2 CENTRI DI OSHO
IN ITALIA
Tutti
i Centri di meditazione di Osho divisi per regione
6 LE NOTIZIE
8 RIFLESSIONI
I
soldi senza un po' di consapevolezza possono diventare i
padroni della nostra vita.
10 IL MAESTRO
Usare il denaro senza attaccamento.
I soldi a confronto con...
Le
persone che hanno paura dell'amore diventano possessive nei confronti del
denaro.
Il soldi possono essere usati
senza diventarne schiavi.
17 ESPERIENZA
Puoi usare i
soldi per legare a te le persone e illuderti di possederle
18 BIOGRAFIA
Il 1988 è un
periodo di grande creatività, Osho mette a punto nuove tecniche di meditazione
iniziando dal Let go alla fine di ogni discorso.
Anche i limoni, nel loro piccolo...
Passando
attraverso il dolore di una separazione, comprendi come sia importante essere
nel momento.
26 IL MAESTRO
Puoi
conoscere l'amore accettando te stesso e andando in profondità nella tua
consapevolezza.
29 Premal
raddoppia
30 IL MAESTRO
Solo
rispettando il nostro corpo e vivendolo come la radice del nostro essere, possiamo
fiorire ed esprimere tutto il nostro potenziale umano.
40 ESPERIENZA
Teatro:
umorismo e consapevolezza
Il mondo è
un palcoscenico.
43 Un Libro da vivere
44 INTERVISTA
Intervista a
Veeresh direttore dell'Humaniversity
in Olanda, sui cambiamenti in corso a Pune e nel
mondo.
50
TUTTE LE STELLE
Il tuo
oroscopo di giugno.
52
Tutti i
libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il
rilassamento.
60 MEDITAZIONE
Il
"sì" e il "no" non sono opposti, accettali entrambi.
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Per qualche voto in più
Questo manifesto, con la didascalia: “Se non
forniamo alla svelta più insegnanti, i nostri bambini se li troveranno da soli”,
presenta l’immagine di Osho insieme a quelle di Adolf
Hitler e Teddy Krueger, il noto “mostro” di una serie di film. Era stato
ideato per la campagna elettorale di un rappresentante del partito liberale
tedesco FDP, ma come manifesto politico ha avuto una vita breve: apparso in
televisione e ripreso dai maggiori quotidiani, ha destato grande scalpore
nell’opinione pubblica. I tedeschi in generale hanno soprattutto disapprovato
l’uso della foto di Hitler. “Un passo falso,
completamente fuori posto… il cattivo gusto dei disperati…”. Sono stati alcuni
dei commenti.
Il legale della Osho Verlag
di Colonia ha reagito prontamente: ha immediatamente inviato una lettera a Jurgen Molleman, il politico
responsabile di questa idea a dir poco di cattivo gusto, chiedendogli di
impegnarsi per iscritto a non utilizzare il manifesto e minacciando, in caso
contrario, di intraprendere un’azione legale. Molleman
ha subito aderito a questa richiesta. Nel comunicato stampa dell’Osho Verlag si diceva tra l’altro:
“Questo manifesto diffama la persona di Osho
perché viene messo sullo stesso livello di un dittatore fascista. Osho ha
parlato tante volte contro i regimi totalitari e ha sottolineato con forza la
responsabilità individuale che si accompagna alla consapevolezza. Su queste
basi
Ramateerth, uno dei curatori del
centro di Osho a Colonia, ha commentato:
“I politici in Germania stanno mostrando
chiaramente quanto in basso possono arrivare per attirare l’attenzione, e come
sono tagliati fuori dal contatto con la gente. Già nel passato abbiamo dovuto
intraprendere azioni legali in molte altre occasioni, in questo caso il
risultato è stato immediato”.
Festival Osho
Un successo di presenze che nella giornata di
sabato hanno toccato le 450 persone, un impatto energetico emozionante: 100
persone che facevano la “Dinamica”, 250 che facevano la “No Dimension”,
450 persone che meditavano insieme in un programma che qualcuno dei
partecipanti ha definito “una overdose di meditazione”. Così si può riassumere
la “tre giorni di Meditazione e Celebrazione” che si è tenuta al Palasport di Varazze nei primi giorni di aprile.
L’equilibrio interessante è stato dettato dal
lavoro sulle diverse dimensioni in cui viviamo: lavoro sul corpo per centrarsi,
sulle emozioni per ripulire il cielo interiore, sulla mente per rilassare il
flusso dei pensieri e poter toccare quel fluido reale della vita che può far
sorgere in noi il testimone, sul quale è poi possibile fondare il percorso
della meditazione. Interessante è stato vedere quanto fosse sentito il bisogno
di meditare:
“Abbiamo toccato una domanda reale con un prodotto
reale, al momento giusto” – ha detto uno degli organizzatori – “l’intera
campagna stampa è stata costruita sull’invito a meditare, oltre che a celebrare
insieme... e la nostra fiducia che le persone potessero corrispondere a una
proposta così ‘alta’ è stata ampiamente corrisposta. Sinceramente non ci
aspettavamo una risposta così, la nostra aspettativa rispetto alle possibili
presenze è stata più che raddoppiata”.
Un momento importante, visti i tantissimi messaggi
di gratitudine che ha spinto gli organizzatori a iniziare da subito i
preparativi per un altro Festival, sempre a Varazze,
il 6/7/8 aprile 2001.
Arrivederci dunque, anche a coloro che non sono
venuti quest’anno e soprattutto un invito ai tanti
che hanno partecipato a passare parola: nei prossimi numeri dell’Osho Times presenteremo contributi sul festival appena concluso
e anteprime sul programma dell’anno prossimo... oltre a un servizio fotografico
per mostrare a tutti i momenti più toccanti vissuti insieme in questi tre
giorni di sorprendente potenza: una testimonianza tangibile della profondità
cui è possibile arrivare, meditando insieme.
Da un capo all’altro del
mondo
Il Club del Libro degli Usa (l’equivalente
americano del nostro Club degli Editori) ha acquistato, per la prima volta,
alcuni libri di Osho: i tre nuovi titoli della collana chiamata “Insight”. Questi tre libri, che sono compilazioni sui temi
del Coraggio, della Maturità e della Creatività, sono stati recensiti anche sul
prestigioso settimanale Publishers Weekly. In questo modo si permette a Osho di arrivare a un
pubblico più vasto, completamente nuovo. Grande successo dei libri di Osho
anche alla Fiera Internazionale del Libro di Delhi, nei nove giorni della
manifestazione migliaia e migliaia di persone – al 90 percento giovani fra i 20
e 35 anni – hanno visitato lo stand dove erano esposti libri sia in inglese che
in hindi. Sono stati venduti quasi 9000 libri, e per
presentare un nuovo libro di Osho sul sufismo,
pubblicato da una delle maggiori case editrici indiane, è intervenuto persino
il Dr. L. M. Singhvi,
membro del Senato indiano ed ex ambasciatore in Gran Bretagna.
Sarà pronto nel 2001
La nuova Buddha Hall sta
prendendo forma. Anche solo guardando le cifre ci si rende conto della
grandiosità del progetto. I lavori di scavo sono durati nove mesi e il
materiale asportato, soprattutto roccia, ha riempito 11 mila autocarri – o
avrebbe potuto riempire 40 piscine grandi come quella di Osho Basho. A lavori completi si saranno usate 4000 tonnellate
di acciaio e 300 mila sacchi di cemento. Le costruzioni sono tre, su una delle
quali si è ormai allo stadio delle rifiniture. A fronte strada c’è un palazzo
di uffici, in società con
I
soldi “fanno girare il mondo” come cantavano nel film “Cabaret”. E fanno anche
girare la testa: spenderli o risparmiarli, investirli o giocare alla lotteria?
E poi “i soldi non bastano mai”, ma d’altra parte “non bisogna darne troppi ai
figli”… e così via. Insomma senza un po’ di consapevolezza diventano loro i
nostri padroni e non viceversa.
Mio padre non ha una grande comprensione del
concetto di denaro. Quando avevo tre anni, ebbe l’idea luminosa di aprire un
conto di risparmio per la mia educazione universitaria. Cominciò a depositare
una somma tutte le settimane, immaginando che quando fossi cresciuto mi sarei
ritrovato con una piccola fortuna. Purtroppo, quando finalmente fui in grado di
accedere a questi risparmi, guadagnavo già all’ora dieci volte di più del mio
deposito settimanale fisso. Che cosa era successo? Mio padre si era dimenticato
dell’inflazione e aveva continuato per tutti quegli anni a depositare la somma
settimanale originaria. Così, per quanto vivessi in Germania – un paese
considerato a basso tasso d’inflazione – dopo quindici anni il capitale era
tale da poterci comprare al massimo un motorino. Qual è stata la lezione per
me? Per prima cosa ho imparato che non ti puoi aspettare che un ingegnere
comprenda come funzionano i soldi… Ma guardiamo un attimo più in profondità per
vedere cosa significhi comprendere il concetto di denaro. Attorno al denaro
accadono cose molto strane. Quasi tutti noi passiamo la maggior parte della
nostra vita adulta facendo cose che non vogliamo fare per poter ottenere dei
soldi e così comprare ciò di cui abbiamo bisogno o che desideriamo. In questo
procedimento, la parola ‘lavoro’ diventa una parola oscena… Nel frattempo,
quando Micheal Jordan
giocava a pallacanestro per divertirsi, riusciva da solo a guadagnare di più di
circa 260.000 indiani occupati nella costruzione di strade, o nelle fabbriche o
nel lavoro agricolo. La gente accetta di farsi venire l’ulcera o l’esaurimento
nervoso, se la contropartita sono tanti soldi. Ci sono anche quelli che vivono
in assoluta miseria e nella malattia, perché hanno deciso di “rinunciare” ai
soldi. Alcuni hanno rapporti sessuali quando non ne hanno voglia, sempre per i
soldi, altri uccidono magari per somme piccolissime, altri – con un’idiozia
quasi altrettanto grande – rischiano la vita per difenderli. E, diciamocelo chiaramente, usiamo il denaro anche per
comprare amore e amicizia, per alleggerire una coscienza colpevole, per stabilire
la nostra predominanza sociale – se non altro per cercare di fare impressione
sui vicini con una casa nuova o una macchina di lusso – e ovviamente per
vincere le elezioni, comprando voti e il sostegno del partito.
Il denaro è fatto per circolare, per fluire, e
invece la gente ci si attacca, lo accumula. Viene usato per sostenere l’illusione della sicurezza.
E qui ci troviamo di fronte a un altro degli
errori di mio padre. Tutto il denaro che riusciva a risparmiare, veniva
investito in assicurazioni sulla vita o in altre polizze di assicurazione, nel
caso che un giorno ce ne fosse bisogno. Naturalmente in questo modo non gliene
restava abbastanza da spendere per divertirsi. I soldi erano un argomento
terribilmente serio nella nostra famiglia. In realtà, l’assicurazione sulla
vita è una cosa molto strana: in Occidente quando muore la persona che sostiene
economicamente la famiglia, questa si affida all’assistenza governativa o alle
assicurazioni sulla vita. In India la famiglia stessa funziona come assicurazione:
un altro membro continuerà a prendersi cura di tutti gli altri. In questo
senso, la famiglia è una “ditta”.
Il soggetto del denaro è per tutti noi una grossa
trappola: siamo identificati con esso, lo usiamo per evitare di goderci la vita
nel momento, ma anche per mantenere l’illusione che un giorno ce la goderemo… Stiamo male se non ne abbiamo, ci sentiamo
qualcuno se ne abbiamo tanto, però in quel caso ci sentiamo un po’ anche in
colpa. Quindi non stiamo mai bene, sia nel caso che ne abbiamo, sia quando non
ne abbiamo. Dato che averne ci fa sentire al sicuro, non vogliamo condividerlo
con altri e nemmeno usarlo: in effetti siamo più ansiosi quando abbiamo denaro
perché nasce la paura di perderlo. Così, invece di usarlo, lo accumuliamo – e
il risultato è un’ansia ancora maggiore. Quando abbiamo tanti soldi, ne
vogliamo ancora di più. È una specie di assuefazione. Alla fine, alcuni
diventano miliardari e tanti altri diventano
poveri. Quando siamo poveri, desideriamo ardentemente diventare ricchi. Sentiamo
di ‘meritare’ di più. Ma poi se diventiamo ricchi, la religione ci fa sentire
colpevoli di avere di più degli altri. Quindi facciamo delle donazioni ai
poveri per sentirci meglio. A questo riguardo, il pensiero di Osho è che questo
è proprio il modo in cui la povertà viene perpetuata, non eliminata. I ricchi
danno quel po’ che serve a loro per sentirsi rispettabili, ma non abbastanza
per permettere che i poveri possano aiutarsi da soli. E le religioni in tutto
questo sono felici, perché hanno bisogno di poveri da sfruttare. Quando nel
diciassettesimo e diciottesimo secolo, le ricche nazioni dell’Occidente si
dettero alla pirateria economica – sfruttando inesorabilmente i paesi che
avevano invaso – lo chiamarono colonialismo o persino commonwealth
(ricchezza comune). Oggi prestano soldi a quelle stesse nazioni, ma solo in
cambio del diritto di dettare i migliori termini di affari per le corporazioni
multinazionali – i poteri coloniali del giorno d’oggi – oppure per arrogarsi il
diritto di dettare ai paesi del terzo mondo quale politica seguire. Tutto ciò è
organizzato dalla Banca Mondiale e dal ramo che si occupa degli investimenti,
l’FMI (Fondo Monetario Internazionale). Il direttore dell’FMI ha parlato
recentemente del dilemma che un mondo
sempre più globalizzato e interdipendente deve
fronteggiare, nel momento in cui il divario tra nazioni ricche e nazioni povere
aumenta, invece di diminuire. Ha detto inoltre che le nazioni più ricche devono
capire che è nell’interesse di tutti sostenere finanziariamente le nazioni più
povere.
Ma certo: praticamente sta dicendo che è
nell’interesse dei pirati finanziare la costruzione di navi dei mercanti
poveri… Qui tocchiamo un altro livello interessante di cui sono responsabili
sia le nazioni povere che quelle ricche: ad esempio l’India e i paesi ricchi
dell’Occidente hanno un approccio verso la vita completamente diverso.
L’Occidente crede solo in questa vita, e ha sviluppato la sfera materiale alla
perfezione, ma ignora totalmente il mondo interiore. L’Oriente crede in molte
vite: se sei povero potrai essere ricco in una prossima vita – in realtà, se
sei povero, devi aver peccato nella tua vita precedente e adesso questo è il
risultato! L’Oriente ha sviluppato il mondo
interiore, mentre gli aspetti materiali rimangono un disastro. Potresti
pensare che il primo è un mondo materialista e il secondo spirituale, ma non è
del tutto vero. È solo che uno indulge in ciò che l’altro reprime e viceversa.
Ma entrambi condannano il mondo materiale e
considerano il mondo spirituale come più elevato. Entrambi sacrificano
il qui e ora, sperando in una ricompensa nell’aldilà. Solo la superficie è
diversa. L’India è in effetti più materialista e più avida di denaro
dell’Occidente. Quest’ultimo, avendo creato tutta
questa ricchezza materiale, avverte ora il vuoto interiore e comincia a
volgersi verso una specie di avidità spirituale.
La proposta di Osho è assolutamente originale e di
rottura con il passato: mettere insieme il materiale e lo spirituale, l’Oriente
e l’Occidente, il corpo e l’anima. In maniera che diventino elementi
complementari di un tutto unico: senza rifiutare uno o l’altro, ma accettandoli
entrambi pienamente. Ma in una società dominata da religioni che condannano il
denaro e popolata da persone avide e ansiose che vivono per esso, come può
l’individuo vivere questo atteggiamento in modo
completamente diverso? Dov’è la chiave? È nella meditazione, nella
consapevolezza. La consapevolezza ci consente di usare il denaro per i nostri
bisogni, e allo stesso tempo riconoscere la nostra avidità come tale e non
lasciare che ci trascini in un vortice dove diventiamo totalmente ossessionati
dai soldi. Se ci prendiamo cura dei nostri bisogni, smettiamo di accumulare e
riconosciamo che il denaro non può comprare l’amore, la sicurezza e la
felicità, non c’è alcun bisogno di diventare ansiosi rispetto ai soldi.
Possiamo ignorare i vecchi trucchi delle religioni riguardo all’inferno e al
paradiso, e goderci il denaro – usarlo e condividerlo – non perché ci sentiamo
in colpa, ma per un senso di gioia e di abbondanza. E chissà? Un atteggiamento
più rilassato potrebbe persino permetterti di fare più soldi con meno sforzo…
Ma, ehi, questa non è una promessa…!
di Sw. Sahajanand
IL DENARO È FATTO PER CIRCOLARE, PER FLUIRE,
E INVECE
VIENE USATO PER SOSTENERE
L’ILLUSIONE DELLA SICUREZZA
Cosa
c’è di sbagliato nell’avere denaro?
E che cosa c’è di sbagliato nell’avere soldi? Non
si dovrebbe essere possessivi, questo sì, si dovrebbe essere in grado di usare
il denaro. Non si dovrebbe essere avari. I soldi devono essere fatti e poi
essere usati. I soldi sono una bella invenzione, una grande benedizione se
usati nel modo giusto. Rendono possibili molte cose. I soldi sono un fenomeno
magico.
Se hai una banconota da 100.000 lire nel tuo borsellino,
è come se questo contenesse migliaia di
cose. Puoi avere molte cose diverse con queste 100.000 lire: puoi ‘materializzare’ qualcuno che ti massaggi il
corpo, oppure puoi materializzare del cibo – o qualunque altra cosa. Quindi una
semplice banconota da 100.000 lire porta in sé molte possibilità. Tu non
potresti trasportare con te tutte queste possibilità se non esistesse quella
banconota: la tua vita sarebbe molto più limitata. Potresti portarti dietro
qualcuno che ti massaggia, ma in quel caso quella per te sarebbe l’unica
possibilità. Se improvvisamente tu avessi
fame o sete, il massaggiatore non potrebbe farci nulla. Ma una banconota
da 100.000 lire può fare molte cose, migliaia di cose: ha infinite possibilità.
Il danaro è stata una delle migliori invenzioni dell’uomo – non c’è bisogno di essere contrari ai soldi.
Io non sono contro il denaro.
Usalo. Ma non aggrappartici.
Essere attaccati ai soldi è un male. Più ti tieni aggrappato al danaro, più il
mondo diventa povero, proprio a causa del tuo attaccamento, perché i soldi si
moltiplicano solo se continuano a spostarsi sempre da una mano all’altra.
Dovrebbero sempre spostarsi. Più si muovono e meglio è.
Osho, tratto da: Ah, This! #80
Possessività
Come mai l’uomo vuole
possedere?
Questa è una delle cose
fondamentali da comprendere. Se non riesci a capire il perché di questo
costante desiderio di possedere sempre più cose – soldi, potere – non sarai in
grado di liberarti da quella follia che è la possessività.
L’uomo vuole possedere perché non sa ancora chi è, non conosce il suo regno
interiore. Pensa di essere un mendicante, e vuole l’elemosina.
Osho
CARITÀ
La carità serve ad alleggerire la gente ricca dal
fardello dei sensi di colpa. Il mondo ha vissuto nella penuria: il novantanove
per cento delle persone ha avuto una vita di povertà, e solo l’uno per cento ha
vissuto agiatamente – e si sono sempre sentiti in colpa per questo. Per
aiutarli, la religione ha inventato l’idea della carità. Ed è stato per
liberarli dal senso di colpa… La carità non è una virtù, è solo un modo per
aiutarti a rimanere sano, altrimenti diventeresti pazzo. È un trucco che è
stato inventato dalle cosidette persone religiose per
aiutare i ricchi, non i poveri.
Osho
SICUREZZA
La vita è sostanzialmente
insicura. Solo la morte è certa. La sicurezza della vita è una contraddizione
in se stessa: ci può essere solo la sicurezza della morte. La vita è
un’avventura, è imprevedibile. Ecco perché bisogna viverla strenuamente. La
vita è pericolosa, solo la morte è certa. Quindi, chi vuole vivere nella
sicurezza muore ancora prima di morire: chi vuole vivere senza alcun rischio
non vive per nulla.
Osho
AVIDITÀ
Il desiderio crea avidità, e l’avidità crea
competizione, e la competizione genera invidia. Quando hai sparso i semi del
desiderio… desiderio vuol dire avere di più: hai una certa quantità di denaro e
vorresti averne il doppio. Desiderio vuol dire volere di più.
Nessuno riesce a riflettere sul fatto che
qualsiasi cambiamento di quantità non potrà mai soddisfarti. Se diecimila rupie
non ti soddisfano, te ne basteranno forse ventimila? In effetti, se hai
diecimila rupie hai un certo ammontare di ansietà, tutta quell’ansia
verrà raddoppiata quando ne avrai ventimila.
Osho
LIBERTÀ
L’uomo desidera tanto la
ricchezza, ma per come la vedo io non è un desiderio di ricchezza, è una voglia
di libertà. La ricchezza ti dà una certa sensazione di libertà. Se sei povero,
sei limitato: non puoi fare questo, non puoi fare quello. Non hai i soldi per
farlo. Più denaro hai, più senti di essere libero: puoi fare ciò che vuoi.
Ma quando hai tutti i
soldi e puoi fare tutto ciò che desideri – che immagini, che hai sempre sognato
– di colpo senti che questa libertà è solo superficiale, perché dentro di te il
tuo essere sa benissimo che sei impotente e che ogni minima cosa può tentarti.
Osho
SESSO
Il denaro è sicuramente associato con il sesso,
perché il sesso può essere comprato.
Tutto ciò che può essere comprato fa parte del
mondo del denaro. Ricordati una cosa: la tua vita sarà sempre vuota se
conoscerai solo cose che possono essere acquistate, che possono essere vendute.
La tua vita resterà assolutamente inutile se sei in contatto solo con delle
merci. Cerca di entrare in contatto con cose che non possono essere acquistate
e non possono essere vendute. Allora, per la prima volta, comincerai a mettere
le ali, per la prima volta potrai volare in alto.
Osho
Che
cos’è il denaro e perché, in un modo o nell’altro, crea un profondo disagio in
molte persone?
È una domanda molto difficile, perché
il denaro non è ciò che sembra. Il problema va molto più in profondità. Il
denaro non è solo ciò che vedi nelle banconote, è qualcosa che ha a che fare
con la tua interiorità, con la tua mente ed i tuoi atteggiamenti. Il denaro è
il tuo amore per gli oggetti, il denaro è il tuo mezzo di fuga dalle persone,
il denaro è la tua sicurezza contro la morte, il denaro è il tuo tentativo di
controllare la vita, il denaro è mille altre cose.
Il denaro è il tuo amore – per gli oggetti, non
per le persone. L’amore più semplice è quello per gli oggetti perché sono morti
e quindi possono essere posseduti facilmente. Puoi possedere una grande casa,
un palazzo – è facile possedere anche il palazzo più grande – ma non è possibile
possedere nemmeno un neonato: persino un neonato non ti consentirà di
possederlo, persino lui vorrà combattere per la sua libertà. Un neonato, per
quanto piccolo, è un pericolo per la persona che vuole possederlo. Si ribellerà
– diventerà un ribelle, ma non permetterà a nessuno di possederlo.
Le persone che non riescono ad amare gli altri
esseri umani, iniziano ad amare il denaro perché permette loro di possedere
delle cose. Più denaro hai, più cose puoi possedere – e più cose possiedi, più
puoi dimenticarti delle persone. Avrai molte cose ma non sarai per niente
soddisfatto, perché un appagamento profondo può verificarsi solo quando ami una
persona. Il denaro non può ribellarsi, ma non è neanche in grado di interagire,
questo è il problema. Ecco perché le persone infelici diventano molto brutte:
nessuno ha mai corrisposto al loro amore. Come fai a essere bello quando
l’amore non ti inonda, quando l’amore non scende su di te come una cascata di
fiori – come fai a essere bello? Diventi brutto. Diventi chiuso. Un uomo che ha
del denaro, o cerca in tutti i modi di ottenere del denaro, è infelice e avrà
sempre paura della gente, delle persone, perché se per caso dovessero
avvicinarsi, potrebbero anche cominciare a interagire con lui, potrebbero
condividere. Se permetti a qualcuno di avvicinarsi, devi anche permettergli una certa
condivisione. Le persone che amano gli oggetti diventano anche
loro degli oggetti, morti, chiusi. In loro non c’è niente che vibri, niente che
possa cantare e danzare – i loro cuori non battono più – vivono una vita
meccanica. Si trascinano, depressi, appesantiti
da migliaia di cose; senza alcuna libertà, perché solo l’amore può darti
la libertà, e l’amore può darti la libertà solo se sei in grado di dare libertà
all’amore.
Le persone che hanno paura dell’amore diventano
possessive nei confronti del denaro. Le persone che amano non sono possessive
riguardo al denaro: per loro non ha più tanta importanza. Se c’è, bene, possono
usarlo. Se non c’è, va bene lo stesso, perché l’amore è un regno che non può
essere acquistato con il denaro. L’amore ti dà una tale soddisfazione che puoi
anche essere un mendicante su una strada, eppure hai voglia di cantare se c’è
amore nel cuore. Se hai amato e sei stato amato, l’amore diventa la tua corona,
ti fa diventare un re.
Il denaro ti può solo rendere brutto. Non sono
contro il denaro, non ti dico di buttarlo via, perché quello è solo un altro
estremo: è l’ultimo passo di una mente avida. Una persona che ha sofferto tanto
per il denaro – che si è attaccata ai soldi e non è riuscita ad aprirsi, ad
amare nessuno – arriva alla fine a un tale stato di frustrazione che getta via
tutto il suo denaro, rinuncia al mondo e va sull’Himalaya…
poi entra in un monastero tibetano e diventa un lama.
Questa persona non ha capito niente. Se arrivi ad avere una certa comprensione,
è possibile usare il denaro. Ma certe persone non hanno alcuna comprensione e
così diventano o degli avari – che non riescono a usare il denaro – oppure dei
rinunciatari: rinunciare al denaro è per loro un modo di non diventare matti.
Per evitare le difficoltà nell’usarlo ci rinunciano completamente, e scappano.
L’unica cosa che non riescono a fare è usarlo, perché ne hanno paura.
Possono rinunciarci, ricordatelo bene. Ho visto
degli avari rinunciare al denaro completamente, totalmente. Un uomo aveva
fondato un’università a Sagar, in India. Io ho
studiato là. Quest’uomo era una persona molto rara,
il dottor Hari Singh Gaur. Non ho mai incontrato un uomo più avaro di lui. e non
ho mai nemmeno incontrato un rinunciatario più grande. Era perfetto in entrambi
gli aspetti. Per tutta la vita, non aveva mai dato in elemosina nemmeno un
centesimo, nessun mendicante che bussava alla sua porta aveva mai ricevuto
qualcosa.
Se nella sua città, Sagar, si veniva a sapere che un mendicante stava andando a
casa di Hari Singh per
chiedere l’elemosina, tutti si mettevano a ridere e dicevano: “Deve essere uno
appena arrivato in città”. Nessuno aveva mai ottenuto nulla. Non aveva mai dato
una rupia per nessuna causa, umanitaria o di altro genere. Non aveva mai dato un singolo centesimo per il Movimento di
Liberazione Indiano.
No, quella non era la sua abitudine. Era un avaro
perfetto e anche uno dei più grandi avvocati del mondo con tre uffici, uno in
India, uno in Cina e uno in Inghilterra. Lavorava quattro mesi in Inghilterra,
quattro mesi in India e quattro in Cina. Era uno dei migliori avvocati del
mondo. Aveva accumulato una gran quantità di denaro e poi alla fine donò tutti
i risparmi accumulati nella sua vita. L’intera università di Sagar è stata finanziata con le donazioni di un’unica
persona. È una delle università più belle.
Ma quando diede via il suo denaro, lo diede via
tutto. Questa sua donazione, sorprendentemente, fu così totale da non lasciare
neanche un centesimo per i suoi figli. Adesso stanno combattendo nei tribunali,
non hanno nulla, mendicano per la strada. L’avaro rimane un avaro fino alla
fine, persino quando rinuncia. Non diede nemmeno un centesimo ai suoi figli,
dovette proprio rinunciare a tutto.
Prima accumuli denaro come un pazzo, poi un giorno
comprendi di aver sprecato tutta la tua vita. E quando lo comprendi, te ne
spaventi, ma la vecchia abitudine persiste: ti è possibile dare via tutto, e
dimenticartene, e scappare, ma non condividerlo.
Se un uomo di grande saggezza ha del denaro, lo
condivide, perché i soldi non sono fine a se stessi, servono per vivere. Può
anche buttarlo via tutto, se sente che è necessario per vivere – che è
necessario per amare – ma non sarà una rinuncia, sarà un altro modo di
adoperarlo. La meta per lui è l’amore; il denaro non è mai il fine, ma solo il
mezzo. Ci sono alcuni che corrono dietro ai soldi: per loro, i soldi sono la
meta, l’amore è solo un mezzo.
Il denaro è un fenomeno molto complesso. Come mai
la gente, e così tanta gente, ne è ossessionata? Il denaro ha un certo
richiamo, un’attrazione magnetica. Il denaro è dotato di un fascino ipnotico,
questo fascino dipende dal fatto che lo puoi possedere completamente. È molto
docile, diventa tuo schiavo. L’ego ne è
molto soddisfatto. L’amore non è docile, l’amore è ribelle. Non puoi
possederlo. Puoi possedere una donna, puoi possedere un uomo, ma non puoi mai
possedere l’amore. Se possiedi una donna, la donna diventa come il denaro: un
oggetto. Se possiedi un uomo, l’uomo diventa denaro, un oggetto, uno strumento.
Un uomo è un uomo e una donna è una donna solo quando sono fini a se stessi,
non mezzi per ottenere qualcos’altro. Il denaro è uno strumento, e diventare
ossessionati dagli strumenti è la più grande sciocchezza che un uomo possa
compiere… e la più grande calamità.
Prima o poi, se sei contrario ai soldi, creerai un
paese sporco come l’India: tutto è sporco, ma loro pensano di essere dei grandi
esseri spirituali. Ecco perché le cose sono andate così male. Pensano che uno
debba chiudere gli occhi e non guardare all’esterno.
Bisogna guardare all’esterno perché il mondo è una
creazione divina. Bisogna guardare dentro perché è all’interno che siede il
creatore. Entrambi hanno il loro posto. Gli occhi sono fatti per aprirsi e per
chiudersi; non sono fatti per rimanere sempre aperti e nemmeno per rimanere
chiusi per sempre. Sono fatti per aprirsi e chiudersi. Quello è il ritmo,
dentro e fuori, dentro e fuori. Guarda all’esterno: un universo meraviglioso;
guarda dentro: una splendida divinità. E a poco a poco vedrai che l’interno e
l’esterno si incontrano, e si mescolano per diventare tutt’uno.
Osho, tratto da:
Tao: I Tre Tesori Vol. 2
#6 Edizioni Mediterranee
Il denaro non dovrebbe diventare la tua meta, ma
questo non vuol dire che devi rinunciarci e diventare un mendicante: usalo, è
uno strumento valido. Non sono contrario al denaro, non ho niente da dire
contro i soldi. Sto parlando di te e della tua possessività,
non del denaro. Il denaro può essere una cosa bellissima. Se non lo ‘possiedi’,
se non ne diventi ossessionato, può essere molto piacevole. Può darti tante cose, ma tante altre non può dartele: quando
lo adoperi puoi arrivare a capire cosa è in grado di darti. Il denaro può dare
tutto ciò che è esteriore – le cose del mondo – e non c’è niente di sbagliato
in questo. Non c’è niente di male nell’avere una bella casa. Non c’è niente di
male nell’avere un bel giardino: il denaro è in grado di procurartelo. Ma il
denaro non può darti l’amore, sarebbe chiedergli troppo.
Bisognerebbe aspettarsi solo ciò che è possibile,
non puoi chiedere l’impossibile… Aspettarsi che il denaro ti dia l’amore:
questo il denaro non può farlo. Ma non c’è niente di sbagliato in questo, non
arrabbiarti con lui! Non bruciarlo e gettarlo nel fiume… per poi ritirarti
sull’Himalaya. In primo luogo ogni uomo dotato di
qualche intelligenza non avrebbe mai fatto una richiesta simile: sei tu
sciocco, ecco tutto. Non c’è niente di sbagliato nel denaro.
Un monaco itinerante venne a trovarmi due o tre
anni fa; lui era assolutamente contrario al denaro. Non voleva nemmeno
toccarlo: questa è una nevrosi. Ci sono persone che non fanno altro che contare
soldi tutto il giorno, e anche di notte, nella mente, continuano a contare. Riservano
un tocco pieno d’amore solo al denaro, non toccano nessun altro in questo modo
affettuoso. Osserva i loro occhi quando vedono una banconota, scintillano. Ne sono ipnotizzati. Sono dei nevrotici. Poi
ci sono altri tipi di nevrotici… Questo monaco itinerante venne da me e non
voleva toccare i soldi. Gli dissi: “La vita sarà molto complicata per te, come
hai fatto ad arrivare fino a Bombay per visitarmi?”. Lui rispose: “Non è per
niente complicato” e mi indicò due uomini che erano con lui, i suoi discepoli. Loro potevano toccare il denaro, perché
non erano esseri così evoluti spiritualmente. Che idiozia! I discepoli potevano
comprare il biglietto del treno e portare con loro dei soldi, ma riguardo a se
stesso, lui diceva: “Io i soldi non li tocco, sono andato molto al di là”.
Gli chiesi: “Ma qual è il punto? Non solo usi il
denaro, ma stai anche usando due persone come se fossero le tue tasche. Hai
ridotto due persone, due esseri viventi, al ruolo di tasche – li hai
assassinati. Che c’era di male nel tenere i soldi nelle tue tasche?”
L’uomo disse: “Allora mi sembra proprio che tu sia
a favore dei soldi! Ma cosa possono darti? Possono forse darti l’amore? Possono
darti Dio?”
Risposi: “Sei stupido se chiedi al denaro di darti
l’amore oppure Dio: hai delle aspettative sbagliate. Il denaro non ti aveva mai
promesso tutto questo. Tuttavia ciò che il denaro promette, può farlo, ma non
ti ha mai promesso di darti l’amore. Se te lo aspetti da lui sei un idiota.”
Quelli che si aspettano
troppo dai soldi,
un bel giorno ne diventano i nemici. Allora scappano, allora non toccano più
denaro. Anche Vinoba (il più importante seguace di Gandhi)
chiude gli occhi se gli porti del denaro, non vuole vederlo. Che idiozia! Che
male c’è nel denaro? Quest’uomo deve avere ancora dell’avidità
nascosta da qualche parte, ci deve essere una ferita, altrimenti perché
chiudere gli occhi? Cosa c’è che non va in una banconota? È solo un pezzo di
carta, e tutti questi tipi ‘spirituali’ insistono sul fatto che è solo un pezzo
di carta. Se metti loro nelle mani un qualunque pezzo di carta, lo toccano, ma
se è una banconota, la gettano via come se fosse uno scorpione o una malattia
mortale.
La nevrosi può spostarsi da un estremo all’altro.
Adopera il denaro. È una cosa buona, fino al punto in cui può arrivare, e
arriva abbastanza lontano! Va abbastanza
lontano per quanto concerne il
mondo, basta non aspettarsi amore, perché questo appartiene all’interiorità,
all’essere interiore, e basta non chiedergli un’esperienza del divino, perché
questa è qualcosa di trascendentale.
Usa ogni cosa secondo quelle che sono le sue
capacità, non secondo i tuoi sogni. Allora sei un uomo sano, ed essere sano
significa essere santo. Non voler essere fuori dal comune, in alcun modo. Sii normale, comune, cerca solo una
maggiore comprensione in modo da riuscire a vedere la realtà. I soldi possono
essere usati, dovrebbero essere usati, perché possono darti un mondo
bellissimo.
Osho, tratto da:
Tao: I Tre Tesori Vol. 2
#6 Edizioni Mediterranee
C’è una cosa strana che mi succede da tanto
tempo e che non sono mai riuscita a spiegarmi: la gente, anche chi non mi
conosce molto bene, mi chiede soldi in prestito… e io non riesco a dire di no.
Le richieste provengono da amici, amici degli
amici, parenti, conoscenti, vicini di casa. E le cose non vanno quasi mai a
finir bene: tranne qualche eccezione, dopo un po’ l’interessato non si fa più
sentire e se mi incontra per strada fa persino finta di non vedermi. Quando mi
sono resa conto che la stessa storia continuava a ripetersi, ho tentato di
correre ai ripari: facendomi promettere dalla persona che il prestito non
avrebbe intaccato il nostro rapporto, o avvicinando persino chi si era già
allontanato e sollevandolo dall’obbligo di restituirmi i soldi. Ma i rapporti
si raffreddavano comunque.
C’era qualcosa che non andava, sia nei richiedenti
che in me: incapace di rifiutare la richiesta, per timore di perdere l’affetto della persona, finivo spesso
per perderlo comunque, talvolta assieme ai soldi.
Quando sono venuta a Pune,
dove non conoscevo quasi nessuno, non mi aspettavo di potermi trovare
invischiata nella stessa situazione. E invece, dopo poco, qualche richiesta
puntualmente è iniziata ad arrivare. Gli amici sannyasin,
con i quali ho condiviso questa mia difficoltà, mi hanno consigliato di
rilassarmi – di meditare – forse col tempo avrei trovato la soluzione.
Una delle meditazioni che preferisco è
La musica ora si spegne e noi ci distendiamo, in
silenzio. E nel silenzio si è aperta una porta da qualche parte ed è arrivata
un’intuizione. Improvvisamente mi è stato chiaro il perché di tutte quelle
ripetizioni: le persone che continuavano a chiedermi soldi in prestito, io che
non sapevo dire di no e loro che non solo non me li restituivano, ma che si
allontanavano anche da me. Era un’offerta dell’esistenza alla mia poca capacità
di vedere: dai e dai, senza stancarsi e senza giudicarmi persa, mi riproponeva
lo stesso schema. Finalmente ho capito: dietro tutto quel mio dare, c’era il
mio nascostissimo attaccamento al denaro, ma,
soprattutto, la convinzione (sempre negata in superficie, credendomi sincera)
che col denaro si possono ottenere delle cose, il favore della gente, il loro
amore – si possono legare a sé le persone. Quindi anche i figli, ai quali non
prestavo, ma davo ripetutamente denaro: era per legarli a me, senza
assolutamente sapermelo dire. Anche l’aver deciso di cedere i miei averi –
l’essermene venuta a Pune in quasi povertà – non mi
ha liberato da questi falsi convincimenti, e infatti lo stesso schema
continuava a ripetersi. Ma non si può continuare a dare agli altri delle cose –
invece di amore – per essere benvoluti… non funziona. E ho capito anche che
solo la meditazione può aiutarmi ad aprire porte e finestre, a fare entrare
aria profumata di amore, di compassione.
Così, finalmente, il mio cuore si è riaperto a
Osho – ah, non ve lo avevo detto ma di recente avevo ‘litigato’ con lui… ma non
per questioni di soldi!
di Ma Nirava Vasu
PARTE DODICESIMA: Nonostante il suo stato fisico si stia
sempre più aggravando, questo è per Osho un periodo di grande creatività:
Alla fine di marzo del
Il clima dei discorsi continua a essere sempre
giocoso: sono punteggiati da piccole prese in giro e scherzetti – che
coinvolgono specialmente chi legge il sutra o le
domande alle quali poi Osho risponde, e molto spesso anche il cameraman,
tedesco ed efficientissimo, il Nishkrya di cui
tuttora si sente parlare così tanto nei videodiscorsi
di quel periodo – e inframmezzati dalle risate che seguivano le barzellette,
che Osho aveva iniziato a definire le sue ‘preghiere’.
È proprio prendendo spunto da una barzelletta
– che contiene il grido di gioia ‘Yaa–Hu!’
– che Osho invita il suo cameramen a gridare appunto
‘Yaa–Hu!’ per dare inizio alle prime meditazioni del let go, che solo qualche mese più tardi
troverà la sua forma definitiva. Questo nuovo mantra
– un inno alla gioia e alla celebrazione, un invito a non prendersi troppo
sul serio – diventa per un po’ usatissimo in tutta la comune.
“Davamo
il benvenuto a Osho, quando
entrava e usciva dalla Buddha Hall, alzando le
braccia e urlando all’unisono… “Yaa Hu!” La cosa lo divertiva moltissimo. Ogni notte, quando
Osho andava a dormire, gli rimboccavo le coperte prima di spegnere le luci e
uscire dalla stanza. Mentre lo facevo, Osho mi guardava con occhi sorridenti e
mi diceva: “Yaa Hu! Shunyo”. (1)
Che l’obiettivo però non fosse un puro e semplice
farsi quattro risate in compagnia divenne chiaro qualche sera dopo l’inizio di
questa serie di discorsi.
Mentre Osho, all’interno della Buddha
Hall, risponde a una domanda riguardante il silenzio si alza un forte vento a
raffiche: è arrivato uno di quei temporali tropicali improvvisi, e fra gli
ascoltatori scoppia qualche risolino isterico (l’elettricità nell’aria, il
nervosismo per l’arrivo della pioggia). Osho non smette di parlare, ma queste
risa isteriche continuano e si diffondono, disturbando l’atmosfera di
meditazione, e così Osho si interrompe – per un po’ c’è solo il suono del vento
e della pioggia, nel silenzio generale. Ma poi di nuovo le risate isteriche
riprendono e Osho dice:
“Questo non c’entra… sono risate fuori posto.”
Ma le risate isteriche non si interrompono e così
lui si alza fra la costernazione generale, saluta e se ne va.
Ormai lontano dal microfono, solo quelli delle prime file riescono a sentire le
sue parole di commiato: “Non aspettatevi che domani sera venga qui!”
“La sera dopo, Osho tornò a parlarci in Buddha Hall e da quella sera l’auditorio non fu più un
pubblico, ma un’assemblea di meditatori. La qualità del nostro ascolto era
cambiata e ancor oggi, sebbene egli non sia più nel corpo, quando arrivano
persone nuove, avvertono subito quell’atmosfera
insolita, riconoscendone il valore e inserendosi con la stessa facilità con cui
ci si infila un guanto di seta.” (1)
Rispondendo a un suo
discepolo che gli ha inviato un’accorata lettera di scuse per l’episodio della
sera prima, Osho chiarisce che non si tratta di scusarsi – non è che si fosse
offeso per qualche mancanza di rispetto – e continua:
“Volevo farvi sapere che
sebbene non sia un maestro zen vecchio stile, anch’io posso colpire, a modo
mio, e in maniera più sofisticata. Anch’io colpisco i vostri attaccamenti, il
vostro ego; distruggo il vostro darmi per scontato, perché un giorno
all’improvviso me ne andrò, proprio come se ne andrà questo temporale, e prima
di andarmene mi piacerebbe che voi arrivaste a fiorire come delle rose, le più
grandi possibili. Quando vi vedo in silenzio, pieni di pace – o anche immersi
in una risata che arriva da quel silenzio e da quella pace, ma non da una
reazione isterica… ieri ho dovuto andarmene perché qualcuno fra di voi si è
comportato in maniera così inconsapevole che c’era davvero bisogno di farglielo
notare, questo non è un posto dove potete rimanere inconsapevoli. Tutto lo
scopo del vostro essere qui è di diventare più svegli, più consapevoli. Se
arriva un temporale, cosa c’è di male. Potevate ascoltarne la musica – godere
del suono delle foglie che cadono. Potevate imparare qualcosa di importante. Ma
invece di imparare alcuni, pochi, fra voi si sono comportati in maniera molto
stupida. Ho dovuto colpirvi, forte, sapendo che questo avrebbe provocato
lacrime…
Il
ridere è meraviglioso quando nasce dalla
comprensione, dall’innocenza. Quando nasce
dall’isterismo è stupido, poco salutare.
Ma se vedo che sto
parlando e voi cominciate a ridere senza ragione, quando non c’entra niente,
questo vuol dire che o sono io nel posto sbagliato o siete voi nel posto
sbagliato. Se l’incidente di ieri vi ha reso più consapevoli, vi ha fatto
comprendere qualcosa, allora è stata una benedizione, pur senza sembrarlo al
momento.
Ho usato la risata come
uno stratagemma per svegliarvi. Mai nessuno nell’intera storia dell’umanità lo
aveva mai fatto. Sto utilizzando il ridere come una meditazione perché niente
vi rende così totali come una risata, niente vi fa smettere di pensare così
tanto come ridere. Per un attimo non siete più una mente. Per un attimo non
siete più nel tempo. Per un attimo siete entrati in un altro spazio, dove siete
totali, e interi… guariti.” (2)
E sul riso, e sulle
lacrime, Osho crea appunto
“La prima parte sarà Yaa-Hu! – per tre ore – e le persone rideranno,
senza una precisa ragione. Ogni volta
che si accorgeranno che la loro risata sta svanendo, basterà gridare Yaa-Hu! – e comincerà di nuovo. Scavando in continuazione
per tre ore rimarrete sorpresi di quanti strati di polvere si sono accumulati
sul vostro essere. Questo processo ve ne sbarazzerà in un solo colpo. Sette
giorni, di continuo, tre ore al giorno… e la trasformazione a cui andrete
incontro sarà inimmaginabile. Questa prima parte rimuove tutto ciò che vi
impedisce di ridere – tutte le inibizioni del passato, tutta la repressione. Vi
porta in un nuovo spazio dentro di voi, ma dovete procedere ancora di qualche
passo prima di entrare nella parte più intima del vostro essere, perché avete
represso anche così tanta tristezza, così tanta disperazione, così tanta ansia,
così tante lacrime – ed è rimasto tutto là a ricoprire e distruggere la vostra
bellezza, la vostra grazia, la vostra gioia.
Si tende a reprimere il
dolore, nessuno lo vuole provare.
Non volete star male, e così continuate a reprimerlo, a evitarlo, a guardare da
qualche altra parte. Ma il dolore rimane. E vita dopo vita continua ad
accumularsi in voi stessi: diventa quasi una dura
corazza di dolore inespresso.
Ecco perché quando vi
viene detto di andare dentro di voi non lo fate. La ragione è perché sapete che
andando dentro incontrerete il dolore, miserie, sofferenze e agonia. È meglio
rimanere in superficie – sempre occupati, indaffarati. Non rimanete mai da
soli, perché questa solitudine potrebbe portarvi ad andare dentro. Da soli,
senza aver nulla da fare può succedere che si cominci a guardare dentro di sé…
e se ti guardi dentro troverai tutte due le cose, il riso e il pianto.
Quando qualcuno vuole
andare all’interno di se stesso troverà prima uno strato di risate e poi uno
strato di dolore, di lacrime. E così per sette giorni dovrai permettere a te
stesso di piangere, lamentarti – senza alcuna ragione – le tue lacrime sono
semplicemente lì, pronte per essere versate.
Questa è assolutamente la
mia meditazione.
È questa la mia esperienza
in molte meditazioni, che quello che bisogna fare è infrangere questi due
strati dentro di voi. La vostra risata è stata repressa a lungo: vi hanno detto
di non ridere, di essere seri. Non vi è permesso di ridere in chiesa o a
scuola.
E così il primo strato è
di risate, ma quando queste risate saranno finite vi troverete pieni di
lacrime, di dolore. Ma anche quello sarà un fenomeno veramente liberatorio. Vi
libererete di vite e vite di sofferenza e dolore.
Se riuscirete a liberarvi
di questi due strati avrete trovato voi stessi. La società ti ha fatto un grave
danno reprimendo le tue risate e le tue lacrime.
Piangere, lamentarsi,
ridere sono cose molto salutari. Ora anche
in campo scientifico si sta scoprendo che piangere e ridere aiutano
enormemente a mantenersi sani, non
solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico. Vi sto dando una tecnica
davvero fondamentale, nuova, fresca. E senza dubbio si diffonderà in tutto il
mondo, perché i suoi effetti sono evidenti, mostrano come si diventa più
giovani, pieni d’amore, più armoniosi. Più flessibili, meno fanatici, con più
gioia e celebrazione.
Questo mondo ha veramente
bisogno di pulire il proprio cuore da tutte le inibizioni del passato. Risate e
lacrime possono farlo. Le lacrime ti libereranno dall’agonia che è nascosta
dentro di te, e le risate ti toglieranno tutto ciò che ti impedisce di essere
veramente estatico. Una volta imparata questa arte ti chiederai sorpreso perché
fino a ora non ti fosse mai stata insegnata. La ragione è che nessuno ha mai
voluto che l’umanità avesse la freschezza di una rosa, la sua fragranza, la sua
bellezza. Ecco perché ho chiamato questa serie di discorsi The Mystic Rose. (3)
Dall’Aprile ‘88 Osho inizia la serie di discorsi “Live Zen”; d’ora in poi continuerà a
parlare solo sullo Zen: l’unica tradizione che ancora produce fiori di totale
consapevolezza, la definisce, che privilegia l’immediatezza – il qui e ora
– che usa ogni stratagemma possibile per portare all’esperienza della non
mente. (Vedi anche OTI aprile 2000).
I problemi fisici continuano a impedire a Osho di
tenere discorsi tutti i giorni. È dopo un’assenza piuttosto prolungata, tre
settimane, che egli da la forma definitiva alla meditazione (il let go) che si tiene alla fine del discorso
e che è suddivisa in più parti:
“La prima parte è gibberish, questa parola deriva dal mistico sufi Jabbar, che non ha mai
parlato alcun linguaggio con un senso compiuto, pronunciava solo una serie di
parole senza senso. Ma aveva lo stesso migliaia di discepoli perché quello che
voleva dire era chiaro: ‘La tua mente non è nient’altro che un’accozzaglia di
cose senza senso. Lasciala perdere e potrai avere un assaggio del tuo vero essere’. Per fare gibberish non
dire cose che hanno un significato, non usare un linguaggio che conosci.
Esprimi semplicemente qualunque cosa ti viene in mente senza preoccuparti se
sia o meno razionale, ragionevole… se abbia un qualche significato. Lascia da
parte il linguaggio e la mente. Da questo nascerà, nella seconda parte, un
grande silenzio – chiudi gli occhi, mantieni il tuo corpo seduto
immobile e raccogli tutta la tua energia dentro di te. Rimani qui e ora.
Lo Zen non si può comprendere in nessun altra maniera. Nella terza parte ti
dirò di lasciarti andare e allora rilassa il corpo e lascialo cadere, senza
sforzo, senza controllo da parte della mente. Ogni parte inizierà con Nivedano che dà un colpo di tamburo.
Prima che Nivedano dia il via ci sono alcune cose che vi voglio dire…
Mi è dispiaciuto molto che
non mi sia stato possibile per così tanti giorni essere fisicamente qui con
voi, ma sono anche molto contento che non vi siate mai persi la mia presenza.
Ero nei vostri cuori. Ero nel vento e nella pioggia. Ero nelle vostre lacrime e
nel vostro gibberish.
Ero assolutamente presente
qui con voi – e quelli che erano consapevoli, presenti, lo sanno bene. Ero
assente solo per quelli tra di voi che erano loro stessi assenti,
inconsapevoli. Almeno oggi vedete di non andare da nessun’altra
parte.
Nivedano… dà il primo colpo di
tamburo…
Questo è l’inizio e la
fine della serie ‘Live Zen’.
Quello che potevo dire, ve
lo ho detto. Quello che non potevo dire, ve l’ho dato.” (4)
Sempre di questo periodo è
la creazione del gruppo No Mind: un’ora di gibberish, seguita da un’ora di meditazione in silenzio,
tutti i giorni per una settimana. E continua anche così l’accento posto sullo
Zen, di cui Osho dice: ‘Zen non è una parola, ma solo l’ombra di un’esperienza.
Tu sei la realtà! Tutto il resto è solo un commento, non essenziale”. (5)
Ne parla quasi come della
summa di tutto il suo lavoro di oltre trent’anni,
perché lo Zen – dice – è più vicino alla scienza di qualunque altra tradizione
‘religiosa’, in quanto non richiede alcuna fede. Chiede solo un’intensa, continua
ricerca all’interno di sé, un approfondirsi della consapevolezza – un rilassato
sedimentarsi di questa consapevolezza così che si possa arrivare alle proprie
radici, che sono poi le stesse dell’intera esistenza.
Ne parla in quel modo anche perché chi lo ascolta
è pronto, pronto per l’esperienza stessa:
“Chi è rimasto con me lo ha fatto perché ha
cominciato a sentire l’essenza della meditazione, a poco a poco. Ha trovato
qualcosa e ora è sicuro che c’è molto di più. Io metto a vostra disposizione
questa atmosfera di meditazione. Ogni genere di persone ne può avere qui la sua
piccola esperienza. E quella piccola esperienza inizia a crescere, proprio come
un seme fa nascere un grande albero, che quasi raggiunge le stelle. Chi era
interessato a cose non essenziali è venuto e poi se ne è andato, in questi trent’anni sono passate migliaia e migliaia di persone. é rimasto solo chi è interessato a
scavare veramente per questo tesoro nascosto, e ora stiamo arrivando
all’esperienza più preziosa, sempre più nel profondo. (6)
Commentando gli aneddoti della tradizione zen,
Osho chiariva anche che ciò che era stato tramandato erano solo queste piccole
storie – questi dialoghi di cui spesso era difficile capire come potessero
portare a una immediata illuminazione – ma dietro di esse c’erano una lunga
disciplina di meditazione, di comprensione, anni e anni di lavoro, di vita
semplice legata alla quotidianità, di consapevolezza portata in ogni momento
della propria vita – di essere il più possibile nel qui e ora. E da qui nasceva
la rinnovata enfasi data, in questo nuovo contesto, al lavoro come meditazione,
uno strumento per portare la consapevolezza in ogni momento della giornata, per
portare le occasioni di totalità e di silenzio interiore anche al di là, al di
fuori, dei quotidiani discorsi di Osho e delle tecniche di meditazione.
“E Hyakujo fece in modo
che nel suo monastero tutti lavorassero. E questo non vuol dire che volesse
impedire ai suoi monaci di meditare. Si poteva lavorare nei campi, o facendo
legna o trasportando l’acqua dal pozzo. Si poteva fare di tutto, ma la cosa
importante era che qualunque attività fosse fatta con consapevolezza, in
meditazione.
Il lavoro dovrebbe essere una meditazione. E il
lavoro così diventa molto più creativo perché non ha una dimensione puramente
economica. È un’espressione del tuo stato di meditazione, della tua gioia, del
tuo star bene.
…L’idea che non ci sia contraddizione fra lavoro e
meditazione, che la meditazione può continuare in qualunque cosa facciate. È
quello che vi ripeto ogni giorno, il vostro buddha
deve continuare, sotterraneo, in ogni vostra attività. (7)
“L’esperienza che accade in meditazione deve
essere presente in tutte le attività della tua giornata. Sia che tu stia
cucinando o lavorando in un ufficio o in un negozio – qualsiasi tipo di vita tu
faccia, la tua meditazione è di rimanere attento, consapevole in ogni cosa che
fai.
Più vivi così la tua meditazione, più diventa
un’esperienza reale, più fa parte dell’esperienza di ogni giorno, meno
possibilità ci sono che ti venga portata via dalle vecchie abitudini”. (8)
E così con le meditazioni, con il lavoro (o la
partecipazione a gruppi di crescita interiore) e con l’appuntamento serale del
discorso in Buddha Hall – con il suo let go alla fine – Osho andava delineando una specie di
‘giornata zen’, in cui la crescente consapevolezza si
accompagnava alla quotidianità. Sempre più spesso i problemi di salute, che si
stavano aggravando nonostante i trattamenti, gli impedivano di essere presente
fisicamente in Buddha Hall, in quel caso veniva
presentato un video di qualche discorso precedente.
(Continua sul numero di
luglio)
NOTE:
1. Shunyo, "I miei
giorni di luce con Osho" Ed. Il Cigno
2. Osho, Yaa-Hoo! The Mystic Rose #21
3.
Osho, Yaa-Hoo! The Mystic Rose #30
4.
Osho, Live Zen, #17
5.
Osho, This, This, A Thousand Times This #13
6.
Osho, The Miracles #9
7.
Osho, Hyakujo: The Everest of Zen #5
8.
Osho, Isan: No Footprint in the Blue Sky #2
L'uomo è nato come seme. Accettare questo stato di
seme per l'intera vita è il più grande errore che si possa commettere. Milioni
di persone nascono come semi, giovani, freschi, con delle enormi potenzialità
di crescita. Ma sic-come accettano di passare tutta la vita solamente come
seme, finisce che muoiono come semi, ormai marci, nelle loro vite non succede
mai niente. Il simbolo della rosa mistica sta a significare che se l'individuo
si prende cura di questo seme che ha in sé dalla nascita, gli fornisce il giusto
nutrimento, gli da il clima e l'atmosfera giusti, inizia un percorso nel quale
il seme può iniziare a crescere... allora la conclusione di questa crescita, la
fioritura, è simbolizzata dalla rosa mistica – quando l'essere sboccia, e apre
tutti i suoi petali e inizia a diffondere la sua meravigliosa fragranza. Se non
sbocci in una rosa mistica la tua vita rimane una faccenda del tutto futile.
Sei nato inutilmente, vivi inutilmente, morirai inutilmente. La tua biografia
può essere raccontata con una parola sola: futilità.
Ma se riesci a sbocciare e a esprimere il tuo
potenziale, hai soddisfatto le aspirazioni dell'esistenza. Le hai restituito
quella stessa fragranza che era stata nascosta nel tuo seme. Il tuo destino si
è compiuto. I mistici non sono mai stati d'accordo sul fatto che l'uomo potesse
essere il frutto finale: l'uomo è un preludio. Non bisogna morire rimanendo
fermi all'inizio: è brutto, un insulto alla tua dignità. L'uomo dovrebbe
raggiungere il suo compimento – non solo per la sua soddisfazione, ma per la gratificazione
dell'intero cosmo. E questo il segreto della rosa mistica. E in alcune
tradizioni la rosa mistica è chiamata anche magica. C'è di sicuro una certa
magia quando osservi dentro di te lo sbocciare di questa rosa, la sua bellezza,
la sua divinità, e la sua verità. Non puoi credere ai tuoi occhi. Non ti sei
mai immaginato, neppure per sogno, che dentro di te ci possa essere una tale
abbondanza, che la tua potenzialità abbia un valore così gran-de, che la tua
interiorità contenga un tesoro inesauribile.
Questa esperienza è un tale mistero che non è
possibile svelarlo. Puoi farne esperienza, ma non spiegarlo: è questo il
significato del termine mistico. E un'esperienza che praticamente ti
ammutolisce. Non riesci a dire una sola parola che possa trasmettere qualcosa
di quella rosa, la sua bellezza, la sua fragranza, la sua danza, la sua musica
– nessuna parola ne è all'altezza. E questa non è una rosa come tutte le altre:
non sfiorisce. Non è che alla mattina sbocci, e poi per tutto il giorno danzi –
cantando, giocando col vento, la pioggia e il sole – e alla sera ormai tutti i
suoi petali sono caduti... e l'indomani non ne resterà neppure una traccia.
Questa tua intima rosa è eterna. Una volta che l'hai trovata, resterà sempre
dentro di te.
OSHO, TRATTO DA: Satyam Shivam Sundram. #18
NON C'È PASSATO,
NON C'È FUTURO -
SOLO QUESTO ISTANTE...
QUESTO SILENZIO È LET GO.
NON LO STAI CREANDO TU.
TI CIRCONDA.
STA PERVADENDO QUESTO POSTO.
E TUTTO INTORNO A TE.
SE RIESCE A RAGGIUNGERE IL TUO CUORE,
AVRAI COMPRESO
MOLTO DI PIÙ DI CIÒ CHE
CHIUNQUE POSSA SPIEGARTI
SUL LET GO.
OSHO
Yaa-Hu!
Yaa-Hu!
Una
splendida ragazza americana sta guidando la sua auto attraverso una riserva
indiana nel Far West, quando improvvisamente rimane senza benzina.
Fortunatamente
un giovane indiano che passa di lì a cavallo accetta di accompagnarla fino alla
più vicina stazione di servizio. Lei monta dietro di lui e cominciano ad
andare, con l'indiano che ogni pochi minuti lancia un urlo selvaggio e penetrante,
a cui risponde l'eco dalle colline circostanti. Finalmente arrivano, lei smonta
e l'indiano si allontana al galoppo, gridando un ultimo: "Yaa-Hu!
Yaa-Hu!". "Mio dio signorina," dice il vecchietto della pompa di
benzina, "cosa stava facendo a quel ragazzo indiano per farlo urlare in
quel modo?".
"Ma
niente" risponde la ragazza "ero semplicemente a cavallo, seduta
dietro, tenevo le braccia attorno alla sua vita, e con tutte e due le mani mi
reggevo al pomo della sella."
"Signorina"
fa il vecchietto scuotendo la testa "gli indiani non usano la sella!"
DISCEPOLI
E MAESTRO
"Per me
essere maestro o essere discepolo è solo una finzione. La differenza è molto
piccola: qualunque cosa io sia, ne sono consapevole; qualunque cosa voi siate,
non ne siete consapevoli. E questa differenza non rende uno superiore e l'altro
inferiore. Voi siete esattamente lo stesso "animo universale” che Buddha, Zarathustra
o Bodhidarma hanno realizzato di essere. Avete in ogni momento la possibilità
di arrivare a questa esperienza suprema, alle radici primarie del vostro
essere, e ogni differenza fra maestro e discepolo così scompare. Il lavoro di
un maestro è davvero strano. Distrugge in continuazione questo suo essere
maestro man mano che vi rende sempre più consapevoli. Il giorno che diventate
totalmente consapevoli — e mi riempirà di gioia vedere questo mio giardino
pieno di rose — non ci sarà alcuna diversità fra il mio cuore e il vostro
cuore.
Siamo tutti
parte del battito del cuore dell'universo. E in ogni maniera possibile — e persino
in modi impossibili — sto tentando di farvi raggiungere una sincronicità con
quell'universo, col vostro essere reale e originario."
OSHO, TRATTO
DA:
Yaa-Hoo! The Mystic Rose # 21
nel loro
piccolo…
…possono
aiutarti quando il tuo amore ti abbandona: possono farti comprendere
l’importanza di essere nel momento - qualunque cosa il momento ti stia
offrendo.
Ogniqualvolta il mio coordinatore, nel
forno della comune, mi chiede: “Veetrag, hai voglia
di fare questo?”, dal suo tono di voce si può essere sicuri che sarà uno di
quei lavori che terrorizzano tutti in cucina, come rompere qualche centinaia di
uova o tagliare alcuni sacchi di cipolle – tutto da solo. In questo momento poi
sto passando un periodo di grande vulnerabilità per cui non riesco a
lamentarmi, o a ribellarmi e dire chiaramente che preferisco andare invece a
fumarmi una sigaretta. La settimana scorsa, ad esempio, proprio a quest’ora ero alle prese con 300 limoni che dovevano essere
lavati, tagliati e spremuti per uno dei nostri dolci più squisiti: la torta al
limone. Nonostante il lavoro fosse di per sé piuttosto deprimente, la mia
reazione è stata ancora più incredibile. Non solo sono riuscito a finire il
lavoro tutto da solo, ma mi sentivo persino pronto a fronteggiare qualche centinaio
di limoni in più! La mia sola ricompensa è stata uno sguardo un po’ incredulo,
ma pieno di gratitudine, da parte del mio coordinatore.
Adesso magari vi state domandando che cosa c’entra
tutto ciò con la rottura della mia relazione d’amore. E invece c’entra!
Diventerà tutto chiaro man mano che vi racconto la storia. Qualche mese fa,
quando sono stato colpito dalla mia personale ‘bomba del millennio – Y2K – e
cioè la mia ragazza mi ha comunicato che la nostra lunga storia d’amore era
finita, il mio cervello è crashato, proprio come un
computer che va in sovraccarico. Mi sembrava che fosse arrivata la fine del
mondo! Vedevo chiaramente la realizzazione di tutte le profezie di Nostradamus. Da quel momento in poi poteva solo andare
peggio.
I giorni successivi sono rimasto nella mia camera,
soffrendo e piangendo amare lacrime, e chiedendomi come avessi fatto ad
arrivare a questo punto. Aspettavo con impazienza l’olocausto nucleare. Nel
frattempo leggevo tutto ciò che Osho ha detto sulle relazioni, l’amore, la gelosia,
il lasciarsi… e su tutte le gioie della solitudine. I miei amici poi –
anzi tutti quanti qui nella comune – cominciavano a darmi delle strane
occhiate, piene di significato: le notizie sulla fine di una storia d’amore
viaggiano veloci, spesso il diretto interessato è l’ultimo a saperlo.
Sono riuscito persino a classificare cinque tipi
di sguardi diversi:
1. “Lo so come si sta in questi casi … poverino!”
2. “Io lo sapevo che andava a finire così!”
3. “L’ho vista col suo nuovo boyfriend.”
4. “Come stai, posso consolarti?”
5. “Non posso crederci!”
Nel complesso tutto questo mi faceva sentire anche
peggio. Mi sentivo ‘obbligato’ a scoppiare in lacrime e a crollare fra le loro
braccia. Tutti mi sommergevano con le loro intuizioni, suggerimenti e fazzolettini
di carta. Ho ricevuto almeno una dozzina di ‘discorsi’ sulle relazioni e mi
hanno consigliato cinque o sei tipi diversi di sedute di counseling.
Mi sono stati rivelati nuovi misteri. L’esistenza mi ha ricolmato da tutte le
direzioni. Ho cominciato a scoprire che quasi tutti i miei amici sono mistici
di grande profondità e chiarezza.
Il consiglio migliore me lo ha dato un sedicenne,
con cui dieci anni fa ogni tanto giocavo a pallone. “Tranquillo amico! Dai, è
l’occasione giusta per trovati subito un’altra ragazza!” Adesso era lui a
giocare con me. Tutto ciò ha confermato la mia fiducia nelle leggi del karma.
Tu scherzi con qualcuno quando ha sei anni e poi è lui a scherzare con te.
Ho compreso che ci sono molte scuole filosofiche
su questo vasto soggetto del conflitto uomo-donna. Una particolare scuola di
pensiero – verso la quale mi sentivo istintivamente attratto –
proclamava: ‘Le donne sono tutte delle streghe!’. Ma ho scoperto che questa
profonda verità dura solo il tempo di bersi una birra e fumarsi una sigaretta.
In ogni caso ero grato che tutta questa gente avesse condiviso con me le
profondità del loro cuore. In realtà mentre mi venivano rivelati tutti questi
segreti, ero consapevole di un’unica, profonda verità: eccomi qua solo e
infelice mentre la mia ragazza è felicissima… con qualcun altro.
Nonostante tutto questo aiuto da parte dei miei
amici, soffrivo ancora, anzi soffrivo anche di più. Nessuna analisi di
qualsiasi tipo riusciva ad aiutarmi. Mi sentivo come se fossi seduto sui dei
carboni accesi cercando di studiare e capire le leggi fisiche che governano la
trasmissione del calore.
Il momento della verità è arrivato quando uno dei
miei amici mi ha detto: ‘Sei fortunato tu a essere da solo!’ e mi ha offerto di
andare da qualche parte insieme a lui per bere qualcosa e celebrare. Lui è da
lungo tempo in una relazione molto stretta e invidiava la mia libertà. E così
mi ha colpito il fatto che nessuno sembra essere contento e rilassato,
qualunque sia la situazione: io ero infelice perché la mia relazione era finita
e lui era poco contento della sua anche se continuava da tempo! Che si tratti
di una storia d’amore, di noia, di dolore per una separazione o di spremere 300
limoni, la mente continua a resistere, a opporsi.
Anche tutta questa mia meditazione era in realtà
finalizzata verso un risultato, mi interessava come mezzo per eliminare la
sofferenza. Osservavo il dolore solo perché potesse svanire, tutto aveva lo
scopo di evitare qualsiasi emozione stessi provando nel momento. Ero molto più
interessato a evitare il dolore che a osservarlo, e l’osservare diventava così
solo un trucco della mia mente.
Tutto ciò che riuscivo a fare era farmi consolare
dai miei amici e trovare una ‘scappatoia’ nella meditazione. Ho scoperto di non
avere la benché minima comprensione dell’osservare o della meditazione. E
questo è stato un altro bello shock! Anche il mio ego spirituale è andato in
frantumi. A quel punto ho deciso di affrontare il dolore, di non sfuggirlo:
star male, piangere… se c’era, c’era. Non ho più provato a guardarlo e a fare
di questa osservazione un cerotto da attaccare sulla ferita. Ho abbracciato il
dolore senza alcun tipo di copertura, lasciando perdere questa idea di doverlo
osservare, che nascondeva il tentativo di sfuggirlo a tutti a costi. Non sono
rimasto lì a ripetere grandi parole come fiducia, lasciarsi andare e
accettazione, anche perché non avevo idea del loro vero significato. E così mi
sono messo di fronte al mio dolore, spogliato di tutte le tecniche, i metodi e
le consolazioni. Mi sono sentito assolutamente impotente. Tutto ciò che ero,
era dolore! Persino la parola ‘dolore’ non riusciva a emergere in questo vuoto.
Sorprendentemente, in quei momenti ho cominciato a
sentire una certa calma. Le lacrime scorrevano ma sotto c’era un senso di pace
e di benessere che non nasceva affatto da un qualche sforzo. Ero semplicemente
in armonia con ciò che era. A quel punto ho cominciato anche ad affrontare la
separazione dalla mia ragazza. Non che ora abbia raggiunto davvero una grande
comprensione di lei, o di me stesso, ma sono più rilassato. Il dolore c’è
ancora, ma sono più tranquillo. Opporsi al
dolore crea una resistenza verso la situazione. Da allora, quando comincio a
soffrire, riesco a rilassarmi.
Ho scoperto che affrontare il dolore non è un
problema; il problema reale è la paura e il fatto di volerlo evitare. Se sono
felice, ho paura che questa felicità finisca. Se soffro, ho paura che il dolore
duri per sempre.
A questo punto il problema reale per me non è la
relazione, i soldi o l’illuminazione. Il problema reale è se ho abbastanza
fegato da rimanere in qualunque situazione la vita mi offra. Se posso fare
questo, posso dare una qualità alla mia vita, qualsiasi cosa mi succeda… anche
se mi ritrovo a spremere 300 limoni!
Adesso faccio il pane tutte le mattine, e mi sento
molto più aperto e disponibile a tagliare e spremere i limoni. Ho anche meno
paura di soffrire. Non cerco la mia libertà nel fatto di decidere se tagliare i
limoni oppure no.
Se ci sono dei limoni, li taglio.
Se arriva il dolore, lo affronto.
Se arriva la gioia, inizio a
cantare.
Sw.. Veetrag
L’AMORE È UN PRODOTTO NATURALE,
ARRIVA QUANDO VIENE
E INIZI IMPROVVISAMENTE A FIORIRE,
A SBOCCIARE, A ESPRIMERE
IL POTENZIALE DELLA TUA FRAGRANZA.
Osho
risponde a un discepolo che gli ha chiesto come può amare meglio e chiarisce
che l’amore è prodotto dell’accettazione di se stessi e dalla meditazione:
sboccia solo, già perfetto, quando arriva la sua stagione
L’amore basta a se stesso. Non ha bisogno di
miglioramenti. È perfetto com’è; non ha bisogno in alcun modo di diventare più perfetto. Il desiderio stesso
di migliorarlo mostra che c’è un fraintendimento dell’amore e della sua natura.
Puoi avere un cerchio perfetto? Tutti i
cerchi sono perfetti di per sé: se non sono perfetti, non sono cerchi.
La perfezione è inerente al cerchio e la stessa
legge vale per quanto concerne l’amore. Non puoi amare di meno e non puoi amare
di più, perché non si tratta di una quantità. È una qualità, non si può
misurare.
La domanda stessa mostra che non hai mai provato
il gusto reale dell’amore, e cerchi di nascondere l’assenza di questo amore con
il desiderio di ‘amare meglio’.
Nessuno che conosca l’amore potrebbe porre questa domanda.
L’amore non deve essere considerato
un’infatuazione biologica – quella è lussuria, desiderio, ed esiste in tutti
gli animali; non è nulla di particolare, esiste persino negli alberi. È il modo
in cui la natura si riproduce. In questo non c’è niente di spirituale, e niente
di particolarmente umano.
La prima
cosa da fare, quindi, è distinguere con molta chiarezza tra il desiderio e
l’amore. Il desiderio è una passione cieca; l’amore è la fragranza di un cuore
tranquillo, silenzioso, meditativo. L’amore non ha nulla a che fare con la
biologia o la chimica o gli ormoni. L’amore è il volo della tua consapevolezza
verso reami più alti, oltre la materia e oltre il corpo. Quando arrivi a
comprendere la qualità trascendentale dell’amore, allora non è più il problema
basilare.
Il problema basilare è come trascendere il corpo,
come arrivare a conoscere qualcosa dentro di te che va al di là di tutto ciò
che può essere misurato. Il problema fondamentale è come valicare i limiti di
ciò che è misurabile e entrare nell’incommensurabile. In altre parole, come
andare oltre la materia e aprire lo sguardo a una consapevolezza più vasta. La
consapevolezza non ha limiti: più diventi consapevole e più comprendi quanto è
ancora possibile andare avanti. Mentre raggiungi una vetta, un’altra se ne
profila di fronte a te. Il pellegrinaggio è eterno.
L’amore è il prodotto naturale di una
consapevolezza in espansione. È come il profumo di un fiore. Se lo cerchi nelle
radici, non lo troverai. Il tuo sistema biologico rappresenta le tue radici, la
tua consapevolezza è il fiore.
Quando cominci a sbocciare in un fior di loto di
consapevolezza sempre più grande, verrai sorpreso da una esperienza grandiosa
che può essere solo chiamata amore. Sei colmo di gioia, straripante d’incanto,
ogni fibra del tuo essere danza con questa estasi. Sei come una nuvola gonfia
di pioggia che deve rilasciare il suo carico. Il momento in cui trabocchi con
questo incanto, sorge dentro di te un desiderio incontenibile di condividerlo.
Quella condivisione è amore.
L’amore non è qualcosa che puoi ottenere da
qualcuno che non abbia raggiunto uno stato di estasi. Ecco perché la sofferenza
è così diffusa: tutti chiedono di essere amati e fingono di amare. Non sei in
grado di amare perché non sai cos’è la consapevolezza. Non conosci la verità, non
hai avuto l’esperienza del divino, e non hai sentito il profumo della bellezza.
Che cos’hai da dare? Sei così vuoto, così povero… Nel tuo essere non cresce
nulla, non c’è niente di verde. Dentro di te non ci sono fiori, la tua
primavera non è ancora arrivata.
L’amore è un prodotto naturale, arriva quando
viene la primavera e inizi improvvisamente a fiorire, a sbocciare, a esprimere
il potenziale della tua fragranza. Condividere quella fragranza, condividere
quella grazia, condividere quella beatitudine è amore.
Non c’è bisogno di migliorarlo. È già perfetto, è
sempre perfetto. Se c’è, è perfetto. Se non è perfetto, vuol dire che non c’è.
La perfezione e l’amore non possono essere separati.
Se tu mi avessi chiesto: “Cos’è l’amore?” sarebbe
stato più onesto, più sincero, più autentico. Ma tu mi chiedi: “Come posso
amare meglio?” Hai già deciso che sai cos’è l’amore, e non solo quello, la
domanda implica che stai già amando. Adesso il problema è come renderlo
migliore.
Non ho intenzione di ferirti, ma non c’è niente da
fare, devo dirti la verità: tu non sai cos’è l’amore. Non puoi saperlo perché
non sei andato in profondità nella tua consapevolezza. Non hai un’esperienza
reale di te stesso. Non sai chi sei. In questa cecità, in questo deserto,
l’amore non ha alcuna possibilità di fiorire. Prima devi essere colmo di luce,
e colmo di gioia, tanto da traboccarne. Questa energia traboccante è amore.
Allora esso viene sentito come la cosa più perfetta che ci sia al mondo. Non è
niente di meno e niente di più.
Purtroppo la nostra educazione è così nevrotica,
così malata a livello psicologico da distruggere ogni possibilità di crescita
interiore. Ti si insegna subito a essere un perfezionista, e poi naturalmente
applichi queste idee di perfezione a tutto, anche all’amore.
Tutti cercano di essere perfetti. E quando
qualcuno cerca di essere perfetto, comincia ad aspettarsi che anche gli altri
debbano essere perfetti. Inizia a condannare, inizia a umiliare le persone.
Questo è ciò che hanno fatto le religioni: hanno avvelenato il tuo essere con
un’idea di perfezione.
Poiché non puoi essere perfetto, cominci a
sentirti in colpa, perdi il rispetto di te stesso. E la persona che ha perso
rispetto di sé, ha perso completamente la dignità di essere umano. Le belle
parole come ‘perfezione’ hanno infranto il tuo orgoglio, distrutto la tua
umanità.
L’uomo non può essere perfetto.
La perfezione non è una specie di disciplina; non
è qualcosa che puoi praticare. Non puoi arrivarci facendo delle prove. Ma
questo è proprio ciò che viene insegnato a tutti, e il risultato è un mondo
pieno di ipocriti, che sanno benissimo di essere vuoti, insignificanti, ma
continuano a fingere di avere qualità di ogni genere che non sono altro che
parole senza senso. Quando dici a qualcuno:
“Ti amo”, hai mai pensato cosa significa? Si tratta forse solo di
un’infatuazione biologica tra i due sessi? Allora appena avrai soddisfatto i
tuoi appetiti della carne, tutto quel cosiddetto amore svanirà. Avevi fame e
poi l’hai soddisfatta… tutto é finito.
Quando dici a qualcuno: “Ti amo”, non ti rendi
conto di cosa stai dicendo. Non sai che si tratta solo di desiderio camuffato
con la parola amore. Prima o poi svanirà, perché è un fenomeno del tutto
momentaneo. L’amore è eterno, ma solo nell’esperienza dei buddha,
non delle persone inconsapevoli di cui il mondo è pieno.
Se vuoi veramente conoscere l’amore, dimenticatene
completamente e ricordati della meditazione. Se vuoi avere delle rose nel tuo
giardino, dimenticati delle rose e prenditi cura della pianta. Nutrila, annaffiala,
fa in modo che possa avere la giusta quantità di sole, di acqua. Se verrà
curata, al momento giusto le rose sbocceranno. Non puoi farle arrivare prima,
non puoi costringerle ad aprirsi più in fretta, e non puoi chiedere a una rosa
di essere più perfetta. Hai mai visto una rosa che non sia perfetta? Che altro
puoi volere? Ogni rosa è perfetta nella sua unicità. Quando danza nel vento, al
sole, sotto la pioggia… non riesci a vederne l’incredibile bellezza, la gioia
assoluta? Una qualsiasi piccola rosa irradia lo splendore nascosto
dell’esistenza. L’amore è una rosa nel tuo essere. Ma prima devi prepararlo,
scacciando l’oscurità e l’inconsapevolezza. Diventa sempre più sveglio e
consapevole, e l’amore arriverà spontaneamente, al momento giusto. Non hai
bisogno di preoccupartene. E quando arriva è sempre perfetto.
L’amore è un’esperienza spirituale, riguarda la
parte più intima di te.
Ma tu non sei nemmeno entrato nel tuo tempio. Non
hai alcuna idea di chi sei, e chiedi dell’amore. Per prima cosa, sii te stesso;
per prima cosa, conosci te stesso, e l’amore sarà la tua ricompensa. È una
ricompensa che viene dall’aldilà. Scende su di te come una cascata di fiori…
colma il tuo essere. E continua a colmarti, portando con sé un grandissimo
desiderio di condividere. Nel linguaggio umano questa condivisione può essere
solo chiamata ‘amore’. La parola non dice molto, ma indica la direzione giusta.
L’amore è l’ombra della consapevolezza.
Io ti insegno a essere più cosciente, e l’amore
arriverà quando diventerai più cosciente. È un ospite che giunge
inevitabilmente, per coloro pronti e preparati per riceverlo. Non sei nemmeno
pronto a riconoscerlo…
Puoi riconoscere solo qualcosa che conosci già.
Quando l’amore arriva per la prima volta e colma il tuo essere, ti senti
assolutamente perplesso e sopraffatto. Non sai cosa sta succedendo. Sai che il
tuo cuore sta danzando, sai che sei circondato da musica celestiale, percepisci
fragranze che non hai mai conosciuto prima. Ma ci vuole un po’ di tempo per
raccogliere tutte queste esperienze e ricordare che magari questo è l’amore.
Piano, piano penetra nel tuo essere.
L’amore non si trova nelle poesie. La mia
esperienza è che le persone che scrivono poesie sull’amore sono proprio quelle
che non lo conoscono. Solo i mistici conoscono l’amore. Non ci sono altri
esseri umani, al di fuori dei mistici, che abbiano conosciuto l’amore. Tu e
l’amore non potete esistere contemporaneamente. Non c’è una possibilità di
coesistenza: o ci sei tu o l’amore, puoi scegliere. Se sei pronto a scomparire,
a scioglierti, lasciandoti dietro solo una pura consapevolezza, allora l’amore
potrà fiorire. Non puoi perfezionarlo perché non ci sei più. E comunque non ha
bisogno di perfezione. Quando arriva è sempre perfetto. Ma l’amore è una di
quelle parole che tutti usano e nessuno comprende.
Il mio
lavoro qui, è quello di riconsegnarti a te stesso. Io lo definisco centrarsi,
meditare. Voglio solo che tu sia te stesso, che tu abbia un grande rispetto di
te stesso insieme alla dignità che viene dal sapere che l’esistenza ha bisogno
di te; allora puoi andare alla ricerca del tuo essere. Prima raggiungi il
centro, e poi puoi cominciare a cercare chi sei.
Conoscere il tuo ‘volto originario’
è l’inizio di una vita di amore, di una vita di celebrazione. Potrai dare
moltissimo amore perché esso non è qualcosa che si può esaurire: è smisurato,
non può esaurirsi. Più ne dai, più diventi capace di darne.
La più grande esperienza della vita è quando dai
senza alcuna condizione, senza aspettarti neanche un semplice grazie. Anzi, un
amore reale, autentico si sente in obbligo verso la persona che lo ha
accettato: avrebbe anche potuto rifiutarlo.
Quando comincerai a dare amore con un profondo
senso di gratitudine verso tutti coloro che lo accettano, sarai, con tua grande
sorpresa, diventato un imperatore, non più un mendicante che chiede amore con
la sua ciotola dell’elemosina, bussando a tutte le porte. E le persone alla cui
porta tu bussi, non possono darti amore perché sono loro stessi dei mendicanti.
I mendicanti pretendono
amore l’uno
dall’altro, e sono frustrati, furiosi, perché
questo amore non viene fornito. Ma ciò è inevitabile: l’amore appartiene al
mondo degli imperatori, non a quello dei mendicanti. Un uomo è un imperatore
quando è così colmo di amore da poterlo donare senza condizioni.
A quel punto c’è una sorpresa ancora più grande:
quando inizi a dare amore a tutti, persino agli estranei, scopri che la persona
a cui lo dai non è più la chiave di tutto; la gioia di dare è tale che non ha
più importanza chi sta ricevendo. Quando questo spazio invade il tuo essere,
dai a tutti e a ognuno: non solo esseri umani ma animali, alberi… persino le
stelle più lontane, perché l’amore è una cosa che può essere trasmessa anche
alla stella più lontana se solo la guardi con amore. Con un semplice tocco, l’amore può essere trasmesso a un albero.
Senza pronunciare una sola parola… può essere comunicato in totale silenzio.
E quando lo dico, non sono solo parole. Sono un
esempio vivente di ciò che ti sto dicendo. Non riesci a sentire il mio amore?…
anche se non te l’ho mai detto a parole. Non c’è bisogno di dirlo, si dichiara
da solo. Ha i propri modi di arrivare al tuo essere, nei suoi livelli più
profondi.
Prima ricolmati di amore, e poi puoi condividerlo.
E c’è anche una sorpresa… che mentre dai, incominci a ricevere da sorgenti
ignote, da angoli sconosciuti, da gente mai incontrata, dagli alberi, dai
fiumi, dalle montagne. L’amore inizia a inondarti da ogni angolo, da ogni
recesso dell’esistenza. Più dai, più ottieni. La vita diventa una pura danza
d’amore.
Osho, tratto da: Satyam Shivam Sundram # 4
Deva Premal
Premal una volta era conosciuta
soprattutto come corista e tastierista in numerose registrazioni e concerti di Miten. Ma nel corso degli anni, come una farfalla che esce
dal bozzolo, ha cominciato a emergere come presenza creativa e come cantante
solista.
Il suo primo CD “The Essence”,
uscito nel
Si dice che il mantra Gayatri purifichi sia chi lo canta che chi lo ascolta.
Certo, se dovessi scegliere una sola parola con cui descrivere il modo di
cantare di Premal, sceglierei ‘puro’. Le sue canzoni
sgorgano come un fiume fresco e limpido. Per me la maggior parte della musica
del mondo di Osho vuol dire essere trasportata nel cuore, nelle emozioni: sono
canzoni che mi fanno venire voglia di danzare, di cantare, di piangere di
gioia. Le canzoni di Premal mi portano ancora più in
profondità, in uno spazio incontaminato al di là dei pensieri e delle emozioni.
Il suo primo CD “The Essence”
comprendeva soprattutto mantra indiani, e questa
‘tradizione’ continua anche nel secondo, “Love is
Space”.
Ci racconta Premal: “Ho
trovato dei mantra che sono tutti di origine indiana,
tranne uno di derivazione nigeriana. Mi piacciono molto i canti di culture
diverse ma quelli che mi attirano di più sono sicuramente quelli indiani. Sono
quelli che mi vengono più naturali e di sicuro vanno a toccare qualcosa di
molto profondo in me. Ho imparato a dare molta importanza e ciò che mi viene
naturale: una volta ero solita sentirmi in colpa se non facevo molta pratica,
ma adesso sento che va bene così, anche i risultati mi sembrano migliori.
Per me questo CD è stato davvero una sfida, dopo
il successo di “The Essence”: quello era il primo e
non avevo grandi aspettative. Con “Love is Space”
volevo conservare la stessa atmosfera di “The Essence”
e espanderla ancora di più. Sono molto felice del risultato. Questo nuovo CD ha
più colore, più amore, e anche una strumentazione dal vivo più varia, più
percussioni”.
Anche il famoso cantante e musicista americano Jai Uttal suona in questo CD. “Ho
sempre amato la sua musica”, dice Premal, “quindi ho
deciso di chiedergli di accompagnarmi in alcuni pezzi. Mi ha toccato molto il
fatto che abbia acconsentito e mi abbia detto di essere stato ispirato da
questa musica”.
“Marquinho Brasil, un percussionista brasiliano che suona con Mariah Carey e la sua band, ha
portato la sua grande vitalità all’incisione”, aggiunge Premal,
“mentre Kit Walker – che ha suonato anche con Kitaro – è alle tastiere”.
Secondo Premal gli
arrangiamenti, di Walker e Miten,
hanno giocato una parte importante nel rendere questa musica viva, oltre naturalmente
alla bravura e all’impegno di tutti i musicisti.
di Maneesha
Quella
con il corpo è l’identificazione più facile. E nel contempo è quella del corpo
la repressione più diffusa – da parte di una mente che se ne ritiene padrona –
in nome di uno spirito, un’anima, che ci hanno insegnato a credere possa
rafforzarsi solo a spese della negazione della carne. Osho ci fa vedere come
niente di tutto questo corrisponda alla realtà: certo non siamo il corpo, e non
ci siamo neppure dentro, siamo qualcosa che ne va molto al di là. Ma negare il
corpo, reprimerlo, non porta certo a trascenderlo; solo rispettandolo e
vivendolo come le radici terrene del nostro intero essere abbiamo la
possibilità di fiorire ed esprimere l’intero potenziale della nostra umanità.
non sei il corpo
Non bisogna identificarsi con il proprio corpo. Si
deve rimanere in uno stato di trascendenza. Non si dovrebbe pensare: “Sono il
corpo”, né si dovrebbe pensare: “Sono nel corpo”. Al contrario, bisognerebbe
ricordare sempre che: “Sono qualcosa che va oltre il corpo; non sono tutt’uno con esso e neppure sono IN esso, al suo interno;
sono al di là”. Il ricordo costante che “sono al di là del corpo” dà una
dimensione diversa a tutto il tuo essere. Prova, e con costanza! Mentre ti
muovi, cammini, dormi – in qualunque stato ti trovi – ricorda continuamente che
sei qualcosa che si libra al di sopra del corpo, al di là di esso. Non nel
corpo, né insieme a esso, e neppure tutt’uno con
esso, solo qualcosa al di là, che si muove insieme al corpo, che vive con il
corpo, circondandolo.
Prova a vederla così. Di solito pensiamo: “Sono
circondato dal corpo”. Noi siamo dentro ed il corpo è al di fuori. “Il corpo è
uno scrigno, una casa, e io sono al suo interno”. Cambia questo fatto
completamente, giralo sottosopra. Lascia che il corpo sia all’interno e TU
rimani fuori, oltre il corpo, avvolgendolo, restando al di sopra di esso.
Se cambi il tuo atteggiamento, dall’essere
all’interno all’essere al di fuori, accadrà una trasformazione improvvisa: il
corpo diventerà leggero – perderai tutta la pesantezza e sarà come se il corpo
mettesse le ali. Sentirai di poter volare; ora, in questo preciso istante,
potresti andare oltre la forza di gravità. Prova! Da questo momento inizia a
pensare che il corpo è all’interno, e tu sei all’esterno e lo circondi. E poi
così il corpo si purifica. Come mai? Perché l’identificazione ora diventa
impossibile. È possibile identificarsi solo con qualcosa che è più grande di
te. Nessuno si identifica con qualcosa di inferiore, l’identificazione accade
solo con ciò che è superiore. Tu sei compreso in uno spazio piccolissimo, e il
corpo è grande e vasto: ecco perché cominci a indentificarti
con esso. Fa in modo di essere tu il più grande, e lascia che il corpo sia solo
una cosa più piccola: così non potrai mai identificarti.
In secondo luogo, se sei all’interno, avrai delle
limitazioni; se sei fuori, diventi illimitato.
Se sono all’interno del mio corpo, è come se ne
fossi circondato, quindi ho un limite, un confine. Se sono al di là del corpo,
allora non ci sono limitazioni: non sono solo al di là del corpo, sono al di là
di tutto. A questo punto non ci sono più confini, i soli sorgeranno dentro di
me, le stelle si muoveranno dentro di me, la creatività nascerà dentro di me e
poi si manifesterà – e allora io divento l’universo intero. Il corpo diventa il
centro – un centro minore, puramente atomico
– ed io divento l’intero universo, racchiudendolo in me.
Immagina, prova a sentire che stai racchiudendo il
tuo corpo al tuo interno, ed arriverai a una nuova comprensione del tuo essere.
Quando ti dico di immaginare, lo faccio con cognizione di causa. In realtà è la
sensazione “sono il corpo” a essere solo immaginazione. Anche la sensazione
“sono NEL corpo” è solo il frutto dell’immaginazione. E questo a causa di ciò
che la società ti ha insegnato per così tanto tempo, facendo diventare
inconscia questo tipo di immaginazione . È interessante farti notare come
culture diverse, in momenti storici diversi – religioni diverse, differenti
scuole di pensiero – hanno avuto concezioni diverse del luogo in cui si trova
il centro del corpo. Ad esempio, nel mondo contemporaneo, quasi tutti pensano che questo centro è da qualche parte
nella testa – non nelle gambe né nelle mani o nella pancia. Se qualcuno insiste
e ti chiede: “Dove sei? Fammelo vedere!”, allora tu comincerai a sentire
qualcosa nella testa: sei nella testa. Ma prova a domandarlo a un giapponese, e
ti dirà che è nella pancia, non nella testa, perché la cultura giapponese ha
pensato da sempre che lo spirito vive nella pancia. Quindi, mentre tu pensi con
la testa, i giapponesi penseranno con la pancia. Diranno: “Pensiamo con la
pancia”. E poi: “La pancia deve essere forte. La pancia è il centro”. Ma ci
sono state altre culture: alcune di queste pensano che il centro sia il cuore.
Se tu fossi cresciuto in quella cultura, penseresti che è il cuore a essere il
centro. Ma in effetti tutte queste sono
identificazioni basate sull’immaginazione.
In un certo senso, lo spirito non è da nessuna
parte nel corpo, anzi lo racchiude. Oppure puoi dire che è dovunque nel corpo e
dovunque al di fuori del corpo. Se nella tua immaginazione scegli un qualche
centro, il corpo diventa impuro, appesantito da questo centro – teso, malato.
Fa in modo che non ci sia un centro nel corpo: resta al di fuori del corpo,
racchiudendolo. E allora il corpo diventa di nuovo fresco, giovane, fluido, un’energia che scorre, senza alcuna
sensazione di pesantezza. In questo modo il corpo dà la sua cooperazione.
Questa sensazione di leggerezza del corpo diventa la risorsa fondamentale di
sostegno per la meditazione.
Osho, tratto da:
That
art Thou # 22
FUORI DAL CORPO
Un’esperienza
non così fuori dal comune, anche se magari scordata o rimossa. Un’esperimento che è possibile compiere con un po’ d’aiuto
e di attenzione.
Amato Osho,
una volta, quando ero
bambina di forse undici o dodici anni, mi è successa una cosa molto curiosa.
Durante un intervallo a scuola, mi trovavo in bagno e mi sono guardata allo
specchio per controllare se ero in ordine. Poi all’improvviso mi sono ritrovata
in piedi a metà della distanza tra lo specchio ed il mio corpo, a osservarmi
mentre guardavo
Era molto divertente
vedere tre ‘me’, e ho pensato subito che fosse un trucco che avrei potuto
imparare. In seguito ho cercato di farlo vedere alla mia amichetta, e ho
riprovato anche da sola, ma senza successo. Quando ci ripenso, non mi ricordo
una sensazione come quella di osservare, essere testimone: era piuttosto come
se il mio sé essenziale si fosse mosso fuori dalla mia forma fisica. È
importante per me comprendere cosa mi è successo da bambina?
Accade a molti bambini, ma intorno a loro non c’è affatto un’atmosfera
di sostegno a questa loro consapevolezza:
esperienze di questo tipo non vengono accettate dai genitori, dalla
scuola, dagli amici e dagli insegnanti. E quando racconti quello che ti è
successo, la gente si mette a ridere, e anche tu cominci a pensare che ci sia
qualcosa di sbagliato, che non sia una cosa vera.
Ad esempio, a tutti i bambini in tutte le culture
del mondo, piace girare su se stessi. E tutti i genitori glielo impediscono,
dicendo: “Cadrai”. È vero, c’è la possibilità di cadere. Ma non è una caduta
che può fare molto male.
Ma perché ai bambini piace tanto girare su se
stessi? Mentre il corpo gira, i bambini più piccoli possono vederlo girare. Non
sono più identificati con esso, perché sono coinvolti in questa nuova
esperienza.
Sono identificati con tutto il resto: con il
camminare sono identificati, con il mangiare sono identificati – con tutto
quello che fanno di solito. Questo roteare fa loro provare che più il corpo si
muove veloce, vorticando, meno c’è la possibilità di restare identificati.
Dopo poco tempo, cominciano a ‘rimanere indietro’: il corpo gira, ma l’essere non può girare; a un
certo punto si ferma e inizia a vedere il corpo che rotea. A volte in questo
modo si può anche uscire dal corpo. Se il bambino che gira non rimane fermo in
un posto ma continua a muoversi – roteando
e contemporaneamente muovendosi – allora il suo sé essenziale può venir
fuori e osservare.
Attività di questo genere dovrebbero essere
aiutate, sostenute. Bisognerebbe chiedere al bambino: “Cosa provi?” e poi
dirgli: “Questa è una delle più grandi esperienze della vita, non
dimenticartene. Se cadi, non c’è problema, il rischio di farti male non è poi
così grande. Ma il beneficio di ciò che stai facendo è inestimabile”. E invece
viene loro impedito di fare questa esperienza, così come con tante altre cose.
La mia esperienza da bambino… mi ricordo il fiume
vicino a dove vivevo, nel periodo delle piogge,
nessuno osava attraversarlo a nuoto quando era in piena. Era impetuoso e
veloce come un torrente di montagna. Di solito era molto piccolo, ma durante le
piogge diventava largo almeno un miglio. La corrente era tremenda: non potevi
restare in piedi. E l’acqua era profonda, per cui non c’era modo comunque di
rimanere in piedi. Io lo adoravo. Aspettavo la stagione delle piogge perché era
il momento migliore… attraversandolo a nuoto arrivavo a un punto in cui sentivo
che stavo per morire: ero stanco e non riuscivo a vedere l’altra sponda, le
onde erano alte e la corrente molto forte… e non c’era modo di tornare
indietro, perché a questo punto anche la sponda da cui ero partito era lontana.
Magari ero a metà, andare avanti o tornare indietro era lo stesso –
stanchissimo, con l’acqua che mi tirava sotto, arrivava il momento in cui mi
accorgevo che non avevo più alcuna possibilità di sopravvivere. E in quel
momento mi vedevo improvvisamente al di sopra dell’acqua, mentre il mio corpo
era ancora in acqua. La prima volta che mi è successo è stata un’esperienza
tremenda. Pensavo di essere già morto.
Avevo sentito dire che quando uno muore, l’anima esce dal corpo e così
decisi che se ero uscito dal corpo voleva dire che ero morto, ma nel frattempo
potevo anche vedere il corpo che tentava di
raggiungere l’altra sponda, e così lo seguii.
Quella fu la prima volta in cui divenni consapevole di una connessione tra la mia
essenza e il corpo.
La connessione avviene proprio sotto l’ombelico,
pochi centimetri sotto l’ombelico, grazie a qualcosa che sembra un filo
d’argento, una corda d’argento. Non è un oggetto materiale, ma è lucente come
l’argento.
Quando sono riuscito a raggiungere l’altra sponda,
proprio in quel momento il mio essere è rientrato nel corpo. La prima volta che
è successo è stato spaventoso, dopo è diventato un gran divertimento.
Quando lo raccontai ai miei genitori, mi dissero:
“Un giorno finirai per morire in quel fiume. Quello che è successo dovrebbe
servirti come avvertimento. Non andare più al fiume quando è in piena.” Ma io
risposi: “È così bello… la libertà, non c’è più gravità, e poi vedere il corpo
che se ne va via”.
Non è stata la sola esperienza di questo tipo che
ho avuta, mi è successo ancora, quando andavo già all’università. Ne ho parlato
in precedenza (vedi biografia in OTI agosto 99). Proprio dietro al campus
universitario c’era una collinetta con tre alberi. Amavo molto questi tre
alberi, perché era impossibile sedere in silenzio negli alloggi degli studenti,
e così andavo ad arrampicarmi su uno di questi alberi. Quello di mezzo era
molto comodo per sedersi – per via di come erano fatti i suoi rami – e mi
sedevo là in silenzio per ore.
Un giorno – non so cosa accadde – quando aprii gli
occhi vidi il mio corpo sdraiato per terra. Era la stessa esperienza che era
avvenuta tante volte al fiume, quindi non avevo alcuna paura.
Ma nel fiume di solito il mio essere rientrava
automaticamente nel corpo appena questo
raggiungeva l’altra sponda. Ora invece non avevo idea di come rientrare
nel corpo: era sempre accaduto per proprio conto. Mi trovavo quindi in una
impasse, non sapevo cosa fare. Potevo vedere il filo che mi univa al corpo, ma
come rientrare, da dove? Non avevo mai imparato alcuna tecnica di questo
genere. Aspettai. Non c’era niente che potessi fare.
Arrivò una donna che portava il latte per gli
studenti dell’ostello, e vide, sorpresa, il
mio corpo per terra. Mi toccò la testa per vedere se ero vivo o morto, e
nel momento in cui mi toccò la testa, rientrai nel mio corpo con una tale forza
e velocità che non fui in grado di capire come stesse succedendo.
Ma una cosa è sicura: se è un uomo a essere fuori
dal corpo, il tocco di una donna potrà aiutarlo a ritornare. E viceversa, se si
tratta di una donna, allora sarà necessario il tocco di un uomo, specie sulla
fronte dove c’è il terzo occhio… Quella donna mi aveva toccato sulla testa solo
per caso, per vedere se fossi vivo o morto, per scoprire cosa fosse accaduto;
non aveva idea del fatto che ero seduto sull’albero ed ero in grado di vedere
tutto ciò che faceva.
Ciò che ti è successo da bambina è stato puramente
accidentale. Se tu avessi continuato a provarci di proposito, sarebbe successo
di nuovo.
In realtà, osservare la propria immagine nello
specchio è uno dei metodi consigliati nel sistema del Tantra,
ma devi osservare per un tempo sufficiente per identificarti con il riflesso
nello specchio, a un punto tale che il corpo rimane nella posizione precendente anche quando tu “ti tiri indietro”. È un metodo
suggerito in antichi testi, questo di guardare nello specchio abbastanza a
lungo da identificarti con l’immagine riflessa. A quel punto farai un passo
indietro. Non con il corpo, ma con il tuo essere. Allora potrai essere consapevole di tre corpi. Fra l’altro, se
continui a guardare nello specchio ogni giorno per un certo periodo di tempo,
se guardi nei tuoi occhi per un’ora tutti i giorni, dopo pochi giorni o poche
settimane – è diverso per ogni individuo – vedrai improvvisamente che lo
specchio è vuoto. Tu ci sei proprio di fronte eppure lo specchio è vuoto. Anche
quella è una grande esperienza. Quando questo accadrà, sentirai un silenzio
incomparabile e una pace mai conosciuta prima, come se tu fossi andato al di là
di ogni riflesso e finalmente tornato alla realtà.
Ma va bene… accade a molti bambini. Molte persone
me l’hanno riferito, ma nessuno è riuscito a continuare. Qualche volta accade,
ma poi te ne dimentichi, oppure pensi di essertelo immaginato: magari era solo
una fantasia, un sogno. Invece è una realtà. Sei uscita fuori da te stessa, e
ciò che hai osservato è un tipo di consapevolezza al di fuori del corpo.
Devi praticare questa stessa consapevolezza
dall’interno del corpo. La qualità è la stessa. Il modo più semplice di
esplorare queste esperienze fuori dal corpo è quello di sdraiarti sul letto, sulla schiena. Rilassati, e quando ti senti
completamente rilassata, comincia a sentire che stai lasciando il corpo,
fluttuando verso l’alto, verso il soffitto. Dopo qualche giorno sarai in grado
di fluttuare al di sopra del corpo. Ma assicurati prima che nessuno possa
disturbarti mentre sei in questa situazione, perché se qualcuno ti disturba e
il filo si spezza, sei morta.
Quindi la cosa migliore da fare è di chiedere a
qualcuno, un amico esperto, di essere presente per aiutarti nel rilassamento e
per darti il suggerimento che l’anima sta lasciando il corpo e fluttua
nell’aria. E tu vedrai, da lassù, l’amico seduto nella stanza e te stessa
sdraiata sul letto.
Puoi usare candele per creare una luce fioca nella
stanza, e bruciare dell’incenso. Ma tutto ciò che fai – bruciare incenso, le
candele – devi ripeterlo ogni volta, in modo da creare un’associazione. Dopo
due o tre sedute, appena accendi l’incenso e le candele e ti sdrai, sarai
subito in grado di fluttuare al di fuori del corpo. Ma devi stare attenta che nessuno ti disturbi, che nessuno
entri nella stanza e ti svegli di colpo, perché ciò potrebbe essere fatale. Se
il filo si spezza, non c’è modo di ricongiungerlo. Quindi, prova prima insieme a qualcuno che possa darti la
suggestione post-ipnotica che puoi fluttuare fuori dal corpo senza alcun
problema. Inoltre chiedi a qualcuno di star di guardia alla porta in modo che
nessuno possa entrare per un’ora, così che tu possa restare da sola.
Quando ti dai la suggestione che l’anima lascerà
il corpo per quindici o trenta minuti, esattamente dopo trenta minuti essa
tornerà automaticamente al corpo. Non te ne dimenticare mai, perché rientrare
nel corpo è difficile. A volte succede… allora chi sta facendo la guardia alla
porta deve sapere questo: se si tratta di una donna, un uomo deve toccarle il
terzo occhio, e se si tratta di un uomo, allora deve essere una donna a farlo.
L’anima così tornerà in tutta fretta nel corpo. Questo perché sono necessarie
energie opposte per potersi attrarre l’una con l’altra.
Osho, tratto da:
The
Transmission of the lamp #3
ZORBA L BUDDHA
Proprio
nella contrapposizione fra corpo e anima, comune a così tante religioni, stanno
le radici della loro impossibilità ad aiutarci in un vero sviluppo spirituale.
Kazantzakis (l’autore di ‘Zorba il greco’) è uno dei
migliori scrittori di questo secolo, e ha dovuto soffrire enormemente per mano
della chiesa. Zorba è in effetti proprio
l’individualità di Kazantzakis, repressa dalla chiesa
cristiana; ciò che egli voleva vivere, pur senza riuscirci. Così espresse tutta
la parte non vissuta della sua vita sotto il nome di Zorba.
Zorba è un uomo meraviglioso:
non ha paura dell’inferno, né desidera il paradiso; vive momento per momento godendo delle piccole cose… il cibo, il
bere, le donne. Dopo tutta una giornata di lavoro, prende il suo strumento
musicale e danza per ore sulla spiaggia. Zorba è un
servitore.
Dall’altra parte c’è il padrone che lo ha assunto:
sempre triste, seduto nel suo ufficio bada alle sue pratiche, non ride mai, non
si diverte, non esce mai alla sera ed è profondamente invidioso di Zorba perché guadagna poco, certo non come lui, eppure vive
come un imperatore, senza mai pensare a cosa accadrà domani. Mangia bene, beve
bene, canta bene e danza bene. Mentre il suo padrone, così ricco, siede là
triste, teso, angosciato, infelice, e soffre. Un giorno Zorba
dice al padrone: “Padrone, c’è solo una cosa che non va in te: pensi troppo.
Vieni con me”. È una notte di luna piena.
E Zorba lo trascina fino
alla spiaggia e comincia a ballare e a suonare il suo strumento. E gli dice:
“Prova. Salta! Se non sei capace di ballare, fa’ QUALCOSA”. E, con l’energia di
Zorba e la sua vibrazione, anche il padrone inizia a
ballare. Per la prima volta nella sua vita, sente di essere vivo. Zorba è la parte non vissuta di ogni cosiddetta persona
religiosa.
Come mai la chiesa è stata così ostile al libro,
quando è stato pubblicato? Era solo un racconto, non c’era niente di cui la
chiesa dovesse preoccuparsi. Eppure mostrava con tanta chiarezza la parte non
vissuta della vita di ogni cristiano, da renderlo un libro molto pericoloso.
La vita di Zorba è fatta
tutta di puro godimento fisico, ma è priva di ogni ansietà, di sensi di colpa,
di ogni preoccupazione riguardo al peccato e alla virtù e così via…
Zorba è solo l’inizio. Prima o
poi, se lasci che Zorba si esprima pienamente,
inevitabilmente comincerai a pensare a qualcosa di meglio, di più elevato, di
più grande. Non sarà frutto del pensiero: nascerà dalle tue esperienze, perché
quelle esperienze limitate diventeranno noiose.
Lo stesso Buddha era
arrivato a essere un buddha perché aveva vissuto la
vita di uno zorba. Questa è una cosa di cui l’Oriente
non ha tenuto conto: per ventinove anni Buddha ha
vissuto come nessuno Zorba avrebbe potuto vivere,
perché Zorba era molto povero. La vita di Buddha era tutta un lusso, puro lusso. Ma lui si annoiava.
Con tutto quel lusso, ben presto si ritrovò stanco
e annoiato; una domanda divenne cruciale nella sua mente: “È tutto qui? Ma
allora per che cosa vivrò domani? La vita deve avere un significato più grande,
altrimenti non ha senso.” Proprio a partire dallo zorba
iniziò la ricerca del buddha.
Vivi lo zorba con
pienezza, ed entrerai naturalmente nella vita di un buddha.
Goditi il tuo corpo, gioisci della tua esistenza
fisica. Non è un peccato. Alle sue spalle, nascosta, c’è la tua crescita
spirituale, c’è l’estasi spirituale. Solo quando sei stanco dei piaceri della
carne, puoi chiederti: “C’è qualcosa di più di questo?” Questa domanda non può
essere intellettuale, deve essere esistenziale. “C’è qualcosa di più di
questo?” C’è molto di più, Zorba è solo l’inizio. Non
c’è conflitto tra Zorba e Buddha.
Zorba è la freccia, se la segui correttamente,
arriverai al Buddha.
Osho, Tratto da:
Beyond Enlightment
# 7
IN REALTÀ NON SEI DIVISO.
IN REALTÀ SEI UN TUTTO ARMONIOSO.
MA HAI NELLA MENTE IL CONDIZIONAMENTO
SECONDO IL QUALE NO SEI INTERO, FATTO
DI UN SOLO PEZZO:
DEVI LOTTARE CONTRO IL CORPO,
CHE SE VUOI ESSERE SPIRITUALE
IL CORPO DEVE ESSERE CONQUISTATO, SCONFITTO,
DISTRUTTO,
TORTURATO IN OGNI MODO POSSIBILE.
NON ENTRARE IN CONFLITTO CON ILC CORPO
Un
bimbo aspetta
di
venire al mondo
gabbiano
nel cielo in alto,
sempre
più in alto.
Sampu
È un piccolo
haiku. Dice: Un bimbo aspetta di arrivare nel mondo…
Un bambino nel grembo della madre è in attesa di arrivare sulla terra. Solo se
sviluppi prima radici nella terra, puoi dopo spiegare le tue ali nel cielo. Più
profonde sono le radici, più l’albero può andare in alto… fino quasi a
raggiungere le stelle.
Sampu dice: “Il bambino in
attesa nel grembo della madre” –
per che
cosa? – è diretto verso la terra, vuole arrivare sulla terra, vuole che le sue
radici vadano in profondità nella terra, perché se non hai radici nella terra
non puoi andare in alto nel cielo, non puoi essere un cedro del Libano, alto
più di cento metri. Per
quello ti
servono radici altrettanto profonde. Ci vuole un equilibrio, altrimenti
l’albero cadrà. Questo è uno dei miei concetti più essenziali: se non sei
radicato profondamente nel mondo
materiale
non puoi elevarti nella spiritualità.
L’oriente ha
commesso un errore: ha cercato di raggiungere le stelle senza andare in
profondità nella terra, e il risultato è stato un fallimento totale.
L’Occidente ha commesso un altro errore: continua a far crescere le radici
nella terra, nel mondo materiale, e si è completamente dimenticato delle
stelle. Questa è la ragione della mia continua enfasi sul fatto che ognuno di
voi sia Zorba il Buddha. Zorba è la radice nella terra, e Buddha
è la voglia di volare verso la libertà suprema, per raggiungere uno spazio
illimitato.
Un
bimbo aspetta
di
venire al mondo
gabbiano
nel cielo in alto,
sempre
più in alto.
C’è bisogno
di una grande sintesi.
Il nostro
mondo soffre perché non siamo stati in grado di creare una sintesi tra Est e
Ovest, tra terra e cielo, tra spirito e materia, tra la tua interiorità e il
mondo esterno. Se questa grande sintesi non verrà realizzata, l’umanità non ha
alcuna speranza.
Osho, tratto
da:
Christianity e Zen #1
Trascendere il Sesso
Il
solo modo di trascendere il sesso è viverlo naturalmente con gioia e
consapevolezza, senza reprimerlo.
Amato Osho,
è necessario che
l’energia sessuale venga espressa attraverso il sesso, oppure è solo che
etichettiamo questa energia con questo nome a causa dei nostri bisogni
biologici? Se l’energia non si esprime attraverso il sesso, si tratta di
repressione, o può essere trasformata e trovare altri canali?
L’energia può essere trasformata, ma solo dopo
essere stata vissuta in modo naturale. Se non l’hai espressa in maniera
naturale – e cioè sessualmente, visto che si tratta di energia sessuale – non
puoi andare verso una trasformazione.
Quando il sesso è espresso come puro sesso… e non
è un peccato, non c’è bisogno di sentirsi colpevoli: il corpo è fatto così,
questo è il modo in cui funziona il tuo sistema biologico – esprimilo. Solo se
lo esprimi in modo naturale, arriva il momento in cui la costrizione a
esprimerlo come sesso scompare. Quello è il momento di svolta, ora è possibile
una trasformazione.
Prima ci deve essere un’espressione tale da
soddisfare l’istinto naturale che è in te, e solo dopo la trasformazione
diventa possibile; perché a quel punto l’energia non ti costringerà più a
manifestarla come sessualità: ormai è soddisfatta – ha conosciuto l’esperienza
sessuale. Solo dopo è possibile la trasformazione, e questa trasformazione
accadrà attraverso la meditazione.
Quindi ogniqualvolta senti l’energia dentro di te,
e non senti il desiderio di esprimerla sessualmente, siediti in silenzio e
medita. La meditazione creerà la strada perché l’energia si muova più in alto,
e saprai che la stessa energia che prima veniva espressa come sesso, alla fine
verrà espressa come samadhi, come
superconsapevolezza. È la stessa energia, solo l’etichetta con cui la esprimi cambia. Ma se rimane qualcosa d’incompleto, dovrai tornare di nuovo
indietro, verrai trascinato in quella direzione.
Le religioni hanno un buon motivo per reprimere il
sesso. Volevano tutte trasformare l’energia, quindi la loro idea era di
bloccare il sesso ed esprimerlo in altri modi: quell’energia
bloccata poteva essere trasformata in spiritualità.
Ma le religioni non hanno alcuna comprensione del
sesso o dell’energia o della trasformazione.
L’energia sessuale viene creata ogni giorno. Non è un serbatoio – o una
banca – dove se prelievi qualcosa, poi ne avrai di meno. È creata ogni giorno
dalla tua vita, dai tuoi movimenti, dal cibo, dal respiro, dalla circolazione
del sangue, dal fatto di vivere. È un prodotto della vita.
Se lo forzi ad arrestarsi, ti farai solo del male.
Prima di tutto, se reprimi forzatamente il sesso, la mente non farà che
pensarci – al sesso e a nient’altro –
perché l’energia che è stata repressa continua a girare nella mente.
Lascia che ti ricordi che il centro sessuale è nella mente: i genitali sono
solo l’estensione di un centro che si trova nella testa. Ecco perché puoi fare
dei sogni erotici, avere delle fantasie sessuali, e immediatamente queste
fantasie influenzeranno i tuoi organi genitali. Tu stai pensando, sei nella
testa. I genitali sono l’estensione di un centro sottile che è nella testa, e
così quando reprimi l’energia, la testa se ne riempie. Il sesso diventa cerebrale,
mentale: ci pensi, lo sogni. E questa è una brutta situazione.
La repressione ti danneggia nel senso che fa in
modo che la mente ti si riempia di sesso… non è una trasformazione, diventa
solo una sessualità arida, di tipo solamente cerebrale. Il sesso naturale è
molto più bello. È semplice e innocente.
Se reprimi il sesso, inoltre, non sarai mai in
grado di trasformarlo. La tua energia verrà divisa in due parti. Il sesso –
l’energia cioè che vuoi reprimere – e la parte rimanente dell’energia – che viene
usata per questa repressione, così non ti rimane niente da trasformare. Chi può operare la trasformazione? E che cosa
verrà trasformato?
La cosa peggiore che le religioni hanno predicato
alla gente è proprio questa repressione.
Il sesso naturale ti porta automaticamente al
punto in cui senti che è un semplice fenomeno biologico, e la vecchia pulsione
se ne va. Va via grazie
all’esperienza: adesso ci sarà sì energia disponibile, ma non diventerà,
dato che non la stai reprimendo, cerebrale – non farà in modo che il sesso
diventi per te un problema. Attraverso la meditazione potrai aprire le porte
più elevate della consapevolezza, arrivare al superconscio. L’energia ha sempre
bisogno di muoversi, non può rimanere statica. E queste nuove aree saranno molto
più affascinanti.
Hai già sperimentato l’area della sessualità.
Andava benissimo dal punto di vista biologico, ma in fondo è un’esperienza
comune a tutte gli animali, a tutti gli uomini e a tutti gli uccelli. Non è
speciale, unica. Ma se la meditazione ti apre la strada verso la superconsapevolezza, e c’è dell’energia
a disposizione, quell’energia automaticamente si
muoverà lungo questo canale che le è stato aperto.
Ecco cosa intendo con trasformazione. Quindi fai
tutto con tranquillità. Ricorda solo una cosa, e cioè che quando sei in
sintonia con la natura, anche la meditazione deve comunque continuare. Se ogni
esigenza della natura è soddisfatta, si rende disponibile dell’energia – essa
si muoverà lungo i sentieri creati dalla meditazione.
È un processo semplice. Non c’è niente che tu
debba fare per la trasformazione. Basta che non ci sia repressione. L’energia è
disponibile – non c’è la costrizione che debba andare nella direzione del sesso
– e si è creata una nuova via. L’energia si eccita subito per il fatto di
percorrere nuove strade. E quando ha potuto sperimentare le qualità più alte
dell’estasi, non c’è più questione di repressione, il problema non sorge
nemmeno.
E ricorda un’ultima cosa: persino se hai
sperimentato la superconsapevolezza e i livelli più alti dell’energia sessuale,
ciò non vuol dire che non puoi usare l’energia canalizzandola nel sesso.
Dall’alto puoi sempre scendere verso il basso, senza alcuna difficoltà, ma per
andare dal basso verso l’alto è necessaria una grande preparazione.
E così ricordati: tutto nella vita deve essere
accettato in modo naturale… e, allo stesso tempo, continua a meditare.
Qualsiasi tipo di energia che arriva alla
saturazione – all’interno di un sistema naturale – inizia a muoversi verso la
meditazione per conto suo. La trasformazione si verifica di per sé, non è che
tu puoi farla succedere. Quello che puoi fare è solo preparare il terreno.
Osho, tratto da:
Transmission of the Lamp
# 36
Sono un Italiano e non sono
ancora illuminato
Osho
risponde scherzosamente a una domanda sugli italiani… lasciandoci qualche
speranza
Amato Maestro,
che succede? Sono un
italiano e non sono ancora illuminato.
Anand Shravan, essere un italiano è sufficiente, l’illuminazione non è
necessaria. L’illuminazione è per gli altri, quelli che non sono italiani. Tu
hai il primo premio, l’illuminazione è solo il secondo premio! Non dovresti
avere questa ambizione. Essere un italiano è un fenomeno a sé; ecco perché
nessun italiano si è mai illuminato. E non penso che succederà mai, per il semplice
motivo che gli italiani nascono già illuminati. Abbandona questa ambizione. Che
te ne faresti dell’illuminazione?
Bastano gli spaghetti! Goditeli con tutto il cuore. Lascia
l’illuminazione a questi poveri indiani che non hanno nient’altro. Ecco perché
in India ci sono stati così tanti illuminati: quando non hai proprio niente, se
non altro puoi avere l’illuminazione.
E poi l’illuminazione richiede alcune cose che
essenzialmente mancano negli italiani. Richiede intelligenza… e dove puoi
andarla a prendere? Non è un bene di consumo, non la puoi comprare al mercato.
Non è disponibile nel mondo esterno. E gli italiani sono assolutamente
estroversi, mentre l’illuminazione accade da qualche parte all’interno.
Richiede grande comprensione, e gli italiani invece sono molto bravi nel
fraintendere.
Un’estate, a New York, un gorilla riuscì a fuggire
da un circo. Bronzini stava passeggiando per Brodway quando lo
scimmione apparve improvvisamente di
fianco a lui. Un vigile, che stava dirigendo il traffico, si affrettò stupito verso questa strana coppia.
“Ehi” disse il vigile “cosa diavolo stai facendo
con quello scimmione?”.
“Ah, non lo so” rispose Bronzini,
“sembra che voglia fare un giro con me!” “È meglio che lo porti allo zoo!”
“OK, capo, OK”, disse Bronzini.
Il giorno dopo lo stesso vigile vede Bronzini e il gorilla che camminano mano nella mano in Park
Avenue. Il vigile si infuria e grida a Bronzini: “Ieri ti ho detto che dovevi portare quel gorilla
allo zoo!”
“L’ho fatto risponde l’italiano, “si è divertito
così tanto che oggi lo voglio portare anche al cinema!”
Gli italiani sono così legati alle cose di questo
mondo, sono dei veri Zorba! Tranne me, nessuno li
accetterebbe come sannyasin. Ma a me piace fare cose
assurde. Voglio realizzare questo miracolo: far illuminare qualche italiano.
Non ci sono molte speranze – io spero nell’impossibile – ma non c’è neanche
niente da perdere. Un tentativo se lo meritano proprio.
Sono persone molto legate al corpo, completamente
orientate verso il corpo. Questo ha una sua bellezza, perché la gente che pensa
di essere spirituale diventa in qualche modo eccentrica, un po’ pazza, folle,
molto egoista – anche se naturalmente in modo davvero devoto. Pensano sempre di
essere migliori di te, dei santi. E sono totalmente
insipidi: parlano di grandi cose, ma la loro vita è orrenda.
Questo è ciò che è accaduto in Oriente: parlano
del divino, ma manca il pane e il burro. E senza pane e burro non c’è alcuna
divinità – neanche la possibilità del divino.
Quindi non c’è niente di male nell’essere
orientati verso il corpo, si dovrebbe essere ben radicati nel corpo. È bene
essere degli Zorba, ma non bisogna fermarsi lì. Si
dovrebbe andare un po’ più in alto. Zorba deve anche
diventare Buddha. La reale beatitudine è quando il
corpo e l’anima sono entrambi appagati.
Gli italiani sono troppo identificati con il
corpo, e rimangono fermi lì.
Gli italiani devono essere liberati da questo
eccessivo orientamento verso il corpo.
L’illuminazione è la fioritura suprema della consapevolezza. Può accadere
solo quando sei radicato nel corpo, ma non può accadere solo tramite il corpo.
Devi andare dentro di te, devi trascendere anche il corpo. Le tue radici
dovrebbero essere nel corpo e le tue ali nell’anima.
Shravan, non preoccuparti. Non è
ancora successo, ma potrebbe succedere. Qui ci sono tanti italiani, il loro
arrendersi è più profondo di quello degli altri. E anche il loro
coinvolgimento. Per la prima volta tanti italiani cercano di andare in
profondità nella meditazione; qualcosa accadrà di sicuro. Loro trovano in me
qualcosa che non possono trovare altrove. Possono trovare una connessione con
me, perché io non sono contrario al corpo. Non sono contrario a niente. Non
penso che sia un problema se ami gli spaghetti: puoi lo stesso essere
spirituale! Non c’è conflitto.
Per me persino il sesso e il samadhi
sono collegati, uniti. Per me le chiacchiere e i libri sacri non sono diversi –
nel profondo sono due facce della stessa medaglia. È per questo che gli
italiani trovano una grande affinità con me. Non potrebbero mai essere
interessati a qualche altro maestro spirituale, ma io non sono un uomo spirituale nel senso comune della parola. Io
sono un uomo completo, non un santo.
Shravan, non ti preoccupare, sono
qui per aiutarti. Forse questa volta non ce la farai a sfuggire. Così tanti
italiani sono rimasti presi nella rete, che almeno qualcuno di loro finirà per
diventare un buddha. Non ti preoccupare,
l’illuminazione accadrà a molte persone… anche agli italiani!
Osho, tratto da: Dhammapada vol
11 # 6
Teatro:
Umorismo e consapevolezza
Il
recitare può portarti anche a essere consapevole, con umorismo, dei ruoli che
rappresenti nella commedia umana di tutti i giorni.
UNA VOLTA,
DOPO UN PO' di tempo che ero con Osho, lui parlò della mia serietà...
"Savita,
sei perfettamente a posto. Ti ho osservata, ho guardato i tuoi occhi, il tuo
viso... E’ molto cambiato. Mi ricordo quando sei venuta da me la prima volta,
anni fa. Mi ricordo esattamente — come era dura la tua faccia, come erano
intellettuali le tue domande. Avevi un bel viso ed eri bella dentro, ma non
riuscivi a nascondere la tua durezza.
Non ti era
proprio possibile, perché eri nella testa. In questi casi la faccia perde tutta
la sua grazia. Continua a essere bella, per quello che riguarda i lineamenti,
ma perde qualcosa di essenziale per la bellezza: la grazia. Ora vedo che il
cuore deve averla avuta vinta sulla testa. Il tuo viso emana grazia, i tuoi
occhi silenzio, tu mostri di avere una certa sintonia con la realtà, una certa
centratura – sono dettagli…
Vorrei
aggiungere una sola cosa: sei diventata molto silenziosa. Un silenzio tale che
forse ridere ti sembrerà qualcosa che possa disturbarlo. Vorrei che ti
ricordassi sempre che una risata non disturba il silenzio, anzi lo
approfondisce. Per me la risata è una qualità essenziale dell’esperienza
religiosa. Ti coinvolge totalmente.
Ma, quando
una persona è sul suo percorso di crescita interiore, succede che, a un certo
punto, il suo silenzio diventa un po’ serio. È naturale che avvenga. Non ha mai
conosciuto il silenzio. E così esso viene avvolto un po’ dall’ombra della
serietà. E dietro la serietà si nasconde una piccola tristezza. Riuscirai a
distruggerle entrambi se impari un po’ a ridere, a cantare, a danzare.
Voglio che
tu raggiunga la fine del percorso ridendo, gioiosa come una bambina – è l’unico
modo per salutare l’esistenza, quando ti trovi all’ultimo traguardo. Dovresti
superarlo con una risata, ballando, cantando, perché il tuo ridere, il tuo
cantare e il tuo danzare sono l’unico modo per mostrare la tua gratitudine. Non
ci sono parole per esprimerla!”
Disse che voleva che entrassi nella luce cantando,
danzando, ridendo. Queste parole mi colpirono profondamente. Subito dopo
cominciai a condurre la meditazione Heart Dance
(Danza del Cuore), che ha davvero questa meravigliosa qualità: è piena di
allegria, di gaiezza. Dovevo esser pronta a prendermi gioco di me stessa e
questo mi faceva bene. Cominciai a comprendere il valore di ridere di me
stessa.
C’è tutta la valutazione che Osho fa dello ‘humour’,
che non avevo mai conosciuto da giovane: Osho dice che quando ridi la mente si ferma e si ha una piccola esperienza di
vuoto, di non mente… che poi è questo fondamentalmente il senso della
meditazione. La capacità di ridere nasce con noi – in fondo tutti i bambini
sanno come si fa a ridere – ma noi la perdiamo per strada.
Mi ricordo di quando avevo 13 anni, coi miei
compagni all’uscita da scuola, col motorino raggiungevamo qualche bar e lì
ridevamo e ci divertivamo a stare in compagnia – com’era bello, com’era
semplice! – e mi viene in mente di aver pensato che era questo il senso della
vita, proprio questo tipo di allegria, di giocosità. Ma, logicamente, poi sono
cresciuta e mi sono immersa negli importanti problemi filosofici del mondo!
Ma Osho ci fa vedere quanto sia facile vivere
tutta la nostra vita con quella qualità. Ho ricevuto moltissimo e far ridere la
gente col teatro e con quello che scrivo è solo un mezzo per restituire
qualcosa.
Come scrittrice volevo riuscire a scrivere
qualcosa che facesse davvero ridere la gente mentre lo leggeva. Ma è raro che
succeda con un pezzo scritto, è più facile che riesca col teatro.
La cosa più gratificante nel lavoro teatrale che
ho rappresentato di recente “Mum’s Eye View” (Il punto di vista di mammà), non è stato solo che ha fatto ridere la gente – in
un certo senso qualsiasi vecchia barzelletta può farlo – ma lo scoprire che il
lavoro ha anche veramente toccato dentro le persone: ha raggiunto l’intero
spettro delle loro emozioni. Era bello da sentire – essere riuscita a toccare
qualcosa di profondo in una persona, usando come mezzo la comicità.
Ora, usare la recitazione come divertimento è
ancora un’altra cosa. Perché il recitare stesso, per l’attore, è comunque una
maniera di esprimersi. Entri in un altro ruolo e lo interpreti. Tutti quei
ruoli sono dentro di noi, a ogni modo, così è solo una fortuna per l’attore
avere l’opportunità di viverli.
Funziona anche nella vita di tutti i giorni. Il
trucco sta nel fatto che quando ti tuffi in un’altra personalità e fai finta di
essere qualcun altro, puoi giocare con le cose in una maniera che non ti
concedi quando sei nel tuo solito ruolo sociale. E spesso immediatamente
alleggerisci e ravvivi una situazione. Probabilmente è per questo che gli
inglesi sono famosi per la loro facilità a riprodurre un accento e a imitare
altre persone. Sono i migliori attori spontanei del mondo. Di solito sono così
repressi e timidi, che questo è l’unico modo per liberarsi della loro immagine
e restare comunque socialmente accettabili. E la storia ci descrive il tipo di
maschera, rigida e spocchiosa che furono costretti a portare per mantenere il
loro impero!
Certo, la
comicità può essere anche molto appagante per l’ego. In America, in
particolare, si trovano davvero molte persone che non possono fare a meno di
essere dei burloni: soprattutto quelli che continuano a raccontare un mucchio
di barzellette. La barzelletta ha una sua struttura – un inizio, una parte
centrale e una conclusione inaspettata. Alla fine si ride e si cade in una zona
vuota. E, a meno che non si sia in un luogo di meditazione, si viene spinti
immediatamente a riempire quella zona con un’altra barzelletta: la risata
svuota la mente, quindi, in una situazione mondana, la gente non sa più cosa
dirsi.
Può anche succedere che qualcuno, di fronte a un
argomento serio che non vuole affrontare, racconti una barzelletta perché vuole
interrompere completamente quel discorso. Usare la comicità in questo modo è
piuttosto manipolativo. Il modo di Osho di usare le barzellette è del tutto
diverso, perché dietro c’è una motivazione ben precisa. Ed è meraviglioso
osservarlo perché lui è assolutamente consapevole di tutto quello che fa –
anche dell’uso della comicità. Le dà inizio e la ferma e la usa per aiutarci a
rilassarci e portarci più profondamente nel silenzio.
Con la barzelletta lui crea un’interruzione nei
pensieri, così che in qualche modo la quiete e il silenzio entrano dentro di
noi, prima che la mente possa ritornare.
Per me la comicità spontanea è bellissima.
Cercando di essere giocosa nelle cosiddette situazioni serie, ho imparato un
sacco di cose sul ridere di me e dei miei difetti – e naturalmente del mio ego.
Essere giocosi non solo rende più leggera la comunicazione fra le persone, ma
può anche cambiare completamente gli sviluppi di una situazione piena di
tensione. È sempre il solito vecchio ego che combina tanti guai, non vi pare?
La comicità non fa altro che staccargli la corrente… e così si riesce a
rimanere soli con la propria umanità.
Ma Savita
IL MONDO È UN PALCOSCENICO
Recitare è sicuramente la più spirituale delle
professioni, per la semplice ragione che l'attore deve essere nel paradosso:
deve cioè identificarsi con l'azione che sta rappresentando rimanendo tuttavia
un osservatore. Se sta rappresentando l'Amleto deve essere totalmente coinvolto
nell'essere un Amleto, nella sua azione deve dimenticare totalmente se stesso,
ciò nonostante nel profondo della sua essenza deve rimanere uno spettatore, un
osservatore... Il vero attore deve vivere un paradosso: deve recitare la parte
come se lui fosse ciò che sta rappresentando, sapendo tuttavia nel profondo che
"Io non sono questo". Questa è la
ragione per cui dico che recitare è la più spirituale delle professioni. La
persona veramente spirituale trasforma la sua intera vita in una rappresentazione.
Tutto questo mondo diventa così solamente un palcoscenico, e tutte le persone
non sono altro che attori: stiamo recitando una commedia. Per cui se sei un
mendicante reciti la tua parte nel modo migliore che puoi, e lo stesso vale se
sei il re. Ma nel profondo il mendicante sa di non identificarsi, e pure il re
lo sa: "Io non sono questo". Se il mendicante e il re sanno entrambi
che quello che stanno
facendo è solamente recitare una rappresentazione
– non sono io, non è la mia realtà ultima – allora entrambi stanno arrivando al
vero centro del loro essere; questo è ciò che io chiamo l'essere testimoni. A
quel punto stanno recitando una parte e allo stesso tempo ne sono testimoni.
Per cui recitare è sicura-mente la più spirituale delle professioni, e tutte le
persone spirituali non sono altro che attori. Il mondo intero è il loro
palcoscenico, e l'intera vita non è altro che un dramma in atto.
OSHO, TRATTO DA:
The Dhammapada vol 5
IL SIGNIFICATO
DELL'ESISTENZA
____________________________________
Il volto, l'immagine,
l'immaginario di Osho
Edizioni IDM
Pagine 198 Lire 25.000
abbandonarsi: La tua idea di abbandono non è il mio
‘abbandonarsi’. Il tuo abbandono nasconde un atteggiamento di sconfitta. Di
fondo, tu vuoi lottare, ma in certi casi non puoi; oppure la tua energia
battagliera si è esaurita. A quel punto per coprire la tua sconfitta, inizi a
pensare come lasciare tutto. Il tuo abbandono non è vero, è ipocrita. Il vero
abbandonarsi non si contrappone alla lotta. Il vero abbandonarsi è assenza di
lotta.
Se vuoi meditare tutti ti saranno contro:
La
meditazione è un pericolo, è un rischio.
è un pericolo per tutti gli
interessi consolidati, per tutte le istituzioni ed è un rischio per la tua
mente.
La mente e la meditazione non possono coesistere.
Non è possibile possedere entrambe le cose: puoi avere o l’una o l’altra, in
quanto la mente è pensiero e la meditazione è silenzio. La mente arranca nel
buio alla ricerca della porta. La meditazione è veggenza, non esiste dubbio, in
quanto conosce la porta. La mente pensa, la meditazione conosce.
Assoluta innocenza: La consapevolezza è
semplice e assoluta innocenza. Tutti
ce l’hanno, per cui non si pone il problema di realizzarla. La possiedi già.
Devi solo diventare consapevole anche della consapevolezza. In ogni azione,
mentre cammini, mentre mangi, quando bevi, qualsiasi cosa fai, fanne una
questione di principio: sii consapevole, in modo che resti sempre vivo, dentro
di te, fianco a fianco all’azione, un flusso di consapevolezza.
oltre i pettegolezzi:
I
pettegolezzi sono qualcosa di così assolutamente intrinseco a una vita vissuta
con allegria, che non occorre neppure andarne oltre: bisognerebbe goderne.
Inoltre essi contengono un frammento di verità che dovrebbe essere scoperto:
nessun pettegolezzo è soltanto una bugia. La vita è stata sempre presa
seriamente, e questo ha creato un’umanità assolutamente infelice.
magia delle parole: Le parole possiedono una
loro magia, e i poeti, i cantanti vivono nel magico mondo delle parole, non
nella realtà.
Sono creature molto dotate, molto esperte ed efficenti per quanto riguarda il sottile e delicato vibrare
delle parole, delle immagini, dei sogni; tuttavia tutto quello che fanno è
assolutamente inconscio.
Il fenomeno dell’armonia: Il fenomeno dell’armonia è
una delle esperienze più misteriose che esistano. Si tratta di questo: due
corpi restano sempre due corpi, ma le due anime all’interno di essi non sono
più due.
Un’anima all’interno di due corpi, ecco cos’è
esattamente il significato dell’armonia. è
una delle esperienze più squisite.
osho intervistato da enzo biagi:
“Come prima
cosa vorrei chiederti qual è il tuo insegnamento.”
Osho: “Io non ho nessun
insegnamento. Non sono un insegnante. Non do nessuna filosofia della vita, né
alcuna disciplina, né programmi da seguire. Ho un approccio alla vita ben
preciso, che condivido con i miei amici. E il mio approccio inizia con una deprogrammazione. Per ciò che mi riguarda questa è la
parola chiave…”
Biagi:
“L’ultima
domanda, qual è la tua ricetta per essere felice?”
Osho: Ogni bambino nasce felice.
Ogni bambino nasce innocente e meraviglioso. Ma poi accade qualcosa e tutti
quei bambini meravigliosi si perdono; la loro innocenza viene distrutta. Tutta la
loro felicità si trasforma in disperazione. Osserva un bambino che raccoglie
conchiglie sulla spiaggia: é più felice dell’uomo più ricco del mondo. Qual è
il suo segreto? Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento
presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa
distesa di sabbia. é qui e ora.
Veeresh, che dirige l’Humaniversity
in Olanda, ha visitato
Gramya:
Sono 10 anni ormai che Osho non è più nel corpo… ci ha lasciato il suo sogno. Come vedi
oggi l’evoluzione di questo sogno?
Veeresh: Beh, vivendo in Occidente, e guardando le cose
da quel punto di vista, posso capire meglio come sia geniale il modo in cui
Osho ha organizzato la faccenda. È sicuramente un genio. Ora comprendo come non
fosse assolutamente sua intenzione che finissimo per considerarlo una specie di
dio: pensa se Buddha tornasse e trovasse tutti quei buddhisti che lo adorano come un dio, andrebbe fuori di
testa e si metterebbe a gridare: “Ma non è questo che volevo!”.
Per me Osho rappresenta l’idea stessa del vero
maestro. Non vuole di sicuro che rimaniamo appiccicati a lui come un bambino al
suo ciucciotto, il suo lavoro è quello di aiutarci a
trovare il maestro dentro di noi, non quello di dirci: “Non mi mollare mai e
trattami come un dio”. Non è questo ciò che voleva; io mi rendo conto benissimo
che potremmo trasformare Pune in una specie di
Vaticano. La gente potrebbe andare e venire
e pregare… e alla fine ciò che Osho ha fatto va perso e rimangono tutti
intrappolati in questa idea di santità, di religione.
Vedo che c’è gente aggrappata al passato – io li
chiamo i dinosauri – che non vuole cambiare nulla. Questa gente vorrebbe
santificare tutto – sono quelli di ‘Osho aveva detto’
– e poi ci sono quelli che vogliono cambiare.
È molto difficile introdurre qualsiasi tipo di cambiamento con le
persone del primo tipo. Reagiscono male per esempio al fatto che ci sia un Meditation Club –
con piscina, sauna e campi da tennis – ma che c’è di male in un club di
meditazione? Osho voleva che questa fosse una cosa viva. A me personalmente
piace quello che sta succedendo adesso, c’è un atteggiamento nuovo e ci
rendiamo conto di dover andare avanti.
Lo vedo come un processo globale, ci sono
tantissime cose nuove. Mi piace questa idea del nuovo nome: Meditation
Resort invece di Ashram o
Comune. Mi piace proprio! È grande! La ‘santità’ è finita, non c’è più il
pericolo di un Vaticano. E il futuro sembra essere che Osho arriverà alle
persone tramite tutte le cose nuove, come i computer. I computer saranno il
modo per agganciarsi a Osho e lui sarà disponibile per tutti: non sarà più
necessario andare in un posto particolare (Pune) e
pensare di doverlo riverire come un buddha per
poterlo apprezzare. E in questo modo sarà più facile che quelli che vogliono
guardare un po’ più un profondità dicano: ‘OK, magari vado a vedere cosa
succede in quel posto…’. Per come è la vita in Occidente, Osho deve arrivare
alla gente in modo diverso. Un ashram è un posto dove
vai quando vuoi andare in pensione. Lì di solito qualcuno si prende cura di te.
La comune era già un passo avanti, ma un Resort vuol
dire stare al passo con i tempi e per questo mi piace molto, anche se c’è
qualcuno che dice: “Lasciamo le cose come stanno e non cambiamo nulla”.
Chandrika, tu come la vedi?
Chandrika: Penso che le persone dovranno semplicemente
essere di più nel mondo, e comunicare col mondo. In Occidente è ancora più
chiaro che ciò di cui la gente ha bisogno è di incontrarsi. Dal nostro punto di
vista della Humaniversity, stiamo guardando come
possiamo portare la meditazione, la consapevolezza, la responsabilità, le
qualità della meditazione nella scuola, perché è lì che i ragazzi ne hanno
bisogno.
Veeresh a Prashantam: Anche tu
devi dire qualcosa, amico!
Prashantam: Se in un momento di utopia potessimo immaginare
tutti i sannyasin insieme puntati in un’unica
direzione, sarebbe comunque vero che Osho è ancora più vasto e si espande
velocemente, nel senso che sta raggiungendo strati molto diversi della società.
Alcuni vengono ‘nutriti’ dai suoi libri, altri dalle meditazioni, altri ancora
incontrando la sua gente, ci sono tante forme nelle quali Osho si sta rendendo
disponibile. Mi sembra che ci siano ora molte più persone interessate al tema
della ricerca interiore o che si chiedono in qualche modo ‘chi sono o cosa
succede?’ e Osho arriva come un canale potente per trovare delle risposte.
Gramya: Osho parla in continuazione del valore
dell’individuo, nello stesso tempo per portare avanti il suo lavoro c’è bisogno
in qualche modo di organizzarsi; mi puoi parlare un po’ di questo?
Veeresh: Tutti hanno il loro modo di essere, e ciò che
Osho voleva era proprio che ognuno fosse se stesso, che trovasse la propria
strada, il maestro interiore, per non finire attaccati alle gonne di un maestro
per sempre: questo, penso, è il principale ostacolo a uno sviluppo personale.
Ogni tipo di organizzazione è sempre un problema, l’organizzazione perfetta non
esiste. Ma tenere duro e continuare a esplorare la propria interiorità fa molta
paura; tanti vogliono nascondersi dietro le gonne di qualcun altro, e quello
può essere un ostacolo. Cerca di avere
coraggio. Fai vedere chi sei, ciò che hai imparato, puoi dare credito a Osho,
ma comunque devi fare le tue cose. Se puoi voler bene ai tuoi amici, quello è
l’inizio, se cominci con l’amicizia, questo è ciò che tentiamo di fare alla Humaniversity.
Una volta ho chiesto a Osho: “Come posso lavorare
con le persone in Occidente, dove la gente vuole me invece che te”. Tra me e me
pensavo che quella situazione potesse creare problemi. E lui mi dette questa
risposta che solo oggi riesco veramente ad apprezzare, mi disse: “Veeresh, non creare una divisione tra noi due. La gente che
vuole te, vuole anche me”. Ciò che faccio ora è che quando la gente comincia ad
amare me, dico: “Perché crei una divisione tra noi due. Io amo Osho e so che
lui ama me: se tu mi ami, ami anche il capo (Osho) e lui ama te”. Così diventa
una cosa circolare, non c’è più separazione. Ma ci sono voluti tutti questi
anni per comprenderlo e apprezzarlo.
Premdip: Penso che le organizzazioni siano una cosa
positiva perché mantengono le cose in movimento, altrimenti ci sarebbero solo
degli individui e magari dopo solo una generazione sarebbe finito tutto. Per
questo sostengo le organizzazioni anche se c’è sempre il pericolo che le regole
riescano a sopraffare l’elemento individuale, e questo è proprio il punto dove
di solito si crea il blocco. Allora l’unica cosa è quella di dire: “OK, riincontriamoci, siamo confusi e manca qualcosa, manca la
direzione in cui procedere”. E penso inoltre che tutto ciò sia positivo, c’è
sempre bisogno di cambiamento. Osho era solito cambiare sempre le cose, se
andavano in una direzione allora diceva:
“OK, si cambia… mettiti il vestito rosso, mettiti il mala, non metterti
il rosso, non metterti il mala…”. Ora che non è più nel corpo, non possiamo
rimanere fermi.
Secondo me un modo di mantenere vive le
organizzazioni è quello di includere le persone più giovani, perché hanno
un’energia diversa, bisogni diversi. In fin dei conti loro sono il futuro.
Bisogna in qualche modo far partecipare i giovani. Mi ricordo che alla Humaniversity, quando arrivavano dei teenagers,
all’inizio la mia reazione era: “Mio dio, ecco un gruppo di ragazzini che
finiranno per fare a pezzi questo posto”. Adesso abbiamo persino dei bambini di
cinque anni, e quando arrivano siamo contenti che abbiano un proprio edificio a
parte, perché non fanno che strillare nei corridoi, ma anche questa è vita. E
se tenti di escluderne una parte, diventa troppo seria. La serietà non è una
cosa che mi attiri.
Veeresh: In termini di organizzazione ho sempre
desiderato un posto dove la gente può nascere, vivere e morire. Questo è quello
che voglio, e stiamo lavorando in questo senso.
Gramya: In quali altre aree pensi che dovremmo mettere
più energia, più consapevolezza?
Veeresh: Dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro, non lo
stiamo ancora facendo abbastanza. Non ci stiamo prendendo cura l’uno dell’altro
come una famiglia. Questo mi manca. Sono sicuro che è un po’ una ‘sovracompensazione’ da parte mia perché non ho mai avuto
fratelli o sorelle. Ma lo vedo tutti i giorni, non ci prendiamo cura l’uno
dell’altro. Ci perdiamo in qualche visione, in qualche idea di come dovremmo
essere, di dove Osho ci vorrebbe vedere. Per un po’ mi sono lamentato del fatto
che non succedeva nulla per i giovani, poi ho deciso di fare qualcosa invece di
lamentarmi. La vitalità viene dai giovani e, se non li riconosciamo, tagliamo
anche il nostro futuro. Perciò mi piace il fatto che Chandrika
abbia preso il ruolo di mamma e si stia prendendo cura dei nostri teenager,
assicurandosi che abbiano abbastanza spazio.
Gramya: Prima hai parlato di volere una comune che
comprende nascita, vita e morte. È vero questo per
Veeresh: Non sta succedendo con la velocità che vorremmo
– risate – uno dei nostri problemi è che i bambini devono andare a scuola
quindi li abbiamo solo durante le vacanze ma ora qualcosa sta cambiando.
Abbiamo un programma bellissimo a cui partecipano tutti questi bambini…
Chandrika: Lo chiamiamo ‘Genitori e figli’,
tra tutti abbiamo avuto 40 – 50 partecipanti, una cosa grossa; i genitori
vengono con i loro figli e poi fanno un gruppo tutti insieme, i bambini
partecipano e corrono in giro e fanno impazzire gli adulti… è bellissimo.
Gramya: Veeresh, com’è per te
essere di nuovo a Pune dopo 8 anni?
Veeresh: È stato proprio così, sai. Una sera ero alla White Robe e mi sentivo normalissimo e poi è iniziata la
musica e tutti hanno gridato ‘Osho’ e anch’io ho gridato ‘Osho’ e subito le
lacrime hanno preso a scorrere, non riuscivo a smettere di piangere ed ero così
imbarazzato, cercavo di non farmi vedere, e più cercavo di nascondermi e più
venivano giù e, prima che me ne accorgessi… Premdip
era seduta vicina a me e si è girata, e io ho pensato che stavo facendo troppa
confusione e cercavo di asciugarmi le lacrime. C’era una grande nostalgia
dentro di me, io so che Osho è nel
mio cuore… lo vedo in ognuno di noi ma quando vengo qui a casa sua è come se
affiora questa grande nostalgia, è la stessa sensazione che avevo da piccolo quando
pregavo dio di far tornare a casa mio padre. Mio padre lavorava su una nave,
così io prima di andare a letto dicevo: “Dio, per favore, fallo tornare a
casa”. Era lo stesso tipo di desiderio. Tutti dicono che Osho non è mai nato e
non è mai morto, sì, è proprio così! E lui mi dà questo, mi tocca il cuore in
modo che riesco a vedermi come un bambino. Osho è vicino a questa tenerezza che
ho nel cuore; è un dolore molto dolce. Sapevo di poterlo affrontare. Come mi
sento a essere a casa? Benissimo. Tutti i miei amici si prendono cura di me e
io lo sento, sento il loro amore e la loro attenzione… è bellissimo essere a
casa. Ho visto nel computer i piani per la piramide a 9 piani e tutte le altre costruzioni che stanno crescendo.
Sono stato alla Multiversity e stanno cercando di
sviluppare una visione per il loro lavoro nel futuro, anche questo mi piace
molto, tutti stanno lavorando al meglio perché il lavoro di Osho si realizzi.
Ho avuto l’opportunità di incontrare i
terapisti, quelli che lavorano con le persone ed è stato molto bello.
Nove anni fa, quando sono venuto, ero così entusiasta, volevo parlare a tutti i
groupleader dei miei errori e di che cosa avevo
imparato in Occidente… e devo averlo fatto in modo completamente sbagliato
perché organizzai una riunione e non si è fatto vedere nessuno. E ora, quando
mi hanno chiesto se volevo avere un riunione con i groupleader,
il mio stomaco mi diceva di no, ma io ho risposto: “Va bene, proviamo ancora
una volta”. E sono venuti in tanti! Per me è stato molto bello perché è stata
un’opportunità di parlare coi miei colleghi… in effetti non è che siano dei
colleghi, sono delle persone che si trovano in situazioni simili alla mia e
così ci siamo raccontati tutte le varie cose che stiamo facendo. Ho detto loro
che quando vengono in Occidente io posso aiutarli, perché Osho ha detto di
rimanere connessi e prendersi cura della sua gente. Quindi quando vengono in
Occidente naturalmente io mi prenderò cura di loro, perché siamo tutti una
famiglia.
Com’è essere qui a Pune?
Io ero venuto per la prima volta nel 1974… e di notte non si sentiva neanche un
rickshaw. Adesso c’è più rumore – risate – adesso Pune è una grande città.
Gramya: Un’ultima domanda, puoi dirci qualcosa
sull’Università che hai fondato in Olanda?
Veeresh: Beh, in realtà stiamo cercando di riempire un
vuoto, perché se fai un mucchio di gruppi e poi vai a casa dalla mamma, lei ti
dice: “Ma che hai fatto in tutti questi gruppi? Ne hai fatti a centinaia, non
potresti trovarti un lavoro o prenderti una laurea? Che senso ha tutto ciò che
hai fatto e tutte le meditazioni di anni e anni…”quindi stiamo cercando di
riempire questo vuoto e siamo diventati una Università. Quando una persona ha
fatto molte esperienze, può venire da noi e dire: “Questo è ciò che ho fatto” e
noi siamo in grado di indirizzarli perché siamo un’università ufficiale,
possiamo conferire delle lauree valide e in questo modo puoi lavorare ed essere
accettato dalla società. L’unione europea ora non permette che si lavori
liberamente come si faceva prima, ad esempio per condurre dei gruppi. Devi
avere una laurea di una istituzione riconosciuta… Quindi noi stiamo sviluppando
un’università per persone che vogliono lavorare con le persone, siamo
specialisti in quest’area.
Ci sono sicuramente delle difficoltà nel creare
un’università di questo genere, ma Osho mi ha detto chiaramente: “Veeresh, voglio che tu rimanga connesso con Pune, ma senza farti dire cosa devi fare”. Vi racconto una
bella storia: mi hanno detto che quando Osho stava viaggiando per il mondo e si
trovava in Sud America, un giorno ha detto: ‘Voglio una portaerei e gli altri:
‘COSA?’ Eh, sì, la sua idea era di andare oltre il limite delle
Io vivo in
Occidente e faccio tutto ciò che posso per sostenere la visione di Osho e così
quando sono arrivato questa volta, ho detto che sono qui per onorare mio padre
e per lodare l’inner circle
(le 21 persone che si occupano dell’organizzazione della comune di Pune) per ciò che sta facendo. Ti puoi immaginare com’è
essere uno dei 21 e cercare di sostenere la visione di Osho? Quando loro
dicono, non fate pipì nel prato, tutti si mettono a fare pipì nel prato. Se
dicono che fare pipì sul prato è OK, allora tutti dicono: “Ma come? Osho non ha
mai detto di fare pipì sul prato”. Qualunque cosa decidano, è sempre così. Io
vivo in Occidente e cerco di mantenere la direzione che Osho mi ha dato. Che
cosa splendida comunicare il suo messaggio. Non riesco a pensare a niente di
meglio da fare.
Ma Prem Gramya
SEGUIRE SE STESSI
Ma a me servono compagni che mi seguano... non
perché il seguire darà loro la verità, loro mi seguono... perché vogliono
seguire se stessi. Questa è un'affermazione molto significativa: "Non mi
seguono ciecamente, mi seguono con la chiara intuizione che questo è il modo di
seguire se stessi."
Nessuno qui è un seguace. Siete qui tutti insieme,
non perché credete in una certa teologia, religione, filosofia, ma perché siete
tutti interessati alla ricerca della verità. Questo è l'unico fattore di
coesione tra di voi, altrimenti, siete tutti individui. Non c'è un contratto,
non c'è un salvatore: tutti stanno cercando... e ricercare insieme aiuta. Le
cose diventano più semplici. Qualcuno potrebbe scoprire qualcosa e renderlo
disponibile a tutti... l'esistenza è così ricca di tesori che tutti voi
potreste scoprire dei tesori e condividerli con gli altri: questa è amicizia.
Tutte le religioni dipendono dai credenti.
Zarathustra ti dà una nuova visione: i credenti sono pericolosi. Non sono
ricercatori, non stanno cercando: non fanno che credere in qualcuno che afferma
di essere il loro salvato-re. Lui scoprirà la verità e loro devono solo credere
in lui. La verità non viene scoperta in questo modo. Tutti devono cercare ed
esplorare.
Sì, i ricercatori possono sentirsi uniti, ma è
qualcosa che nasce solo dall'amicizia. Vieni accettato come sei, sei amato come
sei. Ognuno di voi viene incoraggiato dagli altri. Da solo potresti scoraggiarti,
perché questa ricerca è nell'ignoto, e alla fine persi-no nell'inconoscibile.
Va bene avere dei compagni.
OSHO, TRATTO DA:
Zarathustra: Il Profeta che Ride #6
Ecig Edizioni
“Accetta
i tuoi no e accetta i tuoi sì. Non pensare che siano degli opposti, non è vero.
Così come non esiste il coraggio senza una situazione pericolosa, che ti faccia
paura – così non può esserci fede, fiducia, senza dubbi e incertezze. Il rischio è parte integrante di quel gioco
che ci aspetta fin dalla nascita.” OSHO
Trova un posto in cui puoi rimanere indisturbato
per tutta la durata di questa tecnica. Chiudi la porta e tieni le luci basse.
Metti su una musica triste, Wagner è perfetto. Adesso richiama alla memoria un
momento della tua vita in cui ti sei sentito veramente infelice, triste – o
comunque negativo – e inizia a dire: “No!” Per 15 minuti entra totalmente in
questa sensazione del “no”, ripetendo continuamente:
“No, no, no…!”
Dopo 15 minuti, accendi tutte le luci, metti su
della musica vivace e gioiosa e inizia a dire:
“Sì! Sì! Sì!”
Il tuo mantra per i
prossimi 15 minuti è “Sì!”
È tutto qui! Una tecnica semplicissima che ti farà
sentire allegro ed esuberante. Contiene l’intera visione di Osho sulla
meditazione, anzi potresti dire, l’intera visione di Osho sulla vita. Il ‘No’
non deve essere negato: i nostri momenti di tristezza e di rabbia e di
frustrazione devono essere accettati e vissuti totalmente. Ma rimanere bloccati
nel ‘no’ – fare del ‘no’ un modo di vivere – non è nemmeno la risposta giusta.
Riconosci e accetta i momenti di negatività della tua vita – permetti che
abbiano il loro spazio – ma poi sii pronto anche a lasciarli andare e a entrare
nella parte ‘sì’ del tuo essere.
Essere bloccati nel ‘sì’ o nel ‘no’ vuol dire essere
al di fuori del flusso della vita. Hanno entrambi un ruolo da giocare, sono
complementari. Possiamo imparare a comprenderli entrambi nel nostro abbraccio.