SOMMARIO

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per regione

 

6 IL DISCEPOLO

Il Baba, il Buddha e io

Riconoscere il maestro può essere questione di un attimo o di molti anni: l'esperienza di chi, dopo aver incontrato Osho nel 1973, l'ha cercato dentro di sé, senza saperlo, fino a pochi giorni fa.

 

10 IL CUORE

La libertà di essere se stessi

Dalla tossicodipendenza alla terapia all'incontro con Osho: Veeresh racconta la sua vita.

 

14 SPECIALE

Meditazione per il nuovo millennio

L'unica possibilità di risolvere, prima che sia troppo tardi, i problemi che l'umanità si trova ad affrontare, risiede nel conoscere se stessi e le motivazioni inconsce che guidano le nostre azioni

 

28 IL MAESTRO

L'evoluzione dell'amore

Dalle politiche del sesso al fiorire della compassione: l'amore non è statico, ma procede passo a passo con la nostra consapevolezza.

36 IL MAESTRO

I tesori del superconscio

Solo dopo aver attraversatogli abissi dell'inconscio puoi accedere alle ricchezze - verità, compassione, creatività, amore - che da sempre ti attendono.

 

40 IL MONDO

Ma la comune è l'Himalaya?

Vivere nella Comune di Osho non è fuggire dalla realtà, ma immergersi in una nuova dimensione della vita.

(50 TUTTE LE STELLE Il tuo oroscopo di gennaio)

        BIOGRAFIA
44
Il Ranch - Lasciata l'India, Osho si trasferisce in America, dove i suoi discepoli costruiscono dal nulla una città modello ispirata alla sua visione: Rajneeshpuram.

48 L'AIDS.......16 anni dopo

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

60 LE NOTIZIE

Fuori e dentro la Comune

* ° * ° * ° *

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Il Baba, il Buddha e io

La storia di due mistici e un ricercatore errante

 

 

Mi trovavo di recente nella libreria della Comune, sfogliando la nuova edizione inglese del libro di Osho Bagliori di un’infanzia dorata, quando mi è caduto l’occhio su una delle illustrazioni. Era una foto di Osho seduto nella sua stanza a leggere un libro, di cui riuscivo a intravedere il titolo, Miracle of Love di Neemkeroli Baba.

Fino a quel momento non sapevo nemmeno se Osho avesse sentito parlare di Neemkeroli Baba; non credo ne abbia mai parlato nei suoi discorsi. Ma vedere quella foto ha scatenato in me un fiume di ricordi in cui compaiono i due mistici, ricordi che hanno dato forma a uno strano racconto.

Tanti anni fa… Avevo solo ventun’anni e avevo già provato tutta una serie di droghe che nei primi anni settanta erano facilmente disponibili nel mondo hippie australiano. Come è successo a molti dei miei coetanei, queste esperienze alimentarono il desiderio di dare un senso alla mia vita al di là della carriera che i miei genitori mi avevano aiutato a delineare. Così lasciai perdere l’idea di diplomarmi in campo pubblicitario e cominciai a leggere Ken Kesey, Aldous Huxley, Meher Baba e Ram Dass, l’ebreo americano autore di  Be here now,  che divenne all’epoca una specie di bibbia della controcultura.

Fu attraverso la descrizione del suo pellegrinaggio in India che sentii parlare per la prima volta di Neemkeroli Baba, un uomo affascinante che sembrava possedere poteri mistici.

Un giorno nel Queensland ebbi un incidente nel quale mi ferii a un piede e che si trasformò in un’esperienza di satori, in una specie di risveglio. Mentre il sangue scorreva ancora dalla ferita, mi girai verso la mia amica e le dissi: “Vado in India”. Nove mesi dopo ero a Bombay alla ricerca di una camera d’albergo. L’anno era il 1973. Ero arrivato a Bombay dopo molti mesi di viaggio attraverso il sud-est asiatico e nel subcontinente indiano. Avevo visto un avviso pubblicitario per dei campi di meditazione Vipassana tenuti da S.N. Goenka, tra i primi che conduceva dopo il suo ritorno in India dalla Birmania, e stavo pensando di provare. Trovai una camera in un hotel economico alle spalle del ‘Gates of India’ che dividevo con due ragazzi. Essi mi invitarono a visitare “un tipo, un guru” di cui avevano sentito parlare.

Naturalmente fui molto felice di unirmi a loro, così prendemmo un risciò a pedali fino a Marine Parade e a un gruppo di palazzi chiamati Woodlands. Una piccola donna indiana ci fece entrare in quella che sembrava essere un’enorme biblioteca. Le pareti erano letteralmente tappezzate di libri e lì, in mezzo alla stanza, sedeva un uomo non molto alto vestito di bianco che ci salutò con un sorriso.

“Namaste, prego accomodatevi”, ci disse. E noi ci sedemmo.

Mi ricordo solo di essere stato sopraffatto dall’intensità della situazione. Non avevo mai sentito parlare di quell’uomo fino a un’ora prima e sono ancora stupefatto per aver avuto il privilegio di sedere a chiacchierare con lui alla presenza di solo due altre persone. Ovviamente si trattava di Osho.

Ci raccontò delle meditazioni che faceva sulla spiaggia di Chowpatti ogni mattina e anche dei suoi piani per un grande campo di meditazione a Mount Abu in Rajasthan. Gli dissi di aver prenotato per un corso di Vipassana di dieci giorni che sarebbe iniziato la mattina seguente e lui sembrò approvare la mia decisione.

“Sì, ti farà bene”, disse annuendo.

Vorrei poter ricordare di più della nostra conversazione, ma in quel momento avevo davvero bisogno di meditare. Ero quasi schizofrenico a causa di tutte le droghe che avevo preso. La mia sensazione adesso è che Osho deve averlo sentito e deve aver compreso che una qualche forma di meditazione orientata alla concentrazione mi avrebbe probabilmente fatto bene.

Nel corso della serata, ci invitò a partecipare con lui in una forma molto dolce di meditazione guidata. Alcune delle parole che pronunciò mi sono rimaste impresse: “La vita è l’oceano… noi siamo solo onde, che si levano e ricadono per poi ritornare nell’oceano della consapevolezza”.

Ci servirono il tè e poi continuammo ancora a parlare per un po’ in modo informale. Non riuscivo a capacitarmi di tutti quei libri e della grande intelligenza di quest’uomo. Non avevo mai incontrato nessuno come lui; emanava una quieta intensità e ogni parola che diceva sembrava essere perfetta per l’occasione.

Ce ne andammo intorno alle 21 con la promessa da parte mia di cercare di farcela per il campo di Mount Abu, mentre i miei amici dissero che avrebbero partecipato alla meditazione mattutina a Chowpatti Beach. Osho fu molto affettuoso e disse qualcosa  tipo: “Fate quello che potete”.

La mattina dopo mi trovai nel centro di Bombay al campo di meditazione di Goenka con altre trecento persone. L’edificio, caldo e maleodorante, sembrava una vecchia prigione, non proprio l’ambiente giusto per la meditazione, ma Goenka aveva una presenza forte e determinata che esercitò un grande impatto su noi tutti. Sedevamo in meditazione dalle 4:30 del mattino alle 9 di sera. L’effetto della meditazione sulla mia mente fu simile a quello dell’acqua gettata sopra l’olio bollente; dopo mi sentii così libero dalla follia della droga che decisi immediatamente di prenotarmi per altri dieci giorni. Alla fine di questi corsi Goenka ci consigliò di non mescolare altre tecniche con la Vipassana, così abbandonai l’idea di unirmi all’Acharya Rajneesh a Monte Abu.

Invece decisi di visitare l’ashram di Meher Baba ad Ahmednagar (ironia volle che passassi alcune ore a Pune aspettando il treno giusto). Da lì, mi spostai a nord nell’ashram di Neemkeroli Baba a Brindaban, dove ricevetti un darshan dall’ometto grassoccio con la coperta, che solo poche settimane dopo lasciò il corpo.

Attendendo il darshan serale, l’incontro con Neemkeroli Baba, i devoti sedevano insieme e intonavano canti devozionali; giunta l’ora del darshan tutti correvano a lottare per un posto ai piedi dell’uomo che chiamavano “Maharaji”. Io non ci avevo fatto molto caso e avevo passato quasi tutto il tempo aiutando nella cucine dell’ashram e trasportando bidoncini di acqua potabile dalla sorgente alle camere degli ospiti.

Ero appunto in cucina quando una sera uno dei devoti mi chiamò per dirmi: “Maharaji vuole vederti”. Il muro dei devoti si aprì e lo vidi direttamente di fronte a me, seduto tra un mare di persone. Mi avvicinai al piccolo podio e sedetti ai suoi piedi. Aveva uno sguardo molto intenso.

“Da dove viene questa?”, mi chiese, toccando la mia maglietta.

“Da Bali”, replicai.

“E da dove viene questo?”, afferrando il mio lungi.

“Dalla Tailandia”, risposi.

“E questo?”, tirandomi un ricciolo della barba, con uno sguardo che mi fissava fino al profondo dell’essere.

“Non lo so, dimmelo tu”, dissi.

Lui allora chiuse il pugno e mi diede un colpo sulla fronte che quasi mi mise K.O.; fu un colpo vero e lo sentii pulsare di nuovo nel terzo occhio durante la meditazione del giorno seguente.

Questo fu l’ultimo darshan di Neemkeroli Baba a Brindaban. La mattina dopo si trasferì nella sua residenza estiva di Nainital. Due mesi dopo, mentre ero a Katmandu, venni a sapere che aveva lasciato il corpo.

Al mio ritorno in Australia continuai ad approfondire la mia meditazione Vipassana. Lavoravo e al tempo stesso frequentavo corsi di Vipassana in varie parti del mondo.

Poi vennero i figli, il matrimonio, un cane e due gatti, il divorzio, l’azienda, un altro matrimonio e tutto ciò che fa parte della saga della vita moderna. Attraverso tutto questo, cercavo di conservare uno spazio quotidiano per la mia tecnica di meditazione.

La mia pratica di meditazione passava da 11 ore al giorno durante i ritiri a un’ora la settimana quando mi ritrovano nel mondo. Mi era estremamente difficile mantenere il mio impegno con costanza.

Nel frattempo, come il resto del mondo, osservavo da lontano l’uomo con cui mi ero trovato a sedere tranquillamente a Bombay, diventare uno dei volti più conosciuti del pianeta. A causa della mia famiglia e dei miei impegni d’affari non fui mai attirato dall’idea di unirmi a lui, anche se trovavo molto divertente il modo in cui stava mettendo il mondo intero in agitazione. Non avrei mai immaginato che l’uomo che avevo incontrato avrebbe potuto avere un tale impatto, perché mi era sembrato una persona molto gentile, quieta e delicata.

Spesso, dei sannyasin partecipavano a corsi di Vipassana, dando una nota di colore con i loro vestiti arancioni, i mala e i nomi indiani.

Però non mi capitava mai di parlare con loro perché rimanevamo in assoluto silenzio.

Il primo contatto reale venne attraverso il mio lavoro, la vendita di articoli indiani di ogni genere come vestiti, oggetti d’arte, gioielli. Uno dei miei fornitori di gioielli era un sannyasin australiano che viveva a Pune. Alla fine del 1995, quando il mio secondo matrimonio era al punto di rottura e dovevo lavorare circa 80 ore alla settimana per mantenere a galla la mia azienda, il fornitore mio amico passò da me, vide il caos in cui stavo vivendo e mi diede il suo numero di fax in India.

“Se non ce la fai più, vieni pure e potrai stare con me”, mi disse.

Poco dopo, a un party, venni preso a pugni da un tipo estremamente violento che mi colpì ripetutamente alla testa. Per una settimana ebbi incubi in cui rivivevo il trauma nei miei sogni, e una notte, in sogno, cercai di riconoscere tra i colpi il volto del mio attaccante. Quando mi concentrai su di lui vidi che si trattava di Neemkeroli Baba.

“Quante volte devo colpirti prima che tu la capisca?”, mi urlò in faccia. Mi svegliai di colpo coperto di sudore freddo; non una volta in vent’anni avevo pensato a lui! E ora, improvvisamente, si era ripresentato a me: sentii che dovevo tornare in India.

Dieci giorni dopo ero a Pune e facevo la Meditazione Dinamica in Buddha Hall e tre settimane dopo presi il sannyas. Ero a casa. Quando raccontai al mio amico fornitore della serata in cui avevo preso il tè con Osho a Mumbai, tanti anni prima, rimase sbalordito. Altri suggerirono che poteva essere una bella storia per l’Osho Times e questo è il motivo per cui la sto raccontando ora.

Grazie al sannyas la mia vita è cambiata e anche il mio rapporto così conflittuale con la meditazione. In un certo senso sto ancora lottando, ma adesso mi sento più reale, più in contatto con le mie emozioni e più responsabile della mia vita. Non soffro più così tanto della sindrome di Madre Teresa, cercando di aiutare gli altri e provvedere per loro – il sogno della bella famigliola felice – trascurando allo stesso tempo i miei bisogni personali.

Per quanto riguarda il processo di meditazione Vipassana, posso vedere adesso che stavo creando una bomba a orologeria pronta a esplodere: aumentavo i miei poteri di concentrazione per poter meglio reprimere le emozioni che dentro di me cercavano disperatamente di farsi sentire. L’esperienza era così forte che mi ero identificato con questo distacco, sopprimendo totalmente la parte più dolce gentile e vulnerabile, la parte femminile del mio essere.

In alcuni dei corsi condotti da Robert Hover, un ex-scienziato della Nasa passato a insegnare Vipassana, dovevamo fare voto di non muoverci. Avevamo voti di una, due o tre ore durante le quali non dovevamo assolutamente cambiare posizione. Come risultato, sviluppai un’enorme forza di volontà e di concentrazione, ma tutto questo stava uccidendo la mia sensibilità più intima.

La Meditazione Dinamica ha cambiato tutto questo. Penso che sia veramente il dono di Osho al mondo moderno. La fiamma intensa del primo stadio, la respirazione profonda, veloce e caotica, mi ha portato immediatamente fuori dalle mie rigide strutture mentali, e il secondo stadio della catarsi mi ha permesso di esprimere subito tutto ciò che veniva in superficie.

Dieci giorni dopo aver iniziato a praticare il processo della Dinamica potevo visualizzare un enorme martello dentro di me che rompeva il guscio delle emozioni represse e accumulate. Mi sembrava come se qualcu no rompesse una noce di cocco nelle mie budella. Finalmente mi sono dato il permesso di piangere, gridare, dare fuori di matto, danzare e celebrare. Che sollievo! Che liberazione!

Venticinque anni di Vipassana e non avevo mai sentito alcun impegno a risvegliarmi, a illuminarmi. Era sempre come qualcosa che sarebbe potuta accadere un giorno, un certo giorno molto lontano nel futuro. Aprendomi, mi sento più in contatto con la mia energia autentica, quella che conduce al risveglio interiore. E in più adesso posso permettermi di divertirmi, per esempio suonando per le meditazioni in Buddha Hall. Poi naturalmente la parte che mi spaventa di più è quella di lasciare che l’uomo tutto d’un pezzo della Vipassana si apra agli altri esponendo le sue emozioni e la sua vulnerabilità.

Così… quando ho visto quella foto di Osho che legge il libro di Neemkeroli Baba, mi è venuto da ridere. Nel mare della consapevolezza tutti gli illuminati sono connessi tra loro ed è stato così che Neemkeroli Baba mi ha riportato a Osho dopo 23 anni dal mio primo incontro con lui. Spesso mi chiedo come mai nel 1973 non venni travolto dalla sua energia, ma so che allora semplicemente non ero pronto per ascoltarlo.

 

 

Una foto dall'edizione inglese del libro "Bagliori di un'infanzia dorata," in cui Osho riposa nella sua stanza accanto a una pila di libri della sua biblioteca. II libro in cima è 'Mirarle of Love'di Neemkeroli Baba

 

VIPASSANA…

ALLA MANIERA DI OSHO

 

Anche nel caso di Vipassana, la meditazione che ha portato Gautama il Buddha all’illuminazione, Osho ha studiato e sperimentato come questa antichissima tecnica di meditazione possa essere usata al meglio per rispondere alle particolari esigenze dell’uomo contemporaneo. Tanto per cominciare, avverte, in generale, di non praticarla per troppe ore al giorno, e soprattutto non di notte. Nei ritiri di Vipassana organizzati dalla Osho Multiversity a Pune, per esempio, ci si siede in Vipassana per 4/5 ore complessive al giorno, e questa tecnica è bilanciata dalla meditazione Dinamica (una tecnica catartica) al mattino e dalla meditazione Kundalini (una meditazione attiva) nel pomeriggio, alla fine delle sedute giornaliere.

L’accento è posto sulla consapevolezza – sull’osservare pensieri ed emozioni come un testimone silenzioso, senza giudizi e senza tensioni – e non quindi sulla concentrazione e sullo sforzo.

 

“Qui la Vipassana è un’esperienza ricca di contenuti; non è qualcosa di arido. Ho delle critiche da fare alla Vipassana che viene praticata in alcuni paesi buddhisti. L’hanno resa arida come un deserto; non produce niente, nulla fiorisce, non c’è neanche un po’ di verde; è tutto troppo serio. Voglio che voi impariate la meditazione come un gioco, con gioia.” Osho

 

Un’altra parte fondamentale è che la Vipassana secondo Osho non finisce quando ci si alza dalla seduta. Si cammina in Vipassana, si mangia in Vipassana, si è consapevoli di ogni cosa che si sta facendo, senza perdersi in  pensieri, o in altre attività – si vive ogni cosa totalmente.

 

“Puoi forzarti a sedere in silenzio e a rimanere sveglio. Ma io non insegno quel tipo di Vipassana. Insegno una Vipassana che ti segue come un’ombra, che nasce dal tuo vivere totalmente.” Osho

 

(ritorna a "Sommario)

 

 

La libertà DI ESSERE SE STESSI

 

Veeresh, discepolo di Osho da molti anni e fondatore della famosa comunità terapeutica olandese Humaniversity, parla di come ha vissuto tre aspetti fondamentali della vita: libertà, autorità e responsabilità.

 

A SCUOLA DI MENZOGNE

Ho un ricordo di quando avevo circa otto anni: mi vedo uscire dal confessionale, dove il prete mi ha detto di dire dieci Ave Maria e dieci Padre Nostro per i peccati che ho commesso. Vado all’altare per inginocchiarmi, ma sono arrabbiato, perché non posso uscire a giocare e devo stare in chiesa. Decido allora di sfidare dio e la sua autorità; comincio a ripetere sottovoce: “Vaffanculo dio! Vaffanculo dio! Vaffanculo dio!” E poi sto lì ad aspettare che un fulmine colpisca la chiesa.

Questa fu la mia prima reazione all’autorità spirituale.

Recentemente ho avuto l’occasione di parlare con mia madre e lei mi ha ricordato che, più o meno a quell’età, le avevo chiesto: “Perché mi hai battezzato?” Lei mi sembrò un po’ confusa e poi disse che l’aveva fatto perché era cattolica, come tutta la nostra famiglia, e pensava che fosse un bene per me. Io non mi diedi per vinto e chiesi: “Com’è che non l’hai chiesto prima a me?” Mi disse che non ci aveva mai pensato.

Ogni volta che i miei genitori mi chiedevano cosa stavo facendo, non dicevo mai la verità – che rubavo, che andavo in giro con una banda di teppisti. Dicevo solo che ero stato fuori con gli amici e la conversazione non andava mai oltre. Quando qualche insegnante mi chiedeva delle cose, mentivo; era una procedura standard. La mia posizione era: non dire mai la verità. L’avevo imparato a casa con i miei genitori,  a scuola e nel vicinato. C’era un codice, non espresso a parole, e io lo feci mio: mai parlare con qualcuno; mai dire la verità; mai mettere nei guai qualcuno.

Questo era il mio sistema di valori all’età di 14 anni, quando cominciai a drogarmi.

 

A LEZIONE DI SCACCHI

A quindici anni, dopo un’overdose di eroina, venni ricoverato in un ospedale di New York per la riabilitazione di minorenni drogati. Ero assistito da un’équipe che includeva un assistente sociale, uno psichiatra, un medico, uno psicologo e un terapista occupazionale. Quando andavo in giro per l’ospedale e incontravo un membro dell’équipe, avevo un modo specifico per relazionarmi a ognuno di loro. Se era il medico, gli dicevo come stavo fisicamente. Quando incontravo l’infermiera ero gentilissimo, così ottenevo le mie medicine prima degli altri. Allo psicoanalista raccontavo intensi sogni sessuali sui miei genitori, che lui beveva tranquillamente. All’assistente sociale raccontavo tutti i miei guai: i conflitti con i vicini, la mancanza di affetto…

Avevo una storia da propinare a ognuno di loro e loro le gradivano molto. E ci credevano. Questo è quello che imparai all’ospedale: come manipolare le autorità e dire loro esattamente quello che volevano sentire. Loro trascrivevano tutto, aggiungendo le loro grandi intuizioni. Scoprii che, dando un pacchetto di sigarette a un paziente che si era fatto un duplicato delle chiavi per le cartelle cliniche, potevo avere accesso alla mia scheda e leggere i progressi che stavo facendo. Così potevo programmare le mie mosse successive. Era una grande partita a scacchi.

Eccomi qua, a 15 anni a fare una cosa del genere! Non avevo alcun senso di responsabilità; volevo solo recitare la parte che tutti volevano che io recitassi. Ma dentro di me, volevo rifugiarmi nella droga. A quel tempo autorità era sinonimo di galera, la droga rappresentava la libertà, e la responsabilità era solo un concetto.

I miei genitori pensarono che l’unico modo per togliermi dal quartiere infestato dalla droga fosse mandarmi all’accademia militare. L’ospedale fu d’accordo. Dopo otto mesi di ospedale, entrai in un mondo completamente nuovo. Dovevo salutare chiunque avesse un grado. A volte voleva dire salutare gente più giovane di me. Se non lo facevo correttamente, venivo mandato a marciare sul piazzale col fucile, per un’ora o due. Preferivo divertirmi, così manipolai il sistema, facendo esattamente quello che volevano che facessi. Di nuovo l’autorità doveva essere manipolata – e tutto per poter riprendere la droga, durante le vacanza a casa. Questo è il ricordo della mia vita a sedici anni, all’accademia militare.

Più tardi, ricordo di essere stato in carcere a Lexington, nel Kentucky.

Poiché non volevo essere violentato, pagai in sigarette un tipo perché mi insegnasse karatè. Immaginavo che conoscere il karatè fosse la mossa vincente. Quando gli chiesi di partecipare alle sue lezioni, mi disse di mettermi in piedi al centro della stanza e poi disse: “Mostrami quello che hai!” C’erano dieci persone nella stanza, tutti indossavano due maglie, stivali e pantaloni imbottiti. Stavo cercando di indovinare perché, quando si misero a prendermi a calci e a pugni. “Che cazzo sta succedendo qua?”, mi chiesi, ma, poiché ricevevo tanti colpi, mi girai e mi misi a combattere, facendo tutto quello che potevo per colpire ognuno di loro, almeno una volta. Quando l’insegnante vide che accettavo il combattimento, si sentì soddisfatto e fui accettato nella classe.

Un tipo mi disse che, in quella situazione, c’era chi si buttava per terra e si raggomitolava su se stesso. Quelli non venivano accettati. Ma io ce la feci. Avevo bisogno dell’immagine di combattente per potermi sentire sicuro in galera, perché avevo, e sono ancora così, la stessa taglia di quando avevo 14 anni. Andavo in giro con dei tipi grossi, i più duri, intrattenendoli e parlando un sacco. In quel tipo di comunità la mia strategia di sopravvivenza era di parlare con la gente e farla divertire. Questa era la vita di comunità in prigione.

 

in comunità: una prospettiva diversa

Il primo grosso cambiamento avvenne negli anni settanta – avevo allora 28 anni – quando andai alla Phoenix House, dove tenevano un programma sperimentale per la riabilitazione di drogati, progettato e diretto da ex-tossicodipendenti. Lì venni costretto a confrontarmi con me stesso. In tutta la mia storia di 14 anni di dipendenza dalla droga, non ero mai stato posto davanti a me stesso, come lo fui allora. Ora non c’erano medici a cui mentire. Invece mi trovavo faccia a faccia con ex-tossicodipendenti che sapevano esattamente cosa mi succedeva. Incontrai un altro tipo di autorità. E questo mi dette uno scossone.

Da questa esperienza si modificò tutto il mio sistema di valori, riguardo alla responsabilità, all’autorità e alla libertà. Quegli ex-drogati si facevano avanti personalmente nei gruppi, mostrandomi quanto fossi pieno di merda. Non si bevevano nessuna delle mie scuse. Alla fine riuscii a capire quello che dicevano, il che mi portò finalmente ad ammettere che l’unica ragione per cui prendessi la droga era perché mi piaceva e che non me ne fregava niente di nessuno. Finché non ottennero questa ammissione da me, qualsiasi altra cosa dicessi, tutte le scuse sui motivi per cui mi drogavo, erano cazzate.

Per la prima volta nella mia vita, provai rispetto per qualcuno – perché mi diceva la verità. Vidi che la ragione per cui mi dicevano di smettere di comportarmi negativamente era che veramente ci tenevano a me, non perché volevano che una statistica dimostrasse che il loro sistema era giusto. Vidi quegli ex-tossici piangere per me e mi sentii toccato, come non lo ero mai stato in vita mia.

All’improvviso le mie idee sull’autorità cambiarono. L’autorità aveva sempre voluto dire persone al potere che volevano ottenere qualcosa da te (come quelli in prigione o all’accademia militare), ma questa gente era al potere e si preoccupava per me. Era qualcosa che non avevo mai sperimentato prima. Sopportarono i miei stupidi comportamenti per anni, finché, alla fine, riuscii a capire quello che mi stavano dicendo: dovevo prendermi la responsabilità di me stesso e smettere di usare la mia storia e tutto quello che avevo imparato come una scusa. Mi mostrarono il significato della responsabilità. Non potevo più trovare pretesti per scansarla.

Mi mostrarono anche come apprezzare l’autorità, mettendomi in tale posizione. Era allucinante. Mi ero lamentato tutta la vita dell’autorità, e improvvisamente mi trovavo io stesso ad avere autorità; prima come facilitatore, poi coordinatore, poi organizzatore e, alla fine, vicedirettore. E potevo vedere le persone reagire alla mia autorità, proprio come avevo fatto io. Ora potevo comprenderlo da una prospettiva diversa.

Mi trasferii a Londra dove avviai una mia comunità di riabilitazione e per i primi due anni applicai quello che avevo imparato alla Phoenix House. Usai la mia autorità per controllare le persone e farle andare al gradino successivo, e cominciare davvero la riabilitazione. Ma il mio progetto londinese finì in un conflitto. Il governo voleva una comunità terapeutica il cui scopo fosse riadattare i tossicodipendenti alle strutture sociali. Io non volevo riadattarli, volevo che cambiassero la società; la mia posizione era simile a quella delle Black Panthers: la società è fottuta e io voglio che la mia gente vada là fuori e la cambi. Questo non andava affatto bene alle autorità britanniche. Una tale posizione fu un grosso shock per loro.

 

IL POTERE DELL'AMORE

Guardando indietro adesso, posso vedere quanto fossi immaturo a quel tempo. In realtà non avevo nessuna voglia di negoziare. Il mio atteggiamento era: “Se non posso fare a modo mio, me ne vado”. Dopo due anni in quel progetto stavo ancora reagendo all’autorità. Fu allora che incontrai Osho.

Prima di incontrarlo di persona, lo vedevo come un essere spirituale fluttuante su una nuvola. Quello che mi colpì, quando lo incontrai di persona, fu che era un bellissimo essere umano, pieno di amore, con un acutissimo senso dell’umorismo. Mi innamorai di lui. Fu incredibile.

Avevo un sacco di aspettative… tipo che quando uno è illuminato, un Maestro, dovrebbe essere capace di guardare in chiunque e capire cosa stia pensando e sentendo. Che sapesse esattamente quello che era giusto per quella persona e gli dicesse come trovare il sentiero della luce e dell’illuminazione. All’inizio, proiettai questa mia fantasia su Osho: lui è un guru, lui sa tutto. Credevo che lui dovesse avere questa visione magica – la capacità di sintonizzarsi su di te e roba del genere. Poi, con gli anni, lentamente cominciai a vedere che le mie aspettative non erano realistiche. Logicamente lui non poteva sapere i fatti della gente, bisognava raccontarglieli, perché li conoscesse. Così, dopo un po’, lasciai perdere tutte quelle storie.

Quello che ho appreso con Osho, rispetto all’autorità, è stupefacente. Innanzitutto, a parte la barba, assomigliava esattamente al patrigno alcolista col quale ero cresciuto. Fui veramente shoccato, incontrando Osho, nel vedere di nuovo l’immagine del mio patrigno – ma questa volta come un essere umano pieno di amore, non uno prigioniero dell’alcol e della violenza.

All’inizio la mia relazione con Osho fu molto simile a quella col mio patrigno. Volevo compiacerlo e fare tutto bene e assicurarmi che lui fosse felice. Osho continuò a mostrarmi che gli piacevo, ma io non riuscivo a crederci. Pensavo di essere solo un certo tipo di intrattenimento per lui. Mi accorgevo di piacergli, ma credevo che fosse per qualche motivo nascosto. Per esempio, dopo che per anni non ero stato nel suo ashram, arrivavo e mi veniva dato un posto in prima fila. Mi rendevo conto della rabbia di qualcuno dei suoi discepoli, che erano stati lì per anni: “Veeresh si ferma solo una settimana, perché sta andando a Goa e gli viene dato il posto in prima fila”.

In principio credetti che mi stesse usando come uno strumento terapeutico per colpire qualcun altro. Guardando indietro negli anni, so che non era vero. Credo di capire che io fossi un divertimento per lui, così come lui lo era per me. Imparai ad apprezzare questa cosa e, con gli anni, mi resi conto di quale speciale amicizia ci fosse fra noi. Copriva l’intero spettro – all’inizio mi sentivo un bambino in rapporto a lui, poi mi sentii finalmente un adulto, e, alla fine, addirittura un padre protettivo, preoccupato che lui stesse bene e che la sua salute fosse a posto.

Quello che lui mi mostrò, fu un’incredibile capacità di amare. Lo vidi con così tanta gente, e il suo amore era sempre lo stesso. Vidi questa cosa tantissime volte. Non ti amava per quello che facevi. Ti amava per quello che eri. Ne ricavai una grande ispirazione.

Nella comunità terapeutica di Phoenix House, io dovevo lavorare per avere amore. Dovevo fare tutto giusto e solo allora ottenevo l’approvazione.

 Osho mi amò fin dall’inizio. Fu una profonda intuizione.

È così che ora lavoro con la gente: ho quella pazienza e accettazione.

Osho mi ha anche fatto vedere che non si arrendeva mai, con nessuno. In un darshan un discepolo disse: “Osho, voglio restare qui per sempre!” E lui disse: “Benissimo! Vuoi restare qui per sempre. La prossima volta vieni per un periodo più lungo.” Aveva una grande compassione, sapendo che comunque erano tutte cazzate. Solo giochi per compiacere il maestro.

Osho mi ha mostrato che la libertà e la responsabilità vanno insieme. In altri termini, la libertà, senza la responsabilità, non funziona. Non puoi fregartene e abusare degli altri; devi considerarli e averne cura. Un bambino può fare a meno di preoccuparsi delle conseguenze, ma quando sei adulto non funziona più. Osho mi fece vedere che più libertà ho, più ho responsabilità. Quando faccio qualcosa veramente bene, e mi occupo delle mie responsabilità, allora ho più libertà essere me stesso, spontaneo, e godermi così il fatto di essere vivo.

Anche se mi sentirò sempre ansioso quando passo la dogana – nonostante ora non abbia più nulla a che fare con la droga – non ho più conflitti con l’autorità. In qualche punto lontano, ancora sento: “Ecco che arrivano i rompipalle!” Anni fa, quando ero tossicodipendente, giocavo a guardie e ladri con la polizia. Quando vedo un poliziotto, provo ancora quella vecchia sensazione – finché non ci parlo. Ma non sono più reattivo, rispetto all’autorità.

Credo che il mio atteggiamento amorevole e responsabile sia il mio modo personale di essere in una posizione di autorità. Cerco di dare spazio alle persone. Credo che questo voglia dire essere responsabili. Incoraggio il loro modo di essere. Cerco di scoprire che cosa fa felice la gente e cerco di aiutarla a raggiungerlo. La mia visione è che tutti i miei amici siano felici. Questo è il tipo di comune che dirigo adesso. Amo le persone per quello che sono, e amo il loro potenziale, quello che diventeranno. E desidero vederlo svilupparsi.

Mi guardo allo specchio, quando mi faccio la barba, e mi dico: “Veeresh, sei un essere umano meraviglioso (senza gonfiarmi troppo). Guarda cosa hai fatto nelle tua vita! Sei incredibile. Hai sessant’anni e il tuo corpo è come quando ne avevi quattordici (be’, forse un po’ più vecchio). Hai uno spirito, un entusiasmo e un’energia che si riflettono nelle persone intorno a te”. Quello che sono è il risultato di quello di cui ho parlato finora.

Sono riconoscente a Osho per le ali che mi ha dato – ora posso dire a me stesso: “Ehi, vai proprio bene così come sei!”.

tratto da Viha Connection

 

 

L’altro giorno ho detto qualcosa su Veeresh, uno dei miei terapisti più sinceri, onesti e autentici. E ora, arrivando, l’ho visto di nuovo. Piangeva come un bambino. Lacrime di pura gioia. Queste lacrime le ho create io. Non finiranno nei libri di storia, ma trasformeranno molti di quelli che entreranno in contatto con lui. Con le sue lacrime ha creato un ponte tra il mio e il suo cuore, tra il mio e il suo essere. È una di quelle persone silenziose, che continuano a lavorare senza vantarsi di nulla.

OSHO

  

Recentemente di Veeresh è uscito in italiano “La compagnia del maestro” in cui ricostruisce e riporta i suoi colloqui con Osho avvenuti tra il 1974 e il 1990. Un resoconto prezioso per scoprire i più sottili aspeti della natura umana e intravedere la possibilità di un modo nuovo per fare terapia che conduce alla meditazione.

(ritorna a "Sommario)


 

 

 

MEDITAZIONE PER IL NUOVO MILLENIO

 

 

Un mondo migliore può esistere. Ma a differenza di ciò che si tende a pensare la rivoluzione deve accadere all’interno dell’individuo.

Lo strumento?

La meditazione.

 

 

 

 

 

 

 

La meditazione. Che noia, posso sentirvi dire e non posso darvi torto.

La maggior parte delle persone pensa che la meditazione abbia odore di ascetismo o addirittura di santità. La parola evoca un’immagine di gente seduta in posizioni scomode con il naso per aria, che cerca di apparire rilassata. Se le tradizioni del passato non ti eccitano particolarmente, ti potrebbe venire in mente un commento acido del tipo: “Ma a chi sarà venuto in mente di provare a rilassarsi con la caviglie dietro le orecchie…?”

Se sei un vecchio lettore dell’Osho Times sai benissimo che la visione di Osho è ben diversa. Il nostro scopo è celebrare quel meraviglioso personaggio chiamato “Zorba il Buddha”, qualcuno i cui piedi sono ben piantati nel terreno, ma che può facilmente arrivare alle stelle.

Parliamo allora in stile Zorba. Che cos’è la meditazione?

Immagina di essere a capo di una società, la “Stuzzicadenti Spa”. Ogni giorno devi seguire molte cose: la creazione dei prodotti, la confezione, la spedizione ai clienti, le nuove ordinazioni, le lamentele in caso di errori, i conti da pagare, i salari agli operai. In più devi cercare di arrivare a casa alla sera in tempo per stare un po’ con i tuoi figli prima che vadano a letto… Una tipica giornata di lavoro. E tutti i giorni ci sono decisioni da prendere: come incrementare la produzione, controllare i costi dei prodotti, valutare se gli operai sono soddisfatti del loro lavoro e ti sostengono in quello che vuoi fare. E poi se sia il momento di espandere la ditta, di assumere nuovi operai, di investire in un miglioramento dell’impianto di illuminazione della fabbrica… e così via.

Per avere una possibilità di prendere le decisioni giuste, hai bisogno di avere a disposizione informazioni esatte. Senza conoscere i costi reali del tuo business, quanti stuzzicadenti hai prodotto e venduto, quali siano le spese di trasporto, ti perderesti completamente.

Ora pensa a te stesso come se fossi una piccola ditta, la “Ditta Io”. Naturalmente lavori in proprio! E durante il corso della giornata ti succedono cose di ogni genere. Devi prendere moltissime “decisioni” che influenzano la tua vita. Decisioni riguardo gli amici, la famiglia, i colleghi. Sul cibo e le bevande. Sul lavoro e il tempo libero. Sull’amore e sull’odio. Il fatto sconcertante è che il 90% delle decisioni che prendiamo su fatti cruciali della nostra vita, avvengono a livello inconscio. O forse “involontario” è la parola più adatta. Non “intendevi” essere sgarbato con quella persona, non “intendevi” mangiare troppo, non volevi veramente irritare il tuo collega, e così via.

Appare così che forze di cui non siamo nemmeno lontanamente consapevoli sono alla base di quasi tutte le nostre azioni. Forse l’esempio più appariscente è la tendenza degli uomini a cercare una donna che somigli alla propria madre! E senza avere alcuna idea di quello che stanno facendo.

Così eccoti qua, da una parte insisti sull’ottenere tutte le informazioni possibili sulle entrate e uscite della “Stuzzicadenti Spa”, in modo da poter essere un imprenditore di successo. E dall’altra continui a cercare di fare della “Ditta Io” un’impresa di successo, senza avere la minima idea di ciò che accade dietro le quinte!

Non c’è bisogno di dire che ci sono moltissime persone che hanno successo negli affari e pochissime che riescono a fare di se stessi un’impresa di successo. Ecco che cos’è la meditazione: imparare l’arte di essere il più possibile consapevoli di ogni sfumatura della propria vita; imparare a comprendere ciò che è il tuo essere reale e ciò che è solo un vestito preso in prestito.

Ogni giorno ti guardi allo specchio e ti chiedi perché ti sembra che qualcosa proprio non vada bene nell’abito che indossi: qui è troppo stretto, lì invece troppo largo. La meditazione è il coraggio di avere fiducia in questa sensazione e di continuare a provare finché non trovi qualcosa che ti sta a pennello. Ma per far questo devi prendere tu stesso le tue misure, e farlo con la stessa accuratezza con cui misuri i dati della tua azienda. Puoi permetterti di non farlo?

 

 

Oggi la meditazione è diventata una pura e semplice questione di sopravvivenza… ed è anche un luogo comune. Ecco perché se ne parla tanto, ed ecco perché sotto questo cappello generico si è raccolto di tutto, al punto che è ormai diventato un tutto e un nulla, difficile da comprendere.

Quindi sarà bene chiarire cosa non è meditazione.

Primo: non è concentrazione. All’insegna della meditazione, nella nostra cultura occidentale, vengono proposte tecniche di messa a fuoco della mente che aiutano a usarla meglio, a gestire meglio il proprio tempo e le proprie energie, a non perdersi nel caos della vita e delle sue sollecitazioni: ma che non sono affatto meditazione.

Secondo: non è contemplazione. La tradizione cristiana in particolare, nella quale la nostra cultura è radicata, avvertiva questo soffermarsi in quiete a rimirare “pensieri puri”, “idee platoniche”, intuizioni sul divino e l’anima e quant’altro, come la più sublime delle gioie riservate all’uomo. Ma, pur essendoci un fondo di verità in tutto questo, ancora siamo nel regno della mente, e tutto ciò che si trova all’interno dei confini della mente nulla ha a che vedere con la meditazione vera e propria.

Terzo: non si tratta di meditare “su” qualcosa. La meditazione è un fine in sé, non uno strumento per giungere da qualche parte, fosse anche una comprensione o un’intuizione o una percezione di comunione con la vita. Meditazione è infatti l’annullarsi di qualsiasi orizzonte.

E, infine, meditazione non è preghiera, proprio perché non esiste in questa dimensione alcun rapporto con un qualsiasi “oggetto” o “altro da sé” con il quale interagire o a cui rivolgersi.

Per evitare malintesi, per indicare questo stato dell’essere sarebbe meglio coniare una parola nuova, o adottare quella usata in India da secoli: dhyana. In un’epoca in cui i linguaggi si intersecano e si includono a vicenda, non è poi cosa che debba stupire, anche perché questo termine è stato in passato esportato in tutta l’Asia, man mano che le intuizioni della spiritualità indiana venivano a contatto con altre culture.

Perché allora non assimilare anche noi questa parola nuova che libera da molti malintesi il nostro orizzonte interiore?

 

 

L’ORA DELLA MEDITAZIONE

 

Ora è diventata realmente una situazione di emergenza. Il mondo intero è in balia di una follia a lungo rimandata. Abbiamo rimandato e rimandato e ora siamo all’ultimo stadio, al punto di evaporazione.

Ci sono solo due possibilità: una è che l’umanità possa commettere un suicidio collettivo, perché questa follia non può essere accumulata ulteriormente. Le religioni vi hanno contribuito, e così i moralisti, gli insegnanti, i cosiddetti grand’uomini hanno contribuito a rendere l’uomo sempre più folle. E ora è arrivato il momento finale in cui possiamo commettere un suicidio collettivo con bombe atomiche o bombe all’idrogeno o qualcos’altro.

L’uomo attuale a questo punto non può più essere tollerato sulla terra. È diventato intollerabile. Insieme a se stesso sta assassinando l’intero pianeta. Non ha solo istinti suicidi, ha anche tendenze omicide, sta uccidendo tutto. L’uomo sta uccidendo tutto sulla terra. Non c’è niente di vivo che gli piaccia ora; gli piacciono solo cose morte. E più sono morte e meglio è, perché allora può possederle, manipolarle.

Sta uccidendo la natura e ogni altra cosa sulla terra. Non può venire tollerato e la sua stessa follia lo sta portando al punto di evaporazione. Per questo motivo, il momento si sta avvicinando sempre di più. In tutto il mondo chi è in grado di pensare e di sentire e di sapere, è in cerca di metodi, sta creando metodi per aiutare l’umanità a trascendere la pazzia. Questo è l’unico modo.

Osho, tratto da:

Meditazione Dinamica: l’arte dell’estasi interiore - ed.Mediterranee

 

 

Cos’è la meditazione?

Una definizione di Osho

 

Dhyana vuol dire stato di meditazione, il divino stato di meditazione. La parola “meditazione” non è un’adeguata traduzione di dhyana, perché in Occidente non è mai esistito qualcosa di simile a dhyana e per questo motivo nessuna lingua occidentale ha un termine appropriato per definire questo stato.

Meditazione è la parola che gli si avvicina di più, ma manca comunque il bersaglio. Meditazione significa contemplazione e riflessione, mentre dhyana vuol dire non pensare affatto, essere semplicemente. La meditazione è un’attività e dhyana uno stato dell’essere. La meditazione indica ancora il pensare, magari in forma più concentrata.

I cristiani dicono: “Meditate su dio”. Noi in Oriente non possiamo dire una cosa del genere, perché se mediti su qualcosa non è più meditazione. Sarà un pensare a dio, cos’altro puoi fare? Quando c’è un oggetto, tu pensi a quell’oggetto.

In Oriente diciamo che dhyana è uno stato di non-pensiero – in cui sei pienamente consapevole, sveglio, non immerso nel sonno – ma privo di un oggetto, senza alcun oggetto nella tua consapevolezza. Dhyana è uno stato di consapevolezza non-pensante, una consapevolezza priva di contenuto. Sei e basta. Non c’è attività, né mentale né fisica. È assoluta passività, niente accade, niente viene fatto: sei, e questo è tutto.

Da questa parola sanscrita, dhyana, derivarono le parole “chan” in Cina e “zen” in Giappone, entrambe derivano dalla stessa radice “dhyana”.

Osho, tratto da: This is it


METODI MODERNI

PER L’UOMO MODERNO

 

Gli antichi metodi di meditazione vennero sviluppati in Oriente. Non si occuparono mai dell’uomo occidentale. L’epoca in cui venne scritto il Vigyan Bhairava Tantra – in cui vennero perfezionate 112 tecniche di meditazione – risale a cinque-diecimila anni fa. In quei tempi non esistevano né l’uomo occidentale, né la società occidentale, né la cultura occidentale. L’Occidente era ancora barbaro, primitivo, poco importante. L’Oriente era il mondo intero, al culmine della sua crescita, ricchezza, civiltà.

I miei metodi di meditazione sono stati sviluppati a partire da una assoluta necessità. Voglio che la differenza tra Oriente e Occidente venga dissolta.

In primo luogo, la mente orientale e quella occidentale devono essere portate a uno stato simile. Le mie tecniche di meditazione: dinamica, kundalini e altre, sono tutte catartiche; la loro base è la catarsi.

Questi metodi sono assolutamente necessari per la mente occidentale. Ma un nuovo fattore ha fatto il suo ingresso ora: essi sono diventati necessari anche per la mente orientale. La mente per la quale Shiva scrisse i suoi 112 metodi di meditazione non esiste più adesso, nemmeno in Oriente. L’influenza occidentale è stata tremenda. Le cose sono cambiate.

Al tempo di Shiva l’Oriente era al culmine della sua gloria, veniva chiamato “un uccello dorato”. Aveva tutti i lussi e gli agi: era davvero ricco.

Ora la situazione si è capovolta: l’Oriente è stato in schiavitù per duemila anni, sfruttato da quasi tutti nel mondo, invaso da una dozzina di paesi, saccheggiato di continuo, violentato, dato alle fiamme. Adesso è poverissimo.

Tre secoli di dominio britannico in India hanno distrutto il sistema scolastico indiano – che era una cosa totalmente diversa. Hanno obbligato la mente orientale a ricevere un’istruzione in accordo agli standard occidentali. Hanno quasi trasformato l’intelligentsia orientale in un’intelligentsia occidentale di seconda categoria. Hanno trasmesso all’Oriente tutte le loro malattie: eccessiva velocità, fretta, angoscia continua, ansietà.

E così adesso i miei metodi possono essere applicati da entrambi. Io li chiamo metodi preliminari. Devono distruggere tutto ciò che ti impedisce di avvicinarti alla meditazione silenziosa. Quando la meditazione dinamica o kundalini hanno successo, sei pulito. Hai cancellato la repressione. Hai cancellato le corse, la fretta, l’impazienza. Ora puoi entrare nel tempio.

Osho, tratto da: Light on the Path

 

 

I mantra non servono

 

Nessuno può star seduto in silenzio nemmeno per pochi minuti. Perché quando siedi in silenzio, l’ansia comincia ad alzare la testa. Ti spaventi moltissimo. Ecco perché la gente chiede, persino in meditazione: “Cosa dovremmo fare? Possiamo recitare un mantra?” Allora va tutto bene; il mantra diventa una copertura. Puoi ripetere: “Ram, ram, ram” e continuare a ripeterlo. La ripetizione mantiene l’ansia sotto controllo.

La vera meditazione è zen, vipassana. La vera meditazione è lo stare seduti in silenzio, senza far nulla. Seduti in silenzio, senza far nulla, questa è la vera meditazione. Non ci sono altre tecniche, non c’è una tecnica per questo. Non c’è bisogno di ripetere mantra. Non devi usare preghiere, né pronunciare il nome di dio. Siedi e basta… ma questa è la cosa più difficile del mondo. Sembra facile!

Osho, tratto da: The Perfect Master

 

 

Fai uno sforzo, solo così

potrai rilassarti veramente

 

Persino meditare vuol dire fare qualcosa, persino star seduti in silenzio è fare qualcosa, persino non far nulla è una specie di fare. In superficie, tutte le tecniche di meditazione sono “fare”. Ma in un senso più profondo non lo sono affatto, perché se le usi con successo, il fare scompare.

Solo all’inizio appare come uno sforzo. Se hai successo, lo sforzo scompare e tutto diventa spontaneo e senza sforzo. Se hai successo, non è un fare. Allora non è necessario alcuno sforzo da parte tua. Diventa come respirare, è lì, presente. Ma all’inizio lo sforzo è necessario, perché la mente non può fare niente che non sia uno sforzo. Se le dici di non fare uno sforzo, le sembrerà una cosa del tutto assurda.

Nello zen, dove si mette molta enfasi sull’assenza di sforzo, i maestri dicono ai discepoli: “Siedi e basta. Non far nulla.” Il discepolo ci prova, naturalmente. Cosa può fare se non provarci? Il discepolo prova a stare seduto semplicemente, e poi ci riprova, prova a non far nulla e il maestro lo colpisce sulla testa con il bastone e dice: “Non farlo! Non ti avevo detto di provare a sederti, perché quello diventa uno sforzo. E non cercare di non fare niente, perché è una specie di fare. Siedi e basta!”

Se ti dico di sederti e basta, cosa farai? Farai qualcosa che lo renderà diverso dal semplice sedersi; si introdurrà uno sforzo. Sarai seduto con sforzo, ci sarà tensione. Non sei capace di stare seduto e basta. Sembra strano, ma nel momento in cui cerchi di farlo, tutto si complica. Lo sforzo stesso di sederti lo rende complicato. Allora cosa fare?

Al principio ci sarà uno sforzo, ci sarà il fare, ma solo al principio, come male inevitabile. Ma ricorda costantemente che devi andare oltre. Deve arrivare un momento in cui non stai facendo nulla riguardo alla meditazione, sei lì e succede; seduto o in piedi, e succede; non facendo nulla, succede.

Tutte queste tecniche sono solo un aiuto per arrivare a un momento privo di sforzo. La trasformazione interiore, la comprensione interiore, non possono accadere tramite lo sforzo, perché è una specie di tensione. Con lo sforzo non puoi essere completamente rilassato; lo sforzo creerà una barriera. Avendo ben presente questa considerazione, se fai uno sforzo, piano piano sarai anche capace di abbandonarlo.

Osho, tratto da: Vigyan Bhairav Tantra, Vol. 2

 

 

Comincia con la catarsi

o ti sentirai frustrato

 

Per conto mio non consiglio a nessuno di cominciare mettendosi immobili a sedere. Cominciate da dove è più facile, altrimenti vi esporrete fin dall’inizio a provare una serie di sensazioni non necessarie… cose che non hanno nulla a che fare con la vostra situazione del momento.

Se cominciate costringendovi a rimanere seduti, sentirete una grande irrequietezza montare dentro di voi. Più cercherete di starvene esclusivamente seduti e maggiore sarà la vostra inquietudine. Non acquisterete consapevolezza di nient’altro tranne che della vostra alienazione mentale. La conseguenza sarà l’insorgere di stati depressivi; vi sentirete frustrati. Certo quello che proverete non sarà beatitudine; al contrario comincerete a pensare di essere matti, e non è escluso che lo possiate diventare davvero!

Io comincio dalla vostra pazzia, non dalla posizione seduta; do spazio alla vostra pazzia. Se danzate follemente, in voi accadrà esattamente l’opposto. Mentre danzate follemente, comincerete a essere consapevoli di un punto silenzioso dentro di voi; quando sedete silenziosi, invece, diverrete via via consapevoli soltanto della vostra follia. La consapevolezza si focalizza sempre sull’opposto.

Danzate follemente, in modo caotico, piangete, respirate caoticamente: date libero sfogo alla vostra pazzia. Comincerete allora a diventare consapevoli di un punto sottile, un punto in profondità dentro di voi che è silenzioso e quieto, in contrasto con la frenesia della periferia. Sarà con estrema felicità che percepirete nel centro di voi stessi questo intimo silenzio. Se invece vi costringete a rimanere seduti, allora non percepirete altro che il folle dentro di voi; all’esterno sarete silenziosi, ma dentro di voi regnerà la pazzia.

Sarà molto meglio cominciare con qualcosa di attivo, qualcosa di positivo, vivo, dinamico; allora comincerete a percepire un crescente silenzio interiore. Più profondo diventerà questo silenzio, e più vi sarà possibile adottare la posizione seduta o distesa… vi diverrà possibile la meditazione silenziosa. Ma allora le cose saranno ben diverse, completamente diverse.

Una tecnica di meditazione che cominci con il movimento, con l’azione, vi aiuta anche in altri modi. Provoca una catarsi.

Quello che soffocate in voi stessi è in realtà da gettare, non da reprimere. Si è accumulato dentro di voi perché avete continuato a reprimerlo. Tutti i nostri condizionamenti, la civiltà, l’educazione, sono repressivi. Avete represso  molto che, in un ambito educativo diverso, avreste smaltito facilmente… se soltanto la vostra educazione fosse stata più cosciente, i vostri genitori più consapevoli. Con una maggiore consapevolezza del meccanismo interno della mente, nel periodo della vostra formazione vi sarebbe stato possibile sbarazzarvi di molte cose.

Per esempio, quando un bambino si arrabbia, gli diciamo: “Non arrabbiarti”. Egli comincia così a reprimersi e, col passare del tempo, quello che era un fatto occasionale diviene permanente. Ora non sfogherà più la sua collera, ma sarà comunque arrabbiato. La nostra rabbia è il risultato dell’accumulazione di tutta una serie di accessi che in realtà erano soltanto transitori. Nessuno può essere adirato in continuazione, a meno che la sua collera non sia sempre stata repressa. L’ira è un fatto del tutto occasionale che viene e va: se la si esprime, essa sbolle. A parer mio, quindi, consentirei ai bambini di dare alla loro stizza un’espressione più autentica, di arrabbiarsi senza problemi, di andare in fondo alla loro rabbia. Non li reprimerei.

Naturalmente, sorgeranno dei problemi. Per noi il concetto di “andare in collera” presuppone l’esistenza di qualcuno che sia bersaglio di questa collera. Ma un bambino può essere plasmato. Gli si può dare un cuscino e dirgli: “Arrabbiati col cuscino. Sfoga su di lui la tua violenza”. Fin dai primi anni, un bambino può essere cresciuto in modo da indurlo soltanto a deviare la sua collera. Gli si dia un oggetto qualsiasi che egli possa sbatacchiare di qua e di là finché la sua rabbia è sbollita. Sarà un questione di minuti, di secondi, ed egli avrà dissipato tutta la sua ira… non l’avrà accumulata dentro di sé.

Avete accumulato dentro di voi rabbia, sesso, violenza, avidità… di tutto! Questo accumulo è diventato una follia annidata dentro di voi. È lì, dentro di voi. Se cominciate quindi con un metodo di meditazione repressivo, costringendovi per esempio a rimanere seduti, impedirete a questa follia di venire alla luce e di dissolversi: la soffocherete ancora una volta. Per questo io comincio con la catarsi. Il primo passo deve essere quello di gettare al vento tutte le vostre impressioni ed emozioni represse. Soltanto quando sarete in grado di buttare fuori la rabbia, potrete dirvi maturi.

Bastano pochi attimi per alleggerirsi del peso di una vita… o addirittura di vite e vite. Se siete pronti a gettare ogni cosa, a spalancare le porte alla vostra follia, pochi istanti bastano per una profonda pulizia. Ora siete puliti, freschi, innocenti. Siete ritornati bambini. Ora, nella vostra rinata innocenza, potete sedervi a meditare (sedervi o mettervi a giacere, qualunque cosa vogliate), poiché il folle che era dentro di voi non è più là a inquietarvi.

La prima cosa da fare è quindi una profonda pulizia… una catarsi, espellendo ogni impressione repressa; rendetevi vuoti e liberi… un varco, un passaggio, attraverso il quale quanto sta al di là di voi possa entrare e fluire. Soltanto allora e non prima, sedere diviene fruttuoso, il silenzio proficuo.

Quando il silenzio sopraggiunge spontaneamente e cala su di voi, non è una menzogna. Non siete stati voi a coltivarlo. Viene a voi, vi succede. Cominciate a sentirlo crescere dentro di voi come una madre sente il bambino crescere dentro. Un profondo silenzio si svilupperà dentro di voi; ne diverrete gravidi. Soltanto allora avverrà una trasformazione; altrimenti tutto sarà soltanto un’illusione. E si può continuare a illudersi per vite e vite, la capacità di farlo è infinita.

Osho, tratto da:

Meditazione Dinamica: l’arte dell’estasi interiore - Ed.Mediterranee

 

 

LA MEDITAZIONE DINAMICA

 

La meditazione attiva che ha reso Osho famoso in tutto il mondo. Una tecnica rivoluzionaria che ha aiutato e ancora aiuta milioni di ricercatori risvegliando l’energia vitale e innescando un profondo processo di trasformazione interiore.

 

Il mio sistema di Meditazione Dinamica comincia con il respiro, poiché la respirazione ha radici profonde nell’essere. Forse non ti sei mai reso conto che la respirazione ha un ruolo importante in molte circostanze. Il corpo ha due tipi di sistemi. Uno è volontario, un altro involontario. Posso muovere la mano volontariamente, ma non posso influenzare la circolazione sanguigna. Essa è involontaria. Il corpo è dotato di questi due tipi di sistemi, il volontario e l’involontario. Con il respiro puoi fare qualcosa, ma solo fino a un certo punto: puoi respirare profondamente o lentamente, puoi cambiare il ritmo, puoi persino smettere di respirare per alcuni minuti o secondi. Ma non puoi smettere per sempre. Il respiro è un anello di congiunzione tra i sistemi volontario e involontario del corpo.

Se puoi alterare il respiro, sarai in grado di cambiare molte cose. Se puoi osservare il respiro nei minimi dettagli, puoi scoprire molte cose su di te. Quando sei arrabbiato, hai un ritmo respiratorio diverso; quando sei innamorato, tale ritmo subisce un radicale mutamento. Se sei rilassato, respiri in un certo modo; se sei teso, respiri in modo differente. Non puoi andare in collera se respiri come quando sei rilassato. È impossibile.

Quando sei eccitato sessualmente, il tuo respiro cambia. Se non permetti che il respiro cambi, la tua eccitazione sessuale svanirà automaticamente. Questo indica che il respiro è collegato in profondità con il tuo stato mentale. Se modifichi il respiro, puoi cambiare il tuo stato mentale. O, al contrario, se cambi lo stato mentale, il respiro cambierà. Per questo io comincio col respiro e suggerisco di iniziare la tecnica con 10 minuti di respirazione caotica, dove per caotica intendo inspirare ed espirare senza nessun ritmo, senza ritmo. Inspira e quindi espira più che puoi… nient’altro.

Questa respirazione caotica serve a creare caos all’interno del tuo sistema represso. Qualunque tuo stato è collegato a un certo tipo di respirazione. Un bambino respira in un modo tutto suo, e quando diviene consapevole della sessualità, per conto suo o ad opera dei genitori o della società, comincia a respirare in modo diverso. Se sei sessualmente inibito, non riuscirai a respirare profondamente perché ogni respiro profondo va a colpire il centro sessuale. Così se hai paura del sesso, non puoi respirare profondamente. E noi creiamo la paura del sesso nei bambini. Se un bambino si tocca o gioca con i suoi organi genitali, lo blocchiamo. Quando lo fermi, il suo respiro si fa superficiale. Non può respirare profondamente, si è spaventato. Nella paura, non puoi respirare profondamente; la paura crea un respiro superficiale.

Questa respirazione caotica serve a distruggere tutti i sistemi del passato. Distruggerà qualunque cosa tu abbia fatto di te stesso. Creerà il caos dentro di te, perché a meno che non si crei il caos, non puoi liberare le tue emozioni represse. E quelle emozioni ora sono bloccate nel corpo.

Dieci minuti di respirazione caotica sono l’ideale. Ma deve essere caotica. Non è una specie di pranayama, di respiro yogico. È semplicemente caotica, per tutta una serie di ragioni. Una respirazione profonda e veloce ti porta più ossigeno. Con più ossigeno nel corpo, diverrai più vitale, più animale. Gli animali sono vitali e l’uomo è mezzo morto. Devi essere trasformato di nuovo in un animale; solo allora potrai evolverti. Sei falso, e se sei vivo solo a metà non si può fare niente con te.

Questa respirazione caotica ti renderà più simile a un animale: vivo, vibrante, vitale; avrai più ossigeno nel sangue, più energia nelle cellule. Le cellule del tuo corpo diventano più vive e questa ossigenazione aiuta a creare elettricità corporea; puoi chiamarla bioenergia. Quando c’è elettricità nel corpo, puoi muoverti in profondità, spingerti oltre te stesso, perché questa elettricità lavorerà dentro di te. Così come sei, sei morto o almeno mezzo morto… Perché persino essere completamente morto va bene. Qualcosa che sia completa è sempre buona, ma questa morte a metà è deleteria.

Il corpo ha le proprie sorgenti di elettricità. Se le martelli con una respirazione vigorosa, e con più ossigeno, l’energia comincerà a fluire. E se diventi veramente vivo, non sei più un corpo. Quando sei vivo ti senti energia, non materia. Poiché sei mezzo morto, senti di essere un corpo. Ecco perché ti senti così pesante. Questa condizione ti dà un senso di pesantezza, ti senti tirare giù dalla gravità. Ti senti un peso da portare in giro. Sei pesante. Avverti questa pesantezza perché sei mezzo morto. Più diventi vivo, più l’energia fluisce nel tuo sistema e meno ti senti come essere fisico. Ti percepirai più come energia e meno come materia.

Se in un momento qualunque ti accade di essere più vivo, allora non sei orientato verso il corpo. Una delle ragioni per cui il sesso ha così tanto fascino è che se sei veramente presente nell’azione – ti muovi con totalità, completamente vivo – allora non sei più un corpo, ma solo energia. Sentire questa energia è realmente necessario, se vuoi andare più avanti.

Il passo successivo è la catarsi. Impazzisci consapevolmente; qualunque cosa ti venga in mente, qualunque cosa, esprimila e coopera pienamente. Nessuna resistenza, solo un fluire delle emozioni…

Se vuoi urlare, urla; coopera totalmente. Un grido profondo, totale, nel quale è coinvolta la totalità del tuo essere, è molto terapeutico, profondamente terapeutico. Molte cose, molti stati morbosi, verranno liberati attraverso questo urlo. Se il grido diventa totale, conterrà tutto il tuo essere. Datti la possibilità di esprimerti attraverso il pianto, la danza, le lacrime, i salti, l’andare fuori di testa, come si usa dire. Anche il secondo stadio dura dieci minuti, e in pochi giorni comincerai a capirne il significato.

All’inizio potrebbe essere solo uno sforzo o persino una recita. Siamo diventati così falsi da non poter fare niente di reale o di autentico. Non abbiamo mai riso, non abbiamo pianto, non abbiamo urlato in modo autentico; tutto è solo una facciata, una maschera. Così quando cominci a farlo, all’inizio può essere forzato. Potrebbe richiedere uno sforzo, potrebbe essere pura finzione, ma non preoccupartene, continua. Presto raggiungerai la diga che hai innalzato a contenere tutto ciò che hai represso. La raggiungerai, e quando l’avrai abbattuta ti sentirai alleggerito di un peso; una nuova vita verrà a te, sarà come rinascere. Questo alleggerimento è fondamentale, e senza non ci può essere meditazione per l’uomo così com’è ora. Non parlo delle eccezioni; queste sono irrilevanti.

Con questo secondo passo, quando le cose vengono gettate fuori, diventi vuoto. Questo è il significato di vuoto, essere sgombri da tutte le repressioni. Questo vuoto consente di fare qualcosa.

Nel terzo stadio uso il suono hu. Nel passato sono stati usati diversi suoni; ognuno ha un effetto specifico. Per esempio, gli indù hanno usato il suono om. È un suono che forse ti è familiare, ma non te lo suggerisco. Esso sollecita il centro del cuore. Tocca solo il cuore e torna indietro; non può andare più in profondità.

I Sufi hanno usato hu, e se lo pronunci a voce alta, va in profondità nel centro sessuale. Per cui questo suono viene usato proprio come un martello interno. Quando sei diventato vuoto, sgombro, solo allora questo suono può muoversi dentro di te. Il movimento del suono è possibile solo quando sei vuoto. Se sei pieno di repressioni non accadrà nulla. A volte è persino pericoloso usare un mantra o un suono quando sei colmo di repressioni, perché ogni repressione modificherà il suono dentro, e il risultato finale potrebbe essere qualcosa che non avevi mai sognato o desiderato, né ti saresti potuto aspettare, perché ogni livello di repressione cambierà il percorso del suono. Hai bisogno di una mente vuota, solo allora si può usare un mantra.

Non suggerisco mai un mantra a chi è agli inizi. Nell’India antica c’erano alcuni mantra che venivano usati solo da sannyasin, mai dalla gente comune. Non era permesso che venissero usati dalle persone comuni, perché il loro sistema interiore era diverso. Il suono hu avrebbe potuto disturbarle. Per questo solo a un sannyasin veniva permesso l’uso di certi suoni.

Il mantra hu non dovrebbe essere usato senza prima fare gli altri due stadi. Non dovrebbe mai essere fatto senza i primi due. Se sei nevrotico e la nevrosi non viene rilasciata, allora se fai “hu”, diventerai ancora più nevrotico. Solo nel terzo stadio, per dieci minuti, deve venire usato questo “hu”, il più forte possibile. Mettici tutta la tua energia. È un martellamento. Quando sei vuoto, questo hu va dentro in profondità e colpisce il centro sessuale.

Il centro sessuale può essere colpito in due modi. Il primo è naturale. Se sei attratto da un membro del sesso opposto, il centro sessuale viene colpito dall’esterno. In realtà questo colpo è anche una sottile vibrazione. Un uomo è attratto da una donna o una donna da un uomo. Perché sono attratti? Che cosa c’è in un uomo e che cosa c’è in una donna? Un’elettricità positiva o negativa li colpisce, una sottile vibrazione: in effetti, è un suono. Forse hai osservato come gli uccelli usino il suono come richiamo sessuale. Tutti i loro canti sono sessuali; si colpiscono a vicenda con suoni particolari. Questi suoni colpiscono i centri sessuali degli uccelli del sesso opposto.

Sottili vibrazioni elettriche ti colpiscono dall’esterno. Quando il tuo centro sessuale viene colpito da fuori, la tua energia comincia a fluire verso l’esterno. Questo causa la riproduzione, la nascita: dai vita a un nuovo essere.

Questo “hu” colpisce lo stesso centro di energia dall’interno; e quando il centro sessuale è colpito da dentro, l’energia comincia a scorrere verso l’interno. Questo fluire interno dell’energia ti trasforma completamente. Sei un uomo nuovo, rinato.

Nel terzo stadio uso hu come un mezzo per portare l’energia verso l’alto. I primi tre stadi sono tutti catartici. In realtà non sono meditazione, ma soltanto fasi preparatorie. Sono un “allenamento” per spiccare il salto, non il salto stesso. Il quarto stadio è quello del salto. Nel quarto stadio ti comando di fermarti! Quando dico “stop!” arrestati completamente, nell’immobilità più assoluta. In questa immobilità sii solo un testimone, un’attenzione consapevole; non fare nulla, rimani un osservatore, rimani con te stesso; non fare nulla, non muoverti, non desiderare, non proiettarti nel futuro, ma rimani lì e in quel momento, e osserva silenziosamente qualunque cosa accada…

È grazie ai primi tre stadi che ti è possibile rimanere nel tuo centro. Senza di essi, non puoi rimanere con te stesso. Puoi continuare a parlarne, a pensarci, a sognarlo, ma non succederà perché non sei pronto.

Questi primi tre stadi ti prepareranno a rimanere nel momento, ti renderanno cosciente. Questo è meditazione. Avviene allora qualcosa che va al di là delle parole. E quando accade, non sarai mai più lo stesso, è impossibile. È una crescita. Non è solo un’esperienza, è un’evoluzione.

Questa è la differenza tra le tecniche fasulle e quelle reali. Con le tecniche fasulle puoi avere un’esperienza, ricordatelo, ma poi ritornerai al punto di partenza. È stato solo una fugace apparizione, non una crescita. Questo può succedere anche con l’Lsd: avrai un’intuizione momentanea. Può succedere con altre tecniche: puoi avere un’apparizione, un’esperienza, ma ricadrai indietro perché non sei cresciuto realmente. L’esperienza è accaduta a te; tu non sei accaduto all’esperienza. Non sei cresciuto. Quando cresci, non puoi ricadere indietro.

Se un bambino sogna di essere diventato un giovanotto, può avere una visione fugace di sé come tale, ma è sempre un sogno. Il sogno verrà spezzato e sarà di nuovo un bambino perché non è cresciuto. Ma se sei cresciuto e sei diventato un giovanotto, non puoi tornare indietro e diventare un bambino: è una crescita reale. Questo è il criterio per giudicare se un metodo, una tecnica, sono reali o falsi.

Ci sono tecniche fasulle che sono più facili da fare, ma non portano da nessuna parte. E se sei solo a caccia di esperienze, cadrai vittima di ogni tipo di tecnica fasulla. Una tecnica autentica non si preoccupa delle esperienze in quanto tali. Una tecnica autentica si preoccupa della crescita reale. Le esperienze accadono, ma sono irrilevanti. A me interessa solo la crescita, non le esperienze.

Devi crescere verso l’unità, verso la totalità di te stesso, verso la sanità mentale. Questa sanità non può esserti imposta con la forza. La società cerca di forzarla, ma dentro rimani folle, e la sanità è solo una facciata. Io non voglio importi con la forza questa sanità. Anzi, porterò alla luce la tua follia. Quando sarà uscita completamente allo scoperto, e gettata al vento, la sanità accadrà spontaneamente. Crescerai. Sarai trasformato. Questo è il senso della meditazione.

Osho, tratto da:

Meditazione Dinamica: l’arte dell’estasi interiore - Ed. Mediterranee

 

 

Vai fino al polo opposto

Le dialettiche energetiche

della meditazione dinamica

 

La meditazione dinamica è un fenomeno energetico. Una cosa fondamentale va compresa su tutti i tipi di energia. Questa è la legge fondamentale: l’energia si muove tra due polarità.

Perché l’energia diventi dinamica, è necessario il polo opposto. È proprio come l’elettricità, che si muove tra polo positivo e negativo. Se ci fosse solo il polo negativo, l’elettricità non esisterebbe; e così se ci fosse solo il polo positivo. Entrambi i poli sono necessari. Quando si incontrano, creano elettricità. In quel momento appare la scintilla.

Ed è lo stesso per tutti i fenomeni. La vita continua: la polarità uomo-donna. La donna è l’energia vitale negativa; l’uomo è il polo positivo. Sono poli elettrici, ecco perché c’è tanta attrazione. Con l’uomo soltanto, la vita scomparirebbe; con solo la donna, non ci sarebbe che morte. Tra l’uomo e la donna si forma un equilibrio. Tra l’uomo e la donna, questi due poli, queste due sponde, scorre il fiume della vita. Dovunque volgiate lo sguardo, troverete la stessa energia che si muove in polarità, raggiungendo un equilibrio.

Questa polarità è molto importante per la meditazione, perché la mente è logica, e la vita è dialettica. Quando dico che la mente è logica, intendo che la mente si muove in modo lineare.

Quando dico che la vita è dialettica, voglio dire che la vita salta sempre all’opposto, non lungo una linea. Procede a zigzag dal negativo al positivo, dal positivo al negativo, dal negativo al positivo. Va a zigzag. Usa sempre gli opposti.

La mente si muove secondo una linea retta. Non include mai l’opposto. Nega l’opposto. Crede nell’uno, mentre la vita crede nella dualità. Quindi, qualunque cosa la mente crei, sceglie sempre unilateralmente. Se sceglie il silenzio, se ne ha abbastanza del rumore creato dalla vita e decide di essere silenziosa, allora va nell’Himalaya. Vuole essere silenziosa. Non vuole avere niente a che fare con i suoni, di qualsiasi tipo. Persino il canto degli uccelli la disturba, persino la brezza che soffia tra gli alberi… La mente vuole il silenzio. Ha scelto in modo lineare e l’opposto viene completamente negato.

Un uomo che vive sull’Himalaya, alla ricerca del silenzio, evitando il prossimo, l’opposto, l’altro, diventerà insensibile, stupido, sarà come morto. E più sceglierà il silenzio, più diventerà insensibile, perché la vita ha bisogno della dialettica degli opposti, della sfida degli opposti!

Ma c’è un diverso silenzio che viene a crearsi tra due opposti. Il primo è un silenzio di morte, il silenzio della tomba. Un morto è in silenzio, ma non per questo ti piacerebbe essere morto. Un morto è in assoluto silenzio, nessuno può disturbarlo, la sua concentrazione è perfetta. Non si può far nulla per distrarre la sua mente – è assolutamente immobile. Anche se tutt’intorno il mondo impazzisce, lui rimane in concentrazione. Eppure, non ti piacerebbe essere morto. Che si chiami silenzio o concentrazione, non ti piacerebbe essere morto, perché se sei silenzioso da morto, è un silenzio che vale ben poco. Il silenzio ti deve accadere quando sei assolutamente vivo, quando scoppi di vitalità e di energia. Allora il silenzio ha significato. Ma allora il silenzio avrà una qualità diversa, completamente differente. Non sarà privo di vita, sarà vivo. Sarà un equilibrio sottile tra due polarità.

Ma un uomo così, che cerca un equilibrio e un silenzio che sono vivi, ama sia l’Himalaya che il mercato. Andrà al mercato per godersi il rumore e andrà anche sull’Himalaya per godersi il silenzio. Creerà così un equilibrio tra queste due polarità – vivrà in questo equilibrio. Ma questo equilibrio non si può raggiungere attraverso uno sforzo lineare.

La meditazione dinamica è una contraddizione. Dinamica significa sforzo, sforzo assoluto, totale. E meditazione significa silenzio, niente sforzo, nessuna attività. Puoi chiamarla meditazione dialettica.

Nella meditazione dinamica diventi così attivo che tutta la tua energia entra in movimento, e non rimane energia statica dentro di te. Devi usare tutta la tua energia, non devi risparmiare niente. I blocchi cominciano a sciogliersi, l’energia a scorrere, a fluire. Non sei più freddo, congelato, sei diventato dinamico. Ora non sei più sostanza, ora sei solo energia. Non sei più materiale, sei diventato elettrico. Metti in gioco tutta la tua energia, sii attivo, muoviti.

E quando tutto è in movimento e sei diventato un ciclone, allora diventa consapevole. Ricorda, sii presente – e dentro questo ciclone improvvisamente scoprirai un centro di assoluto silenzio. Questo è l’occhio del ciclone. Questo sei tu, tu nella tua divinità, tu come dio.

Osho da: La mia via, la via delle nuvole bianche – Ed. Mediterranee

 

 

LA MEDITAZIONE È DIVERTIMENTO

 

La meditazione dovrebbe essere divertente, non dovrebbe essere come un lavoro. Non dovresti farla con l'atteggiamento dell'uomo religioso, dovresti farla con quello del giocatore del giocatore d'azzardo. Gioca, fallo per divertimento, come uno sportivo e non un uomo d'affari!

Dovrebbe essere divertente perché allora avrai a disposizione tutte le energie, e fiorirà da sola. Non ci sarà bisogno di te, non serviranno sforzi. È sufficiente che sia disponibile il tuo intero essere, tutta la tua energia.

Allora il fiore sboccia da solo.

Nessuno ha detto che la meditazione dovrebbe essere presa come divertimento, ma io l'ho dico.

Osho, The Empty Boat

 

 

IL VALORE DELLA MEDIAZIONE CONFERMATO SCIENTIFICAMENTE

 

IL MONDO ACCADEMICO, da più parti, è giunto alla conclusione che "la mediazione è una forza di guarigione, utile al corpo e alla mente".

Analisi scientifiche hanno, infatti, dimostrato che la meditazione e tecniche collaterali, sono utili per un miglior benessere psicofisico, se non addirittura quali "strumenti di guarigione ". Inoltre, l'esercizio costante di tali tecniche sviluppa una lucidità e un equilibrio differenti, rispetto ai propri bisogni, permettendo di "concepire" una vita meno caotica, meno disordinata, meno estroversa, meno "legata" ai desideri e alla soddisfazione, con l'evidente conseguenza di instaurare un rapporto con gli altri e con l'ambiente, del tutto nuovo e più "limpido", più "pulito", meno legato a ciò che si vuole apparire, e più fondato sull'essere: in una parola "ecologico" alle radici!

Ecco alcuni esempi, tra i mille riportati su giornali medici recenti:

1. Deam Ornish ha dimostrato che le lesioni dell'arteria coronarica rientrano nella normalità utilizzando l'angiografia, una dieta vegetariana, una serie di esercizi moderati e tecniche di meditazione di tipo "rilassante".

2. In Olanda, a quanti praticano tecniche di meditazione di tipo rilassante, viene riconosciuto uno sconto dalle assicurazioni sulla vita.

3. Sempre in Olanda, si stanno effettuando prove sperimentali sull'utilizzo di tecniche di mediazione di tipo catartico nella cura di malattie mentali, in particolare la depressione.

4. A Berlino, la municipalità ha varato un piano sanitario che contempla l'uso regolare di tecniche di mediazione per migliorare lo stato di salute normale della popolazione, in modo da ridurre i costi sanitari.

5. Poiché le malattie di tipo cardiaco vengono ormai riconosciute come "fondate" su rabbia e ostilità repressa, è sempre più comune l'uso di tecniche di mediazione catartiche per rilasciare "naturalmente" quelle tensioni, prima che arrivino a ledere il cuore.

6. In America, un cardiologo ha recentemente approfondito questa ipotesi, aggiungendo tecniche di mediazione catartiche alle cure delle malattie cardiovascolari, soprattutto tra la popolazione negra, tra la quale questo tipo di tensione è comune a causa del razzismo ancora profondamente radicato nella mente collettiva America.

7. Dieci anni di studi hanno poi rivelato che donne malate di cancro al seno, hanno una probabilità doppia di sopravvivere, se alle normali cure vengono aggiunti gruppi terapeutici e tecniche di meditazione.

8. In generale, "l'importanza del rilassamento e della mediazione è stata accertata nell'ambito dei programmi di cura, in particolare del cancro. Questo modo di affrontare la malattia comporta una certa responsabilità dell'individuo e porta il paziente alla consapevolezza di sé attraverso le tecniche meditative, il rilassamento e l'immaginazione creativa". (Citato in N. Humphrey: "Meditazione", 1989).

9. A livello psichiatrico, è dimostrato che l'uso di tecniche di meditazione aiuti a conseguire un miglior equilibrio emotivo, frutto di una maggiore confidenza in se stessi, che porta a dipendere sempre meno dagli altri, dal loro giudizio, riducendo quindi la possibilità di crollo o caduto a livello psichiatrico.

 

Appare quindi evidente il motivo per cui, lungi dall'essere una "fuga dalla realtà" come si è sempre ipotizzato, il lavoro su di sé in generale e l'uso di tecniche meditative in particolare, aiuti a conseguire un rapporto con la realtà più "completo", meno schematico e soprattutto meno ristretto e riduttivo.

La conseguenza di questa "apertura mentale" di certo non potrà che facilitare una vita civile più armonica e meno soggetta a campanilismo, provincialismo, settarismi e interessi di parte in genere, che una vita istintiva, fondata su paure ataviche e su un'elementare istinto di sopravvivenza, non può che produrre.


Alla scoperta della mente

Tre stati da penetrare

 

La mente ha tre strati: il primo è quello dei pensieri, il livello più superficiale. Il secondo è quello delle emozioni, un po’ più profondo, ma ancora non abbastanza.

Il terzo livello è quello del silenzio, dell’assenza di suono, senza pensieri né emozioni. Il primo livello è la testa, il secondo il cuore, il terzo è l’essere.

Tu non vivi neanche al primo livello. Il primo livello è lì: i pensieri continuano la loro corsa dentro di te, ma tu non ne sei cosciente. Rimani al di fuori persino del livello più superficiale. Non sei neppure nell’atrio del tuo edificio, ne resti al di fuori e non ti guardi neanche indietro.

Dietro di te continua a muoversi un grande cerchio di pensieri. E al suo interno c’è un’altra ruota, una ruota dentro una ruota: la ruota delle emozioni, dei sentimenti, del cuore. E all’interno di quella ruota c’è il mozzo del silenzio, il centro del ciclone. Quando uno diventa consapevole del primo strato, compie il primo passo verso dhyana, verso il volgersi all’interno: comincia a osservare i propri pensieri.

Quando uno comincia a meditare, subito viene preso dalla meraviglia; gli sembra che non ci siano stati mai tanti pensieri nella sua mente come in quel momento! È un errore. I pensieri sono sempre esistiti, ma lui non ne era consapevole.

Quando rivolgi la tua attenzione ai pensieri, diventi improvvisamente coscio di una grande folla che si muove in continuazione giorno e notte. Non si riposa mai; il corpo a volte si riposa, ma questo processo-pensiero continua. E lì è sempre ora di punta. Il traffico è sempre bloccato, ogni pensiero cerca di competere con gli altri. C’è un grande conflitto, una lotta. I pensieri sono oggetti molto violenti.

Quando punti la tua attenzione, la tua luce, al primo livello, ti meravigli e ti preoccupi anche un po’, perché non hai mai visto così tanti pensieri. Uno pensava sempre: “Sì, ci sono; a volte vengono”, ma ne era cosciente solo in modo molto vago, come se fossero molto distanti. Quando ti focalizzi su di essi, si avvicinano moltissimo e ti rendi conto di strati infiniti, file di pensieri, irrilevanti, assurdi, insignificanti, futili, spazzatura… una massa di cose ammucchiate insieme, come in un immondezzaio, priva di un’unità organica.

Questo strato crea follia, e chi non è diventato consapevole di questo livello in qualunque istante può diventare una vittima della pazzia. Se non gli rivolgi la tua attenzione consapevole e lo trasformi, resta lì a prepararsi. Potrebbe esplodere in qualunque momento, in qualunque istante potrebbe gettarti in un vulcano, e dopo sarebbe ben difficile venirne fuori. Se esplode per conto suo sei indifeso. Se usi la tua lampadina tascabile, un po’ alla volta prendi il controllo, diventi il tuo stesso maestro.

Sigmund Freud ha reso uno dei più grandi servizi al mondo occidentale portando consapevolezza su questo primo livello, ma la sua psicoanalisi si ferma lì, con il primo strato. È un’analisi dei pensieri; non va molto in profondità, ma è almeno un inizio!

Jung è andato più nel profondo; lui termina con il secondo livello: visioni, sensibilità, odori, luci, il mondo del mito e quelli dei sogni e del cuore. È andato un po’ più in profondità di Freud, ma un meditatore deve andare persino più in profondità, e invece lui si è fermato lì. Aveva molta paura del terzo livello.

Freud aveva paura del secondo strato. È naturale che ne fosse diventato consapevole: quando analizzi troppo il primo strato, il secondo è lì vicino. Alcuni frammenti penetreranno necessariamente dal secondo livello nel primo.

Jung mise insieme un po’ più di coraggio, si assunse qualche rischio in più ed entrò nel mondo delle emozioni, ma poi si spaventò. Cominciò a sentire la vicinanza del terzo strato. Questo strato è simile alla morte, perché è silenzio assoluto: niente a cui aggrapparsi, pensieri o sentimenti, niente da analizzare, niente a cui pensare… si scompare nel vuoto.

Freud era contrario a Jung perché questi si stava assumendo un rischio molto pericoloso. Jung era contrario alle tecniche meditative perché pensava che fossero pericolose. Chissà cosa succederà se entri in un oscuro silenzio? Potresti non essere in grado di tornare indietro; potresti perderti.

Era estremamente contrario alle tecniche meditative. Insisteva sulla necessità di limitarsi al secondo livello: pensa ai sogni, pensa alle emozioni, all’amore, alle visioni e ai miti, ma non andare oltre. Al di là c’è un punto molto pericoloso.

Sì, c’è un punto pericoloso perché oltre quello c’è dio stesso… e dio è l’esperienza più pericolosa! Quel terzo livello è quello di dhyana, della vera meditazione.

Per cui dovrai cominciare diventando consapevole dei tuoi pensieri, essere sempre più attento. Quando ti siedi in meditazione, chiudi gli occhi e guarda senza giudizi o valutazioni: non dire che questo pensiero è buono e quello cattivo. Tutti i pensieri sono solo pensieri, non c’è distinzione di buono e di cattivo. Un pensiero è un pensiero è un pensiero; non ha niente a che fare con bontà e cattiveria.

Quando dici: “Questo è buono”, inizi ad attaccarti; quando dici: “Questo è cattivo”, inizi a respingerlo. E così sorge un conflitto, non puoi rimanere distaccato, non puoi tenerti distante e diventare un osservatore; ti coinvolgi. Per cui né amicizia né ostilità, né pro né contro, solo un’osservazione distaccata di ciò che sta succedendo.

Non etichettare, non dire: “Questo è assurdo, per quale motivo è qui?” Quello che è, è. Non cambierà certo perché viene etichettato come buono o cattivo, assurdo, rilevante o irrilevante, coerente o non coerente, significativo o no. Non cambierà perché l’hai etichettato, messo in una categoria, per cui non mettere niente in una casella, osserva e basta.

Osservando in questo modo per alcune settimane, un giorno comincerai a vedere che  i pensieri si sono spostati un po’ più in là. Sì, sono ancora lì, distanti, puoi sentirne il rumore, ma non sono così vicini.

Un nuovo livello si affaccia alla tua visione; cominci a sentire il sorgere dei sentimenti, delle emozioni. A volte ti ritrovi a piangere senza alcun motivo, e a volte ti ritrovi a ridere senza motivo. Lascia che accada anche questo. A volte sarai pieno d’amore e a volte colmo di odio, non diretto verso qualcuno in particolare; è lì, senza una direzione precisa.

Guardalo e ricorda nuovamente: nessuna giustificazione o razionalizzazione, nessuna critica o apprezzamento, niente di tutto questo. Rimani impassibile e continua a osservare. Anche questo è un gioco della mente, più sottile del primo, ma di nuovo lo stesso gioco su un livello differente.

Allora dopo alcune settimane inizierai a sentire che anche questo si sta allontanando; ti stai avvicinando a casa. A volte arriveranno spazi di silenzio. Improvvisamente la strada è libera, nessuno vi cammina, né pensieri né sentimenti. Il vuoto è l’unico passante, ed arriva come una brezza, ti rinfresca, ti rinnova, ti dà nuova vita e un nuovo modo di vivere. Ecco esattamente cosa è il sannyas!

Osho, tratto da: This is it

 

 

NON SI TRATTA DI BUONI O CATTIVI

Tutti i pensieri sono da buttare

 

Il luogo in cui scenderà la meditazione è quello occupato dalla tua mente e dal tuo passato. Per cui il primo lavoro importante è ripulire l'interno del tuo essere dai pensieri. Il problema non è scegliere di tenere i pensieri buoni e getta via quelli cattivi. Per un mediatore, tutti i pensieri sono spazzatura; non si tratta di buoni o cattivi. Tutti occupano spazio dentro di te e a causa di questa presenza, il tuo essere interiore non può diventare assolutamente silenzioso. Perciò i pensieri buoni sono cattivi quando i cattivi pensieri; non fare distinzioni tra loro.

Butta via il bambino con l'acqua sporca!

Osho da,The New Dawn

(ritorna a "Sommario)

 


L'EVOLUZIONE DELL'AMORE

 

L’amore: uno specchio impietoso che mette in luce parti di noi stessi a lungo sepolte o che non vogliamo vedere, ma che, se abbiamo il coraggio di andare fino in fondo, ci apre alla realtà interiore fino a condurci nel sancta sanctorum dell’essere.

 

 

la politica del sesso

 

Una sannyasin dice a Osho che non prova piacere nel sesso, cosa che disturba il suo ragazzo. Afferma di non essere mai stata in una relazione nella quale si sentiva sicura. Ha sempre usato il sesso per tenere legata la persona e faceva solo finta di provare piacere. Osho le dice:

 

In realtà sembra che tu non abbia mai provato l’amore. Ne hai fatto una questione politica, l’hai usato per altri scopi.

A volte uno si sente solo, e assume un atteggiamento falso nella relazione solamente per non essere solo e per rimanere con qualcuno. A volte ci si sente bene perché ci si sente potenti nei confronti dell’altro. Si usa il sesso come esca. A volte ci si sente molto orgogliosi perché si è così bravi a conquistare tanti uomini o tante donne, e così si continua nelle conquiste. Allora l’amore diventa una forma di dominio. Uno prova piacere nel dominio, non nell’amore in se stesso. Questa è la causa del problema che sta emergendo ora.

Quando una persona di questo genere entra in una relazione stabile con qualcuno, nasce il problema, perché adesso non ha più motivo per far l’amore con il proprio partner. L’hai già conquistato, che motivo c’è di continuare a far l’amore con questa persona? Adesso questo atto non è più politicamente significativo.

Accade solo perché hai sempre avuto un atteggiamento estremamente sbagliato rispetto all’amore. Non hai goduto del suo valore intrinseco; l’hai usato per qualcos’altro. Così quando sei diventata tutt’uno con la persona e le cose si sono stabilizzate, non ti interessa più il sesso, l’amore o qualsiasi altra cosa. Non sei più nemmeno interessata al fatto che lui ti tocchi, ma allora perché dovrebbe restare con te? Per che cosa? Se non vuoi che tocchi il tuo corpo, nemmeno tu vorrai toccare il suo, perché è un fatto reciproco. Ma allora perché restare insieme? Stai da sola. Altrimenti l’amore diventa solo infelicità e tutto il bello svanisce. Ci sono due persone che si danno reciprocamente sui nervi. Per che motivo?

Se non senti alcun piacere, se qualcosa in profondità non viene soddisfatta dallo stare insieme, allora tutti i conflitti, i rimproveri, le liti, per che cosa sono? Possono essere tollerati se sta succedendo qualcosa di bello, allora ne vale la pena, ma se non accade più, allora perché restare insieme? Separatevi.

Ma anche questo non ti aiuterà. Una volta separati, ricomincerai di nuovo con i tuoi vecchi giochi, perché sarai di nuova libera di dominare, di provare qui e là, di conquistare qualcuno, di trovare un altro partner. Ma è una strategia sconfitta in partenza. Quando usi questi giochi e fingi di amare, fingi di essere felice, una volta raggiunto lo scopo, improvvisamente tutta le felicità svanisce.

Quindi troncare la relazione non sarà d’aiuto. Finiscila piuttosto con la mente politica. Il corpo è bello. Se lui ti ama, vorrà toccare il tuo corpo. Perché provi disgusto? Hai forse dell’odio verso il tuo corpo? Probabilmente porti con te dell’odio verso il corpo, in qualche modo sei contro il tuo corpo. Non puoi credere che un uomo voglia toccare questo corpo, una cosa così sporca. Tu non lo toccheresti mai e lui lo tocca e ne prova piacere! Così anche quell’uomo diventa ripugnante. Molte persone sono state condizionate in questo modo, a pensare che il corpo è ripugnante. Il corpo è la cosa più bella del mondo. Nessun fiore può stargli alla pari. È la fioritura più complessa della natura.

Ama il tuo corpo, godine. Godi quando ti tocchi. Sentiti estatica. È un miracolo che a partire dal nulla, dalla materia, possa sorgere una bellezza così eterea. E godi quando lui ti tocca… godine. Il sesso non è nient’altro che due persone che condividono le loro energie, ecco tutto. Se scompare da tutte e due le parti, e ciò è possibile solo se avete incominciato a incontrarvi a un livello più alto… Ci sono anche livelli più alti, ma non sono in opposizione al corpo. Questa distinzione va ricordata.

Ci sono livelli più alti di comunione, ma non sono contrari al corpo, sono al di là del corpo. Si passa attraverso il corpo, per arrivare al di là del corpo. Si basano sul corpo, sono radicati nel corpo, ma vanno più in alto.

Ama. L’amore fisico è bello, ma non fermarti là. Cerca di trovare livelli più profondi, livelli più alti di comunicazione. E un giorno solo il fatto di tenersi per mano farà impallidire l’orgasmo sessuale. Guardando l’altro negli occhi, si viene immediatamente trasportati in un altro mondo. Allora arriva un momento in cui solo il ricordo dell’amato – il solo fugace pensiero che lui esista – è sufficiente a renderti orgasmica, a darti una gioia che ti fa fremere come se un lampo attraversasse il tuo corpo dalla testa ai piedi e il corpo intero ne fosse elettrizzato… fosse ricolmo di energia divina. Questi livelli sono possibili, ma non se sei in opposizione al corpo. E il problema da comprendere è che se una persona è contraria al corpo rimane sempre nel corpo. Una persona contraria al materialismo rimane sempre materialista, perché se ti opponi a qualcosa, non te ne libererai mai.

Se vuoi veramente andare al di là del corpo, ama il corpo così intensamente da fargli rivelare le sue zone più nascoste; così che ti permetta di entrare più in profondità; così che ti dica: “Adesso te lo sei guadagnato, entra più in profondità. Non restare sulla soglia. Ora tutto il palazzo ti appartiene”.

Così, piuttosto che interrompere la relazione amorosa, impegnati totalmente. Perché se non riesci a godere della maniera con cui lui fa l’amore, o con cui tu fai l’amore, non riuscirai mai a raggiungere uno stato di preghiera, mai, perché la preghiera è come un atto d’amore con il tutto. Tocca il corpo del tuo partner con rispetto. Permetti a lui di toccare il tuo, invitalo a farlo con rispetto. Deliziati in questo, è un dono divino.

Ma devi avere nella testa qualche idea cristiana; dietro di te ci deve essere un qualche prete, o il papa, che ti strumentalizzano… voci che ti condannano, condizionamenti interiori. Smettila con tutte queste stupidaggini. Dai un addio a tutti questi cristiani che ti porti dentro. Diventa pagana – io sono un pagano – e impara da Epicuro. Cambia il tuo atteggiamento.

Da tempo mi sono accorto di come tu abbia dentro un’ideologia molto rigida, e questo ti irrigidisce il volto, ti irrigidisce il corpo. Sciogliti!  Non hai alcun bisogno di restare fredda come il ghiaccio. Esprimi più calore umano.

 

Poi, rivolgendosi al partner, Osho continua:

Aiutala a uscire dalla sua torre. Lei vive in una torre, tirala fuori. Amala di più. Lei capirà solo il linguaggio dell’amore. E tre consigli per te…

Uno: amala di più, ma non farle richieste sessuali. Solo se è lei a invitarti, altrimenti niente – almeno per un mese. Perché saranno proprio le tue richieste a creare in lei una resistenza. Amala, sii amorevole, rimani in uno stato di preghiera, ma non chiedere sesso.

Molte donne, erroneamente, pensano di essere necessarie solo per il sesso, e così si sentono ridotte a una merce.  Quindi lo fanno con grande riluttanza, perché sanno che se te lo concedono verranno usate, e non saranno più in grado di dominarti. Così cominciano a dominarti non concedendotelo; ti riducono alla fame. Allora tu giri intorno a loro scodinzolando, e loro ne godono. Pensano che è qualcosa che possono negarti, riducendoti alla fame e trasformandoti in uno schiavo.

Non forzare mai una donna a fare sesso e ti sorprenderà come saranno loro a correrti dietro agitando la coda, perché ne hanno bisogno quanto te. Lo amano quanto lo ami tu, anzi più di te, perché una donna prova più piacere nel sesso di un uomo. Per un uomo, il sesso è una cosa molto localizzata. Per una donna è qualcosa di enorme, più grande di lei. L’uomo è un grande cerchio e il sesso è un cerchio più piccolo contenuto nel grande. La donna è l’opposto: il sesso è un grande cerchio e lei è un cerchio più piccolo in esso contenuto.

Lei prova piacere ma non vuole mostrarlo, perché se ti fa vedere che ne prova piacere allora come potrà dominarti? Si mantiene dura, rigida e cerca di dimostrarti che non lo vuole per niente. Può concedertelo se lo chiedi, ma poi devi esserle grato. Lei ti ha fatto un favore. Questa è politica.

Per un mese non chiederle assolutamente di fare sesso. Sarà più facile per lei tornare con i piedi per terra e la farà avvicinare a te sempre di più. Per aiutarla, devi solo smettere di chiedere. Dalle amore. Se lei ti invita, bene. Altrimenti chiedere non è da gentiluomini. Aspetta.

E un’altra cosa. Lei ha un forte antagonismo nei confronti del corpo, per cui non toccare il suo corpo con desiderio. Quando senti il desiderio, non toccarla. Dille solo: “Non ti toccherò. In questo momento sono pieno di desiderio”.  Toccala solo quando ti senti in uno stato di preghiera, di meditazione, di assenza di desiderio, di puro amore. Capisci cosa voglio dire?

Quando sei pieno di desiderio e chiedi di fare sesso, sei affamato. Allora la mente sta solo programmando di fare sesso. E quindi i tuoi gesti e tutto il resto sono solo seduzione. Ma il messaggio profondo è: “Desidero fortemente il tuo corpo”. No, questo non è il momento giusto, almeno per un mese.

Quando ti senti felice, soddisfatto e non senti il bisogno del corpo di un altro, allora toccala in uno stato di preghiera, e lei ne sarà molto felice. Sarà in grado di accorgersi che non stai richiedendo il suo corpo. In questo modo puoi aiutarla a uscire dal suo atteggiamento di condanna del corpo.

E la terza cosa: non state troppo tempo insieme. Questo è il modo in cui molte storie d’amore vengono distrutte. Goditi il tuo spazio di solitudine e lascia che anche lei si goda il suo. Incontratevi qualche volta, sedete insieme, ma non fatene una faccenda che dura ventiquattr’ore. Lasciala da sola, così che inizi ad avere un po’ di appetito per te, in caso contrario l’appetito viene distrutto.

Non state troppo insieme. Gli amanti dovrebbero essere dei veri risparmiatori a questo riguardo. Più ti tieni lontano, più le mancherai. Allora al tuo arrivo sarà più pronta a riceverti. Prima crea l’appetito, poi puoi goderti il pasto.

Queste tre cose…

Va tutto bene. Non preoccuparti.

Osho tratto dal diario dei darshan:

Dance your way to God # 9

 

 

 

Non c’è niente da perdere    un’intervista a Ma Jayamala di Ma Prem Prartho

 

Sempre elegante coi suoi capelli candidi, la tunica bordeaux e le scarpe da tennis, lo scorso gennaio Jayamala si trovava ogni mattina a godersi la colazione in solitudine, al ristorante Mariam di Pune al sorgere del sole.  Alle 7,30 si faceva la sua passeggiata mattutina nel giardino e per le 8 era seduta fuori della Buddha Hall a sentire il discorso di Osho.

Ci eravamo viste da lontano per anni, ma ci eravamo incontrate veramente solo in occasione della presentazione del mio libro, la scorsa primavera, a Laguna Beach, California. Devalaya, il suo migliore amico e sposo per cinquant’anni, era morto pochi mesi prima della mia conferenza (novembre 1997) e, durante questo incontro molto intimo trovai i suoi aneddoti e le sue intuizioni personali molto preziosi.

La sua esperienza era così unica, nel mondo sannyasin (lei e Devalaya erano stati gli unici sannyasin del Ranch a cui non venne chiesto il test AIDS, a causa della lunga durata della loro relazione monogama - venti e passa anni a quel tempo), che le chiesi immediatamente di poterla intervistare. Lei si dichiarò d’accordo e, per farlo, stabilimmo di concederci uno spazio nel prossimo futuro.

E il momento giusto era arrivato – nel giardino di Osho, quale posto migliore per parlare di amore e di meditazione?

Prartho: Quando ci siamo incontrate, lo scorso maggio, mi hai parlato di una tua nuova comprensione della solitudine, dopo la morte di Devalaya. Potresti parlarmene ancora?

Jayamala: Forse perché ho avuto un’esperienza di vita insieme soddisfacente, ora posso vedere che entrambe le cose sono preziose: essere sola ed essere insieme. E che, in realtà, non sono due cose diverse. C’è una forza enorme nel sostegno che ti dà una persona, ma quando se ne è andata, trovi sostegno anche nella solitudine. Scopri di non aver perduto niente! Devalaya è nella mia pelle; è dentro di me, proprio come Osho è in me. Sono ancora completa, sono ancora sposata e sono ancora una sannyasin di Osho. Quello che ho scoperto è che non c’è niente da perdere. Tutte le sofferenze che le persone incontrano con la solitudine… Non è quello che crediamo. La solitudine è gioiosa, nel senso più alto. Ora lo so e non l’avrei scoperto se Devalaya fosse ancora qui. Mi capita di dimenticare questa verità, come succede a tutti, ma continuo a tornarci su. E, in realtà, se c’è una risposta, questa è la meditazione, che per me vuol dire consapevolezza – non una forma particolare, solo consapevolezza. In effetti è una cosa eccitante, non me lo sarei mai aspettato, ma è eccitante rendermi conto che vengo sempre rimandata a me stessa, non c’è nessuno a proteggermi, nessun cuscino ad attutire i colpi , tranne me stessa.

P.: Puoi dirci qualcosa di più della vostra leggendaria relazione e di come ti ha aiutata a ritornare a te stessa?

J.: Ci siamo incontrati giovanissimi – 15 e 16 anni – e, sebbene gli ormoni ribollissero, ci piaceva anche esplorare le reciproche idee sulla spiritualità. Abbiamo sempre parlato delle domande che avevamo sulla vita e ciascuno di noi diceva quello che sentiva. Lo abbiamo fatto per 50 anni! E ci accorgemmo che per quanto stessimo insieme (dandoci il massimo che si poteva desiderare nello stare con qualcuno), non si poteva andare oltre un certo punto con l’altro. Perfino con il maestro.

Oltre quel punto, c’è la solitudine – proprio come ogni stella e ogni pianeta è solo. Anche se siamo con qualcuno, credo che nel profondo tutti sappiamo di essere soli. Così la parte più difficile della nostra relazione fu imparare a ritirarci e permettere all’altro il suo viaggio interiore privato.

Non abbiamo mai cercato altri amanti. Non era la nostra storia. Entrambi eravamo attratti da altre persone, ma non con bramosia. Ci soddisfacevamo reciprocamente in maniera così profonda, che l’attrazione per gli altri non era mai qualcosa contro cui lottare.

I nostri conflitti di gelosia non furono mai a causa di persone fuori della relazione, ma per il bisogno dell’altro di stare da solo. Questo era il tema principale: imparare a dare privacy all’altro, senza interferire. Ci volle tempo per vedere su cosa si impuntava la nostra possessività. Arrivammo a renderci conto che, al livello più profondo, avevamo entrambi uno struggente desiderio di condividere la nostra solitudine spirituale – quello che intendo qui, per solitudine, è il più alto senso di soddisfazione e bellezza, nel viaggio interiore – e ci accorgemmo che non è possibile condividere questa cosa.

Dovemmo entrambi rinunciare a voler essere parte di ogni risvolto della vita dell’altro. Perfino il nostro venire da Osho non aveva niente a che fare con l’altro. Ognuno di noi due venne da solo (nel 1977). Sebbene la grazia di viaggiare su questi sentieri paralleli, con Osho, fosse l’esperienza più importante della nostra vita di coppia, alcune cose potevano solo essere sperimentate in solitudine, come il sannyas, la nascita, la morte.

P.: La morte di Devalaya, allora, deve aver rappresentato un grosso esempio di una di queste esperienze che non si possono condividere.

J.: Non gli ho mai chiesto niente di alcune cose che lui stava sperimentando. Mi accorgevo a volte che lui stava vedendo o sentendo cose che io non potevo percepire; si illuminava. Non avrei mai interferito con queste cose. Comunque, nei momenti di estasi, non c’è niente da dire.

Ma, in un altro senso, nei giorni in cui il suo corpo se ne stava andando, la nostra comunione divenne più profonda. In tutti quegli anni passati insieme, anche litigando, non mi ha mai insultata o detto cose sgradevoli sulla mia personalità. Così, qualche volta, nelle ultime settimane, gli dissi: “Tu mi conosci meglio di chiunque altro. Credi di potermi dire delle cose che io non riesco a vedere per la mia cecità?”.

Lui rimase in silenzio, chiuse gli occhi per cinque minuti e poi li riaprì e disse due cose. Le disse con tanta compassione e amore che mi fece venire le lacrime agli occhi, non di dolore, ma di gratitudine. E queste due cose mi hanno aiutata a crescere in consapevolezza.

P.: Com’è stato per te rimanere accanto al tuo compagno di vita mentre stava morendo?

J.: C’era un’intimità speciale, nell’occuparmi di lui, mentre si avvicinava alla morte – pulirlo, accudirlo – ma non come Madre Teresa! All’inizio gli dissi: “Devalaya, non ho intenzione di fare l’infermiera perfetta. Sarò pestifera, quando mi sentirò di esserlo; sarò solo me stessa”. E lui disse: “Magnifico!”. Riusciva a comprendere quello che stavo attraversando. A volte ero stanca e singhiozzavo e piangevo e lui mi confortava e diceva: “Va tutto bene”. Potevamo veramente dirci tutto. A volte gli dicevo: “Non ce la faccio più ad aspettare che lasci il corpo…” e lui sorrideva.

Devo confessare che sento la mancanza dei nostri giochi. Arrivavo la mattina con la colazione e cantavo e danzavo per lui, e a lui piaceva molto. Fino alla fine, facemmo cose che ci facevano ridere. Per esempio, pensai che avesse bisogno di più medicine e gliele detti. Ma lui le nascondeva sotto le coperte e quando lo scoprivo a farlo, si metteva a ridere.

Non dico che non sento la sua mancanza. Mi manca il nostro essere bambini insieme. Anche nella vita sessuale, eravamo come due bambini che giocano e si divertono, godendo dei propri corpi, come pure degli spiriti. Entrambe le dimensioni furono importanti per molti anni. Ma quando il sesso non fu più possibile – o non ne sentimmo più il desiderio – non fu un grosso problema. Un semplice contatto fisico divenne l’estrema esperienza tantrica. Ci portava nello spazio dove di solito ci aveva portato il sesso.

Il sesso era stato una parte determinante nella nostra relazione, e continuammo a farlo, finché non fu più possibile. Lui si preoccupava per me – e io per lui! – ma il passaggio fu bello perché potevamo ancora raggiungere quello spazio.

Qualche volta vorrei avere un momento di debolezza e dirgli semplicemente, piangendo: “Come hai potuto lasciarmi? Come hai potuto farmi questo?” Ma la meraviglia è che niente mi è stato fatto. Ho avuto l’opportunità di sapere che sono me stessa, sia che stia con qualcuno o no. Siamo solo quel che siamo. Quando lo accettiamo, possiamo stare con o senza qualcuno. Non ha importanza.

P.: Tutti quegli anni con un maestro che prendeva così in giro il matrimonio, deve essere stato difficile essere una coppia sposata e monogama, nella nostra comune!

J.: Osho diceva tante cose scoraggianti sul matrimonio e sugli attaccamenti. Noi eravamo sempre d’accordo con quello che diceva! Sembrava tutto vero, quando ci guardavamo intorno! (ride). In realtà, non so perché, ma non sentimmo mai queste cose riferite a noi due. Non ne fummo mai offesi; ascoltavamo semplicemente con piacere la verità del maestro.

Credo che l’esperienza di mia madre mi abbia aiutata. Ebbe molti amanti e si sposò varie volte. Avevo la sensazione, crescendo, che lei non venisse mai trattata male; semplicemente, quando una storia finiva, finiva. E lei sapeva che le donne sono la specie più forte, che gli uomini sono più vulnerabili. Mi resi conto di questo con Devalaya – e certo non era un imbranato! Ma appresi subito che avere una relazione “illuminata” voleva dire rispettare la sua vulnerabilità e non superare mai quella linea. Non usai mai quella vulnerabilità contro di lui.

P.: Puoi dire qualcos’altro su questo relazionarsi “illuminato”? Credo che molti di noi potrebbero imparare qualcosa dalla tua esperienza.

J.: Per anni ho osservato le donne buttare via il diamante prezioso che noi tutte cerchiamo. Una donna sa intuitivamente quali sono le parti fragili di un uomo e può usarle contro di lui. Molte volte mi sono trovata su quella collina, da dove sapevo che potevo sparargli, ma sapevo che così avrei ucciso me stessa. Se violiamo quel luogo vulnerabile, è come se strappassimo una pianta viva con tutte le radici.

Le donne sono più pericolose degli uomini con le parole. Li possiamo schiacciare, parlando. Ma se lo facciamo, l’uomo si costruirà una corazza e prenderà le distanze. Questo uccide la fiducia e spegne l’entusiasmo. Credo che le donne siano insoddisfatte sessualmente, perché i loro uomini non possono fidarsi abbastanza da lasciarsi andare completamente.

Ma io sono per le donne forti! Non ho rispetto per le vittime – voglio che questo sia chiaro! Non mi sono mai messa nella posizione dello scendiletto e neppure Devalaya. Ma non siamo mai stati crudeli l’uno con l’altra, così non ci facevamo paura. Potevamo lasciarci andare, senza preoccuparci che il momento di abbandono potesse essere usato contro di noi. Quando si è in intimità, le cose sono diverse. Devi essere veramente molto consapevole. E non sto parlando neppure di muoversi sempre con estrema prudenza. Ho sempre detto quello che avevo bisogno di dire, non mi sono mai trattenuta. Ma non sono mai stata crudele.

Mi dispiace per tante donne, le mie sorelle e altre amiche. Molte non si rendono conto che si può nutrire questa mascolinità al di fuori di noi stesse. E se non lo facciamo tradiamo il nostro cuore. Quando parlo così, alcune donne mi dicono: “Questa è ipocrisia.” Non sto dicendo di non essere oneste, o di essere deboli, o di fare giochi. Non la vedo in questo modo. Per me, questo non vuol dire manipolare l’uomo, ma onorarlo come io voglio essere onorata.

Se la fiducia di un uomo è stata spezzata, la sua difesa sarà di andare nella testa e perdere il contatto con il cuore e la pancia, e questa è la vera impotenza e la vera castrazione. Poi ci meravigliamo di non ottenere l’intimità che desideriamo.

Forse Devalaya e io non abbiamo desiderato mai altri amanti, proprio perché non abbiamo mai usato la nostra vita intima come un’arma. Se la reincarnazione esiste, sento che quello che avevamo bisogno di imparare sulle relazioni, l’abbiamo imparato in questa vita. Non abbiamo bisogno di ritrovarci. Siamo uno parte dell’altro, ora, e questo è tutto.

E se è vero che si può trattenere qualcuno, io l’ho lasciato andare. Qualche notte, guardo le stelle e dico: “Tesoro, fa’ quello che devi fare!… Solo, qualche volta vieni a danzare con me.” E, qualche volta, lo sento che danza con me e con Osho in Buddha Hall.

intervista tratta da: Viha Connection

 

 

illusioni e verità

 

Amato Osho, io amo… solo l’amore conta. Grazie per avermi mostrato questa porta.

 

L’amore è l’unica religione, l’unico dio, l’unico mistero da vivere, da comprendere. Quando si è capito l’amore, si capiscono tutti i mistici del mondo. Non è nulla di difficile. È semplice come il battito del cuore o il respiro. Arriva con te, non ti viene dato dalla società. E questo è il punto che desidero sottolineare: tu  nasci con l’amore, ma ovviamente non è sviluppato, come tutto del resto. Il bambino deve crescere.

La società approfitta di questo intervallo. L’amore del bambino richiederà del tempo per crescere; nel frattempo la società continua a condizionare la mente del bambino con idee sull’amore che sono false. Quando sei pronto a esplorare il mondo dell’amore, sei così pieno di spazzatura a proposito dell’amore che non c’è molta speranza che tu possa trovare quello autentico e rifiutare quello falso.

Per esempio, dappertutto a ogni bambino viene detto in mille modi che l’amore è eterno: quando ami una persona, la ami per sempre. Se ami una persona e dopo un po’ senti di non amarla più, vuol solo dire che non l’hai mai amata. Ora, questa è un’idea molto pericolosa. Ti dà l’immagine di un amore permanente, mentre nella vita nulla è permanente… i fiori sbocciano il mattino e ora della sera sono sfioriti.

La vita è un flusso continuo, tutto cambia, si muove. Nulla è statico, nulla è permanente. Ti è stata data l’idea di un amore permanente, che finirà con il distruggerti la vita. Ti aspetterai amore eterno dalla povera donna, e lei si aspetterà amore eterno da te. L’amore diventa secondario, la sua permanenza diventa primaria.

E l’amore è un fiore così delicato che non può venire obbligato a essere permanente. Puoi avere fiori di plastica; ed è quello che abbiamo – matrimonio, famiglia, figli, parenti, tutto è di plastica.

La plastica ha una qualità spirituale: è permanente.

L’amore vero è incerto, come incerta è la vita.

Non puoi dire che domani sarai qui. Non puoi nemmeno dire che sopravviverai il prossimo momento. La vita cambia costantemente – dall’infanzia alla giovinezza, alla mezza età, alla vecchiaia, alla morte, continua a cambiare.

Un amore reale cambierà allo stesso modo.

È possibile che se sei illuminato il tuo amore sia andato oltre le leggi ordinarie della vita. Non è né mutevole né permanente, semplicemente è. Non è più questione di come amare – tu sei diventato amore, e tutto quello che fai è amore. Non è che tu faccia qualcosa di particolare che si chiama amore – tutto quello che fai trabocca del tuo amore.

Ma prima dell’illuminazione il tuo amore sarà come tutto il resto: continuerà a cambiare.

Se riesci a comprendere questa mutevolezza, che una volta ogni tanto tua moglie è attratta da un altro e tu devi essere comprensivo e amorevole e premuroso, lasciandola andare dove il suo essere la conduce… questa è una opportunità per provare a tua moglie che la ami. Tu la ami – anche se lei ama un altro, questo è irrilevante. Con la comprensione, è possibile che il tuo amore duri tutta la vita, ma ricorda, non sarà permanente. Avrà i suoi alti e bassi, avrà i suoi cambiamenti.

È così facile da capire. Quando hai cominciato ad amare eri troppo giovane, senza esperienza; come fa il tuo amore a rimanere lo stesso ora che sei un uomo maturo? Il tuo amore avrà raggiunto una certa maturità.

E quando diventi vecchio anche il tuo amore avrà una qualità diversa. L’amore continuerà a cambiare e ogni tanto avrà bisogno di un po’ di cambiamento. In una società sana sarà possibile, senza che la tua relazione si spezzi. Ma è possibile che tu debba cambiare molti amanti nella vita. Non c’è nulla di male. In realtà, cambiando amante molte volte nella vita ti arricchirai, e se tutti seguissero ciò che dico sull’amore, il mondo intero ne sarebbe arricchito.

Ma un’idea sbagliata ha distrutto questa possibilità. Nel momento in cui il tuo partner guarda qualcun altro – lo guarda e basta, e i suoi occhi rivelano attrazione, tu rimani sconvolto. Devi capire che se l’uomo smette di interessarsi alle belle donne che passano per strada, alle belle attrici che vede nei film…

Ed è quello che vuoi; tu vuoi che non s’interessi a nient’altro che a te. Ma non comprendi la psicologia umana. Se non gli interessano né le donne che incontra per strada, né le attrici, perché dovrebbe interessarsi a te? Il suo interesse per le donne è una garanzia del suo interesse per te, esiste ancora la possibilità che il vostro amore possa continuare. Invece facciamo esattamente l’opposto. Gli uomini cercano in tutti i modi di far sì che le loro donne non s’interessino a nessun altro al di fuori di loro; tutta la loro attenzione, tutta la loro concentrazione dev’essere rivolta a loro. La donna chiede la stessa cosa, ed entrambi si tirano matti a vicenda.

La concentrazione su un’unica persona non può che condurre alla follia.

Per una vita più semplice, per una vita più giocosa, hai bisogno di essere flessibile. Devi ricordare che la libertà è il valore più alto e se l’amore non ti dà libertà, allora non è amore.

La libertà è il criterio: tutto ciò che ti dà libertà è giusto, e tutto ciò che distrugge la tua libertà è sbagliato.

Se riesci a ricordare questo piccolo criterio, la tua vita a poco a poco si assesterà sulla giusta lunghezza d’onda in ogni suo aspetto: relazioni, meditazioni, creatività, qualunque cosa tu sia.

Abbandona le vecchie idee, idee malate… devi ripulirti continuamente – quando scopri di avere in testa qualche idea sbagliata, puliscila via, buttala via.

Se sei chiaro e pulito mentalmente, sarai in grado di trovare soluzioni per ogni problema che sorge nella tua vita.

Osho tratto da

Sermons in Stones # 13

 

 

UN ALTRO TIPO D'AMORE

 

AMATO OSHO,

TI RINGRAZIO PER AVER PARLATO DEL TUO AMORE, QUIETO E CRISTALLINO. FINORA HO CONOSCIUTO SOLO GLI ATTACCAMENTI E LA POSSESSIVITÀ DELL'AMORE PASSIONALE, ARDENTE. PER ANNI HO CERCATO DI FARMI AMARE DA TE ALLA MIA MANIERA. SPERO DI ESSERE PRONTA A IMPARARE AD AMARTI ALLA TUA MANIERA. OSHO, SONO COSÌ GRATA PER LA TUA PRESENZA. PUOI PERDONARMI PER QUESTO MIO CONTINUO MENDICARE?

 

PRIMA Dl TUTTO, in realtà sei tu a dovermi perdonare. Io non posso perdonarti perché non sono mai stato arrabbiato con te, non ero offeso. Di cosa dovrei perdonarti? Posso solo gioire nel momento in cui arrivi alla comprensione. Questo era il tuo problema: come tanti altri provi amore per me e naturalmente ti piacerebbe una risposta da parte mia.

Il tuo concetto di amore è molto ristretto. Io non riesco ad amare in questo modo. Ciò non vuoi dire che non provo amore per te, ma solo che tu non sei ricettiva e aperta e disponibile verso di me in modo tale che io non debba scendere al tuo livello, ma piuttosto sia in grado di portarti su al mio.

L'amore può fare entrambi i miracoli. Ti può tirare giù, e in tutti i testi antichi, di tutte le religioni, l'amore è stato rappresentato come qualcosa che porta la consapevolezza verso il basso. Nessuno ha esplorato il significato psicologico di queste storie e parabole, ma tale esplorazione è un'esperienza estremamente gratificante.

Per esempio, in Oriente si raccontano centinaia di storie in cui quando uno si avvicina all'illuminazione... Nella mitologia indiana il dio Indra, che è il dio più alto in cielo, è preoccupato, perché se qualcuno si illumina c'è la possibilità che possa essere scelto dall'esistenza per essere Indra, e così lui verrà degradato. È meglio che non ci siano illuminazioni, mai, perché in questo modo può proteggere la sua posizione. Altrimenti qualcuno entrerà in concorrenza con lui e potrebbe rivelarsi anche molto superiore a lui.

Per questo motivo, quando qualcuno si avvicina all'illuminazione, immediatamente Indra spedisce dal cielo giovani donne bellissime per farlo deviare dallo stato di illuminazione. Ancora un passo o due e sarebbe arrivato all'illuminazione, ma le bellissime upsaras, così vengono chiamante... non sono donne qualsiasi. Sono sempre giovani, non invecchiano mai. Non sudano, non hanno bisogno di deodorante. Sono sempre profumate e fragranti.

Ovviamente un uomo che è rimasto lontano dal mondo, che è fuggito nelle parti più remote dell'Himalaya, che ha represso i suoi i stinti naturali – in particolare il sesso – è come se fosse sempre seduto su un vulcano, l'energia sessuale può e splodere in qualunque momento. E la stessa energia che lo stava portando all'illuminazione. Anche l'illuminazione è un'esplosione, ma di tipo creativo. Ti dà nuova vita.

Donne bellissime vengono inviate a provocare la persona a livello sessuale, danzano eroticamente intorno a lui creando un'atmosfera fortemente pornografica. Nella maggior parte dei casi l'uomo ci casca, pensa che sia amore e per di più amore che viene dal cielo! Ma quelle donne sono venute solo per distruggere la sua meditazione, per creare in lui uno stato di desiderio e, riuscitevi, scompaiono immediatamente. Solo allora lui si rende conto di essere stato sul punto di raggiungere l'apice della consapevolezza e di ritrovarsi ora nell'oscurità più totale.

Stranamente in inglese innamorarsi si dice "cadere in amore". Ma perché dovresti cadere? Perché non puoi innalzarti nell'amore? L'amore è stato il lato umano maggiormente condannato. Per me è l'unica qualità divina che c'è in te. Tutte le altre sono solo frammenti del tuo stato di divinità, ma l'amore ne è il centro. Tu mi ami. A me è possibile accettare il tuo amore. Ma tu potrai ricevere il mio amore solo innalzando il tuo livello di consapevolezza, verso l'illuminazione.

E proprio il contrario di ciò che è accaduto finora. Vorrei che un giorno tu dicessi: "Mi sono innamorata, mi sono innalzata nell'amore".

L'amore dovrebbe donarti più luce, comprensione e maturità, più libertà e creatività.

Non c'è bisogno che ti rattristi per il passato. Forse hai desiderato lo stesso tipo di amore, è naturale. Conosci solo quel genere di amore e così puoi desiderare solo quello.

Tutta la mia vita è dedicata a te, a renderti consapevole di un amore più elevato, un amore che prende il posto del divino; oltre il quale non c'è più nulla. Ma per comprendere questo amore dovrai evolverti in consapevolezza. Solo quando sarai vicina all'illuminazione comincerai a percepirmi. Solo allora, nello stesso momento in cui il dio Indra comincia a preoccuparsi, sentirai il mio amore.

Quando ti illuminerai potrai vedere tutti i colori psichedelici dell'amore. Solo una persona illuminata conosce il vero spirito dell'amore.

Quindi non è colpa tua, è soltanto la tua pigrizia nell'illuminarti!

Ricorda che non posso perdonare la tua pigrizia, perché oggi sono qui, domani potrei non esserci. Non posso restare con te per sempre; mentre sono nel corpo, devi essere un po' più veloce. Se puoi gustare un po' di questo amore mentre sono in vita, allora persino dopo la mia morte la tua connessione con me, la tua fiducia, il tuo amore rimarranno. Continueranno per l'eternità. Un amore che non dura in eterno è solo una strategia biologica per produrre bambini.

Hai notato come, quando gli animali fanno l'amore, non sembrano molto felici? Solo... lo sai che sono un po' matto, mi interesso a fenomeni di cui nessun altro si preoccupa. Mio padre si vergognava molto, perché quando due cani facevano l'amore io mi mettevo a seguirli, e mio padre affermava: "Sei proprio un tipo strano. La gente viene da noi..." Io rispondevo: "Non sono affari loro, sto studiando".

Lui continuava: "Ma non puoi trovare qualcos'altro da studiare?". Gli dicevo: "Questa è la cosa più importante".

Ho osservato animali di ogni tipo, uccelli... in campagna nei dintorni dei villaggi è facile vedere e osservare. Ma nessuno di loro ha l'aria felice, questo è il problema. Fanno l'amore... ma guardali bene in faccia! Sembra che non ne abbiano veramente l'intenzione, che sia quasi una tortura.

Sono infelici, e il motivo c'è: percepiscono la schiavitù biologica. Sono più sensibili di te. Possono vedere che non si tratta di amore, è qualcos'altro a spingerli. Lo fanno a dispetto di se stessi.

Ecco perché tutti gli animali hanno una stagione degli amori molto breve; sembra proprio che la biologia non sia stata in grado di convincerli a far l'amore tutto l'anno. Quando la stagione è finita, gli animali si dimenticano completamente dell'amore, del sesso, delle amichette e degli amichetti. Osservando gli animali mi chiedevo se "amichetta e amichetto" sia applicabile anche a loro. Hanno un'aria così triste che "nemica e nemico" sarebbero una descrizione più accurata della realtà.

Solo l'uomo fa l'amore tutto l'anno e solo l'uomo pensa che il suo amore sia il massimo possibile. Non lo è, altrimenti il mondo sarebbe un posto meraviglioso in cui vivere.

Questo mondo è creato dal tuo amore, dalle tue relazioni; sei riuscito a creare un inferno migliore di quello descritto nelle scritture! E tutti amano: il padre, la madre, il marito, la moglie, i figli, gli insegnanti, tutti amano. Eppure il risultato finale è sempre una guerra mondiale. Questa è una logica molto strana. Tutti amano e alla fine... da dove viene la guerra? Il nostro amore è del tipo più basso, è amore animale. Questo amore non ti aiuterà; questo amore può essere solo parte della tua schiavitù biologica. E tu lo hai accettato, non hai nemmeno posto il problema della schiavitù.

Quando vieni da me e mi ami, il tuo amore porta con sé l'ombra delle tue esperienze passate. Su questa lunghezza d'onda non posso incontrarti. Ciò non vuol dire che non ti ami. Ti amo, ma questo amore è al di là della tua comprensione, la tua testa non può arrivarci. Io cerco in tutti i modi di colpire almeno la testa, ma ci passo sempre sopra.

Se la comprensione di dover elevare la tua consapevolezza si cristallizza dentro di te, allora dimentica completamente il mio amore. Un giorno all'improvviso ne sarai inondata. Da sempre si riversa su di te, come la pioggia. Ma tu hai l'ombrello aperto, chiudilo!

OSHO TRATTO DA

Sermons in Stones # 15

(ritorna a "Sommario)

I Tesori del Superconscio

 

Si parla tanto di crisi dei valori, come di una ricchezza sociale andata perduta per qualche misteriosa maledizione. In realtà solo chi si muove verso il superconscio, dopo aver ripulito l’inconscio, è portatore di veri valori, non imposti socialmente, ma generati dalla luce interiore.

 

 

Amato Osho, Per me la più grave decadenza dell’uomo di oggi è il suo dar valore a tutte le cose sbagliate. Da qualche parte nell’inconscio collettivo deve esserci l’idea che tutte le cose più belle della vita dovrebbero essere gratis, mentre per quelle inessenziali siamo pronti a pagare qualunque prezzo. Adoriamo le parole dei giocatori di calcio, degli attori del cinema e dei politici, e non mostriamo alcun apprezzamento per la saggezza. Questa situazione è molto penosa: come si può comprendere la bellezza di ciò che si riceve riconnettendosi con la fonte dell’essere se rimaniamo in tale miseria?

Vorresti per favore portare luce su questi blocchi, sepolti nell’inconscio, sui quali l’intera umanità concorda?

 

 

I veri valori non sono sepolti nell’inconscio; i veri valori vengono rivelati quando ti muovi oltre il conscio verso il superconscio. Ciò che è sepolto nell’inconscio è ciò che rende la vita dell’uomo così stupida: si è attenti alle parole di un giocatore di calcio o alle parole di un attore del cinema e non si dà ascolto alle parole del saggio.

L’inconscio è la cantina della mente. Nel tuo inconscio sono sepolte molte cose che trovano espressione attraverso la mente conscia. Per esempio, milioni di persone seguono incontri di calcio o di pugilato e si entusiasmano veramente; e non pensano mai a ciò che realmente stanno guardando. Il pugilato è pura violenza. In esso non è presente alcuna gioia; non è che l’espressione della violenza nascosta in te.

La società ha manipolato l’uomo attraverso una strategia assolutamente erronea. L’idea della società è che se qualcosa viene gettata in cantina, nell’oscurità dell’inconscio, tu hai chiuso con essa. Non è così. Non hai chiuso. Riaffiorirà in forme diverse, vendicandosi. E continuerà ad accumularsi.

Non c’è da preoccuparsi troppo per un po’ di rabbia; va e viene. Ma se tu continui a reprimere rabbia, vi sarà un momento in cui diventerà come un vulcano sul punto di erompere, per un motivo qualsiasi.

Da sempre la repressione è stata utilizzata per mantenere l’uomo civilizzato, ma in realtà è stata il motivo per cui l’uomo è rimasto civilizzato solo superficialmente, civilizzato a livello epidermico. Basta grattare un pochettino e in qualsiasi persona troverai il barbaro, il primitivo, l’animale, tutti nascosti dentro di lei.

Tutti i tuoi sport sono, in modo sottile, la soddisfazione del tuo desiderio di vincere. Nei film vedi violenza, vedi omicidi, vedi stupri; un film che non mostra omicidi o stupri sembra non essere interessante. Questi sono gli ingredienti essenziali che attraggono l’umanità.

Nell’inconscio i desideri attendono di essere soddisfatti e questo è il tramite per soddisfarli. Ti identifichi con l’assassino o con l’assassinato. Ti identifichi con lo stupratore o con lo stuprato. E avverti un certo sollievo. Il piacere che provi nel vedere un film o nel leggere un romanzo è solo questo.

In California, all’Università della California, per un anno di seguito hanno osservato che ogni qual volta vi era un incontro di pugilato, durante la settimana seguente la criminalità aumentava del quattordici per cento rispetto ai valori normali.

Cosa succede? Cose che erano nascoste… vedendo la violenza nel pugilato, la tua stessa violenza comincia a salire; e questa violenza fa aumentare del quattordici per cento il tasso di criminalità. E si mantiene così per almeno una settimana per poi ritornare lentamente ai valori normali.

Ora il governo lo sa; il pugilato dovrebbe essere considerato un crimine, qualcosa contro la legge. Ma nulla è stato fatto, perché il pugilato procura molto denaro alle persone che lo controllano e procura denaro al governo e sembra che qualsiasi cosa diventi legale se produce denaro.

I veri valori non si trovano nell’inconscio, in quanto nessuno ha represso i veri valori. I veri valori non hanno bisogno di essere repressi, perché non sono contro nessuno, non intendono far danno a nessuno. Sono le qualità di amore e compassione. Ma l’uomo non ne ha esperienza poiché sono al di sopra della mente conscia.

Devi andare oltre la mente conscia per avere qualche bagliore del mondo luminoso dei veri valori: verità, sincerità, amore, amicizia, compassione, empatia, sensibilità, apprezzamento della bellezza, grazia. Sono tutti là in fila che aspettano te.

Ma la società ti ha messo in lotta con l’inconscio, forzando tutto il tuo retaggio animale nell’inconscio; e devi tenerlo sotto di continuo. Ma non è che una volta che l’hai costretto a rimanere sotto, la cosa è finita; continuerà a tornare su, cercherà di esprimersi.

E tu non hai nient’altro nella tua vita – una forma di creatività – in cui investire la tua energia, in modo che all’inconscio non rimanga energia da usare. E così la situazione è strana, tutte le dimensioni creative sono chiuse.

Nessun sistema educativo parla del superconscio. L’unica cosa di cui si parla è la mente conscia, e si pensa che l’unico sistema per liberarsi delle cose velenose sia il buttarle nell’inconscio. Una strategia completamente sbagliata. Ecco perché la società umana è pervenuta a una situazione così sbagliata, in cui le persone vivono, ma non sono veramente vive; sono come cadaveri ambulanti. Dalla culla alla tomba semplicemente muoiono ogni giorno, piano piano. È una lunga morte, una morte lunga settant’anni. Non può essere chiamata vita, in quanto non sboccia un fiore, non sorge un canto, non viene creata bellezza.

Non arricchisci la vita. E ricorda un detto fondamentale: finché non arricchisci la vita non sei vivo.

Se tu hai vita devi arricchirla; devi lasciare il mondo migliore di come lo hai trovato. Ma adesso come adesso sembra che si lascerà un mondo più scuro, più cupo, più triste, più miserevole.

Le vecchie strategie vanno abbandonate, assolutamente abbandonate, senza alcuna eccezione.

Vanno ricordate alcune cose fondamentali. L’inconscio non ha modi di liberare alcun contenuto di per sé. Non ha porte, è un interrato. Affinché qualsiasi cosa esca da lì deve arrivare alla mente conscia. La mente conscia è il piano terra; solo da lì si può uscire.

Dunque la prima cosa è: l’inconscio va svuotato. Ma si può avere paura di svuotarlo, perché contiene cose orribili di ogni tipo. Come svuotare la violenza che c’è, la rabbia, la tristezza... tutti problemi che hai accumulato perché non sapevi come affrontarli e risolverli. Come farai a portarli al conscio? E una volta arrivati in superficie, cosa te ne farai?

L’inconscio non è interessato all’oggetto della violenza, è interessato solo a liberarsi della violenza. Puoi semplicemente picchiare un cuscino e proverai un immenso sollievo. Ti sembrerà un po’ strano picchiare il cuscino, che non ti ha fatto nulla. Ti ritieni molto colto, sofisticato, intelligente, e allora cosa stai facendo nel percuotere il povero cuscino che non ti ha fatto nulla? Il punto non è se il cuscino ti ha fatto qualcosa o no, bensì il fatto che picchiandolo liberi la violenza che è in te, poiché la violenza non ha nulla a che fare con l’oggetto.

Che tu picchi una persona o che tu picchi il cuscino non fa alcuna differenza. Che tu uccida una persona o che semplicemente tu uccida un orsacchiotto di pelo, non ha importanza. Ma l’atto di uccidere deve essere compiuto.

In molte società primitive, ancora oggi, si sacrificano agli dei mucche fatte di fango, con grandi celebrazioni. E si sacrificano altri animali, anche uomini, ma sono tutti fatti di fango. E la cosa più strana di queste società primitive è che non vi è violenza, le persone non lottano, non hanno energia per lottare. Hanno già “ucciso” qualcuno; l’idea di uccidere non c’è più.

Vi sono società in cui anche un sogno viene considerato vero. E un po’ di verità c’è, Sigmund Freud ne è una prova.

Ma queste società, per migliaia di anni, hanno portato avanti una psicoanalisi di gran lunga migliore; e sono società povere e primitive che non sanno ciò che stanno facendo.

Se qualcuno fa un sogno… questa gente sogna raramente; i sogni esistono perché hai represso qualcosa durante il giorno. Tu volevi incontrare una donna splendida, ma tua moglie era con te e non hai potuto vederla. La donna allora apparirà nel sogno.

In queste società primitive non esiste un sistema repressivo. Se a qualcuno piace una persona, va da lei e le dice: “ Sei bellissimo/a e mi piaci molto.” E può anche trattarsi di uno sconosciuto. Ma quando a qualcuno accade di fare un sogno, subito gli anziani del villaggio si riuniscono ed egli deve rivelare a loro il suo sogno. Il fatto che una persona abbia avuto un sogno è degno di nota. Se ha sognato che ha insultato qualcuno, allora deve andare da questa persona per scusarsi e portare frutta e dolci come dono di amicizia, perché nel sogno l’ha insultata.

A noi ciò appare completamente assurdo, in quanto ciò che tu fai nei sogni sono solo affari tuoi; l’altra persona non sa che tu l’hai insultata. Questo non è il punto: che l’altra persona non sappia; la questione è che tu hai un certo antagonismo verso quella persona che è affiorato in sogno, ed è meglio mettere le cose in chiaro. Recati dalla persona per scusarti, portale dei doni e il sogno non si verificherà più.

Un re in Egitto disse alla sua corte e a tutti i suoi sudditi che se qualcuno fosse apparso nei suoi sogni sarebbe stato punito con la morte.

Ora ciò è veramente assurdo. La gente era spaventata a morte, ma che cosa poteva farci se appariva nel suo sogno? Questo era il vero problema: non erano loro ad andare nel suo sogno. Ed egli uccise alcune persone perché, nonostante l’avvertimento, le aveva viste nei suoi sogni. Perché mai qualcuno avrebbe dovuto disturbare il suo sonno? Ed essendo un monarca con diritto di vita e di morte uccise delle persone. Tutti nel regno avevano paura di poter essere uccisi in qualsiasi momento senza aver commesso alcun crimine. E nessuno aveva nulla a che vedere con i suoi sogni, i suoi sogni erano i suoi sogni, erano un suo problema. Ma chi poteva andare a dirglielo?

Le popolazioni primitive sono di gran lunga più intelligenti, molto più innocenti.

Questa società, dove i sogni vengono presi come se fossero veri, dove viene fatto qualcosa consciamente così che un brutto sogno non possa più ripetersi e distruggere così la tua dignità, non hanno mai avuto una guerra in tutta la loro storia. Le loro piccole tribù non hanno mai combattuto tra loro; non vi è violenza in questo senso.

Nessuno combatte con nessun altro. Se, anche in un sogno, qualcuno ti insulta o tu insulti qualcuno e ciò deve essere appianato coscientemente, è impossibile che vi sia violenza. Le persone sono molto molto semplici.

L’inconscio ha semplicemente bisogno di falsi oggetti per liberarsi della sua immondizia. Non vi è alcun bisogno di uccidere nessuno, puoi uccidere una statua, puoi uccidere una fotografia, puoi bruciare una fotografia e sentirti meglio.

E piano piano qualunque cosa ti arrivi dall’inconscio nei tuoi sogni o nelle tue ore di veglia, riconoscigli una consistenza reale così che se ne vada. Non reprimerlo; non pensare: “È sbagliato e non dovrei mostrarlo a nessuno”; diventerà una ferita e alla fine un cancro.

Liberalo.

Nell’intimità della tua stanza puoi liberarlo in qualsiasi modo quando vuoi. La meditazione dinamica è stata fondamentalmente concepita per aiutare l’inconscio ad alleggerirsi. La tecnica indonesiana del latihan produce lo stesso effetto.

Quando l’inconscio è completamente ripulito e non vi è più spreco di energia per mantenerlo represso, quella stessa energia comincia a muoversi verso l’alto; tieni a mente che quell’energia non può rimanere statica, deve muoversi. Ora che non vi è più lavoro nell’inconscio essa comincia a muoversi in su verso i tuoi spazi più sottili, e là troverai i valori reali che fanno di un uomo un uomo e lo portano oltre l’animale.

Nello stesso modo, qualsiasi esperienza tu abbia nel superconscio deve essere portata nel conscio per poterci lavorare. Non limitarti ad avere grandi intuizioni, non limitarti ad assaporare la bellezza; lascia che le tue esperienze diventino azioni, creatività. Fanne qualcosa. Non appena cominci a farne qualcosa, scoprirai che le qualità più profonde cominciano ad affiorare. Il solo scrivere una poesia può liberare una grande quantità di energia. Fare una bella azione, compiere un atto compassionevole, condividere qualcosa che tu hai in abbondanza, con chiunque… e il tuo superconscio comincerà ad avvicinarsi sempre di più al conscio. Ora ha una porta per uscire nel mondo.

Quando il superconscio è completamente svuotato, allora il superconscio collettivo comincerà a liberare i suoi tesori nascosti. Quando anche il superconscio collettivo è svuotato sei giunto alla gloria suprema: la consapevolezza cosmica.

Grazie a questa mente cosmica superconscia, ciascuno dei tuoi atti consci comincia ad avere una fragranza divina, religiosa. Qualsiasi cosa tu tocchi diventa oro, qualsiasi cosa tu dica diventa vera. Ogni tuo movimento nella vita crea onde di bellezza, gioia, estasi che raggiungeranno i più lontani estremi dell’esistenza toccando milioni di persone che non ti hanno mai conosciuto e mai ti conosceranno, ma che condivideranno la tua gioia.

Forse ti è accaduto di provarlo qualche volta: sei seduto, ti senti bene e all’improvviso diventi triste e non sai perché. È perché qualcuno sta emanando onde di tristezza proprio vicino a te e sono forti abbastanza da avere un impatto su di te.

Alle volte puoi sperimentare l’opposto: ti senti leggero, senza peso, senza una ragione, provi freschezza, gioia. Non puoi neanche dire a qualcuno: “Mi sento gioioso”; penseranno che sei pazzo, perché non vi è alcun motivo per provare gioia.

Qual è il motivo? Non puoi attribuirgli una causa, in quanto non la conosci tu stesso. È semplicemente che la gioia di qualcuno ha creato un’onda che ti ha toccato.

Siamo esseri molto ricettivi e sensibili. Come l’antenna di una radio continuiamo a ricevere tutte le onde che ci raggiungono, onde molto sottili.

Il più delle volte soffri delle sofferenze degli altri e solo ogni tanto sei colmo della gioia di qualcun altro; perché tanti sono i tristi e i disperati e le persone gioiose e beate sono veramente poche, molto rare.

Quando lo capirai proverai anche un certo distacco dalla tristezza che provi. Potrebbe non avere nulla a che fare con te. Puoi mantenere una certa distanza e puoi osservare questi sentimenti e osservarli ti aiuterà a trovare le tue proprie fonti.

L’uomo è nato con grandi tesori, ma è nato anche con tutto il retaggio animale; in qualche modo dobbiamo liberarci di quest’ultimo e creare lo spazio per far giungere le nostre ricchezze al conscio e poterle condividere; perché una delle qualità di questa ricchezza è che più la condivi e più ne ricevi.

Osho, tratto da: The Transmission of the Lamp #10

 

 

APRIRSI

AL SUPERCONSCIO

Io non parlo con lo scopo che ordinariamente viene perseguito attraverso il parlare: l’indottrinamento – non è quello lo scopo dei miei discorsi. Non ho alcuna dottrina; i miei discorsi in realtà sono un processo di de-ipnosi.  Ascoltandomi semplicemente, a poco a poco ti libererai da tutti i programmi in cui la società ti ha obbligato a credere. Se mi ascolti con il cuore aperto, con una ricettività colma di gratitudine, è inevitabile che accada.

Ci sono stati molti ipnotizzatori, ma nessuno ha mai provato a usare l’arte del parlare come metodo di de-ipnosi. Può diventare una musica dentro di te, ti può rilassare, ti può rendere silenzioso, può dare un nuovo ritmo al tuo cuore… una nuova percezione della mia presenza, e della realtà.

E io posso parlare di qualunque cosa. Non si tratta del fatto che io parli di queste cose; esse ne sono solo gli effetti. Io potrei parlare di A o B o C, che non hanno nulla a che vedere con la de-ipnosi. Il punto sta nel tuo modo di ascoltare. Se è giusto, allora qualunque cosa io dica rilasserà il tuo essere totalmente, e a poco a poco i tuoi condizionamenti cominceranno a svanire.

E voglio che accada così. Non voglio ipnotizzarti – cioè renderti prima inconscio. In questo modo non è necessario renderti inconscio. Tu diventi più conscio, più sveglio. Per potermi ascoltare diventi conscio e attento. E il mio scopo non è insegnarti qualcosa, ma usare le parole come scusa per renderti consapevole e attento, in modo che tu possa toccare il superconscio dentro di te.

Osho, tratto da: Beyond Psychology # 42

 

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Ma la Comune e l'Himalaya?

 

L’Osho Commune non è un rifugio dal mondo. In realtà essa è un mondo in miniatura. Con una differenza: tutti sono qui con un unico scopo: conoscere se stessi.

E ogni incontro o situazione diventano occasioni per risvegliarsi.

 

 

“Prima salta e poi ci penserai” – dice Osho e ricorda i tuffi ardimentosi della sua infanzia.“Quando ero bambino, proprio vicino al mio villaggio, scorreva un bel fiume e il mio divertimento era scegliere i posti più alti da dove tuffarmi nel fiume. Vedendo che mi divertivo tanto, molti miei amici mi seguivano e vedevano che saltavo ed ero ancora vivo, che nuotavo nel fiume. Loro si sforzavano di imitarmi, ma avevano paura…”. “Prima tuffati, poi ci penserai” – gli diceva lui e lo dice anche a noi, per invitarci a prendere il sannyas.

Arrivata da poco a Pune, ho sentito, come spesso succede, proprio il discorso giusto. Quello che metteva un po’ di calma nei miei pensieri agitati, veramente caotici, in quei primi giorni di vita in India. Era un discorso che approvava la mia rapida scelta. Mi ero tuffata, avevo fatto il salto (ed avevo anche tagliato i ponti dietro di me) e ora mi trovavo, un po’ malferma sulle gambe, a fare i conti con questo approdo: vivere a Pune ‘per sempre’.

Mi pare di aver capito che non sono molti i sannyasin residenti fissi a Pune. La maggior parte dei frequentatori della comune, viene, si ferma qualche settimana o qualche mese e poi ritorna a casa sua, nel mondo.

Ed ecco che, mentre mi lasciavo andare alla sensazione bellissima di essere approvata direttamente dal maestro, mi capita di sentire un altro discorso, no, non uno solo, ma due, tre, dieci e ancora di più, in cui Osho, guardandomi fissa negli occhi, con delle pause da batticuore, mi dice e ripete e ribadisce: “Se rinunci al mondo rimani quello che sei, dovunque tu sia. Puoi stare in una grotta, nell’Himalaya, ma sarai la stessa persona. Non credere che cambierai solo perché hai lasciato la casa e la famiglia e la piazza del mercato. La trasformazione non è così facile. Devi cambiare la tua mente e questo può essere fatto in qualsiasi luogo; in una grotta dell’Himalaya, o a casa tua. E quello che ho notato è che si può fare più facilmente nella piazza del mercato che nell’Himalaya, perché nell’Himalaya non c’è sfida. La vita diventerà opaca, perderà brillantezza, perderà intelligenza. Lasciar da parte la mente, nel mondo, è molto importante. Non è facile, non è a buon mercato; è arduo, difficile, ma, una volta che ti riesce, sarà tuo per sempre. Allora nessuno te lo potrà togliere.” E giù esempi e aneddoti in cui monaci casti si infiammano di amore mondano e i mistici distaccati  perdono le staffe, per il possesso dell’ombra di un albero.

Comincio a sentirmi a disagio: sono scappata anch’io? Ho rifiutato le mie responsabilità? Devo tornare nella piazza del mercato? Ma, la comune è l’Himalaya?

Cerco di rilassarmi, di chiudere gli occhi e di salire su quella famosa collina interiore, da dove si dovrebbe essere testimoni di quello che ci passa per la mente, senza prendercela troppo.

Allora, la mia è stata una fuga? Sì e no. Sì, perché era un po’ che non mi sentivo più bene, nel mio lavoro di psicoterapeuta; nella società che, per quanto fossi schiva, comunque mi circondava, con le sue richieste, le sue politiche, le sue trappole. Non me lo sapevo dire, ma cercavo una via di uscita.

D’altro lato non è stata una fuga, perché la decisione di vivere a Pune è arrivata, come un colpo di fulmine, quando, essendo venuta qui per tre settimane durante le vacanze di Natale, senza assolutamente poterlo prevedere ho preso il sannyas e mi sono innamorata della Comune, della sua bellezza frondosa e fiorita, dei suoi ritmi intensi eppure rilassati, della libertà che si respirava e che mi faceva ridere gioiosa, da sola, per niente.

La seconda domanda riguardava le responsabilità.

Per tutta la vita (ahimè, fin dall’infanzia) non ho fatto altro che assumermi responsabilità, per i fratellini, per gli allievi, per i figli, per i pazienti e poi, parenti, amici, vicini di casa, negozianti del quartiere e altri ancora. Qui a Pune, mi pareva che qualcosa si fosse chiarito, che, cioè, tutta la mia frenetica (ora la vedo così) ricerca di persone di cui occuparmi, fosse stato proprio il mio alibi, la scusa buona, per non prendermi la più importante delle responsabilità, quella per me stessa, per la mia consapevolezza di me, per la mia crescita spirituale. Qui, nella Comune, potevo prendermi cura del mio corpo (mai considerato), con massaggi, nuoto, sauna, cibo leggero (sono infatti dimagrita di dieci chili, senza fare nessuna dieta), con la danza, con la vita all’aperto. Potevo riconoscere le scorie di relazioni e legami irrisolti e avviarmi così al loro smaltimento o trasformazione, con l’aiuto dei gruppi di terapia. Potevo occuparmi della mia capacità di silenzio interiore, di rilassamento, di meditazione, frequentando la bellissima Buddha Hall, l’affascinante Samadhi, il parco straordinario.

E poi, ci sono gli incontri con gli altri sannyasin, ci si relaziona, ci sono dinamiche umane, si ama, si sceglie, si lavora insieme.

La comune non è la piazza del mercato, perché non c’entrano i soldi, perché non si lavora per far carriera, perché si cerca di farne un’occasione di consapevolezza, per guardarsi dentro, per diventare meditativi. Ma tutto questo pullulare di attività e di scambi, non ha niente da invidiare, per varietà e vivacità, al mercato vero e proprio. Sbaglierò, ma non mi sembra proprio l’Himalaya.Forse posso tranquillizzarmi (almeno fino alla prossima provocazione di Osho), il tuffo non mi ha lanciata in una grotta solitaria, lontana da difficoltà e tentazioni. Ma, allora, dove sono approdata? Mi guardo intorno e, con mio stupore (ma anche felicità), mi pare di riconoscere la sagoma di un altro trampolino.

 ma nirava vasu

 

 

Amato Osho,

a volte ho la sensazione che sono matura per il mondo, che ora posso andare a fare tutte quelle cose…  una donna deve fare quello che ha da fare!

Andare nel grande e vasto mondo, fare tanti soldi, fare colpo su tutti quanti ed entrare nella storia. Ho passato la maggior parte degli ultimi tre anni nella comune ed è stato bellissimo. Ma recentemente, ora che sono più vicina a te di quanto non lo sia mai stata, stanno venendo a galla tutte queste fantasie di fama e fortuna.

Perché non riesco semplicemente a sedermi e a essere in pace con il qui e ora e a impregnarmi di tutto l’amore che riversi su di me ogni giorno? Sono proprio così cieca?

 

Premdipa, non voglio ferire i tuoi sentimenti, ma la verità è che sei ancora cieca. Da me sono arrivate persone di ogni genere. La maggior parte di loro è qui per caso; non erano arrivate con una visione precisa del motivo per cui erano qui e, quando si sono trovate qui, sono rimaste coinvolte con le meditazioni, sono rimaste coinvolte con la mia presenza, con il mio amore. Si sono fermate, ma nel profondo dell’inconscio i vecchi desideri erano ancora vivi. Per cui in superficie si sentivano molto bene, ma questo strato superficiale è molto sottile.

Basta un piccolo incidente per aprire il vaso di Pandora, e tutti i desideri che pensavano scomparsi sono ancora lì, più forti di prima. Questo è ciò che sta accadendo a te.

Dici: “A volte ho la sensazione di essere matura per il mondo”. Per favore non illuderti. Il giorno in cui sarai pronta per il mondo, te lo dirò. Non puoi darti un diploma da sola. Non sei matura per il mondo.

Ma questa è l’astuzia della mente. La mente vuole andare nel mondo non perché tu sia matura, ma perché tutte quelle emozioni represse vogliono essere soddisfatte: “Adesso vado e faccio delle cose”. E cosa sono queste cose? “Una donna deve fare quello che ha da fare!”.

Una donna deve fare delle cose davvero strane. “Andare nel grande e vasto mondo, fare tanti soldi, far colpo su tutti quanti ed entrare nella storia”.

Il finale non è molto interessante… entrare nella storia? O entrare nel bidone dei rifiuti? Entrare nella storia vuol dire entrare nella tomba. La storia è solo una cronaca di morti. Hai delle strane idee… “Una donna deve fare quello che ha da fare!”. Non ci avevo mai pensato. Tutto ciò che una donna deve fare, può farlo anche qui. Perché andare nel vasto mondo? “Fare tanti soldi”. Cosa farai con i soldi? Li darai in beneficenza? Non li puoi mangiare, né puoi vivere solo di soldi – e non solo i soldi per vivere, ma tanti soldi. Hai mai riflettuto su cosa intendi per “tanti soldi”? Qual è il limite? Perché “tanti soldi” può voler dire qualsiasi cosa. E come guadagnerai questi soldi? Basta fare “ciò che una donna deve fare”?

Non essere stupida. Ci sono molte donne stupide fuori di qui che hanno il loro lavoro, guadagnano tanti soldi e sono pronte a entrare nella storia. Uno strano desiderio… Tu finirai in una tomba, solo il tuo nome può entrare nella storia. E anche quella è una cosa molto difficile. Quante donne sono entrate nella storia? E quante donne hanno vissuto su questo pianeta? E le donne che sono entrate nella storia non sono proprio da imitare.

Cleopatra, per esempio. Lei è passata alla storia perché era una donna bellissima che ha venduto il suo corpo a qualunque invasore arrivato a conquistare l’Egitto, Cesare o Antonio o chiunque altro. La sua unica difesa era quella: vendere il suo corpo. Deve essere stata la più grande prostituta del mondo. Pensi che sia fiorita, che abbia raggiunto la sua vera individualità? Era solo una palla che si passavano i generali. Arrivava un generale e lei gli offriva il suo corpo, ne arrivava un altro ed era pronta a offrirlo a lui. Certo è rimasta imperatrice d’Egitto, con tanti soldi, e ha fatto tutto ciò che una donna deve fare.

Ma questi brutti esempi non vanno imitati. Di bello aveva solo il corpo, il suo spirito doveva essere meschino, assolutamente ignobile. In amore puoi dare tutto: il corpo, la mente, l’anima, ed è una grande esperienza. Ma vendere il corpo per denaro o per potere è la cosa più ignobile del mondo.

E cosa guadagnerai facendo colpo su tutti quanti? Qui posso dire a tutti: “Ammirate questa Premdipa”. E tutti penseranno che sei meravigliosa. Tutti verranno a dirti: “Premdipa, sei fantastica! Cleopatra era una nullità al tuo confronto”.

Nella società esterna, come farai a fare colpo? Quali incredibili capacità hai perché il mondo debba ammirarti? La poesia, la scultura, la pittura sono tutti campi molto competitivi. Qui le cose sono molto semplici. Ti puoi alzare e dire davanti a tutti: “Ho il grande desiderio di far colpo su di voi. Per favore siate gentili e notate come sono brava”. Questo è tutto! E tutti penseranno che sei tanto brava. E non avrai bisogno di fare tutto ciò che una donna deve fare.

“Stanno venendo a galla tutte queste fantasie di fama e fortuna. Perché non riesco semplicemente a sedermi e a essere in pace con il qui e ora e a impregnarmi di tutto l’amore che riversi su di me ogni giorno? Sono proprio così cieca?”

La tua cecità è causata dai tuoi desideri repressi. Non hai fatto pulizia nel tuo cuore. Sei venuta e hai creato un velo intorno a te, ma sotto questo velo ci sono scorpioni e serpenti, ragni e scarafaggi.

La prima cosa da fare per tutti i sannyasin è eliminare queste cose. E solo quando il terreno è libero, si può cominciare a coltivare le rose; altrimenti un giorno o l’altro questi scorpioni e questi serpenti e questi scarafaggi si faranno sentire e distruggeranno tutto il tuo bel giardino di rose. Comunque, nulla è perduto, comincia a fare pulizia.

Un meditatore non è né un uomo né una donna, perché la meditazione non ha niente a che fare con il corpo; né ha a che fare con la mente. Nella meditazione sei solo pura consapevolezza. E la consapevolezza non è né maschile né femminile. Nel momento in cui arrivi alla consapevolezza, tutti i desideri di denaro, di fama, di potere, di far colpo sulla gente e di entrare nella spazzatura della storia, svaniscono immediatamente.

Non hai liberato il terreno dalle erbacce e ti sei messo a coltivare le rose. Adesso quelle erbacce nascondono le rose, quelle erbacce sono cresciute. Tu annaffiavi le rose, ma erano le erbacce a nutrirsi di quell’acqua, di quel concime, di tutte quelle attenzioni.

E ricorda che le erbacce sono molto più forti delle rose delicate. Piano piano danneggeranno le rose, le distruggeranno e l’intero giardino sarà pieno di rose morte, mentre le erbacce danzeranno.

Ogni giardiniere lo capisce, prima bisogna ripulire il terreno, rimuovere anche le radici. Tutte le erbacce vanno strappate alle radici affinché non possano rinascere. Solo allora si possono coltivare dei fiori delicati.

La meditazione è il fiore più delicato dell’esistenza. Hai cominciato a coltivarlo senza preoccuparti di tutti i topi, gli scarafaggi e gli scorpioni. Sono rimasti là e ora alzano la testa per protestare. Sono dei politici, e gente di tutto rispetto.

Gli scienziati affermano che non c’è mai stato un momento nella storia… dovunque ci sia stato l’uomo, c’erano anche gli scarafaggi. E viceversa, dovunque ci siano gli scarafaggi, puoi dedurre che nelle vicinanze ci devono essere degli esseri umani.

Gli scarafaggi sono molto innamorati degli uomini, non sembra che esista un modo di liberarsene. Ho sentito dire che persino sulla navicella spaziale che andò sulla luna… gli astronauti che erano in viaggio verso la luna improvvisamente scoprirono degli scarafaggi. Avevano preso ogni precauzione, ma in qualche modo gli scarafaggi erano riusciti a trovare una via ed erano andati sulla luna insieme agli uomini.

Eppure non è troppo tardi. Comincia a ripulire il terreno. Ne hai ogni capacità e hai avuto l’esperienza di bellissimi silenzi del cuore. Hai provato gioia, a dispetto di questa cospirazione nascosta. Questa cospirazione sotterranea della mente ora ti sta convincendo che sei matura: “Adesso non c’è bisogno di essere preoccupata per il mondo, puoi andare nel mondo”. Perché? Una persona che è maturata nella meditazione non può nemmeno pensare ad avere tanti soldi, a entrare nella storia e che “una donna deve fare quel che ha da fare”. Questa è un’idea molto strana. Da dove l’hai presa? Non sembra farina del tuo sacco.

Premdipa… tutti hanno sentito il suo nome, adesso ammiratela! Voi sarete felici, lei sarà felice. Non c’è niente di male, cercatela, inchinatevi a lei e ditele, ogniqualvolta la vedete: “Mi hai colpito. Mio dio, perché la gente parla di Cleopatra quando c’è qui Premdipa?” Perché entrare nella storia? Vai in giro per l’ashram!

Era l’ultimo telegiornale della notte sulla CBS, la notizia scottante riguardava gli ostaggi in Iran. Il conduttore annunciò: “Ecco gli ultimi aggiornamenti sulla drammatica vicenda. Ci sono buone notizie e cattive notizie. Prima le buone notizie: Raquel Welch si è offerta al posto degli ostaggi e l’Ayatollah Khomeini ha accettato. Ora le cattive notizie: la sta portando all’aeroporto Teddy Kennedy”.

 

Stai alla larga da questi Ayatollah Khomeini e Teddy Kennedy. Tutti i tuoi desideri possono essere soddisfatti dalla mia gente. Chiedi: “Una donna deve fare quel che ha da fare” – di che cosa si tratta? Perché non farlo qui? Se vuoi far colpo sulla gente, fai colpo, la mia gente ha sufficiente compassione. Persino se non sei bella ti diranno che lo sei, che si tratta di una qualità di bellezza del tutto unica. E per quanto riguarda la storia, puoi iniziare a scrivere una storia del mondo nella quale tu figurerai come la più grande eroina che sia mai esistita. Perché aspettare che altri storici si decidano a scrivere di te? E qui abbiamo molte persone che sono bravissime a scrivere. Cominceranno a scrivere una storia per te. Sarà una grande gioia vedere Premdipa, che è ancora viva, entrare nella storia. Possiamo creare i nostri libri di storia; non c’è bisogno che qualcun altro faccia il nostro lavoro.

Bellissimi libri di storia, rilegati in seta grezza, con le tue belle fotografie. Non c’è bisogno di tante copie, ne bastano poche, fatte circolare tra i sannyasin di tutto il mondo, spedite a ogni centro, a ogni comunità: “Ogni meditatore deve assolutamente leggere questa storia”. Possiamo riuscirci molto facilmente.

Mi preoccupa il fatto che nel mondo sarai sola. Forse avrai successo e forse no. Qui il successo è assolutamente certo e garantito.

 

Osho

tratto da:

The New Dawn #24

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Il Ranch

 

Parte ottava    Nei primi anni ‘80 Osho approda negli USA, intorno a lui sorge praticamente dal nulla una città di 5000 abitanti, moderna e super–ecologica, con strutture per ospitare fino a 20.000 visitatori. Per qualche anno “la storia” sembrerà più dei suoi discepoli che di Osho stesso, in silenzio fino all’84.

 

 

Dopo aver lasciato Pune e l’India – “fuggito nel mezzo della notte” come titolarono alcuni giornali scandalistici del tempo, al che Osho fece notare che lui non poteva farci nulla se i voli internazionali partivano da Bombay a notte fonda e che aveva lasciato Pune sotto gli occhi di tutti, “In pieno giorno con la mia Rolls e tre altre auto!” – la prima tappa fu il New Jersey, negli Stati Uniti, dove i sannyasin locali avevano comprato una grossa villa, conosciuta come “il castello”, per ospitarlo. Il cambiamento di clima ebbe subito risultati favorevoli sulla sua salute: sulle allergie, sugli attacchi d’asma, e anche sui problemi alla schiena che erano stati in precedenza molto aggravati dall’umidità di Pune. Ancora meglio si trovò visitando, il 29 agosto, la comune di sannyasin che nel frattempo aveva iniziato a formarsi in un vasta proprietà nell’Oregon centrale. Osho si stabilirà lì fino all’85, acquistando sempre più una posizione di primo piano sui mezzi d’informazione degli interi USA.

 

“Il giorno che entrai in America la prima domanda che mi fece il funzionario dell’ufficio immigrazione fu: ‘Lei è un anarchico?’ Mi avevano informato in precedenza che gli anarchici non sono ammessi negli Stati Uniti.

Gli risposi: ‘Sono qualcosa di più.’

Lui disse: ‘Accidenti! su uno che è qualcosa di più che anarchico il regolamento non dice nulla.’ Aveva il suo libro davanti: comunisti e anarchici non sono ammessi… ma qualcosa di più…?

Mi disse: ‘Sembra davvero che lei sia qualcosa di più, ma questo le creerà dei problemi, e causerà problemi anche a noi.’

‘Io sono una persona che sta in silenzio,’ replicai ‘e non lascio mai la mia stanza.’

‘È questo il pericolo,’ disse lui ‘ma dato che nelle leggi non c’è nulla per impedire l’ingresso a qualcuno che è più che un anarchico, devo lasciarla entrare.’ E proprio da quel momento iniziò uno scontro che durò per 5 anni.” 1

 

La proprietà acquistata in Oregon copriva circa 300 Km2, si trattava di una vecchia immensa tenuta chiamata “Big Muddy Ranch” sfruttata fino all’esaurimento e ormai inadatta persino per il pascolo, il più vicino centro abitato (non più di 50 persone) era a 30 chilometri. Gli unici edifici erano un paio di case, più stalle e fienili ormai abbandonati; il terreno, da un punto di vista amministrativo, era persino diviso fra due diverse contee.

Nel giro di poco tempo – pur fra una miriade di ostacoli legali creati da politicanti locali di tendenza prevalentemente cristiano-fondamentalista – quella proprietà si trasformò in una cittadina in grado di accomodare 4/5000 residenti fissi più circa 15.000 persone durante le celebrazioni annuali in luglio; sarebbero state costruite strade, case, ponti, persino un piccolo aeroporto, oltre a un centro commerciale con negozi, caffè, ristorante, ufficio postale e un albergo. I servizi essenziali sarebbero stati centralizzati con una grossa mensa (più tardi 2) per i pasti e un sistema di trasporti pubblici che arrivò a contare 115 autobus e a essere uno dei maggiori dello stato dell’Oregon.

Dietro a tutto ciò stava anche un rapporto con la terra che tendeva a restituirle quello che le era stato tolto in anni e anni di insensato sfruttamento.

I problemi principali: erosione, scarsità d’acqua, generale impoverimento del suolo furono affrontati con impegno, creatività e amore.

I numerosi torrenti locali, che si erano scavati letti profondi e durante le rare ma intense piogge erodevano sempre più il terreno, impoverendolo, furono oggetto di particolare attenzione. I ginepri, che avevano infestato praticamente ogni spazio disponibile impedendo qualunque altra forma di vegetazione, furono in parte tagliati e utilizzati sia per rinforzare le rive dei torrenti sia per costruire una serie – quasi 200 in tutto – di piccole dighe che rallentando il corso delle acque permettevano il depositarsi di suolo fertile e il ricostruirsi di un ecosistema naturale intorno ai corsi d’acqua, dove furono piantati salici, olmi e pioppi neri.

Lo stato del terreno coltivabile fu studiato per vedere quali tipi di culture biologiche fossero le più adatte e si iniziò a recuperare a una agricoltura sostenibile migliaia di acri classificati in precedenza come improduttivi.

 

“Qui non c’erano uccellini che cantavano, qui non c’erano alberi in fiore. Era una terra morta; noi l’abbiamo fatta rivivere.

Adesso gli uccelli hanno iniziato a ritornare. La natura è in profonda armonia quando ci sono così tante persone che amano, cantano e danzano. Gli uccelli hanno cominciato a ritornare in questa terra, i fiori hanno ricominciato a sbocciare.” 2

 

Fu costruita una stalla per 60 mucche da latte, comprensiva di impianto di riciclaggio per la produzione di gas metano e fertilizzanti, e un gigantesco pollaio che ospitava più di 700 galline ovaiole, oltre ad anatre ed oche, con 2 emù sul perimetro esterno che proteggevano i pennuti più piccoli da predatori quali ad esempio i coyote. Visto il totale bando alla caccia, anche questi animali erano riapparsi; insieme a tutta una popolazione di cervi che, nelle zone senza traffico, arrivavano senza timore fin quasi sulla veranda di casa.

A coronare tutto questo impegno, un progetto da 1,5 milioni di dollari portò alla costruzione in soli 4 mesi di una diga con un bacino della portata di quasi un milione e mezzo di metri cubi d’acqua. Il lago così ottenuto, dedicato a Krishnamurti, venne utilizzato oltre che per l’irrigazione e il controllo delle piene, anche a scopi ricreativi, con barche, piccolo molo e trampolini.

Tutto questo fermento, basato su una dedizione totale da parte dei sannyasin – si lavorava anche 12/14 ore al giorno, 7 giorni la settimana – esprimeva la creatività, la voglia di vivere, di sperimentare; l’amore per qualsiasi attività, intrapresa con impegno, ma intesa come gioco: a esempio non solo si iniziò a coltivare anche la vite con un complesso sistema di irrigazione sotterranea, ma in una delle serre c’era persino un banano – questo per rispondere a un’osservazione sarcastica di un agricoltore locale che aveva detto più o meno: “Cosa siete venuti a fare fin qui dall’India, a coltivar banane?” e al quale a tempo debito furono inviati un paio di questi frutti in omaggio.

Osho nel frattempo rimaneva in silenzio, vivendo a Lao Tzu Grove: una serie di case mobili ombreggiate da pini, in una valletta tranquilla e isolata. Nelle quattro date annuali delle celebrazioni appariva in pubblico per un darshan, e tutti i giorni dell’anno guidava per un’oretta o due, dapprima raggiungendo la vicina cittadina di Salem, ma in seguito – dopo che un locale predicatore aveva iniziato a organizzare picchetti contro questo “anticristo” ed erano iniziate a circolare magliette con la faccia di Osho inquadrata nel mirino a cannocchiale di un fucile – rimanendo all’interno della proprietà della Comune e infine addirittura scortato da forze di polizia.

Nel luglio dell’82 venne organizzato un primo festival di una settimana al quale parteciparono 20.000 persone da tutto il mondo: Osho apparve tutte le mattine per un satsang silenzioso, e nel pomeriggio ali di sannyasin e amici festeggiavano il suo passaggio in auto con musica, canti e fiori, in quello che verrà poi chiamato il “drive by”. Il festival estivo viene in seguito organizzato tutti gli anni fino all’85.

Nonostante il silenzio di Osho anche di quei primi anni del Ranch rimangono 3 volumi con le sue parole – Bagliori di un’infanzia dorata, Appunti di un folle e Libri che ho amato  tratti dagli appunti che il dentista di Osho prese, con l’aiuto della sua assistente, all’interno di una serie di trattamenti odontoiatrici che durarono per qualche tempo. Sono libri in un certo senso unici, con una fragranza particolare: Osho qui non sta commentando sutra o rispondendo a domande, bensì parlando in un’atmosfera intima e raccolta alle tre-quattro persone presenti – ricordando episodi della sua fanciullezza, discorrendo di libri che gli sono piaciuti, di situazioni della sua vita di tutti i giorni, aprendo squarci sulla realtà di un illumintao e offrendoci fulminee intuizioni.

Anche dal suo isolamento però Osho non smise di utilizzare i più diversi stratagemmi per scuotere la vita dei suoi discepoli e portarli a un risveglio, o comunque a una maggiore consapevolezza.

Nel giugno dell’84 organizza un incontro con alcuni dei suoi discepoli, nel corso del quale li dichiara illuminati, oltre a fornire liste di altri sannyasin illuminati, o di chi lo diventerà prima della morte e creando un comitato di quelli che continueranno il suo lavoro.

Le reazioni furono molteplici. Uno dei suoi più vecchi sannyasin, Maitreya (il solo di cui in seguito Osho dirà che era davvero illuminato) esce dalla riunione mormorando: “Osho è davvero un briccone!”. Altri scrissero lettere di lamentele perché non erano stati inclusi nell’elenco: “Sono stato con te più a lungo di quelle persone, e ancora non sono illuminato. Ti sei per caso dimenticato di me?”, ritenendo evidentemente che l’illuminazione fosse qualcosa che il maestro potesse dare a qualcuno e non ad altri, a seconda delle sue preferenze. Un sannyasin indiano, Vinod Bharti, dopo un paio di notti insonni fece pervenire a Osho un accorato messaggio dove diceva che lui stesso sapeva perfettamente di non essere illuminato e che la dichiarazione di Osho lo aveva messo proprio nei pasticci: non poteva dire che il suo maestro aveva torto, ma nello stesso tempo non poteva neppure affermare di essere illuminato. Un famoso terapista, ormai da tempo lontano dalla commune e dal mondo sannyasin, si premurò subito di telegrafare a un altro famoso terapista “rivale” chiedendogli: “Io ci sono nella lista, e tu?”. Un altro ancora scrisse a Osho che l’essere stato dichiarato illuminato non gli aveva procurato alcuna gioia particolare, ma che era davvero contento di essere stato ammesso nel comitato degli illuminati. E Osho commenterà più tardi – quando finalmente rivelerà che era stato tutto uno scherzo, anzi, uno stratagemma per aiutare la gente a essere più consapevole del proprio rapporto inconscio con l’idea dell’illuminazione – che in realtà questa persona pensava già di essere illuminata e quindi era contenta solamente perché c’era stato un riconoscimento gratificante per il suo ego. Altri ancora reagirono a tutta questa faccenda con molta più semplicità: organizzando magari una festa con gli amici per celebrare l’avvenimento e continuando la loro vita di tutti i giorni.

 

“Era uno stratagemma per vedere come avrebbero reagito le diverse persone. La tua reazione è stata davvero bella: ‘Se Osho dice che sono illuminato, deve essere proprio così.’

Mostra fiducia, amore, non ha nulla a che fare con l’ego. Anche nel tuo festeggiare quella occasione con gli amici non vedo alcun problema. E quando io dichiarai che era tutto uno scherzo non ti sei affatto arrabbiato. Ti sei comportato alla stessa maniera: ‘Se Osho dice che è stato tutto uno scherzo e non sono illuminato, allora forse non sono illuminato ed è stato davvero uno scherzo.’ E durante i sei mesi che hai vissuto da illuminato, tutta la gioia, la pace e la serenità che hai provato non erano causati dall’illuminazione, bensì dal tuo amore e dalla tua fiducia. È stata una buona esperienza per te. Persone diverse hanno avuto differenti esperienze. Alcuni sono semplicemente rimasti in silenzio, non hanno reagito in un modo o nell’altro. Anche così va bene. La cosa non ha inciso su di loro, sono rimasti come erano prima. ‘Se Osho dice che questa è l’illuminazione, può darsi; se dice che non lo è, può darsi che non lo sia.’ Ma la cosa per loro non ha fatto alcuna differenza: sono rimasti distaccati e obiettivi. È stata una bella esperienza vedere come le persone reagiscono a una stessa idea con le loro diverse mentalità.” 3

 

“Sì, qualche sanyasin si è illuminato. Non si possono fare i nomi per la semplice ragione che questo creerebbe in loro un certo tipo di serietà assolutamente non necessaria, e negli altri creerebbe gelosia. E io non voglio tutto questo. Va benissimo che siano illuminati e loro son contenti di questo. Far diventare tutta questa faccenda una cosa troppo seria la rovinerebbe. E non va neanche bene rendere queste persone oggetto delle gelosie degli altri. Quindi non dichiarerò nessuno illuminato, a meno che non stia scherzando su qualche idiota… e questa è tutta un’altra faccenda.”

“Rimarranno anonimi, perché la situazione presenta dei pericoli. Gli altri cominceranno a sentirsi gelosi. Gli altri cominceranno a pensare: ‘Loro sono superiori e noi inferiori.’ E io non voglio creare classi fra i sannyasin. Qualcuno è illuminato? Ottimo. Dovrebbe aiutare gli altri verso l’illuminazione. Ma non c’è alcun bisogno di dichiarare la propria illuminazione. Lascia che gli altri si accorgano di quanto sei avanti e aiutali ad andare sempre più avanti verso la meta – senza dire che sei illuminato. Ecco perché io dichiaro qualcuno illuminato solo dopo che è morto, con i morti non c’è problema: non diventa geloso nessuno”.4

Un clamore molto più grande venne suscitato da Osho quando, dopo essere stato informato dal suo medico sugli sviluppi dell’epidemia di una nuova malattia, l’AIDS, suggerì che ogni abitante o visitatore della Comune venisse testato per l’HIV. Raccomandò inoltre di prendere durante i rapporti sessuali particolari precauzioni per evitare l’infezione, consigliando l’uso del preservativo, di guanti di gomma quando durante i preliminari potesse esserci un contatto con fluidi corporei, e invitando anche a evitare di baciarsi. A quei tempi, nell’83/84, queste misure erano davvero molto avanzate, considerate estreme o persino assurde, e furono derise da gran parte dei mezzi di informazione. Nell’85 Osho, che nel frattempo aveva ripreso a tenere discorsi in pubblico, poteva affermare:

 

“Questo è forse l’unico posto al mondo dove è stata presa ogni precauzione. Tutti i seimila sannyasin residenti hanno fatto il test. In nessun altro posto hanno il coraggio di fare il test a tutti gli abitanti. Hanno paura di scoprire che la gente ha l’AIDS. E chi ha timore di poterlo avere non si sottopone al test, per la semplice ragione che se lo fanno e risultano positivi, verranno poi rifiutati anche dalle mogli, dai figli, dai genitori. Non avranno un posto neppure a casa propria. Non verranno fatti entrare in nessun ristorante. Anche i loro amici diverranno loro nemici. E così loro non vogliono fare il test, il governo non vuole, gli ospedali non vogliono. E il fuoco si sta diffondendo, ma nessuno vuole rendersene conto e accettare questa realtà. Questa è mancanza di intelligenza. I problemi non scompaiono solo a chiudere gli occhi. Qui solo pochissimi sono risultati con l’AIDS – 2 persone. Abbiamo organizzato per loro un bellissimo posto dove possono stare in isolamento, hanno tutto il meglio che possiamo permetterci. Hanno tutto il nostro rispetto e il nostro amore, perché sono delle vittime.” 5

 

“Possiamo insegnar loro la meditazione, possiamo aiutarli a diventare silenziosi, a prepararsi per la morte. Io infatti sto dicendo a quei sannyasin di considerarla questa come un’opportunità: ‘Forse in tutta la vostra vita non avete mai avuto la possibilità di rimanere in silenzio e isolamento per un paio di anni’. E per tutte le altre persone la morte arriva improvvisa, senza che loro lo sappiano, voi invece siete stati avvertiti per tempo. Questo è davvero utile, perché potete prepararvi. Nessun altro è pronto a morire, si fanno tutti trovare impreparati, voi invece potete prepararvi. E cioè entrare più profondamente nella meditazione. Arrivate fino al punto dove la morte non può più raggiungervi, e poi lasciatela venire. Voi non morite, voi vi trasformate semplicemente in qualcosa di nuovo, di diverso”. 6

[continua sul numero di marzo]

 

note:

1. Osho, The Original Man #1

2. Osho, From the False to the Truth #5

3. Osho, Beyond Psychology # 10

4. Osho, The Last Testament vol 3

5. Osho, From Bondage to Freedom # 16

6. Osho, The Last Testament vol 2

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L'AIDS....... 16 anni dopo

 

Nel’84 Osho lancia un allarme sulla malattia più misteriosa e pericolosa di questo secolo. Verrà inizialmente deriso dai media. Ma poi tutte le nazioni adotteranno le stesse misure preventive da lui suggerite…

 

Il 1º dicembre si è celebrata la Giornata Mondiale sull’AIDS organizzata dall’O.M.S.. In Italia le iniziative ufficiali di informazione e sensibilizzazione sono finalmente diversificate e cioè mirate ai diversi gruppi di persone più a rischio usando linguaggi e indicazioni diverse. Fa un po’ specie che ai giovani vengano distribuiti gadget anche costosi (agende, CD), ma neppure un profilattico gratuito, anche se da molte parti si sentono lamentele sul loro costo eccessivo e ingiustificato, che li rende particolarmente onerosi per le scarse finanze giovanili. D’altra parte, specialmente in Italia, l’argomento è tabù: il solo parlare, nella campagna anti-AIDS del Ministero della Sanità, dell’uso del preservativo come sensata e valida misura di prevenzione è costato al ministro, la cattolica Rosy Bindi, gli strali del Vaticano in un articolo di monsignor Greccia sull’Osservatore Romano.

Interessi economici e posizione del clero sembrano essere due fattori di notevole importanza nel panorama complessivo della lotta all’AIDS in questa fine millennio.

In molti paesi africani, per esempio,  può succedere che i medici non menzionino neppure ai loro pazienti sieropositivi l’esistenza della terapia antiretrovirale (HAART) che permette ai malati di AIDS di sopravvivere pur senza guarire. Il costo è superiore ai 10.000 $ all’anno, e in situazioni dove il reddito della persona è magari di un dollaro al giorno, questa mancata informazione può persino sembrare una gentilezza. I costi della lotta contro l’AIDS, o meglio i guadagni che alcune multinazionali farmaceutiche stanno facendo in questo settore, sono stati recentemente al centro di un acceso scontro fra il Sudafrica e gli Stati Uniti.

Il paese africano – nel rispetto delle leggi internazionali – aveva deciso di permettere la produzione locale di questi farmaci antiretrovirali pagando royalty puramente nominali alle multinazionali; alcune di queste lo avevano denunciato all’organizzazione degli scambi internazionali (WTO) e si erano minacciate pesanti ritorsioni sulle esportazioni sudafricane, soprattutto negli Stati Uniti. Per fortuna il vicepresidente americano Al Gore ha cambiato idea – inizialmente d’accordo con le multinazionali si è reso poi conto che, essendo in periodo elettorale, rischiava di perdere il voto degli afro-americani – ed è riuscito a sbloccare la situazione. Meno fortunata è stata la Tailandia che già da tempo aveva imboccato la strada della produzione locale di queste medicine anti-AIDS: dopo il crollo delle economie del sud est asiatico di 3 anni fa, una delle condizioni per poter ricevere prestiti internazionali è stata quella di dover tornare a pagare cospicue royalty alle multinazionali farmaceutiche – il conseguente notevole aumento dei prezzi sembra si stia già riflettendo in un aumento di morti da AIDS.

Sopite, almeno per il momento, le speranze di un vaccino, in Occidente l’AIDS non fa più molta notizia, tranne che per i resoconti apocalittici in arrivo dal terzo mondo. Nella maggior parte dell’Africa subsahariana la situazione sembra essere tragica: nelle nazioni a nord del Sudafrica la percentuale di sieropositivi fra gli adulti (15/49 anni) supera il 20% – con punte oltre il 30% nelle città – nell’intero continente si parla di 1.500 nuovi infetti al giorno e di 2 milioni di morti all’anno. Questo si riflette già sulla diminuzione della durata media della vita, sulla scolarizzazione – dovuto all’incredibile aumento di ‘orfani da AIDS’ che non possono più, per ragioni economiche, andare a scuola – e sulla produzione e l’economia in generale. Solo pochi paesi sono riusciti a fare veramente qualcosa nel campo della prevenzione: il Senegal, per esempio, dove l’uso dei preservativi è cresciuto più del 1000% dal 1990 a oggi – grazie anche all’appoggio del clero locale  a questa campagna di prevenzione – e che presenta una bassa percentuale di sieropositivi. Anche in Uganda sono riusciti a dimezzare in 5 anni il numero di adolescenti colpiti dal virus, anche se la situazione rimane tuttora grave.

Nei paesi ricchi invece, la situazione è del tutto diversa: in Italia – che possiamo prendere in questo senso come esempio – i casi diagnosticati di AIDS sono in diminuzione, e ancora di più le morti da AIDS. Tra i mezzi di trasmissione sono in aumento le infezioni da rapporti eterosessuali, in diminuzione quelle da rapporti omosessuali – anche se sembra esserci una lieve inversione di tendenza nel ‘98: forse il fatto che l’AIDS non faccia  più notizia porta a essere meno attenti alla prevenzione – in diminuzione, ancora più marcata, i casi fra chi fa uso di droghe, forse il gruppo più seguito da un punto di vista di regolari test. La cosa più importante, in questa fine millennio, sembra proprio quella di non abbassare la guardia: di sicuro è ormai molto raro venire a sapere che qualcuno che conosciamo è morto di AIDS – e di sicuro chi sta tirando avanti solo grazie alle terapie antiretrovirali, sperando di non avere troppi effetti collaterali, sperando che continuino a funzionare, sperando che l’USL continui a pagarle…  ne parla solo agli amici più intimi – ciononostante la necessità di una buona prevenzione rimane prioritaria – siate realisti e usate il preservativo –  altrimenti la situazione nei paesi ricchi potrebbe trasformarsi nel ‘sogno’ di ogni buona multinazionale farmaceutica, e cioè un parco consumatori in lieve costante aumento, costretti, per sopravvivere, a prendere farmaci vita natural durante al costo di almeno 10.000$ all’anno per persona – e anche se a pagare sarà la mutua la prospettiva di certo non è delle migliori.

 

 

UNA QUESTIONE DI INTELLIGENZA

 

"IN AMERICA, le chiese si preparavano a conferenze e incontri in tutto il paese, per trovare modi e mezzi per prevenire l'AIDS. Ma l'arcivescovo d'America ha condannato questo tipo di iniziative, per-ché, in quei programmi di prevenzione dell'AIDS, viene nominato un anticoncezionale: si parla di preservativi. E lui l'ha presa molto seriamente: “In una pubblicazione della chiesa, vengono nominati i preservativi — non solo se ne parla, ma ci sono figure che mostrano e spiegano come si devono usare”. Ha dichiarato: “Non è possibile permettere che tali conferenze avvengano nelle mie chiese”.

La chiesa è assolutamente contro i preservativi. Strano... un preservativo non è che un pezzo di gomma. Perché la chiesa

 

dovrebbe essere contraria al preservativo? E, solo per via del preservativo, si mette a repentaglio l'intero programma contro l'AIDS. L'AIDS può essere evitato, ma, osi dovranno usare i preservativi... e i preservativi fanno perdere la testa a tutti i religiosi del mondo. Strano. Un semplice pezzo di gomma, che non fa male a nessuno.

II preservativo non fa male a nessuno. Non ha niente a che fare con il Cristianesimo – è una questione di sopravvivenza dell'intera umanità. Sono stato il primo uomo al mondo a proporre tutti i metodi di prevenzione. E, nella Comune, siamo riusciti a ottenere un controllo perfetto. Sono stato criticato dai cristiani, sono stato criticato da giornalisti di ogni tipo, sono stato criticato e ridicolizzato dai politici, che hanno detto che stavo creando delle paure immotivate. E ora si trovano tutti sulla mia stessa linea di pensiero. I provvedimenti che noi abbiamo preso sono ora accettati da tutti i governi del mondo,

 

e nessuno sta ridendo o criticando. E nessuno sta facendo il nome di chi, per primo, ha messo a punto l'intero programma. Non solo l'abbiamo approntato, ma l'abbiamo praticato per tre anni e l'intera Comune si è dimostrata all'avanguardia rispetto al mondo intero.

Ora questo arcivescovo che dichiara che i preservativi non possono apparire su un opuscolo della chiesa. E queste chiese sono responsabili della pornografia dilagante nel mondo, perché hanno represso la sessualità e hanno forzato la gente a vivere in un modo molto innaturale, nel celibato. Logicamente la gente ha cominciato ad avere comportamenti innaturali — e (AIDS non è altro che l'estrema conseguenza di tutte le vostre religioni e i loro insegnamenti riguardo al celibato. Sono loro che hanno creato questa malattia! L'intera colpa dell'AIDS è da attribuire ai monasteri, l'AIDS è nato nei monasteri!"

OSHO, TRATTO DA: Sermons in Stones #23

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OSHO2000 in Italia

 

Il 7 – 8 e 9 aprile 2000 Oshoba e l’Osho Times Italiano vi invitano a Varazze per un festival di tre giorni all’insegna della meditazione e della celebrazione. E un’occasione per toccare con mano la propria dimensione interiore, ma soprattutto per vivere in allegria insieme ad amici, nuovi e ritrovati, momenti di raccoglimento e di consapevolezza. Insomma ciò che si vuole proporre è un divertimento globale: del corpo con eventi musicali dei generi più diversi; della mente con spettacoli teatrali; delle emozioni con workshop che aiutino ad apprenderne la grammatica elementare; dello spirito con un intenso programma di meditazioni gestito da Ma Anando, coordinatrice della Osho Multiversity di Pune.

Il programma, fitto di attività, può  essere chiesto a Oshoba: C.P.15 21049 Tradate VA Tel + Fax 0331 810042 e-mail: oshoba@mail2.tread.net.

Maggiori dettagli sul prossimo numero dell’Osho Times... ma non tardate a prenotare: dall’interesse si prevede che i posti in albergo andranno esauriti e, come si usa dire: chi prima arriva, meglio alloggia. Sul programma sono elencati anche i prezzi dei soggiorni. Per ulteriori informazioni e per prenotarsi: Hotel Royal, Via Cavour 25 – 17019 Varazze SV Tel. 019 931166 – Fax 019 96664 e-mail: Royal@varazze.net.

 

Censimento

per il nuovo millennio

Stiamo vivendo un momento cruciale nella storia dell’umanità, l’unica possibilità di un futuro sostenibile, amorevole e realmente diverso, è un salto di consapevolezza, una presa di responsabilità globale nel proprio modo di vivere. In quanti siamo a desiderare una nuova coscienza globale? Per chi vuole contarsi, su Internet  è in atto un censimento globale di quanti già vivono un presente responsabile, amorevole e creativo. Per saperne di più visitate www.globalcensus.org

 

OSHO... E LE UOVA

Nelle riviste indiane da qualche tempo appare la pubblicità delle uova. Potrebbe anche non sembrare questa gran notizia se non fosse per il fatto che questo cibo è tradizionalmente considerato non-vegetariano e quindi contro la religione. Osho fu il primo – suscitando gran scalpore – che osò dichiarare che le uova non fecondate erano ammissibili in una dieta vegetariana – quale quella diffusa in India che già utilizzava latte e derivati – non solo ammissibili ma indispensabili per l'apporto proteico, la cui carenza poteva dare problemi nello sviluppo dell'intelligenza. Non a caso, faceva nota-re Osho, nessuno degli indiani che avevano ricevuto il premio Nobel era vegetariano. Dopo anni un altro, sebbene minuscolo, passo avanti nella lotta contro i pregiudizi religiosi che osta-colano lo sviluppo dell'umanità. Ora speriamo che l'India si decida ad affrontare il suo grande problema: l'esplosione demografica. Osho già 40 anni fa chiedeva il controllo delle nascite, ma ancora oggi questo è un argomento tabù per via di pregiudizi sociali e religiosi.

 

Anche il papa va in India

Visto che non era riuscito ad andare in Cina – troppi problemi con l’impenetrabile burocrazia locale – il papa è venuto in India: un viaggio di pochi giorni, diplomaticamente giocato in sottotono come ‘visita di capo di stato straniero’, soprattutto per evitare le proteste di gruppi estremisti indù – gli stessi che fiancheggiano il maggior partito di governo – subito entrati in agitazione pretendendo che il papa si scusasse per delle conversioni forzate... fatte dai Portoghesi a Goa nel 1600. I media indiani hanno dedicato molta poca attenzione all’intera faccenda, salvo riportare una dichiarazione di Giovanni Paolo II che si congratulava per la meravigliosa tolleranza religiosa del paese ospite: grande sfoggio di diplomazia anche il suo, visto che solo l’inverno scorso un missionario protestante è stato ucciso insieme ai suoi figli e alcune chiese bruciate in una arretrata regione del centro-sud – e solo da poco si è conclusa l’inchiesta sulle centinaia di morti di qualche anno fa in scontri fra indù e mussulmani seguiti alla demolizione di una moschea. La realtà, al di là della diplomazia, è che le grandi religioni organizzate si combattono ormai fra di loro sul mercato, vere e proprie multinazionali dell’anima, per avere il maggior numero di fedeli: il cristianesimo aiutato dallo strapotere economico dell’Occidente e la ‘concorrenza’ costretta a contare sull’integralismo, l’arretratezza e il peso delle tradizioni.

“Le religioni possono essere tante, ma la religiosità è una sola, proprio come l’amore. Non esiste amore mussulmano, amore cristiano, amore indù. Sarebbe ridicolo. L’amore è semplicemente amore, senza alcun aggettivo – come la religiosità”. Osho

 

 

Mimo di successo

Nel ricco cartellone di spettacoli presentato nella Comune di Pune, abbiamo potuto recentemente assistere anche a The Dark Side of the Light, di Sw. Dayal, attore italiano con vent’anni di esperienza e già assistente di Dario Fò. Uno spettacolo di mimo applauditissimo – certo il primo al mondo a portare sul palcoscenico 6 traduttori in simultanea... nel senso di 6 ‘traduttori di mimo’ che spiegavano simultaneamente in 6 lingue diverse ciò che era appena successo…

 

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