2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti i Centri di meditazione di
Osho divisi per regione
6 LE NOTIZIE
8 IL CORPO
Un lavoro di
consapevolezza del corpo che utilizza il potere rigeneratore dell'acqua.
10 INTERVISTA
Così può
essere definito il lavoro di scoperta dell'uomo e della donna interiori:
riconoscere i condizionamenti, vedere come si riflettono nelle nostre relazioni
e, grazie a questa consapevolezza, iniziare a superarli.
20 CONOSCERSI
Consapevolezza
creatività e armonia
Le attività
espressive come strumento per raggiungere un maggiore equilibrio nella vita
quotidiana: Yuki si racconta.
28
MEDITAZIONE
Una tecnica semplice e originale per entrare in contatto con
la fonte interiore della gioia.
30
PRIMO PIANO
Gioco:
il nuovo paradigma
Quando ci
divertiamo, la nostra energia vitale viene attivata; quindi
il divertimento dovrebbe diventare una delle caratteristiche fondamentali di un
lavoro soddisfacente.
34
PRIMO PIANO
Osho ci
ricorda che la vita è un mutamento continuo e che vivere in modo intelligente
significa abbandonare principi e discipline, entrare nelle acque dell’esistenza
e lasciarsi trasportare.
42 RITRATTI
Per Vidhano,
pittore australiano, l'arte non è solo espressività, ma anche un esercizio di
centratura.
45 LA MAPPA
Fusioni
orgasmiche nei sette chakra
I sette
chakra visti attraverso il bisogno di intima unione
con qualcosa che va a completarci.
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo
oroscopo di novembre
52 LA VETRINA
Tutti i
libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche
per la meditazione e il rilassamento.
60 UN LIBRO DA VIVERE
Osho sul grande gioco della vita e su come abbandonarsi con fiducia
al suo fluire.
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Joshua a Udine
Già da tre anni d’estate si tiene a Udine la
manifestazione “Essere e Benessere”, patrocinata dal Comune.
Le edizioni precedenti avevano avuto come scenario
un’elegante villa del ‘700, quest’anno
si è optato per un grande parco pubblico proprio alle porte della città, un
meraviglioso spazio verde già molto utilizzato dai cittadini per passeggiate,
picnic e percorsi di fitness. Rantu, uno dei
responsabili del Rakesh, l’Osho Meditation
Center locale, è anche il presidente dell’associazione “Essere e Benessere”, e
la manifestazione estiva vede sempre presente anche il Centro, quest’anno con ben cinque stand, due per editoria e musica,
due per medit-art (un’iniziativa locale che si
prefigge di far incontrare creatività e meditazione – vedi OTI Agosto 2000)
dove venivano esposte le opere di chi aveva
frequentato i corsi, e infine anche uno stand per mini-sessioni e un banchetto per
i Tarocchi di Osho. Ma la ciliegina su questa
torta, già ricca, è stato il concerto tenuto da
Prem Joshua e dal suo
gruppo la sera del 24 Luglio. Grazie alla disponibilità di Roberto Fabris – della cooperativa Gaia che gestisce il parco – e
dell’assessore al turismo e spettacolo, ing. Tavoschi,
che ha reso possibile il patrocinio del Comune di Udine,
si è riusciti a organizzare il concerto anche se il tempo a disposizione era
poco. Comunque la risposta del pubblico è stata
entusiasmante: più di 500 persone, molte anche in piedi, nonostante fosse stato pubblicizzato per soli 10 giorni.
Visto il buon successo, ne ha parlato anche Il
Messaggero Veneto, Rantu e amici stanno vedendo
di riportare Joshua, magari insieme a Miten e Premal, a Udine anche il
prossimo anno, all’interno di una manifestazione musicale totalmente
sponsorizzata e patrocinata dal Comune che si chiama FolkEst, e che nel corso degli
ultimi anni ha presentato, nello stesso grande parco
pubblico, nomi come Battiato e Joan
Baez. Le possibilità sono buone, visto che l’OMC Rakesh è già riconosciuto, grazie alla sua creatività e
alla costante presenza, come una delle più vitali realtà culturali della
città.
Cartoline dalle vacanze…
Atmanand, un medico del Canton Ticino, questa estate è
stato a Croydon Hall, il nuovo grosso centro gestito
da sannyasin in Somerset,
Inghilterra, e ce ne scrive, felicissimo della bella esperienza. È rimasto
entusiasta della campagna che circonda il centro: “Un paesaggio splendido di
selve e pascoli, carico di memorie di vicende medioevali: richiamano le storie
del Graal, di Re Artù, del
mago Merlino e di Robin Hood.” Il centro, che offre una squisita cucina vegetariana, è:
“Pieno di pace e poco affollato (i posti sono limitati), gli spazi abitativi
sono immersi nel verde, con possibilità di camere singole o a più letti”. Atmanand consiglia anche di andarci motorizzati, o di
noleggiare localmente delle biciclette: a pochi chilometri ci sono imponenti
scogliere, con possibilità di meravigliose passeggiate sui sentieri costieri, e
nelle vicinaze città, come Exeter,
ricche di storia. Ma non si è trattato di semplici vacanze, sia pur
“illuminate” ogni sera dall’incontro comune della White Robe, per ritrovare il sapore del Buddhafield. Fra i vari programmi disponibili Atmanand ha scelto una serie di sedute individuali con Devageet “che durante i colloqui, con intuito maturo e
saggio, entra nel profondo delle più intime vicende
individuali, con approcci di illuminoterapia, ipnosi,
lavoro con i sogni e con la luce, e ‘terapia’ delle vite passate – genuina
testimonianza di un uomo carico di esperienze dirette con Osho (era il suo
dentista)”. Naturalmente Atmanand vuole tornarci
presto, prevede anche di seguire il corso di inglese
di tre settimane (uno dei tanti programmi offerti da Croydon Hall),
magari per gustarsi ancora meglio il teatro elisabettiano: “A Exeter ho anche potuto assistere a una meravigliosa
rappresentazione del Sogno d'una notte di mezza estate di Shakespeare
in un teatro all'aperto, in mezzo a una fitta selva. Incantevole!”.
Per informazioni: Croydon
Hall
Fax 0044 (0) 1 984 640 052
http://www.croydonhall.co.uk
India My Love
Tenete
d’occhio Io Donna – il supplemento al
Corriere della Sera – del 21 Ottobre.
È un numero speciale, con il titolo appunto di “India my love”, al cui interno
troverete un servizio di più di quaranta pagine, scritto da Sergio Colantuoni e
prodotto da Dhyan Atmabodhi, sul tema dell’uomo
nuovo fra spiritualità e business, con anche una parte dedicata
espressamente alle diverse meditazioni di Osho come vengono praticate qui a
Pune. Le magnifiche foto sono di Shobha. Tutto il team ha trascorso tre intere settimane nella Meditation Resort di Pune,
facendone anche la base per il loro lavoro
all’esterno e riuscendo così a godersi, nel (poco) tempo libero, le
varie attività. Il risultato: un inserto da non perdersi.
Grande estate
a Miasto
A partire dall’Osho Tribute
2000 dello scorso giugno a Firenze, l’estate a Miasto
è stata tutta in crescendo, piena di attività e di eventi. Usando il nuovo
spazio per gruppi, costruito l’inverno scorso vicino alla Buddha Hall, ci sono
stati quasi sempre tre gruppi in contemporanea. E grande successo stanno anche avendo i diversi training – Tantra, Codipendency, Respiro,
Divine Healing etc. – in un formato che si sviluppa
durante tutto l’anno. Le due settimane di festival OshoLoveExplosion
in agosto hanno poi richiamato addirittura “30% di partecipanti in più di
quanto si pensasse le strutture ricettive potessero accogliere,” ma con l’aiuto entusiasta dei convenuti e il solido
apporto dello staff fisso di Miasto tutto è stato
risolto nella soddisfazione generale.
Gia completato
… il primo dei tre edifici
delle nuove costruzioni nell’Osho Resort a Pune. Si tratta di un palazzo
per uffici a sei piani che dà su una delle strade principali di Pune, quella
dell’hotel Blue Diamond.
Delle trentasei unità-ufficio disponibili molte sono già
occupate, alcune società ne hanno prese anche due o tre ciascuna per
adattarle alle loro esigenze di spazio. Anche la nuova Buddha Hall (Osho Mandir) e il Dharmsala (60 camere
per accogliere i visitatori della Resort, alcune
progettate espressamente per disabili) sono a buon
punto: le camere saranno disponibili per le vostre vacanze estive 2001.
A varese
Il nuovo OMC Sudharma,
di Castiglione Olona, oltre alle attività interne –
durante i weekend si può partecipare a campi di
meditazione o a giornate di Vipassana – si sta
aprendo sempre più verso l’esterno: Veet Maria, una dei responsabili, presenterà il 4 e il 12
Novembre due weekend di Danze Sacre di Gurdjeff
nell’ambito di Varese Corsi, in collaborazione appunto col Comune di Varese.
Per informazioni tel. 0331/857300 (Maria)
di Astanti, Pragita e Jaan
Il
potere rigeneratore dell’acqua, fonte di vita e di energia,
è l’elemento fondamentale di questa tecnica – nata da un lungo lavoro di
ricerca del benessere della persona – che unisce terapia del respiro, rebalancing e rilassamento.
Chiudere gli occhi e immergersi nel calore
avvolgente dell’acqua, lasciarsi cullare da un movimento dolce e armonioso e
abbandonare le tensioni della vita quotidiana, per entrare in un universo dove
la forza di gravità, i suoni e le sensazioni assumono una nuova dimensione; questo non rappresenta solo un piacere
fine a se stesso, ma costituisce anche un’eccellente forma di
rigenerazione che, purtroppo, spesso rimane solo un sogno, una fantasia…
o che rimandiamo alle vacanze.
Il lavoro di Ashanti, Pragita e Jaan ha preso avvio da un’esperienza vissuta a Pune, in
India, dove si sono recate a più riprese e hanno imparato la tecnica del “Rebalancing”, una forma di massaggio che lavora in profondità sulla muscolatura.
Hanno scoperto che
applicando lo stesso principio di “ribilanciamento” a un corpo immerso in acqua a 34-35 gradi, si ottengono
risultati migliori: la muscolatura viene raggiunta e toccata più in profondità,
in uno stato di naturale rilassamento. Hanno quindi elaborato questa loro
intuizione, applicando una tecnica occidentale a una
filosofia orientale, fino a giungere alla creazione di Aqua-Balancing.
Oltre a
offrire personalmente sedute di Aqua-Balancing, il loro impegno è rivolto
soprattutto alla formazione di altri Aqua-Balancer,
ovvero persone in grado di offrire a loro volta le sedute. Infatti,
da Berlino, l’attività si è diffusa in questi anni in tutta l’Europa, attraverso
corsi di formazione specifici.
La
tecnica
Si tratta di lavorare con
le persone per compiere assieme a loro un percorso di auto-consapevolezza
del corpo e del respiro, realizzabile attraverso
il rilassamento, che piano piano permette di
arrivare a “spegnere” il controllo della mente conscia per poter lavorare con
l’inconscio, per sciogliere vecchi traumi e tensioni che si sono accumulati nel
corpo. A questo scopo, l’Aqua-Balancer deve entrare
in sintonia con il cliente, in modo da conquistare la sua totale fiducia e
poterlo accompagnare in un viaggio interiore, che si realizza concretamente con
l’immersione completa sott’acqua. Questo obiettivo si raggiunge gradualmente.
Inizialmente il lavoro si compie sulla superficie dell’acqua, appoggiando la persona su dei rulli galleggianti. Durante questa
fase si utilizza un leggero massaggio
alla nuca e ai piedi, utile per superare il blocco
iniziale, per avvicinarsi alla persona, entrare
in contatto con lei e instaurare fiducia. A questo punto si tolgono i rulli
e la persona viene
sostenuta dall’operatore, che la accompagna attraverso movimenti specifici (posizioni) sulla superficie
dell’acqua, iniziando così il lavoro di
rilassamento della muscolatura.
Le posizioni possibili
sono circa 120 e ognuna ha un’influenza specifica su
chi la vive; la scelta delle posizioni avviene in modo intuitivo: non si tratta
di eseguire una sequenza prestabilita, ma di ascoltare il corpo, coglierne i
bisogni e proporre la posizione adatta. Le tecniche sono fondamentali. Il fatto
di tenere le persone fra le braccia, pone le basi per instaurare una fiducia
che a poco a poco permette di portarle sott’acqua: si tratta della seconda fase. Sott’acqua, le persone riescono
a rilassarsi veramente, a “staccarsi” dalle preoccupazioni quotidiane e il
rilassamento si trasmette anche alla muscolatura. L’operatore, prima di portare
sott’acqua il suo cliente, gli porge una clip per chiudere il naso. Ogni volta,
prima di immergerlo, gli dà un segnale, affinché la persona possa inspirare,
pronta ad andare per pochi secondi sott’acqua. L’Aqua-Balancer
osserva attentamente la persona, rimanendo vigile per vederne le reazioni e
agire di conseguenza. Deve anche entrare in sintonia con il respiro del suo
cliente. Sott’acqua, finalmente, le persone ritrovano la loro fiducia
primordiale, possono essere come sono realmente, spontanee, libere da ogni condizionamento, perché sono protette
dall’acqua. Più la persona si rilassa, più l’Aqua-Balancer può tenerla a lungo sott’acqua,
accompagnandola in diverse posizioni. Una sessione dura circa un’ora.
Una
vacanza per tutti
Dopo alcune sedute è possibile che vengano a galla ricordi di avvenimenti del
passato, a volte anche traumatici. A questo punto il lavoro in acqua si svolge
attraverso dei movimenti e delle posizioni specifiche che permettono di
sciogliere quelle tensioni. È possibile tornare indietro fino al periodo
fetale. Per lavorare con dei traumi, si deve seguire una
formazione specifica, che si addice a persone che provengono dal campo
psicologico, medico, paramedico o dalla terapia corporea e che svolgono quest’attività come
complemento alla loro formazione.
La pratica è utile a
tutti, dai bambini di pochi mesi fino agli anziani, persone con handicap fisici
o mentali, donne in gravidanza, persone assolutamente sane, persone
malate, reduci da incidenti.
In gravidanza, la mamma
sente il bambino che si muove ed entra in contatto con lui perché si trova
nella sua stessa situazione, avvolta nel liquido. Spesso, con l’avanzamento
della gestazione, la donna incinta deve far fronte a possibili mal di schiena,
ma deve comunque continuare a occuparsi della casa e
della famiglia. In acqua ritrova leggerezza e intimità, e spesso ne approfitta per avere un momento per se stessa e per il
proprio rapporto intimo con il bambino. La pratica, inoltre, stimola una buona apertura del bacino e un’appropriata respirazione: per
questo costituisce un’eccellente preparazione al parto. È utile anche dopo il
parto, perché permette di instaurare un rapporto particolare tra mamma e
bambino.
Si addice anche a coppie
che desiderano regalarsi un momento
molto dolce. Spesso si presentano coppie già avanti
con gli anni, che ricercano una loro armonia interna e dopo una settimana di Aqua-Balancing possono continuare a
scambiarsi delle sedute tra loro. Oggi, il
contatto fisico è divenuto raro e difficile ed è davvero piacevole sentirsi abbracciare senza
dover dar nulla in cambio. Sovente il semplice abbraccio, anche nella coppia, è
legato alla sessualità, per cui se ne dimentica il
valore in sé. Qui invece si tratta di un regalo senza alcun fine
ulteriore.
Una
tecnica assolutamente godibile per rigenerarsi e liberarsi dalle tensioni di
tutti i giorni.
Dopo una sessione ci si sente rilassati, come dopo una vacanza, si sente subito
una nuova carica di energia.
Formazione
Ashanti M. Mühle,
Pragita C. Bauer e Jaan Koch sono le fondatrici
dell’Academy of Aqua-Balancing® (Berlino, Lugano) che
si occupa della formazione di Aqua-Balancer
in tutta Europa, proponendo fine settimana introduttivi e corsi di formazione
specifici (vedi pag.27). Gli interessati possono poi
seguire un corso di una settimana denominato “modulo 1”: una base utile sia a
chi intende intraprendere questo tipo di formazione, sia a chi vuole
semplicemente trascorrere una settimana di vacanze diversa e piacevole, una
settimana intera di attività in acqua, durante la quale si acquisiscono le
competenze fondamentali per svolgere autonomamente delle sedute e scambiarsele.
Chi vuole praticare professionalmente quest’attività prosegue poi la formazione
con i corsi denominati “modulo 2 e 3”. In questi corsi, oltre alle competenze
tecniche delle posizioni in acqua, si ricevono nozioni teoriche di anatomia, medicina, fisiologia, teoria di Reich, psicologia e pronto intervento. Prima di divenire Aqua-Balancer, bisogna superare un esame pratico e teorico:
è importantissimo che il praticante abbia raggiunto un livello di
responsabilità sufficiente e abbia acquisito un grande
rispetto per le altre persone. Oltre ai corsi di formazione l’Academy of Aqua Balancing® organizza corsi per giovani, gruppi di lavoro tantrico in acqua, corsi di sci meditativo o di danza
africana abbinati all’Aqua-Balancing, campi di meditazione ed altro ancora .... tutti basati sulle tecniche di rilassamento, dentro e
fuori dall’acqua.
Chi poi fosse interessato
a sperimentare questa terapia a Pune, può verificarne la disponibilità può
scrivere a multiversity@osho.net.
Swami Dhiren conduce da anni gruppi di tantra
a Pune e in Occidente, quindi l’esplorazione delle due
polarità maschile e femminile è un po’ il suo pane quotidiano.
In questa intervista,
ci parla dei condizionamenti sessuali femminili che tanta parte giocano nella
vita delle donne e fornisce interessanti suggerimenti su come iniziare a
riconoscerli e quindi superarli.
OT: Come
vedi tu la situazione attuale delle donne, specie di quelle che meditano?
Dhiren: Secondo me il fatto che le donne si sono dovute sempre
confrontare con il problema dell’uguaglianza con gli uomini, lasciava loro ben
poca energia per risolvere altri problemi. Non mi pare che la lotta sostenuta abbia fatto poi una grande
differenza; le donne del 21º secolo si
trovano spesso nella stessa situazione di confusione
e debolezza di quelle vissute centinaia di anni fa. Moltissime hanno dovuto sopportare abusi e
condanne di ogni genere. Nel loro tentativo di
sopravvivere, si sono allontanate dalle loro radici e da una espressione
positiva di sé.
Anche al
giorno d’oggi le donne, sia a livello collettivo che individuale, devono
affrontare e adattarsi a una società prevalentemente maschile. Le donne sono
state ipnotizzate ad accettare questo stato di fatto, senza avere molte
possibilità di scelta; sono state poste nella situazione di essere
dipendenti dall’uomo e anche di negare la propria verità, il proprio speciale
potere, e l’amore. Storicamente, gli uomini hanno raramente aiutato le donne in
questa evoluzione, e so che ad alcune donne questa
apparirà sicuramente un’affermazione riduttiva!
È diventato un problema
così delicato che probabilmente ci saranno delle donne che, leggendo questo articolo, decideranno che non vogliono nemmeno stare
a sentire la prospettiva maschile su questo argomento! La mia esperienza è che la trasformazione
deve avvenire a livello individuale. In questo senso, il lavoro è lo stesso per
gli uomini e per le donne: quello di creare una nuova connessione con se
stessi, ricca di amore. Naturalmente, il modo in cui
una donna può raggiungere questa integrità, è in
alcuni aspetti diverso da quello che dovrà seguire un uomo.
Puoi dirmi qualcosa sul gruppo che conduci e sul modo in cui
affronta questo argomento?
Il lavoro di Inner man/Inner
woman (uomo interiore/donna interiore) è basato sulla visione che Osho ha del tantra, che non corrisponde esattamente all’idea comune del
tantra. Il gruppo è un tentativo di osservare
all’interno di se stessi le qualità maschili e femminili, di notare i
condizionamenti presenti in entrambi i lati e di vedere dove nella nostra vita
abbiamo un rifiuto o una distorsione di quelle qualità, specialmente quando si
tratta di relazioni. A quel punto guardiamo come questa dinamica
viene proiettata e riflessa all’esterno: sono proprio questi modelli ripetitivi
e l’incapacità di incontrarsi che creano infelicità e conflitto, o nei casi peggiori violenza e oppressione.
Questo vuol dire
che quando ti guardi dentro puoi vedere tutta una folla di personaggi?
Be’, non proprio! Non è che ognuno di noi ha un’immagine fissa, già pronta,
del proprio uomo o donna interiore che aspetta solo di essere svelata! Questi
termini vengono usati per descrivere gli aspetti
inconsci presenti dentro di noi. Per una donna, l’integrazione avverrà più con
la sua parte maschile più o meno inconscia: l’uomo
interiore; Jung aveva usato il termine animus. Questo
termine si riferisce alla parte della donna che è complementare alla sua
identità biologica e personale, e racchiude
tutte le energie maschili sia individuali che archetipiche. Attraverso l’apertura di un dialogo
energetico ed emotivo con l’uomo interiore, è possibile che questa parte emerga
in modo positivo, permettendo alla donna di essere se
stessa in modo più completo. L’opposto è
vero per un uomo quando incontra la sua donna
interiore.
E nella vita
quotidiana?
Quando questo processo di integrazione ha inizio, va poi avanti autonomamente. Osho
spiega come il riconoscimento è già metà del lavoro.
Il gruppo offre strumenti e intuizioni da usare nelle relazioni, a casa, sul
lavoro, in generale nella vita quotidiana. È un approccio molto diverso da
quello della New Age, con i
suoi manuali su come diventare una donna di successo, che sopravvive bene in
una società maschilista, e riesce a creare una relazione ‘perfetta’ ecc.
La cosa splendida riguardo
a Osho è che il viaggio può andare molto più in là di
questo. Per come la vedo io, per molte donne può diventare una profonda
trasformazione. Penso che ciò accada perché questa integrazione,questa
‘unio mistica’ avviene a un
livello più profondo di quello della mente, e cioè al livello energetico. È
possibile che le donne siano, più degli uomini, in sintonia con questa opportunità. Essa richiede comprensione e capacità
intuitiva, rilassamento e insieme azione.
Qual è l’importanza di questo lavoro per ciascun individuo,
specie se è un ricercatore?
A causa di
televisione, mezzi di informazione, Internet e specialmente quella fabbrica dei sogni che è il cinema, l’idea dell’amore
romantico è molto diffusa. Ci ipnotizzano a credere
che la storia dell’anima gemella è reale, e che trovarla è un
obiettivo a cui aspirare. Siamo carichi di aspettative
e di speranze che non si avverano quasi mai. Quindi se
vuoi distinguere tra un miraggio e qualcosa di reale, devi cercare di
comprendere che l’amore può andare oltre la
favola.
In questo tipo di lavoro
l’enfasi è sul relazionarsi prima di tutto con se
stessi. Per la donna vuol dire scoprire il modo in cui la sua parte femminile
si relaziona con la parte maschile inconscia. E non si tratta solo di incontrare l’uomo interiore, darsi un bacino, fare la pace, e così
farla finita con quell’inferno e paradiso
insieme che sono i tuoi partner! Ciò che vogliamo scoprire è una visione di
completezza nell’amore, e questo è un viaggio che ognuno deve fare da solo.
Osho descrive questo viaggio con l’immagine delle ali di un uccello. Se non hai
entrambe le ali, quella dell’amore e quella della meditazione, non puoi volare e finisci per cadere.
Qual è il retroterra psicologico del movimento di liberazione delle donne?
Non sono sicuro che ce ne
sia uno! Il termine è un po’ antiquato; non descrive veramente il problema.
Quando una donna perde il contatto con le sue qualità femminili – la sua forza
e la sua capacità di dare nutrimento – assume
caratteristiche maschili, la cui evoluzione è avvenuta in situazioni di
conflitto, nel mondo. Queste caratteristiche possono anche essere importanti in
se stesse, ma in un contesto negativo non possono
essere espresse in modo creativo. Il modo in cui la donna le esprime crea
competizione, conflitto e squilibrio, portandola in uno spazio che non le è
naturale e impedendole di nutrire delle relazioni di interdipendenza.
Quando una donna si sente
completa e sicura, può anche cominciare a comprendere le sofferenze a cui sono
sottoposti gli uomini, le pressioni e le aspettative
con cui vengono gravati, e avere un po’ di compassione per loro!
Secondo te qual è il ruolo giocato dagli uomini in questo
dramma?
Gli uomini devono
comprendere che le loro sofferenze in questa condizione di squilibrio sono pari
a quelle delle donne. Se un lato non è libero, anche
l’altro non può esserlo. Fino a quando gli uomini continueranno a opprimere e a controllare le donne, rimarranno essi stessi
intrappolati in una palude di attrazione, bisogno e dipendenza. E, in queste
condizioni, come fa un uomo a essere se stesso e a
personificare le qualità maschili che potrebbero nutrire e sostenere le donne?
Gli uomini devono capire e rispettare il femminile in loro stessi, nel mondo,
nell’esistenza e nella natura, prima di poterlo rispettare nelle donne.
Per rompere i vecchi
meccanismi, molti uomini assumono una posizione innaturale che li porta a
perdere il contatto con le più importanti qualità maschili. Questa può essere
chiamata la Sindrome del Bravo Ragazzo New Age! Come conseguenza spesso la donna si sente frustrata e
non amata.
Alla fine, uomini e donne
sono nella stessa barca. Abbiamo tutti bisogno di
spostarci dalla circonferenza verso il centro.
È un paradosso, perché più
ti avvicini al centro, più le somiglianze aumentano: è un caso di “plus-ça change, plus c’est la meme chose!” Osho ci spiega che in meditazione diventi
consapevole che l’essenza non è né maschile né femminile. Ci racconta come le
statue di Buddha e di Mahavira hanno sì un corpo chiaramente maschile, ma sono
anche circondate da una forte aura femminile. Questo è, secondo lui, ciò che accade quando un essere umano va verso la sua fioritura,
quando si sta avvicinando sempre di più a casa.
Secondo te il 21º secolo sarà l’era
delle donne, come ha dichiarato Osho?
Quando Osho parla del 21º
secolo come dell’era delle donne, non credo che voglia dire
che le donne si metteranno i pantaloni e faranno uscire di scena gli uomini a
gomitate! Io penso che i valori femminili diventeranno più importanti e forse
persino prevalenti sui valori maschili.
Finora siamo stati
condizionati a guardare il mondo attraverso l’emisfero sinistro del cervello, la parte maschile della mente. Il
passaggio all’emisfero destro porterà con sé una dimensione completamente nuova
nel modo in cui lavoriamo, educhiamo i nostri figli, e
viviamo la nostra vita e la nostra ricerca interiore.
Qual è la tua esperienza personale nelle relazioni e nel
lavoro con le donne nella comune?
La comune è una scuola misterica spirituale e, con la maliziosità di un maestro
zen, Osho ha spesso dato il potere alle donne. Vivendo con un maestro e
meditando, arrendersi è una qualità essenziale. Ho osservato che molti uomini
hanno avuto la prima esperienza del significato della parola arrendersi proprio
lavorando con le donne! Non che questa esperienza sia
sempre facile e piacevole, ma è sicuramente vitale e rivelatrice! Con la
meditazione diventa impossibile rimanere fortemente attaccati alla convinzione di essere superiori in qualsiasi senso a un altro essere
umano.
Lavorando con le donne nelle comuni di Osho, ho avuto la fortuna di incontrare
tanta sincerità e onestà. Le donne con cui lavoro in
questo momento sono per prima cosa amiche e poi colleghe, quindi è facile
dissolvere i vecchi modelli di comportamento e i conflitti di potere. La loro
risposta verso di me è quella verso un altro essere umano, che è anche un
maschio, simile a loro, ma anche dotato a volte di un modo diverso di
affrontare le cose e di capacità diverse in rapporto a varie situazioni.
Nelle relazioni d’amore, sono passato attraverso molti stadi diversi, come tutti del
resto! La mia esperienza è che c’è molto di più nelle relazioni del solo
soddisfare il sogno dell’amore romantico. Quando
riusciamo a superare questo sogno, si apre la possibilità di un’amicizia
intima. Se la relazione non è fondata sia sull’amore che
sulla consapevolezza, di solito cade in una routine senza senso.
Osho dice
che se non ami te stesso e gli altri, è impossibile andare dentro: amare è
essenziale per la crescita spirituale. E se l’amore non è
centrato prima di tutto su di te, quasi tutte le “relazioni d’amore” sono
destinate a fallire, trasformandosi in coperture per una miriade di ferite e di
paure. È dura, lo so, ma non mi sembra che ci sia un’altra possibilità!
L’incontro con l’uomo o la donna interiore può rendere tutte le relazioni più
appaganti, più divertenti e più vitali.
Una delle ragioni per le quali la donna non è
ancora liberata è questa: le donne non riescono a
unirsi, a diventare una forza tutte insieme. Simpatizzano con l'uomo; la loro
simpatia non va alle altre donne. Con le altre donne hanno una relazione basata
sull'invidia: lei ha vestiti più belli, gioielli migliori, una bella macchina,
una casa migliore. L'unica loro relazione con le altre
donne è di invidia.
Ma se ogni donna è gelosa di ogni
altra donna, naturalmente questa è una delle cause fondamentali della sua
schiavitù. Non riescono a diventare una forza; eppure sono metà dell'umanità,
avrebbero potuto liberarsi tanto tempo fa. Ogniqualvolta avessero
voluto liberarsi, non c'erano ostacoli. Sono le peggiori nemiche di se
stesse. Una cosa che ogni donna deve ricordare è che l'uomo vi ha diviso in un
modo così astuto per non farvi diventare una forza. Siete gelose l'una
dell'altra; non avete simpatia l'una per l'altra. Preferite simpatizzare con
l'uomo, anche se certo non con il vostro! L'uomo di qualcun'altra.
Osho
The New Dawng # 12
Di maestre e
discepole
Perché tutti gli illuminati sono
uomini? Come mai non sono donne? Sono esistite anche donne illuminate, ma la
storia non le ha registrate. E per una ragione precisa...
La ragione è che la storia è stata scritta dagli uomini. La ragione è che
pensare a una donna come a una donna illuminata, è
sempre andato contro l'ego maschile. Per la mente sciovinista maschile era
impossibile pensare a una donna come maestro. Lo hanno
accettato raramente, solo quando il fenomeno era così
radioso da renderlo inevitabile.
È accaduto così per Meera o per Rabia o per
Teresa, ma erano molto riluttanti, molto, molto
riluttanti. A volte questa riluttanza era esagerata; per esempio, nella
tradizione giainista, uno dei grandi maestri era una donna. Il suo nome era
Mallibai. Ma i gianisti ne hanno cambiato il nome,
l'hanno chiamata Mallinath. Ne hanno cambiato l'identità da donna a uomo. Ci sono 24 teerthankara, di cui 23 erano uomini, e
uno era donna, ma non sono riusciti a tollerare
nemmeno questo. Hanno cambiato la storia. Hanno detto
che anche lei era un uomo. Specie per quanto riguarda i
maestri donna... C'è sempre stato un conflitto tra uomo e donna. L'uomo
non ha mai permesso che la donna dicesse la sua in alcun campo. Anche se a
volte accadeva che la donna diventasse un maestro, diventasse illuminata, le
sue parole non venivano documentate. Seguire una donna
andava contro l'ego maschile, era impossibile, e quindi non c'era mai un gran
numero di seguaci. E poi un'altra cosa: sai come sono le
donne. Possiamo affermare che gli uomini non volevano seguire Rabia, ma
le donne allora? Perché non l'hanno seguita loro? Le
donne sono in un tale conflitto con le altre donne che anche questo era molto difficile. Seguono un uomo con grande
facilità, ma seguire un'altra donna? E impossibile. Le
donne sono invidiose l'una dell'altra. Non possono credere che un'altra donna
si sia illuminata. Nessuna donna crede che un'altra donna
sia bella. Le donne parlano sempre delle altre donne.
Non riescono a capire come un uomo possa innamorarsi
di quella donna; nessuna di loro capisce cosa trovi in lei. Pensano: "Io
non vedo nulla". E sono tutte d'accordo:
"Che cosa ci trova?". Questo perpetuo stato di gelosia è stata un'altra barriera. Per questo Rabia non ha potuto
raccogliere seguaci tra le donne e naturalmente neanche tra gli uomini. Era una
per-sona della stessa importanza di Buddha, Maometto, Rumi, Kabir, Nanak, ma è
stata una sfortuna. Se diventate un po' più
consapevoli, nel futuro non dovrebbe più essere così.
TRATTO
DA:
Osho,
Sufi: the people of the path vol 1
Suggerimenti alle donne per continuare il
lavoro sulle dinamiche tra maschile e femminile nella
vita di tutti i giorni…
Per scoprire quali sono gli ostacoli effettivi,
impariamo innanzitutto a prenderci del tempo per
esaminare la nostra vita di relazione con grande onestà. Riconosciamo i punti
in cui si accumula il bagaglio del giudizio o comunque
della negatività, e impariamo a lasciarlo cadere senza distruggere il dinamismo
maschile/femminile. In questa situazione è molto salutare rilasciare tutta la
rabbia, la frustrazione e il risentimento, in modo da riportare la relazione al
momento presente. Questo può avvenire per esempio in una situazione terapeutica,
e non dimentichiamo quel grande strumento che Osho ci ha dato: la meditazione
dinamica!
Il primo passo è trovare il modo di tornare alla
nostra femminilità riconquistandone il potere, la forza. Formare un gruppo di
supporto con altre donne, per esempio, o anche solo avere momenti di
condivisione con altre donne. È importante comprendere che non tutto può venire
dall’uomo. Alcune delle nostre aspirazioni più sentite hanno bisogno di essere
sostenute da una continua connessione con il femminile.
Per arrivare a una
maggiore chiarezza, possiamo scrivere un diario riguardo a ciò che abbiamo
imparato sugli uomini. È una grande rivelazione
scoprire che ci portiamo dietro delle idee che non mettiamo più neanche in
dubbio.
Molte donne sentono la necessità, per sopravvivere
sul lavoro o anche a casa, di indossare una “corazza maschile”. Abbiamo bisogno
di rimuoverla e scoprire ciò che c’è sotto l’armatura, la nostra verità. Ciò
può avvenire attraverso la danza, la meditazione, la musica, la pittura, i movimenti
corporei, il massaggio, la scrittura ecc. In questo modo una
donna può prima ritornare a se stessa e poi, arricchita da questa esperienza,
esprimersi nel mondo. Potrebbe creare un piccolo angolo in casa che rappresenta
simbolicamente un luogo di ‘pace’ per l’uomo interiore, un ambiente che le
ricorda le proprie qualità maschili. Se una donna non
riesce a svincolarsi dal proprio conflitto interiore, questo continuerà a
riprodursi all’esterno, con il partner.
Un’altra tecnica non
facilissima, ma estremamente rivelatrice, è quella di
accendere il registratore la prossima volta in cui ti trovi a litigare con il
tuo partner o con il tuo collega! Può sembrare ridicolo, ma al colmo della
rabbia, potresti essere in grado di percepire la parte
distorta del tuo uomo interiore e vedere dove non ti stai assumendo le tue
responsabilità.
Diario
intimo di una donna alla difficile e dolorosa scoperta dei condizionamenti
inconsci che muovono la mente femminile.
Il
diamante è la sostanza più dura al mondo e io ho vissuto
alcuni dei giorni più duri con Osho quando
lui cercò di smantellare il mio condizionamento inconscio di donna. Un condizionamento vecchio di secoli,
radicato così profondamente che mi è molto
difficile avere distacco e vedere che non mi appartiene.
Quando parlo di
“condizionamento vecchio di secoli,” intendo dire che
la mia mente di donna è stata programmata da mia madre, la sua da sua madre e
così via lungo un percorso che risale alla notte dei tempi. Inoltre,
dobbiamo, se non accettare, almeno giocare con l’idea che le nostre menti non
sono ‘nuove’: sono una collezione di modelli di pensiero trasmessi attraverso i
secoli.
Nessuno ha mai dato alle
donne tante opportunità di evolversi come individui e di liberarsi dalla
schiavitù, come ha fatto Osho. Intorno a lui è sempre esistita una società di
tipo matriarcale.
Mi è sempre piaciuto
ascoltare tutti gli elogi che Osho ha fatto per anni
alle donne, durante i suoi discorsi, e ho sentito gli uomini sannyasin lamentarsi spesso di essere nati col sesso
sbagliato, in questa vita. Ma all’inizio del 1988, Osho rivolse alle donne un
diverso tipo di attenzione. Sembrava che, in tutti gli
anni precedenti, avessimo ricevuto tanta compassione perché ne
avevamo bisogno. Il condizionamento femminile è più duro da rompere,
perché ci siamo lasciate trattare da schiave, e nel profondo le donne hanno
ancora quella mentalità.
Rispondendo a una domanda di Maneesha, su
alcuni discepoli che ricevono un trattamento speciale, Osho disse: “la tua
domanda, non è sul trattamento speciale, che poi vuol dire vivere a Lao Tzu e parlare ogni giorno in privato con il Maestro. Se sei consapevole di cosa stai domandando… riesci a vedere
la tua gelosia? Vedi il tuo essere donna?”
Continuò spiegando che
chiunque lo incontrasse personalmente, lo faceva per lavoro, e non tutti nella
Comune potevano fare lo stesso lavoro. Qualcuno gli portava da mangiare,
qualcun altro prendeva appunti e gli faceva da segretaria. Spiegò perché Anando era adatta a quel lavoro e Maneesha
al suo. Continuò dicendo: “La prima Comune andò distrutta a causa delle gelosie
delle donne. Litigavano continuamente. La seconda Comune è andata distrutta a
causa della gelosia delle donne. Questa è la terza Comune – e l’ultima, perché
mi sto stancando. Ogni tanto penso che forse Buddha ha avuto
ragione a non accettare nessuna donna nella sua Comune, per vent’anni.
Non parteggio per lui: sono il primo ad avere accettato uomini e donne allo
stesso modo, ad aver dato a entrambi le stesse
opportunità di illuminarsi. Però mi sono bruciato le
dita due volte, e sempre a causa della gelosia delle donne.
Ma io sono una persona
testarda. Dopo due Comuni e immensi sforzi buttati al vento, ho iniziato una
terza Comune, e non ho fatto nessun cambiamento – è
sempre in mano alle donne. Io voglio che le donne in questa Comune non si
comportino come donne. Ma le piccole gelosie…” (da Hyakujo: The Everest of Zen)
In quei giorni, anch’io
dovevo ricevere il mio shock… accadde una sera, quando Osho disse: “Perfino la
gente che mi è vicina continua a chiedermi: ‘Osho, mi
vuoi bene?’.
Io non posso fare
altrimenti. Non dipende dalle vostre qualità, il mio amore è
incondizionato. Ma riesco a vedere la povertà del
cuore umano. Tutti continuano a chiedere: ‘Hai bisogno
di me?’. E se non vi liberate dal desiderio che
qualcuno abbia bisogno di voi, non conoscerete mai la libertà, non conoscerete
mai l’amore e non conoscerete mai la verità.
Per esempio, Chetana lavora moltissimo, non si ferma mai, si prende cura
del mio benessere, eppure continua a chiedere: ‘Mi
ami?’. Anche ieri, mentre mi trovavo sulla poltrona del dentista, sotto
l’effetto del gas anestetizzante, continuava a chiedere: ‘Mi
vuoi bene?’. Io ho promesso al mio dentista di non parlare…
ma è impossibile.
E poiché non le ho risposto
‘ti voglio bene’, la cosa deve averla così
infastidita, al punto che si è dimenticata di mettermi l’asciugamano in bagno.
Ho dovuto fare il bagno senza asciugamano. Più tardi, quando gliel’ho chiesto,
mi ha detto: ‘Mi dispiace’.
Ma non è solo la sua situazione.
Riguarda tutti. E l’unica cosa che vi insegno è
l’essere più rispettosi verso voi stessi. Perdete la vostra dignità
quando chiedete queste cose e in particolare a un Maestro il cui amore
vi viene già dato. Perché mendicare? Il mio lavoro qui
consiste nel rendervi degli imperatori.
Il giorno, il momento in
cui capirete l’incredibile splendore dell’essere presenti,
non avrete più bisogno di niente. Voi bastate a voi stessi. Da quella
comprensione scaturisce una gioia immensa, ‘Aha! Mio dio! Sono sempre stato qui e stavo cercando da
ogni altra parte’.”
Non gli avevo chiesto
direttamente: “Mi vuoi bene?”. Ma il Maestro lavora
sull’inconscio. Porta in superficie i desideri inconsci, perché una volta visti
e compresi, non hanno più alcuna influenza sulla
persona.
Questo incidente si
riferisce a una serie di sedute dentistiche nelle
quali Osho ha lavorato sul mio inconscio, mentre Devageet
lavorava sui suoi denti.
Mentre Devageet
giostrava nella sua bocca, con gli attrezzi in equilibrio precario, Osho parlava
in continuazione. Di solito alle sessioni erano presenti anche Amrito, Nitty, Anando, che stava seduta su uno sgabello alla destra di Osho e prendeva appunti, e io seduta alla sua sinistra,
accanto a Nitty. Osho, occasionalmente, tirava fuori
una mano da sotto la coperta con cui lo coprivamo e dava un buffetto a Nitty o ad Ashu, che a volte
assisteva Devageet. Oppure
teneva una di loro per mano rendendo difficile il loro lavoro. Ad Anando Osho tirava i bottoni del vestito oppure dava dei
colpetti sul chakra del cuore e della gola. Era molto divertente, ma di solito,
durante queste sedute, non avevo un gran senso dell’umorismo… eccovi un esempio di monologo che avveniva in quelle
occasioni:
Osho:
“Posso sentire i tuoi pensieri… Chetana, non va bene
così… Chetana, sii una testimone… Dov’è la mia Anando? (Prendendola per mano)… Chetana deve stare al suo posto. Questa non è la sua mano…
Non voglio interferire con la libertà di nessuno… Chetana,
mi stai forzando a parlare… Ti conosco meglio di quanto tu conosca
te stessa. Lascia cadere il desiderio di essere voluta.
Vedo la differenza nella tua mano (mi sta tenendo per mano)… Chetana sii in silenzio, sii una testimone… Lascia
la mia mano! (Improvvisamente lascia cadere la mia
mano e ritira la sua sotto la coperta.) Stai lì, Chetana,
stai lì. Sì, con le tue lacrime. Io sono duro, ma cosa posso farci? Devo essere duro con me stesso. Stai lì senza gelosia… Devageet! (“Sì, Osho”) Chetana mi sta tormentando troppo… Non puoi semplicemente
essere, questo è tutto il mio insegnamento: solo ESSERE. (agitando
il dito verso di me)… Chetana, la tua funzione è solo
essere… Dov’è Chetana? Dammi la mano altrimenti ti
perderai… A volte dico delle cose dure che normalmente non dico.
Non offenderti e meditaci sopra… Chetana, se vuoi
puoi andare a lavorare. Qualsiasi scusa è buona per l’inconscio… Posso sentire
un singhiozzo e la porta che si apre e si chiude… Voglio che tu sia qui una volta per tutte. Ma non
chiederlo continuamente. Stai qui in silenzio… Sono crudele, non mi importano le conseguenze… Se chiedi di nuovo, Chetana… No! Chetana sta
piangendo, ma piangere non aiuta. Riuscite a vedere le
mie lacrime per Chetana? Chiedere di essere voluta, questo è quello che deve abbandonare… Che
tragedia su questo piccolo palcoscenico, dove eccetto me, nessuno è
consapevole… Risate in un teatro vuoto… Le donne sono difficili per quanto
riguarda la comprensione… È un compito arduo essere un Maestro… Ti stai
nascondendo… Chetana, posso sentire la tua mente…
L’eterno bisogno di essere necessaria. Voglio che siate tutti qui per amore,
non per bisogno…”
Guardandomi indietro, mi
sembra impossibile che potessi farmi colpire così
facilmente, ma Osho sa esattamente dove sono i nostri punti deboli e sa come
toccarli. Mi sembra anche impossibile che non riuscissi
a capire per niente quello che Osho stava cercando di fare. Il mio ego, il modo
in cui funziona la mia mente, erano così trasparenti,
così evidenti, come mai non riuscivo a vederlo?
Ero arrabbiata, piangevo,
ero turbata e chiedevo a Osho perché urlava sempre
contro di me. Lui continuava a ripetermi di sedermi in silenzio e osservare me
stessa e tutto quello che mi succedeva intorno – ma per me non era abbastanza.
Non mi bastava sedermi in silenzio. Mi disse che non
urlava a me, urlava al mio inconscio! Non riuscivo a vedere che erano i miei
condizionamenti, la mia mente che governavano tutta la
mia vita? Mi disse che continuavo a paragonarmi ad Anando, pensando che fosse in una posizione migliore della
mia. Disse che Anando stava
solo facendo il suo lavoro – e io dovevo fare il mio; ma il mio condizionamento
mi diceva che lei riceveva di più. “Non riesci a vederlo?” Mi disse.
Continuò dicendo che pensava fosse questo il motivo per cui Buddha
non aveva mai permesso alle donne di essere iniziate. Le donne sono sempre
state trattate come oggetti e hanno accettato questa condizione. Le donne
vogliono che si abbia bisogno di loro e pensano che, se non si ha bisogno di
loro, qualcun’altra verrà usata al posto loro, così
diventeranno inutili. Disse che il condizionamento di
voler essere necessarie è così forte, così profondo, che non è possibile
scoprirlo da sole. Qualcuno deve farcelo vedere. Essere
bisognose vuol dire essere senza dignità. “È umiliante. Stai da sola.”
Disse: “Sii autosufficiente.”
Osho aveva appena finito
di cenare mentre avveniva questa conversazione. Io e Anando eravamo sedute in un angolo, mentre lui era seduto
al tavolo da pranzo. Lo guardai e vidi quanto era stanco, e come il suo compito
fosse ingrato e senza speranza. Cercava di aiutarmi a
svegliarmi e io mi arrabbiavo con lui. Lo guardai ancora;
aveva le spalle leggermente curve per la stanchezza; che cosa aveva guadagnato
provando ad aiutarmi? Niente! Sembrava così antico, un antico ricercatore con una missione impossibile. La sua
compassione è senza fine, la sua pazienza e il suo amore sono
vasti come il cielo.
Gli
occhi mi si colmarono di lacrime di gratitudine.
tratto da
Shunyo, I miei giorni di luce con
Osho Ed. del Cigno
IL
GIORNO IN CUI CAPIRETE L’INCVREDIBILE SPELNDORE DELL’ESSERE,
NON
AVRETE PIÙ BISOGNI DI NIENTE.
VOI
BASTATE A VOI STESSI.
Non fermarti al cuore
Un
terapista mi ha detto una volta che
possiamo rimanere bloccati nelle nostre emozioni esattamente come nella mente,
e che anche le emozioni devono essere lasciate andare o superate. Spesso penso
a questo, perché le emozioni sono di solito la mia guida nella vita, e le sento
molto intensamente. Osho, vorresti commentare?
Quella che hai fatto è una domanda significativa. Ci sono tre centri dai quali derivano tutte
le tue azioni: la testa, il cuore e l’essere. La testa è il più superficiale.
Deve pensare alle cose; persino se ti innamori, la
testa pensa: sono veramente innamorato? E se la testa
decide che sì, sembra che tu sia innamorato, proporrà alla donna: “Penso di
essere innamorato di te”.
Ma il pensiero è la base.
L’uomo funziona dalla testa. Questa ha i suoi lati utili: ha creato tutte le
scienze, e tutte le tecnologie, e tutte le bombe nucleari; e forse porterà
presto al suicidio globale.
La donna funziona dal cuore. Lei non può dire:
“Penso di amarti”. Ciò non si è mai sentito in tutta la storia dell’umanità.
Lei dice semplicemente: “Ti amo”. Il pensiero non ha alcun ruolo. Il cuore
basta a se stesso; non ha alcun bisogno di aiuto da
parte della testa.
Dovendo scegliere tra la testa e il cuore, si dovrebbe
scegliere il cuore,
perché tutti i valori più belli della vita appartengono al cuore. La testa è un buon
meccanico, un tecnico, ma non puoi vivere la vita con gioia solo da meccanico,
da tecnico, da scienziato. La testa non ha qualità, non ha capacità per la
gioia, per l’estasi, per il silenzio, per l’innocenza, per la bellezza, per
l’amore, per tutto ciò che rende ricca la vita: quello appartiene al cuore.
Ma il terapista che te le ho
detto non sbagliava. Puoi rimanere bloccato anche nel cuore, nelle emozioni,
esattamente come si rimane bloccati nei pensieri. Ma forse neppure il terapista
era consapevole dell’esistenza di un centro che è più profondo
del cuore, il centro dell’essere, il quale ha tutte le qualità del cuore
e ne ha delle altre in più, ha ricchezze e tesori ancora più grandi: estasi,
silenzio, serenità, centratura, radicamento, sensibilità, consapevolezza… una
certa intuizione della divinità dell’esistenza.
Prima scendi dalla testa al cuore. Ma non fermarti là; è solo la sosta di una notte, un
caravanserraglio. Puoi fermarti là un po’ a riposare, ma non è quella la meta.
Scendi dal cuore fino all’essere.
Questo è il segreto della meditazione: quando sei
o nella testa o nel cuore – non ha importanza dove – la meditazione ti porta
dalla testa, dal cuore, fino all’essere. La
meditazione è la via verso il tuo centro nell’esistenza, dove non c’è alcuna
possibilità di rimanere bloccati. Tu sei quello. Chi può rimanere bloccato
in che cosa? Non esistono due cose, solo tu, tu e la tua gloria assoluta.
Ma tu sei una donna; la tua
paura è naturale: le emozioni sono la tua guida nella vita, e senti le cose in
modo molto intenso. È comunque più facile arrivare
all’essere dal cuore che non dalla testa. Non perderai la guida; in realtà non ne avrai affatto bisogno. Sarai così piena di luce, così
colma di chiarezza…
La guida serve a chi è cieco. Tu avrai occhi nuovi
per vedere, per vedere persino ciò che non è visibile
ai tuoi occhi ordinari. Sarai in grado di provare nuove esperienze che non sono
aperte nemmeno al cuore. Quindi non c’è nulla di cui
preoccuparsi. La tua apprensione è semplicemente quella di una donna, una
preoccupazione naturale perché le emozioni sono la tua guida e senti
intensamente. Se le lasci andare, chi ti guiderà? Come
potrai allora sentire le cose intensamente? Non sai che c’è un centro ancora
più profondo dentro di te dove non è necessaria alcuna guida, dove tu sei la guida, e dove l’intensità diventa totale, cento per cento. E
non solo per quanto riguarda quelle cose che hai provato nel cuore, ma anche
per le esperienze universali di illuminazione, di
risveglio, del divino. Non perderai nulla; non hai assolutamente bisogno di
preoccuparti. Ma dopotutto, una donna è una donna.
Un uomo stava leggendo sul giornale che una
persona ogni cinque al mondo è un cinese. La moglie
disse: “Allora adesso dobbiamo stare molto attenti. Abbiamo già quattro figli,
e io non voglio un cinese in famiglia”.
La donna ha il proprio modo di sentire e di pensare
e di osservare le cose. Tu ti sei preoccupata di come puoi lasciar andare le
tue emozioni. Non c’è bisogno di
lasciarle andare; devi solo imparare l’arte della meditazione e se andranno da
sole, proprio come le foglie secche cadono dagli alberi. Quando
soffia forte il vento… proprio ieri ero seduto e il vento soffiava forte, e le
foglie secche cadevano giù come pioggia.
Quando dentro di te la
meditazione si approfondisce, i pensieri, le emozioni, tutto inizia a svanire.
La meditazione ti trasforma in uno specchio d’acqua profonda senza alcuna increspatura; così silenzioso che sembra uno
specchio: puoi vedere il tuo viso. E non toglie nulla
alla tua intelligenza o alle tue emozioni; rende solo tutto più autentico, più
reale, più totale, più puro. L’intelligenza raggiunge le sue cime più alte, e
anche l’amore arriva al suo culmine. Col conoscere il tuo essere e con l’essere
centrato nel tuo essere hai trovato il significato della vita, hai trovato lo
scopo per cui sei qui, su questo pianeta. L’intento
dell’esistenza ti viene rivelato. Socrate ha detto:
“Conosci te stesso”. Queste parole contengono tutti i testi sacri
del mondo.
tratto da: Osho, The Razor Edge #22
PAURA E POSSESSIVITA’
UNA MONACA CHE STAVA CERCANDO L'ILLUMINAZIONE FECE UNA STATUA DI LEGNO DI BUDDHA E LA RIVESTÌ CON UNA
LAMINA D'ORO. LA STATUA ERA MOLTO BELLA, E LEI LA PORTAVA SEMPRE CON SÉ
DOVUNQUE ANDASSE.
Perché non un monaco, ma una
monaca? Non pensare che solo le donne amino il possesso; anche
gli uomini vogliono possedere, ma allora hanno il cuore di una donna, non di un
uomo. Come mai la donna è più possessiva dell'uomo? Perché
la possessività nasce dalla paura. L'uomo ha meno paure della donna,
ecco per-ché: l'uomo ha meno paure della donna. Dato che ha meno timori, è meno
possessivo. La mente femminile ha più paura, la paura
le è naturale, c'è sempre un
tremito. A causa di questa paura, la donna è più possessiva. Se
non sente di possedere completamente, non è soddisfatta, non è felice. Ma quando possiede completamente non è felice, perché allora
l'uomo è morto. La vita esiste solo nella libertà. Quindi
nella storia è stata scelta una monaca. Ma ricordati bene,
che non fa alcuna differenza se sei un uomo: la tua mente può essere lo stesso
femminile. Raramente esistono degli uomini... Potresti
anche essere una donna eppure avere la mente impavida di un uomo. Quindi la
differenza non è di sesso, ma di atteggiamento. Un
uomo può essere una donna e una donna può essere un uomo: il simbolo viene usato solo per mostra-re l'atteggiamento. Quale
atteggiamento? Se sei un uomo ma sei possessivo, hai
una mente femminile. Se sei una donna e non sei
possessiva, hai una mente maschile. Si dice che
Mahavira abbia insistito che nessuna donna possa illuminarsi a meno che non
rinasca come uomo. La gente l'ha interpretato letteralmente, e ha frainteso. Ha
pensato che nessuna donna possa illuminarsi, per cui
se una donna sta facendo questo sforzo, dovrà prima rinascere in una vita
successiva come uomo, e solo allora potrà accadere. Ciò è stupido, ma è vero
che la mente femminile non può illuminarsi, perché la mente femminile è
sinonimo di paura e possessività. E, se ci sono paura
e possessività, l'amore non è possibile, e nemmeno la meditazione.
Una monaca che stava cercando l'illuminazione fece
una sta-tua di legno di Buddha... La mente, se è
femminile, creerà una statua; creerà l'altro. Non riesce a stare da sola. Una
statua indica che è stato creato l'altro. Non c'è nessuno, ma il nulla non soddisfa;
ci deve essere qualcosa a cui attaccarsi. Lei si attacca; per lei il lasciar
andare è molto difficile. La mente femminile crea difficoltà, barriere. Se inizi a diventare possessivo, fallisci il bersaglio. Devi
ricordare che la paura deve essere abbandonata: solo
allora può nascere l'amore. La paura deve essere lasciata cadere, perché la
paura appartiene all'ego. Se c'è la paura, persiste
anche l'ego; allora puoi creare una statua e attaccarti alla statua. Questa
statua non potrà condurti alla verità suprema, perché è una tua creazione. Puoi
ricoprirla d'oro, può essere molto bella, ma è sempre
una cosa morta. Puoi fare una statua tutta d'oro, ma
non potrà aiutarti: è una cosa morta.
TRATTO DA: Osho, Dieci storie Zen Ed. Mediterranee
Donna e
Guerriera
Dopo aver rifiutato il ruolo tradizionale delle donne nel suo
paese d’origine, la Turchia, Asyem ha scoperto il
potere del femminile grazie alle persone semplici di un villaggio. Da
ragazzina, a Istanbul, e dopo, continuando i suoi
studi in Inghilterra, Asyem aveva deciso di essere
una donna come voleva lei. Nella sua mente, essere emotiva era sinonimo di essere vulnerabile e malleabile. E questo, continua, nel contesto turco dominato dall’uomo “mi riduceva alla
mentalità di una donna di villaggio. Quindi ho deciso
di diventare una guerriera, una ribelle. Sono diventata una donna che era
capace di fare tutto da sola: io, almeno, non avevo bisogno di un uomo! La mia
ricettività era inesistente, ero orientata solo verso
il fare. In questo modo mi sembrava di avere il controllo della mia vita e
della direzione verso cui mi stavo muovendo”. Ma,
aggiunge, tutto ciò aveva un prezzo. Le mie relazioni con gli uomini non funzionavano affatto, perché: “evitavo di andare nel
cuore e facevo di tutto pur di mantenere le cose com’erano”. Durante il
reportage fotografico sui terremoti che hanno devastato la Turchia, la
percezione di Aysem su ciò
che vuol dire essere una donna forte si è profondamente modificata.
Aysem, fotografa e video–maker professionista, ha
lavorato per alcune importanti ditte turche, per festival di film sull’ambiente,
per alcuni registi durante la lavorazione dei loro film e come assistente
fotografa per il National Geographic.
In agosto e settembre dell’anno scorso, mentre
stava lavorando per un NGO (organizzazione non-governativa) di donne per creare centri di
assistenza per donne e bambini, la Turchia è stata colpita da due disastrosi
terremoti. I morti sono stati 30.000. “In soli quarantacinque secondi le
persone hanno visto polverizzarsi tutte le loro idee di sicurezza,” dice Aysem.
Moltissime, tra le donne che ho incontrato,
avevano perso gran parte dei membri della loro famiglia, oltre alla casa e a
tutte le proprietà. Per la prima volta nella vita si trovavano in un contesto in cui non c’era un uomo e quindi sono state
costrette a entrare in contatto con il loro potere. Donne che non si sarebbero
normalmente mai incontrate, che non comprendevano i reciproci dialetti – ad
esempio una donna curda, una donna dell’area del Mar
Nero e una donna di Instanbul
– vivevano tutte insieme in tende vicine. Hanno cominciato a prendersi cura dei
bambini delle altre, a curare le ferite, a imparare a
organizzarsi creando una rotazione dei vari compiti di pulizia delle tende,
preparazione dei pasti e del tè… Sono proprio state obbligate a usare il loro
potere, e si sono scoperte molto forti!
Sono oneste e dirette. Magari dicono solo poche parole ma quelle parole vanno dirette al punto. Una donna ha
detto: ‘Il marito di cui mi lamentavo non c’è più e la
mia casa, di cui ero così orgogliosa, è distrutta. Adesso vedo come sono stata stupida’.
Che saggezza! E non era qualcosa imparata a scuola. Derivava dalla sua
comprensione del momento. Io sono una donna che ha studiato e, naturalmente,
un’istruzione può dare potere. Ma
può anche toglierlo se cerchi di vivere solo attraverso l’intelletto. Questa
esperienza mi ha insegnato la differenza tra l’intelligenza e l’intelletto.
Quelle donne non erano intellettuali, ma la loro intelligenza naturale e
saggezza è ancora intatta e vitale, così reale e così
ben piantata per terra”.
Un secondo movimento
sismico nella educazione interiore di Aysem è
accaduto grazie alla sua prima, recente visita alla Meditation
Resort di Pune. Qui ha scoperto che la meditazione le
ha permesso di “sentire attraverso il cuore, ogni
genere di cose, non solo la felicità; di lasciarsi commuovere, ma non in un
senso sentimentale e lacrimoso. Grazie alla capacità di osservare – creando una
piccola distanza tra me e le mie emozioni – posso essere colma di emozioni senza essere attaccata né a loro, né alla mia
identità come persona che sente.
L’uomo nuovo della visione di Osho
è forte come un guerriero e al tempo stesso si muove con il cuore.
Ho incontrato persone del genere nella comune – uomini che sono ricettivi come una donna, ma
non sono privi di spina dorsale. Donne che sono forti, ma non maschili e che
non hanno represso la loro dolcezza.
Attraverso quello che ho vissuto nei gruppi e
nelle meditazioni – e che non può essere imparato sui libri o dalla mamma o
persino da un guru, ma può solo essere un’esperienza diretta – sono entrata in
contatto con il mio centro interiore”.
Consapevolezza,
Creatività e Armonia
Arte
e vita sono i due poli fondamentali nel lavoro di Yuki, che nei suoi gruppi usa
appunto varie espressioni artistiche – danza musica canto
– per stimolare le persone a portare maggiore equilibrio nella vita di tutti i
giorni.
POTREMMO DEFINIRE MA SHANTI YUKI “ARTISTA DI VITA”: IN QUESTE PAGINE
CI PARLA DI SÉ E DEL SUO LAVORO CHE STA
AVENDO UN PARTICOLARE SUCCESSO NEL MONDO NUOVO CHE I MUTAMENTI EPOCALI DI
QUESTI ANNI HANNO GENERARTO.
In un discorso Osho spiega che la folle corsa che
sembra caratterizzare l’essere umano, la cui vita è freneticamente tesa a
raggiungere un orizzonte sempre più lontano, è legata a
un’esperienza della prima infanzia: il bambino, ricevendo dalla madre cibo e
amore, si trova appagato e nutrito da qualcosa di esterno a sé. Di conseguenza
dentro di noi sedimenta, fin dai primi giorni di vita, l’idea che per trovare
appagamento e nutrimento si deve cercare qualcosa nel mondo “là fuori” e, man
mano che si cresce, tutto questo si amplifica, fino a diventare un orizzonte
sempre più ampio e lontano, qualcosa che è sempre più impossibile raggiungere,
malgrado ci si impegni al massimo delle nostre forze.
Questa idea di fondo è alla base delle tante sfide che l’uomo si è
posto, o da cui si è lasciato tentare, nel mondo esterno, ed è il fondamento
delle tante conquiste fatte dall’umanità
che, secolo dopo secolo, sembra sempre protesa a realizzare il
raggiungimento di quell’orizzonte, per quanto remoto
possa sembrare.
L’avvento di Internet, da questo punto di vista, ha portato con sé una
vera e propria rivoluzione: finalmente ogni distanza si è in pratica annullata
e qualsiasi orizzonte percepibile nello spazio si è fatto tempo, e il tempo è
diventato “tempo reale”. La grande ragnatela di
connessioni Web ha reso noi tutti cittadini di un villaggio globale, annullando o mettendo in secondo piano
qualsiasi altra appartenenza locale.
Ma
il primo vero risultato di quella rivoluzione viscerale è stato che molti hanno
visto riaffiorare lo stesso grande interrogativo che gli “entronauti”
di ogni epoca e paese si sono posti, sollecitati
anch’essi da crisi esistenziali che li hanno portati a percepire la mancanza di
qualcosa, che nessuna conquista nel mondo esteriore poteva colmare o
compensare: la conoscenza di sé. Quel
famoso “chi sono io?” con
cui tanti esseri umani si sono confrontati a un certo
punto della loro vita.
Sembra dunque che, malgrado l’impulso viscerale a correre verso un qualsiasi
orizzonte, nella vita di ogni essere umano accade sempre qualcosa che lo
catapulta a se stesso, che lo spinge inesorabilmente a confrontarsi col proprio
essere: oggi è semplicemente più facile che accada, proprio a causa della
frenesia che la sensazione di vivere in “tempo reale” scatena.
La possibilità di essere presenti, in pratica, a tutto ciò che accade in
qualsiasi parte del mondo, la rapidità e la completezza delle comunicazioni,
mette in luce, meglio di qualsiasi altro sfondo, un profondo problema di
comunicazione che ci portiamo dietro fin dall’infanzia: in questo inseguire un
orizzonte sempre più lontano ci siamo allontanati da noi stessi, al punto da
perdere qualsiasi contatto con ciò che è la nostra intima realtà; di
conseguenza, ci è praticamente impossibile avere un reale rapporto con gli
altri: come potremmo, visto che non l’abbiamo con noi stessi?
Viene dunque un momento in
cui questa fuga in avanti si arresta: lo squilibrio che genera fa sentire
un’assenza di radici che ci fa vacillare e ci spinge a
ricercarle. Va però detto che quell’assenza
non è tanto una mancanza, quanto piuttosto un’inconsapevolezza di possedere
radici nell’esistenza. Infatti, quelle radici esistono, anche se noi ne siamo
immemori: se non esistessero, se in noi non esistesse un centro interiore che
ci anima, semplicemente non potremmo vivere, come accade a
un albero privo di radici.
Si tratta dunque di
ritrovare un contatto con le nostre radici reali, non di acquisire un’idea o una ideologia, un’appartenenza o una fede che ne facciano le
veci. Infatti, in questi anni è accaduto anche qualcos’altro che ha scatenato
molte crisi esistenziali: la progressiva caduta delle mura ideologiche,
caratterizzata nel 1989 dal crollo del muro di Berlino, ha visto il
volatilizzarsi di tutte le certezze ideologiche, comprese tutte quelle
appartenenze a tradizioni o norme di vita collettive, che in passato era facile usare come radici nel mondo, per non sviluppare
le proprie radici reali. Il mondo nuovo che comunque
si è aperto di fronte a noi ha rivelato i limiti di quella facile soluzione,
richiamandoci alla nostra responsabilità di esseri umani.
Se
riesci ad ascoltare sia il suono che il silenzio, se
percepisci sia il picco che la valle, insieme, scoprirai un fenomeno nuovo,
cioè che a ogni picco corrisponde una valle, e a ogni valle un picco. Un
movimento circolare, ed è da questo movimento che
nasce la musica, l’armonia.
Il viaggio interiore
Da qualsiasi prospettiva
si guardi, sembra proprio che lo spirito del tempo spinga a tornare a se
stessi, recuperando così il solo strumento che abbiamo, in grado di gestire
questo mondo nuovo nel quale ci troviamo a vivere.
I gruppi che tengo si innestano su questa necessità esistenziale. Si tratta di
un lavoro continuativo, proprio per dare l’opportunità di sperimentare nella
vita quotidiana le comprensioni che si raggiungono, man mano che si riprende
contatto con i diversi aspetti di se stessi. Non solo: poiché si interviene sull’equilibrio esistenziale che ci permette
di “tirare avanti”, è fondamentale lavorare con attenzione in modo da intervenire sui diversi “mondi” in cui
esistiamo, senza che una dimensione si rafforzi, a discapito del tutto.
Osho mi ha aiutato molto a
comprendere questa dimensione di “insieme” che forma l’essere umano: nel mio percorso di crescita ho visto che per
abitudine noi utilizziamo solo delle parti di noi, come il corpo e la mente, a
discapito delle altre. E anche le parti in cui ci sentiamo
più forti sono usate senza amore, per cui facilmente ne abusiamo, le giudichiamo,
le soffochiamo con pregiudizi che non aiutano certo a vivere la pienezza della
vita.
Ho anche compreso che non
si tratta di contrapporre un aspetto di noi a un
altro, il mondo interiore a quello esteriore, bensì è vitale vivere entrambi
con totalità. Ecco perché mi è difficile descrivere il mio
lavoro: non è mai un processo lineare che porta dal corpo alla mente e dalla
mente alle emozioni. Di fatto, in base a ciò
che accade nel momento, ci si ritrova a operare in una di quelle dimensioni,
senza alcun presupposto, né alcuna predeterminata intenzione di arrivare da
qualche parte.
Anzi,
facilmente il mio lavoro implica imparare a stare nel momento, con ciò che sta
accadendo.
Anche da questo punto di vista è stato fondamentale il percorso che ho vissuto,
e che sto vivendo, con Osho: sviluppare sempre di più quel testimone che in noi
esiste al di là delle identificazioni con il corpo,
oltre i giudizi della mente e le distorsioni delle emozioni, mi aiuta a
sostenere le persone che si trovano ad attraversare situazioni complesse o che
sono invischiate in identificazioni distruttive.
I diversi aspetti di un lavoro globale
Tenendo dunque presente che si tratta di un lavoro
globale, posso dire che nei gruppi che tengo si lavora
sul corpo, sulle emozioni, sul decondizionamento,
sull’amore, sulla responsabilità e sulla creatività.
L’importanza del lavoro
sul corpo: il corpo è un mezzo straordinario che
abbiamo per imparare a conoscerci e a dialogare con noi stessi. Attraverso di esso possiamo riacquistare il contatto con le nostre
emozioni e con la storia della nostra esistenza.
L’importanza del lavoro
sulle emozioni: riappropriarci della capacità di lasciar fluire le emozioni,
senza giudicarle, ci permette a poco a poco di
prendere distanza… in questo modo le emozioni ci condizionano sempre meno.
L’importanza del decondizionamento: poter riconoscere ciò che ci appartiene
realmente, liberi da condizionamenti sociali e familiari, ci permette di
riappacificarci con una parte di noi molto intima e di poter scegliere. Quando comprendi puoi scegliere, ed è così che accade una
trasformazione e di fronte a noi si dischiude la via verso la consapevolezza.
L’importanza
dell’amore: senza l’amore non c’è guarigione.
Riconoscere l’amore che è in noi e nell’altro, ci aiuta a sentirci parte del
Tutto, con l’amore non c’è più separazione, l’ego cade senza che si debba fare
nulla di particolare.
L’importanza della
responsabilità: quando riacquisti la tua individualità, ti senti di nuovo
libero; ma questa libertà è da coltivare giorno dopo giorno,
in quanto ora sei responsabile della tua vita, e la libertà non esiste senza
responsabilità.
L’importanza della
creatività: la creatività è l’espressione della tua
vita. Qualsiasi cosa fai, dalle semplici pulizie di
casa a creare una musica, tutto diventa sacro: in ogni attimo ti senti
completo, diventi un artista di vita.
Tutto ciò non è ovviamente
un lavoro risolvibile in poco tempo: si tratta di un processo lungo e intenso,
nel quale i tanti piccoli miglioramenti che si verificano,
creano fiducia per proseguire e operare salti maggiori. I mezzi di cui mi servo
per questo lavoro sono: la musica, la danza, il movimento, la gestalt, la bioenergetica e le
meditazioni.
Non è facile nell’ambito
di un semplice articolo esporre tutti questi strumenti: mi limiterò quindi ad
alcuni accenni alla musica, la danza e la meditazione.
La musica, compagna di
sempre, mi aiuta e mi sostiene, prima di tutto come specchio delle emozioni
presenti: ad esempio, se nel gruppo è presente un’emozione inespressa, io uso
un particolare brano musicale per aiutarla a manifestarsi. Ma la musica mi
sostiene anche come viaggio interiore verso l’armonia: in questo caso i brani
musicali che propongo sono quelli che evocano determinate dimensioni interiori,
facilitando una sincronicità e dunque una immersione in queste realtà dell’anima.
Come musicista sento e riconosco che ogni strumento, ogni nota, ogni ritmo
si ripercuotono nel mio corpo e risensibilizzare le
persone a questa realtà, che a mio avviso è propria di ciascun essere umano,
diventa un viaggio incredibilmente bello
che porta a riavvicinarsi a sé. In questo modo, a
un certo punto accade magicamente che ci si immerge nel silenzio; non solo, se
ne percepisce una qualità nuova e al tempo stesso diversa: diventa un silenzio
vivo, musicale.
Come anche Osho ha
chiarito nel libro L’armonia nascosta,
il suono non può esistere senza il silenzio: “L’incontro dei suoni e del
silenzio è stupendo, da quella fusione nasce la musica. Il musicista crea dei
suoni, e tra due suoni lascia spazio alla valle, al
silenzio. Più in alto si eleva il picco, più profonda è
la valle. Se riesci ad ascoltare sia il suono che il
silenzio, se percepisci sia il picco che la valle, insieme, scoprirai un
fenomeno nuovo, cioè che a ogni picco corrisponde una valle, e a ogni valle un
picco. Un movimento circolare, ed è da questo movimento che nasce la musica,
l’armonia nascosta.”
La vibrazione musicale
porta dunque a riconoscere l’armonia dell’intera natura e dell’intero cosmo, e il silenzio che ne deriva porta una pace che
diventa il fondamento di uno stile di vita nuovo, più armonico… più “musicale”.
All’interno del gruppo
vengono anche usati gli strumenti a percussione: in questo caso, il suono
diventa un aiuto notevole per sintonizzarsi con le proprie radici e la propria potenza, intesa come potenzialità.
Si utilizza anche la voce,
poiché il canto aiuta ad aprire la porta delle emozioni: la voce è infatti direttamente collegata col respiro e con il cuore;
lavorando sul canto si lavora direttamente su queste due parti. Se è presente un blocco, nel canto diventerà evidente,
viceversa se sei fluido, il canto echeggerà quel fluire. In una parola si
sperimenta che attraverso la vibrazione della voce è addirittura possibile
curare.
La danza è l’altra mia
compagna di sempre: per me è estremamente collegata
alla musica. Danza intesa come ritorno al proprio movimento
armonico. Nei miei gruppi io propongo alle persone di danzare facendo
particolari movimenti: dall’ampiezza o meno di questi movimenti viene a galla
il vissuto delle persone che si riappropriano così emozionalmente della propria storia personale. Inoltre,
attraverso il lavoro corporeo, è possibile riprendere un contatto reale con se
stessi e con gli altri, evolvendo così la propria sensibilità: nel gruppo esiste
dunque anche un lavoro di contatto con gli altri; l’altro diventa un magnifico
specchio e uno splendido aiuto a crescere. Grazie agli altri vengono
elaborati tutti i temi riferiti alla relazione: potere, soldi, lavoro,
relazioni, sesso, sensi di colpa, amore, ecc.
La meditazione si innesta in questo percorso, praticamente a ogni passo: il
contatto è accompagnato dall’imparare a essere presenti qui e ora, a ciò che si
è, a ciò che affiora, alle diverse esperienze in cui ci si tuffa, gestendo
azioni e reazioni. Ci si esercita a scegliere in prima persona, senza più identificarsi, bensì osservando in modo imparziale
qualsiasi cosa succeda nel momento.
Il mio ruolo è solo quello
di tirare le fila, saper ascoltare e lasciarsi andare, ricordando che ognuno di
noi cresce… non solo chi partecipa al gruppo, ma anche chi lo conduce è su
questo cammino.
Una volta riacquistata la
propria individualità, in qualche modo affiora la voglia di condividere la
gioia che si sente, creando. A quel punto il lavoro si evolve in una dimensione
creativa: nel gruppo le espressioni possono essere la danza, il canto, la
musica, il teatro, il disegno, le percussioni. Questa sperimentazione diventa
un banco di prova che porta a vivere creativamente nella vita quotidiana,
allenandosi anche qui come essere creativi nelle
piccole cose di tutti i giorni.
Questo
correre, correre continuamente verso
un orizzonte che non esiste, che è solo un'illusione... ma
appare vero. Sembra così vici-no, così allettante, tentatore e magnetico, così
vicino che sembra che ci voglia solo un piccolo sforzo, solo un poco di più...
e sembra distare poche miglia. Ed è così chiaro,
radioso, come non farsi tentare?
Sembra a portata di mano, ma puoi continuare a correre e corre-re...
non arriverai mai.
La
distanza tra te e l'orizzonte rimane la stessa, perché l'orizzonte
esiste solo nella tua mente. È un'apparizione, un'illusione. Tutte le mete sono illusorie — terrene
e ultraterrene. In realtà l'essere qui e ora è la sola strada per la verità.
Osho
Ma soprattutto…
conosci te stesso
Una delle domande
fondamentali che da sempre si è posta l’umanità, e con la quale, fin dalla
nascita, ogni essere umano viene in contatto, è la questione della natura della
conoscenza, che cos’è la conoscenza? Solo attraverso
il sapere avviene la liberazione e si riesce a riconoscere se stessi, solo
attraverso la conoscenza “la verità” ci viene
rivelata.
L’uomo
è nato nell’ignoranza, e questa oscurità è tremenda…
naturalmente la domanda che ogni essere intelligente si pone è su come trovare
la luce. Che cos’ è la luce? Siamo nati nell’oscurità e non
sappiamo chi siamo. Ci può essere più incertezza? Stiamo brancolando alla
deriva e non siamo nemmeno consapevoli di chi siamo, da dove veniamo e dove
andremo poi.
Siamo
fortuiti. Non abbiamo ancora un destino. Siamo così inconsapevoli perché non
abbiamo accesso alla nostra luce interiore, che potrebbe illuminarci la strada.
Il
fallimento e la frustrazione sono naturali in questa oscurità,
cos’altro possiamo aspettarci? In questa oscurità, se
muori e basta, senza aver mai vissuto veramente, sembra del tutto naturale.
Allora, la domanda fondamentale è: Qual è la natura della conoscenza? Che cos’è il vero sapere? L’uomo conosce molto, ma rimane sempre
nell’ignoranza. L’umanità ha imparato molte cose ma le
mancano le basi. È come se avesse costruito un enorme palazzo senza pensare
alle sue fondamenta. Le cognizioni umane sono cresciute di giorno in giorno, ma
in fondo l’uomo rimane sempre di più ignorante. Forse abbiamo frainteso il vero
senso della conoscenza.
Se
non conosci te stesso, tutto il sapere che hai
accumulato è inutile, è solo una pseudo-conoscenza:
pensi di sapere ma in realtà non sai. È un’illusione! Conosci la scienza,
conosci le cose, conosci il mondo… ma non conosci te
stesso! Se la
persona stessa che conosce è nell’oscurità, tutto il
suo sapere è superficiale, a fior di pelle. Gratta via la sua conoscenza e
troverai presto l’ignoranza. Gratta solo un pochino e tutta
la sua sapienza non sarà di nessun aiuto, alla fin fine l’essere di
queste persone è rimasto ordinario e ignorante, allo stesso livello.
Il
conoscere è un salto qualitativo nel tuo essere. È la trasformazione del tuo
essere, è una metanoia: più in alto vai, più il
livello qualitativo cambia.
Con la tua cultura, con tutto il tuo cosiddetto
“sapere”, tu rimani lo stesso, salvo che continui ad avere sempre di più: hai
più cultura, ma rimani lo stesso. Questa
cosiddetta cultura è un po’ come il denaro. Continui ad accumulare denaro… ma ciò non
cambia il tuo essere, e come potrebbe cambiarlo? Il tuo conto in banca cresce ma questo non significa che stai crescendo anche tu.
Come puoi crescere in armonia con il tuo conto? Potresti cominciare a fare un
mucchio di soldi, accumulare dei milioni, ma questo come può aiutare la tua crescita?
Tu rimani te stesso. E allora
vedi che anche i milionari rimangono solo dei mendicanti.
Il
denaro è là, disponibile, ma il loro bisogno interiore rimane lo stesso.
Rimangono dei miserabili: e a volte diventano addirittura più bisognosi, perché se non
hai niente, non hai niente da perdere. Quando invece possiedi qualcosa hai paura di perderlo. La gente ricca diventa ancora più
povera, e questa povertà è tremenda perché non possono più condividere, hanno
sempre paura: la loro povertà interiore non cambia, rimane sempre la stessa.
E così dev’essere.
Se sei aggressivo, giusto cambiandoti d’abito, non
diventerai meno aggressivo e se sei una persona arrabbiata non lo sarai meno
cambiando pettinatura. Concludendo, l’ammontare dei
soldi che possiedi non fa nessuna differenza al tuo essere interiore, tu rimani
la stessa persona.
E
allo stesso modo, puoi andare all’università, puoi avere tutte le lauree
possibili, andare in biblioteca, leggere e rileggere, studiare e
accumulare istruzione, ma tutto ciò resterà
solo all’esterno, alla periferia della tua mente, rimarrà nella tua memoria ma
non cambierà la qualità della tua consapevolezza. Finché
non cambierà questa qualità non otterrai niente!
La
prima cosa da capire è che cultura e conoscenza sono molto differenti.
La
cultura è un insieme di informazioni, conoscere è
capire. La cultura viene dall’esterno, il conoscere cresce
dentro. La cultura è presa a prestito.
Il conoscere è autenticamente tuo. La cultura si impara, il conoscere non lo insegna nessuno.
Prima
devi divenire più vigile, vedere di più, sentire di più e “essere” di più.
Conoscere è essere, la cultura è solo una
accumulazione periferica.
E adesso la parabola.
Lieh Tzu stava
studiando l’arte del tiro con l’arco e faceva sempre centro.
Chiese consigli
a Kuan Yin, il quale gli
domandò: “Sai perché hai fatto centro?”.
Ogni
parola deve essere capita. Prova ad assaggiare ogni singola
parola perché ciascuna di queste ha un significato preciso. Queste
parabole non vanno lette d’un fiato e poi dimenticate,
queste parabole sono state scritte per essere meditate. Sono dei mezzi per
raggiungere lo stato meditativo.
Quando l’arciere prende arco e
frecce e vuole fare centro, tre cose sono presenti: prima di tutto l’arciere,
che è fondamentalmente la sorgente interna e la più recondita. Poi ci sarà la
freccia che passa dall’arciere al bersaglio e alla fine, più distante, il
bersaglio.
Se riesci a fare centro, hai
colpito il bersaglio, la parte più lontana da te, la periferia. Devi invece
arrivare alla fonte. Puoi diventare un perfetto arciere che fa sempre centro,
ma questo non basta – non basta se vuoi andare più in
profondità. Sarai un esperto, un uomo di cultura, ma non un uomo
che “sa”.
La freccia viene scoccata da te, ma tu non conosci l’origine di questo
movimento, la sua energia. Come succede? Chi la fa partire? Non lo sai perché
non conosci l’arciere. Hai studiato l’arte del tiro con l’arco e centri il
bersaglio, hai raggiunto una mira perfetta al cento per cento, sei diventato
efficiente al cento per cento – ma tutto ciò riguarda
solo il bersaglio. E te stesso? E
l’arciere? È successo niente all’arciere? È cambiato, un poco almeno, il suo
stato di consapevolezza ? No, non è cambiato niente. Sei diventato un tecnico, non un vero artista.
I Taoisti dicono che la cosa
importante è vedere la fonte: da dove proviene la nostra mira, da dove viene
l’intenzione di colpire il bersaglio, da dove la freccia prende la sua energia.
Chi è colui che ha fatto centro? Che cos’è questa energia? Qual è l’essere nascosto dentro di te?
Questo è il vero bersaglio da raggiungere. Per cui se quello è il centro, anche
se manchi il bersaglio esterno, non c’è problema.
Lieh Tzu stava
studiando l’arte del tiro con l’arco e faceva sempre centro.
Chiese consigli
a Kuan Yin, il quale gli
domandò: “Sai perché hai fatto centro?”.
Kuan Yin
è un maestro taoista e un arciere. Lieh Tzu gli chiede consiglio sul
tiro con l’arco e dice: “Sono diventato un esperto, tecnicamente e
tecnologicamente. Ho raggiunto il mio scopo. Centro il bersaglio”. Il maestro
chiede: “Ma tu sai perché hai fatto centro? Da dove? Chi sei?
Chi è colui che ha centrato il bersaglio? Hai guardato
nelle profondità della fonte delle tue energie? Dimentica il bersaglio e concentrati sull’arciere. Hai imparato l’arte
del tiro con l’arco ma cosa hai imparato dell’arciere? Adesso devi imparare a
conoscere l’arciere ed è un processo molto differente. Prima devi imparare
l’arte del tiro dell’arco, ma poi, per conoscere l’arciere, devi ‘disimparare’ quest’arte.”
Imparando
conosci il mondo, disimparando conosci te stesso.
Istruendoti accumuli cultura e istruzione, disimparando diventi uno che
conosce. Studiando accumuli, disimparando divieni vuoto, nudo.
Il
maestro chiese: “Sai perché hai centrato il bersaglio?”. Perché?
Questo è ciò che Socrate vuol dire quando insegna ai
suoi discepoli che: “È inutile vivere se non esamini a fondo la vita che stai
facendo. Puoi riuscire ad avere successo, ma la vita,
se non conosci profondamente le sue radici, le fondamenta delle tue azioni, non
vale la pena di essere vissuta.”
Vedi
i fiori di un albero, ma non lo percepisci realmente fino a
quando non hai conosciuto le sue radici. I fiori dipendono
dalle radici, non sono nient’altro che l’espressione dell’anima più
profonda delle radici. Sono le radici che portano la poesia, sono la sorgente,
la forza: sono loro a diventare fiori, sono loro a diventare
frutti, a diventare foglie. Se continuerai sempre a
contare i frutti, le foglie o i fiori, e non andrai mai in profondità,
nell’oscurità della terra, non capirai mai l’albero, perché è nelle radici che
l’albero esiste. Puoi continuare a recidere i fiori, ne verranno dei nuovi, ma
se tagli le radici, l’albero se ne andrà.
Il
maestro chiese: ”Sai perché hai centrato il bersaglio?”. Il discepolo rispose senza esitazioni e senza
aspettare un singolo momento. “No”. Questa è una risposta
onesta e questo discepolo è realmente tale. Dice no, è
onesto.
Se
io ti domandassi: “Conosci te stesso?”, solo chi è
veramente onesto dirà di no.
Chi
è disonesto comincerà a pensare, a rimuginare. Dirà: “Lasciami pensare”. Ma cosa c’è da pensarci sopra? Se ti conosci lo sai – e se non ti conosci, non ti conosci.
Cosa ci sarà da pensare?
Pensarci sopra vuol dire che stai tentando di trovare
una risposta, tentando di fabbricare una risposta adatta. È davvero difficile
trovare un uomo che sa rispondere di no. Una persona
così può diventare un vero discepolo, e un giorno potrà veramente sapere.
Lieh Tzu
dice “no” e il maestro gli risponde: “Ancora non ci siamo! Va bene, hai progredito,
e il tuo no ne è una buona prova, ma ancora non basta.
Devi andare avanti, ancora più avanti”.
tratto
da:
Osho
Tao the Pathless Path vol. 2
La
mente ti permetterà di conoscere tutto quello che c'è a questo mondo, eccetto
te stesso — ma a che serve conosce-re tutto il mondo se non conosci te stesso?
E la persona reale dentro di te è diventata un estraneo. È
tutto sottosopra. Non sai chi sei, ma sai tutto il
resto. Hai una gran conoscenza del mondo, ma non conosci te
stesso. Perché è così difficile scoprire se stessi?
È
perché sei stato abituato a guardare sempre
all'esterno; i tuoi occhi sono come paralizzati, possono solo vedere l'esterno.
Non puoi più voltarti, il tuo collo non è più flessibile.
Non puoi entrare nel tuo essere; tutto quello che sai ti porta all'esterno.
Sei molto, molto efficiente nel pensare — e pensare ti porta fuori.
Per entrare in te stesso, per conoscere te stesso non
è necessario pensare. Ora ti sembra impossibile, perché hai dedicato tutta una
vita al pensiero ed è diventata una struttura così fissa che anche se non hai
bisogno di pensare lo fai lo stesso.
Osho
Chi è
interessato al lavoro che Yuki propone nei suoi gruppi può contattarla:
Ma Shanti Yuki Abragams, Via Viassa 21, 10040 Almese (To)
Tel. 011.9359939 e-mail:
shanti.yuki@galactica.it
Mi piacerebbe darvi una tecnica. È una tecnica molto
semplice, ma all’inizio sembra molto difficile. Se la
provate, scoprirete che è semplice. Se non la provate
e vi limitate a pensarci, apparirà molto difficile.
La tecnica è: fai solo ciò che ti piace.
Se non ti piace, non farlo. Prova, perché questa
gioia viene solo dal tuo centro. Se fai qualcosa e ti
piace, cominci a riconnetterti con il centro. Se fai
qualcosa che non ti piace, sei disconnesso dal centro. La gioia nasce dal
centro e da nessun altro luogo. Quindi usalo come
criterio di paragone, e sii fanatico a questo riguardo! Cammini per strada…
all’improvviso ti accorgi che non ti stai godendo la
camminata. Fermati. Basta, non devi continuare.
Quando qualcosa ti piace,
sei centrato.
La gioia è solo il suono dell’essere centrato. Se qualcosa non ti dà gioia, sei fuori centro. Allora non
forzarla; non ce n’è bisogno. Se la gente pensa che sei
matto, lascia che pensi che sei matto. Entro pochi giorni scoprirai, per
esperienza diretta, come eri lontano da te stesso.
Stavi facendo mille cose che non ti piacevano, eppure le facevi lo stesso
perché ti era stato insegnato così. Stavi adempiendo ai
tuoi doveri.
Il centro è accessibile quando
sei caldo, quando fluisci, ti sciogli nell’amore, nella gioia, nella danza,
nella delizia. Dipende da te. Continua a fare solo quelle cose che ami
veramente fare e che ti danno gioia. Se non ti
piacciono, smetti. Trova qualcos’altro che ti dia
gioia. Ci dev’essere pur qualcosa
che ti piace. Non ho mai incontrato una persona a cui non piace nulla.
Ci sono persone alle quali magari non piace una cosa o un’altra o un’altra
ancora, ma la vita è vasta. Non rimanere legato; rimani
fluido. Lascia che l’energia scorra di più. Lascia che fluisca, che si incontri con le altre energie che ti circondano. In
un’energia che fluisce, diventi di colpo integrato.
Il segreto sta nel trovare qualcosa che comincia a
darti gioia. Tutte le volte in cui ti piace qualcosa, sei in
armonia con te stesso e in armonia con l’universo, perché il tuo centro è il
centro di tutto. Entro pochi giorni verranno
stabiliti molti contatti con il centro, e allora comprenderai cosa intendo
quando ripeto in continuazione che quello che cerchi è già dentro di te. Non è
nel futuro. Non ha nulla a che fare con il futuro. È già qui e ora, sta già
accadendo.
tratto da:
Osho,
The Discipline of Transcendence
il corpo gioioso
Se le persone se ne stanno nude, ti basta guardare i loro
corpi per vedere che tipo di lavoro fanno nella vita. Se sono lavoratori manuali, le loro mani saranno vive,
forti. Se sono persone della testa – intellettuali, professori, rettori, e
tutta quella spazzatura – vedrai le loro teste, rosse,
lucide. Se sono postini o poliziotti, le gambe saranno
molto forti. Ma non troverai mai un corpo gioioso, un
corpo integro, perché nessuno vive come un’unità organica totale.
Bisognerebbe vivere come
un’unità organica totale. Il corpo dovrebbe essere rivendicato nella sua
totalità. Sono i piedi che ti tengono in
contatto con la terra, ti danno radicamento. Se perdi le
gambe e la loro forza, se diventano come tronchi morti, non sei più radicato nella terra. Sei come un
albero le cui radici sono diventate morte o marce, deboli; allora l’albero non può vivere a
lungo, e non può vivere in modo sano, pieno, completo. I piedi devono essere radicati nella terra, sono le tue radici.
Prova una volta un piccolo
esperimento. Nudo, mettiti in piedi da qualche parte – sulla spiaggia, vicino a un fiume, nudo al sole – e inizia a saltare, a correre, e
senti la tua energia scorrere attraverso i piedi, attraverso le gambe, fino
alla terra. Corri e senti la tua energia che attraverso le gambe va nella terra. Poi dopo qualche minuto di corsa, rimani in
piedi in silenzio, attaccato alla terra, e senti una comunione dei piedi con la
terra. All’improvviso ti sentirai molto molto
radicato, solido, piantato per terra. Vedrai che la terra comunica, vedrai che i piedi comunicano: tra la terra e te nasce un
dialogo.
Questo radicamento è
andato perduto. Le persone sono diventate sradicate; non sono più radicate. E poi non riescono a vivere. Questo perché la vita
appartiene a un organismo integrato, non solo alla
testa.
Tutto il tuo corpo è
diventato una cosa meccanica; solo la testa è viva. Ecco perché
ci sono tanti sogni, tanti pensieri, tanto traffico nella testa. La
gente viene e mi dice: “Come posso fermarla?” Il problema non è come fermarla. Il problema è come diffondere l’energia nel resto
del corpo. Ovviamente la testa è molto affollata perché tutta l’energia si
trova là, ed essa non è fatta per contenere tanta energia, quindi diventi
matto, vai fuori di testa. Vivi e muovi tutto il
corpo. Accettalo con amore profondo.
tratto da
Osho,
Yoga: The Alpha
& the Omega
Gioco:
il nuovo paradigma per il lavoro
Per l’uomo dell’era industrializzata velocità, fretta e tensioni sono i
paradigmi del vivere quotidiano.
Osho ci presenta
una nuova prospettiva: prendere ogni attività come un gioco può trasformare
realmente la qualità della vita.
“O diletta,
gioca. L’universo è un guscio vuoto in cui la tua mente si trastulla
infinitamente.”
Questa
tecnica si fonda sulla dimensione del gioco. È difficile essere
inattivi per l’intera giornata. Qualcosa si deve fare: l’attività è un
fattore essenziale, altrimenti non si può vivere. La vita implica l’attività.
Puoi rimanere inattivo per qualche ora, ma per ventitre
ore dovrai essere attivo. Ma la meditazione dev’essere
qualcosa che diventa il tuo stile di vita, non dovrebbe essere frammentaria,
ridotta a un’ora di inattività al giorno. In questo
caso, la forza attiva delle altre ventitré ore la
distruggerà. La forza attiva sarà maggiore, e distruggerà tutto quello che hai
raggiunto con la tua inattività. La forza attiva lo distruggerà. E il giorno
successivo sarà di nuovo lo stesso: per ventitre ore
accumulerai azione e in un’ora dovrai lasciarla cadere del tutto. Sarà
difficile. Quindi, la tua mente deve cambiare la
propria attitudine per ciò che riguarda il lavoro e l’attività. Ecco dunque la
funzione di questa tecnica.
Il
lavoro dovrebbe essere considerato un gioco, non dovrebbe
essere preso con serietà: si tratta di un’attività in cui divertirsi. Non ha
scopo alcuno, non c’è nulla da raggiungere; godi semplicemente di tale
attività. Se qualche volta provi a giocare, puoi
sentire la differenza. Sul lavoro sei serio, appesantito,
responsabile, preoccupato, ansioso, perché lo scopo, il risultato, è tutto. Il
lavoro in sé non ha nulla di divertente. La cosa reale è nel futuro, nel
risultato.
Nel
gioco non esiste risultato, e l’intera dimensione diventa estatica. Non sei
preoccupato, non si tratta di una cosa seria. Se anche
sembri serio, stai solo fingendo. Nel gioco godi l’attività
stessa; nel lavoro sei tutto teso alla meta.
L’attività dev’essere tollerata comunque.
Bisogna farla; perché si deve raggiungere il fine. Se potessi raggiungere il
tuo scopo senza di essa, lasceresti perdere del tutto
quella attività e andresti dritto allo scopo.
Ma con il gioco non faresti così. Se
potessi raggiungere lo scopo senza giocare, lo scopo stesso diventerebbe privo
di significato. Ha senso solo attraverso un determinato processo. Per esempio,
due squadre di calcio sono sul campo. Basterebbe
gettare una monetina per decidere chi vince e chi perde. Perché
fare tutti quegli sforzi, esaurirsi inutilmente? Si può decidere in un modo
molto semplice; gettando una monetina. E lo scopo sarà
raggiunto. Una squadra vince e l’altra viene
sconfitta. Perché lavorare per questo? Ma così non ci sarebbe scopo, sarebbe senza senso. Il
risultato non è importante, è il processo stesso che dà significato. Anche se nessuno vincesse e nessuno perdesse,
varrebbe comunque la pena di giocare. L’attività
in se stessa è un piacere. Questa dimensione del gioco dovrebbe essere
applicata a tutta la tua vita: qualsiasi cosa fai, sii
così totalmente presente nell’azione da rendere il fine irrilevante. Puoi avere
dei risultati, puoi non averne, ma non è qualcosa di
cui ti preoccupi.
Tu stai giocando, ti stai divertendo.
Lascia
che tutta la tua vita sia un gioco: l’attitudine del gioco
è godere l’azione in sé, senza calcoli, senza scopi. L’attitudine del giocatore
è quella in cui l’attività stessa è un piacere, ha un valore intrinseco. Il
profitto non è affatto importante, non è un
calcolatore. Osserva un uomo d’affari. Qualunque cosa fa, ne
calcola sempre il profitto, cosa ne potrà ricavare. Arriva un cliente.
Il cliente non è una persona, è un mezzo. Cosa se ne potrà ricavare? In fondo in fondo sta calcolando
cosa dire; cosa fare. Tutto viene calcolato solo per
manipolare, solo per sfruttare. Non gli interessa la persona,
gli interessa l’affare. Non gli importa di nulla, gli
interessa solo il futuro, il profitto. Essere giocosi
è una delle basi fondamentali di ogni processo meditativo. Ma
noi siamo così addestrati a fare affari, che anche quando meditiamo cerchiamo
uno scopo, dei risultati. E qualsiasi cosa accada sarà
del tutto insoddisfacente.
Molti
mi vengono a dire: “Certo, meditando mi sento più felice, un po’ più
silenzioso, più a mio agio, ma non accade nulla”. Come non accade nulla? Tutti cerchiamo degli utili, e se non vediamo profitti tangibili,
qualcosa da depositare in banca, non ci sentiamo soddisfatti. E il silenzio e
la felicità sono cose così vaghe, non le si può
possedere, non le si può mettere in mostra!
Passa del tempo giocando, giocare con dei
bambini andrà bene. Se non c’è nessuno, puoi
saltare e danzare nella stanza, divertendoti. La tua mente insisterà nel dirti: “Cosa stai facendo, perdi tempo? Potresti
usare questo tempo per guadagnare qualcosa, potresti fare qualcosa
invece che star qui a saltare e cantare e danzare! Sei impazzito?”
Trova
del tempo per giocare. Qualsiasi cosa andrà bene: dipingere, suonare, ma
divertiti! Non cercare profitto, non vedere una meta nel futuro, sii solo nel
presente. Allora potrai essere giocoso anche dentro di te. Potrai giocare coi tuoi pensieri, danzare con loro, senza prenderli
seriamente.
Se giochi nella vita, potrai giocare anche con la mente: sarà
come vedere uno schermo televisivo, non sarai più coinvolto, sarai solo uno
spettatore. Non giudicare, non condannare, non apprezzare: non si tratta di
cose serie. Limitati a osservare, senza lasciarti
disturbare da ciò che vedi. Se nella tua mente affiora una donna nuda, lascia
che sia presente, se ne andrà da sola. Non ha alcuna relazione con te, è solo un ricordo. Gioca! Se riesci a giocare con la tua mente, ben presto essa cadrà,
perché può esistere solo se sei serio: la serietà è il ponte, il legame che la
tiene in vita.
tratto
da:
Osho, Il sentiero dell’essere - Lo Scarabeo ed.
Il
consulente di Management svedese Stefan
Wetterholm (alias. Kuteer)
vuole divertirsi sul serio lavorando. Questa dovrebbe essere una priorità, se
non addirittura la priorità quando cerchiamo lavoro o desideriamo
cambiarlo.
Il
suo libro, Fun as a Business Idea: From Giggling to Spirituality Ed. Sky Institute (che tradotto significa: Divertirsi come idea per
il business: dalle risate alla spiritualità), è stato pubblicato in Svezia la
primavera scorsa e sta ora per uscire in inglese.
A parte il fatto che
divertirsi è… divertente, Kuteer osserva: “Se sono rilassato e giocoso, se
sono nel momento, posso usare più facilmente la mia intelligenza e creatività,
rispetto a quando sono serio o
stressato.”. Secondo Kuteer ci sono diversi eventi
nel mondo del lavoro che hanno contribuito a portare questo cambiamento
nell’atteggiamento di molte persone verso la loro occupazione, e uno di questi
è il dissolversi della struttura autoritaria a favore del concetto di team. Inoltre, adesso che i gruppi industriali tendono a
misurare il prodotto effettivo del lavoro dei loro dipendenti, più che le ore
di lavoro impiegate, la gente ha iniziato a chiedersi: “Cosa
voglio fare? Come voglio impiegare il mio tempo?” C’è poi da dire che la gente, influenzata sempre di più dai vari corsi
di autoconsapevolezza, comincia a chiedersi che senso
ha la sua vita e che cosa ne vuole veramente fare.
“L’idea corrente è che la
vita è breve; allora divertiamoci e facciamo ciò che ci piace!”, continua Kuteer. “Siamo
arrivati al nostro obiettivo per quanto concerne il successo materiale. Adesso
vuoi forse un altro yacht o una terza macchina? La gente si chiede: ‘E adesso qual è il prossimo passo? Cosa
voglio?’ Dal punto di vista quantitativo la gente è quindi già soddisfatta e
vuole ora migliorare la qualità della vita, o meglio vuole avere entrambe le
cose. Alcuni studi svedesi hanno mostrato che la maggior parte delle persone
preferirebbe vacanze più lunghe a salari più alti”.
Kuteer trova prove di questa
tendenza anche in recenti articoli di giornale. Ad esempio, SydSvenska
Dagbladet, il terzo giornale svedese per diffusione,
ha pubblicato recentemente un articolo che afferma: “I datori di lavoro che non
riescono a creare un’atmosfera divertente sul lavoro avranno grossi problemi
nel reclutare nelle loro organizzazioni i migliori cervelli” e, “se la gente si
diverte veramente nel suo lavoro con gli altri, si crea un’energia
straordinaria. In quel caso anche se l’ufficio non è bello o la macchina del caffè non funziona non è così
importante”.
Quando ai dipendenti della Ericsson – la compagnia di
telecomunicazioni – è stato chiesto cos’è il successo, i dirigenti più anziani
hanno replicato “soldi e posizione”, mentre gli ingegneri più giovani hanno
risposto che “il successo è essere in grado di lavorare con qualcosa che
cattura il tuo cuore”.
CHEF (vuol dire ‘Capo’),
la maggiore rivista di affari in Scandinavia,
ha pubblicato alcuni mesi addietro una copertina con queste parole: “Divertirsi
sul lavoro – 50 modi di migliorare il tuo umore”.
La Regus
– una società specializzata nella fornitura di “uffici istantanei” con tanto di
personale e materiale d’ufficio – vuole che i suoi centri siano “destinazioni
che i lavoratori trovano divertenti e interessanti”. Marx Dixon,
presidente e fondatore di questa compagnia, afferma: “Quando parlo ai miei
clienti, cerco la parola divertimento. L’ufficio dovrebbe essere divertente. Se ti diverti, lavori meglio”.
Biel, in Svizzera, ha creato Brainstorm, una ‘fabbrica delle idee’.
Questa iniziativa, aperta sia a privati che a imprese,
ha avuto come clienti l’Associazione Svizzera per la Lotta contro il Cancro che
voleva sapere come meglio promuovere la sua lozione antisolare, ma anche una
signora anziana che cercava di ricrearsi una vita amorosa.
“Se vuoi seriamente essere
creativo”, suggerisce Mettler, uno dei fondatori
della ditta, “devi darti il permesso di essere
giocoso”.
Perciò, quando devono affrontare
una situazione veramente difficile, loro chiamano gli esperti in materia: i
bambini! La ditta afferma di voler “mescolare la professionalità degli esperti
con l’entusiasmo sfrenato dei ragazzi”. Come continua Mettler:
“Abbiamo ragazzi di 17 anni che lavorano alle campagne di ditte come la Nestlè e le Ferrovie Svizzere”. La ditta è sempre alla
ricerca di “dee pazze”. Usiamo dei ragazzi per trovare quelle idee perché loro
sanno parlare senza lasciare che la mente interferisca”.
Ma essere giocosi non vuol
dire essere irresponsabili?
Al contrario, afferma Kuteer: “Penso che tendiamo a
evitare le responsabilità quando sono connesse con un dovere o un compito
pesante, qualcosa a cui non ci sentiamo veramente connessi e a cui non siamo
veramente interessati. Quando ci divertiamo, la nostra energia vitale viene attivata; quando le viene permesso di fluire
liberamente, la persona intelligente si sentirà naturalmente responsabile per
ciò che sta creando.
Il divertimento non è più
qualcosa che si ha al di fuori dell’orario di lavoro;
il divertimento è ciò che alimenta il tuo lavoro. E per
quanto riguarda il divertimento che continuiamo ad avere al di fuori del
lavoro, naturalmente è chiaro che è sempre bello spendere soldi e tempo
rilassandosi perché non può che influenzare positivamente anche il lavoro e le
possibilità di successo. Il lavoro non dev’essere
un peso”.
Commentando il libro di Kuteer, Lars Knutsson,
il proprietario di una ditta svedese di jeans, Gul
& Bla jeans, afferma:
“Mi fa molto piacere sentire che qualcuno dà valore al divertimento sul lavoro.
Per me è sempre stato un valore importante della vita. In questo libro c’è
molto da imparare sul divertimento, a ogni livello”.
“È una lettura
consigliabile a tutti i dirigenti che osano scegliere una strada originale”,
dice Roger Nilson, capitano
d’industria e scrittore.
Il designer Erik Richter, proprietario e
fondatore della ditta di architettura di interni Norrgavel, vede il libro di Kuteer
come “pura saggezza riguardo alla vita”, e loda il modo in cui Kuteer “dà voce a qualcosa di importante per tutti noi e lo
fa in un modo che fa sembrare tutto così semplice. Ecco il paradosso: è
semplice! Ciò di cui abbiamo bisogno, ed è proprio ciò che questo libro ci dà, è
un po’ di aiuto per vederlo”.
Il
caos e la confusione dilagano in ogni sfera della nostra vita, effetti della
morte del passato. La tentazione è cercare un porto tranquillo in cui
rifugiarsi. Questo porto non esiste. La sfida reale sta nell’usare
l’intelligenza per vivere i cambiamenti come nuovi spazi di libertà.
amato
osho, come ho fatto a essere così fortunato da conoscere la grazia del tuo
amore in questi tempi di confusione totale nel mondo?
I tempi di confusione e
caos sono i migliori
in cui vivere. Quando la società è statica non c’è molto per
cui vivere, con cui vivere.
Quando una società è
sicura e non ci sono né confusione né caos, le persone vivono una vita
monotona, spenta, noiosa – confortevole, comoda, stabile, ma priva
di energia.
È solo nei tempi di caos e
confusione che accadono grandi cose, perché le persone sono mobili. Sono
libere, sradicate: possono cercare suoli nuovi, possono
cercare terre nuove, possono cercare paesi nuovi, possono cercare nuovi
continenti dell’essere.
Questo è uno dei momenti
più importanti nella storia della consapevolezza umana.
Non è
mai stato così, questo è un crescendo.
Buddha ha detto – e sembra
che lo abbia davvero azzeccato – che ogni venticinque secoli giunge
un momento di grande caos e cambiamento. E quello è il momento in cui si illumina il maggior numero di persone.
Ora sono passati venticinque
secoli dall’epoca di Buddha. E di nuovo ci stiamo
avvicinando al momento in cui il passato perderà ogni significato. Quando il passato perde significato, tu sei libero, separato
dal passato: puoi usare questa libertà per crescere in maniera straordinaria,
per raggiungere altezze che non avresti mai neppure sognato.
Ma puoi anche distruggerti. Se non sei intelligente, la confusione e il caos ti distruggeranno.
Milioni saranno distrutti – a causa della loro scarsa intelligenza, non del
caos. Saranno distrutti perché non saranno in grado di trovare la vita sicura e
confortevole e comoda che era possibile in passato. Non saranno in grado di
trovare un’identità. Dovranno vivere con le proprie risorse, dovranno
essere individui, dovranno essere ribelli.
La società sta
scomparendo, la famiglia sta scomparendo; ora è molto
difficile. A meno che tu non sia capace di essere un
individuo ti sarà difficile vivere. Solo gli individui sopravviveranno.
Ora le persone che si sono
abituate troppo alla schiavitù, a essere comandate, a
ricevere ordini da qualcuno – persone che si sono abituate troppo alle figure
paterne – finiranno in uno stato di squilibrio mentale. Ma
sarà colpa loro, non sarà colpa dei tempi. I tempi sono belli, perché i tempi caotici sono tempi di rivoluzione.
Ora è possibile uscire dal
ciclo della vita e della morte molto più facilmente di
quanto lo sia stato negli ultimi venticinque secoli dopo Buddha. All’epoca di
Buddha, molti si illuminarono, la società era in uno
stato di agitazione. E sta accadendo di nuovo. Tempi
importanti ti aspettano – preparati.
Tu dici: “Come ho fatto a essere così fortunato da conoscere la grazia del tuo amore
in questi tempi di confusione totale nel
mondo?”. Non è questione di fortuna, è questione di intelligenza.
Questa è l’unica fortuna al mondo: l’intelligenza. E
ricorda, tutti nascono con l’intelligenza, ma non tutti la usano, perché essere
intelligenti significa vivere pericolosamente.
Il bambino intelligente è
un disturbo costante per i genitori, che tentano di distruggere la sua
intelligenza. Nessuno vuole un bambino intelligente, perché ti crea incertezze,
ti crea dubbi. Un bambino intelligente pone domande
alle quali non sei in grado di rispondere. Un bambino intelligente è un
problema per gli insegnanti a scuola, al college,
all’università.
Una persona intelligente
rimarrà sempre un problema, dovunque si trovi. Per questo la società cerca di
distruggere la tua intelligenza in tutti i modi.
A nessuno piace una
persona intelligente. E così le persone cominciano a recitare la parte del poco
intelligente, perché una persona poco intelligente viene
accettata dappertutto. Ecco perché milioni di persone sono diventate
mediocri. Nessuno è nato mediocre, lascia che te lo ricordi.
Dio dona l’intelligenza a ogni individuo, allo stesso modo in cui dona la vita, così
dona l’intelligenza. L’intelligenza è una parte intrinseca della vita.
Hai mai visto un animale
poco intelligente? Hai mai visto un uccello poco intelligente, un albero poco intelligente? Ogni albero è intelligente abbastanza da
trovare l’acqua e da mandarci le radici. Gli alberi sono intelligenti a modo
loro, gli uccelli sono intelligenti a modo loro, gli animali sono intelligenti
a modo loro. E così è l’uomo.
Solo tra gli uomini
troverai lo stupido e il mediocre. Non ho mai incontrato un cane stupido – e ci
ho provato – invece ci sono milioni di esseri umani
stupidi. Cosa è successo agli esseri umani?
L’intelligenza non viene permessa.
L’intera società, la
struttura stessa della società, è contro
l’intelligenza; dà sostegno alle persone mediocri. Tutti sono felici con una
persona mediocre, perché quando hai attorno una
persona mediocre, non sarà mai un problema; è sempre pronta a obbedire, e ti dà
sempre la sensazione di essere superiore.
Se le persone vivessero con
intelligenza, tutti sarebbero fortunati. Se non sei
fortunato, non è perché dio è stato ingiusto con te, è solo perché sei sceso a
compromessi con la società.
Tu sei potuto arrivare a
me perché sei stato abbastanza coraggioso da usare la tua intelligenza. Non è una questione di fortuna, è solo una questione di fegato,
di coraggio. E questi tempi sono realmente belli,
fantastici. Usa questi giorni, questi tempi: puoi
librarti in volo verso altezze che mai sono state possibili prima.
Milioni di persone sono
nella situazione in cui l’illuminazione può accadere.
Per la prima volta, Buddha
può essere superato. I tempi sono molto favorevoli, perché ci sono così tanto caos e così tanta confusione, e tutte le vecchie
ideologie sono morte o stanno morendo da sole. L’uomo sta
diventando libero, sta uscendo dal guscio.
tratto da
Osho, Unio Mystica vol.2
Rimani flessibile
Amato Osho, per quasi tutta la vita ho
vissuto dietro a qualcuno. Ho continuato a fare avanti e indietro, mettendomi
in prima linea per poi nascondermi dietro a qualcuno o qualcosa. Mi nascondo solo quando la situazione scotta, così sono al sicuro. Ma questo adesso non funziona più, perché mi rendo conto di
quello che faccio, e sento che è il momento di decidere di essere in un modo o
nell’altro. Puoi commentare?
Non vedo alcun problema: se fa troppo caldo ci si
deve nascondere da qualche parte, dietro a qualcuno o qualcosa – e quando è fresco, si esce!
Non ha senso decidere di stare sempre fuori, anche se fa un freddo terribile, o
di rimanere sempre rintanato, anche se non
hai bisogno di nasconderti. Non
c’è alcun motivo per decidere.
Continua a muoverti, e
rimani flessibile. Quando fa caldo va benissimo aprire
l’ombrellone. Sei contro gli ombrelloni o cosa? Ci sono ombrelloni di tutti i
tipi. E quando non fa caldo, chiudi l’ombrellone.
La vita dovrebbe essere
presa molto alla leggera, ma siamo stati educati in
modo tale che qualunque cosa diventa un problema molto serio. Ora, dov’è il
problema? Io non vedo alcun problema. È semplicemente intelligente. Ci sono
momenti in cui hai bisogno di un riparo, e ci sono momenti in cui hai bisogno
del cielo aperto.
Quindi vivi in accordo con il
momento, senza decidere in anticipo. In realtà sono queste decisioni a creare
il problema.
Ho vissuto a Calcutta a casa
di un amico. Essendo un giainista credente, non poteva mangiare dopo il
tramonto, quindi mi aveva detto: “Parleremo più tardi. Il sole sta tramontando
e io devo mangiare.” Il sole era già tramontato – e
lui lo sapeva, io lo sapevo, non aveva senso… E così
invece di mangiare al tavolo della sala da pranzo, dove stava diventando buio,
mangiammo sul terrazzo, dove c’era ancora luce.
Dopo cena gli dissi: “Stai
ingannando i tuoi dei.” E lui: “Cosa
intendi dire?”. Risposi: “In quel momento, che tu mangiassi in sala da
pranzo o sul terrazzo, l’ora era la stessa, il sole era già tramontato. Sì,
dentro era un po’ più buio, e fuori c’era un po’ più di luce, ma il sole non
c’era. Tu lo hai visto tramontare. Io l’ho
visto tramontare, ma non ho voluto disturbarti”. “Ma,”
disse, “uno deve fare dei compromessi.” E io: “Devi
fare dei compromessi perché hai già accettato certe formule di vita; altrimenti
non ci sarebbe alcun problema. Se non avessi deciso
che mangiare prima del tramonto è un atto religioso, la questione non si
sarebbe nemmeno posta. E questa formula è stata creata
cinquemila anni fa, prima dell’avvento dell’elettricità. Ora vivi in un palazzo
con l’aria condizionata. Dentro è illuminato molto meglio. La formula era stata
fatta perché non si mangiasse al buio, e qualche insetto non cadesse
nel piatto…” Accade nei villaggi, in India, dove la gente mangia di notte: non
ha neppure un lumicino… buio totale. Puoi mangiare qualche
insetto vagante, qualche mosca caduta nel piatto – allora aveva
perfettamente senso. Ma quelle persone non conoscevano
l’elettricità.
Ora, in una casa con
l’aria condizionata, dove non ci sono mosche, né altri insetti, nulla, e la
luce è a portata di mano – tanta luce quanta ne vuoi –
è semplicemente stupida… l’idea del sole o della sua mancanza.
Se decidi in anticipo, è
inevitabile che ci siano dei problemi, perché la vita segue il suo corso. Non
sa nulla dei tuoi pregiudizi, delle tue discipline – e
non ha alcun obbligo di seguirli. E tu ti trovi nei
guai, e allora la vita diventa sempre più seria, perché devi fare compromessi,
e ti senti in colpa perché sei un debole. Se non fai
compromessi potresti farti del male e ritrovarti a pezzi.
Per me la vita è una cosa
molto semplice, giocosa, leggera. Non turbarla con la tua seriosità. Fluisci.
Quindi se fa caldo, non mangiare
panini caldi, bevi qualcosa di fresco. Se fa freddo,
cambia; non devi seguire lo stesso principio per sempre. È questo che rende le
persone così infelici, perché non cambiano.
Pensano che rimanere
inflessibili nei propri principi dia loro una certa forza. Sbagliano. La loro
forza viene semplicemente risucchiata, sono le persone
più deboli del mondo.
Sono come bambini piccoli
che sono cresciuti e usano ancora i pigiamini che indossavano quando erano dei bebè.
Ora hanno un aspetto ridicolo. E si trovano in
difficoltà, sono sempre lì a tenersi su il pigiama, perché continua a scivolare
giù. E la gente ride. No, mentre cresci, il tuo
pigiama dovrebbe crescere con te, ma poiché i pigiami
non crescono, devi cambiarli.
Quindi io non vedo alcun
problema, ma posso vedere che questa non è la situazione di una sola persona.
Milioni di persone vivono così. Si impongono ferree
discipline e poi finiscono nei guai. Nessuno le sta mettendo nei guai, tranne i
loro stessi principi. Se li abbandonano si sentono in
colpa, se li seguono si trovano a soffrire.
Non essere troppo duro con
te stesso. Sii un po’ più amorevole, un po’ più tenero. Per questo io non
insegno una vita basata su principi, ti insegno
chiaramente una vita priva di principi, una vita intelligente che cambia con
ogni cambiamento di ciò che ti sta attorno. Non avere un
principio che incontrerà difficoltà a cambiare. Sii
assolutamente privo di principi e segui semplicemente la vita. E nella tua vita non ci sarà infelicità.
Puoi vivere la tua vita
intera con tante canzoni e tante danze, e da queste canzoni e danze sorgerà la tua gratitudine. Per me quella gratitudine è la
tua religiosità: una gratitudine verso l’esistenza.
Ma tu non dai alcuna possibilità di fioritura alla tua vita. I tuoi
principi sono le tue prigioni, e diventano sempre più
grandi.
Ti stupirà sapere che per
un monaco buddista ci sono trentatremila
principi da seguire. Ora, anche il solo ricordarli è impossibile.
Seguirli significa sabotarsi da soli. A ogni passo, in
ogni momento, devi consultare il libro sacro: cosa fare e cosa non fare.
Fai semplicemente ciò che
è piacevole, piacevole per te e per ciò che ti
circonda. Fai qualcosa che porta una canzone nel tuo cuore e crea attorno a te
un clima di festività.
Per me una vita così è
religiosa: non ha principi, non ha disciplina, non ha leggi, ha un unico
orientamento, ed è vivere in modo intelligente.
tratto da:
Osho,
The Trasmission of
the Lamp #5
Lasciati soprendere!
Nel mondo del lavoro la continuità, l’impegno, la
responsabilità sono valori necessari. E sono in aperto contrasto con l’essere nel momento, la
libertà e la spontaneità che sono le aspirazioni del cuore. Per favore, Osho,
di’ qualcosa sul modo in cui questi due spazi possono coesistere in pace, ammesso
che ve ne sia uno.
Se vuoi montare due cavalli
alla volta, è inevitabile che ti troverai in difficoltà. Devi capire una cosa:
se intimamente desideri libertà, spontaneità ed essere nel momento, allora non
dovrai avere una mente utilitaristica. Puoi continuare con i tuoi affari, ma
dovrai modificare il tuo atteggiamento, il tuo
orientamento. Non puoi raggiungere un compromesso, non puoi
operare una sintesi. Devi sacrificare uno a favore dell’altro.
Anche gli affari possono essere condotti con
sincerità, con autenticità, con onestà; non richiedono assolutamente che si sia
furbi, sfruttatori, che si usi l’inganno. Quindi non
cercare una sintesi tra “occuparsi degli affari, continuità, impegno e
responsabilità” e “essere nel momento, libertà e spontaneità, che sono le aspirazioni del cuore.”
Ascolta il cuore, perché alla fine è il cuore a decidere il calibro del tuo essere, la crescita
stessa della tua consapevolezza, e infine la trascendenza che conduce te e la
tua consapevolezza oltre la morte. Qualunque altra cosa è
semplicemente mondana. Cos’è il tuo impegno? Un uomo saggio evita di
prendersi stupidi impegni. Cos’è la tua continuità? Poiché
tuo padre e i suoi predecessori hanno condotto l’azienda, anche tu devi
continuare a farlo? Sei qui solo per ripetere il passato?
Non hai il coraggio di introdurre delle novità, di
abbandonare il passato vecchio e marcio, di portare una boccata d’aria fresca
nella tua vita e nelle vite di coloro che hanno a che
fare con te in qualche maniera? Cos’è la tua continuità? Non c’è continuità… In
realtà, devi essere discontinuo in ogni momento, non solo con il passato degli
altri, di tuo padre e dei tuoi antenati, ma devi
essere discontinuo persino con il tuo passato, momento per momento. Il momento
che è passato, è andato. Non hai alcun obbligo di continuare e portarti dietro
il cadavere di un momento morto.
E l’impegno nasce sempre
dall’inconsapevolezza. Per esempio, tu ami una donna e desideri sposarla, ma
lei vuole un impegno. Sei così inconsapevole da assumerti facilmente impegni
per il futuro, che non è nelle tue mani. Come fai a dire qualcosa sul domani?
Il domani non ti appartiene. Potresti essere qui e potresti
non esserci. E chi sa qualcosa del domani? L’amore che
ti ha ‘ ‘ posseduto all’improvviso potrebbe essere
svanito. Ma quasi ogni uomo si impegna con la sua
donna: “Ti amerò per tutta la vita”. E anche la donna si impegna:
“Ti amerò, e non solo in questa vita, pregherò affinché in ogni vita possa
trovare te come marito”. Ma nessuno è consapevole del
fatto che neppure un istante del futuro è nelle nostre mani. Ogni forma di impegno creerà inevitabilmente dei problemi.
Domani il tuo amore potrebbe svanire, allo stesso
modo in cui è comparso, all’improvviso. È un evento spontaneo, non è frutto di
un’azione, non è qualcosa che hai fatto. Domani, quando l’amore sarà scomparso
e ti ritroverai con un cuore arido, cosa farai?
E la responsabilità… Ti hanno oppresso con l’idea
della responsabilità, che sei responsabile dei tuoi
figli, che sei responsabile dei vicini, che sei responsabile della società e
della nazione. Sembra che tu sia qui solo per essere responsabile di tutti –
tranne che di te stesso. È una situazione singolare.
In realtà, il significato stesso di responsabilità
è stato modificato nelle mani delle religioni, dei politici, dei cosiddetti
benpensanti, insegnanti, genitori. Hanno cambiato il significato autentico di
responsabilità. Lo hanno reso sinonimo di dovere: è tuo dovere.
E io voglio che si sappia che dovere è una parolaccia.
Non dovresti mai fare nulla per dovere.
O fai qualcosa per amore o non la fai. Decidi una volta per tutte che la tua vita sarà una vita d’amore, e
se dall’amore nasce una risposta, quella per me è responsabilità. Dividila in
due: respons-abilità, non farne una sola parola. Hanno unito queste due parole,
creando una grande confusione nel mondo. Non è responsabilità, è respons-abilità. E
l’amore è capace di rispondere. Non c’è altra forza al mondo così capace di
rispondere. Se ami, non puoi fare a meno di
rispondere; non è un peso. Il dovere è un peso. L’amore può
cancellare la gravità, l’amore può cancellare il peso. Ogni risposta
nata dall’amore è bella. Senza amore, la responsabilità è brutta e indica
semplicemente che hai la mente dello schiavo.
Quindi, per quanto mi riguarda,
se davvero aspiri a libertà, spontaneità e l’essere nel momento, non si tratta
di dover creare una sintesi. Devi cambiare completamente il tuo atteggiamento
verso il lavoro: il lavoro diventa la tua meditazione, la tua onestà, la tua
verità, e smette di essere sfruttamento. La continuità
semplicemente sparisce; porti qualcosa di nuovo nell’esistenza. L’impegno è
un’assurdità. Non puoi prenderti impegni, perché il tempo non è nelle tue mani,
né l’amore è nelle tue mani. In base a che cosa prendi
questo impegno?
Perché chiudere la vita con
delle promesse? Perché non tenerla aperta alle
sorprese? Perché non tenerla aperta alle avventure? Perché chiudersi in una tomba? Per poi
soffrire, perché inizi a pensare: “Ho promesso, mi sono impegnato. Ora, che io voglia mantenere la promessa o l’impegno non importa:
c’è in gioco la mia integrità. Fingerò, ma non posso riconoscere di
essere stato uno stupido quando ho preso quell’impegno.”
Non si tratta di fare una sintesi tra finzione e
verità, tra l’autentico e il falso. Devi lasciar cadere ogni falsità, ascoltare
il cuore e seguirlo, a qualunque costo – il prezzo non sarà mai troppo alto.
Qualunque cosa tu debba perdere, perdila; ma se avrai
ascoltato il cuore, alla fine sarai il vincitore, la vittoria sarà tua. Ma se vuoi ingannare gli altri e ingannare te stesso, allora
è un’altra faccenda.
tratto da: Osho, The New Dawn
#27
Una Grande
passione per la normalità
A
Rupa piace definirsi, un po’ per scherzo, una
“vecchia hippy”. Ma dietro alla sua avversione per
l’essere considerata ‘quadrata’, c’è un’intelligenza vivissima che l’ha
condotta a creare una propria azienda e a parlare eloquentemente delle gioie
della tecnologia.
La sua ditta di consulenze di gestione aziendale si
trova a Fremantle, in Australia Occidentale. Ci racconta:
“Fondamentalmente mi occupo di contabilità e gestione del lavoro, offro
consulenze su come rendere più efficiente l’organizzazione degli uffici. Il
motto della mia ditta è: Siete pronti per il 21º secolo? Questo perché sento
che la tecnologia ha reso possibile un’organizzazione molto efficiente, ma può
diventare un mostro che devi continuamente alimentare
se non sai molto bene come vuoi usarla. Un computer è una cosa molto carina, ma
una delle cose più importanti da imparare è che ha un
interruttore per accenderlo e spegnerlo”. Essere pronti
per il 21º secolo, secondo Rupa, vuol dire essere
flessibili, ben organizzati, avere una mente aperta e rimanere rilassati
riguardo alla vita e al lavoro. “Uno degli ostacoli principali al buon
funzionamento del lavoro è la concezione erronea che se sei serio e stressato
allora devi essere veramente importante, e che se non lo sei, probabilmente sei
un irresponsabile”.
Cosa fa Rupa
per lo stress?
“Francamente cerco di evitare del tutto lo stress.
Parlare di ‘controllo dello stress’ è come dire: “Mi
metto queste scarpe scomodissime per due ore al giorno
al massimo. In questo modo riesco a sopportare il disagio che mi provocano”.
C’è veramente qualcosa per cui valga la pena di farsi
annodare lo stomaco? Dopotutto, se lavori perché ti piace quello che fai,
allora i risultati sono irrilevanti. È proprio l’aspettativa
dei risultati e un’enfasi eccessiva sulla loro importanza la causa prima dello
stress.
Detto questo devo anche
aggiungere che sono il tipo di persona che fiorisce in ciò che gli altri
chiamano stress. Ho qualche trucco per rimanere rilassata. Il più importante è
che mi preoccupo sempre di crearmi un ambiente fisico confortevole
quando lavoro. Cerco di organizzarmi in modo da potermi immergere, senza
distrazioni, in ciò che sto facendo e da essere totalmente presente, invece di
cercare di far finta di essere da qualche altra parte.
Se c’è un altro posto dove preferirei essere, è lì che dovrei
essere. Oppure cambio le mie preferenze e metto
gioia in quello che faccio, facendolo bene e in modo totale.
Un altro trucco molto utile è quello di portare
attenzione al cuore, respirarvi dentro e permettere a quella sensazione di apertura di invadere tutto il corpo. Essere consapevole
di questo rimanendo ugualmente in contatto
con le dita sulla tastiera è un gioco e una sfida. Ma
alla fine si crea una deliziosa sensazione
di calore, come se tutto il corpo emanasse luce”.
All’inizio, quando le abbiamo chiesto come riesce a integrare la meditazione nella sua vita quotidiana, Rupa ha esitato, dicendo: “Sono una persona troppo comune,
per essere la protagonista di un articolo del genere”. In passato, per
contrasto, era “una persona ‘spirituale’. Cercavo di vivere la vita a distanza,
di essere speciale, di rimanere al di fuori della
massa sporca dell’umanità. Mi ci è voluto un po’ prima
di accorgermi che mi ritiravo, con un certo disprezzo, dal coinvolgimento
appassionato con le cose comuni”.
Adesso la sua preoccupazione è quella di essere
diventata troppo coinvolta con l’ordinario. Ma il suo viso si
illumina immediatamente quando inizia a parlare di come Osho abbia
influenzato la sua vita. “Il suo atteggiamento così aperto verso la vita e
dissacrante rispetto a ogni forma di disciplina, mi ha
aiutata ad accorgermi di cosa stessi facendo. Sento, e si tratta di un sentire
profondo, di aver trascorso vite e vite di meditazione-senza-amore
in qualche monastero; quello che sto scoprendo adesso è che la mia meditazione
– e il modo in cui mi tengo in contatto con la visione
di Osho e con me stessa – è di vivere ogni cosa totalmente e appassionatamente.
Ciò significa portare avanti diversi progetti allo stesso tempo, essere
creativa e fare qualcosa – qualunque cosa – per muovermi. Questo vivere sul
filo del rasoio significa che devi sempre essere presente, altrimenti sei
perduto. Se inizi a barcollare quando c’è tanto che
sta accadendo, ti può crollare tutto addosso”.
Ma con tutta questa energia
in movimento, non corri il rischio di assuefarti a questo continuo scorrere di
adrenalina, e poi ritrovarti esausta?
“Sì, mi sento prosciugata quando
non mantengo la connessione con la meditazione e con i miei bisogni personali.
Probabilmente la cosa più importante che ho
imparato da Osho è che la felicità è uno stato naturale, mentre l’infelicità
richiede dello sforzo. Questo taglia alle radici il trip
del superlavoro perché, a conti fatti, questa tendenza a far scorrere a fiumi
l’adrenalina non è altro che un trip. Andare al di fuori di se stessi, perdersi
‘là fuori’, vuol dire andare nella direzione sbagliata,
allontanarsi dalla possibilità di provare gioia e felicità, perché queste
ultime sono dentro, completamente indipendenti dal “là fuori”.
Ci sono dei momenti in cui il lavoro è più di
routine e la sfida non è così evidente. Allora il segreto è fare tutto con la
massima grazia e presenza. È il modo dei bambini. Una volta una cliente
particolarmente percettiva mi ha fatto notare: ‘Finalmente
sono riuscita a comprendere come sei: tu stai giocando all’ufficio!’ Poi ha
aggiunto subito: ‘Ma non voglio dire…’ Io sono scoppiata a ridere! Mi aveva
scoperto!”
PROBABILMENTE LA
COSA PIÙ IMPORTANTE CHE HO IMPARATO DA OSHO
È CHE LA FELICITÀ È UNO STATO NATURALE.
Jivan pratica la meditazione da molti anni. Dice
che per lei il miglior modo per restare in contatto con la centratura ottenuta
con la meditazione, è insegnarla agli altri…
“Ho sempre sentito Osho che diceva ‘Sii totale
nel tuo lavoro e la meditazione accadrà” e
per me questo vuol dire essere totalmente presente, qualsiasi cosa
faccia. Portare la meditazione nel mio modo di vivere vuole anche dire sfidare
costantemente i miei limiti e i miei programmi
personali, il mio essere psicologicamente e spiritualmente “tesa”. Sento che mi
riesce meglio quando conduco gruppi sulla consapevolezza,
perché, in quel caso, devo essere presente al cento per cento. Mentre insegno agli altri tecniche per la consapevolezza, sto anche
affilando la mia. Se insegno una cosa, la imparo
meglio. Questa è stata anche la spinta a fondare,
insieme al mio compagno, lo Sky Institute for
Transformation and Leadership. A noi si
rivolgono uomini d’affari, che desiderano integrare le tecniche di management con il
proprio sviluppo personale.
Mi accorgo che ho gli
stessi problemi di tutti – il bisogno di alzare il mio
livello di consapevolezza e di dare energia a quel punto, dentro di me, dove
posso ‘stare con quello che c’è’. Per esempio, nella vita quotidiana, quando ci
muoviamo in modo automantico, reagiamo alle persone in base a emozioni e proiezioni, invece che alla
consapevolezza. Se riusciamo a rallentare e diventiamo
consapevoli di quello che stiamo facendo, possiamo ‘restare con’
il sentire che le cose normali ci fanno
agire automaticamente. Consci
di questo fatto, potremo scegliere di agire consapevolmente.
Meditazione e
consapevolezza sono al centro del mio modo di vivere.
Nei gruppi partecipo sempre alle meditazioni e a casa non manco mai di sedermi
in silenzio o di ascoltare un discorso di Osho. Ma fondamentalmente sento che la meditazione non è tanto una tecnica, quanto una pratica
continua di consapevolezza e di essere presenti nel momento. Lavorare col mio
compagno richiede una maggiore consapevolezza, perché essendo
così intimi, facilmente andiamo a toccare problemi o zone di disagio.
Questo vuol dire che davvero ho bisogno di restare
centrata, per prendermi cura di me e assicurarmi di avere abbastanza tempo per
restare da sola.
Credo che in realtà tutti abbiamo bisogno di
continuare a controllare come
vanno le cose dentro – e dare sostegno
allo spazio interiore, tenendo vivo il collegamento con noi stessi. Mi piace
molto poterlo fare con la meditazione che c’è alla fine dei discorsi sullo Zen,
quando Osho suggerisce: ‘Resta in silenzio, chiudi gli
occhi, nessun movimento. Semplicemente vai dentro; più
profondamente… più profondamente. Come una saetta di puro diamante.
Elimina tutto quello che è spazzatura in te
e raggiungi il vuoto, il puro spazio del tuo essere. Questo momento è
benedetto, perché solo questo momento può trasformarsi
in fiore dentro di te, perché solo questo momento può portarti più vicino al
battito del cuore dell’esistenza. Non avere paura e non afferrarti a niente.
Salta pure. È il tuo essere interiore.’
È importante dare energia
regolarmente al nostro centro con qualche
tecnica meditativa al fine di restare consapevoli e in contatto con noi
stessi. Per me la chiave è questa.”
Alla
ricerca del punto -------- zero
È
stato pubblicizzato come “la risposta di Perth a
Michelangelo” e al di là della trovata pubblicitaria,
Vidhano, originario della Nuova Zelanda, ha davvero talento da vendere ed è
assolutamente entusiasta del suo lavoro. Quando ci incontriamo
per quest’articolo, è pieno di energia, continua ad
andare su e giù per la stanza o a guardare lo schermo del mio computer. Alla
fine si siede sul pavimento e, avendo prodotto magicamente dal nulla carta e
matita, inizia a disegnare con gesti decisi e rapidi. Di colpo la sua energia è
calma, assorta nel suo mondo privato. È ovvio che per
Vidhano dipingere non è solo un modo di esprimere la creatività, ma anche una
tecnica per centrarsi.
“Il punto centrale è la
meditazione,
non la decorazione”, dice. “L’arte è la mia meditazione perché mi conduce nel ‘punto zero’ dove tutto è
silenzio e pace. Attraverso le parole di Osho e la dimensione
della meditazione ho scoperto ciò che avevo cercato per tutta la vita: il punto
zero”.
I suoi murali trompe l’oeil
decorano residenze private e uffici nella zona di Perth.
Osservarli vuol dire entrare immediatamente nell’illusione con cui lui ama giocare.
Oltre i limiti/verso l’immutabile
“Ciò di cui il mondo ha bisogno è di non avere limiti mentre invece, racchiusa tra quattro mura, la gente
non fa che porsi da sola dei limiti. Dato che tutta la vita è comunque un’illusione, perché ciò che vediamo come concreto
può in realtà essere trasparente, quando dipingi qualcosa su di un muro come se
il muro non esistesse, allora a un certo livello il muro non esiste veramente. E questa è una forma di libertà: ti porta oltre la solidità
di ciò che ti circonda e ti dà anche un’intuizione su ciò che pensi di essere.
Noi pensiamo di essere molto solidi in alcuni aspetti di noi stessi, ma
in realtà ci sono aspetti che cambiano costantemente. Un giorno pensiamo che
sia semplicemente tutto a posto; eppure il successivo il
nostro mondo va a pezzi. Oppure un giorno siamo veramente a terra e l’istante
dopo possiamo essere felici. Qual è o che cos’è lo
stato in cui ‘io sono’ in modo permanente?
Chi siamo noi attraverso
tutti questi cambiamenti? Alla fine, se la tua ricerca è quella di ‘Chi sono
io?’ arrivi a un punto in cui sei l’osservatore di
tutto questo.
Già da piccolo tutto mi ispirava stupore e reverenza: tutto, qualunque cosa. Ora,
più guardo, più tutto diventa misterioso. E più riesco a vedere – non nel senso
di cercare di trovare una soluzione o di proiettare un significato su qualcosa,
perché quella è una cosa che ti esaurisce – più vedo il mondo come prima, ma invece di sovrapporci la mia comprensione, dandogli
l’etichetta, attribuendogli un certo colore o una certa configurazione, lascio
che sia il mondo ad entrare di più dentro di me.
Il punto zero è qualcosa
che avevo sempre
considerato come l’osservatore passivo della mia vita, ma non l’avevo mai compreso del tutto finché non ho
incontrato Osho. Lui parlava di verità
semplici e fondamentali sull’esistenza – che io già avevo intuito, come del
resto sicuramente anche altri – e me le ha messe davanti agli occhi, dicendo: ‘È proprio questo ciò che stai osservando!’.
In ogni istante l’esistenza intera è proprio davanti ai tuoi occhi in tutta la
sua purezza, priva di qualunque interpretazione,
ma noi non riusciamo a vederla perché
abbiamo delle interpretazioni, abbiamo un ego e una mente che distorcono ed etichettano.
Osho
prende quello che c’è e lo mette in parole e in storie attraverso le quali possiamo vedere più chiaramente. Ha l’abilità di aggirare la
nostra mente piena di pregiudizi, per introdurci a una
realtà che la mente non può vedere e che va al di là di essa.”
Wu Wei
“La gente dice che il mio
modo di dipingere è pigro e privo di motivazioni, ma io lo chiamo privo di
sforzo. Uno sforzo è indispensabile, ma non
lo sforzo pieno di tensione per raggiungere un
qualche obiettivo. Non un’ ‘opera d’arte’ orientata a
uno scopo.
La preparazione –
mescolare i colori e così via – ha bisogno di una certa quantità di energia. Nel resto del tempo divento ciò che sto
dipingendo. Per me è una meditazione. Comincio a dipingere a
partire dalla sensazione di ciò che voglio, e poi la visione arriva.
Uso vari elementi della mia
vita. Ci possono essere per esempio delle acque profonde che vengono da
un’esperienza nella mia vita quando mi sono seduto
accanto a uno stagno. Ogni cosa ha per me una connessione con le emozioni.”
L’essenza
“Cerco di arrivare a quella che vedo
come l’essenza di questa esistenza. Tutto ciò che esiste non è né buono né
cattivo. Ha in sé tutti gli aspetti: è un equilibrio, un’armonia. È vero,
esiste la violenza a questo mondo, ma esiste anche l’opposto. C’è
un’interazione dinamica tra le due cose. Il mondo è un flusso dinamico e, se
non lo fosse, non esisterebbe neanche. E c’è sempre un punto zero intorno al quale gira tutto il
resto.
Trovo il silenzio nella
natura. Ciò che faccio è connettere i due mondi. La mia arte è un punto di focalizzazione, una finestra tra i due mondi della ‘realtà’
o in altre parole tra il reale e il surreale.”
“OGNI LAVORO ARTISTICO TI
PORTA IN UN ALTRO MONDO, MA PER LA MAGGIOR PARTE VIENE
VISTO SOLO COSÌ: COME UN “PEZZO D’ARTE”.
QUELLO CHE IO STO CERCANDO
DI CREARE È UNA FINESTRA, COSÌ CHE TU NON VEDA L’OPERA COME ARTE, MA COME UNA
REALTÀ SEPARATA E PER UN MOMENTO ENTRI IN QUELLA REALTÀ.”
Vedendo gli
affreschi di Vidhano, a molti verrà in mente la storia di osho
dell’imperatore e del pittore…
L’imperatore della Cina
era anche un grande pittore. Amava dipingere, ed era solito ogni anno chiamare
a palazzo altri pittori per una mostra. Diventato molto vecchio, dichiarò in
una di queste cerimonie annuali: “Ora sono molto vecchio e voglio vedere il
quadro più perfetto del mondo. Darò al pittore un posto a palazzo e tutto ciò
di cui avrà bisogno”.
Alcuni pittori, che pensavano di essere in grado
di creare un dipinto di questo genere, si recarono a palazzo. Passarono tre
anni, e rimase un solo pittore. Aveva continuato a dipingere per tre anni. Non
dipingeva su tela, dipingeva sui muri del palazzo,
nella stanza che gli era stata riservata.
Aveva dipinto una bellissima foresta in una notte
di luna. C’erano un ruscello e un sentierino che si
aggirava tra gli alberi e poi scompariva nella foresta. Dopo tre anni si recò
dall’imperatore e disse: “Adesso puoi venire. Ho fatto tutto ciò che potevo. Penso che sia il dipinto più perfetto del mondo,
quindi invito Vostra Maestà a vederlo. Non voglio alcuna ricompensa – questi
tre anni sono stati i più preziosi della mia vita – mi basta solo che tu lo
veda”.
L’imperatore andò con lui.
Questo pittore aveva fatto sicuramente un lavoro
meraviglioso. L’imperatore ne era così entusiasta che
chiese al pittore: “Dove porta questo sentierino,
alla fine?”.
Il pittore rispose: “Non l’ho mai percorso, ma se
vuoi venire con me, possiamo andare a vedere dove porta. Anch’io me lo sono
chiesto molte volte: ‘Dove porta quel sentiero?’”.
E così il pittore e
l’imperatore presero il sentiero e scomparvero tra gli alberi, e da allora
nessuno ne ha più sentito parlare.
FUSIONI
ORGASMICHE NEI SETTE CHAKRA
Mappe interiori 1 – I sette chakra. A
seconda del chakra nel quale ci troviamo a essere centrati, esprimiamo
in maniere diverse il bisogno di unità, di fusione con “qualcosa” che ci va a
completare.
A partire da questo
numero iniziamo a esplorare vari modi che Osho ha usato per descrivere il
percorso del meditatore che dall’inconsapevolezza si muove verso il risveglio.
Sono mappe importanti non solo per capire a che punto siamo del nostro viaggio
interiore, ma anche per vedere qual è il passo successivo da compiere. Il
nostro viaggio attraverso le descrizioni del paesaggio del mondo interiore non
poteva che cominciare dai chakra, il modo più conosciuto e tradizionale di descrivere il percorso dell’energia dal basso verso
l’alto, dal buio verso la luce.
Andare alla ricerca dell’unità, oppure della
consapevolezza, è la stessa cosa: diventando consapevole, diventi
uno – diventando uno col tutto diventi consapevole.
Lascia che ti spieghi in
quanti modi, in milioni di modi, cerchiamo l’unità.
Il bambino nasce. La sua
prima attività nel mondo è quella di mangiare, la sua prima
funzione è assorbire materia. La ricerca è iniziata: la materia vuole
incontrare altra materia. La materia vuole avere
un’unità organica con il resto della materia: la materia
è attirata dalla materia, è richiamata dalla materia. Questo è il primo amore:
il cibo. Il primo orgasmo del bambino viene dal cibo. Quando ti senti
soddisfatto dopo aver mangiato o bevuto, quella soddisfazione è una sensazione di unità: la materia esterna è stata assorbita all’interno, l’interno e l’esterno si sono incontrati.
L’incontro non è molto profondo, non può esserlo perché è un incontro della
materia: è molto superficiale, ma c’è.
Gli indù lo chiamano il
primo chakra, muladhar.
Ci sono molte persone che vivono al primo chakra. Mangiano e defecano. Tutta la
loro vita non è altro che assorbire materia e buttare fuori materia: una vita
molto meccanica, estremamente limitata, uno stretto
tunnel. Muladhar
è la più piccola apertura nel tuo essere grazie alla quale la luce può
penetrare e tu puoi entrare nell’esistenza. Inizia a
funzionare perché il bambino deve sopravvivere: per prima cosa deve assumere del cibo, altrimenti morirà. È un metodo di
sopravvivenza, ma non si dovrebbe vivere per mangiare.
Se vivi solo per mangiare, non vivi affatto, stai solo
aspettando la morte. Hai scelto un piacere molto piccolo, molto banale: è solo
un solleticamento dei sensi, e subito il piacere è finito. Intorno a te ci sono enormi altre possibilità… Osserva la tua vita.
Adesso persino i fisici,
alcuni fisici pazzi, dicono che gli atomi stanno
insieme perché si amano. La parola ‘amore’ non è molto adatta, perché sembra
antropomorfica, ma ora alcuni fisici hanno abbastanza coraggio per dire che è una spiegazione. Ed
è una che deve essere usata, perché
non sembra ce ne siano delle altre. Perché elettroni,
protoni e neutroni esistono insieme? Perché questa
presenza comune? Ci deve essere qualche legame, una certa attrazione. Ci deve
essere una certa unità, una storia d’amore – al livello più basso, ma ci dev’essere una storia d’amore – altrimenti come mai non si
disperdono? Puoi chiamarla gravità, puoi chiamarla magnetismo, o campo
elettrico, o in qualunque altro modo, ma amore sembra
essere la parola migliore perché può spiegare tutto lo spettro dei fenomeni,
dal più alto al più basso. Quando mangi, e diventi
ossessionato dal mangiare, ti trovi alla prima lezione dell’amore: elettroni,
protoni, neutroni che si attraggono, il corpo che attrae altra materia–corpo dall’esterno. Naturalmente c’è una certa
soddisfazione, perché quando c’è unità c’è soddisfazione, contentezza, ma è del
genere più basso. Bisognerebbe imparare ad andare oltre. Ecco
perché tutte le religioni insegnano il valore del digiuno. Digiuno non
vuol dire morire di fame, significa dare solo ciò che serve, non di più,
in modo che puoi aprirti al secondo centro. Se sei
troppo ossessionato dal cibo, diventi chiuso. Non si dovrebbe diventare troppo
attaccati al cibo… e non si dovrebbe diventare troppo attaccati al digiuno.
Allora si raggiunge un equilibrio. E solo attraverso
l’equilibrio si può crescere.
Il secondo centro è svadhistan. Quando il bambino è sano, felice – il corpo sta bene –
inizia a dominare. Nasce il desiderio di dominare, il bambino
diventa un politico. Comincia a sorridere alle persone perché comprende
che se sorride, li può influenzare. Comincia a piangere, gridare, perché sa che
piangendo e gridando può manipolare la madre, il
padre, tutta la famiglia. Quando i bisogni fisici del
bambino sono soddisfatti, nasce un nuovo bisogno, che è anche questo un bisogno
vitale: quello di dominare. Anche questo è uno sforzo per portare unità, l’unità tra
dominato e dominatore.
Quando domini qualcuno diventi,
in un certo senso, uno con lui. Se qualcuno si arrende
a te, o tu ti arrendi a qualcuno, diventate in un certo senso un’unica cosa.
Per questo, in tutto il mondo, la gente cerca di dominarsi a
vicenda, tutti cercano di dominare. Anche
quella è una ricerca dell’unità, se la consideri nella giusta prospettiva. Quando hai sconfitto una persona e ne sei diventato il
padrone, hai assorbito quella persona nel tuo essere. Hai
assorbito la sua vitalità, la sua energia vitale è diventata una con la
tua.
Questa apertura è un po’ più grande della prima, c’è più spazio. Una persona
ossessionata dal cibo è più chiusa di una che è ossessionata dal potere: almeno
quest’ultima si avvicina agli altri. Nella sua vita
avrà un certo tipo di relazione – non molto buona, perché la relazione
di dominio è violenta, aggressiva, brutta – ma pur sempre una relazione.
I politici vivono nel
secondo centro. Gli ingordi vivono nel primo, i politici nel secondo, e poi c’è
il terzo, manipura:
maschile e femminile vogliono incontrarsi e diventare uno. Nella Bibbia si
dice: dio creò Adamo a sua immagine e somiglianza. Ma
c’è una cosa da comprendere. Adamo deve essere stato entrambi: Adamo più Eva, altrimenti tutto non sarebbe
potuto accadere a partire dal solo Adamo.
Nell’originale ebraico, le parole usate lo spiegano chiaramente: Dio ha creato Adamo–Eva in un essere solo. L’essere creato
originariamente non era né uomo né donna, era entrambi. Non era un lui o una
lei, era entrambi: era un’unità. Se chiedi agli scienziati, ti diranno che quando il bambino cresce nel grembo della madre,
per alcuni mesi non è né maschio né femmina. Quindi dire
che dio creò Adamo non è giusto. Il mio consiglio è dire: dio creò Adamo–Eva. Ne faccio una parola sola. Dio creò Adamo–Eva e, in seguito, li divise in due. Da questa
divisione, è nato un grande desiderio di incontrare
l’altro. Ogni uomo cerca una donna, e ogni donna cerca
un uomo. Cerchiamo l’estremo opposto. Senza l’altro, sembra
che manchi sempre qualcosa; senza l’altro, la vita sembra incompleta; senza
l’altro, ti sembra di essere dimezzato, non intero. Da qui viene tutto
il nostro rincorrere l’amore, per amare e per essere amati. Questo è il terzo
chakra: manipura,
il bisogno del maschile e del femminile di incontrarsi e diventare un’unità.
Questo è il centro più
alto per quanto riguarda la natura inferiore. Tra i tre centri più bassi, il
sesso è il più alto. Gli ingordi accumulano soltanto: sono le persone più
brutte al mondo. Non condividono mai, sono gli avari, i ricchi, quelli che
sfruttano. I politici sono un po’ meglio, almeno si relazionano
con qualcuno. Ma anche loro sono pericolosi, perché la
loro relazione è di dominio. Non conoscono alcuna relazione umana; conoscono la guerra, la violenza, l’aggressione. Tutto ciò
che vogliono è diventare dominanti in modo che tutti vengano
assorbiti al loro interno. I primi si relazionano solo
con oggetti: denaro, cibo, case, macchine. I secondi si relazionano
con delle persone. Le loro relazioni non sono di gran valore, ma sono delle
relazioni – rudimentali, primitive, solo un inizio – ma sempre delle relazioni.
Nel terzo la relazione è di sesso, di due amanti: poeti,
artisti, pittori, esistono nel terzo centro, quello estetico. Il terzo è
il più alto dei centri inferiori: si inizia a
condividere. E se ami una persona, non vuoi dominarla.
Ricorda: se vuoi dominare, il tuo amore è contaminato dal secondo centro, non è
ancora amore. Se ami davvero, vuoi libertà per te stesso e vuoi libertà anche
per chi ami. L’amore dà libertà, indipendenza, perché
la bellezza dell’amore si scopre solo quando esso
nasce dalla libertà. Non è dominio, è condivisione, una condivisione
responsabile; sei felice di condividere la tua energia.
Quando un uomo e una donna
si incontrano veramente e l’orgasmo accade, avrai una
prima intuizione, un’intuizione molto distante, del divino. Questa è
l’attrattiva del sesso, questo è il desiderio profondo dell’orgasmo sessuale,
perché in esso si riflette l’unità – solo per un
momento, magari nemmeno per un momento… per una frazione di secondo…
un’intuizione passeggera…
Chi è drogato dal cibo è
molto lontano, non ha nemmeno una vaga intuizione. Chi è drogato di potere è
orrendo, molto aggressivo, sempre in agitazione: l’intuizione non è possibile.
Con una profonda storia d’amore sessuale, il divino può penetrare per la prima
volta dentro di te. Il primo raggio di samadhi appare
nell’orgasmo sessuale.
In effetti, l’uomo è
arrivato a pensare al samadhi solo grazie all’orgasmo
sessuale: quando ha preso coscienza di quel momento di beatitudine in cui due
persone si incontrano così profondamente che si
dissolvono l’una nell’altra, che i loro confini non sono più confini, che in un
modo che ha del miracoloso iniziano a pulsare da un unico centro – non sono più
due cuori, non sono più due corpi che respirano, diventano un’unità.
Ricorda, con il secondo
centro cerchi di far sì che qualcuno si arrenda a te, e l’altro vuole che tu ti
arrenda a lui. Nel terzo centro vi arrendete entrambi a qualcosa che va oltre voi due. Vi arrendete all’unità orgasmica dell’energia
sessuale: in questo arrendervi, vi dissolvete entrambi. Per un istante, siete
Adamo ed Eva contemporaneamente.
Muladhar, il primo centro, è materiale. Svadhistan, il
secondo centro, è vitale. Il terzo, manipura, è psicosomatico; è l’unità più alta del mondo
inferiore, naturalmente solo momentanea, ma sempre di grande
significato. Il quarto è anahata:
esso va al di là della sessualità, diventa amore puro.
Se vedi un fiore, una rosa, e il tuo cuore vibra con esso,
non c’è sessualità. Non è una questione di uomo o
donna, non c’è polarità, la sua bellezza ti fa vibrare. Questa bellezza non ha
nulla a che fare con l’uomo o la donna, la bellezza è al di
là di questo. Di notte, quando guardi il cielo pieno di stelle,
improvvisamente fremi fino nel profondo del tuo essere. Nasce una gioia
straordinaria… inizi a incontrarti con le stelle. Non
è una questione di uomo e donna, non ci sono yin e yang, non è per nulla una
questione di polarità.
L’amore va oltre la
polarità, il sesso rimane al di sotto della polarità.
Il sesso ha bisogno dell’opposto, l’amore non ha
bisogno dell’opposto. Per questo motivo, nel sesso c’è sempre
un sottile conflitto, perché con l’opposto l’armonia non può mai essere totale.
Magari per alcuni momenti… poi di nuovo appare il conflitto. Gli amanti sono
sempre in conflitto. È vero, ci sono momenti in cui si dissolvono completamente
l’uno nell’altro, ma sono momenti rari, pochi e distanti tra
di loro.
Con l’amore, scompare la
polarità. L’amore è più un’amicizia. Puoi amare un albero,
una roccia, le stelle, l’erba, puoi amare qualsiasi cosa. L’amore non ha
nulla a che fare con la polarità maschile–femminile.
L’amore va oltre gli opposti, quindi l’unità è più profonda. Questo è il quarto
chakra – anahata
– il chakra del cuore. Con il quarto diventi veramente umano. Fino al terzo
facevi parte del regno animale, niente di più, niente di speciale. Con il
quarto diventi speciale, unico: è nata l’umanità, sei diventato un essere
umano. Ricorda, avere l’aspetto di un essere umano non vuol dire
che lo sei. Solo con il quarto centro diventi tale, inizi a funzionare come un
essere umano. Molte persone muoiono come animali; non vanno mai oltre la
sessualità. Non arrivano mai a sapere che c’è una specie di amore
che va oltre gli opposti e che è straordinariamente soddisfacente perché in
esso non c’è conflitto.
L’amore è
incondizionato, il sesso è soggetto a condizioni. Nel sesso c’è un dare
e un avere. Nell’amore, elargisci con generosità e basta. Non chiedi nulla, non ci sono richieste. Non che tu non ottenga
nulla in cambio – ottieni mille volte di più – ma non
c’è la richiesta. Succede per proprio conto: l’esistenza intera riversa su di
te i suoi doni, te li rimanda come un’eco. Al quarto centro c’è di nuovo
un’unità: il basso e l’alto si incontrano. Tieni in
mente le diverse unità perché a poco a poco ci stiamo spostando verso il
diventare uno. Al primo livello, la materia incontra la materia.
Al secondo livello, il vitale incontra il vitale. Al
terzo livello, gli opposti si incontrano: il maschile
incontra il femminile, yin incontra yang. Al quarto – anahata – il basso incontra l’alto. Tre centri sono più in
basso di anahata e tre sono più in alto di anahata: anahata è la porta tra queste due
parti, il ponte.
Nel centro del cuore, dio
incontra il mondo, il non manifesto incontra il
manifesto, lo sconosciuto incontra il conosciuto, la mente incontra la non– mente. Il cuore è il centro più misterioso dell’uomo. Anahata è una grande finestra; ti rende disponibile al cielo e rende il
cielo disponibile a te. O, per dirla in un altro modo, in anahata, nell’amore, si incontrano inconscio e superconscio. O, ancora con altre
parole, in anahata,
nell’amore, si incontrano il sesso e la preghiera. Il
sesso è più basso dell’amore, la preghiera è più alta
dell’amore. E l’amore è un grande mistero. Una parte
di esso ha sicuramente a che fare col sesso, e una
parte ha a che fare con la preghiera. Quindi non c’è un mistero che sia paragonabile all’amore. Nell’amore, la preghiera e il
sesso si incontrano. Se non
rimani vigile, l’amore può cadere e diventare sessuale. Se
sei abbastanza consapevole, l’amore può salire e diventare simile alla
preghiera. È importante ricordarlo: l’amore è molto fragile.
L’amore cade quasi sempre nel livello più basso perché non siamo
coscienti. L’amore inizia come preghiera, ma poi finisce in un incubo.
Ricordalo: se sei vigile puoi fare in modo di non cadere, puoi aiutarti ad
andare in alto. Allora l’amore può diventare preghiera. Nell’anahata – il
centro del cuore – basso e alto si incontrano. È una grande esperienza di unità: naturalmente molto fragile, non
molto sicura; è un processo – a volte vai avanti, a volte indietro – ma se sei
consapevole puoi usarlo come punto di partenza per possibilità ancora più alte.
Il quinto chakra è visuddhi. È il
chakra della preghiera, il chakra della gola: il chakra della preghiera,
dell’intonare mantra, della comunicazione con il
divino. Al quinto chakra si incontrano l’interno e
l’esterno. Ricorda, al quarto, si incontrano il basso
e l’alto. Al quinto, si incontrano l’interno e
l’esterno.
‘Dio’ è solo un nome per
l’esistenza al di fuori di te, e ‘tu’ è quello dell’esistenza dentro di te. Martin Buber afferma: Io–esso è l’esperienza del mondo; Io–tu
è l’esperienza della preghiera, del divino,
dell’amore.
Nel chakra della gola, visuddhi – la
parola ‘visuddhì’ vuol dire ‘il
puro, il più puro’ – nel quinto chakra, l’amore è
al massimo della purezza. È solo estasi, gioia. Si incontrano
l’esterno e l’interno. Quando il devoto si inchina
davanti al divino, l’interno si sta inchinando verso l’esterno. Quando qualcuno va a cantare una canzone al sole o alla
luna, l’interno sta cantando una canzone all’esterno. E
ricorda che tu hai potuto osservare solo un lato: hai visto il devoto che canta
una canzone alla divinità. Non hai visto l’altro lato, perché è molto sottile:
il divino che canta una canzone al devoto – accade anche questo, ma è molto
sottile. A volte preghi dio, e a volte dio prega te.
Lasciamelo dire, di solito non viene detto perché
sembra sacrilego affermare che dio prega te, ma accade. Proprio come la madre
continua a cantare una ninna nanna al bambino… sì, anche il divino canta una
ninnananna. Però te la devi guadagnare. Quando la tua
preghiera è stata ascoltata, quando vi hai veramente riversato il tuo cuore,
quando hai completamente dimenticato te stesso, allora
di colpo la preghiera non è più una tua espressione personale. Comincia ad ascoltare… il divino inizia a pregare. L’interno
e l’esterno si incontrano.
E poi c’è il sesto chakra,
il chakra della meditazione, il chakra del terzo occhio. Il chakra ajna. Qui si incontrano
destra e sinistra, ragione e intuizione, maschile e femminile, yin e yang. Ora, c’è una cosa da
comprendere. Nel terzo, uomo e donna si incontrano su
di un piano fisico, all’esterno. Nel sesto, di nuovo si incontrano
maschile e femminile, ma non più all’esterno, all’interno. Il terzo è il centro
del sesso, e il sesto è il centro del tantra.
All’interno, hai entrambi: metà del tuo essere è femminile e metà è maschile. Nel
terzo occhio, accade l’incontro. Il terzo occhio è un simbolo; vuol dire che l’occhio destro e il sinistro si dissolvono in un
unico occhio: quello diventa il terzo occhio. In questo momento hai due occhi, due esseri. A quel punto ne avrai
uno solo.
Un occhio è collegato
all’emisfero sinistro del cervello, l’altro all’emisfero destro. Entrambi sono una divisione nel tuo essere: non sei ancora una
sinfonia. Destra e sinistra sono asimmetrici. Hai
osservato il tuo volto? Le due metà, la destra e la sinistra, non sono
simmetriche. Guarda di nuovo nello specchio, osserva attentamente: il lato
destro della faccia è diverso dal sinistro. La parte più intima della mente è
divisa negli emisferi destro e sinistro, ed essi
lavorano in modo diverso. L’emisfero sinistro ragiona, e l’emisfero
destro intuisce. La poesia nasce dall’emisfero destro, e la logica nasce
dall’emisfero sinistro. Se togli l’emisfero sinistro a
un poeta, non perderà nulla; non se ne accorgerà neanche. Se
elimini l’emisfero sinistro di un matematico, per lui sarà finita; non saprà
cosa fare.
L’immaginazione viene dal
lato destro, il ragionamento dal sinistro. L’emisfero destro è femminile e il
sinistro maschile, e i due sono collegati da un ponte molto piccolo. Nel sesto
centro – il chakra ajna,
il centro del terzo occhio – i due emisferi si incontrano
e diventano uno. Allora la ragione non va contro l’intuizione, e
l’immaginazione non va contro la logica. Allora logica e immaginazione si
uniscono.
Ricorda, questa è l’unità
più grande. Quando il femminile e il maschile, lo yin
e lo yang interiori si incontrano
nel sesto, diventi uno. Questa unità è un passo più avanti. Sei diventato uno dentro di te.
Il settimo chakra è sahasrar. Questo
è il chakra del samadhi, l’estasi suprema, l’orgasmo
totale. Ora, la parte e il tutto si incontrano,
l’anima e il divino si incontrano, tu e il tutto vi incontrate… Ti dissolvi
nell’orgasmo totale.
Forse non ci hai mai
pensato in questi termini, ma lascia che ti dica una cosa: questi sette chakra
sono sette tipi di orgasmo. C’è un sottile orgasmo quando sei soddisfatto con il tuo cibo, una
contentezza profonda. C’è un orgasmo sottile quando
domini qualcuno: i politici hanno un’aria molto felice e sana, se hanno
successo. Quando sono al potere, hanno un’aria
radiosa. La loro energia sembra traboccante, inesauribile,
non sono mai stanchi, corrono da un posto all’altro, fanno mille cose,
mai stanchi, radiosi. Da dove arriva questa radiosità? È l’orgasmo del potere.
L’hai mai notato? A volte,
quando un politico è circondato da milioni di persone con gli occhi puntati su
di lui, accade un orgasmo sottile. È molto felice: tante
persone che gli danno attenzione, tanta vitalità che trabocca verso di lui,
tante vibrazioni che fluiscono verso di lui, e incontrano le sue vibrazioni:
c’è un grande orgasmo. Diventa raggiante, esplode.
Quando un politico perde, quando si sta dimostrando un
fallimento, tutta la sua radiosità svanisce, tutto il carisma svanisce. Quando
un politico fallisce ti sorprenderà vedere come quest’uomo
che era così potente sia diventato così privo di
potere.
Tutto il carisma è
scomparso. Lo stesso uomo che era così potente, cosa è successo? L’energia che
fluiva verso di lui, ora non scorre più. L’orgasmo non accade più. Ha perso la sua amata: l’amata era
la folla, aveva una storia d’amore con la folla – ora non l’ha più. I
politici, quando falliscono, hanno un’aria molto vuota; quando hanno successo, sembrano così pieni.
A
questi sette livelli, accadono sette tipi di orgasmi. Ciò che
intendo con orgasmo è l’esperienza dell’unità. Quella suprema accade nel sahasrar – il
settimo chakra – quando l’ego individuale si è
dissolto completamente nel tutto cosmico. Quello è l’orgasmo totale, la meta,
la sorgente.
tratto
da, Osho The Divine Melody
ORME SULLE RIVE
DELL'IGNOTO
______________________
Oscar Mondadori
Pagine 160 Lire 11.000
divertimento: Con me dovrete imparare
un linguaggio nuovo: la meditazione è divertimento, la preghiera è amore e
risate; il tempio, la chiesa e la moschea sono luoghi dove gioire e inebriarsi
di vita; luoghi dove tenersi per mano e danzare, dove condividere ciò che dio
vi ha donato, luoghi dove essere totalmente immersi nel presente. Questo è il significato
del divertimento, il significato della risata e della
gioia: essere totalmente immersi nell’istante, come se non ne dovesse esistere
un altro.
per l’anno nuovo: Questo, e solo questo, può
essere un buon proposito da fare al primo dell’anno: mi ripropongo
di non fare mai proposito alcuno; perché ogni proposito non è altro che una
restrizione del futuro. Tutti i buoni propositi sono delle prigioni. Decidi
oggi per il domani? Hai distrutto il tuo domani.
Lascia che il domani abbia il suo modo di essere.
Lascia che giunga a modo suo! Che porti i propri doni.
non è una meta: L’illuminazione non è una meta.
Lascia andare i traguardi, le mete. Le mete creano sofferenza. Inizia
semplicemente a gioire. Questa cosa semplicissima si può fare con facilità: puoi danzare, cantare, amare, mangiare; puoi fare una
passeggiata, farti una bella dormita. E sono tutte attività stupende, se riesci
a entrarci totalmente, a dissolverti in esse.
La mente continuerà a tentare i suoi trucchi, i suoi stratagemmi. E ti porterà
fuori strada più di una volta. Quando te ne ricordi,
fatti una bella risata, gioisci. Non metterti a lottare con la mente. Ignorala.
due tipi di ricordi: Non ho mai detto di
abbandonare la memoria oggettiva. Sarebbe assurdo! Il problema sorge quando questi ricordi hanno un impatto psicologico su
di voi, e vi influenzano. Qualcuno vi ha
detto qualcosa dieci anni orsono, e ve lo portate ancora appresso.
Vostra madre era arrabbiata quando eravate bambini, e
vi trascinate ancora dietro la vostra rabbia.
Questi ricordi psicologici continuano a gravare su di voi, ad appesantirvi.
Distruggono la vostra libertà, la vostra carica vitale, vi
tengono prigionieri.
come le foglie: C’è bellezza nelle foglie d’autunno, ma esse non sanno di
morire; non sanno di essere decadenti. Quelle foglie
vivono ancora! Non hanno alcuna paura della morte. Vivono il loro autunno! Quando vedi le foglie d’autunno, il concetto di morte sorge
in te, non nelle foglie. Esse non sono affatto
corrotte da questa idea. Vivono nella totalità dello stato di fatto, di ciò che
è. La primavera è stata bella e così è l’autunno. La vita è stata bella: i
giorni in cui erano verdi, e i venti e le nuvole… erano giorni meravigliosi,
come lo sono questi! Le foglie si seccano, sbiadiscono, cadono a terra e
godono! Perché tornano alla fonte.
bellezza e profondità: La giovinezza ha la propria
bellezza, ma è superficiale; non può avere profondità, spessore. È più fisica
che spirituale. Appartiene al corpo, non può essere
molto profonda. Un vecchio, un Tagore, che ha vissuto
la vita – le sue gioie, le sue benedizioni, le sue maledizioni,
i giorni e le notti oscure –, che ne ha viste tutte le sfaccettature e tutte le
ricchezze, che ha sofferto ed è stato
benedetto, ovviamente raggiunge uno spessore, diventa necessariamente profondo. Nella sua età avanzata, si
scorge una luminosità, si intravede una fiamma
profonda dentro di lui, che filtra all’esterno. Con i suoi capelli bianchi, e
l’età vetusta, assomiglia all’Everest.
problemi e misteri: Nessuno può
vivere un problema! Se lo vivi, impazzisci. Si può
vivere un mistero, non un problema. Un problema ti incita
inevitabilmente alla risoluzione. Cos’è un problema? È qualcosa che non si può
lasciare così com’è; va risolto. Non si può vivere un problema! E il problema
stesso non ti permetterà affatto di vivere, a meno che
non lo risolvi. Si possono vivere i misteri. Un problema può
essere risolto, un mistero no, è insolubile. Un mistero non è un
quesito, ed è privo di soluzione. Deve essere semplicemente vissuto, con
fiducia.