2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti i Centri di meditazione di
Osho divisi per regione
6 LE NOTIZIE
Da Pune e dal
Mondo
8 RIFLESSIONI
Trascendere
la mente, trascendere il cuore per giungere a una
chiara, cristallina consapevolezza.
L'altra mattina
in Buddha Hall
La tua mente
cambia a ogni istante, e così le emozioni. Solo il
testimoniare...
13 IL MAESTRO
Nel
rispondere a Coleman Barks, traduttore di Rumi ed esperto di Sufismo, Osho
indica i limiti della via del cuore.
16 IL MONDO
Educazione:
prepararsi a essere se stessi
Invece di
continuare a incoraggiare il conformismo è necessario
aiutare lo sviluppo delle qualità individuali.
22 CONOSCERSI
È semplice
accorgersi da soli dei progressi sul cammino della meditazione.
24 DALL'ITALIA
Un'alchimia
tra cuore e tecnica
La danza come occasione per entrare in contatto con il mondo
interiore: esprimere emozioni e pensieri per diventarne consapevoli.
27 ESPERIENZE
Per i
genitori è spesso quasi impossibile accettare alcune fondamentali scelte di
vita dei figli.
30 BUDDHA DOVUNQUE
Nello spazio
incontaminato del circolo polare artico, meditare è più facile .
Gatti orologi
e consapevolezza
La giornata
di un meditatore.
38
SPECIALE
Il
processo di decondizionamento
Fin dalla
nascita veniamo condizionati a comportarci in base a
modelli prestabiliti. Diventarne consapevoli è il primo fondamentale passo per
liberarci di questa schiavitù.
46
BENESSERE
Non
torturarti, divertiti!
48 UN LIBRO DA VIVERE
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo
oroscopo di settembre.
52 LA VETRINA
Tutti i
libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche
per la meditazione e il rilassamento.
60
MEDITAZIONE
Una tecnica semplice ma efficace per evitare di comportarsi
sempre in maniera automatica.
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Luna Piena
A Pune le piogge monsoniche erano in ritardo,
quest’anno, e il loro arrivo è coinciso con quello di
migliaia di persone che venivano alla Comune per festeggiare l’Osho Full Moon Festival, che si tiene tutti gli anni per la luna
piena di luglio. 11 giorni pieni di avvenimenti: in
Buddha Hall molte meditazioni “speciali” – alcune tratte dal Vigyan Bhairav Tantra, il Libro dei Segreti – ed eventi serali quali
concerti, recita di poesie da parte di rinomati poeti indiani e una fantastica
presentazione sul grande schermo del lavoro di Osho in tutto il mondo. E poi
presentazione di nuovi libri, mostra mercato di ceramiche fatte dagli artisti della comune,
spettacoli di danza e cabaret un po’ dovunque durante l’intervallo di
mezzogiorno: un’atmosfera di celebrazione resa ancora più calda dal fatto che
per molti di coloro che amano Osho, in ogni parte dell’India, questa è
l’occasione tradizionale per venire a visitare la comune – un viaggio spesso
programmato un anno o due in anticipo e
che prevede anche giornate intere in treno e la partecipazione di tutta la
famiglia, talvolta anche più di una dozzina di persone fra nonni, nipoti cugini
e così via.
Rinascita in America
Contentissima Ma Vatayana, che a Pune si prende cura delle Global Connection, al ritorno dal suo tour negli Stati
Uniti.
Nell’ambito delle celebrazioni per Osho 2000 ha offerto in sei diverse città
americane il “Born Again”,
la terapia meditativa ideata da Osho che permette di “tornare bambini”
riscoprendo così la creatività, l’innocenza e la gioia di vivere al riparo
dalla repressione e dai condizionamenti della famiglia e della società. Il tour
di sei settimane ha portato Vatayana dall’Ohio al
Texas, dalla California alla Florida con un ritmo
tipicamente americano: gruppo dal
venerdì sera al giovedì, poi il venerdì mattina si parte e si raggiunge in volo
una nuova città… dove il tutto riparte.
La risposta è stata buona – una dozzina di persone ogni gruppo – senza contare le 20
o 30 che nelle diverse città si univano ai partecipanti ogni fine settimana per
un Meditation Intensive (campo di meditazione). Il
60% dei partecipanti erano persone solo di recente entrate
in contatto con la meditazione, spesso dopo aver conosciuto Osho attraverso il
suo sito WEB o dai suoi libri che adesso sono pubblicati in USA da un editore
di larga diffusione. Un’altra bella novità portata da Vatayana
è che i “vecchi sannyasin” americani hanno finalmente superato lo shock
dell’improvvisa fine del Ranch e dell’espulsione di Osho
dal paese. Si sta diffondendo un nuovo, sano atteggiamento verso Osho e la
meditazione, e questa è stata una delle ragioni che l’hanno portata a offrire proprio il Born Again.
Un Premio a Nirodh
Erano
in pochi a sapere che Sw. Nirodh
– direttore del centro di meditazione Osho Arihant a Varazze, animatore della Oshorchestra e musicologo, fosse anche un poeta. Ma adesso il segreto non è più tale perché ha ricevuto anche
un premio. Due sue composizioni sono state scelte per la finale, fra 507
partecipanti, e così gli è stato conferito il diploma d’onore Marca D’Aleramo
per la poesia.
Istinto
Senza cultura
Senza ragione
Senza fatti da
raccontare
Ma solo l’istinto
Che
cerca la via
Per scorrere e
arrivare
Nel non-posto
infinito
Dove tutto si comunica
A
sorrisi.
Dagli Appennini
alle… Ande
Incontri coi brujo (stregoni)
dell’Amazzonia, riti sciamanici,
piantagioni tropicali, ponti sospesi, tribù di indios…
queste sì che sono vacanze, specialmente se si continua ad avere dentro il
contatto con Osho e la meditazione. E così Ma Panth Megha, la coordinatrice del centro di Osho
di S.Maria Nuova (An)
nell’entroterra marchigiano, si è presa un meritato periodo di riposo…
ed è andata a trovare Ma Prem Ameeta,
nel centro Osho Bhadra di Saguangal,
in Ecuador. Già il viaggio è un’avventura: raggiunta Quito,
la capitale del paese, bisogna prendere un pullmann
di linea, poi un tratto in fuoristrada, attraverso un paesaggio che diventa
sempre più selvaggio e affascinante.
Finalmente si raggiunge il centro, situato in una finca: “Non trovo le parole adatte per descrivere la bellezza della
natura che circonda questo posto. Piantagioni di platanos,
radure, fiori, alberi tropicali, cinguettio di
uccellini e il suono del fiume che scroscia fra le pietre – insieme
all’accoglienza di Ameeta – mi hanno fatto subito
dimenticare la stanchezza del viaggio,” ci scrive Megha.
L’azienda agricola produce in proprio latte, yogurt, frutta – anche per il
mercato – e un
gran numero di vegetali a coltivazione biologica: non a caso nei loro volantini
offrono comida campestre con el sabor autentico de nuestra tierra (non c’è bisogno di traduzione, vero?). Ma oltre
allo Zorba si soddisfa anche il Buddha: “La sala di
meditazione è situata vicina al fiume, e il solo sedersi lì, ad ascoltare il
suono dell’acqua che scorre, mette in pace con se stessi,”
racconta Megha, una Reiki
master che durante il suo soggiorno ha anche dato alcune iniziazioni. Ancora
più emozionante è stato l’incontro con gli indios Los Colorados
– così chiamati
perché si dipingono di rosso la sommità del capo – e la partecipazione ai riti
tenuti dai loro brujo,
gli stregoni della tradizione sudamericana. Fra bagni purificatori con erbe
magiche, rituali di connessione con la madre terra e “battesimi di luce”, Megha ha anche parlato loro a lungo di Osho,
destando un notevole interesse, al punto che le hanno chiesto di portare libri
e video quando torna…
Certo, perché a settembre Megha
sarà di nuovo in Ecuador, ci sono già in programma un campo di meditazione e
alcune iniziazioni di Reiki!
Arte e Silenzio
Ma Prem Veena sta portando in Italia una mostra di
arte oggettiva di grande impatto sia emotivo che meditativo: si tratta
delle firme di Osho, trasformate in serigrafie, con splendidi colori e di vari
formati (alcune raggiungono i 90 x 60 cm.). Un’espressione del tutto
particolare della dimensione in cui Osho era ed è immerso.
Come lui stesso ha chiarito: “Se sei immerso in un
assoluto silenzio, tutto ciò che accade in quel silenzio assume tonalità nuove.
Diventa la nascita dell’arte per eccellenza.” D’altra
parte, si può anche dire che immergersi nella semplice
osservazione di quell’arte risveglia davvero
l’esperienza del silenzio. Provare per credere!
La prima opportunità è a Verona. La mostra è
organizzata, dal 23 settembre al 1 ottobre, da The Goose
is Out, un nuovo spazio gestito da Anjee e Sabaat (Via Sirtori
9 tel. 045 914580)
dedicato alla meditazione e alla creatività. L’Osho Times, su uno dei prossimi
numeri presenterà un ampio servizio sulle firme di Osho
e su tutte le possibili implicazioni dell’arte oggettiva.
Osho 2000 a Firenze
Organizzato da Osho Miasto
con l’aiuto del Loto Rosa OMC e dei sannyasin toscani, l’Osho Tribute a Firenze (16–17–18 giugno) è stato ospitato nei prestigiosi locali rinascimentali dell’Accademia Italiana
delle Arti in Piazza Pitti, messi a disposizione in spirito di amicizia
dal Presidente dell’accademia, Vincenzo
Giubba. Dalla mattina presto a notte fonda si sono alternati eventi di
meditazione e concerti, lettura di poesie e danze, con una partecipazione di
oltre 300 persone e si è magicamente realizzato un giusto equilibrio tra
meditatori e “curiosi” che ha consentito di creare quell’atmosfera
da buddhafield così importante per apprezzare la
meditazione. Significativi i momenti di spettacolo
degli artisti amici di Osho, come Gabin Dabirè & C. coi loro ritmi afro, e Alberto Fortis il grande cantautore degli anni 70 tornato dopo 20
anni passati in America. Momenti che testimoniano come l’apertura alla visione di Osho travalichi i suoi sannyasin raggiungendo il mondo
dell’arte e della cultura, presente con i messaggi di Guido Ceronetti,
di Barbara Alberti e di Franco Bolelli.
Per il
futuro, Vincenzo Giubba ha confermato la sua disponibilità a proseguire questa
collaborazione per favorire “un ponte continuo tra il mondo di
Osho e la città di Firenze”.
di Dhiren
Dhiren è una persona veramente qualificata per sostenere una
discussione sull’intuizione di Osho rispetto alla
relazione tra la testa e il cuore, e il superamento di entrambi. Medita da
oltre venticinque anni, prima di incontrare Osho aveva
seguito il lavoro di Gurdjieff, mentre ora,
alla Osho Multiversity di Pune, conduce gruppi
sull’amore e la sessualità.
Alcuni di noi che si considerano in
sintonia con la visione di Osho, reputano un “articolo
di fede” che sia fondata sul cuore, che sciogliersi e vivere nel cuore sia la
meta definitiva di ogni vero meditatore.
Per me il coinvolgimento
nel lavoro di Osho e l’aver vissuto in molte comuni,
negli ultimi vent’anni o giù di lì, è stata l’occasione per indagare quanto ho veramente
compreso, a livello personale, rispetto al cuore.
E qualche
burrascosa storia d’amore mi ha
aiutato di sicuro in tutto questo!
Quando sono arrivato alla
comune di Pune, alla fine degli anni settanta, l’energia più palpabile ed
evidente era un amore e una devozione così forti, da potersi praticamete toccare, sia nella comune che
nei suoi dintorni.
Questo aspetto della vita
intorno a Osho era per molti di noi la miccia che, con
un bel botto, poteva dare la sveglia al ricercatore addormentato. Per molti di
noi, assolutamente ignari fino ad allora che un “sentiero
spirituale” potesse diventare un fondamento vivo e sostanzioso delle nostre
vite, è stata una rivelazione. Sì, era possibile essere un amante, un creativo
e anche un ricercatore sincero.
Comunque Osho non parlava solo del
sentiero dell’amore, ma anche del sentiero della consapevolezza o
testimonianza.
“Ci sono
due sentieri, ci sono solo due sentieri. O si
segue la consapevolezza o si segue l’amore. Entrambi arrivano
alla stessa meta, ma si muovono su territori diversi.”
Con infinita compassione,
negli anni seguenti, Osho rispose a tutte
le nostre – stravecchie – domande sull’amore, sulle relazioni e sul
sesso. Poi, forse quando sentì che eravamo pronti per riceverla,la bomba! Ci rivelò che anche i nostri sentimenti più
intimi e i nostri attaccamenti più profondi facevano
parte della mente!
“Il vostro cuore non è che una centrale di pompaggio” ci spiegava, una sosta
necessaria per raggiungere l’essere, ma era meglio fermarsi una notte sola.
L’amore è essenziale per la crescita spirituale, e tuttavia non è la meta, e noi stavamo imparando quanto sia facile restare bloccati là.
“Devo spezzarvi il cuore,” dichiarava Osho. “Ho distrutto la vostra mente – il primo passo è stato fatto.
Il secondo passo è più duro, perché il cuore è più vicino all’essere di quanto
non lo sia la testa. È molto facile vedere l’immondizia che avete nella testa;
è molto difficile vedere quella del cuore… Il lavoro più grosso inizia quando cominciate a disidentificarvi
dal vostro cuore.”
Era come se ci avesse blanditi e incantati per farci uscire dalla nostra
preoccupazione, prettamente occidentale, per la mente – dalla deificazione che
ne avevamo fatto – e ora lentamente ci stava togliendo anche le illusioni sul
cuore. Si rifiutava di permettere che usassimo la sua visione radicale della
vita – dell’uomo nuovo – per costruirci un riparo.
Quando Osho lasciò l’India per gli Stati Uniti era ormai chiaro che la
festa – o almeno quel tipo di festa – era finita. Una festa del tutto
differente cominciò presto miracolosamente ad accadere nel deserto dell’Oregon.
La via del cuore ora doveva incontrarsi con le vie del mondo e con le crude
realtà della costruzione di una città nel mezzo di un
nulla.
Come se non bastasse, allo
stesso tempo sembrava che Osho ci stesse svezzando
dall’incomparabile latte che era la sua presenza fisica. Con un maestro
che era quasi completamente entrato in silenzio, cosa dovevamo farcene di tutta
quella sovrabbondanza di devozione che una volta era diretta a lui? Dovemmo
trovare un’espressione concreta – spesso in senso letterale, visto che abbiamo gettato tonnellate di cemento (concrete in inglese) – e così il costruire giorno e notte diventava
quasi un modo di vivere.
La devozione per la
visione del maestro divenne il modo attraverso cui l’amore poteva essere
condiviso e mostrato. I problemi personali e i “drammi” delle nostre storie
d’amore – attraverso i quali spesso cerchiamo di
recuperare l’innocenza e il potere del cuore – finirono in secondo piano
rispetto ai bisogni della comune.
E così si arrivò, dopo
qualche anno, nel settembre 1985, alla rivelazione di tutte le cialtronerie che
dovevano portare in poco tempo alla “caduta” di Rajneeshpuram.
Una delle lezioni più importanti per me fu di capire la differenza fra
innocenza e credulità, e che c’era bisogno di bilanciare fiducia e dubbio,
testa e cuore.
Qualche anno dopo, a una del gruppo coinvolta nell’imputazione di tentato
omicidio e altri crimini, durante i drammatici eventi che precedettero la
partenza di Osho dagli Stati Uniti, fu chiesto come un tale crimine fosse stato
anche solo concepibile. Lei rispose qualcosa tipo: “Be”,
non dovevamo forse andare oltre il cuore?”
Credeva veramente che
andare oltre il cuore fosse una base ragionevole per
andare contro il cuore?
Quando la testa non si
unisce al cuore a creare una nuova sintesi, ma invece
lo stringe fra le sue grinfie, qualsiasi incubo può diventare realtà. Ne sono testimonianza le migliaia di guerre combattute nel nome
dell’amore per il “nostro” dio o per la “nostra” patria.
Quello che avevo in
precedenza imparato da Gurdjieff
ebbe un nuovo sprazzo di vita quando vidi che i tre centri – agire, sentire e
pensare (o corpo, cuore e mente) – avevano una vera possibilità di
armonizzarsi, di funzionare meno a casaccio
e più consapevolmente e creativamente. “Se
tutti e tre i centri funzioneranno insieme”– sentii che Osho diceva – “l’uomo
potrà funzionare totalmente. Al cento per cento. Possiamo veramente creare un
paradiso qui, sulla terra.”
Tornando al ranch, in
quegli anni stavamo scoprendo sulla nostra pelle che il paradiso di cui Osho
parlava, non poteva assolutamente essere accettato come una manifestazione del
Sogno Americano.
Quando Osho ritornò in India, il
giardino del maestro cominciò a fiorire attorno a lui – e lui cominciò a
parlare di “vacuità del cuore”, come sinonimo di consapevolezza. Così facendo
usava una parola tanto cara a noi, ma svuotata di tutto quanto noi vi avevamo
sempre investito.
E se noi ancora non ne avevamo afferrato il senso, ci pensò lui a chiarircelo a
tutte lettere, quando rispose alla domanda di Coleman Barks, uno studioso di
Sufismo e famoso traduttore di Rumi, che venne a visitare la comune.
Osho (vedi pg
13) disse a
Coleman che il Sufismo è molto bello, che lui – come
Coleman – amava Rumi, ma che il Sufismo è basato sulla dualità devoto-dio e che
“la via” si trovava al di là dell’amante e dell’amato, del soggetto e
dell’oggetto. E suggeriva a Coleman di lasciare lo
studio di tutta la sua vita sul Sufismo, per passare allo Zen, la non-mente.
Infatti precedentemente, nei
primi anni di Pune, Osho ci aveva detto: “L’amato
è dentro di voi, l’adoratore è l’adorato. L’amato è dentro di
voi, dovete solo andare al centro più profondo del vostro essere.
Scendete dalla testa al cuore, e dal cuore all’essere.
Muovetevi dal pensare al sentire. Siate semplicemente e quello sarà l’incontro con l’amato. L’incontro è già avvenuto, solo
che non ne siete consapevoli, siete semplicemente inconsci.”
Come ho potuto lasciarmelo
sfuggire?
Come accade spesso con
quello che Osho
dice, sembra che sentiamo solo quello che scegliamo o che riusciamo a sentire.
Più tardi,
negli anni di Pune, sera dopo sera, alla fine di ciascun discorso sullo Zen,
Osho ci guidò in alcuni dei più intensi e mirati esperimenti: le
meditazioni let-go.
Mentre ci guidava per alcuni minuti di gibberish
e poi nel silenzio e nel “restare come morti”, era solito dire: “Rilassatevi, lasciatevi andare. Il corpo è morto, la
mente è andata lontano. Siete rimasti solo con un piccolo centro, ma questo centro è la porta d’entrata
dell’esistenza. Attraverso questo centro siete
collegati col cuore universale.
“Non dimenticate mai la
via. È molto semplice: dalla mente al cuore, dal cuore
all’essere e dall’essere al puro spazio. Questo puro spazio è il buddha.”
Se mai ci potesse essere una mappa vivente per questa esplorazione, il
viaggio interiore, questa sembrava quella giusta – non una teoria o una tecnica
da provare a un certo punto, ma “un dito che indica direttamente la luna”.
Il senso di tutto ciò non
sta nel darvi semplicemente una specie di panoramica di alcuni
stadi del lavoro di Osho. Lui ha reso quasi impossibile questo tipo di esercizio intellettuale ed erudito.
Ma forse lo si può vedere metaforicamente, come un modo di capire
alcune delle buche – o anche veri e propropri fossi –
dove possono cadere i meditatori. Certo si hanno delle
reazioni fortissime quando vengono attaccati dei concetti stabilizzati sul
significato complessivo della ricerca.
Uno dei modi che usiamo è proiettare le nostre paure all’esterno, su figure
percepite come autoritarie o sulla comunità in cui viviamo. Un altro modo è
cercare di restituire il colpo a chi “ha disturbato il nostro sonno” – come avrebbe detto Gurdjieff. Oppure cadere in uno stato di rassegnazione e forse tentare
di nuovo con un altro dito… meno offensivo!
Un’altra reazione ancora è
quella di ignorare assolutamente il cuore per dirigerci verso
un’interpretazione pseudo-scientifica della
spiritualità. Forse questa è una scelta obbligatoria fatta dalla mente che
spera di riuscire a sistematizzare le parole di un
maestro, rendendole comode e gradevoli.
Eppure, cosa abbiamo da perdere
nel concederci, come Osho suggerisce, di lasciarci portare in ciò che è
inconscio e indefinibile e forse anche in ciò che è inconoscibile
e indefinibile?
“Chi segue lo Zen chiama questo stato [di verità] lo stato della pura essenza, il tathata. Uno è, semplicemente.
Non fa niente, non pensa niente, non sente
niente: è, e basta. Questo stato di essenza è
l’esperienza estrema della beatitudine. Dopo di essa
non c’è niente. Ed è la meta. La ricerca, l’eterna
ricerca di ogni essere è arrivare a questo stato di
pura essenza.”
*
* * * *
Fin dall'inizio, dal momento in cui vedi la tua
luce, la tua fonte di vita, tutto questo ha una bellezza così straordinaria,
che nasce il desiderio di fermarsi, perché sei arrivato. Non farlo! Ad
aspettarti c'è molto, molto di più. Quando tu sei completamente svanito... quando ti guardi intorno e non trovi più te
stesso... quella è la conclusione. Questo andar oltre è il buddha.
Quando lo Zen parla di un cuore vuoto
si sta semplicemente riferendo a una mente vuota. Per lo Zen mente e cuore sono sinonimi. L’enfasi è sull’essere
vuoti. Una mente che è vuota diventa la porta per l’esistenza che ci circonda – ma prima deve essere davvero vuota. Il Sufismo è
un meraviglioso frutto dell’immaginazione. Lo Zen non ha niente a che fare con
l’immaginazione.
Bisogna liberarsi di tutto.
Osho, Rinzai: Master of the irrational
L’altra
mattina in Buddha Hall …
di Nirava Vasu
Il
tuo corpo nasce e muore. La tua mente cambia a ogni
istante. Solo questo testimoniare è la tua eternità.
Sì, l’altra mattina sono andata in Buddha
Hall per la Vipassana. Arrivata appena in tempo, mi sono seduta comoda (come ci raccomanda sempre
la conduttrice) e sono subito andata
con l’attenzione a quel pezzetto di pancia, appena sopra l’ombelico, a
osservare il respiro che lo solleva nell’inspirazione e lo lascia andare nell’espirazione.
Ho sentito immediatamente che era un
momento buono, che mi lasciavo andare, che entravo nella meditazione. Però mi frullava ancora per la mente il discorso appena
fatto con un’amica. La differenza che Dhiren (stavo
traducendo un suo articolo che ne parlava) aveva capito, beato lui, esistere
tra la credulità e l’innocenza.
Più volte mi è stato detto che sono innocente. Ma non
sono mai riuscita a sentirlo vero, c’era una nota stonata, qualcosa che mi suonava falso. L’innocenza è una bella qualità,
mi sarebbe piaciuto possederla, ma non mi sembrava che
fosse il mio caso.
Quello che succede a me, a
volte, è di non imparare dall’esperienza. Per cui, quando la situazione si ripropone… zac, io ci ricado dentro. Certo c’è anche il lato positivo. Una certa freschezza, l’entusiasmo, lo stupirsi.
Tutte cose bellissime alle quali non rinuncerei, ma
che mi richiamano alla mente il Puer Eternus, così ben descritto da Jung.
L’eterno fanciullo che attraversa la vita, senza
invecchiare mai, inventando sempre nuovi scherzi, divertendosi dei suoi giochi,
piacevole e contento. Ma, avvertiva Jung, quando l’archetipo è scisso dal suo opposto, le cose
non vanno bene. Il Fanciullo non matura mai in un
adulto, nella sua pienezza responsabile e il suo opposto, il vecchio Senex,
lasciato solo, diventa sempre più pesante e arcigno. La soluzione, la
completezza, la guarigione consistono nella “Coniunxio Oppositorum”. Con altre
parole, anche Dhiren arrivava alla stessa
conclusione: bisogna equilibrare la fiducia con il dubbio, non può esserci una
scissione fra la testa e il cuore.
Allora tutti d’accordo: io
non sono innocente, ma credulona.
E mentre questa
constatazione galleggiava nella mia mente chiamando a raccolta i sensi di colpa
e i rimedi (pur sapendo che non erano mai serviti allo scopo), “tac” mi arriva
un colpetto sulla testa (nella meditazione Vipassana,
ogni tanto, chi la conduce può colpire leggermente con una bacchetta la testa
dei meditatori, non per punirli o per premiarli, ma semplicemente per dare loro
un’aggiunta di energia) che ha l’effetto di un sasso
lanciato in uno stagno. Da quel colpetto si irradiano
cerchi di consapevolezza, che, dalla testa raggiungono il cuore. L’attenzione
ritorna al respiro e la consapevolezza mi ricorda che non devo giudicare, ma
solo essere testimone dei pensieri e di tutto quello che, di tanto in tanto cattura la mia attenzione, distraendomi.
A questo punto qualcosa si
apre, per qualche attimo, la mente si azzittisce
e un enorme sospiro parte dal profondo (dei polmoni? dello
stomaco?) e libera un’onda di piacere. Quel piacere particolare dove il fisico
sconfina nello psichico, il quale lascia perdere e si
abbandona allo spirituale, che, in fondo, si dissolve anche lui nel silenzio
profondo della beatitudine.
Pochi attimi e poi quello
straordinario diaframma che, aprendosi aveva lasciato intravedere il cielo, si
richiude. Chissà se la foto è andata a depositarsi in qualche archivio, dove si accumulano tutti i
bip di questo tipo per costruire una completezza o se ogni bip vale solo per se stesso.
Quei
cerchi di consapevolezza mi ricordano anche un’altra cosa. Cioè,
il mio tema di questi giorni, l’argomento col quale mi cimento, nel tentativo di superarlo o almeno comprenderlo, non è
la mia presunta innocenza e i mezzi per farla crescere, il metodo per riunire Puer e Senex, testa e cuore
(tutte cose per altro auspicabilissime), ma la mia possibilità di accettarmi
così come sono, anzi, proprio nelle mie debolezze. La sospensione del giudizio,
la liberazione dai sensi di colpa. E la Vipassana mi
chiede proprio di fare questo: senza problemi e analisi psicologiche, devo
portare l’attenzione al mio respiro ogni volta che me ne ricordo,
senza condannarmi per essermi distratta, perché è solo un esercizio di
consapevolezza. Semplice no? Forse è proprio la semplicità la
chiave che apre la porta alla beatitudine.
È il cuore vuoto che genera il buddha
Una volta
che il tuo cuore è vuoto, tu sei il buddha – sereno, silenzioso, completamente
beato, a casa. Quando ti dico che sei un buddha, Io
intendo davvero. Devi solo riprenderti dai sogni, dalle preoccupazioni, dalle
cattive abitudini. Devi solamente entrare dentro di te, nel profondo, fino al
punto in cui anche il sé comincia a svanire e la porta si apre alla vastità,
all'infinito. Esse-re un buddha è l'esperienza di gioia, di eternità,
di immortalità, libertà e liberazione supreme.
E nessun altro può farlo
per te. È facile: lo devi fare da solo.
Quando il tuo cuore è vuoto, le
cose si rivelano come in uno specchio, vi risplendono sopra senza differenza
alcuna. Vita e morte... un'illusione. Tutti i buddha...
proprio il tuo corpo.
Ognuno deve
trovare quel luogo andando profonda-mente dentro di sé, per vedere da dove
viene la luce, da dove viene la vita, per poi muoversi
in quella direzione senza alcuna paura.
Osho,
The Buddha: The Emptiness of the Heart
Coleman
Barks, docente di poesia presso l’Università della Georgia (USA) e rinomato
traduttore in inglese moderno delle opere di Jalaluddin
Rumi, il poeta e mistico sufi del XIII secolo, ha
rivolto a Osho questa domanda sul “fuoco” dell’amore
che arde in ogni cuore sufi. La risposta di Osho: una
bacchettata zen per tutti coloro che rischiano di perdersi nelle illusioni del
“cuore”.
Provo molta gratitudine per la tua illuminazione, la tua saggezza, i tuoi esperimenti coraggiosi, la tua vita. Grazie!
Rumi ha detto: “Voglio bruciare, bruciare…” Che cos’è quel bruciare? Shams ha
detto: “Sono fuoco”. Hai qualcosa da dire su Shams? Che cosa c’entrano il bruciare e il fuoco con la mia
illuminazione?
Coleman, hai fatto una
domanda molto pericolosa! Perché il bruciare non ha nulla a
che fare con la tua illuminazione. Sul cammino dell’illuminazione la
questione del bruciare non si pone per nulla.
Ma tu ami Mevlana Jalaluddin Rumi… Anch’io
amo quest’uomo. Ma devi capire che il Sufismo dipende
ancora dall’ipotesi di un dio. Non è libero dall’idea di dio. I sufi in particolare hanno il concetto di dio come donna. Il
loro metodo è l’amore: ama dio più che puoi. Ora, tu
ami un’ipotesi impossibile, e ti si richiede di essere
totale. Proverai, in maniera più intensa, la stessa sensazione di bruciare che,
in scala ridotta, sentono anche gli amanti. Di sicuro gli amanti provano nel
cuore questa sensazione di stare bruciando. È una nostalgia profonda, il
desiderio di incontrarsi con l’amato, a creare quel fuoco. Amare dio crea
necessariamente in te una grande fiamma. Andrai a
fuoco perché hai scelto come oggetto d’amore una cosa impossibile: il tuo
oggetto d’amore è un’ipotesi. Continuerai a piangere tutte le tue lacrime, e a
pregare, e a digiunare; la mente di continuo tornerà a ricordare l’amato, a
ripetere il suo nome.
La mente ha la capacità di
immaginare qualcosa ed ha anche la capacità di autoipnotizzarsi. Dopo incessanti ripetizioni, puoi persino
vedere dio proprio come lo avevi immaginato. È un
sottoprodotto della mente. Ti farà felice, ti metterai
a danzare dalla gioia.
Ho vissuto con i sufi e ho amato quella gente. Ma sono ancora a un passo dall’essere dei buddha. Anche
se le loro poesie sono bellissime – lo sono per forza, perché nascono
dall’amore – ciò che provano è un’allucinazione creata dalla mente. Nel
Sufismo, la mente viene portata a un tale punto di
tensione che diventi quasi folle per l’amato. Tutto il tempo in cui ne stai lontano, in cui sei separato dal tuo amore, ti sembra
di bruciare.
Sul cammino della
meditazione, dhyan, o zen, non c’è alcun desiderio
bruciante perché non c’è un’ipotesi, non c’è dio. E non è un problema di amore. L’uomo dello Zen è profondamente amorevole, ma non
ha fatto dell’amore una pratica: nasce solo come prodotto collaterale della sua
realizzazione. Ha realizzato la propria qualità di
buddha. Questo non c’entra niente con un dio che esiste da qualche parte in
cielo. Lui ha raggiunto il centro della propria
vita, e da quella posizione esplode nell’amore, nella compassione. Il
suo amore arriva dopo l’illuminazione, non è un metodo
per l’illuminazione.
Per i sufi,
l’amore è il metodo. Dato che l’amore è un metodo, rimane parte della mente. Il
tentativo nel cammino dello Zen è di andare oltre la mente, raggiungere la
non-mente, essere assolutamente privi di ogni
pensiero, incluso quello dell’amore. Lo Zen è il sentiero del vuoto: né dio, né
amore, nulla è permesso – solo un puro vuoto in cui anche tu scompari.
Chi è che si sente
bruciare? Chi è lì a sentire il fuoco?
Quindi sebbene ami i sufi… Non voglio, Coleman, ferire i tuoi sentimenti, ma
vorrei dire sicuramente che un giorno dovrai passare dal Sufismo allo Zen. I sufi vivono ancora nell’immaginazione,
non hanno conosciuto lo stato di non-mente. Proprio perché non hanno
conosciuto lo stato di non-mente – per quanto bella possa diventare la loro
personalità – rimangono proprio sulla soglia dell’illuminazione, ma non sono
illuminati. La ragione è chiara: il Sufismo è un ramo, una derivazione
dell’islamismo. Porta con sé quasi tutto ciò che c’è di buono nella religione
musulmana, ma questa è la religione più bassa che ci sia.
L’Islam, il giudaismo, il cristianesimo: sono tutte religioni basate su ipotesi.[…]
Questo è uno dei punti più
importanti da ricordare. Qualsiasi religione che inizia dalla fede, dal
credere, finirà per darti un’esperienza autoipnotica.
Solo il Taoismo e il Buddhismo non iniziano
con la fede. Tutto il loro sforzo è di farti iniziare da solo, senza alcun
concetto di ciò che troverai. Aperti, disponibili, privi di pregiudizi – senza
contare su di una filosofia o un qualche libro sacro; potete andare dentro di
voi, con il cuore aperto, e quando arrivate al punto in cui la mente è silenziosa,
non c’è nemmeno un pensiero…
Secondo
Buddha e il Tao, anche dio è solo un pensiero. Quando
non c’è pensiero, raggiungi la cima più alta dell’Everest della consapevolezza. A quel
punto sai che ogni essere vivente ha il potenziale
di diventare dio. Si dice che Buddha abbia affermato: “Il
momento in cui diventai illuminato, rimasi sorpreso: l’esistenza intera è illuminata, solo che
la gente non lo comprende. Ognuno
porta dentro di sé la propria
illuminazione e non la guarda nemmeno”. Buddha ha parlato delle sue esperienze
di vite passate. Quando non era un illuminato, ma solo
un ricercatore, aveva sentito parlare di un uomo che si era illuminato, e così
andò a trovarlo. Non aveva nessuna idea di cosa fosse
l’illuminazione, e così era arrivato senza pregiudizi di alcun genere, né a
favore né contro. Ma, arrivato vicino all’uomo, si ritrovò a
inchinarsi e a toccargli i piedi.
Ne fu molto sorpreso! Non
aveva deciso di farlo, toccò i piedi all’uomo contro ogni sua aspettativa. Questa fu la prima sorpresa. Quando
si rialzò, la seconda sorpresa fu ancora più grande: l’illuminato toccò i suoi
piedi. Lui disse: “Che stai facendo? Sei illuminato, è giusto che io ti tocchi
i piedi. Ma perché tu tocchi i miei?” E l’uomo rise e disse:
“In passato ci fu un momento in cui non ero illuminato. Adesso sono
illuminato. Tu ora non sei illuminato, un giorno lo sarai. Quindi
è solo una questione di tempo. Per
quanto mi riguarda, tu puoi anche non
saperlo, ma io posso
vedere il tuo tesoro
nascosto”.
Ognuno è un buddha, che ne
sia consapevole o no. Non ci
sono ipotesi sul la via dello Zen. Ciò che Rumi dice: “Voglio bruciare,
bruciare…” è la mente focalizzata su di un amato ipotetico, e il desiderio
bruciante di incontrarlo, di sciogliersi in esso. Ma è un dio oggettivo – può essere un uomo o una donna, non
ha importanza.
In India, nel Bengala, c’è
una piccola setta che crede che solo Krishna è un
uomo e tutti gli altri sono donne. Dato che sono tutti donne e c’è un grande,
bruciante, desiderio di incontrare l’amato, il dio, dormono con una statua di Krishna nel letto. Ma questi sono
tutti giochi della mente. Fatta eccezione per Gautama
Buddha e Lao Tzu, e le persone che si sono illuminate
nella stessa maniera, tutta l’umanità vive di ipotesi. Apprezzo la poesia di Rumi, apprezzo la
bellezza di molti mistici sufi, ma non posso dire che siano illuminati. Vanno ancora a tentoni, e ciò
finirà solo quando abbandoneranno l’ipotesi di dio.
La ricerca deve essere
all’interno, non all’esterno. Qualsiasi ricerca esterna
cambierà solo la personalità. Può renderla più bella, più amorevole, ma
si tratta solo di immaginazione.
Coleman, va tutto bene:
goditi le belle poesie di Rumi, goditi le belle storie
sufi. L’ho fatto anch’io. Ma ti avviso, non perderti
in esse. Sono solo un gioco della mente, una strategia
di autoipnosi.
Ho detto
che hai fatto una domanda pericolosa. Non voglio ferire i tuoi sentimenti e il
tuo amore, ma devo dire la verità anche se fa male. Un
giorno mi sarai grato.
Il Sufismo non è nulla.
Dappertutto è possibile trovare della bella poesia. Sono persone che si ipnotizzano da sole. Il punto reale è quello di arrivare
a de-ipnotizzarsi, perché sei stato già ipnotizzato dalla società.
E questa è la situazione in
tutto il mondo, in qualsiasi religione. Ho guardato in ogni angolo della terra,
e tranne lo Zen non ho trovato un fenomeno religioso
completamente puro e che non ha commesso alcun crimine contro l’umanità. Il
contributo dello Zen è stato quello di portare più grazia, più bellezza, più amore e una maggiore qualità di meditazione.
Quindi va tutto bene,
Coleman; goditi le poesie, ma non pensare che nascano da uno stato di illuminazione. Loro non hanno mai nemmeno sentito la
parola illuminazione. Non c’è una parola equivalente a
illuminazione in persiano, in urdu o in arabo. Hanno
“realizzazione di dio”, realizzazione dell’amato, ma
l’amato è separato da te.
Tutta la questione è che
persino se trovi questo dio che è separato da te, milioni di persone l’hanno
trovato prima di te. Ti troverai in una folla. E che farai quando incontrerai dio? Gli dirai: “Ciao, come va?”
Solo incontrarsi non vuol dire molto, tu avrai un’aria imbarazzata e anche dio
avrà un’aria imbarazzata: Adesso che ci faccio con questo professor Coleman?
Non farlo, non mettere dio in imbarazzo. Dio non esiste. Ciò che esiste è la
qualità del divino, e questa qualità è tutt’intorno a te.
Siamo tutti immersi nello
stesso oceano.
Un’antica
storia: Un giovane pesce, dalla mente molto filosofica, chiese agli altri
pesci: “Abbiamo sentito tanto parlare dell’oceano, ma dov’è? Voglio incontrare
l’oceano”.
Tutti scrollavano le
spalle e dicevano: “Anche noi abbiamo sentito parlare dell’oceano, ma non
sappiamo dove sia”.
Un vecchio pesce prese il
ragazzo da parte e disse: “Non c’è nessun
altro oceano, ci siamo immersi dentro. Nasciamo al suo interno, viviamo
al suo interno,
moriamo al suo interno. Questo è l’oceano”.
E io ti dico
che lo stesso vale per te. Nasciamo nel divino, viviamo nel divino,
moriamo nel divino. Bisogna ricordarsi solo di una cosa: puoi passare attraverso
questa formidabile esperienza che è la vita dormendo, oppure pienamente sveglio.
La meditazione è l’unico
modo di renderti consapevole. Quando sei pienamente
consapevole, l’oceano del divino è tutt’intorno a te.
La vita stessa, la stessa consapevolezza sono divine.
Il divino si esprime in tutte le forme, nelle rose e nei fiori di loto, negli
uccelli e negli alberi. Dovunque ci sia vita, c’è solo il divino. Viviamo
nell’oceano del divino. Quindi non cercare da qualche parte. Guarda dentro, perché quello è
il punto più vicino che puoi trovare. Il Sufismo è bello ma
non è la risposta finale, e non dovresti fermarti lì. È un buon modo per
iniziare. Finisci con lo Zen.
E dalle vette dello Zen
sarai in grado di comprendere il Sufismo più di quanto succeda
se vivi nei circoli sufi. Un po’ di distanza è
necessaria, e lo Zen ti dà quella distanza. Da quella distanza puoi osservare
tutte le religioni. Che cosa fanno? Fanno dei
giochetti, magari belli, ma sempre giochetti. Mi
chiedi: “Che cosa c’entrano il bruciare e il fuoco con la mia illuminazione?”
Proprio niente. In questo preciso momento sei illuminato;
entra silenziosamente nel tuo essere… Trova il centro del tuo essere, e hai
scoperto il centro dell’intero universo. Alla periferia siamo separati ma al centro siamo tutt’uno.
Questa è ciò che chiamo l’esperienza del buddha. Se
non diventi un buddha, e ricordati, è a causa della povertà del linguaggio che sono costretto a dire: “Se non diventi…” Lo sei già. Quindi
ti devo dire, se non lo riconosci, se non ti ricordi ciò che hai dimenticato…
Ogni bambino nella sua innocenza lo sa, e ogni bambino perde la strada a causa
di tutte le nozioni di cui viene sommerso dai
genitori, dai preti, dagli insegnanti. La sua innocenza viene
rapidamente coperta completamente da idiozie di ogni genere.
Tutto lo sforzo della
meditazione è di tagliare attraverso gli strati di polvere che la società ti ha
riversato addosso e trovare quella piccola “natura del buddha” con cui eri
nato. Il giorno in cui trovi la natura del buddha con cui eri nato, il cerchio
si chiude. Torni a essere innocente.
Osho
tratto da: Rinzai, Master of the irrational
Il commento di Coleman Barks a questa risposta è
stato: "Osho mi ha aiutato a capire come la poesia e il desiderio siano
fonti di autoipnosi. Mi sembra giusto che
l'illuminazione, o comunque la si voglia chiamare, sia
al di là della mente e del desiderio".
Ecco la lettera che ha inviato a
Osho la mattina dopo questo discorso.
Caro Osho, che colpo per il mio autoipnotismo
estatico! Grazie per la lama affilata che mi hai offerto, con
cui farmi strada attraverso la poesia, la mente e il desiderio.
Spero di riuscire semplicemente seduto starmene sa
rimirarla!
Avrei potuto vivere la vita intera senza che
questa lama mi fosse data. Grazie di nuovo.
prepararsi ad essere
se stessi
Un’educazione
che stimoli la creatività invece di incoraggiare il conformismo; che non si
limiti a impartire nozioni.
Un’istruzione
che aiuti ogni persona a sviluppare le proprie qualità individuali, che insegni il piacere di ricercare e imparare.
Abbiamo bisogno di un’istruzione che miri a un apprendimento che dura tutta la vita. Che non si limiti
a fornire titoli e diplomi, ormai per lo più insufficienti anche solo per
guadagnarsi da vivere, ma che prepari gli individui ad affrontare i continui e
veloci cambiamenti che caratterizzano questa epoca
storica. Che ispiri una trasformazione dei valori, non
solo nell’interesse dell’organizzazione sociale, ma soprattutto nel rispetto
dell’individuo.
“Lavorando da tempo nel campo dell’istruzione, sia in India che negli Stati Uniti, l’incontro con la visione di Osho
sull’educazione è stata per me come una boccata d’aria fresca. Di base
considero il suo punto di vista sull’educazione come una protesta contro i
valori e le finalità insite in una educazione
tradizionale e contro il ruolo degli insegnanti nel perpetuare questi valori.
Per esempio, gli studenti sono portati a credere che il conseguire alte
votazioni sia più importante che l’imparare. E così il valore dell’apprendimento in sé si è perso in una
giungla di voti, valutazioni, premi e graduatorie. Questa attitudine alla pura
competizione – la passione per il potere e i soldi, l’ambizione – si diffonde, al giorno d’oggi, in tutta la gamma delle attività sociali
ed economiche.
Basandomi sulla mia esperienza ho compreso l’importanza di ciò
che dice Osho: e cioè che solo gli insegnanti possono
impedire che i velenosi semi dell’ambizione,
della competitività, dell’avidità e della violenza inizino a
germogliare. L’insegnante deve lavorare in modo che agli studenti sia possibile
entrare in contatto con i reali problemi della vita in modo da poter imparare,
scoprire, crescere e usare le loro conoscenze per arrivare alle opportune
soluzioni. L’insegnante – che in questa ipotesi assume
più in un ruolo di “facilitatore” – deve creare nella
classe un clima congegnale allo sviluppo individuale e arrivare con gli
studenti a un tipo di relazione interpersonale che permetta loro di fruire
appieno delle loro potenzialità.
Osho dice che usando in maniera
opportuna computer e televisione – come mezzi educativi – l’insegnante può ora
diventare più libero di utilizzare il suo tempo per aiutare lo studente a
sviluppare una propria consapevolezza e il proprio potenziale. In questo modo
l’insegnante assume maggiormente un ruolo di guida – non trasmettendo
cognizioni, bensì mettendo opportunamente a disposizione
tutto il complesso del “sapere” in modo da sviluppare le conoscenze e le
qualità individuali del giovane.
Osho getta una sfida al nostro modo abituale di considerare il
processo educativo. Le idee correnti – e le strutture convenzionali –
sull’educazione possono avere un senso, ma in un ambito più grande non hanno
un’importanza significativa, possono essere utili ma
non portano a un reale sviluppo. Per Osho l’importanza e lo sviluppo reali sono
quelli dello spirito, la mente ha un senso in ambito puramente strumentale e
utilitaristico.
Questo è un
fondamentale cambiamento del punto di vista sull’educazione, che viene così focalizzata verso una crescita della
consapevolezza umana. E ci fa così prestare molta meno
attenzione ai voti e agli esami, ai test e alle graduatorie, ai concorsi e alle
categorie di specializzazione. Invece di trattare le giovani menti come vasi
vuoti che hanno bisogno di essere riempiti con fatti e cifre, assumendo così di
stare in qualche modo “educando” l’allievo, Osho favorisce
il riconoscimento dell’originale significato, in latino,di educare: portar
fuori ciò che è nascosto dentro, il potenziale.”
Dr. Vasant
Joshi
Visiting Professor
Cleveland State University, Ohio, USA
(Tratto dal testo di una
conferenza agli insegnanti)
I figli e la scuola
L’uomo nasce in forma di seme. Nasce in quanto
potenzialità. Egli non è un fatto compiuto. E questa è
una sua peculiarità ben precisa, è un fenomeno straordinario, perché in tutta
l’esistenza solo l’uomo nasce in quanto potenziale; ogni altro animale nasce
pienamente realizzato.
Un cane nasce cane, e
rimane un cane per tutta la vita. Il leone nasce leone.
L’uomo non nasce come uomo. L’uomo nasce come seme:
può realizzarsi, può non realizzarsi. L’uomo ha un
futuro, nessun altro animale ce l’ha. Tutti gli
animali nascono istintivamente perfetti, l’uomo è
l’unico animale imperfetto. Per questo è possibile una crescita, un’evoluzione.
L’educazione è un ponte tra ciò che è potenziale e
il suo realizzarsi. L’educazione serve ad aiutarti a diventare ciò che sei in forma di seme. Ed è quello che sto facendo qui:
questo è un luogo di educazione. Ciò che viene fatto nelle scuole, nei college e nelle università
comuni, non è educazione: vi prepara solo per ottenere un buon lavoro, per
guadagnare bene, ma non è una vera educazione. Non vi fornisce vita... forse vi
può aiutare a ottenere un migliore standard di vita,
ma questo non è sinonimo di “vivere meglio”.
La cosiddetta educazione impartita nel mondo ti
prepara solo a guadagnarti il pane. E Gesù dice: “L’uomo non può vivere di solo pane”. Ma le vostre università non hanno fatto altro: vi preparano
a guadagnarvi il pane in un modo migliore, in maniera più facile, più comoda,
con meno sforzo, con minor fatica. Ma si limitano a
farvi guadagnare pane e companatico. Questa è un’educazione di tipo estremamente primitivo… non vi prepara alla vita.
Per questo, in tutto il mondo, si vedono in giro
così tanti robot che camminano. Sono tutti impiegati perfetti, addetti agli
uffici, colletti bianchi: sono perfetti, conoscono il loro mestiere, ma se
scruti in loro più a fondo, vedrai che non sono altro che mendicanti. Non hanno
gustato una sola goccia di vita. Non hanno imparato cosa sia la vita, cos’è l’amore, cos’è la luce. Non hanno appreso nulla di
dio; non hanno assaporato nulla dell’esistenza. Non sanno come cantare, come
danzare, come celebrare. Non conoscono la grammatica della vita: sono completamente stupidi. Certo, fanno soldi – guadagnano
più degli altri, sono degli esperti, e continuano a salire la scala del
successo, salgono sempre più in alto – ma in
profondità restano vuoti, sono poveri.
L’educazione serve a donarti la tua ricchezza interiore.
Non serve a darti informazioni migliori: questa è
un’idea di educazione molto primitiva. La definisco “primitiva” perché affonda
le sue radici nella paura, è radicata nell’idea che: “Se non ho un’istruzione,
non riuscirò a sopravvivere”.
La chiamo primitiva perché, in fondo in
fondo, è molto violenta: ti insegna la competitività, ti rende ambizioso. Non è
altro che un preparare a una lotta sanguinaria, in un
mondo in cui tutti sono nemici di tutti.
Per questo il mondo è diventato un manicomio. E l’amore non può fiorire da nessuna parte: come potrebbe,
in un mondo così competitivo, così violento, in cui tutti sono pronti a tagliar
la gola a chiunque? È una realtà estremamente
primitiva, perché si basa sulla paura che: “Se non ho un’istruzione più che ottima,
se non sono protetto, se non sono bene informato, non riuscirò a sopravvivere
nella lotta per la vita.” Si considera la vita solo e unicamente come una
lotta.
La mia visione dell’educazione è che la vita non
dovrebbe essere considerata una lotta per sopravvivere; la vita dovrebbe essere
considerata una celebrazione. La vita non dovrebbe essere solo competizione, dovrebbe essere anche gioia e danza e canto e poesia e
musica e pittura… e tutto ciò che il mondo mette a disposizione.
L’educazione dovrebbe prepararti a entrare in sintonia con il mondo, gli alberi, gli uccelli,
il cielo, il sole e la luna. E dovrebbe prepararti a
essere te stesso.
Per ora ti prepara a
essere qualcuno che imita; ti insegna come assomigliare agli altri. Questa è
falsa educazione, è una educazione fuorviante. La
giusta educazione ti insegna come essere te stesso…
autenticamente te stesso.
Tu sei unico. Non esiste qualcun altro simile a
te: non è mai esistito, né esisterà mai. Questo è il
più grande rispetto che dio ha avuto nei tuoi
confronti; questa è la tua gloria: tu sei unico. Non imitare, non diventare un
pappagallo. Ma è ciò che l’educazione – o ciò che si definisce “educazione” –
continua a fare: ti insegna a imitare; il tuo volto
originale viene distrutto.
La parola “educazione” ha due significati, ed
entrambi sono bellissimi. Uno è conosciutissimo,
anche se non viene affatto messo in pratica, ed è:
“estrarre qualcosa dal tuo essere”. “Educazione” significa: “estrarre
alla luce ciò che è riposto dentro di te; rendere attuale il tuo potenziale”,
così come si estrae acqua dal pozzo.
Ma questo non viene messo
in pratica. Al contrario, in te vengono “introdotte”
delle cose, nulla viene mai “portato alla luce”. Introducono
in te nozioni di geografia, di storia, di scienze, di matematica… alla fine
diventi un pappagallo. Siete tutti trattati come computer: come si immagazzinano dati in un computer, così anche in te
vengono inseriti dei dati. Le vostre scuole sono luoghi in cui si lavora per
stipare le menti con informazioni.
Una vera educazione estrae da te ciò che è
nascosto: ciò che dio ha introdotto in te come tesoro, perché lo scoprissi,
perché fosse rivelato, perché fosse portato alla luce.
E un altro significato del termine “educazione” –
un significato ancor più profondo del primo – è questo: “educazione”,
deriva dalla parola educare, cioè guidare dall’oscurità alla luce. È un
significato di immenso valore: guidare dall’oscurità
alla luce.
L’uomo vive nell’oscurità, nell’inconsapevolezza. E l’uomo può essere ricolmo di luce: la fiamma esiste, deve
solo essere stimolata. La consapevolezza esiste, ma deve essere risvegliata. Ti
è stata data ogni cosa, l’hai portata con te. Ma
l’idea che tu sia diventato un uomo per il semplice
fatto di essere nato, è falsa; e questa idea si è trasformata, nel corso dei
secoli, in un inganno abnorme.
L’uomo nasce come un’opportunità, in quanto
occasione. E pochissimi si realizzano: un Gesù, un
Buddha, un Maometto, un Bahauddin.
Pochissimi, e distanti tra loro; esseri rari diventano realmente uomini: quando
diventano colmi di luce, e non resta più nessuna oscurità;
quando non vi è più alcun inconscio che si annida nell’anima; quando tutto è
luce, ed essi sono pura consapevolezza.
Consapevolezza, semplice consapevolezza,
consapevolezza pura… solo così ci si realizza. In questo caso la vita è una
benedizione.
L’educazione serve a condurti dall’oscurità alla
luce. Ed è ciò che sto facendo qui… ed è naturale che il mio lavoro non venga accettato come educazione: io non creo impiegati,
capistazione, agenti delle tasse.
Io creo esseri umani nuovi. E
per lo status quo, questo è pericoloso: se ciò che io faccio è educazione, non
possono permettere che sopravviva. È una ribellione!
Io vi insegno a essere
voi stessi, vi sto insegnando a non aver paura, a non cedere alla pressione
della società, a non essere conformisti. Io vi sto insegnando a non aggrapparvi
ai comfort e alle comodità, perché la società ve li fornirà a piene mani, ma
dovrete pagarne il prezzo. E il prezzo non vale il
gioco: ottieni le comodità, ma perdi la tua consapevolezza. Ottieni i comfort,
ma perdi l’anima.
Puoi ottenere rispettabilità, ma poi sarai falso
ai tuoi stessi occhi: diventi uno pseudo-essere
umano; hai tradito te stesso. Ma la società lo vuole:
vuole che tu tradisca te stesso. La società ti vuole
usare come una macchina, vuole che tu ubbidisca. Alla
società non serve che tu operi come un essere intelligente, perché in questo
caso ti comporteresti in maniera intelligente, e ci saranno momenti in cui
dirai: “No, questo non posso farlo”.
Ad esempio, se sei veramente intelligente e
consapevole, non potrai entrare in nessun esercito. È impossibile: per fare
parte di un esercito avrai bisogno, quale requisito fondamentale, di essere privo di intelligenza. Ecco perché nell’esercito,
fanno di tutto per distruggere la tua intelligenza… occorrono anni per
distruggere la tua intelligenza: lo definiscono “addestramento”. Si deve
ubbidire a ordini stupidi: “fianco sinist,
fianco dest, avanti march,
dietro front...”, per giorni e giorni, dal mattino alla sera.
Pian piano, la persona si trasforma in un robot;
inizia a funzionare come una macchina. Tutto l’addestramento militare tende a
distruggere la tua consapevolezza, fa di te una macchina perfetta! E alla fine, puoi andare e uccidere. Altrimenti, se porti
ancora dentro di te un po’ di intelligenza, vedresti
che la persona che stai per uccidere è innocente; non ha fatto nulla né a te,
né a qualcun altro. E di certo ha moglie e figli, che
lo aspettano e che diventeranno mendicanti; può avere una madre o un padre
vecchi, che possono impazzire dal dolore... “Perché dovrei uccidere quest’uomo?
Solo perché il comandante ha ordinato di aprire il fuoco?”
Una persona intelligente non riuscirà a sparare.
Una persona intelligente sceglierebbe di morire, piuttosto che uccidere persone
innocenti solo perché qualche folle politicante, volendo entrare in un
conflitto armato per avere potere, ha dichiarato guerra a qualcuno… no, non ucciderà nessuno.
Questo definisco “educazione”:
rendere le persone più intelligenti. Ed è ciò che sto
facendo qui. E se questo fuoco si diffonde, questa vecchia e marcia società non potrà sopravvivere. Sopravvive solo grazie alla
vostra incoscienza; si fonda sulla vostra assenza di
consapevolezza.
I ROBOT SONO
“UTILI”
I RIBELLI
SONO PERICOLOSI
Dal mio
punto di vista, l'intera storia del genere umano è solo
un lungo e ingiustificato crimine commesso contro ogni individuo. Ha servito
gli interessi istituzionali... è stato utile a tutti coloro
che detengono il potere, agli intellettuali e ai ricchi, due altre forme di
potere. Questa gente vuole che non un solo essere umano sia centrato in se
stesso, perché chi è centrato dentro di sé non può essere, sfruttato, non può
essere ridotto in schiavitù, non può venire umiliato,
non può essere costretto a coltivare un canceroso senso di colpa. Ed è per
queste ragioni che si è impedito all'umanità di
evolvere.
Fin
dall'infanzia, tutti vengono criticati: qualunque cosa
si dica o si faccia, è sempre sbagliata. Naturalmente, si diventa timorosi di dire
o fare qualunque cosa di propria iniziativa. Chi è obbediente viene apprezzato; chi segue le regole e gli ordini imposti
da altri, viene apprezzato. Tutti lo lodano. Questa è una strategia: con-danna colui che cerca di reggersi sulle proprie gambe e loda
quanti si limitano a imita-re. Ovviamente il seme interiore di un uomo, la sua
potenzialità, non avrà mai l'opportunità di crescere. La cosa è ormai così
inveterata, che nessuno la pone in discussione. – OSHO
L’ARTE DI ESSERE GENITORI
Per
quanto possa essere piccolo un uomo,
dentro di
lui dorme un gigante.
Con i figli, secondo me, si deve fare
una sola cosa: condividere con loro la propria vita. Spiega loro che sei stato condizionato dai tuoi genitori, che hai vissuto
entro certi limiti, secondo certi ideali e che, a causa di questi limiti e di
questi ideali, ti sei lasciato sfuggire completamente la vita, ma che ora non
vuoi distruggere la vita ai tuoi figli. Spiega loro che vuoi che siano
totalmente liberi, liberi da te, perché per loro tu rappresenti l’intero
passato.
Un padre, una madre,
devono avere un enorme coraggio per dire ai figli: “Dovete essere liberi da
noi. Non ubbiditeci, fate affidamento solo sulla vostra
intelligenza. Anche se
doveste andare fuori strada, sarà sempre molto meglio che vivere nel “giusto” e
rimanere schiavi per sempre. È molto meglio commettere errori da soli e
imparare grazie a essi, piuttosto che non commettere
errori e seguire qualcun altro; in questo modo, imparerete solo a imitare, e
questo è veleno, nient’altro che veleno.”
Se ami, sarà molto facile.
Non domandare “come fare”, perché il “come” implica chiedere un metodo, una
tecnica, e l’amore non è una tecnica. Ama i tuoi figli,
gioisci della loro libertà. Lascia che commettano errori, aiutali a
vedere dove hanno sbagliato. Dì loro: “Non è sbagliato commettere errori, commettetene il più possibile, perché così imparerete di
più. Ma non ripetete lo stesso errore più volte, perché questo vi renderà
stupidi.”
Quindi, non ti darò una risposta
“semplice”, da applicare. Dovrai vedertela tu, vivendo con i tuoi figli momento per momento,
lasciando loro la massima libertà nelle piccole cose.
Il principio dovrebbe
essere quello di aiutare i bambini a prestare ascolto ai loro corpi, a prestare ascolto ai loro bisogni. La funzione principale di
un genitore è impedire al figlio di cadere in un fosso. La funzione del suo
insegnamento è “negativa”.
Ricorda la parola “negativa”…
non dev’essere una programmazione positiva,
ma solo una sorveglianza negativa; perché i bambini sono bambini e potrebbero
infilarsi in situazioni in cui possono farsi del male, possono storpiarsi; ma,
anche in questo caso, non ordinare loro di non andare in quella direzione: dai
una spiegazione, non farne una questione di obbedienza – lascia che siano loro a
scegliere, tu limitati a dare loro un quadro completo dell’intera situazione.
I bambini sono molto
ricettivi, e se tu li rispetti, sono pronti ad ascoltare, pronti
a comprendere; alla fine, lasciali con la loro comprensione. E
si tratta solo dei primissimi anni: presto si stabilizzeranno nella loro
intelligenza, e non ci sarà più bisogno della tua sorveglianza. Presto saranno
in grado di muoversi per conto loro.
Posso capire il timore dei
genitori che i figli vadano in direzioni che a loro
non piacciono, ma questo è un problema loro. I figli non sono nati per seguire
ciò che a voi piace o non piace. Devono vivere la loro
vita, e voi dovreste essere contenti che la vivano,
qualunque essa sia.
Ogniqualvolta si segue la propria potenzialità, si diventa sempre “il
migliore”. Ogniqualvolta ci si allontana dalle proprie
potenzialità, si resta mediocri.
L’intera società è formata
da persone mediocri, per la semplice ragione
che nessuno è diventato ciò che era suo destino diventare,
ma è diventato qualcun altro. E qualunque cosa faccia
nella vita, non potrà essere il migliore o sentirsi soddisfatto, né potrà mai
essere felice.
Quindi, il lavoro dei genitori è
molto delicato, ed è prezioso, perché l’intera vita del figlio ne dipende. Non
dargli nessuna programmazione positiva, aiutalo in
tutti i modi a realizzare ciò che lui vuole.
La funzione di un padre e
di una madre è importantissima, perché essi portano nel mondo un nuovo ospite,
che non sa nulla, ma che racchiude in sé grandi potenzialità. E se queste sue potenzialità non si sviluppano, egli sarà
infelice.
A nessun genitore piace
immaginare i propri figli infelici. Ma tutti pensano
nel modo sbagliato. Essi pensano che se diventano dottori, professori,
ingegneri, scienziati, i figli saranno felici. Ma che
ne sanno! Potranno essere felici solo se diventeranno ciò che devono diventare. Possono solo realizzare il seme che
portano dentro di sé.
Dunque, aiutateli in ogni
modo, dando loro libertà, e qualsiasi opportunità abbiano
bisogno. Di solito, se un bambino chiede qualcosa, la madre dice di no, senza
neppure ascoltarlo, senza sentire cosa chiede. Il “no” è una parola
autoritaria; il “sì” non lo è. Ecco perché, né il padre, né la madre, né
chiunque si trovi in una posizione di autorità, vuole
dire di sì, neppure se si tratta di una sciocchezza.
Il bambino vuole andare
fuori a giocare: “No!” Il bambino vuole uscire a giocare
mentre fuori piove: “No… che ti prendi un raffreddore!” Un raffreddore
non è un cancro… e un bambino a cui non è stato concesso di ballare sotto la pioggia,
e che in seguito non ha più potuto farlo, ha perduto qualcosa di grande,
qualcosa di veramente bello. Un raffreddore ne sarebbe valso il prezzo, e non è detto poi che l’avrebbe preso. Infatti
più proteggete il bambino, più diventa delicato; più lo lasciate fare, più si
immunizza.
I genitori devono imparare
a dire di sì. Novantanove volte su cento, il loro no è
solo una manifestazione di autorità. Non tutti possono diventare presidenti…
avere autorità su milioni di persone… ma chiunque può
diventare un marito, e può avere autorità sulla moglie; ogni moglie può
diventare madre, e avere autorità sul figlio; ogni bambino può avere un
orsacchiotto, e aver autorità su di lui… farlo volare a calci da una parte
all’altra, prenderlo a schiaffi... schiaffi che in realtà voleva dare alla
madre e al padre. E il povero orsacchiotto, non ha nessuno al
di sotto di lui. Questa è una società autoritaria!
A
mio avviso, se creiamo bambini che abbiano libertà, che abbiano sentito solo
dei “sì” e solo raramente dei “no”, questa società autoritaria scomparirà:
avremo una società più umana.
È
una considerazione molto importante: qualunque cosa un bambino stia facendo,
gli adulti sono sempre in agguato, per dirgli di non farla. A nessuno è
permesso fiorire secondo la propria natura e questo è il motivo principale per cui nel mondo ci sono tanti idioti-
Nessuna
schiavitù è stata terribile quanto quella del bambino, e nessuna schiavitù ha
inaridito l’umanità quanto la schiavitù del bambino. E
liberarsi da questa schiavitù sarà uno dei compiti più difficili a cui il
genere umano si trova di fronte.
OSHO RACCONTA
Nella società è difficile
trovare persone
che
ti lascino la libertà di essere te stesso
Rammento
la mia infanzia…
se io sedevo in silenzio, qualcuno – e in India ci sono ancora grandi famiglie,
famiglie patriarcali, la mia era formata come minimo da cinquanta persone –
arrivava e chiedeva: “Perché stai seduto in silenzio?” Strano, non potevo stare
seduto in silenzio, ma se facevo rumore e saltavo
per la casa mi dicevano: “Sei
impazzito?
Perché salti per tutta la casa?” Vista la situazione,
decisi che era meglio combattere fin dall’inizio perché se ci si lascia
invischiare da queste persone, diventa difficile uscirne.
Mio padre era molto
stupito. Mi diceva: “Non rispondi mai alle domande; invece di rispondere, fai
un’altra domanda.”
E io gli
spiegavo: “Ho visto che può dare ottimi risultati: quando sono seduto in
silenzio, se mi chiedi perché lo faccio e io non ti rispondo, ma ti chiedo a
mia volta: “Perché non dovrei stare seduto in silenzio? Sei tu che devi darmi
una risposta. Tu sei un adulto, hai esperienza; io sono solo un bambino.
Spiegami perché non dovrei sedere in silenzio.” Tutta
la famiglia, un po’ alla volta, capì… “Da questo ragazzo non si riesce a ottenere una risposta, subito ritorce la domanda e ci si
trova in difficoltà.” Così smisero di farmi domande.
Si arrivò al punto che
anche se io ero lì seduto, mia madre diceva: “Non vedo nessuno in casa”, e io
ero proprio lì di fronte a lei! “Mi serve della verdura, qualcuno dovrebbe
andare a comprarla.”
Io
ribattevo: “Se vedo qualcuno, te lo farò sapere.” Mi
consideravano assente! Avevo
dovuto dimostrarlo: se non lo si dimostra, ci si trova
in difficoltà. All’inizio si rivolgevano sempre a me. Una volta ad esempio mi
dissero: “È la stagione dei manghi,
vai al mercato a comprarli.”
Andai nel negozio che
vendeva i manghi più scadenti e chiesi di darmi i peggiori al prezzo dei
migliori. Anche i negozianti si meravigliavano: “Che
razza di cliente sei?”
Ribattevo: “Che razza di
cliente? Voi ne avrete visti tanti… ma io sono un
cliente unico.”
E l’uomo dei manghi era ben
contento di darmi i peggiori e di farmeli pagare come se fossero della migliore
qualità. Quando tornai a casa mostrai quei manghi marci dicendo: “Sono i
migliori, e come tali li ho pagati.” In realtà
puzzavano!
Mia madre disse: “Buttali
via”.
Replicai: “Perché
buttarli? C’è una mendicante, posso portarglieli”. Ma perfino lei li rifiutò.
Mi disse: “Non venire da
me, perché mi porti sempre qualcosa di marcio. Dalli ai cani”. Con mio grande
stupore, però anche i cani mi temevano: quando buttavo loro qualcosa, fuggivano!
Pian piano, in casa mia,
si rassegnarono: “È meglio lasciarlo stare, così com’è. Una cosa è certa: non
diventerà mai qualcuno nella vita”.
Avevano ragione. Ho
confermato la loro predizione.
Non sono qualcuno di
speciale.
Ma a chi interessa essere
qualcuno? Io sono me stesso e questo è sufficiente…
più che sufficiente.
Tutti i brani prodotti sono tratti dal libro
Osho - Figli,
una nuova visione, NSC ed.
L’uomo
è stato deviato. Tutti, dai genitori agli insegnati, alla scuola, al college,
all’università, alle religioni, ai predicatori, ai vicini … tutti cercano di
farvi diventare qualcun altro, e non potrete mai
riuscirvi. Potete solo diventare voi stessi oppure, nel caso non ci riusciate,
potete essere dei semplici idioti.
Osho
come posso sapere se sto progredendo
nella meditazione?
Quando stai meditando e lavorando su te stesso, se ti chiedi se stai facendo o meno dei progressi questo indica che non ne stai facendo;
se fai dei progressi te ne accorgi!
Come mai? È proprio come quando sei malato e
prendi delle medicine. Non sei capace di accorgerti se stai guarendo o meno? Se non te ne accorgi e ti
poni la domanda, allora vuol dire che non stai guarendo. Star bene è una
sensazione così chiara che te ne accorgi facilmente.
Ma perché ci si pone questa
domanda? Ci sono svariate ragioni.
Una è che in realtà non stai veramente lavorando
su te stesso. Ti stai solo ingannando, ti stai
prendendo in giro. Non sei veramente interessato a quello che stai facendo ma
solo ai risultati. Se stai davvero facendo
qualcosa puoi lasciare che l’esistenza si prenda cura dei risultati. Ma
abbiamo una mente che si interessa meno della causa
che dell’effetto, una mente avida.
L’avidità vuole avere
tutto senza dover fare nulla. E così la mente avida
vuole
essere sempre un passo avanti.
Sempre che chiede: “Ma succede qualcosa? Sto davvero ottenendo dei risultati o
no?”. Occupati veramente di quello che stai facendo e quando succederà qualcosa
lo saprai subito. È qualcosa che succede a te, non c’è
bisogno di chiedere in giro.
Un’altra ragione per fare
questa domanda è che noi crediamo che incontreremo dei segni, dei simboli,
pietre miliari che, una volta raggiunte, ci indicano
quanta strada abbiamo fatto: “Ho raggiunto questo livello, o quest’altro”.
Vogliamo fare i nostri calcoli prima di raggiungere la meta finale.
Vogliamo essere sicuri di
aver fatto dei progressi.
Ognuno segue
la sua strada, non siamo sullo stesso percorso. Anche
se stai seguendo una specifica tecnica di meditazione, non sei sulla stessa
strada con qualcun altro, non puoi esserlo. Non c’è un percorso comune. Ogni
percorso è individuale e personale.
Le esperienze degli altri non possono
aiutarti, possono invece danneggiarti. Non cadere vittima di queste
sciocchezze.
Sono importanti solo le tue sensazioni interiori.
Se stai facendo dei progressi allora certe cose
cominceranno a succedere da sole. Ad esempio comincerai
a sentirti sempre più contento.
In realtà quando la
meditazione è “piena”, si diventa così contenti che ci si dimentica di meditare
perché fare le meditazioni è ancora uno sforzo, vuol dire
che sei ancora inappagato. Se un giorno ti dimentichi di meditare e non ne senti
una pressante necessità, non senti che ti manca qualcosa, e sei soddisfatto
come al solito… questo è un buon segno, ricordatelo.
Non fare della meditazione un’abitudine, conservale tutta la sua
vitalità. A poco a poco l’insoddisfazione sparirà, ti sentirai sempre più
appagato, e non solo mentre stai facendo meditazione. Se qualcosa accade solo mentre stai facendo meditazione, è falso, è qualcosa di
ipnotico. Ha qualche effetto positivo, ma non va molto
in profondità. Può servire solo come confronto. Se non
succede nulla, nessun momento di meditazione, nessun momento pieno di gioia,
non preoccuparti. E se succede qualcosa, non
rimanerci attaccato.
Se la meditazione va bene,
va in profondità, ti sentirai trasformato durante tutta la giornata. Un sottile
senso di appagamento sarà presente in ogni attimo.
Qualsiasi cosa tu stia facendo ti accorgerai che
dentro di te c’è un senso profondo di tranquilla contentezza.
Ti arrabbierai di meno e
più raramente. A poco a poco la collera sparirà. Perché la
rabbia è un sintomo di una mente non meditativa, non equilibrata.
Sono queste le
indicazioni, in generale. Quindi non credere di aver ottenuto
qualcosa perché inizi a vedere delle luci, o dei bei colori. Certo, vanno bene, ma non considerarti soddisfatto finché non vedi
dei reali cambiamenti nella tua psicologia: meno rabbia e più amore, meno
crudeltà e più compassione. Fino a quando non succede
questo, il fatto di vedere luci e colori e di sentire suoni rimane una cosa da
bambini. Sono belle cose, molto belle, puoi
giocarci, ma la meditazione non mira a questo. Sono cose che succedono, sono
provocate dalla meditazione, ma non ne sono il fine.
La meditazione per me non
è qualcosa di infantile. È una profonda
trasformazione. Come riconoscere questa
trasformazione? All’inizio ti accorgerai di questa trasformazione interna nelle
tue relazioni con gli altri, e poi andrai ancora più in profondità. Solo
allora ti accorgerai dei cambiamenti dentro di te. Così è bene esaminare,
osservare accuratamente le tue relazioni con gli altri per vedere se la tua
meditazione sta progredendo o meno.
Se vedi che l’amore
cresce, un amore senza condizioni, se ti senti sempre più compassionevole,
anche senza particolari ragioni, se ti interessa
sempre più che gli altri stiano bene, allora la tua meditazione sta crescendo. Lascia perdere tutte le altre cose. E mentre osservi tutto
questo ti accorgerai anche di molte cose dentro di te.
Sei diventato più silenzioso, la tua mente fa meno “rumore”. Parli
quando ce n’è bisogno, altrimenti rimani in silenzio.
Ma non cercare dei segnali
infantili. Occupati della meditazione, del tuo modo di
interagire con gli altri, che sta cambiando, della tua profonda soddisfazione,
del tuo amore. Occupati di tutto questo e all’improvviso, un giorno,
sentirai l’energia salire lungo la spina dorsale. Ma
non darci troppo peso: osserva e dimenticatene. All’improvviso vedrai una luce
particolare: osserva e dimenticatene. Un particolare chakra
inizierà inaspettatamente ad aprirsi: osserva e dimenticatene. Non curarti di
queste cose, è dannoso. Ciò che conta è la soddisfazione, la
pace, il silenzio, l’amore, la compassione e la meditazione.
Una cosa
ancora: qualunque cosa tu stia facendo, non pensare che avrai risultati in un
futuro.
Se stai facendo qualcosa di reale i risultati sono qui
e adesso. Nel lavoro su te stesso, se hai meditato oggi
non è che avrai risultati domani. Se oggi hai meditato, la
fragranza della meditazione, per quanto sottile, sarà presente sul momento.
Se sei sensibile te ne puoi accorgere. Se stai facendo
qualcosa di reale ha un effetto immediato.
E la meditazione non è
qualcosa che fai per un’ora e poi te ne scordi. Davvero! Tutta la tua vita deve
essere meditativa. Solo così riesci ad accorgerti dei risultati. Quando dico che tutta la tua vita deve essere meditativa, non ti
sto invitando ad andare a sedere a occhi chiusi per ventiquattro ore al giorno
e meditare: no! In qualunque situazione puoi essere attento, sensibile,
consapevole, e questo darà dei risultati. Così non ci sarà più bisogno di chiedere se stai facendo
dei progressi o meno. Solo con questa abilità a
rimanere consapevole di tutte le cose che ti stanno succedendo intorno
riuscirai a sviluppare la capacità di accorgerti di quello che sta succedendo
dentro di te.
Osho, tratto da: The Ultimate Alchemy
Un Alchimia tra Cuore e
Tecnica
In luglio, al Teatro Verdi di Milano, Deepti Canfora, coreografa e insegnante, ha presentato
insieme ai suoi allievi NUDI DI MENTE: “Spettacolo di danza e teatro di parola
nato da un ideale incontro tra espressione del corpo,
ricerca e meditazione”.
Nudi di Mente racconta, con il linguaggio del
corpo, di quei condizionamenti tenaci e sottili che si creano nella nostra
mente di bambini, riproponendosi poi costantemente
nella nostra vita adulta, nei rapporti di coppia, nel lavoro, nello studio e in
ogni situazione in cui il nostro bambino ferito dubita di potersi lasciare
andare a ciò che sente, per paura di non essere amato e accettato.
Meccanismi che, nati da
antichi e ingannevoli baratti tra il sentire e il dover essere, tra l’amore e
la sopravvivenza emotiva determinano in noi una lacerante frattura tra ciò che
pensiamo di essere, crediamo di essere o dovremmo
essere. Una dualità imprescindibile e dolorosa tra una parte di noi che vogliamo
mostrare, costruita intorno a ciò che ci viene
richiesto di essere in cambio di amore, e una parte da nascondere, oscura e
perdente, che però prepotentemente ogni tanto si riaffaccia.
Nudi di Mente mostra anche
che di tutto ciò si può dubitare, che si possono mettere in
dubbio tutte le voci che salgono dentro di noi e che ci inducono a fare
e a reagire proprio come bambini sgridati e feriti. E,
dubitando, possiamo cominciare a scoprire i tanti noi stessi che si nascondono
dentro le nostre più strette convinzioni in un gioco che può trasformarsi in un
cammino importante, in una scoperta magnifica.
Deepti Canfora ha iniziato a
studiare Danza Classica a 11 anni, a Milano. Poi Modern Jazz in Francia con Lynn Mc Murray e a Cannes dove ha
frequentato il “Centre International
de Dance Rosella Hightower”. Nel ‘75 ha ottenuto il
diploma della Royal Academy
di Londra e, rientrata in Italia, si è perfeziona a Roma con il Maestro
Vladimir Lupov, Maitre du ballet del Kirov
e del Bolschoi. La sua vita ha subito un cambiamento radicale quando a 18 anni ha incontrato Osho, di cui è
divenuta discepola.
“Mi sono trasferita a Pune,” racconta in un’intervista “dove ho vissuto dal ‘75 all’81
e in quel momento è iniziato il grande viaggio, che ancora oggi continua. Un
viaggio esistenziale dal quale non poteva essere esclusa
la danza, che, sino ad allora, era stata ricerca di perfezione, fatica, forza
di volontà, lotta quotidiana con il corpo per renderlo ubbidiente,
disciplinato, e che da quell’incontro si trasforma,
accogliendo in sé la qualità di meditazione attiva. Se la mia ricerca ha come
oggetto me stessa, la danza diviene il modulo preferenziale
per sperimentarne tutti gli aspetti.”
Negli anni si è rafforzata
in Deepti l’idea di poter unire le tecniche più
tradizionali di danza moderna, jazz e contemporanea,
alla terapia e alla meditazione.
Nascono così, utilizzando
anche un sapiente connubio tra tecniche di meditazione e di respiro, i corsi di
Metaphysical Dance (una
forma di danza finalizzata alla ricerca di una totalità espressiva) e il Metaphysical Laboratory (seminari
di lavoro terapeutico, meditazione e laboratorio teatrale). Che Deepti definisce: “Un’occasione per entrare in contatto con
il nostro mondo interiore, dando espressione a
emozioni e pensieri, lasciando che il corpo trasformi ricordi e memorie in
movimento, dando loro forma colore e vitalità, attraverso la danza, la parola,
il gesto. Si parte da meditazioni specifiche sul cuore spirituale e, a seconda del lavoro che si deve affrontare, ci si sofferma
a esplorare i chakra: il corpo lentamente e
gradualmente si lascia andare e comincia a trasformare in movimento i propri
ricordi, donando loro forma, colore e vitalità. Ognuno riconosce man mano la
propria individualità e può esprimerla liberamente in questo spazio, senza
temere un giudizio rispetto a quello che sta provando e facendo.”
Il suo spettacolo di danza
nasce proprio da questo tipo di lavoro, sia nei corsi dove è preponderante lo
studio della tecnica della danza, che nei seminari dove: “Il lavoro è più terapeutico
e la danza viene intesa non come tecnica, ma come
libera espressione corporea. Ogni partecipante viene
guidato, senza manipolazioni e coerentemente con la propria storia individuale,
in un cammino di crescita, durante il quale affronta gradualmente diversi
aspetti della propria vita, da cui magari si è tenuto lontano per lungo tempo:
sentimenti di cui si vergogna, emozioni che considera sbagliate o perdenti… e
può tradurli e visualizzarli in un’emozione, un colore, gesti o parole. Il
corpo può memorizzare blocchi e situazioni emotive profondi:
scoprirli e lavorare anche attraverso di essi può restituire all’individuo
molta energia perduta.”
Questo tipo di impostazione le ha consentito, soprattutto in questi
ultimi anni, di lavorare con allievi non professionisti ottenendo risultati
davvero positivi.
“Spesso ci accorgiamo che
i cammini individuali sono strade convergenti e il condividere queste
esperienze aiuta a creare anche una forza espressiva
del gruppo. Naturalmente la ricerca libera e la sperimentazione vanno poi
composte in una struttura artistica ed estetica, attraverso quelle regole che
fanno la differenza tra un’opera d’arte e la semplice espressione personale, o
un lavoro di terapia. Solo così otteniamo il passaggio finale da cui nasce lo spettacolo
vero e proprio.”
“L’attuale spettacolo” conclude Deepti “racconta di quei
meccanismi che si creano nella nostra mente fin da bambini, portandoci a
barattare amore con obbedienza, nella convinzione che la nostra sopravvivenza
emotiva dipenda unicamente dalla capacità di distorcere la nostra energia
naturale. Attraverso tecniche espressive del corpo e scelte teatrali
specifiche, come ad esempio il gioco delle ombre, ho
voluto mostrare come lavora la nostra mente, come ci spinge a mostrare
un’immagine il più possibile aderente a ciò che ci viene richiesto, per essere
meglio accolti ed amati, e di come la rafforziamo e ci identifichiamo in essa
reprimendo quella che consideriamo sbagliata e perdente.
È una lotta che ci consuma
e che ci porta a ricercare conferma del nostro valore in ogni ambito della
vita, nelle relazioni, nella cultura, nel lavoro.
Volevo raccontare questa eterna dualità,
queste voci della mente che ci creano così tanta sofferenza, ma anche gettare un seme, condividere la mia
esperienza, comunicare che è possibile iniziare a osservare questa mente e che piano piano,
attraverso la meditazione, possiamo lasciarci cadere dentro, possiamo
riposare nel centro del ciclone, e forse iniziare a giocare con tutte queste chiacchiere.”
Tu
sei una folla, un insieme di molte persone tutte diverse, in conflitto perenne
le une con le altre… ecco perché ogni persona soffre tanto, tante voci dentro
di te che litigano, che fanno a botte, ognuno cercando di monopolizzare le
altre… puoi chiamarle personalità, te stesso, ego.
OSHO
SPETTACOLI
1989 - idea e coreografia
di “Aeroporto” spettacolo di danza e acrobazia che debutta al Teatro di Porta
Romana di Milano. 1990 - firma alcune coreografie per spettacoli di
Teatro-Cabaret: “Orizzonti Inclinati” - Teatro Litta
di Milano - “Tempi supplementari” - Sala Fontana di Milano. 1991 - è coautrice,
insieme a Giovanni Storti e G.G.
Monti di “Diamo i Numeri” spettacolo di cabaret - Teatro Ciak di Milano. 1993 - ideazione, testi e coreografia di “A.A.Ambiente cercasi”, produzione della Cooperativa per lo
Spettacolo Culturale. 1994 - soggetto e coreografia di “Lady Shakespeare”, danza e teatro di
parola, produzione della Cooperativa per lo Spettacolo Culturale. 1998 -
ideazione coreografia e regia di “Falsi piani”, danza
e teatro di parola, Teatro Verdi di Milano. 2000 - ideazione coreografia e
regia di “Nudi di mente”, danza e teatro di parola e
di figura. Teatro Verdi di Milano.
Al giorno d’oggi la
meditazione sta diventando parte integrante, e sempre più necessaria, di uno
stile di vita contemporaneo. Questo, insieme al sempre più diffuso
apprezzamento della genialità della visione di Osho,
rende qualsiasi associazione delle sue tecniche di meditazione con le “sette” o
il “lavaggio del cervello” del tutto obsoleta. Non così negli anni ottanta:
Osho aveva parlato qualche volta nei suoi discorsi, di questa
accusa di “lavaggio del cervello”. In una di queste occasioni fece
riferimento a una sannyasin canadese – la cui famiglia
aveva cercato di farla “deprogrammare”.
“In giro nel mondo c’è chi mi accusa di lavare il
cervello della gente. In effetti quello che io lavo è
qualcosa di più profondo; del cervello proprio non me ne importa niente. È il
buddha che sto ripulendo da tutta la cenere che l’ha ricoperto per secoli. È
necessario un lavaggio a secco, ed è quello che sto facendo.
C’è una nuova professione emergente in Occidente,
i deprogrammatori, e molti miei sannyasin sono stati
costretti… è appena tornata una sannyasin dal Canada. I genitori l’avevano
richiamata con grande amore, dicendole: “Vieni a trovarci, perché non ti
vediamo da tanto tempo.” Quando
la sannyasin è arrivata da loro, ha trovato una situazione totalmente diversa.
Avevano preso accordi con due deprogrammatori che cominciarono a parlare contro di me, dicendole che le avevo
fatto il lavaggio del cervello: “Stai vivendo in trance, sei sotto ipnosi e noi
siamo qui per farti uscire da questa trance.” Ma la
realtà è che sono loro a farti il lavaggio del cervello! Personalmente, non ho
alcun interesse per la tua mente, o il tuo cervello.
Il mio interesse è molto più definitivo. È oltre la mente. La mia funzione è
fare pulizia, creare lo spazio per la non-mente.
Osho, Communism: Zen Fire, Zen
Wind.
La
canadese a cui si riferisce Osho è Mayoori, una
commercialista che oggi risiede a Marin,
California. Ecco cosa scriveva sull’Osho Times del 1989 descrivendo il
tentativo dei suoi genitori di deprogrammarla.
“Quando i miei genitori mi
scrissero invitandomi ad andarli a trovare in Canada
a Natale e un telegramma mi informò che c’era
un biglietto per me all’aeroporto di Bombay, pensai: “Allora vogliono veramente
vedermi!” Così decisi di andare. Ma non trovai
l’accettazione che mi aspettavo. Al contrario, l’invito era l’inizio di un inganno
su scala familiare per indurmi a incontrare due “deprogrammatori” da loro ingaggiati negli Stati Uniti.
Gli specialisti in cult exit (far
uscire dalle sette), come amano farsi chiamare,
hanno un forte investimento nell’avere ragione: in primo luogo, devono
razionalizzare il loro passato in una setta
e le loro esperienze di “lavaggio del cervello”, e inoltre il loro
lavoro e il loro tenore di vita dipendono
dal successo dei loro “interventi strategici”. Il risultato è che non
sono disponibili a discutere o esaminare la verità, ma sono alla ricerca di
prove che sostengano le loro posizioni, e sono
interessati soltanto a riprogammarti allo status quo.
Per fare questo sono pagati dai 250 ai 1000 dollari al
giorno.
Quando mi confrontai con la mia
famiglia, fui sorpresa dalla veemenza del mio “no”. Veniva da ogni cellula del
mio essere. C’era una paura indescrivibile, come se la mia esistenza nel suo
complesso fosse messa in questione. Dopo la reazione iniziale, la situazione si
tramutò in un dilemma. Potevo fare i bagagli e partire e, in questo caso, se
mai fossi tornata dalla mia famiglia
sarebbero forse state prese misure persino più drastiche,
o potevo dire sì al processo, e sapevo che non sarebbe stato divertente. Decisi
di dire sì, di guardare al tutto come un’opporutintà
di condividere i frutti della meditazione e del lavoro di Osho.
Ero così sicura di lui e del mio spazio interiore, e pensavo che nessuno
avrebbe potuto toccarlo.
La mia famiglia disse che voleva “soltanto che io avessi tutti i dati” prima
di continuare la scelta di vita che avevo fatto, dopodiché
avrebbero abbandonato l’intera questione. Pur sapendo che alla fine avrei
dovuto riconoscere il mio disaccordo, pensai che il solo ascoltarli non mi avrebbe danneggiata. Ad
ogni modo non mi ci volle molto per scoprire che una
volta accettato di iniziare il “counselling”,
credevano di avermi intrappolata, e il loro piano segreto mi divenne chiaro. Realizzai che coscientemente o meno, sia la mia famiglia che
gli specialisti non si sarebbero ritenuti soddisfatti se non nel riprogrammarmi completamente allo status quo. Ero
sconvolta, ricordo di essermi chiesta: “Mio dio, in che situazione mi sono
cacciata?”. Più tardi, fui contenta di aver compreso in tempo tutto questo,
perché tale comprensione mi permise di essere agguerrita e di colpire duramente
quand’era necessario ribadire qualcosa o proteggere me
stessa.
Perché la riprogrammazione abbia successo,
devono mandarti fuori dal tuo centro. È fondamentale mantenersi centrati in
ogni momento. Io, a loro insaputa, tenevo sempre con me il biglietto aereo e i
soldi, nel caso avessero tentato di trattenermi.”
Mayoori continua descrivendo uno
dei due deprogrammatori:
“Era stato un seguace del
reverendo Moon per tre anni e aveva trascorso gli
ultimi dodici anni facendo lo “specialista di sette e controllo della mente” e
si definiva “terapista d’intervento strategico”. La trappola e l’interferenza
dei miei genitori erano per lui un intervento strategico: in realtà riteneva
indispensabile usare l’inganno. Non capiva che lui era il primo a interferire con la libertà delle persone.
Per tre giorni fui
impegnata in un combattimento frontale con questa persona, il cui unico intento
era riuscire a spezzare la mia programmazione. Naturalmente, quello che lui non
sapeva, o non poteva sapere, è che non c’era nessuna
dottrina da spezzare. Da parte sua non c’era alcuna accettazione
della mia esperienza personale; la sua risposta fu che io stavo evitando “la
verità”. Non c’era reale comunicazione e non c’era nessuno spazio per la mia
esperienza, la mia verità, in questo processo. Non era esattamente nei suoi interessi ascoltare tutto ciò, la sua
mente non poteva accettarlo. Era come parlare a
un muro, a una “cortina di ferro”.
Quello che mi turbava di
più era il fatto che i miei genitori avessero dato più
fiducia a due estranei, i quali avevano tirato le loro conclusioni da “acquisizioni”
di seconda mano, piuttosto che fidarsi di me e della mia esperienza personale.
Avevano completamente accettato la storia del mio “lavaggio del cervello”, del mio essere fuori di me e completamente indifesa. I miei
familiari erano terrorizzati, avevano occhi da animale braccato, e mio padre
divenne persino violento con me. Mi resi conto che erano capaci di qualunque
cosa, e questo, affermavano, in nome dell’amore.
Vidi che il rispetto per
la libertà altrui era al di là delle loro capacità di
comprensione.
Ricordo che dopo il
bombardamento ricevuto da otto persone (due deprogrammatori
più la mia famiglia) per tre giorni ero completamente
esausta. Ciò che ne risultò, alla fine, fu anche un’intensa esperienza di
non-sapere. Non era rimasto altro al di fuori della consapevolezza della domanda: “Cos’è questa consapevolezza?”
Il racconto di Mayoori si concludeva così:
“Non so se e quando
desidererò mai rientrare in contatto con i miei familiari. Mi addolora il fatto che, invece di trascorrere insieme un
periodo di tempo in amore, la mia famiglia abbia preferito un’inquisizione.
Tutto ciò mi ha fatto vedere che non siamo noi ad allontanarci dalle nostre
famiglie, sono loro ad allontanarsi da noi. In ogni modo, per la prima volta da
quando avevo preso il sannyas, avevo potuto sentire
il dolore della mia famiglia nel non comprendere me e la mia scelta di vita.
Prima ero stata arrogante nell’affermare la
mia verità e ora potevo comprendere che le loro azioni erano causate dalla paura e dall’inconsapevolezza. Questa
intuizione mi ha aiutata a perdonarli”.
Quello che allora non poteva sapere era che
esattamente dieci anni dopo la storia avrebbe preso tutt’altra
piega.
In
effetti
Mayoori ha riallacciato i rapporti con la sua
famiglia e con il passare degli anni ha
notato che quello che Osho aveva detto, che attraverso di noi arrivava a
toccare tutti, era vero. “Invece che
fare del proselitismo, ho cominciato ad avere un effetto sulla mia famiglia
semplicemente rimanendo me stessa. L’intera faccenda è diventata più
accettabile per loro.”
Ma ancora dell’altro doveva
accadere. Dopo essere andato in pensione, il padre di Mayoori
ha deciso di esplorare l’Oriente e le ha proposto di
andare in India con lui. Mayoori ha accettato – con
la condizione che il loro itinerario avrebbe incluso Pune. Cosa
notevole, suo padre si è dichiarato d’accordo.
Fin dal loro arrivo a
Delhi, dovunque Mayoori e suo padre girassero, trovavano sempre gente che prima o poi faceva il
nome di Osho. Contemporaneamente suo padre apriva gli occhi alla “religiosità
dell’India”. Vedere quelle moltitudini di non-cristiani gli ha fatto capire che
Gesù era stato solo uno dei tanti maestri e che i
non-cristiani non si sbagliavano, erano solo su un
sentiero diverso.
“In quei giorni abbiamo
parlato tanto di spiritualità e consapevolezza e lui ha cominciato a capire il
senso del mio “viaggio” dice Mayoori. “Abbiamo
parlato anche della mia esperienza di deprogrammazione.
Volevo che vedesse quanto si fosse
sbagliato a prendere quella via – e lui ci è
riuscito.
Questo era già qualcosa
assolutamente al di là di quanto potessi aspettarmi”
continua Mayoori. “Quando siamo
arrivati a Pune, mio padre aveva chiaramente fatto un passo attraverso
la soglia che portava alla sua spiritualità. Era aperto a
Osho e alla comune in un modo che non avrei mai creduto possibile… È venuto
anche alla White Robe Brotherhood
(la meditazione serale con anche un videodiscorso di
Osho).
Quando
eravamo a Pushkat, una città sacra indiana, un prete
ha fatto una puja (rituale religioso indù) per me e poi
mi ha detto: “Ho fatto molte puja, ogni giorno per
molti anni e devo dirti che sei una donna molto
fortunata.” Mentre riflettevo su queste parole, ho capito non solo di essere fortunata per essere stata vista da mio padre in
un modo che non avrei mai creduto possibile, ma perché stavo assistendo al
risveglio di un’anima, all’inizio di un pellegrinaggio spirituale. E questo mi ha riempita di gratitudine.”
Quello che mi turbava di più era
il fatto che i miei genitori avessero dato più fiducia a due estranei, i
quali avevano tirato le loro conclusioni da 'acquisizioni' di seconda mano, piuttosto
che fidarsi di me e della mia esperienza personale. Avevano completamente
accettato la storia del mio “lavaggio del cervello”, del mio
essere fuori di me e completamente indifesa. Mi resi conto che erano capaci di
qualunque cosa, e questo, affermavano, in nome dell'amore.
di Sangeeta
Quasi tutti gli europei del nord sono
attirati dal sole e vanno nei mari del sud. Sangeeta invece, che vive a Colonia, viaggia esattamente
nella direzione opposta. Ha scoperto la sua passione per l'ambiente glaciale
dell'artico - e anche per il freddo mare polare.
LA DOLCEZZA, IL BUIO,
LA CHIAREZZA
DEL GRANDE FREDDO,
LA PASSIONE NEL CUORE
E IL CALORE DEGLI AMICI.
ESCO DALLA PORTA DI CASA, avvolta da un caldissimo
giaccone di piuma lungo fino alle ginocchia, e il vento forte mi toglie il
respiro. Sono felice. Mi tiro la sciarpa di lana sopra il naso e vado
dall'altra parte della casa dove sono legati i cani, che appena mi vedono
iniziano a saltare e ad abbaiare eccitati. Voglio sfruttare le poche ore di
luce e lasciar correre i nostri due huskie nella tundra (in questo periodo dell'anno
– dicembre/gennaio — per quasi sei settimane non c'è la luce diretta del sole
ma solo quattro ore di una luce diffusa). Di solito i cani degli eskimo vengo-no usati come cani da slitta, e dunque sono animali
forti e abbastanza selvaggi. Così mi ci vuole un po' di tempo per riuscire a
preparare Ilannaq e Alliktik. Per trovare gli anelli di metallo del loro
collare sono costretta a togliermi i guanti. Il metallo è gelido, i cani
continuano a muoversi e a saltare, e mi fanno male le mani dal freddo, ma
finalmente ci riesco e la slitta trainata dai due cani mi porta nella tundra.
Dopo cento metri li lascio
corre-re, e sono subito in un bagno di sudore. Mi fermo e osservo queste due
bombe di energia che sono i miei due cani che corrono
muovendosi in grande cerchi, pazzi di gioia. Respiro l'aria gelida e mi guardo
in giro, felice – come mi mancava questa grande distesa
bianca! Le mie spalle si rilassano e si abbassano di almeno tre centimetri.
Non c'è nulla che debba fare. Dopo aver trascorso sei mesi a Colonia, finalmente
sono tornata nel “io paese” Cambridge Bay, Nunavut,
nella parte canadese dell'artico. Cambridge Bay si trova nella costa sud dell'isola
Victoria, a circa trecento chilometri al di sopra del
circolo polare artico. Si raggiunge, come quasi tutti i paesi artici, solo
in aereo (a meno di non viaggiare per intere giornate con la slitta tradizionale
o con la motoslitta).
Dei 1350 abitanti, circa il settanta percento sono Inuit (che nella lingua degli eskimo vuol dire semplice-mente
“ere umano”. No, nessuno vive più negli igloo. L'uomo bianco ha “civilizzato”
anche l'artico. Tranne i vecchi, sono rimasti solo in
pochi a Cambridge Bay a parlare la lingua corrente Inuinnaktun, una forma
dialettale della lingua Inuktikut. Co-me tantissimi popoli antichi gli Inuit
sono in un gap, una terra di nessuno, tra la loro
antica cultura e il mondo moderno. Per due anni sono stata qui come volontaria
della "Frontiers Foundation", un'organizzazione canadese che aiuta
gli abitanti originari del paese con iniziative pratiche molto efficaci. Dal
primo momento ho amato il silenzio, l'enorme spazio, la vastità di questo
paese, e persino il freddo. In questa località minuscola situata in mezzo al
nulla, ho imparato a essere molto più rilassata, molto
più in sintonia con la natura e ho vissuto in un modo semplice e tranquillo.
Dopo alcune settimane si è formato un piccolo
gruppo di persone che praticava lo yoga insieme a me
una volta la settimana. Questo mi è stato di grande aiuto, per ricordare sempre
la consapevolezza, l'essere testimone e la meditazione.
Alcuni tra di loro hanno
persino partecipato a diverse meditazioni di Osho. Con due in particolare,
mi sono incontrata tre volte alla settimana per fare
insieme tante delle incredibili tecniche di meditazione ideate da Osho.
Il mio lavoro, nella scuola superiore con i
ragazzi del luogo, era stimolante ma anche stressante.
Per questo la possibilità di poter meditare insieme ad
altri è stata veramente preziosa. Ho anche tenuto delle lezioni di tecniche di rilassamento che hanno avuto un incredibile successo,
soprattutto con i ragazzi dai dodici ai tredici anni. Alcuni di loro hanno
anche partecipato alle meditazioni dopo l'orario scolastico. La loro presenza,
le loro risate, erano una ventata di aria fresca.
I miei amici di meditazione sono anche le persone
che mi hanno introdotto a questo mondo selvaggio, che mi hanno
insegnato le tecniche per sopravvivere al grande freddo. Doug, arrivato
nell'artico diciassette anni fa, ha vissuto a lungo
con i pochi Inuit che vivono ancora “on the land” come si dice qui, lontani
dalla “civiltà”, cercando di condurre la vita tradizionale Inuit.
Questa si basa sulla caccia e sulla pesca, e sulla
preparazione di vestiti di pelle di caribù e foca,
molto semplice e naturale. In periodo Doug ha imparato .
dagli Inuit, che da migliaia di anni hanno fatto dell'artico
il loro paese. Purtroppo ha anche compreso che, a parte lui stesso, nessuno
vuole più vivere in modo tradizionale. Le famiglie con cui
aveva vissuto avevano perso lo spirito delle loro tradizioni
e anche negli insediamenti più isolati l'alcool e la televisione (l'elettricità
viene prodotta da generatori) gioca-no un ruolo decisivo nella vita.
Doug si è stabilito a Cambridge Bay ed è alla
ricerca di uno stile di vita che gli permetta di usare
la sua creatività "in sintonia col pianeta".
Durante le tante escursioni fatte insieme, Doug mi
ha insegnato la maniera di sopravvivere in un ambiente a quaranta gradi sotto
zero. Mi ha anche spiegato l'arte di orientarsi in questo luogo sconfinato e
quella di avvicinarsi agli animali senza farsi notare. Ero insieme a lui quando ho visto per la prima volta il bue muschiato,
un animale meraviglioso, che vive da migliaia di anni nella tundra,
alimentandosi di erba e muschio, e i caribù, bellissimi e simili un po' ai
nostri cervi, che attraversano questa zona due volte l'anno durante le loro
migrazioni.
Doug mi ricorda sempre, solo con il suo modo di essere,
di guardare tutto con occhi nuovi – come se vedessi il mondo per la prima
volta.
Brent, un altro partecipante alle nostre meditazioni,
è venuto nell'e-stremo nord quando aveva solo ventun'anni.
Una delle sue molte passioni è la slitta tradizionale tirata dai cani (dog
teaming). Nel 1986 ha partecipato a una spedizione di slitte diretta al polo. Dalle esperienze
di questo viaggio ha compreso che siamo capaci di
fare molto di più di ciò che normalmente crediamo. Brent mi ha insegnato a
lavorare con i cani da slitta... e anche ad assecondare il flusso della vita,
e fare tesoro di ciò che ci regala. Dopo il mio ennesimo tentativo, inutile
e frustrante, di attaccare i cani alla slitta, finito come al
solito in una gran baruffa fra di loro, Brent mi ha detto ridendo: "È
proprio questo che mi piace del dog teaming: diventi umile. Succede sempre
qualcosa di diverso da quello che ti aspettavi". L'estate nell'artico
è breve e intensa. Nonostante il sole faccia la sua
comparsa molto prima, c'è neve fino alla fine di giugno e il mare sgela solo
verso la metà di luglio. Nel periodo di luglio/agosto, quando il sole non
tramonta mai, sembra che tutte le piante e gli animali vogliano utilizzare
ogni secondo per la riproduzione. Nella tundra c'è vita in abbondanza, migliaia
di fiori e di uccelli canori, cigni, anitre e oche
che arrivano a grandi stormi... e (purtroppo!) arrivano anche le zanzare.
Gli uomini, se non sono legati a una particolare
struttura di lavoro, vivono un ritmo di vita completa-mente libero, e a volte
si vedono anche alle quattro di mattina i bambini giocare in giro. Non saprei
decidere quale stagione preferisco, però l'estate ha
un suo fascino particola-re. Per due volte ho organizzato campi di
meditazione in un capanno (cabin) lontano dai luoghi abitati. i hanno partecipato da quattro a amici, e per me il regalo
più grande è stato stare seduti in silenzio insieme a loro ascoltando la voce
del mio amato maestro, mentre fuori gli uccelli tenevano il loro concerto.
Tratto da: Osho Tinto ed. tedesca
02/2000
Trascorrere un weekend di meditazione in qualche
bel centro in mezzo alla natura, o anche alcune settimane nella Comune di Puna, è di sicuro un buon metodo per ritemprarsi e “tirare
a lucido” una consapevolezza che ogni tanto sembra proprio
un po’ arrugginita (vero?).
Ma qualunque sia la durata delle vacanze che ti
puoi permettere (due giorni, due mesi o due anni) prima o poi
torni nel bel mezzo della “piazza del mercato”. Ed è proprio qui che la tua
consapevolezza viene messa più duramente alla prova.
In queste pagine di “Buddha dovunque” troviamo le esperienze di chi usa la
meditazione come strumento per portare consapevolezza in qualunque cosa stia
facendo.
“Se riusciamo
a deautomatizzare le nostre attività, la vita intera diventa una meditazione.
A quel punto ogni piccola cosa – farsi una doccia,
mangiare o parlare con un amico – diventa meditazione.
La meditazione è una qualità che si può portare in
ogni cosa.
Non si tratta di un’attività specifica.
La gente pensa che meditare sia un atto particolare
in cui ti siedi rivolto verso oriente, ripeti mantra
e bruci incensi. E fai tutte queste cose a certe
ore, in modi particolari e con gesti ben precisi.
La meditazione non ha nulla a che fare con tutte
queste cose.
Anche loro sono una maniera di
agire automatica, e la meditazione è contraria agli automatismi.
Se riesci a rimanere attento e consapevole, ogni
attività diventa meditazione.”
Osho
“Lo so che all’inizio te ne dimenticherai molte
volte. Ma tenta di capire questo semplice fatto: quando ti dimentichi, non
angustiarti; altrimenti quello che succede è che tu ti dimentichi di essere consapevole, e poi te ne ricordi: “Dio mio, mi ero
dimenticato!” – e cominci a dispiacerti… e anche questo è nuovamente un
dimenticarsi. Il dimenticato è dimenticato. Adesso che ti sei
ricordato, continua. Non dispiacerti mai per i momenti passati. Se ne
sono andati. Se cominci a dispiacerti distruggerai
anche altri momenti. Così evita le complicazioni: quando dimentichi,
dimentichi. Quel capitolo è chiuso. Adesso stai ricordando –
ricorda, sii testimone. A poco a poco gli intervalli
in cui dimentichi diventeranno più corti, sempre di più. Ci vorrà un po’
di tempo. Non sei un fiore di stagione che in pochi giorni fiorisce e dopo poco
è già appassito. Sei un fiore dell’eternità.”
Osho
Gatti
orologi e consapevolezza
Rammurthi
è uno psicoterapeuta che lavora nel campo del matrimonio, della famiglia e
dei bambini, specializzato in problemi dello sviluppo, nel trattamento dell'ansia
e della depressione. Vive e lavora nella Bay Area, vicino a San Francisco,
e riesce a integrare consapevolezza e lavoro a tempo
pieno. Vediamo come...
6:00 veglia
insiste che è ora di alzarsi e di meditare, ma il corpo si sente pesante e
protesta: non vuole passare dalla calda e comoda sonnolenza a una posizione
eretta e consapevolmente all'erta.
Questo è il Brahmamahurtha,
considerato in Oriente “il tempo divino” - sebbene, per come la vedo io, ogni
momento si può considerare divino e adatto a meditare! — e
porta con sé un'atmosfera di silenzio e di quiete.
Mi sono accorto da tempo che una meditazione fatta
a quest'ora mi fa star bene per tutta la giornata, così salto su e mi accomodo sul cuscino.
Si può pensare che un atteggiamento meditativo nei
confronti della borsa implichi un approccio giocoso agli investi-menti o una
presenza “totale” rispetto al mercato. Ma non ho ancora
incontrato nessuno davvero giocoso con i suoi soldi, specie in un mercato che
si muove così in fretta. Paura e avidità continuano ad alternarsi. Una cosa è
esserne consapevoli e parlarne, ben altra è il non lasciarsi sopraffare dalle
emozioni. Eppure, il semplice chiedermi: "Cosa provo,
e in quale parte del corpo avverto questa sensazione?" mi aiuta a sentirmi
più stabile. E ormai ho imparato che le decisioni migliori riesco
a prenderle quando ho “i piedi ben piantati per terra” – senza essere preda
delle emozioni o perdermi in pensieri contrastanti.
Quello che ho potuto capire è che, se riesco a
portare in ogni atto tutta l'attenzione di cui sono
capace, corro meno il rischio di creare situazioni incomplete, che tra l'altro
mi impedirebbero di essere totale nell'occasione seguente...creando un circolo
vizioso.
Credo anche di aver scoperto che mi è più facile
portare un'energia meditativa nelle attività che concernono il dare e
l'aiuta-re, piuttosto che in attività che riguardano il prendere, il trarre
profitto.
Se smettessi le sedute di meditazione, se non
ascoltassi più i nastri dei discorsi di Osho, se
perdessi contatto con gli amici di Osho, e mettessi invece tutta la mia energia
nel fare soldi – come fanno molte persone “di successo” – non credo che questa
potrebbe considerarsi una totalità meditativa, inclusiva di tutti gli aspetti
dell'essere umano.
Nel mio studio incontro quattro clienti difficili,
persone che hanno vissuto gran parte della loro vita all'interno di istituti, e fuori riescono a farcela a stento. Una chiama il 113 e minaccia il suicidio ogni volta che le cose
non vanno come vorrebbe lei; un'altra ha delle crisi anche violente. In queste
situazioni stressanti ho imparato che mi è utile fermarmi, ascoltare il tono
della mia voce, osservare il mio contegno in generale
e mi pormi velocemente una serie di domande:
1) I muscoli sono tesi o rilassati?
2) Il respiro è superficiale o profondo?
3) Sto prendendo questa situazione troppo
seriamente o riesco ancora a trovarci il lato buffo e divertente?
4) Sono davvero totale, e accetto la realtà di
questo momento?
Questo elenco mi aiuta a restare centrato e coi piedi per terra quando interagisco con individui con
gravi sintomi di ansia o depressione e tendenze aggressive.
Improvvisamente il cellulare suona e vedo un fax
sul pavimento. Sono impaziente di sapere come è andata
la giornata in borsa. Devo prepararmi a tenere un training
per la riduzione dello stress, e il solo pensiero mi dà tensione. Ci sono anche
molti amici che vorrei incontrare. Ma la precedenza su
tutto va alla gatta, che continua a salire sulla mia borsa e miagolare... vuole
la sua cena.
Mentre me ne sto immobile in cucina con in mano una scatoletta di cibo per gatti, mi sento
attrarre sottilmente dal richiamo della meditazione: potrei sci-volarci dentro
in questo momento. Ma l'onda di pensieri messa in moto
dalle attività della giornata mi rende difficile spegnere la mente ed entrare
nel mondo del silenzio interiore: sento il peso delle questioni finanziarie,
delle responsabilità della famiglia e del lavoro, della stanchezza del corpo...
mi sembra un ostacolo alla meditazione. So però di avere gli strumenti per
"scegliere" quando è il momento di dire: "ok
pensieri, vi ho dato abbastanza attenzione per oggi, adesso è il momento di
tuffarmi dentro di me, in fondo non esiste problema che non possa essere
risolto a tempo debito, non fuggo dalle responsabilità, ma mi prendo una breve
vacanza da voi... ci vediamo dopo!".
Se basta un Gatto …
UN GRANDE SANTO stava per morire
e disse al suo giovane successore: "Ricordati sempre di una cosa: non
lasciare mai che un gatto entri nella tua vita." Detto questo, morì.
Una grande folla si era
riunita per ascoltare le ultime parole di questo grande santo... e cosa aveva
detto? Non lasciare mai che un gatto entri nella tua vita ! ?
Il successore disse: "Dio mio... innanzitutto, perché mai dovrei far entrare un gatto nella mia
vita? E poi, è questa la sostanza di tutta il suo
insegnamento?" Ma un vecchio disse: "Tu non lo sai, ma c'è una
lunga storia dietro quelle parole. Lui ti ha dato solo la conclusione."
La storia era che quando il santo aveva rinunciato
alla moglie, ai figli e alla sua casa ed era andato nell'Himalaia, si era
stabilito vicino a un piccolo villaggio di contadini:
altrimenti, chi gli avrebbe dato il cibo per sostenersi? Ma
gli abitanti del villaggio
erano contenti di avere un
santo tutto per loro e gli costruirono una piccola capanna di bambù.
Ma ci furono subito dei
problemi: alcuni ratti entrarono nella capanna e cominciarono a rosicchiare il
suo langot (uno dei due poveri indumenti che l'uomo
possedeva). Allora il santo chiese ai contadini cosa
si potesse fare.
E loro risposero:
"Perché non ti prendi un gatto del villaggio? Ucciderà i ratti."
Era una soluzione assoluta-mente logica. Così gli
abitanti del villaggio gli dettero un buon gatto e il gatto
lo liberò di tutti topi. Ora però il santo non solo doveva elemosina-re il suo
cibo, ma doveva chiedere anche del latte per il gatto,
visto che i topi erano finiti.
E così i paesani gli proposero: "Tutto il
villaggio può contribuire con del danaro e comprare
una bella mucca, così diventerai davvero in-dipendente. Avrai abbastanza latte
per te e per il tuo gatto."
Sembrava proprio una bella idea
e così gli regalarono una mucca. Ora il problema era che la vacca aveva bisogno
di erba. E così il santo ogni giorno doveva andare al
villaggio a elemosinare l'erba.
La gente gli disse: "Una donna è rimasta
vedova; suo marito è morto e lei non ha più nessuno. Sarebbe certamente felice
di prendersi cura di un santo e tu non dovresti venire al villaggio ogni
giorno."
Non ci volle un grande sforzo per persuadere la
donna. Cominciò a sbrigare tutte le varie faccende e poi si sa come vanno le
cose... dice Basho: "L'erba cresce da sola."
In effetti sono molte le cose che crescono da sole.
L'erba cominciò a crescere e loro si innamorarono. La
donna era bella, il santo era giovane: che ci voleva di più? Era tutto
perfetto.
Ma poi, alla fine, arrivarono i
bambini e allora lui pensò:
"Dio mio! è la stessa situazione che avevo lasciato
dietro di me! Avevo rinunciato al mondo e questa è di
nuovo tutta lo stessa faccenda! E cresciuta così lentamente che non me ne sono reso
conto, finché non sono arrivati i figli."
A cominciare dal gatto il mondo intero era tornato
nella sua vita.
Sia la mente che il corpo hanno
bisogno di certe cose. Non puoi rinunciare al mondo, devi
restare nel mondo. Non c'è nulla da temere; devi solo concentrare la tua
energia vitale dentro dite e questo crea tutta la differenza.
Resti nel mondo e tuttavia non sei nel mondo.
Tu sei nel mondo, ma il mondo
non è dentro di te.
Secondo me questa è la vera definizione di un
sannyasin (un meditatore): restare nel mondo, proprio come un fiore di loto
rimane nell'acqua, ma non ne viene toccato.
Osho,
tratto da:
The
Buddha: The Emptiness of the Heart
Il processo di
decondizionamento
Cosa sono i condizionamenti e perché sono
così importanti nelle nostre vite.
Perché Osho propone drasticamente di liberarcene,
invece di analizzarli o cercare di migliorarli.
Condizionamento. Uno
di quei paroloni un po’ vaghi, così difficili da definire! Una di quelle parole
che sai benissimo cosa vogliono dire fino al momento in cui qualcuno ti chiede
di darne una definizione, e allora non ti riesce. Ma se consulti un dizionario cercando aiuto per
definire cosa è il processo di
condizionamento, ti accorgerai di una certa aria di circospezione “Mettere
qualcuno nella condizione di agire in una determinata maniera” – leggi sul
dizionario. O, più brutalmente, “Insieme di situazioni soggettive o oggettive che limitano la libertà di un soggetto”.
E poi c’è la famosa storia di Pavlov e del suo cane. Il campanello suona, il cibo viene ficcato in bocca al cane; il cane produce saliva, mastica e ingoia il cibo. Dopo un paio di volte che l’esercizio viene ripetuto, il campanello suona e il cane sbava anche quando non c’è traccia di cibo. Tremendamente meccanico e stupido, non vi pare? Di sicuro gli esseri umani, nella loro posizione privilegiata di specie dotata di intelligenza e coscienza di sé, non possono essere programmati come un qualsiasi animale da laboratorio… siamo sicuri? C’è da pensarci sopra. O, più scientificamente, andiamo un po’ a guardare veramente a fondo le nostre abitudini e preferenze – e magari anche le nostre convinzioni più profonde e stabili – e vediamo se si riesce a capire da dove vengono. Dal cibo che preferiamo al dentifricio che compriamo, dalle speranze e paure che abbiamo in una storia d’amore, a come ci sentiamo quando siamo soli con proprio niente da fare – chi può onestamente affermare di vivere la sua vita libero da qualsiasi condizionamento rifilatogli dagli altri?
Non fatevi trattare da cani
Per
la maggior parte di noi il processo comincia presto, nell’infanzia. A seconda della situazione in cui sei nato, ti può succedere
che un tipo con una veste lunga ti spruzzi acqua sulla fronte e ti dichiari
cristiano o, più dolorosamente, ti tagli un pezzo di pelle e ti chiami ebreo.
Magari ti danno un certo nome per indurre uno zio
ricco a trattarti bene, oppure te me danno un altro che renda evidente lo
status socioeconomico, o le radici culturali, della tua famiglia. Questa in
pratica è la preparazione del laboratorio: si appende il campanello al suo
posto, si scarta il cibo, si costruisce la gabbia per il cane. Appena sei
cresciuto abbastanza da riconoscere che in verità c’è uno spazio dove tu
finisci e il mondo esterno comincia, le basi dell’esperimento sono già state
fissate. Sei già sulla buona strada per credere che la gabbia sia la tua casa,
che il suono del campanello sia la musica del tuo stesso cuore e il cibo la ricompensa per esserti comportato proprio come
dovevi.
Al
momento di iniziare la scuola materna molti di noi hanno già ricevuto dagli
altri strati e strati di idee su chi siamo, come
dobbiamo comportarci e in che cosa dobbiamo credere. Gli insegnanti aggiungono ulteriori strati, definendo che cosa è intelligente e che
cosa è stupido, quello che vale la pena di conoscere e ciò che è inutile. E noi non siamo solamente vittime del processo, vi prendiamo
anche parte attiva. Quando arriviamo all’adolescenza, spesso ci siamo stufati di insegnanti e genitori, possiamo anche essere dei ribelli
– ma continuiamo a raccogliere avidamente, da amici e compagni di scuola,
ancora altre idee su cosa siamo e chi dovremmo essere. Siamo in eterno nel
camerino di prova di un grande magazzino, provandoci
comportamenti e attitudini che vanno contro la nostra natura, corrompendo la
nostra unicità per renderci adatti alla massa.
Proprio
come una cipolla
Osho usa spesso
l’analogia con la cipolla per descrivere il risultato di quello che chiamiamo
condizionamento. Quando ci rendiamo simili a una
cipolla, invece di essere quello che veramente siamo, ci procuriamo infelicità
e insoddisfazione. Ma visto che abbiamo partecipato attivamente all’intero
processo, assorbendo ciò che ci veniva dato e usandolo
per costruire ogni strato, va a finire che ci attacchiamo a questi strati come
se fossero la nostra pelle, invece di un’armatura.
Abbiamo
paura che pelare direttamente la cipolla, per scoprire la realtà che vi è
sepolta, possa essere doloroso, possa farci piangere.
Allora dipingiamo gli strati di colori diversi, ci incolliamo
dei bei lustrini e poi li chiamiamo “carattere” o “personalità”. Oppure, se la
lotta per ottenere attenzione, sulla piazza del mercato insieme a tutte le
altre cipolle, ci sembra troppo stressante, possiamo
rinunciare al mondo, vestire la nostra cipolla con una bella veste fluente e
definirla “alternativa”. Se nessuno di questi trucchi funziona, ma continuare a
sopportare la “cipollaggine” ci risulta
impossibile, possiamo sempre adoperare una bacchetta magica fatta di cristalli,
o magari anche un mantra e… puff!
trasformarci in una carota con poteri medianici o
addirittura in una melanzana illuminata.
La
proposta di Osho – e l’oggetto di tutte le meditazioni
e di tutte le terapie meditative che ha sviluppato, assieme a terapie di gruppo
per preparare la strada – è di continuare a pelare la cipolla fino al suo vuoto
essenziale: a quel punto non può fare altro che scomparire. Osho ammette che
può essere doloroso e che qualche volta ci farà piangere, ma non smette mai di
insistere che lasciar cadere tutti gli strati della cipolla è l’unico scopo significativo di una vita vissuta bene e con sincerità.
Non
c’è cosa nel suo lavoro che non sia volta a sostenere questo processo e il centro di
meditazione di Pune è proprio come un calderone dove questo sbucciamento di
cipolle viene aiutato da tutte le risate, le lacrime e la compassione che sia
umanamente possibile fornire.
Se ti identifichi con un’etichetta – può essere famosa-grafica
o anche uomo-fatto-da-sé – ti saranno date infinite
occasioni per renderti conto di quanto significato questa cosa abbia veramente
per te. Per la femminista o il comunista, per il buddista o l’ebreo, per
l’italiano o l’indiano, il gay o l’etero – ciascun
discorso di Osho è un campo minato, destinato a far
saltare in aria le nostre più care idee su chi o che cosa siamo. Ci sono
barzellette che prendono in giro le tue abitudini, storie che ti fanno
allentare la presa sulla “tua identità” e tutta una vasta gamma di strumenti
per portare allo scoperto sempre nuovi strati di tutte le varietà di cipolle
conosciute dall’uomo. E quando tutte quelle varietà diverse si trovano sedute
intorno a te, in piscina o a tavola, in un gruppo o nella sala di meditazione,
ti sarà più facile vedere la tua programmazione personale – questo è certo; e anche di sviluppare
un po’ di “sense of humour” sull’intera faccenda.
DECONDIZIONARSI
Il paradiso è quando
i poliziotti sono inglesi, gli ingegneri sono tedeschi, gli amanti sono
italiani, gli organizzatori sono svizzeri e i cuochi sono francesi .
L’inferno è quando
i poliziotti sono tedeschi, i cuochi sono inglesi, gli ingegneri sono francesi,
gli organizzatori sono italiani e gli amanti sono svizzeri.
Forse
basta semplicemente dire che il paradiso è la tua
vera natura e il condizionamento è
l’inferno.
C’è
un solo metodo per verificarlo: sperimentare con tutti quegli strati e vedere
che succede.
Sarito
Sta a te decidere!
L’intento dei gruppi di terapia è di
portare partecipanti al loro sé naturale.
Se è così, lo sforzo di essere naturali non
è esso stesso innaturale?
L’intento dei gruppi terapeutici non è
assolutamente quello di portare i partecipanti a raggiungere il loro sé
naturale. Il vero scopo di tali gruppi è di portarvi al punto dove potrete
scoprire da soli la vostra mancanza di naturalezza.
Nessuno può portarvi al
vostro profondo essere originale; non può esserci nessun metodo, nessuna
tecnica, nessun accorgimento che possa portarvi al vostro essere originale, il
sé naturale – perché, qualsiasi cosa facciate, vi porterà a
essere sempre più innaturali.
Allora, qual è lo scopo di
un gruppo terapeutico? Semplicemente quello di rendervi
consapevoli degli schemi innaturali che avete sviluppato nel vostro essere.
Non fa altro che aiutarvi a vedere quanto la vostra vita non segua
la vostra vera natura. Questo è tutto. Il fatto stesso di vederlo, comincia a
togliere spessore alla cosa. I comportamenti innaturali richiedono un controllo
costante. Quando vi sarete resi conto che una cosa è
innaturale, si allenta la presa. La mano si apre da sola.
Il gruppo non è uno
strumento per farvi aprire la mano. Serve solo a farvi vedere che quello che
state facendo non è naturale. Proprio nel fatto di
vederlo sta la possibilità della trasformazione.
Questa rivoluzione si
attua con la responsabilità, responsabilità
individuale.
Tu sei in grado di
trasformarti, di abbandonare quei vecchi schemi. Non sono tuoi per destino. Ma se li accetti come se fossero il tuo destino, essi lo
diventano. È solo questione di sostenerli o di lasciarli andare.
La
società ha fatto molto per importeli, i genitori anche e così
la scuola, i preti – tutti hanno fatto il loro lavoro. Ma comunque la responsabilità ultima resta in mano tua.
Ecco
perché la terapia di gruppo è un processo difficile, duro. Perché
vuoi sottrarti? Perché hai sempre pensato di essere
assolutamente giusto e buono: gli altri ti hanno fatto del male.
Nessuno è responsabile,
all’infuori di te. Questa è una delle verità più dure da accettare. Ma non
appena l’avrai accettata, vedrai che ti porterà una grande
libertà, creerà un grande spazio, perché assieme a questa verità immediatamente
si apre un’altra possibilità: “Se il responsabile sono io, allora io posso
cambiare. Se la responsabilità non è mia, come posso
cambiare? Se è una cosa che faccio a me stesso, farà anche male il realizzarlo,
però apre una nuova possibilità: che io posso anche smettere di farmi male,
posso smettere di essere infelice”.
Il processo del gruppo di
terapia non è fatto per renderti naturale, è fatto per
renderti consapevole della tua mancanza di naturalezza, della tua falsità.
Nessuno può renderti
naturale: l’ha già fatto l’esistenza. Il problema non è imparare a essere naturali, il problema è come disimparare
l’innaturale.
Osho,
tratto da Take it Easy
Cancellare il Programma
è possibile che quelli che sono stati
attirati dalla tua visione e si sono ripuliti dai condizionamenti della
società, adotino poi delle parti del tuo insegnamento come un altro tipo di
condizionamento – come, per esempio, essere totali, accettare la vita, essere
aperti, flessibili e non seri?
Innanzitutto
io non insegno
dei nuovi valori, un nuovo pacchetto di valori da mettere al posto di quelli
vecchi.
Io vi dico di restare
senza nessun sistema di valori preconcetti e di indagare da soli la realtà -
qualsiasi cosa troverete, sarà la vostra verità.
Non c’è nessun bisogno di
crederci: non appena l’avrete conosciuta, non vi porrete più il problema. Si
crede solo nelle cose che non si conoscono. Quando si
conoscono, si conoscono: il crederci è irrilevante.
Perciò non vi sto dando un altro
insieme di credenze, un altro insieme di valori: quello che vi do è una certa
tecnica che vi permette di distruggere tutti i condizionamenti. La tecnica in
se stessa non è un condizionamento. Non può esserlo, perché non vi viene richiesto di crederci; vi viene chiesto di sperimentarla e, a meno che la vostra
esperienza non la convalidi, non c’è bisogno di darle nessuna credibilità.
Non è
che
dovete credere nel vivere totalmente, perché lo dico io. Io vi dico che io vivo totalmente e che questo è l’unico modo che
ho trovato per vivere. Potete provare anche voi. Se vi
succede di provare gioia, felicità e voglia di celebrare, allora sta a voi
scegliere se continuare così o smettere.
Riguarda la tua domanda e
vedrai tu stesso che la meditazione non è un condizionamento. È un decondizionamento, non è fatta per darti dei pensieri,
dei ragionamenti o un’ideologia. Serve semplicemente a
ripulire tutto e a renderti completamente vuoto. Come può essere un
condizionamento?
La consapevolezza non può essere un condizionamento. Essa ti appartiene.
L’hai portata con te quando sei nato. Nessuno può dartela,
devi semplicemente buttare via tutte le schifezze che vi si sono attaccate.
Il mio sforzo è di darvi
la vostra individualità. Non voglio che niente sia aggiunto a voi. Siete
perfetti così come siete nati, è la società che vi trattiene nell’imperfezione.
Voglio semplicemente che diventiate consapevoli della vostra perfezione, della vostra bellezza, della vostra gioia, di tutte le benedizioni
che sono possibili per voi e che la società impedisce, condizionando la vostra
mente.
Non vi do nessun condizionamento.
Se fosse stato possibile far diventare la gente più
consapevole, mediante un condizionamento, le cose sarebbero state molto più
semplici. Se un semplice condizionamento avesse potuto
rendere la gente beata, quanto più facile sarebbe stato! Vi hanno fatto credere
in menzogne totali – dio, profeti, salvatori, incarnazioni –
ma nessuno è riuscito a condizionarvi alla beatitudine, alla
spontaneità, alla totalità, per il semplice fatto che sono qualità che già
avete – devono solo essere scoperte.
Se avete abbastanza
coraggio da rendervi vuoti, vi ritroverete pieni di tutte le vostre qualità
naturali, che sono di eccezionale bellezza e
possiedono una caratteristica incomparabile: sono eterne. Una volta ritrovate, non si perderanno più.
Osho, tratto da The Path
of the Mystic
Decondizionamento sessuale
Tranquillo,
capo, non c’è problema!
Arriva
da una fattoria del Queensland centrale, in
Australia. Ma Abhay è
lontano mille miglia dall’immagine dell’australiano alla Crocodile
Dundee. È evidentemente un tipo romantico, con lunghi capelli biondi, grandi
occhi azzurri e un sorriso timido che lo rendono più simile a Byron che a un duro. Non per
questo ha la testa fra le nuvole. A ventotto anni Abhay è gia laureato in economia e
produzione, e ha anche ottenuto un diploma post-universitario in filosofia e in
export management. E allora, che cosa l’ha portato alla Comune di Osho? Lui dice: problemi sull’amore e la sessualità.
“Secondo me c’è una fortissima sinergia fra i condizionamenti maschili e quelli
riguardo al sesso. Sono cresciuto in un ambiente rurale molto conservatore e il
condizionamento che veniva dai miei genitori era: il
sesso è una brutta cosa. Non potevo mai guardare niente alla televisione che
implicasse qualcosa di anche lontanamente sessuale, sebbene naturalmente tutto
fosse già passato per la censura governativa. Il chiaro messaggio era che di
sesso non si parla. Così quello che ho assimilato è
stata un’enorme paura e timidezza per il sesso e la nozione che è qualcosa di
sbagliato.
Dalla mia adolescenza in
poi, fra uomini si parlava moltissimo
del “fare sesso”: quanto lo facevamo e con
quante donne diverse. Così c’era una grande spinta
alla prestazione sessuale, a mostrarsi uomini nel fare sesso. E poiché io
venivo da una situazione dove il sesso non era ammesso, il fatto creava in me
un dilemma.”
Prima di scoprire la
Comune di Pune, Abhay aveva cominciato a cercare
risposte studiando yoga per diversi mesi a Rishikesh
e seguendo poi un ritiro di meditazione buddista in Tailandia. Certo le pratiche yoga e i ritiri buddisti non sembrano i più
adatti per esplorare quel tipo di problemi, ma dice Abhay:
“La meditazione ha liberato moltissime cose dentro di me. È stato attraverso la
meditazione che un po’ alla volta ho cominciato a sentire un nuovo desiderio di relazione. Poi mi sono reso conto che
l’approccio buddista non si concilia con
la vita di tutti i giorni e così mi
sono incamminato verso Pune”.
Quando, arrivato alla
Comune, ha potuto sperimentare le varie tecniche meditative di
Osho, ne è rimasto completamente sbalordito. “Ciascuna ha una fase
iniziale di respirazione o di movimento fisico e il lasciarsi andare in quella
fase è così gioioso – a differenza dell’ardua preparazione delle meditazioni
buddiste. Segue poi uno stato di silenzio e la profondità a cui mi ha subito
portato è sbalorditiva. E ha continuato a succedere.
In una sola ora di meditazione sono riuscito a raggiungere strati più profondi
che non nei dieci giorni di ritiro buddista che avevo fatto prima.”
E cambiamenti ancora più
importanti si sono verificati quando ha cominciato a
partecipare ai gruppi della Multiversity.
“La meditazione mi aveva
reso consapevole delle aree dove era necessario che lavorassi. Ma nei gruppi sono arrivate intuizioni a bizzeffe!”
“Il primo gruppo è stato From Fear to
Love (Dalla paura all’amore). Ho visto che non ero spontaneo, che avevo addosso una notevole rigidità, il mio modo per evitare
le paure. Ma l’intuizione più grande che mi è arrivata è stata il rendermi
conto che potevo divertirmi mentre esploravo questi
problemi! Potevo dire a me stesso “Okay, c’è la paura:
attraversala e arriva alla prossima situazione”.
Ho visto anche che avevo
negato la mia sessualità. A causa del mio condizionamento ero convinto che il
sesso fosse una brutta cosa, mentre l’amore non lo era. Il
che mi confondeva. Non riuscivo a integrare le
due cose, così avevo respinto l’idea che l’amore potesse avere a che fare con
la sessualità, che niente di significativo poteva esistere fra me e una donna. Ma come trovare l’intimità senza affrontare tutto il
problema della sessualità? Il gruppo ha portato alla luce
tutte queste cose.
Ho capito che l’essenza di
quello che Osho chiama “crescere in amore” è che se voglio crescere in amore
con una donna, devo prima tornare a me stesso. Improvvisamente ho visto come la meditazione sia collegata all’intimità. Non
è opposta all’intimità, ne è un ingrediente
essenziale.
Ho cominciato a capire
qualcosa di più del sesso, dell’amore e dell’essere. Non dovevo più cercare,
bastava che stessi bene da solo per attrarre una
persona con la quale sarei entrato in sintonia. Allora mi è cominciato a
succedere di incontrare l’intimità e ora mi sta portando in esperienze
completamente nuove. Per esempio, ho cominciato a rivelare cose di me stesso a una donna, cose che, per il timore di essere rifiutato,
non avevo mai detto neppure ai più cari amici maschi.”
Per mezzo di ulteriori esperienze di gruppo gli è riuscito anche di
vedere la dinamica tra il desiderio di essere in intimità con qualcuno pur
rispettando la propria e il bisogno di stare da soli. Si è reso conto delle dinamiche di potere nelle relazioni – chi in determinati
momenti detiene il potere e chi no.
Ma voleva anche esplorare il
suo rapporto con gli uomini.
“Per il maschio
australiano avere degli amici significa andare in giro a bere birra o a giocare a pallone. È qualcosa
di tranquillo, che non crea problemi. Non c’è bisogno di affrontare niente di
profondo e forse è una buona maniera che hanno gli
uomini per essere amici, in un modo che si ritiene accettabile. Ma io non ero
mai stato capace di vivere quel tipo di situazione, neppure
quando abitavo in città.
Ho deciso di fare il
gruppo di tantra per uomini, perché avevo moltissime
resistenze ad avvicinarmi agli uomini. Lo considero parte del mio
condizionamento culturale. Va bene stritolare un compagno di bevute in un
grosso abbraccio da orso, ma non va bene mettergli il braccio attorno alle
spalle in segno d’affetto. Se fai una cosa del genere
tutti dicono subito che sei omosessuale.
Dopo tre giorni di gruppo
fra tutti noi si era creata una profonda intimità.
Tutti avevamo lasciato perdere i giudizi e vedevamo i
benefici di quando gli uomini stanno vicini fra loro, si sostengono fra loro.
Ho imparato un modo diverso di mettermi in relazione, un modo che mi ha
permesso di entrare in contatto con energie molto forti ed elementari e ho
visto che potevo smettere di affrontare le cose solo con l’intelletto.”
Abhay ha continuato a fare
gruppi, per mezzo dei quali ha ottenuto, come lui stesso dice: “una maggiore consapevolezza dei miei condizionamenti di
maschio australiano rispetto alla sessualità. Quell’intuizione
mi sta rendendo possibile smettere di preoccuparmi per la “prestazione” e
finirla con il conteggio delle conquiste. È una sensazione così liberatoria!
Invece di stare là a gareggiare con qualcun altro, c’è l’accettazione di me
stesso. Per esempio, in passato, credevo di essere
molto ingenuo sessualmente. Ora sono arrivato ad accettare che va bene così: di fatto è una specie di innocenza.
Ho anche capito, da quando
sono qui, che anche se l’amore è una cosa bellissima,
non è mai separato dalla libertà. Se cresci in amore, cresci in libertà – e
viceversa.”
Se si diventa consapevoli, allora tante cose non sono più
possibili. Non è più possibile cadere in preda all'amore. L'amore inizia a
farti crescere, non a cadere. La qualità stessa del tuo amore diventa
totalmente diversa. E sempre meno qualcosa che ha a
vedere con l'altro, diventa più uno stato del tuo essere. Tu sei pieno d'amore,
Io condividi, ma da parte tua non ci sono più pretese.
Osho
Decondizionamento
razziale e religioso
SENZA CATENE
Nella
vita di Rajini, avvocato trentenne di Londra, i
condizionamenti razziali e religiosi hanno giocato un ruolo più grande che in
quella della maggior parte di noi.
Rajini dice
che dopo aver delegato tutto ad un dio che non poteva vedere, voleva essere
padrona di se stessa e di decidere da sola.
Cresciuta a Birmingham, in Inghilterra, dove i
suoi genitori emigrarono dalla Giamaica, ha vissuto in
un clima di paura. “Da quando mi ricordo ho sempre sentito i miei genitori
dire: “La gente là fuori non ti vuole. Stai con quelli della tua razza, perché
i bianchi, alla fine, ti pugnalano sempre alle spalle.”
Sebbene al
giorno d’oggi l’Inghilterra sia diventata molto più multirazziale, le tensioni
fra bianchi e neri sono ancora forti: “Perché – dice lei – il condizionamento
razziale, da entrambe le parti, è che noi siamo meno dei bianchi. Me ne sono
accorta chiaramente sin da bambina. Mi prendevano in giro per il colore della
mia pelle, non mi accettavano a giocare con loro, e così ho vissuto una vita a
parte, restando ai margini. Ricordo che le mie note personali, a scuola, mi
descrivevano come “una che osserva passivamente dal di
fuori”: avevo paura a partecipare.
Sono
anche cresciuta col fardello che si porta addosso la
gente nera, e cioè che non puoi farcela, a meno che tu non sia migliore dei
bianchi. C’era una forte pressione ad andare sempre bene negli studi e
dimostrare che ero qualcuno.”
E così Rajini
studiava molto ed era sempre in mezzo ai libri, erano un po’ il suo rifugio.
A diciannove anni, quando
studiava legge all’Università di Coventry, si convertì nella Chiesa Cristiana
Avventista. Questa aveva dei confini ben precisi nel campo della morale sessuale,
e l’aiutò a giustificare il suo rifiuto dell’intimità. Fu un passo che, come
avrebbe scoperto più tardi, servì soltanto ad amalgamare la paura del sesso col
senso di inferiorità e con l’attitudine negativa alla
vita già presenti dentro di lei.
Una volta laureata Rajini andò a Londra, lontana dall’influenza di una madre
autoritaria e molto religiosa, e da quella del suo ragazzo, un attivista nel
campo dei problemi razziali.
Così solo allora:
“Cominciai a sbocciare! Ero sempre stata la figlia obbediente, la fidanzata obbediente, e ora finalmente non c’era più tutta questa
gente a dirmi quello che dovevo fare. Scoprii che sono
una persona attraente, che fa amicizie facilmente, che è intelligente e ha
delle cose da dire. Suona buffo, ma avevo bisogno di essere
egoista, di pensare a me e dimenticarmi degli altri: pensare a quello che
volevo fare. Avevo delegato tutto a un dio che non
potevo vedere. Volevo essere padrona di me stessa e prendere le mie decisioni
da sola.”
Tali idee eretiche
inevitabilmente la portarono verso Osho e verso il sannyas.
Non che così i suoi
condizionamenti cristiani se ne siano semplicemente andati in un angolo a
morire.
È qualcosa che si porta ancora dietro, e se ne rende perfettamente conto.
e si porta ancora dietro, e se ne rende
perfettamente conto. “La paura del sesso è un problema grosso. Di “La
paura del sesso è un problema grosso. Di base è la paura di godere
della vita – quando mi sto divertendo troppo, ho sempre la sensazione
che presto qualcosa andrà sicuramente storto – e questo fa parte del “pacchetto”
dei miei condizionamenti, così come la sensazione costante che devo
assolutamente essere una brava persona, gentile, generosa, altruista, senza mai
mostrare rabbia, altrimenti di sicuro andrò all’inferno.”
Rajini dice di essere: “In un
continuo processo di elaborazione di tutte queste
cose, per poter vedere quello che è vero per me, così da poter andare avanti
senza tutto questo inutile bagaglio.”
Rifiutare il cristianesimo è stato solo l’inizio.
Poi ha dovuto confrontarsi con i suoi condizionamenti riguardo al colore della
pelle. Cosa strana, il nome sannyasin che ha ricevuto, Rajini,
le ha dato la spinta di cui aveva bisogno.
“Rajini vuol dire “notte”
e all’inizio mi ero persino offesa: pensavo che mi avessero dato
quel nome a causa del colore della mia pelle. Io desidero mescolarmi con gli
altri, non voglio attirare l’attenzione sul fatto che sono nera. Ma l’aver ricevuto quel nome mi ha fatto affrontare
finalmente la mia non accettazione di me stessa. Parte di questo confronto è avvenuto quando ho fatto la Darkness
Meditation, durante la quale qualcosa è cambiato
dentro di me. È stata un’esperienza mistica.” Continua Rajini:
“Mi sono sentita veramente come arrivata a casa. Non c’era
bianco, non c’era nero. Non c’erano paragoni o giudizi. C’era solo il
niente, solo il buio, il vuoto, la pace. Bellissimo! Nell’ideologia cristiana
l’enfasi sulla luce e sull’oscurità è molto forte. Uno degli inni che cantavamo
in chiesa dice: “Lavami e rendimi candida come la neve”.
Dei neri che chiedevano di essere lavati per diventare bianchi
come la neve? È folle! Come facciamo ad accettarci? E l’Africa: “quella terra di ignoranti selvaggi neri”? Io sono cresciuta
in mezzo a tutta questa roba. Voglio superare questo contrasto bianco-nero, ma
il mio condizionamento razziale comprende l’orgoglio di essere
nera e di “stare con quelli della tua razza. Se
restiamo in gruppo abbiamo meno da temere dai bianchi”. È una cosa che non
accetto, perché è basata sulla paura. Mi sento a mio agio con i neri, parliamo
lo stesso linguaggio e abbiamo le stesse esperienze, ma non voglio dover sempre
stare insieme a loro. Così sto tentando di uscire da
questa paura che ho fin da quando ero bambina.”
Rajini è nella comune – la sua
prima volta – ormai da più di due mesi ed è stata, come lei stessa dice:
“Un’esperienza di quelle che ti cambiano la vita. Il vero giro di boa è
avvenuto col gruppo Primal Feeling. È stato là che ho
visto come mi fossi tenuta in corpo un sacco di traumi provenienti
dall’infanzia. Lo stesso fatto di rendermene conto ha prodotto un cambiamento
dentro di me, perché la consapevolezza mi ha dato potere. E ora mi sento molto
più capace di cercare, nella vita, le cose che mi
daranno gioia. Il gruppo mi ha anche aiutata a
distinguere tra quello che proviene dal condizionamento dei miei genitori e
quello che è mio. A volte mi sono accorta di stare recitando la loro storia,
invece della mia. Ora posso vedere quando “questa non
è la mia storia” e io ho bisogno di trovare la mia storia, di trovare me
stessa”.
E che parte ha avuto la
meditazione in questo processo?
“La meditazione mi ha portato la libertà. Facevo
la Dinamica e la Kundalini,
a Londra, e hanno reso di sicuro la mia vita più semplice. La meditazione mi
rimette in contatto con la bambina interiore – una bimba molto giocosa,
impertinente, birichina e che ama scherzare con gli altri! Con la meditazione
riesco ad affrontare gli stress quotidiani della vita. In qualche modo, se
medito, riesco molto di più a vedere il bello della vita e a giudicarmi meno.”
Quella piccola bambina spaventata, l’ “osservatricepassiva” che per tanti anni è restata
malinconicamente alla periferia della vita, è un lontano ricordo del passato.
Mentre scrivo queste righe, Rajini
è nel gruppo del Tantra ad affrontare le sue paure
riguardo la sessualità. Lei lo trova “Fantastico!”
L’osservatore distaccato è
presente in tutta la sua giornata, ma ora lo è in senso meditativo. La sua
capacità a restare disidentificata con ciò che non è
essenziale, va di pari passo con la partecipazione totale. “Ora” – butta la
testa all’indietro e ride – “ora ballo come una pazza!” Tace un attimo e poi
aggiunge piano: “L’altro giorno, mentre camminavo per la comune, pensavo che ho
aspettato questo giorno per tutta la vita – il giorno in cui avrei ritrovato me stessa!”osa,
altruista, senza mai mostrare rabbia, altrimenti di sicuro andrò all’inferno.”
Rajini dice di essere: “In un
continuo processo di elaborazione di tutte queste
cose, per poter vedere quello che è vero per me, così da poter andare avanti
senza tutto questo inutile bagaglio.”
Rifiutare il cristianesimo
è stato solo l’inizio. Poi ha dovuto confrontarsi con i suoi condizionamenti
riguardo al colore della pelle. Cosa strana, il nome sannyasin che ha ricevuto,
Rajini, le ha dato la spinta
di cui aveva bisogno.
“Rajini
vuol dire “notte” e all’inizio mi ero persino offesa: pensavo che mi avessero dato quel nome a causa del colore della mia pelle. Io
desidero mescolarmi con gli altri, non voglio attirare l’attenzione sul fatto
che sono nera. Ma l’aver ricevuto quel nome mi ha
fatto affrontare finalmente la mia non accettazione di me stessa. Parte di
questo confronto è avvenuto quando ho fatto la Darkness Meditation, durante la
quale qualcosa è cambiato dentro di me. È stata un’esperienza mistica.”
Continua Rajini: “Mi sono sentita veramente come
arrivata a casa. Non c’era bianco, non c’era nero. Non
c’erano paragoni o giudizi. C’era solo il niente, solo il buio, il vuoto, la
pace. Bellissimo! Nell’ideologia cristiana l’enfasi sulla luce e sull’oscurità
è molto forte. Uno degli inni che cantavamo in chiesa dice:
“Lavami e rendimi candida come la neve”. Dei neri che chiedevano di essere
lavati per diventare bianchi come la neve? È folle!
Come facciamo ad accettarci? E l’Africa: “quella terra
di ignoranti selvaggi neri”? Io sono cresciuta in mezzo a tutta questa roba.
Voglio superare questo contrasto bianco-nero, ma il mio condizionamento
razziale comprende l’orgoglio di essere nera e di “stare
con quelli della tua razza. Se restiamo in gruppo abbiamo
meno da temere dai bianchi”. È una cosa che non accetto, per
"Ribellati
contro il condizionamento di massa e diventa un individuo. Solo così saprai chi
sei. Ora sai di essere o indù o mussulmano o
cristiano. Ma non sei nulla di tutto ciò. Non sei né bianco né nero, non sei né uomo né donna – sei solo pura
consapevolezza, senza alcuna definizione. Non ci sono confini per questa
consapevolezza, la consapevolezza è infinita."
Osho
È
stato grazie alla Meditazione Dinamica, il metodo rivoluzionario creato da
Osho, che il dottor Devapath, un medico tedesco che
ama molto praticare sport, ha imboccato la strada verso una nuova vita. Adesso,
dopo più di vent’anni, passati per la maggior parte a occuparsi di terapia del respiro, aspetta l’uscita del suo
primo libro Love, Sport and Meditation (Amore, sport
e meditazione).
Devapath considera la Dinamica come “l’attività sportiva per l’uomo moderno”
perché, spiega, “non hai bisogno di molto spazio, o di essere all’aria aperta –
puoi farla dovunque – e ha tutti gli elementi per mantenere in forma il corpo,
e anche lo spirito. Non presenta i tratti negativi tipici di molti sport – la
competitività, il misurarsi con gli altri, il focalizzarsi sullo scontro – e si
concentra su quelli positivi, quali il liberarsi dalle
tensioni, in modo tale da darti un senso di benessere, vitalità e
consapevolezza.”
Lo stesso approccio –
eliminare gli elementi negativi e accentuare i positivi
– sta alla base del suo concetto di fitness creativo. “L’idea è quella di uno
stile di vita attivo, simile a quello dei bambini. Un bambino non ha bisogno di
frequentare un fitness center. Si
tiene in forma semplicemente continuando a scoprire le possibilità del suo
corpo, la sua forza e i suoi limiti; con la sua vitalità e spontaneità; con un
atteggiamento sempre curioso e pronto a meravigliarsi; con una mente innocente
e una respirazione naturale.
Ecco perché ho iniziato a
chiedermi se fosse possibile rimanere in forma imparando dai bambini,
riscoprendo quello che una volta conoscevamo così
bene, senza continuare a inventare tutta una serie di complicati macchinari che
spesso sembrano appena usciti da una camera di tortura. E
senza spendere un occhio della testa.”
Partendo da questa domanda
Devapath ha sviluppato tutta una serie di idee per rimanere in forma in maniera semplice e naturale
– liberi da orari, routine e regole – senza spendere e soprattutto
divertendosi.
SETTE
CONSIGLI PER IL FITNESS CREATIVO
1 Ama il tuo corpo
Amare e rispettare il corpo è fondamentale per
sentirsi bene, sia fisicamente che in generale. Troppo
spesso abbiamo sacrificato il nostro corpo sull’altare del successo, in nome
della competizione. Ci dimentichiamo che il corpo è la nostra
“casa”, e che solo prendendoci realmente cura delle sue necessità possiamo fare
sport e tenerci in forma in una maniera sana. Dobbiamo dimenticare le idee
preconcette, nostre o altrui, su come il corpo dovrebbe
essere e imparare ad accettarlo così com’è. A volte basta sedersi per pochi
attimi a occhi chiusi e “ascoltare” le esigenze del
corpo. Hai mai provato a chiedere al corpo che tipo di esercizio
fisico preferisca fare o che tipo di cibo gli sia necessario per mantenersi
sano?
2 Un bel respiro profondo
Una respirazione profonda pulisce, nutre e rivitalizza il corpo, chiarisce le idee, rende più
sensibili e ci porta in uno stato di equilibrio e
armonia a livello generale. Quando la respirazione coinvolge correttamente
anche il diaframma, tutti gli organi interni vengono
ossigenati nella maniera migliore, e stimolati dai suoi movimenti regolari.
Questo aiuta a prevenire tutta una serie di disturbi legati alla digestione,
dolori di schiena, e disturbi di cuore. Fare un bel respiro profondo ti rivitalizza, e un’espirazione profonda
e lenta è particolarmente utile per liberarti dallo stress. Con il respiro
possiamo ritrovare un equilibro nel vortice delle
emozioni e mantenerci rilassati.
3 Sintonizzati con la tua intelligenza emotiva
Spesso siamo sconvolti dalle emozioni e le
combattiamo senza necessità. Il reprimerle ci isola da
una fonte importante di energia, ci fa perdere il contatto con la nostra
sensibilità, la nostra intuizione e ci impedisce di provare qualcosa per noi
stessi e per gli altri. Lo stress può far esplodere le emozioni durante la
pratica sportiva e queste interferiscono con le nostre prestazioni atletiche,
se non sappiamo come trattarle è facile farsi del male o farne
ad altri.
Dobbiamo imparare ad
accettarle invece di reprimerle. Se le emozioni ci
dominano o ci condizionano la vita, abbiamo bisogno di liberarcene attraverso
metodi di meditazione attiva. Diventiamo così, gradualmente, sempre più in grado di
osservarle con distacco e di utilizzare l’energia che altrimenti ci fanno
perdere.
4 Flessibilità
Il corpo migliore è un organismo flessibile, che
ha raggiunto un equilibrio nel suo ritmo di attività e
passività, o – per usare la terminologia della medicina cinese – fra le energie
yin e yang. Spesso siamo
portati a dimenticare che ogni attività conduce naturalmente – e il corpo ne ha
bisogno – a un successivo periodo di rilassamento. Se,
per rimanere in forma,
aumentiamo lo stress con allenamenti eccessivi e prolungati,
senza farli seguire da opportuni momenti di rilassamento, siamo sicuramente
sulla cattiva strada.
5 Amicizia, non competizione
Goditi quello che sei,
uomo, donna o bambino. Non hai alcun bisogno di essere
differente, non devi diventare qualcun altro. L’idea che l’uomo è più forte è
frutto di un condizionamento di secoli. Non considera la forza della donna, la
sua capacità di portare amore, sensibilità e benessere nelle nostre vite. Se il
tenersi in forma rimane condizionato da questa impronta
prettamente maschile e dalla tendenza all’iperattivismo,
può diventare pericoloso. Ha bisogno di un aspetto femminile di rilassamento, e
della meditazione, per riuscire veramente a darci benessere e gioia. Bisogna
scoprire le qualità femminili per raggiungere davvero uno stato di salute
naturale.
6 Ridere ti tiene in forma
È importante, durante lo sport e gli allenamenti,
evitare di essere troppo seri e, appunto, giocare.
Un bambino ride trecento volte al
giorno, un adulto quaranta – solo sei volte se è depresso. Questo può spiegare perchè i bambini sono, se non altro all’inizio,
sani e felici. Ridere rinforza il sistema immunitario, aumentando il livello di immunoglobulina A, assorbe l’ormone dello stress (cortisolo) e muove più muscoli di ogni altro esercizio.
Ridere è la forma di allenamento migliore!
7 Sii totale
Riuscire a essere totali
e consapevoli in ogni momento aggiunge una nuova dimensione a tutto quello che
si fa per tenersi in forma: la dimensione del gioco e della meditazione.
Così, senza tensioni nel corpo, pensieri nella
mente ed emozioni nel cuore, non siamo più separati dalla nostra profonda pace
interiore.
La ricetta
di Devapath per restare in forma:
Non
torturarti, DIVERTITI
DAL SESSO
ALL'EROS COSMICO
_____________________________
News Services Corporation
Pagine
168 Lire 23.000
la genesi dell’amore: Amore. Cos’è l’amore? Sentirlo è facile, ma
definire l’amore è molto difficile… Le cose più nobili e più belle della vita
si possono vivere, si possono conoscere, ma sono
difficili da definire, difficili da descrivere. E questa è
l’infelicità dell’uomo: negli ultimi quattro-cinquemila
anni non hanno fatto altro che parlare e parlare di un fenomeno che avrebbe
dovuto vivere con tutto se stesso, di un fenomeno che deve essere realizzato
dall’interno: l’amore.
il punto di partenza: La pura verità è che il
sesso è il punto di partenza dell’amore. Il sesso è l’inizio del viaggio verso
l’amore. Da sempre si dice: “Il sesso è peccato, il sesso
è irreligioso, il sesso è veleno”. E sembra che non ci
rendiamo mai conto che alla fine è l’energia sessuale stessa che scorre e
raggiunge l’oceano interiore dell’amore. L’amore è la trasformazione
dell’energia sessuale. La fioritura dell’amore proviene dal seme del sesso.
tutti dicono di amare: Le madri, le mogli, i figli, i fratelli, le sorelle, gli
amici: tutti dicono di amare. Ma
se osservate la vita nella sua totalità, non vi è nessun amore evidente. Se
tante persone
fossero ricolme d’amore dovrebbe esistere una pioggia
d’amore; dovremmo vedere il giardino del
mondo traboccare di un’infinità di fiori d’amore. Invece
siamo avvolti da un’atmosfera diffusa di repulsione. Non si trova neppure un
singolo raggio d’amore in questo tristissimo scenario esistenziale.
l’importanza della vita: La vita
è un tesoro immenso, e l’uomo non fa altro che buttarlo via. Quando
arriviamo a renderci conto dell’importanza della vita, ce la siamo lasciata
sfuggire. Il segreto, il mistero, la beatitudine, la
liberazione, il paradiso: tutto perduto. E la
vita è andata sprecata. Io dico che non vi è, né vi
può essere, nessun dio all’infuori della vita stessa. Chi si lascia sfuggire la vita, sicuramente si lascerà sfuggire ogni altra cosa.
lo spettro del sesso: Oggi abbiamo paura a discutere di sessualità; perché
abbiamo una paura mortale a discutere di questo argomento?
La nostra società si sarà liberata dello spettro del sesso soltanto
quando avremo trovato il coraggio di parlare del sesso in modo razionale
e sano. Soltanto capendo il sesso in tutti i suoi aspetti potremo trascenderlo.
Non puoi liberarti di un problema chiudendo gli occhi.
la percezione di samadhi:
Nell’esperienza
sessuale esiste un livello più sottile oltre la semplice routine fisica. È un
livello che nella sua essenza è religioso. Per comprendere questa
esperienza devi stare molto attento. Se non
riesci ad afferrare il significato di quest’esperienza, vivrai e morirai nel
sesso puro e semplice. Puoi liberarti dal sesso se imparerai a raggiungere il samadhi senza dover sottostare al sesso.
i due elementi: La realizzazione che si ha nel momento dell’orgasmo si compone di due elementi: l’assenza di ego e
l’assenza di tempo. Il tempo si ferma e l’ego svanisce. A causa dell’assenza
dell’ego e del tempo, si ha una chiara visione del proprio sé, del proprio essere reale. Attraverso l’intero arco della sua
vita, l’uomo cerca ripetutamente di afferrare quell’attimo
di apertura.
amore incondizionaTO: Non
avete mai notato che quando avete dimostrato un po’ d’amore a qualcuno,
un’ondata di gioia riempie tutto il vostro essere? Non vi siete mai resi conto
che i momenti più sereni, di soddisfazione, sono stati quelli procurati da momenti
di amore incondizionato? L’amore puro può sopravvivere
soltanto se non viene adulterato da condizioni.
e ricordatevi: Il rapporto tra marito e
moglie è l’inizio di un viaggio e non la fine. Poiché
si tratta di un viaggio, il marito e la moglie vivono in
costante stato di tensione. Un viaggio è sempre faticoso; la pace si
trova solo quando si è giunti a destinazione. Il
matrimonio non è né lo scopo, né la meta.
Stop !
La mente è
fatta di informazioni inserite dentro di noi molto
prima che avessimo coscienza per accettarle o rifiutarle. Sono dati
determinati, almeno parzialmente, dalla nostra nazionalità, sesso, religione e
classe sociale, e possono dirigere l’intero corso della nostra vita. Una vita
basata su questi dati ha i suoi vantaggi. È sicura. È protetta. E sicuramente elimina qualsiasi risposta creativa agli
eventi del momento. Inoltre, quando riduciamo la nostra esistenza a una serie di routine programmate e di abitudini, va a
finire che operiamo come se fosse inserito il pilota automatico.
Come
interrompere questo “sonnolento” stato di cose?
Se per abitudine porti l’orologio al polso sinistro, prova
qualche volta a metterlo a destra. Se mangi tenendo la forchetta nella mano destra, prova a
cambiare mano. Certo i pasti dureranno un po’ di più, ma sicuramente scoprirai
di essere diventato più attento! I metodi meditativi aiutano a portare
consapevolezza in tutti i nostri schemi e pregiudizi inconsci. Ecco un semplice ma efficace antidoto all’automatismo.
“Comincia
a praticare un
metodo semplicissimo, almeno sei volte al giorno. Ci
vuole mezzo minuto alla volta, cioè tre minuti al
giorno. È la più breve meditazione che esista al
mondo! Ma devi farla all’improvviso – in questo
consiste tutta la sua efficacia.
Stai camminando per strada e improvvisamente te ne
ricordi. Fermati, bloccati completamente… neppure un piccolo
movimento. Resta attento solo per mezzo minuto. In
qualsiasi situazione fermati completamente e fa attenzione a qualsiasi
cosa ti accada. Poi ricomincia a muoverti. Sei volte al
giorno. Puoi farlo di più, ma non di meno.
Se soltanto ti rendi
presente a te stesso, all’improvviso, tutta l’energia cambia. La “catena di
montaggio” che stava funzionando nella mente si ferma.
E questo avviene così all’improvviso, che la mente non
ce la fa a creare subito un nuovo pensiero. La mente ha
bisogno di tempo, la mente è stupida. Non può lavorare se non ha tempo,
quindi se lo fai all’improvviso… Gurdjieff [il
mistico russo] chiamava questo esercizio l’esercizio
dello “Stop”.
I suoi discepoli stavano lavorando – chi stava
zappando in giardino, chi stava pulendo il pavimento, chi stava cucinando – e
improvvisamente lui gridava forte: “Stop!”
Tutti dovevano fermarsi – qualsiasi cosa stessero
facendo. Se avevi la bocca aperta e stavi per dire
qualcosa, dovevi tenerla aperta, non dovevi chiuderla. Se
avevi gli occhi aperti, dovevi lasciarli aperti. Se stavi camminando e avevi
mosso un passo, dovevi restare con la gamba alzata – che ci riuscissi o no non era di nessuna importanza. Non dovevi modificare
niente: dovevi soltanto fermarti così com’eri.
È uno dei metodi più belli
sviluppati da Gurdjieff. In quello “Stop” improvvisamente la mente si ferma
e per un istante c’è una schiarita. Tutti i pensieri scompaiono – c’è un vuoto
e in quel vuoto un’apertura.
Dovunque tu sia, nel momento in cui te ne ricordi,
dà una scossa a tutto il tuo essere e fermati. Non solo diventerai consapevole
tu, ma presto ti accorgerai che altri si sono resi conto del cambiamento nella
tua energia, che qualcosa è accaduto, che qualcosa di nuovo e sconosciuto sta entrando dentro di te.
Allora, sei volte o anche di più… e non per un
tempo più lungo, perché, dopo mezzo minuto la vecchia mente tornerà in sé e
tutto l’effetto sarà rovinato.”
Osho,
God is Not For
Sale