2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti i Centri di meditazione di Osho divisi per regione
Il Baba, il Buddha e
io
Riconoscere
il maestro può essere questione di un attimo o di molti anni: l'esperienza di
chi, dopo aver incontrato Osho nel 1973, l'ha cercato dentro di sé, senza
saperlo, fino a pochi giorni fa.
La libertà di essere se stessi
Dalla
tossicodipendenza alla terapia all'incontro con Osho: Veeresh
racconta la sua vita.
Meditazione per il
nuovo millennio
L'unica possibilità di
risolvere, prima che sia troppo tardi, i problemi che l'umanità si trova ad
affrontare, risiede nel conoscere se stessi e le motivazioni inconsce che
guidano le nostre azioni
L'evoluzione dell'amore
Dalle
politiche del sesso al fiorire della compassione: l'amore non è statico, ma
procede passo a passo con la nostra consapevolezza.
I tesori del superconscio
Solo dopo aver attraversatogli abissi dell'inconscio puoi accedere alle ricchezze - verità, compassione, creatività,
amore - che da sempre ti attendono.
Ma la comune è l'Himalaya?
Vivere nella Comune
di Osho non è fuggire dalla realtà, ma immergersi in una nuova dimensione
della vita.
(50 TUTTE
LE STELLE Il tuo oroscopo di gennaio)
BIOGRAFIA
44 Il Ranch
52
LA
VETRINA
Tutti i
libri
di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il
rilassamento.
Fuori e dentro la Comune
* ° * ° * ° *
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La storia di
due mistici e un ricercatore errante
Mi trovavo di
recente
nella libreria della Comune, sfogliando la nuova edizione inglese del libro di
Osho Bagliori di un’infanzia dorata,
quando mi è caduto l’occhio su una delle illustrazioni. Era una foto di Osho
seduto nella sua stanza a leggere un libro, di cui riuscivo a intravedere il
titolo, Miracle of Love di Neemkeroli
Baba.
Fino
a quel momento non sapevo nemmeno se Osho avesse sentito parlare di Neemkeroli
Baba; non credo ne abbia mai parlato nei suoi discorsi. Ma vedere quella foto
ha scatenato in me un fiume di ricordi in cui compaiono
i due mistici, ricordi che hanno dato forma a uno strano racconto.
Tanti anni fa…
Avevo solo ventun’anni e avevo già provato tutta una serie di droghe che nei
primi anni settanta erano facilmente disponibili nel mondo hippie australiano.
Come è successo a molti dei miei coetanei, queste esperienze alimentarono il
desiderio di dare un senso alla mia vita al di là della carriera che i miei
genitori mi avevano aiutato a delineare. Così lasciai perdere l’idea di
diplomarmi in campo pubblicitario e cominciai a leggere Ken Kesey, Aldous
Huxley, Meher Baba e Ram Dass, l’ebreo americano autore di Be here now, che divenne
all’epoca una specie di bibbia della controcultura.
Fu attraverso la
descrizione del suo pellegrinaggio in India che sentii parlare per la prima
volta di Neemkeroli Baba, un uomo affascinante che sembrava possedere poteri
mistici.
Un giorno nel
Queensland ebbi un incidente nel quale mi ferii a un piede e che si trasformò
in un’esperienza di satori, in una
specie di risveglio. Mentre il sangue scorreva ancora dalla ferita, mi girai
verso la mia amica e le dissi: “Vado in India”. Nove mesi dopo ero a Bombay
alla ricerca di una camera d’albergo. L’anno era il 1973. Ero arrivato a Bombay
dopo molti mesi di viaggio attraverso il sud-est asiatico e nel subcontinente
indiano. Avevo visto un avviso pubblicitario per dei campi di meditazione
Vipassana tenuti da S.N. Goenka, tra i primi che conduceva dopo il suo ritorno
in India dalla Birmania, e stavo pensando di provare. Trovai una camera in un
hotel economico alle spalle del ‘Gates of India’ che dividevo con due ragazzi. Essi
mi invitarono a visitare “un tipo, un guru” di cui avevano sentito parlare.
Naturalmente fui
molto felice di unirmi a loro, così prendemmo un risciò a pedali fino a Marine
Parade e a un gruppo di palazzi chiamati Woodlands. Una piccola donna indiana ci
fece entrare in quella che sembrava essere un’enorme biblioteca. Le pareti
erano letteralmente tappezzate di libri e lì, in mezzo alla stanza, sedeva un uomo non molto alto vestito di
bianco che ci salutò con un sorriso.
“Namaste, prego
accomodatevi”, ci disse. E noi ci sedemmo.
Mi ricordo solo
di essere stato sopraffatto dall’intensità della situazione. Non avevo mai
sentito parlare di quell’uomo fino a un’ora prima e sono ancora stupefatto per
aver avuto il privilegio di sedere a chiacchierare con lui alla presenza di
solo due altre persone. Ovviamente si trattava di Osho.
Ci raccontò delle
meditazioni che faceva sulla spiaggia di Chowpatti ogni mattina e anche dei
suoi piani per un grande campo di meditazione a Mount Abu in Rajasthan. Gli
dissi di aver prenotato per un corso di Vipassana di dieci giorni che sarebbe
iniziato la mattina seguente e lui sembrò approvare la mia decisione.
“Sì, ti farà
bene”, disse annuendo.
Vorrei poter
ricordare di più della nostra conversazione, ma in quel momento avevo davvero
bisogno di meditare. Ero quasi schizofrenico a causa di tutte le droghe che
avevo preso. La mia sensazione adesso è che Osho deve averlo sentito e deve aver compreso che una qualche forma di
meditazione orientata alla concentrazione mi avrebbe probabilmente fatto bene.
Nel corso della
serata, ci invitò a partecipare con lui in una forma molto dolce di meditazione
guidata. Alcune delle parole che pronunciò mi sono rimaste impresse: “La vita è
l’oceano… noi siamo solo onde, che si levano e ricadono per poi ritornare
nell’oceano della consapevolezza”.
Ci servirono il
tè e poi continuammo ancora a parlare per un po’ in modo informale. Non
riuscivo a capacitarmi di tutti quei libri e della grande intelligenza di
quest’uomo. Non avevo mai incontrato nessuno come lui; emanava una quieta
intensità e ogni parola che diceva sembrava essere perfetta per l’occasione.
Ce ne andammo
intorno alle 21 con la promessa da parte mia di cercare di farcela per il campo
di Mount Abu, mentre i miei amici dissero
che avrebbero partecipato alla meditazione mattutina a
Chowpatti Beach. Osho fu molto affettuoso
e disse qualcosa tipo: “Fate quello che potete”.
La mattina dopo
mi trovai nel centro di Bombay al campo di meditazione di Goenka con altre
trecento persone. L’edificio, caldo e maleodorante, sembrava una vecchia
prigione, non proprio l’ambiente giusto per la meditazione, ma Goenka aveva una
presenza forte e determinata che esercitò un grande impatto su noi tutti.
Sedevamo in meditazione dalle 4:30 del mattino alle 9 di sera. L’effetto della
meditazione sulla mia mente fu simile a quello dell’acqua gettata sopra l’olio
bollente; dopo mi sentii così libero dalla follia della droga che decisi
immediatamente di prenotarmi per altri dieci giorni. Alla fine di questi corsi
Goenka ci consigliò di non mescolare altre tecniche
con la Vipassana, così abbandonai
l’idea di unirmi all’Acharya Rajneesh a Monte Abu.
Invece decisi di
visitare l’ashram di Meher Baba ad Ahmednagar (ironia volle che passassi alcune
ore a Pune aspettando il treno giusto). Da lì, mi spostai a nord nell’ashram di
Neemkeroli Baba a Brindaban, dove ricevetti
un darshan dall’ometto grassoccio con la coperta, che solo poche settimane dopo lasciò il corpo.
Attendendo il
darshan serale, l’incontro con Neemkeroli Baba, i devoti sedevano insieme e
intonavano canti devozionali; giunta l’ora del darshan tutti correvano a
lottare per un posto ai piedi dell’uomo che chiamavano “Maharaji”. Io non ci
avevo fatto molto caso e avevo passato quasi tutto il tempo aiutando nella cucine
dell’ashram e trasportando bidoncini di acqua potabile dalla sorgente alle
camere degli ospiti.
Ero appunto in cucina quando una sera uno dei devoti mi chiamò per dirmi: “Maharaji vuole vederti”. Il muro dei
devoti si aprì e lo vidi direttamente di fronte a me, seduto tra un mare di
persone. Mi avvicinai al piccolo podio e sedetti ai suoi piedi. Aveva uno
sguardo molto intenso.
“Da dove viene
questa?”, mi chiese, toccando la mia maglietta.
“Da Bali”,
replicai.
“E da dove viene
questo?”, afferrando il mio lungi.
“Dalla
Tailandia”, risposi.
“E questo?”,
tirandomi un ricciolo della barba, con uno sguardo che mi fissava fino al
profondo dell’essere.
“Non lo so,
dimmelo tu”, dissi.
Lui allora chiuse
il pugno e mi diede un colpo sulla fronte che quasi mi mise K.O.; fu un colpo
vero e lo sentii pulsare di nuovo nel terzo occhio durante la meditazione del
giorno seguente.
Questo fu
l’ultimo darshan di Neemkeroli Baba a Brindaban. La mattina dopo si trasferì
nella sua residenza estiva di Nainital. Due mesi dopo, mentre ero a Katmandu,
venni a sapere che aveva lasciato il corpo.
Al mio ritorno in
Australia continuai ad approfondire la mia meditazione Vipassana. Lavoravo e al
tempo stesso frequentavo corsi di Vipassana in varie parti del mondo.
Poi vennero i
figli, il matrimonio, un cane e due gatti, il divorzio, l’azienda, un altro
matrimonio e tutto ciò che fa parte della saga della vita moderna. Attraverso tutto questo, cercavo di conservare
uno spazio quotidiano per la mia tecnica di meditazione.
La mia pratica di
meditazione passava da 11 ore al giorno durante i ritiri a un’ora la settimana
quando mi ritrovano nel mondo. Mi era estremamente difficile mantenere il mio
impegno con costanza.
Nel frattempo, come il resto del mondo, osservavo da lontano l’uomo con cui mi
ero trovato a sedere tranquillamente a Bombay, diventare uno dei volti più
conosciuti del pianeta. A causa della mia famiglia e dei miei impegni d’affari
non fui mai attirato dall’idea di unirmi a lui, anche se trovavo molto
divertente il modo in cui stava mettendo il mondo intero in agitazione. Non avrei
mai immaginato che l’uomo
che avevo incontrato avrebbe potuto avere un tale impatto, perché mi era sembrato una persona molto gentile,
quieta e delicata.
Spesso, dei
sannyasin partecipavano a corsi di
Vipassana, dando una nota di colore con i loro vestiti arancioni, i mala e i
nomi indiani.
Però non mi
capitava mai di parlare con loro perché rimanevamo in assoluto silenzio.
Il primo contatto reale venne attraverso il mio lavoro, la vendita di
articoli indiani di ogni genere come vestiti, oggetti d’arte, gioielli. Uno dei miei fornitori di gioielli era
un sannyasin australiano che viveva
a Pune. Alla fine del 1995, quando il mio secondo matrimonio era al punto di
rottura e dovevo lavorare circa 80 ore alla settimana per mantenere a galla la
mia azienda, il fornitore mio amico passò da me, vide il caos in cui stavo
vivendo e mi diede il suo numero di fax in India.
“Se non ce la fai
più, vieni pure e potrai stare con me”, mi disse.
Poco dopo, a un party, venni preso a pugni da un tipo estremamente
violento che mi colpì ripetutamente alla testa. Per una settimana ebbi incubi
in cui rivivevo il trauma nei miei sogni, e una notte, in sogno, cercai di riconoscere
tra i colpi il volto del mio attaccante. Quando mi concentrai su di lui vidi
che si trattava di Neemkeroli Baba.
“Quante volte
devo colpirti prima che tu la capisca?”, mi urlò in faccia. Mi svegliai di
colpo coperto di sudore freddo; non una volta in vent’anni avevo pensato a lui!
E ora, improvvisamente, si era ripresentato a me: sentii che dovevo tornare in
India.
Dieci giorni dopo
ero a Pune e facevo la Meditazione Dinamica in Buddha Hall e tre settimane dopo
presi il sannyas. Ero a casa. Quando raccontai al mio amico fornitore della
serata in cui avevo preso il tè con Osho a Mumbai, tanti anni prima, rimase
sbalordito. Altri suggerirono che poteva essere una bella storia per l’Osho Times e questo è il motivo per cui
la sto raccontando ora.
Grazie al sannyas
la mia vita è cambiata e anche il mio rapporto così conflittuale con la
meditazione. In un certo senso sto ancora lottando, ma adesso mi sento più
reale, più in contatto con le mie emozioni e più responsabile della mia vita.
Non soffro più così tanto della sindrome di Madre Teresa, cercando di aiutare gli
altri e provvedere per loro – il sogno della bella famigliola felice –
trascurando allo stesso tempo i miei bisogni personali.
Per quanto
riguarda il processo di meditazione Vipassana, posso vedere adesso che stavo
creando una bomba a orologeria pronta a esplodere: aumentavo i miei poteri di
concentrazione per poter meglio reprimere le emozioni che dentro di me
cercavano disperatamente di farsi sentire. L’esperienza era così forte che mi
ero identificato con questo distacco, sopprimendo totalmente la parte più dolce
gentile e vulnerabile, la parte femminile del mio essere.
In alcuni dei
corsi condotti da Robert Hover, un ex-scienziato della Nasa passato a insegnare
Vipassana, dovevamo fare voto di non muoverci. Avevamo voti di una, due o tre
ore durante le quali non dovevamo assolutamente cambiare posizione. Come
risultato, sviluppai un’enorme forza di volontà e di concentrazione, ma tutto
questo stava uccidendo la mia sensibilità più intima.
La Meditazione
Dinamica ha cambiato tutto questo. Penso che sia veramente il dono di Osho al
mondo moderno. La fiamma intensa del primo stadio, la respirazione profonda,
veloce e caotica, mi ha portato immediatamente fuori dalle mie rigide strutture
mentali, e il secondo stadio della catarsi mi ha permesso di esprimere subito
tutto ciò che veniva in superficie.
Dieci giorni dopo
aver iniziato a praticare il processo della Dinamica potevo visualizzare un
enorme martello dentro di me che rompeva il guscio delle emozioni represse e
accumulate. Mi sembrava come se qualcu no rompesse una noce di cocco nelle mie
budella. Finalmente mi sono dato il permesso di piangere, gridare, dare fuori
di matto, danzare e celebrare. Che sollievo! Che liberazione!
Venticinque anni di Vipassana e non avevo mai sentito alcun impegno a risvegliarmi,
a illuminarmi. Era sempre come qualcosa che sarebbe potuta accadere un giorno, un certo giorno molto
lontano nel futuro. Aprendomi, mi sento più in contatto con la mia energia
autentica, quella che conduce al risveglio
interiore. E in più adesso posso permettermi di divertirmi, per esempio suonando per le meditazioni in
Buddha Hall. Poi naturalmente la parte che
mi spaventa di più è quella di lasciare che l’uomo tutto d’un pezzo
della Vipassana si apra agli altri esponendo le sue emozioni e la sua vulnerabilità.
Così… quando ho
visto quella foto di Osho che legge il libro di Neemkeroli Baba, mi è venuto da
ridere. Nel mare della consapevolezza tutti gli illuminati sono connessi tra
loro ed è stato così che Neemkeroli Baba mi ha riportato a Osho dopo 23 anni
dal mio primo incontro con lui. Spesso mi chiedo come mai nel 1973 non venni
travolto dalla sua energia, ma so che allora semplicemente non ero pronto per
ascoltarlo.
Una foto dall'edizione inglese del
libro "Bagliori di un'infanzia dorata," in cui Osho riposa nella sua
stanza accanto a una pila di libri della sua biblioteca. II libro in cima è
'Mirarle of Love'di Neemkeroli Baba
VIPASSANA…
ALLA MANIERA DI OSHO
Anche nel caso di
Vipassana,
la meditazione che ha portato Gautama il Buddha all’illuminazione, Osho ha
studiato e sperimentato come questa antichissima tecnica di meditazione possa
essere usata al meglio per rispondere alle particolari esigenze dell’uomo
contemporaneo. Tanto per cominciare, avverte, in generale, di non praticarla
per troppe ore al giorno, e soprattutto non di notte. Nei ritiri di Vipassana
organizzati dalla Osho Multiversity a Pune, per esempio, ci si siede in
Vipassana per 4/5 ore complessive al giorno, e questa tecnica è bilanciata
dalla meditazione Dinamica (una tecnica catartica) al mattino e dalla
meditazione Kundalini (una meditazione attiva) nel pomeriggio, alla fine delle
sedute giornaliere.
L’accento è posto
sulla consapevolezza – sull’osservare pensieri ed emozioni come un testimone
silenzioso, senza giudizi e senza tensioni – e non quindi sulla concentrazione
e sullo sforzo.
“Qui
la Vipassana è un’esperienza ricca di contenuti; non è qualcosa di arido. Ho
delle critiche da fare alla Vipassana che viene praticata in alcuni paesi
buddhisti. L’hanno resa arida come un deserto; non produce niente, nulla
fiorisce, non c’è neanche un po’ di verde; è tutto troppo serio. Voglio che voi
impariate la meditazione come un gioco, con gioia.” Osho
Un’altra parte
fondamentale è che la Vipassana secondo Osho non finisce quando ci si alza
dalla seduta. Si cammina in Vipassana, si mangia in Vipassana, si è consapevoli
di ogni cosa che si sta facendo, senza perdersi in pensieri, o in altre attività – si vive ogni
cosa totalmente.
“Puoi
forzarti a sedere in silenzio e a rimanere sveglio. Ma io non insegno quel tipo
di Vipassana. Insegno una Vipassana che ti segue come un’ombra, che nasce dal
tuo vivere totalmente.” Osho
La
libertà DI ESSERE SE STESSI
Veeresh,
discepolo di Osho da molti anni e fondatore della famosa comunità terapeutica
olandese Humaniversity, parla di come ha vissuto tre aspetti fondamentali della
vita: libertà, autorità e responsabilità.
A SCUOLA DI MENZOGNE
Ho un ricordo di quando avevo circa otto
anni: mi vedo uscire dal confessionale, dove il prete mi ha detto di dire dieci
Ave Maria e dieci Padre Nostro per i peccati che ho commesso. Vado all’altare
per inginocchiarmi, ma sono arrabbiato, perché non posso uscire a giocare e
devo stare in chiesa. Decido allora di sfidare dio e la sua autorità; comincio
a ripetere sottovoce: “Vaffanculo dio! Vaffanculo dio! Vaffanculo dio!” E poi
sto lì ad aspettare che un fulmine colpisca la chiesa.
Questa fu la mia prima reazione
all’autorità spirituale.
Recentemente ho avuto l’occasione di
parlare con mia madre e lei mi ha ricordato che, più o meno a quell’età, le
avevo chiesto: “Perché mi hai battezzato?” Lei mi sembrò un po’ confusa e poi
disse che l’aveva fatto perché era cattolica, come tutta la nostra famiglia, e
pensava che fosse un bene per me. Io non mi diedi per vinto e chiesi: “Com’è
che non l’hai chiesto prima a me?” Mi disse che non ci aveva mai pensato.
Ogni volta che i miei genitori mi
chiedevano cosa stavo facendo, non dicevo mai la verità – che rubavo, che
andavo in giro con una banda di teppisti. Dicevo solo che ero stato fuori con
gli amici e la conversazione non andava mai oltre. Quando qualche insegnante mi
chiedeva delle cose, mentivo; era una procedura standard. La mia posizione era:
non dire mai la verità. L’avevo imparato a casa con i miei genitori, a scuola e nel vicinato. C’era un codice, non
espresso a parole, e io lo feci mio: mai parlare con qualcuno; mai dire la
verità; mai mettere nei guai qualcuno.
Questo era il mio sistema di valori all’età
di 14 anni, quando cominciai a drogarmi.
A LEZIONE DI
SCACCHI
A quindici anni, dopo
un’overdose di eroina, venni ricoverato in un ospedale di New York per la
riabilitazione di minorenni drogati. Ero assistito da un’équipe che includeva
un assistente sociale, uno psichiatra, un medico, uno psicologo e un terapista
occupazionale. Quando andavo in giro per l’ospedale e incontravo un membro
dell’équipe, avevo un modo specifico per relazionarmi a ognuno di loro. Se era
il medico, gli dicevo come stavo fisicamente. Quando incontravo l’infermiera ero gentilissimo, così ottenevo le mie
medicine prima degli altri. Allo psicoanalista raccontavo intensi sogni
sessuali sui miei genitori, che lui beveva tranquillamente. All’assistente
sociale raccontavo tutti i miei guai: i conflitti con i vicini, la mancanza di
affetto…
Avevo una storia
da propinare a ognuno di loro e loro le gradivano molto. E ci credevano. Questo
è quello che imparai all’ospedale: come manipolare le autorità e dire loro
esattamente quello che volevano sentire. Loro trascrivevano tutto, aggiungendo
le loro grandi intuizioni. Scoprii che, dando un pacchetto di
sigarette a un paziente che si era fatto un
duplicato delle chiavi per le cartelle cliniche, potevo avere accesso
alla mia scheda e leggere i progressi che stavo facendo. Così potevo programmare
le mie mosse successive. Era una grande partita a scacchi.
Eccomi qua, a 15
anni a fare una cosa del genere! Non avevo alcun senso di responsabilità;
volevo solo recitare la parte che tutti volevano che io recitassi. Ma dentro di me, volevo rifugiarmi nella droga. A
quel tempo autorità era sinonimo di galera, la droga rappresentava la libertà, e la responsabilità era solo un
concetto.
I miei genitori
pensarono che l’unico modo per togliermi dal quartiere infestato dalla droga
fosse mandarmi all’accademia militare. L’ospedale fu d’accordo. Dopo otto mesi
di ospedale, entrai in un mondo completamente nuovo. Dovevo salutare chiunque
avesse un grado. A volte voleva dire salutare gente più giovane di me. Se non
lo facevo correttamente, venivo mandato a
marciare sul piazzale col fucile, per un’ora o due. Preferivo
divertirmi, così manipolai il sistema, facendo esattamente quello che volevano che facessi. Di nuovo l’autorità doveva essere manipolata – e tutto per poter riprendere
la droga, durante le vacanza a casa. Questo
è il ricordo della mia vita a sedici anni, all’accademia militare.
Più tardi,
ricordo di essere stato in carcere a Lexington, nel Kentucky.
Poiché non volevo
essere violentato, pagai in sigarette un tipo perché
mi insegnasse karatè. Immaginavo che conoscere il karatè fosse la mossa
vincente. Quando gli chiesi di partecipare alle sue lezioni, mi disse di
mettermi in piedi al centro della stanza e poi disse: “Mostrami quello che
hai!” C’erano dieci persone nella stanza, tutti indossavano due maglie, stivali
e pantaloni imbottiti. Stavo cercando di indovinare perché, quando si misero a
prendermi a calci e a pugni. “Che cazzo sta
succedendo qua?”, mi chiesi, ma, poiché ricevevo tanti colpi, mi girai e mi misi a combattere, facendo tutto
quello che potevo per colpire ognuno di loro, almeno una volta. Quando
l’insegnante vide che accettavo il combattimento,
si sentì soddisfatto e fui accettato nella classe.
Un tipo mi disse
che, in quella situazione, c’era chi si buttava per terra e si raggomitolava su
se stesso. Quelli non venivano accettati. Ma io ce la feci. Avevo bisogno dell’immagine di combattente
per potermi sentire sicuro in galera,
perché avevo, e sono ancora così, la stessa taglia di quando avevo 14
anni. Andavo in giro con dei tipi grossi, i più duri, intrattenendoli e parlando un sacco. In quel tipo di
comunità la mia strategia di sopravvivenza era di parlare con la gente e farla
divertire. Questa era la vita di comunità in prigione.
in
comunità: una prospettiva diversa
Il primo grosso
cambiamento
avvenne negli anni settanta – avevo allora 28 anni – quando andai alla Phoenix House, dove tenevano un programma
sperimentale per la riabilitazione di drogati, progettato e diretto da
ex-tossicodipendenti. Lì venni costretto a
confrontarmi con me stesso. In tutta la mia storia di 14 anni di
dipendenza dalla droga, non ero mai stato posto davanti a me stesso, come lo fui allora. Ora non c’erano medici
a cui mentire. Invece mi trovavo faccia a faccia con ex-tossicodipendenti che sapevano esattamente cosa mi succedeva.
Incontrai un altro tipo di autorità. E questo mi dette uno scossone.
Da questa esperienza si modificò tutto il mio sistema di valori, riguardo alla
responsabilità, all’autorità e alla libertà. Quegli ex-drogati si facevano
avanti personalmente nei gruppi, mostrandomi quanto fossi pieno di merda. Non
si bevevano nessuna delle mie scuse. Alla fine riuscii a capire quello che dicevano, il che mi portò finalmente ad
ammettere che l’unica ragione per cui prendessi la droga era perché mi
piaceva e che non me ne fregava niente di nessuno. Finché non ottennero questa ammissione da me, qualsiasi
altra cosa dicessi, tutte le scuse sui motivi per cui mi drogavo, erano
cazzate.
Per la prima
volta nella mia vita, provai rispetto per qualcuno – perché mi diceva la
verità. Vidi che la ragione per cui mi dicevano di smettere di comportarmi
negativamente era che veramente ci tenevano a me, non perché volevano che una
statistica dimostrasse che il loro sistema era giusto. Vidi quegli ex-tossici
piangere per me e mi sentii toccato, come
non lo ero mai stato in vita mia.
All’improvviso le
mie idee sull’autorità cambiarono. L’autorità aveva sempre voluto dire persone
al potere che volevano ottenere qualcosa da te (come quelli in prigione o
all’accademia militare), ma questa gente era al potere e si preoccupava per me.
Era qualcosa che non avevo mai sperimentato prima. Sopportarono i miei stupidi
comportamenti per anni, finché, alla fine, riuscii a capire quello che mi
stavano dicendo: dovevo prendermi la responsabilità di me stesso e smettere di
usare la mia storia e tutto quello che avevo imparato come una scusa. Mi
mostrarono il significato della responsabilità. Non potevo più trovare pretesti
per scansarla.
Mi mostrarono
anche come apprezzare l’autorità, mettendomi in tale posizione. Era
allucinante. Mi ero lamentato tutta la vita dell’autorità, e improvvisamente mi
trovavo io stesso ad avere autorità; prima come facilitatore, poi coordinatore, poi
organizzatore e, alla fine, vicedirettore. E potevo vedere le persone
reagire alla mia autorità, proprio come avevo fatto io. Ora potevo comprenderlo
da una prospettiva diversa.
Mi trasferii a
Londra dove avviai una mia comunità di riabilitazione e per i primi due anni applicai quello che avevo
imparato alla Phoenix House. Usai la mia autorità per controllare le persone e farle andare al gradino successivo, e cominciare davvero la riabilitazione. Ma il mio progetto
londinese finì in un conflitto. Il governo voleva una comunità terapeutica il
cui scopo fosse riadattare i tossicodipendenti
alle strutture sociali. Io non volevo riadattarli, volevo che
cambiassero la società; la mia posizione era simile a quella delle Black
Panthers: la società è fottuta e io voglio
che la mia gente vada là fuori e la
cambi. Questo non andava affatto bene alle autorità britanniche. Una
tale posizione fu un grosso shock per loro.
IL POTERE DELL'AMORE
Guardando indietro adesso, posso vedere
quanto fossi immaturo a quel tempo. In realtà non avevo nessuna voglia di
negoziare. Il mio atteggiamento era: “Se non posso fare a modo mio, me ne
vado”. Dopo due anni in quel progetto stavo ancora reagendo all’autorità. Fu
allora che incontrai Osho.
Prima di incontrarlo di persona, lo vedevo
come un essere spirituale fluttuante su una nuvola. Quello che mi colpì, quando
lo incontrai di persona, fu che era un bellissimo essere umano, pieno di amore,
con un acutissimo senso dell’umorismo. Mi innamorai di lui. Fu incredibile.
Avevo un sacco di aspettative… tipo che
quando uno è illuminato, un Maestro, dovrebbe essere capace di guardare in
chiunque e capire cosa stia pensando e sentendo. Che sapesse esattamente quello
che era giusto per quella persona e gli dicesse come trovare il sentiero della
luce e dell’illuminazione. All’inizio, proiettai questa mia fantasia su Osho:
lui è un guru, lui sa tutto. Credevo che lui dovesse avere questa visione
magica – la capacità di sintonizzarsi su di te e roba del genere. Poi, con gli
anni, lentamente cominciai a vedere che le mie aspettative non erano
realistiche. Logicamente lui non poteva sapere i fatti della gente, bisognava
raccontarglieli, perché li conoscesse. Così, dopo un po’, lasciai perdere tutte
quelle storie.
Quello che ho appreso con Osho, rispetto
all’autorità, è stupefacente. Innanzitutto, a parte la barba, assomigliava
esattamente al patrigno alcolista col quale ero cresciuto. Fui veramente
shoccato, incontrando Osho, nel vedere di nuovo l’immagine del mio patrigno –
ma questa volta come un essere umano pieno di amore, non uno prigioniero
dell’alcol e della violenza.
All’inizio la mia relazione con Osho fu
molto simile a quella col mio patrigno. Volevo compiacerlo e fare tutto bene e
assicurarmi che lui fosse felice. Osho continuò a mostrarmi che gli piacevo, ma
io non riuscivo a crederci. Pensavo di essere solo un certo tipo di
intrattenimento per lui. Mi accorgevo di piacergli, ma credevo che fosse per
qualche motivo nascosto. Per esempio, dopo che per anni non ero stato nel suo
ashram, arrivavo e mi veniva dato un posto in prima fila. Mi rendevo conto
della rabbia di qualcuno dei suoi discepoli, che erano stati lì per anni:
“Veeresh si ferma solo una settimana, perché sta andando a Goa e gli viene dato
il posto in prima fila”.
In principio credetti che mi stesse usando
come uno strumento terapeutico per colpire qualcun altro. Guardando indietro
negli anni, so che non era vero. Credo di capire che io fossi un divertimento
per lui, così come lui lo era per me. Imparai ad apprezzare questa cosa e, con
gli anni, mi resi conto di quale speciale amicizia ci fosse fra noi. Copriva
l’intero spettro – all’inizio mi sentivo un bambino in rapporto a lui, poi mi
sentii finalmente un adulto, e, alla fine, addirittura un padre protettivo,
preoccupato che lui stesse bene e che la sua salute fosse a posto.
Quello che lui mi mostrò, fu un’incredibile
capacità di amare. Lo vidi con così tanta gente, e il suo amore era sempre lo
stesso. Vidi questa cosa tantissime volte. Non ti amava per quello che facevi.
Ti amava per quello che eri. Ne ricavai una grande ispirazione.
Nella comunità terapeutica di Phoenix
House, io dovevo lavorare per avere amore. Dovevo fare tutto giusto e solo
allora ottenevo l’approvazione.
Osho
mi amò fin dall’inizio. Fu una profonda intuizione.
È così che ora lavoro con la gente: ho
quella pazienza e accettazione.
Osho mi ha anche fatto vedere che non si
arrendeva mai, con nessuno. In un darshan un discepolo disse: “Osho, voglio
restare qui per sempre!” E lui disse: “Benissimo! Vuoi restare qui per sempre.
La prossima volta vieni per un periodo più lungo.” Aveva una grande
compassione, sapendo che comunque erano tutte cazzate. Solo giochi per
compiacere il maestro.
Osho mi ha mostrato che la libertà e la
responsabilità vanno insieme. In altri termini, la libertà, senza la
responsabilità, non funziona. Non puoi fregartene e abusare degli altri; devi
considerarli e averne cura. Un bambino può fare a meno di preoccuparsi delle
conseguenze, ma quando sei adulto non funziona più. Osho mi fece vedere che più
libertà ho, più ho responsabilità. Quando faccio qualcosa veramente bene, e mi
occupo delle mie responsabilità, allora ho più libertà essere me stesso,
spontaneo, e godermi così il fatto di essere vivo.
Anche se mi sentirò sempre ansioso quando
passo la dogana – nonostante ora non abbia più nulla a che fare con la droga –
non ho più conflitti con l’autorità. In qualche punto lontano, ancora sento:
“Ecco che arrivano i rompipalle!” Anni fa, quando ero tossicodipendente,
giocavo a guardie e ladri con la polizia. Quando vedo un poliziotto, provo
ancora quella vecchia sensazione – finché non ci parlo. Ma non sono più
reattivo, rispetto all’autorità.
Credo che il mio atteggiamento amorevole e
responsabile sia il mio modo personale di essere in una posizione di autorità.
Cerco di dare spazio alle persone. Credo che questo voglia dire essere
responsabili. Incoraggio il loro modo di essere. Cerco di scoprire che cosa fa
felice la gente e cerco di aiutarla a raggiungerlo. La mia visione è che tutti
i miei amici siano felici. Questo è il tipo di comune che dirigo adesso. Amo le
persone per quello che sono, e amo il loro potenziale, quello che diventeranno.
E desidero vederlo svilupparsi.
Mi guardo allo specchio, quando mi faccio
la barba, e mi dico: “Veeresh, sei un essere umano meraviglioso (senza
gonfiarmi troppo). Guarda cosa hai fatto nelle tua vita! Sei incredibile. Hai
sessant’anni e il tuo corpo è come quando ne avevi quattordici (be’, forse un
po’ più vecchio). Hai uno spirito, un entusiasmo e un’energia che si riflettono
nelle persone intorno a te”. Quello che sono è il risultato di quello di cui ho
parlato finora.
Sono riconoscente a Osho per le ali che mi
ha dato – ora posso dire a me stesso: “Ehi, vai proprio bene così come sei!”.
tratto da Viha
Connection
L’altro
giorno ho detto qualcosa su Veeresh, uno dei miei terapisti più sinceri, onesti
e autentici. E ora, arrivando, l’ho visto di nuovo. Piangeva come un bambino.
Lacrime di pura gioia. Queste lacrime le ho create io. Non finiranno nei libri
di storia, ma trasformeranno molti di quelli che entreranno in contatto con
lui. Con le sue lacrime ha creato un ponte tra il mio e il suo cuore, tra il
mio e il suo essere. È una di quelle persone silenziose, che continuano a
lavorare senza vantarsi di nulla.
OSHO
Recentemente di Veeresh è uscito in italiano “La compagnia del maestro” in cui ricostruisce
e riporta i suoi colloqui con Osho avvenuti tra il 1974 e il 1990. Un resoconto
prezioso per scoprire i più sottili aspeti della natura umana e intravedere
la possibilità di un modo nuovo per fare terapia che conduce alla meditazione.
MEDITAZIONE PER IL NUOVO MILLENIO
Un
mondo migliore può esistere. Ma a differenza di ciò che si tende a pensare la
rivoluzione deve accadere all’interno dell’individuo.
Lo
strumento?
La
meditazione.
La meditazione.
Che noia,
posso sentirvi dire e non posso darvi torto.
La maggior parte
delle persone pensa che la meditazione abbia odore di ascetismo o addirittura
di santità. La parola evoca un’immagine di gente seduta in posizioni scomode
con il naso per aria, che cerca di apparire rilassata. Se le tradizioni del
passato non ti eccitano particolarmente, ti potrebbe venire in mente un
commento acido del tipo: “Ma a chi sarà venuto in mente di provare a rilassarsi
con la caviglie dietro le orecchie…?”
Se sei un vecchio
lettore dell’Osho Times sai benissimo che la visione di Osho è ben diversa. Il
nostro scopo è celebrare quel meraviglioso personaggio chiamato “Zorba il
Buddha”, qualcuno i cui piedi sono ben piantati nel terreno, ma che può
facilmente arrivare alle stelle.
Parliamo allora in stile Zorba. Che cos’è la meditazione?
Immagina di
essere a capo di una società, la “Stuzzicadenti Spa”. Ogni giorno devi seguire
molte cose: la creazione dei prodotti, la confezione, la spedizione ai clienti,
le nuove ordinazioni, le lamentele in caso di errori, i conti da pagare, i
salari agli operai. In più devi cercare di arrivare a casa alla sera in tempo
per stare un po’ con i tuoi figli prima che vadano a letto… Una tipica giornata
di lavoro. E tutti i giorni ci sono decisioni da prendere: come incrementare la
produzione, controllare i costi dei prodotti, valutare se gli operai sono
soddisfatti del loro lavoro e ti sostengono in quello che vuoi fare. E poi se
sia il momento di espandere la ditta, di assumere nuovi operai, di investire in
un miglioramento dell’impianto di illuminazione della fabbrica… e così via.
Per avere una
possibilità di prendere le decisioni giuste, hai bisogno di avere a
disposizione informazioni esatte. Senza conoscere i costi reali del tuo
business, quanti stuzzicadenti hai prodotto e venduto, quali siano le spese di
trasporto, ti perderesti completamente.
Ora pensa a te
stesso come se fossi una piccola ditta, la “Ditta Io”. Naturalmente lavori in
proprio! E durante il corso della giornata ti succedono cose di ogni genere.
Devi prendere moltissime “decisioni” che influenzano la tua vita. Decisioni
riguardo gli amici, la famiglia, i colleghi. Sul cibo e le bevande. Sul lavoro
e il tempo libero. Sull’amore e sull’odio. Il fatto sconcertante è che il 90%
delle decisioni che prendiamo su fatti cruciali della nostra vita, avvengono a
livello inconscio. O forse “involontario” è la parola più adatta. Non
“intendevi” essere sgarbato con quella persona, non “intendevi” mangiare
troppo, non volevi veramente irritare il tuo collega, e così via.
Appare così che
forze di cui non siamo nemmeno lontanamente consapevoli sono alla base di quasi
tutte le nostre azioni. Forse l’esempio più appariscente è la tendenza degli
uomini a cercare una donna che somigli alla propria madre! E senza avere alcuna
idea di quello che stanno facendo.
Così eccoti qua,
da una parte insisti sull’ottenere tutte le informazioni possibili sulle
entrate e uscite della “Stuzzicadenti Spa”, in modo da poter essere un
imprenditore di successo. E dall’altra continui a cercare di fare della “Ditta
Io” un’impresa di successo, senza avere la minima idea di ciò che accade dietro
le quinte!
Non c’è bisogno
di dire che ci sono moltissime persone che hanno successo negli affari e
pochissime che riescono a fare di se stessi un’impresa di successo. Ecco che
cos’è la meditazione: imparare l’arte di essere il più possibile consapevoli di
ogni sfumatura della propria vita; imparare a comprendere ciò che è il tuo
essere reale e ciò che è solo un vestito preso in prestito.
Ogni giorno ti
guardi allo specchio e ti chiedi perché ti sembra che qualcosa proprio non vada
bene nell’abito che indossi: qui è troppo stretto, lì invece troppo largo. La
meditazione è il coraggio di avere fiducia in questa sensazione e di continuare
a provare finché non trovi qualcosa che ti sta a pennello. Ma per far questo
devi prendere tu stesso le tue misure, e farlo con la stessa accuratezza con
cui misuri i dati della tua azienda. Puoi permetterti di non farlo?
Oggi la meditazione è diventata una pura e semplice questione di sopravvivenza…
ed è anche un luogo comune. Ecco perché se ne parla tanto, ed ecco perché sotto
questo cappello generico si è raccolto di tutto, al punto che è ormai diventato
un tutto e un nulla, difficile da comprendere.
Quindi sarà bene chiarire cosa non è meditazione.
Primo: non è concentrazione. All’insegna della
meditazione, nella nostra cultura occidentale, vengono proposte tecniche di
messa a fuoco della mente che aiutano a usarla meglio, a gestire meglio il
proprio tempo e le proprie energie, a non perdersi nel caos della vita e delle
sue sollecitazioni: ma che non sono affatto meditazione.
Secondo: non è
contemplazione. La tradizione cristiana in particolare, nella quale la nostra
cultura è radicata, avvertiva questo soffermarsi in quiete a rimirare “pensieri
puri”, “idee platoniche”, intuizioni sul divino e l’anima e quant’altro, come
la più sublime delle gioie riservate all’uomo. Ma, pur essendoci un fondo di
verità in tutto questo, ancora siamo nel regno della mente, e tutto ciò che si trova
all’interno dei confini della mente nulla ha a che vedere con la meditazione
vera e propria.
Terzo: non si tratta di meditare “su” qualcosa. La
meditazione è un fine in sé, non uno strumento per giungere da qualche parte,
fosse anche una comprensione o un’intuizione o
una percezione di comunione con la vita. Meditazione è infatti l’annullarsi di
qualsiasi orizzonte.
E, infine, meditazione non è preghiera, proprio
perché non esiste in questa dimensione alcun rapporto con un qualsiasi
“oggetto” o “altro da sé” con il quale interagire o a cui rivolgersi.
Per evitare malintesi, per indicare questo stato
dell’essere sarebbe meglio coniare una parola nuova, o adottare quella usata in
India da secoli: dhyana. In un’epoca in cui i linguaggi si intersecano e si includono
a vicenda, non è poi cosa che debba stupire, anche perché questo termine è
stato in passato esportato in tutta l’Asia, man mano che le intuizioni della
spiritualità indiana venivano a contatto con altre culture.
Perché allora non assimilare anche noi questa
parola nuova che libera da molti malintesi il nostro orizzonte interiore?
L’ORA DELLA MEDITAZIONE
Ora è diventata
realmente
una situazione di emergenza. Il mondo intero è in balia di una follia a lungo
rimandata. Abbiamo rimandato e rimandato e ora siamo all’ultimo stadio, al
punto di evaporazione.
Ci sono solo due
possibilità: una è che l’umanità possa commettere un suicidio collettivo,
perché questa follia non può essere accumulata ulteriormente. Le religioni vi
hanno contribuito, e così i moralisti, gli insegnanti, i cosiddetti
grand’uomini hanno contribuito a rendere l’uomo sempre più folle. E ora è
arrivato il momento finale in cui possiamo commettere un suicidio collettivo
con bombe atomiche o bombe all’idrogeno o qualcos’altro.
L’uomo attuale a
questo punto non può più essere tollerato sulla terra. È diventato
intollerabile. Insieme a se stesso sta assassinando l’intero pianeta. Non ha
solo istinti suicidi, ha anche tendenze omicide, sta uccidendo tutto. L’uomo
sta uccidendo tutto sulla terra. Non c’è niente di vivo che gli piaccia ora;
gli piacciono solo cose morte. E più sono morte e meglio è, perché allora può
possederle, manipolarle.
Sta uccidendo la
natura e ogni altra cosa sulla terra. Non può venire tollerato e la sua stessa
follia lo sta portando al punto di evaporazione. Per questo motivo, il momento
si sta avvicinando sempre di più. In tutto il mondo chi è in grado di pensare e
di sentire e di sapere, è in cerca di metodi, sta creando metodi per aiutare
l’umanità a trascendere la pazzia. Questo è l’unico modo.
Osho, tratto da:
Meditazione
Dinamica: l’arte dell’estasi interiore - ed.Mediterranee
Cos’è la meditazione?
Una definizione di Osho
Dhyana vuol dire
stato di meditazione, il divino stato di meditazione. La parola “meditazione” non è
un’adeguata traduzione di dhyana, perché in Occidente non è mai esistito
qualcosa di simile a dhyana e per questo motivo nessuna lingua occidentale ha
un termine appropriato per definire questo stato.
Meditazione è la
parola che gli si avvicina di più, ma manca comunque il bersaglio. Meditazione
significa contemplazione e riflessione, mentre dhyana vuol dire non pensare
affatto, essere semplicemente. La meditazione è un’attività e dhyana uno stato
dell’essere. La meditazione indica ancora il pensare, magari in forma più
concentrata.
I cristiani
dicono: “Meditate su dio”. Noi in Oriente non possiamo dire una cosa del
genere, perché se mediti su qualcosa non è più meditazione. Sarà un pensare a
dio, cos’altro puoi fare? Quando c’è un oggetto, tu pensi a quell’oggetto.
In Oriente
diciamo che dhyana è uno stato di non-pensiero – in cui sei pienamente
consapevole, sveglio, non immerso nel sonno – ma privo di un oggetto, senza
alcun oggetto nella tua consapevolezza. Dhyana è uno stato di consapevolezza
non-pensante, una consapevolezza priva di contenuto. Sei e basta. Non c’è
attività, né mentale né fisica. È assoluta passività, niente accade, niente
viene fatto: sei, e questo è tutto.
Da questa parola
sanscrita, dhyana, derivarono le parole “chan” in Cina e “zen” in Giappone,
entrambe derivano dalla stessa radice “dhyana”.
Osho, tratto da: This is it
METODI
MODERNI
PER L’UOMO MODERNO
Gli antichi metodi di meditazione vennero sviluppati in Oriente. Non si occuparono mai dell’uomo occidentale. L’epoca
in cui venne scritto il Vigyan Bhairava
Tantra – in cui vennero perfezionate 112
tecniche di meditazione – risale a cinque-diecimila anni fa. In quei tempi non
esistevano né l’uomo occidentale, né la società occidentale, né la cultura occidentale. L’Occidente era ancora
barbaro, primitivo, poco importante. L’Oriente era il mondo intero, al culmine
della sua crescita, ricchezza, civiltà.
I miei metodi di meditazione sono stati sviluppati a partire
da una assoluta necessità. Voglio che la
differenza tra Oriente e Occidente
venga dissolta.
In primo luogo,
la mente orientale e quella occidentale
devono essere portate a uno stato simile. Le mie tecniche di meditazione:
dinamica, kundalini e altre, sono tutte catartiche; la loro base è la catarsi.
Questi metodi sono assolutamente necessari per la mente occidentale. Ma
un nuovo fattore ha fatto il suo ingresso ora: essi sono diventati necessari
anche per la mente orientale. La mente per la quale Shiva scrisse i suoi 112
metodi di meditazione non esiste più adesso, nemmeno in Oriente. L’influenza
occidentale è stata tremenda. Le cose sono cambiate.
Al tempo di Shiva l’Oriente era al culmine della sua gloria, veniva chiamato
“un uccello dorato”. Aveva tutti i lussi e gli agi: era davvero ricco.
Ora la situazione
si è capovolta: l’Oriente è stato in schiavitù per duemila anni, sfruttato da
quasi tutti nel mondo, invaso da una dozzina di paesi, saccheggiato di
continuo, violentato, dato alle fiamme. Adesso è poverissimo.
Tre secoli di
dominio britannico in India hanno distrutto il sistema scolastico indiano – che
era una cosa totalmente diversa. Hanno obbligato la mente orientale a ricevere
un’istruzione in accordo agli standard occidentali. Hanno quasi trasformato
l’intelligentsia orientale in un’intelligentsia occidentale di seconda
categoria. Hanno trasmesso all’Oriente tutte le loro malattie: eccessiva
velocità, fretta, angoscia continua, ansietà.
E così adesso i miei metodi possono essere applicati da entrambi. Io li
chiamo metodi preliminari. Devono distruggere tutto ciò che ti impedisce di
avvicinarti alla meditazione silenziosa. Quando la meditazione dinamica o
kundalini hanno successo, sei pulito. Hai cancellato la repressione. Hai
cancellato le corse, la fretta, l’impazienza. Ora puoi entrare nel tempio.
Osho, tratto da: Light on the Path
I mantra non servono
Nessuno può star
seduto
in silenzio nemmeno per pochi minuti. Perché quando siedi in silenzio, l’ansia
comincia ad alzare la testa. Ti spaventi moltissimo. Ecco perché la gente
chiede, persino in meditazione: “Cosa dovremmo fare? Possiamo recitare un
mantra?” Allora va tutto bene; il mantra diventa una copertura. Puoi ripetere:
“Ram, ram, ram” e continuare a ripeterlo. La ripetizione mantiene l’ansia sotto
controllo.
La vera
meditazione è zen, vipassana. La vera meditazione è lo stare seduti in
silenzio, senza far nulla. Seduti in silenzio, senza far nulla, questa è la
vera meditazione. Non ci sono altre tecniche, non c’è una tecnica per questo.
Non c’è bisogno di ripetere mantra. Non devi usare preghiere, né pronunciare il
nome di dio. Siedi e basta… ma questa è la cosa più difficile del mondo. Sembra
facile!
Osho, tratto da: The Perfect Master
Fai uno sforzo, solo così
potrai rilassarti veramente
Persino meditare
vuol dire
fare qualcosa, persino star seduti in silenzio è fare qualcosa, persino non far
nulla è una specie di fare. In superficie, tutte le tecniche di meditazione
sono “fare”. Ma in un senso più profondo non lo sono affatto, perché se le usi
con successo, il fare scompare.
Solo all’inizio
appare come uno sforzo. Se hai successo, lo sforzo scompare e tutto diventa
spontaneo e senza sforzo. Se hai successo, non è un fare. Allora non è
necessario alcuno sforzo da parte tua. Diventa come respirare, è lì, presente.
Ma all’inizio lo sforzo è necessario, perché la mente non può fare niente che
non sia uno sforzo. Se le dici di non fare uno sforzo, le sembrerà una cosa del
tutto assurda.
Nello zen, dove
si mette molta enfasi sull’assenza di sforzo, i maestri dicono ai discepoli:
“Siedi e basta. Non far nulla.” Il discepolo ci prova, naturalmente. Cosa può
fare se non provarci? Il discepolo prova a stare seduto semplicemente, e poi ci
riprova, prova a non far nulla e il maestro lo colpisce sulla testa con il
bastone e dice: “Non farlo! Non ti avevo detto di provare a sederti, perché
quello diventa uno sforzo. E non cercare di non fare niente, perché è una
specie di fare. Siedi e basta!”
Se ti dico di
sederti e basta, cosa farai? Farai qualcosa che lo renderà diverso dal semplice
sedersi; si introdurrà uno sforzo. Sarai seduto con sforzo, ci sarà tensione.
Non sei capace di stare seduto e basta. Sembra strano, ma nel momento in cui
cerchi di farlo, tutto si complica. Lo sforzo stesso di sederti lo rende
complicato. Allora cosa fare?
Al principio ci
sarà uno sforzo, ci sarà il fare, ma solo al principio, come male inevitabile.
Ma ricorda costantemente che devi andare oltre. Deve arrivare un momento in cui
non stai facendo nulla riguardo alla meditazione, sei lì e succede; seduto o in
piedi, e succede; non facendo nulla, succede.
Tutte queste
tecniche sono solo un aiuto per arrivare a un momento privo di sforzo. La
trasformazione interiore, la comprensione interiore, non possono accadere
tramite lo sforzo, perché è una specie di tensione. Con lo sforzo non puoi essere
completamente rilassato; lo sforzo creerà una barriera. Avendo ben presente
questa considerazione, se fai uno sforzo, piano piano sarai anche capace di
abbandonarlo.
Osho, tratto da: Vigyan Bhairav Tantra, Vol. 2
Comincia con la catarsi
o ti sentirai frustrato
Per conto mio non
consiglio
a nessuno di cominciare mettendosi immobili a sedere. Cominciate da dove è più
facile, altrimenti vi esporrete fin dall’inizio a provare una serie di
sensazioni non necessarie… cose che non hanno nulla a che fare con la vostra
situazione del momento.
Se cominciate
costringendovi a rimanere seduti, sentirete una grande irrequietezza montare
dentro di voi. Più cercherete di starvene esclusivamente seduti e maggiore sarà
la vostra inquietudine. Non acquisterete consapevolezza di nient’altro tranne
che della vostra alienazione mentale. La conseguenza sarà l’insorgere di stati
depressivi; vi sentirete frustrati. Certo quello che proverete non sarà
beatitudine; al contrario comincerete a pensare di essere matti, e non è escluso
che lo possiate diventare davvero!
Io comincio dalla
vostra pazzia, non dalla posizione seduta; do spazio alla vostra pazzia. Se
danzate follemente, in voi accadrà esattamente l’opposto. Mentre danzate
follemente, comincerete a essere consapevoli di un punto silenzioso dentro di
voi; quando sedete silenziosi, invece, diverrete via via consapevoli soltanto
della vostra follia. La consapevolezza si focalizza sempre sull’opposto.
Danzate
follemente, in modo caotico, piangete, respirate caoticamente: date libero
sfogo alla vostra pazzia. Comincerete allora a diventare consapevoli di un
punto sottile, un punto in profondità dentro di voi che è silenzioso e quieto,
in contrasto con la frenesia della periferia. Sarà con estrema felicità che
percepirete nel centro di voi stessi questo intimo silenzio. Se invece vi
costringete a rimanere seduti, allora non percepirete altro che il folle dentro
di voi; all’esterno sarete silenziosi, ma dentro di voi regnerà la pazzia.
Sarà molto meglio
cominciare con qualcosa di attivo, qualcosa di positivo, vivo, dinamico; allora
comincerete a percepire un crescente silenzio interiore. Più profondo diventerà
questo silenzio, e più vi sarà possibile adottare la posizione seduta o
distesa… vi diverrà possibile la meditazione silenziosa. Ma allora le cose
saranno ben diverse, completamente diverse.
Una tecnica di meditazione che cominci con il movimento, con l’azione,
vi aiuta anche in altri modi. Provoca una catarsi.
Quello che
soffocate in voi stessi è in realtà da gettare, non da reprimere. Si è
accumulato dentro di voi perché avete continuato a reprimerlo. Tutti i nostri
condizionamenti, la civiltà, l’educazione, sono repressivi. Avete represso molto che, in un ambito educativo diverso,
avreste smaltito facilmente… se soltanto la vostra educazione fosse stata più
cosciente, i vostri genitori più consapevoli. Con una maggiore consapevolezza
del meccanismo interno della mente, nel periodo della vostra formazione vi sarebbe stato possibile sbarazzarvi di
molte cose.
Per esempio, quando
un bambino si arrabbia, gli diciamo: “Non arrabbiarti”. Egli comincia così a
reprimersi e, col passare del tempo, quello che era un fatto occasionale
diviene permanente. Ora non sfogherà più la sua collera, ma sarà comunque
arrabbiato. La nostra rabbia è il risultato dell’accumulazione di tutta una
serie di accessi che in realtà erano soltanto transitori. Nessuno può essere
adirato in continuazione, a meno che la sua collera non sia sempre stata
repressa. L’ira è un fatto del tutto occasionale che viene e va: se la si
esprime, essa sbolle. A parer mio, quindi, consentirei ai bambini di dare alla
loro stizza un’espressione più autentica, di arrabbiarsi senza problemi, di
andare in fondo alla loro rabbia. Non li reprimerei.
Naturalmente,
sorgeranno dei problemi. Per noi il concetto di “andare in collera” presuppone
l’esistenza di qualcuno che sia bersaglio di questa collera. Ma un bambino può
essere plasmato. Gli si può dare un cuscino e dirgli: “Arrabbiati col cuscino.
Sfoga su di lui la tua violenza”. Fin dai primi anni, un bambino può essere
cresciuto in modo da indurlo soltanto a deviare la sua collera. Gli si dia un
oggetto qualsiasi che egli possa sbatacchiare di qua e di là finché la sua
rabbia è sbollita. Sarà un questione di minuti, di secondi, ed egli avrà
dissipato tutta la sua ira… non l’avrà accumulata dentro di sé.
Avete accumulato
dentro di voi rabbia, sesso, violenza, avidità… di tutto! Questo accumulo è
diventato una follia annidata dentro di voi. È lì, dentro di voi. Se cominciate
quindi con un metodo di meditazione repressivo, costringendovi per esempio a
rimanere seduti, impedirete a questa follia di venire alla luce e di
dissolversi: la soffocherete ancora una volta. Per questo io comincio con la
catarsi. Il primo passo deve essere quello di gettare al vento tutte le vostre
impressioni ed emozioni represse. Soltanto quando sarete in grado di buttare fuori la rabbia, potrete dirvi maturi.
Bastano pochi
attimi per alleggerirsi del peso di una vita… o addirittura di vite e vite. Se
siete pronti a gettare ogni cosa, a spalancare le porte alla vostra follia,
pochi istanti bastano per una profonda pulizia. Ora siete puliti, freschi,
innocenti. Siete ritornati bambini. Ora, nella vostra rinata innocenza, potete
sedervi a meditare (sedervi o mettervi a giacere, qualunque cosa vogliate),
poiché il folle che era dentro di voi non è più là a inquietarvi.
La prima cosa da
fare è quindi una profonda pulizia… una catarsi, espellendo ogni impressione
repressa; rendetevi vuoti e liberi… un varco, un passaggio, attraverso il quale
quanto sta al di là di voi possa entrare e fluire. Soltanto allora e non prima,
sedere diviene fruttuoso, il silenzio proficuo.
Quando il
silenzio sopraggiunge spontaneamente e cala su di voi, non è una menzogna. Non
siete stati voi a coltivarlo. Viene a voi, vi succede. Cominciate a sentirlo
crescere dentro di voi come una madre sente il bambino crescere dentro. Un
profondo silenzio si svilupperà dentro di voi; ne diverrete gravidi. Soltanto
allora avverrà una trasformazione; altrimenti tutto sarà soltanto un’illusione.
E si può continuare a illudersi per vite e vite, la capacità di farlo è
infinita.
Osho, tratto da:
Meditazione
Dinamica: l’arte dell’estasi interiore - Ed.Mediterranee
LA MEDITAZIONE DINAMICA
La
meditazione attiva che ha reso Osho famoso in tutto il mondo. Una tecnica
rivoluzionaria che ha aiutato e ancora aiuta milioni di ricercatori
risvegliando l’energia vitale e innescando un profondo processo di
trasformazione interiore.
Il mio sistema di
Meditazione Dinamica comincia con il respiro, poiché la respirazione ha radici
profonde nell’essere. Forse non ti sei mai reso conto che la respirazione ha un
ruolo importante in molte circostanze. Il corpo ha due tipi di sistemi. Uno è
volontario, un altro involontario. Posso muovere la mano volontariamente, ma
non posso influenzare la circolazione sanguigna. Essa è involontaria. Il corpo
è dotato di questi due tipi di sistemi, il volontario e l’involontario. Con il
respiro puoi fare qualcosa, ma solo fino a un certo punto: puoi respirare
profondamente o lentamente, puoi cambiare il ritmo, puoi persino smettere di
respirare per alcuni minuti o secondi. Ma non puoi smettere per sempre. Il
respiro è un anello di congiunzione tra i sistemi volontario e involontario del
corpo.
Se puoi alterare
il respiro, sarai in grado di cambiare molte cose. Se puoi osservare il respiro
nei minimi dettagli, puoi scoprire molte cose su di te. Quando sei arrabbiato,
hai un ritmo respiratorio diverso; quando sei innamorato, tale ritmo subisce un
radicale mutamento. Se sei rilassato, respiri in un certo modo; se sei teso,
respiri in modo differente. Non puoi andare in collera se respiri come quando
sei rilassato. È impossibile.
Quando sei
eccitato sessualmente, il tuo respiro cambia. Se non permetti che il respiro
cambi, la tua eccitazione sessuale svanirà automaticamente. Questo indica che
il respiro è collegato in profondità con il tuo stato mentale. Se modifichi il
respiro, puoi cambiare il tuo stato mentale. O, al contrario, se cambi lo stato
mentale, il respiro cambierà. Per questo io
comincio col respiro e suggerisco di iniziare la tecnica con 10 minuti di
respirazione caotica, dove per caotica intendo inspirare ed espirare senza
nessun ritmo, senza ritmo. Inspira e quindi espira più che puoi… nient’altro.
Questa
respirazione caotica serve a creare caos all’interno del tuo sistema represso.
Qualunque tuo stato è collegato a un certo tipo di respirazione. Un bambino
respira in un modo tutto suo, e quando diviene consapevole della sessualità,
per conto suo o ad opera dei genitori o della società, comincia a respirare in
modo diverso. Se sei sessualmente inibito, non riuscirai a respirare
profondamente perché ogni respiro profondo va a colpire il centro sessuale.
Così se hai paura del sesso, non puoi respirare profondamente. E noi creiamo la
paura del sesso nei bambini. Se un bambino si tocca o gioca con i suoi organi
genitali, lo blocchiamo. Quando lo fermi, il suo respiro si fa superficiale.
Non può respirare profondamente, si è spaventato. Nella paura, non puoi
respirare profondamente; la paura crea un respiro superficiale.
Questa
respirazione caotica serve a distruggere tutti i sistemi del passato.
Distruggerà qualunque cosa tu abbia fatto di te stesso. Creerà il caos dentro
di te, perché a meno che non si crei il caos, non puoi liberare le tue emozioni
represse. E quelle emozioni ora sono bloccate nel corpo.
Dieci minuti di
respirazione caotica sono l’ideale. Ma deve essere caotica. Non è una specie di
pranayama, di respiro yogico. È
semplicemente caotica, per tutta una serie di ragioni. Una respirazione
profonda e veloce ti porta più ossigeno. Con più ossigeno nel corpo, diverrai
più vitale, più animale. Gli animali sono vitali e l’uomo è mezzo morto. Devi
essere trasformato di nuovo in un animale; solo allora potrai evolverti. Sei
falso, e se sei vivo solo a metà non si può fare niente con te.
Questa
respirazione caotica ti renderà più simile a un animale: vivo, vibrante,
vitale; avrai più ossigeno nel sangue, più energia nelle cellule. Le cellule del
tuo corpo diventano più vive e questa
ossigenazione aiuta a creare elettricità
corporea; puoi chiamarla bioenergia.
Quando c’è elettricità nel corpo, puoi muoverti in profondità, spingerti oltre
te stesso, perché questa elettricità lavorerà dentro di te. Così come sei, sei
morto o almeno mezzo morto… Perché persino
essere completamente morto va bene. Qualcosa che sia completa è sempre buona,
ma questa morte a metà è deleteria.
Il corpo ha le
proprie sorgenti di elettricità. Se le martelli con una respirazione vigorosa,
e con più ossigeno, l’energia comincerà a fluire. E se diventi veramente vivo,
non sei più un corpo. Quando sei vivo ti senti energia, non materia. Poiché sei
mezzo morto, senti di essere un corpo. Ecco perché ti senti così pesante.
Questa condizione ti dà un senso di pesantezza, ti senti tirare giù dalla
gravità. Ti senti un peso da portare in giro. Sei pesante. Avverti questa
pesantezza perché sei mezzo morto. Più diventi vivo, più l’energia fluisce nel
tuo sistema e meno ti senti come essere fisico. Ti percepirai più come energia
e meno come materia.
Se in un momento
qualunque ti accade di essere più vivo, allora non sei orientato verso il
corpo. Una delle ragioni per cui il sesso ha così tanto fascino è che se sei
veramente presente nell’azione – ti muovi con totalità, completamente vivo –
allora non sei più un corpo, ma solo energia. Sentire questa energia è
realmente necessario, se vuoi andare più avanti.
Il passo
successivo è la catarsi. Impazzisci consapevolmente; qualunque cosa ti venga in
mente, qualunque cosa, esprimila e coopera pienamente. Nessuna resistenza, solo
un fluire delle emozioni…
Se vuoi urlare,
urla; coopera totalmente. Un grido profondo, totale, nel quale è coinvolta la
totalità del tuo essere, è molto terapeutico, profondamente terapeutico. Molte
cose, molti stati morbosi, verranno liberati attraverso questo urlo. Se il
grido diventa totale, conterrà tutto il tuo essere. Datti la possibilità di
esprimerti attraverso il pianto, la danza, le lacrime, i salti, l’andare fuori
di testa, come si usa dire. Anche il secondo stadio dura dieci minuti, e in
pochi giorni comincerai a capirne il significato.
All’inizio
potrebbe essere solo uno sforzo o persino una recita. Siamo diventati così
falsi da non poter fare niente di reale o di autentico. Non abbiamo mai riso,
non abbiamo pianto, non abbiamo urlato in modo autentico; tutto è solo una
facciata, una maschera. Così quando cominci a farlo, all’inizio può essere
forzato. Potrebbe richiedere uno sforzo, potrebbe essere pura finzione, ma non
preoccupartene, continua. Presto raggiungerai la diga che hai innalzato a
contenere tutto ciò che hai represso. La raggiungerai, e quando l’avrai
abbattuta ti sentirai alleggerito di un peso; una nuova vita verrà a te, sarà
come rinascere. Questo alleggerimento è fondamentale, e senza non ci può essere
meditazione per l’uomo così com’è ora. Non parlo delle eccezioni; queste sono
irrilevanti.
Con questo secondo passo, quando le cose vengono gettate fuori,
diventi vuoto. Questo è il significato di vuoto, essere sgombri da tutte le
repressioni. Questo vuoto consente di fare qualcosa.
Nel terzo stadio
uso il suono hu. Nel passato sono
stati usati diversi suoni; ognuno ha un effetto specifico. Per esempio, gli
indù hanno usato il suono om. È un
suono che forse ti è familiare, ma non te lo suggerisco. Esso sollecita il
centro del cuore. Tocca solo il cuore e torna indietro; non può andare più in
profondità.
I Sufi hanno
usato hu, e se lo pronunci a voce alta, va in profondità nel centro sessuale.
Per cui questo suono viene usato proprio come un martello interno. Quando sei
diventato vuoto, sgombro, solo allora questo suono può muoversi dentro di te.
Il movimento del suono è possibile solo quando sei vuoto. Se sei pieno di
repressioni non accadrà nulla. A volte è
persino pericoloso usare un mantra o un suono quando sei colmo di
repressioni, perché ogni repressione
modificherà il suono dentro, e il risultato finale potrebbe essere
qualcosa che non avevi mai sognato o desiderato, né ti saresti potuto
aspettare, perché ogni livello di repressione cambierà il percorso del suono.
Hai bisogno di una mente vuota, solo allora si può usare un mantra.
Non suggerisco
mai un mantra a chi è agli inizi. Nell’India antica c’erano alcuni mantra che
venivano usati solo da sannyasin, mai dalla gente comune. Non era permesso che
venissero usati dalle persone comuni, perché il loro sistema interiore era
diverso. Il suono hu avrebbe potuto disturbarle. Per questo solo a un sannyasin
veniva permesso l’uso di certi suoni.
Il mantra hu non
dovrebbe essere usato senza prima fare gli altri due stadi. Non dovrebbe mai
essere fatto senza i primi due. Se sei nevrotico e la nevrosi non viene
rilasciata, allora se fai “hu”, diventerai ancora più nevrotico. Solo nel terzo
stadio, per dieci minuti, deve venire usato questo “hu”, il più forte
possibile. Mettici tutta la tua energia. È un martellamento. Quando sei vuoto,
questo hu va dentro in profondità e colpisce il centro sessuale.
Il centro
sessuale può essere colpito in due modi. Il primo è naturale. Se sei attratto
da un membro del sesso opposto, il centro sessuale viene colpito dall’esterno.
In realtà questo colpo è anche una sottile vibrazione. Un uomo è attratto da
una donna o una donna da un uomo. Perché sono attratti? Che cosa c’è in un uomo
e che cosa c’è in una donna? Un’elettricità positiva o negativa li colpisce,
una sottile vibrazione: in effetti, è un suono. Forse hai osservato come gli
uccelli usino il suono come richiamo sessuale. Tutti i loro canti sono
sessuali; si colpiscono a vicenda con suoni particolari. Questi suoni
colpiscono i centri sessuali degli uccelli del sesso opposto.
Sottili
vibrazioni elettriche ti colpiscono dall’esterno. Quando il tuo centro sessuale
viene colpito da fuori, la tua energia comincia a fluire verso l’esterno.
Questo causa la riproduzione, la nascita: dai vita a un nuovo essere.
Questo “hu”
colpisce lo stesso centro di energia dall’interno; e quando il centro sessuale
è colpito da dentro, l’energia comincia a scorrere verso l’interno. Questo
fluire interno dell’energia ti trasforma completamente. Sei un uomo nuovo,
rinato.
Nel terzo stadio
uso hu come un mezzo per portare l’energia verso l’alto. I primi tre stadi sono
tutti catartici. In realtà non sono meditazione, ma soltanto fasi preparatorie.
Sono un “allenamento” per spiccare il salto, non il salto stesso. Il quarto
stadio è quello del salto. Nel quarto stadio ti comando di fermarti! Quando
dico “stop!” arrestati completamente, nell’immobilità più assoluta. In questa
immobilità sii solo un testimone, un’attenzione consapevole; non fare nulla,
rimani un osservatore, rimani con te stesso; non fare nulla, non muoverti, non
desiderare, non proiettarti nel futuro, ma rimani lì e in quel momento, e
osserva silenziosamente qualunque cosa accada…
È grazie ai primi
tre stadi che ti è possibile rimanere nel tuo centro. Senza di essi, non puoi
rimanere con te stesso. Puoi continuare a parlarne, a pensarci, a sognarlo, ma
non succederà perché non sei pronto.
Questi primi tre
stadi ti prepareranno a rimanere nel momento, ti renderanno cosciente. Questo è
meditazione. Avviene allora qualcosa che va al di là delle parole. E quando
accade, non sarai mai più lo stesso, è impossibile. È una crescita. Non è solo
un’esperienza, è un’evoluzione.
Questa è la
differenza tra le tecniche fasulle e quelle reali. Con le tecniche fasulle puoi
avere un’esperienza, ricordatelo, ma poi ritornerai al punto di partenza. È
stato solo una fugace apparizione, non una crescita. Questo può succedere anche
con l’Lsd: avrai un’intuizione momentanea. Può succedere con altre tecniche:
puoi avere un’apparizione, un’esperienza, ma ricadrai indietro perché non sei
cresciuto realmente. L’esperienza è accaduta a te; tu non sei accaduto
all’esperienza. Non sei cresciuto. Quando cresci, non puoi ricadere indietro.
Se un bambino
sogna di essere diventato un giovanotto, può avere una visione fugace di sé
come tale, ma è sempre un sogno. Il sogno verrà spezzato e sarà di nuovo un
bambino perché non è cresciuto. Ma se sei cresciuto e sei diventato un giovanotto,
non puoi tornare indietro e diventare un bambino: è una crescita reale. Questo
è il criterio per giudicare se un metodo, una tecnica, sono reali o falsi.
Ci sono tecniche
fasulle che sono più facili da fare, ma non portano da nessuna parte. E se sei
solo a caccia di esperienze, cadrai vittima di ogni tipo di tecnica fasulla.
Una tecnica autentica non si preoccupa delle esperienze in quanto tali. Una
tecnica autentica si preoccupa della crescita reale. Le esperienze accadono, ma
sono irrilevanti. A me interessa solo la crescita, non le esperienze.
Devi crescere
verso l’unità, verso la totalità di te stesso, verso la sanità mentale. Questa
sanità non può esserti imposta con la forza. La società cerca di forzarla, ma
dentro rimani folle, e la sanità è solo una facciata. Io non voglio importi con
la forza questa sanità. Anzi, porterò alla luce la tua follia. Quando sarà
uscita completamente allo scoperto, e gettata al vento, la sanità accadrà
spontaneamente. Crescerai. Sarai trasformato. Questo è il senso della
meditazione.
Osho, tratto da:
Meditazione
Dinamica: l’arte dell’estasi interiore - Ed. Mediterranee
Vai fino al polo opposto
Le
dialettiche energetiche
della
meditazione dinamica
La meditazione
dinamica
è un fenomeno energetico. Una cosa fondamentale va compresa su tutti i tipi di
energia. Questa è la legge fondamentale: l’energia si muove tra due polarità.
Perché l’energia
diventi dinamica, è necessario il polo opposto. È proprio come l’elettricità,
che si muove tra polo positivo e negativo. Se ci fosse solo il polo negativo,
l’elettricità non esisterebbe; e così se ci fosse solo il polo positivo.
Entrambi i poli sono necessari. Quando si incontrano, creano elettricità. In
quel momento appare la scintilla.
Ed è lo stesso
per tutti i fenomeni. La vita continua: la polarità uomo-donna. La donna è
l’energia vitale negativa; l’uomo è il polo
positivo. Sono poli elettrici, ecco perché c’è tanta attrazione. Con
l’uomo soltanto, la vita scomparirebbe; con solo la donna, non ci sarebbe che
morte. Tra l’uomo e la donna si forma un equilibrio. Tra l’uomo e la donna,
questi due poli, queste due sponde, scorre il fiume della vita. Dovunque
volgiate lo sguardo, troverete la stessa energia che si muove in polarità,
raggiungendo un equilibrio.
Questa polarità è
molto importante per la meditazione, perché la mente è logica, e la vita è
dialettica. Quando dico che la mente è logica, intendo che la mente si muove in modo lineare.
Quando dico che
la vita è dialettica, voglio dire che la vita salta sempre all’opposto, non
lungo una linea. Procede a zigzag dal
negativo al positivo, dal positivo al negativo, dal negativo al positivo. Va a
zigzag. Usa sempre gli opposti.
La mente si muove
secondo una linea retta. Non include
mai l’opposto. Nega l’opposto. Crede nell’uno, mentre la vita crede nella dualità. Quindi, qualunque
cosa la mente crei, sceglie sempre unilateralmente. Se sceglie il silenzio, se
ne ha abbastanza del rumore creato dalla vita e decide di essere silenziosa,
allora va nell’Himalaya. Vuole essere silenziosa. Non vuole avere niente a che
fare con i suoni, di qualsiasi tipo. Persino
il canto degli uccelli la disturba, persino la brezza che soffia tra gli
alberi… La mente vuole il silenzio. Ha scelto in modo lineare e l’opposto viene
completamente negato.
Un uomo che vive
sull’Himalaya, alla ricerca del silenzio, evitando il prossimo, l’opposto,
l’altro, diventerà insensibile, stupido, sarà come morto. E più sceglierà il
silenzio, più diventerà insensibile, perché la vita ha bisogno della dialettica degli
opposti, della sfida degli opposti!
Ma c’è un diverso
silenzio che viene a crearsi tra due opposti. Il primo è un silenzio di morte,
il silenzio della tomba. Un morto è in silenzio, ma non per questo ti
piacerebbe essere morto. Un morto è in assoluto silenzio, nessuno può
disturbarlo, la sua concentrazione è perfetta. Non si può far nulla per
distrarre la sua mente – è assolutamente immobile. Anche se tutt’intorno il
mondo impazzisce, lui rimane in concentrazione. Eppure, non ti piacerebbe
essere morto. Che si chiami silenzio o concentrazione, non ti piacerebbe essere
morto, perché se sei silenzioso da morto, è un silenzio che vale ben poco. Il
silenzio ti deve accadere quando sei assolutamente vivo, quando scoppi di
vitalità e di energia. Allora il silenzio ha significato. Ma allora il silenzio
avrà una qualità diversa, completamente differente. Non sarà privo di vita,
sarà vivo. Sarà un equilibrio sottile tra due polarità.
Ma un uomo così,
che cerca un equilibrio e un silenzio che sono vivi, ama sia l’Himalaya che il
mercato. Andrà al mercato per godersi il rumore e andrà anche sull’Himalaya per
godersi il silenzio. Creerà così un equilibrio tra queste due polarità – vivrà in questo equilibrio. Ma
questo equilibrio non si può raggiungere attraverso uno sforzo lineare.
La meditazione
dinamica è una contraddizione. Dinamica significa sforzo, sforzo assoluto,
totale. E meditazione significa silenzio, niente sforzo, nessuna attività. Puoi
chiamarla meditazione dialettica.
Nella meditazione
dinamica diventi così attivo che tutta la tua energia entra in movimento, e non
rimane energia statica dentro di te. Devi usare tutta la tua energia, non devi
risparmiare niente. I blocchi cominciano a sciogliersi, l’energia a scorrere, a
fluire. Non sei più freddo, congelato, sei diventato dinamico. Ora non sei più
sostanza, ora sei solo energia. Non sei più materiale, sei diventato elettrico.
Metti in gioco tutta la tua energia, sii attivo, muoviti.
E quando tutto è
in movimento e sei diventato un ciclone, allora diventa consapevole. Ricorda,
sii presente – e dentro questo ciclone improvvisamente scoprirai un centro di
assoluto silenzio. Questo è l’occhio del ciclone. Questo sei tu, tu nella tua
divinità, tu come dio.
Osho da: La mia via, la via delle nuvole bianche – Ed. Mediterranee
LA
MEDITAZIONE È DIVERTIMENTO
La meditazione dovrebbe essere divertente,
non dovrebbe essere come un lavoro. Non dovresti farla con l'atteggiamento
dell'uomo religioso, dovresti farla con quello del giocatore del giocatore
d'azzardo. Gioca, fallo per divertimento, come uno sportivo e non un uomo
d'affari!
Dovrebbe essere divertente perché allora
avrai a disposizione tutte le energie, e fiorirà da sola. Non ci sarà bisogno
di te, non serviranno sforzi. È sufficiente che sia disponibile il tuo intero
essere, tutta la tua energia.
Allora il fiore sboccia da solo.
Nessuno ha detto che la meditazione
dovrebbe essere presa come divertimento, ma io l'ho dico.
Osho, The
Empty Boat
IL VALORE DELLA MEDIAZIONE CONFERMATO
SCIENTIFICAMENTE
IL MONDO ACCADEMICO, da più parti, è giunto
alla conclusione che "la mediazione è una forza di guarigione, utile al
corpo e alla mente".
Analisi scientifiche hanno, infatti,
dimostrato che la meditazione e tecniche collaterali, sono utili per un miglior
benessere psicofisico, se non addirittura quali "strumenti di guarigione
". Inoltre, l'esercizio costante di tali tecniche sviluppa una lucidità e
un equilibrio differenti, rispetto ai propri bisogni, permettendo di
"concepire" una vita meno caotica, meno disordinata, meno estroversa,
meno "legata" ai desideri e alla soddisfazione, con l'evidente
conseguenza di instaurare un rapporto con gli altri e con l'ambiente, del tutto
nuovo e più "limpido", più "pulito", meno legato a ciò che
si vuole apparire, e più fondato sull'essere: in una parola
"ecologico" alle radici!
Ecco alcuni esempi, tra i mille riportati
su giornali medici recenti:
1. Deam Ornish ha dimostrato che le lesioni
dell'arteria coronarica rientrano nella normalità utilizzando l'angiografia,
una dieta vegetariana, una serie di esercizi moderati e tecniche di meditazione
di tipo "rilassante".
2. In Olanda, a quanti praticano tecniche
di meditazione di tipo rilassante, viene riconosciuto uno sconto dalle
assicurazioni sulla vita.
3. Sempre in Olanda, si stanno effettuando
prove sperimentali sull'utilizzo di tecniche di mediazione di tipo catartico nella
cura di malattie mentali, in particolare la depressione.
4. A Berlino, la municipalità ha varato un
piano sanitario che contempla l'uso regolare di tecniche di mediazione per
migliorare lo stato di salute normale della popolazione, in modo da ridurre i
costi sanitari.
5. Poiché le malattie di tipo cardiaco
vengono ormai riconosciute come "fondate" su rabbia e ostilità
repressa, è sempre più comune l'uso di tecniche di mediazione catartiche per
rilasciare "naturalmente" quelle tensioni, prima che arrivino a
ledere il cuore.
6. In America, un cardiologo ha
recentemente approfondito questa ipotesi, aggiungendo tecniche di mediazione
catartiche alle cure delle malattie cardiovascolari, soprattutto tra la
popolazione negra, tra la quale questo tipo di tensione è comune a causa del
razzismo ancora profondamente radicato nella mente collettiva America.
7. Dieci anni di studi hanno poi rivelato
che donne malate di cancro al seno, hanno una probabilità doppia di
sopravvivere, se alle normali cure vengono aggiunti gruppi terapeutici e
tecniche di meditazione.
8. In generale, "l'importanza del
rilassamento e della mediazione è stata accertata nell'ambito dei programmi di
cura, in particolare del cancro. Questo modo di affrontare la malattia comporta
una certa responsabilità dell'individuo e porta il paziente alla consapevolezza
di sé attraverso le tecniche meditative, il rilassamento e l'immaginazione
creativa". (Citato in N. Humphrey: "Meditazione", 1989).
9. A livello psichiatrico, è dimostrato che
l'uso di tecniche di meditazione aiuti a conseguire un miglior equilibrio
emotivo, frutto di una maggiore confidenza in se stessi, che porta a dipendere
sempre meno dagli altri, dal loro giudizio, riducendo quindi la possibilità di
crollo o caduto a livello psichiatrico.
Appare quindi evidente il motivo per cui,
lungi dall'essere una "fuga dalla realtà" come si è sempre ipotizzato,
il lavoro su di sé in generale e l'uso di tecniche meditative in particolare,
aiuti a conseguire un rapporto con la realtà più "completo", meno schematico
e soprattutto meno ristretto e riduttivo.
La conseguenza di questa "apertura
mentale" di certo non potrà che facilitare una vita civile più armonica e
meno soggetta a campanilismo, provincialismo, settarismi e interessi di parte
in genere, che una vita istintiva, fondata su paure ataviche e su un'elementare
istinto di sopravvivenza, non può che produrre.
Alla scoperta della mente
Tre
stati da penetrare
La mente ha tre
strati:
il primo è quello dei pensieri, il livello più superficiale. Il secondo è
quello delle emozioni, un po’ più profondo, ma ancora non abbastanza.
Il terzo livello
è quello del silenzio, dell’assenza di suono, senza pensieri né emozioni. Il
primo livello è la testa, il secondo il cuore, il terzo è l’essere.
Tu non vivi
neanche al primo livello. Il primo livello è lì: i pensieri continuano la loro
corsa dentro di te, ma tu non ne sei cosciente. Rimani al di fuori persino del
livello più superficiale. Non sei neppure nell’atrio del tuo edificio, ne resti
al di fuori e non ti guardi neanche indietro.
Dietro di te
continua a muoversi un grande cerchio di pensieri. E al suo interno c’è
un’altra ruota, una ruota dentro una ruota: la ruota delle emozioni, dei
sentimenti, del cuore. E all’interno di
quella ruota c’è il mozzo del silenzio, il centro del ciclone. Quando
uno diventa consapevole del primo strato, compie il primo passo verso dhyana,
verso il volgersi all’interno: comincia a osservare i propri pensieri.
Quando uno
comincia a meditare, subito viene preso dalla meraviglia; gli sembra che non ci
siano stati mai tanti pensieri nella sua mente come in quel momento! È un
errore. I pensieri sono sempre esistiti, ma lui non ne era consapevole.
Quando rivolgi la
tua attenzione ai pensieri, diventi improvvisamente coscio di una grande folla
che si muove in continuazione giorno e notte. Non si riposa mai; il corpo a
volte si riposa, ma questo processo-pensiero continua. E lì è sempre ora di
punta. Il traffico è sempre bloccato, ogni pensiero cerca di competere con gli
altri. C’è un grande conflitto, una lotta. I pensieri sono oggetti molto
violenti.
Quando punti la
tua attenzione, la tua luce, al primo livello, ti meravigli e ti preoccupi
anche un po’, perché non hai mai visto così tanti pensieri. Uno pensava sempre:
“Sì, ci sono; a volte vengono”, ma ne era cosciente solo in modo molto vago,
come se fossero molto distanti. Quando ti focalizzi su di essi, si avvicinano
moltissimo e ti rendi conto di strati infiniti, file di pensieri, irrilevanti,
assurdi, insignificanti, futili, spazzatura… una massa di cose ammucchiate
insieme, come in un immondezzaio, priva di un’unità organica.
Questo strato
crea follia, e chi non è diventato consapevole di questo livello in qualunque
istante può diventare una vittima della pazzia. Se non gli rivolgi la tua
attenzione consapevole e lo trasformi, resta lì a prepararsi. Potrebbe
esplodere in qualunque momento, in qualunque istante potrebbe gettarti in un
vulcano, e dopo sarebbe ben difficile venirne fuori. Se esplode per conto suo
sei indifeso. Se usi la tua lampadina tascabile, un po’ alla volta prendi il
controllo, diventi il tuo stesso maestro.
Sigmund Freud ha
reso uno dei più grandi servizi al mondo occidentale portando consapevolezza su
questo primo livello, ma la sua psicoanalisi si ferma lì, con il primo strato.
È un’analisi dei pensieri; non va molto in profondità, ma è almeno un inizio!
Jung è andato più
nel profondo; lui termina con il secondo livello: visioni, sensibilità, odori,
luci, il mondo del mito e quelli dei sogni e del cuore. È andato un po’ più in
profondità di Freud, ma un meditatore deve andare persino più in profondità, e
invece lui si è fermato lì. Aveva molta paura del terzo livello.
Freud aveva paura
del secondo strato. È naturale che ne fosse diventato consapevole: quando
analizzi troppo il primo strato, il secondo è lì vicino. Alcuni frammenti
penetreranno necessariamente dal secondo livello nel primo.
Jung mise insieme
un po’ più di coraggio, si assunse qualche rischio in più ed entrò nel mondo
delle emozioni, ma poi si spaventò. Cominciò a sentire la vicinanza del terzo
strato. Questo strato è simile alla morte, perché è silenzio assoluto: niente a
cui aggrapparsi, pensieri o sentimenti, niente da analizzare, niente a cui
pensare… si scompare nel vuoto.
Freud era
contrario a Jung perché questi si stava assumendo un rischio molto pericoloso.
Jung era contrario alle tecniche meditative perché pensava che fossero
pericolose. Chissà cosa succederà se entri in un oscuro silenzio? Potresti non
essere in grado di tornare indietro; potresti perderti.
Era estremamente
contrario alle tecniche meditative. Insisteva sulla necessità di limitarsi al
secondo livello: pensa ai sogni, pensa alle emozioni, all’amore, alle visioni e
ai miti, ma non andare oltre. Al di là c’è un punto molto pericoloso.
Sì, c’è un punto
pericoloso perché oltre quello c’è dio stesso… e dio è l’esperienza più
pericolosa! Quel terzo livello è quello di dhyana, della vera meditazione.
Per cui dovrai
cominciare diventando consapevole dei tuoi pensieri, essere sempre più attento.
Quando ti siedi in meditazione, chiudi gli occhi e guarda senza giudizi o
valutazioni: non dire che questo pensiero è buono e quello cattivo. Tutti i
pensieri sono solo pensieri, non c’è distinzione di buono e di cattivo. Un
pensiero è un pensiero è un pensiero; non ha niente a che fare con bontà e
cattiveria.
Quando dici:
“Questo è buono”, inizi ad attaccarti; quando dici: “Questo è cattivo”, inizi a
respingerlo. E così sorge un conflitto, non puoi rimanere distaccato, non puoi
tenerti distante e diventare un osservatore; ti coinvolgi. Per cui né amicizia
né ostilità, né pro né contro, solo un’osservazione distaccata di ciò che sta
succedendo.
Non etichettare,
non dire: “Questo è assurdo, per quale motivo è qui?” Quello che è, è. Non
cambierà certo perché viene etichettato come buono o cattivo, assurdo,
rilevante o irrilevante, coerente o non coerente, significativo o no. Non
cambierà perché l’hai etichettato, messo in una categoria, per cui non mettere
niente in una casella, osserva e basta.
Osservando in
questo modo per alcune settimane, un giorno comincerai a vedere che i pensieri si sono spostati un po’ più in là.
Sì, sono ancora lì, distanti, puoi sentirne il rumore, ma non sono così vicini.
Un nuovo livello
si affaccia alla tua visione; cominci a sentire il sorgere dei sentimenti,
delle emozioni. A volte ti ritrovi a piangere senza alcun motivo, e a volte ti
ritrovi a ridere senza motivo. Lascia che accada anche questo. A volte sarai
pieno d’amore e a volte colmo di odio, non diretto verso qualcuno in
particolare; è lì, senza una direzione precisa.
Guardalo e
ricorda nuovamente: nessuna giustificazione o razionalizzazione, nessuna
critica o apprezzamento, niente di tutto questo. Rimani impassibile e continua
a osservare. Anche questo è un gioco della mente, più sottile del primo, ma di
nuovo lo stesso gioco su un livello differente.
Allora dopo
alcune settimane inizierai a sentire che anche questo si sta allontanando; ti stai
avvicinando a casa. A volte arriveranno spazi di silenzio. Improvvisamente la
strada è libera, nessuno vi cammina, né pensieri né sentimenti. Il vuoto è
l’unico passante, ed arriva come una brezza, ti rinfresca, ti rinnova, ti dà
nuova vita e un nuovo modo di vivere. Ecco esattamente cosa è il sannyas!
Osho, tratto da: This is it
NON
SI TRATTA DI BUONI O CATTIVI
Tutti i pensieri sono da buttare
Il luogo in cui scenderà la meditazione è
quello occupato dalla tua mente e dal tuo passato. Per cui il primo lavoro
importante è ripulire l'interno del tuo essere dai pensieri. Il problema non è
scegliere di tenere i pensieri buoni e getta via quelli cattivi. Per un
mediatore, tutti i pensieri sono spazzatura; non si tratta di buoni o cattivi.
Tutti occupano spazio dentro di te e a causa di questa presenza, il tuo essere
interiore non può diventare assolutamente silenzioso. Perciò i pensieri buoni
sono cattivi quando i cattivi pensieri; non fare distinzioni tra loro.
Butta via il bambino con l'acqua sporca!
Osho da,The New Dawn
L’amore:
uno specchio impietoso che mette in luce parti di noi stessi a lungo sepolte o
che non vogliamo vedere, ma che, se abbiamo il coraggio di andare fino in
fondo, ci apre alla realtà interiore fino a condurci nel sancta sanctorum
dell’essere.
la politica del sesso
Una
sannyasin dice a Osho che non prova piacere nel sesso, cosa che disturba il suo
ragazzo. Afferma di non essere mai stata in una relazione nella quale si
sentiva sicura. Ha sempre usato il sesso per tenere legata la persona e faceva
solo finta di provare piacere. Osho le dice:
In realtà sembra
che tu non
abbia mai provato l’amore. Ne hai fatto una questione politica, l’hai usato per
altri scopi.
A volte uno si
sente solo, e assume un atteggiamento falso nella relazione solamente per non
essere solo e per rimanere con qualcuno. A volte ci si sente bene perché ci si
sente potenti nei confronti dell’altro. Si usa il sesso come esca. A volte ci
si sente molto orgogliosi perché si è così bravi a conquistare tanti uomini o
tante donne, e così si continua nelle conquiste. Allora l’amore diventa una
forma di dominio. Uno prova piacere nel dominio, non nell’amore in se stesso.
Questa è la causa del problema che sta emergendo ora.
Quando una
persona di questo genere entra in una relazione stabile con qualcuno, nasce il
problema, perché adesso non ha più motivo per far l’amore con il proprio
partner. L’hai già conquistato, che motivo c’è di continuare a far l’amore con
questa persona? Adesso questo atto non è più politicamente significativo.
Accade solo
perché hai sempre avuto un atteggiamento estremamente sbagliato rispetto
all’amore. Non hai goduto del suo valore intrinseco; l’hai usato per
qualcos’altro. Così quando sei diventata tutt’uno con la persona e le cose si
sono stabilizzate, non ti interessa più il sesso, l’amore o qualsiasi altra
cosa. Non sei più nemmeno interessata al fatto che lui ti tocchi, ma allora
perché dovrebbe restare con te? Per che cosa? Se non vuoi che tocchi il tuo
corpo, nemmeno tu vorrai toccare il suo, perché è un fatto reciproco. Ma allora
perché restare insieme? Stai da sola. Altrimenti l’amore diventa solo
infelicità e tutto il bello svanisce. Ci sono due persone che si danno
reciprocamente sui nervi. Per che motivo?
Se non senti
alcun piacere, se qualcosa in profondità non viene soddisfatta dallo stare
insieme, allora tutti i conflitti, i rimproveri, le liti, per che cosa sono?
Possono essere tollerati se sta succedendo qualcosa di bello, allora ne vale la
pena, ma se non accade più, allora perché restare insieme? Separatevi.
Ma anche questo
non ti aiuterà. Una volta separati, ricomincerai di nuovo con i tuoi vecchi
giochi, perché sarai di nuova libera di dominare, di provare qui e là, di
conquistare qualcuno, di trovare un altro partner. Ma è una strategia sconfitta
in partenza. Quando usi questi giochi e fingi di amare, fingi di essere felice,
una volta raggiunto lo scopo, improvvisamente tutta le felicità svanisce.
Quindi troncare
la relazione non sarà d’aiuto. Finiscila piuttosto con la mente politica. Il
corpo è bello. Se lui ti ama, vorrà toccare il tuo corpo. Perché provi
disgusto? Hai forse dell’odio verso il tuo corpo? Probabilmente porti con te
dell’odio verso il corpo, in qualche modo sei contro il tuo corpo. Non puoi
credere che un uomo voglia toccare questo corpo, una cosa così sporca. Tu non
lo toccheresti mai e lui lo tocca e ne prova piacere! Così anche quell’uomo
diventa ripugnante. Molte persone sono state condizionate in questo modo, a
pensare che il corpo è ripugnante. Il corpo è la cosa più bella del mondo.
Nessun fiore può stargli alla pari. È la fioritura
più complessa della natura.
Ama il tuo corpo, godine. Godi quando ti
tocchi. Sentiti estatica. È un miracolo che a partire dal nulla, dalla materia, possa sorgere una bellezza così eterea. E godi quando lui
ti tocca… godine. Il sesso non è nient’altro che due persone che condividono le
loro energie, ecco tutto. Se scompare da tutte e due le parti, e ciò è
possibile solo se avete incominciato a incontrarvi a un livello più alto… Ci
sono anche livelli più alti, ma non sono in opposizione al corpo. Questa
distinzione va ricordata.
Ci sono livelli
più alti di comunione, ma non sono contrari al corpo, sono al di là del corpo.
Si passa attraverso il corpo, per arrivare al di là del corpo. Si basano sul
corpo, sono radicati nel corpo, ma vanno più in alto.
Ama. L’amore
fisico è bello, ma non fermarti là. Cerca di trovare livelli più profondi,
livelli più alti di comunicazione. E un giorno solo il fatto di tenersi per
mano farà impallidire l’orgasmo sessuale. Guardando l’altro negli occhi, si
viene immediatamente trasportati in un altro mondo. Allora arriva un momento in
cui solo il ricordo dell’amato – il solo fugace pensiero che lui esista – è
sufficiente a renderti orgasmica, a darti una gioia che ti fa fremere come se
un lampo attraversasse il tuo corpo dalla testa ai piedi e il corpo intero ne
fosse elettrizzato… fosse ricolmo di energia divina. Questi livelli sono
possibili, ma non se sei in opposizione al corpo. E il problema da comprendere
è che se una persona è contraria al corpo rimane sempre nel corpo. Una persona
contraria al materialismo rimane sempre
materialista, perché se ti opponi a qualcosa, non te ne libererai mai.
Se vuoi veramente
andare al di là del corpo, ama il corpo così intensamente da fargli rivelare le
sue zone più nascoste; così che ti permetta di entrare più in profondità; così
che ti dica: “Adesso te lo sei guadagnato, entra più in profondità. Non restare
sulla soglia. Ora tutto il palazzo ti appartiene”.
Così, piuttosto
che interrompere la relazione amorosa, impegnati totalmente. Perché se non
riesci a godere della maniera con cui lui fa l’amore, o con cui tu fai l’amore,
non riuscirai mai a raggiungere uno stato di preghiera, mai, perché la
preghiera è come un atto d’amore con il tutto. Tocca il corpo del tuo partner
con rispetto. Permetti a lui di toccare il tuo, invitalo a farlo con rispetto.
Deliziati in questo, è un dono divino.
Ma devi avere
nella testa qualche idea cristiana; dietro di te ci deve essere un qualche
prete, o il papa, che ti strumentalizzano… voci che ti condannano,
condizionamenti interiori. Smettila con tutte queste stupidaggini. Dai un addio
a tutti questi cristiani che ti porti dentro. Diventa pagana – io sono un pagano
– e impara da Epicuro. Cambia il tuo atteggiamento.
Da tempo mi sono
accorto di come tu abbia dentro un’ideologia molto rigida, e questo ti
irrigidisce il volto, ti irrigidisce il corpo. Sciogliti! Non hai alcun bisogno di restare fredda come
il ghiaccio. Esprimi più calore umano.
Poi, rivolgendosi al partner, Osho continua:
Aiutala a uscire
dalla sua torre. Lei vive in una torre, tirala fuori. Amala di più. Lei capirà
solo il linguaggio dell’amore. E tre consigli per te…
Uno: amala di
più, ma non farle richieste sessuali. Solo se è lei a invitarti, altrimenti
niente – almeno per un mese. Perché saranno proprio le tue richieste a creare
in lei una resistenza. Amala, sii amorevole, rimani in uno stato di preghiera,
ma non chiedere sesso.
Molte donne,
erroneamente, pensano di essere necessarie solo per il sesso, e così si sentono
ridotte a una merce. Quindi lo fanno con
grande riluttanza, perché sanno che se te lo concedono verranno usate, e non
saranno più in grado di dominarti. Così cominciano a dominarti non
concedendotelo; ti riducono alla fame. Allora tu giri intorno a loro
scodinzolando, e loro ne godono. Pensano che è qualcosa che possono negarti,
riducendoti alla fame e trasformandoti in uno schiavo.
Non forzare mai
una donna a fare sesso e ti sorprenderà come saranno loro a correrti dietro
agitando la coda, perché ne hanno bisogno quanto te. Lo amano quanto lo ami tu,
anzi più di te, perché una donna prova più piacere nel sesso di un uomo. Per un
uomo, il sesso è una cosa molto localizzata. Per una donna è qualcosa di
enorme, più grande di lei. L’uomo è un grande cerchio e il sesso è un cerchio
più piccolo contenuto nel grande. La donna è l’opposto: il sesso è un grande
cerchio e lei è un cerchio più piccolo in esso contenuto.
Lei prova piacere ma non vuole mostrarlo, perché se ti fa vedere che ne
prova piacere allora come potrà dominarti? Si mantiene
dura, rigida e cerca di dimostrarti che non lo vuole per niente. Può concedertelo se lo chiedi, ma poi devi esserle grato. Lei ti ha fatto un favore.
Questa è politica.
Per un mese non
chiederle assolutamente di fare sesso. Sarà più facile per lei tornare con i
piedi per terra e la farà avvicinare a te sempre di più. Per aiutarla, devi
solo smettere di chiedere. Dalle amore. Se lei ti invita, bene. Altrimenti
chiedere non è da gentiluomini. Aspetta.
E un’altra cosa.
Lei ha un forte antagonismo nei confronti del corpo, per cui non toccare il suo
corpo con desiderio. Quando senti il desiderio, non toccarla. Dille solo: “Non
ti toccherò. In questo momento sono pieno di desiderio”. Toccala solo quando ti senti in uno stato di preghiera, di meditazione, di
assenza di desiderio, di puro amore. Capisci cosa voglio dire?
Quando sei pieno
di desiderio e chiedi di fare sesso, sei affamato. Allora la mente sta solo
programmando di fare sesso. E quindi i tuoi
gesti e tutto il resto sono solo seduzione.
Ma il messaggio profondo è: “Desidero fortemente
il tuo corpo”. No, questo non è il momento giusto, almeno per un mese.
Quando ti senti
felice, soddisfatto e non senti il bisogno del corpo di un altro, allora
toccala in uno stato di preghiera, e lei ne sarà molto felice. Sarà in grado di
accorgersi che non stai richiedendo il suo corpo. In questo modo puoi aiutarla a uscire dal suo atteggiamento di condanna
del corpo.
E la terza cosa:
non state troppo tempo insieme. Questo è il modo in cui molte storie d’amore
vengono distrutte. Goditi il tuo spazio di solitudine e lascia che anche lei si
goda il suo. Incontratevi qualche volta, sedete insieme, ma non fatene una faccenda
che dura ventiquattr’ore. Lasciala da sola, così che inizi ad avere un po’ di
appetito per te, in caso contrario l’appetito viene distrutto.
Non state troppo
insieme. Gli amanti dovrebbero essere dei veri risparmiatori a questo riguardo.
Più ti tieni lontano, più le mancherai. Allora al tuo arrivo sarà più pronta a
riceverti. Prima crea l’appetito, poi puoi goderti il pasto.
Queste tre cose…
Va tutto bene.
Non preoccuparti.
Osho tratto dal
diario dei darshan:
Dance your way to God # 9
Non
c’è niente da perdere – un’intervista
a Ma Jayamala di Ma Prem Prartho
Sempre elegante coi suoi capelli candidi,
la tunica bordeaux e le scarpe da tennis, lo scorso gennaio Jayamala si trovava
ogni mattina a godersi la colazione in solitudine, al ristorante Mariam di Pune
al sorgere del sole. Alle 7,30 si faceva
la sua passeggiata mattutina nel giardino e per le 8 era seduta fuori della
Buddha Hall a sentire il discorso di Osho.
Ci eravamo viste da lontano per anni, ma ci
eravamo incontrate veramente solo in occasione della presentazione del mio
libro, la scorsa primavera, a Laguna Beach, California. Devalaya, il suo
migliore amico e sposo per cinquant’anni, era morto pochi mesi prima della mia
conferenza (novembre 1997) e, durante questo incontro molto intimo trovai i
suoi aneddoti e le sue intuizioni personali molto preziosi.
La sua esperienza era così unica, nel mondo
sannyasin (lei e Devalaya erano stati gli unici sannyasin del Ranch a cui non
venne chiesto il test AIDS, a causa della lunga durata della loro relazione
monogama - venti e passa anni a quel tempo), che le chiesi immediatamente di
poterla intervistare. Lei si dichiarò d’accordo e, per farlo, stabilimmo di
concederci uno spazio nel prossimo futuro.
E il momento giusto era arrivato – nel
giardino di Osho, quale posto migliore per parlare di amore e di meditazione?
Prartho:
Quando ci siamo incontrate, lo scorso maggio, mi hai parlato di una tua nuova
comprensione della solitudine, dopo la morte di Devalaya. Potresti parlarmene
ancora?
Jayamala: Forse perché ho
avuto un’esperienza di vita insieme soddisfacente, ora posso vedere che
entrambe le cose sono preziose: essere sola ed essere insieme. E che, in
realtà, non sono due cose diverse. C’è una forza enorme nel sostegno che ti dà
una persona, ma quando se ne è andata, trovi sostegno anche nella solitudine.
Scopri di non aver perduto niente! Devalaya è nella mia pelle; è dentro di me,
proprio come Osho è in me. Sono ancora completa, sono ancora sposata e sono
ancora una sannyasin di Osho. Quello che ho scoperto è che non c’è niente da
perdere. Tutte le sofferenze che le persone incontrano con la solitudine… Non è
quello che crediamo. La solitudine è gioiosa, nel senso più alto. Ora lo so e
non l’avrei scoperto se Devalaya fosse ancora qui. Mi capita di dimenticare
questa verità, come succede a tutti, ma continuo a tornarci su. E, in realtà,
se c’è una risposta, questa è la meditazione, che per me vuol dire
consapevolezza – non una forma particolare, solo consapevolezza. In effetti è
una cosa eccitante, non me lo sarei mai aspettato, ma è eccitante rendermi
conto che vengo sempre rimandata a me stessa, non c’è nessuno a proteggermi,
nessun cuscino ad attutire i colpi , tranne me stessa.
P.:
Puoi dirci qualcosa di più della vostra leggendaria relazione e di come ti ha
aiutata a ritornare a te stessa?
J.: Ci siamo
incontrati giovanissimi – 15 e 16 anni – e, sebbene gli ormoni ribollissero, ci
piaceva anche esplorare le reciproche idee sulla spiritualità. Abbiamo sempre
parlato delle domande che avevamo sulla vita e ciascuno di noi diceva quello
che sentiva. Lo abbiamo fatto per 50 anni! E ci accorgemmo che per quanto
stessimo insieme (dandoci il massimo che si poteva desiderare nello stare con
qualcuno), non si poteva andare oltre un certo punto con l’altro. Perfino con
il maestro.
Oltre quel punto, c’è la solitudine –
proprio come ogni stella e ogni pianeta è solo. Anche se siamo con qualcuno,
credo che nel profondo tutti sappiamo di essere soli. Così la parte più
difficile della nostra relazione fu imparare a ritirarci e permettere all’altro
il suo viaggio interiore privato.
Non abbiamo mai cercato altri amanti. Non
era la nostra storia. Entrambi eravamo attratti da altre persone, ma non con
bramosia. Ci soddisfacevamo reciprocamente in maniera così profonda, che
l’attrazione per gli altri non era mai qualcosa contro cui lottare.
I nostri conflitti di gelosia non furono
mai a causa di persone fuori della relazione, ma per il bisogno dell’altro di
stare da solo. Questo era il tema principale: imparare a dare privacy
all’altro, senza interferire. Ci volle tempo per vedere su cosa si impuntava la
nostra possessività. Arrivammo a renderci conto che, al livello più profondo,
avevamo entrambi uno struggente desiderio di condividere la nostra solitudine
spirituale – quello che intendo qui, per solitudine, è il più alto senso di
soddisfazione e bellezza, nel viaggio interiore – e ci accorgemmo che non è
possibile condividere questa cosa.
Dovemmo entrambi rinunciare a voler essere
parte di ogni risvolto della vita dell’altro. Perfino il nostro venire da Osho
non aveva niente a che fare con l’altro. Ognuno di noi due venne da solo (nel
1977). Sebbene la grazia di viaggiare su questi sentieri paralleli, con Osho,
fosse l’esperienza più importante della nostra vita di coppia, alcune cose
potevano solo essere sperimentate in solitudine, come il sannyas, la nascita,
la morte.
P.:
La morte di Devalaya, allora, deve aver rappresentato un grosso esempio di una
di queste esperienze che non si possono condividere.
J.: Non gli ho mai
chiesto niente di alcune cose che lui stava sperimentando. Mi accorgevo a volte
che lui stava vedendo o sentendo cose che io non potevo percepire; si
illuminava. Non avrei mai interferito con queste cose. Comunque, nei momenti di
estasi, non c’è niente da dire.
Ma, in un altro senso, nei giorni in cui il
suo corpo se ne stava andando, la nostra comunione divenne più profonda. In
tutti quegli anni passati insieme, anche litigando, non mi ha mai insultata o
detto cose sgradevoli sulla mia personalità. Così, qualche volta, nelle ultime
settimane, gli dissi: “Tu mi conosci meglio di chiunque altro. Credi di potermi
dire delle cose che io non riesco a vedere per la mia cecità?”.
Lui rimase in silenzio, chiuse gli occhi
per cinque minuti e poi li riaprì e disse due cose. Le disse con tanta
compassione e amore che mi fece venire le lacrime agli occhi, non di dolore, ma
di gratitudine. E queste due cose mi hanno aiutata a crescere in
consapevolezza.
P.:
Com’è stato per te rimanere accanto al tuo compagno di vita mentre stava
morendo?
J.: C’era
un’intimità speciale, nell’occuparmi di lui, mentre si avvicinava alla morte –
pulirlo, accudirlo – ma non come Madre Teresa! All’inizio gli dissi: “Devalaya,
non ho intenzione di fare l’infermiera perfetta. Sarò pestifera, quando mi
sentirò di esserlo; sarò solo me stessa”. E lui disse: “Magnifico!”. Riusciva a
comprendere quello che stavo attraversando. A volte ero stanca e singhiozzavo e
piangevo e lui mi confortava e diceva: “Va tutto bene”. Potevamo veramente
dirci tutto. A volte gli dicevo: “Non ce la faccio più ad aspettare che lasci
il corpo…” e lui sorrideva.
Devo confessare che sento la mancanza dei
nostri giochi. Arrivavo la mattina con la colazione e cantavo e danzavo per
lui, e a lui piaceva molto. Fino alla fine, facemmo cose che ci facevano
ridere. Per esempio, pensai che avesse bisogno di più medicine e gliele detti.
Ma lui le nascondeva sotto le coperte e quando lo scoprivo a farlo, si metteva
a ridere.
Non dico che non sento la sua mancanza. Mi
manca il nostro essere bambini insieme. Anche nella vita sessuale, eravamo come
due bambini che giocano e si divertono, godendo dei propri corpi, come pure
degli spiriti. Entrambe le dimensioni furono importanti per molti anni. Ma
quando il sesso non fu più possibile – o non ne sentimmo più il desiderio – non
fu un grosso problema. Un semplice contatto fisico divenne l’estrema esperienza
tantrica. Ci portava nello spazio dove di solito ci aveva portato il sesso.
Il sesso era stato una parte determinante
nella nostra relazione, e continuammo a farlo, finché non fu più possibile. Lui
si preoccupava per me – e io per lui! – ma il passaggio fu bello perché
potevamo ancora raggiungere quello spazio.
Qualche volta vorrei avere un momento di
debolezza e dirgli semplicemente, piangendo: “Come hai potuto lasciarmi? Come
hai potuto farmi questo?” Ma la meraviglia è che niente mi è stato fatto. Ho
avuto l’opportunità di sapere che sono me stessa, sia che stia con qualcuno o
no. Siamo solo quel che siamo. Quando lo accettiamo, possiamo stare con o senza
qualcuno. Non ha importanza.
P.:
Tutti quegli anni con un maestro che prendeva così in giro il matrimonio, deve
essere stato difficile essere una coppia sposata e monogama, nella nostra
comune!
J.: Osho diceva
tante cose scoraggianti sul matrimonio e sugli attaccamenti. Noi eravamo sempre
d’accordo con quello che diceva! Sembrava tutto vero, quando ci guardavamo
intorno! (ride). In realtà, non so perché, ma non sentimmo mai queste cose
riferite a noi due. Non ne fummo mai offesi; ascoltavamo semplicemente con
piacere la verità del maestro.
Credo che l’esperienza di mia madre mi
abbia aiutata. Ebbe molti amanti e si sposò varie volte. Avevo la sensazione,
crescendo, che lei non venisse mai trattata male; semplicemente, quando una
storia finiva, finiva. E lei sapeva che le donne sono la specie più forte, che
gli uomini sono più vulnerabili. Mi resi conto di questo con Devalaya – e certo
non era un imbranato! Ma appresi subito che avere una relazione “illuminata”
voleva dire rispettare la sua vulnerabilità e non superare mai quella linea.
Non usai mai quella vulnerabilità contro di lui.
P.:
Puoi dire qualcos’altro su questo relazionarsi “illuminato”? Credo che molti di
noi potrebbero imparare qualcosa dalla tua esperienza.
J.: Per anni ho
osservato le donne buttare via il diamante prezioso che noi tutte cerchiamo.
Una donna sa intuitivamente quali sono le parti fragili di un uomo e può usarle
contro di lui. Molte volte mi sono trovata su quella collina, da dove sapevo
che potevo sparargli, ma sapevo che così avrei ucciso me stessa. Se violiamo
quel luogo vulnerabile, è come se strappassimo una pianta viva con tutte le
radici.
Le donne sono più pericolose degli uomini
con le parole. Li possiamo schiacciare, parlando. Ma se lo facciamo, l’uomo si
costruirà una corazza e prenderà le distanze. Questo uccide la fiducia e spegne
l’entusiasmo. Credo che le donne siano insoddisfatte sessualmente, perché i
loro uomini non possono fidarsi abbastanza da lasciarsi andare completamente.
Ma io sono per le donne forti! Non ho
rispetto per le vittime – voglio che questo sia chiaro! Non mi sono mai messa
nella posizione dello scendiletto e neppure Devalaya. Ma non siamo mai stati
crudeli l’uno con l’altra, così non ci facevamo paura. Potevamo lasciarci
andare, senza preoccuparci che il momento di abbandono potesse essere usato
contro di noi. Quando si è in intimità, le cose sono diverse. Devi essere
veramente molto consapevole. E non sto parlando neppure di muoversi sempre con
estrema prudenza. Ho sempre detto quello che avevo bisogno di dire, non mi sono
mai trattenuta. Ma non sono mai stata crudele.
Mi dispiace per tante donne, le mie sorelle
e altre amiche. Molte non si rendono conto che si può nutrire questa
mascolinità al di fuori di noi stesse. E se non lo facciamo tradiamo il nostro
cuore. Quando parlo così, alcune donne mi dicono: “Questa è ipocrisia.” Non sto
dicendo di non essere oneste, o di essere deboli, o di fare giochi. Non la vedo
in questo modo. Per me, questo non vuol dire manipolare l’uomo, ma onorarlo come
io voglio essere onorata.
Se la fiducia di un uomo è stata spezzata,
la sua difesa sarà di andare nella testa e perdere il contatto con il cuore e
la pancia, e questa è la vera impotenza e la vera castrazione. Poi ci
meravigliamo di non ottenere l’intimità che desideriamo.
Forse Devalaya e io non abbiamo desiderato
mai altri amanti, proprio perché non abbiamo mai usato la nostra vita intima
come un’arma. Se la reincarnazione esiste, sento che quello che avevamo bisogno
di imparare sulle relazioni, l’abbiamo imparato in questa vita. Non abbiamo
bisogno di ritrovarci. Siamo uno parte dell’altro, ora, e questo è tutto.
E se è vero che si può trattenere qualcuno,
io l’ho lasciato andare. Qualche notte, guardo le stelle e dico: “Tesoro, fa’
quello che devi fare!… Solo, qualche volta vieni a danzare con me.” E, qualche
volta, lo sento che danza con me e con Osho in Buddha Hall.
intervista
tratta da: Viha Connection
illusioni e verità
Amato Osho, io amo… solo l’amore conta. Grazie per
avermi mostrato questa porta.
L’amore è l’unica
religione,
l’unico dio, l’unico mistero da vivere, da comprendere. Quando si è capito
l’amore, si capiscono tutti i mistici del mondo. Non è nulla di difficile. È semplice come il battito del cuore o il
respiro. Arriva con te, non ti viene dato dalla società. E questo è il
punto che desidero sottolineare: tu
nasci con l’amore, ma ovviamente non
è sviluppato, come tutto del resto. Il bambino deve crescere.
La società
approfitta di questo intervallo. L’amore del bambino richiederà del tempo per
crescere; nel frattempo la società continua a condizionare la mente del bambino
con idee sull’amore che sono false. Quando sei pronto a esplorare il mondo dell’amore, sei così pieno di spazzatura a
proposito dell’amore che non c’è molta speranza che tu possa trovare quello
autentico e rifiutare quello falso.
Per esempio,
dappertutto a ogni bambino viene detto in mille modi che l’amore è eterno:
quando ami una persona, la ami per sempre. Se ami una persona e dopo un po’
senti di non amarla più, vuol solo dire che non l’hai mai amata. Ora, questa è
un’idea molto pericolosa. Ti dà l’immagine
di un amore permanente, mentre
nella vita nulla è permanente… i fiori
sbocciano il mattino e ora della sera sono sfioriti.
La vita è un
flusso continuo, tutto cambia, si muove. Nulla è statico, nulla è permanente.
Ti è stata data l’idea di un amore
permanente, che finirà con il distruggerti la vita. Ti aspetterai amore eterno
dalla povera donna, e lei si aspetterà amore eterno da te. L’amore diventa
secondario, la sua permanenza diventa primaria.
E l’amore è un
fiore così delicato che non può venire obbligato a essere permanente. Puoi
avere fiori di plastica; ed è quello che abbiamo – matrimonio, famiglia, figli,
parenti, tutto è di plastica.
La plastica ha
una qualità spirituale: è permanente.
L’amore vero è
incerto, come incerta è la vita.
Non puoi dire che domani sarai qui. Non puoi nemmeno dire che
sopravviverai il prossimo momento. La vita cambia costantemente – dall’infanzia
alla giovinezza, alla mezza età, alla vecchiaia, alla morte, continua a
cambiare.
Un amore reale cambierà allo stesso modo.
È possibile che
se sei illuminato il tuo amore sia andato oltre le leggi ordinarie della vita.
Non è né mutevole né permanente, semplicemente è. Non è più questione di come
amare – tu sei diventato amore, e tutto quello che fai è amore. Non è che tu
faccia qualcosa di particolare che si chiama amore – tutto quello che fai
trabocca del tuo amore.
Ma prima
dell’illuminazione il tuo amore sarà come tutto il resto: continuerà a
cambiare.
Se riesci a
comprendere questa mutevolezza, che una volta ogni tanto tua moglie è attratta
da un altro e tu devi essere comprensivo e amorevole e premuroso, lasciandola
andare dove il suo essere la conduce… questa è una opportunità per provare a
tua moglie che la ami. Tu la ami – anche se lei ama un altro, questo è
irrilevante. Con la comprensione, è possibile che il tuo amore duri tutta la
vita, ma ricorda, non sarà permanente. Avrà i suoi alti e bassi, avrà i suoi
cambiamenti.
È così facile da
capire. Quando hai cominciato ad amare eri troppo giovane, senza esperienza;
come fa il tuo amore a rimanere lo stesso ora che sei un uomo maturo? Il tuo
amore avrà raggiunto una certa maturità.
E quando diventi
vecchio anche il tuo amore avrà una qualità diversa. L’amore continuerà a
cambiare e ogni tanto avrà bisogno di un po’ di cambiamento. In una società
sana sarà possibile, senza che la tua relazione si spezzi. Ma è possibile che
tu debba cambiare molti amanti nella vita. Non c’è nulla di male. In realtà,
cambiando amante molte volte nella vita ti arricchirai, e se tutti seguissero
ciò che dico sull’amore, il mondo intero ne sarebbe arricchito.
Ma un’idea
sbagliata ha distrutto questa possibilità. Nel momento in cui il tuo partner
guarda qualcun altro – lo guarda e basta, e i suoi occhi rivelano attrazione,
tu rimani sconvolto. Devi capire che se l’uomo smette di interessarsi alle
belle donne che passano per strada, alle belle attrici che vede nei film…
Ed è quello che
vuoi; tu vuoi che non s’interessi a nient’altro che a te. Ma non comprendi la
psicologia umana. Se non gli interessano né le donne che incontra per strada,
né le attrici, perché dovrebbe interessarsi a te? Il suo interesse per le donne
è una garanzia del suo interesse per te, esiste ancora la possibilità che il
vostro amore possa continuare. Invece facciamo esattamente l’opposto. Gli
uomini cercano in tutti i modi di far sì che le loro donne non s’interessino a
nessun altro al di fuori di loro; tutta la loro attenzione, tutta la loro
concentrazione dev’essere rivolta a loro. La donna chiede la stessa cosa, ed
entrambi si tirano matti a vicenda.
La concentrazione su un’unica persona non può che condurre alla follia.
Per una vita più
semplice, per una vita più giocosa, hai bisogno di essere flessibile. Devi
ricordare che la libertà è il valore più alto e se l’amore non ti dà libertà,
allora non è amore.
La libertà è il
criterio: tutto ciò che ti dà libertà è giusto, e tutto ciò che distrugge la
tua libertà è sbagliato.
Se riesci a ricordare
questo piccolo criterio, la tua vita a poco a poco si assesterà sulla giusta
lunghezza d’onda in ogni suo aspetto: relazioni, meditazioni, creatività, qualunque cosa tu sia.
Abbandona le vecchie idee, idee malate… devi ripulirti continuamente – quando
scopri di avere in testa qualche idea sbagliata, puliscila via, buttala via.
Se sei chiaro e
pulito mentalmente, sarai in grado di trovare soluzioni per ogni problema che
sorge nella tua vita.
Osho tratto da
Sermons
in Stones # 13
UN
ALTRO TIPO D'AMORE
AMATO OSHO,
TI RINGRAZIO PER AVER PARLATO DEL TUO
AMORE, QUIETO E CRISTALLINO. FINORA HO CONOSCIUTO SOLO GLI ATTACCAMENTI E LA
POSSESSIVITÀ DELL'AMORE PASSIONALE, ARDENTE. PER ANNI HO CERCATO DI FARMI AMARE
DA TE ALLA MIA MANIERA. SPERO DI ESSERE PRONTA A IMPARARE AD AMARTI ALLA TUA
MANIERA. OSHO, SONO COSÌ GRATA PER LA TUA PRESENZA. PUOI PERDONARMI PER QUESTO MIO CONTINUO MENDICARE?
PRIMA Dl TUTTO, in realtà sei tu a dovermi
perdonare. Io non posso perdonarti perché non
sono mai stato arrabbiato con te, non
ero offeso. Di cosa dovrei perdonarti? Posso solo gioire nel momento in cui
arrivi alla comprensione. Questo
era il tuo problema: come tanti altri provi amore per me e naturalmente ti
piacerebbe una risposta da parte mia.
Il tuo concetto di amore è molto ristretto. Io non riesco ad amare in questo modo. Ciò non vuoi dire che non provo
amore per te, ma solo che tu non sei ricettiva e aperta e disponibile verso di
me in modo tale che io non debba scendere al tuo livello, ma piuttosto sia in
grado di portarti su al mio.
L'amore può fare entrambi i miracoli. Ti
può tirare giù, e in tutti i testi
antichi,
di tutte le religioni, l'amore è stato rappresentato come qualcosa che porta la
consapevolezza verso il basso. Nessuno ha esplorato il significato psicologico di queste storie e parabole, ma
tale esplorazione è un'esperienza estremamente gratificante.
Per esempio, in Oriente si raccontano
centinaia di storie in cui quando uno si avvicina all'illuminazione... Nella
mitologia indiana il dio Indra, che è il
dio più alto in cielo, è preoccupato,
perché se qualcuno si illumina c'è la possibilità che possa essere scelto
dall'esistenza per essere Indra, e così lui
verrà degradato. È meglio che non ci
siano illuminazioni, mai, perché in questo modo può proteggere la sua posizione. Altrimenti
qualcuno entrerà in concorrenza con lui e potrebbe rivelarsi anche molto
superiore a lui.
Per questo motivo, quando qualcuno si avvicina all'illuminazione,
immediatamente Indra spedisce dal cielo giovani donne bellissime per farlo
deviare dallo stato di illuminazione. Ancora un
passo o due e sarebbe arrivato all'illuminazione, ma le bellissime upsaras, così vengono chiamante... non sono donne qualsiasi. Sono
sempre giovani, non invecchiano mai. Non sudano, non hanno bisogno di deodorante. Sono sempre profumate
e fragranti.
Ovviamente un uomo che è rimasto lontano dal mondo, che è fuggito nelle parti più remote dell'Himalaya, che ha represso i suoi i stinti naturali – in particolare il sesso – è come se fosse sempre seduto su un vulcano, l'energia sessuale può
e splodere in qualunque momento. E la stessa energia che lo stava portando
all'illuminazione. Anche l'illuminazione è
un'esplosione, ma di tipo creativo. Ti dà nuova vita.
Donne bellissime vengono inviate a
provocare la persona a livello sessuale, danzano
eroticamente intorno a lui creando un'atmosfera fortemente pornografica. Nella
maggior parte dei casi l'uomo ci casca, pensa che sia amore e per di più amore
che viene dal cielo! Ma quelle donne sono venute solo per distruggere la sua
meditazione, per creare in lui uno stato di desiderio e, riuscitevi, scompaiono
immediatamente. Solo allora lui si rende conto di essere stato sul punto di
raggiungere l'apice della consapevolezza e di ritrovarsi ora nell'oscurità più totale.
Stranamente in inglese innamorarsi si dice "cadere in amore". Ma perché dovresti cadere? Perché non puoi innalzarti nell'amore? L'amore è stato il lato umano maggiormente condannato. Per me è l'unica qualità
divina che c'è in te. Tutte le altre sono solo frammenti del tuo stato di
divinità, ma l'amore ne è il centro. Tu mi ami. A me è possibile accettare il
tuo amore. Ma tu potrai ricevere il mio amore solo innalzando il tuo livello
di consapevolezza, verso
l'illuminazione.
E proprio il contrario di ciò che è
accaduto finora. Vorrei che un giorno tu dicessi: "Mi sono innamorata, mi
sono innalzata nell'amore".
L'amore dovrebbe donarti più luce,
comprensione e maturità, più libertà e creatività.
Non c'è bisogno che ti rattristi per il
passato. Forse hai desiderato lo stesso tipo di amore,
è naturale. Conosci solo quel genere di amore e così puoi desiderare solo
quello.
Tutta la mia vita è dedicata a te, a
renderti consapevole di un amore più elevato, un amore che prende il posto del
divino; oltre il quale non c'è più nulla. Ma per comprendere questo amore
dovrai evolverti in consapevolezza. Solo quando sarai vicina all'illuminazione
comincerai a percepirmi. Solo allora, nello stesso momento in cui il dio Indra
comincia a preoccuparsi, sentirai
il mio amore.
Quando ti illuminerai potrai vedere tutti i
colori psichedelici dell'amore. Solo una persona illuminata conosce il vero spirito dell'amore.
Quindi non è colpa tua, è soltanto la tua
pigrizia nell'illuminarti!
Ricorda che non posso perdonare la tua
pigrizia, perché oggi sono qui, domani potrei non esserci. Non posso restare
con te per sempre; mentre sono nel corpo, devi essere un po' più veloce. Se
puoi gustare un po' di questo amore mentre sono in vita, allora persino dopo la
mia morte la tua connessione con me, la
tua fiducia, il tuo amore rimarranno. Continueranno per l'eternità. Un amore
che non dura in eterno è solo una strategia biologica per produrre bambini.
Hai notato come, quando gli animali fanno
l'amore, non sembrano molto felici? Solo... lo sai che sono un po' matto, mi
interesso a fenomeni di cui nessun
altro si preoccupa. Mio padre si vergognava molto, perché quando due cani
facevano l'amore io mi mettevo a seguirli, e mio padre affermava: "Sei
proprio un tipo strano. La gente viene da noi..." Io rispondevo: "Non
sono affari loro, sto studiando".
Lui continuava: "Ma non puoi trovare qualcos'altro da studiare?".
Gli dicevo: "Questa è la cosa più importante".
Ho osservato animali di ogni tipo,
uccelli... in campagna nei dintorni dei villaggi è facile vedere e osservare.
Ma nessuno di loro ha l'aria felice, questo è il problema. Fanno l'amore... ma
guardali bene in faccia! Sembra che non ne abbiano veramente l'intenzione, che sia quasi una tortura.
Sono infelici, e il motivo c'è: percepiscono la schiavitù biologica. Sono più
sensibili di te. Possono vedere che non si tratta di amore, è qualcos'altro a spingerli. Lo fanno a dispetto di se stessi.
Ecco perché tutti gli animali hanno una
stagione degli amori molto breve; sembra proprio che la biologia non sia stata
in grado di convincerli a far l'amore tutto
l'anno. Quando la stagione è finita, gli animali si dimenticano completamente dell'amore, del sesso, delle
amichette e degli amichetti. Osservando gli animali mi
chiedevo se "amichetta e
amichetto" sia applicabile anche a loro. Hanno
un'aria così triste che "nemica e nemico" sarebbero una descrizione più accurata della realtà.
Solo l'uomo fa l'amore tutto l'anno e solo l'uomo pensa che il suo amore sia
il massimo possibile. Non lo è, altrimenti il mondo sarebbe un posto
meraviglioso in cui vivere.
Questo mondo è creato dal tuo amore, dalle
tue relazioni; sei riuscito a creare un
inferno migliore di quello descritto nelle scritture! E tutti amano: il padre,
la madre, il marito, la moglie, i figli, gli insegnanti, tutti amano. Eppure il
risultato finale è sempre una guerra mondiale. Questa è una logica molto
strana. Tutti amano e alla fine... da dove viene la guerra? Il nostro amore è del tipo più basso, è amore animale. Questo amore non ti
aiuterà; questo amore può essere solo parte
della tua schiavitù biologica. E tu lo hai accettato, non hai nemmeno posto il
problema della schiavitù.
Quando vieni da me e mi ami, il tuo amore
porta con sé l'ombra delle tue esperienze passate. Su questa lunghezza d'onda non posso incontrarti. Ciò
non vuol dire che non ti ami. Ti amo, ma questo amore è al di là della tua
comprensione, la tua testa non può arrivarci. Io cerco in tutti i modi di
colpire almeno la testa, ma ci passo sempre sopra.
Se la comprensione di dover elevare la tua consapevolezza si cristallizza dentro di te, allora dimentica
completamente il mio amore. Un giorno all'improvviso ne sarai inondata. Da sempre si riversa su di te, come
la pioggia. Ma tu hai l'ombrello aperto,
chiudilo!
OSHO TRATTO DA
Sermons
in Stones # 15
Si
parla tanto di crisi dei valori, come di una ricchezza sociale andata perduta
per qualche misteriosa maledizione. In realtà solo chi si muove verso il
superconscio, dopo aver ripulito l’inconscio, è portatore di veri valori, non
imposti socialmente, ma generati dalla luce interiore.
Amato Osho, Per me
la più grave decadenza dell’uomo di oggi è il suo dar valore a tutte le cose
sbagliate. Da qualche parte nell’inconscio collettivo deve esserci l’idea che
tutte le cose più belle della vita dovrebbero essere gratis, mentre per quelle
inessenziali siamo pronti a pagare qualunque prezzo. Adoriamo le parole dei
giocatori di calcio, degli attori del cinema
e dei politici, e non mostriamo alcun apprezzamento per la saggezza. Questa
situazione è molto penosa: come si può comprendere la bellezza di ciò che si
riceve riconnettendosi con la fonte dell’essere se rimaniamo in tale miseria?
Vorresti per
favore portare luce su questi blocchi, sepolti nell’inconscio, sui quali
l’intera umanità concorda?
I veri valori non
sono sepolti
nell’inconscio; i veri valori vengono rivelati quando ti muovi oltre il conscio
verso il superconscio. Ciò che è sepolto nell’inconscio è ciò che rende la vita
dell’uomo così stupida: si è attenti alle parole di un giocatore di calcio o
alle parole di un attore del cinema e non si dà ascolto alle parole del saggio.
L’inconscio è la
cantina della mente. Nel tuo inconscio sono sepolte molte cose che trovano
espressione attraverso la mente conscia. Per esempio, milioni di persone
seguono incontri di calcio o di pugilato e si entusiasmano veramente; e non
pensano mai a ciò che realmente stanno guardando. Il pugilato è pura violenza.
In esso non è presente alcuna gioia; non è che l’espressione della violenza nascosta
in te.
La società ha
manipolato l’uomo attraverso una strategia assolutamente erronea. L’idea della
società è che se qualcosa viene gettata in cantina, nell’oscurità
dell’inconscio, tu hai chiuso con essa. Non è così. Non hai chiuso. Riaffiorirà
in forme diverse, vendicandosi. E continuerà ad accumularsi.
Non c’è da
preoccuparsi troppo per un po’ di rabbia; va e viene. Ma se tu continui a
reprimere rabbia, vi sarà un momento in cui diventerà come un vulcano sul punto
di erompere, per un motivo qualsiasi.
Da sempre la
repressione è stata utilizzata per mantenere l’uomo civilizzato, ma in realtà è
stata il motivo per cui l’uomo è rimasto civilizzato solo superficialmente,
civilizzato a livello epidermico. Basta grattare un pochettino e in qualsiasi
persona troverai il barbaro, il primitivo, l’animale, tutti nascosti dentro di
lei.
Tutti i tuoi
sport sono, in modo sottile, la soddisfazione del tuo desiderio di vincere. Nei
film vedi violenza, vedi omicidi, vedi stupri; un film che non mostra omicidi o
stupri sembra non essere interessante. Questi sono gli ingredienti essenziali
che attraggono l’umanità.
Nell’inconscio i
desideri attendono di essere soddisfatti e questo è il tramite per soddisfarli.
Ti identifichi con l’assassino o con l’assassinato. Ti identifichi con lo
stupratore o con lo stuprato. E avverti un certo sollievo. Il piacere che provi
nel vedere un film o nel leggere un romanzo è solo questo.
In California,
all’Università della California, per un anno di seguito hanno osservato che
ogni qual volta vi era un incontro di pugilato, durante la settimana seguente
la criminalità aumentava del quattordici per cento rispetto ai valori normali.
Cosa succede?
Cose che erano nascoste… vedendo la violenza nel pugilato, la tua stessa
violenza comincia a salire; e questa violenza fa aumentare del quattordici per
cento il tasso di criminalità. E si mantiene così per almeno una settimana per
poi ritornare lentamente ai valori normali.
Ora il governo lo sa; il pugilato dovrebbe essere considerato un
crimine, qualcosa contro la legge. Ma nulla è stato fatto, perché il pugilato procura molto denaro alle persone che lo
controllano e procura denaro al governo e sembra che qualsiasi cosa diventi
legale se produce denaro.
I veri valori non
si trovano nell’inconscio, in quanto
nessuno ha represso i veri valori. I veri valori non hanno bisogno di essere
repressi, perché non sono contro nessuno, non intendono far danno a
nessuno. Sono le qualità di amore e compassione. Ma l’uomo non ne ha esperienza poiché sono al di sopra della mente conscia.
Devi andare oltre
la mente conscia per avere qualche bagliore del mondo luminoso dei veri valori:
verità, sincerità, amore, amicizia, compassione, empatia, sensibilità,
apprezzamento della bellezza, grazia. Sono tutti là in fila che aspettano te.
Ma la società ti
ha messo in lotta con l’inconscio, forzando tutto il tuo retaggio animale
nell’inconscio; e devi tenerlo sotto di continuo. Ma non è che una volta che
l’hai costretto a rimanere sotto, la cosa è finita; continuerà a tornare su,
cercherà di esprimersi.
E tu non hai
nient’altro nella tua vita – una forma di creatività – in cui investire la tua
energia, in modo che all’inconscio non rimanga energia da usare. E così la
situazione è strana, tutte le dimensioni creative sono chiuse.
Nessun sistema
educativo parla del superconscio. L’unica cosa di cui si parla è la mente
conscia, e si pensa che l’unico sistema per liberarsi delle cose velenose sia
il buttarle nell’inconscio. Una strategia completamente sbagliata. Ecco perché
la società umana è pervenuta a una situazione così sbagliata, in cui le persone
vivono, ma non sono veramente vive; sono come cadaveri ambulanti. Dalla culla
alla tomba semplicemente muoiono ogni giorno, piano piano. È una lunga morte,
una morte lunga settant’anni. Non può essere chiamata vita, in quanto non
sboccia un fiore, non sorge un canto, non viene creata bellezza.
Non arricchisci
la vita. E ricorda un detto fondamentale: finché non arricchisci la vita non
sei vivo.
Se tu hai vita
devi arricchirla; devi lasciare il mondo migliore di come lo hai trovato. Ma
adesso come adesso sembra che si lascerà un mondo più scuro, più cupo, più
triste, più miserevole.
Le vecchie
strategie vanno abbandonate, assolutamente abbandonate, senza alcuna eccezione.
Vanno ricordate
alcune cose fondamentali. L’inconscio non ha modi di liberare alcun contenuto
di per sé. Non ha porte, è un interrato. Affinché qualsiasi cosa esca da lì
deve arrivare alla mente conscia. La mente conscia è il piano terra; solo da lì
si può uscire.
Dunque la prima
cosa è: l’inconscio va svuotato. Ma si può avere paura di svuotarlo, perché
contiene cose orribili di ogni tipo. Come svuotare la violenza che c’è, la
rabbia, la tristezza... tutti problemi che hai accumulato perché non sapevi
come affrontarli e risolverli. Come farai a portarli al conscio? E una volta
arrivati in superficie, cosa te ne farai?
L’inconscio non è
interessato all’oggetto della violenza, è interessato solo a liberarsi della
violenza. Puoi semplicemente picchiare un cuscino e proverai un immenso
sollievo. Ti sembrerà un po’ strano picchiare il cuscino, che non ti ha fatto
nulla. Ti ritieni molto colto, sofisticato, intelligente, e allora cosa stai
facendo nel percuotere il povero cuscino che non ti ha fatto nulla? Il punto
non è se il cuscino ti ha fatto qualcosa o no, bensì il fatto che picchiandolo
liberi la violenza che è in te, poiché la violenza non ha nulla a che fare con
l’oggetto.
Che tu picchi una
persona o che tu picchi il cuscino non fa alcuna differenza. Che tu uccida una
persona o che semplicemente tu uccida un orsacchiotto di pelo, non ha
importanza. Ma l’atto di uccidere deve essere compiuto.
In molte società
primitive, ancora oggi, si sacrificano agli dei mucche fatte di fango, con
grandi celebrazioni. E si sacrificano altri animali, anche uomini, ma sono
tutti fatti di fango. E la cosa più strana di queste società primitive è che
non vi è violenza, le persone non lottano, non hanno energia per lottare. Hanno
già “ucciso” qualcuno; l’idea di uccidere non c’è più.
Vi sono società
in cui anche un sogno viene considerato vero. E un po’ di verità c’è, Sigmund
Freud ne è una prova.
Ma queste
società, per migliaia di anni, hanno portato avanti una psicoanalisi di gran
lunga migliore; e sono società povere e primitive che non sanno ciò che stanno
facendo.
Se qualcuno fa un
sogno… questa gente sogna raramente; i sogni esistono perché hai represso
qualcosa durante il giorno. Tu volevi incontrare una donna splendida, ma tua
moglie era con te e non hai potuto vederla. La donna allora apparirà nel sogno.
In queste società
primitive non esiste un sistema repressivo. Se a qualcuno piace una persona, va
da lei e le dice: “ Sei bellissimo/a e mi piaci molto.” E può anche trattarsi
di uno sconosciuto. Ma quando a qualcuno accade di fare un sogno, subito gli
anziani del villaggio si riuniscono ed egli deve rivelare a loro il suo sogno.
Il fatto che una persona abbia avuto un sogno è degno di nota. Se ha sognato che ha insultato qualcuno, allora deve andare da
questa persona per scusarsi e portare frutta e dolci come dono di
amicizia, perché nel sogno l’ha insultata.
A noi ciò appare
completamente assurdo, in quanto ciò che tu fai nei sogni sono solo affari
tuoi; l’altra persona non sa che tu l’hai insultata. Questo non è il punto: che
l’altra persona non sappia; la questione è che tu hai un certo antagonismo
verso quella persona che è affiorato in sogno, ed è meglio mettere le cose in
chiaro. Recati dalla persona per scusarti, portale dei doni e il sogno non si
verificherà più.
Un re in Egitto
disse alla sua corte e a tutti i suoi sudditi che se qualcuno fosse apparso nei
suoi sogni sarebbe stato punito con la morte.
Ora ciò è
veramente assurdo. La gente era spaventata a morte, ma che cosa poteva farci se
appariva nel suo sogno? Questo era il vero problema: non erano loro ad andare
nel suo sogno. Ed egli uccise alcune persone perché, nonostante l’avvertimento,
le aveva viste nei suoi sogni. Perché mai qualcuno avrebbe dovuto disturbare il
suo sonno? Ed essendo un monarca con diritto di vita e di morte uccise delle
persone. Tutti nel regno avevano paura di poter essere uccisi in qualsiasi
momento senza aver commesso alcun crimine.
E nessuno aveva nulla a che vedere con i suoi sogni, i suoi
sogni erano i suoi sogni, erano un suo problema. Ma chi poteva andare a
dirglielo?
Le popolazioni
primitive sono di gran lunga più intelligenti, molto più innocenti.
Questa società,
dove i sogni vengono presi come se fossero veri, dove viene fatto qualcosa
consciamente così che un brutto sogno non possa più ripetersi e distruggere
così la tua dignità, non hanno mai avuto una guerra in tutta la loro storia. Le
loro piccole tribù non hanno mai combattuto tra loro; non vi è violenza in
questo senso.
Nessuno combatte
con nessun altro. Se, anche in un sogno, qualcuno ti insulta o tu insulti
qualcuno e ciò deve essere appianato coscientemente, è impossibile che vi sia
violenza. Le persone sono molto molto semplici.
L’inconscio ha
semplicemente bisogno di falsi oggetti per liberarsi della sua immondizia. Non
vi è alcun bisogno di uccidere nessuno, puoi uccidere una statua, puoi uccidere
una fotografia, puoi bruciare una fotografia e sentirti meglio.
E piano piano
qualunque cosa ti arrivi dall’inconscio nei tuoi sogni o nelle tue ore di
veglia, riconoscigli una consistenza reale così che se ne vada. Non reprimerlo;
non pensare: “È sbagliato e non dovrei mostrarlo a nessuno”; diventerà una
ferita e alla fine un cancro.
Liberalo.
Nell’intimità
della tua stanza puoi liberarlo in qualsiasi modo quando vuoi. La meditazione
dinamica è stata fondamentalmente concepita per aiutare l’inconscio ad
alleggerirsi. La tecnica indonesiana del latihan
produce lo stesso effetto.
Quando
l’inconscio è completamente ripulito e non vi è più spreco di energia per
mantenerlo represso, quella stessa energia comincia a muoversi verso l’alto;
tieni a mente che quell’energia non può rimanere statica, deve muoversi. Ora
che non vi è più lavoro nell’inconscio essa comincia a muoversi in su verso i
tuoi spazi più sottili, e là troverai i valori reali che fanno di un uomo un
uomo e lo portano oltre l’animale.
Nello stesso
modo, qualsiasi esperienza tu abbia nel superconscio deve essere portata nel
conscio per poterci lavorare. Non limitarti ad avere grandi intuizioni, non
limitarti ad assaporare la bellezza; lascia che le tue esperienze diventino
azioni, creatività. Fanne qualcosa. Non appena cominci a farne qualcosa,
scoprirai che le qualità più profonde cominciano ad affiorare. Il solo scrivere
una poesia può liberare una grande quantità di energia. Fare una bella azione,
compiere un atto compassionevole, condividere qualcosa che tu hai in
abbondanza, con chiunque… e il tuo superconscio comincerà ad avvicinarsi sempre
di più al conscio. Ora ha una porta per uscire nel mondo.
Quando il
superconscio è completamente svuotato, allora il superconscio collettivo
comincerà a liberare i suoi tesori nascosti. Quando anche il superconscio
collettivo è svuotato sei giunto alla gloria suprema: la consapevolezza
cosmica.
Grazie a questa
mente cosmica superconscia, ciascuno dei tuoi atti consci comincia ad avere una
fragranza divina, religiosa. Qualsiasi cosa tu tocchi diventa oro, qualsiasi
cosa tu dica diventa vera. Ogni tuo movimento nella vita crea onde di bellezza,
gioia, estasi che raggiungeranno i più lontani estremi dell’esistenza toccando
milioni di persone che non ti hanno mai conosciuto e mai ti conosceranno, ma
che condivideranno la tua gioia.
Forse ti è
accaduto di provarlo qualche volta: sei seduto, ti senti bene e all’improvviso
diventi triste e non sai perché. È perché qualcuno sta emanando onde di
tristezza proprio vicino a te e sono forti abbastanza da avere un impatto su di
te.
Alle volte puoi
sperimentare l’opposto: ti senti leggero, senza peso, senza una ragione, provi
freschezza, gioia. Non puoi neanche dire a qualcuno: “Mi sento gioioso”;
penseranno che sei pazzo, perché non vi è alcun motivo per provare gioia.
Qual è il motivo?
Non puoi attribuirgli una causa, in quanto non la conosci tu stesso. È
semplicemente che la gioia di qualcuno ha creato un’onda che ti ha toccato.
Siamo esseri
molto ricettivi e sensibili. Come l’antenna di una radio continuiamo a ricevere
tutte le onde che ci raggiungono, onde molto sottili.
Il più delle
volte soffri delle sofferenze degli altri e solo ogni tanto sei colmo della gioia
di qualcun altro; perché tanti sono i tristi e i disperati e le persone gioiose
e beate sono veramente poche, molto rare.
Quando lo capirai
proverai anche un certo distacco dalla tristezza che provi. Potrebbe non avere
nulla a che fare con te. Puoi mantenere una certa distanza e puoi osservare
questi sentimenti e osservarli ti aiuterà a trovare le tue proprie fonti.
L’uomo è nato con
grandi tesori, ma è nato anche con tutto il retaggio animale; in qualche modo
dobbiamo liberarci di quest’ultimo e creare lo spazio per far giungere le
nostre ricchezze al conscio e poterle condividere; perché una delle qualità di
questa ricchezza è che più la condivi e più ne ricevi.
Osho, tratto da: The Transmission of the Lamp #10
APRIRSI
AL
SUPERCONSCIO
Io non parlo con lo scopo che
ordinariamente viene perseguito attraverso il parlare: l’indottrinamento – non
è quello lo scopo dei miei discorsi. Non ho alcuna dottrina; i miei discorsi in
realtà sono un processo di de-ipnosi.
Ascoltandomi semplicemente, a poco a poco ti libererai da tutti i
programmi in cui la società ti ha obbligato a credere. Se mi ascolti con il
cuore aperto, con una ricettività colma di gratitudine, è inevitabile che
accada.
Ci sono stati molti ipnotizzatori, ma
nessuno ha mai provato a usare l’arte del parlare come metodo di de-ipnosi. Può
diventare una musica dentro di te, ti può rilassare, ti può rendere silenzioso,
può dare un nuovo ritmo al tuo cuore… una nuova percezione della mia presenza,
e della realtà.
E io posso parlare di qualunque cosa. Non
si tratta del fatto che io parli di queste cose; esse ne sono solo gli effetti.
Io potrei parlare di A o B o C, che non hanno nulla a che vedere con la
de-ipnosi. Il punto sta nel tuo modo di ascoltare. Se è giusto, allora
qualunque cosa io dica rilasserà il tuo essere totalmente, e a poco a poco i
tuoi condizionamenti cominceranno a svanire.
E voglio che accada così. Non voglio
ipnotizzarti – cioè renderti prima inconscio. In questo modo non è necessario
renderti inconscio. Tu diventi più conscio, più sveglio. Per potermi ascoltare
diventi conscio e attento. E il mio scopo non è insegnarti qualcosa, ma usare
le parole come scusa per renderti consapevole e attento, in modo che tu possa
toccare il superconscio dentro di te.
Osho, tratto da: Beyond Psychology # 42
L’Osho
Commune non è un rifugio dal mondo. In realtà essa è un mondo in miniatura. Con
una differenza: tutti sono qui con un unico scopo: conoscere se stessi.
E
ogni incontro o situazione diventano occasioni per risvegliarsi.
“Prima salta e poi ci penserai” – dice Osho e ricorda i tuffi
ardimentosi della sua infanzia.“Quando ero bambino, proprio vicino al mio
villaggio, scorreva un bel fiume e il mio divertimento era scegliere i posti
più alti da dove tuffarmi nel fiume. Vedendo che mi divertivo tanto, molti miei
amici mi seguivano e vedevano che saltavo ed ero ancora vivo, che nuotavo nel
fiume. Loro si sforzavano di imitarmi, ma avevano paura…”. “Prima tuffati, poi
ci penserai” – gli diceva lui e lo dice anche a noi, per invitarci a prendere
il sannyas.
Arrivata da poco a Pune, ho sentito, come spesso succede, proprio il
discorso giusto. Quello che metteva un po’ di calma nei miei pensieri agitati,
veramente caotici, in quei primi giorni di vita in India. Era un discorso che
approvava la mia rapida scelta. Mi ero tuffata, avevo fatto il salto (ed avevo
anche tagliato i ponti dietro di me) e ora mi trovavo, un po’ malferma sulle
gambe, a fare i conti con questo approdo: vivere a Pune ‘per sempre’.
Mi pare di aver capito che non sono molti i sannyasin residenti fissi a
Pune. La maggior parte dei frequentatori della comune, viene, si ferma qualche
settimana o qualche mese e poi ritorna a casa sua, nel mondo.
Ed ecco che,
mentre mi lasciavo andare alla sensazione bellissima di essere approvata
direttamente dal maestro, mi capita di sentire un altro discorso, no, non uno
solo, ma due, tre, dieci e ancora di più, in cui Osho, guardandomi fissa negli
occhi, con delle pause da batticuore, mi dice e ripete e ribadisce: “Se rinunci
al mondo rimani quello che sei, dovunque tu sia. Puoi stare in una grotta,
nell’Himalaya, ma sarai la stessa persona. Non credere che cambierai solo
perché hai lasciato la casa e la famiglia e la piazza del mercato. La
trasformazione non è così facile. Devi cambiare la tua mente e questo può
essere fatto in qualsiasi luogo; in una grotta dell’Himalaya, o a casa tua. E
quello che ho notato è che si può fare più facilmente nella piazza del mercato
che nell’Himalaya, perché nell’Himalaya non c’è sfida. La vita diventerà opaca,
perderà brillantezza, perderà intelligenza. Lasciar da parte la mente, nel
mondo, è molto importante. Non è facile, non è a buon mercato; è arduo,
difficile, ma, una volta che ti riesce, sarà tuo per sempre. Allora nessuno te
lo potrà togliere.” E giù esempi e aneddoti
in cui monaci casti si infiammano di amore mondano e i mistici distaccati perdono le staffe, per il possesso dell’ombra
di un albero.
Comincio a
sentirmi a disagio: sono scappata anch’io? Ho rifiutato le mie responsabilità?
Devo tornare nella piazza del mercato? Ma, la comune è l’Himalaya?
Cerco di
rilassarmi, di chiudere gli occhi e di salire su quella famosa collina
interiore, da dove si dovrebbe essere testimoni di quello che ci passa per la
mente, senza prendercela troppo.
Allora, la mia è
stata una fuga? Sì e no. Sì, perché era un po’ che non mi sentivo più bene, nel
mio lavoro di psicoterapeuta; nella società che, per quanto fossi schiva,
comunque mi circondava, con le sue richieste, le sue politiche, le sue
trappole. Non me lo sapevo dire, ma cercavo una via di uscita.
D’altro lato non
è stata una fuga, perché la decisione di vivere a Pune è arrivata, come un
colpo di fulmine, quando, essendo venuta qui per tre settimane durante le
vacanze di Natale, senza assolutamente poterlo prevedere ho preso il sannyas e
mi sono innamorata della Comune, della sua bellezza frondosa e fiorita, dei
suoi ritmi intensi eppure rilassati, della libertà che si respirava e che mi
faceva ridere gioiosa, da sola, per niente.
La seconda domanda
riguardava le responsabilità.
Per tutta la vita
(ahimè, fin dall’infanzia) non ho fatto altro che assumermi responsabilità, per
i fratellini, per gli allievi, per i figli, per i pazienti e poi, parenti,
amici, vicini di casa, negozianti del quartiere e altri ancora. Qui a Pune, mi
pareva che qualcosa si fosse chiarito, che, cioè, tutta la mia frenetica (ora
la vedo così) ricerca di persone di cui occuparmi, fosse stato proprio il mio
alibi, la scusa buona, per non prendermi la più importante delle responsabilità,
quella per me stessa, per la mia consapevolezza di me, per la mia crescita
spirituale. Qui, nella Comune, potevo prendermi cura del mio corpo (mai
considerato), con massaggi, nuoto, sauna, cibo leggero (sono infatti dimagrita
di dieci chili, senza fare nessuna dieta), con la danza, con la vita
all’aperto. Potevo riconoscere le scorie di relazioni e legami irrisolti e
avviarmi così al loro smaltimento o trasformazione, con l’aiuto dei gruppi di
terapia. Potevo occuparmi della mia capacità di silenzio interiore, di
rilassamento, di meditazione, frequentando la bellissima Buddha Hall,
l’affascinante Samadhi, il parco straordinario.
E poi, ci sono
gli incontri con gli altri sannyasin, ci si relaziona, ci sono dinamiche umane,
si ama, si sceglie, si lavora insieme.
La comune non è
la piazza del mercato, perché non c’entrano i soldi, perché non si lavora per
far carriera, perché si cerca di farne un’occasione di consapevolezza, per
guardarsi dentro, per diventare meditativi. Ma tutto questo pullulare di attività
e di scambi, non ha niente da invidiare, per varietà e vivacità, al mercato
vero e proprio. Sbaglierò, ma non mi sembra proprio l’Himalaya.Forse posso
tranquillizzarmi (almeno fino alla prossima provocazione di Osho), il tuffo non
mi ha lanciata in una grotta solitaria, lontana da difficoltà e tentazioni. Ma,
allora, dove sono approdata? Mi guardo intorno e, con mio stupore (ma anche
felicità), mi pare di riconoscere la sagoma di un altro trampolino.
– ma
nirava vasu
Amato Osho,
a volte ho la sensazione
che sono matura per il mondo, che ora posso andare a fare tutte quelle
cose… una donna deve fare quello che ha
da fare!
Andare nel grande
e vasto mondo, fare tanti soldi, fare colpo su tutti quanti ed entrare nella
storia. Ho passato la maggior parte degli ultimi tre anni nella comune ed è
stato bellissimo. Ma recentemente, ora che sono più vicina a te di quanto non
lo sia mai stata, stanno venendo a galla tutte queste fantasie di fama e
fortuna.
Perché non riesco
semplicemente a sedermi e a essere in pace con il qui e ora e a impregnarmi di
tutto l’amore che riversi su di me ogni giorno? Sono proprio così cieca?
Premdipa, non
voglio ferire
i tuoi sentimenti, ma la verità è che sei ancora cieca. Da me sono arrivate
persone di ogni genere. La maggior parte di loro è qui per caso; non erano
arrivate con una visione precisa del motivo per cui erano qui e, quando si sono
trovate qui, sono rimaste coinvolte con le meditazioni, sono rimaste coinvolte con la mia presenza, con il mio amore. Si sono
fermate, ma nel profondo dell’inconscio i vecchi desideri erano ancora vivi.
Per cui in superficie si sentivano molto bene, ma questo strato superficiale è
molto sottile.
Basta un piccolo
incidente per aprire il vaso di Pandora, e tutti i desideri che pensavano scomparsi
sono ancora lì, più forti di prima. Questo è ciò che sta accadendo a te.
Dici: “A volte ho
la sensazione di essere matura per il mondo”. Per favore non illuderti. Il
giorno in cui sarai pronta per il mondo, te lo dirò. Non puoi darti un diploma
da sola. Non sei matura per il mondo.
Ma questa è
l’astuzia della mente. La mente vuole andare nel mondo non perché tu sia
matura, ma perché tutte quelle emozioni represse vogliono essere soddisfatte: “Adesso vado e faccio
delle cose”. E cosa sono queste cose? “Una donna deve fare quello che ha da
fare!”.
Una donna deve
fare delle cose davvero strane. “Andare nel grande e vasto mondo, fare tanti
soldi, far colpo su tutti quanti ed entrare nella storia”.
Il finale non è
molto interessante… entrare nella storia? O entrare nel bidone dei rifiuti?
Entrare nella storia vuol dire entrare nella tomba. La storia è solo una
cronaca di morti. Hai delle strane idee…
“Una donna deve fare quello che ha da fare!”. Non ci avevo mai pensato.
Tutto ciò che una donna deve fare, può farlo anche qui. Perché andare nel vasto
mondo? “Fare tanti soldi”. Cosa farai con i soldi? Li darai in beneficenza? Non
li puoi mangiare, né puoi vivere solo di soldi – e non solo i soldi per vivere,
ma tanti soldi. Hai mai riflettuto su cosa intendi per “tanti soldi”? Qual è il
limite? Perché “tanti soldi” può voler dire qualsiasi cosa. E come guadagnerai
questi soldi? Basta fare “ciò che una donna deve fare”?
Non essere
stupida. Ci sono molte donne stupide fuori di qui che hanno il loro lavoro,
guadagnano tanti soldi e sono pronte a entrare nella storia. Uno strano
desiderio… Tu finirai in una tomba, solo
il tuo nome può entrare nella storia. E anche quella è una cosa molto difficile. Quante donne sono
entrate nella storia? E quante donne hanno
vissuto su questo pianeta? E le donne che sono entrate nella storia non
sono proprio da imitare.
Cleopatra, per
esempio. Lei è passata alla storia perché era una donna bellissima che ha
venduto il suo corpo a qualunque invasore
arrivato a conquistare l’Egitto, Cesare o Antonio o chiunque altro. La sua
unica difesa era quella: vendere il suo
corpo. Deve essere stata la più grande prostituta del mondo. Pensi che
sia fiorita, che abbia raggiunto la sua vera individualità? Era solo una palla
che si passavano i generali. Arrivava un generale e lei gli offriva il suo
corpo, ne arrivava un altro ed era pronta a offrirlo a lui. Certo è rimasta
imperatrice d’Egitto, con tanti soldi, e ha fatto tutto ciò che una donna deve
fare.
Ma questi brutti
esempi non vanno imitati. Di bello aveva solo il corpo, il suo spirito doveva
essere meschino, assolutamente ignobile. In amore puoi dare tutto: il corpo, la
mente, l’anima, ed è una grande esperienza. Ma vendere il corpo per denaro o
per potere è la cosa più ignobile del mondo.
E cosa
guadagnerai facendo colpo su tutti quanti? Qui posso dire a tutti: “Ammirate
questa Premdipa”. E tutti penseranno che sei meravigliosa. Tutti verranno a
dirti: “Premdipa, sei fantastica! Cleopatra era una nullità al tuo confronto”.
Nella società
esterna, come farai a fare colpo? Quali incredibili capacità hai perché il
mondo debba ammirarti? La poesia, la scultura, la pittura sono tutti campi
molto competitivi. Qui le cose sono molto semplici. Ti puoi alzare e dire
davanti a tutti: “Ho il grande desiderio di far colpo su di voi. Per favore
siate gentili e notate come sono brava”. Questo è tutto! E tutti penseranno che
sei tanto brava. E non avrai bisogno di fare tutto ciò che una donna deve fare.
“Stanno venendo a
galla tutte queste fantasie di fama e fortuna. Perché non riesco semplicemente
a sedermi e a essere in pace con il qui e ora e a impregnarmi di tutto l’amore
che riversi su di me ogni giorno? Sono proprio così cieca?”
La tua cecità è
causata dai tuoi desideri repressi. Non hai fatto pulizia nel tuo cuore. Sei
venuta e hai creato un velo intorno a te, ma sotto questo velo ci sono
scorpioni e serpenti, ragni e scarafaggi.
La prima cosa da
fare per tutti i sannyasin è eliminare queste cose. E solo quando il terreno è
libero, si può cominciare a coltivare le rose; altrimenti un giorno o l’altro
questi scorpioni e questi serpenti e questi scarafaggi si faranno sentire e
distruggeranno tutto il tuo bel giardino di rose. Comunque, nulla è perduto,
comincia a fare pulizia.
Un meditatore non
è né un uomo né una donna, perché la meditazione non ha niente a che fare con
il corpo; né ha a che fare con la mente. Nella meditazione sei solo pura
consapevolezza. E la consapevolezza non è né maschile né femminile. Nel momento
in cui arrivi alla consapevolezza, tutti i desideri di denaro, di fama, di
potere, di far colpo sulla gente e di entrare nella spazzatura della storia,
svaniscono immediatamente.
Non hai liberato
il terreno dalle erbacce e ti sei messo
a coltivare le rose. Adesso quelle erbacce nascondono le rose, quelle erbacce
sono cresciute. Tu annaffiavi le rose, ma erano le erbacce a nutrirsi di
quell’acqua, di quel concime, di
tutte quelle attenzioni.
E ricorda che le
erbacce sono molto più forti delle rose delicate. Piano piano danneggeranno le
rose, le distruggeranno e l’intero giardino sarà pieno di rose morte, mentre le
erbacce danzeranno.
Ogni giardiniere
lo capisce, prima bisogna ripulire il terreno,
rimuovere anche le radici.
Tutte le erbacce vanno strappate alle radici affinché non possano rinascere. Solo allora si possono coltivare dei
fiori delicati.
La meditazione è
il fiore più delicato dell’esistenza. Hai cominciato a coltivarlo senza
preoccuparti di tutti i topi, gli scarafaggi e gli scorpioni. Sono rimasti là e
ora alzano la testa per protestare. Sono dei politici, e gente di tutto
rispetto.
Gli scienziati
affermano che non c’è mai stato un momento nella storia… dovunque ci sia stato
l’uomo, c’erano anche gli scarafaggi. E viceversa, dovunque ci siano gli
scarafaggi, puoi dedurre che nelle vicinanze ci devono essere degli esseri
umani.
Gli scarafaggi
sono molto innamorati degli uomini, non sembra che esista un modo di
liberarsene. Ho sentito dire che persino sulla navicella spaziale che andò
sulla luna… gli astronauti che erano in viaggio verso la luna improvvisamente scoprirono degli scarafaggi.
Avevano preso ogni precauzione, ma in qualche modo gli scarafaggi erano
riusciti a trovare una via ed erano andati sulla luna insieme agli uomini.
Eppure non è
troppo tardi. Comincia a ripulire il terreno. Ne hai ogni capacità e hai avuto
l’esperienza di bellissimi silenzi del cuore. Hai provato gioia, a dispetto di
questa cospirazione nascosta. Questa cospirazione sotterranea della mente ora
ti sta convincendo che sei matura: “Adesso
non c’è bisogno di essere preoccupata per il mondo, puoi andare nel mondo”.
Perché? Una persona che è maturata nella meditazione non può nemmeno pensare ad
avere tanti soldi, a entrare nella storia e che “una donna deve fare quel che
ha da fare”. Questa è un’idea molto strana.
Da dove l’hai presa? Non sembra farina del tuo sacco.
Premdipa… tutti
hanno sentito il suo nome, adesso ammiratela! Voi sarete felici, lei sarà
felice. Non c’è niente di male, cercatela, inchinatevi a lei e ditele,
ogniqualvolta la vedete: “Mi hai colpito. Mio dio, perché la gente parla di
Cleopatra quando c’è qui Premdipa?” Perché entrare nella storia? Vai in giro
per l’ashram!
Era l’ultimo
telegiornale della notte sulla CBS, la notizia scottante riguardava gli ostaggi
in Iran. Il conduttore annunciò: “Ecco gli ultimi aggiornamenti sulla
drammatica vicenda. Ci sono buone notizie e cattive notizie. Prima le buone
notizie: Raquel Welch si è offerta al posto degli ostaggi e l’Ayatollah
Khomeini ha accettato. Ora le cattive
notizie: la sta portando all’aeroporto Teddy Kennedy”.
Stai alla larga
da questi Ayatollah Khomeini e Teddy Kennedy. Tutti i tuoi desideri possono
essere soddisfatti dalla mia gente. Chiedi: “Una donna deve fare quel che ha da
fare” – di che cosa si tratta? Perché non farlo qui? Se vuoi far colpo sulla
gente, fai colpo, la mia gente ha sufficiente compassione. Persino se non sei
bella ti diranno che lo sei, che si tratta di una qualità di bellezza del tutto
unica. E per quanto riguarda la storia, puoi iniziare a scrivere una storia del
mondo nella quale tu figurerai come la più grande eroina che sia mai esistita.
Perché aspettare che altri storici si decidano a scrivere di te? E qui abbiamo
molte persone che sono bravissime a
scrivere. Cominceranno a scrivere una storia per te. Sarà una grande
gioia vedere Premdipa, che è ancora viva, entrare nella storia. Possiamo creare
i nostri libri di storia; non c’è bisogno che qualcun altro faccia il nostro
lavoro.
Bellissimi libri
di storia, rilegati in seta grezza, con le tue belle fotografie. Non c’è
bisogno di tante copie, ne bastano poche, fatte circolare tra i sannyasin di
tutto il mondo, spedite a ogni centro, a ogni comunità: “Ogni meditatore deve
assolutamente leggere questa storia”. Possiamo riuscirci molto facilmente.
Mi preoccupa il
fatto che nel mondo sarai sola. Forse avrai successo e forse no. Qui il
successo è assolutamente certo e garantito.
Osho
tratto da:
The
New Dawn #24
Parte ottava – Nei primi anni ‘80 Osho approda negli USA,
intorno a lui sorge praticamente dal nulla una città di 5000 abitanti, moderna
e super–ecologica, con strutture per ospitare fino a 20.000 visitatori. Per
qualche anno “la storia” sembrerà più dei suoi discepoli che di Osho stesso, in
silenzio fino all’84.
Dopo aver lasciato Pune e l’India –
“fuggito nel mezzo della notte” come titolarono
alcuni giornali scandalistici del tempo, al che Osho fece notare che lui
non poteva farci nulla se i voli internazionali partivano da Bombay a notte
fonda e che aveva lasciato Pune sotto gli occhi di tutti, “In pieno giorno con
la mia Rolls e tre altre auto!” – la prima tappa fu il New Jersey, negli Stati
Uniti, dove i sannyasin locali avevano comprato una grossa villa, conosciuta come “il castello”, per ospitarlo.
Il cambiamento di clima ebbe subito risultati favorevoli sulla sua salute: sulle allergie, sugli attacchi d’asma,
e anche sui problemi alla schiena che erano stati
in precedenza molto aggravati dall’umidità di Pune. Ancora meglio si trovò visitando, il 29 agosto, la
comune di sannyasin che nel frattempo aveva iniziato a formarsi in un vasta
proprietà nell’Oregon centrale. Osho si stabilirà lì fino all’85, acquistando sempre più una posizione
di primo piano sui mezzi d’informazione degli interi USA.
“Il giorno che
entrai in America la prima domanda che mi fece il funzionario dell’ufficio
immigrazione fu: ‘Lei è un anarchico?’ Mi avevano informato in precedenza che
gli anarchici non sono ammessi negli Stati Uniti.
Gli risposi:
‘Sono qualcosa di più.’
Lui disse:
‘Accidenti! su uno che è qualcosa di più che anarchico il regolamento non dice
nulla.’ Aveva il suo libro davanti:
comunisti e anarchici non sono
ammessi… ma qualcosa di più…?
Mi disse: ‘Sembra
davvero che lei sia qualcosa di più, ma questo le creerà dei problemi, e
causerà problemi anche a noi.’
‘Io sono una
persona che sta in silenzio,’ replicai ‘e non lascio mai la mia stanza.’
‘È questo il
pericolo,’ disse lui ‘ma dato che nelle leggi non c’è nulla per impedire l’ingresso a qualcuno che è più
che un anarchico, devo lasciarla entrare.’ E proprio da quel momento iniziò uno
scontro che durò per 5 anni.” 1
La proprietà
acquistata in Oregon copriva circa 300 Km2, si trattava di una vecchia immensa
tenuta chiamata “Big Muddy Ranch” sfruttata fino all’esaurimento e ormai
inadatta persino per il pascolo, il più vicino centro abitato (non più di 50
persone) era a 30 chilometri. Gli unici edifici erano un paio di case, più
stalle e fienili ormai abbandonati; il terreno, da un punto di vista
amministrativo, era persino diviso fra due diverse contee.
Nel giro di poco tempo – pur fra una miriade di ostacoli legali creati
da politicanti
locali di tendenza prevalentemente cristiano-fondamentalista – quella proprietà si trasformò in una cittadina in
grado di accomodare 4/5000 residenti fissi più circa 15.000 persone durante le
celebrazioni annuali in luglio; sarebbero state costruite strade, case, ponti, persino un piccolo aeroporto,
oltre a un centro commerciale con negozi,
caffè, ristorante, ufficio postale e un albergo. I servizi essenziali sarebbero
stati centralizzati con una grossa mensa (più tardi 2) per i pasti e un sistema
di trasporti pubblici che arrivò a contare 115 autobus e a essere uno dei
maggiori dello stato dell’Oregon.
Dietro a tutto
ciò stava anche un rapporto con la terra che tendeva a restituirle quello che
le era stato tolto in anni e anni di insensato sfruttamento.
I problemi principali: erosione, scarsità d’acqua, generale impoverimento del
suolo furono affrontati con impegno, creatività e amore.
I numerosi
torrenti locali, che si erano scavati letti profondi e durante le rare ma intense piogge erodevano sempre
più il terreno, impoverendolo, furono oggetto di particolare attenzione. I
ginepri, che avevano infestato praticamente ogni spazio disponibile impedendo
qualunque altra forma di vegetazione, furono in parte tagliati e utilizzati sia
per rinforzare le rive dei torrenti sia per costruire una serie – quasi 200 in
tutto – di piccole dighe che rallentando il corso delle acque permettevano il
depositarsi di suolo fertile e il ricostruirsi di un ecosistema naturale
intorno ai corsi d’acqua, dove furono piantati salici, olmi e pioppi neri.
Lo stato del
terreno coltivabile fu studiato per vedere quali tipi di culture biologiche
fossero le più adatte e si iniziò a recuperare a una agricoltura sostenibile
migliaia di acri classificati in precedenza come improduttivi.
“Qui non c’erano
uccellini che cantavano, qui non c’erano alberi in fiore. Era una terra morta; noi l’abbiamo fatta
rivivere.
Adesso gli
uccelli hanno iniziato a ritornare. La natura è in profonda armonia quando ci
sono così tante persone che amano, cantano e danzano. Gli uccelli hanno
cominciato a ritornare in questa terra, i fiori hanno ricominciato a
sbocciare.” 2
Fu costruita una
stalla per 60 mucche da latte, comprensiva di impianto di riciclaggio per la
produzione di gas metano e fertilizzanti, e un gigantesco pollaio che ospitava
più di 700 galline ovaiole, oltre ad anatre ed oche, con 2 emù sul perimetro
esterno che proteggevano i pennuti più piccoli da predatori quali ad esempio i
coyote. Visto il totale bando alla caccia, anche questi animali erano
riapparsi; insieme a tutta una popolazione di cervi che, nelle zone senza
traffico, arrivavano senza timore fin quasi sulla veranda di casa.
A coronare tutto
questo impegno, un progetto da 1,5 milioni di dollari portò alla costruzione in
soli 4 mesi di una diga con un bacino della
portata di quasi un milione e mezzo
di metri cubi d’acqua. Il lago così ottenuto, dedicato a Krishnamurti,
venne utilizzato oltre che per l’irrigazione e il controllo delle piene, anche
a scopi ricreativi, con barche, piccolo molo e trampolini.
Tutto questo
fermento, basato su una dedizione totale da parte dei sannyasin – si lavorava
anche 12/14 ore al giorno, 7 giorni la settimana – esprimeva la creatività, la
voglia di vivere, di sperimentare; l’amore per qualsiasi attività, intrapresa
con impegno, ma intesa come gioco: a esempio non solo si iniziò a coltivare
anche la vite con un complesso sistema di irrigazione sotterranea, ma in una delle serre c’era persino un banano – questo per rispondere a un’osservazione
sarcastica di un agricoltore locale che aveva detto più o meno: “Cosa siete
venuti a fare fin qui dall’India, a coltivar banane?” e al quale a tempo debito
furono inviati un paio di questi frutti in omaggio.
Osho nel
frattempo rimaneva in silenzio, vivendo a Lao Tzu Grove: una serie di case
mobili ombreggiate da pini, in una valletta tranquilla e isolata. Nelle quattro
date annuali delle celebrazioni appariva in pubblico per un darshan, e tutti i
giorni dell’anno guidava per un’oretta o due, dapprima raggiungendo la vicina
cittadina di Salem, ma in seguito – dopo che un locale predicatore aveva
iniziato a organizzare picchetti contro questo “anticristo” ed erano iniziate a
circolare magliette con la faccia di Osho inquadrata nel mirino a cannocchiale
di un fucile – rimanendo all’interno della proprietà della Comune e infine
addirittura scortato da forze di polizia.
Nel luglio
dell’82 venne organizzato un primo festival di una settimana al quale parteciparono
20.000 persone da tutto il mondo: Osho apparve tutte le mattine per un satsang
silenzioso, e nel pomeriggio ali di sannyasin e amici festeggiavano il suo
passaggio in auto con musica, canti e fiori, in quello che verrà poi chiamato
il “drive by”. Il festival estivo viene in seguito organizzato tutti gli anni
fino all’85.
Nonostante il
silenzio di Osho anche di quei primi anni
del Ranch rimangono 3 volumi con le sue parole – Bagliori di un’infanzia dorata, Appunti
di un folle e Libri che ho amato
– tratti dagli appunti che il dentista
di Osho prese, con l’aiuto della sua assistente, all’interno di una serie di
trattamenti odontoiatrici che durarono per qualche tempo. Sono libri in un
certo senso unici, con una fragranza particolare: Osho qui non sta commentando
sutra o rispondendo a domande, bensì parlando in un’atmosfera intima e raccolta
alle tre-quattro persone presenti – ricordando episodi della sua fanciullezza,
discorrendo di libri che gli sono piaciuti, di situazioni della sua vita di
tutti i giorni, aprendo squarci sulla realtà di un illumintao e offrendoci
fulminee intuizioni.
Anche dal suo isolamento però Osho non smise di utilizzare i più diversi
stratagemmi per scuotere la vita dei suoi discepoli e portarli a un risveglio,
o comunque a una maggiore consapevolezza.
Nel giugno
dell’84 organizza un incontro con alcuni
dei suoi discepoli, nel corso del
quale li dichiara illuminati, oltre a fornire liste di altri sannyasin
illuminati, o di chi lo diventerà prima della
morte e creando un comitato di quelli che continueranno il suo lavoro.
Le reazioni
furono molteplici. Uno dei suoi più vecchi sannyasin, Maitreya (il solo di cui
in seguito Osho dirà che era davvero illuminato) esce dalla riunione
mormorando: “Osho è davvero un briccone!”. Altri scrissero lettere di lamentele
perché non erano stati inclusi nell’elenco: “Sono stato con te più a lungo di
quelle persone, e ancora non sono illuminato. Ti sei per caso dimenticato di
me?”, ritenendo evidentemente che l’illuminazione fosse qualcosa che il maestro
potesse dare a qualcuno e non ad altri, a seconda delle sue preferenze. Un
sannyasin indiano, Vinod Bharti, dopo un paio di notti insonni fece pervenire a
Osho un accorato messaggio dove diceva che lui stesso sapeva perfettamente di
non essere illuminato e che la dichiarazione di Osho lo aveva messo proprio nei
pasticci: non poteva dire che il suo maestro aveva torto, ma nello stesso tempo
non poteva neppure affermare di essere illuminato. Un famoso terapista, ormai
da tempo lontano dalla commune e dal mondo sannyasin, si premurò subito di
telegrafare a un altro famoso terapista
“rivale” chiedendogli: “Io ci sono nella lista, e tu?”. Un altro ancora
scrisse a Osho che l’essere stato dichiarato illuminato non gli aveva procurato
alcuna gioia particolare, ma che era davvero contento di essere stato ammesso
nel comitato degli illuminati. E Osho commenterà più tardi – quando finalmente
rivelerà che era stato tutto uno scherzo, anzi, uno stratagemma per aiutare la
gente a essere più consapevole del proprio rapporto inconscio con l’idea
dell’illuminazione – che in realtà questa persona pensava già di essere
illuminata e quindi era contenta solamente perché c’era stato un riconoscimento
gratificante per il suo ego. Altri ancora reagirono a tutta questa faccenda con
molta più semplicità: organizzando magari una festa con gli amici per celebrare
l’avvenimento e continuando la loro vita di tutti i giorni.
“Era uno
stratagemma per vedere come avrebbero reagito le diverse persone. La tua
reazione è stata davvero bella: ‘Se Osho dice che sono illuminato, deve essere
proprio così.’
Mostra fiducia,
amore, non ha nulla a che fare con l’ego. Anche nel tuo festeggiare quella
occasione con gli amici non vedo alcun problema. E quando io dichiarai che era
tutto uno scherzo non ti sei affatto arrabbiato. Ti sei comportato alla stessa
maniera: ‘Se Osho dice che è stato tutto uno scherzo e non sono illuminato,
allora forse non sono illuminato ed è stato davvero uno scherzo.’ E durante i
sei mesi che hai vissuto da illuminato, tutta la gioia, la pace e la serenità
che hai provato non erano causati dall’illuminazione, bensì dal tuo amore e
dalla tua fiducia. È stata una buona esperienza per te. Persone diverse hanno
avuto differenti esperienze. Alcuni sono semplicemente rimasti in silenzio, non
hanno reagito in un modo o nell’altro. Anche così va bene. La cosa non ha
inciso su di loro, sono rimasti come erano prima. ‘Se Osho dice che questa è
l’illuminazione, può darsi; se dice che non lo è, può darsi che non lo sia.’ Ma
la cosa per loro non ha fatto alcuna differenza: sono rimasti distaccati e
obiettivi. È stata una bella esperienza vedere come le persone reagiscono a una
stessa idea con le loro diverse mentalità.” 3
“Sì, qualche
sanyasin si è illuminato. Non si possono fare i nomi per la semplice ragione
che questo creerebbe in loro un certo tipo di serietà assolutamente non
necessaria, e negli altri creerebbe gelosia. E io non voglio tutto questo. Va
benissimo che siano illuminati e loro son contenti di questo. Far diventare tutta
questa faccenda una cosa troppo seria la rovinerebbe. E non va neanche bene
rendere queste persone oggetto delle gelosie degli altri. Quindi non dichiarerò
nessuno illuminato, a meno che non stia scherzando su qualche idiota… e questa
è tutta un’altra faccenda.”
“Rimarranno anonimi, perché la situazione presenta dei pericoli. Gli altri
cominceranno a sentirsi gelosi. Gli altri cominceranno a pensare: ‘Loro sono
superiori e noi inferiori.’ E io non voglio creare classi fra i sannyasin.
Qualcuno è illuminato? Ottimo. Dovrebbe aiutare gli altri verso
l’illuminazione. Ma non c’è alcun bisogno di dichiarare la propria
illuminazione. Lascia che gli altri si accorgano di quanto sei avanti e aiutali
ad andare sempre più avanti verso la meta – senza dire che sei illuminato. Ecco
perché io dichiaro qualcuno illuminato solo dopo che è morto, con i morti non
c’è problema: non diventa geloso nessuno”.4
Un clamore molto
più grande venne suscitato da Osho quando, dopo essere stato informato dal suo
medico sugli sviluppi dell’epidemia di una nuova malattia, l’AIDS, suggerì che
ogni abitante o visitatore della Comune venisse testato per l’HIV. Raccomandò
inoltre di prendere durante i rapporti sessuali particolari precauzioni per
evitare l’infezione, consigliando l’uso del preservativo,
di guanti di gomma quando durante i preliminari potesse esserci un
contatto con fluidi corporei, e invitando anche a evitare di baciarsi. A quei
tempi, nell’83/84, queste misure erano davvero molto avanzate, considerate
estreme o persino assurde, e furono derise da gran parte dei mezzi di informazione. Nell’85 Osho, che nel
frattempo aveva ripreso a tenere discorsi in pubblico, poteva affermare:
“Questo è forse
l’unico posto al mondo dove è stata presa ogni precauzione. Tutti i seimila
sannyasin residenti hanno fatto il test. In nessun altro posto hanno il
coraggio di fare il test a tutti gli abitanti. Hanno paura di scoprire che la
gente ha l’AIDS. E chi ha timore di poterlo avere non si sottopone al test, per
la semplice ragione che se lo fanno e risultano positivi, verranno poi
rifiutati anche dalle mogli, dai figli, dai genitori. Non avranno un posto
neppure a casa propria. Non verranno fatti entrare in nessun ristorante. Anche
i loro amici diverranno loro nemici. E così loro non vogliono fare il test, il
governo non vuole, gli ospedali non vogliono. E il fuoco si sta diffondendo, ma
nessuno vuole rendersene conto e accettare questa realtà. Questa è mancanza di
intelligenza. I problemi non scompaiono solo a chiudere gli occhi. Qui solo
pochissimi sono risultati con l’AIDS – 2 persone. Abbiamo organizzato per loro un bellissimo posto dove possono stare in isolamento, hanno tutto il meglio che
possiamo permetterci. Hanno tutto il nostro rispetto e il nostro amore,
perché sono delle vittime.” 5
“Possiamo
insegnar loro la meditazione, possiamo aiutarli a diventare silenziosi, a
prepararsi per la morte. Io infatti sto dicendo a quei sannyasin di
considerarla questa come un’opportunità: ‘Forse in tutta la vostra vita non
avete mai avuto la possibilità di rimanere in silenzio e isolamento per un paio
di anni’. E per tutte le altre persone la morte arriva improvvisa, senza che
loro lo sappiano, voi invece siete stati avvertiti per tempo. Questo è davvero
utile, perché potete prepararvi. Nessun altro è pronto a morire, si fanno tutti
trovare impreparati, voi invece potete prepararvi. E cioè entrare più
profondamente nella meditazione. Arrivate fino al punto dove la morte non può
più raggiungervi, e poi lasciatela venire. Voi non morite, voi vi trasformate
semplicemente in qualcosa di nuovo, di diverso”. 6
[continua sul numero di marzo]
note:
1. Osho, The Original Man #1
2. Osho, From the False to the
Truth #5
3. Osho, Beyond Psychology # 10
4. Osho, The Last Testament vol 3
5. Osho, From Bondage to Freedom #
16
6. Osho, The Last Testament vol 2
Nel’84
Osho lancia un allarme sulla malattia più misteriosa e pericolosa di questo
secolo. Verrà inizialmente deriso dai media. Ma poi tutte le nazioni
adotteranno le stesse misure preventive da lui suggerite…
Il 1º dicembre si è celebrata
la Giornata Mondiale sull’AIDS organizzata
dall’O.M.S.. In Italia le iniziative ufficiali di informazione e
sensibilizzazione sono finalmente diversificate e cioè mirate ai diversi gruppi di persone più a rischio usando
linguaggi e indicazioni diverse. Fa un po’ specie che ai giovani vengano
distribuiti gadget anche costosi (agende,
CD), ma neppure un profilattico
gratuito, anche se da molte parti si sentono lamentele sul loro costo eccessivo
e ingiustificato, che li rende particolarmente
onerosi per le scarse finanze giovanili. D’altra parte, specialmente in
Italia, l’argomento è tabù: il solo parlare, nella campagna anti-AIDS del Ministero della Sanità, dell’uso del preservativo
come sensata e valida misura di prevenzione è costato al ministro, la cattolica
Rosy Bindi, gli strali del Vaticano in un articolo di monsignor Greccia
sull’Osservatore Romano.
Interessi
economici e posizione del clero sembrano
essere due fattori di notevole importanza nel panorama complessivo della
lotta all’AIDS in questa fine millennio.
In molti paesi
africani, per esempio, può succedere che
i medici non menzionino neppure ai loro pazienti sieropositivi l’esistenza
della terapia antiretrovirale (HAART) che
permette ai malati di AIDS di sopravvivere pur senza guarire. Il costo è
superiore ai 10.000 $ all’anno, e in situazioni dove il reddito della persona è
magari di un dollaro al giorno, questa mancata informazione può persino
sembrare una gentilezza. I costi della lotta contro l’AIDS, o meglio i guadagni
che alcune multinazionali farmaceutiche stanno facendo in questo settore, sono
stati recentemente al centro di un acceso scontro fra il Sudafrica e gli Stati
Uniti.
Il paese africano
– nel rispetto delle leggi internazionali – aveva deciso di permettere la produzione locale di questi
farmaci antiretrovirali pagando royalty puramente nominali alle multinazionali;
alcune di queste lo avevano denunciato all’organizzazione degli scambi
internazionali (WTO) e si erano minacciate pesanti ritorsioni sulle
esportazioni sudafricane, soprattutto negli Stati Uniti. Per fortuna il
vicepresidente americano Al Gore ha cambiato
idea – inizialmente d’accordo con le multinazionali si è reso poi conto
che, essendo in periodo elettorale, rischiava di perdere il voto degli
afro-americani – ed è riuscito a sbloccare la situazione. Meno fortunata è
stata la Tailandia che già da tempo aveva imboccato la strada della produzione
locale di queste medicine anti-AIDS: dopo il crollo delle economie del sud est
asiatico di 3 anni fa, una delle condizioni per poter ricevere prestiti
internazionali è stata quella di dover tornare a pagare cospicue royalty alle
multinazionali farmaceutiche – il conseguente notevole aumento dei prezzi
sembra si stia già riflettendo in un aumento di morti da AIDS.
Sopite, almeno
per il momento, le speranze di un vaccino, in Occidente l’AIDS non fa più molta
notizia, tranne che per i resoconti apocalittici in arrivo dal terzo mondo.
Nella maggior parte dell’Africa subsahariana la situazione sembra essere
tragica: nelle nazioni a nord del Sudafrica la percentuale di sieropositivi fra
gli adulti (15/49 anni) supera il 20% – con punte oltre il 30% nelle città –
nell’intero continente si parla di 1.500 nuovi infetti al giorno e di 2 milioni
di morti all’anno. Questo si riflette già sulla diminuzione della durata media
della vita, sulla scolarizzazione – dovuto
all’incredibile aumento di ‘orfani da AIDS’ che non possono più, per
ragioni economiche, andare a scuola – e sulla produzione e l’economia in
generale. Solo pochi paesi sono riusciti a fare veramente qualcosa nel campo
della prevenzione: il Senegal, per esempio, dove l’uso dei preservativi è
cresciuto più del 1000% dal 1990 a oggi – grazie anche all’appoggio del clero
locale a questa campagna di prevenzione – e che presenta una bassa
percentuale di sieropositivi. Anche in Uganda sono riusciti a dimezzare in 5
anni il numero di adolescenti colpiti dal virus, anche se la situazione rimane
tuttora grave.
Nei paesi ricchi
invece, la situazione è del tutto diversa: in Italia – che possiamo prendere in
questo senso come esempio – i casi diagnosticati di AIDS sono in diminuzione, e
ancora di più le morti da AIDS. Tra i mezzi di trasmissione sono in aumento le
infezioni da rapporti eterosessuali, in diminuzione quelle da rapporti
omosessuali – anche se sembra esserci una lieve inversione di tendenza nel ‘98:
forse il fatto che l’AIDS non faccia più
notizia porta a essere meno attenti alla prevenzione – in diminuzione, ancora
più marcata, i casi fra chi fa uso di droghe, forse il gruppo più seguito da un
punto di vista di regolari test. La cosa più importante, in questa fine
millennio, sembra proprio quella di non abbassare la guardia: di sicuro è ormai
molto raro venire a sapere che qualcuno che
conosciamo è morto di AIDS – e di sicuro chi sta tirando avanti solo grazie
alle terapie antiretrovirali, sperando di non avere troppi effetti collaterali,
sperando che continuino a funzionare, sperando che l’USL continui a pagarle… ne parla solo agli amici più intimi –
ciononostante la necessità di una buona prevenzione rimane prioritaria – siate
realisti e usate il preservativo –
altrimenti la situazione nei paesi ricchi potrebbe trasformarsi nel
‘sogno’ di ogni buona multinazionale farmaceutica, e cioè un parco consumatori
in lieve costante aumento, costretti, per sopravvivere, a prendere farmaci vita
natural durante al costo di almeno 10.000$ all’anno per persona – e anche se a
pagare sarà la mutua la prospettiva di certo non è delle migliori.
UNA QUESTIONE DI INTELLIGENZA
"IN
AMERICA, le chiese si preparavano a conferenze e incontri in tutto il paese,
per trovare modi e mezzi per prevenire l'AIDS. Ma l'arcivescovo d'America ha
condannato questo tipo di iniziative, per-ché, in quei programmi di prevenzione
dell'AIDS, viene nominato un anticoncezionale: si parla di preservativi. E lui
l'ha presa molto seriamente: “In una pubblicazione della chiesa, vengono
nominati i preservativi — non solo se ne parla, ma ci sono figure che mostrano
e spiegano come si devono usare”. Ha dichiarato: “Non è possibile permettere
che tali conferenze avvengano nelle mie chiese”.
La
chiesa è assolutamente contro i preservativi. Strano... un preservativo non è
che un pezzo di gomma. Perché la chiesa
dovrebbe
essere contraria al preservativo? E, solo per via del preservativo, si mette a
repentaglio l'intero programma contro l'AIDS. L'AIDS può essere evitato, ma,
osi dovranno usare i preservativi... e i preservativi fanno perdere la testa a
tutti i religiosi del mondo. Strano. Un semplice pezzo di gomma, che non fa
male a nessuno.
II
preservativo non fa male a nessuno. Non ha niente a che fare con il Cristianesimo
– è una questione di sopravvivenza dell'intera umanità. Sono stato il primo
uomo al mondo a proporre tutti i metodi di prevenzione. E, nella Comune, siamo
riusciti a ottenere un controllo perfetto. Sono stato criticato dai cristiani,
sono stato criticato da giornalisti di ogni tipo, sono stato criticato e
ridicolizzato dai politici, che hanno detto che stavo creando delle paure
immotivate. E ora si trovano tutti sulla mia stessa linea di pensiero. I provvedimenti
che noi abbiamo preso sono ora accettati da tutti i governi del mondo,
e
nessuno sta ridendo o criticando. E nessuno sta facendo il nome di chi, per primo,
ha messo a punto l'intero programma. Non solo l'abbiamo approntato, ma
l'abbiamo praticato per tre anni e l'intera Comune si è dimostrata all'avanguardia
rispetto al mondo intero.
Ora
questo arcivescovo che dichiara che i preservativi non possono apparire su un
opuscolo della chiesa. E queste chiese sono responsabili della pornografia
dilagante nel mondo, perché hanno represso la sessualità e hanno forzato la
gente a vivere in un modo molto innaturale, nel celibato. Logicamente la gente
ha cominciato ad avere comportamenti innaturali — e (AIDS non è altro che
l'estrema conseguenza di tutte le vostre religioni e i loro insegnamenti
riguardo al celibato. Sono loro che hanno creato questa malattia! L'intera
colpa dell'AIDS è da attribuire ai monasteri, l'AIDS è nato nei
monasteri!"
OSHO,
TRATTO DA: Sermons in Stones #23
Il 7 – 8 e 9 aprile 2000 Oshoba e l’Osho Times Italiano vi invitano a Varazze per un festival di tre giorni
all’insegna
della meditazione e della celebrazione. E
un’occasione per toccare con mano la propria dimensione interiore, ma
soprattutto per vivere in allegria insieme ad amici, nuovi e ritrovati,
momenti di raccoglimento e di consapevolezza.
Insomma ciò che si vuole proporre è un divertimento globale: del corpo con
eventi musicali dei generi più diversi; della mente con spettacoli
teatrali; delle emozioni con workshop che aiutino ad apprenderne la grammatica
elementare; dello spirito con un intenso programma di meditazioni gestito da Ma
Anando, coordinatrice della Osho Multiversity di Pune.
Il programma, fitto di attività, può
essere chiesto a Oshoba: C.P.15 21049 Tradate VA Tel + Fax 0331 810042 e-mail: oshoba@mail2.tread.net.
Maggiori dettagli
sul prossimo numero dell’Osho Times... ma non tardate a prenotare: dall’interesse
si prevede che i posti in albergo andranno esauriti e, come si usa dire: chi
prima arriva, meglio alloggia. Sul programma sono elencati anche i prezzi dei
soggiorni. Per ulteriori informazioni e per prenotarsi: Hotel Royal, Via Cavour
25 – 17019 Varazze SV Tel. 019 931166 – Fax 019 96664 e-mail:
Royal@varazze.net.
Censimento
per
il nuovo millennio
Stiamo vivendo un
momento cruciale nella storia dell’umanità, l’unica possibilità di un futuro
sostenibile, amorevole e realmente diverso, è un salto di consapevolezza, una
presa di responsabilità globale nel proprio modo di vivere. In quanti siamo a
desiderare una nuova coscienza globale? Per chi vuole contarsi, su
Internet è in atto un censimento globale
di quanti già vivono un presente responsabile, amorevole e creativo. Per
saperne di più visitate www.globalcensus.org
OSHO... E LE UOVA
Nelle
riviste indiane da qualche tempo appare la pubblicità delle uova. Potrebbe
anche non sembrare questa gran notizia se non fosse per il fatto che questo
cibo è tradizionalmente considerato non-vegetariano e quindi contro la
religione. Osho fu il primo – suscitando gran scalpore – che osò dichiarare che
le uova non fecondate erano ammissibili in una dieta vegetariana – quale quella
diffusa in India che già utilizzava latte e derivati – non solo ammissibili ma
indispensabili per l'apporto proteico, la cui carenza poteva dare problemi
nello sviluppo dell'intelligenza. Non a caso, faceva nota-re Osho, nessuno
degli indiani che avevano ricevuto il premio Nobel era vegetariano. Dopo anni
un altro, sebbene minuscolo, passo avanti nella lotta contro i pregiudizi
religiosi che osta-colano lo sviluppo dell'umanità. Ora speriamo che l'India si
decida ad affrontare il suo grande problema: l'esplosione demografica. Osho già
40 anni fa chiedeva il controllo delle nascite, ma ancora oggi questo è un
argomento tabù per via di pregiudizi sociali e religiosi.
Anche
il papa va in India
Visto che non era riuscito ad andare in
Cina – troppi problemi con l’impenetrabile burocrazia locale – il papa è venuto
in India: un viaggio di pochi giorni, diplomaticamente giocato in sottotono
come ‘visita di capo di stato straniero’, soprattutto per evitare le proteste
di gruppi estremisti indù – gli stessi che fiancheggiano il maggior partito di
governo – subito entrati in agitazione pretendendo che il papa si scusasse per
delle conversioni forzate... fatte dai Portoghesi a Goa nel 1600. I media
indiani hanno dedicato molta poca attenzione all’intera faccenda, salvo
riportare una dichiarazione di Giovanni Paolo II che si congratulava per la
meravigliosa tolleranza religiosa del paese ospite: grande sfoggio di
diplomazia anche il suo, visto che solo l’inverno scorso un missionario
protestante è stato ucciso insieme ai suoi figli e alcune chiese bruciate in una
arretrata regione del centro-sud – e solo da poco si è conclusa l’inchiesta
sulle centinaia di morti di qualche anno fa in scontri fra indù e mussulmani
seguiti alla demolizione di una moschea. La realtà, al di là della diplomazia,
è che le grandi religioni organizzate si combattono ormai fra di loro sul
mercato, vere e proprie multinazionali dell’anima, per avere il maggior numero
di fedeli: il cristianesimo aiutato dallo strapotere economico dell’Occidente e
la ‘concorrenza’ costretta a contare sull’integralismo, l’arretratezza e il
peso delle tradizioni.
“Le religioni
possono essere tante, ma la religiosità è una sola, proprio come l’amore. Non
esiste amore mussulmano, amore cristiano, amore indù. Sarebbe ridicolo. L’amore
è semplicemente amore, senza alcun aggettivo – come la religiosità”. Osho
Mimo
di successo
Nel ricco cartellone
di spettacoli presentato nella Comune di Pune, abbiamo potuto recentemente
assistere anche a The Dark Side of the Light, di Sw. Dayal, attore italiano
con vent’anni di esperienza e già assistente di Dario Fò. Uno spettacolo di
mimo applauditissimo – certo il primo al mondo a portare sul palcoscenico
6 traduttori in simultanea... nel senso di 6 ‘traduttori di mimo’ che spiegavano
simultaneamente in 6 lingue diverse ciò che era appena successo…