SOMMARIO

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Fuori e dentro la Comune

 

8 IL MONDO

La ricerca dell'estasi

Nelle droghe si cercano effimeri surrogati di una realtà migliore che è accessibile solo con la meditazione.

 

13 IL CORPO

Il corpo non è un ostacolo

Riflessioni sul rapporto tra handicap fisico e meditazione.

 

15 IL MAESTRO

Giudizio e senso di colpa

Queste sono le sottili strategie attraverso cui la società ci controlla. Ma, una volta scoperte, solo noi possiamo fare qualcosa per liberarcene.

 

19 IL MAESTRO

I 10 comandamenti se li è scritti Mosè

Un'irriverente carrellata sui crimini delle religioni che per secoli ci hanno venduto menzogne spacciandole per "verità rivelate"

23 SPECIALE

La vera storia del Millennio

Un invito a scrivere la storia in modo diverso: considerando come protagonista chi ha reso il mondo più bello e più umano. 

36 ESPERIENZE

Volare nell'insicurezza

Il resoconto di un viaggio avventuroso sull'Himalaya dove la vita è sempre in pericolo.

 

40 BIOGRAFIA

Verso il silenzio

Negli ultimi anni di Pune Uno, la comunicazione verbale tra Osho e i discepoli si fa sempre più rarefatta per lasciare spazio alla comunione silenziosa.

 

46 LA MEDITAZIONE

Al di là delle nuvole

Osho ci parla dell'importanza delle tecniche di meditazione.

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di giugno e luglio

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

60 UN LIBRO DA VIVERE

Dall'assoluto all'amore — l'enciclopedia dell'uomo nuovo

ristampa

 

 

 

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NOTIZIE

DENTRO E FUORI LA COMUNE

 

 

Fervono i lavori

 

Il monsone sta per finire e i lavori avanzano a tutta velocità... non che in realtà si siano mai fermati.

Il progetto – vedi il numero di dicembre 1997 dell'Osho Times Italiano – di costruire una nuova Buddha Hall e un Dharamsala (che significa il luogo dove il ricercatore spirituale può riposarsi lungo il suo cammino) sta veramente prendendo forma e si prevede che tutte le strutture saranno completate in circa nove mesi.

Osho Mandir, questo il nome della nuova Buddha Hall, sarà un edificio a forma di piramide, con un'altezza al centro pari a sei piani e una grandezza complessiva quattro volte quella della piramide di Naropa, la più grande delle piramidi che sorgono dall'altra parte della Commune. Sarà dotata di aria condizionata – non una zanzara disturberà le nostre meditazioni!! – e con un'ottima insonorizzazione, così da poter avere una Dinamica loud tutte le mattine, e concerti o eventi serali senza che si creino problemi con i vicini.

Il Dharamsala, che funzionerà come un albergo, avrà camere di una bellezza zen, con bagno e aria condizionata. Ci sarà anche un nuovo Zorba Restaurant con una superficie totale di più di 2000 mq.: cucine altamente tecnologiche per garantire ancora di più lo standard igienico del servizio e un'area di self service chiusa e con aria condizionata.

 

 

Da Miasto sul Festival

 

Da fine luglio ai primi di settembre si è svolto OLÈ – Osho Love Explosion – un festival estivo ricco di eventi e di proposte. Da Miasto, che ha organizzato e ospitato l'evento, ci hanno mandato le impressioni di alcuni dei partecipanti:

"Eccomi qui a raccontarvi il vissuto di un sannyasin (che poi sarei io) arrivato a Miasto alla ricerca della meditazione... e anche perché mi avevano detto che si potevano incontrare un sacco di belle donne. Ancora non so bene quale delle due sia stata la motivazione più forte!

Ero a Miasto per la prima volta, lo conoscevo esclusivamente dai racconti di amici e dalle foto del suo programma annuale. Che meraviglia! Appena arrivato, ho provato la sensazione di trovarmi a casa. La bellezza e la semplicità di incontrarsi con gli occhi, e persino di salutarsi senza sapere come ti chiami, chi sei (domanda terribile!), che lavoro fai, se bevi il caffè normale o decaffeinato: tutte quelle cose che ci danno di solito la falsa idea di essere in intimità con l'altro.

E il festival? Ah, sì, il festival! Ogni giorno c'erano meditazioni, stage di pittura o astrologia esperienziale, concerti, occasioni di incontro con se stessi e con gli altri. A livello interiore mi sembrava di lavorare contemporaneamente su diverse piste: il mio rapporto con il padre, con la madre, con l'altro sesso (... o la mancanza dell'altro sesso). Insomma mi pareva di vivere in un grande frullatore: nel momento in cui giravo dentro la centrifuga avevo magari un lieve senso di vertigine, ma una volta fermo, mi riscoprivo trasformato in un meraviglioso frappé. Se le giornate fossero state quotate in borsa, 24 ore sarebbero state valutate come una settimana di quelle ordinarie.

Delle cose che più mi hanno colpito ecco qui una breve carrellata: giocare a biliardino con Prashantam, vedere Miten e Premal mangiare come noi comuni mortali senza cantare e senza microfono, ma solo con coltello e forchetta, le meditazioni di Veeresh, le belle donne (ce n'erano davvero!), le lasagne, la presentazione di Dayita della No Dimension, la torta alla crema, il concerto di Ravi, la Trancedance, e il viaggio sciamanico – sola andata – di Anatta. Ma per sapere davvero com'è il festival bisogna parteciparvi. Per me si è rivelato una grande fonte di trasformazione, tant'è che ho lasciato Milano per lavorare a Miasto. E mi sento quindi il miglior testimonial per invitarvi al prossimo happening; quando ancora non si sa. Se sarà il tuo momento lo verrai a sapere per tempo (finale efficace vero?)". Swami Nirav Somen

"Mi è piaciuto soprattutto avere intorno molte persone che sperimentavano la comune al di là dei gruppi: momenti magici gli incontri con tanti sannyasin". Ma Ivanna

"Momenti di stress e momenti di gioia nell'incontrare persone diverse. Interessanti i workshop giornalieri, specie quelli relativi alla creatività." Ma Amrisha

"Gli spazi mi sono piaciuti veramente molto, l'amore, la sfida, un senso di appartenenza, sentirmi a mio agio, a casa, una serie di persone di cui mi potrei innamorare". Ma Ragyi

"E stata una grossa opportunità per conoscere persone e realtà diverse, e far conoscere Osho, al di là dei gruppi e delle meditazioni". Sw. Somesh

"Concerti bellissimi, un grosso movimento energetico con tutta quella gente che passava, bello il ristorante all'aperto la sera". Ma Chandramani.

"Bello che tanta gente nuova avesse l'opportunità di farsi vedere ed esprimersi". Ma Guha

"Ho vissuto ogni evento come un regalo: i satsang ed i concerti di Ustad Usman Khan sono state esperienze indimenticabili". Ma Bhadra

 

 

Sesso, papi e tumori

 

Recentemente, durante un'udienza concessa a specialisti in oncologia, il papa – sì, sempre lui, quello polacco, il protagonista di innumerevoli barzellette di Osho – ha voluto dire la sua, e ha iniziato a pontificare sul fatto che il cancro può essere il risultato di certi comportamenti sessuali. Comprensibile l'imbarazzo dei presenti (non si può scoppiare a ridere in faccia al papa!), scarse le reazioni di ricercatori e medici, come l'immunologo F. Aiuti che ha fatto solo prudentemente notare come sembri eccessivo tentare di collegare tumori e attività sessuale al di là di ogni evidenza medica.

Ben diversa la risposta del medico personale di Osho, Dott. Amrito, membro della prestigiosa Royal Society of Surgeons (UK), che ha evidenziato come sia proprio la continua condanna del sesso da parte del papa e della chiesa cattolica, e i conseguenti sensi di colpa, a indebolire il corpo umano, rendendolo prono a malattie, e quindi anche ai tumori. La condanna del corpo da parte delle religioni è causa di immensi danni: a tali conclusioni arrivarono anche gli studi di W. Reich, che provarono che quando il corpo è orgasmico in maniera naturale, ha una vitalità e un'energia molto maggiori, che lo aiutano a difendersi meglio da ogni tipo di malattia, tumori compresi. Invece di dare spazio a queste paranoiche e antiscientifiche tirate del papa contro il sesso – ha concluso Amrito – sarebbe meglio per i media parlare di come Osho insegni non a reprimere il sesso, ma a trascenderlo in maniera naturale.

 

 

Una tazza di tè

 

Un rarissimo libro di Osho è finalmente disponibile di nuovo in italiano. Si tratta di una raccolta delle lettere scritte a discepoli e amici lungo un periodo di nove anni, dal 1962 al 1971, durante i quali Osho stava ancora girando infaticabilmente per tutta l'India – quelli che verranno in seguito definiti gli anni dell'invito tenendo conferenze e guidando meditazioni, portando ovunque la sua presenza e il suo messaggio, prima di stabilirsi, dapprima ai Wonderland di Bombay e poi a Pune. Il libro, (288 pagg., L.32.000), cartonato e artisticamente illustrato, sarà disponibile in Italia a gennaio.

 

 

 

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

LA RICERCA DELL’ESTASI

Maratone di trance dance di 48 ore, techno-party, droghe come l’estasi, la marijuana, l’hashish, l’LSD, oppure alcol, tabacco, antidepressivi, questi sono i mezzi da tanti usati per trovare il magico o almeno la pace nella vita quotidiana. Il risultato però è che la chimica diventa solo un’ulteriore schiavitù. Solo con il viaggio interiore si può trovare un’estasi che non sia un prodotto della mente.

 

 

Amato Osho,

molti stanno sperimentando la droga chiamata estasi. Una volta ti ho sentito dire che una bugia è dolce all’inizio e amara alla fine. E la verità è amara all’inizio e dolce alla fine. Io continuo a meditare, ma non ho le esperienze che la gente dice di avere con questa droga, l’estasi. La droga è forse come la bugia e la meditazione come la verità? Oppure sono io che non riesco a vedere quello che potrebbe realmente aiutarmi?

 

L’estasi può provocare un cambiamento chimico temporaneo. Può farti sentire un grande benessere, una maggiore intensità di vita, più colore nel mondo. Ma dura solo poche ore, dopo ricadi a terra con un tonfo, e la vita ti sembra ancora più miserabile, perché ora hai un termine di paragone.

Droghe come l’estasi non possono raggiungere la coscienza. Possono solo raggiungere la mente. Non hanno niente a che fare con la meditazione.

La meditazione arriva alla consapevolezza. È uno stato di non–mente. E le droghe come l’estasi arrivano solo fino alla mente, e ti danno euforia, bei sogni, fantasie che sembrano reali.

Così, quando la gente ti dice che ha sperimentato tante belle cose, ti senti triste. Tu hai continuato a meditare e non hai sentito niente e queste persone sentono delle cose per mezzo di una sostanza chimica qualunque. Le loro esperienze non accadranno a te.

Il sentiero della droga e quello della meditazione sono completamente differenti.

Sul sentiero della meditazione, sperimenterai il silenzio; sperimenterai la gioia senza motivo; sperimenterai una luce immensa, una luminosità che nasce dal tuo centro più intimo – come se tu fossi diventato una stella. Ma queste cose avvengono solo nella parte iniziale della meditazione. Quando la meditazione cresce, tutte le esperienze cominciano a scomparire.

Lo stadio finale della meditazione è uno stato senza esperienze, il nulla puro – perché questa è la fonte dell’esistenza e questo è il luogo dove l’esistenza ritorna di continuo a rinnovarsi.

Ora, su base sperimentale, siamo giunti alla conclusione raggiunta da molti mistici orientali, e cioè che allo stesso modo in cui tutto nell’esistenza si muove in circolo – le stelle, il sole, la luna, la terra, ogni cosa si muove in circolo – così tutto quello che nasce, deve morire. I pianeti nascono e poi muoiono. Naturalmente hanno una lunga vita. Questa terra è qui da quattro milioni di anni. Ma non si tratta di una vita molto lunga; è ancora una bambina. Quattro milioni di anni sono niente, perché il sole ne ha quasi dieci e il nostro sole non è molto vecchio, è uno dei più giovani nell’universo.

Ci sono soli che sono così vecchi e così lontani, che quando lo scoprii, ne fui veramente scioccato. Ci sono soli così lontani, che non sapranno mai dell’esistenza della terra – per la semplice ragione che i raggi che partirono da quei lontanissimi soli quando nacque la terra, quattro milioni di anni fa, non sono ancora arrivati. La distanza è enorme. Quando arriveranno, la terra avrà finito di esistere.

Così, se qualcuno da quella stella avesse tentato di sapere qualcosa della terra, non avrebbe potuto assolutamente riuscirci, perché sarebbe scomparsa fra due raggi. Se avesse fatto delle fotografie, non sarebbe apparsa nessuna immagine sulla pellicola – solo vuoto.

In questo vasto universo, i mistici orientali sono arrivati a rendersi conto che una volta ogni tanto anche l’intero universo muore. I pianeti muoiono, i soli muoiono, le stelle muoiono – ogni giorno nascono nuove stelle, nuovi pianeti. Interi sistemi solari sono scomparsi.

Dicono, e io sono d’accordo, che l’intero universo muore. Poi c’è il buio, tutto dorme. E poi arriva una nuova alba, di nuovo nascono i pianeti, le stelle – un nuovo ciclo di creazione. Milioni di cicli di creazione sono già avvenuti e ne avverranno ancora. La tua coscienza appartiene all’eterno, che non muore mai. Al massimo si addormenta, quando tutto l’universo muore, e ritorna, al mattino, sveglia e fresca – è l’inizio di un nuovo mondo.

Ricordati soltanto una cosa: la meditazione è l’unica chiave per tutti i segreti della vita. Quindi, entra più profondamente in meditazione e non ti preoccupare delle esperienze. Guarda quelli che prendono l’estasi – non credo sia una droga pericolosa – ma guardali. Vedi la luce che era negli occhi di Gautama il Buddha? Vedi nei loro gesti la grazia di un Krishna? Vedi che nelle loro vite è cambiato qualcosa a causa di quelle esperienze?

Nulla è cambiato. Sono diventati più tristi, più infelici. Ora desiderano solo la droga; possono sopportare fame e digiuno, ma devono avere la droga. Stanno ingannando se stessi.

L’unico criterio per capire se un metodo è giusto, è vedere se trasforma la tua vita; se diventi più tranquillo, più amorevole, più intelligente, più consapevole. La tua vita dovrebbe esserne la dimostrazione; solo allora saprai che quello che stai facendo è giusto. Se prendendo una droga ti diverti a sognare, non ti dico di non farlo, perché io sono sempre per la totalità – divertiti totalmente! Ma tu non sai niente della meditazione. Per lo meno, non disturbare chi medita. Tu sei disturbato… presto sarai stufo morto. Quelle stesse scene, che all’inizio erano psichedeliche, cominceranno a diventare ordinarie. E tu, cosa ci guadagnerai?

La tua ignoranza resta la stessa, la tua crudeltà resta la stessa, la tua rabbia, la tua violenza, le tue gelosie restano le stesse.

La meditazione è una scienza che trasforma la qualità della vita. Non serve solo a consolarti un po’ o a intrattenerti. È intesa a trasformarti, così che tu possa diventare parte del circo universale. È così comico; devi solo chiarirti abbastanza per vederlo. Ti basta osservare un uomo qualsiasi e sarai sorpreso: il mondo è pieno di gente comica, ma nessuno se ne accorge. Non c’è bisogno di andare a sprecare altrimenti i tuoi soldi – basta che ti siedi lungo una strada e ti guardi lo spettacolo.

Non lasciarti impressionare dalle esperienze di cui ti parleranno quelli che si drogano. La meditazione non riguarda le esperienze, ma lo sperimentatore. Le esperienze sono cose esterne. La meditazione riguarda te, non quello che succede a te, non quello che tu vedi… Una bella rosa – certo, sotto l’influenza della droga sembrerà più bella, più radiosa e, tuttavia, a che serve? Tu rimani la stessa persona. Il tuo cuore non fiorisce, sei morto come prima. Tranne la meditazione, non c’è nessun altro modo.

Le droghe possono darti allucinazioni, esperienze illusorie…

Non sono assolutamente contrario ad alcunché. Il mio approccio è usare tutto in modo tale che possa diventare un nutrimento per la vita, un’evoluzione verso la consapevolezza. Non sono neppure contro le droghe.

È una tale idiozia da parte dei governi di tutto il mondo che l’alcol non sia condannato, sebbene l’alcol sia più pericoloso di tante droghe. In questo modo puoi vedere che sei governato da pazzi. L’alcol è permesso e le droghe… Molte droghe sono innocue, ma migliaia di persone, particolarmente ragazzi e ragazze sono in galera perché prendono droghe che i governi hanno deciso di proibire. È strano che i governi non chiedano ai medici ricercatori di indagare per scoprire se sono dannose o meno; e se una droga è pericolosa, ma dà delle esperienze meravigliose – illusorie, allucinatorie, è almeno qualcosa in questo mondo che non sembra altro che un deserto…

Se delle droghe hanno effetti dannosi, la scienza medica è abbastanza avanzata da evitare gli effetti dannosi. Le droghe possono essere purificate al punto che chiunque possa assumerle e farne esperienza. Perché non c’è governo che abbia il diritto di impedire a chicchessia di fare un’esperienza. Quella persona non fa male a nessuno.

La funzione del governo dovrebbe essere di prendersi cura della gente. Ci sono tante università nel mondo – fate ricerca, trovate qualcosa che dia belle esperienze, nutrimento per il corpo, salute per la mente. Il motivo per cui dico queste cose ti stupirà. Le sto dicendo perché, se si rendono disponibili delle droghe innocue e la gente può tranquillamente assumerle, queste stesse persone si stancheranno presto delle droghe e delle loro esperienze.

Prima o poi, si muoveranno verso la meditazione – non c’è altra via.

In questo modo, avremo usato le droghe. Senza danneggiare la persona, avremo fatto in modo che la droga le abbia dato delle esperienze e ora lei desidera qualcosa di più, che le droghe non possono darle. Infatti, se continui a prendere droga tutti i giorni, il suo effetto scema sempre di più. Ogni giorno devi aumentare la dose. Ma alla fine qualsiasi droga diventa inutile, il tuo corpo diventa insensibile.

Sono stato con persone che hanno preso droghe di ogni tipo, ma non sono diventate dipendenti; sono persone che seguono un antico sentiero che ha fatto uso delle droghe per arrivare al momento in cui le droghe non hanno più effetto. Puoi dar loro quanta droga vuoi e non succede niente.

In Oriente le droghe sono state usate per secoli come un aiuto alla meditazione. In questo modo veniva eliminata ogni possibilità che un veleno o una droga creasse delle illusioni nella persona. La sua consapevolezza era molto più forte. Nessun veleno poteva ucciderla e neppure renderla incosciente – restava vigile e consapevole.

Per quello che mi riguarda queste persone avevano ragione ad agire così e sarebbe bene che, invece di comportarci da fascisti, permettessimo l’uso delle droghe – però in maniera tale che presto indichi il sentiero che conduce alla meditazione.

Non sono contro le droghe. Non sono contro niente, perché qualsiasi cosa può essere usata nel modo giusto o nel modo sbagliato. Il veleno può essere una medicina e una medicina può essere veleno, dipende.

 

Osho tratto da

Sermones in  Stones  #8

 

 

 

TUTTE LE SCORCIATOIE SONO FALSE

 

Arrivato da Osho dopo le prime esperienze con la droga, Nijanando ci racconta il suo percorso per uscire dalla tossicodipendenza con l’aiuto della meditazione.

 

 

La prima volta che ho provato la droga avevo sedici anni. Si era all’inizio degli anni settanta, e per me era un modo per ribellarmi a una famiglia molto presente, ma anche molto oppressiva. L’esperienza più sconvolgente, chiamiamola mistica, è stata con l’LSD: è stato esattamente come ritrovare la mia vera natura, che avevo da tempo dimenticato. Il mezzo chimico mi dava un’apertura di consapevolezza legata al periodo in cui la droga aveva effetto, ma dopo 24 ore mi ritrovavo lo stesso di prima e così è nata l’esigenza di una ricerca interiore reale, non legata a sostanze esterne.

Andando al Festival di Re Nudo a Varazze nel 1978 ho conosciuto gli “arancioni” e per la prima volta ho sperimentato le meditazioni di Osho. L’effetto è stato tale che subito dopo sono partito per Pune, dove sono rimasto tre anni. Con Osho ho trovato tutto quello che cercavo, e di più. L’amore che provavo per lui era fortissimo. La realtà di Pune Uno fu anche shoccante per me, nel senso che le terapie che facevo mi portavano a contatto con le mie paure piuttosto violentemente e non sempre sono stato capace di elaborare e di integrare. A un certo punto sono andato in reazione, sentivo che mi spingevano troppo, rispetto a quello che in quel momento potevo assorbire.

Quando Osho ha lasciato l’India, nel 1981, sono tornato in Italia. I miei amici in quel periodo stavano tutti cominciando a usare eroina e io mi sono unito. L’eroina è stata un rifugio per me, un rifugio dalle mie paure. L’eroina è come il melting con l’universo, è come tornare nella pancia della mamma, senti calore dentro e fuori, non hai bisogno di affrontare nulla. È già tutto lì. Ma quando comincia l’assuefazione e la lotta quotidiana per procurarsi la roba, i problemi diventano molto maggiori del piacere. Tra le altre cose sono stato arrestato due volte, non ho avuto il passaporto per un bel po’ di anni, non ho potuto riavvicinarmi a Osho.

A 36 anni ero arrivato al limite oltre il quale capivo che non sarei riuscito a riprendermi, né fisicamente né economicamente. Il rischio di andare in galera era continuo, il mio lavoro, che ero sempre riuscito in qualche modo a mantenere anche con un discreto successo, rischiava di crollare. Sentivo che la scelta era tra la vita e la morte.

Non so come è successo ma, per la prima volta in 11 anni, ho chiesto aiuto. Avevo deciso di smettere, e dovevo trovare qualcuno che mi assistesse durante il periodo della disintossicazione. Lo chiesi a mia madre, perché mia moglie a quel punto se ne era già andata. Poco prima avevo incontrato un sannyasin, Prem Asheesh, che è stato una ventina d’anni vicino a Osho il quale veniva nella mia città un paio di volte la settimana per delle sedute di ipnosi. Lui si era dichiarato disponibile ad aiutarmi se lo volevo, dicendomi che prima comunque dovevo disintossicarmi e devo dire che lui mi ha davvero aiutato a trovare gli strumenti interiori per affrontare le mie paure, non so se senza di lui ce l’avrei fatta.

A questo punto vorrei fare un po’ di pubblicità alla meditazione dinamica, che ho praticato per anni dopo essere uscito dalla droga. Dopo 11 anni di eroina il mio corpo, oltre naturalmente alla mia mente, era ridotto molto male e la meditazione dinamica mi ha ridato energia e vitalità, mi ha risistemato l’organismo e mi ha aiutato a mettere radici nella realtà. Mi ha cambiato la vita, di sicuro.

È stato come rinascere, è stata un’esperienza molto dolorosa, ma anche viva; e in pochi mesi mi sono ricongiunto con la meditazione e la voglia di tornare nella Comune di Osho a Pune.

Per la prima volta forse ho cominciato veramente a guardare dentro. Tra l’altro Nijanando, il mio nome, vuol dire beatitudine interiore, e Osho mi aveva detto chiaramente il giorno dell’iniziazione che finché avessi continuato a cercarla fuori, non l’avrei mai trovata…

Ora posso dire che la meditazione ti porta a te stesso e la droga ti allontana da te stesso. Nel mio caso la droga è servita per avvicinarmi alla meditazione e alla ricerca interiore; però rimanere attaccati alle droghe significa dopo un po’ non ricavarne più niente, solo problemi, a tutti i livelli, primo fra tutti fisici.

Qualsiasi droga, anche la più innocua, comunque ti fa male, ti intorpidisce, c’è sempre una forma di down. Ti porta su e giù, sei sempre sballottato tra emozioni incontrollabili. E credo che qualsiasi sostanza alteri la tua coscienza nel bene o nel male – nel bene e nel male nel senso che l’alterazione all’inizio ti sembra sempre bella – dopo ti mostra il rovescio della medaglia, che è sempre negativo, a tutti i livelli.

La meditazione è un cammino più lento, che lavora a livelli molto sottili e piano piano effettua una sorta di trasformazione nel senso che uno, senza neanche accorgersene si ritrova più presente, più consapevole, più rilassato.

Tutte le cose della vita prendono un certo ordine, si assestano o si vivono comunque in una maniera più distaccata. Una volta ho sentito Osho dire che il lavoro interiore è talmente silenzioso che tu non te ne rendi conto, è come la linfa che piano piano sale all’interno degli alberi, e un bel giorno ti svegli e vedi l’albero carico di fiori.

La droga il risultato sembra te lo dia subito, non appena ti inietti la sostanza avverti questa sensazione di beatitudine, fioritura, nirvana. Ma poi c’è il crollo e alla fine, secondo la mia esperienza, non ti rimane proprio nulla. La meditazione è un percorso più difficile, a volte doloroso, nel quale vieni in contatto con tanti aspetti di te che devi avere il coraggio di vedere, di guardare, ma alla fine ti dà dei risultati che ti appartengono veramente.

 

 

 

 

un assaggio del reale è sufficiente

 

Prima di venire da te, quando prendevo droghe, mi sentivo in unità con il tutto. Dopo sei mesi con te, le poche volte che ho fumato è successo esattamente il contrario: mi sono sentito più diviso. Puoi spiegarmi?

 

Non c’è bisogno che ti spieghi. È una cosa che si spiega da sola. Se sei nevrotico, le droghe ti danno un guizzo di salute, di integrità. Se sei diviso, le droghe ti danno il sogno di essere uno, indiviso. Ma se mediti, diventi veramente uno; allora prendere droghe non ti aiuterà. Se mediti, allora raggiungi la consapevolezza del tuo essere uno; a quel punto, il sogno non ti servirà più. In realtà, prendere droghe mentre mediti sarà distruttivo, ti faranno sentire diviso.

Ecco perché continuo a dire: quelli che cercano la droga, in realtà stanno cercando la meditazione – cercano qualcosa nella direzione sbagliata. La loro ricerca è giustissima, la direzione è sbagliata. Non sono contro di loro, perché stanno cercando. In loro è sorto un anelito, ma si muovono nella direzione sbagliata. È possibile portarli verso la direzione giusta.

Occorrono più persone che li aiutino a meditare. Nessun governo, nessuno stato, può impedire che esistano, è impossibile. Più saranno ostacolati, più si sentiranno attratti dalle droghe. Più diventeranno nevrotici, più avranno bisogno di drogarsi. Solo più templi, più meditazione nel mondo, più gente che medita potranno aiutarli. Una volta che hai cominciato a meditare, ti sei mosso nella giusta direzione – prima o poi le droghe spariranno da sole. Non c’è bisogno che te ne liberi, la cosa avverrà spontaneamente.

È proprio come se stessi trasportando delle pietre, pietre colorate, e io improvvisamente ti dessi dei diamanti veri. Continueresti a tenere in mano quelle pietre colorate? Dovresti fare uno sforzo per lasciarle andare? Le lasceresti semplicemente cadere: le mani si aprirebbero ed esse cadrebbero, perché ora sono disponibili dei diamanti. E se volessi tenere quelle pietre, dovresti lasciar cadere i diamanti.

 

Osho, tratto da: Yoga the Alfa & the Omega vol 6

 

 

 

[Nel corso di un darshan una donna dice a Osho: Ho studiato psicologia e lavoro con i drogati.]

 

Osho: Molto bene. Porta la meditazione ai tuoi drogati! Sarà di grande aiuto, perché chiunque si droghi, sta cercando la meditazione. Cerca nella direzione sbagliata, ma la sua ricerca è giusta. La direzione è sbagliata, certamente sbagliata, ma il suo desiderio è giusto e il suo desiderio deve essere rispettato.

 

[Lei risponde: Sì. Mi piacciono molto questi tossici!]

 

Osho: Perché sono persone che cercano qualche altro tipo di esperienza, qualcosa che non trovi nella vita ordinaria. Sono stufe della solita vita: è troppo abitudinaria e stupida. Finiscono nelle droghe, perché sono più facili da trovare; la meditazione non è così facilmente accessibile. Le droghe costano poco e si trovano facilmente; la meditazione è molto dura, difficile. Bisogna crescerci dentro. Ci vogliono mesi, anni, a volte vite. Le persone non sono preparate ad aspettare così a lungo – almeno in Occidente. Hanno molta fretta.

Il cristianesimo e il giudaismo hanno fissato nella mente delle persone una nozione completamente sbagliata – che c’è una sola vita. A causa di questo concetto di vita unica, il tempo è troppo breve e ci sono molte cose da fare. Una persona ha settanta, ottanta, al massimo novant’anni da vivere. Passa trent’anni a dormire: otto ore al giorno. Un terzo della vita se ne va in sonno, un terzo in lavoro, ufficio, fabbrica. Resta un altro terzo di vita ed è occupato dalle faccende quotidiane: farsi la barba, il bagno, pranzare, cenare, litigare, amare. Un giorno uno si accorge che la sua vita se ne è andata e che non c’è una sola esperienza che potrebbe considerare di qualche valore.

E man mano che le persone si avvicinano alla morte, diventano sempre più agitate. Cominciano a cercare freneticamente qualche modo per liberarsi di questo tran-tran, di questa stupida vita meccanica, spenta. Ogni mattina prendere lo stesso treno. Ogni sera tornare alla stessa casa, la stessa moglie, gli stessi figli… la stessa vecchia storia. Con l’andar del tempo, l’intelligenza scompare – diventano come dei robot. Si alzano, vanno in ufficio, lavorano, tornano a casa. Ma il gusto della vita non c’è più. Continuano a trascinarsi da qui a lì, da lì a qui, sapendo benissimo che stanno semplicemente andando verso la morte.

Ci sono persone che un giorno o l’altro diventano vittime delle droghe, perché le droghe possono dare una visione. Almeno ti danno l’illusione di un mondo totalmente diverso, che è effettivamente molto più bello, più colorato di questo mondo ordinario. Anche la meditazione ti può dare un mondo migliore – non il sogno di un mondo migliore. La meditazione ti dà una chiara intuizione, una visione tale, che questo stesso mondo ordinario diventa soffuso di straordinarietà. Ti dà una tale chiarezza, che questo solito mondo in bianco e nero diventa psichedelico, pieno di colori. Suoni ordinari diventano musicali, persone ordinarie diventano straordinarie, perché puoi vederle realmente.

Le droghe ingannano le persone. Non aumentano la loro intuizione, anzi, gliela distruggono completamente, ma le portano in un mondo di sogno, e quel mondo di sogno è per lo meno migliore di questo solito mondo di routine. Queste sono persone che in realtà stanno cercando la meditazione. Aiutale. Possono diventare grandi meditatori.

 

Tratto dal diario dei darshan

God is not for sale #13

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

IL CORPO NON È UN OSTACOLO

I portatori di handicap fisici e la meditazione: è evidente che non serve essere uno Schwarzenegger per avventurasi sul sentiero interiore.

di Gagan

 

 

Di fronte alla società occidentale dove l’unica cosa che conta è il successo, il portatore di handicap, oberato da sensi d’inadeguatezza, sviluppa facilmente una spiritualità fatta di consolazioni e speranze aiutato da “pie istituzioni” che li confermano nel loro vittimismo, taumaturghi che promettono improbabili guarigioni, messia che offrono una ricompensa eterna per le loro sofferenze. Certa pubblicistica new age poi non aiuta: la ricerca interiore viene presentata come qualcosa di giovanilistico e destinato a persone di successo; molta danza, molto movimento, molto dinamismo.

E così l’approdo alle Madri Teresa e i viaggi a Lourdes sembra alla fine inevitabile…

Nel versante opposto, ci sono quelli che reagiscono all’handicap cercando compensazioni come il successo, la fama e il denaro: così si vedono disabili che diventano ministri, non vedenti che acquistano fama internazionale come artisti e così via.

Ma consolazioni o compensazioni non sono altro che due facce della stessa medaglia, cioè il condizionamento della società che fa sentire diverso e inadeguato il portatore di handicap.

Per fortuna per chi va dentro di sé, le cose stanno molto diversamente. L’handicap, con i suoi limiti, appare una realtà della mente piuttosto che del fisico: «l’handicappato» scopre così di avere molte più potenzialità di quello che credeva.

“È come il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”, spiega Ma Taru, discepola di Osho dal 1979, che soffre di una malattia dell’apparato immunitario per cui il suo corpo si muove con grande difficoltà. “Puoi vedere, se vuoi, quello che ti manca, oppure dare attenzione a quello che possiedi e magari è carente in altre persone.” Infatti da questo punto di vista è facile trascendere una carenza fisica; molto più seri sono handicap mentali o emozionali, che possono affliggere persone apparentemente normalissime. “Finché stavo nella mente, facevo paragoni e mi sentivo limitata”, continua Taru. “Ma andando dentro, ho scoperto che io, in realtà, non sono il corpo e il suo handicap: sono il silenzio, e questo non può mai venire toccato da nulla.” Da tale spazio anche Taru ha trovato il suo modo d’esprimersi: se il corpo non ce la fa, lei danza anche se seduta su una sedia, senza guardare gli altri e fare paragoni.

Laddove l’handicappato tradizionale avrebbe indugiato sul bicchiere mezzo vuoto (“non posso fare le meditazioni attive, non posso ballare ecc.”, con conseguenti richieste di solidarietà) lei ha scoperto che l’unico ostacolo alla meditazione è la mente: “Osho, nei suoi ultimi anni di vita, è la prova che la consapevolezza non ha nulla a che vedere con i problemi del fisico; pur restando quattro ore seduto immobile su una sedia, egli non era assolutamente le sofferenze che sentiva. Per me, tutti i problemi, gli handicap e le limitazioni possono esistere solo se mi identifico con la mente e il corpo”, conclude Taru.

È successo anche che l’handicappato meditatore cominci a vedere la propria malformazione fisica come un dono, piuttosto che come un limite. “Il fatto di non potermi muovere mi aiuta molto ad andare dentro, mentre prima ero assai proiettata verso l’esterno,” spiega Ma Urmila, con Osho dal 1967, sofferente da sei anni di una paralisi alla parte sinistra del corpo. La meditazione è stata per lei il modo di ritrovare se stessa al di là di un fisico che, per i bisogni della società, era fatalmente inadeguato. Ora Urmila non si sente assolutamente limitata nelle sue capacità espressive, né ha mai desiderato miracoli o compensazioni di qualche tipo. “Mi esprimo a perfezione traducendo Osho dall’hindi, e non mi manca niente. Mi sono dimenticata di essere handicappata, perché la meditazione non ha nulla a che fare con il corpo.”

Nell’Osho Commune di Pune, i portatori di handicap non sono affatto rari. Ma Tarang, sannyasin dal 1988, dal ‘93 ha una malattia di origine neurologica per cui si deve muovere sulla sedia a rotelle. Pure nel suo caso, la deficienza fisica si è rivelata una benedizione sulla via della consapevolezza: “Tutti, prima o poi, dovranno fare i conti con i problemi che noi affrontiamo quotidianamente, perché tutti siamo destinati ad abbandonare il corpo.” In questo senso, chi sin da giovane ha avuto un fisico che lo spingeva a disidentificarsi da esso, parte avvantaggiato rispetto a chi dovrà affrontare questo aspetto solo in tarda età quando il corpo inizia a degenerare naturalmente.

Paradossalmente, per Tarang questo processo di disidentificazione dal fisico è cominciato diventando più cosciente di esso: “Prima ero troppo nella mente: l’handicap mi ha spinto in realtà a focalizzarmi di più sul corpo, insegnandomi a viverlo in modo meno meccanico. Ora questa malattia è per me come una meditazione.”

Acquisire consapevolezza del proprio fisico malato è un passo molto importante per un portatore di handicap: la tendenza inconscia è quella di comportarsi come se nulla esistesse, equiparandosi all’agognata “normalità” della società. Ma così si finisce solo con il raddoppiare le proprie sofferenze, sospesi tra uno stato inesistente e una realtà che non si accetta, o nemmeno si conosce fino in fondo.

Io sono un ‘portatore di handicap’ che ha impiegato vari anni prima di... accorgersene. Porto gli apparecchi acustici dall’età di cinque anni, e a dieci il mio udito ebbe un crollo verticale. A quell’età smisi improvvisamente di giocare con gli altri ragazzi, e ovviamente non sapevo perché…

So invece per esperienza che nella vita quotidiana di un portatore di handicap c’è abbastanza dolore da spingerlo prepotentemente verso la ricerca di qualcos’altro. In genere si finisce con l’attutire la propria sensibilità coi mezzi più vari: droga, alcool, psicofarmaci... qualcuno semplicemente evade nei sogni e nelle speranze. E, la mia esperienza è che ci vuole una volontà molto forte per andare invece dentro di sé.

Ho sempre sentito parlare di ‘accettazione’, ma questa parola non mi piace: mi fa venire in mente qualcosa che si fa, sembra un’azione. Nella mia esperienza, essa è una conseguenza della meditazione, non può mai esistere da sola. E se fosse possibile, non sarebbe accettazione, ma semplice rassegnazione. Quando feci la Primal, al primo giorno la terapista mi disse chiaro e secco: “Tu sei isolato. Anch’io sarei isolata se fossi cieca o sorda.” La rassegnazione, per un portatore di handicap, non sarebbe granché. Invece ho scoperto che mi posso amare, posso essere felice e mi posso accettare se mi lascio andare nella meditazione.

Realizzando di essere qualcosa di più rispetto al corpo, ai pensieri e alle emozioni – e dando energia a questa nuova realtà – può arrivare ogni altra cosa: l’estasi, l’amore per sé, la capacità di condividere, l’autentica accettazione. Certo, ci vuole maturità per comprendere che le vie della mente – i sogni, i desideri e le speranze che arrivano dalla società – non portano da nessuna parte; anzi, sono ciò che genera sofferenza. Ma ci vuole anche coraggio, perché spesso intorno al proprio corpo malato c’è molto dolore rimosso.

Coloro che meditano – qui come altrove – dimostrano che la via della consapevolezza è percorribile anche da un portatore di handicap. Il punto è andare dentro e scoprire, nel silenzio, che non c’è nulla da raggiungere. E, quindi, che non esistono mezzi inadeguati.

 

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

GIUDIZIO E SENSO DI COLPA

GLI STRUMENTI DI CONTROLLO DELLA SOCIETÀ

Quando eravamo molto piccoli ci hanno insegnato che una parte di noi è buona e un’altra è cattiva. Questo ha creato una divisione interiore, una forma di schizofrenia.

Come un abile chirurgo, Osho interviene a sanare questo cancro dell’anima.

 

 

Ti ho sentito dire che l’esistenza non giudica, ma le nostre menti sono piene di giudizi. Da dove vengono? Sono legati anche loro all’idea di dio?

 

L’esistenza non giudica. Uno dei più grandi contributi dello Zen all’umanità è proprio questo: non hai bisogno di essere un santo per risvegliarti; il risveglio può arrivarti da qualsiasi angolo, da qualsiasi dimensione della vita.

È come se qualcuno stesse sognando di ammazzare un uomo, e qualcun altro stesse facendo un sogno dolcissimo, nel quale si prodiga per i poveri. Uno sta sognando di essere molto virtuoso, un santo, e un altro sta sognando di essere un assassino, un criminale della peggior specie.

Credi che il sognatore santo si sveglierà prima e il peccatore, il criminale, impiegherà un po’ più di tempo a risvegliarsi? Si sveglieranno esattamente nello stesso momento, con lo stesso metodo. Basta versar loro addosso un secchio di acqua gelata e salteranno su dal letto tutti e due. Non importa se stavano sognando di peccati o di virtù.

La lezione dello Zen è – e io la sostengo in pieno, per la mia stessa esperienza – che puoi svegliarti dovunque tu sia, qualsiasi cosa tu stia facendo; le tue azioni, la tua personalità, il tuo carattere, non contano affatto. Questa è una dichiarazione importantissima, perché tutte le religioni ti hanno sempre detto: “Innanzitutto devi diventare santo, solo allora puoi entrare nel regno dei cieli.”

Lo Zen riconosce una grande uguaglianza. Non importa cosa tu stia facendo, non importa come ti stia comportando, non importa quale sia la tua personalità – raffinata, rozza, ignorante… Puoi risvegliarti direttamente con lo stesso metodo, la meditazione, senza cambiare niente del tuo carattere, delle tue azioni.

È così che l’esistenza non giudica. Dà la vita al peccatore, dà la vita al santo, senza alcuna discriminazione. Dà amore, avvolge tutti nel suo silenzio, nessuno escluso.

La tua domanda è: da dove vengono questi giudizi? Principalmente, originariamente, vengono dall’invenzione di dio. Ma un’invenzione non può fare tutto da sola, ha bisogno di persone vive. Le ha trovate nei vostri preti, nei vostri papi, nei vostri shankaracharya, nei vostri imam, nei vostri ayatolla Khomeini.

Nel nome di dio, questi preti hanno reso le vostre menti giudicanti. Senza capire niente, hai una mente carica di giudizi.

Non appena vedi una cosa, immediatamente compare il giudizio. Non sei tu a dover emettere il giudizio, è diventata una cosa quasi automatica. Vedi una rosa e subito puoi osservare il giudizio che si forma: “È bella”. Il giudizio si frappone fra te e la rosa, e tu sei perso nei ricordi passati di rose che hai visto prima. Ma questa è una rosa che non hai mai incontrato prima.

Tutti i giudizi si basano sul passato e l’esistenza è sempre qui e ora, la vita è sempre qui e ora. Tutti i giudizi vengono dalle tue esperienze passate, dalla tua cultura, dalla tua religione, dai tuoi genitori – che possono essere morti, ma i loro giudizi sono stati assorbiti dalla tua mente e saranno dati in eredità ai tuoi figli.

Generazione dopo generazione, ogni malattia viene passata in eredità.

Solo una mente non giudicante è intelligente, perché risponde spontaneamente alla realtà. Voglio che lasci perdere dio. Voglio che lasci perdere le tue scritture. Voglio che lasci perdere i tuoi genitori. Voglio che lasci perdere qualsiasi cosa ti sia stata data con le migliori intenzioni – questo non ha importanza. Quelle buone intenzioni non hanno alcun peso, ma ti hanno reso giudicante.

Così, immediatamente, senza sapere, senza capire, senza aver fatto alcuna esperienza, ti metti a giudicare. Il giudizio sorge istantaneamente, così veloce, che se non sei abbastanza vigile, non riuscirai a liberartene. Sono acquattati là, nella tua mente, che aspettano, nel magazzino della memoria. Nel momento in cui vedi qualcosa, o senti qualcosa, immediatamente arriva il giudizio: “È giusto, è sbagliato. È conforme alla mia mente, per cui sono d’accordo”.

Ma se tu sei d’accordo in base alla tua mente, non vuol dire che sei davvero d’accordo, vuol semplicemente dire che stai rinforzando la tua mente.

La funzione del maestro è molto delicata. Deve eliminare tutta la tua mente, piano piano, in modo che in essa ci sia un certo spazio puro. Solo allora avrai occhi per vedere e orecchie per sentire. Allora tutto andrà nel profondo, senza alcun ostacolo, verso il centro del tuo essere.

Tutto nell’esistenza è nutrimento.

Tutto nell’esistenza ha il suo scopo, sta compiendo il suo lavoro. Quello che tu neghi, seguendo i tuoi pregiudizi, per l’esistenza è necessario, altrimenti non esisterebbe. Qualsiasi cosa avvenga in qualsiasi luogo, deve essere sostenuto dall’esistenza, altrimenti smetterebbe semplicemente di esistere.

La vita ha bisogno di varietà. Immagina un mondo dove tutti sono santi – sarebbe il peggiore dei mondi, il più noioso. E la noia diventerebbe così pesante, che creerebbe un solo desiderio: farla finita, visto che non puoi ammazzare tutti i santi. Per uscire dalla noia potresti solo suicidarti. Se tutte le persone fossero della stessa taglia e avessero la stessa faccia… anche una bellissima faccia, anche una bellissima personalità, se fossero tutte uguali, fotocopie delle fotocopie, saresti terribilmente annoiato. Conosciuta una donna, le avresti conosciute tutte, finito – non avresti la possibilità di avere un’altra esperienza.

Conosciuto un uomo, avresti conosciuto tutti gli uomini. E questo non sarebbe giusto, perché ogni uomo è diverso e ogni donna è diversa. Ogni rosa è diversa dalle altre rose, ogni fiore è diverso da ogni altro fiore. L’esistenza fa sì che ci sia varietà.

Anche i peccatori sono necessari in questo mondo – rendono la vita più allegra. Anche i santi sono necessari, essi costituiscono un esempio da non seguire. Sono persone morte e sepolte. Ottimi esempi da evitare.

I peccatori sono persone piacevoli. Non ho mai visto un peccatore triste o un santo allegro. È strano, dovrebbe essere l’inverso, se le religioni avessero detto il vero. Ma le religioni non sono sincere.

I peccatori hanno la qualità dell’innocenza, che i santi non hanno. I santi sono molto calcolatori, molto astuti. Quello che fanno con la loro santità è semplicemente l’acquisto di un buon terreno, una bella casa, un conto in banca nell’aldilà. Sono così avidi che questo meraviglioso pianeta e questa bellissima danza della vita a loro non bastano. I peccatori non sono avidi, godono delle piccole cose – una bella donna, un cibo delizioso, una bevutina; e sono così felici di danzare, cantare, celebrare. Sono il vero sale della terra. C’è bisogno di loro. Così come c’è bisogno dei santi, perché tu possa evitarli.

Ma, ricordati, ogni cosa in questo mondo ha il suo posto e la sua dignità, con il tuo giudizio stai distruggendo la dignità di qualcuno, stai invadendo il territorio di un altro.

Un uomo pieno di giudizi diventa brutto, insopportabile. Un uomo che non giudica è sempre benvenuto da tutti, perché non invaderà il territorio altrui, non violerà la spiritualità e la dignità di un altro essere umano.

Tutti i tuoi giudizi vengono dalla congiura dei preti, in nome di dio. Dio non può farlo da solo, perché dio non esiste, è una bugia, non è mai esistito. Ma i preti continuano a sostenere la menzogna, è il loro mestiere. Se dio si manifestasse completamente, i preti non avrebbero modo di continuare a sfruttare l’umanità. Vendono dio a quasi tutto il genere umano – un dio che non esiste.

Ma poiché dio non si trova da nessuna parte, i preti possono continuare a prosperare in questo affare. Lo sanno perfettamente – sono gli unici a saperlo – che dio non esiste. Ma non possono dirlo, altrimenti, che ne sarebbe della loro professione? Così continuano a creare altri comandamenti, altri giudizi, continuano a inventare altre finzioni teologiche e continuano a nutrire la tua mente. Il loro scopo è riempirti la mente di immondizie di ogni genere, così da non lasciare spazio all’intelligenza. Perché, nel momento in cui hai una mente svuotata, la non-mente non è lontana. La mente vuota diventa la porta per la non-mente. Quando la mente vuota diventa un passaggio per la non-mente, allora non crea problemi, non presenta ostacoli.

Quindi la tua mente deve essere riempita con il sacro Corano, la sacra Bibbia, la sacra Gita… di scritture ce ne sono a migliaia. Puoi scegliere il tipo di immondizia che preferisci – ce n’è di ogni forma e misura. C’è un’enorme scelta. Ci sono trecento religioni sulla terra. È impossibile immaginare una religione nuova, hanno esaurito tutte le possibilità. Trecento religioni che trattano di un solo dio – puoi scegliere. Sei libero di scegliere, ma non sei libero di non scegliere. Ed è proprio quello che io ti insegno: non scegliere.

Esplora, scopri, non decidere prima di aver raggiunto una tua comprensione. E la comprensione, la liberazione, la libertà, ti daranno intuizioni su ogni cosa.

Ti sentirai pieno di compassione e di amore per tutta la vita che ti circonda, ti sentirai senza giudizi.

 

 

Sembra che molti di noi siano ancora tormentati dal senso di colpa, sebbene siano stati “sotto i tuoi ferri” per molto tempo. Non importa il motivo, ci sentiamo colpevoli se facciamo qualcosa e anche se non lo facciamo – una situazione senza sbocchi. E più è profonda, più sottile e sfuggente sembra. Ci libereremo mai da questo insidioso ricatto emozionale? È questa l’operazione chirurgica che stai compiendo con i tuoi discorsi su dio?

 

Cosa credi? Uccidendo dio, sto uccidendo il tuo senso di colpa.

Di dio non mi importa nulla, perché non esiste. Ma devo fare molta attenzione a non uccidere direttamente il tuo senso di colpa, perché ti metteresti sulla difensiva. Così uccido gli dei; è il mio modo indiretto per eliminare la tua colpa. Dio non mi interessa, ma senza dio, non puoi sentirti colpevole, e di questo certamente mi importa.

Sto operando su dio – un modo indiretto di operare su di te. È proprio uno strano tipo di chirurgia, nel quale dio deve essere fatto a pezzi per far sparire il tuo attaccamento a lui e ai suoi comandamenti. Quando non ci sarà nessun dio, improvvisamente lascerai andare ogni moralità, i cosiddetti doveri, le virtù. All’improvviso diventerai pagano.

Io amo i pagani. Voglio che il mondo ritorni nelle mani dei pagani. Tutte le religioni hanno distrutto i pagani, perché erano persone senza giudizi, senza dio, senza moralità – erano semplici, innocenti, tutt’uno con la natura, in un profondo abbandono. Così, se una cosa era spontanea, loro la facevano, qualsiasi cosa provenisse dalla loro natura, loro la seguivano. Non c’erano questioni di colpa, né situazioni prive di sbocchi.

Il pagano era sempre vincente. Qualsiasi cosa facesse o non facesse, aveva la sua dignità, il suo onore. Voglio che voi siate pagani, è il primo passo per essere dei buddha. Ho scelto Zorba, come esempio di pagano, egli rappresenta le fondamenta sulle quali puoi costruire un santuario per il buddha.

Ma senza fondamenta il buddha è sospeso per aria, come un palloncino. Puoi adorarlo, ma non puoi essere nutrito da lui. A meno che le tue radici non affondino nella terra, i tuoi rami non possono allungarsi alti nel cielo; non puoi raggiungere le stelle, senza profonde radici nella terra. Prima devi essere molto terreno, legato alla terra, solo allora puoi cominciare a crescere verso le stelle. Senza radici nella terra, starai semplicemente a guardare le stelle, non crescerai tu stesso verso le stelle. Ti limiti a guardare il buddha, ad adorarlo, a pregarlo. Ma né l’adorazione né la preghiera ti saranno d’aiuto. Solo vere fondamenta potranno aiutarti e quelle fondamenta consistono nell’essere senza dio, senza scritture, senza disciplina, senza comandamenti. Sii un uomo libero, non una persona spiritualmente schiava.

Una volta che ti sarai liberato da tutte queste finzioni, da tutte queste mitologie, ti sentirai meravigliosamente: rigenerato, giovane e così vivo, che la danza arriverà da sola. Così abbondantemente ricco nel tuo essere più profondo… perché il tuo essere più profondo è il luogo dove sei connesso con il cosmo. Le tue radici nel cosmo nascono dal tuo centro più intimo. Una volta che avrai accettato l’esistenza per quello che è, avrai accettato anche te stesso, per quello che sei.

Se desideri migliorare l’esistenza o la gente, non puoi sentirti bene con te stesso. Non ci avrai mai pensato… ogni volta che giudichi qualcuno, stai giudicando anche te; se condanni qualcuno come ladro, stai condannando anche te. Puoi aver rubato in mille maniere diverse – puoi aver rubato i pensieri di altre persone, o le loro ipotesi. Non è solo questione di soldi, qualsiasi cosa prendi dagli altri, senza sentirti grato verso quelle persone, senza che loro lo sappiano, è rubare. I soldi sono la cosa più ordinaria del mondo, ci sono valori ben più alti. Quando imiti, stai rubando. Se imiti Gesù, se imiti Buddha, che stai facendo? Stai rubando la loro personalità.

Sei un ladro della peggior specie e non puoi sentirti a tuo agio.

Le persone non riescono ad accettarsi, perché non sanno accettare gli altri per quello che sono. Nella mia vita, non ho mai giudicato. Ho amato persone di ogni tipo; proprio la loro unicità le rende più amabili. E poiché ho amato ogni sorta di persone senza discriminare, non posso sentirmi colpevole, non posso rifiutare me stesso. Io mi sono amato immensamente.

Queste due cose vanno insieme: se giudichi gli altri, ti sentirai colpevole e sentirai continuamente che stai giudicando anche te stesso – a torto o a ragione. Bisogna lasciar andare entrambe le cose, perché sono due aspetti dello stesso fenomeno. Ed è così facile! Non chiedermi quanto tempo ci vuole – questa è un’astuzia per rimandare. Non c’è bisogno di tempo, ma di comprensione. E tale comprensione è possibile adesso, in questo momento. Abbandona i giudizi, e avrai abbandonato anche le colpe. Se ne vanno insieme.

La mente giudicante giudica chiunque, anche la stessa persona che la ospita. Tutto diventa orribile, sembra che ogni cosa vada male, che tutto sia negativo. Continua a contare le spine delle rose, non guarda mai i fiori. Non ha tempo per guardare la rosa, il conteggio delle spine occuperà tutta la sua vita. Guarda sempre il lato oscuro delle cose. Se glielo chiedi, ti dirà: “È un mondo schifoso. Tra una notte e l’altra, c’è solo un giorno!”

È capace solo di condannare e si sente bene nel farlo. Ma non sa che nel condannare gli altri sta anche condannando se stessa. Giù nel profondo, si sentirà colpevole.

Non rimandare. Non chiedermi quanto tempo ci vuole – dipende da te. Se sei infelice e ti sembra di essere in una situazione senza via d’uscita, allora, perché continuare a portarla avanti? Se io ho potuto lasciarla andare, perché non puoi farlo anche tu? Io non sono un messia, o un profeta, o un’incarnazione di dio. Non so fare miracoli, sono umano come te. Se l’ho potuto fare io, chi ti impedisce di farlo?

Forse comincia a piacerti la tua infelicità. Forse ti sei abituato e ti sembra che se lasci andare l’infelicità, ti sentirai vuoto. Sì, sarai vuoto, ma solo nell’intervallo, che è molto breve. Per un momento crederai che tutto è perduto, ma presto sentirai che il tuo vuoto comincia a riempirsi di un’energia completamente nuova, quella che hai represso coi tuoi giudizi, con la colpa, la moralità, la religione, dio.

Improvvisamente sentirai che dalle tue stesse sorgenti, nuove, fresche acque sgorgheranno, simili a fontane. Presto ti troverai pieno di una contentezza indicibile, pieno di luce, gioia, beatitudine – non sarai solo pieno, ma tracimerai. Una tale abbondanza è possibile, ma devi assumerti il rischio di essere vuoto. E non è molto, perché quello che perdi è solo infelicità, colpa, tristezza, sofferenza, fuoco infernale; quello che lasci andare non è degno di essere tenuto.

E, una volta pulito, sei pronto perché l’esistenza si affermi con tutta la sua grazia e bellezza, con tutta la sua saggezza e illuminazione. Ma, per un attimo, devi accettare di essere vuoto.

Prima che il nuovo entri, il vecchio se ne deve andare. Prima che la verità entri, devi lasciar andare le menzogne.

E tu sei certamente stato ricattato. Tutta l’umanità lo è stata, e il ricatto continua. Comincia fin dalla primissima infanzia e continua fino al momento in cui stai per essere sepolto e il prete sta per fare la sua predica. Dalla nascita alla morte, il prete ti ricatta in nome di dio, in nome di grandi cose. I politici ti ricattano in nome del nazionalismo, del patriottismo. I genitori ti ricattano in nome dell’obbedienza e del rispetto per gli anziani. I responsabili sono i tuoi genitori, il tuo dio, i tuoi preti, i tuoi insegnanti – tutta la tua società è responsabile. Ma, alla fine, il responsabile sei tu. Perché vivi in questa prigione, quando le porte sono aperte? Esci! E non chiedermi quanto tempo ci vuole. Dipende da te se corri fuori dalla prigione o se cammini in modo da essere catturato di nuovo e rimesso nella tua cella.

Quindi, tutto dipende da te – è una strada molto sdrucciolevole. Se lo vuoi veramente, può succedere in questo momento. Ma se rimandi, allora forse non accadrà mai. Adesso o mai più.

Osho

tratto da: I Celebrate Myself #3

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

I 10 COMANDAMENTI

SE LI È SCRITTI MOSÈ

 

Tutte le religioni sono basate su menzogne, che però ripetute secolo dopo secolo da milioni di persone hanno acquistato il sapore di verità. Nessuno le mette in dubbio, nemmeno quando si tratta di idee criminali che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’umanità.

 

 

Tutte le religioni sono responsabili della povertà degli uomini. Gesù dice: “Beati siano i poveri, perché erediteranno il regno dei cieli”. Leggendo frasi simili, Karl Marx ha affermato che tutte queste religioni non sono altro che oppio per i popoli.

Gesù stava consolando i poveri: non preoccupatevi della vostra povertà, è solo una prova; aspettate solo un po’, con pazienza, senza lamentarvi, e erediterete il regno dei cieli. La povertà nel corso di una sola vita, e poi un’eternità da re, nel regno di Dio. È un buon affare. Gesù ha anche detto: “Un cammello può passare attraverso la cruna di un ago, ma un uomo ricco non potrà entrare in paradiso”. Non si tratta solo di Gesù, la stessa storia si ripete in forme diverse, in modi differenti, per mantenere poveri i poveri.

In India assume una struttura diversa, ma la conclusione è la stessa. Tutte e tre le religioni nate in India non hanno alcun punto in comune tranne questo. Puoi capire perché. L’induismo, il buddhismo e il giainismo hanno le proprie filosofie, mitologie assolutamente antagoniste l’una alle altre, ma tutte concordano su un unico punto: che l’uomo povero soffre a causa delle azioni malvagie compiute nelle vite passate, e l’uomo ricco se la gode per via delle sue buone azioni delle vite passate. Spostano l’intera questione nel tempo e portano la gente sulla strada sbagliata. Tu vieni sfruttato proprio in questo momento, e loro ti parlano di vite passate. Non è un caso che i fondatori di tutte e tre queste religioni godessero dell’appoggio di re e magnati. Gautama il Buddha era circondato da re e principi e da gente ricchissima. Chi altri poteva fornire cibo e vesti e riparo ai suoi diecimila discepoli? Buddha si spostava con i suoi diecimila discepoli di villaggio in villaggio. La gente era così povera, non aveva abbastanza da mangiare per sé, come poteva trovarne a sufficienza per diecimila persone?

Ma c’erano re e gente molto ricca che seguivano la carovana viaggiante di Gautama il Buddha, e procuravano riparo, procuravano cibo e vesti e provvedevano a qualunque necessità. Perché erano così interessati a Gautama il Buddha? Perché tra l’altro affermava anche che i poveri soffrono a causa delle loro azioni malvagie nelle vite passate.

È molto strano. È la stessa logica dei giainisti e degli indù: attribuire la povertà ad azioni malvagie del passato. Nessuno conosce il passato, ma è ben evidente la malvagità dei ricchi proprio in questo momento! Sfruttano tutti in ogni modo possibile.

Non ci crederai, ma persino oggi in India ci sono cinque milioni di esseri umani praticamente in schiavitù. Sono chiamati lavoratori vincolati. I ricchi danno loro del denaro in anticipo in cambio di lavoro, lavoro pericoloso nelle miniere di carbone o di marmo, con un salario così misero che ripagare l’anticipo diventa impossibile – e finché non ripagano l’anticipo rimangono lavoratori vincolati. È un sistema molto astuto e nessuno lo considera come schiavitù. Danno un migliaio di rupie a un pover’uomo per costruirsi una capanna, per fare la dote alla figlia, e dopo lui deve lavorare in una miniera di carbone. A sei rupie al giorno!

 

 

Il mondo si sarebbe liberato della povertà da tanto tempo. Può ancora succedere! Ma i leader religiosi non saranno contenti perché i leader religiosi hanno potere sui poveri, non sui ricchi. Chi darà un premio Nobel a Madre Teresa se non ci saranno più orfani nelle strade di Calcutta? Il papa naturalmente si oppone al controllo delle nascite. Se ci fosse il controllo delle nascite, non ci sarebbe più una Madre Teresa, e non ci sarebbero seicento milioni di cattolici. Sono i più poveri tra i poveri. Ho cercato per trent’anni di trovare in India almeno un ricco che fosse stato convertito dai missionari cattolici. Ancora non ne ho trovato neanche uno – ma ho scoperto che le persone convertite sono le più povere tra i poveri. Non comprendono una sola parola di religione. Non comprendono – non hanno la possibilità di capire: la mente ha bisogno di un certo nutrimento, loro non hanno quel nutrimento. Se qualcuno offre loro cibo, vestiti e una casa, sono pronti ad essere chiamati come vuoi: cattolici, protestanti, cristiani – tutto ciò che vuoi.

 

 

Mosè ha rovinato gli ebrei raccontando loro una menzogna, e cioè che dio li aveva scelti come suo popolo. A causa di questa menzogna, gli ebrei sono stati perseguitati per quattromila anni in tutto il mondo, dappertutto. Nessuno li poteva tollerare, perché tutti a loro volta credono di essere il popolo eletto.

I bramini pensano di essere il popolo eletto; dio stesso ha creato le loro scritture. I musulmani pensano di essere il popolo eletto; dio ha mandato loro il proprio ultimo messaggero, che porta il suo messaggio nel Corano. E, naturalmente, i cristiani pensano che dio non ha mai inviato a nessun altro nel mondo il suo figlio unigenito, Gesù Cristo. Lo pensano tutti... E Mosè è stato il primo a esprimere questa menzogna, senza comprenderne le conseguenze. Se cerchi di importi come l’eletto di dio, verrai distrutto, non verrai tollerato. Lui andò sul monte Sinai e dopo molti giorni portò indietro i dieci comandamenti. Quei dieci comandamenti possono essere scritti su una cartolina. Cosa ha fatto per tutto quel tempo? E se era dio a scrivere i dieci comandamenti su tavole di pietra, possibile che dopo aver creato il mondo in soli sei giorni non riuscisse a incidere dieci comandamenti in meno tempo? Mosè sta mentendo, quelle tavole le ha preparate lui, non hanno niente a che vedere con dio; ha mentito alla sua gente, proprio come tutti quelli che hanno fondato una religione.

 

 

I crimini della religione sono tanti, innumerevoli, ma il crimine peggiore è di aver messo l’uomo al centro dell’esistenza. Ha dato così l’idea all’umanità intera che l’esistenza è qui per suo uso e consumo: tu sei la più grande creazione di Dio.

Una visione dell’esistenza centrata sull’uomo creerà inevitabilmente catastrofi naturali, distruggerà l’equilibrio ecologico, darà all’uomo questa strana idea che è l’ego.

La Bibbia dice che dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, e l’uomo ci ha creduto. Guarda la tua faccia allo specchio: vedi forse il viso di dio?

La verità è che la religione cristiana ha preso in giro l’umanità. Non è che dio abbia creato l’uomo a sua immagine, è l’uomo ad aver creato dio a sua immagine e somiglianza. E tutti i testi sacri di tutte le religioni hanno dato all’uomo uno strano arbitrio sulla natura che ha portato alla distruzione di molte specie di animali, di uccelli. L’uomo ha abbattuto milioni di alberi senza una ragione. Ogni istante che passa, un’area pari ad un campo di calcio viene ripulita di tutto il verde, di tutti gli alberi. Quando l’India è diventata indipendente, aveva trentatré milioni di ettari di foreste. Oggi ne ha solo undici milioni. Questa visione antropocentrica ha avuto inizio con la Genesi, nella Bibbia. Nella Genesi si dice: “Andate e moltiplicatevi, e popolate la terra e sottomettetela; e stabilite il vostro dominio sui pesci del mare e sugli uccelli dell’aria e su ogni essere vivente che si muove sulla terra”. Questo è il grave misfatto che ha reso l’uomo violento verso la natura, che gli ha dato libertà di soggiogare animali innocenti, di distruggerli. Ha reso l’uomo un barbaro.

E ora noi soffriamo per tutti quegli alberi che sono stati abbattuti – e altri ancora continuano a essere abbattuti. Nell’esistenza c’è un certo equilibrio. Questi alberi sono tuoi fratelli e sorelle, non si pone nemmeno l’idea di supremazia. Tu espiri anidride carbonica, loro la inspirano. Loro espirano ossigeno, tu lo inspiri. Una relazione così profonda... senza gli alberi non potresti esistere, né gli alberi possono esistere senza di te. L’esistenza degli uni è profondamente radicata in quella degli altri.

 

 

I crimini commessi contro l’umanità sono enormi. Crimini contro la natura... Tutti quelli che mangiano carne non pensano neanche per un instante che questa carne proviene da un essere vivente. Solo per soddisfare la tua gola, sei pronto a uccidere chiunque. Che cosa c’è di sbagliato allora nei cannibali?

Un uomo che era stato catturato dai cannibali, ma che riuscì in qualche modo a scappare, mi disse che era stato costretto a mangiare carne umana, e mi confessò: “Odio ammetterlo, ma non posso fare a meno di dirti la verità: è la cosa più gustosa del mondo”. Solo perché è gustosa, comincerai a mangiare carne umana? Solo perché è piacevole, hai mangiato animali di ogni genere – la Bibbia te lo permette – uccelli del cielo, pesci delle acque, animali delle foreste. Sei l’unico re di tutta la natura: conquista, mangia, godi!

Perché Gesù venne crocifisso? La religione non può tollerare un uomo che abbia una nuova visione, nuove speranze, nuovi sogni per l’umanità, nuove promesse da realizzare. Nessuna religione può tollerare che emerga qualcuno con una nuova immagine dell’uomo. Si sentono offesi: significa che i loro testi sacri si sono sbagliati, che ciò che hanno adorato finora è stupido. Non possono abbandonare tutta la loro tradizione solo a causa di quest’unico individuo.

Non hanno nessun argomento valido contro Gesù – o contro Socrate o contro al–Hillaj Mansoor – l’unico loro argomento è la crocifissione. La religione ha commesso così tanti crimini nel corso dei secoli. Ogni religione pensa che gli altri sbaglino e che il modo migliore per portarli sulla buona strada è di tagliare loro la testa. I cristiani hanno ucciso ebrei e musulmani, i musulmani hanno ucciso cristiani e indù, gli indù hanno ucciso musulmani e buddhisti – e tutto in nome di dio! Ma che dio è mai questo?

 

Osho, brani tratti da:

One Seed Makes the Whole Earth Green

 

 

 

 

 

L’UNICA RELIGIOSITÀ AUTENTICA È LO ZEN

 

Per me lo Zen è l’unica religiosità autentica. Non ha niente a che fare con il buddhismo, non ha niente a che fare con il taoismo. In realtà è una ribellione contro le tradizioni del buddhismo e del taoismo. Eppure contiene il messaggio essenziale di Buddha. Ha scartato tutto ciò che era solo un commento, ha eliminato tutto il superfluo. È l’essenza più vera dell’esperienza di Buddha, la stessa esperienza di Lao Tzu, del Tao.

Lo Zen sta preparando la strada a una futura umanità con un’unica, condivisa, religiosità. Lo Zen è l’unica cosa di veramente prezioso che ci sia arrivata dal passato.

Il mio amore verso lo Zen non è senza un proposito. Sto cercando di aiutarti a comprenderlo per uno scopo preciso, perché sarai tu l’uomo nuovo, sarai tu a creare una nuova umanità, un mondo nuovo – a crescere essenzialmente, fino a diventare un buddha.

Il buddha non ha niente a che fare con Gautama il Buddha; il buddha è la tua natura più vera. Vuol dire risveglio. Tu sei inconsapevole: sotto questa incomprensione è profondamente nascosta una vigile fiamma di consapevolezza. Quella fiamma è buddha–dharma – la tua natura essenziale.

Per trovarla non devi andare da nessuna parte, tranne che dentro di te. Né chiesa, né organizzazione, né religione... solo la dote della religiosità. E che cos’è questa religiosità? Il valore della religiosità è l’essere centrato nel tuo testimone interiore. A partire da questo “essere un testimone”, sorge in te una grande consapevolezza – nella tua vita arriva la primavera e con essa migliaia di fiori: di compassione, d’amore, di estasi. La fragranza dell’assoluto si estende tutt’intorno a te.

 

Shojin Daishi venne dall’India e disse al maestro Zen Fuketsu: “Noi novizi impariamo che c’è il tre nel corpo, il quattro nella bocca; spiegami ti prego!”

A sentir questo, Fuketsu schioccò le dita e disse: “Possano i tuoi peccati svanire! Possano i tuoi peccati svanire!”

 

Ci sono, secondo Gautama il Buddha e secondo tutti i mistici orientali, tre corpi. Il corpo che conosci è il corpo fisico. Un altro corpo dietro a questo è quello astrale; è fatto di pura luce, per cui non ha peso.

Quando muori solo il corpo fisico muore. Il corpo astrale trasporta il tuo essere più profondo verso un altro grembo, a meno che tu non ti sia illuminato. Se ti illumini ogni altra cosa, eccetto il tuo centro più profondo, muore, e il centro viene liberato per la prima volta dalla prigione dei tre corpi. Si scioglie come ghiaccio nella coscienza oceanica dell’universo. Questa è la libertà suprema. L’abbiamo chiamata moksha, l’abbiamo chiamata nirvana. Tutte queste parole vogliono dire libertà suprema da tutti i legami del corpo e dell’agire, della mente e del pensare, dei sentimenti e delle emozioni.

Il terzo corpo è detto corpo sottile. È fatto solo di qualcosa di simile all’aria. Puoi vedere il secondo corpo se hai gli occhi della meditazione. Puoi vedere il corpo di luce, la luce è percettibile. L’aria al contrario non è visibile nemmeno per i meditatori. Il terzo corpo è il corpo sottile. Questi sono strati di protezione. Al di là di questi tre corpi è nascosto il tuo essere reale, il tuo grande splendore, la tua estasi suprema.

E che cosa sono le quattro bocche? Gautama Buddha ha detto scherzosamente: “Ognuno possiede almeno quattro bocche. Puoi averne di più, ma ognuno ne ha almeno quattro”. Intende maschere sopra maschere.

Quando incontri il tuo capo hai un viso diverso. Quando incontri il tuo servo non hai la stessa faccia. Osserva. Quando incontri tua moglie hai una faccia. Quando incontri la tua amante hai un’altra faccia.

Puoi osservare da lontano una coppia che cammina verso di te e vedere se sono sposati oppure no. I loro visi lo mostreranno. Il marito ha l’aria imbarazzata, la moglie per tutto il tempo controlla. Passa una bella donna, ma il marito non può guardarla: la moglie lo sta osservando.

 

Daishi era arrivato in India per apprendere gli insegnamenti e la disciplina di Gautama Buddha – molto dopo l’epoca di Gautama Buddha, forse mille anni dopo – e gli dissero che abbiamo tre corpi e quattro bocche. Lui non riusciva a capire. Quali tre corpi, quali quattro bocche?

Ritornò in Giappone e arrivò dal grande maestro Zen Fuketsu, e gli chiese: “Spiegami per favore qual è il significato di questa sconcertante affermazione. Io so di avere solo un corpo e una sola bocca”.

A sentir questo Fuketsu schioccò le dita, schioccò solo le dita e disse: “Possano i tuoi peccati svanire! Possano i tuoi peccati svanire!”

Questo è il mondo dello Zen, nel quale la razionalità ordinaria non funziona. L’uomo ha chiesto qualcosa di molto diverso: Fuketsu risponde in un modo tale che se cerchi di razionalizzarlo ti delude. Apparentemente non ha risposto affatto, ma solo apparentemente non ha risposto: sotto l’apparenza una risposta c’è. Devo spiegarti ciò che c’è sotto la superficie – ciò che non può essere espresso, può essere trasmesso in un altro modo – la sua frase Possano i tuoi peccati svanire!, proprio così (Osho stesso schiocca le dita)

La parola peccato alle sue origini, alle sue radici, vuol dire dimenticanza. Non vuol dire ciò che i cristiani hanno raccontato al mondo. Non vuol dire peccato inteso come colpa, bensì dimenticanza. Secondo Gautama Buddha e Fuketsu, è quello l’unico problema. Tutti gli altri nascono da lì, perciò il dimenticare te stesso può essere definito il peccato originale. E qual è la virtù? Ricordare te stesso. Essere cosciente della tua consapevolezza è la virtù, mentre dimenticare la tua consapevolezza e vivere una vita inconscia, da robot, è l’unico peccato.

Se si considerano solo le parole, Fuketsu non rispose alla domanda, ma in realtà sta rispondendo in un senso molto più profondo. Sta dicendo: “Dimentica i tre corpi, le quattro bocche, ricordati solo di te. Smettila di dimenticare, smettila di dormire. Esci dal tuo sonno spirituale. Svegliati!” Questo è proprio il significato della parola buddha, essere sveglio.

“Possano i tuoi peccati svanire!” disse Fuketsu, e ripetè nuovamente: “Possano i tuoi peccati svanire!”.

Ciò ti darà un assaggio del modo in cui lavora lo Zen. È molto diretto, deciso, ma è aldilà della ragione, della mente, dei pensieri. Colpisce  proprio al centro. Svegliati e tutti questi problemi e teorie e ideologie svaniranno. Perché non tagliare proprio le radici da cui continuano a spuntare tutti i rami?

Tutte le religioni del mondo, eccettuato lo Zen, hanno cercato di potare i rami. Desisti da questo peccato, desisti da quello… e quanti peccati ci sono? Lascia perdere l’avidità, abbandona la gelosia, smettila con l’invidia, dimentica la rabbia, rinuncia alla violenza. E quando finalmente riesci a desistere da un peccato… una vita può non essere stata sufficiente.

Gautama Buddha portò nel mondo una ribellione che vive ancora, una fiamma viva nella tradizione dei maestri Zen. Taglia le radici, non preoccuparti dei rami, del fogliame; ricordati: se tagli un ramo, l’albero, in risposta alla tua arroganza, alla tua violenza, ne farà rispuntare altri tre. Questo è il modo in cui i giardinieri rendono gli alberi sempre più folti, tagliando le foglie, i rami. Tagli un ramo e ne nascono altri due o tre.

Lo stesso vale per l’uomo. Elimini un peccato e ne sorgeranno altri tre, perché come puoi tagliare l’avidità da sola? Sono tutti uniti, la tua rabbia, la tua violenza, la tua gelosia sono un tutt’uno, rami dello stesso albero. Non tagliarne uno; resterai a tagliare per vite intere, e non arriverai mai alla realizzazione del divino nell’esistenza. Ma se tagli le radici, in un colpo solo, proprio in quest’attimo puoi diventare un buddha. Non hai alcun bisogno di diventare buddhista.

Il buddha è la tua intima essenza. Non si tratta di conversione, ma di trasformazione. Devi andare dentro di te e tagliare alle radici tutta la tua oscurità. Allora, all’improvviso, un fiamma guizzerà dal tuo centro più profondo e riempirà tutto il tuo essere, e lentamente comincerà a insediarsi attorno a te, nella tua presenza, nei tuoi occhi, nei tuoi gesti, nella tua grazia, nella tua beatitudine.

Essere buddha è un tuo diritto di nascita. Non è questione di imitare qualche buddha – ce ne sono stati migliaia – non hai bisogno di imitare nessuno. Devi trovare il tuo buddha. Lo porti con te fin dalla nascita, forse l’hai fatto per molte vite, ma non hai mai guardato dentro. Questa idea del risvegliarsi significa risvegliarti nel tuo centro, così da poter vedere la tua autentica natura. Essere buddha è la tua natura. Nel momento in cui ti rendi conto di chi sei, comincerai improvvisamente a danzare, a cantare, in un’ubriacatura divina: hai trovato la fonte di tutta la vita, hai trovato la connessione con il cosmo.

Non sei più imprigionato nel corpo, hai trovato la porta per uscire dalla prigione e dissolverti nell’esistenza.

 

Osho,

tratto da:

One Seed Makes the Whole Earth Green

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

 

1000 – 2000 D.C.

LA VERA STORIA DEL

MILLENNIO

 

Alcuni dei fatti e dei personaggi che negli ultimi 1000 anni hanno contribuito all’evoluzione umana. Uno spunto per tutti noi e un invito a riscrivere la storia considerando come protagonista chi ha lasciato questa terra più bella di come l’ha trovata.

 

 

Se uccidi qualcuno è una notizia, ma se aiuti qualcuno puoi andare avanti tutta la vita, non diventerà mai una notizia. Se ami non è una notizia, ma se odi e distruggi diventa una notizia. In realtà, nei tuoi libri di storia non si tiene conto dei buddha.

Ecco perché è ancora un problema se uomini come Gesù, Buddha, Krishna o Lao Tzu siano mai esistiti o se rappresentino solo mitologia. Nessuno dubita di Alessandro il Grande, Tamerlano, Napoleone, Gengis Khan e Nadir Shah; nessuno ha il minimo dubbio su di loro.

Essi hanno lasciato tante prove distruttive che è impossibile negarli. Dei pazzi è piena la storia.

 

Basta con tutti questi Gengis Khan, Tamerlano, Nadir Shah, Adolf Hitler, Stalin e Mussolini. Se gli educatori moderni fossero un poco consapevoli, leverebbero semplicemente questa gente dai libri di storia; non c’è bisogno di dar loro attenzione.

Lascia stare tutte queste sciocchezze, questa immondizia. Perché non parlare dei buddha? Di grandi pittori? Di grandi ballerini, di musicisti, di artisti di ogni tipo? Lascia che la mente della gente si riempia di creatività; a una persona creativa diventerà molto facile trovare il buddha dentro di sé.

 

La storia dietro la storia è degna di essere ricordata. Questa è la storia segreta che esiste dietro la storia mondana.

La vera storia è dove si trovano le radici autentiche. Quella che è stampata sui libri e sui giornali non è la vera storia, è una rete di eventi che accade alla superficie.

Se mai riuscissimo a focalizzare la nostra vista sulla storia autentica, riusciremmo a comprenderne tutti i segreti.

Nei libri di storia non troverai i nomi di Lao Tzu, Chuang Tzu, Lieh Tzu, Ko Hsuan; nemmeno nelle note a pie’ di pagina. E queste persone sono il fondamento autentico della consapevolezza umana, queste persone costituiscono la vera speranza.

Osho

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

1000 -- 1100

 

All’alba del 1° gennaio dell’anno 1000, migliaia di europei timorati di dio tirarono un sospiro di sollievo. Avevano sinceramente temuto che la fine del primo millennio dopo Cristo avrebbe significato la venuta del Giudizio Universale, ma furono felici di scoprire che la vita continuava più o meno come al solito.

 

950–1050

In un’unica e prolungata esplosione di creatività, a Khajuraho, in India, vengono create decine di templi decorati all’esterno da elaborate sculture di soggetto erotico. I templi sono costruiti da maestri tantrici che insegnano ai loro discepoli a meditare sulla sessualità. In seguito, alcuni vennero distrutti da eserciti musulmani invasori, ma molti si salvarono e vennero dimenticati fino alla riscoperta nel XX secolo, quasi mille anni dopo la loro creazione.

 

“Le sculture di Khajuraho non sono solo da vedere, sono anche stimoli per la meditazione. Siedi in silenzio e medita per ore. Chi andasse a Khajuraho dovrebbe viverci almeno tre mesi, in modo da poter meditare su ogni possibile posizione interiore di gioia orgasmica. E poi, a poco a poco, la fusione; a poco a poco, l’armonia. A quel punto, improvvisamente vieni trasportato in un altro mondo, il mondo dei mistici che hanno creato questo tempio. Questa è arte oggettiva.”           – Osho

 

1017

Nell’India del sud nasce Ramanuja. Mistico e filosofo, egli avverte così acutamente l’ingiustizia di tenere lontana la gente comune dalle verità divine, che un giorno sale su una torre della città di Conjeeveram e, sfidando la collera degli altri bramini e la minaccia di dannazione eterna, comunica a tutti i pellegrini sottostanti – appartenenti a tutte le caste o a nessuna casta – le mistiche parole dei sacri Veda, affermando che è sua ferma volontà rischiare la dannazione eterna se con essa può salvare migliaia di persone.

 

1088

Vicino al fiume Yangtze, in Cina, nasce Ta Hui, il grande maestro zen. Lasciata la casa a 16 anni, a 17 si fa monaco. Nei due anni seguenti studia tutte le scuole zen e comincia a viaggiare, alla ricerca di insegnamenti da vari maestri e insegnanti zen. Per molti anni resta con il maestro Chun di Chan T’ang, che lo rimprovera ripetutamente per il suo approccio intellettuale. “Saresti bravissimo come assistente di un oratore”, dice una volta Chun al suo discepolo. Alla sua morte, Chun manda Ta Hui dal maestro Yuan Wu. Dopo aver lavorato intensamente sul suo discepolo per molti anni, Yuan Wu gradualmente gli permette di condividere la sua responsabilità di insegnante. La fama di Ta Hui cresce rapidamente, e come segno di onore imperiale gli vengono conferiti una tunica viola e il nome “Buddha del Sole”. Nel 1137 gli viene assegnato un tempio zen personale sulla montagna di Ching Shin, dove attira più di mille discepoli in meno di un anno. Sopravvivendo a molti intrighi imperiali, nei quali non fu personalmente coinvolto, Ta Hui viene ufficialmente scomunicato e disonorato; ciononostante continua il suo insegnamento, manifestando supremo distacco dalle vicende della politica. Muore nel 1163, all’età di 75 anni. Dopo che ha annunciato la sua morte imminente, i discepoli gli chiedono di comporre la tradizionale poesia, cosa che egli fa, subito prima di morire:

La vita è quello che ti arriva e così è la morte.

Volete una poesia.

Ma perché insistere?

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1100 -1200

 

1117

Un giovane filosofo francese di nome Abelardo incontra a Parigi una bellissima ragazza di 16 anni chiamata Eloisa, diventa il suo precettore, se ne innamora e getta alle ortiche la sue teorie radicali in favore del romanticismo e della passione.

La sua brutale castrazione per mano di Fulberto, zio di Eloisa, sciocca Parigi e trasforma la loro storia d’amore in una delle più grandi di tutti i tempi.

Eloisa, facendosi monaca su istruzione del suo amante, non perde nulla del suo amore per lui. Scrive:  “Se Cesare Augusto, padrone di tutto il mondo, dovesse ritenermi degna di matrimonio, più caro e dignitoso per me sarebbe l’essere definita la tua puttana piuttosto che la sua imperatrice.”

 

1130

Hakim Sanai, poeta di corte, è in viaggio con il sultano di Ghazna in spedizione di conquista dell’India, quando ode un canto provenire da un giardino recintato. È il mistico sufi Lai–Khur, bollato dai più come un ubriacone, che propone a voce alta un brindisi “in onore della cecità di Hakim Sanai, perché ignora il motivo per cui è stato creato.” L’impatto delle parole del mistico trasforma la vita di Hakim Sanai e lo fa diventare un ricercatore della verità, portandolo a scrivere il suo capolavoro spirituale “L’Hadiqua”, Il Giardino Cintato della Verità.

 

Hakim Sanai è unico nel mondo del sufismo. Nessun altro sufi è riuscito a raggiungere tali altezze espressive e profondità intuitive. Hakim Sanai è riuscito a fare quasi l’impossibile. Se dovessi salvare solo due libri in tutto il mondo dei mistici, uno proverrebbe dallo zen, lo Hsin Hsin Ming di Sosan.

L’altro sarebbe il libro di Hakim Sanai.”

Osho

 

1143

Muore in Persia Omar Khayyam, poeta mistico originario di Nishapur in Persia.

Da giovane adottò il nome di Khayyam, che vuole dire fabbricante di tende, in onore del lavoro del padre, ma ben presto acquistò fama come astronomo e matematico. Il suo lavoro sull’algebra divenne noto in tutta l’Europa medievale. Egli inoltre contribuì alla riforma del calendario musulmano e misurò la durata dell’anno in 365,24219858156 giorni, un calcolo notevolmente accurato. Molti secoli dopo divenne universalmente noto per le poesie d’amore mistiche contenute nel libro Il Rubayat.  Tra tutte, la più nota è la seguente:

 

Il Dito Veloce scrive;

ed una volta scritto

va avanti.

Né l’intera tua Pietà

né il tuo Intelletto

lo convinceranno a cancellare

neppure mezza riga,

  tutte le tue lacrime

di una sola parola lo laveranno.

 

1182

Da Pietro di Bernardone nasce ad Assisi un figlio, Giovanni. Dopo un’adolescenza sregolata trascorsa a bere e a banchettare, si fa monaco ascetico, diventando alla fine famoso come S. Francesco d’Assisi. Conduce una vita di privazioni e di severa mortificazione di sé, ma negli ultimi giorni si pente del proprio ascetismo, sostenendo che aveva offeso “fratello corpo.” Il suo rapporto con gli animali e la natura diventa leggenda.

Le sue ultime parole sono rivolte a “fratello asino”, lo ringrazia per averlo

portato così fedelmente nel corso degli anni.

 

“Francesco d’Assisi era illuminato; non perché fosse un monaco, ma nonostante lo fosse. È come un uomo che partecipa a una corsa portandosi dietro due pietre, e arriva primo; non grazie alle pietre che tiene nelle mani, ma nonostante esse. È un miracolo che S. Francesco si sia illuminato. Deve essere stato un uomo raro; un uomo che pur restando cristiano, si è illuminato.”

Osho

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1200 –1300

1200

Nasce Dogen, famoso maestro zen giapponese. Originario di Kyoto, di famiglia aristocratica, diventa ricercatore all’età di sette anni, dopo la morte di entrambi i genitori, e viene formalmente iniziato al monacato all’età di tredici. Dopo aver studiato con molti insegnanti e maestri, si illumina sotto Ju–Ching e fonda più tardi la scuola Soto dello Zen. Insegna la meditazione Zazen e attrae così tanti seguaci che deve trasferirsi più volte in templi più spaziosi.

 

Dogen: “Studiare la via è studiare il sé. Studiare il sé è dimenticare il sé. Dimenticare il sé è venire illuminati da tutte le cose.”

 

1207

Nasce in Afghanistan Mevlana Jalaluddin Rumi. Per sfuggire a un’invasione mongola fugge con la famiglia e si stabilisce a Konya, nell’Anatolia centrale. All’età di 23 anni è già eminente studioso e insegnante, ma all’età di 37 è diventato un poeta mistico sotto l’influenza di un maestro sufi, Senseddin Tebrizi (noto anche come Shams).  Rumi si illumina dopo 36 ore continue di whirling, la danza rotatoria dei dervisci.

Ha scritto più di 25.000 distici di poesia.

 

Un cuore voglio,

un cuore dilaniato

dal distacco dall’Amico,

che possa spiegargli

la passione

del desiderio d’Amore;

perché chiunque rimanga

lungi dall’Origine sua

sempre ricerca il tempo

in cui era unito.

Rumi

 

Mevlana dice: “Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti migliaia di volte.” Le persone intelligenti spezzeranno i propri voti migliaia di volte, perché la vita continua a cambiare, le situazioni mutano. E il voto è assunto sotto pressione, forse per paura dell’inferno, forse per desiderio del paradiso, forse per rispettabilità sociale… Non proviene dal tuo centro intimo. Quando qualcosa proviene dal tuo centro intimo, non si infrange mai.”

Osho

 

1215

Sotto la pressione dei Lord e dei nobili britannici, re Giovanni firma la Magna Charta a Runnymede, sul Tamigi. Il documento viene ritenuto il prototipo degli atti di garanzia dei diritti umani, stabilendo per esempio l’habeas corpus e il diritto a un processo legale. Inoltre trasferisce il potere di tassazione dalle mani del re a quelle del Parlamento, modificando così la monarchia assoluta in qualcosa di più limitato e costituzionale.

 

1260

Meister Eckhart, uno dei grandi mistici cristiani, nasce in Turingia. Diventa professore di teologia a Parigi e assume un ruolo guida nell’Ordine dei Monaci Domenicani. La sua popolarità, il suo linguaggio non convenzionale e la capacità di attrarre cristiani e non cristiani, generano un conflitto con il cristianesimo ortodosso. Egli si mantiene entro i confini dell’ortodossia per evitare punizioni, ma dopo la sua morte alcune parti dei suoi insegnamenti vengono condannate.

 

“Gli illuminati occidentali hanno fatto due cose: una, fingere di far parte della chiesa, usando il suo linguaggio e riversandovi la propria illuminazione; questo era uno dei modi di non entrare in conflitto con la chiesa e con lo stato, ed è quello che fecero Meister Eckhart, S. Francesco, Jacob Bohme e altri. Essi rimasero parte della chiesa, ma era solo uno stratagemma per sopravvivere e condividere qualcosa. E hanno usato il linguaggio della chiesa, che è molto inadatto. Non poterono essere altrettanto liberi quanto i maestri Zen o Sufi; non poterono esprimersi totalmente. Dovettero forzare la propria esperienza nel gergo cristiano, che era morto e pesante. Quelli che invece non erano disposti a compromessi dovettero nascondersi, andare nella clandestinità; ecco come nacque l’alchimia. Gli alchimisti non erano dei chimici; essi non cercavano davvero di trasformare in oro i metalli più vili; quello era solo uno stratagemma dietro cui nascondersi.”

Osho

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1300 –1400

 

1335

Nascita di Lalla Ishwari in un villaggio vicino a Srinagar, nel Kashmir. Dopo essersi sposata in giovane età, rinuncia al marito e vaga nuda per foreste e città in stato di rapimento mistico, intonando canti di devozione.

 

“Ci sono state pochissime donne illuminate al mondo, perché l’uomo non ha concesso loro abbastanza libertà; nel corso dei secoli esse sono state represse. Ma quelle poche sono grandi come Buddha, Cristo, Krishna. Si possono contare sulle dita delle mani: non sono più di una dozzina. Lalla è la più grande: fu una donna davvero rara, e una delle più belle… Il Kashmir ha le donne più belle di tutta l’India. Non soltanto la regione è splendida, ma anche le persone sono meravigliose. Lalla restò nuda, rinnegò tutto e rinunciò a ogni cosa; tuttavia, nessun commissario di polizia andò da lei a dirle che ciò era osceno. Al contrario, in Kashmir esiste un proverbio: “Conosciamo solo due parole significative: una è Allah, l’altra è Lalla.” Lalla è stata elevata al livello di dio, Allah. Il rispetto per lei era enorme, perché i suoi canti erano splendidi. Ho chiesto a uno dei miei amici in Kashmir di tradurmeli, perché sono nella lingua del Kashmir. Ma è sufficiente ascoltarli: possiedono una tale musicalità… Io non conosco la lingua del Kashmir, ma ogni volta che sono andato in quel paese ho trovato qualcuno che intonava i canti di Lalla. Hanno una tale profondità che, sebbene non capisca la lingua, comprendo il sentimento, la vibrazione. E Lalla deve aver impressionato tutto il Kashmir, come mai nessuno aveva fatto.”

Osho

 

 

Io, Lalla, sono entrata nel giardino dei gelsomini

Dove Shiva e Shakti facevano l’amore,

Mi sono dissolta in loro

E cosa ne è di me adesso?

Sembra che io sia qui,

Ma in realtà sto camminando

Nel giardino dei gelsomini.

 

 

1360

In India, ad Allahabad, nasce un eminente maestro spirituale, Ramananda. Egli accetta come discepoli persone di ogni livello sociale, incluso Kabir, un tessitore, e Raidas, un pellettiere. Entrambi diventeranno a loro volta maestri illuminati.

 

1394

Nasce Ikkyu, poeta zen itinerante e mistico illuminato dai metodi insoliti, come quello di intrattenersi con vino, donne e canto. Tra le sue poesie, Ikkyu ha scritto:

 

Scrivere qualcosa e lasciarla dietro di noi

Non è altro che sogno,

Quando ci risvegliamo sappiamo

Che non c’è nessuno a leggerla.

 

“L’idea di essere ricordato nella storia, di avere un nome e di lasciare una fama dietro di sé, è tipica praticamente di tutti. È un sostituto dell’immortalità: vuoi vivere attraverso i ricordi degli altri. Ma che senso ha? Anche se la gente ti ricordasse per secoli, quale sarebbe il senso? Sei morto, e per sempre! Il loro ricordo non servirà a crearti; non ti darà alcuna vita. E a chi interessa ricordare qualcuno?”

Osho

        (ritorna al SOMMARIO)

 

1400 – 1500

 

In questo periodo l’India è testimone di una straordinaria esplosione di mistici illuminati, tra cui Kabir, Meera, Nanak, Raidas, Chaitanya e Farid.

 

 

Kabir (1440–1518)

Tessitore e poeta, i suoi canti mistici hanno attratto devoti sia indù che musulmani. Amato dai poveri e perseguitato dall’élite aristocratica, viene espulso da Varanasi e viaggia in lungo e in largo prima di finire i suoi giorni a Maghar.

 

Kabir è un devoto; egli è sulla via dell’amore. Parlerà in continuazione dell’amore, ma ciò che intende per amore va compreso correttamente. Per amore egli intende un intenso desiderio di scomparire nel cosmo. Non è l’amore che tu conosci e di cui tu parli; è un fenomeno completamente diverso. Il tuo amore è uno sforzo di dominare l’altro, è una strategia per possederlo e sfruttarlo. Kabir non sta parlando di quell’amore. Tu non puoi possedere Dio, puoi solo esserne posseduto.”

Osho

 

 

Meera (1450–1547)

Principessa di Rajput, la cui devozione per Krishna le attira l’inimicizia del marito, il Rana di Udaipur, e della famiglia, specialmente quando si fa discepola del mistico Raidas, un pellettiere di bassa casta. La sua poesia mistica piena di passione e le sue danze estatiche la rendono famosa in tutta l’India. La leggenda vuole che l’imperatore Akbar e il suo musicista Tansen entrarono travestiti nel tempio per ammirare la sua danza.

 

Meera è un genere a sé; ella è rara. La sua beatitudine e la sua estasi vengono dall’essere, non dal fare. Per lei, il semplice essere è fonte di gioia e celebrazione. Il canto e la danza non sono per lei un lavoro, ma un’espressione della sua beatitudine e della sua estasi. È tanto estatica da esplodere in canti e danze.”

Osho

 

 

Nanak (1469–1538)

Nato vicino a Lahore da una famiglia di guerrieri, Nanak viaggia per il Medioriente, il Tibet e la Russia meridionale, fondando alla fine la religione sikh di cui è il primo guru.

 

Nanak, era una di quelle persone meravigliose verso le quali nutro un amore immenso. Era un uomo semplice. Aveva un solo discepolo, e anche quello unicamente perché amava cantare. Tutti i suoi insegnamenti furono espressi attraverso il canto, un canto spontaneo – non composizioni poetiche – e il suo discepolo suonava uno strumento musicale molto semplice, giusto per dare un po’ di musica a ciò che il maestro stava dicendo.”

Osho

 

 

Europa: il Rinascimento

In Europa, questo secolo vede l’età aurea del Rinascimento italiano, che produce alcuni dei più grandi capolavori nel campo dell’arte, dell’architettura e della cultura, ma il controllo totalitario della Chiesa Cattolica Romana impedisce una simile fioritura nei settori del misticismo e della consapevolezza. Leonardo da Vinci (1452–1519) è considerato la più elevata espressione individuale del Rinascimento, vantando un ingegno incredibilmente multiforme, che spazia dall’arte, all’astronomia, alla scienza. Tra i suoi capolavori: La Gioconda e il Cenacolo. Tra i contemporanei vi sono Michelangelo, Botticelli, Tiziano, Raffaello e Tintoretto.

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1500 – 1600

 

1517

Martin Lutero, adirato per la decadenza della Chiesa Cattolica Romana, affigge le sue tesi al portale di una chiesa di Wittenberg, dando così inizio al movimento della Riforma in Europa.  La cristianità si divide in due. Sebbene Osho liquidi Lutero come un politico e non come un mistico, egli concentra l’attenzione su una sua affermazione:

«Martin Lutero ha detto una cosa d’enorme importanza. Egli dice: “Pecca fortiter”, cioè “Pecca in modo sfacciato”. Strano. Sembra un’affermazione incredibile; un uomo come Lutero che dice: “Pecca in modo sfacciato.” Ma il significato è davvero degno di considerazione. Egli sta dicendo: “L’amore pervade tutta l’esistenza, per cui non aver paura. Anche se sei nel peccato, sii sfacciatamente dentro di esso, perché l’esistenza è sempre pronta a perdonare, sta già perdonando. L’amore perdona sempre.” Egli non vuole dire che devi andare a peccare; sta soltanto dicendo: “Il tuo peccato più grande non è nulla a confronto del perdono che dall’esistenza sta fluendo verso di te.” »

Osho

 

 

1534

Muore Chaitanya, mistico indiano illuminato. È ricordato soprattutto per essere stato un rinomato intellettuale che gettò via tutti i suoi libri in sanscrito per entrare in comunione col divino attraverso il canto e la danza.

 

 

1575

Nascita di Jacob Bohme, mistico religioso tedesco dalla città di Goerlitz. Di professione calzolaio, ha il dono di estatiche visioni ed è influenzato nei suoi scritti da Paracelso, la Cabala, l’astrologia, l’alchimia e la tradizione ermetica. Il suo libero pensiero inevitabilmente scatena la persecuzione ufficiale delle autorità cristiane, ma Bohme riesce a evitare qualsiasi severa punizione e muore di malattia a 49 anni.

 

 

1591

William Shakespeare lascia la sua casa a Stratford-on-Avon  e va a Londra, dove diventa attore. Si unisce alla compagnia di attori del Ciambellano Reale, e successivamente a “The King’s Men”. Quando nel 1597 la compagnia costruisce il Globe Theatre, ne diventa socio. Scrive 28 opere drammatiche e 154 sonetti. Nel 1610 torna a Stratford, vivendo come un gentiluomo di campagna fino alla morte, avvenuta pochi anni dopo.

 

Shakespeare è un grande poeta, ma non un mistico. Egli possiede un’intuizione della realtà, ma si tratta solo di un bagliore indistinto, come in un sogno. La sua domanda nell’Amleto rivela questa mancanza di chiarezza. “Essere o non essere?”, è una domanda che non può mai essere posta da un uomo di conoscenza, perché non è cosa che dipenda da una scelta. Non puoi scegliere tra “l’essere” e il “non essere”. In termini esistenziali, “non essere” è l’unico modo di essere. A meno che tu non scompari, non esisterai. Sembra un po’ difficile da capire, perché è qualcosa di fondamentalmente irrazionale. Ma la razionalità non è la via dell’esistenza; l’esistenza è la cosa più irrazionale che tu possa immaginare.”

Osho

       (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1600 – 1700

 

1622

Nascita di Bankei, maestro zen illuminato giapponese.

 

Bankei è uno dei più grandi maestri, ma era un uomo comune. Una volta accadde che stesse lavorando nel suo giardino quando arrivò un ricercatore, un uomo in cerca di un maestro, e gli chiese: “Giardiniere, dov’è il maestro?” Bankei rise e disse: “Aspetta. Entra da quella porta, e dentro troverai il maestro.”

L’uomo fece il giro, entrò e vide Bankei seduto su un podio, lo stesso uomo che fuori faceva il giardiniere.

Il ricercatore disse: “Stai scherzando? Scendi da questo podio. È un sacrilegio, non hai alcun rispetto per il maestro.” Bankei scese, si sedette per terra e disse: “Adesso sarà difficile. Ora qui non troverai il maestro, perché il maestro sono io.”

Osho

 

 

1629

Shah Jahan, imperatore Mogul dell’India, perde l’amata moglie Mumtaz Mahal (il cui nome significa “il fiore del palazzo”). In suo onore, raduna i migliori artigiani del suo impero, oltre duemila lavoratori, e comincia a creare un monumento funebre. Il Taj Mahal, la più grande impresa architettonica di quel tempo, è completato nel 1653.

 

“Fondamentalmente si trattò di una creazione di maestri sufi; Shah Jahan non fu altro che uno strumento. I maestri sufi hanno creato qualcosa di immenso valore. Se in una notte di luna piena ti siedi in silenzio a osservare il Taj Mahal, talvolta a occhi aperti, talvolta a occhi chiusi, a poco a poco avvertirai qualcosa che non hai mai avvertito prima. I sufi lo chiamano zikr, il ricordo della tua natura divina. La bellezza del Taj Mahal ti riporterà alla mente quelle realtà da cui provengono ogni bellezza ed estasi.”

Osho

 

 

1633

Galileo Galilei viene citato in giudizio per eresia dal Vaticano: sostiene l’eretica teoria copernicana secondo cui la terra gira intorno al sole. Secondo la chiesa, questo viola il punto di vista biblico in base al quale la terra è il centro della creazione e il sole e le stelle ruotano intorno a essa. Pur abiurando, Galileo commenta: “La natura è inesorabile e immutabile. Non trasgredisce mai le leggi da essa stabilite, né si cura minimamente se i suoi astrusi metodi operativi e ragioni sono incomprensibili all’uomo” (in altre parole, la terra continuerà a girare intorno al sole, che noi ci si creda o meno). Egli afferma inoltre: “Non mi sento obbligato a credere che lo stesso Dio che ci ha dotato di senso, ragione e intelletto abbia voluto che noi rinunciassimo al loro uso”.

 

 

1630–40

In questo decennio Cartesio, il filosofo francese, introduce la dottrina della libera volontà e opera una rivoluzione nella filosofia occidentale ponendo l’autocoscienza individuale al centro di ogni ricerca. Da qui la sua famosa affermazione “Cogito ergo sum”, “Penso dunque sono”. Sebbene essa rappresenti una pietra miliare nel pensiero occidentale, Osho mette in evidenza come l’intuizione di Cartesio non sia profonda come quella offerta dal misticismo orientale:

 

“Il pensiero non può esistere nel vuoto. Se qualcuno dicesse: “Sono, dunque penso”, sarebbe giusto. Ma dire “Penso, dunque sono”, è semplicemente assurdo. Tuttavia, questo è significativo: Cartesio è il padre della filosofia occidentale, e la mente occidentale è stata influenzata da due persone, Aristotele e Cartesio. Per questo in Occidente ogni cosa passa attraverso il pensiero: persino l’essere passa attraverso il pensiero.”

Osho

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1700 – 1800

 

 

Nascita di Sahajo nel Rajasthan, India (si ignora la data esatta), che diventa una discepola illuminata di Charandas e crea splendidi canti in suo onore.

 

“Sahajo era una sannyasin, una monaca. Non aveva una famiglia; il mondo non l’interessava. Abbandonò ogni cosa ai piedi del maestro. La sua castità non era forzata… perché nessuno ha mai visto Sahajo infelice. Era sempre contenta, radiosa come un fiore. Charandas, il suo maestro, era un uomo semplice; nessuno avrebbe mai saputo nulla di lui. I canti di Sahajo hanno portato il suo nome alle masse. Egli aveva due discepole, Sahajo e Daya… come i due occhi di un uomo, le due ali di un uccello. Entrambe intonarono i canti di Charandas. Così la gente venne a sapere di lui.”

Osho

 

 

1700

In Polonia nasce Baal Shem Tov. “Baal Shem” è un titolo onorifico che vuol dire “il Maestro del Buon Nome”, conferitogli da Israel ben Eliezer di Miedzyboiz, fondatore del filone mistico del chassidismo all’interno dell’ebraismo. Egli rifiuta l’ascetismo per portare le pratiche spirituali nella vita di tutti i giorni. Anche la più mondana delle attività, afferma Baal Shem Tov, può essere soffusa di spiritualità o perfino di divinità, se contiene gioia e consapevolezza. Il chassidismo si distingue per la baldoria allegra e il cameratismo dei suoi aderenti anche nelle circostanze tristi e pericolose. Si differenzia anche per l’accento posto sull’estasi più che sullo studio del Talmud o sull’erudizione.

 

“È noto che anche all’interno dell’ebraismo più tradizionale e ortodosso sono esistiti alcuni maestri completamente illuminati… E persino alcuni che hanno trasceso l’illuminazione. Uno di loro è Baal Shem Tov… Questa parola, ‘chassidico’, è molto bella. L’unico fondamento del chassidismo è la grazia. Non è che TU fai qualcosa; la vita già accade, devi solo restare in silenzio, passivo, allerta e ricettivo. Il divino accade attraverso la grazia, non tramite il tuo sforzo. Per cui il chassidismo non ti prescrive alcuna austerità. Il chassidismo crede nella vita, nella gioia. Il chassidismo è una delle religioni al mondo che dice di sì alla vita. Non contiene rinunce; tu non devi rinunciare a nulla. Piuttosto, devi celebrare. Si dice che il fondatore del chassidismo, Baal Shem, abbia detto: «Sono venuto a insegnarvi una nuova via. Non il digiuno e la penitenza, né l’indulgenza, ma la gioia nella religiosità. »”

Osho

 

 

1757

Nascita di William Blake, poeta e artista inglese romantico.

 

“Un essere umano civilizzato è un fiore di plastica. Non possiede vitalità né energia, e quando non c’è energia, non c’è gioia. Uno dei più grandi poeti inglesi, William Blake, con un’intuizione molto profonda, ha scritto questo bellissimo verso:

L’energia è gioia.

Non esiste altra felicità.

La vitalità, l’energia dell’essere,

è in se stessa gioia, beatitudine.”

Osho

 

 

1768

Morte di Hakuin Ekaku, maestro zen illuminato giapponese il cui famoso “Canto della meditazione” comincia così: Sin dal principio tutti gli esseri sono dei buddha. È come l’acqua e il ghiaccio: senza acqua, non c’è ghiaccio. Senza esseri viventi, non ci sono buddha

 

 

1789

Il primo Congresso degli Stati Uniti d’America, riunitosi a New York, approva i dodici articoli della Costituzione che proteggono i diritti individuali. Nell’insieme sono conosciuti come la Carta dei Diritti. Tra questi: la libertà di parola, di stampa, di religione, il diritto di riunirsi pacificamente, di protestare e chiedere riforme.

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1800 – 1900

 

1819

Nascita di Walt Whitman, poeta americano.

 

Walt Whitman dice: «Io celebro me stesso, io canto me stesso. » Questa è solitudine. Quest’uomo, Whitman, è un mistico autentico, non un semplice poeta. Andrebbe annoverato tra gli antichi Rishi delle Upanishad. L’America non ha dato natali a molti grandi mistici; Whitman è davvero uno dei doni più preziosi che l’America abbia fatto al mondo.”

Osho

 

 

1828

Nascita di Lev Tolstoj, i cui romanzi Guerra e pace e Anna Karenina, sono considerati due dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Tra gli scrittori russi contemporanei si annoverano Dostoevskij, Turgenev, Gorki, Checov.

 

 

1836

Nel Bengala nasce Ramakrishna. Sacerdote in un tempio sulle rive del Gange, a Calcutta, egli sviluppa un’intensa devozione personale per la dea Kali. Raggiunge l’illuminazione grazie all’incontro con il monaco itinerante Totapuri. Dopo la sua morte, anche la moglie Shradda, che vivrà fino al 1920, viene riconosciuta come grande mistica.

Osho riferisce un aneddoto su Keshav Chandra Sen, un intellettuale di Calcutta che sfida Ramakrishna in un dibattito religioso. I discepoli di Ramakrishna sono preoccupati, perché sanno che lui non è in grado di argomentare…

 

“Quello che disse Ramakrishna è qualcosa da ricordare per sempre. Egli disse: «Io non ho bisogno di dimostrare, perché sono io stesso la dimostrazione. Lasciatelo venire. Non conosco le scritture, né ho bisogno di conoscerle. Conosco la verità: perché dovrei preoccuparmi di conoscenze libresche? Non ho alcuna educazione, non sono in grado di provare né di dimostrare il contrario di alcunché, ma non ho bisogno di sapere; la mia presenza è la prova. Lasciate che venga»’”

Osho

 

 

1844

In Germania nasce Friederich Nietzsche, uno dei filosofi contemporanei più controversi, noto per la sua condanna del Cristianesimo e la denuncia dei suoi effetti mutilanti sullo spirito umano. Nella sua opera più importante, Così parlò Zarathustra, espone il suo ideale di “superuomo”, in grado di vivere oltre i confini della mentalità di massa; un’idea successivamente sfruttata da Adolf Hitler per giustificare la supremazia della razza ariana.

 

“È il destino del genio essere frainteso. Se un genio non viene frainteso, non è affatto un genio. Se le masse comuni sono in grado di capire, questo vuol dire che quella persona sta parlando allo stesso livello dell’intelligenza comune. Nietzsche è stato frainteso, e da questo fraintendimento è nata una grande calamità. Ma forse era inevitabile. Per comprendere un uomo come Nietzsche devi essere almeno allo stesso livello di consapevolezza, se non maggiore… Di queste due persone sono assolutamente certo che sarebbero diventate dei buddha, se fossero nate in Oriente: Friederich Nietzsche e D. H. Lawrence. Su loro due non ho alcun dubbio. Arrivarono proprio sulla soglia, bastava un solo passo in più…”

Osho

 

 

1853

Nasce Vincent van Gogh, il genio della pittura moderna. Fu in Provenza, durante gli ultimi due anni della sua vita (1888–90), che raggiunse l’apice della sua creatività.

 

Vincent van Gogh, uno dei più grandi pittori, si sacrificò totalmente per la pittura: dipingere era più importante della vita. Ed era anche un pittore bizzarro, davvero un grande genio. Ogni volta che si è in presenza di un genio, ci vogliono centinaia di anni per riconoscerlo. Non era un pittore tradizionale; stava introducendo qualcosa di nuovo nella pittura, una visione originale. Quindi nessuno era in grado di apprezzare i suoi quadri: essi non vendevano. Vi sorprenderà sapere che non solo nessun quadro di Van Gogh venne venduto mentre egli era in vita; ma adesso le sue opere valgono milioni di dollari. Solo pochi quadri sono sopravvissuti: duecento al massimo, quando ne dipinse a migliaia. Sono andati tutti perduti, perché a nessuno interessava conservarli. Regalava i suoi quadri agli amici, perché non interessavano a nessuno; e non solo non interessavano, ma non si aveva nemmeno il coraggio di metterli in salotto, perché la gente ne avrebbe riso. Il suo approccio verso la vita e la natura era estremamente originale. Suo fratello gli dava ogni settimana quel tanto che bastava per sopravvivere. Mangiava solo tre giorni alla settimana; gli altri quattro risparmiava i soldi per dipingere. Ma quanto a lungo si può vivere in questo modo? Quando raggiunse i trentasette anni, appena trentasette, si suicidò. E il messaggio che lasciò è estremamente significativo. Egli scrisse: «Non mi sto suicidando per reazione contro qualcuno; non ho da lamentarmi né di qualcuno in particolare, né della vita: essa per me è stata una grande soddisfazione. Sto per suicidarmi perché tutto ciò che volevo dipingere l’ho dipinto; adesso vivere non ha più senso. Ho fatto quello che ero venuto a fare; il mio lavoro è finito. »”

Osho

 

 

1860

L’elezione di Abraham Lincoln alla presidenza, segna la fine dello schiavismo negli USA. Nel 1862 Gran Bretagna e USA firmano un trattato di cooperazione per eliminare il commercio degli schiavi a livello globale.

 

 

1879

Nasce Ramana Maharshi, che diventa illuminato in giovane età e fonda un ashram ad Arunachala, nell’India del sud. Il suo insegnamento fondamentale è l’indagine di sé.

 

Ramana Maharshi, uno dei più grandi maestri vissuti nella nostra epoca, diceva ai suoi discepoli: «Io vi insegno un solo mantra: Chi sono io? Andateci in profondità: chi sono io? E non limitatevi a ripeterlo, ma sentitelo. Lasciate che diventi una domanda esistenziale, non semplici parole. Lasciate che il vostro intero essere diventi un punto interrogativo. Chi sono io? Lasciate che esso vi penetri come una freccia.» Una volta che hai conosciuto te stesso, tutto è conosciuto.”

Osho

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

1900 – 2000

 

 

1900

Un promettente ballerino polacco di nove anni viene ammesso alla Scuola Imperiale di Teatro a S. Pietroburgo, in Russia. Il suo nome? Nijinsky.

Diventerà una leggenda.

 

 

1902

Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, riceve un incarico all’università di Vienna.

 

 

1913

Il poeta indiano Rabindranath Tagore riceve il Premio Nobel per la letteratura grazie alla sua opera Gitanjali.

 

 

1918

Le donne acquistano il diritto di voto in Gran Bretagna e due anni dopo negli USA.

 

Ritratto di Gertrude Stein, 1920, ad opera dell’amico Picasso. Razionalista e drammaturga, il detto più famoso della Stein è “una rosa è una rosa è una rosa”. Nel 1946, pochi istanti prima di morire, ella chiese: “Qual è la risposta?” Poiché nessuno rispose, continuò “Allora qual è la domanda?” E spirò sorridendo.

 

 

1923

Kahlil Gibran pubblica il suo poema spirituale Il profeta.

 

 

1922

Fuggito dalla Rivoluzione russa insieme ai suoi discepoli, il mistico caucasico George Gurdjieff si stabilisce in Francia e fonda l’ “Istituto per lo Sviluppo Armonioso dell’Uomo” a Fontainebleau. Qui insegna il suo particolare sistema di cristallizzazione spirituale, che chiama «il lavoro».

 

George Gurdjieff è uno dei maestri più importanti di questa epoca. Egli è unico sotto molti punti di vista: nessuno, nel mondo contemporaneo, ha detto le cose nel modo con cui le ha dette lui. È un altro Bodhidharma o Chuang Tzu: all’apparenza assurdo, quando in realtà sta dando fondamentali indicazioni per la liberazione della consapevolezza umana.”

Osho

 

 

1925

J. Krishnamurti scioglie il movimento della ‘Stella d’Oriente’, creato dalla Società Teosofica, e comincia a insegnare autonomamente, fino alla morte

avvenuta nel 1986.

 

“J. Krishnamurti era una persona molto seria, e questo era il suo unico difetto. Era illuminato, ma ha preso l’illuminazione come una faccenda seria. Per settant’anni – è morto all’età di novant’anni – ha lavorato sulle persone e nessuno si è illuminato. E la ragione è chiara dalla sua ultima frase: «La gente non prende l’illuminazione sul serio, pensa che sia un divertimento.» È qui che io differisco. L’illuminazione non può essere altro che divertimento… Un divertimento universale, una risata che non conosce confini né limiti. Io amo J. Krishnamurti, e amo il suo duro sforzo durato settant’anni senza alcuna interruzione, ma sono assolutamente contrario al suo atteggiamento.”

Osho

 

 

1969

Muore a Pune Meher Baba. Nato nel 1894 in una famiglia parsi, aveva viaggiato in lungo e in largo sia in India che all’estero. Dopo l’illuminazione raccolse molti discepoli e rimase in silenzio. Si occupò anche molto dei malati di mente: sentiva che erano pronti per l’esperienza spirituale, poiché erano già fuori dalla morsa della mente «normale».

 

“Il mondo è strano. Qui le cose davvero grandi non vengono mai ricompensate. Nessuno si è interessato a Meher Baba. Madre Teresa riceverà il Premio Nobel perché si è presa cura dei poveri orfanelli, e nessuno ha pensato di dare un premio Nobel a Meher Baba che ha fatto un lavoro davvero miracoloso. Ed è stato il solo (dopo secoli) che abbia lavorato sui matti”.

Osho

 

 

1990

Osho lascia il corpo dopo aver dedicato gran parte della vita a far luce con la sua saggezza illuminata su cinquemila anni di storia, dando nuova vita agli insegnamenti di centinaia di mistici di tutte le epoche.

 

“Non dare troppa importanza ai fatti. Non ne esiste alcuno, sono tutte finzioni. Ricorda, sono tutte finzioni: anche il mio e il tuo essere qui è una gigantesca finzione. Nulla accade mai. La verità è. Tutto ciò che accade è fittizio; la storia è una finzione, perché tutto ciò che è, è… Nulla accade mai. La spiritualità non ha storia e non conosce biografia. La spiritualità è soltanto, non esistono né «fu» né «sarà». Non esistono né passato né futuro. L’intera storia è fittizia. Ecco perché in Oriente non ci siamo mai preoccupati della storia, non ne abbiamo mai scritto: al posto della storia abbiamo scritto i miti.”

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

VOLARE NELL’INSICUREZZA

Ma Puja Mohani che guida trekking sull’Himalaya, deve spesso affrontare situazioni ad alto rischio e, come nel film Sliding Doors a volte una scelta apparentemente insignificante può portare a grandi svolte nella vita.

 

 

Tutti parlano del millennio. In realtà tutto il rumore che si fa sull’argomento è un po’ assurdo per me, visto che in Nepal, dove passo molto tempo ogni anno facendo la guida turistica, sono già nel 2057. In ogni caso, anch’io ho da dire la mia. Tutte le volte in cui mi capita di ascoltare i miei amici parlare di come proteggersi dal baco del millennio, dalle eclissi di sole e da strane congiunzioni planetarie, mi sento sempre un po’ confusa e a volte molto insicura. Perché io non sono altrettanto preoccupata del futuro? Non sarà che non mi sto prendendo abbastanza cura di me stessa e che non mi sto preparando adeguatamente? Perché mi avventuro in una delle aree più remote dell’Himalaya proprio durante l’eclisse di sole di agosto quando tutti raccomandano di rimanersene tranquilli a casa propria?

E io non sono assolutamente il tipo di persona che non sente la paura. Al contrario, ho sempre il batticuore quando parto per un nuovo viaggio. Naturalmente sono anche molto felice di riuscire a guadagnarmi da vivere in una delle più belle aree della terra, godendomi le bellezze della natura e trovando amici tra la gente dell’Himalaya. È lì che entro in contatto con la parte di me che chiamo “la bambina selvaggia”.

Durante uno degli ultimi viaggi, ho ricevuto una lezione importante nel comprendere qual è il significato, piccolo o grande che sia, del preoccuparmi troppo del futuro della mia esistenza fisica. Lo scorso agosto ero di nuovo in Nepal per accompagnare un gruppo di turisti tedeschi in un trekking attraverso il Mustang, una regione remota e selvaggia al di là del massiccio centrale dell’Himalaya, che appartiene politicamente al Nepal, ma che per clima, cultura e religione si avvicina al Tibet. In agosto il clima nel subcontinente indiano non è proprio quello che il tipico turista tedesco sogna per le sue vacanze estive. Spesse nubi monsoniche si accumulano per poi riversare la loro pioggia sul versante meridionale delle montagne. Al di là del massiccio centrale dell’Himalaya nell’area tibetana di solito piove meno, ma negli ultimi cinque anni l’altopiano desertico del Tibet ha visto certamente più pioggia di quanto promesso dai dépliant turistici.

In queste condizioni il trekking è diventato piuttosto avventuroso. Quasi ogni giorno mi trovavo davanti una sfida di qualche tipo. Piccoli ruscelli si erano trasformati in fangosi torrenti che attraversavamo con l’acqua fino alla vita. Ero costretta a cambiare percorso quando sentieri e ponti venivano spazzati via dalla piena. Dovevo trattare caviglie slogate, problemi di stomaco e disturbi da altitudine. Tutto questo è più o meno la “routine” nel mio lavoro e mi dà l’opportunità di imparare a fluire con le varie situazioni, a prendere decisioni improvvise e a rimanere presente.

Dopo aver superato con i miei compagni tutte le peripezie del viaggio, ero esausta e felice di aver raggiunto Jomosom, una cittadina alle spalle del massiccio centrale dotata di un piccolo aeroporto. La mattina successiva eravamo prenotati per volare fino a Pokhara dall’altra parte delle montagne con un piccolo velivolo appena sufficiente per il nostro gruppo di 12 persone. Sapevo già che nell’Himalaya non si può mai essere sicuri di un volo perché il pilota deve volare a vista, per cui col tempo cattivo non ci sono voli. Così non fu una sorpresa quando la mattina successiva ci dissero sulla pista che il volo era annullato a causa della pioggia.

Nei tre giorni seguenti la mia occupazione principale fu l’attesa in una lunga coda davanti all’unico telefono del villaggio. Con un colpo di fortuna riuscii a collegarmi con Katmandu per cercare di organizzare un volo di qualsiasi genere, aereo o elicottero. Tra una telefonata e l’altra, ero occupata a tenere tranquilli i componenti del mio gruppo, cosa non tanto facile dato che dopo due giorni di attesa avevano perso il volo per la Germania. Non erano solo preoccupati o irritati, alcuni erano anche molto arrabbiati o disperati. E oltre al mio lavoro di organizzare il viaggio, avevo anche tutti gli altri ruoli: animatrice, capro espiatorio, terapista, medico e mamma. Questo pesava anche sul mio sistema nervoso per cui ogni tanto dovevo nascondermi dietro la cabina telefonica per farmi un bel pianto.

Dopo mi sentivo sempre meglio e pronta per il prossimo giro. Dopo tre giorni mi venne promesso per l’indomani mattina che, se il tempo fosse stato buono, un aereo speciale proveniente da Katmandu sarebbe venuto a prenderci. Il giorno dopo eravamo per la quarta volta tutti lì speranzosi sulla pista. Atterrò un aereo, il volo regolare da Pokhara. La folla di persone in attesa di un volo già da vari giorni si era nel frattempo molto ingrossata e i fortunati erano quelli con una prenotazione per quello stesso giorno. Quando chiesi informazioni sul nostro volo speciale, mi dissero che a Katmandu stava piovendo e nessuno sapeva se e quando il volo sarebbe arrivato. Ma improvvisamente sentii che dovevamo assolutamente partire quella mattina e l’impiegato della linea area sembrò capirlo. Mi promise che ci avrebbe messi sul prossimo volo regolare. Il primo aereo partì e poi ritornò dopo circa un’ora. Con una specie di determinazione selvaggia corremmo sulla pista e salimmo sull’aereo. Un gruppo di indiani e nepalesi che avevano prenotato per quest’aereo dovettero rimanere a terra. Dopo mezz’ora atterrammo a Pokhara dove aveva appena cominciato a piovere. Uscendo dall’aereo vidi atterrare un piccolo velivolo bianco e rosso, che venne velocemente scaricato e poi ricaricato per una partenza immediata. Mi dissero che era il “nostro” aereo speciale, quello che avevo ordinato. Adesso era in partenza per Jomosom per prendere altri passeggeri e, al suo ritorno, ci avrebbe portati a Katmandu. Il mio gruppo ormai aveva fatto scuola di pazienza per cui ci sedemmo tranquillamente ad aspettare. Ma io dopo un po’ cominciai a sentirmi a disagio e andai a chiedere informazioni sull’aereo. “Tra 10 minuti”, mi dissero. Dopo 20 minuti tornai a chiedere e ora gli impiegati dell’aerolinea sembravano nervosi. Nessuno mi guardava. Alla fine un ometto con l’aria terrorizzata mi disse: “Abbiamo perso contatto con l’aereo”.

Dopo un’altra ansiosa attesa, un uomo arrivò nella sala d’attesa e annunciò con le lacrime agli occhi che ora l’aeroporto era chiuso. Il piccolo aereo bianco e rosso era partito da Jomosom da più di un’ora e il carburante era appena sufficiente per un’ora.

All’inizio eravamo in un tale shock che non riuscimmo a comprendere il significato di queste parole. Io stessa non ebbi tempo di pensarci perché ero troppo occupata a piazzare il mio gruppo su vari aerei che sarebbero partiti per Katmandu appena l’aeroporto fosse stato riaperto. Prima della chiusura dell’aeroporto avevamo visto partire e atterrare varie volte l’aereo che ci aveva portato lì e che alla fine portò a Pokhara gli sherpa che ci avevano accompagnati nelle ultime tre settimane di trekking.

Dopo molte ore di attesa, il gruppo finalmente arrivò a Katmandu dove ci riunimmo nel bar del nostro albergo. Quando cominciai a distribuire le chiavi delle camere, improvvisamente esplose un uragano di emozioni. La maggior parte delle persone si rifiutò di andare nelle proprie stanze insistendo per un ritorno immediato in Germania, a qualunque costo. Non volevano passare neanche un momento di più in un paese così insicuro. Che potevo fare? L’agente nepalese aveva fatto del suo meglio per trovare un altro volo per la Germania, ma il primo sarebbe partito solo tre giorni dopo!

Non sapendo cosa fare e sentendomi vicina alle lacrime, mi misi a sedere nella lobby dell’albergo e in quel momento entrarono due donne e corsero verso di me. “Che ci fai qui?” mi chiesero, abbracciandomi. Erano due sannyasin, anche loro guide turistiche. Non risposi, lasciai solo che mi abbracciassero e cominciai a piangere. D’improvviso compresi che mistero è la vita: ero viva per miracolo. Se a Jomoson avessi aspettato l’aereo speciale che avevo tanto insistito per avere, saremmo morti tutti. Telefonai al capo della mia agenzia e gli riferii l’accaduto. Ne fu shoccato e commosso e mi promise di aiutarmi il più possibile. A quel punto ritornai al mio gruppo e ora li trovai arrendevoli e cooperativi tanto che accettarono di andare nelle loro stanze.

La sera misi insieme diverse bottiglie di champagne (di solito non reperibile in Nepal) e celebrammo con una bella cena il miracolo di essere vivi. Nessuno decise di partire da Katmandu prima di cena, nonostante avessi trovato alcuni posti in aereo. C’era una sensazione di gratitudine profonda e di armonia nel gruppo. Il piccolo aereo bianco e rosso fu ritrovato solo dopo cinque giorni. A causa della nebbia si era schiantato contro una montagna, tutti i passeggeri erano morti. Due mesi dopo, di ritorno in Nepal, incontrai tre nostri sherpa che mi raccontarono una storia incredibile. Contrariamente alle aspettative avevano ottenuto carte d’imbarco per l’aereo bianco e rosso. Due di loro erano ritornati in albergo a prendere il bagaglio, mentre uno era rimasto all’aeroporto. Lì aveva osservato la grande folla alla ricerca di posti. Quando avevano cominciato a litigare per gli ultimi posti, aveva deciso di restituire le carte d’imbarco. I suoi amici rimasero shoccati nel sentirgli dire che non voleva volare con quella gente. Avrebbe preferito andare a piedi fino a Pokhara (un viaggio di 5 giorni almeno). Quando finalmente riuscirono ad avere un volo per Pokhara e vennero a sapere dell’accaduto, gli toccarono i piedi.

Questa avventura mi ha lasciata con un profondo senso di gratitudine e la comprensione che la sicurezza non esiste. Ciò che mi succede non è nelle mie mani. Imparo ad arrendermi sempre di più a quello che la vita mi regala persino se si tratta della morte. Cerco sempre meno di “fare qualcosa” per cambiare la mia vita. E i momenti in cui sono sopraffatta dalla gratitudine sono veramente preziosi per me.

Ho deciso di scrivere questo articolo quando il mio compagno mi ha letto il seguente passaggio da un vecchio discorso di Osho: “La vita è insicura. Solo la morte può essere sicura, perché solo i morti non possono morire. Altrimenti, tutti dobbiamo morire. L’insicurezza ci circonda. Siamo immersi in un mare di insicurezza. Non c’è sicurezza possibile, non ci sono scialuppe di salvataggio; sei destinato ad affondare. Ma tu chiudi gli occhi e costruisci vascelli di sogno. Chiudi gli occhi e ti aggrappi a una pagliuzza e immagini di aver raggiunto la costa, ma ingannare te stesso è peggio.

Il sannyasin ha compreso che qualunque cosa faccia per essere sicuro è inutile. Per quanto provi a salvarsi dalla morte, la morte arriva lo stesso. Per quanto grande sia la sua voglia di vivere, la morte è una certezza. Se non può essere sicuro creandosi una certa sicurezza, allora il sannyasin dice che è meglio rilassarsi nell’insicurezza. È deciso a non provare a costruire barche finte. Non creerà barchette di carta, non costruirà un castello di carte, non si procurerà una guardia del corpo, né si attaccherà alle pagliuzze. Capisce che non c’è una sponda nel mare insicuro della vita; affondare è una certezza. La morte è inevitabile, così si tiene pronto a morire. Non cerca alcuna protezione.

Chi è pronto a essere insicuro scopre all’improvviso di essere assolutamente sicuro. Scopre che il mare si è trasformato ed ora si trova sulla riva.”

 

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

VERSO IL SILENZIO

Parte settimaIl periodo tra il 1979 e il 1981, che conosce il maggiore afflusso di persone nella Comune di Pune, segna anche l’inizio di una nuova fase del lavoro di Osho, che dà molto più spazio alla comunicazione silenziosa.

 

 

Durante i sette anni – dal 1974 al 1981 – di Pune Uno (come più tardi verrà chiamata per distinguerla dal periodo di Pune Due e cioè dopo l’87) Osho continuò a parlare ogni mattina, commentando, durante il discorso, gli insegnamenti di mistici illuminati di ogni tradizione spirituale: tao, zen, cristianesimo, chassidismo, sufismo, induismo, baul, buddhismo tibetano, tantrismo; dando così una nuova vita alle parole di Kabir, Pitagora, Sosan, Hakim Sanai, Lao Tzu, Gesù, Buddha e tanti altri maestri del passato.

Dalla trascrizione di questi discorsi verranno tratti più di 240 libri (senza contare i diari dei Darshan).

A giorni alterni Osho rispondeva a domande scritte inviate dagli ascoltatori, che toccavano ogni possibile argomento. Pur chiarendo molte volte che la verità non può essere espressa a parole, che la cosa più importante è il silenzio fra le parole stesse, attraverso questi commentari Osho cattura l’interesse di molti che stanno ancora cercando una qualche verità all’interno di riferimenti culturali – le religioni organizzate – ormai consumati dall’abitudine, dall’ipocrisia e dal conformismo. Un esempio evidente è l’estremo interesse suscitato nell’Europa cristiana dai suoi commenti ai Vangeli apocrifi di S. Tommaso.

 

“Ho dovuto prendere una strada così lunga perché non c’era nessuna altra possibilità. Dovevo essere molto indiretto. Dal momento che mi sono illuminato ho iniziato a dire che dio non esiste – e tutti si sono scandalizzati! Così ho dovuto cambiare un po’ le cose: «Dio esiste, ma non è una persona, è solo una presenza». Ho indorato la pillola. Sto semplicemente dicendo che dio non c’è. Ma così suona meglio: non una persona, solo una presenza.

Ma cos’altro posso fare? Se certa gente è stupida… Ho dovuto fare tutto questo per una ragione molto semplice: chi potevo scovare, con chi potevo condividere la mia esperienza? Ci sono gli indù, ci sono i musulmani, ci sono i cristiani, ci sono i buddhisti, ci sono i sikh, ci sono i parsi… non si riesce più a trovare una sola persona che sia un essere umano e basta, sono tutti già suddivisi in fazioni. L’unica possibilità è catturare l’attenzione dei cristiani attraverso Gesù, degli ebrei con Mosè, degli indù con Krishna. Una volta entrati in sintonia con me, poi capiranno…” (1)

 

“È molto facile connettersi con me. Io cammino insieme a te sulla strada che tu stai già percorrendo, solo così riesco a condurti – insieme a me – ancora più avanti. Prima vengo con te e ti rendo totalmente felice, perché sono sulla tua stessa strada. Prima o poi tu te ne scordi, le cose cambiano e tu cominci a percorrere la mia strada. Io sono pronto a raggiungerti nelle valli – le valli più oscure, dovunque ti trovi – sono pronto a entrare nella caverna del tuo inconscio… nella maniera che vuoi. Sono pronto ad arrivare fin lì. E una volta che ci sono entrato posso portarti fuori da lì.” (2)

 

E così Osho per sette anni continuò a parlare, toccando mille argomenti, rispondendo a più di diecimila domande. Non lasciò nulla di intentato per “confondere” la mente di quanti – evidentemente – della mente erano prigionieri e schiavi: i suoi discorsi erano un espediente per poter arrivare a comunicare usando il linguaggio del silenzio.

Intanto continuava ad arrivare sempre più gente: se nel 1976 per la celebrazione del giorno dell’illuminazione di Osho (21 marzo) si erano radunate duemila persone, nel 1978 erano già settemila, e così per la prima volta Osho tiene un darshan collettivo con musica, danze e silenzio, in una Buddha Hall il cui tetto era stato completato da poco.

L’arrivo di così tanti ricercatori spirituali dall’Occidente crea qualche tensione – aggressioni a sannyasin occidentali, problemi con i visti, permessi di costruzione revocati – con l’opinione pubblica e le autorità: di fronte agli innegabili vantaggi all’economia locale, ci sono altrettanto innegabili violazioni della tradizione religiosa.

“In quei sette anni il mio approccio cominciò ad essere sempre meno diretto prevalentemente verso gli indiani. Iniziarono ad arrivare persone da tutto il mondo. Eravamo diventati – in India – un’isola dove si potevano trovare cinesi, giapponesi, coreani, americani, tedeschi, italiani, francesi, inglesi, svizzeri, olandesi, persino persone dall’Unione Sovietica. Ma gli indiani erano scomparsi, per il semplice motivo che io non rinforzavo le loro credenze. Io stavo distruggendo le loro credenze, e stavo creando una visione assolutamente nuova della meditazione, una visione che non aveva bisogno di nessun supporto da parte di un sistema di credenze. Ecco perché iniziarono ad arrivare da ogni angolo della terra persone con una mente aperta, stanche ormai delle loro religioni, dei loro preti, delle loro chiese o sinagoghe. Erano pronte, perché per loro ormai non era più questione di credere in qualcosa, ma solo di sperimentare. E più sperimentavano, più si accorgevano di un’energia nuova che cresceva in loro. Che ci importa di dio? Che ci importa del paradiso? Possiamo creare il paradiso qui. E quando sei in meditazione, in profondo silenzio, sei dio, niente di meno – anzi un po’ di più, perché dio è una fantasia e tu sei una realtà. Mi accorsi che forse l’India era arrivata a un punto dove non poteva più accettare alcuna verità vivente.” (3)

 

Per sviluppare ulteriormente il proprio lavoro fin dal 1977 Osho cercò un posto più grande e più isolato, dove la comune si potesse espandere lontana dal sovraffollamento e dagli intrighi di una grande città. Il primo tentativo, una proprietà di trecento ettari a Kulch, in Gujarat, isolata residenza di un antico maragià, incontra l’opposizione del primo ministro indiano del tempo, Morarji Desai – un tradizionalista indù – che blocca il progetto usando ogni pretesto: vicinanza a basi militari, problemi di sicurezza nazionale dovuti alla presenza di stranieri vicini al confine, e così via.

Anche il tentativo, nel 1980, di trasferirsi a Saswad, località a venticinque chilometri da Pune dove erano stati acquistati più di trecento ettari e un castello di qualche centinaio d’anni, incontra simili difficoltà. Vengono creati ostacoli burocratici al limite dell’assurdo, perché di fatto nessuno vuole prendersi la responsabilità di dare il nulla osta, e poter quindi essere accusato di favorire una figura così controversa e avversata da tutti i politici. E sebbene alcune attività dell’Ashram vengono trasferite nel nuovo posto nel marzo 1981, ulteriori problemi legali concernenti l’approvvigionamento dell’acqua rendono nei fatti impossibile la nascita di questa “nuova comune”.

 

Rimaneva fondamentale nella visione di Osho il lavoro come meditazione, come espressione della propria creatività, intesa non tanto nel senso corrente, legato all’espressione artistica, quanto piuttosto come segno di un amore per se stessi e per la vita che non dipende assolutamente dal tipo di lavoro che si svolge, ma solo dalla bellezza e dalla totalità con cui si riesce a eseguire ogni compito.

“Stiamo tentando di vivere una vita meditativa, facendo lavori ordinari, ma dando a queste attività una qualità diversa. Le persone lavorano in cucina, o puliscono i bagni, sono nella falegnameria, nella sartoria, nel panificio o nel giardino – il solito tipo di occupazioni, ma con una qualità differente: con gioia, con un profondo silenzio interiore, con amore, con soddisfazione, con una danza nei loro cuori – celebrando.” (4)

A una sannyasin che propone la sua attività di tessitrice dice: “Mi piace questa tua idea di impiantare telai per fare tappeti. È una delle vecchie attività tradizionali dei Sufi, dovremmo farlo anche noi, è davvero una bella cosa. I Sufi hanno ragione, la pensano giusta: medita, ma dai anche qualcosa alla società. E se qualcosa può essere fatto giocosamente, non si tratta più di un’attività commerciale, ma di meditazione. Vorrei che la mia comune diventasse così a poco a poco. Ci sono così tante cose da fare. Questa comune deve diventare profondamente creativa, ma tutta questa creatività non deve trasformarsi in lavoro – questo è di vitale importanza. Deve essere giocosa, sincera ma non seria, e impegnata: ci deve essere dedizione, coinvolgimento ma non finalizzato a un risultato. È come l’arte per amore dell’arte: la gioia è intrinseca” (5)

 

Anche da questa visione, che non vuole assolutamente negare la vita di ogni giorno, bensì affermarne fino in fondo l’importanza come base per la meditazione, come trampolino per raggiungere le più sublimi altezze, nasceva la figura mitica, l’emblema dell’edonismo spirituale: Zorba il Buddha – di cui Osho iniziò a parlare proprio in quel periodo.

 

“Sto insegnando alla mia gente a vivere una vita totale, senza divisioni. Non c’è alcun bisogno di posporre. Sii naturale. Voglio che Buddha, Gautama il Buddha, e Zorba il Greco si avvicinino sempre di più – diventino una persona sola. Il mio sannyasin deve essere Zorba il Buddha. Portare sempre più vicini la terra e il cielo. Fare in modo che dio e questo suo mondo si uniscano. Lascia che il tuo corpo e la tua anima siano una cosa sola – una canzone cantata a due voci, una danza dove corpo e anima si incontrano e si fondono.” (6)

 

Dal 1979 ci sono cambiamenti anche durante i darshan, gli incontri serali con il maestro. Osho dichiara che sta iniziando una nuova fase del suo lavoro: invece di rispondere alle domande dei partecipanti – che nel frattempo sono aumentati fino a un centinaio di persone – adesso ne chiama alcuni per un “energy darshan a distanza ravvicinata” utilizzando medium e musica dal vivo. In questo nuovo esperimento l’ospite (spesso anche più di uno alla volta) viene chiamato a sedere proprio di fronte a Osho, circondato dalle medium, che spesso, appoggiando le mani sulle sue spalle, ondeggiano o ballano sul posto. E Osho tocca l’ospite, e talvolta anche le medium, sul terzo occhio. Durante questi energy darshan ogni attività viene sospesa, e le luci vengono spente in tutto l’ashram, così che chiunque può “partecipare” in silenzio e meditazione oppure danzando in Buddha Hall.

[Osho qui parla alle medium prima di iniziare un Energy Darshan]  “Dovete essere con me in un rapporto che non è affatto un rapporto. Così quando io vi metto la mano sulla testa non è la mano di qualcun altro, è la vostra stessa mano. Questa sensazione deve diventare più forte. E man mano che si espande vi sarà sempre più facile diventare un veicolo della mia energia. Dovete ricordarvi che il vostro essere medium diventerà la vostra meditazione più importante. Non sarà solo un aiuto per l’ospite, per chi viene per un energy darshan: sarà anche una crescita importantissima per il vostro intero essere.” (7)

 

La tendenza ad andare al di là delle parole, nel lavoro con i discepoli diventa sempre più evidente: già nel giugno del 1979 – prima di iniziare la lunga serie di commentari al Dhammapada di Gautama il Buddha – c’era stato un esperimento di dieci giorni in cui il discorso del mattino era stato sostituito dal satsang – una comunione silenziosa – dove i partecipanti sedevano in meditazione alla presenza di Osho, con momenti di musica intervallati da periodi di puro silenzio.

“Queste parole del Buddha arrivano da un eterno silenzio. Vi possono raggiungere solo se le ricevete in silenzio. Queste parole del Buddha arrivano da uno spazio di assoluta purezza. A meno che voi non diventiate un veicolo, un ricettacolo, umile, senza ego, sveglio, consapevole, non riuscirete a comprenderle. Le capirete intellettualmente – sono parole molto semplici, le più semplici. Ma la loro stessa semplicità diventa un problema, perché siete voi a non essere semplici.

Sono davvero contento, perché dopo questi dieci giorni di silenzio posso affermare che molti di voi sono pronti adesso a essere in comunione con me nel silenzio. Questo è la forma più alta di comunicazione. Le parole sono inadeguate: le parole comunicano, ma solo parzialmente. Il silenzio porta a una totale comunione.

E usare le parole è anche pericoloso, perché il significato rimarrà con me e solo la parola vi raggiungerà, e voi le darete un significato vostro, una vostra sfumatura. Non conterrà più la stessa verità che intendeva avere, conterrà qualcosa di diverso, un significato molto più povero, il vostro significato, non il mio.

È possibile travisare il linguaggio, ma non è possibile distorcere il silenzio. O lo capite o non lo capite. Per questi dieci giorni ci sono stati solo due categorie di persone qui: quelli che hanno capito e quelli che non hanno capito. Ma non c’è stata neppure una persona che ha frainteso.

Con le parole è proprio il contrario, è molto difficile capire bene ed è molto difficile capire che non si è capito bene… è quasi impossibile. Rimane un’unica possibilità: capire male. Questi dieci giorni sono stati di una strana bellezza, e anche di una misteriosa maestosità. Molti temevano che non avrei più ripreso a parlare… ed era possibile. Le parole per me stanno diventando sempre più uno sforzo. Devo dire qualcosa e così continuo a parlarvi. Ma mi piacerebbe che foste pronti il prima possibile così da poter semplicemente sedere in silenzio… ascoltare il canto degli uccellini… o anche solo il battito del vostro cuore… semplicemente essere qui, senza nulla da fare…

Preparatevi il più velocemente possibile perché posso smettere di parlare in ogni momento.” (8)

 

Questo momento arrivò nel maggio 1981, con una comunicazione diffusa in tutto il mondo che annunciava che Osho: “Ora non comunica più con le parole, ma attraverso il linguaggio stesso dell’esistenza: il silenzio”. E di nuovo il discorso del mattino venne sostituito dal satsang, una comunione cuore a cuore.

Questa nuova fase offriva la possibilità di sperimentare l’energia di Osho indipendentemente dalla sua presenza fisica, o dalle sue parole: era un ulteriore allontanamento dalla dimensione fisica:

 

“Il giorno in cui riuscirete a vedere questa sedia vuota, questo corpo vuoto, quest’essere vuoto, avrete visto me: sarete in contatto con me. È questo il momento in cui il discepolo incontra davvero il maestro. È un dissolversi, un annichilimento… la goccia che si dissolve nell’oceano, oppure, l’oceano che si scioglie nella goccia. È lo stesso fenomeno! Il maestro che scompare nel discepolo e il discepolo che scompare nel maestro. In questo caso l’unica cosa che predomina è silenzio profondo. Non è più un dialogo.” (9)

 

Ormai Osho – attraverso le sue meditazioni, i suoi discorsi registrati dapprima in audio ma ben presto anche su video, i suoi libri (nel 1981 già tradotti in 13 lingue), i suoi sannyasin in centinaia di centri di meditazione sparsi in tutto il mondo – si rivolgeva all’intera umanità: in questi sette anni oltre 5 milioni di persone avevano visitato la Comune di Pune, e l’interesse della stampa mondiale (seppur con un tono spesso scandalistico) era salito a livelli che avevano messo in allarme istituzioni e religioni organizzate che vedevano con preoccupazione come il messaggio di vita lanciato da Osho sembrava l’unica alternativa possibile per un numero sempre maggiore di persone.

 

“Fino a ora l’uomo non ha avuto una vita vera, autentica: ha vissuto qualcosa di falso, di malato, di veramente patologico. Non c’è alcun bisogno di vivere così: possiamo uscire dalla prigione, perché questa prigione l’abbiamo costruita con le nostre mani. Siamo in questa prigione perché abbiamo deciso di farlo, perché abbiamo creduto che questa non fosse una prigione ma la nostra casa.

Guardate cosa l’uomo ha fatto a se stesso! In tremila anni si sono combattute cinquemila guerre. Non potete considerare sana una simile umanità! E solo ogni tanto è sbocciato un buddha. Se in un giardino solo una volta ogni tanto sboccia un fiore e per il resto è assolutamente tutto spoglio, continuate forse a considerarlo un giardino? Ci deve essere qualcosa di fondamentalmente sbagliato, perché ogni persona è nata per essere un buddha.” (10)

 

Nella primavera del 1981, un peggioramento delle condizioni di salute di Osho portò alla decisione di andare in Occidente dove erano disponibili tecnologie e cure mediche adeguate. E così il 1 giugno 1981, Osho lascia Pune, accompagnato da alcuni discepoli.

 

 

NOTE

 

1. Osho: Philosophia Ultima #15

2. Osho: Sufi: The People on the Path vol 1 #10

3. Osho: From Death To Deathlessness

4. Osho: Tao: The Golden Gate vol 2 #9

5. Osho: Don’t Bite My Finger, Look Where I  Am Pointing #18

6. Osho: Il Segreto # 10

7. Osho: Won’t You Join The Dance? #2

8. Osho: La Mente che Mente #1

9. Osho: The Sound of Running Water

10. Osho: Philosophia Perennis vol.2 #2

 

 

 

 

POONA TRA REALTÀ E FINZIONE

 

Osho risponde a un discepolo che gli ha scritto: “Da quando mi hai dato il sannyas mi sembra di vivere in una specie di fantasia, la grande favola di Poona”.

 

Giusto, io qui sto creando una favola, la storia fantastica del maestro e del discepolo, la finzione di dio e dei devoti. È un mito in realtà, ma molto vivo. E non è possibile arrivare alla verità senza passare attraverso una grande mitologia. L’uomo è perso nelle bugie. Dalle bugie non c’è una strada diretta che porti alla verità. Il mito è un ponte fra menzogna e verità. Un mito ha qualcosa della menzogna, e qualcosa della verità, è un tramite.

Sì, hai ragione. Questa è la grande favola di Poona. Tutto quello che succede qui ha un elemento fantastico – tutta questa gente in arancione, tutte queste cose folli che succedono, e io che vi incoraggio, io che vi sto portando chissà dove e vi prometto cose che non si possono promettere.

L’uomo vive nella menzogna, il divino vive nella verità; come fare a collegarli? L’uomo è una bugia, il divino è verità, come unirli? Il mito è l’unica maniera – finzione, certo, un’invenzione dello spirito. Tutte le religioni sono costruite, tutte le mitologie sono di fantasia, ma sono anche di immenso aiuto. Un mito ha in sé qualcosa della verità – magari solo un riflesso – e qualcosa della menzogna. Attraverso il mito puoi giungere alla verità.

 

Osho, tratto da:

Ecstasy–The Forgotten Language # 4

 

 

 

 

 

IL MAESTRO È UNA SVEGLIA

Per aiutarci a capire meglio il suo lavoro Osho spiega le motivazioni che da sempre l’hanno portato a inserire nei suoi discorsi una dura e appassionata critica delle istituzioni: risvegliare il maggior numero possibile di persone dal sonno della coscienza distruggendo l’istituzione dentro di loro, il prete e il politico dentro di noi.

 

 

Amato Osho, a volte mi chiedo perché sei così brutale, violento e offensivo. Posso capire questo comportamento con i discepoli, nella speranza di frantumare il loro ego, ma con i politici…? L’unica cosa che potranno fare è sentirsi offesi, ma non impareranno la lezione che vuoi insegnare loro (perlomeno non in questa vita) e tu lo sai. Quindi che senso ha? Spiegaci, per favore.

 

Sì, comprendo il tuo amore e comprendo il tuo amore per il mio lavoro. Ma tu non comprendi gli strumenti che vengono usati dai maestri per lavorare su un’umanità addormentata.

Gesù era oltraggioso, e in modo deliberato, perché non c’era altro modo di svegliare l’umanità a lui contemporanea. Gesù sacrificò la vita perché in quell’epoca primitiva non c’era modo di diffondere un messaggio a meno che esso non facesse fremere il cuore di un’umanità spietata. Il conflitto non era con il cuore, ma con le pietre, o forse peggio, perché persino le pietre non sono così insensibili come può esserlo un essere umano.

Chiunque abbia cercato di comprendere Gesù ha pensato: “Perché era così provocatorio? Sarebbe potuto diventare un rabbino rispettabile; la gente l’avrebbe venerato, amato. Invece di crocifiggerlo avrebbero voluto incoronarlo”.

Ma questo non era il lavoro che Gesù stava compiendo. Il dilemma non era tra la croce e la corona, ma tra l’uomo risvegliato e l’umanità inconsapevole e sonnolenta. Quando sei profondamente addormentato, bisogna scuoterti, bisogna urlare il tuo nome, bisogna gettarti acqua fredda sul viso. Ma tutto è fatto per compassione.

Sono stato oltraggioso e rimarrò oltraggioso. Lo diventerò sempre di più, per il semplice motivo che il tuo coma è così profondo che solo un urlo può raggiungerti, o forse nemmeno quello.

Forse mi vedrai per la prima volta quando sarò sulla croce. Per ora mi dai per scontato, solo la croce potrà distruggere questo atteggiamento. Forse solo la croce potrà scuoterti a sufficienza per poterti svegliare. Tu dici che posso essere duro con i miei discepoli perché loro si sono impegnati a fare un certo lavoro di evoluzione, non è fatto contro di loro, sono venuti e si sono uniti a me. La domanda è rilevante: perché continuo a martellare i politici? Di nuovo, chi ha fatto la domanda è innocente e ignorante. Non comprende la struttura della coscienza umana.

Quando critico i politici, non sono i politici al di fuori di te, è il politico dentro di te.

Il politico esterno è solo una manifestazione, una manifestazione collettiva del tuo politico interiore. Tutti voi cercate, in un modo o nell’altro, di avere di più, di possedere di più, di essere potenti, dominanti, speciali: VIP… VIP non è più sufficiente.

Quando critico i politici, sto criticando la struttura politica della mente. Aristotele, secondo me, ha ragione solo su questo punto e cioè quando definisce l’uomo un animale politico.

Il politico dentro di te è ancora allo stato latente. Non ha ancora avuto la possibilità di mostrarsi come è veramente. Ecco perché il potere corrompe; in realtà il potere non ha niente a che fare con la corruzione. Il potere dà la sensazione di corrompere perché ti dà la possibilità di esprimere tutte le tue fantasie, i tuoi sogni e di trasformarli in realtà. Hai il potere di farlo. Ha ragione Acton quando dice che il potere assoluto corrompe in modo assoluto.

Devo criticare i politici perché sono ciò che tu vorresti essere. Presidente, primo ministro, governatore e ambasciatore, questo è ciò che vorresti essere, ma in te è solo un seme. E in questo seme non puoi ancora vedere tutti i fiori e i colori. Quando critico i politici, sto criticando te, come saresti se il tuo politico fosse già arrivato al potere. In un certo senso… magari non ne hai molto di potere, ma tutti hanno un certo potere su qualcun altro. I genitori hanno potere sui figli, il marito ha potere sulla moglie, o almeno crede di averlo. Il potere reale è della donna, è lei ad avere tutte le chiavi. Mariti e mogli sono in un conflitto perpetuo per provare chi è più importante, più intelligente, chi ha sempre ragione. Ognuno ha una piccola area, il proprio piccolo territorio dove ha potere. L’insegnante in classe è quasi un re.

In India, le punizioni corporali sono contrarie alla costituzione. I bambini non possono essere maltrattati fisicamente in alcun modo. Ma ciò è vero solo nella costituzione, non nella realtà. In tutta l’India i bambini vengono picchiati.

La critica che faccio ai politici è prima di tutto la critica del politico nascosto dentro di te, come marito, moglie, padre, madre. Ti aspetti obbedienza, pensi che tuo figlio non sia solo nato da te, ma che debba essere anche la tua copia. I figli nascono attraverso di te, ma non sono tuoi. Appartengono al futuro, del quale non sai nulla. Tu sei il tramonto, i tuoi figli sono l’alba, e tra di loro c’è una notte intera.

In secondo luogo, io non vedo gli uomini come isole, separati l’uno dall’altro. E non vedo nemmeno le loro attività come separate le une dalle altre. Sono tutti parte di una rete. Se voglio che accada una rivoluzione nella coscienza umana, devo martellare la testa dei politici il più duramente possibile, perché i politici sono sempre conservatori e hanno il potere di impedire rivoluzioni o cambiamenti di qualsiasi genere. Vogliono una società basata sullo status quo, perché una rivoluzione potrebbe espellerli dalle loro posizioni di potere.

Un’umanità consapevole non può tollerare la guida di politici idioti.

Ho dovuto criticare i cosiddetti capi religiosi, gli alti prelati, i papi, gli shankaracharya, perché essi stanno facendo tutto il possibile affinché l’uomo rimanga in uno stato di ritardo mentale. Solo una mente ritardata può essere sfruttata.

E tu mi chiedi di non essere oltraggioso, di non essere violento. Probabilmente pensi che se non fossi offensivo, se non fossi eccessivo in quello che dico, se non criticassi le persone al potere, che sia politico o economico, allora il mio messaggio si diffonderebbe più rapidamente.

Ti sbagli. I media di tutto il mondo sono interessati solo a qualcosa di sensazionale. A loro non interessano i valori più delicati della vita.

Se io parlassi delicatamente, in modo amorevole, mi sarebbe impossibile raggiungere in pochissimo tempo ogni angolo del mondo. Io ho i miei metodi e so come dare una svolta in qualunque momento. Si tratta solo di premere l’interruttore.

Entrando in contatto con gli esponenti dei media, sono rimasto sorpreso: erano sempre persone in gamba, e cercavano di fare del loro meglio. In seguito mi hanno detto: “Ci dispiace molto. I nostri capi tagliano i pezzi, aggiungono delle parti, ne cambiano completamente il carattere. E noi non siamo ricchi, non possiamo rischiare di perdere il lavoro”. Vedendo i loro servizi in televisione, si riceveva un’impressione del tutto opposta rispetto a quando si incontrava la persona direttamente. Ad alcuni giornalisti ho chiesto: “Cosa succede? Voi scrivete, ascoltate… Ho visto le lacrime negli occhi di alcuni giornalisti. Li ho visti danzare insieme ai sannyasin. Che cosa succede quando i vostri servizi arrivano ai giornali, alla radio o alla televisione?”.

Hanno risposto: “È una vergogna. Il nostro lavoro è scrivere un articolo che poi passa attraverso il controllo redazionale. A quel punto, specie se parla di te, gli articoli tornano dal caporedattore per un secondo controllo. Non sono soddisfatti finché non hanno creato una immagine assolutamente negativa”. E la ragione è che quando l’immagine diventa negativa, la gente è contenta. Le persone vivono nella mente negativa, per cui se viene data una notizia negativa, si sentono subito in sintonia. Dentro di loro commentano: “Giusto! Lo sapevamo già”.

Un giornalista mi ha detto: “Se scriviamo esattamente ciò che sentiamo, i nostri colleghi pensano che siamo stati ipnotizzati. Se non scriviamo qualcosa contro di te… E non importa che sia giusto o sbagliato; qualcosa scritto contro di te è una protezione. Allora non diranno: «Sei stato ipnotizzato»”.

Il problema per me è che se parlo solo di meditazione, di estasi, di esperienze spirituali, il messaggio non può raggiungere coloro i quali ne hanno un enorme bisogno e io mi sentirò colpevole. Devo fare ogni sforzo perché il messaggio arrivi. Per provocare la gente, devi essere oltraggioso. Per creare la base per una nuova umanità, devi distruggere gran parte del passato, e non puoi non essere duro.

Se parlassi solo di concetti astratti che non sono affatto pericolosi per la società esistente, per gli interessi costituiti, verrei rispettato, le stesse persone che ora sono miei nemici comincerebbero a parlare di me come un grande santo, ma non sarei di alcun aiuto a chi è realmente assetato.

Quindi non mi preoccupo di tutta l’umanità. Ciò che m’interessa è raggiungere tutte le porte e bussare almeno una volta. Se qualcuno può comprendere, non deve perdere l’occasione. Se qualcuno non è grado di capire, non c’è problema, non avrebbe capito comunque.

Tutto ciò che ho fatto è stato ben programmato e deliberato. Non è casuale. Posso comprendere il tuo amore, ma devi sviluppare un po’ più di chiarezza sulla funzione del maestro.

Non puoi suggerire al maestro ciò che dovrebbe fare o non fare! Le tue intenzioni sono buone… ma stai facendo una sciocchezza.

 

Osho, tratto da:

Sermones in Stones #11

        (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

AL DI LÀ DELLE NUVOLE

La meditazione è come il cielo, è uno spazio sempre accessibile. Ma per vederlo dobbiamo uscire dallo spazio chiuso della mente. Le tecniche di meditazione sono gli strumenti che ci permettono di farlo.

 

 

Amato maestro, è possibile meditare senza alcuna tecnica?

 

La domanda che hai posto è di sicuro di grande importanza perché la meditazione, come tale, non ha bisogno di tecniche. Ma esse sono necessarie per rimuovere gli ostacoli sulla via della meditazione. Deve essere compreso in modo molto chiaro che la meditazione in se stessa non necessita di tecniche, è solo un comprendere, un’intelligenza, una consapevolezza. Né l’intelligenza né la consapevolezza sono tecniche. Ma sul cammino dell’intelligenza, ci sono molti ostacoli. Per secoli l’uomo ha accumulato questi ostacoli; ora vanno rimossi. La meditazione in se stessa non può eliminarli, per questo sono necessarie delle tecniche. Il compito di queste tecniche è solo di preparare il terreno, di preparare la strada, il passaggio. Le tecniche in se stesse non sono meditazione. Se ti fermi alla tecnica, hai mancato il bersaglio.

J. Krishnamurti ha continuato a insistere per tutta la vita che non ci sono tecniche per la meditazione. E il risultato complessivo non è stato che milioni di persone hanno raggiunto lo stato di meditazione; il risultato complessivo è stato che milioni di persone sono arrivate alla convinzione che nessuna tecnica è necessaria per la meditazione. Hanno però dimenticato tutto ciò che avrebbero dovuto fare con gli ostacoli, con gli impedimenti. Intellettualmente si sono convinte che nessuna tecnica è necessaria. Ho incontrato molti seguaci di J. Krishnamurti, seguaci molto intimi, e ho chiesto loro: “Non serve alcuna tecnica, sono d’accordo. Ma tu o chiunque altro abbia ascoltato J. Krishnamurti è mai arrivato alla meditazione?”

Per quanto la sua affermazione sia essenzialmente vera, essa esprime solo il lato positivo dell’esperienza. C’è anche un lato negativo. Per quel lato negativo si rendono necessarie, assolutamente necessarie, tecniche di tutti i tipi, perché se il terreno non è stato ben preparato e se le erbacce e le vecchie radici non sono state eliminate, non puoi coltivare rose o altri bei fiori. Le rose non si preoccupano affatto di quelle radici, delle erbacce che tu hai estirpato. Ma rimuovere le erbacce era assolutamente necessario perché il terreno fosse nella condizione giusta per far fiorire le rose.

Mi chiedi: “È possibile meditare senza una tecnica?” Non solo è possibile ma è l’unica possibilità. Nessuna tecnica è necessaria, per quanto riguarda la meditazione. Ma che cosa hai intenzione di fare con la tua mente? La mente creerà migliaia di difficoltà. Le tecniche servono per togliere di mezzo la mente, per creare uno spazio in cui la mente diventa tranquilla, silenziosa, quasi assente. Tu non devi fare nulla.

La meditazione è qualcosa di naturale, qualcosa che è già nascosto dentro di te e sta cercando di trovare la via verso il cielo aperto, il sole, l’aria. Ma la mente la circonda da ogni lato; tutte le porte sono chiuse, tutte le finestre sono chiuse. Le tecniche sono necessarie per aprire le finestre, per aprire le porte. E immediatamente ti trovi davanti il cielo intero, con tutte le sue stelle, con tutta la sua bellezza, con tutti i suoi tramonti, con tutte le sue albe.

Solo una finestrella te lo impediva… basta una pagliuzza finita in un occhio per impedirti di vedere il cielo, perché non puoi aprire l’occhio. È del tutto illogico che una pagliuzza o un granello di sabbia possano impedirti di vedere le grandi stelle, il cielo infinito. Ma in realtà possono – lo fanno.

Le tecniche sono necessarie per rimuovere le pagliuzze, i granelli di sabbia, dagli occhi. E la meditazione è la tua natura, è il tuo potenziale autentico. È un sinonimo di consapevolezza.

La meditazione è semplicemente consapevolezza senza sforzo, una consapevolezza priva di sforzi; non richiede alcuna tecnica. Ma la tua mente è così piena di pensieri, così piena di sogni, c’è così tanto passato e futuro – non è mai qui e ora, e la consapevolezza è qui e ora. Le tecniche sono necessarie per aiutarti a tagliare le radici con il passato, a tagliare i sogni per il futuro, e a tenerti in questo momento come se esistesse solo questo momento. A quel punto non hai bisogno di nessuna tecnica.

La vita è un affare complicato. Ci sono buone e cattive notizie. La buona notizia è che non hai bisogno di alcuna tecnica; ma la cattiva notizia è che senza alcuna tecnica non ce la puoi fare.

 

Osho tratto da:

The Rebel #24

 

 

 

Tu hai inventato delle tecniche di meditazione e dici anche che in India ci sono tradizionalmente 112 tecniche di meditazione (raccolte nell’antico testo Vigyan Bhairav Tantra). Come posso scegliere quella utile?

 

Sono tutte utili. Si possono esaminare tutte le 112 tecniche in una mezz’ora, perché ogni tecnica consiste solo di due righe. Esaminale tutte, e se una ti colpisce come adatta a te, provala. Se ne trovi due o tre, allora provale una alla volta. Offri a ognuna una possibilità.

Tra queste 112 tecniche ce ne deve essere una, più di una; una di sicuro, ma la mia esperienza è che ce ne sarà più di una, applicabile a ogni individuo. E il modo più facile è quello di esaminarle, leggerle, e se ce n’è una che ti fa esclamare “Eccola qui!”, provala per almeno 21 giorni.

Se comincia a funzionare, allora dimentica ogni cosa, ogni altra tecnica. Continua a lavorare con questa. Non importa quante tecniche provi. Quello che conta è che ne provi una fino alla fine, fino alla sua estrema profondità. E se hai successo con una tecnica, allora qualunque altra tecnica diventa molto facile.

Se per la prima ci sono voluti sei mesi, le altre tecniche potrebbero richiedere solo una settimana, perché ora hai raggiunto un punto preciso. Conosci lo spazio, conosci lo spazio creato dalla meditazione. Questo è un cammino diverso che conduce allo stesso spazio. Quando proverai qualche altra tecnica, il tempo si ridurrà. Io ho provato tutte le 112 tecniche. Dopo averne provate una decina, diventa molto facile; già la prima volta, raggiungi immediatamente quello spazio. Ho poi sviluppato le mie tecniche al di là di queste 112, perché ho visto che per l’uomo moderno ci sono alcuni problemi che non sono affrontati da queste tecniche. Esse sono state create quasi diecimila anni fa per un tipo completamente diverso di umanità, per un diverso tipo di cultura, per gente molto diversa. L’uomo moderno, l’uomo contemporaneo, ha delle differenze; nel corso di diecimila anni è una cosa assolutamente inevitabile.

Per esempio la Meditazione Dinamica non è tra queste 112. Ma è assolutamente necessaria per l’uomo moderno, anche se non lo era prima. Se le persone sono innocenti non c’è bisogno della Meditazione Dinamica. Ma se la gente è repressa, porta con sé un pesante fardello, quindi ha bisogno della catarsi. La Meditazione Dinamica serve solo ad aiutarla a ripulire la casa. Dopodiché si può usare uno qualsiasi dei 112 metodi. Non sarà difficile. Se provi in questo momento, direttamente, fallirai. Ho visto tante persone provare direttamente e non andare da nessuna parte, perché sono piene di spazzatura che prima deve essere gettata via.

La meditazione Dinamica è un aiuto immenso. Tutte le tecniche che ho sviluppato sono rivolte all’uomo contemporaneo e, praticando queste tecniche, potrà ripulirsi, alleggerirsi dei suoi fardelli e diventare semplice e innocente. Forse non ci sarà bisogno di provare quelle tecniche. Ma per curiosità puoi provarne almeno una e rimarrai sorpreso da come riuscirai a penetrare velocemente nel suo nucleo più profondo.

Prima qualcosa di catartico, che è assolutamente necessario per l’uomo contemporaneo. E poi si possono usare i metodi silenziosi.

 

Osho, tratto da: The Last Testament, Vol. 3

 

 

 

Senza contare i tuoi discorsi giornalieri, venti minuti di meditazione al giorno sono sufficienti perché io mi incammini sul sentiero e giunga all’esperienza di verità, bene e bellezza che tu ci stai indicando con le tue parole?

 

In primo luogo non ti è permesso non contare i discorsi, in quanto le tue meditazioni non possono avvenire, senza questi discorsi. Questi discorsi sono le fondamenta della tua meditazione.

Io sono pazzo, ma non pazzo al punto da continuare a parlare per quattro ore ogni giorno, se questo non ti aiutasse a meditare! Pensi forse che io cerchi di distrarti dalla meditazione? Quindi, come prima cosa, stare seduto con me ai miei discorsi non è altro che un modo per creare in te uno spazio sempre più ampio di meditazione. Io non parlo per insegnarti qualcosa, io parlo per creare in te qualcosa. Queste non sono conferenze: si tratta di semplici espedienti per aiutarti a diventare silenzioso, perché se ti venisse detto di diventare silenzioso senza fare alcuno sforzo, ti sarebbe oltremodo difficile.

È ciò che i Maestri Zen hanno ripetuto sempre ai loro discepoli: “Siate in silenzio, ma non fate alcuno sforzo”. In questo modo si mette la persona in una situazione estremamente difficile: non fare alcuno sforzo ed essere in silenzio… se fa uno sforzo, sbaglia, ed è impossibile essere in silenzio senza fare alcuno sforzo. Se fosse stato possibile essere in silenzio senza fare alcuno sforzo, non sarebbe stato necessario l’aiuto di un Maestro, non sarebbe stato necessario insegnare la meditazione. La gente sarebbe diventata silenziosa senza sforzo alcuno.

Io ti sto rendendo consapevole dei silenzi, senza che tu debba fare alcuno sforzo. Per la prima volta nella storia il mio parlare viene usato quale strategia per creare silenzio dentro di te.

In un istante, allorché io divento silenzioso, anche tu lo diventi… ciò che resta è solo un’attesa allo stato puro. Tu non stai facendo alcuno sforzo, né lo sto facendo io… a me piace parlare, non è uno sforzo. E mi piace vederti in silenzio, mi piace vederti ridere, mi piace vederti danzare. Ma in tutte quelle attività l’elemento fondamentale resta la meditazione.

Io non voglio che tu pensi alla meditazione in un ambito limitato: voglio che la meditazione diventi la tua stessa vita.

In passato questo è stato uno degli errori più comuni: si medita venti minuti, oppure si medita tre volte al giorno, oppure si medita cinque volte al giorno, a seconda delle diverse religioni, ma in ogni caso l’idea di fondo è che ogni giorno si dovrebbero dedicare alcuni minuti alla meditazione. E cosa farai nel tempo che resta? In quei venti minuti conseguirai quello che potrai… cosa farai nelle restanti ventitrè ore e quaranta minuti? Qualcosa di anti-meditativo, e ovviamente i tuoi venti minuti di sforzo verranno annullati. I nemici sono troppo forti, e tu dai una quantità enorme di energia e di attenzione ai tuoi nemici, mentre dedichi alla meditazione solo venti minuti. No, in passato la meditazione non è riuscita a dar vita ad alcuna ribellione nel mondo proprio a causa di questo errore.

A causa di questi falsi ragionamenti voglio che guardi la meditazione da un punto di vista totalmente diverso. Puoi imparare a meditare per venti o per quaranta minuti – l’apprendimento è una cosa – ma poi devi portare con te, per tutto il giorno, ogni giorno, ciò che hai imparato. La meditazione deve diventare come il battito del tuo cuore.

Non mi puoi dire: “Non è sufficiente respirare venti minuti al giorno?” Non arriveresti mai al giorno dopo.

Perfino mentre dormi, continui a respirare; la natura non ha lasciato nelle tue mani le funzioni essenziali del corpo e della vita: non si è fidata di te, perché se la respirazione fosse nelle tue mani, inizieresti a pensare quanto respirare, oppure a discutere se è giusto respirare mentre dormi. Sembra un po’ strano fare due cose nello stesso tempo: dormire e respirare; respirare sembra una sorta di disturbo, durante il sonno. Ma in questo caso, il tuo sonno sarà eterno!

Il battito del cuore, la circolazione del sangue, non sono cose che controlli tu; la natura ha tenuto nelle sue mani tutto ciò che è essenziale. Tu non sei affidabile; puoi dimenticartene, e in quel caso non ci sarebbe neppure il tempo di dire: “Mi spiace, mi sono dimenticato di respirare. Dammi un’altra opportunità!” Neppure quel minimo di errore è possibile, non esiste una seconda opportunità.

Ma la meditazione non fa parte della tua biologia, della tua fisiologia, della tua chimica; non appartiene al normale flusso vitale. Se vuoi restare un comune essere umano per tutta l’eternità, puoi restare nello stato in cui ti trovi. Così come sei, la natura ha raggiunto un punto dell’evoluzione in cui non occorre altro: sei perfettamente in grado di procreare, e questo è sufficiente. Tu morirai e i tuoi figli, a loro volta, perpetueranno la specie, continueranno a fare le stesse idiozie che stai facendo tu. Qualcuno entrerà a far parte di una congregazione, si affilierà a una chiesa; qualche altro idiota terrà prediche, sermoni, e l’intero gioco continuerà… non c’è nulla di cui preoccuparsi.

La natura è arrivata a un punto da cui, a meno che tu non ti assuma una responsabilità individuale, non puoi crescere. Più di così la natura non può fare, ha fatto a sufficienza: ti ha dato la vita, ti ha dato un’opportunità; ora dipende da te come usarla.

La meditazione è una tua libertà, non una necessità biologica. Puoi imparare, usando ogni giorno un po’ di tempo, a rafforzare la tua meditazione, a renderla più salda nel tuo essere, ma poi devi portarne con te la fragranza, per tutto il giorno.

Come prima cosa, fallo mentre sei sveglio: nel momento in cui ti risvegli, afferra immediatamente quel filo di coscienza e persevera nel restare all’erta, perché quello è il momento più prezioso in cui afferrare il filo della consapevolezza. Molte volte, durante il giorno, te ne dimenticherai; ma nel momento in cui te ne ricordi, inizia immediatamente a stare all’erta.

E non pentirti mai, perché sarebbe pura e semplice perdita di tempo. Non pentirti mai, non dire mai: “Mio Dio, me ne sono scordato di nuovo!” Nei miei insegnamenti non c’è alcuno spazio per il pentimento. Qualsiasi cosa sia accaduta, è finita, ora non è più necessario perdervi un solo attimo di tempo… torna ad afferrare il filo della consapevolezza. Pian piano, sarai in grado di stare sveglio e all’erta per l’intero arco della giornata. Sarà una corrente sotterranea che accompagna ogni tua azione, ogni tuo gesto, tutto ciò che farai o che non farai. Qualcosa di sotterraneo continuerà a scorrere.

Anche quando vai a dormire, abbandona quel filo solo all’ultimo momento, allorché non puoi fare più nulla perché stai cadendo nel sonno: l’ultima cosa che fai prima di addormentarti, sarà sempre la prima cosa che affiorerà in te quando ti svegli; provaci.

Patanjali, il primo uomo al mondo che ne ha scritto, dice che la meditazione è un sonno senza sogni, con un’unica differenza: nel sonno senza sogni non sei consapevole, nel samadhi, nello stato di meditazione supremo, esiste questa piccolissima differenza: sei consapevole.

Certo, puoi continuare a imparare, a rinvigorirti con venti minuti al giorno, dando così più energia e più radici alla tua meditazione, ma non accontentarti, non pensare che basti… è così che l’intera umanità ha fallito. Sebbene l’intero genere umano ci abbia provato, in un modo o nell’altro, pochissime sono le persone che hanno avuto successo, al punto che la maggioranza, col tempo, ha abbandonato ogni tentativo, perché ogni possibilità di successo sembra essere del tutto remota. Ma il motivo è semplicemente questo: venti minuti, o dieci minuti al giorno, non serviranno a nulla.

Posso capire che tu abbia molte cose da fare; per cui, trova il tempo per impratichirti nella tecnica. Ma quel tempo non è meditazione, serve solo a rinfrescarti. Poi, di nuovo, dovrai lavorare, guadagnarti da vivere, fare il tuo lavoro e fare mille altre cose… in tutto questo, resta semplicemente attento, osserva se quello spazio di meditazione permane dentro di te, oppure è scomparso.

Allora questa continuità diventa come una ghirlanda di luce che ti accompagna nell’arco delle ventiquattro ore. E solo allora sarai in grado di sperimentare la verità, il bene e la bellezza, non prima.

 

Osho, tratto da:

Invito al silenzioN.S.C. ed.

 

 

 

 

Vigyan Bhairav Tantra

LE 112 TECNICHE DI MEDITAZIONE

 

Il programma di meditazione dell’Osho Commune di Pune include alcune delle meditazioni dal Vigyan Bhairav Tantra, offerte regolarmente in Buddha Hall, solitamente una diversa ogni settimana, o più spesso durante celebrazioni e campi di meditazione (meditation intensive). Esse vengono proposte spesso anche nel corso di gruppi quali per es. Opening to the heart. Il gruppo Watching the Fire poi, è quasi interamente basato sulle tecniche che riguardano l’energia vitale.

Chi vuole sperimentare in proprio può trovarne la raccolta completa suddivisa in due parti: Il sentiero del reale e Il sentiero dell’essere, traduzioni dei commenti di Osho alle tecniche del Vigyan Bhairav Tantra, editi entrambi da Lo Scarabeo e disponibili anche presso Oshoba. Si tratta di due cofanetti di “carte” che rappresentano ognuna una tecnica diversa, con allegato un libretto dove Osho spiega come praticare ciascuna tecnica di meditazione oltre a indicare il valore generale dell’approccio del Vigyan Bhairav Tantra alla realtà.

“L’uomo nasce con un centro ma ne rimane completamente ignaro. L’uomo può vivere senza conoscere il proprio centro, ma non può esistere senza averne uno: quel centro è il legame fra l’uomo e l’esistenza… ma non conoscendolo la tua vita sarà solo un viaggio alla deriva. L’uomo è nato con un centro ma non con la conoscenza del centro ricordalo: quella conoscenza deve essere conseguita”.

E a questo appunto servono le famose tecniche di meditazione … sono 112, una per illuminarvi la trovate di sicuro!!

 

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In un centinaio di voci

- da abbraccio ad azione –

la visione di un maestro di realtà

sui temi più importanti della vita d’oggi.

 

ASSOLUTO: “Non usare mai la parola ‘assoluto’; evitala il più possibile, perché la parola «assoluto» è l’origine di ogni fanatismo. Nessuno possiede la verità assoluta. La verità è così vasta! Ogni verità è destinata a essere relativa. È la parola «assoluto» che ha portato l’intera umanità a essere infelice. Ricorda sempre: tutto ciò che conosciamo e tutto quanto potremo mai conoscere, è necessariamente relativo. Ricordarlo, ti darà compassione. Ricordarlo, ti renderà tollerante. Ricordarlo, ti renderà più umano.”

 

ABBRACCIO: “Oggi gli psicologi sono ben consapevoli del fatto che, se un bambino non viene abbracciato e baciato, gli viene a mancare un nutrimento. Come il corpo necessita di cibo, l’anima ha bisogno d’amore. Puoi soddisfare tutti i bisogni fisici del bambino, gli puoi fornire ogni comfort, ma se vengono a mancare gli abbracci, il bambino non si svilupperà in un essere sano.”

 

ADULTERIO: “Il significato ordinario della parola «adulterio» è fare l’amore con una donna con cui non sei sposato. Ma il significato esistenziale di adulterio, è fare l’amore quando non sei innamorato. Può anche essere tua moglie, ma se non ne sei innamorato, fare l’amore con lei è adulterio.”

 

AGGRAPPARSI: “La vita è un flusso, niente ristagna. Tuttavia, noi siamo così folli che continuiamo ad aggrapparci. Se il cambiamento è la natura della vita, l’aggrapparsi è stupidità, perché così facendo, non cambierai la legge della vita: il tuo aggrapparti ti renderà solamente infelice. Le cose sono destinate a cambiare, che tu lo voglia o meno. Se ti aggrappi, divieni infelice perché, comunque, le cose cambiano.”

 

AIKIDO: “Nell’aikido ti insegnano a non essere in conflitto con colui che ti attacca… qualcuno ti attacca e tu non entri in conflitto con lui, bensì cooperi con lui. Sembra impossibile, ma puoi imparare come fare. Un maestro di aikido conquista senza combattere. Vince non combattendo. È immensamente paziente, umile.”

 

ANIME GEMELLE: “Il Tantra è la scienza della trasformazione di amanti ordinari in anime gemelle; questa è la grandezza del Tantra. Esso può trasformare la terra intera; può trasformare ogni coppia in anime gemelle. Ma non viene usato; è uno dei più grandi tesori che giacciono ancora intatti.”

 

APPARTENERE: “Non condannarti, non biasimarti: tu sei figlio dell’universo. Questa esistenza ha avuto bisogno di te, altrimenti non saresti qui. E ti ha voluto nel modo in cui sei, altrimenti non ti avrebbe creato così. Perciò, non cercare di essere qualcun altro... Tu sei parte di questa esistenza! Non sei un estraneo. Non sei un frutto del caso; sei intrinsecamente necessario. Quindi, ama te stesso. Tu sei necessario quanto gli alberi, quanto i fiori, gli uccelli, il sole, la luna e le stelle. Tu devi esserci e hai il diritto di essere nel modo in cui sei.”

 

ASPETTATIVE: “Non compiacere nessuna aspettativa altrui. Tu hai solamente una responsabilità ed è nei confronti del tuo essere. Se cerchi di compiacere le aspettative degli altri ti troverai nei guai. Chiunque abbia aspettative su di te è un nemico. Un vero amico si limita a darti libertà.”

 

AMORE: “Le vie dell’amore sono misteriose; sono l’esatto opposto delle vie del mondo. Per esempio: nel mondo, se vuoi avere qualcosa di più, devi accumularlo. Invece, nel mondo dell’amore, se vuoi più amore, devi distribuirlo, devi donarlo. Soltanto donandolo potrai conservarlo. È una legge totalmente differente; differisce totalmente dal mondo dell’economia.”

 

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