SOMMARIO

 

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Fuori e dentro la Comune

 

8 RIFLESSIONI

Il problema dei soldi

I soldi senza un po' di consapevolezza possono diventare i padroni della nostra vita.

 

10 IL MAESTRO

Beati i Ricchi

Usare il denaro senza attaccamento.

Soldi e...

I soldi a confronto con...

Un argomento difficile

Le persone che hanno paura dell'amore diventano possessive nei confronti del denaro.

Possessività

Il soldi possono essere usati senza diventarne schiavi.

 

17 ESPERIENZA

I Soldi... e gli altri

Puoi usare i soldi per legare a te le persone e illuderti di possederle

 

18 BIOGRAFIA

Il futuro prende forma

Il 1988 è un periodo di grande creatività, Osho mette a punto nuove tecniche di meditazione iniziando dal Let go alla fine di ogni discorso.

 

24 L'AMORE NEL 21° SECOLO

Anche i limoni, nel loro piccolo...

Passando attraverso il dolore di una separazione, comprendi come sia importante essere nel momento.

 

26 IL MAESTRO

Se vuoi conoscere l'amore

Puoi conoscere l'amore accettando te stesso e andando in profondità nella tua consapevolezza.

 

29 Premal raddoppia

Love is space

 

30 IL MAESTRO

Noi e il nostro corpo

Solo rispettando il nostro corpo e vivendolo come la radice del nostro essere, possiamo fiorire ed esprimere tutto il nostro potenziale umano.

 

40 ESPERIENZA

Teatro: umorismo e consapevolezza

Il mondo è un palcoscenico.

 

43 Un Libro da vivere

IL SIGNIFICATO DELL'ESISTENZA

 

44 INTERVISTA

Il Maestro è dentro di noi

Intervista a Veeresh direttore dell'Humaniversity in Olanda, sui cambiamenti in corso a Pune e nel mondo.

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di giugno.

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 MEDITAZIONE

Il mantra del sì e del no

Il "sì" e il "no" non sono opposti, accettali entrambi.

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

LE NOTIZIE

 

Per qualche voto in più

 

Questo manifesto, con la didascalia: “Se non forniamo alla svelta più insegnanti, i nostri bambini se li troveranno da soli”, presenta l’immagine di Osho insieme a quelle di Adolf Hitler e Teddy Krueger, il noto “mostro” di una serie di film. Era stato ideato per la campagna elettorale di un rappresentante del partito liberale tedesco FDP, ma come manifesto politico ha avuto una vita breve: apparso in televisione e ripreso dai maggiori quotidiani, ha destato grande scalpore nell’opinione pubblica. I tedeschi in generale hanno soprattutto disapprovato l’uso della foto di Hitler. “Un passo falso, completamente fuori posto… il cattivo gusto dei disperati…”. Sono stati alcuni dei commenti.

Il legale della Osho Verlag di Colonia ha reagito prontamente: ha immediatamente inviato una lettera a Jurgen Molleman, il politico responsabile di questa idea a dir poco di cattivo gusto, chiedendogli di impegnarsi per iscritto a non utilizzare il manifesto e minacciando, in caso contrario, di intraprendere un’azione legale. Molleman ha subito aderito a questa richiesta. Nel comunicato stampa dell’Osho Verlag si diceva tra l’altro:

“Questo manifesto diffama la persona di Osho perché viene messo sullo stesso livello di un dittatore fascista. Osho ha parlato tante volte contro i regimi totalitari e ha sottolineato con forza la responsabilità individuale che si accompagna alla consapevolezza. Su queste basi la Osho Verlag richiede che questo manifesto non venga utilizzato.”

La FDP ha dichiarato anche pubblicamente di “rispettare gli argomenti della Osho Verlag e dei seguaci [sic] di Osho”.

Ramateerth, uno dei curatori del centro di Osho a Colonia, ha commentato:

“I politici in Germania stanno mostrando chiaramente quanto in basso possono arrivare per attirare l’attenzione, e come sono tagliati fuori dal contatto con la gente. Già nel passato abbiamo dovuto intraprendere azioni legali in molte altre occasioni, in questo caso il risultato è stato immediato”.

 

 

Festival Osho 2000 a Varezze

 

Un successo di presenze che nella giornata di sabato hanno toccato le 450 persone, un impatto energetico emozionante: 100 persone che facevano la “Dinamica”, 250 che facevano la “No Dimension”, 450 persone che meditavano insieme in un programma che qualcuno dei partecipanti ha definito “una overdose di meditazione”. Così si può riassumere la “tre giorni di Meditazione e Celebrazione” che si è tenuta al Palasport di Varazze nei primi giorni di aprile.

L’equilibrio interessante è stato dettato dal lavoro sulle diverse dimensioni in cui viviamo: lavoro sul corpo per centrarsi, sulle emozioni per ripulire il cielo interiore, sulla mente per rilassare il flusso dei pensieri e poter toccare quel fluido reale della vita che può far sorgere in noi il testimone, sul quale è poi possibile fondare il percorso della meditazione. Interessante è stato vedere quanto fosse sentito il bisogno di meditare:

“Abbiamo toccato una domanda reale con un prodotto reale, al momento giusto” – ha detto uno degli organizzatori – “l’intera campagna stampa è stata costruita sull’invito a meditare, oltre che a celebrare insieme... e la nostra fiducia che le persone potessero corrispondere a una proposta così ‘alta’ è stata ampiamente corrisposta. Sinceramente non ci aspettavamo una risposta così, la nostra aspettativa rispetto alle possibili presenze è stata più che raddoppiata”.

Un momento importante, visti i tantissimi messaggi di gratitudine che ha spinto gli organizzatori a iniziare da subito i preparativi per un altro Festival, sempre a Varazze, il 6/7/8 aprile 2001.

Arrivederci dunque, anche a coloro che non sono venuti quest’anno e soprattutto un invito ai tanti che hanno partecipato a passare parola: nei prossimi numeri dell’Osho Times presenteremo contributi sul festival appena concluso e anteprime sul programma dell’anno prossimo... oltre a un servizio fotografico per mostrare a tutti i momenti più toccanti vissuti insieme in questi tre giorni di sorprendente potenza: una testimonianza tangibile della profondità cui è possibile arrivare, meditando insieme.

 

 

Da un capo all’altro del mondo

 

Il Club del Libro degli Usa (l’equivalente americano del nostro Club degli Editori) ha acquistato, per la prima volta, alcuni libri di Osho: i tre nuovi titoli della collana chiamata “Insight”. Questi tre libri, che sono compilazioni sui temi del Coraggio, della Maturità e della Creatività, sono stati recensiti anche sul prestigioso settimanale Publishers Weekly. In questo modo si permette a Osho di arrivare a un pubblico più vasto, completamente nuovo. Grande successo dei libri di Osho anche alla Fiera Internazionale del Libro di Delhi, nei nove giorni della manifestazione migliaia e migliaia di persone – al 90 percento giovani fra i 20 e 35 anni – hanno visitato lo stand dove erano esposti libri sia in inglese che in hindi. Sono stati venduti quasi 9000 libri, e per presentare un nuovo libro di Osho sul sufismo, pubblicato da una delle maggiori case editrici indiane, è intervenuto persino il Dr. L. M. Singhvi, membro del Senato indiano ed ex ambasciatore in Gran Bretagna.

 

 

Sarà pronto nel 2001

 

La nuova Buddha Hall sta prendendo forma. Anche solo guardando le cifre ci si rende conto della grandiosità del progetto. I lavori di scavo sono durati nove mesi e il materiale asportato, soprattutto roccia, ha riempito 11 mila autocarri – o avrebbe potuto riempire 40 piscine grandi come quella di Osho Basho. A lavori completi si saranno usate 4000 tonnellate di acciaio e 300 mila sacchi di cemento. Le costruzioni sono tre, su una delle quali si è ormai allo stadio delle rifiniture. A fronte strada c’è un palazzo di uffici, in società con la Godrej Properties, uno dei più grossi gruppi indiani. Poi il Dharmsala, con camere ad aria condizionata, nuove cucine e nuovo self service (di cui mostriamo in anteprima i piani). E infine la nuova hall per le meditazioni, con uno spazio doppio dell’attuale Buddha Hall, aria condizionata  e un perfetto isolamento acustico, per non disturbare i vicini neppure la mattina presto con le urla della Dinamica.

  (ritorna al sommario)

 

 

Il Problema dei soldi

 

I soldi “fanno girare il mondo” come cantavano nel film “Cabaret”. E fanno anche girare la testa: spenderli o risparmiarli, investirli o giocare alla lotteria? E poi “i soldi non bastano mai”, ma d’altra parte “non bisogna darne troppi ai figli”… e così via. Insomma senza un po’ di consapevolezza diventano loro i nostri padroni e non viceversa.

 

 

Mio padre non ha una grande comprensione del concetto di denaro. Quando avevo tre anni, ebbe l’idea luminosa di aprire un conto di risparmio per la mia educazione universitaria. Cominciò a depositare una somma tutte le settimane, immaginando che quando fossi cresciuto mi sarei ritrovato con una piccola fortuna. Purtroppo, quando finalmente fui in grado di accedere a questi risparmi, guadagnavo già all’ora dieci volte di più del mio deposito settimanale fisso. Che cosa era successo? Mio padre si era dimenticato dell’inflazione e aveva continuato per tutti quegli anni a depositare la somma settimanale originaria. Così, per quanto vivessi in Germania – un paese considerato a basso tasso d’inflazione – dopo quindici anni il capitale era tale da poterci comprare al massimo un motorino. Qual è stata la lezione per me? Per prima cosa ho imparato che non ti puoi aspettare che un ingegnere comprenda come funzionano i soldi… Ma guardiamo un attimo più in profondità per vedere cosa significhi comprendere il concetto di denaro. Attorno al denaro accadono cose molto strane. Quasi tutti noi passiamo la maggior parte della nostra vita adulta facendo cose che non vogliamo fare per poter ottenere dei soldi e così comprare ciò di cui abbiamo bisogno o che desideriamo. In questo procedimento, la parola ‘lavoro’ diventa una parola oscena… Nel frattempo, quando Micheal Jordan giocava a pallacanestro per divertirsi, riusciva da solo a guadagnare di più di circa 260.000 indiani occupati nella costruzione di strade, o nelle fabbriche o nel lavoro agricolo. La gente accetta di farsi venire l’ulcera o l’esaurimento nervoso, se la contropartita sono tanti soldi. Ci sono anche quelli che vivono in assoluta miseria e nella malattia, perché hanno deciso di “rinunciare” ai soldi. Alcuni hanno rapporti sessuali quando non ne hanno voglia, sempre per i soldi, altri uccidono magari per somme piccolissime, altri – con un’idiozia quasi altrettanto grande – rischiano la vita per difenderli. E, diciamocelo chiaramente, usiamo il denaro anche per comprare amore e amicizia, per alleggerire una coscienza colpevole, per stabilire la nostra predominanza sociale – se non altro per cercare di fare impressione sui vicini con una casa nuova o una macchina di lusso – e ovviamente per vincere le elezioni, comprando voti e il sostegno del partito.

Il denaro è fatto per circolare, per fluire, e invece la gente ci si attacca, lo accumula. Viene usato per sostenere l’illusione della sicurezza.

E qui ci troviamo di fronte a un altro degli errori di mio padre. Tutto il denaro che riusciva a risparmiare, veniva investito in assicurazioni sulla vita o in altre polizze di assicurazione, nel caso che un giorno ce ne fosse bisogno. Naturalmente in questo modo non gliene restava abbastanza da spendere per divertirsi. I soldi erano un argomento terribilmente serio nella nostra famiglia. In realtà, l’assicurazione sulla vita è una cosa molto strana: in Occidente quando muore la persona che sostiene economicamente la famiglia, questa si affida all’assistenza governativa o alle assicurazioni sulla vita. In India la famiglia stessa funziona come assicurazione: un altro membro continuerà a prendersi cura di tutti gli altri. In questo senso, la famiglia è una “ditta”.

Il soggetto del denaro è per tutti noi una grossa trappola: siamo identificati con esso, lo usiamo per evitare di goderci la vita nel momento, ma anche per mantenere l’illusione che un giorno ce la goderemo… Stiamo male se non ne abbiamo, ci sentiamo qualcuno se ne abbiamo tanto, però in quel caso ci sentiamo un po’ anche in colpa. Quindi non stiamo mai bene, sia nel caso che ne abbiamo, sia quando non ne abbiamo. Dato che averne ci fa sentire al sicuro, non vogliamo condividerlo con altri e nemmeno usarlo: in effetti siamo più ansiosi quando abbiamo denaro perché nasce la paura di perderlo. Così, invece di usarlo, lo accumuliamo – e il risultato è un’ansia ancora maggiore. Quando abbiamo tanti soldi, ne vogliamo ancora di più. È una specie di assuefazione. Alla fine, alcuni diventano miliardari e tanti altri diventano poveri. Quando siamo poveri, desideriamo ardentemente diventare ricchi. Sentiamo di ‘meritare’ di più. Ma poi se diventiamo ricchi, la religione ci fa sentire colpevoli di avere di più degli altri. Quindi facciamo delle donazioni ai poveri per sentirci meglio. A questo riguardo, il pensiero di Osho è che questo è proprio il modo in cui la povertà viene perpetuata, non eliminata. I ricchi danno quel po’ che serve a loro per sentirsi rispettabili, ma non abbastanza per permettere che i poveri possano aiutarsi da soli. E le religioni in tutto questo sono felici, perché hanno bisogno di poveri da sfruttare. Quando nel diciassettesimo e diciottesimo secolo, le ricche nazioni dell’Occidente si dettero alla pirateria economica – sfruttando inesorabilmente i paesi che avevano invaso – lo chiamarono colonialismo o persino commonwealth (ricchezza comune). Oggi prestano soldi a quelle stesse nazioni, ma solo in cambio del diritto di dettare i migliori termini di affari per le corporazioni multinazionali – i poteri coloniali del giorno d’oggi – oppure per arrogarsi il diritto di dettare ai paesi del terzo mondo quale politica seguire. Tutto ciò è organizzato dalla Banca Mondiale e dal ramo che si occupa degli investimenti, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale). Il direttore dell’FMI ha parlato recentemente del dilemma che un mondo sempre più globalizzato e interdipendente deve fronteggiare, nel momento in cui il divario tra nazioni ricche e nazioni povere aumenta, invece di diminuire. Ha detto inoltre che le nazioni più ricche devono capire che è nell’interesse di tutti sostenere finanziariamente le nazioni più povere.

Ma certo: praticamente sta dicendo che è nell’interesse dei pirati finanziare la costruzione di navi dei mercanti poveri… Qui tocchiamo un altro livello interessante di cui sono responsabili sia le nazioni povere che quelle ricche: ad esempio l’India e i paesi ricchi dell’Occidente hanno un approccio verso la vita completamente diverso. L’Occidente crede solo in questa vita, e ha sviluppato la sfera materiale alla perfezione, ma ignora totalmente il mondo interiore. L’Oriente crede in molte vite: se sei povero potrai essere ricco in una prossima vita – in realtà, se sei povero, devi aver peccato nella tua vita precedente e adesso questo è il risultato! L’Oriente ha sviluppato il mondo interiore, mentre gli aspetti materiali rimangono un disastro. Potresti pensare che il primo è un mondo materialista e il secondo spirituale, ma non è del tutto vero. È solo che uno indulge in ciò che l’altro reprime e viceversa. Ma entrambi condannano il mondo materiale e considerano il mondo spirituale come più elevato. Entrambi sacrificano il qui e ora, sperando in una ricompensa nell’aldilà. Solo la superficie è diversa. L’India è in effetti più materialista e più avida di denaro dell’Occidente. Quest’ultimo, avendo creato tutta questa ricchezza materiale, avverte ora il vuoto interiore e comincia a volgersi verso una specie di avidità spirituale.

La proposta di Osho è assolutamente originale e di rottura con il passato: mettere insieme il materiale e lo spirituale, l’Oriente e l’Occidente, il corpo e l’anima. In maniera che diventino elementi complementari di un tutto unico: senza rifiutare uno o l’altro, ma accettandoli entrambi pienamente. Ma in una società dominata da religioni che condannano il denaro e popolata da persone avide e ansiose che vivono per esso, come può l’individuo vivere questo atteggiamento in modo completamente diverso? Dov’è la chiave? È nella meditazione, nella consapevolezza. La consapevolezza ci consente di usare il denaro per i nostri bisogni, e allo stesso tempo riconoscere la nostra avidità come tale e non lasciare che ci trascini in un vortice dove diventiamo totalmente ossessionati dai soldi. Se ci prendiamo cura dei nostri bisogni, smettiamo di accumulare e riconosciamo che il denaro non può comprare l’amore, la sicurezza e la felicità, non c’è alcun bisogno di diventare ansiosi rispetto ai soldi. Possiamo ignorare i vecchi trucchi delle religioni riguardo all’inferno e al paradiso, e goderci il denaro – usarlo e condividerlo – non perché ci sentiamo in colpa, ma per un senso di gioia e di abbondanza. E chissà? Un atteggiamento più rilassato potrebbe persino permetterti di fare più soldi con meno sforzo… Ma, ehi, questa non è una promessa…!

di Sw. Sahajanand

 

 

IL DENARO È FATTO PER CIRCOLARE, PER FLUIRE,

E INVECE LA GENTE CI SI ATTACCA, LO ACCUMULA.

VIENE USATO PER SOSTENERE

L’ILLUSIONE DELLA SICUREZZA

  (ritorna al sommario)

 

 

BEATI I RICCHI

 

Cosa c’è di sbagliato nell’avere denaro?

 

La vera spiritualità deve essere radicata in questo mondo. Qualunque spiritualità rifiuti il mondo – neghi le sue radici terrene – diventa astratta, diventa campata per aria. Non ha linfa, non ha vitalità.

E che cosa c’è di sbagliato nell’avere soldi? Non si dovrebbe essere possessivi, questo sì, si dovrebbe essere in grado di usare il denaro. Non si dovrebbe essere avari. I soldi devono essere fatti e poi essere usati. I soldi sono una bella invenzione, una grande benedizione se usati nel modo giusto. Rendono possibili molte cose. I soldi sono un fenomeno magico.

Se hai una banconota da 100.000 lire nel tuo borsellino, è come se questo contenesse migliaia di cose. Puoi avere molte cose diverse con queste 100.000 lire: puoi ‘materializzare’ qualcuno che ti massaggi il corpo, oppure puoi materializzare del cibo – o qualunque altra cosa. Quindi una semplice banconota da 100.000 lire porta in sé molte possibilità. Tu non potresti trasportare con te tutte queste possibilità se non esistesse quella banconota: la tua vita sarebbe molto più limitata. Potresti portarti dietro qualcuno che ti massaggia, ma in quel caso quella per te sarebbe l’unica possibilità. Se improvvisamente tu avessi  fame o sete, il massaggiatore non potrebbe farci nulla. Ma una banconota da 100.000 lire può fare molte cose, migliaia di cose: ha infinite possibilità. Il danaro è stata una delle migliori invenzioni dell’uomo –  non c’è bisogno di essere contrari ai soldi. Io non  sono contro il denaro.

Usalo. Ma non aggrappartici. Essere attaccati ai soldi è un male. Più ti tieni aggrappato al danaro, più il mondo diventa povero, proprio a causa del tuo attaccamento, perché i soldi si moltiplicano solo se continuano a spostarsi sempre da una mano all’altra. Dovrebbero sempre spostarsi. Più si muovono e meglio è.

 

Osho, tratto da: Ah, This! #80

 (ritorna al sommario) 

 

 

 

Soldi e…

 

 

Possessività

 

Come mai l’uomo vuole possedere?

Questa è una delle cose fondamentali da comprendere. Se non riesci a capire il perché di questo costante desiderio di possedere sempre più cose – soldi, potere – non sarai in grado di liberarti da quella follia che è la possessività. L’uomo vuole possedere perché non sa ancora chi è, non conosce il suo regno interiore. Pensa di essere un mendicante, e vuole l’elemosina.

Osho

 

 

CARITÀ

 

La carità serve ad alleggerire la gente ricca dal fardello dei sensi di colpa. Il mondo ha vissuto nella penuria: il novantanove per cento delle persone ha avuto una vita di povertà, e solo l’uno per cento ha vissuto agiatamente – e si sono sempre sentiti in colpa per questo. Per aiutarli, la religione ha inventato l’idea della carità. Ed è stato per liberarli dal senso di colpa… La carità non è una virtù, è solo un modo per aiutarti a rimanere sano, altrimenti diventeresti pazzo. È un trucco che è stato inventato dalle cosidette persone religiose per aiutare i ricchi, non i poveri.

Osho

 

 

SICUREZZA

 

La vita è sostanzialmente insicura. Solo la morte è certa. La sicurezza della vita è una contraddizione in se stessa: ci può essere solo la sicurezza della morte. La vita è un’avventura, è imprevedibile. Ecco perché bisogna viverla strenuamente. La vita è pericolosa, solo la morte è certa. Quindi, chi vuole vivere nella sicurezza muore ancora prima di morire: chi vuole vivere senza alcun rischio non vive per nulla.

Osho

 

 

AVIDITÀ

 

Il desiderio crea avidità, e l’avidità crea competizione, e la competizione genera invidia. Quando hai sparso i semi del desiderio… desiderio vuol dire avere di più: hai una certa quantità di denaro e vorresti averne il doppio. Desiderio vuol dire volere di più.

Nessuno riesce a riflettere sul fatto che qualsiasi cambiamento di quantità non potrà mai soddisfarti. Se diecimila rupie non ti soddisfano, te ne basteranno forse ventimila? In effetti, se hai diecimila rupie hai un certo ammontare di ansietà, tutta quell’ansia verrà raddoppiata quando ne avrai ventimila.

Osho

 

 

LIBERTÀ

 

L’uomo desidera tanto la ricchezza, ma per come la vedo io non è un desiderio di ricchezza, è una voglia di libertà. La ricchezza ti dà una certa sensazione di libertà. Se sei povero, sei limitato: non puoi fare questo, non puoi fare quello. Non hai i soldi per farlo. Più denaro hai, più senti di essere libero: puoi fare ciò che vuoi.

Ma quando hai tutti i soldi e puoi fare tutto ciò che desideri – che immagini, che hai sempre sognato – di colpo senti che questa libertà è solo superficiale, perché dentro di te il tuo essere sa benissimo che sei impotente e che ogni minima cosa può tentarti.

Osho

 

 

SESSO

 

Il denaro è sicuramente associato con il sesso, perché il sesso può essere comprato.

Tutto ciò che può essere comprato fa parte del mondo del denaro. Ricordati una cosa: la tua vita sarà sempre vuota se conoscerai solo cose che possono essere acquistate, che possono essere vendute. La tua vita resterà assolutamente inutile se sei in contatto solo con delle merci. Cerca di entrare in contatto con cose che non possono essere acquistate e non possono essere vendute. Allora, per la prima volta, comincerai a mettere le ali, per la prima volta potrai volare in alto.

Osho

 (ritorna al sommario) 

 

 

Un argomento difficile

 

Che cos’è il denaro e perché, in un modo o nell’altro, crea un profondo disagio in molte persone?

 

 

È una domanda molto difficile, perché il denaro non è ciò che sembra. Il problema va molto più in profondità. Il denaro non è solo ciò che vedi nelle banconote, è qualcosa che ha a che fare con la tua interiorità, con la tua mente ed i tuoi atteggiamenti. Il denaro è il tuo amore per gli oggetti, il denaro è il tuo mezzo di fuga dalle persone, il denaro è la tua sicurezza contro la morte, il denaro è il tuo tentativo di controllare la vita, il denaro è mille altre cose.

Il denaro è il tuo amore – per gli oggetti, non per le persone. L’amore più semplice è quello per gli oggetti perché sono morti e quindi possono essere posseduti facilmente. Puoi possedere una grande casa, un palazzo – è facile possedere anche il palazzo più grande – ma non è possibile possedere nemmeno un neonato: persino un neonato non ti consentirà di possederlo, persino lui vorrà combattere per la sua libertà. Un neonato, per quanto piccolo, è un pericolo per la persona che vuole possederlo. Si ribellerà – diventerà un ribelle, ma non permetterà a nessuno di possederlo.

Le persone che non riescono ad amare gli altri esseri umani, iniziano ad amare il denaro perché permette loro di possedere delle cose. Più denaro hai, più cose puoi possedere – e più cose possiedi, più puoi dimenticarti delle persone. Avrai molte cose ma non sarai per niente soddisfatto, perché un appagamento profondo può verificarsi solo quando ami una persona. Il denaro non può ribellarsi, ma non è neanche in grado di interagire, questo è il problema. Ecco perché le persone infelici diventano molto brutte: nessuno ha mai corrisposto al loro amore. Come fai a essere bello quando l’amore non ti inonda, quando l’amore non scende su di te come una cascata di fiori – come fai a essere bello? Diventi brutto. Diventi chiuso. Un uomo che ha del denaro, o cerca in tutti i modi di ottenere del denaro, è infelice e avrà sempre paura della gente, delle persone, perché se per caso dovessero avvicinarsi, potrebbero anche cominciare a interagire con lui, potrebbero condividere. Se permetti a qualcuno di avvicinarsi, devi anche permettergli una certa  condivisione. Le persone che amano gli oggetti diventano anche loro degli oggetti, morti, chiusi. In loro non c’è niente che vibri, niente che possa cantare e danzare – i loro cuori non battono più – vivono una vita meccanica. Si trascinano, depressi, appesantiti  da migliaia di cose; senza alcuna libertà, perché solo l’amore può darti la libertà, e l’amore può darti la libertà solo se sei in grado di dare libertà all’amore.

Le persone che hanno paura dell’amore diventano possessive nei confronti del denaro. Le persone che amano non sono possessive riguardo al denaro: per loro non ha più tanta importanza. Se c’è, bene, possono usarlo. Se non c’è, va bene lo stesso, perché l’amore è un regno che non può essere acquistato con il denaro. L’amore ti dà una tale soddisfazione che puoi anche essere un mendicante su una strada, eppure hai voglia di cantare se c’è amore nel cuore. Se hai amato e sei stato amato, l’amore diventa la tua corona, ti fa diventare un re.

Il denaro ti può solo rendere brutto. Non sono contro il denaro, non ti dico di buttarlo via, perché quello è solo un altro estremo: è l’ultimo passo di una mente avida. Una persona che ha sofferto tanto per il denaro – che si è attaccata ai soldi e non è riuscita ad aprirsi, ad amare nessuno – arriva alla fine a un tale stato di frustrazione che getta via tutto il suo denaro, rinuncia al mondo e va sull’Himalaya… poi entra in un monastero tibetano e diventa un lama. Questa persona non ha capito niente. Se arrivi ad avere una certa comprensione, è possibile usare il denaro. Ma certe persone non hanno alcuna comprensione e così diventano o degli avari – che non riescono a usare il denaro – oppure dei rinunciatari: rinunciare al denaro è per loro un modo di non diventare matti. Per evitare le difficoltà nell’usarlo ci rinunciano completamente, e scappano. L’unica cosa che non riescono a fare è usarlo, perché ne hanno paura.

Possono rinunciarci, ricordatelo bene. Ho visto degli avari rinunciare al denaro completamente, totalmente. Un uomo aveva fondato un’università a Sagar, in India. Io ho studiato là. Quest’uomo era una persona molto rara, il dottor Hari Singh Gaur. Non ho mai incontrato un uomo più avaro di lui. e non ho mai nemmeno incontrato un rinunciatario più grande. Era perfetto in entrambi gli aspetti. Per tutta la vita, non aveva mai dato in elemosina nemmeno un centesimo, nessun mendicante che bussava alla sua porta aveva mai ricevuto qualcosa.

Se nella sua città, Sagar, si veniva a sapere che un mendicante stava andando a casa di Hari Singh per chiedere l’elemosina, tutti si mettevano a ridere e dicevano: “Deve essere uno appena arrivato in città”. Nessuno aveva mai ottenuto nulla. Non aveva mai dato una rupia per nessuna causa, umanitaria o di altro genere. Non aveva mai dato un singolo centesimo per il Movimento di Liberazione Indiano.

No, quella non era la sua abitudine. Era un avaro perfetto e anche uno dei più grandi avvocati del mondo con tre uffici, uno in India, uno in Cina e uno in Inghilterra. Lavorava quattro mesi in Inghilterra, quattro mesi in India e quattro in Cina. Era uno dei migliori avvocati del mondo. Aveva accumulato una gran quantità di denaro e poi alla fine donò tutti i risparmi accumulati nella sua vita. L’intera università di Sagar è stata finanziata con le donazioni di un’unica persona. È una delle università più belle.

Ma quando diede via il suo denaro, lo diede via tutto. Questa sua donazione, sorprendentemente, fu così totale da non lasciare neanche un centesimo per i suoi figli. Adesso stanno combattendo nei tribunali, non hanno nulla, mendicano per la strada. L’avaro rimane un avaro fino alla fine, persino quando rinuncia. Non diede nemmeno un centesimo ai suoi figli, dovette proprio rinunciare a tutto.

Prima accumuli denaro come un pazzo, poi un giorno comprendi di aver sprecato tutta la tua vita. E quando lo comprendi, te ne spaventi, ma la vecchia abitudine persiste: ti è possibile dare via tutto, e dimenticartene, e scappare, ma non condividerlo.

Se un uomo di grande saggezza ha del denaro, lo condivide, perché i soldi non sono fine a se stessi, servono per vivere. Può anche buttarlo via tutto, se sente che è necessario per vivere – che è necessario per amare – ma non sarà una rinuncia, sarà un altro modo di adoperarlo. La meta per lui è l’amore; il denaro non è mai il fine, ma solo il mezzo. Ci sono alcuni che corrono dietro ai soldi: per loro, i soldi sono la meta, l’amore è solo un mezzo.

Il denaro è un fenomeno molto complesso. Come mai la gente, e così tanta gente, ne è ossessionata? Il denaro ha un certo richiamo, un’attrazione magnetica. Il denaro è dotato di un fascino ipnotico, questo fascino dipende dal fatto che lo puoi possedere completamente. È molto docile, diventa  tuo schiavo. L’ego ne è molto soddisfatto. L’amore non è docile, l’amore è ribelle. Non puoi possederlo. Puoi possedere una donna, puoi possedere un uomo, ma non puoi mai possedere l’amore. Se possiedi una donna, la donna diventa come il denaro: un oggetto. Se possiedi un uomo, l’uomo diventa denaro, un oggetto, uno strumento. Un uomo è un uomo e una donna è una donna solo quando sono fini a se stessi, non mezzi per ottenere qualcos’altro. Il denaro è uno strumento, e diventare ossessionati dagli strumenti è la più grande sciocchezza che un uomo possa compiere… e la più grande calamità.

Prima o poi, se sei contrario ai soldi, creerai un paese sporco come l’India: tutto è sporco, ma loro pensano di essere dei grandi esseri spirituali. Ecco perché le cose sono andate così male. Pensano che uno debba chiudere gli occhi e non guardare all’esterno.

Bisogna guardare all’esterno perché il mondo è una creazione divina. Bisogna guardare dentro perché è all’interno che siede il creatore. Entrambi hanno il loro posto. Gli occhi sono fatti per aprirsi e per chiudersi; non sono fatti per rimanere sempre aperti e nemmeno per rimanere chiusi per sempre. Sono fatti per aprirsi e chiudersi. Quello è il ritmo, dentro e fuori, dentro e fuori. Guarda all’esterno: un universo meraviglioso; guarda dentro: una splendida divinità. E a poco a poco vedrai che l’interno e l’esterno si incontrano, e si mescolano per diventare tutt’uno.

Osho, tratto da:

Tao: I Tre Tesori Vol. 2 #6  Edizioni Mediterranee

 (ritorna al sommario) 

 

 

POSSESSIVITÀ

 

Il denaro non dovrebbe diventare la tua meta, ma questo non vuol dire che devi rinunciarci e diventare un mendicante: usalo, è uno strumento valido. Non sono contrario al denaro, non ho niente da dire contro i soldi. Sto parlando di te e della tua possessività, non del denaro. Il denaro può essere una cosa bellissima. Se non lo ‘possiedi’, se non ne diventi ossessionato, può essere molto piacevole. Può darti tante cose, ma tante altre non può dartele: quando lo adoperi puoi arrivare a capire cosa è in grado di darti. Il denaro può dare tutto ciò che è esteriore – le cose del mondo – e non c’è niente di sbagliato in questo. Non c’è niente di male nell’avere una bella casa. Non c’è niente di male nell’avere un bel giardino: il denaro è in grado di procurartelo. Ma il denaro non può darti l’amore, sarebbe chiedergli troppo.

Bisognerebbe aspettarsi solo ciò che è possibile, non puoi chiedere l’impossibile… Aspettarsi che il denaro ti dia l’amore: questo il denaro non può farlo. Ma non c’è niente di sbagliato in questo, non arrabbiarti con lui! Non bruciarlo e gettarlo nel fiume… per poi ritirarti sull’Himalaya. In primo luogo ogni uomo dotato di qualche intelligenza non avrebbe mai fatto una richiesta simile: sei tu sciocco, ecco tutto. Non c’è niente di sbagliato nel denaro.

Un monaco itinerante venne a trovarmi due o tre anni fa; lui era assolutamente contrario al denaro. Non voleva nemmeno toccarlo: questa è una nevrosi. Ci sono persone che non fanno altro che contare soldi tutto il giorno, e anche di notte, nella mente, continuano a contare. Riservano un tocco pieno d’amore solo al denaro, non toccano nessun altro in questo modo affettuoso. Osserva i loro occhi quando vedono una banconota, scintillano. Ne sono ipnotizzati. Sono dei nevrotici. Poi ci sono altri tipi di nevrotici… Questo monaco itinerante venne da me e non voleva toccare i soldi. Gli dissi: “La vita sarà molto complicata per te, come hai fatto ad arrivare fino a Bombay per visitarmi?”. Lui rispose: “Non è per niente complicato” e mi indicò due uomini che erano con lui, i suoi discepoli. Loro potevano toccare il denaro, perché non erano esseri così evoluti spiritualmente. Che idiozia! I discepoli potevano comprare il biglietto del treno e portare con loro dei soldi, ma riguardo a se stesso, lui diceva: “Io i soldi non li tocco, sono andato molto al di là”.

Gli chiesi: “Ma qual è il punto? Non solo usi il denaro, ma stai anche usando due persone come se fossero le tue tasche. Hai ridotto due persone, due esseri viventi, al ruolo di tasche – li hai assassinati. Che c’era di male nel tenere i soldi nelle tue tasche?”

L’uomo disse: “Allora mi sembra proprio che tu sia a favore dei soldi! Ma cosa possono darti? Possono forse darti l’amore? Possono darti Dio?”

Risposi: “Sei stupido se chiedi al denaro di darti l’amore oppure Dio: hai delle aspettative sbagliate. Il denaro non ti aveva mai promesso tutto questo. Tuttavia ciò che il denaro promette, può farlo, ma non ti ha mai promesso di darti l’amore. Se te lo aspetti da lui sei un idiota.”

Quelli che si aspettano troppo dai soldi, un bel giorno ne diventano i nemici. Allora scappano, allora non toccano più denaro. Anche Vinoba (il più importante seguace di Gandhi) chiude gli occhi se gli porti del denaro, non vuole vederlo. Che idiozia! Che male c’è nel denaro? Quest’uomo deve avere ancora dell’avidità nascosta da qualche parte, ci deve essere una ferita, altrimenti perché chiudere gli occhi? Cosa c’è che non va in una banconota? È solo un pezzo di carta, e tutti questi tipi ‘spirituali’ insistono sul fatto che è solo un pezzo di carta. Se metti loro nelle mani un qualunque pezzo di carta, lo toccano, ma se è una banconota, la gettano via come se fosse uno scorpione o una malattia mortale.

La nevrosi può spostarsi da un estremo all’altro. Adopera il denaro. È una cosa buona, fino al punto in cui può arrivare, e arriva abbastanza lontano! Va abbastanza lontano per quanto concerne il mondo, basta non aspettarsi amore, perché questo appartiene all’interiorità, all’essere interiore, e basta non chiedergli un’esperienza del divino, perché questa è qualcosa di trascendentale.

Usa ogni cosa secondo quelle che sono le sue capacità, non secondo i tuoi sogni. Allora sei un uomo sano, ed essere sano significa essere santo. Non voler essere fuori dal comune, in alcun modo. Sii normale, comune, cerca solo una maggiore comprensione in modo da riuscire a vedere la realtà. I soldi possono essere usati, dovrebbero essere usati, perché possono darti un mondo bellissimo.

Osho, tratto da:

Tao: I Tre Tesori Vol. 2 #6  Edizioni Mediterranee

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I Soldi… gli altri

 

C’è una cosa strana che mi succede da tanto tempo e che non sono mai riuscita a spiegarmi: la gente, anche chi non mi conosce molto bene, mi chiede soldi in prestito… e io non riesco a dire di no.

Le richieste provengono da amici, amici degli amici, parenti, conoscenti, vicini di casa. E le cose non vanno quasi mai a finir bene: tranne qualche eccezione, dopo un po’ l’interessato non si fa più sentire e se mi incontra per strada fa persino finta di non vedermi. Quando mi sono resa conto che la stessa storia continuava a ripetersi, ho tentato di correre ai ripari: facendomi promettere dalla persona che il prestito non avrebbe intaccato il nostro rapporto, o avvicinando persino chi si era già allontanato e sollevandolo dall’obbligo di restituirmi i soldi. Ma i rapporti si raffreddavano comunque.

C’era qualcosa che non andava, sia nei richiedenti che in me: incapace di rifiutare la richiesta, per timore di perdere l’affetto della persona, finivo spesso per perderlo comunque, talvolta assieme ai soldi.

Quando sono venuta a Pune, dove non conoscevo quasi nessuno, non mi aspettavo di potermi trovare invischiata nella stessa situazione. E invece, dopo poco, qualche richiesta puntualmente è iniziata ad arrivare. Gli amici sannyasin, con i quali ho condiviso questa mia difficoltà, mi hanno consigliato di rilassarmi – di meditare – forse col tempo avrei trovato la soluzione.

Una delle meditazioni che preferisco è la Nadabrahma. La prima parte della meditazione è mezz’ora di humming. A bocca chiusa, seguendo la musica delle campane, si emette questo suono che a poco a poco inizia a occupare l’intero corpo. E il suono continua, il corpo si fa caldo, l’energia si accumula, si accumula, finché trabocca. La musica cambia e le palme si volgono verso l’alto, in gesto di offerta… verso i sannyasin che sono intorno, verso i figli lontani, verso gli alberi e le stelle, verso l’esistenza. Traboccano anche le lacrime, nel sentire finalmente questa soddisfazione del dare, senza remore, senza trappole. E ora mi sembra di capire che dare soldi (invece di amore?) vuol dire in qualche modo voler legare la persona, illudendosi di possederla un po’. Forse era questo che loro provavano e che io inconsciamente desideravo. La musica della Nadabrahma cambia ancora e le palme ora si volgono all’ingiù e si allargano in cerchi ampi per prendere. Prendere energia, dall’erba, dai piccoli insetti che corrono, dai fiori, dall’universo… e così mi affaccio sull’abisso della mia difficoltà a ricevere. Abisso negato che ora comincio a conoscere e che mi avvicina alle persone che, pur chiedendo, soffrivano nel dover ricevere. Almeno vederla, quest’altra faccia della medaglia! Continuando a meditare, forse, un giorno, per amore, riuscirò a dire di no.

La musica ora si spegne e noi ci distendiamo, in silenzio. E nel silenzio si è aperta una porta da qualche parte ed è arrivata un’intuizione. Improvvisamente mi è stato chiaro il perché di tutte quelle ripetizioni: le persone che continuavano a chiedermi soldi in prestito, io che non sapevo dire di no e loro che non solo non me li restituivano, ma che si allontanavano anche da me. Era un’offerta dell’esistenza alla mia poca capacità di vedere: dai e dai, senza stancarsi e senza giudicarmi persa, mi riproponeva lo stesso schema. Finalmente ho capito: dietro tutto quel mio dare, c’era il mio nascostissimo attaccamento al denaro, ma, soprattutto, la convinzione (sempre negata in superficie, credendomi sincera) che col denaro si possono ottenere delle cose, il favore della gente, il loro amore – si possono legare a sé le persone. Quindi anche i figli, ai quali non prestavo, ma davo ripetutamente denaro: era per legarli a me, senza assolutamente sapermelo dire. Anche l’aver deciso di cedere i miei averi – l’essermene venuta a Pune in quasi povertà – non mi ha liberato da questi falsi convincimenti, e infatti lo stesso schema continuava a ripetersi. Ma non si può continuare a dare agli altri delle cose – invece di amore – per essere benvoluti… non funziona. E ho capito anche che solo la meditazione può aiutarmi ad aprire porte e finestre, a fare entrare aria profumata di amore, di compassione.

Così, finalmente, il mio cuore si è riaperto a Osho – ah, non ve lo avevo detto ma di recente avevo ‘litigato’ con lui… ma non per questioni di soldi!

di Ma Nirava Vasu

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Il Futuro prende forma

 

 

PARTE DODICESIMA: Nonostante il suo stato fisico si stia sempre più aggravando, questo è per Osho un periodo di grande creatività: la Mystic Rose (insieme alle altre terapie meditative) e la meditazione del “let go” alla fine di ogni discorso, sono i più visibili fra i regali che Osho fa in questo anno, l’88, alla sua gente.

 

 

Alla fine di marzo del 1988, in una Buddha Hall finalmente completata – con una avveniristica copertura che la fa sembrare quasi un’astronave – Osho inizia la serie di discorsi “Yaa Hoo! The Mystic Rose” nel corso dei quali comincia a sviluppare alcune tecniche che in seguito daranno origine alla meditazione del ‘let go (lasciar andare) che tuttora conclude la maggior parte delle White Robe in Buddha Hall e alle famose ‘terapie meditative’ – quali appunto Mystic Rose, No Mind e Born Again – che continuano tuttora a essere disponibili ogni mese presso la Multiversity di Pune.

Il clima dei discorsi continua a essere sempre giocoso: sono punteggiati da piccole prese in giro e scherzetti – che coinvolgono specialmente chi legge il sutra o le domande alle quali poi Osho risponde, e molto spesso anche il cameraman, tedesco ed efficientissimo, il Nishkrya di cui tuttora si sente parlare così tanto nei videodiscorsi di quel periodo – e inframmezzati dalle risate che seguivano le barzellette, che Osho aveva iniziato a definire le sue ‘preghiere’.

È proprio prendendo spunto da una barzelletta – che contiene il grido di gioia ‘Yaa–Hu!’ – che Osho invita il suo cameramen a gridare appunto ‘Yaa–Hu!’ per dare inizio alle prime meditazioni del let go, che solo qualche mese più tardi troverà la sua forma definitiva. Questo nuovo mantra – un inno alla gioia e alla celebrazione, un invito a non prendersi troppo sul serio – diventa per un po’ usatissimo in tutta la comune.

 

“Davamo il benvenuto a Osho, quando entrava e usciva dalla Buddha Hall, alzando le braccia e urlando all’unisono… “Yaa Hu!” La cosa lo divertiva moltissimo. Ogni notte, quando Osho andava a dormire, gli rimboccavo le coperte prima di spegnere le luci e uscire dalla stanza. Mentre lo facevo, Osho mi guardava con occhi sorridenti e mi diceva: “Yaa Hu! Shunyo”. (1)

 

Che l’obiettivo però non fosse un puro e semplice farsi quattro risate in compagnia divenne chiaro qualche sera dopo l’inizio di questa serie di discorsi.

Mentre Osho, all’interno della Buddha Hall, risponde a una domanda riguardante il silenzio si alza un forte vento a raffiche: è arrivato uno di quei temporali tropicali improvvisi, e fra gli ascoltatori scoppia qualche risolino isterico (l’elettricità nell’aria, il nervosismo per l’arrivo della pioggia). Osho non smette di parlare, ma queste risa isteriche continuano e si diffondono, disturbando l’atmosfera di meditazione, e così Osho si interrompe – per un po’ c’è solo il suono del vento e della pioggia, nel silenzio generale. Ma poi di nuovo le risate isteriche riprendono e Osho dice:

“Questo non c’entra… sono risate fuori posto.”

Ma le risate isteriche non si interrompono e così lui si alza fra la costernazione generale, saluta e se ne va. Ormai lontano dal microfono, solo quelli delle prime file riescono a sentire le sue parole di commiato: “Non aspettatevi che domani sera venga qui!”

 

“La sera dopo, Osho tornò a parlarci in Buddha Hall e da quella sera l’auditorio non fu più un pubblico, ma un’assemblea di meditatori. La qualità del nostro ascolto era cambiata e ancor oggi, sebbene egli non sia più nel corpo, quando arrivano persone nuove, avvertono subito quell’atmosfera insolita, riconoscendone il valore e inserendosi con la stessa facilità con cui ci si infila un guanto di seta.” (1)

 

Rispondendo a un suo discepolo che gli ha inviato un’accorata lettera di scuse per l’episodio della sera prima, Osho chiarisce che non si tratta di scusarsi – non è che si fosse offeso per qualche mancanza di rispetto – e continua:

“Volevo farvi sapere che sebbene non sia un maestro zen vecchio stile, anch’io posso colpire, a modo mio, e in maniera più sofisticata. Anch’io colpisco i vostri attaccamenti, il vostro ego; distruggo il vostro darmi per scontato, perché un giorno all’improvviso me ne andrò, proprio come se ne andrà questo temporale, e prima di andarmene mi piacerebbe che voi arrivaste a fiorire come delle rose, le più grandi possibili. Quando vi vedo in silenzio, pieni di pace – o anche immersi in una risata che arriva da quel silenzio e da quella pace, ma non da una reazione isterica… ieri ho dovuto andarmene perché qualcuno fra di voi si è comportato in maniera così inconsapevole che c’era davvero bisogno di farglielo notare, questo non è un posto dove potete rimanere inconsapevoli. Tutto lo scopo del vostro essere qui è di diventare più svegli, più consapevoli. Se arriva un temporale, cosa c’è di male. Potevate ascoltarne la musica – godere del suono delle foglie che cadono. Potevate imparare qualcosa di importante. Ma invece di imparare alcuni, pochi, fra voi si sono comportati in maniera molto stupida. Ho dovuto colpirvi, forte, sapendo che questo avrebbe provocato lacrime…

Il ridere è meraviglioso quando nasce dalla comprensione, dall’innocenza. Quando nasce dall’isterismo è stupido, poco salutare.

Ma se vedo che sto parlando e voi cominciate a ridere senza ragione, quando non c’entra niente, questo vuol dire che o sono io nel posto sbagliato o siete voi nel posto sbagliato. Se l’incidente di ieri vi ha reso più consapevoli, vi ha fatto comprendere qualcosa, allora è stata una benedizione, pur senza sembrarlo al momento.

Ho usato la risata come uno stratagemma per svegliarvi. Mai nessuno nell’intera storia dell’umanità lo aveva mai fatto. Sto utilizzando il ridere come una meditazione perché niente vi rende così totali come una risata, niente vi fa smettere di pensare così tanto come ridere. Per un attimo non siete più una mente. Per un attimo non siete più nel tempo. Per un attimo siete entrati in un altro spazio, dove siete totali, e interi… guariti.” (2)

E sul riso, e sulle lacrime, Osho crea appunto la Mystic Rose, una delle tecniche di meditazione più moderne e rivoluzionarie, paragonabile in potenza e originalità alla Meditazione Dinamica. La struttura di questo processo è molto semplice: tre ore di risata al giorno per la prima settimana, tre ore di pianto al giorno per la seconda settimana, e alla fine una settimana dedicata – sempre per tre ore al giorno – alla silenziosa osservazione di se stessi. Il fatto di essere in gruppo crea una struttura di energia collettiva che rende facile, in maniera quasi magica, trovare questi stati d’animo dentro di sé. Eccone la spiegazione nelle parole di Osho:

“La prima parte sarà Yaa-Hu! – per tre ore – e le persone rideranno, senza una precisa ragione. Ogni volta che si accorgeranno che la loro risata sta svanendo, basterà gridare Yaa-Hu! – e comincerà di nuovo. Scavando in continuazione per tre ore rimarrete sorpresi di quanti strati di polvere si sono accumulati sul vostro essere. Questo processo ve ne sbarazzerà in un solo colpo. Sette giorni, di continuo, tre ore al giorno… e la trasformazione a cui andrete incontro sarà inimmaginabile. Questa prima parte rimuove tutto ciò che vi impedisce di ridere – tutte le inibizioni del passato, tutta la repressione. Vi porta in un nuovo spazio dentro di voi, ma dovete procedere ancora di qualche passo prima di entrare nella parte più intima del vostro essere, perché avete represso anche così tanta tristezza, così tanta disperazione, così tanta ansia, così tante lacrime – ed è rimasto tutto là a ricoprire e distruggere la vostra bellezza, la vostra grazia, la vostra gioia.

Si tende a reprimere il dolore, nessuno lo vuole provare. Non volete star male, e così continuate a reprimerlo, a evitarlo, a guardare da qualche altra parte. Ma il dolore rimane. E vita dopo vita continua ad accumularsi in voi stessi: diventa quasi una dura corazza di dolore inespresso.

Ecco perché quando vi viene detto di andare dentro di voi non lo fate. La ragione è perché sapete che andando dentro incontrerete il dolore, miserie, sofferenze e agonia. È meglio rimanere in superficie – sempre occupati, indaffarati. Non rimanete mai da soli, perché questa solitudine potrebbe portarvi ad andare dentro. Da soli, senza aver nulla da fare può succedere che si cominci a guardare dentro di sé… e se ti guardi dentro troverai tutte due le cose, il riso e il pianto.

Quando qualcuno vuole andare all’interno di se stesso troverà prima uno strato di risate e poi uno strato di dolore, di lacrime. E così per sette giorni dovrai permettere a te stesso di piangere, lamentarti – senza alcuna ragione – le tue lacrime sono semplicemente lì, pronte per essere versate.

Questa è assolutamente la mia meditazione.

È questa la mia esperienza in molte meditazioni, che quello che bisogna fare è infrangere questi due strati dentro di voi. La vostra risata è stata repressa a lungo: vi hanno detto di non ridere, di essere seri. Non vi è permesso di ridere in chiesa o a scuola.

E così il primo strato è di risate, ma quando queste risate saranno finite vi troverete pieni di lacrime, di dolore. Ma anche quello sarà un fenomeno veramente liberatorio. Vi libererete di vite e vite di sofferenza e dolore.

Se riuscirete a liberarvi di questi due strati avrete trovato voi stessi. La società ti ha fatto un grave danno reprimendo le tue risate e le tue lacrime.

Piangere, lamentarsi, ridere sono cose molto salutari. Ora anche in campo scientifico si sta scoprendo che piangere e ridere aiutano enormemente a mantenersi sani, non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico. Vi sto dando una tecnica davvero fondamentale, nuova, fresca. E senza dubbio si diffonderà in tutto il mondo, perché i suoi effetti sono evidenti, mostrano come si diventa più giovani, pieni d’amore, più armoniosi. Più flessibili, meno fanatici, con più gioia e celebrazione.

Questo mondo ha veramente bisogno di pulire il proprio cuore da tutte le inibizioni del passato. Risate e lacrime possono farlo. Le lacrime ti libereranno dall’agonia che è nascosta dentro di te, e le risate ti toglieranno tutto ciò che ti impedisce di essere veramente estatico. Una volta imparata questa arte ti chiederai sorpreso perché fino a ora non ti fosse mai stata insegnata. La ragione è che nessuno ha mai voluto che l’umanità avesse la freschezza di una rosa, la sua fragranza, la sua bellezza. Ecco perché ho chiamato questa serie di discorsi The Mystic Rose. (3)

 

Dall’Aprile ‘88 Osho inizia la serie di discorsi “Live Zen”; d’ora in poi continuerà a parlare solo sullo Zen: l’unica tradizione che ancora produce fiori di totale consapevolezza, la definisce, che privilegia l’immediatezza – il qui e ora – che usa ogni stratagemma possibile per portare all’esperienza della non mente. (Vedi anche OTI aprile 2000).

I problemi fisici continuano a impedire a Osho di tenere discorsi tutti i giorni. È dopo un’assenza piuttosto prolungata, tre settimane, che egli da la forma definitiva alla meditazione (il let go) che si tiene alla fine del discorso e che è suddivisa in più parti:

 

“La prima parte è gibberish, questa parola deriva dal mistico sufi Jabbar, che non ha mai parlato alcun linguaggio con un senso compiuto, pronunciava solo una serie di parole senza senso. Ma aveva lo stesso migliaia di discepoli perché quello che voleva dire era chiaro: ‘La tua mente non è nient’altro che un’accozzaglia di cose senza senso. Lasciala perdere e potrai avere un assaggio del tuo vero essere’. Per fare gibberish non dire cose che hanno un significato, non usare un linguaggio che conosci. Esprimi semplicemente qualunque cosa ti viene in mente senza preoccuparti se sia o meno razionale, ragionevole… se abbia un qualche significato. Lascia da parte il linguaggio e la mente. Da questo nascerà, nella seconda parte, un grande silenzio – chiudi gli occhi, mantieni il tuo corpo seduto immobile e raccogli tutta la tua energia dentro di te. Rimani qui e ora. Lo Zen non si può comprendere in nessun altra maniera. Nella terza parte ti dirò di lasciarti andare e allora rilassa il corpo e lascialo cadere, senza sforzo, senza controllo da parte della mente. Ogni parte inizierà con Nivedano che dà un colpo di tamburo.

Prima che Nivedano dia il via ci sono alcune cose che vi voglio dire…

Mi è dispiaciuto molto che non mi sia stato possibile per così tanti giorni essere fisicamente qui con voi, ma sono anche molto contento che non vi siate mai persi la mia presenza. Ero nei vostri cuori. Ero nel vento e nella pioggia. Ero nelle vostre lacrime e nel vostro gibberish.

Ero assolutamente presente qui con voi – e quelli che erano consapevoli, presenti, lo sanno bene. Ero assente solo per quelli tra di voi che erano loro stessi assenti, inconsapevoli. Almeno oggi vedete di non andare da nessun’altra parte.

Nivedano… dà il primo colpo di tamburo…

 

Questo è l’inizio e la fine della serie ‘Live Zen.

Quello che potevo dire, ve lo ho detto. Quello che non potevo dire, ve l’ho dato.” (4)

 

Sempre di questo periodo è la creazione del gruppo No Mind: un’ora di gibberish, seguita da un’ora di meditazione in silenzio, tutti i giorni per una settimana. E continua anche così l’accento posto sullo Zen, di cui Osho dice: ‘Zen non è una parola, ma solo l’ombra di un’esperienza. Tu sei la realtà! Tutto il resto è solo un commento, non essenziale”. (5)

 

Ne parla quasi come della summa di tutto il suo lavoro di oltre trent’anni, perché lo Zen – dice – è più vicino alla scienza di qualunque altra tradizione ‘religiosa’, in quanto non richiede alcuna fede. Chiede solo un’intensa, continua ricerca all’interno di sé, un approfondirsi della consapevolezza – un rilassato sedimentarsi di questa consapevolezza così che si possa arrivare alle proprie radici, che sono poi le stesse dell’intera esistenza.

Ne parla in quel modo anche perché chi lo ascolta è pronto, pronto per l’esperienza stessa:

“Chi è rimasto con me lo ha fatto perché ha cominciato a sentire l’essenza della meditazione, a poco a poco. Ha trovato qualcosa e ora è sicuro che c’è molto di più. Io metto a vostra disposizione questa atmosfera di meditazione. Ogni genere di persone ne può avere qui la sua piccola esperienza. E quella piccola esperienza inizia a crescere, proprio come un seme fa nascere un grande albero, che quasi raggiunge le stelle. Chi era interessato a cose non essenziali è venuto e poi se ne è andato, in questi trent’anni sono passate migliaia e migliaia di persone. é rimasto solo chi è interessato a scavare veramente per questo tesoro nascosto, e ora stiamo arrivando all’esperienza più preziosa, sempre più nel profondo. (6)

 

Commentando gli aneddoti della tradizione zen, Osho chiariva anche che ciò che era stato tramandato erano solo queste piccole storie – questi dialoghi di cui spesso era difficile capire come potessero portare a una immediata illuminazione – ma dietro di esse c’erano una lunga disciplina di meditazione, di comprensione, anni e anni di lavoro, di vita semplice legata alla quotidianità, di consapevolezza portata in ogni momento della propria vita – di essere il più possibile nel qui e ora. E da qui nasceva la rinnovata enfasi data, in questo nuovo contesto, al lavoro come meditazione, uno strumento per portare la consapevolezza in ogni momento della giornata, per portare le occasioni di totalità e di silenzio interiore anche al di là, al di fuori, dei quotidiani discorsi di Osho e delle tecniche di meditazione.

 

“E Hyakujo fece in modo che nel suo monastero tutti lavorassero. E questo non vuol dire che volesse impedire ai suoi monaci di meditare. Si poteva lavorare nei campi, o facendo legna o trasportando l’acqua dal pozzo. Si poteva fare di tutto, ma la cosa importante era che qualunque attività fosse fatta con consapevolezza, in meditazione.

Il lavoro dovrebbe essere una meditazione. E il lavoro così diventa molto più creativo perché non ha una dimensione puramente economica. È un’espressione del tuo stato di meditazione, della tua gioia, del tuo star bene.

…L’idea che non ci sia contraddizione fra lavoro e meditazione, che la meditazione può continuare in qualunque cosa facciate. È quello che vi ripeto ogni giorno, il vostro buddha deve continuare, sotterraneo, in ogni vostra attività. (7)

 

“L’esperienza che accade in meditazione deve essere presente in tutte le attività della tua giornata. Sia che tu stia cucinando o lavorando in un ufficio o in un negozio – qualsiasi tipo di vita tu faccia, la tua meditazione è di rimanere attento, consapevole in ogni cosa che fai.

Più vivi così la tua meditazione, più diventa un’esperienza reale, più fa parte dell’esperienza di ogni giorno, meno possibilità ci sono che ti venga portata via dalle vecchie abitudini”. (8)

 

E così con le meditazioni, con il lavoro (o la partecipazione a gruppi di crescita interiore) e con l’appuntamento serale del discorso in Buddha Hall – con il suo let go alla fine – Osho andava delineando una specie di ‘giornata zen’, in cui la crescente consapevolezza si accompagnava alla quotidianità. Sempre più spesso i problemi di salute, che si stavano aggravando nonostante i trattamenti, gli impedivano di essere presente fisicamente in Buddha Hall, in quel caso veniva presentato un video di qualche discorso precedente.

 

(Continua sul numero di luglio)

 

 

NOTE:

1. Shunyo, "I miei giorni di luce con Osho" Ed. Il Cigno

2. Osho, Yaa-Hoo! The Mystic Rose #21

3. Osho, Yaa-Hoo! The Mystic Rose #30

4. Osho, Live Zen, #17

5. Osho, This, This, A Thousand Times This #13

6. Osho, The Miracles #9

7. Osho, Hyakujo: The Everest of Zen #5

8. Osho, Isan: No Footprint in the Blue Sky #2

 

 

LA ROSA MISTICA È UN ANTICO SIMBOLO MOLTO, MOLTO IMPORTANTE...

 

L'uomo è nato come seme. Accettare questo stato di seme per l'intera vita è il più grande errore che si possa commettere. Milioni di persone nascono come semi, giovani, freschi, con delle enormi potenzialità di crescita. Ma sic-come accettano di passare tutta la vita solamente come seme, finisce che muoiono come semi, ormai marci, nelle loro vite non succede mai niente. Il simbolo della rosa mistica sta a significare che se l'individuo si prende cura di questo seme che ha in sé dalla nascita, gli fornisce il giusto nutrimento, gli da il clima e l'atmosfera giusti, inizia un percorso nel quale il seme può iniziare a crescere... allora la conclusione di questa crescita, la fioritura, è simbolizzata dalla rosa mistica – quando l'essere sboccia, e apre tutti i suoi petali e inizia a diffondere la sua meravigliosa fragranza. Se non sbocci in una rosa mistica la tua vita rimane una faccenda del tutto futile. Sei nato inutilmente, vivi inutilmente, morirai inutilmente. La tua biografia può essere raccontata con una parola sola: futilità.

Ma se riesci a sbocciare e a esprimere il tuo potenziale, hai soddisfatto le aspirazioni dell'esistenza. Le hai restituito quella stessa fragranza che era stata nascosta nel tuo seme. Il tuo destino si è compiuto. I mistici non sono mai stati d'accordo sul fatto che l'uomo potesse essere il frutto finale: l'uomo è un preludio. Non bisogna morire rimanendo fermi all'inizio: è brutto, un insulto alla tua dignità. L'uomo dovrebbe raggiungere il suo compimento – non solo per la sua soddisfazione, ma per la gratificazione dell'intero cosmo. E questo il segreto della rosa mistica. E in alcune tradizioni la rosa mistica è chiamata anche magica. C'è di sicuro una certa magia quando osservi dentro di te lo sbocciare di questa rosa, la sua bellezza, la sua divinità, e la sua verità. Non puoi credere ai tuoi occhi. Non ti sei mai immaginato, neppure per sogno, che dentro di te ci possa essere una tale abbondanza, che la tua potenzialità abbia un valore così gran-de, che la tua interiorità contenga un tesoro inesauribile.

Questa esperienza è un tale mistero che non è possibile svelarlo. Puoi farne esperienza, ma non spiegarlo: è questo il significato del termine mistico. E un'esperienza che praticamente ti ammutolisce. Non riesci a dire una sola parola che possa trasmettere qualcosa di quella rosa, la sua bellezza, la sua fragranza, la sua danza, la sua musica – nessuna parola ne è all'altezza. E questa non è una rosa come tutte le altre: non sfiorisce. Non è che alla mattina sbocci, e poi per tutto il giorno danzi – cantando, giocando col vento, la pioggia e il sole – e alla sera ormai tutti i suoi petali sono caduti... e l'indomani non ne resterà neppure una traccia. Questa tua intima rosa è eterna. Una volta che l'hai trovata, resterà sempre dentro di te.

OSHO, TRATTO DA: Satyam Shivam Sundram. #18

 

 

 

NON C'È PASSATO,

NON C'È FUTURO -

SOLO QUESTO ISTANTE...

QUESTO SILENZIO È LET GO.

NON LO STAI CREANDO TU.

TI CIRCONDA.

STA PERVADENDO QUESTO POSTO.

E TUTTO INTORNO A TE.

SE RIESCE A RAGGIUNGERE IL TUO CUORE,

AVRAI COMPRESO

MOLTO DI PIÙ DI CIÒ CHE

CHIUNQUE POSSA SPIEGARTI

SUL LET GO.

OSHO

 

 

 

Yaa-Hu! Yaa-Hu!

 

Una splendida ragazza americana sta guidando la sua auto attraverso una riserva indiana nel Far West, quando improvvisamente rimane senza benzina.

Fortunatamente un giovane indiano che passa di lì a cavallo accetta di accompagnarla fino alla più vicina stazione di servizio. Lei monta dietro di lui e cominciano ad andare, con l'indiano che ogni pochi minuti lancia un urlo selvaggio e penetrante, a cui risponde l'eco dalle colline circostanti. Finalmente arrivano, lei smonta e l'indiano si allontana al galoppo, gridando un ultimo: "Yaa-Hu! Yaa-Hu!". "Mio dio signorina," dice il vecchietto della pompa di benzina, "cosa stava facendo a quel ragazzo indiano per farlo urlare in quel modo?".

"Ma niente" risponde la ragazza "ero semplicemente a cavallo, seduta dietro, tenevo le braccia attorno alla sua vita, e con tutte e due le mani mi reggevo al pomo della sella."

"Signorina" fa il vecchietto scuotendo la testa "gli indiani non usano la sella!"

 

 

 

DISCEPOLI E MAESTRO

 

"Per me essere maestro o essere discepolo è solo una finzione. La differenza è molto piccola: qualunque cosa io sia, ne sono consapevole; qualunque cosa voi siate, non ne siete consapevoli. E questa differenza non rende uno superiore e l'altro inferiore. Voi siete esattamente lo stesso "animo universale” che Buddha, Zarathustra o Bodhidarma hanno realizzato di essere. Avete in ogni momento la possibilità di arrivare a questa esperienza suprema, alle radici primarie del vostro essere, e ogni differenza fra maestro e discepolo così scompare. Il lavoro di un maestro è davvero strano. Distrugge in continuazione questo suo essere maestro man mano che vi rende sempre più consapevoli. Il giorno che diventate totalmente consapevoli — e mi riempirà di gioia vedere questo mio giardino pieno di rose — non ci sarà alcuna diversità fra il mio cuore e il vostro cuore.

Siamo tutti parte del battito del cuore dell'universo. E in ogni maniera possibile — e persino in modi impossibili — sto tentando di farvi raggiungere una sincronicità con quell'universo, col vostro essere reale e originario."

OSHO, TRATTO DA:

Yaa-Hoo! The Mystic Rose # 21

 (ritorna al sommario) 

 

 

Anche i limoni,

nel loro piccolo…

 

…possono aiutarti quando il tuo amore ti abbandona: possono farti comprendere l’importanza di essere nel momento - qualunque cosa il momento ti stia offrendo.

 

 

Ogniqualvolta il mio coordinatore, nel forno della comune, mi chiede: “Veetrag, hai voglia di fare questo?”, dal suo tono di voce si può essere sicuri che sarà uno di quei lavori che terrorizzano tutti in cucina, come rompere qualche centinaia di uova o tagliare alcuni sacchi di cipolle – tutto da solo. In questo momento poi sto passando un periodo di grande vulnerabilità per cui non riesco a lamentarmi, o a ribellarmi e dire chiaramente che preferisco andare invece a fumarmi una sigaretta. La settimana scorsa, ad esempio, proprio a quest’ora ero alle prese con 300 limoni che dovevano essere lavati, tagliati e spremuti per uno dei nostri dolci più squisiti: la torta al limone. Nonostante il lavoro fosse di per sé piuttosto deprimente, la mia reazione è stata ancora più incredibile. Non solo sono riuscito a finire il lavoro tutto da solo, ma mi sentivo persino pronto a fronteggiare qualche centinaio di limoni in più! La mia sola ricompensa è stata uno sguardo un po’ incredulo, ma pieno di gratitudine, da parte del mio coordinatore.

Adesso magari vi state domandando che cosa c’entra tutto ciò con la rottura della mia relazione d’amore. E invece c’entra! Diventerà tutto chiaro man mano che vi racconto la storia. Qualche mese fa, quando sono stato colpito dalla mia personale ‘bomba del millennio – Y2K – e cioè la mia ragazza mi ha comunicato che la nostra lunga storia d’amore era finita, il mio cervello è crashato, proprio come un computer che va in sovraccarico. Mi sembrava che fosse arrivata la fine del mondo! Vedevo chiaramente la realizzazione di tutte le profezie di Nostradamus. Da quel momento in poi poteva solo andare peggio.

I giorni successivi sono rimasto nella mia camera, soffrendo e piangendo amare lacrime, e chiedendomi come avessi fatto ad arrivare a questo punto. Aspettavo con impazienza l’olocausto nucleare. Nel frattempo leggevo tutto ciò che Osho ha detto sulle relazioni, l’amore, la gelosia, il lasciarsi… e su tutte le gioie della solitudine. I miei amici poi – anzi tutti quanti qui nella comune – cominciavano a darmi delle strane occhiate, piene di significato: le notizie sulla fine di una storia d’amore viaggiano veloci, spesso il diretto interessato è l’ultimo a saperlo.

Sono riuscito persino a classificare cinque tipi di sguardi diversi:

1. “Lo so come si sta in questi casi … poverino!”

2. “Io lo sapevo che andava a finire così!”

3. “L’ho vista col suo nuovo boyfriend.”

4. “Come stai, posso consolarti?”

5. “Non posso crederci!”

 

Nel complesso tutto questo mi faceva sentire anche peggio. Mi sentivo ‘obbligato’ a scoppiare in lacrime e a crollare fra le loro braccia. Tutti mi sommergevano con le loro intuizioni, suggerimenti e fazzolettini di carta. Ho ricevuto almeno una dozzina di ‘discorsi’ sulle relazioni e mi hanno consigliato cinque o sei tipi diversi di sedute di counseling. Mi sono stati rivelati nuovi misteri. L’esistenza mi ha ricolmato da tutte le direzioni. Ho cominciato a scoprire che quasi tutti i miei amici sono mistici di grande profondità e chiarezza.

Il consiglio migliore me lo ha dato un sedicenne, con cui dieci anni fa ogni tanto giocavo a pallone. “Tranquillo amico! Dai, è l’occasione giusta per trovati subito un’altra ragazza!” Adesso era lui a giocare con me. Tutto ciò ha confermato la mia fiducia nelle leggi del karma. Tu scherzi con qualcuno quando ha sei anni e poi è lui a scherzare con te.

Ho compreso che ci sono molte scuole filosofiche su questo vasto soggetto del conflitto uomo-donna. Una particolare scuola di pensiero – verso la quale mi sentivo istintivamente attratto – proclamava: ‘Le donne sono tutte delle streghe!’. Ma ho scoperto che questa profonda verità dura solo il tempo di bersi una birra e fumarsi una sigaretta. In ogni caso ero grato che tutta questa gente avesse condiviso con me le profondità del loro cuore. In realtà mentre mi venivano rivelati tutti questi segreti, ero consapevole di un’unica, profonda verità: eccomi qua solo e infelice mentre la mia ragazza è felicissima… con qualcun altro.

Nonostante tutto questo aiuto da parte dei miei amici, soffrivo ancora, anzi soffrivo anche di più. Nessuna analisi di qualsiasi tipo riusciva ad aiutarmi. Mi sentivo come se fossi seduto sui dei carboni accesi cercando di studiare e capire le leggi fisiche che governano la trasmissione del calore.

Il momento della verità è arrivato quando uno dei miei amici mi ha detto: ‘Sei fortunato tu a essere da solo!’ e mi ha offerto di andare da qualche parte insieme a lui per bere qualcosa e celebrare. Lui è da lungo tempo in una relazione molto stretta e invidiava la mia libertà. E così mi ha colpito il fatto che nessuno sembra essere contento e rilassato, qualunque sia la situazione: io ero infelice perché la mia relazione era finita e lui era poco contento della sua anche se continuava da tempo! Che si tratti di una storia d’amore, di noia, di dolore per una separazione o di spremere 300 limoni, la mente continua a resistere, a opporsi.

Anche tutta questa mia meditazione era in realtà finalizzata verso un risultato, mi interessava come mezzo per eliminare la sofferenza. Osservavo il dolore solo perché potesse svanire, tutto aveva lo scopo di evitare qualsiasi emozione stessi provando nel momento. Ero molto più interessato a evitare il dolore che a osservarlo, e l’osservare diventava così solo un trucco della mia mente.

Tutto ciò che riuscivo a fare era farmi consolare dai miei amici e trovare una ‘scappatoia’ nella meditazione. Ho scoperto di non avere la benché minima comprensione dell’osservare o della meditazione. E questo è stato un altro bello shock! Anche il mio ego spirituale è andato in frantumi. A quel punto ho deciso di affrontare il dolore, di non sfuggirlo: star male, piangere… se c’era, c’era. Non ho più provato a guardarlo e a fare di questa osservazione un cerotto da attaccare sulla ferita. Ho abbracciato il dolore senza alcun tipo di copertura, lasciando perdere questa idea di doverlo osservare, che nascondeva il tentativo di sfuggirlo a tutti a costi. Non sono rimasto lì a ripetere grandi parole come fiducia, lasciarsi andare e accettazione, anche perché non avevo idea del loro vero significato. E così mi sono messo di fronte al mio dolore, spogliato di tutte le tecniche, i metodi e le consolazioni. Mi sono sentito assolutamente impotente. Tutto ciò che ero, era dolore! Persino la parola ‘dolore’ non riusciva a emergere in questo vuoto.

Sorprendentemente, in quei momenti ho cominciato a sentire una certa calma. Le lacrime scorrevano ma sotto c’era un senso di pace e di benessere che non nasceva affatto da un qualche sforzo. Ero semplicemente in armonia con ciò che era. A quel punto ho cominciato anche ad affrontare la separazione dalla mia ragazza. Non che ora abbia raggiunto davvero una grande comprensione di lei, o di me stesso, ma sono più rilassato. Il dolore c’è ancora, ma sono più tranquillo. Opporsi al dolore crea una resistenza verso la situazione. Da allora, quando comincio a soffrire, riesco a rilassarmi.

Ho scoperto che affrontare il dolore non è un problema; il problema reale è la paura e il fatto di volerlo evitare. Se sono felice, ho paura che questa felicità finisca. Se soffro, ho paura che il dolore duri per sempre.

A questo punto il problema reale per me non è la relazione, i soldi o l’illuminazione. Il problema reale è se ho abbastanza fegato da rimanere in qualunque situazione la vita mi offra. Se posso fare questo, posso dare una qualità alla mia vita, qualsiasi cosa mi succeda… anche se mi ritrovo a spremere 300 limoni!

Adesso faccio il pane tutte le mattine, e mi sento molto più aperto e disponibile a tagliare e spremere i limoni. Ho anche meno paura di soffrire. Non cerco la mia libertà nel fatto di decidere se tagliare i limoni oppure no.

Se ci sono dei limoni, li taglio.

Se arriva il dolore, lo affronto.

Se arriva la gioia, inizio a cantare.

 

Sw.. Veetrag

 

 

L’AMORE È UN PRODOTTO NATURALE,

ARRIVA QUANDO VIENE LA PRIMAVERA

E INIZI IMPROVVISAMENTE A FIORIRE,

A SBOCCIARE, A ESPRIMERE

IL POTENZIALE DELLA TUA FRAGRANZA.

 (ritorna al sommario) 

 

 

Se vuoi conoscere l'amore…

 

Osho risponde a un discepolo che gli ha chiesto come può amare meglio e chiarisce che l’amore è prodotto dell’accettazione di se stessi e dalla meditazione: sboccia solo, già perfetto, quando arriva la sua stagione

 

 

L’amore basta a se stesso. Non ha bisogno di miglioramenti. È perfetto com’è; non ha bisogno in alcun modo di diventare più perfetto. Il desiderio stesso di migliorarlo mostra che c’è un fraintendimento dell’amore e della sua natura. Puoi avere un cerchio perfetto? Tutti i cerchi sono perfetti di per sé: se non sono perfetti, non sono cerchi.

La perfezione è inerente al cerchio e la stessa legge vale per quanto concerne l’amore. Non puoi amare di meno e non puoi amare di più, perché non si tratta di una quantità. È una qualità, non si può misurare.

La domanda stessa mostra che non hai mai provato il gusto reale dell’amore, e cerchi di nascondere l’assenza di questo amore con il desiderio di ‘amare meglio’. Nessuno che conosca l’amore potrebbe porre questa domanda.

L’amore non deve essere considerato un’infatuazione biologica – quella è lussuria, desiderio, ed esiste in tutti gli animali; non è nulla di particolare, esiste persino negli alberi. È il modo in cui la natura si riproduce. In questo non c’è niente di spirituale, e niente di particolarmente umano.

 La prima cosa da fare, quindi, è distinguere con molta chiarezza tra il desiderio e l’amore. Il desiderio è una passione cieca; l’amore è la fragranza di un cuore tranquillo, silenzioso, meditativo. L’amore non ha nulla a che fare con la biologia o la chimica o gli ormoni. L’amore è il volo della tua consapevolezza verso reami più alti, oltre la materia e oltre il corpo. Quando arrivi a comprendere la qualità trascendentale dell’amore, allora non è più il problema basilare.

Il problema basilare è come trascendere il corpo, come arrivare a conoscere qualcosa dentro di te che va al di là di tutto ciò che può essere misurato. Il problema fondamentale è come valicare i limiti di ciò che è misurabile e entrare nell’incommensurabile. In altre parole, come andare oltre la materia e aprire lo sguardo a una consapevolezza più vasta. La consapevolezza non ha limiti: più diventi consapevole e più comprendi quanto è ancora possibile andare avanti. Mentre raggiungi una vetta, un’altra se ne profila di fronte a te. Il pellegrinaggio è eterno.

L’amore è il prodotto naturale di una consapevolezza in espansione. È come il profumo di un fiore. Se lo cerchi nelle radici, non lo troverai. Il tuo sistema biologico rappresenta le tue radici, la tua consapevolezza è il fiore.

Quando cominci a sbocciare in un fior di loto di consapevolezza sempre più grande, verrai sorpreso da una esperienza grandiosa che può essere solo chiamata amore. Sei colmo di gioia, straripante d’incanto, ogni fibra del tuo essere danza con questa estasi. Sei come una nuvola gonfia di pioggia che deve rilasciare il suo carico. Il momento in cui trabocchi con questo incanto, sorge dentro di te un desiderio incontenibile di condividerlo. Quella condivisione è amore.

L’amore non è qualcosa che puoi ottenere da qualcuno che non abbia raggiunto uno stato di estasi. Ecco perché la sofferenza è così diffusa: tutti chiedono di essere amati e fingono di amare. Non sei in grado di amare perché non sai cos’è la consapevolezza. Non conosci la verità, non hai avuto l’esperienza del divino, e non hai sentito il profumo della bellezza. Che cos’hai da dare? Sei così vuoto, così povero… Nel tuo essere non cresce nulla, non c’è niente di verde. Dentro di te non ci sono fiori, la tua primavera non è ancora arrivata.

L’amore è un prodotto naturale, arriva quando viene la primavera e inizi improvvisamente a fiorire, a sbocciare, a esprimere il potenziale della tua fragranza. Condividere quella fragranza, condividere quella grazia, condividere quella beatitudine è amore.

Non c’è bisogno di migliorarlo. È già perfetto, è sempre perfetto. Se c’è, è perfetto. Se non è perfetto, vuol dire che non c’è. La perfezione e l’amore non possono essere separati.

Se tu mi avessi chiesto: “Cos’è l’amore?” sarebbe stato più onesto, più sincero, più autentico. Ma tu mi chiedi: “Come posso amare meglio?” Hai già deciso che sai cos’è l’amore, e non solo quello, la domanda implica che stai già amando. Adesso il problema è come renderlo migliore.

Non ho intenzione di ferirti, ma non c’è niente da fare, devo dirti la verità: tu non sai cos’è l’amore. Non puoi saperlo perché non sei andato in profondità nella tua consapevolezza. Non hai un’esperienza reale di te stesso. Non sai chi sei. In questa cecità, in questo deserto, l’amore non ha alcuna possibilità di fiorire. Prima devi essere colmo di luce, e colmo di gioia, tanto da traboccarne. Questa energia traboccante è amore. Allora esso viene sentito come la cosa più perfetta che ci sia al mondo. Non è niente di meno e niente di più.

Purtroppo la nostra educazione è così nevrotica, così malata a livello psicologico da distruggere ogni possibilità di crescita interiore. Ti si insegna subito a essere un perfezionista, e poi naturalmente applichi queste idee di perfezione a tutto, anche all’amore.

Tutti cercano di essere perfetti. E quando qualcuno cerca di essere perfetto, comincia ad aspettarsi che anche gli altri debbano essere perfetti. Inizia a condannare, inizia a umiliare le persone. Questo è ciò che hanno fatto le religioni: hanno avvelenato il tuo essere con un’idea di perfezione.

Poiché non puoi essere perfetto, cominci a sentirti in colpa, perdi il rispetto di te stesso. E la persona che ha perso rispetto di sé, ha perso completamente la dignità di essere umano. Le belle parole come ‘perfezione’ hanno infranto il tuo orgoglio, distrutto la tua umanità.

L’uomo non può essere perfetto.

La perfezione non è una specie di disciplina; non è qualcosa che puoi praticare. Non puoi arrivarci facendo delle prove. Ma questo è proprio ciò che viene insegnato a tutti, e il risultato è un mondo pieno di ipocriti, che sanno benissimo di essere vuoti, insignificanti, ma continuano a fingere di avere qualità di ogni genere che non sono altro che parole senza senso. Quando dici a qualcuno: “Ti amo”, hai mai pensato cosa significa? Si tratta forse solo di un’infatuazione biologica tra i due sessi? Allora appena avrai soddisfatto i tuoi appetiti della carne, tutto quel cosiddetto amore svanirà. Avevi fame e poi l’hai soddisfatta… tutto é finito.

Quando dici a qualcuno: “Ti amo”, non ti rendi conto di cosa stai dicendo. Non sai che si tratta solo di desiderio camuffato con la parola amore. Prima o poi svanirà, perché è un fenomeno del tutto momentaneo. L’amore è eterno, ma solo nell’esperienza dei buddha, non delle persone inconsapevoli di cui il mondo è pieno.

Se vuoi veramente conoscere l’amore, dimenticatene completamente e ricordati della meditazione. Se vuoi avere delle rose nel tuo giardino, dimenticati delle rose e prenditi cura della pianta. Nutrila, annaffiala, fa in modo che possa avere la giusta quantità di sole, di acqua. Se verrà curata, al momento giusto le rose sbocceranno. Non puoi farle arrivare prima, non puoi costringerle ad aprirsi più in fretta, e non puoi chiedere a una rosa di essere più perfetta. Hai mai visto una rosa che non sia perfetta? Che altro puoi volere? Ogni rosa è perfetta nella sua unicità. Quando danza nel vento, al sole, sotto la pioggia… non riesci a vederne l’incredibile bellezza, la gioia assoluta? Una qualsiasi piccola rosa irradia lo splendore nascosto dell’esistenza. L’amore è una rosa nel tuo essere. Ma prima devi prepararlo, scacciando l’oscurità e l’inconsapevolezza. Diventa sempre più sveglio e consapevole, e l’amore arriverà spontaneamente, al momento giusto. Non hai bisogno di preoccupartene. E quando arriva è sempre perfetto.

L’amore è un’esperienza spirituale, riguarda la parte più intima di te.

Ma tu non sei nemmeno entrato nel tuo tempio. Non hai alcuna idea di chi sei, e chiedi dell’amore. Per prima cosa, sii te stesso; per prima cosa, conosci te stesso, e l’amore sarà la tua ricompensa. È una ricompensa che viene dall’aldilà. Scende su di te come una cascata di fiori… colma il tuo essere. E continua a colmarti, portando con sé un grandissimo desiderio di condividere. Nel linguaggio umano questa condivisione può essere solo chiamata ‘amore’. La parola non dice molto, ma indica la direzione giusta. L’amore è l’ombra della consapevolezza.

Io ti insegno a essere più cosciente, e l’amore arriverà quando diventerai più cosciente. È un ospite che giunge inevitabilmente, per coloro pronti e preparati per riceverlo. Non sei nemmeno pronto a riconoscerlo…

Puoi riconoscere solo qualcosa che conosci già. Quando l’amore arriva per la prima volta e colma il tuo essere, ti senti assolutamente perplesso e sopraffatto. Non sai cosa sta succedendo. Sai che il tuo cuore sta danzando, sai che sei circondato da musica celestiale, percepisci fragranze che non hai mai conosciuto prima. Ma ci vuole un po’ di tempo per raccogliere tutte queste esperienze e ricordare che magari questo è l’amore. Piano, piano penetra nel tuo essere.

L’amore non si trova nelle poesie. La mia esperienza è che le persone che scrivono poesie sull’amore sono proprio quelle che non lo conoscono. Solo i mistici conoscono l’amore. Non ci sono altri esseri umani, al di fuori dei mistici, che abbiano conosciuto l’amore. Tu e l’amore non potete esistere contemporaneamente. Non c’è una possibilità di coesistenza: o ci sei tu o l’amore, puoi scegliere. Se sei pronto a scomparire, a scioglierti, lasciandoti dietro solo una pura consapevolezza, allora l’amore potrà fiorire. Non puoi perfezionarlo perché non ci sei più. E comunque non ha bisogno di perfezione. Quando arriva è sempre perfetto. Ma l’amore è una di quelle parole che tutti usano e nessuno comprende.

 Il mio lavoro qui, è quello di riconsegnarti a te stesso. Io lo definisco centrarsi, meditare. Voglio solo che tu sia te stesso, che tu abbia un grande rispetto di te stesso insieme alla dignità che viene dal sapere che l’esistenza ha bisogno di te; allora puoi andare alla ricerca del tuo essere. Prima raggiungi il centro, e poi puoi cominciare a cercare chi sei.

Conoscere il tuo ‘volto originario’ è l’inizio di una vita di amore, di una vita di celebrazione. Potrai dare moltissimo amore perché esso non è qualcosa che si può esaurire: è smisurato, non può esaurirsi. Più ne dai, più diventi capace di darne.

La più grande esperienza della vita è quando dai senza alcuna condizione, senza aspettarti neanche un semplice grazie. Anzi, un amore reale, autentico si sente in obbligo verso la persona che lo ha accettato: avrebbe anche potuto rifiutarlo.

Quando comincerai a dare amore con un profondo senso di gratitudine verso tutti coloro che lo accettano, sarai, con tua grande sorpresa, diventato un imperatore, non più un mendicante che chiede amore con la sua ciotola dell’elemosina, bussando a tutte le porte. E le persone alla cui porta tu bussi, non possono darti amore perché sono loro stessi dei mendicanti.

I mendicanti pretendono amore l’uno dall’altro, e sono frustrati, furiosi, perché questo amore non viene fornito. Ma ciò è inevitabile: l’amore appartiene al mondo degli imperatori, non a quello dei mendicanti. Un uomo è un imperatore quando è così colmo di amore da poterlo donare senza condizioni.

A quel punto c’è una sorpresa ancora più grande: quando inizi a dare amore a tutti, persino agli estranei, scopri che la persona a cui lo dai non è più la chiave di tutto; la gioia di dare è tale che non ha più importanza chi sta ricevendo. Quando questo spazio invade il tuo essere, dai a tutti e a ognuno: non solo esseri umani ma animali, alberi… persino le stelle più lontane, perché l’amore è una cosa che può essere trasmessa anche alla stella più lontana se solo la guardi con amore. Con un semplice tocco, l’amore può essere trasmesso a un albero. Senza pronunciare una sola parola… può essere comunicato in totale silenzio.

E quando lo dico, non sono solo parole. Sono un esempio vivente di ciò che ti sto dicendo. Non riesci a sentire il mio amore?… anche se non te l’ho mai detto a parole. Non c’è bisogno di dirlo, si dichiara da solo. Ha i propri modi di arrivare al tuo essere, nei suoi livelli più profondi.

Prima ricolmati di amore, e poi puoi condividerlo. E c’è anche una sorpresa… che mentre dai, incominci a ricevere da sorgenti ignote, da angoli sconosciuti, da gente mai incontrata, dagli alberi, dai fiumi, dalle montagne. L’amore inizia a inondarti da ogni angolo, da ogni recesso dell’esistenza. Più dai, più ottieni. La vita diventa una pura danza d’amore.

Osho, tratto da: Satyam Shivam Sundram # 4

 (ritorna al sommario) 

 

 

Love is space

Deva Premal

 

Premal una volta era conosciuta soprattutto come corista e tastierista in numerose registrazioni e concerti di Miten. Ma nel corso degli anni, come una farfalla che esce dal bozzolo, ha cominciato a emergere come presenza creativa e come cantante solista.

Il suo primo CD “The Essence”, uscito nel 1998, ha venduto finora ventimila copie, una buona conferma del suo speciale talento. A Premal piace molto raccontare una storia: quando sua madre era incinta di lei, suo padre cantava il mantra Gayatri alla figlia che ancora doveva nascere e, dopo la nascita, spesso usava il cantico dello stesso mantra per farla addormentare. Ecco perché Premal ha una speciale affinità con questo mantra.

Si dice che il mantra Gayatri purifichi sia chi lo canta che chi lo ascolta. Certo, se dovessi scegliere una sola parola con cui descrivere il modo di cantare di Premal, sceglierei ‘puro’. Le sue canzoni sgorgano come un fiume fresco e limpido. Per me la maggior parte della musica del mondo di Osho vuol dire essere trasportata nel cuore, nelle emozioni: sono canzoni che mi fanno venire voglia di danzare, di cantare, di piangere di gioia. Le canzoni di Premal mi portano ancora più in profondità, in uno spazio incontaminato al di là dei pensieri e delle emozioni.

Il suo primo CD “The Essence” comprendeva soprattutto mantra indiani, e questa ‘tradizione’ continua anche nel secondo, “Love is Space”.

Ci racconta Premal: “Ho trovato dei mantra che sono tutti di origine indiana, tranne uno di derivazione nigeriana. Mi piacciono molto i canti di culture diverse ma quelli che mi attirano di più sono sicuramente quelli indiani. Sono quelli che mi vengono più naturali e di sicuro vanno a toccare qualcosa di molto profondo in me. Ho imparato a dare molta importanza e ciò che mi viene naturale: una volta ero solita sentirmi in colpa se non facevo molta pratica, ma adesso sento che va bene così, anche i risultati mi sembrano migliori.

Per me questo CD è stato davvero una sfida, dopo il successo di “The Essence”: quello era il primo e non avevo grandi aspettative. Con “Love is Space” volevo conservare la stessa atmosfera di “The Essence” e espanderla ancora di più. Sono molto felice del risultato. Questo nuovo CD ha più colore, più amore, e anche una strumentazione dal vivo più varia, più percussioni”.

Anche il famoso cantante e musicista americano Jai Uttal suona in questo CD. “Ho sempre amato la sua musica”, dice Premal, “quindi ho deciso di chiedergli di accompagnarmi in alcuni pezzi. Mi ha toccato molto il fatto che abbia acconsentito e mi abbia detto di essere stato ispirato da questa musica”.

Marquinho Brasil, un percussionista brasiliano che suona con Mariah Carey e la sua band, ha portato la sua grande vitalità all’incisione”, aggiunge Premal, “mentre Kit Walker – che ha suonato anche con Kitaro – è alle tastiere”.

Secondo Premal gli arrangiamenti, di Walker e Miten, hanno giocato una parte importante nel rendere questa musica viva, oltre naturalmente alla bravura e all’impegno di tutti i musicisti.

di Maneesha

  (ritorna al sommario)

 

 

NOI E IL NOSTRO CORPO

 

Quella con il corpo è l’identificazione più facile. E nel contempo è quella del corpo la repressione più diffusa – da parte di una mente che se ne ritiene padrona – in nome di uno spirito, un’anima, che ci hanno insegnato a credere possa rafforzarsi solo a spese della negazione della carne. Osho ci fa vedere come niente di tutto questo corrisponda alla realtà: certo non siamo il corpo, e non ci siamo neppure dentro, siamo qualcosa che ne va molto al di là. Ma negare il corpo, reprimerlo, non porta certo a trascenderlo; solo rispettandolo e vivendolo come le radici terrene del nostro intero essere abbiamo la possibilità di fiorire ed esprimere l’intero potenziale della nostra umanità.

 

non sei il corpo

 

La meditazione è un fenomeno molto complesso. Sembra semplice, ma non lo è. È una scienza, una scienza completa in se stessa. Deve esserlo, perché meditazione vuol dire una profonda mutazione del tuo essere più totale. L’intero essere deve essere trasformato, quindi si tratterà necessariamente di un processo complesso. L’essere umano è complesso, quindi anche la sua trasformazione sarà molto complessa. Devi comprendere alcuni elementi fondamentali. Il primo: il tuo corpo. Il tuo corpo deve essere in uno stato di profonda cooperazione, altrimenti la meditazione sarà sicuramente difficile. Il tuo corpo deve essere in uno stato tale da poter essere di aiuto e non di ostacolo. Così com’è di solito, è un grosso ostacolo. Il corpo non fa che ostacolarti, diventa una barriera, per cui, se vuoi trasformarti, devi prima purificarlo. Con l’espressione ‘purificare il corpo’ si intendono molte cose. La prima è che non devi essere identificato con esso: questa è la prima impurità, e la più importante.

Non bisogna identificarsi con il proprio corpo. Si deve rimanere in uno stato di trascendenza. Non si dovrebbe pensare: “Sono il corpo”, né si dovrebbe pensare: “Sono nel corpo”. Al contrario, bisognerebbe ricordare sempre che: “Sono qualcosa che va oltre il corpo; non sono tutt’uno con esso e neppure sono IN esso, al suo interno; sono al di là”. Il ricordo costante che “sono al di là del corpo” dà una dimensione diversa a tutto il tuo essere. Prova, e con costanza! Mentre ti muovi, cammini, dormi – in qualunque stato ti trovi – ricorda continuamente che sei qualcosa che si libra al di sopra del corpo, al di là di esso. Non nel corpo, né insieme a esso, e neppure tutt’uno con esso, solo qualcosa al di là, che si muove insieme al corpo, che vive con il corpo, circondandolo.

Prova a vederla così. Di solito pensiamo: “Sono circondato dal corpo”. Noi siamo dentro ed il corpo è al di fuori. “Il corpo è uno scrigno, una casa, e io sono al suo interno”. Cambia questo fatto completamente, giralo sottosopra. Lascia che il corpo sia all’interno e TU rimani fuori, oltre il corpo, avvolgendolo, restando al di sopra di esso.

Se cambi il tuo atteggiamento, dall’essere all’interno all’essere al di fuori, accadrà una trasformazione improvvisa: il corpo diventerà leggero – perderai tutta la pesantezza e sarà come se il corpo mettesse le ali. Sentirai di poter volare; ora, in questo preciso istante, potresti andare oltre la forza di gravità. Prova! Da questo momento inizia a pensare che il corpo è all’interno, e tu sei all’esterno e lo circondi. E poi così il corpo si purifica. Come mai? Perché l’identificazione ora diventa impossibile. È possibile identificarsi solo con qualcosa che è più grande di te. Nessuno si identifica con qualcosa di inferiore, l’identificazione accade solo con ciò che è superiore. Tu sei compreso in uno spazio piccolissimo, e il corpo è grande e vasto: ecco perché cominci a indentificarti con esso. Fa in modo di essere tu il più grande, e lascia che il corpo sia solo una cosa più piccola: così non potrai mai identificarti.

In secondo luogo, se sei all’interno, avrai delle limitazioni; se sei fuori, diventi illimitato.

Se sono all’interno del mio corpo, è come se ne fossi circondato, quindi ho un limite, un confine. Se sono al di là del corpo, allora non ci sono limitazioni: non sono solo al di là del corpo, sono al di là di tutto. A questo punto non ci sono più confini, i soli sorgeranno dentro di me, le stelle si muoveranno dentro di me, la creatività nascerà dentro di me e poi si manifesterà – e allora io divento l’universo intero. Il corpo diventa il centro – un centro minore, puramente atomico  – ed io divento l’intero universo, racchiudendolo in me.

Immagina, prova a sentire che stai racchiudendo il tuo corpo al tuo interno, ed arriverai a una nuova comprensione del tuo essere. Quando ti dico di immaginare, lo faccio con cognizione di causa. In realtà è la sensazione “sono il corpo” a essere solo immaginazione. Anche la sensazione “sono NEL corpo” è solo il frutto dell’immaginazione. E questo a causa di ciò che la società ti ha insegnato per così tanto tempo, facendo diventare inconscia questo tipo di immaginazione . È interessante farti notare come culture diverse, in momenti storici diversi – religioni diverse, differenti scuole di pensiero – hanno avuto concezioni diverse del luogo in cui si trova il centro del corpo. Ad esempio, nel mondo contemporaneo, quasi tutti pensano che questo centro è da qualche parte nella testa – non nelle gambe né nelle mani o nella pancia. Se qualcuno insiste e ti chiede: “Dove sei? Fammelo vedere!”, allora tu comincerai a sentire qualcosa nella testa: sei nella testa. Ma prova a domandarlo a un giapponese, e ti dirà che è nella pancia, non nella testa, perché la cultura giapponese ha pensato da sempre che lo spirito vive nella pancia. Quindi, mentre tu pensi con la testa, i giapponesi penseranno con la pancia. Diranno: “Pensiamo con la pancia”. E poi: “La pancia deve essere forte. La pancia è il centro”. Ma ci sono state altre culture: alcune di queste pensano che il centro sia il cuore. Se tu fossi cresciuto in quella cultura, penseresti che è il cuore a essere il centro. Ma in effetti tutte queste sono  identificazioni basate sull’immaginazione.

In un certo senso, lo spirito non è da nessuna parte nel corpo, anzi lo racchiude. Oppure puoi dire che è dovunque nel corpo e dovunque al di fuori del corpo. Se nella tua immaginazione scegli un qualche centro, il corpo diventa impuro, appesantito da questo centro – teso, malato. Fa in modo che non ci sia un centro nel corpo: resta al di fuori del corpo, racchiudendolo. E allora il corpo diventa di nuovo fresco, giovane, fluido, un’energia che scorre, senza alcuna sensazione di pesantezza. In questo modo il corpo dà la sua cooperazione. Questa sensazione di leggerezza del corpo diventa la risorsa fondamentale di sostegno per la meditazione.

 

Osho, tratto da:

That art Thou # 22

 

 

FUORI DAL CORPO

 

Un’esperienza non così fuori dal comune, anche se magari scordata o rimossa. Un’esperimento che è possibile compiere con un po’ d’aiuto e di attenzione.

 

 

Amato Osho,

una volta, quando ero bambina di forse undici o dodici anni, mi è successa una cosa molto curiosa. Durante un intervallo a scuola, mi trovavo in bagno e mi sono guardata allo specchio per controllare se ero in ordine. Poi all’improvviso mi sono ritrovata in piedi a metà della distanza tra lo specchio ed il mio corpo, a osservarmi mentre guardavo la mia immagine riflessa nello specchio.

Era molto divertente vedere tre ‘me’, e ho pensato subito che fosse un trucco che avrei potuto imparare. In seguito ho cercato di farlo vedere alla mia amichetta, e ho riprovato anche da sola, ma senza successo. Quando ci ripenso, non mi ricordo una sensazione come quella di osservare, essere testimone: era piuttosto come se il mio sé essenziale si fosse mosso fuori dalla mia forma fisica. È importante per me comprendere cosa mi è successo da bambina?

 

Accade a molti bambini, ma  intorno a loro non c’è affatto un’atmosfera di sostegno a questa loro consapevolezza:  esperienze di questo tipo non vengono accettate dai genitori, dalla scuola, dagli amici e dagli insegnanti. E quando racconti quello che ti è successo, la gente si mette a ridere, e anche tu cominci a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato, che non sia una cosa vera.

Ad esempio, a tutti i bambini in tutte le culture del mondo, piace girare su se stessi. E tutti i genitori glielo impediscono, dicendo: “Cadrai”. È vero, c’è la possibilità di cadere. Ma non è una caduta che può fare molto male.

Ma perché ai bambini piace tanto girare su se stessi? Mentre il corpo gira, i bambini più piccoli possono vederlo girare. Non sono più identificati con esso, perché sono coinvolti in questa nuova esperienza.

Sono identificati con tutto il resto: con il camminare sono identificati, con il mangiare sono identificati – con tutto quello che fanno di solito. Questo roteare fa loro provare che più il corpo si muove veloce, vorticando, meno c’è la possibilità di restare identificati.

Dopo poco tempo, cominciano a ‘rimanere indietro’: il corpo gira, ma l’essere non può girare; a un certo punto si ferma e inizia a vedere il corpo che rotea. A volte in questo modo si può anche uscire dal corpo. Se il bambino che gira non rimane fermo in un posto ma continua a muoversi – roteando e contemporaneamente muovendosi – allora il suo sé essenziale può venir fuori e osservare.

Attività di questo genere dovrebbero essere aiutate, sostenute. Bisognerebbe chiedere al bambino: “Cosa provi?” e poi dirgli: “Questa è una delle più grandi esperienze della vita, non dimenticartene. Se cadi, non c’è problema, il rischio di farti male non è poi così grande. Ma il beneficio di ciò che stai facendo è inestimabile”. E invece viene loro impedito di fare questa esperienza, così come con tante altre cose.

La mia esperienza da bambino… mi ricordo il fiume vicino a dove vivevo, nel periodo delle piogge,  nessuno osava attraversarlo a nuoto quando era in piena. Era impetuoso e veloce come un torrente di montagna. Di solito era molto piccolo, ma durante le piogge diventava largo almeno un miglio. La corrente era tremenda: non potevi restare in piedi. E l’acqua era profonda, per cui non c’era modo comunque di rimanere in piedi. Io lo adoravo. Aspettavo la stagione delle piogge perché era il momento migliore… attraversandolo a nuoto arrivavo a un punto in cui sentivo che stavo per morire: ero stanco e non riuscivo a vedere l’altra sponda, le onde erano alte e la corrente molto forte… e non c’era modo di tornare indietro, perché a questo punto anche la sponda da cui ero partito era lontana. Magari ero a metà, andare avanti o tornare indietro era lo stesso – stanchissimo, con l’acqua che mi tirava sotto, arrivava il momento in cui mi accorgevo che non avevo più alcuna possibilità di sopravvivere. E in quel momento mi vedevo improvvisamente al di sopra dell’acqua, mentre il mio corpo era ancora in acqua. La prima volta che mi è successo è stata un’esperienza tremenda. Pensavo di essere già morto. Avevo sentito dire che quando uno muore, l’anima esce dal corpo e così decisi che se ero uscito dal corpo voleva dire che ero morto, ma nel frattempo potevo anche vedere il corpo che tentava di raggiungere l’altra sponda, e così lo seguii.

Quella fu la prima volta in cui divenni consapevole di una connessione tra la mia essenza e il corpo.

La connessione avviene proprio sotto l’ombelico, pochi centimetri sotto l’ombelico, grazie a qualcosa che sembra un filo d’argento, una corda d’argento. Non è un oggetto materiale, ma è lucente come l’argento.

Quando sono riuscito a raggiungere l’altra sponda, proprio in quel momento il mio essere è rientrato nel corpo. La prima volta che è successo è stato spaventoso, dopo è diventato un gran divertimento.

Quando lo raccontai ai miei genitori, mi dissero: “Un giorno finirai per morire in quel fiume. Quello che è successo dovrebbe servirti come avvertimento. Non andare più al fiume quando è in piena.” Ma io risposi: “È così bello… la libertà, non c’è più gravità, e poi vedere il corpo che se ne va via”.

Non è stata la sola esperienza di questo tipo che ho avuta, mi è successo ancora, quando andavo già all’università. Ne ho parlato in precedenza (vedi biografia in OTI agosto 99). Proprio dietro al campus universitario c’era una collinetta con tre alberi. Amavo molto questi tre alberi, perché era impossibile sedere in silenzio negli alloggi degli studenti, e così andavo ad arrampicarmi su uno di questi alberi. Quello di mezzo era molto comodo per sedersi – per via di come erano fatti i suoi rami – e mi sedevo là in silenzio per ore.

Un giorno – non so cosa accadde – quando aprii gli occhi vidi il mio corpo sdraiato per terra. Era la stessa esperienza che era avvenuta tante volte al fiume, quindi non avevo alcuna paura.

Ma nel fiume di solito il mio essere rientrava automaticamente nel corpo appena questo raggiungeva l’altra sponda. Ora invece non avevo idea di come rientrare nel corpo: era sempre accaduto per proprio conto. Mi trovavo quindi in una impasse, non sapevo cosa fare. Potevo vedere il filo che mi univa al corpo, ma come rientrare, da dove? Non avevo mai imparato alcuna tecnica di questo genere. Aspettai. Non c’era niente che potessi fare.

Arrivò una donna che portava il latte per gli studenti dell’ostello, e vide, sorpresa, il mio corpo per terra. Mi toccò la testa per vedere se ero vivo o morto, e nel momento in cui mi toccò la testa, rientrai nel mio corpo con una tale forza e velocità che non fui in grado di capire come stesse succedendo.

Ma una cosa è sicura: se è un uomo a essere fuori dal corpo, il tocco di una donna potrà aiutarlo a ritornare. E viceversa, se si tratta di una donna, allora sarà necessario il tocco di un uomo, specie sulla fronte dove c’è il terzo occhio… Quella donna mi aveva toccato sulla testa solo per caso, per vedere se fossi vivo o morto, per scoprire cosa fosse accaduto; non aveva idea del fatto che ero seduto sull’albero ed ero in grado di vedere tutto ciò che faceva.

Ciò che ti è successo da bambina è stato puramente accidentale. Se tu avessi continuato a provarci di proposito, sarebbe successo di nuovo.

In realtà, osservare la propria immagine nello specchio è uno dei metodi consigliati nel sistema del Tantra, ma devi osservare per un tempo sufficiente per identificarti con il riflesso nello specchio, a un punto tale che il corpo rimane nella posizione precendente anche quando tu “ti tiri indietro”. È un metodo suggerito in antichi testi, questo di guardare nello specchio abbastanza a lungo da identificarti con l’immagine riflessa. A quel punto farai un passo indietro. Non con il corpo, ma con il tuo essere. Allora potrai essere consapevole di tre corpi. Fra l’altro, se continui a guardare nello specchio ogni giorno per un certo periodo di tempo, se guardi nei tuoi occhi per un’ora tutti i giorni, dopo pochi giorni o poche settimane – è diverso per ogni individuo – vedrai improvvisamente che lo specchio è vuoto. Tu ci sei proprio di fronte eppure lo specchio è vuoto. Anche quella è una grande esperienza. Quando questo accadrà, sentirai un silenzio incomparabile e una pace mai conosciuta prima, come se tu fossi andato al di là di ogni riflesso e finalmente tornato alla realtà.

Ma va bene… accade a molti bambini. Molte persone me l’hanno riferito, ma nessuno è riuscito a continuare. Qualche volta accade, ma poi te ne dimentichi, oppure pensi di essertelo immaginato: magari era solo una fantasia, un sogno. Invece è una realtà. Sei uscita fuori da te stessa, e ciò che hai osservato è un tipo di consapevolezza al di fuori del corpo.

Devi praticare questa stessa consapevolezza dall’interno del corpo. La qualità è la stessa. Il modo più semplice di esplorare queste esperienze fuori dal corpo è quello di sdraiarti sul letto, sulla schiena. Rilassati, e quando ti senti completamente rilassata, comincia a sentire che stai lasciando il corpo, fluttuando verso l’alto, verso il soffitto. Dopo qualche giorno sarai in grado di fluttuare al di sopra del corpo. Ma assicurati prima che nessuno possa disturbarti mentre sei in questa situazione, perché se qualcuno ti disturba e il filo si spezza, sei morta.

Quindi la cosa migliore da fare è di chiedere a qualcuno, un amico esperto, di essere presente per aiutarti nel rilassamento e per darti il suggerimento che l’anima sta lasciando il corpo e fluttua nell’aria. E tu vedrai, da lassù, l’amico seduto nella stanza e te stessa sdraiata sul letto.

Puoi usare candele per creare una luce fioca nella stanza, e bruciare dell’incenso. Ma tutto ciò che fai – bruciare incenso, le candele – devi ripeterlo ogni volta, in modo da creare un’associazione. Dopo due o tre sedute, appena accendi l’incenso e le candele e ti sdrai, sarai subito in grado di fluttuare al di fuori del corpo. Ma devi stare attenta che nessuno ti disturbi, che nessuno entri nella stanza e ti svegli di colpo, perché ciò potrebbe essere fatale. Se il filo si spezza, non c’è modo di ricongiungerlo. Quindi, prova prima insieme a qualcuno che possa darti la suggestione post-ipnotica che puoi fluttuare fuori dal corpo senza alcun problema. Inoltre chiedi a qualcuno di star di guardia alla porta in modo che nessuno possa entrare per un’ora, così che tu possa restare da sola.

Quando ti dai la suggestione che l’anima lascerà il corpo per quindici o trenta minuti, esattamente dopo trenta minuti essa tornerà automaticamente al corpo. Non te ne dimenticare mai, perché rientrare nel corpo è difficile. A volte succede… allora chi sta facendo la guardia alla porta deve sapere questo: se si tratta di una donna, un uomo deve toccarle il terzo occhio, e se si tratta di un uomo, allora deve essere una donna a farlo. L’anima così tornerà in tutta fretta nel corpo. Questo perché sono necessarie energie opposte per potersi attrarre l’una con l’altra.

Osho, tratto da:

The Transmission of the lamp #3

 

 

ZORBA L BUDDHA

 

Proprio nella contrapposizione fra corpo e anima, comune a così tante religioni, stanno le radici della loro impossibilità ad aiutarci in un vero sviluppo spirituale.

 

 

Kazantzakis (l’autore di ‘Zorba il greco’) è uno dei migliori scrittori di questo secolo, e ha dovuto soffrire enormemente per mano della chiesa. Zorba è in effetti proprio l’individualità di Kazantzakis, repressa dalla chiesa cristiana; ciò che egli voleva vivere, pur senza riuscirci. Così espresse tutta la parte non vissuta della sua vita sotto il nome di Zorba.

Zorba è un uomo meraviglioso: non ha paura dell’inferno, né desidera il paradiso; vive momento per momento godendo delle piccole cose… il cibo, il bere, le donne. Dopo tutta una giornata di lavoro, prende il suo strumento musicale e danza per ore sulla spiaggia. Zorba è un servitore.

Dall’altra parte c’è il padrone che lo ha assunto: sempre triste, seduto nel suo ufficio bada alle sue pratiche, non ride mai, non si diverte, non esce mai alla sera ed è profondamente invidioso di Zorba perché guadagna poco, certo non come lui, eppure vive come un imperatore, senza mai pensare a cosa accadrà domani. Mangia bene, beve bene, canta bene e danza bene. Mentre il suo padrone, così ricco, siede là triste, teso, angosciato, infelice, e soffre. Un giorno Zorba dice al padrone: “Padrone, c’è solo una cosa che non va in te: pensi troppo. Vieni con me”. È una notte di luna piena.

E Zorba lo trascina fino alla spiaggia e comincia a ballare e a suonare il suo strumento. E gli dice: “Prova. Salta! Se non sei capace di ballare, fa’ QUALCOSA”. E, con l’energia di Zorba e la sua vibrazione, anche il padrone inizia a ballare. Per la prima volta nella sua vita, sente di essere vivo. Zorba è la parte non vissuta di ogni cosiddetta persona religiosa.

Come mai la chiesa è stata così ostile al libro, quando è stato pubblicato? Era solo un racconto, non c’era niente di cui la chiesa dovesse preoccuparsi. Eppure mostrava con tanta chiarezza la parte non vissuta della vita di ogni cristiano, da renderlo un libro molto pericoloso.

La vita di Zorba è fatta tutta di puro godimento fisico, ma è priva di ogni ansietà, di sensi di colpa, di ogni preoccupazione riguardo al peccato e alla virtù e così via…

Zorba è solo l’inizio. Prima o poi, se lasci che Zorba si esprima pienamente, inevitabilmente comincerai a pensare a qualcosa di meglio, di più elevato, di più grande. Non sarà frutto del pensiero: nascerà dalle tue esperienze, perché quelle esperienze limitate diventeranno noiose.

Lo stesso Buddha era arrivato a essere un buddha perché aveva vissuto la vita di uno zorba. Questa è una cosa di cui l’Oriente non ha tenuto conto: per ventinove anni Buddha ha vissuto come nessuno Zorba avrebbe potuto vivere, perché Zorba era molto povero. La vita di Buddha era tutta un lusso, puro lusso. Ma lui si annoiava.

Con tutto quel lusso, ben presto si ritrovò stanco e annoiato; una domanda divenne cruciale nella sua mente: “È tutto qui? Ma allora per che cosa vivrò domani? La vita deve avere un significato più grande, altrimenti non ha senso.” Proprio a partire dallo zorba iniziò la ricerca del buddha.

Vivi lo zorba con pienezza, ed entrerai naturalmente nella vita di un buddha.

Goditi il tuo corpo, gioisci della tua esistenza fisica. Non è un peccato. Alle sue spalle, nascosta, c’è la tua crescita spirituale, c’è l’estasi spirituale. Solo quando sei stanco dei piaceri della carne, puoi chiederti: “C’è qualcosa di più di questo?” Questa domanda non può essere intellettuale, deve essere esistenziale. “C’è qualcosa di più di questo?” C’è molto di più, Zorba è solo l’inizio. Non c’è conflitto tra Zorba e Buddha. Zorba è la freccia, se la segui correttamente, arriverai al Buddha.

Osho, Tratto da:

Beyond Enlightment # 7

 

 

 

IN REALTÀ NON SEI DIVISO.

IN REALTÀ SEI UN TUTTO ARMONIOSO.

MA HAI NELLA MENTE IL CONDIZIONAMENTO

SECONDO IL QUALE NO SEI INTERO, FATTO

DI UN SOLO PEZZO: LA MENTE TI DICE CHE

DEVI LOTTARE CONTRO IL CORPO,

CHE SE VUOI ESSERE SPIRITUALE

IL CORPO DEVE ESSERE CONQUISTATO, SCONFITTO, DISTRUTTO,

TORTURATO IN OGNI MODO POSSIBILE.

NON ENTRARE IN CONFLITTO CON ILC CORPO

 

 

 

Un bimbo aspetta

di venire al mondo

gabbiano nel cielo in alto,

sempre più in alto.

Sampu

 

 

 

È un piccolo haiku. Dice: Un bimbo aspetta di arrivare nel mondo… Un bambino nel grembo della madre è in attesa di arrivare sulla terra. Solo se sviluppi prima radici nella terra, puoi dopo spiegare le tue ali nel cielo. Più profonde sono le radici, più l’albero può andare in alto… fino quasi a raggiungere le stelle.

Sampu dice: “Il bambino in attesa nel grembo della madre” –

per che cosa? – è diretto verso la terra, vuole arrivare sulla terra, vuole che le sue radici vadano in profondità nella terra, perché se non hai radici nella terra non puoi andare in alto nel cielo, non puoi essere un cedro del Libano, alto più di cento metri. Per

quello ti servono radici altrettanto profonde. Ci vuole un equilibrio, altrimenti l’albero cadrà. Questo è uno dei miei concetti più essenziali: se non sei radicato profondamente nel mondo

materiale non puoi elevarti nella spiritualità.

 

L’oriente ha commesso un errore: ha cercato di raggiungere le stelle senza andare in profondità nella terra, e il risultato è stato un fallimento totale. L’Occidente ha commesso un altro errore: continua a far crescere le radici nella terra, nel mondo materiale, e si è completamente dimenticato delle stelle. Questa è la ragione della mia continua enfasi sul fatto che ognuno di voi sia Zorba il Buddha. Zorba è la radice nella terra, e Buddha è la voglia di volare verso la libertà suprema, per raggiungere uno spazio illimitato.

 

 

Un bimbo aspetta

di venire al mondo

gabbiano nel cielo in alto,

sempre più in alto.

 

 

C’è bisogno di una grande sintesi.

Il nostro mondo soffre perché non siamo stati in grado di creare una sintesi tra Est e Ovest, tra terra e cielo, tra spirito e materia, tra la tua interiorità e il mondo esterno. Se questa grande sintesi non verrà realizzata, l’umanità non ha alcuna speranza.

 

Osho, tratto da:

Christianity e Zen #1

 

 

Trascendere il Sesso

 

Il solo modo di trascendere il sesso è viverlo naturalmente con gioia e consapevolezza, senza reprimerlo.

 

 

Amato Osho,

è necessario che l’energia sessuale venga espressa attraverso il sesso, oppure è solo che etichettiamo questa energia con questo nome a causa dei nostri bisogni biologici? Se l’energia non si esprime attraverso il sesso, si tratta di repressione, o può essere trasformata e trovare altri canali?

 

L’energia può essere trasformata, ma solo dopo essere stata vissuta in modo naturale. Se non l’hai espressa in maniera naturale – e cioè sessualmente, visto che si tratta di energia sessuale – non puoi andare verso una trasformazione.

Quando il sesso è espresso come puro sesso… e non è un peccato, non c’è bisogno di sentirsi colpevoli: il corpo è fatto così, questo è il modo in cui funziona il tuo sistema biologico – esprimilo. Solo se lo esprimi in modo naturale, arriva il momento in cui la costrizione a esprimerlo come sesso scompare. Quello è il momento di svolta, ora è possibile una trasformazione.

Prima ci deve essere un’espressione tale da soddisfare l’istinto naturale che è in te, e solo dopo la trasformazione diventa possibile; perché a quel punto l’energia non ti costringerà più a manifestarla come sessualità: ormai è soddisfatta – ha conosciuto l’esperienza sessuale. Solo dopo è possibile la trasformazione, e questa trasformazione accadrà attraverso la meditazione.

Quindi ogniqualvolta senti l’energia dentro di te, e non senti il desiderio di esprimerla sessualmente, siediti in silenzio e medita. La meditazione creerà la strada perché l’energia si muova più in alto, e saprai che la stessa energia che prima veniva espressa come sesso, alla fine verrà espressa come samadhi, come superconsapevolezza. È la stessa energia, solo l’etichetta con cui la esprimi cambia. Ma se rimane qualcosa d’incompleto, dovrai tornare di nuovo indietro, verrai trascinato in quella direzione.

Le religioni hanno un buon motivo per reprimere il sesso. Volevano tutte trasformare l’energia, quindi la loro idea era di bloccare il sesso ed esprimerlo in altri modi: quell’energia bloccata poteva essere trasformata in spiritualità.

Ma le religioni non hanno alcuna comprensione del sesso o dell’energia o della trasformazione. L’energia sessuale viene creata ogni giorno. Non è un serbatoio – o una banca – dove se prelievi qualcosa, poi ne avrai di meno. È creata ogni giorno dalla tua vita, dai tuoi movimenti, dal cibo, dal respiro, dalla circolazione del sangue, dal fatto di vivere. È un prodotto della vita.

Se lo forzi ad arrestarsi, ti farai solo del male. Prima di tutto, se reprimi forzatamente il sesso, la mente non farà che pensarci – al sesso e a nient’altro – perché l’energia che è stata repressa continua a girare nella mente. Lascia che ti ricordi che il centro sessuale è nella mente: i genitali sono solo l’estensione di un centro che si trova nella testa. Ecco perché puoi fare dei sogni erotici, avere delle fantasie sessuali, e immediatamente queste fantasie influenzeranno i tuoi organi genitali. Tu stai pensando, sei nella testa. I genitali sono l’estensione di un centro sottile che è nella testa, e così quando reprimi l’energia, la testa se ne riempie. Il sesso diventa cerebrale, mentale: ci pensi, lo sogni. E questa è una brutta situazione.

La repressione ti danneggia nel senso che fa in modo che la mente ti si riempia di sesso… non è una trasformazione, diventa solo una sessualità arida, di tipo solamente cerebrale. Il sesso naturale è molto più bello. È semplice e innocente.

Se reprimi il sesso, inoltre, non sarai mai in grado di trasformarlo. La tua energia verrà divisa in due parti. Il sesso – l’energia cioè che vuoi reprimere – e la parte rimanente dell’energia – che viene usata per questa repressione, così non ti rimane niente da trasformare. Chi può operare la trasformazione? E che cosa verrà trasformato?

La cosa peggiore che le religioni hanno predicato alla gente è proprio questa repressione.

Il sesso naturale ti porta automaticamente al punto in cui senti che è un semplice fenomeno biologico, e la vecchia pulsione se ne va. Va via grazie all’esperienza: adesso ci sarà sì energia disponibile, ma non diventerà, dato che non la stai reprimendo, cerebrale – non farà in modo che il sesso diventi per te un problema. Attraverso la meditazione potrai aprire le porte più elevate della consapevolezza, arrivare al superconscio. L’energia ha sempre bisogno di muoversi, non può rimanere statica. E queste nuove aree saranno molto più affascinanti.

Hai già sperimentato l’area della sessualità. Andava benissimo dal punto di vista biologico, ma in fondo è un’esperienza comune a tutte gli animali, a tutti gli uomini e a tutti gli uccelli. Non è speciale, unica. Ma se la meditazione ti apre la strada verso la superconsapevolezza, e c’è dell’energia a disposizione, quell’energia automaticamente si muoverà lungo questo canale che le è stato aperto.

Ecco cosa intendo con trasformazione. Quindi fai tutto con tranquillità. Ricorda solo una cosa, e cioè che quando sei in sintonia con la natura, anche la meditazione deve comunque continuare. Se ogni esigenza della natura è soddisfatta, si rende disponibile dell’energia – essa si muoverà lungo i sentieri creati dalla meditazione.

È un processo semplice. Non c’è niente che tu debba fare per la trasformazione. Basta che non ci sia repressione. L’energia è disponibile – non c’è la costrizione che debba andare nella direzione del sesso – e si è creata una nuova via. L’energia si eccita subito per il fatto di percorrere nuove strade. E quando ha potuto sperimentare le qualità più alte dell’estasi, non c’è più questione di repressione, il problema non sorge nemmeno.

E ricorda un’ultima cosa: persino se hai sperimentato la superconsapevolezza e i livelli più alti dell’energia sessuale, ciò non vuol dire che non puoi usare l’energia canalizzandola nel sesso. Dall’alto puoi sempre scendere verso il basso, senza alcuna difficoltà, ma per andare dal basso verso l’alto è necessaria una grande preparazione.

E così ricordati: tutto nella vita deve essere accettato in modo naturale… e, allo stesso tempo, continua a meditare.

Qualsiasi tipo di energia che arriva alla saturazione – all’interno di un sistema naturale – inizia a muoversi verso la meditazione per conto suo. La trasformazione si verifica di per sé, non è che tu puoi farla succedere. Quello che puoi fare è solo preparare il terreno.

Osho, tratto da:

Transmission of the Lamp # 36

 

 

Sono un Italiano e non sono ancora illuminato

 

Osho risponde scherzosamente a una domanda sugli italiani… lasciandoci qualche speranza

 

Amato Maestro,

che succede? Sono un italiano e non sono ancora illuminato.

 

Anand Shravan, essere un italiano è sufficiente, l’illuminazione non è necessaria. L’illuminazione è per gli altri, quelli che non sono italiani. Tu hai il primo premio, l’illuminazione è solo il secondo premio! Non dovresti avere questa ambizione. Essere un italiano è un fenomeno a sé; ecco perché nessun italiano si è mai illuminato. E non penso che succederà mai, per il semplice motivo che gli italiani nascono già illuminati. Abbandona questa ambizione. Che te ne faresti dell’illuminazione?  Bastano gli spaghetti! Goditeli con tutto il cuore. Lascia l’illuminazione a questi poveri indiani che non hanno nient’altro. Ecco perché in India ci sono stati così tanti illuminati: quando non hai proprio niente, se non altro puoi avere l’illuminazione.

E poi l’illuminazione richiede alcune cose che essenzialmente mancano negli italiani. Richiede intelligenza… e dove puoi andarla a prendere? Non è un bene di consumo, non la puoi comprare al mercato. Non è disponibile nel mondo esterno. E gli italiani sono assolutamente estroversi, mentre l’illuminazione accade da qualche parte all’interno. Richiede grande comprensione, e gli italiani invece sono molto bravi nel fraintendere.

 

Un’estate, a New York, un gorilla riuscì a fuggire da un circo. Bronzini stava passeggiando per Brodway quando lo scimmione apparve improvvisamente di fianco a lui. Un vigile, che stava dirigendo il traffico, si affrettò stupito verso questa strana coppia.

“Ehi” disse il vigile “cosa diavolo stai facendo con quello scimmione?”.

“Ah, non lo so” rispose Bronzini, “sembra che voglia fare un giro con me!” “È meglio che lo porti allo zoo!”

“OK, capo, OK”, disse Bronzini.

Il giorno dopo lo stesso vigile vede Bronzini e il gorilla che camminano mano nella mano in Park Avenue. Il vigile si infuria e grida a Bronzini: “Ieri ti ho detto che dovevi portare quel gorilla allo zoo!”

“L’ho fatto risponde l’italiano, “si è divertito così tanto che oggi lo voglio portare anche al cinema!”

 

Gli italiani sono così legati alle cose di questo mondo, sono dei veri Zorba! Tranne me, nessuno li accetterebbe come sannyasin. Ma a me piace fare cose assurde. Voglio realizzare questo miracolo: far illuminare qualche italiano. Non ci sono molte speranze – io spero nell’impossibile – ma non c’è neanche niente da perdere. Un tentativo se lo meritano proprio.

Sono persone molto legate al corpo, completamente orientate verso il corpo. Questo ha una sua bellezza, perché la gente che pensa di essere spirituale diventa in qualche modo eccentrica, un po’ pazza, folle, molto egoista – anche se naturalmente in modo davvero devoto. Pensano sempre di essere migliori di te, dei santi. E sono totalmente insipidi: parlano di grandi cose, ma la loro vita è orrenda.

Questo è ciò che è accaduto in Oriente: parlano del divino, ma manca il pane e il burro. E senza pane e burro non c’è alcuna divinità – neanche la possibilità del divino.

Quindi non c’è niente di male nell’essere orientati verso il corpo, si dovrebbe essere ben radicati nel corpo. È bene essere degli Zorba, ma non bisogna fermarsi lì. Si dovrebbe andare un po’ più in alto. Zorba deve anche diventare Buddha. La reale beatitudine è quando il corpo e l’anima sono entrambi appagati.

Gli italiani sono troppo identificati con il corpo, e rimangono fermi lì.

Gli italiani devono essere liberati da questo eccessivo orientamento verso il corpo. L’illuminazione è la fioritura suprema della consapevolezza. Può accadere solo quando sei radicato nel corpo, ma non può accadere solo tramite il corpo. Devi andare dentro di te, devi trascendere anche il corpo. Le tue radici dovrebbero essere nel corpo e le tue ali nell’anima.

Shravan, non preoccuparti. Non è ancora successo, ma potrebbe succedere. Qui ci sono tanti italiani, il loro arrendersi è più profondo di quello degli altri. E anche il loro coinvolgimento. Per la prima volta tanti italiani cercano di andare in profondità nella meditazione; qualcosa accadrà di sicuro. Loro trovano in me qualcosa che non possono trovare altrove. Possono trovare una connessione con me, perché io non sono contrario al corpo. Non sono contrario a niente. Non penso che sia un problema se ami gli spaghetti: puoi lo stesso essere spirituale! Non c’è conflitto.

Per me persino il sesso e il samadhi sono collegati, uniti. Per me le chiacchiere e i libri sacri non sono diversi – nel profondo sono due facce della stessa medaglia. È per questo che gli italiani trovano una grande affinità con me. Non potrebbero mai essere interessati a qualche altro maestro spirituale, ma io non sono un uomo spirituale nel senso comune della parola. Io sono un uomo completo, non un santo.

Shravan, non ti preoccupare, sono qui per aiutarti. Forse questa volta non ce la farai a sfuggire. Così tanti italiani sono rimasti presi nella rete, che almeno qualcuno di loro finirà per diventare un buddha. Non ti preoccupare, l’illuminazione accadrà a molte persone… anche agli italiani!

 

Osho, tratto da: Dhammapada vol 11 # 6

  (ritorna al sommario)

 

 

Teatro: Umorismo e consapevolezza

 

Il recitare può portarti anche a essere consapevole, con umorismo, dei ruoli che rappresenti nella commedia umana di tutti i giorni.

 

UNA VOLTA, DOPO UN PO' di tempo che ero con Osho, lui parlò della mia serietà...

"Savita, sei perfettamente a posto. Ti ho osservata, ho guardato i tuoi occhi, il tuo viso... E’ molto cambiato. Mi ricordo quando sei venuta da me la prima volta, anni fa. Mi ricordo esattamente — come era dura la tua faccia, come erano intellettuali le tue domande. Avevi un bel viso ed eri bella dentro, ma non riuscivi a nascondere la tua durezza.

 

 

 

 

Non ti era proprio possibile, perché eri nella testa. In questi casi la faccia perde tutta la sua grazia. Continua a essere bella, per quello che riguarda i lineamenti, ma perde qualcosa di essenziale per la bellezza: la grazia. Ora vedo che il cuore deve averla avuta vinta sulla testa. Il tuo viso emana grazia, i tuoi occhi silenzio, tu mostri di avere una certa sintonia con la realtà, una certa centratura – sono dettagli…

Vorrei aggiungere una sola cosa: sei diventata molto silenziosa. Un silenzio tale che forse ridere ti sembrerà qualcosa che possa disturbarlo. Vorrei che ti ricordassi sempre che una risata non disturba il silenzio, anzi lo approfondisce. Per me la risata è una qualità essenziale dell’esperienza religiosa. Ti coinvolge totalmente.

Ma, quando una persona è sul suo percorso di crescita interiore, succede che, a un certo punto, il suo silenzio diventa un po’ serio. È naturale che avvenga. Non ha mai conosciuto il silenzio. E così esso viene avvolto un po’ dall’ombra della serietà. E dietro la serietà si nasconde una piccola tristezza. Riuscirai a distruggerle entrambi se impari un po’ a ridere, a cantare, a danzare.

Voglio che tu raggiunga la fine del percorso ridendo, gioiosa come una bambina – è l’unico modo per salutare l’esistenza, quando ti trovi all’ultimo traguardo. Dovresti superarlo con una risata, ballando, cantando, perché il tuo ridere, il tuo cantare e il tuo danzare sono l’unico modo per mostrare la tua gratitudine. Non ci sono parole per esprimerla!”

 

Disse che voleva che entrassi nella luce cantando, danzando, ridendo. Queste parole mi colpirono profondamente. Subito dopo cominciai a condurre la meditazione Heart Dance (Danza del Cuore), che ha davvero questa meravigliosa qualità: è piena di allegria, di gaiezza. Dovevo esser pronta a prendermi gioco di me stessa e questo mi faceva bene. Cominciai a comprendere il valore di ridere di me stessa.

C’è tutta la valutazione che Osho fa dello ‘humour’, che non avevo mai conosciuto da giovane: Osho dice che quando ridi la mente si ferma e si ha una piccola esperienza di vuoto, di non mente… che poi è questo fondamentalmente il senso della meditazione. La capacità di ridere nasce con noi – in fondo tutti i bambini sanno come si fa a ridere – ma noi la perdiamo per strada.

Mi ricordo di quando avevo 13 anni, coi miei compagni all’uscita da scuola, col motorino raggiungevamo qualche bar e lì ridevamo e ci divertivamo a stare in compagnia – com’era bello, com’era semplice! – e mi viene in mente di aver pensato che era questo il senso della vita, proprio questo tipo di allegria, di giocosità. Ma, logicamente, poi sono cresciuta e mi sono immersa negli importanti problemi filosofici del mondo!

Ma Osho ci fa vedere quanto sia facile vivere tutta la nostra vita con quella qualità. Ho ricevuto moltissimo e far ridere la gente col teatro e con quello che scrivo è solo un mezzo per restituire qualcosa.

Come scrittrice volevo riuscire a scrivere qualcosa che facesse davvero ridere la gente mentre lo leggeva. Ma è raro che succeda con un pezzo scritto, è più facile che riesca col teatro.

La cosa più gratificante nel lavoro teatrale che ho rappresentato di recente “Mum’s Eye View” (Il punto di vista di mammà), non è stato solo che ha fatto ridere la gente – in un certo senso qualsiasi vecchia barzelletta può farlo – ma lo scoprire che il lavoro ha anche veramente toccato dentro le persone: ha raggiunto l’intero spettro delle loro emozioni. Era bello da sentire – essere riuscita a toccare qualcosa di profondo in una persona, usando come mezzo la comicità.

Ora, usare la recitazione come divertimento è ancora un’altra cosa. Perché il recitare stesso, per l’attore, è comunque una maniera di esprimersi. Entri in un altro ruolo e lo interpreti. Tutti quei ruoli sono dentro di noi, a ogni modo, così è solo una fortuna per l’attore avere l’opportunità di viverli.

Funziona anche nella vita di tutti i giorni. Il trucco sta nel fatto che quando ti tuffi in un’altra personalità e fai finta di essere qualcun altro, puoi giocare con le cose in una maniera che non ti concedi quando sei nel tuo solito ruolo sociale. E spesso immediatamente alleggerisci e ravvivi una situazione. Probabilmente è per questo che gli inglesi sono famosi per la loro facilità a riprodurre un accento e a imitare altre persone. Sono i migliori attori spontanei del mondo. Di solito sono così repressi e timidi, che questo è l’unico modo per liberarsi della loro immagine e restare comunque socialmente accettabili. E la storia ci descrive il tipo di maschera, rigida e spocchiosa che furono costretti a portare per mantenere il loro impero!

 Certo, la comicità può essere anche molto appagante per l’ego. In America, in particolare, si trovano davvero molte persone che non possono fare a meno di essere dei burloni: soprattutto quelli che continuano a raccontare un mucchio di barzellette. La barzelletta ha una sua struttura – un inizio, una parte centrale e una conclusione inaspettata. Alla fine si ride e si cade in una zona vuota. E, a meno che non si sia in un luogo di meditazione, si viene spinti immediatamente a riempire quella zona con un’altra barzelletta: la risata svuota la mente, quindi, in una situazione mondana, la gente non sa più cosa dirsi.

Può anche succedere che qualcuno, di fronte a un argomento serio che non vuole affrontare, racconti una barzelletta perché vuole interrompere completamente quel discorso. Usare la comicità in questo modo è piuttosto manipolativo. Il modo di Osho di usare le barzellette è del tutto diverso, perché dietro c’è una motivazione ben precisa. Ed è meraviglioso osservarlo perché lui è assolutamente consapevole di tutto quello che fa – anche dell’uso della comicità. Le dà inizio e la ferma e la usa per aiutarci a rilassarci e portarci più profondamente nel silenzio.

Con la barzelletta lui crea un’interruzione nei pensieri, così che in qualche modo la quiete e il silenzio entrano dentro di noi, prima che la mente possa ritornare.

Per me la comicità spontanea è bellissima. Cercando di essere giocosa nelle cosiddette situazioni serie, ho imparato un sacco di cose sul ridere di me e dei miei difetti – e naturalmente del mio ego. Essere giocosi non solo rende più leggera la comunicazione fra le persone, ma può anche cambiare completamente gli sviluppi di una situazione piena di tensione. È sempre il solito vecchio ego che combina tanti guai, non vi pare? La comicità non fa altro che staccargli la corrente… e così si riesce a rimanere soli con la propria umanità.

Ma Savita

 

 

IL MONDO È UN PALCOSCENICO

 

Recitare è sicuramente la più spirituale delle professioni, per la semplice ragione che l'attore deve essere nel paradosso: deve cioè identificarsi con l'azione che sta rappresentando rimanendo tuttavia un osservatore. Se sta rappresentando l'Amleto deve essere totalmente coinvolto nell'essere un Amleto, nella sua azione deve dimenticare totalmente se stesso, ciò nonostante nel profondo della sua essenza deve rimanere uno spettatore, un osservatore... Il vero attore deve vivere un paradosso: deve recitare la parte come se lui fosse ciò che sta rappresentando, sapendo tuttavia nel profondo che

 

"Io non sono questo". Questa è la ragione per cui dico che recitare è la più spirituale delle professioni. La persona veramente spirituale trasforma la sua intera vita in una rappresentazione. Tutto questo mondo diventa così solamente un palcoscenico, e tutte le persone non sono altro che attori: stiamo recitando una commedia. Per cui se sei un mendicante reciti la tua parte nel modo migliore che puoi, e lo stesso vale se sei il re. Ma nel profondo il mendicante sa di non identificarsi, e pure il re lo sa: "Io non sono questo". Se il mendicante e il re sanno entrambi che quello che stanno

 

facendo è solamente recitare una rappresentazione – non sono io, non è la mia realtà ultima – allora entrambi stanno arrivando al vero centro del loro essere; questo è ciò che io chiamo l'essere testimoni. A quel punto stanno recitando una parte e allo stesso tempo ne sono testimoni. Per cui recitare è sicura-mente la più spirituale delle professioni, e tutte le persone spirituali non sono altro che attori. Il mondo intero è il loro palcoscenico, e l'intera vita non è altro che un dramma in atto.

OSHO, TRATTO DA:

The Dhammapada vol 5

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Un Libro da vivere

 

 

IL SIGNIFICATO

DELL'ESISTENZA

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Il volto, l'immagine, l'immaginario di Osho

Edizioni IDM

Pagine 198 Lire 25.000

 

 

abbandonarsi: La tua idea di abbandono non è il mio ‘abbandonarsi’. Il tuo abbandono nasconde un atteggiamento di sconfitta. Di fondo, tu vuoi lottare, ma in certi casi non puoi; oppure la tua energia battagliera si è esaurita. A quel punto per coprire la tua sconfitta, inizi a pensare come lasciare tutto. Il tuo abbandono non è vero, è ipocrita. Il vero abbandonarsi non si contrappone alla lotta. Il vero abbandonarsi è assenza di lotta.

 

Se vuoi meditare tutti ti saranno contro: La meditazione è un pericolo, è un rischio.

è un pericolo per tutti gli interessi consolidati, per tutte le istituzioni ed è un rischio per la tua mente.

La mente e la meditazione non possono coesistere. Non è possibile possedere entrambe le cose: puoi avere o l’una o l’altra, in quanto la mente è pensiero e la meditazione è silenzio. La mente arranca nel buio alla ricerca della porta. La meditazione è veggenza, non esiste dubbio, in quanto conosce la porta. La mente pensa, la meditazione conosce.

 

Assoluta innocenza: La consapevolezza è semplice e assoluta innocenza. Tutti ce l’hanno, per cui non si pone il problema di realizzarla. La possiedi già. Devi solo diventare consapevole anche della consapevolezza. In ogni azione, mentre cammini, mentre mangi, quando bevi, qualsiasi cosa fai, fanne una questione di principio: sii consapevole, in modo che resti sempre vivo, dentro di te, fianco a fianco all’azione, un flusso di consapevolezza.

 oltre i pettegolezzi: I pettegolezzi sono qualcosa di così assolutamente intrinseco a una vita vissuta con allegria, che non occorre neppure andarne oltre: bisognerebbe goderne. Inoltre essi contengono un frammento di verità che dovrebbe essere scoperto: nessun pettegolezzo è soltanto una bugia. La vita è stata sempre presa seriamente, e questo ha creato un’umanità assolutamente infelice.

 

magia delle parole: Le parole possiedono una loro magia, e i poeti, i cantanti vivono nel magico mondo delle parole, non nella realtà.

Sono creature molto dotate, molto esperte ed efficenti per quanto riguarda il sottile e delicato vibrare delle parole, delle immagini, dei sogni; tuttavia tutto quello che fanno è assolutamente inconscio.

 

Il fenomeno dell’armonia: Il fenomeno dell’armonia è una delle esperienze più misteriose che esistano. Si tratta di questo: due corpi restano sempre due corpi, ma le due anime all’interno di essi non sono più due.

Un’anima all’interno di due corpi, ecco cos’è esattamente il significato dell’armonia. è una delle esperienze più squisite.

 

osho intervistato da enzo biagi:

“Come prima cosa vorrei chiederti qual è il tuo insegnamento.”

 

Osho: “Io non ho nessun insegnamento. Non sono un insegnante. Non do nessuna filosofia della vita, né alcuna disciplina, né programmi da seguire. Ho un approccio alla vita ben preciso, che condivido con i miei amici. E il mio approccio inizia con una deprogrammazione. Per ciò che mi riguarda questa è la parola chiave…”

 

Biagi: L’ultima domanda, qual è la tua ricetta per essere felice?”

 

Osho: Ogni bambino nasce felice. Ogni bambino nasce innocente e meraviglioso. Ma poi accade qualcosa e tutti quei bambini meravigliosi si perdono; la loro innocenza viene distrutta. Tutta la loro felicità si trasforma in disperazione. Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: é più felice dell’uomo più ricco del mondo. Qual è il suo segreto? Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia. é qui e ora.

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Il MAESTRO è dentro di noi

 

Veeresh, che dirige l’Humaniversity in Olanda, ha visitato la Comune di Pune dopo un’assenza di otto anni.  Abbiamo subito colto l’occasione per intervistarlo e chiedergli il suo parere sull’evoluzione del lavoro di Osho e sui vari cambiamenti in corso qui a Pune e nel mondo. Visto che Veeresh stava prendendo un con gli amici, l’intervista è presto diventata un’amabile chiacchierata, alla quale hanno partecipato anche Chandrika e Premdip della Humaniversity, e Prashantam, il noto terapista.

 

 

Gramya: Sono 10 anni ormai che Osho non è più nel corpo… ci ha lasciato il suo sogno. Come vedi oggi l’evoluzione di questo sogno?

 

Veeresh: Beh, vivendo in Occidente, e guardando le cose da quel punto di vista, posso capire meglio come sia geniale il modo in cui Osho ha organizzato la faccenda. È sicuramente un genio. Ora comprendo come non fosse assolutamente sua intenzione che finissimo per considerarlo una specie di dio: pensa se Buddha tornasse e trovasse tutti quei buddhisti che lo adorano come un dio, andrebbe fuori di testa e si metterebbe a gridare: “Ma non è questo che volevo!”.

Per me Osho rappresenta l’idea stessa del vero maestro. Non vuole di sicuro che rimaniamo appiccicati a lui come un bambino al suo ciucciotto, il suo lavoro è quello di aiutarci a trovare il maestro dentro di noi, non quello di dirci: “Non mi mollare mai e trattami come un dio”. Non è questo ciò che voleva; io mi rendo conto benissimo che potremmo trasformare Pune in una specie di Vaticano. La gente potrebbe andare e venire e pregare… e alla fine ciò che Osho ha fatto va perso e rimangono tutti intrappolati in questa idea di santità, di religione.

Vedo che c’è gente aggrappata al passato – io li chiamo i dinosauri – che non vuole cambiare nulla. Questa gente vorrebbe santificare tutto – sono quelli di ‘Osho aveva detto’ – e poi ci sono quelli che vogliono cambiare. È molto difficile introdurre qualsiasi tipo di cambiamento con le persone del primo tipo. Reagiscono male per esempio al fatto che ci sia un Meditation Club  – con piscina, sauna e campi da tennis – ma che c’è di male in un club di meditazione? Osho voleva che questa fosse una cosa viva. A me personalmente piace quello che sta succedendo adesso, c’è un atteggiamento nuovo e ci rendiamo conto di dover andare avanti.

Lo vedo come un processo globale, ci sono tantissime cose nuove. Mi piace questa idea del nuovo nome: Meditation Resort invece di Ashram o Comune. Mi piace proprio! È grande! La ‘santità’ è finita, non c’è più il pericolo di un Vaticano. E il futuro sembra essere che Osho arriverà alle persone tramite tutte le cose nuove, come i computer. I computer saranno il modo per agganciarsi a Osho e lui sarà disponibile per tutti: non sarà più necessario andare in un posto particolare (Pune) e pensare di doverlo riverire come un buddha per poterlo apprezzare. E in questo modo sarà più facile che quelli che vogliono guardare un po’ più un profondità dicano: ‘OK, magari vado a vedere cosa succede in quel posto…’. Per come è la vita in Occidente, Osho deve arrivare alla gente in modo diverso. Un ashram è un posto dove vai quando vuoi andare in pensione. Lì di solito qualcuno si prende cura di te. La comune era già un passo avanti, ma un Resort vuol dire stare al passo con i tempi e per questo mi piace molto, anche se c’è qualcuno che dice: “Lasciamo le cose come stanno e non cambiamo nulla”.

Chandrika, tu come la vedi?

 

Chandrika: Penso che le persone dovranno semplicemente essere di più nel mondo, e comunicare col mondo. In Occidente è ancora più chiaro che ciò di cui la gente ha bisogno è di incontrarsi. Dal nostro punto di vista della Humaniversity, stiamo guardando come possiamo portare la meditazione, la consapevolezza, la responsabilità, le qualità della meditazione nella scuola, perché è lì che i ragazzi ne hanno bisogno.

 

Veeresh a Prashantam: Anche tu devi dire qualcosa, amico!

 

Prashantam: Se in un momento di utopia potessimo immaginare tutti i sannyasin insieme puntati in un’unica direzione, sarebbe comunque vero che Osho è ancora più vasto e si espande velocemente, nel senso che sta raggiungendo strati molto diversi della società. Alcuni vengono ‘nutriti’ dai suoi libri, altri dalle meditazioni, altri ancora incontrando la sua gente, ci sono tante forme nelle quali Osho si sta rendendo disponibile. Mi sembra che ci siano ora molte più persone interessate al tema della ricerca interiore o che si chiedono in qualche modo ‘chi sono o cosa succede?’ e Osho arriva come un canale potente per trovare delle risposte.

 

Gramya: Osho parla in continuazione del valore dell’individuo, nello stesso tempo per portare avanti il suo lavoro c’è bisogno in qualche modo di organizzarsi; mi puoi parlare un po’ di questo?

 

Veeresh: Tutti hanno il loro modo di essere, e ciò che Osho voleva era proprio che ognuno fosse se stesso, che trovasse la propria strada, il maestro interiore, per non finire attaccati alle gonne di un maestro per sempre: questo, penso, è il principale ostacolo a uno sviluppo personale. Ogni tipo di organizzazione è sempre un problema, l’organizzazione perfetta non esiste. Ma tenere duro e continuare a esplorare la propria interiorità fa molta paura; tanti vogliono nascondersi dietro le gonne di qualcun altro, e quello può essere un ostacolo. Cerca di avere coraggio. Fai vedere chi sei, ciò che hai imparato, puoi dare credito a Osho, ma comunque devi fare le tue cose. Se puoi voler bene ai tuoi amici, quello è l’inizio, se cominci con l’amicizia, questo è ciò che tentiamo di fare alla Humaniversity.

Una volta ho chiesto a Osho: “Come posso lavorare con le persone in Occidente, dove la gente vuole me invece che te”. Tra me e me pensavo che quella situazione potesse creare problemi. E lui mi dette questa risposta che solo oggi riesco veramente ad apprezzare, mi disse: “Veeresh, non creare una divisione tra noi due. La gente che vuole te, vuole anche me”. Ciò che faccio ora è che quando la gente comincia ad amare me, dico: “Perché crei una divisione tra noi due. Io amo Osho e so che lui ama me: se tu mi ami, ami anche il capo (Osho) e lui ama te”. Così diventa una cosa circolare, non c’è più separazione. Ma ci sono voluti tutti questi anni per comprenderlo e apprezzarlo.

 

Premdip: Penso che le organizzazioni siano una cosa positiva perché mantengono le cose in movimento, altrimenti ci sarebbero solo degli individui e magari dopo solo una generazione sarebbe finito tutto. Per questo sostengo le organizzazioni anche se c’è sempre il pericolo che le regole riescano a sopraffare l’elemento individuale, e questo è proprio il punto dove di solito si crea il blocco. Allora l’unica cosa è quella di dire: “OK, riincontriamoci, siamo confusi e manca qualcosa, manca la direzione in cui procedere”. E penso inoltre che tutto ciò sia positivo, c’è sempre bisogno di cambiamento. Osho era solito cambiare sempre le cose, se andavano in una direzione allora diceva: “OK, si cambia… mettiti il vestito rosso, mettiti il mala, non metterti il rosso, non metterti il mala…”. Ora che non è più nel corpo, non possiamo rimanere fermi.

Secondo me un modo di mantenere vive le organizzazioni è quello di includere le persone più giovani, perché hanno un’energia diversa, bisogni diversi. In fin dei conti loro sono il futuro. Bisogna in qualche modo far partecipare i giovani. Mi ricordo che alla Humaniversity, quando arrivavano dei teenagers, all’inizio la mia reazione era: “Mio dio, ecco un gruppo di ragazzini che finiranno per fare a pezzi questo posto”. Adesso abbiamo persino dei bambini di cinque anni, e quando arrivano siamo contenti che abbiano un proprio edificio a parte, perché non fanno che strillare nei corridoi, ma anche questa è vita. E se tenti di escluderne una parte, diventa troppo seria. La serietà non è una cosa che mi attiri.

 

Veeresh: In termini di organizzazione ho sempre desiderato un posto dove la gente può nascere, vivere e morire. Questo è quello che voglio, e stiamo lavorando in questo senso.

 

Gramya: In quali altre aree pensi che dovremmo mettere più energia, più consapevolezza?

 

Veeresh: Dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro, non lo stiamo ancora facendo abbastanza. Non ci stiamo prendendo cura l’uno dell’altro come una famiglia. Questo mi manca. Sono sicuro che è un po’ una ‘sovracompensazione’ da parte mia perché non ho mai avuto fratelli o sorelle. Ma lo vedo tutti i giorni, non ci prendiamo cura l’uno dell’altro. Ci perdiamo in qualche visione, in qualche idea di come dovremmo essere, di dove Osho ci vorrebbe vedere. Per un po’ mi sono lamentato del fatto che non succedeva nulla per i giovani, poi ho deciso di fare qualcosa invece di lamentarmi. La vitalità viene dai giovani e, se non li riconosciamo, tagliamo anche il nostro futuro. Perciò mi piace il fatto che Chandrika abbia preso il ruolo di mamma e si stia prendendo cura dei nostri teenager, assicurandosi che abbiano abbastanza spazio.

 

Gramya: Prima hai parlato di volere una comune che comprende nascita, vita e morte. È vero questo per la Humaniversity?

 

Veeresh: Non sta succedendo con la velocità che vorremmo – risate – uno dei nostri problemi è che i bambini devono andare a scuola quindi li abbiamo solo durante le vacanze ma ora qualcosa sta cambiando. Abbiamo un programma bellissimo a cui partecipano tutti questi bambini…

 

Chandrika: Lo chiamiamo ‘Genitori e figli’, tra tutti abbiamo avuto 40 – 50 partecipanti, una cosa grossa; i genitori vengono con i loro figli e poi fanno un gruppo tutti insieme, i bambini partecipano e corrono in giro e fanno impazzire gli adulti… è bellissimo.

 

Gramya: Veeresh, com’è per te essere di nuovo a Pune dopo 8 anni?

 

Veeresh: È stato proprio così, sai. Una sera ero alla White Robe e mi sentivo normalissimo e poi è iniziata la musica e tutti hanno gridato ‘Osho’ e anch’io ho gridato ‘Osho’ e subito le lacrime hanno preso a scorrere, non riuscivo a smettere di piangere ed ero così imbarazzato, cercavo di non farmi vedere, e più cercavo di nascondermi e più venivano giù e, prima che me ne accorgessi… Premdip era seduta vicina a me e si è girata, e io ho pensato che stavo facendo troppa confusione e cercavo di asciugarmi le lacrime. C’era una grande nostalgia dentro di me, io so che Osho è nel mio cuore… lo vedo in ognuno di noi ma quando vengo qui a casa sua è come se affiora questa grande nostalgia, è la stessa sensazione che avevo da piccolo quando pregavo dio di far tornare a casa mio padre. Mio padre lavorava su una nave, così io prima di andare a letto dicevo: “Dio, per favore, fallo tornare a casa”. Era lo stesso tipo di desiderio. Tutti dicono che Osho non è mai nato e non è mai morto, sì, è proprio così! E lui mi dà questo, mi tocca il cuore in modo che riesco a vedermi come un bambino. Osho è vicino a questa tenerezza che ho nel cuore; è un dolore molto dolce. Sapevo di poterlo affrontare. Come mi sento a essere a casa? Benissimo. Tutti i miei amici si prendono cura di me e io lo sento, sento il loro amore e la loro attenzione… è bellissimo essere a casa. Ho visto nel computer i piani per la piramide a 9 piani e tutte le altre costruzioni che stanno crescendo. Sono stato alla Multiversity e stanno cercando di sviluppare una visione per il loro lavoro nel futuro, anche questo mi piace molto, tutti stanno lavorando al meglio perché il lavoro di Osho si realizzi. Ho avuto l’opportunità di incontrare i terapisti, quelli che lavorano con le persone ed è stato molto bello. Nove anni fa, quando sono venuto, ero così entusiasta, volevo parlare a tutti i groupleader dei miei errori e di che cosa avevo imparato in Occidente… e devo averlo fatto in modo completamente sbagliato perché organizzai una riunione e non si è fatto vedere nessuno. E ora, quando mi hanno chiesto se volevo avere un riunione con i groupleader, il mio stomaco mi diceva di no, ma io ho risposto: “Va bene, proviamo ancora una volta”. E sono venuti in tanti! Per me è stato molto bello perché è stata un’opportunità di parlare coi miei colleghi… in effetti non è che siano dei colleghi, sono delle persone che si trovano in situazioni simili alla mia e così ci siamo raccontati tutte le varie cose che stiamo facendo. Ho detto loro che quando vengono in Occidente io posso aiutarli, perché Osho ha detto di rimanere connessi e prendersi cura della sua gente. Quindi quando vengono in Occidente naturalmente io mi prenderò cura di loro, perché siamo tutti una famiglia.

Com’è essere qui a Pune? Io ero venuto per la prima volta nel 1974… e di notte non si sentiva neanche un rickshaw. Adesso c’è più rumore – risate – adesso Pune è una grande città.

 

Gramya: Un’ultima domanda, puoi dirci qualcosa sull’Università che hai fondato in Olanda?

 

Veeresh: Beh, in realtà stiamo cercando di riempire un vuoto, perché se fai un mucchio di gruppi e poi vai a casa dalla mamma, lei ti dice: “Ma che hai fatto in tutti questi gruppi? Ne hai fatti a centinaia, non potresti trovarti un lavoro o prenderti una laurea? Che senso ha tutto ciò che hai fatto e tutte le meditazioni di anni e anni…”quindi stiamo cercando di riempire questo vuoto e siamo diventati una Università. Quando una persona ha fatto molte esperienze, può venire da noi e dire: “Questo è ciò che ho fatto” e noi siamo in grado di indirizzarli perché siamo un’università ufficiale, possiamo conferire delle lauree valide e in questo modo puoi lavorare ed essere accettato dalla società. L’unione europea ora non permette che si lavori liberamente come si faceva prima, ad esempio per condurre dei gruppi. Devi avere una laurea di una istituzione riconosciuta… Quindi noi stiamo sviluppando un’università per persone che vogliono lavorare con le persone, siamo specialisti in quest’area.

Ci sono sicuramente delle difficoltà nel creare un’università di questo genere, ma Osho mi ha detto chiaramente: “Veeresh, voglio che tu rimanga connesso con Pune, ma senza farti dire cosa devi fare”. Vi racconto una bella storia: mi hanno detto che quando Osho stava viaggiando per il mondo e si trovava in Sud America, un giorno ha detto: ‘Voglio una portaerei e gli altri: ‘COSA?’ Eh, sì, la sua idea era di andare oltre il limite delle 30 miglia per trovarsi così in acque internazionali così che tutta la sua gente potesse atterrare là e andare a trovarlo senza tanti problemi di visti e di permessi. Ti immagini andare per la città a cercare una portaerei? ‘Avete per caso una portaerei in più?’ Ma la cosa più divertente è che disse anche: “Compratemi una portaerei così posso andare oltre il limite delle 30 miglia e la mia gente può venire a trovarmi, e poi comprate anche una barchetta per Veeresh che così la possiamo attaccare alla portaerei e quando Veeresh vuole venire, può farlo facilmente”. Mi ha così commosso, ci credi? Non è bellissimo?

 Io vivo in Occidente e faccio tutto ciò che posso per sostenere la visione di Osho e così quando sono arrivato questa volta, ho detto che sono qui per onorare mio padre e per lodare l’inner circle (le 21 persone che si occupano dell’organizzazione della comune di Pune) per ciò che sta facendo. Ti puoi immaginare com’è essere uno dei 21 e cercare di sostenere la visione di Osho? Quando loro dicono, non fate pipì nel prato, tutti si mettono a fare pipì nel prato. Se dicono che fare pipì sul prato è OK, allora tutti dicono: “Ma come? Osho non ha mai detto di fare pipì sul prato”. Qualunque cosa decidano, è sempre così. Io vivo in Occidente e cerco di mantenere la direzione che Osho mi ha dato. Che cosa splendida comunicare il suo messaggio. Non riesco a pensare a niente di meglio da fare. La Humaniversity è un’estensione del suo sogno. È il mio modo di concretizzare l’idea dell’uomo nuovo. Non è una religione, non è un attaccamento, ma solo il dire: “Ehi, il lavoro del maestro è aiutarci a trovare il maestro interiore”. Questo è ciò che facciamo. Siamo un’estensione di Pune, solo con un vestito un po’ diverso, più accettabile della mentalità occidentale. Se fossimo in India, probabilmente saremmo un ashram, un villaggio di meditazione, un club di meditazione, ma dato che siamo in Occidente, l’università è il modo migliore. Stiamo diventando un istituto professionale per l’educazione e siamo già riconosciuti in molti paesi del mondo. Quindi quando le persone si diplomano nella nostra scuola, il lavoro può continuare, il lavoro di Osho può continuare e diffondersi – ecco cosa siamo. Siamo un’estensione del suo sogno.

Ma Prem Gramya

 

 

SEGUIRE SE STESSI

 

Ma a me servono compagni che mi seguano... non perché il seguire darà loro la verità, loro mi seguono... perché vogliono seguire se stessi. Questa è un'affermazione molto significativa: "Non mi seguono ciecamente, mi seguono con la chiara intuizione che questo è il modo di seguire se stessi."

Nessuno qui è un seguace. Siete qui tutti insieme, non perché credete in una certa teologia, religione, filosofia, ma perché siete tutti interessati alla ricerca della verità. Questo è l'unico fattore di coesione tra di voi, altrimenti, siete tutti individui. Non c'è un contratto, non c'è un salvatore: tutti stanno cercando... e ricercare insieme aiuta. Le cose diventano più semplici. Qualcuno potrebbe scoprire qualcosa e renderlo disponibile a tutti... l'esistenza è così ricca di tesori che tutti voi potreste scoprire dei tesori e condividerli con gli altri: questa è amicizia.

Tutte le religioni dipendono dai credenti. Zarathustra ti dà una nuova visione: i credenti sono pericolosi. Non sono ricercatori, non stanno cercando: non fanno che credere in qualcuno che afferma di essere il loro salvato-re. Lui scoprirà la verità e loro devono solo credere in lui. La verità non viene scoperta in questo modo. Tutti devono cercare ed esplorare.

Sì, i ricercatori possono sentirsi uniti, ma è qualcosa che nasce solo dall'amicizia. Vieni accettato come sei, sei amato come sei. Ognuno di voi viene incoraggiato dagli altri. Da solo potresti scoraggiarti, perché questa ricerca è nell'ignoto, e alla fine persi-no nell'inconoscibile.

Va bene avere dei compagni.

OSHO, TRATTO DA:

Zarathustra: Il Profeta che Ride #6

Ecig Edizioni

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Il Mantra del no e del si

 

“Accetta i tuoi no e accetta i tuoi sì. Non pensare che siano degli opposti, non è vero. Così come non esiste il coraggio senza una situazione pericolosa, che ti faccia paura – così non può esserci fede, fiducia, senza dubbi e incertezze.  Il rischio è parte integrante di quel gioco che ci aspetta fin dalla nascita.”                      OSHO

 

Trova un posto in cui puoi rimanere indisturbato per tutta la durata di questa tecnica. Chiudi la porta e tieni le luci basse. Metti su una musica triste, Wagner è perfetto. Adesso richiama alla memoria un momento della tua vita in cui ti sei sentito veramente infelice, triste – o comunque negativo – e inizia a dire: “No!” Per 15 minuti entra totalmente in questa sensazione del “no”, ripetendo continuamente:

“No, no, no…!”

 

Dopo 15 minuti, accendi tutte le luci, metti su della musica vivace e gioiosa e inizia a dire:

“Sì! Sì! Sì!”

Il tuo mantra per i prossimi 15 minuti è “Sì!”

È tutto qui! Una tecnica semplicissima che ti farà sentire allegro ed esuberante. Contiene l’intera visione di Osho sulla meditazione, anzi potresti dire, l’intera visione di Osho sulla vita. Il ‘No’ non deve essere negato: i nostri momenti di tristezza e di rabbia e di frustrazione devono essere accettati e vissuti totalmente. Ma rimanere bloccati nel ‘no’ – fare del ‘no’ un modo di vivere – non è nemmeno la risposta giusta. Riconosci e accetta i momenti di negatività della tua vita – permetti che abbiano il loro spazio – ma poi sii pronto anche a lasciarli andare e a entrare nella parte ‘sì’ del tuo essere.

Essere bloccati nel ‘sì’ o nel ‘no’ vuol dire essere al di fuori del flusso della vita. Hanno entrambi un ruolo da giocare, sono complementari. Possiamo imparare a comprenderli entrambi nel nostro abbraccio.

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