2
CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti
i Centri di meditazione di Osho divisi per regione
6 LE NOTIZIE
8 PRIMO PIANO
Ciò che di solito viene confuso con la pigrizia può invece diventare lo spazio
giusto in cui rigenerare veramente tutte le nostre energie.
Lavoriamo in
continuazione, ci fermiamo solo per riposare. Ma riusciamo a fermarci davvero?
Se ti è diventato chiaro il bisogno di staccare la spina e
fermarti totalmen¬te, ecco un insolito modo per
farlo.
17 UN LIBRO DA VIVERE
I discorsi su "la
mente fiduciosa" di Sosan, terzo patriarca Zen.
18 ATTUALITÀ
Genoma: una strada diversa per l'evoluzione?
La decifrazione dei più di
3 miliardi di costituenti del DNA umano apre nuove possibilità all'evoluzione
della specie, e nel contempo evoca l'ombra oscura di
una possibile manipolazione da parte del potere.
26 SENTIMENTI
Due aspetti che nella
maggior parte de casi sembrano creare conflitti.
30 IL RICERCATORE
Come una ricerca partita
da una "sete" reale può disperdersi in rigagnoli che n( portano a
niente.
32 IL CORPO
Oggigiorno si parla molto
di sesso in modo libero e spregiudicato, ma se si esce dal campo dei mezzi
d'informazione e d 'intrattenimento, viene da
chiedersi: si tratta di liberazione vera, o solo presunta?
39 IL CORPO
Deva Antonella e le sue
danze Raqs Sharqi. Foto di
Deva Manfredo.
41 L'ARTISTA
Lo Zen e la disposizione
dei fiori? No, molto di più!
44 MEDITAZIONE
Le Danze di Gurdjieff viste come tecnica di meditazione.
46 LA MAPPA
Se vuoi raggiungere uno stato di luminosità interiore.
50
TUTTE LE STELLE
Il
tuo oroscopo di dicembre
52
LA VETRINA
Tutti
i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le
musiche per la meditazione e il rilassamento
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
dal sesso a…
Qualche mese fa la Dott.
Kuriansky, che insegna psicologia all’Università di New York, era stata a Pune
per una visita e partecipare alle
attività dell’Osho Meditation Resort. Molto conosciuta negli Stati Uniti –
semplicemente come Dr. Judy “la terapista sessuale number one” – oltre a
partecipare a svariati programmi televisivi è anche l’autrice di cinque libri
sull’argomento dove enfatizza il prendersi la responsabilità delle proprie
scelte e il rispetto per se stessi e per gli altri. “La mia esperienza, qui
nella Comune e durante le meditazioni di Osho, mi ha cambiata e mi sono accorta
di quanto in Occidente manchi la dimensione della consapevolezza e del
centrarsi sul cuore, è proprio questa integrazione fra cuore e sesso che voglio portare nel mio
lavoro là.” E alcuni risultati si sono già visti, dopo aver parlato, nella sua
rubrica su Penthouse (sia rivista
stampata che on-line) di alcune tecniche di
meditazione sviluppate qui a Pune, utili anche ad entrare in sintonia
col partner e iniziare un rapporto in maniera meditativa, ha già ricevuto
entusiastiche risposte dai lettori che hanno voluto sperimentare. Dal “sesso
all’eros cosmico” anche negli States?
OTI subito
reincarnato
L’edizione in lingua inglese dell’Osho Times International, il
trimestrale che sicuramente a molti di voi è capitato di leggere con interesse,
col numero di ‘Autunno 2000’ ci ha lasciato, per reincarnarsi prontamente in un ‘veicolo’ non più di carta ma elettronico: un’edizione
on-line gratuita (sempre su www.osho.com), molto più pronta ad affrontare sul
momento i temi del giorno e col potenziale di un’espansione praticamente
illimitata (Maneesha, che coordina il progetto, ha
già in cantiere 17 rubriche diverse!).
L’Osho Times
edizione italiana, invece, continua ad uscire ogni mese sempre su carta
stampata.
La rivista che sempre più lettori sembrano apprezzare è anche on-line, ma solo
con 5 pagine – più l’oroscopo – per fornire un assaggio dei temi che
trattiamo a chi si sta avvicinando al mondo di Osho
attraverso il web.
Vacanze intelligenti
C'è una maniera facile per stare 3/6 mesi qui a Puna, vivendo nel buddhafield,
lavorando, meditando, incontrando amici che arrivano da ogni parte del mondo.
Si chiama Residential
Program e recentemente si è diversificato in due
branche: la prima, più tradizionale, prevede un certo numero di diverse esperienze
di ‘lavoro come meditazione’, l’altra più moderna e
specializzata, è il Multimedia Residential Program e
si focalizza su campi ben precisi: traduzioni, web design, ricerche sulla
visione di Osho in settori specifici, tecnologie informatiche. La durata della
partecipazione, in questo secondo caso è più flessibile, e può anche dipendere
dallo specifico progetto di lavoro.
In ogni caso, per maggiori informazioni scrivete
a: workmed@osho.net.
Un altro buon motivo
Partecipa anche tu ai “21 giorni di meditazione Kundalini” dovunque sei nel mondo dal 22 novembre all’11
dicembre! Avrai una ‘scusa’ in più per farti una bella
meditazione tutti i giorni, magari al ritorno dall’ufficio, per
ripulirti da tutte le tensioni accumulate durante una giornata di lavoro e
caricarti di nuova energia fresca per il tuo tempo libero. Puoi fare la Kundalini in un vicino Centro di
meditazione, con gli amici, o anche a casa tua… Se ci tieni a essere al passo
coi tempi (anzi decisamente all’avanguardia) puoi persino ripassarti le
istruzioni on-line: su www.osho.com clicca magazine,
poi active meditation e Kundalini, troverai anche una demo
della musica… una meditazione da terzo
millennio!
Venite a divertirvi
A Pune! 40 giorni di
festival, dall’11 dicembre 2000 al 19 gennaio 2001, all’insegna della
meditazione e celebrazione; con eventi culturali, spettacoli, musiche e danze,
insieme ad amici da tutto il mondo. Oltre alle ‘classiche’ meditazioni di Osho
ci sarà ogni giorno in Buddha Hall una nuova meditazione (tratta dal VBT). E
poi “Lunch Time Theater” in giro per la Comune, concerti di noti musicisti
indiani, musica live con protagonisti internazionali, spettacoli di varietà.
Jivan Mary delle Performing Arts sta anche preparando una commedia – “L’orso,
un amore appassionato” di A. Checov – per l’occasione. Il Party di fine d’anno
vedrà numerose attrazioni in diverse parti della Comune, e ci sarà un ‘after
hours’ con Dinamica e Meditazione della Risata.
Per dirla con Osho: “Vivi
nella gioia… vivi la tua più profonda naturalezza, con un’accettazione assoluta
di quello che sei. Non tentare di cambiarti a seconda delle idee degli altri. Ti basta essere te stesso, la tua autentica natura… e
di sicuro crescerà la gioia, sprigionandosi dal tuo intimo.”
Osho torna… all’università
In molti dei suoi discorsi Osho narra
divertentissimi episodi della sua vita universitaria, prima come studente alle
cui precise e fondamentali domande quasi nessun professore sapeva
o voleva rispondere e in seguito come professore dai rivoluzionari metodi di
insegnamento. Be’ abbiamo scoperto (su internet…
ovviamente) che all’università Osho c’è tornato, in Italia: fra i testi per
l’esame di Sociologia delle comunicazioni di massa – Lettere e Filosofia ad
Arezzo – c’è l’opera Vivere, amare, ridere NSC ed. di Osho (Rajneesh
O. nell’elenco ufficiale) questo a dimostrare come l’interesse per la sua
visione abbia raggiunto anche gli ambienti accademici. Se avete notizie di altre situazioni simili fatecelo sapere, al nostro e-mail
ital@osho.net.
A proposito di e-mail ci arriva una richiesta da Nirodh
– uno dei responsabili dell’OMC Arihant, direttore
dell’Oshorchestra, webmaster
del sito Oshoamici – che proprio recentemente ha
dovuto riformattare l'hd
del computer causa un giochino mandatogli da due sannyasin
in buona fede che si è rivelato contenere un virus: “Per favore non inviatemi
e-mail con file allegati .exe (molte volte sono
virus!), giochini, screensaver,
‘catene di S.Antonio’ e pubblicità varie, petizioni e
lettere da inoltrare con centinaia di indirizzi” chiede Nirodh
perché gli intasano la posta… o anche peggio. Una richiesta che
ci sembra giusto riportare.
Weekend
nel Buddhafield Italiano
Dopo il successo del Festival di Varazze della primavera scorsa con la partecipazione di
centinaia di meditatori, anche per l’anno prossimo ci sarà l’occasione di
meditare e celebrare insieme, di incontrare amici vecchi e nuovi… e il mare, infatti saremo ancora a Varazze
dal 6 all’8 Aprile. Ci saranno sempre, a presentare i vari workshop
e ad animare innumerevoli eventi, Anando (che
coordina la Multiversity di Pune),
Yuki (con la sua musica profonda per pianoforte), Vasanti (con le Danze Sacre di Gurdjieff),
e l’Oshorchestra, con musica da ascoltare, ballare,
meditare…
Molte le novità: un assaggio di Mystic Rose, presentato da Prasuna,
lezioni serali di danza Mediorientale, condotte da Deva Antonella, e un grande
evento Sufi con Ma Lahma. E
poi meditazioni di Osho – spesso con musica dal vivo –
diversi workshop con tecniche mirate a portare la meditazione nella vita di
tutti i giorni e la possibilità di provare, o anche solo avere informazioni di
prima mano sulle varie tecniche olistiche usate nel
mondo di Osho. Durante il festival, sempre all'interno del Palasport di Varazze, in una sala appositamente allestita, sarà
possibile visitare una eccezionale mostra di Arte
Oggettiva: Le firme di Osho (vedi OTI di Ottobre). Il programma completo, con
anche le indicazioni sulle possibilità di soggiorno e le modalità per
prenotarsi, sarà sul numero di febbraio dell’Osho Times
italiano.
Per una consultazione in tempo reale vedi il
programma on-line su:
http://www.thefestival.it
Per informazioni sul Festival:
Tel. & Fax: 019.918766
e-mail: festival@oshoamici.it
Nell’inconscio popolare, e quindi nei nostri
condizionamenti, l’ozio ha sempre avuto una cattiva fama: i vari proverbi lo
definiscono padre dei vizi, bottega del diavolo, anticamera della pazzia e chi
più ne ha più ne metta. Non importa che ai suoi tempi Lucio Arneo
Seneca (noto anche per essere stato il precettore di
Nerone) nella sua opera “L’arte dell’ozio” ne avesse
tessuto gli elogi, descrivendo la bellezza di una vita semplice, senza troppe
occupazioni e preoccupazioni, in campagna possibilmente, finalmente lontani
dalle lotte politiche di Roma – sempre all’affannosa ricerca dei favori
dei potenti e sempre tesi ad accumulare ricchezze… oddio non sembra neanche uno
scrittore di 2000 anni fa!
Sempre confuso con la
pigrizia, l’ozio è così rimasto una cosa da artisti, intellettuali… e gente
ricca di famiglia.
In un’economia di
sussistenza, quale quella dell’antichità, le pesanti condizioni di vita
materiale portano di sicuro a dare una grande importanza alla capacità di
lavorare forte e duro, e soprattutto sempre, per potersi assicurare la sopravvivenza.
Su questa situazione si innesta così l’etica cattolica
del soffrire a questo mondo per potersi assicurare il paradiso, e in seguito
quella protestante che vede nell’accumulo di ricchezze il segno di una vita ben
spesa seguendo la legge divina. A tutto questo si uniscono
anche gli ovvi interessi di chi sul lavoro degli altri costruisce le proprie
ricchezze. La rivoluzione industriale poi, in tempi più recenti, con la sua
mistica della produttività – sempre di più, sempre più velocemente – ha dato
all’ozio quasi il colpo di grazia. Di sicuro, a un
certo punto, all’interno di questa religione del progresso, si è sentito anche
dire che, con l’aiuto delle nuove tecnologie, l’uomo ‘un giorno’
avrebbe potuto tranquillamente lavorare non più di un paio d’ore per due,
massimo tre giorni alla settimana, dedicando il resto del tempo a nutrire il
suo spirito, il suo senso artistico, la sua creatività...
Ma non sembra proprio che
stia andando così; il termine migliore per descrivere la situazione attuale l’hanno coniato gli americani: la vita lavorativa – la vita in
genere – per loro è “rats race” la gara dei ratti
(sempre di corsa per essere i primi ad arrivare al cibo, sempre pronti a
mordere, a uccidere per non essere uccisi). Sono le 60 e più ore di lavoro alla settimana se si vuole far carriera, le due settimane
all’anno di vacanze, la sfrenata, violenta
competizione per primeggiare… gli altri, chi non ce la fa o chi si
rifiuta, sono i “losers”, i perdenti.
In una situazione simile
però cominciano a sentirsi le prime reazioni, non tanto da parte di ‘maître á penser’ più o meno radicali (per
esempio Clément Pansaers,
dadaista per altro poco conosciuto, nella sua “L’Apologia dell’Ozio”, lo
collega all’eros e a una terza via anticapitalista e anticomunista) ma da ambienti
scientifici che affrontano il problema dell’ozio da un punto di vista della
neurologia, sociologia e igiene mentale.
Nella rivista Salve di settembre, capita così di
leggere quello che dice dell’ozio il dott. Boccalon,
psichiatra e docente, che lo definisce un naturale luogo di ricarica per gli
impegni della vita quotidiana, necessario a mantenere un sano equilibrio nella
vita di ogni essere umano – facendo qui paralleli con
altri ritmi fisiologici quali quelli del sonno-veglia e dell’inspirazione-espirazione.
In questa pausa dall’attività vengono rigenerate le
varie potenzialità delle funzioni cerebrali, fra cui quella importantissima
dell’intuizione. E il prof. Bresolin, docente di
neurologia, puntualizza che: “L’ozio ben dosato facilita nuove percezioni e
salva il cervello dall’intossicazione da lipofuscine,
i metaboliti, cioè il
materiale di scarto che si accumula in seguito all’uso.” Il prof. De Masi,
docente di sociologia, ci ha scritto anche un libro
“Ozio Creativo” Rizzoli Ed., e privilegia l’aspetto
dell’ozio che porta alla creatività: “Un processo mentale e pratico ancora in
gran parte misterioso, grazie al quale una persona, dopo aver fantasticato idee
nuove, riesce anche a concretizzarle nella realtà.” E
tutti esortano a godersi l’ozio senza sensi di colpa – duri a morire! –
ricordando come sia utile non solo a riposarsi davvero ma anche a trovare nuove
strade per l’attività.
In una visione più ampia,
Osho parla molto spesso dell’ozio come non-fare, come rilassamento, dandoci
indicazioni precise per distinguerlo da una sterile e dannosa pigrizia.
Anche la meditazione a ben vedere – seduti
silenziosi, senza far nulla, arriva la primavera e l’erba cresce da sola, dice Basho – non è che una splendida forma di ozio,
e ci rende disponibili tesori interiori di energia, intuizione e chiarezza che
non ci saremmo mai immaginati prima.
Osho,
Qual è la differenza fra “pigro” e “rilassato”?
La differenza tra pigro e rilassato è la
differenza tra il negativo e il positivo. Il
rilassamento è una sensazione positiva, non è vuoto.
Sei pieno d’energia, ma te la stai godendo con comodo. Il flusso d’energia sta
diventando una danza interiore. Proprio in
questo senso, Chuang Tzu
dice: “Ciò che è facile è giusto, e ciò che è giusto è facile”. Questo
rilassamento rende possibile ogni cosa, perché non è una mancanza d’energia, bensì una sua pienezza
priva di tensioni. È energia rilassata. E più essa è
rilassata, fresca e nuova, maggiore è il potenziale di creatività.
La pigrizia è negativa. È
una sorta di vuoto, un sentirsi logori e senza energia: non si desidera nulla,
non si vuole creare alcunché. Si è semplicemente
stanchi, esausti e spenti.
La distinzione è molto
sottile e ci può confondere. Quando Chuang
Tzu dice: “Ciò che è facile è giusto”, puoi pensare
che forse la pigrizia sia giusta. Il rilassamento è l’opposto della
pigrizia… l’esatto opposto. Il rilassamento ha una
grazia e un’aura colma d’energia, la pigrizia ti rende quasi simile a un cadavere. La gente così è totalmente esaurita, come se
la loro anima avesse lasciato il corpo. In qualche modo respirano ancora, con grande difficoltà. Respirano solo perché nessun altro può
farlo per loro.
Rilassamento vuol dire
scomparsa delle tensioni e delle ansie, scomparsa di tutto ciò che è deviato e
innaturale: diventi un semplice essere umano… Sei tanto rilassato che nessuna energia viene sprecata inutilmente, nemmeno i
pensieri stanno distruggendo la tua energia… Sei in profondo silenzio.
Un Gautama il Buddha è
rilassato. Solo in meditazione, un giorno, scoprirai il significato esatto di
‘rilassamento’, non in un qualche dizionario. Quando
sei pieno come un oceano, ogni cosa – se la vuoi – è possibile, ma non esistono
desideri. L’oceano è silenzioso e in pace. E la semplice sensazione d’energia
in riposo è tanto estatica e quieta, che, avvicinandoti a
una persona rilassata, comincerai tu stesso ad avvertire un certo rilassamento.
Evita la pigrizia e fai di
te stesso una pozza d’energia, senza increspature: comprenderai così nel suo
significato essenziale il breve detto di Chuang Tzu, “Ciò che è facile è giusto”. Tutto ciò che non è
facile e ti crea tensioni, ansia e angoscia, non va bene – non farlo. Segui la
via ‘facile’ fino al punto in cui ti scordi che è facile. Essa diventa tanto
facile per te, che non c’è bisogno di ricordarsi che è facile, né che è giusta.
Questo è lo stato
d’illuminazione. Il fiume della consapevolezza scorre ‘facilmente’ verso
l’oceano.1
Lavoro
e rilassamento
Attraverso i secoli la
maggioranza della gente è stata povera, e la loro sopravvivenza è dipesa dalla
loro utilità come meccanismi produttivi. Nel momento che non erano più utili, venivano lasciati morire di fame e d’inedia. A causa di
questa situazione gli “interessi costituiti” hanno insegnato attraverso i
secoli solo una cosa: lavora, e lavora sodo per
produrre di più… così il ricco potrà arricchirsi sempre di più.
Il vero valore del lavoro
è solamente quello di produrre a sufficienza. Forse quattro, cinque ore
sarebbero abbastanza perché l’umanità potesse vivere in pace e confortevolmente.
Ma esiste un insano
desiderio di ricchezza, un’insana avidità, senza limiti… non si capisce che più
denaro hai, più perde il suo valore. È una semplice
legge dell’economia. Possiedi una casa e ti è preziosa: ci vivi dentro, ne hai
bisogno. Hai due case, tre, cento case... il loro
valore per te decresce con l’aumentare del numero di case. Dopo un certo limite il denaro perde il suo valore. Ma
l’avidità è assolutamente folle. L’intera umanità è vissuta in una specie di
follia.
Per questo è così difficile
essere in un stato di rilassamento, è sempre stato
condannato come uno stato di pigrizia. È contrario alla società
lavoro-dipendente. Rilassarsi significa cominciare a vivere in un modo più
sano. Non corri più dietro ai soldi, non continui a lavorare come un matto:
lavori giusto per quello di cui hai bisogno a livello
materiale.
Ci sono anche bisogni
spirituali! Il lavoro supplisce a quelli materiali. Per i bisogni spirituali è
necessario essere rilassati. Ma la maggioranza
dell’umanità a livello spirituale è stata boicottata. Ti insegnano
che il lavoro è qualche cosa di speciale – è nei loro interessi. E il condizionamento diventa così profondo che non sai
nemmeno più perché non ti sai rilassare.
Anche durante le vacanze la gente fa questo, quello e quest’altro.
Non apprezzano la vacanza: oziare sulla spiaggia, godendosi il mare e l’aria
frizzante e salata.
No, faranno una qualsiasi
stupidaggine – proprio non ci riescono a star seduti in silenzio senza far
niente, questo è il problema. Devono fare qualche
cosa, andare da qualche parte.
Ogni volta che ci sono
giorni di festa la gente si precipita nei luoghi di
villeggiatura, sulle spiagge, ma non per riposare: non ci riescono perché negli
stessi posti ci vanno altri milioni di persone.
Le vacanze sono il periodo migliore per rimanere a casa: sono andati
tutti al mare. Le auto, una dopo l’altra, in coda… e quando si arriva alla
spiaggia questa è gremita di gente, non c’è neanche un posticino per sdraiarsi.
Ho visto fotografie di queste spiagge, anche il mare deve morire dal ridere a
vedere questa gente. Stanno sdraiati al sole per pochi
minuti, poi si alzano per prendere un gelato oppure una Coca Cola. Si
sono portati il televisore portatile, o ascoltano la radio. E
poi ‘il tempo è scaduto’, bisogna correre alle
macchine perché c’è la fila da fare per tornare a casa.
Durante le vacanze
succedono più incidenti che in ogni altro giorno dell’anno, muoiono più
persone, più macchine si sfasciano. La gente durante il fine settimana aspetta
soltanto la riapertura della fabbrica o dell’ufficio. Ha completamente
dimenticato il linguaggio del rilassamento. Sono stati costretti a
dimenticarlo.
Tutti i bambini sono nati
con questa capacità interiore: non devi insegnare al bambino come rilassarsi. Guardalo – è rilassato, si sa lasciare andare. Ma tu non gli
permetti di rimanere in questo stato paradisiaco, presto lo ‘civilizzerai.’ Con
tutte le migliori intenzioni, i genitori non possono lasciare il bambino a se
stesso, devono insegnargli a lavorare, a essere produttivo, deve diventare competitivo.
Devono insegnargli che “fino a quando non sei il primo di tutti, ci hai
deluso”. E così tutti corrono per raggiungere il
successo. Come puoi rilassarti?
Ti insegno il rilassamento
perché è l’unica cosa che ti rende saggio. Né la chiesa, né la teologia, né la
religione te lo possono insegnare. Insistono tutti sul
lavoro, sulla dignità del lavoro. Usano bellissime
parole per schiavizzarti, per sfruttarti. Non sono contrario al lavoro, ha la
sua utilità – ma è solo utile. Non può diventare la
ragione della tua vita. È una assoluta necessità,
perché hai bisogno di cibo, di vestiti, di una casa. Lavora, ma non diventarne
dipendente. Nel momento in cui il lavoro è finito devi essere capace di
rilassarti. Non ci vuole molto per rilassarsi: è un’arte semplice. È semplice,
perché alla nascita sapevi già come fare: è una capacità che ‘dorme’ dentro di
te, devi solamente risvegliarla. Ha bisogno di essere riattivata. Tutte le
meditazioni sono soltanto metodi per ricordarti l’arte del rilassamento, del
lasciarsi-andare. Dico ricordare perché lo sapevi già, e ancora lo sai, solo che questa conoscenza è stata repressa dalla
società.
Devi fare esperienze di
rilassamento, di lasciarsi-andare, in modi diversi, e presto ne conoscerai il
segreto. Ed è una delle cose più importanti, ti libera
dai condizionamenti della dipendenza dal lavoro.
Non vuole dire che diventerai pigro, al contrario, più sei rilassato,
più sei forte – durante il rilassamento raccogli energie. Il tuo lavoro avrà
una qualità creativa – non produttiva. Qualunque cosa fai,
la farai totalmente e con amore. E avrai una tremenda
energia per farlo. Il rilassarsi non è contrario al lavoro: il rilassarsi, il
lasciarsi-andare, trasforma il lavoro in una esperienza
creativa.2
brani
di osho tratti da:
1. The Razor’s Edge # 27
2. Satyam Shivam Sundram #5
L’Intuizione
“L’intuizione è uno stato di non pensiero. Ogni
volta che comprendi qualcosa, comprendi solo se non ci
sono pensieri. Anche qui, stando con me e
ascoltandomi, ogni tanto comprendi. Ma quei momenti
sono pause, intervalli. Un pensiero è finito, un altro non è ancora arrivato, e
c’è un intervallo. In quell’intervallo qualcosa accade, comincia a vibrare. È come se qualcuno suonasse un
tamburo: il tamburo è vuoto, per questo può essere
suonato. Quel vuoto risuona; il suono meraviglioso che ne esce
è prodotto dal vuoto. Quando tu SEI e non hai
pensieri, qualcosa è possibile, immediatamente possibile.
L’intuizione è uno stato di non pensiero e di non
riflessione. È una pausa, un intervallo nel processo del pensiero: in quell’intervallo avviene l’intuizione, la verità.
La parola inglese ‘empty’
(vuoto) viene da una radice che vuol dire libero, senza nulla da fare. È una
parola bellissima, se vai alla radice. Essa è pregna di significato: significa
libero, senza occupazioni. Ogni volta che sei libero e
inattivo, sei vuoto. E ricorda, il proverbio
secondo il quale una mente vuota è la fucina del diavolo è pura assurdità. La
verità è l’esatto opposto: una mente attiva è la fucina del diavolo. La mente
vuota è la fucina di dio, non del diavolo. Ma devi comprendere cosa intendo con ‘vuota’: intendo libera, rilassata, priva di tensioni,
immobile, senza desideri, che non vaga da nessuna parte, ma è semplicemente, e
profondamente, qui. Una mente vuota è pura presenza. E in quella pura presenza
tutto è possibile, perché l’intera esistenza proviene da essa.
Questi alberi si sviluppano da quella pura
presenza, le stelle nascono da essa, noi – e tutti i buddha – proveniamo da essa. In lei tu sei dio e sei in dio. Quando la tua mente è occupata, cadi; quando è
occupata, vieni espulso dal giardino dell’eden. Quando la tua mente è vuota, torni al giardino, quando è
vuota sei di nuovo a casa.
Quando la mente non è occupata
dalla realtà, dagli oggetti e dai pensieri, allora ciò che è, È. E ciò che è, è la verità. Solo nel vuoto avviene un
incontro, una fusione. Solo nel vuoto ti apri alla verità e la verità entra in
te.” Osho
I momenti di ozio sono i
momenti in cui ci fermiamo dal lavoro. Ma è davvero
ozio? A volte spegniamo tutto e ci godiamo il riposo.
A volte l’aver niente da fare diventa un’occasione per divertirsi e celebrare.
Altre volte – e questo sempre più spesso – diventa noia, un tempo
infinito da riempire con qualcosa, qualunque cosa. E
qui nasce l’industria dell’intrattenimento pronta a riempirci il tempo con una
nuova “occupazione”.
Il fatto è che non ci divertiamo a fare il nostro
lavoro e così il nostro piacere/bisogno di essere
attivi non viene veramente soddisfatto nelle ore lavorative: arriviamo al
momento del riposo più annoiati che stanchi... In realtà siamo come esauriti. E
si crea un circolo vizioso:
se non riusciamo a trovare ‘creatività’ all’interno del nostro lavoro
diventiamo incapaci di riposarci davvero durante
il tempo libero.
I
giorni di festa stanno scomparendo dal mondo. In senso legale, la gente
ha più giorni festivi. In tutto il mondo, i giorni lavorativi vengono ridotti: da sei a cinque, da cinque a quattro, e
presto si cambierà ancora.
La
gente ha più tempo libero, ma questa è un’altra storia. Cosa
fanno le persone con il proprio tempo libero? Creano più infelicità per sé o
per gli altri. Non trovando nulla da fare, fanno del
male a se stesse o agli altri. Durante i giorni festivi accadono più disgrazie:
più incidenti automobilistici, più omicidi, più suicidi.
E dopo le feste la gente è tanto stanca d’aver bisogno
d’una intera settimana per recuperare, per rimettersi. Durante i giorni festivi
le persone fanno mille e una cosa, giusto per tenersi occupate, dal momento che il non avere nulla da fare equivale a
restare con se stessi, cosa che è diventata praticamente impossibile. Essere
con se stessi, felici con se stessi, è una dimensione
completamente smarrita.
Il
racconto della Bibbia narra che dio creò il mondo in sei giorni e al settimo, domenica, si riposò. Quel riposo era
meraviglioso, veniva dopo una grande creazione. Egli
si sentiva appagato; aveva creato il mondo intero e al sesto giorno si guardò
intorno dicendo, “Bene, molto bene”.
Il
racconto è molto significativo. Dice
che puoi avere un giorno di riposo, solo dopo la creazione. Se
non crei nulla, la tua vita non conoscerà riposo; non riuscirai ad avere un
giorno di festa. Crea qualcosa e potrai riposare. Il riposo è una conseguenza.
Non puoi riposare direttamente: prima devi essere così creativo e sentirti
tanto in pace con te stesso, tanto meritevole, da poterti concedere un giorno
di riposo, una giornata dedicata solo al divertimento.
Molta
gente lavora, lavora e lavora, poi un giorno muore…
perché il suo lavoro non è creativo. Quand’è che il lavoro è creativo? Il
lavoro è creativo quando lo ami, quando ti senti in
sintonia con esso, quando ti piace, quando lo scegli, quando è adatto al tuo
essere e tra te ed esso esiste una grande armonia. Una volta
che accade, qualunque cosa che tu fai è creativa. Solo se sei creativo
puoi avere giorni di festa, non altrimenti. Se vuoi
avere giorni di festa, diventa sempre più creativo. Non sto dicendo d’essere
creativo agli occhi degli altri – questo è irrilevante – sii semplicemente
creativo davanti a te stesso, qualunque cosa tu faccia.
Se la ami falla, altrimenti non farla.
Se io stessi per morire e dio mi chiedesse: “Se ti
rimandassi indietro, come vorresti vivere?”, io direi: “Allo stesso modo. Ho
amato e apprezzato la mia vita. Vorrei vivere come prima”. Prova a pensarci a
proposito di te stesso; se tu morissi e dio ti chiedesse: “Se venissi rimandato indietro, quali cambiamenti apporteresti nella
tua vita?”, saresti in grado di dire che
vorresti rivivere allo stesso modo, assolutamente allo stesso modo? Se no,
stai facendo qualcosa di sbagliato della tua vita. La stai trascinando,
non la stai vivendo; come
si dice, stai ammazzando il tempo. Stai sprecando le tue
energie, le dissipi semplicemente. Esse non diventeranno una
forza integra, né avverrà alcuna fioritura;
il tuo albero rimarrà senza fiori e senza frutti. Come potrai essere
felice e divertirti?1
In
primo luogo, scopriamo se la vita è una sequela di doveri e lavori
da compiere, oppure una celebrazione. Se la vita è lavoro, dovere, allora deve
necessariamente trasformarsi in un fardello, un peso, e dovremo trascorrerla,
come in effetti facciamo, con un cuore pesante.
Non
prendere la vita come lavoro, come dovere; prendila come celebrazione, come una
festa.
La vita è proprio una grande festa, un’occasione
estatica. Non è un compito a casa, non è un dovere da compiere, che ti piaccia o no. Non è che una persona, se prende la vita come
celebrazione, smetterà di lavorare. Ovviamente lavorerà, ma il suo lavoro sarà
parte della festa, avrà il gusto della celebrazione. È vero che non produrrà
molto lavoro – la quantità sarà minore – ma a livello
qualitativo la differenza sarà incommensurabile.
Avrai
notato come la gente che è drogata dal lavoro, che trasforma tutto in lavoro, ha riempito la vita di tensioni, e ancora tensioni.
Tutte le ansietà della vita sono il prodotto dei maniaci del lavoro, i lavoro-dipendenti, loro hanno
trasformato la vita in una fabbrica. Non hanno altra visione della vita
tranne quella del lavoro. E non hanno nemmeno una giusta prospettiva del
lavoro. Lavorare per che cosa? Perché l’uomo lavora?
L’uomo
lavora per vivere. E cosa vuol dire vivere? Vivere
vuol dire celebrare la vita.
L’ironia
è che con il modo in cui viviamo, non c’è tempo per cantare e danzare e
celebrare la vita. Trasformiamo i mezzi nel fine; facciamo diventare il lavoro
il significato e il fine della vita. A quel punto la vita è ristretta tra due
posti, la casa e l’ufficio. Da casa all’ufficio e poi di nuovo a casa è tutto
ciò che sappiamo della vita. In effetti, la casa
smette di essere una casa, ci portiamo l’ufficio a casa con noi dopo che lo
lasciamo alla sera. Psicologicamente siamo molto
confusi: viviamo una vita intricata, confusa e fiacca.
Continuiamo a correre per tutta la vita nella speranza che un giorno avremo tempo di rilassarci, riposare e goderci la vita. Ma quel giorno in realtà non arriva mai; non arriverà mai. I
maniaci del lavoro non sapranno mai che nella vita ci sono il riposo e la gioia.
Nella
mitologia greca c’è la storia di Sisifo. Questi era
un re condannato dagli dei a spingere su per la
collina un pesante macigno e poi, quando questo rotolava giù, a ricominciare da
capo. Ancora e ancora Sisifo dovette portare su il
masso dalla base della collina fino in cima. Un lavoro-dipendente è un Sisifo che spinge il macigno all’infinito su per la collina
e ricomincia quando è rotolato giù. Ora è impegnato
nello spingere il masso su e poi a dargli la caccia quando rotola giù e a
ricominciare a spingerlo su. Non arriva mai il momento del piacere e della
gioia nella sua vita.
I
maniaci del lavoro hanno trasformato il mondo in un manicomio. Corrono tutti
come pazzi, vogliono tutti arrivare da qualche parte. Nessuno sa però dov’è questa ‘qualche parte’.
Ho sentito dire che un uomo prese un taxi e chiese l’autista
di “correre”. E il
taxi si mise ad andare veloce. Dopo un po’ l’autista chiese dove doveva andare,
e l’uomo rispose: “Questo non
importa, so solo che devo andarci in
fretta”. Al mondo tutti corrono come lui, tutti passano la vita nella fretta. ‘Sbrigati!’ è diventata la parola d’ordine. Ma nessuno si chiede: ‘Dove
stiamo andando?’.
Lavoriamo duramente, ma non sappiamo perché lavoriamo così
duramente.
Non abbiamo neanche il tempo di pensare perché fatichiamo così giorno dopo giorno. Uno corre perché il suo vicino corre,
i suoi amici corrono, il mondo intero corre. Tutti corrono per paura di essere
lasciati indietro dagli altri che corrono.
I
maniaci del lavoro hanno fatto un enorme danno al mondo.
E il danno più grande che hanno fatto è di aver
privato la vita dei suoi momenti di celebrazione e di festa. È a causa loro che
c’è così poca gioia nel mondo, e ogni giorno diventa sempre più noioso, grigio
e triste.
La realtà è che nel mondo
di oggi l’intrattenimento ha preso il posto della
celebrazione. Ma l’intrattenimento è completamente
diverso dalla celebrazione – intrattenimento e celebrazione non sono mai la
stessa cosa. Nella celebrazione sei un partecipante, nell’intrattenimento sei solo uno spettatore.
Nell’intrattenimento guardi semplicemente qualcun altro che sta facendo
qualcosa per te. Quindi mentre la celebrazione è
attiva, l’intrattenimento è solo passivo. Nella celebrazione danzi, mentre nell’intrattenimento guardi qualcuno che danza,
e lo paghi per questo. Ma c’è un mondo di differenza
tra il danzare e il guardare una danza eseguita da un gruppo di professionisti
che sono pagati per quello. Lavori duramente durante il giorno, e la
sera quando sei stanco guardi uno spettacolo dove ci sono altri che danzano. È
tutto ciò che puoi fare, ma non è neppure un misero sostituto della
celebrazione.2
1.
Osho, Dang Dang
Doko Dang, # 8
2. Osho, Krishna:
the man and his philosophy
Una riflessione sull’ozio che assume connotati davvero
sperimentali: proviamo a vedere cosa succede se mi prendo
una bella vacanza – da tutto quanto – e per qualche giorno sto da sola a casa
mia e non faccio niente… ma proprio niente! Nirava Vasu (con un minimo di organizzazione:
un’amica che senza disturbarla le recapita periodicamente un po’ di spesa) ci prova... e poi ce ne scrive.
Eccomi qui, senza neanche un
dizionario, a cercare di chiarire, solo con la mia esperienza, dei concetti
importanti, quali l’ozio, la pigrizia, il non-fare.
Con l’ozio, a parte il
saperlo genitore di tutti i vizi, non ho mai avuto molta dimestichezza. So che
è stato lodato nel tempo da vari letterati e filosofi (mi torna in mente “Oblomov”), ma
io non l’ho mai praticato o apprezzato, e forse neppure capito.
La pigrizia... anche
questa ha per me solo connotazioni negative. Dalla pigrizia ci si lascia prendere, per pigrizia si continuano a rimandare le
cose. Insomma non è una bella cosa.
Arriviamo così al
non-fare.
La prima volta che ne ho
sentito parlare – un bel po’ di tempo fa – è stato in
un libro di Castaneda. Dove appunto
Don Juan insegnava a Carlos
l’arte del non-fare. La cosa sembrava senza dubbio attraente, ma
talmente lontana dal mio indaffaratissimo sentire di allora!
Proprio due giorni fa,
mentre mi trastullavo con l’idea di scrivere qualcosa per raccontare la mia
esperienza del non-fare ho provato a prendere una
carta dei Tarocchi Zen di Osho. È venuta fuori “La Pigrizia”
(quando si dice la coincidenza...) e la citazione di Osho dice: “Quando
sei pigro, si tratta di uno stato negativo...”
E così ho trovato
spiegazione e definizione già belle e pronte. Perché, in effetti, anch’io, come
il ridicolo uomo rappresentato nella carta, a un certo
punto mi ero sentita ‘arrivata’, in uno stato che mi sembrava rilassatissimo, con
tempi e intensità dettati dal momento (in fondo sono in pensione). Stavo
benissimo. Mi alzavo quando mi svegliavo (anche se
erano le 9,30 che importava?), facevo qualche meditazione, incontravo amici,
andavo al ristorante, tornavo a casa, scrivevo magari qualcosa, facevo piccoli
piacevoli lavori casalinghi, leggevo molto. E anche mi
sentivo tranquilla: ero nel non-fare, seguivo il mio sentire.
Poi, qualcosa ha
cominciato a vacillare: ero sicura di essere proprio
sul sentiero giusto? Ero rilassata o stavo solo perdendo tempo? Ma questo lo dico adesso, perché allora non mi è stato chiaro.
E da qui è arrivata una spinta verso un’esperienza nuova, un po’ al limite, di
sicuro molto intensa, una vacanza totale: ritirarmi in silenzio e completa
solitudine, a casa mia, ma niente di strutturato, una cosa semplice semplice, una vera e propria vacanza insomma… però da
tutto!
Questo desiderio, da
latente che era, si cristallizza, prende forma, diventa cocente. Non posso
resistergli.
In realtà erano mesi che,
mentre ‘oziavo’ senza saperlo, quel desiderio si muoveva informe e nascosto
dentro di me, mentre la vita mi mandava segnali che non ero ancora pronta a
cogliere: una meditazione ‘particolarmente riuscita’ che mi faceva
intravedere la possibilità di unire l’azzurro, immaginato dentro di me, con
l’azzurro di un cielo, dove sopra e sotto erano fusi e dove potevo lasciarmi
andare, senza paura di perdermi o precipitare; e poi un’amica che mi aveva
scritto da Pune entusiasta dopo un ritiro di 21
giorni, cantandomi le lodi del silenzio e della solitudine.
Inizia così la mia
‘avventura’.
Tre settimane da sola, in
casa – senza far niente, solo meditare – è il mio obbiettivo, ma so che non
devo prenderlo troppo seriamente: se proprio vedo che non funziona smetto anche
prima, ma di sicuro almeno una settimana voglio proprio farla – meglio meditare
poco che non meditare per niente!
Ho letto ciò che dice Osho
sui ritiri in silenzio e isolamento, come quello fatto
dalla mia amica. Ho il mio desiderio di raccogliermi, avvicinarmi a me, forse
raggiungermi. So che devo sedermi, comoda, a occhi
chiusi, a volte anche sdraiarmi e tenere l’attenzione sul respiro. Anzi,
meglio, proprio su quel pezzetto di pancia, sopra l’ombelico (posso appoggiarci
sopra una mano per aiutarmi a sentirlo), che si alza e si abbassa, a seconda dell’inspirazione ed espirazione.
Come in Vipassana (che appunto vuol dire ‘consapevolezza del respiro’) la meditazione che ho sempre preferito. Se
vengono pensieri, ricordi, fantasie, sensazioni, emozioni, non bisogna ricacciarli
nell’inconscio, reprimerli. Ma lasciare che vengano,
restando però centrati sul respiro e guardandoli come se avvenissero in
periferia, vedendo di restare indifferenti.
Comincio alle sei del
pomeriggio. Interrompo quando sento di aver fame e, con
mio stupore, vedo che sono già le otto. Sono passate le prime due ore, senza
che neppure me ne accorgessi. Dopo mangiato mi sento
stanca e vado a dormire. E qui si sfata la mia prima
paura. Dopo poco tempo, ma veramente poco, mi addormento
profondamente. (Alle otto e mezza!!! E senza neppure
leggere una paginetta!!!) L’altra mia grande paura
era dovuta al fatto che per tutto questo tempo non avrei potuto leggere neppure
un rigo... e neanche scrivere, né guardare la tv, né ascoltare musica, né usare
computer o telefono!
Mi sveglio dodici ore
dopo! Un record che risale all’adolescenza!
Vado subito a fare la Dinamica e poi la doccia e la colazione.
Torno quindi alla mia
sedia, chiudo gli occhi, cerco il respiro, mi immergo
in quella piacevole sensazione di accoglienza e di riposo che ne deriva e, poco
dopo partono i progetti.
Progetti
bellissimi, coinvolgenti, creativi. Progetti di lavoro, di invenzioni,
di viaggi. Cerco di restare nel respiro, ma a volte sono così coinvolta che me
ne dimentico. Non importa, non devo giudicarmi o
colpevolizzarmi. Appena mi accorgo di non avere più l’attenzione al respiro, ve
la riporto e continuo a godermi i miei “interessantissimi” progetti. Devo
ammettere che restare indifferente, all’inizio, è un po’ difficile. Però mi accorgo che imparo a farlo e, a poco a poco, mi
riesce sempre più facile.
Ho passato dei giorni con
tutti questi progetti e mi sono proprio divertita!
Poi c’è un cambiamento.
Ora arrivano i ricordi. Alcuni conosciuti e anche spesso
‘rivisitati’ e che però ora vedo o in maniera diversa o più completa.
Altri che credevo completamente scomparsi e che invece si presentano con una
vivezza e una ricchezza di particolari da far pensare che siano accaduti non
decine di anni fa, ma il mese scorso. Alcuni fanno
ancora molto male. Solo che vedendoli laggiù, in periferia, con questo atteggiamento di indifferenza, sempre centrata sul
respiro, riesco finalmente a guardarli fino in fondo.
Ne ricavo una
consapevolezza: è vero che sono dolorosi, è naturale che mi facessero soffrire,
ma allora, solo allora. Ora ne sono lontana, distaccata. Una
cosa che ‘sapevo’, ma che non avevo mai provato e che mi dà un sollievo enorme,
una leggerezza nuova.
Incontro anche ricordi che
chiamerei ‘esplicativi’, perché mi portano facilmente a
intuire l’origine di certe mie difficoltà. E anche
queste chiarezze alleggeriscono, mi fanno sentire bene.
Quando cessano i ricordi (anche se poi, di tanto in tanto ne arriverà ancora
qualcuno), wow! (come direbbe mia figlia!), arrivano
le fantasie!
Bellissime, soddisfacenti,
arrivano dal profondo delle viscere e me le vivo, come
da tanto non mi riusciva più. È come essere al cinema.
Sono inesauribili. Una segue l’altra. Per fortuna che ormai sono esperta di attenzione al respiro e di atteggiamento indifferente,
così me le godo ancora di più: perché sono nel giusto e seguo le istruzioni!
La cosa commovente è che
dimostrano come, nel fondo, io sia una donna semplice, con desideri ordinari,
anche se non mi concedevo più di riconoscerlo. Una lezione d’amore! Amore verso me stessa, amore verso l’esistenza che mi permette di
vivere questo ricongiungimento e, certo, anche amore per Osho che me ne ha
mostrato il modo.
Sposto la sua foto nella
stanza dove medito e quel pomeriggio faccio
una Kundalini meravigliosa, incontrando, ogni tanto,
i suoi occhi enigmatici e intriganti.
Una notte ho un incubo,
riguarda mio figlio e mi fa svegliare per lo spavento. Ma,
una volta sveglia, mi ‘infilo’ subito nel respiro e presto mi riaddormento.
Son passate tre settimane e
mi sento così bene che penso quasi di continuare, di non uscire dopo questi 21
giorni. Mi sento forte. Posso andare dovunque, senza
temere la noia o la solitudine. La mia dipendenza dai libri non era vera. Mi approvo, mi riconcilio con me stessa. L’essere umano è stupendo
e io sono un essere umano!
Mi accorgo che non ho
parlato della dieta spontanea che ho osservato in queste tre settimane. Una dieta dettata dal mio corpo che, senza ragione oggettiva, ha
rifiutato certi cibi e ha mostrato di poter star bene se mangiavo poco e di
ammalarsi se invece, tentata dalle cose ‘buone’ che avevo preparato in anticipo
per usarle, appunto, nei giorni di ritiro, cercavo di mangiare di più.
Perfino il caffè, il mio amato caffè, mi dava la nausea. Mi sono dovuta accontentare
di tè di erbe. Io, che sono di
Napoli!
Anche da questo è arrivata
un’intuizione su di me, sul mio non volermi abbastanza bene. Una cosa che avevo
sempre capito per gli altri, ma non per me: anche se in grande
misura mi voglio bene, pure, allo stesso tempo, forse in misura minore, non me
ne voglio abbastanza. Il poter vedere le due cose insieme è stato illuminante.
Sono ‘tornata’ da questa
vacanza, rigenerata nel corpo e nello spirito. Non so se ha cambiato la mia
vita (come mi aveva scritto l’amica che aveva fatto un’esperienza simile), però ha cambiato la direzione della mia energia.
Improvvisamente ho sentito l’urgenza di occupare il mio tempo e la mia energia
in maniera più creativa: alcuni dei progetti sui quali ho
fantasticato durante questi giorni, sono davvero interessanti e sembra stiano
prendendo corpo.
Anche se magari non riesco
ancora a darne una definizione buona per il dizionario, ho visto di sicuro un
nuovo aspetto dell’ozio che lo avvicina molto al famoso ‘non fare’; non si tratta solo di fare qualcosa tanto per
riempirsi le giornate, ma piuttosto di prendersi ogni tanto una vera e propria
vacanza: anche solo un’ora, un pomeriggio, un week-end per ritirarsi da tutte
quelle attività (piccole e grandi) che ti affollano la
vita per riuscire a stare finalmente soli con se stessi, e vedere così il
grande tesoro di intuizioni, progetti, creatività – e soprattutto profondo
appagamento nel momento – che ognuno di noi ha dentro.
Il personaggio di questa carta pensa di avercela
fatta, senza ombra di dubbio. È seduto in una poltrona
superimbottita, indossa occhiali da sole, un ombrellone lo protegge
ulteriormente, ai piedi ha ciabattine rosa e sorseggia un drink. Non ha alcuna energia per alzarsi o per fare alcunché, perché pensa
di aver già fatto. Ancora non si è voltato a guardare lo specchio che sta
andando in frantumi alla sua destra, un chiaro segno che il luogo che crede di
aver finalmente raggiunto sta per essere sconvolto e si dissolverà presto
davanti ai suoi occhi.
Il messaggio di questa carta è semplice: il luogo
in cui ti stai rilassando non è la tua meta finale. Il
viaggio non è ancora concluso, e l’uccello bianco che si vede volare nella
vastità del cielo cerca di mostrartelo. Il tuo compiacimento può essere frutto
di un reale senso di realizzazione, ma ora non è tempo
di proseguire. Non importa quanto siano graziose le
ciabattine, quanto sia gustoso il tuo drink, ci sono cieli e cieli infiniti che
ancora aspettano di essere esplorati.
“Quando sei pigro, si tratta di uno stato negativo: semplicemente
senti di non avere energie, ti senti ottuso, assonnato, ti senti come morto.
Quando sei in uno stato di non-fare, sei pieno di energia
– è un sapore estremamente positivo. Sei pieno di energia,
straripi; sei radioso, ribolli, vibri, non sei
assonnato, sei perfettamente consapevole. Non sei morto, sei incredibilmente
vivo…
È possibile
che la mente ti possa ingannare: può razionalizzare la
pigrizia come non-fare. Può dire: “Sono diventato un Maestro
Zen”, oppure: “Credo nel Tao”, ma non inganni che te stesso. Nessun
altro verrà tratto in inganno da quelle
razionalizzazioni. Pertanto stai all’erta!”
IL LIBRO
DEL NULLA
__________________
Edizioni Mediterranee
Pagine 288 Lire 28.000
SOSAN: non è un erudito, è un
saggio. Ha penetrato il mistero, e qualunque cosa egli
porti alla luce, ha un grande significato: ti può trasformare completamente,
totalmente. Se lo ascolti, il tuo semplice ascoltarlo
può diventare una trasformazione, perché qualunque cosa egli dica, è pura come
l’oro.
A lui non interessa
parlare; non gli interessa influenzare nessuno; non cerca di convincerti di una
teoria, o di una filosofia, o di un qualsiasi “-ismo”. Niente affatto, quando
egli parla, è il fiorire del suo silenzio. Quando
parla, dice quello che sa, e che vorrebbe condividere con te. Ricorda, non
parla per convincerti: lo fa solo per condividere con te. E
se riesci a comprendere anche una sola sua parola, dentro di te sentirai
diffondersi un tremendo silenzio.
.
GLI OPPOSTI: La vita è viva: contiene gli opposti, ha un suo
ritmo.
Ti allontani, poi ritorni; parti, arrivi; disubbidisci, poi
ubbidisci; ami e poi odi. Questo è la vita, ma non ha nulla a che fare
con la logica. La logica sostiene che se ami, non sei in grado di odiare. Se
amate, come fate a essere in collera? Se ami in questo modo, significa che il tuo amore è
monotono, è sempre sullo stesso tono. Ma questo ti
renderà teso, sarà impossibile rilassarsi.
La logica crede nei fenomeni lineari: procedi
lungo una linea.
La vita crede nei cerchi: è sempre la stessa linea
che sale, scende, e diventa un cerchio. Hai sicuramente visto il cerchio cinese
dello yin e dello yang.
Così è la vita: gli opposti che si incontrano.
PROVA A NON-FARE: Non-fare,
ti è difficile. Se qualcuno ti dice: di non fare nulla, ti
senti perso. Torni a chiedere: “Che fare?” Se qualcuno
ti dice: di non fare nulla, ti diventa molto difficile... non dovrebbe essere
difficile, se riesci a comprendere. Il non-fare non richiede alcuna
qualifica. Il fare potrebbe rendere necessaria qualche qualifica; il fare
potrebbe richiedere un po’ di esperienza. Non-fare, non richiede esperienza alcuna. Ecco perché lo Zen afferma che l’illuminazione può avvenire in un
solo istante: perché non è questione di come farla affiorare, si tratta solo di
lasciare che avvenga. È simile al sonno: ti rilassi e arriva, ti rilassi e all’improvviso accade. Si divincola, nell’interno
del tuo cuore... cerca di uscire... e tu non glielo consenti, a causa della
troppa attività presente in superficie.
INIZIA DA TE
STESSO: Cosa avrai guadagnato con la tua ansia, le tue tensioni, i
tuoi turbamenti? Cosa sei? Dove
stai andando? Non avrai ottenuto niente... E anche se ottenessi qualcosa... potresti avere l’impressione che attraverso il tuo affanno
ottieni qualcosa. Non ottieni nulla. Al contrario, perdi qualcosa. Perderai i
preziosi momenti che avrebbero potuto diventare colmi
di beatitudine, perderai tempo prezioso, l’energia, la vita in cui avresti
potuto fiorire. Mentre ora non sei in grado di
fiorire... Tuttavia, tu pensi sempre: “Il mondo intero sbaglia, e se io
riuscissi a cambiare tutti, sarei felice”. Non sarai affatto
felice, non puoi essere felice: questa è la base dell’infelicità. Una volta compreso che non è compito tuo cambiare il mondo
intero, l’unica cosa che puoi fare è cambiare te stesso.
PURA
CONSAPEVOLEZZA:
Il problema di un uomo alla ricerca della realtà è come interrompere questo
circolo vizioso causato dal pensiero, pur restando
consapevole. Infatti, anche gli sciocchi non pensano,
ma essi non sono consapevoli. Sii consapevole: l’energia che abitualmente è
impegnata nel pensiero, dovrebbe diventare consapevolezza. La consapevolezza
che persiste nel pensare, girando in un circolo vizioso,
dovrebbe essere trattenuta, purificata. Si dovrebbe arrestare il pensare; si dovrebbe arrestare il turbinio della consapevolezza, ma non
la consapevolezza in quanto tale. Quest’ultima
dovrebbe diventare più cristallizzata, e l’azione dovrebbe rimanere, non dovrebbe essere arrestata.
Consapevolezza unita
all’azione... e immediatamente si consegue la realtà.
Menoma:
una strada diversa per l'evoluzione
L’anno 2000 potrebbe essere l’inizio di una nuova era
nella quale la nostra specie prende il controllo sulla sua evoluzione biologica.
Sin dal 1990 il progetto internazionale
Human Genome e una ditta
privata americana, la Celera Genomics,
sono in competizione per decodificare la composizione
genetica del corpo umano. Craig Venter,
presidente della Celera Genomics,
dice che forse ci vorrà un altro centinaio d’anni per
capire completamente tutti i dati che la sua società ha fin qui raccolti. Già i
risultati raggiunti fino a ora sono stupefacenti, i
ricercatori sono riusciti a decifrare 3 miliardi di “caratteri” chimici di
circa 100.000 geni del Dna umano. Le implicazioni di queste scoperte nel mondo
della medicina sono sbalorditive: includono fra l’altro la prevenzione, o la
diagnosi precoce, e quindi il trattamento di AIDS e cancro, e la possibilità di rallentare
il processo di invecchiamento.
Si parla di tutto, dal
neonato “su misura” alla clonazione umana per creare “parti di ricambio” fatte
in laboratorio.
L’eterna ricerca
dell’immortalità si sta spostando dal regno della fantasia e della fede
religiosa, verso l’empirico dominio della scienza.
Non sorprende che ciò abbia creato un enorme dibattito a livello internazionale.
Se
prendiamo ad esempio le lettere al direttore su riviste come Newsweek o Times le reazioni
del pubblico sono le più varie. Da una parte c’è chi
scrive: “La
grandiosa promessa che la biotecnologia fa al futuro dell’umanità influenza
ogni aspetto della vita umana” e vede la
possibilità di “un futuro libero da malattie, con la possibilità di
vivere fino alla matura età di 2000 anni.”
All’estremo opposto invece
ci si chiede se non faccia forse paura il futuro che riusciamo
a intravedere e ci si lamenta che ci sia qualche cosa di “fondamentalmente
raccapricciante anche solo nella possibilità di catalogare e determinare
geneticamente la vita sul nostro pianeta” e di eliminare “le differenze che ci
rendono unici e che arricchiscono la nostra esperienza di vita.”
“Finiremo in un ‘Mondo nuovo’ pieno di Frankenstein” ci ammoniscono da più parti.
Il principe Charles d’Inghilterra è tra i pessimisti e si preoccupa:
“Cosa ci può prevenire dal trattare il nostro intero pianeta come un grosso
laboratorio biologico, con conseguenze a lungo termine probabilmente
disastrose?”
La
Germania
è particolarmente suscettibile al discorso sull’ingegneria genetica, il ricordo
dell’eugenetica di Hitler è ancora vivo. L’uso di
termini come “antropotecnologia” e “allevamento
umano” da parte del filosofo tedesco
contemporaneo Peter Sloderdijk
– che si schiera energicamente a favore di una umanità
ottimizzata dalla manipolazione genetica
– ha provocato un’accesa reazione da parte della chiesa cattolica e dei partiti
della sinistra, che si ritengono i guardiani della natura umana.
Jeremy Rifkin,
economista americano, direttore della Fondazione sulle Tendenze Economiche,
appoggia le paure della gente sulla possibilità che gli scienziati “si mettono a giocare a essere
Dio” e mette in guardia contro “una natura bioindustriale prodotta
artificialmente per rimpiazzare lo schema dell’evoluzione naturale”. Nella comunità scientifica stessa c’è chi
riconosce che tra i colleghi ci sono persone interessate solamente alle loro
ricerche e cieche alle conseguenze sociali o morali.
Gregory Stock, biofisico americano, e direttore del “Programma su scienza,
tecnologia e società”, dichiara che il problema non è se l’ingegneria
genetica deve esistere ma come, quando e
dove dovrebbe essere usata, e
riconosce come fondata la paura che potrebbe essere “abusata da qualche regime
totalitario.” La stessa cosa, aggiunge, si potrebbe comunque
dire di ogni tecnologia: il pericolo è politico e non tecnologico.
“L’umanità sta uscendo
dalla sua infanzia, avviandosi verso l’adolescenza e dunque deve riconoscere la
crescita dei suoi poteri e prenderne responsabilità” conclude,
e in ogni caso adesso è troppo tardi per tornare indietro.
Pur avendo una
comprensione della realtà più profonda di molti suoi colleghi, Stock non riesce a
fornire nessuna risposta alle domande implicite in ciò che dice: Come possiamo
impedire che i politici abusino della tecnologia scientifica? Come possiamo
sviluppare un senso di responsabilità pari alla crescita dei nostri poteri,
delle nostre conoscenze?
Il biologo e premio Nobel
americano J. Watson auspica la creazione di un essere
umano migliore, aggiungendogli geni migliori o
rimpiazzandogli quelli malati. Ma qual è la
definizione di un essere umano “migliore”? Quali sono le sue caratteristiche,
esterne e interne?
Siamo sicuri che la
manipolazione genetica, da sola, potrà crearle?
Queste sono le domande
fondamentali e più importanti, ma ancora nessuno ha dato la risposta che
meritano.
Il punto di vista di Osho su questo complesso problema vale davvero la pena di
essere preso in considerazione...
Saguna
Ogni
uomo, così dice Osho, ha
un potenziale divino, e fin quando, con impegno continuo, non lo raggiunge
rimane incompleto; rimane un brillante esperimento
della creazione.
È capace di grandi scoperte come pure di grandi
sciocchezze. È sempre in un equilibrio precario: da una parte possiede un brillante intelletto scientifico – è
sempre curioso e continua a esplorare tutto ciò
che lo circonda – dall’altra ha una psiche in cui sono scolpiti istinti ancora
primitivi, soprattutto paura e aggressività, di cui ha avuto bisogno nei tempi
primordiali per sopravvivere.
Nietzsche ha visto l’uomo come “una
fune annodata tra animale e superuomo, una fune sull’abisso”.
Il 26 giugno scorso, il
mondo ha festeggiato un nuovo successo che potrebbe far compiere all’uomo un grande passo avanti verso l’abisso. Scienziati di molti
paesi e gli esperti della società privata ”Celera Genomics” hanno decifrato i 3,2 miliardi di costituenti del
Dna ancestrale umano. Non sappiamo ancora come interagiscono questi costituenti, conosciamo
le lettere, però la lingua ci è ancora sconosciuta.
L’uomo inizia a comprendere come funziona la vita stessa, e con questo si apre
la porta alla possibilità di intervenire sul piano della costruzione della vita.
Siamo forse di fronte a una situazione terrorizzante,
in cui gli scienziati possono “giocare a essere dio”? e
gli scienziati non sono sicuramente delle divinità, sono persone normali come
te e me – amorevoli e generosi, avidi e paurosi, vanitosi, alla ricerca di
gratificazioni e potere. Vorrebbero vincere il premio Nobel e guadagnare molti
soldi, e così continuano le loro ricerche senza farsi
troppi scrupoli; solo pochi pensano a come queste ricerche influenzeranno un
mondo che sembra dominato più dalla follia che dal buon senso.
Dolly, la pecora clonata, ci ha
messo di fronte al fatto che gli scienziati oggigiorno giocano già a “fare
dio”. Ci sorprenderanno presto con un uomo clonato, come ci hanno sorpreso con Dolly? Ce lo dobbiamo aspettare, perché anche se in molti
paesi gli interventi sulla mappa embrionica del Dna
umano sono vietati, niente può impedire che la ricerca si sposti in paesi in
cui questo è permesso.
Anche Einstein
ha avuto dei problemi di coscienza, prima di morire, perché il suo genio era
stato usato per lo sviluppo della bomba atomica; egli fece il possibile, ma
dovette soccombere ai politici che hanno voluto creare questo fatale disastro.
Adesso 55 anni più tardi gli scienziati -
ancora più di prima - sono di fronte allo stesso dilemma di Einstein. L’umanità non sa bene che farsene di questi
successi “obbligati” della scienza, della tecnica e della ricerca. A livello
mondiale non esiste alcun consenso su come si possa
evitare un uso scorretto delle scoperte scientifiche. I politici sono ancora del tutto passivi o altrimenti oscillano tra una timorosa
opposizione agli ultimi ritrovati della scienza e un altrettanto “ingenua” fede
nel progresso. Non esiste alcun dibattito reale sui problemi etici connessi
alla ricerca moderna. E non esistono convenzioni a livello mondiale che ne possano impedire un abuso.
È
iniziata una nuova era della medicina, e milioni di persone possono ora sperare in una
guarigione attraverso la ricerca genetica. La pressione provocata da queste aspettative è enorme, così come le possibilità di guadagno
di chi si prepara a operare in questo mercato. Molti ricercatori genetici
lasciano le università per aprire ditte e commercializzare il loro sapere. La
scienza è più che mai esposta al potere del denaro, e un simile clima è
naturalmente il meno adatto per il sorgere di una certa autodisciplina. Il
progresso avanza con la forza brutale di un disastro naturale. Quello che
“bisogna” fare viene semplicemente fatto – ora più che
mai.
Così il governo inglese
sta per permettere ai ricercatori genetici di fare ricerche su embrioni umani
abortiti. E questo non è neppure il primo passo:
esperimenti sui feti umani e sulle loro cellule primordiali sono già da lungo
in atto.
Le cellule primordiali non
sono ancora specializzate, si possono per esempio trasformare in cellule
cerebrali, e curare così la malattia di Parkinson –
il problema è che un paziente ha bisogno di più feti per essere curato. In
termini di mercato questo crea un’enorme domanda, e in un mondo in cui il
profitto regna sovrano, non si dovrà aspettare a lungo per una
adeguata offerta di feti.
Esportazione di massa di
feti indiani verso l’Europa, l’America e il Giappone – perché no? Un traffico
simile esiste già: la Cina esporta da anni gli organi
estratti da corpi ancora caldi dei condannati a morte. Si arriverà
a giovani donne nei paesi del terzo mondo incoraggiate a produrre dei
feti per pochi dollari?
Cellule
primordiali vengono anche usati nella riproduzione di organi,
presto ci potrebbero essere grosse ditte che producono in serie cuori, polmoni,
reni, articolazioni e altre parti del corpo, con i rispettivi magazzini di
parti di ricambio pronti a soddisfare le richieste di clienti danarosi. Si
potrebbero anche utilizzare queste cellule per prolungare la vita agli anziani
– ricchi – e Bill Gates
potrebbe comprarsi un giorno una “aggiunta” di 200 anni e più di vita.Tutto è possibile, è solo una
questione di prezzi.
Anche l’uomo su misura
inizia già a vivere tra di noi: ultimamente alla
televisione americana sono state intervistate coppie non fertili che avevano
usufruito di una “banca del seme” – posti dove una cliente può scegliere un
“padre surgelato”, ad esempio, biondo e con questa o quell’altra
caratteristica – insomma il mix ideale per un super-bambino… o forse per il
super-uomo niciano. E fra
poco anche le coppie fertili insisteranno per avere questi super-bambini. Già
si fanno interventi sui feti nell’addome materno per intervenire su eventuali
difetti ereditari.
Il miglioramento della
specie è non solo possibile, ma anche enormemente attraente. Chi non vorrebbe
un figlio sano, intelligente, vivace e bello… magari come Naomi
Campbell o Leonardo di Caprio?
Mentre molta attenzione è rivolta verso la ricerca
genetica, di pari passo progrediscono l’informatica e la robotica. Senza la
velocità dei computer high-performance non sarebbe
stato possibile decifrare il Dna, e la nano-ricerca
sta per costruire robot computerizzati a livello molecolare per immetterli nel
circolo sanguino a combattere le cellule cancerogene.
L’uomo integrerà sempre
più pezzi “meccanici” nel suo organismo e i robot saranno sempre più umani –
così umani che potranno avere anche sentimenti e
coscienza.
Cresceranno insieme l’uomo
e la macchina? o la robotica sorpasserà l’uomo?
Eminenti esperti in questo campo, come Ray Kurzweil, Gerge Dyson e Hans Moravec,
profetizzano che il mondo di domani sarà largamente popolato da macchine in
grado di imparare da sole e anche autoriprodursi.
Bill Joy
che dirige la ricerca alla “Sun Microsystem”, una
delle più grosse società cibernetiche del mondo, mette in guardia l’umanità
contro il fatto che i nano-computer possono
moltiplicarsi senza controllo e attaccare il genere umano come una peste. Egli
chiede ai politici interventi immediati per assicurare il controllo dell’uomo
sul computer.
Le
prognosi più oscure di chi è pessimista sul nostro
futuro, sono legate alla concezione cristiana di un dio che ha creato l’uomo a
sua immagine e somiglianza, come “culmine della creazione”. Se ci togliamo però da questa concezione, il futuro non è più così
oscuro. Si potrebbe pensare senz’altro che il nostro pianeta è un essere di
un’intelligenza sovrumana, un essere che dipenderebbe
dagli umani per mantenere il suo equilibrio e la sua salute. Nella sua forma
attuale l’uomo sembra non esserne capace; e così il pianeta potrebbe essere
interessato in un rimodellamento dell’uomo, un upgrade, per renderlo capace di trasformare le energie
cosmiche in maniera più affidabile.
Potrebbe anche darsi che
il nostro pianeta stia proprio usando il genio umano
per questo aggiornamento – per creare un essere libero da istinti animaleschi
imprevedibili, un essere che possa incanalare con maggior ordine le enormi
energie del pensiero umano. Con le sue sole forze, sembra, l’uomo non
progredisce abbastanza velocemente nella sua trasformazione dall’animale al
divino. Può darsi che stiamo assistendo alla creazione di un erede che si
riveli molto più abile nel gioco dell’esistenza.
Può essere che la natura
stia togliendo gentilmente di torno “il culmine della creazione”? E che si prepari a creare il “nuovo uomo” in un laboratorio?
Satyananda – tratto da OshoTimes Ed.tedesca
"Ricorda
una cosa: la scienza è neutrale. Semplice-mente ti dà potere. Come usarlo
dipende adesso da te dall'intera umanità e dalla sua intelligenza.
La scienza
ci rende possibile creare una vita migliore un'esistenza più confortevole,
esseri umani più sani. Piuttosto che ostacolarla solo per paura che un regime
totalitario possa farne cattivo uso... Non si dovrebbe
agire spinti dalla paura, si dovrebbe considerare l'intero quadro della
situazione. Se c'è paura, vuol dire che questa paura
non è generata dal potere della scienza bensì dall'inconsapevolezza dell'uomo.
Nelle sue mani tutto diventa velenoso, pericoloso. Cambia l'uomo, non fermare
il progredire della scienza."
OSHO
ANCHE L’ELETTRICITÀ APPENA
SCOPERTA FACEVA PAURA… INVECE DI RIFUGIARSI IN UN PASSATO “SECONDO NATURA” È MEGLIO ACCETTARE
LE NUOVE SFIDE, UTILIZZANDO INTELLIGENZA E CONSAPEVOLEZZA PER AFFRONTARE RISCHI
E PERICOLI.
L’ingegneria
genetica
troverà un’opposizione praticamente collettiva. Ma prima di dire qualcosa sull’ingegneria genetica, vorrei
ricordarti che qualsiasi sviluppo, qualsiasi passo evolutivo nella storia
dell’umanità, all’inizio è stato contrastato in quanto ritenuto contro natura.
Pensi che l’uomo debba tornare alla natura? Osservane le semplici implicazioni:
vivresti appeso agli alberi, saltando da un albero
all’altro.
Perfino se fosse stata
presentata alle scimmie l’idea che con l’ingegneria genetica si potrebbe
produrre un tipo di scimmie migliori… si sarebbero sentite offese. Sarebbe
stato contro natura. Esiste una lunga sequenza di nomi insigni che si sono
opposti alla natura, ma queste persone hanno creato
tutte le comodità e tutti i comfort e l’intelligenza che ora possiedi. E tutti sono stati fermamente contrastati da ogni possibile
direzione.
Di fatto, senza che tu lo
sappia, godi di moltissime cose contro natura. I
vostri treni, i vostri aeroplani, i vostri vestiti, le
vostre medicine, la vostra salute, una vita più lunga di quella dei vostri avi,
possono essere definiti “contro natura”. Perfino una semplice penna a sfera è
contro natura: la natura non l’ha prodotta!
Leo Tolstoy
è stato uno dei pensatori di maggior rilievo dell’Occidente.
Era così fermamente contrario all’idea stessa che si producesse
qualcosa contro natura, da diventare un guru per il Mahatma Gandhi.
Il Mahatma Gandhi accettò
tre maestri. Il primo della lista era Leo Tolstoy.
All’epoca era uno degli uomini più ricchi del mondo, ma visse come un
mendicante, come se vivere da mendicante sia naturale
e avere ricchezze sia contro natura. Il secondo maestro del Mahatma
Gandhi era un filosofo americano, Emerson:
anch’egli “tornò alla natura”. Il suo terzo maestro era un indiano, Srimad Rajchandra. Ma tutti erano suoi maestri perché erano concordi su un
punto: tornare indietro. Ma dove si potrà fissare una
linea di demarcazione? Fino a che punto si è naturali? Nessuno di questi
filosofi del “ritorno alla natura” è riuscito a dare una risposta risolutrice,
fatta eccezione per il Mahatma Gandhi.
Il suo “ritorno alla natura” è fissato all’invenzione della spoletta per filare
il cotone… ma non è una cosa naturale. La spoletta è
tanto tecnologica quanto qualsiasi altra tecnologia. È soltanto primitiva.
Visto che un uomo può produrre mille volte di più con una semplice macchina,
perché dovrebbe preoccuparsi di una spoletta? E poi,
perfino i vestiti non sono naturali. Nessuno fece mai notare al Mahatma Gandhi che perfino i vestiti sono
innaturali, perché nessun animale usa abiti, ad eccezione di alcuni cani
inglesi… e anche loro lo fanno contro la loro volontà.
Dunque, si deve
comprendere la prima parte della tua domanda: ogni novità viene
contrastata. Ad esempio, in India il controllo delle nascite
trova la ferma opposizione di tutti i leader religiosi, semplicemente perché
non è naturale.
Ero molto amico di uno shankaracharya – personalità
che nell’induismo è praticamente simile al papa – e
lui era fortemente contrario al progresso, alla scienza, alla tecnologia. Venni
a sapere che aveva avuto un colpo apoplettico per cui
lo andai a trovare in ospedale e gli chiesi: “Che mi dici della tua filosofia?” Replicò: “Non è questo il
momento…” Ribattei: “Questo è il momento! Che mi dici di questo
elettrocardiogramma… è qualcosa prodotto dalla natura… cresce sugli
alberi? Che mi dici di tutti questi strumenti che i medici usano e delle
medicine che ti vengono somministrate? Questo è il
momento per stabilire se sei un uomo coerente, oppure ti diverti solo a far
chiacchiere. Quando tu sei in gioco, ecco che ti dimentichi
ogni cosa…”
Cos’è naturale? E se l’uomo crea qualcosa, perché definirla ‘innaturale’?
L’uomo non è altro che un’estensione dell’energia vitale. Se
definite naturale un fiore, allora le invenzioni di un uomo non sono altro che
la fioritura del suo ingegno. Per ciò che riguarda la genetica, non si pone affatto il problema di essere innaturali. Posso
capire la tua paura. Ma qualsiasi cosa nuova crea
paura, e una volta che ci si abitua, ci si dimentica completamente del fatto
che un giorno quella era una cosa nuova. Lo sapevate che, quando fu inventata
l’elettricità, nessuno era disposto ad avere in casa
una lampada elettrica? Ora non ne avete paura. Vi
stupirà sapere che proprio all’inizio di questo secolo in un tribunale
americano fu discussa una causa contro un uomo che voleva costruire un bagno
connesso alla camera da letto. Era un’idea nuova, innaturale! Il bagno e le
latrine devono stare nel cortile sul retro, lontano… e gli indiani sono più
naturali ancora! Da bambino insistevo: “Costruite un bagno in casa.” E tutti cercavano di convincermi che è
sano e naturale andare vicino al fiume, all’aria aperta, sotto il cielo
limpido, col sole che splende… “Perché insisti per avere un bagno in casa? Sei matto? E il fiume scorre…” Ma è
lo stesso fiume in cui la gente defeca ovunque, si lava, i bufali nuotano, i
lavandai lavano i vestiti… ogni sorta di cose continuano ad accadere nei pressi
di un fiume indiano. È uno spettacolo degno di essere visto. E
la gente usa perfino quella stessa acqua per dissetarsi! È naturale, è sempre
stato così, non è un’invenzione.
Ricorda, la genetica
genera la paura di sempre: chi la controllerà? La mia idea è semplice: dovrebbe esistere un’accademia mondiale di
scienziati con diversi dicasteri. La genetica sarà il dicastero più importante,
e si dovrebbe dare fiducia agli scienziati. Non c’è
altra via: o ci si fida della forza cieca della biologia, o perlomeno ci si
fida di un essere umano che è un po’ più consapevole e comprende le proprie
responsabilità. Quando concepisci un bambino non
chiedi… di chi mi sto fidando? Chi manda tutti questi bambini? È una cieca
forza biologica, di certo naturale, ma anche lo scienziato è naturale.
E qualsiasi cosa produca ha un valore di gran lunga
più elevato, poiché è generato da una coscienza. Io voglio che la meditazione
sia un obbligo tassativo per tutti gli studenti, qualsiasi sia la materia dei
loro studi; in questo modo, la loro consapevolezza diventerà sempre più limpida
e cristallina. E da quella chiarezza, possiamo creare
un mondo bellissimo. Quegli scienziati, se sono anche meditatori, non creeranno
bombe atomiche.
Si sente dire in
continuazione che, se la genetica cade nelle mani di uomini
come Ronald Reagan, e se è
lui a decidere che tipo di persone debba essere prodotto, di certo un pericolo
esiste. D’altra parte, se Ronald Reagan
decide che nelle università non si dovrebbe insegnare nulla di Charles Darwin e delle sue teorie, non ne vedete il
pericolo? Se il presidente Truman decide di lanciare
bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, non vedete il fatto
che i politici non dovrebbero affatto esistere? Sono pericolosi.
Si devono comprendere
tutte le implicazioni della mia proposta: la meditazione dovrebbe essere il tema
centrale di ogni branca del sapere, e soprattutto per
rami quali la genetica, importantissimi, visto che daranno vita alle nuove
generazioni, ai nuovi uomini. Un mondo nuovo dovrebbe trovarsi in mano a
persone limpide, silenti, amorevoli. Pertanto, non pensare solo alla genetica,
considera anche il fatto che si possa affiancare la meditazione in quanto
elemento essenziale dell’educazione; altrimenti posso capire il problema. Qualsiasi persona intelligente si preoccuperà di quale sarà il
destino del mondo, se la genetica è nelle
mani di Stalin, Hitler,
Mussolini. Questi creeranno
schiavi, idioti.
Tuttavia la genetica può
essere liberata: di fatto
l’intera scienza può essere tolta dalle loro mani. L’intera
istruzione dovrebbe essere un sistema mondiale. Dovrebbero esistere solo due
lingue: la prima, la lingua nazionale, la tua
madrelingua; e la seconda, l’inglese, la lingua internazionale. Insegnate l’inglese come lingua internazionale a ogni bambino, in aggiunta alla sua madrelingua, poiché per
quanto si apprenda una lingua che non sia quella materna, qualcosa sfugge.
Nella tua madrelingua c’è qualcosa di poetico, di più amorevole, di più vitale.
La varietà non dovrebbe essere uccisa. La lingua internazionale rimarrà in
quanto linguaggio tecnico di comunicazione mondiale. Inoltre, tutti gli
eserciti dovrebbero essere affidati alle Nazioni Unite, a
un governo mondiale, un governo che sia veramente mondiale. Le Nazioni Unite, o
qualunque sia il nome che vorrete dargli, un governo mondiale, può funzionare
solo se i governi delle nazioni gli affidano i loro eserciti, le loro armi. Le nazioni avranno i propri governi, avranno
la propria polizia nazionale, un’organizzazione nazionale che amministrerà gli
affari interni, ma non avranno armi nucleari, né
milioni di persone impegnate nell’inutile esercizio di uccidere uomini. Questi
milioni di persone impegnati negli eserciti sono un puro
spreco, non fanno nulla. Servono solo quando
scoppia una guerra; in tempo di pace non sono di alcuna utilità. Un governo
mondiale che abbia tutti gli eserciti, pian piano
inizierà a dissolverli, trasformerà quei soldati in cittadini pacifici,
produttivi, creativi.
Un governo mondiale, una
lingua mondiale, un sistema di educazione mondiale –
ed ecco creati tutti i deterrenti per impedire un abuso della scienza e delle
sue scoperte. Le nazioni potranno continuare a
esistere come provincie, in questo modo potranno
divertirsi con un po’ di politica, ma sarà proprio come avere re e regine sulle
carte da gioco: formalità. Non avranno un vero potere, non
potranno fare niente. Nei loro paesi le persone potranno amministrare i
telefoni, le ferrovie e qualsiasi cosa sia utile alla
nazione. E non ci sarà alcun bisogno di difendersi,
perché non ci sarà più nessuno che vi attacchi… e non sarà più necessario
accumulare armi, fabbricarne di nuove. L’intera energia scientifica può
spostarsi in scienze quali la genetica. Secondo me, la genetica può essere il
ruolo più importante che la scienza possa giocare,
perché può creare un nuovo tipo di essere umano, più sano; il programma alla
base è l’assenza di malattie. Può allungare la vita umana, quanto più si
desidera. Non solo può annullare le malattie, ma anche la vecchiaia. Le
possibilità sono così incredibili che dovremmo mettere da parte la nostra paura,
e dovremmo fare passi cauti in modo tale che la genetica non sia
usata contro l’umanità, ma a favore dell’umanità. In ogni
caso, se non si fa nulla, ciò che temi accadrà. Non si può impedire lo
sviluppo della genetica; ogni governo che abbia potere sufficiente ne è interessato; pertanto, la tua paura, la tua paranoia,
non serviranno a nulla. Se si fanno sforzi attenti, e se si organizzano
proteste e movimenti tali per cui, quanto meno,
scienze come la genetica non restino in mano di nazioni ma di una comunità
mondiale di scienziati stessi, la possibilità che insorga qualsiasi pericolo
diminuiscono. E ricorda sempre: accadrà. Queste
persone che sostengono il “ritorno alla natura” hanno sempre parlato; ma loro
stesse non ritornano affatto alla natura. Il Mahatma Gandhi era contrario alle
ferrovie. Ma i treni sono esseri del tutto innocui –
non hanno mai fatto del male a nessuno! Era contrario al
telefono, era contrario alla radio…!
Le nuove sfide dovrebbero
essere accettate con tutti i pericoli che implicano. L’intelligenza presuppone
che si raccolga la sfida e si prendano misure di sicurezza contro i pericoli e
i rischi. Tornare alla natura…? No! Io dico: avanti verso la supernatura! Anch’essa è naturale. Nulla di innaturale
può accadere; qualsiasi cosa accada è naturale. Il problema è solo tra il
tornare indietro e l’andare avanti. Andate avanti! La mente è
così ortodossa, ha così paura del nuovo. E soprattutto quando si tratta
dell’uomo, la mente diventa estremamente ansiosa. Ecco
cosa ti rende timoroso, altrimenti non c’è alcun problema. Dovremmo rischiare,
prendendo tutte le precauzioni in modo tale che nulla vada
storto.
Tratto dall’audiolibro: Osho, Consapevolezza e ingegneria genetica
“...Capisco la vostra preoccupazione, ma non sono
d’accordo. Vedo sempre un raggio di luce nella più scura delle notti. E per
quanto sia scura la notte c’è sempre la possibilità di
un’alba vicina. Sono in favore di qualsiasi progresso scientifico,
ma questo progresso dovrebbe essere nelle mani di persone creative, e
non nelle mani di guerrafondai. La guerra può essere fermata e i guerrafondai possono sparire. La cosa è possibile per la prima volta
nella storia dell’uomo. Per cui non siate spaventati da
persone totalitarie.
Guarda il lato positivo
qualunque siano le circostanze. A dispetto del pericolo dobbiamo cominciare a
fare dei passi in questa direzione per cambiare la situazione. Ma certamente ci saranno rischi e pericoli, e di questo io
sono più consapevole di voi. Ma tuttavia voglio
correre questo rischio perché l’uomo non ha niente da perdere. Non ha niente, e
allora perché avere paura? Ha tutto da guadagnare e niente da perdere.”
Osho, The New Dawn
“Ho proposto che il mondo dovrebbe
avere una accademia delle scienze così non ci saranno scienziati russi o
americani né scienziati indù né cristiani – tutto questo appartiene al passato.
In questa accademia ci saranno tutti i geni di questo
mondo. Tutti gli altri sforzi sono falliti; per cui
dovremmo dare alla scienza una nuova possibilità.
Non c’è rischio, al massimo può fallire – la
peggiore delle ipotesi è che anche la scienza fallisca – ma
io non penso che questo sia il caso.
Dobbiamo preparare un nuovo tipo di essere umano. Da questo nuovo genere umano – meditativo,
silente, amorevole – usciranno i nuovi scienziati.
Non sono un pessimista; ma neanche un ottimista.
Sono piuttosto un realista.
Come la vedo io, tutte queste
cose sono possibili. Di fatto senza di esse la
vita diventerebbe impossibile. La scelta è vostra. Date alla scienza una
possibilità, e preparate il terreno perché non ci siano governi – soltanto uno,
che non ha voglia di combattere perché non c’è nessuno da distruggere.
Non avere paura. Gli scienziati non sono dei mostri, gli scienziati sono soltanto umani.
E se la meditazione continua a fiorire e chi
medita crescerà di numero, gli scienziati saranno i primi a
essere interessati al viaggio interiore. Né hanno
bisogno; altrimenti si troveranno sbilanciati. Andranno solo più sempre
distanti… lontani. Hanno bisogno di metodi per raggiungere la propria interiorità
e trovare così un equilibrio. E uno scienziato
meditativo non può creare mostri o assassini. La scienza è stata una
benedizione per l’uomo e potrebbe essere una benedizione più grande se ci fosse
un mondo non più diviso.”
Osho,
From the False to the Truth
In un mondo che cambia
sempre più in fretta anche le storie d’amore assumono
nuove
dimensioni.
Gli uomini sono, da sempre, proiettati verso
un’affermazione personale
che non
lascia molto spazio per la vita di coppia, e ora anche le donne hanno da tempo
smesso il ruolo di angelo del focolare o di “figlia di buona famiglia in attesa
di marito”. Esigenze di carriera, interessi culturali diversi, diversi giri di amicizie, possono portare una coppia a vivere vite anche
in gran parte ‘separate’ – senza parlare di storie d’amore che, per motivi di
lavoro o di studio, vanno avanti a chilometri, anche centinaia, di distanza… un
sacco di e-mail e stratosferiche bollette del telefono!
Tutto questo va a toccare, e spesso dolorosamente,
i nostri condizionamenti e il tema della libertà all’interno del rapporto.
Solo un rapporto basato sul rispetto – di se
stessi e dell’altro – sulla fiducia e sull’amicizia può mantenersi vivo e
permettere una crescita personale, senza cadere nella possessività,
nel controllo dell’altro e, in ultima analisi, nell’abitudine e nella noia.
Consigli, questi di Osho, non solo indispensabili in
una storia d’amore ‘moderna’, ma anche utilissimi, a ben vedere, in situazioni
più tradizionali.
Osho, il mio
amore per la libertà mi spinge a dare alla mia amata tutta la libertà
possibile. Perciò mi metto spesso in situazioni
scomode, nelle quali rimango ferito. Significa forse che non amo tanto me stesso, e per questo motivo mi metto in secondo piano?
La cosa potrebbe essere più complicata di quanto
pensi. Innanzitutto, l’idea stessa che tu dia libertà
alla tua amata, è sbagliata. Chi sei tu per poter dare la libertà alla tua
amata? Tu puoi amare e il tuo amore implica la libertà. La libertà non è
qualcosa che deve essere data. Se deve essere data,
sorgono i problemi che stai affrontando.
In primo luogo, dunque, tu commetti un errore. In
realtà, non vuoi dare alcuna libertà: non vuoi che
accada una situazione in cui tu debba darle la libertà. Però
mi hai udito dire ripetutamente che l’amore dà libertà, quindi inconsciamente
ti costringi a darle libertà – altrimenti il tuo amore non sarebbe amore.
Ti trovi in una situazione pericolosa: se non dai libertà alla tua amata, cominci a sospettare che il tuo
non sia amore e se le dai la libertà, cosa che non puoi fare…
L’ego è assai geloso. Genera in te mille e una
domanda: “Forse tu non basti alla tua amata, o al tuo
amato; è per questo che l’altro ha bisogno di libertà, per stare con qualcun
altro?”. Questo ti ferisce: per questo senti che ti stai mettendo in secondo
piano.
Dandole libertà, hai messo qualcun altro al primo
posto e ti sei messo in secondo piano. Di nuovo, è
l’ego ad agire così, e la cosa non ti sarà utile in nessun modo, poiché ti
vendicherai per la libertà che hai dato. Tu vorresti che lei ti desse la stessa
libertà – e non importa che tu ne abbia bisogno oppure
no – solo per avere la prova che non sei stato ingannato.
In secondo luogo, poiché
la tua amata è stata con qualcun altro, trovi un po’ strano stare con lei. Quel fatto rimane tra
voi due. Lei ha scelto qualcun altro e ti ha messo da parte: ti ha insultato. E tu hai fatto tanto per lei: sei stato tanto generoso da
darle la libertà. Poiché ti senti offeso, la
offenderai in qualche altro modo.
Tutta questa situazione sorge da un malinteso. Io
non ho detto che, se amate, dovete dare libertà
all’altro. No, ho detto che l’amore è libertà.
Non si tratta di dare. Se
devi dare libertà, è meglio che tu non lo faccia. Rimani nello stato in cui
sono tutti. Perché ti crei delle inutili
complicazioni? Nella vita di tutti i giorni ce ne sono già abbastanza!
Se il tuo amore ha raggiunto
la qualità che rende la libertà parte intrinseca dell’amore, allora la tua
amata non ha neppure bisogno di chiederti il permesso… Infatti, se mi fossi
trovato al posto tuo e l’amata mi avesse chiesto il permesso, mi sarei sentito
offeso. Avrebbe significato che non aveva fiducia nel mio amore. Il mio amore è
libertà. Io l’ho amata: questo non significa che debba chiudere tutte le porte
e tutte le finestre per impedirle di ridere con qualcun altro, o di danzare con
qualcun altro, o di amare qualcun altro: “Chi sono
io?”
Questa è la domanda
fondamentale che ciascuno deve rivolgersi: “Chi sono io?” Siamo tutti degli
estranei: quale fondato motivo ci può autorizzare a diventare tanto autoritari
da dire: “Ti do la libertà”? Oppure: “Non ti do la
libertà”? Oppure: “Se mi ami, non puoi amare nessun
altro”? Queste sono asserzioni stupide, ma che hanno dominato l’umanità fin dai
suoi primordi.
L’umanità è tuttora allo stato
barbarico, non sappiamo ancora cos’è l’amore.
Se io amo una persona, mi
sento grato perché mi ha permesso di amarla, ha accettato il mio amore e non
l’ha respinto. Questo è tutto. Ma non divento la sua
prigione – lei mi ha amato e, come ricompensa, io le creerei una prigione
intorno – io l’ho amata e lei, come risultato, lei creerebbe intorno a me una
prigione. Ci scambieremmo davvero grandi ricompense!
Io amo una persona e le sono grato: la sua libertà
rimane intatta. Non gliel’ho data io. La libertà è un suo diritto acquisito con
la nascita e il mio amore non può togliergliela. Come potrebbe l’amore togliere
la libertà a una persona, in particolare alla persona
amata? La libertà è un diritto di ogni essere umano.
Tu non puoi neppure dire: “Io le do libertà”. Innanzitutto,
chi sei tu? Sei solo un estraneo. Vi siete incontrati lungo il cammino, per
caso, accidentalmente, e lei è stata tanto gentile da non rifiutare il tuo
amore. Siile riconoscente e lascia che viva come vuole la sua vita e tu vivi
come vuoi la tua. Il tuo stile di vita non deve interferire con il suo.
Questa è la libertà. Allora l’amore ti aiuterà a essere meno teso, meno in ansia, meno angosciato e più
gioioso.
Ma ciò che accade nel mondo
è l’esatto contrario. L’amore crea infelicità e dolore immensi, tanto che ci
sono persone che alla fine decidono di non amare più: chiudono le porte del
cuore perché hanno imparato che l’amore non è altro che un inferno.
Ma chiudere le porte del
cuore significa chiudere le porte alla realtà, all’esistenza: perciò non è una
via che sostengo. Vi dirò: “Cambiate il modo di amare! Avete
costretto l’amore in una situazione sgradevole – cambiate questa
situazione!”
Fate in modo che l’amore
diventi un aiuto alla vostra crescita spirituale. Fate in modo che l’amore
diventi un nutrimento per il cuore, che diventi il coraggio capace di aprirvi
il cuore – non solo a una persona ma a tutto
l’universo.
tratto da: Osho, Oltre la Psicologia #7, ed.Oshoba
PIÙ L’AMORE È PROFONDO E PIÙ
ACCETTI L’ALTRO COSÌ COM’È, E SMETTI DI CERCARE DI CAMBIARLO. UNO DEI PROBLEMI A QUESTO MONDI È CHE GLI AMANTI CERCANO CONTINUAMENTE DI
CAMBIARE L’ALTRO E NON CAPISCONO CHE, SE L’ALTRO REALMENTE CAMBIA, L’AMORE
SCOMPARIRÀ: ALL’INIZIO SI ERANO INNAMORATI DI UNA PERSONA DIVERSA, NON DI
QUESTA, CAMBIATA, CHE ORA SI TROVANO DAVANTI.
Amore e
matrimonio
Mi chiedi: “Potrò
mai essere felice con mia moglie?”
Ricorda: questa non è affatto
una domanda personale, né io sto rispondendo a chi l’ha posta, non parlo
personalmente a lui, si tratta di una domanda generale.
No, non potrai mai essere felice con tua moglie, a meno che non la rispetti come una persona e non in quanto
tua moglie. Se non accetti che sia indipendente,
libera di essere se stessa, non potrai mai essere felice con lei. E all’uomo è
stato insegnato che è lui il padrone, la moglie è solo
un possesso.
In Cina, per secoli è
stato permesso al marito di uccidere la moglie, se lo voleva, perché era solo
una cosa.
In India, si pensa ancor oggi che la moglie sia proprietà del marito.
Ovviamente, se è una tua proprietà, come potrai mai essere felice con lei? La
insulti, la umili, distruggi la sua individualità. E la donna si vendicherà;
userà strategie femminili per vendicarsi, ma stai certo che lo farà: creerà una
situazione per cui vivrai in un perenne inferno!
La società è stata dominata dall’uomo per troppo
tempo, e l’uomo ha ridotto la donna a un bene di
consumo; ora questo stato di cose deve finire. La donna ha uguali diritti, e
deve essere rispettata: è un essere umano, e non è proprietà di nessuno! Al
massimo, marito e moglie sono amici, nulla più di
questo. Né la devi dare per scontata: nessuno può
farlo nei confronti di qualcun altro. Non si può essere certi del domani: potrà essere ancora tua, potrà non esserlo più; questo
rischio dev’essere accettato, solo allora potrà
esserci felicità in una relazione. Allorché la
relazione è libera, quando essa implica libertà, vi è felicità, perché la
libertà è il valore sommo per eccellenza, nulla è più elevato della libertà.
Se il tuo amore porta alla
libertà, allora sarà una benedizione; se porta alla schiavitù, non potrà mai
esserlo, sarà una maledizione. Mariti e mogli si osservano a vicenda, si
spiano. Non sono amici bensì nemici, vivono nel perenne sforzo di dimostrare in
tutti i modi chi è il padrone. Come potrai mai essere felice con tua moglie?
Se sei un marito non
potrai. Moglie e marito dovranno arrivare a comprendersi meglio. Sono insieme
per rendere la vita una gioia; non sono insieme per litigare, per punzecchiarsi,
non sono insieme per distruggersi, ma per alimentarsi ed espandersi sotto tutti
i punti di vista: fisico, psicologico, spirituale. L’amore dovrebbe essere un
viaggio, un pellegrinaggio verso l’assoluto.
No, l’amore non è una richiesta, è una profonda comprensione.
Non lo puoi chiedere, dovresti dare per la pura gioia
di dare. Certo, l’amore viene, e si riversa a piene mani, ma non deve essere
chiesto.
Non vedo alcun futuro per l’istituzione del
matrimonio. Dovremo scoprire nuove forme di relazione, nuove forme d’amore,
nuove dimensioni in cui la gente si possa unire. Il
matrimonio è obsoleto, ma le vecchie abitudini sono dure a morire, continuiamo
a restarci aggrappati. Perfino i giovani…
Proprio l’altro giorno, una ragazza di ventidue
anni – e neppure indiana, è tedesca – mi ha detto:
“Voglio sposarmi”. A che scopo? Non vedi la follia che ciò implica? Suo padre è
divorziato dalla madre, la madre è andata con un altro
uomo, il padre vive con un’altra donna… eppure, lei si vuole sposare! Tutti
pensano che la loro vita sarà un’eccezione: quest’idea
sciocca distrugge la vita della gente.
La priorità dev’essere
l’amore: ama profondamente. Se hai vissuto con una
persona per alcuni anni in amore profondo, e hai sperimentato tutte le gioie e
tutte le miserie, e ancora decidete di vivere insieme, allora potete sposarvi,
perché il matrimonio è solo una formalità legale, non può rendere nulla più
bello di ciò che è. Può solo rendere le cose più orribili, non le può
migliorare: una volta che le cose si assestano su basi legali, una volta che si inizia a darsi per scontati, le cose inizieranno a
precipitare anziché evolvere.
Pertanto, prima che
qualcuno si accasi con qualcun altro, dovrebbe imparare a vivere con il maggior
numero di persone possibile. A mio avviso, non esistono due persone che si
assomigliano; pertanto, se non hai sperimentato un largo numero di storie
d’amore, non conoscerai la multidimensionalità dell’amore.
Solo dopo averne conosciuta la multidimensionalità, ti sentirai arricchito.
Solo quando sai di aver conosciuto il mondo a sufficienza, di aver sperimentato
e osservato ogni sorta di relazione con tipi diversi di persone… solo allora puoi scegliere. Nessun genitore può decidere per te. Perfino
tu, fidandoti solo dell’istinto, non puoi affatto
scegliere!
Un tempo il matrimonio
era organizzato dai genitori, adesso viene stabilito dalla biologia,
dall’istinto. All’improvviso, senti che una donna ti piace, ma non sai quanto
durerà, né sei consapevole del perché ti piace.
Non sei neppure attento quanto
basta per stabilire cosa ti piace in lei, forse si tratta solo del
taglio dei capelli.
Ma ti sposerai con una messa
in piega? Puoi farlo, ma la mattina dopo, quando i capelli avranno perso quella
forma, ti sentirai perduto: “È questa la stessa donna di cui mi sono
innamorato?” Per quanto tempo potrai provare interesse per un taglio di
capelli? Ben presto ti stancherai. Lo stesso taglio ripetuto, giorno dopo
giorno, ventiquattro ore al giorno…!
Le donne si innamorano di
un uomo perché ha un certo naso… ci si innamora di frammenti! A nessuno
interessa la totalità della persona, e si tratta di un fenomeno molto vasto: il
naso non è gran cosa, dopo due giorni non lo guarderai più. Oppure
si guardano i colori, le forme, le proporzioni del corpo, ma si tratta di dettagli,
del tutto secondari.
La cosa reale è il modo di funzionare globale della persona, e questo può solo essere sperimentato
vivendo insieme.
Prima di decidere di sposarsi, si dovrebbe vivere
con molte persone, in modo da poter scegliere con consapevolezza, e si dovrebbe
vivere con la persona prescelta alcuni mesi, o alcuni
anni.
In base alle mie osservazioni, nessuno si dovrebbe
sposare prima dei trentacinque anni. Se si considera una vita media di settant’anni, trentacinque è il tempo giusto; se pensi di
vivere più a lungo, si può aspettare di più: se morirai a
ottant’anni, allora sposati a quaranta! Se hai deciso di vivere cento anni, sposati a cinquanta. Più
a lungo aspetti, meglio è, perché se aspetti abbastanza a lungo, puoi anche
decidere di non sposarti affatto! E
quella è la cosa migliore, ma devi aspettare abbastanza a lungo.
tratto da: Osho, Il Mal d’amore, cap. 5
La fiducia è un’altra cosa
La fiducia è sicuramente un valore più alto
dell’amore. Nella fiducia, l’amore è incluso; ma nell’amore,
non è implicata la fiducia. Quando dici che
ami, la fiducia non ha nulla a che fare con l’amore. Anzi il tuo amore è molto
sospettoso, molto poco fiducioso, ha sempre paura, è
sempre in guardia e controlla la persona che ami.
Gli amanti diventano quasi dei detective. Si
spiano a vicenda. L’amore è bello se arriva come parte della fiducia. Quando dici: “Ti amo”, c’è una sottile corrente di possessività. Senza che venga
detto, è chiaro che: “Adesso sei una mia proprietà, nessun altro dovrà amarti”.
Quando c’è fiducia non si pone la questione di
possedere la persona di cui ti fidi.
L’amore è una lotta costante, una battaglia; pone
delle richieste. “Ti amo”, vuol dire: “Anche tu devi amarmi.
In realtà, ti amo solo perché voglio che tu ami me”. È
un semplice scambio, un baratto; quindi c’è la paura: “Non devi amare nessun
altro. Nessuno dovrebbe amarti, perché non voglio che nessuno sia un partner
nel mio amore, che compartecipi nel mio amore”.
La mente inconscia dell’uomo pensa che l’amore sia
una quantità, che ci sia una certa quantità di amore. Se ti amo, allora tu dovresti possedere tutta la quantità. Se amo altre persone, allora questa quantità sarà
distribuita, e tu non avrai tutto; di qui la gelosia, lo spiare, il litigare e
brontolare.
Fiducia è forse la parola più bella del linguaggio
umano. E la fiducia è così vicina alla verità che, se
è totale, allora in questo stesso momento la fiducia può diventare una
rivelazione, una rivoluzione.
tratto da: Osho, Beyond Psicology,
#32
La
nuova rubrica il ricercatore, che iniziamo da questo numero, vuole essere
semplicemente un aiuto a ricalibrare gli strumenti,
una specie di pillola multivitaminica, una marcia in
più – per il meditatore, in cammino sul sentiero... che non c’è.
Amato Osho, anch’io una
volta decisi di andar via per farmi le mie cose piuttosto che stare qui con te. E non riesco a decidere se questa mia esperienza sia stata
un “perdermi” o mi abbia invece insegnato qualcosa di costruttivo. La mia
domanda è: cosa vuol dire perdersi? È forse qualcosa di diverso dal prendere –
visto che stiamo dormendo – una strada più lunga e più contorta per arrivare in
quel posto che un giorno riusciremo comunque a
raggiungere… quello stesso posto, per la verità, che tu dici noi non abbiamo
mai lasciato? Ci perdiamo, forse, in ogni momento di ogni
giornata, fino a quando non raggiungiamo l’illuminazione?
Sì, finché non ti illumini,
ogni momento sei perso. Ciò che fai ti può o portare più vicino al punto
dell’esplosione o allontanarti da quel punto e farti chiudere ancora di più.
Queste sono le due possibilità per te: o esplodi in una esperienza
illuminante, o ti richiudi nella oscura notte dell’anima. Tu, da che parte stai
andando?
Se stai andando verso
l’oscura notte dell’anima stai mancando l’obbiettivo,
e lo manchi sempre di più in ogni momento, perché ti stai allontanando sempre
di più. E non c’è limite all’allontanarsi. Puoi andare
via per l’eternità; non c’è un limite di tempo.
Uno può
rimanere per sempre non illuminato, questo è il pericolo. Oppure uno
può illuminarsi in questo preciso momento.
La
domanda è: da che parte stai andando?
Se ti
avvicini al centro dell’esplosione, allora ogni momento sei sempre più vicino
all’illuminazione.
Dipende dalla velocità che hai. Se la tua comprensione
è abbastanza profonda, può accadere in questo preciso momento: non devi
aspettare neanche un istante di più. E così, come
vedi, le possibilità sono due: o adesso o mai. Entrambe sono possibili, e la prerogativa dell’essere umano è proprio avere la possibilità
di andare in una direzione o nell’altra.
Non c’è niente di male nel
fare le tue cose, ma se non sai chi sei tu,
come puoi fare le tue cose? È un
dilemma. Quelli che sanno non possono fare le loro cose, perché sanno che non
c’è nessun sé al loro interno, come entità separata dall’esistenza. Quelli che
non sanno, non possono fare le loro cose perché non conoscono nemmeno il loro
sé.
Quindi o sei accidentale… è una
possibilità: questo è ciò che definisci ‘fare le tue cose’.
O sei accidentale o sei esistenziale – quello che io
definisco come ‘fare ciò che l’esistenza vuole che tu faccia’.
Non è la tua cosa. Io non faccio la mia cosa: non c’è nessuno per fare una
cosa del genere. Sono solo disponibile all’esistenza. Qualunque
cosa voglia e dovunque voglia condurmi, io sono disponibile, perché non sono.
Ricorda, queste sono le
difficoltà del linguaggio. Dico che sono disponibile,
perché non sono. Solo quando non sono, c’è disponibilità. Se
sono, c’è sempre una scelta, non una disponibilità. Allora sarò io a giudicare
se andare da questa parte oppure no, se prendere o no quella strada, se fare
questa cosa oppure no. Quindi quando stai facendo le tue cose, un fatto è certo: non sei in
armonia con l’esistenza. Ma allora, cosa può essere?
Può essere solo un fatto accidentale. So di persone che sono arrivate da me per
caso. Sono venuti a trovare un amico che era un sannyasin;
non erano venuti per incontrare me, per vedere me. Non erano neanche
lontanamente interessati a me, ma poi ascoltandomi si sono in qualche modo
interessati, incuriositi, coinvolti. Questo è un fatto accidentale. Se li mandassi a fare qualcosa, posso essere sicuro si
ritroveranno in qualche disavventura.
Ho già provato. Vedendo
una di queste persone ‘accidentali’ gli ho detto di
andare ad aprire un centro nella sua città, ne è stato molto contento ed è
partito subito… poi si è innamorato di una donna e si è completamente
dimenticato del centro. Si sono sposati e sono finiti in quel gran pasticcio
che è il matrimonio. Non puoi contare su persone così: non sono affidabili. Non
è colpa loro. Sono foglie al vento: succede qualcosa, e loro si mettono a fare
ciò a cui non avevano mai pensato, a fare cose senza
nemmeno considerare se vogliono veramente farle. Magari fanno semplicemente
quello che vedono fare agli altri.
Ciò che chiami ‘fare le
tue cose’ è una fatto casuale,
perché non ti conosci ancora, non puoi fare le tue cose. Ed essere accidentale
vuol dire restare nell’oscurità, essere gettati qui e là dal vento come una
foglia secca… non avere radici, essere in qualche modo
incompleti – non avere un’individualità, non avere alcun senso di
connessione con l’esistenza.
Quando hai fatto le tue cose,
hai sbagliato: non che fossero sbagliate le cose che facevi, l’errore è pensare
che fossero tue. Erano solo accidentali.
Non c’è niente di male nel
fare le tue cose, ricorda solo che è un fatto accidentale. Prima conosci te stesso, e poi fai tutto ciò che ti accade, che nasce dal
tuo nulla. E a partire dal nulla, nasce sempre il
fiore di loto del nirvana.
tratto
da: Osho, Beyond psicology #27
SII NEL
MONDO, MA NON FARE DEL MONDO IL TUO CENTRO
IN TE ESISTONO DUE PIANI: il piano
della mente, e il piano della non–mente – quando sei alla periferia del tuo
esse-re e quando sei al centro del tuo esse-re. Ogni cerchio ha un centro;
forse lo sai, e forse no. Forse non sospetti nemmeno che ci sia un centro, ma
deve esisterne uno. Sei una periferia, sei un cerchio: c'è un centro. Senza il
centro non puoi esistere.
Al centro sei già un
Buddha, uno che è arrivato a casa. Alla periferia, sei nel mondo: nella mente, nei
sogni, nei desideri, nelle ansie, in mille giochi diversi. Tu sei entrambi.
Quando mi ascolti, ci
devono esse-re momenti in cui puoi vedere che per alcuni istanti sei stato
simile a un Buddha, con la stessa grazia, la stessa consapevolezza, lo stesso
silenzio. Ci sa-ranno istanti così, visioni momentanee del tuo centro. Non possono essere permanenti, di nuovo sarai respinto alla
periferia... e allora ti accorgerai che "non comprendo; sono stupido, triste,
frustrato; non afferro il significato della vita", questo perché tu esisti
su due piani: il piano della periferia e il piano del centro.
Ma a poco a poco la
stranezza svanirà. A poco a poco sarai capace di spostarti dalla periferia al
centro e dal centro alla periferia con grande facilità,
proprio come entri ed esci dalla tua casa. Allo stesso modo un uomo di
consapevolezza e di comprensione si sposta dalla periferia al centro, dal centro alla periferia. Non si fissa mai in un punto. Dagli
affari al monastero, dal samsar al sannyas, dall'essere introverso all'essere estroverso; continua a spostarsi, perché queste sono
le sue ali, non sono in conflitto l'una con l'altra. Se entrambe le ali fossero
dalla stessa parte, l'uccello non potrebbe
' volare nel cielo – devono
equilibrarsi, devono esistere in direzioni opposte. La tua esteriorità e la tua interiorità sono le tue ali.
Devi ricordarlo con grande attenzione,
perché c'è una possibilità... la mente tende a fissarsi. Ci sono persone che
sono fissate sul mondo: di-cono che non possono
uscirne, dico-no di non avere tempo per la meditazione, dicono che anche se
avessero il tempo... Dicono che sono persone di mondo, come fanno a meditare?
Sono materialisti, come possono medi-tare? Hanno scelto una delle ali. Ed è naturale che da ciò nasca la frustrazione. Con una sola
ala, inevitabilmente nasce la frustrazione.
Poi ci sono persone che ne hanno abbastanza del
mondo e lo fuggono, vanno nei monasteri, sull'Himalaya, diventano monaci;
iniziano a vivere da soli, si obbligano a una vita di
introversione. Chiudono gli occhi, chiudono le porte e
le finestre, e poi si annoiano.
Nel mondo erano stanchi, frustrati, ne avevano abbastanza. Stava diventando un
manicomio, non riuscivano a trovare pace. Stavano diventando sempre più
materiali e sempre meno spirituali. Stavano perdendo la loro direzione. Stavano
perdendo la consapevolezza di chi erano. Sono fuggiti. Adesso cercano di vivere
una vita di introversione. Prima o
poi si annoieranno. Hanno di nuovo scelto una sola ala,
l'altra, ma sempre una sola.
Questo è un modo sbilanciato di vi-vere la vita.
Io vorrei che diventaste così meditativi da poter rimanere nel mondo eppure
essere in meditazione. Incontratevi con gli altri, ma incontra-te
anche voi stessi. Amate gli altri, ma amate anche voi stessi. Uscite! Il mondo
è bello, avventuroso: è una sfida, un arricchimento. Non perdete questa opportunità! Quando il mondo
bussa alla porta e vi chiama, uscite! Uscite senza paura, non c'è nulla da
perdere, e tutto da guadagnare. Ma non perdetevi. Non
continuate ad andare avanti fino a perdervi. Qualche volta
tornate a casa.
Ogni giorno, se vuoi diventare equilibrato, devi
bilanciare l'interno e l'esterno.
TRATTO
DA: Osho, A Sudden Clash of Thunder
Nonostante
viviamo in un’era che si rapporta al sesso, uno dei
più grandi tabù di tutti i secoli, in maniera libera e spregiudicata, sorge
spontanea la domanda se si tratta di liberazione vera o solo presunta, in
quanto il sesso sembra veramente libero solo nella sfera del virtuale.
Il sesso: la cosa più
temuta e la più desiderata nella vita umana. Ma
che cos’è? È una dolce frittella calda o una patata bollente? Forse è entrambe le cose. Niente vende come il sesso e niente ti
scotta le dita come il sesso.
L’umanità ha fatto grandi passi avanti in molti
campi, ma quando si tratta di sesso, inibizioni inconsce e condizionamenti
nascosti sembrano essere ancora tutti lì. Sotto sotto
sembra di tornare di nuovo ai tempi di Adamo ed Eva,
nudi nel giardino nell’Eden, pieni di vergogna e sensi di colpa, tremanti di
fronte a un dio infuriato dal loro peccato.
Persino alle soglie del ventunesimo secolo, questo
fondamentale mistero della vita è rimasto irrisolto. Non viene
ancora compreso, né completamente accettato. Il sesso è ancora avvolto in una
nebbia di vergogna, senso di colpa, paura, curiosità, attrazione, repulsione,
intossicazione, per nulla dispersa – anzi forse resa ancora più fitta – dal
fatto che dall’esterno stiamo venendo sempre più “bombardati” da stimoli che
alla base hanno la pulsione sessuale: nella pubblicità, nei
media, alla televisione – per farci comprare questo o quel prodotto, per
farci seguire questa o quella trasmissione.
Qual è l’attrazione irresistibile del sesso? È
forse solo la transitoria esperienza dell’estasi?
O è la visione momentanea di uno stato senza l’ego
e senza il tempo, come sottolinea Osho?
Osho ha liberato il sesso dall’oscurità della
dannazione eterna e lo ha innalzato fino alle altezze sublimi del superconscio.
È riuscito a farlo, dandogli il nome che si merita:
energia vitale. È un colpo da maestro che ha ripulito il sesso da tutto il
fango accumulato sopra di esso, e gli ha donato uno
spazio in cui può risplendere in tutta la sua gloria. Per la prima volta, il
sesso può respirare liberamente. E la libertà del
sesso apre le porte alla libertà psicologica e spirituale dell’uomo.
Osho ci mostra che il sesso come energia è una
verità scientifica, e come tale può essere trasformato nei livelli più alti
della consapevolezza come l’amore, la creatività, la meditazione. La mente
tradizionale naturalmente pensa: come fa il sesso a diventare consapevolezza?
Sembra un po’ azzardato! L’idea stessa sembra poco realistica, imbarazzante,
spaventosa. È la prima volta nella storia, che al sesso viene
attribuito uno status così alto.
Se scaviamo in profondità nella storia umana scopriamo che negli ultimi diecimila anni, in tutte le
culture del pianeta, il sesso è stato un tabù. In tutte le
culture – che fossero cinesi, indiane, greche, romane, egiziane o babilonesi –
il sesso era il frutto proibito. L’allegoria di Adamo
ed Eva non è solo una fantasia, è una verità psicologica, qualcosa che per
quanto nascosta abbiamo ancora tutti dentro. In questa storia vediamo riflesso
l’inconscio collettivo.
Un punto interessante è che, più la società era
civilizzata, e più il sesso diventava inaccettabile. E
più veniva represso in pubblico, più veniva
ipocritamente “assecondato” in privato. Al contrario, le cosiddette società
primitive hanno condotto una vita sessuale più disinibita e naturale. Si
godevano semplicemente il ritmo e la musica di due corpi che pulsano
in un’armonia reciproca. Là non c’era nessuno a spiare dal buco della serratura
– o magari attraverso una web-cam come succede in questi tempi moderni – per vedere quelle cose
‘indecenti’. Le cosiddette persone non civilizzate,
gli aborigeni, le tribù, non hanno inibizioni sul sesso e la nudità.
C’è una connessione significativa
tra il sesso e la nudità. Ci vuole una mente molto innocente, incorrotta, per
essere a proprio agio con il proprio corpo nudo come
lo è un bambino. Chi è in armonia con la natura, accetta facilmente la sua
nudità. Lo sviluppo culturale ha arricchito l’umanità in molti modi, ma l’ha
privata della sua innocenza, di una accettazione semplice
della natura. Assieme alla cultura, si è introdotto l’imbarazzo strisciante per
il proprio corpo nudo, e la negazione degli istinti animali. L’aspetto più
difficile dell’atto sessuale è che, mentre fa l’amore, l’uomo deve scendere la
scala dell’evoluzione e diventare solo un animale, se vuole avere un rapporto
vigoroso, gioioso e appassionato. Questo incontro con la propria natura animale
fa molta paura.
La paura della nudità a tutti i livelli è una caratteristica della civiltà: le emozioni nude, i
pensieri troppo chiari, il corpo scoperto, creano paura. L’uomo indossa una
maschera per nascondere il suo sé originario. La negazione della nudità – la nuda verità – è una delle cause di base della repressione
del sesso.
Un’altra calamità che ha colpito il sesso, è stata
la repressione delle donne. La partecipazione delle donne nella creazione del
piacere sensuale conta per ben più del cinquanta per cento. I corpi delle donne
sono un insieme misterioso di innumerevoli punti di
piacere sensuale. Se una donna viene pienamente
risvegliata a livello sensuale, può dare al partner una grande gioia orgasmica.
Il sesso è stato soffocato ancora di più quando è
diventato parte di un’istituzione sociale, il matrimonio. Istituzionalizzare il
sesso è come cercare di catturare l’estasi insolente di un vento impetuoso in
una bottiglia o imprigionare il sorriso dorato di un raggio di sole in una
cella oscura. Come può la società dirigere le esperienze più intime di due individui? Osho dice giustamente che mettere sanzioni
e costrizioni sul sesso è stata una cospirazione dei
preti e dei politici per trasformare le persone in pecore. È più facile
controllare e manipolare un gregge di pecore che un gruppo di
individui liberi, e ribelli. Hanno castrato l’energia vitale fondamentale
in modo che la gente perdesse ogni entusiasmo per la vita.
E così nonostante il gran mostrare il sesso che si
fa nei media, nonostante la rivoluzione sessuale dei
decenni passati, nonostante il parlarne con disinvoltura, quando poi si va a
guardare la propria vita sessuale concreta cosa è veramente cambiato? Quando si va a guardare nelle proprie giornate il modo in
cui ci si rapporta al sesso che cosa è cambiato? Se
guardiamo il dilagare di sesso virtuale (non solo internet, ma anche video,
telefoni erotici, riviste) sembra evidente che la vita sessuale reale sia
infelice, se non inesistente. Altrimenti perché tanta energia per
l’immaginario? Più che di liberazione sessuale verrebbe di
chiamarla liberazione di una sessualità puramente mentale. In altre parole
sembra proprio che il sesso in quanto esperienza non è ancora concretamente una
parte naturale, vissuta (e non solo immaginata) in totale scioltezza
dall’essere umano contemporaneo.
Lo sguardo di Osho è così
penetrante da passare attraverso i muri che sono stati costruiti intorno a
questo meraviglioso fenomeno naturale e tutte le distorsioni che ne sono state
fatte, ti dà la possibilità di guardare al sesso con occhi nuovi.
La sua formula è semplice: aggiungi al sesso la
meditazione, che vuol dire aggiungere più consapevolezza ai tuoi desideri
sessuali, e in questo modo il sesso verrà purificato.
Fai amicizia con il tuo corpo, che è sicuramente più saggio della mente.
Ripulisci il sesso da tutti i condizionamenti
morali, legali, sociali ed emotivi. Lascia libera l’energia sessuale, ed essa
svilupperà la creatività. La vita sarà allora colma dei colori della gioia, in
tutte le diverse tonalità.
Allora il sesso non sarà più un frutto proibito,
ma sarà l’elisir della vita.
Sadhana
Per entrare
in intimità con un’altra persona a tutti i livelli incluso il
piano fisico si deve sempre fare i conti con una fase iniziale di paura e
insicurezza. Perché lasciarsi andare vuol dire permettere a
lati misteriosi di sé di venire allo scoperto...
Amato Osho,
mi sento imprigionata dalla
paura di entrare in intimità con un uomo e di perdere totalmente il controllo.
C’è una donna sconvolgente rinchiusa dentro me. Quando
viene fuori, una volta ogni tanto, gli uomini di solito vanno fuori di testa, e
così lei ritorna in ibernazione, cerca di giocare sul sicuro, ed è totalmente
frustrata. Per favore puoi parlare di questa paura dell’intimità?
Shantam Lani,
l’umanità, specie la sua parte femminile, è afflitta da molte malattie. Finora
tutte le cosiddette civiltà e culture sono state psicologicamente malate. Non
hanno mai nemmeno osato riconoscere di essere malate;
e il primo passo del trattamento è proprio quello di riconoscere la propria
malattia. La relazione tra uomo e donna è stata particolarmente
innaturale. Consideriamo alcuni fatti. In primo luogo, l’uomo ha la capacità di
un orgasmo solo; la donna ha la capacità di orgasmi
ripetuti. Questo ha creato un problema tremendo. Non ci sarebbe stato alcun
problema se non fossero stati imposti su di loro il
matrimonio e la monogamia – sembra che questo non fosse l’intento della natura.
L’uomo comincia a temere la donna per il semplice motivo che, se lui stimola in
lei un orgasmo, lei poi è pronta per almeno un’altra mezza dozzina, e lui non è
in grado di soddisfarla.
La soluzione che l’uomo ha
trovato è quella di non darle neanche un
orgasmo. Anzi, toglile anche l’idea di poter avere un orgasmo!
In secondo luogo, la
sessualità dell’uomo è locale, genitale. Ciò non vale per la donna. La sua sessualità,
la sua sensualità è diffusa in tutto il corpo. A lei è
necessario più tempo per scaldarsi, e prima ancora che si sia scaldata, l’uomo
ha già finito. Le gira le spalle e inizia a russare. Per migliaia di anni, milioni di donne in tutto il mondo hanno vissuto e
sono morte senza conoscere il più grande dono della natura, quello della gioia
orgasmica. Era un modo di proteggere l’ego maschile. La donna ha bisogno di un
periodo più lungo di preliminari in modo che tutto il corpo inizi a fremere, ma
a quel punto c’è il pericolo: che fare della sua capacità di orgasmi
multipli?
Quindi la soluzione più
facile che l’uomo ha trovato è che la donna non si
deve nemmeno muovere quando lui sta facendo l’amore con lei: dovrebbe rimanere
quasi come un cadavere. E l’eiaculazione dell’uomo è
veloce: due, tre minuti al massimo – a quel punto la donna non si rende nemmeno
conto di ciò che ha perso.
Per quanto riguarda la
riproduzione biologica, l’orgasmo non è una necessità. Ma
per quanto riguarda la crescita spirituale, l’orgasmo è necessario.
Secondo me, è l’esperienza
estatica dell’orgasmo che ha dato all’umanità ai suoi inizi l’idea della
meditazione, della ricerca di qualcosa di migliore, di
più intenso, di più vitale. L’orgasmo è l’indicazione data dalla natura che tu
contieni una straordinaria quantità di estasi. Te ne
dà un assaggio – così che poi tu puoi andarne alla ricerca.
Lo stato orgasmico, anche
solo il riconoscimento di questo stato, è una cosa molto recente. Solo in
questo secolo gli psicologi sono diventati consapevoli dei problemi che le
donne devono affrontare. Attraverso la psicoanalisi e altre scuole psicologiche
si è arrivati alla stessa conclusione e cioè che le
viene impedito di crescere spiritualmente: rimane solo la serva di casa.
Per la riproduzione,
l’eiaculazione dell’uomo è sufficiente, quindi questo non è un problema per la
biologia; ma lo è per la psicologia. Le donne sono più irritabili, si lagnano,
sono nervose, e la ragione è che sono state private di qualcosa che è un loro
diritto – e non sanno nemmeno cosa sia. Solo nella società occidentale le nuove
generazioni sono diventate consapevoli dell’orgasmo. E non è un caso che le
nuove generazioni abbiano cominciato a cercare la
verità, l’estasi, perché l’orgasmo è momentaneo ma ti dà un barlume
dell’aldilà.
Due cose accadono
nell’orgasmo: una è che la mente smette il suo costante bla bla
bla, per un istante diventa non–mente; e in secondo
luogo, il tempo si ferma. Quel singolo momento di gioia orgasmica è così grande
e soddisfacente da potersi uguagliare all’eternità.
Già ai primordi l’uomo si
è reso conto che queste sono le due cose che ti danno il più grande
piacere possibile, nel campo della natura. La semplice conclusione logica è
che, se puoi fermare la mente e il suo chiacchierio e diventare così silenzioso
che tutto si ferma, compreso il tempo, allora sei libero
dalla sessualità. Non hai bisogno di dipendere dall’altra persona, uomo o donna
che sia: sei capace di ottenere lo stato di
meditazione da solo. L’orgasmo non può che essere momentaneo, ma la meditazione
può allargarsi a tutte le ventiquattro ore.
Un uomo come Gautama Buddha vive ogni momento della sua vita in una
gioia orgasmica, che non ha niente a che vedere col sesso.
Mi è stato chiesto tante
volte perché così poche donne si siano illuminate. La ragione più importante è
che non hanno mai potuto provare il gusto dell’orgasmo. La finestra sulla
vastità del cielo non si è mai aperta. Hanno vissuto, hanno prodotto bambini, e
sono morte. Sono state usate dalla biologia e dall’uomo, proprio come fabbriche
per produrre bambini.
In
Oriente, persino ora, è molto difficile trovare una donna che sa cos’è l’orgasmo. L’ho
chiesto a donne istruite e molto intelligenti, ma non ne hanno alcuna idea. Anzi, nelle lingue orientali non c’è una parola
che sia la traduzione di ‘orgasmo’. Non era
necessaria; semplicemente non ci si arrivava.
E l’uomo ha insegnato alla
donna che il sesso piace solo alle prostitute. Gemono e sospirano e gridano, e
quasi impazziscono – per essere una signora rispettabile non devi fare di
queste cose. Quindi la donna rimane in tensione e, nel
profondo, si sente umiliata, perché è stata usata. Molte donne mi hanno
riferito che dopo aver fatto l’amore, quando i mariti si sono messi a russare,
loro si sono messe a piangere.
Una donna è come uno
strumento musicale; tutto il suo corpo ha una straordinaria sensibilità, e
quella sensibilità dovrebbe essere risvegliata. Quindi c’è bisogno di giochi preliminari. E
dopo aver fatto l’amore, l’uomo non dovrebbe mettersi a dormire; è brutto,
incivile. Una donna che ti ha dato tanta gioia ha anche bisogno di attenzioni dopo, anche solo per gratitudine.
La tua domanda, Lani, è molto importante, e diventerà sempre più importante nel futuro. Il problema deve essere risolto, ma
il matrimonio è una barriera, la religione è una barriera,
i vecchi e marci pregiudizi sono una
barriera. Esse impediscono la gioia a metà dell’umanità, e così la loro energia
– che avrebbe potuto sbocciare in fiori di gioia – si
inacidisce, diventa velenosa, cattiva, scorbutica. In un’altra situazione tutto
questo lagnarsi e irritarsi scomparirebbe.
Uomini
e donne non dovrebbero essere legati da un contratto come il matrimonio.
Dovrebbero essere in amore,
ma conservare la loro libertà. Nessuno dei due deve niente all’altro.
La vita dovrebbe essere
più flessibile. Una donna che entra in contatto con molti amici, un uomo che
entra in contatto con molte donne, dovrebbe essere la regola. Ma questo è possibile solo se il sesso è inteso come gioco,
come divertimento. Non è un peccato, è divertimento. E dall’introduzione della pillola, non c’è più la paura di
avere bambini.
La pillola, secondo me, è
la più grande rivoluzione della storia. Ancora non
sono state chiarite tutte le sue implicazioni. Nel passato era difficile,
perché fare l’amore voleva dire sempre più bambini. Questo distruggeva la
donna, perché era perennemente incinta. Rimanere incinta
e dare alla luce dieci o venti bambini è una specie di tortura. Le donne venivano trattate come bestiame.
Ma il futuro può essere completamente
diverso, e la differenza non verrà dall’uomo. L’uomo è rimasto il padrone per
secoli, e la donna la schiava. L’hanno
messa all’asta, l’hanno venduta e bruciata viva. Tutto ciò che si può
fare di inumano, le donne lo hanno subito, e sono metà
dell’umanità. Il futuro può essere un fenomeno completamente diverso.
Lani, tu mi chiedi: “Mi sento
imprigionata dalla paura di essere in intimità con un uomo e di perdere
totalmente il controllo”. Tutte le donne hanno paura, perché se perdono il
controllo con un uomo, l’uomo va fuori di testa. Non
sa cosa fare: la sua sessualità è molto limitata. È un donatore, perde energia quando fa l’amore. La donna non perde
energia facendo l’amore, al contrario, si sente nutrita.
Questi sono fatti che
devono essere presi in considerazione. L’uomo per secoli ha costretto la donna
a controllarsi e l’ha tenuta a distanza, non permettendole mai di diventare
troppo intima. Tutto il suo parlare d’amore è solo una sciocchezza.
“C’è una donna
sconvolgente rinchiusa dentro me. Quando viene fuori,
una volta ogni tanto, gli uomini di solito vanno fuori di testa, e così lei
ritorna in ibernazione, cerca di giocare sul sicuro, ed è totalmente
frustrata”.
Lani, questa
non è solo la tua storia; è la storia di tutte le donne. Vivono tutte in
uno stato di profonda frustrazione.
Non trovando via d’uscita,
non conoscendo ciò che è stato loro sottratto, hanno solo una via: le
ritroverai nelle chiese, nei templi, nelle sinagoghe, che pregano dio. Ma anche quel dio è un maschio sciovinista. Nella trinità
cristiana non c’è posto per una donna. Sono tutti uomini: il padre, il figlio e
lo spirito santo.
Mi viene in mente che
quando dio creò il mondo per la prima volta, aveva creato
l’uomo e la donna dal fango, e poi aveva alitato su di loro la vita. Li aveva
creati uguali. Ma se dai un’occhiata al mondo, puoi
comprendere che chiunque l’abbia creato deve essere un po’ stupido. Aveva
creato uomo e donna, e poi aveva fatto per loro un lettino in cui dormire. Il
letto era così piccolo che ci poteva dormire solo una persona alla volta. Erano
uguali, ma la donna insisteva che lei doveva stare sul
letto e lui doveva dormire per terra. Ti sorprenderà sapere che la prima notte
dell’esistenza, è stato l’inizio degli scontri a cuscinate.
Dovettero andare da dio.
La soluzione era semplicissima, bastava fare un letto
a due piazze; qualunque falegname avrebbe potuto farlo. Ma
dio è un uomo, ed è prevenuto come qualsiasi altro uomo: distrusse la donna, la
fece a pezzi.
E poi creò Eva, ma ora la
donna non era più uguale all’uomo, era creata da una costola di
Adamo, quindi esisteva solo per servire l’uomo, per prendersi cura
dell’uomo, per essere usata dall’uomo.
I cristiani non ti
raccontano tutta la storia. Iniziano la storia da Adamo ed Eva,
ma Eva è già ridotta a uno stato di schiavitù. E da quel giorno la donna
per migliaia di anni ha vissuto in uno stato di
schiavitù. Non le è stato permesso di essere
indipendente a livello economico. Sul piano dell’istruzione non le è stato
permesso di essere uguale all’uomo, perché allora
avrebbe potuto essere economicamente indipendente.
Nel
campo della religione non poteva nemmeno leggere le sacre scritture.
La ali
delle donne sono state tagliate in molti modi.
E il danno più grave che le è stato fatto è il
matrimonio, perché né l’uomo né la donna sono monogami: a livello
psicologico sono poligami. Quindi la loro psicologia è
stata forzata ad andare contro natura. E poiché la donna era dipendente
dall’uomo, doveva sopportare insulti di ogni tipo,
perché l’uomo era il padrone, il proprietario, aveva tutto il denaro. Per
soddisfare la sua natura poligama, l’uomo ha creato le prostitute. Le
prostitute sono un prodotto del matrimonio.
Questa
brutta istituzione della prostituzione non scomparirà dal mondo finché non scomparirà il matrimonio. È la sua ombra, perché l’uomo non
vuole essere legato in una
relazione monogama, e lui ha libertà di movimento, ha denaro, ha educazione, ha tutto il potere. Ha inventato le
prostitute: e distruggere una donna facendo di lei una prostituta è l’assassinio
più brutto che si possa fare.
Il fatto strano è che
tutte le religioni sono contrarie alla prostituzione, e loro ne sono la causa. Sono tutte favorevoli al matrimonio, e non
riescono a vedere un fatto semplicissimo: che la prostituzione è nata con il
matrimonio.
Adesso il movimento di
liberazione della donna cerca di imitare tutte le cose
stupide che gli uomini hanno fatto alle donne. A Londra, a New
York, a San Francisco puoi trovare prostituti maschi.
È un fenomeno nuovo, ma non è un atto rivoluzionario, è un atto reazionario.
Lani, il problema è che se non
perdi il controllo mentre fai all’amore, non avrai
un’esperienza orgasmica. Quindi almeno la mia gente
dovrebbe essere più comprensiva se la donna geme, sospira e grida. Succede
perché tutto il suo corpo è coinvolto, c’è un coinvolgimento totale.
Non c’è da aver paura. È
qualcosa che fa davvero bene: lei non sarà più così irritabile, smetterà di
lamentarsi, perché tutta l’energia che poteva inacidirsi si è trasformata in
una grandissima gioia. Non preoccuparti dei vicini, è un problema loro se si
sentono infastiditi da sospiri e gemiti, non è un problema tuo. Tu non stai
certo impedendo loro di…
Fa in modo che il tuo
amore sia una vera festa, non farne una cosa da una botta e via. Balla, canta, suona, e non far diventare il sesso cerebrale. Il
sesso cerebrale non è autentico, il sesso dovrebbe
essere spontaneo.
Crea l’ambiente. La tua
stanza da letto dovrebbe essere un posto sacro come un tempio. Non fare
nient’altro nella tua stanza da letto; canta e danza e suona, e se l’amore
accade per proprio conto, come cosa spontanea, rimarrai davvero sorpreso da
come la biologia ti abbia dato uno sprazzo di
meditazione.
Non
preoccuparti se la donna sembra diventare matta. Deve
diventare matta, il suo corpo è in uno spazio completamente diverso. Non può continuare a controllarsi; se si controlla, rimarrà come un cadavere.
Milioni di persone fanno
l’amore con i cadaveri. Ho sentito di una storia su Cleopatra, la donna più
bella. Quando morì, secondo gli antichi rituali egiziani il suo corpo non venne seppellito per tre giorni. In quei tre giorni venne violentata, ed era un cadavere. Quando sono venuto a
saperlo per la prima volta, sono rimasto sorpreso, che genere di uomo avrebbe potuto violentarla? Ma dopo ho pensato che
non era poi un fatto così strano. Tutti gli uomini
hanno ridotto le donne a cadaveri, almeno mentre fanno
l’amore.
Il trattato più antico
sull’amore e il sesso, è il Kamasutra di Vatsyayana;
sono aforismi sul sesso. Descrive 84 posizioni per fare l’amore. Quando arrivarono i missionari cristiani, in Oriente
rimasero sorpresi nel constatare che conoscevano solo una posizione: l’uomo
sopra alla donna, perché così l’uomo ha più mobilità e la donna è sdraiata come
un cadavere sotto di lui.
Il suggerimento di Vatsyayana è molto accurato, e cioè
che la donna dovrebbe stare di sopra. L’uomo sopra è una cosa
molto poco civilizzata; la donna è più fragile. Ma
gli uomini hanno scelto di stare sopra perché così possono tenere la donna
sotto controllo.
Schiacciata sotto la
bestia, la bella deve rimanere sotto controllo. La donna non dovrebbe nemmeno
aprire gli occhi, perché quello è ciò che fanno le
prostitute. Deve comportarsi come una signora. Questa posizione, con l’uomo
sopra, è conosciuta in Oriente come la posizione del missionario.
Abbiamo davanti a noi una grande rivoluzione nella relazione tra uomo e donna. In
tutto il mondo, nei paesi avanzati, stanno sorgendo
istituti dove ti insegnano come amare. Nei loro insegnamenti, le cose
essenziali sono i giochi sessuali prima e dopo il rapporto. Allora l’amore
diventa un’esperienza sacra.
Lani, dovresti abbandonare la
paura di essere in intimità con un uomo e di perdere completamente il
controllo. Lascia pure che quell’idiota abbia paura;
se vuole aver paura, sono fatti suoi. Tu dovresti
essere autentica e non tradire te stessa. Stai mentendo a te stessa, ti stai ingannando da sola, ti stai distruggendo da sola.
Che male c’è se l’uomo va fuori di testa e scappa via nudo dalla stanza? Chiudi la
porta! Fai sapere a tutto il vicinato che quest’uomo
è pazzo. Ma tu non devi controllare la tua possibilità
di avere un’esperienza orgasmica. L’esperienza orgasmica è l’esperienza di
sciogliersi e fondersi, di assenza di ego, di assenza
della mente e del tempo.
Tutto ciò potrebbe dare
impulso alla ricerca per trovare la via che, senza un uomo, senza un partner,
ti fa abbandonare la mente, il tempo, ti fa entrare
nella gioia orgasmica da sola. Questa è meditazione autentica.
Quindi devi smettere di andare
in ibernazione, smettere di giocare sul sicuro, e tutte le tue frustrazioni
svaniranno. Perché dovresti preoccuparti tu dell’uomo?
Lascia che sia lui a chiedere: “Cosa posso fare? Lani diventa matta, mi salta addosso, comincia a graffiarmi
la faccia…!”
Non preoccuparti, goditi
tutta la commedia, sii giocosa. Se un uomo va fuori di testa, ce ne sono milioni di altri. Un giorno, Lani, troverai qualche pazzo che non va fuori
di testa.
tratto
da: Osho, The Razor’s edge, # 26
Trascendere il sesso??
Amato Osho,
dobbiamo trascendere la sessualità, prima di raggiungere l’illuminazione?
Non dovete trascendere niente.
Dovete vivere tutto ciò che è naturale per voi,
dovete viverlo pienamente e senza alcuna inibizione –
gioiosamente e con senso estetico. Vivendo la vita semplicemente con totalità,
accadrà in voi una trascendenza.
Non dovete trascendere niente. Ricordate queste
mie parole. La trascendenza accadrà spontaneamente – quando
accade spontaneamente porta con sé una tale liberazione, una tale libertà!
Se tenti di trascendere, in realtà ti reprimi e la
repressione è l’unica ragione che ti impedisce di
trascendere – sei entrato in un circolo vizioso. Tu vuoi trascendere, perciò ti
reprimi e a causa della repressione non puoi trascendere – quindi ti reprimi
ancor di più. Più ti reprimi e più diventi incapace di trascendere.
Vivi la vita in pienezza –
senza condannare niente, senza che nessuna religione interferisca nel tuo modo
di vivere.
Vivi la vita naturalmente, intensamente, totalmente: allora
accadrà in te una trascendenza. La trascendenza non è una tua azione: è
qualcosa che accade. Quando accade spontaneamente, in
te non si creano né repressioni, né antagonismi.
Ti troverai al di sopra di
tutte le cose che ora vuoi trascendere – il sesso, per esempio. Ma la vera trascendenza non implica che non potrai più fare
l’amore. Certamente il tuo amore avrà una qualità diversa. Non sarà più il
frutto della sessualità, non sarà più una pulsione biologica, non avrà più
animalità: sarà solo un gioco tra due energie umane.
Se la trascendenza accadrà
spontaneamente, scompariranno molte cose in te. Ma non ti sentirai antagonista
verso qualsiasi cosa scompaia. Potrai ancora gioirne.
Per esempio, colui che vive in uno stato di
trascendenza non è più ossessionato dal cibo – questo non significa che, di
tanto in tanto, non possa andare in un buon ristorante.
La trascendenza ti libera. Non ti dà nuovi limiti:
prima eri tanto ossessionato da una data cosa, da doverla ripetere in
continuazione – ora sei egualmente ossessionato dal non doverla fare.
Trascendenza significa che tutte queste assuefazioni sono scomparse – puoi fare
o puoi non fare qualsiasi cosa. Non ti senti più né
favorevole, né contrario a niente.
La trascendenza rende l’uomo simile ai bambini.
I vostri cosiddetti santi non
sono affatto simili ai bambini. Sono ossessionati da molte cose, come
tutti gli altri – solo che le loro ossessioni si sono rovesciate. Qualcuno è ossessionato dalla sessualità – loro sono ossessionati
dalla non-sessualità.
La trascendenza è uno stato di
non dipendenza… È un atteggiamento giocoso simile a quello dei bambini.
Non c’è colpa nella sessualità. Vivi intensamente la tua sessualità e a poco a
poco la trascenderai, proprio come smetterai di giocare a tennis. Un giorno lascerai perdere tutto: “Quando è troppo, è troppo!” Hai
trasceso il football, hai trasceso ogni tipo di cose e nessuno ti giudica un
santo per questo.
Secondo me la trascendenza scaturisce solo
dall’esperienza personale. Quando vedi la futilità di
una data cosa, la dipendenza scompare. Se in seguito, di tanto in tanto e per
cambiare, vorrai fare l’amore – non ci vedo niente di
male. Il male sta nella dipendenza – non nell’azione singola. La trascendenza
non riguarda l’azione in sé, riguarda la dipendenza,
l’assuefazione.
Non avere nessuna dipendenza dà all’essere umano
una libertà immensa.
tratto da: Osho, Oltre la Psicologia, cap
7
Si danza non solo per piacere, o per esprimere
emozioni; può essere anche un ottimo strumento per imparare a muoversi con
fluidità e consapevolezza in una accettazione totale
del corpo e di se stessi. Con uno stile libero da forme rigide, si arriva in
maniera creativa e giocosa a ‘sentire’ il movimento, la postura e il
radicamento.
Deva Antonella (nella foto) unisce a una calma, matura bellezza una notevole energia e
centratura; da molti anni con Osho, si è occupata in passato di grafica
editoriale, vive in una bella casa nella quiete della campagna romana – con un
enorme pastore tedesco di nome Kalhed, e un numero
imprecisato di gatti – ma molto spesso li lascia per andare in giro per
l’Italia a insegnare quella che negli anni è diventata la sua passione: la
Danza Medio Orientale.
“È la musica ad avermi
avvicinato alla danza,” ci racconta “ascoltavo musica
araba, mi piaceva molto e mi veniva così naturale muovermi assecondando i suoi
ritmi, danzare, sentivo come qualcosa di familiare in quelle melodie, e poi mi
arrivava davvero diretta al cuore. Alla Comune di Pune,
nell’87, mi capitò di assistere una sera a una
rappresentazione di danza del ventre, un gruppo di sannyasin,
perlopiù donne tedesche, che avevano appena finito un workshop. Mi colpì
tantissimo il senso di gioia e di celebrazione che trasmettevano attraverso
quei movimenti così fluidi e vitali, fu in quel momento che presi la decisione
di studiare questo stile. Per molti anni ho viaggiato e appreso ovunque fosse
possibile; all’epoca non era facile incontrare insegnanti di danza del ventre,
ma anche questo faceva parte del gioco e della scoperta di una cultura per me,
occidentale, sconosciuta, ma affascinante.”
Deva Antonella ha
viaggiato, studiato, danzato e insegnato danza del
ventre per molto tempo. “Ma a un certo punto” continua
“ho iniziato a sentire che questo stile, così focalizzato sulla seduzione, mi
limitava. Io avevo dentro così tante emozioni da esprimere
nella danza… dentro di me c’era molto di più che la sola seduzione. Ho
cominciato a indagare circa le origini della danza
egiziana e, quasi come in un lavoro di scavi archeologici, ho trovato un nuovo
stile: un bellissimo strumento attraverso il quale posso contattare la mia
energia vitale, tutto il mio potere femminile! La Danza Medio
Orientale non prevede una coreografia predefinita, si basa
sull’improvvisazione, si compone di movimenti molto piccoli in un intreccio tra
fluidità e accento, tra veloce e lento. Una volta un’amica che mi ha visto
danzare è stata molto colpita dall’abbinamento di movimenti
veloci con momenti di non-movimento dove però
ancora si percepiva il corpo danzare! Questo perché l’origine del movimento è
‘dentro’: si impara a danzare entrando in
contatto con le sensazioni che provengono dal proprio interno, non mi interessa
esprimere solo delle forme estetiche, ma dare espressione a un’anima, al ritmo
della vita.”
Non è facile risalire alle
origini di questo tipo di danza, le notizie si tramandano oralmente; nell’Alto
Egitto c’è, o forse è più giusto dire c’era, un patrimonio folcloristico molto
ricco di canti contadini, musica e danza professionale. “La danza professionale
arriva in Egitto” ci spiega Antonella “con la tribù zingara dei Nawar, provenienti dal Kurdistan, gli uomini erano musicisti e le donne danzavano, le danzatrici si
chiamavano Ghawazee
ed erano delle professioniste, nella loro famiglia ballavano tutte, e danzavano
nello stile Shabi che vuol dire popolare. Danzavano in
ogni occasione di festa e celebrazione, uso il passato perché in questo momento
è quasi impossibile vedere danzare in Egitto le Ghawazee,
l’occidentalizzazione e il ‘progresso’ hanno fatto scomparire quasi del tutto questa
tradizione.
Le
danzatrici Ghawazee sono l’unica fonte originaria
della danza professionale egiziana El Raqs
El Sharqi. La
musica che accompagna questa danza è abbastanza semplice e popolare, ha
una struttura ritmica molto coinvolgente che invita naturalmente alla danza,
usa strumenti antichi come il flauto di canna, il mizma-turki (oboe), per
i ritmi ci sono vari tipi di percussioni come tamburelli, tamburi e tabla arabe, e poi la voce. Il movimento segue la melodia o
il ritmo dei tamburi in perfetto dialogo, e questo è uno dei motivi del grande fascino che esercita questa danza sugli spettatori.
La Danza
Medio Orientale,
Raqs Sharqi si
compone di tre stili: Shabi, Baladi e Sharqi e ciascuno viene interpretato tradizionalmente
con un suo proprio costume; il corpo è
sempre molto ‘vestito’ – impensabile che in una danza popolare
islamica le tradizioni permettessero il ventre scoperto – il rigore dei costumi
però non toglie fascino, ma anzi, accentua l’interpretazione e
sottolinea ogni singolo movimento. Il capo è coperto da un velo o da un
foulard, e questo ci aiuta a sentire la centratura della testa.”
Anche in questo stile c’è
molta attenzione al movimento del bacino, ma a ben vedere ogni singolo
centimetro del corpo sta danzando, come puntualizza Antonella: “Niente
isolamento di singole parti: il fuoco nasce dalla pancia, e si espande in tutto
il corpo, è vero, ma se i nostri piedi non
sono radicati alla terra e se le gambe non ci sostengono il bacino non esiste,
non vive – il corpo diventa rigido, tutto il ‘carico’
finisce sulla colonna vertebrale, il collo e la testa rimangono scollegati dal
resto e la centratura va a farsi benedire! Nelle classi o nei gruppi di
principianti la prima cosa che facciamo è imparare a
camminare, a percepire dove è il peso, dove siamo e dove vogliamo
andare, e credetemi non è così scontato.”
La maggior parte delle
persone ha una percezione del corpo parziale: non lo sente come un unico canale
di energia, ma come tante parti separate, “è quindi
molto importante” ci rivela Antonella passando a parlare dei suoi workshop “che
l’insegnamento avvenga in un ambiente amorevole, senza competizione, come
momento gioioso, di gioco e condivisione. L’insegnamento trasmesso attraverso
il gioco permette alle persone di apprendere velocemente e divertendosi, si
riesce così a portare con facilità nella vita di tutti i giorni i piccoli
trucchi per avere una postura corretta e una presenza consapevole, anche nelle
piccole cose. In questo lavoro la meditazione è molto importante, crea spazio
dentro e ci dà la possibilità di non essere identificati con il nostro
movimento, ma semplicemente di ‘essere’.” Da questo si
vede chiaramente come questo tipo di lavoro possa
essere utile anche agli uomini. “Certamente” ci conferma Antonella “ci sono
danze beduine che sono prettamente maschili come il Sai’di, la danza con il bastone, ma al di là di
questo gli uomini possono lavorare con il Beledi e lo Shabi
in una interessante interazione tra maschile e femminile, ying
e yang, percependo al proprio interno queste due
componenti inscindibili… cosa che del resto vale anche per le donne.”
Il lavoro di Antonella non si ferma al puro insegnamento della Danza
Medio Orientale. “Ci sono due importanti momenti di passaggio – a livello
fisico, psichico ed emozionale – nella vita
di ogni donna: gravidanza e
menopausa; aiuta molto viverli in maniera consapevole facendoli diventare
occasione di crescita e di evoluzione.” Ci spiega “E così sto lavorando con la
danza, il massaggio e la meditazione con donne in questi due gruppi, separati.
La danza ci permette di affinare il nostro sentire, il massaggio rivolge
l’attenzione all’individuo come essere unico e ai suoi
bisogni specifici, affinandone le capacità di autoascolto.
La meditazione ci insegna, come sempre, a trovare il centro di noi stessi e
riuscire così a cogliere ogni momento della vita nelle sue opportunità di
cambiamento.”
Pujari è davvero un appassionato
di fiori.
Su questo amore per i fiori
ha basato il suo lavoro, e diplomato in un’accademia olandese che ha
frequentato per due anni – può persino fregiarsi del titolo altisonante di
“Maestro nella Disposizione di Fiori”. Lavora per il Flower
Council of Holland e per
una grossa società del settore. Nell’ottobre del ‘99, con una sua composizione
intitolata “Zenenergy”, ha vinto il Concorso
Internazionale olandese per l’Arte Floreale.
“Zenenergy – il sapore
semplice e minimalista dello Zen – è una delle tendenze di moda in questo
momento”, ci spiega Pujari. “Puoi vederne l’influenza
nella decorazione di interni, per esempio, e nella
popolarità del Feng-Shui. In realtà, questo interesse non è solo una moda superficiale, la gente
si interessa veramente ai principi che si trovano dietro lo Zen: la meditazione
e l’assenza di eccessi.”
“La maggior parte del tempo,
nell’arte floreale, devi sistemare le varie cose, disporle in un certo modo,
fissandole poi insieme per mantenerle in posizione. Io cerco soprattutto di
esprimere sia la mia individualità che quello che i
vari componenti mi suggeriscono: scoprire l’unicità di un ramo, per esempio, o
di una foglia, e poi giocare con essa in modo da accentuarla”.
E Pujari
ci dimostra immediatamente cosa vuol dire facendoci notare un suggestivo effetto di onde sul margine di una lunga foglia
gialla che aveva raccolto dieci minuti prima all’esterno dell’ufficio dell’Osho
Times.
“I materiali che un
artista usa di solito – come i colori o la creta – sono
molto malleabili. Ma ciò che uso io – le parti di una
pianta – può avere una presenza molto forte, la sfida quindi per me è di
rispettare questa presenza e tenerne conto nel mio lavoro. Uso radici, foglie,
rami, corteccia, steli, semi e spine… sono tutte cose molto belle, tanto quanto
i fiori. Di sicuro i fiori sono il ‘crescendo’ della
pianta – hanno il colore – ma non ne sono necessariamente l’elemento
principale, giocano solo uno dei ruoli. La freschezza e la vitalità di un fiore
durano solo pochi giorni, ma la corteccia vive per anni. L’interazione tra i
fiori – vivi in maniera così esuberante, eppure in fondo effimeri – e la
corteccia, antica, crea una certa dinamica molto
interessante”.
La composizione di Pujari che ha ottenuto il premio, consisteva in una
struttura a tenda di baccelli di un marrone rossastro, fili d’erba di un verde
ancora fresco, e rossi fiori di amaranto che escono da
una grossa ciotola in ceramica d’arte. “Sperimentare con materiali diversi può
portare risultati sorprendenti. Non sai mai prima dove può portarti la
creatività! Molti colleghi sono sorpresi quando dico
loro che molti dei miei esperimenti ‘falliscono’, ma ogni tanto accade davvero
qualcosa di inaspettato, e so che sono sulla strada giusta. Il pezzo che ho creato come Zenenergy (vedi foto piccola) ne è un esempio: ho
cercato di trovare un equilibrio tra il programmare l’uso del materiale in una
combinazione convenzionale e lasciare che le mie mani trovassero intuitivamente
la strada verso la composizione.
Uso tesori della natura
che hanno bisogno solo di un piccolo tocco da parte mia per rafforzare la loro
bellezza intrinseca. Questo è un lavoro che amo veramente: mostrare alla gente
che si può fare qualcosa di più con i fiori che semplicemente metterli dentro a un vaso!”.
"Io
insegno una coscienza estetica. Imparate ad apprezzare la
bellezza, imparate a creare la bellezza... imparate ad agire in modo
estetico. La vostra vita dovrebbe essere una lunga storia di bellezza, grazia,
amore e pace. Qualunque cosa facciate. Non è necessario rinunciare al mondo:
non c'è nessun posto dove andare. Questo è il nostro mondo.
Dobbiamo renderlo più bello, più ricco di grazia e degno d'amore. Ed è
possibile, qualunque cosa faccia-te, farla in modo meditativo."
Osho
Z E N E R G Y
Spesso basta seguire una rappresentazione delle
Danze Sacre di Gurdjieff per accorgersi chiaramente
che in quel silenzio, punteggiato solo dal ritmico battere del tamburo, ai
partecipanti sta succedendo qualcosa di molto importante; per venire coinvolti nel loro profondo
spazio di centratura e consapevolezza.
“Anche un assoluto principiante può ricavare
una profonda esperienza di meditazione con le Danze Sacre di Gurdjieff, non c’è bisogno di averle
praticate per lunghi anni,” ci dice Vasanti, che
insegna questa tecnica sia all’Osho Meditation Resort di Pune che in Italia
(sarà anche presente al prossimo Festival
di Varazze 2001).
Questi
movimenti, che George Gurdjieff ha in parte creato
ex-novo e in parte scoperto nei suoi viaggi ‘in cerca del miracoloso’,
continuano a essere praticati da alcuni gruppi di
‘ricercatori della verità’ in varie parti del mondo. Lo scopo principale delle Danze è la
ricerca interiore, che può essere poi, nelle diverse situazioni, chiamata in
vari modi: meditazione, aumento della consapevolezza, crescita interiore
armoniosa, lavoro su di sé, osservazione di se stessi, servizio del creatore
infinito…
Nel mondo di Osho la partecipazione a seminari e workshop di ‘Danze Sacre’ è aperta anche ai ‘debuttanti’, a differenza delle
più classiche organizzazioni gurdjieffiane dove
talvolta, ci informa Vasanti “ci vogliono due anni di
‘lavoro su di sé’ per poter ‘forse’ accedere alle
Danze”.
Questa totale apertura,
nei suoi workshop, le sembra assolutamente corretta, e
ci spiega: “È vero, siamo aperti anche ai debuttanti. I nuovi meditatori, e i
nuovi danzatori, sono la mia passione in questi giorni: innanzitutto
mi sono accorta di come spesso una mente aperta – e un cuore aperto – possano
costituire la cosiddetta ‘fortuna del principiante’ È
una specie di regalo di benvenuto: in seguito può darsi che occorra del tempo
per ritrovare consapevolmente quella immediatezza e spontaneità… E poi, ancora
più importante, il contesto in cui poniamo i Movimenti è quello di Osho: la sua
visione, la preparazione alla meditazione che lui ci insegna. Chi si avvicina
al mondo di Osho è già su un percorso di ricerca
interiore, il contesto in cui sono nate originariamente le danze. Quindi questo nostro metodo
“improvviso” non è poi qualcosa di così strano, ma è la ricetta originaria;
inoltre, perfino tra i gurdjieffiani ci sono
insegnanti che optano per una trasmissione veloce dei movimenti. Uno degli
insegnanti con i quali ho avuto contatti (da 50 anni
nel mondo di Gurdjieff) dice che proprio
l’insegnamento graduale è il problema dei gurdjieffiani
super-ufficiali, quelli della Gurdjieff Foundation. Dice che se il
‘Lavoro’ di Gurdjieff ha come obbiettivo la
trasformazione delle persone – e su questo nessuno ha dei dubbi – allora c’è
qualcosa che non va nei metodi di insegnamento, perché queste persone in 20
anni non sono state trasformate affatto… e
secondo lui questo succede perché apprendendo – per esempio le danze –
in maniera ‘ragionevolmente’ lenta, la mente pian pianino può ‘seguire’, si
adegua, interpreta… e continua a controllare tutto. E
invece noi vogliamo andare oltre la mente”.
Un insegnamento più veloce
porta chi pratica le Danze a una specie di punto di
arresto, la mente non riesce più a controllare tutto, “si crea una specie di
sovraccarico mentale,” spiega Vasanti “e siamo
costretti a usare solo la nostra perseveranza e la nostra attenzione fino al
punto in cui… la danza semplicemente accade; si riesce così a scoprire uno
strato di se stessi col quale non si è solitamente, o facilmente, in contatto.
Queste danze ci fanno scoprire che siamo più di una semplice mente – in
Occidente siamo convinti che al di sopra della mente
non ci sia altro – ma usando la presenza e l’attenzione ci accorgiamo come la
mente non sia il padrone ma uno strumento utilizzabile dalla consapevolezza.
Con le Danze cerchiamo di cambiare la nostra consapevolezza: aumentarla,
dilatarla, approfondirla. Non siamo interessati ad aumentare il nostro bagaglio
di conoscenze. D’altra parte c’è anche un certo valore nella ripetizione
sistematica e graduale. Perciò noi ci serviamo di entrambi
i sistemi: a volte entriamo bene nei dettagli, a volte ripetiamo per ore lo stesso movimento… e anche questo serve ad andare al
di là della mente! Un altro grande valore della
ripetizione è che ci consente di trovare un maggiore contatto con il nostro
corpo fisico e con l’energia che lo attraversa. Si può così pervenire a un’altra dimensione delle Danze, e cioè il loro aspetto
sacro: attraverso i nostri corpi una legge universale, divina, può
manifestarsi, discendere sulla terra, è un concetto espresso originariamente da
Bennett (un discepolo
di Gurdjieff molto
amato e seguito). Una simile terminologia può apparire forse strana,
esoterica, tuttavia rispecchia esattamente un’esperienza conosciuta ai
Danzatori Sacri.”
Una delle indicazioni che Osho aveva dato per i
primi gruppi di Danze Sacre, è di insegnare in silenzio. A Pune gli istruttori delle Danze hanno sperimentato con
diversi tipi di silenzio. “All’inizio, per evitare le parole, utilizzavamo la
mimica,” ci racconta Vasanti.
“Con la voce contavamo solo i numeri – che ci servono
per indicare le varie posizioni nelle danze – e tutte le altre indicazioni
venivano date con gesti delle mani. Io sono giunta alla
conclusione (per ora: i lavori sono perennemente in corso!) che un modo
più autentico di essere in silenzio è di essere quieta dentro, in uno spazio di
non–mente, e lasciare veramente che solo quelle parole, quei gesti che sono
ancora rilevanti – anzi, irrefrenabili a partire da questo spazio – si
manifestino. Se non ci sono informazioni o azioni che
richiedano di essere espresse, non dico e non faccio altro che attenermi alla
struttura (le Danze). Naturalmente non sempre questo spazio di silenzio
‘illuminato’ è lì, a mia disposizione, e può anche succedere che mi accorga che uno dei partecipanti sia in uno spazio di
non-mente più profondo del mio… In realtà, nell’insegnamento delle Danze Sacre,
chi conduce si trova nel duplice ruolo di timonare la
nave e di esserne anche passeggero.
La mia preparazione nelle
Danze è un aiuto tecnico che sono nella posizione di
poter dare, ma al di là di questo l’intelligenza del gruppo prende il
sopravvento, e l’insegnante si trova ‘scavalcato’: è quello che accade nel
migliore dei casi e così anche l’esperienza delle altre persone diventa
essenziale nello sviluppo di questo lavoro. L’attenzione è verso il silenzio:
come rendere le danze (e con loro i danzatori) più silenziose ed essenziali. È
un processo alchemico. Si torna all’importanza di manifestare la dimensione del
divino che è sempre presente, ma alla quale raramente, nella vita quotidiana, si
riesce ad accedere… e qui mi viene in mente Osho quando
ci guida nella meditazione serale del let–go
portandoci dalla periferia al centro silenzioso del nostro essere”.
In una
precedente intervista (Osho Times del marzo 2000) MA
PREM VASANTI ci ha raccontato le lunghe e avventurose ricerche tra i discepoli
di Gurdjieff alla riscoperta delle Danze Sacre,
adesso le abbiamo chiesto di parlarci delle sue esperienze come insegnante di questa affascinante tecnica di meditazione.
"L'intero
lavoro di Gurdjieff era scientifico. Stava davvero
tentando di creare una meta-scienza dell'armonia spirituale — scientifica
quanto la fisica o la chimica o la matematica... ha lasciato tutti i piani per
questo — han-no solo bisogno di essere sviluppati.
"OSHO Nessun libro di Osho è dedicato in
specifico agli insegnamenti di Gurdjieff, anche se ne
parla molto spesso all'interno di vari discorsi. Il video "Osho Sacre
Danze di Gurdjieff" è disponibile presso Oshoba,
come pure libri di Gurdjieff e della sua Scuola.
“Il primo
passo della meditazione è che il buddha arriva dietro
di te come un’ombra.
Il secondo
passo: il buddha è di fronte a te, e tu diventi
l’ombra.
E il terzo passo: ti
dissolvi nel buddha. Non c’è più l’ombra, solo consapevolezza pura, così trasparente che non può
creare un’ombra.
Quando verrà
quel giorno, sarà per te il più fortunato, il più benedetto.”
Mappe interiori 2 – Il buddha
dentro di te. Il punto finale è essere un buddha, ma
è anche vero che questa fonte di luce può essere una presenza nella nostra vita
già da subito: all’inizio come sorgente di ispirazione,
in seguito come guida e punto di riferimento, e infine come il nostro vero sé.
Siediti in meditazione
“Chiudi gli occhi e rilassati. Lasciati andare… ma continua a essere un testimone.
Questa è l’unica cosa che
devi ricordare – sei un testimone – e tutto il resto accadrà per conto suo.
Io vi vedo come diecimila buddha totalmente rilassati nel vostro centro interiore. La
sala di meditazione si sta trasformando in un oceano di consapevolezza, perché
tutti voi vi state sciogliendo, state dissolvendo il vostro
essere separati dall’esistenza.
L’oceano della
consapevolezza non ha onde, né increspature. È assolutamente calmo, quieto.
In questo momento siete le
persone più benedette sulla terra, perché tutti si preoccupano solo di
banalità: i soldi, il prestigio, il potere.
Nessuno sembra
preoccuparsi di conoscere se stesso, e nessuno sembra preoccuparsi di conoscere
la sua eternità. In questo momento, qui e ora, stai vivendo l’esperienza più
intima, l’esperienza suprema tra quelle possibili
all’uomo.
Questa esperienza
diventerà il tuo fuoco zen, il tuo vento zen. Il fuoco
brucerà tutto ciò che c’è in te di falso, e il vento porterà via tutto ciò che
è solo personalità.
Da questo fuoco e da questo vento sorgerà il tuo "oro puro".
Dovrai arrivare a capire
la trasformazione che accade in questo momento. Hai vissuto tutta la tua vita
orizzontalmente, in una linea che va dalla culla alla tomba.
In meditazione accade la
trasformazione: non sei più una linea orizzontale, diventi verticale. Raggiungi
il picco più alto della consapevolezza, e raggiungi il punto più profondo della
consapevolezza.
L’altezza e la profondità
ti rivelano la tua appartenenza al divino.
Non c’è un dio, ma c’è
sicuramente una qualità che chiamo “il divino”. Comprende la compassione,
l’amore, l’amicizia, la gioia, la creatività. Ti porta nuove
canzoni, ti porta danze nuove. Ti porta la verità, e la tua immersione
nella verità.
Raccogli tutte le
esperienze di questo momento di meditazione, perché devi portarle con te.
Devono diventare parte della tua routine quotidiana.
Tagliando legna, puoi
essere silenzioso come lo sei adesso. Attingendo acqua dalla sorgente, dovresti
essere estatico come lo sei adesso. Seduto in silenzio, senza far nulla,
dovresti essere beato come lo sei adesso. Persuadi il buddha,
che è la tua natura eterna, a venire con te.
Prima il buddha verrà come la tua ombra, seguendoti, ma anche solo quell’ombra porterà grande grazia
e abbondanza di vita, una grande benedizione che puoi spargere su tutto il
mondo. Ma questo è solo l’inizio: buddha
come ombra.
Presto buddha
sarà davanti a te, e tu diventerai l’ombra. Quello è il secondo passo.
E il terzo passo… ti
dissolvi nel buddha: persino l’ombra scompare, solo buddha è, esiste solo la pura consapevolezza.
...e
poi ritorna alla vita, ma ritorna da buddha, con la
stessa grazia, con lo stesso silenzio, con la stessa beatitudine.
E senti la presenza del buddha, è proprio dietro di te.
Ricorda,
in ogni attività, per quanto ordinaria, che buddha è
presente dietro di te. La sua presenza trasforma ogni azione comune in un atto
straordinario. Ogni parola diventa così ricca e colma di poesia, di verità, di
silenzio. Ogni silenzio è profondo come l’Oceano Pacifico. Ogni momento della
tua vita ti muovi verso l’alto, verso la consapevolezza, come se stessi andando
sulla cima più alta dell’Himalaya, l’Everest.1
Persuadi il buddha. Centimetro per centimetro
sta arrivando più vicino. È la tua natura.
Un giorno, un giorno dorato, scomparirai e al tuo posto rimarrà solo il buddha. Quella sarà la vetta più alta della tua fioritura,
il momento più grande, il momento d’oro delle tue
migliaia di vite.
Al di là
di
questo c’è solo il cosmo.
Prima, diventa il buddha. Ciò è chiamato nirvana.
Poi fai un salto nel cosmo, e svanisci nel cielo
azzurro. Ciò è chiamato mahaparinirvana,
la grande illuminazione.
La prima è chiamata
illuminazione, la seconda grande illuminazione: è quando
non ci sei più, e persino il buddha non è più. C’è
solo l’esistenza, con tutta la sua gloria, con tutta
la sua maestà, con lo sbocciare dei suoi fiori, con la sua bellezza, la sua
verità, la sua divinità diffusa per tutto il cosmo.
Allora diventerai uno con
il tutto, non solo una parte del tutto. Diventare uno con il tutto è l’unica
cosa sacra.
Osserva…
il buddha è un po’ più vicino a te. Non ci vorrà molto prima
che arrivi la primavera… ti scioglierai, e rimarrà
solo il buddha.
Allora il secondo passo è
molto semplice.
Io insegno solo il primo
passo. Poi il secondo passo può essere intrapreso in qualunque momento, oppure,
se vuoi aspettare, il secondo passo accadrà alla tua morte.
Io chiamo questo un andare dritti verso l’illuminazione.2
brani
di osho tratti da:
1. Zen Fire, Zen Wind, #1
2. Cristianity and Zen, #2
chi ha paura del
nulla
In molti a questo punto sorge il dubbio che tutto
questo processo per diventare un buddha porti alla
fine a una specie di fregatura (dico: sparire nel
nulla!?) più che a un reale miglioramento della vita... Osho qui ci spiega come
funziona tutta la faccenda...
Socrate diceva: “Conosci te stesso”. Ci sono stati dei
Maestri, in particolare i sufi, che dicevano: “Sii te
stesso”. Ma nell’intera storia dell’umanità, c’è stata
una sola persona – Gautama il Buddha – che ha detto:
“Il sé non esiste. Tu sei il vuoto, il silenzio totale: sei un non-essere.”
Il suo messaggio andava
contro tutte le tradizioni; infatti tutte le tradizioni dipendevano, in un modo o nell’altro,
dall’idea dell’esistenza del sé. Su altri
punti potevano esserci delle differenze, ma tutte le tradizioni concordavano su un
punto: l’esistenza del sé. Perfino una persona come Gurdjieff – che amava diffondere un’idea davvero
innovatrice: “Non sei nato con un sé, ma devi guadagnarlo: devi meritare il tuo
sé” – in sostanza riconosceva l’esistenza del sé.
Gautama il Buddha non faceva
distinzioni tra il sé e l’ego – e non ce n’è alcuna.
Fare una tale distinzione è solo un sofisma, è una
ginnastica linguistica, così da poter eliminare l’ego e salvare il sé. Ma il sé è semplicemente un altro nome dell’ego. Cambiando
solo i nomi, non accade nessuna trasformazione del tuo essere.
Il
messaggio di Buddha ha un significato
enorme: “Tu sei il vuoto, non esiste un punto in cui tu possa dire: io”.
Secondo la mia visione,
quando dico: “Sciogliti, dissolviti nell’esistenza”, affermo la stessa cosa in
termini più positivi.
L’affermazione di Buddha
era talmente negativa da bloccare molte persone, poiché faceva sorgere in loro
una domanda naturale: “Se il sé non esiste, perché devo darmi da fare? Cosa c’è da realizzare? Solo per arrivare
a conoscere che io non sono?”
Una vita intera di autocontrollo, grandi sforzi per meditare e il risultato
sarà arrivare a sapere che io non sono? Non sembra che un simile risultato
meriti tanta fatica! Almeno, senza la meditazione e senza l’autocontrollo, si
può avere una sensazione di esistere. Può essere sbagliata, ma almeno non ti
senti vuoto all’interno! Sapendo di non essere, come farai a vivere? Dal nulla
non sgorga l’amore e neppure la compassione – senza alcuna possibilità di
realizzare qualcosa. Dal nulla nasce
solo il nulla.
Perciò gli oppositori di Buddha
dichiaravano che il suo era un metodo sottile di suicidio spirituale – assai
più pericoloso di un normale suicidio, perché in un normale suicidio tu sopravviverai,
prenderai una forma nuova, rinascerai, invece con Buddha commetti un suicidio
totale, l’annientamento. Non rimane niente di te, di te non si saprà più nulla,
non verrai mai più ritrovato.
In
primo luogo tu non sei mai esistito.
Il buddhismo
morì in India, e uno dei motivi fondamentali della sua morte fu il modo con il
quale Buddha propose la sua filosofia. Posso comprendere il motivo che spingeva
Buddha a essere così negativo: le altre filosofie
erano così positive e tutto il loro positivismo non faceva altro che rafforzare
maggiormente l’ego. Egli andò al polo opposto, dopo aver constatato che il
positivismo poteva dare solo idee che rafforzavano l’ego – e l’ego è un ostacolo tra l’uomo e l’esistenza.
Buddha diventò totalmente
negativo. Non potete biasimarlo, poiché tutte le ideologie positive
mettevano l’uomo in una situazione strana, dicevano: devi abbandonare l’ego per
trovare te stesso, devi abbandonare l’ego per trovare Dio, devi abbandonare
l’ego per trovare la liberazione suprema – la liberazione di chi? La
liberazione del tuo sé.
Quindi si trattava di una
conquista e ogni conquista appartiene sempre all’ego. Era il raggiungimento di
una meta e ogni meta appartiene all’ego.
Vedendo tutto ciò, Buddha
dichiarò: “Il sé non esiste. Non c’è niente da conquistare e non c’è nessuna
meta da raggiungere. Tu non sei mai esistito, non esisti
e non esisterai mai. Puoi solo immaginare di esistere, puoi
solo sognare di esistere.
Nella vita di Chuang Tzu c’è un aneddoto
famoso. Non mi stanco mai di lui perché nei suoi piccoli aneddoti assurdi ci
sono talmente tanti aspetti da esplorare – ogni volta posso vederli sotto una
luce nuova, scoprire un nuovo significato e una nuova prospettiva.
Un mattino Chuang Tzu si svegliò, chiamò i
suoi discepoli e disse loro: “Sono in un grande
dilemma, dovete aiutarmi!”
I
discepoli risposero: “Siamo venuti qui per essere
aiutati da te e ora tu chiedi il nostro aiuto?” Chuang
Tzu spiegò: “Fin qui andava tutto bene, ma dalla
notte scorsa tutto è sconvolto: ho sognato di essere diventato una farfalla”.
Tutti risero.
Commentarono: “Che assurdità! Un sogno non crea sconvolgimenti!”
Chuang Tzu
continuò: “Invece li ha creati, perché ora penso che forse io sono una farfalla
che pensa, che sogna di essere Chuang
Tzu. E allora chi sono? Devo
avere una certezza per poter vivere: sono Chuang Tzu o sono una farfalla?”
Sembra
assurdo, ma egli stava facendo affiorare l’assurdità
della logica.
Se una farfalla non può
sognare di essere Chuang Tzu, come può Chuang Tzu sognare di essere una farfalla? E se Chuang Tzu può sognare di essere
una farfalla, allora niente vieta che una farfalla si addormenti nel sole
mattutino su un bel fiore e sogni di essere Chuang Tzu.
Nessuno dei suoi discepoli
riuscì ad aiutarlo. Nei secoli i taoisti hanno usato questo aneddoto come un koan – poiché non ha una
soluzione – ma secondo Buddha non è così.
Chuang Tzu
e Buddha erano contemporanei, ma vivevano
lontani l’uno dall’altro: il primo viveva in Cina e il secondo in India.
La grande catena dell’Himalaya li divideva, quindi tra
loro ogni comunicazione era impossibile – altrimenti Buddha avrebbe risolto il
problema di Chuang Tzu.
Avrebbe affermato: “Sono sogni entrambi. Non è importante che Chuang Tzu sogni di essere una
farfalla o che una farfalla sogni di essere Chuang Tzu – sono sogni entrambi. Tu semplicemente non esisti”.
Molti divennero seguaci di
Buddha e poi lo lasciarono, poiché nessuno riesce a
rendere il nulla la conquista della propria vita – che senso ha? Tanta
disciplina e tante difficoltà per entrare in meditazione, solo per scoprire
alla fine che non esisti… che strano tipo questo Gautama il Buddha! Stiamo bene come siamo, che bisogno abbiamo di scavare nella profondità di noi stessi per
scoprire che non c’è niente? Anche se stiamo sognando,
almeno un sogno è qualcosa!
Il mio approccio è simile
a quello di Buddha, ma parte da un’angolatura diversa.
Io vi dico che non avete un sé perché fate parte
dell’universo, non perché siete niente. Solo l’universo può avere un Sé, solo
l’universo può avere un centro, solo l’universo può avere un’anima. La mia mano
non può avere un’anima, le mie dita non possono avere un’anima: solo l’unità
organica può avere un’anima. E noi siamo solo delle
parti. Esistiamo, ma siamo solo delle parti dell’universo, quindi non possiamo
proclamare di avere un sé.
Perciò Buddha ha ragione –
il sé non esiste – ma questo non aiuta certo la gente:
le persone semplici che non possono certo comprendere tutte le implicazioni di
questa affermazione.
Io vi dico
che non avete un sé perché siete una parte di un grande Sé, siete una parte del
Tutto. Non potete avere un sé separato, privato, esclusivamente vostro. Questa
mia visione toglie ogni negatività e nello stesso tempo non fa sorgere in voi
il desiderio positivo che rafforza sempre più l’ego.
La mia visione evita entrambi gli estremi e trova un approccio nuovo:
l’universo è, io non sono. Tutto ciò che mi accade, che
sembra in me, in quanto io, è semplicemente universale.
Chiamarlo io, significa
rimpicciolirlo troppo. Questo è ciò che lo rende falso, non corrispondente alla
realtà. Chiamarlo sé significa renderlo irreale, perché il tuo sé sarebbe
possibile solo se tu fossi totalmente indipendente, e non lo sei. Neppure un
solo respiro può essere indipendente. Neppure per un attimo potresti essere
indipendente dal sole, dalla luna, dalle stelle. Il Tutto contribuisce
alla tua esistenza in ogni momento, solo grazie al Tutto puoi esistere.
Riconoscerlo non è una
perdita, è un guadagno, ma non è un guadagno dell’ego.
Se riesci a comprenderne la sottigliezza… comprendere
che fai parte del Tutto è una conquista meravigliosa – il Tutto ti appartiene e
tu appartieni al Tutto. E in questa meravigliosa
conquista non c’è neppure l’ombra del sé.
Il fatto che non siamo
separati – né dalle montagne, né dagli alberi, né dall’oceano, né da qualsiasi
cosa esistente – è una delle realtà più belle da comprendere. Siamo tutti in
connessione, intrecciati nell’unità. È un guadagno immenso, in cui non c’è
traccia dell’io, di me, di qualcosa di mio. In te – riguardo a tutto ciò –
sorge un silenzio totale, un grande vuoto. Ma questo vuoto non è semplice vuoto.
Potresti
svuotare questa stanza – potresti togliere tutti i mobili e qualsiasi altra cosa –
allora chiunque venisse a vederla direbbe: “Questa stanza è vuota”. Questo è un
modo di guardare le cose – ma non è il modo giusto.
Il modo giusto è dire che questa stanza adesso è colma di vuoto. Prima il
vuoto non poteva manifestarsi: era frammentato dalla presenza di tanti mobili e
di tanti oggetti che non gli permettevano di essere “un vuoto unico” – ora lo
è.
Anche il vuoto è. È esistenziale, questo non significa
che non esista. Colui che è
pieno di gelosia, diventerà colmo d’amore e colui che è pieno di stupidità,
diventerà colmo di intelligenza. Ogni vuoto ha la propria pienezza. Se ti
sfugge la pienezza che va di pari passo con il vuoto –
assolutamente e con certezza – allora sei cieco. Il sé non esiste. Comprenderlo
è un grande sollievo.
Non devi amare il tuo sé e
non devi odiarlo; non devi accettarlo e non devi
rifiutarlo – tu non devi fare niente: il sé semplicemente non esiste. Puoi
rilassarti e in questo rilassamento ti sciogli nell’universo. Allora il vuoto
diventa pienezza.
Buddha è stato veramente
avaro perché non ha mai dichiarato che il vuoto è pienezza. Egli lo sapeva – è
impossibile che un uomo che conosceva il vuoto a tali profondità non conoscesse
anche l’altra faccia della medaglia e cioè la pienezza
del vuoto. Ma è stato veramente avaro – e a ragion
veduta – poiché nel momento in cui dici ‘pienezza’, immediatamente l’ego si
sente tranquillo.
L’ego dice: “Niente paura!
Devi conquistare la pienezza. Non c’è alcun pericolo perché la pienezza genera
la speranza”. Questo è il motivo che spinse Buddha a negare costantemente
qualcosa che in senso assoluto è una realtà. Conduceva le persone verso la
pienezza del vuoto – negandola però – perché nel momento in cui l’avesse
affermata, quelle persone sarebbero andate fuori
strada.
Il nulla è solo metà della
verità; la parte che vi dà un immenso sollievo, ma che lascia in voi una sorta
di ferita: come se vi mancasse un certo appagamento. Vi sentireste sollevati,
rilassati, ma cerchereste ancora qualcosa, poiché il vuoto non può diventare il fine supremo.
È necessario che vi offra
anche l’altra faccia della moneta – la pienezza. Allora il vostro vuoto sarà
colmo – colmo di pienezza.
Allora il vostro nulla
sarà il Tutto.
Allora non sarà solo “nulla”, sarà il Tutto.
Ci sono dei momenti in cui
si trascendono i termini contraddittori e, ogni volta che trascendi qualsiasi
termine contraddittorio, diventi illuminato.
I
termini contraddittori di qualsiasi genere, se trascesi, portano con sé
l’illuminazione.
E questa è una delle contraddizioni fondamentali:
vuoto e pienezza.
Per trascenderla occorre
soltanto una comprensione silenziosa.
tratto
da:
Osho, Oltre
la Psicologia – cap 4, ed. Oshoba