SOMMARIO

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Fuori e dentro la Comune

 

8 INTERVISTA

Oltre la terapia: vivere consapevolmente

Sagarpriga ci parla dello StarSapphire e dell'evoluzione del suo lavoro .

 

12 DALL'ITALIA

Un incontro di cuore

...e di mani che ha dato vita a Meditart, uno spazio dove creatività e meditazione sono in sincronia.

 

14 IL MAESTRO

Più della metà del cielo

La donna deve poter esprimere le proprie reali potenzialità senza essere costretta ad assumere valori maschili. Osho sulle qualità femminili.

 

22 IL MAESTRO

Va avanti, va avanti...

Le ultime parole di Buddha ai suoi discepoli diventano la base di una vita consapevole: l'unica certezza è davvero il cambiamento.

 

24 IL MONDO

Fare libri ... se le mie parole contengono una qualche verità, mi sopravviveranno" Osho.

L'esperienza di un lavoro editoriale di qualità diversa.

 

28 EMOZIONI

Depressione

La fatica di vivere ogni giorno. Un male dell'anima sempre più diffuso.

 

32 BENESSERE

Ridere è una buona medicina ...ed è gratis.

Imparare a ridere di sé e della vita intera è un ottimo modo per mantenersi in buona salute.

 

38 BUDDHA DOVUNQUE

Meditare nel deserto

Una donna racconta il suo incontro con la magica atmosfera del deserto.

 

40 RIFLESSIONI

La piaga del celibato

L'imporre comportamenti innaturali porta danni irrevocabili.

Un mondo a ruota libera

Nuove difficoltà in un mondo che cambia.

Seguire l'esistenza

Nel mondo di Osho nulla può rimanere immutato.

 

48 UN LIBRO DA VIVERE

Vivere, amare e ridere

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di agosto.

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 MEDITAZIONE

Centrarsi nell'hara

Se i venti del cambiamento soffiano troppo forte... getta un'ancora

 

 

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LE NOTIZIE

 

 

Un entusiasmo non troppo inglese

 

 

Su uno degli ultimi numeri di Highlife, la rivista per i passeggeri della compagnia aerea British Airway, la giornalista Clio Mitchell non solo dichiara di essere stata favorevolmente colpita da tutto quello che ha visto durante la sua visita alla Comune di Pune, ma si confessa persino molto felice di questa esperienza. Qualcosa di inconsueto per una giornalista, la cui professione è incline a un’obbiettività che confina talvolta con l’indifferenza,  e per di più inglese. Dopo aver notato la bellezza dei giardini “il pezzo di foresta tropicale più curato che mi sia mai capitato di vedere”, la Mitchell conduce i suoi lettori in una visita guidata a questo “centro di vacanze spirituali”: la grande meditation hall – con il pavimento di marmo e il tetto formato da una immensa tenda – i ristoranti, i negozi, i laboratori artistici, le strutture della Multiversity, la disco, la piscina, i campi da “zennis” e gli “smoking temples”.

E non è che si sia limitata a osservare, ha anche preso parte ad alcuni dei programmi e delle meditazioni offerte dalla Multiversity. Il commento ai discorsi di Osho è: “Più lo ascolto, più mi viene voglia di ascoltarlo: dice cose davvero sensate.”Alla fine dell’articolo dichiara persino che tornerà al più presto.

 

 

Non Solo Bella

 

Zora aveva un anno quando i suoi genitori diventarono sannyasin, e subito si aggrappò al loro mala dicendo: “Lo voglio, lo voglio”. Più avanti ne ebbe uno anche lei, andò nella comune in Oregon negli anni 80 e  visitò quella di Pune un paio d’anni fa.

Quella determinazione che aveva dimostrato fin da piccola continuò comunque ad aiutarla, permettendole – insieme al fisico, naturalmente – di farsi strada in un mondo difficile, quello delle modelle, senza rimanere troppo condizionata dall’ambiente.

Una carriera iniziata prestissimo – a dodici anni era già alta quasi un metro e settantacinque – che l’ha portata dalle pagine delle riviste per teenagers fino a testate prestigiose quali Vogue, Elle e Cosmopolitan.

L’anno scorso, alla fine di un contratto di tre mesi con Chanel, ha rifiutato un’offerta di un paio di milioni di dollari per continuare a rappresentare l’immagine della prestigiosa casa francese. Attualmente vive in Islanda con il suo fidanzato.

 Come ci ha dichiarato orgogliosamente il padre: “Ha avuto successo perché non è mai stata ossessionata dalla carriera di fotomodella e  non è mai scesa a compromessi: non era molto identificata. Ci tiene veramente ad essere apprezzata per qualità che non siano solo la bellezza esteriore”.

 

 

Come affermano chiaramente le carte …

 

I Tarocchi Zen di Osho stanno avendo un successo incredibile: sono i tarocchi più venduti ad amazon.com la famosa libreria on line americana.

Se vuoi provarli per una lettura di tarocchi virtuale vai a www.osho.com

 

 

Una specie di Paradiso

 

Rachel Kellett è stata recentemente in  India col marito, Robert Edwards – un ambientalista inglese che lavora con Greepeace – per la pubblicazione di uno studio sugli effetti del crescente uso della plastica in questa nazione, sia dal punto di vista della tossicità delle lavorazioni che da quello dell’impatto ambientale e sociale. Durante il loro soggiorno a Pune – dove il libro viene stampato –  passavano gran parte del tempo libero nella comune di Osho.

“Avevamo già sentito parlare di Osho sia in India che in Occidente, da persone che avevano le opinioni più diverse. Sono contenta di non dovermi più basare sulle opinioni altrui adesso che ho un’esperienza personale” ha dichiarato Rachel. “Sono rimasta davvero impressionata dall’organizzazione, la cura dei dettagli nella varietà e nell’igienicità del cibo, dalla pulizia in generale. Ma la comprensione reale di tutto il fenomeno di questa comune l’ho raggiunta solo quando sono andata alla White Robe – la meditazione serale dove si assiste anche a un video di Osho. Le parole di Osho, e i temi che trattava, hanno risvegliato in me un grande interesse. Mi è piaciuta l’atmosfera – una specie di paradiso – con molta gente giovane. A Bob e a me è piaciuto molto partecipare alla Kundalini e alla Dinamica. Ho fatto la Dinamica tutte le volte che potevo, ne sono entusiasta!”

 

 

Tante novità sulla rete

 

osho.com il sito di Osho in Internet è stato completamente ristrutturato: diventa multilingue e multimediale (si possono vedere video e ascoltare discorsi e musica) ed è  diventato più facile da utilizzare grazie a motori di ricerca interni. Sono aumentate le pagine e in genere il materiale disponibili. Nella sezione “Biblioteca” sono inoltre consultabili tutti i discorsi di Osho per chi desidera fare delle ricerche su argomenti particolari (sono possibili diverse e vantaggiose forme di abbonamento a questo servizio). Si possono ordinare libri, cassette e video, visitare “virtualmente” le varie situazioni della Comune di Pune, avere informazioni aggiornate sul viaggio, sul soggiorno e sui programmi della Multiversity. Per il momento può magari capitarvi di trovare una pagina non ancora pronta, ma di sicuro è un inconveniente di breve durata.

 

 

Sarà vero?

 

Come tutti sanno, e per lo più si sono ormai dimenticati, non molto tempo fa il Papa ha svelato al mondo il famoso “terzo segreto di Fatima” – l’ultima delle profezie fatte dalla Madonna apparsa a tre pastorelli locali nel  1917, e che da allora era rimasto un segreto ben custodito dalle gerarchie vaticane. A quanto ha detto il papa l’avvenimento profetizzato era l’attentato alla sua vita, successo ben 19 anni fa; cosa che, pur fra i soliti entusiasmi degli intellettuali italiani per le esternazioni del pontefice, ha portato qualcuno a chiedersi se anche per le profezie non debba essere istituita una data di scadenza, e se la ben nota lentezza e prudenza della Santa Sede non fosse stavolta andata un po’ troppo oltre.

Ma un nuova traccia nella misteriosa vicenda ci viene data da Tom Robbins, l’intelligente e irriverente autore “di culto” americano (tra i suoi libri pubblicati in italiano Profumo di Jitterburg, Natura morta con picchio, ecc.). Il suo ultimo libro Fierce invalids home from hot climates è uscito meno di quindici giorni prima della dichiarazione del Papa, e parla appunto del terzo segreto di Fatima. Solo che l’interpretazione di Robbins della famosa profezia – e non è la prima volta che se ne sente parlare –  è ben diversa: “La salvezza del genere umano arriverà da qualcosa che non è la chiesa”.

L’autore sospetta di essere andato un po’ troppo vicino alla verità e di aver provocato il Vaticano a una dichiarazione “di copertura”. “Non che voglia accusare il Papa di leggere il mio libro,” dice Robbins su Time “ma dopo soli dieci giorni dalla sua pubblicazione questi svelano un segreto mantenuto così a lungo e che si rivela come qualcosa ormai d’innocuo e irrilevante.” Troppe coincidenze? Fate voi!

(ritorna al sommario) 

 

 

 

Oltre la terapia:

vivere consapevolmente

 

 

Sagarpriya, che si occupa di lavoro sul corpo e terapia da oltre vent’anni, in questa intervista con Siddho, parla dell’evoluzione del suo lavoro.

 

Vorrei fare una breve premessa. Per anni mi sono interessata a un metodo di lavoro sul corpo che si chiama Massaggio Psichico, che è una combinazione di lettura psichica e massaggio. Attraverso un check delle varie parti del corpo, arrivavo a percepire l’essenza della persona e la direzione in cui doveva muoversi in questa vita. Però mi interessava di più che la persona sperimentasse quello che io vedevo, piuttosto che ricevere passivamente una lettura psichica. Così sono passata alle sessioni verbali. Questo metodo è lo “Starsapphire” (zaffiro a stella). Il nome è stato elaborato in funzione del fatto che il nostro scopo non è quello di “aggiustare” qualcosa nella persona, ma piuttosto di diventare consapevoli di quello che “vediamo”, di portare alla luce il potenziale nascosto, in modo che il passo successivo possa avvenire in maniera rilassata e naturale.

Facendo questo tipo di sessioni ho scoperto che in ogni individuo le tre sfere – meditazione, amore e creatività – costituiscono un’unità e sono presenti in entrambe le polarità energetiche opposte del maschile e del femminile, questo è l’ambito che interessa lo Starsapphire. Lo scopo non è tanto stabilire una buona relazione fra maschile e femminile, quanto individuare gli ostacoli che impediscono a ognuno dei lati di essere cosciente di sé, creativo e realizzato. La relazione fra le due polarità comincia a essere veramente buona nel momento in cui ciascuna esprime pienamente le sue potenzialità a tutti i livelli. Solo così siamo in grado di stabilire relazioni interpersonali in cui non dobbiamo reprimerci al fine di rimanere connessi con qualcuno.

 

Intendi dire che lavori in modo che la persona non reprima qualcosa di sé al solo fine di restare connessa con il partner esterno ?

 

Non si tratta tanto del partner esterno, quanto dei meccanismi interiori tra le due polarità. In quasi tutti i casi l’uomo e la donna interiori vogliono amore, e lo cercano unicamente nell’altra polarità; non riescono a immaginare un’altra forma di amore, come l’amore di un maestro, per esempio. Normalmente, quando l’energia femminile si rivolge all’energia maschile, questa inconsapevolmente assume un atteggiamento dominante, mostra alla donna come essere uomo e questo naturalmente non crea armonia. Viceversa, nel caso in cui è la più forte, la donna interiore cerca di insegnare le qualità femminili, le sole che conosce, ma che non sono una risposta ai bisogni del maschile. L’amore del maestro è al di là delle polarità, di fronte a lui ciascuna polarità si sente sostenuta nella propria essenza e non deve più cercare il supporto dall’altra. I due aspetti della vita possono danzare insieme in libertà.

Solo grazie al mio essere sannyasin di Osho ho potuto conoscere questo amore incondizionato.

Il passo successivo è stato insegnare a dare questo tipo di sessioni.

All’inizio tenevo un training all’anno nella comune di Puna. Poi le cose sono cambiate e non sono più stata in grado di avere un numero sufficiente di persone con una lunga esperienza di meditazione e lavoro su di sé con cui fare i training. Questa è una delle ragioni per cui mi sono spostata in Europa. Da quando l’ho fatto, le cose sono state più semplici.

 

Che tipo di persona è interessata a questo tipo di lavoro ?

 

Le persone che si trovano più a loro agio in questo lavoro sono quelle che provengono dal massaggio psichico, perché conoscono già i vari aspetti della lettura energetica e hanno anche acquisito la capacità di un incontro meditativo con il cliente.

Comunque da me vengono molte persone che provengono da training di counselling e anche bodyworker che scelgono lo Starsapphire come passo successivo nel loro lavoro con le persone. Ci sono poi insegnanti, assistenti sociali e medici, persone che di base vogliono aiutare gli altri, ma si sentono intrappolate in un sistema troppo restrittivo. Si tratta di persone che vogliono arrivare più in profondità nel proprio lavoro, e offrire qualcosa che possa trasformare la persona che si rivolge a loro e non semplicemente rappezzarla in superficie.

 

Potresti darmi qualche esempio di casi reali in modo da farmi capire quello che succede all’interno di una sessione?

 

Ecco l’esempio più recente : si tratta di un uomo, un francese che vive in Svizzera. Desiderava scoprire se il lavoro di terapeuta fosse adatto a lui. Faceva l’infermiere in un ospedale, lavoro con il quale guadagnava bene e che non voleva lasciare. In una sessione cerco di far parlare entrambe le polarità. Nel suo caso particolare tutte e due volevano lavorare con la gente e in soli dieci minuti di sessione avevamo già la risposta e cioè che lui doveva fare il terapeuta. Poi abbiamo iniziato a vedere come mai non stava andando in questa direzione e abbiamo scoperto che nel lato maschile c’era la paura di non farcela economicamente. Il maschile era convinto di essere la sola parte in grado di guadagnare e anche di dover fare cose che non amava solamente per motivazioni economiche. è un tema comune in molte delle mie sessioni. La polarità femminile è molto valida nel lavoro con le persone, ma è una presenza, una forza d’amore, più che una tecnica particolare o informazioni specifiche; è più silenzio che parole.

In una sessione come questa io aiuto la parte femminile a riconoscere il valore di ciò che ha da offrire, ad avere fiducia nella sua capacità di provvedere a se stessa, l’aiuto a trovare la fiducia nel fatto che è in grado di continuare sulla strada della creatività e che questo aiuterà anche l’altro. In questo caso specifico l’altra polarità era molto felice di liberarsi dal peso di essere l’unica fonte di sostegno economico e potersi riposare per un po’.

 

Mi sembra di capire che la relazione interiore sia una specie di specchio delle nostre relazioni d’amore. Nelle tue sessioni questo viene preso in considerazione o semplicemente la persona diventa consapevole di questo modello di comportamento interno e si rende conto che si comporta alla stessa maniera anche all’esterno?

 

Normalmente la persona si rende conto immediatamente che il partner che ha scelto nella vita esterna riflette quello interno. A questo proposito vorrei sottolineare il fatto che se avviene un cambiamento dentro, qualcosa inevitabilmente cambia anche all’esterno. Questo, se vogliamo chiamarlo così, è un pericolo, perché il compagno o la compagna con cui stiamo si adattano alla nostra struttura attuale, ma se tale struttura si modifica i casi sono due: o questo compagno cambia con noi, oppure la relazione finisce perché non si adatta più a noi. Quindi le persone devono essere in un certo qual modo preparate a questa eventualità, perché le cose non rimangono mai immutate. Il compagno giusto di un anno può non esserlo più l’anno dopo. Nel nostro contesto culturale si fa molto fatica ad accettare questo approccio, perché siamo troppo identificati con l’ideale del matrimonio, o perlomeno di un’unione duratura. Sì, normalmente si pensa che una volta trovato un compagno non si deve pensarci più per tutta la vita. Ma nel mondo di Osho, nel mondo della crescita, questo non succede: le persone cambiano e le relazioni sono il riflesso di questi cambiamenti; da una relazione non ci aspettiamo che duri per sempre, piuttosto ci aspettiamo che rifletta la nostra verità interiore, quello che è vero ora, in questo momento.

 

Ti succede di dare sessioni di coppia in questo contesto ?

 

Ho dato moltissime sessioni di coppia, ma le mie sessioni di coppia sono di fatto due sessioni individuali in cui ognuno osserva la situazione della struttura interiore del partner.

Lavoro con la coppia solo all’inizio e alla fine della sessione, all’inizio quando i due partner mi parlano di ciò che sta loro accadendo e alla fine della sessione quando condividono quello che hanno provato osservando ciascuno la sessione dell’altro.

 

Potresti adesso fare un breve riassunto del risultato di una sessione di Starsapphire?

 

Con questa domanda mi fai venire voglia di parlare di me, di come questo lavoro ha influenzato la mia vita. Man mano che conosco meglio la mia donna interiore scopro che lei è la terapista, quella che ama condurre gruppi, mentre l’uomo interiore non è orientato verso il lavoro terapeutico, ma più verso la creazione di un’atmosfera… ama la gente, ma è più portato verso attività non verbali, per esempio la musica, il lavoro fisico, la danza. Più conosco il mio uomo interiore e più vedo che è interessato a una comune, all’atmosfera creata da un gruppo di persone che meditano insieme. Per questo il mio lavoro si è sviluppato maggiormente nella direzione del “Conscious living”, il vivere consapevolmente.

A Pune, insieme ad altre persone, ho sviluppato un processo che abbiamo chiamato “Trasformare la qualità della vita”. Questo processo consisteva nel trasferire le nostre comprensioni sul “vivere consapevolmente” in situazioni lavorative e di vita reale, in azioni semplici come il lavarsi i denti, il dare informazioni a una persona, lo spazzare il pavimento… insomma tutte le varie attività quotidiane. Ora è questo il mio interesse primario, molto più che insegnare la lettura del corpo o come dare sessioni.

Due anni fa, a Friburgo, in Germania, ho avviato un nuovo progetto che si chiama Conscious Living. Abbiamo proposto alcuni gruppi di Conscious living e anche altri programmi base tipo gruppi di respiro e primal. Offriamo anche training di Starsapphire, che si articola in tre livelli: Energywork Training, Starsapphire Training e Supervision Training.

 

Come hai avviato questo centro di Friburgo ?

 

Il progetto è nato come risposta a tre esigenze che si sono manifestate dentro di me: il lavoro a tempo pieno per Osho, il desiderio di un posto a livello internazionale e il desiderio di qualcosa che avesse a che fare con l’aspetto materiale del mondo. All’inizio pensavo di aver bisogno di un partner, di un uomo che lavorasse con me, e di fatto ho aspettato per due anni che questa persona arrivasse, ma poi ho sentito che dovevo farlo da sola. Mi sono quindi stabilita a Friburgo dove ho trovato un appartamento insieme ad altre tre persone che collaborano al progetto. In questi due anni e mezzo abbiamo organizzato gruppi e seminari, tenuto la White Robe Meditation tre volte alla settimana e organizzato molti eventi sociali. In questo momento stiamo per spostarci in un posto più grande e, date le difficoltà a trovare un posto adeguato in Germania, stiamo orientando la nostra ricerca all’Italia settentrionale. Attorno a noi si sta formando un gruppo di persone, una ventina circa, che vogliono essere coinvolte in questo progetto più ampio.

 

Vorrei che tu mi parlassi di più di questa scelta di stabilirti in un posto che non è la comune di Puna.

 

Per molti anni dopo che Osho ha lasciato il corpo io sono andata a Pune restandoci ogni volta per cinque mesi e vivendo i rimanenti sette in Occidente. Di fatto il tempo che passavo in Occidente era maggiore di quello che passavo a Pune. Quindi in un certo modo avevo già deciso di “essere nel mondo”. In India non è possibile guadagnarsi da vivere, manca quindi un livello di esperienza. A un certo punto ho sentito il bisogno di mettere insieme i due livelli: sopravvivenza materiale e meditazione.

In un certo modo comincio a sentire Puna come un posto in cui non mi è possibile esprimere tutti gli aspetti di me stessa. E dentro di me sento un incredibile appoggio da parte di Osho a rimanere in Europa. Non posso descriverlo in altro modo, ma le persone che l’hanno sperimentata conoscono la sensazione incredibile che deriva dal suo supporto. Ed è per questo che io non sento che sto abbandonando la comune di Puna, sento che il mondo è un’estensione della comune e che ci sono funzioni diverse che devono essere svolte da persone diverse. Il mio lavoro è di fatto il “vivere consapevolmente”, che significa veramente vivere a tutti i livelli, in particolar modo per quanto riguarda il proprio lavoro. Nella comune di Pune tutti lavorano, ma di fatto possono fare il lavoro che vogliono, possono cambiarlo in ogni momento e non sono responsabili del lato economico. è bello vedere che la cosa funziona, che se la gente fa quello che desidera il denaro arriva e la comune rimane aperta. Finanziariamente questo è fattibile, ma non esiste quel senso di responsabilità profonda che si genera quando una persona deve sostenere il proprio lavoro e guadagnare denaro per se stessa. Quindi per me questo andare in Europa significa andare più a fondo in questa area di sopravvivenza e non mi sento in alcun modo separata. Sento semplicemente che si possono fare cose diverse in posti diversi e probabilmente quello che voglio fare io può coinvolgere un piccolo gruppo di persone e Pune è gigantesca. L’atmosfera a cui sono interessata richiede un piccolo numero di persone che comprendano veramente quello che deve venire da loro, in modo che si possa creare l’atmosfera della comune, questa unità energetica in cui le personalità individuali spariscono. E io vorrei lavorare con persone così, in un contesto dove ognuno possa guadagnarsi il proprio denaro. La maggior parte della gente pensa che ciò non sia possibile nel mondo, ma io ci voglio provare.

 

Mi è venuta in mente una storiella che Osho ha raccontato sui meditatori. Stava parlando della vipassana e diceva che, all’inizio, chi faceva vipassana cercava il silenzio interiore sedendo in un posto isolato e silenzioso, ma in seguito queste persone venivano messe sulla piazza del mercato fra cani, carretti e ogni genere di cose. E continuavano a cercare la stessa cosa dentro, ma in un contesto non più tranquillo.

 

Molte volte nelle mie vite passate ho vissuto nelle scuole misteriche, dove tutto era molto tranquillo. Si viveva con la speranza che il semplice sedere e andare dentro potesse portare da qualche parte e sento che nel mio caso questo non ha funzionato. Qualcosa si è atrofizzato, qualcosa che è connesso con l’azione, con la gioia di essere vivi. In qualche modo in questa vita cerco di creare una connessione tra la meditazione e la danza, la musica e la creatività, il rumore, gli amici e le feste… insomma tutto quello da cui in passato mi ero allontanata, pensando che non fosse spirituale.

 

Mi sembra di capire che recentemente gli italiani hanno manifestato molto più interesse di prima in questo tipo di lavoro.

 

Sì, è vero. A volte mi chiedo cosa è cambiato, perché prima la connessione fra me e l’Italia non era così forte. Penso che abbia a che fare con il cambiamento avvenuto a livello personale. Sono sempre stata una persona tranquilla e abituata ad “andare dentro” e ora, come ho accennato prima, sono molta più interessata al caos, al rumore, alla risata. Gli italiani hanno bisogno di un poco di silenzio e io ho bisogno di quello che loro possiedono. Sto imparando a godere di questo “guidare contromano su una strada a senso unico” e a essere aggressiva. Bisogna esserlo… sulla strada! Insomma comincio ad amare il potere di un’energia più maschile. E sono diventata consapevole del fatto che il silenzio può essere trovato anche così e non semplicemente tenendosi alla larga dalle cose vitali.

 

 

“Sagarpriya, ricordatelo sempre: la terapia da sola è incompleta. Persino la terapia perfetta è solo il primo passo. Senza il secondo passo non ha alcun significato.

Quindi lascia i pazienti al punto in cui cominciano a muoversi verso la meditazione. La terapia è completa solo quando i pazienti iniziano a esplorare la meditazione. Fai sbocciare nei loro cuori un profondo anelito per la meditazione, e dì loro che anche la meditazione è solo un passo, il secondo passo; da sola non è sufficiente, se non ti conduce all’illuminazione. Questo è il culmine di tutta la ricerca. E ho fiducia in te, tu ne sei capace.

Metti in chiaro che la terapia finisce dove inizia la meditazione, e la meditazione finisce dove inizia l’illuminazione. Naturalmente l’illuminazione non conosce passi ulteriori. Tu semplicemente svanisci nella consapevolezza universale; diventi una goccia di rugiada che dalla foglia del loto scivola nell’oceano. Ma è l’esperienza più grandiosa… Dà senso alla vita, la colma di significato. Ti permette di diventare parte dell’universo, da cui il tuo ego ti aveva separata

Devi solo muoverti nella direzione giusta. Basta sentire qual è la direzione giusta, e tutto diventa un aiuto verso stati di consapevolezza superiori…

Aiuta dunque i tuoi pazienti a comprendere i loro problemi, ma fa loro capire che anche se quei problemi vengono risolti, tu rimani la stessa persona. Domani comincerai a creare di nuovo i medesimi problemi – in modo diverso forse, con sfumature diverse.

Quindi la terapia non dev’essere altro che un passaggio verso la meditazione. Così la terapia ha immenso valore. Altrimenti è solo un gioco mentale.”

Osho, tratto da

The Great Pilgrimage from Here to Here, #14

 (ritorna al sommario)

 

 

 

un incontro di cuore

 

A Tricesimo, nella zona di Udine, già da diversi anni funziona il centro di meditazione Osho Rakesh. Recentemente gli si è affiancato un laboratorio artistico – MEDITART – dove meditazione e creatività vanno di pari passo. Ecco la storia nel racconto di alcuni dei protagonisti.

 

“è solo creando che diventi parte della grande creatività dell’universo”             Osho

 

 

“È iniziato tutto più o meno un anno fa” dice Rantu. “Eravamo in otto amici che si stavano regalando una settimana di totale relax in una cornice meravigliosa: Villa Gallici Deciani, una dimora settecentesca a 10 km da Udine. Grandi parchi, piscina, magnifici alloggi, ospiti deliziosi. Una settimana per rilassarsi, meditare, dipingere sotto gli alberi secolari del parco, stare insieme e “bere” in ogni attimo la bellezza del posto e della situazione. Alla fine del nostro soggiorno ci siamo ritrovati senza alcuna voglia di rompere quell’incontro di cuori, quella sinergia che si era creata fra di noi, quell’entusiasmo semplice nel condividere una giocosa creatività – la gioia che porta con sé l’incontro con la bellezza. E ci è venuto davvero naturale chiederci: “Ma perché non continuiamo?”. In un’altra situazione, naturalmente, ma sempre noi, sempre con la stessa energia”.

“Per avvicinarsi a Osho,” interviene Achambho,” le porte possono essere diverse, non c’è una porta sola. Ci sono persone che sono direttamente attratte dalle sue meditazioni, per altri la via può essere diversa, quella della creatività, per esempio.

Tutti possono percepire la bellezza, e avere voglia di esprimerla e sperimentarla su di sé. Il linguaggio della creatività, dell’arte, è un linguaggio trasversale, diffuso e riconosciuto nonostante la diversità delle persone. Attraverso l’arte diventa possibile, per chi lo desidera, avvicinarsi con maggiore facilità e più profondamente allo spazio dell’ascolto, del silenzio, della meditazione.

Per questa nuova iniziativa si sono aperte subito molte porte, e il progetto si è allargato man mano che i lavori procedevano e sempre più persone contribuivano con la loro creatività a far nascere questo punto d’incontro fra arte e meditazione.

“C’è una frase di Osho “quando la meditazione si esprime nella sua totalità diventa arte e quando l’arte si esprime nella sua totalità diventa meditazione”, che per me è diventata un po’ il filo conduttore di quello che stiamo facendo” dice Rantu.

“Tornati a Tricesimo” continua, “abbiamo contattato alcune delle persone che normalmente partecipano alle attività del centro. L’idea c’era, lo spazio anche – Bimala aveva messo subito a disposizione un ampio magazzino che si trova proprio adiacente all’Osho Rakesh – a questo punto era necessario capire se c’erano anche altre persone. Se a parte noi otto, anche gli altri erano interessati a dare energia a questo progetto così focalizzato sulla creatività. E le persone c’erano, ci sono state e ci sono tuttora! Il lavoro da fare era parecchio, partivamo da zero – niente attrezzature, niente materiali – si pensava di dover cominciare in un modo un po’ “rustico”, facendo quello che si riusciva a fare. Ma non è andata così, l’esistenza aveva per noi piani ben diversi. Praticamente all’improvviso abbiamo cominciato a ricevere una quantità incredibile di materiale, nuovo; abbiamo potuto fare il pavimento e tutti gli arredi, avevamo pannelli per rivestire pareti, tavoli da lavoro, scaffalature e anche l’occorrente per realizzare il nostro magico angolo zen”.

Che dire poi delle persone?” interviene Achambho. “Meditart non è solo un incontro di cuori ma anche di mani. Ogni cosa che arrivava faceva lievitare il progetto e c’erano sempre più lavori da fare! Vogliamo veramente ringraziarli tutti, uno per uno, quelli che hanno collaborato e lavorato per realizzare Meditart! C’è moltissimo lavoro lì dentro, c’è tantissimo amore. E i risultati si vedono. La realizzazione stessa di Meditart è stata per me un momento di grande apprendimento: era così bello vedere come le persone potevano condividere e avvicinarsi anche attraverso il lavoro. Ci sono stati alti e bassi, naturalmente, momenti di grande sinergia, ma anche contrasti; comunque questa energia di trasformazione è stata sempre presente.”

“Abbiamo sempre voluto che Meditart fosse uno spazio per tutti,” continua Rantu “e così abbiamo coinvolto anche la cittadinanza di Tricesimo: la sera dell’inaugurazione, il 19 febbraio scorso, c’erano il sindaco, l’assessore, i giornalisti, c’erano gli artisti e naturalmente tutti noi. Stupore, compiacimento, gioia…

C’è lo spazio per disegnare e dipingere, per lavorare la creta, per fare sculture o incisioni, per realizzare vetrate artistiche e altro ancora, ma c’è anche, importantissimo, un altro spazio, l’angolo zen, dove ci si può fermare un attimo, bere una tazza di tè, osservare e ascoltarsi.

“Come dire che la creatività può nascere solo dall’ascolto.” conclude Nishtha. “E dove c’è ascolto c’è meditazione.”

 

I primi corsi sono già iniziati a metà marzo con una cadenza settimanale per dare un senso di continuità alla struttura, per farla vivere nella quotidianità delle persone. Poi ci saranno anche corsi di più giorni per utilizzare al meglio i fine settimana. Ma Meditart vuole essere un laboratorio aperto, un posto in cui chi vuole può rinnovare in ogni momento il contatto con la propria fonte, con la propria creatività, con la bellezza.

Per informazioni:

 

Osho Rakesh M.C.

Tel. 0432.403463 0368.7584550 0432.881367

E-mail: Rakesh@virgilio.it

 (ritorna al sommario)

 

 

 

P della meta del cielo

 

Se alla donna non verrà permesso di sviluppare in pieno le sue potenzialità, l’umanità intera si troverà impotente di fronte alle sfide poste  dalla situazione verso la quale il pianeta si sta dirigendo.

 

 

Zarathustra dice: “Nella donna sono stati celati per troppo tempo sia lo schiavo che il tiranno”.

La responsabilità è dell’uomo, ma Zarathustra non l’ha detto. Può darsi che lui stesso continui a identificarsi con l’essere uomo e non abbia ancora trasceso la dualità dell’essere uomo e donna. Parla delle donne in quanto “uomo” ed è per questo che non si assume responsabilità.

Ma di ciò che di sbagliato vi è nella donna, è responsabile l’uomo… l’uomo l’ha forgiata! Ne ha quasi fatto una bambola, un pezzo da esposizione. Non le ha dato lo stesso rispetto che pretende per sé. L’ha ridotta a essere una schiava anche spiritualmente e per questo motivo per migliaia di anni la donna ha coltivato un forte desiderio di rivalsa.

Questo affiora nelle piccole cose: tormenta il marito, si lamenta, è continuamente di cattivo umore; ma voglio ricordarti che la responsabilità di tutto questo va all’uomo. Alla donna non è stato concesso alcun tipo di libertà. È stata resa schiava, e intorno a lei sono stati rotti tutti i ponti per impedirle di liberarsi da questa schiavitù.

Non le hai concesso un’educazione adeguata, non le hai concesso di muoversi liberamente nella società, di essere libera economicamente… e l’hai mantenuta in uno stato di perenne gravidanza.

L’hai usata. Non le hai dato il rispetto che è dovuto a un essere umano, e questo crea desiderio di vendetta.

E la donna si prende la rivincita a modo suo: ti tormenta e trasforma la tua vita in un inferno. Tu hai reso la sua vita un inferno, lei rende un inferno anche la tua. I tuoi modi e i suoi sono diversi, ma il risultato è che vivete entrambi in un inferno.

La donna non è capace di amicizia, perché non è libera; la sua individualità non viene riconosciuta; la sua indipendenza non viene rispettata, come può esserti amica?

Se non le è neppure permesso conoscere l’amicizia, come potrà mai conoscere l’amore? Può conoscere solo il desiderio. È per questo motivo che odia l’uomo, perché sa benissimo che tutte queste dolci frasi, “cara”, “tesoro”, “ti amo” sono solo una “prefazione” alla libidine. È naturale che reagisca a modo suo, che si faccia venire il mal di testa. Tu sei lì a colmarla di “amore” e di “tesoro” e lei ti risponde che ha mal di testa. Anche lei ha i suoi modi per tormentarti, tu l’hai tormentata abbastanza…

Rimane il fatto che l’amore di una donna è la sua parte più profonda. L’uomo ha distrutto la sua logica, ha contaminato la sua intelligenza; resta solo il suo amore… nonostante i numerosi tentativi compiuti attraverso i secoli per confinare la donna a essere oggetto di piacere, il suo amore è rimasto intatto.

Proprio questo è il problema: è molto difficile anche per uomini come Gautama il Buddha e Zarathustra innalzarsi al di sopra della loro mascolinità. La donna continua a rimanere un essere inferiore, non all’altezza dell’uomo. Rimane in qualche modo dimenticata laggiù nelle valli oscure…

Se è rimasto ancora qualcosa di vivo nella donna, nonostante tutte le violenze che ha subito da parte dell’uomo, quello è il suo amore.

Il suo amore è nei suoi occhi, il suo amore traspira da tutto il suo essere.

L’amore è l’unica speranza che rimane alle donne per riconquistare, per la prima volta nella storia, la propria dignità, la propria unicità e la propria crescita spirituale: esse non sono in nessun modo inferiori a nessun uomo.

Un uomo e una donna possono vivere in pace solo quando le loro qualità e la loro unicità diventano un fenomeno accettato. Solo allora l’amicizia potrà fiorire. L’uomo ha condotto la donna al limite della follia. È un miracolo che sia riuscita a sopravvivere in una società in cui tutte le religioni sono state fatte dagli uomini, tutti i governi sono costituiti dagli uomini, tutte le leggi vengono imposte dagli uomini, tutte le società dirette dagli uomini, tutte le forme di educazione sono decise dagli uomini. Come ha fatto la donna a sopravvivere a tutto questo? È un miracolo. Secondo me questo miracolo è stato possibile solo grazie al suo amore. Anche se l’uomo l’ha maltrattata, lei ha continuato ad amarlo. Anche se è stata incatenata e resa schiava, ha continuato a essere madre, sorella, figlia e amante.

La sua sopravvivenza, nonostante tutti questi attacchi alla sua personalità, è stata possibile perché l’esistenza ha bisogno più di lei che dell’uomo. L’esistenza ha sempre protetto la donna, perché è madre e fonte di vita. È attraverso il suo amore che la vita continua a cantare, a danzare, è grazie a lei che nel mondo esistono ancora la grazia e la bellezza.

Le donne costituiscono la metà della popolazione della terra. Se saranno libere e acquisiranno i loro diritti, il mondo vivrà un’incredibile metamorfosi, di cui ha un disperato bisogno.

Alla donna è stato impedito di dare qualsiasi contributo, a eccezione della procreazione, mentre il suo apporto può essere immenso e di una qualità totalmente diversa. Grazie a questo, nel mondo, ci saranno più bellezza, più vita, più amore, più vitalità.

 

Osho, tratto da Zaratustra un dio che danza - Ecig

 

 

Lo specchio dell’amore

 

“Quando mi innamoro di qualcuno, si scatena un putiferio. Tutte le emozioni – dalla rabbia, alla gelosia, a desideri che non pensavo più di avere – mostrano il loro volto orribile.

Tratto da “I miei giorni di luce con Osho” (Il Cigno ed.) un resoconto sincero di come l’amore possa portare a conoscere meglio se stessi.

di Ma Prem Shunyo

 

In verità, in quel periodo ero più preoccupata per il mio rapporto con Milarepa che non per l’illuminazione, per cui vorrei cogliere l’occasione per allontanarmi un po’ dal sentiero interiore, e avventurarmi nelle valli che le “relazioni amorose” creano, in modo da mostrare come Osho mi abbia aiutata a capire cos’è che fa impazzire gli uomini per le donne, e le donne per gli uomini.

In centinaia di discorsi, come pure nei darshan, Osho ha illustrato le diverse sfumature dei problemi che il rapporto donna/uomo crea. In verità, questo sembra essere l’ostacolo maggiore per i discepoli occidentali: di certo è l’area in cui maggiormente la nostra energia devia, in un continuo girare a vuoto.

È un perenne circolo vizioso. Ricordo i primi anni a Pune: ogni sera, al darshan, le coppie andavano da Osho a raccontare i problemi che stavano affrontando. Lui ascoltava con una pazienza infinita e provava a spiegarci in migliaia di modi di non prendere queste cose troppo seriamente e di crescere in amore e comprensione. A volte arrivava a suggerire alle coppie tecniche di meditazione da fare insieme.

Allora io stavo vivendo la mia luna di miele con la meditazione, e non capivo come fosse possibile farsi distrarre così facilmente. Nella meditazione mi sentivo così appagata e contenta di me stessa che non avevo bisogno “dell'altro”.

Ma è necessario trovare un equilibrio molto sottile, perché ho anche sentito Osho dire che non voleva vederci vivere nel celibato, come suore e preti. Inoltre, naturalmente, ci sono le esigenze biologiche, con le quali non si può, né è consigliabile, combattere, assumendo a scusa un concetto mentale del tipo: “Io sono un meditatore – non ho bisogno di stare con nessuno”. Se un periodo di celibato e di solitudine arriva naturalmente, è un altro conto. Tutto ciò che accade naturalmente deve essere permesso. Ci sono stati periodi, di uno o due anni, in cui mi veniva del tutto naturale stare da sola, ma poi oscillavo di nuovo verso le relazioni amorose.

Io definisco “relazione” quando due persone stanno insieme anche dopo che il fiore dell’amore è appassito, e loro mantengono il rapporto per bisogno, attaccamento e speranza che l’amore torni a infiammarsi, anche se nel frattempo litigano. Questo diventa un gioco di potere, una continua altalena tra chi dei due domina l’altro. Ci vogliono un coraggio e una consapevolezza incredibili per vedere quando una storia d’amore sta diventando una relazione ed è arrivato il momento di separarsi in amicizia.

Per me, la cosa più importante è vivere pienamente, esplorare le mie profondità interiori ed esprimere me stessa creativamente. Se una storia d’amore con qualcuno intensifica e ispira questi fattori, allora va bene, altrimenti no. Non mi interessa minimamente trovare soluzioni che “facciano funzionare la coppia” a tutti i costi. Non attribuisco alcun valore al matrimonio “celebrato in cielo” e che durerà in eterno, perché penso che sia qualcosa di impossibile. Ci possono essere delle eccezioni in questo mondo, ma io non ne ho mai incontrate.

Essere con Osho e assaporare tutte le sfumature della vita è la più grande sfida che si possa immaginare. Con lui, non c’è nulla di proibito; esiste solo un elemento in più da aggiungere in ogni situazione: la consapevolezza. Osho condivide con chi lo ascolta la sua saggezza, poi si tira indietro e lascia la totale libertà di capirlo oppure no. Egli ha fiducia nel fatto che, anche se non riusciamo a capirlo oggi, grazie ad altre e nuove esperienze, e alla nostra intelligenza, diventeremo più consapevoli e prima o poi lo capiremo. E non fa assolutamente nulla per interferire in questo processo.

Una cosa l’ho compresa: una delle ragioni è la dipendenza che nasce allorché si usa l’altro come mezzo per evitare di confrontarsi con la propria solitudine. Ma, in verità, a me è stato difficile digerire ciò che Osho diceva sulle relazioni d’amore, perché andava contro i miei condizionamenti più profondi. Tutte le canzoni che ascoltavo in gioventù parlavano del “MIO uomo” e della “MIA donna”, e mi ci sono voluti anni perché assimilassi il fatto che due persone sono assolutamente libere e nessuno appartiene a nessun altro.

“Voi non sapete cos’è l’amore. Ma vedete un bel viso, vedete un bel corpo e pensate: “Oh mio dio, mi sono innamorato!” Questo amore non durerà, perché dopo due giorni, ti stuferai di vedere la stessa faccia ventiquattro ore su ventiquattro. Lo stesso corpo… ne hai già esplorata l’intera topografia, ora non c’è più niente da scoprire. Esplorare la stessa geografia giorno dopo giorno, ti fa sentire un idiota. Che senso ha? Questa storia d’amore, questo matrimonio d’amore, sta fallendo, è già fallito. La ragione è che non sapete aspettare, in modo che l’amore possa accadere. Dovete imparare uno stato di attesa meditativa. In questo caso l’amore non è passione, non è desiderio. Allora l’amore non è sessuale; allora l’amore è la sensazione di due cuori che battono allo stesso ritmo. Non è una questione di volti stupendi o di corpi meravigliosi. È qualcosa di molto profondo, è una questione di armonia.

Solo se l’amore sorge dall’armonia, la nostra vita avrà successo, sarà una vita appagante nella quale l’amore diventa sempre più profondo, perché non dipende da qualcosa al di fuori di te; dipende da qualcosa di interiore (da Beyond Enlightenment).

In un Darshan avuto nel 1978, chiesi a Osho quale fosse la mia caratteristica principale. La risposta di Osho fu: “Tu hai una buona caratteristica. È l’amore. Mmm? Ma ricordatene, perché l’amore può creare grossi guai e può anche generare una grande gioia. Bisogna essere molto attenti, perché l’amore è la nostra energia di base. Se si è attenti alla propria energia d’amore, tutto andrà bene. La caratteristica è molto buona, ma bisogna stare molto all’erta con l’amore. Ama sempre qualcosa che è più in alto di te e non avrai mai problemi; ama sempre qualcosa che è più grande di te. Tutti hanno la tendenza ad amare cose che sono più in basso di loro, cose che sono più piccole di loro. Puoi controllare ciò che è più piccolo di te, puoi dominare quello che è più piccolo di te, quindi ti sentirai molto bene con ciò che è inferiore, perché tu apparirai superiore – in questo caso l’ego ne sarà appagato. E quando dall’amore cominci a creare l’ego, allora sei condannata all’inferno. Ama qualcosa di più elevato, di più grande, qualcosa in cui puoi perderti e che non puoi controllare; da cui puoi solo essere posseduta, ma non puoi possedere. Allora l’ego scompare e quando l’amore è privo di ego, diventa preghiera.” (Believing The Impossible Before Breakfast)

Trovai questa risposta molto misteriosa; capii solo che avrei dovuto dirigere la mia consapevolezza verso l’amore in quanto tale, verso quell’energia che è al di là delle esigenze biologiche. Amare l’amore in se stesso, perché l’energia è un fenomeno molto più vasto di me che non si può toccare, né si può manipolare o controllare, ma solo farsene possedere. Era una risposta che all’epoca era al di sopra delle mie possibilità, dovevo ancora crescere all’interno dell’amore.

…Milarepa aveva un senso della libertà che io desideravo per me stessa. Tuttavia, oscurata dal mio programma biologico, non guardavo dentro di me. Cercavo sempre di catturare e trattenere ciò che era fuori di me, e lui mi faceva girare come una trottola! Amava follemente le donne, ne aveva molte, e io ero completamente persa per lui. Mi rendevo conto che era un’ossessione, ma non potevo farci niente. A volte mi ritrovavo a camminare lungo il sentiero infangato o innevato che portava alla sua casa, dicendomi: “Non farlo, non andare a trovarlo,” ma, come in trance, mi muovevo verso una situazione che diventava via via sempre più disastrosa.

Ogni volta che lo vedevo in privato, per portargli il tè o per accompagnarlo nel suo giro in macchina, Osho mi chiedeva come stava Milarepa. Ridacchiava quando gli dicevo delle sue nuove avventure e della mia disperazione. Molte volte gli ho chiesto: “Dovrei farla finita con lui?” Ma mi rispondeva sempre di no. Una volta quando tornai a fargli la stessa domanda, per l’ennesima volta mi rispose di non farlo, perché mi sarebbe mancato, ma io ribattei che non sarebbe durato a lungo. Allora Osho disse: “Ma tu mancheresti a lui…” Cosa potevo farci?

A modo mio ero molto ostinata, nel mio voler “passare attraverso” tutti quei problemi con un uomo solo. Sentivo che non aveva senso cambiare partner, fare una nuova luna di miele, per poi dover affrontare di nuovo le stesse difficoltà. E ho sentito Osho dire che il problema deve essere risolto dall’interno; cambiando amante il problema non cambia.

“È esattamente come cambiare lo schermo, sapendo che il proiettore e il film sono sempre gli stessi. Puoi cambiare lo schermo, sostituendolo con uno schermo migliore, con uno più grande, o più ampio, ma non sarà una differenza sostanziale, perché il proiettore è lo stesso e il film è lo stesso. Tu sei il proiettore e tu sei il film, per cui proietterai le stesse cose su uno schermo differente. Lo schermo è quasi irrilevante. Una volta che lo hai capito, potrai vedere tutta la vita come maya, come uno spettacolo di magia. Allora tutto è interno; il problema non è fuori. Non si deve fare più niente all’esterno. La prima cosa è comprendere che il problema è in te, a quel punto l’intero problema si sposta e prende forma nel posto giusto, là dove è possibile affrontarlo e risolverlo. Altrimenti puoi continuare a guardare nella direzione sbagliata, e non vi sarà nessuna possibilità di cambiamento.

Con questo, non credo che ci si debba trascinare in eterno in una relazione infelice. Fu la mia testardaggine a rendermi infelice, e adesso so che non c’è tempo per esserlo. La mia vita si muove così rapidamente verso l’ignoto, che può succedere qualsiasi cosa. È una cosa ovvia, sebbene sia difficile da ricordare a ogni istante. E quando me ne dimentico, e la vita mi sfugge dalle mani, guardo indietro e dico: “Se solo mi fossi ricordata che “anche questo passerà”…”

 

* * * * *

 

Come mai nella mente affiora continuamente questa possessività? Perché si è tanto gelosi e possessivi? La ragione è questa: dipendi dall’altro, e hai paura. Se il tuo uomo va al cinema con un’altra donna, ribolli subito, subito diventi febbricitante. Sei seduta su un vulcano, sei pronta a esplodere e a diventare una belva. Come mai? Perché tanta possessività, tanta gelosia? La paura. Chi può dirlo? L’uomo ti ama, ma può amare un’altra donna. Ti ama come donna, il suo amore per la donna è ancora vivo, può trovare un’altra donna. E forse la novità lo attirerà più di una cosa vecchia, è naturale: lo sconosciuto è più attraente di ciò che ci è familiare. Sa tutto di te. Ora vive una sorta di ripetizione, e tu lo sai. Ancora ti ama, ma le cose sono un po’ ripetitive. La freschezza è andata perduta, quegli splendidi giorni di un tempo, dell’inizio, sono perduti, la luna di miele non esiste più. Tutto si è trasformato in una routine. Ora hai paura. Lui si può innamorare di qualcun’altra e di nuovo può tornare a vivere una luna di miele. E tu verrai lasciata sola… nasce la paura. In te si leva un velo mortale. Lo devi fermare: devi creare una Muraglia Cinese intorno al tuo uomo. Ma più si diventa possessivi, più la relazione si abbruttisce, più la relazione genera repulsione.

Tratto da Take it Easy

 

 

UNA COSPIRAZIONE MASCHILE

 

Perché mi è così difficile vedere il valore delle mie qualità femminili? C’è ancora qualcosa dentro di me che le giudica come una debolezza e che mi fa temere di non riuscire a sopravvivere.

La lunga condanna delle qualità femminili ha raggiunto le donne nel profondo delle loro viscere, ma si tratta di una cospirazione dell’uomo per dimostrare di essere superiore alla donna… cosa non vera. L’uomo in fondo è consapevole che la donna possiede qualcosa che lui non ha: è attratto dalla donna e dalla sua bellezza. Quando si innamora di una donna, essa diventa un’assuefazione per lui, ed è lì che sorge il problema.

Il senso di dipendenza che ogni uomo prova nei confronti di una donna fa sì che egli reagisca cercando di trasformare, per contratto, la donna in una sua schiava: una schiava spirituale. Inoltre, l’uomo ne ha paura anche perché lei è bella, non solo ai suoi occhi, ma a quelli di chiunque la incontri. Per cui nella sua mente egoista e sciovinista, sorge una profonda gelosia.

Con le donne l’uomo ha messo in pratica ciò che Machiavelli aveva suggerito ai politici: anche il matrimonio è politica. Machiavelli suggeriva che la miglior difesa è l’attacco e l’uomo ha usato questa tattica per secoli, prima ancora che Machiavelli ne scoprisse la validità in tutte le sfere politiche. Ovunque si abbia a che fare con una forma di dominio, l’attacco è sicuramente migliore della difesa. La difesa presuppone già la sconfitta: ti sei già messo dalla parte del perdente, ti stai semplicemente proteggendo.

In India esistono testi religiosi come il Manusmitri, che risale a cinquemila anni fa, in cui viene suggerito, se si vuole avere pace in casa, di dare ogni tanto una bella “battuta” alla moglie: è indispensabile! La donna dovrebbe essere tenuta quasi prigioniera. È così che ha vissuto, in culture diverse, in diverse nazioni, ma quasi ovunque: in cattività. E questo è accaduto perché l’uomo ha voluto dimostrare la propria superiorità… ricordati: ogni volta che senti il bisogno di dimostrare di essere qualcosa, questo significa che non lo sei.

Una vera superiorità non ha bisogno di prove, né di evidenze, né di testimoni, né di discussioni. Una vera superiorità è immediatamente riconosciuta da chiunque abbia un minimo di intelligenza. Una vera superiorità possiede una forza magnetica intrinseca.

Condannando la donna a subire il suo controllo, l’uomo l’ha quasi ridotta a un essere subumano. Quale paura può aver spinto l’uomo a fare una cosa simile? È pura paranoia… L’uomo continua a paragonarsi alla donna e ogni volta la trova superiore. Ad esempio, nel fare l’amore con una donna, l’uomo deve confrontarsi continuamente con la propria inferiorità, perché riesce ad avere un solo orgasmo alla volta, mentre la donna è in grado di averne per lo meno mezza dozzina, una catena di orgasmi multipli. L’uomo si sente assolutamente impotente: non riesce a dare questi orgasmi alla donna.

Questo ha creato nel mondo una delle situazioni più infelici: poiché l’uomo è incapace di dare orgasmi multipli alla donna, ha cercato di non darle neppure il primo. 

Solo in questo secolo si è riconosciuta l’esistenza di questo stato orgasmico durante i rapporti sessuali. In nessun manuale sul sesso, né in alcun tipo di trattato, viene menzionata la parola “orgasmo”. Sembra trattarsi proprio di una cospirazione. Vatsyayana, il primo uomo nella storia che abbia scritto qualcosa sull’energia sessuale e che l’abbia esplorata in maniera scientifica, scrisse il suo primo trattato sul sesso cinquemila anni fa: il Kamasutra, gli aforismi sul sesso.

Egli ha studiato l’argomento nella maniera più profonda possibile e da tutti i punti di vista; non ha ignorato il minimo dettaglio. Descrive 84 posizioni per fare l’amore, ha completamente esaurito l’argomento, nulla può esservi aggiunto. Ma neppure Vatsyayana ha parlato dell’orgasmo.

È incredibile che un uomo che ha ricercato così profondamente l’argomento del sesso, non abbia scoperto l’esistenza dell’orgasmo.

Il mio intuito mi dice che sta nascondendo dei fatti, e nascondere dei fatti è commettere un crimine: significa lasciare che il falso venga preso per verità. E non si tratta di un fatto banale che abbia a che fare con la chimica o con la geografia: si tratta di qualcosa di fondamentale nella vita umana.

L’esperienza orgasmica non ti dà solo uno dei piaceri più sublimi che il corpo ti possa dare, ti fa anche capire che questo non è tutto. Ti apre una porta. Ti fa comprendere di aver cercato la soluzione all’esterno, ma inutilmente. Il vero tesoro è dentro di te.

La meditazione è stata scoperta da persone che hanno avuto profonde esperienze orgasmiche. La meditazione è una conseguenza prodotta dall’esperienza orgasmica. Non c’è altro modo per scoprire la meditazione. L’orgasmo ti porta a uno stato naturale di meditazione: il tempo si ferma, i pensieri scompaiono, l’ego non c’è più. Diventi energia pura. Per la prima volta riesci a capire che tu non sei né il corpo né la mente: sei qualcosa che trascende entrambi, un’energia consapevole.

Una volta entrato nel regno dell’energia consapevole, inizierai ad avere le più belle esperienze della tua vita, le più leggere, le più psichedeliche, le più poetiche, le più creative. Il corpo e la mente ti danno completa soddisfazione; d’altro canto possono crearti uno stato di “scontentezza divina” profondissimo, perché ciò che hai sperimentato è meraviglioso, ma l’esperienza stessa, in un certo senso e senza motivo, ti dà la certezza che deve esserci qualcosa di ancora più incredibile davanti a te.

Prima di sperimentare l’orgasmo, non avresti mai sognato che qualcosa del genere potesse esistere; ora lo sai e questo sarà un incentivo a cercare qualcosa di più.

Cosa succede? Il tempo si ferma, i pensieri scompaiono. Non esiste più il senso dell’ “io”. Esiste un senso dell’ “essere” puro, esistenziale, privo di qualsiasi implicazione egoica. “Io”, “me”, “mio”, vengono lasciati alle spalle. E questo fa scoprire la strada della meditazione. Se riesci ad andare al di là del tempo, al di là della mente, sarai in grado di entrare in uno spazio orgasmico, da solo, senza l’uomo, senza la donna. Per essere esatti, la meditazione è un orgasmo di tipo non sessuale. Metà dell’umanità non ha conosciuto l’orgasmo per secoli e poiché la donna non ha conosciuto l’orgasmo, non devi credere che l’uomo si trovi in una posizione migliore. Non dando l’orgasmo alla donna, ha perso anche la propria capacità di averne… Quindi la donna ha perso qualcosa di incredibilmente bello, qualcosa di sacro su questa terra e così pure l’uomo.

Ma il predominio della donna non riguarda solo l’orgasmo. In tutto il mondo la donna vive cinque anni di più dell’uomo: questa è l’età media. È la prova che ha più resistenza, più vigore. Le donne si ammalano meno spesso degli uomini. Le donne, anche se si ammalano, guariscono molto prima dell’uomo. Questi sono dati scientifici.

Nonostante tutti questi fatti, riportati da ricerche scientifiche, continua ancora a sussistere la superstizione che l’uomo sia più forte della donna. L’uomo è più forte in una sola cosa: ha un corpo più muscoloso, è un buon manovale. Altrimenti, da ogni altro punto di vista, ha sempre sentito, e lo ha sentito per secoli, un profondo complesso di inferiorità.

Per evitare questo complesso, l’unico metodo era forzare la donna in una posizione inferiore. Questa è l’unica cosa in cui ha più potere: è in grado di “forzare” le donne. L’uomo è più crudele, è più violento ed è riuscito a inculcare nella donna un’idea assolutamente falsa. Le ha fatto credere di essere debole.

Per dimostrare questa debolezza, l’uomo ha classificato come deboli tutte le qualità femminili. Deve poter dire che sono “debolezze” e che tutte queste qualità messe insieme rendono la donna debole.

La realtà è che in una donna sono contenute tutte le qualità più preziose. Quando un uomo si illumina, assume le stesse qualità che prima condannava nelle donne. Le qualità considerate deboli sono tutte femminili. È un fatto strano che tutte le qualità più belle rientrino in questa categoria. Sono escluse solo le qualità brutali, animalesche.

La forza ha molte dimensioni. L’amore ha una forza propria. Ad esempio, per portare nel grembo un bambino per nove mesi, occorrono tenacia, forza, amore. Nessun uomo potrebbe farcela.

Si potrebbe trapiantare un utero artificiale nell’uomo: ora, con le nuove tecniche scientifiche, è diventato possibile anche un trapianto del genere, ma non credo che l’uomo sarebbe in grado di sopravvivere per nove mesi! È difficile dare vita a un’altra anima, dare un corpo a un’altra anima, dare mente e cervello a un’altra anima. La donna condivide interamente e con tutto il cuore questo tentativo di dare al bambino tutto ciò di cui ha bisogno. E continua a farlo anche dopo la nascita del bambino. Non è una cosa facile, allevare dei bambini. A me sembra la cosa più difficile del mondo.

Gli astronauti ed Edmund Hillary… loro per primi dovrebbero provare cosa vuol dire allevare bambini. Solo allora potremo accettare che abbia un valore la conquista dell’Everest o della luna, altrimenti restano cose senza senso. Anche se hai raggiunto la luna e ci hai camminato sopra, non ha alcuna importanza: non dimostra che tu sia il più forte.

Un bambino è così vitale, trabocca di energia, al punto che riesce a stancarti in poche ore. Nove mesi nella pancia, e poi ancora per parecchi anni… Non credo esista un uomo in grado di sostenere una gravidanza, o che possa allevare dei bambini. Occorre la forza della donna. Ma è una forza di tipo diverso. Esiste un tipo di forza distruttivo e un altro creativo. Esiste un tipo di forza frutto dell’odio e un tipo di forza frutto dell’amore.

Amore, fiducia, bellezza, sincerità, autenticità, queste sono tutte qualità femminili e sono di gran lunga superiori a qualunque altra qualità maschile. Ma l’intero passato è stato dominato dall’uomo e dalle sue qualità. Naturalmente in guerra l’amore non ha nessuna utilità; la verità, la bellezza, il senso estetico e la sensibilità, non hanno alcuna utilità. In guerra devi avere un cuore più duro di qualsiasi pietra. In guerra hai semplicemente bisogno di odio, di rabbia e di pazzia che ti aiutino a distruggere.

In tremila anni l’uomo ha combattuto cinquemila guerre. Certo, anche questa possiamo chiamarla forza, ma non è degna del genere umano. Questa è la forza che ci deriva dalla nostra eredità animale. Appartiene al passato, che non esiste più, mentre le qualità femminili appartengono al futuro, che sta arrivando.

Non occorre che tu ti senta debole a causa delle tue qualità femminili. Anzi, dovresti essere grata all’esistenza, poiché ciò che l’uomo deve conquistare a te è stato dato in regalo dalla natura.

L’uomo deve imparare ad amare. L’uomo deve imparare a far sì che il suo cuore diventi il “maestro” e la mente un semplice “servo” obbediente. L’uomo ha bisogno di imparare queste cose, mentre la donna le porta con sé. Ma noi condanniamo tutte queste qualità come debolezze e anche quando le donne sono state apprezzate per le loro qualità individuali, scopriamo che ciò che abbiamo apprezzato in loro erano qualità maschili. In realtà non rappresentano le donne e questa è la ragione per la quale sono state scelte: perché erano una brutta copia dell’uomo.

Il movimento di liberazione della donna deve imparare una cosa fondamentale: non bisogna imitare gli uomini o ascoltare quello che dicono sulle qualità femminili o sulla personalità femminile. Fatela finita con queste idee che l’uomo vi ha inculcato!

La stupidità di quel movimento consiste nel voler provare che l’uomo e la donna sono uguali. Non lo sono, e quando dico che non lo sono, non voglio dire che qualcuno sia superiore e qualcun altro inferiore, voglio solo dire che entrambi sono unici.

Le donne sono donne e gli uomini sono uomini; non c’è nessun bisogno di fare paragoni. Il fatto che siano uguali è fuori questione. Non sono né uguali, né disuguali: sono unici.

Rallegrati nelle tue qualità femminili, fa che esse diventino poesia. È un’eredità inestimabile che ti dà la natura. Non buttarla via semplicemente perché l’uomo non la possiede.

Vorrei che il mondo intero fosse colmo di qualità femminili. Solo allora le guerre potrebbero scomparire. Solo allora le nazioni non esisterebbero più. Solo allora potremmo avere un mondo unico, ricco d’amore, di pace, di silenzio, di bellezza.

Falla finita con tutti questi condizionamenti che l’uomo ti ha imposto. Trova le tue qualità e sviluppale. Non devi imitare l’uomo; né l’uomo deve imitare te. Non sono necessari conflitti tra di voi, poiché tu sei, allo stesso tempo, sia uomo che donna.

Invece di creare un conflitto, tutto il mio lavoro consiste nell’indicarti la strada per creare un’armonia di tutte le qualità riunite insieme. Questo farà di te un essere umano completo.

 

dove non specificato, i testi sono tratti da:

Osho, Donna una nuova visione - NSC Ed.

 

 

LA VITA È INTERDIPENDENZA

 

AVETE VISTO UNA DONNA in amore e una priva d'amore?

Hanno un odore diverso, tangibilmente diverso, hanno una fragranza diversa. Quando una donna è sola, è avvolta dalla tristezza: è depressa, si sente sola, abbandonata, disperata, ansiosa. Nel momento in cui si innamora, inizia a fiorire. Subito qualcosa in lei si apre, e le dona bellezza.

Una donna priva d'amore si rattrappisce, si chiude, inizia a chiudersi: non aspetta nessuno, perché tener aperte porte e finestre? Vive in una specie di tomba, perde vitalità. Inizia a morire: è una forma di suicidio. La semplice salute mentale non è sufficiente, è pura e semplice matematica: occorre un po' di poesia per mantenere l'equilibrio.

Anche l'uomo sembra perso: non sa chi è. Se non si vede riflesso negli occhi innamorati di una donna, non arriverà mai a saperlo. Solo negli occhi dell'amata vedrà il proprio riflesso, arriverà a conoscersi. La donna dà all'uomo forma e sostanza. La donna lo rende consapevole di chi egli sia. Grazie al suo amore, crea l'uomo. Tu non vieni creato solo da tua madre, nel suo ventre; vieni creato da ogni donna, ogni volta che ti innamori. Ogni volta che ti innamori, la donna ti dà forma, colore, ti ripulisce: ti rende umano. Altrimenti l'uomo è assolutamente barbaro, violento, aggressivo, sciatto, privo di compassione.

Ma il problema è dato dal fatto che entrambi dipendo-no l'uno dall'altra ed entrambi si sentono feriti: nessuno vuole essere dipendente. E non potrai mai perdonare la per-sona da cui dipendi: ti vendicherai sempre.

Ecco perché gli amanti continuano a litigare. Il litigio è solo un modo per dimostrare che sono ancora indipendenti: "Chi ti credi di essere. Se volessi, ti potrei lasciare!"

Il litigio serve solo a provare che sono ancora indipendenti. Ma nel giro di poche ore il litigio sfuma ed essi tornano ad abbracciarsi. Perché, nel momento in cui iniziano a separarsi, hanno la sensazione di soffocare, si sentono affamati e assetati. Iniziano a perdere qualsiasi cosa hanno. Perdono il calore: l'uomo comincia a sentirsi freddo. E se nessuno l'abbraccia, la donna comincia a sentirsi terribilmente sola. Senza amore siamo soli. Se non c'è amore, si deve accettare la solitudine. Solo l'amore ti dà l'intuizione che la solitudine non è la vetta suprema da raggiungere.

Assorbendo il nutrimento dalla terra, l'albero diventa dipendente: non può restare indipendente. E un fenomeno elementare. E la terra, vedendo la propria gioia, la propria celebrazione, il proprio potenziale espresso dall'albero – nel fogliame, nei fiori, nei rami che svettano nel cielo e che realizzano il perenne desiderio della terra di avere delle ali – come può restare indipendente?

L'uomo e la donna esistono in una forma di interdipendenza. Indipendenti restano parziali: affamati, bisognosi dell'altro. L'interdipendenza è la sola verità.

 

 

due ali per volare

 

La meditazione non è altro che questo. Continua ad amare, continua a sperimentare le gioie e le miserie che l’amore porta con sé. Sono tutte cose necessarie per farti crescere e maturare. E nel frattempo continua a meditare. Entrambi i processi, l’amore e la meditazione, se portati avanti simultaneamente, pian piano ti renderanno consapevole che puoi trovare dentro di te, in maniera di gran lunga migliore, qualsiasi cosa trovi all’esterno.

E quando accade ci sarà una differenza, una differenza radicale: la tua qualità non sarà più la stessa.

Potrai ancora amare un uomo, ma sarà gioia allo stato puro, sarà un semplice straripare di energia: hai in te così tanto, che lo devi donare a qualcuno. Ma puoi anche stare sola, pur restando felice come quando sei con l’altro.

Quando un essere umano è in grado di stare solo ed essere felice come quando è insieme a qualcuno, non cadrà mai più prigioniero dell’altro.

Non avrà più la sensazione che “qualcuno mi ha in suo potere.

In quel caso sarete due persone indipendenti che condividono la propria indipendenza, condividono la propria infinita libertà.

Ma quella condivisione non ha altri bisogni, non ha altre motivazioni: si tratta solo di sovrabbondanza. Per cui non ti senti ferito, non hai la sensazione di essere diventato uno schiavo. E nessuno dei due possiede l’altro: ogni possessività scompare.

 

 

Quando hai trovato la tua unità interiore, amerai ancora gli uomini, ma non saranno più un’ossessione, sarà una semplice condivisione. In questo caso l’amore sarà una gioia, avrà una qualità totalmente diversa. Altrimenti avrà in sé qualcosa di febbricitante.

 

 

Il giorno in cui sarà capace di condividere l'amore e di essere sola e beata, la schiavitù della donna sarà finita. E anche la schiavitù più grande dell'uomo sarà finita.

È strano che le donne stiano combattendo per la liberazione e l'uomo stia lì a guardare con aria imbarazzata. Fai qualcosa! Anche tu devi diventare libero

 

 

L'uomo non può vivere senza la donna, perché perderebbe le radici. Diventerebbe un semplice vagabondo. In quel caso non avrebbe più una dimora. Osservate un uomo che non ha una donna: non ha casa, non ha un luogo d'appartenenza. Diventa un oggetto trasportato dalla corrente, qualsiasi onda lo può trascinare ovunque... a meno che non si impigli in una donna. In quel caso nasce una casa.

(ritorna al sommario) 

 

 

 

Va avanti, va avanti

Continua a cambiare

 

 

…Non c’è nessuna meta da raggiungere, si va avanti, avanti, in continuazione. Buddha ha detto: Chareveti chareveti, chareveti - va avanti, va avanti, va avanti. La vita è un processo in continua evoluzione. Così un uomo realmente perfetto non è mai perfetto, la sua perfezione non è mai completa, finita. Sta continuamente cercando un equilibrio, sempre, sempre. Non viene mai il momento in cui possa dire: “Ora ho raggiunto la meta.” Se dici di aver raggiunto la meta, riconosci di essere ormai senza un senso, un significato – sei diventato inutile, non fai più parte di questa totalità in costante divenire”

Tratto da: Tao: I tre tesori Edizioni Mediterranee

 

È inutile che qualcuno si affanni a decidere quale è la mia visione: la lascerò aperta, incompiuta. Puoi trovare la tua definizione, ma sarà solo per te stesso, e dovrai anche continuare a cambiarla. Man mano che mi comprenderai sempre di più, sarai costretto a cambiarla. Non puoi continuare a tenertela stretta, ti sembrerà di avere in mano qualcosa di morto. Dovrai cambiarla e, simultaneamente, continuerai a esserne cambiato.

Tratto da: From Personality to Individuality

 

La mente è estremamente riluttante quando si tratta di cambiare, perché il cambiamento crea difficoltà. Il cambiamento porta cose nuove: ogni volta devi ricominciare daccapo. Ma devi aver coraggio. Se non sei coraggioso, sei già morto. Il semplice continuare a respirare non basta per dichiararsi vivi. La vita, per me, è un continuo cambiamento ed è anche la capacità di assecondarlo, dovunque ti conduca. Se hai quel coraggio, la verità non è molto lontana.

Tratto da: From the False to the Truth

 

La mente ha una tendenza naturale a farsi velocemente delle idee fisse. Ha una gran paura del cambiamento, perché cambiamento vuol dire riorganizzarsi. Ogni volta che cambi qualcosa, devi riorganizzare tutto il tuo essere interiore. Io non sono un’idea e non sono fisso. Io sto cambiando. Sono perfettamente d’accordo con Eraclito che non si può entrare due volte nello stesso fiume. Tradotto, significa che non puoi mai incontrare di nuovo la stessa persona. Non solo sono d’accordo con lui, ma vado oltre e ti dico che non puoi entrare nello stesso fiume neppure una volta. In campo umano, vuol dire che non puoi incontrare la stessa persona neanche una volta, perché, perfino mentre la stai incontrando, lei sta cambiando, tu stai cambiando, tutto il mondo sta cambiando. Ma quando hai un’idea fissa, ti ci attacchi… e io continuerò sempre a cambiare. Un domani ti troverai in conflitto. Ci sono persone - quasi tutti - che vivono con un certo tipo di coerenza. È più facile. Ma quando arrivi vicino a un uomo come me, ti troverai in difficoltà: o lasci perdere le tue idee di coerenza o dovrai lasciar perdere me.

Tratto da: Oltre la Psicologia - Oshoba libri

 (ritorna al sommario)

 

 

 

FARE LIBRI

 

 

Swami Anand Videha, che cura le edizioni in italiano dei libri di Osho da oltre vent’anni, ci racconta le tappe più significative della sua esperienza e ci parla del successo delle opere di questo nostro maestro di realtà.

 

Ho sempre pensato che lavorare con i libri di Osho fosse operare con qualcosa di esistenzialmente vero. Si dice che il primo segreto di un venditore di successo sia credere fermamente nel “prodotto” che vende. Io ho sempre saputo che nei discorsi di Osho fosse implicita la voce dell’esistenza: l’ho scritto anche da qualche parte tempo fa: “Se l’esistenza parlasse, direbbe queste cose”. Ed è qualcosa che va ben oltre il credere: una sensazione esistenziale, più simile al sorgere del sole, al canto delle onde che si frangono contro la riva, all’occhieggiare della luna nella notte… tutte cose che non hanno bisogno di prove, né di professioni di fede. E ciò di cui queste cose parlano è toccante e, al tempo stesso, va al di là di ogni immaginazione. Forse è grazie a questa profonda percezione, che ho potuto rischiare e ricevere fiducia dalle realtà più disparate, non vedendo mai limiti, quanto piuttosto semplici percorsi possibili, potenzialità: certo, non è facile stabilire qual è il momento giusto per pubblicare un particolare libro, né decidere quale potrebbe essere l’editore “giusto”, né tanto meno organizzare una campagna stampa efficace per comunicare al pubblico l’esistenza di quell’opera… e poi si deve tradurre, rivedere, insomma “lavorare” il libro al meglio. Ma, sapendo che si gioca qualcosa di esistenzialmente vero, il più è fatto: non ci si deve inventare messaggi per convincere. La domanda esiste, per quanto latente possa essere, in ogni essere umano: il nostro semplice esistere implica una ricerca del vero, un bisogno di conoscere se stessi, un anelito a realizzare in pienezza le proprie potenzialità, e Osho è un elemento di questo anelito, è la risposta a quel bisogno, è la conferma che quella ricerca porta a qualcosa, da qualche parte. Di nuovo, io credo che, se queste non fossero state certezze esistenziali, molti dei risultati che ho contribuito a raggiungere non ci sarebbero stati… lo dimostra proprio il primo libro che entrò nella lista dei bestseller: La Bibbia di Rajneesh. Si era nel 1986 quando iniziai a proporlo a un editore e, al termine dell’esperienza americana, in tutto il mondo la parola d’ordine che girava all’interno delle istituzioni e degli establishment più diversi era: totale ostracismo per Rajneesh… nella mia esperienza, non ho mai visto nulla di più universale. Sembrava che si volesse bandire Osho dal pianeta Terra… erano gli anni in cui Osho girò il mondo alla ricerca di un posto dove ricreare la Comune, e si vide bandito da 21 Paesi cosiddetti democratici… anche l’India fece del suo meglio per impedire che si ricreasse un campo di energia intorno a Osho. Lui stesso parlava con la sua segretaria di acquistare una nave in disarmo e portarla in acque extraterritoriali per poter creare lì il nostro quartier generale. E gli editori si trovarono di fronte a molte pressioni sottili, e a un dilemma: chi è effettivamente quest’uomo? Cosa sta facendo? All’epoca ricordo colloqui senza peli sulla lingua, domande alle quali era fondamentale dare risposte molto chiare… e ricordo che il direttore editoriale della Bompiani, al termine di un lungo interrogatorio, mi disse: “Questo significa che, se vogliamo continuare a pubblicare Osho, d’ora in poi dovremo sostenere una visione? Da ciò che mi dice, questo non è solo un pensatore, un po’ eccentrico e con idee filosofiche alquanto ardite… questo è uno che vuole operare una rivoluzione della coscienza! Ed è questo a creare tutti i suoi guai…” Dovetti rispondere: “Io credo che sia meglio essere chiari, se volete lavorare con le parole di Osho la realtà è questa: lui vuole scardinare qualsiasi equilibrio basato su compromessi e riportare l’essere umano al suo potenziale originario, a vivere nudo sotto il cielo sconfinato, per usare una sua immagine”. Fu proprio da quel colloquio che nacque un nuovo tipo di rapporto. E fu allora che si decise di rischiare con il libro all’epoca più “ardito” di Osho: La Bibbia di Rajneesh. L’opera con cui aveva ripreso a parlare, nel 1985, dopo due anni e mezzo di silenzio, direttamente… senza mascherare ciò che voleva dire dietro a commenti ai “grandi” della consapevolezza del passato, come aveva fatto fino a poco tempo prima. A quel punto si trattava di raggiungere il pubblico, rompendo quel clima di insulti e falsità che accompagnava il tanto parlare di Osho che si stava facendo sui media. Per darne un’idea basti questo esempio: un giornalista di Panorama andò a intervistarlo, quando era ancora in Oregon, e poi pubblicò un’intervista del tutto inventata… qualcosa di impensabile, visto che la vera intervista era registrata e documentabile! Eppure sembrava essere diventato lo sport mondiale dare addosso “al Bhagwan”! Si lavorò sul libro e al tempo stesso si pensò a una campagna stampa, studiando il tipo di lettore possibile, per raggiungerlo con un’informazione precisa: se vuoi veramente sapere cosa Osho ha da dire, leggi in prima persona le sue parole… fu un impegno che richiese un anno di preparativi. Qualcuno ha detto che il successo è dato da un uno per cento di inventiva e dal novantanove per cento di olio di gomito… è vero, ma bisogna poi aggiungere anche un altro cento per cento di salto nel buio. Ricordo quei mesi: stampato il libro, fatta la campagna stampa, quando il titolo fu immesso nel mercato, nel febbraio del 1988… non accadde nulla!

Furono settimane di attesa che culminarono in una notte in cui lasciai andare qualsiasi aspettativa: è difficile da descrivere. È come staccare ogni contatto: la trama intessuta fino a quel momento si dissolve. Non è come dire: “Ho fallito”, è più complesso. Più intenso e più doloroso: si abbandona il controllo, si perde ogni tipo di identificazione con ciò che si è fatto. Mentre si lavora, ovviamente, lo si fa in funzione di un ritorno: il denaro, ma soprattutto il successo, la sensazione di essere riuscito. Non solo: l’idea di aver fatto qualcosa di grande, di importante… tutto questo cadde. Cadde l’idea “io l’ho fatto”… l’intera trama legata all’impegno di un anno di lavoro, alla devozione di una vita con il maestro, tutto il disegno di ciò che sarebbe accaduto si scompose, svanì e… fu a quel punto che, come un fiume in piena, qualcosa esplose. Una mattina, si era già alla fine di marzo, all’improvviso ci ritrovammo nella lista dei bestseller, e vi rimanemmo per due settimane… fu un’esperienza importante, al di là del risultato in sé, perché coinvolse tutti i libri di Osho prodotti in Italia e segnò i ritmi degli anni successivi: gli editori confermarono la loro fiducia, i lettori dimostrarono una fedeltà ben al di là della semplice moda… i libri ripresero a vendere, si vuotarono magazzini che stavano diventando “preoccupanti”, le opere prodotte fino a quel momento vennero tutte ristampate e in pochi anni il ritmo della produzione raddoppiò: da due, tre libri, si passò a cinque, sei titoli nuovi ogni anno. E il catalogo delle opere di Osho in italiano si ampliò con la regolarità di un orologio svizzero. Qualche anno dopo dovemmo affrontare un altro periodo critico: nel 1990, quando Osho lasciò il corpo, si creò una nuova frattura. Ho la sensazione che quanti lo avevano seguito fino a quel momento si trovarono di fronte a un abisso: Osho non esisteva più fisicamente. Non c’era più un interlocutore, il suo parlare non aveva uno sviluppo… era impossibile proiettare alcunché, stare con Osho diventava pura e semplice introspezione, richiedeva immergersi in se stessi, dissolversi letteralmente nell’esistenza, e molti si persero. Di conseguenza, negli anni successivi, le vendite dei libri crollarono vertiginosamente: il sottile equilibrio che permette l’esistenza di un prodotto editoriale si era nuovamente frantumato, questa volta a causa della mancanza di lettori. Nel 1991 sembrava di essere vicini alla fine: toccammo le 4.000 copie vendute in un anno, delle ormai 50 opere prodotte. Per diversi mesi mi arrovellai alla ricerca di una soluzione… e la trovai incontrando un amico che non vedevo da vent’anni, Marcello Baraghini. All’epoca stava “inventando” i Millelire: libretti di 64 pagine con due graffette come rilegatura… io lo vidi al Salone del Libro di Torino e lo avvicinai sentendo che la sua idea era geniale: perché non associare a quell’idea il genio di Osho? Lui accettò la mia proposta, e insieme scegliemmo un discorso con molta attenzione ai temi trattati: si decise di proporre la dimensione dello Zen, uno stile di vita fondato sull’assoluta mancanza di artificialità. Un invito a non vivere più in funzione di mete fittizie, ma a fare della vita la realizzazione della propria potenzialità. Da parte mia, c’era anche la sottile voglia di vedere se, mettendo il lettore di fronte a un solo discorso di Osho, ne uscisse una risonanza. Il libretto Perché dovrei affliggermi ora uscì nel 1992 e di nuovo fu un successo inaspettato, di nuovo dovetti “mollare” qualcosa (in questo caso era la paura, atavica e insensata, della fine di tutto), prima che accadesse qualcosa ben al di là di qualsiasi mia aspettativa: 170.000 copie vendute, la presenza nella lista dei bestseller per due mesi, un ritorno di interesse da parte di una generazione completamente nuova di lettori che ancora una volta rinverdì le vendite di tutti gli altri libri di Osho… e da allora le vendite raddoppiarono, triplicarono, quadruplicarono, rispetto a quando Osho stesso era in vita. A quel punto seppi che quanto Osho aveva detto prima di lasciare il corpo era vero: “Ho una totale fiducia nell’esistenza, se le mie parole contengono una qualche verità, mi sopravviveranno. Quella fiducia divenne la mia realtà: devo dire che da allora gioco a fare i libri di Osho: è una dimensione che impegno e responsabilità avevano messo, fino a quel momento, in secondo piano.

Di certo, fin da allora, siamo diventati consapevoli di trasmettere ai lettori una loro responsabilità a trarre da Osho qualcosa di più intimo e profondo della semplice lettura, e abbiamo sicuramente trovato un alleato nello “spirito del tempo”: il mondo sta cambiando, l’individuo si trova a non avere più istituzioni, valori, tradizioni di riferimento. Se si vuole vivere in un mondo fondato sul mutamento, bisogna imparare a gestirlo con l’unico strumento che abbiamo per scorrere insieme al fiume della vita: la consapevolezza. E Osho è evidentemente utile a chiunque vuole imparare a riprendere contatto con la propria consapevolezza, e a evolverla.

Forse fu su questo consolidarsi di un bisogno reale di gestire la vita in modo consapevole che si vennero formando le basi del successivo bestseller: Che cos’è la meditazione, nel 1997. All’epoca Mondadori si era proposta come editore di riferimento per le Opere di Osho in Italia: una conferma che esisteva una potenzialità sulla quale il primo editore italiano poteva e voleva investire. Per la visione di Osho fu l’opportunità di raggiungere e innestarsi, attraverso quella che è per antonomasia la casa editrice di riferimento della cultura italiana, nelle abitudini di lettura della società nel suo complesso, grazie soprattutto a una distribuzione capillare e ai prezzi contenuti. Questi rimangono due elementi molto importanti per raggiungere i potenziali lettori, fortemente condizionati dal loro potere d’acquisto e dalla scarsa “visibilità” della maggior parte dei libri stampati in Italia, a causa di una endemica assenza di librerie fuori dalle grandi città. Mondadori, e soprattutto gli Oscar Mondadori, oggi un editore a sé con propri programmi, sono in grado di supplire a questa “assenza” con accordi che coinvolgono cartolibrerie, giornalai, supermercati, stazioni ferroviarie e quant’altro ha iniziato pian piano a proporre anche i libri tra le altre merci in vendita. Ma non per questo Osho è diventato una “merce”; in verità non mi sono mai posto il problema: credo che la dignità del suo messaggio non possa essere svilita dal fatto che venga reso disponibile con ogni mezzo… lo dimostra la sensibilità di coloro che gli si avvicinano. Facilmente, infatti, dalla lettura si passa alla volontà di sperimentare e di entrare più in contatto con se stessi, con la vita: una merce non porterebbe mai a tanto… il suo scopo si ridurrebbe a semplice appagamento nel momento, o a frustrazione, qualora non si provasse alcuna soddisfazione; una merce in ogni caso non dura mai più di una stagione. Viceversa Osho è uno dei più confermati longseller presenti in Italia: ci sono libri come Tantra: la comprensione suprema che solo nel 1999, ventidue anni dopo la prima edizione, ha venduto 15.000 copie… sono pochissimi i libri che hanno mantenuto un simile successo. Quest’ultimo bestseller, La Via del cuore, entrato nella lista dei libri più venduti in Italia nell’ultima settimana di marzo del 2000 io lo vedo più come un successo dei lettori, che non di coloro che hanno contribuito alla nascita del libro: testimonia infatti una potenzialità latente nei lettori stessi… la loro volontà di entrare realmente in un nuovo millennio. Solo indirettamente è una conferma che la visione di Osho ha ancora molto da dire e da dare.

Il rischio d’ora in poi è un rischio “nuovo”: dal coraggio di compiere quel salto nel buio che Osho propone, dall’intimo lavoro per far nascere in sé un uomo nuovo, non solo si otterrà un vero nuovo millennio, ma si vedrà l’espandersi e l’attualizzarsi della visione cui Osho ha dedicato la propria vita… e potremo così vedere ulteriori successi editoriali, quali conseguenze di questo segreto lavoro interiore.

 Non a caso, e lo vorrei sottolineare, tutti gli ultimi i successi editoriali di Osho si fondano sul passaparola; la mia sensazione è che esista oggi, formato da quelle persone che stanno radicando la propria vita nell’esistenza, un vero e proprio campo di energia che si nutre e al tempo stesso alimenta quella che io ho sempre sentito essere “la voce dell’esistenza”: le parole di Osho racchiuse nei suoi libri.

Sw. Anand Videha

 

 

L’ILLUMINAZIONE NON HA ALCUN LINGUAGGIO.

TUTTAVIA, ANCHE SENZA UTILIZZARE IL LINGUAGGIO,

ESSA TROVA MODI

PER TRASMETTERE IL MESSAGGIO ESSENZIALE.

PERSINO IL LINGUAGGIO

PUÒ ESSERE USATO COME ESPEDIENTE.

OSHO

 (ritorna al sommario)

 

 

 

DEPRESSION

 

Un accatastarsi di emozioni, che nascono dalla fatica di vivere, dall’ansia di non farcela, dall’inutilità di tutto … fino a coagularsi in una vera e propria “malattia”, che, secondo le statistiche, una persona su cinque deve affrontare almeno una volta nella vita. È in aumento in tutti i paesi ‘ricchi’, colpisce a ogni età, soprattutto le donne. Può anche diventare, in un quinto dei casi, una situazione cronica – molto più facilmente nelle donne che negli uomini – in cui la vita diventa grigia e incolore, gli affetti remoti e irraggiungibili, le giornate eterne e piene di tristezza insanabile. Osho, maestro di vita, ci fornisce qui alcune chiavi per vedere meglio all’interno di questo fenomeno.

 

 

Le tante facce della depressione. Osho a colloquio diretto coi suoi discepoli.

 

Ho solo una cosa da dirti. È venuta l’ora di abbandonare l’idea di essere perfetto. È questa l’unica causa della tua infelicità. Nessun può essere perfetto: nel momento in cui sei perfetto non puoi esistere. La perfezione non esiste sulla terra – sulla terra può esistere solo l’imperfezione. E quando questa idea di perfezione si impadronisce del cuore delle persone, le fa impazzire. Cominciano a volere l’impossibile in ogni campo, e dato che non riescono a ottenerlo, diventano infelici. Hanno aspettative molto alte, che non possono essere soddisfatte; quando vedono queste loro aspettative insoddisfatte pensano che la vita stia passando loro accanto, stia sfuggendogli tra le dita. Diventano depressi, e ogni giorno la depressione aumenta, perché ogni giorno un altro po’ di vita se ne va. Essere un perfezionista è essere sull’orlo della nevrosi. Tutti i perfezionisti sono nevrotici, chi più chi meno: cambia solo il livello di nevrosi.

Ecco cosa hai tentato di fare: vuoi essere perfetto in ogni cosa, vuoi essere “totale”. Non puoi permetterti alcun errore, non puoi permetterti neppure uno sbaglio. E, dato che non puoi permetterti di fare errori, non puoi permetterlo neanche agli altri. Questa diventa una barriera per l’amore: non puoi amare nessuno perché le tue aspettative sono tali che nessuno può soddisfarle. E così hai sprecato quarant’anni di vita.

È ora di imparare una cosa: a prendere la vita con leggerezza. Vivila tranquillamente, con tutte le sue limitazioni e imperfezioni. Goditela.

Ed ecco che accade un paradosso: quando incominci a goderti la vita con tutte le sue imperfezioni, è quasi perfetta… ma sto dicendo quasi! È perfetta al novantanove virgola nove per cento. Quell’uno per cento di imperfezione rimane. Questo è l’unico modo in cui si può vivere, ma accade solo quando permetti che la vita sia così com’è, quando non pretendi troppo.

 Non c’è bisogno di pretendere: accetta qualsiasi cosa accada.

Se cerchi la donna perfetta non ne troverai mai una. Se cerchi una cosa che sia perfetta, sarai solo infelice, ecco tutto: troverai solo infelicità, in quantità sempre maggiori.

In Oriente un tempo c’era una superstizione secondo la quale i re non costruivano i loro palazzi in modo perfetto. Lasciavano che una parte del palazzo restasse imperfetta… per ingannare dio, capisci? Il palazzo non è ancora perfetto, quindi dio lo lascia stare, lascia che resti in piedi. È ancora in costruzione. Se il palazzo fosse perfetto, potrebbe crollare: questa era una superstizione, ma c’è un granello di verità. Quando una cosa diventa perfetta, crolla.

Ecco perché i buddha scompaiono dal mondo. Quando una persona diventa un buddha, quella è l’ultima volta in cui sarà qui; non ritornerà più.

Rilassati, prendi le cose con leggerezza. L’esistenza non è così dura come ti immagini, è compassione, amore.

L’esistenza è ricca di compassione, è per questo che permette ogni genere di limitazioni, di imperfezioni e allo stesso tempo continua a elargire doni di tutti i tipi.

Comincia a gioire. Hai cercato troppo a lungo di migliorarti. Hai fatto quarantotto gruppi! Deve essere un record. Adesso basta! Sì, alcuni gruppi – quindici, diciotto – bastano. Quarantotto sono troppi! Adesso dimenticati completamente dei gruppi e dimenticati della crescita e del perfezionamento. Comincia a vivere e a gioire. Ecco cosa volevo dirti!

 

 

(Il sannyasin dice che non ha fatto quarantotto gruppi, solo tredici.)

 

Ne hai fatti quarantotto, stasera non riesci proprio a contare! Io ho dei registri! Controlla di nuovo, magari io sto contando tutti i gruppi di tutte le tue vite! (1)

 

 

(Un sannyasin dice che a volte diventa molto depresso e introverso.)

Non mi sembra che sia depressione, penso che tu stai dando l’interpretazione sbagliata a ciò che ti succede. È solo un bisogno di meditazione, solo un bisogno di essere da solo, di essere lasciato a te stesso, all’interno di te stesso. Tu sei una persona molto introversa e ti stai sforzando di essere estroverso: è questo a creare il problema. Non sono per niente depressioni. Alle volte hai un grande bisogno di stare con te stesso, di stare semplicemente da solo. Se questo bisogno non viene soddisfatto, ti sentirai depresso. Se non lo fai ti viene a mancare proprio qualcosa, ma tu stai trascurando questo bisogno per te fondamentale.

È come se a una persona molto estroversa venisse detto di continuare a fare Zazen. Si sentirà molto depressa. Sentirà di essere quasi sul punto di impazzire. Si chiederà cosa stia succedendo. Vuole incontrare gente e andare al pub o al ristorante, e parlare con la gente, e poi magari al cinema, e girare di qua e di là. “Ci sono mille cose da fare” si chiederà, “cosa sto facendo qui seduto in silenzio? Come si può rimanere seduti in silenzio?”

Ha bisogno di attività, vuole incontrare gente, vuole muoversi. Si troverà in grande difficoltà: dovrà continuare a reprimersi solo per poter restare fermo. La stessa cosa accade a una persona introversa se cerca sempre di uscire e parlare e vedere gente e fare cose…

Non sei un estroverso. Se comprendi chi sei allora tutto diventa più facile. Quindi va benissimo: quando riesci a stare con le persone, bene, ma non sforzarti. Va benissimo anche se non vuoi vedere nessuno, è assolutamente OK. È a questo che serve questa comune: dobbiamo permettere che ognuno sia ciò che è. È assolutamente OK… dillo anche alla tua ragazza. E goditi questo stare da solo. Non c’è niente di sbagliato. Che c’è di male nello stare con se stessi? Che c’è di male nel rimanere a occhi chiusi? Tutti i grandi meditatori nascono da una situazione come la tua… puoi diventare un grande meditatore! La tua è una interpretazione sbagliata, lasciala perdere. Comincia a gioire, e dopo un mese fammi sapere, mm? Bene! (2)

 

 

(Osho si rivolge a un sannyasin che gli aveva in precedenza scritto una lettera.)

Non c’è niente di sbagliato nella tua energia. C’è solo qualcosa di bello che vuole accadere e tu non stai permettendo che accada, di qui la depressione. È una depressione benefica. Non tutte le depressioni sono così. È un tipo di depressione che accade quando la tua energia vuole decollare e non può farlo a causa della paura. Sai che questo adesso è possibile, ma per via delle vecchie abitudini ti attacchi al passato: è per questo che ti senti depresso, triste.

La porta è aperta, l’invito è arrivato, e tu non puoi entrare a causa dei tuoi attaccamenti.

È la paura dell’uccellino al primo volo: lui sa di avere le ali, sa che altri uccelli possono volare e si godono il sole e il vento e il cielo, e sa che anche lui potrebbe goderselo – una voce nel profondo gli dice: “questo è un tuo diritto di nascita” – ma la paura… Poiché non hai mai volato prima, non ha mai lasciato la sicurezza del nido, rimane attaccato al nido.

La tensione dipende dal fatto che sa di poter spiegare le ali, eppure si attacca al nido, per paura di perdere questa sicurezza. Ma il nido deve essere abbandonato. Non è più un nido ora: è diventato una tomba.

È questa la tua situazione, la tua energia è pronta a compiere un grande salto, siine felice. Non è una depressione negativa, ha in sé qualcosa di veramente positivo. (3)

 

(1) Won’t you join the dance #10

(2) The no Book #11

(3) The rainbow bridge #21

 

Depressione, una malattia da benessere?

 

Il fatto è che l’uomo ha sempre vissuto nella povertà. La povertà ha un suo pregio: non distrugge mai i tuoi sogni, ti porta sempre entusiasmo per il domani. Uno spera, crede che le cose potranno andare meglio: i periodi oscuri stanno già passando, presto arriverà la luce.

Ma la situazione ora è cambiata. Nei paesi più sviluppati… e ricordati, il problema della depressione non esiste nei paesi sottosviluppati – nelle nazioni povere, la gente ha ancora speranza – c’è solo nei paesi più avanzati, dove hanno tutto ciò che hanno sempre sognato. Adesso l’idea del paradiso non funziona più e nemmeno quella di una società priva di classi. Nessuna utopia può migliorare le cose. Hanno raggiunto la loro meta, ed è proprio questo la causa della depressione. Adesso non c’è più speranza: il domani è buio, e dopodomani sarà ancora più buio.

Tutte queste cose che avevano sognato erano bellissime, ma non avevano mai considerato le loro implicazioni. Ora che le hanno ottenute, sono arrivate anche le conseguenze. Un uomo è povero, ma ha appetito. Un altro è ricco, ma non ha appetito. Ed è meglio essere povero ed avere appetito che essere ricco e non averne. Cosa te ne farai di tutto quell’oro, di tutti quei dollari? Non puoi mangiarteli.

Hai tutto, ma è scomparso quel desiderio per cui avevi sempre lottato. Hai avuto successo, e io ho detto tante volte che niente fallisce come il successo. Sei dove volevi arrivare, ma non ti eri reso conto delle conseguenze. Hai milioni di dollari, ma non riesci a dormire. Quando l’uomo raggiunge le mete desiderate, diventa consapevole del fatto che insieme a queste arrivano molte altre cose. Ad esempio, per tutta la vita cerchi di guadagnare dei soldi, pensando che un giorno, quando li avrai, potrai vivere in maniera rilassata. Ma sei stato in tensione tutta la vita – la tensione è diventata la tua disciplina di vita – e, alla fine, quando hai ottenuto tutti i soldi che desideravi, non riesci a rilassarti. Dopo un’intera vita costruita sulla tensione e sull’angoscia e sulle preoccupazioni non sarai in grado di rilassarti. Così non sei più un vincente, sei un perdente. Perdi l’appetito, ti rovini la salute, distruggi la tua sensibilità, distruggi il tuo senso estetico – non c’è tempo per tutte queste cose che non producono soldi. Se corri dietro ai soldi, come puoi trovare il tempo di guardare le rose? E chi ha tempo di guardare il volo degli uccelli? E chi di guardare la bellezza delle persone?

Rimandi tutte queste cose fino al giorno in cui avrai tutto, e potrai rilassarti e goderti la vita. Ma quando finalmente hai tutto, sei diventato una persona ormai cieca, cieca alle rose, cieca alla bellezza, che non sa godere della musica, che non sa godere della danza, che non comprende la poesia, che capisce solo i soldi. Ma quei soldi non ti danno alcuna soddisfazione.

Una situazione da compatire davvero. Non avevi mai pensato alle sue implicazioni, non avevi mai pensato alle possibili conseguenze, non avevi mai pensato di poter perdere qualcosa guadagnando del denaro.

Non avevi mai pensato che avresti perso tutto ciò che poteva renderti felice solo perché avevi continuato a trascurare tutte quelle cose. Non avevi tempo, c’era una concorrenza spietata e così dovevi essere spietato anche tu. Alla fine scopri che il tuo cuore è morto e la tua vita priva di significato.

La capacità di gioire è un qualcosa che va nutrito. È una certa disciplina, un’arte – come fare a gioire – e per entrare in contatto con le grandi cose della vita ci vuole tempo.

L’uomo che corre dietro ai soldi lascia da parte tutto ciò che può essere una porta verso il divino, e alla fine della strada scopre che non c’è nulla davanti a lui, tranne la morte.

Per tutta la vita è stato infelice. L’ha tollerato, l’ha ignorato, nella speranza che le cose sarebbero cambiate. Adesso non può più né ignorarlo né tollerarlo, perché domani c’è solo la morte… e nient’altro. E tutta l’infelicità accumulata in una vita intera, finora ignorata, tutta la sofferenza che ha ignorato, esplode nel suo essere. In un certo senso, l’uomo più ricco è il più povero del mondo.

Essere ricchi e insieme non essere poveri è una grande arte. Essere poveri e insieme essere ricchi è l’altra faccia di quest’arte.

Ci sono dei poveri che scoprirai enormemente ricchi. Non possiedono nulla, ma sono ricchi; non di beni materiali, ma ricchi nel loro essere, nelle loro esperienze in tutte le dimensioni. E ci sono dei ricchi che hanno tutto, ma sono assolutamente poveri e vuoti. Al loro interno c’è solo un cimitero.

La prima cosa nella vita è trovare il significato del momento presente. La fragranza fondamentale del tuo essere dovrebbe essere l’amore, la gioia, la celebrazione. Allora puoi fare tutto, i soldi non riusciranno a distruggerla.

Ma tu trascuri tutto ciò e non fai che correre dietro ai soldi, pensando che i soldi possano comprare tutto. E poi un giorno scopri che non possono comprare tutto, e tutta la tua vita è stata dedicata ai soldi. Questa è la causa della depressione. In Occidente c’è un urgente bisogno di meditazione, altrimenti questa depressione finirà per uccidere la gente. In Occidente queste persone depresse vanno da psicoanalisti, da terapisti  che sono depressi anche loro, anzi più depressi dei loro pazienti. È naturale: per tutta la giornata sentono parlare di depressione, di disperazione, di mancanza di significato della vita. E vedendo tante persone di talento in una condizione così difficile, si perdono anche loro di coraggio. Non sono in grado di dare aiuto, ne hanno bisogno anche loro.

La funzione della mia scuola è di preparare la gente tramite la meditazione e di mandarla nel mondo come esempio per chi è depresso. Se queste persone riusciranno a vedere che c’è anche gente che non è depressa, ma  al contrario incredibilmente gioiosa… può nascere una speranza. Adesso potranno anche avere tutto e non preoccuparsi… potranno meditare.

Io non insegno la rinuncia alle ricchezze, non voglio farvi rinunciare a nulla. Puoi lasciare che tutto resti com’è, aggiungi solo qualcosa in più alla tua vita. Finora hai solo accumulato degli oggetti. Ora aggiungi qualcosa al tuo essere, e nascerà la musica, nascerà il miracolo, nascerà la magia, si creerà un entusiasmo nuovo, una nuova giovinezza, una nuova freschezza.

Non è un problema insolubile. È un problema grande, ma la soluzione è molto semplice.

Osho tratto da: The trasmission of the lamp #2

 

 

L'ATTACCAMENTO ALL'INFELICITÀ

 

Le persone sono molto contente della loro infelicità. A volte mi sembra persino che se tutte le loro disgrazie svanissero, non saprebbero che fare. Si ritroverebbero senza un'occupazione, potrebbero solo suicidarsi. Questo è ciò che ho potuto osservare: le aiuti a uscire da una situazione infelice, e il giorno dopo sono qui con qualcos'altro. Le aiuti a venire fuori da quella, e sono di nuovo pronte... come se ci fosse un profondo attaccamento all'infelicità. Tramite l'infelicità ottengono qualcosa: è un investimento, ed è un investimento che rende. Qual è l'investimento? L'investimento è che quando la scarpa non si adatta al piede, ti accorgi di più che esisti. Quando la scarpa si adatta perfettamente, ti rilassi e basta. Se la scarpa si adatta perfettamente, non solo ti dimentichi del piede: è il tuo io che scompare. Quando c'è una consapevolezza estatica, non ci può essere alcun

 

io, è impossibile! L'io può esistere solo con una mente infelice: l'io non è nient'altro che l'insieme di tutte le tue miserie. Solo quando sarai veramente pronto a lasciare andare l'io, le tue miserie potranno scomparire. Altrimenti non farai altro che crearne delle nuove. Nessuno può aiutarti, sei sulla strada che ti porta a distruggerti da solo, a sconfiggerti da solo. Di conseguenza, quando verrai la prossima volta da me con qualche problema, prima chiedi a te stesso se vuoi veramente risolverlo... perché sta' attento, io posso farlo davvero. Ti interessa veramente risolverlo, oppure solo parlarne? A te piace parlarne. Vai dentro di te e indaga, e lo capirai: tutta la tua infelicità esiste perché le dai sostegno. Senza il tuo sostegno non può esistere nulla. Proprio perché TU le dai energia, può esistere - se non le dai energia, non può esistere. E chi ti sta costringendo a darle energia? Anche per essere triste, ci vuole energia, perché senza energia non puoi essere triste. Perché accada il fenomeno della tristezza, devi dargli energia. Ecco perché dopo la tristezza ti senti così sfinito, esausto. Che cosa è successo? Nella depressione non hai fatto nulla, eri solo triste, quindi come mai ti senti così sfinito ed esausto? Dovresti emergere dalla tristezza pieno di energia, ma non è così. Ricorda, tutte le emozioni negative richiedono dell'energia, ti esauriscono. E tutte le emozioni positive e gli atteggiamenti vitali sono delle dinamo di energia: creano più energia, non tendono mai a esaurirti.

Se sei felice, improvvisamente il mondo intero fluisce verso di te con la sua energia, il mondo intero ride insieme a te. E ha ragione il proverbio che dice: "Quando ridi, il mondo intero ride con te. Quando piangi, piangi da sono". È vero, è proprio vero. Quando sei positivo, l'esistenza intera continua a darti di più: perché se sei felice, l'esistenza è felice con te. Non sei un fardello, sei un fiore; non sei un mattone, sei un uccellino. L'esistenza intera è felice insieme a te. Quando sei come una ma-cigno, seduto come morto con la tua disperazione, alimentando la tua tristezza, con te non c'è nessuno. Nessuno può stare con te. Nasce un divario tra te e la vita. Allora, qualunque cosa fai, devi dipendere dalla tua fonte di energia. Verrà ad esaurirsi: stai sprecando la tua energia, vieni prosciugato dalle tue stesse sciocchezze. Ma c'è una cosa, ed è che quando sei triste e negativo, senti di più l'ego. Quando sei contento, felice, estatico, non sentirai l'ego. Quando sei felice ed estatico non c'è un io, e "l'altro da te" svanisce. Sei collegato con l'esistenza, non più separato: siete insieme. Quando sei triste, arrabbiato, avido, quando vai dentro dite e ti godi le tue ferite e continui a osservarle, incessantemente, quando giochi con le tue ferite e cerchi di essere un martire, c'è distanza tra te e l'esistenza. Vieni lasciato da solo, e là sentirai l'lo. E quando senti l'io, l'intera esistenza ti 'diventa 'nemica. Non che diventi nemica a causa del tuo lo, ma ti appare ne-mica. Se vedi che tutti ti sono nemici, allora ti comporterai in modo che tutti DOVRANNO esserti nemici.

OSHO, TRATTO DA: Il libro del nulla - Ed. Mediterranee

 (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Ridere ed una buona medicina...

ed é gratis!

 

 

Nel libro Salute! (Ed Urra) del Dr. Patch Adams (sì, proprio lui, il medico-clown del film omonimo) si può trovare questa spiegazione medica dell’effetto fisico e mentale della risata sugli esseri umani.

 

La ricerca ha dimostrato che il riso incrementa la secrezione di sostanze chimiche naturali, catecolamine ed endorfine, che fanno sentire vivaci e in forma. Diminuisce invece la secrezione del cortisolo e abbassa il tasso di sedimentazione, il che implica una stimolazione della risposta immunitaria. L’ossigenazione del sangue incrementa e l’aria residua nei polmoni  diminuisce. Le pulsazioni del cuore inizialmente diventano più rapide e la pressione del sangue aumenta, poi le arterie si rilassano, causando la diminuzione delle pulsazioni e della pressione. Quindi il riso sembra avere un effetto positivo su molti problemi cardiovascolari e respiratori. Inoltre il riso ha qualità rilassanti sui muscoli. I fisiologi hanno dimostrato che ansia e rilassamento muscolare non possono coesistere e che la risposta del rilassamento, dopo una risata di cuore, può durare anche 45 minuti. Fisiologicamente lo humor costituisce il fondamento di una buona salute mentale. Lo humor è un eccellente antidoto allo stress.”

 

 

Osho ha adoperato la risata come medicina già dai primi anni sessanta, quando ha incominciato a parlare alla gente. I suoi discorsi sono inframmezzati di barzellette, aneddoti e humour. Ha usato liberamente la risata come terapia. Le persone che si trovava di fronte erano quelle che, fin dagli anni della scuola, avevano imparato a evitare di ridere perché questo creava problemi con le autorità. Con i suoi metodi ha dato sollievo a una generazione appesantita da un carico di serietà. Per Osho la serietà è una malattia, non una qualità.

Ora che gli effetti della risata sulla salute dell’uomo vengono investigati scientificamente, stanno emergendo fatti nuovi che convalidano gli esperimenti di Osho.

 

“Ho appena parlato della risata, dei suoi poteri meditativi e medicinali. È certo che essa cambia la tua chimica interna: cambia le onde cerebrali e cambia l’intelligenza… diventi più intelligente. Parti della mente che erano rimaste addormentate, improvvisamente si svegliano. La risata raggiunge la parte più profonda del cervello, arriva fino al cuore.

Chi riesce a ridere non può avere un attacco di cuore. Chi riesce a ridere non può suicidarsi. Chi riesce a ridere arriva automaticamente a conoscere il mondo del silenzio, perché quando la risata finisce, di colpo c’è silenzio. E quando la risata diventa più profonda, è seguita da un silenzio ancora più profondo.

Di sicuro ti libera: dalle tradizioni, dagli inutili condizionamenti del passato. Ti dà una nuova visione della vita. Ti rende più vitale e radioso, più creativo”.

Osho tratto da:

Yaa-hoo! The Mystic Rose

 

“Sì, la risata è una terapia. Se fin dal principio ti viene permesso di goderti una risata di pancia, senza restrizioni, senza inibizioni, trovare il tuo buddha sarà una cosa facilissima: ti sarai liberato da ogni tipo di serietà. Sarai libero da ogni tensione, da ogni inibizione o repressione… solo in questa libertà puoi scoprire il buddha.

Quindi, prima della meditazione ho riservato uno spazio speciale. Voglio che ridiate il più profondamente possibile, per potervi scaricare. Allora la meditazione diventa molto facile, niente ti può ostacolare.

Il mio contributo al mondo è quello di fare del senso dell’umorismo una parte del cammino spirituale. Un uomo che non riesce a ridere è malato – di una malattia gravissima, mortale”.

Osho tratto da:

The Language of Existence

 

 

Smettila di ridere!

 

RIDERE È UNA delle cose che sono state maggiormente re presse dalla società in tutto il mondo, in tutte le epoche.

La società ti vuole serio. I genitori vogliono che i loro figli siano seri, gli insegnanti vogliono che gli studenti siano seri, i padroni vogliono che i servi siano seri, i comandanti vogliono che gli eserciti siano seri. A tutti viene richiesto di essere seri.

Ridere è pericoloso, una cosa da ribelli.

I tuoi genitori ti dicono qualcosa e tu ti metti a ridere: verrà preso come un insulto.

La serietà è considerata qualcosa di onorevole e rispettoso.

E così il ridere è stato così tanto re-presso che, sebbene la vita sia una cosa spassosa, nessuno ride. Se riesci a liberare la risata dalle sue catene, scopri, con sorpresa, che a ogni passo accade qualcosa di divertente.

La vita non è seria. Solo i cimiteri sono seri, la morte è seria. La vita è amore, la vita è risata, la vita è danza e canto. Ma dobbiamo darle una nuova direzione. La tua vita è stata rovinata dal passato: ti hanno reso quasi incapace di ridere. La repressione costante della risata ti ha reso cieco al ridere, proprio come le persone che sono incapaci di vedere i colori.

E l'infelicità, aggiunta alla serietà che ti fa sembrare così triste, ma se solo aggiungi una risata a questa infelicità, non ti sentirai più così triste! Guarda la vita, tutta intorno a te, e cerca di vedere il Iato buffo delle cose. Qualsiasi cosa accada ha un lato divertente, hai solo bisogno di avere il senso dell'umorismo.

Voglio che il senso dell'umorismo sia una qualità fondamentale di un uomo buono, di un uomo morale, di un uomo religioso. E non c'è bisogno di darsi tanto da fare: se appena cerchi di vederlo, il lato buffo delle cose è dappertutto.

La serietà è diventata quasi una parte della nostra carne e del nostro sangue. Dovrai fare uno sforzo per liberarti dalla serietà, e dovrai stare in guardia — se riesci a trovare un avvenimento divertente, non perdere l'occasione. Ci sono dappertutto persone che scivolano su una buccia di banana... solo che nessuno le guarda.

Anzi, viene considerata una cosa che non va bene fare.

Ridere richiede una grande saggezza, e la risata è una grande medicina. Può curare molte delle tue tensioni e ansietà: nella risata tutta l'energia può ricominciare a fluire. Non c'è neanche bisogno di aspettare l'occasione giusta.

Nei miei campi di meditazione, avevo una meditazione della risata: la gente si sedeva e cominciava a ridere, senza alcuna ragione. All'inizio alcuni si sentivano un po' imbarazzati, per-ché non c'era una vera ragione, ma quando vedevano che lo facevano tutti... anche loro incominciavano. E ben presto, ridevano tutti quanti a crepapelle, si rotolavano per terra. E ridevano proprio del fatto che così tanta gente stava ridendo senza alcuna ragione: non ce n'era motivo... non era neanche stata raccontata una barzelletta.

Non c'è niente di male... persino quando sei nella tua stanza, chiudi la porta e fatti un'ora solo di risate. Ridi di te stesso. Ma impara a ridere.

La serietà è un peccato, una malattia.

La risata ha una bellezza incredibile, una meravigliosa leggerezza. Ti trasmetterà questa leggerezza, e ti darà le ali per volare.

La vita è piena di occasioni. Devi solo essere sensibile. Crea delle opportunità perché anche le altre persone possano ridere. Ridere dovrebbe essere una delle cose più preziose e più rispettate dell'umanità – perché solo gli uomini possono ridere, nessun animale ne è capace. E sicuramente qualcosa di superiore. (1)

Ridi un po', torna un po' bambino.

Vedi di goderti la vita, non continuare ad andare sempre in giro con quella faccia seria, e scoprirai in te un benessere più sincero.

 

 

Una ricetta per non prenderti troppo sul serio.

 

Da me vorresti qualche rimedio serio. Non ti sarebbe di nessun aiuto. Bisogna che tu diventi un po’ sciocco. La vetta più alta della saggezza contiene sempre un pizzico di follia, i più grandi saggi del mondo erano anche sicuramente molto assurdi.

Nei tempi andati, in ogni corte, c’era qualcuno un po’ folle - il buffone di corte. Era una forza equilibratrice, perché troppa saggezza può essere sciocca: qualsiasi cosa, se troppa, diventa stupida. C’era bisogno di qualcuno che riportasse le cose terra terra. Nelle corti dei re un buffone era necessario, per aiutarli a ridere: la gente saggia tende a diventare seria, altrimenti, e la serietà è una malattia. A causa della serietà si perdono le proporzioni, si perde la prospettiva. Il buffone di corte diceva e faceva di tutto per riportare le cose a un livello terreno.

Ho sentito di un imperatore che aveva un buffone. Un giorno l’imperatore si stava rimirando allo specchio. Arrivò il buffone, fece un salto e lo colpì coi piedi nella schiena. L’imperatore cadde contro lo specchio. Si arrabbiò moltissimo e gli disse: “Spiegami subito la ragione di questo tuo stupido gesto, altrimenti ti condanno a morte”.

Il buffone rispose: “Mio signore, non avrei mai immaginato di trovarti qui, davanti a uno specchio. Credevo fosse la regina”.

L’imperatore fu costretto a perdonarlo: la ragione suonava ancora più assurda dell’atto stesso. Ma per trovare una scusa simile, quello sciocco doveva essere molto saggio.

Tutti i grandi saggi – Lao Tzu, Gesù – hanno una certa qualità di sublime follia. E deve essere così, perché altrimenti un saggio sarebbe un uomo insipido – avrebbe un gusto insopportabile. Deve anche essere un po’ sciocco. Solo allora le cose sono in equilibrio. Guardate Gesù – cavalca un asino e va dicendo alla gente: “Sono il Figlio di Dio!”. Guardatelo! Deve aver avuto entrambe quelle qualità. La gente avrà riso: “Dice queste parole e si comporta in questo modo...”.

Ma io so che è così che si presenta la vera saggezza. Lao Tzu dice: “Tutti sono saggi, tranne me. Io sembro stupido. La mente di tutti è chiara, solo la mia sembra torbida e annebbiata. Tutti sanno cosa fare e cosa non fare: solo io sono confuso”. Cosa intende dire? Quello che sta dicendo è: “In me saggezza e stupidità si incontrano”. E quando saggezza e stupidità si incontrano, là c’è la trascendenza.

Così vedi di non essere serio riguardo alla serietà. Ridici sopra, sii un po’ sciocco. Non condannare l’assurdità: ha la sua bellezza. Se riesci a essere tutte e due le cose, dentro di te avrai la qualità della trascendenza.

Il mondo è diventato sempre più serio. Si spiega così l’aumento del cancro, delle malattie di cuore, della pressione alta, della pazzia. Il mondo è stato forzato verso un solo estremo. Siate anche un po’ sciocchi…

Avete mai sentito di uno sciocco che è impazzito? Non è mai accaduto. Sono qua che aspetto sempre di sentire che uno sciocco è diventato pazzo. Non ne ho mai incontrato nessuno. Uno sciocco non può diventare pazzo, perché per impazzire bisogna essere molto seri.

Ho anche cercato di vedere se gli sciocchi sono in qualche modo più sani dei cosiddetti saggi. Ed è proprio così: gli sciocchi hanno una salute migliore dei cosiddetti saggi. Vivono nel momento, non si preoccupano di quello che gli altri possono pensare di loro. Una tale preoccupazione diventa qualcosa come un cancro, nella mente e nel corpo. Gli sciocchi vivono a lungo e l’ultima risata è la loro.

Ricordati: la vita dovrebbe avere un equilibrio molto profondo. Allora, proprio nel mezzo – nel punto d’equilibrio – puoi liberarti. L’energia si leva alta e anche tu cominci a innalzarti. Questo dovrebbe succedere per tutti gli opposti. Non essere saggio, non essere sciocco, vedi di essere entrambi, così da poter andare oltre. (2)

 

 

Impara a ridere di te stesso

 

Se riesci a ridere di te stesso, va tutto bene. La gente ride degli altri, mai di se stessa. È una cosa da imparare. Se puoi ridere di te stesso, la serietà se n’è già andata. Non le lasci alcuno spazio se riesci a ridere di te stesso.

Nei monasteri Zen, tutti i monaci devono ridere. La prima cosa che si fa al mattino è ridere, la primissima cosa. Non appena il monaco si accorge che non sta più dormendo, deve saltar giù dal letto, assumere un atteggiamento  buffo – come un pagliaccio da circo – e cominciare a ridere, a ridere di se stesso. Non c’è modo migliore per cominciare la giornata.

Ridere di se stessi uccide l’ego, ti rende più limpido, più leggero, quando ti muovi nel mondo. E, se hai riso di te stesso, la risata di chi ride di te non ti potrà certo disturbare. Anzi, stanno semplicemente cooperando, stanno facendo la stessa cosa che hai fatto tu. Ne sarai felice.

Ridere degli altri è egoistico, ridere di sé è molto umile. Impara a ridere di te – della tua serietà e di tutte queste cose. Ti può capitare di prendere molto sul serio la tua serietà. Allora invece di una malattia, ne avrai create due. E in seguito prendi seriamente anche questa cosa, e così via. Non c’è fine a una situazione del genere, puoi continuare fino alla nausea.

Così è meglio se l’affronti fin dall’inizio. Non appena senti che stai diventando serio, mettiti a ridere, e cerca dentro di te dove si trova questa serietà. Fatti una risata, una bella risata, chiudi gli occhi e cerca dove è finita: la serietà si trova solo in un essere che non sa ridere.

Non c’è situazione più sfortunata di questa, non si riesce a immaginare qualcuno più disgraziato di un uomo che non sa ridere di se stesso. Per cui comincia il tuo giorno ridendo di te stesso, e ogni volta che trovi un momento libero nella tua giornata…  quando non sai cosa fare, fatti una gran risata. Senza motivo – solo perché il mondo intero è così assurdo, solo perché è così assurdo il modo in cui sei fatto tu.

Lascia che la risata nasca proprio dalla pancia, che non sia qualcosa di mentale. Uno può anche ridere di testa, ma allora è una cosa morta. Tutto quello che viene dalla testa è morto, assolutamente meccanico. Certamente, puoi anche ridere di testa, ma la risata non raggiungerà alcuna profondità, non arriverà nella pancia, nell’hara. Non andrà giù fino alle dita dei piedi, non si espanderà in tutto il corpo. Una risata vera è come quella di un bambino. Guarda come si scuote la sua pancia, tutto il suo corpo sussulta – si rotola sul pavimento. È una questione di totalità. Ride talmente che comincia a piangere; ride così totalmente che la risata si trasforma in lacrime, cominciano a scendergli lacrime dagli occhi. Una risata dovrebbe essere profonda e totale. Questa è la medicina che prescrivo contro la serietà. (3)

 

 

Inizia ogni giorno con una bella risata

 

In alcuni monasteri Zen, i monaci devono cominciare la giornata con una bella risata, e anche finirla con una risata: la prima e l’ultima cosa! Provaci. È bellissimo. Sembrerà un po’ folle  perché in giro ci sono così tante persone serie; loro non saranno in grado di capire.

Se sei contento, ti chiedono sempre il perché. Che domanda stupida! Se sei triste, non ti chiedono mai il perché. Lo danno per scontato: se sei triste, è tutto normale. Tutti sono tristi. Che c’è di nuovo? Anche se tu volessi raccontarglielo, non sono per niente interessati: sanno già tutto, anche loro sono tristi. Che senso ha raccontare una lunga storia? Lascia perdere! Ma se ridi senza una ragione, allora sì che se ne accorgono: ci deve essere qualcosa che non va in te. “Quest’uomo deve essere un po’ matto, perché solo i matti si divertono a ridere. Solo in un manicomio troverai qualcuno che ride”. È una sfortuna, ma le cose stanno proprio così.

Potresti incontrare qualche difficoltà: se hai un marito o una moglie sarà difficile per te metterti improvvisamente a ridere alla mattina presto. Ma provaci lo stesso, è qualcosa che può darti veramente moltissimo. È molto piacevole alzarsi, uscire dal letto ogni mattina di questo umore. E senza alcun motivo! Perché non c’è un motivo. È solo che sei di nuovo qui, sei ancora vivo: è un miracolo! E sembra del tutto ridicolo! Per quale motivo sei vivo? E il mondo esiste ancora. Tua moglie sta ancora russando, e la camera è la stessa, la casa è la stessa. In questo mondo in continuo cambiamento – ciò che gli indù chiamano “maya” – almeno per questa notte non è cambiato nulla. È tutto lì: puoi sentire il lattaio e il rumore del traffico… tutti gli stessi rumori di sempre. Vale proprio la pena di ridere!

Un giorno non vedrai il mattino. Un giorno il lattaio busserà alla porta, la moglie starà russando, ma tu non ci sarai. Un giorno verrà la morte. Prima di finire sottoterra, fatti una bella risata – fatti una bella risata, mentre c’è ancora tempo.

Osserva come è tutto ridicolo: ogni volta inizia la stessa giornata – hai fatto le stesse cose in continuazione per tutta la vita. Di nuovo ti metterai le pantofole, correrai al bagno, ti farai la doccia: perché? Dove vuoi andare? Ti stai preparando e non hai nessun posto dove andare!

Ti vesti, corri in ufficio… per che cosa? Solo per fare la stessa cosa di nuovo domani?

Guarda come tutto è ridicolo, e fatti una bella risata. Non aprire gli occhi. Appena senti che il sonno se ne è andato, come prima cosa inizia a ridere, solo in seguito apri gli occhi – questo creerà una certa attitudine per tutta la giornata. Hai messo in moto una reazione a catena, una cosa ne provoca un’altra. Ogni risata ti porta a un’altra risata.

Le persone invece fanno quasi sempre proprio la cosa sbagliata. Si alzano dal letto tristi, cupe, depresse, infelici… e cominciano a lamentarsi, fin dalla mattina presto. Poi una cosa tira l’altra, e tutto senza uno scopo. Si arrabbiano… è qualcosa di veramente sbagliato perché cambia il tono di tutta la giornata, crea un modello che verrà poi seguito per tutto il giorno.

La gente dello Zen è molto più sana. Nella sua follia è molto più sana di te. Comincia con una bella risata… e vedrai che così sentirai per tutto il giorno che questa risata continua a spumeggiare dentro di te, pronta a esplodere in ogni occasione. Ci sono così tante cose ridicole che accadono in giro! Dio starà per morire dalle risate: sono secoli, un’eternità, che continua a vedere tutto ciò che c’è di ridicolo nel mondo. La gente che ha creato, e tutte le altre assurdità: è proprio una farsa. Probabilmente sta ridendo.

Se diventi silenzioso, dopo la risata, un giorno ti accorgerai che anche dio sta ridendo, sentirai l’intera esistenza ridere, gli alberi e le pietre e le stelle… insieme a te.

Il monaco Zen va anche a dormire alla sera con una risata. Il giorno è finito, è finita di nuovo la commedia; ridendo lui sembra dire: “Arrivederci, e se sopravvivo, domani mattina ti saluterò di nuovo con un risata”.

Prova! Inizia e finisci la giornata con una risata, e vedrai che tra questi due momenti, a poco a poco, ci saranno sempre più risate. (4)

 

 

Ridi della vita

 

Mahakashyapa rideva della stupidità umana…

La risata è iniziata con Mahakashyapa e ha poi continuato a esistere ininterrottamente nella tradizione Zen. Nessun’altra tradizione è veramente in grado di ridere. Ridere appare così irreligioso, profano, che è impossibile immaginare Gesù che ride, è impossibile pensare a Mahavira che ride. Non puoi proprio concepire Mahavira che si fa una bella risata di pancia, o Gesù che ride fragorosamente. No, la risata è stata sempre negata e la tristezza è diventata, in un certo senso, qualcosa di religioso.

Un famoso pensatore tedesco, il conte Keyserling, ha scritto che la salute non è religiosa. La malattia ha delle qualità in sintonia con la religione, perché una persona malata è triste, priva di desideri: questo non perché si sia lasciata alle spalle tutti i desideri, ma solo perché è troppo debole.

Una persona sana vuole ridere, vuole godersi la vita, vuole essere allegra, non può essere triste. Quindi le religioni hanno cercato in tanti modi di renderti malato: digiuna, reprimi il corpo, torturati. Diventi triste, pensi a suicidarti… ti crocifiggi da solo! Come farai a ridere? La risata nasce dalla salute, è energia che trabocca. Ecco perché i bambini possono ridere, e la loro è una risata totale. Tutto il corpo ne viene coinvolto, quando ridono ti sembra che ridano anche le dita dei piedi. Tutto il corpo, ogni cellula, ride e vibra. Sono così pieni di salute, così vitali: l’energia fluisce.

Un uomo triste è un bambino malato, mentre un vecchio che ride è ancora giovane. Persino la morte non può invecchiarlo, nulla può renderlo vecchio. La sua energia fluisce ancora e trabocca, ne è sempre inondato. La risata è un diluvio di energia.

Nei monasteri Zen hanno continuato a ridere e ridere e ridere. La risata diventa preghiera solo nello Zen, perché Mahakashyapa è stato il primo a iniziare. Venticinque secoli fa, in una mattina che era proprio uguale a questa, Mahakashyapa ha dato vita a una nuova tendenza, completamente nuova, sconosciuta alla mente religiosa del passato: si è messo a ridere. Si è messo a ridere di tutta l’idiozia, di tutta la stupidità. E Buddha non l’ha condannato; anzi, al contrario, gli ha detto di avvicinarsi e gli ha dato un fiore e ha parlato alla folla. Quando la folla ha sentito la risata, avrà pensato: “Quest’uomo è impazzito. Quest’uomo non ha rispetto per Buddha. Come puoi ridere in presenza di un buddha? Quando un buddha è seduto in silenzio, come puoi ridere? Quest’uomo non ha alcun  rispetto”.

La mente dirà che tutto questo è mancanza di rispetto. La mente ha le sue regole, che il cuore non conosce; il cuore ha le proprie regole, ma la mente non ne ha mai sentito parlare. Il cuore può ridere eppure continuare a essere rispettoso; la mente non può ridere, può solo essere triste ed essere molto rispettosa. Ma che genere di rispetto è quello che ti impedisce di ridere?

Con la risata di Mahakashyapa, è iniziato qualcosa di nuovo e nel corso dei secoli questa risata è andata avanti. Solo i maestri Zen, e i discepoli dello Zen, ridono.

Tutte le religioni sono diventate malate perché la tristezza è diventata sempre più importante. I templi e le chiese assomigliano a dei cimiteri: non hanno affatto un’aria di festa, non ti danno un senso di celebrazione. Cosa vedi se entri in una chiesa? Non la vita, ma la morte: Gesù crocifisso è l’ultimo tocco nel quadro della tristezza. Puoi forse ridere in chiesa, danzare, cantare in chiesa? È vero, ci sono dei canti, ma sono tristi, e la gente è seduta con la faccia lunga. Non è una sorpresa che nessuno voglia andare in chiesa: è solo un dovere sociale da adempiere. Non sorprende che nessuno si senta attratto dalla chiesa: è una formalità. La religione è diventata una cosa della domenica. Per un’ora puoi tollerare tutta quella tristezza. Mahakashyapa si mise a ridere davanti a Buddha, e da allora i monaci zen, i maestri,  hanno fatto cose tali che le menti religiose – le cosiddette menti religiose – non riescono nemmeno a concepire. Se hai visto qualche libro Zen, forse hai visto anche qualche ritratto, qualche dipinto di un maestro Zen. Nessuno di questi ritratti è fedele all’originale. Se guardi il ritratto di Bodhidharma o quello di Mahakashyapa, non sono ritratti fedeli del loro viso, ma ti basta guardarli per avere la sensazione della risata. Sono spassosi, ti fanno ridere. (5)

 

OSHO TRATTO DA

(1) Beyond Enlightenment

(2) (3) Come Follow to You

(4) Sudden Clash of Thunder

(5) Bird in the Wing

 (ritorna al sommario)

 

 

meditare nel deserto

 

 

Deserto… una parola che ha sempre evocato in me molte fantasie. Oggi è un’esperienza che ha trasformato il mio essere. Siamo partiti all’avventura, senza sapere bene cosa avremmo trovato: il nostro non era uno di quei viaggi programmati dalle agenzie turistiche, bensì un vero e proprio andare alla scoperta, incontrare il mondo del deserto dentro e fuori di noi. Tutto è cominciato la scorsa estate, quando Elke arrivò nel nostro centro: mi parlò dei suoi amici beduini, del Sahara e della guida berbera che da quattro anni l’accompagnava attraverso il deserto con carovane di dromedari. Subito pensai a un viaggio, in cui la meditazione fosse il centro dell’esperienza… e così è stato.

Abbiamo scoperto e incontrato un mondo magico, la nostra è stata una favola, ricca di sensazioni e comprensioni, un’avventura affascinante, da film. La meditazione è stata la nostra compagna di viaggio: nel silenzio, nella vastità degli spazi e nell’essenzialità dei gesti, del cibo, dell’acqua e delle parole. Era lì: nel momento in cui i nostri occhi si perdevano nel vuoto di un paesaggio senza limiti, quando ci sedevamo in cerchio per condividere, la sera; quando, calato il sole, una coperta trapuntata di stelle ci ricopriva. Nel deserto la meditazione ti entra con la forza della natura, infatti impregnava le nostre giornate, e si trasformava in celebrazione ogni sera, quando i nostri amici beduini ci trascinavano nei canti e nelle danze berbere intorno al fuoco. In questo viaggio, più il tempo passava e più, fra di noi, ogni separazione si dissolveva: ci siamo ritrovati uniti nella meraviglia, nello stupore e nell’incanto, pieni di gratitudine. I nostri amici beduini ci aspettano per guidarci anche l’anno prossimo a marzo.

Ma Anila

 

La meditazione… ha la sua bellezza:

la bellezza del deserto. Sei mai stato nel deserto?

Il silenzio, l’eterno silenzio del deserto…

la sabbia che si espande fino all’eternità…

purezza, pulizia. Sì, quelle sono le bellezze della meditazione.

Dipende da te: ci sono quelli che amano il deserto.

Molti mistici cristiani sono andati nel deserto,

e nel deserto hanno raggiunto il divino.

Andare nel deserto è solo una

metafora per l’entrare nella meditazione.

Osho

 (ritorna al sommario)

 

 

 

 

La Piaga del Celibato

 

Quando si vive la propria sessualità di nascosto e pieni di sensi di colpa, è molto facile arrivare a comportamenti che sono dannosi anche per il corpo.

 

Fra fluttuazioni di borsa, campagne elettorali e aumenti della benzina,  può essere sfuggita la notizia, riportata anche in Italia da CNN e Repubblica, di un’inchiesta che ha fatto scalpore negli Stati Uniti. I reporter del Kansas City Star, dopo lunghe ricerche, interviste e anche un questionario spedito a 3000 preti cattolici, hanno scoperto che in America l’AIDS miete molte vittime anche fra il clero.

“Diverse centinaia di preti cattolici sono morti di Aids dall’inizio degli anni Ottanta a oggi” scrive il Kansas City Star, “e altre centinaia vivono con il virus dell’HIV; sembra che la percentuale di sacerdoti morti di Aids sia quattro volte maggiore rispetto alla norma nella popolazione americana.” E per “evitare lo scandalo”’ spesso nel certificato di morte non viene riportata la reale causa del decesso.

Proprio questa sembra essere stata la situazione che ha dato il via all’inchiesta: si cita il caso di un arcivescovo che nel ‘95 lasciò la sua sede per tornare nella città natale, nel cui ospedale morì di Aids; il suo certificato di morte, in cui viene classificato come “operaio”, attribuisce il decesso a ‘cause naturali imprecisate’. Dopo le proteste di un gruppo di volontari che si occupa del problema Aids, i funzionari sono stati costretti a correggere la causa in ‘malattia connessa all’HIV’ ma la voce ‘occupazione’ è rimasta invariata. Risulta evidente dall’inchiesta come la posizione della Chiesa, che tratta l’omosessualità come atto abominevole e la rottura del voto di celibato come qualcosa di turpe, porta il clero a nascondersi e a soffrire in silenzio. Già nel 1972, da una ricerca commissionata dai vescovi americani sullo "stato psicologico" del clero, emergeva che gran parte dei preti non aveva sviluppato una sana identità sessuale e non aveva risolto i conflitti tipici dell’adolescenza. Uno studio che però nessuno ha mai preso in seria considerazione.

In realtà, come dice un vescovo ausiliario di Detroit: “I preti non sanno come rapportarsi alla loro sessualità E così finiscono per averci a che fare in maniera poco sana”.

Il problema dell’Aids preoccupa le gerarchie al punto tale che “dalla maggior parte delle diocesi e degli ordini religiosi viene ora richiesto agli aspiranti seminaristi di sottoporsi al test dell’Aids prima dell’ordinazione”, riporta ancora il Kansas City Star. Ma come dice un anonimo prete in uno dei quasi mille questionari che sono tornati al giornale: “ Per la maggior parte del tempo le gerarchie assomigliano a un disco rotto che continua a ripetere NO al sesso fuori dal matrimonio… e nient’altro. Questa atteggiamento, incapace di distinguere una qualsiasi sfumatura, costringe le persone a nascondersi, e questo è pericoloso, perché agendo di nascosto e con mille sensi di colpa, le persone, e quindi anche i preti, sono portate a comportarsi in maniere poco sane e pericolose per la salute”.

Sia Roma che le alte gerarchie americane tacciono. “Il Vaticano ha delegato le risposte ai vescovi locali”, ha scritto lo Star. Quello di Kansas City se l’è cavata con un: “I preti sono esseri umani, come tutti gli altri e queste morti lo dimostrano”.

Di sicuro le morti per Aids di queste centinaia di preti americani costringono la chiesa cattolica a riconoscere una realtà che ha tentato di nascondere per secoli: una parte significativa del suo clero è omosessuale.

E in Italia?

 

* * * * *

 

Vivete in un mondo brutto, malato, che ha un piede nella fossa. E non voglio che ci sprofondiate dentro. Ecco perché parlo contro molte cose. Quello che mi interessa siete voi, la mia gente. Parlo contro i politici, perché non voglio che i miei sannyasin non sappiano chi sono i veri criminali in questo mondo. Per questo parlo contro i preti e le religioni, perché non voglio che vi sfugga nulla. Voi dovete sapere chiaramente chi sono i criminali.

Il problema è che quei criminali vengono considerati grandi leader, saggi, santi, mahatma, e sono profondamente rispettati in tutto il mondo, così che non pensereste mai che possono essere dei delinquenti. Per questo devo insistere continuamente, ogni giorno. Devo denunciare tutta questa gente, perché sono loro le cause.

Ora, in tutto il mondo si parla di AIDS, ma questo è l’unico posto dove si dice, dove io dico, che si tratta di una malattia religiosa.

Non verrà detto in nessun altro posto. Al contrario, i preti dicono che è una punizione di dio. E la gente crederà alle loro parole, la considererà una punizione contro l’omosessualità. Ma nessuno si chiederà come si è prodotta l’omosessualità, o chi ne è il responsabile.

Le persone non sono così intelligenti da mettere insieme le cose. Non riescono a collegare il semplice fatto che sono state proprio le religioni a insegnare agli uomini a mantenersi celibi. Sono loro la causa primaria di tutte le perversioni che riguardano il sesso.

Allora, se qualcuno deve essere punito, non saranno certo gli omosessuali. Se qualcuno deve essere punito, saranno quei capi religiosi che hanno predicato il celibato. L’omosessualità non è altro che una conseguenza dell’insegnamento del celibato.

Ora, come prima cosa, bisogna che ogni governo dichiari il celibato illegale, criminale. E invece stanno facendo esattamente il contrario – rendono illegale l’omosessualità.

L’omosessualità è un sintomo, non è la causa. Se considerate illegale l’omosessualità, allora queste persone cominceranno a fare l’amore con gli animali, visto che non è illegale.

Bisognerebbe far sapere a tutti che non si può andare contro la natura e che chiunque insegni ad andarci contro è un nemico.

Non mi interessa nessuna religione, perché sono tutte immondizia e niente altro; non mi interessa la politica, perché non ho ambizioni di alcun tipo. È per voi, e per varie ragioni, che le critico. Una è che voi diventiate consapevoli delle vere cause, per non ingannarvi, come fa il resto del mondo.

Ogni volta che si dice qualcosa che va contro la mente tradizionale, si produce uno shock.

…Nessuno vuole guardare le cause, perché le cause si trovano oltre la normale capacità di comprensione. Se si cominciasse a cercarle, si potrebbe scoprire di essere noi stessi parte di quelle cause. I preti potrebbero esserlo, il papa potrebbe esserlo, Gesù Cristo potrebbe costituirne le fondamenta. Meglio non indagare. Meglio impadronirsi del sintomo e cominciare a combatterlo. Meglio reprimere il sintomo.

Quando si reprime un sintomo da una parte, verrà fuori da un’altra e ci si allontanerà sempre di più dalla natura. Per questo voglio che siate sempre molto attenti a non combattere i sintomi.

Osho, tratto da The Last Testament vol. 2

 (ritorna al sommario)

 

 

 

 

Un Mondo a Ruota

 

E noi che dobbiamo sempre corrergli dietro… note su un futuro senza molte illusioni.

di Sw. Satyananda

 

A me questo 2000 sembra proprio uguale al 1999! Tutto quel chiasso fatto sul nuovo millennio è gia stato dimenticato, e stiamo andando avanti con la solita vita di tutti i giorni. Oppure no? A guardar bene qualcosa per me è cambiato. Il passaggio in un nuovo millennio ha affinato la mia consapevolezza del tempo. Posso vedere come la sabbia dentro la clessidra stia scorrendo veloce e inarrestabile. È così che ho la precisa sensazione che non ci sia tempo da perdere.

C’è davvero tanta fretta? Sta bruciando qualcosa? È difficile dirlo, in realtà ci sono incendi dappertutto. L’umanità è impegnata in un processo di sviluppo velocissimo, il cui ritmo continua a crescere. I futurologi concordano nel dire che ci troviamo in un momento fondamentale di rottura, paragonabile soltanto al momento di passaggio dall’era dei cacciatori nomadi a quella dei coltivatori stanziali, oppure con il passaggio dalla società agricola a quella industriale. Oggi siamo testimoni del passaggio dalla società industriale a quella dell’informazione. L’informazione – la comunicazione delle conoscenze – è una forza produttiva fondamentale, decisiva di questi tempi.

In qualunque campo, la velocità dei cambiamenti è in rapido aumento e la situazione è sempre più fluida. Ciò che andava bene solo ieri, oggi non è più conveniente. Prendi per esempio la fedeltà al posto di lavoro. Per quasi un secolo questa è stata una qualità molto apprezzata: i lavoratori si identificavano con la loro ditta e i dirigenti ricompensavano questa fedeltà con delle gratifiche. I giovani si basavano sulle esperienze dei vecchi. La stretta connessione con la propria azienda dava a molti un senso di sicurezza. Oggi questa fedeltà per l’azienda viene considerata come un segno di mancanza di flessibilità. Molte aziende fanno di tutto per mandare in pensione anticipatamente i dipendenti più anziani. I giovani, che sono cresciuti nel mondo dei computer, non sanno che farsene delle esperienze dei più vecchi. Nessun posto di lavoro è più sicuro. E i nuovi posti di lavoro creati nell’era dell’informazione hanno spesso un’aria stranamente virtuale. È interessante notare che anche i “padroni del vapore” non hanno un’idea chiara di dove stiamo andando. Questo è uno dei motivi alla base del grosso boom delle consulenze industriali: anche chi ricopre posizioni dirigenziali si sente del tutto insicuro. Il mercato sta bollendo. Sono tutti sotto pressione. Bisogna essere pronti a rischiare se non si vuole perdere il passo col mercato – solo che oggi è impossibile valutare con precisione questi rischi. Così anche le carriere al vertice sono sempre in pericolo, ed è questa enorme insicurezza che crea un grande stress. Si fa di tutto per essere preparati ad affrontare i problemi del lavoro, si partecipa a innumerevoli corsi tenuti da consulenti – solo che neanche loro sanno esattamente come andranno a finire le cose. La ricetta che offrono è il cosiddetto “positive thinking” (pensiero positivo) e la parola d’ordine è “fit for fun”, praticamente pronti a divertirsi sul lavoro… ma purtroppo sembra che il divertimento sia già finito, e il pensare positivo non è sempre in grado di produrre bilanci in pareggio.

Anche le nostri relazioni personali non vengono risparmiate dalla tempesta della trasformazione. Chi non è riuscito ad andare già in pensione – o a rifugiarsi in un’isola tropicale – non riesce a sottrarsi alla furia del mercato. Le tasse, l’affitto, le spese mediche, l’auto che ha bisogno di benzina; anche il corpo poi ha le sue esigenze, che cerchiamo di soddisfare con cibi naturali, massaggi… e con le vacanze al mare. Ma tutto questo costa caro!

Chi non conosce la sensazione di vuoto totale quando arrivi a casa dopo un’altra giornata di lavoro frenetico e le tue batterie sono completamente scariche. Anche sedersi a meditare diventa troppo faticoso, e comunque, se ci provi, spesso ti addormenti. Alla fine ci si accascia davanti alla TV… e  non resta più energia neanche per il partner. Una relazione armoniosa ha bisogno di “quality time”, come si dice negli USA: bisogna avere l’energia e il tempo di ascoltare con attenzione, di adattarsi ai bisogni dell’altro; se è necessario si può avere una discussione, ma restando sempre ben centrati e svegli.

Meditare? Certo, sembra così bello: sedersi in silenzio, senza far nulla… e l’erba cresce da sola. Ma non prendiamoci in giro: per la maggior parte di noi ricercatori spirituali la situazione è simile a quella di un mio carissimo amico che l’altro giorno mi ha scritto dicendo: “Qualche volta sono seduto in silenzio e non faccio nulla… ma dopo un po’ sento questa urgenza di far crescere quella dannata erba il più fretta possibile!”.

Tanti di noi operano in un mondo del lavoro dove viene richiesto un aumento sempre maggiore della produttività, costringendoci così a un continuo processo innovativo. È un mondo che si basa sul “lean management” (sempre meno manager), su un marketing che deve essere  “molto aggressivo”, su improvvise fluttuazioni dei valori di borsa e su lotte “a coltello” per eliminare la concorrenza prima che quella elimini te. Tutto questo è tremendamente faticoso.

Oggi poi non è più così facile trovare uno stile di vita alternativo. Il mondo si muove in una direzione in cui all’individuo viene data sempre più responsabilità personale.

Questa in linea di principio è una cosa positiva, ma vuol anche dire che non si può più contare su di un buon livello di assistenza medica quando si è malati, su di una rete sociale di assistenza quando si è senza lavoro o oramai troppo vecchi.

Anche l’idea di vivere in una bella comunità sannyasin non è una cosa che succede da sola. Queste comuni devono prima essere costruite. E dai tempi dell’Oregon sappiamo che una comune può funzionare solo quando i suoi membri hanno un alto livello di consapevolezza.

Per dirla in poche parole: siamo noi che dobbiamo prenderci cura di noi stessi, proprio qui e ora. E prenderci cura di noi stessi non vuol certo dire solamente lavorare come dei pazzi e mettere da parte tanti soldi. Secondo me vuol dire trovare l’atteggiamento giusto nei confronti delle rapide trasformazioni nelle quali siamo già coinvolti e in quelle che devono ancora arrivare. Non si tratta di trovare una sicurezza illusoria cercando di possedere sempre di più, ma piuttosto di essere vitali, svegli, flessibili, innovativi, e soprattutto senza paura.

Ventidue anni fa ero stato molto contento di lasciarmi alle spalle lo stile di vita “normale” e di atterrare nell’ashram di Pune. In quel momento ero convinto che sarei invecchiato e sarei morto nella stessa comune. Osho per fortuna ha distrutto questa mia illusione. Oggi non posso dire di essere molto entusiasta di ritrovarmi ancora nel mondo del lavoro, ma al tempo stesso non sono neanche infelice. Vedo che il mio atteggiamento è completamente cambiato : non uso più i gomiti per fare carriera, non ho più l’ambizione di essere il più bravo e non mi si può più trovare con un bicchiere in mano a un cocktail party, giusto per incontrare “quelli che contano”. Sento che per me oggi il mercato del lavoro è un interessante terreno di prova in cui posso sperimentare con la mia creatività e la mia consapevolezza. A volte si fa fatica, però ci si diverte anche!

Nei prossimi vent’anni le esigenze del mercato del lavoro diventeranno ancora più complesse. Sembra che alla fine ci ritroveremo o in quel numero relativamente piccolo di persone che hanno accettato le sfide della “società dell’informazione”: sempre sveglie, disciplinate e tenaci. Oppure saremo insieme ai tanti che non sono riusciti a tenersi al passo coi tempi, che non ce l’hanno fatta a creare sempre qualcosa di nuovo, a rafforzare la loro indipendenza e a vivere la loro creatività. Non sarà certo divertente far parte di questo ultimo gruppo: lavoreranno, come precari, per salari molto bassi, e in più diventeranno le “vittime” dell’industria del divertimento multimediale, quella che tiene tranquille le masse con intrattenimenti superficiali, in modo che non venga loro mai in mente di cambiare qualcosa in questo “bel mondo nuovo”.

Ma di sicuro uno Zorba il Buddha non può finire così!

 

Tratto da Osho Times edizione tedesca

febbraio 2000

 (ritorna al sommario)

 

 

 

Seguire L'Esistenza

 

Un’intervista con Garimo, coinvolta da più di 25 anni nel "lavoro come meditazione" all’interno del mondo di Osho, ci ricorda come il cambiamento sia una cosa sola con l’esistenza.

 

TUTTE LE RELIGIONI AL MONDO HANNO CREDUTO NELLA STABILITÀ, 10 CREDO NEL CAMBIAMENTO. TUTTE LE RELIGIONI DEL MONDO ERANO DOGMATICHE; IO SONO ASSOLUTAMENTE NON DOGMATICO, SONO CONTRO OGNI DOGMA. TUTTE LE RELIGIONI SONO STATE RIDOTTE, SISTEMATE IN SCHEMI FILOSOFICI. QUANDO ME NE ANDRÒ, VI LASCERÒ IN UN TALE CASINO - NESSUNO RIUSCIRÀ A SISTEMATIZZARE QUELLO CHE IO REALMENTE HO DETTO, NESSUNO POTRÀ RIDURLO A UN DOGMA.

NON POTETE DEFINIRMI. NON POTETE ETICHETTARMI, NON SONO UNA COSA. SONO UN FIUME, UNA NUVOLA CHE CONTINUA A CAMBIAR FORMA. LA MIA IDEA DI COERENZA SI FONDA SU QUESTO CONTINUO CAMBIAMENTO, SULLA DINAMICITÀ DI QUESTA DANZA CHE NOI CHIAMIAMO VITA.

Osho, The Secret of Secrets

 

Jayapal: Osservando l’evoluzione del mondo di Osho, quando lui era nel corpo, una cosa diventa subito chiara: è sempre stato impossibile prevederne gli sviluppi ulteriori. A metà degli anni 70, ai tempi dell’Ashram a Pune, nessuno avrebbe potuto immaginare Osho che viveva in un castello del New Jersey, o in un ranch in mezzo al deserto dell’Oregon, mentre intorno si costruiva una città. E chi poteva prevedere poi l’eliminazione degli abiti arancioni e dei mala e, dopo il ritorno di Osho a Pune, il suo stesso cambiamento di nome? E, per finire, io almeno non mi sarei mai aspettato l’eccezionale aumento dei sannyasin, dopo che Osho ha lasciato il corpo. Con questa storia alle spalle, cosa possiamo fare per conservare lo spirito essenziale dell’ignoto, dell’imprevedibilità, in questo inizio del 21esimo secolo, senza la presenza fisica di Osho?

 

Garimo: Mi pare una cosa che avviene molto naturalmente, questa almeno è la mia esperienza. L’esistenza stessa si muove in maniera assolutamente imprevedibile. Finché noi, – secondo la visione di Osho e con i suoi metodi – continuiamo a meditare e a crescere, diventa sempre più facile anche seguire l’esistenza. La tua citazione (vedi lato) è molto bella e, come tutte le cose di Osho, è rivoluzionaria, va molto al di là di quanto io potessi mai immaginare 25 anni fa, 10 anni fa o anche due anni fa. Senza dubbio fra dieci anni – guardando quello che sarà accaduto – sarà ancora più rivoluzionaria. Prendi la parola “religione”: credo che la conclusione finale sia che l’intero concetto di religione diventa superfluo. Secondo me, pensare che stiamo “conservando lo spirito essenziale dell’ignoto” è un’illusione. Siamo già bravi se riusciamo a non restare indietro!

 

J.: Quale sarà l’impatto della tecnologia sulla diffusione del messaggio di Osho? Con questo non intendo solo l’opportunità di divulgare l’enorme massa delle sue parole su Internet. I maestri del passato non riuscirono a tramandare molto di più che parole scritte o racconti, spesso riportati male dal cronista. Ora, con i video (anch’essi accessibili in tutto il mondo, via Internet), sebbene ancora distorti dai filtri della mente, per lo meno il ritmo, il tono, la trasmissione visiva restano più intatti. Questo promette bene per la continuazione del suo messaggio in una forma più pura, meno distorta? Se è così, c’è una possibilità che la fragranza di Osho  si mantenga viva più a lungo di quanto sarebbe stato in un’era pre-tecnologica?

 

G. : Credo che Osho stesso abbia dato grandissima importanza a tutto questo, e che l’Osho International Foundation abbia seguito le sue indicazioni, creando archivi di tutti i media – da quelli scritti, a quelli audio e video – e distribuendoli in tutto il mondo, come pure su Internet.

Ricordo che Osho diceva di non preoccuparsi affatto di quello che sarebbe avvenuto nel futuro, il futuro se la sarebbe cavata da solo. Cosa succederà nei prossimi secoli, chi può dirlo? Ma sicuramente, perfino in questo momento, Osho è disponibile in maniera stupefacente, più di quanto non sia riuscito a qualsiasi uomo del genere prima di lui. Posso solo sentirmi grata per questo, sia per me stessa che per ogni essere umano che, in qualsiasi parte del mondo, può avere esperienza di lui.

Secondo te in questo modo si può entrare in contatto con Osho “in maniera più diretta, meno distorta” attraverso il ritmo delle sue parole, il tono, i gesti. Lo credo anch’io. è la dimensione dell’inesprimibile, il regno del cuore, il regno della sensibilità interiore, del mistero oltre le parole.

Una conferma esistenziale di quello che tu dici… Alla White Robe, l’altra sera, stavo sentendo: “Ascoltare un maestro è una cosa e leggere le stesse parole in un libro è completamente diverso, perché dietro quelle parole non c’è la presenza viva del maestro. Non puoi vedere quegli occhi, né quei gesti, non puoi vedere in quelle parole, la stessa forza… non puoi sentire quelle stesse pause di silenzio.” Ho aperto gli occhi e guardato, quegli occhi… quei gesti. Era chiaro! “La stessa forza…” E la percepivi! Per non parlare delle “pause di silenzio”. Un’esperienza che risponde perfettamente alla tua domanda!

 

J. : Amo molto queste parole di Osho: “Prima di lasciare il mondo, devo dichiarare che tutti i miei sannyasin sono benedetti. Migliaia di Bhagwan in tutto il mondo! Non ci sarà bisogno di costruire nessun luogo, nessun angolo speciale per me , io mi dissolverò nella mia gente”. Ognuno di noi ha la sua storia, spesso piena di mistero, su come ha incontrato Osho. In passato era semplicemente l’arrivo del momento giusto in cui uno era pronto a incontrare il maestro. Ora, con Osho non più nel corpo, l’energia di cui ci siamo imbevuti è ancora sufficiente ad attrarre gente nuova? Se è così, perché dobbiamo promuovere il Club Meditation, per attirare delle persone? Oppure questa indicazione ci arriva da Osho ?

 

G.: Ashram, comune, Club Meditation  – queste parole per me sono tutte come carte di colori diversi intorno allo stesso cioccolatino. Proprio come le parole “religione” e “spiritualità”. Fra vent’anni  un posto come la Osho Commune International di Pune avrà probabilmente un nome e un aspetto diversi. E certamente, l’indicazione di usare il termine Club Meditation o “resort” (luogo di vacanza), come abbiamo fatto nella pubblicità, viene direttamente da Osho.

Tu lo fai apparire come se ci fosse qualcosa di leggermente disdicevole. Cosa c’è di così eccezionale in un ashram o in una comune? Non erano anche loro segnali per attirare la gente in quei giorni? Esperimenti per sviluppare un crogiuolo di meditazione e trasformazione?

Ho la sensazione che la “nostra generazione” di sannyasin abbia una specie di zona cieca, in cui non riesce a vedere. Osho ha ripetuto di aver avuto tante volte molte persone che venivano da lui come gruppo, che restavano finché lui diceva e faceva cose che sostenevano i “valori collettivi” di quel gruppo, e che se ne andavano, più o meno in massa, non appena cominciava a dire cose contro i valori di quella collettività. Erano rari quelli che restavano, gente che era veramente in sintonia con lui e con la sua visione, piuttosto che con il loro atteggiamento mentale precostituito. La mia intuizione è che, per la nostra generazione di sannyasin - attirati da cose come “la comune” ed essere “i pochi eletti”- è ancora difficile vedere come qualcosa che non era altro che “la carota” di quel tempo, è ormai servita al suo scopo e non vale più la pena di continuare a proporla. Ma la mia esperienza di lasciar perdere con queste “carote” è qualcosa di veramente liberatorio. Si apre un cielo infinito di possibilità… tutto diventa più leggero e giocoso.

Anche per me la comune di cui Osho parlava tanto, quando lo incontrai per la prima volta – e poi l’esperimento di Rajneeshpuram – erano a sostegno di un sogno che mi portavo dentro di una società ideale, un luogo dove tutti vivevano insieme meravigliosamente e in armonia. Ma, dopo averci mostrato quello che poteva succedere con un sogno così, Osho lasciò cadere quel particolare approccio, e al suo ritorno a Pune creò un’opportunità diversa: il luogo di vacanza-meditazione.

Mi ci volle molto tempo per arrivare anche solo a considerare una cosa del genere. Solo dopo un bel po’ di sofferenza – ed essere salita sulle barricate a combattere mulini a vento – cominciò ad albeggiare dentro di me l’idea che stavo cercando di proteggere qualcosa di non essenziale e che questo di fatto mi impediva di muovermi gioiosamente verso nuove forme, nuove manifestazioni, nuove espressioni. L’essenziale – la meditazione e la trasformazione – continua a fiorire e a espandersi. E questo può prendere tantissime forme diverse.

 

J.: Come vedi l’evoluzione dei centri che si aprono in tutto il mondo? Pensi che dovrebbero svilupparsi secondo la loro particolare posizione geografica e lo stile dei loro partecipanti? Come bilanciare la libertà che ha creato un tessuto originale e creativo in luoghi come Sedona, ad esempio, e il posto di Veeresh in Olanda, con un certo grado di coerenza?

 

G.: Mi sembra che quello che ha bisogno di essere chiaro e coerente in ogni centro di Osho è l’offerta semplice e diretta di Osho, cioè le meditazioni, il “Satsang serale col maestro” (che a Pune si chiama White Robe), forse i libri e i nastri – i metodi base di Osho per la trasformazione. Finché ci saranno individui, ci saranno sempre gusti individuali nell’insieme che si offre, nella presentazione e nelle cose aggiunte a sostegno di quelle di base. Non vedo nessun problema in questo: è molto bello. Ma la cosa importante è che il posto non deve avere solo “Osho” scritto sulla targhetta, senza il contenuto chiaro e preciso dei metodi di Osho.

 

J.: Da quando Osho non è più nel corpo, sembra che sempre più sannyasin si incontrino con altre persone (forse) realizzate. Riesci a contemplare la possibilità che altri insegnanti possano effettivamente aiutare ad approfondire la comprensione di Osho? E cosa ne pensi dell’esplosione che si è vista di recente di sannyasin che dichiarano di essere illuminati?

 

G.: È l’argomento preferito del momento, e secondo me sta già andando fuori moda. Cosa ne penso? Ogni esperienza di vita approfondisce la nostra comprensione e il nostro apprendimento. Quello che io vedo è che Osho addita la strada più diretta e piena di gioia: essere totali, non divisi, non tenere i piedi su due barche… si finisce a bagno! Quelli che sono pronti a fidarsi e seguire queste indicazioni risparmiano tempo e inutili difficoltà: il viaggio è più facile e senza troppe scosse. Ci sono però delle volte che, nonostante il suo dito indichi la strada principale, noi vaghiamo ed esploriamo fossi e precipizi o altre strade che alle nostre menti, al nostro sentire, a qualcosa dentro di noi sembrano più attraenti o più facili. Questo avviene sia nel nostro viaggio nelle relazioni, che nel nostro percorso nella meditazione e nell’esplorazione interiore. E sento anche Osho che dice che tutto questo va benissimo. Siamo totalmente liberi, niente va perduto nell’esistenza. Non c’è niente di giusto o di sbagliato, e alla fine ritroveremo noi stessi. Ho visto tanti sannyasin venire e andare - per tutto il periodo in cui Osho era nel corpo, e anche fino a oggi. Sono sicura che continuerà così per sempre, proprio come il flusso della vita. Per me è molto più salutare focalizzarci su quelli che arrivano, piuttosto che sul passato.

Tutta questa tendenza emergente di dichiarare la propria illuminazione e poi organizzare dei satsang sembra basarsi sulla tradizione. Non riflette affatto la rottura radicale di Osho col passato. Parlavamo prima di Osho che diceva: “Tutte le vecchie strutture andranno sottosopra… tutti i vecchi concetti saranno distrutti. Tutte quelle chiavi (esoteriche) furono sviluppate per condizioni e culture particolari di un luogo.[…]  Prima della fine di questo secolo, avremo bisogno – ne abbiamo già bisogno – di chiavi universali. […] Così sto lottando per individuare chiavi che siano, in qualche modo, universali, non per una particolare cultura locale, ma per la mente umana, quale essa è”.

Ecco, secondo me i sannyasin che si dichiarano illuminati stanno facendo qualcosa di molto tradizionale, niente a che vedere con il salto radicale fuori dal gioco dell’illuminazione, fuori dal gioco maestro-discepolo, fuori dal gioco pastore-pecorelle del passato. E non sto usando il termine “gioco” in senso negativo. Per me è come quello che dice Osho quando alla fine, improvvisamente, non vuole più essere chiamato Bhagwan: “Quando si dice basta è basta! Il gioco è finito!”.

Associare il nome di Osho a questi satsang è – così la vedo io – un tornare al passato. Più ci si sveglia meglio è, meno lo si dichiara meglio è. Più si rimane in una ordinarietà risvegliata, senza volersi distinguere, più si è in sintonia col luogo – per quanto ne capisco io al momento – dove Osho e l’esistenza sembrano dirigersi.

 

J.: Osho ha parlato spesso della fine di questo secolo come il punto di svolta, dove l’umanità avrebbe fatto la scelta tra suicidio e meditazione. Leggendo i giornali si potrebbe credere che siamo forse vicini a un incipiente suicidio globale. Credi ancora che la meditazione possa fare qualcosa?

 

G.: Avresti dovuto fare questa domanda a un tipo più filosofico di me, per ottenere una risposta sensata. Che altro fare? Qual è l’alternativa? Non è forse la meditazione, sia per Osho che per Zorba il Buddha, la maniera migliore per passare il tempo? Influenzeremo gli eventi? Ho sentito Osho che ne parlava, ma è qualcosa oltre la mia esperienza diretta. Per me si tratta di fare per la sua proposta il nostro migliore sforzo-senza-sforzo, si tratta di vivere e di trasformare la vita qui ed ora, nell’unico modo sano e gioioso che mi sia capitato di conoscere.

 

J.: Infine una domanda personale. Garimo, non senti mai di voler rientrare in gioco, nel mondo, per un tempo prolungato?

 

G.: È una cosa che talvolta mi incuriosisce. Non posso dire di “sentirlo”, però mi chiedo se avverrà. Non è qualcosa che sto progettando: comunque la mia vita è completamente aperta… mi chiedo cosa mi aspetta dietro l’angolo.

 

Tratto da Viha connection– genn-febbraio 2000

 (ritorna al sommario)

 

 

Un Libro da Vivere

 

vivere amare

ridere

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News Services Corporation

Pagine 305 Lire 30.000

 

 

lo scopo della vita: La vita non ha altro scopo che se stessa, perché la vita è un altro nome per indicare dio. La vita è lo scopo di ogni cosa. Per questo, essa non può avere altro scopo se non se stessa. Per dirlo con altre parole: lo scopo della vita è intrinseco. Essa ha in sé lo scopo di crescere, di espandersi, di celebrare, di danzare, di amare, di gioire… questi sono tutti aspetti della vita.

 

assapora la vita: Solo una consapevolezza che vive come un testimone, può veramente cantare, danzare e assaporare la vita. Chi vive nella mente, vive nell’ego, e l’ego non è in grado di danzare: può dare spettacolo, ma non può danzare. La vera danza accade solo quando si è diventati un testimone: in quel caso, si è così estatici che l’estasi stessa inizia a straripare all’esterno: quella è la danza. La beatitudine inizia a cantare, e un canto si eleva da sé… e solo quando si è un testimone si può assaporare la vita.

 

la vera realizzazione: Impara a vivere l’attimo presente, nella gioia più assoluta. Non cercare i risultati: non esiste meta, né scopo, né risultato alcuno. La vita non va da nessuna parte, non ha un fine: la vita non è uno strumento per arrivare a una meta… la vita esiste semplicemente qui e ora. Vivila, vivila totalmente, vivila in piena coscienza, gioiosamente, e ti sentirai appagato. Non devi rimandare la tua realizzazione, altrimenti nulla ti appagherà mai: devi essere appagato adesso… ora o mai più!

 

la vita e la morte: Ama la vita! Vivi la vita nella sua totalità. E il bello è che se ami la vita nella sua totalità, non esiste morte alcuna.. Un giorno il corpo morirà, è inevitabile… ma tu non sei il corpo.

 

i trucchi della mente: I trucchi della mente sono semplicissimi. Il primo: allorché un momento di totale fiducia e di beatitudine è passato, essa inizia a pensare: “Era vero oppure era un’illusione?”Quei brevi istanti di beatitudine sono reali… mentre la mente non lo è. Quindi tieni ben presente nella tua consapevolezza: la tua natura non è affatto angoscia, è beatitudine. Non è affatto ansia, miseria, sofferenza: è amore, è gioia, è felicità. è una festa e una celebrazione continua.

 

celebrazione: Celebrazione significa celebrare, a prescindere dalle cose che accadono, qualunque esse siano. La celebrazione non è condizionata dall’umore del momento: “Quando sono felice, celebro; mentre quando sono triste non celebro”. La celebrazione non ha riserve, non pone condizioni: io celebro la vita! La celebrazione è il mio atteggiamento, la mia attitudine, indipendentemente da ciò che la vita mi porta.

 

amare: Il cuore dell’uomo è uno strumento musicale, contiene in sé una musica sublime. È addormentato, ma è presente: aspetta solo il momento giusto per battere, per esprimersi, per suonare, per danzare. Ed è attraverso l’amore che quel momento arriva. Un uomo privo d’amore, non saprà mai quale musica ha portato nel suo cuore. Solo attraverso l’amore quella musica inizia a essere viva, si trasforma da potenzialità, in realtà.

 

solo l’uomo ride: Nell’intera esistenza, solo l’uomo sa sorridere e ridere. La risata è parte della consapevolezza più elevata, raggiunta dall’uomo. Senza la risata l’uomo è simile a un albero senza fiori. La serietà è una malattia; solo la mente malata è seria. Chi è giovane, chi è pieno di vita, ride, danza, canta, sorride.

 

il buddha che ride: La risata è la vera essenza della religione. La serietà non è mai religiosa, non può esserlo. La serietà è un frutto dell’ego, è parte della malattia chiamata “ego”. La risata non ha alcun fondamento egoico. Perdendo la serietà, non si perde niente; di fatto si acquista più salute e una maggiore integrità. Se invece si perde la risata si perde tutto. In un baleno si perde la gioia del proprio essere.

 (ritorna al sommario)

 

 

La Tecnica di Meditazione

Centrarsi nell’hara

 

Sei in attesa che ti estraggano un dente del giudizio, oppure di quel colloquio di lavoro che potrebbe cambiare completamente il corso della tua vita. Hai la bocca secca e ti sudano le mani; non sei sicuro, nel caso la nausea che senti salire dallo stomaco aumentasse ancora, se le tue gambe ce la faranno a portarti in tempo alla toilette. Situazioni del genere ti sono anche troppo familiari? Spesso ti sembra di cadere a pezzi? Questa tecnica può trasformare la tua vita. Sia che i venti del cambiamento ti facciano perdere del tutto la rotta, o ti portino solo un po’ fuori centro, questo “centrarsi nell’hara” ha sicuramente il suo posto preciso fra i tuoi strumenti. L’hara è il punto energetico che si trova circa due dita sotto l’ombelico…

”È il centro dal quale entriamo nella vita e dal quale, morendo, usciremo dalla vita. Questo è così il centro di contatto tra il corpo e l’anima. La sera, quando vai a letto, sdraiati e metti entrambe le mani due dita sotto l’ombelico e premi leggermente. Poi comincia a respirare, profondamente, e sentirai quella parte salire e scendere al ritmo del respiro. Senti tutta la tua energia in quel punto, come se ti stessi restringendo sempre di più, sempre di più, fino a diventare tu un piccolo centro – un’energia molto concentrata. Basta che tu faccia questo esercizio per dieci, quindici minuti, e poi addormentati. Può succedere anche  che scivoli nel sonno mentre lo stai facendo. Va molto bene, perché così  la centratura resterà per tutta la notte. L’inconscio continuerà ad andare a centrarsi là. Così per tutta la notte, senza saperlo, entrerai in molti modi in profondo contatto con quel centro.

Al mattino, appena ti accorgi che sei sveglio, non aprire subito gli occhi. Metti di nuovo le mani su quel punto, premi un po’, comincia a respirare profondamente, senti nuovamente l’hara.

Fallo per dieci, quindici minuti e poi alzati.

Ripetilo tutte le sere e tutte le mattine.

Entro tre mesi comincerai a sentirti centrato.

È veramente essenziale avere una centratura, altrimenti ci si sente frammentati, non interi. Proprio come in un puzzle - tanti pezzetti e non un insieme, non un tutto. È una brutta situazione: senza un centro si può anche tirare avanti, ma non si può amare. Senza centro puoi continuare a ripetere le solite cose della tua vita, ma non sarai mai creativo. Vivrai al minimo. Il massimo non sarà alla tua portata. Solo centrandosi si può vivere al massimo, allo zenith, alla sommità, al culmine, e non c’è nessun altro modo per vivere una vita reale.

tratto da: “A Rose is a Rose is a Rose”

 

MA COS’È LA MEDITAZIONE?

È GIOCO, INTELLIGENZA, CHIAREZZA, RILASSAMENTO, PIACERE, RIPOSO, TRASFORMAZIONE E LIBERTÀ. UNA FRASE DI UN MISTICO CONTEMPORANEO PER PROVOCARE UNO SGUARDO SORPRESO O UNA DOMANDA CURIOSA, PER RICORDARCI DOVE E CHI SIAMO

 

From Ignorance to Innocence.

 

When mind knows, we call it knowledge

When heart knows, we call it love.

And when being knows, we call it MEDITATION.

 

Quando è la mente a conoscere, lo chiamiamo sapere.

Quando è il cuore a conoscere, lo chiamiamo amore.

E quando è l’essere a conoscere, la chiamiamo MEDITAZIONE.

                                                            Osho

 

 

 

 (ritorna al sommario)