprio la funzione di richiamare un’esperienza attraverso un elemento conoscibile. (Il termine ‘simbolo’ deriva infatti dal greco sun–ballein, che significa legare insieme.) Ciò che viene legato insieme, in questi casi, sono l’energia primordiale dell’inconscio da una parte e una forma concreta riconoscibile che appartiene invece alla coscienza dall’altra. Così, l’immagine del fuoco – o di Marte – evoca contemporaneamente un elemento subito riconoscibile e l’esperienza dell’energia sottostante che esso rappresenta.

 

Ritorno a casa

 

Tra le diverse cosmologie a cui si può fare riferimento, il corpo è la più concreta e tangibile. Nel corpo vengono rappresentati tutti i processi archetipici universali – il cervello come intelletto, il cuore come affettività, il fegato come forza, il sangue come passione… – al punto che i vari organi e parti del corpo sono stati spesso associati a divinità diverse, ai segni zodiacali e a quant’altro. Il vantaggio rispetto agli altri sistemi, quando si prende come riferimento il corpo, è quello di trovarsi davanti qualcosa che, lungi dall’essere una creazione dell’immaginario, è la rappresentazione materiale potenzialmente più concreta e vicina all’esperienza diretta. Se lo sviluppo tecnologico attuale ha generato una condizione in cui è possibile sostituire molte delle funzioni del corpo in una quantità di situazioni pratiche – almeno fino al prossimo black-out elettrico o alla prossima crisi petrolifera, o economica – lo stesso non si può dire della sua funzione ‘cosmologica’. Il corpo con le sue sensazioni – e anche con le sue malattie – continua infatti a essere per la maggior parte delle persone il canale principale di collegamento con la totalità del proprio essere. È l’Olimpo personale in cui giocano tutti gli ‘dei’ del sé più profondo. Estirpare dal corpo le proprie radici allontana pericolosamente la persona dal parlamento dove sono rappresentati tutti gli aspetti della propria anima.

Oggi ci troviamo senz’altro nel periodo storico e nell’area geografica in cui si è verificata la maggiore dissociazione tra psiche ed esperienza del corpo registrata dalla storia. I motivi sono vari. Uno specifico è quello che nel mondo occidentale e nella nostra epoca, per la prima volta nella storia dell’umanità, è possibile vivere senza una necessità pratica del corpo: automobili, ascensori, energia elettrica, telecomandi permettono di far finta di non averlo e, nel caso ci accorgessimo di averlo per l’insorgenza di una malattia o di un dolore, abbiamo infiniti strumenti – sia chimici (come gli analgesici), sia culturali (come la televisione o i ritmi lavorativi) – per riuscire a dimenticarcene.

In un’economia globale, l’occidente industrializzato non è poi tanto diverso dall’adolescente che si perde al computer per ore, dimenticandosi di tutto il resto, forse perché in quel momento della sua crescita sta sviluppando specifiche funzioni cerebrali e neurologiche. Dato che il mondo – come tutti i sistemi complessi – pure sembra aver bisogno che una sua parte si specializzi in un settore, l’occidente contemporaneo appare come chi ha avuto il compito di sviluppare i nuovi ‘programmi del computer’, anche per tutti gli altri. Nascere in questo periodo storico e in questa cultura ci ha portato molto lontano. Che sia giunta l’ora di tornare a casa?

 

tratto da: Pensare col corpo

di Jader Tolja e Francesca Speciani

Zelig Editore - disponibile presso Oshoba

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Hai nelle mani

la salute del tuo corpo

…è sufficiente una spazzola

 

Lolita è americana, laureata in belle arti, e suona il flauto traverso e il bansuri – uno strumento a fiato del nord dell’India; è stata anche uno dei membri originari della compagnia di danza e teatro di Gabrielle Roth and The Mirrors a New York. Vive tra tre continenti: a New York – Long Island – a Pune, in India, dove lavora con le recenti traduzioni dei discorsi di Osho dall’hindi all’inglese, e in Italia, per le vacanze.

 

Nella mia vita, ho sperimentato a lungo per scoprire cosa faccia davvero bene al mio corpo. In questa ricerca ho individuato alcuni elementi validi, che sono così andati a creare un mio programma personale. Le tre cose principali sono: le frizioni con spazzola a secco, la Meditazione Dinamica (anche se questa naturalmente lavora anche su molti altri livelli) e una certa attenzione nella scelta di cibi.

Grazie al dottor Jack Soltanoff, un chiropratico di Woodstock, New York, che è vissuto quasi cento anni, ho scoperto le meraviglie della tecnica di frizione a secco, un segreto di bellezza delle dive degli anni ‘50. È una tecnica piacevolissima oltre che utile e mi sento veramente, dopo cinque anni di pratica, di raccomandarla.

Grazie a questa tecnica si può agire veramente su tutto il corpo, perché la pelle è il più grande organo di eliminazione che possediamo ed è anche la via più facile per arrivare al sistema endocrino – la chiave del sistema immunitario e quindi della salute in generale. La frizione a secco con la spazzola si basa sugli stessi principi dell’agopuntura, stimolando le terminazioni nervose della pelle: frizionando con la spazzola questi punti di agopuntura, il sistema nervoso viene stimolato nel suo complesso portando giovamento ad organi, ghiandole, muscoli e tendini.

I risultati che ho ottenuto sono il miglioramento della qualità, grana e tono della mia pelle, che viene ammorbidita e contemporaneamente rassodata. Frizionare allevia quei dolorini che a volte si sentono, e anche la tensione muscolare, specie nelle spalle e nel collo. Dopo averlo fatto mi sento sempre molto meglio: è la stessa sensazione che puoi provare se corri sulla spiaggia alla mattina o se hai appena ricevuto un bel massaggio. I benefici però vanno oltre questa sensazione di benessere. Anche se non è facile provarlo a livello clinico, io sono sicura che questo tipo di frizione mi ha aiutato a conservare tutti gli organi del mio corpo a un buon livello di funzionalità. L’estate scorsa ho fatto una visita di controllo con una naturopata negli Usa e siamo rimaste entrambe sorprese nel vedere, grazie alla macchina Mora, come dopo anni che viaggio in ambienti che il mio corpo considera di sicuro ‘esotici’ – o persino estranei – fegato, reni e intestino siano perfettamente in ordine, sani e vitali.

Secondo le esperienze fatte dal dottor Soltanoff con migliaia di pazienti, la frizione con la spazzola migliora il portamento, la circolazione, la digestione, e la qualità e quantità dei globuli rossi. Stimola l’eliminazione attraverso la pelle, aiutandola a buttar fuori tossine, e alleggerendo così il lavoro di reni, polmoni e colon. Aiuta a prevenire l’invecchiamento precoce e rafforza la resistenza alle malattie da raffreddamento, migliora il funzionamento mentale e spesso può combattere anche mal di testa cronici, senza dover ricorrere agli analgesici.

Soltanoff ha inoltre notato una significativa riduzione dell’accumulo di cellulite. La cellulite è un accumulo di tossine nelle cellule grasse, per via di una carenza delle funzioni di eliminazione. Questo problema, comune a molte donne, è l’esatto opposto di una pelle liscia: assomiglia infatti alla buccia di un’arancia, e spesso si concentra nella parte alta delle cosce. Il dottor Soltanoff afferma che le cause sono molteplici: inquinamento, stress, consumo di alcol, latticini e caffè. La frizione, unita a una dieta adatta e a una moderata attività fisica, rompe questi depositi grassi, che vengono poi eliminati tramite i sistemi naturali del corpo. Quindi, prima di decidere per la liposuzione, prova un po’ la frizione con la spazzola!

Per poter seguire questo programma, l’unica cosa che ti occorre, a parte il tuo corpo, è una spazzola con setole naturali e mediamente soffici. Puoi cercarla in farmacia o in qualche negozio di prodotti naturali. (Puoi provare se la spazzola ti piace o no frizionando il dorso della mano). Quelle fatte di nylon o di qualche altra fibra sintetica potrebbero essere troppo dure e far male alla pelle. All’inizio friziona delicatamente, finché la pelle si abitua, di solito dopo pochi giorni. Fallo come prima cosa al mattino e diventerà parte della tua routine quotidiana, come il lavarti i denti. Ricorda che sia la pelle che la spazzola devono essere asciutte per poter creare una frizione. Dopo puoi farti una doccia o un bagno per eliminare le cellule morte rimaste sulla superficie della pelle. Vedrai che la spazzola si riempirà subito di impurità, quindi dovrebbe essere lavata bene ogni due settimane circa con acqua e sapone, e messa ad asciugare al sole. Per motivi igienici non dovrebbe essere condivisa con altri.

Nota: Non frizionare se hai qualche allergia, infiammazione o altri problemi di pelle, oppure problemi di circolazione come la flebite.

 

 

Come si fa

Il seguente testo e le illustrazioni sono riprese dal libro Natural Healing del dottor Jack Soltanoff. Se usi la spazzola in questo modo, dovrebbero bastare circa nove minuti per completare tutta la sequenza.

 

Mani e dita

1.

Tenendo estese le dita della mano destra, friziona ogni dito avanti e indietro per 7 volte.

2.

Friziona tutto il palmo della mano dal polso fino alla punta delle dita avanti e indietro 7 volte, poi fai lo stesso per il dorso della mano.

3.

Tenendo il palmo in basso, friziona lo spazio tra pollice e indice avanti e indietro 14 volte. Adesso fai lo stesso con la mano sinistra.

 

 

Braccia

4.

Friziona tutto il braccio destro dal polso al gomito andando verso l’alto, verso il cuore, per 7 volte. Continua poi dal gomito alla spalla, sempre verso il cuore, per 7 volte. Lo stesso con il braccio sinistro.

 

 

 

 

Piedi e gambe

5.

Friziona tutta la pianta del piede destro avanti e indietro per 7 volte. Lo stesso poi col piede sinistro. È probabile che all’inizio soffrirai di solletico.

6a.

Friziona il dorso delle dita dei piedi avanti e indietro 7 volte. Poi fai lo stesso sul lato plantare delle dita.

6b.

Partendo dalle dita, spazzola da sinistra a destra il dorso del piede, 7 volte per ogni fascia, spostandoti verso l’alto fino ad arrivare alla caviglia.

6c.

Friziona intorno alla caviglia avanti e indietro 7 volte.

6d.

Friziona dalla caviglia al ginocchio verso l’alto, verso il cuore, per 7 volte; gradualmente lavora su tutta la superficie della gamba senza dimenticarti l’area del ginocchio. La frizione rassoderà le ginocchia migliorando anche la circolazione nella parte posteriore del ginocchio.

6e.

Mettiti in piedi e friziona da sopra al ginocchio all’inguine, sempre in su verso il cuore per 7 volte. Lavora gradualmente intorno alla coscia in modo da coprire ogni centimetro. Poi ripeti la stessa cosa per la gamba sinistra.

Nota: se hai un problema di cellulite qui o da qualche altra parte, raddoppia o triplica la durata della frizione in queste zone.

 

 

Collo/Base della testa

7.

Reggendo la spazzola con due mani falla aderire alla base della testa, dietro, in modo che rimanga sempre nello stesso posto. Poi falla oscillare 14 volte su e giù e 14 da destra a sinistra.

Questo stimolerà la pituitaria, la ghiandola principale del corpo.

8a.

Tenendo la spazzola con la destra, appoggiala sulla mascella subito sotto l’orecchio, sul lato destro della testa. Falla scorrere delicatamente lungo la mascella, finendo col passarla sotto il mento. 7 volte. Ripeti sul lato sinistro.

8b.

Tenendo la spazzola nella destra all’altezza della nuca, falla scorrere delicatamente sul lato destro del collo fino ad arrivare davanti sulla laringe. Fallo 7 volte. Questo attiva la tiroide e l’assorbimento del calcio da parte delle paratiroidi. Lo stesso sul lato sinistro.

 

8c.

Tenendo la spazzola nella mano destra posizionala sulla schiena, proprio alla base del collo dove sentirai una piccola gobba, poi portala delicatamente sul lato destro fino alla piccola cavità in cima allo sterno, proprio sotto il pomo d’Adamo, 7 volte. Questo stimola il timo, la ghiandola che controlla il sistema immunitario. Tenendo la spazzola con la sinistra, ripetere sul lato sinistro.

 

 

 

Sistema linfatico

9.

Tieni la spazzola ben ferma con la mano destra nella zona dell’ascella sinistra. Tenendola fissa sul posto, falla ruotare 7 volte in senso orario e 7 volte in senso antiorario. Poi fai lo stesso con l’ascella destra, usando la mano sinistra per tenere la spazzola.

 

Nota: A partire dal punto seguente devi alzarti in piedi e rimanerci poi per tutto il resto della sequenza.

 

10.

Tieni la spazzola ben ferma nell’inguine destro con entrambe le mani, poi ruotala su se stessa, 7 volte in senso orario e 7 in senso antiorario. Fai lo stesso a sinistra.

 

 

Fronte e lati del corpo

11.

Tenendo la spazzola nella destra, friziona il lato destro su e giù 13 volte dalla parte superiore della coscia sino all’ascella. Per le donne dovrebbero tenere il seno con la mano sinistra per non intralciare il movimento. Poi fai lo stesso per il lato sinistro, usando la mano sinistra per tenere la spazzola.

12.

Spazzola avanti e indietro tutto intorno la zona della vita.

13.

Friziona con movimento circolare il plesso solare e la zona circostante. 14 volte in senso orario e 14 nell’altro.

Iniziando in alto e continuando verso il basso, completa la parte frontale in tutte le direzioni (7 volte), ma escludi il petto (per le donne) e il viso perché sono aree in cui i tessuti sono molto sensibili.

 

 

Schiena e glutei

14.

Tenendo la spazzola con entrambe le mani, spazzola su e giù 14 volte lungo la spina dorsale, iniziando dal coccige (la base della schiena) e andando in alto fin dove ti è possibile.

15.

Tenendo la spazzola con una mano, friziona su e giù 14 volte lungo la spina dorsale, iniziando alla base del collo e andando in basso fin dove ti è possibile. Completa la schiena frizionando in tutte le direzioni.

16.

Friziona i glutei in tutte le direzioni coprendo tutta l’area per 7 volte.

Dai particolare attenzione a glutei e parte alta delle cosce perché ti aiuterà a eliminare la cellulite.

 

 

 

 

 

Sono brutto

 

Il corpo, o meglio l’aspetto fisico, è il campo dove viene più facile confrontarsi con gli altri… e giudicarsi inadeguati. Ecco una breve panoramica sull’accettazione di se stessi. Qualcosa, come suggerisce Osho, che aiuta molto anche nei rapporti con gli altri.

 

 

Osho, sono così tremendamente brutto e ho sofferto molto per questo. Che debbo fare?

 

Diventa un politico! Appena qualche giorno fa, ho letto i risultati di una ricerca fatta a Londra. La ricerca afferma che le persone brutte e dall’aria stupida hanno un maggior fascino elettorale. Hanno fatto una ricerca, e questa è una conclusione molto strana, strana ma vera.

Le persone brutte, dall’aria stupida, poco intelligente, hanno un maggior fascino elettorale. Perché?

Hanno lo stesso aspetto delle masse, e così le masse pensano che sono parte di loro. Una persona bella, una persona dall’aria intelligente, viene subito considerata parte dell’aristocrazia. E non è solo una questione di ricchezza e di nascita: la persona che ha un quoziente di intelligenza più alto appartiene all’aristocrazia dell’intelligenza. Le masse lo sentono come nemico. È rarissimo trovare un politico che abbia l’aria intelligente, che sia bello, che abbia grazia e fascino.

La gente che può adattarsi facilmente alle masse e che ha lo stesso aspetto delle masse, avrà più potere. È una cosa molto pericolosa, ma sembra che accada sempre di più, e il mondo è sempre più vicino a una catastrofe. Questa può essere evitata solo se si darà ascolto alle persone intelligenti. Se verranno ascoltate le persone che hanno grazia, che hanno conosciuto il silenzio interiore, che hanno gustato qualcosa della non-mente, il mondo potrà essere salvato, l’umanità potrà essere salvata. È veramente un problema difficile.

Mi chiedi: Sono così tremendamente brutto e ho sofferto molto per questo. Che debbo fare?

Ciò che ti ho detto era solo uno scherzo: per favore, non diventare un politico! Ci sono delle persone brutte, tante persone brutte, sono sufficienti!

La bruttezza non ha nulla a che fare con il corpo. La bellezza o la bruttezza del corpo è molto superficiale – ciò che è veramente importante viene dall’interno. Se puoi diventare bello dentro, diventerai luminoso. È successo tante volte: persino una persona brutta, quando diventa meditativa, inizia a sembrare bella.

L’ho osservato in continuazione, anno dopo anno. Quando qualcuno viene qui ha una certa faccia. Quando inizia a meditare, a danzare, a cantare, la sua faccia si rilassa. Le sue tensioni scompaiono. La sua infelicità, che era diventata parte del suo volto, a poco a poco si cancella. Diventa rilassato come un bambino. Il suo volto brilla di una nuova gioia, diventa luminoso.

La bellezza fisica e la bruttezza non sono molto importanti. La cosa reale è l’interno. Posso insegnarti come essere bello dall’interno, e quella è vera bellezza. Quando questa è presente, l’aspetto puramente fisico non avrà grande importanza. I tuoi occhi brilleranno di gioia, la tua faccia avrà luminosità… una gloria. La forma diventerà irrilevante. Quando qualcosa inizia a fiorire dall’interno, una certa grazia, allora la forma esterna viene messa da parte. In confronto, perde ogni significato: non preoccupartene.

E tutto ciò che ti ho detto all’inizio era solo uno scherzo. Non diventare un politico, perché se diventi un politico diventerai ancora più brutto. Sarà impossibile per te non diventare ancora più brutto, perché il mondo della politica è uno di continue contese, violenza continua, competizione continua. Ti renderà ancora più teso, ti renderà più sgraziato, ti renderà sempre più insipido e ottuso.

Solo gli stupidi possono aver successo nel mondo della politica.

Vorrei suggerire ai ricercatori dell’Università di Londra di scoprire anche l’altra metà della storia. E cioè che chi diventa un politico, diventa sempre più brutto, prenderà un’aria sempre più stupida. È inevitabile, perché se qualcosa ti porta al successo, la usi di più. È ovvio e naturale che ciò che ti aiuta ad avere successo, diventi il tuo stile di vita. Questa è l’altra metà della storia: i politici diventano brutti.

Ma tu medita, ama, danza, canta, celebra qui con me, e la bruttezza scomparirà. Se puoi nutrire dentro di te qualcosa di più alto…

È come se ci fosse una candelina accesa nella stanza: introduci una luce più forte nella stanza, e la candelina perde ogni significato. Sviluppa  la bellezza interiore, che è più facile. Con l’altro tipo di bellezza non posso aiutarti molto: non sono un chirurgo plastico. Puoi trovare qualche chirurgo plastico che possa aiutarti, ma non servirà a nulla. Puoi avere un naso un po’ più lungo, con una forma migliore, ma non ti sarà di molto aiuto. Se dentro rimani lo stesso, la bellezza esterna non farà che mostrare di più, per contrasto, la tua bruttezza interiore. Porta un po’ di bellezza all’interno. Questo è ciò che facciamo qui. Il sannyas è la scienza di esprimere la tua bellezza interiore, l’estasi interiore, la beatitudine interiore.

tratto da: Osho, Unio Mystica vol 1 cap 4

 

 

 

Ama te stesso per quello che sei.

 

E questo non ti impedirà di crescere. In effetti, più ami te stesso, più ti perfezioni; più ami te stesso, più acquisisci grazia ed eleganza. Più ami te stesso, più diventi un individuo: autentico, originale. E soltanto un individuo originale può essere talmente leggero, come un uccello, da avere a sua disposizione, per volare, l’intero cielo della sua consapevolezza interiore. A quel punto niente più ostacola la tua crescita.

Gesù dice: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’, ma non ha mai insegnato ad amare se stessi. E se dovessi veramente amare il prossimo tuo come te stesso, lo odieresti, perché tu odi te stesso. Nessuno si piace: il naso è troppo lungo o troppo piccolo, gli occhi non sono belli come avrebbero potuto essere, il corpo non è ben proporzionato come quello degli altri. Non fai altro che paragonarti agli altri ma, così facendo, troverai sempre qualcuno che sia meglio di te. Come puoi amare te stesso?

Bisogna smettere di paragonarsi agli altri. Devi accettare te stesso così come sei, perché è così che l’esistenza ti vuole. Ed è così che devi amare te stesso: non controvoglia, ma con gioia. Solo allora potrai amare anche il tuo prossimo. Non vi è dubbio che questo accadrà. Quando si è pieni d’amore, inevitabilmente l’amore trabocca. Altrimenti l’amore per il prossimo è la cosa più difficile che esista al mondo...

‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ è la cosa più difficile, perché il prossimo è una scocciatura continua... ma se ami te stesso, il tuo amore ti aiuterà enormemente a comprendere gli altri. Così come hai accettato te stesso, sarai in grado di accettare le persone per quello che sono. Non è colpa loro... così come a te, anche a loro l’esistenza ha dato una determinata individualità. Loro non ne sono responsabili. E se sai amare te stesso, puoi amare il mondo intero. Sì… perfino il prossimo tuo.

Osho

 

 

 

I giudizi degli altri

 

Perché ho sempre paura dell'opinione degli altri?

 

Perché non sei, perché ancora non esisti. Non sei altro che l'insieme delle opinioni degli altri. Chi sei tu? Qualcuno ti dice che sei bello, perciò sei bello. E qualcuno dice che sei brutto, perciò sei brutto. Qualcuno dice che sei meraviglioso, allora sei meraviglioso. La gente continuaa dire delle cose, e tu continui a collezionarle. È questa la tua immagine di 'te stesso: ecco perché è così ambigua e contraddittoria.

Una persona dice che sei bello e una dice che sei brutto. Vorresti dimenticarti di chi ti dice che sei brutto, ma non ci riesci — l'idea rimane dentro dite: se conservi l'idea che sei bello, dovrai conservare anche quella che sei brutto.

La tua immagine è estremamente ambigua. Non sai esattamente chi sei. Sei un gran miscuglio, una mistura di tante cose. Non hai ancora un'anima. Non hai un'individualità, non hai un centro integrato: sei solo una specie di discarica delle opinioni altrui, dei giudizi di tutti gli altri. È per questo che hai paura, perché tu cambi a seconda delle opinioni degli altri. Sei nelle loro mani.

È questo l'espediente usato dalla società: nutre a dismisura il tuo desiderio di rispettabilità sociale, e poi in questo modo ti manipola. Se segui le regole, la società ti rispetta. Se non segui le sue regole, ti insulta feroce-mente, ti ferisce a fondo. Ma seguire le regole della società vuoi dire diventare uno schiavo. Sì, la società ti rispetta se sei uno schiavo, ma se vuoi essere libero non vuole avere più niente a che fare con te.

Essere un uomo libero e vivere all'interno di una società è molto difficile. Te lo dico in base alla mia esperienza. Questa coesistenza è quasi impossibile, perché la società non vuole uomini liberi. L'uomo libero è un pericolo per la società. Alla società piacciono gli zombie, le macchine, i robot che sono pronti in ogni momento a mettersi in riga.

La società li ricompensa bene. Dà loro rispetto, premi, riconoscimenti, onori: deve far-lo, è questo il trucco. Non dà mai riconosci-menti a chi è libero, non gli rende onore. Come potrebbe? È il nemico. Un uomo libero è un nemico, in una società che non è libera. Se ti adatti agli altri, la società ti da tutto ciò che vuoi — crea una buona immagine di te, ti dà il suo appoggio. Ma se non la ascolti, inizia a cambiare opinione: può farti a pezzi in pochi istanti, perché la tua immagine è nelle sue mani. È questa la prima cosa da capire.

Mi chiedi: Perché ho sempre paura delle opinioni degli altri? Perché non esisti ancora. Non sei altro

che le opinioni degli altri, da qui la tua paura: possono cambiare opinione.

Il prete ha detto che sei davvero un brav'uomo. Adesso, se ti comporti bene, rimarrai un uomo buono. Se non ti comporti come vuole lui, se fai qualcosa come vuoi tu, il prete ti guarderà e dirà che ti stai comportando in modo immorale, che stai andando contro la tradizione. Che stai cadendo nel peccato! Cambierà la sua opinione su di te... e tu eri buono solo per via di quell'opinione.

Sii te stesso. Nessuno può farti diventare buono e nessuno può renderti cattivo, tranne te stesso. Questa tua paura continuerà se non smetti di collezionare le opinioni altrui. Lascia perdere tutte le opinioni. Qualcuno pensa che tu sia un santo? Non curartene, è pericoloso; attraverso questa idea potrà manipolarti. Se lo ascolti e gli credi, diventa il padrone... e tu sarai lo schiavo.

Non accettare mai l'opinione degli altri, buona o cattiva che sia. Dì loro: 'Io sono me stesso. Tenetevi per voi le vostre opinioni'. Se riesci a rimanere così consapevole, nessuno potrà mai manipolarti: rimarrai libero. E libertà vuoi dire gioia. La libertà è difficile, ricorda, perché la società è fatta di schiavi.

La libertà è difficile, ma la libertà è anche l'unica gioia possibile. La libertà è l'unica danza possibile, ed è l'unica porta verso il divino. Uno schiavo non arriva mai al divino — non ne è capace.

TRATTO DA: Osho, La visione tantrica ed. NSC

 (ritorna al sommario)  

 

 

Andare all'Origine

 

"La nostra vita può essere vissuta come musica, come poesia, come arte... da mistici. Questo è il modo giusto di vivere la vita. Certo, perché per vivere in quel modo, dovrai prima scoprire il tuo volto originario".

Osho, Hyakujo: The Everest of Zen

 

Shivananda è un pittore e un grafico, nato in Svizzera vive da tempo in Brasile. Pratica le meditazioni di Osho da più di ventidue anni ed è stato a lungo il direttore artistico dell'edizione inglese dell'OTI.

Ci racconta: "Originariamente avevo l'idea di diventare un artista, un pittore. Ma una carriera da artista non è vista molto bene dalla società, i miei genitori poi insistevano sempre perché mi trovassi un lavoro sicuro, e così è finita che ho scelto di guadagnarmi da vivere come grafico. E stato una specie di compromesso con mio padre."

 

"Quando mi sono trasferito in Brasile, all'inizio ho avuto difficoltà a trovare lavoro come grafico, è così che ho preso la decisione di buttarmi finalmente nel mondo dell'arte. Per me voleva dire aver a che fare con una situazione di totale insicurezza, specie in un paese come il Brasile in cui il problema della sopravvivenza è molto evidente e diffuso.

Ho dovuto affrontare la realtà di dover vivere grazie all'arte, cercare la mia strada nell'incertezza, muovendomi a tentoni, un'esperienza che prima non avevo mai avuto. Ma una volta iniziato questo percorso, l'ho sentito come una grande libertà, una liberazione da tutti i miei vecchi condizionamenti, contrari a questo modo di vivere. La sensazione di libertà ha prodotto un espansione, non solo all'interno ma anche all'esterno. I miei quadri sono diventati sempre più grandi!"

 

"Nella mia esperienza di grafico era comune accettare compromessi per accontentare un cliente, e così, quando ho iniziato a dipingere, mi sono guardato intorno per vedere qual era il tipo di quadri che vendeva meglio, e ho cercato di adeguarmi. Ma presto ho scoperto che i quadri più apprezzati erano in realtà quelli che facevo spontaneamente, come per gioco - che nascevano dalla mia gioia. Per me questa è stata un'esperienza unica."

 

 

È sorprendente come tutti i bambini siano creativi; tutti, in qualunque parte del mondo nascano, sono creativi. Siamo noi che non lasciamo spazio alla loro creatività: la reprimiamo, fino ad ucciderla, con il nostro modo di fare pressioni su di loro.

Insegniamo loro 'il modo giusto' di fare le cose. Ma ricorda, la persona creativa applica sempre 'il modo sbagliato: Se ti conformi in continuazione al modo giusto di fare una cosa, non sarai mai creativo, perché il modo giusto vuol dire solo seguire la strada scoperta da altri. Il modo giusto vuol dire che sarai in grado di produrre sicuramente qualcosa: potrai diventare un fabbricante, uno che fa dei prodotti — un tecnico, ma non un creatore.

Osho

 

 

"Circa due anni fa, durante le vacanze di Natale mi era stato assegnato uno spazio in un grande centro commerciale di Londrina, la città dove vivo in Brasile. L'idea era che i genitori potevano lasciare là i bambini per circa un'ora mentre facevano le loro compere e io avrei dato loro fogli e colori per dipingere.

La creatività di questi bambini mi ha veramente sorpreso. Ogni tanto mentre dipingevano si giravano a guardarmi come a dire: 'Va bene così?' E io, che non parlo molto bene il portoghese, facevo solo un gesto per dire 'OK' ed esclamavo: 'Fantastico!: Questo mio entusiasmo era di grande aiuto alla loro energia, e li spingeva a fare ancora di più.

Quando i genitori tornavano a prenderli, guardavano i loro disegni e facevano invece dei commenti del tipo: 'Questa parte è bella, ma questa no' o davano qualche suggerimento come: 'Perché non ci metti un albero qui?'. E io potevo notare come, di fronte a questi giudizi, l'energia dei bambini chiaramente iniziasse a contrarsi.

Per quanto mi riguarda il bello della pittura è proprio che non c'è nulla di giusto o di sbagliato: è una delle cose in cui puoi essere 'sbagliato' quanto ti pare.

Di base siamo tutti dei pittori. Basta solo liberare quelle sorgenti di energia non repressa che, da bambini, avevamo tutti quanti — e con la quale, se solo lo vogliamo, possiamo ancora entrare in contatto':

 

L'arte può essere di grande aiuto nella terapia, nella crescita spirituale e nella meditazione. Tuttavia si tratta di una strada lunga e difficile, e senza una ragione valida. Esiste una scorciatoia: comincia dalla meditazione, e poi la creatività, a partire dalla meditazione, nasce spontaneamente.

Altrimenti è un viaggio lunghissimo: potrebbe anche non bastarti tutta una vita. L'arte può aiutare a essere più sani nello spirito? Può diventare una terapia? Certo. Anche il vomito è una terapia e, se hai la nausea, vomitare ti farà molto bene. Se vomiti, dopo ti senti più pulito, ti passerà la nausea. Ma non è che sia proprio un grande aiuto.

Per favore, segui il percorso opposto. Prima viene la meditazione, poi dalla meditazione nasce la spontaneità, così puoi essere creativo.

Adesso non sai nemmeno in quale area della creatività potrebbe esserti utile esprimere il tuo potenziale di crescita interiore. Forse la pittura? Non tutti sono pittori. 0 scrivere poesie? Non tutti sono poeti. Suonare? Non tutti sono musicisti. Come farai a scegliere con tutta questa confusione?

Ma se grazie alla meditazione riesci a diventare silenzioso - assolutamente silenzioso - ti assale all'improvviso il desiderio di creare qualcosa... di diventare un musicista... Accade da solo!

Un meditatore prima scopre le sue potenzialità e poi inizia a realizzarle.

A quel punto che sia poesia, danza o scultura - qualsiasi cosa accada spontanea-mente - è comunque arte oggettiva. E un contributo che viene da te e che ti aiuterà a crescere spiritualmente. Sarà una terapia autentica, perché la crescita è terapia. Ti darà un vero benessere spirituale. E, tra l'altro, aiuterà anche chi per alcuni momenti siederà in silenzio ad ascoltare la tua musica o a guardare la tua danza o il tuo quadro: ne ricaverà un enorme beneficio perché la tua arte sarà come una freccia che punta verso la meditazione.

Il mio suggerimento, quindi, è che tutto deve iniziare con la meditazione. Se provi a fare diversamente ti ritroverai per intere vite su di una giostra, a girare in tondo - una cosa non molto divertente - e non raggiungerai mai il centro del tuo essere.

La prima e la più importante arte per un meditatore è quella di raggiungere il proprio centro, e poi lasciare che quell'esperienza si esprima, come un'esplosione, nel modo che preferisce. Solo allora sei naturale, e così tutto ciò che fai aiuta te e anche gli altri. Questo è l'unico genere di amore e di compassione che puoi condividere con l'umanità.

Osho

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

e prima sembrava impossibile…

 

Indivar è uno dei più quotati e originali terapisti di Osho: i gruppi che conduce alla Meditation Resort qui di Pune sono sempre seguitissimi.

In questa intervista – nata per presentare l’Innerversity, l’istituto che ha appena fondato in Australia – ci parla dei suoi metodi di lavoro e dell’esperienza dalla quale scaturiscono.

 

 

D.: Indivar, hai fatto lo psicoterapeuta per più di quarant’anni e sei stato con Osho per più di venticinque anni. Potresti raccontarci come è cambiato il tuo lavoro da quando hai incontrato Osho?

 

Indivar: Dopo aver incontrato uno come Osho, le cose iniziano a cambiare da sole. È come quella bella parabola sufi che lui ci raccontava su Mojud, ispettore del dazio!

Il Khidr – il nome che danno i sufi alla guida interiore – parla a Mojud, suggerendo che si incontrino quella notte sul ponte del fiume. Quando Mojud arriva, Khidr gli dice di togliersi tutti i vestiti e di saltare nel fiume… forse qualcuno lo salverà. Mojud lo fa, anche se pensa che sia una follia… e poi la storia continua, sempre un po’ in questo modo…

Abbiamo tutti una guida interiore. Quando inizia a parlarci, sembra un po’ folle, ma appena diventi un po’ più silenzioso, ti prende dolcemente per mano, mostrandoti nuove direzioni, nuove vie. Questa è stata la mia esperienza personale in psicoterapia. Ho cominciato lavorando in modo tradizionale, ma un po’ alla volta nel corso degli anni le cose sono cambiate, senza che sapessi veramente come o perché. Sono cambiate fino a un punto tale che ciò che prima sembrava impossibile, adesso sembra del tutto normale.

 

D.: Puoi dirci qualcosa sulla tua nuova creatura, la Innerversity?

 

Indivar: La Innerversity è di base solo un modo per ricordarti che tutto ciò che viene e tutto ciò che va, non sei tu. Tu sei ciò che non va e non viene. Fondamentalmente, tutti i corsi offerti sono tentativi per stimolare il buddha che dorme dentro di te.

 

D.: Hai in programma un Practitioner Training nell’aprile 2001. Che cosa tratterà questo training, e a chi è rivolto?

 

Indivar: Il Practitioner Training è aperto a tutti, ed è stato creato come formazione ai metodi della Terza Psicologia e per fare esperienza di questi metodi. La Terza Psicologia è la psicologia dell’andare oltre la mente, la psicologia del vivere basandosi sulla consapevolezza invece che sui meccanismi reattivi – per usare le situazioni della vita quotidiana come punto di partenza per la dissoluzione della struttura dell’ego.

La prima psicologia è la psicologia della mente anormale, la seconda è quella della mente normale, e la terza è la psicologia oltre la mente.

I metodi della Terza Psicologia sono diversi nel senso che non hanno alcun interesse nel dare sostegno alla struttura dell’ego. Si presume che l’ego sia sufficientemente integrato da permettere l’inizio del viaggio interiore. Tutte le meditazioni hanno a che fare con l’andare oltre la mente, ma negli ultimi anni il mio metodo si è indirizzato soprattutto verso l’uso del rilassamento e della ripetizione. Imparare a scuola comporta ripetere, quindi perché non usare questo metodo anche per disimparare? Anche Buddha usava la ripetizione nei suoi discorsi – si ripeteva sempre tre volte. La ragione per questa ripetizione è che ci sono due livelli di comprensione. Il primo è quello della comprensione intellettuale della mente. Esso tuttavia non comporta alcuna trasformazione. Quest’ultima succede solo quando la comprensione parte dall’essere, quando scendi dalla testa fino al livello del centro energetico situato appena sotto l’ombelico. La trasformazione accade perché la comprensione arriva veramente dal tuo intimo, dalla parte più profonda del tuo essere.

Perciò si tratta in effetti di un processo di de-ipnoterapia. Prima ti rilassi e poi usi alcuni ‘neo mantra’ per aggirare la mente. Cosa sono questi ‘neo mantra’? Uno tipico è: “Quando il mio corpo è nato, io c’ero, ma Andrea non c’era”. Andrea… o qualunque nome ti hanno dato alla nascita. Quando sei nato, la struttura dell’ego non c’era ancora, ma tu sì.

Quindi ripeti questo mantra molte volte in posizioni corporee diverse, a cominciare dalla posizione fetale e passando attraverso tutti gli stadi di sviluppo. In questo modo il messaggio arriva fino alla memoria cellulare. Così quando questa comprensione accade veramente, può iniziare dentro di te un processo di trasformazione, ma senza che sia tu a farlo.

Questa è la de-ipnoterapia: non è cercare di risolvere i cosiddetti traumi che sono accaduti nell’infanzia, ma trovare invece una strada che aggira le strutture dell’ego.

 

D.: È da molto che sperimenti questi metodi?

 

Indivar: Li uso da tempo nelle sessioni individuali e nei gruppi. Questi metodi per me non sono più qualcosa di separato: sono diventati l’aria stessa che respiro.

Se c’è qualche dubbio, basta aspettare, e in quell’aspettare qualcosa arriva. Se diventi un’assenza, qualcosa accade.

 

D.: Ricordo di aver sentito Osho dire, poco prima di lasciare il corpo, che era arrivato il momento per lui di andare, perché il suo lavoro era finito. Per molti questa affermazione è stata uno shock, nessuno di noi sembrava certo un buddha. Cosa pensi che Osho volesse dire?

 

Indivar: Secondo me, ci sono molte persone ora che possono stare sulle proprie gambe. Che sono radicate nella loro capacità di essere testimoni della propria esperienza. Che stanno vivendo nel modo in cui ci diceva Osho: tutto ciò che posso osservare, è separato da me.

Quando operi sempre più in questo modo, nasce la chiarezza, e a partire da questa chiarezza, rispondi alle situazioni, non reagisci più. Non si tratta di seguire qualcuno ma di imparare ad ascoltare ciò che c’è dentro di te: segui la tua voce interiore. Se continui a guardare all’esterno, allora stai ancora funzionando in base alla struttura dell’ego. La struttura dell’ego vuole sempre scoprire se stessa negli altri – ma puoi trovare te stesso solo dentro di te. Alla fine dovrai tornare sempre a questo punto.

 

D.: Quali sono stati i momenti critici del tuo sviluppo come terapeuta?

 

Indivar: Ce ne sono stati tanti, il primo – veramente il primo – è accaduto mentre stavo seduto tra i rami di un albero di pino… Quando ero molto piccolo, cinque o sei anni, mi andavo sempre a sedere in cima al pino che avevamo sul retro della casa. Da lì potevo vedere tutto il paese. Tutto sembrava diverso mentre ero sull’albero, e mi ricordo di aver provato questa precisa sensazione che esistessero due mondi diversi: il mondo che vedevo dalla cima dell’albero, e il mondo che vedevo da terra. Anche se allora non lo sapevo, ero un osservatore – un testimone – di ciò che vedevo sotto di me. Questo è qualcosa che mi è rimasto dentro sin da allora.

Il momento critico successivo è accaduto quando ero all’università e ho deciso di passare da una facoltà scientifica a una umanistica, laureandomi poi in psicologia. Dico ‘critico’ perché ho ascoltato la mia voce interiore, invece di stare a sentire ciò che dicevano gli altri. Può sembrare una cosa da nulla ora, ma in quel momento c’erano scarse opportunità di lavoro per gli psicologi, i miei genitori ne erano rimasti inorriditi. Un altro momento cruciale è stato quando ho iniziato a lavorare in un ospedale psichiatrico. Avevo raggiunto una certa fama per il trattamento di casi difficili, quindi il medico responsabile mi chiese di incontrare una donna che era rimasta seduta immobile come una statua, senza mai parlare, da diverse settimane. Le terapie convenzionali non erano state assolutamente in grado di aiutarla; ero l’ultima possibilità. Era seduta da sola in un corridoio deserto, mi avvicinai, presi una sedia e mi misi di fronte a lei, cominciando a guardarla con attenzione, e a respirare al suo stesso ritmo. L’ho fatto per un’ora al giorno per tre settimane. Al ventunesimo giorno, quando mi sono seduto davanti a lei, si è messa a urlare piena di rabbia: “Vaffanculo, vaffanculo!”. Era un inizio e in seguito sono successe molte altre cose…

Dopo quell’esperienza ho cominciato a esplorare ciò che accade tra paziente e terapista quando tra di loro non c’è alcuno scambio verbale.

Un altro momento cruciale è stato quando mi hanno chiesto di trattare una persona che si mangiava le unghie in modo ossessivo, cronico. Non ogni tanto, per passare il tempo, ma una persona che lo fa ventiquattr’ore al giorno. A quei tempi ero ancora un po’ sprovveduto, per cui nella mia inesperienza decisi di trattarlo con un metodo di terapia comportamentale, la cosiddetta “estinzione tramite una pratica massiva”. In pratica gli ho detto di essere più totale possibile, di mangiarle ancora di più e masticare più a lungo. Dopo tre giorni le sue dita erano dei moncherini sanguinanti, e io ero veramente preoccupato… però dopo ha smesso completamente e non l’ha mai più rifatto.

Il tema in questo caso era quello della totalità, e così mi sono messo a studiare la filosofia esistenziale e le sue applicazioni alla terapia. Questo è stato l’inizio di un lungo viaggio, che in seguito mi avrebbe portato a Pune nel 1976 per incontrare Osho.

 

D.: E adesso qual è la sostanza del tuo approccio terapeutico?

 

Indivar: In questo momento non ho altro approccio che ‘Tutto ciò che posso osservare diventa separato da me’. D’altra parte è innegabile che per raggiungere questo spazio occorre prima eliminare tutti i blocchi che impediscono il fluire dell’energia. A questo proposito, io inizio sempre con il sintomo che mi viene presentato, per quanto insignificante possa sembrare. Il sintomo diventa la porta attraverso la quale si raggiungono le radici del blocco. Per poter aprire questa porta bisogna prima essere in grado di vederla… e poi occorre anche bussare!

 

 

 

La vita di Mojud

 

"Mi sono buttato in un fiume,

e sono diventato pescatore,

poi una notte ho abbandonato

la mia capanna.

In seguito sono diventato un contadino.

Mentre stavo pesando della lana,

ho lasciato tutto e sono andato a Mosul,

dove sono diventato un mercante di pelli.

Là ho risparmiato dei soldi,

ma poi li ho dati via.

Quindi ho viaggiato fino a Samarcanda

dove ho lavorato per un droghiere.

Ed eccomi qui!"

 

Ecco cosa racconta Mojud a chi gli chiede come abbia fatto a diventare un grande saggio: ha semplicemente seguito con piena fiducia ciò che la sua guida interiore gli diceva di fare...

 

"Che vita spirituale è mai questa?" commenta Osho, ma poi spiega: "Ogni volta che ti assesti, la guida interiore ti sconvolgerà di nuovo. Ogni volta che ti assesti, il maestro ti ribalterà la vita di nuovo. Non ti sarà permesso di fermarti se non di fronte al divi-no, ecco perché verrai continuamente turbato, scombussolato. Si tratta solo di tappe lungo il sentiero. Lo scopo è tenerti in una costante insicurezza, in modo che un giorno impari la bellezza dell'insicurezza, in modo che un giorno scordi l'idea di sistemarti e il pellegrinaggio in sé diventa la tua meta. Quando il viaggio in sé è la meta, vivi la vita di un sannyasin. A Mojud non è stato insegnato nulla, tuttavia la sua intuizione dei misteri cresce. Ora la gente è guarita dal suo tocco, ora la gente può vedere qualcosa che lo circonda, un'aura."

TRATTO DA: Osho, Mojud, L'uomo dalla vita inesplicabile Ed. NSC

 (ritorna al sommario)  

 

La psicologia dei Buddha

 

 

La psicologia attuale non è ancora globale, non è esauriente, si limita a toccare la periferia dell'individualità dell'essere umano.

Resta confinata alla mente. E nel momento in cui neghi l'anima, la consapevolezza, qualcosa che è oltre la mente...

"Sii normale", è la meta della psicologia. Una gran bella meta: sii normale. La gente ha vissuto per migliaia di anni senza avere alcuna psicologia — e ha vissuto normalmente! L'uomo primitivo era più innocente di voi. Non era intelligente quanto lo siete voi, ma era più innocente.

L'assommarsi di intelligenza e innocenza è meditazione. Nel momento in cui l'innocenza e l'intelligenza inizia-no a crescere dentro di voi... non è che acquisite la capacità di risolvere tutti i problemi della mente, accade invece una cosa del tutto nuova: iniziate ad andare oltre la mente. I problemi della mente vengono lasciati a una distanza remota, quasi non vi fossero mai appartenuti — di fatto, non vi sono mai appartenuti. E allorché saprete come dissociarvi dalla mente, nascerà una psicologia del tutto diversa. Ho definito la psicologia fondata sulla meditazione "psicologia dei buddha". La moderna psicologia è la psicologia del-le persone addormentate.

E una sfortuna che i grandi psicologi occidentali non abbiano avuto al-cuna opportunità di conoscere un mistico e di familiarizzarsi con il suo mondo. Questi vive ventiquattr'ore al giorno al vostro fianco, ma non partecipa mai ai vostri giochi: il suo regno è molto remoto. Ha assaporato l'amore, qualcosa che voi avete solo sognato. Ha sperimentato la verità, qualcosa che voi avete solo pensato e su cui ave-te fatto della filosofia. Ha incontrato l'esistenza faccia a faccia, senza la mediazione di un prete, di un profeta, di un salvatore. Ha visto l'esistenza nella sua freschezza.

La psicologia dei buddha significa questo: noi abbiamo accettato l'uomo come un edificio a tre piani. Ci sono alcune persone che si limitano a vive-re al pianterreno, soltanto nel corpo: ogni loro interesse è centrato nel corpo — questa è la vita più bassa che si possa scegliere, è come vivere sotto il porticato di una casa, quando la si possiede interamente.

Il secondo livello della vita si raggiunge quando si è compresa a perfezione la mente — ma chi la comprenderà? Potete vedere la difficoltà dello psicologo: studia la mente, ma se gli chiedeste chi sta studiando la mente... la mente non può studiare se stessa.

Deve esistere qualcosa che va oltre — un testimone, un osservatore che studia la mente. Lo scienziato si limita a studiare la sfera esteriore: analizza il comportamento delle altre persone, e ne deduce i principi su cui si fonda il comportamento dell'uomo. Ma osserva solo il comportamento, non il vero essere all'interno.

La psicologia dei buddha ingloba l'intera individualità dell'uomo — e non finisce lì. Studiando e sperimentando il corpo, la mente e la consapevolezza, il trascendente, Buddha vi prepara a dissolvervi nell'eterno, nell'oceano dell'esistenza. A meno che la psicologia non riesca a condurre l'uomo a questa esperienza oceanica, è immatura: sta solo facendo i primi passi. E in Occidente la psicologia si muove in cerchio; questo perché voi non accettate le realtà superiori... dove potreste andare? Siete bloccati nella mente, con la mente: l'analizzate, ne analizzate i sogni, ne analizzate le repressioni.

 

In Oriente i mistici non si sono mai preoccupati troppo della mente; si sono limitati a sviluppare metodi che aggirassero la mente. Quei metodi sono le tecniche di meditazione: hanno solo la funzione di oltrepassare la mente. Una volta andati oltre la mente, una volta che si può avere una prospettiva aerea della propria mente, le cose iniziano a sedimentare.

E la tua energia che disturba la men-te, che le dà il potere di essere violenta, di essere triste, di andare in collera, di odiare, di essere gelosa. Andando oltre, non le darete più alcuna energia; non ci vorrà molto tempo: la mente sfumerà, come una nuvola — era presente e ora non c'è più.

Nel momento in cui la mente si dissolve, la tua meditazione giunge a maturità. La mente verrà usata come un meccanismo dalle tue forze meditati-ve, ma la mente in sé sarà posta in disparte; non sarà più il padrone.

Esiste un solo modo per dissolvere la mente e i suoi problemi: uscirne! Ma la moderna psicologia non ha alcuna idea di dove andare, per cui continua a muoversi in cerchio... Dal mio punto di vista, la mente in sé è malata. Se non ne uscite, non potrete aiutare quel-la povera mente a guarire. Siete troppo identificati.

Non essere identificati è la via più breve verso il vostro essere. E il vostro essere è sempre sano, non sa cosa sia la malattia. Non lo può sapere, non è nella sua natura. Così come la mente non è in grado di conoscere la pace, il vostro essere non può conoscere le tensioni, le ansie, l'angoscia. La questione non è come curare la mente, si tratta di spostare tutta la vostra energia, l'intero fuoco della vostra attenzione, dalla mente all'essere.

Questo immenso spostamento d'attenzione, di consapevolezza, è ciò che io definisco psicologia dei buddha. La moderna psicologia è considerata una scienza della mente.

La psicologia dei buddha sarà la scienza della non mente.

TRATTO DA: Osho, Sermons in Stones

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Osho:

amico o maestro?

 

Osho,  è un po’ che stai dicendo che tu sei un nostro amico, che noi siamo amici. È qualcosa che mi è un po’ difficile da comprendere veramente: Osho, per me tu sei il mio amato maestro. Per favore fammi capire.

 

La domanda è stata posta da Vivek. Posso capire la sua difficoltà.

Sarà la stessa difficoltà di tutti coloro che si sono avvicinati a me, che mi hanno amato, che mi hanno accolto nel loro cuore come maestro.

Io ho detto che sono il vostro amico, e voi siete miei amici per una ragione molto strana che può anche non esservi del tutto chiara. C’era stata un’altra domanda: perché alcuni sannyasin sono molto risentiti nei miei confronti, arrabbiati?

È un fatto storico che tra i discepoli ce ne sono sempre alcuni che sono accidentali, fortuiti. Il vento tirava da questa parte, e loro sono venuti. Hanno visto altri discepoli con un’energia straordinaria, e sono diventati avidi. Ma non era una ricerca della verità, non era una ricerca d’amore: era solo avidità. Anche loro volevano avere lo stesso ‘potere spirituale’.

Sono diventati sannyasin, sono diventati discepoli, ma la distanza tra me e loro è rimasta la stessa. Non sono mai riusciti a diventare miei intimi. Non sono mai diventati la mia gente. Anche se erano con me, in profondità erano risentiti, arrabbiati. Io volevo che abbandonassero il risentimento, la rabbia. Non era un problema mio, era un problema loro, ma io volevo aiutarli in tutti i modi.

È stato per questo semplice motivo che ho detto: ‘Sono il vostro amico, voi siete miei amici’. Quelli che non erano veramente con me, ne sono stati immensamente felici, perché ora si sentivano al mio stesso livello. Ma quelli che mi avevano amato si sono sentiti feriti, perché mi avevano amato come discepoli, ed essere un discepolo è una cosa talmente preziosa… chi vuole essere solo un amico? C’è una storia nella vita di Gautama il  Buddha…

Un giorno si scoprì che Sariputta, uno dei suoi discepoli più vicini, non meditava a sufficienza. Anche persone che erano arrivate dopo di lui erano andate più in profondità nella meditazione – persone anche meno intelligenti. Buddha un giorno fece chiamare Sariputta e gli disse: ‘Che ti succede?’

Lui rispose: ‘Lo sai già: non voglio illuminarmi mentre sei ancora vivo. Voglio solo star seduto ai tuoi piedi come ho sempre fatto. Essere tuo discepolo, essere inondato dal tuo amore… che me ne importa dell’illuminazione? Questa è la mia illuminazione!’.

Posso comprendere la difficoltà di Vivek. Lei è stata con me per sedici anni. Al suo arrivo, aveva solo vent’anni; adesso ne ha trentasei, quasi il doppio. E in tutti questi sedici anni, anno dopo anno, si è presa cura di me con tutto l’amore possibile, con una grande devozione. È difficile per lei pensare a se stessa come un’amica. Per lei non sarebbe un guadagno, ma una perdita. Chi ha compreso la gioia e la celebrazione dell’essere un discepolo – dell’essere innamorato di un maestro – proverà la stessa sensazione: essere un amico è niente, paragonato a questo. Si perde tutto, essere un amico diventa solo una specie di formalità.

Perciò chi era veramente con me si è sentito scosso, ferito, e chi non era veramente con me è diventato straordinariamente felice. Solo perché io ti chiamo mio amico, non è che raggiungi lo stesso stato in cui sono io. Se fosse così facile, avrei chiamato il mondo intero mio amico, e tutti sarebbero arrivati allo stesso stato.

Prima di lasciare la comune in Oregon, ho fatto di tutto: ho dissolto la religione, perché dà false speranze alle persone – e così incominciano a credere che la responsabilità di elevare la loro consapevolezza, e alla fine di renderli illuminati, sia mia.

Li ho ‘liberati’ – dicendo che indossare vestiti rossi e il mala non erano più obbligatori – solo per togliermi di dosso il fardello di responsabilità di cui mi avevano caricato senza rendersene conto. Speravano che con l’indossare vestiti rossi e mettersi il mala al collo il loro lavoro fosse finito: ora la responsabilità di renderli illuminati era mia. Ho abbandonato tutte quelle cose. Pensano che stavo dando loro la libertà, in realtà stavo solo cercando di rendere la mia vita più facile. Stavo lasciando cadere delle responsabilità che mi erano state imposte senza necessità.

E alla fine, per non farli sentire inferiori a me in alcun modo, ho detto: ‘Io sono vostro amico e voi siete miei amici’. Quelli che lo desideravano, che avevano atteso questo momento, hanno gioito.

Ma tu, Vivek, non te ne devi preoccupare. Quelli che mi amano, quelli che mi conoscono, sanno perfettamente che sono il loro maestro, e hanno percorso una lunga strada insieme a me, in amore e devozione. Naturalmente, per loro è impossibile in un qualsiasi momento – persino se si illuminano – chiamarmi amico. Sarebbe pura ingratitudine.

Sono molto sollevato, liberato da tutti quelli che non erano la mia gente ma continuavano a rimanere in giro. Adesso voglio solo quelli che sono veramente con me, solo quelli che hanno imparato ad amare un maestro.

Tutte quelle persone egoiste fingevano di essere discepoli. Io non volevo ferirli, quindi il modo migliore era di dichiarare: siete miei amici, vi do una totale libertà. E loro l’hanno accettata immediatamente, con gioia, non sapendo cosa stavano accettando. Erano liberi…  Hanno perso qualcosa, ma pensano che il loro ego abbia guadagnato qualcosa.

Tutte le volte in cui l’ego guadagna qualcosa, tu sei perdente. Questa è una delle ragioni per cui non voglio avere un’altra comune. Voglio solo una mystery school, in modo che chi è interessato può venire qui, imparare e poi tornare a casa.

Ad ogni svolta nella mia vita ho dovuto lasciarmi dietro alcune persone. E non voglio dire a qualcuno: ‘Ti sto lasciando indietro’. Non posso essere così poco gentile, così privo di grazia. Ho fatto in modo che lo facessero da soli. È successo molte volte, non è stata la prima volta.

Ma per quanto riguarda la realtà, quelli che erano veri discepoli, sono ancora discepoli: persino se diventeranno illuminati, non perderanno la loro qualità di discepoli. La loro gratitudine e il loro amore verso il maestro non sono diminuiti, ma anzi sono ancora più grandi.

tratto da: Osho, Beyond Psychology # 24

 

 

“Quelli

che sono

continuamente

in armonia

con me, senza alcuna

interruzione, sono gli unici

amici reali.”

Osho

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Oshorchestra

un gruppo, un’orchestra, e soprattutto un’esperienza di meditazione

 

Forse vi sarà già capitato di ascoltarli,  e se ancora non vi è successo non perdetevi assolutamente le loro performance dal vivo durante il Festival che si terrà a Varazze dal 6 all’8 Aprile.

L’Oshorchestra è un progetto musicale flessibile, che da quattro anni a questa parte unisce di volta in volta musicisti diversi – alcuni professionisti, altri ‘semplici’ appassionati… ma c’è anche chi all’inizio non aveva ancora mai avuto a che fare con uno strumento musicale – per concerti dal vivo e per registrare compact disc.

Nirodh, che è all’origine di questo progetto, ci spiega: “Quattro anni fa ho iniziato a condurre presso il centro di meditazione dove risiedo, l’Osho Arihant di Varazze, degli incontri mensili di un ‘laboratorio di musicoterapia’; questo è diventato il punto d’incontro di molti musicisti, o di persone comunque interessate alla creatività, e abbiamo iniziato, usando la meditazione come base comune, un cammino di ricerca e condivisione, ponendo l’accento sulla comunicazione del suono.

È stato questo l’inizio di una meravigliosa avventura di gioco-musica-meditazione, che in pochi anni ci ha portato a produrre molti cd distribuiti sul grande mercato anche da importanti case editrici.

Oshorchestra è un esperienza in cui possono transitare tutti coloro che hanno delle forme sonore da condividere; in previsione del progetto che stiamo realizzando sul momento si instaurano collaborazioni individuali. Abbiamo uno studio di registrazione molto attrezzato e questo ci permette di incontrarci quando vogliamo per suonare… e magari fermarci per meditare, o condividere le nostre idee musicali. È meraviglioso sentire in che modo musicisti che provengono da educazioni diverse, se si uniscono nella meditazione, possono dare vita a fusion che altrimenti sarebbero impossibili: il gioco e l’amicizia ci portano a far convivere molteplici generi creando il nostro sound particolare e del momento – sempre in relazione cioè con il progetto musicale a cui stiamo dando vita. Consapevoli che abbiamo sempre da imparare, ricerchiamo e suoniamo, rimanendo aperti alla comunicazione con la musica del mondo intero. Per partecipare ai nostri laboratori non bisogna essere per forza dei musicisti, basta possedere quel minimo spirito di ricerca per aprirsi al mondo della comunicazione del suono”.

E infatti Menaka, uno dell’Oshorchestra, ci conferma: “Io non avevo mai suonato nessun strumento, avevo sempre solo ascoltato con molta curiosità ogni tipo di musica. È stata proprio la curiosità che mi ha spinto a partecipare al corso di musicoterapia tenuto da Nirodh, attirato da un programma che parlava di esplorazione della musica etnica e dei vari linguaggi di comunicazione.

Il corso è stato un modo per scoprire quanta parte abbiano la musica e la voce nella nostra vita e quanto sia importante essere consapevoli di come comunichiamo… e così le tecniche di meditazione diventano uno strumento indispensabile, anche per creare uno stato di ricettività ed espansione”. Proprio tradizionalmente legato alla meditazione è lo strumento che Menaka ha iniziato a suonare: la campana tibetana. “È usato da sempre dai monaci buddhisti,” ci spiega “ed è molto semplice: simile a una ciotola e costruita in una lega di metalli, viene suonata con un batacchio in legno. Un bellissimo esercizio di consapevolezza: ogni singolo suono diventa l’espressione del tuo momento presente, del qui e ora. Il suono di questo strumento, poi, si espande in modo circolare e la particolare vibrazione porta a centrarti in un rilassamento profondo. Con la Oshorchestra ho avuto modo di suonare in diverse occasioni questi e altri semplici strumenti con musicisti professionisti. I brani sono nati dalle improvvisazioni, dal vivere il momento presente, dalla contaminazione fra strumenti etnici, classici e basi elettroniche, dall’apporto insomma di tanti musicisti che quasi magicamente si ritrovano al posto giusto nel momento giusto!”. Altri hanno storie molto diverse, come Bianca che suona il violino nell’orchestra della RAI: “Sono musicista da oltre quarant’anni” ci racconta “ma accorgermi di esserlo profondamente anche nell’anima è stata una delle mie ultime scoperte: con l’Oshorchestra ho assaporato finalmente il piacere di fare musica in meditazione. Fare musica in una grande sala da concerto dà grandi emozioni, soprattutto quando si fa della buona musica con dei grandi musicisti, ma se si riesce a incanalare l’esperienza di una vita di lavoro in una direzione più meditativa, si va oltre gli schemi e rimane l’essenza di fare musica.

Ho conosciuto musicisti professionisti e anche dilettanti, e ho scoperto che quello che ci univa era molto profondo, era oltre la musica stessa.”

Anche per Laura Vasto, cantante lirica, che dopo il diploma al conservatorio insegna ora musica, pianoforte e canto, si è trattato di un’esperienza nuova in un campo che è il suo da anni: “Questa esperienza ha allargato moltissimo quei limiti che purtroppo sono il retaggio tipico del mio studio accademico, legato più all’interpretazione che alla creazione; mi ha aperto orizzonti impensabili del mio essere emotivo e musicale, regalandomi  un gran senso di libertà, disinvoltura e una creatività enorme. Ho imparato a sentire, ad ascoltare il momento, ciò che accade, l’energia che c’è in chi mi sta di fronte”.

Per altri si è trattato di trovare finalmente un ambito dove esprimere senza compromessi la propria musicalità. Come per Naseeb che ha cominciato ha suonare la chitarra a 12 anni, e a 20 componeva testi e faceva parte di un gruppo di rock italiano: “Erano gli anni ‘80, l’era del punk e dello ska, del funky e della new wave ed io, con la mia valigia piena di parole da cantare, cercavo disperatamente un’identità definita all’interno del guazzabuglio di stili che affollava le salette prova della mia città. Ho fatto indigestione di locali fumosi, serate spaccatimpani, centri sociali… e battaglie di appartenenza combattute a colpi di chitarra”. In seguito, ci racconta: “La meditazione mi ha permesso di rallentare il mio frenetico e convulso desiderio di realizzare immediatamente qualcosa in funzione del risultato e del consenso esterno, una condizione che per anni mi aveva impedito di gustare la fragranza dell’esperienza viva, quella che si manifesta nell’istante in cui anche un solo suono viene fatto vibrare con consapevolezza. Finalmente potevo rivivere la gioia adolescenziale di suonare con il cuore e per il cuore senza la tensione di avere una meta – spesso irraggiungibile. La musica come celebrazione della vita, e condivisione della sua grazia, dove non ci sono solisti virtuosi e ‘servi’ sottomessi. Una dimensione dove anche colui che batte insieme due legnetti seguendo un suo ritmo ha la sua importanza vitale. Suonare a occhi chiusi, uscendo da stili e schemi per entrare nell’improvvisazione, in perfetta empatia con gli altri”.

Anche Kama, che ha iniziato a studiare musica a otto anni e arriva da una carriera come violinista, nell’orchestra prima della Scala e poi della RAI, ha scoperto qualcosa di nuovo: “Sento che la mia sensibilità musicale è molto più ricca e ha recuperato tutti quei vuoti determinati da una rigidità di scuole e di stili. Ogni suono, ogni accento, nasce da un linguaggio interno che vuol fluire, non più condizionato da alcuna struttura. So che tutto questo non è molto accademico, ma quanta maggior gioia mi procura ora il far musica! Non posso rinnegare la grossa esperienza della mia vita musicale: ho suonato con direttori e solisti di fama, ma soprattutto l’esperienza viva e diretta dei concerti mi ha regalato emozioni molto profonde. Tuttavia non mi sentivo appagata. Nel mondo dello spettacolo il tuo concetto del bello, dell’armonia, dell’emozione creativa, deve essere accantonato in virtù di un criterio critico che non ti appartiene, e nel quale magari non credi. È un meccanismo che lentamente ti stritola e ti fa vivere una profonda spaccatura interiore tra quello che senti e sei, e quello che devi dimostrare di essere”.

Divya invece è un’insegnante di canto, e ci racconta: “Collaboro e studio da qualche tempo con Nirodh e da allora il mio lavoro è diventato più consapevole, più attento, più intenso, mi muovo con più responsabilità, con più amore. Rafforzando la mia consapevolezza, sto imparando a portarla con me anche nel resto della vita.

Quando la musica diviene meditazione il ritmo e il respiro si integrano, la creatività, l’innocenza… e il silenzio prendono un posto ben preciso nel cuore. Quando il movimento e il respiro si integrano ci spostiamo su un piano più sottile, nella frontiera tra il fisico e lo psichico-emozionale, si risveglia la creatività. Una connessione profonda con altre risonanze anima il ritmo del respiro e la voce ‘liquida’ si diffonde nell’aria, come una nuvola va all’oceano… come acqua alla sua origine, cantando! La tecnica infine si dissolve, lasciando il posto al canto.”

Digant proviene da una formazione musicale molto variegata: ha iniziato suonando i “cantautori italiani” e country rock, in seguito ha studiato musica classica per passare poi alla ambient music… per scoprire che una delle cose che preferisce è la musica per le meditazioni, specialmente quelle di Osho: suonando così per i satsang, la White Robe e la Nadhabrahma. E ricorda: “All’Osho Festival dell’anno scorso a Varazze… Ecco lì per me è stato il culmine: ho potuto suonare il secondo stadio della No Dimension dal vivo, e con quattrocento persone a partecipare alla meditazione l’energia che si è creata era più che palpabile    ha definitivamente fuso in me questi due elementi, musica e meditazione. Personalmente ho sempre amato l’improvvisazione, ma mai come nel caso dell’Oshorchestra ho potuto riscontrare che meditazione e musica possono produrre delle straordinarie alchimie. È bello collaborare con musicisti classici, che tengono d’occhio l’aspetto qualitativo del suono… ed è bello collaborare con musicisti pop rock, che danno alla musica quel tipo di energia che mi piace. Ma il meglio di questa esperienza è che trascende la musica e diviene per me una meditazione – dove ogni suono ha il suo peso e la sua importanza, dove l’improvvisazione diventa il veicolo per esprimere, dove ogni istante è fondamentale.”

 

Alcune delle produzioni musicali dell’Oshorchestra sono disponibili presso Oshoba. Per informazioni sull’attività dal vivo e sul laboratorio di musicoterapia contattare Nirodh all’Osho Arihant Meditation Center - tel. 019.918766 - arihant@oshoamici.it

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Un LIBRO DA VIVERE

 

 

 

Il Cuore Celeste

_________________________

COMMENTO ALL'OPERA TAOISTA

"IL MISTERO DEL FIORE D'ORO"

News Services Corporation

Pagine 28o Lire 32.000

 

 

Il libro: Il segreto del Fiore d’oro è uno dei trattati più esoterici al mondo. Ti mostrerà la Via per diventare qualcosa più del corpo. Ti mostrerà la Via per andare oltre la morte. Ti mostrerà la Via per sbocciare, il modo per non rimanere un seme, per diventare invece un Fiore d’oro: ciò che in India abbiamo chiamato “il fior di loto dai mille petali”.

 

lA SCUOLA: Il libro proviene da un circolo esoterico in Cina. Si dice che il fondatore di questo circolo esoterico fosse il ben noto Maestro taoista, Lu Yen. Da chi Lu Yen aveva ottenuto questo insegnamento segreto? Egli stesso lo attribuiva al Maestro Kuan Yiu Hsi, per il quale, secondo la tradizione, Lao Tzu aveva scritto il suo Tao Te Ching.

 

Il TAO: La parola Tao significa essenzialmente ‘la Via’. Non si può dire niente sulla meta. La meta rimane elusiva, inesprimibile, ineffabile. Ma si può dire qualcosa sulla Via. La verità deve essere una tua esperienza. Nessuno può definire la verità, ma si può definire la Via, si può chiarire la Via. Il Maestro non può darti la verità, ma il Maestro può darti la Via. E quando sai che la Via esiste, tutto ciò che devi fare è percorrerla.

 

VIVERE: Vivere è essere sulla Via. Vivere è vivere nel divino. Respirare è respirare nel divino. Ma proprio come il pesce vive nell’oceano ed è totalmente inconsapevole dell’oceano, noi viviamo nel Tao e ne siamo totalmente inconsapevoli. È l’oceano della vita che ci circonda. È fuori e dentro di noi, la pura essenza. Il Tao esiste in milioni di forme. Nell’albero è verde e nel fiore è rosso. Nell’uomo è uomo, nel pesce è pesce. È la medesima legge.

 

ETERNO FLUIRE: Ogni spiegazione, ogni descrizione è statica, mentre l’esistenza è un flusso dinamico. È un fiume. Ogni cosa si muove continuamente in ogni altra. È impossibile tirare linee che segnino la fine di una cosa e l’inizio di un’altra: non esistono linee di demarcazione, non possono esistere. Perciò tutte le distinzioni hanno solo una funzione pratica, non hanno alcun valore esistenziale. Questa è la prima cosa che dovete comprendere. È fondamentale per l’alchimia taoista.

 

YIN E YANG: La vita è costituita da polarità. Anche questo concetto è fondamentale per l’approccio taoista. Ma le polarità non sono opposte tra loro, sono complementari e si sostengono vicendevolmente.

 

Il NON SFORZO: Devi usare l’azione per raggiungere la non-azione. Devi fare il massimo sforzo per raggiungere l’assenza di sforzo. Devi impiegare il massimo delle tue energie, devi diventare talmente attivo da non tralasciare niente: nulla dev’essere trattenuto. Tutta la tua energia viene coinvolta in quella creatività e allora, quando tutta la tua energia sarà stata coinvolta, improvvisamente accadrà una trasformazione. Proprio come l’acqua evapora a cento gradi, così l’azione – dopo essere diventata totale – evapora, lasciando dietro di sé la non-azione.

 

INALTO: Nel suo stato naturale, l’energia si eleva sempre più, ti conduce in alto e non in basso. Nel suo stato naturale, l’energia diventa il tuo “Fiore d’oro” interiore. Nel suo cosiddetto stato ordinario pervertito si muove verso l’esterno e verso il basso. Dissipa le tue forze. Se la stessa energia inizia a muoversi verso l’alto, ti dona una nuova vita, vitalità in abbondanza.

 

Il cuore celeste: Quando il cuore spirituale inizia a funzionare, è come se accadesse un miracolo, una magia… I tuoi sensi non erano mai in ordine, la tua mente era sempre confusa. Tu esitavi continuamente: dovrei fare questo o dovrei fare quello? Vivevi in una tensione costante. Improvvisamente, come se qualcuno avesse compiuto un miracolo, ogni confusione scompare e in te sorge chiarezza, la tua vita diventa trasparente. Tu fai semplicemente ciò che va fatto. Dopo che il tuo cuore celeste ha iniziato a funzionare, tutto ciò che fai è giusto.

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Il Mio Viaggio nel Tantra

di Shunyo

 

Ascoltare Osho che parla sul Vigyan Bhairav Tantra (la serie di discorsi conosciuta anche col titolo The Book of the Secrets) mi ha fatto capire che, per quanto il Tantra sia il linguaggio dell’amore, queste tecniche sono in realtà porte per la consapevolezza. Si tratta di tecniche per ascoltare, vedere, sentire e respirare: metodi per centrarsi…

Quando viaggio per il mondo per tenere gruppi di meditazione, uso queste tecniche e mi colpisce sempre vedere quanto siano utili per entrare in contatto con le proprie emozioni e con il proprio centro.

 

Nella meditazione “Assorbi i sensi nel cuore” possiamo sentire come ogni senso va nel cuore e in esso si dissolve. Quando si usa questa tecnica in un gruppo, il partecipante sta seduto di fronte a un partner – di solito qualcuno che non conosce – ed entrambi, ad occhi chiusi, toccano la mano, o il viso, del partner, permettendo che la sensazione arrivi fino al cuore – come se le mani fossero solo l’estensione del cuore.

Anche se tocchiamo in continuazione persone o cose, il senso del tatto ha perso per noi molta della sua sensibilità. Questa meditazione risveglia davvero i nostri sensi, diventando un’esperienza straordinariamente intensa. Per le donne è abbastanza facile, ma per un uomo, specialmente se il partner è un altro uomo, è a volte molto difficile.

Questa tecnica ci centra nel cuore, e Osho afferma che quando siamo centrati nel cuore, cadiamo automaticamente nel profondo del nostro essere, nel centro vicino all’ombelico.

 

Un’altra meditazione che riguarda i sensi è: “Sii consapevole di chi è a percepire”.

Questa tecnica inizia con il guardare, proprio come metodo per diventare consapevoli di chi c’è dietro il senso della vista. Ti aiuta a comprendere che i sensi sono solo porte, mezzi, recettori: dietro ai sensi ci sei tu.

“Vedi tramite gli occhi. Gli occhi non possono vedere: tu vedi grazie a essi. Colui che vede è nascosto dietro, gli occhi sono solo un’apertura, sono delle finestre”. Nella seconda parte della meditazione passi all’udito e ti ricordi che le orecchie sono solo delle ‘stazioni riceventi’, e che tutti i suoni si incontrano nel tuo centro, silenzioso. Questa tecnica è splendida quando ascolti i suoni di una cascata o il canto degli uccelli, ma è anche bellissima da praticare in un posto affollato e rumoroso. In una situazione del genere, quando riesco a sentire che tutti i suoni cadono nel mio centro silenzioso, ne ricavo un’energia illimitata, e una grande calma.

 

Nel The Book of the Secrets ci sono anche meditazioni sulla luce e sul buio. Riguardo alla Darkness Meditation (meditazione del buio), Osho ci dice che se riusciamo ad amare l’oscurità, non abbiamo più paura della morte, e se riusciamo ad ‘immergerci’ nell’oscurità senza paura, raggiungeremo un totale rilassamento. Quando l’oscurità ci penetra in questo modo, diventa un’oscurità positiva. Il buio non conosce la morte, continua Osho. La luce nasce e muore, il buio semplicemente è: non può morire.

Durante una mia visita a un centro in Italia, ho deciso di tenere la Darkness Meditation. La prima difficoltà è stata quella di trovare una stanza dove non potesse penetrare nemmeno un raggio di luce perché durante questa meditazione bisogna fissare l’oscurità per un’ora, e permettere che entri dentro di noi.

A quel punto mi è venuto in mente che, nel buio più completo, è impossibile controllare i tempi della meditazione, quindi ho chiesto a un mio amico di fischiare – come fosse un uccello notturno – fuori della finestra della stanza, dopo un’ora esatta. Non sapevo che già il suono dei suoi passi un po’ esitanti si sarebbe sentito con tanta chiarezza in quell’oscurità silenziosa.

E non sapevo nemmeno, e l’ho saputo solo molto tempo dopo, che il suono di un respiro rapido e angosciato, e i gemiti terrorizzati che si sentivano nella sala, appartenevano a uno dei meditatori (un famoso psichiatra fra l’altro) che non mi aveva comunicato di aver avuto una profonda paura del buio per tutta la vita, una vera e propria fobia.

Per fortuna il gruppo era sinceramente impegnato in quello che stava facendo, e nessuno si è messo a ridacchiare; anzi, questa persona è riuscita in un’ora a superare la paura di una vita intera.

Uno stadio più avanzato di meditazione sull’oscurità è quello di sentire dentro di sé una zona di oscurità, proprio come quando, meditando sulla luce, il metodo è quello di immaginare una fiamma al proprio interno.

 

Dice Osho:

“Quando sei colmo di oscurità ti senti fresco e rilassato. Tutto dentro di te rallenta. Sarai così rilassato che gli altri potranno pensare che sei pigro. Quando ero all’università, ho portato avanti questo esperimento per due anni. Sono diventato così pigro che mi era difficile persino alzarmi dal letto la mattina. E questo preoccupava molto i miei professori: pensavano che in me ci fosse qualcosa che non andava bene – che fossi malato, o che fossi diventato indifferente a tutto”.

 

Mi ricordo di una bellissima scena avvenuta mentre ero in Inghilterra. Ero in una vecchia fattoria per tenere un week-end di meditazione, e c’erano circa cinquanta partecipanti che provavano una tecnica chiamata “Includi tutto nel tuo essere”.

 

Questa tecnica, secondo Osho, è piuttosto difficile. “Ma se riesci a farla”, dice, “è bellissima. Seduto in meditazione, includi ogni cosa: il corpo, la mente, il respiro, i pensieri, le conoscenze, tutto. Includi ogni cosa. Sentirai che dentro di te non c’è alcun centro, e quando il centro non c’è più, non c’è un sé, non c’è un ego, resta solo la consapevolezza”.

Dopo essere rimasti seduti con questa sensazione di ‘io sono tutto’, i partecipanti sono usciti all’aperto e hanno guardato gli alberi, i cielo, o uno degli altri partecipanti mantenendo questa sensazione di ‘io sono tutto’.

Io li osservavo mentre si muovevano lentamente, con gli occhi colmi di meraviglia, i volti luminosi e pensavo: “O mio dio, se qualcuno li vedesse, potrebbe anche pensare che hanno preso qualche droga”. Una scena del genere tra le dolci colline della campagna inglese era proprio surreale!

 

 

Tutte le meditazioni dal Vigyan Bhairav Tantra sono raccolte in due volumi: “Il sentiero del reale” e “Il sentiero dell’essere” ed. Lo Scarabeo.

 

 

 

Senza un centro non c’è certezza

Come trovare il proprio centro

 

L’uomo è come un cerchio senza un centro. La sua vita è superficiale; la sua vita è solamente sulla circonferenza. Vivete all’esterno: non vivete mai dentro. Non potete, a meno che non troviate un centro. In realtà senza un centro non avete un ‘dentro’. Avete solamente il fuori. Questa è la ragione per la quale continuiamo a parlare del dentro, di come penetrare dentro, di come conoscere noi stessi, di come entrare in se stessi, ma queste parole non recano un significato autentico. Conoscete il significato delle parole, ma non potete sentire quel che significano perché non siete mai dentro. Non ci siete mai stati!

Persino quando siete da soli, siete una folla nella vostra mente. Non siete dentro neppure quando fuori non c’è nessuno. Continuate a pensare agli altri; continuate a muovervi verso l’esterno. Persino quando siete addormentati sognate di altri. Non siete dentro, la vostra intera coscienza consiste nel fuori. E quando parliamo di andare dentro, vengono capite le parole, ma non il significato – perché il significato non è recato dalle parole: il significato viene attraverso l’esperienza.

La vita non può essere mai conosciuta alla circonferenza. La vita può venire conosciuta solamente al centro. Sulla circonferenza è possibile solamente una vita tiepida. Ecco perché vivete una vita inautentica, e allora persino la morte diventa falsa – perché uno che non abbia veramente vissuto non può veramente morire. Solo una vita autentica può diventare morte autentica. Allora la morte è bella: ogni cosa autentica è bella. Persino la vita, se è inautentica, è necessariamente brutta. E la vostra vita è brutta, terribile. Non succede niente. Continuate ad aspettare, sperando che da qualche parte, un giorno, avvenga qualcosa.

In questo preciso istante c’è solo il vuoto, e nel passato ogni istante è stato come questo, vuoto. State solo aspettando il futuro, che un giorno capiti qualcosa – solo sperando. E così si perde ogni istante. Non è avvenuto nel passato, perciò non avverrà nemmeno nel futuro. Può solo avvenire in questo istante, ma allora avrete bisogno di intensità – un’intensità penetrante. Allora avrete bisogno di essere radicati nel centro. Allora la periferia non basterà. Allora dovrete trovare il vostro momento.

In realtà, non pensiamo mai a ciò che siamo, e tutto ciò che pensiamo è solo un pasticcio. Voi non siete certi; non potete essere certi di nulla: né riguardo al vostro amore, né riguardo al vostro odio, e neppure riguardo alle vostre amicizie. Non c’è nulla di cui possiate essere certi perché non avete un centro. Senza un centro non c’è certezza. Tutti i vostri sentimenti di certezza sono falsi e momentanei. Un momento vi sentite certi, ma il momento successivo la certezza se ne sarà andata. Non avete un centro permanente, un centro cristallizzato.

La preoccupazione fondamentale del tantra, della religiosità, è innanzitutto di scoprire il centro – come essere un individuo. Si occupano di come trovare il centro che persiste in ogni situazione. Allora mentre la vita continua a muoversi all’esterno, mentre il flusso della vita continua ininterrottamente, mentre le onde vanno e vengono, dentro il centro persiste. Allora rimanete ‘uno solo’ – radicati, centrati.

Queste sono tecniche per trovare il centro. Il centro c’è già, perché è impossibile essere un cerchio senza un centro. Un cerchio può esistere solo con un centro, perciò il centro è stato solamente dimenticato. C’è, ma non ne siamo consapevoli. C’è, ma non sappiamo come vederlo. Non sappiamo come mettere a fuoco la nostra coscienza su di esso.

Tratto da: Osho, Il libro dei segreti cap. II Ed. Bompiani

 

 

 

Assorbi i sensi nel cuore

 

‘O beata, quando i sensi sono assorbiti nel cuore, raggiungi il centro del loto’.

 

Questo metodo si addice a coloro che hanno un cuore molto aperto, sono colmi di amore, sensibili, emozionali.

Se senti di essere una persona orientata verso il cuore, allora questo metodo ti sarà molto utile. Ma sappi che tutti cercano di ingannarsi, tutti cercano di sentirsi colmi d’amore, sensibili, ma il semplice credersi amorevoli non basta. Osservati con imparzialità, come se stessi osservando qualcun altro, e poi decidi.

Non c’è bisogno di ingannarsi e anche se ti ingannassi, non riusciresti a ingannare la tecnica.

Per cui quando la praticherai, sentirai che non ti sta accadendo nulla.

Provaci: puoi farlo in molti modi. Tocca qualcuno: se sei una persona orientata verso il cuore la sensazione tattile andrà immediatamente al cuore, e potrai sentire la qualità di quella persona. Senti che la tua mano è protesa a toccare, e lascia che

quella sensazione tattile si metta in relazione col cuore. Il cuore è il loto. Ogni senso è solo l’apertura del loto,

i petali del loto. Come prima cosa cerca di mettere i sensi in relazione col cuore: poi pensa sempre che ogni senso si sprofonda nel cuore e viene assorbito in esso. Solo quando queste due cose si saranno saldamente

assestate, i sensi inizieranno ad esserti d’aiuto: ti condurranno al cuore, ed esso diventerà un loto. Questo loto del cuore ti darà una centratura, e da lì sarà molto facile cadere nel centro dell’essere, nell’ombelico.

Una volta che sarai entrato nel cuore accadrà automaticamente.

Tratto da: Osho,  Il sentiero del reale’ ed. Lo Scarabeo

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

I DIECI TORI ZEN

 

MAPPE INTERIORI 5 – Seconda parte dei dieci Tori Zen Kakuan

 

 

Vigilate sulla vostra mente! Vi interessate di più a un’immagine pornografica che a una donna reale. Le immagini esercitano un’attrazione tremenda sulla mente umana, quindi l’uomo vive nella finzione. Dovete interessarvi più al reale che non al riflesso. Gli specchi devono essere infranti. Dovete rientrare in voi, altrimenti vi allontanerete sempre di più da voi stessi. Questo interesse per i riflessi, le finzioni, i sogni, i pensieri, le immagini, è la causa fondamentale per cui l’uomo non è in grado di conoscere se stesso. Egli non si interessa per niente a se stesso. Gli interessano molto di più le opinioni altrui, ciò che gli altri pensano di lui. Una volta che avrete capito questo, allora comincerà la rivelazione: allora sarete alla ricerca del toro. Un giorno o l’altro dovrete riconoscere che fino a quel momento avete vissuto in una profonda stupidità. Se continuerete a vivere in tal modo, attraverso specchi, riflessi, opinioni altrui, col tempo smarrirete la vostra individualità, diverrete parte della massa. Allora non sarete individui autentici. Una volta che avrete compreso che la vostra identità va cercata all’interno, comincerete a liberarvi dalla massa, dalla moltitudine. Nascerà l’individualità: state diventando degli individui, degli esseri unici.

 

 

4. Cattura del toro

 

Lo afferro grazie

a una lotta terrificante.

La sua grande volontà

e forza sono inesauribili.

Esso si dirige verso

i più elevati altipiani

assai più in alto delle nuvole,

Oppure si staglia sopra

un invalicabile burrone.

 

Commento: Esso ha dimorato a lungo nella foresta, ma oggi io l’ho catturato! L’entusiasmo per il paesaggio gli fa perdere l’orientamento. In cerca di erba più fresca, esso sta vagabondando; la sua mente è ancora testarda e sfrenata. Se desidero sottometterlo, devo sollevare la mia frusta.

 

Si verificherà una lotta, perché la mente non rinuncerà tanto facilmente al proprio potere. La mente ha esercitato per tanto tempo una dittatura e ora voi desiderate che il dittatore venga spodestato: è impossibile. La mente ha acquisito l’abitudine al comando e alle costrizioni esercitate sulla vostra persona, quindi vi darà aspra battaglia. La mente continuerà a seguirvi in cerca dei momenti di debolezza, nel corso dei quali potrà avere il sopravvento su di voi.

Ogniqualvolta aspirate a qualcosa di nuovo, ogniqualvolta desiderate penetrare l’ignoto, la mente oppone resistenza e dice: “No, questo non va bene”. La mente troverà mille razionalizzazioni, ingaggiando con voi una battaglia furiosa. È naturale! Quindi non preoccupatevi di questo: deve essere così. Tuttavia, se persisterete, diverrete padroni. Occorreranno solo perseveranza e tenacia. Una volta che avrete catturato il toro, però, potrete prendere possesso dell’energia che il vostro essere racchiude. Questa energia, questo toro, sono inesauribili. Talvolta si staglia sulla cima di una collina, all’apice di un’esperienza. Talvolta dentro una valle in un burrone profondo. Quando avrete acquisito sensibilità nei confronti del mondo esterno, la vostra sensibilità potrà essere rivolta verso l’interno, verso la vostra intima dimora.

Adoperate il mondo come un allenamento alla sensibilità e ricordate sempre: se sarete in grado di diventare sempre più sensibili, ogni cosa si rivelerà assolutamente giusta. Non diventate ottusi. Fate in modo che i vostri sensi possano affinarsi, che le loro sfumature possano affinarsi, risvegliarsi e colmarsi di energia. Non abbiate paura della vita: se avrete timore della vita, allora diverrete insensibili.

…la frusta non è altro che la consapevolezza, non costituisce un simbolo repressivo o violento. Nei monasteri Zen i discepoli meditano, mentre il maestro continua a muoversi con il suo bastone e ogniqualvolta scorge qualcuno che si lascia andare, che si abbandona al sonno, gli dà un colpo secco in testa: una scossa improvvisa… l’energia diviene più vigile, come scossa da un improvviso lampo rivelatore. Una volta che avrete ottenuto un barlume della non-mente constaterete che qualunque cosa abbiate fatto non sarà nulla al confronto di ciò che avete ottenuto.

 

 

5. Domare il toro

 

Sono necessarie frusta e corda.

Altrimenti potrebbe sfuggirmi

per qualche strada polverosa.

Se bene addestrato,

diviene naturalmente mite.

Allora, senza pastoie, obbedisce

al proprio padrone.

 

Commento: Quando sorge un pensiero, ne segue poi un altro. Quando il primo pensiero sorge dall’illuminazione, tutti i pensieri successivi sono veri. Attraverso l’illusione si rende ogni cosa falsa. L’illusione non è causata dall’oggettività bensì è il risultato della soggettività. Tieni stretto l’anello che gli attraversa le nari e non concederti neanche un solo dubbio.

 

La frusta è il simbolo della consapevolezza e la corda della disciplina interiore. Consapevolezza e disciplina costituiscono elementi fondamentali per colui che ricerca. Se disciplinate voi stessi senza consapevolezza, diventate degli ipocriti, dei robot. Se la disciplina è priva di consapevolezza, la rafforzerete fino a trasformarla in violenza… non vi darà libertà. La disciplina è giusta se si fonda sulla consapevolezza, ma è assolutamente sbagliata, e si trasforma in qualcosa di letale, quando non è praticata con consapevolezza bensì con mentalità cieca e fideistica.

Che bisogno c’e’ di disciplina? Se siete consapevoli può sembrare che la consapevolezza sia sufficiente, e in effetti è sufficiente, ma non all’inizio; perché la mente è strutturata su schemi profondamente radicati – occorre creare dei canali nuovi.

Quando la consapevolezza sarà diventata qualcosa di naturale e spontaneo come respirare, presente anche durante il sonno, allora la disciplina potrà essere messa da parte. Ma all’inizio no: quando la consapevolezza si va consolidando, la disciplina rappresenta un aiuto.

Nel vostro stato attuale, non potete trovare la verità. Così come siete ora, potete trovare unicamente il falso, perché non è una questione di sforzarsi e di cercare: semmai dipende dalla vostra consapevolezza. Se voi siete falsi, come potete trovare la verità? Una volta che sarete diventati veri, potrete trovare la verità. Solo coloro che sono diventati veri, autentici, possono imbattersi nella verità.

Se siete falsi, incontrerete falsità dovunque andiate dato che, in effetti, il problema non sta nel mondo oggettivo, bensì nella vostra soggettività. Voi create il vostro mondo. Voi siete il vostro mondo. Così se voi siete in errore, creerete intorno a voi un mondo sbagliato. Se siete falsi, costruirete intorno a voi un mondo di bugie, una proiezione del vostro mondo interiore.

Dunque non prendetevela con il mondo: quale che sia il mondo che avete, è quello che vi siete meritato. È degno di voi! Il mondo non è altro che una gigantografia della vostra stessa mente.

Dentro di voi si erge il picco più alto, l’Everest, e naturalmente l’ascesa sarà difficile, ma la difficoltà paga, paga enormemente. Una volta che avrete raggiunto la cima saranno proprio gli sforzi, le difficoltà, le sfide e le asprezze dell’ascesa a cristallizzarsi dentro di voi.

Nel momento in cui raggiungerete la vetta, non sarà solo una vetta che avete scalato: sarete diventati voi la vetta. Sarete pervenuti ad altezze che non avevate mai conosciuto prima; vivevate in una valle oscura, ora vivrete alla luce del sole.

 

 

6. Cavalcare il toro verso casa

 

Montando sopra il toro,

torno lentamente verso casa.

La voce del mio flauto salmodia

nelle ombre della sera.

Scandendo con battiti di mani

la vibrante armonia,

dirigo il ritmo senza fine.

Chiunque udrà questa melodia

si unirà a me.

 

Commento: La lotta è finita, guadagni e perdite sono ormai la stessa cosa. Canto la canzone del boscaiolo e suono i motivi dei fanciulli. A cavalcioni del toro osservo le nuvole lassù. Vado oltre, senza curarmi di chi possa richiamarmi.

 

Se non sarete voi il padrone, vi allontanerete sempre più da casa. Se invece lo sarete, allora comincerete il vostro ritorno alla fonte originaria. Se non sarete il padrone, l’energia si allontanerà da voi in direzione delle cose, delle persone, del potere, del prestigio, della fama. L’energia continuerà ad allontanarsi sempre di più verso la periferia. Una volta che sarete il padrone, invece, l’energia comincerà il suo cammino di ritorno verso casa.

Se siete voi il padrone, la mente vi seguirà come un’ombra. Se non lo siete, dovrete seguire la mente come un’ombra. Mente significa energia che fuoriesce, laddove la meditazione significa energia che entra: è la medesima energia, solo la direzione è differente.

Ricordatevi di questo: se la vostra ricerca non vi conduce verso una beatitudine sempre crescente, dove potete cantare e danzare, allora c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa di assolutamente sbagliato. Allora avrete percorso un sentiero sbagliato. La vostra beatitudine, i vostri canti e le vostre danze sono il segno. Non occorre che tutto ciò sia manifesto: non dovete cantare perché gli altri possano udirvi, bensì udrete il canto continuamente presente dentro di voi. Se lo desiderate, potete rendere gli altri partecipi di questo canto, ma è dentro di voi che inizierà la danza, e più sarete vicini a casa, più vi sentirete felici. La felicità è una qualità dell’energia che ritorna verso casa.

Se l'intensità è totale, la lotta è finita. Se siete veramente interessati alla ricerca del toro, non servono le mezze misure. O lo cercate o non lo cercate. Perché una ricerca tiepida non sarà di alcun aiuto: si tratterebbe di un puro e semplice spreco di energia. Se volete cercare, dedicatevi alla ricerca in maniera totale; se non volete cercare dimenticatevi di tutto.

Muovetevi nel mondo in maniera totale: il momento giusto perché la ricerca cominci verrà un’altra volta. Quando la lotta è finita si comprende come tutto sia giusto. Guadagni e perdite sono la stessa cosa. Smarrirsi faceva parte della crescita e anche aggirarsi nel mondo faceva parte della ricerca del divino. Era necessario addentrarsi nel mondo e liberarsene.

Ora, se il vecchio mondo vi richiama indietro, i vecchi desideri vi richiamano indietro, i vecchi modelli vi richiamano indietro, non ha alcuna importanza, perché state andando verso il vero tesoro, quindi le illusioni non possono più attirarvi. Tutto è diventato bello: le nuvole nel cielo e la canzone del boscaiolo.

 

 

7. Superamento del toro

 

A cavalcioni del toro giungo a casa.

Sono sereno e anche il toro

può riposarsi.

È giunta l'alba.

Immerso in un beato riposo,

nella mia dimora di paglia

ho abbandonato frusta e corda.

 

Commento: Tutto è una sola legge, non due. Noi assoggettiamo il toro solo temporaneamente. È lo stesso rapporto che intercorre fra coniglio e trappola, fra pesce e rete. Come tra l'oro e i rifiuti, oppure come la luna che riappare dopo essere stata nascosta dalle nubi. Un sentiero di limpida luce si snoda attraverso il tempo senza fine.

 

Una volta divenuti padroni della vostra mente, quest'ultima verrà superata. Nel momento in cui siete padroni della vostra mente, la mente non ci sarà più. Essa resterà unicamente se sarete ancora schiavi. Una volta preso possesso del toro e dopo che lo avrete cavalcato, il toro sparirà. Bisogna capire che il toro esiste sempre come entità separata da voi soltanto se non ne siete padroni.

Resterete scissi se non sarete padroni, resterete schizofrenici, disgregati. Quando la vostra padronanza avrà preso forma in voi, quando consapevolezza e disciplina, vale a dire la frusta e la corda, saranno lì con voi, le divisioni si dissolveranno e diventerete un essere unico, integrato. In tale integrità si verifica il superamento del toro. Dopo, non vi vedrete più separati dalla vostra mente, né vi vedrete separati dal vostro corpo. Non vi vedrete più separati dal Tutto. Diverrete un essere completo. Tutti coloro che godono di tale padronanza sono tutt'uno con l'esistenza; solo gli schiavi sono separati.

Siete consapevoli della vostra mente perché in qualche misura la vostra vita non procede armonicamente: c'è qualche discordanza, qualcosa di stonato, qualcosa di scordato. In voi sussiste qualcosa di disarmonico e quindi vi sentite scissi. Quando ogni cosa procede a tono e in armonia, ogni divisione è superata. A cavalcioni del toro… si cavalca la propria energia. L'energia cioè non si muove verso una direzione, né voi vi muovete verso un'altra. Entrambi vi muovete nella stessa direzione. Non esiste più conflitto. Le divisioni sono scomparse.

Questa è la via per giungere a casa, perché la casa è l'origine, la vera fonte dalla quale provenite. La casa non è da chissà quale altra parte! Non solo voi potete riposare, ma anche il toro. Ora non c'è più bisogno di frusta e corda. Quando sarete giunti al punto in cui avvertirete la sensazione di essere tutt'uno con il fiume della vita non ci sarà più alcun bisogno di consapevolezza e disciplina. Non ci sarà più alcun bisogno di fare alcunché. Sarà la vita a farlo per voi.

L'unità è la vera legge dell'esistenza. La dualità è rappresentata dalla vostra immaginazione. Il toro non è separato da voi, si trattava solo di una questione temporanea. Nella vostra incomprensione può darsi che lo abbiate pensato come separato, ma si trattava solamente di un'ipotesi, da usare e da trascendere. Non continuate dunque a combattere. Viene il momento in cui bisogna vivere spontaneamente: tagliando legna, portando acqua dal pozzo, mangiando quando si ha fame, dormendo quando si ha sonno, muovendosi in maniera assolutamente normale. Senza più essere di questo mondo o al di fuori di questo mondo.

Quando la luna è nascosta dietro le nubi rimane sempre la stessa luna. Quando ne esce è la stessa. Le nubi costituivano unicamente una situazione temporanea, momentanea. Il pensiero, la mente, è simile alle nubi e voi siete la luna. Il mondo è simile a una nube: esso non ingenera alcuna differenza in voi; nella vostra intima natura non vi ha toccato per nulla. Voi restate divini.

 

tratto da: Osho, La Ricerca. Conversazioni sui Dieci Tori Zen - La Salamandra Edizioni

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

A cosa aspira l’amore?

 

 

Amato,

 

La religione che è relegata nei templi,

nelle moschee, nelle chiese,

è una religione morta.

Una religione che non riesce ad andare

oltre le parole morte e le dottrine

non ha alcun significato.

Una religione autentica e vitale

unisce l’uno con il tutto

e conduce l’uno verso il tutto.

La religione è ciò che ti accomuna

con il cosmo.

Tutte le emozioni

che ti guidano verso questo meraviglioso

incontro, verso questa fusione,

sono preghiere,

e quelle preghiere possono essere espresse

in un’unica parola;

quella parola è amore.

 

A cosa aspira l’amore?

L’amore vuole condividere con tutti la sua estasi.

L’amore vuole condividere se stesso con tutti quanti!

Darsi incondizionatamente: quello è amore.

Amare

è dedicare il proprio essere al tutto

proprio come la goccia si abbandona al mare.

Vibro di questo amore.

Ha colmato la mia vita di nettare e di luce.

Ora ho un solo desiderio:

che ciò che è accaduto a me

possa accadere a tutti!

Dà a tutti quanti il mio amore.

 

 

 (ritorna al sommario)