SOMMARIO

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Fuori e dentro la Comune

 

8 IL MAESTRO

Metti in gioco la tua vita

Il commento a una storia Zen: come una partita a scacchi può diventare una questione di vita o di morte.

 

12 LA MENTE

Una follia quasi normale

Lo sviluppo dell'EQ o Intelligenza Emotiva è davvero la soluzione di tutti i problemi?

 

16 IL MAESTRO

L'Oriente è dovunque

Meditare in Occidente è forse più difficile, ma non impossibile.

 

18 IL MONDO

Riflessioni sulla realtà

Le intuizioni di Osho sono spesso rispecchiate in eventi reali.

 

22 LA COMUNE

La via del drago giallo

Intervista con Yuanmìng Zhang, un maestro di Qigong cinese in visita a Pune.

 

27 UN LIBRO DA VIVERE

La visione tantrica

Il tantra è la sola via verso la libertà.

 

28 BIOGRAFIA

Verso l'illuminazione

Parte terza della biografia di Osho.

Gli anni della difficile e solitaria ricerca.

 

32 IL MAESTRO

Il futuro è del Tantra

Osho spiega la natura reale di questa antica tradizione orientale e la sua importanza come strumento di trasformazione per il futuro dell'umanità.

 

40 IL MAESTRO

Il sesso è una porta al divino

L'uso dell'energia sessuale per la crescita spirituale..

 

42 IL MAESTRO

Dalla gravità alla grazia

Una forza ti lega al terreno, un'altra ti porta verso il cielo.

 

44 LA COMUNE

In meditazione sul campo

Il racconto della nascita dello Zennis all'Osho Commune.

 

46 BENESSERE

Personal Feng Shui

Un esperto spiega il suo approccio a questa antica arte cinese.

 

48 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di giugno e luglio

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

 

 

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NOTIZIE

DENTRO E FUORI LA COMUNE

 

 

Abbiamo una sorellina ...

... si chiama Asia. In realtà é l'Edizione Asiatica dell'Osho Times. La rivista, in lingua inglese, di quasi 80 pagine – molte delle quali a 4 colori – verrà distribuita per il momento solo nel sud dell'India, dove porterà la visione di Osho e le notizie del mondo sannyasin alla grande maggioranza della popolazione locale che non parla correntemente l'Hindi.

E prevista in seguito la diffusione anche in paesi del sud est asiatico dove vivono molti sannyasin e la lingua inglese é usata abitualmente .

 

 

Dai banchi di scuola ... a quelli di Montecitorio

 

Osho continua a ripeterci che la meditazione deve far parte di ogni curriculum scolastico se vogliamo evitare il riprodursi di comportamenti inconsapevoli e se vogliamo dare un terreno comune a persone che più avanti prenderanno le vie più diverse. Lo sforzo per portarcela rimane per il momento nelle mani di isolati pionieri che, rischiando ostracismi in un ambiente spesso poco aperto a novità, si basano sul proprio prestigio personale per iniziare queste sperimentazioni.

Anche a Premezzo (BG) la meditazione é arrivata alla locale scuola superiore perché ci insegna Prem, che, come ci scrive Darshana dell'Osho Madhu Meditation Center, "si é impegnato veramente molto per convincere i suoi colleghi”. Il risultato: otto ore di attività durante le quali la stessa Darshana introdurrà gli studenti ad alcune delle principali meditazioni di Osho.

Ai politici farebbe veramente bene meditare. Come fa notare Osho: "Non conoscono assolutamente se stessi e hanno fra le mani la vita di milioni di persone." Quelli italiani sembra stiano imboccando la strada giusta. Come ha riportato La Stampa del 6/5/99, alcuni deputati si sono trovati nel chiostro della sacrestia di Montecitorio per il primo convivio di preghiera dove ha partecipato anche un monaco buddhista zen. Comunque ne hanno di strada da fare prima di arrivare alla Meditazione Dinamica.

 

 

Tibetan in rete

Dopo la scomparsa del fondatore del Tibetan Pulsing Yoga, Swami Dheeraj, due sue collaboratrici, Kalpa e Prabhuta, sono state invitate all'Osho Comune per una breve visita. "Dopo dodici anni di attività collettiva estremamente intensa, molti di noi della Tibetan House stanno godendosi una pausa, vedendo com'é l'essere da soli e lasciando sedimentare queste esperienze." ha detto Prabhuta.

Chiunque volesse rimanere in contatto con la Tibetan House può connettersi con: www.pulsing.net, il loro sito web.

 

 

Novità di stagione

Oltre all'inizio delle meditazioni notturne in Samadhi, si segnala il successo dei gruppi e delle sessioni di Aquafloating e Dolphin Dancing.

 

 

Idee per il caldo

Teatro in piscina: Devananda, artista multimediale e regista teatrale australiano già da tempo più avanzato di ogni avanguardia, ha presentato nella piscina di Osho Basho Fire and Ice.

Lo spettacolo, una stravaganza di stagione, comprendeva: offerte votive agli dei acquatici, danza degli iceberg – intorno a grossi blocchi di ghiaccio che galleggiavano in piscina a simboleggiare lo sciogliersi dell'ego nell'oceano della consapevolezza – giocolieri con bastoni infuocati e altre attrazioni che hanno reso la serata affascinate, originale e veramente... fresca.

 

 

Festival di Lacchiarella

Al Festival new-next age svoltosi il 30 maggio, l'Osho Arihant di Varazze ha organizzato una Osho No-Dimension per la pace. La musica era dal vivo: la Osho Orchestra suonava il pezzo "Questa Terra é la mia Terra" ispirato a una poesia di Gibran. Dopo una fase di Gibberish collettivo, gran parte del pubblico ha accolto con entusiasmo l'invito a partecipare. Durante la fase del whirling la soprano Laura Vasta cantava in arabo la poesia di Gibran, mentre Sw. Kallol (attore professionista) ne interpretava il testo in italiano. In chiusura i musicisti dell'Osho Surjan di Milano, Anando, Digant, Emma e Zeba, hanno suonato musiche dal mondo di Osho.

Parti di questo evento, i punti più vitali di un festival che ha mostrato il declino della new age, sono state trasmesse anche sul tg2 e tg3.

 

 

Sarà una risata ...

Anche la medicina ufficiale sta scoprendo ciò che Osho continua a dirci da sempre, e cioè che una risata può guarire. Come afferma Mario Faré, docente all'università di Bologna e autore del libro Guarir dal ridere : "Gli studi dello psicologo americano R.A. Martin hanno scoperto che l'uso abituale dell'umorismo é la via di salvezza nelle malattie da stress. Ridere aumenta l'attività delle cellule che producono endorfine, facendo così salire la soglia del dolore e l'euforia."

Dagli Oscar a Benigni per "La vita é bella" al film di Robin William sul Dr. Patch Adams, alla proposta dei Fo (padre e figlio) al ministro della sanità Bindi per i clown in corsia, tutto dà ragione a Osho: "Ridere è proprio una medicina. Non c'è niente come ridere ... è davvero terapeutico. Se le persone ridessero di più il mondo sarebbe certamente migliore. E se riuscissero a ridere in situazioni dove non è facile, il mondo potrebbe diventare molto diverso ... un mondo davvero felice."

 

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METTI IN GIOCO

LA TUA VITA

 

Una partita a scacchi diventa una questione di vita o di morte.

 

 

Ascolta questa storia e capirai come lo Zen crei le sue situazioni. Lo Zen è molto psicologico. E il problema è psicologico – hai solo dimenticato, non è che sei andato da qualche altra parte. Ti sei addormentato. Lo Zen funziona da sveglia. Ti colpisce, ti centra dritto al cuore, ti fa svegliare. Ascolta questa bellissima parabola.

Un giovane, dopo un’amara delusione, si recò in un monastero e disse al maestro: “Sono deluso dalla vita e vorrei raggiungere l’illuminazione per liberarmi da tutte queste sofferenze. Ma non sono capace di applicarmi a lungo in qualche cosa. Non potrei mai meditare e vivere in modo austero per lunghi anni. Dopo breve rinuncerei e sarei risucchiato nel mondo, pur conoscendone il dolore. Esiste una scorciatoia?”.

“Esiste” rispose il maestro “se sei davvero deciso. Dimmi, che studi hai fatto? Di cosa ti sei occupato ?”

Ma… niente in realtà. Eravamo ricchi e non avevo bisogno di lavorare. Direi che la sola cosa di cui veramente mi interessavo fossero gli scacchi: passavo così la maggior parte del mio tempo.” Il maestro ci pensò per un attimo e poi disse al suo aiutante: “Vai a chiamare il tale monaco, e digli di portare una scacchiera e i pezzi”.

Ma l’aiutante rispose: “Maestro, quel monaco non sa giocare a scacchi”.

“Tu non preoccuparti” disse il maestro. “Vai solo a chiamarlo.”

Il monaco arrivò con la scacchiera e il maestro dispose i pezzi. Chiese di portargli la spada e la mostrò ai due. “Ora, monaco, tu hai fatto voto di obbedienza a me come maestro” disse “e adesso io ti comando di giocare a scacchi con questo giovane, e se perderai ti taglierò la testa con la spada.”

E l’uomo non sa veramente giocare a scacchi. Magari conosce la disposizione dei pezzi, o magari ha giocato un paio di volte quando era giovane. Ma farlo affrontare questo ricco giovane, che non ha mai fatto altro che giocare a scacchi, è una condanna a morte certa.

E il maestro aggiunge: “Ti sei arreso a me, mi hai detto che posso fare qualsiasi cosa voglia con la tua vita. Ora è giunto il momento. Se perdi ti taglierò la testa con questa spada”. E il maestro sta in piedi vicino ai due con la spada sguainata. “Ma ti prometto che se morirai per mano mia, nascerai in paradiso. Se vinci taglierò la testa a questo giovane. Gli scacchi sono la sola cosa nella quale si sia mai impegnato, e se perde la partita, merita di perdere anche la testa.”

Entrambi guardarono in faccia il maestro e videro che era proprio deciso a farlo: avrebbe tagliato la testa al perdente.

Iniziarono a giocare. Alle prime mosse il giovane si accorse che grondava di sudore in tutto il corpo: si stava giocando la vita. La scacchiera diventò per lui l’intero universo, era totalmente concentrato. Dapprima non sembrò andargli tanto bene, ma poi l’altro fece una mossa sbagliata, dandogli la possibilità di iniziare ad attaccarlo pesantemente. Quando la difesa dell’avversario crollò, lo guardò di sottecchi. Vide una faccia intelligente e sincera, segnata da anni di impegno e austerità.

L’altro era un monaco mendicante – un bhikku – i suoi occhi erano calmi e silenziosi. Non era disturbato neppure dall’idea della morte. Giocava perché il maestro gli aveva detto di farlo; si era arreso e così non c’era alcun problema. Si sarebbe comunque sentito di farlo, anche senza la promessa del paradiso. Giocava calmo, tranquillo. I suoi occhi erano molto silenziosi e pieni d’intelligenza – e il giovane sta vincendo! E le mosse del monaco vanno ormai tutte a finir male!

Il giovane guardò il monaco, la grazia, l’austerità, la bellezza, il silenzio, l’intelligenza. Pensò all’inutilità della propria vita e fu preso dalla compassione. Decise: “Non c’è bisogno di farlo morire. Se muoio io, per il mondo non è una gran perdita: sono uno stupido, ho sprecato la mia vita, non ho mai combinato nulla di buono. Quest’uomo si è impegnato, ha vissuto nell’austerità e nella disciplina – in meditazione e preghiera. Se viene ucciso, questa sì sarà una perdita”.

In lui sorse una grande compassione. Di proposito fece un errore, e poi un altro, perdendo non solo la posizione di vantaggio, ma anche ogni possibilità di difesa.

Il maestro improvvisamente si chinò e rovesciò tutti i pezzi rimasti sulla scacchiera. I due ne furono stupefatti. “Non ci sono né vincitori né vinti” disse lentamente il maestro. “Non c’è bisogno di dichiararsi vinto. Ti occorrono solo due cose,” continuò rivolgendosi al giovane “una completa concentrazione e la compassione. Oggi le hai imparate entrambe. Eri completamente concentrato nel gioco, ma poi in quella concentrazione hai potuto provare della compassione e quindi pronto a sacrificare la tua vita. Ora rimani qui per qualche mese e partecipa con lo stesso spirito al nostro tirocinio, la tua illuminazione è sicura.

Egli fece così e l’ottenne.

Una storia davvero meravigliosa. Il maestro ha creato una situazione e ha mostrato l’intero percorso. Questo è essere diretti: mostrare la strada. Egli ha fatto vedere tutto ciò che si poteva mostrare. Ci sono solo due cose – meditazione e compassione. Meditazione significa essere totalmente assorbito in qualcosa, completamente perso. Se stai ballando e rimane solo la danza, ti scordi del danzatore, allora è meditazione. Se stai giocando d’azzardo, e rimane solo il gioco, il giocatore è sparito, allora è meditazione. Può essere un’attività qualunque. La meditazione non è contraria a nessun tipo di attività. La meditazione ha bisogno di una sola cosa: un impegno totale in quello che si sta facendo, di qualunque cosa si tratti. Se sei un ladro ed esci per rubare, e se durante il furto ne sei assorbito totalmente e profondamente, è meditazione. Non importa chi sei e cosa fai! Per lo Zen ciò che importa è la totalità, la profonda concentrazione: assorbito fino in fondo, perso, totalmente inebriato a tal punto che non sei più distaccato e isolato. La cosa fondamentale è la meditazione. Poi, in maniera naturale segue la compassione. Non puoi esercitarti ad avere compassione. Arriva come un’ombra della meditazione.

Ora questo è l’intero dharma del Buddha, questo è tutto. E questo maestro, il cui nome è rimasto sconosciuto, deve essere stato un gran inventore di stratagemmi. Con quella partita a scacchi ha espresso l’intero dharma del Buddha. Ha espresso tutte le cose fondamentali, tutto ciò che è necessario. Non serve nient’altro. Questo è già abbastanza per tutto il tuo viaggio. Mezzi e fini – è tutto compreso in questa piccola situazione.

E ora il giovane sa che è successo, ha avuto un assaggio della cosa. È già successa, non è più una teoria. È già un’esperienza. L’ha vista succedere. Nella sua vita non aveva mai pensato agli altri. Non aveva mai avuto neppure un bagliore di compassione. Era qualcosa di assolutamente sconosciuto, per nulla familiare. Ma è successo.

Stava rischiando la vita. Dapprima aveva paura e aveva iniziato a sudare, doveva essere nervoso quando aveva iniziato a giocare. A causa della paura e del nervosismo doveva aver fatto qualche mossa sbagliata. Era solo per caso che il monaco si era trovato a essere in vantaggio. Non aveva possibilità di vittoria. Il monaco stava vincendo solo perché l’avversario era nervoso. Ma a poco a poco il giovane si era calmato. E aveva così iniziato a fare le mosse giuste. E il monaco aveva cominciato a perdere.

Il giovane era poi arrivato al punto di essere assolutamente certo: “Sto vincendo. Ancora una mossa e la partita è finita, ed è finito anche il monaco”. In quel momento, naturalmente, guardò in faccia il povero monaco. Che non aveva fatto nulla di male. Perché mai doveva perdere la vita? E in quel momento vide la calma, la tempra, l’indole diversa: la tranquillità, l’equilibrio, la pace persino di fronte alla morte – ne fu sopraffatto. E qualcosa che non aveva mai provato prima si fece strada nel suo cuore. Qualcosa iniziò a vibrare dentro di lui, nacque un nuovo canto, un’intuizione nuova; e talmente potente che fu pronto a perdere la propria vita per salvare quella del monaco questuante che non aveva mai significato nulla per lui.

Cos’era successo? Come si era arrivati a questo miracolo? Come mai? Il miracolo era accaduto attraverso un processo fondamentale, qualcosa di semplice e scientifico. Egli si era concentrato, ciò che stava facendo lo aveva assorbito totalmente, vi si era perso fino in fondo. Il suo ego era scomparso. Quando sei completamente perso in qualcosa, il tuo ego sparisce. Questo è tutto nella meditazione, la meditazione consiste in questo: la sparizione dell’ego. Può essere musica, può essere danza, può essere tiro con l’arco, può essere lotta, può essere qualsiasi cosa. Fai qualsiasi cosa ti piaccia e creaci intorno un’atmosfera meditativa. Se fai la casalinga, il cucinare può essere la tua meditazione. Se hai un negozio, la tua meditazione saranno i clienti. Ecco perché non dico ai miei sannyasin di rinunciare al mondo. Trasformate il mondo, perché abbandonarlo? Portate la meditazione nel mondo. Dovunque siate, iniziate a vivere in un piano diverso di consapevolezza. E arriverete a vedere come, a poco a poco, la compassione si farà strada dentro di voi. E quando giunge la compassione, da dove arriva? Arriva attraverso la tua passione.

La parola stessa è meravigliosa, compassione è una parola bellissima. È fatta di passione. La compassione prende la sua energia dalla passione. Tutta l’energia che era stata messa nella passione inizia a spostarsi verso la compassione. Quando si è costruito il ponte della meditazione, la passione comincia a trasformarsi in compassione. Non c’era alcun bisogno di contrastare tutto ciò che avete combattuto – può essere trasformato. Tutto quello che avete sempre considerato sbagliato, non lo è. Ha solo bisogno di un ponte per essere trasformato. Dio non dà mai a nessuno qualcosa di sbagliato. Come potrebbe? Fornisce solo ciò che è giusto: bisogna solo imparare a usarlo.

Una volta avevo un giardiniere – anziano ormai, ma un vero giardiniere, profondamente appassionato al suo lavoro. Lo avevo scelto solo perché era così meditativo nel suo lavoro. Non considerava mai le ore di lavoro. Talvolta lo vedevi occuparsi delle piante anche nel bel mezzo della notte. Non che fosse pagato poi tanto per quel lavoro, ma si occupava delle piante in continuazione. Aveva una grande compassione. Il suo lavoro lo assorbiva così tanto che era arrivata la compassione. Non aveva altra vita. Non si interessava di altro, non si occupava di nient’altro. Tutto il suo mondo erano le piante. Le piante erano l’unica cosa per la quale vivesse.

Non buttava via neppure le piante infestanti, le erbacce! Le estirpava – ma con estrema gentilezza, con molto amore. Anche loro sono piante! E le interrava vicino alle radici dei cespugli di rose.

Gli chiesi: “Ma cosa stai facendo?”.

“Le erbacce hanno grande energia,” mi spiegò “non posso buttarle via, sono piante anche loro. Devo toglierle certo, altrimenti le rose si rovinano. Devo toglierle, ma do loro una bellissima sepoltura. Questo è il loro cimitero. E le metto vicine alle radici delle rose. Prima o poi diventeranno rose. Le uso per concimare, le trasformo, non le uccido.

Questa è arte, questa è abilità. Questo è Zen. Lo Zen non ti dice di combattere contro il desiderio sessuale, la passione e la lussuria. Ti dice: “Non c’è bisogno di combattere, crea un ponte”. E la lussuria diventa amore, la passione diventa compassione. È il desiderio stesso che, privo di qualunque oggetto, diventa assenza di desiderio.

 

tratto da Zen: The Path of Paradox vol. 1

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UNA FOLLIA QUASI NORMALE

 

EQ - intelligenza emotiva - è il nome della più recente formula magica, scoperta da Daniel Goleman, il nuovo guru sul mercato del libro “psichico”. Insegna l’utilizzo “intelligente” dei propri sentimenti, della propria consapevolezza e della propria presenza. Questo approccio, che può sembrare familiare ai sannyasin, può anche però facilmente portare a un cul de sac se applicato ancora una volta semplicemente alla funzionalità dell’uomo: per renderlo migliore, più veloce, più equilibrato – in una sola parola quindi più “utile” per la società.

Swami Parigyan, terapista e naturopata dell’Osho Institute for Conscious Living a Friburgo spiega i limiti di questa teoria.

 

 

È venerdì mattina. Peter Schneider, ancora una volta, ha dormito molto male. Pensieri e preoccupazioni sul nuovo software al quale ha lavorato per più di un anno lo hanno tenuto sveglio fino a tardi. Oggi è il gran giorno. Alle dieci in punto dovrà presentare il suo prodotto ai direttori della Sunlight Software Int. Il piede nudo vaga sul pavimento alla ricerca delle pantofole. “Erika hai visto le mie pantofole? Eeerikaaaa!” La voce di lui ha quella tonalità irritante che riesce regolarmente a mandarla in bestia. Le mani di lei stringono convulsamente la tazza del caffè, i muscoli dello stomaco si tendono, si morde il labbro inferiore e trattiene il respiro. Niente discussioni in questo momento: la cosa migliore è assolutamente il non rispondere. Da tre mesi ormai lui è di questo umore: sempre irritabile, non gli si può neanche parlare. Se almeno si potesse andare presto in vacanza. “Erika perché non mi rispondi?” Probabilmente lei non vuole farlo e continua a fare la testarda come è ormai sua abitudine negli ultimi tempi. Il signor Schneider si avvia verso il bagno a piedi nudi, brontolando. L’ultima cosa al mondo che vorrebbe vedere, in questo momento, è proprio la sua faccia allo specchio, con gli occhi rossi e gonfi, la barba ispida e i capelli radi. Distrattamente estrae il rasoio dal cassetto e comincia a radersi. Come potrebbe scavalcare Rainer Muthlang ... e qual è la via migliore per convincere la direzione della validità del suo prodotto? Sa benissimo che il suo software non è ancora perfettamente a punto, ma ormai la scadenza è fissata. Dieter Torfner, il suo capo, gli sta facendo pressioni da mesi... Accidenti! Il rasoio è incappato nel nuovo foruncoletto sul lato sinistro del collo. “Dannazione! Che vadano tutti al diavolo!” Afferra l’asciugamano bianco e cerca di fermare il sangue. Cosa sembrerò con un cerotto sul collo? Proprio oggi poi!

“Peter… dove sei? Sai che oggi tocca a te portare i bambini a scuola, io ho l’appuntamento con il mio terapista.” “Erika hai ritirato la mia giacca grigia dalla lavanderia? Cosaaaa... e perché no? Stai scherzando vero, cosa intendi dire con dimenticata? E io cosa mi metto adesso?” Peter si trattiene a malapena dall’esplodere. No, non adesso, non è il momento per uno di quei furiosi litigi così frequenti negli ultimi tempi. Afferra rapidamente la giacca blu che non gli è mai piaciuta. Con un gesto rapido infila il braccio urtando l’angolo dell’armadio. “Che idiota che sono…!”

“Mamma ho mal di pancia, penso di essere ammalato” si lamenta Dennis. “Voglio anch’io il miele sul pane come Dennis!” Ora è Thomas che frigna. Distrattamente Peter Schneider si versa una tazza di caffè e afferra il giornale, “Tre curdi uccisi a Berlino…” Se solo... questo incontro di oggi è molto importante per lui. Ha un assoluto bisogno di questa promozione, il mutuo per la casa nuova lo sta dissanguando. Ancora una volta visualizza il comitato direttivo… “Potete ora osservare il miglior programma software…” Improvvisamente si guarda: “Perché diavolo mi sono messo questa vecchia giacca? Fa a pugni con la cravatta beige”.

“Mamma, ho mal di pancia, forse ho anche la febbre.”

“Vuoi piantarla con questo casino? Ne ho abbastanza!” Peter ormai non ce la fa più a trattenere la rabbia. Il piccolo Dennis comincia a singhiozzare. Erika lancia un’occhiata devastante a Peter e asciuga le lacrime sul viso del piccolo.

“E perché non hai messo il miele sul mio pane?” La voce lamentosa di Thomas ha sulle orecchie di Peter lo stesso effetto di unghie lunghissime sulla superficie di una lavagna. La furia di Peter esplode all’improvviso e senza che lui realmente lo voglia la sua mano assesta un ceffone sulla guancia del bimbo. “Merda, dannazione!” Nel brusco movimento la cravatta finisce sul pane con la marmellata. Rosso di rabbia Peter comincia a sfregare le macchie rosse con il solo risultato di allargarle. “Che idiota che sono !” Il dolore al braccio sinistro arriva improvviso. Il respiro si arresta, Peter riesce a malapena a vedere il tavolo che lentamente sparisce, mentre lui si aggrappa inutilmente alla tovaglia rovesciandosi addosso tutto il caffè. L’oscurità lo avvolge, mentre disteso sul pavimento della cucina sente affievolirsi la voce isterica della moglie e il pianto dei due bambini.

Follie come questa si verificano ogni giorno, nell’appartamento di fianco, a casa del nostro collega di ufficio o nella nostra stessa vita. La pressione diventa insopportabile, i nostri nervi sono scoperti, la continua tensione è ormai diventata una condizione normale. La conseguenza è nota a tutti: depressione, attacchi di cuore, e nel peggiore dei casi il suicidio. Ed è così che naturalmente lo psico-mercato prospera: terapie, metodi, concetti, libri su come aiutare se stessi vanno per la maggiore. Negli ultimi anni la formula magica è stata l’Intelligenza Emotiva (EQ) che suggerisce una maniera intelligente di gestire le nostre emozioni.

Lo scopo è riconoscere le emozioni, gestirle e utilizzarle in maniera creativa, in modo da permetterci di sviluppare l’empatia: conoscere cioè quello che l’altro prova in modo da imparare l’arte della relazione.

I giornali sono pieni di articoli su Daniel Goleman, “padre” dell’EQ e autore di un bestseller che porta lo stesso titolo e che ha aperto la strada a una letteratura secondaria sullo stesso filone.

L’uomo moderno, dalla mente aperta, ha iniziato a stimolare e addestrare la propria Intelligenza Emotiva per avere più successo, per diventare più efficiente e “migliore”.

La base dell’Intelligenza Emotiva è la consapevolezza delle proprie emozioni: essere in grado di osservare le proprie emozioni senza giudicarle. Lo scopo è essere presenti e pervenire così a uno stato di percezione distaccata di sentimenti passionali, o comunque tempestosi. Questo è qualcosa che suona familiare a chi pratica la meditazione, non è vero? Infatti questa forma di consapevolezza si basa sulla tradizione buddhista della meditazione. Ora, sempre seguendo le affermazioni di Goleman, individuiamo componenti ulteriori dell’Intelligenza Emotiva, quali la capacità di liberarsi dagli umori negativi, il potere del pensiero positivo, il conoscere gli impulsi e, se necessario, il controllarli. Si arriva quindi a sviluppare la conoscenza della natura umana, con l’aiuto di questo comportamento nuovo e di un modo di pensare positivo e ottimistico. Si deve arrivare a raggiungere la fiducia e la speranza in modo da affrontare le sfide in maniera più efficace. Si deve giungere all’autoregolazione dell’emotività e allo sviluppo di strategie per una migliore comunicazione e per metodi più efficaci.

Il punto è semplicemente quello di migliorare se stessi ed essere motivati a mettere da parte le sconfitte, raggiungendo così prima o poi il proprio scopo. E qui è il punto dove questo movimento apparentemente progressista differisce da quello che Osho ci ha mostrato nei suoi numerosi discorsi e libri. Di primo acchito gli argomenti di Goleman ci sembrano familiari. Se però scendiamo a un livello più profondo ancora una volta incontriamo questo ego mai soddisfatto, che cerca più successo e la massima efficienza e rendimento sia nel lavoro che nelle relazioni personali. Quindi l’Intelligenza Emotiva diventa un’altra strategia della ragione. Più avanzata è l’intelligenza più rapida la carriera. Uomini d’affari, venditori, consulenti e politici possono, per mezzo dell’EQ, sviluppare la propria disponibilità al lavoro di squadra e maturare una competenza sociale che permette loro di coordinare altre persone nella maniera più efficace. Nel capitolo del libro che si intitola “Fluire – neurobiologia del massimo rendimento” Goleman arriva al punto. Il punto è come usare lo stato del “fluire” che i sannyasin sulla via di Osho prima o poi arrivano a conoscere, per ottenere il massimo rendimento nel lavoro, nello sport e nelle arti.

Il “fluire” viene definito come uno stato dell’essere in cui una persona è totalmente coinvolta in quello che sta facendo in quel momento, e vive una sensazione di felicità spontanea e perfino di esaltazione, dove la nostra consapevolezza non è più separata dalle nostre azioni. Osho ha continuato a ripeterlo: “Sii totale in ogni momento, diventa totalmente ciò che stai facendo, che sia danzare, dipingere o lavorare. Peccato che ciò sia possibile solo in uno stato dell’essere privo di ego. Qualsiasi azione deliberata e ambiziosa, qualsiasi sforzo per raggiungere questo stato ottimale per mezzo della ragione è destinato a fallire. Il concetto del lavoro svolto usando l’Intelligenza Emotiva si basa sul desiderio di ottenere di più, un volere deliberato, una tensione verso un ideale.

E noi abbiamo sentito Osho ripetere centinaia di volte che qualsiasi volere, qualsiasi sforzo per raggiungere un ideale porta ancora di più verso il cul de sac del nostro ego. Non c’è nulla di sbagliato se successo, felicità o soddisfazione arrivano come una conseguenza del vivere con consapevolezza. Osho parla di “consapevolezza senza scelta”, cioè di uno stato dell’essere dove ogni evento, sia positivo che negativo viene osservato senza essere valutato o senza determinare una scelta.

L’Intelligenza Emotiva va in questa direzione solo per metà e rimane poi intrappolata nel meccanismo operativo del rendimento, del successo e del pensiero orientato a uno scopo.

Ha praticamente formato un’altra immagine ideale da raggiungere, e genera quindi ulteriore tensione all’interno dell’individuo. L’EQ perlopiù non presta attenzione al corpo, l’enfasi viene posta su un nuovo modo di programmare la mente. Ho sentito Osho dire: “Una mezza verità è molto peggiore di un’intera bugia perché è praticamente impossibile vederla per quello che è”.

 

È venerdì mattina, sono passate da poco le sette. La sala di meditazione risuona del ritmo dei tamburi. Peter Schneider sta respirando profondamente, caoticamente. Ha una percezione intensa del suo corpo vivo e pieno di energia. Negli ultimi venti giorni è venuto qui, con altre dieci o venti persone, per iniziare la giornata con la Meditazione Dinamica. Può sentire ogni fibra, ogni muscolo del suo corpo. I primi giorni è stata dura: dolori, respiro corto, rigidità e rabbia, rabbia, rabbia. All’inizio era arrabbiato con Rainer Muthlang, che aveva preso il suo posto, poi con Dieter Torfner, il suo ex-capo, poi con Erika che era tornata dai genitori portando con sé i bambini. Era stato anche molto arrabbiato con se stesso. Aveva gridato, infuriandosi e prendendo a pugni il cuscino come un pazzo. Questa sensazione meravigliosa di lasciare andare tutte le tensioni, tutte le energie imbottigliate dentro il suo corpo; quei dieci minuti in cui poteva lasciare andare le sue emozioni senza controllo né autocritica, semplicemente essendo libero e selvaggio erano il paradiso. Poi arrivavano nuove sensazioni: la paura, la tristezza, il dolore, l’impotenza. Ogni mattina Peter piangeva come un bambino per il desiderio di essere abbracciato e amato.

Se qualcuno alla Sunlight Software Int. avesse potuto vederlo così lo avrebbe preso per matto. Ma nessuno può vederlo, Peter è solo. Dopo la riabilitazione al centro cardiaco ha perso famiglia e lavoro e mentre lui è lì davanti al casino che è diventata la sua vita pensando di farla finita un amico gli suggerisce la meditazione Dinamica. Ci prova e nel giro di sette giorni l’uragano comincia a placarsi.

Peter inizia a godere del proprio corpo e della propria energia. Egli ora ama la fase tranquilla in cui è pienamente sveglio, assolutamente presente, quando il suo respiro galoppa ed il suo cuore martella nel petto. Impara a prendere distanza dai suoi pensieri e dalle sue emozioni e sempre di più diventa capace di rilassarsi nel proprio essere. Guardandosi indietro non riesce a capire come ha fatto a condurre una vita così aggressiva. Dopo la meditazione arriva questa sensazione di armonia, pace ed equanimità che lo segue per tutta la giornata come una piacevole ombra. Negli ultimi due giorni si è sentito quasi euforico, felice di essere vivo.

 

Osho si trova ad anni luce da tutte queste terapie, strategie e concetti con i quali gli psicologi e i sociologi occidentali vogliono salvare il nostro mondo moderno confuso ed ammaccato dalla propria miseria.

Egli semplicemente parla di una dimensione totalmente diversa. Anche qui consapevolezza e presenza costituiscono la base ma non vengono usate come mezzi per raggiungere uno scopo. L’unica cosa è rilassarsi nel momento e in tutto ciò che esiste, e di celebrarlo via via che si presenta. Nulla viene condannato, nulla viene giudicato, ogni cosa è quella che è.

Osho sa quanto è importante per l’uomo moderno non escludere il proprio corpo dalla meditazione. Il suo approccio rivoluzionario è molto semplice. Ridere, piangere, arrabbiarsi e urlare portano a una purificazione profonda.

Questa catarsi iniziale è assolutamente necessaria. E solamente dopo potremo tranquillamente sederci e osservare. Il fluire con Osho non ha uno scopo. Nessuno come lui riesce a fare della risata, del buonumore e della gioia di vivere la base della meditazione, così che tutto diventa più simile a un gioco. Se poi arrivano anche rilassamento e felicità essi non sono altro che la conseguenza.

L’intelligenza Emotiva è un approccio valido che comunque non arriva alla radice del problema. La nostra mente mal programmata è il nostro nemico. Non ha senso riempirla di nuovi programmi.

La tensione arriva quando non riusciamo a dire sì a una certa situazione ma piuttosto vogliamo cambiarla. Allora cominciamo a lottare oppure a fuggire. Un buddha non conosce tensione. Vive nel momento e lo accetta come è. Non vuole cambiare niente. La sua azione non è una reazione ma una risposta spontanea. Viene dall’amore ed è la vera intelligenza del cuore.

Un libro su come aiutarsi oppure un corso di Intelligenza Emotiva può essere un inizio ma sarebbe un peccato fermarsi qui. La trasformazione non avviene attraverso lo sforzo. Ha bisogno di tempo, di un clima di rilassamento, ha bisogno di amore verso se stessi e di pazienza.

Chiunque fosse interessato a una vera trasformazione dovrebbe provare le meditazioni di Osho e dovrebbe prescriversi un programma di lavoro suddiviso in varie fasi nell’arco di un anno, durante il quale tutti gli aspetti importanti della vita di una persona vengono esplorati passo dopo passo.

E se questo viene fatto insieme ad altri ricercatori, che diventano specchio l’uno per l’altro durante il cammino e si sostengono a vicenda lungo la via verso la libertà senza limiti, la trasformazione avverrà quasi da sola.

 

tratto dall’Osho Times ed.tedesca

 

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L’ORIENTE È DOVUNQUE

Sicuramente nella dura situazione dell’Occidente è difficile crescere nella meditazione. Ma non è impossibile. Di certo è un compito arduo, perché tutto ciò che ti circonda è contrario alla meditazione.

 

 

In Occidente tutto dipende dalla mente, e la meditazione è uno stato di non-mente. Tutta l’educazione, la cultura, la società – la gente stessa, tutti credono che non ci sia nulla aldilà della mente. La mente è il loro intero mondo.

E la meditazione non dà valore alla mente e vuole andarne aldilà. Così io posso capire che è difficile. Ma anche in Occidente puoi trovare momenti di silenzio nei quali la società non può interferire. Nella tua stanza, a notte fonda, quando tutti dormono, quando sono spariti i rumori della città… puoi trovare l’Oriente semplicemente nella tua stanza. E quando hai tempo – fine settimana, vacanze – puoi andare in qualche posto solitario, puoi andare in una foresta. Non andare dove vanno tutti gli altri, evita quei posti. E puoi sempre scoprire… L’Occidente non è popolato come l’Oriente. Qui è molto difficile trovare un posto dove non ci sia nessuno.

Ho sentito una storia sul primo astronauta. Quando atterrò sulla Luna, vi trovò degli indiani, seduti in un angolo a fumarsi dei beedi. Disse: “Dio mio, come avete fatto? Non avete una tecnologia abbastanza sviluppata, specialmente tecnologia spaziale, non avete un bel nulla, come avete fatto ad arrivare fin qui? E non una persona sola poi, ma un gruppo!”.

“Semplice,” risposero “non c’è bisogno di nessuna tecnologia. Basta salire l’uno sulle spalle dell’altro, e continuare così. Alla fine abbiamo raggiunto la Luna.”

In Oriente c’è così tanta gente, è difficile trovare… ma l’Occidente non è così affollato. Riesci ancora a trovare posti davvero silenziosi, pieni di pace, non ancora rovinati da una società tutta orientata verso la mente. Gli alberi non vengono educati nelle vostre università, e le montagne non sanno nulla del Vaticano. Ti basta una piccola barca – l’oceano – e sei già fuori dall’Occidente. Non c’è bisogno di andar lontano, basta un fiume o l’oceano. Ti fermi là con la tua barca e il sorgere del sole sarà così nuovo come è sempre stato, Oriente o Occidente non importa. E sopra di te la notte stellata sarà giovane, meravigliosa e pulita, come è sempre stata fin dall’eternità.

Basta metterci un po’ d’attenzione, e riuscirai a trovare momenti, spazi nei quali rilassarti e meditare. Non ti sto dicendo di meditare seduto in una strada di Londra. Questo è possibile quando conosci già la meditazione, quando hai fatto quel percorso già molte volte, a quel punto non fa differenza se è New York. o Londra. Puoi entrare dentro te stesso, ovunque tu sia. E il tuo essere interiore non appartiene né all’Oriente né all’Occidente, trascende ogni dualità.

Ma il problema di certo esiste e l’unica maniera di risolverlo è venire qui ogni volta che ti è possibile.

Quando sei qui dimentica completamente l’Occidente e non sprecare il tuo tempo: metti tutta la tua energia nella meditazione. Quando sei centrato nel tuo essere, quando conosci bene il percorso della meditazione, a quel punto dovunque tu sia riesci a raggiungere il tuo centro senza alcuna difficoltà. Anche quando starai morendo, non farà alcuna differenza. Anche se sei malato, non farà alcuna differenza.

Quindi, dovunque ti trovi, continua pure a meditare. Ed è solo questione di un po’ di intelligenza trovare un angolo tranquillo, uno spazio dove c’è silenzio. Una volta ogni tanto vai in una foresta, o sull’oceano, o sulle montagne, semplicemente a meditare. L’Occidente non può impedirtelo. Se non puoi venire qui allora dovrai trovare un sistema là dove sei. Ma ogni volta che sei qui, dedica tutto il tuo tempo alla meditazione.

Vorrei solo che tu diventassi così centrato da conoscere perfettamente il percorso della meditazione. Deve diventarti così familiare da permetterti di raggiungere il tuo centro interiore anche nella folla di una qualsiasi città occidentale. Nessuno te lo può impedire.

Mentre sei in Occidente dunque divertiti pure con tutte le stupidate che sono di moda là. Ci sono così tanti idioti in Occidente. Il quarantatre per cento della gente in America crede ai dischi volanti. Non c’è mai stata una tale folla di idioti a questo mondo. Milioni di persone credono nei cristalli. Sembra che l’umanità sia sull’orlo della completa pazzia. E così divertiti. Quando sei in Occidente divertiti con tutte le follie che circolano sotto il nome di New Age.

E quando sei qui, medita, così da riuscire a entrare in contatto con te stesso. Questa è l’unica religiosità che esista. Tutto il resto è solo approfittarsi di persone che hanno perso il contatto con se stesse, con la vita, che si sono dimenticate come avvicinarsi alla propria essenza. E sono così diventate facile preda di imbroglioni di ogni tipo.[…]

Così mentre sei là divertiti con tutti questi giochi fatti nel nome della spiritualità. Qui le cose sono assolutamente semplici. Io non insegno nient’altro che l’essere un testimone. Così basta che tu osservi, come fa un testimone, la tua mente e la meditazione accadrà di per sé.

E una volta entrato in sintonia col tuo essere interiore, hai imparato la strada, sai già come fare. A quel punto non importa dove sei. Da solo o in mezzo a una folla, nel silenzio della foresta o fra i rumori di un mercato, non fa alcuna differenza. Tu puoi semplicemente chiudere gli occhi e sparire dentro di te.

 

tratto da Sat Chit Anand #28

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RIFLESSIONI SULLA REALTÀ

Le intuizioni di Osho su diversi aspetti della vita umana si rispecchiano spesso in avvenimenti che succedono in varie parti del mondo, ecco qui alcuni esempi.

 

 

Trasmissione del dolore

La nostra capacità di trasmettere i nostri sentimenti agli altri deve essere molto maggiore di quanto pensiamo. Il Dott. Paul Pearsall, uno specialista in trapianti cardiaci, ne parla nel suo libro The Heart’s Code, dove riporta qualche esempio davvero memorabile.

Il Dott. Pearsall racconta la storia di una paziente di otto anni, che aveva ricevuto il cuore da una bambina di nove morta assassinata. Dal giorno del trapianto la piccola iniziò ad avere incubi nei quali veniva uccisa. Non solo questi sogni erano abbastanza precisi da poter descrivere l’assassino, ma la bambina ne disse anche il nome. Dopo un’accurata indagine, l’uomo fu identificato, processato e condannato per l’omicidio.

In un altro caso un ragazzo spagnolo, che non conosceva l’inglese, dopo aver ricevuto il cuore di un uomo morto in un incidente d’auto per due anni si ritrovò a pronunciare ripetutamente la parola copathetic. La moglie del donatore rivelò poi che questa era una parola inventata da lei e dal marito per segnalare quando volevano finire un litigio – e l’incidente era avvenuto proprio nel bel mezzo di un’accesa discussione.

Osho descrive qualcosa di simile riguardo alla sofferenza che si libera quando una persona muore…

 

La stessa idea di reincarnazione è un fraintendimento. È vero che quando una persona muore il suo essere diventa parte del tutto. Non importa se fosse un peccatore o un santo, ma di sicuro aveva qualcosa chiamato mente, memoria. In passato non si avevano le conoscenze per poter definire la memoria come un insieme di onde di pensiero, ma ora è più facile spiegarlo.

A questo riguardo Gautama Buddha è, sotto molti aspetti, in anticipo sui suoi tempi. Lui ha detto che quando una persona muore la sua memoria - non il sé - entra in un nuovo grembo.

E adesso noi possiamo capirlo: quando stai morendo rilasci memorie nell’aria tutto intorno. E se sei stato infelice, tutte le tue pene troveranno una nuova sistemazione; entreranno in un altro sistema di ricordi. Potranno entrare totalmente in un nuovo grembo – ecco perché qualcuno ricorda la vita passata. Non si tratta del tuo passato, è la mente di qualcun altro che tu hai ereditato. La maggioranza non ricorda, semplicemente perché non ha ereditato l’intera memoria di un singolo individuo. Ha magari ricevuto frammenti da varie parti. Sono quei frammenti a creare i modelli di sofferenza.

Pochissime persone sono morte con gioia. Pochissime persone sono morte realizzando la non-mente. Queste non lasciano alcuna traccia dietro di sé, non opprimono altri con la loro memoria. Si disperdono semplicemente nell’universo. Non hanno alcuna mente e non hanno alcun sistema di ricordi. Li hanno già dissolti nelle loro meditazioni. Ma le persone non illuminate continuano a emanare sofferenze di ogni tipo, ogni volta che muoiono. E proprio come il denaro attrae denaro, l’infelicità attrae infelicità. Se sei infelice la tristezza farà dei chilometri pur di arrivare fino a te – sei il compagno di strada giusto per lei.

Non ci sono reincarnazioni, è l’infelicità che si reincarna. Il dolore di milioni di persone si sta aggirando intorno a te, cercando qualcuno disposto a soffrire. Chi è beato, ovviamente, non lascia alcuna traccia.

 

tratto da

Il manifesto dello zen NSC ed.

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La biochimica dell’infedeltà

Gli scienziati che studiano le basi biochimiche dall’amore e della riproduzione sono riusciti a creare un topo monogamo, che rimane cioè fedele al compagno. Il topo, solitamente molto promiscuo, è diventato un amante devoto dopo aver ricevuto alcuni geni dell’arvicola, nota per la sua fedeltà.

Una vita di dedizione a un solo partner potrebbe dunque essere una questione di biochimica cerebrale, la qual cosa collega l’amore alle dipendenze: alcool, tabacco, droghe ecc. Gli scienziati hanno scoperto che questo è vero anche per la specie umana; ciò potrebbe spiegare come mai alcuni individui continuano irrazionalmente a portare avanti relazioni totalmente distruttive.

Il Dott. Thomas Insel, che ha guidato le ricerche all’Emery University negli Stati Uniti, ha dichiarato: “I risultati attuali suggeriscono che l’amore è solo una forma di dipendenza che porta alcuni animali a formare legami di coppia che durano tutta una vita.

Egli crede che questo possa dirsi di tutti i mammiferi – solo il 3% è monogamo; il resto si accoppia con chiunque sia disponibile.

La visione di Osho, per quanto riguarda gli esseri umani, è che la monogamia è innaturale. Rispondendo alla domanda di una donna che si sente triste perché il suo compagno sta avendo delle storie con altre donne , Osho spiega:

 

Tu non hai capito la natura dell’essere umano. Tu pensi, come molte altre persone a questo mondo, che l’uomo è poligamo mentre la donna è monogama… che la donna vuole vivere con un solo uomo, al quale essere devota e dedicarsi con tutta se stessa, ma che l’uomo di natura è diverso: lui vuole amare anche altre donne, almeno ogni tanto.

La realtà è che ambedue sono poligami. Per migliaia di anni la donna è stata condizionata dall’uomo a credere di essere monogama. L’uomo è molto astuto, si è approfittato della donna in vari modi. Una maniera è stata il raccontarle che l’uomo di sua natura è poligamo. E tutti gli psicologi e i sociologi si sono dichiarati d’accordo col fatto che l’uomo è poligamo, mentre nessuno dice che anche la donna lo è.

In base alla mia comprensione lo sono entrambi. Se una donna non si comporta in maniera promiscua, non è a causa della sua natura, ma dell’educazione. È stata condizionata così a lungo che questo condizionamento le è entrato nel sangue, nelle ossa, sino al midollo. Dico così, perché tutta l’esistenza, tutti gli animali sono poligami.

La monogamia è noiosa. Per quanto meravigliosa una donna possa essere, per quanto un uomo possa essere davvero attraente, tu ti stanchi – la stessa geografia, lo stesso paesaggio. Da quanto tempo guardi sempre la stessa faccia? E così succede che gli anni passano e il marito non guarda più con attenzione il viso della moglie, neanche per un attimo.

La mia soluzione è semplice e naturale. Non voglio più matrimoni nel mondo dell’uomo nuovo. Il matrimonio è un’istituzione troppo brutta e corrotta – è troppo distruttivo, inumano. Da una parte rende schiava una donna, e dall’altra crea la più brutta delle istituzioni, la prostituzione. Le prostitute sono necessarie per salvare il matrimonio, altrimenti l’uomo inizierebbe a divertirsi con le mogli degli altri: la società ha escogitato questo stratagemma – belle donne disponibili – per evitare che l’uomo si ritrovi coinvolto con la moglie di qualcun altro.

Nel nuovo mondo, al quale ho dedicato tutta la mia vita, non ci dovrà essere il matrimonio – solo amanti. Staranno insieme fin tanto che ne saranno soddisfatti… e nel momento in cui si accorgeranno di essere stati insieme troppo a lungo, un cambiamento farà loro del gran bene. Senza tristezza, senza rabbia – solo una profonda accettazione della natura.

E se hai amato un uomo, o una donna, vorrai sicuramente che goda della maggiore libertà possibile.

Se l’amore non può dare libertà, allora non è amore.

 

tratto da: The Golden Future

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Karma: una consolazione

Glenn Hoddle, allenatore della nazionale di calcio inglese, qualche mese fa è stato licenziato dal suo lavoro per aver dichiarato pubblicamente che i disabili soffrono a causa del cattivo karma accumulato nelle vite passate.

Hoddle è stato preso in giro dalla stampa che lo ha definito un maniaco della New Age: evidentemente in un paese cristiano all’allenatore della nazionale di calcio non è permesso di esprimere idee buddhiste o induiste. In ogni caso questo tipo di spiegazioni, come ci dice Osho, non hanno un gran valore:

 

Ecco cos’è la teoria del karma: solo uno sforzo per trovare una spiegazione. Un povero si chiede: “Io sono buono, onesto e sincero, allora perché sono povero?”. Così qualcuno gli spiega: “In questa vita sei buono e onesto, così nella prossima vita naturalmente verrai ricompensato. Non c’è alcuna ingiustizia”. Come dicono in India: “Dio ti ricompenserà – aspetta, abbi fede”. Poi lui si lamenta: “Ma io ho fame”. E allora gli rispondono che deve aver fatto qualcosa di sbagliato nella vita passata, cattivo karma, e adesso ne sta pagando le conseguenze. Questo chiarisce le cose. Ecco perché in India non c’è stata nemmeno una rivoluzione in 5000 anni di storia, una rivoluzione viene soffocata da queste spiegazioni karmiche. Non c’è bisogno di rivoluzione, bastano queste spiegazioni. Il ricco è tale perché ha un buon karma, e il povero è povero perché ha un karma cattivo. Ora se il povero tenta di fare una rivoluzione, soffrirà ancora di più in futuro – si crea ancor più cattivo karma, violenza e così via. “Quindi, almeno in questa vita, non far nulla di male. Soffri, e nella prossima vita… Nessuno sa veramente cosa succede nella prossima vita e così questa spiegazione funziona benissimo.

Ma io voglio dirti: non preoccuparti mai delle spiegazioni. Guarda il fatto in sé, sii consapevole di quello che succede, e non badare troppo alle spiegazioni, altrimenti continuerai senza fine…

Queste spiegazioni sono un tentativo di consolarsi. Muore qualcuno e tu soffri, stai veramente molto male e vuoi che qualcuno ti consoli, e qualcuno arriva a consolarti – perché dovunque c’è domanda c’è offerta. È una legge economica, si applica ovunque.

Se qualcuno muore e tu soffri, cosa ti dico io? Ti dico: non cercare spiegazioni. Guarda questo dolore. Si è manifestata la morte, guardala. Ti ha ferito profondamente, stai attento, sii consapevole, considera quanto fragile sia la vita, come tutto finisca.

L’osservare e l’essere consapevole ti riveleranno molte cose. Il dolore e la tristezza spariranno – e insieme spariranno tutti gli attaccamenti, perché riuscirai a vedere come l’attaccamento provoca dolore.

Era tua moglie. Una parte del tuo essere ti è stata strappata via – ti eri attaccato troppo e ora ti senti sradicato. Sentirai che nel tuo cuore manca qualcosa, ora c’è uno spazio vuoto. Guardando il dolore portato dalla morte, ti accorgerai che dietro quel dolore non c’è la morte, ma l’attaccamento. E vedendo la realtà dell’attaccamento, ti rilasserai, diventerai meno coinvolto nei tuoi attaccamenti.

La prossima volta che ti troverai di fronte ala morte, non ci sarà così tanto dolore. E arriva il giorno che c’è la morte, ma non c’è alcun dolore. Adesso sai come stanno le cose, le hai accettate. Hai conosciuto la realtà della vita: finisce con la morte. Non c’è nient’altro da fare. Sei diventato consapevole.

 

tratto da:

The Discipline of Transcendence Vol. 4

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La mente e la materia

Negli Stati Uniti di questi tempi si parla molto dell’effetto placebo, del fatto cioè che una pillola che non contiene alcun medicamento riesce a provocare una reale guarigione, dimostrando che il processo di guarigione può essere in gran parte basato su ciò di cui si è convinti.

Secondo il The New York Times, gli scienziati stanno osservando che l’effetto placebo è più potente di quanto pensassero, e stanno scoprendo un gran numero di meccanismi biologici che sembrano trasformare pensieri o convinzioni in agenti curativi, guarendo all’istante dalle malattie.

Osho, al proposito, ci dice:

 

Le malattie sono psicosomatiche al settanta per cento, non sono malattie vere. Tu semplicemente credi che ci siano, e a causa di questa tua convinzione esse si manifestano. Questa è la ragione per cui ci sono così tanti tipi di medicina: allopatia, omeopatia, naturopatia, ayurveda, unani. Ci sono vari tipi di medicina: cinese, giapponese… e tutti funzionano benissimo, ma solo al settanta per cento.

Solo l’allopatia è una metodologia scientifica; funziona con il cento per cento delle malattie. Ma ogni altra medicina… l’omeopatia non usa nient’altro che pillole di zucchero, ma funziona, e l’efficacia non è poca – il settanta per cento. Per il settanta per cento delle malattie va benissimo.

La medicina naturale funziona, ed è molto semplice – i bagni di fango per esempio, riempi di fango la vasca da bagno e ti immergi… e questo cura molte cose. Si è scoperto che il settanta per cento delle malattie è nelle tue mani.

Conoscevo un dottore che era un impostore. Era un mio amico. Non aveva alcuna laurea, ma la targa del suo studio era piena di titoli – lauree e specializzazioni di ogni tipo, ottenute sia in India che all’estero. E aveva un laboratorio. Per entrare nel suo studio si doveva prima passare attraverso questo impressionante laboratorio, che era in realtà solo una facciata – grandi apparecchiature che nessuno aveva mai visto, e che non avevano nulla a che fare con la medicina; in questo modo il cliente rimaneva molto colpito.

Raggiunto lo studio, un’altra sorpresa. Non usava mai un normale stetoscopio, aveva un sistema tutto speciale. Era geniale, sebbene fosse un impostore. Ma era davvero un genio! Ti dovevi stendere sul lettino e sopra di te c’erano tutte queste grosse ampolle di acqua colorata, collegate a un tubo. Lui attaccava quel tubo allo stetoscopio… e l’acqua iniziava a sussultare. E tu vedevi l’acqua che si muoveva – l’acqua verde o magari quella rossa. Mai visto niente di simile! Creava una gran fiducia nel dottore. “Quell’uomo è davvero speciale!” Lui osservava semplicemente l’acqua muoversi… Poteva farlo chiunque, con uno stetoscopio normale: nulla di complicato… il tuo cuore batte e così l’acqua si muove. Ma era tutto così eccezionale! Praticamente ancora prima che uscisse dalla clinica, lui aveva già guarito il cliente; e tutto quello che dava alla gente era acqua, acqua colorata.

Le persone di solito lo consultavano come ultima speranza, perché il suo onorario era molto alto. Naturalmente, avendo un tale apparato, faceva pagare quasi otto volte di più che un qualsiasi medico vero. E mi diceva: “Anche chiedere otto volte la tariffa normale aiuta il paziente. Quando paga così tanto guarisce in fretta. Se paga tanto crede che il dottore sia davvero speciale. Così non si tratta solo di fare più soldi, ma serve ad aiutare il paziente. Fa parte del trattamento”.

 

tratto da:

The Great Pilgrimage: from Here to Here

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Il corpo si cura da sé

Nuovi studi mostrano il funzionamento dell’effetto placebo in diversi contesti culturali di tutto il mondo.

 

Calvizie

Il 42% degli uomini affetti da calvizie che hanno preso un placebo ha mantenuto o aumentato il numero dei capelli.

 

Asma

Inalare un placebo ha aiutato bambini asmatici in Venezuela a migliorare del 33% la funzionalità polmonare.

 

Allergie

Secondo uno studio giapponese, persone avvicinate a un falso tipo di ortica hanno avuto reazioni allergiche.

 

Articolazioni

Medici texani che si occupano di chirurgia del ginocchio hanno osservato livelli simili di allievamento del dolore con operazioni reali o simulate.

 

Dolore

Quando avvisati che un oggetto pesante stava per cadere loro sul piede i soggetti della ricerca hanno mostrato un tipo di attività cerebrale che viene associata con la percezione del dolore.

 

Illustrazione da The New York Times

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LA VIA DEL DRAGO GIALLO

Il maestro Yuanming Zhang ha recentemente guidato una serie di gruppi di Qigong intitolati “Il viaggio del Drago giallo”.

In questa intervista ci parla della sua decisione di venire a Pune e del suo legame con Osho.

 

 

Osho Times International: Che cosa ti ha portato qui a Pune, maestro Zhang?

 

Maestro Zhang: Secondo la filosofia cinese ogni cosa che accade possiede elementi del Cielo, della Terra e del diretto interessato. Per quanto mi riguarda, io ho cominciato a meditare a tre anni e ne avevo cinque quando vidi dal mio terzo occhio una figura risplendente. Non avevo la minima idea di chi fosse, ma dopo questa prima esperienza per anni continuai a ricevere messaggi da questa persona.

Anni più tardi, nel 1992, stavo tenendo una conferenza alle Nazioni Unite e qualcuno mi regalò un libro. Guardai la foto sulla copertina e riconobbi la persona che continuavo a vedere dal terzo occhio da quando avevo cinque anni: questa persona è Osho.

Nel 1996 sono stato a Sedona per una settimana, invitato dai sannyasin di là, e ho tenuto conferenze e corsi. Molti sannyasin mi hanno invitato a venire a Pune, e io spero di poter mettere insieme ciò che ho compreso di Osho e quello che ho fatto per tutta la vita, così da poter offrire il mio contributo a questo mondo.

 

OTI: Che impressione ti ha fatto la comune di Osho?

 

Zhang: Sento che la comune è come un’isola di umanità, come un paradiso in terra. Sento di essere arrivato a casa. Riesco a connettermi con l’energia universale semplicemente attraverso il nome di Osho e la sua foto. Meditatori esperti possono sentire come il nome di Osho, la sua foto e la sua espressione siano pieni di energia universale e riescano a purificare il nostro corpo e il nostro spirito. E le piante, l’acqua, i fiori, il sole nella comune sono pieni di questa energia e ci possono purificare.

Sono stato alla White Robe e ho partecipato alle meditazioni in Buddha Hall. Questa mattina sono stato nel Samadhi, dove mi sono accorto che l’energia universale che Osho ci ha passato è veramente molto forte. La comune di Osho è una terra piena di tesori Feng Shui per la meditazione.

Anche chi viene qui senza avere esperienza di meditazione, sentirà questo amore, un amore speciale e un tipo speciale di pulizia e freschezza. Questa è la funzione dell’energia della comune, non importa se ne sei consapevole o meno. Persino i materiali delle costruzioni e i loro colori sono pieni dell’energia di Osho e della sua saggezza. Dal mio punto di vista tutti qui sono in pace e felici.

Nella comune tutto è un’ulteriore conferma dei messaggi che ho ricevuto da Osho. Secondo ciò che ho imparato – i metodi di meditazione di Lao Tzu – noi vogliamo tornare alla semplicità e alla verità. E sento che da questo punto di vista i metodi di meditazione che ci ha trasmesso Osho sono molto, molto buoni.

 

OTI: Il lavoro che viene fatto qui ha molto in comune con il tuo?

 

Zhang: Ho lavorato in una situazione differente in termini spazio-temporali, ma quello che ho fatto è connesso con Osho. Ho ricevuto molta energia da Osho. Il mio lavoro è offrire quello che ho imparato fin da bambino: l’antica scienza cinese per mantenere in forma i diversi corpi dell’uomo: fisico, mentale e spirituale. Tutti gli antichi maestri illuminati, i saggi e i santi di diverse religioni sperano che attraverso la loro saggezza le persone possano essere purificate fisicamente e spiritualmente. Per riuscirvi bisogna avere la capacità di ricevere. I sannyasin di Osho hanno una grande capacità di ricevere questo messaggio di purificazione. Penso che questo succeda perché la visione di Osho è aldilà dello spazio e del tempo, è già ben addentro il 21° e 22° secolo e trascende non solo questo pianeta ma l’intero universo.

 

OTI: Tu hai persuaso diversi esponenti del governo cinese a cambiare il loro punto di vista sul valore del tuo lavoro. È un segnale che la Cina ha qualche speranza di diventare più aperta nei confronti della meditazione?

 

Zhang: Vent’anni fa il governo non permetteva che si parlasse in pubblico delle diverse meditazioni lasciate da Osho e neppure della saggezza di Lao Tzu e di Chuang Tzu, di cui ha parlato tanto anche Osho. Era proibito. Durante questi vent’anni io stesso e molti altri abbiamo svolto un notevole lavoro per rendere la gente – in particolare gli scienziati – più sana mentalmente e fisicamente, e più in pace con se stessa. Chi ha connessioni con l’antica saggezza può svolgere un’azione positiva per la stabilità della società e la pace nel mondo.

Ho parlato varie volte con dirigenti del partito comunista del più alto livello. Per esempio nel 1997 ho cenato con Jiang Ze-Min durante la sua visita a Los Angeles. Naturalmente il sistema politico cinese è diverso da quello occidentale. Il partito comunista controlla l’intero paese, ma penso che la saggezza di Osho appartenga all’intera umanità. Non c’è differenza in termini di nazioni e di razze. Sto progettando una ricerca sui mezzi per rendere i diversi sistemi politici reciprocamente più tolleranti.

In Cina è importante che il partito comunista non consideri Osho come un leader religioso. Secondo la legge cinese tutto quello che ha a che fare con la religione è rigidamente controllato. E Osho non è una religione o un leader religioso, così vogliamo evitare che il governo lo interpreti erroneamente.

 

OTI: Hai creato un centro di meditazione nelle foreste che circondano una montagna sacra, il monte Qincheng, vicino alla tua casa nella provincia di Sichuan. Qual è lo scopo che ti proponi?

 

Zhang: Nel 1994 ho creato un centro vicino al monte Qincheng. È su questa montagna che Lao Tzu meditò e scrisse il Tao Te Ching.

Il lavoro che faccio è connesso con il lavoro di Osho. Sul momento questo è l’unico centro di Osho in Cina. Ho costruito questo posto nella speranza di poterlo offrire a tutte le persone connesse con Osho, per ricevere la saggezza di Osho nello stesso luogo dove Lao Tzu aveva meditato.

So che Osho ha considerazione per le antiche tecniche di guarigione tibetane e molti sannyasin ne hanno tratto beneficio. Nel 1998 i miei studenti e io abbiamo costruito un centro tibetano che ha ricevuto in seguito l’approvazione del governo.

 

OTI: In un certo senso sei un rivoluzionario, vero? Nella tradizione taoista tutti i maestri erano eremiti, stavano nelle loro grotte e impartivano insegnamenti solo a chi li andava a cercare. Tu invece hai deciso di portare la saggezza taoista in tutto il mondo. Come sei arrivato a questa decisione?

 

Zhang: È successo perché fin da quando avevo cinque anni sono stato con Osho. E così, in un certo senso, è stato Osho a dirmi di farlo!

 

OTI: Tornerai a Pune di nuovo?

 

Zhang: Da quando sono arrivato, ho iniziato a pensare che sarebbe bello che sempre più cinesi avessero la possibilità di venire all’Osho Commune per purificarsi. Da una parte io ho la possibilità, in Cina, di organizzare e preparare le persone interessate a venire, ma è anche necessario un invito da parte della comune. Mi piacerebbe anche pubblicare più libri di Osho in cinese. E posso anche scrivere io un libro che parli di Osho alla gente.

 

OTI: Grazie maestro Zhang.

 

n.d.r. Zhang ritornerà all’Osho Commune International il prossimo gennaio.

 

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INSEGNAMENTI PERDUTI:

I TESORI DEL TAO

Come e dove il maestro Zhang ha appreso queste antiche conoscenze

 

 

Yuanming Zhang è cresciuto vicino a Chengdu, capitale della provincia Sichuan, in una famiglia che ha una lunga tradizione nelle arti marziali. Per centinaia di anni monache e monaci taoisti sono vissuti nei monasteri di questa regione, seguendo un’antica tradizione che combinava meditazione, medicina e arti marziali.

Molti vivevano come eremiti in caverne vicine alla più venerata montagna sacra della regione, il monte Qincheng, nel sud ovest della Cina. Sebbene perseguitati e molto ridotti in numero durante la rivoluzione culturale, gran parte della loro ricca tradizione spirituale è sopravvissuta. Cardine di questa tradizione è lo studio e l’utilizzazione del  qi  o  chi, nome dato alla fondamentale energia vitale. Il qigong, che sta diventando sempre più popolare in Occidente – ed è una delle tecniche insegnate dal maestro Zhang – significa letteralmente “la pratica dell’energia”.

Zhang studiò con l’eremita Yinyi, ultimo allievo del maestro Panlong, un taoista che sintetizzò gli insegnamenti di molte scuole di qi cinesi, quali il Qigong del drago di fuoco (livello alto), la Spada dell’Eremita, il Qigong del circolo di Bagua e varie altre tecniche esoteriche.

Dopo aver completato la sua educazione sul monte Qincheng, Zhang viaggiò visitando altri luoghi sacri in Cina e facendo apprendistato presso altre scuole e maestri. Dopo vent’anni di intensa pratica le sue qualifiche comprendono ora: possessore (8ª generazione) del Qigong del Monte Emei, maestro (4ª generazione) nelle tecniche a mano aperta di Bagua e maestro (6ª generazione) nelle tecniche a pugno di Hebei Xingyi.

I suoi insegnamenti comprendono una ricca mescolanza di tecniche buddhiste, taoiste e di qigong. Il suo lavoro attinge a una vasta gamma di tecniche tradizionali, includendo digiuni rituali, danza con le spade, calligrafia terapeutica, mantra e mudra (di derivazione tibetana) usati durante la meditazione.

Scostandosi dai dettami della sua tradizione, Zhang ha deciso di lasciare l’isolamento delle montagne e di portare l’essenza di questi insegnamenti esoterici nella Cina moderna, in un tentativo di rivalutazione di questo patrimonio culturale all’interno del deserto spirituale creato dal comunismo. Per convincere gli scettici, Zhang si è sottoposto personalmente ad accurate indagini scientifiche. I ricercatori dell’Università Fudan di Shanghai hanno potuto misurare – durante l’emissione di energia qi – una concentrazione di particelle energetiche di tre volte superiore alla norma. Le autorità cinesi, dopo questo e altri simili esperimenti scientifici, hanno a poco a poco cambiato l’atteggiamento ufficiale che considerava il qigong una pratica superstiziosa del passato, e hanno prudentemente iniziato a sostenerlo quale parte del patrimonio culturale nazionale.

Come risultato Zhang è stato invitato dal Ministero della Sanità cinese a tenere corsi di massaggio e qigong curativo al personale medico e paramedico.

Dal 1992 Zhang viaggia nei paesi occidentali, soprattutto negli Stati Uniti. Al momento lavora per la creazione di due centri internazionali per studenti nelle foreste del monte Qincheng, vicino all’eremo del suo maestro e ai templi buddhisti e taoisti dove ha speso gran parte della sua giovinezza.

Come lui stesso precisa nell’intervista, il maestro Zhang ha riconosciuto Osho come suo maestro interiore nel 1992 quando gli fu regalato un libro e poté così vedere la foto di Osho sulla copertina. Ha visitato per la prima volta la Comune di Pune lo scorso inverno, offrendo corsi di qigong. Tornerà l’inverno prossimo.

 

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LA VISIONE TANTRICA

nuova ristampa

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COME INIZIASaraha è il fondatore della visione tantrica. Ha un’importanza immensa, specialmente per la fase attuale della storia umana, poiché un uomo nuovo si sforza di venire al mondo, e una nuova consapevolezza sta bussando alle porte. E il futuro apparterà al tantrismo, poiché d’ora in poi nessuna visione dualistica della vita potrà più limitare la mente umana.

 

DISCEPOLO “Un discepolo non è uno che si trova d’accordo: un discepolo è uno che ascolta, che impara. Un discepolo è colui che è aperto alla comprensione. La comprensione stessa, il fatto di aver capito, va dritto in fondo al tuo cuore, lo penetra in profondità e lì è presente la trasformazione.

 

TANTRA Il Tantra è un modo per indulgere nel sesso? “Non lo è. È il solo modo per venirne fuori, è il solo modo per liberarsi dalla sessualità... È la sola via verso la libertà. Il Tantra dice: tutto ciò che esiste deve essere compreso – e attraverso la comprensione i cambiamenti avverranno di per sé. Se il sesso è tanto vitale da essere veicolo della vita stessa, vuol dire che in lui si nasconde qualcosa di più grande. Questo qualcosa di più grande è la chiave verso la divinità, verso dio.

 

NUVOLE “Le nuvole vanno e vengono. Il cielo non è mai venuto e mai se ne andrà, le nuvole possono esserci a tratti, come non esserci. Le tue azioni sono come nuvole – fenomeni passeggeri. E tu? – tu sei il cielo: non sei mai venuto e mai te ne andrai. La tua nascita, la tua morte sono come le nuvole – avvengono. E tu? – tu non accadi mai; tu sei sempre presente. Le cose succedono come le nuvole nel cielo. In tutto questo gioco tu sei un osservatore silenzioso delle nuvole... ”

 

SPONTANEITÀ “Nel Tantra il valore più alto è la spontaneità – essere naturale, permettere alla natura di accadere, senza ostacolarla, senza frenarla, senza distrarla, evitando di tirarla in una direzione che non sia il suo flusso naturale... spontaneità indica assenza di interferenze da parte tua, tu sei in uno stato di abbandono. Qualunque cosa succeda, la osservi, ne sei testimone. Sai che sta accadendo, ma non vuoi sopraffarla, e non cerchi di cambiarne il corso.

 

OSSERVA “Cambia la tua messa a fuoco, passa dal contenuto al contenitore. Questo è il segreto del Tantra. Osserva il contenitore e non badare al contenuto. Il cielo è pieno di nubi, non osservare le nubi, guarda il cielo. Non perdere tempo a osservare cosa contiene la tua testa, cosa è nascosto nella tua mente – osserva semplicemente la tua consapevolezza. Vi sono emozioni, vi è rabbia, vi è amore, vi è avidità, vi è paura, vi è gelosia – questi sono i contenuti. Ma subito dietro di loro vi è l’infinito cielo della consapevolezza.

 

MODELLI “Non darti dei modelli! Ogni comportamento è una specie di corazza. Ogni modello è un modo per proteggerti. Ogni comportamento è uno stratagemma per evitare la realtà. Sii aperto, lascia pure che entrino amici e nemici, chiunque voglia entrare… lascia le porte aperte.

 

SE “Mi chiedi: «Se esiste l’amore, insegnami ad amare». Se esiste l’amore? Vuol dire che nulla ha mai toccato il tuo cuore, la primavera non è giunta ed il vento dell’amore non ti ha ancora sfiorato… Hai mai avuto l’esperienza di un momento d’amore, di preghiera, di beatitudine? Non hai mai ascoltato il silenzio della notte? Non ne sei mai stato toccato? Eccitato? Trasformato? Non hai mai guardato un’alba sorgere all’orizzonte? Non hai mai guardato una rosa e sentito la sua fragranza? Non hai mai fatto l’esperienza dell’energia di due spazi umani che si fondono e fluiscono l’uno nell’altro. Questi sono momenti di preghiera. Non cominciare con un «se». Raccogli tutti i momenti più belli della tua vita. Non costruire la tua vita sul dubbio, ma su quei momenti. I «se» sono pietre false.”

 

      (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

BIOGRAFIA 3

VERSO L’ILLUMINAZIONE

 

 

Nei tre anni successivi lo spazio in cui Mohan visse richiama moltissimo le esperienze mistiche trasmesse da tradizioni di tutto il mondo, sia in Oriente che in Occidente.

“Per giorni e notti vissi circondato da interrogativi. Vivevo in un mare profondo, privo di alcun appiglio e privo di una riva. E qualsiasi barca incontrassi, io stesso l’affondavo o la rifiutavo. Passavano molte barche e molti marinai, ma io rifiutavo di salire. Sentivo che era meglio affogare da soli che salire sulla barca di qualcun altro. E se la mia vita mi portava ad annegare, sentivo che era giusto accettarlo.

Vivevo nella più totale oscurità. Era come se fossi caduto in un pozzo profondo, totalmente oscuro. In quei giorni sognavo molto spesso che stavo cadendo, cadevo e andavo sempre più giù in un pozzo senza fondo. E spesso mi svegliavo ansante, grondante di sudore, perché la caduta era senza fine, e mi ritrovavo senza terreno su cui poggiare i piedi.

Fatta eccezione per l’oscurità e la caduta non mi restava nient’altro, ma a poco a poco accettai la situazione. Molte volte pensai che sarebbe stato meglio essere d’accordo con qualcuno, aggrapparmi a qualche certezza, prendere per buona una qualche risposta, ma non era nella mia natura. (1)

 

Mentre si allentava il suo legame con la mente e con il corpo, Osho si vide costretto a cambiare le sue abitudini, per riuscire a rimanere consapevole, sano e persino per conservare un contatto con la vita.

“... per un intero anno mi fu difficilissimo anche solo il tenermi in vita. Il semplice sopravvivere era molto difficile perché avevo perso qualsiasi appetito. Per giorni e giorni non avevo nessuna fame, per giorni e giorni non sentivo sete. Dovevo costringermi a mangiare, costringermi a bere. Il corpo era così inesistente che dovevo farmi male per sentire che ero ancora nel corpo. Dovevo battere la testa contro il muro per sentire se la testa c’era ancora o no. Solo quando mi faceva male mi sentivo un po’ nel corpo. Ogni mattina e ogni sera correvo per dieci o quindici chilometri. La gente pensava che fossi matto. Perché correvo così tanto? Trenta chilometri al giorno! Lo facevo solo per sentire che esistevo ancora, per non perdere il contatto con me stesso, in attesa che i miei occhi si sintonizzassero su quella novità che stava accadendo. E mi dovevo tenere in contatto con me stesso. Non parlavo con nessuno perché era diventato tutto così inconsistente che mi era difficile perfino formulare una sola frase. Nel mezzo di una frase mi dimenticavo cosa stavo dicendo, mentre camminavo mi scordavo di dove stavo andando. Per cui dovevo tornare indietro. Se leggevo un libro, dopo cinquanta pagine all’improvviso mi chiedevo: «Cosa sto leggendo? Non ricordo nulla!». Questa era la mia situazione. Anche finire una frase era difficile. Dovevo stare chiuso nella mia stanza. Decisi di non parlare più, di non dire più nulla, perché qualsiasi cosa avessi detto, sarei stato preso per matto. Questa situazione continuò per un anno. Restavo sdraiato per terra a fissare il soffitto e contavo da uno a cento per poi contare di nuovo da cento a uno. Il semplice riuscire a contare era già qualcosa. Me ne scordavo continuamente. Mi ci volle un anno per recuperare una prospettiva, per riassestarmi. Accadde – fu un miracolo – ma fu difficile.

Nessuno mi sosteneva, nessuno poteva dirmi dove stavo andando e chiarirmi cosa mi stava succedendo. In realtà tutti mi erano contro: i miei insegnanti, i miei amici, chi mi voleva bene – tutti erano contro di me. Ma non potevano far nulla, potevano solo criticarmi, potevano solo chiedermi cosa stavo facendo.

E io non facevo nulla! Era aldilà di me: accadeva e basta. Avevo fatto qualcosa senza saperlo: avevo bussato alla porta, e ora la porta si era aperta. Per anni ho meditato, seduto semplicemente in silenzio senza far nulla, e piano piano mi ero addentrato in quella dimensione, la dimensione del cuore, dove esisti senza far nulla, esisti semplicemente, una presenza, un osservatore. Di fatto non sei neppure un osservatore perché non guardi, sei una semplice presenza. Le parole non riescono a descriverlo con precisione: qualsiasi termine darebbe l’impressione di un’azione. No, non agivo più! Stavo semplicemente sdraiato, seduto, camminavo, ma in profondità non vi era più un’entità che agiva. Avevo perso ogni ambizione: non avevo più alcun desiderio di essere qualcuno, alcun desiderio di arrivare da qualche parte – neppure a dio, neppure al nirvana. Ero semplicemente abbandonato a me stesso”. (2)

 

Questo suo comportamento strano e incomprensibile preoccupò la famiglia, che ancora una volta ebbe la sensazione che le previsioni degli astrologi stessero per avverarsi in tutta la loro drammaticità: l’età di ventun’anni appariva sempre più come l’anno conclusivo della vita di Osho. I genitori portarono il figlio da un medico all’altro, anche se lui insisteva nel dire che nessuna medicina poteva essergli d’aiuto.

“Alla fine venni condotto da un vaidya, un medico ayurvedico – in realtà fui portato da molti dottori, ayurvedici e non, ma solo uno disse a mio padre: «Non è malato. Non preoccupatevi inutilmente.» La mia famiglia mi trascinava da un medico all’altro, e molti mi davano medicine da prendere e io dicevo a mio padre: «Perché ti preoccupi? Io sto bene!». Ma nessuno mi credeva, mi dicevano di stare zitto e di prendere le medicine, che non mi potevano far male. E così finiva che prendevo un mucchio di medicine. Ci fu solo un vaidya che dimostrò una notevole intuizione – si chiamava Pundit Bhaghirat Prasad, sua figlia vive adesso a Pune, sposata con un medico. Lui adesso è morto, ma era veramente un uomo di grande intuito. Mi guardò e disse: «Non è malato.» E si mise a piangere, dicendo: «Io stesso ho ricercato questa dimensione. Lui è fortunato, io per questa vita ho fallito. Non portatelo più da nessuno, sta arrivando a casa.» E intanto piangeva lacrime di felicità.

Lui stesso era stato un ricercatore spirituale. Aveva girato l’intero paese da capo a fondo, per tutta la vita. E si era fatto un’idea della situazione. Divenne il mio protettore, contro i medici e gli altri dottori. E disse a mio padre:«Lasciatelo da me. Me ne prenderò cura io.» Non mi diede mai nessuna medicina. E se mio padre insisteva, mi dava pasticche di zucchero. «È solo zucchero. Tanto per consolare i tuoi genitori, prendile. Non ti faranno male, non ti aiuteranno. Di fatto, non esiste alcuna possibilità di aiuto», mi diceva”.(3)

 

L’intensità delle esperienze continuò ad aumentare, e ogni evento contribuiva a portare maggior consapevolezza, ad assestare un po’ di più la nuova visione che si veniva delineando. Ma sempre aleggiava il pericolo di un viaggio compiuto da solo, senza una guida, né alcuna istruzione da seguire.

“La notte ero solito sedere su un albero e meditare.

Spesso, quando meditavo seduto per terra, il mio corpo acquisiva una notevole potenza e finiva con l’averla vinta – forse perché è composto di terra. Di certo la tradizione degli yogi che vanno sulla cima delle montagne, o sull’Himalaya, si fonda su principi scientifici: maggiore è la distanza del corpo dalla terra, minore è la pressione delle forze fisiche, mentre aumenta il potere della forza interiore. Per questo ero solito salire su un albero molto alto e lì meditare per ore, ogni notte.

Una notte mi persi così profondamente in meditazione che non mi accorsi neppure che il mio corpo era caduto dall’albero. Quando lo vidi steso a terra lo guardai strabiliato – ero davvero stupito! Come poteva essere accaduto che io restassi seduto sull’albero mentre il mio corpo giaceva a terra, non riuscivo a capirlo.

Era un’esperienza sconvolgente. Ed ero collegato al corpo da un tremolante filo argenteo che partiva dall’ombelico. Era aldilà della mia capacità capire o prevedere cosa sarebbe successo e mi chiedevo come avrei fatto a rientrare nel corpo. Non ricordo quanto durò quest’esperienza, ma fino ad allora mi era stata sconosciuta.

Quel giorno, per la prima volta vidi il mio corpo dall’esterno e da allora la mera esistenza fisica del corpo finì per sempre. E da allora anche la morte smise di esistere, perché sperimentai che il corpo e lo spirito sono due cose distinte, decisamente separate tra loro. Quello fu l’istante più importante: la comprensione dello spirito che dimora all’interno di ogni corpo umano.

Mi è difficile dire quanto durò quell’esperienza. All’alba due donne che portavano il latte da qualche villaggio vicino, passarono di lì e videro il mio corpo steso ai piedi dell’albero. Dall’alto dell’albero su cui ero seduto vidi che lo osservavano. Si avvicinarono e gli si sedettero di fianco. Toccarono la fronte col palmo della mano e in un istante, per semplice forza di attrazione, ritornai nel corpo e aprii gli occhi.

Dopo quella ebbi un’altra esperienza. Sentii che una donna può creare un mutamento di elettricità nel corpo di un uomo, così come un uomo può farlo nel corpo di una donna.

 Quindi meditai sull’altra coincidenza: come mai ero tornato istantaneamente nel corpo, al tocco di quelle mani sulla fronte? Dopo diverse altre esperienze simili compresi come mai tutti i mistici che conducono esperimenti sul samadhi e la morte, si avvalgono sempre dell’aiuto di donne. Infatti, se in uno stato di samadhi profondo il sé spirituale esce dal corpo fisico dell’uomo, può ritornarci solo con l’aiuto e l’assistenza di una donna. Così come solo l’aiuto di un uomo può aiutare una donna a rientrare nel corpo. Immediatamente, non appena il corpo di un uomo e di una donna entrano in contatto, si stabilisce tra loro un contatto elettrico, e istantaneamente la consapevolezza o lo spirito fuoriuscito, rientra.

 In sei mesi feci esperienze straordinarie [...] alla fine compresi che qualsiasi legame fosse esistito tra il corpo fisico e l’essere spirituale era stato interrotto e l’equilibrio che esiste naturalmente tra questi due elementi era stato spezzato...

L’insorgere di uno squilibrio tra il corpo che vediamo e lo spirito invisibile, rende impossibile vivere. A quel punto compresi che le malattie innumerevoli che affliggevano Ramakrishna Paramahansa, o la morte per cancro di Shree Raman Maharshi, non erano dovute a cause fisiche ma alla rottura dell’equilibrio fra quei due elementi. Si crede che i santi e gli yogi siano sani e di salute forte, ma la verità è esattamente l’opposto. Di fatto, gli yogi muoiono giovani e, nell’arco della loro vita, sono di salute cagionevole a causa della rottura di quell’equilibrio, che produce come risultato una specie di incompatibilità”. (4)

[parte III -continua nel prossimo numero]

 

NOTE

1. Dimensioni oltre il conosciuto -  ed. Mediterranee

2. Tao: The Pathless Path, vol. II

3. ibidem

4. The Sound of the Running Water - fuori stampa

 

      (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

IL FUTURO È DEL TANTRA

 

Queste parole di Osho sono state di recente pubblicate in un articolo di prima pagina del The Wall Street Journal. Ma che cos’è veramente il tantra? Un metodo per migliorare la vita sessuale? Un’antica filosofia? Una porta verso la realizzazione di sé? Osho fa luce su un mistero sempre frainteso.

  

 

Prima o poi, per la prima volta, il tantra esploderà a livello di massa, perché per la prima volta i tempi sono maturi – maturi per considerare il sesso in maniera naturale. È possibile che l’esplosione venga dall’Occidente, perché Freud, Jung, Reich hanno preparato il terreno. Loro non sapevano niente di tantra, ma hanno gettato le fondamenta da cui il tantra si può evolvere. La psicologia occidentale è arrivata alla conclusione che il disagio umano ha le sue radici nella sessualità, che fondamentalmente la follia dell’uomo è diretta verso il sesso.

Così, a meno che questo legame col sesso non venga sciolto, l’uomo non può essere naturale, normale. L’uomo ha sbagliato strada solo a causa delle sue opinioni sul sesso. Non hai bisogno di opinioni. Solo allora sei naturale. Che opinione hai dei tuoi occhi? Sono cattivi o divini? Sei a favore degli occhi o contro? Non hai un atteggiamento! Ecco perché i tuoi occhi sono normali.

Prova a prendere un atteggiamento preciso verso gli occhi... pensa ad esempio che siano osceni. Quel che accadrà è che il vedere diventerà difficile. E poi si riempirà di problemi, come ora il sesso. Tu vorrai vedere, desidererai e bramerai vedere. Ma quando vedrai, ti sentirai colpevole. Ogni volta che vedrai ti sentirai colpevole di aver fatto qualcosa di sbagliato – perché hai peccato. Allora comincerai ad agire in maniera del tutto assurda. Vorrai vedere sempre di più e, contemporaneamente, ti sentirai sempre più colpevole. La stessa cosa è accaduta col sesso.

Il tantra dice, accetta quello che sei. Questo è il concetto di base – l’accettazione totale. E solo con una tale accettazione puoi crescere.

Quindi usa tutta l’energia che possiedi. Tu sei un grande mistero, fatto di molte energie... multidimensionali. Accettalo e lasciati guidare da ogni tipo di energia, con profonda sensibilità, con consapevolezza, con amore, con comprensione. Muoviti con l’energia! Così ogni desiderio diventa un mezzo per trascendere il desiderio. Allora ogni energia diventa un aiuto. E così questo mondo è già il nirvana, e proprio questo corpo è il tempio – un tempio sacro, un luogo sacro.

 

tratto da The Book of the Secrets

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Le Origini del Tantra

da GAUTAMA BUDDHA a SARAHA

 

 

Gautama il Buddha è il più grande maestro che sia mai vissuto su questa terra. Cristo è un grande maestro, così come Krishna, Mahavira, Maometto e molti altri – ma Buddha resta il più grande. Non che la realizzazione della sua illuminazione sia più grande di quella degli altri – l’illuminazione non è né maggiore, né minore; lui ha raggiunto la stessa qualità di consapevolezza di Mahavira, di Cristo, di Zarathustra, di Lao Tzu.

Non è possibile che un qualsiasi illuminato sia più illuminato degli altri. Ma rispetto all’essere maestro, Buddha non ha paragoni – perché, per suo tramite, migliaia di persone hanno raggiunto l’illuminazione. Non è mai successo con nessun altro maestro. La sua tradizione è stata la più feconda. La sua famiglia è stata la più creativa, fino a oggi. È come un grande albero con tantissimi rami – e ogni ramo porta dei frutti, ogni ramo è carico di moltissimi frutti.

Mahavira rimase un fenomeno locale. Krishna cadde nelle mani di dotti studiosi e così fu perduto. Cristo fu completamente distrutto dai preti. Molto sarebbe potuto accadere, ma non accadde. In questo, Buddha è stato molto fortunato. Non che i preti non abbiano tentato, non che gli studiosi non si siano provati – hanno fatto tutto il possibile, ma in qualche maniera l’insegnamento di Buddha fu concepito in un modo tale da non poter essere distrutto. È ancora vivo. Anche dopo venticinque secoli fiorisce ancora, fiori sbocciano sul suo albero. Viene la primavera, ed emana ancora la sua fragranza, ancora maturano i suoi frutti.

Anche Saraha è un frutto dello stesso albero. Saraha nacque circa due secoli dopo Buddha. Era nella linea diretta, ma in un ramo diverso. Un ramo va da Mahakashyapa a Bodhidharma e dà vita allo zen – ed è un ramo ancora pieno di fiori. Un altro ramo va da Buddha a suo figlio, Rahul Bhadra, da Rahul Bhadra a Sri Kirti, da Sri Kirti a Saraha e da Saraha a Nargarjuna – questo è il ramo del tantra. In Tibet sta ancora dando frutti. Il tantra convertì il Tibet, e Saraha è il fondatore del tantra, così come Bodhidharma è il fondatore dello zen. Bodhidharma conquistò la Cina, la Corea e il Giappone. Saraha conquistò il Tibet.

Questi canti di Saraha sono molto belli. Sono le fondamenta del tantra. Devi prima capire l’attitudine del tantra verso la vita, la visione tantrica della vita.

 

tratto da La visione tantrica NSC ed.

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OGGI: UNA NUOVA PROSPETTIVA

Un momento storico di grande importanza

 

La cosa basilare del tantra – una cosa molto radicale, rivoluzionaria, sovversiva – è questa: il mondo non è diviso in un piano più basso e un piano più alto, ma è un tutto unico. Il più alto e il più basso si tengono per mano. Il più alto include il più basso, e il più basso include il più alto. Il più alto è nascosto nel più basso – così il più basso non deve essere negato, non deve essere condannato, o distrutto, o ammazzato. Il più basso deve essere trasformato. Al più basso deve essere permesso di andare verso l’alto… e il più basso diventa il più alto.

Non c’è un abisso invalicabile, fra il diavolo e dio – il diavolo si porta dio nel profondo del cuore. Una volta che quel cuore comincia a funzionare, il diavolo diventa dio.

È questo il motivo per cui la radice della parola «diavolo» è la stessa della parola «divino». La parola diavolo viene da divino: è il divino non ancora evoluto, questo è tutto. Non che il diavolo sia contro il divino, non che il diavolo stia cercando di distruggere il divino – in effetti il diavolo sta cercando di trovare il divino.

Il diavolo è in cammino verso il divino; non è il suo nemico, ma il suo seme. Il divino è l’albero in piena fioritura e il diavolo è il seme – ma l’albero è nascosto nel seme. E il seme non è contro l’albero – sono profondamente amici, sono insieme.

Veleno e nettare sono due fasi della stessa energia, così sono la vita e la morte – e così è ogni cosa: giorno e notte, amore e odio, sesso e consapevolezza superiore.

Il tantra dice: “Non condannare mai niente”. L’attitudine a condannare è un’attitudine stupida. Se condanni qualcosa, ti neghi quella possibilità che sarebbe stata a tua disposizione se avessi fatto evolvere il piano inferiore.

Non condannare il fango, perché il loto è nascosto nel fango; usa il fango per far fiorire il loto. Naturalmente il fango non è ancora il loto, ma potrebbe diventarlo. E la persona creativa, la persona religiosa, aiuterà il fango a lasciare affiorare il suo loto, così che il loto possa liberarsi dal fango.

Saraha è il fondatore della visione tantrica.

È di enorme importanza, particolarmente in questo momento della storia umana, perché un uomo nuovo sta lottando per venire alla luce, una nuova consapevolezza sta bussando alla porta.

E il futuro sarà del tantra, perché ora l’attitudine al dualismo non ha più presa sulla mente dell’uomo. L’ha fatto per secoli e ha mutilato l’uomo, l’ha reso pieno di sensi di colpa. Non ha liberato l’uomo, l’ha reso prigioniero. E neppure l’ha reso felice, l’ha reso sofferente, miserabile. Ha condannato tutto – dal cibo al sesso, dalle relazioni all’amicizia – ha condannato ogni cosa. L’amore è condannato, il corpo è condannato, la mente è condannata. Non ha lasciato un solo centimetro su cui poggiarsi; hanno portato via tutto e l’uomo è sospeso, proprio sospeso sul nulla. Questo stato dell’uomo non può essere più tollerato. Il tantra può portare una nuova prospettiva.

 

tratto da La visione tantrica NSC ed.

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Jung: l’incontro interiore

LA SCOPERTA DI JUNG È UN ANTICO CONCETTO TANTRICO

 

 

Ora la psicologia moderna, in particolare quella di Jung, è arrivata a scoprire un concetto, un antico concetto tantrico. Il tantra dice che nessun uomo è semplicemente uomo: in qualche modo, è anche donna. E nessuna donna è semplicemente donna: giù, nel profondo, è nascosto un uomo. Così ogni individuo, uomo o donna, è bisessuale. Al di sotto della superficie si nasconde l’opposto.

In profonda meditazione avviene un orgasmo sessuale – non con qualcuno fuori di te, ma con la tua polarità interiore opposta. Vi incontrate là: la tua donna interiore e il tuo uomo interiore si incontrano. L’incontro è spirituale, non fisico. Si penetrano a vicenda, yin e yang. Si compenetrano, diventano uno, si fondono. La meditazione è un profondo orgasmo sessuale tra le tue polarità opposte. E si ripresenta la stessa paura…

Se vai profondamente in meditazione, un giorno, prima o poi, verrai a sapere che l’ultimo istante è arrivato. La morte sta per arrivare: “Ora morirò.” La paura ti afferra. A causa di quella paura, potresti anche tornare indietro. Se torni indietro, hai perso una grande occasione che ti si presenta solo raramente, molto raramente. Ci vogliono molte vite prima che arrivi un momento raro come questo, il momento in cui cominci a sentire un profondo orgasmo interiore.

La donna interiore e l’uomo interiore si incontrano; due polarità opposte si compenetrano, diventano uno. È arrivato il momento in cui puoi diventare una totalità completa. Ma sorgerà la paura, perché perderai l’ego. Tu per come ti conosci, con la tua solita immagine, scomparirai. Ci sarà un nuovo essere: nulla in comune con quello vecchio, totalmente distaccato dal tuo vecchio modo di essere. Ma tu morirai, con tutto il tuo passato. E questo fa paura.

In meditazione si affronta la morte, così come nell’orgasmo sessuale. Ma se sei capace di affrontare queste morti, riuscirai anche ad affrontare la morte suprema: la morte dell’ego. E senza paura. Una volta che hai imparato che puoi perdere te stesso e tuttavia continuare a esistere, una volta che sai che questo perdere non è un vero perdere, ma anzi un guadagnare, una volta che sai che fondersi non è la morte, ma la vita eterna – una volta che sai tutto questo, non ci sarà più morte per te. Il tuo corpo morirà, qualsiasi cosa tu abbia morirà, ma tu – il vero essere, la vera base della tua esistenza – sarai eterno.

Ed è una bella cosa. Se puoi sperimentare la morte nel sesso, il sesso diventa spirituale: diventa una meditazione. Se riesci a provarlo con una donna esteriore, con un uomo esteriore, ti sarà facile entrare in meditazione e creare, all’interno, lo stesso fenomeno che hai conosciuto all’esterno.

Lo si può creare anche direttamente all’interno. Sarà difficile, ma si può fare. Una volta creato il fenomeno, quando hai sperimentato un incontro profondo, una profonda comunione tra le tue opposte polarità, il sesso esterno scomparirà. Esso non è altro che un sostituto di questo sesso interno. Sesso interno che io chiamo meditazione. Sei solo, in profondo orgasmo con la tua polarità opposta.

 

tratto da La nuova alchimia La Psiche ed.

      (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

Reich: un moderno maestro Tantrico

Le scoperte di Reich richiedono indagini ulteriori

 

 

Wilhelm Reich cominciò a lavorare sull’energia umana. Naturalmente, se lavori sull’energia umana, arriverai alla sorgente di tutto, cioè all’energia sessuale. Non appena arrivò a toccare l’energia sessuale, tutte le religioni gli furono contro, il governo fu contro di lui, gli psicologi furono contro di lui.

E la sua situazione era molto strana. Era arrivato a sperimentare che quando due amanti si avvicinano, c’è una forza magnetica – se c’è amore. Se non c’è amore, allora si incontrano solo i due corpi e non le due energie.

Reich aveva una mente scientifica. Costruì una camera speciale dove due persone dovevano fare l’amore. La sua idea era che l’energia che l’amore produce, può essere raccolta e utilizzata. Ora, questa era una cosa molto complicata. Non aveva nulla da mostrare – la camera era vuota. Non c’era modo di materializzare l’energia biologica, ma lui mise insieme tutte le prove che poté raccogliere.

Qualcuno soffriva di impotenza. Reich lo metteva nella camera e l’impotenza scompariva, almeno per alcuni giorni, come se le batterie fossero state ricaricate. Era una prova indiretta, ma qualcosa era successo. Nella camera era successo qualcosa – la camera non era vuota.

Egli disse agli amanti: “Anche senza fare l’amore, potete semplicemente giacere insieme, coccolarvi, fondervi l’uno nell’altro. Il suo lavoro era strano, difficile… reso ancora più arduo dalla società, perché cominciarono immediatamente a condannarlo, dicendo che era in combutta col diavolo – proprio come me! – dicendo che bisognava rinunciare al sesso e lui, invece, insegnava alla gente strani esercizi.

Quegli strani esercizi mostrano il suo genio. Lui non sapeva niente del tantra, non era mai stato in Oriente, ma gli esercizi che lui scoprì erano vecchi di diecimila anni. Lui li scoprì e migliaia di persone possono testimoniare di esserne state guarite… perché presto cominciò a curare anche altri tipi di pazienti, non solo quelli sessuali. Poiché l’energia sessuale è energia pura, può essere convertita in diverse forme. Può diventare intelligenza, può diventare silenzio. Così, cominciò a curare la gente.

La cura era semplice: bastava mettere le persone nella camera. Ci restavano quindici, venti minuti, per un certo numero di sessioni – e guarivano. Ed è strano che dopo la sua morte il suo lavoro sia rimasto al punto dove lui era arrivato. È un lavoro di immensa potenzialità, che ha bisogno di essere sviluppato; e questo sviluppo deve avvenire in collaborazione col tantra.

Io chiamo Reich un moderno maestro tantrico, sebbene lui non ne fosse consapevole. Forse nelle sue vite passate poteva aver conosciuto i segreti del tantra – perché il suo lavoro contiene tali segreti.

Wilhelm Reich tornerà alla ribalta, perché quello che stava facendo era assolutamente scientifico. Nessun cristianesimo potrà impedirlo, e neppure nessun governo. E forse… ho tanti sannyasin che hanno studiato psicologia, psicanalisi, psicologia analitica e altre scuole – forse alcuni dei miei sannyasin cominceranno a lavorare su Wilhelm Reich. È uno dei nostri, ci appartiene. Gli do il sannyas postumo.

 

tratto da Sermons in Stone

      (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

Khajuraho: una grande strategia tantrica

TEMPLI COSTRUITI DA GRANDI PSICOLOGI

 

 

L’ORGASMO SUPREMO NON È SESSUALE

 

Il sesso è un desiderio naturale, ed è buono quando è al suo giusto posto. Ma non ci si deve fermare al sesso: è solo un inizio, uno sguardo fuggevole su quello che c’è oltre. Nel profondo orgasmo sessuale, ti rendi conto per la prima volta di qualcosa che non è ego, di qualcosa che non è mente, di qualcosa che non appartiene al tempo. Nell’orgasmo profondo, la mente, il tempo, tutto scompare: il mondo intero si ferma. Per un attimo non fai più parte del mondo materiale, sei puro spazio.

Ma questo è solo un barlume – e ti costa molto. Dovresti andare avanti. Dovresti cercare e trovare modi e mezzi che permettano a questo barlume di diventare il tuo stato permanente. Questo è ciò che io chiamo realizzazione, illuminazione. Una persona illuminata è in uno stato di gioia orgasmica ventiquattro ore al giorno.

Gli antichi maestri illuminati non hanno spiegato che c’è una gioia orgasmica nell’esperienza dell’illuminazione, per il semplice timore che usando la parola ‘orgasmico’ si sarebbe subito pensato all’orgasmo sessuale. Non è sessuale e non è non-sessuale. Ma l’esperienza orgasmica di estrema rilassatezza, di assoluto arresto del tempo e della mente, è proprio la stessa.

Quello che la persona sessuale raggiunge solo ogni tanto e con grande sforzo, la persona spirituale lo raggiunge senza sforzo e senza sprechi. L’uomo spirituale semplicemente vive là, su quei picchi estremi. Per te, quei picchi sono solo visibili a distanza di molte miglia.

 

tratto da:

The Dhammapada: The Way of the Buddha

 

 

 

Un primo ministro europeo aveva intenzione di venire a vedere Khajuraho e il ministro della pubblica istruzione dello stato in cui si trova Khajuraho era un mio amico. Il primo ministro indiano informò il ministro dell’istruzione: “Sono occupato e non posso venire; altrimenti sarei venuto con l’ospite a mostrargli Khajuraho. Quindi tocca a te portarlo a Khajuraho, perché sei il ministro più istruito del tuo stato.

Il mio amico mi telefonò e disse: “Mi vergogno molto che Khajuraho sia un posto così imbarazzante. E quando vengono degli stranieri, che hanno visto solo chiese a rappresentare la religione, non riescono a credere che quello sia un tempio, un luogo sacro. E io stesso mi sento colpevole, così non riesco a spiegare e non so cosa spiegare.

Gli risposi che sarei andato io. Ci andai con l’ospite e col ministro dell’istruzione – che cercava di farsi sempre più piccolo, perché è impossibile immaginare una posizione dell’atto sessuale che là non sia stata scolpita… con una tale bellezza, una tale straordinaria bellezza, che è quasi come se le pietre fossero diventate vive. Sembra che la donna stia uscendo dal muro nel quale è intagliata la statua. Così viva…

Il ministro dell’istruzione rimase fuori e io accompagnai l’ospite all’interno. Era stupito della bellezza, del fatto che dei corpi potessero essere resi così stupendamente nella pietra, che si potesse dare alla pietra una tale vita, un tale calore. Non aveva mai pensato che ci fosse un posto al mondo dove potesse esistere una cosa simile. E io gli spiegai: “Queste sculture sono all’esterno del tempio, ma dovrebbe notare una cosa – all’interno non ci sono né statue, né sculture, solo assoluto silenzio.

E lui disse: “Questa è una rivelazione! È strano, le statue dovrebbero essere nel tempio. Perché sono fuori e dentro non c’è niente, solo silenzio?”

Io gli dissi: “Questi templi furono fatti dai più grandi psicologi che siano mai apparsi sulla terra, circa tremila anni fa. Erano chiamati tantrika e il loro approccio era chiamato tantra. La parola tantra vuole dire espansione della consapevolezza. Costruirono templi meravigliosi ovunque, in tutto il paese, che vennero distrutti dai musulmani. Fu una fortuna che questi si trovassero nascosti in una fitta foresta. Ed erano frequentati solo da meditatori: non c’erano villaggi nelle vicinanze dei templi. Per una fortunata coincidenza furono risparmiati.

Gli dissi: “Il segreto è questo: il tantra crede che, a meno che tu non sia passato attraverso tutte le esperienze sessuali, fino al punto che del sesso non ti importa più niente… e quella è la trascendenza della tua energia. A questo punto puoi entrare nel sanctum interno del tempio. Sei pronto per il nulla di Gautama il Buddha, sei pronto per il puro silenzio.”

Così i meditatori solevano meditare per mesi su quelle statue. Ed è una grande strategia, perché arriva un momento, osservando quelle statue… qualcosa nel tuo inconscio scompare. Non solo guardando – una volta ci volevano mesi di training, anni qualche volta. Ma non potevano entrare nel tempio, finché non diventavano indifferenti a queste raffigurazioni sessuali. Quando il loro maestro vedeva che qualcuno era diventato completamente indifferente – perfino davanti alla donna più bella, restava seduto a occhi chiusi – allora gli era permesso di entrare nel tempio.

Ora, quei pensieri sul sesso sono i pensieri più frequenti nella tua mente. L’uomo ordinario pensa al sesso almeno una volta ogni tre minuti; e la donna ci pensa almeno una volta ogni cinque minuti. Questi sono i sottili errori fatti da dio nel creare il mondo; ecco perché dico che non c’è dio, per esentarlo da questa responsabilità. Questa è una pericolosa disuguaglianza!

Quando uscimmo il primo ministro era molto impressionato. Ma il ministro dell’istruzione aveva aspettato fuori. Sebbene non fosse entrato, era ancora imbarazzato. Per nascondere il suo imbarazzo disse all’ospite: “Non ci faccia molto caso. Fu una piccola corrente di pensatori a creare questi templi, e noi ce ne vergogniamo – sono così osceni.

L’ospite disse: “Osceni? Allora devo tornare a vedere, perché non ho trovato niente di osceno.” Quelle statue nude sembrano così innocenti, così infantili… e non sono là per provocare la tua sessualità.

L’oscenità è un fenomeno molto sottile, è molto difficile fare una distinzione fra ciò che è osceno e ciò che non lo è. Ma il criterio dovrebbe essere questo – credo che sia l’unico criterio: quando provoca la tua sessualità è osceno. E se non provoca la sessualità, ma solo un senso di eccezionale splendore e bellezza, allora non si tratta di oscenità.

 

tratto da Sat Chit Anand

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IL SESSO È UNA PORTA AL DIVINO

 

 

CI PARLERESTI DELL’USO DELL’ENERGIA SESSUALE PER LA NOSTRA CRESCITA, VISTO CHE IL SESSO È UNA DELLE MAGGIORI OSSESSIONI DELL’OCCIDENTE?

 

Il sesso è l’energia. E non dico energia sessuale perché non c’è altra energia.

Il sesso è l’unica energia che avete. Questa energia può venir trasformata, può diventare un’energia più elevata. E più in alto si muove meno rimane sessualità. Alla fine vi è un culmine, dove questa energia diventa compassione e amore. Nel suo supremo fiorire possiamo chiamarla energia divina, ma la base, la radice, è nel sesso. Per cui il sesso è il più basso, il primo livello dell’energia e dio il livello più alto, ma è la stessa energia a fluire.

La prima cosa da capire è che io non divido le energie. Una volta che hai diviso hai creato conflitto, una volta che dividi l’energia tu stesso ne risulti diviso e allora sarai o contro il sesso o a suo favore. Io non sono né a favore né contro, perché io non divido. Dico che il sesso è energia, sesso è il nome dell’energia: chiamala energia x. Sesso è il nome di questa energia x, questa energia sconosciuta, quando la usi solo come forza biologica per la riproduzione. Ma diventa divina una volta che è liberata dalla schiavitù del biologico, una volta che va aldilà del corpo. E allora è l’amore di Gesù o la compassione di Buddha.

Oggi l’Occidente è vittima di una tremenda ossessione a causa della chiesa cattolica. Duemila anni di cristianesimo, cioè di repressione sessuale, hanno reso la mente occidentale completamente ossessionata.

Prima, per duemila anni l’ossessione è stata: come uccidere l’energia sessuale. Non puoi distruggerla. Nessuna energia può essere uccisa, poiché l’energia può essere solo trasformata. È impossibile distruggere l’energia. In questo mondo nulla può essere distrutto, si può solo trasformare, cambiare, spostare in un campo diverso, in un’altra dimensione; ma distruggere è impossibile.

Non potete creare una nuova energia, né riuscirete a distruggere la vecchia. Sia la creazione che la distruzione sono entrambe aldilà delle tue possibilità. È qualcosa di impossibile.

Ora perfino gli scienziati sono d’accordo: nemmeno un atomo può venire distrutto.

E per duemila anni il cristianesimo ha cercato di distruggere l’energia sessuale. L’essere religiosi consisteva nel privarsi assolutamente del sesso. Questo ha finito solo col creare pazzia. E più lotti, più reprimi, più il sesso acquista importanza per te, più si infiltra nel tuo inconscio, avvelenando così tutto il tuo essere.

Per questo se leggete la vita dei santi cristiani vedrete che erano tutti ossessionati dal sesso. Non riuscivano a pregare, non potevano meditare. Qualsiasi cosa facessero, arrivava sempre il sesso a tentarli – e loro credevano fosse il diavolo. Ma non c’era nessun altro: se ti reprimi, diventi tu il diavolo.

Dopo duemila anni di continua repressione sessuale l’Occidente ne ha avuto abbastanza. Era troppo, e la ruota ha fatto un giro. E ora, invece di reprime, si indulge – la soddisfazione dei propri desideri sessuali è diventata la nuova ossessione. La mente si è spostata all’estremo opposto, ma la malattia è rimasta sempre la stessa. Prima era repressione, ora è come soddisfarsi sempre di più. Sono entrambe attitudini malate.

Il sesso va trasformato, non è da reprimere o da lasciar scatenare. E l’unico modo possibile per trasformarlo è essere sessuali con una profonda consapevolezza: fare del sesso una meditazione. È la stessa cosa che ho detto sulla rabbia.

Vivi la tua sessualità, ma con attenzione, con consapevolezza, con presenza totale dell’essere. Non permettere che diventi una forza inconsapevole. Non lasciarti trascinare o trattenere. Esperimentalo con comprensione e saggezza, in amore. Ma trasforma l’esperienza del sesso in una esperienza di meditazione: nell’atto sessuale, medita! È ciò che l’Oriente ha fatto nella tradizione tantrica. E una volta che sei meditativo, la qualità dell’esperienza sessuale inizia a cambiare. La stessa energia che fluiva nella sessualità inizia a fluire verso la consapevolezza.

Al culmine dell’orgasmo sessuale puoi raggiungere un’attenzione maggiore che in qualsiasi altra esperienza, perché nessun’altra esperienza è così profonda, nessun’altra esperienza ti assorbe così totalmente. Nessun’altra esperienza è così totale. Nell’orgasmo sessuale sei completamente assorbito – da capo a piedi, tutto l’essere vibra, tutto il tuo essere ne è coinvolto. Il corpo, la mente – sono entrambi coinvolti, e il pensiero si arresta completamente. Anche per un solo istante, quando l’orgasmo è al suo culmine, il pensiero si ferma completamente, perché sei così totale che non riesci più a pensare.

Nell’orgasmo sessuale semplicemente tu sei. L’essere è presente ma non vi è pensiero. Se in quel momento diventi consapevole, attento, il sesso può diventare una porta verso il divino. E se sai rimanere cosciente in quel momento saprai rimanere cosciente anche in altre esperienze. La consapevolezza diventa parte di te. Allora anche mangiando, camminando, facendo qualsiasi lavoro continuerai a portare con te questa consapevolezza.

Tramite il sesso la consapevolezza ti ha toccato nel profondo, è penetrata in te. Adesso puoi continuare a portartela dentro. E quando diventi meditativo giungi a realizzare un fatto nuovo: non è il sesso a darti la beatitudine, non è il sesso che ti dà l’estasi. È piuttosto uno stato della mente privo di pensieri e il coinvolgimento totale nell’atto che ti rendono beato.

Una volta che lo capisci avrai sempre meno bisogno del sesso, perché quello stato della mente – quando è senza pensieri – potrà essere creato anche al di fuori del sesso. È questo il significato della meditazione. Quella totalità dell’essere può essere creata anche in altre situazioni. Una volta che hai realizzato che la stessa cosa può succederti indipendentemente dal sesso, ne avrai sempre meno bisogno. Verrà il momento in cui il sesso non sarà più un bisogno.

Ricordati: nel sesso dipendi ancora dagli altri, nel sesso rimane sempre un legame, una schiavitù. Ma una volta che sai creare questo fenomeno orgasmico totale senza dipendere da nessun altro, una volta che è diventato la tua sorgente interiore, sei libero, sei indipendente.

È questo che si vuol dire quando in India si afferma che solo un brahmachari, solo un essere totalmente casto può essere libero, perché ora non dipende da nessuno.

La sua estasi è solo sua.

Con la meditazione il sesso si dissolve, ma non è una distruzione di energia. L’energia non si distrugge, cambia solo la sua forma. Ora non è più sessuale.

E quando la forma non è più sessuale allora si comincia ad amare.

Perché di fatto una persona sessuale non sa amare. Il suo amore può essere soltanto uno spettacolo, solo un modo per raggiungere il sesso. Una persona sessuale usa l’amore come una tecnica per ottenere del sesso. L’amore non è che un mezzo. Una persona sessuale non può veramente amare, può solo sfruttare l’altro, e l’amore diventa solo un pretesto per avvicinarsi all’altro.

Una persona che è diventata non sessuale, in cui l’energia scorre all’interno, diventa la fonte stessa della sua estasi. La sua estasi è solo sua.

Una persona così amerà per la prima volta. Il suo amore sarà una grazia continua, una costante condivisione, un costante donarsi.

Ma per arrivare a quel punto non bisogna essere contro il sesso. Bisogna accettarlo come un fenomeno della vita, della vita secondo natura. Entra nel sesso, ma con sempre maggiore consapevolezza.

La consapevolezza è il ponte, il ponte d’oro da questo mondo a quell’altro, dall’inferno al regno dei cieli, dall’ego al divino.

 

tratto da

La mia via: la via delle nuvole bianche

Edizioni Mediterranee

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DALLA GRAVITÀ ALLA GRAZIA

 

 

Entrambe queste dimensioni ti appartengono, coesistono in te: esiste il corpo, che è la porta aperta sul mondo, ed esiste la consapevolezza, la porta aperta sul divino. Ma tu conosci una sola porta. Non hai mai aperto l’altra – resta sempre chiusa, non solo, proprio perché non l’hai mai aperta, non hai mai cercato di aprirla, l’hai completamente dimenticata. Eppure esiste.

Gli scienziati, i biologi, affermano che solo metà della tua mente è in funzione. L’altra metà non è attiva. È difficile per la biologia spiegare perché metà della mente non funzioni. Sembra sia qualcosa di inutile: con un’operazione chirurgica la si potrebbe asportare, e tu non ne sentiresti la mancanza. Non viene affatto usata… non hai mai usato quella metà della tua mente.

La scienza è tuttora incapace di chiarire questo fatto, e gli scienziati continuano a dire che si tratta solo di un’escrescenza dovuta al caso. Questa non è una spiegazione scientifica. La scienza continua a relegare molte cose all’interno della legge della casualità. Tutte le volte che non riesce a spiegare qualcosa, la scienza l’ascrive al caso… un’escrescenza inutile. Dietro a questa realtà deve esserci però una causa. Una spiegazione esiste: si dice che nel passato, a un certo stadio della storia dell’umanità, questa parte del cervello venisse usata, ma che in seguito ne abbiamo scordato la funzione.

Un’altra spiegazione è questa: a un certo stadio della sua futura evoluzione, l’uomo avrà bisogno di quella parte del cervello, ma noi non abbiamo ancora scoperto il modo di usarla.

Sono le due sole spiegazioni scientifiche, ed entrambe sono vere.

Nel mondo sono esistite civiltà che hanno usato questa parte della mente, la parte del cervello che ora non funziona: alcuni individui l’hanno usata. Un Buddha, un Gesù, un Krishna, non hanno un cervello più grande del tuo. Essi non sono semplicemente più intelligenti di te, sono individui completamente diversi: usano un tipo di intelligenza diverso. Non si tratta di una differenza di gradi: è una differenza qualitativa, non quantitativa.

Un Krishna, un Cristo, non sono solo più grandi di te quantitativamente, niente affatto. Un Einstein è quantitativamente più grande di te, ma la differenza è solo di qualche grado: egli ha una mente portentosa, è un gigante. Nei suoi confronti, tu sei un bambino.

Ma un Buddha non è solo quantitativamente diverso, non ha solo una grande mente: Buddha ha una mente differente. La sua mente non può essere comparata alla tua. Un Einstein può essere comparato alla tua mente: forse tu hai una mente piccola, lui ne ha una più grande, ma entrambi siete sullo stesso sentiero. Tu puoi essere molto indietro… ma il sentiero è lo stesso.

Einstein vive insieme a te, sullo stesso sentiero, e ti guida verso la vetta. Tu puoi essere la valle, lui può essere la vetta, ma tra di voi esiste un rapporto: siete sullo stesso piano.

Un Cristo, un Krishna, sono completamente diversi. Essi usano qualcosa che tu non usi affatto. Essi usano una porta diversa: non guardano il mondo partendo dal corpo. Essi guardano l’esistenza partendo dalla consapevolezza. Non ti incontrano tramite il corpo, bensì attraverso la consapevolezza.

Questa è la seconda porta. E noi in questo ashram ci interessiamo alla seconda porta e a come aprirla.

Il primo requisito, fondamentale, è creare una distanza tra te e il tuo corpo. È necessaria una distanza, altrimenti non puoi compiere quell’inversione della coscienza. Per farlo, occorre uno spazio: crea una distanza!

E quando l’attaccamento, l’attrazione, spariscono, accade quella conversione di energia: per la prima volta incontri, all’interno del tuo essere, un’altra porta.

Gesù dice: “Bussa, e la porta ti verrà aperta”. Di quale porta sta parlando? “Bussa, e la porta ti verrà aperta”. Che porta? Sta parlando di questa porta: allontanati dal corpo e all’improvviso ti troverai di fronte a una porta che non avevi mai visto. E questa porta non è chiusa a chiave.

Il corpo è solo una porta. Osservalo, ma non continuare a ripetere che il corpo è sporco: dirlo non serve. Non continuare a ripetere che il corpo è brutto: se lo ripeti, dimostri semplicemente di non sapere che il corpo è realmente qualcosa di sporco. Per questo lo ripeti. Attraverso la ripetizione, cerchi di creare una forma di autoipnosi. No, io non ti do questi suggerimenti per creare un’autoipnosi, quindi non dire «a parole» che il corpo è sporco.

Non credere mai a chi ti insegna queste cose: non credere! Cerca solo di scoprire se egli ha ragione oppure torto.

Lìmitati a sentire il tuo corpo dall’interno. Parti dalla testa e scendi verso il basso. Percepisci tutto il tuo corpo, e all’improvviso diventerai consapevole che ciò che dicono le Upanishad è verità, una verità estremamente preziosa.

E la verità è in se stessa qualcosa di eterno. In questo caso, non dovrai più ripetertelo: la verità di per se stessa è eterna. Se vedi un diamante, ti senti attratto, spinto ad avvicinarti… se all’improvviso ti accorgi che non è un diamante, ma un semplice sasso, quella spinta scompare: il movimento si arresta.

Se ti senti attratto verso il corpo (e ricorda: tutti ne siamo attratti), siine consapevole. Come sai di essere attratto dal corpo? Forse consciamente non l’hai mai sentito, ma se sei attratto dal corpo di un’altra persona è la prova che sei inconsapevole di quello che è il corpo .

Se ti senti attratto verso il bel corpo di un uomo o di una donna, questo dimostra che non sai cosa sia il corpo: se qualcuno ti attrae, questo dimostra che ancora non hai conosciuto il tuo stesso corpo.

Altrimenti, nessun corpo può essere attraente. Se conosci il tuo corpo e la sua realtà, tutta questa attrazione scomparirà all’improvviso. A quel punto tutto questo mondo formato di corpi diventa falso. Tu non ne sei più attirato; ogni attrazione scompare e tu non graviti più verso i corpi. La forza di gravità scompare, ed entra in funzione una nuova legge.

Se sei attratto dai corpi, sei attratto dalla materia. Se questa attrazione persiste, verrai sempre di più attratto dalla materia. Il sesso, la riproduzione biologica, non sono altro che questo: si continua a riprodursi… i corpi aumentano sempre di più, sempre di più, sempre di più, e tu continui a essere attratto dalla materia.

Quando sei attratto da un bel corpo, maschile o femminile, verso cosa sei attratto?

Se lo domandi al biologo, ti dirà che sei attratto da particolari ormoni, da certe sostanze chimiche: un corpo femminile crea dentro di sé particolari ormoni, continuamente. Questi ormoni producono la spinta, e tu vieni attratto dalla donna: esiste uno stimolo sottile, di natura chimica.

Se sei attratto verso i corpi, sappi che non hai conosciuto affatto il tuo stesso corpo. Cerca quindi di conoscerlo: non prestare fede a ciò che si dice nei testi sacri. Limitati a entrare dentro di te e a scoprire la verità. Osserva, analizza, cerca di scoprire in che cosa consiste il tuo corpo, di quale essenza è fatto. Se riesci ad avere il coraggio sufficiente per conoscere la verità sul tuo corpo, una legge si dissolverà, e tu entrerai in un mondo governato da una forza diversa.

La gravità è una forza: la gravità implica l’essere spinti verso il basso. La grazia è un’altra forza: la grazia implica l’essere spinti verso l’alto. Quando non sarai più sotto l’azione della gravità, ti ritroverai nell’ambito della grazia.

Cerca quindi di scoprire la vera essenza del corpo. Così l’attaccamento sparisce e il sesso diventa privo di significato. Allora l’attrazione verso i corpi non c’è più, e tu entri nel mondo di un’altra dimensione, di un’altra legge, quella della grazia: sei spinto verso l’alto e all’interno di te stesso… e così ti apri al divino.

 

tratto da

Tanta, amore e meditazione

NSC Editore

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IN MEDITAZIONE SUL CAMPO

Swami Prem Agam ci racconta di come è nato lo zennis, un approccio innovativo che combina gioco e consapevolezza.

 

 

Quattordici anni fa Osho era nel suo world-tour e io da Maui, nelle isole Hawaii, ne seguivo gli spostamenti. La notizia che si era stabilito a Bombay non mi aveva proprio entusiasmato, ma non appena scoprii che era tornato a Pune, nell’ashram di Koregaon Park, dentro di me si accese la luce e subito decisi di andare in India per stare con il mio amato maestro.

A Maui davo lezioni di tennis e avevo così messo da parte un po’ di soldi, ma come potevo fare per restare vicino al maestro il più a lungo possibile? Mentre giravo con la mia moto, ammirando il paesaggio tropicale, il mare, il cielo di Maui, arrivò l’idea che aspettavo: perché non portarmi la racchetta e dare lezioni di tennis ai ricchi indiani? L’idea mi sembrò perfetta e così partii subito per l’India pieno di speranze sognando grandi successi.

Una volta arrivato a Pune, la realtà si rivelò subito ben diversa: non solo i campi da tennis indiani erano perlopiù in condizioni inenarrabili, ma soprattutto le poche persone interessate alle mie lezioni non erano disposte a pagare più di qualche rupia.

Un pomeriggio, mentre tornavo all’ashram con il risciò, totalmente frustrato nelle mie ambizioni e nei miei sogni di successo, mi venne un’idea improvvisa: “Voglio insegnare tennis ai sannyasin, nell’ashram!”

Così scrissi immediatamente una lettera a Osho parlandogli della mia idea e, con mia grande sorpresa, appena due giorni dopo ebbi la risposta. Osho mi mandava a dire che la mia idea era molto buona e aveva la sua approvazione, ma che il momento non era ancora quello adatto: tutti eravamo impegnati a rimettere in piedi l’ashram, che negli anni della sua assenza era stato molto trascurato.

Ero molto emozionato di aver ricevuto una risposta da Osho, soprattutto perché la mia idea gli era piaciuta; mi era chiaro che per il momento bisognava aspettare e così mi misi a lavorare all’Osho Times italiano e per un po’ non pensai più al tennis.

Non per molto: pochi mesi dopo, insieme a un sannyasin cecoslovacco, Swami Paribuddha, tornai a parlarne alla segretaria personale di Osho e due giorni dopo, con nostra grande gioia, Anando ci disse che Osho aveva dato il suo OK e che il progetto poteva cominciare a prendere corpo.

Potete immaginare la mia eccitazione! L’inizio non fu per nulla facile, avevamo individuato il posto adatto: la proprietà di un ricco indiano che aveva sempre sognato di realizzare sui suoi terreni un circolo di tennis in stile occidentale. Dopo lunghi e laboriosi accordi si iniziò a costruire, ma col passare del tempo ci si rese conto che il progetto non poteva funzionare.

Dopo questa grande delusione e il susseguente momento di panico, ci accorgemmo che l’esistenza si era già presa cura di tutto: la Comune aveva acquistato una proprietà confinante sulla quale sarebbero ben presto sorti la piscina, i campi da tennis e splendidi giardini; in breve tempo, soprattutto considerando che eravamo in India, potemmo inaugurare Basho, il “Club Meditation”.

Nel frattempo era arrivato a Puna un giocatore professionista tedesco, Peter Spang, subito diventato Sw. Niket. Era stato il n. 250 della classifica mondiale ATP, ed era arrivato a quel livello in una maniera molto interessante: aveva iniziato a praticare un esercizio di attenzione consigliato da Timothy Galway, nel libro The Inner Game of tennis e questo lo aveva fatto salire di quattrocento posizioni in soli 6 mesi. Nessuno di più adatto quindi col quale collaborare per mettere insieme il programma dello zennis e organizzare i primi gruppi.

L’idea era quella di unire sport e meditazione, di creare più consapevolezza, attenzione, centratura nel gioco del tennis; osservando i condizionamenti, le emozioni, le parole, i pensieri che ci accompagnano sempre anche quando giochiamo a tennis; sperimentando metodi per andare aldilà delle paure, delle insicurezze e del panico che proviamo quando ci sentiamo osservati e giudicati.

Fu un periodo davvero esaltante: avere la possibilità di creare insieme a un professionista esercizi di consapevolezza e centratura, e soprattutto condividere le esperienze, i momenti belli e quelli più difficili.

I primi gruppi sono stati veramente un grosso successo e soprattutto molto divertenti. Era bellissimo vedere l’espressione di gioia dei partecipanti, quando scoprivano che non era necessario essere seri e concentrati al massimo per giocare al meglio delle loro possibilità; o quando, in un momento di consapevolezza riuscivano a risolvere un problema tecnico che li aveva afflitti per anni. Quando non c’erano i gruppi, Niket e io eravamo prenotatissimi per le lezioni private, insomma un vero successo. Ma soprattutto ci divertivamo, facevamo divertire gli altri e la consapevolezza aumentava: un’accoppiata vincente.

Ma, come ognuno di noi sa fin troppo bene, tutto cambia, tutto si trasforma e si evolve, e dopo circa un anno sentii il bisogno di tornare in Italia, di tornare nel mondo.

Solo pochi giorni dopo il mio arrivo a Torino, due amici che avevo conosciuto in un gruppo qui a Pune mi presentarono al coach di alcuni tra i migliori giocatori italiani. Gli parlai del mio lavoro con lo zennis spiegandogli di come si occupasse soprattutto della parte mentale e psicologica del tennis, lui mi guardò negli occhi e disse: “Ti stavamo aspettando”. Potete capire la mia sorpresa. Non capita tutti giorni di arrivare da Pune e sentirsi dire, da un perfetto estraneo, che ti stava aspettando per farti fare il solo lavoro che ti piace veramente!

Morale della favola, ho iniziato a lavorare con alcuni dei più forti giocatori italiani del momento. Alcuni erano molto eccitati all’idea, altri erano un po’ scettici; comunque abbiamo iniziato a fare dinamica e kundalini tutti i giorni, esercizi di centratura durante le ore di gioco ed è stato veramente molto interessante. E divertente anche, come quella volta in cui durante la fase della catarsi della dinamica, due signore sono fuggite dall’adiacente spogliatoio femminile, mezze vestite e mezze no, spaventate dalle “urla disumane” che provenivano dalla palestra.

Ho lavorato con quei tennisti per circa quattro mesi, e tutti in un modo o nell’altro sono stati toccati dalla diversa qualità del lavoro che facevamo. Le tecniche, gli esercizi, le meditazioni, e il lavoro di consapevolezza sul campo, tutto portava a entrare in contatto con se stessi, a osservarsi, a vedere spesso anche cose non sempre piacevoli e positive, e questo talvolta provocava difficoltà; per loro poi era difficile accettare di fare qualcosa di veramente diverso. Quello che inconsciamente speravano era che io avessi una formula magica che gli permettesse di ottenere il loro scopo principale, che era quello di giocare a tennis nel miglior modo possibile, di vincere sempre, senza però dover cambiare qualcosa di se stessi e delle proprie abitudini.

Questa atmosfera e la forte nostalgia che cominciavo a sentire per l’energia di Osho e il mondo dei sannyasin, mi portarono ben presto a decidere di smettere, e così dopo aver salutato i miei amici tennisti e quel coach così coraggioso, me ne andai a insegnare tennis ai sannyasin di Colonia.

Le cose andarono subito molto meglio, e anche se i miei allievi erano quasi tutti dei principianti – e non dei campioni o delle giovani promesse – capivano davvero il mio linguaggio: erano pronti a osservarsi, a cambiare, a rischiare, a trasformare l’inconsapevolezza in consapevolezza.

D’altra parte, anche se avevo molto successo con le lezioni di zennis, scoprii che la Germania non è proprio il mio posto ideale per vivere, e così, per uno strano caso della vita, sono tornato a Maui, il luogo da cui ero partito pieno di speranze qualche anno prima.

È nata proprio lì l’idea di scrivere un libro sullo zennis: Lo zen e l’arte di giocare a tennis, che raccoglie tutte le esperienze fatte in questi anni e cerca di condividere, con chiunque fosse interessato, il messaggio di Osho applicato al gioco del tennis: rilassamento, centratura, consapevolezza del corpo e della mente e soprattutto divertirsi senza prendere le cose troppo seriamente.

Mentre scrivo queste note, sono a Pune di nuovo a… indovinate cosa? A dare lezioni di zennis a miei amici sannyasin, a godermi l’energia del buddhafield e ad ascoltare le parole del maestro che poi ispirano le mie lezioni.

Quando siamo centrati, presenti e consapevoli dei pensieri, delle emozioni e del corpo, nella vita siamo tutti dei buddha e sul campo da tennis siamo tutti dei veri campioni.

 

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PERSONAL FENG SHUI

di Viram

Un esperto di Feng Shui spiega il suo approccio personale a questa antica forma d’arte cinese

 

 

È successo a Hong Kong. Un uomo d’affari si era rivolto a me per farsi arredare l’ufficio in base ai principi del Feng Shui con lo scopo di migliorare la situazione finanziaria della sua società. Dopo aver parlato con lui per un po’, fu chiaro che la maggior parte delle decisioni che riguardavano gli affari venivano prese a casa sua, ancor prima di andare in ufficio, e così suggerii di iniziare dalla casa. Andammo a casa sua; era arredata con evidente buon gusto, ma era anche chiaro che il mio cliente non aveva praticamente alcun legame con i dipinti e gli altri oggetti artistici che decoravano le stanze. C’era ricchezza, ma questa non dava alcuna sostanza alla sua vita. C’erano oggetti artistici di valore, ma sembrava più una vetrina che una situazione dove questa bellezza artistica potesse aiutarlo e nutrirlo nella vita di tutti i giorni, e negli affari.

 Quando glielo feci notare, lui capì subito e così si creò fra di noi un’immediata fiducia. Mi diede spontaneamente le chiavi di casa, dicendomi che si trasferiva in un albergo fino a quando non avessi finito.

 Mi ci vollero due giorni. Creai degli spazi vuoti, che danno una sensazione di rilassamento, in cui potesse passare del tempo, semplicemente sedendo da solo con se stesso quando ne aveva voglia – una maniera importante per ricaricarsi in previsione di giornate impegnative.

 Allo stesso tempo, volli trovare una maniera personale per mettere il mio cliente in primo piano, e così gli chiesi di farsi fotografare in un ambiente che suggerisse una naturale abbondanza – andammo in un giardino pieno di fiori di loto, piccole cascate e bambù e lo fotografammo mentre sorrideva tutto felice. La foto fu ingrandita e messa in una posizione di primaria importanza sia nella casa che nell’ufficio. Il solo guardare questa foto tutti i giorni lo faceva sentire in forma e pieno d’energia.

Nei mesi seguenti la sua ditta ebbe sempre maggior successo. E così io iniziai a lavorare con le altre persone di quell’azienda, partendo dal principio che i buoni affari si fanno quando la gente si sente in pace con se stessa e si trova bene nel proprio ambiente.

Questo non è molto comune dal punto di vista del Feng Shui tradizionale – almeno nella maniera in cui viene commercialmente praticato al giorno d’oggi a Singapore Taiwan, Hong Kong e Las Vegas, i posti dove io svolgo la maggior parte del mio lavoro. L’atteggiamento di solito è molto impersonale. Hai problemi di soldi? Chiama l’esperto di Feng Shui e lui cambierà qualcosa nella disposizione della tua casa o del tuo ufficio, seguendo regole fisse che hanno poco o nulla a che fare con te personalmente.

Il Feng Shui sta acquistando molta popolarità in Occidente e la maggior parte delle persone conosce solo due angoli – l’angolo dei soldi e quello dell’amore – in un sistema a otto angoli che influenza l’ambiente di una stanza o di una casa. Pensano che se seguono le regole fissate per questi angoli, i soldi arriveranno abbondanti e l’amore fiorirà! Questi sono gli aspetti enfatizzati dalla maggior parte dei libri sul Feng Shui – la ragione principale del loro successo – dopotutto, chi non desidera amore e soldi?

Ma per me il Feng Shui non funziona così. Questo antico sistema ha molto di più a che fare con la creazione di un senso generale di equilibrio e armonia, tutti questi aspetti – amore, famiglia, soldi, conoscenza, carriera, fama e persone che ti aiutano – sono parte integrale di un sistema equilibrato. Non si può semplicemente sottolineare un aspetto particolare, perché è molto probabile che in questo modo si creino solo uno squilibrio e un antagonismo maggiori.

Proprio come nell’agopuntura: se hai mal di testa e vai da un buon agopuntore, questo non si limiterà a metterti degli aghi nella testa – magari la testa non verrà neppure trattata – bensì cercherà di ristabilire un equilibrio nell’intero corpo, fra tutti i diversi organi, risolvendo e correggendo così indirettamente il problema del tuo mal di testa.

Val la pena di considerare le origini del Feng Shui. In cinese feng vuol dire vento e shui acqua, e così questo sistema prende nome dalle due maggiori forze che modificano la terra cambiando il paesaggio. Questo perché in origine veniva usato per le sepolture, per trovare il punto migliore dove seppellire gli antenati, e quindi si occupava unicamente di spazi aperti.

Successivamente si sviluppò come una scienza per creare i giardini e gli spazi abitativi più appropriati, includendo anche la casa stessa. Ai giorni nostri, riflettendo il cambiamento di valori e di priorità, si occupa soprattutto della casa e dell’ufficio. E come tutti i sistemi tende a diventare più rigido con il tempo.

La maggior parte degli occidentali che si occupa di Feng Shui sembra avere una formazione cattolica, e così le informazioni date riflettono un punto di vista piuttosto rigido sull’amore, le relazioni, il matrimonio e gli affari. Anche questo crea un sistema fisso, un approccio del tutto impersonale ai vari problemi e istanze, facendo diventare il Feng Shui una specie di religione formale. L’esperto viene visto come una specie di prete, come uno stregone che risolve tutti i tuoi problemi con la bacchetta magica.

Nel mio lavoro, le regole tradizionali del Feng Shui sono al servizio dell’individuo. Il Feng Shui è lì per servirti, non il contrario. Se hai un’auto, ce l’hai per tua comodità, non diventi certo il suo servo. Così all’inizio di ogni sessione io chiedo sempre alle persone di parlarmi della loro vita, di quanto tempo passano a casa, di cosa significano per loro armonia ed equilibrio, di quali colori e forme preferiscono, di cosa trovano utile e tonificante, e così via. Aiuto anche a capire che la vita ha i suoi cicli, i suoi alti e bassi. C’è un tempo per ogni cosa, compresi gli affari. Ci sono momenti in cui sei follemente innamorato, ma poi le cose si calmano. Fai parte di un universo che ha alte maree e riflussi; non può essere sempre su su su

Appena le persone iniziano a capire questo naturale stato di cose, gran parte del loro stress inizia a sparire. Un’altra differenza è che io non mi atteggio a risolutore: “Io farò il Feng Shui per te e tutti i tuoi problemi saranno risolti”. Occorre che le persone si prendano le loro responsabilità. L’arte di essere felici va molto aldilà del semplice considerare ciò che ti circonda. Il Feng Shui tradizionale, per esempio, non dà molto peso alle emozioni, ai sentimenti, al cuore. È unidimensionale, e in questo modo tende a incoraggiare comportamenti del tipo: “Mio marito ha un’amante, ma lasciamo perdere i miei sentimenti feriti, chiamiamo subito l’esperto di Feng Shui per risolvere il problema…”

Io ho così sviluppato un diverso approccio, creando sessioni di Feng Shui personalizzate che hanno nove stadi e possono durare fino a 4–5 ore:

 

 

1 MEDITAZIONE

Mi piace iniziare con un’esperienza diretta di meditazione. Di solito siedo in silenzio con il mio cliente per 15-30 minuti.

 

 

2 QUADRO ENERGETICO GLOBALE

Valutazione della situazione fisica, emozionale e mentale insieme alle abitudini di vita collegate.

 

 

3 MODI PER CENTRARSI

Come puoi diventare più centrato in te stesso.

 

 

4 IL FENG SHUI DEL CORPO

Non sono solo le stanze e le case a obbedire alle leggi del Feng Shui. Puoi anche osservare il «paesaggio» del tuo corpo.

 

 

5 MOVIMENTO

Ho scoperto che la pratica regolare del Qigong è più efficace dell’aerobica per mantenere l’equilibrio psicofisico.

 

 

6 CIBO E DIETA

Il cibo è nutriente quando è ben accettato dal corpo: una buona dieta include modi di cucinare diversi, con uso di erbe e spezie.

 

 

7 VESTIRSI FENG SHUI

Imparare a scegliere gli abiti più adatti alle diverse situazione, in base a design, colori e tessuti,

 

 

8 VIAGGI

Suggerimenti su mete propizie per viaggi d’affari o di piacere, nei diversi mesi e anni basate su una particolare forma di astrologia giapponese Ki a nove stelle.

 

 

9 ARTE

Mi piace usare l’arte moderna come un ulteriore strumento Feng Shui, per accentuare le qualità di una stanza o di una casa.

 

 

Questo è il sistema che presento ai miei clienti ancora prima entrare in una casa.

Io vedo la casa come l’estensione di una persona, e questa è la chiara differenza fra il Feng Shui tradizionale e il tipo di approccio che offro io.

Talvolta, seduto con una cliente nel suo soggiorno, posso dire: “Si dimentichi il Feng Shui. Senta… le basta sentire tutto ciò che la circonda. E si ricordi che ogni oggetto emana una certa energia, e così è importante che lei senta questa connessione. Tutto quello che non è connesso con lei diventerà prima arido e poi «avariato». Proprio come succede con il cibo, lo stesso capita agli oggetti materiali”.

La maggior parte delle persone ha in casa un buon numero di oggetti d’arte, in certi casi anche molto costosi, e quello che spesso scopre è che questi oggetti non danno alcuna emozione. Ecco perché io comincio col personale, passando dal corpo alla casa: questo rende più facile per i clienti capire cosa va davvero bene per loro nell’ambiente circostante che si sono creati.

È di nuovo come nel caso del cibo: devi stare attento a ciò che prendi dall’esterno. Per esempio quando tengo lezioni di Qigong la mattina presto dico ai partecipanti: “Qualsiasi tipo di cibo o bevanda prendiate adesso, dopo aver mosso il vostro corpo in questi esercizi, avrà un impatto molto forte sul vostro organismo. Volete bere del caffè? Io non sono contrario al caffè, ma non è molto intelligente berlo per prima cosa subito dopo il Qigong.

Uso il corpo come un esempio per aiutare i clienti a vedere le loro case come degli organismi viventi, invece che semplicemente come quattro mura con dello spazio dentro. Quando le persone entrano in sintonia con questo approccio, perlopiù si accorgono che hanno usato mobili e oggetti d’arte per riempire dei vuoti. Sono cose che vedono ogni giorno, e che influenzano in continuazione i loro stati d’animo, ma in realtà non danno loro alcun nutrimento. Appena si raggiunge questa consapevolezza, la qualità di ciò che viene comprato per arredare case e uffici cambia in maniera sostanziale.

Usare il Feng Shui in un ambiente d’affari può sembrare più impersonale e fisso, ma in realtà non lo è. Per esempio, una ditta per cui ho lavorato a Singapore vende cibi, così ho sottolineato l’elemento terra nel loro logo e nei biglietti da visita, utilizzando simbolismi o addirittura foto di cibi. Ho creato l’immagine di un suonatore di tamburo – un altro simbolo molto terreno – per una catena di ristoranti, ed è piaciuta così tanto che i clienti alla fine del pasto si portano a casa i menù. Ancora una volta la cosa principale è essere creativi piuttosto di seguire solo la tradizione.

Forse la differenza principale fra il mio approccio e quello tradizionale nasce dall’influenza di Osho nel mio lavoro: nessun libro di Feng Shui parla di meditazione, e secondo me è una mancanza davvero grave, perché così il Feng Shui può solo riflettere la mente, mentre la bellezza e l’intensità sono un prodotto della non-mente.

L’ottanta per cento circa dei miei clienti ha video o nastri di Osho a casa propria, sta quindi introducendo la meditazione nella propria vita. Quando le persone iniziano a diventare sensibili agli elementi distintivi di ciò che vogliono intorno – invece di sopportare, senza nemmeno accorgersene, quello che c’è già – allora la porta verso la meditazione inizia ad aprirsi naturalmente. Questo è il momento in cui una persona inizia veramente a fiorire, quando capisce che la meditazione è il lusso più grande e il nutrimento più profondo che sia possibile concedersi.

 

Viram, nato in Olanda, ha fatto miriadi di cose nella sua vita: il giocatore di calcio, il ballerino classico con il Royal Institute for Ballet di Antwerp, lo studioso di medicina orientale e arti marziali ( agopuntura, Feng Shui e Qigong ). Sei anni fa ha incontrato Osho e ora alterna la sua attività professionale di consulente Feng Shui con lunghi soggiorni a Pune dove guida una varietà di gruppi.

 

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