2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti i
Centri di meditazione di Osho divisi per regione
6 LE NOTIZIE
8 SENTIMENTI
Ogni storia
d'amore ha un grande potenziale di armonia, gioia ed
estasi. Come realizzarlo?
12 LE EMOZIONI
Chissà perché l'erba del vicino è sempre più verde...
14
PRIMO PIANO
Meditazione
nella vita quotidiana
Quando puoi essere veramente
consapevole di te stesso e osservarti se non mentre vivi la tua vita di tutti i
giorni? E così alla Osho Meditation Resort di Pune la
vita "ordinaria" può diventare un'esperienza straordinaria, basta
aggiungere consapevolezza a ogni attività.
17
PRIMO PIANO
Due facce
della stessa medaglia. Fare tutto con consapevolezza è un modo per rilassarsi
veramente. Quando torna la consapevolezza Comincia
dalle piccole cose.
21
MEDITAZIONE
Sembra solo
uno sport, ma se fatto con consapevolezza...
24 ESPERIENZE
Meditazioni
per la vita di ogni giorno
La
meditazione, se introdotta nella vita quotidiana, non soddisfa solo un bisogno
spirituale, ma stimola anche intelligenza e benessere psicofisico.
26 ESPERIENZE
Creatività...
è l'arte di vivere
Spiega
Siddhena: "Vuoi usare le mani per creare? Allora puoi andare a fare il
pane! Qual è la differenza tra scolpire e fare il pane? Solo così capisci a
poco a poco che è la tua vita stessa a essere la tua
arte. L'arte non è un'attività separata."
29 PROGRAMMA
Il Festival di Varazze 2001
Programma
completo in anteprima.
33 UN LIBRO DA VIVERE
Una novità
densa di contenuti.
34
PRIMO PIANO
Il manager
di te stesso:
•Comunicare: una delle capacità più importanti.
•Efficienza, una dote delle macchine?
•Il perfezionismo causa solo tensioni e stress,
ti brucia.
42 ESPERIENZE
•Consapevolezza?
Cercala fra computer e contanti
•Un organismo, non un'organizzazione
47 LA MAPPA
I
dieci Tori Zen - prima parte
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo
oroscopo di febbraio
52 LA VETRINA
Tutti i
libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche
per la meditazione e il rilassamento.
60 IL RICERCATORE
Dammi solo
un angolino...
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Tarocchi sul momento
Fra le attività e gli eventi
che caratterizzano le serate di Pune, il martedì sera, quando la libreria
rimane aperta dopo la meditazione White Robe, è possibile ricevere una mini
seduta di lettura di Tarocchi con Raso (italiana). ‘È
incredibile avere di fronte persone di così diverse culture e provenienze’ ci racconta ‘e riuscire comunque a trovare il
denominatore comune di una comunicazione
dal cuore. Chi si siede al mio tavolo arriva da una trentina di paesi diversi,
eppure in questo piccolissimo spazio di quindici minuti avviene sempre un click, una minuscola scintillla
di comprensione: si apre una porta verso uno spazio forse mai osato prima…
In un ambiente di festa – musica e voci tutt’intorno – nel bel mezzo di una libreria… eppure si riesce a creare
in pochi attimi un’atmosfera di intimità e apertura,
grazie a semplici tecniche di consapevolezza centrate sul cuore. Le persone che vengono in libreria non sono come
quelle che si prenotano, magari una settimana prima, per le mie sessioni alla
Multiversity: sono magari appena uscite dal cappuccino bar o dal party e hanno domande molto immediate,
fresche, nate proprio dalla situazione del momento.
La sessione offre loro l’opportunità di guardarsi dentro, nel potente specchio
offerto dalle carte’. Raso usa fino a quattro diversi mazzi di carte: ‘Così posso dare tagli di
lettura differenti a seconda della persona che ho di fronte, arrivare alle
radici della domanda, scoprire cosa c`è a monte: aspettative, credenze, automatismi, carichi emozionali – non necessariamente personali o di
questa vita. È meraviglioso assistere alla delicata alchimia a cui porta la comprensione, in un’atmosfera di
rilassamento e giocosità che è un po’ la chiave d’oro per creare distanza
dall’intricato dipanarsi della nostra vita. Per noi italiani spesso è riuscire
a distanziarsi dal dramma emozionale, per gli orientali può essere dare un
taglio alle tradizioni, per le culture del Nord Europa
creare distacco da sensi di colpa… La qualità di queste sedute a Pune è particolarmente profonda: dal momento
che qui tutti più o meno lavorano su di sé
– facendo meditazioni, gruppi, o partecipando al lavoro nella Resort – lo
strato di difese cade più facilmente che in altre situazioni. Ho sempre una
bella scorta di fazzolettini’ conclude la nostra amica
sorridendo ‘per asciugare le lacrime dei cuori che scelgono questa via per
aprirsi… e poi si torna a ballare al party, più leggeri.’
Qualcosa di Nuovo
Fra i nuovi servizi offerti qui all’Osho
Meditation Resort di Pune, quello più di spicco è
sicuramente il nuovo cybercafè: utilissimo per chi vuole, o ha bisogno, di mantenere
i contatti col paese di origine attraverso l’e-mail, o anche solo andandosi a
leggere l’edizione in rete del suo quotidiano preferito. Oltre che a navigare
si possono fare
ricerche on-line su tutti i discorsi di Osho, o magari anche solo rileggersi
quello che si è appena finito di ascoltare, visto che il cybercafè è aperto
anche di sera dopo cena. La locazione è centrale, proprio vicino alla Plaza, e
sono disponibili al pubblico 10 nuovi PC, che con 350 MHz
e 64 MB offrono una discreta velocità, è possibile inoltre collegarsi anche con
il proprio portatile. Per chi ha gusti meno sedentari una
novità diversa: c’è un nuovo dojo dove si possono praticare arti marziali e
tecniche di consapevolezza corporea quali Tai Chi e Chi Kung – ci sono sia
lezioni regolari tutte le mattine, che workshop di qualche giorno. Il
dojo è situato su un terrazzo all’aperto nella zona delle Piramidi, circondato
da alberi e con una vista meravigliosa sull’Osho Teerth, il parco che
fiancheggia la Comune. Il tiro con l’arco zen, invece, continua a essere esercitato in un’altra zona, più protetta.
Ma la novità più grossa è che dall’entrata
principale della Comune si vede già la cima dell’Osho Mandir, la nuova grande piramide che ospiterà al piano superiore la hall per
le meditazioni e l’incontro serale della White Robe, mentre al piano terra ci
sarà il nuovo ristorante Zorba. Quattro travi d’acciaio di 25 mt, per un peso
di 20 tonnellate, sono state messe in opera con l’aiuto di gigantesche gru.
L’intero edificio sarà completato per la fine dell’anno. La ‘magia’ della forma
piramidale sembra già all’opera: molti partecipanti alle visite guidate al
nuovo complesso in costruzione dichiarano di non vedere l’ora di poter meditare
nella nuova struttura.
Non solo discoteche
Sulla costa adriatica, nel famoso
divertimentificio estivo che ha il suo centro in Rimini… ci si diverte tutto
l’anno, a meditare! Ce ne parla Somraj, un insegnante di 35 anni che organizza una serie
di incontri di meditazione e celebrazione che sono diventati un regolare
appuntamento per un gran numero di persone: “Nel Novembre del ‘99, nell’ambito
dei corsi culturali gestiti dal Comune di Bellaria-Igea Marina, insegnavo
italiano per stranieri, e mi è venuta l’idea di utilizzare parte del mio
monteore per proporre un breve corso di rilassamento e meditazione, aperto a
tutti. Il successo è stato tale che ho dovuto subito organizzarne altri due nei
mesi seguenti e siccome gran parte dei partecipanti volevano
in qualche modo continuare, la
situazione si è evoluta in incontri permanenti, il lunedì sera, alla Ternana –
lo spazio giovani del comune. Qui, oltre alle meditazioni di Osho,
presentiamo anche, a serate alterne – con ‘terapisti’ ospiti – cose di grande
interesse quali Aurasoma, Reiki, Prana Healing, Heart Dance, e siccome fra i
nostri amici ci sono un mucchio di musicisti abbiamo anche spesso musica dal
vivo di buon livello. Ad ogni serata ci sono almeno 30 persone – l’11 dicembre
eravamo in più di 60 –
e diamo attenzione a chi viene per la prima volta, in modo che
non si senta isolato e riesca a ritrovarsi in questo spazio di celebrazione e
silenzio: a questo scopo funziona sempre l’esercizio degli abbracci, in modo
che chiunque possa connettersi con gli altri su un piano facile, da semplice
essere umano. Ufficialmente le serate sono di due ore (fino alle 11,30), ma poi si va sempre avanti, talvolta anche fino
all’una: qualcuno porta spesso da mangiare, o anche da bere – un vero e proprio
incontro fra amici, e mi sorprende sempre vedere come, senza che si debba organizzare
nulla, la sala viene poi messa in ordine spontaneamente, e anche quando io non
posso partecipare – come nel periodo che passo a Pune d’inverno – c’è sempre
qualcuno che si prende volentieri cura di organizzare tutta la faccenda. La
cosa poi non finisce lì: in zona – a Rimini e a Maiolo – ci sono due centri di Osho e così
durante queste serate ci si scambiano le ultime informazioni su tutte le varie
attività – weekend di meditazione, workshop, eccetera – di queste due
situazioni. Molti dei partecipanti a questi incontri hanno iniziato a fare
meditazione regolarmente, e alcuni sono voluti venire a visitare l’Osho
Meditation Resort. A Marzo abbiamo già in programma di organizzare incontri
anche il sabato pomeriggio.”
Per informazioni: tel 0338-3774360
premsomraj@hotmail.com
La Vita di Meera
Quando è libera dai suoi
numerosi impegni, a Hema Malini – una delle più famose attrici indiane di tutti
i tempi, una Catherine Deneuve locale per l’immagine di grazia e classe che ha
sempre proiettato – piace molto visitare l’Osho Meditation Resort di Pune. E così per la Celebrazione di quest’inverno ha voluto farci
un regalo: una rappresentazione coreografica della vita di Meera, la famosa
mistica indiana devota di Krishna. Con un cast di 22
persone, compresa la sua giovane figlia, lo spettacolo è stato davvero
entusiasmante: musica, costumi di mille colori e un meraviglioso finale nel
quale Meera si libera finalmente dall’attaccamento verso la ‘forma’ di Krishna
(la statua che si porta sempre appresso) per trovare dentro di sé il vero
Krishna e unirsi a lui per sempre.
Teatro Italiano in India
Nell’ambito dell’edizione 2000 del Prithvi
Festival – la più importante rassegna in India di teatro contemporaneo
internazionale – grande successo per Dayal, che
ha presentato per alcune serate, sia a Pune che a Bombay, la sua pantomima “The
Dark side of the Light” della quale avevamo già parlato un anno fa in occasione
della rappresentazione qui alla Osho Meditation Resort. Dayal, che tiene spesso
spettacoli e corsi di recitazione a Pune, ha ricevuto
grandi elogi dalla stampa locale: i critici hanno scritto di non essersi mai
divertiti tanto, paragonando il suo stile a quello di Chaplin e di Dario Fo,
del quale è stato allievo ed assistente. L’interesse destato è davvero grande:
Elena, la sua agente e produttrice, ha già ricevuto offerte per serate anche a
Calcutta.
La relazione tra uomo e donna: un eterno punto
interrogativo sul modo di far vivere l'amo-re, l'armonia, la gioia, l'estasi
del gioco a due, elementi che pur essendo reali — a tutti evidenti soprattutto
nelle prime fasi dell'innamoramento — finiscono spesso per diventare solo una
potenzialità o un lontano ricordo di paradisi perduti.
Osho, provo sempre più, dentro di me, un’armonia, una calma,
una facilità, un’abbondanza… e ci sono dei momenti in cui mi sento grande e
ricca come l’universo e così vicino a te. Mi tuffo dentro e scompaio, e mi
rendo conto che non era che un’altra apertura, una
porta su un’altra dimensione di questo viaggio senza fine. Quando sono con un
uomo questi momenti belli e preziosi sono rari: sembra che la maggior parte del
tempo venga sprecata a trovare se stessi e a
ritrovarsi l’un l’altro. Perché mi è così difficile essere in questa armonia con un uomo e portarlo con me in questo
territorio sconosciuto?
Ci
sono alcune cose
fondamentali da capire.
Primo, un
uomo e una donna sono, da un parte, uno la metà
dell’altro e d’altra parte sono invece delle polarità opposte. L’essere agli
opposti li attrae l’uno verso l’altro. Più sono lontani, più profonda sarà
l’attrazione; più diversi sono, maggiore sarà l’attrazione, la bellezza, il
fascino. Ma proprio qui sta tutto il problema.
Quando
cominciano ad avvicinarsi, vogliono avvicinarsi ancora di più, vogliono
fondersi l’uno nell’altro, vogliono diventare uno – un tutt’uno armonioso – ma tutta l’attrazione dipende dall’essere agli
opposti, mentre invece l’armonia dipenderà dal dissolvere questa opposizione.
A
meno che
un rapporto di amore non sia molto consapevole, non farà altro che creare
grande ansietà, grandi problemi. Tutti gli amanti sono in difficoltà.
La
difficoltà non è personale: è nella natura stessa delle cose. Non si sarebbero
sentiti attratti l’uno all’altro... lo chiamano
innamorarsi. Non possono fornire nessuna ragione per questa tremenda attrazione
verso l’altro. Non sono nemmeno consapevoli delle cause sottostanti; e così
accade una strana cosa: gli amanti più felici sono quelli che non si incontrano mai veramente. Quando si incontrano,
la stessa opposizione che ha creato attrazione, crea conflitto. Le loro
attitudini sono differenti, i loro approcci sono
differenti su ogni piccolo punto. Malgrado parlino la
stessa lingua, non possono capirsi.
Il modo in
cui l’uomo guarda al mondo, è diverso da quello della donna. Per esempio, un
uomo è interessato a cose molto lontane, al futuro dell’umanità, alle stelle
lontane, se ci sono degli esseri viventi su altri pianeti o no.
Una donna
ride di tutte queste sciocchezze. Il suo interesse è molto terreno e molto
umano. Non si preoccupa della reincarnazione; né si preoccupa
della vita dopo la morte. Si preoccupa di cose molto più
pratiche. Si interessa del presente, qui e ora. L’uomo
non è mai qui e ora. È sempre da qualche altra parte.
Se entrambi
i partner sono consapevoli che è un incontro di opposti,
che non c’è bisogno di trasformarlo in un conflitto, allora è una buona
occasione per capire un punto di vista totalmente opposto, assorbirlo. Così la
vita insieme di un uomo e di una donna può diventare bellissima, un’armonia. Altrimenti sarà sempre una continua lotta. Certo, ci sono
anche delle pause: non si può continuare a combattere ventiquattro ore su
ventiquattro; c’è bisogno di un po’ di riposo, un riposo
per prepararsi per la prossima battaglia.
Ma è davvero
molto strano che per migliaia di anni l’uomo e la
donna hanno vissuto insieme, eppure sono ancora degli estranei. Continuano a
mettere al mondo dei figli, eppure rimangono ancora degli estranei.
L’atteggiamento femminile e l’atteggiamento maschile sono così opposti l’uno
all’altro che, a meno che non si faccia uno sforzo
consapevole, a meno che non diventi la tua meditazione, non c’è alcuna
possibilità di avere una vita pacifica. Rendere l’amore e la meditazione
connessi l’uno con l’altro è uno dei miei impegni maggiori: così che di per sé
ogni storia d’amore diventi un’unione nella meditazione – e la meditazione ti renda così
consapevole da non cadi più inconsciamente nelle trappole dell’amore, bensì
cresci. Puoi trovare un amico nel tuo partner, consapevolmente,
deliberatamente.
Il tuo amore
si approfondirà man mano che la tua meditazione si approfondisce, e viceversa:
mentre la tua meditazione fiorisce, anche il tuo amore fiorisce... Ma a un livello del tutto diverso.
E
una volta che il tuo amore è contemporaneamente amore e meditazione, diventate compagni di viaggio. Allora non è più un
rapporto ordinario tra moglie e marito. Allora diventa un’amicizia lungo il cammino verso la
scoperta dei misteri della vita.
Il cammino
non è così lungo. La meta non è tanto lontana. Ma
anche se devi andare dai vicini di casa, hai bisogno di tutte e due le gambe. Quanto lontano puoi andare saltando su una gamba sola?
Sto
proponendo una visione totalmente nuova: l’uomo e la donna insieme, in profonda
amicizia, in un rapporto meditativo e pieno d’amore, come un’unità organica,
possono raggiungere la meta in qualunque momento vogliono. Perché
la meta non è fuori di te: è il centro del ciclone, è la parte più interna del
tuo essere. Ma puoi trovarla solo quando sei
intero e non puoi essere intero senza l’altro.
L’uomo e la
donna sono due parti di un tutto.
Quindi,
invece che sprecare tempo litigando, cercate di capirvi l’un
l’altro. Cerca di metterti nei panni dell’altro; cerca di vedere come un
uomo, cerca di vedere come una donna.
Ma bisogna
ricordare una cosa: senza meditazione l’amore è destinato a fallire, non c’è
nessuna possibilità che abbia successo. Puoi fare
finta e ingannare gli altri, ma non puoi ingannare te
stesso. Nel tuo intimo sai che tutte le promesse che l’amore ti ha fatto non si
sono realizzate.
Soltanto con
la meditazione l’amore comincia a vestirsi di nuovi
colori, di una nuova musica, di nuove canzoni, di nuove danze, perché la
meditazione ti dà la capacità di capire il polo opposto, e in quella comprensione
il conflitto scompare. Tutti i conflitti del mondo esistono a causa
dell’incomprensione.
Dici
qualcosa, tua moglie capisce un’altra cosa. Tua moglie dice qualcosa e tu
capisci qualcos’altro. Ho visto delle coppie che hanno vissuto assieme per trenta
o quarant’anni; malgrado ciò, sembrano ancora immature come il primo giorno che
erano assieme. Ancora le stesse lamentele: “Non mi capisce.”
Quarant’anni insieme e non sei stato capace di trovare un modo per farti capire
con precisione da tua moglie – e per capirla.
Ma senza la
meditazione non penso ci sia alcuna possibilità che
questo accada, perché la meditazione ti dà la qualità del silenzio, della
consapevolezza, la capacità di ascoltare pazientemente, la capacità di metterti
nei panni dell’altro.
Con me è
possibile: non mi preoccupo delle banalità della tua vita. Puoi amarmi con
totalità perché con me il tuo rapporto passa attraverso la meditazione. Con un
altro uomo o un’altra donna, se vuoi vivere in armonia
dovrai portare la stessa atmosfera e lo stesso clima che hai qui.
Non è
impossibile, ma non hai ancora trovato la medicina giusta. La parola medicina
viene dalla stessa radice di meditazione. La medicina cura il
tuo corpo, la meditazione cura la tua anima. La medicina guarisce la tua parte materiale, la meditazione guarisce la
tua parte spirituale. Se ami un uomo, la meditazione
sarà il dono più bello che tu possa fargli. Se ami una donna, allora il
Kohinoor non è niente… la meditazione sarà un dono molto più
prezioso e renderà la tua vita piena di gioia.
Potenzialmente
siamo capaci di gioia pura, ma in pratica non sappiamo proprio come fare. Da
soli siamo, al massimo, tristi. Insieme, diventa un vero e proprio inferno.
Anche un uomo come Jean-Paul Sartre, un uomo di grande intelligenza, ha dovuto dire che l’altro è l’inferno, che è meglio essere da soli –
con un altro non puoi farcela. In senso ordinario ha ragione.
Con la
meditazione l’altro diventa il tuo paradiso. Ma
Jean-Paul Sartre non sapeva assolutamente cosa fosse la meditazione. Questa è
la povertà dell’uomo occidentale. L’uomo occidentale non riesce a far fiorire
la sua vita perché non sa nulla della meditazione e l’uomo orientale è
incompleto perché non sa nulla dell’amore.
Per me
proprio come uomo e donna sono due metà di un tutto, così lo sono meditazione e
amore. La meditazione è l’uomo, e l’amore la donna.
Nell’incontro della meditazione con l’amore si realizza l’incontro dell’uomo e
della donna. E in quell’incontro creiamo un essere
umano trascendentale – che non è né uomo né donna.
A meno di
non creare questo essere trascendentale, sulla terra non c’è molta speranza. Ma sento che la mia gente è capace di fare anche quello che
sembra impossibile.
tratto da:
Osho, Beyond Enlightenment #16
Quando fai l’amore…
La meditazione è la chiave che può aprire anche le
porte dell’amore. Per lo più si medita da soli, ma ci sono delle situazioni in
cui la meditazione va assolutamente fatta in due. Parliamo della fusione dei
corpi, delle menti, dei cuori,
chiamata sesso.
Ci
sono tre cose da ricordare. Una è: prima di fare l’amore, medita. Non
fare mai l’amore senza meditare, altrimenti l’amore
rimarrà solo sesso. Prima di incontrare la donna, dovresti elevare la tua
consapevolezza perché allora l’incontro accadrà a un
livello più alto. Siedi per almeno quaranta minuti guardando il muro, tenendo
le luci molto basse, in modo che ci sia un senso di mistero.
Stai
seduto in silenzio e non muovere il corpo, resta come una statua. Quando fai
l’amore il corpo si muoverà, per cui ora lo tieni
immobile, finché accumula in profondità l’energia per muoversi. Allora il
desiderio diventa così vibrante che tutto il corpo, ogni sua fibra è pronta a
mettersi in movimento. Solo allora l’orgasmo tantrico è possibile. Rendi la
respirazione, senza forzarla,
più lenta possibile, perché quando fai
l’amore la respirazione diventerà veloce e profonda.
Meditate insieme e quando
vi sentite entrambi meditativi, quello è il
momento dell’amore. Allora non ci sarà tensione, e l’energia fluirà. Se non vi sentite meditativi, dimenticatevi completamente
dell’amore.
La
gente fa proprio l’opposto: partono da un livello molto basso di
consapevolezza, e l’amore così non può essere molto soddisfacente. Sarà frustrante, sentirai tensione.
La
seconda cosa è: quando fai l’amore, prima di incominciare, entra in uno spazio
di devozione verso il partner e lascia che lui faccia lo stesso nei tuoi
confronti. Quindi, dopo la meditazione, la devozione:
mettetevi uno di fronte all’altro completamente nudi e rendetevi omaggio,
perché il Tantra non può essere tra uomo e donna – può essere solo tra un dio e
una dea. È un gesto, ma è molto significativo. L’uomo
si trasforma in Shiva e la donna in Shakti. Adesso la tua umanità è irrilevante
e così la tua forma e il tuo nome: sei solo energia
pura. La devozione mette a fuoco questa energia. E non fingere. La devozione deve essere autentica. Non può
essere solo un rituale, altrimenti non funziona. Il Tantra non è un rituale.
Contiene molto rituale, ma non è un rituale. Fa’ che sia
un gesto di grande significato. Guardala realmente. Lei non è più tua moglie,
la tua ragazza, non è più una donna, un corpo, ma è solo una configurazione di energia. Lascia prima che diventi divina, e poi fa’
l’amore con lei! Allora l’amore avrà una qualità diversa. Diventerà divino.
Questo è il metodo del Tantra.
E solo ora inizia a fare l’amore. Ma lascia che il fare l’amore diventi qualcosa che succede,
più che un fare. L’espressione ‘fare l’amore’ è molto brutta. Come puoi fare
l’amore? Non è una cosa da fare, non è un’azione. È
uno stato. Puoi trovarti in questo stato, ma non puoi ‘farlo’. Puoi entrarci,
ma non puoi ‘farlo’… persino l’amore è diventato una
specie di fare. No. Quando fai l’amore, fatti possedere da esso.
Muoviti lentamente, tocca il corpo dell’altro, gioca
con il corpo dell’altro. Il corpo è come uno strumento musicale. Non aver
fretta. Lascia che le cose maturino. Lentamente, le vostre due energie
saliranno insieme, allo stesso momento, come se qualcosa vi possedesse. Accadrà
istantaneamente e contemporaneamente a entrambi. Solo
allora sarà possibile il Tantra.
Entra adesso nell’amore…
Senti l’energia che ti pervade e lascia che quell’energia si muova come vuole.
A volte inizierai a gridare, grida. A volte vorrai dire delle
cose, dille. A volte verranno solo dei mugolii, o dei gesti – permettili. Quando degli dei fanno
l’amore, è una cosa selvaggia. Non ci sono
regole, regolamenti. Ci si muove secondo l’impulso del momento. Niente è tabù… niente è represso. Qualunque cosa accada
in quel momento è bella e santa – qualsiasi cosa, dico, senza condizioni. Con
la mente, distruggerai completamente una simile situazione. Se
senti improvvisamente che vuoi succhiarle il dito e pensi ‘Che sciocchezza!’
allora hai introdotto la mente… Nessuno può sapere cosa succederà. Ti abbandoni
al vortice divino. Ti porterà con sé, e ti porterà dovunque
decida di portarti. Tu sei disponibile, pronto a muoverti con esso. Non lo dirigi… sei semplicemente diventato un veicolo.
Lascia che le energie si incontrino a modo loro. Non
farai l’amore solo con gli organi genitali: farai l’amore con tutto il corpo;
il sesso si è diffuso dappertutto. Non sei più un uomo, sei solo energia. Anche lei non è più una donna, è solo energia.
Se prima meditate e dopo
mostrate devozione l’uno verso l’altro, tutto andrà nel modo giusto. Arriverete
a un picco di orgasmo mai conosciuto prima. A volte ci
arriverai: un orgasmo fortissimo in cui tutto il corpo pulsa e freme. A poco a
poco raggiungi il climax, poi torni giù. A volte non ci sarà eiaculazione, ma
ci sarà l’orgasmo. Ci sono due tipi di orgasmo:
l’orgasmo di picco e l’orgasmo di valle. Nell’orgasmo di picco avrai
un’eiaculazione e anche lei avrà un’eiaculazione di energie
sottili. Nell’orgasmo di valle non avrai alcuna eiaculazione.
Sarà un orgasmo passivo… molto silenzioso, molto sottile. La pulsazione ci sarà ma sarà quasi impercettibile. Nell’orgasmo di picco ti
sentirai molto, molto estatico. Nell’orgasmo di valle sentirai una grande pace. Sono necessari entrambi, entrambi sono
aspetti del Tantra. Ogni picco ha la sua valle, e ogni valle
ha il suo picco.
Non
preoccuparti troppo di avere un’eiaculazione. La mente tende a
essere troppo preoccupata del fatto che questo accada o meno, pensa che
c’è qualcosa che non va se non succede. Si tratta solo di
essere totali e lasciare le cose nelle mani dell’esistenza: sono affari suoi. A te basta solo essere felice, celebrare e
deliziarti.
E quando avete raggiunto
un orgasmo profondo, non uscire subito fuori da lei.
Dopo l’orgasmo, rimani dentro e riposati per alcuni istanti. Quel riposo è
molto, molto profondo. Dopo un orgasmo, un riposo è come una valle. Hai
raggiunto i picchi e ora sei tornato nella valle: è fresca, all’ombra, puoi
riposarti.
Molto accade dopo
l’orgasmo… il fondersi, lo sciogliersi. I corpi sono stanchi, esausti, sfiniti.
La mente è scioccata. È stato quasi come una scossa elettrica.
Quando poi uscite dal vostro stato d’amore, pregate
insieme – terminate con una preghiera. La differenza è che quando
mediti, ognuno lo fa separatamente, perché la meditazione non può essere fatta
insieme. La meditazione è qualcosa di solitario. Non è una relazione. Quindi
magari state meditando vicini – insieme – eppure tu
mediti da solo: tu sei da solo e lei è da sola.
Poi mostrate la vostra
devozione l’uno all’altro. Anche questo è differente:
l’altro diventa l’oggetto di devozione. Poi fai l’amore e sei completamente
perso. Tu non sei più te stesso e lei non è più se
stessa. Nessuno sa chi è. Tutto si perde in un vortice di energia.
La polarità uomo-donna, non è più una polarità – i confini si
mescolano, si sciolgono. A volte tu ti senti come una donna e lei si
sentirà come un uomo. A volte lei ti viene sopra. A volte tu diventi passivo e
lei diventa attiva – i ruoli cambiano. È una grande manifestazione di energie. Quando
poi uscite da quell’esperienza profonda, pregate insieme – ringraziate
l’esistenza.
Qualunque
cosa accada, ringraziala con grande riconoscenza.
Inchinati fino a poggiare la testa per terra e rimani lì per alcuni momenti di
profonda gratitudine.
La
meditazione è da soli. Nella devozione è l’altro la cosa
importante, e nella preghiera entrambi pregate il divino. Tutte queste
tre cose devono essere presenti. Esse creeranno l’ambiente nel quale il Tantra
accade.
Quando vuoi fare l’amore, accertati di avere abbastanza
tempo. Non dovrebbe essere fatto in fretta. Non dovrebbe
essere una specie di lavoro. È un gioco, e queste energie sono così sottili
che, se vai di fretta, non accade nulla. Il Tantra è come un fiore. Devi
piantare il seme e prenderti cura della pianta, devi controllare se il sole le
arriva o no. Non puoi creare il fiore, ma puoi creare
la situazione nella quale un giorno il fiore sboccia.
tratto da: Osho, Beloveds
of my heart #17
e perché fa così male?
L’invidia è continuare a fare paragoni. Ci hanno insegnato a fare confronti, siamo stati condizionati a
paragonare, a paragonare sempre. Qualcuno ha una casa
più bella, qualcuno ha un corpo più bello, qualcun altro ha più soldi, qualcun
altro ancora ha una personalità più carismatica. Continua a fare confronti con
tutti quelli che incontri, e il risultato
sarà una grande invidia.
Se smetti di paragonarti,
l’invidia svanisce. Allora sai che tu sei tu, e nessun altro, e che non occorre
che tu sia diverso.
È un bene che non ti
paragoni con gli alberi, altrimenti cominceresti a
sentirti davvero invidioso: perché non sei così verde? Perché
dio è stato così cattivo con te, e non ti ha dato i fiori? È un bene che non ti
paragoni con gli uccelli, con i fiumi, con le montagne, altrimenti soffriresti troppo.…
Il paragonarsi è qualcosa
di molto sciocco: ogni persona è unica e incomparabile. Sei te
stesso: nessuno è mai stato uguale a te, e nessuno lo sarà mai. E non hai alcun
bisogno di essere come qualcun altro. Dio crea solo originali, non crede nelle fotocopie.
A causa dell’invidia soffri continuamente, diventi cattivo verso gli altri. Se qualcuno è infelice, ti senti bene; se tutti perdono, ti
senti bene. Se tutti sono felici e hanno successo, è
per te una pillola molto amara.
E a causa dell’invidia
inizi a diventare falso, perché inizi a fingere. Inizi a
pretendere di avere ciò che non hai, inizi a fingere di avere ciò che non puoi
avere, ciò che per te non è naturale. Diventi sempre più falso. Quando
imiti gli altri, quando entri in competizione con gli altri, che altro puoi fare? Se qualcuno ha qualcosa e tu non
ce l’hai, e non hai la capacità naturale di averla, l’unico modo è di cercare
un qualche sostituto a buon mercato.
Guardati e troverai
moltissime cose artificiali, finte, false… come mai? Perché
non puoi essere naturale e spontaneo? A causa dell’invidia. L’uomo invidioso
vive in un inferno. Smettila di paragonarti, e l’invidia scompare, insieme alla
cattiveria e alla falsità. Ma puoi smettere di
paragonare solo se inizi a coltivare i tuoi tesori interiori, non c’è altro
modo.
Cresci,
matura, diventa
un individuo sempre più autentico. Ama te stesso e rispettati,
e allora si aprono immediatamente le porte del paradiso. Erano sempre rimaste
aperte, ma tu non le avevi mai guardate. (1)
L’erba
del vicino
è
sempre più verde?
Osho,
perché non siamo mai soddisfatti
di ciò che siamo, vorremmo sempre fare qualcosa di meglio di ciò che facciamo…
essere diversi. Vogliamo sempre ciò che hanno gli altri, più di ciò che ci è stato dato. Come mai?
Tutto
ciò accade perché vi hanno portato fuori strada. Nessuno di voi
sta sviluppando il proprio potenziale. Ciascuno di voi tenta di
essere ciò che gli altri vogliono che egli sia – ma non potrà mai
esserne soddisfatto. E quando qualcosa non ti soddisfa, la logica ti insegna che forse è perché non ne hai abbastanza. E allora, cercando di avere di più, inizi a guardarti
intorno. Gli
altri si presentano tutti con una maschera sorridente, con un aspetto felice: si ingannano tutti a vicenda. Anche
tu arrivi con una maschera, perciò gli altri pensano che tu sia più felice di
loro. E tu pensi che gli altri siano più felici di te.
Nel giardino del vicino l’erba è sempre più verde. Ma
questo detto vale per tutti. I tuoi vicini, al di là della
siepe, vedono la tua erba più verde della loro. La tua erba sembra loro più
verde e più folta, migliore. È un’illusione creata dalla distanza. Se vi avvicinaste, vedreste che in realtà non è così. Ma ciascuno di voi tiene l’altro a distanza. Perfino gli
amici, perfino gli innamorati mantengono le distanze fra di
loro; la troppa vicinanza potrebbe essere pericolosa, potreste vedere le vostre
reciproche realtà.
Vi hanno
portato fuori strada fin dall’inizio, perciò, qualsiasi cosa facciate, permane
in voi l’infelicità. Incontri qualcuno che possiede molto denaro, e pensi che
il denaro porti con sé la gioia, così ti metti a
correre dietro al denaro. Incontri qualcuno che ha più salute di te – e
rincorri la forma fisica perfetta. Incontri qualcuno che fa qualcos’altro e che
ti sembra soddisfatto… e lo segui.
Si tratta sempre degli
altri e la società ha fatto in modo che tu non
contemplassi mai il tuo potenziale. Tutta la tua infelicità consiste nel fatto
che non sei te stesso. Sii te
stesso, e in te non ci sarà più infelicità,
né competitività né preoccupazione di avere più di quanto hai o che gli
altri abbiano qualcosa più di te.
Se vuoi
che la tua erba sia più verde, non devi guardare nel giardino del vicino; puoi
fare in modo che l’erba del tuo giardino diventi più verde. È tanto semplice, ma tu
guardi continuamente altrove. Ogni uomo deve radicarsi nel proprio potenziale –
qualunque esso sia – e nessuno dovrebbe dargli delle
direttive, né guidarlo. Gli altri dovrebbero aiutarlo ad andare dovunque egli voglia andare, e a diventare qualsiasi cosa
voglia diventare. Allora il mondo sarebbe tanto soddisfatto… incredibilmente
appagato.
Fin dalla mia infanzia non
ho mai provato alcuna sensazione di scontentezza, per il semplice motivo che
non ho mai permesso a nessuno di distogliermi da ciò che stavo facendo o da ciò
che tentavo di essere. Questo mi ha aiutato immensamente. È stato difficile e
le difficoltà crescevano col passare del tempo… ma
questo non mi disturba affatto. Mi sento felice, soddisfatto. Non riesco
neppure a pensare che avrei potuto essere diverso da
come sono.
Il mondo è contrario a chiunque sia un individuo. Il mondo è contrario a chiunque sia semplicemente se stesso.
La società vuole che voi
siate dei robot e poiché avete accettato di esserlo siete nei guai. Voi non
siete dei robot. La natura non aveva intenzione di fare di voi dei robot. Quindi, poiché non siete ciò che eravate destinati a essere, siete costantemente alla
ricerca: “Cosa mi manca? Forse dovrei avere una casa
più bella o un marito migliore o un lavoro più qualificato…” Trascorrete tutta
la vita in tentativi continui, correndo da un luogo all’altro. Ma la società vi
ha distolti dall’essere voi stessi, fin dall’inizio.
Tutti i miei sforzi sono
tesi a riportare ciascuno di voi al proprio vero essere: allora improvvisamente
scoprirete che in voi non c’è più traccia di scontentezza. Non c’è bisogno che siate più di ciò che siete – andate bene così come siete.
Ciascuno di voi va bene così com’è.(2)
i
brani di osho sono tratti da:
(1) Book of wisdom cap 27
(2)Oltre la psicologia cap
4 ed. Oshoba
Una storia Sufi
Un uomo viveva con un grosso fardello di
sofferenze. Pregava dio ogni giorno. “Perché proprio
io? Tutti sembrano così felici, perché solo io soffro tanto?” Un giorno, per
disperazione, chiese a dio: “Dammi le sofferenze di qualunque altra persona, sono pronto ad accettarle. Ma prenditi la
mie, non ce la faccio più”.
Quella notte ebbe un sogno bellissimo – bellissimo e rivelatore. Sognò che dio era
apparso in cielo e aveva annunciato: “Portate tutti le vostre sofferenze
nel tempio”. Erano tutti stanchi delle loro sofferenze, anzi, ognuno una volta
o l’altra aveva pregato: “Sono pronto ad accettare le sofferenze di chiunque
altro, ma porta via la mie; è troppo, non ce la
faccio”. Quindi raccolsero tutti le loro sofferenze
dentro dei sacchi, e si recarono al tempio, molto felici che la loro preghiera
fosse stata ascoltata – finalmente era arrivato il gran giorno. E anche l’uomo corse subito al tempio.
Poi dio disse: “Mettete i vostri sacchi vicino al
muro”. Tutti i sacchi vennero messi appoggiati al
muro, e a quel punto dio dichiarò: “E adesso potete scegliere: ognuno può
prendere il sacco che vuole”.
E la cosa più sorprendente
fu che quest’uomo corse fulmineo verso il suo sacco, prima che qualcun altro se
ne impadronisse! E si accorse meravigliato di come
tutti quanti stavano correndo verso il proprio sacco, ed erano tutti felici di
riprenderselo. Cos’era successo? Per la prima volta
avevano visto le sofferenze, l’infelicità degli altri: i loro sacchi erano
altrettanto grandi, o persino di più! Inoltre ognuno si era abituato alle
proprie sofferenze. E ora dover scegliere quelle di un
altro? Chi sa quali sofferenze ci saranno nel suo sacco? Almeno le tue
sofferenze le conosci bene, ti sei abituato a sopportarle.
Le hai sopportate per tanti anni, perché scegliere adesso qualcosa di ignoto?
E così tutti tornarono a casa
felici. Non era cambiato nulla, stavano riportando a casa le stesse
sofferenze, ma erano tutti felici e sorridenti, contenti di riavere il proprio
sacco.
La mattina dopo l’uomo pregò di nuovo e ringraziò
dio di questo sogno: “Non chiederò più nulla. Accetto tutto
ciò che mi hai dato: me l’hai dato proprio perché va bene per me!”.
tratto da: Osho, Book of Wisdom #27
Meditazione
nella vita quotidiana
“Ciò che faccio è molto
semplice, molto normale;
non c’è nulla di spirituale
in questo, nulla di sacro.
Non cerco di farvi diventare
dei santi, cerco solo di rendervi
persone ordinarie, sane e
intelligenti, gente che vive
la propria vita con gioia,
danzando e celebrando”. Osho
Istintivamente
verrebbe da dire che la situazione più adatta alla
meditazione debba essere invece tutta un’altra cosa. Ma
la vita è questa! Quando puoi essere veramente
consapevole di te stesso, e osservarti, se non mentre vivi la tua vita?
La parola meditazione ha nel tempo raccolto su
di sé un bel po’ di polvere, che può facilmente portare la gente a
scoraggiarsi. Viene di solito considerata come
qualcosa di speciale – magari ti immagini un qualche santone seduto
‘comodamente’ con i piedi annodati dietro al collo, con sul viso un’espressione
di superiore distacco, visto che sta facendo qualcosa che ti dimostra come lui
sia in una categoria ben diversa dalla tua.
Al contrario, la proposta di Osho al riguardo è quella di essere assolutamente
normali, di comprendere che tutti i nostri tentativi di essere speciali sono
solo ego trip, specie quando hanno a che fare con l’essere dei meditatori, o
con qualche altra ambizione cosiddetta spirituale. La meditazione consiste solo
nel riorientare un’attività molto semplice – quella di osservare – verso
l’interno. Come sottolinea Osho, sappiamo tutti come
guardare un film, quindi possiamo anche guardare il corpo e la mente allo
stesso modo. È come se tutta la nostra vita fosse un film, di cui siamo i
protagonisti.
Meditazione nella vita di
tutti i giorni… a metterla così sembrerebbe quasi che la situazione più adatta
alla meditazione sia invece un’altra. Ma la vita è
questa! Quando puoi essere veramente consapevole, e
osservarti, se non mentre vivi la tua vita?
In realtà c’è un forte
condizionamento dentro di noi sul fatto che il mondo di tutti i giorni è
qualcosa di ‘sporco’ – anche se magari inevitabile – come i soldi o il sesso. Qualcosa che noi persone spirituali consideriamo di livello
inferiore. È tutto collegato con i vecchi concetti dei monasteri e degli
ashram, in cui la gente si isola, rinunciando a
qualsiasi cosa che ricordi anche vagamente il piacere – meglio se vestiti di
stracci, con la testa rasata, e fingendo di non potersi permettere un buon paio
di scarpe: questo sì che è un look spirituale.
Rimane implicito – e
nemmeno poi così implicito in molte situazioni – che
una volta che ti sei guadagnato abbastanza punti in questo “Monopoli” della
spiritualità, puoi decidere di appendere la tua insegna di ‘intermediario’ e
iniziare a benedire la gente ‘comune’.
Nulla di tutto questo ha a
che fare con la proposta di Osho, secondo cui la
meditazione è semplicemente la scienza dell’osservazione. Così come le altre
scienze osservano il mondo oggettivo, questa scienza
interiore osserva il mondo soggettivo, e l’uomo veramente ‘santo’ è quello non
diviso, integro, che osserva gioiosamente entrambi.
La meditazione
è solo osservare, guardare, essere consapevoli di tutto ciò che accade.
Ciò che viene osservato non è affatto importante. La
cosa fondamentale è osservare.
Osservare gli alberi è osservare. Osservare le nuvole che
scorrono oltre le montagne è osservare. Osservare te stesso che giochi a
tennis o nuoti è osservare. Osservare come il tuo respiro diventa più veloce quando stai per incontrare la persona che ami è osservare. Osservare è osservare
è osservare. Siamo stati educati a pensare che siamo
la mente o il corpo. Quindi è naturale essere confusi
dalla domanda: chi sta osservando chi? L’idea di un osservatore separato dai
nostri corpi, dalle nostre menti e dalle emozioni ci è
veramente poco familiare. Anche se abbiamo sentito
parlare di questa teoria, sperimentarla di persona è tutta un’altra cosa.
Alla Osho Meditation Resort di
Pune ci sono varie opportunità per stimolare questo processo e ogni attività è
un’occasione per aiutarti ad acquisire l’abilità di sperimentare chi sei
veramente: l’osservatore. Quella parte di te che rimane
calma, distaccata e consapevole, indipendentemente da ciò che succede dentro o
intorno a te.
Il primo passo in questo
processo di apprendimento sono le Meditazioni Attive
che si tengono tutti i giorni in Buddha Hall. Ai tempi in cui
una persona poteva star seduta innocentemente sul suo pezzettino di pianeta,
dimentica di tutto ciò che succedeva oltre l’orizzonte, il metodo buddhista
della Vipassana era sufficiente. Ma quei tempi sono
passati per sempre. I metodi attivi sono fatti espressamente per la
mente del ventunesimo secolo, sovraccarica di informazioni
e immersa in emozioni represse che
riflettono il mondo complesso in cui viviamo.
Se poi ti serve un po’ più
di aiuto per diventare meno identificato con i
pensieri e le emozioni che ostacolano il silenzio, la Multiversity ti offre
delle Terapie Meditative create specificamente da Osho – e lì trovi persone
qualificate per darti indicazioni anche su programmi più specifici.
Da ultimo c’è la
possibilità di mettere alla prova tutto ciò che hai imparato, applicandolo in
un ambiente di lavoro della comune con il programma di
‘lavoro come meditazione’.
Normalmente sul lavoro nel
mondo se ti metti a urlare contro il tuo capo, puoi
anche essere licenziato – e questo vuol dire che non potrai pagare l’affitto e
potresti anche finire sulla strada. Qui invece, se ti metti a
urlare contro il capo, può succedere che gli altri, sorridendo, ti incoraggino
a fare la Meditazione Dinamica.
Con l’espressione delle
emozioni durante la Dinamica possiamo, a poco a poco,
imparare l’arte di permettere alle emozioni di essere presenti, senza però dover necessariamente esprimerle o
reprimerle. Allo stesso modo, possiamo imparare a
osservare i pensieri in modo da non rimanerci intrappolati, e partire per
qualche sogno a occhi aperti. Possiamo scoprire come essere
qui ed ora, e non a caccia di farfalle nei prati verdi della mente. Il miracolo
della meditazione è che, semplicemente,
osservando i pensieri e le emozioni, questi perdono
il loro potere su di noi, e gradualmente si dissolvono. Diventiamo liberi dalla
presa coercitiva che hanno sulla nostra vita.
La parte più essenziale in
questo gioco dell’imparare a osservare, accade ogni
giorno nell’incontro di meditazione serale delle 19. Questa è forse la parte
più rivoluzionaria del processo di apprendimento. In
quello che è un affascinante esperimento, Osho parla su molti livelli diversi. A un livello c’è un fluire logico che prende quel groviglio
di spaghetti contenuto nella mente e lo mette bene in ordine: uno a uno di
fianco all’altro. A poco a poco, mentre ascoltiamo, cominciamo a notare che la
matassa delle nostre contraddizioni, ciò che
crediamo e accettiamo come vero, comincia a sbrogliarsi.
Contemporaneamente, Osho
parla in modo da offrire all’ascoltatore una possibilità di sperimentare il ‘silenzio senza sforzo’, l’essenza della meditazione.
Vedere un essere umano
consapevole impegnato durante il video serale in un’azione che non è però un’attività, trasporta l’intero processo dal regno
della teoria a quello della pratica. È una sfida per ognuno di noi. Se Osho può essere consapevole, allora perché tutti noi
facciamo tanti sforzi per rimanere inconsapevoli?
Poi, più avanti, chiudiamo
gli occhi e ascoltiamo i suoni e silenzi, come suggerisce Osho. Se riesci a
compiere questo processo di apprendimento dell’ascolto
silenzioso, sei molto fortunato. Perché allora, quando sei di nuovo nella tua
vita di tutti i giorni, in qualunque momento, magari mentre
ti rechi al lavoro, puoi goderti l’opportunità di sperimentare questo ‘silenzio
senza sforzo’ – semplicemente ascoltando i suoni dell’ambiente che ti circonda.
In
definitiva questo campus di meditazione ha a che fare esclusivamente con la
‘meditazione nella vita quotidiana’. È un posto in cui venire a far pratica di
come meditare nella vita ordinaria, di tutti i giorni. Un posto dove non è
importante se inciampi o fai degli errori, perché qui
ognuno sa che questo è il solo modo di imparare.
Ma perché è così importante
la ‘meditazione nella vita quotidiana’? Facciamo un esempio: diciamo
che hai un’azienda. E diciamo che sei così fortunato
da sapere tutto ciò che ti serve in questo campo… il costo dei materiali
grezzi, i costi di produzione, l’affitto, le tasse, i costi della manodopera, i
costi della pubblicità, quelli delle spedizioni e così via.
A
questo punto riesci a far bene il tuo lavoro di manager e puoi
essere in grado di prendere le decisioni giuste sul momento riguardo alla situazione che ti trovi di fronte.
Come scherza Osho: “La mia
‘azienda’ è l’essere”. E allora qual è la situazione
dell’azienda della tua vita? Puoi chiamarla “IO Spa”, se vuoi.
Osho afferma chiaramente
che al momento stiamo dirigendo la nostra vita con solo il 10% circa delle informazioni disponibili. È anche chiaro che siamo
così inconsapevoli che non ci rendiamo neanche conto che se la parte
cosciente è del 10%, la parte inconscia è ovviamente
del 90%. Ci possiamo poi meravigliare che per la “IO Spa” è quasi impossibile
oggi prendere delle
decisioni giuste?
Sarebbe importante per me
essere il più informato possibile su come lavora la “IO Spa”? Su chi sono io
veramente? Le cose mi andrebbero meglio se avessi un po’ di più del 10% delle informazioni per prendere le mie decisioni più
essenziali? La risposta è ovvia.
E questo è ciò che stiamo
facendo qui. Ci godiamo la possibilità di diventare più coscienti di chi siamo
veramente in modo da poter fare le scelte migliori per vivere la nostra vita. Vite vissute nel mondo
reale, quello di tutti i giorni.
Possiamo
sperimentare tutta questa
maggiore consapevolezza nel nostro lavoro, nella nostra
vita ordinaria. E possiamo tornare a Pune ogni volta che ne abbiamo
voglia, per imparare ancora qualcosa. Ma il test cruciale della nostra meditazione sarà
sempre nel mondo.
Amrito
"E
QUESTO È CIÒ CHE
STIAMO FACENDO QUI.
CI GODIAMO LA POSSIBILITÀ
DI DIVENTARE PIÙ COSCIENTI
DI CHI SIAMO VERAMENTE
IN MODO DA POTER
FARE LE SCELTE MIGLIORI
PER VIVERE LA NOSTRA VITA.
VITA VISSUTA NEL MONDO
REALE,
QUELLO DI TUTTI I GIORNI.
OSHO
FARE TUTTO
CON CONSAPEVOLEZZA,
LA SOLA
MANIERA DI RILASSARSI VERMANETE
Fare qualcosa ha spesso un significato troppo
letterale: farla, portarla a termine, tutti tesi a
produrre, rendere, nello sforzo di ottenere un risultato. Equipariamo il nostro lavoro, e qualsiasi altra cosa facciamo, con i
risultati ottenuti e siamo disposti a sacrificare, in casi estremi, anche la
salute, pur di ottenere un gran risultato. L’idea stessa di fare qualcosa come
meditazione, in modo rilassato, sembra contraddittoria. Osho ci mostra come la
chiave per rilassarsi sia la consapevolezza. Affrontare ogni nostra attività
giornaliera con consapevolezza permette di sciogliere le tensioni; mentre invece, senza consapevolezza, persino rilassarsi può
diventare ‘un lavoro da fare’!
Osho, puoi
spiegarci la connessione fra rilassamento e consapevolezza?
Non sono
semplicemente connessi, sono quasi le due facce della
stessa medaglia. Non puoi separarli. O inizi con la consapevolezza, e allora
scopri che ti stai rilassando… Cosa sono le tue
tensioni? Sono il prodotto dell’identificazione con pensieri e paure di ogni tipo: morte, fallimento, il dollaro che sale… ci
sono paure di ogni genere. E diventano tensioni,
influenzando così anche il tuo corpo. Anche il corpo
diventa teso, perché corpo e mente non sono due entità separate. Il corpo-mente
è un sistema unico: quando la mente va in tensione, succede lo stesso anche al
corpo.
Puoi iniziare con la
consapevolezza… così che la consapevolezza stessa ti
allontani dalla mente e dall’identificazione con la mente; il corpo quindi si
rilassa in maniera naturale: perdi i tuoi attaccamenti, e le tensioni alla luce
della consapevolezza smettono di esistere. Ma puoi anche iniziare dall’altra estremità. Rilassati…
lascia andare tutte le tensioni… e mentre ti rilassi ti sorprenderà vedere che
sta nascendo dentro di te una certa consapevolezza. Sono inseparabili. Ma cominciare dalla consapevolezza è più facile; cominciare
dal rilassamento è un po’ più difficile, perché persino il tentativo di
rilassarsi può creare una certa tensione.
C’è un libro in America… e
se vuoi trovare stupidi libri di ogni genere,
l’America è proprio il posto giusto. Quando ho visto
il titolo del libro, non riuscivo a crederci. Il titolo è
‘Devi rilassarti’. Se c’è un ‘devi’, come fai a
rilassarti? Il dover fare qualcosa ti crea tensione – la parola stessa ti fa
immediatamente andare in tensione: ‘Devi’ è come un
comandamento divino. Forse la persona che ha scritto il libro
non sa nulla di rilassamento e non sa nulla delle complessità del rilassamento.
Qui in Oriente non abbiamo
mai iniziato dal rilassamento verso la meditazione: siamo partiti dalla
consapevolezza per arrivare alla meditazione. Poi il rilassamento arriva da
solo, non è qualcosa che devi fare tu. Se devi farlo
tu, ci sarà una certa tensione. Dovrebbe accadere da solo: solo allora sarà
rilassamento puro. E accade…
…Cominciare con il
rilassamento è difficile; per questo in Oriente non abbiamo mai iniziato dal
rilassamento. Ma se vuoi, ho qualche idea su come dovresti iniziare…
Quando conducevo campi di meditazione, usavo la meditazione gibberish e
la meditazione kundalini. Se vuoi cominciare dal
rilassamento, allora devi fare prima queste meditazioni. Elimineranno
le tensioni dalla tua mente e dal tuo corpo, dopodiché rilassarsi è
molto facile. Non hai idea di quanto trattieni all’interno: è quella la causa
delle tue tensioni.
Quindi se vuoi iniziare dal
rilassamento, prima devi passare attraverso un processo catartico: meditazione
dinamica, latihan, kundalini o gibberish. Forse non sai da dove venga questa parola gibberish. Deriva da un mistico Sufi il
cui nome era Jabbar, e quella era la sua unica meditazione. Chiunque andasse da lui, diceva: “Siediti e comincia”, e la gente
sapeva cosa volesse dire. Non parlava mai, non teneva mai discorsi: insegnava
solo gibberish. Ogni tanto ne dava una dimostrazione. Per mezz’ora diceva
parole senza senso, in chissà quale linguaggio. Non era una lingua reale: e
così lui insegnava alla gente semplicemente pronunciando tutto ciò che gli
veniva in mente. Era quello il suo unico insegnamento, e a chi aveva compreso
diceva soltanto: “Siediti e comincia”.
Eppure Jabbar ha aiutato molta
gente a diventare assolutamente silenziosa. Per quanto puoi continuare? La
mente si svuota. A poco a poco un profondo vuoto… e in questo
nulla la fiamma della consapevolezza. È sempre presente, circondata dal
tuo gibberish mentale. Il gibberish deve essere portato allo scoperto: è il tuo
veleno.
La stessa cosa vale per il
corpo. Il tuo corpo ha delle tensioni. Inizia a fare tutti i movimenti che il
corpo vuole fare. Non devi dirigerlo. Se vuole
danzare, se vuole correre, se vuole rotolarsi per terra… non devi farlo, devi
solo permettere che accada. Dì al tuo corpo che è libero di fare ciò che vuole,
e ti sorprenderà scoprire quante cose il corpo voleva fare, e tu lo fermavi: era quella la tensione.
Ci sono due tipi di
tensioni, quelle del corpo e quelle della mente. Entrambe devono essere
rilasciate prima che tu possa rilassarti, e, tramite ciò, arrivare alla
consapevolezza.
Ma iniziare dalla
consapevolezza è molto più facile, in particolare per chi può comprendere il
processo della consapevolezza, che è molto semplice. Per tutto il giorno tu la
usi per degli oggetti – per esempio nel traffico, le macchine – e persino nel traffico di Puna riesci a sopravvivere! È pazzesco… eppure sopravvivi
perché rimani vigile, consapevole. Forse la situazione peggiore del traffico è
in Italia. Ecco perché l’altro giorno vi dicevo che le
persone che vendono macchine sono arrivate alla conclusione che se l’uomo
guarda prima di tutto il motore, allora è un tedesco. Se guarda le belle linee
e curve della macchina deve essere un francese. Ma se guarda prima il clacson, se controlla se funziona o
no, allora sarà italiano, perché ciò che conta è il clacson, senza di quello
non puoi sopravvivere.
Usi la consapevolezza
senza esserne consapevole, ma solo riguardo agli oggetti esterni. La stessa
consapevolezza deve essere usata per il traffico interiore. Quando chiudi gli
occhi c’è tutto un traffico di pensieri, emozioni, sogni, fantasie: cose di ogni genere che passano veloci.
Devi fare nel mondo
interiore esattamente ciò che fai già nel mondo esterno, e così diventerai un
testimone. Una volta gustata, la gioia di essere un testimone è così grande,
così straordinaria, che la vorresti approfondire
sempre di più.
Non si tratta di assumere
posizioni yoga; né di andare in un tempio o in una chiesa: seduto nell’autobus
o in treno, quando non hai nulla da fare, chiudi gli occhi. Proteggerà gli
occhi dalla stanchezza che viene dal guardare fuori, e ti darà il tempo di
osservare te stesso. Quei momenti diventeranno momenti di esperienze
bellissime.
A poco a poco, con la
crescita della consapevolezza, tutta la tua personalità cambierà.
Dall’inconsapevolezza alla consapevolezza è il più grande
salto quantico.
…Impara a
essere consapevole in ogni situazione. Prendi la decisione di usare ogni
situazione per creare consapevolezza.
tratto
dall’audiolibro
Osho, Le
identificazioni e l’arte di osservare
Prendi la mente di sorpresa
Sei triste? Danza, oppure vai sotto la doccia e
osserva la tristezza scomparire dal tuo corpo: senti che, mentre l’acqua ricade
su di te, la tristezza viene cancellata proprio come
il sudore e la polvere vengono cancellati dal corpo. E
guarda cosa succede.
Cerca di mettere la mente in una situazione tale
che non possa funzionare nel solito modo. Andrà bene
qualsiasi cosa… In realtà tutte le tecniche sviluppate nel corso dei secoli, non sono che tentativi di distogliere la mente dai vecchi
modelli.
Ad esempio, se sei arrabbiato, fai qualche respiro
profondo. Inspira a fondo, e poi espira a fondo – solo
per due minuti – e poi osserva dov’è andata la tua rabbia. Stai confondendo la
mente: non riesce a mettere le cose in relazione. ‘Da
quando in qua,’ si chiede la mente, ‘qualcuno respira profondamente quando è
arrabbiato? Che sta succedendo?’.
Quindi fai una cosa qualunque,
ma senza mai ripeterti: è quello il punto fondamentale. Altrimenti, se ti fai
la doccia ogni volta che sei triste, la mentre la
prenderà come un’abitudine. Dopo tre o quattro volte scopre che è la solita
storia: sei triste, ecco perché ti fai la doccia. E
così questo diventa parte integrante della tua tristezza. No, non ripeterti
mai. Continua a prendere la mente di sorpresa. Sii
innovativo, usa l’immaginazione.
Il tuo partner dice qualcosa e tu ti arrabbi, e di
solito ti viene voglia di picchiarlo o ti tirargli dietro qualcosa.
Stavolta, cambia: vai ad abbracciarlo. Dagli un bel
bacio, e sorprendi anche lui. La mente ne rimarrà sorpresa… e sarà sorpreso anche lui. Improvvisamente le cose sono cambiate.
Vedrai allora che la mente è solo un semplice
meccanismo: in una situazione nuova si sente persa, con il nuovo non sa cosa
fare.
tratto da: Osho, Be realistic, Plan for a Miracle
Quando torna la consapevolezza
Osho, quando decido di essere consapevole sul
lavoro, spesso me ne dimentico, e così, quando divento consapevole di non
essere stato consapevole, mi sento in colpa, sento di aver sbagliato qualcosa.
È uno dei problemi
fondamentali per
chiunque cerchi di essere consapevole mentre lavora,
perché il lavoro ti chiede di dimenticarti completamente di te stesso. Devi
impegnarti profondamente… come se tu fossi assente. Se
questo coinvolgimento totale non è presente, il lavoro rimane superficiale.
Tutte le creazioni umane più grandi – nella pittura, nella poesia,
nell’architettura, nella scultura, in ogni dimensione della vita – richiedono
il tuo totale coinvolgimento. E se, allo stesso tempo, cerchi di essere consapevole, il tuo lavoro non sarà mai di grande
qualità, perché non sarai veramente presente in esso.
Quindi essere consapevole
mentre lavori richiede grande disciplina e
addestramento, e bisogna iniziare da azioni molto semplici. Ad
esempio, camminare: puoi camminare, e puoi essere consapevole che stai
camminando: ogni passo può essere pienamente consapevole. Mangiare… il
modo in cui bevono il tè nei monasteri zen: lo
chiamano cerimonia del tè perché sorseggiando il tè, devi rimanere vigile e
consapevole.
Sono piccole azioni, ma
per cominciare sono perfette. Non si dovrebbe iniziare con cose come dipingere
o danzare – sono fenomeni profondi e complessi. Comincia con piccole azioni
della vita quotidiana ordinaria. Quando ti abitui
sempre di più alla consapevolezza, quando la consapevolezza diventa simile al
respiro – non devi fare nessuno sforzo, è diventata spontanea – allora puoi
essere consapevole in ogni atto, in qualsiasi lavoro.
Ma ricorda la condizione:
deve essere priva di sforzo, deve nascere dalla spontaneità. Allora dipingendo
o componendo della musica, o danzando, o persino affrontando un nemico con la
spada, puoi rimanere assolutamente consapevole. Ma quella consapevolezza non è
quella per cui tu ti stai sforzando. Non è l’inizio, è il culmine di una lunga disciplina.
Nella vita di tutti i
giorni dovresti seguire la strada più semplice. Prima diventa consapevole delle
azioni che non richiedono il tuo coinvolgimento totale. Puoi camminare e continuare a pensare, puoi
mangiare e continuare a pensare: sostituisci il pensare con la consapevolezza. Continua a mangiare,
e rimani consapevole del fatto che stai mangiando. Cammina e sostituisci il
pensare con la consapevolezza. Continua a camminare – forse camminerai
un po’ più piano e con più grazia. Ma la consapevolezza è possibile con queste
piccole azioni. Quando diventi sempre più abile, usa
attività più complicate. Arriva il giorno in
cui non ci sono attività in cui non puoi rimanere vigile e, allo stesso
tempo, agire con totalità.
Tu dici: “Quando decido di essere consapevole nel lavoro, mi dimentico della
consapevolezza”. Non deve essere una decisione, deve
essere una lunga disciplina. La consapevolezza deve arrivare spontaneamente,
non devi chiamarla, non devi forzarla.
“E
quando mi accorgo che non sono consapevole, mi sento in colpa”. Questa è totale
idiozia. Quando ti accorgi di non essere consapevole,
almeno sii felice del fatto che ora ne sei consapevole. Non c’è posto nel mio
insegnamento per il concetto di colpa.
Il senso di colpa è uno dei cancri dell’anima… Non c’è bisogno di sentirsi
colpevoli, è naturale. La consapevolezza è una cosa così importante che, anche
se sei consapevole solo per pochi secondi, devi esserne felice. Non far caso a quei momenti in cui te ne sei dimenticato.
Osserva quel momento in cui improvvisamente ti ricordi ‘Non ero
consapevole!’. Sentiti fortunato che, almeno dopo qualche
ora, la consapevolezza è ritornata. Non trasformarla in pentimento, in
senso di colpa, in tristezza, perché l’essere triste e il sentirti colpevole
non ti aiuterà. Ti sentirai, nel profondo, un
fallimento. E quando dentro di te si introduce una
sensazione di fallimento, la consapevolezza sarà ancora più difficile.
Cambia il tuo punto di
vista: è bello che tu sia diventato consapevole che ti eri dimenticato di essere consapevole. Adesso non dimenticartene, per tutto
il tempo possibile. Te ne dimenticherai ancora, te ne
ricorderai ancora, ma ogni volta il tempo in cui ti dimentichi diventa più
breve, e un giorno scomparirà completamente. Invece di contare quante volte ti sei dimenticato di ricordarti di essere consapevole, conta
quei momenti bellissimi in cui eri attento, cristallino e consapevole. Quei
pochi momenti sono sufficienti a salvarti, sono
sufficienti per curarti, per guarirti. E se dai loro
attenzione, continueranno a crescere – a diffondersi dentro di te. Piano
piano l’oscurità dell’inconsapevolezza scomparirà completamente.
Nella vita manchiamo molte
cose a causa di una partenza sbagliata. Ogni cosa dovrebbe essere iniziata
bene, dal principio. La mente è impaziente: vogliamo fare tutto in fretta.
Vogliamo raggiungere il punto più alto senza passare attraverso tutti i gradini
della scala. Ma ciò porta a un fallimento totale. E quando fallisci in una cosa come la consapevolezza – non è
un fallimento da nulla – forse non ci proverai mai più. Il fallimento fa male.
Quindi con
tutto ciò che ha il valore della consapevolezza – che apre tutte le
porte ai misteri dell’esistenza – dovresti iniziare con attenzione e dal
principio. E muoverti con molta lentezza.
Un po’ di pazienza, la
meta non è lontana.
tratto
da: Osho, The Hidden Splendor #1
Piedi ben piantati per
terra
e respiro profondo
È importante
imparare a essere rilassati, tranquilli, padroni di
sé, saldi, centrati. Ma come fare?
Fai così: stai eretto, con i piedi a quindici,
venti centimetri di distanza, e chiudi gli occhi. Quindi metti tutto il peso prima sul piede destro, come se ti reggessi
solo su di lui. Il sinistro è senza peso. Sentilo… Poi passa
al piede sinistro: metti tutto il peso sul piede sinistro e alleggerisci
completamente il destro: non ha più alcun peso da portare, sta semplicemente lì
appoggiato a terra.
Fa’ quattro o cinque volte questo spostamento, e
avverti le sensazioni che ti dà. Poi prova a essere
semplicemente nel mezzo, né sul piede sinistro né su quello destro; su
entrambi, esattamente a metà. Questa sensazione di equilibrio
ti renderà più radicato in terra.
Inoltre comincia a respirare più
profondamente: con un respiro superficiale accade che ci si senta sradicati. Il
respiro deve arrivare fino alla radice stessa del tuo essere, e la radice è il
tuo centro sessuale.
L’uomo è nato dal sesso. L’energia è sessuale. Il
respiro dovrebbe entrare in contatto con la tua energia sessuale. Allora avrai
la sensazione di essere radicato. Se il tuo respiro è
superficiale e non raggiunge mai il centro sessuale, c’è una lacuna. Quella
lacuna ti renderà dubbioso, confuso, incerto… Non sai chi sei, dove stai
andando, che meta hai, perché esisti; stai
semplicemente andando alla deriva.
Quindi, per prima cosa, radicati
alla terra, la madre di tutto; poi metti radici nel centro sessuale, il padre
d’ogni cosa.
Respira sempre il più profondamente possibile: se
non stai facendo niente, chiudi gli occhi e fai dei
respiri profondi. Quando respiri, lascia che sia la
pancia a funzionare, non il torace. Inspira e solleva la pancia; espira e
abbassala. Tutta l’enfasi dovrebbe andare sulla pancia, lasciando da parte il
torace. Una volta che ti sei radicato nella terra e nel centro sessuale, sarai
completamente rilassato, tranquillo, padrone di te, saldo e centrato.
tratto da: Osho, The Cypress in the courtyard
C’è un’idea
che abbiamo un po’ tutti quanti: per meditare bisogna
sedersi sotto un albero, immobili, magari in una qualche posizione yoga che ti
vien male alle articolazioni solo a pensarci... e invece questa è solo una
possibilità, adatta magari a qualcuno, ma non per tutti. Per un giovane sano,
vivo e pieno di energie diventa repressione, non
meditazione. E anche per chi non è più giovane, ma si
prende buona cura del suo corpo con qualche attività fisica ci sono, spiega
Osho, anche altre occasioni per meditare…
Molte volte accade che chi fa jogging… Forse
non hai mai pensato alla corsa come a una meditazione,
ma talvolta quelli che corrono vivono una straordinaria esperienza di
meditazione. Sono sorpresi, perché non la stavano cercando – chi fa jogging non
ha come fine la ricerca del divino – ma è successo, e
adesso la corsa sta diventando sempre più un nuovo tipo di meditazione. Può
accadere, mentre corri. Se qualche volta l’hai fatto, se ti piaceva correre di
mattina presto, quando l’aria era fresca e pulita, mentre tutto il mondo usciva
dal sonno risvegliandosi e tu correvi, e il tuo corpo funzionava
meravigliosamente, e l’aria fresca, e il mondo nuovo che rinasceva dal buio
della notte, e tutto che cantava intorno a te, e tu ti sentivi così vivo…
Arriva un momento in cui colui che corre scompare e
solo la corsa resta. Il corpo, la mente e l’anima cominciano a funzionare
all’unisono: improvvisamente accade un orgasmo interiore.
Talvolta, chi corre si è
imbattuto accidentalmente nell’esperienza della quarta dimensione, turiya; sebbene in realtà non si accorga che si tratta proprio di questo: pensa che l’unico
responsabile di quel momento sia l’atto del correre – era una bellissima
giornata, il corpo stava bene, il mondo era meraviglioso… non si è trattato che
d’uno stato d’animo passeggero. Non ci si fa
attenzione. Ma la mia osservazione è che chi corre, se
è veramente attento, può avvicinarsi alla meditazione più facilmente di
chiunque altro. Il jogging può essere d’immenso aiuto,
il nuoto anche.
Tutte
queste cose vanno trasformate
in meditazione.
Comincia a correre di
mattino, sulla strada. Fai prima un chilometro, poi
due, alla fine arriva almeno a cinque chilometri. Corri usando tutto il corpo,
non come se fossi in una camicia di forza. Corri come un bambino piccolo,
usando ogni cosa, mani e piedi, respira profondamente dalla pancia. Poi siediti
sotto un albero, riposa, suda e lascia che arrivi il vento fresco. Sentiti in pace.
Questo sarà un aiuto molto profondo.
Non diventare mai un ‘professionista’ della corsa. Resta un dilettante, affinché
la consapevolezza possa rimanere. Se qualche volta hai
la sensazione che la corsa sia diventata automatica, abbandonala. Prova a nuotare.
Se il nuoto diventa automatico, danza. La cosa
fondamentale da ricordare è che il movimento è solo un’occasione per creare
consapevolezza. Finché produce consapevolezza, va
bene; se smette di creare consapevolezza, non serve più. Passa a un’altra attività fisica, che ti porti a essere di nuovo
all’erta. Non permettere mai ad alcuna attività di
diventare automatica.
Se riusciamo a
deautomatizzare le nostre azioni, tutta la nostra vita diventa una meditazione.
A quel punto qualsiasi piccola cosa – fare una doccia,
mangiare, parlare con gli amici – diventa meditazione. La meditazione
è una qualità, può essere portata in ogni cosa: non è un atto specifico.
La gente pensa che la meditazione sia un’azione ben definita, in cui ti siedi
verso oriente, ripeti certi mantra, bruci un incenso particolare, fai questo e
quello in un momento preciso, in un modo preciso, con
un gesto preciso. La meditazione non ha nulla a che fare con tutte queste cose.
Questi sono tutti modi per automatizzarla, e la meditazione è contro
l’automatismo.
tratto da: Osho, This is it
Il correre come
meditazione? Certo!
E COSÌ MANEESHA, UNA
RECENTE 'ADEPTA' DI QUESTA TECNICA, HA TROVATO LA SUA STRADA:
"JOGGING, LA MIA MEDITAZIONE".
Mi SENTO COME ALL'INTERNO di una bolla di plastica
tra
sparente: sento il suono del
respiro – quello delicato dell'inspirazione, e quello leggermente più forte
dell'espirazione – c'è anche un suono sordo (tump, tump tump...) che riverbera
da qualche parte sotto i miei piedi. Mi espando oltre i confini del corpo,
mentre il silenzio rimpiazza il continuo commento di sottofondo – altrimenti
sempre presente – della mia mente. Come senza peso, sospesa
in uno spazio dove i secondi sembrano delle eternità, sono tranquillamente
fuori di me in una gioia assoluta e irrazionale.
Non è il sogno della notte scorsa o una qualche
fantasia surreale: sto solo facendo la mia meditAZIONE del mattino – correre.
Dopotutto quello che faccio è semplicemente una versione
`molto contemporanea' della Vipassana: quell'antica tecnica di
osservazione del respiro è veramente troppo passiva per la mia energia,
sempre del tipo "dai, diamoci una mossa!". Ma
il correre, mentre osservo il respiro, mi lascia essere completamente attiva
all'esterno e contemporaneamente focalizzata su un punto di calma e silenzio
interiore. Non solo questo: osservare il respiro mentre mi muovo, mi tiene in
contatto con il corpo. In questo modo posso rendermi conto se lo sto spingendo
troppo oltre, e posso accorgermi subito se c'è dolore o tensione da qual-che
parte. E contemporaneamente posso notare qualche dettaglio esterno come un
pezzo di strada scivoloso per-ché macchiato di olio, o
il rumore di un veicolo in arrivo. Osservare il respiro mi mantiene presente,
coinvolta in ogni singolo momento.
Se invece corro e basta,
senza vedere di farla diventa-re una meditazione, posso passare tutto il tempo
ad ascoltare gli sproloqui di quella pettegola della mia mente. Scettica e
supercritica, mi tormenta con una serie infinita di commenti sprezzanti. "Ma perché sprechi così il tuo tempo? Hai una tonnellata di
lavoro da finire in ufficio. Sei proprio una fanatica! Va bene tre volte a settimana, ma tutti i giorni? Hai ancora due chilometri, non
ce la farai mai!" Oppure insiste a fare di tutto una
competizione: in gara con ogni sconosciuto che per caso sta correndo sul
mio stesso percorso, o anche con me stessa, spingendomi ad andare più veloce o
più lontano di ieri. Quando finalmente arrivo a casa,
qualsiasi beneficio fisico è stato del tutto sabotato a livello mentale.
Ignorare la mente e
portare invece l'attenzione al respiro mi ha donato alcuni dei miei momenti
migliori.
Senza parlare poi degli aspetti positivi per la
salute. Per anni, con un lavoro quotidiano al computer, avevo avuto la tendenza
a dimenticare che ci fosse qualcosa al di sotto del
collo. E stato molto eccitante riscoprirmi come corpo,
un corpo che corre per la gioia di farlo, che inala la fragranza dell'aria
mattutina e partecipa del cinguettio degli uccel-li che si risvegliano.
Alle 6:30 di mattina,
avendo sciolto i muscoli – fisici e spirituali – sono pronta ad affrontare il
resto della mia giornata.
Maneesha
Meditazioni
per la vita di ogni giorno
La meditazione è quella cosa che si fa da soli,
meglio se in una caverna dell’Himalaya, lontano dal rumore della folla, con
addosso solo un perizoma, magari digiunando e bevendo strani infusi di erbe… Giusto?
Beh, se hai qualche
tendenza masochista, quella è sicuramente una possibilità. Ma
che dire del resto di noi, che viviamo – bene o male – nel mondo, e che siamo
contenti di vivere nel mondo (almeno la maggior parte del tempo), che ci
godiamo il cibo, il vino e il sesso, e tutte le altre belle cose che
accompagnano la vita materiale?
Certo, ci lamentiamo
perché non abbiamo abbastanza tempo per noi stessi, perché alla nostra vita
mancano certe qualità, e magari vorremmo poter
comunicare meglio con le altre persone, avere relazioni più amichevoli, essere
meno reattivi, più creativi, più sicuri di noi stessi e meno dipendenti dalle
opinioni degli altri, più attenti e consapevoli… e così via. Ma
questo non ha niente a che fare con la meditazione. Oppure
sì?
Cosa ne diresti di qualcosa
che ti porta in uno spazio in cui sei in grado di rilassarti ed essere in pace
con te stesso, esattamente come sei, indipendentemente da ciò che fai e da ciò
che sta succedendo intorno a te… Pensaci un minuto: se tu fossi completamente
rilassato e in pace con te stesso, esattamente come sei, avresti forse qualche
problema? Certo, ci sarebbero situazioni da affrontare, ma esisterebbero ansie,
tensioni, problemi?
La meditazione non mira a
risolvere i tuoi problemi, ma ciò accade ugualmente, come un effetto
collaterale. Le tecniche usate per raggiungere lo spazio interiore di
tranquillità e di osservazione silenziosa – che è
l’approssimazione migliore per definire lo spazio di meditazione – risultano
poi essere perfette per affrontare tutte le cose che vorremmo cambiare nella
nostra vita.
In primo
luogo, perché ci aiutano a rilassarci – come quando fai un lungo bagno
ristoratore.
In secondo luogo, perché ci danno la possibilità di prendere le distanze da
tutto ciò che ci disturba e di osservare le situazioni da una nuova
prospettiva, nella quale siamo meno identificati a livello personale, e
possiamo così essere testimoni più obiettivi. Da questo spazio più rilassato e
più distaccato, è più facile che emergano nuove soluzioni. Ci sono tecniche per
ogni tipo di situazione. Ad esempio, le tecniche che ti aiutano a centrarti
nella pancia (o nell’hara, come si dice a volte), possono essere molto utili
per aiutarti a rimanere calmo e centrato in situazioni difficili. Le tecniche
che ti aiutano a essere sempre consapevole nelle tue
azioni, sono splendide per chi tende a farsi prendere dal panico quando si
ritrova a dover fare troppe cose in una volta (e spesso anche quando non ha
abbastanza da fare). Le tecniche che ti aiutano a diventare consapevole dei
tuoi pensieri o delle tue emozioni, possono facilmente
aiutarti a non cadere nei soliti modelli di comportamento distruttivi o
reattivi.
A me, in particolare,
piace lavorare con tecniche che aiutano a spostarsi dall’emisfero sinistro del
cervello al destro o, se preferisci, dalla testa al cuore. I due emisferi hanno
funzioni e capacità molto diverse. L’emisfero sinistro ha a che fare con la logica,
il calcolo, la scienza, la competizione, l’intelletto. L’emisfero destro ha a
che fare con la spontaneità, la creatività, l’empatia, l’apprezzamento della
bellezza, l’intuizione.
Il nostro sistema
educativo si concentra sullo sviluppo dell’emisfero sinistro – il che ci porta a essere efficienti in relazione agli oggetti – ma
questo squilibrio ci rende praticamente degli invalidi a livello emotivo: nelle
relazioni con gli altri e con la vita in generale. Tutto questo ha risultati
molto negativi: più una società diventa civilizzata, più numerosi sono i casi
di follia, depressione, violenza e sofferenza mentale. Sul posto di lavoro
accade che le persone diventano meno cooperative, più impulsive e arrabbiate, e
producono di meno. Diamo a questa situazione nomi eufemistici come esaurimento,
stress, sovraccarico, ma fondamentalmente si tratta di una forma di ‘follia’
che deriva dall’essere totalmente sbilanciati a favore dell’emisfero sinistro.
Io ho avuto, a questo
proposito, un’esperienza personale, quando lavoravo come avvocato e in seguito
come editore di riviste specializzate. È stato solo quando
mi sono resa conto che tutte le mattine mi svegliavo in uno stato di ansia, che
ho capito di dover cambiare qualcosa nella mia vita. Sicuramente il mio
emisfero sinistro era ben sviluppato, al punto che riuscivo a trattare molte
cose in una volta, ma ho compreso anche che in questo processo avevo perso qualsiasi rapporto personale con i miei
colleghi. In effetti, quando ho iniziato a esplorare
me stessa più in profondità – tramite la meditazione – ho scoperto che il mio
modo abituale di reagire alle persone era quello di vederle prima di tutto come
potenziali nemici, piuttosto che come possibili amici. Per me questo è stato il
campanello d’allarme per cominciare a mettere l’attenzione nello sviluppare il
cuore e l’emisfero destro, ed è stato l’inizio di una trasformazione totale
della mia vita. Adesso, non solo mi piace avere del tempo per relazionarmi con le persone in modo genuino – e per imparare
così molto di più su di me e sulla vita in genere – ma ho anche scoperto che,
in maniera paradossale, in questo modo riesco a produrre di più nel lavoro.
Sono più rilassata, ed è più facile per me delegare ad altri e aver fiducia nel
loro modo di portare a termine questi compiti. E il risultato finale è molto più ricco di quando
invece facevo solo “a modo mio”.
La ricerca scientifica ha
dimostrato che le persone con un alto EQ (Quoziente emozionale) – e cioè che sono più in contatto con le loro emozioni e
intuizioni, che hanno una maggiore empatia per gli altri, più consapevolezza di
sé e un buon controllo dei loro impulsi – hanno molte più probabilità di chi ha
solo un alto IQ (Quoziente intellettivo) di avere una vita piena di
soddisfazioni in tutti i campi. Le qualità
dell’EQ sono le qualità dell’emisfero destro.
Le tecniche che ci
permettono di spostare l’energia verso l’emisfero destro, quando è necessario, aumentano anche il nostro EQ,
aprono nuove dimensioni di intuizione, creatività e
spontaneità, e permettono una migliore comunicazione con gli altri, e una
migliore comprensione. Tra parentesi, questo non vuol dire
che l’emisfero sinistro ne risulterà diminuito. Al contrario, proprio perché
riesce a riposare, nel momento in cui usi l’emisfero destro, il sinistro diventerà
ancora più chiaro ed efficiente.
Quindi anche se non sei
lontanamente interessato a esplorare dimensioni del
tuo essere che vanno al di là della mente, non pensare neanche per un attimo
che la meditazione non abbia un posto nella tua vita. E
c’è anche l’aspetto della salute. È stato scientificamente provato che
praticare tecniche di meditazione aiuta a rendere la mente più chiara, calma i
nervi, riduce l’incidenza delle malattie, e porta
un senso di equilibrio e armonia. La ricerca medica
mostra che, quando si praticano tecniche di meditazione, il cervello produce
onde alfa, il battito cardiaco rallenta, la
pressione sanguigna si abbassa, e i muscoli si rilassano.
E allora, quali sono queste
tecniche? Ce ne sono centinaia, create nel corso dei secoli, riprese da volumi
polverosi e spiegate da Osho per l’uomo moderno. E
Osho ha anche creato appositamente delle potenti tecniche di meditazione per
aiutare la gente del giorno d’oggi – con la mente sempre al lavoro e il corpo
pieno di tensioni – a trovare una strada veloce verso la tranquillità interiore
e il silenzio.
Ci sono tecniche per ogni
tipo di persona: sia per chi è principalmente focalizzato verso il senso della
vista; oppure sulle emozioni, o l’udito, o persino l’odorato. Non importa se
sei uomo o donna, e quale sia il tuo tipo di
personalità: ci saranno tecniche proprio giuste per te.
Al
Festival di Varazze dell’aprile prossimo, sperimenteremo tipi diversi di tecniche.
L’idea non è quella di usarle come una cosa troppo seria, ma di sperimentare in
maniera facile e giocosa: la serietà è parte del malessere della mente.
Sincerità e totalità sono certamente molto importanti in questo
ambito, ma l’atmosfera del festival sarà quella di gioia e di
celebrazione che è sempre associata con Osho.
E allora, perché non ti prendi
una pausa dal solito tran tran, e provi
qualcosa di diverso? Qualcosa che ha il potenziale di cambiare la tua
vita, e in meglio!
Creatività... l'arte di vivere
Siddhena, originariamente Sid
Murray Clark, inglese, è la creatività personificata. È noto per la sua
architettura di esterni e per i suoi quadri. Ma, per
Siddhena, la creatività non è solo un lavoro, è un
modo di vita: vivere la vita è essere creativi. La sua creatività copre molti campi,
dall’architettura di esterni alle costruzioni, alla pittura, al teatro, alla
terapia. Una volta ha persino curato il proprio corpo tramite questa grande energia creativa. Ogni atto della sua vita è
creativo. Presentiamo qui la visione interiore di questo attento
e singolare artista della vita.
Siddhena
spiega i suoi inizi:
“Ho studiato design al
college, ciò che viene chiamato design
tridimensionale. Era un corso in cui potevo fare di tutto:
potevo disegnare gioielli e vestiti; potevo fare l’architetto; potevo
dipingere… e potevo fare tutte queste cose insieme nell’ambito del teatro”.
E poi hai
iniziato a insegnare…
“A quell’epoca cominciavo
a farmi molte domande su ciò che stavo facendo, e non trovavo alcuna risposta.
Il mondo del design era molto ‘politico’, incline alle pugnalate alle spalle. Quindi ho pensato di entrare nell’insegnamento, pensando che
in realtà insegnare è anche avere la possibilità di imparare. Ho seguito un
corso di specializzazione all’Università di Londra
indirizzato all’insegnamento e ho fatto l’insegnante in alcuni istituti d’arte.
Subito dopo ho preso il sannyas”.
È allora che
sei venuto a Puna?
“Sì, sono venuto a Puna
alla fine degli anni ’70 e mi sono subito immerso nella vita della comune. Per
un po’ ho lasciato perdere l’arte, c’erano così tante
cose da fare: ho mescolato cemento, cucinato, fatto lavori manuali di ogni
tipo. Poi sono accadute due cose: ho incontrato per la prima volta Padma,
un’artista anche lei – lei ha esercitato un’influenza molto forte su di me – e
poi nella comune è nato il gruppo di teatro. Per la prima volta ero in grado di
vedere cosa succede quando si incontrano creatività e
meditazione. Prima le avevo sempre considerate come alternative.
Questo era il dono che mi era arrivato tramite il maestro: guardare come la
creatività diventa meditazione, e come la meditazione
è creatività in atto. Ho cominciato a sperimentare per la prima volta la pura
creatività invece dell’arte”.
In che modo
è cambiato il tuo punto di vista sulla creatività?
“Ho cominciato a vedere
che creatività vuol dire essere presenti e comprendere il potenziale di una
situazione. Non ha nulla a che fare con l’avere idee ‘fantastiche’: è il modo
in cui rispondi alla situazione. Ho iniziato a vedere la differenza tra
reazione e risposta. Ho iniziato a vedere tutte quelle cose di cui parla Osho e
che magari non metteresti di solito in relazione con la parola ‘creatività’. Mi
è diventato chiaro che se sei un meditatore, vivi la vita creativamente…
Adesso che mi guardo
indietro, vedo per la prima volta che gli artisti, che lo sappiano o no, che
facciano cose pazze come conservare pecore in vasche di speciali prodotti
chimici oppure dipingano Buddha, sono tutti
alla ricerca di una risposta a qualcosa di assolutamente esistenziale.
Questa ricerca spinge inconsciamente l’artista verso la meditazione.
Quando ho sentito Osho
affermare che ‘non c’è creazione ma solo creatività’
sono rimasto assolutamente affascinato. Ho
sentito come se improvvisamente si fossero incontrate due parti di me
che erano rimaste separate per molto tempo. Pensavo
che fossero agli opposti, ma ho scoperto che sono complementari
Per fare un esempio
pratico: vuoi usare le mani per creare? Allora puoi andare a fare il pane! Qual
è la differenza tra scolpire e fare il pane? Solo così capisci a poco a poco
che è la tua VITA a essere la tua arte. L’arte non è
un’attività separata”.
C’è un mezzo di espressione che preferisci?
“Per me non c’è mai stata
separazione tra un mezzo e l’altro. I mezzi non sono importanti: sono solo
l’ambiente in cui si sviluppa il fuoco, la passione. Mi hanno chiesto “come
puoi essere un architetto di paesaggi e un pittore allo stesso tempo?” Ma io
non vedo la differenza! L’unica differenza sta nel fatto che lavoro con l’erba
e gli alberi, oppure con dei colori su di una superficie a due dimensioni. Il
mezzo cambia, il contesto cambia, ma la creatività in
se stessa non cambia, è la cosa essenziale. Ti stai sintonizzando con qualcosa di essenziale, verso cui un meditatore si sente naturalmente
attratto. Cerchi qualcosa…
Come sei
arrivato a prenderti cura della progettazione dell’Osho Teerth Park?
“Quando
è nata l’idea di questo nuovo giardino Zen che fiancheggia ad est la comune, mi
è stato chiesto di fare qualche disegno per illustrare il progetto da
presentare al governo e alle autorità locali, e così sono andato a fare degli
schizzi sul posto. Poi mi hanno chiesto di preparare una mostra dei disegni,
che ha suscitato molto interesse. Da quel momento, mi hanno dato la
responsabilità della progettazione del parco.
Mi ricordo che è stato
come arrivare a casa. Come mettere tante, tante cose nel giusto contesto. Era un contesto teatrale
perché si trattava di creare un ambiente. Si trattava anche di movimento, di
meditazione: le indicazioni di Osho, a questo
riguardo, erano chiare. Si trattava di lavorare con le persone. Si trattava di
moltissime cose, ma per me era soprattutto una meditazione.
Allo stesso tempo ho
continuato a fare molte cose diverse come disegnare interni di stanze, o curare
produzioni di danze in Buddha Hall, o giardini in varie località di Pune o
mostre d’arte. Faccio ancora tutte queste cose. Per esempio, continuo a fare fotografie. Ma a poco a poco è diventato più importante
un certo senso di disciplina – o meglio un senso di applicazione
– c’è più profondità, meno andare di qua e di là.
Ha
cominciato ad affascinarmi qualcosa di cui Osho aveva parlato, cioè
‘il verticale’. Lui parla molte volte delle differenze tra orizzontale e
verticale in termini di energia, come viviamo il
nostro lavoro nella dimensione orizzontale e come, con la meditazione, vai
nell’interiorità. Andare dentro vuol dire andare nel
verticale. È così che i miei quadri hanno cominciato a basarsi su quella energia verticale”.
In che modo questa intuizione cambia il tuo lavoro?
“Ho capito che, invece di
disciplina nel senso di fare la stessa cosa in continuazione, o di farla sempre
meglio, avevo bisogno di disciplina nel senso di chiarezza nella direzione, di
focalizzare l’energia. Quindi, in un quadro mi
concentro sul tema del verticale, e a livello tridimensionale mi concentro
sulla progettazione del paesaggio”.
Come riesci
a ‘vendere’ questa nuova visione ai clienti?
“Parlo di come il processo
funziona per me. Ad esempio, quando parlo con architetti e disegnatori di
paesaggi di come il corpo risponda allo spazio,
ne vengono subito entusiasmati. La nostra
cultura si basa tutta sul come le cose dovrebbero
essere, senza permetterci di scoprire chi siamo veramente. La nostra energia è
stata bloccata, chiusa, confinata. Hai il permesso di divertirti da bambino, ma
arriva il momento in cui ti viene detto che devi
prendere la vita seriamente. Devi farti una
professione, una famiglia: sei salito sul treno e non c’è modo di scendere.
Prima di allora però ti stavi divertendo moltissimo. Tutte le tue antenne erano
in funzione, e la tua sete per tutto ciò che c’era intorno a te era
grandissima. Improvvisamente qualcuno chiude la porta. Anche
se riesci a diventare un professionista, la passione, lo spirito delle cose, va
perso.
Se solo ci rifletti, ti
accorgi che la gente è veramente molto creativa. Ci vuole creatività per attraversare la strada, creatività
per truccarsi accuratamente e andare a ballare. Ma
tutti questi atti possono diventare un cliché; possono diventare
interpretazioni superficiali di qualcosa che è molto profondo e soddisfacente.
È tutta energia, ha solo bisogno che le si faccia un
po’ il solletico. Penso che gli artisti siano dei ribelli nati.
La
creatività richiede ricerca, richiede scelte; poter dire: ‘No,
voglio provare qualcos’altro’. E puoi farlo in modo
molto tranquillo e armonioso. La ricerca ti porta direttamente in uno spazio
più profondo e con grande velocità… Io cerco, con i
clienti, di entrare in contatto con questo spazio”.
E se il cliente non
capisce, cosa fai?
“Uso il senso dell’umorismo
e la leggerezza! Altrimenti non farei altro che
provocare in loro una reazione. Piuttosto che cambiare le loro idee, cerco di
creare una situazione in cui possono rendersene conto da soli. La cosa
principale per loro è di sintonizzarsi sulla propria individualità, invece di
prendere qualcosa in prestito da una rivista o dalla moda del momento. Quando
creo un design con il cliente, in effetti sto giocando
con la sua vita, sto entrando in contatto con la sua essenza più intima.
È sempre un processo
interessante, specie quando le nostre culture sono
molto diverse. Non parto dal particolare punto di vista di una cultura. Parto
invece da uno spazio interiore che ho impiegato
vent’anni per trovare. È un’altra cosa. È entrare in armonia con qualcos’altro…
entrare in armonia con il proprio centro”.
Siddhena
LA VOCE DEL
MISTERO
________________
Edizioni
Mondadori
Pagine
214 Lire 23.000
Pensare e vivere: I pensieri sono sempre
antiquati. Se ti chiedessi di pensare a una rosa, a
cosa penseresti? Non farai che ripetere ciò che già sai di una rosa. A che
servono questi pensieri? Come potrai penetrare l’essenza di una rosa per loro
tramite? Il pensiero può solo condurti a ciò che nella tua memoria già conosci su una rosa. Ecco perché il
pensiero non è mai originale. Non esistono pensatori originali.
L’Occidente ha una scienza del pensiero che consiste nella ricerca, nella
logica, nell’analisi. L’Oriente si è interessato a qualcos’altro. L’Oriente ha
sperimentato che esistono realtà delle quali nulla può essere conosciuto
tramite il pensiero. Queste realtà devono essere viste, vissute. E tra vivere e pensare c’è un’enorme differenza.
il mistero: Noi siamo vivi, ma non sappiamo cosa sia la vita. E questa ignoranza ci fa credere alla certezza della morte.
L’ignoranza è morte. La stessa ignoranza della vita
diventa il fenomeno della morte. Se, a Dio piacendo,
riuscissimo a conoscere che cos’è la vita interiore, un singolo raggio di luce
di quella conoscenza distruggerebbe per sempre l’ignoranza che ci porta a
credere che qualcuno è morto, o che si dovrà morire. Noi non conosciamo
la luce che siamo, ma siamo spaventati dal buio che
non siamo. Non riusciamo a conoscere la luce che forma la nostra energia
vitale, la nostra vita, e abbiamo paura del buio che non siamo.
il seme:
In realtà il nostro corpo non rappresenta il nostro
essere. Il nostro corpo fisico è la crosta che contiene il seme, e dentro c’è
un germoglio che consiste di vita, di consapevolezza, di essere. Ma, scambiando questa crosta con il seme, roviniamo noi
stessi e il germoglio non nasce mai, né il seme fiorisce. L’esperienza della
vita avviene quando il seme germoglia. Quando accade, l’uomo cessa di essere un seme e si evolve in
un albero. Finché l’uomo è un seme è solo una
potenzialità, e quando in lui nasce l’albero della vita, egli diventa
autentico. Qualcuno chiama questa autenticità l’anima, qualcun altro Dio.
Possibilità infinite: La natura è assolutamente libera. Noi siamo parte della natura, per questo siamo assolutamente
liberi. La natura ci assiste in tutte le nostre azioni, ma la scelta è sempre
nostra. Mettendola in termini estremi, ciò vuol dire
che noi siamo le infinite possibilità della natura stessa, siamo le infinite
aperture della natura. Fondamentalmente è la natura che, cercando attraverso le
sue infinite parti, bussa alle sue infinite porte;
sceglie, vaga, sbaglia strada e alla fine arriva.
responsabile: Andare avanti vuol dire
solo una cosa: diventare sempre più consapevoli. Anche
questo dipende da una scelta, e dipende da te, come per chiunque altro, cosa
scegliere. Non puoi rendere nessun altro responsabile, perché non c’è nessuno
seduto nell’alto dei cieli che può essere rimproverato per averti fatto fare la scelta sbagliata. Non c’è nessuno lassù.
Il cielo è vuoto. Colui che
decide è l’individuo. Non c’è nessuno che ti imponga
una decisione dall’alto. Quando la decisione arriva
dall’interno, quelli sono i momenti del risveglio.
accettare:
Per chi accetta il proprio stato di agitazione e
acconsente a conviverci, le porte della pace e della tranquillità si
spalancano. Una delle più profonde verità della vita è che, accettando il
veleno con amore, questo non è più tale, si trasforma in nettare. E l’uomo che
ha accettato con tutto il cuore l’oscurità, scopre con
sua meraviglia che essa è diventata luce.
meditazione: Tutte le gioie della vita dipendono da quanto è
cristallizzata la meditazione. I momenti di beatitudine sono i momenti di meditazione cristallizzata. Per questo, coloro che desiderano raggiungere la gioia devono
risvegliarsi. Non puoi raggiungere la felicità restando addormentato.
L'importante non é ciò che fai ma
come lo fai
LO STRESS
PUÒ DIVENTARE
ENTUSIASMO;
IL POTERE
E LE PROIEZIONI
POSSONO
DIVENTARE MATURITÀ
E CORAGGIO;
LA PIGRIZIA
PUÒ TRASFORMARSI
IN
RILASSAMENTO.
Nel frenetico mondo del lavoro di
oggi, specialmente
nella cosiddetta New Economy, management è diventata una parola di moda. Ci
sono teorie e concetti di management, seminari sul
management, c’è persino qualcosa chiamato Change Management (gestione del
cambiamento), come a voler suggerire che siamo in grado di gestire il
cambiamento! Nonostante tutti gli sforzi per
controllare questo Grande Caos, la gente oggi ha molta più paura, e molte più probabilità,
di perdere il lavoro. È più stressata e più tesa di prima. Abbiamo tutti
problemi nel rapportarci a una società e a un mondo
del lavoro in continuo cambiamento. Perché?
La radice del problema è
che non abbiamo ancora imparato a essere i manager di
noi stessi! Siamo diventati così bravi a identificare ‘lo stress’, ‘il capo’, ‘il team’, ‘lo stipendio che non basta mai’, ‘i
valori di borsa poco affidabili’, e in generale ‘la vita del giorno d’oggi’,
come causa del nostro malessere. Facendo così, diamo la colpa
a tutti e a tutto intorno a noi, e perdiamo la possibilità di una grande
intuizione: il fatto che lasciar cadere dalle nostre spalle questo grosso
fardello di miserie e liberarci, dipende solo da noi.
Fai un
esperimento: quando ti alzi la mattina, guardati nello specchio del bagno e
chiediti: “Come ti senti stamattina?” Per caso la risposta è: “Da cani, mi
aspetta un altro giorno terribile in ufficio.”? Passi davvero metà della tua
vita in una situazione che odi? Allora è arrivato il momento di chiederti quali
sono le opzioni: continuerai in questa situazione
orribile, o prenderai la decisione di non sprecare la tua vita ammalandoti di
stress e di tensione, e facendo una cosa che odi?
Questo non è un invito a
mollare il lavoro! L’importante è la maniera in cui fai il tuo lavoro e vivi la
tua vita. Il punto è se vivi la vita con una totalità
che puoi creare solo tu, o se invece continui solamente a tirare avanti, sulle
tracce di coloro che hanno vissuto prima di te, pieni
di rimpianti fino alla morte.
Il passaggio a una vita rilassata e senza stress è tramite la
consapevolezza, e la meditazione porta consapevolezza. Con la meditazione puoi
vedere le situazioni senza giudizi. Invece di chiamare un compito che ti trovi
davanti ‘difficile’ o ‘stressante’, potresti osservarlo così com’è
e dire: ‘Sono io che aggiungo lo stress’. Lo stress non è inerente al compito,
non per qualcuno che riesce a rilassarsi nel farlo. Se
riesci a comprenderlo, puoi anche chiamare il compito ‘entusiasmante’ e ‘nuovo’
o anche ‘divertente’, una sfida. Invece di cercare di fuggire da una situazione
che ti spaventa – la paura tende a farti evitare le cose – potresti vederla da
un’angolazione più ampia. Potresti scoprire che il
coraggio non è l’assenza di paura, ma è un’azione compiuta
coscientemente, nonostante la paura. Potrai avere momenti esilaranti, o persino
di pura gioia, in situazioni in cui prima eri solito
‘andare fuori di testa’.
Da una parte sembra
impossibile, e dall’altra sembra troppo semplice per essere
vero, ma è veramente semplice! Tutto ciò che serve è il coraggio, la
responsabilità, la capacità di affermare la tua verità anche da solo, senza
preoccuparti dell’approvazione degli altri.
Se iniziamo a diventare i
manager di noi stessi, le aziende diventeranno gruppi di persone mature che si
assumono la responsabilità della loro vita. In un’azienda del
genere, ci sarà meno bisogno di manager, perché le persone si occuperanno dei
loro compiti con una maggiore maturità. Il ruolo di manager
sarà ristretto al raccogliere e distribuire comunicazioni e informazioni, come
fa il cervello in una persona, creando situazioni in cui il cervello e il corpo
non siano sottoposti a stress o a lotte di potere. E i seminari di ‘management training’ insegneranno la meditazione, e con essa il
rispetto e la capacità di lasciare spazio ai diversi team di prendersi la
responsabilità del loro settore di lavoro.
Sahajanand
L’arte di prendere
decisioni
Perché è così difficile prendere delle decisioni,
non solo per dirigenti di alto livello, ma anche per
la gente comune, nella vita di tutti i giorni? Perché
prendere decisioni vuol dire assumersi un rischio, il rischio del fallimento,
il rischio di sbagliare, il rischio di prendersi delle responsabilità.
Sono pochi quelli che vogliono affrontare tutto questo, anche se prendere
decisioni è una delle qualità più importanti richieste a
un manager.
Commentando la saggezza dell’antico maestro cinese
Lieh–Tsu, Osho scava nelle profondità della mente umana e analizza le ragioni
per cui essa non è mai abbastanza integrata per
riuscire a prendere decisioni sulla nostra vita.
Il maestro
Lieh-Tzu dice:
La decisione
deve essere presa con un cuore calmo padrone di sé e senza cercare il successo.
Il successo
allora accadrà da solo.
Un’affermazione estremamente
significativa. Un’affermazione chiave: La
decisione deve essere presa con un cuore calmo, padrone di sé… La prima
cosa è: l’essere umano nasce veramente solo quando può
decidere. Con la decisione avviene la nascita della persona. Chi vive
nell’indecisione, non è ancora un vero essere umano. E
sono milioni coloro che vivono nell’indecisione. Non riescono a decidere nulla.
Si appoggiano agli altri; qualcun altro decide per loro. È
per questo che la gente rimane attaccata all’autorità.
L’autoritarismo può sopravvivere nel mondo per il
semplice motivo che milioni di persone non riescono a decidere da sole. Hanno
sempre bisogno di ordini. Quando viene
dato loro un ordine, lo eseguono. Ma questa è
schiavitù. È così che stanno impedendo la nascita dell’anima. La decisione
dovrebbe nascere all’interno dell’essere, perché con la capacità di prendere
decisioni nasce l’integrità. Prendi delle decisioni. Le decisioni ti renderanno
un individuo.
Che cos’è l’indecisione?
Vuol dire che dentro di
te c’è una folla. Dentro di te ci sono molte voci, che si contraddicono a
vicenda; e non riesci a decidere se andare da una parte o dall’altra. La gente
è indecisa persino sulle piccole cose. L’indecisione è diventata il loro stile
di vita. Compro questo o quello? Guarda la gente quando
va a far compere. Guarda la loro indecisione. Siediti in qualunque negozio e
guarda la gente, i clienti che vanno e vengono. Rimarrai sorpreso: la gente non
sa come decidere. E chi non sa decidere, rimarrà vago,
oscuro, confuso. Con la decisione arriva la chiarezza. E se
la decisione è di vasta portata, se la decisione ha a che fare con le
basi della tua vita, allora di sicuro si nasce…
Si dovrebbe essere capaci di prendere queste
decisioni importanti da soli. Si dovrebbe rischiare. Solo con il rischio, con
il coraggio, si nasce. E quando prendi una decisione,
ricordati, che una volta presa, devi seguirla. Altrimenti
non prenderla neanche, perché allora è più pericoloso, più pericoloso che
essere indecisi. Prendere una decisione e non seguirla, ti renderà
molto, molto impotente. Allora sarebbe stato meglio non
decidere affatto. Ci sono persone che decidono, e poi non seguono mai le
loro decisioni. A poco a poco perdono tutta la fiducia
in se stessi. A poco a poco arrivano a capire che non importa cosa decidano…
non lo faranno mai. Diventano divisi, si ingannano da
soli. Anche nel momento in cui stanno prendendo una
decisione, sanno che non la seguiranno, perché conoscono il loro passato, la
loro esperienza: tutte le volte in cui hanno preso una decisione e poi non
l’hanno seguita.
Allora anche decisioni molto piccole possono
essere estremamente distruttive. Una piccola
decisione: ‘Da oggi non fumerò più’… una decisione
molto banale, in cui non c’è implicato molto… Se fumi o no, non ha grande
importanza: l’esistenza va avanti. Tra vent’anni potrai avere la tubercolosi,
ma anche questa può essere curata. Oppure
potrai morire due o tre anni prima. E allora? Non hai
mai vissuto veramente…
Ma una piccola decisione, la
decisione molto banale di non fumare, ma se non la segui, può essere
pericoloso. Perderai fiducia in te stesso. Perderai fiducia nel tuo essere. Non
ti fiderai più. È meglio non prendere queste decisioni. Continua a fumare. E se decidi, allora sei impegnato. Allora qualsiasi cosa
accada, devi farlo, e se riesci a farlo, vedrai
sorgere dentro di te una chiarezza, vedrai svanire una nuvola, qualcosa si
stabilizzerà, si centrerà dentro di te. Una decisione è estremamente
significativa, importante.
La decisione deve essere attuata con un cuore calmo,
padrone di sé. Questo è ciò che vuol dire Lieh-Tsu. Se
decidi, fai che tutto il tuo cuore sia in questa decisione. E
poi assicurati che non te la stai rimangiando…
E la cosa più importante è:
se stai cercando il successo, sei già diviso. Allora il tuo cuore non è nel lavoro, il tuo cuore è nel risultato. Se sei diviso,
non avrai successo. Al successo arriva solo chi ha il
cuore non diviso, chi non si preoccupa delle conseguenze, dei risultati, chi si
sta godendo immensamente il viaggio, e non si interessa
della meta.
Se sei preoccupato del
successo, quello non verrà da te, perché la tua mente sarà da qualche parte,
nel futuro, e non starai lavorando nel presente. Il successo può arrivare solo
se il lavoro è fatto totalmente nel presente. Questo momento darà alla luce il
prossimo momento. Se questo
momento è stato vissuto totalmente, il prossimo momento avrà una totalità
ancora più profonda, una qualità più alta di totalità.
Ma la gente rimane divisa.
Lieh-Tsu dice: …e non cercare il successo… perché
persino quello diventerà una divisione dentro di te. Sii assolutamente qui e
ora, senza divisioni… e il successo arriverà da solo.
tratto da:
Osho,
The Secret of Secrets Vol.1
una delle capacità più
importanti
Le persone cercano di comunicare le une con le altre per
tutta la vita eppure falliscono nel trasmettere il loro messaggio. La distanza
rimane sempre molto vasta. Una delle ragioni per questo gap nella comunicazione
è che la qualità dell’ascolto delle persone è in genere molto
bassa. Interrompono chi parla prima che abbia finito. Non mettono da
parte la loro mente mentre ascoltano. Interpretano,
iniziano a dar consigli, a giudicare, a essere
d’accordo o a dissentire con chi parla. Non sono sensibili alle emozioni
dell’altro. Tutta questa confusione avviene perché la gente ascolta tramite la
mente, e il vero ascolto avviene tramite il cuore.
L’arte di ascoltare
Ascoltare è una
forma di meditazione, dice Osho:
“Senti solo ciò che vuoi
sentire, non ciò che viene detto. Continui per tutto
il tempo a interpretare in base ai tuoi pregiudizi. La
mente interferisce in continuazione: non permette che ciò che viene detto raggiunga il cuore. Ciò che ti raggiunge è
qualcos’altro – distorto e sfigurato – magari così distorto da diventare quasi
l’opposto di ciò che è stato detto.
Si deve imparare con molta
serietà l’arte di ascoltare. È un’arte difficile. E la
difficoltà più grande è che ognuno pensa di conoscerla già. Solo perché sei in
grado di sentire, pensi di poter ascoltare. Ma queste
sono due cose diverse, così diverse che finché non inizierai ad ascoltare, non
potrai mai comprendere la differenza. Nei dizionari vogliono dire la stessa
cosa, ma nella vita reale per sentire ti basta semplicemente avere un paio di orecchie. L’ascoltare invece accade
quando dietro a quelle orecchie non c’è una mente rumorosa, ma piuttosto
una vigilanza silenziosa e ricettiva. Se dietro le
orecchie c’è una mente che chiacchiera in continuazione, il fatto che tu stia
ascoltando è solo un’apparenza: ci saranno di sicuro dei fraintendimenti.
Anch’io sono rimasto molto
scioccato quando ho saputo che gli psicologi hanno
scoperto che la mente impedisce al novanta per cento delle informazioni di
raggiungerti. Lo permette solo al dieci per cento; il novanta per cento viene semplicemente rifiutato, in molti modi diversi. La
mente può dare un nuovo colore, un nuovo significato all’informazione, oppure
deliberatamente non la coglie, o la trasporta in un contesto
nuovo dove il significato cambia. La percentuale di distorsione è del novanta
per cento. Il dieci per cento viene fatto passare
senza distorsioni, perché è in accordo con la vecchia struttura della mente. E così la mente ascolta solo se stessa. Con quel dieci per
cento la mente è già d’accordo, e quindi lo lascia immediatamente passare senza
creare ostruzioni, senza creare discussioni, dubbi e
fraintendimenti. E il linguaggio è delicato: ogni
parola può significare molte cose. La mente ha la capacità di scegliere
qualsiasi significato voglia, qualsiasi significato le
sia più congeniale.
L’arte dell’ascoltare è
basata sul silenzio mentale, in modo che la mente non interferisca, ma permetta il passaggio di tutto ciò che ti arriva. Io non dico che devi essere d’accordo con tutto. Ascoltare non vuol
dire approvare, e nemmeno dissentire. L’arte dell’ascolto è solo puro ascolto, reale, non distorto. Quando hai ascoltato, allora
arriva un punto in cui devi essere d’accordo o
dissentire, ma la prima cosa è ascoltare. Se ascolti
qualcosa che è vera, non ha senso dissentire. Se non è
vera, naturalmente dovrai dissentire. Ma la tua approvazione o disaccordo non dovrebbero venire dalla mente e dai suoi pregiudizi, ma da
un cuore privo di pregiudizi.
Ascoltare è del cuore, e
sentire è della mente – molto superficiale.” (1)
I gap
della comunicazione
Osho afferma che la causa principale
della mancanza di comunicazione è il bagaglio sociale, politico, religioso e
ideologico che ogni persona si porta dietro. Chiama questo bagaglio ‘gli strati di condizionamenti’.
“I condizionamenti di ogni tipo ti fanno diventare non-comunicativo. Tu sei un
indù e io sono un musulmano: subito non c’è comunicazione. Se tu sei un essere
umano e io sono un essere umano, c’è comunicazione, ma se sei un comunista e io
un fascista, la comunicazione si interrompe.
I condizionamenti sono
nocivi per la comunicazione, ma la vita intera non è che
comunicazione – comunicazione con gli alberi, comunicazione con i fiumi,
comunicazione con sole e luna, comunicazione con persone e animali. È
comunicazione. La vita è comunicazione.
Il dialogo scompare quando sei gravato da un complesso di
condizionamenti. Come puoi avere un dialogo? Sei già troppo pieno delle tue
idee e pensi che siano assolutamente vere. Quando ascolti l’altro, stai solo
cercando di essere gentile, ma non ascolti veramente.
Sai già cos’è giusto… stai solo aspettando che lui finisca e poi gli salti
addosso. Certo, ci può essere un dibattito, una discussione, una controversia,
ma non ci può essere dialogo. I pregiudizi non possono dar
vita a un dialogo. I condizionamenti distruggono
l’amicizia, distruggono l’umanità.
Quindi se vuoi vedere e
sentire e ascoltare, dovrai lasciar perdere tutti
questi strati di condizionamenti. Non puoi essere un indù, non puoi essere un musulmano, non puoi essere un cristiano. Non
puoi permetterti sciocchezze di questo genere; devi essere abbastanza sensato da vivere senza pregiudizi:
rinchiuso nel tuo sistema, non sei disponibile, e l’altro non è disponibile per te. La gente vive
come delle case senza finestre. Sì, arrivi vicino, a volte ti scontri con
l’altro, ma non ci si incontra mai. Parlate, ma non
comunicate. Ognuno è imprigionato nei suoi condizionamenti,
ognuno trasporta con sé la propria prigione. Bisogna liberarsene.
Tutti questi sistemi
creano una specie di sciocco compiacimento in ciò in cui si crede, e bloccano
l’esplorazione, perché fanno nascere la paura: potresti incontrare qualcosa che
è contrario alla tua fede, alle tue idee, e allora che
farai? Disturba tutto il tuo sistema. È meglio non esplorare: resta confinato in un mondo opaco, smorto, ben delimitato;
non andare mai oltre. Questo ti dà una conoscenza spuria: è come se sapessi, ma
in realtà non sai nulla. Non sai nulla di dio, ma hai
una certa convinzione riguardo a dio. Non sai nulla della verità, ma hai una teoria
riguardo alla verità. Questo ‘come se’ è molto pericoloso. È uno stato della
mente simile all’ipnosi.
Hai una certa ideologia
politica, una certa ideologia religiosa e mille altre
cose accumulate in disordine nella tua mente. Esse sono diventate così tanto parte di te che non pensi nemmeno che siano
separate da te. Dici: ‘Sono un cattolico’, non dici:
‘La mia religione è il cattolicesimo’ no. Dici: ‘Sono un cattolico’. Ci sei
identificato: se il cattolicesimo è in pericolo, credi di essere in pericolo anche tu. O, se qualcuno
brucia il Corano, pensi di essere in pericolo perché sei musulmano.
Questi sistemi vanno
abbandonati. Allora nasce la comprensione; allora nasce la prontezza a esplorare, allora nasce l’innocenza – la vita non è più
una cosa conosciuta, diventa un’avventura – così non creerai mai una fede,
rimarrai in uno stato di non-sapere. Resta costantemente nello stato di
non-sapere. Se ti accade di sapere qualcosa, non fartene una fede: non lasciare
che ti inglobi, altrimenti prima o poi diventerà una
dura crosta, e tu non sarai più disponibile alla vita.
Devi
rimanere sempre aperto, innocente, allora la comunicazione diventa possibile, allora diventa
possibile il dialogo. Quando due persone che sono in
uno stato di non-sapere parlano, c’è un incontro: non c’è nulla che li
ostacoli.”(2)
brani
di osho tratti da:
(1) The invitation #17
(2)
Sufis, the people of the path vol. 2
una dote delle macchine?
L’efficienza è una qualità tenuta in gran conto
nel mondo del lavoro. I dirigenti chiedono e si aspettano dal loro staff un
buon rendimento; questo di solito presuppone un mucchio di pratica e di
ripetizioni – una capacità cioè che migliora fino a
diventare qualcosa di meccanico, automatico. Tuttavia questa efficienza
ad uso dell’azienda, anche se magari addolcita da compensi extra, è
demoralizzante e deprimente per l’individuo: gli sottrae spontaneità e gioia.
Inoltre, in un mondo del lavoro in costante e
rapida evoluzione, sta acquistando sempre più valore la capacità di affrontare,
a ogni livello, nuovi compiti, metodi e situazioni –
siano essi nuovi sistemi di produzione, ristrutturazioni aziendali o le nuove
tecnologie informatiche. E così questa efficienza di
tipo meccanico a poco a poco sta diventando una cosa del passato.
Ma l’efficienza – non più caratteristica di un automa, ma risorsa di un essere umano – può anche nascere
dalla consapevolezza.
Nel mondo del lavoro non ci si aspetta che tu sia
consapevole, ci si aspetta che tu sia efficiente. L’efficienza è una dote delle macchine – le macchine sono più efficienti
degli esseri umani. Dato che ti si richiede efficienza, diventi più meccanico,
e quando diventi più meccanico, la consapevolezza
svanisce.
Ma la consapevolezza è il
tuo essere reale. Con l’efficienza e la meccanicità potrai forse guadagnare di
più, avere magari più potere, più prestigio, più rispettabilità, ma perderai te stesso. E stai perdendo te
stesso per quattro soldi…
Rendi più acuta la tua consapevolezza, e considera
che nel mondo del lavoro non è più necessario che tu
diventi una specie di robot. Forse non avrai lo stesso rendimento di un robot…
e allora? Forse non avrai lo stesso successo di quelli che lavorano in maniera
meccanica… e allora? Lascia che abbiano il loro momento, e poi scompariranno come
bolle di sapone. Non essere invidioso di loro, resta
soddisfatto della tua consapevolezza.
Lo sforzo complessivo della società è di renderti
automatico, di fare di te un automa, di farti
diventare un meccanismo, perfettamente efficiente.
La società ha bisogno dell’efficienza, quindi ti
rende sempre più automatico: lo diventi in tutto ciò che fai. Alla società non
interessa la consapevolezza; la tua consapevolezza è
un problema per la società. Ti si chiede di essere più
efficiente, più produttivo. Le macchine sono più produttive di te. La società
non vuole che tu sia un essere umano, vuole che tu sia un meccanismo, quindi ti
rende più efficiente e meno consapevole. È così che la società ti raggira.
Diventi efficiente, ma perdi l’anima.
Il compito fondamentale delle tecniche di
meditazione è di deautomatizzarti, di renderti di
nuovo attento, di farti ridiventare un uomo, non più una macchina. All’inizio
diventerai meno efficiente, ma non preoccupartene: eri abituato ad agire sempre
in maniera automatica. E così all’inizio tutto
diventerà complicato: non riuscirai a fare niente in modo efficiente. Sarà
difficile, perché eri rimasto fermo a un’efficienza
inconscia, meccanica. Per essere efficiente consapevolmente, sarà necessario un
lungo sforzo, ma a poco a poco diventerai sia
consapevole che efficiente.
Se esiste nel futuro la
possibilità di una società veramente umana, la prima cosa, la cosa fondamentale
da fare sarà quella di non insegnare ai bambini a comportarsi in maniera
automatica. Anche se ci vuole un po’ più di tempo,
rendili attivi, efficienti, ma con consapevolezza; non farne delle macchine. Ci
vorrà più tempo, perché ci sono due cose da imparare: l’efficienza e la
consapevolezza. Una società veramente umana ti darà consapevolezza, anche se
con meno efficienza, ma l’efficienza piano piano
arriverà. Allora quando sei consapevole sarai in grado di essere
efficiente con consapevolezza…
La meditazione è deautomatizzazione. Così
inizierai a lavorare con una nuova consapevolezza: nel corpo resta l’efficienza,
e la consapevolezza rimane vigile. Non diventi una macchina,
rimani un uomo.
tratto da:
Osho, A bird
on the wing
Meditazione suggerita:
Ricordati di
te stesso
Quando sei sotto pressione, è
facile perdere il senso di te stesso: diventi così preso dal lavoro che la tua
‘ancora’ interiore, la consapevolezza del tuo essere, svanisce. Cominci così ad
agire in maniera puramente automatica, una macchina e non più un essere umano.
Per aiutarti
a ricordare te stesso, prova questa tecnica:
Quando
cammini: ricorda dentro di te: ‘Sto camminando; sono’.
Non perderti nel camminare. L’azione del camminare sta succedendo – i
movimenti, le sensazioni, gli odori intorno a te, il calore del sole o la
freschezza del vento, la consapevolezza di altri che camminano vicino a te – e
tu rimani consapevole del tuo centro interiore che sta osservando, come un
attento testimone.
Non c’è
bisogno che tu ripeta ‘Sto camminando’. Non è quello
il tipo di memoria di cui parlo: devi essere
consapevole in modo non verbale che ‘Sto camminando, sto mangiando, sto
parlando, sto ascoltando’. In tutto ciò che fai, l’Io all’interno non deve
essere dimenticato – deve rimanere importante. Non è in realtà un’affermazione dell’Io, è consapevolezza del
sé, la consapevolezza di esistere.
Osho
Il
Perfezionismo causa solo tensioni e stress,
ti brucia !
"SII
TOTALE IN TUTTO CIÒ CHE FAI. SII TOTALE. SE SEI
ARRABBIATO, SII COMPLETAMENTE ARRABBIATO. SE SEI
INNAMORATO, ALLORA SII COMPLETAMENTE INNAMORATO. SE
SEI TRISTE, ALLORA SII COMPLETAMENTE TRISTE. NON RIMANERE A METÀ IN NESSUNA
COSA. QUESTO È UN APPROCCIO COMPLETAMENTE DIVERSO ALLA VITA."
Gli operatori di borsa di New York che portano a casa più soldi sono anche quelli con il più alto tasso di
depressione, esaurimento e altri problemi medici, secondo i risultati di una
ricerca presentata al congresso della Società Americana di Psicologia.
“Ciò che gli studi mostrano è che queste persone
pagano caro il loro successo finanziario, con problemi di salute mentale e una
bassa qualità della vita”, ha affermato Alden M. Cass, ricercatore presso il
Centro di Studi Psicologici dell’Università della
Florida. Ecco cosa costa guadagnare in media 300 milioni all’anno!
C’è una maniera di dare il
massimo di se stessi nell’attività che si svolge senza finire totalmente
bruciati?
Come
si può essere
rilassati e allo stesso tempo completamente svegli?
Questo è l’antico paradosso della meditazione. Quando
siamo svegli e vigili, siamo tesi, e quando ci rilassiamo perdiamo la nostra
vigilanza. L’incapacità di essere rilassati e attenti allo stesso tempo ci ha condotto a vivere vite del tutto schizoidi: pensiamo di
potere realizzare qualcosa solo quando siamo tesi, che rilassarsi è solo
pigrizia, che ‘dobbiamo’ arrivare all’esaurimento se vogliamo vivere
intensamente.
Ma perché non dovrebbe
essere possibile vivere intensamente ed essere rilassati? La prossima volta in
cui ti trovi in una situazione di stress e ansia, prova a fare così: prima di tutto fermati e ritorna a te stesso – magari fai un
respiro profondo. Poi osserva la situazione in cui ti trovi come se in essa ci vedessi qualcun altro, non te stesso: guardala con
occhi neutrali, curiosi persino. Senti che la situazione di per sé è neutrale:
non è lei a creare lo stress. Sei tu che giudichi questa situazione in base a una tensione interna che nasce dalla tua paura,
dal tuo perfezionismo (che in essenza è la paura di non riuscire a controllare
ciò che sta succedendo), dalla tua anticipazione della ricompensa se fai bene o
della punizione se sbagli. Senza tutta questa confusione interiore, potresti
pure divertirti! Se non ti preoccupi dei risultati,
riuscirai ad affrontare la situazione in modo migliore, perché avrai a
disposizione tutta la tua energia. Sembra strano, ma è proprio il nostro
perfezionismo che ci impedisce di essere reali,
totali: ci fa funzionare a metà, in maniera limitata, fra la paura della
punizione e il desiderio di ricompensa… stressati e alla fine esausti. Quando
cominci a intuire che sei tu a portare lo stress nella
situazione, puoi trasformare il tuo perfezionismo in totalità e
contemporaneamente la pigrizia in rilassamento…
È categorico capire bene
la differenza fra queste due parole: una è perfezione e l’altra è totalità. La
mia enfasi non è mai sulla perfezione ma sulla totalità. Ti hanno insegnato per
secoli a essere perfetto, ma non puoi essere perfetto
– nessuno può essere perfetto. Essere perfetto vuol dire essere finito, morto.
Se qualcosa è perfetto allora non è più possibile
un’evoluzione. Perfezione vuol dire che si è arrivati
a un punto fermo, a un vicolo cieco. La strada è finita: ora sei bloccato, non
c’è più nessun posto dove andare. Non puoi tornare indietro, perché come fa una
persona perfetta a tornare indietro? Diventerà di nuovo
imperfetta. Non puoi andare avanti, perché sei già diventato perfetto:
non c’è nulla più avanti. L’esistenza stessa è imperfetta e continuerà a esserlo. Io non insegno la perfezione. La perfezione crea
solo nevrosi nelle persone. I perfezionisti sono dei nevrotici: cercando di essere perfetti si spronano fino alla follia – stanno
cercando di raggiungere l’impossibile.
Io
insegno la totalità: insegno la completezza, non la
perfezione. Sii totale in tutto ciò che fai. Sii totale. Se
sei arrabbiato, sii completamente arrabbiato. Se sei
innamorato, allora sii completamente innamorato. Se
sei triste, allora sii completamente triste. Non rimanere a metà in nessuna
cosa. Questo è un approccio completamente diverso alla vita.
Il perfezionista dice:
“Non devi essere mai arrabbiato, non devi essere mai
triste”. La persona che crede nella totalità dirà: “Qualunque sia la
situazione, sii totale. Non rimanere a metà strada, non
trattenerti. Vivi la situazione in maniera totale”.
Allora
la vita diventa veramente un’avventura straordinaria. Allora anche la tristezza è bella,
perché è totale. Se puoi piangere totalmente, allora anche
piangere e lamentarsi ha una sua bellezza. Ti rinfrescherà, ti
ringiovanirà, ti renderà più leggero. Se riesci a
essere triste totalmente, verrai a conoscere nella tristezza una cosa molto
bella, che nessuna gioia ti potrà dare; perché la tristezza ha profondità e la
gioia è superficiale. A una persona che non ha
conosciuto la tristezza totale, manca una grande esperienza di vita.
E anche la rabbia, se è
totale, ha la sua bellezza. Ti sembrerà di star seduto su un vulcano, di
prendere fuoco – intensità, passione, fuoco. E il
miracolo è che la persona che riesce a essere
totalmente arrabbiata riesce anche a essere totalmente compassionevole: la
rabbia gli insegnerà la compassione.
Sono completamente
contrario a un approccio come quello del
perfezionismo: ha distrutto l’umanità. Ha condotto tutta l’umanità a una specie di follia. Tutta questa idea
deve essere completamente abbandonata. Dobbiamo imparare un nuovo linguaggio,
il linguaggio della completezza.
Anche se
fai le pulizie, fallo con totalità. Perditi completamente in quello che fai, e ti
darà tanto quanto ottiene un musicista quando si perde
completamente nella sua musica o un danzatore quando si perde completamente
nella danza. È lo stesso quando pulisci il pavimento o
fai da mangiare o ti fai un bagno o vai a passeggio… qualsiasi cosa.
Lascia che sia questo il
fondamento della tua vita: qualsiasi cosa fai nel
momento, sii totale. Nessuna parte di te dovrebbe rimanere indietro. Non avere
riserve. E ne uscirai arricchito, ne avrai benefici
immensi.
tratto
da:
Osho, The
Dhammapada vol 8 # 11
Ma anche lo stress…
LO STRESS NON È SEMPRE qualcosa
di sbagliato, può anche essere usato in maniere incredibili. Non è
qualcosa di necessariamente negativo, ma se noi lo consideriamo tale, non va
bene, allora creiamo noi dei problemi.
Lo stress in se stesso può essere usato come punto
di partenza, può diventare una forza creativa. Ma di
solito ci hanno insegnato, per secoli, che lo stress è una brutta cosa, e
quindi quando ti trovi in una qualsiasi situazione stressante, ti spaventi. La
tua paura così rende la situazione ancora più stressante: non è d'aiuto.
Per esempio, c'è una qualche situazione in borsa
che ti sta creando dello stress. Nel momento in cui senti che c'è tensione,
stress, ti spaventi, pensi che non dovrebbe esse-re così, pensi:
"Devo rilassarmi". Ma cercare di rilassar-ti
non ti aiuterà, perché non ci riesci. Lo stress c'è, e tu cerchi di rilassarti
e non puoi: stai rendendo il problema ancora più complicato.
Quando c'è stress, usalo come
energia creativa! Per prima cosa, accettalo; non è necessario combatterlo. Accetta-lo, va benissimo. Ti sta solo dicendo
che c'è qualcosa che non va nel mercato azionario, potresti perderci molti soldi,
fallire... Lo stress è solo un'indicazione che il corpo si sta preparando a
combattere. Puoi provare a rilassarti. Puoi anche prendere dei tranquillanti:
ma così vai contro il corpo. Il corpo si sta preparando ad affrontare una certa
situazione, una sfida che ti trovi davanti: goditi quella sfida!
Persino se a volte non riesci a dormire di notte,
non occorre che ti preoccupi. Fai qualche esercizio fisico, usa quell'energia
che sta emergendo: cammina su e giù, vai a fare una corsa, o una lunga
passeggiata, progetta ciò che devi fare, ciò che la mente vuole fare. Invece di cercare di dormire –
impossibile – usa la situazione in modo creativo. Ti sta solo dicendo che il corpo è pronto ad affrontare il problema. Non
è il momento di rilassarti: potrai rilassarti in
seguito.
In effetti, se hai vissuto il tuo stress con
totalità, il rilassamento accadrà automaticamente: puoi solo arrivare fino a un certo punto di tensione, poi il corpo si rilassa
automaticamente. Se vuoi rilassarti a metà percorso,
si creano dei problemi: il corpo non può rilassarsi a questo punto. E come un
centometrista olimpionico che si sta preparando, pronto, in
attesa del segnale della partenza, quando scatterà, veloce come il vento. E in tensione: non è questo il momento di rilassarsi. Se prende un tranquillante, non combinerà nulla nella gara.
Oppure se si vuole rilassare subito, magari con qualche apposita
tecnica, perderà sicura-mente. Deve usare questo stress: è energia che si
raccoglie, che sta raggiungendo il punto di ebollizione.
Il corridore sta diventando sempre più forte, pieno d'energia: ora deve
trattenere questo stress e usarlo come energia, come carburante.
Prova anche tu: se sei in una situazione
stressante, non andare fuori di testa, non
spaventarti. En-tra nello stress, usalo per lottare. E
un'energia straordinaria, e più la usi, più ne avrai a
disposizione...
Quando accade e sei in una situazione
del genere, combatti, fai tutto ciò che devi fare, entraci come un forsennato.
Lascia che acca-da, accettalo e dagli il benvenuto. E una buona cosa, ti prepara per la lotta. E quando lo avrai
usato fino in fondo, rimarrai sorpreso di come arriverà un grande
rilassamento, un rilassamento che non sarai stato tu a creare. Magari prima non
puoi dormire per due o tre giorni e poi non riuscirai a svegliarti per quarantott'ore... ma va benissimo!
TRATTO
DA:
Osho,
Don't bile my finger, look where I'm pointing
Cercala fra
computer e contanti
Non
solo cashflow e bilanci: da più di tre anni Amala lavora part-time
per una grossa banca tedesca. Ha un buon posto: insegna ‘benessere’ e
meditazione.
La banca in questione si è conquistata una buona immagine per l’apertura verso l’impegno sociale e le
innovazioni, e anche questo è determinante per il suo successo.
Questo successo ha
aumentato la quantità di lavoro ma il numero dei
collaboratori rimane costante e come conseguenza sono stati necessari
ristrutturazioni e modernizzazioni che si sono prolungate per parecchio tempo.
La situazione – c’era persino il disagio provocato dal rumore
dei lavori in corso nei vari uffici – ha aumentato di molto la pressione
nervosa e il peso psicologico del lavoro. Risultato: un
aumento delle assenze per malattia e una maggior frequenza di piccoli incidenti
sul lavoro. Non si poteva ovviamente agire sulle cause a monte degli ampliamenti e delle ristrutturazioni,
e così si studiarono varie possibilità per mettere i lavoratori in grado di
affrontare meglio questa situazione di stress.
Ben presto la direzione
prese una risoluzione complessiva: bisognava affrontare
il benessere dei collaboratori in modo decisivo. Si voleva facilitare l’accettazione reale di tutti questi cambiamenti
sul posto di lavoro e si voleva dimostrare
ai lavoratori un vero interesse per il loro benessere. Il direttore di questo
progetto si rivolse con tutta
questa problematica ad Amala.
Durante una visita
preliminare all’azienda, Amala scoprì che non solo la ristrutturazione dei
locali ma anche i cambiamenti nell’organizzazione interna – compresi
nuovi metodi e nuove mansioni – venivano percepiti come molto gravosi: il tutto
era vissuto dai collaboratori come un fattore di stress, con conseguenti
difficoltà di rilassamento nel tempo libero.
Amala
elaborò
un piano strutturato per un programma “starting off”: un inizio di percorso per
il corpo, lo spirito e l’anima. La sua idea si basava sulla necessità di
orientare i partecipanti verso una maggiore comprensione delle loro forze e
delle loro debolezze. Dovevano essere aiutati a
ritrovare la responsabilità per la propria salute, il proprio
benessere, individuando e cercando i fattori rinforzanti ed evitando quelli
debilitanti.
Al primo seminario si
presentarono più di cento partecipanti. Due terzi erano donne. All’inizio Amala fece riempire
un questionario riguardo a vari aspetti della vita quotidiana. Come per
esempio, “com’è la sua capacità di
rilassamento?“ solo uno su quattro dichiarò di sapersi rilassare bene o
molto bene, due terzi ci riuscivano solo di tanto in tanto. Un 7% ne era assolutamente incapace. Niente di strano che si
sentissero spiritualmente e psichicamente esausti.
Tre volte alla settimana ci si ritrovava
per una meditazione attiva. Ogni training aveva la durata di otto settimane.
Alla fine risultarono cambiamenti nella
vita di tutti i partecipanti: il 48% si sentiva più rilassato, il 66% si
sentiva più equilibrato. Due terzi asserirono di essere più
tolleranti e aperti verso gli altri.
Un’altra
domanda era, “Questo ‘programma
di benessere’ ha causato cambiamenti nel vostro lavoro e nella vostra
creatività?”. Più del 77% si è accorto di cambiamenti positivi
sul lavoro e il 38% lo sentiva in generale come più leggero. E tutto ciò anche
se le condizioni esterne non erano affatto mutate.
Doveva trattarsi
dell’atteggiamento interiore dei partecipanti. E questo viene
verificato dal fatto che il 90% riscontrò in generale un cambiamento positivo
nei propri atteggiamenti mentali e modi d’agire. Due terzi si trovarono anche
ad affrontare meglio i problemi privati. Avevano scoperto una nuova forza al
loro interno, nuove motivazioni. La metà dei
collaboratori riscontrò una crescita nella qualità della loro vita e
manifestarono l’intenzione di prendersi più
responsabilità della propria salute.
Il nuovo approccio di
Amala portò vantaggi a tutti: il datore di lavoro vide
diminuire le assenze per malattia – e un aumento della produttività – mentre
per i collaboratori risultò un maggiore benessere durante le ore di lavoro – e
inoltre potevano staccare e rilassarsi meglio una volta che la giornata
lavorativa era terminata.
Nel frattempo, nella banca
in questione, i seminari dello “starting off” sono diventati un punto fermo. Al
momento vengono offerte, per chiunque è interessato
all’interno dell’azienda, cinque meditazioni attive alla settimana e come
ulteriore sostegno, due volte alla settimana, una meditazione guidata per il
rilassamento profondo. La meditazione è entrata a far parte del quotidiano. Più
di 600 collaboratori hanno partecipato negli ultimi tre anni a questi seminari.
Sempre di più all’interno
dell’azienda si parla di “starting off”, anche nei canali di comunicazione
ufficiale, e attraverso l’e-mail Amala può essere contattata in brevissimo
tempo da chiunque abbia domande o necessiti
chiarimenti. I lavoratori si sentono meglio, hanno imparato nuove possibilità
di relazionare con se stessi e gli altri e il vertice
dell’azienda è contento di avere collaboratori più soddisfatti.
Anche altre società si
stanno interessando a questa iniziativa. Il sogno di
Amala è di integrare un programma di meditazione nella vita di tutte le
aziende, così come lo sport aziendale è già un fatto accettato presto vedremo
anche gente che balla, salta, ride e piange per trovare il silenzio
rivitalizzante della meditazione.
tratto
dall’Osho Times ed. tedesca
non organizzazione
È il tuo corpo a ‘gestire’ se stesso? Sei tu a
‘gestire’ il tuo corpo? Immagina un’organizzazione che funziona in modo
naturale senza nessuno che la ‘gestisca’ o che
controlli le sue funzioni più vitali, proprio come la natura che non ha
assegnato a nessuno il compito di controllare o gestire il tuo respiro o il
battito del tuo cuore. Impensabile? Forse. E tuttavia, nella visione di Osho, questo è proprio il modo in cui le persone un
giorno lavoreranno insieme.
“La parola organizzazione ha un significato
completamente diverso e ha più a che fare con l’origine della parola che deriva
da organo.
La tua mano è un organo, gli occhi sono organi, le
gambe sono organi; tutto il corpo è fatto di milioni di organi.
Milioni di cellule sono presenti nello spazio limitato del cranio, ognuna di esse è un organismo vivente. Chi controlla il corpo? Il
corpo è organizzato, ma chi lo controlla? Nessuno.
Non c’è nessuno la cui parola è legge. E funziona
alla perfezione, persino quando dormi continua a
funzionare.
Persino quando sei in coma, incosciente per molti
mesi, il corpo continua a funzionare. Ogni cellula continua a funzionare, ogni nervo continua a funzionare, continua a fare il suo
lavoro. È un miracolo che, senza una burocrazia, senza irreggimentazione, senza
un sistema di controllo, il corpo continua a funzionare benissimo. Anzi, se interferisci il funzionamento diventa meno perfetto.
Il corpo nella sua interezza ti dà il vero significato di organismo.”
Osho
All’Osho Meditation Resort di Pune è in corso un
esperimento basato su questa visione: un organismo al posto di
un’organizzazione. Uno degli ingredienti chiave qui è la meritocrazia. Quelli
più bravi a preparare il cibo, cucinano. Chi ha una buona comprensione di workshop, gruppi e meditazioni, ne prepara il programma. Chi è esperto e capace in contabilità e amministrazione, si prende
cura di queste cose. È un modello che inizia a
essere usato anche nelle aziende più giovani e agili, soprattutto nella “New
Economy”. Qui non c’è posto per complicate gerarchie piramidali, e il caos viene evitato grazie a un’intensa comunicazione fra tutti i
collaboratori e al rispetto per i meriti e le capacità di ognuno.
Un altro ingrediente di
base per l’esperimento in corso alla comune è la responsabilità. Si tratta di
persone mature a cui piace veramente prendersi cura dell’area di cui sono
responsabili. Questo vuol dire essere aperti alla flessibilità e al
cambiamento, ed essere sempre pronti a fare spazio al contributo di nuove
persone; quest’ultimo è un altro ingrediente fondamentale. Il cambiamento qui è
un fenomeno costante. E la chiave più importante? La
meditazione.
Essa ci porta al di là del conflitto costante per ottenere potere, denaro
e prestigio. Ci porta oltre la competizione e il paragone. Ci porta verso la
possibilità di lavorare come un’unità organica. La meditazione è il filo che
corre attraverso tutte le nostre attività. Essa trasforma la comune in un campo
d’energia coerente e armonioso. La meta generale è quella di permettere agli
individui di essere se stessi. E lo sforzo individuale
è quello di essere più consapevoli, e cercare di
lasciar cadere la personalità tramite la meditazione.
Qui non sono presenti i
punti chiave del management. Nessuno viene pagato. Lo ‘staff’ va e
viene: dato che si tratta di un lavoro volontario, il ricambio del personale è
enorme. Nessuno viene assunto qui nella comune: il
lavoro è fatto da chiunque partecipi al programma di ‘lavoro come meditazione’.
In un modo inesplicabile, nonostante il continuo cambiamento e la differenza
tra i gradi di disponibilità delle persone, l’organismo continua a funzionare.
Per chi sceglie di lavorare, tutto ciò che fa diventa la sua meditazione.
Non ci sono obbiettivi
predeterminati: questo non è un business. Chiunque voglia
partecipare è benvenuto. Non c’è marketing. Più del novanta per cento
dei visitatori arrivano attraverso un passa parola o
perché hanno letto i libri di Osho o attraverso i discorsi video e audio. Il management non esercita potere o controllo, ma dà solo
rispetto e responsabilità.
Sembra proprio che il
posto si gestisca da solo, addirittura ‘malgrado’ se stesso, come diciamo a
volte in quello che è uno scherzo solo a metà.
E alle 7, ogni sera, tutto
il ‘teatro’ delle attività giornaliere viene
dimenticato, e ci incontriamo, a un livello più profondo, seduti insieme
in meditazione. Là, le ultime idee di
più in alto o più in basso, o qualunque altro paragone si voglia fare, vengono lasciate indietro sulla strada verso l’interiorità –
dove ognuno è alla ricerca del suo essere più vero e profondo. L’incontro di
meditazione serale di due ore è il momento culminante della giornata, un
approccio rivoluzionario che dà ad ogni partecipante la possibilità di
sperimentare “il silenzio senza sforzo”, ovvero la
base e il cuore della meditazione.
“L’organizzazione è una
cosa esterna. L’organizzazione non ha un centro, ha
solo la periferia. Una macchina è organizzata. Metti parti diverse in un certo
ordine, ma la macchina non ha un’anima, un centro. Funziona, lavora, ma
all’interno non c’è nessuno. Una macchina è un’organizzazione di parti messe
insieme in un certo ordine per una certa funzione.
Tutte le organizzazioni
finora hanno fatto così: hanno trasformato gli esseri umani in parti
meccaniche, in ingranaggi. Hanno distrutto l’individualità, perché l’individualità creava dei problemi. Hanno
distrutto l’intelligenza, hanno distrutto ogni genere di disubbidienza,
per farti diventare una parte perfetta della macchina. E hanno rispettato
quelli che diventavano parti perfette della macchina, che si muovevano
in accordo con il meccanismo, che non avevano una loro volontà o individualità
Un organismo è simile al
tuo corpo. Funziona come un tutto, ma ogni organo del corpo ha una sua
individualità, e non c’è nessuno che lo governa. Non è una parte che puoi
rimpiazzare…
L’organismo funziona in
un’unità, senza che nessuno forzi questa unità. E c’è un nucleo intimo – l’anima – che fornisce energia al
tutto.
Sono contrario
all’organizzazione. Ha una gerarchia, va dal più basso
al più alto in una linea verticale. L’organismo è un circolo, non una linea
verticale: nessuna gerarchia, solo un circolo. Nessuno è più in alto di qualcun
altro. E il circolo ha un centro, e quel centro è la sorgente di energia per il tutto, per tutti gli organi che formano il
circolo.
Ogni cosa vivente è un
organismo. Un’organizzazione è una cosa morta.”
tratto
da:
Osho, The
Last Testament Vol 2
Il lavoro come meditazione
all’Osho Meditation Resort di
Pune
La maggior parte di noi
vive un’esistenza divisa tra ciò che chiamiamo ‘lavoro’ e ciò che chiamiamo
‘rilassamento’ o ‘tempo libero’. Quante volte ti hanno suggerito di “rilassarti
di più”? “Lasciami stare”, dici tu, “ho troppo da fare”.
Beh, qui ci sono delle buone notizie. La
consapevolezza e il rilassamento sono due facce della stessa medaglia, e
cercare di rilassarsi direttamente è la cosa più difficile. Imparare a essere consapevoli è la strada più semplice per
rilassarsi. Inoltre non solo la consapevolezza ti è di aiuto
in ogni situazione, ma ti permette di funzionare nell’ambiente più affollato in
modo rilassato e privo di tensione.
Di solito lavoriamo tutto il giorno per poterci
‘rilassare’ alla sera o nel weekend, lavoriamo tutto
l’anno per la nostra vacanza annuale, e lavoriamo tutta la vita, per qualche
ricompensa futura, in questa vita o nella prossima! Questo meccanismo di
sacrificare sempre questo momento per il prossimo, distrugge la bellezza di
questo momento, e quando il prossimo momento arriva, sacrificheremo
anche quello per un altro nel futuro. Dato che passiamo circa un terzo della
nostra vita lavorando, di solito per una ricompensa futura, perdiamo sempre il
momento presente. E la consapevolezza è sempre
consapevolezza di questo momento.
Quando qualcuno riesce a portare questa
consapevolezza di godere di ogni momento per se stesso
anche nella sua vita ordinaria, allora la sua vita ‘reale’ viene immediatamente
allungata di un terzo.
La chiave del ‘lavoro
come meditazione’ è l’opportunità di imparare la capacità di essere ‘presente’,
di lavorare con consapevolezza circondati da altri che stanno anche loro
imparando questo. Ancora più importante è che ciò accade in modo non serio. Non
si tratta tanto di cosa fai, ma di come lo fai. Il
punto non è se lavori sul software di un computer o se pulisci le finestre. Ciò
che conta è il tuo atteggiamento; è quello che fa la differenza tra ‘un dovere’
o un’opportunità di imparare a essere consapevole di
te stesso e dell’ambiente che ti circonda. Poiché
siamo tutti unici, lavorando così scopriremo aspetti diversi della nostra mente
e di come abbiamo imparato a considerare il lavoro. Per esempio che “questo
lavoro non è alla mia altezza”, o che “io lavoro solo per avere qualcosa in
cambio”, o che “lo faccio solo perché me l’hanno ordinato”, e così via. Il
semplice processo di osservare i tuoi modi abituali di fare le cose è
sufficiente perché inizino a trasformarsi. Un’altra chiave è imparare a prendersi la responsabilità delle proprie scelte, e scoprire
che con la responsabilità arriva la libertà; non solo la libertà dall’essere
uno schiavo di qualcun altro, ma anche la libertà per esprimere la tua
creatività.
In una comunità come quella di Pune, così vibrante
di vita, con visitatori di oltre 100 paesi diversi del mondo, di tutte le età e
condizioni, il lavoro necessario a prendersi cura del campus è
molto vario. Dal lavorare con ColdFusion al creare audio-file per Internet, dal
giardinaggio al cucinare
– dall’hi-tech al low-tech, c’è di tutto.
Garimo
Includere tutto
Un’utile
tecnica di meditazione
1. Comincia
da te stesso: Rimani in silenzio per alcuni minuti con gli occhi chiusi e
osserva cosa sta succedendo dentro. Puoi osservare il tuo respiro, i pensieri,
le emozioni. Qualunque cosa trovi, includila nella tua consapevolezza e
accettala.
2. Dopo un
po’ di tempo, apri gli occhi, resta con questa consapevolezza, e inizia a osservare la situazione esterna. Di nuovo includi,
accetta: dì di sì al tuo corpo, alla sua posizione, al posto dove sei, ai
suoni, agli odori e alle sensazioni che ti circondano.
3. Adesso
includi la tua attività di lavoro nella tua
consapevolezza: i movimenti corporei e gli oggetti di fronte a te. Per esempio,
se scrivi, includi la penna, la carta (o lo schermo e la tastiera del computer)
la posizione del corpo, la sedia su cui sei seduto, e il tavolo. È come se
tracciassi un cerchio di consapevolezza intorno a te. Lentamente lascia che si
espanda.
4. Quando sei ben stabilito nella meditazione, puoi includere
le altre persone che lavorano vicino a te. Se lavori
in un gruppo, espandi lentamente la consapevolezza finché tutto il gruppo
diventa un’unica consapevolezza. Se fate questa
meditazione insieme in un gruppo di persone, potrete sentire le personalità
individuali che si sciolgono e diventano un unico organismo.
Mappe interiori
4 – Prima
parte dei dieci Tori Zen di Kakuan
Questa serie di dipinti rappresenta la storia
completa della ricerca spirituale. Nel primo, un uomo guarda di qua e di là… il
suo toro si è perso. Tutt’intorno vedi la foresta,
alberi centenari, e l’uomo che si guarda intorno perplesso, e non riesce a
vedere il toro.
Nel secondo dipinto,
l’uomo appare un po’ più contento perché ha visto le orme del toro. È la stessa
immagine, la stessa foresta. Ha scoperto soltanto una
cosa in questa immagine, e cioè le orme del toro,
quindi sa dov’è andato.
Nel terzo dipinto cammina
e vede la schiena del toro – il toro è fermo accanto a
un albero, e l’uomo è dietro di lui – quindi lo guarda… e, nell’immagine, si
vede solo la schiena.
Nel quarto sta catturando
il toro e lotta con lui.
Nel quinto lo ha preso e
lo conduce dietro di sé legato.
Nel sesto sta cavalcando
il toro. È difficile, perché il toro cerca di gettarlo a terra.
Nel settimo è tornato a casa tranquillo, il toro è stato sconfitto.
Nell’ottavo non c’è più
nulla: né il toro, né la persona, né la corda.
Nel nono si ritorna alla
fonte, all’origine di tutte le cose.
Nel decimo, il toro non
c’entra più nulla. L’uomo è tornato in città, fra la gente, con una bottiglia
di vino.
Kakuan
dipinse dieci quadri dell’intera ricerca dell’uomo; e l’uomo
stesso è una ricerca. Sono rappresentazioni straordinariamente belle, tuttavia
non ne era soddisfatto. La verità è tale che qualunque
cosa tu faccia ne resterai scontento: la verità non può essere espressa. Allora
si mise a scrivere dieci brevi poesie per integrare i quadri. Qualunque cosa
mancava nei quadri cercò di inserirla nelle poesie. Di nuovo si sentì
insoddisfatto. Allora scrisse dieci commenti in prosa. Anche
allora, sono certo, si sarà sentito insoddisfatto, ma a quel punto non c’era
più niente da fare. La verità è vasta, le possibilità di esprimerla limitate.
La vita è esistenziale.
Solo una risposta esistenziale vi potrà soddisfare e non una risposta fornita
da qualcun altro; non una risposta fabbricata e manipolata dalla mente; non una
risposta mutuata dalle scritture, bensì una risposta che scaturisca dal vostro
essere, che in esso sbocci e fiorisca svelando
completamente il vostro destino, rendendovi pienamente
consapevoli. Si tratterà di comprensione: non di una risposta, ma di una
rivelazione, non di una risposta, ma di un’esperienza di tipo esistenziale.
Il significato, dunque,
non è il vero oggetto della ricerca. Il vero scopo della ricerca è trovare la
vita stessa, la vita
nuda e cruda.
1. Ricerca del Toro
Nei pascoli
di questo mondo, mi apro senza posa un varco tra l’erba alta in cerca del toro.
Seguendo il corso di fiumi senza nome, perso lassù tra gli
intricati
sentieri di monti lontani.
Le forze mi
vengono meno e la mia vitalità è esausta, non riesco
a trovare il toro.
Odo soltanto le locuste lanciare il loro verso stridulo
attraverso la foresta, nella notte.
Commento: Il toro non
è mai stato smarrito. Che bisogno c’è di cercarlo?
Soltanto la separazione dalla mia vera natura mi impedisce
di trovarlo. Nella confusione dei sensi ne ho perso le tracce. Lontano da casa vedo molte strade che si incrociano, ma non so quale
sia la via giusta. Bramosia e paura, bene e male generano in me confusione.
Il toro è un simbolo di energia,
di vitalità, di dinamismo. Il toro indica la vita stessa nel suo senso più
pieno. Il toro indica la vostra forza interiore, la
vostra potenzialità.
Voi siete qui ma non
sapete che cos’è la vita. Avete energia, ma non sapete da dove provenga né a che fine sia diretta. Voi siete quell’energia ma non siete consapevoli di cosa sia quell’energia.
Vivete inconsapevolmente.
Se non conoscete voi stessi,
qualunque cosa sarà futile. La cosa fondamentale è conoscere se stessi. Capita però che continuiamo a perdere di vista la
cosa fondamentale, e continuiamo a preoccuparci delle banalità.
La ricerca è difficile perché la verità è ignota.
La ricerca è difficile, poiché la verità non solo è
sconosciuta: è inconoscibile. La ricerca è difficile, poiché chi vi è impegnato
deve mettere in gioco l’intera sua vita.
Se continuate, se non date
ascolto alla mente e al suo gioco di stanchezza e di sfinitezza, e a questo e a
quello… La mente vuole trascinarvi indietro: verso il gregge, verso la folla.
La mente vuole che voi apparteniate a una setta, a una chiesa, cosicché non abbiate bisogno di
decidere ogni passo per vostro conto. Ogni cosa è già decisa, ogni cosa è già bell’e pronta. Dovete solo crederci.
Il toro non è mai stato smarrito: perché il toro
siete voi. Il toro è la vostra energia, la vostra vita.
Ricercarlo non vi aiuterà
a raggiungere la meta perché la meta non è mai stata
smarrita. La ricerca vi aiuterà a deporre la bramosia, la paura, la
possessività, la gelosia, l’odio, la collera. La ricerca vi aiuterà solo ad
eliminare gli ostacoli, e una volta che non ce ne saranno più, diverrete
improvvisamente consapevoli: sono sempre stato qui! Non sono mai andato in
nessun posto. Il mondo è un sogno. Non che non ci sia: il
mondo è un sogno perché il mondo che voi pensate esista non è altro che il
vostro sogno, perché voi siete addormentati, inconsapevoli, presi a fare delle
cose. Il toro è già lì. Chi cerca è l’oggetto della ricerca. Ci sono
delle cose non necessarie che vi si ammassano intorno – la ricerca avviene in
negativo: toglietele di torno e scoprirete voi stessi in tutta la vostra
gloria.
2. Scoperta delle orme
Lungo la
sponda del fiume, sotto gli alberi, scopro le orme!
Anche sotto l’erba fragrante scorgo le sue impronte.
Si trovano
nelle profondità di remote montagne.
Queste tracce sono perfettamente visibili come il
tuo naso rivolto all’insù.
Commento: Comprendendo gli insegnamenti scopro le orme del toro. Allora apprendo
che, come da un solo metallo si possono ricavare molti utensili, così vi sono
miriadi di entità ricavate dalla fabbrica del sé. Se non faccio distinzioni, come potrò discernere il vero dal
falso? Per quanto io non abbia ancora varcato la
soglia, tuttavia ho scorto il sentiero.
Comprendendo gli insegnamenti… milioni di buddha sono passati su
questa terra. Tutti hanno impartito il medesimo insegnamento. Non possono fare
altrimenti. La verità è una sola, i modi di descriverla molti. La verità è una
sola: tutti si sono espressi ugualmente a questo proposito. Ora, se farete uno
sforzo per comprendere riuscirete a discernere le orme
del toro. Solo che invece di comprendere, voi vi sforzate di assecondare la
corrente e qui sta il vostro errore.
Seguire la corrente non è comprendere. Comprendere
è qualcosa di molto, molto profondo.
Segui la corrente perché hai paura di decidere. Andar
dietro all’onda significa: ‘Ora mi limiterò a seguire
ciecamente. Ora non ho più il problema di decidere: dovunque voi andiate, vi
seguirò’. Comprendere significa, invece: ‘Qualunque
cosa voi diciate, vi ascolterò, mediterò. E se la mia
comprensione si farà più alta ed entrerà in sintonia con la vostra, allora io
seguirò la mia comprensione’. I maestri sono utili per indicare il cammino. Ma non aggrappatevi a loro. Seguire è un aggrapparsi: nasce
dalla paura, non dalla comprensione. Diventando dei seguaci, perderete la via.
Una volta che sarete diventati seguaci, una cosa è
certa: smetterete di indagare.
La ricerca è individuale. Ci si deve muovere da
soli, ma in ciò sta il bello.
E la mente cessa soltanto quando
procedete per la vostra strada mentre essa vi dice di fermarvi. Se non date
ascolto alla mente e dite: ’Sto indagando, sto
cercando, se tu sei stanca puoi lasciar perdere’. Se non
ascoltate e restate distaccati e incuranti con gli occhi concentrati sullo
scopo, sul toro, arriverete a scoprire le orme. Sono state sempre lì, ma
voi eravate troppo assediati da mille pensieri, eravate
troppo offuscati dalla mente.
Vi ho già detto che l’erba alta rappresenta i desideri. E ora, anche nascoste nell’erba, persino sotto i vostri
desideri, troverete le stesse orme del toro. Persino sotto i desideri troverete
nascosto il divino. Persino sotto cose cosiddette terrene, scoprirete che stavate cercando qualcosa che stava al di là: uno che è in
cerca del denaro, vuol essere ricco ma non sa che essere ricco è totalmente
differente dall’avere denaro. Essere ricco significa avere tutte le esperienze
che la vita può offrire. Essere ricco significa essere un arcobaleno, non
essere né bianco né nero, ma tutti i colori insieme.
Essere ricco significa essere maturo, attento, vivo.
3. Scoperta del toro
Odo il canto
dell’usignolo.
Il sole è
caldo, il vento dolce, i salici
verdeggiano lungo la riva.
Qui nessun
toro può nascondersi!
Quale
artista riesce a delineare
quella testa massiccia, quelle
magnifiche corna?
Commento: Quando
si sente una voce, è possibile percepire la fonte. Non appena i sei sensi si
fondono insieme, la soglia è superata. In qualsiasi luogo uno entri, vedrà la
testa del toro! Questa unione è come quella del sale nell’acqua, come quella
del colore in una tintura. Ogni più minuscolo frammento non si è mai separato
dal sé.
Quando diventate sensibili, sensibili a tutto
quanto accade intorno a voi – quando siete sensibili a
tutto ciò che accade a voi e intorno a voi…
La concentrazione rappresenta uno spegnimento
della consapevolezza. Una mente concentrata diventa molto, molto insensibile
nei confronti di qualunque altra cosa. Ecco la meditazione:
divenire consapevoli di tutto quanto sta accadendo, senza compiere alcuna
scelta, solo una consapevolezza indifferenziata.
Come può il toro nascondersi in una tale
sensibilità? Il toro può nascondersi unicamente se siete concentrati verso
un’unica direzione. Attraverso la concentrazione potete
nascondervi, perché diventate vigili rispetto a una sola cosa, a spese di
migliaia di altre. Nella meditazione siete consapevoli senza
riserve – senza mettere nulla da parte – siete semplicemente
disponibili. Se l’usignolo canta, voi siete
disponibili. Se sentite il sole su di voi… se il vento passa e voi lo avvertite, siete disponibili. La concentrazione mira a uno scopo, mentre la meditazione non ne racchiude nessuno.
In questa consapevolezza priva di scelte la mente scompare, perché la mente può esistere unicamente se la consapevolezza è
angusta. Se la consapevolezza è diffusa, aperta, la
mente non può esistere.
E improvvisamente il toro è
in vista. In uno stato di grande sensibilità diventate
improvvisamente consapevoli della vostra energia, dell’energia pura, del puro
godimento.
Non appena i sei sensi si fondono insieme la
soglia è superata…
Questa è l’essenza della sensitività: tutti i
nostri sensi fusi in un’unica sensitività. Non esiste più
separazione, non scegliete uno dei vostri sensi in particolare.
Qui lo Zen si rivela davvero superbo. Nessun’altra
scuola ha percorso in altrettanta profondità il giusto sentiero. I sensi devono
restare vitali e non solo: i nostri sensi devono essere scanditi da un ritmo e
da una profonda armonia interiore, devono diventare un’orchestra. Solo a questo
punto è possibile conoscere la verità, solo allora riuscirete
a catturare il toro. A quel punto, quando i vostri sensi saranno completamente
vitali e compenetrati uno nell’altro, e voi sarete
divenuti una sorgente di energia… in qualsiasi luogo uno entri, vedrà la testa
del toro.
tratto da:
Osho, La Ricerca. Conversazioni sui Dieci Tori Zen La Salamandra Edizioni
Amato Osho,
ho troppe domande su di te perché vedo in te una parte di me
stesso, e in quella parte vedo tutti quanti. Per favore dammi una spintarella
se sono sulla strada sbagliata.
Sei proprio nel posto sbagliato.
Vedi in me una parte di te. Ciò ti creerà molti
problemi, perché dentro di me non esiste alcuna parte di te. E
questo è solo l’inizio di un lungo viaggio: finisce poi che vedi in quella
parte tutti quanti… e tutti i loro problemi.
Allora la piccola parte che avevi
visto in me diventa molto grande – in quella parte ora vedi tutti gli
altri – e alla fine ti dimentichi completamente di me. Sarò completamente
ricoperto con le parti di altre persone, uno strato spesso, non certo sottile,
perché sono le parti di tutti…
Prova la cosa opposta: vedi me come un angolino dentro di te. Concedimelo, vedi me in quell’angolo,
e vedi anche Chuang Tzu, vedi Gautama il Buddha, vedi
Socrate. Osserva tutti i fiori che l’umanità ha creato, e diventerai una
persona completamente diversa. Solo con il fatto di vedermi, e introducendo
insieme a me tutti coloro che sono connessi in qualche
modo con me, verrai circondato dal sale della terra, da tutto ciò che è
glorioso. E potrai scomparire in questo spazio: non
riuscirai più a trovare te stesso, non saprai dove sei finito.
Incontrerai Socrate, incontrerai Pitagora,
incontrerai Eraclito, incontrerai esseri strani ma bellissimi – Bodhidharma,
Diogene, Dionisio – ma non troverai più te stesso.
Anzi, tu non esisti più. L’incontro con tutte queste persone dentro di te ti
trasformerà in un paradiso.
Quindi prova con il contrario: piuttosto che
vedere te in me – se puoi farlo, di sicuro riuscirai a fare anche questo, è la
medesima cosa – vedi me in te.
E non ti sto chiedendo
tutto il tuo essere, perché voglio lasciar spazio per altri ospiti ancora.
Dammi solo un angolino, solo un punto di contatto,
attraverso il quale i buddha possono entrare dentro di te.
Ma noi siamo così abituati a
essere infelici che faremmo di tutto per continuare a esserlo. Abbiamo
dimenticato il linguaggio dell’estasi, quindi anche fare un piccolo tentativo
ci sembra estremamente difficile. Ma
ciò che ti chiedo è di fare ciò che fai già, solo rigirandolo un po’. Sarà
molto più facile, e la ricompensa sarà grandissima. Ti perderai, e non verrai più ritrovato. Quello è il momento più estatico,
quando non puoi più trovarti, e rimane solo l’assoluto silenzio.
tratto
da: Osho, Beyond Psycology n.27