SOMMARIO

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Da Pune e dal mondo

 

8 IL CORPO

Aqua-Balancing

Un lavoro di consapevolezza del corpo che utilizza il potere rigeneratore dell'acqua.

 

10 INTERVISTA

Rivoluzione da dentro

Così può essere definito il lavoro di scoperta dell'uomo e della donna interiori: riconoscere i condizionamenti, vedere come si riflettono nelle nostre relazioni e, grazie a questa consapevolezza, iniziare a superarli.

 

20 CONOSCERSI

Consapevolezza creatività e armonia

Le attività espressive come strumento per raggiungere un maggiore equilibrio nella vita quotidiana: Yuki si racconta.

 

28 MEDITAZIONE

Solo per piacere

Una tecnica semplice e originale per entrare in contatto con la fonte interiore della gioia.

 

30 PRIMO PIANO

Gioco: il nuovo paradigma nel lavoro

Quando ci divertiamo, la nostra energia vitale viene attivata; quindi il divertimento dovrebbe diventare una delle caratteristiche fondamentali di un lavoro soddisfacente.

 

34 PRIMO PIANO

Vivere nell'insicurezza

Osho ci ricorda che la vita è un mutamento continuo e che vivere in modo intelligente significa abbandonare principi e discipline, entrare nelle acque dell’esistenza e lasciarsi trasportare.

 

42 RITRATTI

Alla ricerca del punto zero

Per Vidhano, pittore australiano, l'arte non è solo espressività, ma anche un esercizio di centratura.

 

45 LA MAPPA

Fusioni orgasmiche nei sette chakra

I sette chakra visti attraverso il bisogno di intima unione con qualcosa che va a completarci.

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di novembre

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 UN LIBRO DA VIVERE

Orme sulle rive dell'ignoto

Osho sul grande gioco della vita e su come abbandonarsi con fiducia al suo fluire.

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

LE NOTIZIE

 

 

Joshua a Udine

 

Già da tre anni d’estate si tiene a Udine la manifestazione “Essere e Benessere”, patrocinata dal Comune.

Le edizioni precedenti avevano avuto come scenario un’elegante villa del700, quest’anno si è optato per un grande parco pubblico proprio alle porte della città, un meraviglioso spazio verde già molto utilizzato dai cittadini per passeggiate, picnic e percorsi di fitness. Rantu, uno dei responsabili del Rakesh, l’Osho Meditation Center locale, è anche il presidente dell’associazione “Essere e Benessere”, e la manifestazione estiva vede sempre presente anche il Centro, quest’anno con ben cinque stand, due per editoria e musica, due per medit-art (un’iniziativa locale che si prefigge di far incontrare creatività e meditazione – vedi OTI Agosto 2000) dove venivano esposte le opere di chi aveva frequentato i corsi, e infine anche uno stand per mini-sessioni e un banchetto per i Tarocchi di Osho. Ma la ciliegina su questa torta, già ricca, è stato il concerto tenuto da Prem Joshua e dal suo gruppo la sera del 24 Luglio. Grazie alla disponibilità di Roberto Fabris – della cooperativa Gaia che gestisce il parco – e dell’assessore al turismo e spettacolo, ing. Tavoschi, che ha reso possibile il patrocinio del Comune di Udine, si è riusciti a organizzare il concerto anche se il tempo a disposizione era poco. Comunque la risposta del pubblico è stata entusiasmante: più di 500 persone, molte anche in piedi, nonostante fosse stato pubblicizzato per soli 10 giorni. Visto il buon successo, ne ha parlato anche Il Messaggero Veneto, Rantu e amici stanno vedendo di riportare Joshua, magari insieme a Miten e Premal, a Udine anche il prossimo anno, all’interno di una manifestazione musicale totalmente sponsorizzata e patrocinata dal Comune che si chiama FolkEst, e che nel corso degli ultimi anni ha presentato, nello stesso grande parco pubblico, nomi come Battiato e Joan Baez. Le possibilità sono buone, visto che l’OMC Rakesh è già riconosciuto, grazie alla sua creatività e alla costante presenza, come una delle più vitali realtà culturali della città. 

 

 

Cartoline dalle vacanze…

 

Atmanand, un medico del Canton Ticino, questa estate è stato a Croydon Hall, il nuovo grosso centro gestito da sannyasin in Somerset, Inghilterra, e ce ne scrive, felicissimo della bella esperienza. È rimasto entusiasta della campagna che circonda il centro: “Un paesaggio splendido di selve e pascoli, carico di memorie di vicende medioevali: richiamano le storie del Graal, di Re Artù, del mago Merlino e di Robin Hood. Il centro, che offre una squisita cucina vegetariana, è: “Pieno di pace e poco affollato (i posti sono limitati), gli spazi abitativi sono immersi nel verde, con possibilità di camere singole o a più letti”. Atmanand consiglia anche di andarci motorizzati, o di noleggiare localmente delle biciclette: a pochi chilometri ci sono imponenti scogliere, con possibilità di meravigliose passeggiate sui sentieri costieri, e nelle vicinaze città, come Exeter, ricche di storia. Ma non si è trattato di semplici vacanze, sia pur “illuminate” ogni sera dall’incontro comune della White Robe, per ritrovare il sapore del Buddhafield. Fra i vari programmi disponibili Atmanand ha scelto una serie di sedute individuali con Devageet “che durante i colloqui, con intuito maturo e saggio, entra nel profondo delle più intime vicende individuali, con approcci di illuminoterapia, ipnosi, lavoro con i sogni e con la luce, e ‘terapia’ delle vite passate – genuina testimonianza di un uomo carico di esperienze dirette con Osho (era il suo dentista)”. Naturalmente Atmanand vuole tornarci presto, prevede anche di seguire il corso di inglese di tre settimane (uno dei tanti programmi offerti  da Croydon Hall), magari per gustarsi ancora meglio il teatro elisabettiano: “A Exeter ho anche potuto assistere a una meravigliosa rappresentazione del Sogno d'una notte di mezza estate di Shakespeare in un teatro all'aperto, in mezzo a una fitta selva. Incantevole!”.

Per informazioni: Croydon Hall

Fax 0044 (0) 1 984 640 052

http://www.croydonhall.co.uk

 

 

India My Love

 

Tenete d’occhio Io Donna – il supplemento al Corriere della Sera – del 21 Ottobre. È un numero speciale, con il titolo appunto di “India my love”, al cui interno troverete un servizio di più di quaranta pagine, scritto da Sergio Colantuoni e prodotto da Dhyan Atmabodhi, sul tema dell’uomo nuovo fra spiritualità e business, con anche una parte dedicata espressamente alle diverse meditazioni di Osho come vengono praticate qui a Pune. Le magnifiche foto sono di Shobha. Tutto il team ha trascorso tre intere settimane nella Meditation Resort di Pune, facendone anche la base per il loro lavoro all’esterno e riuscendo così a godersi, nel (poco) tempo libero, le varie attività. Il risultato: un inserto da non perdersi.

 

 

Grande estate a Miasto

 

A partire dall’Osho Tribute 2000 dello scorso giugno a Firenze, l’estate a Miasto è stata tutta in crescendo, piena di attività e di eventi. Usando il nuovo spazio per gruppi, costruito l’inverno scorso vicino alla Buddha Hall, ci sono stati quasi sempre tre gruppi in contemporanea. E grande successo stanno anche avendo i diversi training – Tantra, Codipendency, Respiro, Divine Healing etc. – in un formato che si sviluppa durante tutto l’anno. Le due settimane di festival OshoLoveExplosion in agosto hanno poi richiamato addirittura “30% di partecipanti in più di quanto si pensasse le strutture ricettive potessero accogliere,” ma con l’aiuto entusiasta dei convenuti e il solido apporto dello staff fisso di Miasto tutto è stato risolto nella soddisfazione generale.

 

 

Gia completato

 

… il primo dei tre edifici delle nuove costruzioni nell’Osho Resort a Pune. Si tratta di un palazzo per uffici a sei piani che dà su una delle strade principali di Pune, quella dell’hotel Blue Diamond. Delle trentasei unità-ufficio disponibili molte sono già occupate, alcune società ne hanno prese anche due o tre ciascuna per adattarle alle loro esigenze di spazio. Anche la nuova Buddha Hall (Osho Mandir) e il Dharmsala (60 camere per accogliere i visitatori della Resort, alcune progettate espressamente per disabili) sono a buon punto: le camere saranno disponibili per le vostre vacanze estive 2001.

 

A varese

 

Il nuovo OMC Sudharma, di Castiglione Olona, oltre alle attività interne – durante i weekend si può partecipare a campi di meditazione o a giornate di Vipassana – si sta aprendo sempre più verso l’esterno: Veet Maria, una dei responsabili, presenterà il 4 e il 12 Novembre due weekend di Danze Sacre di Gurdjeff nell’ambito di Varese Corsi, in collaborazione appunto col Comune di Varese. Per informazioni tel. 0331/857300 (Maria)

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Aqua-Balancing

di Astanti, Pragita e Jaan

 

Il potere rigeneratore dell’acqua, fonte di vita e di energia, è l’elemento fondamentale di questa tecnica – nata da un lungo lavoro di ricerca del benessere della persona – che unisce terapia del respiro, rebalancing e rilassamento.

 

Chiudere gli occhi e immergersi nel calore avvolgente dell’acqua, lasciarsi cullare da un movimento dolce e armonioso e abbandonare le tensioni della vita quotidiana, per entrare in un universo dove la forza di gravità, i suoni e le sensazioni assumono una nuova dimensione; questo non rappresenta solo un piacere fine a se stesso, ma costituisce anche un’eccellente forma di rigenerazione che, purtroppo, spesso rimane solo un sogno, una fantasia… o che rimandiamo alle vacanze.

Il lavoro di Ashanti, Pragita e Jaan ha preso avvio da un’esperienza vissuta a Pune, in India, dove si sono recate a più riprese e hanno imparato la tecnica del “Rebalancing”, una forma di massaggio che lavora in profondità sulla muscolatura.

Hanno scoperto che applicando lo stesso principio di “ribilanciamentoa un corpo immerso in acqua a 34-35 gradi, si ottengono risultati migliori: la muscolatura viene raggiunta e toccata più in profondità, in uno stato di naturale rilassamento. Hanno quindi elaborato questa loro intuizione, applicando una tecnica occidentale a una filosofia orientale, fino a giungere alla creazione di Aqua-Balancing.

Oltre a offrire personalmente sedute di Aqua-Balancing, il loro impegno è rivolto soprattutto alla formazione di altri Aqua-Balancer, ovvero persone in grado di offrire a loro volta le sedute. Infatti, da Berlino, l’attività si è diffusa in questi anni in tutta l’Europa, attraverso corsi di formazione specifici.

 

La tecnica

Si tratta di lavorare con le persone per compiere assieme a loro un percorso di auto-consapevolezza del corpo e del respiro, realizzabile attraverso il rilassamento, che piano piano permette di arrivare a “spegnere” il controllo della mente conscia per poter lavorare con l’inconscio, per sciogliere vecchi traumi e tensioni che si sono accumulati nel corpo. A questo scopo, l’Aqua-Balancer deve entrare in sintonia con il cliente, in modo da conquistare la sua totale fiducia e poterlo accompagnare in un viaggio interiore, che si realizza concretamente con l’immersione completa sott’acqua. Questo obiettivo si raggiunge gradualmente. Inizialmente il lavoro si compie sulla superficie dell’acqua, appoggiando la persona su dei rulli galleggianti. Durante questa fase si utilizza un leggero  massaggio alla nuca e ai piedi, utile per superare il blocco iniziale, per avvicinarsi alla persona, entrare in contatto con lei e instaurare fiducia. A questo punto si tolgono i rulli e la persona viene sostenuta dall’operatore, che la accompagna attraverso movimenti specifici (posizioni) sulla superficie dell’acqua, iniziando così il lavoro di rilassamento della muscolatura.

Le posizioni possibili sono circa 120 e ognuna ha un’influenza specifica su chi la vive; la scelta delle posizioni avviene in modo intuitivo: non si tratta di eseguire una sequenza prestabilita, ma di ascoltare il corpo, coglierne i bisogni e proporre la posizione adatta. Le tecniche sono fondamentali. Il fatto di tenere le persone fra le braccia, pone le basi per instaurare una fiducia che a poco a poco permette di portarle sott’acqua: si tratta della seconda fase. Sott’acqua, le persone riescono a rilassarsi veramente, a “staccarsi” dalle preoccupazioni quotidiane e il rilassamento si trasmette anche alla muscolatura. L’operatore, prima di portare sott’acqua il suo cliente, gli porge una clip per chiudere il naso. Ogni volta, prima di immergerlo, gli dà un segnale, affinché la persona possa inspirare, pronta ad andare per pochi secondi sott’acqua. L’Aqua-Balancer osserva attentamente la persona, rimanendo vigile per vederne le reazioni e agire di conseguenza. Deve anche entrare in sintonia con il respiro del suo cliente. Sott’acqua, finalmente, le persone ritrovano la loro fiducia primordiale, possono essere come sono realmente, spontanee, libere da ogni condizionamento, perché sono protette dall’acqua. Più la persona si rilassa, più l’Aqua-Balancer può tenerla a lungo sott’acqua, accompagnandola in diverse posizioni. Una sessione dura circa un’ora.

 

Una vacanza per tutti

Dopo alcune sedute è possibile che vengano a galla ricordi di avvenimenti del passato, a volte anche traumatici. A questo punto il lavoro in acqua si svolge attraverso dei movimenti e delle posizioni specifiche che permettono di sciogliere quelle tensioni. È possibile tornare indietro fino al periodo fetale. Per lavorare con dei traumi, si deve seguire una formazione specifica, che si addice a persone che provengono dal campo psicologico, medico, paramedico o dalla terapia corporea e che svolgono questattività come complemento alla loro formazione.

La pratica è utile a tutti, dai bambini di pochi mesi fino agli anziani, persone con handicap fisici o mentali, donne in gravidanza, persone assolutamente sane, persone malate, reduci da incidenti.

In gravidanza, la mamma sente il bambino che si muove ed entra in contatto con lui perché si trova nella sua stessa situazione, avvolta nel liquido. Spesso, con l’avanzamento della gestazione, la donna incinta deve far fronte a possibili mal di schiena, ma deve comunque continuare a occuparsi della casa e della famiglia. In acqua ritrova leggerezza e intimità, e spesso ne approfitta per avere un momento per se stessa e per il proprio rapporto intimo con il bambino. La pratica, inoltre, stimola una buona apertura del bacino e un’appropriata respirazione: per questo costituisce un’eccellente preparazione al parto. È utile anche dopo il parto, perché permette di instaurare un rapporto particolare tra mamma e bambino.

Si addice anche a coppie che desiderano regalarsi un momento molto dolce. Spesso si presentano coppie già avanti con gli anni, che ricercano una loro armonia interna e dopo una settimana di Aqua-Balancing possono continuare a scambiarsi delle sedute tra loro. Oggi, il contatto fisico è divenuto raro e difficile ed è davvero piacevole sentirsi abbracciare senza dover dar nulla in cambio. Sovente il semplice abbraccio, anche nella coppia, è legato alla sessualità, per cui se ne dimentica il valore in sé. Qui invece si tratta di un regalo senza alcun fine ulteriore.

Una tecnica assolutamente godibile per rigenerarsi e liberarsi dalle tensioni di tutti i giorni. Dopo una sessione ci si sente rilassati, come dopo una vacanza, si sente subito una nuova carica di energia.

 

 

 

Formazione

 

Ashanti M. Mühle, Pragita C. Bauer e Jaan Koch sono le fondatrici dell’Academy of Aqua-Balancing® (Berlino, Lugano) che si occupa della formazione di Aqua-Balancer in tutta Europa, proponendo fine settimana introduttivi e corsi di formazione specifici (vedi pag.27). Gli interessati possono poi seguire un corso di una settimana denominato “modulo 1”: una base utile sia a chi intende intraprendere questo tipo di formazione, sia a chi vuole semplicemente trascorrere una settimana di vacanze diversa e piacevole, una settimana intera di attività in acqua, durante la quale si acquisiscono le competenze fondamentali per svolgere autonomamente delle sedute e scambiarsele.

Chi vuole praticare professionalmente quest’attività prosegue poi la formazione con i corsi denominati “modulo 2 e 3”. In questi corsi, oltre alle competenze tecniche delle posizioni in acqua, si ricevono nozioni teoriche di anatomia, medicina, fisiologia, teoria di Reich, psicologia e pronto intervento. Prima di divenire Aqua-Balancer, bisogna superare un esame pratico e teorico: è importantissimo che il praticante abbia raggiunto un livello di responsabilità sufficiente e abbia acquisito un grande rispetto per le altre persone. Oltre ai corsi di formazione l’Academy of Aqua Balancing® organizza corsi per giovani, gruppi di lavoro tantrico in acqua, corsi di sci meditativo o di danza africana abbinati all’Aqua-Balancing, campi di meditazione ed altro ancora .... tutti basati sulle tecniche di rilassamento, dentro e fuori dall’acqua.

Chi poi fosse interessato a sperimentare questa terapia a Pune, può verificarne la disponibilità può scrivere a multiversity@osho.net.

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Rivoluzione da dentro

 

Swami Dhiren conduce da anni gruppi di tantra a Pune e in Occidente, quindi l’esplorazione delle due polarità maschile e femminile è un po’ il suo pane quotidiano.

In questa intervista, ci parla dei condizionamenti sessuali femminili che tanta parte giocano nella vita delle donne e fornisce interessanti suggerimenti su come iniziare a riconoscerli e quindi superarli.

 

 

OT: Come vedi tu la situazione attuale delle donne, specie di quelle che meditano?

Dhiren: Secondo me il fatto che le donne si sono dovute sempre confrontare con il problema dell’uguaglianza con gli uomini, lasciava loro ben poca energia per risolvere altri problemi. Non mi pare che la lotta sostenuta abbia fatto poi una grande differenza; le donne del 21º secolo  si trovano spesso nella stessa situazione di confusione e debolezza di quelle vissute centinaia di anni fa. Moltissime hanno dovuto sopportare abusi e condanne di ogni genere. Nel loro tentativo di sopravvivere, si sono allontanate dalle loro radici e da una espressione positiva di sé.

Anche al giorno d’oggi le donne, sia a livello collettivo che individuale, devono affrontare e adattarsi a una società prevalentemente maschile. Le donne sono state ipnotizzate ad accettare questo stato di fatto, senza avere molte possibilità di scelta; sono state poste nella situazione di essere dipendenti dall’uomo e anche di negare la propria verità, il proprio speciale potere, e l’amore. Storicamente, gli uomini hanno raramente aiutato le donne in questa evoluzione, e so che ad alcune donne questa apparirà sicuramente un’affermazione riduttiva!

È diventato un problema così delicato che probabilmente ci saranno delle donne che, leggendo questo articolo, decideranno che non vogliono nemmeno stare a sentire la prospettiva maschile su questo argomento! La  mia esperienza è che la trasformazione deve avvenire a livello individuale. In questo senso, il lavoro è lo stesso per gli uomini e per le donne: quello di creare una nuova connessione con se stessi, ricca di amore. Naturalmente, il modo in cui una donna può raggiungere questa integrità, è in alcuni aspetti diverso da quello che dovrà seguire un uomo.

 

Puoi dirmi qualcosa sul gruppo che conduci e sul modo in cui affronta questo argomento?

Il lavoro di Inner man/Inner woman (uomo interiore/donna interiore) è basato sulla visione che Osho ha del tantra, che non corrisponde esattamente all’idea comune del tantra. Il gruppo è un tentativo di osservare all’interno di se stessi le qualità maschili e femminili, di notare i condizionamenti presenti in entrambi i lati e di vedere dove nella nostra vita abbiamo un rifiuto o una distorsione di quelle qualità, specialmente quando si tratta di relazioni. A quel punto guardiamo come questa dinamica viene proiettata e riflessa all’esterno: sono proprio questi modelli ripetitivi e l’incapacità di incontrarsi che creano infelicità e conflitto, o nei casi peggiori violenza e oppressione.

 

Questo vuol dire che quando ti guardi dentro puoi vedere tutta una folla di personaggi?

Be’, non proprio! Non è che ognuno di noi ha un’immagine fissa, già pronta, del proprio uomo o donna interiore che aspetta solo di essere svelata! Questi termini vengono usati per descrivere gli aspetti inconsci presenti dentro di noi. Per una donna, l’integrazione avverrà più con la sua parte maschile più o meno inconscia: l’uomo interiore; Jung aveva usato il termine animus. Questo termine si riferisce alla parte della donna che è complementare alla sua identità biologica e personale, e racchiude tutte le energie maschili sia individuali che archetipiche. Attraverso l’apertura di un dialogo energetico ed emotivo con l’uomo interiore, è possibile che questa parte emerga in modo positivo, permettendo alla donna di essere se stessa in modo più completo. L’opposto è vero per un uomo quando incontra la sua donna interiore.

 

E nella vita quotidiana?

Quando questo processo di integrazione ha inizio, va poi avanti autonomamente. Osho spiega come il riconoscimento è già metà del lavoro. Il gruppo offre strumenti e intuizioni da usare nelle relazioni, a casa, sul lavoro, in generale nella vita quotidiana. È un approccio molto diverso da quello della New Age, con i suoi manuali su come diventare una donna di successo, che sopravvive bene in una società maschilista, e riesce a creare una relazione ‘perfetta’ ecc.

La cosa splendida riguardo a Osho è che il viaggio può andare molto più in là di questo. Per come la vedo io, per molte donne può diventare una profonda trasformazione. Penso che ciò accada perché questa integrazione,questa ‘unio mistica’ avviene a un livello più profondo di quello della mente, e cioè al livello energetico. È possibile che le donne siano, più degli uomini, in sintonia con questa opportunità. Essa richiede comprensione e capacità intuitiva, rilassamento e insieme azione.

 

Qual è l’importanza di questo lavoro per ciascun individuo, specie se è un ricercatore?

A causa di televisione, mezzi di informazione, Internet e specialmente quella fabbrica dei sogni che è il cinema, l’idea dell’amore romantico è molto diffusa. Ci ipnotizzano a credere  che la storia dell’anima gemella è reale, e che trovarla è un obiettivo a cui aspirare. Siamo carichi di aspettative e di speranze che non si avverano quasi mai. Quindi se vuoi distinguere tra un miraggio e qualcosa di reale, devi cercare di comprendere che l’amore può andare oltre la favola.

In questo tipo di lavoro l’enfasi è sul relazionarsi prima di tutto con se stessi. Per la donna vuol dire scoprire il modo in cui la sua parte femminile si relaziona con la parte maschile inconscia. E non si tratta solo di incontrare l’uomo interiore, darsi un bacino, fare la pace, e così farla finita con quell’inferno e paradiso insieme che sono i tuoi partner! Ciò che vogliamo scoprire è una visione di completezza nell’amore, e questo è un viaggio che ognuno deve fare da solo. Osho descrive questo viaggio con l’immagine delle ali di un uccello. Se non hai entrambe le ali, quella dell’amore e quella della meditazione, non puoi volare e finisci per cadere.

 

Qual è il retroterra psicologico del movimento di liberazione delle donne?

Non sono sicuro che ce ne sia uno! Il termine è un po’ antiquato; non descrive veramente il problema. Quando una donna perde il contatto con le sue qualità femminili – la sua forza e la sua capacità di dare nutrimento – assume caratteristiche maschili, la cui evoluzione è avvenuta in situazioni di conflitto, nel mondo. Queste caratteristiche possono anche essere importanti in se stesse, ma in un contesto negativo non possono essere espresse in modo creativo. Il modo in cui la donna le esprime crea competizione, conflitto e squilibrio, portandola in uno spazio che non le è naturale e impedendole di nutrire delle relazioni di interdipendenza.

Quando una donna si sente completa e sicura, può anche cominciare a comprendere le sofferenze a cui sono sottoposti gli uomini, le pressioni e le aspettative con cui vengono gravati, e avere un po’ di compassione per loro!

 

Secondo te qual è il ruolo giocato dagli uomini in questo dramma?

Gli uomini devono comprendere che le loro sofferenze in questa condizione di squilibrio sono pari a quelle delle donne. Se un lato non è libero, anche l’altro non può esserlo. Fino a quando gli uomini continueranno a opprimere e a controllare le donne, rimarranno essi stessi intrappolati in una palude di attrazione, bisogno e dipendenza. E, in queste condizioni, come fa un uomo a essere se stesso e a personificare le qualità maschili che potrebbero nutrire e sostenere le donne? Gli uomini devono capire e rispettare il femminile in loro stessi, nel mondo, nell’esistenza e nella natura, prima di poterlo rispettare nelle donne.

Per rompere i vecchi meccanismi, molti uomini assumono una posizione innaturale che li porta a perdere il contatto con le più importanti qualità maschili. Questa può essere chiamata la Sindrome del Bravo Ragazzo New Age! Come conseguenza spesso la donna si sente frustrata e non amata.

Alla fine, uomini e donne sono nella stessa barca. Abbiamo tutti bisogno di spostarci dalla circonferenza verso il centro.

È un paradosso, perché più ti avvicini al centro, più le somiglianze aumentano: è un caso di “plus-ça change, plus c’est la meme chose!” Osho ci spiega che in meditazione diventi consapevole che l’essenza non è né maschile né femminile. Ci racconta come le statue di Buddha e di Mahavira hanno sì un corpo chiaramente maschile, ma sono anche circondate da una forte aura femminile. Questo è, secondo lui, ciò che accade quando un essere umano va verso la sua fioritura, quando si sta avvicinando sempre di più a casa.

 

Secondo te il 21º secolo sarà l’era delle donne, come ha dichiarato Osho?

Quando Osho parla del 21º secolo come dell’era delle donne, non credo che voglia dire che le donne si metteranno i pantaloni e faranno uscire di scena gli uomini a gomitate! Io penso che i valori femminili diventeranno più importanti e forse persino prevalenti sui valori maschili.

Finora siamo stati condizionati a guardare il mondo attraverso l’emisfero sinistro del cervello, la parte maschile della mente. Il passaggio all’emisfero destro porterà con sé una dimensione completamente nuova nel modo in cui lavoriamo, educhiamo i nostri figli, e viviamo la nostra vita e la nostra ricerca interiore.

 

Qual è la tua esperienza personale nelle relazioni e nel lavoro con le donne nella comune?

La comune è una scuola misterica spirituale e, con la maliziosità di un maestro zen, Osho ha spesso dato il potere alle donne. Vivendo con un maestro e meditando, arrendersi è una qualità essenziale. Ho osservato che molti uomini hanno avuto la prima esperienza del significato della parola arrendersi proprio lavorando con le donne! Non che questa esperienza sia sempre facile e piacevole, ma è sicuramente vitale e rivelatrice! Con la meditazione diventa impossibile rimanere fortemente attaccati alla convinzione di essere superiori in qualsiasi senso a un altro essere umano.

Lavorando con le donne nelle comuni di Osho, ho avuto la fortuna di incontrare tanta sincerità e onestà. Le donne con cui lavoro in questo momento sono per prima cosa amiche e poi colleghe, quindi è facile dissolvere i vecchi modelli di comportamento e i conflitti di potere. La loro risposta verso di me è quella verso un altro essere umano, che è anche un maschio, simile a loro, ma anche dotato a volte di un modo diverso di affrontare le cose e di capacità diverse in rapporto a varie situazioni.

Nelle relazioni d’amore, sono passato attraverso molti stadi diversi, come tutti del resto! La mia esperienza è che c’è molto di più nelle relazioni del solo soddisfare il sogno dell’amore romantico. Quando riusciamo a superare questo sogno, si apre la possibilità di un’amicizia intima. Se la relazione non è fondata sia sull’amore che sulla consapevolezza, di solito cade in una routine senza senso.

Osho dice che se non ami te stesso e gli altri, è impossibile andare dentro: amare è essenziale per la crescita spirituale. E se l’amore non è centrato prima di tutto su di te, quasi tutte le “relazioni d’amore” sono destinate a fallire, trasformandosi in coperture per una miriade di ferite e di paure. È dura, lo so, ma non mi sembra che ci sia un’altra possibilità! L’incontro con l’uomo o la donna interiore può rendere tutte le relazioni più appaganti, più divertenti e più vitali.

 

 

 

Una delle ragioni per le quali la donna non è ancora liberata è questa: le donne non riescono a unirsi, a diventare una forza tutte insieme. Simpatizzano con l'uomo; la loro simpatia non va alle altre donne. Con le altre donne hanno una relazione basata sull'invidia: lei ha vestiti più belli, gioielli migliori, una bella macchina, una casa migliore. L'unica loro relazione con le altre donne è di invidia.

Ma se ogni donna è gelosa di ogni altra donna, naturalmente questa è una delle cause fondamentali della sua schiavitù. Non riescono a diventare una forza; eppure sono metà dell'umanità, avrebbero potuto liberarsi tanto tempo fa. Ogniqualvolta avessero voluto liberarsi, non c'erano ostacoli. Sono le peggiori nemiche di se stesse. Una cosa che ogni donna deve ricordare è che l'uomo vi ha diviso in un modo così astuto per non farvi diventare una forza. Siete gelose l'una dell'altra; non avete simpatia l'una per l'altra. Preferite simpatizzare con l'uomo, anche se certo non con il vostro! L'uomo di qualcun'altra.

Osho

The New Dawng # 12

 

 

Di maestre e discepole

Perché tutti gli illuminati sono uomini? Come mai non sono donne? Sono esistite anche donne illuminate, ma la storia non le ha registrate. E per una ragione precisa... La ragione è che la storia è stata scritta dagli uomini. La ragione è che pensare a una donna come a una donna illuminata, è sempre andato contro l'ego maschile. Per la mente sciovinista maschile era impossibile pensare a una donna come maestro. Lo hanno accettato raramente, solo quando il fenomeno era così radioso da renderlo inevitabile.

È accaduto così per Meera o per Rabia o per Teresa, ma erano molto riluttanti, molto, molto riluttanti. A volte questa riluttanza era esagerata; per esempio, nella tradizione giainista, uno dei grandi maestri era una donna. Il suo nome era Mallibai. Ma i gianisti ne hanno cambiato il nome, l'hanno chiamata Mallinath. Ne hanno cambiato l'identità da donna a uomo. Ci sono 24 teerthankara, di cui 23 erano uomini, e uno era donna, ma non sono riusciti a tollerare nemmeno questo. Hanno cambiato la storia. Hanno detto che anche lei era un uomo. Specie per quanto riguarda i maestri donna... C'è sempre stato un conflitto tra uomo e donna. L'uomo non ha mai permesso che la donna dicesse la sua in alcun campo. Anche se a volte accadeva che la donna diventasse un maestro, diventasse illuminata, le sue parole non venivano documentate. Seguire una donna andava contro l'ego maschile, era impossibile, e quindi non c'era mai un gran numero di seguaci. E poi un'altra cosa: sai come sono le donne. Possiamo affermare che gli uomini non volevano seguire Rabia, ma le donne allora? Perché non l'hanno seguita loro? Le donne sono in un tale conflitto con le altre donne che anche questo era molto difficile. Seguono un uomo con grande facilità, ma seguire un'altra donna? E impossibile. Le donne sono invidiose l'una dell'altra. Non possono credere che un'altra donna si sia illuminata. Nessuna donna crede che un'altra donna sia bella. Le donne parlano sempre delle altre donne. Non riescono a capire come un uomo possa innamorarsi di quella donna; nessuna di loro capisce cosa trovi in lei. Pensano: "Io non vedo nulla". E sono tutte d'accordo: "Che cosa ci trova?". Questo perpetuo stato di gelosia è stata un'altra barriera. Per questo Rabia non ha potuto raccogliere seguaci tra le donne e naturalmente neanche tra gli uomini. Era una per-sona della stessa importanza di Buddha, Maometto, Rumi, Kabir, Nanak, ma è stata una sfortuna. Se diventate un po' più consapevoli, nel futuro non dovrebbe più essere così.

TRATTO DA:

Osho, Sufi: the people of the path vol 1

 

 

Suggerimenti alle donne per continuare il lavoro sulle dinamiche tra maschile e femminile nella vita di tutti i giorni…

 

Per scoprire quali sono gli ostacoli effettivi, impariamo innanzitutto a prenderci del tempo per esaminare la nostra vita di relazione con grande onestà. Riconosciamo i punti in cui si accumula il bagaglio del giudizio o comunque della negatività, e impariamo a lasciarlo cadere senza distruggere il dinamismo maschile/femminile. In questa situazione è molto salutare rilasciare tutta la rabbia, la frustrazione e il risentimento, in modo da riportare la relazione al momento presente. Questo può avvenire per esempio in una situazione terapeutica, e non dimentichiamo quel grande strumento che Osho ci ha dato: la meditazione dinamica!

Il primo passo è trovare il modo di tornare alla nostra femminilità riconquistandone il potere, la forza. Formare  un gruppo di supporto con altre donne, per esempio, o anche solo avere momenti di condivisione con altre donne. È importante comprendere che non tutto può venire dall’uomo. Alcune delle nostre aspirazioni più sentite hanno bisogno di essere sostenute da una continua connessione con il femminile.

Per arrivare a una maggiore chiarezza, possiamo scrivere un diario riguardo a ciò che abbiamo imparato sugli uomini. È una grande rivelazione scoprire che ci portiamo dietro delle idee che non mettiamo più neanche in dubbio.

Molte donne sentono la necessità, per sopravvivere sul lavoro o anche a casa, di indossare una “corazza maschile”. Abbiamo bisogno di rimuoverla e scoprire ciò che c’è sotto l’armatura, la nostra verità. Ciò può avvenire attraverso la danza, la meditazione, la musica, la pittura, i movimenti corporei, il massaggio, la scrittura ecc. In questo modo una donna può prima ritornare a se stessa e poi, arricchita da questa esperienza, esprimersi nel mondo. Potrebbe creare un piccolo angolo in casa che rappresenta simbolicamente un luogo di ‘pace’ per l’uomo interiore, un ambiente che le ricorda le proprie qualità maschili. Se una donna non riesce a svincolarsi dal proprio conflitto interiore, questo continuerà a riprodursi all’esterno, con il partner.

Un’altra tecnica non facilissima, ma estremamente rivelatrice, è quella di accendere il registratore la prossima volta in cui ti trovi a litigare con il tuo partner o con il tuo collega! Può sembrare ridicolo, ma al colmo della rabbia, potresti essere in grado di percepire la parte distorta del tuo uomo interiore e vedere dove non ti stai assumendo le tue responsabilità.

 

La Mente Femmina

Diario intimo di una donna alla difficile e dolorosa scoperta dei condizionamenti inconsci che muovono la mente femminile.

 

Il diamante è la sostanza più dura al mondo e io ho vissuto alcuni dei giorni più duri con Osho quando lui cercò di smantellare il mio condizionamento inconscio di donna. Un condizionamento vecchio di secoli, radicato così profondamente che mi è molto difficile avere distacco e vedere che non mi appartiene.

Quando parlo di “condizionamento vecchio di secoli,” intendo dire che la mia mente di donna è stata programmata da mia madre, la sua da sua madre e così via lungo un percorso che risale alla notte dei tempi. Inoltre, dobbiamo, se non accettare, almeno giocare con l’idea che le nostre menti non sono ‘nuove’: sono una collezione di modelli di pensiero trasmessi attraverso i secoli.

Nessuno ha mai dato alle donne tante opportunità di evolversi come individui e di liberarsi dalla schiavitù, come ha fatto Osho. Intorno a lui è sempre esistita una società di tipo matriarcale.

Mi è sempre piaciuto ascoltare tutti gli elogi che Osho ha fatto per anni alle donne, durante i suoi discorsi, e ho sentito gli uomini sannyasin lamentarsi spesso di essere nati col sesso sbagliato, in questa vita. Ma all’inizio del 1988, Osho rivolse alle donne un diverso tipo di attenzione. Sembrava che, in tutti gli anni precedenti, avessimo ricevuto tanta compassione perché ne avevamo bisogno. Il condizionamento femminile è più duro da rompere, perché ci siamo lasciate trattare da schiave, e nel profondo le donne hanno ancora quella mentalità.

Rispondendo a una domanda di Maneesha, su alcuni discepoli che ricevono un trattamento speciale, Osho disse: “la tua domanda, non è sul trattamento speciale, che poi vuol dire vivere a Lao Tzu e parlare ogni giorno in privato con il Maestro. Se sei consapevole di cosa stai domandando… riesci a vedere la tua gelosia? Vedi il tuo essere donna?”

Continuò spiegando che chiunque lo incontrasse personalmente, lo faceva per lavoro, e non tutti nella Comune potevano fare lo stesso lavoro. Qualcuno gli portava da mangiare, qualcun altro prendeva appunti e gli faceva da segretaria. Spiegò perché Anando era adatta a quel lavoro e Maneesha al suo. Continuò dicendo: “La prima Comune andò distrutta a causa delle gelosie delle donne. Litigavano continuamente. La seconda Comune è andata distrutta a causa della gelosia delle donne. Questa è la terza Comune – e l’ultima, perché mi sto stancando. Ogni tanto penso che forse Buddha ha avuto ragione a non accettare nessuna donna nella sua Comune, per vent’anni. Non parteggio per lui: sono il primo ad avere accettato uomini e donne allo stesso modo, ad aver dato a entrambi le stesse opportunità di illuminarsi. Però mi sono bruciato le dita due volte, e sempre a causa della gelosia delle donne.

Ma io sono una persona testarda. Dopo due Comuni e immensi sforzi buttati al vento, ho iniziato una terza Comune, e non ho fatto nessun cambiamento – è sempre in mano alle donne. Io voglio che le donne in questa Comune non si comportino come donne. Ma le piccole gelosie…” (da Hyakujo: The Everest of Zen)

In quei giorni, anch’io dovevo ricevere il mio shock… accadde una sera, quando Osho disse: “Perfino la gente che mi è vicina continua a chiedermi:Osho, mi vuoi bene?’.

Io non posso fare altrimenti. Non dipende dalle vostre qualità, il mio amore è incondizionato. Ma riesco a vedere la povertà del cuore umano. Tutti continuano a chiedere:Hai bisogno di me?’. E se non vi liberate dal desiderio che qualcuno abbia bisogno di voi, non conoscerete mai la libertà, non conoscerete mai l’amore e non conoscerete mai la verità.

Per esempio, Chetana lavora moltissimo, non si ferma mai, si prende cura del mio benessere, eppure continua a chiedere:Mi ami?’. Anche ieri, mentre mi trovavo sulla poltrona del dentista, sotto l’effetto del gas anestetizzante, continuava a chiedere:Mi vuoi bene?’. Io ho promesso al mio dentista di non parlare… ma è impossibile.

E poiché non le ho risposto ‘ti voglio bene’, la cosa deve averla così infastidita, al punto che si è dimenticata di mettermi l’asciugamano in bagno. Ho dovuto fare il bagno senza asciugamano. Più tardi, quando gliel’ho chiesto, mi ha detto: ‘Mi dispiace’.

Ma non è solo la sua situazione. Riguarda tutti. E l’unica cosa che vi insegno è l’essere più rispettosi verso voi stessi. Perdete la vostra dignità quando chiedete queste cose e in particolare a un Maestro il cui amore vi viene già dato. Perché mendicare? Il mio lavoro qui consiste nel rendervi degli imperatori.

Il giorno, il momento in cui capirete l’incredibile splendore dell’essere presenti, non avrete più bisogno di niente. Voi bastate a voi stessi. Da quella comprensione scaturisce una gioia immensa,Aha! Mio dio! Sono sempre stato qui e stavo cercando da ogni altra parte’.

Non gli avevo chiesto direttamente: “Mi vuoi bene?”. Ma il Maestro lavora sull’inconscio. Porta in superficie i desideri inconsci, perché una volta visti e compresi, non hanno più alcuna influenza sulla persona.

Questo incidente si riferisce a una serie di sedute dentistiche nelle quali Osho ha lavorato sul mio inconscio, mentre Devageet lavorava sui suoi denti.

Mentre Devageet giostrava nella sua bocca, con gli attrezzi in equilibrio precario, Osho parlava in continuazione. Di solito alle sessioni erano presenti anche Amrito, Nitty, Anando, che stava seduta su uno sgabello alla destra di Osho e prendeva appunti, e io seduta alla sua sinistra, accanto a Nitty. Osho, occasionalmente, tirava fuori una mano da sotto la coperta con cui lo coprivamo e dava un buffetto a Nitty o ad Ashu, che a volte assisteva Devageet. Oppure teneva una di loro per mano rendendo difficile il loro lavoro. Ad Anando Osho tirava i bottoni del vestito oppure dava dei colpetti sul chakra del cuore e della gola. Era molto divertente, ma di solito, durante queste sedute, non avevo un gran senso dell’umorismo… eccovi un esempio di monologo che avveniva in quelle occasioni:

Osho: “Posso sentire i tuoi pensieri… Chetana, non va bene così… Chetana, sii una testimone… Dov’è la mia Anando? (Prendendola per mano)… Chetana deve stare al suo posto. Questa non è la sua mano… Non voglio interferire con la libertà di nessuno… Chetana, mi stai forzando a parlare… Ti conosco meglio di quanto tu conosca te stessa. Lascia cadere il desiderio di essere voluta. Vedo la differenza nella tua mano (mi sta tenendo per mano)… Chetana sii in silenzio, sii una testimone… Lascia la mia mano! (Improvvisamente lascia cadere la mia mano e ritira la sua sotto la coperta.) Stai lì, Chetana, stai lì. Sì, con le tue lacrime. Io sono duro, ma cosa posso farci? Devo essere duro con me stesso. Stai lì senza gelosia… Devageet! (“Sì, Osho”) Chetana mi sta tormentando troppo… Non puoi semplicemente essere, questo è tutto il mio insegnamento: solo ESSERE. (agitando il dito verso di me)… Chetana, la tua funzione è solo essere… Dov’è Chetana? Dammi la mano altrimenti ti perderai… A volte dico delle cose dure che normalmente non dico. Non offenderti e meditaci sopra… Chetana, se vuoi puoi andare a lavorare. Qualsiasi scusa è buona per l’inconscio… Posso sentire un singhiozzo e la porta che si apre e si chiude… Voglio che tu sia qui una volta per tutte. Ma non chiederlo continuamente. Stai qui in silenzio… Sono crudele, non mi importano le conseguenze… Se chiedi di nuovo, Chetana… No! Chetana sta piangendo, ma piangere non aiuta. Riuscite a vedere le mie lacrime per Chetana? Chiedere di essere voluta, questo è quello che deve abbandonare… Che tragedia su questo piccolo palcoscenico, dove eccetto me, nessuno è consapevole… Risate in un teatro vuoto… Le donne sono difficili per quanto riguarda la comprensione… È un compito arduo essere un Maestro… Ti stai nascondendo… Chetana, posso sentire la tua mente… L’eterno bisogno di essere necessaria. Voglio che siate tutti qui per amore, non per bisogno…”

Guardandomi indietro, mi sembra impossibile che potessi farmi colpire così facilmente, ma Osho sa esattamente dove sono i nostri punti deboli e sa come toccarli. Mi sembra anche impossibile che non riuscissi a capire per niente quello che Osho stava cercando di fare. Il mio ego, il modo in cui funziona la mia mente, erano così trasparenti, così evidenti, come mai non riuscivo a vederlo?

Ero arrabbiata, piangevo, ero turbata e chiedevo a Osho perché urlava sempre contro di me. Lui continuava a ripetermi di sedermi in silenzio e osservare me stessa e tutto quello che mi succedeva intorno – ma per me non era abbastanza. Non mi bastava sedermi in silenzio. Mi disse che non urlava a me, urlava al mio inconscio! Non riuscivo a vedere che erano i miei condizionamenti, la mia mente che governavano tutta la mia vita? Mi disse che continuavo a paragonarmi ad Anando, pensando che fosse in una posizione migliore della mia. Disse che Anando stava solo facendo il suo lavoro – e io dovevo fare il mio; ma il mio condizionamento mi diceva che lei riceveva di più. “Non riesci a vederlo?” Mi disse.

Continuò dicendo che pensava fosse questo il motivo per cui Buddha non aveva mai permesso alle donne di essere iniziate. Le donne sono sempre state trattate come oggetti e hanno accettato questa condizione. Le donne vogliono che si abbia bisogno di loro e pensano che, se non si ha bisogno di loro, qualcun’altra verrà usata al posto loro, così diventeranno inutili. Disse che il condizionamento di voler essere necessarie è così forte, così profondo, che non è possibile scoprirlo da sole. Qualcuno deve farcelo vedere. Essere bisognose vuol dire essere senza dignità. “È umiliante. Stai da sola.” Disse: “Sii autosufficiente.

Osho aveva appena finito di cenare mentre avveniva questa conversazione. Io e Anando eravamo sedute in un angolo, mentre lui era seduto al tavolo da pranzo. Lo guardai e vidi quanto era stanco, e come il suo compito fosse ingrato e senza speranza. Cercava di aiutarmi a svegliarmi e io mi arrabbiavo con lui. Lo guardai ancora; aveva le spalle leggermente curve per la stanchezza; che cosa aveva guadagnato provando ad aiutarmi? Niente! Sembrava così antico, un antico ricercatore con una missione impossibile. La sua compassione è senza fine, la sua pazienza e il suo amore sono vasti come il cielo.

Gli occhi mi si colmarono di lacrime di gratitudine.

tratto da

Shunyo, I miei giorni di luce con Osho Ed. del Cigno

 

 

IL GIORNO IN CUI CAPIRETE L’INCVREDIBILE SPELNDORE DELL’ESSERE,

NON AVRETE PIÙ BISOGNI DI NIENTE.

VOI BASTATE A VOI STESSI.

 

 

Non fermarti al cuore

 

Un terapista mi ha detto una volta che possiamo rimanere bloccati nelle nostre emozioni esattamente come nella mente, e che anche le emozioni devono essere lasciate andare o superate. Spesso penso a questo, perché le emozioni sono di solito la mia guida nella vita, e le sento molto intensamente. Osho, vorresti commentare?

 

Quella che hai fatto è una domanda significativa. Ci sono tre centri dai quali derivano tutte le tue azioni: la testa, il cuore e l’essere. La testa è il più superficiale. Deve pensare alle cose; persino se ti innamori, la testa pensa: sono veramente innamorato? E se la testa decide che sì, sembra che tu sia innamorato, proporrà alla donna: “Penso di essere innamorato di te”.

Ma il pensiero è la base. L’uomo funziona dalla testa. Questa ha i suoi lati utili: ha creato tutte le scienze, e tutte le tecnologie, e tutte le bombe nucleari; e forse porterà presto al suicidio globale.

La donna funziona dal cuore. Lei non può dire: “Penso di amarti”. Ciò non si è mai sentito in tutta la storia dell’umanità. Lei dice semplicemente: “Ti amo”. Il pensiero non ha alcun ruolo. Il cuore basta a se stesso; non ha alcun bisogno di aiuto da parte della testa.

 

Dovendo scegliere tra la testa e il cuore, si dovrebbe scegliere il cuore, perché tutti i valori più belli della vita appartengono al cuore. La testa è un buon meccanico, un tecnico, ma non puoi vivere la vita con gioia solo da meccanico, da tecnico, da scienziato. La testa non ha qualità, non ha capacità per la gioia, per l’estasi, per il silenzio, per l’innocenza, per la bellezza, per l’amore, per tutto ciò che rende ricca la vita: quello appartiene al cuore.

Ma il terapista che te le ho detto non sbagliava. Puoi rimanere bloccato anche nel cuore, nelle emozioni, esattamente come si rimane bloccati nei pensieri. Ma forse neppure il terapista era consapevole dell’esistenza di un centro che è più profondo del cuore, il centro dell’essere, il quale ha tutte le qualità del cuore e ne ha delle altre in più, ha ricchezze e tesori ancora più grandi: estasi, silenzio, serenità, centratura, radicamento, sensibilità, consapevolezza… una certa intuizione della divinità dell’esistenza.

Prima scendi dalla testa al cuore. Ma non fermarti là; è solo la sosta di una notte, un caravanserraglio. Puoi fermarti là un po’ a riposare, ma non è quella la meta. Scendi dal cuore fino all’essere.

Questo è il segreto della meditazione: quando sei o nella testa o nel cuore – non ha importanza dove – la meditazione ti porta dalla testa, dal cuore, fino all’essere. La meditazione è la via verso il tuo centro nell’esistenza, dove non c’è alcuna possibilità di rimanere bloccati. Tu sei quello. Chi può rimanere bloccato in che cosa? Non esistono due cose, solo tu, tu e la tua gloria assoluta.

Ma tu sei una donna; la tua paura è naturale: le emozioni sono la tua guida nella vita, e senti le cose in modo molto intenso. È comunque più facile arrivare all’essere dal cuore che non dalla testa. Non perderai la guida; in realtà non ne avrai affatto bisogno. Sarai così piena di luce, così colma di chiarezza…

La guida serve a chi è cieco. Tu avrai occhi nuovi per vedere, per vedere persino ciò che non è visibile ai tuoi occhi ordinari. Sarai in grado di provare nuove esperienze che non sono aperte nemmeno al cuore. Quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi. La tua apprensione è semplicemente quella di una donna, una preoccupazione naturale perché le emozioni sono la tua guida e senti intensamente. Se le lasci andare, chi ti guiderà? Come potrai allora sentire le cose intensamente? Non sai che c’è un centro ancora più profondo dentro di te dove non è necessaria alcuna guida, dove tu sei la guida, e dove l’intensità diventa totale, cento per cento. E non solo per quanto riguarda quelle cose che hai provato nel cuore, ma anche per le esperienze universali di illuminazione, di risveglio, del divino. Non perderai nulla; non hai assolutamente bisogno di preoccuparti. Ma dopotutto, una donna è una donna.

Un uomo stava leggendo sul giornale che una persona ogni cinque al mondo è un cinese. La moglie disse: “Allora adesso dobbiamo stare molto attenti. Abbiamo già quattro figli, e io non voglio un cinese in famiglia”.

La donna ha il proprio modo di sentire e di pensare e di osservare le cose. Tu ti sei preoccupata di come puoi lasciar andare le tue emozioni. Non c’è bisogno di lasciarle andare; devi solo imparare l’arte della meditazione e se andranno da sole, proprio come le foglie secche cadono dagli alberi. Quando soffia forte il vento… proprio ieri ero seduto e il vento soffiava forte, e le foglie secche cadevano giù come pioggia.

Quando dentro di te la meditazione si approfondisce, i pensieri, le emozioni, tutto inizia a svanire. La meditazione ti trasforma in uno specchio d’acqua profonda senza alcuna increspatura; così silenzioso che sembra uno specchio: puoi vedere il tuo viso. E non toglie nulla alla tua intelligenza o alle tue emozioni; rende solo tutto più autentico, più reale, più totale, più puro. L’intelligenza raggiunge le sue cime più alte, e anche l’amore arriva al suo culmine. Col conoscere il tuo essere e con l’essere centrato nel tuo essere hai trovato il significato della vita, hai trovato lo scopo per cui sei qui, su questo pianeta. L’intento dell’esistenza ti viene rivelato. Socrate ha detto: “Conosci te stesso”. Queste  parole contengono tutti i testi sacri del mondo.

tratto da: Osho, The Razor Edge #22

 

 

 

PAURA E POSSESSIVITA’

 

UNA MONACA CHE STAVA CERCANDO L'ILLUMINAZIONE FECE UNA STATUA DI LEGNO DI BUDDHA E LA RIVESTÌ CON UNA LAMINA D'ORO. LA STATUA ERA MOLTO BELLA, E LEI LA PORTAVA SEMPRE CON SÉ DOVUNQUE ANDASSE.

Perché non un monaco, ma una monaca? Non pensare che solo le donne amino il possesso; anche gli uomini vogliono possedere, ma allora hanno il cuore di una donna, non di un uomo. Come mai la donna è più possessiva dell'uomo? Perché la possessività nasce dalla paura. L'uomo ha meno paure della donna, ecco per-ché: l'uomo ha meno paure della donna. Dato che ha meno timori, è meno possessivo. La mente femminile ha più paura, la paura

le è naturale, c'è sempre un tremito. A causa di questa paura, la donna è più possessiva. Se non sente di possedere completamente, non è soddisfatta, non è felice. Ma quando possiede completamente non è felice, perché allora l'uomo è morto. La vita esiste solo nella libertà. Quindi nella storia è stata scelta una monaca. Ma ricordati bene, che non fa alcuna differenza se sei un uomo: la tua mente può essere lo stesso femminile. Raramente esistono degli uomini... Potresti anche essere una donna eppure avere la mente impavida di un uomo. Quindi la differenza non è di sesso, ma di atteggiamento. Un uomo può essere una donna e una donna può essere un uomo: il simbolo viene usato solo per mostra-re l'atteggiamento. Quale atteggiamento? Se sei un uomo ma sei possessivo, hai una mente femminile. Se sei una donna e non sei possessiva, hai una mente maschile. Si dice che Mahavira abbia insistito che nessuna donna possa illuminarsi a meno che non rinasca come uomo. La gente l'ha interpretato letteralmente, e ha frainteso. Ha pensato che nessuna donna possa illuminarsi, per cui se una donna sta facendo questo sforzo, dovrà prima rinascere in una vita successiva come uomo, e solo allora potrà accadere. Ciò è stupido, ma è vero che la mente femminile non può illuminarsi, perché la mente femminile è sinonimo di paura e possessività. E, se ci sono paura e possessività, l'amore non è possibile, e nemmeno la meditazione.

Una monaca che stava cercando l'illuminazione fece una sta-tua di legno di Buddha... La mente, se è femminile, creerà una statua; creerà l'altro. Non riesce a stare da sola. Una statua indica che è stato creato l'altro. Non c'è nessuno, ma il nulla non soddisfa; ci deve essere qualcosa a cui attaccarsi. Lei si attacca; per lei il lasciar andare è molto difficile. La mente femminile crea difficoltà, barriere. Se inizi a diventare possessivo, fallisci il bersaglio. Devi ricordare che la paura deve essere abbandonata: solo allora può nascere l'amore. La paura deve essere lasciata cadere, perché la paura appartiene all'ego. Se c'è la paura, persiste anche l'ego; allora puoi creare una statua e attaccarti alla statua. Questa statua non potrà condurti alla verità suprema, perché è una tua creazione. Puoi ricoprirla d'oro, può essere molto bella, ma è sempre una cosa morta. Puoi fare una statua tutta d'oro, ma non potrà aiutarti: è una cosa morta.

TRATTO DA: Osho, Dieci storie Zen Ed. Mediterranee

 

 

Donna e Guerriera

 

Dopo aver rifiutato il ruolo tradizionale delle donne nel suo paese d’origine, la Turchia, Asyem ha scoperto il potere del femminile grazie alle persone semplici di un villaggio. Da ragazzina, a Istanbul, e dopo, continuando i suoi studi in Inghilterra, Asyem aveva deciso di essere una donna come voleva lei. Nella sua mente, essere emotiva era sinonimo di essere vulnerabile e malleabile. E questo, continua, nel contesto turco dominato dall’uomo “mi riduceva alla mentalità di una donna di villaggio. Quindi ho deciso di diventare una guerriera, una ribelle. Sono diventata una donna che era capace di fare tutto da sola: io, almeno, non avevo bisogno di un uomo! La mia ricettività era inesistente, ero orientata solo verso il fare. In questo modo mi sembrava di avere il controllo della mia vita e della direzione verso cui mi stavo muovendo”. Ma, aggiunge, tutto ciò aveva un prezzo. Le mie relazioni con gli uomini non funzionavano affatto, perché: “evitavo di andare nel cuore e facevo di tutto pur di mantenere le cose com’erano”. Durante il reportage fotografico sui terremoti che hanno devastato la Turchia, la percezione di Aysem su ciò che vuol dire essere una donna forte si è profondamente modificata.

 

Aysem, fotografa e video–maker professionista, ha lavorato per alcune importanti ditte turche, per festival di film sull’ambiente, per alcuni registi durante la lavorazione dei loro film e come assistente fotografa per il National Geographic.

In agosto e settembre dell’anno scorso, mentre stava lavorando per un NGO (organizzazione non-governativa)  di donne per creare centri di assistenza per donne e bambini, la Turchia è stata colpita da due disastrosi terremoti. I morti sono stati 30.000. “In soli quarantacinque secondi le persone hanno visto polverizzarsi tutte le loro idee di sicurezza,” dice Aysem.

Moltissime, tra le donne che ho incontrato, avevano perso gran parte dei membri della loro famiglia, oltre alla casa e a tutte le proprietà. Per la prima volta nella vita si trovavano in un contesto in cui non c’era un uomo e quindi sono state costrette a entrare in contatto con il loro potere. Donne che non si sarebbero normalmente mai incontrate, che non comprendevano i reciproci dialetti – ad esempio una donna curda, una donna dell’area del Mar Nero e una donna di Instanbul – vivevano tutte insieme in tende vicine. Hanno cominciato a prendersi cura dei bambini delle altre, a curare le ferite, a imparare a organizzarsi creando una rotazione dei vari compiti di pulizia delle tende, preparazione dei pasti e del tè… Sono proprio state obbligate a usare il loro potere, e si sono scoperte molto forti!

Sono oneste e dirette. Magari dicono solo poche parole ma quelle parole vanno dirette al punto. Una donna ha detto:Il marito di cui mi lamentavo non c’è più e la mia casa, di cui ero così orgogliosa, è distrutta. Adesso vedo come sono stata stupida’.

Che saggezza! E non era qualcosa imparata a scuola. Derivava dalla sua comprensione del momento. Io sono una donna che ha studiato e, naturalmente, un’istruzione può dare potere. Ma può anche toglierlo se cerchi di vivere solo attraverso l’intelletto. Questa esperienza mi ha insegnato la differenza tra l’intelligenza e l’intelletto. Quelle donne non erano intellettuali, ma la loro intelligenza naturale e saggezza è ancora intatta e vitale, così reale e così ben piantata per terra”.

Un secondo movimento sismico nella educazione interiore di Aysem è accaduto grazie alla sua prima, recente visita alla Meditation Resort di Pune. Qui ha scoperto che la meditazione le ha permesso di “sentire attraverso il cuore, ogni genere di cose, non solo la felicità; di lasciarsi commuovere, ma non in un senso sentimentale e lacrimoso. Grazie alla capacità di osservare – creando una piccola distanza tra me e le mie emozioni – posso essere colma di emozioni senza essere attaccata né a loro, né alla mia identità come persona che sente.

L’uomo nuovo della visione di Osho è forte come un guerriero e al tempo stesso si muove con il cuore.

Ho incontrato persone del genere nella comune – uomini che sono ricettivi come una donna, ma non sono privi di spina dorsale. Donne che sono forti, ma non maschili e che non hanno represso la loro dolcezza.

Attraverso quello che ho vissuto nei gruppi e nelle meditazioni – e che non può essere imparato sui libri o dalla mamma o persino da un guru, ma può solo essere un’esperienza diretta – sono entrata in contatto con il mio centro interiore”.

   (ritorna al sommario) 

 

 

Consapevolezza, Creatività e Armonia

 

Arte e vita sono i due poli fondamentali nel lavoro di Yuki, che nei suoi gruppi usa appunto varie espressioni artistiche – danza musica canto – per stimolare le persone a portare maggiore equilibrio nella vita di tutti i giorni.

 

POTREMMO DEFINIRE MA SHANTI YUKI “ARTISTA DI VITA”: IN QUESTE PAGINE CI PARLA DI SÉ  E DEL SUO LAVORO CHE STA AVENDO UN PARTICOLARE SUCCESSO NEL MONDO NUOVO CHE I MUTAMENTI EPOCALI DI QUESTI ANNI HANNO GENERARTO.

 

 

In un discorso Osho spiega che la folle corsa che sembra caratterizzare l’essere umano, la cui vita è freneticamente tesa a raggiungere un orizzonte sempre più lontano, è legata a un’esperienza della prima infanzia: il bambino, ricevendo dalla madre cibo e amore, si trova appagato e nutrito da qualcosa di esterno a sé. Di conseguenza dentro di noi sedimenta, fin dai primi giorni di vita, l’idea che per trovare appagamento e nutrimento si deve cercare qualcosa nel mondo “là fuori” e, man mano che si cresce, tutto questo si amplifica, fino a diventare un orizzonte sempre più ampio e lontano, qualcosa che è sempre più impossibile raggiungere, malgrado ci si impegni al massimo delle nostre forze.

Questa idea di fondo è alla base delle tante sfide che l’uomo si è posto, o da cui si è lasciato tentare, nel mondo esterno, ed è il fondamento delle tante conquiste fatte dall’umanità che, secolo dopo secolo, sembra sempre protesa a realizzare il raggiungimento di quell’orizzonte, per quanto remoto possa sembrare.

L’avvento di Internet, da questo punto di vista, ha portato con sé una vera e propria rivoluzione: finalmente ogni distanza si è in pratica annullata e qualsiasi orizzonte percepibile nello spazio si è fatto tempo, e il tempo è diventato “tempo reale”. La grande ragnatela di connessioni Web ha reso noi tutti cittadini di un villaggio globale, annullando o mettendo in secondo piano qualsiasi altra appartenenza locale.

Ma il primo vero risultato di quella rivoluzione viscerale è stato che molti hanno visto riaffiorare lo stesso grande interrogativo che gli “entronautidi ogni epoca e paese si sono posti, sollecitati anch’essi da crisi esistenziali che li hanno portati a percepire la mancanza di qualcosa, che nessuna conquista nel mondo esteriore poteva colmare o compensare: la conoscenza di sé. Quel famosochi sono io?con cui tanti esseri umani si sono confrontati a un certo punto della loro vita.

Sembra dunque che, malgrado l’impulso viscerale a correre verso un qualsiasi orizzonte, nella vita di ogni essere umano accade sempre qualcosa che lo catapulta a se stesso, che lo spinge inesorabilmente a confrontarsi col proprio essere: oggi è semplicemente più facile che accada, proprio a causa della frenesia che la sensazione di vivere in “tempo reale” scatena.

La possibilità di essere presenti, in pratica, a tutto ciò che accade in qualsiasi parte del mondo, la rapidità e la completezza delle comunicazioni, mette in luce, meglio di qualsiasi altro sfondo, un profondo problema di comunicazione che ci portiamo dietro fin dall’infanzia: in questo inseguire un orizzonte sempre più lontano ci siamo allontanati da noi stessi, al punto da perdere qualsiasi contatto con ciò che è la nostra intima realtà; di conseguenza, ci è praticamente impossibile avere un reale rapporto con gli altri: come potremmo, visto che non l’abbiamo con noi stessi?

Viene dunque un momento in cui questa fuga in avanti si arresta: lo squilibrio che genera fa sentire un’assenza di radici che ci fa vacillare e ci spinge a ricercarle. Va però detto che quell’assenza non è tanto una mancanza, quanto piuttosto un’inconsapevolezza di possedere radici nell’esistenza. Infatti, quelle radici esistono, anche se noi ne siamo immemori: se non esistessero, se in noi non esistesse un centro interiore che ci anima, semplicemente non potremmo vivere, come accade a un albero privo di radici.

Si tratta dunque di ritrovare un contatto con le nostre radici reali, non di acquisire un’idea o una ideologia, un’appartenenza o una fede che ne facciano le veci. Infatti, in questi anni è accaduto anche qualcos’altro che ha scatenato molte crisi esistenziali: la progressiva caduta delle mura ideologiche, caratterizzata nel 1989 dal crollo del muro di Berlino, ha visto il volatilizzarsi di tutte le certezze ideologiche, comprese tutte quelle appartenenze a tradizioni o norme di vita collettive, che in passato era facile usare come radici nel mondo, per non sviluppare le proprie radici reali. Il mondo nuovo che comunque si è aperto di fronte a noi ha rivelato i limiti di quella facile soluzione, richiamandoci alla nostra responsabilità di esseri umani.

 

Se riesci ad ascoltare sia il suono che il silenzio, se percepisci sia il picco che la valle, insieme, scoprirai un fenomeno nuovo, cioè che a ogni picco corrisponde una valle, e a ogni valle un picco. Un movimento circolare, ed è da questo movimento che nasce la musica, l’armonia.

 

 

Il viaggio interiore

Da qualsiasi prospettiva si guardi, sembra proprio che lo spirito del tempo spinga a tornare a se stessi, recuperando così il solo strumento che abbiamo, in grado di gestire questo mondo nuovo nel quale ci troviamo a vivere.

I gruppi che tengo si innestano su questa necessità esistenziale. Si tratta di un lavoro continuativo, proprio per dare l’opportunità di sperimentare nella vita quotidiana le comprensioni che si raggiungono, man mano che si riprende contatto con i diversi aspetti di se stessi. Non solo: poiché si interviene sull’equilibrio esistenziale che ci permette di “tirare avanti”, è fondamentale lavorare con attenzione in modo da intervenire sui diversi “mondi” in cui esistiamo, senza che una dimensione si rafforzi, a discapito del tutto.

Osho mi ha aiutato molto a comprendere questa dimensione di “insieme” che forma l’essere umano: nel mio percorso di crescita ho visto che per abitudine noi utilizziamo solo delle parti di noi, come il corpo e la mente, a discapito delle altre. E anche le parti in cui ci sentiamo più forti sono usate senza amore, per cui facilmente ne abusiamo, le giudichiamo, le soffochiamo con pregiudizi che non aiutano certo a vivere la pienezza della vita.

Ho anche compreso che non si tratta di contrapporre un aspetto di noi a un altro, il mondo interiore a quello esteriore, bensì è vitale vivere entrambi con totalità. Ecco perché mi è difficile descrivere il mio lavoro: non è mai un processo lineare che porta dal corpo alla mente e dalla mente alle emozioni. Di fatto, in base a ciò che accade nel momento, ci si ritrova a operare in una di quelle dimensioni, senza alcun presupposto, né alcuna predeterminata intenzione di arrivare da qualche parte.

Anzi, facilmente il mio lavoro implica imparare a stare nel momento, con ciò che sta accadendo. Anche da questo punto di vista è stato fondamentale il percorso che ho vissuto, e che sto vivendo, con Osho: sviluppare sempre di più quel testimone che in noi esiste al di là delle identificazioni con il corpo, oltre i giudizi della mente e le distorsioni delle emozioni, mi aiuta a sostenere le persone che si trovano ad attraversare situazioni complesse o che sono invischiate in identificazioni distruttive.

 

I diversi aspetti di un lavoro globale

Tenendo dunque presente che si tratta di un lavoro globale, posso dire che nei gruppi che tengo si lavora sul corpo, sulle emozioni, sul decondizionamento, sull’amore, sulla responsabilità e sulla creatività.

L’importanza del lavoro sul corpo: il corpo è un mezzo straordinario che abbiamo per imparare a conoscerci e a dialogare con noi stessi. Attraverso di esso possiamo riacquistare il contatto con le nostre emozioni e con la storia della nostra esistenza.

L’importanza del lavoro sulle emozioni: riappropriarci della capacità di lasciar fluire le emozioni, senza giudicarle, ci permette a poco a poco di prendere distanza… in questo modo le emozioni ci condizionano sempre meno.

L’importanza del decondizionamento: poter riconoscere ciò che ci appartiene realmente, liberi da condizionamenti sociali e familiari, ci permette di riappacificarci con una parte di noi molto intima e di poter scegliere. Quando comprendi puoi scegliere, ed è così che accade una trasformazione e di fronte a noi si dischiude la via verso la consapevolezza.

L’importanza dell’amore: senza l’amore non c’è guarigione. Riconoscere l’amore che è in noi e nell’altro, ci aiuta a sentirci parte del Tutto, con l’amore non c’è più separazione, l’ego cade senza che si debba fare nulla di particolare.

L’importanza della responsabilità: quando riacquisti la tua individualità, ti senti di nuovo libero; ma questa libertà è da coltivare giorno dopo giorno, in quanto ora sei responsabile della tua vita, e la libertà non esiste senza responsabilità.

L’importanza della creatività: la creatività è l’espressione della tua vita. Qualsiasi cosa fai, dalle semplici pulizie di casa a creare una musica, tutto diventa sacro: in ogni attimo ti senti completo, diventi un artista di vita.

Tutto ciò non è ovviamente un lavoro risolvibile in poco tempo: si tratta di un processo lungo e intenso, nel quale i tanti piccoli miglioramenti che si verificano, creano fiducia per proseguire e operare salti maggiori. I mezzi di cui mi servo per questo lavoro sono: la musica, la danza, il movimento, la gestalt, la bioenergetica e le meditazioni.

Non è facile nell’ambito di un semplice articolo esporre tutti questi strumenti: mi limiterò quindi ad alcuni accenni alla musica, la danza e la meditazione.

La musica, compagna di sempre, mi aiuta e mi sostiene, prima di tutto come specchio delle emozioni presenti: ad esempio, se nel gruppo è presente un’emozione inespressa, io uso un particolare brano musicale per aiutarla a manifestarsi. Ma la musica mi sostiene anche come viaggio interiore verso l’armonia: in questo caso i brani musicali che propongo sono quelli che evocano determinate dimensioni interiori, facilitando una sincronicità e dunque una immersione in queste realtà dell’anima.

Come musicista sento e riconosco che ogni strumento, ogni nota, ogni ritmo si ripercuotono nel mio corpo e risensibilizzare le persone a questa realtà, che a mio avviso è propria di ciascun essere umano, diventa un viaggio incredibilmente bello che porta a riavvicinarsi a sé. In questo modo, a un certo punto accade magicamente che ci si immerge nel silenzio; non solo, se ne percepisce una qualità nuova e al tempo stesso diversa: diventa un silenzio vivo, musicale.

Come anche Osho ha chiarito nel libro L’armonia nascosta, il suono non può esistere senza il silenzio: “L’incontro dei suoni e del silenzio è stupendo, da quella fusione nasce la musica. Il musicista crea dei suoni, e tra due suoni lascia spazio alla valle, al silenzio. Più in alto si eleva il picco, più profonda è la valle. Se riesci ad ascoltare sia il suono che il silenzio, se percepisci sia il picco che la valle, insieme, scoprirai un fenomeno nuovo, cioè che a ogni picco corrisponde una valle, e a ogni valle un picco. Un movimento circolare, ed è da questo movimento che nasce la musica, l’armonia nascosta.

La vibrazione musicale porta dunque a riconoscere l’armonia dell’intera natura e dell’intero cosmo, e il silenzio che ne deriva porta una pace che diventa il fondamento di uno stile di vita nuovo, più armonico… più “musicale”.

All’interno del gruppo vengono anche usati gli strumenti a percussione: in questo caso, il suono diventa un aiuto notevole per sintonizzarsi con le proprie radici e la propria potenza, intesa come potenzialità.

Si utilizza anche la voce, poiché il canto aiuta ad aprire la porta delle emozioni: la voce è infatti direttamente collegata col respiro e con il cuore; lavorando sul canto si lavora direttamente su queste due parti. Se è presente un blocco, nel canto diventerà evidente, viceversa se sei fluido, il canto echeggerà quel fluire. In una parola si sperimenta che attraverso la vibrazione della voce è addirittura possibile curare.

La danza è l’altra mia compagna di sempre: per me è estremamente collegata alla musica. Danza intesa come ritorno al proprio movimento armonico. Nei miei gruppi io propongo alle persone di danzare facendo particolari movimenti: dall’ampiezza o meno di questi movimenti viene a galla il vissuto delle persone che si riappropriano così emozionalmente della propria storia personale. Inoltre, attraverso il lavoro corporeo, è possibile riprendere un contatto reale con se stessi e con gli altri, evolvendo così la propria sensibilità: nel gruppo esiste dunque anche un lavoro di contatto con gli altri; l’altro diventa un magnifico specchio e uno splendido aiuto a crescere. Grazie agli altri vengono elaborati tutti i temi riferiti alla relazione: potere, soldi, lavoro, relazioni, sesso, sensi di colpa, amore, ecc.

La meditazione si innesta in questo percorso, praticamente a ogni passo: il contatto è accompagnato dall’imparare a essere presenti qui e ora, a ciò che si è, a ciò che affiora, alle diverse esperienze in cui ci si tuffa, gestendo azioni e reazioni. Ci si esercita a scegliere in prima persona, senza più identificarsi, bensì osservando in modo imparziale qualsiasi cosa succeda nel momento.

Il mio ruolo è solo quello di tirare le fila, saper ascoltare e lasciarsi andare, ricordando che ognuno di noi cresce… non solo chi partecipa al gruppo, ma anche chi lo conduce è su questo cammino.

Una volta riacquistata la propria individualità, in qualche modo affiora la voglia di condividere la gioia che si sente, creando. A quel punto il lavoro si evolve in una dimensione creativa: nel gruppo le espressioni possono essere la danza, il canto, la musica, il teatro, il disegno, le percussioni. Questa sperimentazione diventa un banco di prova che porta a vivere creativamente nella vita quotidiana, allenandosi anche qui come essere creativi nelle piccole cose di tutti i giorni.

 

 

Questo correre, correre continuamente verso un orizzonte che non esiste, che è solo un'illusione... ma appare vero. Sembra così vici-no, così allettante, tentatore e magnetico, così vicino che sembra che ci voglia solo un piccolo sforzo, solo un poco di più... e sembra distare poche miglia. Ed è così chiaro, radioso, come non farsi tentare? Sembra a portata di mano, ma puoi continuare a correre e corre-re... non arriverai mai.

La distanza tra te e l'orizzonte rimane la stessa, perché l'orizzonte esiste solo nella tua mente. È un'apparizione, un'illusione. Tutte le mete sono illusorie — terrene e ultraterrene. In realtà l'essere qui e ora è la sola strada per la verità.

Osho

 

 

 

Ma soprattutto…

       conosci te stesso

 

Una delle domande fondamentali che da sempre si è posta l’umanità, e con la quale, fin dalla nascita, ogni essere umano viene in contatto, è la questione della natura della conoscenza, che cos’è la conoscenza? Solo attraverso il sapere avviene la liberazione e si riesce a riconoscere se stessi, solo attraverso la conoscenza “la verità” ci viene rivelata.

L’uomo è nato nell’ignoranza, e questa oscurità è tremenda… naturalmente la domanda che ogni essere intelligente si pone è su come trovare la luce. Che cos’ è la luce? Siamo nati nell’oscurità e non sappiamo chi siamo. Ci può essere più incertezza? Stiamo brancolando alla deriva e non siamo nemmeno consapevoli di chi siamo, da dove veniamo e dove andremo poi.

Siamo fortuiti. Non abbiamo ancora un destino. Siamo così inconsapevoli perché non abbiamo accesso alla nostra luce interiore, che potrebbe illuminarci la strada.

Il fallimento e la frustrazione sono naturali in questa oscurità, cos’altro possiamo aspettarci? In questa oscurità, se muori e basta, senza aver mai vissuto veramente, sembra del tutto naturale. Allora, la domanda fondamentale è: Qual è la natura della conoscenza? Che cos’è il vero sapere? L’uomo conosce molto, ma rimane sempre nell’ignoranza. L’umanità ha imparato molte cose ma le mancano le basi. È come se avesse costruito un enorme palazzo senza pensare alle sue fondamenta. Le cognizioni umane sono cresciute di giorno in giorno, ma in fondo l’uomo rimane sempre di più ignorante. Forse abbiamo frainteso il vero senso della conoscenza.

Se non conosci te stesso, tutto il sapere che hai accumulato è inutile, è solo una pseudo-conoscenza: pensi di sapere ma in realtà non sai. È un’illusione! Conosci la scienza, conosci le cose, conosci il mondo… ma non conosci te stesso! Se la persona stessa che conosce è nell’oscurità, tutto il suo sapere è superficiale, a fior di pelle. Gratta via la sua conoscenza e troverai presto l’ignoranza. Gratta solo un pochino e tutta la sua sapienza non sarà di nessun aiuto, alla fin fine l’essere di queste persone è rimasto ordinario e ignorante, allo stesso livello.

Il conoscere è un salto qualitativo nel tuo essere. È la trasformazione del tuo essere, è una metanoia: più in alto vai, più il livello qualitativo cambia.

Con la tua cultura, con tutto il tuo cosiddetto “sapere”, tu rimani lo stesso, salvo che continui ad avere sempre di più: hai più cultura, ma rimani lo stesso. Questa cosiddetta cultura è un po’ come il denaro. Continui ad accumulare denaro…  ma ciò non cambia il tuo essere, e come potrebbe cambiarlo? Il tuo conto in banca cresce ma questo non significa che stai crescendo anche tu. Come puoi crescere in armonia con il tuo conto? Potresti cominciare a fare un mucchio di soldi, accumulare dei milioni, ma questo come può aiutare la tua crescita? Tu rimani te stesso. E allora vedi che anche i milionari rimangono solo dei mendicanti.

Il denaro è là, disponibile, ma il loro bisogno interiore rimane lo stesso. Rimangono dei miserabili: e a volte diventano addirittura più bisognosi, perché se non hai niente, non hai niente da perdere. Quando invece possiedi qualcosa hai paura di perderlo. La gente ricca diventa ancora più povera, e questa povertà è tremenda perché non possono più condividere, hanno sempre paura: la loro povertà interiore non cambia, rimane sempre la stessa.

E così dev’essere. Se sei aggressivo, giusto cambiandoti d’abito, non diventerai meno aggressivo e se sei una persona arrabbiata non lo sarai meno cambiando pettinatura. Concludendo, l’ammontare dei soldi che possiedi non fa nessuna differenza al tuo essere interiore, tu rimani la stessa persona.

E allo stesso modo, puoi andare all’università, puoi avere tutte le lauree possibili, andare in biblioteca, leggere e rileggere, studiare e accumulare istruzione, ma tutto ciò resterà solo all’esterno, alla periferia della tua mente, rimarrà nella tua memoria ma non cambierà la qualità della tua consapevolezza. Finché non cambierà questa qualità non otterrai niente!

La prima cosa da capire è che cultura e conoscenza sono molto differenti.

La cultura è un insieme di informazioni, conoscere è capire. La cultura viene dall’esterno, il conoscere cresce dentro. La cultura è presa a prestito.

 Il conoscere è autenticamente tuo. La cultura si impara, il conoscere non lo insegna nessuno.

Prima devi divenire più vigile, vedere di più, sentire di più e “essere” di più. Conoscere è essere, la cultura è solo una accumulazione periferica.

 

E adesso la parabola.

Lieh Tzu stava studiando l’arte del tiro con l’arco e faceva sempre centro.

Chiese consigli a Kuan Yin, il quale gli domandò: “Sai perché hai fatto centro?”.

 

Ogni parola deve essere capita. Prova ad assaggiare ogni singola parola perché ciascuna di queste ha un significato preciso. Queste parabole non vanno lette d’un fiato e poi dimenticate, queste parabole sono state scritte per essere meditate. Sono dei mezzi per raggiungere lo stato meditativo.

Quando l’arciere prende arco e frecce e vuole fare centro, tre cose sono presenti: prima di tutto l’arciere, che è fondamentalmente la sorgente interna e la più recondita. Poi ci sarà la freccia che passa dall’arciere al bersaglio e alla fine, più distante, il bersaglio.

Se riesci a fare centro, hai colpito il bersaglio, la parte più lontana da te, la periferia. Devi invece arrivare alla fonte. Puoi diventare un perfetto arciere che fa sempre centro, ma questo non basta – non basta se vuoi andare più in profondità. Sarai un esperto, un uomo di cultura, ma non un uomo che “sa”.

La freccia viene scoccata da te, ma tu non conosci l’origine di questo movimento, la sua energia. Come succede? Chi la fa partire? Non lo sai perché non conosci l’arciere. Hai studiato l’arte del tiro con l’arco e centri il bersaglio, hai raggiunto una mira perfetta al cento per cento, sei diventato efficiente al cento per cento – ma tutto ciò riguarda solo il bersaglio. E te stesso? E l’arciere? È successo niente all’arciere? È cambiato, un poco almeno, il suo stato di consapevolezza ? No, non è cambiato niente. Sei diventato un tecnico, non un vero artista.

I Taoisti dicono che la cosa importante è vedere la fonte: da dove proviene la nostra mira, da dove viene l’intenzione di colpire il bersaglio, da dove la freccia prende la sua energia. Chi è colui che ha fatto centro? Che cos’è questa energia? Qual è l’essere nascosto dentro di te? Questo è il vero bersaglio da raggiungere. Per cui se quello è il centro, anche se manchi il bersaglio esterno, non c’è problema.

 

Lieh Tzu stava studiando l’arte del tiro con l’arco e faceva sempre centro.

Chiese consigli a Kuan Yin, il quale gli domandò: “Sai perché hai fatto centro?”.

 

Kuan Yin è un maestro taoista e un arciere. Lieh Tzu gli chiede consiglio sul tiro con l’arco e dice: “Sono diventato un esperto, tecnicamente e tecnologicamente. Ho raggiunto il mio scopo. Centro il bersaglio”. Il maestro chiede: “Ma tu sai perché hai fatto centro? Da dove? Chi sei? Chi è colui che ha centrato il bersaglio? Hai guardato nelle profondità della fonte delle tue energie? Dimentica il bersaglio e concentrati sull’arciere. Hai imparato l’arte del tiro con l’arco ma cosa hai imparato dell’arciere? Adesso devi imparare a conoscere l’arciere ed è un processo molto differente. Prima devi imparare l’arte del tiro dell’arco, ma poi, per conoscere l’arciere, devi ‘disimparare’ quest’arte.

Imparando conosci il mondo, disimparando conosci te stesso. Istruendoti accumuli cultura e istruzione, disimparando diventi uno che conosce. Studiando accumuli, disimparando divieni vuoto, nudo.

Il maestro chiese: “Sai perché hai centrato il bersaglio?”. Perché? Questo è ciò che Socrate vuol dire quando insegna ai suoi discepoli che: “È inutile vivere se non esamini a fondo la vita che stai facendo. Puoi riuscire ad avere successo, ma la vita, se non conosci profondamente le sue radici, le fondamenta delle tue azioni, non vale la pena di essere vissuta.”

Vedi i fiori di un albero, ma non lo percepisci realmente fino a quando non hai conosciuto le sue radici. I fiori dipendono dalle radici, non sono nient’altro che l’espressione dell’anima più profonda delle radici. Sono le radici che portano la poesia, sono la sorgente, la forza: sono loro a diventare fiori, sono loro a diventare frutti, a diventare foglie. Se continuerai sempre a contare i frutti, le foglie o i fiori, e non andrai mai in profondità, nell’oscurità della terra, non capirai mai l’albero, perché è nelle radici che l’albero esiste. Puoi continuare a recidere i fiori, ne verranno dei nuovi, ma se tagli le radici, l’albero se ne andrà.

Il maestro chiese: ”Sai perché hai centrato il bersaglio?”.  Il discepolo rispose senza esitazioni e senza aspettare un singolo momento. “No”. Questa è una risposta onesta e questo discepolo è realmente tale. Dice no, è onesto.

Se io ti domandassi: “Conosci te stesso?”, solo chi è veramente onesto dirà di no.

Chi è disonesto comincerà a pensare, a rimuginare. Dirà: “Lasciami pensare”. Ma cosa c’è da pensarci sopra? Se ti conosci lo sai – e se non ti conosci, non ti conosci.

Cosa ci sarà da pensare? Pensarci sopra vuol dire che stai tentando di trovare una risposta, tentando di fabbricare una risposta adatta. È davvero difficile trovare un uomo che sa rispondere di no. Una persona così può diventare un vero discepolo, e un giorno potrà veramente sapere.

Lieh Tzu dice “no” e il maestro gli risponde: “Ancora non ci siamo! Va bene, hai progredito, e il tuo no ne è una buona prova, ma ancora non basta. Devi andare avanti, ancora più avanti”.

tratto da:

Osho

Tao the Pathless Path vol. 2

 

 

La mente ti permetterà di conoscere tutto quello che c'è a questo mondo, eccetto te stesso — ma a che serve conosce-re tutto il mondo se non conosci te stesso?

E la persona reale dentro di te è diventata un estraneo. È tutto sottosopra. Non sai chi sei, ma sai tutto il resto. Hai una gran conoscenza del mondo, ma non conosci te stesso. Perché è così difficile scoprire se stessi?

È perché sei stato abituato a guardare sempre all'esterno; i tuoi occhi sono come paralizzati, possono solo vedere l'esterno. Non puoi più voltarti, il tuo collo non è più flessibile. Non puoi entrare nel tuo essere; tutto quello che sai ti porta all'esterno.

Sei molto, molto efficiente nel pensare — e pensare ti porta fuori. Per entrare in te stesso, per conoscere te stesso non è necessario pensare. Ora ti sembra impossibile, perché hai dedicato tutta una vita al pensiero ed è diventata una struttura così fissa che anche se non hai bisogno di pensare lo fai lo stesso.

Osho

 

Chi è interessato al lavoro che Yuki propone nei suoi gruppi può contattarla:

Ma Shanti Yuki Abragams, Via Viassa 21, 10040 Almese (To)

Tel. 011.9359939 e-mail: shanti.yuki@galactica.it

   (ritorna al sommario) 

 

 

solo per piacere

 

Mi piacerebbe darvi una tecnica. È una tecnica molto semplice, ma all’inizio sembra molto difficile. Se la provate, scoprirete che è semplice. Se non la provate e vi limitate a pensarci, apparirà molto difficile.

 

 

La tecnica è: fai solo ciò che ti piace.

Se non ti piace, non farlo. Prova, perché questa gioia viene solo dal tuo centro. Se fai qualcosa e ti piace, cominci a riconnetterti con il centro. Se fai qualcosa che non ti piace, sei disconnesso dal centro. La gioia nasce dal centro e da nessun altro luogo. Quindi usalo come criterio di paragone, e sii fanatico a questo riguardo! Cammini per strada… all’improvviso ti accorgi che non ti stai godendo la camminata. Fermati. Basta, non devi continuare.

Quando qualcosa ti piace, sei centrato. La gioia è solo il suono dell’essere centrato. Se qualcosa non ti dà gioia, sei fuori centro. Allora non forzarla; non ce n’è bisogno. Se la gente pensa che sei matto, lascia che pensi che sei matto. Entro pochi giorni scoprirai, per esperienza diretta, come eri lontano da te stesso. Stavi facendo mille cose che non ti piacevano, eppure le facevi lo stesso perché ti era stato insegnato così. Stavi adempiendo ai tuoi doveri.

Il centro è accessibile quando sei caldo, quando fluisci, ti sciogli nell’amore, nella gioia, nella danza, nella delizia. Dipende da te. Continua a fare solo quelle cose che ami veramente fare e che ti danno gioia. Se non ti piacciono, smetti. Trova qualcos’altro che ti dia gioia. Ci dev’essere pur qualcosa che ti piace. Non ho mai incontrato una persona a cui non piace nulla. Ci sono persone alle quali magari non piace una cosa o un’altra o un’altra ancora, ma la vita è vasta. Non rimanere legato; rimani fluido. Lascia che l’energia scorra di più. Lascia che fluisca, che si incontri con le altre energie che ti circondano. In un’energia che fluisce, diventi di colpo integrato.

Il segreto sta nel trovare qualcosa che comincia a darti gioia. Tutte le volte in cui ti piace qualcosa, sei in armonia con te stesso e in armonia con l’universo, perché il tuo centro è il centro di tutto. Entro pochi giorni verranno stabiliti molti contatti con il centro, e allora comprenderai cosa intendo quando ripeto in continuazione che quello che cerchi è già dentro di te. Non è nel futuro. Non ha nulla a che fare con il futuro. È già qui e ora, sta già accadendo.

tratto da:

Osho, The Discipline of Transcendence

 

 

 

 

il corpo gioioso

 

Se le persone se ne stanno nude, ti basta guardare i loro corpi per vedere che tipo di lavoro fanno nella vita. Se sono lavoratori manuali, le loro mani saranno vive, forti. Se sono persone della testa – intellettuali, professori, rettori, e tutta quella spazzatura – vedrai le loro teste, rosse, lucide. Se sono postini o poliziotti, le gambe saranno molto forti. Ma non troverai mai un corpo gioioso, un corpo integro, perché nessuno vive come un’unità organica totale.

Bisognerebbe vivere come un’unità organica totale. Il corpo dovrebbe essere rivendicato nella sua totalità. Sono i piedi che ti tengono in contatto con la terra, ti danno radicamento. Se perdi le gambe e la loro forza, se diventano come tronchi morti, non sei più radicato nella terra. Sei come un albero le cui radici sono diventate morte o marce, deboli; allora l’albero non può vivere a lungo, e non può vivere in modo sano, pieno, completo. I piedi devono essere radicati nella terra, sono le tue radici.

Prova una volta un piccolo esperimento. Nudo, mettiti in piedi da qualche parte – sulla spiaggia, vicino a un fiume, nudo al sole – e inizia a saltare, a correre, e senti la tua energia scorrere attraverso i piedi, attraverso le gambe, fino alla terra. Corri e senti la tua energia che attraverso le gambe va nella terra. Poi dopo qualche minuto di corsa, rimani in piedi in silenzio, attaccato alla terra, e senti una comunione dei piedi con la terra. All’improvviso ti sentirai molto molto radicato, solido, piantato per terra. Vedrai che la terra comunica, vedrai che i piedi comunicano: tra la terra e te nasce un dialogo.

Questo radicamento è andato perduto. Le persone sono diventate sradicate; non sono più radicate. E poi non riescono a vivere. Questo perché la vita appartiene a un organismo integrato, non solo alla testa.

Tutto il tuo corpo è diventato una cosa meccanica; solo la testa è viva. Ecco perché ci sono tanti sogni, tanti pensieri, tanto traffico nella testa. La gente viene e mi dice: “Come posso fermarla?” Il problema non è come fermarla. Il problema è come diffondere l’energia nel resto del corpo. Ovviamente la testa è molto affollata perché tutta l’energia si trova là, ed essa non è fatta per contenere tanta energia, quindi diventi matto, vai fuori di testa. Vivi e muovi tutto il corpo. Accettalo con amore profondo.

tratto da

Osho, Yoga: The Alpha & the Omega

   (ritorna al sommario) 

 

 

Gioco: il nuovo paradigma per il lavoro

 

Per l’uomo dell’era industrializzata velocità, fretta e tensioni sono i paradigmi del vivere quotidiano.

Osho ci presenta una nuova prospettiva: prendere ogni attività come un gioco può trasformare realmente la qualità della vita.

 

 

O diletta, gioca. L’universo è un guscio vuoto in cui la tua mente si trastulla infinitamente.

 

 

Questa tecnica si fonda sulla dimensione del gioco. È difficile essere inattivi per l’intera giornata. Qualcosa si deve fare: l’attività è un fattore essenziale, altrimenti non si può vivere. La vita implica l’attività. Puoi rimanere inattivo per qualche ora, ma per ventitre ore dovrai essere attivo. Ma la meditazione dev’essere qualcosa che diventa il tuo stile di vita, non dovrebbe essere frammentaria, ridotta a un’ora di inattività al giorno. In questo caso, la forza attiva delle altre ventitré ore la distruggerà. La forza attiva sarà maggiore, e distruggerà tutto quello che hai raggiunto con la tua inattività. La forza attiva lo distruggerà. E il giorno successivo sarà di nuovo lo stesso: per ventitre ore accumulerai azione e in un’ora dovrai lasciarla cadere del tutto. Sarà difficile. Quindi, la tua mente deve cambiare la propria attitudine per ciò che riguarda il lavoro e l’attività. Ecco dunque la funzione di questa tecnica.

Il lavoro dovrebbe essere considerato un gioco, non dovrebbe essere preso con serietà: si tratta di un’attività in cui divertirsi. Non ha scopo alcuno, non c’è nulla da raggiungere; godi semplicemente di tale attività. Se qualche volta provi a giocare, puoi sentire la differenza. Sul lavoro sei serio, appesantito, responsabile, preoccupato, ansioso, perché lo scopo, il risultato, è tutto. Il lavoro in sé non ha nulla di divertente. La cosa reale è nel futuro, nel risultato.

Nel gioco non esiste risultato, e l’intera dimensione diventa estatica. Non sei preoccupato, non si tratta di una cosa seria. Se anche sembri serio, stai solo fingendo. Nel gioco godi l’attività stessa; nel lavoro sei tutto teso alla meta.

L’attività dev’essere tollerata comunque. Bisogna farla; perché si deve raggiungere il fine. Se potessi raggiungere il tuo scopo senza di essa, lasceresti perdere del tutto quella attività e andresti dritto allo scopo.

Ma con il gioco non faresti così. Se potessi raggiungere lo scopo senza giocare, lo scopo stesso diventerebbe privo di significato. Ha senso solo attraverso un determinato processo. Per esempio, due squadre di calcio sono sul campo. Basterebbe gettare una monetina per decidere chi vince e chi perde. Perché fare tutti quegli sforzi, esaurirsi inutilmente? Si può decidere in un modo molto semplice; gettando una monetina. E lo scopo sarà raggiunto. Una squadra vince e l’altra viene sconfitta. Perché lavorare per questo? Ma così non ci sarebbe scopo, sarebbe senza senso. Il risultato non è importante, è il processo stesso che dà significato. Anche se nessuno vincesse e nessuno perdesse, varrebbe comunque la pena di giocare. L’attività in se stessa è un piacere. Questa dimensione del gioco dovrebbe essere applicata a tutta la tua vita: qualsiasi cosa fai, sii così totalmente presente nell’azione da rendere il fine irrilevante. Puoi avere dei risultati, puoi non averne, ma non è qualcosa di cui ti preoccupi.

Tu stai giocando, ti stai divertendo.

Lascia che tutta la tua vita sia un gioco: l’attitudine del gioco è godere l’azione in sé, senza calcoli, senza scopi. L’attitudine del giocatore è quella in cui l’attività stessa è un piacere, ha un valore intrinseco. Il profitto non è affatto importante, non è un calcolatore. Osserva un uomo d’affari. Qualunque cosa fa, ne calcola sempre il profitto, cosa ne potrà ricavare. Arriva un cliente. Il cliente non è una persona, è un mezzo. Cosa se ne potrà ricavare? In fondo in fondo sta calcolando cosa dire; cosa fare. Tutto viene calcolato solo per manipolare, solo per sfruttare. Non gli interessa la persona, gli interessa l’affare. Non gli importa di nulla, gli interessa solo il futuro, il profitto. Essere giocosi è una delle basi fondamentali di ogni processo meditativo. Ma noi siamo così addestrati a fare affari, che anche quando meditiamo cerchiamo uno scopo, dei risultati. E qualsiasi cosa accada sarà del tutto insoddisfacente.

Molti mi vengono a dire: “Certo, meditando mi sento più felice, un po’ più silenzioso, più a mio agio, ma non accade nulla”. Come non accade nulla? Tutti cerchiamo degli utili, e se non vediamo profitti tangibili, qualcosa da depositare in banca, non ci sentiamo soddisfatti. E il silenzio e la felicità sono cose così vaghe, non le si può possedere, non le si può mettere in mostra!

Passa del tempo giocando, giocare con dei bambini andrà bene. Se non c’è nessuno, puoi saltare e danzare nella stanza, divertendoti. La tua mente insisterà nel dirti: “Cosa stai facendo, perdi tempo? Potresti usare questo tempo per guadagnare qualcosa, potresti fare qualcosa invece che star qui a saltare e cantare e danzare! Sei impazzito?”

Trova del tempo per giocare. Qualsiasi cosa andrà bene: dipingere, suonare, ma divertiti! Non cercare profitto, non vedere una meta nel futuro, sii solo nel presente. Allora potrai essere giocoso anche dentro di te. Potrai giocare coi tuoi pensieri, danzare con loro, senza prenderli seriamente.

Se giochi nella vita, potrai giocare anche con la mente: sarà come vedere uno schermo televisivo, non sarai più coinvolto, sarai solo uno spettatore. Non giudicare, non condannare, non apprezzare: non si tratta di cose serie. Limitati a osservare, senza lasciarti disturbare da ciò che vedi. Se nella tua mente affiora una donna nuda, lascia che sia presente, se ne andrà da sola. Non ha alcuna relazione con te, è solo un ricordo. Gioca! Se riesci a giocare con la tua mente, ben presto essa cadrà, perché può esistere solo se sei serio: la serietà è il ponte, il legame che la tiene in vita.

 

tratto da:

Osho, Il sentiero dell’essere - Lo Scarabeo ed.

 

Il Piacere di Lavorare

 

Il consulente di Management svedese Stefan Wetterholm (alias. Kuteer) vuole divertirsi sul serio lavorando. Questa dovrebbe essere una priorità, se non addirittura la priorità quando cerchiamo lavoro o desideriamo cambiarlo.

 

 

Il suo libro, Fun as a Business Idea: From Giggling to Spirituality Ed. Sky Institute (che tradotto significa: Divertirsi come idea per il business: dalle risate alla spiritualità), è stato pubblicato in Svezia la primavera scorsa e sta ora per uscire in inglese.

A parte il fatto che divertirsi è… divertente, Kuteer osserva: “Se sono rilassato e giocoso, se sono nel momento, posso usare più facilmente la mia intelligenza e creatività, rispetto a quando sono serio o stressato.”. Secondo Kuteer ci sono diversi eventi nel mondo del lavoro che hanno contribuito a portare questo cambiamento nell’atteggiamento di molte persone verso la loro occupazione, e uno di questi è il dissolversi della struttura autoritaria a favore del concetto di team. Inoltre, adesso che i gruppi industriali tendono a misurare il prodotto effettivo del lavoro dei loro dipendenti, più che le ore di lavoro impiegate, la gente ha iniziato a chiedersi: “Cosa voglio fare? Come voglio impiegare il mio tempo?” C’è poi da dire che la gente, influenzata sempre di più dai vari corsi di autoconsapevolezza, comincia a chiedersi che senso ha la sua vita e che cosa ne vuole veramente fare.

“L’idea corrente è che la vita è breve; allora divertiamoci e facciamo ciò che ci piace!”, continua Kuteer. “Siamo arrivati al nostro obiettivo per quanto concerne il successo materiale. Adesso vuoi forse un altro yacht o una terza macchina? La gente si chiede:E adesso qual è il prossimo passo? Cosa voglio?’ Dal punto di vista quantitativo la gente è quindi già soddisfatta e vuole ora migliorare la qualità della vita, o meglio vuole avere entrambe le cose. Alcuni studi svedesi hanno mostrato che la maggior parte delle persone preferirebbe vacanze più lunghe a salari più alti”.

Kuteer trova prove di questa tendenza anche in recenti articoli di giornale. Ad esempio, SydSvenska Dagbladet, il terzo giornale svedese per diffusione, ha pubblicato recentemente un articolo che afferma: “I datori di lavoro che non riescono a creare un’atmosfera divertente sul lavoro avranno grossi problemi nel reclutare nelle loro organizzazioni i migliori cervelli” e, “se la gente si diverte veramente nel suo lavoro con gli altri, si crea un’energia straordinaria. In quel caso anche se l’ufficio non è bello o la macchina del caffè non funziona non è così importante”.

Quando ai dipendenti della Ericsson – la compagnia di telecomunicazioni – è stato chiesto cos’è il successo, i dirigenti più anziani hanno replicato “soldi e posizione”, mentre gli ingegneri più giovani hanno risposto che “il successo è essere in grado di lavorare con qualcosa che cattura il tuo cuore”.

CHEF (vuol dire ‘Capo’), la maggiore rivista di affari in Scandinavia, ha pubblicato alcuni mesi addietro una copertina con queste parole: “Divertirsi sul lavoro – 50 modi di migliorare il tuo umore”.

La Regus – una società specializzata nella fornitura di “uffici istantanei” con tanto di personale e materiale d’ufficio – vuole che i suoi centri siano “destinazioni che i lavoratori trovano divertenti e interessanti”. Marx Dixon, presidente e fondatore di questa compagnia, afferma: “Quando parlo ai miei clienti, cerco la parola divertimento. L’ufficio dovrebbe essere divertente. Se ti diverti, lavori meglio”.

Biel, in Svizzera, ha creato Brainstorm, una ‘fabbrica delle idee’. Questa iniziativa, aperta sia a privati che a imprese, ha avuto come clienti l’Associazione Svizzera per la Lotta contro il Cancro che voleva sapere come meglio promuovere la sua lozione antisolare, ma anche una signora anziana che cercava di ricrearsi una vita amorosa.

“Se vuoi seriamente essere creativo”, suggerisce Mettler, uno dei fondatori della ditta, “devi darti il permesso di essere giocoso”.

Perciò, quando devono affrontare una situazione veramente difficile, loro chiamano gli esperti in materia: i bambini! La ditta afferma di voler “mescolare la professionalità degli esperti con l’entusiasmo sfrenato dei ragazzi”. Come continua Mettler: “Abbiamo ragazzi di 17 anni che lavorano alle campagne di ditte come la Nestlè e le Ferrovie Svizzere”. La ditta è sempre alla ricerca di “dee pazze”. Usiamo dei ragazzi per trovare quelle idee perché loro sanno parlare senza lasciare che la mente interferisca”.

Ma essere giocosi non vuol dire essere irresponsabili?

Al contrario, afferma Kuteer: “Penso che tendiamo a evitare le responsabilità quando sono connesse con un dovere o un compito pesante, qualcosa a cui non ci sentiamo veramente connessi e a cui non siamo veramente interessati. Quando ci divertiamo, la nostra energia vitale viene attivata; quando le viene permesso di fluire liberamente, la persona intelligente si sentirà naturalmente responsabile per ciò che sta creando.

Il divertimento non è più qualcosa che si ha al di fuori dell’orario di lavoro; il divertimento è ciò che alimenta il tuo lavoro. E per quanto riguarda il divertimento che continuiamo ad avere al di fuori del lavoro, naturalmente è chiaro che è sempre bello spendere soldi e tempo rilassandosi perché non può che influenzare positivamente anche il lavoro e le possibilità di successo. Il lavoro non dev’essere un peso”.

Commentando il libro di Kuteer, Lars Knutsson, il proprietario di una ditta svedese di jeans, Gul & Bla jeans, afferma: “Mi fa molto piacere sentire che qualcuno dà valore al divertimento sul lavoro. Per me è sempre stato un valore importante della vita. In questo libro c’è molto da imparare sul divertimento, a ogni livello”.

“È una lettura consigliabile a tutti i dirigenti che osano scegliere una strada originale”, dice Roger Nilson, capitano d’industria e scrittore.

Il designer Erik Richter, proprietario e fondatore della ditta di architettura di interni Norrgavel, vede il libro di Kuteer come “pura saggezza riguardo alla vita”, e loda il modo in cui Kuteer “dà voce a qualcosa di importante per tutti noi e lo fa in un modo che fa sembrare tutto così semplice. Ecco il paradosso: è semplice! Ciò di cui abbiamo bisogno, ed è proprio ciò che questo libro ci dà, è un po’ di aiuto per vederlo”.

  (ritorna al sommario)  

 

 

Vivere nell'insicurezza

 

Il caos e la confusione dilagano in ogni sfera della nostra vita, effetti della morte del passato. La tentazione è cercare un porto tranquillo in cui rifugiarsi. Questo porto non esiste. La sfida reale sta nell’usare l’intelligenza per vivere i cambiamenti come nuovi spazi di libertà.

 

amato osho, come ho fatto a essere così fortunato da conoscere la grazia del tuo amore in questi tempi di confusione totale nel mondo?

 

I tempi di confusione e caos sono i migliori in cui vivere. Quando la società è statica non c’è molto per cui vivere, con cui vivere.

Quando una società è sicura e non ci sono né confusione né caos, le persone vivono una vita monotona, spenta, noiosa – confortevole, comoda, stabile, ma priva di energia.

È solo nei tempi di caos e confusione che accadono grandi cose, perché le persone sono mobili. Sono libere, sradicate: possono cercare suoli nuovi, possono cercare terre nuove, possono cercare paesi nuovi, possono cercare nuovi continenti dell’essere.

Questo è uno dei momenti più importanti nella storia della consapevolezza umana.

Non è mai stato così, questo è un crescendo.

Buddha ha detto – e sembra che lo abbia davvero azzeccato – che ogni venticinque secoli giunge un momento di grande caos e cambiamento. E quello è il momento in cui si illumina il maggior numero di persone.

Ora sono passati venticinque secoli dall’epoca di Buddha. E di nuovo ci stiamo avvicinando al momento in cui il passato perderà ogni significato. Quando il passato perde significato, tu sei libero, separato dal passato: puoi usare questa libertà per crescere in maniera straordinaria, per raggiungere altezze che non avresti mai neppure sognato.

Ma puoi anche distruggerti. Se non sei intelligente, la confusione e il caos ti distruggeranno. Milioni saranno distrutti – a causa della loro scarsa intelligenza, non del caos. Saranno distrutti perché non saranno in grado di trovare la vita sicura e confortevole e comoda che era possibile in passato. Non saranno in grado di trovare un’identità. Dovranno vivere con le proprie risorse, dovranno essere individui, dovranno essere ribelli.

La società sta scomparendo, la famiglia sta scomparendo; ora è molto difficile. A meno che tu non sia capace di essere un individuo ti sarà difficile vivere. Solo gli individui sopravviveranno.

Ora le persone che si sono abituate troppo alla schiavitù, a essere comandate, a ricevere ordini da qualcuno – persone che si sono abituate troppo alle figure paterne – finiranno in uno stato di squilibrio mentale. Ma sarà colpa loro, non sarà colpa dei tempi. I tempi sono belli, perché i tempi caotici sono tempi di rivoluzione.

Ora è possibile uscire dal ciclo della vita e della morte molto più facilmente di quanto lo sia stato negli ultimi venticinque secoli dopo Buddha. All’epoca di Buddha, molti si illuminarono, la società era in uno stato di agitazione. E sta accadendo di nuovo. Tempi importanti ti aspettano – preparati.

Tu dici: “Come ho fatto a essere così fortunato da conoscere la grazia del tuo amore in questi tempi di confusione totale nel mondo?”. Non è questione di fortuna, è questione di intelligenza. Questa è l’unica fortuna al mondo: l’intelligenza. E ricorda, tutti nascono con l’intelligenza, ma non tutti la usano, perché essere intelligenti significa vivere pericolosamente.

Il bambino intelligente è un disturbo costante per i genitori, che tentano di distruggere la sua intelligenza. Nessuno vuole un bambino intelligente, perché ti crea incertezze, ti crea dubbi. Un bambino intelligente pone domande alle quali non sei in grado di rispondere. Un bambino intelligente è un problema per gli insegnanti a scuola, al college, all’università.

Una persona intelligente rimarrà sempre un problema, dovunque si trovi. Per questo la società cerca di distruggere la tua intelligenza in tutti i modi.

A nessuno piace una persona intelligente. E così le persone cominciano a recitare la parte del poco intelligente, perché una persona poco intelligente viene accettata dappertutto. Ecco perché milioni di persone sono diventate mediocri. Nessuno è nato mediocre, lascia che te lo ricordi.

Dio dona l’intelligenza a ogni individuo, allo stesso modo in cui dona la vita, così dona l’intelligenza. L’intelligenza è una parte intrinseca della vita.

Hai mai visto un animale poco intelligente? Hai mai visto un uccello poco intelligente, un albero poco intelligente? Ogni albero è intelligente abbastanza da trovare l’acqua e da mandarci le radici. Gli alberi sono intelligenti a modo loro, gli uccelli sono intelligenti a modo loro, gli animali sono intelligenti a modo loro. E così è l’uomo.

Solo tra gli uomini troverai lo stupido e il mediocre. Non ho mai incontrato un cane stupido – e ci ho provato – invece ci sono milioni di esseri umani stupidi. Cosa è successo agli esseri umani? L’intelligenza non viene permessa.

L’intera società, la struttura stessa della società, è contro l’intelligenza; dà sostegno alle persone mediocri. Tutti sono felici con una persona mediocre, perché quando hai attorno una persona mediocre, non sarà mai un problema; è sempre pronta a obbedire, e ti dà sempre la sensazione di essere superiore.

Se le persone vivessero con intelligenza, tutti sarebbero fortunati. Se non sei fortunato, non è perché dio è stato ingiusto con te, è solo perché sei sceso a compromessi con la società.

Tu sei potuto arrivare a me perché sei stato abbastanza coraggioso da usare la tua intelligenza. Non è una questione di fortuna, è solo una questione di fegato, di coraggio. E questi tempi sono realmente belli, fantastici. Usa questi giorni, questi tempi: puoi librarti in volo verso altezze che mai sono state possibili prima.

Milioni di persone sono nella situazione in cui l’illuminazione può accadere.

Per la prima volta, Buddha può essere superato. I tempi sono molto favorevoli, perché ci sono così tanto caos e così tanta confusione, e tutte le vecchie ideologie sono morte o stanno morendo da sole. L’uomo sta diventando libero, sta uscendo dal guscio.

 

tratto da

Osho, Unio Mystica vol.2

 

 

 

Rimani flessibile

 

Amato Osho, per quasi tutta la vita ho vissuto dietro a qualcuno. Ho continuato a fare avanti e indietro, mettendomi in prima linea per poi nascondermi dietro a qualcuno o qualcosa. Mi nascondo solo quando la situazione scotta, così sono al sicuro. Ma questo adesso non funziona più, perché mi rendo conto di quello che faccio, e sento che è il momento di decidere di essere in un modo o nell’altro. Puoi commentare?

 

Non vedo alcun problema: se fa troppo caldo ci si deve nascondere da qualche parte, dietro a qualcuno o qualcosa – e quando è fresco, si esce! Non ha senso decidere di stare sempre fuori, anche se fa un freddo terribile, o di rimanere sempre rintanato, anche se non hai bisogno di nasconderti. Non c’è alcun motivo per decidere.

Continua a muoverti, e rimani flessibile. Quando fa caldo va benissimo aprire l’ombrellone. Sei contro gli ombrelloni o cosa? Ci sono ombrelloni di tutti i tipi. E quando non fa caldo, chiudi l’ombrellone.

La vita dovrebbe essere presa molto alla leggera, ma siamo stati educati in modo tale che qualunque cosa diventa un problema molto serio. Ora, dov’è il problema? Io non vedo alcun problema. È semplicemente intelligente. Ci sono momenti in cui hai bisogno di un riparo, e ci sono momenti in cui hai bisogno del cielo aperto.

Quindi vivi in accordo con il momento, senza decidere in anticipo. In realtà sono queste decisioni a creare il problema.

Ho vissuto a Calcutta a casa di un amico. Essendo un giainista credente, non poteva mangiare dopo il tramonto, quindi mi aveva detto: “Parleremo più tardi. Il sole sta tramontando e io devo mangiare. Il sole era già tramontato – e lui lo sapeva, io lo sapevo, non aveva senso… E così invece di mangiare al tavolo della sala da pranzo, dove stava diventando buio, mangiammo sul terrazzo, dove c’era ancora luce.

Dopo cena gli dissi: “Stai ingannando i tuoi dei. E lui: “Cosa intendi dire?”. Risposi: “In quel momento, che tu mangiassi in sala da pranzo o sul terrazzo, l’ora era la stessa, il sole era già tramontato. Sì, dentro era un po’ più buio, e fuori c’era un po’ più di luce, ma il sole non c’era. Tu lo hai visto tramontare. Io l’ho visto tramontare, ma non ho voluto disturbarti”. “Ma,” disse, “uno deve fare dei compromessi.” E io: “Devi fare dei compromessi perché hai già accettato certe formule di vita; altrimenti non ci sarebbe alcun problema. Se non avessi deciso che mangiare prima del tramonto è un atto religioso, la questione non si sarebbe nemmeno posta. E questa formula è stata creata cinquemila anni fa, prima dell’avvento dell’elettricità. Ora vivi in un palazzo con l’aria condizionata. Dentro è illuminato molto meglio. La formula era stata fatta perché non si mangiasse al buio, e qualche insetto non cadesse nel piatto…” Accade nei villaggi, in India, dove la gente mangia di notte: non ha neppure un lumicino… buio totale. Puoi mangiare qualche insetto vagante, qualche mosca caduta nel piatto – allora aveva perfettamente senso. Ma quelle persone non conoscevano l’elettricità.

Ora, in una casa con l’aria condizionata, dove non ci sono mosche, né altri insetti, nulla, e la luce è a portata di mano – tanta luce quanta ne vuoi – è semplicemente stupida… l’idea del sole o della sua mancanza.

Se decidi in anticipo, è inevitabile che ci siano dei problemi, perché la vita segue il suo corso. Non sa nulla dei tuoi pregiudizi, delle tue discipline – e non ha alcun obbligo di seguirli. E tu ti trovi nei guai, e allora la vita diventa sempre più seria, perché devi fare compromessi, e ti senti in colpa perché sei un debole. Se non fai compromessi potresti farti del male e ritrovarti a pezzi.

Per me la vita è una cosa molto semplice, giocosa, leggera. Non turbarla con la tua seriosità. Fluisci.

Quindi se fa caldo, non mangiare panini caldi, bevi qualcosa di fresco. Se fa freddo, cambia; non devi seguire lo stesso principio per sempre. È questo che rende le persone così infelici, perché non cambiano.

Pensano che rimanere inflessibili nei propri principi dia loro una certa forza. Sbagliano. La loro forza viene semplicemente risucchiata, sono le persone più deboli del mondo.

Sono come bambini piccoli che sono cresciuti e usano ancora i pigiamini che indossavano quando erano dei bebè. Ora hanno un aspetto ridicolo. E si trovano in difficoltà, sono sempre lì a tenersi su il pigiama, perché continua a scivolare giù. E la gente ride. No, mentre cresci, il tuo pigiama dovrebbe crescere con te, ma poiché i pigiami non crescono, devi cambiarli.

Quindi io non vedo alcun problema, ma posso vedere che questa non è la situazione di una sola persona. Milioni di persone vivono così. Si impongono ferree discipline e poi finiscono nei guai. Nessuno le sta mettendo nei guai, tranne i loro stessi principi. Se li abbandonano si sentono in colpa, se li seguono si trovano a soffrire.

Non essere troppo duro con te stesso. Sii un po’ più amorevole, un po’ più tenero. Per questo io non insegno una vita basata su principi, ti insegno chiaramente una vita priva di principi, una vita intelligente che cambia con ogni cambiamento di ciò che ti sta attorno. Non avere un principio che incontrerà difficoltà a cambiare. Sii assolutamente privo di principi e segui semplicemente la vita. E nella tua vita non ci sarà infelicità.

Puoi vivere la tua vita intera con tante canzoni e tante danze, e da queste canzoni e danze sorgerà la tua gratitudine. Per me quella gratitudine è la tua religiosità: una gratitudine verso l’esistenza.

Ma tu non dai alcuna possibilità di fioritura alla tua vita. I tuoi principi sono le tue prigioni, e diventano sempre più grandi.

Ti stupirà sapere che per un monaco buddista ci sono trentatremila principi da seguire. Ora, anche il solo ricordarli è impossibile. Seguirli significa sabotarsi da soli. A ogni passo, in ogni momento, devi consultare il libro sacro: cosa fare e cosa non fare.

Fai semplicemente ciò che è piacevole, piacevole per te e per ciò che ti circonda. Fai qualcosa che porta una canzone nel tuo cuore e crea attorno a te un clima di festività.

Per me una vita così è religiosa: non ha principi, non ha disciplina, non ha leggi, ha un unico orientamento, ed è vivere in modo intelligente.

 

tratto da:

Osho, The Trasmission of the Lamp #5

 

 

 

Lasciati soprendere!

 

Nel mondo del lavoro la continuità, l’impegno, la responsabilità sono valori necessari. E sono in aperto contrasto con l’essere nel momento, la libertà e la spontaneità che sono le aspirazioni del cuore. Per favore, Osho, di’ qualcosa sul modo in cui questi due spazi possono coesistere in pace, ammesso che ve ne sia uno.

Se vuoi montare due cavalli alla volta, è inevitabile che ti troverai in difficoltà. Devi capire una cosa: se intimamente desideri libertà, spontaneità ed essere nel momento, allora non dovrai avere una mente utilitaristica. Puoi continuare con i tuoi affari, ma dovrai modificare il tuo atteggiamento, il tuo orientamento. Non puoi raggiungere un compromesso, non puoi operare una sintesi. Devi sacrificare uno a favore dell’altro.

Anche gli affari possono essere condotti con sincerità, con autenticità, con onestà; non richiedono assolutamente che si sia furbi, sfruttatori, che si usi l’inganno. Quindi non cercare una sintesi tra “occuparsi degli affari, continuità, impegno e responsabilità” e “essere nel momento, libertà e spontaneità, che sono le aspirazioni del cuore.”

Ascolta il cuore, perché alla fine è il cuore a decidere il calibro del tuo essere, la crescita stessa della tua consapevolezza, e infine la trascendenza che conduce te e la tua consapevolezza oltre la morte. Qualunque altra cosa è semplicemente mondana. Cos’è il tuo impegno? Un uomo saggio evita di prendersi stupidi impegni. Cos’è la tua continuità? Poiché tuo padre e i suoi predecessori hanno condotto l’azienda, anche tu devi continuare a farlo? Sei qui solo per ripetere il passato?

Non hai il coraggio di introdurre delle novità, di abbandonare il passato vecchio e marcio, di portare una boccata d’aria fresca nella tua vita e nelle vite di coloro che hanno a che fare con te in qualche maniera? Cos’è la tua continuità? Non c’è continuità… In realtà, devi essere discontinuo in ogni momento, non solo con il passato degli altri, di tuo padre e dei tuoi antenati, ma devi essere discontinuo persino con il tuo passato, momento per momento. Il momento che è passato, è andato. Non hai alcun obbligo di continuare e portarti dietro il cadavere di un momento morto.

E l’impegno nasce sempre dall’inconsapevolezza. Per esempio, tu ami una donna e desideri sposarla, ma lei vuole un impegno. Sei così inconsapevole da assumerti facilmente impegni per il futuro, che non è nelle tue mani. Come fai a dire qualcosa sul domani? Il domani non ti appartiene. Potresti essere qui e potresti non esserci. E chi sa qualcosa del domani? L’amore che ti ha ‘ posseduto all’improvviso potrebbe essere svanito. Ma quasi ogni uomo si impegna con la sua donna: “Ti amerò per tutta la vita”. E anche la donna si impegna: “Ti amerò, e non solo in questa vita, pregherò affinché in ogni vita possa trovare te come marito”. Ma nessuno è consapevole del fatto che neppure un istante del futuro è nelle nostre mani. Ogni forma di impegno creerà inevitabilmente dei problemi.

Domani il tuo amore potrebbe svanire, allo stesso modo in cui è comparso, all’improvviso. È un evento spontaneo, non è frutto di un’azione, non è qualcosa che hai fatto. Domani, quando l’amore sarà scomparso e ti ritroverai con un cuore arido, cosa farai?

E la responsabilità… Ti hanno oppresso con l’idea della responsabilità, che sei responsabile dei tuoi figli, che sei responsabile dei vicini, che sei responsabile della società e della nazione. Sembra che tu sia qui solo per essere responsabile di tutti – tranne che di te stesso. È una situazione singolare.

In realtà, il significato stesso di responsabilità è stato modificato nelle mani delle religioni, dei politici, dei cosiddetti benpensanti, insegnanti, genitori. Hanno cambiato il significato autentico di responsabilità. Lo hanno reso sinonimo di dovere: è tuo dovere. E io voglio che si sappia che dovere è una parolaccia.

Non dovresti mai fare nulla per dovere. O fai qualcosa per amore o non la fai. Decidi una volta per tutte che la tua vita sarà una vita d’amore, e se dall’amore nasce una risposta, quella per me è responsabilità. Dividila in due: respons-abilità, non farne una sola parola. Hanno unito queste due parole, creando una grande confusione nel mondo. Non è responsabilità, è respons-abilità. E l’amore è capace di rispondere. Non c’è altra forza al mondo così capace di rispondere. Se ami, non puoi fare a meno di rispondere; non è un peso. Il dovere è un peso. L’amore può cancellare la gravità, l’amore può cancellare il peso. Ogni risposta nata dall’amore è bella. Senza amore, la responsabilità è brutta e indica semplicemente che hai la mente dello schiavo.

Quindi, per quanto mi riguarda, se davvero aspiri a libertà, spontaneità e l’essere nel momento, non si tratta di dover creare una sintesi. Devi cambiare completamente il tuo atteggiamento verso il lavoro: il lavoro diventa la tua meditazione, la tua onestà, la tua verità, e smette di essere sfruttamento. La continuità semplicemente sparisce; porti qualcosa di nuovo nell’esistenza. L’impegno è un’assurdità. Non puoi prenderti impegni, perché il tempo non è nelle tue mani, né l’amore è nelle tue mani. In base a che cosa prendi questo impegno?

Perché chiudere la vita con delle promesse? Perché non tenerla aperta alle sorprese? Perché non tenerla aperta alle avventure? Perché chiudersi in una tomba? Per poi soffrire, perché inizi a pensare: “Ho promesso, mi sono impegnato. Ora, che io voglia mantenere la promessa o l’impegno non importa: c’è in gioco la mia integrità. Fingerò, ma non posso riconoscere di essere stato uno stupido quando ho preso quell’impegno.”

Non si tratta di fare una sintesi tra finzione e verità, tra l’autentico e il falso. Devi lasciar cadere ogni falsità, ascoltare il cuore e seguirlo, a qualunque costo – il prezzo non sarà mai troppo alto. Qualunque cosa tu debba perdere, perdila; ma se avrai ascoltato il cuore, alla fine sarai il vincitore, la vittoria sarà tua. Ma se vuoi ingannare gli altri e ingannare te stesso, allora è un’altra faccenda.

tratto da: Osho, The New Dawn #27

 

 

 

Una Grande passione per la normalità

 

A Rupa piace definirsi, un po’ per scherzo, una “vecchia hippy”. Ma dietro alla sua avversione per l’essere considerata ‘quadrata’, c’è un’intelligenza vivissima che l’ha condotta a creare una propria azienda e a parlare eloquentemente delle gioie della tecnologia.

 

La sua ditta di consulenze di gestione aziendale si trova a Fremantle, in Australia Occidentale. Ci racconta: “Fondamentalmente mi occupo di contabilità e gestione del lavoro, offro consulenze su come rendere più efficiente l’organizzazione degli uffici. Il motto della mia ditta è: Siete pronti per il 21º secolo? Questo perché sento che la tecnologia ha reso possibile un’organizzazione molto efficiente, ma può diventare un mostro che devi continuamente alimentare se non sai molto bene come vuoi usarla. Un computer è una cosa molto carina, ma una delle cose più importanti da imparare è che ha un interruttore per accenderlo e spegnerlo”. Essere pronti per il 21º secolo, secondo Rupa, vuol dire essere flessibili, ben organizzati, avere una mente aperta e rimanere rilassati riguardo alla vita e al lavoro. “Uno degli ostacoli principali al buon funzionamento del lavoro è la concezione erronea che se sei serio e stressato allora devi essere veramente importante, e che se non lo sei, probabilmente sei un irresponsabile”.

Cosa fa Rupa per lo stress?

“Francamente cerco di evitare del tutto lo stress. Parlare di ‘controllo dello stress’ è come dire: “Mi metto queste scarpe scomodissime per due ore al giorno al massimo. In questo modo riesco a sopportare il disagio che mi provocano”. C’è veramente qualcosa per cui valga la pena di farsi annodare lo stomaco? Dopotutto, se lavori perché ti piace quello che fai, allora i risultati sono irrilevanti. È proprio l’aspettativa dei risultati e un’enfasi eccessiva sulla loro importanza la causa prima dello stress.

Detto questo devo anche aggiungere che sono il tipo di persona che fiorisce in ciò che gli altri chiamano stress. Ho qualche trucco per rimanere rilassata. Il più importante è che mi preoccupo sempre di crearmi un ambiente fisico confortevole quando lavoro. Cerco di organizzarmi in modo da potermi immergere, senza distrazioni, in ciò che sto facendo e da essere totalmente presente, invece di cercare di far finta di essere da qualche altra parte. Se c’è un altro posto dove preferirei essere, è lì che dovrei essere. Oppure cambio le mie preferenze e metto gioia in quello che faccio, facendolo bene e in modo totale.

Un altro trucco molto utile è quello di portare attenzione al cuore, respirarvi dentro e permettere a quella sensazione di apertura di invadere tutto il corpo. Essere consapevole di questo rimanendo ugualmente in contatto con le dita sulla tastiera è un gioco e una sfida. Ma alla fine si crea una deliziosa sensazione di calore, come se tutto il corpo emanasse luce”.

All’inizio, quando le abbiamo chiesto come riesce a integrare la meditazione nella sua vita quotidiana, Rupa ha esitato, dicendo: “Sono una persona troppo comune, per essere la protagonista di un articolo del genere”. In passato, per contrasto, era “una persona ‘spirituale’. Cercavo di vivere la vita a distanza, di essere speciale, di rimanere al di fuori della massa sporca dell’umanità. Mi ci è voluto un po’ prima di accorgermi che mi ritiravo, con un certo disprezzo, dal coinvolgimento appassionato con le cose comuni”.

Adesso la sua preoccupazione è quella di essere diventata troppo coinvolta con l’ordinario. Ma il suo viso si illumina immediatamente quando inizia a parlare di come Osho abbia influenzato la sua vita. “Il suo atteggiamento così aperto verso la vita e dissacrante rispetto a ogni forma di disciplina, mi ha aiutata ad accorgermi di cosa stessi facendo. Sento, e si tratta di un sentire profondo, di aver trascorso vite e vite di meditazione-senza-amore in qualche monastero; quello che sto scoprendo adesso è che la mia meditazione – e il modo in cui mi tengo in contatto con la visione di Osho e con me stessa – è di vivere ogni cosa totalmente e appassionatamente. Ciò significa portare avanti diversi progetti allo stesso tempo, essere creativa e fare qualcosa – qualunque cosa – per muovermi. Questo vivere sul filo del rasoio significa che devi sempre essere presente, altrimenti sei perduto. Se inizi a barcollare quando c’è tanto che sta accadendo, ti può crollare tutto addosso”.

Ma con tutta questa energia in movimento, non corri il rischio di assuefarti a questo continuo scorrere di adrenalina, e poi ritrovarti esausta?

“Sì, mi sento prosciugata quando non mantengo la connessione con la meditazione e con i miei bisogni personali.

Probabilmente la cosa più importante che ho imparato da Osho è che la felicità è uno stato naturale, mentre l’infelicità richiede dello sforzo. Questo taglia alle radici il trip del superlavoro perché, a conti fatti, questa tendenza a far scorrere a fiumi l’adrenalina non è altro che un trip. Andare al di fuori di se stessi, perdersi ‘là fuori’, vuol dire andare nella direzione sbagliata, allontanarsi dalla possibilità di provare gioia e felicità, perché queste ultime sono dentro, completamente indipendenti dal “là fuori”.

Ci sono dei momenti in cui il lavoro è più di routine e la sfida non è così evidente. Allora il segreto è fare tutto con la massima grazia e presenza. È il modo dei bambini. Una volta una cliente particolarmente percettiva mi ha fatto notare:Finalmente sono riuscita a comprendere come sei: tu stai giocando all’ufficio!’ Poi ha aggiunto subito: ‘Ma non voglio dire…’ Io sono scoppiata a ridere! Mi aveva scoperto!”

 

 

PROBABILMENTE LA COSA PIÙ IMPORTANTE CHE HO IMPARATO DA OSHO È CHE LA FELICITÀ È UNO STATO NATURALE.

 

Aerobica Spirituale

 

Jivan pratica la meditazione da molti anni. Dice che per lei il miglior modo per restare in contatto con la centratura ottenuta con la meditazione, è insegnarla agli altri…

 

 

“Ho sempre sentito Osho che diceva ‘Sii totale nel tuo lavoro e la meditazione accadrà” e per me questo vuol dire essere totalmente presente, qualsiasi cosa faccia. Portare la meditazione nel mio modo di vivere vuole anche dire sfidare costantemente i miei limiti e i miei programmi personali, il mio essere psicologicamente e spiritualmente “tesa”. Sento che mi riesce meglio quando conduco gruppi sulla consapevolezza, perché, in quel caso, devo essere presente al cento per cento. Mentre insegno agli altri tecniche per la consapevolezza, sto anche affilando la mia. Se insegno una cosa, la imparo meglio. Questa è stata anche la spinta a fondare, insieme al mio compagno, lo Sky Institute for Transformation and Leadership. A noi si rivolgono uomini d’affari, che desiderano integrare le tecniche di management con il proprio sviluppo personale.

Mi accorgo che ho gli stessi problemi di tutti – il bisogno di alzare il mio livello di consapevolezza e di dare energia a quel punto, dentro di me, dove posso ‘stare con quello che c’è’. Per esempio, nella vita quotidiana, quando ci muoviamo in modo automantico, reagiamo alle persone in base a emozioni e proiezioni, invece che alla consapevolezza. Se riusciamo a rallentare e diventiamo consapevoli di quello che stiamo facendo, possiamo ‘restare con’ il sentire che le cose normali ci fanno agire automaticamente. Consci di questo fatto, potremo scegliere di agire consapevolmente.

Meditazione e consapevolezza sono al centro del mio modo di vivere. Nei gruppi partecipo sempre alle meditazioni e a casa non manco mai di sedermi in silenzio o di ascoltare un discorso di Osho. Ma fondamentalmente sento che la meditazione non è tanto una tecnica, quanto una pratica continua di consapevolezza e di essere presenti nel momento. Lavorare col mio compagno richiede una maggiore consapevolezza, perché essendo così intimi, facilmente andiamo a toccare problemi o zone di disagio. Questo vuol dire che davvero ho bisogno di restare centrata, per prendermi cura di me e assicurarmi di avere abbastanza tempo per restare da sola.

Credo che in realtà tutti abbiamo bisogno di continuare a controllare  come vanno le cose dentro –  e dare sostegno allo spazio interiore, tenendo vivo il collegamento con noi stessi. Mi piace molto poterlo fare con la meditazione che c’è alla fine dei discorsi sullo Zen, quando Osho suggerisce:Resta in silenzio, chiudi gli occhi, nessun movimento. Semplicemente vai dentro; più profondamente… più profondamente. Come una saetta di puro diamante. Elimina tutto quello che è spazzatura in te e raggiungi il vuoto, il puro spazio del tuo essere. Questo momento è benedetto, perché solo questo momento può trasformarsi in fiore dentro di te, perché solo questo momento può portarti più vicino al battito del cuore dell’esistenza. Non avere paura e non afferrarti a niente. Salta pure. È il tuo essere interiore.

È importante dare energia regolarmente al nostro centro con qualche tecnica meditativa al fine di restare consapevoli e in contatto con noi stessi.  Per me la chiave è questa.

   (ritorna al sommario) 

 

 

Alla ricerca del punto -------- zero

 

È stato pubblicizzato come “la risposta di Perth a Michelangelo” e al di là della trovata pubblicitaria, Vidhano, originario della Nuova Zelanda, ha davvero talento da vendere ed è assolutamente entusiasta del suo lavoro. Quando ci incontriamo per quest’articolo, è pieno di energia, continua ad andare su e giù per la stanza o a guardare lo schermo del mio computer. Alla fine si siede sul pavimento e, avendo prodotto magicamente dal nulla carta e matita, inizia a disegnare con gesti decisi e rapidi. Di colpo la sua energia è calma, assorta nel suo mondo privato. È ovvio che per Vidhano dipingere non è solo un modo di esprimere la creatività, ma anche una tecnica per centrarsi.

 

 

“Il punto centrale è la meditazione, non la decorazione”, dice. “L’arte è la mia meditazione perché mi conduce nelpunto zero’ dove tutto è silenzio e pace. Attraverso le parole di Osho e la dimensione della meditazione ho scoperto ciò che avevo cercato per tutta la vita: il punto zero”.

I suoi murali trompe l’oeil decorano residenze private e uffici nella zona di Perth. Osservarli vuol dire entrare immediatamente nell’illusione con cui lui ama giocare.

 

Oltre i limiti/verso l’immutabile

“Ciò di cui il mondo ha bisogno è di non avere limiti mentre invece, racchiusa tra quattro mura, la gente non fa che porsi da sola dei limiti. Dato che tutta la vita è comunque un’illusione, perché ciò che vediamo come concreto può in realtà essere trasparente, quando dipingi qualcosa su di un muro come se il muro non esistesse, allora a un certo livello il muro non esiste veramente. E questa è una forma di libertà: ti porta oltre la solidità di ciò che ti circonda e ti dà anche un’intuizione su ciò che pensi di essere.

Noi pensiamo di essere molto solidi in alcuni aspetti di noi stessi, ma in realtà ci sono aspetti che cambiano costantemente. Un giorno pensiamo che sia semplicemente tutto a posto; eppure il successivo il nostro mondo va a pezzi. Oppure un giorno siamo veramente a terra e l’istante dopo possiamo essere felici. Qual è o che cos’è lo stato in cui ‘io sono’ in modo permanente?

Chi siamo noi attraverso tutti questi cambiamenti? Alla fine, se la tua ricerca è quella di ‘Chi sono io?’ arrivi a un punto in cui sei l’osservatore di tutto questo.

Già da piccolo tutto mi ispirava stupore e reverenza: tutto, qualunque cosa. Ora, più guardo, più tutto diventa misterioso. E più riesco a vedere – non nel senso di cercare di trovare una soluzione o di proiettare un significato su qualcosa, perché quella è una cosa che ti esaurisce – più vedo il mondo come prima, ma invece di sovrapporci la mia comprensione, dandogli l’etichetta, attribuendogli un certo colore o una certa configurazione, lascio che sia il mondo ad entrare di più dentro di me.

 

Il punto zero è qualcosa che avevo sempre considerato come l’osservatore passivo della mia vita, ma non l’avevo mai compreso del tutto finché non ho incontrato Osho. Lui parlava di verità semplici e fondamentali sull’esistenza – che io già avevo intuito, come del resto sicuramente anche altri – e me le ha messe davanti agli occhi, dicendo:È proprio questo ciò che stai osservando!’.

In ogni istante l’esistenza intera è proprio davanti ai tuoi occhi in tutta la sua purezza, priva di qualunque interpretazione, ma noi non riusciamo a vederla perché abbiamo delle interpretazioni, abbiamo un ego e una mente che distorcono ed etichettano.

Osho prende quello che c’è e lo mette in parole e in storie attraverso le quali possiamo vedere più chiaramente. Ha l’abilità di aggirare la nostra mente piena di pregiudizi, per introdurci a una realtà che la mente non può vedere e che va al di là di essa.”

 

Wu Wei

“La gente dice che il mio modo di dipingere è pigro e privo di motivazioni, ma io lo chiamo privo di sforzo. Uno sforzo è indispensabile, ma non lo sforzo pieno di tensione per raggiungere un qualche obiettivo. Non un’ ‘opera d’arte’ orientata a uno scopo.

La preparazione – mescolare i colori e così via – ha bisogno di una certa quantità di energia. Nel resto del tempo divento ciò che sto dipingendo. Per me è una meditazione. Comincio a dipingere a partire dalla sensazione di ciò che voglio, e poi la visione arriva.

Uso vari elementi della mia vita. Ci possono essere per esempio delle acque profonde che vengono da un’esperienza nella mia vita quando mi sono seduto accanto a uno stagno. Ogni cosa ha per me una connessione con le emozioni.

 

L’essenza

“Cerco di arrivare a quella che vedo come l’essenza di questa esistenza. Tutto ciò che esiste non è né buono né cattivo. Ha in sé tutti gli aspetti: è un equilibrio, un’armonia. È vero, esiste la violenza a questo mondo, ma esiste anche l’opposto. C’è un’interazione dinamica tra le due cose. Il mondo è un flusso dinamico e, se non lo fosse, non esisterebbe neanche. E c’è sempre un punto zero intorno al quale gira tutto il resto.

Trovo il silenzio nella natura. Ciò che faccio è connettere i due mondi. La mia arte è un punto di focalizzazione, una finestra tra i due mondi della ‘realtà’ o in altre parole tra il reale e il surreale.

 

 

“OGNI LAVORO ARTISTICO TI PORTA IN UN ALTRO MONDO, MA PER LA MAGGIOR PARTE VIENE VISTO SOLO COSÌ: COME UN “PEZZO D’ARTE”.

QUELLO CHE IO STO CERCANDO DI CREARE È UNA FINESTRA, COSÌ CHE TU NON VEDA L’OPERA COME ARTE, MA COME UNA REALTÀ SEPARATA E PER UN MOMENTO ENTRI IN QUELLA REALTÀ.”

 

 

Vedendo gli affreschi di Vidhano, a molti verrà in mente la storia di osho dell’imperatore e del pittore…

 

L’imperatore della Cina era anche un grande pittore. Amava dipingere, ed era solito ogni anno chiamare a palazzo altri pittori per una mostra. Diventato molto vecchio, dichiarò in una di queste cerimonie annuali: “Ora sono molto vecchio e voglio vedere il quadro più perfetto del mondo. Darò al pittore un posto a palazzo e tutto ciò di cui avrà bisogno”.

Alcuni pittori, che pensavano di essere in grado di creare un dipinto di questo genere, si recarono a palazzo. Passarono tre anni, e rimase un solo pittore. Aveva continuato a dipingere per tre anni. Non dipingeva su tela, dipingeva sui muri del palazzo, nella stanza che gli era stata riservata.

Aveva dipinto una bellissima foresta in una notte di luna. C’erano un ruscello e un sentierino che si aggirava tra gli alberi e poi scompariva nella foresta. Dopo tre anni si recò dall’imperatore e disse: “Adesso puoi venire. Ho fatto tutto ciò che potevo. Penso che sia il dipinto più perfetto del mondo, quindi invito Vostra Maestà a vederlo. Non voglio alcuna ricompensa – questi tre anni sono stati i più preziosi della mia vita – mi basta solo che tu lo veda”.

L’imperatore andò con lui.

Questo pittore aveva fatto sicuramente un lavoro meraviglioso. L’imperatore ne era così entusiasta che chiese al pittore: “Dove porta questo sentierino, alla fine?”.

Il pittore rispose: “Non l’ho mai percorso, ma se vuoi venire con me, possiamo andare a vedere dove porta. Anch’io me lo sono chiesto molte volte:Dove porta quel sentiero?’”.

E così il pittore e l’imperatore presero il sentiero e scomparvero tra gli alberi, e da allora nessuno ne ha più sentito parlare.   

   (ritorna al sommario) 

 

 

FUSIONI ORGASMICHE NEI SETTE CHAKRA

 

Mappe interiori 1 – I sette chakra. A seconda del chakra nel quale ci troviamo a essere centrati, esprimiamo in maniere diverse il bisogno di unità, di fusione con “qualcosa” che ci va a completare.

 

A partire da questo numero iniziamo a esplorare vari modi che Osho ha usato per descrivere il percorso del meditatore che dall’inconsapevolezza si muove verso il risveglio. Sono mappe importanti non solo per capire a che punto siamo del nostro viaggio interiore, ma anche per vedere qual è il passo successivo da compiere. Il nostro viaggio attraverso le descrizioni del paesaggio del mondo interiore non poteva che cominciare dai chakra, il modo più conosciuto e tradizionale di descrivere il percorso dell’energia dal basso verso l’alto, dal buio verso la luce.

 

 

Andare alla ricerca dell’unità, oppure della consapevolezza, è la stessa cosa: diventando consapevole, diventi uno – diventando uno col tutto diventi consapevole.

Lascia che ti spieghi in quanti modi, in milioni di modi, cerchiamo l’unità.

Il bambino nasce. La sua prima attività nel mondo è quella di mangiare, la sua prima funzione è assorbire materia. La ricerca è iniziata: la materia vuole incontrare altra materia. La materia vuole avere un’unità organica con il resto della materia: la materia è attirata dalla materia, è richiamata dalla materia. Questo è il primo amore: il cibo. Il primo orgasmo del bambino viene dal cibo. Quando ti senti soddisfatto dopo aver mangiato o bevuto, quella soddisfazione è una sensazione di unità: la materia esterna è stata assorbita all’interno, l’interno e l’esterno si sono incontrati. L’incontro non è molto profondo, non può esserlo perché è un incontro della materia: è molto superficiale, ma c’è.

Gli indù lo chiamano il primo chakra, muladhar. Ci sono molte persone che vivono al primo chakra. Mangiano e defecano. Tutta la loro vita non è altro che assorbire materia e buttare fuori materia: una vita molto meccanica, estremamente limitata, uno stretto tunnel. Muladhar è la più piccola apertura nel tuo essere grazie alla quale la luce può penetrare e tu puoi entrare nell’esistenza. Inizia a funzionare perché il bambino deve sopravvivere: per prima cosa deve assumere del cibo, altrimenti morirà. È un metodo di sopravvivenza, ma non si dovrebbe vivere per mangiare. Se vivi solo per mangiare, non vivi affatto, stai solo aspettando la morte. Hai scelto un piacere molto piccolo, molto banale: è solo un solleticamento dei sensi, e subito il piacere è finito. Intorno a te ci sono enormi altre possibilità… Osserva la tua vita.

Adesso persino i fisici, alcuni fisici pazzi, dicono che gli atomi stanno insieme perché si amano. La parola ‘amore’ non è molto adatta, perché sembra antropomorfica, ma ora alcuni fisici hanno abbastanza coraggio per dire che è una spiegazione. Ed è una che deve essere usata, perché non sembra ce ne siano delle altre. Perché elettroni, protoni e neutroni esistono insieme? Perché questa presenza comune? Ci deve essere qualche legame, una certa attrazione. Ci deve essere una certa unità, una storia d’amore – al livello più basso, ma ci dev’essere una storia d’amore – altrimenti come mai non si disperdono? Puoi chiamarla gravità, puoi chiamarla magnetismo, o campo elettrico, o in qualunque altro modo, ma amore sembra essere la parola migliore perché può spiegare tutto lo spettro dei fenomeni, dal più alto al più basso. Quando mangi, e diventi ossessionato dal mangiare, ti trovi alla prima lezione dell’amore: elettroni, protoni, neutroni che si attraggono, il corpo che attrae altra materia–corpo dall’esterno. Naturalmente c’è una certa soddisfazione, perché quando c’è unità c’è soddisfazione, contentezza, ma è del genere più basso. Bisognerebbe imparare ad andare oltre. Ecco perché tutte le religioni insegnano il valore del digiuno. Digiuno non vuol dire morire di fame, significa dare solo ciò che serve, non di più, in modo che puoi aprirti al secondo centro. Se sei troppo ossessionato dal cibo, diventi chiuso. Non si dovrebbe diventare troppo attaccati al cibo… e non si dovrebbe diventare troppo attaccati al digiuno. Allora si raggiunge un equilibrio. E solo attraverso l’equilibrio si può crescere.

Il secondo centro è svadhistan. Quando il bambino è sano, felice – il corpo sta bene – inizia a dominare. Nasce il desiderio di dominare, il bambino diventa un politico. Comincia a sorridere alle persone perché comprende che se sorride, li può influenzare. Comincia a piangere, gridare, perché sa che piangendo e gridando può manipolare la madre, il padre, tutta la famiglia. Quando i bisogni fisici del bambino sono soddisfatti, nasce un nuovo bisogno, che è anche questo un bisogno vitale: quello di dominare. Anche questo è uno sforzo per portare unità, l’unità tra dominato e dominatore.

Quando domini qualcuno diventi, in un certo senso, uno con lui. Se qualcuno si arrende a te, o tu ti arrendi a qualcuno, diventate in un certo senso un’unica cosa. Per questo, in tutto il mondo, la gente cerca di dominarsi a vicenda, tutti cercano di dominare. Anche quella è una ricerca dell’unità, se la consideri nella giusta prospettiva. Quando hai sconfitto una persona e ne sei diventato il padrone, hai assorbito quella persona nel tuo essere. Hai assorbito la sua vitalità, la sua energia vitale è diventata una con la tua.

Questa apertura è un po’ più grande della prima, c’è più spazio. Una persona ossessionata dal cibo è più chiusa di una che è ossessionata dal potere: almeno quest’ultima si avvicina agli altri. Nella sua vita avrà un certo tipo di relazione – non molto buona, perché la relazione di dominio è violenta, aggressiva, brutta – ma pur sempre una relazione.

I politici vivono nel secondo centro. Gli ingordi vivono nel primo, i politici nel secondo, e poi c’è il terzo, manipura: maschile e femminile vogliono incontrarsi e diventare uno. Nella Bibbia si dice: dio creò Adamo a sua immagine e somiglianza. Ma c’è una cosa da comprendere. Adamo deve essere stato entrambi: Adamo più Eva, altrimenti tutto non sarebbe potuto accadere a partire dal solo Adamo. Nell’originale ebraico, le parole usate lo spiegano chiaramente: Dio ha creato Adamo–Eva in un essere solo. L’essere creato originariamente non era né uomo né donna, era entrambi. Non era un lui o una lei, era entrambi: era un’unità. Se chiedi agli scienziati, ti diranno che quando il bambino cresce nel grembo della madre, per alcuni mesi non è né maschio né femmina. Quindi dire che dio creò Adamo non è giusto. Il mio consiglio è dire: dio creò Adamo–Eva. Ne faccio una parola sola. Dio creò Adamo–Eva e, in seguito, li divise in due. Da questa divisione, è nato un grande desiderio di incontrare l’altro. Ogni uomo cerca una donna, e ogni donna cerca un uomo. Cerchiamo l’estremo opposto. Senza l’altro, sembra che manchi sempre qualcosa; senza l’altro, la vita sembra incompleta; senza l’altro, ti sembra di essere dimezzato, non intero. Da qui viene tutto il nostro rincorrere l’amore, per amare e per essere amati. Questo è il terzo chakra: manipura, il bisogno del maschile e del femminile di incontrarsi e diventare un’unità.

Questo è il centro più alto per quanto riguarda la natura inferiore. Tra i tre centri più bassi, il sesso è il più alto. Gli ingordi accumulano soltanto: sono le persone più brutte al mondo. Non condividono mai, sono gli avari, i ricchi, quelli che sfruttano. I politici sono un po’ meglio, almeno si relazionano con qualcuno. Ma anche loro sono pericolosi, perché la loro relazione è di dominio. Non conoscono alcuna relazione umana; conoscono la guerra, la violenza, l’aggressione. Tutto ciò che vogliono è diventare dominanti in modo che tutti vengano assorbiti al loro interno. I primi si relazionano solo con oggetti: denaro, cibo, case, macchine. I secondi si relazionano con delle persone. Le loro relazioni non sono di gran valore, ma sono delle relazioni – rudimentali, primitive, solo un inizio – ma sempre delle relazioni. Nel terzo la relazione è di sesso, di due amanti: poeti, artisti, pittori, esistono nel terzo centro, quello estetico. Il terzo è il più alto dei centri inferiori: si inizia a condividere. E se ami una persona, non vuoi dominarla. Ricorda: se vuoi dominare, il tuo amore è contaminato dal secondo centro, non è ancora amore. Se ami davvero, vuoi libertà per te stesso e vuoi libertà anche per chi ami. L’amore dà libertà, indipendenza, perché la bellezza dell’amore si scopre solo quando esso nasce dalla libertà. Non è dominio, è condivisione, una condivisione responsabile; sei felice di condividere la tua energia.

Quando un uomo e una donna si incontrano veramente e l’orgasmo accade, avrai una prima intuizione, un’intuizione molto distante, del divino. Questa è l’attrattiva del sesso, questo è il desiderio profondo dell’orgasmo sessuale, perché in esso si riflette l’unità – solo per un momento, magari nemmeno per un momento… per una frazione di secondo… un’intuizione passeggera…

Chi è drogato dal cibo è molto lontano, non ha nemmeno una vaga intuizione. Chi è drogato di potere è orrendo, molto aggressivo, sempre in agitazione: l’intuizione non è possibile. Con una profonda storia d’amore sessuale, il divino può penetrare per la prima volta dentro di te. Il primo raggio di samadhi appare nell’orgasmo sessuale.

In effetti, l’uomo è arrivato a pensare al samadhi solo grazie all’orgasmo sessuale: quando ha preso coscienza di quel momento di beatitudine in cui due persone si incontrano così profondamente che si dissolvono l’una nell’altra, che i loro confini non sono più confini, che in un modo che ha del miracoloso iniziano a pulsare da un unico centro – non sono più due cuori, non sono più due corpi che respirano, diventano un’unità.

Ricorda, con il secondo centro cerchi di far sì che qualcuno si arrenda a te, e l’altro vuole che tu ti arrenda a lui. Nel terzo centro vi arrendete entrambi a qualcosa che va oltre voi due. Vi arrendete all’unità orgasmica dell’energia sessuale: in questo arrendervi, vi dissolvete entrambi. Per un istante, siete Adamo ed Eva contemporaneamente.

Muladhar, il primo centro, è materiale. Svadhistan, il secondo centro, è vitale. Il terzo, manipura, è psicosomatico; è l’unità più alta del mondo inferiore, naturalmente solo momentanea, ma sempre di grande significato. Il quarto è anahata: esso va al di là della sessualità, diventa amore puro. Se vedi un fiore, una rosa, e il tuo cuore vibra con esso, non c’è sessualità. Non è una questione di uomo o donna, non c’è polarità, la sua bellezza ti fa vibrare. Questa bellezza non ha nulla a che fare con l’uomo o la donna, la bellezza è al di là di questo. Di notte, quando guardi il cielo pieno di stelle, improvvisamente fremi fino nel profondo del tuo essere. Nasce una gioia straordinaria… inizi a incontrarti con le stelle. Non è una questione di uomo e donna, non ci sono yin e yang, non è per nulla una questione di polarità.

L’amore va oltre la polarità, il sesso rimane al di sotto della polarità. Il sesso ha bisogno dell’opposto, l’amore non ha bisogno dell’opposto. Per questo motivo, nel sesso c’è sempre un sottile conflitto, perché con l’opposto l’armonia non può mai essere totale. Magari per alcuni momenti… poi di nuovo appare il conflitto. Gli amanti sono sempre in conflitto. È vero, ci sono momenti in cui si dissolvono completamente l’uno nell’altro, ma sono momenti rari, pochi e distanti tra di loro.

Con l’amore, scompare la polarità. L’amore è più un’amicizia. Puoi amare un albero, una roccia, le stelle, l’erba, puoi amare qualsiasi cosa. L’amore non ha nulla a che fare con la polarità maschile–femminile. L’amore va oltre gli opposti, quindi l’unità è più profonda. Questo è il quarto chakra – anahata – il chakra del cuore. Con il quarto diventi veramente umano. Fino al terzo facevi parte del regno animale, niente di più, niente di speciale. Con il quarto diventi speciale, unico: è nata l’umanità, sei diventato un essere umano. Ricorda, avere l’aspetto di un essere umano non vuol dire che lo sei. Solo con il quarto centro diventi tale, inizi a funzionare come un essere umano. Molte persone muoiono come animali; non vanno mai oltre la sessualità. Non arrivano mai a sapere che c’è una specie di amore che va oltre gli opposti e che è straordinariamente soddisfacente perché in esso non c’è conflitto.

L’amore è incondizionato, il sesso è soggetto a condizioni. Nel sesso c’è un dare e un avere. Nell’amore, elargisci con generosità e basta. Non chiedi nulla, non ci sono richieste. Non che tu non ottenga nulla in cambio – ottieni mille volte di più – ma non c’è la richiesta. Succede per proprio conto: l’esistenza intera riversa su di te i suoi doni, te li rimanda come un’eco. Al quarto centro c’è di nuovo un’unità: il basso e l’alto si incontrano. Tieni in mente le diverse unità perché a poco a poco ci stiamo spostando verso il diventare uno. Al primo livello, la materia incontra la materia. Al secondo livello, il vitale incontra il vitale. Al terzo livello, gli opposti si incontrano: il maschile incontra il femminile, yin incontra yang. Al quarto – anahata – il basso incontra l’alto. Tre centri sono più in basso di anahata e tre sono più in alto di anahata: anahata è la porta tra queste due parti, il ponte.

Nel centro del cuore, dio incontra il mondo, il non manifesto incontra il manifesto, lo sconosciuto incontra il conosciuto, la mente incontra la non– mente. Il cuore è il centro più misterioso dell’uomo. Anahata è una grande finestra; ti rende disponibile al cielo e rende il cielo disponibile a te. O, per dirla in un altro modo, in anahata, nell’amore, si incontrano inconscio e superconscio. O, ancora con altre parole, in anahata, nell’amore, si incontrano il sesso e la preghiera. Il sesso è più basso dell’amore, la preghiera è più alta dell’amore. E l’amore è un grande mistero. Una parte di esso ha sicuramente a che fare col sesso, e una parte ha a che fare con la preghiera. Quindi non c’è un mistero che sia paragonabile all’amore. Nell’amore, la preghiera e il sesso si incontrano. Se non rimani vigile, l’amore può cadere e diventare sessuale. Se sei abbastanza consapevole, l’amore può salire e diventare simile alla preghiera. È importante ricordarlo: l’amore è molto fragile.

L’amore cade quasi sempre nel livello più basso perché non siamo coscienti. L’amore inizia come preghiera, ma poi finisce in un incubo. Ricordalo: se sei vigile puoi fare in modo di non cadere, puoi aiutarti ad andare in alto. Allora l’amore può diventare preghiera. Nell’anahata – il centro del cuore – basso e alto si incontrano. È una grande esperienza di unità: naturalmente molto fragile, non molto sicura; è un processo – a volte vai avanti, a volte indietro – ma se sei consapevole puoi usarlo come punto di partenza per possibilità ancora più alte.

Il quinto chakra è visuddhi. È il chakra della preghiera, il chakra della gola: il chakra della preghiera, dell’intonare mantra, della comunicazione con il divino. Al quinto chakra si incontrano l’interno e l’esterno. Ricorda, al quarto, si incontrano il basso e l’alto. Al quinto, si incontrano l’interno e l’esterno.

‘Dio’ è solo un nome per l’esistenza al di fuori di te, e ‘tu’ è quello dell’esistenza dentro di te. Martin Buber afferma: Io–esso è l’esperienza del mondo; Io–tu è l’esperienza della preghiera, del divino, dell’amore.

Nel chakra della gola, visuddhi – la parola ‘visuddhìvuol dire ‘il puro, il più puro’ – nel quinto chakra, l’amore è al massimo della purezza. È solo estasi, gioia. Si incontrano l’esterno e l’interno. Quando il devoto si inchina davanti al divino, l’interno si sta inchinando verso l’esterno. Quando qualcuno va a cantare una canzone al sole o alla luna, l’interno sta cantando una canzone all’esterno. E ricorda che tu hai potuto osservare solo un lato: hai visto il devoto che canta una canzone alla divinità. Non hai visto l’altro lato, perché è molto sottile: il divino che canta una canzone al devoto – accade anche questo, ma è molto sottile. A volte preghi dio, e a volte dio prega te. Lasciamelo dire, di solito non viene detto perché sembra sacrilego affermare che dio prega te, ma accade. Proprio come la madre continua a cantare una ninna nanna al bambino… sì, anche il divino canta una ninnananna. Però te la devi guadagnare. Quando la tua preghiera è stata ascoltata, quando vi hai veramente riversato il tuo cuore, quando hai completamente dimenticato te stesso, allora di colpo la preghiera non è più una tua espressione personale. Comincia ad ascoltare… il divino inizia a pregare. L’interno e l’esterno si incontrano.

E poi c’è il sesto chakra, il chakra della meditazione, il chakra del terzo occhio. Il  chakra ajna. Qui si incontrano destra e sinistra, ragione e intuizione, maschile e femminile, yin e yang. Ora, c’è una cosa da comprendere. Nel terzo, uomo e donna si incontrano su di un piano fisico, all’esterno. Nel sesto, di nuovo si incontrano maschile e femminile, ma non più all’esterno, all’interno. Il terzo è il centro del sesso, e il sesto è il centro del tantra. All’interno, hai entrambi: metà del tuo essere è femminile e metà è maschile. Nel terzo occhio, accade l’incontro. Il terzo occhio è un simbolo; vuol dire che l’occhio destro e il sinistro si dissolvono in un unico occhio: quello diventa il terzo occhio. In questo momento hai due occhi, due esseri. A quel punto ne avrai uno solo.

Un occhio è collegato all’emisfero sinistro del cervello, l’altro all’emisfero destro. Entrambi sono una divisione nel tuo essere: non sei ancora una sinfonia. Destra e sinistra sono asimmetrici. Hai osservato il tuo volto? Le due metà, la destra e la sinistra, non sono simmetriche. Guarda di nuovo nello specchio, osserva attentamente: il lato destro della faccia è diverso dal sinistro. La parte più intima della mente è divisa negli emisferi destro e sinistro, ed essi lavorano in modo diverso. L’emisfero sinistro ragiona, e l’emisfero destro intuisce. La poesia nasce dall’emisfero destro, e la logica nasce dall’emisfero sinistro. Se togli l’emisfero sinistro a un poeta, non perderà nulla; non se ne accorgerà neanche. Se elimini l’emisfero sinistro di un matematico, per lui sarà finita; non saprà cosa fare.

L’immaginazione viene dal lato destro, il ragionamento dal sinistro. L’emisfero destro è femminile e il sinistro maschile, e i due sono collegati da un ponte molto piccolo. Nel sesto centro – il chakra ajna, il centro del terzo occhio – i due emisferi si incontrano e diventano uno. Allora la ragione non va contro l’intuizione, e l’immaginazione non va contro la logica. Allora logica e immaginazione si uniscono.

Ricorda, questa è l’unità più grande. Quando il femminile e il maschile, lo yin e lo yang interiori si incontrano nel sesto, diventi uno. Questa unità è un passo più avanti. Sei diventato uno dentro di te.

Il settimo chakra è sahasrar. Questo è il chakra del samadhi, l’estasi suprema, l’orgasmo totale. Ora, la parte e il tutto si incontrano, l’anima e il divino si incontrano, tu e il tutto vi incontrate… Ti dissolvi nell’orgasmo totale.

Forse non ci hai mai pensato in questi termini, ma lascia che ti dica una cosa: questi sette chakra sono sette tipi di orgasmo. C’è un sottile orgasmo quando sei soddisfatto con il tuo cibo, una contentezza profonda. C’è un orgasmo sottile quando domini qualcuno: i politici hanno un’aria molto felice e sana, se hanno successo. Quando sono al potere, hanno un’aria radiosa. La loro energia sembra traboccante, inesauribile, non sono mai stanchi, corrono da un posto all’altro, fanno mille cose, mai stanchi, radiosi. Da dove arriva questa radiosità? È l’orgasmo del potere.

L’hai mai notato? A volte, quando un politico è circondato da milioni di persone con gli occhi puntati su di lui, accade un orgasmo sottile. È molto felice: tante persone che gli danno attenzione, tanta vitalità che trabocca verso di lui, tante vibrazioni che fluiscono verso di lui, e incontrano le sue vibrazioni: c’è un grande orgasmo. Diventa raggiante, esplode. Quando un politico perde, quando si sta dimostrando un fallimento, tutta la sua radiosità svanisce, tutto il carisma svanisce. Quando un politico fallisce ti sorprenderà vedere come quest’uomo che era così potente sia diventato così privo di potere.

Tutto il carisma è scomparso. Lo stesso uomo che era così potente, cosa è successo? L’energia che fluiva verso di lui, ora non scorre più. L’orgasmo non accade più. Ha perso la sua amata: l’amata era la folla, aveva una storia d’amore con la folla – ora non l’ha più. I politici, quando falliscono, hanno un’aria molto vuota; quando hanno successo, sembrano così pieni.

A questi sette livelli, accadono sette tipi di orgasmi. Ciò che intendo con orgasmo è l’esperienza dell’unità. Quella suprema accade nel sahasrar – il settimo chakra – quando l’ego individuale si è dissolto completamente nel tutto cosmico. Quello è l’orgasmo totale, la meta, la sorgente.

 

tratto da, Osho The Divine Melody

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Un Libro Da Vivere

 

 

ORME SULLE RIVE

DELL'IGNOTO

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Oscar Mondadori

Pagine 160 Lire 11.000

 

divertimento: Con me dovrete imparare un linguaggio nuovo: la meditazione è divertimento, la preghiera è amore e risate; il tempio, la chiesa e la moschea sono luoghi dove gioire e inebriarsi di vita; luoghi dove tenersi per mano e danzare, dove condividere ciò che dio vi ha donato, luoghi dove essere totalmente immersi nel presente. Questo è il significato del divertimento, il significato della risata e della gioia: essere totalmente immersi nell’istante, come se non ne dovesse esistere un altro.

 

per l’anno nuovo: Questo, e solo questo, può essere un buon proposito da fare al primo dell’anno: mi ripropongo di non fare mai proposito alcuno; perché ogni proposito non è altro che una restrizione del futuro. Tutti i buoni propositi sono delle prigioni. Decidi oggi per il domani? Hai distrutto il tuo domani.

Lascia che il domani abbia il suo modo di essere. Lascia che giunga a modo suo! Che porti i propri doni.

 

non è una meta: L’illuminazione non è una meta. Lascia andare i traguardi, le mete. Le mete creano sofferenza. Inizia semplicemente a gioire. Questa cosa semplicissima si può fare con facilità: puoi danzare, cantare, amare, mangiare; puoi fare una passeggiata, farti una bella dormita. E sono tutte attività stupende, se riesci a entrarci totalmente, a dissolverti in esse.

La mente continuerà a tentare i suoi trucchi, i suoi stratagemmi. E ti porterà fuori strada più di una volta. Quando te ne ricordi, fatti una bella risata, gioisci. Non metterti a lottare con la mente. Ignorala.

 

due tipi di ricordi: Non ho mai detto di abbandonare la memoria oggettiva. Sarebbe assurdo! Il problema sorge quando questi ricordi hanno un impatto psicologico su di voi, e vi influenzano. Qualcuno vi ha detto qualcosa dieci anni orsono, e ve lo portate ancora appresso. Vostra madre era arrabbiata quando eravate bambini, e vi trascinate ancora dietro la vostra rabbia. Questi ricordi psicologici continuano a gravare su di voi, ad appesantirvi. Distruggono la vostra libertà, la vostra carica vitale, vi tengono prigionieri.

 

come le foglie: C’è bellezza nelle foglie d’autunno, ma esse non sanno di morire; non sanno di essere decadenti. Quelle foglie vivono ancora! Non hanno alcuna paura della morte. Vivono il loro autunno! Quando vedi le foglie d’autunno, il concetto di morte sorge in te, non nelle foglie. Esse non sono affatto corrotte da questa idea. Vivono nella totalità dello stato di fatto, di ciò che è. La primavera è stata bella e così è l’autunno. La vita è stata bella: i giorni in cui erano verdi, e i venti e le nuvole… erano giorni meravigliosi, come lo sono questi! Le foglie si seccano, sbiadiscono, cadono a terra e godono! Perché tornano alla fonte.

 

bellezza e profondità: La giovinezza ha la propria bellezza, ma è superficiale; non può avere profondità, spessore. È più fisica che spirituale. Appartiene al corpo, non può essere molto profonda. Un vecchio, un Tagore, che ha vissuto la vita – le sue gioie, le sue benedizioni, le sue maledizioni, i giorni e le notti oscure –, che ne ha viste tutte le sfaccettature e tutte le ricchezze, che ha sofferto ed è stato benedetto, ovviamente raggiunge uno spessore, diventa necessariamente profondo. Nella sua età avanzata, si scorge una luminosità, si intravede una fiamma profonda dentro di lui, che filtra all’esterno. Con i suoi capelli bianchi, e l’età vetusta, assomiglia all’Everest.

 

problemi e misteri: Nessuno può vivere un problema! Se lo vivi, impazzisci. Si può vivere un mistero, non un problema. Un problema ti incita inevitabilmente alla risoluzione. Cos’è un problema? È qualcosa che non si può lasciare così com’è; va risolto. Non si può vivere un problema! E il problema stesso non ti permetterà affatto di vivere, a meno che non lo risolvi. Si possono vivere i misteri. Un problema può essere risolto, un mistero no, è insolubile. Un mistero non è un quesito, ed è privo di soluzione. Deve essere semplicemente vissuto, con fiducia.

 

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