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CENTRI DI OSHO IN ITALIA Tutti i Centri di Osho divisi per regione
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LE NOTIZIE
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IL MAESTRO
Si comincia ad amare solo quando
si riesce ad amare se stessi, altrimenti si continua a cercare nell'altro
ciò che si può trovare solo dentro di sé.

I segnali dall'esterno e l'esplorazione interiore In ogni relazione d
'amore è fondamentale avere il coraggio di guardarsi dentro per scoprire quali
nostri bisogni proiettiamo sull'altro.
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UN LIBRO DA VIVERE
"Esiste un solo modo per
dissolvere la mente e i suoi problemi: uscirne!"
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ESPERIENZE
Un giovane campione di motocross
ci racconta come la meditazione lo aiuta a finire legare felice, senza incidenti...
e anche al primo posto.
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LA COMUNE
Tutta la cura e il lavoro per
fornire cibo sano, nutriente e igienico a chi visita la Comune di Pune.
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SPECIALE
Una mappa dettagliata che ci
conduce dal Buddha, 2506 anni fa, fino ai maestri Zen dei nostri giorni. Passando
da Mahakashyapa, a Bodhidharma... finendo con Osho, che sull'esperienza zen
della non-mente ha fondato gran parte del suo lavoro.
La trasmissione delle verità
senza parole
La
non mente come esperienza diretta
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ESPERIENZE
Lo
Zen e l'arte di dipingere l'energia
I dipinti di Sw. Alok, e una
sua intervista, per scoprire come l'arte zen, senza legami con la tradizione,
nasce esclusivamente nel momento.
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BIOGRAFIA
L'arresto, illegale, di Osho
e la sua espulsione dagli Stati Uniti portano alla fine della Comune in Oregon.
Per più di un anno Osho gira praticamente tutto il mondo, prima di tornare a
Pune.
Nessun
governo può impedire la tua crescita interiore
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TUTTE LE STELLE
Il tuo oroscopo di aprile.
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LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in
italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento
Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION
Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della
Osho International Foundation,
usato con il suo permesso.
Fa benissimo...
La meditazione "ha molti effetti
benefici", che includono: la diminuizione del dolore, abbassamento della
pressione del sangue, rallentamento del ritmo cardiaco, e un aiuto nel calmarsi
e in generale migliorare i propri stati d'animo. Lo dice uno dei maggiori quotidiani
americani – The New York Times – nella sua sezione su "Salute e Benessere"
in un articolo intitolato: "Una nuova terapia si sta facendo strada negli
ospedali: la meditazione".
"La meditazione è una delle tecniche più
popolari fra quelle che stanno iniziando a essere usate dal grande
pubblico" continua l'articolo. E si cita il caso del nuovo servizio di
medicina integrativa nel prestigioso Centro per i Tumori Sloan–Kettering di Manhattan.
La direttrice del servizio Dr. Barrie Casselith fa notare che la meditazione è
un approccio "non invasivo, non ha alcun effetto collaterale. Produce
risultati importanti che sono ben documentati ed è qualcosa che i pazienti
possono fare per conto loro e così non ha alcun costo. Ha a che fare con la
qualità della vita e fa davvero un gran bene." Sempre nello stesso articolo,
il suo collega Dr. Woodson Merrel (dell'importante centro medico Beth Israel)
definisce la meditazione "forse lo strumento più potente per mantenersi
sani". Anche l'amministrazione pubblica americana sembra d'accordo,
recentemente il parlamento ha approvato un finanziamento di 100 miliardi in
cinque anni per un progetto del N I H (istituto nazionale della sanità) che
vuole rafforzare i centri di ricerche sulle relazione corpo-mente e addestrare
personale paramedico in diverse tecniche di meditazione.
Da noi in Italia sembra che la Regione Toscana sia
in procinto di approvare un piano triennale di stanziamenti per la
"medicina non tradizionale" chissà se hanno considerato anche gli
innegabili benefici che la meditazione porta alla salute.
Tutti a Varazze
OSHO
TRIBUNE
2000
IN ITALIA
Un festival di tre giorni all'insegna della
celebrazione e della meditazione.
Dal 7 al 9 Aprile al Palasport di Varazze si
continua a festeggiare Osho 2000. Troverete amici, vecchi e nuovi, una vasta
gamma di attività, musica, teatro, workshops. Ci saranno: Ma Anando della
Multiversity di Pune con il suo programma di meditazioni, musica dal vivo per
ballare, serate di teatro con i Girasoli e il Leela Theatre, e poi Ivan
Cattaneo, i Divya Soul e Osho Orchestra. Inoltre ci saranno diversi workshop
tra cui le Sacre Danze di Gurdjeff con Ma Vasanti e il Respiro del cuore con
Yuki. Potete chiedere il programma completo a Oshoba; per informazioni più
dettagliate – anche su dove alloggiare – contattate: www.oshoamici.it/festival.htm o
l'Osho Arihant Meditation Center tel. & fax 019-918766
Un'opera incompleta
"Se ci sarà una seconda edizione sarà cura
mia e dell'autrice completare questo libro con tutte le informazioni forniteci
da Majid": questa l'onesta conclusione dell'editore di "Osho Rajneesh
e il suo movimento" un libro recentemente uscito sul mercato italiano.
Pubblicato a cura di un gruppo cattolico
interessato allo studio dei "nuovi movimenti religiosi" è stato
presentato durante una serata a Torino, alla presenza dell'autrice Prof.ssa
Judith Coney, una docente universitaria inglese di dottrine orientali – con un
largo pubblico, molti giornalisti e una televisione locale. Majid, il
coordinatore di Osho Miasto, era stato invitato e ha fatto una vera e propria
contropresentazione, indicando la storia completa di tutta una serie di eventi
molto importanti (soprattutto nel periodo del Ranch e negli anni fino a ora)
sui quali l'autrice non si era documentato e che quindi erano assenti dalla sua
opera. Concludendo col dire che l'infero libro riportava, in maniera assolutamente
discriminatoria, dicerie mischiate a fatti reali: un approccio poco
raccomandabile per un'opera che vuole presentarsi come una seria ricerca
sull'argomento. Alla fine della serata l'autrice ha riconosciuto delle
omissioni piuttosto importanti nella sua ricostruzione e di aver dimostrato nel
suo libro una tendenza eccessi va a riportare dicerie e informazioni di seconda
mano.
Nuovi libri di Osho
Ci sono già 120 titoli di Osho in Italiano, e
anche quest'anno non mancheranno le novità.
Si comincia con “Una Tazza di Tè” un'edizione
interamente rivista e di lusso della News Services Corporation, sono lettere
scritte da Osho nel periodo - gli anni 60 - in cui girava incessantemente tutta
l'India e i contatti con la "sua gente" avvenivano anche attraverso
una corrispondenza semplice, diretta, poetica e piena d'amore.
Poi c'è "La Via del Cuore" una novità di
Mondadori: Osho risponde a domande centrate sulla sua visione dell'uomo nuovo,
sulle sfide del nuovo millennio, sulla necessità di un diverso approccio alla
vita per riuscire a trasformare in opportunità gli innegabili pericoli ai quali
ci troviamo di fronte.
Mondadori presenta anche un'edizione economica di
"L'Immortalità dell'Anima": il tema è quella grossa bugia che si
chiama morte, dalla quale siamo continuamente ossessionati, che ci fa una tale
paura da impedirci praticamente di vivere.
Da Bompiani esce "Amore e Libertà",
delle vere e proprie “lezioni" d'amore che vogliono portare al superamento
della possessività e del "bisogno" dell'altro, verso un rapporto che
permetta di essere se stessi: la sola maniera di scoprire come l'altro ci possa
completare.
Anche OSHOBA diventa
casa editrice, e il primo libro è "Oltre la Psicologia che accompagna il
lettore in un viaggio dalla mente alla non-mente, al di là dei limiti dell'approccio
di qualsiasi psicologia - sempre confinata all'interno della mente - verso il
riconoscimento della propria essenza.
"Il Libro del Risveglio”, Edizioni del Cigno
è l'atteso seguito di "Il Libro della Saggezza” e di "Il Libro dell'Alchimia
Interiore", la terza parte del messaggio di Atisha: la via per arrivare a
comprendere la realtà col cuore.
E inoltre l'attesissima ristampa di "Tecniche
di Liberazione", uno dei primi libri di Osho a essere stati presentati in
italiano, qui in una edizione ampliala, riveduta e corretta dalla News Services
Corporation.
A Pune continua la presentazione di nuovi libri in
inglese, oltre che a ristampe e riedizioni di titoli ormai esauriti da tempo. E
uscito "Flight from the Alone to the Alone" dove Osho commenta le
Kaivalya Upanishad e presenta le prime forme di quella che diventerà poi la
Meditazione Dinamica.
Seguiranno “The Way Beyond Any Way" basato
sul Sarvasar Upanishad "la più fondamentale di tutte le conoscenze esoteriche"
e poi “The Last Morning Star" che raccoglie i discorsi sulla mistica, e illuminata,
Daya.
Ancora libri...
Ma non di Osho questa volta: Prita, una sannyasin
livornese, ha pubblicato il suo primo libro. Presentato da TraccEdizioni si
intitola "Due" ed è la storia di un'amore - visto dalla parte di “lei"
e dalla parte di "lui" - in cui è facile specchiarsi. Due esseri
umani — con il loro amore, ma anche con i loro condizionamenti e le loro paure
— che cercano l'uno nell'altro un completamento. Obbiettivo tuttaltro che
facile, come avverte Osho nella citazione che chiude il libro.
Ambasciatori e signore
L'ambasciatore
della Repubblica Popolare Cinese S.E. Zhou Gang,
insieme a sua moglie, Prof. Deng Jun bing, hanno visitato la comune di Pune a
metà gennaio, nel mezzo dei festeggiamenti per Osho 2000. Entusiasti di aver
scoperto “un posto di pace e rilassamento" hanno fatto molte domande sul
sannyas, su Osho e su come funziona la comune. Hanno molto gradito anche il
tour nell'Osho Teerth Park (vedi foto) dove sono rimasti davvero impressionati
dalla bellezza, e dal rispetto per l'ecologia di questo giardino zen. Alla fine
della visita l'ambasciatore ha regalato alla comune uno splendido oggetto
d'arte tradizionale cinese.
Anche l'Alto Commissario del Canada Mr. Peter
Walter è arrivato alla comune, a fine gennaio, per una visita. Lo
accompagnavano la sua signora, Janet Burns-Walker, il Console e il Vice
console.
Sono rimasti tutti molto colpiti dalla situazione
piena di pace e dalle migliaia di persone presenti. Il Console, Mr. Ballman ha
commentato che questa atmosfera è adatta a "ridurre di molto la tensione e
quindi a rilassarsi".
L'ARTE
DI AMARE HA PRESENTATO SEMPRE NON POCHE DIFFICOLTÀ, SOPRATTUTTO QUANDO SI CERCA
NELL'ALTRO QUELLO CHE POSSIAMO TROVARE SOLO DENTRO DI NOI. DIVENTARE
CONSAPEVOLI DI QUESTO MECCANISMO È IL PRIMO PASSO PER POTERLO SUPERARE E
AVVIARSI VERSO UN RAPPORTO PRIVO DI PROIEZIONI, BISOGNI E COSTRIZIONI.
Amato Osho,
sono così confuso quando
si tratta di donne. È così difficile vedere la realtà. Quando una donna mi ama,
mi sento forte, attraente e mi piaccio di più. Allora altre donne sono attratte
da me e io mi avvicino a loro. A questo punto arriva veramente la confusione.
Se agisco sulla base di questa attrazione, la donna che mi ama smette di amarmi;
allora io mi sento colpevole, debole e poco attraente, e perdo anche le altre
donne. Se non faccio nulla, mi sento falso, vigliacco e arrabbiato con la donna
che mi ama. È come se fosse necessario camminare su di un filo, e dopo un po’
mi stanco e la caduta è molto dolorosa.
Osho, so che il mio ego
deve avere a che fare con tutto ciò, ma non mi pare di riuscire ad avere alcuna
chiarezza. Di recente mi sono di nuovo innamorato, e ho paura che finirà di
nuovo in un disastro.
Vuoi commentare per
favore?
Il problema fondamentale non è l’amore. L’amore
non è mai un problema.
Il problema fondamentale è che non hai rispetto
per te stesso, ti manca un senso di individualità. Sei fatto solo delle
opinioni degli altri.
Così quando una donna ti ama, ti senti bene perché
la donna ti dà la sensazione di essere bello. Non hai alcuna sensibilità per te
stesso, per la tua bellezza e intelligenza. Sei molto dipendente, ecco dov’è il
problema. Poiché l’amore della donna ti fa sentire importante, bello,
accettato, apprezzato...
Non sei veramente innamorato della donna, stai
usando il suo amore al posto di qualcos’altro che manca, il tuo apprezzamento
per te stesso. Stai diventando dipendente.
Se la donna smette di amarti, sarai nuovamente
brutto, perderai quel minuscolo sostegno che eri riuscito ad avere e ti
ritroverai ad annegare nell’oceano.
E dato che una donna ti dà questo senso
d’importanza e di bellezza e di una certa individualità, anche altre donne
vengono attratte da te. Allora ti senti ancora di più un eroe.
Ami essere amato, ma non sai cos’è l’amore. Non
sei sensibile all’amore, per cui non ti lasci sfuggire l’occasione di usare
l’amore di un’altra donna per sentirti più importante. Ma allora la prima ti
sfugge dalle mani. Ciò ti fa sentire colpevole, brutto; tutto il tuo senso di
importanza svanisce e così anche il tuo fascino. Era solo preso in prestito,
era solo un riflesso. Quella donna te lo aveva dato e ora se lo è ripreso
lasciandoti. Tra non molto anche l’altra ti lascerà. Non è per niente una
questione di amore.
Tu stai cercando di farne una questione di amore.
Il problema è che non hai un’identità, non ti sei
mai amato, non ti apprezzi per nulla. Forse ti condanni addirittura, o ti odi,
forse sai di non essere nessuno. In questo grande mondo ci sono persone importanti,
geni ricchi di talento. Tu non hai alcuna posizione.
Questo è il tuo problema e finché non lo
trasformerai, non c’è niente che possa aiutarti. E cambiare è molto semplice,
perché è soltanto una tua idea.
Sono tutti nella stessa barca. Solo pochissime
persone sono abbastanza intelligenti da apprezzarsi, perché in ogni caso è la
natura che ti ha donato ciò che hai, non te lo sei guadagnato. Devi esserle
grato, comunque sia. E tutto ciò che hai, devi usarlo creativamente.
Tutti hanno qualche talento. Se lo usi
creativamente ti darà una certa identità che non dipende da nessun altro. Sarai
indipendente. Se poi qualcuno si innamora di te, non ti sentirai importante, ma
piuttosto molto grato. Non ti renderà un eroe, anzi ti farà sentire umile.
Se non sei dipendente dalla persona che ti ama,
allora dentro di te non sarai arrabbiato con lei, perché a nessuno piace essere
dipendente da qualcun altro, anzi è una cosa che tutti odiano. Quindi odi la
persona che ti rende importante e aspetti solo l’occasione giusta per esprimere
questo odio. Ecco perché subito appare un’altra donna: è l’occasione di
mostrare alla prima che “non sei solo tu ad amarmi. Ce ne sono migliaia di
altre”.
Ma ciò è brutto, insensibile e nasce proprio dalla
tua dipendenza. Per una persona indipendente, che è perfettamente felice da
sola, non ha importanza se c’è qualcuno che la ama o no; basta a se stessa.
Amare una persona così è una gioia perché quella persona non ti odierà, non
proverà risentimento verso di te. È una persona indipendente, che non ha niente
di cui lamentarsi.
Persino se s’innamora di un’altra donna, non sarà
un gesto di vendetta. Si scuserà con la prima e chiarirà che “l’amore che
esisteva tra di noi è scomparso. Non c’è niente che io possa fare. E neanche
tu. Mi dispiace, ma non c’è niente da fare. Qualsiasi cosa facessi sarebbe una
finzione ipocrita e non posso essere ipocrita con una persona che ho amato. È
meglio affermare chiaramente che l’amore è finito; con grande tristezza, ma
dobbiamo separarci”.
Ciò non ti farà sentire colpevole perché non hai
fatto del male a nessuno. Non sarà spiacevole per te perché non è che tu abbia
usato qualcuno. E così non esiste una ragione perché l’altra donna debba
lasciarti. E se anche lo facesse… Non si dovrebbe mai dare la vita per
scontata, tutto cambia e fluisce. Chi lo sa, potrebbe rendersi disponibile una
donna migliore; ma prima l’altra deve andarsene.
Se sei una persona indipendente, userai i
cambiamenti che la vita ti porta come situazioni per imparare, per maturare e
salire di livello.
Tutte queste storie d’amore sono momentanee. Non
ci sono assicurazioni o garanzie. Arrivano come una brezza e se ne vanno come
una brezza.
Se hai paura dei cambiamenti, allora è meglio che
ti tenga il più lontano possibile da queste storie, perché l’amore è il più
mutevole tra i fenomeni dell’esistenza, proprio perché ne è il fiore più bello.
Alla mattina sboccia e alla sera è già svanito. Ma domani ci saranno altri
fiori, continuano sempre a sbocciare. Riposa per una notte.
È bene che ci sia un periodo di riposo tra due
relazioni, o forse non vuoi riposarti? In questo modo ti ucciderai. A volte
innamorato, a volte no, è il ritmo perfetto. Devi solo essere indipendente.
Il tuo amore dovrebbe essere soltanto amore. Non
dovrebbe darti niente che possa esserti portato via. È bello quando viene, è
bello quando va: tu resti uguale. Nella mia vita ho visto situazioni di ogni
genere. Ma io non guardo mai indietro. La fine mi è sempre sembrata bella: ora
era possibile qualcosa di nuovo. Altrimenti staresti ancora a giocare con il
tuo trenino e il tuo orsacchiotto. Le cose vanno e vengono. Tu resti e continui
a maturare con ogni cambiamento.
I cambiamenti sono belli.
Celebrali più che puoi. Non ferire nessuno e non
lasciare che nessuno ti ferisca.
Rimani semplicemente umano. Non siamo sassi. Le
cose cambiano: ci sono giorni buoni e giorni cattivi, ma se hai una certa
integrità puoi passare attraverso i giorni buoni e quelli cattivi, allo stesso
modo. Per te non fa differenza, al contrario tutto contribuisce alla tua
crescita.
Ma prima ti devi ricordare di scoprire qual è
esattamente il problema; altrimenti la gente cerca di risolvere problemi che
non sono nemmeno suoi. Così si sforzano tanto e senza motivo.
Non è l’ego il problema, come pensi tu.
È solo che tu sei rimasto, fin dall’infanzia,
dipendente dalle opinioni della gente, da quello che dicono di te. Hai
collezionato quelle opinioni e ora sei circondato da tutti questa massa di
opinioni: ecco di cosa si tratta.
Ricordati sempre quando affronti un problema, di
scoprire prima quale sia esattamente. Non preoccuparti troppo della soluzione.
La cosa più importante da fare è trovare e definire il problema. La soluzione è
facilissima. Ma se non hai definito il problema, la soluzione è impossibile;
qualunque soluzione trovi, non funzionerà.
Quindi l’ego non è il problema.
L’amore non è il problema.
Il tuo problema è che non sei riuscito ad
accettarti, a stare sulle tue gambe, a rispettarti e a fare qualcosa che ti
faccia sentire che vali qualcosa.
Il tuo valore dovrebbe essere dentro di te, non
essere donato da qualcun altro. Un valore preso in prestito è molto pericoloso;
la persona può sempre riprenderselo. Questo è ciò che succede nelle cosiddette
storie d’amore.
Solo una persona indipendente può amare ed essere
amata. E l’amore per lei non creerà alcun problema.
Osho, tratto da:
The Trasmission of the Lamp # 21
Ciò che non è
possibile misurare,
ciò che non può
essere di più o di meno,
ciò che puoi solo
condividere...
L’esistenza intera
è fatta di quella
sostanza
chiamata amore.
Quando comprendi
la tua realtà,
hai compreso in
scala più piccola la realtà dell’esistenza intera:
essa è costituita
dalla sostanza chiamata amore.
Viviamo, senza
saperlo, in un oceano di amore.
e l'esplorazione interiore
Anurag
esamina gli aspetti fondamentali delle relazioni d’amore, e di come
possano
aiutarci – con un pizzico di coraggio e di comprensione – a crescere e a
guarire dalle nostre ferite.
Stavo andando in
Danimarca per
incontrare la donna che amavo. Ero eccitato ma anche spaventato, non sapevo
cosa sarebbe potuto succedere. Per uno scherzo del destino, lei si era
riavvicinata al suo precedente boyfriend solo un paio di settimane prima del
mio arrivo, ma per telefono non ne avevamo parlato un granché. Ero pazzamente
innamorato di lei e ovviamente non avevo una gran voglia di avere a che fare
con precedenti storie d’amore.
Arrivato in Danimarca, passammo due o tre giorni
di grande gioia e armonia, finché cominciò a parlarmi di come si sentisse
divisa tra me e l’altro, di quanto fosse importante per lei il vecchio
boyfriend, di come da parte sua quella storia non fosse veramente finita…
Col passare dei giorni i suoi sentimenti verso di
me andarono sempre più raffreddandosi e cominciai così a passare sempre più
tempo per le strade, al cinema, ai giardini di Tivoli, facendo gite turistiche
in barca – tutto pur di non pensare all’amore che non riuscivo ad ottenere.
Di solito ero io a preparare la cena. Volevo che
fosse tutto perfetto per lei, ma più ci provavo e più lei si tirava indietro.
Mi sentivo come una brava casalinga tedesca che cerca di prendersi cura del suo
uomo, pulivo l’appartamento, sparecchiavo la tavola e poi lavavo anche i piatti
dopo cena, mentre lei parlava al telefono o lavorava alla sua scrivania.
Verso la fine del mio soggiorno dormivo da solo
sul divano in un’altra stanza.
La situazione sarebbe stata davvero buffa, se solo
mi fosse rimasto un po’ di senso dell’umorismo. Ma a quel punto ero
completamente sopraffatto dalla mia infelicità. Ciò che stava accadendo mi
riportava alla mente ricordi della mia infanzia, soprattutto la sensazione di
essere un estraneo nella mia famiglia, di sentirmi non amato, non voluto, privo
di ogni conforto, uno straniero in terra straniera.
Come risultato di queste due settimane da incubo,
presi una decisione: andare fino in fondo nei miei problemi di relazione,
comprendere veramente cosa accade nelle mie relazioni intime. Ad esempio, come
è possibile che questo desiderio, così umano, per l’intimità possa causare
tanta infelicità e tanto dolore nella vita di un uomo – gradevole, equilibrato,
apparentemente maturo – come me?
È stata questa domanda, e la mia incapacità di
trovare una risposta, che mi ha spinto a esplorare il lavoro terapeutico che va sotto il nome di codependency, uno
degli strumenti migliori per affrontare la complessità delle relazioni umane.
In questo contesto, la prima cosa di cui mi sono accorto è stata la mia paura
di avvicinarmi davvero a un altro essere umano. Nella mia vita ho corso molti
rischi – ho fatto paracadutismo e parapendio – sempre in fuga dalle mie paure,
senza darmi il tempo di sentirle ed esprimerle: adesso me ne trovavo di fronte,
vicinissima, una davvero grossa, e dovevo affrontarla.
Per gli uomini, più che per le donne, l’atto
stesso di aprirsi porta a galla moltissime paure. Mi ricordo di una sessione di
coppia che avevo guidato, in cui incoraggiavo l’uomo a rischiare di esporre,
per la prima volta, la sua paura dell’intimità.
Era un uomo solido, pieno di buon senso, ma la
voce gli si spezzava e gli tremavano le mani quando cercava con grande fatica
di esprimere la sua paura di essere rifiutato e di non venir compreso. Fu un
passo molto importante: era lui stesso sorpreso dalla sua vulnerabilità, ma il coraggio
nel portare allo scoperto i suoi sentimenti più nascosti gli rese possibile
andare più in profondità nella relazione con la sua partner.
Un’altra cosa che ho imparato attraverso il lavoro
di codependency è che gli opposti si attraggono, come i poli di un magnete.
L’assunzione di ruoli quali “dipendente” e “anti-dipendente”
è uno dei modi in cui è possibile descrivere questa polarizzazione in una
coppia, e le sue radici si trovano nelle esperienze d’infanzia.
Per esempio, se da bambino i tuoi confini
personali non erano rispettati e conseguentemente ti sentivi invaso, allora da
adulto è probabile che adotterai un atteggiamento anti-dipendente, perché
sentirai fortemente il bisogno di proteggerti dalle richieste e dai desideri
degli altri. Quando qualcuno si avvicina troppo, hai paura di essere
manipolato, soffocato e represso. Prima o poi vorrai tirarti indietro, magari
con frasi classiche tipo: “Ho bisogno del mio spazio” oppure “Lasciami
respirare”.
Se invece da piccolo ti sei sentito abbandonato, se
nessuno mai si occupava di te e ti incoraggiava, allora da adulto tenderai
verso il ruolo dipendente. Per te l’altro non è mai sufficiente, non è mai
abbastanza presente o aperto o amorevole. Vivi in un continuo stato di
deprivazione e di desiderio per qualcosa di più – più attenzione, più
vicinanza, più contatto fisico, più… di tutto. “Senza di te non posso proprio vivere”, è il
classico grido del dipendente.
La cosa interessante è che possiamo spostarci
facilmente da un atteggiamento all’altro. Ci troviamo a giocare il ruolo dell’anti-dipendente in una
relazione e quello del dipendente in un’altra.
Ciò accade perché in realtà ci portiamo dentro
dall’infanzia entrambe le ferite: sia l’abbandono – il sentire che non c’è
nessuno a prendersi cura di te – sia anche il soffocamento – la sensazione di
non aver spazio a sufficienza.
Quando due anti-dipendenti si incontrano, uno dei
due si sposterà presto nel ruolo di dipendente. Quando due dipendenti si
incontrano, uno dei due diventerà anti-dipendente. È una necessità energetica:
perché ci sia attrazione sono necessarie polarità opposte. Inoltre proprio
queste sono le nostre esperienze e le nostre aspettative: l’antidipendente si
aspetta di essere invaso e di non essere rispettato, il dipendente si aspetta di
essere rifiutato e abbandonato, e così facciamo in modo che succeda proprio in
questo modo.
Lo spostamento da un polo all’altro può avvenire
all’istante. Mi ricordo di un periodo in cui mi tenevo un po’ a distanza dalla
mia partner, cercando in questo modo di controllare la nostra relazione, non
lasciando che lei si avvicinasse troppo a me ma senza veramente lasciarla
libera. Era come un modo un po’ strano di pescare: le davo energia a
sufficienza per tenerla legata a me, per mantenerla ancorata all’amo, ma non
abbastanza da farla sentire soddisfatta. Alla fine andai in vacanza da solo per
due settimane e al ritorno lei si era messa con un altro. Il mio ruolo
anti-dipendente a quel punto sparì in un solo momento e mi trasformai
all’istante nella persona più bisognosa, gelosa e fuori di testa del pianeta.
Non riuscivo a mangiare o a dormire. Mi trovai in un vortice di emozioni:
rabbia e frustrazione, angoscia e rassegnazione, irritazione e tristezza.
Quando osservi qualcun altro vivere fino in fondo
il dolore provocato dall’abbandono ti sembra tutto un po’ drammatico, forzato.
Ma quando tocca a te! Chiunque lo abbia provato sulla propria pelle, sa quanto
faccia male.
Quell’episodio per me fu come una doccia fredda,
mi aprì gli occhi, permettendomi di vedere come nel mio ruolo di
anti-dipendente, freddo e distaccato, non fossi assolutamente in contatto con
le mie reali emozioni.
Ognuno di noi, in continuazione, va a toccare le
ferite dell’altro. Per esempio, una coppia con cui ho lavorato si trovava in una situazione di questo tipo: la
donna chiedeva al suo partner sempre di più, più attenzione, stare più
insieme, più sentimento, più vivacità; diventando sempre più accanita e
aggressiva nelle sue pretese.
Il partner, appena avvertiva questa tipo di
pressione, andava immediatamente in un stato di shock, una cosa che succede
molto più spesso di quello che pensiamo. La parola ‘shock’ di solito descrive
la nostra reazione quando ci arrivano inaspettatamente cattive notizie, oppure
se abbiamo un incidente, ma in realtà accade – in forma più leggera – anche
quando ci sentiamo troppo sotto pressione. Di conseguenza più la donna
diventava aggressiva, più lui rimaneva agghiacciato, sotto shock. L’uomo mi
raccontò di come gli sembrava di essere in un film al rallentatore, privo di sonoro. Si sentiva totalmente
disconnesso da se stesso, e intanto continuava con grande sforzo a
cercare di soddisfare le richieste della donna – che si trattasse di fare
qualcosa o provare un’emozione – e questo lo spingeva ancora più profondamente in
questo stato di shock.
A lei sembrava che lui si ritirasse sempre di più
in se stesso, che tagliasse ogni tipo di connessione con lei, e veniva così
trascinata ulteriormente nelle sue angosce infantili di abbandono e di bisogno:
tutto questo la portava così a pretendere ancora di più.
Solo quando cominciarono entrambi a comprendere le
ferite fondamentali dello shock e dell’abbandono, e a sperimentarle in modo
consapevole, poterono iniziare a risanare questa situazione che provocava solo
dolore. ù
Nelle dinamiche di coppia accadono anche altri
tipi di polarizzazione. C’è per esempio il mio amico John, che aveva
la vocazione a salvare le donne – soprattutto, per motivi misteriosi, quelle
che lavorano nei ristoranti. Un giorno andò al ristorante, vide una donna e gli
fu subito chiaro che aveva bisogno di essere salvata. Era sicuro che questa
donna lavorasse troppo e fosse pagata troppo poco, che fosse triste, stanca e
si sentisse molto sola: certamente aveva bisogno di qualcuno che la tirasse un
po’ su. Cominciarono a incontrarsi e dopo poco lei andò a vivere con lui. Alla
fine John si ritrovò nel ruolo del ‘buon papà e lei in quello della "brava
bambina". Ma dopo un po’ tutta la storia divenne ovvia e noiosa. Lui
giocava sempre al ruolo del papà e lei non riusciva mai a entrare in contatto
reale con se stessa,continuando sempre ad affidarsi a lui.
Lei poi cominciò a interessarsi ai gruppi di
terapia, prese coscienza della sua forza e presto si ritrovò a esplorare la sua
libertà e la sua indipendenza. Ebbe un paio di appuntamenti con altri uomini.
John si sentì immediatamente ferito e arrabbiato: il padre furioso e la figlia
ingrata. Lui si riprese le carte di credito e le chiavi della BMW rossa. Lei
entrò totalmente nel ruolo della figlia ribelle ed ebbe altri appuntamenti.
Finì che lei se ne andò di casa, cominciò a
lavorare in proprio, si trovò un nuovo fidanzato… insomma una nuova vita. In un
attimo il ruolo di John come padre dittatoriale andò in pezzi e lui si buttò a
capofitto nel ruolo della vittima, pregandola in ginocchio di tornare da lui.
Lei era molto dispiaciuta per lui ma non se la sentiva di tornare: la sua nuova
vita le piaceva troppo.
Per alcuni mesi John si sentì a pezzi, distrutto…
poi riprese ad andare al ristorante. E così una sera incontrò un’altra donna e
si accorse subito che aveva un gran bisogno di essere salvata…
Schemi restrittivi di questo genere sono molto
comuni nelle relazioni. A volte ne siamo condizionati, a volte no. A volte ne
siamo consapevoli e a volte no.
Tutti sanno che, all’inizio
di ogni nuova relazione, le cose sono facili. Nel periodo della luna di miele
tendiamo a vedere un’immagine idealizzata dell’amato: per noi è una persona
incredibile, meravigliosa… saggiamente la maggior parte dei film di Hollywood
finiscono proprio a questo punto.
Tuttavia, quando queste proiezioni idealizzate
iniziano a svanire, cominciamo a vedere nell’altro anche cose che non ci
piacciono. Il nostro partner – che prima era una meraviglia, il paradiso in
terra – diventa presto un mostro, o una strega. Cominciamo a capire che i
nostri bisogni non verranno totalmente soddisfatti dall’altro, e inoltre le
nostre vecchie ferite iniziano a farsi sentire.
Visto che non vogliamo questo dolore, cominciamo a
giudicare e incolpare i nostri partner: vogliamo cambiarli, ci lamentiamo di
loro con gli amici – da qui il famoso ritornello “Mia moglie non mi capisce”.
A questo punto molte relazioni vanno a pezzi,
oppure passano da una situazione di amore e intimità reali a uno stato di
rassegnazione, compromessi e routine. Per loro il banco di prova della realtà è
un ostacolo troppo duro da superare. Se vogliamo veramente uscire da questo
circolo vizioso, dobbiamo affrontare l’abisso di tutte le nostre ferite e le
nostre pene, nascoste nel profondo della nostra psiche. Alla base di tutto c’è la ferita di non essere amati e accettati
da bambini. Questa è la ferita della vergogna.
Nasciamo tutti come esseri unici, mossi da pura
energia, ma non veniamo accettati dall’ambiente familiare; ci sentiamo anzi
giudicati e criticati, finendo così per diventare tesi e confusi. Questo ci dà
la profonda impressione di non avere alcun valore intrinseco, la sensazione di
essere fondamentalmente sbagliati. Finché non troviamo la volontà di guardare
in faccia questa ferita, siamo certi di sprecare un sacco di tempo e di energia
a cercare delle compensazioni, in maniere che si riveleranno comunque vane.
Quando considero la mia vita e vedo come il mio bambino interiore abbia
cercato, con grandi sforzi, di ottenere amore, accettazione e riconoscimento,
mi sento preso da grande tenerezza e compassione verso me stesso. Questo è il
primo passo del processo di guarigione.
Il secondo passo – in effetti l’unico modo di
guarire questa ferita – è quello di entrarci dentro, di sentirla davvero: proprio
in questo consiste il lavoro con la codependency.
Non possiamo aspettarci che i nostri partner
soddisfino tutti i nostri bisogni inappagati, o che ci proteggano sempre dalle
nostre ferite. Né possiamo pretendere che soddisfino il nostro bisogno di unità
e completezza. Non possiamo aspettarci da loro quello che non abbiamo ricevuto
dalla nostra famiglia d’origine. Eppure lo facciamo tutti i giorni. È il sogno
romantico di essere salvati da un bel principe su un cavallo bianco o dalla
radiosa dea dell’amore. È la speranza che qualcun altro possa guarirci.
Crediamo ancora di poter essere salvati
dall’unione perfetta con un altro essere umano ideale, ma a quanto pare queste
cose accadono solo in cielo – oppure durante fatali crociere su transatlantici
di lusso dove giovani amanti si incontrano appassionatamente per un breve
istante… poco prima, magari, che la nave affondi.
Ci sono anche altre illusioni a cui affidiamo le
nostre speranze di guarigione: potere, denaro, sapere, fama, illuminazione. Se
solo potessi essere abbastanza ricco, o abbastanza intelligente o abbastanza
illuminato… allora tutti mi amerebbero e
non avrei più problemi – vero?
È necessario vedere questo
modo di pensare per quello che è: ancora un altro sogno romantico, ancora
l’illusione che qualcosa al di fuori di noi potrà guarirci – l’illusione che
non sia indispensabile guardarci dentro per poter tornare sani. Se considero il nuovo
secolo, il nuovo millennio – se mi chiedo in quale direzione vogliamo muoverci
– mi sembra che potremmo iniziare col comprendere che le nostre relazioni
d’amore ci stanno guidando verso l’esplorazione della nostra interiorità, ci
stanno indicando precisamente cosa dentro di noi dobbiamo osservare.
Naturalmente si spera che queste relazioni ci
porteranno anche divertimento, piacere, giorni felici, momenti di tenerezza,
amore, estasi ed intimità. Ma di sicuro porteranno alla luce anche tutte le
nostre ferite, tutte le paure, i bisogni e i desideri – e tutto questo processo
va compreso, accettato e incoraggiato.
Molti di noi non avrebbero
nemmeno incominciato una ricerca spirituale se non fosse stato per il dolore
provocato dalle nostre relazioni intime – di sicuro questo è vero nel mio caso.
Così quello di cui sto veramente parlando qui è un importante cambiamento nella
gestalt. Se riusciamo a liberarci da questo condizionamento, dal sogno che
quando incontreremo l’anima gemella – "l’uomo giusto" o la
"donna perfetta" – tutto si sistemerà e risolveremo così i nostri
problemi, se arriviamo ad abbandonare l’illusione di poter rimodellare i nostri
partner a nostra immagine, allora cominceremo a cercare le soluzioni dove
veramente sono , e cioè dentro di noi. Quando questo accadrà, le nostre
relazioni d’amore ne riceveranno un grande vantaggio e andranno incontro a una
profonda trasformazione.
OLTRE LA
PSICOLOGIA
________________________
Edizioni Oshoba Libri
Pagine 215 Lire 26.000
Un non-libro, quello che ci
siamo trovati a comporre, quasi fatalmente tale. Osho, infatti, non è un
professionista della psiche, non è un filosofo, men che meno è sistematico,
logico, razionale... eppure, qualcosa in queste pagine lampeggia improvviso, bagliori
che tagliano velocemente il tessuto del pensiero, il normale ruminare della
mente, spezzando una catena e schiudendo a qualcosa di risolutivo, di
travolgente.
E lui a spiegare ciò che
accade, come e perché un Maestro si lascia interrogare e che significato
possono avere le sue risposte – e dunque in che contesto si pongono i temi che
egli affronta – con una chiarezza che non richiede commenti.
introduzione:
Origini
della stupidità occidentale.
Tanto tempo fa un pendolo cominciò a oscillare… a
oscillare avanti e indietro tra Essere e mente. Il filosofo greco Aristotele –
fu lui a dare inizio alla stupidità occidentale, dice Osho – fu uno dei primi a
dichiarare che mente e logica sono le caratteristiche fondamentali dell’essere
umano. Da allora ci troviamo intrappolati
in una costante dicotomia: o restiamo in contatto con quella sorgente di vita che alcuni chiamano Essere, o badiamo solo
ai nostri complicati giochi mentali.
Pazzia: “Pazzia significa letteralmente “uscire dalla mente”, perciò
esistono due possibilità. Puoi uscire dalla
mente sia cadendone al di sotto, sia elevandoti al di sopra. Comunemente le
persone cadono al di sotto della mente perché non richiede nessuno sforzo, non
devono fare niente. Qualsiasi emozione improvvisa può sconvolgere la stabilità
della tua mente: la morte di una persona amata, un fallimento negli affari – lo
shock è tale che non riesci a conservare la tua normalità. Perciò cadi al di
sotto della mente, i tuoi comportamenti diventano irrazionali.”
la mente inconscia: “Prima di Freud, non era
accettata neppure l’esistenza di una mente inconscia – per tutti esisteva solo
la mente cosciente. In Occidente per migliaia di anni non si è avuta neppure
l’idea che esistesse una mente inconscia. Con Freud, l’esistenza di una mente
inconscia diventò una realtà riconosciuta. Con Jung, l’esistenza di una mente
inconscia collettiva diventò una realtà riconosciuta. Ora c’è bisogno che
qualcuno renda una realtà riconosciuta anche l’esistenza della mente inconscia
cosmica.”
AMA TE STESSO:
“Socrate diceva: “Conosci te stesso”. Ci
sono stati dei Maestri, in particolare i sufi, che dicevano: “Sii te stesso”.
Ma nell’intera storia dell’umanità, c’è stata una sola persona – Gautama il
Buddha – che ha detto: “Il sé non esiste. Tu sei il vuoto, il silenzio totale:
sei un non-essere.”
TU NON ESISTI: “Se una farfalla non può sognare di essere Chuang Tzu, come può Chuang Tzu
sognare di essere una farfalla? E se Chuang Tzu può sognare di essere una
farfalla, allora niente vieta che una farfalla si addormenti nel sole mattutino
su un bel fiore e sogni di essere Chuang Tzu. Nessuno dei suoi discepoli riuscì
ad aiutarlo. Nei secoli i taoisti hanno usato questo aneddoto come un koan –
poiché non ha una soluzione – ma secondo Buddha non è così. Chuang Tzu e Buddha
erano contemporanei, ma vivevano lontani l’uno dall’altro: il primo viveva in
Cina e il secondo in India. La grande catena dell’Himalaya li divideva, quindi
tra loro ogni comunicazione era impossibile – altrimenti Buddha avrebbe risolto
il problema di Chuang Tzu. Avrebbe affermato: “Sono sogni entrambi. Non è
importante che Chuang Tzu sogni di essere una farfalla o che una farfalla sogni
di essere Chuang Tzu – sono sogni entrambi. Tu semplicemente non esisti”.
Come sei: “Tutte le religioni si basano su un unico concetto:
come dovresti essere. Il loro concetto è come dovresti essere, non come sei.
Condannano ciò che sei, premiano invece il concetto “come dovresti essere” e “come
dovresti essere” è l’opposto di “come sei”.
Non
si tratta solo della sensazione di volare quando si ‘salta’ su una moto
lanciata lungo un percorso da cross. Vuol dire anche superare limiti posti da
condizionamenti sociali – o anche solo dalla propria mente – esplorare nuove
dimensioni, rischiare e iniziare a scoprire cosa ti spinge a farlo. E la
meditazione in tutto questo ha un posto importante.
Quando gli chiedo il
motivo di
questa sua grande passione per il motocross Sanjay mi risponde: “Il sogno più
vecchio dell’uomo è stato quello di volare – e quando faccio motocross, è come
se volassi sulla mia motocicletta.”
Senso dell’avventura, superamento dei propri
limiti – andare oltre le barriere che la mente ti pone. Si tratta di una spinta
naturale presente nell’uomo fin dall’inizio dei tempi, anche se per lo più si
tende a dimenticarsene, a trascurarla, per paura o per abitudine.
Ma alcune persone – fiere e fortunate – non
possono spegnere questo fuoco che è in loro e trovano la maniera per esprimere
il loro potenziale: la loro ‘via’ individuale per emergere dalla massa.
Sanjay è una di queste
persone che vivono ‘pericolosamente’, in cerca sempre di nuove sfide. Oltre al
motocross, amore di sempre, è la meditazione la sua ultima avventura.
Dimmi qualcosa
di te e di questo tuo amore per l’avventura e il rischio.
Sono di Pune, ho studiato ingegneria meccanica e
automobilistica, e contemporaneamente partecipavo a gare con la moto. Mio padre
faceva alpinismo e mia madre era campionessa nazionale di nuoto – una famiglia
di atleti. Quand’ero più giovane, i miei genitori mi portavano spesso nei loro
viaggi avventurosi. Mi portavano a nuotare nei fiumi e nei laghi di montagna:
ho imparato a tuffarmi e mi lanciavo anche col parapendio. C’è amore per
l’avventura nei miei geni!
Come è
iniziata la tua passione per le motociclette?
Da ragazzo non potevo permettermi una
motocicletta, per cui la passione è iniziata con delle biciclette BMX. Ho
imparato le basi del cross con la bicicletta. È simile al motocross – però non
hai un motore!
Per mia fortuna, Pune è il centro più importante
per il motocross in India: ci sono tre piste. Io mi sono fatto un sacco di
amici su quelle piste e così di solito mi facevo prestare la moto dai ragazzi
più grandi e, di nascosto, mi facevo giri su giri. Passavo più ore in moto che
a scuola, certi giorni non mi facevo neanche vedere, e così un anno sono stato
anche bocciato – ma senza rimpianti. Facevo un po’ quello che volevo:
sperimentavo cose diverse, esploravo diverse possibilità. Ho persino iniziato a
disegnare motociclette. A quattordici anni ho organizzato la mia officina e ho
messo insieme la mia prima motocicletta – una BMX con un motore da 50 cc.!
Quando hai
cominciato a gareggiare seriamente?
Ho cominciato a gareggiare a 16 anni, nella classe
under 18. Sono stato ispirato da mio zio, il fratello di mia madre, che già
faceva gare. Quand’ero bambino l’ho visto correre a Mysore, e in seguito è da
lui che ho imparato le cose principali.
Non riuscivano a fermarmi. I miei genitori non
erano così contenti di questo mio grande amore! Non mi preparavo agli esami per
andare a correre. All’inizio non ero poi così bravo. Non terminavo le gare e
finivo spesso col fracassarmi. Loro avevano paura che questa mia passione
finisse con una morte prematura.
Poi ho cominciato a vincere. Avevo anche degli
sponsor – e così i miei hanno cominciato a prendermi sul serio. Inoltre
studiavo di nuovo con impegno e così, a poco a poco, la mia famiglia iniziò ad
accettare la situazione. Adesso sono campione nazionale e rappresento l’India
nelle gare internazionali.
Che cos’è
che ti lega così tanto alle corse?
Il sogno più vecchio dell’uomo è quello di volare.
C’è un momento nel motocross, quando ti stacchi dal suolo, fino a quando torni
di nuovo a terra – può essere solo per pochi secondi – in cui la sensazione che
hai di non-gravità è come quella di volare. Tu stai volando. Questa è la mia
esperienza più preziosa e la mia gioia.
Provo a correre col cuore e non con la mente,
questo mi dà molte più cose.
Rischi
molto?
Nel motocross, specialmente, non si muore. Ma è
uno sport estremo e ci sono molti rischi. È uno sport che richiede molta
preparazione fisica. Se cadi ti devi rialzare in fretta e andare avanti. Ho
avuto alcuni incidenti – mi sono rotto il bacino e la testa. Ma il mio corpo è
guarito. In tutto ciò il lato positivo è che devi imparare a essere totalmente
consapevole in ogni momento della gara.
Com’è
entrato Osho nella tua vita?
Ho preso in prestito una cassetta da un amico di
mia madre – Osho parlava dell’intelligenza. Mi è piaciuta molto e ne ho
comprate molte altre. Poi ho iniziato a meditare e la mia vita ha cominciato a
cambiare.
Che tipo di
cambiamenti?
Il mio modo di correre è cambiato radicalmente. Ho
provato a fare con continuità una meditazione prima di una stagione di corse.
Ho fatto la meditazione dinamica regolarmente, e mi ha veramente aperto gli
occhi. C’è l’idea che per essere un buon pilota bisogna essere davvero aggressivi. Personalmente non sono un tipo
particolarmente aggressivo e così credevo di essere svantaggiato. Con la
meditazione dinamica sono entrato in contatto con una fonte di energia che non
avevo mai conosciuto prima – selvaggia e inesauribile – che non ha niente a che
vedere con l’essere aggressivo. Era energia pura al suo massimo e questo mi ha
aiutato molto nelle corse.
Prima di un’altra stagione ho fatto la meditazione
kundalini. Questa mi ha aiutato a correre col cuore e non con la mente.
Il gareggiare ha a che vedere con un mucchio di
pressione psicologica. Gli avversari giocano anche con le paure altrui, con la
mente. Questo mi condizionava e talvolta mi era difficile focalizzarmi sulla
gara. Ho imparato a essere centrato e a stare nel cuore, e così riesco a
rendere al cento per cento. Correre col cuore mi dà equilibrio, e inoltre
riduce la possibilità di incidenti. Negli ultimi tre anni non ne ho avuto
neanche uno – tocchiamo ferro! Il desiderio di vincere ha perso la sua presa
ossessiva su di me: ora mi impegno semplicemente sul dare il meglio di me
stesso… e divertirmi.
C’è qualche
esperienza particolare che vorresti condividere con noi?
L’ultima gara a cui ho partecipato è stata per me
il massimo come esperienza. Non so se avrei mai avuto il coraggio di farla se
avessi conosciuto in anticipo le condizioni del percorso!
Era da Leh a Kadamblah (nel Ladakh, territorio
indiano nell’Himalaya), si partiva dai 3500 metri e si arrivava ad oltre 5000,
una cronoscalata. Era una strada molto brutta – aperta solo due mesi all’anno e
continuamente in riparazione. Era il periodo dopo lo scioglimento delle nevi,
le rocce erano allo scoperto. Se avessi sbagliato a fare una curva sarei finito
direttamente giù nella valle.
La mia moto non funzionava bene e così cominciai a
perdere terreno. Non mi sono mai preoccupato di controllare i tempi, volevo
semplicemente fare la mia gara al meglio, con totale consapevolezza. In tutto è
durata 43 minuti, e ogni momento era come essere sulla lama di un rasoio –
molto intenso.
All’arrivo ero davvero contento di avercela fatta,
e la "ciliegina sulla torta" è stata che, con mia sorpresa, avevo
anche vinto la gara! Tutta la meditazione che avevo fatto dava i suoi frutti.
Stai ancora
progettando veicoli?
Certo. Anche con i miei progetti, prima permetto
al mio cuore di sognare in modo sfrenato, lascio libera la mia immaginazione, e
poi – con la mente – concretizzo.
Lavoro di mattina. Se mi sento bloccato, vengo
all’ashram, medito e mi rilasso – la meditazione nadabrahma è perfetta per
questo – e mentre torno a casa, ecco la soluzione! Tutti i progettisti sul
mercato sono molto più vecchi di me, e così nessuno mi prendeva sul serio, ma
adesso stanno cominciando.
Attualmente sto progettando un’auto. Di automobili
progettate in India ce n’è una sola sul mercato, e non c’è neppure esperienza
di produzione ‘artigianale’. Ma io non ne ho tenuto conto. Essendo con Osho
niente può fermarmi. È il mio sogno e voglio esprimerlo. Spero che sarà l’auto
più veloce e più efficiente di qualunque altra auto da strada. Questo lavoro è
la mia passione e per fortuna non ho bisogno di guadagni immediati: per le mie
necessità finanziare collaboro nell’azienda di famiglia.
Quali sono i
tuoi progetti per il futuro?
Non ho programmi! In questo senso sono un vero
sannyasin. L’età massima per le gare è 30/32 anni, per cui a un certo punto
dovrò smettere. A quel punto inizierò qualche nuova avventura… per volare
ancora più in alto.
"QUESTA
È L'ATTRAZIONE PER L'AVVENTURA.
LA
GENTE CHE SCALA LE MONTAGNE SA,
SA
QUELLO CHE È VERAMENTE ATTRAENTE IN TUTTO CIÒ.
L'ATTRAZIONE
NON È SEMPLICEMENTE
NELLO
SCALARE MONTAGNE CON UNO SPLENDIDO PANORAMA
CHE
LE CIRCONDA - NON È QUESTO IL PUNTO.
MOLTO
PIÙ PROFONDAMENTE C'È UN MOTIVO PSICOLOGICO.
QUANDO
SCALI UNA MONTAGNA CI SONO MIGLIAIA DI PERICOLI.
QUANDO
SEI CIRCONDATO DA PERICOLI,
LA
TUA MENTE SI FERMA.
TU
DIVENTI IMPROVVISAMENTE CONSAPEVOLE.
SEI
IN UNO STATO DI ALLERTA E DI SERENITÀ.
DEVI
FARE OGNI PASSO CON MOLTA CAUTELA,
CON
MOLTA CONSAPEVOLEZZA.
LA
MEDITAZIONE È PROPRIO QUESTO.” OSHO
A TAVOLA
Nelle cucine della comune, qui a Pune,
si preparano ogni giorno migliaia di pasti, per nutrire le persone che arrivano
da tutto il mondo per meditare e avere un’esperienza unica di questo
buddhafield. Ci vuole davvero la “pazienza di un Buddha” per accontentarli
tutti, con le loro diverse abitudini culinarie – arrivano dall’America del nord
e del sud, da tutti i paesi europei, da quelli dell’estremo oriente, dall’Australia,
dall’Est europeo ex-comunista, da Israele, dalla Turchia e anche da alcuni
paesi africani, oltre che da tutta l’India naturalmente – senza contare poi le
varie esigenze dietetiche personali. In più ci vogliono la creatività e la
gioia di vivere di uno Zorba, così da far trovare pronti la pasta e la pizza,
piatti indiani e occidentali della cucina internazionale, e poi frutta fresca,
croissant, dolci e insalate di ogni tipo. E organizzare inoltre serate speciali
di cucina italiana, cinese, giapponese, coreana, indiana – e magari anche
russa, israeliana, turca e così via, quando se ne presenta l’occasione.
Sembra così
naturale che il dipartimento che si occupa del cibo (dall’approvigionamento, ai
controlli, alla preparazione fino alla cottura e al servizio) si chiami proprio
Zorba the Buddha. Questa intervista con uno dei suoi coordinatori, Sw. Basera –
che ‘naturalmente’ è italiano – ci fa vedere quanta attenzione ci sia dietro a
ogni piatto servito nelle mense o nei ristoranti e quali progressi si sono
fatti per poter rendere sempre disponibile cibo appetitoso, nutriente e con gli
standard igienici ai quali siamo abituati in occidente.
O.T.I.:
Basera, tu ti stai prendendo cura della cucina da parecchio tempo. Come mai…?
Basera: Perché è un processo
fondamentale per la mia crescita.
Non sono comunque solo a prendermi cura della
cucina, siamo un team. Ogni giorno prepariamo migliaia di pasti per migliaia di
persone, è quindi importante essere presenti in ogni situazione La meditazione
per noi è lavorare con consapevolezza particolarmente in cucina dove abbiamo
orari fissi di apertura dei ristoranti. La soluzione dei problemi non può
essere rimandata, per esempio se oggi non ci hanno consegnato le uova, non si
può fare una riunione domani per risolvere il problema, dobbiamo trovare subito
delle alternative, altrimenti a pranzo mancherà qualche vivanda.
O.T.I.: Cosa c’è alla base del
vostro lavoro?
Basera: Facciamo sì che alla comune non vengano a
mancare alimenti sani, buoni, di alta qualità e igienicamente sicuri: in India
è facile che si creino problemi di igiene. Questo è stato uno dei motivi per
cui abbiamo voluto creare una nostra fattoria biologica, in modo da poter
coltivare le nostre verdure. Il 90% delle verdure che usiamo proviene dalle nostre
coltivazioni biologiche, senza pesticidi, in contrasto marcato con il resto
dell’India dove si verifica spesso un abuso di sostanze chimiche. Noi invece
coltiviamo i nostri campi con sistemi biologici, a partire da semi non
trattati. All’inizio c’erano anche problemi col terreno – troppa acidità perché
era stato sfruttato in maniera intensiva, presenza di DDT e metalli pesanti, ma
dopo anni di impegno siamo arrivati alla pari con gli standard occidentali, il
che significa avere verdure oltre che di bell’aspetto, ricche di vitamine.
O.T.I.: E abbiamo anche delle
verdure nuove nella comune, che cinque anni fa non avevamo.
Basera: Anni
fa i coltivatori locali non conoscevano affatto verdure come le
zucchine, i broccoli, il sedano rapa, i cetrioli, alcuni tipi di carote, i
porri, e ci siamo impegnati nella coltivazione di queste piante perché il
terreno era troppo acido e il clima indiano è molto diverso da quello
occidentale. Coltiviamo anche la lattuga, il radicchio, la rucola e le erbe
aromatiche come il basilico, il rosmarino,
la salvia, la maggiorana, il timo, la menta piperita. Adesso dopo molti
sforzi abbiamo delle piante bellissime.
Quest’anno per la prima volta abbiamo piantato
verdure di origini giapponesi e coreane, con risultati positivi, così nelle
serate di cucina giapponese possiamo veramente usare i loro vegetali
tradizionali.
O.T.I.: È vero! Possiamo vedere i risultati! Puoi
raccontarci qual è il percorso delle verdure, dalla fattoria fino a quando
finiscono nei piatti?
Basera: Devi tener presente che
la Osho Commune è praticamente l’unico posto in India in cui puoi mangiare
verdure crude senza rischi, perché le disinfettiamo con diluizioni di perossido
d’ossigeno e argento colloidale. Ciò vuol dire che puoi proprio mangiarle
tranquillamente crude – l’insalata, la rucola, il radicchio, i pomodori, le
carote, i ravanelli rossi o il cavolo – senza il pericolo di contrarre qualche
malattia tropicale tipo l’ameba. Ogni giorno il nostro laboratorio interno
controlla che, in tutto il cibo non ci sia la presenza di batteri, amebe e così
via. Puoi mangiare con sicurezza ciò che trovi nel banco delle insalate e
goderti le tue vitamine e i minerali.
O.T.I.: Qual è la situazione
generale in India rispetto al cibo?
Basera: In generale, e quindi
anche qui a Pune, è pericoloso mangiare cibi che non siano cotti, perché il
livello igienico sia dell’acqua sia delle persone coinvolte nella preparazione
non è sufficiente per gli standard occidentali – naturalmente non sto parlando
degli alberghi a 5 stelle. Non è che i ristoranti siano per la maggior parte
sporchi, ma non pongono attenzione… al lavaggio delle mani per esempio, toccano
qui e là e poi toccano il cibo, oppure mettono i vegetali in contenitori non
adeguatamente puliti, li risciacquano con acqua non potabile, quindi può essere
rischioso. È chiaro che in queste situazioni le insalate sono quasi sempre
contaminate, meglio evitarle.
O.T.I.: E cosa ci dici dell’uso
di DDT da parte degli agricoltori indiani? Dopo la cottura, si trova ancora
nelle verdure?
Basera: L’india è uno dei paesi
che usa ancora il DDT sulle verdure. Tutti gli agricoltori usano DDT, che è ora
chiamato BAC, e la cosa grave è che ne usano troppo, per cui la maggior parte
delle verdure ne sono piene. Non va via con la cottura, ma noi non ne abbiamo
nel nostro cibo. Ma se mangi in un ristorante in città, l’80% del cibo contiene
DDT e altri pesticidi. Anche la frutta.
O.T.I.: E la frutta che mangiamo
qui nella comune?
Basera: Ora stiamo iniziando a trovare anche
frutta biologica. Abbiamo un agricoltore che sta mettendo molta impegno nel
coltivare la papaia e altri frutti senza uso di prodotti chimici. Ma in questo
caso dobbiamo anche fare i conti con la realtà.
O.T.I.: Qual è la frutta
biologica che abbiamo già nella comune?
Basera: I manghi della scorsa stagione erano
biologici, così anche gli avocado e una parte dei limoni. A volte lo sono pure
le papaie.
O.T.I.: E qual è la situazione
con i cereali?
Basera: Anche in questo caso è
importante guardare alla qualità generale del prodotto. Nel nostro team alcune
persone sono addette esclusivamente alla ricerca dei prodotti migliori. Nel
caso dei cereali in chicchi, della farina e dei legumi secchi, ci rivolgiamo,
se possibile, a fornitori che hanno prodotti trattati non chimicamente. Inoltre,
quando i prodotti arrivano nel nostro magazzino, controlliamo di nuovo la loro
qualità. Per il momento cereali e farine da coltivazione biologica non sono
ancora disponibili, di sicuro usiamo quelli di qualità migliore e trattati il
meno possibile.
O.T.I.: Come trovi il livello di
consapevolezza dei fornitori rispetto a questi problemi? Sono interessati ai
problemi della salute?
Basera: L’India ha compiuto dei
passi da gigante negli ultimi due o tre anni. La maggior parte dei nostri
fornitori sono veramente interessati a sviluppare prodotti sani ma purtroppo
manca ancora il sostegno di un mercato più ampio.
O.T.I.: E rispetto agli altri
cibi e ingredienti?
Basera: Stiamo usando
ingredienti assolutamente sicuri. I tecnici del nostro laboratorio controllano
la qualità di ogni prodotto che arriva. Controlliamo l’olio e il burro usati
per cuocere, per vedere se sono contaminati, e usiamo solo burro di latte
vaccino di prima qualità.
Abbiamo iniziato a controllare anche che nel latte
e nel burro non vi siano residui di antibiotici o di DDT. Abbiamo olio d’oliva
e produciamo la nostra pasta. Non compriamo la pasta che c’è sul mercato perché
pensiamo che la nostra sia migliore e più
fresca: per farla abbiamo una grossa macchina italiana.
Quando cuciniamo cerchiamo di
mettere più
amore possibile nel cibo, la maggiore attenzione. Si tratta di un processo:
dalla scelta degli alimenti, al loro trattamento e cottura sino alla mensa, e
questo senza mai dimenticare che abbiamo a che fare con individui, con le loro
esigenze particolari e coi loro tempi.
Siamo sempre felici che qualcuno ci aiuti nella
preparazione del cibo. Abbiamo un area per il taglio dei vegetali, dove
chiunque può recarsi per aiutare a tagliare le verdure anche per un’ora o due e
naturalmente, all’interno del "lavoro come meditazione", si può
partecipare alle attività di Zorba per periodi più lunghi.
O.T.I.: Oltre alle verdure poi
ci sono anche il latte e le uova. Cosa mi puoi dire di questi prodotti?
Basera: Questo è un altro grosso
problema perché in India molti polli, e uova quindi, possono avere la
salmonella. Oltre che con i continui controlli, noi cerchiamo di ottenere uova
sicure anche scegliendo il produttore giusto.
Otteniamo così uova di alta qualità, come quelle
che trovi in Occidente, che provengono da polli nutriti con mangimi di buona
qualità, a base vegetale. Anche i polli sono vegetariani: non mangiano farina
di pesce o altro. La stessa attenzione vale per il latte. Usiamo ogni giorno
una gran quantità di latte per cui è molto importante vedere da dove proviene,
che cosa mangia la mucca e come viene tenuta. Nella comune usiamo solo latte di
mucca, non di bufala. In India quando si parla di latte non vuol dire
necessariamente latte di mucca, di solito si tratta di un misto di bufala e
mucca; e i bufali spesso si fermano a brucare sulla riva dei fiumi o in altri
posti dove nessuno controlla ciò che stanno mangiando. E così nel latte di
bufala è più facile trovare DDT rispetto a quello di mucca. Ecco perché
vogliamo usare solo quest’ultimo. Il nostro latte è tutto pastorizzato e poi il
nostro fornitore controlla regolarmente le sue mucche: dove mangiano o se sono
malate. È importante non avere antibiotici nel latte, analizziamo anche questo,
e ogni mese facciamo noi un controllo, se le mucche sono sane e cosa stanno
mangiando.
O.T.I.: Ciò vuol dire che sono
necessari molti controlli?
Basera: Sì! Tantissimi. In
questo la Osho Commune è proprio un’isola in India. Se sei in Occidente l’India
può sembrare qualcosa di tremendo da un punto di vista igenico sanitario, ma
noi facciamo del nostro meglio per creare un’isola di salute e puoi vederne i
risultati. Ogni giorno nel nostro laboratorio facciamo tutti i controlli
necessari e stiamo anche molto attenti che non si verifichi nessun errore nella
preparazione dei cibi, qualsiasi vivanda a rischio viene eliminata.
O.T.I.: Hai qualche storia
divertente da raccontare sulla grande cucina della comune?
Basera: Ogni giorno succede
qualcosa di buffo. Per esempio stamattina le uova non sono arrivate. E dobbiamo
cuocerne 2000 per pranzo, posso solo sperare che arrivino.
Questo è un posto dove ogni giorni accade sempre
qualcosa di nuovo, una nuova sfida. Inoltre le persone che lavorano cambiano in
continuazione c’è chi rimane un mese, chi due, chi solo qualche giorno e anche
il lavoro cambia, solo la struttura rimane
la stessa. Tutta la comune, e la cucina ne è parte essenziale, diventa
un grande laboratorio, qualcosa di importante per la nostra trasformazione
personale. Osho ha detto: “Nella mia cucina sto preparando qualcos’altro” ed è
proprio così.
In Occidente, al giorno d’oggi, l’interesse per il buddhismo sta crescendo
a vista d’occhio. Non più solo ricercatori spirituali, pensatori, artisti – o
chi comunque esprime in campi diversi la propria creatività – ma anche persone
comuni cercano sempre più negli insegnamenti del Buddha una risposta alle
grandi – e piccole – eterne domande sul significato della vita.
Nella
percezione occidentale si individuano nel buddhismo contenuti spirituali più
intensi, qualcosa che la lunga abitudine al cristianesimo ha ormai consumato:
nel buddhismo l’occidentale trova ancora una fresca ventata di novità e un
senso rinnovato di cosa sia “spirituale”.
Va comunque
detto che per chi è cresciuto in una società permeata di cristianesimo può
essere “facile” in fondo passare al buddhismo – anche questa religione provvede
rassicuranti rituali: cerimonie, mantra paragonabili alle comuni preghiere,
incensi, gerarchie, regole, in altre parole una dimensione esteriore facilmente
riconoscibile come “religiosa” da parte di chi ha sempre conosciuto la
religione solo sotto questo aspetto.
Fra
personaggi famosi che dichiarano la loro fede buddhista (pur all’interno di
varie confessioni) e una vasta presenza di film – dal “Piccolo Buddha” a “Sette
anni in Tibet”, a “Kundun” che portano sullo schermo temi del mondo buddhista,
per finire a opere come “Nirvana” e “Matrix” che ne sono lontanamente ispirate
nella filosofia – al di là dell’ambientazione e del sapore esotico nasce una
domanda: ma questa è spiritualità? che presuppone la risposta a un’altra
domanda: di che cosa è fatta la spiritualità?
Uno dei
filoni in cui si è sviluppato l’insegnamento del Buddha ha preso nei secoli il
nome di Zen. Lo Zen è una dimensione religiosa radicale, senza nessuna
esteriorità evidente e con modalità di espressione e trasmissione del messaggio
che vanno al di là di ogni logica e comune comprensione. Può essere addirittura
per certi versi scioccante.
Osho ha dato
un’attenzione enorme al mondo dello Zen e l’ha indicato come un ramo di
religiosità ancora vivo. Vivo nel senso che ancora oggi viene insegnato da
maestri illuminati e ancora oggi sa produrre al proprio interno maestri
illuminati.
Ecco quindi
nelle pagine che seguono e nelle parole di Osho una mappa che traccia le
origini, lo sviluppo e i contenuti dello Zen, la manifestazione più vitale
dell’insegnamento di Gautama il Buddha che ha portato Osho a dire: “lo Zen è
l’unica cosa veramente preziosa che ci è arrivata dal passato”.
Nato
2500 anni fa in una piccola regione dell’India, questa filosofia di vita si è
diffusa in tutto l’Oriente, e ora anche in Occidente. Ha mantenuto tratti
caratteristici quali un gran rispetto per la vita e una grande tolleranza pur
sviluppandosi in maniere diverse nei vari paesi.
Il Buddhismo è diventato un universo di filosofie
– non una sola, è come una sorgente che presto si divide in molti rami e che si
è sparso per tutta l’Asia, incontrandosi con diverse culture, diversi popoli,
diverse filosofie.
Nel Tibet è giunto a una fioritura di tipo raro. È
puro misticismo ed è basato sul sistema delle scuole. Per tutto il Tibet, nel
cuore delle montagne himalaiane, si svilupparono centinaia di lamasserie, in
cui gente dedicava l’intera vita alla ricerca della verità. Divenne quasi
un’abitudine che ogni famiglia destinasse uno o più membri per queste
lamasserie, scuole del mistero.
E quello che è successo in Tibet non è successo
altrove. L’intera nazione si è dedicata a un’unica ricerca, un unico obiettivo.
Il Tibet ci ha fatto dono di molti illuminati, ed
i loro metodi sono quanto di più lontano dallo Zen ci possa essere. Non c’è
terreno comune. La sorgente è la stessa, ma si sono sviluppati in atmosfere
diverse, da differenti popoli: sono giunti alla stessa conclusione ma hanno
percorso strade diverse – come su una montagna ti puoi muovere da diversi punti
su diversi sentieri per raggiungere un’unica vetta. Si incontrano in vetta, ma
lungo il cammino non c’è incontro, sono unici e separati.
In Thailandia, il buddhismo ha assunto una forma
diversa, un diverso profilo.
In Cina, incontrando il Tao ne ha completamente
assorbito lo spirito. Il buddismo ha un grande cuore. Non è come il
cristianesimo o l’islam, confinato a un’area limitata: può assorbire molte
cose, all’apparenza addirittura contraddittorie. Il Tao non ha metodo. In Tibet
tutto è metodo. Il Tao è un non metodo, semplice spontaneità – vivere la vita
secondo natura, senza lotte. Qualsiasi metodo è una forzatura, è una definizione
di te stesso. Il lavoro del Tao è come diventare indefiniti, come divenire uno
col tutto. Assorbendo il Tao il buddhismo cinese finì con l’avere un sapore
differente, totalmente differente.
Lo stesso è successo in Corea, in Mongolia, in Sri
Lanka, in Birmania, in altri piccoli paesi asiatici – perché è diventata la
religione di tutta l’Asia. Ed è diventata una grande religione, che ha
influenzato diverse razze, culture, nazioni, senza alcuna lotta. È qualcosa di
unico nella storia. I cristiani hanno convertito la gente, così i musulmani. Il
buddhismo non ha mai convertito; si è semplicemente reso disponibile, aperto.
Ha aperto il proprio cuore e aiutato la gente ad aprire i loro cuori, e c’è
stato un incontro – ma l’incontro non era la vittoria di qualcuno. Era
un’unione.
In India il buddhismo ha caratteristiche
completamente diverse – più filosofico, più logico – perché in India il
buddismo doveva sopravvivere tra molte filosofie che già avevano raggiunto un
alto livello. Per sopravvivere in mezzo a esse sviluppò grandi sistemi
filosofici. Nagarjuna, Vasubandhu, Dharmakirti – filosofi come questi sono
unici al mondo quanto a penetrazione logica.
Ma in Thailandia il buddhismo è completamente non
filosofico: è devozionale. In Giappone non è né filosofico né devozionale: è
pura meditazione. In Tibet è tutto metodologia. In Cina è non metodo, non
sforzo, non azione.
Ma la bellezza consiste nel
fatto che il buddhismo – mescolandosi con così tante filosofie, culture, punti
di vista – mantiene tuttavia il suo carattere basilare. Non lo perde. Ha un’enorme vitalità per
sopravvivere. Si adatta a ogni situazione
senza combattere, piano piano assorbe la situazione in se stesso.
Ed a quei tempi, venticinque secoli fa, diffondere
una visione completamente nuova a un intero
continente solo con l’intelligenza e il dibattito fu un miracolo. Non un
solo uomo è stato ucciso, non una sola pietra è stata lanciata. Tutte queste
genti hanno contribuito e reso il buddhismo più ricco. Religioni ordinarie come
il cristianesimo o l’islam temono che se permettono a qualcuno di avvicinarsi
troppo, possono perdere la propria identità. Il buddhismo non ha mai avuto
questo timore, e non ha mai perso la propria identità.
Sono stato a una conferenza buddhista in cui erano
presenti persone provenienti dal Tibet, dal Giappone, da Sri Lanka, dalla Cina,
dalla Birmania e da altri paesi, e questa è la mia esperienza – erano tutti
diversi uno dall’altro, ma comunque connessi da un’unica devozione nei
confronti del Buddha. Su ciò non c’era problema, nessun conflitto. È stata
un’esperienza unica – sono stato presente a molte altre, ma quella è rimasta
qualcosa di unico, perché in essa usai la mia esperienza personale
nell’interpretare gli insegnamenti del Buddha. Tutti i partecipanti avevano posizioni
diverse e in più io aggiungevo un’altra differente
interpretazione. Eppure mi ascoltarono in silenzio, con amore e pazienza
e mi ringraziarono: “ Non ci eravamo accorti che anche questa fosse
un’interpretazione possibile. Ci hai resi consapevoli di un certo aspetto di
Buddha…”.
Non ti puoi aspettare una cosa del genere da
cristiani, musulmani o hindu. Sono dei fanatici. Il buddhismo non è una
religione fanatica.
Poco tempo fa, quando eravamo in Nepal – il Nepal
è un paese buddhista – il capo di tutti i monaci buddhisti era solito ascoltare
i miei discorsi. Sono venuto a sapere che andava in giro incontrando ministri,
il primo ministro ed altra gente importante, dicendo loro: “Devi venire. Non
decidere sulla base delle sciocchezze che scrivono i giornali. Vieni ed
ascoltalo”.
Si sedeva proprio di fronte a me – un uomo anziano
– e ogni volta che dicevo qualcosa di vicino allo spirito del Buddha, potevo
vedere la sua testa annuire. Non lo faceva consapevolmente. Era semplicemente
così in armonia che lo percepiva: era la cosa più pura che avesse mai sentito.
E non stavo nemmeno parlando del Buddha: ma lui ne sentiva il sapore.
Tutto il giorno girava per Katmandu, dimentico del
suo lavoro di presidente dei monaci nepalesi. Diceva alla gente di venire ad
ascoltarmi, diceva: “Non date ascolto ai giornali. Mentre lui è qui, perché
perderselo?”. E ha portato molte persone, un po’ per volta. Non puoi sperare
questo da un shankaracharya hindu, o dal capo dei monaci jaina o dal papa
cattolico. È impossibile.
Buddha ha
lasciato un’eredità molto significativa, e il suo impatto è ancora vivo. Nessun
altro ha avuto una simile influenza sull’umanità. Nessun altro ha reso l’uomo
così umile, ricettivo, intelligente, senza pregiudizi.
Così migliaia di persone hanno aggiunto le loro
spezie al pentolone buddhista, ma nessuno è stato capace di cambiarne
l’essenza. Questa è la grandezza di Gautama il Buddha – grandi filosofi si sono
uniti a lui, grandi culture si sono mescolate, ma la sua verità essenziale è
rimasta intatta. È ancora la stessa.
osho, tratto da: Trasmission of the Lamp
#21
Tutte le storie ‘Zen’ riportate a fianco in questa
e nelle pagine seguenti, sono state raccontate da Osho in diversi discorsi.
Gautama il Buddha
sta camminando per strada. Una mosca si posa
sulla sua testa e lui muove meccanicamente la mano e la scaccia, mentre
continua a parlare con Ananda, il suo discepolo. Improvvisamente si ferma,
perché ha compiuto quel gesto della mano senza consapevolezza. E per lui quella
è l’unica cosa sbagliata nella vita – fare qualcosa inconsapevolmente, anche
solo muovere una mano, anche se non hai fatto male a nessuno. Così si ferma e
di nuovo porta la mano in quella posizione, come per mandare via la mosca –
anche se quella non c’è più. Ananda ne è sorpreso e gli dice: “La mosca l’hai
scacciata dal tuo viso già da tempo. Che fai ora? Non c’è più”. Buddha
risponde: “Ho mosso la mano meccanicamente, è stato un errore. Ora lo faccio
come avrei dovuto farlo, per insegnare a me stesso una lezione, così che una
cosa del genere non mi accada più. Ora muovo la mano in piena consapevolezza.
La mosca non è importante. È importante che nella mia mano ci sia
consapevolezza, grazia, amore e compassione.
Ora va bene”.
la
trasmissione della verità senza parole
Gautama il Buddha è una delle più rare espressioni della consapevolezza umana.
È difficile concepire che qualcuno possa arrivare più in alto di lui, ma
Mahakashyapa, un suo discepolo, è realmente riuscito ad andare oltre.
Per tutta la vita Gautama il Buddha ha dovuto
combattere contro la tradizione, l’ortodossia. Non poteva esprimere se stesso:
tutta la sua energia era impiegata a distruggere il falso, in modo che la
verità potesse essere chiaramente percepita.
Mahakashyapa si è trovato in una posizione unica.
Non aveva niente da distruggere, l’aveva già fatto Gautama il Buddha. Così
tutta la sua energia è stata impiegata nella creatività. In questo, ha trasceso
anche Buddha.
Mahakashyapa aveva vissuto la maggior parte della
sua vita con Gautama il Buddha, in silenzio: non era quindi un grande maestro.
Quando si è illuminato non era una persona eloquente. Solo coloro che erano
pronti a comprendere il silenzio potevano diventare suoi discepoli, e queste
persone erano certamente molto rare.
Mahakashyapa non ha potuto creare, come Gautama il
Buddha, un grande movimento; tuttavia ha creato in un modo diverso un movimento
molto solido di poche persone selezionate. L’insegnamento di Gautama il Buddha
era molto diffuso, ma, proprio per questo, ognuno ne poteva ricevere solo una
quantità molto piccola. Mahakashyapa aveva solo pochi discepoli, si potevano
contare sulle dita delle mani; come quantità non c’era paragone con Buddha, ma
proprio perché era un maestro silenzioso, le persone che si avvicinavano a lui
erano di una qualità diversa, molto ricettive.
Per far comprendere meglio questo tipo di
situazioni Buddha usava raccontare una storia: “Ci sono dei cavalli che non si
muovono senza la frusta. Ce ne sono degli altri per i quali è sufficiente lo
schioccare della frusta – non c’è bisogno di toccarli – per muoversi. E poi ci
sono cavalli che si muoveranno anche solo vedendo l’ombra della frusta, e sono
quelli di qualità migliore.” E poi continuava dicendo che anche i discepoli
sono di questi tre tipi. Mahakashyapa aveva il terzo tipo di discepoli, quelli
che si sarebbero mossi anche solo vedendo l’ombra della frusta. Su questo non
esistono scritture, perché era un passaggio silenzioso dell’energia, senza
parole. Avveniva da persona a persona, da cuore a cuore, per cui non ci sono
documentazioni.
Nella sua linea di discendenza, si distinguono
alcuni nomi. Il più grande di questi è Bodhidharma… in alcuni aspetti è
arrivato ancora più in alto di Mahakashyapa. Si può dire in altre parole che
Mahakashyapa ha iniziato una rivoluzione che è culminata in Bodhidharma. Se
Gautama Buddha è la fonte, allora Bodhidharma è la fioritura suprema. Ha tutte
le qualità di Gautama il Buddha, tutte quelle di Mahakashyapa, e anche alcune
che sono solo sue.
Per esempio, è stato il primo maestro nella storia
a essere provocatorio.
Buddha era una persona di grande cultura: è
naturale, era un principe, addestrato ai modi di corte. Non poteva essere
provocatorio in modo oltraggioso. Mahakashyapa era un maestro silenzioso – il problema di essere provocatorio non sorge
neanche. Bodhidharma è molto provocatorio, molto diretto. Tutto ciò che dice,
colpisce la persona quasi come una spada. Ovviamente il numero di persone che
poteva trasformare, era limitato.
La gente aveva paura di lui, persino gli
imperatori. Volevano conoscere quest’uomo, ne avevano sentito parlare così
tanto. I suoi metodi erano unici, e chi era abbastanza coraggioso da rimanere
con lui ha potuto trasformarsi, raggiungere una forma nuova di umanità. L’uomo
divenne improvvisamente famoso. Ma, al contempo, le persone che volevano
vederlo, incontrarlo, avevano paura, perché nessuno aveva idea di cosa avrebbe
fatto, di come avrebbe agito. Era il più imprevedibile dei maestri.
Dopo Bodhidharma ci sono stati molti altri
patriarchi, ma lui è l’ultimo patriarca indiano dello Zen: attraversò
l’Himalaya e andò in Cina. Quando gli chiesero dove stesse andando, rispose:
“Alla ricerca dei leoni. Non posso lavorare con dei codardi.”
osho,
tratto da:
Trasmission of the Lamp #13
era
una donna
Bodhidharma nacque quattordici
secoli fa da un re del sud
dell’India. Si trattava di un grande impero, l’impero dei Pallavas. Era il
terzo figlio, un uomo di grande intelligenza – vedendo tutto ciò che lo circondava,
rinunciò al regno. Non era contro la vita mondana, ma non era nemmeno pronto a
sprecare il suo tempo nelle cose di tutti i giorni, in banalità. Tutto ciò che
lo interessava era la natura del suo essere interiore. Se non la conosci, devi
accettare la morte come la fine di tutto.
È vero che tutti gli autentici ricercatori
spirituali hanno lottato contro la morte. Bertrand Russell ha affermato che se
non ci fosse la morte, la religione non esisterebbe. C’è della verità in questa
affermazione. Io non sono completamente d’accordo, perché la religione è un
continente molto vasto. Non è solo morte, ma anche ricerca della beatitudine, è
anche ricerca della verità, è anche ricerca del significato della vita – è
tante altre cose. Ma Bertrand Russell ha certamente ragione: se la morte non
esistesse, le persone interessate alla religione sarebbero molto poche e molto
rare. La morte è un grande incentivo.
Bodhidharma rinunciò al regno dicendo a suo padre:
“Se non puoi salvarmi dalla morte, allora non ostacolarmi. Lasciami andare alla
ricerca di qualcosa che è oltre la morte.” Quelli erano giorni bellissimi,
specie in Oriente. Il padre si fermò un momento a riflettere e poi disse: “Non
ti ostacolerò, perché non posso far niente per evitare la tua morte. Hai la mia
benedizione per partire nella tua ricerca. Questo mi rende triste, ma è un
problema mio: è il mio attaccamento. Speravo che saresti stato il mio
successore, l’imperatore del grande impero Pallavas, ma tu hai scelto qualcosa
di più in alto. Sono tuo padre, come potrei volerti fermare? E tu mi hai
presentato la questione in un modo così semplice e inaspettato, dicendomi che
se posso far qualcosa per evitare la tua morte, allora non lascerai il palazzo,
ma se non posso fare niente, allora non devo ostacolarti.” Puoi vedere quanto
sia grande l’intelligenza di Bodhidharma.
E la seconda cosa che vorrei che ti ricordassi è
che, sebbene sia un discepolo di Gautama il Buddha, mostra in alcuni casi di
aver raggiunto altezze maggiori dello stesso Buddha. Per esempio, Gautama il
Buddha aveva paura di iniziare donne nella sua comune di sannyasin, ma
Bodhidharma fu iniziato da una donna che era illuminata. Il suo nome era
Pragyatara. La maggior parte della gente ha dimenticato il suo nome: è solo a
causa di Bodhidharma che il suo nome viene ancora ricordato, ma solo il nome,
di lei non sappiamo nient’altro. Fu lei a ordinare a Bodhidharma di andare in
Cina. Il buddhismo aveva raggiunto la Cina seicento anni prima di Bodhidharma.
Era stato come un fenomeno magico, qualcosa che non era mai successo prima: il
messaggio di Buddha fece immediatamente presa sul popolo cinese. La situazione
era che la Cina era vissuta sotto l’influenza di Confucio e ne era stanca.
Confucio è solo un moralista – un puritano – non ha alcuna idea dei misteri
interiori della vita. Anzi, nega l’esistenza di qualsiasi interiorità. Tutto è
focalizzato sull’esterno: rifiniscilo, lucidalo, coltivalo, rendilo il più
bello possibile. C’erano dei contemporanei di Confucio come Lao Tzu, Chuang
Tzu, Lieh Tzu, ma erano dei mistici, non dei maestri. Non potevano creare nel
cuore del popolo cinese una vera e propria opposizione al Confucianesimo.
Quindi si era creato un vuoto. Nessuno può vivere senza l’anima, e quando
cominci a pensare che l’anima non esiste, la vita perde ogni significato.
L’anima è il concetto supremo di integrazione: senza di essa sei tagliato fuori
dall’esistenza e dalla vita eterna. Proprio come un ramo tagliato dall’albero deve morire… ha perso la fonte di
nutrimento… l’idea stessa che dentro di te non ci sia l’anima, e nemmeno la
consapevolezza, ti disconnette
dall’esistenza. Ci si sente rimpicciolire, ci si sente soffocare.
Quando il buddhismo raggiunse la Cina, entrò
immediatamente in contatto con l’anima più vera delle persone… quasi fossero
stati assetati per secoli e il buddhismo fosse arrivato come una nuvola gonfia
di pioggia. Riuscì a dissetarli in un modo tale che accadde qualcosa di
inimmaginabile. Pragyatara, la donna maestro di Bodhidharma, gli disse di
recarsi in Cina proprio perché quelli che erano andati prima di lui avevano
avuto un grande impatto, nonostante nessuno di loro fosse illuminato. Erano
studiosi di grande valore e disciplina, ricchi di amore, di pace interiore, di
compassione… ma nessuno di loro era illuminato. Ora la Cina aveva bisogno di un
altro Gautama Buddha. Il terreno era pronto.
Bodhidharma fu il primo illuminato a raggiungere
la Cina. Il punto che volevo chiarire è che mentre Gautama il Buddha aveva
paura a dare l’iniziazione alle donne nella sua comune, Bodhidharma aveva
coraggio a sufficienza per essere iniziato da una donna alla via di Gautama il
Buddha. C’erano altri illuminati, ma lui scelse una donna per uno scopo
preciso. Lo scopo era di mostrare che una donna può essere illuminata. E non
solo questo, anche i suoi discepoli possono essere illuminati. Il nome di
Bodhidharma spicca tra tutti i buddhisti illuminati ed è secondo solo a quello
di Gautama il Buddha. (1)
MAESTRO DEL SILENZIO
Un giorno, sapendo che
Gautama il Buddha sta
va per pronunciare un di
scorso speciale, migliaia di suoi seguaci
si erano radunati,
arrivando anche da lontano.
Buddha arrivò tenendo in mano un fiore.
Passò del tempo, ma Buddha non diceva una
parola.
Guardava il fiore e basta. La folla era
diventata impaziente,
ma Mahakashyapa, che a quel punto non
riusciva più a trattenersi,
scoppiò in una gran risata. Buddha gli fece
cenno di avvicinarsi,
gli consegnò il fiore e disse a tutti i
presenti:
"Io ho l'occhio del vero insegnamento.
Tutto quello che poteva essere trasmesso
con le parole,
io l'ho dato a voi tutti;
ma con questo fiore sto dando a
Mahakashyapa
la chiave di questo insegnamento."
Proprio questo essere è il Buddha
Proprio questa terra
è il paradiso del Loto
Lo Zen è lo Zen. Non c’è niente di
paragonabile. È unico – unico nel senso che è il fenomeno più ordinario e
tuttavia più straordinario mai accaduto alla coscienza umana. È il più
ordinario perché non crede all’apprendimento, non crede alla mente. Non è una
filosofia né una religione. È totale accettazione dell’esistenza ordinaria –
con il cuore, col proprio essere totale – non desiderando qualche altro mondo,
al di là della mente, sopramondano. Non ha interesse in alcuna assurdità
esoterica, non è interessato per niente alla metafisica. Non è interessato a
raggiungere l’altra sponda: questa è più che sufficiente. La sua accettazione
di questa sponda è così profonda che attraverso questa stessa accettazione la
trasforma – e proprio questa sponda diventa quell’altra: ecco perché è
ordinario. Non vuole che tu crei una specie di
spiritualità, di santità. Tutto ciò che ti chiede è di vivere la tua
vita con immediatezza, con spontaneità. E così il mondano diventa sacro.
Il grande miracolo dello Zen sta nella
trasformazione del mondano nel sacro. Ed è veramente straordinario, perché mai
prima la vita era stata considerata in un
modo simile, mai prima era stata rispettata in questo modo.
Lo Zen trascende Buddha e trascende Lao Tzu. È un
culmine, una trascendenza, sia del genio indiano che del genio cinese. Il genio
indiano ha raggiunto il suo picco con Gautama il Buddha ed il genio cinese ha
raggiunto il suo picco con Lao Tzu. E poi
l’incontro… l’essenza dell’insegnamento del Buddha e l’essenza
dell’insegnamento di Lao Tzu sono confluiti in un’unica corrente, in maniera
così profonda che ora non è possibile alcuna separazione. Perfino fare una
distinzione tra ciò che appartiene a Buddha o a Lao Tzu è impossibile, la
fusione è stata così totale. Non è solo una sintesi, è un’integrazione. Da
questa unione è nato lo Zen. Lo Zen non è buddista né taoista e tuttavia è
entrambi.
Chiamare lo Zen "Buddhismo Zen" non è
giusto: è molto di più. Buddha non è così legato a questo mondo come lo Zen. Ma
lo Zen non è solo terreno: la sua visione trasforma la terra in paradiso. Lao
Tzu è terreno, Buddha non lo è. Lo Zen è tutti e due – e nell’essere entrambi è
diventato un fenomeno davvero straordinario.
Il futuro dell’umanità si avvicinerà sempre di più
all’approccio Zen, perché l’unione tra Est e Ovest è possibile solo attraverso
qualcosa come lo Zen, che è terreno e tuttavia non terreno. L’Ovest è molto
terreno, l’Est non è molto terreno. Chi farà da ponte? Non Buddha: è così
essenzialmente orientale, l’autentico sapore dell’Est, il suo profumo senza
compromessi. E neppure Lao Tzu: è troppo terreno. La Cina è sempre stata molto
terrena. La Cina appartiene più alla mente occidentale che a quella
orientale. Non è accidentale che la Cina
sia stata il primo paese dell’Est a diventare comunista, materialista, a
credere a una filosofia atea, a credere che l’uomo sia solo materia e
nient’altro. Non è un caso. La Cina è stata terrena per quasi cinquemila anni,
in quel senso è molto occidentale. Perciò Lao Tzu non può essere il ponte: è
più simile a Zorba il greco. Buddha è così non terreno che non puoi nemmeno
raggiungerlo – come può diventare il ponte?
Quando mi guardo intorno, lo Zen sembra essere la
sola possibilità, perché nello Zen, Buddha e Lao Tzu sono diventati uno.
L’incontro è già avvenuto. Il seme sta lì, il seme del grande ponte che può rendere
una cosa sola Est e Ovest. Lo Zen diventerà il punto d’incontro. Ha un grande
futuro; un grande passato e un grande futuro.
E il miracolo è che lo Zen non è interessato né al
passato né al futuro. Il suo interesse è tutto nel presente. Forse per questo
il miracolo è possibile, perché il passato e il futuro sono uniti dal presente.
Il presente non fa parte del tempo. Ci avete mai pensato? Quanto è lungo il
presente? Il passato ha una durata, il futuro ha una durata. Qual’è la durata
del presente? Quanto dura? Tra il passato e il futuro, riesci a misurare il
presente? Non è misurabile, non esiste quasi. Non è per nulla tempo: è la
penetrazione dell’eternità nel tempo.
Lo Zen vive nel presente. Tutto il suo
insegnamento consiste in come essere nel presente: come uscire dal passato che
non è più e come non essere coinvolti dal futuro che non è ancora, ma solo
essere radicati, centrati in ciò che è.
L’intero approccio dello Zen è quello
dell’immediatezza, ma per questo può unire passato e futuro. Può unire molte
cose: il passato ed il futuro, l’Est e l’Ovest, il corpo e l’anima. Può unire
mondi che non comunicano fra di loro: questo mondo e quello, il mondano ed il
sacro. (2)
(1) Osho, tratto da: Bodhidharma #1
(2) Osho, tratto da: Ah This! #1
Grazie a Bodhidharma
il messaggio di Lao Tzu – la filosofia di
vita
di Lao Tzu –
e la realizzazione
di Buddha – la sua illuminazione – si
incontrarono, dando vita a qualcosa
di meraviglioso.
Niente di simile esiste da nessuna altra
parte del mondo –
si tratta dello Zen.
Qui e ora
Il maestro Nangaku aveva mandato un monaco
dal maestro Sekito con delle domande da fargli. Appena arrivato il monaco
cominciò a chiedere a Sekito: “Cos’è la liberazione?” al che Sekito replicò:
“Chi è stato a legarti?”. Il monaco continuò a chiedere: “E la Terra della
Purezza, qual è?” al che Sekito rispose: “Chi è che ti ha sporcato, reso
impuro?”. Infine il monaco chiese: “Cos’è il Nirvana (liberazione dal ciclo di
nascite e morti)?” e Sekito rispose: “Chi è che ti fa nascere e morire?”. Il
monaco ritornò da Nangaku e gli riferì queste risposte. Nangaku congiunse le
mani, fece il gesto di toccargli i piedi ed esclamò: “Da una testa di pietra
arriva fino al mio orecchio il ruggito del leone.”
Non mente
In un’altra occasione mentre
Yakusan sedeva in silenzio un monaco si avvicinò e gli chiese: “Osho (termine
di rispetto), cosa stai pensando mentre siedi così silenzioso?” Yakusan gli
rispose: “Sto pensando ciò che non si può pensare.” Il monaco continuò: “E come
riesci a pensare l’impensabile?” Yakusan disse: “Non pensando.”
Nel
percorso iniziato con Gautama il Buddha 2500 anni fa, la lampada della saggezza
è stata passata di maestro illuminato in maestro illuminato, evolvendosi e
raffinandosi ad ogni passaggio e diventando nel percorso che passa da
Mahakashapa e Bodhidarma il potente fiume dello Zen, rimasto vivo — capace di
continuare a produrre nuovi maestri illuminati — fino ai giorni nostri.

Il
suo approccio estremamente pratico, al di là di tradizioni e rituali, mantiene
ancora questa realtà del buddhismo contemporaneo in piena fioritura. Le sue
tecniche e i suoi ‘fondamenti’ sono tuttora pienamente utilizzabili, come ci è
stato dimostrato anche da Osho.
Prima di lasciare la Cina per tornare nell’Himalaya
a trascorrere la vecchiaia, Bodhidharma convocò i suoi quattro discepoli principali e chiese
loro: “Cos’è lo Zen? Questa è una prova d’esame – una sola domanda – perché
voglio scegliere il mio successore.”
Il primo rispose: “Lo Zen è silenzio, pace,
esperienza di se stessi.” Bodhidharma disse: “Tu hai i miei stivali.” Ecco
com’era: un modo di esprimersi tutto suo particolare.
Il secondo disse: “Lo Zen è la trasformazione
della consapevolezza in superconsapevolezza.”
E Bodhidharma disse: “Tu hai la mia carne.”
Si volse verso il terzo, e il terzo disse: “Lo Zen
è. Ma non può essere spiegato, solo sperimentato. Spero che potrai perdonarmi.”
Bodhidharma disse: “Tu hai il midollo delle mie
ossa.”
Poi si volse verso il quarto, e il quarto era
l’uomo che si era tagliato una mano.
Hui-Ko, il primo discepolo di Bodhidharma, si
mostrò subito degno di un simile maestro. (vedi storia nella pagina a lato).
Il quarto uomo non disse neanche una parola. Si
inchinò e toccò i piedi di Bodhidharma, mentre lacrime di gratitudine gli
scendevano lungo le guance, cadendo ai suoi piedi come una cascata di fiori.
Bodhidharma lo abbracciò e gli disse: “Tu hai
compreso. Ora prenderai il mio posto.”
In questo modo lo Zen ha continuato a essere trasmesso
a molti altri mistici cinesi, e dalla Cina è passato poi anche in Giappone. È
ancora vivo, è la storia di un miracolo. Venticinque secoli non hanno potuto
distruggerlo. Non ha scritture, non ha templi, non ha speciali comandamenti, è
solo una trasmissione da cuore a cuore, che avviene senza parole… È ancora
vivo.
Quando sono stato arrestato in America, tra tutte
le telefonate e i telegrammi che ho ricevuto il primo giorno, una telefonata è
arrivata da un maestro Zen giapponese. Questi aveva telefonato al presidente,
aveva telefonato all’amministrazione del carcere, dicendo che voleva solo
scambiare qualche parola con me. Aveva detto loro: “Voi avete commesso uno dei
più grandi crimini del secolo: nel nostro monastero usiamo i suoi libri per
insegnare lo Zen. Io sono un maestro illuminato, ma non riesco a esprimermi
così bene”. La guardia mi passò il telefono e quest’uomo anziano, che non
conoscevo, disse: “So che dovunque tu sia, sarai in estasi, per cui non ha
senso chiederti ‘Come stai?’. Voglio solo farti arrivare il messaggio che
quelli che sanno sono con te e quelli che non sanno… non contano.”
In quella voce anziana che mi diceva al telefono:
“Quelli che sanno sono con te e quelli che non sanno non contano,” ho sentito
il mormorio di Bodhidharma, e Mahakashyapa, e Gautama il Buddha… erano loro che
stavano parlando con la voce di quel vecchio. In lui vive la continuità dello
Zen. Ha mandato anche dei discepoli in India, e una delle sue monache veniva
ogni anno ai festival della comune in America.
Lo Zen è ancora una corrente viva, è l’unica
corrente viva. Delle centinaia di scuole nate al mondo, la maggior parte sono
ormai morte: il motivo è che sono diventate più interessate a convertire la
gente che a trasformarla. Sono più interessate al passato – a imporre questo
passato alle persone piuttosto che a liberarle dal passato per aprire loro la
strada verso il futuro.
Qualsiasi verità resta viva se rimane aperta al
futuro.
Osho, tratto da:
The Transmission of the Lamp #13
Un degno discepolo
Per nove anni – e questo è un fatto storico
riportato da diverse fonti del tempo – Bodhidharma è rimasto seduto davanti a
una parete del tempio, guardando il muro. Ne ha fatto una grande meditazione.
Continuava semplicemente a guardare il muro. E quando guardi per lungo tempo un
muro vuoto, non puoi pensare. A poco a poco, proprio come il muro, anche lo
schermo della tua mente diventa vuoto. Aveva dichiarato che si sarebbe voltato
solo se arrivava qualcuno meritevole di diventare un suo discepolo. Non voleva
guardare il pubblico che si raccoglieva intorno a lui, diceva che erano peggio
del muro, nessuno capiva niente. Si sarebbe voltato solo se qualcuno provava
con il suo comportamento di essere pronto a diventare suo discepolo. E
passarono nove anni… la gente non sapeva cosa fare, non riusciva a capirlo. Poi
arrivò questo giovane, Hui Ko. Con la spada si tagliò una mano e la gettò di
fronte a Bodhidharma dicendo: “Questo è l’inizio, se non ti volti cadrà anche
la mia testa. Mi taglierò anche la testa.”
Bodhidharma si voltò dicendo: “Tu sei
davvero degno di me. Non c’è nessun bisogno di tagliarsi la testa… la dovremo
usare.” Questo uomo, Hui Ko, diventò il suo primo discepolo.
Osho, Tratto da: Bodhidharma #1
Il flauto senza fori
è il più difficile da suonare
poesia zen
La
non mente come esperienza diretta
Fin
dalla primavera dell’88 Osho, alla fine del discorso in Buddha Hall, inizia a
guidare direttamente i suoi discepoli in una meditazione che rende loro
possibile sperimentare quello stato di non mente che è l’essenza stessa dello
Zen. Questa meditazione – chiamata “let go” – sarà presente alla fine di tutti
i discorsi dedicati allo Zen.
Adesso, Nivedano…
Ricorda, il primo passo della meditazione è il
gibberish. Gibberish vuol dire buttare fuori la pazzia, che è già lì presente
nella mente, accumulata per secoli. Mentre la starai eliminando, ti sentirai
sempre più leggero, più vivo… in soli due minuti.
Ti sorprenderà, quando Nivedano darà il secondo
colpo di tamburo, come entrerai in uno spazio di silenzio: ci entrerai con una
profondità che non hai mai conosciuto prima. Quei due minuti hanno ripulito la
via.
In realtà in quei due minuti, se ci metti tutta la
tua energia… più energia ci metti, più il silenzio che segue sarà profondo.
Quindi non essere parziale, non essere un borghese. Sii un pazzo di prima
categoria!
Per quanto riguarda le donne non c’è problema,
loro battono qualunque uomo tutti i giorni.
Nivedano…
* * * * *
Rimani in silenzio, senza muoverti… vai dentro.
Chiudi gli occhi.
Questo sei tu.
Non è possibile farne un ritratto.
È solo puro silenzio, uno spazio senza confini.
Questo è tutto ciò che hai portato al mondo, e
questo è ciò che porterai con te quando morirai.
Nella nascita, nella vita, nella morte, questa è
l’unica cosa che rimane costantemente la stessa.
La verità suprema, inalterabile.
Per poterla sperimentare vai sempre più in
profondità.
Abbandona ogni paura, perché è il tuo stesso
essere, il tuo territorio sconosciuto che stai per esplorare.
La paura non c’entra.
Nessun altro può entrare qui, è un luogo
assolutamente privato.
Quindi spiega intrepido le tue ali, il firmamento
intero ti appartiene.
Per arrivare ad un contrasto più profondo…
Nivedano…
* * * * *
Tutti muoiano. Lascia che il corpo muoia, non
importa se continua a respirare.
Tu vai dentro.
Questa parolina ‘dentro’ comprende l’intera
filosofia di tutti i buddha.
Essere centrati in questa essenza, vuol dire
essere di diritto un buddha. Tutto ciò che tocchi con consapevolezza si
trasformerà nell’oro più prezioso.
Da questa sorgente, il cuculo canta.
Da questa sorgente, il bambù cresce.
Da questa sorgente, il loto fiorisce.
È un’unica sorgente, anche se si esprime in
milioni di modi diversi. Non è me, non è te: semplicemente è.
Questo essere è Zen.
Nivedano…
* * * * *
Torna indietro.
Siedi come un buddha per alcuni secondi; sei solo
una statua silenziosa, che ricorda l’esperienza del suo essere interiore.
Se riesci ad afferrare il filo, puoi seguirlo
qualunque cosa tu faccia… è sempre là dentro di te, come il battito del cuore o
come il respiro. Questo silenzio deve diventare totale.
Allora diventa la tua musica e la tua danza.
Allora non vedi più l’immagine riflessa della
luna, ma sei diventato tu stesso la luna.
Non c’è estasi più grande di questa e non c’è benedizione
più grande di quella di essere un buddha.
Okay, Maneesha?
Sì, Osho.
Possiamo celebrare i buddha?
Sì!
Osho, tratto da: Zen: The solitary bird, Cuckoo in the forest
#13
Questa
tecnica non è solamente utilizzata alla fine di alcune White Robe, ma si può
fare anche autonomamente. Quelle che seguono sono le istruzioni della
Meditazione No-Mind disponibile anche in cassetta.
“La non-mente è intelligenza. La mente parla solo
a vanvera, è priva di intelligenza. Io ti chiedo di staccarti dalla mente e da tutta la sua attività in
modo che rimani in gioco solo tu, puro, ripulito, trasparente, percettivo.”
Osho, tratto da:
This.
This. A Thousand Times This.
The
very essence of Zen.
Osho No-Mind – istruzioni
1. Gibberish
In piedi o seduto, chiudi gli occhi e inizia a
emettere suoni senza senso: gibberish. Qualunque suono va bene, semplicemente
non usare una lingua che conosci. Esprimi tutto quello che hai bisogno di
buttar fuori, lascia uscire la follia che è dentro di te. Diventa pazzo in modo
consapevole. La mente pensa in termini linguistici. Il gibberish ti aiuta a
spezzare questo schema di perenne verbalizzazione. Senza repressione, il
gibberish ti permette di buttar fuori tutti i tuoi pensieri. Tutto è permesso: canta,
piangi, urla, borbotta, parla.
Permetti al corpo di muoversi liberamente: salta,
sdraiati, cammina avanti e indietro, scalcia, e così via. Non lasciare che si
verifichino momenti di vuoto. Se non sai che suoni usare, prova a ripetere la la la la, ma non rimanere in
silenzio.
2. Il Testimone
Dopo il gibberish, rimani seduto e immobile,
silenzioso e rilassato, e raccogli interiormente tutta l’energia. Lascia che i
pensieri si allontanino sempre di più, e lasciati cadere nel silenzio profondo
e nella quiete del tuo centro. Puoi sederti per terra o usare una sedia, cerca
di tenere testa e schiena erette, rilassa il corpo e chiudi gli occhi,
respirando in modo naturale. Sii totalmente nel momento presente, attento e
consapevole. Sei un osservatore in cima a un’altura, testimone di tutto ciò che
passa sotto di lui. I pensieri cercheranno di distrarti proiettandosi nel
futuro o ricordando il passato, non lasciarti intrappolare. Rimani nel presente
e osserva. La meditazione è questo processo di osservazione, l’oggetto
osservato non ha alcuna importanza.
Ricorda di non identificarti o perderti in ciò che
si presenta alla tua attenzione: pensieri, sentimenti, sensazioni corporee,
giudizi.
3. Let go
Dopo la fase del testimone, lasciati cadere a
terra, senza sforzo né controllo alcuno. Sdraiato, rimani un testimone,
consapevole di non essere né il corpo né la mente, ma qualcosa di separato da
entrambi. Scendendo in profondità dentro te stesso, alla fine giungerai al tuo
centro.
La cassetta ti permette di fare un’esperienza
della Meditazione No Mind da solo o con
amici. Sul lato A Osho spiega in cosa consiste la fase del gibberish,
seguito dalla registrazione di un gruppo di persone che fanno gibberish per 40
minuti. Il lato B del nastro può essere utilizzato per le fasi di meditazione
silenziosa e let-go.
Nel
racconto di una partecipante, l’esperienza di uno di quei primi discorsi di
Osho che finivano con il “let go”.
Ogni sera è un gioiello, tagliato
con un tempismo perfetto, e perfettamente rifinito grazie alla indicibile
perfezione della spontaneità di Osho. Che ogni sera arriva dritto al cuore del
gioiello, lasciandolo allo stesso tempo intatto e cristallino: il suo messaggio
raggiunge la nostra consapevolezza, il nostro cuore, il nucleo più intimo di
noi stessi, al livello più profondo in cui
possiamo percepirlo… e più ancora.
Mi siedo e lascio che mi sommerga, osservando la
mente che a volte lotta furiosamente, cercando di farmi andare dal sarto, al telefono, nella boutique.
Altre volte però sprofondando solo nella dolcezza del mistero, con le mani che
toccano il cuore.
Mi sembra che tutto ciò che
è accaduto finora ci ha condotto a questo. Osho ha fiducia nel fatto che siamo
in grado di ricevere un messaggio così nudo. In esso c’è quasi un senso di
urgenza, anche più di prima: lo racconta com’è, qui e ora. Chiaro, dritto fino
al centro. Anche la natura, sua alleata, collabora: la notte scorsa ha
imperversato con furia impassibile per risvegliarci – squarciando la zanzariera
sotto i nostri occhi, gettandoci addosso acqua fredda, travolgendo le nostre
menti nel suo ruggito. Era in perfetta sintonia con Osho, come due partner di
una danza zingara, con violini che suonano come se non ci fosse il domani.
Il ritmo e l’armonia della sera sono musicali –
dal nostro quieto aspettare, dal nostro muoverci in massa, fare una pausa,
sederci quieti – si – lui entra – la musica, poi il crescendo, ondeggiando,
perdendosi in tutto ciò… e poi tutti ci fermiamo – qui ora. Qui! Ecco! Le nostre
braccia alzate con le sue.
Stare seduti, nel nostro essere, ricevendo con
così tanta gratitudine ciò che Osho ha da darci. Le sue storie, quei
meravigliosi aneddoti che illustrano qualche soggetto centrale per i nostri
cuori e per le nostre menti. E le barzellette: ah, sì… ecco il dolce, la
ciliegina sulla torta: il gusto delizioso, pungente e delizioso, che ci
raggiunge inaspettato e ci fa ridere di pancia.
E poi il tamburo, e il divertimento incredibile di
migliaia di persone che cercano di ascoltare il loro gibberish al di sopra
delle voci degli altri – come in una terribile tempesta – e poi agitano le mani
per liberarsi la mente, farfugliando e gridando e borbottando in ogni possibile
linguaggio umano. Rullo di tamburo! Silenzio. Ah, il silenzio. Il mio
preferito. Come amo questo momento, che è il coronamento di tutto il giorno, e
di tutta la vita. Così chiaro dopo il chiasso, appare d’improvviso l’intervallo
di silenzio. Qui e ora, questo momento. Una pausa di estasi. L’intervallo tra i
rumori è come l’intervallo tra i pensieri. E lui è là, guidandoci,
penetrandoci, osservando. Essere. E poi lasciarsi cadere, sdraiati. Quando ci
dice: “Sii come morta” cerco di prenderlo in parola. “Non preoccuparti del
corpo che respira, vai dentro, raccogli tutta l’energia all’interno”. Io
osservo il corpo e sento l’altra consapevolezza in profondità, o almeno quello
che immagino che sia. Una radiosità luccicante, quasi tangibile di… quella cosa
sconosciuta (consapevolezza? presenza?) irradia in tutta la sala.
Poi “torniamo alla vita” e ci risediamo, senza
capire esattamente ciò che è successo, ma solo arrampicandoci fuori dalle
nostre tombe fino a ritrovarci sui nostri cuscini. E la musica! Torna il regno
degli zingari selvaggi, e ci scateniamo, grati, stanchi e felici, esprimendo la
nostra gratitudine, finché, con grande grazia, Osho esce salutandoci e
abbandonandoci a questo spazio in cui la tempesta è passata e ci ritroviamo
puliti, rinati e scintillanti.
di Ma Prem
Madhuri
tratto dalla
prefazione di Osho Ah, This!
Lo
Zen e l'arte di dipingere l'energia
Intervista
con Swami Alok, autore dei dipinti di queste pagine
Siamo impegnati a preparare questo
speciale sullo Zen quando noto un sannyasin cinese, un po’ avanti con gli anni,
che si aggira per la Comune e dà sedute ritraendo le persone – "ritratti
calligrafici" li chiama, o anche "dipinti psichici". Assisto a
una sua dimostrazione: c’è un’atmosfera molto bella, un che di magico, mentre
lui dipinge su grandi fogli di carta di riso, ispirato da frasi di Osho che il
pubblico gli suggerisce. Contemporaneamente è in corso una mostra di questi
suoi dipinti – inchiostro su carta – intitolata ‘Zen painting - gate to
essence’ (Dipinti Zen - entra nell’essenziale). Vedere la mostra, parlare con
questo piccolo "Lao Tzu" sannyasin e decidere un’intervista con lui
sullo Zen e la pittura… è stato un attimo.
O.T.I.:
Cominciamo, direi, raccontando un po’ della tua storia, se sei d’accordo.
Alok: Mi chiamo Alok Hsu
Kwang-han, sono nato nel 1938 a Hong Kong, dove si erano rifugiati i miei
genitori fuggendo dai giapponesi che stavano invadendo Canton. Vengo da una
famiglia – noi cinesi finiamo sempre a parlare degli antenati! – con una storia
molto antica, mio bisnonno era uno Zhuang yuan, una specie di ministro della
cultura, una figura molto rispettata nella società cinese dell’epoca e aveva 49
mogli! Mio nonno fu invece convertito dai cristiani e divenne missionario, mio
padre, professore di fisica, fuggì dalla Cina quando Mao prese il potere e si
rifugiò negli Stati Uniti. Ho fatto le elementari in Cina e poi ho continuato a
studiare in America, ho una laurea in matematica e ho studiato teologia,
sociologia, psicologia e religione.
O.T.I.: Niente studi artistici?
Alok: Macché! Nella mia
famiglia era stato stabilito che l’artista doveva essere mia sorella, io ero
destinato a una carriera scientifica. Non ho mai studiato arte, non mi
interessava, non ne sapevo niente. Nemmeno adesso ne so niente! La mia arte in
realtà nasce dalla meditazione, posso dire che è Osho il mio maestro d’arte.
O.T.I.: Già, come è entrato Osho nella tua vita?
Alok: Stavo lavorando alla mia
tesi, all’università di Berkeley, e cominciai a fare la Dinamica. Man mano mi è
venuta voglia di piantare tutto e andare a trovare Osho. Così ci sono andato e
al primo darshan con lui Osho mi ha sorriso, dicendo che mi conosceva già. Sai,
anche se non ci credevo tanto, mi sono chiesto se era vero e che cosa stesse
combinando! Era il 1975 e da circa un anno avevo scoperto una mia facoltà:
potevo vedere immagini sopra la testa della gente e mi era stato detto da una
medium, durante una trance, che in vite passate le dipingevo anche. Era
avvenuto così il mio primo contatto con la pittura: mi piazzavo in un angolo di
Telegraph Avenue a Berkeley, mi tiravo su i capelli per sembrare ancora più
cinese e dipingevo queste immagini psichiche alla gente. Dopo essere diventato
sannyasin, ho smesso di considerarmi speciale per questa facoltà che avevo, mi
sono dedicato più alla meditazione e per almeno quindici anni ho smesso di fare
questi ritratti. Ho ricominciato solo nel ‘91, ma fu per gioco, il mio vero
lavoro era pubblicare i libri di Osho in Cina.
O.T.I.: Erano già molti anni che
eri sannyasin, la meditazione aveva cambiato qualcosa nella tua arte quando hai
ricominciato?
Alok: All’inizio provavo a
vedere le immagini, a sentirle. Ma dopo essere cresciuto nella meditazione, ho
cominciato ad amare l’avventura di essere vuoto, a essere attratto dalla
creatività del non-fare. Così quando nel ‘91 ho ricominciato non mi misi
nemmeno a guardare le immagini psichiche sopra le persone e da allora non lo
faccio più. Ora non provo nemmeno ad armonizzarmi con l’energia della persona,
semplicemente mi assicuro che la mia energia sia vuota – di essere connesso tra
la terra ed il cielo – e disponibile. In questo mio vuoto riconosco la presenza
dell’altra persona, se per esempio sto facendo un ritratto calligrafico. Se
invece sto dipingendo una frase di Osho, o una poesia, o un koan Zen, mi
rilasso semplicemente in questo nulla, in questo vuoto. A un certo punto sento
di essere pronto, guardo i pennelli e uno, o più, di essi mi chiama per
tracciare un segno con l’inchiostro – tutto nel momento, senza sapere il passo
successivo. Così, quando il pennello parte, non so cosa sta per succedere.
O.T.I.: Stai dicendo che fino
all’ultimo non sai cosa stai per dipingere?
Alok: Si… è così divertente non
saperlo! È divertente rischiare. A volte ci sono 500 o 1000 persone attorno a
guardare e io non so dove o come… non so niente. Basta essere abbastanza folli,
fiduciosi – nel cuore – abbandonarsi all’incredibile intelligenza
dell’esistenza che ci circonda, che ci muove… sentirsi parte di essa… è tutto
lì.
O.T.I.: Trovi che ci sia una
relazione tra la tua pittura e la pittura Zen tradizionale? Voglio dire, chiami
la tua pittura ‘Zen’ perché ti riconosci in quella tradizione oppure non
c’entra niente?
Alok: Non provo interesse per
nessuno stile o tradizione, per me lo Zen è essere nel momento. Provo interesse
per lo Zen, soprattutto per lo Zen di Osho perché è vivo. I miei dipinti hanno
a che fare con l’essenza dell’essere o esistenza, che per me significa libertà
nel momento. E questa autenticità non è una tradizione. Se fosse una tradizione
non sarebbe autentica.
O.T.I.: In effetti ho notato,
assistendo alle dimostrazioni, che utilizzi in maniera assolutamente non
convenzionale anche gli elementi della pittura Zen più tradizionali. Per
esempio sono stato deliziato da come usi i sigilli. (I sigilli sono timbri a pressione, con varie frasi incise, che si usano
con inchiostro rosso sia per completare il significato del dipinto, sia per
firmarlo. Alok durante le sedute ne fa scegliere alcuni, intuitivamente, alla
persona e poi li utilizza nel ritratto mettendoli in relazione alla psicologia
della persona stessa).
Alok: La vita è un tale mistero
e se siamo aperti… I sigilli sono una magia, ma non intesa come modo per
manipolare il mondo, bensì come modo di essere aperti alla bellezza e ai doni
del momento. Quando la gente sceglie i sigilli io non ho la più pallida idea di
cosa sceglieranno, ma questo aggiunge giocosità e magia: le persone stesse
partecipano alla creazione del dipinto – è così divertente… e funziona! Tutto
succede nel momento, anche se ho una preparazione da terapista non utilizzo mai
quello che posso aver capito della psicologia della persona: metto tutto da
parte e lascio che sia il vuoto a fare… è sempre meglio di quello che farei io.
È la creatività del non-fare. La giocosità poi è importante, credo che Osho
abbia ragione a definirla una qualità religiosa. La giocosità è una qualità
umana importante per trasformare il mondo. A me piace anche giocare con le
idee, per esempio fare dipinti su frasi di Osho o poesie suggeritemi dal
pubblico, come durante le esibizioni nella Comune.
O.T.I.: Questo introduce un
discorso interessante… come entra la mente nel tuo lavoro? Che è assolutamente
immediato ed imprevedibile, eppure parti pur sempre da un’idea, una frase, un
verso…
Alok: Quello che sento io è che
sono aperto, come dire, a entrare nel mio inconscio, nell’inconscio creativo.
L’inconscio creativo, che non è limitato al piccolo sé, risponde – danza con
l’Haiku o il Koan – si esprime come antifonia, come un controcanto e quando
guardiamo al dipinto abbiamo un’interrelazione tra l’idea e l’espressione
dell’inconscio creativo: c’è una complementarietà, si arricchiscono a vicenda.
Alla fine mi trovo di fronte un Haiku pittorico, un’altra porta verso la
realtà.
O.T.I.: Dipingere e dare sessioni
è diventata la tua attività principale. Ti consideri un artista di successo?
Alok: È una cosa che ho capito di recente. Avevo appena fatto
la mia prima mostra importante, al Museo Nazionale Etnografico di Stoccolma.
Tornato a casa dopo l’inaugurazione, mi sono messo davanti allo specchio e ho
cominciato a battermi il petto dicendo: ‘Ce l’ho fatta, ho avuto una grande
mostra d’arte tutta per me!’. Dopo ho pianto e riso per dieci minuti e mi sono
sentito così grato, non avrei mai creduto che potesse succedere. E poi ho
lasciato cadere il tutto. Ho scoperto che abbandonare le ambizioni per me
significa anche liberarsi dalle preoccupazioni relative al denaro, alla
pensione, all’assistenza sanitaria – ho 61 anni, si può dire che ho appena
cominciato una nuova carriera e non ho una lira! Abbandonare le ambizioni è
così importante in questa creatività del non-fare, perché se sei ambizioso hai
degli obiettivi, lavori con uno scopo e così crei tensione. Invece quando puoi
essere rilassato nella creatività del non-fare, la bellezza e la sorpresa che
ne escono sono molto maggiori. Una volta ho fatto una domanda a Osho su questo,
avevo 48 anni e gli dissi che ero preoccupato della mia incertezza economica.
Lui mi rispose: ‘Stai diventando vecchio, ti preoccupi della morte e la tua
meditazione non è andata abbastanza in profondità, non hai ancora capito di
essere immortale, ecco perché hai queste preoccupazioni". Osho non ti dà
mai una risposta qualsiasi, ti dà quella definitiva, la ragione delle cose. Nota: L’O.T.I. ha pubblicato la domanda di Alok e la risposta di Osho
nel numero di Aprile ‘99.
O.T.I.: Vorrei parlare ancora un
po’ di questa creatività del non-fare. Mi sembra molto legata alla qualità
della tua meditazione nel presente e, d’altra parte, immagino un miglioramento
nel tempo, con la pratica dei gesti e l’approfondirsi del tuo spazio
meditativo. Ti sei accorto di differenze nella qualità dei tuoi lavori se, per
esempio, ti senti più o meno centrato in te stesso, o hai notato di essere
progredito nel tempo?
Alok: È una domanda sulla
relatività della meditazione di ciascuno, una buona domanda. Dei miei dipinti,
io non ne getto via quasi nessuno. E nemmeno faccio pratica. Non mi esercito
mai. Sento di essere a un punto in cui devo avere fiducia nell’esistenza, è
questo il dono che lei mi sta facendo.
O.T.I.: Non hai mai fatto
pratica?!
Alok: Mai. Ci ho provato un
paio di volte, non funziona. Io non mi esercito ma sicuramente nei dipinti c’è
una ricchezza che viene dall’averne fatti molti. Questo provoca un
arricchimento dell’essere e da lì un senso immediato di presenza. Per me
l’esercizio dello Zen – ammesso che sia possibile usare questa espressione –
consiste nel portare questo senso di presenza in ogni parte della mia vita, non
solo nei dipinti. È un dono dell’esistenza, il suo modo di dirmi che è possibile
aver completa fiducia in lei. Questo è il mio punto di partenza, mi piace
pensare che tutti ne abbiamo uno così… secondo te ha senso quello che dico?
O.T.I.: Direi proprio di si,
Alok!
Intervista di Swami Marco
LA
PERSECUZIONE
PARTE DECIMA – I misfatti di Sheela danno l'occasione
al governo americano di portare a termine il suo piano di distruggere la Comune
e liberarsi di Osho. Anche dopo averlo costretto ad abbandonare gli Stati
Uniti, la longa manus del potere americano lo insegue dovunque vada: pressioni
sui governi locali, diffusione di dossier pieni di accuse infondate cercano di
farne un "indesiderabile" a livello mondiale.
LA FUGA DI SHEELA e di alcuni dei suoi più stretti
collaboratori crea nella Comune in Oregon un notevole shock. Subito dopo
cominciano a venire alla luce tutta una serie di attività illegali: dal sistema
per controllare le telefonate nell'intera città di Rajneeshpuram, a microfoni
nascosti in molti uffici e stanze private, all'incendio degli archivi del centro
"di contea" responsabile per le licenze edilizie, per finire con il
tentativo di avvelenamento ai danni del medico personale di Osho. Fu proprio
quando venne a sapere di quest'ultimo episodio che Osho – il quale non avendo
alcun ruolo pratico all'interno della Comune era all'oscuro di tutto e aveva
informazioni esclusivamente attraverso Sheela stessa – iniziò a fare
sistematicamente domande su quello che stava veramente succedendo alle poche
altre persone con le quali aveva contatti diretti: il medico personale appunto,
e Nirvano, la persona che si prendeva cura di lui e della sua casa (anche nella
stanza di Osho erano stati nascosti microfoni).
Tutte le informazioni raccolte vengono rese
pubbliche in tre conferenze stampa tenute da Osho nel grande edificio per i
discorsi e le meditazioni, mentre sciami di giornalisti calano su Rajneeshpuram
- le notizie "fanno" veramente le prime pagine dei giornali locali e vengono
riportate con grande attenzione dalla stampa internazionale.
Osho e la Comune offrono la più ampia
disponibilità alle indagini giudiziarie sui 'misfatti' di Sheela, e così ben
presto Rajneeshpuram pullula anche di agenti investigativi delle più svariate
agenzie statali e federali.
"Sono tutti qui," dirà Osho in un'intervista
"ma non è che stiano facendo un granché. Abbiamo fornito loro tutte le
prove, ma loro continuano a ripetere che non bastano". (Int. di J. Gordon.
The New Yorker Magazine.)
Diventa sempre più evidente che le autorità non
sono tanto interessate a definire le responsabilità legali di Sheela e del suo
gruppo – che comunque avevano già lasciato gli Stati Uniti – quanto ad
aumentare la tensione, 'montare' il caso e trovare un modo per liberarsi
finalmente della Comune e di Osho stesso.
"Cercavamo di portare avanti questo caso
usando la procedura penale per risolvere un problema di natura politica. Non è
stato certamente un sistema ortodosso, ma Rajneesh (Osho) doveva essere buttato
fuori dal paese ad ogni costo." Intervista di Max Brecher al procuratore
generale dell'Oregon, Turner. Riportato in "Operazione Socrate."
Al di là degli aspetti legali e pubblici della
situazione, rimaneva per i discepoli di Osho il problema di capire come tutto
ciò fosse potuto succedere e di affrontare le proprie responsabilità personali.
Osho non perdeva occasione per mostrare loro dove guardare per riuscire a
trarre dall'accaduto importanti insegnamenti.
"In realtà la storia è piena di gente che
arrivata al potere agisce in modo criminale. Tutta questa gente non era
violenta prima di arrivare al potere. Né lo erano Sheela e il suo gruppo. Erano
persone come te, belle come te e come te piene d'amore. Ma allora cosa succede
quando si raggiunge il potere...? Qualsiasi cosa fosse nascosta nell'inconscio
ora ha la possibilità di materializzarsi. Così da questa esperienze potete
imparare una cosa: da qualche parte, nel vostro inconscio, forse state
nascondendo Sheela e tutto il resto della banda. Forse la vostra amorevolezza,
la vostra amicizia sono solo superficiali, l'unico modo di saperlo è darvi
potere.
Il potere è una rivoluzione, qualcosa di nascosto
e addormentato diventa attivo, e qualcosa di attivo si addormenta. Non è il
potere che corrompe, la corruzione è già dentro di voi. Il potere vi dà la
possibilità di mostrare la vostra vera faccia. Il potere non è vostro nemico, è
uno specchio. Non lo sapete, ma forse vi state portando dentro un Gengis
Khan... Il potere vi dà la possibilità di diventarne consapevoli.
Io non sono contro il potere. Ma è necessario che
rimaniate consapevoli, più consapevoli di prima. Finché non avete potere,
potete anche permettervi di non essere consapevoli, ma quando avete il potere
non potete più permettervi questo lusso. E allora il potere può essere di
tremendo aiuto: può aiutarvi a distruggere l'Hitler che è dentro di voi. E se
uscirete indenni dall'esperienza del potere avrete un'abbondanza di amore, di
compassione, di bellezza, di verità... ."
Questa esperienza aveva anche fatto toccare con
mano a tutti i sannyasin i pericoli insiti nel diventare una religione
organizzata. Gli anni in cui Osho era rimasto in silenzio e senza prendere
parte alle attività della Comune erano stati di fatto una grande "prova
generale" di cosa può succedere quando il Maestro non c'è più.
"E da sempre che parlo loro dei pericoli di
una religione organizzata. Ma parlarne e basta non è sufficiente. C'è bisogno
di un'esperienza pratica e l'hanno avuta. Hanno imparato, si sono scottati le
dita e adesso non lo dimenticheranno più, non ripeteranno ancora lo stesso
errore." 2
"Prima di andarmene voglio distruggere in voi
ogni possibilità di istituzionalizzarmi, voglio lasciarvi soli, appagati a tal
punto di non aver più bisogno di intermediari con la verità suprema
dell'esistenza."
Il periodo della gestione di Sheela, nella sua
drammaticità, si è rivelato una grande lezione di vita per tutti i meditatori.
Uno dei messaggi più importanti è stato sul doversi prendere le proprie
responsabilità individuali: la libertà non è licenza, chiariva Osho, ma
responsabilità. Se non si vogliono responsabilità, qualcun altro è subito
pronto ad assumersele al posto nostro. Ma poi si diventa schiavi. La schiavitù
è sempre qualcosa di reciproco.
"È perché vi hanno insegnato fin
dall'infanzia a non essere responsabili, vi hanno insegnato a dipendere. Vi
hanno detto che avete responsabilità verso vostro padre, vostra madre, verso la
famiglia, verso la patria... tutte sciocchezze. Ma non vi hanno detto che
dovete essere responsabili di voi stessi, che non c'è nessuno che può veramente
prendersi le vostre responsabilità... Io vi insegno a non essere responsabili
verso nessuno: il padre, la madre, la patria, la religione, la linea di partito
– non essere responsabili verso nessuno. E di voi stessi che siete
responsabili. Non c'è nessun dio sul quale scaricare le vostre responsabilità,
ma voi continuate a tentare di scaricarle su qualcuno, persino su uno come me
che continua a ripetervi che non è responsabile di niente e di nessuno. Ma in
qualche modo sembra che abbiate ancora l'illusione che io stia scherzando. Non
sto scherzando. Voi magari pensate, "è il nostro Maestro come può dire di
non essere responsabile". Ma non capite, scaricando su di me le vostre
responsabilità non crescerete mai, rimarrete infantili, immaturi. La sola
maniera di crescere è accettare tutto, il buono e il cattivo, la gioia e il
dolore. Siete responsabili di tutto quello che vi succede. E questo vi dà una
grande libertà." 4
Nel frattempo la situazione a Rajneeshpuram si fa
sempre più incerta e pericolosa. Si sparge la voce che Osho e alcuni sannyasin
stanno per essere giudicati colpevoli di violazioni alle leggi
sull'immigrazione, e sono quindi in pericolo di essere arrestati. Ma i tentativi
dei legali della Comune di vedere se è possibile per gli accusati andarsi a
costituire – questo per evitare arresti pubblici e prove di forza in una situazione
già abbastanza surriscaldata – trovano solo dinieghi da parte del procuratore
generale dell'Oregon.
Osho nel frattempo, per niente intimorito dal
precipitare degli eventi, continua il suo lavoro di smantellamento sistematico
dei condizionamenti – della vecchia struttura psicologica – della mente umana e
non smette certo di pronunciarsi contro dio, le religioni – specialmente il
cristianesimo – e le istituzioni sociali:
"Io di base ho fiducia nell'individuo. Non
credo per niente nella società. Non credo nella civiltà, nella cultura. Credo
semplicemente nell'individuo. Non credo nello stato, non ho fiducia nel
governo. Non voglio nessuno di questi stati e governi del mondo. Voglio persone
intelligenti, che vivano in armonia basandosi sulla loro intelligenza. E se non
riescono, meglio morire che diventare robot, macchine; essere tormentati,
imprigionati in schiavitù di ogni tipo. Bisogna vivere in maniera intelligente,
la nostra organizzazione nascerà dalla nostra intelligenza, e non viceversa.
Nel passato dell'umanità si è tentato di imporre l'ordine, così che la gente
potesse comportarsi intelligentemente. Questa è proprio un'idiozia. Quando imponi
l'ordine distruggi l'intelligenza, distruggi persino ogni possibilità che ha di
svilupparsi in futuro: non ce n'è il bisogno..." 5
"Continuo a ripetere che non c'è dio. E così
elimino l'intero problema: un dio geloso o un dio tutto amore... sempre di dio
si tratta. Si dipende sempre da una figura paterna. Io sto dichiarando che
l'uomo è maturo, non ha alcun bisogno di una figura paterna". 6
Alla domanda se era specialmente contrario al
cristianesimo, Osho risponde: "Mi spiace dare speciali attenzioni al
cristianesimo, ma sfortunatamente se le merita. Da molti punti di vista è la
peggiore manifestazione religiosa di questo mondo...
Ha fatto così tanti danni, è responsabile di così
tanti mali. E impossibile capire perché la gente ci creda ancora. Anche le
altre religioni hanno fatto dei danni ma non sono niente comparati a quelli del
cristianesimo. Approfitta della povertà della gente per convertirli...
E poi sono in un paese cristiano, se fossi in un
paese indù non parlerei contro il cristianesimo ma contro l'induismo,
altrimenti farei tutti contenti."
La situazione peggiora: la Guardia Nazionale si
mobilita, pronta a invadere Rajneeshpuram – come si scoprirà in seguito, i
piani prevedevano anche l'impiego di elicotteri da combattimento e un numero
"accettabile" di vittime. Cercando di scongiurare questa aggressione
Osho si trasferisce dall'altra parte degli Stati Uniti, dove però viene
arrestato, insieme ai suoi accompagnatori, senza alcun mandato di cattura.
Il tribunale non vuole riconoscere la non validità
dell'arresto e, pur mancando delle accuse vere e proprie, a Osho viene negata
la cauzione e viene ordinato il suo trasferimento in Oregon per essere
giudicato da una corte locale.
Un viaggio di poche ore si trasforma (come
raccontato diffusamente nel libro Operazione
Socrate) in un'odissea di 6 giorni da
prigione a prigione. In una di queste, dove viene persino registrato sotto
falso nome, avviene quasi sicuramente l'avvelenamento da tallio che lo porterà
lentamente, pochi anni più tardi, alla morte.
LE TAPPE DEL GIRO DEL MONDO
1 Portland, Oregon
2 Sud Dakota
3 Allentown, Pennsylvania
4 Shannon
5 Cipro
6 Delhi
7 Kulu Manali
8 Delhi
9 Kathmandu
10 Bangkok
11 Dubai
12 Cipro
13 Creta
14 Nizza
15 Ginevra
16 Stoccolma
17 Londra
18
Shannon
19
Madrid
20
Senegal
21
Recife
22
Rio de Janeiro
23
Montevideo
24
Brasilia
25
Boa Vista
26
Giamaica
27
Gander
28
Madrid
29 Lisbona
30 Cipro
31 Bahrain
32 Bombay
Una volta in Oregon Osho viene finalmente
rilasciato su cauzione e formalmente accusato di una lunga serie di reati
contro le leggi sull'immigrazione. Le basi dell'accusa sono veramente molto
fragili – "Non avevamo alcuna prova nei confronti di Bhagwan (Osho)".
Turner, Procuratore generale dell'Oregon, in una conferenza stampa di alcuni
mesi dopo. Ormai il potere americano ha dimostrato di usare la legalità solo
come pretesto. Piuttosto di affrontare un lungo processo con i conseguenti
rischi per l'incolumità personale di Osho, i suoi legali lo consigliano di
chiudere la questione "non contestando" due delle accuse. E così Osho
viene condannato a lasciare gli Stati Uniti d'America. Parte subito dopo il
processo e il 17 novembre 1985 atterra a Dehli, da dove prosegue subito per
Kulu Manali – la località del nord India dove aveva tenuto anni prima campi di
meditazione e iniziato a dare il sannyas (vedi biografia su OTI ottobre `99).
Qui le autorità cominciano subito a interferire proibendo "grossi assembramenti
di persone”e così Osho concede solo interviste alla stampa.
Agli inizi dell'anno nuovo diventa chiaro che in
India per ora ci sono troppe difficoltà e Osho si trasferisce in Nepal, a Katmandu,
dove gli viene permesso di tenere discorsi aperti al pubblico e la “sua gente”
comincia ad arrivare da tutto il mondo. Ma anche qui la pressione degli Stati Uniti
– oltre a quella della Germania e dell'India – si fa sentire e a fine gennaio
c'è l'annuncio che Osho sta per partire per girare tutto il mondo.
"Girerò il mondo per incontrare tutte le
persone che sono già connesse con me e anche quelle che vorrebbero essere
connesse con me, anche se ancora non dichiarano apertamente il loro amore. Andrò
anche per chi semplicemente simpatizza per me. Essere un simpatizzante di per
sé non è abbastanza, ma è un'indicazione che per amarmi basta loro fare solo
qualche passo. E c'è molta gente indecisa. I giornali, le riviste, i governi, i
leader religiosi – stanno tutti facendo del loro meglio per tirarli dalla loro
parte. Io non ho bisogno di convincerli, mi basta esser loro vicino – basterà
questo.
Il mondo non è pronto, ma una parte di esso – i
migliori, i giovani, quelli intelligenti – è davvero pronta. Appena si è saputo
che partivo per girare il mondo... ho immediatamente ricevuto inviti dalla
Grecia, dall'Italia, dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Svizzera, dalla Nuova
Zelanda, dall'Austria, dall'Australia, dal Costa Rica, dal Paraguay, e da un
mucchio di altri paesi." 8
Il 15 febbraio Osho parte dal Nepal per recarsi a
Creta. Inizia quasi subito a tenere discorsi in pubblico, all'ombra di un
carrubo secolare, nel giardino di una villa che guarda il mare di Aghia
Nikolaos, circondato da ascoltatori il cui numero aumenta di giorno in giorno.
(Questi pochi discorsi saranno raccolti nel libro "Socrates Poisoned
Again... ") Presto anche qui cominciano i problemi: il clero locale inizia
a protestare con veemenza, minacciando bagni di sangue; parte una campagna di
stampa con articoli infondati e scandalistici; si muovono anche certi ambienti
legati a interessi americani. Il risultato è che Osho il 5 marzo viene
arrestato da agenti arrivati appositamente dalla capitale, che dopo aver fatto
irruzione nella sua stanza lo scortano ad Atene, da dove viene costretto a
lasciare il paese.
Il tragitto seguente, che si conclude in Uruguay,
sembra preso direttamente da un romanzo di fantapolitica. Nel giro di due
settimane il suo aereo tocca una mezza dozzina di paesi, in alcuni dei quali
gli viene persino impedito di sbarcare: in Spagna il console dell'Uruguay
concede i visti mentre Osho è costretto a rimanere dentro l'aereo circondato
dalla polizia. Nel frattempo decine di altre nazioni – Osho dirà in seguito che
alcune non le aveva mai sentite nominare prima – approvano leggi ad hoc per
impedirgli di entrare nei loro confini; una simile risoluzione viene anche
presentata al parlamento europeo.
"Sembra che ritengano le mie idee più
pericolose delle loro stesse armi atomiche. In un mondo dove un pazzo americano
(Reagan) può bombardare una piccola nazione come la Libia, dove un reattore
nucleare russo impazzisce (Chernobyl), neanche forse una persona... tutti i
parlamenti del mondo stanno discutendo di me, se permettermi o meno di entrare
nei loro paesi. E ridicolo." 9
A fine marzo è in Uruguay e dal 12 aprile comincia
a tenere discorsi a Punta del Este iniziando a mettere le basi di quella che
definirà una "scuola dei misteri". I discorsi di questo periodo
saranno raccolti in "Transmission of the Lamp" e in "Oltre la
Psicologia". Ma anche la pausa di tranquillità in Uruguay dura poco: il
paese deve rinegoziare un grosso prestito internazionale, c'è uno scambio di
telefonate ad alto livello con gli Stati Uniti e il risultato è che – per
qualche dollaro in più – Osho viene costretto a ripartire. Sembra proprio che
quando c'è di mezzo lui, come gli dice candidamente un alto funzionario
uruguayano, nessuna legge faccia testo.
Prima va in Jamaica, dove nonostante un visto di
quindici giorni gli viene permesso solo di pernottare e poi in Portogallo, dove
può fermarsi a riposare per qualche settimana... con la casa circondata dalla
polizia. Il 30 luglio 1986 è di ritorno in India. Inizia subito a tenere discorsi
e a concedere interviste, arrivano sannyasin da tutto il mondo. E qui che
comincia a espandere e a dettagliare, nella serie di discorsi delle “Osho Upanishad',
la sua visione di una scuola dei misteri.
"L'intero lavoro di una scuola dei misteri
consiste nel portare consapevolezza nel discepolo, nel risvegliarlo, nel
permettergli di essere se stesso, perché tutto il mondo sta tentando di farlo
diventare qualcun altro. Nel mondo nessuno è interessato a te, al tuo potenziale,
alla tua realtà, al tuo essere. Ognuno è interessato a fare i suoi interessi,
anche quelli che ti amano. Non arrabbiarti con loro, sono delle vittime proprio
come te. Sono inconsapevoli quanto te. Pensano che quello che fanno sia amore,
ma in realtà è qualcosa di distruttivo. E l'amore non è mai distruttivo.
Una scuola dei misteri ti insegna a vivere.
Ovviamente include molte cose perché la vita è multidimensionale. Ma devi
comprendere che il primo passo è essere totalmente aperti, ricettivi.
Al maestro non interessa fare di te una specie di
computer. Vuole renderti consapevole della tua luce interiore, così che puoi
diventare un essere autentico, un essere immortale – e non imparare
semplicemente quello che hanno detto gli altri, ma basarti sulla tua
esperienza. Una scuola dei misteri ti fa affrontare in maniera sistematica
quella realtà piena di prodigi che ti circonda – che è sia fuori che dentro di
te. Il maestro ti fornisce semplicemente un sistema per affrontare a poco a poco
acque sempre più profonde, arrivando alla fine a uno stadio dove ti dissolvi nell'oceano:
sei diventato l'oceano stesso." 10
I problemi con le autorità continuano anche in
India: i politici fanno sapere ai mezzi d'informazione di non dare alcuno
spazio a interviste con Osho, le ambasciate e i consolati indiani negano il
visto per entrare in India se esiste un sospetto che la persona sia interessata
a Osho, fioccano denuncie per "offese ai comuni sentimenti
religiosi", gli Stati Uniti fanno pressioni sulle autorità indiane
affinché non sia permesso a Osho di iniziare una nuova comune in India.
Nonostante tutto ciò, per dare più spazio alle
centinaia di visitatori da tutto il mondo che ormai vengono da lui ogni giorno,
il 4 gennaio del 1987 Osho ritorna nell'ashram di Pune.
NOTE:
1.
e 2. Tratto da: Osho, From Bondage to Freedom
3. Osho, Last Testament 5 # 29
4. Osho, Last Testament 1 #6
5. Osho, From Misery to Enlightenment #
29
6. Osho, Last Testament Vol 4 # 1
7. Osho, From Personality to
Individuality # 18
8. Osho, Light on the Path # 20
9. Osho, The Path ot the Mystic # 21
10.
Osho, The Osho Upanishad #1
LA NUDA VERITÀ
Il mondo ha bisogno di una grande rivoluzione
nella quale sia possibile per ogni individuo trovare la propria religione,
all'interno di se stesso. Quando le religioni diventano organizzate, divertano
anche pericolose — in effetti sono politica mascherata da religione. Ecco
perché tutte le religioni del Inondo cercano di convertire quante più persone
possibili alla loro dottrina. E la politica dei numeri: chi ha i numeri più
alti sarà anche il più potente.
A nessuno sembra interessare il condurre milioni
di individui verso la propria essenza. Il mio lavoro qui consiste nel renderti
libero da qualsiasi tipo di struttura organizzata, perché la verità non è mai
organizzata. Nel tuo pellegrinaggio devi andare da solo, perché il
pellegrinaggio avviene dentro di te. Non puoi portare nessuno con te. E devi
lasciarti indietro tutto ciò che hai imparato dagli altri, perché tutti quei pregiudizi
non fanno che distorcere la tua visione: non sei più in grado di vedere la nuda
realtà del tuo essere. Questa nuda realtà del tuo essere è l'unica speranza di
trovare il divino.
Osho, TRATTO DA: Hidden Splendor # 18
LA TUA CRESCITA INTERIORE
Osho
risponde a una domanda fattagli in Uruguay, durante il suo giro del mondo,
quando era ormai chiaro che sarebbe stato costretto a lasciare anche quel paese
a causa dei ricatti economici degli Stati Uniti.
AMATO OSHO,
...SI DICE CHE LE ULTIME PAROLE DI GURDJIFEF SIANO
STATE: "VIVA L'AMERICA" 10 IMMAGINO DI AGGIUNGERCI ANCHE:
"AMERICA... CHE. PECCATO: HAI PERSO L'OCCASIONE! ". LA VERITÀ È CHE
L'AMERICA DEI. NORD TI HA PERSO. E ORA SEMBRA CHE ANCHE L'AMERICA DEL SUD TI
STIA PERDENDO. OSHO, È POSSIBILE CHE LA STUPIDITÀ UMANA POSSA IMPEDIRE LA
REALIZZAZIONE DELLA CONSAPEVOLEZZA COSMICA?
La stupidità umana non ha nessun potere
nell'impedire la consapevolezza cosmica. E assolutamente impotente. Sembra che
abbia potere solo perché la maggior parte delle persone è stata allevata in un
contesto di stupidità, è condizionata ad essa. Fin dalla primissima infanzia si
impedisce alla gente di crescere e maturare, ma non si può impedire
l'evoluzione della consapevolezza. Ed è vero che dovunque viva un'illuminato,
dovunque si muova o si sieda, lascia una certa vibrazione che resta per secoli -
e quelli che sono abbastanza sensibili ne possono essere influenzati.
L'America dovrebbe rendersi conto che quel deserto
che avevamo tra sformato in oasi è pericoloso. Mi hanno espulso dall'America,
ritenendomi pericoloso. Hanno distrutto la Comune, credendola pericolosa. Ma ci
sono certe cose invisibili che non possono distruggere: al contrario, quelle
cose invisibili distruggeranno loro... non nel senso di ucciderli, ma in quello
di trasformarli.
E per quanto tempo possono impedirlo? Perché non si
tratta solo di me. Come possono impedire agli americani di illuminarsi. Io non
posso andare in America, ma l'America può venire da me. E non c'è bisogno che
venga tutta l'America, basta solo che alcune persone intelligenti riportino a
casa la fiamma.
Sebbene l'America si sia comportata male con me e
con la mia gente, io riaffermo l'esclamazione di Gurdjieff: "Viva
l'America!", perché il governo americano non è l'America. Sono i pochi
idioti che sono riusciti a farsi eleggere. La totalità dell'America ha una
qualità totalmente diversa. E più innocente di qualsiasi altra nazione, perché
è più giovane di qualsiasi altra. Ed è proprio l'innocenza la qualità di base
perché una persona si illumini. Le vecchie nazioni hanno un passato così antico,
ma hanno anche un lungo condizionamento. L'America non ha condizionamenti dal
passato: ha solo trecento anni. Sono niente, solo un involucro sottile che si
può facilmente rimuovere. Forse è per questo che il governo americano si è
tanto spaventato di me. Stanno veramente vivendo in uno stato di paranoia.
Hanno cercato con tutti i mezzi di non farmi
accettare qui. Hanno ricattato questo piccolo paese, Io hanno minacciato. E noi
pensiamo ad altri posti, ma, dovunque volgiamo lo sguardo, non appena
cominciamo a considerare un altro paese, immediatamente la pressione americana
arriva prima di noi, perché tutti i nostri telefoni sono sotto controllo. Sanno
dove stiamo cercando, dove andiamo, dove lavora la nostra gente... e, subito,
prima che la nostra gente arrivi là, arriva la pressione sul governo di quel
paese. Solo due giorni fa, in Irlanda, le cose sembravano semplici. Il padrone
della proprietà che volevamo comprare, con la condizione che vi potesse
risiedere permanentemente la comune... Gli abbiamo detto: "Sarà tua responsabilità
fare in modo che il governo... darci ogni aiuto possibile".
Lui ne era assolutamente certo perché è un duca
molto influente. Ma proprio oggi è arrivata la notizia che il governo americano
ha fatto delle pressioni sul governo irlandese. Il duca si è sorpreso e ci ha
informato: "Di colpo il governo ha paura". Lui era assolutamente
certo che non ci sarebbe stato alcun problema, che il governo fosse
disponibile. Ma ora ha paura anche lui, la pressione è troppa.
Questo tipo di pressione che l'America esercita
sugli altri paesi dimostra che non esiste alcuna libertà. E scomparso il tipo
tradizionale di schiavitù politica ma un nuovo tipo di schiavitù economica ha
preso il suo posto. Minacciano: "Se volete permettere l'ingesso nel paese
a lui e alla sua gente, dovete ripagare tutti i prestiti". E l'America ha
prestato milioni di dollari a tutti i paesi, sapendo perfettamente che essi non
sono in grado di ripagarli e non lo saranno mai. E poi continuano: "Se non
potete ripagarli, allora aumentiamo il tasso di interesse. E tutti i futuri
esborsi per i prestiti che erano già stati decisi verranno cancellati".
Ora questo è troppo per un paese povero, e tutti i
paesi sono poveri. Non possono ripagare i prestiti, non possono pagare
interessi più alti e non possono portare avanti i progetti iniziati. Strade,
ospedali, università, ponti o linee ferroviarie, rimangono incompleti e se i
prestiti vengono fermati, l'interna economia va a rotoli.
Ma questo è solo il governo americano. Non farne
una cosa sola con l'America. Il popolo americano è il più innocente, vivace,
giovane che ci sia ed è in grado di dare alla luce l'uomo nuovo. Qualunque cosa
accada a me e alla mia gente, sono d'accordo con George Gurdjieff.
OSHO,
TRATTO DA:
The
Transmission of the Lamp #25, 2
La testimonianza di una
partecipante della Comune in Oregon sullo sconcerto seguito alla fuga di Sheela
e del suo gruppo.
La danza è
uno dei migliori segnali di vita. Se c'è danza, c'è vita. Le gocce di pioggia
danzano sulla superficie del lago, gli uccelli danzano nel cielo, il fuoco
danza nella notte. La danza ha la stessa età delle colline: non è forse vero
che il vento vi ha sempre danzato? E profonda come il mare: non è forse vero
che la balene saltano solo per la gioia di farlo? Io ho danzato per uscire
dalla tristezza, come se fosse una vecchia pelle da abbandonare. Ho visto una
stanza piena di estranei che danzano trasformarsi in gruppo, intimo come una tribù.
La danza ci rende liquidi. Tutte le cose solide si dissolvono nella danza: per
esempio l'immagine statica di ciò che pensavamo di essere. Nella danza
giochiamo a essere noi stessi invece di farne una cosa seria.
C'è stato un momento della vita della comune che
più tardi avremmo affettuosamente definito "l'epoca della merda fino al collo".
Nonostante la gioia che permeava la vita quotidiana all'interno delle squadre
di lavoro (stavamo costruendo una città ecologica modello, a tempo di record),
l'amministrazione della comune, sotto il peso della pressione politica - sia interna
che esterna - sprofondò gradualmente nella corruzione. Si arrivò al punto in
cui la corruzione non poteva più essere nascosta. Diventava sempre più chiaro
che c'era qualcosa di molto importante che non funzionava.
Il ruolo di Osho nella comune era quello della
guida spirituale, non politica. Penso a lui, nella conduzione della comune,
come a un giullare di corte - quello che osserva tutto, ma che resta al di
fuori delle decisioni, che propone indovinelli, racconta storie, e che ha
fiducia nel fatto che la corte riuscirà alla fine a vedere le sue follie. Per
la maggior parte della vita della comune restò generalmente in silenzio,
parlando solo una volta al giorno a chi la dirigeva. Dopo tre anni di silenzio
riprese a fare il discorso serale, e là cominciò subito a parlare
dell'organizzazione in modo sempre più diretto.
Quando fu assolutamente chiaro che non dava il suo
sostegno alla struttura di potere, il gruppo di donne che coordinavano la
Comune fuggirono in preda al panico. Se ne andarono senza avvertire, di notte e
non solo lasciarono la comune, ma addirittura il paese. Il giorno dopo Osho ci
parlò della corruzione dell'organizzazione. Ci disse che eravamo tutti responsabili,
aiutandoci a vedere come avessimo contribuito al clima di corruzione. E questo
il momento che abbiamo soprannominato “della merda fino al collo".
Mi sono trovata immersa in una delle più
difficili, ma anche delle più istruttive, esperienze della mia vita,
sforzandomi di trovare la mia parte di responsabilità in questa situazione
drammatica. Tutto ciò fece emergere un'enorme e confusa massa di ricordi sulle
lotte di potere e su come si coopera per diventare vittime. Ho rivisto il film
della mia infanzia, quando mi "negavo": facendo la finta tonta coi
miei genitori, insegnanti e supervisori — quando fingevo di essere una vittima
impotente, perché non avevo il coraggio di restare fedele a ciò che capivo a
livello intuitivo. Mi sono resa conto che qualche volta avevo perfino imitato
quelli che avevano il potere.
Alla fine sono riuscita a perdonarmi e a perdonare
tutti gli altri per non aver capito fin dall'inizio quello che stava
succedendo. Ho capito che ci eravamo messi insieme per fare un esperimento, per
imparare da questa esperienza. E sono anche riuscita a vedere come quell'esperimento
avesse aiutato molti di noi a trovare il coraggio di essere fedeli a se stessi.
Ma, all'inizio, ero stata scagliata in un oceano di dubbi. Dubitavo di tutto:
del maestro, della comune, di me stessa. La mia filosofia di vita era annientato.
Mi ritrovavo di nuovo al punto di partenza.
In questo stato di confusione mentale, fui
invitata a essere una dei quaranta ospiti che stavano in fila a fare ala a Osho
che entrava nella sala in cui teneva il discorso della sera. Sebbene accadesse
regolarmente tutti i giorni, l'arrivo di Osho veniva celebrato ogni sera come
un grande festival. Un gruppo di musicisti riempiva l'aria con la sua musica, e
l'evento era pieno di momenti mozzafiato, per esempio quando Osho, mentre
avanzava lungo il percorso, sceglieva ogni tanto una persona che danzasse con
lui. Mentre andavo a casa a prepararmi, la mia mente era un ciclone di domande:
chi era questo tipo con gli occhi magnetici e le belle mani e che parte
recitava? Qual'era la mia responsabilità nella faccenda? Quanto avevo
contribuito al caos che mi circondava in questo momento? Non c'erano risposte a
queste domande e, quando raggiunsi la mia stanza, ero già mentalmente esausta.
Non ci sarei andata, decisi.. Mi misi i miei
vecchi jeans e una felpa, e crollai sul letto – non mi ero mai sentito così
fuori posto in tutta la mia vita. Guardai dalla finestra gli alberi e le nuvole
spinte dal vento. Rimasi immobile per lungo tempo finché d'improvviso cambiai
idea e mi alzai per uscire. Arrivata vicino alla sala dei discorsi, senza
parlare con nessuno, trovai un posto al lato della strada dove rimanere ad
aspettare. Se non altro, pensai, sarà bello vederlo.
Poi la macchina di Osho si avvicinò, e la banda di
musicisti iniziò a suonare. Osho apparve, e un'onda di eccitazione passò tra la
folla. Osservando tutto ciò, sentii come se fossi a mille miglia di distanza da
tutti gli altri. Sentivo di essere in quell'oceano di musica e di danza, ma di
non esserne parte. Quando Osho si fece più Vicino, lo osservai con la
sensazione di non sapere più nulla. E lui mi vide.
C'erano ancora alcune persone tra di noi, quando i
suoi occhi si agganciarono ai miei. Mi sembrava che vedesse dentro di me, giù
giù fino a quello spazio lontano mille miglia dove mi trovavo. In quel momento
ci fu come un lampo. E poi ci fu l'incontro tra la mia più grande speranza e la
mia più grande paura: i suoi occhi non abbandonavano i miei mentre si
avvicinava lentamente. La banda come al solito lo seguiva. E così anche le luci
e la telecamera. Con un movimento veloce ed aggraziato, si ritrovò davanti a
me, e il resto del mondo era tutto alle sue spalle: le luci, la musica, le
persone che danzavano estaticamente... e tutto il resto dell'universo era
ancora più in là. Lui e io eravamo insieme, faccia a faccia, in una bolla di
silenzio.
Ho sempre danzato in forma molto libera, ma ora
ero rigida dalla paura e piena di dubbi. Lui muoveva vigorosamente le mani su e
giù come un grande direttore d'orchestra.
Lo guardai negli occhi, sempre con la sensazione
di non sapere nulla, e mi inabissai al loro interno. La cosa che assomigliava
di più a ciò che vedevo in quegli occhi, era il cielo del deserto in una notte fresca
e chiara. Chiusi gli occhi e continuai a saltare su e giù e a battere le mani,
adesso con tutto il cuore. Rimasi dentro di me per quella che sembrò
un'eternità e poi finalmente decisi di dare una sbirciatina per vedere se era
ancora lì.
Non solo c'era ancora, ma il suo sguardo era più
intenso e i suoi movimenti ancora più appassionati. Era come se tutto il suo
essere, e forse il firmamento intero, fossero venuti da me e mi stessero
dicendo di ballare!
Chiusi gli occhi nuovamente e questa volta il mio
corpo si aprì completamente e divenne un albero che ondeggia al vento. Le mie
braccia erano rilassate e senza controllo. Cercavano di esprimere tutte le cose
indicibili che ora si stavano agitando dentro di me.
Quando riaprii gli occhi, Osho era ancora lì.
Questa volta, c'era un accenno di sorriso sul suo volto. Le sue mani scesero
con il movimento di un direttore d'orchestra di grande sensibilità che sta
portando a termine il suo pezzo, e poi si allontanò lasciandomi alla mia danza.
Adesso non ero più un albero ma il vento stesso.
Dentro di me avevo trovato un senso di leggerezza e una nuova gioia. La vita
era di colpo tornata molto semplice. Quegli occhi penetranti erano venuti a
ricordarmi che puoi solo continuare a danzare. A volte hai un partner, a volte
sei da solo. A volte pensi di avere la situazione completamente sotto
controllo, a volte non capisci nulla. Eppure continui a danzare.
Tratto dal libro “Everyday Miracles"
di Prartho