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SOMMARIO

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di Osho divisi per regione

 

6 IL CUORE

        L'amore nel 21° secolo
Stai aspettando il principe azzurro?

 

        Stranieri in amore

 

12 IL MONDO

I diritti dell'uomo nuovo

I 10 punti chiave che Osho indica come indispensabili a una nuova umanità.

 

 14 SPECIALE

Vivere nel 21° secolo

Una serie di spunti per l’anno nuovo

        Chi è centrato sopravvive

        Giocati tutto

        Vivi in piena libertà

        L’arte di essere umani

        Edonismo spirituale

        Non prenderti sul serio

        Einstein del mondo interiore

        Scatena il bambino che c'è in te

        Crescere in amore

        Finalmente soli !

        Dal dogma alla consapevolezza

        Il mondo è delle donne

        Comincia a cambiare da dentro

        Spazio alla creatività

 

 

33 IN ITALIA

Programma completo del festival di Varazze

Il Festival del 2000 dedicato a Osho, iniziato a Pune, continua anche in Italia con un evento nazionale: tre giorni di meditazione e celebrazione.

 

50 UN LIBRO DA VIVERE

La via del cuore

Il nuovissimo libro di Osho, edito da Mondadori, per il terzo millennio.

 

52 IL MAESTRO

        La notte non è finita ancora...

Per la prima volta in italiano un racconto scritto da Osho nei suoi anni giovanili.
Una metafora sulla solitudine, la sofferenza e la gioia di chi sta cercando dentro di sé la verità.

         LE DIMENSIONI DELL'AMORE

 

58 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di febbraio

 

60 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

68 MEDITAZIONE

Cambiare le abitudini della mente

Una tecnica utile nella vita di tutti i giorni: come liberarti da negatività, ansietà, frustrazione e giudizi, quando ti accorgi di essere schiavo della mente.

 

 

OSHOTIMES INTERNATIONAL

Copyright© 2000 OSHO INTERNATIONAL FOUNDATION Tutti i diritti riservati OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho International Foundation, usato con il suo permesso.

 

 

 

 

L'amore nel 21 secolo

 

Salila descrive come la sua decisione di uscire da una relazione stabile si è trasformata nella ricerca di una completezza interiore.

 

 

Fino a poco tempo fa nelle relazioni cercavo sicurezza, protezione: ne avevo veramente bisogno,

proprio come un bambino per un certo tempo ha bisogno dei genitori, prima di essere capace di stare da solo. E sono stata abbastanza fortunata da incontrare due uomini con i quali ho potuto avere lunghe relazioni, dodici anni circa in tutto.

Con loro ho potuto rilassarmi profondamente, perché sapevo che qualsiasi cosa accadesse, loro erano sempre con me. Non importava che mi trovassi dall’altra parte del pianeta, potevo sempre sentire di essere energeticamente in contatto con qualcuno – c’era qualcuno di ‘mio’.

È stata un’esperienza che mi ha reso davvero più equilibrata: riuscire ad aver fiducia in qualcuno, avere sempre più stima di me stessa, sentirmi amata e degna di esserlo, sentire che qualcuno voleva stare con me – tutte cose che non avevo mai provato nei primi anni della mia vita. Comunque, era la cosa migliore che potesse capitarmi, anche se forse non era l’esperienza definitiva.

Poi, mentre mi trovavo ancora in questa situazione, confortevole e sicura, la mia energia ha cominciato a prendere nuove strade. Mi innamoravo di altre persone – non una sola volta, ma due, tre volte l’anno. Sembra strano, ma in effetti mi ci è voluto molto tempo per accorgermene! Non volevo rendermi conto di quello che stava succedendo, perché sapevo che avrebbe rovinato tutto – ed è stato proprio così.

Entrambi gli uomini con i quali avevo avuto queste lunghe relazioni erano dolci e gentili, femminili in un certo senso, e questo aveva reso possibile un accordo davvero profondo tra noi. Ora, all’improvviso, mi sentivo attratta da forti energie maschili.

E lì sono cominciati i guai! Ho incontrato un uomo, recitavamo insieme – di solito è così che incontro i miei partner, sul lavoro; non ho quasi mai incontrato nessuno a una festa, o per caso. In quel lavoro teatrale io facevo la parte di una donna ricca e annoiata, e lui era un attraente operaio che veniva a fare una riparazione a casa mia. Lavorando a così stretto contatto siamo diventati sempre più intimi, e all’inizio mi sembrava che non ci fosse nulla di male, perché lui da tempo conosceva bene sia me che il mio ragazzo. Ma poi, abbastanza presto, è diventato ovvio che eravamo attratti l’uno dall’altra.

Io non volevo assolutamente ferire il mio ragazzo, non ne avevo proprio alcuna intenzione: è il migliore amico che abbia in questo mondo. Ma ho pensato: “Con questa storia ho solo due possibilità: o la evito – rinunciando però a sentirmi veramente viva – oppure la assecondo, andando incontro a un sacco di problemi”.

Lui era un vero macho, testosterone a mille. Uomini così sono affascinanti, ma hanno il radar sempre sintonizzato sulle donne e la testa sempre girata da qualche parte. Sai com’è, ti tengono per mano, ma stanno già guardando un’altra. Si potrebbe dire che è il dilemma di tutte le donne, perché da un lato questa energia maschile ci attrae, dall’altro può crearci moltissimo stress e dolore.

Abbiamo passato insieme molto tempo, siamo diventati amanti, ma lui ci teneva sempre a chiarire che non voleva avere una relazione, che tutto quello che voleva era essere… cosa? amici? Non ne ero sicura.

Succedeva che passassimo una bellissima notte insieme, in grande intimità, e poi la mattina dopo non ci fosse alcun contatto fra noi. Ci incontravamo in giro e lui non mi salutava neppure. Per me era un’esperienza sconvolgente. Non sapevo assolutamente cosa fare in una situazione del genere. Avrei voluto dirgli qualcosa del tipo: “Grazie per aver volato Lufthansa” e finirla lì, ma non ce la facevo. Sebbene mi sentissi abbastanza forte da poter vivere senza sicurezze assolute, la cosa mi risultava davvero difficile e dolorosa. Biancaneve , intesa come favola, sembrava finita, anche se avrei preferito durasse per sempre – sai com’è: Biancaneve, il Principe Azzurro… e vissero a lungo felici e contenti!

Intanto il mio ragazzo stava trasferendosi all’estero. Una volta messi insieme tutti i documenti necessari, era pronto a partire, ansioso di reggersi sulle sue gambe. Entrambi avevamo bisogno di seguire le nostre strade ed esplorare il mondo da soli.

Nello stesso tempo sentivo il bisogno di interrompere la strana relazione appena iniziata. A volte lui diceva: “Io non voglio assolutamente una relazione, mentre tu la vuoi, quindi è meglio che non ci vediamo più”. E pochi giorni dopo chiedeva se poteva venirmi a trovare. Mi sembrava che non si riuscisse ad andare da nessuna parte, e così mi sono messa a cercare l’uscita di sicurezza.

C’era un altro uomo che mi attirava e, caso strano, un giorno si è seduto vicino a me e mi ha presa per mano. Ho pensato: “Wow, eccola qui la mia uscita di sicurezza!”. Ma 24 ore più tardi mi stavo già dicendo: “Salila, ci risiamo. È la stessa storia, è cambiato solo il nome del protagonista!”.

Anche lui era un tipo affascinante, molto maschile, che non voleva avere una relazione vera ed esclusiva… un vero e proprio playboy.

Ogni volta che ci riuscivamo davvero a entrare in intimità, subito dopo lui usciva con un’altra. Questa cosa mi spaventava, ma apprezzavo la sua onestà, perché era sempre molto sincero con me. Lui stava con molte donne, ma io non stavo con molti uomini. Ho provato, ma se non sono innamorata non è che mi piaccia più di tanto.

Una volta mi ha detto che, secondo quanto aveva capito lui della visione di Osho, nella vita di relazione dobbiamo essere come le api – e volare di fiore in fiore. Sebbene siano anni che ascolto i discorsi di Osho, non mi è mai capitato di incontrare quella particolare citazione!

Per me l’amore è un fiore molto delicato, che si può distruggere facilmente. Se la relazione è troppo stretta può essere distrutto da un eccesso di possessività. D’altra parte, se nel nome della “libertà” si evitano intimità e profondità, l’amore non può crescere.

Sebbene le mie amiche mi consigliassero di farla finita con quella storia – mi vedevano spesso triste e in lacrime – non potevo farlo; anche se devo riconoscere che senza l’aiuto della visione di Osho per sostenere la mia ricerca di verità, non sarei mai e poi mai riuscita ad affrontare una situazione simile: a volte era come essere spellata viva.

Avrei invece cercato un uomo bello, delicato e gentile, mi sarei innamorata di lui, sarei entrata in un rapporto di armonia, mi sarei occupata di lui, proprio come avevo imparato da mia madre, che si occupava così bene di mio padre – ancora mi porto dietro il suo modello.

Invece mi trovavo in uno spazio nuovo, che mi faceva paura, continuamente ributtata a me stessa, come se la vita mi volesse dimostrare che tutte quelle caratteristiche ‘maschili’ erano semplicemente riflessi di ciò che è dentro di me. E questa è stata la tappa successiva del mio viaggio.

È accaduto durante una sessione di “Star Sapphire”. Forse è il caso di spiegare che questa tecnica lavora con le dinamiche fra la donna interiore e l’uomo interiore – tutti noi, sia uomini che donne, abbiamo dentro di noi una parte maschile e una femminile e, a seconda dei casi, talvolta viviamo più l’una che l’altra parte.

La mia parte femminile è silenziosa, portata alla meditazione, ama essere in contatto, in stretta relazione con l’altro, essere vicina a chi ama. La mia parte maschile è molto diversa, ama l’azione e l’avventura, dice: “Non mi interessano molto le storie d’amore, voglio solo girare in moto o andare a cavallo…”

Non è che l’amore sia assente da queste mie dinamiche interne, è solo che le due parti si interessano di cose diverse. La mia parte maschile non è molto interessata all’intimità, preferisce fare cose quali riparare la moto, smontare il motore, sporcarsi le mani: è il ritratto preciso dei due uomini da cui mi ero sentita così attratta, e che mi avevano creato tanti problemi.

Dopo questa sessione qualcosa si è rilassato dentro di me, perché mi sono accorta che i miei alti e bassi non sono creati da una situazione esterna.

E la cosa divertente è stata che anche qualcosa nell’uomo con cui stavo si è rilassato. Mi ha detto che non lo tenevo più sotto pressione. E così abbiamo iniziato a passare molto più tempo insieme di prima, quasi a vivere insieme, anche se io sapevo benissimo che poteva cambiare da un momento all’altro. Era sempre tutto così intenso e avvincente che ho persino cominciato a fumare per rilassarmi, ma di sicuro ho imparato moltissimo.

Una volta a Pune lui stava partecipando a un gruppo di meditazione dove è nata un’amicizia molto forte con un’altra partecipante del gruppo. Erano solo amici, si facevano forza a vicenda visto che stavano affrontando esperienze molto simili, ma io mi sono sentita molto insicura e persino gelosa. Ricordo una sera in particolare: sono arrivati insieme in Buddha Hall per la White Robe e si sono seduti vicini, dividendo lo stesso tappetino. La cosa mi ha sconvolta. Lui non era mai stato prima alla White Robe e io avevo sempre sognato di partecipare a quella meditazione seduta al suo fianco. Mi sentivo veramente male. Avessero fatto l’amore davanti ai miei occhi avrei provato meno dolore che vederli lì, seduti insieme su quel tappetino. In realtà era qualcosa di completamente innocente, due persone sedute in silenzio sullo stesso tappeto, non si toccavano neppure, ma io credevo di morire!

Ho sempre sentito che senza un uomo non posso essere completa, intera, a casa; e così ho iniziato a cercare il principe azzurro che appagasse questo mio bisogno. Ed eccolo lì il mio principe, che meditava con un’altra! In quel momento ho perso ogni speranza di trovare questa completezza al di fuori di me stessa.

Durante tutta questa storia, quando stavo così male, le meditazioni di Osho mi hanno aiutata moltissimo, specialmente nei momenti peggiori. Mi alzavo la mattina presto per andare alla Dinamica, e poi facevo anche il Gibberish – piangevo, urlavo, gridavo parole senza senso… e poi il silenzio. Talvolta, durante quel silenzio, riuscivo ad avere un improvviso momento di chiarezza, una sensazione d’amore assoluto. Tutto sembrava totalmente diverso visto da quello spazio, da quell’altezza: mi sembrava che Osho fosse proprio lì con me, a dissolvere tutti i miei pensieri e il mio dolore.

Qualche giorno fa il mio amore è partito per un viaggio all’estero, e nessuno di noi due sa se questa sarà la fine oppure no. C’è stato un momento, proprio prima di partire – lui stava ancora finendo di fare le valigie, in fretta e nervosamente, in mezzo a un caos di vestiti e cose – e all’improvviso si è fermato e ha cominciato a guardarmi con immenso amore. In quel momento, quando non gli stavo chiedendo nulla, mi ha dato tutto quello che avevo sempre desiderato avere da lui. E poi è partito.

Un paio di giorni dopo mi sono slogata una caviglia. Adesso per un po’ dovrò andare in giro con le stampelle, una buona occasione per rallentare il ritmo. Anche se lui mi manca, sono contenta di avere un po’ di tempo per me, senza dovermi occupare di qualcun altro, per trattarmi bene e coccolarmi un po’.

Questa mia storia sembra descrivere l’amore ai tempi di Shakespeare… piuttosto che proporre un nuovo modello di relazione per uomini e donne del 21mo secolo. Credo di avere ancora molta strada da fare per arrivare a sentirmi completa da sola – insomma per trovare dentro di me il mio principe azzurro; anche se talvolta, magari solo per un attimo, mi accorgo che l’uomo e la donna dentro di me sono vicinissimi, quasi persi uno nell’altra. Sono momenti pieni di gioia e di beatitudine. Altre volte però mi dimentico queste esperienze e mi sento davvero sola, come qualche sera fa. Passeggiavo da sola in giardino sotto la pioggia e un grosso ranocchio mi è saltato proprio davanti ai piedi. Non c’era nessuno a guardarmi e mi è davvero venuta la tentazione di prenderlo fra le mani e dargli un bacio… e poi, magia!, si sarebbe trasformato in un bel principe tutto per me. In quel momento il mio sguardo si è posato su una foto di Osho, che sembrava dirmi: “Salila, di nuovo? Ancora lì a baciare ranocchi? Perché non impari a goderti la tua solitudine?”.

“Va bene, va bene…” ho risposto.

 (ritorna al sommario)



STRANIERI IN AMORE

 

Quando raggiungiamo livelli più alti di consapevolezza, spiega Osho, non si tratta più di amare qualcuno, ma piuttosto di diventare noi stessi amore.

 

SU QUESTO PERCORSO PIENO di misteri, ogni oggetto è solo una scusa – tu non riesci a essere in uno stato di attesa senza un oggetto, senza qualcuno da aspettare. Nel momento in cui l'attesa è diretta verso qualcosa, è già desiderio, non è più attesa. E il desiderio, per sua natura, tende a diventare sempre più limitato.

Ami, e all'inizio l'amore è un'esperienza più vasta, perché non è ancora diventato desiderio. Non hai ancora iniziato a dare l'amato per scontato, la sventura chiamata matrimonio non è ancora successa, puoi muoverti liberamente in tutte le direzioni. L'altro non è ancora un lega-me, non è ancora diventato “l'inferno”, perché fra voi non c'è questa relazione. Non è ancora stata scambiata nessuna promessa, non sono state prese decisioni per il futuro. Sei completamente soddisfatto del momento presente.

Come puoi preoccuparti del futuro, quando sei innamorato, o della vita dopo la morte? Se sei innamorato, la vita è tutta qui – nella profondità del tuo amore – ma questo succede solo prima che tu commetta quell'errore così comu­ne a tutta l'umanità. Ami qualcuno ma quest'amore non è ancora definito, non è diventato legge: devi ancora recarti in municipio, non hai ancora incontrato un prete che distruggerà il tuo amore per darti delle garanzie. Non hai chiesto queste garanzie, ecco perché sei libero.

Non hai ancora chiesto all'altro di essere in un certo modo perché solo così tu sei in grado di amarlo. Il tuo amore per il momento è incondizionato, ami la persona così com'è. Il tuo amore per il momento non è possessivo.

Ma quel momento arriva molto presto, proprio da questa bellissima esperienza di espansione della consapevolezza nasce la paura di perderla. Chi sa cosa può succedere domani? La tua donna potrebbe andarsene, il tuo uomo potrebbe non volerti più.

In fondo siamo solo stranieri. E tutto ciò che sappiamo dell'altro sono il nome, l'indirizzo, la faccia, la bellezza... tutte cose destinate a cambiare.

I:amore può concentrarsi troppo sull'oggetto, sull'amato. Così inizi a soffrire, diventi dipendente, e nessuno ama essere dipendente.

L'alternativa è che l'amore non sia indirizzato a una persona in particolare o a un

oggetto particolare, ma prenda la direzione diametralmente opposta – non verso l'oggetto ma verso la propria soggettività. E così si diventa amore. Non si tratta di amare qualcuno, di essere innamorato di qualcuno. E una trasformazione della consapevolezza: l'amore diventa la tua stessa fragranza. Non ha niente a che fare con nessun altro al mondo.

Prima o poi arriva un momento – se sei silenzioso, pieno di gioia e di fiducia – in cui l'attesa diventa un luogo profondo dell'anima. E proprio perché non stai aspettando qualcuno in particolare, diventi tu l'attesa – una silenziosa attenzione. E proprio perché non sei fissato su un obiettivo in particolare, tutto ciò che accade ti dà la sensazione di essere proprio quello che stavi aspettando.

I fiori sbocciano proprio per te e le stelle in cielo brillano per te. Non focalizzandoti su nessun fiore in particolare, ti ritrovi semplicemente aperto, pieno d'amore: una consapevolezza in attesa.

Questo non vale solo per l'attesa, ma per tutte le qualità spirituali: possono venire dirette verso un oggetto oppure verso il proprio essere. Quando l'oggetto non è presente, l'energia deve necessariamente spostarsi all’interno – l’energia non può rimanere statica.

L’energia è movimento.

Quando all’esterno non c’è nulla, le forze vitali si rivolgono all’interno, verso la sorgente stessa del suo essere.

C’è un amore che non è amore come lo conosci tu, anche se per te questo sarà difficile da capire.

Il tuo amore, per quanto puro possa essere, porta in sé una certa inconsapevolezza di tipo biologico. Non sei libera di amare chiunque. Un giorno, all'improvviso, ti innamori di qualcuno.

Non sei tu a farlo, dipende da una tua parte inconscia: la tua chimica, la tua biologia, la tua fisiologia – cospirano tutte insieme per darti l'idea dell'amore.

Io non posso amarti in questo modo. Il mio amore non può assolutamente diventare un legame per te.

Il mio amore ha una qualità differente: ti amo non perché tu ispiri amore, ma perché non posso farne a meno. Non si tratta di amare "qualcuno" – l'amore si irradia da me spontaneamente, nello stesso modo in cui inspiro ed espiro, proprio come il battito del mio cuore. A volte potrai vedere che amo qualcuno di più, qualcuno di meno... Perché tu pensi sempre in termini quantitativi: di più o di meno. Le tue conclusioni possono anche avere una certa validità, ma tu non guardi le cose dal giusto punto di vista, e così le capisci all'incontrario.

Il mio amore è come la luce: non ce n'è di più per qualcuno e di meno per qualcun altro. Eppure, per un cieco non ci sarà alcuna luce. Per chi ci vede poco, la luce sarà fioca. E per chi vede con chiarezza, avrà una intensità molto diversa.

La luce è sempre la stessa, ciò che può variare è quanta ne ricevi. Se sei completamente aperto la riceverai tutta. Qui non si tratta di quantità – è solo pura qualità e quindi indivisibile – per questa ragione io posso donare a te tutto il mio cuore e non avere alcun problema nel donarlo anche a molte altre persone.

Posso dare tutto il mio cuore al mondo intero, a ogni singolo individuo – ed avere ancora un cuore intero da donare a ogni persona che arriva qui per la prima volta. Perché c'è sempre qualcuno che arriva!

Forse per te è difficile comprendere certi aspetti di questa situazione, di quando tu stessa sei amore. Ad esempio, quando sei amore, questo amore non sarà caldo, passionale. In questo mondo, la gente vuole un amore passionale. Panini caldi da mangiare e amore caldo da godere, e il loro paradiso è completo!

Il mio amore non è né caldo né freddo. E’ fresco e cristallino. Finché non diventerai limpida e calma, non sarai in grado di comprenderlo. Finora hai conosciuto solo questo tipo d'amore, caldo, ma ricorda: con l'amore passionale c'è il rischio che, prima o poi, tenda a raffreddarsi. Tutto ciò che è caldo prima o poi si intiepidisce e alla fine di­venta freddo. Non è qualcosa che puoi prevenire, è un processo naturale. Per questo ogni amore, all'inizio bollente, si trasforma in un freddo odio. Ma tu sei abituata alla passione – che si tratti di amicizia o di ostilità, basta che siano infuocate. Sei così poco sensibile che se qualcosa non è bollente, non riesci nemmeno a percepirla. Il mio è un amore fresco e cristallino. Per comprenderlo, devi arriva-re alla stessa temperatura. E questo amore, con la sua freschezza, non è solo amore, è molto di più. Proprio per questa sua freschezza diventa meditazione, silenzio, sere­nità, tranquillità, centratura. Non si tratta di una cosa da nulla.

Io ti amo più di quanto tu possa mai essere amata. Ma il mio amore e la tua esperienza dell'amore sono così diversi che avrai bisogno di cambiare prospettiva.

Dovrai imparare un po' di più, sperimentare un po' di più riguardo all'amore, questo amore che è privo di oggetto: amore non nel senso di relazione ma di stato dell'es­sere. Ne rimarrai sorpresa: è fresco, non bollente. Non è possessivo, non è geloso, non ha desideri – consci o incon­sci che siano – di dominare l'altro. Il vero amore non mendica, non chiede "amami".

Il vero amore condivide la pienezza del suo essere, tutta la sua gioia, i canti, i fiori, le stelle. E’ una celebrazione. Non ti chiede nulla in cambio, anzi ti è grato che tu hai partecipato alla celebrazione, che gli hai permesso di entrare nel tuo essere, ti è grato per la tua fiducia.

Nell'amore, abbandona la ricerca dell'oggetto.

In meditazione, non meditare su qualcuno o qualcosa, abbandona l'oggetto. In tutto il mondo, quando dici a qualcuno di meditare, ti chiedono immediatamente: "Su che cosa?", perché, come parola, la meditazione è un'a­zione, un'attività.

Su che cosa si deve meditare?

La meditazione inizia solo quando non c'è nulla su cui meditare, quando c'è una pura consapevolezza – tu sei consapevole – ma non ti stai concentrando su qualcosa in particolare.

Appena inizi una rivoluzione interiore, trasformando l'amore per gli oggetti esterni e riversandolo nel tuo intimo – nella tua sorgente originaria – ti sorprenderà subito scoprire che il tuo amore è così grande da poterlo donare al mondo intero.

Ma il tuo amore sarà puro, sarà più simile alla compassione, all'amicizia. Il tuo amore sarà libero dai condizionamenti biologici, ormonali e chimici del passato. Per la prima volta sarà al di là della materia. Per la prima volta non sarai spinto dalla forza cieca della natura: sarai tu a decidere.

E quando hai così tanto da dare – e scopri inoltre che più dai, più hai – l'amore non è più una relazione, ma una pura condivisione, priva di qualunque desiderio di ottenere qualcosa in cambio.

L'amore è andato al di là delle leggi di mercato, non è più una cosa che si scambia. Per la prima volta è puro gioco, leela.

...L'esistenza intera è fatta di quella sostanza chiamata amore.

Quando comprendi la tua realtà, hai compreso in scala più piccola la realtà dell'esistenza intera: è costituita della sostanza chiamata amore.

Viviamo, senza accorgercene, in un oceano di amore.

Ma è possibile, in qualche modo, crescere e diventare consapevoli delle estasi meravigliose che possono accaderti. Già quando ami una persona ti senti così felice... pensa come potrebbe essere quando tu stessa diventi amore. L'esistenza stessa diventa il tuo amore: gli alberi che danzano nel sole e nel vento, le nuvole che si rincorrono nel cielo, un bel tramonto... Quando arrivi a comprende-re che sei parte, una parte intrinseca di questa esistenza colma di amore – di quest'esistenza in un continuo stato di celebrazione – abbandoni ogni limite e confine, sia nell'amore che nella tua comprensione.

Nascerai di nuovo: rinascerai nei panni di un buddha, di una consapevolezza pienamente risvegliata.

La tua esperienza ti ha condotto verso la sorgente giu­sta. Seguila – rilassata e tranquilla. E una pioggia di fiori – più di quanto immagini, molto di più – si riverserà su di te... rose e rose e rose.

 

Osho, TRATTO DA: Sermons in stones # 8

 (ritorna al sommario)

 

I DIRITTI DELL’UOMO NUOVO

 

La mia dichiarazione dei diritti dell’uomo comprende dieci punti fondamentali.

 

Il primo è la vita.

L’uomo ha diritto alla dignità e alla salute, ha il diritto di crescere per poter sbocciare fino alla sua fioritura suprema. Perché questa fioritura suprema è un suo diritto. L’uomo fin dalla nascita ne ha il potenziale – il seme – ma la società non gli fornisce il terreno adatto, la giusta attenzione, un’atmosfera d’amore. Quando affermo che la vita è un diritto fondamentale, intendo una vita piena di canti e di danze, una vita di gioia e beatitudine.

 

La seconda cosa che mi sta a cuore è l’amore.

L’amore dovrebbe essere accettato come uno dei diritti umani più importanti e fondamentali, invece tutte le società l’hanno distrutto. L’hanno storpiato, creando il matrimonio, un falso sostituto dell’amore. Se due persone vogliono vivere insieme, non hanno bisogno del permesso né di preti né di governi. Hanno bisogno solo del permesso dei loro cuori. E il giorno in cui sentono che è il momento di separarsi, di nuovo non devono chiedere il permesso a nessuno. Possono separarsi come amici, con meravigliosi ricordi dei giorni d’amore vissuti insieme. L’amore dovrebbe essere l’unico vincolo tra uomo e donna. Non è necessario alcun rituale. I figli non dovrebbero essere considerati proprietà dei genitori: appartengono a tutta l’umanità. Non dovreste possedere i vostri figli. Potete amarli, potete dar loro la vostra benedizione, ma non li potete possedere. Appartengono a tutta l’umanità. Quando l’amore sarà lasciato libero, preparerà il terreno per altri diritti fondamentali.

 

Il terzo diritto fondamentale – perché queste sono le tre cose più importanti nell’esistenza: la vita, l’amore e la morte – è che a tutti deve essere dato, dopo una certa età, il diritto inalienabile a morire. Quando una persona sente di aver vissuto sufficientemente a lungo, e non desidera più trascinarsi inutilmente, quando sa che il domani sarà soltanto una vuota ripetizione dell’oggi, priva di ogni interesse, allora ha il diritto di lasciare il corpo: è un suo diritto fondamentale. La vita appartiene all’individuo. Se qualcuno vuole morire, nessuno dovrebbe impedirglielo. Anzi, in ogni ospedale dovrebbe esistere una sezione particolare a disposizione di chi desidera morire. Potrà entrarci con un mese di anticipo, rilassarsi, gioire di tutto ciò che da sempre desidera,  ma nella sua vita non è mai riuscito ad avere: musica, letteratura, la possibilità di dipingere o di scolpire… i medici dovrebbero preoccuparsi di insegnare a questi pazienti a rilassarsi. Fino a oggi la morte è stata quasi sempre una cosa orribile. L’uomo ne è stato vittima, ma l’errore è nostro. La morte può essere trasformata in una festa, basta prepararsi ad accoglierla, rilassati e in pace.

Dopo questi tre diritti fondamentali, emerge il quarto: la ricerca della verità. Nessuno dovrebbe essere condizionato fin dall’infanzia da una religione, una filosofia, una teologia, perché in questo modo viene distrutta la libertà di ricerca dell’individuo. Ogni individuo deve essere aiutato a sentirsi saldo in se stesso, a essere forte a sufficienza per dubitare, a essere scettico rispetto a tutto ciò che intorno a lui si crede. Aiutatelo a non credere mai, a insistere per conoscere sempre in prima persona. E ad affrontare in solitudine, con le proprie forze, il pellegrinaggio che porta a scoprire la verità, senza preoccuparsi di quanto tempo, né quali rischi richieda, perché non vi è altra via per scoprire la verità.

 

Il quinto diritto: per la ricerca della verità, in ogni sistema educativo dovrà essere creata, dall’asilo nido all’università, l’atmosfera giusta per la meditazione. La meditazione non appartiene a nessuna religione, non è un credo. È pura scienza del mondo interiore. Imparare a essere in silenzio, imparare a essere attenti, imparare a essere un testimone; imparare che non siete la mente, ma qualcosa che ne è al di là – la consapevolezza – questo vi preparerà a ricevere la verità. Quella verità che molti hanno chiamato dio, altri nirvana altri ancora con nomi diversi, ma la verità è un silenzio senza nome, è serenità, pace. La cosa più importante nella vita è sapere chi siete, dove siete. Allora tutto nella vostra esistenza inizia ad assestarsi e a scorrere nella giusta direzione.

 

Il sesto: libertà sotto ogni aspetto, in ogni dimensione.

Questo significa che l’uomo, ovunque nasca, appartiene a una sola umanità. Le nazioni dovrebbero essere abolite, le religioni dovrebbero essere sciolte, perché creano forme di schiavitù. Non dovrebbero esistere nazioni, né confini nazionali. Non dovrebbero esistere religioni. L’uomo dovrebbe essere preso in considerazione esclusivamente in quanto essere umano. Perché limitarlo con tante definizioni? Oggi come oggi l’uomo non ha libertà in alcuna dimensione. L’uomo ha il diritto fondamentale di essere se stesso.

Settimo: una sola terra, una sola umanità.

Perché ci devono essere così tante nazioni, perché esistono tanti confini sulle carte geografiche? Ricordate: esistono solo sulla carta. Non esistono sulla terra, né esistono in cielo. Sono stati inventati dagli uomini. In realtà questa terra non è stata creata divisa in frammenti. Si può cominciare da dove si vuole: basta che l’umanità sia una sola, e automaticamente le nazioni scompariranno, quei confini svaniranno.

 

Ottavo: l’unicità di ciascun individuo.

Io non insegno né uguaglianza, né disuguaglianza: insegno l’unicità. Ogni individuo è unico e deve essere rispettato nella sua individualità. Avere uguali opportunità per sviluppare la propria unicità deve essere un diritto inalienabile.

 

Nove: un governo mondiale.

Sono assolutamente contrario ai governi. Sono favorevole a un solo governo per il mondo intero. In questo caso non sarebbero più possibili le guerre e non sarebbe più necessario tenere milioni di persone nelle caserme. Questa gente potrebbe essere produttiva, potrebbe rendersi utile – se cooperasse con il resto dell’umanità, ogni povertà scomparirebbe. Un solo governo mondiale sarebbe un cambiamento radicale, una rivoluzione. L’intero pianeta ne trarrebbe beneficio.

 

E decimo: la meritocrazia.

La democrazia ha fallito. Occorre un nuovo sistema, basato sul merito. Meritocrazia vuol dire che solo persone con esperienza specifica possono partecipare alle decisoni in quel campo. Le scelte vanno fatte da esperti. Definisco questo concetto ‘meritocrazia’. Fino a oggi, tutto ciò che è accaduto, è stato casuale. La nostra storia è stata una storia di fatti accidentali. Bisogna porre fine a tutto questo. Ora dobbiamo decidere, stabilire che il futuro non venga più dettato dal caso. Sarà creato da noi, e creare il nostro mondo può essere il massimo della creatività possibile.

osho tratto da: I Diritti dell’Uomo - NSC edizioni (in ristampa)

 (ritorna al sommario)

 

 

OSHO nel 21 secolo

 

Io posso essere solo una freccia.

Ma la freccia punta in continuazione verso il tuo centro.

La freccia può anche essere bella, ti può piacere molto,

ma non è questo il suo scopo.

Il suo scopo è che tu ti muova verso la direzione

che lei sta indicando. Devi vedere la tua bellezza.

Non devi sentire solo la mia voce,

devi sentire la voce calma e sottile del tuo essere.

È un buon inizio avvertire la mia presenza,

ma non bisogna fermarsi lì.

Devi avvertire la tua presenza.                              OSHO

 

NELLE PAGINE SEGUENTI, COME PARTE DELLA CELEBRAZIUONE DI OSHO PER IL NUOVO MILLENNIO, TROVERAI ALCUNI DEI PUNTI SALIENTI DELLA VIASIONE DI OSHO SULL’UOMO NUOVO. NEI BREVI ARTICOLI CHE LI ACCOMPAGNANO, ALCUNI RICERCATORI SPIRITUALI RIFLETTONO SU COME QUESTE INTUIZIONI SIANO DIVENTATE UNA PARTE INTEGRALE DELLA LORO VITA QUITIDIANA.

 

L’uomo nuovo racchiude in sé la mia filosofia della vita e di come essa dovrebbe essere vissuta in totalità, intensità, pienezza.

Il vecchio uomo esistito fino a oggi è sul punto di morire. Ha sofferto molto: merita tutta la nostra compassione. È stato condizionato a torturarsi con le sue stesse mani, a vivere nell’infelicità e nella sofferenza. Gli sono state fatte molte promesse… promesse di grandi ricompense: più avesse sofferto, più si fosse torturato, più avesse distrutto la propria dignità, maggiore sarebbe stata la ricompensa. Tutto questo ha creato molti vantaggi per il potere istituzionale, perché l’uomo che è disposto a soffrire può essere facilmente reso schiavo. Il futuro diventa la sua schiavitù.

L’uomo nuovo è una ribellione, una rivolta contro tutti i condizionamenti che possono renderlo schiavo, opprimerlo, sfruttarlo: dandogli la speranza di un paradiso che non esiste, spaventandolo e ricattandolo con un inferno anch’esso inesistente.

Il vecchio uomo è parte della massa, un ingranaggio del sistema – il vecchio uomo non ha individualità. Il potere istituzionale ha fatto di tutto per distruggere nell’uomo il rispetto per se stesso, la sua dignità, la gioia e la gratitudine verso l’esistenza: sono idee pericolose. Se un uomo ha rispetto per se stesso – se ha tutta la dignità di un essere umano – non puoi renderlo schiavo, non riesci a distruggere la sua anima per farne un robot. L’uomo nuovo è una rivolta contro tutto il passato. Vivremo la nostra vita non sulla base di ideali, ma piuttosto sulla base delle nostre aspirazioni, secondo le nostre intuizioni più intense e profonde – vivremo momento per momento, senza farci ingannare dal ‘domani’ e dalle sue promesse.

L’uomo nuovo racchiude in sé l’intero futuro dell’umanità. Io ti insegno ad amare il mondo per poterlo salvare, e a rinunciare al passato – irrevocabilmente – a essere totalmente slegato dal passato. L’uomo nuovo non è un miglioramento del vecchio, non è un fenomeno di continuità, non è una rifinitura.

L’uomo nuovo è la dichiarazione di morte del vecchio e la nascita di un uomo senza condizionamenti, senza una nazione, senza una religione, senza nessuna discriminazione tra uomini e donne, tra bianchi e neri, est e ovest, nord e sud.

Il nuovo amerà questa vita e questo mondo. Il nuovo imparerà l’arte di vivere e amare e morire. Il nuovo non avrà niente a che fare con inferno e paradiso, con peccato e virtù. Abbiamo in noi le capacità, il potenziale per fare di questo pianeta un paradiso, per fare di questo momento la più grande estasi della nostra vita.

L’uomo nuovo non è una speranza: sta già maturando dentro di te. Il mio lavoro è renderti consapevole che l’uomo nuovo è già arrivato. Il mio lavoro tende ad aiutarti a riconoscerlo e a rispettarlo.

L’uomo nuovo sta nella tua freschezza, nei silenzi del tuo cuore, nella profondità della tua meditazione, nei tuoi spazi d’amore, nelle tue canzoni di gioia, nelle tue danze estatiche, nel tuo amore per la terra.

Nella mia visione sei già sul cammino dell’uomo nuovo.

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Chi e centrato sopravvive

 

Il mondo intero

è come un ciclone.

Ma una volta che hai scoperto

il centro, questo ciclone scompare.

Questo vuoto è la vetta più alta

della tua consapevolezza.           OSHO

 

Niket è un maestro di tennis poco più che quarantenne. Durante un suo precedente soggiorno alla Comune di Pune ha creato insieme ad altri maestri lo Tennis – un concetto che non applica solo al tennis, ma gli viene anche utile nel suo lavoro come consulente aziendale in Germania.

 

Il contesto tradizionale nel quale si gioca a tennis è la competizione – vittoria o sconfitta. Quando finisce la partita, all’uscita dal campo ti chiedono chi ha vinto, sicuramente non ti domandano se hai scoperto qualcosa del tuo mondo interiore, o se eri centrato mentre giocavi.

La cosa principale nello zennis, così come in tutti gli sport zen, è la consapevolezza. Ritengo che l’intero ambito della pratica sportiva possa diventare un terreno per la ricerca interiore, attraverso quell’esperienza che in termini sportivi viene chiamata ‘the zone’: uno spazio di vuoto dove entri in contatto con il tuo centro interiore. Quando sto giocando a tennis e mi trovo in questo spazio, tutto sembra rallentare. Vedo davvero la palla più grande di quanto non sia, conosco in anticipo la sua direzione e gioco senza alcuno sforzo. C’è solamente attenzione. Di solito gli sportivi sono riluttanti a riconoscere apertamente di avere avuto esperienze di questo tipo, perché si adattano male all’approccio predominante nel mondo scientifico e vanno anche poco d’accordo con un’immagine virile di lotta per la vittoria. Ma ultimamente alcuni dei giocatori più prestigiosi iniziano a parlarne. Non si può raggiungere questo spazio se prima non si abbandona ogni sforzo. Ha a che fare con il non-dualismo di mente e corpo. Di solito entri in questo spazio quando stai dando tutto quello che hai – e a questo punto entra in gioco la fiducia. Devi fidarti che vada bene dare tutto, proprio tutto quello che hai, senza frenarti in alcun modo, senza tenerti neanche un po’ d’energia di riserva. Questa fiducia è qualcosa che va al di là del corpo e della mente… qualcosa di più grande.

Se stai tentando di ottenere qualcosa, se stai facendo uno sforzo, diventi facile preda dello stress e dello sfinimento fisico.

Nello zennis ti viene chiesto di essere centrato, non teso, di dare tutto te stesso mantenendo però la tua giocosità, così da non stressarti. Chi gioca ha bisogno di aumentare la propria centratura, rimanendo attento e meditativo. Questo tipo di approccio si è rivelato utile anche nella mia attività di consulente aziendale. In questo caso la domanda che mi viene fatta più di frequente è: “Ma, se divento così aperto con gli altri, riuscirò ancora a lavorare in maniera efficiente? Certe cose non è meglio tenerle nascoste?”.

Il manager di solito è abituato a una certa riservatezza nei rapporti con gli altri. Non si fida del fatto che esprimendosi senza riserve otterrà in cambio dei vantaggi – in fondo si preoccupa della propria sopravvivenza. Ma sicuramente questa attitudine non porta ad alcuna crescita. Per esempio, quando si lavora con qualcuno si ha bisogno di avere una base comune di onestà, è necessario che ci siano chiare le motivazioni dei nostri comportamenti. Ci deve essere il desiderio di una conoscenza reale di se stessi, al di là dei profitti. Se un uomo prova piacere nel suo lavoro, se ha fiducia e si libera dei meccanismi di difesa, può davvero fare un importante passo in avanti. Perché proprio così troverà non solo una maggiore maturità come individuo, ma riuscirà anche a svolgere il suo lavoro in maniera più efficace. Per lui essere in uno spazio quale ‘the zone’ vuol dire ricavare un profondo appagamento nell’incontrare gli altri sul piano umano, pur rimanendo sulla via del successo. Ma, proprio come un tennista, deve sviluppare la centratura, la capacità di guardare e conoscere se stesso.

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Giocati tutto

 

 

 

Quando ti dico di

vivere pericolosamente

non sto parlando

solo di rischi fisici,

ma anche psicologici,

e alla fine anche

di rischi spirituali.

Osa rischiare,

giocati tutto!     osho

 

Karuna lavora come consulente e conduce training nel campo dell’organizzazione aziendale. Ha un dottorato in “Adult educaion e ha insegnato a livello universitario. Attualmente lavora in America, Europa e Giappone e dirige l’Osho Center for Consciousness in Organizations

 

Sin da bambina mi attirava l’avventura. Mia madre racconta come da piccola fossi molto più interessata a esplorare che a passare del tempo con lei o a giocare con le bambole. Intorno ai vent’anni scoprii il libro di Abraham Maslow ‘La psicologia dell’essere’ e cominciai a interessarmi alle cosiddette ‘esperienze picco’ e alla scoperta del nostro potenziale umano più profondo. Questo è sempre stato un tema importante nella mia vita.

Tante volte nel corso della mia vita mi è stato molto chiaro – come un messaggio che arrivava dal profondo – che avrei dovuto prendere una decisione precisa ma rischiosa. Ad esempio, molti anni fa, l’acquisto di una fattoria nel Maine. Non avevo proprio l’intenzione di comprare una proprietà immobiliare, ma quando andai a vedere questa fattoria, mi resi conto che avrei dovuto decidere subito altrimenti avrei perso l’occasione. Qualcosa dentro di me disse:Dai, fallo!’ e diedi subito una caparra. Questo fu l’inizio di una splendida avventura durata per anni.

Un’altra esperienza che mi ha aiutato a essere una persona che ama rischiare, è stata la mia partecipazione a un corso chiamato ‘Rischio creativo’. Il corso non seguiva una precisa struttura: si basava totalmente sul continuare a fare passi nell’ignoto, affrontare dei rischi. Da quel momento rischiare è diventato, nella mia vita, ancora più importante.

Alla fine degli anni settanta, durante un viaggio di gruppo in Nepal, un giorno ebbi un’intuizione molto forte: stavo andando nella direzione sbagliata, dovevo dirigermi verso sud, non a nord. Il messaggio era così chiaro e potente da farmi abbandonare il gruppo e ritornarmene da sola sui miei passi.

Grazie a questa intuizione, due settimane dopo, nel mio viaggio solitario verso sud, raggiunsi Pune, la Comune di Osho!

Il secondo giorno che ero là, mentre meditavo, ho scoperto che dovevo assolutamente prendere il sannyas – un impegno ad andare più in profondità nella meditazione. La mia mente ne rimase scioccata, ma mi era chiaro che dovevo affrontare anche questo rischio.

Quando decido di rischiare, sento un insieme di eccitazione e di paura. Ho sentito Osho dire che: ‘Il coraggio non è la mancanza di paura, ma l’andare avanti nonostante la paura’. Mi ricordo anche che una volta all’artista americana Georgia O’Keefe – una persona estremamente anticonvenzionale – hanno chiesto se avesse mai avuto paura. ‘Sì, continuamente, ma non è mai stato un buon motivo per non fare ciò che volevo.’ Negli USA attività rischiose come paracadutismo, bunjee jumping e sci estremo, stanno diventando di moda. Mi sembra che per alcuni sia una semplice ricerca di sensazioni forti, per altri invece è un modo di andare oltre i proprio limiti, al di là della cosiddetta comfort zone. Un’esperienza che può dare un assaggio di ciò che nello Zen viene chiamato ‘stato di non mente’. Rischiare invece nel gioco d’azzardo può anche diventare un comportamento nevrotico, per nulla sano. In America tra lotterie e casinò la gente perde milioni di dollari, molte persone si rovinano la vita. Il gioco d’azzardo può creare assuefazione: diventa un modo, inefficace, di tentare di riempire il vuoto interiore.

Per me le aree più importanti in cui affrontare dei rischi sono: essere fedele a me stessa e ascoltare la mia verità più profonda, essere sempre più vera, autentica nelle relazioni e continuare ad affrontare l’ignoto.

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Vivi in piena libertà

 

Nessun principio,

che arriva da un passato ormai morto,

ti può aiutare a vivere:

solo la continua consapevolezza.

Non seguire alcuna regola,

agisci in accordo con la vita.   osho

 

Samarpan ha lavorato come economista e giornalista. Quando non è nella Comune di Pune aiuta a coordinare un centro di meditazione di Osho in Germania.

 

Una volta amavo molto i miei principi. Mi davano un grande senso di sicurezza, specie se erano principi su cui tutti si trovavano d’accordo. La mia profonda certezza riguardo a comportamenti largamente accettati mi faceva sentire davvero a mio agio.

Posso darvi un’idea di quale era il mio principio più importante?

“Qualunque cosa accada, non litigherò con nessuno, non dominerò nessuno e non interferirò con la vita degli altri – naturalmente, anche gli altri dovrebbero fare lo stesso (altrimenti mi arrabbio davvero)”.

Cresciuta in una famiglia ‘molto’ tedesca, ero allergica a ogni forma di violenza. Per me essere gentile, bene educata e astenersi da ogni violenza, era non solo un modo per evitare conflitti, ma nasceva da una profonda convinzione – ritenevo facesse parte dei valori umani fondamentali.

Ma, stranamente, riuscivo a creare in continuazione situazioni nelle quali ero costretta a litigare con qualcuno. Quando il mio matrimonio finì, il mio ex marito mi portò in tribunale per togliermi la tutela di mio figlio. Ho impiegato sei anni per comprendere finalmente che la gentilezza non aveva alcun effetto sul mio partner. Dovevo farmi valere, a volte essere anche aggressiva se non volevo continuare a essere trattata ingiustamente. Il bello è che appena lo capii, le cose cominciarono a funzionare!

Mi ero accorta che il mio vecchio principio in quella occasione non funzionava e che, ostinandomi a comportarmi come credevo si dovesse fare, avevo solo prolungato inutilmente per sei anni una situazione spiacevole. Riconsiderando tutto questo episodio potevo vedere che ero vissuta in un mondo irreale.

La realtà richiede che ci si comporti in maniera adeguata alla situazione del momento, senza rimanere legati a vecchi modi di pensare che ci tiriamo dietro da anni.

Mi ero accorta di quanto dolore mi provocasse l’essere prigioniera di principi inadeguati alla realtà, e così ho cominciato a cercare attivamente situazioni nelle quali poter sperimentare le mie nuove intuizioni. Cercavo di essere consapevole della situazione reale che stavo vivendo – di essere nel presente – e di permettere a qualunque emozione di esprimersi, quali ne fossero le conseguenze!

Mi faceva paura, perché avevo sempre pensato che se fossi stata onesta e sincera avrei perso tutti i miei amici. Sorprendentemente è successo il contrario: i miei amici hanno iniziato ad amarmi di più e ad apprezzare la mia sincerità. Sul lavoro i colleghi hanno smesso di aver paura di me, finalmente potevano vedermi come un altro essere umano con tutti i suoi limiti. Era possibile così comunicare in maniera più reale e creativa. Tremo ancora quando devo parlare a qualcuno dei suoi problemi sul lavoro  o cose simili – ho paura di ferire i suoi sentimenti. Ma le persone sembrano apprezzarmi ed amarmi di più, man mano che aumenta la mia fiducia in questo modo, onesto e sincero, di comportarmi.

Talvolta è difficile distinguere tra l’avere un principio e il comprendere realmente una situazione. Il risultato può essere lo stesso eppure la differenza è enorme. La prima cosa nasce da una coscienza chiusa e limitata quale può essere quella di uno schiavo, la seconda nasce da un essere umano libero e abbastanza coraggioso da fronteggiare qualunque situazione così come si presenta, e fare del suo meglio.

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L'Arte di essere umani

 

Sarai un essere completo

quando sarai autentico:

finalmente te stesso,

chiunque tu sia.

Accetta i tuoi limiti,

accetta le tue imperfezioni.

Ecco come diventi

un essere umano!   Osho

 

Rammurthi è uno psicoterapista americano specializzato in problemi della famiglia, e lavora come consulente nel campo dei problemi dello sviluppo psicofisico. È autore, insieme ad altri, del libro “Bridges of compassion”.

 

 

Una volta la mia reazione, quando incontravo un adulto o un bambino con un problema dello sviluppo – come l’autismo o il ritardo mentale – era di timore, di rifiuto, e mi capitava di allontanarmi in tutta fretta. È quindi un fatto piuttosto ironico che, dopo aver incontrato Osho, mi sono ritrovato a essere un consulente proprio in questo campo: il mio lavoro è di aiutare chi si prende cura di queste persone a trattare i problemi che nascono dal cosiddetto ‘comportamento ostile’ – e cioè aggressività verso le persone, rompere oggetti, masturbarsi in pubblico, autolesionismo e così via.

Non avrei mai potuto durare per più di cinque minuti in questo lavoro se non fosse stato per quello che mi hanno dato la mia esperienza di anni vicino a Osho, la sua visione e il suo buddhafield. Osho riconosce un’importanza primaria all’accettazione di sé e all’autenticità come fondamenti dell’arte di essere umani. Sforzandoci di essere diversi o migliori di ciò che siamo, finiamo solo per creare del dolore, per noi e gli altri.

Osho spesso ci prende in giro su questo argomento, ricordandoci come gli abeti non cercano di essere cedri del Libano, i cani non vogliono diventare gatti e così via. Tutto questo per aiutarci ad abbandonare i nostri falsi sé,  a lasciar perdere, rinunciare, buttar via, non avere più niente a che fare, mollare e fare marameo a questo frutto dei nostri condizionamenti. Veniamo incoraggiati – e provocati – ad accettarci così come siamo e a condurre una vita autentica: lo stesso Osho ne è il modello migliore. Questo addestramento, nato da esperienze a svariati livelli,  all’accettazione di sé e all’autenticità mi è stato di grandissimo aiuto nel campo dei problemi dell’handicap: molto spesso gli individui che hanno problemi di apprendimento, o deficit nell’espressione verbale, sono tuttavia in grado di comprendere esattamente se qualcuno si comporta con loro in maniera reale e autentica oppure falsa – e quindi anche se sarà o meno ben disposto nei loro confronti. In altre parole, se ciò che dici e fai non è in accordo con ciò che senti, ti puoi aspettare un’esplosione dei ‘comportamenti ostili’ riportati prima. Bisognerebbe anche ricordarsi che ciò di cui sto parlando accade in un mondo a sé che – quasi come una piccola comune – può risultare incomprensibile agli estranei; i quali di solito – come succedeva anche a me un tempo – preferiscono mantenersi a una distanza di sicurezza e vogliono saperne il meno possibile di tutta la faccenda.

Il lavoro in questo campo mi ha aiutato a essere più comprensivo e tollerante. Non è sempre facile vedere il buddha nascosto in qualcuno che ti sputa addosso o ti tira dietro una scarpa. Eppure, aiutando persone con delle carenze molto evidenti, sono diventato più capace di riconoscere e accettare le mie personali mancanze e debolezze. Il risultato è stata una maggiore compassione per me e per gli altri. Ho spesso pensato che è stato Osho a ‘mandarmi’ in una situazione come questa per continuare la mia crescita personale, ancora seriamente incompleta.

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L'Edonismo spirituale

 

La mia visione della vita porta

a una sintesi fra valori edonistici

e valori spirituali.

Considero l'edonismo una base

per una crescita spirituale.   OSHO

 

Subhuti ha cinquantaquattrenni, è un commediografo ed è stato commentatore politico per un quotidiano inglese.

 

Avevo circa otto anni, ero in vacanza con la famiglia, quando la figlia dei vicini, una bambina della nostra età, condusse me e mio fratello tra i cespugli e ci iniziò alle differenze tra i sessi.

Fu una cosa del tutto innocente: tre bimbi nudi che osservavano i propri corpi. Ma l’improvviso grido di mia madre – non ci aveva nemmeno visti, ci stava solo cercando – fece a pezzi la nostra nuova e segreta intimità, provocandomi un brivido di paura.

In qualche modo mi rimisi addosso i vestiti, e quello che ricordo subito dopo fu che seguivo mia mamma verso casa, sentendomi orribilmente in colpa e ripetendo disperatamente: “Ma non abbiamo fatto niente!”.

La cosa strana era che i miei genitori non erano particolarmente puritani. Mia madre non mi accusò di aver commesso un qualche peccato, non mi disse nemmeno che avevo fatto qualcosa di sbagliato, eppure il senso di autocondanna si era già saldamente insinuato nella mia psiche.

Aver vergogna della nudità, gli organi sessuali come “zona proibita”, il senso di colpa, la paura della punizione… era già tutto lì, come se avessi assorbito quei valori culturali e religiosi dalla stessa aria che mi circondava.

Crescendo mi ribellai a quei valori. Andai a vivere con la mia ragazza, approfittai della libertà sessuale garantita dalla recente scoperta della pillola, disprezzai la religione e la morale tradizionale come relitti di un’età oscura. Credevo di essere libero.

Ma il danno era già stato fatto: il sesso non me lo godevo veramente – anche se una cosa simile non l’avrei mai ammessa neppure a me stesso. La maggior parte delle volte era più un gesto di sfida verso valori convenzionali che una vera e propria esperienza orgasmica – o piuttosto un rito regolare, necessario a confermare che io ero un uomo e che la mia ragazza e io eravamo ‘a posto’. 

Quando ho iniziato a interessarmi alla meditazione ero attratto soprattutto dal suo distacco nei confronti della vita, una indifferenza tipica del Buddha. Era veramente qualcosa che stavo cercando. Nella carriera di giornalista che mi ero scelto ero già unprofessionista’ nell’osservare la gente con distacco e l’altezzosa impassibilità di Gautama Buddha verso le cose materiali sembrava essere una naturale estensione del mio mestiere. Presto però scoprii un ostacolo. Questa meditazione mi sembrava noiosa e senza vita, non mi portava affatto a stati superiori di estasi e beatitudine. Mancava di sostanza. Dopo aver girato da un insegnante all’altro, sbarcai alla fine – mi erano rimaste poche possibilità – alla Osho Commune a Pune.

Immaginate la mia sorpresa quando, cominciando a capire e ad applicare la concezione di Osho riguardo alla meditazione, ho scoperto che mi incoraggiava a godere della vita materiale – non solo goderne, ma addirittura viverla intensamente ed appassionatamente. Invece di diventare un osservatore freddo e distaccato, mi ritrovavo immerso nella passionalità, nei sentimenti, nella mia vitalità fisica ed emozionale. Credevo di star cercando il definitivo distacco dalla vita, e invece, per la prima volta, stavo imparando a vivere. La cosa incredibile è che questo poi mi dava più entusiasmo ed energia per la meditazione.

È straordinario come un maestro illuminato, forse per la prima volta nella storia, abbia avuto il coraggio e l’intuito di mettere insieme la spiritualità e un profondo amore per la vita. Senza il suo incoraggiamento, molto probabilmente me li sarei persi entrambi.

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Non prenderti troppo sul serio

 

La vita non è

una tragedia,

è una commedia.

Avere il senso

dell'umorismo

è essere vivi.         OSHO

 

All’inizio era un  impiegato di banca ma poi ha cominciato a fare teatro di strada, come mimo. Vent’anni dopo, all’età di 43 anni, Dayal, italiano, fa il registra di teatro, lo sceneggiatore e l’attore. (“Faccio tragicommedia, questo vuol dire che riesco a ridere delle tragedie!”). In Italia ha lavorato con alcuni dei più famosi registi teatrali, incluso il suo maestro, il premio nobel Dario Fo

 

“Mi piace cogliere l’essere umano nei momenti più bui e tristi della sua vita e creare una situazione in cui si possa mettere in risalto il lato comico: nei momenti drammatici si combatte in realtà contro un incubo, e da qui nasce il ridicolo, perché si può vedere come si stia lottando contro il nulla e distruggendo così la propria vita! È dramma e commedia allo stesso tempo.

Generalmente lavoro con l’idea di un uomo che affronta la sofferenza con atteggiamento eroico: ce la mette proprio tutta! E questo trasforma la commedia in dramma.

La differenza è che nella commedia si rimane alla superficie della sofferenza: ci si continua a lamentare: Sono così infelice!, ma è solo autocompiacimento e si rimane bloccati. Il dramma c’è quando si soffre e ci si concede davvero di sentire il dolore, immergendosi in quello spazio senza paura. Non si rimane bloccati ma ci si sente totalmente vitali e allora diventa possibile cambiare.

Le mie commedie riflettono la mia vita: provengo da una famiglia comunista nella quale esiste una corrente sotterranea di serietà, ma fortunatamente anche una parte di umorismo, e così sono cresciuto imparando a mischiarli e probabilmente ne è derivata l’abilità di viverli entrambi.

Ho scritto una tragicommedia intitolata “Ciò l’AIDS” e ne è stato fatto un film – parla della tragedia di vivere, non di morire, perché per me la vera tragedia non è tanto come le persone muoiono, ma come vivono. Ho usato l’AIDS solo per far vedere come sia la vita per alcuni di noi .

Se si riesce a far ridere le persone su qualcosa, si evita di diventare un predicatore: non si parla in modo serio ma si raggiunge il cuore delle persone – non si dà una soluzione ma si provoca piuttosto una riflessione.

Mi piace creare situazioni in cui ciò che sembra negativo può essere visto come positivo o ciò che sembra vero è in realtà falso, e ciò che appare meschino può invece essere eroico.

Questa è una delle ragioni per cui mi sento così in sintonia con la visione di Osho: è un modo così leggero, intelligente e amorevole di mostrare le cose – senza mai predicare o prescrivere soluzioni – che crea fiducia nella propria intelligenza. Quando si riesce a ridere si superano gli stretti confini della mente: la risata trasforma l’individuo in un essere più amorevole, più aperto, più rilassato… e più matto! È una bellissima esperienza far ridere le persone, ho sempre avuto il senso dell’umorismo, sono sempre stato quello che fa ridere tutti e mi piace ridere insieme agli altri.”

“C’è qualcosa che vivi seriamente in questi giorni?”

“Aspetta che ci penso… ” una lunga seria pausa…

“No, non credo ci sia nulla!”

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Einstein del mondo interiore

 

Di sicuro si svilupperà una scienza totalmente nuova.

Sia del mondo interiore che di quello esterno.

Le religioni hanno fatto il loro tempo.

Adesso è il momento della scienza.

Dall'unione fra scienza e religiosità si svilupperà

per la prima volta su questa terra

un uomo completo.                                         OSHO

 

Kamala è una psichiatra tedesca di 46 anni. Quando ancora studiava medicina si è accorta che la tanto ostentata obiettività della ricerca scientifica in campo medico, diventava spesso nei fatti un approccio molto soggettivo alla realtà, con i risultati delle ricerche talvolta ignorati o manipolati per servire le ambizioni personali del ricercatore

 

E così ho deciso che non volevo aver niente a che fare con quell’ambiente, con quel genere di cose. Non volevo dedicare tempo ed energia a ricerche i cui risultati, qualora si rivelassero “scomodi”, sarebbero stati ignorati.

L’incontro con Osho mi ha portata a dare un peso predominante al mio mondo interiore, allo sviluppo della consapevolezza, l’unica cosa che mi interessi veramente. Non ricordo quale sia stato, all’inizio, il motivo dell’attrazione verso Osho, ma con il passare del tempo mi sono ritrovata a dare un valore sempre più grande al suo approccio scientifico alla realtà, anche se nei primi tempi non mi era facile capirlo. Di sicuro sentivo “istintivamente” la verità nelle parole di Osho che ascoltavo o leggevo – in quello che si potrebbe definire un approccio femminile – ma la mia mente non era abituata a considerare il mondo interiore come qualcosa che si potesse trattare in maniera scientifica. Quando non ero colpita nel profondo – e quello che leggevo o ascoltavo era al di là della mia esperienza – proprio non riuscivo a capire. Solo quando le mie esperienze hanno cominciato a sintonizzarsi con ciò di cui parlava Osho, ho iniziato ad accorgermi di quanto le sue osservazioni fossero precise e dettagliate, e utilissime per comprendere meglio le mie esperienze. Apprezzo veramente il modo scientifico, maschile, in cui Osho affronta anche gli aspetti più intuitivi e femminili del mondo interiore, aumentandone così la comprensione senza distruggerne il mistero.

Un giorno, mentre stavo meditando, mi è venuta l’idea di fare uno studio scientifico sulla meditazione, e così ho deciso di fare una ricerca sulla Mystic Rose (una terapia meditativa che dura ventun giorni, la prima settimana si ride per tre ore al giorno, la seconda si piange e alla terza si medita in silenzio). Ho scelto di studiare questo processo soprattutto perché vi avevo partecipato e mi aveva fatto molto bene. Ai tempi mi ero chiesta: “Certo, mi ha aiutato molto, ma ha aiutato anche gli altri? Come fare a saperlo? E se li ha aiutati, si riuscirà a scoprirlo con una ricerca scientifica, basata su un questionario, proprio come si fa in Occidente?”.

Sapevo che in passato erano già stati fatti studi scientifici su altre tecniche di meditazione. Ma le meditazioni di Osho sono diverse dalle altre, e hanno secondo me un impatto unico e molto più profondo sulla consapevolezza. Così ho iniziato una ricerca con circa un centinaio di persone qui a Pune e contemporaneamente con un gruppo più piccolo, di controllo, in Germania. Abbiamo scoperto che la Mystic Rose aveva portato a una riduzione dei sintomi di ansia e depressione, e a un miglioramento della forma fisica in generale. Quest’ultimo dato è stato una scoperta sorprendente per l’India, un paese le cui condizioni di vita sono tali che la salute di chi vi soggiorna per un lungo periodo ne può risentire. Invece abbiamo osservato che dopo la Mystic Rose i partecipanti erano più sani, più contenti e meno ansiosi. Nel gruppo di controllo in Germania questi effetti erano ancora evidenti anche a distanza di molte settimane.

Sebbene lo studio oggettivo dei processi profondi del mondo interiore sia ancora ai primi passi, queste osservazioni – di ciò che si potrebbero definire ‘effetti collaterali’ – ci dicono che un’indagine scientifica in questo campo così “soggettivo” è possibile e dà risultati piuttosto interessanti. 


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Scatena il bimbo che è in te

 

 

Diventa sempre

più innocente,

più simile

a un bambino,

dai meno peso

a tutta la tua cultura. Prendi la vita

per quello che è:

un gioco.                osho

 

Crystal è una bambina di 47 anni…

 

 

In un paio di gruppi che avevo fatto quattro anni fa, il leader mi aveva suggerito di entrare in contatto col mio 'bambino interiore’ per poter guarire le ferite infantili che potrebbero essere alla radice di alcuni conflitti nelle mie relazioni d’amore.

All’inizio ero riuscita a entrare in contatto con tutte le paure e le insicurezze, ma a poco a poco mi sono accorta che questa bambina è un essere complesso: le piace giocare, fare scherzi e anche raccontare qualche barzelletta un po’ stupida. Rappresenta la mia innocenza e la mia curiosità. Ora per la maggior parte del tempo la mia bambina interiore è in uno spazio giocoso di creatività e soddisfazione. Da espediente terapeutico il lasciar spazio albambino dentro di me’ si è trasformato a una parte importante della mia vita.

D’altra parte, il mio lavoro è proprio l’opposto del gioco e del divertimento! La contabilità è una faccenda complessa e seria: hai a che fare con il denaro di altre persone. Avevo desiderato per anni di fare qualcosa di creativo ma non era mai accaduto. Poi però ho scoperto attraverso il lavoro con ilbambino interiore’ che erano le mie paure infantili a bloccare la mia creatività: la paura di essere giudicata, di ricevere critiche o addirittura rabbiosi rimproveri. Appena ne sono diventata consapevole, la mia parte adulta è stata in grado di prendersi cura della bambina e dei suoi bisogni. Per cui recentemente ho ricominciato a cantare e a studiare ikebana.

Gurdjieff dice che abbiamo 10.000 diverse immagini di noi stessi: per esempio io mi riconosco come madre, come escursionista e come cuoca. Ho osservato che quando la gente raggiunge una certa età smette di dare al bambino la possibilità di esprimersi nella sua completezza. Cominciamo a mascherare il bambino che è in noi già a 20 o 30 anni – vogliamo che la gente pensi che siamo adulti e maturi – quando raggiungiamo i 40 nascondere la giocosa innocenza del bambino è oramai diventata talmente un’abitudine che abbiamo bisogno di disimpararla.

La mia bambina sa come divertirsi e scherzare. È molto più in contatto con l’innocenza e con altre qualità essenziali di quanto lo siano i miei sé più sofisticati. In realtà lei è l’unica, tra i miei vari sé che non ha una funzione specifica. Esiste e basta, e questo stato di pura esistenza è incredibilmente estatico. Come Osho ci ha ricordato molte volte, c’è una differenza tra l’essere bambini e l’essere infantili. Fare i capricci rotolandomi sul pavimento era appropriato quando avevo due anni; se lo facessi adesso sarei infantile. Tuttavia ho ancora bisogno di trovare un modo di esprimere dolore, rabbia o gelosia, quando mi tormentano. Qualunque maniera trovo ora per esprimerli è comunque più cosciente, a causa della presenza del mio “testimone” interno – quella parte di me che è in grado di osservare spassionatamente ciò che provo. In queste situazioni riesco sempre più a entrare in connessione con questo ‘osservatore’ e, a volte, la mia consapevolezza mi permette di esprimere queste emozioni nella maniera migliore.

Gli anni di meditazione e il crescere di questa capacità di osservazione mi hanno reso possibile trasportare le intuizioni avute nei gruppi anche nella realtà di tutti i giorni. Questa consapevolezza sta dissolvendo le mie paure e le mie abitudini inconsce, così che la mia bambina ha finalmente spazio per venir fuori e danzare.


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Crescere in amore

 

Nel semplice innamoramento

resti infantile; andando oltre, maturi.

Man mano l'amore

diventa non più una relazione

ma uno stato del tuo essere.

Non sei più innamorato –

sei tu stesso l'amore.             osho

 

Vasumati è nata in Sudafrica, ha 49 anni e medita da 24

 

 

Non è stato facile, ma, spinta dal bisogno, ho dovuto considerare a fondo gli errori che avevo fatto nelle mie passate relazioni. Credo che sia stato importante aver deciso, un po’ di tempo fa, che per un anno volevo stare davvero da sola, un intervallo fra una relazione e l’altra – un periodo per affrontare quello che avevo dentro, per uscire dal circolo vizioso di accuse verso l’altro e sensi di colpa nel quale mi ero trovata in passato; per guardarmi veramente dentro e comprendere: “Che cosa, nel mio agire, ha sabotato la mia crescita nell’amore? Il tempo passa, e io…” In quell’anno ho affrontato un sacco di cose: la mia distruttività, la mia immaturità e le mie aspettative e, in quell’anno, ho preso la ferma e consapevole decisione di non ripetere mai più quegli schemi di comportamento. La cosa più importante che ho compreso è  di non aspettarmi da nessuno quello che neppure io riesco a darmi, e così questa volta non mi sono lasciata intrappolare dalle aspettative. Continuo sempre ad averle, ma la differenza sta nel riconoscerle e nel non permettere che abbiano il sopravvento su di me: ora le osservo. Ne ho ricavato un rispetto profondo per la mia libertà e per quella dell’altro e la comprensione che l’amore è un dono, che oggi c’è e domani onestamente… non so se ci sarà. Il rispetto è qualcosa di fondamentale: rispettare l’altro, come un individuo che ha un suo proprio percorso evolutivo, e nel contempo rispettare me stessa e il mio percorso evolutivo – riuscendo così a mantenere vivi e in movimento questi due mondi ben distinti.

Col mio attuale partner, inoltre, abbiamo osservato ‘religiosamente’ la regola di non vivere, in linea di massima, insieme: una decisione presa per non cadere nella vecchia trappola dello stare troppo insieme – per non perdersi uno nell’altro. Anche quando viviamo insieme, creiamo sempre degli spazi distinti, sia in senso fisico che psicologico. Crescere in amore non vuol dire perdere la nostra individualità. Bisogna conservare un senso molto forte dell’individualità delle due persone, è proprio questo il rispetto.

Dall’esperienza della meditazione io e il mio partner abbiamo imparato che è possibile anche non reagire sempre in maniera automatica. Se ci si accorge che stiamo per farlo, ci diciamo: “Fermiamoci qui! Stiamo imboccando una brutta strada, sappiamo già che non porta a nulla di buono. Possiamo scegliere di ripensarci quando saremo più calmi.” La regola d’oro è: mai reagire automaticamente. E questo ci ha fatto un gran bene.

Il problema principale, è la mia gelosia, ma anche questa viene affrontata in modo totalmente diverso da come facevo in passato. Ora non faccio nessun contratto, non chiedo promesse come prima: “Ho la tendenza a essere gelosa, quindi, se mi ami veramente, non mi devi provocare.” Queste sono tutte cazzate. L’altro è una persona viva, con i suoi bisogni – e la vita è imprevedibile. Chi può mai dire quello che l’esistenza metterà sul tuo cammino? Non è qualcosa che si possa controllare. È stata questa, col mio attuale partner,  la lezione principale: devo essere pronta anche a essere ferita da quello che lui fa, perché non posso controllarlo. Una parte di me vorrebbe controllarlo, ma proprio non posso farlo. Devo accettare che quello che le sue azioni provocano in me non è un suo problema.

La base di tutto è che non consideriamo più l’altro come la nostra fonte di appagamento, la meditazione ci ha aiutato molto in questo. È nella  meditazione che entrambi cerchiamo quello che ci può nutrire, come inidividui e non come coppia.


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Finalmente soli

 

Accettare la tua

solitudine

è la più grande

trasformazione

che ti possa accadere.

Essere solo è l'unica

vera rivoluzione.              osho

 

Dwari, tedesca, 47 anni, si occupa di terapia del respiro ed è discepola di Osho da 23 anni.

 

 

Se ripenso alla mia vita, posso dire che in un certo senso la solitudine è la cosa che mi ha sempre spaventata di più. Ora capisco che confondevo l’essere sola con il sentirmi sola – col sentirmi cioè scollegata da me stessa, isolata e separata dagli altri – la solitudine è una cosa ben diversa.

Essere da sola in realtà è quello che ho desiderato tutta la vita – la solitudine intesa come stare bene con se stessi, profondamente rilassati e a proprio agio, un aprirsi consapevolmente al mondo interiore, senza giudicare.

Paradossalmente, i miei rapporti con gli altri sono molto migliori adesso, perché tante pretese e aspettative che avevo nei loro confronti – un tentativo di sfuggire al mio senso di isolamento e alla disperazione dell’essere incapace di amare me stessa – sono svanite. Il mio modo di interagire con gli altri è più onesto e diretto di quanto non sia mai stato prima. Sempre più spesso sono consapevole di quello che sento e così posso entrare realmente in contatto con l’altro.

Ho esplorato in lungo e in largo la tematica della solitudine, sia a livello personale che guidando gruppi di terapia, tutti costruiamo la nostra identità in totale dipendenza dal mondo esterno. Il bambino trova una definizione di sé attraverso le aspettative di mamma e papà, e per sentirsi accettato e amato scende a compromessi con le proprie emozioni e la propria verità.

Un meccanismo che continua per tutta la vita; a scuola, per esempio, dove recitiamo il ruolo desiderato dall’insegnante. Durante l’adolescenza cominciamo a ribellarci contro questi ruoli, ma in realtà per reazione ne scegliamo semplicemente degli altri di segno contrario: anti–ruoli. Nelle relazioni amorose abbiamo una tale paura di non essere amati che ci adattiamo all’altro, e di nuovo perdiamo il senso della nostra identità personale. La lezione che impariamo è che così come siamo non andiamo bene, che i nostri sentimenti più profondi non vengono apprezzati, che se vogliamo essere accettati, dobbiamo essere come gli altri si aspettano da noi.

Questa scissione interiore nasce dalla preoccupazione del bambino per la propria sopravvivenza. “Se non divento accettabile, nessuno mi amerà” si dice “e da solo non riuscirò mai a sopravvivere. Per tutta la vita poi, o rimaniamo intrappolati nello sforzo di soddisfare le aspettative che ci arrivano dall’esterno, o continuiamo a lottare contro di esse in maniera puramente reattiva. Per poter funzionare come pretende la società dobbiamo reprimerci moltissimo, creando in questo modo un’incredibile tensione, sia a livello mentale che fisico. Viviamo tutti così e nessuno sa come uscirne.

Quando ho incontrato Osho, per la prima volta ho visto qualcuno che era autenticamente se stesso – una presenza così radiosa di consapevolezza, una solitudine totalmente rilassata, senza alcun compromesso. Standogli vicina ho scoperto un simile spazio di integrità anche dentro di me. Per anni ho pensato che questa esperienza dipendesse dalla presenza di Osho. In seguito ho capito, a poco a poco, che stavo ancora cercando qualcosa al di fuori di me: stavo creando di nuovo una divisione interiore, un’altra dualità – la dualità maestro-discepolo questa volta. Più tardi ho capito che il maestro è al di là di ogni dualità, e si limita a indicarti la via verso il tuo essere interiore. La meditazione mi ha portata a dipendere sempre di meno da ciò che è fuori di me – l’altro – e mi ha permesso di accedere allo spazio di pace e silenzio infiniti della mia solitudine interiore. Con gli anni questo stato è diventato una presenza quasi costante in ogni mia attività. E ha cambiato totalmente la qualità della mia vita.

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Dalla Dogma alla Consapevolezza

 

Ogni essere umano

che si rende

indipendente

dai condizionamenti –

da religioni, sacre scritture, profeti e messia –

è tornato a casa.

Ha scoperto il tesoro nascosto dentro di sé.           OSHO

 

Chintana aveva poco più di diciotto anni – era il 1959 – quando è entrata nell’ordine monacale delle suore di San Giovanni di Dio, a Dublino.

 

“Ero il prodotto di un’educazione cattolica molto rigida. Il condizionamento inizia subito, nella famiglia, quando sei ancora molto piccola: ti viene spiegato tutto sulla confessione, su come devi comportarti e su cosa ti succede se ti comporti male – il peccato è non ubbidire a quello che ti viene detto. Finite le scuole, naturalmente in un buon collegio cattolico, mi è sembrato del tutto naturale – il coronamento della mia educazione – scegliere di ‘servire il Signore’ come si diceva allora.

Dovendo trovarsi un’occupazione – per meglio servire il Signore – Chintana ha scelto di fare l’infermiera, e si è quindi trovata vicina a malati e moribondi, non solo cattolici, ma anche protestanti e persino (orrore!) non credenti. Sapeva che secondo la dottrina ufficiale cattolica del tempo i non cattolici sarebbero finiti fra ‘le fiamme dell’inferno’, ma la sua esperienza personale le diceva che protestanti e non credenti potevano essere ‘brave persone proprio come i cattolici’.

E così la storia cominciò ad andare di male in peggio… “Ho iniziato ad accorgermi che vivevo una vita di finzioni. Ti insegnano a imitare sempre Cristo – è un dogma – e non c’è alcuna libertà di essere se stessi. Quando imiti qualcun altro, tutta la tua vita diventa una menzogna. Vedevo anche come la chiesa era diventata una specie di azienda: c’era molto più interesse nei profitti delle cliniche private che si reggevano sul nostro lavoro, che nella nostra crescita spirituale come individui.”

Alla fine, dopo diciotto anni, il suo dissenso sempre maggiore l’ha portata a un punto in cui l’unica scelta possibile è stata quella di abbandonare l’ordine monacale.

Poco dopo ha iniziato a interessarsi a Osho.

“Osho dice di non imitare né seguire Cristo – in realtà ti dice di non seguire neppure lui – ma piuttosto di diventare un cristo, un buddha, di rivendicare il tuo potenziale come individuo pienamente consapevole. Perfetto, ma come? Non ti parla di tecniche new age, quali l’ascoltare la propria ‘guida interiore’ o pensare positivo.

Mi ha indicato il mio mondo interiore, mostrandomi semplicemente la meditazione.


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Chintana riconosce che negli anni seguenti talvolta le è capitato di ritrovarsi impaurita. “Nel cattolicesimo quello che devi o non devi fare è così preciso che ti è subito chiaro se nci a deviare anche solo un po’ dalla ‘retta via’, e ti spaventi. Adesso invece, senza direttive precise, senza regole o precetti, mi sentivo lasciata a me stessa. Certo, puoi meditare insieme agli altri, ma appena chiudi gli occhi per ‘andare dentro’ ti ritrovi da sola, e non importa quante persone ti sono sedute intorno. Su questo mio percorso spirituale attraverso la meditazione ho intravisto cosa vuol dire v

Il Mondo è delle Donne

 

La donna e il suo potenziale

devono essere considerati a fondo –

per nuove intuizioni, nuove prospettive,

nuove possibilità.

Le qualità femminili

sono le qualità del futuro,

e questo futuro è alle porte.               OSHO

 

Norvegese, giornalista da vent’anni e con una figlia adolescente, Mridula ha lavorato negli ultimi sette anni in produzioni televisive e cinematografiche

 

 

Molte donne sono riuscite a infiltrarsi in quelli che una volta erano domini esclusivi degli uomini: nel mondo dei video, il mio campo, si trovano sempre più donne anche in lavori tecnici, come alla macchina da presa, ad esempio, o al montaggio.

Quando giri un documentario, per ogni immagine che vuoi ottenere devi scegliere un angolo di ripresa opportuno. Personalmente in questi casi, a meno che non stia lavorando con persone che hanno esperienza di meditazione, preferisco avere una donna alla macchina da presa, perché so che è molto più brava a cogliere dettagli di quanto lo sia un uomo. Con le persone che meditano, secondo me, è diverso perché sono molto più in contatto, indipendentemente dal sesso, con le loro qualità femminili.

Le donne in genere sono molto più sensibili degli uomini… dopo tutto siamo noi a far nascere i bambini. Di natura siamo più in sintonia con il corpo e con i sensi, ecco perché tendiamo ad avere un occhio più acuto per i dettagli.

Se hai esperienza di meditazione però, diventa meno importante di che sesso sei. Ho incontrato nella mia vita uomini che mi hanno insegnato di più sulla mia femminilità, stranamente, di quanto ne sapessi io stessa. Quindi la distinzione che faccio non è tanto tra uomini e donne, ma tra qualità maschili e femminili.

Quando Osho parla di ‘esplorare il potenziale delle donne per scoprire una nuova visione’, penso si riferisca a una situazione in cui non sarà la donna in quanto tale, ma piuttosto le qualità femminili a essere predominanti. Le qualità di cui Osho parla esistono sia negli uomini che nelle donne, può averle chiunque, e forse ci sono uomini che le possiedono in misura maggiore delle donne. Le qualità femminili, insieme ad altre come la chiarezza e l’essere centrati, possono essere sviluppate tramite la meditazione.

Le donne possono entrare in contatto con le proprie emozioni più facilmente che gli uomini, ma allo stesso tempo hanno bisogno di osservarle, per evitare di rimanerne imprigionate. Forse per noi donne è necessario ricorrere all’intelletto per capire qualcosa del mondo emotivo: anche la testa serve! D’altra parte gli uomini, attraverso la meditazione, possono entrare più in contatto con le loro emozioni, e poi superarle. Ma se la testa, o il cuore, sono gli unici a decidere, allora sei in trappola.

In Occidente, con il movimento femminista, abbiamo praticamente cercato di diventare uomini, e non ha funzionato. Quello che serve veramente sono persone equilibrate, e credo che ora questo equilibrio sia a portata di mano.

È interessante notare come nel suo ultimo libro Stiffed: The Betrayal of the american man’, la femminista americana Susan Faludi si dice sorpresa nello scoprire che anche gli uomini sono vittime dei loro condizionamenti – che non sono loro i veri nemici delle donne. Osho lo aveva già affermato anni fa. Se persone influenti come questa scrittrice avessero letto un libro di Osho vent’anni fa e assimilato le sue intuizioni su questo argomento, si sarebbe evitata molta sofferenza nei rapporti tra i sessi.


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Comincia a cambiare da dentro

 

Puoi continuare

a cambiare quello che c'è all'esterno

per vite e vite,

e non ne sarai mai soddisfatto:

ci sarà sempre qualcosa da modificare.

Finché non cambia

ciò che hai dentro,

il mondo esterno

non andrà mai bene.                   OSHO

 

Prartho insegna e tiene conferenze, è una scrittrice e poetessa con alcuni premi al suo attivo, inoltre dipinge acquarelli… e fa la nonna. Attualmente insegna a persone della terza età, tiene corsi di poesia per ragazzi di tutte le età.

 

 

Scoraggiata in qualche modo da quella che mi sembrava un’attrazione irresistibile tra la parole ‘poetessa’ e ‘affamata’, ho cercato per un lungo periodo della mia vita di ignorare la mia passione artistica. Ma la musa è riuscita ugualmente a raggiungermi (molto aiutata in questo dalla meditazione), e così quest’autunno mi è stato offerto il lavoro dei miei sogni: insegnare poesia nelle scuole della California.

Con la sensazione che la mia istruzione poetica fosse piuttosto incompleta, mi sono immediatamente precipitata in biblioteca per prendere in prestito pile di libri nei quali immergermi. Ma ho capito subito che non sarei mai riuscita a riempire tutte le mie lacune. Tuttavia, almeno per qualche istante mi è riuscito di immergermi completamente nel mio intimo e intuire così un modo diverso di conoscere: uno che procede dall’interno verso l’esterno.

Un episodio mi ha dato ulteriore luce su questa cosa. Insegno in una prima elementare: stiamo finendo di comporre una poesia di gruppo quando scoppiano dei litigi. L’insegnante di classe manda i più battaglieri in un angolo, ma sembra impossibile riportare l’ordine. “Tyron mi ha picchiato!” grida uno.

“Non voglio saperne niente, andiamo avanti…”, rispondo io.

Ma mi ha colpito”, insiste la vittima. Mi fermo. Non so che fare: quante volte ho visto la mia vita, prendere direzioni che io non volevo? Improvvisamente mi rendo conto che posso scegliere. Non solo. Vedo come in ogni momento della vita ogni piccola scelta o non-scelta mi porta in una direzione piuttosto che in un’altra e vedo che se io non sono lì, consapevole il più possibile, a prendermi cura della mia vita la direzione viene decisa meccanicamente o dagli altri, o dalle mie abitudini, lasciandomi solo un senso di frustrazione. E così da questo spazio di chiarezza di colpo succede che mi raddrizzo e con una voce incredibilmente risonante, dal profondo del mio essere, mi sento dire: “Non m’interessa! In questo momento voglio parlare di poesia… la poesia è qualcosa che amo”. Nella stanza cade il silenzio e così anche nella mia mente. Tutti quanti, specie il bambino che si è lamentato, hanno adesso un’aria attenta e interessata. E io continuo: “La poesia è una cosa che amo, davvero, e ho solo un’ora per mostrarvelo. Non sprechiamola.” Così si giunge a una tregua. Non che qualcuno non cerchi di metterla alla prova. “Senti, io non sono come te, a me la poesia proprio non mi piace!” afferma uno di loro. Ma alla fine, quando leggiamo la poesia composta collettivamente da tutta la classe, è proprio lui quello che ride di più alle parti divertenti, che si alza per inchinarsi quando viene letta la sua piccola parte, e applaude alla fine col più grande entusiasmo.

 

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Spazio alla Creatività

VIVI

 

Essere creativo vuol dire amare la vita.

Puoi essere creativo solo se ami la vita

abbastanza da volerne arricchire la bellezza...

con più musica,

con più poesia,

con più danza.                                     osho

 

 

Savita, nata in Inghilterra, ha lavorato come pubblicista, grafica e psicoterapeuta. Ma questi sono solo tre aspetti di questa donna ricca di sfaccettature…

 

 

Mio padre era un attore e più tardi diventò anche pittore, mia madre e mia sorella erano cantanti. Un’altra sorella suonava il violoncello e mio fratello il piano… come si vede provengo proprio da una famiglia creativa.

Sin da bambina avevo sempre desiderato scrivere, ma poi finii per studiare arti grafiche. Devo essere stata un’attrice comica fin da piccola, mi piaceva tantissimo essere l’unica protagonista di brevi rappresentazioni: quando i miei genitori avevano ospiti, arrivavo danzando nella stanza e iniziavo a recitare qualche pezzo più o meno melodrammatico – tutti scoppiavano a ridere – poi scappavo via!

Radunavo anche i bambini del vicinato per fare del teatro, e io ero la regista. Venivo spesso sgridata per essere troppo autoritaria – dando ordini a tutti, probabilmente senza alcuna sensibilità – e deve essere stato allora che ho cominciato a chiudermi in me stessa, perché maturando divenni più introversa.

Lo scrivere – Savita è l’autrice di numerosi romanzi, racconti e poesie non pubblicati – mi dava la possibilità di esplorare il mio mondo privato, evitando allo stesso tempo interferenze dagli altri. Attualmente vivo il mio amore per il teatro recitando, dirigendo e scrivendo alcune sceneggiature. In questo momento sto realizzando uno show qui nella Comune, un varietà chiamato Showtime, e questo mi ha fatto comprendere come l’essere cresciuta sempre a contatto con l’arte – musica, letteratura, arti visive – mi abbia dato delle grandi risorse dalle quali attingere. Finora me la sono cavata abbastanza bene con quel delicato esercizio di equilibrismo che è il produrre uno show – sembra proprio che la mia esperienza di terapista in qualche modo mi aiuti!

È chiaro che la vera creatività vuol dire essere un tramite, e quando sei un tramite non puoi rivendicare il risultato come tuo, anche se ti piacerebbe farlo. La sceneggiatura che ho finito di recente è nata proprio d’impulso – mi sono seduta al computer e ho iniziato a scrivere e non ho idea se potrò mai ripetere qualcosa di simile. Penso che sia proprio questa la sensazione di  ‘essere come un flauto di bambù, sul quale l’esistenza suona la sua melodia’ di cui parla Osho; viene quindi naturale chiedersi se ‘accadrà di nuovo che il soffio dell’esistenza passi attraverso me?’.

Di solito ci lasciamo condizionare e inibire dal confronto, non sentendoci mai abbastanza bravi. La gente esita a essere creativa perché ha paura di fare brutta figura. Una delle sfortune della tecnologia è che i nostri standard adesso sono diventati così alti! In un certo senso è una cosa inevitabile, perché la competizione è parte integrante della civiltà occidentale, ma questo in ogni caso non dovrebbe frenarci. Osserva pure la tua paura di non essere abbastanza bravo, ma crea comunque qualcosa!

La creatività non è limitata all’espressione artistica. È qualcosa di più: un atteggiamento verso qualsiasi attività nella vita di tutti i giorni. Vuol dire riuscire a mettere tutto il tuo cuore in quello che stai facendo – e farlo nella maniera migliore. È essere totalmente presenti con la propria energia. È una forma di abbondanza. La creatività è un tentativo di rendere qualsiasi cosa, per quanto banale possa sembrare, più bella di quanto fosse prima.

Io vedo la creatività come una specie di fiducia nell’ignoto. Significa immergersi in ciò che sta accadendo qui ed ora, anche quando pensi che ‘dovresti’ star facendo qualcos’altro. Significa trovare soluzioni ai problemi, grandi e piccoli – dal cambiare una lampadina bruciata all’allestire una produzione teatrale.

 

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UN libro DA VIVERE

 

 

LA VIA DEL CUORE

Mondadori Editore

Pagine 336 Lire 24.000

 

BALZO QUANTICO: "Il genere umano si sta avvicinando a un punto assolutamente unico, da cui sarà possibile fare un balzo quantico. Per seco-li la consapevolezza umana non è cambiata, è rimasta sempre identica a se stessa. Pochissimi esseri umani hanno spiccato il balzo oltre la condizione umana, aprendo la strada agli altri. A poco a poco, lentamente... il lavoro è stato lento, lungo e faticoso; da più di diecimila anni i ricercatori hanno provato ad aprire un varco, tentando di creare un punto di rottura, non per i singoli individui, ma per la consapevolezza umana in generale, affinché tutti possano fare un balzo quantico."

 

RILASSATI: "Rilassati nel tuo essere, sei desiderato dal Tutto. Ecco perché il Tutto continua a respirare in te, a pulsare in te. Quando comincerai a senti-re questo rispetto incredibile e l'amore e la fiducia che il Tutto ripone in te, le radici cominceranno a crescere nel tuo essere. Comincerai ad aver fiducia in te stesso. E solo allora potrai aver fiducia in me. Non si tratta di avere fiducia in questo o in quello; semplicemente si ha fiducia. Nient'altro è necessario; tutto il resto segue spontaneamente."

 

L'INFELICITÀ: "L'infelicità è una conseguenza, e così la beatitudine. L'infelicità è una conseguenza dell'essere addormentato, la beatitudine è una conseguenza dell'essere sveglio.

Per questo non puoi cercare diretta-mente la beatitudine, e coloro che ricercano la beatitudine direttamente falliranno."

 

LIBERTÀ: "Esiste una fragranza del tuo essere interiore, che è migliore del profumo di sandalo o del gelsomino. La sua bellezza è la sua assoluta libertà; può opporsi al vento. L'uomo davvero virtuoso vive in libertà; non segue né comandamenti né scritture, non segue altro che la sua luce interiore. Egli vive secondo il suo cuore: è un ribelle. Io sono qui per renderti consapevole della tua libertà."

 

RESPONSABILITÀ: "La parola responsabilità è stata sempre usata nel modo sbagliato. Dà una sensazione di peso: è una cosa che devi fare, un do-vere; se non ti comporti con responsabilità, ti sentirai in colpa. Ma io vorrei ricordarti che la parola 'responsabilità' non ha nessuna di queste con-notazioni. Spezzala in due – responsabilità – e otterrai tutt'altra prospetti-va, un significato completamente di-verso. Responsabilità non è un peso, né un dovere. Non è qualcosa che devi fare contro la tua volontà. Responsabilità indica semplicemente la riposta spontanea. Qualsiasi situazione si presenti, tu vi rispondi con gioia, con tutta la tua totalità e intensità. E questa risposta non cambierà solo la situazione, ma anche te stesso."

 

FIDUCIA: "La fiducia è un mistero: questa è la prima cosa che si deve capi-re della fiducia. Per cui non la si può spiegare. E la forma più elevata di amo-re, è l'essenza stessa dell'amore. L'amore in sé è già un mistero, è qualcosa di indefinibile, ma l'amore è simile a una circonferenza e la fiducia ne è il centro, l'anima. L'amore è un tempio e la fiducia ne è il tabernacolo, là dove dimora dio."

 

CONSAPEVOLEZZA: "Tutto ciò che fai, partendo da uno spazio di consapevolezza, è giusto. E tutto ciò che fai inconsciamente è sbagliato. Per me l'azione in sé non è giusta o sbagliata; dipende da te, dalla tua consapevolezza, dalla qualità di consapevolezza che por-ti nell'azione: a quel punto ogni cosa acquista una diversa prospettiva. La consapevolezza è l'unica magia che esista."

 

PER UN ISTANTE: "Solo per un istante, guarda attraverso i miei occhi. Per un istante, senti attraverso il mio cuore. Lascia che i battiti del tuo cuore siano in armonia con i miei. Per un istante, respira con me. Per un istante sparisci, per un istante non pensare, per un istante dimenticati di chi sei. Solo allora potrai capire. Vedere è capire; non è una questione di pensiero."

 

INFERNO E PARADISO: "Inferno e paradiso sono dentro di te. Le soglie sono molto vicine: con la mano destra puoi aprirne una e con la sinistra l'al-tra. Basta un semplice cambiamento nel-la tua mente, e il tuo essere è trasformato: dal paradiso all'inferno e dall'inferno al paradiso. Questo accade da sempre. Qual è il segreto? Il segreto è questo: ogni volta sei inconsapevole e agisci inconsapevolmente, sei all'inferno; ogni volta che sei consapevole e agisci in piena consapevolezza, sei in paradiso. Se questa consapevolezza diventa tanto integra e solida da non poter più essere persa, per te non esiste più alcun inferno."

 

IL FUTURO: "E tu mi hai chiesto come vedo il futuro? Il futuro è roseo, perché il presente è roseo. Io non penso al futuro, il presente è più che sufficiente. Ma se il presente è così bello; il futuro sarà di gran lunga migliore, per-ché sorgerà da questo presente. Quel futuro conterrà questo presente. Non abbiamo bisogno di preoccuparci del futuro, di fare profezie o di dire una sola parola su di esso. Dobbiamo esse-re felici e gioiosi in questo momento, e il momento successivo sarà una conseguenza di questo. Sarà permeato della celebrazione di questo momento e, naturalmente, ti condurrà a una maggio-re celebrazione."

 

L'AMORE: "L'amore comincia dall'amore di sé. non essere egoista, ma ama te stesso, senza restarne ossessionato o diventare un Narciso: sono due cose diverse. L'amore per sé è un fenomeno fondamentale. Solo allora puoi amare qualcun altro. Accettati e amati: sei una creazione di dio. Accetta, ama e celebra ciò che sei, e in quella celebrazione comincerai a vedere l'unicità e l'incomparabile bellezza degli altri. L'amore è possibile solo quando esiste una pro-fonda accettazione di se stessi, dell'altro e del mondo. L'accettazione crea l'ambiente in cui l'amore cresce, il terreno su cui fiorisce."

 

UNICITÀ: "Ogni essere umano è unico, il problema della superiorità o inferiorità non esiste. Non sto dicendo che tutti sono uguali, come fanno i comunisti. Nessuno è superiore o inferiore, ma nessuno è nemmeno uguale. La gente è semplicemente unica e incomparabile. Tu sei tu e io sono io. Io devo contribuire con il mio potenziale alla vita, tu con il tuo. Io devo scoprire il mio essere, tu il tuo."

 

IL LAVORO: "La cosa migliore è poter trasformare il proprio lavoro in meditazione. Così la meditazione non entrerà mai in conflitto con la tua vita: qualsiasi cosa fai, può diventare meditativa. La meditazione non sarà più qual-cosa di distinto, sarà parte della vita; diventerà come il respiro: come inspiri ed espiri, così mediti. E non si tratta che di spostare l'accento; non c'è molto da fare. Tutto ciò che hai sempre fatto senza attenzione, comincia a farlo con attenzione. Poiché il tuo lavoro lo devi fa-re comunque, che ti piaccia o no, è sufficiente che tu vi introduca un po' d'amore per poter raccogliere quei frutti che altrimenti non vedrai mai."

 

EDUCAZIONE: "La parola 'educazione' è molto bella. Significa "estrarre qualcosa": portare alla luce ciò che è dentro di te. In realtà, non dovremmo usarla per l'educazione comune. E sbagliato usare una parola bella come 'educazione' per questo sistema marcio di scuole, college e università. Non è educazione nemmeno in senso letterale, perché invece di portare fuori ciò che sta dentro, forza dentro di te un'infinità di cose. E un'imposizione. La vera educazione è come estrarre acqua da un pozzo, non versarci qualcosa dentro. La vera educazione è far emergere il tuo essere affinché la tua luminosità interiore cominci a filtrare dal tuo corpo, attraverso il tuo comportamento."

 

DIRITTO NATURALE: "Voglio semplicemente dirti che la meditazione è un tuo diritto naturale. E lì, in attesa che ti rilassi un po', in modo che possa can-tare la sua canzone e trasformarsi in danza. Il fiore c'è, ma sei così preoccupato da altre cose che non riesci a vederlo. Già conosci la meditazione: quando sei nato, nel momento in cui sei diventato una fiamma di vita, nell'istante in cui vieni al mondo, la meditazione, fiorisce dentro di te."

 

UTOPIA: "In tutto il mondo sono stati fatti tentativi per creare una società armoniosa, ma sono tutti falliti per il semplice motivo che nessuno si è preoccupato del perché non lo sia da sé, in modo naturale. Non lo è perché ogni individuo al suo interno è diviso, e la sua divisione si proietta nella società. E senza dissolvere le divisioni all'interno dell'individuo, sarà impossibile realizzare l'utopia e creare una società umana armoniosa. Per cui l'unica via all'utopia è questa: la tua consapevolezza deve crescere e l'inconsapevolezza diminuire, fino ad arrivare a un momento in cui nella tua vita non resti nulla di inconscio."

 

VIVI LA VITA: "Ricorda, la vita è selvaggia; va vissuta con tutti i rischi e i pericoli. Ed è splendida perché c'è l'avventura. Non provare a costringere la vita in un modello prestabilito? Lascia-le avere il suo corso. Accetta tutto; tra-scendi la dualità tramite l'accettazione e lascia che la vita abbia il suo corso... E arriverai, è certo che arriverai. Ti do questa certezza non per renderti sicuro, ma perché è un fatto. Non è una certezza che genera sicurezza. Colui che è selvaggio arriva sempre.

 

COME FINISCE: "I Veda vi hanno dichiarato amritasya putrah: figli e figlie dell'immortalità. E fatta eccezione per la meditazione, non è mai esistita e non esisterà mai altra via. Coloro che si lasciano sfuggire la meditazione mancano l'intera danza della vita. Io spero che nessuno di voi si lasci sfuggire quella danza, quel canto, quel-la musica dell'eternità."


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IL MAESTRO

 

LA NOTTE NON È FINITA ANCORA...

 

Questo racconto è stato scritto da Osho nei suoi anni giovanili, quando fra l'incomprensione di chi gli era intorno - amici, parenti, famigliari - continuava nella sua faticosa e solitaria strada verso la verità [vedi biografia su OTI agosto 99]. Sottoforma di una storia d'amore, descrive le pene di un ricercatore spirituale che è riuscito a scorgere un barlume di verità, ma che in continuazione lo perde di vista; utilizzando quella metafora dell'amata come visione terrena della divinità, così familiare nella poesia e nella mistica indiana e sufi, e non solo... Anche la figura del protagonista - il “matto” che percorre le vie del mondo avendo come sola compagnia un cagnolino - è densa di suggestioni allegoriche. La poesia di apertura è del premio Nobel Rabindranath Tagore, poeta e mistico del Bengala, la stessa regione del Nord Est dell'India dove nei secoli si e sviluppata la tradizione dei baul, mistici itineranti, folli di dio, che vivono di nulla cantando “le lodi del signore” e le gioie di adhar manush - l'uomo essenziale - accompagnando i loro canti con l'ektara, strumento musicale ad una sola corda.

 

Oggi è arrivato l'amore, là

al con fine del mio mondo di sogno.

Angosce inespresse

cercano qui la loro ektara.

Il battere del tempo continua indistinto.

Seduto, insisto a ritmare il muto

suono di questo raga in ogni

più piccola molecola di tenebra.

 

RICCIOLI BAGNATI GLI SFIORANO le labbra e il suo sguardo penetrante vaga senza posa nell'oscurità più profonda, come a cercare qualcosa. Il silenzio, del sé e del non-sé, rimane indisturbato - non è forse sceso un eterno silenzio sia dentro che fuori di lui? Dove è ora il suono di quelle corde, che fino a ieri aspettavano impazienti di vibrare? Più e più volte si chiede chi in realtà stesse cercando mentre squarciava il velo dell'oscurità.

La sua mente è sempre rimasta muta a questa domanda, ma nondimeno questa sua ricerca non si è mai fermata. E la mente, avvilita, ancora si pone questa domanda: per quanto andrà avanti così, quanto ancora durerà tutto questo?

Se solo potesse trovare una risposta... questa sua disperazione finirebbe. Agogna la fine di questo costante dolore, di questo continuo tormento.

Sin dal suo ritorno dalle montagne, i suoi occhi sono alla continua ricerca di qualcosa – nel luccichio della rugiada, nei raggi del sole al tramonto, nel buio fondo della notte... ovunque. Il tocco umido e delicato dei riccioli di Nirù ha risvegliato un mare di ricordi... Non ha vagato così a lungo proprio per liberarsene, non ha, con tutte quelle lacrime, tentato di cancellarli? Oggi, sentendo che il suo flebile legame col mondo potrebbe dissolversi in ogni momento – in quell'immensa estraneità alla quale, nonostante tutti i suoi studi, non è ancora riuscito a dare un nome – il riemergere dal passato di queste istantanee vaghe e consumiate non gli dispiace. Le montagne del Vindhya – dove i boschi disegnano precisi contorni – cascate alte e sottili che portano il suono di una vita perenne, seducenti notti di luna piena, nude di stelle – tutto questo sfila dinanzi ai suoi occhi.

Tutto era iniziato due anni prima, quando sentieri erti e pietrosi lo avevano portato per la prima volta da queste parti; qualcosa che, nonostante tutti i suoi sforzi, non è riuscito mai a cancellare dalla memoria. Ma chi poteva prevederlo allora?

...Fu allora – era già passata mezzanotte, e con le orecchie ancora piene dei canti delle danze popolari tornava, lungo un freddo sentiero di montagna, al suo bivacco – fu allora che la incontrò per la prima volta. Senza una parola continuarono a camminare, l'unico suono quello dei loro passi nel silenzio della notte. Lei era qualche passo avanti, e lui si sentì di avvicinarla, ma per chissà quale motivo si trattenne, e così continuarono a camminare, sotto un chiaro di luna che cominciava a svanire, fino a quando presero direzioni diverse. Quando il giorno seguente un suo amico gliela presentò, fu davvero felice di scoprire che in questa sua ricerca di canti tradizionali nelle desolate montagne del Vindhya aveva, se non altro, trovato compagnia – finalmente!

Come, e per quanto a lungo, queste giornate nell'accampamento sul Vindhya continuarono a moltiplicarsi – come prima l'oggi, e poi anche il domani, e infine settimane passarono quietamente in quella desolata regione delle montagne... era l'ultimo dei loro pensieri. Due sconosciuti stavano riscoprendo a poco a poco un'amicizia che durava da vite, si accorsero solo in seguito di come il tempo fosse volato. I versi del poeta, che tante volte aveva ripetuto senza ben capire, esplosero nel suo cuore, spendenti come raggi di sole.

 

Come potrò mai capire che

il mio eterno canto,

oggi approdato su rive straniere,

sta cercando solo te?

In questo verde giardino di fiori

sbocciano corolle infinite,

stagione dopo stagione,

per poi solo appassire.

Svanire, nel suono di quel canto.

Le parole si destano, lente,

il palmo proteso al verso del poeta

e aspettano quel dono celeste.

Tutti a questo mondo ci si nasconde,

in un gioco sempre fatale:

ognuno all'altro straniero.

 

Il piccolo Nirù, nel frattempo, nascosto dall'oscurità, si è trovato qualcosa da fare, quasi consapevole del dolore che pesa sull'animo del padrone.

Immagine dopo immagine, i ricordi continuano a danzargli dinanzi agli occhi, come foglie d'autunno, e lui si perde sempre più nel sogno, fino a quando l'immensità dei suoi sentimenti, superando la vastità del buio, si impossessa di tutto...

 

...Distanti foreste li invitavano e un sorriso profondo, inebriato, illuminava i loro occhi. Villaggi lontani li chiamava no, il ritmo di tamburi e i motivi di dolci, selvagge canzoni echeggiavano nelle loro orecchie. Tracce di sentieri ormai dimenticati tornavano alla luce, e loro li percorrevano strettamente abbracciati, aspettando – aspettando la notte, quando sotto la luce tremula delle stelle, si sarebbero consumati uno sulle labbra dell'altra. I loro pochi bagagli erano presto fatti, mentre lei gli ricordava le ultime cose: "La sciarpa l'hai tenuta, vero? Può darsi che diventi più freddo. E senti – sì proprio tu – sempre perso nelle nuvole! Non è che ti sei dimenticato la macchina fotografica, come l'altra volta? Come si fa a fidarsi? L'altra volta avevo continuato a ripeterti di portare più vestiti, che l'inverno non è ancora finito... ma no! E così quando il freddo è tornato... ti ricordi?"

Non si è dimenticato affatto. Una notte, quando il freddo nella capanna sul fianco della montagna si era fatto più intenso, erano rimasti seduti così a lungo, stretti l'uno all'altra, alla luce incerta del lume! Scambiando qualche rara parola e poi... solo l'eco dei cani, lontano. La notte si faceva sempre più fredda, ma le mani di lei si erano rifu¬giate fra le sue, e la sua guancia morbida, appoggiata alla spalla di lui, continuava a infondergli calore. Non è qualcosa che si poteva dimenticare...

 

Nello spazio della consapevolezza umana,

grappoli di parole mai dette

continuano a ruotare,

piene di segreta passione,

dall'inizio alla fine del tempo,

quali galassie nel vuoto infinito.

 

Il respiro improvviso che sente sulla guancia lo fa trasalire; come risvegliato da un sonno profondo si chiede "E lei? E tornata? Chi mai sarà riuscito a riportarmela? Neanche la morte ha potuto separarci per sempre... lo sapevo. Ma chi ha ottenuto mai di tornare da quell'abisso di tenebre dove la morte l'aveva spinto? Nessuno, nessuno!"

Non è il respiro di lei, ma quello di Nirù – quel piccolo cane, il suo unico compagno di viaggio. Prendendolo fra le braccia, se lo stringe forte al petto, quasi a trattenere l'esplosione di quei sentimenti così profondamente scossi. Lacrime, ormai familiari, gli scendono dagli occhi e i singhiozzi si mischiano ai respiri, finendo poi col dissolversi nel buio.

 

...Poi tutto continuava come al solito: le lunghe escursioni e la sua vita da zingaro. Chi avrebbe mai potuto guardare l'ignoto e capire che quegli splendidi momenti nell'oceano della vita stavano già lentamente svanendo? Al sorgere del sole si preparavano a mettersi in cammino, di nuovo in questa ricerca che sembrava ormai senza fine, e al cadere della notte, immemore di tutto, lui si perdeva fra le braccia di lei, flessuose e delicate... Ogni mattina, ogni notte, e la mattina dopo ancora... la vita è un lungo sogno. Ma un cuore pieno di sogni non riesce mai a vedere che nessun sogno è per sempre – e che ciò che è per sempre non può essere un sogno.

La loro fede in se stessi era salda, e avevano una perfetta fiducia l'uno dell'altra – così come succede a ogni anima nascosta in un magico, illusorio nido di sogni... fino a che il nido, purtroppo abitato, cade a pezzi e si riduce in polvere. Costruire nidi all'ombra dei sogni – distruggere, creare, distruggere – questa sola la sequenza, nuova ogni volta ed eternamente vecchia, nella ruota della vita, sempre totalmente incompleta.

 

Ogni giorno

L'eterna novità si incorona,

Dinanzi all'altare dell'eternamente antico.

 

Dall'inizio del tempo il suo spirito ha cercato proprio lei, da quel primo attimo quando, portato da un raggio di luce, ha iniziato quel suo viaggio senza fine. E poi, quando finalmente un giorno l'ha trovata, ha dichiarato che non l'avrebbe lasciata più! Mai! L'intero suo cammino, lungo, interminabile, arduo, selvaggio e solitario gli passa dinanzi agli occhi. Dio, quanta fatica per trovarla... e ora, lasciarla dopo averla finalmente incontrata? Impossibile!

Questo è vero, non esiste alcuna possibilità per lui di lasciarla. Ma in questo mondo a volte l'impossibile diventa possibile, come d'altronde anche il possibile può essere irrealizzabile. Una notte, fuori dalla loro capanna la luna piena sembrava aspettare, in tutta la sua bellezza, un amante a lungo atteso, e l'eco di un canto lontano parlava di addii fra innamorati. E lei se ne andò, come dissolta in quel pallore lunare, e lo lasciò per sempre. L'oscuro baratro negli occhi di lei che lo lasciava è ancora vivo nella memoria di oggi – mille abissi insieme non potrebbero creare una tale voragine. L'oscurità che lo circonda sembra poca cosa al cospetto del buio sceso negli occhi di lei quando è morta. Un tremito fa vibrare le mute, ormai, corde del suo cuore, al ricordo di quell'ultimo bacio, per sempre vivo sulle sue labbra.

 

Di nuovo solo. Rimangono solo sgradevoli contorni di montagne e rocce gravate dal peso di un'eterna primavera, e gli sembra che le dolci notti, che avevano nascosto le ombre dei loro abbracci ancora palpitanti, fossero rese pesanti da una greve aria di morte. E stanco, stanco dei sentieri, stanco delle foreste, stanco della vita. Dopo aver vagato per alcuni giorni insieme a Nirù – senza meta, come un folle – torna infine a quella casa abbandonata che mai, neppure per poche ore, ha trovato il tempo di visitare negli ultimi due anni.

Procede ora con passo incerto, come inciampando nelle ferite del suo cuore trafitto, come se i suoi sogni si disperdessero nella polvere sollevata dai suoi passi. E quante volte ha pensato che piuttosto di continuare a vivere con queste braccia ormai vuote, queste labbra ormai sole, sarebbe meglio permettere alla barca della sua vita di schiantarsi contro un qualche scoglio... e naufragare. Non mancano certo rocce lì intorno, ma per chissà quale ragione, finora quella barca - pur piena delle sue rovine - ha navigato quietamente, senza problemi.

La vita gli era così cara solo pochi giorni prima e poi improvvisamente, in pochi secondi, è cambiato tutto. Da quel momento ha perso ogni desiderio di proseguire, ma continua nondimeno a procedere, svogliatamente, carico delle rovine di un animo distrutto. Non riesce a fermarsi, non ha la forza di farlo - i suoi piedi smetterebbero volentieri di muoversi, ma qualcosa, qualcuno, continua a strascinarlo. Nella terra ignota e distante del vuoto supremo, qualcuno, nonostante tutto, lo sta aspettando, senza riposo. La sua anima gli dice di camminare... e così lui continua a camminare.

 

Guarda, là in fondo, come splendono

le cupole del santuario.

Là, sulla soglia,

sentirai la melodia dell'orizzonte:

la sua magia è tessuta

di tutte le bellezze della vita,

di ogni cosa che possa toccare lo spirito,

e ti parla della meta di questo lungo viaggio.

Un'eco nel cuore, che di continuo risuona

"non è lontano, non è lontano

non è molto lontano"

 

Quante volte le aveva chiesto come avrebbe potuto vivere senza di lei. E l'eco delle sue parole torna nel presente: "Oh, se tu dovessi andartene, cosa ne sarà di me...? 11 mio respiro si spezzerà — il mio cuore non riuscirà più a battere, credimi."

Eppure il suo cuore sta battendo, proprio ora, e il respiro vibra nel suo corpo stanco. Dopo aver perso tutto è finalmente riuscito a vedere, in tutta la sua nudità, questo mondo di false promesse, questo mondo di false sicurezze: ecco perché ogni attrattiva del domani ha perso qualsiasi potere sul suo cuore angosciato.

Da quando lei è morta una sola domanda ha riecheggiato dentro di lui, in ogni momento: "Cosa devo fare ora... cosa devo fare? Oggi sono solo, ma questi sentieri che portano così lontano, fino a limiti dell'infinito, cosa ne sanno del mio dolore? Mi stanno chiedendo ancora di percorrerli — devo farlo? O devo aspettare qui, fra le foreste e il silenzio delle montagne, di incontrarla di nuovo, fermo per sempre sotto il peso delle memorie di lei?

Oh, vasto, infinito universo! Il mio spirito, eterno viaggiatore, non si tirerà indietro di fronte alla tua sfida: continuerò a camminare. Raccoglierò le macerie della mia vita, e andrò avanti! E stato questo l'ultimo desiderio da lei espresso, che il nostro lavoro sui canti popolari non finisse, anche se lei non c'è più. Solo per lei continuerò, per tutta la vita - continuerò ad andare fino al mio ultimo respiro".

Nirù lo guarda incuriosito, alzando la testa. Qualcuno si sta avvicinando, cantando:

"La notte non è finita ancora,

e io ho qualcosa da dirti...

Voglio vivere nel tuo cuore!"

Si alza in piedi e nell'oscurità mormora a Nirù: "Continuiamo ad andare avanti, continuiamo Nirù! La notte non è ancora finita... Prima o poi di sicuro finirà, ma chissà quanto è distante ancora l'alba del mio destino?".

Si dirige verso casa, quasi barcollando, ma l'eco della canzone non lo vuole lasciare:

"Le pesanti, scure nubi del monsone

Si stanno raccogliendo in cielo

La stagione delle piogge è sempre qui...

La notte non è finita ancora"

Sente un passante dire: "Quel matto di Shekar è in anticipo oggi". Certo, è matto, ma non importa: pur con la sua follia, continuerà a risvegliare melodie nel suo cuore triste e spezzato, fino a quando l'ultima ombra della notte non sia sparita all'orizzonte.

Nirù si volta a guardarlo, e lui gli risponde timido: "Non è niente Nirù, non è niente! Stavo solo dicendo che ho fiducia che arrivi l'alba, nella mia vita. Un giorno non ci sarà più tutta questa oscurità, un giorno la notte scomparirà e io mi troverò di fronte il mio destino. E tu vedrai tutto questo coi tuoi occhi, te Io prometto, proprio coi tuoi occhi..."

La tristezza della notte si è riempita del suono di quella canzone, mentre loro, in silenzio, tornano lentamente verso casa.

 

Le pesanti, scure nubi del monsone

Si stanno raccogliendo in cielo,

La stagione delle piogge è sempre qui...

La notte non è finita ancora...

 

 

QUESTO RACCONTO È STATO PUBBLICATO PER LA PRIMA VOLTA SUL PERIODICO INDIANO JAYHIND IL 20 FEBBRAIO 1953. ESATTAMENTE UN MESE DOPO, IL 21 MARZO 1953, OSHO SI ILLUMINA.

 

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LE DIMENSIONI

DELL'AMORE

Il cuore aspira all'eterno. Ecco perché l'amore che ha un inizio e una fine non lo saziano. Il cuore aspira al divino, che è un altro nome per indicare l'amore eterno.

 

L'AMORE PUÒ ESISTERE IN DUE DIMENSIONI: una orizzontale e una verticale. Noi abbiamo dimestichezza con l'amore orizzontale. E questa è anche la dimensione del tempo - quella verticale è la dimensione dell'eternità.

L'anelito del cuore non è, a differenza di quanto tu credi, un desiderio di permanenza. Ma questo equivoco è pressoché universale, perché noi conosciamo solo il piano orizzontale - la dimensione del tempo - in cui esistono solo due possibilità: le cose possono essere solo o momentanee o permanenti. Ma ciò che permane altro non è se non la somma di molti segmenti momentanei: anche questo avrà un inizio e una fine. Ciò che permane non è eterno, non può esserlo. Nel tempo nulla può essere eterno. Ciò che è nato nel tempo è destinato a morire nel tempo. Se esiste un inizio, vi sarà una fine.

E il tuo amore inizia in un certo momento nel tempo ed è quindi destinato a finire. Certo, prima o poi può accadere. Se finisce in fretta Io definisci momentaneo, se dura un po' più a lungo lo chiami permanente. Ma neppure ciò che è duraturo riesce a soddisfare il cuore, per i ché il cuore aspira a qualcosa che non ha affatto una fine, che è eterno. Il cuore aspira al divino, che è solo un altro nome per indicare l'amore eterno.

f Ma la mente non sa nulla dell'eternità. Il cuore aspira all'eterno, ma il cuore viene continuamente interpretato dalla mente. E la mente conosce solo amori brevi o amori che durano un po' più a lungo. Ma se l'amore è un po' più duraturo, c'è sempre la paura che un giorno finirà. Ed è una paura ben fondata: quell'amore finirà di sicuro.

Il cuore parla di eternità e la mente capisce permanenza. Ed è qui che sfugge l'essenziale. Il cuore aspira a una dimensione verticale, alla dimensione della meditazione. La mente vive in una dimensione orizzontale, per questo i mistici di tutte le epoche hanno compreso che la mente ed il tempo non sono due cose diverse: la mente è tempo. La mente non può vivere in una sfera verticale: la mente vive nel passato, nel futuro. Per la mente, il presente è non esistenziale. La mente si sposta ininterrottamente dal passato al futuro. Il presente sembra essere soltanto un ponte di passaggio tra il passato e il futuro.

La dimensione verticale è un fenomeno completamene diverso: si balza fuori dalla mente. La meditazione non è altro che questo: uscire dalla mente, uscire dal passato e dal futuro, uscire dal tempo. Non pensi più, non sogni più, non desideri più. Non esistono ricordi né immaginazione. Tutto è silente.

E allora riesci a vedere il presente, e ti accorgi che solo il presente esiste. E il presente è eterno. Di fatto, il presente non è assolutamente parte del tempo, il presente è parte dell'eternità. Vuoi un amore che nasce dalla meditazione, non dalla mente. Questo è l'amore di cui io parlo in continuazione.

Prima entra in meditazione, perché l'amore sarà un prodotto della meditazione. E la fragranza della meditazione. La meditazione è la fioritura, il loto dai mille petali: lascia che si schiuda. Lascia che ti aiuti a entrare nella dimensione verticale, nella non-mente, nel senza-tempo, e all'improvviso vedrai che la fragranza esiste. In questo caso è amore eterno, in questo caso è libero da condizioni. In questo caso non è neppure orientato verso qualcuno in particolare, non può essere orientato verso qualcuno in particolare. Non è una relazione, è piuttosto una qualità che ti circonda. Non ha niente a che vedere con l'altro. Tu sei in amore. tu sei amore... e solo cosi il tuo amore è eterno.

 

Osho, TRATTO DA: Guida Spirituale NSC editore


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MEDITAZIONE

Cambiare le abitudini della Mente

La meditazione ti darà un'intelligenza sempre maggiore,

un'intelligenza infinita,

un'intelligenza sfavillante.

La meditazione ti renderà più vivo e sensibile.

La tua vita diventerà più ricca.

                                                   OSHO

 

 

La tecnica - Cambiare le abitudini della mente

 

Ti sei mai sentito una vittima della mente: sommerso dalla negatività, dall’ansietà, dalla frustrazione, dal giudizio? Quello che segue è una semplice strategia meditativa per trasformare ogni pensiero di cui non riesci a liberarti.

 

Quando senti che nella mente sta sorgendo un giudizio (o qualche altro pensiero ostinato), cambia il tipo di respirazione: vedrai subito un cambiamento, e cioè che il giudizio scompare.

 

Quando vuoi cambiare qualche schema mentale che è ormai diventato un’abitudine, la cosa migliore è agire sul respiro. Tutti gli stati della mente sono associati con particolari ritmi di respirazione. Cambia la maniera di respirare e la mente cambierà subito, all’istante. Prova.

 

Ogni volta che ti accorgi che sta emergendo un giudizio, che stai ricadendo in una vecchia abitudine, butta subito fuori il respiro, come se insieme a esso tu volessi gettar via anche il giudizio. Espira profondamente, tirando in dentro lo stomaco e senti – visualizza mentre butti fuori l’aria – che l’intero giudizio è stato buttato fuori.

 

Poi inspira profondamente – aria fresca – per due o tre volte, e osserva cosa succede. Ti sentirai come nuovo: la vecchia abitudine non ce l’ha fatta a prender piede.

 

Inizia con l’espirazione, non con l’inspirazione. Quando senti che vuoi far entrare qualcosa, comincia con l’inspirare. Se vuoi buttare fuori qualcosa, comincia con l’espirare e osserva come questo influenzi immediatamente la mente.

 

E non preoccuparti troppo, perché proprio questa preoccupazione dà ancora più energia al giudizio, lo rafforza. Fa’ come ti dico e vedrai che la mente si occupa subito di qualcosa d’altro, è arrivata aria nuova. Non sei più sul vecchio binario, non tornerai alla vecchia abitudine.

 

Questo funziona con tutte le abitudini. Se fumi, ad esempio, quando hai un forte desiderio di fumare e non vuoi farlo, espira subito profondamente ed elimina così questa urgenza. Poi inspira e vedrai che la voglia di fumare non c’è più.

 

Questo può diventare uno strumento molto importante per la trasformazione interiore.

 

Osho, tratto da:

Hammer on the Rock

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