SOMMARIO

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 SENTIMENTI

Per incontrarsi veramente

Ogni storia d'amore ha un grande potenziale di armonia, gioia ed estasi. Come realizzarlo?

 

12 LE EMOZIONI

Che cos'è l'invidia

Chissà perché l'erba del vicino è sempre più verde...

 

14 PRIMO PIANO

Meditazione nella vita quotidiana

Quando puoi essere veramente consapevole di te stesso e osservarti se non mentre vivi la tua vita di tutti i giorni? E così alla Osho Meditation Resort di Pune la vita "ordinaria" può diventare un'esperienza straordinaria, basta aggiungere consapevolezza a ogni attività.

 

17 PRIMO PIANO

Consapevolezza & rilassamento

Due facce della stessa medaglia. Fare tutto con consapevolezza è un modo per rilassarsi veramente. Quando torna la consapevolezza Comincia dalle piccole cose.

 

21 MEDITAZIONE

Correre è una meditazione

Sembra solo uno sport, ma se fatto con consapevolezza...

 

24 ESPERIENZE

Meditazioni per la vita di ogni giorno

La meditazione, se introdotta nella vita quotidiana, non soddisfa solo un bisogno spirituale, ma stimola anche intelligenza e benessere psicofisico.

 

26 ESPERIENZE

Creatività... è l'arte di vivere

Spiega Siddhena: "Vuoi usare le mani per creare? Allora puoi andare a fare il pane! Qual è la differenza tra scolpire e fare il pane? Solo così capisci a poco a poco che è la tua vita stessa a essere la tua arte. L'arte non è un'attività separata."

 

29 PROGRAMMA

Il Festival di Varazze 2001

Programma completo in anteprima.

 

33 UN LIBRO DA VIVERE

La voce del mistero

Una novità densa di contenuti.

 

34 PRIMO PIANO

Il manager di te stesso:
•Comunicare: una delle capacità più importanti.
•Efficienza, una dote delle macchine?
•Il perfezionismo causa solo tensioni e stress, ti brucia.

 

42 ESPERIENZE
•Consapevolezza?  Cercala fra computer e contanti
•Un organismo, non un'organizzazione

 

47 LA MAPPA

I dieci Tori Zen - prima parte

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di febbraio

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 IL RICERCATORE

Fammi posto dentro di te

Dammi solo un angolino...

 

  OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

LE NOTIZIE

 

 

Tarocchi sul momento

 

Fra le attività e gli eventi che caratterizzano le serate di Pune, il martedì sera, quando la libreria rimane aperta dopo la meditazione White Robe, è possibile ricevere una mini seduta di lettura di Tarocchi con Raso (italiana). ‘È incredibile avere di fronte persone di così diverse culture e provenienze’ ci racconta ‘e riuscire comunque a trovare il denominatore comune di una comunicazione dal cuore. Chi si siede al mio tavolo arriva da una trentina di paesi diversi, eppure in questo piccolissimo spazio di quindici minuti avviene sempre un click, una minuscola scintillla di comprensione: si apre una porta verso uno spazio forse mai osato prima… In un ambiente di festa – musica e voci tutt’intorno – nel bel mezzo di una libreria… eppure si riesce a creare in pochi attimi un’atmosfera di intimità e apertura, grazie a semplici tecniche di consapevolezza centrate sul cuore. Le persone che vengono in libreria non sono come quelle che si prenotano, magari una settimana prima, per le mie sessioni alla Multiversity: sono magari appena uscite dal cappuccino bar o dal party e hanno domande molto immediate, fresche, nate proprio dalla situazione del momento. La sessione offre loro l’opportunità di guardarsi dentro, nel potente specchio offerto dalle carte’. Raso usa fino a quattro diversi mazzi di carte: Così posso dare tagli di lettura differenti a seconda della persona che ho di fronte, arrivare alle radici della domanda, scoprire cosa c`è a monte: aspettative, credenze, automatismi, carichi emozionali – non necessariamente personali o di questa vita. È meraviglioso assistere alla delicata alchimia a cui porta la comprensione, in un’atmosfera di rilassamento e giocosità che è un po’ la chiave d’oro per creare distanza dall’intricato dipanarsi della nostra vita. Per noi italiani spesso è riuscire a distanziarsi dal dramma emozionale, per gli orientali può essere dare un taglio alle tradizioni, per le culture del Nord Europa creare distacco da sensi di colpa… La qualità di queste sedute a Pune è particolarmente profonda: dal momento che qui tutti più o meno lavorano su di sé – facendo meditazioni, gruppi, o partecipando al lavoro nella Resort – lo strato di difese cade più facilmente che in altre situazioni. Ho sempre una bella scorta di fazzolettini’ conclude la nostra amica sorridendo ‘per asciugare le lacrime dei cuori che scelgono questa via per aprirsi… e poi si torna a ballare al party, più leggeri.’

 

 

Qualcosa di Nuovo

 

Fra i nuovi servizi offerti qui all’Osho Meditation Resort di Pune, quello più di spicco è sicuramente il nuovo cybercafè: utilissimo per chi vuole, o ha bisogno, di mantenere i contatti col paese di origine attraverso l’e-mail, o anche solo andandosi a leggere l’edizione in rete del suo quotidiano preferito. Oltre che a navigare si possono  fare ricerche on-line su tutti i discorsi di Osho, o magari anche solo rileggersi quello che si è appena finito di ascoltare, visto che il cybercafè è aperto anche di sera dopo cena. La locazione è centrale, proprio vicino alla Plaza, e sono disponibili al pubblico 10 nuovi PC, che con 350 MHz e 64 MB offrono una discreta velocità, è possibile inoltre collegarsi anche con il proprio portatile. Per chi ha gusti meno sedentari una novità diversa: c’è un nuovo dojo dove si possono praticare arti marziali e tecniche di consapevolezza corporea quali Tai Chi e Chi Kung – ci sono sia lezioni regolari tutte le mattine, che workshop di qualche giorno. Il dojo è situato su un terrazzo all’aperto nella zona delle Piramidi, circondato da alberi e con una vista meravigliosa sull’Osho Teerth, il parco che fiancheggia la Comune. Il tiro con l’arco zen, invece, continua a essere esercitato in un’altra zona, più protetta.

Ma la novità più grossa è che dall’entrata principale della Comune si vede già la cima dell’Osho Mandir, la nuova grande piramide che ospiterà al piano superiore la hall per le meditazioni e l’incontro serale della White Robe, mentre al piano terra ci sarà il nuovo ristorante Zorba. Quattro travi d’acciaio di 25 mt, per un peso di 20 tonnellate, sono state messe in opera con l’aiuto di gigantesche gru. L’intero edificio sarà completato per la fine dell’anno. La ‘magia’ della forma piramidale sembra già all’opera: molti partecipanti alle visite guidate al nuovo complesso in costruzione dichiarano di non vedere l’ora di poter meditare nella nuova struttura.

 

 

Non solo discoteche

 

Sulla costa adriatica, nel famoso divertimentificio estivo che ha il suo centro in Rimini… ci si diverte tutto l’anno, a meditare! Ce ne parla Somraj, un insegnante di 35 anni che  organizza una serie di incontri di meditazione e celebrazione che sono diventati un regolare appuntamento per un gran numero di persone: “Nel Novembre del ‘99, nell’ambito dei corsi culturali gestiti dal Comune di Bellaria-Igea Marina, insegnavo italiano per stranieri, e mi è venuta l’idea di utilizzare parte del mio monteore per proporre un breve corso di rilassamento e meditazione, aperto a tutti. Il successo è stato tale che ho dovuto subito organizzarne altri due nei mesi seguenti e siccome gran parte dei partecipanti volevano in qualche  modo continuare, la situazione si è evoluta in incontri permanenti, il lunedì sera, alla Ternana – lo spazio giovani del comune. Qui, oltre alle meditazioni di Osho, presentiamo anche, a serate alterne – con ‘terapisti’ ospiti – cose di grande interesse quali Aurasoma, Reiki, Prana Healing, Heart Dance, e siccome fra i nostri amici ci sono un mucchio di musicisti abbiamo anche spesso musica dal vivo di buon livello. Ad ogni serata ci sono almeno 30 persone – l’11 dicembre eravamo in più di 60 –  e diamo attenzione a chi viene per la prima volta, in modo che non si senta isolato e riesca a ritrovarsi in questo spazio di celebrazione e silenzio: a questo scopo funziona sempre l’esercizio degli abbracci, in modo che chiunque possa connettersi con gli altri su un piano facile, da semplice essere umano. Ufficialmente le serate sono di due ore (fino alle 11,30), ma poi si va sempre avanti, talvolta anche fino all’una: qualcuno porta spesso da mangiare, o anche da bere – un vero e proprio incontro fra amici, e mi sorprende sempre vedere come, senza che si debba organizzare nulla, la sala viene poi messa in ordine spontaneamente, e anche quando io non posso partecipare – come nel periodo che passo a Pune d’inverno – c’è sempre qualcuno che si prende volentieri cura di organizzare tutta la faccenda. La cosa poi non finisce lì: in zona – a Rimini e a Maiolo –  ci sono due centri di Osho e così durante queste serate ci si scambiano le ultime informazioni su tutte le varie attività – weekend di meditazione, workshop, eccetera – di queste due situazioni. Molti dei partecipanti a questi incontri hanno iniziato a fare meditazione regolarmente, e alcuni sono voluti venire a visitare l’Osho Meditation Resort. A Marzo abbiamo già in programma di organizzare incontri anche il sabato pomeriggio.

Per informazioni: tel 0338-3774360

premsomraj@hotmail.com

 

 

La Vita di Meera

 

Quando è libera dai suoi numerosi impegni, a Hema Malini – una delle più famose attrici indiane di tutti i tempi, una Catherine Deneuve locale per l’immagine di grazia e classe che ha sempre proiettato – piace molto visitare l’Osho Meditation Resort di Pune. E così per la Celebrazione di quest’inverno ha voluto farci un regalo: una rappresentazione coreografica della vita di Meera, la famosa mistica indiana devota di Krishna. Con un cast di 22 persone, compresa la sua giovane figlia, lo spettacolo è stato davvero entusiasmante: musica, costumi di mille colori e un meraviglioso finale nel quale Meera si libera finalmente dall’attaccamento verso la ‘forma’ di Krishna (la statua che si porta sempre appresso) per trovare dentro di sé il vero Krishna e unirsi a lui per sempre.

 

 

Teatro Italiano in India

 

Nell’ambito dell’edizione 2000 del Prithvi Festival – la più importante rassegna in India di teatro contemporaneo internazionale – grande successo per Dayal, che ha presentato per alcune serate, sia a Pune che a Bombay, la sua pantomima “The Dark side of the Light” della quale avevamo già parlato un anno fa in occasione della rappresentazione qui alla Osho Meditation Resort. Dayal, che tiene spesso spettacoli e corsi di recitazione a Pune, ha ricevuto grandi elogi dalla stampa locale: i critici hanno scritto di non essersi mai divertiti tanto, paragonando il suo stile a quello di Chaplin e di Dario Fo, del quale è stato allievo ed assistente. L’interesse destato è davvero grande: Elena, la sua agente e produttrice, ha già ricevuto offerte per serate anche a Calcutta.

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Per incontrarsi veramente

 

La relazione tra uomo e donna: un eterno punto interrogativo sul modo di far vivere l'amo-re, l'armonia, la gioia, l'estasi del gioco a due, elementi che pur essendo reali — a tutti evidenti soprattutto nelle prime fasi dell'innamoramento — finiscono spesso per diventare solo una potenzialità o un lontano ricordo di paradisi perduti.

 

 

Osho, provo sempre più, dentro di me, un’armonia, una calma, una facilità, un’abbondanza… e ci sono dei momenti in cui mi sento grande e ricca come l’universo e così vicino a te. Mi tuffo dentro e scompaio, e mi rendo conto che non era che un’altra apertura, una porta su un’altra dimensione di questo viaggio senza fine. Quando sono con un uomo questi momenti belli e preziosi sono rari: sembra che la maggior parte del tempo venga sprecata a trovare se stessi e a ritrovarsi l’un l’altro. Perché mi è così difficile essere in questa armonia con un uomo e portarlo con me in questo territorio sconosciuto?

 

Ci sono alcune cose fondamentali da capire.

Primo, un uomo e una donna sono, da un parte, uno la metà dell’altro e d’altra parte sono invece delle polarità opposte. L’essere agli opposti li attrae l’uno verso l’altro. Più sono lontani, più profonda sarà l’attrazione; più diversi sono, maggiore sarà l’attrazione, la bellezza, il fascino. Ma proprio qui sta tutto il problema.

Quando cominciano ad avvicinarsi, vogliono avvicinarsi ancora di più, vogliono fondersi l’uno nell’altro, vogliono diventare uno – un tutt’uno armonioso – ma tutta l’attrazione dipende dall’essere agli opposti, mentre invece l’armonia dipenderà dal dissolvere questa opposizione.

A meno che un rapporto di amore non sia molto consapevole, non farà altro che creare grande ansietà, grandi problemi. Tutti gli amanti sono in difficoltà.

La difficoltà non è personale: è nella natura stessa delle cose. Non si sarebbero sentiti attratti l’uno all’altro... lo chiamano innamorarsi. Non possono fornire nessuna ragione per questa tremenda attrazione verso l’altro. Non sono nemmeno consapevoli delle cause sottostanti; e così accade una strana cosa: gli amanti più felici sono quelli che non si incontrano mai veramente. Quando si incontrano, la stessa opposizione che ha creato attrazione, crea conflitto. Le loro attitudini sono differenti, i loro approcci sono differenti su ogni piccolo punto. Malgrado parlino la stessa lingua, non possono capirsi.

Il modo in cui l’uomo guarda al mondo, è diverso da quello della donna. Per esempio, un uomo è interessato a cose molto lontane, al futuro dell’umanità, alle stelle lontane, se ci sono degli esseri viventi su altri pianeti o no.

Una donna ride di tutte queste sciocchezze. Il suo interesse è molto terreno e molto umano. Non si preoccupa della reincarnazione; né si preoccupa della vita dopo la morte. Si preoccupa di cose molto più pratiche. Si interessa del presente, qui e ora. L’uomo non è mai qui e ora. È sempre da qualche altra parte.

Se entrambi i partner sono consapevoli che è un incontro di opposti, che non c’è bisogno di trasformarlo in un conflitto, allora è una buona occasione per capire un punto di vista totalmente opposto, assorbirlo. Così la vita insieme di un uomo e di una donna può diventare bellissima, un’armonia. Altrimenti sarà sempre una continua lotta. Certo, ci sono anche delle pause: non si può continuare a combattere ventiquattro ore su ventiquattro; c’è bisogno di un po’ di riposo, un riposo per prepararsi per la prossima battaglia.

Ma è davvero molto strano che per migliaia di anni l’uomo e la donna hanno vissuto insieme, eppure sono ancora degli estranei. Continuano a mettere al mondo dei figli, eppure rimangono ancora degli estranei. L’atteggiamento femminile e l’atteggiamento maschile sono così opposti l’uno all’altro che, a meno che non si faccia uno sforzo consapevole, a meno che non diventi la tua meditazione, non c’è alcuna possibilità di avere una vita pacifica. Rendere l’amore e la meditazione connessi l’uno con l’altro è uno dei miei impegni maggiori: così che di per sé ogni storia d’amore diventi un’unione nella meditazione –  e la meditazione ti renda così consapevole da non cadi più inconsciamente nelle trappole dell’amore, bensì cresci. Puoi trovare un amico nel tuo partner, consapevolmente, deliberatamente.

Il tuo amore si approfondirà man mano che la tua meditazione si approfondisce, e viceversa: mentre la tua meditazione fiorisce, anche il tuo amore fiorisce... Ma a un livello del tutto diverso.

E una volta che il tuo amore è contemporaneamente amore e meditazione, diventate compagni di viaggio. Allora non è più un rapporto ordinario tra moglie e marito. Allora diventa  un’amicizia lungo il cammino verso la scoperta dei misteri della vita.

Il cammino non è così lungo. La meta non è tanto lontana. Ma anche se devi andare dai vicini di casa, hai bisogno di tutte e due le gambe. Quanto lontano puoi andare saltando su una gamba sola?

Sto proponendo una visione totalmente nuova: l’uomo e la donna insieme, in profonda amicizia, in un rapporto meditativo e pieno d’amore, come un’unità organica, possono raggiungere la meta in qualunque momento vogliono. Perché la meta non è fuori di te: è il centro del ciclone, è la parte più interna del tuo essere. Ma puoi trovarla solo quando sei intero e non puoi essere intero senza l’altro.

L’uomo e la donna sono due parti di un tutto.

Quindi, invece che sprecare tempo litigando, cercate di capirvi l’un l’altro. Cerca di metterti nei panni dell’altro; cerca di vedere come un uomo, cerca di vedere come una donna.

Ma bisogna ricordare una cosa: senza meditazione l’amore è destinato a fallire, non c’è nessuna possibilità che abbia successo. Puoi fare finta e ingannare gli altri, ma non puoi ingannare te stesso. Nel tuo intimo sai che tutte le promesse che l’amore ti ha fatto non si sono realizzate.

Soltanto con la meditazione l’amore comincia a vestirsi di nuovi colori, di una nuova musica, di nuove canzoni, di nuove danze, perché la meditazione ti dà la capacità di capire il polo opposto, e in quella comprensione il conflitto scompare. Tutti i conflitti del mondo esistono a causa dell’incomprensione.

Dici qualcosa, tua moglie capisce un’altra cosa. Tua moglie dice qualcosa e tu capisci qualcos’altro. Ho visto delle coppie che hanno vissuto assieme per trenta o quarant’anni; malgrado ciò, sembrano ancora immature come il primo giorno che erano assieme. Ancora le stesse lamentele: “Non mi capisce. Quarant’anni insieme e non sei stato capace di trovare un modo per farti capire con precisione da tua moglie – e per capirla.

Ma senza la meditazione non penso ci sia alcuna possibilità che questo accada, perché la meditazione ti dà la qualità del silenzio, della consapevolezza, la capacità di ascoltare pazientemente, la capacità di metterti nei panni dell’altro.

Con me è possibile: non mi preoccupo delle banalità della tua vita. Puoi amarmi con totalità perché con me il tuo rapporto passa attraverso la meditazione. Con un altro uomo o un’altra donna, se vuoi vivere in armonia dovrai portare la stessa atmosfera e lo stesso clima che hai qui.

Non è impossibile, ma non hai ancora trovato la medicina giusta. La parola medicina viene dalla stessa radice di meditazione. La medicina cura il tuo corpo, la meditazione cura la tua anima. La medicina guarisce la tua parte materiale, la meditazione guarisce la tua parte spirituale. Se ami un uomo, la meditazione sarà il dono più bello che tu possa fargli. Se ami una donna, allora il Kohinoor non è niente… la meditazione sarà un dono molto più prezioso e renderà la tua vita piena di gioia.

Potenzialmente siamo capaci di gioia pura, ma in pratica non sappiamo proprio come fare. Da soli siamo, al massimo, tristi. Insieme, diventa un vero e proprio inferno. Anche un uomo come Jean-Paul Sartre, un uomo di grande intelligenza, ha dovuto dire che l’altro è l’inferno, che è meglio essere da soli – con un altro non puoi farcela. In senso ordinario ha ragione.

Con la meditazione l’altro diventa il tuo paradiso. Ma Jean-Paul Sartre non sapeva assolutamente cosa fosse la meditazione. Questa è la povertà dell’uomo occidentale. L’uomo occidentale non riesce a far fiorire la sua vita perché non sa nulla della meditazione e l’uomo orientale è incompleto perché non sa nulla dell’amore.

Per me proprio come uomo e donna sono due metà di un tutto, così lo sono meditazione e amore. La meditazione è l’uomo, e l’amore la donna. Nell’incontro della meditazione con l’amore si realizza l’incontro dell’uomo e della donna. E in quell’incontro creiamo un essere umano trascendentale – che non è né uomo né donna.

A meno di non creare questo essere trascendentale, sulla terra non c’è molta speranza. Ma sento che la mia gente è capace di fare anche quello che sembra impossibile.

tratto da:

Osho, Beyond Enlightenment #16

 

 

 

Quando fai l’amore…

 

La meditazione è la chiave che può aprire anche le porte dell’amore. Per lo più si medita da soli, ma ci sono delle situazioni in cui la meditazione va assolutamente fatta in due. Parliamo della fusione dei corpi, delle menti, dei cuori, chiamata sesso.

 

 

Ci sono tre cose da ricordare. Una è: prima di fare l’amore, medita. Non fare mai l’amore senza meditare, altrimenti l’amore rimarrà solo sesso. Prima di incontrare la donna, dovresti elevare la tua consapevolezza perché allora l’incontro accadrà a un livello più alto. Siedi per almeno quaranta minuti guardando il muro, tenendo le luci molto basse, in modo che ci sia un senso di mistero.

Stai seduto in silenzio e non muovere il corpo, resta come una statua. Quando fai l’amore il corpo si muoverà, per cui ora lo tieni immobile, finché accumula in profondità l’energia per muoversi. Allora il desiderio diventa così vibrante che tutto il corpo, ogni sua fibra è pronta a mettersi in movimento. Solo allora l’orgasmo tantrico è possibile. Rendi la respirazione, senza forzarla, più lenta possibile, perché quando fai l’amore la respirazione diventerà veloce e profonda.

Meditate insieme e quando vi sentite entrambi meditativi, quello è il momento dell’amore. Allora non ci sarà tensione, e l’energia fluirà. Se non vi sentite meditativi, dimenticatevi completamente dell’amore.

La gente fa proprio l’opposto: partono da un livello molto basso di consapevolezza, e l’amore così non può essere molto soddisfacente. Sarà frustrante, sentirai tensione.

La seconda cosa è: quando fai l’amore, prima di incominciare, entra in uno spazio di devozione verso il partner e lascia che lui faccia lo stesso nei tuoi confronti. Quindi, dopo la meditazione, la devozione: mettetevi uno di fronte all’altro completamente nudi e rendetevi omaggio, perché il Tantra non può essere tra uomo e donna – può essere solo tra un dio e una dea. È un gesto, ma è molto significativo. L’uomo si trasforma in Shiva e la donna in Shakti. Adesso la tua umanità è irrilevante e così la tua forma e il tuo nome: sei solo energia pura. La devozione mette a fuoco questa energia. E non fingere. La devozione deve essere autentica. Non può essere solo un rituale, altrimenti non funziona. Il Tantra non è un rituale. Contiene molto rituale, ma non è un rituale. Fa’ che sia un gesto di grande significato. Guardala realmente. Lei non è più tua moglie, la tua ragazza, non è più una donna, un corpo, ma è solo una configurazione di energia. Lascia prima che diventi divina, e poi fa’ l’amore con lei! Allora l’amore avrà una qualità diversa. Diventerà divino. Questo è il metodo del Tantra.

E solo ora inizia a fare l’amore. Ma lascia che il fare l’amore diventi qualcosa che succede, più che un fare. L’espressione ‘fare l’amore’ è molto brutta. Come puoi fare l’amore? Non è una cosa da fare, non è un’azione. È uno stato. Puoi trovarti in questo stato, ma non puoi ‘farlo’. Puoi entrarci, ma non puoi ‘farlo’… persino l’amore è diventato una specie di fare. No. Quando fai l’amore, fatti possedere da esso. Muoviti lentamente, tocca il corpo dell’altro, gioca con il corpo dell’altro. Il corpo è come uno strumento musicale. Non aver fretta. Lascia che le cose maturino. Lentamente, le vostre due energie saliranno insieme, allo stesso momento, come se qualcosa vi possedesse. Accadrà istantaneamente e contemporaneamente a entrambi. Solo allora sarà possibile il Tantra.

Entra adesso nell’amore… Senti l’energia che ti pervade e lascia che quell’energia si muova come vuole. A volte inizierai a gridare, grida. A volte vorrai dire delle cose, dille. A volte verranno solo dei mugolii, o dei gesti – permettili. Quando degli dei fanno l’amore, è una cosa selvaggia. Non ci sono regole, regolamenti. Ci si muove secondo l’impulso del momento. Niente è tabù… niente è represso. Qualunque cosa accada in quel momento è bella e santa – qualsiasi cosa, dico, senza condizioni. Con la mente, distruggerai completamente una simile situazione. Se senti improvvisamente che vuoi succhiarle il dito e pensi ‘Che sciocchezza!’ allora hai introdotto la mente… Nessuno può sapere cosa succederà. Ti abbandoni al vortice divino. Ti porterà con sé, e ti porterà dovunque decida di portarti. Tu sei disponibile, pronto a muoverti con esso. Non lo dirigi… sei semplicemente diventato un veicolo. Lascia che le energie si incontrino a modo loro. Non farai l’amore solo con gli organi genitali: farai l’amore con tutto il corpo; il sesso si è diffuso dappertutto. Non sei più un uomo, sei solo energia. Anche lei non è più una donna, è solo energia.

Se prima meditate e dopo mostrate devozione l’uno verso l’altro, tutto andrà nel modo giusto. Arriverete a un picco di orgasmo mai conosciuto prima. A volte ci arriverai: un orgasmo fortissimo in cui tutto il corpo pulsa e freme. A poco a poco raggiungi il climax, poi torni giù. A volte non ci sarà eiaculazione, ma ci sarà l’orgasmo. Ci sono due tipi di orgasmo: l’orgasmo di picco e l’orgasmo di valle. Nell’orgasmo di picco avrai un’eiaculazione e anche lei avrà un’eiaculazione di energie sottili. Nell’orgasmo di valle non avrai alcuna eiaculazione. Sarà un orgasmo passivo… molto silenzioso, molto sottile. La pulsazione ci sarà ma sarà quasi impercettibile. Nell’orgasmo di picco ti sentirai molto, molto estatico. Nell’orgasmo di valle sentirai una grande pace. Sono necessari entrambi, entrambi sono aspetti del Tantra. Ogni picco ha la sua valle, e ogni valle ha il suo picco.

Non preoccuparti troppo di avere un’eiaculazione. La mente tende a essere troppo preoccupata del fatto che questo accada o meno, pensa che c’è qualcosa che non va se non succede. Si tratta solo di essere totali e lasciare le cose nelle mani dell’esistenza: sono affari suoi. A te basta solo essere felice, celebrare e deliziarti.

E quando avete raggiunto un orgasmo profondo, non uscire subito fuori da lei. Dopo l’orgasmo, rimani dentro e riposati per alcuni istanti. Quel riposo è molto, molto profondo. Dopo un orgasmo, un riposo è come una valle. Hai raggiunto i picchi e ora sei tornato nella valle: è fresca, all’ombra, puoi riposarti.

Molto accade dopo l’orgasmo… il fondersi, lo sciogliersi. I corpi sono stanchi, esausti, sfiniti. La mente è scioccata. È stato quasi come una scossa elettrica.

Quando poi uscite dal vostro stato d’amore, pregate insieme – terminate con una preghiera. La differenza è che quando mediti, ognuno lo fa separatamente, perché la meditazione non può essere fatta insieme. La meditazione è qualcosa di solitario. Non è una relazione. Quindi magari state meditando vicini – insieme – eppure tu mediti da solo: tu sei da solo e lei è da sola.

Poi mostrate la vostra devozione l’uno all’altro. Anche questo è differente: l’altro diventa l’oggetto di devozione. Poi fai l’amore e sei completamente perso. Tu non sei più te stesso e lei non è più se stessa. Nessuno sa chi è. Tutto si perde in un vortice di energia. La polarità uomo-donna, non è più una polarità – i confini si mescolano, si sciolgono. A volte tu ti senti come una donna e lei si sentirà come un uomo. A volte lei ti viene sopra. A volte tu diventi passivo e lei diventa attiva – i ruoli cambiano. È una grande manifestazione di energie. Quando poi uscite da quell’esperienza profonda, pregate insieme – ringraziate l’esistenza.

Qualunque cosa accada, ringraziala con grande riconoscenza. Inchinati fino a poggiare la testa per terra e rimani lì per alcuni momenti di profonda gratitudine.

La meditazione è da soli. Nella devozione è l’altro la cosa importante, e nella preghiera entrambi pregate il divino. Tutte queste tre cose devono essere presenti. Esse creeranno l’ambiente nel quale il Tantra accade.

Quando vuoi fare l’amore, accertati di avere abbastanza tempo. Non dovrebbe essere fatto in fretta. Non dovrebbe essere una specie di lavoro. È un gioco, e queste energie sono così sottili che, se vai di fretta, non accade nulla. Il Tantra è come un fiore. Devi piantare il seme e prenderti cura della pianta, devi controllare se il sole le arriva o no. Non puoi creare il fiore, ma puoi creare la situazione nella quale un giorno il fiore sboccia.

tratto da: Osho, Beloveds of my heart #17

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

Che cos’è l’invidia

e perché fa così male?

 

 

L’invidia è continuare a fare paragoni. Ci hanno insegnato a fare confronti, siamo stati condizionati a paragonare, a paragonare sempre. Qualcuno ha una casa più bella, qualcuno ha un corpo più bello, qualcun altro ha più soldi, qualcun altro ancora ha una personalità più carismatica. Continua a fare confronti con tutti quelli che incontri, e il risultato sarà una grande invidia.

Se smetti di paragonarti, l’invidia svanisce. Allora sai che tu sei tu, e nessun altro, e che non occorre che tu sia diverso.

È un bene che non ti paragoni con gli alberi, altrimenti cominceresti a sentirti davvero invidioso: perché non sei così verde? Perché dio è stato così cattivo con te, e non ti ha dato i fiori? È un bene che non ti paragoni con gli uccelli, con i fiumi, con le montagne, altrimenti soffriresti troppo.…

Il paragonarsi è qualcosa di molto sciocco: ogni persona è unica e incomparabile. Sei te stesso: nessuno è mai stato uguale a te, e nessuno lo sarà mai. E non hai alcun bisogno di essere come qualcun altro. Dio crea solo originali, non crede nelle fotocopie.

A causa dell’invidia soffri continuamente, diventi cattivo verso gli altri. Se qualcuno è infelice, ti senti bene; se tutti perdono, ti senti bene. Se tutti sono felici e hanno successo, è per te una pillola molto amara.

E a causa dell’invidia inizi a diventare falso, perché inizi a fingere. Inizi a pretendere di avere ciò che non hai, inizi a fingere di avere ciò che non puoi avere, ciò che per te non è naturale. Diventi sempre più falso. Quando imiti gli altri, quando entri in competizione con gli altri, che altro puoi fare? Se qualcuno ha qualcosa e tu non ce l’hai, e non hai la capacità naturale di averla, l’unico modo è di cercare un qualche sostituto a buon mercato.

Guardati e troverai moltissime cose artificiali, finte, false… come mai? Perché non puoi essere naturale e spontaneo? A causa dell’invidia. L’uomo invidioso vive in un inferno. Smettila di paragonarti, e l’invidia scompare, insieme alla cattiveria e alla falsità. Ma puoi smettere di paragonare solo se inizi a coltivare i tuoi tesori interiori, non c’è altro modo.

Cresci, matura, diventa un individuo sempre più autentico. Ama te stesso e rispettati, e allora si aprono immediatamente le porte del paradiso. Erano sempre rimaste aperte, ma tu non le avevi mai guardate. (1)

 

 

L’erba del vicino

è sempre più verde?

 

Osho,

perché non siamo mai soddisfatti di ciò che siamo, vorremmo sempre fare qualcosa di meglio di ciò che facciamo… essere diversi. Vogliamo sempre ciò che hanno gli altri, più di ciò che ci è stato dato. Come mai?

 

Tutto ciò accade perché vi hanno portato fuori strada. Nessuno di voi sta sviluppando il proprio potenziale. Ciascuno di voi tenta di essere ciò che gli altri vogliono che egli sia – ma non potrà mai esserne soddisfatto. E quando qualcosa non ti soddisfa, la logica ti insegna che forse è perché non ne hai abbastanza. E allora, cercando di avere di più, inizi a guardarti intorno. Gli altri si presentano tutti con una maschera sorridente, con un aspetto felice: si ingannano tutti a vicenda. Anche tu arrivi con una maschera, perciò gli altri pensano che tu sia più felice di loro. E tu pensi che gli altri siano più felici di te.

Nel giardino del vicino l’erba è sempre più verde. Ma questo detto vale per tutti. I tuoi vicini, al di là della siepe, vedono la tua erba più verde della loro. La tua erba sembra loro più verde e più folta, migliore. È un’illusione creata dalla distanza. Se vi avvicinaste, vedreste che in realtà non è così. Ma ciascuno di voi tiene l’altro a distanza. Perfino gli amici, perfino gli innamorati mantengono le distanze fra di loro; la troppa vicinanza potrebbe essere pericolosa, potreste vedere le vostre reciproche realtà.

Vi hanno portato fuori strada fin dall’inizio, perciò, qualsiasi cosa facciate, permane in voi l’infelicità. Incontri qualcuno che possiede molto denaro, e pensi che il denaro porti con sé la gioia, così ti metti a correre dietro al denaro. Incontri qualcuno che ha più salute di te – e rincorri la forma fisica perfetta. Incontri qualcuno che fa qualcos’altro e che ti sembra soddisfatto… e lo segui.

Si tratta sempre degli altri e la società ha fatto in modo che tu non contemplassi mai il tuo potenziale. Tutta la tua infelicità consiste nel fatto che non sei te stesso. Sii te stesso, e in te non ci sarà più infelicità, né competitività né preoccupazione di avere più di quanto hai o che gli altri abbiano qualcosa più di te.

Se vuoi che la tua erba sia più verde, non devi guardare nel giardino del vicino; puoi fare in modo che l’erba del tuo giardino diventi più verde. È tanto semplice, ma tu guardi continuamente altrove. Ogni uomo deve radicarsi nel proprio potenziale – qualunque esso sia – e nessuno dovrebbe dargli delle direttive, né guidarlo. Gli altri dovrebbero aiutarlo ad andare dovunque egli voglia andare, e a diventare qualsiasi cosa voglia diventare. Allora il mondo sarebbe tanto soddisfatto… incredibilmente appagato.

Fin dalla mia infanzia non ho mai provato alcuna sensazione di scontentezza, per il semplice motivo che non ho mai permesso a nessuno di distogliermi da ciò che stavo facendo o da ciò che tentavo di essere. Questo mi ha aiutato immensamente. È stato difficile e le difficoltà crescevano col passare del tempo… ma questo non mi disturba affatto. Mi sento felice, soddisfatto. Non riesco neppure a pensare che avrei potuto essere diverso da come sono.

Il mondo è contrario a chiunque sia un individuo. Il mondo è contrario a chiunque sia semplicemente se stesso.

La società vuole che voi siate dei robot e poiché avete accettato di esserlo siete nei guai. Voi non siete dei robot. La natura non aveva intenzione di fare di voi dei robot. Quindi, poiché non siete ciò che eravate destinati a essere, siete costantemente alla ricerca: “Cosa mi manca? Forse dovrei avere una casa più bella o un marito migliore o un lavoro più qualificato…” Trascorrete tutta la vita in tentativi continui, correndo da un luogo all’altro. Ma la società vi ha distolti dall’essere voi stessi, fin dall’inizio.

Tutti i miei sforzi sono tesi a riportare ciascuno di voi al proprio vero essere: allora improvvisamente scoprirete che in voi non c’è più traccia di scontentezza. Non c’è bisogno che siate più di ciò che siete – andate bene così come siete. Ciascuno di voi va bene così com’è.(2)

 

 

i brani di osho sono tratti da:

(1) Book of wisdom cap 27

(2)Oltre la psicologia cap 4  ed. Oshoba

 

 

 

 

Una storia Sufi

 

Un uomo viveva con un grosso fardello di sofferenze. Pregava dio ogni giorno. “Perché proprio io? Tutti sembrano così felici, perché solo io soffro tanto?” Un giorno, per disperazione, chiese a dio: “Dammi le sofferenze di qualunque altra persona, sono pronto ad accettarle. Ma prenditi la mie, non ce la faccio più”.

Quella notte ebbe un sogno bellissimo – bellissimo e rivelatore. Sognò che dio era apparso in cielo e aveva annunciato: “Portate tutti le vostre sofferenze nel tempio”. Erano tutti stanchi delle loro sofferenze, anzi, ognuno una volta o l’altra aveva pregato: “Sono pronto ad accettare le sofferenze di chiunque altro, ma porta via la mie; è troppo, non ce la faccio”. Quindi raccolsero tutti le loro sofferenze dentro dei sacchi, e si recarono al tempio, molto felici che la loro preghiera fosse stata ascoltata – finalmente era arrivato il gran giorno. E anche l’uomo corse subito al tempio.

Poi dio disse: “Mettete i vostri sacchi vicino al muro”. Tutti i sacchi vennero messi appoggiati al muro, e a quel punto dio dichiarò: “E adesso potete scegliere: ognuno può prendere il sacco che vuole”.

E la cosa più sorprendente fu che quest’uomo corse fulmineo verso il suo sacco, prima che qualcun altro se ne impadronisse! E si accorse meravigliato di come tutti quanti stavano correndo verso il proprio sacco, ed erano tutti felici di riprenderselo. Cos’era successo? Per la prima volta avevano visto le sofferenze, l’infelicità degli altri: i loro sacchi erano altrettanto grandi, o persino di più! Inoltre ognuno si era abituato alle proprie sofferenze. E ora dover scegliere quelle di un altro? Chi sa quali sofferenze ci saranno nel suo sacco? Almeno le tue sofferenze le conosci bene, ti sei abituato a sopportarle. Le hai sopportate per tanti anni, perché scegliere adesso qualcosa di ignoto?

E così tutti tornarono a casa felici. Non era cambiato nulla, stavano riportando a casa le stesse sofferenze, ma erano tutti felici e sorridenti, contenti di riavere il proprio sacco.

La mattina dopo l’uomo pregò di nuovo e ringraziò dio di questo sogno: “Non chiederò più nulla. Accetto tutto ciò che mi hai dato: me l’hai dato proprio perché va bene per me!”.

 

tratto da: Osho, Book of Wisdom #27

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Meditazione nella vita quotidiana

 

 

“Ciò che faccio è molto

semplice, molto normale;

non c’è nulla di spirituale

in questo, nulla di sacro.

Non cerco di farvi diventare

dei santi, cerco solo di rendervi

persone ordinarie, sane e

intelligenti, gente che vive

la propria vita con gioia,

danzando e celebrando”. Osho

 

Istintivamente verrebbe da dire che la situazione più adatta alla meditazione debba essere invece tutta un’altra cosa. Ma la vita è questa! Quando puoi essere veramente consapevole di te stesso, e osservarti, se non mentre vivi la tua vita?

 

 

La parola meditazione ha nel tempo raccolto su di sé un bel po’ di polvere, che può facilmente portare la gente a scoraggiarsi. Viene di solito considerata come qualcosa di speciale – magari ti immagini un qualche santone seduto ‘comodamente’ con i piedi annodati dietro al collo, con sul viso un’espressione di superiore distacco, visto che sta facendo qualcosa che ti dimostra come lui sia in una categoria ben diversa dalla tua.

Al contrario, la proposta di Osho al riguardo è quella di essere assolutamente normali, di comprendere che tutti i nostri tentativi di essere speciali sono solo ego trip, specie quando hanno a che fare con l’essere dei meditatori, o con qualche altra ambizione cosiddetta spirituale. La meditazione consiste solo nel riorientare un’attività molto semplice – quella di osservare – verso l’interno. Come sottolinea Osho, sappiamo tutti come guardare un film, quindi possiamo anche guardare il corpo e la mente allo stesso modo. È come se tutta la nostra vita fosse un film, di cui siamo i protagonisti.

Meditazione nella vita di tutti i giorni… a metterla così sembrerebbe quasi che la situazione più adatta alla meditazione sia invece un’altra. Ma la vita è questa! Quando puoi essere veramente consapevole, e osservarti, se non mentre vivi la tua vita?

In realtà c’è un forte condizionamento dentro di noi sul fatto che il mondo di tutti i giorni è qualcosa di ‘sporco’ – anche se magari inevitabile – come i soldi o il sesso. Qualcosa che noi persone spirituali consideriamo di livello inferiore. È tutto collegato con i vecchi concetti dei monasteri e degli ashram, in cui la gente si isola, rinunciando a qualsiasi cosa che ricordi anche vagamente il piacere – meglio se vestiti di stracci, con la testa rasata, e fingendo di non potersi permettere un buon paio di scarpe: questo sì che è un look spirituale.

Rimane implicito – e nemmeno poi così implicito in molte situazioni – che una volta che ti sei guadagnato abbastanza punti in questo “Monopoli” della spiritualità, puoi decidere di appendere la tua insegna di ‘intermediario’ e iniziare a benedire la gente ‘comune’.

Nulla di tutto questo ha a che fare con la proposta di Osho, secondo cui la meditazione è semplicemente la scienza dell’osservazione. Così come le altre scienze osservano il mondo oggettivo, questa scienza interiore osserva il mondo soggettivo, e l’uomo veramente ‘santo’ è quello non diviso, integro, che osserva gioiosamente entrambi.

La meditazione è solo osservare, guardare, essere consapevoli di tutto ciò che accade. Ciò che viene osservato non è affatto importante. La cosa fondamentale è osservare.

Osservare gli alberi è osservare. Osservare le nuvole che scorrono oltre le montagne è osservare. Osservare te stesso che giochi a tennis o nuoti è osservare. Osservare come il tuo respiro diventa più veloce quando stai per incontrare la persona che ami è osservare. Osservare è osservare è osservare. Siamo stati educati a pensare che siamo la mente o il corpo. Quindi è naturale essere confusi dalla domanda: chi sta osservando chi? L’idea di un osservatore separato dai nostri corpi, dalle nostre menti e dalle emozioni ci è veramente poco familiare. Anche se abbiamo sentito parlare di questa teoria, sperimentarla di persona è tutta un’altra cosa.

Alla Osho Meditation Resort di Pune ci sono varie opportunità per stimolare questo processo e ogni attività è un’occasione per aiutarti ad acquisire l’abilità di sperimentare chi sei veramente: l’osservatore. Quella parte di te che rimane calma, distaccata e consapevole, indipendentemente da ciò che succede dentro o intorno a te.

Il primo passo in questo processo di apprendimento sono le Meditazioni Attive che si tengono tutti i giorni in Buddha Hall. Ai tempi in cui una persona poteva star seduta innocentemente sul suo pezzettino di pianeta, dimentica di tutto ciò che succedeva oltre l’orizzonte, il metodo buddhista della Vipassana era sufficiente. Ma quei tempi sono passati per sempre. I metodi attivi sono fatti espressamente per la mente del ventunesimo secolo, sovraccarica di informazioni e immersa in emozioni represse che riflettono il mondo complesso in cui viviamo.

Se poi ti serve un po’ più di aiuto per diventare meno identificato con i pensieri e le emozioni che ostacolano il silenzio, la Multiversity ti offre delle Terapie Meditative create specificamente da Osho – e lì trovi persone qualificate per darti indicazioni anche su programmi più specifici.

Da ultimo c’è la possibilità di mettere alla prova tutto ciò che hai imparato, applicandolo in un ambiente di lavoro della comune con il programma di ‘lavoro come meditazione’.

Normalmente sul lavoro nel mondo se ti metti a urlare contro il tuo capo, puoi anche essere licenziato – e questo vuol dire che non potrai pagare l’affitto e potresti anche finire sulla strada. Qui invece, se ti metti a urlare contro il capo, può succedere che gli altri, sorridendo, ti incoraggino a fare la Meditazione Dinamica.

Con l’espressione delle emozioni durante la Dinamica possiamo, a poco a poco, imparare l’arte di permettere alle emozioni di essere presenti, senza però dover necessariamente esprimerle o reprimerle. Allo stesso modo, possiamo imparare a osservare i pensieri in modo da non rimanerci intrappolati, e partire per qualche sogno a occhi aperti. Possiamo scoprire come essere qui ed ora, e non a caccia di farfalle nei prati verdi della mente. Il miracolo della meditazione è che, semplicemente, osservando i pensieri e le emozioni, questi perdono il loro potere su di noi, e gradualmente si dissolvono. Diventiamo liberi dalla presa coercitiva che hanno sulla nostra vita.

La parte più essenziale in questo gioco dell’imparare a osservare, accade ogni giorno nell’incontro di meditazione serale delle 19. Questa è forse la parte più rivoluzionaria del processo di apprendimento. In quello che è un affascinante esperimento, Osho parla su molti livelli diversi. A un livello c’è un fluire logico che prende quel groviglio di spaghetti contenuto nella mente e lo mette bene in ordine: uno a uno di fianco all’altro. A poco a poco, mentre ascoltiamo, cominciamo a notare che la matassa delle nostre contraddizioni, ciò che crediamo e accettiamo come vero, comincia a sbrogliarsi.

Contemporaneamente, Osho parla in modo da offrire all’ascoltatore una possibilità di sperimentare ilsilenzio senza sforzo’, l’essenza della meditazione.

Vedere un essere umano consapevole impegnato durante il video serale in un’azione che non è però un’attività, trasporta l’intero processo dal regno della teoria a quello della pratica. È una sfida per ognuno di noi. Se Osho può essere consapevole, allora perché tutti noi facciamo tanti sforzi per rimanere inconsapevoli?

Poi, più avanti, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo i suoni e silenzi, come suggerisce Osho. Se riesci a compiere questo processo di apprendimento dell’ascolto silenzioso, sei molto fortunato. Perché allora, quando sei di nuovo nella tua vita di tutti i giorni, in qualunque momento, magari mentre ti rechi al lavoro, puoi goderti l’opportunità di sperimentare questo ‘silenzio senza sforzo’ – semplicemente ascoltando i suoni dell’ambiente che ti circonda.

In definitiva questo campus di meditazione ha a che fare esclusivamente con la ‘meditazione nella vita quotidiana’. È un posto in cui venire a far pratica di come meditare nella vita ordinaria, di tutti i giorni. Un posto dove non è importante se inciampi o fai degli errori, perché qui ognuno sa che questo è il solo modo di imparare.

Ma perché è così importante la ‘meditazione nella vita quotidiana’? Facciamo un esempio: diciamo che hai un’azienda. E diciamo che sei così fortunato da sapere tutto ciò che ti serve in questo campo… il costo dei materiali grezzi, i costi di produzione, l’affitto, le tasse, i costi della manodopera, i costi della pubblicità, quelli delle spedizioni e così via.

A questo punto riesci a far bene il tuo lavoro di manager e puoi essere in grado di prendere le decisioni giuste sul momento riguardo alla situazione che ti trovi di fronte.

Come scherza Osho: “La mia ‘azienda’ è l’essere”. E allora qual è la situazione dell’azienda della tua vita? Puoi chiamarla “IO Spa”, se vuoi.

Osho afferma chiaramente che al momento stiamo dirigendo la nostra vita con solo il 10% circa delle informazioni disponibili. È anche chiaro che siamo così inconsapevoli che non ci rendiamo neanche conto che se la parte cosciente è del 10%, la parte inconscia è ovviamente del 90%. Ci possiamo poi meravigliare che per la “IO Spa” è quasi impossibile oggi prendere  delle decisioni giuste?

Sarebbe importante per me essere il più informato possibile su come lavora la “IO Spa”? Su chi sono io veramente? Le cose mi andrebbero meglio se avessi un po’ di più del 10% delle informazioni per prendere le mie decisioni più essenziali? La risposta è ovvia.

E questo è ciò che stiamo facendo qui. Ci godiamo la possibilità di diventare più coscienti di chi siamo veramente in modo da poter fare le scelte migliori per vivere la nostra vita. Vite vissute nel mondo reale, quello di tutti i giorni.

Possiamo sperimentare tutta questa maggiore consapevolezza nel nostro lavoro, nella nostra vita ordinaria. E possiamo tornare a Pune ogni volta che ne abbiamo voglia, per imparare ancora qualcosa. Ma il test cruciale della nostra meditazione sarà sempre nel mondo.

Amrito

 

 

"E QUESTO È CIÒ CHE

STIAMO FACENDO QUI.

CI GODIAMO LA POSSIBILITÀ

DI DIVENTARE PIÙ COSCIENTI

DI CHI SIAMO VERAMENTE

IN MODO DA POTER

FARE LE SCELTE MIGLIORI

PER VIVERE LA NOSTRA VITA.

VITA VISSUTA NEL MONDO REALE,

QUELLO DI TUTTI I GIORNI.

OSHO

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Consapevolezza e Rilassamento

FARE TUTTO CON CONSAPEVOLEZZA,

LA SOLA MANIERA DI RILASSARSI VERMANETE

 

Fare qualcosa ha spesso un significato troppo letterale: farla, portarla a termine, tutti tesi a produrre, rendere, nello sforzo di ottenere un risultato. Equipariamo il nostro lavoro, e qualsiasi altra cosa facciamo, con i risultati ottenuti e siamo disposti a sacrificare, in casi estremi, anche la salute, pur di ottenere un gran risultato. L’idea stessa di fare qualcosa come meditazione, in modo rilassato, sembra contraddittoria. Osho ci mostra come la chiave per rilassarsi sia la consapevolezza. Affrontare ogni nostra attività giornaliera con consapevolezza permette di sciogliere le tensioni; mentre invece, senza consapevolezza, persino rilassarsi può diventare ‘un lavoro da fare’!

 

 

Osho, puoi spiegarci la connessione fra rilassamento e consapevolezza?

 

Non sono semplicemente connessi, sono quasi le due facce della stessa medaglia. Non puoi separarli. O inizi con la consapevolezza, e allora scopri che ti stai rilassando… Cosa sono le tue tensioni? Sono il prodotto dell’identificazione con pensieri e paure di ogni tipo: morte, fallimento, il dollaro che sale… ci sono paure di ogni genere. E diventano tensioni, influenzando così anche il tuo corpo. Anche il corpo diventa teso, perché corpo e mente non sono due entità separate. Il corpo-mente è un sistema unico: quando la mente va in tensione, succede lo stesso anche al corpo.

Puoi iniziare con la consapevolezza… così che la consapevolezza stessa ti allontani dalla mente e dall’identificazione con la mente; il corpo quindi si rilassa in maniera naturale: perdi i tuoi attaccamenti, e le tensioni alla luce della consapevolezza smettono di esistere. Ma puoi anche iniziare dall’altra estremità. Rilassati… lascia andare tutte le tensioni… e mentre ti rilassi ti sorprenderà vedere che sta nascendo dentro di te una certa consapevolezza. Sono inseparabili. Ma cominciare dalla consapevolezza è più facile; cominciare dal rilassamento è un po’ più difficile, perché persino il tentativo di rilassarsi può creare una certa tensione.

C’è un libro in America… e se vuoi trovare stupidi libri di ogni genere, l’America è proprio il posto giusto. Quando ho visto il titolo del libro, non riuscivo a crederci. Il titolo è ‘Devi rilassarti’. Se c’è undevi’, come fai a rilassarti? Il dover fare qualcosa ti crea tensione – la parola stessa ti fa immediatamente andare in tensione:Devi’ è come un comandamento divino. Forse la persona che ha scritto il libro non sa nulla di rilassamento e non sa nulla delle complessità del rilassamento.

Qui in Oriente non abbiamo mai iniziato dal rilassamento verso la meditazione: siamo partiti dalla consapevolezza per arrivare alla meditazione. Poi il rilassamento arriva da solo, non è qualcosa che devi fare tu. Se devi farlo tu, ci sarà una certa tensione. Dovrebbe accadere da solo: solo allora sarà rilassamento puro. E accade…

…Cominciare con il rilassamento è difficile; per questo in Oriente non abbiamo mai iniziato dal rilassamento. Ma se vuoi, ho qualche idea su come dovresti iniziare… Quando conducevo campi di meditazione, usavo la meditazione gibberish e la meditazione kundalini. Se vuoi cominciare dal rilassamento, allora devi fare prima queste meditazioni. Elimineranno le tensioni dalla tua mente e dal tuo corpo, dopodiché rilassarsi è molto facile. Non hai idea di quanto trattieni all’interno: è quella la causa delle tue tensioni.

Quindi se vuoi iniziare dal rilassamento, prima devi passare attraverso un processo catartico: meditazione dinamica, latihan, kundalini o gibberish. Forse non sai da dove venga questa parola gibberish. Deriva da un mistico Sufi il cui nome era Jabbar, e quella era la sua unica meditazione. Chiunque andasse da lui, diceva: “Siediti e comincia”, e la gente sapeva cosa volesse dire. Non parlava mai, non teneva mai discorsi: insegnava solo gibberish. Ogni tanto ne dava una dimostrazione. Per mezz’ora diceva parole senza senso, in chissà quale linguaggio. Non era una lingua reale: e così lui insegnava alla gente semplicemente pronunciando tutto ciò che gli veniva in mente. Era quello il suo unico insegnamento, e a chi  aveva compreso diceva soltanto: “Siediti e comincia”.

Eppure Jabbar ha aiutato molta gente a diventare assolutamente silenziosa. Per quanto puoi continuare? La mente si svuota. A poco a poco un profondo vuoto… e in questo nulla la fiamma della consapevolezza. È sempre presente, circondata dal tuo gibberish mentale. Il gibberish deve essere portato allo scoperto: è il tuo veleno.

La stessa cosa vale per il corpo. Il tuo corpo ha delle tensioni. Inizia a fare tutti i movimenti che il corpo vuole fare. Non devi dirigerlo. Se vuole danzare, se vuole correre, se vuole rotolarsi per terra… non devi farlo, devi solo permettere che accada. Dì al tuo corpo che è libero di fare ciò che vuole, e ti sorprenderà scoprire quante cose il corpo voleva fare, e tu lo fermavi: era quella la tensione.

Ci sono due tipi di tensioni, quelle del corpo e quelle della mente. Entrambe devono essere rilasciate prima che tu possa rilassarti, e, tramite ciò, arrivare alla consapevolezza.

Ma iniziare dalla consapevolezza è molto più facile, in particolare per chi può comprendere il processo della consapevolezza, che è molto semplice. Per tutto il giorno tu la usi per degli oggetti – per esempio nel traffico, le macchine – e persino nel traffico di Puna riesci a sopravvivere! È pazzesco… eppure sopravvivi perché rimani vigile, consapevole. Forse la situazione peggiore del traffico è in Italia. Ecco perché l’altro giorno vi dicevo che le persone che vendono macchine sono arrivate alla conclusione che se l’uomo guarda prima di tutto il motore, allora è un tedesco. Se guarda le belle linee e curve della macchina deve essere un francese. Ma se guarda prima il clacson, se controlla se funziona o no, allora sarà italiano, perché ciò che conta è il clacson, senza di quello non puoi sopravvivere.

Usi la consapevolezza senza esserne consapevole, ma solo riguardo agli oggetti esterni. La stessa consapevolezza deve essere usata per il traffico interiore. Quando chiudi gli occhi c’è tutto un traffico di pensieri, emozioni, sogni, fantasie: cose di ogni genere che passano veloci.

Devi fare nel mondo interiore esattamente ciò che fai già nel mondo esterno, e così diventerai un testimone. Una volta gustata, la gioia di essere un testimone è così grande, così straordinaria, che la vorresti approfondire sempre di più.

Non si tratta di assumere posizioni yoga; né di andare in un tempio o in una chiesa: seduto nell’autobus o in treno, quando non hai nulla da fare, chiudi gli occhi. Proteggerà gli occhi dalla stanchezza che viene dal guardare fuori, e ti darà il tempo di osservare te stesso. Quei momenti diventeranno momenti di esperienze bellissime.

A poco a poco, con la crescita della consapevolezza, tutta la tua personalità cambierà. Dall’inconsapevolezza alla consapevolezza è il più grande salto quantico.

…Impara a essere consapevole in ogni situazione. Prendi la decisione di usare ogni situazione per creare consapevolezza.

tratto dall’audiolibro

Osho, Le identificazioni e l’arte di osservare

 

 

Prendi la mente di sorpresa

 

Sei triste? Danza, oppure vai sotto la doccia e osserva la tristezza scomparire dal tuo corpo: senti che, mentre l’acqua ricade su di te, la tristezza viene cancellata proprio come il sudore e la polvere vengono cancellati dal corpo. E guarda cosa succede.

Cerca di mettere la mente in una situazione tale che non possa funzionare nel solito modo. Andrà bene qualsiasi cosa… In realtà tutte le tecniche sviluppate nel corso dei secoli, non sono che tentativi di distogliere la mente dai vecchi modelli.

Ad esempio, se sei arrabbiato, fai qualche respiro profondo. Inspira a fondo, e poi espira a fondo – solo per due minuti – e poi osserva dov’è andata la tua rabbia. Stai confondendo la mente: non riesce a mettere le cose in relazione. ‘Da quando in qua,’ si chiede la mente, ‘qualcuno respira profondamente quando è arrabbiato? Che sta succedendo?’.

Quindi fai una cosa qualunque, ma senza mai ripeterti: è quello il punto fondamentale. Altrimenti, se ti fai la doccia ogni volta che sei triste, la mentre la prenderà come un’abitudine. Dopo tre o quattro volte scopre che è la solita storia: sei triste, ecco perché ti fai la doccia. E così questo diventa parte integrante della tua tristezza. No, non ripeterti mai. Continua a prendere la mente di sorpresa. Sii innovativo, usa l’immaginazione.

Il tuo partner dice qualcosa e tu ti arrabbi, e di solito ti viene voglia di picchiarlo o ti tirargli dietro qualcosa. Stavolta, cambia: vai ad abbracciarlo. Dagli un bel bacio, e sorprendi anche lui. La mente ne rimarrà sorpresa… e sarà sorpreso anche lui. Improvvisamente le cose sono cambiate. Vedrai allora che la mente è solo un semplice meccanismo: in una situazione nuova si sente persa, con il nuovo non sa cosa fare.

tratto da: Osho, Be realistic, Plan for a Miracle

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Quando torna la consapevolezza

 

 

Osho, quando decido di essere consapevole sul lavoro, spesso me ne dimentico, e così, quando divento consapevole di non essere stato consapevole, mi sento in colpa, sento di aver sbagliato qualcosa.

 

È uno dei problemi fondamentali per chiunque cerchi di essere consapevole mentre lavora, perché il lavoro ti chiede di dimenticarti completamente di te stesso. Devi impegnarti profondamente… come se tu fossi assente. Se questo coinvolgimento totale non è presente, il lavoro rimane superficiale. Tutte le creazioni umane più grandi – nella pittura, nella poesia, nell’architettura, nella scultura, in ogni dimensione della vita – richiedono il tuo totale coinvolgimento. E se, allo stesso tempo, cerchi di essere consapevole, il tuo lavoro non sarà mai di grande qualità, perché non sarai veramente presente in esso.

Quindi essere consapevole mentre lavori richiede grande disciplina e addestramento, e bisogna iniziare da azioni molto semplici. Ad esempio, camminare: puoi camminare, e puoi essere consapevole che stai camminando: ogni passo può essere pienamente consapevole. Mangiare… il modo in cui bevono il tè nei monasteri zen: lo chiamano cerimonia del tè perché sorseggiando il tè, devi rimanere vigile e consapevole.

Sono piccole azioni, ma per cominciare sono perfette. Non si dovrebbe iniziare con cose come dipingere o danzare – sono fenomeni profondi e complessi. Comincia con piccole azioni della vita quotidiana ordinaria. Quando ti abitui sempre di più alla consapevolezza, quando la consapevolezza diventa simile al respiro – non devi fare nessuno sforzo, è diventata spontanea – allora puoi essere consapevole in ogni atto, in qualsiasi lavoro.

Ma ricorda la condizione: deve essere priva di sforzo, deve nascere dalla spontaneità. Allora dipingendo o componendo della musica, o danzando, o persino affrontando un nemico con la spada, puoi rimanere assolutamente consapevole. Ma quella consapevolezza non è quella per cui tu ti stai sforzando. Non è l’inizio, è il culmine di una lunga disciplina.

Nella vita di tutti i giorni dovresti seguire la strada più semplice. Prima diventa consapevole delle azioni che non richiedono il tuo coinvolgimento totale. Puoi camminare e continuare a pensare, puoi mangiare e continuare a pensare: sostituisci il pensare con la consapevolezza. Continua a mangiare, e rimani consapevole del fatto che stai mangiando. Cammina e sostituisci il pensare con la consapevolezza. Continua a camminare – forse camminerai un po’ più piano e con più grazia. Ma la consapevolezza è possibile con queste piccole azioni. Quando diventi sempre più abile, usa attività più complicate. Arriva il giorno in cui non ci sono attività in cui non puoi rimanere vigile e, allo stesso tempo, agire con totalità.

Tu dici: “Quando decido di essere consapevole nel lavoro, mi dimentico della consapevolezza”. Non deve essere una decisione, deve essere una lunga disciplina. La consapevolezza deve arrivare spontaneamente, non devi chiamarla, non devi forzarla.

E quando mi accorgo che non sono consapevole, mi sento in colpa”. Questa è totale idiozia. Quando ti accorgi di non essere consapevole, almeno sii felice del fatto che ora ne sei consapevole. Non c’è posto nel mio insegnamento per il concetto di colpa.

Il senso di colpa è uno dei cancri dell’anima… Non c’è bisogno di sentirsi colpevoli, è naturale. La consapevolezza è una cosa così importante che, anche se sei consapevole solo per pochi secondi, devi esserne felice. Non far caso a quei momenti in cui te ne sei dimenticato. Osserva quel momento in cui improvvisamente ti ricordi ‘Non ero consapevole!’. Sentiti fortunato che, almeno dopo qualche ora, la consapevolezza è ritornata. Non trasformarla in pentimento, in senso di colpa, in tristezza, perché l’essere triste e il sentirti colpevole non ti aiuterà. Ti sentirai, nel profondo, un fallimento. E quando dentro di te si introduce una sensazione di fallimento, la consapevolezza sarà ancora più difficile.

Cambia il tuo punto di vista: è bello che tu sia diventato consapevole che ti eri dimenticato di essere consapevole. Adesso non dimenticartene, per tutto il tempo possibile. Te ne dimenticherai ancora, te ne ricorderai ancora, ma ogni volta il tempo in cui ti dimentichi diventa più breve, e un giorno scomparirà completamente. Invece di contare quante volte ti sei dimenticato di ricordarti di essere consapevole, conta quei momenti bellissimi in cui eri attento, cristallino e consapevole. Quei pochi momenti sono sufficienti a salvarti, sono sufficienti per curarti, per guarirti. E se dai loro attenzione, continueranno a crescere – a diffondersi dentro di te. Piano piano l’oscurità dell’inconsapevolezza scomparirà completamente.

Nella vita manchiamo molte cose a causa di una partenza sbagliata. Ogni cosa dovrebbe essere iniziata bene, dal principio. La mente è impaziente: vogliamo fare tutto in fretta. Vogliamo raggiungere il punto più alto senza passare attraverso tutti i gradini della scala. Ma ciò porta a un fallimento totale. E quando fallisci in una cosa come la consapevolezza – non è un fallimento da nulla – forse non ci proverai mai più. Il fallimento fa male.

Quindi con tutto ciò che ha il valore della consapevolezza – che apre tutte le porte ai misteri dell’esistenza – dovresti iniziare con attenzione e dal principio. E muoverti con molta lentezza.

Un po’ di pazienza, la meta non è lontana.

tratto da: Osho, The Hidden Splendor #1

 

 

 

Piedi ben piantati per terra

e respiro profondo

 

È importante imparare a essere rilassati, tranquilli, padroni di sé, saldi, centrati. Ma come fare?

 

Fai così: stai eretto, con i piedi a quindici, venti centimetri di distanza, e chiudi gli occhi. Quindi metti tutto il peso prima sul piede destro, come se ti reggessi solo su di lui. Il sinistro è senza peso. Sentilo… Poi passa al piede sinistro: metti tutto il peso sul piede sinistro e alleggerisci completamente il destro: non ha più alcun peso da portare, sta semplicemente lì appoggiato a terra.

Fa’ quattro o cinque volte questo spostamento, e avverti le sensazioni che ti dà. Poi prova a essere semplicemente nel mezzo, né sul piede sinistro né su quello destro; su entrambi, esattamente a metà. Questa sensazione di equilibrio ti renderà più radicato in terra.

Inoltre comincia a respirare più profondamente: con un respiro superficiale accade che ci si senta sradicati. Il respiro deve arrivare fino alla radice stessa del tuo essere, e la radice è il tuo centro sessuale.

L’uomo è nato dal sesso. L’energia è sessuale. Il respiro dovrebbe entrare in contatto con la tua energia sessuale. Allora avrai la sensazione di essere radicato. Se il tuo respiro è superficiale e non raggiunge mai il centro sessuale, c’è una lacuna. Quella lacuna ti renderà dubbioso, confuso, incerto… Non sai chi sei, dove stai andando, che meta hai, perché esisti; stai semplicemente andando alla deriva.

Quindi, per prima cosa, radicati alla terra, la madre di tutto; poi metti radici nel centro sessuale, il padre d’ogni cosa.

Respira sempre il più profondamente possibile: se non stai facendo niente, chiudi gli occhi e fai dei respiri profondi. Quando respiri, lascia che sia la pancia a funzionare, non il torace. Inspira e solleva la pancia; espira e abbassala. Tutta l’enfasi dovrebbe andare sulla pancia, lasciando da parte il torace. Una volta che ti sei radicato nella terra e nel centro sessuale, sarai completamente rilassato, tranquillo, padrone di te, saldo e centrato.

 

tratto da: Osho, The Cypress in the courtyard

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

 

Corri! … è una meditazione

 

C’è un’idea che abbiamo un po’ tutti quanti: per meditare bisogna sedersi sotto un albero, immobili, magari in una qualche posizione yoga che ti vien male alle articolazioni solo a pensarci... e invece questa è solo una possibilità, adatta magari a qualcuno, ma non per tutti. Per un giovane sano, vivo e pieno di energie diventa repressione, non meditazione. E anche per chi non è più giovane, ma si prende buona cura del suo corpo con qualche attività fisica ci sono, spiega Osho, anche altre occasioni per meditare…

 

 

Molte volte accade che chi fa jogging… Forse non hai mai pensato alla corsa come a una meditazione, ma talvolta quelli che corrono vivono una straordinaria esperienza di meditazione. Sono sorpresi, perché non la stavano cercando – chi fa jogging non ha come fine la ricerca del divino – ma è successo, e adesso la corsa sta diventando sempre più un nuovo tipo di meditazione. Può accadere, mentre corri. Se qualche volta l’hai fatto, se ti piaceva correre di mattina presto, quando l’aria era fresca e pulita, mentre tutto il mondo usciva dal sonno risvegliandosi e tu correvi, e il tuo corpo funzionava meravigliosamente, e l’aria fresca, e il mondo nuovo che rinasceva dal buio della notte, e tutto che cantava intorno a te, e tu ti sentivi così vivo… Arriva un momento in cui colui che corre scompare e solo la corsa resta. Il corpo, la mente e l’anima cominciano a funzionare all’unisono: improvvisamente accade un orgasmo interiore.

Talvolta, chi corre si è imbattuto accidentalmente nell’esperienza della quarta dimensione, turiya; sebbene in realtà non si accorga che si tratta proprio di questo: pensa che l’unico responsabile di quel momento sia l’atto del correre – era una bellissima giornata, il corpo stava bene, il mondo era meraviglioso… non si è trattato che d’uno stato d’animo passeggero. Non ci si fa attenzione. Ma la mia osservazione è che chi corre, se è veramente attento, può avvicinarsi alla meditazione più facilmente di chiunque altro. Il jogging può essere d’immenso aiuto, il nuoto anche.

Tutte queste cose vanno trasformate in meditazione.

Comincia a correre di mattino, sulla strada. Fai prima un chilometro, poi due, alla fine arriva almeno a cinque chilometri. Corri usando tutto il corpo, non come se fossi in una camicia di forza. Corri come un bambino piccolo, usando ogni cosa, mani e piedi, respira profondamente dalla pancia. Poi siediti sotto un albero, riposa, suda e lascia che arrivi il vento fresco. Sentiti in pace. Questo sarà un aiuto molto profondo.

Non diventare mai unprofessionista’ della corsa. Resta un dilettante, affinché la consapevolezza possa rimanere. Se qualche volta hai la sensazione che la corsa sia diventata automatica, abbandonala. Prova a nuotare. Se il nuoto diventa automatico, danza. La cosa fondamentale da ricordare è che il movimento è solo un’occasione per creare consapevolezza. Finché produce consapevolezza, va bene; se smette di creare consapevolezza, non serve più. Passa a un’altra attività fisica, che ti porti a essere di nuovo all’erta. Non permettere mai ad alcuna attività di diventare automatica.

Se riusciamo a deautomatizzare le nostre azioni, tutta la nostra vita diventa una meditazione. A quel punto qualsiasi piccola cosa – fare una doccia, mangiare, parlare con gli amici – diventa meditazione. La meditazione è una qualità, può essere portata in ogni cosa: non è un atto specifico. La gente pensa che la meditazione sia un’azione ben definita, in cui ti siedi verso oriente, ripeti certi mantra, bruci un incenso particolare, fai questo e quello in un momento preciso, in un modo preciso, con un gesto preciso. La meditazione non ha nulla a che fare con tutte queste cose. Questi sono tutti modi per automatizzarla, e la meditazione è contro l’automatismo.

 

tratto da: Osho, This is it

 

 

 

Il correre come meditazione? Certo!

E COSÌ MANEESHA, UNA RECENTE 'ADEPTA' DI QUESTA TECNICA, HA TROVATO LA SUA STRADA:

"JOGGING, LA MIA MEDITAZIONE".

 

 

Mi SENTO COME ALL'INTERNO di una bolla di plastica tra

sparente: sento il suono del respiro – quello delicato dell'inspirazione, e quello leggermente più forte dell'espirazione – c'è anche un suono sordo (tump, tump tump...) che riverbera da qualche parte sotto i miei piedi. Mi espando oltre i confini del corpo, mentre il silenzio rimpiazza il continuo commento di sottofondo – altrimenti sempre presente – della mia mente. Come senza peso, sospesa in uno spazio dove i secondi sembrano delle eternità, sono tranquillamente fuori di me in una gioia assoluta e irrazionale.

Non è il sogno della notte scorsa o una qualche fantasia surreale: sto solo facendo la mia meditAZIONE del mattino – correre.

Dopotutto quello che faccio è semplicemente una versione `molto contemporanea' della Vipassana: quell'antica tecnica di osservazione del respiro è veramente troppo passiva per la mia energia, sempre del tipo "dai, diamoci una mossa!". Ma il correre, mentre osservo il respiro, mi lascia essere completamente attiva all'esterno e contemporaneamente focalizzata su un punto di calma e silenzio interiore. Non solo questo: osservare il respiro mentre mi muovo, mi tiene in contatto con il corpo. In questo modo posso rendermi conto se lo sto spingendo troppo oltre, e posso accorgermi subito se c'è dolore o tensione da qual-che parte. E contemporaneamente posso notare qualche dettaglio esterno come un pezzo di strada scivoloso per-ché macchiato di olio, o il rumore di un veicolo in arrivo. Osservare il respiro mi mantiene presente, coinvolta in ogni singolo momento.

Se invece corro e basta, senza vedere di farla diventa-re una meditazione, posso passare tutto il tempo ad ascoltare gli sproloqui di quella pettegola della mia mente. Scettica e supercritica, mi tormenta con una serie infinita di commenti sprezzanti. "Ma perché sprechi così il tuo tempo? Hai una tonnellata di lavoro da finire in ufficio. Sei proprio una fanatica! Va bene tre volte a settimana, ma tutti i giorni? Hai ancora due chilometri, non ce la farai mai!" Oppure insiste a fare di tutto una competizione: in gara con ogni sconosciuto che per caso sta correndo sul mio stesso percorso, o anche con me stessa, spingendomi ad andare più veloce o più lontano di ieri. Quando finalmente arrivo a casa, qualsiasi beneficio fisico è stato del tutto sabotato a livello mentale.

Ignorare la mente e portare invece l'attenzione al respiro mi ha donato alcuni dei miei momenti migliori. Senza parlare poi degli aspetti positivi per la salute. Per anni, con un lavoro quotidiano al computer, avevo avuto la tendenza a dimenticare che ci fosse qualcosa al di sotto del collo. E stato molto eccitante riscoprirmi come corpo, un corpo che corre per la gioia di farlo, che inala la fragranza dell'aria mattutina e partecipa del cinguettio degli uccel-li che si risvegliano.

Alle 6:30 di mattina, avendo sciolto i muscoli – fisici e spirituali – sono pronta ad affrontare il resto della mia giornata.

Maneesha

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Meditazioni per la vita di ogni giorno

 

La meditazione è quella cosa che si fa da soli, meglio se in una caverna dell’Himalaya, lontano dal rumore della folla, con addosso solo un perizoma, magari digiunando e bevendo strani infusi di erbe… Giusto?

 

 

Beh, se hai qualche tendenza masochista, quella è sicuramente una possibilità. Ma che dire del resto di noi, che viviamo – bene o male – nel mondo, e che siamo contenti di vivere nel mondo (almeno la maggior parte del tempo), che ci godiamo il cibo, il vino e il sesso, e tutte le altre belle cose che accompagnano la vita materiale?

Certo, ci lamentiamo perché non abbiamo abbastanza tempo per noi stessi, perché alla nostra vita mancano certe qualità, e magari vorremmo poter comunicare meglio con le altre persone, avere relazioni più amichevoli, essere meno reattivi, più creativi, più sicuri di noi stessi e meno dipendenti dalle opinioni degli altri, più attenti e consapevoli… e così via. Ma questo non ha niente a che fare con la meditazione. Oppure sì?

Cosa ne diresti di qualcosa che ti porta in uno spazio in cui sei in grado di rilassarti ed essere in pace con te stesso, esattamente come sei, indipendentemente da ciò che fai e da ciò che sta succedendo intorno a te… Pensaci un minuto: se tu fossi completamente rilassato e in pace con te stesso, esattamente come sei, avresti forse qualche problema? Certo, ci sarebbero situazioni da affrontare, ma esisterebbero ansie, tensioni, problemi?

La meditazione non mira a risolvere i tuoi problemi, ma ciò accade ugualmente, come un effetto collaterale. Le tecniche usate per raggiungere lo spazio interiore di tranquillità e di osservazione silenziosa – che è l’approssimazione migliore per definire lo spazio di meditazione – risultano poi essere perfette per affrontare tutte le cose che vorremmo cambiare nella nostra vita.

In primo luogo, perché ci aiutano a rilassarci – come quando fai un lungo bagno ristoratore. In secondo luogo, perché ci danno la possibilità di prendere le distanze da tutto ciò che ci disturba e di osservare le situazioni da una nuova prospettiva, nella quale siamo meno identificati a livello personale, e possiamo così essere testimoni più obiettivi. Da questo spazio più rilassato e più distaccato, è più facile che emergano nuove soluzioni. Ci sono tecniche per ogni tipo di situazione. Ad esempio, le tecniche che ti aiutano a centrarti nella pancia (o nell’hara, come si dice a volte), possono essere molto utili per aiutarti a rimanere calmo e centrato in situazioni difficili. Le tecniche che ti aiutano a essere sempre consapevole nelle tue azioni, sono splendide per chi tende a farsi prendere dal panico quando si ritrova a dover fare troppe cose in una volta (e spesso anche quando non ha abbastanza da fare). Le tecniche che ti aiutano a diventare consapevole dei tuoi pensieri o delle tue emozioni, possono facilmente aiutarti a non cadere nei soliti modelli di comportamento distruttivi o reattivi.

A me, in particolare, piace lavorare con tecniche che aiutano a spostarsi dall’emisfero sinistro del cervello al destro o, se preferisci, dalla testa al cuore. I due emisferi hanno funzioni e capacità molto diverse. L’emisfero sinistro ha a che fare con la logica, il calcolo, la scienza, la competizione, l’intelletto. L’emisfero destro ha a che fare con la spontaneità, la creatività, l’empatia, l’apprezzamento della bellezza, l’intuizione.

Il nostro sistema educativo si concentra sullo sviluppo dell’emisfero sinistro – il che ci porta a essere efficienti in relazione agli oggetti – ma questo squilibrio ci rende praticamente degli invalidi a livello emotivo: nelle relazioni con gli altri e con la vita in generale. Tutto questo ha risultati molto negativi: più una società diventa civilizzata, più numerosi sono i casi di follia, depressione, violenza e sofferenza mentale. Sul posto di lavoro accade che le persone diventano meno cooperative, più impulsive e arrabbiate, e producono di meno. Diamo a questa situazione nomi eufemistici come esaurimento, stress, sovraccarico, ma fondamentalmente si tratta di una forma di ‘follia’ che deriva dall’essere totalmente sbilanciati a favore dell’emisfero sinistro.

 

Io ho avuto, a questo proposito, un’esperienza personale, quando lavoravo come avvocato e in seguito come editore di riviste specializzate. È stato solo quando mi sono resa conto che tutte le mattine mi svegliavo in uno stato di ansia, che ho capito di dover cambiare qualcosa nella mia vita. Sicuramente il mio emisfero sinistro era ben sviluppato, al punto che riuscivo a trattare molte cose in una volta, ma ho compreso anche che in questo processo avevo perso qualsiasi rapporto personale con i miei colleghi. In effetti, quando ho iniziato a esplorare me stessa più in profondità – tramite la meditazione – ho scoperto che il mio modo abituale di reagire alle persone era quello di vederle prima di tutto come potenziali nemici, piuttosto che come possibili amici. Per me questo è stato il campanello d’allarme per cominciare a mettere l’attenzione nello sviluppare il cuore e l’emisfero destro, ed è stato l’inizio di una trasformazione totale della mia vita. Adesso, non solo mi piace avere del tempo per relazionarmi con le persone in modo genuino – e per imparare così molto di più su di me e sulla vita in genere – ma ho anche scoperto che, in maniera paradossale, in questo modo riesco a produrre di più nel lavoro. Sono più rilassata, ed è più facile per me delegare ad altri e aver fiducia nel loro modo di portare a termine questi compiti. E il risultato finale è molto più ricco di quando invece facevo solo “a modo mio”.

 

La ricerca scientifica ha dimostrato che le persone con un alto EQ (Quoziente emozionale) – e cioè che sono più in contatto con le loro emozioni e intuizioni, che hanno una maggiore empatia per gli altri, più consapevolezza di sé e un buon controllo dei loro impulsi – hanno molte più probabilità di chi ha solo un alto IQ (Quoziente intellettivo) di avere una vita piena di soddisfazioni in tutti i campi. Le qualità dell’EQ sono le qualità dell’emisfero destro.

Le tecniche che ci permettono di spostare l’energia verso l’emisfero destro, quando è necessario, aumentano anche il nostro EQ, aprono nuove dimensioni di intuizione, creatività e spontaneità, e permettono una migliore comunicazione con gli altri, e una migliore comprensione. Tra parentesi, questo non vuol dire che l’emisfero sinistro ne risulterà diminuito. Al contrario, proprio perché riesce a riposare, nel momento in cui usi l’emisfero destro, il sinistro diventerà ancora più chiaro ed efficiente.

Quindi anche se non sei lontanamente interessato a esplorare dimensioni del tuo essere che vanno al di là della mente, non pensare neanche per un attimo che la meditazione non abbia un posto nella tua vita. E c’è anche l’aspetto della salute. È stato scientificamente provato che praticare tecniche di meditazione aiuta a rendere la mente più chiara, calma i nervi, riduce l’incidenza delle malattie, e porta un senso di equilibrio e armonia. La ricerca medica mostra che, quando si praticano tecniche di meditazione, il cervello produce onde alfa, il battito cardiaco rallenta, la pressione sanguigna si abbassa, e i muscoli si rilassano.

 

E allora, quali sono queste tecniche? Ce ne sono centinaia, create nel corso dei secoli, riprese da volumi polverosi e spiegate da Osho per l’uomo moderno. E Osho ha anche creato appositamente delle potenti tecniche di meditazione per aiutare la gente del giorno d’oggi – con la mente sempre al lavoro e il corpo pieno di tensioni – a trovare una strada veloce verso la tranquillità interiore e il silenzio.

Ci sono tecniche per ogni tipo di persona: sia per chi è principalmente focalizzato verso il senso della vista; oppure sulle emozioni, o l’udito, o persino l’odorato. Non importa se sei uomo o donna, e quale sia il tuo tipo di personalità: ci saranno tecniche proprio giuste per te.

 

Al Festival di Varazze dell’aprile prossimo, sperimenteremo tipi diversi di tecniche. L’idea non è quella di usarle come una cosa troppo seria, ma di sperimentare in maniera facile e giocosa: la serietà è parte del malessere della mente. Sincerità e totalità sono certamente molto importanti in questo ambito, ma l’atmosfera del festival sarà quella di gioia e di celebrazione che è sempre associata con Osho.

E allora, perché non ti prendi una pausa dal solito tran tran, e provi qualcosa di diverso? Qualcosa che ha il potenziale di cambiare la tua vita, e in meglio!
Anando

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

Creatività... l'arte di vivere

 

Siddhena, originariamente Sid Murray Clark, inglese, è la creatività personificata. È noto per la sua architettura di esterni e per i suoi quadri. Ma, per Siddhena, la creatività non è solo un lavoro, è un modo di vita: vivere la vita è essere creativi. La sua  creatività copre molti campi, dall’architettura di esterni alle costruzioni, alla pittura, al teatro, alla terapia. Una volta ha persino curato il proprio corpo tramite questa grande energia creativa. Ogni atto della sua vita è creativo. Presentiamo qui la visione interiore di questo attento e singolare artista della vita.

 

 

Siddhena spiega i suoi inizi:

 

“Ho studiato design al college, ciò che viene chiamato design tridimensionale. Era un corso in cui potevo fare di tutto: potevo disegnare gioielli e vestiti; potevo fare l’architetto; potevo dipingere… e potevo fare tutte queste cose insieme nell’ambito del teatro”.

 

E poi hai iniziato a insegnare…

 

“A quell’epoca cominciavo a farmi molte domande su ciò che stavo facendo, e non trovavo alcuna risposta. Il mondo del design era molto ‘politico’, incline alle pugnalate alle spalle. Quindi ho pensato di entrare nell’insegnamento, pensando che in realtà insegnare è anche avere la possibilità di imparare. Ho seguito un corso di specializzazione all’Università di Londra indirizzato all’insegnamento e ho fatto l’insegnante in alcuni istituti d’arte. Subito dopo ho preso il sannyas”.

 

È allora che sei venuto a Puna?

 

“Sì, sono venuto a Puna alla fine degli anni ’70 e mi sono subito immerso nella vita della comune. Per un po’ ho lasciato perdere l’arte, c’erano così tante cose da fare: ho mescolato cemento, cucinato, fatto lavori manuali di ogni tipo. Poi sono accadute due cose: ho incontrato per la prima volta Padma, un’artista anche lei – lei ha esercitato un’influenza molto forte su di me – e poi nella comune è nato il gruppo di teatro. Per la prima volta ero in grado di vedere cosa succede quando si incontrano creatività e meditazione. Prima le avevo sempre considerate come alternative. Questo era il dono che mi era arrivato tramite il maestro: guardare come la creatività diventa meditazione, e come la meditazione è creatività in atto. Ho cominciato a sperimentare per la prima volta la pura creatività invece dell’arte”.

 

In che modo è cambiato il tuo punto di vista sulla creatività?

 

“Ho cominciato a vedere che creatività vuol dire essere presenti e comprendere il potenziale di una situazione. Non ha nulla a che fare con l’avere idee ‘fantastiche’: è il modo in cui rispondi alla situazione. Ho iniziato a vedere la differenza tra reazione e risposta. Ho iniziato a vedere tutte quelle cose di cui parla Osho e che magari non metteresti di solito in relazione con la parola ‘creatività’. Mi è diventato chiaro che se sei un meditatore, vivi la vita creativamente…

Adesso che mi guardo indietro, vedo per la prima volta che gli artisti, che lo sappiano o no, che facciano cose pazze come conservare pecore in vasche di speciali prodotti chimici oppure dipingano Buddha, sono tutti alla ricerca di una risposta a qualcosa di assolutamente esistenziale. Questa ricerca spinge inconsciamente l’artista verso la meditazione.

Quando ho sentito Osho affermare che ‘non c’è creazione ma solo creatività’ sono rimasto assolutamente affascinato. Ho sentito come se improvvisamente si fossero incontrate due parti di me che erano rimaste separate per molto tempo. Pensavo che fossero agli opposti, ma ho scoperto che sono complementari

Per fare un esempio pratico: vuoi usare le mani per creare? Allora puoi andare a fare il pane! Qual è la differenza tra scolpire e fare il pane? Solo così capisci a poco a poco che è la tua VITA a essere la tua arte. L’arte non è un’attività separata”.

 

C’è un mezzo di espressione che preferisci?

 

“Per me non c’è mai stata separazione tra un mezzo e l’altro. I mezzi non sono importanti: sono solo l’ambiente in cui si sviluppa il fuoco, la passione. Mi hanno chiesto “come puoi essere un architetto di paesaggi e un pittore allo stesso tempo?” Ma io non vedo la differenza! L’unica differenza sta nel fatto che lavoro con l’erba e gli alberi, oppure con dei colori su di una superficie a due dimensioni. Il mezzo cambia, il contesto cambia, ma la creatività in se stessa non cambia, è la cosa essenziale. Ti stai sintonizzando con qualcosa di essenziale, verso cui un meditatore si sente naturalmente attratto. Cerchi qualcosa…

 

Come sei arrivato a prenderti cura della progettazione dell’Osho Teerth Park?

 

Quando è nata l’idea di questo nuovo giardino Zen che fiancheggia ad est la comune, mi è stato chiesto di fare qualche disegno per illustrare il progetto da presentare al governo e alle autorità locali, e così sono andato a fare degli schizzi sul posto. Poi mi hanno chiesto di preparare una mostra dei disegni, che ha suscitato molto interesse. Da quel momento, mi hanno dato la responsabilità della progettazione del parco.

Mi ricordo che è stato come arrivare a casa. Come mettere tante, tante cose nel giusto contesto. Era un contesto teatrale perché si trattava di creare un ambiente. Si trattava anche di movimento, di meditazione: le indicazioni di Osho, a questo riguardo, erano chiare. Si trattava di lavorare con le persone. Si trattava di moltissime cose, ma per me era soprattutto una meditazione.

Allo stesso tempo ho continuato a fare molte cose diverse come disegnare interni di stanze, o curare produzioni di danze in Buddha Hall, o giardini in varie località di Pune o mostre d’arte. Faccio ancora tutte queste cose. Per esempio, continuo a fare fotografie. Ma a poco a poco è diventato più importante un certo senso di disciplina – o meglio un senso di applicazione – c’è più profondità, meno andare di qua e di là.

Ha cominciato ad affascinarmi qualcosa di cui Osho aveva parlato, cioè ‘il verticale’. Lui parla molte volte delle differenze tra orizzontale e verticale in termini di energia, come viviamo il nostro lavoro nella dimensione orizzontale e come, con la meditazione, vai nell’interiorità. Andare dentro vuol dire andare nel verticale. È così che i miei quadri hanno cominciato a basarsi su quella energia verticale”.

 

In che modo questa intuizione cambia il tuo lavoro?

 

“Ho capito che, invece di disciplina nel senso di fare la stessa cosa in continuazione, o di farla sempre meglio, avevo bisogno di disciplina nel senso di chiarezza nella direzione, di focalizzare l’energia. Quindi, in un quadro mi concentro sul tema del verticale, e a livello tridimensionale mi concentro sulla progettazione del paesaggio”.

 

Come riesci a ‘vendere’ questa nuova visione ai clienti?

 

“Parlo di come il processo funziona per me. Ad esempio, quando parlo con architetti e disegnatori di paesaggi di come il corpo risponda allo spazio, ne vengono subito entusiasmati. La nostra cultura si basa tutta sul come le cose dovrebbero essere, senza permetterci di scoprire chi siamo veramente. La nostra energia è stata bloccata, chiusa, confinata. Hai il permesso di divertirti da bambino, ma arriva il momento in cui ti viene detto che devi prendere la vita seriamente. Devi farti una professione, una famiglia: sei salito sul treno e non c’è modo di scendere. Prima di allora però ti stavi divertendo moltissimo. Tutte le tue antenne erano in funzione, e la tua sete per tutto ciò che c’era intorno a te era grandissima. Improvvisamente qualcuno chiude la porta. Anche se riesci a diventare un professionista, la passione, lo spirito delle cose, va perso.

Se solo ci rifletti, ti accorgi che la gente è veramente molto creativa. Ci vuole creatività per attraversare la strada, creatività per truccarsi accuratamente e andare a ballare. Ma tutti questi atti possono diventare un cliché; possono diventare interpretazioni superficiali di qualcosa che è molto profondo e soddisfacente. È tutta energia, ha solo bisogno che le si faccia un po’ il solletico. Penso che gli artisti siano dei ribelli nati.

La creatività richiede ricerca, richiede scelte; poter dire:No, voglio provare qualcos’altro’. E puoi farlo in modo molto tranquillo e armonioso. La ricerca ti porta direttamente in uno spazio più profondo e con grande velocità… Io cerco, con i clienti, di entrare in contatto con questo spazio”.

 

E se il cliente non capisce, cosa fai?

 

“Uso il senso dell’umorismo e la leggerezza! Altrimenti non farei altro che provocare in loro una reazione. Piuttosto che cambiare le loro idee, cerco di creare una situazione in cui possono rendersene conto da soli. La cosa principale per loro è di sintonizzarsi sulla propria individualità, invece di prendere qualcosa in prestito da una rivista o dalla moda del momento. Quando creo un design con il cliente, in effetti sto giocando con la sua vita, sto entrando in contatto con la sua essenza più intima.

È sempre un processo interessante, specie quando le nostre culture sono molto diverse. Non parto dal particolare punto di vista di una cultura. Parto invece da uno spazio interiore che ho impiegato vent’anni per trovare. È un’altra cosa. È entrare in armonia con qualcos’altro… entrare in armonia con il proprio centro”.

Siddhena

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Un Libro da Vivere

 

 

LA VOCE DEL

MISTERO

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Edizioni Mondadori

Pagine 214 Lire 23.000

 

 

Pensare e vivere: I pensieri sono sempre antiquati. Se ti chiedessi di pensare a una rosa, a cosa penseresti? Non farai che ripetere ciò che già sai di una rosa. A che servono questi pensieri? Come potrai penetrare l’essenza di una rosa per loro tramite? Il pensiero può solo condurti a ciò che nella tua memoria già conosci su una rosa. Ecco perché il pensiero non è mai originale. Non esistono pensatori originali. L’Occidente ha una scienza del pensiero che consiste nella ricerca, nella logica, nell’analisi. L’Oriente si è interessato a qualcos’altro. L’Oriente ha sperimentato che esistono realtà delle quali nulla può essere conosciuto tramite il pensiero. Queste realtà devono essere viste, vissute. E tra vivere e pensare c’è un’enorme differenza.

 

il mistero: Noi siamo vivi, ma non sappiamo cosa sia la vita. E questa ignoranza ci fa credere alla certezza della morte. L’ignoranza è morte. La stessa ignoranza della vita diventa il fenomeno della morte. Se, a Dio piacendo, riuscissimo a conoscere che cos’è la vita interiore, un singolo raggio di luce di quella conoscenza distruggerebbe per sempre l’ignoranza che ci porta a credere che qualcuno è morto, o che si dovrà morire. Noi non conosciamo la luce che siamo, ma siamo spaventati dal buio che non siamo. Non riusciamo a conoscere la luce che forma la nostra energia vitale, la nostra vita, e abbiamo paura del buio che non siamo.

 

il seme: In realtà il nostro corpo non rappresenta il nostro essere. Il nostro corpo fisico è la crosta che contiene il seme, e dentro c’è un germoglio che consiste di vita, di consapevolezza, di essere. Ma, scambiando questa crosta con il seme, roviniamo noi stessi e il germoglio non nasce mai, né il seme fiorisce. L’esperienza della vita avviene quando il seme germoglia. Quando accade, l’uomo cessa di essere un seme e si evolve in un albero. Finché l’uomo è un seme è solo una potenzialità, e quando in lui nasce l’albero della vita, egli diventa autentico. Qualcuno chiama questa autenticità l’anima, qualcun altro Dio.

 

Possibilità infinite: La natura è assolutamente libera. Noi siamo parte della natura, per questo siamo assolutamente liberi. La natura ci assiste in tutte le nostre azioni, ma la scelta è sempre nostra. Mettendola in termini estremi, ciò vuol dire che noi siamo le infinite possibilità della natura stessa, siamo le infinite aperture della natura. Fondamentalmente è la natura che, cercando attraverso le sue infinite parti, bussa alle sue infinite porte; sceglie, vaga, sbaglia strada e alla fine arriva.

 

responsabile: Andare avanti vuol dire solo una cosa: diventare sempre più consapevoli. Anche questo dipende da una scelta, e dipende da te, come per chiunque altro, cosa scegliere. Non puoi rendere nessun altro responsabile, perché non c’è nessuno seduto nell’alto dei cieli che può essere rimproverato per averti fatto fare la scelta sbagliata. Non c’è nessuno lassù.

Il cielo è vuoto. Colui che decide è l’individuo. Non c’è nessuno che ti imponga una decisione dall’alto. Quando la decisione arriva dall’interno, quelli sono i momenti del risveglio.

 

accettare: Per chi accetta il proprio stato di agitazione e acconsente a conviverci, le porte della pace e della tranquillità si spalancano. Una delle più profonde verità della vita è che, accettando il veleno con amore, questo non è più tale, si trasforma in nettare. E l’uomo che ha accettato con tutto il cuore l’oscurità, scopre con sua meraviglia che essa è diventata luce.

 

meditazione: Tutte le gioie della vita dipendono da quanto è cristallizzata la meditazione. I momenti di beatitudine sono i momenti di meditazione cristallizzata. Per questo, coloro che desiderano raggiungere la gioia devono risvegliarsi. Non puoi raggiungere la felicità restando addormentato.

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

Il manager di te stesso

L'importante  non é ciò che fai ma come lo fai

 

LO STRESS

PUÒ DIVENTARE

ENTUSIASMO;

IL POTERE

E LE PROIEZIONI

POSSONO DIVENTARE MATURITÀ

E CORAGGIO;

LA PIGRIZIA

PUÒ TRASFORMARSI

IN RILASSAMENTO.

 

 

Nel frenetico mondo del lavoro di oggi, specialmente nella cosiddetta New Economy, management è diventata una parola di moda. Ci sono teorie e concetti di management, seminari sul management, c’è persino qualcosa chiamato Change Management (gestione del cambiamento), come a voler suggerire che siamo in grado di gestire il cambiamento! Nonostante tutti gli sforzi per controllare questo Grande Caos, la gente oggi ha molta più paura, e molte più probabilità, di perdere il lavoro. È più stressata e più tesa di prima. Abbiamo tutti problemi nel rapportarci a una società e a un mondo del lavoro in continuo cambiamento. Perché?

La radice del problema è che non abbiamo ancora imparato a essere i manager di noi stessi! Siamo diventati così bravi a identificare ‘lo stress’,il capo’, ‘il team’, ‘lo stipendio che non basta mai’, ‘i valori di borsa poco affidabili’, e in generale ‘la vita del giorno d’oggi’, come causa del nostro malessere. Facendo così, diamo la colpa a tutti e a tutto intorno a noi, e perdiamo la possibilità di una grande intuizione: il fatto che lasciar cadere dalle nostre spalle questo grosso fardello di miserie e liberarci, dipende solo da noi.

Fai un esperimento: quando ti alzi la mattina, guardati nello specchio del bagno e chiediti: “Come ti senti stamattina?” Per caso la risposta è: “Da cani, mi aspetta un altro giorno terribile in ufficio.”? Passi davvero metà della tua vita in una situazione che odi? Allora è arrivato il momento di chiederti quali sono le opzioni: continuerai in questa situazione orribile, o prenderai la decisione di non sprecare la tua vita ammalandoti di stress e di tensione, e facendo una cosa che odi?

Questo non è un invito a mollare il lavoro! L’importante è la maniera in cui fai il tuo lavoro e vivi la tua vita. Il punto è se vivi la vita con una totalità che puoi creare solo tu, o se invece continui solamente a tirare avanti, sulle tracce di coloro che hanno vissuto prima di te, pieni di rimpianti fino alla morte.

Il passaggio a una vita rilassata e senza stress è tramite la consapevolezza, e la meditazione porta consapevolezza. Con la meditazione puoi vedere le situazioni senza giudizi. Invece di chiamare un compito che ti trovi davanti ‘difficile’ o ‘stressante’, potresti osservarlo così com’è e dire: ‘Sono io che aggiungo lo stress’. Lo stress non è inerente al compito, non per qualcuno che riesce a rilassarsi nel farlo. Se riesci a comprenderlo, puoi anche chiamare il compito ‘entusiasmante’ e ‘nuovo’ o anche ‘divertente’, una sfida. Invece di cercare di fuggire da una situazione che ti spaventa – la paura tende a farti evitare le cose – potresti vederla da un’angolazione più ampia. Potresti scoprire che il coraggio non è l’assenza di paura, ma è un’azione compiuta coscientemente, nonostante la paura. Potrai avere momenti esilaranti, o persino di pura gioia, in situazioni in cui prima eri solito ‘andare fuori di testa’.

Da una parte sembra impossibile, e dall’altra sembra troppo semplice per essere vero, ma è veramente semplice! Tutto ciò che serve è il coraggio, la responsabilità, la capacità di affermare la tua verità anche da solo, senza preoccuparti dell’approvazione degli altri.

Se iniziamo a diventare i manager di noi stessi, le aziende diventeranno gruppi di persone mature che si assumono la responsabilità della loro vita. In un’azienda del genere, ci sarà meno bisogno di manager, perché le persone si occuperanno dei loro compiti con una maggiore maturità. Il ruolo di manager sarà ristretto al raccogliere e distribuire comunicazioni e informazioni, come fa il cervello in una persona, creando situazioni in cui il cervello e il corpo non siano sottoposti a stress o a lotte di potere. E i seminari di ‘management training’ insegneranno la meditazione, e con essa il rispetto e la capacità di lasciare spazio ai diversi team di prendersi la responsabilità del loro settore di lavoro.

Sahajanand

 

 

 

L’arte di prendere decisioni

 

Perché è così difficile prendere delle decisioni, non solo per dirigenti di alto livello, ma anche per la gente comune, nella vita di tutti i giorni? Perché prendere decisioni vuol dire assumersi un rischio, il rischio del fallimento, il rischio di sbagliare, il rischio di prendersi delle responsabilità. Sono pochi quelli che vogliono affrontare tutto questo, anche se prendere decisioni è una delle qualità più importanti richieste a un manager.

 

Commentando la saggezza dell’antico maestro cinese Lieh–Tsu, Osho scava nelle profondità della mente umana e analizza le ragioni per cui essa non è mai abbastanza integrata per riuscire a prendere decisioni sulla nostra vita.

 

Il maestro Lieh-Tzu dice:

La decisione deve essere presa con un cuore calmo padrone di sé e senza cercare il successo.

Il successo allora accadrà da solo.

 

Un’affermazione estremamente significativa. Un’affermazione chiave: La decisione deve essere presa con un cuore calmo, padrone di sé… La prima cosa è: l’essere umano nasce veramente solo quando può decidere. Con la decisione avviene la nascita della persona. Chi vive nell’indecisione, non è ancora un vero essere umano. E sono milioni coloro che vivono nell’indecisione. Non riescono a decidere nulla. Si appoggiano agli altri; qualcun altro decide per loro. È per questo che la gente rimane attaccata all’autorità.

L’autoritarismo può sopravvivere nel mondo per il semplice motivo che milioni di persone non riescono a decidere da sole. Hanno sempre bisogno di ordini. Quando viene dato loro un ordine, lo eseguono. Ma questa è schiavitù. È così che stanno impedendo la nascita dell’anima. La decisione dovrebbe nascere all’interno dell’essere, perché con la capacità di prendere decisioni nasce l’integrità. Prendi delle decisioni. Le decisioni ti renderanno un individuo.

 

Che cos’è l’indecisione?

Vuol dire che dentro di te c’è una folla. Dentro di te ci sono molte voci, che si contraddicono a vicenda; e non riesci a decidere se andare da una parte o dall’altra. La gente è indecisa persino sulle piccole cose. L’indecisione è diventata il loro stile di vita. Compro questo o quello? Guarda la gente quando va a far compere. Guarda la loro indecisione. Siediti in qualunque negozio e guarda la gente, i clienti che vanno e vengono. Rimarrai sorpreso: la gente non sa come decidere. E chi non sa decidere, rimarrà vago, oscuro, confuso. Con la decisione arriva la chiarezza. E se la decisione è di vasta portata, se la decisione ha a che fare con le basi della tua vita, allora di sicuro si nasce…

Si dovrebbe essere capaci di prendere queste decisioni importanti da soli. Si dovrebbe rischiare. Solo con il rischio, con il coraggio, si nasce. E quando prendi una decisione, ricordati, che una volta presa, devi seguirla. Altrimenti non prenderla neanche, perché allora è più pericoloso, più pericoloso che essere indecisi. Prendere una decisione e non seguirla, ti renderà molto, molto impotente. Allora sarebbe stato meglio non decidere affatto. Ci sono persone che decidono, e poi non seguono mai le loro decisioni. A poco a poco perdono tutta la fiducia in se stessi. A poco a poco arrivano a capire che non importa cosa decidano… non lo faranno mai. Diventano divisi, si ingannano da soli. Anche nel momento in cui stanno prendendo una decisione, sanno che non la seguiranno, perché conoscono il loro passato, la loro esperienza: tutte le volte in cui hanno preso una decisione e poi non l’hanno seguita.

Allora anche decisioni molto piccole possono essere estremamente distruttive. Una piccola decisione:Da oggi non fumerò più’… una decisione molto banale, in cui non c’è implicato molto… Se fumi o no, non ha grande importanza: l’esistenza va avanti. Tra vent’anni potrai avere la tubercolosi, ma anche questa può essere curata. Oppure potrai morire due o tre anni prima. E allora? Non hai mai vissuto veramente…

Ma una piccola decisione, la decisione molto banale di non fumare, ma se non la segui, può essere pericoloso. Perderai fiducia in te stesso. Perderai fiducia nel tuo essere. Non ti fiderai più. È meglio non prendere queste decisioni. Continua a fumare. E se decidi, allora sei impegnato. Allora qualsiasi cosa accada, devi farlo, e se riesci a farlo, vedrai sorgere dentro di te una chiarezza, vedrai svanire una nuvola, qualcosa si stabilizzerà, si centrerà dentro di te. Una decisione è estremamente significativa, importante.

La decisione deve essere attuata con un cuore calmo, padrone di sé. Questo è ciò che vuol dire Lieh-Tsu. Se decidi, fai che tutto il tuo cuore sia in questa decisione. E poi assicurati che non te la stai rimangiando…

E la cosa più importante è: se stai cercando il successo, sei già diviso. Allora il tuo cuore non è nel lavoro, il tuo cuore è nel risultato. Se sei diviso, non avrai successo. Al successo arriva solo chi ha il cuore non diviso, chi non si preoccupa delle conseguenze, dei risultati, chi si sta godendo immensamente il viaggio, e non si interessa della meta.

Se sei preoccupato del successo, quello non verrà da te, perché la tua mente sarà da qualche parte, nel futuro, e non starai lavorando nel presente. Il successo può arrivare solo se il lavoro è fatto totalmente nel presente. Questo momento darà alla luce il prossimo momento. Se questo momento è stato vissuto totalmente, il prossimo momento avrà una totalità ancora più profonda, una qualità più alta di totalità.

Ma la gente rimane divisa.

Lieh-Tsu dice: …e non cercare il successo… perché persino quello diventerà una divisione dentro di te. Sii assolutamente qui e ora, senza divisioni… e il successo arriverà da solo.

tratto da:

Osho, The Secret of Secrets Vol.1

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

Comunicare:

una delle capacità più importanti

 

Le persone cercano di comunicare le une con le altre per tutta la vita eppure falliscono nel trasmettere il loro messaggio. La distanza rimane sempre molto vasta. Una delle ragioni per questo gap nella comunicazione è che la qualità dell’ascolto delle persone è in genere molto bassa. Interrompono chi parla prima che abbia finito. Non mettono da parte la loro mente mentre ascoltano. Interpretano, iniziano a dar consigli, a giudicare, a essere d’accordo o a dissentire con chi parla. Non sono sensibili alle emozioni dell’altro. Tutta questa confusione avviene perché la gente ascolta tramite la mente, e il vero ascolto avviene tramite il cuore.

 

 

L’arte di ascoltare

 

Ascoltare è una forma di meditazione, dice Osho:

“Senti solo ciò che vuoi sentire, non ciò che viene detto. Continui per tutto il tempo a interpretare in base ai tuoi pregiudizi. La mente interferisce in continuazione: non permette che ciò che viene detto raggiunga il cuore. Ciò che ti raggiunge è qualcos’altro – distorto e sfigurato – magari così distorto da diventare quasi l’opposto di ciò che è stato detto.

Si deve imparare con molta serietà l’arte di ascoltare. È un’arte difficile. E la difficoltà più grande è che ognuno pensa di conoscerla già. Solo perché sei in grado di sentire, pensi di poter ascoltare. Ma queste sono due cose diverse, così diverse che finché non inizierai ad ascoltare, non potrai mai comprendere la differenza. Nei dizionari vogliono dire la stessa cosa, ma nella vita reale per sentire ti basta semplicemente avere un paio di orecchie. L’ascoltare invece accade quando dietro a quelle orecchie non c’è una mente rumorosa, ma piuttosto una vigilanza silenziosa e ricettiva. Se dietro le orecchie c’è una mente che chiacchiera in continuazione, il fatto che tu stia ascoltando è solo un’apparenza: ci saranno di sicuro dei fraintendimenti.

Anch’io sono rimasto molto scioccato quando ho saputo che gli psicologi hanno scoperto che la mente impedisce al novanta per cento delle informazioni di raggiungerti. Lo permette solo al dieci per cento; il novanta per cento viene semplicemente rifiutato, in molti modi diversi. La mente può dare un nuovo colore, un nuovo significato all’informazione, oppure deliberatamente non la coglie, o la trasporta in un contesto nuovo dove il significato cambia. La percentuale di distorsione è del novanta per cento. Il dieci per cento viene fatto passare senza distorsioni, perché è in accordo con la vecchia struttura della mente. E così la mente ascolta solo se stessa. Con quel dieci per cento la mente è già d’accordo, e quindi lo lascia immediatamente passare senza creare ostruzioni, senza creare discussioni, dubbi e fraintendimenti. E il linguaggio è delicato: ogni parola può significare molte cose. La mente ha la capacità di scegliere qualsiasi significato voglia, qualsiasi significato le sia più congeniale.

L’arte dell’ascoltare è basata sul silenzio mentale, in modo che la mente non interferisca, ma permetta il passaggio di tutto ciò che ti arriva. Io non dico che devi essere d’accordo con tutto. Ascoltare non vuol dire approvare, e nemmeno dissentire. L’arte dell’ascolto è solo puro ascolto, reale, non distorto. Quando hai ascoltato, allora arriva un punto in cui devi essere d’accordo o dissentire, ma la prima cosa è ascoltare. Se ascolti qualcosa che è vera, non ha senso dissentire. Se non è vera, naturalmente dovrai dissentire. Ma la tua approvazione o disaccordo non dovrebbero venire dalla mente e dai suoi pregiudizi, ma da un cuore privo di pregiudizi.

Ascoltare è del cuore, e sentire è della mente – molto superficiale. (1)

 

I gap della comunicazione

 

Osho afferma che la causa principale della mancanza di comunicazione è il bagaglio sociale, politico, religioso e ideologico che ogni persona si porta dietro. Chiama questo bagaglio gli strati di condizionamenti’.

“I condizionamenti di ogni tipo ti fanno diventare non-comunicativo. Tu sei un indù e io sono un musulmano: subito non c’è comunicazione. Se tu sei un essere umano e io sono un essere umano, c’è comunicazione, ma se sei un comunista e io un fascista, la comunicazione si interrompe.

I condizionamenti sono nocivi per la comunicazione, ma la vita intera non è che comunicazione – comunicazione con gli alberi, comunicazione con i fiumi, comunicazione con sole e luna, comunicazione con persone e animali. È comunicazione. La vita è comunicazione.

Il dialogo scompare quando sei gravato da un complesso di condizionamenti. Come puoi avere un dialogo? Sei già troppo pieno delle tue idee e pensi che siano assolutamente vere. Quando ascolti l’altro, stai solo cercando di essere gentile, ma non ascolti veramente. Sai già cos’è giusto… stai solo aspettando che lui finisca e poi gli salti addosso. Certo, ci può essere un dibattito, una discussione, una controversia, ma non ci può essere dialogo. I pregiudizi non possono dar vita a un dialogo. I condizionamenti distruggono l’amicizia, distruggono l’umanità.

Quindi se vuoi vedere e sentire e ascoltare, dovrai lasciar perdere tutti questi strati di condizionamenti. Non puoi essere un indù, non puoi essere un musulmano, non puoi essere un cristiano. Non puoi permetterti sciocchezze di questo genere; devi essere abbastanza sensato da vivere senza pregiudizi: rinchiuso nel tuo sistema, non sei disponibile, e l’altro non è disponibile per te. La gente vive come delle case senza finestre. Sì, arrivi vicino, a volte ti scontri con l’altro, ma non ci si incontra mai. Parlate, ma non comunicate. Ognuno è imprigionato nei suoi condizionamenti, ognuno trasporta con sé la propria prigione. Bisogna liberarsene.

Tutti questi sistemi creano una specie di sciocco compiacimento in ciò in cui si crede, e bloccano l’esplorazione, perché fanno nascere la paura: potresti incontrare qualcosa che è contrario alla tua fede, alle tue idee, e allora che farai? Disturba tutto il tuo sistema. È meglio non esplorare: resta confinato in un mondo opaco, smorto, ben delimitato; non andare mai oltre. Questo ti dà una conoscenza spuria: è come se sapessi, ma in realtà non sai nulla. Non sai nulla di dio, ma hai una certa convinzione riguardo a dio. Non sai nulla della verità, ma hai una teoria riguardo alla verità. Questo ‘come se’ è molto pericoloso. È uno stato della mente simile all’ipnosi.

Hai una certa ideologia politica, una certa ideologia religiosa e mille altre cose accumulate in disordine nella tua mente. Esse sono diventate così tanto parte di te che non pensi nemmeno che siano separate da te. Dici:Sono un cattolico’, non dici: ‘La mia religione è il cattolicesimo’ no. Dici: ‘Sono un cattolico’. Ci sei identificato: se il cattolicesimo è in pericolo, credi di essere in pericolo anche tu. O, se qualcuno brucia il Corano, pensi di essere in pericolo perché sei musulmano.

Questi sistemi vanno abbandonati. Allora nasce la comprensione; allora nasce la prontezza a esplorare, allora nasce l’innocenza – la vita non è più una cosa conosciuta, diventa un’avventura – così non creerai mai una fede, rimarrai in uno stato di non-sapere. Resta costantemente nello stato di non-sapere. Se ti accade di sapere qualcosa, non fartene una fede: non lasciare che ti inglobi, altrimenti prima o poi diventerà una dura crosta, e tu non sarai più disponibile alla vita.

Devi rimanere sempre aperto, innocente, allora la comunicazione diventa possibile, allora diventa possibile il dialogo. Quando due persone che sono in uno stato di non-sapere parlano, c’è un incontro: non c’è nulla che li ostacoli.”(2)

 

brani di osho tratti da:

(1) The invitation #17

(2) Sufis, the people of the path vol. 2

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L’efficienza,

una dote delle macchine?

 

L’efficienza è una qualità tenuta in gran conto nel mondo del lavoro. I dirigenti chiedono e si aspettano dal loro staff un buon rendimento; questo di solito presuppone un mucchio di pratica e di ripetizioni – una capacità cioè che migliora fino a diventare qualcosa di meccanico, automatico. Tuttavia questa efficienza ad uso dell’azienda, anche se magari addolcita da compensi extra, è demoralizzante e deprimente per l’individuo: gli sottrae spontaneità e gioia.

Inoltre, in un mondo del lavoro in costante e rapida evoluzione, sta acquistando sempre più valore la capacità di affrontare, a ogni livello, nuovi compiti, metodi e situazioni – siano essi nuovi sistemi di produzione, ristrutturazioni aziendali o le nuove tecnologie informatiche. E così questa efficienza di tipo meccanico a poco a poco sta diventando una cosa del passato.

Ma l’efficienza – non più caratteristica di un automa, ma risorsa di un essere umano – può anche nascere dalla consapevolezza.

 

 

Nel mondo del lavoro non ci si aspetta che tu sia consapevole, ci si aspetta che tu sia efficiente. L’efficienza è una dote delle macchine – le macchine sono più efficienti degli esseri umani. Dato che ti si richiede efficienza, diventi più meccanico, e quando diventi più meccanico, la consapevolezza svanisce.

Ma la consapevolezza è il tuo essere reale. Con l’efficienza e la meccanicità potrai forse guadagnare di più, avere magari più potere, più prestigio, più rispettabilità, ma perderai te stesso. E stai perdendo te stesso per quattro soldi…

Rendi più acuta la tua consapevolezza, e considera che nel mondo del lavoro non è più necessario che tu diventi una specie di robot. Forse non avrai lo stesso rendimento di un robot… e allora? Forse non avrai lo stesso successo di quelli che lavorano in maniera meccanica… e allora? Lascia che abbiano il loro momento, e poi scompariranno come bolle di sapone. Non essere invidioso di loro, resta soddisfatto della tua consapevolezza.

Lo sforzo complessivo della società è di renderti automatico, di fare di te un automa, di farti diventare un meccanismo, perfettamente efficiente.

La società ha bisogno dell’efficienza, quindi ti rende sempre più automatico: lo diventi in tutto ciò che fai. Alla società non interessa la consapevolezza; la tua consapevolezza è un problema per la società. Ti si chiede di essere più efficiente, più produttivo. Le macchine sono più produttive di te. La società non vuole che tu sia un essere umano, vuole che tu sia un meccanismo, quindi ti rende più efficiente e meno consapevole. È così che la società ti raggira. Diventi efficiente, ma perdi l’anima.

Il compito fondamentale delle tecniche di meditazione è di deautomatizzarti, di renderti di nuovo attento, di farti ridiventare un uomo, non più una macchina. All’inizio diventerai meno efficiente, ma non preoccupartene: eri abituato ad agire sempre in maniera automatica. E così all’inizio tutto diventerà complicato: non riuscirai a fare niente in modo efficiente. Sarà difficile, perché eri rimasto fermo a un’efficienza inconscia, meccanica. Per essere efficiente consapevolmente, sarà necessario un lungo sforzo, ma a poco a poco diventerai sia consapevole che efficiente.

Se esiste nel futuro la possibilità di una società veramente umana, la prima cosa, la cosa fondamentale da fare sarà quella di non insegnare ai bambini a comportarsi in maniera automatica. Anche se ci vuole un po’ più di tempo, rendili attivi, efficienti, ma con consapevolezza; non farne delle macchine. Ci vorrà più tempo, perché ci sono due cose da imparare: l’efficienza e la consapevolezza. Una società veramente umana ti darà consapevolezza, anche se con meno efficienza, ma l’efficienza piano piano arriverà. Allora quando sei consapevole sarai in grado di essere efficiente con consapevolezza…

La meditazione è deautomatizzazione. Così inizierai a lavorare con una nuova consapevolezza: nel corpo resta l’efficienza, e la consapevolezza rimane vigile. Non diventi una macchina, rimani un uomo.

tratto da:

Osho, A bird on the wing

 

 

 

Meditazione suggerita:

 

Ricordati di te stesso

Quando sei sotto pressione, è facile perdere il senso di te stesso: diventi così preso dal lavoro che la tua ‘ancora’ interiore, la consapevolezza del tuo essere, svanisce. Cominci così ad agire in maniera puramente automatica, una macchina e non più un essere umano.

 

Per aiutarti a ricordare te stesso, prova questa tecnica:

Quando cammini: ricorda dentro di te:Sto camminando; sono’. Non perderti nel camminare. L’azione del camminare sta succedendo – i movimenti, le sensazioni, gli odori intorno a te, il calore del sole o la freschezza del vento, la consapevolezza di altri che camminano vicino a te – e tu rimani consapevole del tuo centro interiore che sta osservando, come un attento testimone.

Non c’è bisogno che tu ripeta ‘Sto camminando’. Non è quello il tipo di memoria di cui parlo: devi essere consapevole in modo non verbale che ‘Sto camminando, sto mangiando, sto parlando, sto ascoltando’. In tutto ciò che fai, l’Io all’interno non deve essere dimenticato – deve rimanere importante. Non è in realtà un’affermazione dell’Io, è consapevolezza del sé, la consapevolezza di esistere.

Osho

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Il Perfezionismo causa solo tensioni e stress,

ti brucia !

 

"SII TOTALE IN TUTTO CIÒ CHE FAI. SII TOTALE. SE SEI ARRABBIATO, SII COMPLETAMENTE ARRABBIATO. SE SEI INNAMORATO, ALLORA SII COMPLETAMENTE INNAMORATO. SE SEI TRISTE, ALLORA SII COMPLETAMENTE TRISTE. NON RIMANERE A METÀ IN NESSUNA COSA. QUESTO È UN APPROCCIO COMPLETAMENTE DIVERSO ALLA VITA."

 

Gli operatori di borsa di New York che portano a casa più soldi sono anche quelli con il più alto tasso di depressione, esaurimento e altri problemi medici, secondo i risultati di una ricerca presentata al congresso della Società Americana di Psicologia.

“Ciò che gli studi mostrano è che queste persone pagano caro il loro successo finanziario, con problemi di salute mentale e una bassa qualità della vita”, ha affermato Alden M. Cass, ricercatore presso il Centro di Studi Psicologici dell’Università della Florida. Ecco cosa costa guadagnare in media 300 milioni all’anno!

C’è una maniera di dare il massimo di se stessi nell’attività che si svolge senza finire totalmente bruciati?

 

Come si può essere rilassati e allo stesso tempo completamente svegli? Questo è l’antico paradosso della meditazione. Quando siamo svegli e vigili, siamo tesi, e quando ci rilassiamo perdiamo la nostra vigilanza. L’incapacità di essere rilassati e attenti allo stesso tempo ci ha condotto a vivere vite del tutto schizoidi: pensiamo di potere realizzare qualcosa solo quando siamo tesi, che rilassarsi è solo pigrizia, che ‘dobbiamo’ arrivare all’esaurimento se vogliamo vivere intensamente.

Ma perché non dovrebbe essere possibile vivere intensamente ed essere rilassati? La prossima volta in cui ti trovi in una situazione di stress e ansia, prova a fare così: prima di tutto fermati e ritorna a te stesso – magari fai un respiro profondo. Poi osserva la situazione in cui ti trovi come se in essa ci vedessi qualcun altro, non te stesso: guardala con occhi neutrali, curiosi persino. Senti che la situazione di per sé è neutrale: non è lei a creare lo stress. Sei tu che giudichi questa situazione in base a una tensione interna che nasce dalla tua paura, dal tuo perfezionismo (che in essenza è la paura di non riuscire a controllare ciò che sta succedendo), dalla tua anticipazione della ricompensa se fai bene o della punizione se sbagli. Senza tutta questa confusione interiore, potresti pure divertirti! Se non ti preoccupi dei risultati, riuscirai ad affrontare la situazione in modo migliore, perché avrai a disposizione tutta la tua energia. Sembra strano, ma è proprio il nostro perfezionismo che ci impedisce di essere reali, totali: ci fa funzionare a metà, in maniera limitata, fra la paura della punizione e il desiderio di ricompensa… stressati e alla fine esausti. Quando cominci a intuire che sei tu a portare lo stress nella situazione, puoi trasformare il tuo perfezionismo in totalità e contemporaneamente la pigrizia in rilassamento…

È categorico capire bene la differenza fra queste due parole: una è perfezione e l’altra è totalità. La mia enfasi non è mai sulla perfezione ma sulla totalità. Ti hanno insegnato per secoli a essere perfetto, ma non puoi essere perfetto – nessuno può essere perfetto. Essere perfetto vuol dire essere finito, morto. Se qualcosa è perfetto allora non è più possibile un’evoluzione. Perfezione vuol dire che si è arrivati a un punto fermo, a un vicolo cieco. La strada è finita: ora sei bloccato, non c’è più nessun posto dove andare. Non puoi tornare indietro, perché come fa una persona perfetta a tornare indietro? Diventerà di nuovo imperfetta. Non puoi andare avanti, perché sei già diventato perfetto: non c’è nulla più avanti. L’esistenza stessa è imperfetta e continuerà a esserlo. Io non insegno la perfezione. La perfezione crea solo nevrosi nelle persone. I perfezionisti sono dei nevrotici: cercando di essere perfetti si spronano fino alla follia – stanno cercando di raggiungere l’impossibile.

Io insegno la totalità: insegno la completezza, non la perfezione. Sii totale in tutto ciò che fai. Sii totale. Se sei arrabbiato, sii completamente arrabbiato. Se sei innamorato, allora sii completamente innamorato. Se sei triste, allora sii completamente triste. Non rimanere a metà in nessuna cosa. Questo è un approccio completamente diverso alla vita.

Il perfezionista dice: “Non devi essere mai arrabbiato, non devi essere mai triste”. La persona che crede nella totalità dirà: “Qualunque sia la situazione, sii totale. Non rimanere a metà strada, non trattenerti. Vivi la situazione in maniera totale”.

Allora la vita diventa veramente un’avventura straordinaria. Allora anche la tristezza è bella, perché è totale. Se puoi piangere totalmente, allora anche piangere e lamentarsi ha una sua bellezza. Ti rinfrescherà, ti ringiovanirà, ti renderà più leggero. Se riesci a essere triste totalmente, verrai a conoscere nella tristezza una cosa molto bella, che nessuna gioia ti potrà dare; perché la tristezza ha profondità e la gioia è superficiale. A una persona che non ha conosciuto la tristezza totale, manca una grande esperienza di vita.

E anche la rabbia, se è totale, ha la sua bellezza. Ti sembrerà di star seduto su un vulcano, di prendere fuoco – intensità, passione, fuoco. E il miracolo è che la persona che riesce a essere totalmente arrabbiata riesce anche a essere totalmente compassionevole: la rabbia gli insegnerà la compassione.

Sono completamente contrario a un approccio come quello del perfezionismo: ha distrutto l’umanità. Ha condotto tutta l’umanità a una specie di follia. Tutta questa idea deve essere completamente abbandonata. Dobbiamo imparare un nuovo linguaggio, il linguaggio della completezza.

Anche se fai le pulizie, fallo con totalità. Perditi completamente in quello che fai, e ti darà tanto quanto ottiene un musicista quando si perde completamente nella sua musica o un danzatore quando si perde completamente nella danza. È lo stesso quando pulisci il pavimento o fai da mangiare o ti fai un bagno o vai a passeggio… qualsiasi cosa.

Lascia che sia questo il fondamento della tua vita: qualsiasi cosa fai nel momento, sii totale. Nessuna parte di te dovrebbe rimanere indietro. Non avere riserve. E ne uscirai arricchito, ne avrai benefici immensi.

 

tratto da:

Osho, The Dhammapada vol 8 # 11

 

 

 

Ma anche lo stress…

 

LO STRESS NON È SEMPRE qualcosa di sbagliato, può anche essere usato in maniere incredibili. Non è qualcosa di necessariamente negativo, ma se noi lo consideriamo tale, non va bene, allora creiamo noi dei problemi.

Lo stress in se stesso può essere usato come punto di partenza, può diventare una forza creativa. Ma di solito ci hanno insegnato, per secoli, che lo stress è una brutta cosa, e quindi quando ti trovi in una qualsiasi situazione stressante, ti spaventi. La tua paura così rende la situazione ancora più stressante: non è d'aiuto.

Per esempio, c'è una qualche situazione in borsa che ti sta creando dello stress. Nel momento in cui senti che c'è tensione, stress, ti spaventi, pensi che non dovrebbe esse-re così, pensi: "Devo rilassarmi". Ma cercare di rilassar-ti non ti aiuterà, perché non ci riesci. Lo stress c'è, e tu cerchi di rilassarti e non puoi: stai rendendo il problema ancora più complicato.

Quando c'è stress, usalo come energia creativa! Per prima cosa, accettalo; non è necessario combatterlo. Accetta-lo, va benissimo. Ti sta solo dicendo che c'è qualcosa che non va nel mercato azionario, potresti perderci molti soldi, fallire... Lo stress è solo un'indicazione che il corpo si sta preparando a combattere. Puoi provare a rilassarti. Puoi anche prendere dei tranquillanti: ma così vai contro il corpo. Il corpo si sta preparando ad affrontare una certa situazione, una sfida che ti trovi davanti: goditi quella sfida!

Persino se a volte non riesci a dormire di notte, non occorre che ti preoccupi. Fai qualche esercizio fisico, usa quell'energia che sta emergendo: cammina su e giù, vai a fare una corsa, o una lunga passeggiata, progetta ciò che devi fare, ciò che la mente vuole fare. Invece di cercare di dormire – impossibile – usa la situazione in modo creativo. Ti sta solo dicendo che il corpo è pronto ad affrontare il problema. Non è il momento di rilassarti: potrai rilassarti in seguito.

In effetti, se hai vissuto il tuo stress con totalità, il rilassamento accadrà automaticamente: puoi solo arrivare fino a un certo punto di tensione, poi il corpo si rilassa automaticamente. Se vuoi rilassarti a metà percorso, si creano dei problemi: il corpo non può rilassarsi a questo punto. E come un centometrista olimpionico che si sta preparando, pronto, in attesa del segnale della partenza, quando scatterà, veloce come il vento. E in tensione: non è questo il momento di rilassarsi. Se prende un tranquillante, non combinerà nulla nella gara. Oppure se si vuole rilassare subito, magari con qualche apposita tecnica, perderà sicura-mente. Deve usare questo stress: è energia che si raccoglie, che sta raggiungendo il punto di ebollizione. Il corridore sta diventando sempre più forte, pieno d'energia: ora deve trattenere questo stress e usarlo come energia, come carburante.

Prova anche tu: se sei in una situazione stressante, non andare fuori di testa, non spaventarti. En-tra nello stress, usalo per lottare. E un'energia straordinaria, e più la usi, più ne avrai a disposizione...

Quando accade e sei in una situazione del genere, combatti, fai tutto ciò che devi fare, entraci come un forsennato. Lascia che acca-da, accettalo e dagli il benvenuto. E una buona cosa, ti prepara per la lotta. E quando lo avrai usato fino in fondo, rimarrai sorpreso di come arriverà un grande rilassamento, un rilassamento che non sarai stato tu a creare. Magari prima non puoi dormire per due o tre giorni e poi non riuscirai a svegliarti per quarantott'ore... ma va benissimo!

TRATTO DA:

Osho, Don't bile my finger, look where I'm pointing

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Consapevolezza?

Cercala fra computer e contanti

 

Non solo cashflow e bilanci: da più di tre anni Amala lavora part-time per una grossa banca tedesca. Ha un buon posto: insegna ‘benessere’ e meditazione.

 

 

La banca in questione si è conquistata una buona immagine per l’apertura verso l’impegno sociale e le innovazioni, e anche questo è determinante per il suo successo.

Questo successo ha aumentato la quantità di lavoro ma il numero dei collaboratori rimane costante e come conseguenza sono stati necessari ristrutturazioni e modernizzazioni che si sono prolungate per parecchio tempo. La situazione – c’era persino il disagio provocato dal rumore dei lavori in corso nei vari uffici – ha aumentato di molto la pressione nervosa e il peso psicologico del lavoro. Risultato: un aumento delle assenze per malattia e una maggior frequenza di piccoli incidenti sul lavoro. Non si poteva ovviamente agire sulle cause a monte degli ampliamenti e delle ristrutturazioni, e così si studiarono varie possibilità per mettere i lavoratori in grado di affrontare meglio questa situazione di stress.

Ben presto la direzione prese una risoluzione  complessiva: bisognava affrontare il benessere dei collaboratori in modo decisivo. Si voleva facilitare l’accettazione reale di tutti questi cambiamenti sul posto di lavoro e si voleva dimostrare ai lavoratori un vero interesse per il loro benessere. Il direttore di questo progetto si rivolse con tutta questa problematica ad Amala.

Durante una visita preliminare all’azienda, Amala scoprì che non solo la ristrutturazione dei locali ma anche i cambiamenti nell’organizzazione interna – compresi nuovi metodi e nuove mansioni – venivano percepiti come molto gravosi: il tutto era vissuto dai collaboratori come un fattore di stress, con conseguenti difficoltà di rilassamento nel tempo libero.

Amala elaborò un piano strutturato per un programma “starting off”: un inizio di percorso per il corpo, lo spirito e l’anima. La sua idea si basava sulla necessità di orientare i partecipanti verso una maggiore comprensione delle loro forze e delle loro debolezze. Dovevano essere aiutati a ritrovare la responsabilità per la propria salute, il proprio benessere, individuando e cercando i fattori rinforzanti ed evitando quelli debilitanti.

Al primo seminario si presentarono più di cento partecipanti. Due terzi erano donne. All’inizio Amala fece riempire un questionario riguardo a vari aspetti della vita quotidiana. Come per esempio, “com’è la sua capacità di rilassamento?“ solo uno su quattro dichiarò di sapersi rilassare bene o molto bene, due terzi ci riuscivano solo di tanto in tanto. Un 7% ne era assolutamente incapace. Niente di strano che si sentissero spiritualmente e psichicamente esausti.

Tre volte alla settimana ci si ritrovava per una meditazione attiva. Ogni training aveva la durata di otto settimane.

Alla fine risultarono cambiamenti nella vita di tutti i partecipanti: il 48% si sentiva più rilassato, il 66% si sentiva più equilibrato. Due terzi asserirono di essere più tolleranti e aperti verso gli altri.

Un’altra domanda era, “Questo ‘programma di benessere’ ha causato cambiamenti nel vostro lavoro e nella vostra creatività?”. Più del 77% si è accorto di cambiamenti positivi sul lavoro e il 38% lo sentiva in generale come più leggero. E tutto ciò anche se le condizioni esterne non erano affatto mutate.

Doveva trattarsi dell’atteggiamento interiore dei partecipanti. E questo viene verificato dal fatto che il 90% riscontrò in generale un cambiamento positivo nei propri atteggiamenti mentali e modi d’agire. Due terzi si trovarono anche ad affrontare meglio i problemi privati. Avevano scoperto una nuova forza al loro interno, nuove motivazioni. La metà dei collaboratori riscontrò una crescita nella qualità della loro vita e manifestarono l’intenzione di prendersi più responsabilità della propria salute.

Il nuovo approccio di Amala portò vantaggi a tutti: il datore di lavoro vide diminuire le assenze per malattia – e un aumento della produttività – mentre per i collaboratori risultò un maggiore benessere durante le ore di lavoro – e inoltre potevano staccare e rilassarsi meglio una volta che la giornata lavorativa era terminata.

 

Nel frattempo, nella banca in questione, i seminari dello “starting off” sono diventati un punto fermo. Al momento vengono offerte, per chiunque è interessato all’interno dell’azienda, cinque meditazioni attive alla settimana e come ulteriore sostegno, due volte alla settimana, una meditazione guidata per il rilassamento profondo. La meditazione è entrata a far parte del quotidiano. Più di 600 collaboratori hanno partecipato negli ultimi tre anni a questi seminari.

Sempre di più all’interno dell’azienda si parla di “starting off”, anche nei canali di comunicazione ufficiale, e attraverso l’e-mail Amala può essere contattata in brevissimo tempo da chiunque abbia domande o necessiti chiarimenti. I lavoratori si sentono meglio, hanno imparato nuove possibilità di relazionare con se stessi e gli altri e il vertice dell’azienda è contento di avere collaboratori più soddisfatti.

 

Anche altre società si stanno interessando a questa iniziativa. Il sogno di Amala è di integrare un programma di meditazione nella vita di tutte le aziende, così come lo sport aziendale è già un fatto accettato presto vedremo anche gente che balla, salta, ride e piange per trovare il silenzio rivitalizzante della meditazione.

 

tratto dall’Osho Times ed. tedesca

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Un organismo,

non organizzazione

 

È il tuo corpo a ‘gestire’ se stesso? Sei tu a ‘gestire’ il tuo corpo? Immagina un’organizzazione che funziona in modo naturale senza nessuno che la ‘gestisca’ o che controlli le sue funzioni più vitali, proprio come la natura che non ha assegnato a nessuno il compito di controllare o gestire il tuo respiro o il battito del tuo cuore. Impensabile? Forse. E tuttavia, nella visione di Osho, questo è proprio il modo in cui le persone un giorno lavoreranno insieme.

 

“La parola organizzazione ha un significato completamente diverso e ha più a che fare con l’origine della parola che deriva da organo.

La tua mano è un organo, gli occhi sono organi, le gambe sono organi; tutto il corpo è fatto di milioni di organi. Milioni di cellule sono presenti nello spazio limitato del cranio, ognuna di esse è un organismo vivente. Chi controlla il corpo? Il corpo è organizzato, ma chi lo controlla? Nessuno.

Non c’è nessuno la cui parola è legge. E funziona alla perfezione, persino quando dormi continua a funzionare.

Persino quando sei in coma, incosciente per molti mesi, il corpo continua a funzionare. Ogni cellula continua a funzionare, ogni nervo continua a funzionare, continua a fare il suo lavoro. È un miracolo che, senza una burocrazia, senza irreggimentazione, senza un sistema di controllo, il corpo continua a funzionare benissimo. Anzi, se interferisci il funzionamento diventa meno perfetto. Il corpo nella sua interezza ti dà il vero significato di organismo.”

Osho

 

 

All’Osho Meditation Resort di Pune è in corso un esperimento basato su questa visione: un organismo al posto di un’organizzazione. Uno degli ingredienti chiave qui è la meritocrazia. Quelli più bravi a preparare il cibo, cucinano. Chi ha una buona comprensione di workshop, gruppi e meditazioni, ne prepara il programma. Chi è esperto e capace in contabilità e amministrazione, si prende cura di queste cose. È un modello che inizia a essere usato anche nelle aziende più giovani e agili, soprattutto nella “New Economy”. Qui non c’è posto per complicate gerarchie piramidali, e il caos viene evitato grazie a un’intensa comunicazione fra tutti i collaboratori e al rispetto per i meriti e le capacità di ognuno.

Un altro ingrediente di base per l’esperimento in corso alla comune è la responsabilità. Si tratta di persone mature a cui piace veramente prendersi cura dell’area di cui sono responsabili. Questo vuol dire essere aperti alla flessibilità e al cambiamento, ed essere sempre pronti a fare spazio al contributo di nuove persone; quest’ultimo è un altro ingrediente fondamentale. Il cambiamento qui è un fenomeno costante. E la chiave più importante? La meditazione.

Essa ci porta al di là del conflitto costante per ottenere potere, denaro e prestigio. Ci porta oltre la competizione e il paragone. Ci porta verso la possibilità di lavorare come un’unità organica. La meditazione è il filo che corre attraverso tutte le nostre attività. Essa trasforma la comune in un campo d’energia coerente e armonioso. La meta generale è quella di permettere agli individui di essere se stessi. E lo sforzo individuale è quello di essere più consapevoli, e cercare di lasciar cadere la personalità tramite la meditazione.

Qui non sono presenti i punti chiave del management. Nessuno viene pagato. Lo ‘staff’ va e viene: dato che si tratta di un lavoro volontario, il ricambio del personale è enorme. Nessuno viene assunto qui nella comune: il lavoro è fatto da chiunque partecipi al programma di ‘lavoro come meditazione’. In un modo inesplicabile, nonostante il continuo cambiamento e la differenza tra i gradi di disponibilità delle persone, l’organismo continua a funzionare. Per chi sceglie di lavorare, tutto ciò che fa diventa la sua meditazione.

Non ci sono obbiettivi predeterminati: questo non è un business. Chiunque voglia partecipare è benvenuto. Non c’è marketing. Più del novanta per cento dei visitatori arrivano attraverso un passa parola o perché hanno letto i libri di Osho o attraverso i discorsi video e audio. Il management non esercita potere o controllo, ma dà solo rispetto e responsabilità.

Sembra proprio che il posto si gestisca da solo, addirittura ‘malgrado’ se stesso, come diciamo a volte in quello che è uno scherzo solo a metà.

 

E alle 7, ogni sera, tutto ilteatro’ delle attività giornaliere viene dimenticato, e ci incontriamo, a un livello più profondo, seduti insieme in  meditazione. Là, le ultime idee di più in alto o più in basso, o qualunque altro paragone si voglia fare, vengono lasciate indietro sulla strada verso l’interiorità – dove ognuno è alla ricerca del suo essere più vero e profondo. L’incontro di meditazione serale di due ore è il momento culminante della giornata, un approccio rivoluzionario che dà ad ogni partecipante la possibilità di sperimentare “il silenzio senza sforzo”, ovvero la base e il cuore della meditazione.

 

 

“L’organizzazione è una cosa esterna. L’organizzazione non ha un centro, ha solo la periferia. Una macchina è organizzata. Metti parti diverse in un certo ordine, ma la macchina non ha un’anima, un centro. Funziona, lavora, ma all’interno non c’è nessuno. Una macchina è un’organizzazione di parti messe insieme in un certo ordine per una certa funzione.

 

Tutte le organizzazioni finora hanno fatto così: hanno trasformato gli esseri umani in parti meccaniche, in ingranaggi. Hanno distrutto l’individualità, perché l’individualità creava dei problemi. Hanno distrutto l’intelligenza, hanno distrutto ogni genere di disubbidienza, per farti diventare una parte perfetta della macchina. E hanno rispettato quelli che diventavano parti perfette della macchina, che si muovevano in accordo con il meccanismo, che non avevano una loro volontà o individualità

Un organismo è simile al tuo corpo. Funziona come un tutto, ma ogni organo del corpo ha una sua individualità, e non c’è nessuno che lo governa. Non è una parte che puoi rimpiazzare…

L’organismo funziona in un’unità, senza che nessuno forzi questa unità. E c’è un nucleo intimo – l’anima – che fornisce energia al tutto.

Sono contrario all’organizzazione. Ha una gerarchia, va dal più basso al più alto in una linea verticale. L’organismo è un circolo, non una linea verticale: nessuna gerarchia, solo un circolo. Nessuno è più in alto di qualcun altro. E il circolo ha un centro, e quel centro è la sorgente di energia per il tutto, per tutti gli organi che formano il circolo.

Ogni cosa vivente è un organismo. Un’organizzazione è una cosa morta.

 

 

tratto da:

Osho, The Last Testament Vol 2

 

 

 

Il lavoro come meditazione

all’Osho Meditation Resort di Pune

 

La maggior parte di noi vive un’esistenza divisa tra ciò che chiamiamo ‘lavoro’ e ciò che chiamiamo ‘rilassamento’ o ‘tempo libero’. Quante volte ti hanno suggerito di “rilassarti di più”? “Lasciami stare”, dici tu, “ho troppo da fare”.

Beh, qui ci sono delle buone notizie. La consapevolezza e il rilassamento sono due facce della stessa medaglia, e cercare di rilassarsi direttamente è la cosa più difficile. Imparare a essere consapevoli è la strada più semplice per rilassarsi. Inoltre non solo la consapevolezza ti è di aiuto in ogni situazione, ma ti permette di funzionare nell’ambiente più affollato in modo rilassato e privo di tensione.

Di solito lavoriamo tutto il giorno per poterci ‘rilassare’ alla sera o nel weekend, lavoriamo tutto l’anno per la nostra vacanza annuale, e lavoriamo tutta la vita, per qualche ricompensa futura, in questa vita o nella prossima! Questo meccanismo di sacrificare sempre questo momento per il prossimo, distrugge la bellezza di questo momento, e quando il prossimo momento arriva, sacrificheremo anche quello per un altro nel futuro. Dato che passiamo circa un terzo della nostra vita lavorando, di solito per una ricompensa futura, perdiamo sempre il momento presente. E la consapevolezza è sempre consapevolezza di questo momento.

Quando qualcuno riesce a portare questa consapevolezza di godere di ogni momento per se stesso anche nella sua vita ordinaria, allora la sua vita ‘reale’ viene immediatamente allungata di un terzo.

La chiave dellavoro come meditazione’ è l’opportunità di imparare la capacità di essere ‘presente’, di lavorare con consapevolezza circondati da altri che stanno anche loro imparando questo. Ancora più importante è che ciò accade in modo non serio. Non si tratta tanto di cosa fai, ma di come lo fai. Il punto non è se lavori sul software di un computer o se pulisci le finestre. Ciò che conta è il tuo atteggiamento; è quello che fa la differenza tra ‘un dovere’ o un’opportunità di imparare a essere consapevole di te stesso e dell’ambiente che ti circonda. Poiché siamo tutti unici, lavorando così scopriremo aspetti diversi della nostra mente e di come abbiamo imparato a considerare il lavoro. Per esempio che “questo lavoro non è alla mia altezza”, o che “io lavoro solo per avere qualcosa in cambio”, o che “lo faccio solo perché me l’hanno ordinato”, e così via. Il semplice processo di osservare i tuoi modi abituali di fare le cose è sufficiente perché inizino a trasformarsi. Un’altra chiave è imparare a prendersi la responsabilità delle proprie scelte, e scoprire che con la responsabilità arriva la libertà; non solo la libertà dall’essere uno schiavo di qualcun altro, ma anche la libertà per esprimere la tua creatività.

In una comunità come quella di Pune, così vibrante di vita, con visitatori di oltre 100 paesi diversi del mondo, di tutte le età e condizioni, il lavoro necessario a prendersi cura del campus è molto vario. Dal lavorare con ColdFusion al creare audio-file per Internet, dal giardinaggio al cucinare  – dall’hi-tech al low-tech, c’è di tutto.

Garimo

 

 

 

Includere tutto

 

Un’utile tecnica di meditazione

 

1. Comincia da te stesso: Rimani in silenzio per alcuni minuti con gli occhi chiusi e osserva cosa sta succedendo dentro. Puoi osservare il tuo respiro, i pensieri, le emozioni. Qualunque cosa trovi, includila nella tua consapevolezza e accettala.

 

2. Dopo un po’ di tempo, apri gli occhi, resta con questa consapevolezza, e inizia a osservare la situazione esterna. Di nuovo includi, accetta: dì di sì al tuo corpo, alla sua posizione, al posto dove sei, ai suoni, agli odori e alle sensazioni che ti circondano.

 

3. Adesso includi la tua attività di lavoro nella tua consapevolezza: i movimenti corporei e gli oggetti di fronte a te. Per esempio, se scrivi, includi la penna, la carta (o lo schermo e la tastiera del computer) la posizione del corpo, la sedia su cui sei seduto, e il tavolo. È come se tracciassi un cerchio di consapevolezza intorno a te. Lentamente lascia che si espanda.

 

4. Quando sei ben stabilito nella meditazione, puoi includere le altre persone che lavorano vicino a te. Se lavori in un gruppo, espandi lentamente la consapevolezza finché tutto il gruppo diventa un’unica consapevolezza. Se fate questa meditazione insieme in un gruppo di persone, potrete sentire le personalità individuali che si sciolgono e diventano un unico organismo.

  (ritorna al sommario) 

 

 

 

I Dieci Toro Zen

 

Mappe interiori 4 –  Prima parte dei dieci Tori Zen di Kakuan

 

 

Questa serie di dipinti rappresenta la storia completa della ricerca spirituale. Nel primo, un uomo guarda di qua e di là… il suo toro si è perso. Tutt’intorno vedi la foresta, alberi centenari, e l’uomo che si guarda intorno perplesso, e non riesce a vedere il toro.

Nel secondo dipinto, l’uomo appare un po’ più contento perché ha visto le orme del toro. È la stessa immagine, la stessa foresta. Ha scoperto soltanto una cosa in questa immagine, e cioè le orme del toro, quindi sa dov’è andato.

Nel terzo dipinto cammina e vede la schiena del toro – il toro è fermo accanto a un albero, e l’uomo è dietro di lui – quindi lo guarda… e, nell’immagine, si vede solo la schiena.

Nel quarto sta catturando il toro e lotta con lui.

Nel quinto lo ha preso e lo conduce dietro di sé legato.

Nel sesto sta cavalcando il toro. È difficile, perché il toro cerca di gettarlo a terra.

Nel settimo è tornato a casa tranquillo, il toro è stato sconfitto.

Nell’ottavo non c’è più nulla: né il toro, né la persona, né la corda.

Nel nono si ritorna alla fonte, all’origine di tutte le cose.

Nel decimo, il toro non c’entra più nulla. L’uomo è tornato in città, fra la gente, con una bottiglia di vino.

 

Kakuan dipinse dieci quadri dell’intera ricerca dell’uomo; e l’uomo stesso è una ricerca. Sono rappresentazioni straordinariamente belle, tuttavia non ne era soddisfatto. La verità è tale che qualunque cosa tu faccia ne resterai scontento: la verità non può essere espressa. Allora si mise a scrivere dieci brevi poesie per integrare i quadri. Qualunque cosa mancava nei quadri cercò di inserirla nelle poesie. Di nuovo si sentì insoddisfatto. Allora scrisse dieci commenti in prosa. Anche allora, sono certo, si sarà sentito insoddisfatto, ma a quel punto non c’era più niente da fare. La verità è vasta, le possibilità di esprimerla limitate.

 

La vita è esistenziale. Solo una risposta esistenziale vi potrà soddisfare e non una risposta fornita da qualcun altro; non una risposta fabbricata e manipolata dalla mente; non una risposta mutuata dalle scritture, bensì una risposta che scaturisca dal vostro essere, che in esso sbocci e fiorisca svelando completamente il vostro destino, rendendovi pienamente consapevoli. Si tratterà di comprensione: non di una risposta, ma di una rivelazione, non di una risposta, ma di un’esperienza di tipo esistenziale.

Il significato, dunque, non è il vero oggetto della ricerca. Il vero scopo della ricerca è trovare la vita stessa, la vita nuda e cruda.

 

 

1. Ricerca del Toro

 

Nei pascoli di questo mondo, mi apro senza posa un varco tra l’erba alta in cerca del toro.

Seguendo il corso di fiumi senza nome, perso lassù tra gli intricati

sentieri di monti lontani.

Le forze mi vengono meno e la mia vitalità è esausta, non riesco

a trovare il toro.

Odo soltanto le locuste lanciare il loro verso stridulo attraverso la foresta, nella notte.

 

Commento: Il toro non è mai stato smarrito. Che bisogno c’è di cercarlo? Soltanto la separazione dalla mia vera natura mi impedisce di trovarlo. Nella confusione dei sensi ne ho perso le tracce. Lontano da casa vedo molte strade che si incrociano, ma non so quale sia la via giusta. Bramosia e paura, bene e male generano in me confusione.

 

Il toro è un simbolo di energia, di vitalità, di dinamismo. Il toro indica la vita stessa nel suo senso più pieno. Il toro indica la vostra forza interiore, la vostra potenzialità.

Voi siete qui ma non sapete che cos’è la vita. Avete energia, ma non sapete da dove provenga né a che fine sia diretta. Voi siete quell’energia ma non siete consapevoli di cosa sia quell’energia. Vivete inconsapevolmente.

Se non conoscete voi stessi, qualunque cosa sarà futile. La cosa fondamentale è conoscere se stessi. Capita però che continuiamo a perdere di vista la cosa fondamentale, e continuiamo a preoccuparci delle banalità.

La ricerca è difficile perché la verità è ignota. La ricerca è difficile, poiché la verità non solo è sconosciuta: è inconoscibile. La ricerca è difficile, poiché chi vi è impegnato deve mettere in gioco l’intera sua vita.

Se continuate, se non date ascolto alla mente e al suo gioco di stanchezza e di sfinitezza, e a questo e a quello… La mente vuole trascinarvi indietro: verso il gregge, verso la folla.

La mente vuole che voi apparteniate a una setta, a una chiesa, cosicché non abbiate bisogno di decidere ogni passo per vostro conto. Ogni cosa è già decisa, ogni cosa è già bell’e pronta. Dovete solo crederci.

 

Il toro non è mai stato smarrito: perché il toro siete voi. Il toro è la vostra energia, la vostra vita.

Ricercarlo non vi aiuterà a raggiungere la meta perché la meta non è mai stata smarrita. La ricerca vi aiuterà a deporre la bramosia, la paura, la possessività, la gelosia, l’odio, la collera. La ricerca vi aiuterà solo ad eliminare gli ostacoli, e una volta che non ce ne saranno più, diverrete improvvisamente consapevoli: sono sempre stato qui! Non sono mai andato in nessun posto. Il mondo è un sogno. Non che non ci sia: il mondo è un sogno perché il mondo che voi pensate esista non è altro che il vostro sogno, perché voi siete addormentati, inconsapevoli, presi a fare delle cose. Il toro è già lì. Chi cerca è l’oggetto della ricerca. Ci sono delle cose non necessarie che vi si ammassano intorno – la ricerca avviene in negativo: toglietele di torno e scoprirete voi stessi in tutta la vostra gloria.

 

 

2. Scoperta delle orme

 

Lungo la sponda del fiume, sotto gli alberi, scopro le orme!

Anche sotto l’erba fragrante scorgo le sue impronte.

Si trovano nelle profondità di remote montagne.

Queste tracce sono perfettamente visibili come il tuo naso rivolto all’insù.

 

Commento: Comprendendo gli insegnamenti scopro le orme del toro. Allora apprendo che, come da un solo metallo si possono ricavare molti utensili, così vi sono miriadi di entità ricavate dalla fabbrica del sé. Se non faccio distinzioni, come potrò discernere il vero dal falso? Per quanto io non abbia ancora varcato la soglia, tuttavia ho scorto il sentiero.

 

Comprendendo gli insegnamenti…  milioni di buddha sono passati su questa terra. Tutti hanno impartito il medesimo insegnamento. Non possono fare altrimenti. La verità è una sola, i modi di descriverla molti. La verità è una sola: tutti si sono espressi ugualmente a questo proposito. Ora, se farete uno sforzo per comprendere riuscirete a discernere le orme del toro. Solo che invece di comprendere, voi vi sforzate di assecondare la corrente e qui sta il vostro errore.

Seguire la corrente non è comprendere. Comprendere è qualcosa di molto, molto profondo.

Segui la corrente perché hai paura di decidere. Andar dietro all’onda significa:Ora mi limiterò a seguire ciecamente. Ora non ho più il problema di decidere: dovunque voi andiate, vi seguirò’. Comprendere significa, invece:Qualunque cosa voi diciate, vi ascolterò, mediterò. E se la mia comprensione si farà più alta ed entrerà in sintonia con la vostra, allora io seguirò la mia comprensione’. I maestri sono utili per indicare il cammino. Ma non aggrappatevi a loro. Seguire è un aggrapparsi: nasce dalla paura, non dalla comprensione. Diventando dei seguaci, perderete la via. Una volta che sarete diventati seguaci, una cosa è certa: smetterete di indagare.

La ricerca è individuale. Ci si deve muovere da soli, ma in ciò sta il bello.

E la mente cessa soltanto quando procedete per la vostra strada mentre essa vi dice di fermarvi. Se non date ascolto alla mente e dite:Sto indagando, sto cercando, se tu sei stanca puoi lasciar perdere’. Se non ascoltate e restate distaccati e incuranti con gli occhi concentrati sullo scopo, sul toro, arriverete a scoprire le orme. Sono state sempre lì, ma voi eravate troppo assediati da mille pensieri, eravate troppo offuscati dalla mente.

 

Vi ho già detto che l’erba alta rappresenta i desideri. E ora, anche nascoste nell’erba, persino sotto i vostri desideri, troverete le stesse orme del toro. Persino sotto i desideri troverete nascosto il divino. Persino sotto cose cosiddette terrene, scoprirete che stavate cercando qualcosa che stava al di là: uno che è in cerca del denaro, vuol essere ricco ma non sa che essere ricco è totalmente differente dall’avere denaro. Essere ricco significa avere tutte le esperienze che la vita può offrire. Essere ricco significa essere un arcobaleno, non essere né bianco né nero, ma tutti i colori insieme. Essere ricco significa essere maturo, attento, vivo.

 

 

 

3. Scoperta del toro

 

Odo il canto dell’usignolo.

Il sole è caldo, il vento dolce, i salici

verdeggiano lungo la riva.

Qui nessun toro può nascondersi!

Quale artista riesce a delineare

quella testa massiccia, quelle

magnifiche corna?

 

Commento: Quando si sente una voce, è possibile percepire la fonte. Non appena i sei sensi si fondono insieme, la soglia è superata. In qualsiasi luogo uno entri, vedrà la testa del toro! Questa unione è come quella del sale nell’acqua, come quella del colore in una tintura. Ogni più minuscolo frammento non si è mai separato dal sé.

 

Quando diventate sensibili, sensibili a tutto quanto accade intorno a voi – quando siete sensibili a tutto ciò che accade a voi e intorno a voi…

La concentrazione rappresenta uno spegnimento della consapevolezza. Una mente concentrata diventa molto, molto insensibile nei confronti di qualunque altra cosa. Ecco la meditazione: divenire consapevoli di tutto quanto sta accadendo, senza compiere alcuna scelta, solo una consapevolezza indifferenziata.

 

Come può il toro nascondersi in una tale sensibilità? Il toro può nascondersi unicamente se siete concentrati verso un’unica direzione. Attraverso la concentrazione potete nascondervi, perché diventate vigili rispetto a una sola cosa, a spese di migliaia di altre. Nella meditazione siete consapevoli senza riserve – senza mettere nulla da parte – siete semplicemente disponibili. Se l’usignolo canta, voi siete disponibili. Se sentite il sole su di voi… se il vento passa e voi lo avvertite, siete disponibili. La concentrazione mira a uno scopo, mentre la meditazione non ne racchiude nessuno. In questa consapevolezza priva di scelte la mente scompare, perché la mente può esistere unicamente se la consapevolezza è angusta. Se la consapevolezza è diffusa, aperta, la mente non può esistere.

 

 

E improvvisamente il toro è in vista. In uno stato di grande sensibilità diventate improvvisamente consapevoli della vostra energia, dell’energia pura, del puro godimento.

Non appena i sei sensi si fondono insieme la soglia è superata…

Questa è l’essenza della sensitività: tutti i nostri sensi fusi in un’unica sensitività. Non esiste più separazione, non scegliete uno dei vostri sensi in particolare.

Qui lo Zen si rivela davvero superbo. Nessun’altra scuola ha percorso in altrettanta profondità il giusto sentiero. I sensi devono restare vitali e non solo: i nostri sensi devono essere scanditi da un ritmo e da una profonda armonia interiore, devono diventare un’orchestra. Solo a questo punto è possibile conoscere la verità, solo allora riuscirete a catturare il toro. A quel punto, quando i vostri sensi saranno completamente vitali e compenetrati uno nell’altro, e voi sarete divenuti una sorgente di energia… in qualsiasi luogo uno entri, vedrà la testa del toro.

 

tratto da:

Osho, La Ricerca. Conversazioni sui Dieci Tori Zen La Salamandra Edizioni

 (ritorna al sommario)  

 

 

 

 

vedo in te una parte di me

 

Amato Osho,

ho troppe domande su di te perché vedo in te una parte di me stesso, e in quella parte vedo tutti quanti. Per favore dammi una spintarella se sono sulla strada sbagliata.

 

Sei proprio nel posto sbagliato.

Vedi in me una parte di te. Ciò ti creerà molti problemi, perché dentro di me non esiste alcuna parte di te. E questo è solo l’inizio di un lungo viaggio: finisce poi che vedi in quella parte tutti quanti… e tutti i loro problemi.

Allora la piccola parte che avevi visto in me diventa molto grande – in quella parte ora vedi tutti gli altri – e alla fine ti dimentichi completamente di me. Sarò completamente ricoperto con le parti di altre persone, uno strato spesso, non certo sottile, perché sono le parti di tutti…

Prova la cosa opposta: vedi me come un angolino dentro di te. Concedimelo, vedi me in quell’angolo, e vedi anche Chuang Tzu, vedi Gautama il Buddha, vedi Socrate. Osserva tutti i fiori che l’umanità ha creato, e diventerai una persona completamente diversa. Solo con il fatto di vedermi, e introducendo insieme a me tutti coloro che sono connessi in qualche modo con me, verrai circondato dal sale della terra, da tutto ciò che è glorioso. E potrai scomparire in questo spazio: non riuscirai più a trovare te stesso, non saprai dove sei finito.

Incontrerai Socrate, incontrerai Pitagora, incontrerai Eraclito, incontrerai esseri strani ma bellissimi – Bodhidharma, Diogene, Dionisio – ma non troverai più te stesso. Anzi, tu non esisti più. L’incontro con tutte queste persone dentro di te ti trasformerà in un paradiso.

Quindi prova con il contrario: piuttosto che vedere te in me – se puoi farlo, di sicuro riuscirai a fare anche questo, è la medesima cosa – vedi me in te.

E non ti sto chiedendo tutto il tuo essere, perché voglio lasciar spazio per altri ospiti ancora. Dammi solo un angolino, solo un punto di contatto, attraverso il quale i buddha possono entrare dentro di te.

Ma noi siamo così abituati a essere infelici che faremmo di tutto per continuare a esserlo. Abbiamo dimenticato il linguaggio dell’estasi, quindi anche fare un piccolo tentativo ci sembra estremamente difficile. Ma ciò che ti chiedo è di fare ciò che fai già, solo rigirandolo un po’. Sarà molto più facile, e la ricompensa sarà grandissima. Ti perderai, e non verrai più ritrovato. Quello è il momento più estatico, quando non puoi più trovarti, e rimane solo l’assoluto silenzio.

tratto da: Osho, Beyond Psycology n.27

 

 (ritorna al sommario)