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CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti
i Centri di meditazione di Osho divisi per regione
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LE NOTIZIE
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INTERVISTA
Oltre
la terapia: vivere consapevolmente
Sagarpriga
ci parla dello StarSapphire e dell'evoluzione del suo lavoro
.
12 DALL'ITALIA
...e di mani che ha dato vita a Meditart, uno spazio dove
creatività e meditazione sono in sincronia.
14 IL
MAESTRO
La
donna deve poter esprimere le proprie reali potenzialità senza essere costretta
ad assumere valori maschili. Osho sulle qualità femminili.
22
IL MAESTRO
Le
ultime parole di Buddha ai suoi discepoli diventano la base di una vita
consapevole: l'unica certezza è davvero il cambiamento.
24
IL MONDO
Fare libri ... se le mie parole contengono una qualche verità, mi sopravviveranno" Osho.
L'esperienza di un lavoro editoriale di qualità diversa.
28
EMOZIONI
La
fatica di vivere ogni giorno. Un male dell'anima sempre più diffuso.
32 BENESSERE
Ridere è una buona medicina ...ed è gratis.
Imparare a ridere di sé e della vita intera è un ottimo modo per mantenersi in buona salute.
38 BUDDHA DOVUNQUE
Una
donna racconta il suo incontro con la magica atmosfera del deserto.
40
RIFLESSIONI
L'imporre
comportamenti innaturali porta danni irrevocabili.
Nuove
difficoltà in un mondo che cambia.
Nel
mondo di Osho nulla può rimanere immutato.
48 UN LIBRO DA VIVERE
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo oroscopo di agosto.
52
Tutti
i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le
musiche per la meditazione e il rilassamento.
60 MEDITAZIONE
Se
i venti del cambiamento soffiano troppo forte... getta un'ancora
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Un entusiasmo non troppo
inglese
Su uno degli ultimi numeri di Highlife, la rivista per i passeggeri della compagnia aerea British
Airway, la giornalista Clio Mitchell non solo dichiara di essere stata favorevolmente
colpita da tutto quello che ha visto durante la sua visita alla Comune di Pune,
ma si confessa persino molto felice di questa esperienza.
Qualcosa di inconsueto per una giornalista, la cui
professione è incline a un’obbiettività che confina talvolta con
l’indifferenza, e per di più inglese.
Dopo aver notato la bellezza dei giardini “il pezzo di foresta tropicale più
curato che mi sia mai capitato di vedere”,
E non è che si sia limitata a
osservare, ha anche preso parte ad alcuni dei programmi e delle meditazioni
offerte dalla Multiversity. Il commento ai discorsi di Osho
è: “Più lo ascolto, più mi viene voglia di ascoltarlo: dice cose davvero
sensate.”Alla fine dell’articolo dichiara persino che tornerà al più presto.
Non Solo Bella
Zora aveva un anno quando
i suoi genitori diventarono sannyasin, e subito si aggrappò al loro mala
dicendo: “Lo voglio, lo voglio”. Più avanti ne ebbe
uno anche lei, andò nella comune in Oregon negli anni 80 e visitò quella di Pune un paio d’anni fa.
Quella determinazione che aveva dimostrato fin da piccola continuò comunque ad aiutarla, permettendole –
insieme al fisico, naturalmente – di farsi strada in un mondo difficile, quello
delle modelle, senza rimanere troppo condizionata dall’ambiente.
Una carriera iniziata prestissimo – a dodici anni
era già alta quasi un metro e settantacinque – che l’ha
portata dalle pagine delle riviste per teenagers fino a testate prestigiose
quali Vogue, Elle e Cosmopolitan.
L’anno scorso, alla fine di un contratto di tre
mesi con Chanel, ha rifiutato un’offerta di un paio di milioni di dollari per
continuare a rappresentare l’immagine della prestigiosa
casa francese. Attualmente vive in Islanda con il suo
fidanzato.
Come ci ha
dichiarato orgogliosamente il padre: “Ha avuto successo perché non è mai stata
ossessionata dalla carriera di fotomodella e non è mai scesa a compromessi: non era
molto identificata. Ci tiene veramente ad essere apprezzata per qualità che non
siano solo la bellezza esteriore”.
Come affermano chiaramente le
carte …
I Tarocchi Zen di Osho
stanno avendo un successo incredibile: sono i tarocchi più venduti ad
amazon.com la famosa libreria on line americana.
Se vuoi provarli per una lettura di tarocchi virtuale vai a www.osho.com
Una specie di Paradiso
Rachel Kellett è stata recentemente in India col marito,
Robert Edwards – un ambientalista inglese che lavora con Greepeace – per la
pubblicazione di uno studio sugli effetti del crescente uso della plastica in
questa nazione, sia dal punto di vista della tossicità delle lavorazioni che da
quello dell’impatto ambientale e sociale. Durante il loro soggiorno a Pune –
dove il libro viene stampato – passavano gran parte del tempo libero nella
comune di Osho.
“Avevamo già sentito parlare di Osho
sia in India che in Occidente, da persone che avevano le opinioni più diverse.
Sono contenta di non dovermi più basare sulle opinioni altrui adesso che ho
un’esperienza personale” ha dichiarato Rachel. “Sono rimasta davvero
impressionata dall’organizzazione, la cura dei dettagli nella varietà e
nell’igienicità del cibo, dalla pulizia in generale. Ma la comprensione reale
di tutto il fenomeno di questa comune l’ho raggiunta
solo quando sono andata alla White Robe – la meditazione serale dove si assiste
anche a un video di Osho. Le parole di Osho, e i temi
che trattava, hanno risvegliato in me un grande interesse. Mi è piaciuta
l’atmosfera – una specie di paradiso – con molta gente giovane. A Bob e a me è
piaciuto molto partecipare alla Kundalini e alla Dinamica.
Ho fatto
Tante novità sulla rete
osho.com il sito di Osho in
Internet è stato completamente ristrutturato: diventa multilingue e
multimediale (si possono vedere video e ascoltare discorsi e musica) ed è diventato più facile da utilizzare grazie a
motori di ricerca interni. Sono aumentate le pagine e in genere il materiale
disponibili. Nella sezione “Biblioteca” sono inoltre consultabili tutti i
discorsi di Osho per chi desidera fare delle ricerche
su argomenti particolari (sono possibili diverse e vantaggiose forme di
abbonamento a questo servizio). Si possono ordinare libri, cassette e video,
visitare “virtualmente” le varie situazioni della Comune di Pune, avere
informazioni aggiornate sul viaggio, sul soggiorno e sui programmi della
Multiversity. Per il momento può magari capitarvi di trovare una pagina non
ancora pronta, ma di sicuro è un inconveniente di breve durata.
Sarà vero?
Come tutti sanno, e per lo più si sono ormai
dimenticati, non molto tempo fa il Papa ha svelato al mondo il famoso “terzo
segreto di Fatima” – l’ultima delle profezie fatte dalla Madonna apparsa a tre
pastorelli locali nel 1917,
e che da allora era rimasto un segreto ben custodito dalle gerarchie vaticane.
A quanto ha detto il papa l’avvenimento profetizzato
era l’attentato alla sua vita, successo ben 19 anni fa; cosa che, pur fra i
soliti entusiasmi degli intellettuali italiani per le esternazioni del
pontefice, ha portato qualcuno a chiedersi se anche per le profezie non debba
essere istituita una data di scadenza, e se la ben nota lentezza e prudenza
della Santa Sede non fosse stavolta andata un po’ troppo oltre.
Ma un nuova traccia nella
misteriosa vicenda ci viene data da Tom Robbins, l’intelligente e irriverente
autore “di culto” americano (tra i suoi libri pubblicati in italiano Profumo di
Jitterburg, Natura morta con picchio, ecc.). Il suo ultimo libro Fierce
invalids home from hot climates è uscito meno di
quindici giorni prima della dichiarazione del Papa, e parla appunto del terzo
segreto di Fatima. Solo che l’interpretazione di Robbins della famosa profezia
– e non è la prima volta che se ne sente parlare – è ben diversa: “La salvezza del genere
umano arriverà da qualcosa che non è la chiesa”.
L’autore sospetta di essere andato un po’ troppo
vicino alla verità e di aver provocato il Vaticano a
una dichiarazione “di copertura”. “Non che voglia accusare il Papa di leggere
il mio libro,” dice Robbins su Time “ma dopo soli
dieci giorni dalla sua pubblicazione questi svelano un segreto mantenuto così a
lungo e che si rivela come qualcosa ormai d’innocuo e irrilevante.” Troppe
coincidenze? Fate voi!
vivere consapevolmente
Sagarpriya,
che si occupa di lavoro sul corpo e terapia da oltre vent’anni, in questa intervista con Siddho, parla dell’evoluzione del suo
lavoro.
Vorrei fare una breve premessa. Per anni mi
sono interessata a un metodo di lavoro sul corpo che si
chiama Massaggio Psichico, che è una combinazione di lettura psichica e
massaggio. Attraverso un check delle varie parti del corpo, arrivavo a
percepire l’essenza della persona e la direzione in cui doveva muoversi in
questa vita. Però mi interessava di più che la persona
sperimentasse quello che io vedevo, piuttosto che ricevere passivamente una
lettura psichica. Così sono passata alle sessioni verbali. Questo metodo è lo
“Starsapphire” (zaffiro a stella). Il nome è stato elaborato in funzione del
fatto che il nostro scopo non è quello di
“aggiustare” qualcosa nella persona, ma piuttosto di diventare consapevoli di quello che “vediamo”, di portare
alla luce il potenziale nascosto, in modo che il passo successivo possa
avvenire in maniera rilassata e naturale.
Facendo questo tipo di
sessioni ho scoperto che in ogni individuo le tre sfere – meditazione, amore e
creatività – costituiscono un’unità e sono presenti in entrambe le polarità
energetiche opposte del maschile e del femminile, questo è l’ambito che interessa
lo Starsapphire. Lo scopo non è tanto stabilire
una buona relazione fra maschile e femminile, quanto individuare gli ostacoli
che impediscono a ognuno dei lati di essere cosciente
di sé, creativo e realizzato. La relazione fra le due polarità comincia a essere veramente buona nel momento in cui ciascuna esprime pienamente le sue potenzialità a tutti
i livelli. Solo così siamo in grado di stabilire relazioni interpersonali in
cui non dobbiamo reprimerci al fine di rimanere connessi
con qualcuno.
Intendi dire che lavori in modo che la persona non reprima qualcosa
di sé al solo fine di restare connessa con il partner esterno ?
Non si tratta tanto del partner esterno, quanto
dei meccanismi interiori tra le due polarità. In quasi tutti i casi l’uomo e la donna interiori vogliono amore, e lo
cercano unicamente nell’altra polarità; non riescono a immaginare un’altra
forma di amore, come l’amore di un maestro, per esempio. Normalmente, quando
l’energia femminile si rivolge all’energia maschile, questa inconsapevolmente
assume un atteggiamento dominante, mostra alla donna come essere
uomo e questo naturalmente non crea armonia. Viceversa, nel caso in cui è la
più forte, la donna interiore cerca di insegnare le qualità femminili, le sole
che conosce, ma che non sono una risposta ai bisogni del maschile. L’amore del
maestro è al di là delle polarità, di fronte a lui
ciascuna polarità si sente sostenuta nella propria essenza e non deve più
cercare il supporto dall’altra. I
due aspetti della vita possono danzare insieme in libertà.
Solo grazie al mio essere
sannyasin di Osho ho potuto conoscere questo amore
incondizionato.
Il passo successivo è
stato insegnare a dare questo tipo di sessioni.
All’inizio tenevo un
training all’anno nella comune di Puna. Poi le cose
sono cambiate e non sono più stata in grado di avere un numero sufficiente di
persone con una lunga esperienza di meditazione e lavoro su di sé con cui fare
i training. Questa è una delle ragioni per cui mi sono
spostata in Europa. Da quando l’ho fatto, le cose sono state più semplici.
Che tipo di
persona è interessata a questo tipo di lavoro ?
Le persone che si trovano
più a loro agio in questo lavoro sono quelle che
provengono dal massaggio psichico, perché conoscono già i vari aspetti della
lettura energetica e hanno anche acquisito la capacità di un incontro
meditativo con il cliente.
Comunque da me vengono molte
persone che provengono da training di counselling e anche bodyworker che
scelgono lo Starsapphire come passo
successivo nel loro lavoro con le persone. Ci sono poi insegnanti,
assistenti sociali e medici, persone che di base vogliono aiutare gli altri, ma
si sentono intrappolate in un sistema troppo restrittivo. Si tratta di persone
che vogliono arrivare più in profondità nel proprio lavoro, e offrire qualcosa
che possa trasformare la persona che si rivolge a loro e non semplicemente
rappezzarla in superficie.
Potresti darmi qualche esempio di casi reali in modo da farmi
capire quello che succede all’interno di una sessione?
Ecco l’esempio più recente : si tratta di un uomo, un francese che vive in Svizzera.
Desiderava scoprire se il lavoro di terapeuta fosse
adatto a lui. Faceva l’infermiere in un ospedale, lavoro con il quale
guadagnava bene e che non voleva lasciare. In una sessione cerco di far parlare entrambe le polarità. Nel suo caso
particolare tutte e due volevano lavorare con la gente e in soli dieci minuti
di sessione avevamo già la risposta e cioè che lui
doveva fare il terapeuta. Poi abbiamo iniziato a vedere come mai non stava
andando in questa direzione e abbiamo scoperto che nel lato maschile c’era la
paura di non farcela economicamente. Il maschile era convinto di essere la sola parte in grado di guadagnare e anche di
dover fare cose che non amava solamente per motivazioni economiche. è un tema comune in molte delle mie
sessioni. La polarità femminile è molto valida nel lavoro con le persone, ma è
una presenza, una forza d’amore, più che una tecnica particolare o informazioni
specifiche; è più silenzio che parole.
In una sessione come
questa io aiuto la parte femminile a riconoscere il valore di ciò che ha da
offrire, ad avere fiducia nella sua capacità di provvedere a
se stessa, l’aiuto a trovare la fiducia nel fatto che è in grado di continuare
sulla strada della creatività e che questo aiuterà anche l’altro. In questo
caso specifico l’altra polarità era molto felice di liberarsi dal peso di essere l’unica fonte di sostegno economico e potersi
riposare per un po’.
Mi sembra di capire che la relazione interiore sia una specie
di specchio delle nostre relazioni d’amore. Nelle tue sessioni questo viene preso in considerazione o semplicemente la persona
diventa consapevole di questo modello di comportamento interno e si rende conto
che si comporta alla stessa maniera anche all’esterno?
Normalmente la persona si
rende conto immediatamente che il partner che ha scelto nella vita esterna
riflette quello interno. A questo proposito vorrei sottolineare
il fatto che se avviene un cambiamento dentro, qualcosa inevitabilmente cambia
anche all’esterno. Questo, se vogliamo chiamarlo così, è un pericolo, perché il
compagno o la compagna con cui stiamo si adattano alla nostra struttura
attuale, ma se tale struttura si modifica i casi sono
due: o questo compagno cambia con noi,
oppure la relazione finisce perché non si adatta più a noi. Quindi le
persone devono essere in un certo qual modo preparate
a questa eventualità, perché le cose non rimangono mai immutate. Il compagno
giusto di un anno può non esserlo più l’anno dopo. Nel
nostro contesto culturale si fa molto fatica ad
accettare questo approccio, perché siamo troppo identificati con l’ideale del
matrimonio, o perlomeno di un’unione
duratura. Sì, normalmente si pensa che una volta
trovato un compagno non si deve pensarci più per tutta la vita. Ma nel
mondo di Osho, nel mondo della crescita, questo non
succede: le persone cambiano e le relazioni sono il riflesso di questi
cambiamenti; da una relazione non ci aspettiamo che duri per sempre, piuttosto
ci aspettiamo che rifletta la nostra verità interiore, quello che è vero ora,
in questo momento.
Ti succede di dare sessioni di coppia in questo contesto ?
Ho dato moltissime
sessioni di coppia, ma le mie sessioni di coppia sono
di fatto due sessioni individuali in cui ognuno osserva la situazione della
struttura interiore del partner.
Lavoro con la coppia solo
all’inizio e alla fine della sessione, all’inizio quando i due partner mi
parlano di ciò che sta loro accadendo e alla fine della sessione quando
condividono quello che hanno provato osservando ciascuno la sessione
dell’altro.
Potresti adesso fare un breve riassunto del risultato di una
sessione di Starsapphire?
Con questa domanda mi fai
venire voglia di parlare di me, di come questo lavoro ha influenzato la mia
vita. Man mano che conosco meglio la mia donna interiore
scopro che lei è la terapista, quella che ama condurre gruppi, mentre l’uomo
interiore non è orientato verso il lavoro terapeutico, ma più verso la
creazione di un’atmosfera… ama la gente, ma è più portato verso attività non
verbali, per esempio la musica, il lavoro fisico, la danza. Più conosco il mio
uomo interiore e più vedo che è interessato a una
comune, all’atmosfera creata da un gruppo di persone che meditano insieme. Per
questo il mio lavoro si è sviluppato maggiormente nella direzione del
“Conscious living”, il vivere consapevolmente.
A Pune, insieme ad altre persone, ho sviluppato un processo che abbiamo
chiamato “Trasformare la qualità della vita”. Questo processo consisteva nel
trasferire le nostre comprensioni sul “vivere consapevolmente” in situazioni
lavorative e di vita reale, in azioni semplici come il lavarsi i denti, il dare
informazioni a una persona, lo spazzare il pavimento…
insomma tutte le varie attività quotidiane. Ora è questo il mio interesse
primario, molto più che insegnare la lettura del corpo o come dare sessioni.
Due anni fa, a Friburgo,
in Germania, ho avviato un nuovo progetto che si chiama Conscious Living.
Abbiamo proposto alcuni gruppi di Conscious living e anche altri programmi base
tipo gruppi di respiro e primal. Offriamo anche training
di Starsapphire, che si articola in tre livelli: Energywork Training,
Starsapphire Training e Supervision Training.
Come hai avviato questo centro di Friburgo ?
Il progetto è nato come
risposta a tre esigenze che si sono manifestate dentro di me: il lavoro a tempo
pieno per Osho, il desiderio di un posto a livello internazionale e il
desiderio di qualcosa che avesse a che fare con l’aspetto materiale del mondo.
All’inizio pensavo di aver bisogno di un partner, di un uomo che lavorasse con
me, e di fatto ho aspettato per due anni che questa
persona arrivasse, ma poi ho sentito che dovevo farlo da sola. Mi sono quindi
stabilita a Friburgo dove ho trovato un appartamento insieme ad
altre tre persone che collaborano al progetto. In questi due anni e mezzo
abbiamo organizzato gruppi e seminari, tenuto
Vorrei che tu mi parlassi di più di questa scelta di stabilirti in un posto che non è la comune di Puna.
Per molti anni dopo che
Osho ha lasciato il corpo io sono andata a Pune
restandoci ogni volta per cinque mesi e vivendo i rimanenti sette in Occidente.
Di fatto il tempo che passavo in Occidente era maggiore di quello che passavo a
Pune. Quindi in un certo modo avevo già deciso di
“essere nel mondo”. In India non è possibile guadagnarsi da vivere, manca
quindi un livello di esperienza. A
un certo punto ho sentito il bisogno di mettere insieme i due livelli:
sopravvivenza materiale e meditazione.
In un certo modo comincio
a sentire Puna come un posto in cui non mi è possibile esprimere tutti gli
aspetti di me stessa. E dentro di me sento un incredibile appoggio da parte di Osho a rimanere in Europa. Non posso descriverlo in altro
modo, ma le persone che l’hanno sperimentata conoscono la sensazione
incredibile che deriva dal suo supporto. Ed è per
questo che io non sento che sto abbandonando
la comune di Puna, sento che il mondo è un’estensione della comune e che
ci sono funzioni diverse che devono essere svolte da persone diverse. Il mio
lavoro è di fatto il “vivere consapevolmente”, che
significa veramente vivere a tutti i livelli, in particolar modo per quanto
riguarda il proprio lavoro. Nella comune di Pune tutti lavorano, ma di fatto possono fare il lavoro che vogliono, possono
cambiarlo in ogni momento e non sono responsabili del lato economico. è bello vedere che la cosa funziona,
che se la gente fa quello che desidera il denaro arriva e la comune rimane
aperta. Finanziariamente questo è fattibile, ma non esiste quel senso di
responsabilità profonda che si genera quando una
persona deve sostenere il proprio lavoro e guadagnare denaro per se stessa.
Quindi per me questo andare in Europa significa andare più a fondo in questa area di sopravvivenza e non mi sento in alcun modo
separata. Sento semplicemente che si possono fare cose diverse in posti diversi e probabilmente quello che voglio fare io può
coinvolgere un piccolo gruppo di persone e Pune è gigantesca. L’atmosfera a cui
sono interessata richiede un piccolo numero di persone
che comprendano veramente quello che deve venire da loro, in modo che si possa
creare l’atmosfera della comune, questa unità energetica in cui le personalità
individuali spariscono. E io vorrei lavorare con persone così, in un contesto dove ognuno possa guadagnarsi il proprio denaro. La
maggior parte della gente pensa che ciò non sia possibile nel mondo, ma io ci
voglio provare.
Mi è venuta in mente una storiella che Osho ha raccontato sui
meditatori. Stava parlando della vipassana e diceva
che, all’inizio, chi faceva vipassana cercava il silenzio interiore sedendo in
un posto isolato e silenzioso, ma in seguito queste persone venivano messe
sulla piazza del mercato fra cani, carretti e ogni genere di cose. E
continuavano a cercare la stessa cosa dentro, ma in un contesto
non più tranquillo.
Molte volte nelle mie vite
passate ho vissuto nelle scuole misteriche, dove tutto era molto tranquillo. Si viveva con la speranza che il
semplice sedere e andare dentro potesse portare da
qualche parte e sento che nel mio caso questo non ha funzionato. Qualcosa si è
atrofizzato, qualcosa che è connesso con l’azione, con la gioia di essere vivi. In qualche modo in questa vita cerco di
creare una connessione tra la meditazione e la danza, la musica e la
creatività, il rumore, gli amici e le feste… insomma tutto quello da cui in
passato mi ero
allontanata, pensando che non fosse spirituale.
Mi sembra di capire che recentemente gli italiani hanno
manifestato molto più interesse di prima in questo tipo di lavoro.
Sì, è vero. A volte mi
chiedo cosa è cambiato, perché prima la connessione fra me e l’Italia non era così forte. Penso che abbia a che fare con il cambiamento
avvenuto a livello personale. Sono sempre stata una persona tranquilla e
abituata ad “andare dentro” e ora, come ho accennato prima, sono molta più
interessata al caos, al rumore, alla risata. Gli italiani hanno bisogno di un
poco di silenzio e io ho bisogno di quello che loro possiedono. Sto imparando a godere di
questo “guidare contromano su una strada a senso unico” e a essere
aggressiva. Bisogna esserlo… sulla strada! Insomma comincio ad amare il potere
di un’energia più maschile. E sono diventata
consapevole del fatto che il silenzio può essere trovato anche così e non
semplicemente tenendosi alla larga dalle cose vitali.
“Sagarpriya, ricordatelo sempre: la terapia da sola è
incompleta. Persino la terapia perfetta è solo il
primo passo. Senza il secondo passo non ha alcun significato.
Quindi lascia i pazienti al punto in cui
cominciano a muoversi verso la meditazione. La terapia è completa solo quando i pazienti iniziano a esplorare la meditazione.
Fai sbocciare nei loro cuori un profondo anelito per la meditazione, e dì loro
che anche la meditazione è solo un passo, il secondo
passo; da sola non è sufficiente, se non ti conduce all’illuminazione. Questo è
il culmine di tutta la ricerca. E ho fiducia in te, tu
ne sei capace.
Metti in chiaro che la terapia finisce dove inizia la
meditazione, e la meditazione finisce dove inizia
l’illuminazione. Naturalmente l’illuminazione non conosce passi
ulteriori. Tu semplicemente svanisci nella consapevolezza universale;
diventi una goccia di rugiada che dalla foglia del loto scivola nell’oceano. Ma
è l’esperienza più grandiosa… Dà senso alla vita, la
colma di significato. Ti permette di diventare parte dell’universo, da cui il
tuo ego ti aveva separata…
Devi solo muoverti nella direzione giusta. Basta sentire
qual è la direzione giusta, e tutto diventa un aiuto verso stati di
consapevolezza superiori…
Aiuta dunque i tuoi pazienti a comprendere i loro
problemi, ma fa loro capire che anche se quei problemi vengono
risolti, tu rimani la stessa persona. Domani comincerai a creare di nuovo i
medesimi problemi – in modo diverso forse, con sfumature diverse.
Quindi la terapia non dev’essere
altro che un passaggio verso la meditazione. Così la terapia ha immenso
valore. Altrimenti è solo un gioco mentale.”
Osho,
tratto da
The Great Pilgrimage from Here to Here, #14
A Tricesimo, nella zona di Udine, già da diversi anni funziona il centro di
meditazione Osho Rakesh. Recentemente gli si è affiancato un laboratorio
artistico – MEDITART – dove meditazione e creatività vanno di pari passo. Ecco
la storia nel racconto di alcuni dei protagonisti.
“è solo creando che
diventi parte della grande creatività dell’universo” Osho
“È iniziato tutto più o
meno un anno fa” dice Rantu. “Eravamo in otto amici che si stavano
regalando una settimana di totale relax in una cornice meravigliosa: Villa
Gallici Deciani, una dimora settecentesca a
“Per avvicinarsi a Osho,” interviene Achambho,” le porte possono essere
diverse, non c’è una porta sola. Ci sono persone che sono direttamente attratte
dalle sue meditazioni, per altri la via può essere diversa, quella della
creatività, per esempio.
Tutti possono percepire la
bellezza, e avere voglia di esprimerla e sperimentarla su di sé. Il linguaggio
della creatività, dell’arte, è un linguaggio trasversale, diffuso e
riconosciuto nonostante la diversità delle persone. Attraverso l’arte diventa
possibile, per chi lo desidera, avvicinarsi con maggiore facilità e più
profondamente allo spazio dell’ascolto, del silenzio, della meditazione.”
Per questa nuova
iniziativa si sono aperte subito molte porte, e il progetto si è allargato man
mano che i lavori procedevano e sempre più persone contribuivano con la loro
creatività a far nascere questo punto d’incontro fra arte e meditazione.
“C’è una frase di Osho “quando la meditazione si esprime nella sua totalità
diventa arte e quando l’arte si esprime nella sua totalità diventa meditazione”,
che per me è diventata un po’ il filo conduttore di quello che stiamo facendo”
dice Rantu.
“Tornati a Tricesimo”
continua, “abbiamo contattato alcune delle persone che normalmente partecipano
alle attività del centro. L’idea c’era, lo spazio anche – Bimala aveva messo
subito a disposizione un ampio magazzino che si trova proprio adiacente
all’Osho Rakesh – a questo punto era necessario capire se c’erano anche altre
persone. Se a parte noi otto, anche gli altri erano
interessati a dare energia a questo progetto così focalizzato sulla creatività.
E le persone c’erano, ci sono state e ci sono tuttora!
Il lavoro da fare era parecchio, partivamo da zero – niente attrezzature,
niente materiali – si pensava di dover cominciare in un modo un po’ “rustico”,
facendo quello che si riusciva a fare. Ma non è andata così, l’esistenza aveva per noi piani ben
diversi. Praticamente all’improvviso abbiamo
cominciato a ricevere una quantità incredibile di materiale, nuovo; abbiamo
potuto fare il pavimento e tutti gli arredi, avevamo pannelli per rivestire
pareti, tavoli da lavoro, scaffalature e anche l’occorrente per realizzare il
nostro magico angolo zen”.
“Che
dire poi delle persone?” interviene Achambho. “Meditart non è solo un incontro
di cuori ma anche di mani. Ogni cosa che arrivava faceva lievitare il progetto
e c’erano sempre più lavori da fare! Vogliamo veramente ringraziarli tutti, uno
per uno, quelli che hanno collaborato e lavorato per
realizzare Meditart! C’è moltissimo lavoro lì dentro, c’è
tantissimo amore. E i risultati si vedono. La realizzazione stessa di Meditart è stata per me un momento
di grande apprendimento: era così bello vedere come le persone potevano
condividere e avvicinarsi anche attraverso il lavoro. Ci sono stati alti e
bassi, naturalmente, momenti di grande sinergia, ma anche contrasti; comunque questa
energia di trasformazione è stata sempre presente.”
“Abbiamo sempre voluto che
Meditart fosse uno spazio per tutti,” continua Rantu
“e così abbiamo coinvolto anche la cittadinanza di Tricesimo: la sera
dell’inaugurazione, il 19 febbraio scorso, c’erano il sindaco, l’assessore, i giornalisti, c’erano gli artisti
e naturalmente tutti noi. Stupore, compiacimento, gioia…
C’è lo spazio per
disegnare e dipingere, per lavorare la creta, per fare sculture o incisioni,
per realizzare vetrate artistiche e altro ancora, ma c’è anche,
importantissimo, un altro spazio, l’angolo zen, dove ci si può fermare un attimo,
bere una tazza di tè, osservare e ascoltarsi.”
“Come
dire che la creatività può nascere solo dall’ascolto.” conclude Nishtha. “E dove c’è
ascolto c’è meditazione.”
I primi corsi sono già iniziati a metà
marzo con una cadenza settimanale per dare un senso di continuità alla struttura,
per farla vivere nella quotidianità delle persone. Poi ci saranno anche corsi
di più giorni per utilizzare al meglio i fine settimana. Ma
Meditart vuole essere un laboratorio
aperto, un posto in cui chi vuole
può rinnovare in ogni momento il contatto con la propria fonte, con la propria
creatività, con la bellezza.
Per
informazioni:
Osho Rakesh M.C.
Tel.
0432.403463 0368.7584550 0432.881367
E-mail:
Rakesh@virgilio.it
Se
alla donna non verrà permesso di sviluppare in pieno
le sue potenzialità, l’umanità intera si troverà impotente di fronte alle sfide
poste dalla situazione verso la quale il
pianeta si sta dirigendo.
Zarathustra dice: “Nella donna sono stati
celati per troppo tempo sia lo schiavo che il
tiranno”.
La responsabilità è
dell’uomo, ma Zarathustra non l’ha detto. Può darsi che lui stesso continui a
identificarsi con l’essere uomo e non abbia ancora trasceso
la dualità dell’essere uomo e donna. Parla delle donne in quanto “uomo” ed è per questo che non si assume responsabilità.
Ma di ciò che di sbagliato
vi è nella donna, è responsabile l’uomo… l’uomo l’ha forgiata! Ne ha quasi
fatto una bambola, un pezzo da esposizione. Non le ha dato
lo stesso rispetto che pretende per sé. L’ha ridotta a
essere una schiava anche spiritualmente e per questo motivo per migliaia di
anni la donna ha coltivato un forte desiderio di rivalsa.
Questo affiora nelle
piccole cose: tormenta il marito, si lamenta, è continuamente di cattivo umore;
ma voglio ricordarti che la responsabilità di tutto questo va all’uomo. Alla
donna non è stato concesso alcun tipo di libertà. È stata resa schiava, e
intorno a lei sono stati rotti tutti i ponti per impedirle di liberarsi da
questa schiavitù.
Non le hai concesso
un’educazione adeguata, non le hai concesso di muoversi liberamente nella
società, di essere libera economicamente… e l’hai
mantenuta in uno stato di perenne gravidanza.
L’hai usata. Non le hai
dato il rispetto che è dovuto a un essere umano, e
questo crea desiderio di vendetta.
E la donna si prende la
rivincita a modo suo: ti tormenta e trasforma
la tua vita in un inferno. Tu hai reso la sua vita un
inferno, lei rende un inferno anche la tua. I tuoi modi e i suoi sono
diversi, ma il risultato è che vivete entrambi in un inferno.
La donna non è capace di amicizia, perché non è libera; la sua individualità non
viene riconosciuta; la sua indipendenza non viene rispettata, come può esserti
amica?
Se non le è neppure permesso
conoscere l’amicizia, come potrà mai conoscere l’amore? Può conoscere solo il
desiderio. È per questo motivo che odia l’uomo, perché sa benissimo che tutte
queste dolci frasi, “cara”, “tesoro”, “ti amo” sono
solo una “prefazione” alla libidine. È naturale che reagisca a modo suo, che si
faccia venire il mal di testa. Tu sei lì a
colmarla di “amore” e di “tesoro” e lei ti risponde che ha mal di testa. Anche lei ha i suoi modi per tormentarti, tu l’hai
tormentata abbastanza…
Rimane
il fatto che
l’amore di una donna è la sua parte più profonda. L’uomo ha distrutto la sua
logica, ha contaminato la sua intelligenza; resta solo il suo amore… nonostante
i numerosi tentativi compiuti attraverso i secoli per confinare la donna a essere oggetto di piacere, il suo amore è rimasto intatto.
Proprio questo è il
problema: è molto difficile anche per uomini come Gautama il Buddha e
Zarathustra innalzarsi al di sopra della loro
mascolinità. La donna continua a rimanere un essere inferiore, non all’altezza
dell’uomo. Rimane in qualche modo dimenticata laggiù
nelle valli oscure…
Se è rimasto ancora
qualcosa di vivo nella donna, nonostante tutte le violenze che ha subito da parte dell’uomo, quello è il suo amore.
Il suo amore è nei suoi occhi, il suo amore traspira da tutto il suo
essere.
L’amore è l’unica speranza
che rimane alle donne per riconquistare, per la prima volta nella storia, la
propria dignità, la propria unicità e la propria crescita spirituale: esse non
sono in nessun modo inferiori a nessun uomo.
Un uomo e una donna
possono vivere in pace solo quando le loro qualità e la loro
unicità diventano un fenomeno accettato. Solo allora l’amicizia potrà fiorire.
L’uomo ha condotto la donna al limite della follia. È
un miracolo che sia riuscita a sopravvivere in una
società in cui tutte le religioni sono state fatte dagli uomini, tutti i
governi sono costituiti dagli uomini, tutte le leggi vengono imposte dagli
uomini, tutte le società dirette dagli uomini, tutte le forme di educazione
sono decise dagli uomini. Come ha fatto la donna a sopravvivere a tutto questo?
È un miracolo. Secondo me questo miracolo è stato possibile solo grazie al suo
amore. Anche se l’uomo l’ha maltrattata, lei ha
continuato ad amarlo. Anche se è stata incatenata e resa schiava, ha continuato
a essere madre, sorella, figlia e amante.
La sua sopravvivenza,
nonostante tutti questi attacchi alla sua personalità, è stata possibile perché
l’esistenza ha bisogno più di lei che dell’uomo. L’esistenza ha sempre protetto
la donna, perché è madre e fonte di vita. È attraverso il suo amore che la vita
continua a cantare, a danzare, è grazie a lei che nel mondo esistono ancora la
grazia e la bellezza.
Le donne costituiscono la
metà della popolazione della terra. Se saranno libere
e acquisiranno i loro diritti, il mondo vivrà un’incredibile metamorfosi, di
cui ha un disperato bisogno.
Alla donna è stato
impedito di dare qualsiasi contributo, a eccezione
della procreazione, mentre il suo apporto può essere immenso e di una qualità
totalmente diversa. Grazie a questo, nel mondo, ci saranno
più bellezza, più vita, più amore, più vitalità.
Osho,
tratto da
Zaratustra un dio che danza - Ecig
Lo specchio dell’amore
“Quando mi innamoro di qualcuno, si scatena un putiferio. Tutte le
emozioni – dalla rabbia, alla gelosia, a desideri che non pensavo più di avere
– mostrano il loro volto orribile.”
Tratto da “I
miei giorni di luce con Osho” (Il Cigno ed.) un resoconto sincero di come
l’amore possa portare a conoscere meglio se stessi.
di Ma Prem Shunyo
In verità, in quel periodo ero più preoccupata per
il mio rapporto con Milarepa che non per l’illuminazione, per
cui vorrei cogliere l’occasione per allontanarmi un po’ dal sentiero
interiore, e avventurarmi nelle valli che le “relazioni amorose” creano, in
modo da mostrare come Osho mi abbia aiutata a capire cos’è che fa impazzire gli
uomini per le donne, e le donne per gli uomini.
In centinaia di discorsi, come pure nei darshan,
Osho ha illustrato le diverse sfumature dei problemi che il rapporto donna/uomo
crea. In verità, questo sembra essere l’ostacolo maggiore per i discepoli
occidentali: di certo è l’area in cui maggiormente la nostra energia devia, in
un continuo girare a vuoto.
È un perenne circolo vizioso.
Ricordo i primi anni a Pune: ogni sera, al darshan, le coppie andavano da Osho a
raccontare i problemi che stavano affrontando. Lui ascoltava con una pazienza
infinita e provava a spiegarci in migliaia di modi di non prendere queste cose
troppo seriamente e di crescere in amore e comprensione. A volte arrivava a
suggerire alle coppie tecniche di meditazione da fare insieme.
Allora io stavo vivendo la mia luna di miele con
la meditazione, e non capivo come fosse possibile farsi distrarre così
facilmente. Nella meditazione mi sentivo così appagata e contenta di me stessa
che non avevo bisogno “dell'altro”.
Ma è necessario trovare un equilibrio molto
sottile, perché ho anche sentito Osho dire che non
voleva vederci vivere nel celibato, come suore e preti. Inoltre, naturalmente,
ci sono le esigenze biologiche, con le quali non si può, né è consigliabile,
combattere, assumendo a scusa un concetto mentale del tipo: “Io sono un
meditatore – non ho bisogno di stare con nessuno”. Se
un periodo di celibato e di solitudine arriva naturalmente, è un altro conto.
Tutto ciò che accade naturalmente deve essere permesso. Ci sono stati periodi, di uno o due anni, in cui mi veniva del tutto naturale stare
da sola, ma poi oscillavo di nuovo verso le relazioni amorose.
Io definisco “relazione” quando
due persone stanno insieme anche dopo che il fiore dell’amore è appassito, e
loro mantengono il rapporto per bisogno, attaccamento e speranza che l’amore
torni a infiammarsi, anche se nel frattempo litigano. Questo diventa un gioco
di potere, una continua altalena tra chi dei due domina l’altro. Ci vogliono un
coraggio e una consapevolezza incredibili per vedere quando una storia d’amore
sta diventando una relazione ed è arrivato il momento di separarsi in amicizia.
Per me, la cosa più importante è vivere
pienamente, esplorare le mie profondità interiori ed esprimere me stessa
creativamente. Se una storia d’amore con qualcuno intensifica e ispira questi
fattori, allora va bene, altrimenti no. Non mi interessa
minimamente trovare soluzioni che “facciano funzionare la coppia” a tutti i
costi. Non attribuisco alcun valore al matrimonio “celebrato in cielo” e che
durerà in eterno, perché penso che sia qualcosa di impossibile.
Ci possono essere delle eccezioni in questo mondo, ma io non ne ho mai incontrate.
Essere con Osho e assaporare tutte le sfumature
della vita è la più grande sfida che si possa
immaginare. Con lui, non c’è nulla di proibito; esiste solo un elemento in più
da aggiungere in ogni situazione: la consapevolezza. Osho condivide con chi lo
ascolta la sua saggezza, poi si tira indietro e lascia la totale libertà di
capirlo oppure no. Egli ha fiducia nel fatto che, anche se non riusciamo a
capirlo oggi, grazie ad altre e nuove esperienze, e alla nostra intelligenza,
diventeremo più consapevoli e prima o poi lo capiremo.
E non fa assolutamente nulla per interferire in questo
processo.
Una cosa l’ho compresa: una delle ragioni è la
dipendenza che nasce allorché si usa l’altro come mezzo per evitare di
confrontarsi con la propria solitudine. Ma, in verità,
a me è stato difficile digerire ciò che Osho diceva sulle relazioni d’amore,
perché andava contro i miei condizionamenti più profondi. Tutte le canzoni che
ascoltavo in gioventù parlavano del “MIO uomo” e della “MIA donna”, e mi ci
sono voluti anni perché assimilassi il fatto che due
persone sono assolutamente libere e nessuno appartiene a nessun altro.
“Voi non sapete cos’è
l’amore. Ma vedete un bel viso, vedete un bel corpo e pensate: “Oh mio dio, mi
sono innamorato!” Questo amore non durerà, perché dopo
due giorni, ti stuferai di vedere la stessa faccia ventiquattro ore su
ventiquattro. Lo stesso corpo… ne hai già esplorata l’intera
topografia, ora non c’è più niente da scoprire. Esplorare la stessa
geografia giorno dopo giorno, ti fa sentire un idiota.
Che senso ha? Questa storia d’amore, questo matrimonio d’amore, sta fallendo, è già fallito. La
ragione è che non sapete aspettare, in modo che l’amore possa accadere. Dovete
imparare uno stato di attesa meditativa. In questo
caso l’amore non è passione, non è desiderio. Allora
l’amore non è sessuale; allora l’amore è la sensazione
di due cuori che battono allo stesso ritmo. Non è una questione di volti
stupendi o di corpi meravigliosi. È qualcosa di molto profondo, è una questione
di armonia.
Solo se l’amore sorge dall’armonia, la nostra vita
avrà successo, sarà una vita appagante nella quale
l’amore diventa sempre più profondo, perché non dipende da qualcosa al di fuori
di te; dipende da qualcosa di interiore (da Beyond Enlightenment).
In un Darshan avuto nel 1978, chiesi a Osho quale fosse la mia caratteristica principale. La
risposta di Osho fu: “Tu hai una buona caratteristica.
È l’amore. Mmm? Ma ricordatene, perché l’amore può creare grossi guai e può
anche generare una grande gioia. Bisogna essere molto
attenti, perché l’amore è la nostra energia di base. Se
si è attenti alla propria energia d’amore, tutto andrà bene. La caratteristica
è molto buona, ma bisogna stare molto all’erta con l’amore. Ama sempre qualcosa
che è più in alto di te e non avrai mai problemi; ama sempre qualcosa che è più
grande di te. Tutti hanno la tendenza ad amare cose che sono
più in basso di loro, cose che sono più piccole di loro. Puoi controllare ciò
che è più piccolo di te, puoi dominare quello che è
più piccolo di te, quindi ti sentirai molto bene con ciò che è inferiore,
perché tu apparirai superiore – in questo caso l’ego ne sarà appagato. E quando dall’amore cominci a creare l’ego, allora sei
condannata all’inferno. Ama qualcosa di più elevato, di più grande, qualcosa in
cui puoi perderti e che non puoi controllare; da cui
puoi solo essere posseduta, ma non puoi possedere. Allora l’ego scompare e
quando l’amore è privo di ego, diventa preghiera.” (Believing The Impossible Before Breakfast)
Trovai questa risposta molto misteriosa; capii
solo che avrei dovuto dirigere la mia consapevolezza verso l’amore in quanto
tale, verso quell’energia che è al di là delle
esigenze biologiche. Amare l’amore in se stesso, perché l’energia è un fenomeno
molto più vasto di me che non si può toccare, né si
può manipolare o controllare, ma solo farsene possedere. Era una risposta che
all’epoca era al di sopra delle mie possibilità,
dovevo ancora crescere all’interno dell’amore.
…Milarepa aveva un senso della libertà che io
desideravo per me stessa. Tuttavia, oscurata dal mio
programma biologico, non guardavo dentro di me. Cercavo sempre di catturare e
trattenere ciò che era fuori di me, e lui mi faceva girare come una trottola!
Amava follemente le donne, ne aveva molte, e io ero
completamente persa per lui. Mi rendevo conto che era un’ossessione, ma non
potevo farci niente. A volte mi ritrovavo a camminare lungo il sentiero
infangato o innevato che portava alla sua casa, dicendomi: “Non farlo, non
andare a trovarlo,” ma, come in trance, mi muovevo
verso una situazione che diventava via via sempre più disastrosa.
Ogni volta che lo vedevo in privato, per portargli
il tè o per accompagnarlo nel suo giro in macchina, Osho mi chiedeva come stava
Milarepa. Ridacchiava quando gli dicevo delle sue
nuove avventure e della mia disperazione. Molte volte gli ho chiesto: “Dovrei
farla finita con lui?” Ma mi rispondeva sempre di no.
Una volta quando tornai a fargli la stessa domanda, per l’ennesima volta mi
rispose di non farlo, perché mi sarebbe mancato, ma io ribattei che non sarebbe
durato a lungo. Allora Osho disse: “Ma tu mancheresti a lui…” Cosa potevo farci?
A modo mio ero molto ostinata, nel mio voler “passare attraverso” tutti quei problemi con un
uomo solo. Sentivo che non aveva senso cambiare partner, fare una nuova luna di
miele, per poi dover affrontare di nuovo le stesse difficoltà. E ho sentito
Osho dire che il problema deve essere risolto
dall’interno; cambiando amante il problema non cambia.
“È esattamente come cambiare lo schermo, sapendo
che il proiettore e il film sono sempre gli stessi.
Puoi cambiare lo schermo, sostituendolo con uno schermo
migliore, con uno più grande, o più ampio, ma non sarà una differenza
sostanziale, perché il proiettore è lo stesso e il film è lo stesso. Tu sei il
proiettore e tu sei il film, per cui proietterai le
stesse cose su uno schermo differente. Lo schermo è quasi irrilevante. Una
volta che lo hai capito, potrai vedere tutta la vita come maya, come uno
spettacolo di magia. Allora tutto è interno; il problema non è fuori. Non si
deve fare più niente all’esterno. La prima cosa è comprendere che il problema è
in te, a quel punto l’intero problema si sposta e prende
forma nel posto giusto, là dove è possibile affrontarlo e risolverlo.
Altrimenti puoi continuare a guardare nella direzione sbagliata, e non vi sarà
nessuna possibilità di cambiamento.”
Con questo, non credo che ci si debba trascinare
in eterno in una relazione infelice. Fu la mia testardaggine a rendermi
infelice, e adesso so che non c’è tempo per esserlo.
La mia vita si muove così rapidamente verso l’ignoto, che può succedere
qualsiasi cosa. È una cosa ovvia, sebbene sia difficile da ricordare a ogni istante. E quando me ne
dimentico, e la vita mi sfugge dalle mani, guardo indietro e dico: “Se solo mi
fossi ricordata che “anche questo passerà”…”
* * * * *
Come mai
nella mente affiora continuamente questa possessività? Perché
si è tanto gelosi e possessivi? La ragione è questa: dipendi dall’altro, e hai
paura. Se il tuo uomo va al cinema con un’altra donna,
ribolli subito, subito diventi febbricitante. Sei seduta su un vulcano, sei
pronta a esplodere e a diventare una belva. Come mai? Perché tanta possessività, tanta gelosia? La paura. Chi può
dirlo? L’uomo ti ama, ma può amare un’altra donna. Ti
ama come donna, il suo amore per la donna è ancora
vivo, può trovare un’altra donna. E forse la novità lo attirerà più di una cosa
vecchia, è naturale: lo sconosciuto è più attraente di ciò che ci è familiare. Sa tutto di te. Ora vive una sorta di
ripetizione, e tu lo sai. Ancora ti ama, ma le cose sono un po’ ripetitive. La
freschezza è andata perduta, quegli splendidi giorni di un tempo, dell’inizio,
sono perduti, la luna di miele non esiste più. Tutto si è trasformato in una
routine. Ora hai paura. Lui si può innamorare di qualcun’altra e di nuovo può
tornare a vivere una luna di miele. E tu verrai
lasciata sola… nasce la paura. In te si leva un velo mortale. Lo devi fermare: devi creare una Muraglia Cinese intorno al tuo uomo. Ma più si diventa possessivi, più la relazione si
abbruttisce, più la relazione genera repulsione.
Tratto
da Take it Easy
UNA
COSPIRAZIONE MASCHILE
Perché mi è così difficile
vedere il valore delle mie qualità femminili? C’è ancora qualcosa dentro di me
che le giudica come una debolezza e che mi fa temere
di non riuscire a sopravvivere.
Il senso di dipendenza che ogni uomo prova nei confronti
di una donna fa sì che egli reagisca cercando di trasformare, per contratto, la
donna in una sua schiava: una schiava spirituale. Inoltre, l’uomo ne ha paura
anche perché lei è bella, non solo ai suoi occhi, ma a quelli di chiunque la
incontri. Per cui nella sua mente egoista e sciovinista, sorge una profonda
gelosia.
Con le donne
l’uomo ha messo in pratica ciò che Machiavelli aveva suggerito ai
politici: anche il matrimonio è politica.
Machiavelli suggeriva che la miglior difesa è l’attacco
e l’uomo ha usato questa tattica per secoli, prima ancora che Machiavelli ne
scoprisse la validità in tutte le sfere politiche. Ovunque si
abbia a che fare con una forma di dominio, l’attacco è sicuramente migliore
della difesa. La difesa presuppone già la sconfitta: ti sei già messo
dalla parte del perdente, ti stai semplicemente proteggendo.
In India esistono testi
religiosi come il Manusmitri, che risale a cinquemila anni fa, in cui viene suggerito, se si vuole avere pace in casa, di dare
ogni tanto una bella “battuta” alla moglie: è indispensabile! La donna dovrebbe
essere tenuta quasi prigioniera. È così che ha vissuto, in culture diverse, in diverse nazioni, ma quasi ovunque: in cattività. E questo è
accaduto perché l’uomo ha voluto dimostrare la propria superiorità… ricordati:
ogni volta che senti il bisogno di dimostrare di essere
qualcosa, questo significa che non lo sei.
Una vera superiorità non
ha bisogno di prove, né di evidenze, né di testimoni,
né di discussioni. Una vera superiorità è immediatamente riconosciuta da
chiunque abbia un minimo di intelligenza. Una vera
superiorità possiede una forza magnetica intrinseca.
Condannando la donna a
subire il suo controllo, l’uomo l’ha quasi ridotta a
un essere subumano. Quale paura può aver spinto l’uomo a fare una cosa simile?
È pura paranoia… L’uomo continua a paragonarsi alla donna e ogni volta la trova
superiore. Ad esempio, nel fare l’amore con una donna, l’uomo deve confrontarsi
continuamente con la propria inferiorità, perché riesce ad avere un solo
orgasmo alla volta, mentre la donna è in grado di averne per lo
meno mezza dozzina, una catena di orgasmi multipli. L’uomo si sente
assolutamente impotente: non riesce a dare questi orgasmi alla donna.
Questo ha creato nel mondo
una delle situazioni più infelici: poiché l’uomo è incapace di dare orgasmi multipli
alla donna, ha cercato di non darle neppure il primo.
Solo in questo secolo si è
riconosciuta l’esistenza di questo stato orgasmico durante i rapporti sessuali.
In nessun manuale sul sesso, né in alcun tipo di trattato, viene
menzionata la parola “orgasmo”. Sembra trattarsi proprio di una cospirazione.
Vatsyayana, il primo uomo nella storia che abbia scritto
qualcosa sull’energia sessuale e che l’abbia esplorata in maniera scientifica,
scrisse il suo primo trattato sul sesso cinquemila anni fa: il Kamasutra, gli
aforismi sul sesso.
Egli ha studiato
l’argomento nella maniera più profonda possibile e da tutti i punti di vista;
non ha ignorato il minimo dettaglio. Descrive 84 posizioni per fare l’amore, ha
completamente esaurito l’argomento, nulla
può esservi aggiunto. Ma neppure Vatsyayana ha
parlato dell’orgasmo.
È incredibile che un uomo
che ha ricercato così profondamente l’argomento del sesso, non abbia scoperto l’esistenza dell’orgasmo.
Il mio intuito mi dice che sta nascondendo dei fatti, e nascondere dei fatti è
commettere un crimine: significa lasciare che il falso venga preso per verità. E non si tratta di un fatto banale che abbia a che fare con
la chimica o con la geografia: si tratta di qualcosa di fondamentale nella vita
umana.
L’esperienza orgasmica non
ti dà solo uno dei piaceri più sublimi che il corpo ti
possa dare, ti fa anche capire che questo non è tutto. Ti apre una porta. Ti fa
comprendere di aver cercato la soluzione all’esterno, ma inutilmente. Il vero
tesoro è dentro di te.
La meditazione è stata
scoperta da persone che hanno avuto profonde esperienze orgasmiche. La
meditazione è una conseguenza prodotta dall’esperienza orgasmica. Non c’è altro
modo per scoprire la meditazione. L’orgasmo ti porta a
uno stato naturale di meditazione: il tempo si ferma, i pensieri scompaiono,
l’ego non c’è più. Diventi energia pura. Per la prima volta riesci a capire che
tu non sei né il corpo né la mente: sei qualcosa che trascende entrambi,
un’energia consapevole.
Una
volta entrato
nel regno dell’energia consapevole, inizierai ad avere le più belle esperienze
della tua vita, le più leggere, le più psichedeliche, le più poetiche, le più
creative. Il corpo e la mente ti danno completa soddisfazione; d’altro canto
possono crearti uno stato di “scontentezza divina” profondissimo, perché ciò
che hai sperimentato è meraviglioso, ma l’esperienza stessa, in un certo senso
e senza motivo, ti dà la certezza che deve esserci qualcosa di ancora più
incredibile davanti a te.
Prima di sperimentare
l’orgasmo, non avresti mai sognato che qualcosa del genere potesse esistere;
ora lo sai e questo sarà un incentivo a cercare qualcosa di più.
Cosa succede? Il tempo si ferma, i pensieri scompaiono. Non esiste più il senso dell’ “io”. Esiste un senso dell’ “essere”
puro, esistenziale, privo di qualsiasi implicazione egoica. “Io”, “me”, “mio”, vengono lasciati alle spalle. E questo fa scoprire la strada della meditazione. Se riesci ad andare
al di là del tempo, al di là della mente, sarai in
grado di entrare in uno spazio orgasmico, da solo, senza l’uomo, senza la
donna. Per essere esatti, la meditazione è un orgasmo di tipo non sessuale.
Metà dell’umanità non ha conosciuto l’orgasmo per secoli e poiché la donna non
ha conosciuto l’orgasmo, non devi credere che l’uomo si trovi in una posizione
migliore. Non dando l’orgasmo alla donna, ha perso anche la propria capacità di
averne… Quindi la donna ha perso qualcosa di incredibilmente bello, qualcosa di
sacro su questa terra e così pure l’uomo.
Ma il predominio della donna
non riguarda solo l’orgasmo. In tutto il mondo la
donna vive cinque anni di più dell’uomo: questa è l’età media. È la prova che
ha più resistenza, più vigore. Le donne si ammalano meno spesso degli uomini.
Le donne, anche se si ammalano, guariscono molto prima dell’uomo. Questi sono
dati scientifici.
Nonostante tutti questi
fatti, riportati da ricerche scientifiche, continua
ancora a sussistere la superstizione che l’uomo sia più forte della donna.
L’uomo è più forte in una sola cosa: ha un corpo più muscoloso, è un buon
manovale. Altrimenti, da ogni altro punto di vista, ha sempre sentito, e lo ha
sentito per secoli, un profondo complesso di inferiorità.
Per evitare questo
complesso, l’unico metodo era forzare la
donna in una posizione inferiore. Questa è l’unica cosa in cui ha più
potere: è in grado di “forzare” le donne. L’uomo è più crudele, è più violento
ed è riuscito a inculcare nella donna un’idea
assolutamente falsa. Le ha fatto credere di essere
debole.
Per dimostrare questa
debolezza, l’uomo ha classificato come deboli tutte le qualità femminili. Deve
poter dire che sono “debolezze” e che tutte queste
qualità messe insieme rendono la donna debole.
La realtà è che in una
donna sono contenute tutte le qualità più preziose. Quando un uomo si illumina, assume le stesse qualità che prima condannava
nelle donne. Le qualità considerate deboli sono tutte femminili. È un fatto
strano che tutte le qualità più belle rientrino in
questa categoria. Sono escluse solo le qualità brutali, animalesche.
La forza ha molte dimensioni.
L’amore ha una forza propria. Ad esempio, per portare nel grembo un bambino per
nove mesi, occorrono tenacia, forza, amore. Nessun uomo potrebbe farcela.
Si potrebbe trapiantare un
utero artificiale nell’uomo: ora, con le nuove tecniche scientifiche, è
diventato possibile anche un trapianto del genere, ma non credo che l’uomo
sarebbe in grado di sopravvivere per nove mesi! È difficile dare
vita a un’altra anima, dare un corpo a un’altra anima, dare mente e
cervello a un’altra anima. La donna condivide interamente e con tutto il cuore
questo tentativo di dare al bambino tutto ciò di cui ha bisogno. E continua a farlo anche dopo la nascita del bambino. Non è
una cosa facile, allevare dei bambini. A me sembra la cosa più difficile del
mondo.
Gli astronauti ed Edmund Hillary… loro per primi dovrebbero provare cosa
vuol dire allevare bambini. Solo allora potremo accettare che abbia un valore
la conquista dell’Everest o della luna, altrimenti restano
cose senza senso. Anche se hai raggiunto la luna e ci hai camminato sopra, non
ha alcuna importanza: non dimostra che tu sia il più
forte.
Un bambino è così vitale,
trabocca di energia, al punto che riesce a stancarti
in poche ore. Nove mesi nella pancia, e poi ancora per parecchi anni… Non credo
esista un uomo in grado di sostenere una gravidanza, o che possa allevare dei
bambini. Occorre la forza della donna. Ma è una forza
di tipo diverso. Esiste un tipo di forza distruttivo e un altro creativo.
Esiste un tipo di forza frutto dell’odio e un tipo di
forza frutto dell’amore.
Amore, fiducia, bellezza,
sincerità, autenticità, queste sono tutte qualità femminili e sono di gran lunga superiori a qualunque altra qualità maschile. Ma l’intero passato è stato dominato dall’uomo e dalle sue
qualità. Naturalmente in guerra l’amore non ha nessuna utilità;
la verità, la bellezza, il senso estetico e la sensibilità, non hanno alcuna
utilità. In guerra devi avere un cuore più duro di
qualsiasi pietra. In guerra hai semplicemente bisogno di odio,
di rabbia e di pazzia che ti aiutino a distruggere.
In tremila anni l’uomo ha
combattuto cinquemila guerre. Certo, anche questa possiamo
chiamarla forza, ma non è degna del genere umano. Questa è la forza che ci
deriva dalla nostra eredità animale. Appartiene al passato, che non esiste più,
mentre le qualità femminili appartengono al futuro, che sta arrivando.
Non occorre che tu ti
senta debole a causa delle tue qualità femminili. Anzi,
dovresti essere grata all’esistenza, poiché ciò che l’uomo deve conquistare a
te è stato dato in regalo dalla natura.
L’uomo deve imparare ad
amare. L’uomo deve imparare a far sì che il suo cuore diventi il “maestro” e la
mente un semplice “servo” obbediente. L’uomo ha bisogno di imparare queste
cose, mentre la donna le porta con sé. Ma noi condanniamo tutte queste qualità come debolezze e
anche quando le donne sono state apprezzate per le loro qualità individuali,
scopriamo che ciò che abbiamo apprezzato in loro erano qualità maschili. In
realtà non rappresentano le donne e questa è la ragione per la quale sono state
scelte: perché erano una brutta copia dell’uomo.
Il movimento di
liberazione della donna deve imparare una cosa fondamentale: non bisogna
imitare gli uomini o ascoltare quello che dicono sulle qualità femminili o
sulla personalità femminile. Fatela finita con queste
idee che l’uomo vi ha inculcato!
La stupidità di quel
movimento consiste nel voler provare che l’uomo e la donna sono uguali. Non lo
sono, e quando dico che non lo sono, non voglio dire
che qualcuno sia superiore e qualcun altro inferiore, voglio solo dire che
entrambi sono unici.
Le donne sono donne e gli uomini sono uomini; non c’è nessun bisogno di
fare paragoni. Il fatto che siano uguali è fuori questione. Non sono né uguali,
né disuguali: sono unici.
Rallegrati nelle tue qualità
femminili, fa che esse diventino poesia. È un’eredità
inestimabile che ti dà la natura. Non buttarla via semplicemente perché l’uomo
non la possiede.
Vorrei che il mondo intero
fosse colmo di qualità femminili. Solo allora le guerre potrebbero scomparire.
Solo allora le nazioni non esisterebbero più. Solo allora potremmo avere un
mondo unico, ricco d’amore, di pace, di silenzio, di bellezza.
Falla
finita con tutti questi condizionamenti che l’uomo ti ha imposto. Trova le tue qualità e
sviluppale. Non devi imitare l’uomo; né l’uomo deve
imitare te. Non sono necessari conflitti tra di voi,
poiché tu sei, allo stesso tempo, sia uomo che donna.
Invece di creare un
conflitto, tutto il mio lavoro consiste nell’indicarti la strada per creare
un’armonia di tutte le qualità riunite insieme. Questo farà di te un essere
umano completo.
dove non specificato, i testi
sono tratti da:
Osho, Donna
una nuova visione - NSC Ed.
AVETE VISTO UNA DONNA in amore e una priva d'amore?
Hanno un odore diverso,
tangibilmente diverso, hanno una fragranza diversa. Quando
una donna è sola, è avvolta dalla tristezza: è depressa, si sente sola,
abbandonata, disperata, ansiosa. Nel momento in cui si innamora,
inizia a fiorire. Subito qualcosa in lei si apre, e le dona bellezza.
Una donna priva d'amore si rattrappisce, si
chiude, inizia a chiudersi: non aspetta nessuno,
perché tener aperte porte e finestre? Vive in una specie di
tomba, perde vitalità. Inizia a morire: è una forma di suicidio. La
semplice salute mentale non è sufficiente, è pura e semplice matematica:
occorre un po' di poesia per mantenere l'equilibrio.
Anche l'uomo sembra perso: non
sa chi è. Se non si vede riflesso negli occhi
innamorati di una donna, non arriverà mai a saperlo. Solo negli occhi
dell'amata vedrà il proprio riflesso, arriverà a
conoscersi. La donna dà all'uomo forma e sostanza. La donna lo rende
consapevole di chi egli sia. Grazie al suo amore, crea
l'uomo. Tu non vieni creato solo da tua madre, nel suo
ventre; vieni creato da ogni donna, ogni volta che ti innamori. Ogni volta che ti innamori, la donna ti dà forma, colore, ti ripulisce: ti
rende umano. Altrimenti l'uomo è assolutamente barbaro, violento, aggressivo,
sciatto, privo di compassione.
Ma il problema è dato dal fatto che entrambi dipendo-no l'uno dall'altra ed entrambi si sentono feriti:
nessuno vuole essere dipendente. E non potrai mai
perdonare la per-sona da cui dipendi: ti vendicherai sempre.
Ecco perché gli amanti
continuano a litigare. Il litigio è solo un modo per dimostrare che sono ancora
indipendenti: "Chi ti credi di essere. Se volessi, ti potrei lasciare!"
Il litigio serve solo a provare che sono ancora
indipendenti. Ma nel giro di poche ore il litigio
sfuma ed essi tornano ad abbracciarsi. Perché, nel momento
in cui iniziano a separarsi, hanno la sensazione di soffocare, si sentono
affamati e assetati. Iniziano a perdere qualsiasi cosa hanno. Perdono il
calore: l'uomo comincia a sentirsi freddo. E se
nessuno l'abbraccia, la donna comincia a sentirsi terribilmente sola. Senza
amore siamo soli. Se non c'è amore, si deve accettare
la solitudine. Solo l'amore ti dà l'intuizione che la solitudine non è la vetta
suprema da raggiungere.
Assorbendo il nutrimento dalla terra, l'albero
diventa dipendente: non può restare indipendente. E un
fenomeno elementare. E la terra, vedendo la propria
gioia, la propria celebrazione, il proprio potenziale espresso dall'albero –
nel fogliame, nei fiori, nei rami che svettano nel cielo e che realizzano il
perenne desiderio della terra di avere delle ali – come può restare
indipendente?
L'uomo e la donna esistono in una forma di interdipendenza. Indipendenti restano parziali: affamati,
bisognosi dell'altro. L'interdipendenza è la sola verità.
due ali per volare
La meditazione non è altro che questo. Continua ad
amare, continua a sperimentare le gioie e le miserie
che l’amore porta con sé. Sono tutte cose necessarie per farti crescere e
maturare. E nel frattempo continua a meditare.
Entrambi i processi, l’amore e la meditazione, se portati avanti
simultaneamente, pian piano ti renderanno consapevole che puoi trovare dentro
di te, in maniera di gran lunga migliore, qualsiasi
cosa trovi all’esterno.
E quando accade ci sarà una
differenza, una differenza radicale: la tua qualità non sarà più la stessa.
Potrai ancora amare un uomo, ma sarà gioia allo
stato puro, sarà un semplice straripare di energia:
hai in te così tanto, che lo devi donare a qualcuno. Ma
puoi anche stare sola, pur restando felice come quando sei con l’altro.
Quando un essere umano è in grado di stare solo ed
essere felice come quando è insieme a qualcuno, non
cadrà mai più prigioniero dell’altro.
Non avrà più la sensazione che “qualcuno mi ha in
suo potere.”
In quel caso sarete due persone indipendenti che
condividono la propria indipendenza, condividono la
propria infinita libertà.
Ma quella condivisione non
ha altri bisogni, non ha altre motivazioni: si tratta solo di sovrabbondanza.
Per cui non ti senti ferito, non hai la sensazione di essere diventato uno
schiavo. E nessuno dei due possiede l’altro: ogni
possessività scompare.
Quando hai trovato la tua unità
interiore, amerai ancora gli uomini, ma non saranno più un’ossessione, sarà una
semplice condivisione. In questo caso l’amore sarà una gioia,
avrà una qualità totalmente diversa. Altrimenti
avrà in sé qualcosa di febbricitante.
Il giorno in cui sarà capace di condividere l'amore
e di essere sola e beata, la schiavitù della donna
sarà finita. E anche la schiavitù più grande dell'uomo
sarà finita.
È strano che le donne stiano combattendo per la
liberazione e l'uomo stia lì a guardare con aria imbarazzata. Fai qualcosa! Anche tu devi diventare libero
L'uomo non può vivere senza la donna, perché
perderebbe le radici. Diventerebbe un semplice vagabondo. In quel caso non
avrebbe più una dimora. Osservate un uomo che non ha una donna: non ha casa,
non ha un luogo d'appartenenza. Diventa un oggetto trasportato dalla corrente,
qualsiasi onda lo può trascinare ovunque... a meno che
non si impigli in una donna. In quel caso nasce una casa.
Continua a
cambiare
…Non c’è
nessuna meta da raggiungere, si va avanti, avanti, in continuazione.
Buddha ha detto: Chareveti chareveti,
chareveti - va avanti, va avanti, va avanti. La
vita è un processo in continua evoluzione. Così un uomo realmente perfetto non è mai perfetto, la sua perfezione non è mai completa,
finita. Sta continuamente cercando un equilibrio, sempre, sempre. Non viene mai
il momento in cui possa dire: “Ora ho raggiunto la
meta.” Se dici di aver raggiunto la meta, riconosci di
essere ormai senza un senso, un significato – sei diventato inutile, non fai
più parte di questa totalità in costante divenire”
Tratto da: Tao: I tre tesori Edizioni
Mediterranee
È inutile che qualcuno si affanni a decidere quale è la mia visione: la lascerò aperta, incompiuta. Puoi
trovare la tua definizione, ma sarà solo per te stesso, e dovrai anche
continuare a cambiarla. Man mano che mi comprenderai
sempre di più, sarai costretto a cambiarla. Non puoi
continuare a tenertela stretta, ti sembrerà di avere in mano qualcosa di
morto. Dovrai cambiarla e, simultaneamente, continuerai a
esserne cambiato.
Tratto da: From Personality to Individuality
La mente è estremamente
riluttante quando si tratta di cambiare, perché il cambiamento crea difficoltà.
Il cambiamento porta cose nuove: ogni volta devi ricominciare daccapo. Ma devi aver coraggio. Se non sei
coraggioso, sei già morto. Il semplice continuare a respirare non basta per
dichiararsi vivi. La vita, per me, è un continuo cambiamento ed è anche la
capacità di assecondarlo, dovunque ti conduca. Se hai
quel coraggio, la verità non è molto lontana.
Tratto da: From the False to the Truth
La mente ha una tendenza naturale a farsi
velocemente delle idee fisse. Ha una gran paura del cambiamento, perché cambiamento vuol dire riorganizzarsi. Ogni volta che cambi
qualcosa, devi riorganizzare tutto il tuo essere interiore. Io non sono un’idea
e non sono fisso. Io sto cambiando. Sono perfettamente d’accordo con Eraclito
che non si può entrare due volte nello stesso fiume. Tradotto, significa che
non puoi mai incontrare di nuovo la stessa persona. Non solo sono d’accordo con
lui, ma vado oltre e ti dico che non puoi entrare
nello stesso fiume neppure una volta. In campo umano, vuol dire
che non puoi incontrare la stessa persona neanche una volta, perché, perfino
mentre la stai incontrando, lei sta cambiando, tu stai cambiando, tutto il
mondo sta cambiando. Ma quando hai un’idea fissa, ti
ci attacchi… e io continuerò sempre a cambiare. Un domani ti troverai in
conflitto. Ci sono persone - quasi tutti - che vivono con un certo tipo di
coerenza. È più facile. Ma quando arrivi vicino a un
uomo come me, ti troverai in difficoltà: o lasci perdere le tue idee di
coerenza o dovrai lasciar perdere me.
Tratto
da: Oltre
Swami Anand Videha, che cura le edizioni in
italiano dei libri di Osho da oltre vent’anni, ci
racconta le tappe più significative della sua esperienza e ci parla del
successo delle opere di questo nostro maestro di realtà.
Ho
sempre pensato
che lavorare con i libri di Osho fosse operare con
qualcosa di esistenzialmente vero. Si dice che il
primo segreto di un venditore di successo sia credere fermamente nel “prodotto”
che vende. Io ho sempre saputo che nei discorsi di Osho
fosse implicita la voce dell’esistenza: l’ho scritto
anche da qualche parte tempo fa: “Se l’esistenza parlasse, direbbe
queste cose”. Ed è qualcosa che va ben oltre il
credere: una sensazione esistenziale, più simile al sorgere del sole, al canto
delle onde che si frangono contro la riva, all’occhieggiare della luna nella
notte… tutte cose che non hanno bisogno di prove, né di professioni di fede. E
ciò di cui queste cose parlano è toccante e, al tempo stesso, va al di là di ogni immaginazione. Forse è grazie a questa
profonda percezione, che ho potuto rischiare e ricevere fiducia dalle realtà
più disparate, non vedendo mai limiti, quanto piuttosto semplici percorsi
possibili, potenzialità: certo, non è facile stabilire qual è il momento giusto
per pubblicare un particolare libro, né decidere quale potrebbe essere
l’editore “giusto”, né tanto meno organizzare una campagna stampa efficace per
comunicare al pubblico l’esistenza di quell’opera… e poi si deve tradurre,
rivedere, insomma “lavorare” il libro al meglio. Ma, sapendo che si gioca
qualcosa di esistenzialmente vero, il più è fatto: non
ci si deve inventare messaggi per convincere. La domanda esiste, per quanto
latente possa essere, in ogni essere umano: il nostro semplice esistere implica
una ricerca del vero, un bisogno di conoscere se stessi, un anelito a
realizzare in pienezza le proprie potenzialità, e Osho è un elemento di questo anelito, è la risposta a quel bisogno, è la conferma
che quella ricerca porta a qualcosa, da qualche parte. Di nuovo, io credo che,
se queste non fossero state certezze esistenziali, molti dei risultati che ho
contribuito a raggiungere non ci sarebbero stati… lo dimostra
proprio il primo libro che entrò nella lista dei bestseller:
Furono settimane di attesa che culminarono in una notte in cui lasciai andare
qualsiasi aspettativa: è difficile da descrivere. È come staccare ogni
contatto: la trama intessuta fino a quel momento si dissolve. Non è come dire:
“Ho fallito”, è più complesso. Più intenso e più doloroso: si abbandona il
controllo, si perde ogni tipo di identificazione con
ciò che si è fatto. Mentre si
lavora, ovviamente, lo si fa in funzione di un
ritorno: il denaro, ma soprattutto il successo, la sensazione di essere riuscito.
Non solo: l’idea di aver fatto qualcosa di grande, di importante…
tutto questo cadde. Cadde l’idea “io l’ho fatto”… l’intera trama legata
all’impegno di un anno di lavoro, alla devozione di una vita con il maestro,
tutto il disegno di ciò che sarebbe accaduto si scompose, svanì e… fu a quel
punto che, come un fiume in piena, qualcosa esplose. Una mattina, si era già
alla fine di marzo, all’improvviso ci ritrovammo nella lista dei bestseller, e
vi rimanemmo per due settimane… fu un’esperienza importante, al
di là del risultato in sé, perché coinvolse tutti i libri di Osho
prodotti in Italia e segnò i ritmi degli anni successivi: gli editori
confermarono la loro fiducia, i lettori dimostrarono una fedeltà ben al di là
della semplice moda… i libri ripresero a vendere, si vuotarono magazzini che
stavano diventando “preoccupanti”, le opere prodotte fino a quel momento
vennero tutte ristampate e in pochi anni il ritmo della produzione raddoppiò:
da due, tre libri, si passò a cinque, sei titoli nuovi ogni anno. E il catalogo
delle opere di Osho in italiano si ampliò con la
regolarità di un orologio svizzero. Qualche anno dopo dovemmo affrontare un
altro periodo critico: nel 1990, quando Osho lasciò il corpo, si creò una nuova
frattura. Ho la sensazione che quanti lo avevano
seguito fino a quel momento si trovarono di fronte a un abisso: Osho non
esisteva più fisicamente. Non c’era più un interlocutore, il suo parlare non
aveva uno sviluppo… era impossibile proiettare alcunché,
stare con Osho diventava pura e semplice introspezione, richiedeva immergersi
in se stessi, dissolversi letteralmente nell’esistenza, e molti si persero. Di
conseguenza, negli anni successivi, le vendite dei libri crollarono
vertiginosamente: il sottile equilibrio che permette l’esistenza di un prodotto
editoriale si era nuovamente frantumato, questa volta a causa della mancanza di
lettori. Nel 1991 sembrava di essere vicini alla fine:
toccammo le 4.000 copie vendute in un anno, delle ormai 50 opere prodotte. Per
diversi mesi mi arrovellai alla ricerca di una soluzione… e la trovai
incontrando un amico che non vedevo da vent’anni, Marcello Baraghini. All’epoca
stava “inventando” i Millelire: libretti di 64 pagine con due graffette come
rilegatura… io lo vidi al Salone del Libro di Torino e lo avvicinai sentendo
che la sua idea era geniale: perché non associare a quell’idea
il genio di Osho? Lui accettò la mia proposta, e insieme scegliemmo
un discorso con molta attenzione ai temi trattati: si decise di proporre la
dimensione dello Zen, uno stile di vita fondato sull’assoluta mancanza di
artificialità. Un invito a non vivere più in funzione di mete
fittizie, ma a fare della vita la realizzazione della propria potenzialità.
Da parte mia, c’era anche la sottile voglia di vedere se, mettendo il lettore
di fronte a un solo discorso di Osho, ne uscisse una
risonanza. Il libretto Perché dovrei affliggermi ora
uscì nel 1992 e di nuovo fu un successo inaspettato, di nuovo dovetti “mollare”
qualcosa (in questo caso era la paura, atavica e insensata, della fine di
tutto), prima che accadesse qualcosa ben al di là di qualsiasi mia aspettativa:
170.000 copie vendute, la presenza nella lista dei bestseller per due mesi, un
ritorno di interesse da parte di una generazione completamente nuova di lettori
che ancora una volta rinverdì le vendite di tutti gli altri libri di Osho… e da
allora le vendite raddoppiarono, triplicarono, quadruplicarono, rispetto a
quando Osho stesso era in vita. A quel punto seppi che quanto Osho aveva detto
prima di lasciare il corpo era vero: “Ho una totale fiducia nell’esistenza, se
le mie parole contengono una qualche verità, mi sopravviveranno.” Quella fiducia divenne la mia realtà: devo dire che da allora gioco a fare i libri di Osho: è una
dimensione che impegno e responsabilità avevano messo, fino a quel momento, in
secondo piano.
Di certo, fin da allora,
siamo diventati consapevoli di trasmettere ai lettori una loro responsabilità a
trarre da Osho qualcosa di più intimo e profondo della semplice lettura, e
abbiamo sicuramente trovato un alleato nello “spirito del tempo”: il mondo sta
cambiando, l’individuo si trova a non avere più istituzioni, valori, tradizioni
di riferimento. Se si vuole vivere in un mondo fondato sul
mutamento, bisogna imparare a gestirlo con l’unico strumento che abbiamo per
scorrere insieme al fiume della vita: la
consapevolezza. E Osho
è evidentemente utile a chiunque vuole imparare a riprendere
contatto con la propria consapevolezza, e a evolverla.
Forse fu su questo
consolidarsi di un bisogno reale di gestire la vita in modo consapevole che si vennero formando le basi del successivo bestseller: Che
cos’è la meditazione, nel 1997. All’epoca Mondadori si era proposta come
editore di riferimento per le Opere di Osho in Italia:
una conferma che esisteva una potenzialità sulla quale il primo editore
italiano poteva e voleva investire. Per la visione di Osho
fu l’opportunità di raggiungere e innestarsi, attraverso quella che è per
antonomasia la casa editrice di riferimento della cultura italiana, nelle
abitudini di lettura della società nel suo complesso, grazie soprattutto a una
distribuzione capillare e ai prezzi contenuti. Questi rimangono due elementi
molto importanti per raggiungere i potenziali lettori, fortemente
condizionati dal loro potere d’acquisto e dalla scarsa “visibilità” della
maggior parte dei libri stampati in Italia, a causa di una endemica assenza di
librerie fuori dalle grandi città. Mondadori, e soprattutto gli Oscar
Mondadori, oggi un editore a sé con propri programmi, sono in grado di supplire
a questa “assenza” con accordi che
coinvolgono cartolibrerie, giornalai, supermercati, stazioni ferroviarie
e quant’altro ha iniziato pian piano a proporre anche i libri tra le altre
merci in vendita. Ma non per questo Osho è diventato
una “merce”; in verità non mi sono mai posto il problema: credo che la dignità
del suo messaggio non possa essere svilita dal fatto che venga reso disponibile
con ogni mezzo… lo dimostra la sensibilità di coloro che gli si avvicinano.
Facilmente, infatti, dalla lettura si passa alla volontà di sperimentare e di
entrare più in contatto con se stessi, con la vita: una merce non porterebbe
mai a tanto… il suo scopo si ridurrebbe a semplice appagamento nel momento, o a
frustrazione, qualora non si provasse alcuna soddisfazione; una merce in ogni
caso non dura mai più di una stagione. Viceversa Osho è uno dei più confermati
longseller presenti in Italia: ci sono libri come Tantra: la comprensione
suprema che solo nel 1999, ventidue anni dopo la prima edizione, ha venduto
15.000 copie… sono pochissimi i libri che hanno
mantenuto un simile successo. Quest’ultimo bestseller,
Il rischio d’ora in poi è
un rischio “nuovo”: dal coraggio di compiere quel salto nel buio che Osho
propone, dall’intimo lavoro per far nascere in sé un uomo nuovo, non solo si
otterrà un vero nuovo millennio, ma si vedrà l’espandersi e l’attualizzarsi
della visione cui Osho ha dedicato la propria vita… e potremo così vedere ulteriori successi editoriali, quali conseguenze di questo segreto lavoro interiore.
Non a caso, e lo vorrei sottolineare,
tutti gli ultimi i successi editoriali di Osho si fondano sul passaparola; la
mia sensazione è che esista oggi, formato da quelle persone che stanno radicando la propria vita nell’esistenza, un vero e proprio campo di energia che si nutre e al tempo
stesso alimenta quella che io ho sempre sentito essere “la voce
dell’esistenza”: le parole di Osho racchiuse nei suoi libri.
Sw. Anand
Videha
L’ILLUMINAZIONE
NON HA ALCUN LINGUAGGIO.
TUTTAVIA,
ANCHE SENZA UTILIZZARE IL LINGUAGGIO,
ESSA
TROVA MODI
PER
TRASMETTERE IL MESSAGGIO ESSENZIALE.
PERSINO
IL LINGUAGGIO
PUÒ ESSERE USATO COME ESPEDIENTE.
OSHO
Un accatastarsi di emozioni, che nascono dalla fatica di vivere, dall’ansia
di non farcela, dall’inutilità di tutto … fino a coagularsi in una vera e
propria “malattia”, che, secondo le statistiche, una persona su cinque deve
affrontare almeno una volta nella vita. È in aumento in tutti i paesi ‘ricchi’,
colpisce a ogni età, soprattutto le donne. Può anche
diventare, in un quinto dei casi, una situazione cronica – molto più facilmente
nelle donne che negli uomini – in cui la vita diventa grigia e incolore, gli
affetti remoti e irraggiungibili, le giornate eterne e piene di tristezza
insanabile. Osho, maestro di vita, ci fornisce qui alcune chiavi per vedere
meglio all’interno di questo fenomeno.
Le tante
facce della depressione. Osho a colloquio diretto coi
suoi discepoli.
Ho solo una cosa da dirti. È venuta l’ora
di abbandonare l’idea di essere perfetto. È questa
l’unica causa della tua infelicità. Nessun può essere perfetto: nel momento in
cui sei perfetto non puoi esistere. La perfezione non esiste sulla terra – sulla terra può esistere solo
l’imperfezione. E quando questa idea di perfezione si
impadronisce del cuore delle persone, le fa impazzire. Cominciano a volere
l’impossibile in ogni campo, e dato che non riescono a
ottenerlo, diventano infelici. Hanno aspettative molto
alte, che non possono essere soddisfatte; quando vedono queste loro aspettative
insoddisfatte pensano che la vita stia passando loro accanto, stia sfuggendogli
tra le dita. Diventano depressi, e ogni giorno la depressione aumenta, perché
ogni giorno un altro po’ di vita se ne va. Essere un
perfezionista è essere sull’orlo della nevrosi. Tutti i perfezionisti sono
nevrotici, chi più chi meno: cambia solo il livello di nevrosi.
Ecco cosa hai tentato di
fare: vuoi essere perfetto in ogni cosa, vuoi essere “totale”.
Non puoi permetterti alcun errore, non puoi
permetterti neppure uno sbaglio. E, dato che non puoi
permetterti di fare errori, non puoi permetterlo neanche agli altri. Questa
diventa una barriera per l’amore: non puoi amare nessuno perché le tue aspettative sono tali che nessuno può soddisfarle. E così hai sprecato quarant’anni di vita.
È ora di imparare una
cosa: a prendere la vita con leggerezza. Vivila tranquillamente, con tutte le
sue limitazioni e imperfezioni. Goditela.
Ed ecco che accade un
paradosso: quando incominci a goderti la vita con tutte le sue imperfezioni, è quasi perfetta… ma sto dicendo quasi! È perfetta al novantanove virgola nove per cento. Quell’uno
per cento di imperfezione rimane. Questo è l’unico modo in cui si può vivere,
ma accade solo quando permetti che la vita sia così
com’è, quando non pretendi troppo.
Non c’è bisogno di pretendere: accetta
qualsiasi cosa accada.
Se cerchi la donna
perfetta non ne troverai mai una. Se
cerchi una cosa che sia perfetta, sarai solo infelice, ecco tutto: troverai
solo infelicità, in quantità sempre maggiori.
In Oriente un tempo c’era
una superstizione secondo la quale i re non costruivano i loro palazzi in modo
perfetto. Lasciavano che una parte del palazzo restasse imperfetta… per
ingannare dio, capisci? Il palazzo non è ancora
perfetto, quindi dio lo lascia stare, lascia che resti
in piedi. È ancora in costruzione. Se il palazzo fosse
perfetto, potrebbe crollare: questa era una superstizione, ma c’è un granello
di verità. Quando una cosa diventa perfetta, crolla.
Ecco
perché i buddha scompaiono dal mondo. Quando una persona
diventa un buddha, quella è l’ultima volta in cui sarà qui; non ritornerà più.
Rilassati, prendi le cose
con leggerezza. L’esistenza non è così dura come ti immagini,
è compassione, amore.
L’esistenza è ricca di
compassione, è per questo che permette ogni genere di limitazioni, di imperfezioni e allo stesso tempo continua a elargire doni
di tutti i tipi.
Comincia a gioire. Hai
cercato troppo a lungo di migliorarti. Hai fatto quarantotto gruppi! Deve
essere un record. Adesso basta! Sì, alcuni gruppi – quindici, diciotto –
bastano. Quarantotto sono troppi! Adesso dimenticati
completamente dei gruppi e dimenticati della crescita e del perfezionamento.
Comincia a vivere e a gioire. Ecco cosa volevo dirti!
(Il sannyasin
dice che non ha fatto quarantotto gruppi, solo tredici.)
Ne hai
fatti quarantotto, stasera non riesci proprio a contare! Io ho dei
registri! Controlla di nuovo, magari io sto contando
tutti i gruppi di tutte le tue vite! (1)
(Un sannyasin
dice che a volte diventa molto depresso e introverso.)
Non mi sembra che sia
depressione, penso che tu stai dando l’interpretazione sbagliata a ciò che ti
succede. È solo un bisogno di meditazione, solo un bisogno
di essere da solo, di essere lasciato a te stesso, all’interno di te stesso. Tu
sei una persona molto introversa e ti stai sforzando di essere
estroverso: è questo a creare il problema. Non sono per niente depressioni.
Alle volte hai un grande bisogno di stare con te
stesso, di stare semplicemente da solo. Se questo bisogno non viene soddisfatto, ti sentirai depresso. Se
non lo fai ti viene a mancare proprio qualcosa, ma tu stai trascurando questo
bisogno per te fondamentale.
È come se a una persona molto estroversa venisse detto di continuare a
fare Zazen. Si sentirà molto depressa. Sentirà di essere quasi sul punto di
impazzire. Si chiederà cosa stia succedendo. Vuole incontrare gente e andare al
pub o al ristorante, e parlare con la gente, e poi
magari al cinema, e girare di qua e di là. “Ci sono mille cose da fare” si
chiederà, “cosa sto facendo qui seduto in silenzio?
Come si può rimanere seduti in silenzio?”
Ha
bisogno di attività, vuole incontrare gente, vuole
muoversi. Si troverà in grande difficoltà: dovrà
continuare a reprimersi solo per poter restare fermo. La stessa cosa accade a una persona introversa se cerca sempre di uscire e parlare
e vedere gente e fare cose…
Non sei un estroverso. Se comprendi chi sei allora tutto diventa più facile. Quindi va benissimo: quando riesci a stare con le persone,
bene, ma non sforzarti. Va benissimo anche se non vuoi
vedere nessuno, è assolutamente OK. È a questo che serve questa comune:
dobbiamo permettere che ognuno sia ciò che è. È assolutamente
OK… dillo anche alla tua ragazza. E goditi
questo stare da solo. Non c’è niente di sbagliato. Che
c’è di male nello stare con se stessi? Che c’è di male nel rimanere a occhi chiusi? Tutti i grandi meditatori nascono da una
situazione come la tua… puoi diventare un grande meditatore! La tua è una interpretazione
sbagliata, lasciala perdere. Comincia a gioire, e dopo un mese fammi sapere,
mm? Bene! (2)
(Osho si rivolge
a un sannyasin che gli aveva in precedenza scritto una lettera.)
Non c’è niente di
sbagliato nella tua energia. C’è solo qualcosa di bello che vuole accadere e tu
non stai permettendo che accada, di qui la depressione. È una depressione
benefica. Non tutte le depressioni sono così. È un tipo di depressione che accade quando la tua energia vuole decollare e non può farlo
a causa della paura. Sai che questo adesso è possibile, ma per via delle
vecchie abitudini ti attacchi al passato: è per questo che
ti senti depresso, triste.
La porta è aperta,
l’invito è arrivato, e tu non puoi entrare a causa dei tuoi attaccamenti.
È la paura dell’uccellino
al primo volo: lui sa di avere le ali, sa che altri uccelli possono volare e si
godono il sole e il vento e il cielo, e sa che anche lui potrebbe goderselo –
una voce nel profondo gli dice: “questo è un tuo
diritto di nascita” – ma la paura… Poiché
non hai mai volato prima, non ha mai lasciato la sicurezza del nido,
rimane attaccato al nido.
La tensione dipende dal
fatto che sa di poter spiegare le ali, eppure si attacca al nido, per paura di
perdere questa sicurezza. Ma il nido deve essere
abbandonato. Non è più un nido ora: è diventato una
tomba.
È questa la tua
situazione, la tua energia è pronta a compiere un grande
salto, siine felice. Non è una depressione negativa, ha in sé qualcosa di
veramente positivo. (3)
(1)
Won’t you join the dance #10
(2)
The no Book #11
(3)
The rainbow bridge #21
Depressione,
Il fatto è che l’uomo ha sempre vissuto nella
povertà. La povertà ha un suo pregio: non distrugge mai i tuoi sogni, ti porta
sempre entusiasmo per il domani. Uno spera, crede che
le cose potranno andare meglio: i periodi oscuri stanno già passando, presto
arriverà la luce.
Ma la situazione ora è
cambiata. Nei paesi più sviluppati… e ricordati, il problema della depressione
non esiste nei paesi sottosviluppati – nelle nazioni povere, la gente ha ancora
speranza – c’è solo nei paesi più avanzati, dove hanno tutto ciò che hanno
sempre sognato. Adesso l’idea del paradiso non funziona più e nemmeno quella di
una società priva di classi. Nessuna utopia può migliorare le cose. Hanno
raggiunto la loro meta, ed è proprio questo la causa della depressione. Adesso
non c’è più speranza: il domani è buio, e dopodomani sarà ancora più buio.
Tutte queste cose che
avevano sognato erano bellissime, ma non avevano mai considerato le loro
implicazioni. Ora che le hanno ottenute, sono arrivate anche le conseguenze. Un
uomo è povero, ma ha appetito. Un altro è ricco, ma non ha appetito. Ed è meglio essere povero ed avere appetito che essere ricco
e non averne. Cosa te ne farai di tutto quell’oro, di
tutti quei dollari? Non puoi mangiarteli.
Hai tutto, ma è scomparso
quel desiderio per cui avevi sempre lottato. Hai avuto
successo, e io ho detto tante volte che niente
fallisce come il successo. Sei dove volevi arrivare, ma non ti eri reso conto
delle conseguenze. Hai milioni di dollari, ma non riesci a dormire. Quando
l’uomo raggiunge le mete desiderate, diventa consapevole del fatto che insieme a queste arrivano molte altre cose. Ad esempio, per tutta la
vita cerchi di guadagnare dei soldi, pensando che un giorno, quando li avrai,
potrai vivere in maniera rilassata. Ma sei stato in tensione tutta la vita – la tensione
è diventata la tua disciplina di vita – e, alla fine, quando hai ottenuto tutti i soldi che desideravi, non riesci a rilassarti. Dopo un’intera vita costruita sulla tensione e sull’angoscia e sulle
preoccupazioni non sarai in grado di rilassarti. Così non sei
più un vincente, sei un perdente. Perdi l’appetito, ti rovini la salute,
distruggi la tua sensibilità, distruggi il tuo senso
estetico – non c’è tempo per tutte queste cose che non producono soldi. Se corri dietro ai soldi, come puoi trovare il tempo di
guardare le rose? E chi ha tempo di guardare il volo
degli uccelli? E chi di guardare la bellezza delle
persone?
Rimandi tutte queste cose
fino al giorno in cui avrai tutto, e potrai rilassarti
e goderti la vita. Ma quando finalmente hai tutto, sei
diventato una persona ormai cieca, cieca
alle rose, cieca alla bellezza, che non sa godere della musica, che non
sa godere della danza, che non comprende la poesia, che capisce solo i soldi.
Ma quei soldi non ti danno alcuna soddisfazione.
Una situazione da
compatire davvero. Non avevi mai pensato alle sue implicazioni, non avevi mai
pensato alle possibili conseguenze, non avevi mai
pensato di poter perdere qualcosa guadagnando del denaro.
Non avevi mai pensato che avresti perso tutto ciò
che poteva renderti felice solo perché avevi continuato a trascurare tutte
quelle cose. Non avevi tempo, c’era una concorrenza spietata e così dovevi
essere spietato anche tu. Alla fine scopri che il tuo
cuore è morto e la tua vita priva di significato.
La capacità di gioire è un
qualcosa che va nutrito. È una certa disciplina, un’arte – come fare a gioire –
e per entrare in contatto con le grandi cose della vita ci vuole tempo.
L’uomo che corre dietro ai
soldi lascia da parte tutto ciò che può essere una porta verso il divino, e
alla fine della strada scopre che non c’è nulla davanti a lui, tranne la morte.
Per tutta la vita è stato infelice. L’ha tollerato, l’ha ignorato, nella
speranza che le cose sarebbero cambiate. Adesso non può più né ignorarlo né
tollerarlo, perché domani c’è solo la morte… e nient’altro. E
tutta l’infelicità accumulata in una vita intera, finora ignorata, tutta la sofferenza che ha ignorato, esplode
nel suo essere. In un certo senso, l’uomo più ricco è il più povero del mondo.
Essere
ricchi
e insieme non essere poveri è una grande arte. Essere poveri
e insieme essere ricchi è l’altra faccia di quest’arte.
Ci sono dei poveri che scoprirai enormemente ricchi. Non possiedono nulla, ma sono
ricchi; non di beni materiali, ma ricchi nel loro
essere, nelle loro esperienze in tutte le dimensioni. E
ci sono dei ricchi che hanno tutto, ma sono assolutamente poveri e vuoti. Al
loro interno c’è solo un cimitero.
La
prima cosa nella vita è trovare il significato del momento presente. La fragranza fondamentale del tuo essere dovrebbe essere l’amore, la gioia,
la celebrazione. Allora puoi fare tutto, i soldi non
riusciranno a distruggerla.
Ma tu
trascuri tutto ciò e non fai che correre dietro ai soldi, pensando che i soldi
possano comprare tutto. E poi un giorno scopri che non
possono comprare tutto, e tutta la tua vita è stata dedicata ai soldi. Questa è
la causa della
depressione. In Occidente c’è un urgente bisogno di
meditazione, altrimenti questa depressione finirà per uccidere la gente.
In Occidente queste persone depresse vanno da psicoanalisti, da terapisti che sono depressi
anche loro, anzi più depressi dei loro pazienti. È naturale: per tutta la
giornata sentono parlare di depressione, di disperazione, di mancanza di
significato della vita. E
vedendo tante persone di talento in una condizione così difficile, si perdono
anche loro di coraggio. Non sono in grado di dare aiuto, ne
hanno bisogno anche loro.
La funzione della mia
scuola è di preparare la gente tramite la meditazione e di mandarla nel mondo
come esempio per chi è depresso. Se queste persone riusciranno a vedere che c’è
anche gente che non è depressa, ma al contrario incredibilmente gioiosa…
può nascere una speranza. Adesso potranno anche avere tutto e non preoccuparsi…
potranno meditare.
Io non insegno
la rinuncia alle ricchezze, non voglio farvi rinunciare a nulla. Puoi
lasciare che tutto resti com’è, aggiungi solo qualcosa in più alla tua vita.
Finora hai solo accumulato degli oggetti. Ora aggiungi qualcosa al tuo essere,
e nascerà la musica, nascerà
il miracolo, nascerà la magia, si creerà un entusiasmo nuovo, una nuova giovinezza, una nuova freschezza.
Non è un problema
insolubile. È un problema grande, ma la soluzione è molto semplice.
Osho tratto da:
The trasmission of the lamp #2
L'ATTACCAMENTO ALL'INFELICITÀ
Le persone sono molto contente della loro
infelicità. A volte mi sembra persino che se tutte le loro disgrazie
svanissero, non saprebbero che fare. Si ritroverebbero senza
un'occupazione, potrebbero solo suicidarsi. Questo è ciò che ho potuto
osservare: le aiuti a uscire da una situazione infelice,
e il giorno dopo sono qui con qualcos'altro. Le aiuti
a venire fuori da quella, e sono di nuovo pronte... come se ci fosse un
profondo attaccamento all'infelicità. Tramite l'infelicità ottengono qualcosa:
è un investimento, ed è un investimento che rende.
Qual è l'investimento? L'investimento è che quando la scarpa non si adatta al
piede, ti accorgi di più che esisti. Quando la scarpa
si adatta perfettamente, ti rilassi e basta. Se la scarpa si adatta perfettamente,
non solo ti dimentichi del piede: è il tuo io che scompare.
Quando c'è una consapevolezza estatica, non ci può essere alcun
io, è impossibile! L'io può esistere solo con una mente infelice: l'io non è
nient'altro che l'insieme di tutte le tue miserie. Solo quando sarai veramente
pronto a lasciare andare l'io, le tue miserie potranno scomparire. Altrimenti non farai altro che crearne delle nuove. Nessuno
può aiutarti, sei sulla strada che ti porta a distruggerti da solo, a
sconfiggerti da solo. Di conseguenza, quando verrai la prossima volta da me con
qualche problema, prima chiedi a te stesso se vuoi veramente risolverlo...
perché sta' attento, io posso farlo davvero. Ti interessa
veramente risolverlo, oppure solo parlarne? A te piace parlarne. Vai dentro di
te e indaga, e lo capirai: tutta la tua infelicità esiste perché le dai sostegno. Senza il tuo sostegno non può esistere nulla.
Proprio perché TU le dai energia, può esistere - se
non le dai energia, non può esistere. E chi ti sta
costringendo a darle energia? Anche per essere triste, ci
vuole energia, perché senza energia non puoi essere triste. Perché accada il fenomeno della tristezza, devi dargli
energia. Ecco perché dopo la tristezza ti senti così sfinito,
esausto. Che cosa è successo? Nella depressione non
hai fatto nulla, eri solo triste, quindi come mai ti senti così sfinito ed
esausto? Dovresti emergere dalla tristezza pieno di
energia, ma non è così. Ricorda, tutte le emozioni negative richiedono
dell'energia, ti esauriscono. E tutte le emozioni positive
e gli atteggiamenti vitali sono delle dinamo di energia: creano più energia,
non tendono mai a esaurirti.
Se sei felice, improvvisamente il mondo intero
fluisce verso di te con la sua energia, il mondo intero ride insieme a te. E ha ragione il proverbio che
dice: "Quando ridi, il mondo intero ride con te. Quando piangi, piangi da sono". È vero, è proprio vero.
Quando sei positivo, l'esistenza intera continua a
darti di più: perché se sei felice, l'esistenza è felice con te. Non sei un
fardello, sei un fiore; non sei un mattone, sei un uccellino. L'esistenza
intera è felice insieme a te. Quando sei come una ma-cigno, seduto come morto con la tua disperazione,
alimentando la tua tristezza, con te non c'è nessuno. Nessuno può stare con te.
Nasce un divario tra te e la vita. Allora, qualunque cosa fai,
devi dipendere dalla tua fonte di energia. Verrà ad esaurirsi: stai sprecando
la tua energia, vieni prosciugato dalle tue stesse
sciocchezze. Ma c'è una cosa, ed è che quando sei triste
e negativo, senti di più l'ego. Quando sei contento,
felice, estatico, non sentirai l'ego. Quando sei felice ed estatico non c'è un io, e "l'altro da te" svanisce. Sei
collegato con l'esistenza, non più separato: siete insieme. Quando sei triste,
arrabbiato, avido, quando vai dentro dite e ti godi le tue ferite e continui a osservarle, incessantemente, quando giochi con le tue
ferite e cerchi di essere un martire, c'è distanza tra te e l'esistenza. Vieni lasciato da solo, e là sentirai l'lo. E quando senti
l'io, l'intera esistenza ti 'diventa 'nemica. Non che
diventi nemica a causa del tuo lo, ma ti appare
ne-mica. Se vedi che tutti ti sono nemici, allora ti comporterai
in modo che tutti DOVRANNO esserti nemici.
OSHO, TRATTO DA: Il libro del nulla - Ed.
Mediterranee
Ridere
ed una buona medicina...
ed é gratis!
Nel libro
Salute! (Ed Urra) del Dr. Patch Adams (sì, proprio
lui, il medico-clown del film omonimo) si può trovare questa spiegazione medica
dell’effetto fisico e mentale della risata sugli esseri umani.
“
Osho ha adoperato la
risata come medicina già dai primi anni sessanta, quando ha incominciato a
parlare alla gente. I suoi discorsi sono inframmezzati di barzellette, aneddoti
e humour. Ha usato liberamente la risata come terapia. Le persone che si
trovava di fronte erano quelle che, fin dagli anni della scuola, avevano
imparato a evitare di ridere perché questo creava
problemi con le autorità. Con i suoi metodi ha dato sollievo a
una generazione appesantita da un carico di serietà. Per Osho la serietà è una
malattia, non una qualità.
Ora che gli effetti della
risata sulla salute dell’uomo vengono investigati scientificamente, stanno emergendo fatti
nuovi che convalidano gli esperimenti di Osho.
“Ho
appena parlato
della risata, dei suoi poteri meditativi e medicinali. È certo che essa cambia
la tua chimica interna: cambia le onde cerebrali e
cambia l’intelligenza… diventi più intelligente. Parti della mente che erano rimaste addormentate, improvvisamente si svegliano. La
risata raggiunge la parte più profonda del cervello, arriva
fino al cuore.
Chi riesce a ridere non
può avere un attacco di cuore. Chi riesce a ridere non può suicidarsi. Chi
riesce a ridere arriva automaticamente a conoscere il mondo del silenzio,
perché quando la risata finisce, di colpo c’è silenzio. E
quando la risata diventa più profonda, è seguita da un silenzio ancora più
profondo.
Di sicuro ti libera: dalle
tradizioni, dagli inutili condizionamenti del passato. Ti dà una nuova visione
della vita. Ti rende più vitale e radioso, più creativo”.
Osho
tratto da:
Yaa-hoo! The Mystic Rose
“Sì,
Quindi, prima della meditazione
ho riservato uno spazio speciale. Voglio che ridiate il più profondamente
possibile, per potervi scaricare. Allora la meditazione
diventa molto facile, niente
ti può ostacolare.
Il mio contributo al mondo
è quello di fare del senso dell’umorismo una parte del
cammino spirituale. Un uomo che non riesce a ridere è malato – di una malattia
gravissima, mortale”.
Osho tratto da:
The
Language of Existence
Smettila di
ridere!
RIDERE È UNA delle cose che sono
state maggiormente re presse dalla società in tutto il mondo, in tutte
le epoche.
La società ti vuole serio. I genitori vogliono che
i loro figli siano seri, gli insegnanti vogliono che gli studenti siano seri, i
padroni vogliono che i servi siano seri, i comandanti vogliono che gli eserciti
siano seri. A tutti viene richiesto di essere seri.
Ridere è pericoloso, una cosa da ribelli.
I tuoi genitori ti dicono qualcosa e tu ti metti a ridere: verrà preso come un insulto.
La serietà è considerata qualcosa di onorevole e rispettoso.
E così il ridere è stato così
tanto re-presso che, sebbene la vita sia una cosa spassosa, nessuno
ride. Se riesci a liberare la risata dalle sue catene, scopri, con sorpresa,
che a ogni passo accade qualcosa di divertente.
La vita non è seria. Solo i cimiteri sono seri, la morte è seria. La vita è amore, la vita è risata, la vita è danza e canto. Ma
dobbiamo darle una nuova direzione. La tua vita è stata rovinata dal passato:
ti hanno reso quasi incapace di ridere. La repressione costante della risata ti
ha reso cieco al ridere, proprio come le persone che sono incapaci di vedere i
colori.
E l'infelicità, aggiunta alla serietà che ti fa
sembrare così triste, ma se solo aggiungi una risata a questa
infelicità, non ti sentirai più così triste! Guarda la vita, tutta
intorno a te, e cerca di vedere il Iato buffo delle
cose. Qualsiasi cosa accada ha un lato divertente, hai
solo bisogno di avere il senso dell'umorismo.
Voglio che il senso dell'umorismo sia una qualità
fondamentale di un uomo buono, di un uomo morale, di
un uomo religioso. E non c'è bisogno di darsi tanto da
fare: se appena cerchi di vederlo, il lato buffo delle cose è dappertutto.
La serietà è diventata quasi una parte della
nostra carne e del nostro sangue. Dovrai fare uno
sforzo per liberarti dalla serietà, e dovrai stare in guardia — se riesci a
trovare un avvenimento divertente, non perdere l'occasione. Ci sono dappertutto
persone che scivolano su una buccia di banana... solo che nessuno le guarda.
Anzi, viene considerata
una cosa che non va bene fare.
Ridere richiede una grande
saggezza, e la risata è una grande medicina. Può curare molte delle tue tensioni
e ansietà: nella risata tutta l'energia può ricominciare a fluire. Non c'è
neanche bisogno di aspettare l'occasione giusta.
Nei miei campi di meditazione, avevo una meditazione della risata: la gente si sedeva e cominciava a
ridere, senza alcuna ragione. All'inizio alcuni si sentivano un po'
imbarazzati, per-ché non c'era una vera ragione, ma quando vedevano che lo
facevano tutti... anche loro incominciavano. E ben
presto, ridevano tutti quanti a crepapelle, si rotolavano per terra. E ridevano proprio del fatto che così tanta gente stava
ridendo senza alcuna ragione: non ce n'era motivo... non era neanche stata
raccontata una barzelletta.
Non c'è niente di male... persino
quando sei nella tua stanza, chiudi la porta e fatti un'ora solo di
risate. Ridi di te stesso. Ma impara a ridere.
La serietà è un peccato, una malattia.
La risata ha una bellezza incredibile, una
meravigliosa leggerezza. Ti trasmetterà questa leggerezza, e ti darà le ali per
volare.
La vita è piena di occasioni.
Devi solo essere sensibile. Crea delle opportunità perché anche le altre persone
possano ridere. Ridere dovrebbe essere una delle cose più preziose e più
rispettate dell'umanità – perché solo gli uomini possono ridere, nessun animale
ne è capace. E sicuramente
qualcosa di superiore. (1)
Ridi un po', torna un po' bambino.
Vedi di goderti la vita, non continuare ad andare
sempre in giro con quella faccia seria, e scoprirai in te un benessere più
sincero.
Una ricetta
per non prenderti troppo sul serio.
Da me vorresti qualche rimedio serio. Non ti sarebbe di nessun
aiuto. Bisogna che tu diventi un po’ sciocco. La vetta più alta della saggezza
contiene sempre un pizzico di follia, i più grandi saggi del mondo erano anche
sicuramente molto assurdi.
Nei tempi andati, in ogni
corte, c’era qualcuno un po’ folle - il buffone di corte. Era una forza
equilibratrice, perché troppa saggezza può essere
sciocca: qualsiasi cosa, se troppa, diventa stupida. C’era bisogno di qualcuno
che riportasse le cose terra terra. Nelle corti dei re
un buffone era necessario, per aiutarli a ridere: la gente saggia tende a
diventare seria, altrimenti, e la serietà è una malattia. A causa della serietà
si perdono le proporzioni, si perde la prospettiva. Il
buffone di corte diceva e faceva di tutto per riportare le cose a un livello terreno.
Ho sentito di un
imperatore che aveva un buffone. Un giorno l’imperatore si stava rimirando allo
specchio. Arrivò il buffone, fece un salto e lo colpì
coi piedi nella schiena. L’imperatore cadde contro lo specchio. Si arrabbiò
moltissimo e gli disse: “Spiegami subito la ragione di questo tuo stupido
gesto, altrimenti ti condanno a morte”.
Il buffone rispose: “Mio
signore, non avrei mai immaginato di trovarti qui, davanti a
uno specchio. Credevo fosse la regina”.
L’imperatore fu costretto
a perdonarlo: la ragione suonava ancora più assurda dell’atto stesso. Ma per trovare una scusa simile, quello sciocco doveva
essere molto saggio.
Tutti i
grandi saggi – Lao
Tzu, Gesù – hanno una certa qualità di sublime follia. E
deve essere così, perché altrimenti un saggio sarebbe un uomo insipido –
avrebbe un gusto insopportabile. Deve anche essere un po’ sciocco. Solo allora
le cose sono in equilibrio. Guardate Gesù – cavalca un
asino e va dicendo alla gente: “Sono il Figlio di Dio!”. Guardatelo! Deve aver
avuto entrambe quelle qualità. La gente avrà riso: “Dice queste parole e si
comporta in questo modo...”.
Ma io so che è così che si
presenta la vera saggezza. Lao Tzu dice: “Tutti sono saggi, tranne me. Io
sembro stupido. La mente di tutti è chiara, solo la mia
sembra torbida e annebbiata. Tutti sanno cosa fare e cosa non fare: solo io sono confuso”. Cosa
intende dire? Quello che sta dicendo è: “In me saggezza e stupidità si incontrano”. E quando saggezza e stupidità si incontrano, là c’è la trascendenza.
Così vedi di non essere
serio riguardo alla serietà. Ridici sopra, sii un po’
sciocco. Non condannare l’assurdità: ha la sua bellezza. Se riesci a essere tutte e due le cose, dentro di te avrai la qualità
della trascendenza.
Il mondo è diventato
sempre più serio. Si spiega così l’aumento del cancro, delle malattie di cuore,
della pressione alta, della pazzia. Il mondo è stato forzato verso un solo
estremo. Siate anche un po’ sciocchi…
Avete mai sentito di uno
sciocco che è impazzito? Non è mai accaduto. Sono qua
che aspetto sempre di sentire che uno sciocco è diventato pazzo. Non ne ho mai
incontrato nessuno. Uno sciocco non può diventare pazzo, perché per impazzire
bisogna essere molto seri.
Ho anche cercato di vedere
se gli sciocchi sono in qualche modo più sani dei
cosiddetti saggi. Ed è proprio così: gli sciocchi
hanno una salute migliore dei cosiddetti saggi. Vivono nel momento, non si
preoccupano di quello che gli altri possono pensare di loro. Una tale
preoccupazione diventa qualcosa come un cancro, nella mente e nel corpo. Gli
sciocchi vivono a lungo e l’ultima risata è la loro.
Ricordati: la vita
dovrebbe avere un equilibrio molto profondo. Allora, proprio nel mezzo – nel
punto d’equilibrio – puoi liberarti. L’energia si leva alta e anche tu cominci a innalzarti. Questo dovrebbe succedere per tutti gli
opposti. Non essere saggio, non essere sciocco, vedi di
essere entrambi, così da poter andare oltre. (2)
Impara a
ridere di te stesso
Se
riesci a ridere
di te stesso, va tutto bene. La gente ride degli altri, mai di se stessa. È una
cosa da imparare. Se puoi ridere di te stesso, la serietà se
n’è già andata. Non le lasci alcuno spazio se
riesci a ridere di te stesso.
Nei monasteri Zen, tutti i
monaci devono ridere. La prima cosa che si fa al
mattino è ridere, la primissima cosa. Non appena il monaco si accorge che non
sta più dormendo, deve saltar giù dal letto, assumere un atteggiamento buffo – come un
pagliaccio da circo – e cominciare a ridere, a ridere di se stesso. Non c’è
modo migliore per cominciare la giornata.
Ridere di se stessi uccide l’ego, ti rende più limpido, più leggero, quando ti
muovi nel mondo. E, se hai riso di te stesso, la risata di chi ride di te non ti potrà certo disturbare. Anzi,
stanno semplicemente cooperando, stanno facendo la stessa cosa che hai fatto
tu. Ne sarai felice.
Ridere degli altri è egoistico, ridere di sé è molto umile. Impara a ridere di
te – della tua serietà e di tutte queste cose. Ti può capitare di prendere
molto sul serio la tua serietà. Allora invece di una malattia, ne avrai create due. E in seguito
prendi seriamente anche questa cosa, e così via. Non c’è fine a una situazione del genere, puoi continuare fino alla
nausea.
Così è meglio se
l’affronti fin dall’inizio. Non appena senti che stai diventando serio, mettiti
a ridere, e cerca dentro di te dove si trova questa serietà. Fatti una risata,
una bella risata, chiudi gli occhi e cerca dove è
finita: la serietà si trova solo in un essere che non sa ridere.
Non c’è situazione più
sfortunata di questa, non si riesce a immaginare
qualcuno più disgraziato di un uomo che non sa ridere di se stesso. Per cui
comincia il tuo giorno ridendo di te stesso, e ogni volta che trovi un momento
libero nella tua giornata…
quando non sai cosa fare, fatti una gran risata. Senza motivo –
solo perché il mondo intero è così assurdo, solo perché è così assurdo il modo in cui sei fatto tu.
Lascia che la risata nasca
proprio dalla pancia, che non sia qualcosa di mentale. Uno può anche ridere di
testa, ma allora è una cosa morta. Tutto quello che viene dalla testa è morto,
assolutamente meccanico. Certamente, puoi anche ridere di testa, ma la risata
non raggiungerà alcuna profondità, non arriverà nella pancia, nell’hara. Non andrà giù fino alle dita dei piedi, non si espanderà in
tutto il corpo. Una risata vera è come quella di un bambino. Guarda come si
scuote la sua pancia, tutto il suo corpo sussulta – si
rotola sul pavimento. È una questione di totalità. Ride talmente che comincia a
piangere; ride così totalmente che la risata si
trasforma in lacrime, cominciano a scendergli lacrime dagli occhi. Una risata
dovrebbe essere profonda e totale. Questa è la medicina che prescrivo
contro la serietà. (3)
Inizia ogni
giorno con una bella risata
In alcuni monasteri Zen, i monaci devono
cominciare la giornata con una bella risata, e anche finirla con una risata: la prima e l’ultima cosa! Provaci. È bellissimo.
Sembrerà un po’ folle perché
in giro ci sono così tante persone serie; loro non saranno in grado di capire.
Se sei contento, ti chiedono
sempre il perché. Che domanda stupida! Se sei triste, non ti chiedono mai il perché. Lo danno per
scontato: se sei triste, è tutto normale. Tutti sono tristi. Che
c’è di nuovo? Anche se tu volessi raccontarglielo, non
sono per niente interessati: sanno già tutto, anche loro sono tristi. Che senso ha raccontare una lunga storia? Lascia
perdere! Ma se ridi senza una ragione, allora sì che se ne accorgono: ci deve essere qualcosa che non va in te.
“Quest’uomo deve essere un po’ matto, perché solo i matti
si divertono a ridere. Solo in un manicomio troverai qualcuno che ride”. È una
sfortuna, ma le cose stanno proprio così.
Potresti incontrare
qualche difficoltà: se hai un marito o una moglie sarà difficile per te metterti
improvvisamente a ridere alla mattina presto. Ma provaci lo stesso, è qualcosa che può darti veramente
moltissimo. È molto piacevole alzarsi, uscire dal letto ogni mattina di questo umore. E senza alcun motivo!
Perché non c’è un motivo. È solo che sei di nuovo qui, sei ancora vivo: è un miracolo! E sembra del tutto ridicolo! Per quale
motivo sei vivo? E il mondo esiste ancora. Tua
moglie sta ancora russando, e la camera è la stessa, la casa è la stessa. In
questo mondo in continuo cambiamento – ciò che gli indù chiamano “maya” –
almeno per questa notte non è cambiato nulla. È tutto
lì: puoi sentire il lattaio e il rumore del traffico… tutti gli stessi rumori di sempre. Vale proprio la pena di ridere!
Un giorno non vedrai il
mattino. Un giorno il lattaio busserà alla porta, la moglie starà russando, ma
tu non ci sarai. Un giorno verrà la morte. Prima di finire sottoterra, fatti
una bella risata – fatti una bella risata, mentre c’è
ancora tempo.
Osserva come
è tutto ridicolo: ogni volta inizia la stessa giornata – hai fatto le
stesse cose in continuazione per tutta la vita. Di nuovo ti metterai le
pantofole, correrai al bagno, ti farai la doccia: perché? Dove
vuoi andare? Ti stai preparando e non hai nessun posto dove andare!
Ti vesti,
corri in ufficio… per che cosa? Solo per fare la stessa cosa di nuovo
domani?
Guarda
come tutto è
ridicolo, e fatti una bella risata. Non aprire gli occhi. Appena senti che il
sonno se ne è andato, come prima cosa inizia a ridere,
solo in seguito apri gli occhi – questo creerà una certa attitudine per tutta
la giornata. Hai messo in moto una reazione a catena, una
cosa ne provoca un’altra. Ogni risata ti porta a
un’altra risata.
Le persone invece fanno quasi sempre proprio la cosa sbagliata. Si alzano dal letto tristi, cupe, depresse, infelici… e cominciano a
lamentarsi, fin dalla mattina presto. Poi una cosa tira l’altra, e tutto senza
uno scopo. Si arrabbiano… è qualcosa di veramente sbagliato perché cambia il
tono di tutta la giornata, crea un modello che verrà
poi seguito per tutto il giorno.
La gente dello Zen è molto
più sana. Nella sua follia è molto più sana di te. Comincia con una bella
risata… e vedrai che così sentirai per tutto il giorno che questa risata continua a spumeggiare dentro di te,
pronta a esplodere in ogni occasione. Ci sono così
tante cose ridicole che accadono in giro! Dio starà per morire dalle risate:
sono secoli, un’eternità, che continua a vedere tutto ciò che c’è di ridicolo
nel mondo. La gente che ha creato, e tutte le altre
assurdità: è proprio una farsa. Probabilmente sta ridendo.
Se diventi silenzioso,
dopo la risata, un giorno ti accorgerai che anche dio sta ridendo, sentirai
l’intera esistenza ridere, gli alberi e le pietre e le stelle… insieme a te.
Il monaco Zen va anche a
dormire alla sera con una risata. Il giorno è finito,
è finita di nuovo la commedia; ridendo lui sembra dire: “Arrivederci, e se
sopravvivo, domani mattina ti saluterò di nuovo con un risata”.
Prova! Inizia e finisci la
giornata con una risata, e vedrai che tra questi due momenti, a poco a poco, ci
saranno sempre più risate. (4)
Ridi della vita
Mahakashyapa rideva della stupidità
umana…
La risata è iniziata con
Mahakashyapa e ha poi continuato a esistere ininterrottamente nella tradizione Zen.
Nessun’altra tradizione è veramente in grado di ridere. Ridere appare così irreligioso, profano, che è impossibile immaginare
Gesù che ride, è impossibile pensare a Mahavira che ride. Non puoi proprio concepire Mahavira
che si fa una bella risata di pancia, o Gesù che ride fragorosamente. No, la
risata è stata sempre negata e la tristezza è diventata, in un certo senso,
qualcosa di religioso.
Un famoso pensatore
tedesco, il conte Keyserling, ha scritto che la salute non è religiosa. La
malattia ha delle qualità in sintonia con la religione, perché una persona
malata è triste, priva di desideri: questo non perché si sia lasciata alle spalle tutti i desideri, ma solo perché è troppo
debole.
Una persona sana vuole
ridere, vuole godersi la vita, vuole essere allegra,
non può essere triste. Quindi le religioni hanno
cercato in tanti modi di renderti malato:
digiuna, reprimi il corpo, torturati. Diventi triste,
pensi a suicidarti… ti crocifiggi da solo! Come farai a ridere? La
risata nasce dalla salute, è energia che trabocca. Ecco perché i bambini
possono ridere, e la loro è una risata totale. Tutto
il corpo ne viene coinvolto, quando ridono ti sembra che ridano anche le dita dei piedi. Tutto il corpo, ogni cellula,
ride e vibra. Sono così pieni di salute, così vitali: l’energia fluisce.
Un uomo triste è un
bambino malato, mentre un vecchio che ride è ancora giovane. Persino la morte
non può invecchiarlo, nulla può renderlo vecchio. La
sua energia fluisce ancora e trabocca, ne è sempre
inondato. La risata è un diluvio di energia.
Nei monasteri Zen hanno
continuato a ridere e ridere e ridere. La risata
diventa preghiera solo nello Zen, perché Mahakashyapa è stato il primo a iniziare. Venticinque secoli fa, in una mattina che era
proprio uguale a questa, Mahakashyapa ha dato vita a
una nuova tendenza, completamente nuova, sconosciuta alla mente religiosa del
passato: si è messo a ridere. Si è messo a ridere di tutta l’idiozia, di tutta la stupidità. E Buddha non
l’ha condannato; anzi, al contrario, gli ha detto di avvicinarsi e gli ha dato
un fiore e ha parlato alla folla. Quando la folla ha
sentito la risata, avrà pensato: “Quest’uomo è impazzito. Quest’uomo non ha
rispetto per Buddha. Come puoi ridere in presenza di
un buddha? Quando un buddha è seduto in silenzio, come
puoi ridere? Quest’uomo non ha alcun rispetto”.
La mente dirà che tutto questo è mancanza di rispetto. La mente ha le
sue regole, che il cuore non conosce; il cuore ha le
proprie regole, ma la mente non ne ha mai sentito parlare. Il cuore può ridere
eppure continuare a essere rispettoso; la mente non
può ridere, può solo essere triste ed essere molto rispettosa. Ma che genere di
rispetto è quello che ti impedisce di ridere?
Con la risata di
Mahakashyapa, è iniziato qualcosa di nuovo e nel corso dei
secoli questa risata è andata avanti. Solo i maestri Zen, e i discepoli
dello Zen, ridono.
Tutte le religioni sono
diventate malate perché la tristezza è diventata
sempre più importante. I templi e le chiese
assomigliano a dei cimiteri: non hanno affatto un’aria di festa, non ti danno un senso di
celebrazione. Cosa vedi se entri in una chiesa? Non la
vita, ma la morte: Gesù crocifisso è l’ultimo tocco
nel quadro della tristezza. Puoi forse ridere in chiesa, danzare, cantare in chiesa? È vero, ci sono dei canti, ma sono tristi, e la
gente è seduta con la faccia lunga. Non è una sorpresa che nessuno voglia andare in chiesa:
è solo un dovere sociale da adempiere. Non sorprende che nessuno si senta attratto dalla chiesa: è una formalità. La religione è
diventata una cosa della domenica. Per un’ora puoi tollerare tutta quella
tristezza. Mahakashyapa si mise a ridere davanti a Buddha, e da allora i monaci zen, i maestri, hanno fatto cose tali che le menti
religiose – le cosiddette menti religiose – non riescono nemmeno a concepire. Se hai visto qualche libro Zen, forse hai visto anche
qualche ritratto, qualche dipinto di un maestro Zen. Nessuno di questi ritratti
è fedele all’originale. Se guardi il ritratto di
Bodhidharma o quello di Mahakashyapa, non sono ritratti fedeli del loro viso,
ma ti basta guardarli per avere la sensazione della risata. Sono
spassosi, ti fanno ridere. (5)
OSHO TRATTO DA
(1) Beyond Enlightenment
(2) (3) Come Follow to You
(4) Sudden Clash of Thunder
(5) Bird in the Wing
Deserto… una parola che ha
sempre evocato in me molte fantasie. Oggi è un’esperienza che ha trasformato il mio
essere. Siamo partiti all’avventura, senza sapere bene cosa avremmo trovato: il
nostro non era uno di quei viaggi programmati dalle agenzie turistiche, bensì
un vero e proprio andare alla scoperta, incontrare il mondo del deserto dentro
e fuori di noi. Tutto è cominciato la scorsa estate, quando Elke arrivò nel
nostro centro: mi parlò dei suoi amici beduini, del Sahara e della guida
berbera che da quattro anni l’accompagnava attraverso il deserto con carovane
di dromedari. Subito pensai a un viaggio, in cui la
meditazione fosse il centro dell’esperienza… e così è stato.
Abbiamo scoperto e incontrato un mondo magico, la
nostra è stata una favola, ricca di sensazioni e comprensioni, un’avventura
affascinante, da film. La meditazione è stata la nostra compagna di viaggio:
nel silenzio, nella vastità degli spazi e nell’essenzialità dei gesti, del
cibo, dell’acqua e delle parole. Era lì: nel momento in cui i nostri occhi si perdevano
nel vuoto di un paesaggio senza limiti, quando ci sedevamo in cerchio per
condividere, la sera; quando, calato il sole, una coperta trapuntata di stelle
ci ricopriva. Nel deserto la meditazione ti entra con la forza della natura, infatti impregnava le nostre giornate, e si trasformava in
celebrazione ogni sera, quando i nostri amici beduini ci trascinavano nei canti
e nelle danze berbere intorno al fuoco. In questo viaggio, più il tempo passava
e più, fra di noi, ogni separazione si dissolveva: ci siamo
ritrovati uniti nella meraviglia, nello stupore e nell’incanto, pieni di
gratitudine. I nostri amici beduini ci aspettano per guidarci anche l’anno
prossimo a marzo.
Ma Anila
La meditazione… ha
la sua bellezza:
la bellezza del deserto. Sei mai stato nel
deserto?
Il silenzio,
l’eterno silenzio del deserto…
la sabbia che si espande fino all’eternità…
purezza, pulizia. Sì, quelle sono le bellezze
della meditazione.
Dipende da te: ci
sono quelli che amano il deserto.
Molti mistici
cristiani sono andati nel deserto,
e nel deserto hanno raggiunto il divino.
Andare nel deserto
è solo una
metafora per l’entrare nella meditazione.
Osho
Quando si vive la propria sessualità di
nascosto e pieni di sensi di colpa, è molto facile arrivare a comportamenti che
sono dannosi anche per il corpo.
Fra fluttuazioni di borsa, campagne elettorali e aumenti della benzina, può essere
sfuggita la notizia, riportata anche in Italia da CNN e Repubblica, di
un’inchiesta che ha fatto scalpore negli Stati Uniti. I reporter
del Kansas City Star, dopo lunghe ricerche, interviste e anche un questionario
spedito a 3000 preti cattolici, hanno scoperto che in America l’AIDS miete
molte vittime anche fra il clero.
“Diverse centinaia di
preti cattolici sono morti di Aids dall’inizio degli
anni Ottanta a oggi” scrive il Kansas City Star, “e altre centinaia vivono con
il virus dell’HIV; sembra che la percentuale di sacerdoti morti di Aids sia
quattro volte maggiore rispetto alla norma nella popolazione americana.” E per
“evitare lo scandalo”’ spesso nel certificato di morte non viene
riportata la reale causa del
decesso.
Proprio questa sembra
essere stata la situazione che ha dato il via all’inchiesta: si cita il caso di
un arcivescovo che nel ‘95 lasciò la sua sede per tornare nella città natale,
nel cui ospedale morì di Aids; il suo certificato di
morte, in cui viene classificato come “operaio”, attribuisce il decesso a
‘cause naturali imprecisate’. Dopo le proteste di un gruppo di volontari che si
occupa del problema Aids, i funzionari sono stati
costretti a correggere la causa in ‘malattia connessa all’HIV’ ma la voce
‘occupazione’ è rimasta invariata. Risulta evidente
dall’inchiesta come la posizione della Chiesa, che tratta l’omosessualità come
atto abominevole e la rottura del voto di celibato come qualcosa di turpe,
porta il clero a nascondersi e a soffrire in silenzio. Già nel 1972, da una
ricerca commissionata dai vescovi americani sullo "stato psicologico"
del clero, emergeva che gran parte dei preti non aveva sviluppato una sana
identità sessuale e non aveva risolto i conflitti tipici dell’adolescenza. Uno
studio che però nessuno ha mai preso in seria considerazione.
In
realtà, come dice un vescovo ausiliario di Detroit: “I preti non sanno come
rapportarsi alla loro sessualità E così finiscono per averci a che fare in
maniera poco sana”.
Il problema dell’Aids
preoccupa le gerarchie al punto tale che “dalla maggior parte delle diocesi e
degli ordini religiosi viene ora richiesto agli
aspiranti seminaristi di sottoporsi al test dell’Aids prima dell’ordinazione”,
riporta ancora il Kansas City Star. Ma come dice un anonimo prete in uno dei
quasi mille questionari che sono tornati al giornale: “ Per la maggior parte
del tempo le gerarchie assomigliano a un disco rotto
che continua a ripetere NO al sesso fuori dal matrimonio… e nient’altro. Questa atteggiamento, incapace di distinguere una qualsiasi
sfumatura, costringe le persone a nascondersi, e questo è pericoloso, perché
agendo di nascosto e con mille sensi di colpa, le persone, e quindi anche i
preti, sono portate a comportarsi in maniere poco sane e pericolose per la
salute”.
Sia Roma che le alte
gerarchie americane tacciono. “Il Vaticano ha delegato le risposte ai vescovi
locali”, ha scritto lo Star. Quello di Kansas City se
l’è cavata con un: “I preti sono esseri umani, come tutti gli altri e queste
morti lo dimostrano”.
Di sicuro le morti per
Aids di queste centinaia di preti americani costringono la chiesa cattolica a
riconoscere una realtà che ha tentato di nascondere per secoli: una parte significativa del suo clero è omosessuale.
E in Italia?
* * * * *
Vivete in un mondo brutto, malato, che ha un piede nella fossa. E non voglio che
ci sprofondiate dentro. Ecco perché parlo contro molte cose.
Quello che mi interessa siete voi, la mia gente. Parlo
contro i politici, perché non voglio che i miei sannyasin non sappiano chi sono
i veri criminali in questo mondo. Per questo parlo contro i preti e le
religioni, perché non voglio che vi sfugga nulla. Voi dovete sapere chiaramente
chi sono i criminali.
Il problema è che quei criminali vengono considerati grandi leader, saggi, santi, mahatma, e
sono profondamente rispettati in tutto il mondo, così che non pensereste mai
che possono essere dei delinquenti. Per questo devo insistere continuamente,
ogni giorno. Devo denunciare tutta questa gente, perché sono loro le cause.
Ora, in tutto il mondo si parla di
AIDS, ma questo è l’unico posto dove si dice, dove io dico, che si
tratta di una malattia religiosa.
Non verrà detto in nessun
altro posto. Al contrario, i preti dicono che è una
punizione di dio. E la gente crederà alle loro parole,
la considererà una punizione contro l’omosessualità. Ma nessuno si chiederà
come si è prodotta l’omosessualità, o chi ne è il
responsabile.
Le persone non sono così intelligenti da mettere
insieme le cose. Non riescono a collegare il semplice fatto che sono state
proprio le religioni a insegnare agli uomini a
mantenersi celibi. Sono loro la causa primaria di tutte le perversioni che
riguardano il sesso.
Allora, se qualcuno deve essere punito, non
saranno certo gli omosessuali. Se qualcuno deve essere
punito, saranno quei capi religiosi che hanno predicato il celibato.
L’omosessualità non è altro che una conseguenza dell’insegnamento del celibato.
Ora, come prima cosa,
bisogna che ogni governo dichiari il celibato illegale, criminale. E
invece stanno facendo esattamente il contrario – rendono illegale
l’omosessualità.
L’omosessualità è un sintomo,
non è la causa. Se considerate illegale
l’omosessualità, allora queste persone cominceranno a fare l’amore con gli
animali, visto che non è illegale.
Bisognerebbe far sapere a tutti che non si può andare contro la natura e che chiunque insegni ad
andarci contro è un nemico.
Non mi interessa nessuna
religione, perché sono tutte immondizia e niente altro; non mi interessa la
politica, perché non ho ambizioni di alcun tipo. È per voi, e per varie
ragioni, che le critico. Una è che voi diventiate
consapevoli delle vere cause, per non ingannarvi, come fa il resto del mondo.
Ogni volta che si dice qualcosa che va contro la
mente tradizionale, si produce uno shock.
…Nessuno vuole guardare le cause, perché le cause si trovano oltre la normale capacità di comprensione.
Se si cominciasse a cercarle, si potrebbe scoprire di essere
noi stessi parte di quelle cause. I preti potrebbero esserlo, il papa potrebbe esserlo, Gesù Cristo potrebbe costituirne le
fondamenta. Meglio non indagare. Meglio impadronirsi del sintomo e cominciare a
combatterlo. Meglio reprimere il sintomo.
Quando si reprime un sintomo da una parte, verrà fuori da un’altra e ci si allontanerà sempre di più dalla
natura. Per questo voglio che siate sempre molto
attenti a non combattere i sintomi.
Osho, tratto da The Last
Testament vol. 2
E noi che dobbiamo sempre corrergli dietro… note su un futuro
senza molte illusioni.
di Sw. Satyananda
A me questo 2000 sembra proprio uguale al
1999! Tutto quel chiasso fatto sul nuovo millennio è gia
stato dimenticato, e stiamo andando avanti con la solita vita di tutti i
giorni. Oppure no? A guardar bene qualcosa per me è
cambiato. Il passaggio in un nuovo millennio ha affinato la mia consapevolezza
del tempo. Posso vedere come la sabbia dentro la clessidra stia scorrendo
veloce e inarrestabile. È così che ho la precisa sensazione che non ci sia
tempo da perdere.
C’è davvero tanta fretta? Sta bruciando qualcosa? È difficile dirlo, in realtà ci sono incendi dappertutto.
L’umanità è impegnata in un processo di sviluppo velocissimo, il cui ritmo continua a
crescere. I futurologi concordano nel dire che
ci troviamo in un momento fondamentale di rottura, paragonabile soltanto al
momento di passaggio dall’era dei cacciatori nomadi a quella dei coltivatori stanziali, oppure
con il passaggio dalla società agricola a quella
industriale. Oggi siamo testimoni del passaggio dalla società
industriale a quella dell’informazione.
L’informazione – la comunicazione delle conoscenze – è una forza
produttiva fondamentale, decisiva di questi tempi.
In qualunque campo, la
velocità dei cambiamenti è in rapido aumento e la situazione è sempre più
fluida. Ciò che andava bene solo ieri, oggi non è più conveniente. Prendi per
esempio la fedeltà al posto di lavoro. Per quasi un secolo questa è stata una
qualità molto apprezzata: i lavoratori si identificavano
con la loro ditta e i dirigenti ricompensavano
questa fedeltà con delle gratifiche. I giovani si basavano sulle
esperienze dei vecchi. La stretta connessione con la propria azienda dava a
molti un senso di sicurezza. Oggi questa fedeltà per l’azienda viene considerata come un segno di mancanza di flessibilità.
Molte aziende fanno di tutto per mandare in pensione anticipatamente i
dipendenti più anziani. I giovani, che sono cresciuti nel mondo dei computer,
non sanno che farsene delle esperienze dei più vecchi. Nessun posto di lavoro è
più sicuro. E i nuovi posti di lavoro creati nell’era dell’informazione hanno spesso un’aria
stranamente virtuale. È interessante notare che anche i “padroni del
vapore” non hanno un’idea chiara di dove
stiamo andando. Questo è uno dei motivi alla base del grosso boom delle consulenze industriali: anche chi ricopre posizioni
dirigenziali si sente del tutto insicuro. Il mercato sta bollendo. Sono tutti
sotto pressione. Bisogna essere pronti a rischiare se non si vuole perdere il
passo col mercato – solo che oggi è impossibile valutare con precisione questi
rischi. Così anche le carriere al vertice sono sempre in pericolo, ed è questa enorme insicurezza che crea un grande stress. Si fa di tutto per essere preparati ad
affrontare i problemi del lavoro, si partecipa a
innumerevoli corsi tenuti da consulenti –
solo che neanche loro sanno esattamente come andranno a finire le cose.
La ricetta che offrono è il cosiddetto “positive
thinking” (pensiero positivo) e la
parola d’ordine è “fit for fun”,
praticamente pronti a divertirsi sul lavoro… ma purtroppo sembra che il
divertimento sia già finito, e il
pensare positivo non è sempre in grado di produrre bilanci in
pareggio.
Anche le
nostri relazioni personali non vengono risparmiate dalla tempesta della
trasformazione. Chi non è riuscito ad andare già in pensione – o a rifugiarsi
in un’isola tropicale – non riesce a sottrarsi alla
furia del mercato. Le tasse, l’affitto, le spese mediche,
l’auto che ha bisogno di benzina; anche il corpo poi ha le sue esigenze, che
cerchiamo di soddisfare con cibi naturali, massaggi… e con le vacanze al mare.
Ma tutto questo costa caro!
Chi non conosce la
sensazione di vuoto totale quando arrivi a casa dopo
un’altra giornata di lavoro frenetico e le
tue batterie sono completamente scariche. Anche sedersi a meditare
diventa troppo faticoso, e comunque, se ci provi,
spesso ti addormenti. Alla fine ci si accascia davanti alla TV… e non resta più
energia neanche per il partner. Una
relazione armoniosa ha bisogno di “quality time”, come
si dice negli USA: bisogna avere l’energia e il tempo di ascoltare con attenzione, di adattarsi ai bisogni dell’altro; se è
necessario si può avere una discussione, ma restando sempre ben centrati e
svegli.
Meditare? Certo, sembra così bello: sedersi in silenzio, senza far nulla… e
l’erba cresce da sola. Ma non prendiamoci in giro: per la maggior parte
di noi ricercatori spirituali la situazione è simile a quella di un mio carissimo
amico che l’altro giorno mi ha scritto dicendo: “Qualche volta sono seduto in
silenzio e non faccio nulla… ma dopo un po’ sento
questa urgenza di far crescere quella dannata erba il più fretta possibile!”.
Tanti di noi operano in un
mondo del lavoro dove viene richiesto un aumento
sempre maggiore della produttività, costringendoci così a un continuo processo
innovativo. È un mondo che si basa sul “lean
management” (sempre meno manager), su un marketing che deve essere “molto aggressivo”,
su improvvise fluttuazioni dei valori di borsa e su lotte “a coltello” per
eliminare la concorrenza prima che quella elimini te. Tutto questo è
tremendamente faticoso.
Oggi poi non è più così
facile trovare uno stile di vita alternativo. Il mondo si muove in una direzione
in cui all’individuo viene data sempre più
responsabilità personale.
Questa in linea di
principio è una cosa positiva, ma vuol anche dire che
non si può più contare su di un buon livello di assistenza medica quando si è malati, su di una rete
sociale di assistenza quando si è senza lavoro o oramai troppo vecchi.
Anche l’idea di vivere in una
bella comunità sannyasin non è una cosa che
succede da sola. Queste comuni devono prima
essere costruite. E dai tempi dell’Oregon sappiamo che una comune può
funzionare solo quando i suoi membri hanno un alto
livello di consapevolezza.
Per dirla in poche parole:
siamo noi che dobbiamo prenderci cura di noi stessi, proprio qui e ora. E prenderci cura di noi stessi non vuol certo dire solamente
lavorare come dei pazzi e mettere da parte tanti soldi. Secondo me vuol dire trovare l’atteggiamento giusto nei confronti
delle rapide trasformazioni nelle quali siamo già coinvolti e in quelle che
devono ancora arrivare. Non si tratta di trovare una sicurezza illusoria cercando
di possedere sempre di più, ma piuttosto di essere
vitali, svegli, flessibili, innovativi, e soprattutto senza paura.
Ventidue
anni fa ero stato molto contento di lasciarmi alle
spalle lo stile di vita “normale” e di atterrare nell’ashram di Pune. In quel
momento ero convinto che sarei invecchiato e sarei morto nella stessa comune.
Osho per fortuna ha distrutto questa mia illusione. Oggi non posso dire di essere molto entusiasta di ritrovarmi ancora nel mondo
del lavoro, ma al tempo stesso non sono neanche infelice. Vedo che il mio
atteggiamento è completamente cambiato : non uso più i
gomiti per fare carriera, non ho più l’ambizione di essere il più bravo e non
mi si può più trovare con un bicchiere in mano a un cocktail party, giusto per
incontrare “quelli che contano”. Sento che per me oggi il mercato del lavoro è
un interessante terreno di prova in cui posso sperimentare con la mia
creatività e la mia consapevolezza. A volte si fa
fatica, però ci si diverte anche!
Nei prossimi vent’anni le
esigenze del mercato del lavoro diventeranno ancora più complesse. Sembra che
alla fine ci ritroveremo o in quel numero relativamente piccolo di persone che
hanno accettato le sfide della “società dell’informazione”: sempre sveglie,
disciplinate e tenaci. Oppure saremo insieme ai tanti
che non sono riusciti a tenersi al passo coi tempi, che non ce l’hanno fatta a
creare sempre qualcosa di nuovo, a rafforzare la loro indipendenza e a vivere
la loro creatività. Non sarà certo divertente far parte di questo
ultimo gruppo: lavoreranno, come precari, per salari molto bassi, e in
più diventeranno le “vittime” dell’industria del divertimento multimediale, quella
che tiene tranquille le masse con intrattenimenti superficiali, in modo
che non venga loro mai in mente di cambiare qualcosa in questo “bel mondo nuovo”.
Ma di sicuro uno Zorba il Buddha non può finire così!
Tratto da Osho Times edizione tedesca
febbraio 2000
Un’intervista
con Garimo, coinvolta da più di 25 anni nel "lavoro come meditazione"
all’interno del mondo di Osho, ci ricorda come il
cambiamento sia una cosa sola con l’esistenza.
TUTTE LE RELIGIONI AL MONDO HANNO CREDUTO NELLA
STABILITÀ, 10 CREDO NEL CAMBIAMENTO. TUTTE LE RELIGIONI DEL MONDO ERANO
DOGMATICHE; IO SONO ASSOLUTAMENTE NON DOGMATICO, SONO CONTRO OGNI DOGMA. TUTTE
LE RELIGIONI SONO STATE RIDOTTE, SISTEMATE IN SCHEMI
FILOSOFICI. QUANDO ME NE ANDRÒ, VI LASCERÒ IN UN TALE CASINO - NESSUNO RIUSCIRÀ
A SISTEMATIZZARE QUELLO CHE IO REALMENTE HO DETTO, NESSUNO POTRÀ RIDURLO A UN DOGMA.
NON POTETE DEFINIRMI. NON POTETE
ETICHETTARMI, NON SONO UNA COSA. SONO UN FIUME, UNA NUVOLA CHE CONTINUA
A CAMBIAR FORMA.
Osho,
The Secret of Secrets
Jayapal: Osservando l’evoluzione del mondo di Osho,
quando lui era nel corpo, una cosa diventa subito chiara: è sempre stato
impossibile prevederne gli sviluppi ulteriori. A metà degli anni 70, ai tempi
dell’Ashram a Pune, nessuno avrebbe potuto immaginare Osho che viveva in un
castello del New Jersey, o in un ranch in mezzo al
deserto dell’Oregon, mentre intorno si costruiva una città. E chi poteva
prevedere poi l’eliminazione degli abiti arancioni e dei mala
e, dopo il ritorno di Osho a Pune, il suo stesso cambiamento di nome? E, per finire, io almeno non mi sarei mai aspettato
l’eccezionale aumento dei sannyasin, dopo che
Osho ha lasciato il corpo.
Con questa storia alle spalle, cosa possiamo fare per conservare lo
spirito essenziale dell’ignoto, dell’imprevedibilità,
in questo inizio
del 21esimo secolo, senza la presenza fisica di Osho?
Garimo: Mi pare una cosa che
avviene molto naturalmente, questa almeno è la mia esperienza. L’esistenza
stessa si muove in maniera assolutamente imprevedibile. Finché noi, – secondo
la visione di Osho e con i suoi metodi – continuiamo a
meditare e a crescere, diventa sempre più facile anche seguire l’esistenza. La
tua citazione (vedi lato) è molto bella e, come tutte le cose di Osho, è rivoluzionaria, va molto al di là di quanto io
potessi mai immaginare 25 anni fa, 10 anni fa o anche due anni fa. Senza dubbio
fra dieci anni – guardando quello che sarà accaduto – sarà ancora più
rivoluzionaria. Prendi la parola “religione”: credo che la conclusione finale sia che l’intero concetto
di religione diventa superfluo. Secondo me, pensare che stiamo “conservando lo
spirito essenziale dell’ignoto” è un’illusione. Siamo già bravi se riusciamo a
non restare indietro!
J.: Quale sarà l’impatto della tecnologia sulla diffusione del messaggio di
Osho? Con questo non intendo solo l’opportunità di divulgare l’enorme massa
delle sue parole su Internet. I maestri del passato non riuscirono a tramandare
molto di più che parole scritte o racconti, spesso riportati male dal cronista.
Ora, con i video (anch’essi accessibili in tutto il mondo, via
Internet), sebbene ancora distorti dai
filtri della mente, per lo meno il ritmo, il
tono, la trasmissione visiva restano più intatti. Questo promette bene per la
continuazione del suo messaggio in una forma più pura, meno distorta? Se è
così, c’è una possibilità che la fragranza di Osho si mantenga viva più a lungo di quanto
sarebbe stato in un’era pre-tecnologica?
G. : Credo
che Osho stesso abbia dato grandissima importanza a tutto questo, e che l’Osho
International Foundation abbia seguito le sue indicazioni, creando archivi di
tutti i media – da quelli scritti, a quelli audio e video – e distribuendoli in
tutto il mondo, come pure su Internet.
Ricordo che Osho diceva di non
preoccuparsi affatto di quello che sarebbe avvenuto nel futuro, il
futuro se la sarebbe cavata da solo. Cosa succederà
nei prossimi secoli, chi può dirlo? Ma sicuramente,
perfino in questo momento, Osho è disponibile in maniera stupefacente, più di
quanto non sia riuscito a qualsiasi uomo del genere prima di lui. Posso solo
sentirmi grata per questo, sia per me stessa che per
ogni essere umano che, in qualsiasi parte del mondo, può avere esperienza di
lui.
Secondo te in questo modo si può entrare in contatto
con Osho “in maniera più diretta, meno distorta” attraverso il ritmo delle sue
parole, il tono, i gesti. Lo credo anch’io. è
la dimensione dell’inesprimibile, il regno del cuore, il regno
della sensibilità interiore, del mistero oltre le parole.
Una conferma esistenziale di quello che tu dici… Alla White Robe, l’altra sera, stavo sentendo:
“Ascoltare un maestro è una cosa e leggere le stesse parole in un libro è
completamente diverso, perché dietro quelle parole non c’è la presenza viva del
maestro. Non puoi vedere quegli occhi, né quei gesti, non puoi vedere in quelle
parole, la stessa forza… non puoi sentire quelle stesse
pause di silenzio.”
Ho aperto gli
occhi e guardato, quegli occhi… quei gesti. Era
chiaro! “La stessa forza…” E la percepivi! Per non parlare delle “pause di
silenzio”. Un’esperienza che risponde perfettamente alla tua domanda!
J. : Amo molto queste parole di Osho: “Prima di
lasciare il mondo, devo dichiarare che tutti i miei sannyasin sono benedetti.
Migliaia di Bhagwan in tutto il mondo! Non ci sarà bisogno di costruire nessun
luogo, nessun angolo speciale per me , io mi
dissolverò nella mia gente”. Ognuno di noi ha la sua storia, spesso piena di
mistero, su come ha incontrato Osho. In passato era semplicemente l’arrivo del
momento giusto in cui uno era pronto a incontrare il
maestro. Ora, con Osho non più nel corpo, l’energia di cui ci siamo imbevuti è
ancora sufficiente ad attrarre gente nuova? Se è così,
perché dobbiamo promuovere il Club Meditation, per attirare delle persone? Oppure
questa indicazione ci arriva da Osho ?
G.: Ashram, comune, Club
Meditation – queste parole per me sono
tutte come carte di colori diversi intorno allo stesso cioccolatino. Proprio
come le parole “religione” e “spiritualità”. Fra vent’anni un
posto come
Tu lo fai apparire come se ci fosse qualcosa di
leggermente disdicevole. Cosa c’è di così eccezionale
in un ashram o in una comune? Non erano anche loro segnali per attirare la
gente in quei giorni? Esperimenti per sviluppare un crogiuolo di meditazione e
trasformazione?
Ho la sensazione che la “nostra generazione” di
sannyasin abbia una specie di zona cieca, in cui non
riesce a vedere. Osho ha ripetuto di aver avuto tante volte molte persone che
venivano da lui come gruppo, che restavano finché lui diceva e faceva cose che
sostenevano i “valori collettivi” di quel gruppo, e che se ne
andavano, più o meno in massa, non appena cominciava a dire cose contro
i valori di quella collettività. Erano rari quelli che restavano, gente che era
veramente in sintonia con lui e con la sua visione, piuttosto che con il loro
atteggiamento mentale precostituito. La mia intuizione è che, per la nostra
generazione di sannyasin - attirati da cose come “la comune” ed essere “i pochi
eletti”- è ancora difficile vedere come qualcosa che non era altro che “la
carota” di quel tempo, è ormai servita al suo scopo e non vale più la pena di
continuare a proporla. Ma la mia esperienza di lasciar
perdere con queste “carote” è qualcosa di veramente liberatorio. Si apre un cielo infinito di possibilità… tutto diventa più
leggero e giocoso.
Anche per me la comune di cui Osho parlava tanto,
quando lo incontrai per la prima volta – e poi l’esperimento di Rajneeshpuram –
erano a sostegno di un sogno che mi portavo dentro di
una società ideale, un luogo dove tutti vivevano
insieme meravigliosamente e in armonia. Ma,
dopo averci mostrato quello che poteva succedere con un sogno così, Osho lasciò
cadere quel particolare approccio, e al suo ritorno a Pune creò un’opportunità
diversa: il luogo di vacanza-meditazione.
Mi ci volle molto tempo per arrivare anche solo a
considerare una cosa del genere. Solo dopo un bel po’ di sofferenza – ed essere
salita sulle barricate a combattere mulini a vento – cominciò ad albeggiare
dentro di me l’idea che stavo cercando di proteggere qualcosa di non essenziale
e che questo di fatto mi impediva di muovermi
gioiosamente verso nuove
forme, nuove manifestazioni, nuove espressioni. L’essenziale – la
meditazione e la trasformazione – continua a fiorire e a
espandersi. E questo può prendere tantissime forme
diverse.
J.: Come vedi l’evoluzione dei centri che si aprono in tutto il mondo?
Pensi che dovrebbero svilupparsi secondo la loro particolare posizione
geografica e lo stile dei loro partecipanti? Come bilanciare la libertà che ha
creato un tessuto originale e creativo in luoghi come Sedona, ad esempio, e il
posto di Veeresh in Olanda, con un certo grado di coerenza?
G.: Mi sembra che quello che ha bisogno di essere chiaro e coerente in ogni
centro di Osho è l’offerta semplice e diretta di Osho, cioè le meditazioni, il “Satsang
serale col maestro” (che a Pune si chiama White Robe), forse i libri e i nastri
– i metodi base di Osho per la trasformazione. Finché
ci saranno individui, ci saranno sempre gusti individuali nell’insieme che si
offre, nella presentazione e nelle cose aggiunte a sostegno di quelle di base.
Non vedo nessun problema in questo: è molto bello. Ma la cosa importante è che
il posto non deve avere solo “Osho” scritto sulla targhetta, senza il contenuto
chiaro e preciso dei metodi di Osho.
J.: Da quando Osho non è più nel corpo, sembra che sempre più sannyasin si
incontrino con altre persone (forse) realizzate. Riesci a contemplare la
possibilità che altri insegnanti possano
effettivamente aiutare ad approfondire la comprensione di Osho? E cosa ne pensi dell’esplosione che si è vista di recente di
sannyasin che dichiarano di essere illuminati?
G.: È l’argomento preferito
del momento, e secondo me sta già andando fuori moda. Cosa
ne penso? Ogni esperienza di vita approfondisce la nostra comprensione e il nostro apprendimento. Quello che io vedo è che Osho addita
la strada più diretta e piena di gioia: essere totali, non divisi, non tenere i
piedi su due barche… si finisce a bagno! Quelli che sono
pronti a fidarsi e seguire queste indicazioni risparmiano tempo e inutili
difficoltà: il viaggio è più facile e senza troppe scosse. Ci sono però
delle volte che, nonostante il suo dito indichi la strada principale, noi
vaghiamo ed esploriamo fossi e precipizi o altre strade
che alle nostre menti, al nostro sentire, a qualcosa dentro di noi sembrano più
attraenti o più facili. Questo avviene sia nel nostro viaggio nelle relazioni,
che nel nostro percorso nella meditazione e
nell’esplorazione interiore. E sento anche Osho che dice
che tutto questo va benissimo. Siamo totalmente liberi,
niente va perduto nell’esistenza. Non c’è niente di giusto o di
sbagliato, e alla fine ritroveremo noi stessi. Ho visto tanti sannyasin venire
e andare - per tutto il periodo in cui Osho era nel corpo, e anche fino a oggi. Sono sicura che continuerà così per sempre, proprio
come il flusso della vita. Per me è molto più salutare focalizzarci su quelli
che arrivano, piuttosto che sul passato.
Tutta questa tendenza emergente di dichiarare la
propria illuminazione e poi organizzare dei satsang sembra basarsi sulla
tradizione. Non riflette affatto la rottura radicale
di Osho col passato. Parlavamo prima di Osho che
diceva: “Tutte le vecchie strutture andranno sottosopra… tutti i vecchi
concetti saranno distrutti. Tutte quelle chiavi (esoteriche) furono sviluppate
per condizioni e culture particolari di un luogo.[…] Prima della fine di questo secolo,
avremo bisogno – ne abbiamo già bisogno – di chiavi universali. […] Così sto lottando per individuare chiavi che siano, in
qualche modo, universali, non per una particolare cultura locale, ma per la
mente umana, quale essa è”.
Ecco, secondo me i sannyasin che si dichiarano
illuminati stanno facendo qualcosa di molto tradizionale, niente a che vedere
con il salto radicale fuori dal gioco
dell’illuminazione, fuori dal gioco maestro-discepolo, fuori dal gioco
pastore-pecorelle del passato. E non sto usando il
termine “gioco” in senso negativo. Per me è come quello che dice Osho quando alla fine, improvvisamente, non vuole più essere
chiamato Bhagwan: “Quando si dice basta è basta! Il gioco è finito!”.
Associare il nome di Osho
a questi satsang è – così la vedo io – un tornare al passato. Più ci si sveglia
meglio è, meno lo si dichiara meglio è. Più si rimane in una ordinarietà risvegliata, senza volersi
distinguere, più si è in sintonia col luogo – per quanto ne capisco io al
momento – dove Osho e l’esistenza sembrano dirigersi.
J.: Osho ha parlato spesso della fine di questo secolo come il punto di
svolta, dove l’umanità avrebbe fatto la scelta tra suicidio e meditazione.
Leggendo i giornali si potrebbe credere che siamo
forse vicini a un incipiente suicidio globale. Credi ancora che la meditazione
possa fare qualcosa?
G.: Avresti dovuto fare
questa domanda a un tipo più filosofico di me, per ottenere una risposta
sensata. Che altro fare? Qual è l’alternativa?
Non è forse la meditazione, sia per Osho che per Zorba
il Buddha, la maniera migliore per passare il tempo? Influenzeremo gli eventi?
Ho sentito Osho che ne parlava, ma è qualcosa oltre la mia esperienza diretta.
Per me si tratta di fare per la sua proposta il nostro migliore
sforzo-senza-sforzo, si tratta di vivere e di trasformare la vita qui ed ora,
nell’unico modo sano e gioioso che mi sia capitato di
conoscere.
J.: Infine una domanda personale. Garimo, non senti mai di voler rientrare
in gioco, nel mondo, per un tempo prolungato?
G.: È una cosa che talvolta
mi incuriosisce. Non posso dire di “sentirlo”, però mi
chiedo se avverrà. Non è qualcosa che sto progettando: comunque
la mia vita è completamente aperta… mi chiedo cosa mi aspetta dietro l’angolo.
Tratto da Viha connection– genn-febbraio 2000
vivere
amare
ridere
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News Services Corporation
Pagine 305 Lire 30.000
lo scopo della vita: La vita non ha altro
scopo che se stessa, perché la vita è un altro nome per indicare dio. La vita è
lo scopo di ogni cosa. Per questo, essa non può avere
altro scopo se non se stessa. Per dirlo con altre parole: lo scopo della vita è
intrinseco. Essa ha in sé lo scopo di crescere, di
espandersi, di celebrare, di danzare, di amare, di gioire… questi sono
tutti aspetti della vita.
assapora
i trucchi della mente: I trucchi
della mente sono semplicissimi. Il primo: allorché un momento di totale fiducia
e di beatitudine è passato, essa inizia a pensare: “Era vero oppure era
un’illusione?”Quei brevi istanti di beatitudine sono reali…
mentre la mente non lo è. Quindi tieni ben presente nella tua
consapevolezza: la tua natura non è affatto angoscia,
è beatitudine. Non è affatto ansia, miseria,
sofferenza: è amore, è gioia, è felicità. è
una festa e una celebrazione continua.
celebrazione: Celebrazione significa celebrare, a prescindere
dalle cose che accadono, qualunque esse siano. La
celebrazione non è condizionata dall’umore del momento: “Quando sono felice,
celebro; mentre quando sono triste non celebro”. La
celebrazione non ha riserve, non pone condizioni: io celebro la vita! La
celebrazione è il mio atteggiamento, la mia
attitudine, indipendentemente da ciò che la vita mi porta.
amare:
Il cuore dell’uomo è uno strumento musicale, contiene in sé una musica sublime.
È addormentato, ma è presente: aspetta solo il momento giusto per battere, per
esprimersi, per suonare, per danzare. Ed è attraverso
l’amore che quel momento arriva. Un uomo privo d’amore, non saprà mai quale
musica ha portato nel suo cuore. Solo attraverso l’amore quella musica inizia a essere viva, si trasforma da potenzialità, in realtà.
solo l’uomo ride: Nell’intera esistenza,
solo l’uomo sa sorridere e ridere. La risata è parte della consapevolezza più
elevata, raggiunta dall’uomo. Senza la risata l’uomo è
simile a un albero senza fiori. La serietà è una malattia; solo la mente malata
è seria. Chi è giovane, chi è pieno di vita, ride, danza, canta, sorride.
il buddha che ride: La risata è la vera
essenza della religione. La serietà non è mai religiosa, non
può esserlo. La serietà è un frutto dell’ego, è
parte della malattia chiamata “ego”. La risata non ha alcun fondamento egoico.
Perdendo la serietà, non si perde niente; di fatto si
acquista più salute e una maggiore integrità. Se invece si perde la risata si perde tutto. In un baleno si perde la gioia del
proprio essere.
Centrarsi
nell’hara
Sei in attesa che ti
estraggano un dente del giudizio, oppure di quel colloquio di lavoro che
potrebbe cambiare completamente il corso della tua vita. Hai la bocca secca e
ti sudano le mani; non sei sicuro, nel caso la nausea che senti salire dallo
stomaco aumentasse ancora, se le tue gambe ce la faranno a portarti in tempo
alla toilette. Situazioni del genere ti sono anche troppo familiari? Spesso ti
sembra di cadere a pezzi? Questa tecnica può trasformare la tua vita. Sia che i
venti del cambiamento ti facciano perdere del tutto la
rotta, o ti portino solo un po’ fuori centro, questo “centrarsi nell’hara” ha
sicuramente il suo posto preciso fra i tuoi strumenti. L’hara è il punto
energetico che si trova circa due dita sotto l’ombelico…
”È il centro dal quale entriamo nella vita e dal
quale, morendo, usciremo dalla vita. Questo è così il centro di contatto tra il
corpo e l’anima. La sera, quando vai a letto, sdraiati e metti entrambe le mani
due dita sotto l’ombelico e premi leggermente. Poi comincia a respirare,
profondamente, e sentirai quella parte salire e scendere al ritmo del respiro.
Senti tutta la tua energia in quel punto, come se ti stessi restringendo sempre
di più, sempre di più, fino a diventare tu un piccolo centro – un’energia molto
concentrata. Basta che tu faccia questo esercizio per
dieci, quindici minuti, e poi addormentati. Può succedere anche che scivoli nel
sonno mentre lo stai facendo. Va molto bene, perché così la centratura resterà per tutta la
notte. L’inconscio continuerà ad andare a centrarsi là. Così per tutta la
notte, senza saperlo, entrerai in molti modi in profondo contatto con quel
centro.
Al mattino, appena ti
accorgi che sei sveglio, non aprire subito gli occhi. Metti
di nuovo le mani su quel punto, premi un po’, comincia a respirare
profondamente, senti nuovamente l’hara.
Fallo per dieci, quindici minuti e poi alzati.
Ripetilo tutte le sere e tutte
le mattine.
Entro tre mesi comincerai a sentirti centrato.
È veramente essenziale
avere una centratura, altrimenti ci si sente frammentati, non interi. Proprio come in un puzzle - tanti pezzetti e non un insieme, non un
tutto. È una brutta situazione: senza
un centro si può anche tirare avanti, ma non si può amare. Senza centro
puoi continuare a ripetere le solite cose della tua vita, ma non sarai mai
creativo. Vivrai al minimo. Il massimo non sarà alla tua portata. Solo
centrandosi si può vivere al massimo, allo zenith, alla sommità, al culmine, e
non c’è nessun altro modo per vivere una vita reale.
tratto da: “A Rose is a Rose is a Rose”
MA COS’È
È GIOCO, INTELLIGENZA, CHIAREZZA, RILASSAMENTO,
PIACERE, RIPOSO, TRASFORMAZIONE E LIBERTÀ. UNA FRASE DI UN MISTICO
CONTEMPORANEO PER PROVOCARE UNO SGUARDO SORPRESO O UNA DOMANDA CURIOSA, PER
RICORDARCI DOVE E CHI SIAMO
From Ignorance to Innocence.
When mind knows, we call it knowledge
When heart knows, we call it love.
And when being knows, we call it MEDITATION.
Quando è la mente a conoscere,
lo chiamiamo sapere.
Quando è il cuore a conoscere,
lo chiamiamo amore.
E quando è l’essere a
conoscere, la chiamiamo MEDITAZIONE.
Osho