2 CENTRI DI OSHO IN
ITALIA
Tutti i Centri di Osho
divisi per regione
Fuori e
dentro la Comune
8 IL
MONDO
La ricerca dell'estasi
Nelle droghe si cercano effimeri surrogati di una
realtà migliore che è accessibile solo con la meditazione.
13 IL
CORPO
Il corpo non è un ostacolo
Riflessioni sul rapporto tra handicap fisico e
meditazione.
15 IL
MAESTRO
Giudizio e senso di colpa
Queste sono le sottili strategie attraverso cui la
società ci controlla. Ma, una volta scoperte, solo noi possiamo fare qualcosa
per liberarcene.
19 IL
MAESTRO
I 10 comandamenti se li è scritti Mosè
Un'irriverente carrellata sui crimini delle religioni
che per secoli ci hanno venduto menzogne spacciandole per "verità rivelate"
23 SPECIALE
La vera storia del Millennio
Un invito a scrivere la storia in modo diverso: considerando
come protagonista chi ha reso il mondo più bello e più umano.
36 ESPERIENZE
Volare nell'insicurezza
Il resoconto di un viaggio avventuroso sull'Himalaya dove la vita è sempre in pericolo.
40 BIOGRAFIA
Verso il silenzio
Negli ultimi anni di Pune
Uno, la comunicazione verbale tra Osho e i discepoli si fa sempre più rarefatta
per lasciare spazio alla comunione silenziosa.
Al di là delle nuvole
Osho ci parla dell'importanza delle tecniche di
meditazione.
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo oroscopo di giugno e luglio
52 LA VETRINA
Tutti i libri di Osho in italiano, i video di
Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.
Dall'assoluto all'amore — l'enciclopedia dell'uomo
nuovo
ristampa
. . . . . . . . .
. . . . . . . . .
DENTRO E FUORI LA COMUNE
Fervono i lavori
Il monsone
sta per finire e i lavori avanzano a tutta velocità... non che in realtà si
siano mai fermati.
Il progetto
– vedi il numero di dicembre 1997 dell'Osho Times
Italiano – di costruire una nuova Buddha Hall e un Dharamsala (che significa il luogo dove il ricercatore
spirituale può riposarsi lungo il suo cammino) sta veramente prendendo forma e
si prevede che tutte le strutture saranno completate in circa nove mesi.
Osho Mandir, questo il nome della nuova Buddha
Hall, sarà un edificio a forma di piramide, con un'altezza al centro pari a sei
piani e una grandezza complessiva quattro volte quella della piramide di Naropa, la più grande delle piramidi che sorgono dall'altra
parte della Commune. Sarà dotata di aria condizionata
– non una zanzara disturberà le nostre meditazioni!! – e con un'ottima insonorizzazione, così da poter avere una Dinamica loud tutte le mattine, e concerti o eventi serali senza che
si creino problemi con i vicini.
Il Dharamsala, che funzionerà come un albergo, avrà camere di
una bellezza zen, con bagno e aria condizionata. Ci sarà anche un nuovo Zorba Restaurant con una superficie totale di più di 2000
mq.: cucine altamente tecnologiche per garantire ancora di più lo standard
igienico del servizio e un'area di self service
chiusa e con aria condizionata.
Da Miasto sul Festival
Da fine
luglio ai primi di settembre si è svolto OLÈ – Osho Love Explosion
– un festival estivo ricco di eventi e di proposte. Da Miasto,
che ha organizzato e ospitato l'evento, ci hanno mandato le impressioni di
alcuni dei partecipanti:
"Eccomi
qui a raccontarvi il vissuto di un sannyasin (che poi
sarei io) arrivato a Miasto alla ricerca della
meditazione... e anche perché mi avevano detto che si potevano incontrare un
sacco di belle donne. Ancora non so bene quale delle due sia stata la
motivazione più forte!
Ero a Miasto per la prima volta, lo conoscevo esclusivamente dai
racconti di amici e dalle foto del suo programma annuale. Che meraviglia!
Appena arrivato, ho provato la sensazione di trovarmi a casa. La bellezza e la
semplicità di incontrarsi con gli occhi, e persino di salutarsi senza sapere
come ti chiami, chi sei (domanda terribile!), che lavoro fai, se bevi il caffè normale o decaffeinato: tutte quelle cose che ci
danno di solito la falsa idea di essere in intimità con l'altro.
E il
festival? Ah, sì, il festival! Ogni giorno c'erano meditazioni, stage di pittura
o astrologia esperienziale, concerti, occasioni di
incontro con se stessi e con gli altri. A livello interiore mi sembrava di
lavorare contemporaneamente su diverse piste: il mio rapporto con il padre, con
la madre, con l'altro sesso (... o la mancanza dell'altro sesso). Insomma mi
pareva di vivere in un grande frullatore: nel momento in cui giravo dentro la
centrifuga avevo magari un lieve senso di vertigine, ma una volta fermo, mi
riscoprivo trasformato in un meraviglioso frappé. Se le giornate fossero state
quotate in borsa, 24 ore sarebbero state valutate come una settimana di quelle
ordinarie.
Delle cose
che più mi hanno colpito ecco qui una breve carrellata: giocare a biliardino
con Prashantam, vedere Miten
e Premal mangiare come noi comuni mortali senza
cantare e senza microfono, ma solo con coltello e forchetta, le meditazioni di Veeresh, le belle donne (ce n'erano davvero!), le lasagne,
la presentazione di Dayita della No Dimension, la torta alla crema, il concerto di Ravi, la Trancedance, e il viaggio
sciamanico – sola andata – di Anatta.
Ma per sapere davvero com'è il festival bisogna parteciparvi. Per me si è
rivelato una grande fonte di trasformazione, tant'è
che ho lasciato Milano per lavorare a Miasto. E mi
sento quindi il miglior testimonial
per invitarvi al prossimo happening; quando ancora non si sa. Se sarà il tuo
momento lo verrai a sapere per tempo (finale efficace vero?)". Swami Nirav Somen
"Mi è
piaciuto soprattutto avere intorno molte persone che sperimentavano la comune
al di là dei gruppi: momenti magici gli incontri con tanti sannyasin".
Ma Ivanna
"Momenti
di stress e momenti di gioia nell'incontrare persone diverse. Interessanti i
workshop giornalieri, specie quelli relativi alla creatività." Ma Amrisha
"Gli
spazi mi sono piaciuti veramente molto, l'amore, la sfida, un senso di
appartenenza, sentirmi a mio agio, a casa, una serie di persone di cui mi
potrei innamorare". Ma Ragyi
"E
stata una grossa opportunità per conoscere persone e realtà diverse, e far
conoscere Osho, al di là dei gruppi e delle meditazioni". Sw. Somesh
"Concerti
bellissimi, un grosso movimento energetico con tutta quella gente che passava,
bello il ristorante all'aperto la sera". Ma Chandramani.
"Bello
che tanta gente nuova avesse l'opportunità di farsi vedere ed esprimersi".
Ma Guha
"Ho
vissuto ogni evento come un regalo: i satsang ed i
concerti di Ustad Usman
Khan sono state esperienze indimenticabili". Ma Bhadra
Sesso, papi e tumori
Recentemente,
durante un'udienza concessa a specialisti in oncologia, il papa – sì, sempre lui,
quello polacco, il protagonista di innumerevoli barzellette di Osho – ha voluto
dire la sua, e ha iniziato a pontificare sul fatto che il cancro può essere il
risultato di certi comportamenti sessuali. Comprensibile l'imbarazzo dei presenti
(non si può scoppiare a ridere in faccia al papa!), scarse le reazioni di
ricercatori e medici, come l'immunologo F. Aiuti che
ha fatto solo prudentemente notare come sembri eccessivo tentare di collegare
tumori e attività sessuale al di là di ogni evidenza medica.
Ben diversa
la risposta del medico personale di Osho, Dott. Amrito, membro della prestigiosa Royal
Society of Surgeons (UK), che ha evidenziato come sia
proprio la continua condanna del sesso da parte del papa e della chiesa
cattolica, e i conseguenti sensi di colpa, a indebolire il corpo umano,
rendendolo prono a malattie, e quindi anche ai tumori. La condanna del corpo da
parte delle religioni è causa di immensi danni: a tali conclusioni arrivarono
anche gli studi di W. Reich,
che provarono che quando il corpo è orgasmico in maniera naturale, ha una
vitalità e un'energia molto maggiori, che lo aiutano a difendersi meglio da
ogni tipo di malattia, tumori compresi. Invece di dare spazio a queste
paranoiche e antiscientifiche tirate del papa contro il sesso – ha concluso Amrito – sarebbe meglio per i media parlare di come Osho
insegni non a reprimere il sesso, ma a trascenderlo in maniera naturale.
Una tazza di tè
Un rarissimo libro di Osho è finalmente disponibile di nuovo in italiano.
Si tratta di una raccolta delle lettere scritte a discepoli e amici lungo
un periodo di nove anni, dal 1962 al 1971, durante i quali Osho stava ancora
girando infaticabilmente per tutta l'India – quelli che verranno in seguito
definiti gli anni dell'invito tenendo conferenze e guidando meditazioni, portando
ovunque la sua presenza e il suo messaggio, prima di stabilirsi, dapprima
ai Wonderland di Bombay e poi a Pune. Il libro,
(288 pagg., L.32.000),
cartonato e artisticamente illustrato, sarà disponibile in Italia a gennaio.
Maratone di trance dance di 48 ore, techno-party, droghe come l’estasi, la marijuana,
l’hashish, l’LSD, oppure alcol, tabacco, antidepressivi, questi sono i mezzi da
tanti usati per trovare il magico o almeno la pace nella vita quotidiana. Il
risultato però è che la chimica diventa solo un’ulteriore schiavitù. Solo con
il viaggio interiore si può trovare un’estasi che non sia un prodotto della
mente.
Amato Osho,
molti stanno sperimentando la
droga chiamata estasi. Una volta ti ho sentito dire che una bugia è dolce
all’inizio e amara alla fine. E la verità è amara all’inizio e dolce alla fine.
Io continuo a meditare, ma non ho le esperienze che la gente dice di avere con
questa droga, l’estasi. La droga è forse come la bugia e la meditazione come la
verità? Oppure sono io che non riesco a vedere quello che potrebbe realmente
aiutarmi?
L’estasi
può provocare un cambiamento chimico temporaneo.
Può farti sentire un grande benessere, una maggiore intensità di vita, più
colore nel mondo. Ma dura solo poche ore, dopo ricadi a terra con un tonfo, e
la vita ti sembra ancora più miserabile, perché ora hai un termine di paragone.
Droghe come
l’estasi non possono raggiungere la coscienza. Possono solo raggiungere la
mente. Non hanno niente a che fare con la meditazione.
La
meditazione arriva alla consapevolezza. È uno stato di non–mente.
E le droghe come l’estasi arrivano solo fino alla mente, e ti danno euforia,
bei sogni, fantasie che sembrano reali.
Così, quando
la gente ti dice che ha sperimentato tante belle cose, ti senti triste. Tu hai
continuato a meditare e non hai sentito niente e queste persone sentono delle
cose per mezzo di una sostanza chimica qualunque. Le loro esperienze non
accadranno a te.
Il sentiero
della droga e quello della meditazione sono completamente differenti.
Sul sentiero
della meditazione, sperimenterai il silenzio; sperimenterai la gioia senza
motivo; sperimenterai una luce immensa, una luminosità che nasce dal tuo centro
più intimo – come se tu fossi diventato una stella. Ma queste cose avvengono
solo nella parte iniziale della meditazione. Quando la meditazione cresce,
tutte le esperienze cominciano a scomparire.
Lo stadio
finale della meditazione è uno stato senza esperienze, il nulla puro – perché
questa è la fonte dell’esistenza e questo è il luogo dove l’esistenza ritorna
di continuo a rinnovarsi.
Ora, su base
sperimentale, siamo giunti alla conclusione raggiunta da molti mistici
orientali, e cioè che allo stesso modo in cui tutto nell’esistenza si muove in
circolo – le stelle, il sole, la luna, la terra, ogni cosa si muove in circolo
– così tutto quello che nasce, deve morire. I pianeti nascono e poi muoiono.
Naturalmente hanno una lunga vita. Questa terra è qui da quattro milioni di
anni. Ma non si tratta di una vita molto lunga; è ancora una bambina. Quattro
milioni di anni sono niente, perché il sole ne ha quasi dieci e il nostro sole
non è molto vecchio, è uno dei più giovani nell’universo.
Ci sono soli
che sono così vecchi e così lontani, che quando lo scoprii, ne fui veramente
scioccato. Ci sono soli così lontani, che non sapranno mai dell’esistenza della
terra – per la semplice ragione che i raggi che partirono da quei lontanissimi
soli quando nacque la terra, quattro milioni di anni fa, non sono ancora
arrivati. La distanza è enorme. Quando arriveranno, la terra avrà finito di
esistere.
Così, se
qualcuno da quella stella avesse tentato di sapere qualcosa della terra, non
avrebbe potuto assolutamente riuscirci, perché sarebbe scomparsa fra due raggi.
Se avesse fatto delle fotografie, non sarebbe apparsa nessuna immagine sulla
pellicola – solo vuoto.
In questo
vasto universo, i mistici orientali sono arrivati a rendersi conto che una
volta ogni tanto anche l’intero universo muore. I pianeti muoiono, i soli
muoiono, le stelle muoiono – ogni giorno nascono nuove stelle, nuovi pianeti.
Interi sistemi solari sono scomparsi.
Dicono, e io
sono d’accordo, che l’intero universo muore. Poi c’è il buio, tutto dorme. E
poi arriva una nuova alba, di nuovo nascono i pianeti, le stelle – un nuovo
ciclo di creazione. Milioni di cicli di creazione sono già avvenuti e ne
avverranno ancora. La tua coscienza appartiene all’eterno, che non muore mai.
Al massimo si addormenta, quando tutto l’universo muore, e ritorna, al mattino,
sveglia e fresca – è l’inizio di un nuovo mondo.
Ricordati
soltanto una cosa: la meditazione è l’unica chiave per tutti i segreti della
vita. Quindi, entra più profondamente in meditazione e non ti preoccupare delle
esperienze. Guarda quelli che prendono l’estasi – non credo sia una droga
pericolosa – ma guardali. Vedi la luce che era negli occhi di Gautama il Buddha? Vedi nei loro
gesti la grazia di un Krishna? Vedi che nelle loro
vite è cambiato qualcosa a causa di quelle esperienze?
Nulla è
cambiato. Sono diventati più tristi, più infelici. Ora desiderano solo la
droga; possono sopportare fame e digiuno, ma devono avere la droga. Stanno
ingannando se stessi.
L’unico
criterio per capire se un metodo è giusto, è vedere se trasforma la tua vita;
se diventi più tranquillo, più amorevole, più intelligente, più consapevole. La
tua vita dovrebbe esserne la dimostrazione; solo allora saprai che quello che
stai facendo è giusto. Se prendendo una droga ti diverti a sognare, non ti dico
di non farlo, perché io sono sempre per la totalità – divertiti totalmente! Ma
tu non sai niente della meditazione. Per lo meno, non disturbare chi medita. Tu
sei disturbato… presto sarai stufo morto. Quelle stesse scene, che all’inizio
erano psichedeliche, cominceranno a diventare ordinarie. E tu, cosa ci
guadagnerai?
La tua
ignoranza resta la stessa, la tua crudeltà resta la stessa, la tua rabbia, la
tua violenza, le tue gelosie restano le stesse.
La
meditazione è una scienza che trasforma la qualità della vita. Non serve solo a
consolarti un po’ o a intrattenerti. È intesa a trasformarti, così che tu possa
diventare parte del circo universale. È così comico; devi solo chiarirti
abbastanza per vederlo. Ti basta osservare un uomo qualsiasi e sarai sorpreso:
il mondo è pieno di gente comica, ma nessuno se ne accorge. Non c’è bisogno di
andare a sprecare altrimenti i tuoi soldi – basta che ti siedi lungo una strada
e ti guardi lo spettacolo.
Non
lasciarti impressionare dalle esperienze di cui ti parleranno quelli che si
drogano. La meditazione non riguarda le esperienze, ma lo sperimentatore. Le
esperienze sono cose esterne. La meditazione riguarda te, non quello che
succede a te, non quello che tu vedi… Una bella rosa – certo, sotto l’influenza
della droga sembrerà più bella, più radiosa e, tuttavia, a che serve? Tu rimani
la stessa persona. Il tuo cuore non fiorisce, sei morto come prima. Tranne la
meditazione, non c’è nessun altro modo.
Le droghe
possono darti allucinazioni, esperienze illusorie…
Non sono
assolutamente contrario ad alcunché. Il mio approccio è usare tutto in modo
tale che possa diventare un nutrimento per la vita, un’evoluzione verso la
consapevolezza. Non sono neppure contro le droghe.
È una tale
idiozia da parte dei governi di tutto il mondo che l’alcol non sia condannato,
sebbene l’alcol sia più pericoloso di tante droghe. In questo modo puoi vedere
che sei governato da pazzi. L’alcol è permesso e le droghe… Molte droghe sono
innocue, ma migliaia di persone, particolarmente ragazzi e ragazze sono in
galera perché prendono droghe che i governi hanno deciso di proibire. È strano
che i governi non chiedano ai medici ricercatori di indagare per scoprire se
sono dannose o meno; e se una droga è pericolosa, ma dà delle esperienze
meravigliose – illusorie, allucinatorie, è almeno qualcosa in questo mondo che
non sembra altro che un deserto…
Se delle
droghe hanno effetti dannosi, la scienza medica è abbastanza avanzata da
evitare gli effetti dannosi. Le droghe possono essere purificate al punto che
chiunque possa assumerle e farne esperienza. Perché non c’è governo che abbia
il diritto di impedire a chicchessia di fare un’esperienza. Quella persona non
fa male a nessuno.
La funzione
del governo dovrebbe essere di prendersi cura della gente. Ci sono tante università
nel mondo – fate ricerca, trovate qualcosa che dia belle esperienze, nutrimento
per il corpo, salute per la mente. Il motivo per cui dico queste cose ti
stupirà. Le sto dicendo perché, se si rendono disponibili delle droghe innocue
e la gente può tranquillamente assumerle, queste stesse persone si stancheranno
presto delle droghe e delle loro esperienze.
Prima o poi,
si muoveranno verso la meditazione – non c’è altra via.
In questo
modo, avremo usato le droghe. Senza danneggiare la persona, avremo fatto in
modo che la droga le abbia dato delle esperienze e ora lei desidera qualcosa di
più, che le droghe non possono darle. Infatti, se continui a prendere droga
tutti i giorni, il suo effetto scema sempre di più. Ogni giorno devi aumentare
la dose. Ma alla fine qualsiasi droga diventa inutile, il tuo corpo diventa
insensibile.
Sono stato
con persone che hanno preso droghe di ogni tipo, ma non sono diventate
dipendenti; sono persone che seguono un antico sentiero che ha fatto uso delle
droghe per arrivare al momento in cui le droghe non hanno più effetto. Puoi dar
loro quanta droga vuoi e non succede niente.
In Oriente
le droghe sono state usate per secoli come un aiuto alla meditazione. In questo
modo veniva eliminata ogni possibilità che un veleno o una droga creasse delle
illusioni nella persona. La sua consapevolezza era molto più forte. Nessun
veleno poteva ucciderla e neppure renderla incosciente – restava vigile e
consapevole.
Per quello
che mi riguarda queste persone avevano ragione ad agire così e sarebbe bene
che, invece di comportarci da fascisti, permettessimo l’uso delle droghe – però
in maniera tale che presto indichi il sentiero che conduce alla meditazione.
Non sono
contro le droghe. Non sono contro niente, perché qualsiasi cosa può essere usata
nel modo giusto o nel modo sbagliato. Il veleno può essere una medicina e una
medicina può essere veleno, dipende.
Osho tratto da
Sermones in Stones #8
TUTTE
LE SCORCIATOIE SONO FALSE
Arrivato da Osho dopo le prime esperienze con la
droga, Nijanando ci racconta il suo percorso per
uscire dalla tossicodipendenza con l’aiuto della meditazione.
La
prima volta che ho provato la droga avevo sedici
anni. Si era all’inizio degli anni settanta, e per me era un modo per
ribellarmi a una famiglia molto presente, ma anche molto oppressiva.
L’esperienza più sconvolgente, chiamiamola mistica, è stata con l’LSD: è stato
esattamente come ritrovare la mia vera natura, che avevo da tempo dimenticato.
Il mezzo chimico mi dava un’apertura di consapevolezza legata al periodo in cui
la droga aveva effetto, ma dopo 24 ore mi ritrovavo lo stesso di prima e così è
nata l’esigenza di una ricerca interiore reale, non legata a sostanze esterne.
Andando al
Festival di Re Nudo a Varazze nel 1978 ho conosciuto
gli “arancioni” e per la prima volta ho sperimentato
le meditazioni di Osho. L’effetto è stato tale che subito dopo sono partito per
Pune, dove sono rimasto tre anni. Con Osho ho trovato
tutto quello che cercavo, e di più. L’amore che provavo per lui era fortissimo.
La realtà di Pune Uno fu anche shoccante
per me, nel senso che le terapie che facevo mi portavano a contatto con le mie
paure piuttosto violentemente e non sempre sono stato capace di elaborare e di
integrare. A un certo punto sono andato in reazione, sentivo che mi spingevano
troppo, rispetto a quello che in quel momento potevo assorbire.
Quando Osho
ha lasciato l’India, nel 1981, sono tornato in Italia. I miei amici in quel
periodo stavano tutti cominciando a usare eroina e io mi sono unito. L’eroina è
stata un rifugio per me, un rifugio dalle mie paure. L’eroina è come il melting con l’universo, è come tornare nella pancia della
mamma, senti calore dentro e fuori, non hai bisogno di affrontare nulla. È già
tutto lì. Ma quando comincia l’assuefazione e la lotta quotidiana per
procurarsi la roba, i problemi diventano molto maggiori del piacere. Tra le
altre cose sono stato arrestato due volte, non ho avuto il passaporto per un
bel po’ di anni, non ho potuto riavvicinarmi a Osho.
A 36 anni
ero arrivato al limite oltre il quale capivo che non sarei riuscito a
riprendermi, né fisicamente né economicamente. Il rischio di andare in galera
era continuo, il mio lavoro, che ero sempre riuscito in qualche modo a
mantenere anche con un discreto successo, rischiava di crollare. Sentivo che la
scelta era tra la vita e la morte.
Non so come
è successo ma, per la prima volta in 11 anni, ho chiesto aiuto. Avevo deciso di
smettere, e dovevo trovare qualcuno che mi assistesse durante il periodo della
disintossicazione. Lo chiesi a mia madre, perché mia moglie a quel punto se ne
era già andata. Poco prima avevo incontrato un sannyasin,
Prem Asheesh, che è stato
una ventina d’anni vicino a Osho il quale veniva nella mia città un paio di
volte la settimana per delle sedute di ipnosi. Lui si era dichiarato
disponibile ad aiutarmi se lo volevo, dicendomi che prima comunque dovevo
disintossicarmi e devo dire che lui mi ha davvero aiutato a trovare gli
strumenti interiori per affrontare le mie paure, non so se senza di lui ce
l’avrei fatta.
A questo
punto vorrei fare un po’ di pubblicità alla meditazione dinamica, che ho
praticato per anni dopo essere uscito dalla droga. Dopo 11 anni di eroina il
mio corpo, oltre naturalmente alla mia mente, era ridotto molto male e la
meditazione dinamica mi ha ridato energia e vitalità, mi ha risistemato
l’organismo e mi ha aiutato a mettere radici nella realtà. Mi ha cambiato la
vita, di sicuro.
È stato come
rinascere, è stata un’esperienza molto dolorosa, ma anche viva; e in pochi mesi
mi sono ricongiunto con la meditazione e la voglia di tornare nella Comune di
Osho a Pune.
Per la prima
volta forse ho cominciato veramente a guardare dentro. Tra l’altro Nijanando, il mio nome, vuol dire beatitudine interiore, e
Osho mi aveva detto chiaramente il giorno dell’iniziazione che finché avessi
continuato a cercarla fuori, non l’avrei mai trovata…
Ora posso
dire che la meditazione ti porta a te stesso e la droga ti allontana da te
stesso. Nel mio caso la droga è servita per avvicinarmi alla meditazione e alla
ricerca interiore; però rimanere attaccati alle droghe significa dopo un po’
non ricavarne più niente, solo problemi, a tutti i livelli, primo fra tutti
fisici.
Qualsiasi
droga, anche la più innocua, comunque ti fa male, ti intorpidisce, c’è sempre
una forma di down. Ti porta su e giù, sei sempre sballottato tra emozioni
incontrollabili. E credo che qualsiasi sostanza alteri la tua coscienza nel
bene o nel male – nel bene e nel male nel senso che l’alterazione all’inizio ti
sembra sempre bella – dopo ti mostra il rovescio della medaglia, che è sempre
negativo, a tutti i livelli.
La
meditazione è un cammino più lento, che lavora a livelli molto sottili e piano piano effettua una sorta di trasformazione nel senso che
uno, senza neanche accorgersene si ritrova più presente, più consapevole, più
rilassato.
Tutte le
cose della vita prendono un certo ordine, si assestano o si vivono comunque in
una maniera più distaccata. Una volta ho sentito Osho dire che il lavoro
interiore è talmente silenzioso che tu non te ne rendi conto, è come la linfa
che piano piano sale all’interno degli alberi, e un
bel giorno ti svegli e vedi l’albero carico di fiori.
La droga il
risultato sembra te lo dia subito, non appena ti inietti la sostanza avverti
questa sensazione di beatitudine, fioritura, nirvana. Ma poi c’è il crollo e
alla fine, secondo la mia esperienza, non ti rimane proprio nulla. La
meditazione è un percorso più difficile, a volte doloroso, nel quale vieni in
contatto con tanti aspetti di te che devi avere il coraggio di vedere, di
guardare, ma alla fine ti dà dei risultati che ti appartengono veramente.
un
assaggio del reale è sufficiente
Prima di venire da te, quando prendevo droghe, mi
sentivo in unità con il tutto. Dopo sei mesi con te, le poche volte che ho
fumato è successo esattamente il contrario: mi sono sentito più diviso. Puoi
spiegarmi?
Non c’è
bisogno che ti spieghi. È una cosa che si spiega da sola. Se sei nevrotico, le
droghe ti danno un guizzo di salute, di integrità. Se sei diviso, le droghe ti
danno il sogno di essere uno, indiviso. Ma se mediti, diventi veramente uno;
allora prendere droghe non ti aiuterà. Se mediti, allora raggiungi la
consapevolezza del tuo essere uno; a quel punto, il sogno non ti servirà più.
In realtà, prendere droghe mentre mediti sarà distruttivo, ti faranno sentire
diviso.
Ecco perché
continuo a dire: quelli che cercano la droga, in realtà stanno cercando la
meditazione – cercano qualcosa nella direzione sbagliata. La loro ricerca è
giustissima, la direzione è sbagliata. Non sono contro di loro, perché stanno
cercando. In loro è sorto un anelito, ma si muovono nella direzione sbagliata.
È possibile portarli verso la direzione giusta.
Occorrono
più persone che li aiutino a meditare. Nessun governo, nessuno stato, può
impedire che esistano, è impossibile. Più saranno ostacolati, più si sentiranno
attratti dalle droghe. Più diventeranno nevrotici, più avranno bisogno di
drogarsi. Solo più templi, più meditazione nel mondo, più gente che medita
potranno aiutarli. Una volta che hai cominciato a meditare, ti sei mosso nella
giusta direzione – prima o poi le droghe spariranno da sole. Non c’è bisogno
che te ne liberi, la cosa avverrà spontaneamente.
È proprio
come se stessi trasportando delle pietre, pietre colorate, e io improvvisamente
ti dessi dei diamanti veri. Continueresti a tenere in mano quelle pietre
colorate? Dovresti fare uno sforzo per lasciarle andare? Le lasceresti
semplicemente cadere: le mani si aprirebbero ed esse cadrebbero, perché ora
sono disponibili dei diamanti. E se volessi tenere quelle pietre, dovresti
lasciar cadere i diamanti.
Osho, tratto da: Yoga the Alfa & the Omega vol 6
[Nel corso di un darshan
una donna dice a Osho: Ho studiato psicologia e lavoro con i drogati.]
Osho: Molto
bene. Porta la meditazione ai tuoi drogati! Sarà di grande aiuto, perché
chiunque si droghi, sta cercando la meditazione. Cerca nella direzione
sbagliata, ma la sua ricerca è giusta. La direzione è sbagliata, certamente
sbagliata, ma il suo desiderio è giusto e il suo desiderio deve essere
rispettato.
[Lei risponde: Sì. Mi piacciono molto questi
tossici!]
Osho: Perché
sono persone che cercano qualche altro tipo di esperienza, qualcosa che non
trovi nella vita ordinaria. Sono stufe della solita vita: è troppo abitudinaria
e stupida. Finiscono nelle droghe, perché sono più facili da trovare; la
meditazione non è così facilmente accessibile. Le droghe costano poco e si
trovano facilmente; la meditazione è molto dura, difficile. Bisogna crescerci
dentro. Ci vogliono mesi, anni, a volte vite. Le persone non sono preparate ad
aspettare così a lungo – almeno in Occidente. Hanno molta fretta.
Il
cristianesimo e il giudaismo hanno fissato nella mente delle persone una
nozione completamente sbagliata – che c’è una sola vita. A causa di questo
concetto di vita unica, il tempo è troppo breve e ci sono molte cose da fare.
Una persona ha settanta, ottanta, al massimo novant’anni
da vivere. Passa trent’anni a dormire: otto ore al
giorno. Un terzo della vita se ne va in sonno, un terzo in lavoro, ufficio,
fabbrica. Resta un altro terzo di vita ed è occupato dalle faccende quotidiane:
farsi la barba, il bagno, pranzare, cenare, litigare, amare. Un giorno uno si
accorge che la sua vita se ne è andata e che non c’è una sola esperienza che
potrebbe considerare di qualche valore.
E man mano
che le persone si avvicinano alla morte, diventano sempre più agitate.
Cominciano a cercare freneticamente qualche modo per liberarsi di questo
tran-tran, di questa stupida vita meccanica, spenta. Ogni mattina prendere lo
stesso treno. Ogni sera tornare alla stessa casa, la stessa moglie, gli stessi
figli… la stessa vecchia storia. Con l’andar del tempo, l’intelligenza scompare
– diventano come dei robot. Si alzano, vanno in ufficio, lavorano, tornano a
casa. Ma il gusto della vita non c’è più. Continuano a trascinarsi da qui a lì,
da lì a qui, sapendo benissimo che stanno semplicemente andando verso la morte.
Ci sono
persone che un giorno o l’altro diventano vittime delle droghe, perché le
droghe possono dare una visione. Almeno ti danno l’illusione di un mondo
totalmente diverso, che è effettivamente molto più bello, più colorato di
questo mondo ordinario. Anche la meditazione ti può dare un mondo migliore –
non il sogno di un mondo migliore. La meditazione ti dà una chiara intuizione,
una visione tale, che questo stesso mondo ordinario diventa soffuso di
straordinarietà. Ti dà una tale chiarezza, che questo solito mondo in bianco e
nero diventa psichedelico, pieno di colori. Suoni ordinari diventano musicali,
persone ordinarie diventano straordinarie, perché puoi vederle realmente.
Le droghe
ingannano le persone. Non aumentano la loro intuizione, anzi, gliela
distruggono completamente, ma le portano in un mondo di sogno, e quel mondo di
sogno è per lo meno migliore di questo solito mondo di routine. Queste sono
persone che in realtà stanno cercando la meditazione. Aiutale. Possono
diventare grandi meditatori.
Tratto dal diario dei darshan
God is not for sale #13
I
portatori di handicap fisici e la meditazione: è evidente che non serve essere
uno Schwarzenegger per avventurasi sul sentiero
interiore.
di Gagan
Di fronte
alla società occidentale dove l’unica cosa che conta è il successo, il
portatore di handicap, oberato da sensi d’inadeguatezza, sviluppa facilmente
una spiritualità fatta di consolazioni e speranze aiutato da “pie istituzioni”
che li confermano nel loro vittimismo, taumaturghi che promettono improbabili
guarigioni, messia che offrono una ricompensa eterna per le loro sofferenze.
Certa pubblicistica new age poi non aiuta: la ricerca
interiore viene presentata come qualcosa di giovanilistico
e destinato a persone di successo; molta danza, molto movimento, molto
dinamismo.
E così
l’approdo alle Madri Teresa e i viaggi a Lourdes sembra alla fine inevitabile…
Nel versante
opposto, ci sono quelli che reagiscono all’handicap cercando compensazioni come
il successo, la fama e il denaro: così si vedono disabili che diventano
ministri, non vedenti che acquistano fama internazionale come artisti e così
via.
Ma
consolazioni o compensazioni non sono altro che due facce della stessa
medaglia, cioè il condizionamento della società che fa sentire diverso e
inadeguato il portatore di handicap.
Per fortuna
per chi va dentro di sé, le cose stanno molto diversamente. L’handicap, con i
suoi limiti, appare una realtà della mente piuttosto che del fisico: «l’handicappato»
scopre così di avere molte più potenzialità di quello che credeva.
“È come il
bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”, spiega Ma Taru,
discepola di Osho dal 1979, che soffre di una malattia dell’apparato
immunitario per cui il suo corpo si muove con grande difficoltà. “Puoi vedere,
se vuoi, quello che ti manca, oppure dare attenzione a quello che possiedi e
magari è carente in altre persone.” Infatti da questo punto di vista è facile
trascendere una carenza fisica; molto più seri sono handicap mentali o
emozionali, che possono affliggere persone apparentemente normalissime. “Finché
stavo nella mente, facevo paragoni e mi sentivo limitata”, continua Taru. “Ma andando dentro, ho scoperto che io, in realtà,
non sono il corpo e il suo handicap: sono il silenzio, e questo non può mai
venire toccato da nulla.” Da tale spazio anche Taru
ha trovato il suo modo d’esprimersi: se il corpo non ce la fa, lei danza anche
se seduta su una sedia, senza guardare gli altri e fare paragoni.
Laddove
l’handicappato tradizionale avrebbe indugiato sul bicchiere mezzo vuoto (“non
posso fare le meditazioni attive, non posso ballare ecc.”, con conseguenti richieste
di solidarietà) lei ha scoperto che l’unico ostacolo alla meditazione è la
mente: “Osho, nei suoi ultimi anni di vita, è la prova che la consapevolezza
non ha nulla a che vedere con i problemi del fisico; pur restando quattro ore
seduto immobile su una sedia, egli non era assolutamente le sofferenze che
sentiva. Per me, tutti i problemi, gli handicap e le limitazioni possono
esistere solo se mi identifico con la mente e il corpo”, conclude Taru.
È successo
anche che l’handicappato meditatore cominci a vedere la propria malformazione
fisica come un dono, piuttosto che come un limite. “Il fatto di non potermi
muovere mi aiuta molto ad andare dentro, mentre prima ero assai proiettata
verso l’esterno,” spiega Ma Urmila, con Osho dal
1967, sofferente da sei anni di una paralisi alla parte sinistra del corpo. La
meditazione è stata per lei il modo di ritrovare se stessa al di là di un
fisico che, per i bisogni della società, era fatalmente inadeguato. Ora Urmila non si sente assolutamente limitata nelle sue capacità
espressive, né ha mai desiderato miracoli o compensazioni di qualche tipo. “Mi
esprimo a perfezione traducendo Osho dall’hindi, e
non mi manca niente. Mi sono dimenticata di essere handicappata, perché la
meditazione non ha nulla a che fare con il corpo.”
Nell’Osho Commune di Pune, i portatori di
handicap non sono affatto rari. Ma Tarang, sannyasin dal 1988, dal ‘93 ha una malattia di origine
neurologica per cui si deve muovere sulla sedia a rotelle. Pure nel suo caso,
la deficienza fisica si è rivelata una benedizione sulla via della
consapevolezza: “Tutti, prima o poi, dovranno fare i conti con i problemi che
noi affrontiamo quotidianamente, perché tutti siamo destinati ad abbandonare il
corpo.” In questo senso, chi sin da giovane ha avuto un fisico che lo spingeva
a disidentificarsi da esso, parte avvantaggiato
rispetto a chi dovrà affrontare questo aspetto solo in tarda età quando il
corpo inizia a degenerare naturalmente.
Paradossalmente,
per Tarang questo processo di disidentificazione
dal fisico è cominciato diventando più cosciente di esso: “Prima ero troppo
nella mente: l’handicap mi ha spinto in realtà a focalizzarmi di più sul corpo,
insegnandomi a viverlo in modo meno meccanico. Ora questa malattia è per me
come una meditazione.”
Acquisire
consapevolezza del proprio fisico malato è un passo molto importante per un
portatore di handicap: la tendenza inconscia è quella di comportarsi come se
nulla esistesse, equiparandosi all’agognata “normalità” della società. Ma così
si finisce solo con il raddoppiare le proprie sofferenze, sospesi tra uno stato
inesistente e una realtà che non si accetta, o nemmeno si conosce fino in
fondo.
Io sono un
‘portatore di handicap’ che ha impiegato vari anni
prima di... accorgersene. Porto gli apparecchi acustici dall’età di cinque
anni, e a dieci il mio udito ebbe un crollo verticale. A quell’età
smisi improvvisamente di giocare con gli altri ragazzi, e ovviamente non sapevo
perché…
So invece
per esperienza che nella vita quotidiana di un portatore di handicap c’è
abbastanza dolore da spingerlo prepotentemente verso la ricerca di
qualcos’altro. In genere si finisce con l’attutire la propria sensibilità coi
mezzi più vari: droga, alcool, psicofarmaci... qualcuno semplicemente evade nei
sogni e nelle speranze. E, la mia esperienza è che ci vuole una volontà molto
forte per andare invece dentro di sé.
Ho sempre
sentito parlare di ‘accettazione’, ma questa parola non mi piace: mi fa venire
in mente qualcosa che si fa, sembra un’azione. Nella mia esperienza, essa è una
conseguenza della meditazione, non può mai esistere da sola. E se fosse
possibile, non sarebbe accettazione, ma semplice rassegnazione. Quando feci la Primal, al primo giorno la terapista mi disse chiaro e
secco: “Tu sei isolato. Anch’io sarei isolata se fossi cieca o sorda.” La
rassegnazione, per un portatore di handicap, non sarebbe granché. Invece ho
scoperto che mi posso amare, posso essere felice e mi posso accettare se mi
lascio andare nella meditazione.
Realizzando
di essere qualcosa di più rispetto al corpo, ai pensieri e alle emozioni – e
dando energia a questa nuova realtà – può arrivare ogni altra cosa: l’estasi,
l’amore per sé, la capacità di condividere, l’autentica accettazione. Certo, ci
vuole maturità per comprendere che le vie della mente – i sogni, i desideri e
le speranze che arrivano dalla società – non portano da nessuna parte; anzi,
sono ciò che genera sofferenza. Ma ci vuole anche coraggio, perché spesso
intorno al proprio corpo malato c’è molto dolore rimosso.
Coloro che
meditano – qui come altrove – dimostrano che la via della consapevolezza è
percorribile anche da un portatore di handicap. Il punto è andare dentro e
scoprire, nel silenzio, che non c’è nulla da raggiungere. E, quindi, che non
esistono mezzi inadeguati.
GLI STRUMENTI DI CONTROLLO DELLA SOCIETÀ
Quando
eravamo molto piccoli ci hanno insegnato che una parte di noi è buona e
un’altra è cattiva. Questo ha creato una divisione interiore, una forma di
schizofrenia.
Come
un abile chirurgo, Osho interviene a sanare questo cancro dell’anima.
Ti ho sentito dire che l’esistenza non giudica, ma
le nostre menti sono piene di giudizi. Da dove vengono? Sono legati anche loro
all’idea di dio?
L’esistenza
non giudica. Uno dei più grandi contributi dello
Zen all’umanità è proprio questo: non hai bisogno di essere un santo per
risvegliarti; il risveglio può arrivarti da qualsiasi angolo, da qualsiasi
dimensione della vita.
È come se
qualcuno stesse sognando di ammazzare un uomo, e qualcun altro stesse facendo
un sogno dolcissimo, nel quale si prodiga per i poveri. Uno sta sognando di
essere molto virtuoso, un santo, e un altro sta sognando di essere un
assassino, un criminale della peggior specie.
Credi che il
sognatore santo si sveglierà prima e il peccatore, il criminale, impiegherà un
po’ più di tempo a risvegliarsi? Si sveglieranno esattamente nello stesso
momento, con lo stesso metodo. Basta versar loro addosso un secchio di acqua
gelata e salteranno su dal letto tutti e due. Non importa se stavano sognando
di peccati o di virtù.
La lezione
dello Zen è – e io la sostengo in pieno, per la mia stessa esperienza – che
puoi svegliarti dovunque tu sia, qualsiasi cosa tu stia facendo; le tue azioni,
la tua personalità, il tuo carattere, non contano affatto. Questa è una
dichiarazione importantissima, perché tutte le religioni ti hanno sempre detto:
“Innanzitutto devi diventare santo, solo allora puoi entrare nel regno dei
cieli.”
Lo Zen
riconosce una grande uguaglianza. Non importa cosa tu stia facendo, non importa
come ti stia comportando, non importa quale sia la tua personalità – raffinata,
rozza, ignorante… Puoi risvegliarti direttamente con lo stesso metodo, la
meditazione, senza cambiare niente del tuo carattere, delle tue azioni.
È così che
l’esistenza non giudica. Dà la vita al peccatore, dà la vita al santo, senza
alcuna discriminazione. Dà amore, avvolge tutti nel suo silenzio, nessuno
escluso.
La tua
domanda è: da dove vengono questi giudizi? Principalmente, originariamente,
vengono dall’invenzione di dio. Ma un’invenzione non può fare tutto da sola, ha
bisogno di persone vive. Le ha trovate nei vostri preti, nei vostri papi, nei
vostri shankaracharya, nei vostri imam,
nei vostri ayatolla Khomeini.
Nel nome di
dio, questi preti hanno reso le vostre menti giudicanti. Senza capire niente,
hai una mente carica di giudizi.
Non appena
vedi una cosa, immediatamente compare il giudizio. Non sei tu a dover emettere
il giudizio, è diventata una cosa quasi automatica. Vedi una rosa e subito puoi
osservare il giudizio che si forma: “È bella”. Il giudizio si frappone fra te e
la rosa, e tu sei perso nei ricordi passati di rose che hai visto prima. Ma
questa è una rosa che non hai mai incontrato prima.
Tutti i
giudizi si basano sul passato e l’esistenza è sempre qui e ora, la vita è
sempre qui e ora. Tutti i giudizi vengono dalle tue esperienze passate, dalla
tua cultura, dalla tua religione, dai tuoi genitori – che possono essere morti,
ma i loro giudizi sono stati assorbiti dalla tua mente e saranno dati in eredità
ai tuoi figli.
Generazione
dopo generazione, ogni malattia viene passata in eredità.
Solo una
mente non giudicante è intelligente, perché risponde spontaneamente alla
realtà. Voglio che lasci perdere dio. Voglio che lasci perdere le tue
scritture. Voglio che lasci perdere i tuoi genitori. Voglio che lasci perdere
qualsiasi cosa ti sia stata data con le migliori intenzioni – questo non ha
importanza. Quelle buone intenzioni non hanno alcun peso, ma ti hanno reso
giudicante.
Così,
immediatamente, senza sapere, senza capire, senza aver fatto alcuna esperienza,
ti metti a giudicare. Il giudizio sorge istantaneamente, così veloce, che se
non sei abbastanza vigile, non riuscirai a liberartene. Sono acquattati là,
nella tua mente, che aspettano, nel magazzino della memoria. Nel momento in cui
vedi qualcosa, o senti qualcosa, immediatamente arriva il giudizio: “È giusto,
è sbagliato. È conforme alla mia mente, per cui sono d’accordo”.
Ma se tu sei
d’accordo in base alla tua mente, non vuol dire che sei davvero d’accordo, vuol
semplicemente dire che stai rinforzando la tua mente.
La funzione
del maestro è molto delicata. Deve eliminare tutta la tua mente, piano piano, in modo che in essa ci sia un certo spazio puro.
Solo allora avrai occhi per vedere e orecchie per sentire. Allora tutto andrà
nel profondo, senza alcun ostacolo, verso il centro del tuo essere.
Tutto
nell’esistenza è nutrimento.
Tutto
nell’esistenza ha il suo scopo, sta compiendo il suo lavoro. Quello che tu
neghi, seguendo i tuoi pregiudizi, per l’esistenza è necessario, altrimenti non
esisterebbe. Qualsiasi cosa avvenga in qualsiasi luogo, deve essere sostenuto
dall’esistenza, altrimenti smetterebbe semplicemente di esistere.
La vita ha
bisogno di varietà. Immagina un mondo dove tutti sono santi – sarebbe il
peggiore dei mondi, il più noioso. E la noia diventerebbe così pesante, che
creerebbe un solo desiderio: farla finita, visto che non puoi ammazzare tutti i
santi. Per uscire dalla noia potresti solo suicidarti. Se tutte le persone
fossero della stessa taglia e avessero la stessa faccia… anche una bellissima
faccia, anche una bellissima personalità, se fossero tutte uguali, fotocopie
delle fotocopie, saresti terribilmente annoiato. Conosciuta una donna, le
avresti conosciute tutte, finito – non avresti la possibilità di avere un’altra
esperienza.
Conosciuto
un uomo, avresti conosciuto tutti gli uomini. E questo non sarebbe giusto,
perché ogni uomo è diverso e ogni donna è diversa. Ogni rosa è diversa dalle
altre rose, ogni fiore è diverso da ogni altro fiore. L’esistenza fa sì che ci
sia varietà.
Anche i
peccatori sono necessari in questo mondo – rendono la vita più allegra. Anche i
santi sono necessari, essi costituiscono un esempio da non seguire. Sono
persone morte e sepolte. Ottimi esempi da evitare.
I peccatori
sono persone piacevoli. Non ho mai visto un peccatore triste o un santo
allegro. È strano, dovrebbe essere l’inverso, se le religioni avessero detto il
vero. Ma le religioni non sono sincere.
I peccatori
hanno la qualità dell’innocenza, che i santi non hanno. I santi sono molto
calcolatori, molto astuti. Quello che fanno con la loro santità è semplicemente
l’acquisto di un buon terreno, una bella casa, un conto in banca nell’aldilà.
Sono così avidi che questo meraviglioso pianeta e questa bellissima danza della
vita a loro non bastano. I peccatori non sono avidi, godono delle piccole cose
– una bella donna, un cibo delizioso, una bevutina; e sono così felici di
danzare, cantare, celebrare. Sono il vero sale della terra. C’è bisogno di loro.
Così come c’è bisogno dei santi, perché tu possa evitarli.
Ma,
ricordati, ogni cosa in questo mondo ha il suo posto e la sua dignità, con il
tuo giudizio stai distruggendo la dignità di qualcuno, stai invadendo il
territorio di un altro.
Un uomo
pieno di giudizi diventa brutto, insopportabile. Un uomo che non giudica è
sempre benvenuto da tutti, perché non invaderà il territorio altrui, non
violerà la spiritualità e la dignità di un altro essere umano.
Tutti i tuoi
giudizi vengono dalla congiura dei preti, in nome di dio. Dio non può farlo da
solo, perché dio non esiste, è una bugia, non è mai esistito. Ma i preti
continuano a sostenere la menzogna, è il loro mestiere. Se dio si manifestasse
completamente, i preti non avrebbero modo di continuare a sfruttare l’umanità.
Vendono dio a quasi tutto il genere umano – un dio che non esiste.
Ma poiché
dio non si trova da nessuna parte, i preti possono continuare a prosperare in
questo affare. Lo sanno perfettamente – sono gli unici a saperlo – che dio non
esiste. Ma non possono dirlo, altrimenti, che ne sarebbe della loro
professione? Così continuano a creare altri comandamenti, altri giudizi,
continuano a inventare altre finzioni teologiche e continuano a nutrire la tua
mente. Il loro scopo è riempirti la mente di immondizie di ogni genere, così da
non lasciare spazio all’intelligenza. Perché, nel momento in cui hai una mente
svuotata, la non-mente non è lontana. La mente vuota diventa la porta per la
non-mente. Quando la mente vuota diventa un passaggio per la non-mente, allora
non crea problemi, non presenta ostacoli.
Quindi la
tua mente deve essere riempita con il sacro Corano, la sacra Bibbia, la sacra
Gita… di scritture ce ne sono a migliaia. Puoi scegliere il tipo di immondizia
che preferisci – ce n’è di ogni forma e misura. C’è un’enorme scelta. Ci sono
trecento religioni sulla terra. È impossibile immaginare una religione nuova,
hanno esaurito tutte le possibilità. Trecento religioni che trattano di un solo
dio – puoi scegliere. Sei libero di scegliere, ma non sei libero di non
scegliere. Ed è proprio quello che io ti insegno: non scegliere.
Esplora,
scopri, non decidere prima di aver raggiunto una tua comprensione. E la
comprensione, la liberazione, la libertà, ti daranno intuizioni su ogni cosa.
Ti sentirai
pieno di compassione e di amore per tutta la vita che ti circonda, ti sentirai
senza giudizi.
Sembra che molti di noi siano ancora tormentati
dal senso di colpa, sebbene siano stati “sotto i tuoi ferri” per molto tempo.
Non importa il motivo, ci sentiamo colpevoli se facciamo qualcosa e anche se
non lo facciamo – una situazione senza sbocchi. E più è profonda, più sottile e
sfuggente sembra. Ci libereremo mai da questo insidioso ricatto emozionale? È
questa l’operazione chirurgica che stai compiendo con i tuoi discorsi su dio?
Cosa
credi? Uccidendo dio, sto uccidendo il tuo
senso di colpa.
Di dio non
mi importa nulla, perché non esiste. Ma devo fare molta attenzione a non
uccidere direttamente il tuo senso di colpa, perché ti metteresti sulla
difensiva. Così uccido gli dei; è il mio modo indiretto per eliminare la tua
colpa. Dio non mi interessa, ma senza dio, non puoi sentirti colpevole, e di
questo certamente mi importa.
Sto operando
su dio – un modo indiretto di operare su di te. È proprio uno strano tipo di
chirurgia, nel quale dio deve essere fatto a pezzi per far sparire il tuo
attaccamento a lui e ai suoi comandamenti. Quando non ci sarà nessun dio,
improvvisamente lascerai andare ogni moralità, i cosiddetti doveri, le virtù.
All’improvviso diventerai pagano.
Io amo i
pagani. Voglio che il mondo ritorni nelle mani dei pagani. Tutte le religioni
hanno distrutto i pagani, perché erano persone senza giudizi, senza dio, senza
moralità – erano semplici, innocenti, tutt’uno con la
natura, in un profondo abbandono. Così, se una cosa era spontanea, loro la
facevano, qualsiasi cosa provenisse dalla loro natura, loro la seguivano. Non
c’erano questioni di colpa, né situazioni prive di sbocchi.
Il pagano
era sempre vincente. Qualsiasi cosa facesse o non facesse, aveva la sua
dignità, il suo onore. Voglio che voi siate pagani, è il primo passo per essere
dei buddha. Ho scelto Zorba,
come esempio di pagano, egli rappresenta le fondamenta sulle quali puoi
costruire un santuario per il buddha.
Ma senza
fondamenta il buddha è sospeso per aria, come un
palloncino. Puoi adorarlo, ma non puoi essere nutrito da lui. A meno che le tue
radici non affondino nella terra, i tuoi rami non possono allungarsi alti nel
cielo; non puoi raggiungere le stelle, senza profonde radici nella terra. Prima
devi essere molto terreno, legato alla terra, solo allora puoi cominciare a
crescere verso le stelle. Senza radici nella terra, starai
semplicemente a guardare le stelle, non crescerai tu stesso verso le stelle. Ti
limiti a guardare il buddha, ad adorarlo, a pregarlo.
Ma né l’adorazione né la preghiera ti saranno d’aiuto. Solo vere fondamenta
potranno aiutarti e quelle fondamenta consistono nell’essere senza dio, senza
scritture, senza disciplina, senza comandamenti. Sii un uomo libero, non una
persona spiritualmente schiava.
Una volta
che ti sarai liberato da tutte queste finzioni, da tutte queste mitologie, ti
sentirai meravigliosamente: rigenerato, giovane e così vivo, che la danza
arriverà da sola. Così abbondantemente ricco nel tuo essere più profondo…
perché il tuo essere più profondo è il luogo dove sei connesso con il cosmo. Le
tue radici nel cosmo nascono dal tuo centro più intimo. Una volta che avrai
accettato l’esistenza per quello che è, avrai accettato anche te stesso, per
quello che sei.
Se desideri
migliorare l’esistenza o la gente, non puoi sentirti bene con te stesso. Non ci
avrai mai pensato… ogni volta che giudichi qualcuno, stai giudicando anche te;
se condanni qualcuno come ladro, stai condannando anche te. Puoi aver rubato in
mille maniere diverse – puoi aver rubato i pensieri di altre persone, o le loro
ipotesi. Non è solo questione di soldi, qualsiasi cosa prendi dagli altri,
senza sentirti grato verso quelle persone, senza che loro lo sappiano, è
rubare. I soldi sono la cosa più ordinaria del mondo, ci sono valori ben più
alti. Quando imiti, stai rubando. Se imiti Gesù, se imiti Buddha,
che stai facendo? Stai rubando la loro personalità.
Sei un ladro
della peggior specie e non puoi sentirti a tuo agio.
Le persone
non riescono ad accettarsi, perché non sanno accettare gli altri per quello che
sono. Nella mia vita, non ho mai giudicato. Ho amato persone di ogni tipo;
proprio la loro unicità le rende più amabili. E poiché ho amato ogni sorta di
persone senza discriminare, non posso sentirmi colpevole, non posso rifiutare
me stesso. Io mi sono amato immensamente.
Queste due
cose vanno insieme: se giudichi gli altri, ti sentirai colpevole e sentirai
continuamente che stai giudicando anche te stesso – a torto o a ragione.
Bisogna lasciar andare entrambe le cose, perché sono due aspetti dello stesso
fenomeno. Ed è così facile! Non chiedermi quanto tempo ci vuole – questa è
un’astuzia per rimandare. Non c’è bisogno di tempo, ma di comprensione. E tale
comprensione è possibile adesso, in questo momento. Abbandona i giudizi, e
avrai abbandonato anche le colpe. Se ne vanno insieme.
La mente
giudicante giudica chiunque, anche la stessa persona che la ospita. Tutto
diventa orribile, sembra che ogni cosa vada male, che tutto sia negativo. Continua
a contare le spine delle rose, non guarda mai i fiori. Non ha tempo per
guardare la rosa, il conteggio delle spine occuperà tutta la sua vita. Guarda
sempre il lato oscuro delle cose. Se glielo chiedi, ti dirà: “È un mondo
schifoso. Tra una notte e l’altra, c’è solo un giorno!”
È capace
solo di condannare e si sente bene nel farlo. Ma non sa che nel condannare gli
altri sta anche condannando se stessa. Giù nel profondo, si sentirà colpevole.
Non
rimandare. Non chiedermi quanto tempo ci vuole – dipende da te. Se sei infelice
e ti sembra di essere in una situazione senza via d’uscita, allora, perché
continuare a portarla avanti? Se io ho potuto lasciarla andare, perché non puoi
farlo anche tu? Io non sono un messia, o un profeta, o un’incarnazione di dio.
Non so fare miracoli, sono umano come te. Se l’ho potuto fare io, chi ti
impedisce di farlo?
Forse
comincia a piacerti la tua infelicità. Forse ti sei abituato e ti sembra che se
lasci andare l’infelicità, ti sentirai vuoto. Sì, sarai vuoto, ma solo nell’intervallo,
che è molto breve. Per un momento crederai che tutto è perduto, ma presto
sentirai che il tuo vuoto comincia a riempirsi di un’energia completamente
nuova, quella che hai represso coi tuoi giudizi, con la colpa, la moralità, la
religione, dio.
Improvvisamente
sentirai che dalle tue stesse sorgenti, nuove, fresche acque sgorgheranno,
simili a fontane. Presto ti troverai pieno di una contentezza indicibile, pieno
di luce, gioia, beatitudine – non sarai solo pieno, ma tracimerai. Una tale
abbondanza è possibile, ma devi assumerti il rischio di essere vuoto. E non è
molto, perché quello che perdi è solo infelicità, colpa, tristezza, sofferenza,
fuoco infernale; quello che lasci andare non è degno di essere tenuto.
E, una volta
pulito, sei pronto perché l’esistenza si affermi con tutta la sua grazia e
bellezza, con tutta la sua saggezza e illuminazione. Ma, per un attimo, devi
accettare di essere vuoto.
Prima che il
nuovo entri, il vecchio se ne deve andare. Prima che la verità entri, devi
lasciar andare le menzogne.
E tu sei
certamente stato ricattato. Tutta l’umanità lo è stata, e il ricatto continua.
Comincia fin dalla primissima infanzia e continua fino al momento in cui stai
per essere sepolto e il prete sta per fare la sua predica. Dalla nascita alla
morte, il prete ti ricatta in nome di dio, in nome di grandi cose. I politici
ti ricattano in nome del nazionalismo, del patriottismo. I genitori ti
ricattano in nome dell’obbedienza e del rispetto per gli anziani. I
responsabili sono i tuoi genitori, il tuo dio, i tuoi preti, i tuoi insegnanti
– tutta la tua società è responsabile. Ma, alla fine, il responsabile sei tu. Perché vivi in questa prigione, quando le porte
sono aperte? Esci! E non chiedermi quanto tempo ci vuole. Dipende da te se corri fuori dalla prigione o se cammini in modo da essere
catturato di nuovo e rimesso nella tua cella.
Quindi,
tutto dipende da te – è una strada molto sdrucciolevole. Se lo vuoi veramente, può succedere in questo
momento. Ma se rimandi, allora forse non
accadrà mai. Adesso o mai più.
Osho
tratto da: I Celebrate Myself #3
SE
LI È SCRITTI MOSÈ
Tutte le religioni sono basate su menzogne, che
però ripetute secolo dopo secolo da milioni di persone hanno acquistato il
sapore di verità. Nessuno le mette in dubbio, nemmeno quando si tratta di idee
criminali che mettono a rischio l’esistenza stessa dell’umanità.
Tutte
le religioni sono responsabili della povertà degli
uomini. Gesù dice: “Beati siano i poveri, perché erediteranno il regno dei cieli”.
Leggendo frasi simili, Karl Marx ha affermato che
tutte queste religioni non sono altro che oppio per i popoli.
Gesù stava
consolando i poveri: non preoccupatevi della vostra povertà, è solo una prova;
aspettate solo un po’, con pazienza, senza lamentarvi, e erediterete il regno
dei cieli. La povertà nel corso di una sola vita, e poi un’eternità da re, nel
regno di Dio. È un buon affare. Gesù ha anche detto: “Un cammello può passare
attraverso la cruna di un ago, ma un uomo ricco non potrà entrare in paradiso”.
Non si tratta solo di Gesù, la stessa storia si ripete in forme diverse, in
modi differenti, per mantenere poveri i poveri.
In India
assume una struttura diversa, ma la conclusione è la stessa. Tutte e tre le
religioni nate in India non hanno alcun punto in comune tranne questo. Puoi
capire perché. L’induismo, il buddhismo
e il giainismo hanno le proprie filosofie, mitologie
assolutamente antagoniste l’una alle altre, ma tutte concordano su un unico
punto: che l’uomo povero soffre a causa delle azioni malvagie compiute nelle
vite passate, e l’uomo ricco se la gode per via delle sue buone azioni delle
vite passate. Spostano l’intera questione nel tempo e portano la gente sulla
strada sbagliata. Tu vieni sfruttato proprio in questo momento, e loro ti
parlano di vite passate. Non è un caso che i fondatori di tutte e tre queste
religioni godessero dell’appoggio di re e magnati. Gautama
il Buddha era circondato da re e principi e da gente
ricchissima. Chi altri poteva fornire cibo e vesti e riparo ai suoi diecimila
discepoli? Buddha si spostava con i suoi diecimila
discepoli di villaggio in villaggio. La gente era così povera, non aveva
abbastanza da mangiare per sé, come poteva trovarne a sufficienza per diecimila
persone?
Ma c’erano
re e gente molto ricca che seguivano la carovana viaggiante di Gautama il Buddha, e procuravano
riparo, procuravano cibo e vesti e provvedevano a qualunque necessità. Perché
erano così interessati a Gautama il Buddha? Perché tra l’altro affermava anche che i poveri
soffrono a causa delle loro azioni malvagie nelle vite passate.
È molto
strano. È la stessa logica dei giainisti e degli
indù: attribuire la povertà ad azioni malvagie del passato. Nessuno conosce il
passato, ma è ben evidente la malvagità dei ricchi proprio in questo momento!
Sfruttano tutti in ogni modo possibile.
Non ci
crederai, ma persino oggi in India ci sono cinque milioni di esseri umani
praticamente in schiavitù. Sono chiamati lavoratori vincolati. I ricchi danno
loro del denaro in anticipo in cambio di lavoro, lavoro pericoloso nelle
miniere di carbone o di marmo, con un salario così misero che ripagare
l’anticipo diventa impossibile – e finché non ripagano l’anticipo rimangono
lavoratori vincolati. È un sistema molto astuto e nessuno lo considera come schiavitù.
Danno un migliaio di rupie a un pover’uomo per
costruirsi una capanna, per fare la dote alla figlia, e dopo lui deve lavorare
in una miniera di carbone. A sei rupie al giorno!
Il
mondo si sarebbe liberato della povertà da tanto
tempo. Può ancora succedere! Ma i leader religiosi non saranno contenti perché
i leader religiosi hanno potere sui poveri, non sui ricchi. Chi darà un premio
Nobel a Madre Teresa se non ci saranno più orfani nelle strade di Calcutta? Il
papa naturalmente si oppone al controllo delle nascite. Se ci fosse il
controllo delle nascite, non ci sarebbe più una Madre Teresa, e non ci
sarebbero seicento milioni di cattolici. Sono i più poveri tra i poveri. Ho
cercato per trent’anni di trovare in India almeno un
ricco che fosse stato convertito dai missionari cattolici. Ancora non ne ho
trovato neanche uno – ma ho scoperto che le persone convertite sono le più
povere tra i poveri. Non comprendono una sola parola di religione. Non
comprendono – non hanno la possibilità di capire: la mente ha bisogno di un
certo nutrimento, loro non hanno quel nutrimento. Se qualcuno offre loro cibo,
vestiti e una casa, sono pronti ad essere chiamati come vuoi: cattolici,
protestanti, cristiani – tutto ciò che vuoi.
Mosè ha rovinato gli ebrei raccontando loro una menzogna, e cioè che dio li aveva
scelti come suo popolo. A causa di questa menzogna, gli ebrei sono stati
perseguitati per quattromila anni in tutto il mondo, dappertutto. Nessuno li
poteva tollerare, perché tutti a loro volta credono di essere il popolo eletto.
I bramini
pensano di essere il popolo eletto; dio stesso ha creato le loro scritture. I
musulmani pensano di essere il popolo eletto; dio ha mandato loro il proprio
ultimo messaggero, che porta il suo messaggio nel Corano. E, naturalmente, i
cristiani pensano che dio non ha mai inviato a nessun altro nel mondo il suo
figlio unigenito, Gesù Cristo. Lo pensano tutti... E Mosè
è stato il primo a esprimere questa menzogna, senza comprenderne le
conseguenze. Se cerchi di importi come l’eletto di dio, verrai distrutto, non
verrai tollerato. Lui andò sul monte Sinai e dopo molti giorni portò indietro i
dieci comandamenti. Quei dieci comandamenti possono essere scritti su una
cartolina. Cosa ha fatto per tutto quel tempo? E se era dio a scrivere i dieci
comandamenti su tavole di pietra, possibile che dopo aver creato il mondo in
soli sei giorni non riuscisse a incidere dieci comandamenti in meno tempo? Mosè sta mentendo, quelle tavole le ha preparate lui, non
hanno niente a che vedere con dio; ha mentito alla sua gente, proprio come
tutti quelli che hanno fondato una religione.
I
crimini della religione sono tanti, innumerevoli, ma
il crimine peggiore è di aver messo l’uomo al centro dell’esistenza. Ha dato
così l’idea all’umanità intera che l’esistenza è qui per suo uso e consumo: tu
sei la più grande creazione di Dio.
Una visione
dell’esistenza centrata sull’uomo creerà inevitabilmente catastrofi naturali,
distruggerà l’equilibrio ecologico, darà all’uomo questa strana idea che è
l’ego.
La Bibbia
dice che dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, e l’uomo ci ha
creduto. Guarda la tua faccia allo specchio: vedi forse il viso di dio?
La verità è
che la religione cristiana ha preso in giro l’umanità. Non è che dio abbia
creato l’uomo a sua immagine, è l’uomo ad aver creato dio a sua immagine e
somiglianza. E tutti i testi sacri di tutte le religioni hanno dato all’uomo
uno strano arbitrio sulla natura che ha portato alla distruzione di molte
specie di animali, di uccelli. L’uomo ha abbattuto milioni di alberi senza una
ragione. Ogni istante che passa, un’area pari ad un campo di calcio viene
ripulita di tutto il verde, di tutti gli alberi. Quando l’India è diventata
indipendente, aveva trentatré milioni di ettari di
foreste. Oggi ne ha solo undici milioni. Questa visione antropocentrica ha
avuto inizio con la Genesi, nella Bibbia. Nella Genesi si dice: “Andate e
moltiplicatevi, e popolate la terra e sottomettetela; e stabilite il vostro
dominio sui pesci del mare e sugli uccelli dell’aria e su ogni essere vivente
che si muove sulla terra”. Questo è il grave misfatto che ha reso l’uomo
violento verso la natura, che gli ha dato libertà di soggiogare animali
innocenti, di distruggerli. Ha reso l’uomo un barbaro.
E ora noi
soffriamo per tutti quegli alberi che sono stati abbattuti – e altri ancora
continuano a essere abbattuti. Nell’esistenza c’è un certo equilibrio. Questi
alberi sono tuoi fratelli e sorelle, non si pone nemmeno l’idea di supremazia.
Tu espiri anidride carbonica, loro la inspirano. Loro espirano ossigeno, tu lo
inspiri. Una relazione così profonda... senza gli alberi non potresti esistere,
né gli alberi possono esistere senza di te. L’esistenza degli uni è
profondamente radicata in quella degli altri.
I crimini
commessi contro l’umanità sono enormi. Crimini contro la natura... Tutti quelli
che mangiano carne non pensano neanche per un instante che questa carne
proviene da un essere vivente. Solo per soddisfare la tua gola, sei pronto a
uccidere chiunque. Che cosa c’è di sbagliato allora nei cannibali?
Un uomo che
era stato catturato dai cannibali, ma che riuscì in qualche modo a scappare, mi
disse che era stato costretto a mangiare carne umana, e mi confessò: “Odio
ammetterlo, ma non posso fare a meno di dirti la verità: è la cosa più gustosa
del mondo”. Solo perché è gustosa, comincerai a mangiare carne umana? Solo
perché è piacevole, hai mangiato animali di ogni genere – la Bibbia te lo
permette – uccelli del cielo, pesci delle acque, animali delle foreste. Sei
l’unico re di tutta la natura: conquista, mangia, godi!
Perché Gesù
venne crocifisso? La religione non può tollerare un uomo che abbia una nuova
visione, nuove speranze, nuovi sogni per l’umanità, nuove promesse da
realizzare. Nessuna religione può tollerare che emerga qualcuno con una nuova
immagine dell’uomo. Si sentono offesi: significa che i loro testi sacri si sono
sbagliati, che ciò che hanno adorato finora è stupido. Non possono abbandonare
tutta la loro tradizione solo a causa di quest’unico
individuo.
Non hanno
nessun argomento valido contro Gesù – o contro Socrate o contro al–Hillaj Mansoor – l’unico loro
argomento è la crocifissione. La religione ha commesso così tanti crimini nel
corso dei secoli. Ogni religione pensa che gli altri sbaglino e che il modo
migliore per portarli sulla buona strada è di tagliare loro la testa. I
cristiani hanno ucciso ebrei e musulmani, i musulmani hanno ucciso cristiani e
indù, gli indù hanno ucciso musulmani e buddhisti – e
tutto in nome di dio! Ma che dio è mai questo?
Osho, brani tratti da:
One Seed Makes the Whole Earth Green
L’UNICA
RELIGIOSITÀ AUTENTICA È LO ZEN
Per
me lo Zen è l’unica religiosità autentica. Non ha niente a che
fare con il buddhismo, non ha niente a che fare con
il taoismo. In realtà è una ribellione contro le tradizioni del buddhismo e del taoismo. Eppure contiene il messaggio
essenziale di Buddha. Ha scartato tutto ciò che era
solo un commento, ha eliminato tutto il superfluo. È l’essenza più vera
dell’esperienza di Buddha, la stessa esperienza di
Lao Tzu, del Tao.
Lo Zen sta
preparando la strada a una futura umanità con un’unica, condivisa, religiosità.
Lo Zen è l’unica cosa di veramente prezioso che ci sia arrivata dal passato.
Il mio amore
verso lo Zen non è senza un proposito. Sto cercando di aiutarti a comprenderlo
per uno scopo preciso, perché sarai tu l’uomo nuovo, sarai tu a creare una
nuova umanità, un mondo nuovo – a crescere essenzialmente, fino a diventare un buddha.
Il buddha non ha niente a che fare con Gautama
il Buddha; il buddha è la
tua natura più vera. Vuol dire risveglio. Tu sei inconsapevole: sotto questa
incomprensione è profondamente nascosta una vigile fiamma di consapevolezza.
Quella fiamma è buddha–dharma – la tua natura
essenziale.
Per trovarla
non devi andare da nessuna parte, tranne che dentro di te. Né chiesa, né
organizzazione, né religione... solo la dote della religiosità. E che cos’è
questa religiosità? Il valore della religiosità è l’essere centrato nel tuo
testimone interiore. A partire da questo “essere un testimone”, sorge in te una
grande consapevolezza – nella tua vita arriva la primavera e con essa migliaia
di fiori: di compassione, d’amore, di estasi. La fragranza dell’assoluto si
estende tutt’intorno a te.
Shojin Daishi
venne dall’India e disse al maestro Zen Fuketsu: “Noi
novizi impariamo che c’è il tre nel corpo, il quattro nella bocca; spiegami ti
prego!”
A sentir questo, Fuketsu
schioccò le dita e disse: “Possano i tuoi peccati svanire! Possano i tuoi
peccati svanire!”
Ci sono,
secondo Gautama il Buddha e
secondo tutti i mistici orientali, tre corpi. Il corpo che conosci è il corpo
fisico. Un altro corpo dietro a questo è quello astrale; è fatto di pura luce,
per cui non ha peso.
Quando muori
solo il corpo fisico muore. Il corpo astrale trasporta il tuo essere più
profondo verso un altro grembo, a meno che tu non ti sia illuminato. Se ti
illumini ogni altra cosa, eccetto il tuo centro più profondo, muore, e il
centro viene liberato per la prima volta dalla prigione dei tre corpi. Si
scioglie come ghiaccio nella coscienza oceanica dell’universo. Questa è la
libertà suprema. L’abbiamo chiamata moksha, l’abbiamo
chiamata nirvana. Tutte queste parole vogliono dire libertà suprema da tutti i
legami del corpo e dell’agire, della mente e del pensare, dei sentimenti e delle
emozioni.
Il terzo
corpo è detto corpo sottile. È fatto solo di qualcosa di simile all’aria. Puoi
vedere il secondo corpo se hai gli occhi della meditazione. Puoi vedere il
corpo di luce, la luce è percettibile. L’aria al contrario non è visibile
nemmeno per i meditatori. Il terzo corpo è il corpo sottile. Questi sono strati
di protezione. Al di là di questi tre corpi è nascosto il tuo essere reale, il
tuo grande splendore, la tua estasi suprema.
E che cosa
sono le quattro bocche? Gautama Buddha
ha detto scherzosamente: “Ognuno possiede almeno quattro bocche. Puoi averne di
più, ma ognuno ne ha almeno quattro”. Intende maschere sopra maschere.
Quando
incontri il tuo capo hai un viso diverso. Quando incontri il tuo servo non hai
la stessa faccia. Osserva. Quando incontri tua moglie hai una faccia. Quando
incontri la tua amante hai un’altra faccia.
Puoi
osservare da lontano una coppia che cammina verso di te e vedere se sono
sposati oppure no. I loro visi lo mostreranno. Il marito ha l’aria imbarazzata,
la moglie per tutto il tempo controlla. Passa una bella donna, ma il marito non
può guardarla: la moglie lo sta osservando.
Daishi era arrivato in India per
apprendere gli insegnamenti e la disciplina di Gautama
Buddha – molto dopo l’epoca di Gautama
Buddha, forse mille anni dopo – e gli dissero che
abbiamo tre corpi e quattro bocche. Lui non riusciva a capire. Quali tre corpi,
quali quattro bocche?
Ritornò in
Giappone e arrivò dal grande maestro Zen Fuketsu, e
gli chiese: “Spiegami per favore qual è il significato di questa sconcertante
affermazione. Io so di avere solo un corpo e una sola bocca”.
A sentir questo Fuketsu
schioccò le dita, schioccò solo le dita e disse: “Possano i tuoi peccati svanire!
Possano i tuoi peccati svanire!”
Questo è il
mondo dello Zen, nel quale la razionalità ordinaria non funziona. L’uomo ha
chiesto qualcosa di molto diverso: Fuketsu risponde
in un modo tale che se cerchi di razionalizzarlo ti delude. Apparentemente non
ha risposto affatto, ma solo apparentemente non ha risposto: sotto l’apparenza
una risposta c’è. Devo spiegarti ciò che c’è sotto la superficie – ciò che non
può essere espresso, può essere trasmesso in un altro modo – la sua frase Possano i tuoi peccati svanire!, proprio
così (Osho stesso schiocca le dita)
La parola peccato
alle sue origini, alle sue radici, vuol dire dimenticanza. Non vuol dire ciò
che i cristiani hanno raccontato al mondo. Non vuol dire peccato inteso come
colpa, bensì dimenticanza. Secondo Gautama Buddha e Fuketsu, è quello
l’unico problema. Tutti gli altri nascono da lì, perciò il dimenticare te
stesso può essere definito il peccato originale. E qual è la virtù? Ricordare
te stesso. Essere cosciente della tua consapevolezza è la virtù, mentre
dimenticare la tua consapevolezza e vivere una vita inconscia, da robot, è
l’unico peccato.
Se si
considerano solo le parole, Fuketsu non rispose alla
domanda, ma in realtà sta rispondendo in un senso molto più profondo. Sta
dicendo: “Dimentica i tre corpi, le quattro bocche, ricordati solo di te.
Smettila di dimenticare, smettila di dormire. Esci dal tuo sonno spirituale.
Svegliati!” Questo è proprio il significato della parola buddha,
essere sveglio.
“Possano i tuoi peccati svanire!” disse Fuketsu, e ripetè
nuovamente: “Possano i tuoi peccati
svanire!”.
Ciò ti darà
un assaggio del modo in cui lavora lo Zen. È molto diretto, deciso, ma è aldilà
della ragione, della mente, dei pensieri. Colpisce proprio al centro. Svegliati e tutti questi
problemi e teorie e ideologie svaniranno. Perché non tagliare proprio le radici
da cui continuano a spuntare tutti i rami?
Tutte le
religioni del mondo, eccettuato lo Zen, hanno cercato di potare i rami. Desisti
da questo peccato, desisti da quello… e quanti peccati ci sono? Lascia perdere
l’avidità, abbandona la gelosia, smettila con l’invidia, dimentica la rabbia,
rinuncia alla violenza. E quando finalmente riesci a desistere da un peccato…
una vita può non essere stata sufficiente.
Gautama Buddha
portò nel mondo una ribellione che vive ancora, una fiamma viva nella
tradizione dei maestri Zen. Taglia le radici, non preoccuparti dei rami, del
fogliame; ricordati: se tagli un ramo, l’albero, in risposta alla tua
arroganza, alla tua violenza, ne farà rispuntare altri tre. Questo è il modo in
cui i giardinieri rendono gli alberi sempre più folti, tagliando le foglie, i
rami. Tagli un ramo e ne nascono altri due o tre.
Lo stesso
vale per l’uomo. Elimini un peccato e ne sorgeranno altri tre, perché come puoi
tagliare l’avidità da sola? Sono tutti uniti, la tua rabbia, la tua violenza, la
tua gelosia sono un tutt’uno, rami dello stesso
albero. Non tagliarne uno; resterai a tagliare per vite intere, e non arriverai
mai alla realizzazione del divino nell’esistenza. Ma se tagli le radici, in un
colpo solo, proprio in quest’attimo puoi diventare un
buddha. Non hai alcun bisogno di diventare buddhista.
Il buddha è la tua intima essenza. Non si tratta di
conversione, ma di trasformazione. Devi andare dentro di te e tagliare alle
radici tutta la tua oscurità. Allora, all’improvviso, un fiamma guizzerà dal
tuo centro più profondo e riempirà tutto il tuo essere, e lentamente comincerà
a insediarsi attorno a te, nella tua presenza, nei tuoi occhi, nei tuoi gesti,
nella tua grazia, nella tua beatitudine.
Essere buddha è un tuo diritto di nascita. Non è questione di
imitare qualche buddha – ce ne sono stati migliaia –
non hai bisogno di imitare nessuno. Devi trovare il tuo buddha.
Lo porti con te fin dalla nascita, forse l’hai fatto per molte vite, ma non hai
mai guardato dentro. Questa idea del risvegliarsi significa risvegliarti nel
tuo centro, così da poter vedere la tua autentica natura. Essere buddha è la tua natura. Nel momento in cui ti rendi conto
di chi sei, comincerai improvvisamente a danzare, a cantare, in un’ubriacatura
divina: hai trovato la fonte di tutta la vita, hai trovato la connessione con
il cosmo.
Non sei più
imprigionato nel corpo, hai trovato la porta per uscire dalla prigione e
dissolverti nell’esistenza.
Osho,
tratto da:
One Seed Makes the Whole Earth Green
LA
VERA STORIA DEL
MILLENNIO
Alcuni dei fatti e dei personaggi che negli ultimi
1000 anni hanno contribuito all’evoluzione umana. Uno spunto per tutti noi e un
invito a riscrivere la storia considerando come protagonista chi ha lasciato
questa terra più bella di come l’ha trovata.
Se uccidi
qualcuno è una notizia, ma se aiuti qualcuno puoi andare avanti tutta la vita,
non diventerà mai una notizia. Se ami non è una notizia, ma se odi e distruggi
diventa una notizia. In realtà, nei tuoi libri di storia non si tiene conto dei
buddha.
Ecco perché
è ancora un problema se uomini come Gesù, Buddha, Krishna o Lao Tzu siano mai
esistiti o se rappresentino solo mitologia. Nessuno dubita di Alessandro il
Grande, Tamerlano, Napoleone, Gengis
Khan e Nadir Shah; nessuno ha il minimo dubbio su di
loro.
Essi hanno
lasciato tante prove distruttive che è impossibile negarli. Dei pazzi è piena
la storia.
Basta con
tutti questi Gengis Khan, Tamerlano,
Nadir Shah, Adolf Hitler, Stalin e Mussolini. Se
gli educatori moderni fossero un poco consapevoli, leverebbero semplicemente
questa gente dai libri di storia; non c’è bisogno di dar loro attenzione.
Lascia stare
tutte queste sciocchezze, questa immondizia. Perché non parlare dei buddha? Di grandi pittori? Di grandi ballerini, di
musicisti, di artisti di ogni tipo? Lascia che la mente della gente si riempia
di creatività; a una persona creativa diventerà molto facile trovare il buddha dentro di sé.
La storia
dietro la storia è degna di essere ricordata. Questa è la storia segreta che
esiste dietro la storia mondana.
La vera
storia è dove si trovano le radici autentiche. Quella che è stampata sui libri
e sui giornali non è la vera storia, è una rete di eventi che accade alla
superficie.
Se mai
riuscissimo a focalizzare la nostra vista sulla storia autentica, riusciremmo a
comprenderne tutti i segreti.
Nei libri di
storia non troverai i nomi di Lao Tzu, Chuang Tzu, Lieh
Tzu, Ko Hsuan;
nemmeno nelle note a pie’ di pagina. E queste persone
sono il fondamento autentico della consapevolezza umana, queste persone
costituiscono la vera speranza.
Osho
1000
-- 1100
All’alba del 1° gennaio
dell’anno 1000, migliaia di europei timorati di dio tirarono un sospiro di
sollievo. Avevano sinceramente temuto che la fine del primo millennio dopo
Cristo avrebbe significato la venuta del Giudizio Universale, ma furono felici
di scoprire che la vita continuava più o meno come al solito.
950–1050
In un’unica e prolungata
esplosione di creatività, a Khajuraho, in India,
vengono create decine di templi decorati all’esterno da elaborate sculture di
soggetto erotico. I templi sono costruiti da maestri tantrici
che insegnano ai loro discepoli a meditare sulla sessualità. In seguito, alcuni
vennero distrutti da eserciti musulmani invasori, ma molti si salvarono e
vennero dimenticati fino alla riscoperta nel XX secolo, quasi mille anni dopo
la loro creazione.
“Le sculture di Khajuraho non sono solo da vedere, sono anche stimoli per
la meditazione. Siedi in silenzio e medita per ore. Chi andasse a Khajuraho dovrebbe viverci almeno tre mesi, in modo da
poter meditare su ogni possibile posizione interiore di gioia orgasmica. E poi,
a poco a poco, la fusione; a poco a poco, l’armonia. A quel punto,
improvvisamente vieni trasportato in un altro mondo, il mondo dei mistici che
hanno creato questo tempio. Questa è arte oggettiva.” – Osho
1017
Nell’India del sud nasce
Ramanuja. Mistico e filosofo, egli avverte così
acutamente l’ingiustizia di tenere lontana la gente comune dalle verità divine,
che un giorno sale su una torre della città di Conjeeveram
e, sfidando la collera degli altri bramini e la minaccia di dannazione eterna,
comunica a tutti i pellegrini sottostanti – appartenenti a tutte le caste o a
nessuna casta – le mistiche parole dei sacri Veda, affermando che è sua ferma
volontà rischiare la dannazione eterna se con essa può salvare migliaia di
persone.
1088
Vicino al fiume Yangtze, in Cina, nasce Ta Hui, il grande maestro zen. Lasciata la casa a 16 anni, a
17 si fa monaco. Nei due anni seguenti studia tutte le scuole zen e comincia a
viaggiare, alla ricerca di insegnamenti da vari maestri e insegnanti zen. Per
molti anni resta con il maestro Chun di Chan T’ang, che lo rimprovera
ripetutamente per il suo approccio intellettuale. “Saresti bravissimo come
assistente di un oratore”, dice una volta Chun al suo
discepolo. Alla sua morte, Chun manda Ta Hui dal maestro Yuan Wu. Dopo aver lavorato
intensamente sul suo discepolo per molti anni, Yuan Wu gradualmente gli permette di condividere la sua
responsabilità di insegnante. La fama di Ta Hui cresce rapidamente, e come segno di onore imperiale gli
vengono conferiti una tunica viola e il nome “Buddha
del Sole”. Nel 1137 gli viene assegnato un tempio zen personale sulla montagna
di Ching Shin, dove attira
più di mille discepoli in meno di un anno. Sopravvivendo a molti intrighi
imperiali, nei quali non fu personalmente coinvolto, Ta
Hui viene ufficialmente scomunicato e disonorato;
ciononostante continua il suo insegnamento, manifestando supremo distacco dalle
vicende della politica. Muore nel 1163, all’età di 75 anni. Dopo che ha
annunciato la sua morte imminente, i discepoli gli chiedono di comporre la
tradizionale poesia, cosa che egli fa, subito prima di morire:
La vita è quello che ti arriva e così è la
morte.
Volete una poesia.
Ma perché insistere?
1100
-1200
1117
Un giovane filosofo
francese di nome Abelardo incontra a Parigi una bellissima ragazza di 16 anni
chiamata Eloisa, diventa il suo precettore, se ne innamora e getta alle ortiche
la sue teorie radicali in favore del romanticismo e della passione.
La sua brutale
castrazione per mano di Fulberto, zio di Eloisa, sciocca Parigi e trasforma la
loro storia d’amore in una delle più grandi di tutti i tempi.
Eloisa, facendosi monaca
su istruzione del suo amante, non perde nulla del suo amore per lui.
Scrive: “Se Cesare Augusto, padrone di
tutto il mondo, dovesse ritenermi degna di matrimonio, più caro e dignitoso per
me sarebbe l’essere definita la tua puttana piuttosto che la sua imperatrice.”
1130
Hakim
Sanai, poeta di corte, è in viaggio con il sultano di Ghazna
in spedizione di conquista dell’India, quando ode un canto provenire da un
giardino recintato. È il mistico sufi Lai–Khur, bollato dai più come un ubriacone, che propone a
voce alta un brindisi “in onore della cecità di Hakim
Sanai, perché ignora il motivo per cui è stato creato.” L’impatto delle parole
del mistico trasforma la vita di Hakim Sanai e lo fa
diventare un ricercatore della verità, portandolo a scrivere il suo capolavoro
spirituale “L’Hadiqua”, Il Giardino Cintato della
Verità.
“Hakim
Sanai è unico nel mondo del sufismo. Nessun altro sufi è riuscito a raggiungere tali altezze espressive e
profondità intuitive. Hakim Sanai è riuscito a fare
quasi l’impossibile. Se dovessi salvare solo due libri in tutto il mondo dei
mistici, uno proverrebbe dallo zen, lo Hsin Hsin Ming di Sosan.
L’altro sarebbe il libro
di Hakim Sanai.”
Osho
1143
Muore in Persia Omar Khayyam, poeta mistico originario di Nishapur
in Persia.
Da giovane adottò il
nome di Khayyam, che vuole dire fabbricante di tende,
in onore del lavoro del padre, ma ben presto acquistò fama come astronomo e
matematico. Il suo lavoro sull’algebra divenne noto in tutta l’Europa
medievale. Egli inoltre contribuì alla riforma del calendario musulmano e
misurò la durata dell’anno in 365,24219858156 giorni, un calcolo notevolmente
accurato. Molti secoli dopo divenne universalmente noto per le poesie d’amore
mistiche contenute nel libro Il Rubayat. Tra tutte, la più nota è la seguente:
Il Dito Veloce scrive;
ed una volta scritto
va avanti.
Né l’intera tua Pietà
né il tuo Intelletto
lo convinceranno a cancellare
neppure mezza riga,
né
tutte le tue lacrime
di una sola parola lo laveranno.
1182
Da Pietro di Bernardone nasce ad Assisi un figlio, Giovanni. Dopo
un’adolescenza sregolata trascorsa a bere e a banchettare, si fa monaco
ascetico, diventando alla fine famoso come S. Francesco d’Assisi. Conduce una
vita di privazioni e di severa mortificazione di sé, ma negli ultimi giorni si
pente del proprio ascetismo, sostenendo che aveva offeso “fratello corpo.” Il
suo rapporto con gli animali e la natura diventa leggenda.
Le sue ultime parole
sono rivolte a “fratello asino”, lo ringrazia per averlo
portato così fedelmente
nel corso degli anni.
“Francesco d’Assisi era
illuminato; non perché fosse un monaco, ma nonostante lo fosse. È come un uomo
che partecipa a una corsa portandosi dietro due pietre, e arriva primo; non
grazie alle pietre che tiene nelle mani, ma nonostante esse. È un miracolo che
S. Francesco si sia illuminato. Deve essere stato un uomo raro; un uomo che pur
restando cristiano, si è illuminato.”
Osho
1200
–1300
1200
Nasce Dogen, famoso maestro zen giapponese. Originario di Kyoto, di famiglia aristocratica, diventa ricercatore
all’età di sette anni, dopo la morte di entrambi i genitori, e viene
formalmente iniziato al monacato all’età di tredici. Dopo aver studiato con
molti insegnanti e maestri, si illumina sotto Ju–Ching
e fonda più tardi la scuola Soto dello Zen. Insegna
la meditazione Zazen e attrae così tanti seguaci che
deve trasferirsi più volte in templi più spaziosi.
Dogen:
“Studiare la via è studiare il sé. Studiare il sé è dimenticare il sé.
Dimenticare il sé è venire illuminati da tutte le cose.”
1207
Nasce in Afghanistan Mevlana Jalaluddin Rumi. Per sfuggire a un’invasione mongola fugge con la
famiglia e si stabilisce a Konya, nell’Anatolia
centrale. All’età di 23 anni è già eminente studioso e insegnante, ma all’età
di 37 è diventato un poeta mistico sotto l’influenza di un maestro sufi, Senseddin Tebrizi (noto anche come Shams). Rumi si illumina
dopo 36 ore continue di whirling, la danza rotatoria
dei dervisci.
Ha scritto più di 25.000
distici di poesia.
Un cuore voglio,
un cuore dilaniato
dal distacco dall’Amico,
che possa spiegargli
la passione
del desiderio d’Amore;
perché chiunque rimanga
lungi dall’Origine sua
sempre ricerca il tempo
in cui era unito.
Rumi
“Mevlana
dice: “Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti migliaia di volte.” Le persone
intelligenti spezzeranno i propri voti migliaia di volte, perché la vita
continua a cambiare, le situazioni mutano. E il voto è assunto sotto pressione,
forse per paura dell’inferno, forse per desiderio del paradiso, forse per
rispettabilità sociale… Non proviene dal tuo centro intimo. Quando qualcosa
proviene dal tuo centro intimo, non si infrange mai.”
Osho
1215
Sotto la pressione dei
Lord e dei nobili britannici, re Giovanni firma la Magna Charta
a Runnymede, sul Tamigi. Il documento viene ritenuto
il prototipo degli atti di garanzia dei diritti umani, stabilendo per esempio
l’habeas corpus e il diritto a un processo legale.
Inoltre trasferisce il potere di tassazione dalle mani del re a quelle del
Parlamento, modificando così la monarchia assoluta in qualcosa di più limitato
e costituzionale.
1260
Meister
Eckhart, uno dei grandi mistici cristiani, nasce in Turingia. Diventa professore di teologia a Parigi e assume
un ruolo guida nell’Ordine dei Monaci Domenicani. La sua popolarità, il suo
linguaggio non convenzionale e la capacità di attrarre cristiani e non
cristiani, generano un conflitto con il cristianesimo ortodosso. Egli si
mantiene entro i confini dell’ortodossia per evitare punizioni, ma dopo la sua
morte alcune parti dei suoi insegnamenti vengono condannate.
“Gli illuminati
occidentali hanno fatto due cose: una, fingere di far parte della chiesa,
usando il suo linguaggio e riversandovi la propria illuminazione; questo era
uno dei modi di non entrare in conflitto con la chiesa e con lo stato, ed è quello
che fecero Meister Eckhart,
S. Francesco, Jacob Bohme e
altri. Essi rimasero parte della chiesa, ma era solo uno stratagemma per
sopravvivere e condividere qualcosa. E hanno usato il linguaggio della chiesa,
che è molto inadatto. Non poterono essere altrettanto liberi quanto i maestri
Zen o Sufi; non poterono esprimersi totalmente.
Dovettero forzare la propria esperienza nel gergo cristiano, che era morto e
pesante. Quelli che invece non erano disposti a compromessi dovettero
nascondersi, andare nella clandestinità; ecco come nacque l’alchimia. Gli
alchimisti non erano dei chimici; essi non cercavano davvero di trasformare in
oro i metalli più vili; quello era solo uno stratagemma dietro cui
nascondersi.”
Osho
1300
–1400
1335
Nascita di Lalla Ishwari in un villaggio vicino a Srinagar,
nel Kashmir. Dopo essersi sposata in giovane età, rinuncia al marito e vaga
nuda per foreste e città in stato di rapimento mistico, intonando canti di
devozione.
“Ci sono state
pochissime donne illuminate al mondo, perché l’uomo non ha concesso loro
abbastanza libertà; nel corso dei secoli esse sono state represse. Ma quelle
poche sono grandi come Buddha, Cristo, Krishna. Si possono contare sulle dita delle mani: non sono
più di una dozzina. Lalla è la più grande: fu una donna davvero rara, e una
delle più belle… Il Kashmir ha le donne più belle di tutta l’India. Non
soltanto la regione è splendida, ma anche le persone sono meravigliose. Lalla
restò nuda, rinnegò tutto e rinunciò a ogni cosa; tuttavia, nessun commissario
di polizia andò da lei a dirle che ciò era osceno. Al contrario, in Kashmir
esiste un proverbio: “Conosciamo solo due parole significative: una è Allah,
l’altra è Lalla.” Lalla è stata elevata al livello di dio, Allah. Il rispetto
per lei era enorme, perché i suoi canti erano splendidi. Ho chiesto a uno dei
miei amici in Kashmir di tradurmeli, perché sono nella lingua del Kashmir. Ma è
sufficiente ascoltarli: possiedono una tale musicalità… Io non conosco la
lingua del Kashmir, ma ogni volta che sono andato in quel paese ho trovato
qualcuno che intonava i canti di Lalla. Hanno una tale profondità che, sebbene
non capisca la lingua, comprendo il sentimento, la vibrazione. E Lalla deve
aver impressionato tutto il Kashmir, come mai nessuno aveva fatto.”
Osho
Io, Lalla, sono entrata nel giardino dei
gelsomini
Dove Shiva e Shakti facevano l’amore,
Mi sono dissolta in loro
E cosa ne è di me adesso?
Sembra che io sia qui,
Ma in realtà sto camminando
Nel giardino dei gelsomini.
1360
In India, ad Allahabad, nasce un eminente maestro spirituale, Ramananda. Egli accetta come discepoli persone di ogni
livello sociale, incluso Kabir, un tessitore, e Raidas, un pellettiere. Entrambi diventeranno a loro volta
maestri illuminati.
1394
Nasce Ikkyu, poeta zen itinerante e mistico illuminato dai metodi
insoliti, come quello di intrattenersi con vino, donne e canto. Tra le sue
poesie, Ikkyu ha scritto:
Scrivere qualcosa e lasciarla dietro di noi
Non è altro che sogno,
Quando ci risvegliamo sappiamo
Che non c’è nessuno a leggerla.
“L’idea di essere
ricordato nella storia, di avere un nome e di lasciare una fama dietro di sé, è
tipica praticamente di tutti. È un sostituto dell’immortalità: vuoi vivere
attraverso i ricordi degli altri. Ma che senso ha? Anche se la gente ti ricordasse
per secoli, quale sarebbe il senso? Sei morto, e per sempre! Il loro ricordo
non servirà a crearti; non ti darà alcuna vita. E a chi interessa ricordare
qualcuno?”
Osho
1400
– 1500
In questo periodo
l’India è testimone di una straordinaria esplosione di mistici illuminati, tra
cui Kabir, Meera, Nanak, Raidas, Chaitanya e Farid.
Kabir (1440–1518)
Tessitore e poeta, i
suoi canti mistici hanno attratto devoti sia indù che musulmani. Amato dai
poveri e perseguitato dall’élite aristocratica, viene
espulso da Varanasi e viaggia in lungo e in largo
prima di finire i suoi giorni a Maghar.
“Kabir
è un devoto; egli è sulla via dell’amore. Parlerà in continuazione dell’amore,
ma ciò che intende per amore va compreso correttamente. Per amore egli intende
un intenso desiderio di scomparire nel cosmo. Non è l’amore che tu conosci e di
cui tu parli; è un fenomeno completamente diverso. Il tuo amore è uno sforzo di
dominare l’altro, è una strategia per possederlo e sfruttarlo. Kabir non sta parlando di quell’amore.
Tu non puoi possedere Dio, puoi solo esserne posseduto.”
Osho
Meera (1450–1547)
Principessa di Rajput, la cui devozione per Krishna
le attira l’inimicizia del marito, il Rana di Udaipur,
e della famiglia, specialmente quando si fa discepola del mistico Raidas, un pellettiere di bassa casta. La sua poesia
mistica piena di passione e le sue danze estatiche la rendono famosa in tutta
l’India. La leggenda vuole che l’imperatore Akbar e
il suo musicista Tansen entrarono travestiti nel
tempio per ammirare la sua danza.
“Meera
è un genere a sé; ella è rara. La sua beatitudine e la sua estasi vengono
dall’essere, non dal fare. Per lei, il semplice essere è fonte di gioia e
celebrazione. Il canto e la danza non sono per lei un lavoro, ma un’espressione
della sua beatitudine e della sua estasi. È tanto estatica da esplodere in
canti e danze.”
Osho
Nanak (1469–1538)
Nato vicino a Lahore da una famiglia di guerrieri, Nanak
viaggia per il Medioriente, il Tibet e la Russia
meridionale, fondando alla fine la religione sikh di
cui è il primo guru.
“Nanak,
era una di quelle persone meravigliose verso le quali nutro un amore immenso.
Era un uomo semplice. Aveva un solo discepolo, e anche quello unicamente perché
amava cantare. Tutti i suoi insegnamenti furono espressi attraverso il canto,
un canto spontaneo – non composizioni poetiche – e il suo discepolo suonava uno
strumento musicale molto semplice, giusto per dare un po’ di musica a ciò che
il maestro stava dicendo.”
Osho
Europa: il Rinascimento
In Europa, questo secolo
vede l’età aurea del Rinascimento italiano, che produce alcuni dei più grandi
capolavori nel campo dell’arte, dell’architettura e della cultura, ma il
controllo totalitario della Chiesa Cattolica Romana impedisce una simile
fioritura nei settori del misticismo e della consapevolezza. Leonardo da Vinci
(1452–1519) è considerato la più elevata espressione individuale del
Rinascimento, vantando un ingegno incredibilmente multiforme, che spazia
dall’arte, all’astronomia, alla scienza. Tra i suoi capolavori: La Gioconda e
il Cenacolo. Tra i contemporanei vi sono Michelangelo, Botticelli,
Tiziano, Raffaello e Tintoretto.
1500
– 1600
1517
Martin
Lutero, adirato per la decadenza della Chiesa Cattolica Romana, affigge le sue
tesi al portale di una chiesa di Wittenberg, dando
così inizio al movimento della Riforma in Europa. La cristianità si divide in due. Sebbene Osho
liquidi Lutero come un politico e non come un mistico, egli concentra
l’attenzione su una sua affermazione:
«Martin
Lutero ha detto una cosa d’enorme importanza. Egli dice: “Pecca fortiter”, cioè “Pecca in modo sfacciato”. Strano. Sembra
un’affermazione incredibile; un uomo come Lutero che dice: “Pecca in modo
sfacciato.” Ma il significato è davvero degno di considerazione. Egli sta dicendo:
“L’amore pervade tutta l’esistenza, per cui non aver paura. Anche se sei nel
peccato, sii sfacciatamente dentro di esso, perché l’esistenza è sempre pronta
a perdonare, sta già perdonando. L’amore perdona sempre.” Egli non vuole dire
che devi andare a peccare; sta soltanto dicendo: “Il tuo peccato più grande non
è nulla a confronto del perdono che dall’esistenza sta fluendo verso di te.” »
Osho
1534
Muore Chaitanya, mistico indiano illuminato. È ricordato
soprattutto per essere stato un rinomato intellettuale che gettò via tutti i
suoi libri in sanscrito per entrare in comunione col divino attraverso il canto
e la danza.
1575
Nascita di Jacob Bohme, mistico religioso
tedesco dalla città di Goerlitz. Di professione
calzolaio, ha il dono di estatiche visioni ed è influenzato nei suoi scritti da
Paracelso, la Cabala, l’astrologia, l’alchimia e la
tradizione ermetica. Il suo libero pensiero inevitabilmente scatena la
persecuzione ufficiale delle autorità cristiane, ma Bohme
riesce a evitare qualsiasi severa punizione e muore di malattia a 49 anni.
1591
William Shakespeare lascia la sua casa a Stratford-on-Avon e va a Londra, dove diventa attore. Si unisce
alla compagnia di attori del Ciambellano Reale, e successivamente a “The King’s Men”. Quando nel 1597 la
compagnia costruisce il Globe Theatre, ne diventa
socio. Scrive 28 opere drammatiche e 154 sonetti. Nel 1610 torna a Stratford, vivendo come un gentiluomo di campagna fino alla
morte, avvenuta pochi anni dopo.
“Shakespeare è un grande poeta, ma non un mistico. Egli
possiede un’intuizione della realtà, ma si tratta solo di un bagliore
indistinto, come in un sogno. La sua domanda nell’Amleto rivela questa mancanza
di chiarezza. “Essere o non essere?”, è una domanda che non può mai essere
posta da un uomo di conoscenza, perché non è cosa che dipenda da una scelta.
Non puoi scegliere tra “l’essere” e il “non essere”. In termini esistenziali, “non
essere” è l’unico modo di essere. A meno che tu non scompari, non esisterai.
Sembra un po’ difficile da capire, perché è qualcosa di fondamentalmente
irrazionale. Ma la razionalità non è la via dell’esistenza; l’esistenza è la
cosa più irrazionale che tu possa immaginare.”
Osho
1600
– 1700
1622
Nascita
di Bankei, maestro zen illuminato giapponese.
“Bankei è uno dei più grandi maestri, ma era un uomo comune.
Una volta accadde che stesse lavorando nel suo giardino quando arrivò un
ricercatore, un uomo in cerca di un maestro, e gli chiese: “Giardiniere, dov’è
il maestro?” Bankei rise e disse: “Aspetta. Entra da
quella porta, e dentro troverai il maestro.”
L’uomo
fece il giro, entrò e vide Bankei seduto su un podio,
lo stesso uomo che fuori faceva il giardiniere.
Il
ricercatore disse: “Stai scherzando? Scendi da questo podio. È un sacrilegio,
non hai alcun rispetto per il maestro.” Bankei scese,
si sedette per terra e disse: “Adesso sarà difficile. Ora qui non troverai il
maestro, perché il maestro sono io.”
Osho
1629
Shah Jahan,
imperatore Mogul dell’India, perde l’amata moglie Mumtaz Mahal (il cui nome significa
“il fiore del palazzo”). In suo onore, raduna i migliori artigiani del suo
impero, oltre duemila lavoratori, e comincia a creare un monumento funebre. Il Taj Mahal, la più grande impresa
architettonica di quel tempo, è completato nel 1653.
“Fondamentalmente
si trattò di una creazione di maestri sufi; Shah Jahan non fu altro che uno
strumento. I maestri sufi hanno creato qualcosa di
immenso valore. Se in una notte di luna piena ti siedi in silenzio a osservare
il Taj Mahal, talvolta a
occhi aperti, talvolta a occhi chiusi, a poco a poco avvertirai qualcosa che
non hai mai avvertito prima. I sufi lo chiamano zikr, il ricordo della tua natura divina. La bellezza del Taj Mahal ti riporterà alla mente
quelle realtà da cui provengono ogni bellezza ed estasi.”
Osho
1633
Galileo
Galilei viene citato in giudizio per eresia dal
Vaticano: sostiene l’eretica teoria copernicana secondo cui la terra gira
intorno al sole. Secondo la chiesa, questo viola il punto di vista biblico in
base al quale la terra è il centro della creazione e il sole e le stelle
ruotano intorno a essa. Pur abiurando, Galileo commenta: “La natura è
inesorabile e immutabile. Non trasgredisce mai le leggi da essa stabilite, né
si cura minimamente se i suoi astrusi metodi operativi e ragioni sono incomprensibili
all’uomo” (in altre parole, la terra continuerà a girare intorno al sole, che
noi ci si creda o meno). Egli afferma inoltre: “Non mi sento obbligato a
credere che lo stesso Dio che ci ha dotato di senso, ragione e intelletto abbia
voluto che noi rinunciassimo al loro uso”.
1630–40
In
questo decennio Cartesio, il filosofo francese, introduce la dottrina della
libera volontà e opera una rivoluzione nella filosofia occidentale ponendo
l’autocoscienza individuale al centro di ogni ricerca. Da qui la sua famosa
affermazione “Cogito ergo sum”, “Penso dunque sono”.
Sebbene essa rappresenti una pietra miliare nel pensiero occidentale, Osho
mette in evidenza come l’intuizione di Cartesio non sia profonda come quella
offerta dal misticismo orientale:
“Il
pensiero non può esistere nel vuoto. Se qualcuno dicesse: “Sono, dunque penso”,
sarebbe giusto. Ma dire “Penso, dunque sono”, è semplicemente assurdo.
Tuttavia, questo è significativo: Cartesio è il padre della filosofia
occidentale, e la mente occidentale è stata influenzata da due persone,
Aristotele e Cartesio. Per questo in Occidente ogni cosa passa attraverso il
pensiero: persino l’essere passa attraverso il pensiero.”
Osho
1700
– 1800
Nascita di Sahajo nel Rajasthan, India (si
ignora la data esatta), che diventa una discepola illuminata di Charandas e crea splendidi canti in suo onore.
“Sahajo era una sannyasin, una monaca. Non aveva una famiglia; il mondo non l’interessava.
Abbandonò ogni cosa ai piedi del maestro. La sua castità non era forzata…
perché nessuno ha mai visto Sahajo infelice. Era
sempre contenta, radiosa come un fiore. Charandas, il
suo maestro, era un uomo semplice; nessuno avrebbe mai saputo nulla di lui. I
canti di Sahajo hanno portato il suo nome alle masse.
Egli aveva due discepole, Sahajo e Daya… come i due occhi di un uomo, le due ali di un
uccello. Entrambe intonarono i canti di Charandas.
Così la gente venne a sapere di lui.”
Osho
1700
In Polonia nasce Baal Shem Tov.
“Baal Shem” è un titolo
onorifico che vuol dire “il Maestro del Buon Nome”, conferitogli da Israel ben Eliezer di Miedzyboiz, fondatore
del filone mistico del chassidismo all’interno
dell’ebraismo. Egli rifiuta l’ascetismo per portare le pratiche spirituali
nella vita di tutti i giorni. Anche la più mondana delle attività, afferma Baal Shem Tov,
può essere soffusa di spiritualità o perfino di divinità, se contiene gioia e
consapevolezza. Il chassidismo si distingue per la
baldoria allegra e il cameratismo dei suoi aderenti anche nelle circostanze
tristi e pericolose. Si differenzia anche per l’accento posto sull’estasi più
che sullo studio del Talmud o sull’erudizione.
“È noto che anche
all’interno dell’ebraismo più tradizionale e ortodosso sono esistiti alcuni
maestri completamente illuminati… E persino alcuni che hanno trasceso
l’illuminazione. Uno di loro è Baal Shem Tov… Questa parola, ‘chassidico’, è molto bella. L’unico fondamento del chassidismo è la grazia. Non è che TU fai qualcosa; la vita
già accade, devi solo restare in silenzio, passivo, allerta e ricettivo. Il
divino accade attraverso la grazia, non tramite il tuo sforzo. Per cui il chassidismo non ti prescrive alcuna austerità. Il chassidismo crede nella vita, nella gioia. Il chassidismo è una delle religioni al mondo che dice di sì
alla vita. Non contiene rinunce; tu non devi rinunciare a nulla. Piuttosto,
devi celebrare. Si dice che il fondatore del chassidismo,
Baal Shem, abbia detto: «Sono
venuto a insegnarvi una nuova via. Non il digiuno e la penitenza, né
l’indulgenza, ma la gioia nella religiosità. »”
Osho
1757
Nascita di William Blake, poeta e artista inglese romantico.
“Un essere umano
civilizzato è un fiore di plastica. Non possiede vitalità né energia, e quando
non c’è energia, non c’è gioia. Uno dei più grandi poeti inglesi, William Blake, con un’intuizione molto profonda, ha scritto questo
bellissimo verso:
L’energia è gioia.
Non esiste altra felicità.
La vitalità, l’energia dell’essere,
è in se stessa gioia, beatitudine.”
Osho
1768
Morte di Hakuin Ekaku, maestro zen
illuminato giapponese il cui famoso “Canto della meditazione” comincia così:
Sin dal principio tutti gli esseri sono dei buddha. È
come l’acqua e il ghiaccio: senza acqua, non c’è ghiaccio. Senza esseri
viventi, non ci sono buddha…
1789
Il primo Congresso degli
Stati Uniti d’America, riunitosi a New York, approva i dodici articoli della
Costituzione che proteggono i diritti individuali. Nell’insieme sono conosciuti
come la Carta dei Diritti. Tra questi: la libertà di parola, di stampa, di
religione, il diritto di riunirsi pacificamente, di protestare e chiedere
riforme.
1800
– 1900
1819
Nascita di Walt Whitman, poeta americano.
“Walt Whitman dice: «Io celebro me
stesso, io canto me stesso. » Questa è solitudine. Quest’uomo,
Whitman, è un mistico autentico, non un semplice
poeta. Andrebbe annoverato tra gli antichi Rishi
delle Upanishad. L’America non ha dato natali a molti
grandi mistici; Whitman è davvero uno dei doni più
preziosi che l’America abbia fatto al mondo.”
Osho
1828
Nascita di Lev Tolstoj, i cui romanzi Guerra e pace e Anna Karenina, sono considerati due dei
più grandi capolavori di tutti i tempi. Tra gli scrittori russi contemporanei
si annoverano Dostoevskij, Turgenev,
Gorki, Checov.
1836
Nel Bengala nasce Ramakrishna. Sacerdote in un tempio sulle rive del Gange, a
Calcutta, egli sviluppa un’intensa devozione personale per la dea Kali. Raggiunge l’illuminazione grazie all’incontro con il
monaco itinerante Totapuri. Dopo la sua morte, anche
la moglie Shradda, che vivrà fino al 1920, viene
riconosciuta come grande mistica.
Osho riferisce un
aneddoto su Keshav Chandra
Sen, un intellettuale di Calcutta che sfida Ramakrishna
in un dibattito religioso. I discepoli di Ramakrishna
sono preoccupati, perché sanno che lui non è in grado di argomentare…
“Quello che disse Ramakrishna è qualcosa da ricordare per sempre. Egli disse:
«Io non ho bisogno di dimostrare, perché sono io stesso la dimostrazione.
Lasciatelo venire. Non conosco le scritture, né ho bisogno di conoscerle.
Conosco la verità: perché dovrei preoccuparmi di conoscenze libresche? Non ho
alcuna educazione, non sono in grado di provare né di dimostrare il contrario
di alcunché, ma non ho bisogno di sapere; la mia presenza è la prova. Lasciate
che venga»’”
Osho
1844
In Germania nasce Friederich Nietzsche, uno dei
filosofi contemporanei più controversi, noto per la sua condanna del
Cristianesimo e la denuncia dei suoi effetti mutilanti sullo spirito umano.
Nella sua opera più importante, Così
parlò Zarathustra, espone il suo ideale di
“superuomo”, in grado di vivere oltre i confini della mentalità di massa;
un’idea successivamente sfruttata da Adolf Hitler per giustificare la supremazia della razza ariana.
“È il destino del genio
essere frainteso. Se un genio non viene frainteso, non è affatto un genio. Se
le masse comuni sono in grado di capire, questo vuol dire che quella persona
sta parlando allo stesso livello dell’intelligenza comune. Nietzsche
è stato frainteso, e da questo fraintendimento è nata una grande calamità. Ma
forse era inevitabile. Per comprendere un uomo come Nietzsche
devi essere almeno allo stesso livello di consapevolezza, se non maggiore… Di
queste due persone sono assolutamente certo che sarebbero diventate dei buddha, se fossero nate in Oriente: Friederich
Nietzsche e D. H. Lawrence. Su loro due non ho alcun dubbio. Arrivarono
proprio sulla soglia, bastava un solo passo in più…”
Osho
1853
Nasce Vincent van Gogh,
il genio della pittura moderna. Fu in Provenza, durante gli ultimi due anni
della sua vita (1888–90), che raggiunse l’apice della sua creatività.
“Vincent
van Gogh, uno dei più
grandi pittori, si sacrificò totalmente per la pittura: dipingere era più
importante della vita. Ed era anche un pittore bizzarro, davvero un grande
genio. Ogni volta che si è in presenza di un genio, ci vogliono centinaia di
anni per riconoscerlo. Non era un pittore tradizionale; stava introducendo
qualcosa di nuovo nella pittura, una visione originale. Quindi nessuno era in
grado di apprezzare i suoi quadri: essi non vendevano. Vi sorprenderà sapere
che non solo nessun quadro di Van Gogh
venne venduto mentre egli era in vita; ma adesso le sue opere valgono milioni
di dollari. Solo pochi quadri sono sopravvissuti: duecento al massimo, quando
ne dipinse a migliaia. Sono andati tutti perduti, perché a nessuno interessava
conservarli. Regalava i suoi quadri agli amici, perché non interessavano a
nessuno; e non solo non interessavano, ma non si aveva nemmeno il coraggio di
metterli in salotto, perché la gente ne avrebbe riso. Il suo approccio verso la
vita e la natura era estremamente originale. Suo fratello gli dava ogni
settimana quel tanto che bastava per sopravvivere. Mangiava solo tre giorni
alla settimana; gli altri quattro risparmiava i soldi per dipingere. Ma quanto
a lungo si può vivere in questo modo? Quando raggiunse i trentasette anni,
appena trentasette, si suicidò. E il messaggio che lasciò è estremamente significativo.
Egli scrisse: «Non mi sto suicidando per reazione contro qualcuno; non ho da
lamentarmi né di qualcuno in particolare, né della vita: essa per me è stata
una grande soddisfazione. Sto per suicidarmi perché tutto ciò che volevo
dipingere l’ho dipinto; adesso vivere non ha più senso. Ho fatto quello che ero
venuto a fare; il mio lavoro è finito. »”
Osho
1860
L’elezione di Abraham
Lincoln alla presidenza, segna la fine dello schiavismo negli USA. Nel 1862
Gran Bretagna e USA firmano un trattato di cooperazione per eliminare il
commercio degli schiavi a livello globale.
1879
Nasce Ramana Maharshi, che diventa
illuminato in giovane età e fonda un ashram ad Arunachala, nell’India del sud. Il suo insegnamento
fondamentale è l’indagine di sé.
“Ramana
Maharshi, uno dei più grandi maestri vissuti nella
nostra epoca, diceva ai suoi discepoli: «Io vi insegno un solo mantra: Chi sono io? Andateci in profondità: chi sono io? E
non limitatevi a ripeterlo, ma sentitelo. Lasciate che diventi una domanda
esistenziale, non semplici parole. Lasciate che il vostro intero essere diventi
un punto interrogativo. Chi sono io? Lasciate che esso vi penetri come una
freccia.» Una volta che hai conosciuto te stesso, tutto è conosciuto.”
Osho
1900
– 2000
1900
Un promettente ballerino
polacco di nove anni viene ammesso alla Scuola Imperiale di Teatro a S. Pietroburgo, in Russia. Il suo nome? Nijinsky.
Diventerà
una leggenda.
1902
Sigmund
Freud, fondatore della psicoanalisi, riceve un
incarico all’università di Vienna.
1913
Il poeta indiano Rabindranath Tagore riceve il
Premio Nobel per la letteratura grazie alla sua opera Gitanjali.
1918
Le donne acquistano il
diritto di voto in Gran Bretagna e due anni dopo negli USA.
Ritratto di Gertrude Stein, 1920, ad opera dell’amico Picasso.
Razionalista e drammaturga, il detto più famoso della Stein
è “una rosa è una rosa è una rosa”. Nel 1946, pochi istanti prima di morire,
ella chiese: “Qual è la risposta?” Poiché nessuno rispose, continuò “Allora
qual è la domanda?” E spirò sorridendo.
1923
Kahlil
Gibran pubblica il suo poema spirituale Il profeta.
1922
Fuggito dalla
Rivoluzione russa insieme ai suoi discepoli, il mistico caucasico
George Gurdjieff si
stabilisce in Francia e fonda l’ “Istituto per lo Sviluppo Armonioso dell’Uomo”
a Fontainebleau. Qui insegna il suo particolare
sistema di cristallizzazione spirituale, che chiama «il lavoro».
“George
Gurdjieff è uno dei maestri più importanti di questa
epoca. Egli è unico sotto molti punti di vista: nessuno, nel mondo
contemporaneo, ha detto le cose nel modo con cui le ha dette lui. È un altro Bodhidharma o Chuang Tzu: all’apparenza assurdo, quando in realtà sta dando
fondamentali indicazioni per la liberazione della consapevolezza umana.”
Osho
1925
J. Krishnamurti
scioglie il movimento della ‘Stella d’Oriente’, creato dalla Società Teosofica,
e comincia a insegnare autonomamente, fino alla morte
avvenuta nel 1986.
“J. Krishnamurti
era una persona molto seria, e questo era il suo unico difetto. Era illuminato,
ma ha preso l’illuminazione come una faccenda seria. Per settant’anni
– è morto all’età di novant’anni – ha lavorato sulle
persone e nessuno si è illuminato. E la ragione è chiara dalla sua ultima
frase: «La gente non prende l’illuminazione sul serio, pensa che sia un
divertimento.» È qui che io differisco. L’illuminazione non può essere altro
che divertimento… Un divertimento universale, una risata che non conosce
confini né limiti. Io amo J. Krishnamurti, e amo il
suo duro sforzo durato settant’anni senza alcuna
interruzione, ma sono assolutamente contrario al suo atteggiamento.”
Osho
1969
Muore a Pune Meher Baba.
Nato nel 1894 in una famiglia parsi, aveva viaggiato in lungo e in largo sia in
India che all’estero. Dopo l’illuminazione raccolse molti discepoli e rimase in
silenzio. Si occupò anche molto dei malati di mente: sentiva che erano pronti
per l’esperienza spirituale, poiché erano già fuori dalla morsa della mente «normale».
“Il mondo è strano. Qui
le cose davvero grandi non vengono mai ricompensate. Nessuno si è interessato a
Meher Baba. Madre Teresa
riceverà il Premio Nobel perché si è presa cura dei poveri orfanelli, e nessuno
ha pensato di dare un premio Nobel a Meher Baba che ha fatto un lavoro davvero miracoloso. Ed è stato
il solo (dopo secoli) che abbia lavorato sui matti”.
Osho
1990
Osho lascia il corpo
dopo aver dedicato gran parte della vita a far luce con la sua saggezza
illuminata su cinquemila anni di storia, dando nuova vita agli insegnamenti di
centinaia di mistici di tutte le epoche.
“Non dare troppa
importanza ai fatti. Non ne esiste alcuno, sono tutte finzioni. Ricorda, sono
tutte finzioni: anche il mio e il tuo essere qui è una gigantesca finzione.
Nulla accade mai. La verità è. Tutto ciò che accade è fittizio; la storia è una
finzione, perché tutto ciò che è, è… Nulla accade mai. La spiritualità non ha
storia e non conosce biografia. La spiritualità è soltanto, non esistono né «fu»
né «sarà». Non esistono né passato né futuro. L’intera storia è fittizia. Ecco
perché in Oriente non ci siamo mai preoccupati della storia, non ne abbiamo mai
scritto: al posto della storia abbiamo scritto i miti.”
Ma Puja
Mohani che guida trekking sull’Himalaya,
deve spesso affrontare situazioni ad alto rischio e, come nel film Sliding Doors a volte una scelta
apparentemente insignificante può portare a grandi svolte nella vita.
Tutti parlano del millennio. In realtà tutto il
rumore che si fa sull’argomento è un po’ assurdo per me, visto che in Nepal,
dove passo molto tempo ogni anno facendo la guida turistica, sono già nel 2057.
In ogni caso, anch’io ho da dire la mia. Tutte le volte in cui mi capita di
ascoltare i miei amici parlare di come proteggersi dal baco del millennio,
dalle eclissi di sole e da strane congiunzioni planetarie, mi sento sempre un
po’ confusa e a volte molto insicura. Perché io non sono altrettanto
preoccupata del futuro? Non sarà che non mi sto prendendo abbastanza cura di me
stessa e che non mi sto preparando adeguatamente? Perché mi avventuro in una
delle aree più remote dell’Himalaya proprio durante
l’eclisse di sole di agosto quando tutti raccomandano di rimanersene tranquilli
a casa propria?
E io non sono assolutamente il tipo di persona che non sente la
paura. Al contrario, ho sempre il batticuore quando parto per un nuovo viaggio.
Naturalmente sono anche molto felice di riuscire a guadagnarmi da vivere in una
delle più belle aree della terra, godendomi le bellezze della natura e trovando
amici tra la gente dell’Himalaya. È lì che entro in
contatto con la parte di me che chiamo “la bambina selvaggia”.
Durante uno degli ultimi viaggi, ho ricevuto una lezione
importante nel comprendere qual è il significato, piccolo o grande che sia, del
preoccuparmi troppo del futuro della mia esistenza fisica. Lo scorso agosto ero
di nuovo in Nepal per accompagnare un gruppo di turisti tedeschi in un trekking
attraverso il Mustang, una regione remota e selvaggia al di là del massiccio
centrale dell’Himalaya, che appartiene politicamente
al Nepal, ma che per clima, cultura e religione si avvicina al Tibet. In agosto
il clima nel subcontinente indiano non è proprio quello che il tipico turista
tedesco sogna per le sue vacanze estive. Spesse nubi monsoniche si accumulano
per poi riversare la loro pioggia sul versante meridionale delle montagne. Al
di là del massiccio centrale dell’Himalaya nell’area tibetana di solito piove meno, ma negli ultimi cinque anni
l’altopiano desertico del Tibet ha visto certamente più pioggia di quanto
promesso dai dépliant turistici.
In queste condizioni il trekking è diventato piuttosto
avventuroso. Quasi ogni giorno mi trovavo davanti una sfida di qualche tipo.
Piccoli ruscelli si erano trasformati in fangosi torrenti che attraversavamo
con l’acqua fino alla vita. Ero costretta a cambiare percorso quando sentieri e
ponti venivano spazzati via dalla piena. Dovevo trattare caviglie slogate,
problemi di stomaco e disturbi da altitudine. Tutto questo è più o meno la
“routine” nel mio lavoro e mi dà l’opportunità di imparare a fluire con le
varie situazioni, a prendere decisioni improvvise e a rimanere presente.
Dopo aver superato con i miei compagni tutte le peripezie del viaggio,
ero esausta e felice di aver raggiunto Jomosom, una
cittadina alle spalle del massiccio centrale dotata di un piccolo aeroporto. La
mattina successiva eravamo prenotati per volare fino a Pokhara
dall’altra parte delle montagne con un piccolo velivolo appena sufficiente per
il nostro gruppo di 12 persone. Sapevo già che nell’Himalaya
non si può mai essere sicuri di un volo perché il pilota deve volare a vista,
per cui col tempo cattivo non ci sono voli. Così non fu una sorpresa quando la
mattina successiva ci dissero sulla pista che il volo era annullato a causa
della pioggia.
Nei tre giorni seguenti la mia occupazione principale fu l’attesa
in una lunga coda davanti all’unico telefono del villaggio. Con un colpo di
fortuna riuscii a collegarmi con Katmandu per cercare di organizzare un volo di
qualsiasi genere, aereo o elicottero. Tra una telefonata e l’altra, ero
occupata a tenere tranquilli i componenti del mio gruppo, cosa non tanto facile
dato che dopo due giorni di attesa avevano perso il volo per la Germania. Non
erano solo preoccupati o irritati, alcuni erano anche molto arrabbiati o
disperati. E oltre al mio lavoro di organizzare il viaggio, avevo anche tutti
gli altri ruoli: animatrice, capro espiatorio, terapista, medico e mamma.
Questo pesava anche sul mio sistema nervoso per cui ogni tanto dovevo
nascondermi dietro la cabina telefonica per farmi un bel pianto.
Dopo mi sentivo sempre meglio e pronta per il prossimo giro. Dopo
tre giorni mi venne promesso per l’indomani mattina che, se il tempo fosse
stato buono, un aereo speciale proveniente da Katmandu sarebbe venuto a
prenderci. Il giorno dopo eravamo per la quarta volta tutti lì speranzosi sulla
pista. Atterrò un aereo, il volo regolare da Pokhara.
La folla di persone in attesa di un volo già da vari giorni si era nel
frattempo molto ingrossata e i fortunati erano quelli con una prenotazione per
quello stesso giorno. Quando chiesi informazioni sul nostro volo speciale, mi
dissero che a Katmandu stava piovendo e nessuno sapeva se e quando il volo
sarebbe arrivato. Ma improvvisamente sentii che dovevamo assolutamente partire
quella mattina e l’impiegato della linea area sembrò capirlo. Mi promise che ci
avrebbe messi sul prossimo volo regolare. Il primo aereo partì e poi ritornò
dopo circa un’ora. Con una specie di determinazione selvaggia corremmo sulla
pista e salimmo sull’aereo. Un gruppo di indiani e nepalesi che avevano
prenotato per quest’aereo dovettero rimanere a terra.
Dopo mezz’ora atterrammo a Pokhara dove aveva appena
cominciato a piovere. Uscendo dall’aereo vidi atterrare un piccolo velivolo
bianco e rosso, che venne velocemente scaricato e poi ricaricato per una
partenza immediata. Mi dissero che era il “nostro” aereo speciale, quello che
avevo ordinato. Adesso era in partenza per Jomosom
per prendere altri passeggeri e, al suo ritorno, ci avrebbe portati a Katmandu.
Il mio gruppo ormai aveva fatto scuola di pazienza per cui ci sedemmo
tranquillamente ad aspettare. Ma io dopo un po’ cominciai a sentirmi a disagio
e andai a chiedere informazioni sull’aereo. “Tra 10 minuti”, mi dissero. Dopo
20 minuti tornai a chiedere e ora gli impiegati dell’aerolinea sembravano
nervosi. Nessuno mi guardava. Alla fine un ometto con l’aria terrorizzata mi
disse: “Abbiamo perso contatto con l’aereo”.
Dopo un’altra ansiosa attesa, un uomo arrivò nella sala d’attesa e
annunciò con le lacrime agli occhi che ora l’aeroporto era chiuso. Il piccolo
aereo bianco e rosso era partito da Jomosom da più di
un’ora e il carburante era appena sufficiente per un’ora.
All’inizio eravamo in un tale shock che non riuscimmo a
comprendere il significato di queste parole. Io stessa non ebbi tempo di
pensarci perché ero troppo occupata a piazzare il mio gruppo su vari aerei che
sarebbero partiti per Katmandu appena l’aeroporto fosse stato riaperto. Prima
della chiusura dell’aeroporto avevamo visto partire e atterrare varie volte
l’aereo che ci aveva portato lì e che alla fine portò a Pokhara
gli sherpa che ci avevano accompagnati nelle ultime tre settimane di trekking.
Dopo molte ore di attesa, il gruppo finalmente arrivò a Katmandu
dove ci riunimmo nel bar del nostro albergo. Quando cominciai a distribuire le
chiavi delle camere, improvvisamente esplose un uragano di emozioni. La maggior
parte delle persone si rifiutò di andare nelle proprie stanze insistendo per un
ritorno immediato in Germania, a qualunque costo. Non volevano passare neanche
un momento di più in un paese così insicuro. Che potevo fare? L’agente nepalese
aveva fatto del suo meglio per trovare un altro volo per la Germania, ma il
primo sarebbe partito solo tre giorni dopo!
Non sapendo cosa fare e sentendomi vicina alle lacrime, mi misi a
sedere nella lobby dell’albergo e in quel momento entrarono due donne e corsero
verso di me. “Che ci fai qui?” mi chiesero, abbracciandomi. Erano due sannyasin, anche loro guide turistiche. Non risposi,
lasciai solo che mi abbracciassero e cominciai a piangere. D’improvviso
compresi che mistero è la vita: ero viva per miracolo. Se a Jomoson
avessi aspettato l’aereo speciale che avevo tanto insistito per avere, saremmo
morti tutti. Telefonai al capo della mia agenzia e gli riferii l’accaduto. Ne
fu shoccato e commosso e mi promise di aiutarmi il
più possibile. A quel punto ritornai al mio gruppo e ora li trovai arrendevoli
e cooperativi tanto che accettarono di andare nelle loro stanze.
La sera misi insieme diverse bottiglie di champagne (di solito non
reperibile in Nepal) e celebrammo con una bella cena il miracolo di essere
vivi. Nessuno decise di partire da Katmandu prima di cena, nonostante avessi
trovato alcuni posti in aereo. C’era una sensazione di gratitudine profonda e
di armonia nel gruppo. Il piccolo aereo bianco e rosso fu ritrovato solo dopo
cinque giorni. A causa della nebbia si era schiantato contro una montagna,
tutti i passeggeri erano morti. Due mesi dopo, di ritorno in Nepal, incontrai
tre nostri sherpa che mi raccontarono una storia incredibile. Contrariamente
alle aspettative avevano ottenuto carte d’imbarco per l’aereo bianco e rosso.
Due di loro erano ritornati in albergo a prendere il bagaglio, mentre uno era
rimasto all’aeroporto. Lì aveva osservato la grande folla alla ricerca di
posti. Quando avevano cominciato a litigare per gli ultimi posti, aveva deciso
di restituire le carte d’imbarco. I suoi amici rimasero shoccati
nel sentirgli dire che non voleva volare con quella gente. Avrebbe preferito
andare a piedi fino a Pokhara (un viaggio di 5 giorni
almeno). Quando finalmente riuscirono ad avere un volo per Pokhara
e vennero a sapere dell’accaduto, gli toccarono i piedi.
Questa avventura mi ha lasciata con un profondo senso di
gratitudine e la comprensione che la sicurezza non esiste. Ciò che mi succede
non è nelle mie mani. Imparo ad arrendermi sempre di più a quello che la vita
mi regala persino se si tratta della morte. Cerco sempre meno di “fare qualcosa”
per cambiare la mia vita. E i momenti in cui sono sopraffatta dalla gratitudine
sono veramente preziosi per me.
Ho deciso di scrivere questo articolo quando il mio compagno mi ha
letto il seguente passaggio da un vecchio discorso di Osho: “La vita è insicura. Solo la morte può
essere sicura, perché solo i morti non possono morire. Altrimenti, tutti
dobbiamo morire. L’insicurezza ci circonda. Siamo immersi in un mare di
insicurezza. Non c’è sicurezza possibile, non ci sono scialuppe di salvataggio;
sei destinato ad affondare. Ma tu chiudi gli occhi e costruisci vascelli di
sogno. Chiudi gli occhi e ti aggrappi a una pagliuzza e immagini di aver
raggiunto la costa, ma ingannare te stesso è peggio.
Il sannyasin
ha compreso che qualunque cosa faccia per essere sicuro è inutile. Per quanto
provi a salvarsi dalla morte, la morte arriva lo stesso. Per quanto grande sia
la sua voglia di vivere, la morte è una certezza. Se non può essere sicuro
creandosi una certa sicurezza, allora il sannyasin
dice che è meglio rilassarsi nell’insicurezza. È deciso a non provare a
costruire barche finte. Non creerà barchette di carta, non costruirà un
castello di carte, non si procurerà una guardia del corpo, né si attaccherà
alle pagliuzze. Capisce che non c’è una sponda nel mare insicuro della vita;
affondare è una certezza. La morte è inevitabile, così si tiene pronto a
morire. Non cerca alcuna protezione.
Chi è pronto a essere insicuro
scopre all’improvviso di essere assolutamente sicuro. Scopre che il mare si è
trasformato ed ora si trova sulla riva.”
Parte settima – Il periodo tra il 1979 e il 1981, che
conosce il maggiore afflusso di persone nella Comune di Pune,
segna anche l’inizio di una nuova fase del lavoro di Osho, che dà molto più
spazio alla comunicazione silenziosa.
Durante i sette anni – dal 1974
al 1981 – di Pune Uno (come più tardi verrà chiamata
per distinguerla dal periodo di Pune Due e cioè dopo
l’87) Osho continuò a parlare ogni mattina, commentando, durante il discorso,
gli insegnamenti di mistici illuminati di ogni tradizione spirituale: tao, zen,
cristianesimo, chassidismo, sufismo,
induismo, baul, buddhismo tibetano, tantrismo; dando così una nuova vita alle parole di Kabir, Pitagora, Sosan, Hakim Sanai, Lao Tzu, Gesù, Buddha e tanti altri maestri del passato.
Dalla trascrizione di questi discorsi verranno tratti più di 240
libri (senza contare i diari dei Darshan).
A giorni alterni Osho rispondeva a domande scritte inviate dagli
ascoltatori, che toccavano ogni possibile argomento. Pur chiarendo molte volte
che la verità non può essere espressa a parole, che la cosa più importante è il
silenzio fra le parole stesse, attraverso questi commentari Osho cattura
l’interesse di molti che stanno ancora cercando una qualche verità all’interno
di riferimenti culturali – le religioni organizzate – ormai consumati
dall’abitudine, dall’ipocrisia e dal conformismo. Un esempio evidente è
l’estremo interesse suscitato nell’Europa cristiana dai suoi commenti ai
Vangeli apocrifi di S. Tommaso.
“Ho dovuto prendere una strada così lunga perché non c’era nessuna
altra possibilità. Dovevo essere molto indiretto. Dal momento che mi sono
illuminato ho iniziato a dire che dio non esiste – e tutti si sono scandalizzati!
Così ho dovuto cambiare un po’ le cose: «Dio esiste, ma non è una persona, è solo una presenza». Ho indorato la pillola. Sto semplicemente dicendo che dio
non c’è. Ma così suona meglio: non una persona, solo una presenza.
Ma cos’altro posso fare? Se certa gente è stupida… Ho dovuto fare
tutto questo per una ragione molto semplice: chi potevo scovare, con chi potevo
condividere la mia esperienza? Ci sono gli indù, ci sono i musulmani, ci sono i
cristiani, ci sono i buddhisti, ci sono i sikh, ci sono i parsi… non si riesce più a trovare una sola
persona che sia un essere umano e basta, sono tutti già suddivisi in fazioni.
L’unica possibilità è catturare l’attenzione dei cristiani attraverso Gesù,
degli ebrei con Mosè, degli indù con Krishna. Una volta entrati in sintonia con me, poi
capiranno…” (1)
“È molto facile connettersi con me. Io cammino insieme a te sulla
strada che tu stai già percorrendo, solo così riesco a condurti – insieme a me
– ancora più avanti. Prima vengo con te e ti rendo totalmente felice, perché
sono sulla tua stessa strada. Prima o poi tu te ne scordi, le cose cambiano e
tu cominci a percorrere la mia strada. Io sono pronto a raggiungerti nelle
valli – le valli più oscure, dovunque ti trovi – sono pronto a entrare nella
caverna del tuo inconscio… nella maniera che vuoi. Sono pronto ad arrivare fin
lì. E una volta che ci sono entrato posso portarti fuori da lì.” (2)
E così Osho per sette anni continuò a parlare, toccando mille
argomenti, rispondendo a più di diecimila domande. Non lasciò nulla di
intentato per “confondere” la mente di quanti – evidentemente – della mente
erano prigionieri e schiavi: i suoi discorsi erano un espediente per poter
arrivare a comunicare usando il linguaggio del silenzio.
Intanto continuava ad arrivare sempre più gente: se nel 1976 per
la celebrazione del giorno dell’illuminazione di Osho (21 marzo) si erano
radunate duemila persone, nel 1978 erano già settemila, e così per la prima
volta Osho tiene un darshan collettivo con musica,
danze e silenzio, in una Buddha Hall il cui tetto era
stato completato da poco.
L’arrivo di così tanti ricercatori spirituali dall’Occidente crea
qualche tensione – aggressioni a sannyasin
occidentali, problemi con i visti, permessi di costruzione revocati – con
l’opinione pubblica e le autorità: di fronte agli innegabili vantaggi
all’economia locale, ci sono altrettanto innegabili violazioni della tradizione
religiosa.
“In quei sette anni il mio approccio cominciò ad essere sempre
meno diretto prevalentemente verso gli indiani. Iniziarono ad arrivare persone
da tutto il mondo. Eravamo diventati – in India – un’isola dove si potevano
trovare cinesi, giapponesi, coreani, americani, tedeschi, italiani, francesi,
inglesi, svizzeri, olandesi, persino persone dall’Unione Sovietica. Ma gli
indiani erano scomparsi, per il semplice motivo che io non rinforzavo le loro
credenze. Io stavo distruggendo le loro credenze, e stavo creando una visione
assolutamente nuova della meditazione, una visione che non aveva bisogno di
nessun supporto da parte di un sistema di credenze. Ecco perché iniziarono ad
arrivare da ogni angolo della terra persone con una mente aperta, stanche ormai
delle loro religioni, dei loro preti, delle loro chiese o sinagoghe. Erano
pronte, perché per loro ormai non era più questione di credere in qualcosa, ma
solo di sperimentare. E più sperimentavano, più si accorgevano di un’energia
nuova che cresceva in loro. Che ci importa di dio? Che ci importa del paradiso?
Possiamo creare il paradiso qui. E quando sei in meditazione, in profondo
silenzio, sei dio, niente di meno – anzi un po’ di più, perché dio è una
fantasia e tu sei una realtà. Mi accorsi che forse l’India era arrivata a un
punto dove non poteva più accettare alcuna verità vivente.” (3)
Per sviluppare ulteriormente il proprio lavoro fin dal 1977 Osho
cercò un posto più grande e più isolato, dove la comune si potesse espandere
lontana dal sovraffollamento e dagli intrighi di una grande città. Il primo
tentativo, una proprietà di trecento ettari a Kulch,
in Gujarat, isolata residenza di un antico maragià,
incontra l’opposizione del primo ministro indiano del tempo, Morarji Desai – un
tradizionalista indù – che blocca il progetto usando ogni pretesto: vicinanza a
basi militari, problemi di sicurezza nazionale dovuti alla presenza di
stranieri vicini al confine, e così via.
Anche il tentativo, nel 1980, di trasferirsi a Saswad,
località a venticinque chilometri da Pune dove erano
stati acquistati più di trecento ettari e un castello di qualche centinaio
d’anni, incontra simili difficoltà. Vengono creati ostacoli burocratici al
limite dell’assurdo, perché di fatto nessuno vuole prendersi la responsabilità
di dare il nulla osta, e poter quindi essere accusato di favorire una figura
così controversa e avversata da tutti i politici. E sebbene alcune attività
dell’Ashram vengono trasferite nel nuovo posto nel
marzo 1981, ulteriori problemi legali concernenti l’approvvigionamento
dell’acqua rendono nei fatti impossibile la nascita di questa “nuova comune”.
Rimaneva fondamentale nella visione di Osho il lavoro come
meditazione, come espressione della propria creatività, intesa non tanto nel
senso corrente, legato all’espressione artistica, quanto piuttosto come segno
di un amore per se stessi e per la vita che non dipende assolutamente dal tipo
di lavoro che si svolge, ma solo dalla bellezza e dalla totalità con cui si
riesce a eseguire ogni compito.
“Stiamo tentando di vivere una vita meditativa, facendo lavori
ordinari, ma dando a queste attività una qualità diversa. Le persone lavorano
in cucina, o puliscono i bagni, sono nella falegnameria, nella sartoria, nel
panificio o nel giardino – il solito tipo di occupazioni, ma con una qualità
differente: con gioia, con un profondo silenzio interiore, con amore, con
soddisfazione, con una danza nei loro cuori – celebrando.” (4)
A una sannyasin che propone la sua
attività di tessitrice dice: “Mi piace questa tua idea di impiantare telai per
fare tappeti. È una delle vecchie attività tradizionali dei Sufi,
dovremmo farlo anche noi, è davvero una bella cosa. I Sufi
hanno ragione, la pensano giusta: medita, ma dai anche qualcosa alla società. E
se qualcosa può essere fatto giocosamente, non si tratta più di un’attività
commerciale, ma di meditazione. Vorrei che la mia comune diventasse così a poco
a poco. Ci sono così tante cose da fare. Questa comune deve diventare
profondamente creativa, ma tutta questa creatività non deve trasformarsi in
lavoro – questo è di vitale importanza. Deve essere giocosa, sincera ma non
seria, e impegnata: ci deve essere dedizione, coinvolgimento ma non finalizzato
a un risultato. È come l’arte per amore dell’arte: la gioia è intrinseca” (5)
Anche da questa visione, che non vuole assolutamente negare la
vita di ogni giorno, bensì affermarne fino in fondo l’importanza come base per
la meditazione, come trampolino per raggiungere le più sublimi altezze, nasceva
la figura mitica, l’emblema dell’edonismo spirituale: Zorba
il Buddha – di cui Osho iniziò a parlare proprio in
quel periodo.
“Sto insegnando alla mia gente a vivere una vita totale, senza
divisioni. Non c’è alcun bisogno di posporre. Sii naturale. Voglio che Buddha, Gautama il Buddha, e Zorba il Greco si
avvicinino sempre di più – diventino una persona sola. Il mio sannyasin deve essere Zorba il Buddha. Portare sempre più vicini la terra e il cielo. Fare
in modo che dio e questo suo mondo si uniscano. Lascia che il tuo corpo e la
tua anima siano una cosa sola – una canzone cantata a due voci, una danza dove
corpo e anima si incontrano e si fondono.” (6)
Dal 1979 ci sono cambiamenti anche durante i darshan,
gli incontri serali con il maestro. Osho dichiara che sta iniziando una nuova
fase del suo lavoro: invece di rispondere alle domande dei partecipanti – che
nel frattempo sono aumentati fino a un centinaio di persone – adesso ne chiama
alcuni per un “energy darshan
a distanza ravvicinata” utilizzando medium e musica dal vivo. In questo nuovo
esperimento l’ospite (spesso anche più di uno alla volta) viene chiamato a
sedere proprio di fronte a Osho, circondato dalle medium, che spesso,
appoggiando le mani sulle sue spalle, ondeggiano o ballano sul posto. E Osho
tocca l’ospite, e talvolta anche le medium, sul terzo occhio. Durante questi energy darshan ogni attività
viene sospesa, e le luci vengono spente in tutto l’ashram,
così che chiunque può “partecipare” in silenzio e meditazione oppure danzando
in Buddha Hall.
[Osho qui parla alle medium
prima di iniziare un Energy Darshan] “Dovete essere con me in
un rapporto che non è affatto un rapporto. Così quando io vi metto la mano
sulla testa non è la mano di qualcun altro, è la vostra stessa mano. Questa
sensazione deve diventare più forte. E man mano che si espande vi sarà sempre
più facile diventare un veicolo della mia energia. Dovete ricordarvi che il
vostro essere medium diventerà la vostra meditazione più importante. Non sarà
solo un aiuto per l’ospite, per chi viene per un energy
darshan: sarà anche una crescita importantissima per
il vostro intero essere.” (7)
La tendenza ad andare al di là delle parole, nel lavoro con i
discepoli diventa sempre più evidente: già nel giugno del 1979 – prima di
iniziare la lunga serie di commentari al Dhammapada
di Gautama il Buddha –
c’era stato un esperimento di dieci giorni in cui il discorso del mattino era
stato sostituito dal satsang – una comunione
silenziosa – dove i partecipanti sedevano in meditazione alla presenza di Osho,
con momenti di musica intervallati da periodi di puro silenzio.
“Queste parole del Buddha arrivano da un
eterno silenzio. Vi possono raggiungere solo se le ricevete in silenzio. Queste
parole del Buddha arrivano da uno spazio di assoluta
purezza. A meno che voi non diventiate un veicolo, un ricettacolo, umile, senza
ego, sveglio, consapevole, non riuscirete a comprenderle. Le capirete
intellettualmente – sono parole molto semplici, le più semplici. Ma la loro
stessa semplicità diventa un problema, perché siete voi a non essere semplici.
Sono davvero contento, perché dopo questi dieci giorni di silenzio
posso affermare che molti di voi sono pronti adesso a essere in comunione con
me nel silenzio. Questo è la forma più alta di comunicazione. Le parole sono
inadeguate: le parole comunicano, ma solo parzialmente. Il silenzio porta a una
totale comunione.
E usare le parole è anche pericoloso, perché il significato
rimarrà con me e solo la parola vi raggiungerà, e voi le darete un significato
vostro, una vostra sfumatura. Non conterrà più la stessa verità che intendeva
avere, conterrà qualcosa di diverso, un significato molto più povero, il vostro
significato, non il mio.
È possibile travisare il linguaggio, ma non è possibile distorcere
il silenzio. O lo capite o non lo capite. Per questi dieci giorni ci sono stati
solo due categorie di persone qui: quelli che hanno capito e quelli che non
hanno capito. Ma non c’è stata neppure una persona che ha frainteso.
Con le parole è proprio il contrario, è molto difficile capire
bene ed è molto difficile capire che non si è capito bene… è quasi impossibile.
Rimane un’unica possibilità: capire male. Questi dieci giorni sono stati di una
strana bellezza, e anche di una misteriosa maestosità. Molti temevano che non
avrei più ripreso a parlare… ed era possibile. Le parole per me stanno
diventando sempre più uno sforzo. Devo dire qualcosa e così continuo a
parlarvi. Ma mi piacerebbe che foste pronti il prima possibile così da poter
semplicemente sedere in silenzio… ascoltare il canto degli uccellini… o anche
solo il battito del vostro cuore… semplicemente essere qui, senza nulla da
fare…
Preparatevi il più velocemente possibile perché posso smettere di
parlare in ogni momento.” (8)
Questo momento arrivò nel maggio 1981, con una comunicazione
diffusa in tutto il mondo che annunciava che Osho: “Ora non comunica più con le
parole, ma attraverso il linguaggio stesso dell’esistenza: il silenzio”. E di
nuovo il discorso del mattino venne sostituito dal satsang,
una comunione cuore a cuore.
Questa nuova fase offriva la possibilità di sperimentare l’energia
di Osho indipendentemente dalla sua presenza fisica, o dalle sue parole: era un
ulteriore allontanamento dalla dimensione fisica:
“Il giorno in cui riuscirete a vedere questa sedia vuota, questo
corpo vuoto, quest’essere vuoto, avrete visto me:
sarete in contatto con me. È questo il momento in cui il discepolo incontra
davvero il maestro. È un dissolversi, un annichilimento… la goccia che si
dissolve nell’oceano, oppure, l’oceano che si scioglie nella goccia. È lo
stesso fenomeno! Il maestro che scompare nel discepolo e il discepolo che
scompare nel maestro. In questo caso l’unica cosa che predomina è silenzio
profondo. Non è più un dialogo.” (9)
Ormai Osho – attraverso le sue meditazioni, i suoi discorsi
registrati dapprima in audio ma ben presto anche su video, i suoi libri (nel
1981 già tradotti in 13 lingue), i suoi sannyasin in
centinaia di centri di meditazione sparsi in tutto il mondo – si rivolgeva
all’intera umanità: in questi sette anni oltre 5 milioni di persone avevano
visitato la Comune di Pune, e l’interesse della
stampa mondiale (seppur con un tono spesso scandalistico) era salito a livelli
che avevano messo in allarme istituzioni e religioni organizzate che vedevano
con preoccupazione come il messaggio di vita lanciato da Osho sembrava l’unica
alternativa possibile per un numero sempre maggiore di persone.
“Fino a ora l’uomo non ha avuto una vita vera, autentica: ha
vissuto qualcosa di falso, di malato, di veramente patologico. Non c’è alcun
bisogno di vivere così: possiamo uscire dalla prigione, perché questa prigione
l’abbiamo costruita con le nostre mani. Siamo in questa prigione perché abbiamo
deciso di farlo, perché abbiamo creduto che questa non fosse una prigione ma la
nostra casa.
Guardate cosa l’uomo ha fatto a se stesso! In tremila anni si sono
combattute cinquemila guerre. Non potete considerare sana una simile umanità! E
solo ogni tanto è sbocciato un buddha. Se in un
giardino solo una volta ogni tanto sboccia un fiore e per il resto è
assolutamente tutto spoglio, continuate forse a considerarlo un giardino? Ci
deve essere qualcosa di fondamentalmente sbagliato, perché ogni persona è nata
per essere un buddha.” (10)
Nella primavera del 1981, un peggioramento delle condizioni di
salute di Osho portò alla decisione di andare in Occidente dove erano
disponibili tecnologie e cure mediche adeguate. E così il 1 giugno 1981, Osho
lascia Pune, accompagnato da alcuni discepoli.
NOTE
1. Osho: Philosophia Ultima #15
2. Osho: Sufi: The People on the Path vol 1 #10
3. Osho: From Death To Deathlessness
4. Osho: Tao: The Golden Gate vol
2 #9
5. Osho: Don’t Bite My Finger, Look Where I Am Pointing #18
6. Osho: Il Segreto #
10
7. Osho: Won’t You Join The Dance? #2
8. Osho: La Mente che
Mente #1
9. Osho: The Sound of Running Water
10. Osho: Philosophia Perennis vol.2 #2
POONA TRA REALTÀ E FINZIONE
Osho risponde a un discepolo
che gli ha scritto: “Da quando mi hai dato il sannyas
mi sembra di vivere in una specie di fantasia, la grande favola di Poona”.
Giusto, io qui sto creando una favola, la storia
fantastica del maestro e del discepolo, la finzione di dio e dei devoti. È un
mito in realtà, ma molto vivo. E non è possibile arrivare alla verità senza
passare attraverso una grande mitologia. L’uomo è perso nelle bugie. Dalle
bugie non c’è una strada diretta che porti alla verità. Il mito è un ponte fra
menzogna e verità. Un mito ha qualcosa della menzogna, e qualcosa della verità,
è un tramite.
Sì, hai ragione. Questa è la grande favola di Poona.
Tutto quello che succede qui ha un elemento fantastico – tutta questa gente in
arancione, tutte queste cose folli che succedono, e io che vi incoraggio, io
che vi sto portando chissà dove e vi prometto cose che non si possono
promettere.
L’uomo vive nella menzogna, il divino vive nella verità; come fare
a collegarli? L’uomo è una bugia, il divino è verità, come unirli? Il mito è
l’unica maniera – finzione, certo, un’invenzione dello spirito. Tutte le
religioni sono costruite, tutte le mitologie sono di fantasia, ma sono anche di
immenso aiuto. Un mito ha in sé qualcosa della verità – magari solo un riflesso
– e qualcosa della menzogna. Attraverso il mito puoi giungere alla verità.
Osho, tratto da:
Ecstasy–The Forgotten Language # 4
IL MAESTRO È UNA SVEGLIA
Per aiutarci a capire meglio il
suo lavoro Osho spiega le motivazioni che da sempre l’hanno portato a inserire nei
suoi discorsi una dura e appassionata critica delle istituzioni: risvegliare il
maggior numero possibile di persone dal sonno della coscienza distruggendo
l’istituzione dentro di loro, il prete e il politico dentro di noi.
Amato Osho, a volte mi chiedo perché
sei così brutale, violento e offensivo. Posso capire questo comportamento con i
discepoli, nella speranza di frantumare il loro ego, ma con i politici…?
L’unica cosa che potranno fare è sentirsi offesi, ma non impareranno la lezione
che vuoi insegnare loro (perlomeno non in questa vita) e tu lo sai. Quindi che
senso ha? Spiegaci, per favore.
Sì, comprendo il tuo amore e
comprendo il tuo amore per il mio lavoro. Ma tu non comprendi gli strumenti che
vengono usati dai maestri per lavorare su un’umanità addormentata.
Gesù era oltraggioso, e in modo deliberato, perché non c’era altro
modo di svegliare l’umanità a lui contemporanea. Gesù sacrificò la vita perché
in quell’epoca primitiva non c’era modo di diffondere
un messaggio a meno che esso non facesse fremere il cuore di un’umanità
spietata. Il conflitto non era con il cuore, ma con le pietre, o forse peggio,
perché persino le pietre non sono così insensibili come può esserlo un essere
umano.
Chiunque abbia cercato di comprendere Gesù ha pensato: “Perché era
così provocatorio? Sarebbe potuto diventare un rabbino rispettabile; la gente
l’avrebbe venerato, amato. Invece di crocifiggerlo avrebbero voluto
incoronarlo”.
Ma questo non era il lavoro che Gesù stava compiendo. Il dilemma
non era tra la croce e la corona, ma tra l’uomo risvegliato e l’umanità
inconsapevole e sonnolenta. Quando sei profondamente addormentato, bisogna
scuoterti, bisogna urlare il tuo nome, bisogna gettarti acqua fredda sul viso.
Ma tutto è fatto per compassione.
Sono stato oltraggioso e rimarrò oltraggioso. Lo diventerò sempre
di più, per il semplice motivo che il tuo coma è così profondo che solo un urlo
può raggiungerti, o forse nemmeno quello.
Forse mi vedrai per la prima volta quando sarò sulla croce. Per
ora mi dai per scontato, solo la croce potrà distruggere questo atteggiamento.
Forse solo la croce potrà scuoterti a sufficienza per poterti svegliare. Tu
dici che posso essere duro con i miei discepoli perché loro si sono impegnati a
fare un certo lavoro di evoluzione, non è fatto contro di loro, sono venuti e
si sono uniti a me. La domanda è rilevante: perché continuo a martellare i
politici? Di nuovo, chi ha fatto la domanda è innocente e ignorante. Non
comprende la struttura della coscienza umana.
Quando critico i politici, non sono i politici al di fuori di te,
è il politico dentro di te.
Il politico esterno è solo una manifestazione, una manifestazione
collettiva del tuo politico interiore. Tutti voi cercate, in un modo o
nell’altro, di avere di più, di possedere di più, di essere potenti, dominanti,
speciali: VIP… VIP non è più sufficiente.
Quando critico i politici, sto criticando la struttura politica
della mente. Aristotele, secondo me, ha ragione solo su questo punto e cioè
quando definisce l’uomo un animale politico.
Il politico dentro di te è ancora allo stato latente. Non ha
ancora avuto la possibilità di mostrarsi come è veramente. Ecco perché il
potere corrompe; in realtà il potere non ha niente a che fare con la
corruzione. Il potere dà la sensazione di corrompere perché ti dà la
possibilità di esprimere tutte le tue fantasie, i tuoi sogni e di trasformarli
in realtà. Hai il potere di farlo. Ha ragione Acton
quando dice che il potere assoluto corrompe in modo assoluto.
Devo criticare i politici perché sono ciò che tu vorresti essere.
Presidente, primo ministro, governatore e ambasciatore, questo è ciò che
vorresti essere, ma in te è solo un seme. E in questo seme non puoi ancora
vedere tutti i fiori e i colori. Quando critico i politici, sto criticando te,
come saresti se il tuo politico fosse già arrivato al potere. In un certo
senso… magari non ne hai molto di potere, ma tutti hanno un certo potere su
qualcun altro. I genitori hanno potere sui figli, il marito ha potere sulla
moglie, o almeno crede di averlo. Il potere reale è della donna, è lei ad avere
tutte le chiavi. Mariti e mogli sono in un conflitto perpetuo per provare chi è
più importante, più intelligente, chi ha sempre ragione. Ognuno ha una piccola
area, il proprio piccolo territorio dove ha potere. L’insegnante in classe è
quasi un re.
In India, le punizioni corporali sono contrarie alla costituzione.
I bambini non possono essere maltrattati fisicamente in alcun modo. Ma ciò è
vero solo nella costituzione, non nella realtà. In tutta l’India i bambini vengono
picchiati.
La critica che faccio ai politici è prima di tutto la critica del
politico nascosto dentro di te, come marito, moglie, padre, madre. Ti aspetti
obbedienza, pensi che tuo figlio non sia solo nato da te, ma che debba essere
anche la tua copia. I figli nascono attraverso di te, ma non sono tuoi.
Appartengono al futuro, del quale non sai nulla. Tu sei il tramonto, i tuoi
figli sono l’alba, e tra di loro c’è una notte intera.
In secondo luogo, io non vedo gli uomini come isole, separati
l’uno dall’altro. E non vedo nemmeno le loro attività come separate le une
dalle altre. Sono tutti parte di una rete. Se voglio che accada una rivoluzione
nella coscienza umana, devo martellare la testa dei politici il più duramente
possibile, perché i politici sono sempre conservatori e hanno il potere di
impedire rivoluzioni o cambiamenti di qualsiasi genere. Vogliono una società
basata sullo status quo, perché una rivoluzione potrebbe espellerli dalle loro
posizioni di potere.
Un’umanità consapevole non può tollerare la guida di politici
idioti.
Ho dovuto criticare i cosiddetti capi religiosi, gli alti prelati,
i papi, gli shankaracharya, perché essi stanno
facendo tutto il possibile affinché l’uomo rimanga in uno stato di ritardo
mentale. Solo una mente ritardata può essere sfruttata.
E tu mi chiedi di non essere oltraggioso, di non essere violento.
Probabilmente pensi che se non fossi offensivo, se non fossi eccessivo in
quello che dico, se non criticassi le persone al potere, che sia politico o
economico, allora il mio messaggio si diffonderebbe più rapidamente.
Ti sbagli. I media di tutto il mondo sono interessati solo a
qualcosa di sensazionale. A loro non interessano i valori più delicati della
vita.
Se io parlassi delicatamente, in modo amorevole, mi sarebbe
impossibile raggiungere in pochissimo tempo ogni angolo del mondo. Io ho i miei
metodi e so come dare una svolta in qualunque momento. Si tratta solo di
premere l’interruttore.
Entrando in contatto con gli esponenti dei media, sono rimasto
sorpreso: erano sempre persone in gamba, e cercavano di fare del loro meglio.
In seguito mi hanno detto: “Ci dispiace molto. I nostri capi tagliano i pezzi,
aggiungono delle parti, ne cambiano completamente il carattere. E noi non siamo
ricchi, non possiamo rischiare di perdere il lavoro”. Vedendo i loro servizi in
televisione, si riceveva un’impressione del tutto opposta rispetto a quando si
incontrava la persona direttamente. Ad alcuni giornalisti ho chiesto: “Cosa
succede? Voi scrivete, ascoltate… Ho visto le lacrime negli occhi di alcuni
giornalisti. Li ho visti danzare insieme ai sannyasin.
Che cosa succede quando i vostri servizi arrivano ai giornali, alla radio o
alla televisione?”.
Hanno risposto: “È una vergogna. Il nostro lavoro è scrivere un
articolo che poi passa attraverso il controllo redazionale. A quel punto,
specie se parla di te, gli articoli tornano dal caporedattore per un secondo
controllo. Non sono soddisfatti finché non hanno creato una immagine
assolutamente negativa”. E la ragione è che quando l’immagine diventa negativa,
la gente è contenta. Le persone vivono nella mente negativa, per cui se viene
data una notizia negativa, si sentono subito in sintonia. Dentro di loro
commentano: “Giusto! Lo sapevamo già”.
Un giornalista mi ha detto: “Se scriviamo esattamente ciò che
sentiamo, i nostri colleghi pensano che siamo stati ipnotizzati. Se non
scriviamo qualcosa contro di te… E non importa che sia giusto o sbagliato;
qualcosa scritto contro di te è una protezione. Allora non diranno: «Sei stato
ipnotizzato»”.
Il problema per me è che se parlo solo di meditazione, di estasi,
di esperienze spirituali, il messaggio non può raggiungere coloro i quali ne
hanno un enorme bisogno e io mi sentirò colpevole. Devo fare ogni sforzo perché
il messaggio arrivi. Per provocare la gente, devi essere oltraggioso. Per
creare la base per una nuova umanità, devi distruggere gran parte del passato,
e non puoi non essere duro.
Se parlassi solo di concetti astratti che non sono affatto
pericolosi per la società esistente, per gli interessi costituiti, verrei
rispettato, le stesse persone che ora sono miei nemici comincerebbero a parlare
di me come un grande santo, ma non sarei di alcun aiuto a chi è realmente
assetato.
Quindi non mi preoccupo di tutta l’umanità. Ciò che m’interessa è
raggiungere tutte le porte e bussare almeno una volta. Se qualcuno può
comprendere, non deve perdere l’occasione. Se qualcuno non è grado di capire,
non c’è problema, non avrebbe capito comunque.
Tutto ciò che ho fatto è stato ben programmato e deliberato. Non è
casuale. Posso comprendere il tuo amore, ma devi sviluppare un po’ più di
chiarezza sulla funzione del maestro.
Non puoi suggerire al maestro ciò che dovrebbe fare o non fare! Le
tue intenzioni sono buone… ma stai facendo una sciocchezza.
Osho, tratto da:
Sermones in Stones #11
La meditazione è come il cielo,
è uno spazio sempre accessibile. Ma per vederlo dobbiamo uscire dallo spazio
chiuso della mente. Le tecniche di meditazione sono gli strumenti che ci
permettono di farlo.
Amato maestro, è possibile meditare
senza alcuna tecnica?
La domanda che hai posto è di sicuro di grande
importanza perché la meditazione, come tale, non ha bisogno di tecniche. Ma
esse sono necessarie per rimuovere gli ostacoli sulla via della meditazione.
Deve essere compreso in modo molto chiaro che la meditazione in se stessa non
necessita di tecniche, è solo un comprendere, un’intelligenza, una
consapevolezza. Né l’intelligenza né la consapevolezza sono tecniche. Ma sul
cammino dell’intelligenza, ci sono molti ostacoli. Per secoli l’uomo ha
accumulato questi ostacoli; ora vanno rimossi. La meditazione in se stessa non
può eliminarli, per questo sono necessarie delle tecniche. Il compito di queste
tecniche è solo di preparare il terreno, di preparare la strada, il passaggio.
Le tecniche in se stesse non sono meditazione. Se ti fermi alla tecnica, hai
mancato il bersaglio.
J. Krishnamurti ha continuato a
insistere per tutta la vita che non ci sono tecniche per la meditazione. E il
risultato complessivo non è stato che milioni di persone hanno raggiunto lo
stato di meditazione; il risultato complessivo è stato che milioni di persone
sono arrivate alla convinzione che nessuna tecnica è necessaria per la
meditazione. Hanno però dimenticato tutto ciò che avrebbero dovuto fare con gli
ostacoli, con gli impedimenti. Intellettualmente si sono convinte che nessuna
tecnica è necessaria. Ho incontrato molti seguaci di J. Krishnamurti,
seguaci molto intimi, e ho chiesto loro: “Non serve alcuna tecnica, sono
d’accordo. Ma tu o chiunque altro abbia ascoltato J. Krishnamurti
è mai arrivato alla meditazione?”
Per quanto la sua affermazione sia essenzialmente vera, essa
esprime solo il lato positivo dell’esperienza. C’è anche un lato negativo. Per
quel lato negativo si rendono necessarie, assolutamente necessarie, tecniche di
tutti i tipi, perché se il terreno non è stato ben preparato e se le erbacce e
le vecchie radici non sono state eliminate, non puoi coltivare rose o altri bei
fiori. Le rose non si preoccupano affatto di quelle radici, delle erbacce che
tu hai estirpato. Ma rimuovere le erbacce era assolutamente necessario perché
il terreno fosse nella condizione giusta per far fiorire le rose.
Mi chiedi: “È possibile meditare senza una tecnica?” Non solo è
possibile ma è l’unica possibilità. Nessuna tecnica è necessaria, per quanto
riguarda la meditazione. Ma che cosa hai intenzione di fare con la tua mente?
La mente creerà migliaia di difficoltà. Le tecniche servono per togliere di
mezzo la mente, per creare uno spazio in cui la mente diventa tranquilla,
silenziosa, quasi assente. Tu non devi fare nulla.
La meditazione è qualcosa di naturale, qualcosa che è già nascosto
dentro di te e sta cercando di trovare la via verso il cielo aperto, il sole,
l’aria. Ma la mente la circonda da ogni lato; tutte le porte sono chiuse, tutte
le finestre sono chiuse. Le tecniche sono necessarie per aprire le finestre,
per aprire le porte. E immediatamente ti trovi davanti il cielo intero, con
tutte le sue stelle, con tutta la sua bellezza, con tutti i suoi tramonti, con
tutte le sue albe.
Solo una finestrella te lo impediva… basta una pagliuzza finita in
un occhio per impedirti di vedere il cielo, perché non puoi aprire l’occhio. È
del tutto illogico che una pagliuzza o un granello di sabbia possano impedirti
di vedere le grandi stelle, il cielo infinito. Ma in realtà possono – lo fanno.
Le tecniche sono necessarie per rimuovere le pagliuzze, i granelli
di sabbia, dagli occhi. E la meditazione è la tua natura, è il tuo potenziale
autentico. È un sinonimo di consapevolezza.
La meditazione è semplicemente consapevolezza senza sforzo, una
consapevolezza priva di sforzi; non richiede alcuna tecnica. Ma la tua mente è
così piena di pensieri, così piena di sogni, c’è così tanto passato e futuro –
non è mai qui e ora, e la consapevolezza è qui e ora. Le tecniche sono
necessarie per aiutarti a tagliare le radici con il passato, a tagliare i sogni
per il futuro, e a tenerti in questo momento come se esistesse solo questo
momento. A quel punto non hai bisogno di nessuna tecnica.
La vita è un affare complicato. Ci sono buone e cattive notizie.
La buona notizia è che non hai bisogno di alcuna tecnica; ma la cattiva notizia
è che senza alcuna tecnica non ce la puoi fare.
Osho tratto da:
The Rebel #24
Tu hai inventato delle tecniche di
meditazione e dici anche che in India ci sono tradizionalmente 112 tecniche di
meditazione (raccolte nell’antico testo Vigyan Bhairav Tantra). Come posso
scegliere quella utile?
Sono tutte utili. Si possono esaminare tutte le 112 tecniche in
una mezz’ora, perché ogni tecnica consiste solo di due righe. Esaminale tutte,
e se una ti colpisce come adatta a te, provala. Se ne trovi due o tre, allora
provale una alla volta. Offri a ognuna una possibilità.
Tra queste 112 tecniche ce ne deve essere una, più di una; una di
sicuro, ma la mia esperienza è che ce ne sarà più di una, applicabile a ogni
individuo. E il modo più facile è quello di esaminarle, leggerle, e se ce n’è
una che ti fa esclamare “Eccola qui!”, provala per almeno 21 giorni.
Se comincia a funzionare, allora dimentica ogni cosa, ogni altra
tecnica. Continua a lavorare con questa. Non importa quante tecniche provi.
Quello che conta è che ne provi una fino alla fine, fino alla sua estrema
profondità. E se hai successo con una tecnica, allora qualunque altra tecnica
diventa molto facile.
Se per la prima ci sono voluti sei mesi, le altre tecniche
potrebbero richiedere solo una settimana, perché ora hai raggiunto un punto
preciso. Conosci lo spazio, conosci lo spazio creato dalla meditazione. Questo
è un cammino diverso che conduce allo stesso spazio. Quando proverai qualche
altra tecnica, il tempo si ridurrà. Io ho provato tutte le 112 tecniche. Dopo
averne provate una decina, diventa molto facile; già la prima volta, raggiungi
immediatamente quello spazio. Ho poi sviluppato le mie tecniche al di là di
queste 112, perché ho visto che per l’uomo moderno ci sono alcuni problemi che
non sono affrontati da queste tecniche. Esse sono state create quasi diecimila
anni fa per un tipo completamente diverso di umanità, per un diverso tipo di
cultura, per gente molto diversa. L’uomo moderno, l’uomo contemporaneo, ha
delle differenze; nel corso di diecimila anni è una cosa assolutamente
inevitabile.
Per esempio la Meditazione Dinamica non è tra queste 112. Ma è
assolutamente necessaria per l’uomo moderno, anche se non lo era prima. Se le
persone sono innocenti non c’è bisogno della Meditazione Dinamica. Ma se la
gente è repressa, porta con sé un pesante fardello, quindi ha bisogno della
catarsi. La Meditazione Dinamica serve solo ad aiutarla a ripulire la casa. Dopodiché si può usare uno qualsiasi dei 112 metodi. Non
sarà difficile. Se provi in questo momento, direttamente, fallirai. Ho visto
tante persone provare direttamente e non andare da nessuna parte, perché sono
piene di spazzatura che prima deve essere gettata via.
La meditazione Dinamica è un aiuto immenso. Tutte le tecniche che
ho sviluppato sono rivolte all’uomo contemporaneo e, praticando queste
tecniche, potrà ripulirsi, alleggerirsi dei suoi fardelli e diventare semplice
e innocente. Forse non ci sarà bisogno di provare quelle tecniche. Ma per
curiosità puoi provarne almeno una e rimarrai sorpreso da come riuscirai a
penetrare velocemente nel suo nucleo più profondo.
Prima qualcosa di catartico, che è assolutamente necessario per
l’uomo contemporaneo. E poi si possono usare i metodi silenziosi.
Osho, tratto da: The Last Testament, Vol. 3
Senza contare i tuoi discorsi
giornalieri, venti minuti di meditazione al giorno sono sufficienti perché io
mi incammini sul sentiero e giunga all’esperienza di verità, bene e bellezza
che tu ci stai indicando con le tue parole?
In primo luogo non ti è permesso non contare i discorsi, in quanto
le tue meditazioni non possono avvenire, senza questi discorsi. Questi discorsi
sono le fondamenta della tua meditazione.
Io sono pazzo, ma non pazzo al punto da continuare a parlare per
quattro ore ogni giorno, se questo non ti aiutasse a meditare! Pensi forse che
io cerchi di distrarti dalla meditazione? Quindi, come prima cosa, stare seduto
con me ai miei discorsi non è altro che un modo per creare in te uno spazio
sempre più ampio di meditazione. Io non parlo per insegnarti qualcosa, io parlo
per creare in te qualcosa. Queste non sono conferenze: si tratta di semplici
espedienti per aiutarti a diventare silenzioso, perché se ti venisse detto di
diventare silenzioso senza fare alcuno sforzo, ti sarebbe oltremodo difficile.
È ciò che i Maestri Zen hanno ripetuto sempre ai loro discepoli:
“Siate in silenzio, ma non fate alcuno sforzo”. In questo modo si mette la
persona in una situazione estremamente difficile: non fare alcuno sforzo ed
essere in silenzio… se fa uno sforzo, sbaglia, ed è impossibile essere in
silenzio senza fare alcuno sforzo. Se fosse stato possibile essere in silenzio
senza fare alcuno sforzo, non sarebbe stato necessario l’aiuto di un Maestro,
non sarebbe stato necessario insegnare la meditazione. La gente sarebbe
diventata silenziosa senza sforzo alcuno.
Io ti sto rendendo consapevole dei silenzi, senza che tu debba
fare alcuno sforzo. Per la prima volta nella storia il mio parlare viene usato
quale strategia per creare silenzio dentro di te.
In un istante, allorché io divento silenzioso, anche tu lo
diventi… ciò che resta è solo un’attesa allo stato puro. Tu non stai facendo
alcuno sforzo, né lo sto facendo io… a me piace parlare, non è uno sforzo. E mi
piace vederti in silenzio, mi piace vederti ridere, mi piace vederti danzare.
Ma in tutte quelle attività l’elemento fondamentale resta la meditazione.
Io non voglio che tu pensi alla meditazione in un ambito limitato:
voglio che la meditazione diventi la tua stessa vita.
In passato questo è stato uno degli errori più comuni: si medita
venti minuti, oppure si medita tre volte al giorno, oppure si medita cinque
volte al giorno, a seconda delle diverse religioni, ma in ogni caso l’idea di
fondo è che ogni giorno si dovrebbero dedicare alcuni minuti alla meditazione.
E cosa farai nel tempo che resta? In quei venti minuti conseguirai quello che
potrai… cosa farai nelle restanti ventitrè ore e quaranta minuti? Qualcosa di
anti-meditativo, e ovviamente i tuoi venti minuti di sforzo verranno annullati.
I nemici sono troppo forti, e tu dai una quantità enorme di energia e di attenzione
ai tuoi nemici, mentre dedichi alla meditazione solo venti minuti. No, in
passato la meditazione non è riuscita a dar vita ad alcuna ribellione nel mondo
proprio a causa di questo errore.
A causa di questi falsi ragionamenti voglio che guardi la meditazione
da un punto di vista totalmente diverso. Puoi imparare a meditare per venti o
per quaranta minuti – l’apprendimento è una cosa – ma poi devi portare con te,
per tutto il giorno, ogni giorno, ciò che hai imparato. La meditazione deve
diventare come il battito del tuo cuore.
Non mi puoi dire: “Non è sufficiente respirare venti minuti al
giorno?” Non arriveresti mai al giorno dopo.
Perfino mentre dormi, continui a respirare; la natura non ha
lasciato nelle tue mani le funzioni essenziali del corpo e della vita: non si è
fidata di te, perché se la respirazione fosse nelle tue mani, inizieresti a
pensare quanto respirare, oppure a discutere se è giusto respirare mentre
dormi. Sembra un po’ strano fare due cose nello stesso tempo: dormire e
respirare; respirare sembra una sorta di disturbo, durante il sonno. Ma in
questo caso, il tuo sonno sarà eterno!
Il battito del cuore, la circolazione del sangue, non sono cose
che controlli tu; la natura ha tenuto nelle sue mani tutto ciò che è
essenziale. Tu non sei affidabile; puoi dimenticartene, e in quel caso non ci
sarebbe neppure il tempo di dire: “Mi spiace, mi sono dimenticato di respirare.
Dammi un’altra opportunità!” Neppure quel minimo di errore è possibile, non
esiste una seconda opportunità.
Ma la meditazione non fa parte della tua biologia, della tua
fisiologia, della tua chimica; non appartiene al normale flusso vitale. Se vuoi
restare un comune essere umano per tutta l’eternità, puoi restare nello stato
in cui ti trovi. Così come sei, la natura ha raggiunto un punto dell’evoluzione
in cui non occorre altro: sei perfettamente in grado di procreare, e questo è
sufficiente. Tu morirai e i tuoi figli, a loro volta, perpetueranno la specie,
continueranno a fare le stesse idiozie che stai facendo tu. Qualcuno entrerà a
far parte di una congregazione, si affilierà a una chiesa; qualche altro idiota
terrà prediche, sermoni, e l’intero gioco continuerà… non c’è nulla di cui
preoccuparsi.
La natura è arrivata a un punto da cui, a meno che tu non ti
assuma una responsabilità individuale, non puoi crescere. Più di così la natura
non può fare, ha fatto a sufficienza: ti ha dato la vita, ti ha dato
un’opportunità; ora dipende da te come usarla.
La meditazione è una tua libertà, non una necessità biologica.
Puoi imparare, usando ogni giorno un po’ di tempo, a rafforzare la tua
meditazione, a renderla più salda nel tuo essere, ma poi devi portarne con te
la fragranza, per tutto il giorno.
Come prima cosa, fallo mentre sei sveglio: nel momento in cui ti
risvegli, afferra immediatamente quel filo di coscienza e persevera nel restare
all’erta, perché quello è il momento più prezioso in cui afferrare il filo
della consapevolezza. Molte volte, durante il giorno, te ne dimenticherai; ma
nel momento in cui te ne ricordi, inizia immediatamente a stare all’erta.
E non pentirti mai, perché sarebbe pura e semplice perdita di
tempo. Non pentirti mai, non dire mai: “Mio Dio, me ne sono scordato di nuovo!”
Nei miei insegnamenti non c’è alcuno spazio per il pentimento. Qualsiasi cosa sia
accaduta, è finita, ora non è più necessario perdervi un solo attimo di tempo…
torna ad afferrare il filo della consapevolezza. Pian piano, sarai in grado di
stare sveglio e all’erta per l’intero arco della giornata. Sarà una corrente
sotterranea che accompagna ogni tua azione, ogni tuo gesto, tutto ciò che farai
o che non farai. Qualcosa di sotterraneo continuerà a scorrere.
Anche quando vai a dormire, abbandona quel filo solo all’ultimo
momento, allorché non puoi fare più nulla perché stai cadendo nel sonno:
l’ultima cosa che fai prima di addormentarti, sarà sempre la prima cosa che
affiorerà in te quando ti svegli; provaci.
Patanjali, il primo uomo al mondo che ne ha scritto, dice che la
meditazione è un sonno senza sogni, con un’unica differenza: nel sonno senza
sogni non sei consapevole, nel samadhi, nello stato
di meditazione supremo, esiste questa piccolissima differenza: sei consapevole.
Certo, puoi continuare a imparare, a rinvigorirti con venti minuti
al giorno, dando così più energia e più radici alla tua meditazione, ma non
accontentarti, non pensare che basti… è così che l’intera umanità ha fallito.
Sebbene l’intero genere umano ci abbia provato, in un modo o nell’altro,
pochissime sono le persone che hanno avuto successo, al punto che la maggioranza,
col tempo, ha abbandonato ogni tentativo, perché ogni possibilità di successo
sembra essere del tutto remota. Ma il motivo è semplicemente questo: venti
minuti, o dieci minuti al giorno, non serviranno a nulla.
Posso capire che tu abbia molte cose da fare; per cui, trova il
tempo per impratichirti nella tecnica. Ma quel tempo non è meditazione, serve
solo a rinfrescarti. Poi, di nuovo, dovrai lavorare, guadagnarti da vivere,
fare il tuo lavoro e fare mille altre cose… in tutto questo, resta semplicemente
attento, osserva se quello spazio di meditazione permane dentro di te, oppure è
scomparso.
Allora questa continuità diventa come una ghirlanda di luce che ti
accompagna nell’arco delle ventiquattro ore. E solo allora sarai in grado di
sperimentare la verità, il bene e la bellezza, non prima.
Osho, tratto da:
Invito al silenzio – N.S.C. ed.
Vigyan Bhairav Tantra
LE 112 TECNICHE DI MEDITAZIONE
Il programma di meditazione dell’Osho Commune
di Pune include alcune delle meditazioni dal Vigyan Bhairav Tantra, offerte regolarmente in Buddha
Hall, solitamente una diversa ogni settimana, o più spesso durante celebrazioni
e campi di meditazione (meditation intensive). Esse
vengono proposte spesso anche nel corso di gruppi quali per es. Opening to the heart. Il gruppo Watching the Fire poi, è quasi interamente basato
sulle tecniche che riguardano l’energia vitale.
Chi vuole sperimentare in proprio può trovarne la raccolta
completa suddivisa in due parti: Il
sentiero del reale e Il sentiero
dell’essere, traduzioni dei commenti di Osho alle tecniche del Vigyan Bhairav Tantra, editi entrambi da Lo Scarabeo e disponibili anche
presso Oshoba. Si tratta di due cofanetti di “carte” che rappresentano ognuna
una tecnica diversa, con allegato un libretto dove Osho spiega come praticare
ciascuna tecnica di meditazione oltre a indicare il valore generale
dell’approccio del Vigyan Bhairav
Tantra alla realtà.
“L’uomo nasce con un centro ma ne rimane completamente ignaro.
L’uomo può vivere senza conoscere il proprio centro, ma non può esistere senza
averne uno: quel centro è il legame fra l’uomo e l’esistenza… ma non
conoscendolo la tua vita sarà solo un viaggio alla deriva. L’uomo è nato con un
centro ma non con la conoscenza del centro ricordalo: quella conoscenza deve essere
conseguita”.
E a questo appunto servono le famose tecniche di meditazione …
sono 112, una per illuminarvi la trovate di sicuro!!
In un centinaio di voci
- da
abbraccio ad azione –
la
visione di un maestro di realtà
sui temi più importanti della
vita d’oggi.
ASSOLUTO: “Non usare mai la parola ‘assoluto’; evitala il più possibile,
perché la parola «assoluto» è l’origine di ogni fanatismo. Nessuno possiede la
verità assoluta. La verità è così vasta! Ogni verità è destinata a essere
relativa. È la parola «assoluto» che ha portato l’intera umanità a essere
infelice. Ricorda sempre: tutto ciò che conosciamo e tutto quanto potremo mai
conoscere, è necessariamente relativo. Ricordarlo, ti darà compassione.
Ricordarlo, ti renderà tollerante. Ricordarlo, ti renderà più umano.”
ABBRACCIO: “Oggi gli psicologi sono ben consapevoli del fatto che, se un
bambino non viene abbracciato e baciato, gli viene a mancare un nutrimento.
Come il corpo necessita di cibo, l’anima ha bisogno d’amore. Puoi soddisfare
tutti i bisogni fisici del bambino, gli puoi fornire ogni comfort, ma se
vengono a mancare gli abbracci, il bambino non si svilupperà in un essere
sano.”
ADULTERIO: “Il significato ordinario della parola «adulterio» è fare l’amore
con una donna con cui non sei sposato. Ma il significato esistenziale di
adulterio, è fare l’amore quando non sei innamorato. Può anche essere tua
moglie, ma se non ne sei innamorato, fare l’amore con lei è adulterio.”
AGGRAPPARSI: “La vita è un flusso, niente ristagna. Tuttavia, noi siamo così
folli che continuiamo ad aggrapparci. Se il cambiamento è la natura della vita,
l’aggrapparsi è stupidità, perché così facendo, non cambierai la legge della
vita: il tuo aggrapparti ti renderà solamente infelice. Le cose sono destinate
a cambiare, che tu lo voglia o meno. Se ti aggrappi, divieni infelice perché,
comunque, le cose cambiano.”
AIKIDO: “Nell’aikido ti insegnano a non essere
in conflitto con colui che ti attacca… qualcuno ti attacca e tu non entri in
conflitto con lui, bensì cooperi con lui. Sembra impossibile, ma puoi imparare
come fare. Un maestro di aikido conquista senza
combattere. Vince non combattendo. È immensamente paziente, umile.”
ANIME GEMELLE: “Il Tantra è la scienza della
trasformazione di amanti ordinari in anime gemelle; questa è la grandezza del Tantra. Esso può trasformare la terra intera; può
trasformare ogni coppia in anime gemelle. Ma non viene usato; è uno dei più
grandi tesori che giacciono ancora intatti.”
APPARTENERE: “Non condannarti, non biasimarti: tu sei figlio dell’universo.
Questa esistenza ha avuto bisogno di te, altrimenti non saresti qui. E ti ha
voluto nel modo in cui sei, altrimenti non ti avrebbe creato così. Perciò, non
cercare di essere qualcun altro... Tu sei parte di questa esistenza! Non sei un
estraneo. Non sei un frutto del caso; sei intrinsecamente necessario. Quindi,
ama te stesso. Tu sei necessario quanto gli alberi, quanto i fiori, gli
uccelli, il sole, la luna e le stelle. Tu devi esserci e hai il diritto di
essere nel modo in cui sei.”
ASPETTATIVE: “Non compiacere nessuna aspettativa altrui. Tu hai solamente una
responsabilità ed è nei confronti del tuo essere. Se cerchi di compiacere le
aspettative degli altri ti troverai nei guai. Chiunque abbia aspettative su di
te è un nemico. Un vero amico si limita a darti libertà.”
AMORE: “Le vie dell’amore sono misteriose; sono l’esatto opposto delle
vie del mondo. Per esempio: nel mondo, se vuoi avere qualcosa di più, devi
accumularlo. Invece, nel mondo dell’amore, se vuoi più amore, devi
distribuirlo, devi donarlo. Soltanto donandolo potrai conservarlo. È una legge
totalmente differente; differisce totalmente dal mondo dell’economia.”