2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA
Tutti i Centri di Osho divisi per regione
Fuori e
dentro
Più le
notizie lampo dell'ultimo minuto.
Il 1999
segno per segno
L'oroscopo
da qui al 2000 con la carta guida scelta dai Tarocchi Zen di Osho.
13 IL MAESTRO
La noia, il buddha, il bufalo
La vita è
fatta di novità. Non ce ne accorgiamo perché viviamo seguendo ruoli
stereotipati. Ecco perché ci annoiamo.
18 IL MONDO
Il lungo
ritorno
Alle origini
delle tossicodipendenze e il ruolo della meditazione sulla lunga via per
liberarsene.
22 Un
nuovo millennio è alle porte
A due passi
dal 2000 sorgono dubbi e speranze.
Osho
descrive i valori di una nuova umanità possibile.
28 IL MONDO
Sulla
fatidica data
Una
riflessione, un gioco di fine secolo.
30
Osho Tribute 2000
È iniziato
il conto alla rovescia del festival.
32
La nuda
verità di Indivar
Il ritorno a
Pune, dopo tanti anni, di un vecchio saggio - un
terapista che non fa terapia - ha spinto Sarjano a
un'intervista che gli è rimasta nel cuore.
38 IL MONDO
L'Osho Buddhafield inglese
Un nuovo
centro di Osho residenziale sta prendendo forma in Inghilterra.
40 IL MAESTRO
La cecità
della mente
Solo la
consapevolezza ti porta a vedere con i tuoi occhi la realtà ultima di te stesso
e dell'universo.
44 IL CUORE
Il corpo di
un buddha
Parla Amrito, il medico personale di Osho, che l'ha seguito per
tanti anni.
50 TUTTE LE STELLE
Il tuo
oroscopo di gennaio.
52
Tutti i
libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il
rilassamento.
. . . . . . . . . . . . .
. . . . .
OSHOTIMES
INTERNATIONAL
DENTRO E FUORI
1998: un
anno di regali
Bisogna proprio parlare di regali quando si parla
di libri di Osho. Soprattutto se si guarda il grande lavoro grafico, la fine
qualità di stampa, l'elegante copertina rigida con i suoi colori armoniosi, e gli
interni artistici dei libri di Osho in inglese che da un po' di tempo stanno
uscendo con buona frequenza con il marchio Rebel Publishing House. Il '98 ha visto la pubblicazione di una
nuova ricca serie di traduzioni dall'hindi finora
inedite in inglese, come pure di alcune ristampe di libri da tempo introvabili.
È il caso per esempio di Glimpses of a Golden Childhood (alla terza edizione), dove Osho racconta di sé,
della propria infanzia, della propria ricerca del vero. Poco prima era invece
uscita una novità Hidden Mysteries
che, tradotto dall'hindi, è la raccolta di discorsi
di Osho sui misteri e il significato di templi, statue, luoghi sacri, mantra e astrologia.
A gennaio '98 è uscita la ristampa di When the Shoe Fits,
i commenti alle storie di Chuang Tzu,
maestro taoista. E poi via via
altri regali: The Supreme Doctrine, discorsi sulle Kenopanishad, le antiche scritture contenute nei Veda. The Path of Love, discorsi su Kabir,
mistico e poeta indiano del 1400, famosissimo per le sue massime ormai patrimonio
della saggezza popolare.
The Path of Meditation, traduzione dall'hindi
di risposte a domande dei discepoli durante un campo di meditazione tenuto da
Osho a Mahabaleshwar, in India. Showering
without Clouds, traduzione
dall'hindi dei discorsi su Sahajo,
mistica illuminata rajastana del
The Message Beyond Words, col sottotitolo di
"Dialogo col Signore della Morte" è la traduzione dall'hindi dell'o-pera che raccoglie i commenti di Osho alla Kathopanishad, l'antica scrittura indiana sul tema della
morte.
The Book of Secrets,
ovvero i commenti al Vigyan Bhairav
Tantra che raccoglie le 112 tecniche di meditazione
di Shiva, è alla terza edizione dal look rinnovato. A
Bird on the Wings, che è la
ristampa di Roots and Wings,
e contiene discorsi di Osho sullo Zen.
Books I bave Loved è alla seconda edizione; qui Osho parla a pochi
intimi ami-ci dei libri da lui più amati.
Anche Guida Spirituale è alla seconda edizione e
contiene i discorsi su un misterioso documento chiamato Desiderata.
From Unconsciousness
to Consciousness, che
raccoglie i primi discorsi di Osho nell'84 dopo il suo lungo silenzio durato 3
anni, è alla terza edizione.
Secret of Secrets è
uscito nel `98 per la prima volta in un unico volume. E sul Tao e contiene i
commenti al "Segreto del Fiore del d'Oro".
E infine Ancient Music
in the Pines, una affascinante raccolta di discorsi
su aneddoti Zen è ora alla seconda edizione.
Un'annata ricca di regali, quindi, considerando
anche che ogni ristampa ha, oltre ai testi meticolosa-mente controllati, una
nuova grafica interna e una nuova meravigliosa copertina.
Per il '99 sono in cantiere tante altre novità e
ristampe. L'Osho Times italiano vi terrà aggiornati
mese per mese.
Meditazione
come "prodotto locale"
La quinta edizione della "Mostra
dell'artigianato e dei prodotti locali," organizzata dall'Associazione
Commercianti del Comune di Schio 1'8 novembre scorso, ha visto la presenza
della meditazione nell'elenco dei prodotti locali.
Lo si deve all'impegno di alcuni centri di
meditazione di Osho tra cui quelli di Schio, Bergamo e Bolzano.
"Avevamo a disposizione un'intera piazzetta –
dice Ma Gandheri dell'OMC di Schio – dove per l'intera
giornata sono state offerte minisessioni di cromopuntura,
shiatsu, reiki, tarocchi. Alle 17.30 poi, abbiamo
coinvolto il pubblico in una No-Dimension Meditation e abbiamo concluso questa bella giornata con una
«meditazione della risata» generale."
Osho
Festival 99: una manifestazione europea a Colonia
EUROPEAN OSHO Festival 99
È iniziato il conto alla rovescia! Sono stati
fatti i primi passi verso l'European Osho Festival
`99 di Colonia, in Germania. Dall'11 al 13 giugno, sannyasin
e amici di tutta Europa faranno una bella celebrazione e meditazione alla
presenza del loro maestro. Ballando e cantando, mangiando e bevendo, con
abbracci e chiacchiere, dove risate e lacrime daranno corpo al ritrovarsi e
fondersi insieme.
Il grande party avrà luogo sabato sera presso il
"Sartori Halls"
di Colonia, vicino all'Osho Uta Institute,
e inizierà con una meditazione Kundalini alle 17.00.
Dopo
Il prezzo per l'intero weekend è di 130 DM se ti
prenoti entro il 15 aprile ‘99. Il prezzo include tutti gli eventi, le
manifestazioni, le meditazioni, da venerdì sera a domenica pomeriggio.
Notizie
flash dall'Osho Commue di Pune
Ma Jivan Mary e Ma Aneesha sono le co-direttrici del
nuovo dipartimento che ora ha l'uso esclusivo di Meera
Barn. Questo spazio si aggiunge al nuovo atellier all'aperto di pittura, ceramica e scultura. Tra le
varie novità del dipartimento c'è tutta una serie di nuovi workshop e un
appuntamento fisso col divertimento, dal titolo "Showtime!",
che ogni venerdì sera offre a un pubblico di affezionati una miscela di teatro,
danza, musica, canto, cabaret... Negli ultimi mesi l'ufficio stampa della Comune
ha raccolto una serie di successi attirando l'attenzione dei media con proposte
come la "meditazione kundalini on line" su
internet o inviando il libro di Osho "The Book of Secrets"
a Bill Clinton per aiutarlo
a trovare una meditazione che porti la sua energia sessuale a nuovi livelli...
Quest'ultima iniziativa è stata
bene accolta dalla Segreteria della Casa Bianca che ha fatto pervenire a Pune un biglietto di ringraziamenti.
L'ufficio stampa ha inoltre accolto giornalisti di
varie testate come il tedesco Bild Am Sonntag, e una troupe
cinematografica delle famose guide turisti-che Lonely
Planet.
Swami Anand
Vimal ha passato parecchi anni a selezionare e a
scrivere le famose irriverenti barzellette di Osho che, prima di lasciare il
corpo, l'ha invitato a compilare una raccolta completa in un libro dal titolo
"Take it Really Seriously". L'opera a lungo attesa vedrà la luce entro
la fine dell'inverno.
L'Osho Center for Consciousness in Organizations ha
suscitato molto scalpore in USA, grazie a una serie di seminari per uomini
d'affari tenuti a Boston, New York e Cape Cod.
La direttrice dell'OCCO, Karuna
(foto) grazie alla collaborazione di Roshani ha anche
preso accordi con la biblioteca della University of Oregon per la creazione di
un archivio su Osho.
SEGNO PER
SEGNO
L'oroscopo
per tutto l'anno di ogni segno zodiacale.
E inoltre la
carta guida, scelta dai Tarocchi Zen di Osho.
I TEMI PER
L'ANNO 1999
Nel 1999 i
contrasti tra le forze della conservazione e le forze di cambia-mento raggiunge
un nuovo picco. La cosa sarà innanzitutto evidente nella difficoltà di trovare
una direzione chiara: la strada più facile sembrerà spesso irresistibile,
attenzione però ai troppi compromessi, perché poi ve ne pentirete. In marzo,
con l'entrata di Saturno in Toro, le forze si polarizzano, rafforzate inoltre
dalla permanenza di Marte in Scorpione. Il conflitto potrebbe arrivare a un
picco in agosto, però si riuscirà a percepire benissimo durante tutto l'anno. E
soprattutto la base materiale delle nostre vite a poter essere scossa in
maniera violenta.
Le forze
della conservazione sono simbolizzate da Saturno in Toro. Il Toro, il cui amore
più grande è il nostro pianeta, la terra, ci mostrerà una nuova direzione;
Saturno assicurerà non solo che ci godremo la vita, qui su questo livello
materiale, ma anche che la tratteremo con responsabilità. Saturno ci insegna
una nuova creatività, che include l'amore e il rispetto per il nostro pianeta.
Però dovremo dire addio alla parte negativa del Toro, il materialismo più
spinto, al quale ci siamo già totalmente abitua-ti. Con Saturno in Toro, Zorba, per poter godere la vita su questa terra, si trova a
dover ricercare un percorso un po' più da buddha.
Le forze
emergenti sono simbolizzate da Urano e Nettuno in Acquario.
Queste
creano dentro di noi la visione di un mondo senza frontiere, nel quale
comprendiamo di essere ami-ci, ci rispettiamo e celebriamo le nostre diversità.
Però per far
crescere amicizia e affetto veri, dobbiamo lasciare dietro di noi le parti
negative dell'Acquario. E cioè l'arroganza dell'intelletto e un estremo
disinteresse per i sentimenti: un atteggiamento da robot che rende impossibile incontrarsi
genuina-mente con gli altri.
In realtà
non c'è problema: si tratta solo di sostituire il materialismo e la mancanza di
cuore con l'amore per la terra e un mondo di amici.
Semplice
vero? Ogni cosa a suo tempo. Ma la domanda è se ne abbiamo ancora – be' speriamo per il meglio!
ARIETE –
Un anno potente. Espansione, creatività, crescita!
Cominci tutto alla gran-de ed è molto più divertente percorrere la campagna con
gli stivali delle sette leghe piuttosto che procedere a passettini
da geisha. Da metà febbraio sino a fine giugno ti accompagnerà Giove – un vero
buon amico, saldo come una roccia – che crede in te e ti dà energia per tutto
ciò che fai.
1ª Decade: Per tutto l'anno sei portato in alto
dall'onda di energia di Plutone, Chirone
e Nettuno! La tua forza adesso è praticamente inesauribile. Non frenarti in
alcun modo, bada solo a non abusare del tuo potere. Guarda gli uomini e le
situazioni con gli occhi del cuore!
2ª Decade: Nel 1999 Urano è il tuo pianeta, ti
inspira con idee sempre nuove e ti regala vivaci sorprese che rendono la tua
vita frizzante ed elegante come lo champagne.
3ª Decade: Fino a marzo sei ancora sotto la
protezione di Saturno, che ti tiene nel qui e ora senza possibilità di sogni o
illusioni. Più tardi, da ottobre, Chirone e Giove ti
daranno così tanta energia e fiducia in te stesso da farti facilmente superare
ogni tuo limite.
TORO – IL MUTAMENTO
Un anno eccitante, con un gran movimento di
influssi diversi, drastici cambiamenti, sfide, contraddizioni! Puoi fidarti
delle tue forti radici e andare così tranquillamente nel centro del ciclone.
Comunica però agli altri cosa ti succede dentro, renditi vulnerabile. Non
nasconderti sempre dietro una faccia sorridente, devi ave-re più fiducia nella
capacità degli altri di amare. Loro ti vogliono bene anche quando non stai
vivendo un buon momento.
1ª Decade: Fino a fine maggio Saturno ti darà
ancora forza e stabilità, poi si tratta – con Nettuno e Giove – di lasciarsi
andare e fluire con l'esistenza. Permettiti di non esse-re chiaro e di non
sapere cosa sta succedendo e dove stai andando.
2ª Decade: Plutone e
Urano porta-no grandi cambiamenti, e ti troverai spesso di fronte all'abisso.
Fatti coraggio e salta! Più spesso lo fai, più sarà facile, così ti sentirai
maggior-mente libero e a tuo agio. Da giugno arriva anche Saturno: c'è
veramente molto da osservare – abbi pazienza.
3ª Decade: Chirone mette
il dito su tante piaghe. Permettiglielo, Chirone è
davvero in grado di guarirti.
GEMELLI
– OLTRE LE ILLUSIONI
Il
1ª Decade: Un piacevole influsso di Nettuno
accarezza la tua anima e ti rilasssa dolcemente. Poi
è molto più facile lasciare le persone – incluso te stesso – e le situazioni
così come sono, e anche goderne.
2ª Decade: Nel 1999 ti è permesso di giocare con
tante nuove possibilità. Inoltre Chirone verificherà
fino in fondo il vero valore dei tuoi ideali.
3ª Decade: Fino a metà febbraio rischi ancora di
arrampicarti sui muri. In seguito, fino alla fine di giugno, hai delle buone possibilità
di realizza-re tutto quello che vuoi. Controlla solo di volerlo veramente.
CANCRO – L'INTEGRAZIONE
Quest'anno passerai attraverso
un pro-fondo processo di guarigione. Quando al tuo interno c'è così tanto che
si sta ristrutturando, ti senti come tirare di qua e di là. Prima ti lasci
andare e subito dopo tiri il freno d'emergenza; fai un grosso balzo in avanti e
poi continui di nuovo a esitare. Dall'e-sterno, all'inizio, non si vede molto,
solamente con l'entrata di Saturno in Toro cominci lentamente a dare una nuova
forma alla tua vita. Puoi metterci tutto il tempo che vuoi.
1ª Decade: Se solo tu potessi smettere di lottare.
Saturno e Giove ti spalleggiano e a poco a poco ti aiuta-no a rilassarti e ad
aver fiducia.
2ª Decade: E l'anno del rinnova-mento. E ora di
cambiare tutto ciò che già da tanto tempo era eccessivo. Il solo problema è che
avevi ormai raggiunto un buon compromesso. Guarda bene la situazione e
considera ciò che ti aiuta a essere ancora di più te stesso. E questo il
sentiero da seguire.
3ª Decade: All'inizio dell'anno non c'è molto
movimento, però si sta preparando qualcosa. In estate poi, grazie a Chirone in trigono, puoi
raccogliere tutta la frutta che è maturata.
LEONE –
Nel 1999 si tratta di sviluppare le forze sottili:
un cambiamento nella sfera mistica. La meditazione è una porta dietro alla
quale scoprirai tesori immensi, ma non parlarne, potresti rovinarli. Nello
stesso tempo Urano tenta con tutta la sua forza di liberarti dalla gabbia che
ti sei costruita con le tue mani. Dagli il benvenuto.
1ª Decade: Nel `99 sarai sempre più sensibile.
Cose delle quali prima neppure ti accorgevi hanno adesso effetto su di te,
inoltre ti esaurisci più velocemente del solito. Riorganizza la tua vita in
base a ciò di cui hai bisogno nel momento.
2ª Decade: Era da tanto tempo che lo aspettavi e
ora – specialmente se sei nato tra il 3 e il 9 di agosto – rie-sci a far
breccia al di là dell'ostacolo. Nel `99 ti liberi della tua vecchia con-fusione
e inizi da capo.
3ª Decade: All'inizio dell'anno sperimenterai un
meraviglioso periodo di stabilità, per il quale hai aspettato così a lungo.
Rilassati e goditela. Da giugno a settembre Chirone
ti fa vedere ciò che avevi represso e che immaginavi sigillato al sicuro ben in
profondità. Non distogliere lo sguardo ma confrontati con ciò che vedi.
VERGINE – MATURITÀ
Nel 1999 ti sentirai sempre più sal-do sulle tue
radici, una buona base per una crescita ulteriore.
Il tuo essere interiore ti invierà segnali
diversi, perché dentro di te so-no al lavoro numerose forze di trasformazione.
La parola chiave è rilassamento: così il dolore diventa forza, la confusione si
trasforma in un lasciarsi andare e dall'isolamento nasce la creatività.
1ª Decade: Nel 1999 Saturno e Giove ti aiutano e
ti danno sicurezza e coraggio per passare attraverso situazioni che all'inizio
ti potrebbero spaventare. La chiave è, ancora una volta, arrendersi e
abbandonare le vecchie idee.
2ª Decade: Vivere nella libertà e nello stesso
tempo sentirti sicuro – questo è il tuo tema per il `99. Prova varie cose, non
fissarti e continua a rimanere in movimento.
3ª Decade: Per te nel 1999 è importante
distinguere fra quello che vorresti avere per capriccio e ciò di cui hai
veramente bisogno. Durante l'estate Chirone ti aiuta
ad andare ancora di più dentro di te, per riconoscere così i tuoi bisogni più
pro-fondi ed esprimerli.
BILANCIA – IL RIBELLE
La meditazione è la tua ricchezza, hai lavorato
tanto per ottenerla. La sfida ora è di essere sempre più autentico, creandoti
così la base per un vero e proprio decollo.
Saturno, il vecchio maestro Zen, ti ha in suo
potere e non ti lascerà finché non abbandoni tutte le tue manovre evasive e ti
focalizzi su quel-lo che veramente vuoi – agisci di conseguenza.
1ª Decade: Con l'aiuto di Nettuno tante cose
rimaste bloccate da tempo finalmente si risolvono. Però Saturno ti chiede
ancora pazienza; se diventi veramente responsabile del-la tua vita, avrai in
regalo chiarezza e maturità.
2ª Decade: Un anno molto eccitante ma per nulla
faticoso. Quando sei pronto a lasciare il vecchio per provare il nuovo, le
porte si aprono da sole. Così sai di essere sulla strada giusta.
3ª Decade: Nel 1999 ti confronti con la parte
maschile di te stesso. Scopri quello che veramente vuoi e fallo. Abbi fiducia
di raggiungere il tuo scopo: non esiste più giusto o sbagliato, l'unica cosa
che adesso conta è realizzare te stesso.
SCORPIONE–SEGUIRE IL FLUSSO
Il
Chiedi al tuo cuore come poter rispettare te
stesso senza ferire gli altri: il cuore sa come si fa.
1ª Decade: Quando Nettuno ti avvolge con i suoi
veli di nebbia è più facile per te lasciarti andare e cedere il controllo.
Saturno ti tiene davanti uno specchio e ti mostra inganni e illusioni. In
questo processo intenso hai bisogno di una valvola di sfogo, che ne dici della
Dinamica?
2ª Decade: Urano scuote piuttosto violentemente
quelle strutture della tua vita che sono diventate troppo rigide. Nella seconda
metà dell'anno si aggiunge Saturno che ti chiede di prendere distanza delle tue
emozioni. Con la meditazione puoi asseconda-re queste due forze.
3ª Decade: Finalmente puoi esse-re totale e
completo in te stesso. Non è quello che hai sempre desiderato? Questo è il dono
di Chirone per il 1999. Fidati.
SAGITTARIO – L'INNOCENZA
Per te il quadro del 1999 è come un luminoso
tramonto dopo un'aspra giornata di tempesta. Tutte le forze di Plutone e Chirone ti aiutano a
ottenere il meglio da questo periodio a volte
doloroso.
L'espansione che stai sperimentando viene dal tuo
profondo.
D'estate potresti avere un momento libero per
riflettere, lascia allora che la tua anima fluttui libera e usa questa
occasione per verificare le tue motivazioni.
1ª Decade: Un anno intenso per te. Sii onesto con
te stesso al cento per cento, solo così sarai in contatto con la tua forza
interiore e potrai sfruttarla. Nettuno ti aiuta a uscire da situazioni troppo
rigide e a prendere le cose meno sul serio.
2ª Decade: Un anno pieno di sorprese. Stai
attento, nella seconda metà dell'anno, di aprirti in continuazione, potresti
focalizzarti troppo su certi argomenti.
3ª Decade: Dai, lasciati fare tanti regali! La
parola chiave è ricettività; per questo non vuoi dire che devi diventare
passivo, si tratta solo di aprire le mani e non tenere più i pugni chiusi.
CAPRICORNO – IL SILENZIO
Con la primavera arriva la ricompensa per tutti
questi anni di sfide; fai un respiro profondo, lasciati cadere dentro te
stesso... e rilassati.
Non hai niente da fare, lascia che le cose trovino
da sole la loro strada. In quest'anno permettiti
spesso silenzio, tranquillità e meditazione. Solo in autunno comincia a
ritorna-re attivo.
1ª Decade: Nel 1999 puoi rilassarti completamente
nel qui e ora e godertela. Lascia che la vita trascorra serena e rilassata: se
hai voglia gioca, e se non ne hai voglia, rilassa-ti e goditi la pace e il
silenzio dello stare da soli.
2ª Decade: Il dolce soffio di Urano ti sfiora
gentilmente e fa sì che non ti addormenti in tutta questa quiete e
tranquillità. Fino a luglio stai attento ai tuoi desideri: rischi di rovinare
ciò che hai già.
3ª Decade: All'inizio dell'anno Sa-turno ti
manderà a scuola di decondizionamento, così che la
tua autenticità brilli ancora di più. Al tuo fianco avrai Chirone
che ti accompagnerà con amore e ti aiuterà a trovare ciò che ora è veramente in
sintonia con te.
ACQUARIO – FIDUCIA
Nettuno aggiunge alla libertà – il tuo tema di
vita – una nuova dimensione: liberarti da te stesso. Si aggiunge presto l'aiuto
di Saturno, prezioso ma non sempre benaccetto perché ti mette chiaramente di
fronte alla tua rigidità, ai tuoi blocchi, alla tua negatività. E Chirone – dal segno dello Scorpione – ti mostra dove perdi
il con-tatto coi tuoi sentimenti, che potrebbero essere una porta per lasciarti
andare totalmente.
1ª Decade: Nel 1999 ti trovi da-vanti queste
domande: tenerti o la-sciarti andare? saltare nel vuoto o tornare indietro? –
Vuoi sapere una cosa? Non c'è più un sentiero per tornare indietro.
2ª Decade: Probabilmente quest'anno
non ti accorgerai troppo di Nettuno perché la vita con Urano è troppo
eccitante. E tempo di aver fiducia e di essere completamente te stesso. La vita
è completamente al tuo fianco.
3ª Decade: Quest'anno Chirone ti lancia una sfida. Diventerai integro e completo
solo se accogli nella tua vita anche la dimensione del sentimento – non solo
quando non puoi farne a meno, ma sempre e comunque. Dai a questo tema tutta la
tua attenzione.
PESCI – GUARIGIONE
Nel 1999 per te si tratta non solo di guarire, ma
di arrivare a una guarigione profonda. Dovrai confrontar-ti con alcune verità
poco piacevoli, che per tanto tempo non hai voluto vedere. Adesso che
finalmente vengono alla luce è un gran sollievo.
Tante cose che prima andavano storte, diventano
adesso nuove e reali.
1ª Decade: Saluta adesso il tuo vecchio essere,
col 1999 comincia una nuova era. Se permetti a questo tuo nuovo essere di
nascere e lo accogli con amore, troverai presto una via d'uscita dalla tua
confusione.
2ª Decade: Nel `99 puoi prepararti la strada per
il futuro, a seconda dei tuoi desideri, dei tuoi piani, dei tuoi sogni... e con
tanto ottimismo. Tal-volta la vita non sa cosa offrirti, quando non sa tu cosa
vuoi. Non ave-re limiti e tieni pronte le tue proposte.
3ª Decade: Nel 1999 lasciati viziare da Chirone. Lui si è impossessato della vecchia immagine che
ave-vi di te stesso e in cambio ti offre per tutto quest'anno
qualcosa di totalmente nuovo che ha radici profonde nella tua intima verità. D,
TESTI TRATTI DALL'OSHO
TIMES ED. TEDESCA
TAROCCHI ZEN DI OSHO, ed.
Lo
Perché ci annoiamo?
Come possiamo uscire dalla noia?
E perché a volte abbiamo
una così forte resistenza verso
la meditazione?
Amato Osho,
spiegaci per favore la natura delle esperienze che
noi chiamiamo noia e agitazione?
La noia e
l’agitazione sono
profondamente connesse. Quando sei annoiato ti senti anche in agitazione.
L’agitazione è una conseguenza diretta della noia.
Cerca di comprendere il meccanismo. Ogni volta che
sei annoiato cerchi di toglierti da quella situazione. Se qualcuno ti sta
raccontando qualcosa di noioso, cominci a diventare nervoso. Questa è una
sottile indicazione che vuoi toglierti da lì, da quella persona, da quella
conversazione insensata. Il tuo corpo comincia a muoversi. Naturalmente, per
educazione, lo reprimi, ma lui è già in movimento – perché il corpo è più
sincero e onesto della mente. La mente cerca di essere educata e sorridente.
Dici: “Che bello”, ma dentro stai dicendo, “È terribile! Ho ascoltato questa
storia così tante volte, e lui me la racconta di nuovo!”
Ogni volta che sei annoiato ti senti agitato.
L’agitazione è un’indicazione del corpo che ti sta dicendo: “Spostati da qui,
vai dove vuoi ma non stare qui”. Ma la mente continua a farti sorridere, gli
occhi scintillano e dici che non hai mai ascoltato nulla di più bello. La mente
è civilizzata; il corpo è ancora selvaggio. La mente è umana; il corpo è ancora
animale. La mente è falsa; il corpo è vero. La mente conosce tutte le regole e
sa come comportarsi correttamente per cui anche se incontri una persona noiosa
dici: “Sono così felice di vederti!” E sotto sotto,
se potessi lo uccideresti, saresti pronto all’omicidio. Per questo sei nervoso,
ti senti agitato.
Se ascolti il tuo corpo e corri via, l’agitazione
svanisce. Provaci! Quando qualcuno ti annoia comincia a saltare e a correre in
giro. Guarda. L’agitazione scomparirà, perché quando sei agitato significa che
l’energia non vuole che tu stia lì. L’energia si sta muovendo; ha già lasciato
quel posto e ora sta a te seguirla.
In verità bisogna comprendere la noia, non
l’agitazione. La noia è un fenomeno molto significativo. Nessun animale si
annoia, solo l’uomo. Non si può fare annoiare un bufalo, è impossibile. Se
l’essere umano si annoia è solo perché è cosciente. La coscienza è la causa.
Più sei sensibile, più sei sveglio, più sei cosciente e più avvertirai la noia,
più ti sentirai annoiato in diverse situazioni.
Una mente mediocre non si sente così annoiata. Continua ad andare
avanti; prende per buona ogni cosa che arriva senza stare all’erta. Più sei
fresco, attento, e più ti rendi conto di come certe situazioni siano
ripetitive; è come se certe situazioni diventino per te pesanti, stantie. Più
sei sensibile più ti annoi. La noia è un’indicazione della sensibilità. Gli
alberi non sono annoiati, gli animali non sono annoiati, i sassi non sono
annoiati – perché non sono abbastanza sensibili. Devi soprattutto capire questo
riguardo alla noia – che tu sei sensibile.
Ma anche i buddha non
sono annoiati. Un buddha non si può annoiare. Gli
animali non sono annoiati e i buddha non sono annoiati,
quindi la noia esiste come fenomeno intermedio tra l’animale e il buddha. Per la noia è necessario essere un po’ più
sensibili degli animali e se vuoi andare oltre la noia allora devi diventare
totalmente sensibile. Allora la noia scompare di nuovo. Ma nel mezzo c’è la
noia. Se diventi come un animale, la noia scompare. Così scoprirai che le
persone che vivono una vita animalesca sono meno annoiati. Mangiano, bevono, si sposano – non sono molto annoiati, ma non sono
nemmeno sensibili. Vivono al minimo. Vivono solo con la coscienza necessaria
per condurre una vita di routine. Troverai gli intellettuali, quelli che
pensano troppo, più annoiati, proprio perché pensano. A causa dei loro pensieri
possono vedere che qualcosa si sta ripetendo.
La tua vita è ripetitiva. Tutte le mattine ti
svegli, quasi sempre allo stesso modo in cui ti sei svegliato per tutta la tua
vita. Fai colazione quasi allo stesso modo. Vai in ufficio – nello stesso
ufficio, le stesse persone, lo stesso lavoro. Poi vai a casa – la stessa
moglie. Se ti annoi è naturale. Diventa difficile, per te, vedere in questo una
qualsiasi cosa nuova; tutto sembra essere vecchio e coperto di polvere.
Ho sentito raccontare un aneddoto.
Un giorno la signora Mary Jane,
intima amica di un’agente di cambio, dopo aver allegramente aperto la porta,
tentò immediatamente di richiuderla quando si accorse che sulla soglia c’era la
moglie del suo amante.
La moglie appoggiandosi alla porta disse: “Cara,
mi lasci entrare, non ho intenzione di fare delle scene, voglio solo discuterne
brevemente tra amiche.”
Considerevolmente nervosa la signora Mary Jane la fa entrare e con cautela le chiede: “Cosa vuole?”.
“Non molto,” risponde la moglie, guardandosi
intorno “Voglio solo la risposta a una domanda. Dimmi cara, e rimanga tra
noi... che cosa ci trovi in quella mezza sega di mio marito?”
Lo stesso marito di tutti i giorni diventa una
mezza sega; la stessa moglie di tutti i giorni... quasi ti dimentichi come è
fatta. Se ti viene chiesto di chiudere gli occhi e di ricordare il volto di tua
moglie, lo troverai impossibile da ricordare. Ti verranno in mente molte altre
donne, tutto il vicinato, ma non tua moglie. L’intera relazione è diventata una
continua ripetizione. Fai all’amore, abbracci tua moglie, la baci, ma questi gesti
ora sono privi di significato. La gloria e il fascino di una volta sono
scomparsi. Il matrimonio è praticamente finito appena dopo la luna di miele e
tu continui a fingere. Ma dietro queste finzioni si è accumulata una noia
profonda. Guarda le persone che camminano per la strada e vedrai che sono
completamente annoiate. Sono tutti annoiati fino alla morte. Guardali in faccia
– non c’è ombra di delizia. Guarda nei loro occhi – sono coperti di polvere,
senza barlume di felicità interiore. Si muovono dall’ufficio a casa, da casa
all’ufficio e man mano la loro vita diventa una routine meccanica, una costante
ripetizione. E un giorno muoiono... quasi sempre le persone muoiono senza mai
essere state vive.
Sembra che Bertrand Russell abbia detto, “Nella memoria non riesco a trovare
più di qualche attimo della mia vita in cui mi sono sentito veramente vivo,
acceso.” Puoi ricordarti? Quanti momenti della tua vita sei stato veramente
acceso? Accade raramente. Sono momenti da sogno, te li immagini, speri in
questi momenti – ma non accadono mai. Anche se accadono, prima o poi, diventano
ripetitivi. Quando ti innamori di una donna o di un uomo ti sembra un miracolo,
ma pian piano il miracolo scompare e tutto si sistema dentro la routine.
La noia è consapevolezza della ripetitività. Gli
animali non ricordano il passato, per questo non si annoiano. È perché non
ricordano il passato che non si possono annoiare. Non possono ricordare il
passato, così non vedono la ripetizione. Il bufalo continua a mangiare la
stessa erba tutti i giorni con la stessa delizia. Tu non puoi. Come puoi
mangiare la stessa erba con lo stesso piacere? Ti stufi. Per questo le persone
cercano di cambiare. Si trasferiscono in una casa nuova, portano a casa una
nuova automobile, divorziano dal vecchio marito, trovano delle nuove storie
d’amore, ma di nuovo le cose tornano a essere, prima o poi, ripetitive.
Cambiare posto, cambiare persone, cambiare partner, cambiare casa, non servirà
a nulla. E ogni volta che una società diventa molto annoiata, le persone
incominciano a muoversi da una città all’altra, da un lavoro all’altro, da una
moglie all’altra, ma prima o poi realizzano che tutto ciò non ha senso, perché
la stessa cosa succederà ancora di nuovo con ogni uomo, con ogni donna, con
ogni casa, con ogni auto.
Che fare allora? Diventa più consapevole. Non è
questione di cambiare le situazioni; trasforma il tuo essere, diventa più
consapevole. Se diventi più consapevole, sarai in grado di vedere che ogni
momento è nuovo; ma per questo c’è bisogno di moltissima energia, è necessaria
una straordinaria consapevolezza.
La moglie non è la stessa – ricorda. Tu sei in
un’illusione. Torna a casa e guarda di nuovo tua moglie – lei non è la stessa.
Nessuno può essere lo stesso. Solo l’apparenza inganna. Questi alberi non sono
gli stessi di ieri. Come possono esserlo? Sono cresciuti. Sono cadute diverse
foglie e molte nuove sono spuntate. Guarda l’albero delle mandorle. Quante
foglie nuove sono spuntate! Tutti i giorni le vecchie foglie cadono e le nuove
spuntano. Ma tu non sei tanto consapevole.
O non sei consapevole – così non puoi riconoscere
la ripetitività – oppure sei così tanto consapevole che in ogni ripetizione
riesci a vedere qualcosa di nuovo. Questi sono i due modi per uscire dalla
noia.
Cambiare le cose esteriormente non ti aiuterà. È
come continuare a spostare l’arredamento della tua stanza. Qualsiasi cosa fai –
puoi metterli in un modo o nell’altro – rimangono sempre gli stessi mobili. Ci
sono molte casalinghe che continuano a pensare come sistemare le cose, come
metterle, dove metterle, dove non metterle – e continuano a cambiare. Ma è la
stessa stanza, sono gli stessi mobili. Per quanto tempo continuerai a
ingannarti in questo modo?
Un uomo, tornando a casa, trova il suo amico che
sta baciando sua moglie. Prende l’amico e lo porta in una stanza. L’uomo
tremante di paura, crede di essere nei guai. Qualcosa sta per accadere!
L’amicizia si spezzerà.
Il marito sembrava molto arrabbiato, ma non lo
era. Chiuse la porta e chiese all’amico, “Dimmi solo una cosa, io devo farlo,
ma tu perché l’hai baciata?”
“Io devo, ma perché tu l’hai baciata?” Man mano
ogni cosa si assesta, la novità scompare. E tu non sei abbastanza consapevole o
non possiedi quella qualità della coscienza che ti consente di trovare ogni
volta le novità.
Per una mente ottusa tutto è vecchio. Per una
mente totalmente viva, non c’è nulla di antico sotto il sole – non può esserci.
Tutto è in un flusso. Ogni persona è nel flusso, come in un fiume. Le persone
non sono cose morte, come possono essere le stesse? Tu, sei lo stesso? Da
quando sei venuto qui a ascoltarmi, questa mattina, a quando sei tornato a
casa, sono successe molte cose. Alcuni pensieri sono scomparsi dalla tua mente
e altri sono comparsi. Forse hai realizzato qualcosa di nuovo. Non puoi andartene
da qui nello stesso modo in cui sei venuto. Il fiume continua a fluire, sembra
lo stesso ma non è lo stesso.
Il vecchio Eraclito disse che non è possibile
entrare due volte nello stesso fiume perché il fiume non è mai il medesimo. Da
una parte anche tu non sei lo stesso, dall’altra tutto sta cambiando... quindi
una persona deve vivere al massimo della consapevolezza. Vivi come un buddha o vivi come un bufalo, allora non ti annoierai. Ora
la scelta è tua.
Io non ho mai visto in nessun essere la stessa
persona. Venite da me – quante volte siete venuti da me – ma io non ho mai
visto il vecchio. Rimango sempre sorpreso dalle novità che mi portate ogni
giorno. Forse tu non sei consapevole di questo.
Rimani in grado di farti sorprendere.
Lascia che ti racconti un aneddoto.
Un uomo entra in un bar, e assorto nei suoi
pensieri, si gira verso una donna che sta passando da quelle parti e dice: “Mi
scusi signorina, sapete per caso l’ora?” Con voce stridula lei gli risponde:
“Come vi permettete di farmi una proposta simile!”. L’uomo sorpreso, si
risveglia e si rende scomodamente conto che tutti gli occhi, nel locale, sono
puntati su di loro. “Ma signorina, vi ho solo chiesto l’ora”, borbotta lui. Ma
con voce ancor più alta la donna strilla,” “Chiamerò la polizia se dite una
altra parola!”. L’uomo, imbarazzato e mortificato, afferra il suo bicchiere e
si allontana in fretta verso il fondo del locale, si siede a un tavolo in un
angolo nascosto e con il fiato sospeso si chiede come riuscirà a sgusciare
dalla porta senza essere visto.
Dopo trenta secondi la stessa donna gli si
avvicina e con voce quieta gli dice, “Sono tremendamente dispiaciuta, signore,
per avervi imbarazzato, ma sono una studentessa di psicologia all’università e
sto scrivendo una tesi sulle reazioni degli esseri umani alle dichiarazioni
scioccanti ed improvvise”.
L’uomo la guarda fisso per tre secondi poi si alza
in piedi e urla, “Fareste tutto questo per me, tutta la notte e per soli due
dollari?
Si dice che la donna cadde al suolo svenuta.
Forse noi non permettiamo alla nostra
consapevolezza di crescere perché la vita, allora, sarebbe piena di sorprese, e
tu non saresti in grado di sostenerla. Ecco perché ti sei fissato con una mente
ottusa, hai investito in questo. Non sei ottuso senza una ragione, c’è un
motivo per cui sei insensibile – se tu fossi veramente vivo tutto sarebbe
sorprendente e scioccante. Se tu sei insensibile, niente è scioccante o ti
sorprende. Più tu sei insensibile, più la vita sembra essere insensibile verso
di te. Se tu diventi più consapevole, anche la vita diventerà più viva, più
vitale e insorgeranno delle difficoltà.
Vivi sempre con delle aspettative morte. Ogni
giorno, arrivi a casa e ti aspetti un certo tipo di comportamento da tua
moglie. Ora guarda come crei la tua infelicità: ti aspetti un certo
comportamento fisso da tua moglie e poi vuoi che tua moglie sia nuova ogni
giorno. Stai chiedendo l’impossibile. Se veramente vuoi che tua moglie si
rinnovi continuamente per te, allora non avere aspettative. Torna a casa sempre
pronto per essere scioccato e sorpreso, allora tua moglie sarà nuova. Ma deve
soddisfare delle aspettative. Noi non permettiamo mai di far conoscere
all’altro la nostra fluida freschezza. Continuiamo a nasconderci, non ci
esponiamo, perché l’altro potrebbe non essere capace di comprenderci. E anche
la moglie si aspetta che il marito si comporti in un certo modo e,
naturalmente, recitano i loro ruoli. Noi non stiamo vivendo la vita, stiamo
recitando dei ruoli. Il marito arriva a casa e forza se stesso in un certo
ruolo. Appena arriva a casa non è più una persona viva – è solo un marito.
Un marito significa un certo tipo di comportamento
ben preciso. Quella donna lì è una moglie, e quell’uomo
là è un marito.
Ora, quando queste due persone s’incontrano, in realtà
sono quattro: il marito e la moglie, che non sono persone reali – sono solo dei
personaggi, delle maschere, falsi modelli, comportamenti attendibili e
doverosi, e tutto il resto – e le persone reali che si nascondono dietro alle
maschere. Quelle persone vere si sentono annoiate.
Ma tu hai investito molto nel tuo personaggio,
nella tua maschera. Se vuoi veramente una vita che non sia noiosa, fai cadere
tutte le maschere, sii vero. A volte sarà difficile, lo so, ma ne vale la pena.
Sii vero. Se senti di amare tua moglie, amala, altrimenti dille che non te la
senti. Quello che accade ora, è che il marito continua a fare all’amore con sua
moglie pensando a qualche attrice. Nell’immaginazione non sta facendo l’amore
con lei, nell’immaginazione sta facendo l’amore con qualche altra donna. E lo
stesso vale per la moglie. Allora le cose diventano noiose perché entrambi non
sono più vitali. Viene a mancare l’intensità e la chiarezza.
Accadde su una banchina ferroviaria. Il signor Johnson si stava pesando con una di queste macchinette
vecchio stile che rilasciano una carta con stampata la sorte. La temibile
signora Johnson strappò dalle dita del marito la
carta e disse: “Fammi un po’ vedere. Oh, dice che sei un tipo deciso e
risoluto, con una personalità spiccata, che sei un leader naturale e attrai
molto le donne.”
Poi girò la carta, la studiò per un istante, e
disse: “E hanno sbagliato anche a scrivere il tuo peso.”
Nessuna donna può credere che suo marito sia
attratto da altre donne. Ed è tutto qui il punto cruciale. Se non è attratto
dalle altre donne, come ci si può aspettare che sia attratto da lei? Solo se è
attratto dalle altre donne, può essere attratto anche da lei, perché è anche
lei una donna. La moglie vuole che lui venga attratto da lei e da nessun’altra. Questa pretesa è assurda. È come se tu
dicessi: “Ti permetto di respirare solo in mia presenza e quando sei vicino a
qualcun altro non devi respirare. Come ti permetti di respirare altrove?”
Respira solo quando c’è tua moglie, respira solo in presenza di tuo marito, non
respirare da nessun’altra parte. Naturalmente, se non
respiri muori e non sarai in grado di respirare nemmeno di fronte a tua moglie.
L’amore deve essere un modo di vivere. Tu sei fatto per essere amorevole. Solo
allora puoi amare tua moglie e tuo marito. Ma la moglie dice, “No, non dovresti
guardare nessun’altra con occhi amorevoli.”
Naturalmente ubbidisci, perché altrimenti si creano certi problemi… Ma pian
piano la luce nei tuoi occhi scompare. Se non puoi guardare da nessuna parte
con amore, poco a poco non puoi guardare con amore nemmeno tua moglie – l’amore
scompare. Lo stesso vale anche per lei. La stessa cosa è accaduta all’intera
umanità. Così la vita è una noia; così stanno tutti aspettando di morire; ci
sono persone che pensano continuamente al suicidio.
Marcel ha detto, da qualche
parte, che l’unico problema metafisico che l’umanità sta affrontando è il
suicidio. Questo perché la gente è così annoiata. È semplicemente incredibile
che non si suicidino; come fanno a vivere. La vita sembra non offrire nulla, ha
perso ogni significato, ma la gente continua a tirare avanti, in qualche modo,
nella speranza che un giorno succeda il miracolo e che tutto vada a posto. Non
succede mai. Tu devi mettere tutto a posto: nessun altro metterà a posto tutto.
Non arriverà nessun Messia. Non aspettare nessun Messia. Devi fare tu luce a te
stesso.
Vivi più autenticamente. Lascia cadere le
maschere: sono un peso per il tuo cuore. Lascia cadere tutte le falsità.
Esponiti. Naturalmente, se lo fai, avrai qualche problema, ma ne varrà la pena
perché solo dopo quei problemi crescerai e diventerai maturo. E poi nulla
limiterà la vita. La vita rivela le sue novità in ogni momento. È un miracolo
costante quello che accade intorno a te ogni giorno, solo che tu ti nascondi
dietro futili abitudini.
Se non ti vuoi annoiare diventa un buddha. Vivi ogni momento il più attentamente possibile,
perché solo se sei pienamente sveglio riuscirai a lasciare cadere la maschera.
Ti sei completamente dimenticato qual è il tuo volto originale. Persino quando
sei solo, davanti allo specchio nel tuo bagno – e non c’è nessuno – perfino
stando davanti allo specchio non riesci a vedere la tua vera immagine riflessa.
Anche da solo davanti allo specchio continui a ingannarti. L’esistenza è
disponibile per quelli che sono disponibili verso l’esistenza. E poi ti voglio
dire che la noia non esiste. La vita è infinitamente deliziosa.
Amato osho,
sento così tanta resistenza nei confronti della meditazione e
non ho questo desiderio per il divino di cui parli. È questo il giusto posto
per me?
Se senti così
tanta resistenza
verso la meditazione, questo semplicemente dimostra che dentro di te sai che
succederà qualcosa che cambierà la tua vita radicalmente. Hai paura di
rinascere. Hai investito troppo nelle tue vecchie abitudini, nella vecchia
personalità, nella vecchia identità. La meditazione non è che un provare a
pulire il tuo essere, provare a diventare giovane e fresco, provare a diventare
più vivo e sveglio. Se hai paura della meditazione significa che hai paura
della vita, che hai paura della consapevolezza, e la resistenza c’è perché sai
che se entri in meditazione, qualcosa di certo succederà. Se non stai
resistendo affatto potrebbe essere perché non stai prendendo la meditazione
molto seriamente. Non stai prendendo la meditazione con sincerità. Quindi ti
prendi in giro. Cosa c’è d’avere paura?
È proprio per via della tua resistenza che questo
è il posto giusto per te. Questo è precisamente il posto giusto per te. La tua
resistenza dimostra che qualcosa succederà. Nessuno resiste per niente...
tratto da L’Antico Canto
dei Pini, Discorso #4
Copyright © 1991 Libreria
Editrice Psiche
di Swami Gyanodaya
QUALI SONO I
MECCANISMI NASCOSTI DIETRO L’ASSUEFAZIONE ALL’ALCOOL, AL GIOCO D’AZZARDO, ALLE
DROGHE E ALLE SIGARETTE?
E QUAL È IL
RUOLO DELLA MEDITAZIONE SULLA LUNGA STRADA PER LIBERARSENE?
La clinica per cui
lavoro,
tratta principalmente con alcolizzati, tossicodipendenti e giocatori d’azzardo.
Il nostro programma di lavoro dura normalmente tre
mesi e comprende psicoterapia, lavoro corporeo e meditazione.
La cosa più importante che ho notato nei pazienti
affetti da alcolismo, è che non vogliono sentire il dolore. Ciò è spesso
associato alla perdita di un famigliare – per esempio il padre, morto o
scomparso quando erano giovani – e da allora, in qualche modo, loro cercano il
suicidio per seguire il padre, invece di affrontare il dolore per quella
perdita.
Per me la dipendenza è un disagio spirituale: le
persone, o non vogliono sentire, quindi usano l’alcool come un anestetico,
oppure usano le droghe per sentire qualcosa di particolare. Penso che alla fine
il loro desiderio sia quello di arrivare a sentirsi in pace con se stessi e con
tutto. Oltre al dolore, credo che le persone cerchino di evitare il senso di
vuoto interiore, e la meditazione è, per me, un modo di affrontare questo vuoto
ed essere capaci di dire: “Ok; lo vedo, ci sto
dentro, non sto scappando!”
La cosa bella della meditazione è che quando entri
nel vuoto comincia a riempirsi, di pace e di tutto ciò che stavi cercando
attraverso le droghe; di fatto ti può dare di più delle droghe e dell’alcool.
Nel trattare con le persone, il primo passo è
quello di ricondurle ai propri sentimenti ed emozioni, aiutandole a
riconoscerle e ad averci a che fare. E come tutti i ricercatori sanno per
esperienza, all’inizio non provi solo felicità! Senti la gelosia, la rabbia, la
violenza... e tutto ciò che avevi represso.
Questo processo di riconciliazione con i propri
sentimenti può essere compiuto attraverso la normale terapia. La meditazione
però, porta ancor più in profondità, nel vuoto sottostante i sentimenti. In un
certo senso è un modo di invertire la direzione, come quando Osho parla di
“svolta di 180 gradi”. La dipendenza da sostanze rivela un’attitudine negativa
verso la vita, il voler scappar via dalle emozioni, dal guardarsi dentro; la
meditazione porta in un’altra direzione verso il sentirsi di nuovo vivi: così
vivi da dover danzare, dover cantare, dover saltare, ridere, gridare.
Il vuoto interiore non è un problema solo per gli
alcolizzati, naturalmente; anche per molti altri, nei paesi occidentali, quello
di volerlo affrontare è un grosso passo, dato che di solito è visto solo come
uno stato negativo. Le persone pensano che se si sentono vuote c’è qualcosa di
sbagliato in loro. Ci vuole qualcuno come Osho per dire che questo stato
interiore è la porta verso la libertà.
Ma per gli alcolizzati non c’è altra scelta che
quella di affrontare questo vuoto. Le persone che vengono da noi sono forti
bevitori da 10, 20, persino 30 anni – hanno bevuto fino a un massimo di
Per questo motivo è toccante lavorare con loro; se
capiscono la situazione e diventano sinceri, lasciano cadere le maschere,
affrontano i loro sentimenti – totalmente – e alla fine si dimostrano persone
meravigliose.
È un’esperienza veramente straordinaria. Quando
lavoravo in medicina generale, curavo gli alcolizzati che ancora bevevano; non erano belle persone, si comportavano male e
così via. Se diventano sobri, invece, e sinceri, hanno già fatto un passo verso
se stessi molto più grande di qualsiasi persona cosiddetta normale. Diventano
più autentici della maggioranza delle
persone che incontri per strada.
Sono stato anch’io dipendente. Nonostante sia un
medico, per venticinque anni ho fumato un pacchetto di sigarette al giorno. A quarant’anni il mio stato di salute era talmente
deteriorato che ho dovuto affrontare davvero il problema. All’inizio non sapevo
proprio come liberarmi dell’assuefazione.
La mente mi diceva di non fumare, ma sapevo che in
profondità la voglia c’era ancora – potevo veramente avvertire il desiderio di
farlo.
Poi mi sono ricordato di Osho quando dice che per
liberarsi del vizio del fumo non bisogna provare a smettere di fumare ma è
meglio iniziare a fumare consapevolmente, con la massima consapevolezza
possibile.
Mi accorsi che dal momento in cui accendevo la
sigaretta, fumavo del tutto inconsapevole, senza badare a cosa succedeva alla
sigaretta, fino a quando all’improvviso realizzavo che dovevo spegnerla. Potevo
fumare mentre facevo ogni cosa, specialmente guidando l’auto. Era una routine:
appena entrato in auto, accendevo la sigaretta... mi accorgevo poi che era
finita... senza sapere cosa era successo nel frattempo.
Osho suggerisce di toccare, annusare e sentire la
sigaretta prima, poi lentamente di accenderla; di aspirare lentamente e non
fare nient’altro mentre si sta fumando.
All’inizio è stato difficile non fare nient’altro
mentre fumavo. Ci ho messo un anno e mezzo solo per arrivare a questo punto –
fumare e basta, anche se dovevo fermare l’auto, scendere, accendere la
sigaretta, fumarla e poi ripartire.
Un giorno giunsi a una nuova fase: mentre provavo
a fumare in modo consapevole, dopo due o tre tiri, ho avuto la sensazione di
voler buttare via la sigaretta. Lì ho cominciato a capire – finalmente – che non potevo fumare ed essere conscio allo
stesso tempo. Potevo essere consapevole a metà ma non potevo permettermi di
esserlo totalmente. Quando il fumo scendeva nei polmoni e mi rendevo veramente
conto di ciò che succedeva lì dentro, allora non potevo continuare.
Così per un po’ ho avuto questo accordo con me
stesso: va bene essere un po’ inconsapevoli mentre si fuma. Poi un giorno
accadde: non avevo più voglia di fumare, e questa volta anche la sensazione
profonda di voler fumare era scomparsa.
Sapevo fino in fondo che “non avrei mai più
fumato”, fu quello il momento in cui fui semplicemente libero dal vizio delle
sigarette. Non feci sforzi, non ebbi neppure problemi fisici, anche se fumavo
da venticinque anni. È stato semplice: il vizio è sparito da solo.
Ho persino scoperto perché avevo cominciato a
fumare. Nei momenti in cui la mia mano si infilava nel taschino per cercare il
pacchetto di sigarette, ho osservato la situazione attentamente e mi sono
chiesto: “Che cosa ottengo quando fumo?” e la risposta è stata: mi sento bene,
mi sento più adulto... avevo quindici o sedici anni, e volevo essere forte,
volevo essere un uomo, era quello il motivo principale per cui fumavo. Quando
l’ho scoperto, già non esisteva più, ero già più maturo, cresciuto. Con questa
realizzazione sono uscito dalla dipendenza.
Ciò mi è stato di aiuto nel lavorare con le
persone dipendenti. So per esperienza che per liberarsi veramente dalle
assuefazioni bisogna guardare in profondità: devi affrontare te stesso, i tuoi
problemi, il tuo passato e i tuoi sentimenti. È come entrare in un tunnel: solo
se esci dall’altra parte ce l’hai veramente fatta, fino a quando ci sei nel
mezzo, rischi sempre di tornare indietro.
Credo sia anche interessante e utile osservare
l’alcolismo e la tossicodipendenza in un contesto più ampio e generale di
dipendenza: che sia l’accendere
C’è un bellissimo passo dove Osho dice – e qui uso
le mie parole – che la rabbia è più intossicante dell’alcool e che la gelosia e
l’odio danno molta più dipendenza. Ogni centro specializzato ti può aiutare
facilmente a uscire dalla tossicodipendenza; ma per farti perdere la dipendenza
dalla gelosia, dall’ambizione, dalla competitività, dall’odio, dalla rabbia e
dalla potenziale violenza non esistono istituzioni. Solo la meditazione può
aiutarti ad andare oltre i tuoi comportamenti di dipendenza.
La mia
esperienza con molti alcolizzati è stata questa: sono brave persone, molto
delicate, piene di fiducia, senza malizia, ma semplici e innocenti come dei
bimbi. Perché bevono? Il mondo è troppo per loro e
non riescono ad affrontarlo. Non sono fatti per questo mondo troppo astuto.
Vogliono dimenticarlo e non sanno come fare – e l’alcool è a portata di mano,
mentre la meditazione bisogna cercarla. Il mio punto di vista è che tutti gli
alcolizzati hanno bisogno della meditazione. Stanno cercando la meditazione –
stanno cercando intensamente l’estasi ma non riescono a trovare la porta.
Brancolano nel buio e inciampano nell’alcool.
L’alcool è facile da trovare a questo mondo, la meditazione non molto.
Ma loro stanno sinceramente cercando la meditazione.
OSHO
Yoga: The Alpha and the Omega, Vol. 6, #2
L‘UNICO
peccato
inconsapevolezza
Osho parla
delle abitudini, dei vizi, e di come la meditazione può aiutare a liberarsene.
Che
cosa fai in realtà, quando fumi? Aspiri del fumo nei polmoni e lo lasci uscire.
È una specie di pranayama – sporco, schifoso, ma
sempre pranayama! Fai dello Yoga ma in modo stupido.
Non è un peccato. Può essere stupido, ma di certo
non è un peccato.
C’è un solo peccato ed è essere
inconsapevoli. C’è una sola virtù ed è
la consapevolezza. Continua a fare ciò che stai facendo ma sii un testimone e
immediatamente la qualità del tuo fare si trasforma.
Non ti dico di non fumare, perché quello l’hai già
provato. Fumare è antigienico, fa male alla salute, ma non è un peccato.
Diventa un peccato solo quando non sei consapevole; il peccato non è fumare, ma
l’inconsapevolezza.
Ogni abitudine che diventa una forza capace di
dominarti, è un peccato. Si dovrebbe vivere di più in libertà.
Il mio suggerimento è: fuma quanto vuoi, che tanto
per cominciare non è un peccato. Te lo garantisco io – sarò io il responsabile.
Mi accollo io il tuo peccato, così, quando incontrerai Dio il giorno del
Giudizio Universale, potrai dirgli: “Il responsabile è proprio lui!”.
Ed io sarò lì, a testimoniare che tu non c’entri
per niente. Quindi non preoccuparti del peccato.
Rilassati e non tentare di smettere facendo degli
sforzi; così non si riesce.
Lo Zen crede nella comprensione senza sforzo.
Per cui il mio suggerimento è: fuma quanto ti
pare, ma fallo meditativamente. Se chi pratica lo Zen
beve il tè in maniera meditativa, perché tu non puoi fumare in modo meditativo?
Di fatto il tè contiene gli stessi stimolanti delle sigarette, le stesse
sostanze, senza molta differenza. Fuma meditativamente,
in modo religioso, rendila una cerimonia. Prova a seguire il mio consiglio:
crea un piccolo angolo di casa tua solo per fumare, un tempio dedicato al dio
dei fumatori. Per prima cosa inchinati davanti al pacchetto, poi fai quattro
chiacchiere con le sigarette e chiedi loro: “Come va ?”. Poi, lentamente,
estrai una sigaretta – molto lentamente, più lento che puoi, perché solo se lo
fai lentamente, puoi diventare consapevole. Non farlo in modo meccanico come
sempre. Senza aver fretta, con calma, batti lentamente una estremità della
sigaretta sul pacchetto, impiegando tutto il tempo che desideri. Non c’è alcuna
fretta. Quindi passa all’accendino, inchinati a lui. Lui sì che è divino! Il fuoco
è divino, quindi perché non l’accendino?
E incomincia a fumare, molto lentamente, proprio
come nella vipassana. Non fare come nel pranayama – rapido, veloce e profondo – ma molto
lentamente. Buddha dice: “Respira in modo naturale”.
Per cui fuma in modo naturale, molto lentamente, senza fretta. Se è un peccato
hai fretta. Se è un peccato vuoi farla finita il più in fretta possibile. Se è
un peccato non vuoi nemmeno vederlo. Continui a leggere il giornale mentre
fumi. Chi vuole vedere un peccato? Ma siccome non è un peccato, guarda –
osserva ogni tua azione.
Dividi ogni azione in frammenti, così ti puoi
muovere molto lentamente. E ne resterai sorpreso: se ti osservi mentre fumi, a
poco a poco il fumare diminuirà sempre di più e un giorno, improvvisamente... non
fumi più. Non hai fatto nessuno sforzo per smettere; è successo praticamente da
solo, perché diventando consapevole di un meccanismo non vitale, della routine,
di un’abitudine meccanica, hai generato, hai liberato in te una nuova energia
di consapevolezza. Solo questa energia ti può aiutare; non ti potrà mai aiutare
nient’altro.
Questo non vale solo per il fumo ma per tutto
nella vita: non provare troppo faticosamente a cambiare te stesso, perché ciò
lascia il segno. Anche se cambi, il tuo cambiamento sarà superficiale e in
qualche modo troverai dei sostituti, sarai costretto a trovare dei sostituti
per non sentirti vuoto.
Invece, quando qualcosa svanisce semplicemente
perché tu sei diventato silenziosamente consapevole della sua stupidità – così
che non c’è bisogno di sforzi, se ne va semplicemente da sola, come quando la
foglia cade dall’albero – allora non lascia cicatrici, non si lascia dietro
alcun ego.
Se ti liberi di qualcosa facendo degli sforzi, ciò
crea un grosso ego. Cominci a pensare:
“Ora sono un uomo virtuoso perché non fumo più.” Se pensi che fumare sia
un peccato, ovviamente quando riesci a smettere credi di essere un uomo molto
virtuoso.
Ecco come sono i vostri uomini virtuosi: alcuni
non fumano, altri non bevono, altri ancora mangiano
solo una volta alla settimana o non mangiano di notte, qualcuno ha perfino
smesso di bere durante la notte... sono tutti dei gran santi! Queste sono le
doti dei santi, le grandi virtù!
Abbiamo reso la religione così stupida. Ha perso
ogni gloria. È diventata stupida come la gente. Ma dipende tutto
dall’atteggiamento: se pensi che una cosa sia peccato, allora vedrai una virtù
nel suo opposto.
Lasciamelo enfatizzare: non fumare non è una virtù
e fumare non è un peccato; la consapevolezza è virtù e l’inconsapevolezza è il
peccato. E puoi applicare la stessa legge a tutta la tua vita.
tratto da Ah, This! # 6
Copyright
© 1982 Osho International Foundation
alle porte
Avvicinandosi
il 2000, molti si chiedono cosa porterà il futuro.
In queste
pagine Osho descrive i valori di una nuova umanità.
Un uomo nuovo sta
emergendo. L’immagine
dell’uomo nuovo non è ancora chiara, ma c’è già luce all’orizzonte e il sole
presto sorgerà. C’è la foschia del mattino e l’immagine dell’uomo nuovo è vaga,
eppure alcune cose su di lui sono chiare come il sole.
E questo è di enorme importanza perché da quando
la scimmia diventò uomo, l’uomo è rimasto lo stesso. Sta arrivando una grande
rivoluzione. Sarà molto più profonda di quando le scimmie cominciarono a camminare
sulla terra e diventarono esseri umani. Quel cambiamento creò la mente, quel
cambiamento introdusse la psicologia. Ora sta per avvenire un altro cambiamento
molto più significativo che introdurrà l’anima, così l’uomo non sarà solo un
essere psicologico ma anche un essere spirituale.
State vivendo in uno dei periodi più dinamici
della storia. Secondo me questa nuova consapevolezza è la cosa più importante
che stia succedendo oggi. Vorrei dirvi qualcosa di questa nuova consapevolezza,
dei suoi orientamenti, e delle sue caratteristiche, perché voi dovete aiutarla
a uscire dal grembo materno – perché dovete essere voi a incarnarla. L’uomo
nuovo non può venire dal nulla, deve arrivare attraverso di voi. L’uomo nuovo
può solamente nascere dal vostro grembo. Voi dovete diventarne il grembo.
Addio al
vecchio
Se il nuovo uomo ha successo il vecchio dovrà
andarsene. Il vecchio può vivere solo se si impedisce al nuovo uomo di
arrivare.
Non si può fermarlo adesso, perché non è solo una
questione di nascita dell’uomo nuovo, è in gioco la sopravvivenza dell’intera
terra, della consapevolezza stessa, della stessa vita. È questione di vita o di
morte. L’uomo vecchio è diventato totalmente distruttivo. L’uomo vecchio ha
raggiunto il proprio limite. Ora, col vecchio concetto di uomo, non c’è vita
possibile, ma solo morte.
L’uomo vecchio sta preparando un suicidio globale.
L’uomo vecchio sta accumulando bombe atomiche, bombe all’idrogeno, per
commettere un suicidio collettivo.
Questo è un desiderio inconscio. Piuttosto che
permettere all’uomo nuovo di esistere, l’uomo vecchio preferirebbe distruggere
tutto.
Voi dovete capire, voi dovete proteggere il nuovo,
perché il nuovo porta con sé l’intero futuro. E l’uomo è giunto a un punto dove
è possibile un grande balzo quantico.
Amare il
mondo
L’uomo vecchio era interessato a un altro mondo,
l’uomo vecchio era contro questo mondo. L’uomo vecchio era sempre rivolto al
paradiso. L’uomo vecchio era più interessato alla vita dopo la morte che alla
vita prima della morte. L’interesse dell’uomo nuovo sarà la vita prima della
morte. L’interesse dell’uomo nuovo sarà QUESTA vita, perché se ci si prende
cura di questa vita, l’altra seguirà da sé. Non c’è bisogno di preoccuparsene,
non c’è bisogno di pensarci.
L’uomo vecchio pensava troppo a dio. Quell’interesse era dettato dalla paura. L’uomo nuovo non
si preoccuperà di dio, ma vivrà e amerà questo mondo, e grazie a quell’amore sperimenterà l’esistenza di dio. L’uomo vecchio
era speculativo, l’uomo nuovo sarà esistenziale.
L’uomo vecchio può essere definito con un termine
delle Upanishad: neti–neti
né questo, né questo. L’uomo vecchio era negativo – contro la vita, negava la
vita. L’uomo nuovo sarà a favore della vita: iti–iti,
sia questo che questo. L’uomo vecchio dava importanza a quello là, l’uomo nuovo
darà importanza a questo qui, perché quello nasce da questo, e se diventate
troppo interessati a quello vi sfuggono entrambi.
Il presente deve essere vissuto nella sua
totalità. Il momento presente deve essere vissuto nella sua spontaneità, senza
idee a priori. L’uomo vecchio portava con sé risposte già pronte. Era imbottito
di filosofia, religione e ogni genere di sciocchezze.
L’uomo nuovo vivrà senza trarre conclusioni a
priori.
Libertà
dagli “ismi”
L’uomo nuovo non sarà hindu,
non sarà musulmano, non sarà cristiano, non sarà comunista. L’uomo nuovo non
conoscerà tutti questi “ismi”. L’uomo nuovo sarà
semplicemente uno spazio aperto, una finestra sulla realtà. Accetterà la realtà
così com’è. Non vi proietterà la propria mente. Non userà la realtà come uno
schermo. I suoi occhi saranno aperti; non saranno pieni di idee preconcette.
L’uomo vecchio viveva in preda alla paura –
perfino il suo dio non era altro che una creazione della paura. I suoi templi,
moschee, gurudwara, chiese – erano tutti prodotti
della paura. Tremava, era impaurito. L’uomo nuovo vivrà in preda all’amore, non
alla paura, perché la paura è al servizio della morte, l’amore è al servizio
della vita. E se tu vivi in preda alla paura non saprai mai cos’è la vita, conoscerai
solo e sempre la morte. E ricorda, colui che vive nella paura crea situazioni
in cui dover provare sempre più paura.
È la tua paura a creare le situazioni, proprio
come fa l’amore. Se ami troverai molte occasioni per amare. Se sei impaurito,
troverai molte occasioni per aver paura.
L’Amore è la
fragranza
La nuova consapevolezza saprà di amore. La paura
era l’essenza della vecchia consapevolezza, ecco perché nacquero le guerre. In
tremila anni l’uomo ha combattuto cinquemila guerre – è come se non avessimo
fatto altro – un continuo combattere da una parte o dall’altra. Questo è
veramente pazzesco. Il passato dell’umanità è folle.
L’uomo nuovo darà un taglio netto a questo folle
passato. Crederà nell’amore, non nella guerra. Crederà nella vita, non nella
morte. Sarà creativo, non distruttivo. La sua scienza, la sua arte – tutto sarà
al servizio della creatività. Non costruirà bombe. Sarà apolitico, perché la
politica nasce dall’odio. La politica ha radici nella paura, nell’odio, nella
distruttività.
L’uomo nuovo non sarà politico. L’uomo nuovo non
sarà un nazionalista, l’uomo nuovo sarà globale. Non avrà alcuna ambizione
politica, perché è stupido averne. L’uomo nuovo sarà molto intelligente. I
primi segni di quell’intelligenza stanno crescendo
all’orizzonte. Quelli che hanno occhi… possono vederlo. I bambini si stanno
ribellando.
La vita dell’uomo nuovo si baserà su di una
responsabilità spontanea, non più su pregiudizi. L’uomo vecchio era uno
schiavo, l’uomo nuovo sarà libero, l’uomo nuovo avrà la libertà come centro del
proprio essere.
Gioire della
vita
L’uomo vecchio era molto serio, l’uomo vecchio era
lavoro–dipendente. Il nuovo uomo sarà giocoso – homo ludens. Vorrà godersi la vita. Non userà parole come
“dovere”, “sacrificio”. Non si sacrificherà per nulla. Non sarà una vittima su
un qualche altare – quello dello stato o della religione, del prete o del
politico. Non permetterà a nessuno di distruggere la sua vita – “Vai a morire
perché il tuo paese è in guerra”.
Il suo impegno è verso la vita, il suo impegno non
è verso nient’altro. Vuole vivere nella gioia, vuole gioire di tutti i doni di
dio, vuole celebrare. Alleluia sarà il suo solo mantra.
Gesù dice: “Gioite, gioite. Io vi dico gioite”
L’uomo non ha ancora avuto occasione di gioire.
L’uomo è vissuto sotto il grande peso della sua serietà. Ti ripetono: lavora
per la nazione. Lavora per la famiglia. Lavora per la moglie. Lavora per i
figli. Lavora per tuo padre e tua madre. Continua sempre e solo a lavorare e
finalmente un giorno muori e scompari nella tomba. E allora altri lavoreranno.
E va avanti sempre così. Nessuno sembra avere il tempo di godersi la vita. E
non sto dicendo che l’uomo nuovo non lavorerà. Lavorerà, ma non sarà come una
dipendenza. Lui non sarà lavoro–dipendente, per lui
non sarà una droga, lavorerà perché ha bisogno di alcune cose, ma non lavorerà
in continuazione per avere sempre di più.
Non vorrà accumulare. Non crederà nell’avere un
grosso conto in banca, e non crederà nell’avere una posizione importante;
piuttosto vorrà cantare una canzone, suonare il flauto, la chitarra, danzare.
Non vorrà diventare famoso, vorrà vivere, vivere autenticamente. Sarà pronto a
essere un nessuno.
Contro le
ortodossie
La nuova consapevolezza sarà contraria a tutte le
ortodossie. Qualsiasi ortodossia, cattolica o comunista, hindu
o giainista – ogni tipo di ortodossia – è una specie
di paralisi della mente. Ti paralizza. Tu smetti di vivere. Diventa una
rigidità che ti circonda. Diventi un fanatico, diventi testardo. Diventi come
una pietra. Non ti comporti con la fluidità di un essere umano, cominci a
comportarti come un mulo.
Una persona viva deve rimanere fluida. Deve
rispondere a situazioni che cambiano. E le situazioni cambiano continuamente.
Come puoi rimanere fisso nei tuoi atteggiamenti quando la vita stessa non
rimane ferma? Quando la vita è un fiume come puoi rimanere rigido? Se rimani
inflessibile perdi contatto con la vita – sei già nella tomba.
La nuova consapevolezza sarà non ortodossa, non
fanatica; sarà fluida. Non reagirà, risponderà. E la differenza tra queste due
parole è grande. La reazione è sempre rigida. Hai un’idea fissa e reagisci a
partire da quella. Prima che si ponga la domanda, è già pronta la risposta. Il
rispondere è totalmente differente. Ascolti la domanda, assorbi la domanda,
consideri la situazione, senti la situazione, vivi la situazione, e proprio da
quel vivere nasce la risposta.
Un uomo responsabile non può essere testardo, non
può avere certezze, non può essere rigido. Dovrà vivere momento per momento.
Non può decidere in anticipo, dovrà decidere tutti i giorni, ogni momento. E
poiché deve continuare a muoversi insieme alla vita e alle sue sfide sempre
nuove, non può essere coerente nel vecchio senso.
La sua coerenza sarà solo una: essere sempre in
armonia con la vita.
Essere
ribelli
L’uomo nuovo sarà creativo. Ogni momento egli
troverà la sua religione, ogni momento troverà la sua filosofia. E tutto
continuerà a svilupparsi. Egli non sarà sottomesso al passato, non può esserlo
– sottostare al passato è essere sottomessi alla morte, perché il passato è
morto; si assoggetterà al presente. Ed essendo rispettoso del presente, si
ribellerà al passato. L’essere ribelle sarà una delle sue caratteristiche più
notevoli.
E siccome sarà ribelle non si adatterà a una
società morta, non si adatterà a una chiesa morta, non si adatterà a un
esercito morto. Non si adatterà in nessun posto dove l’obbedienza sia il
requisito fondamentale.
Il nuovo uomo è destinato a creare una nuova
società intorno a sé. Prima si rinnova la consapevolezza, poi si rinnova la
società. Ci sarà un lungo periodo in cui il vecchio resisterà al nuovo,
combatterà contro il nuovo, proverà a distruggere il nuovo. Ma il vecchio non
può farcela – il tempo, lo spirito del tempo non sarà in suo favore. Il vecchio
deve morire. Proprio come il vecchio corpo muore e lascia spazio a qualche
nuovo nato, così le vecchie società, le vecchie ortodossie, devono morire.
Hanno già vissuto oltre il loro tempo. Hanno vissuto troppo!
Nessuna
morale acquisita
La nuova consapevolezza non sarà moralista, non
sarà puritana; non che sarà priva di morale, ma avrà una morale d’altro tipo –
una morale che sorge dai propri sentimenti per la vita, dalla propria
sensibilità, dalla propria esperienza – non una morale imparata da altri, presa
in prestito. L’uomo nuovo non sarà un uomo di carattere nel vecchio senso,
perché ogni personalità è vincolante. Crea una corazza attorno a te.
Il nuovo uomo sarà senza carattere nel senso che
non avrà alcuna corazza. Sarà senza personalità nel senso che non avrà una
prigione attorno a lui. Non che sarà privo di personalità, ma darà una nuova
definizione alla personalità. Non sarà un ipocrita. Il vecchio puritanesimo, la
vecchia abitudine moralista hanno creato ipocrisia nel mondo; hanno reso l’uomo
schizofrenico: in superficie una cosa, in profondità qualcos’altro – quasi
l’opposto. L’uomo vecchio viveva una doppia vita.
Il nuovo uomo vivrà in modo unitario. Vivrà una
sola vita. Qualunque cosa sia all’interno sarà anche all’esterno. Sarà
autentico. Ricorda questa parola “autenticità” – sarà la religione dell’uomo
nuovo. Diventerà la verità del nuovo uomo, il suo tempio, il suo dio –
autenticità. E con l’autenticità scompare la nevrosi.
L’uomo vecchio era nevrotico perché era
costantemente in conflitto: voleva fare una cosa e ne stava sempre facendo
un’altra, quella che si esigeva da lui. Gli era stato insegnato ad agire contro
se stesso; era repressivo. La sua autenticità era stata repressa, e sopra di
essa era stata imposta una finta personalità. Abbiamo lodato questi impostori
troppo a lungo. Ora è arrivato il momento – la loro finzione deve essere
denunciata. Abbiamo lodato questi mahatma e santi così a lungo, ora dobbiamo
vedere le loro nevrosi. Erano tutti psicologicamente malati, erano patologici.
Una persona sana è una persona intera. Il suo dentro e il suo fuori sono
uguali. Se ama, ama appassionatamente. Se è arrabbiato, è appassionatamente
arrabbiato. La sua rabbia ha tanta verità dentro quanto il suo amore.
Passione per la terra
Il nuovo uomo sarà terreno. E con “terreno” non
voglio dire materialista. Il nuovo uomo sarà realista. Amerà questa terra.
Abbiamo distrutto questa terra perché non l’abbiamo amata, perché le nostre
cosiddette religioni ci hanno insegnato a odiarla. È un bellissimo pianeta, uno
dei più belli, perché è uno dei più vivi.
Questo pianeta deve essere amato, dobbiamo
gioirne. È un dono. Questo corpo ha così tanti misteri in sé che persino un Buddha è possibile solo grazie a questo corpo. Questo corpo
diventa il tempio dell’opportunità più grande: la buddhità,
il nirvana. Questo corpo deve essere amato. Questa terra deve essere amata.
Religione
della natura
Il nuovo uomo troverà la sua religione nella
natura – non in morte statue di pietra, ma negli alberi che vivono, danzano nel
vento. Troverà la sua religione facendo surf sul mare, scalando la montagna
vergine. Troverà la sua preghiera nella neve, nella luna, nelle stelle.
Comunicherà con l’esistenza così com’è. Il suo impegno sarà con la natura, e
attraverso questo impegno arriverà a conoscere ciò che trascende la natura. Dio
è nascosto in questa terra, proprio in questo corpo. Proprio questo corpo, il buddha. Proprio questa terra, il paradiso.
Il nuovo uomo leggerà il libro sacro della natura.
Questo sarà il suo Veda, il suo Corano, la sua Bibbia. Qui troverà sermoni
nella pietra. Proverà a decifrare i misteri della vita, non cercherà di
demistificare la vita. Proverà ad amare quei misteri, a entrare in essi. Sarà
un poeta, non sarà un filosofo. Sarà un artista, non sarà un teologo. Anche la
sua scienza avrà un tono diverso. La sua scienza sarà quella del Tao, non uno
sforzo per conquistare la natura, perché quello sforzo è solo assurdo. Come
puoi conquistare la natura? – tu sei parte della natura. La sua scienza sarà di
comprensione, non di conquista della natura. Egli non violenterà la natura,
l’amerà, e persuaderà la natura a rivelare i suoi segreti.
Niente
politica
Il nuovo uomo non sarà ambizioso, non sarà un
politico.
La politica non ha futuro; la politica è esistita
a causa della nevrosi dell’umanità. Una volta che scompare la nevrosi,
scomparirà la politica.
Ambizione significa semplicemente che ti manca
qualcosa e che ti stai consolando con l’idea che in futuro l’otterrai.
L’ambizione ti consola. Oggi è tutta sofferenza, domani ci sarà gioia.
Guardando al domani diventi capace di tollerare l’oggi e le sue miserie: l’oggi
è sempre un inferno, il domani è il paradiso. Continui a guardare al paradiso,
continui a sperare.
Ma quella speranza non si avvererà perché il
domani non arriva mai. Ambizione significa che sei incapace di trasformare il
tuo oggi in una beatitudine; sei impotente. Solo la gente impotente è
ambiziosa: cercano il denaro, cercano il potere. Solo gli impotenti cercano il
potere e il denaro. La persona con un potenziale vive. Se il denaro gli arriva,
vive anche il denaro, ma non lo cerca, non lo insegue. Nemmeno ne ha paura.
L’uomo vecchio era, o in cerca del denaro o
spaventato dal denaro; o in cerca del potere o spaventato dal potere; ma in
entrambi i casi era interamente concentrato sul potere e sul denaro. Era
ambizioso. L’uomo vecchio è da commiserare. Era ambizioso perché incapace di
vivere, incapace di amare. Il nuovo uomo sarà capace di vivere, capace di
amare. E il suo qui e ora sarà così bello…perché dovrebbe preoccuparsi del
domani? Il suo interesse non sarà di avere di più, il suo interesse sarà di
essere di più.
L’autenticità
è gioia
Il nuovo uomo non avrà bisogno di finzioni,
maschere o pretesti, sarà vero, perché solo attraverso la verità c’è liberazione.
Tutte le bugie creano vincoli. Dì una sola bugia e dovrai dirne mille e una per
difenderla – dovrai dire bugie ad nauseam. Non
riuscirai a smettere. Una sola bugia prima o poi si diffonderà per tutto il tuo
essere. È come un cancro. Dì la verità e non hai bisogno di nasconderti, puoi
essere aperto. Dì la verità e non devi proteggerti dall’esistenza, puoi essere
vulnerabile. In quella vulnerabilità l’esistenza ti penetra, dio raggiunge il
tuo cuore.
Dì una bugia e hai subito paura. Avrai paura anche
di dio, paura di affrontarlo. Avrai paura di affrontare te stesso. Sarai
continuamente in fuga da te stesso, dagli altri, da dio. Starai
continuamente nascosto dietro le tue finzioni. L’ipocrisia diventerà il tuo
stile di vita, e lì sta l’inferno. L’ipocrisia crea l’inferno. L’autenticità è
la sola gioia – la sola gioia, io dico. E se non sei autentico non sarai mai
felice.
La nuova consapevolezza non tollererà doppiezze.
La nuova consapevolezza odierà profondamente questo genere di cose. Quest’odio per la falsità è il marchio più profondo
dell’uomo nuovo. Egli sarà contrario a sistemi strutturati, inflessibili e
infallibili, perché la vita è un bellissimo fluire. Non è strutturata, è
libertà. Non è una prigione, è un tempio. Egli vorrà che le organizzazioni
siano fluide, variabili, adattabili ed umane.
I nostri stati sono inumani, i nostri eserciti
sono inumani, le nostre chiese sono inumane. Disumanizzano
l’uomo. Riducono l’uomo a una cosa perché non rispettano la libertà dell’uomo.
Il nuovo uomo rispetterà la propria libertà e quella degli altri.
L’uomo vecchio interferisce costantemente,
ficcando il naso negli affari di tutti, provando a manipolare, criticando,
condannando, premiando, punendo. L’uomo vecchio è sempre interessato agli
altri: “Cosa stai facendo?”.
La nuova consapevolezza lascerà ciascuno alla
propria vita. Finché qualcuno non danneggia gli altri, non deve essere
ostacolato. Finché qualcuno non è un pericolo per gli altri, non deve essere
ostacolato. Finché qualcuno non interferisce con la libertà altrui, non bisogna
intromettersi.
Strutture fluide
Non c’era più individualità nel vecchio mondo.
L’individualità era odiata, piacevano solo le pecore, le folle – gente che si
comporta allo stesso modo, con tutti che seguono la stessa routine e la stessa
struttura. L’uomo nuovo darà spazio a tutte le possibilità. L’uomo nuovo amerà
le strutture fluide. Sarà umano, rispetterà gli esseri umani. Il suo rispetto
sarà quasi religioso.
L’uomo nuovo dovrà trovare nuove forme di
comunità, di vicinanza, di intimità, di scopi comuni, perché la vecchia società
non sparirà immediatamente. Resisterà, combatterà con ogni mezzo – come sempre
succede – contro la nuova società. La vecchia società ha così tanti interessi
costituiti, non può andarsene facilmente. Se ne andrà solo quando le rimarrà
impossibile rimanere in vita.
Prima che il vecchio se ne vada il nuovo uomo
dovrà creare nuovi tipi di comune, nuovi tipi di famiglia, nuove comunità con
affinità, intimità e scopi comuni.
Amore non
matrimonio
La nuova consapevolezza non vorrà aver niente a
che fare con istituzioni come il matrimonio. Il nuovo uomo avrà una naturale
sfiducia nel matrimonio come istituzione. Una relazione uomo–donna
ha per lui un valore profondo solo quando porta a una crescita, a una maturità
a un fluidità condivise. Avrà poco riguardo per il matrimonio come cerimonia, o
per giuramenti che hanno dimostrato di durare molto poco... anche se erano per
sempre. Amerà il momento e lo vivrà nella sua totalità.
Il matrimonio non ha futuro. L’amore ha un futuro.
Nel passato, l’amore non era una realtà, il
matrimonio lo era. Nel futuro, l’amore diventerà la realtà e il matrimonio
diverrà sempre più irreale. Nel passato, la gente veniva fatta sposare, e solo
dopo, a poco a poco, cominciava a piacersi e ad
amarsi.
Nel futuro, le persone si piaceranno e si
ameranno, solo allora vorranno vivere insieme. Nel passato si iniziava col
vivere insieme, e naturalmente, quando si vive insieme, nasce una simpatia, una
dipendenza. Era un fenomeno di necessità. Il marito aveva bisogno della moglie,
la moglie aveva bisogno del marito, e poi i figli avevano bisogno che i
genitori stessero insieme. Era, più o meno, un fenomeno economico; ma non
nasceva dall’amore. Il futuro conoscerà un tipo diverso di relazione, basato
puramente sull’amore, e che resterà in vita solo mentre c’è amore. E non ci
sarà alcuna smania che essa duri per sempre, perché nella vita niente è
permanente, solo i fiori di plastica sono perenni.
Le rose reali nascono al mattino e alla sera sono
sfiorite. È questa la loro bellezza: sono belle quando arrivano, e sono belle
quando i loro petali cominciano ad appassire. La loro vita è bella, la loro
nascita è bella, la loro morte è bella, perché c’è vitalità. Un fiore di
plastica non nasce, non vive mai e non muore.
Il matrimonio nel passato è stato un fiore di plastica. La nuova
consapevolezza non può avere alcun rispetto per il matrimonio. Dovrà creare un
nuovo tipo di intimità–amicizia. E dovrà imparare a
vivere con il fenomeno transitorio dell’amore e di tutto il resto.
Vivere con
l’instabilità
Ci vuole coraggio a vivere con l’instabilità della
vita, perché ogni volta che cambia qualcosa, devi di nuovo adattarti. Si vuole
star fermi – sembra più tranquillo, più sicuro. Ecco come ha vissuto l’uomo
vecchio. L’uomo vecchio non era avventuroso; il suo unico interesse era la
stabilità. L’uomo nuovo avrà spirito d’avventura; non gli interesserà la
sicurezza, darà importanza all’estasi.
Sarà abbastanza capace e coraggioso da dire: “Non
so, ma sono interessato a sapere. E sono pronto a entrare in qualsiasi
dimensione, in qualsiasi avventura.” L’uomo nuovo sarà pronto a rischiare.
L’uomo vecchio era molto metodico, mai pronto a rischiare. Il rischio era
anatema: la sicurezza era il suo scopo.
Ma con la sicurezza cominci a morire. È solo
nell’avventura, nella continua avventura, che la vita raggiunge soddisfazioni
sempre più alte, che arriva ai picchi dell’Himalaya.
Sfiducia
nell’autorità
La nuova persona sarà una persona spontanea,
imprevedibile, con la volontà di cimentarsi in cose sempre nuove, spesso pronta
a rischiare di dire o fare la cosa più estrema, più selvaggia. Crederà che
tutto è possibile e che tutto può essere provato. Non rimarrà attaccato a ciò
che si conosce già, sarà sempre aperto all’ignoto, perfino all’inconoscibile. E non si sacrificherà per il futuro, perché
non sarà un idealista. Non si sacrificherà per alcuna idea astratta, un ideale,
un’ideologia.
Avrà fiducia nella propria esperienza e profonda
sfiducia in tutte le autorità esterne. Il nuovo uomo si affiderà solo alla
propria esperienza. Finché non conoscerà una cosa non le crederà. Nessuna
autorità esterna può aiutare il nuovo uomo. Nessuno può dire: “Lo dico io, devi
crederci. L’abbiamo sempre creduto, devi crederci anche tu. I nostri antenati
ci credevano, devi credere. Poiché è scritto nei Veda e nella Bibbia, devi
credere.”
Il nuovo uomo non avrà niente a che fare con
queste assurdità, il nuovo uomo crederà solo se è LUI a saperlo.
Questa è la vera fede – fede nelle proprie
possibilità, nel proprio potenziale. Il nuovo uomo rispetterà se stesso.
Credere ad autorità esterne è irrispettoso verso il proprio essere.
Questo, secondo me, è il fenomeno più importante
che sta accadendo oggi. Un nuovo uomo sta entrando nella vita. I primi raggi
sono già all’orizzonte. Preparatevi a ricevere il nuovo uomo. Siate pronti.
Accogliete l’ospite che potrebbe bussare alla vostra porta in qualsiasi
momento. E questo è il sannyas: una preparazione –
diventare pronti a ricevere il nuovo uomo. Sarà una grande avventura ricevere
il nuovo uomo. Sarà rischioso, anche, perché al vecchio non piacerà.
tratto da The Secret of the
Secrets, Vol.1
Copyright © 1982
Osho International Foundation
L’imminenza del nuovo
millennio diventa il “Gioco della Consapevolezza”
C’è una grande
eccitazione in giro, per l’avvicinarsi della fatidica data che ci porterà nel
2000, ossia nel nuovo millennio. E come sempre, sull’argomento si sono formate
ben due scuole di pensiero. Da una parte i mistici puri, con il loro solito
atteggiamento sbrigativo e lapidario, “Solo l’eternità esiste. Di fronte
all’eterno scorrere della vita e del cosmo, cosa significano duemila anni o due
miliardi di anni? Assolutamente nulla. È la mente che ha creato i numeri, il tempo
– non l’esistenza.” Teoria ben difficile da confutare, come potete immaginare.
E infatti io non ci provo neppure.
Dall’altra parte stanno simbolici e simbolisti,
con le loro canzoni allettanti come sirene (lo so perché è da molti anni che
ripercorro la rotta di Ulisse, per tornare a Itaca). Essi cantano:
“L’uomo è un animale simbolico. Il simbolo è
essenziale per rischiarare il cammino, e per entrare in contatto con le proprie
energie più profonde. I cicli delle stagioni e degli anni che le rivestono sono
solo un fatto simbolico, è vero, tuttavia è un simbolo adottato, fatto proprio,
e nutrito, da tutte le popolazioni della terra, aldilà di ogni razza, di ogni
religione, di ogni assetto politico. L’inizio del nuovo anno e la fine di
quello vecchio sono dunque un simbolo universale, con tutto il senso che ciò
comporta nell’inconscio collettivo di questo genere umano. Immaginiamoci poi
cosa rappresenta la fine di un secolo, e l’inizio di quello nuovo. E giungiamo
ora al millennio, che possiede un ciclo simbolico così forte e così
sconvolgente da far temere, periodicamente, nella prossima fine del mondo!
La simbologia del ‘rito di passaggio’
è così forte, nei confronti del nuovo millennio, da trasportare tutti verso una
specie di ‘morte’, seguita da una specie di "resurrezione", di rinascita. Così
nell’immaginario di tutti (chiamalo se vuoi l’inconscio collettivo) le fine del
millennio è la fine di un ciclo, di un certo tipo di vita, e l’inizio del nuovo
millennio è anche l’inizio di una nuova vita, di una nuova epoca, di una nuova
consapevolezza...”
Così parlano (più o meno) simbolici e simbolisti.
E chi potrebbe negare le loro ragioni e i loro argomenti? Certo non io, che il
simbolo lo mangio dalla prima colazione in poi, e sino alla fine della
giornata!
Lasciamo dunque che i mistici puri continuino a
meditare sulla impermanenza dell’essere – lassù sulle
vette del Tibet – e vediamo che possiamo fare noi, animali simbolici, con
questa incredibile occasione che ci si presenta davanti.
“Per la
prima volta, forse, ci sarà un’autentica civilizzazione, che ama la pace, che
conosce la compassione, che è creativa, che abbandona ogni discriminazione
religiosa, razziale, nazionale, per poter trasformare tutto il pianeta in
un’unica famiglia...”
Queste le parole con qui Osho ha presentato il
nuovo millennio. Ma avverte anche che questo cambiamento può avvenire soltanto
a partire da noi stessi. Non c’è più tempo per cambiare la società, tuttavia
possiamo cambiare noi stessi. Dobbiamo farci carico una volta per tutte che Osho
ha dichiarato noi, i suoi sannyasin, “gli araldi di
una nuova era”. Siamo noi che dobbiamo trovare la pace, l’armonia, la
fratellanza, la sorellanza… non il solito ‘sistema’…
“Il solo modo possibile è: lascia perdere ogni
azione, cresci nel tuo essere. E la crescita del tuo essere è contagiosa – sarà
di aiuto a molta gente per accendere le loro fiaccole spente, col fuoco della
tua vita…”
Non so se vi rendete conto che razza di
responsabilità ci troviamo sul gobbo… Ma prima che diventiate troppo seri, o
magari vi aspettiate da me qualche dritta spirituale (della serie “si sta
freschi a Frisco!”) lasciate che vi coinvolga in un
gioco. E non solo vi chiedo di giocare, ma vi chiederò anche di scrivermi
presso l’Osho Times italiano i risultati e le
scoperte fatte attraverso il nostro gioco, che si chiama, manco a farlo
apposta, “COSA FARESTI SE IL PRIMO GIORNO DEL DUEMILA COINCIDESSE CON
COME SI GIOCA DA SOLI:
Ci si mette seduti comodi, con tutti i cuscini
necessari, davanti a uno specchio. Si guarda con cura, con amore, con rispetto,
la propria immagine, poi le si chiede, “Allora, (nome del partecipante) tra un
anno ci sarà la fine del mondo. Ineluttabile. Punto e basta. Ho un anno di
vita. Un anno per finire tutto. Per liberarmi di tutta la zavorra. Per
risvegliarmi. Per tornare a casa… (qualsiasi altra metafora è ben accetta,
basta che parliate sinceramente e normalmente a voi stessi…). Sentitelo
veramente. Con tutta la testa. Con tutto il cuore. Con tutte le vostre budella.
Un anno di vita, e poi è finita per tutti. È così. Non si scappa. È davvero
diventato IMPOSSIBILE rimandare a domani, e tanto meno al prossimo anno. Non ci
saranno più anni. Né giorni. Né stagioni. Né problemi. Nulla. Ho un anno di
vita. E adesso cosa faccio? Rispondetevi. Se ne avete il coraggio,
rispondetemi. Vorrei pubblicarvi sull’Osho Times.
COME SI GIOCA IN DUE:
Va da sé che sarà una coppia… Ma, si potrebbe
anche giocare tra genitori e figli. Con un amico caro. Con un fratello o una
sorella… Tuttavia temo che saranno coppie di amanti, a sedersi uno di fronte
all’altro – con i soliti cuscini, supercomodi e così via. Poi si guarderanno –
come in uno specchio – e si comunicheranno a vicenda la notizia. Molto
seriamente (voglio dire intensamente… come se fosse VERO, maledettamente vero).
“Lo sai, dunque, che ci rimane un anno di vita…
Cosa vorresti fare in questo anno? Come possiamo completare il nostro rapporto?
Come possiamo dirci tutte le cose non dette? E le lacrime non mostrate? (ci
sono tanti Ciccio, nel mondo!) E così via.
COME SI GIOCA IN GRUPPO:
Ripeto che dovrebbe essere un gruppo di amici
intimi. Banalizzare questo gioco tanto per ravvivare un party moscio – anche se
possibile – non mi sembra l’uso più adatto. Però, in questo caso, si può lasciare
al gioco un risvolto – diciamo così – “sociale”. Ciascuno può dire, ad esempio,
cosa farebbe lui stesso davanti a questa eventualità: fine del mondo & un
solo anno di vita. L’altra parte del gioco consiste nel fatto che ciascuno
dovrebbe immaginare poi cosa farebbe il mondo, davanti alla fine imminente e
sicuramente ineluttabile. Esempio: cosa farebbero i governi? (a parte cercare
di tenercelo nascosto!) Capirebbero di non avere più senso? Abolirebbero
finalmente frontiere e barriere? Gli eserciti poi, continuerebbero a
esercitarsi fino all’ultimo giorno? Mio figlio, farà il militare? Gli
scienziati, continueranno a cercare mezzi di distruzione? Agnelli, manderà in culo
E chi più ne ha, più ne metta… Scendendo alla
situazione locale, tipo Italietta nostra, ci si può
chiedere che farà il Vaticano. E i preti, che faranno? E le suore? (non
sprecate, vi prego, le solite, ovvie, insinuazioni!) E quei comunisti alla Bertinotti? E le scuole, che faranno? E gli asili? E i
mendicanti nelle nostre strade? E i “vu cumprà”
potranno, almeno l’ultimo giorno, entrare in un albergo di lusso? Ma ci sarà
mai qualcuno che vorrà tenere aperto un albergo di lusso? Si stamperanno i
giornali? E per dire che? Per seguire forse l’andazzo della Borsa? E ci sarà
una Borsa? Il denaro, conterà ancora qualcosa? E fino a quando? Fino all’ultimo
giorno o fino all’ultimo minuto? Faremo forse falò di denaro – tanto per stare
caldi? La gente danzerà per le strade, oppure consumerà le sue vendette? Sarà
una festa o un incubo?
Ai lettori l’ardua sentenza.
Giocate. Giocate e fate giocare. E pensate
soprattutto che non è uno scherzo. E nemmeno tanto un gioco. E che soprattutto
non si sa mai. Chi può dirlo? Chi poteva dirlo, tipo Nostradamus,
ha detto “Mille, e non più mille...” il che fece spaventare tutti alla fine del
primo millennio – scioccamente perché il messaggio era, “bene per mille, ma poi
non ci saranno altri mille…” Il che vuol dire che il 2000 potrebbe essere
DAVVERO l’ultimo anno di vita su questo pianeta.
Non sentite un leggero tremore al fondo delle
vostre coscienze, e delle vostre schiene?
Non rimandate ancora, dunque, ma giocate e fate
giocare!
E fateci sapere cosa avete scoperto. Naturalmente
tutte le lettere dovranno pervenire prima del 31 dicembre 1999. Dopo, non si sa
se le Poste funzioneranno ancora.
Swami Sarjano
Per celebrare una nuova
alba, un uomo nuovo,
una nuova umanità.
Una bella
sera estiva, poco prima dell’incontro serale in Buddha
Hall, Ma Prem Garimo ha
dato l’annuncio di un grandioso progetto mondiale: un tributo a Osho e una
celebrazione della sua visione da tenersi al cambio del secolo e per tutto
l’anno 2000. Inizierà con un festival di 6 settimane presso l’Osho Commune di Pune, a partire dal
compleanno di Osho fino al 19 gennaio 2000. Continuerà poi per l’intero anno
con tutta una serie di attività per onorare e celebrare la visione di Osho in
tutti i paesi del mondo.
Celebriamo
in tutto il mondo Osho e la sua visione
Questo festival vuole essere la rampa di lancio di
Osho Tribute 2000 una serie di eventi che si terranno
in tutto il mondo durante il 2000, per celebrare e affermare la visione di Osho
di un essere umano qualitativamente nuovo: libero da tutte le vecchie ideologie
e dai condizionamenti del passato che ci hanno tenuti divisi dalla natura,
isolati l’uno dall’altro e lontani dal nostro potenziale per diventare dei buddha.
Perché ora?
Nei suoi discorsi Osho menziona innumerevoli volte
la fine di questo secolo e il tremendo potenziale che offre a tutta l’umanità
per compiere un salto di consapevolezza, rompendo completamente con l’approccio
suicida e autodistruttivo del passato. Nel mondo la maggior parte dei politici
e degli interessi costituiti sembrano aver intrapreso una strada verso il
suicidio globale attraverso le guerre e provocando disastri ecologici.
Osho invita la sua gente a contribuire a un salto
di consapevolezza – senza campagne politiche, senza toni apocalittici, ma attraverso
la meditazione e la celebrazione.
Il 19 gennaio del 2000 segna il decimo
anniversario da quando Osho ha lasciato il corpo. Ancora una volta Osho dà alla
sua gente – sannyasin, simpatizzanti, chiunque sia
stato toccato da Osho e dalla sua visione – una scusa meravigliosa per fare
qualcosa. Cogliamo questa occasione per invitare tutti quanti a partecipare
creativamente a un tributo a Osho e alla celebrazione della sua visione,
creando nel contempo una giocosa, positiva onda di cambiamento nel mondo intero.
Siamo tutti
invitati
Incontriamoci tutti a Pune
durante questo periodo, per un soggiorno più o meno lungo a seconda di come
riusciamo a organizzarci. Questa Comune è la personale creazione di Osho, il
suo esperimento internazionale al di là di razze, nazioni e religioni – dove
noi tutti impariamo l’uno dall’altro nel rispetto della nostra unica
individualità. È un luogo d’incontro di amici, un crogiolo di trasformazioni.
Osho dice: “Chiunque arriva qui sarà profondamente impressionato. Questi alberi
non sono più gli stessi – sono diventati sannyasin.
La stessa aria ha una vibrazione diversa: anche quando te ne vai, il tuo canto,
la tua danza, la tua gioia continuano a vibrare qui.”
Insieme in
armonia
Durante questi 40 giorni di festival, oltre a una
nutrita scelta di attività della Multiversity, verrà
offerta l’intera gamma delle meditazioni di Osho e delle terapie meditative; a
questo si aggiungeranno eventi culturali, spettacoli, esibizioni e concerti. Le
persone che hanno integrato nella loro attività professionale ciò che hanno
ricevuto e capito dalla presenza di Osho e dalla sua visione sono invitate a
contribuire al programma. Quando Osho parla della sua gente non si riferisce
solo ai sannyasin. Egli dice che esistono molte altre
persone che lo amano e vogliono partecipare al suo lavoro. Osho 2000 offrirà
anche un’opportunità a tutti gli amici di Osho che sono rinomati nei loro vari
campi di attività, di esprimere il loro apprezzamento e rispetto verso Osho in
maniera congeniale alla loro immagine pubblica.
Se hai qualcosa di speciale con cui contribuire al
programma, o desideri maggiori informazioni man mano che vengono meglio
definiti i piani sia per Pune che per il resto del
mondo puoi consultare: www.osho.org/osho2000/ oppure inviare un email a: osho2000@osho.net.
Infine puoi scrivere a: Osho 2000 Festival, 17 Koregaon Park, Pune 411001,
India.
Per prenotazioni, tour di gruppo, voli e charter
rivolgiti a Osho Tour.
“Per quanto
riguarda la verità, la folla non ha mai avuto molta importanza. È una ricerca
individuale, e le persone che stanno cercando arrivano da me da tutto il mondo.
Buddha non ha mai avuto un simile pubblico
internazionale, e neppure Bodhidharma o Rinzai. Io sono il più beato, nel senso che ho con me i
pochi eletti della terra, arrivati da tutto il pianeta. È un incontro che fa
esultare, sono assolutamente estasiato di avervi qui.”
Osho
Un terapista
che non fa terapia.
Una guida
che non dà direzioni.
Un amico che
sa tenerti la mano nei punti più delicati del cammino.
Per tutta la
vita, non sono mai riuscito a convincermi
che esistono due tipi di strade, due tipi di approcci, due tipi di
comprensione, cioè il sistema graduale, o lineare, e il sistema istantaneo, che
si muove per balzi quantici – ossia da una dimensione all’altra, e senza viaggi
intermedi! Essendo un discendente karmico del
‘sentiero del saltello’ (chi non salta scemo è!) –
strada popolata di balzi tra una comprensione e l’altra, sempre per
realizzazioni istantanee – beh, lo confesso, non sono mai riuscito né a credere
né ad accettare che esista anche un sistema lineare – quelli che ti dicono che
ci vuole tempo… al che io, imperterrito, dico loro di chiudere e poi di aprire
gli occhi, “Quanto tempo c’è voluto?” chiedo perfidamente…
Vi racconto
tutto questo al fine di chiarire una volta per tutte la mia estraneità e la mia
difficoltà nel relazionarmi con la terapia.
Il motivo è
semplicemente perché la terapia fa un lavoro lineare – che non è la mia
esperienza – e non può farne un altro, mentre il presente può essere svelato
(pertanto curato) soltanto dalla meditazione.
Detto
questo, voglio che resti non tanto un’ipotesi di lavoro, o tanto meno un
giudizio, bensì una preferenza che sta nel mucchio delle cose che amo di più e
quelle che amo di meno, come la nutella o la crema di
marroni con lo zabaione.
Forse,
qualche lettore attento (ed io so che sono tutti molto attenti) avrà anche
notato che ho intervistato molte persone, in questi anni, ma mai un cosiddetto
terapista. Perché? Ve l’ho detto – parliamo due lingue diverse. Anche la parola
ha due valenze diverse, se applicate al tempo o al presente, per cui, per la
mia sordità da questo orecchio, la conversazione non sarebbe facile. Quando ho
visto Indivar aggirarsi per le strade dell’ashram, dopo tutti questi anni, sono stato immediatamente
felice. È già abbastanza bello vedere una faccia e un’energia così andare in
giro per l’ashram. Poi sapevo che avevamo lo stesso,
segreto amore. Amavamo entrambi, forse più di ogni altro, la stessa persona, un
terapista. Questa persona si chiama Prasad, ed è
morta qualche anno fa. Lo amavo così tanto da preoccuparmi e da scrivere a
Osho, “Maestro, ho paura di amare Prasad più di
quanto amo te…” E Osho ebbe pure la bontà di rispondermi, “Va bene, lui è più
vicino a te, ma è solo un passaggio, una canna di bambù, dove scorre la mia
energia…” Una volta scrissi, “Ode a Te, Prasad-Canna-Di-Bambù,
grazie per il dono…” Voglio ringraziarlo ancora una volta.
Incontrando Indivar è stato come incontrare il lontano amore, e
scoprire che (come tutti i veri amori) era sempre stato nei nostri cuori. Ma lo
osservavo da lontano, Indivar – scoprendo il mio
amore, e quello della gente che si innamorava di lui. Quando fece finalmente il
suo primo gruppo, non si portò dietro qualche solerte ed efficiente assistente,
bensì Big Prem, che non solo è la più Grande Amante
che si possa trovare – nel senso di una stazza enorme – ma anche quella con il
cuore più grande. E non l’ho detto io – se capite a chi voglio alludere. Insomma,
lasciatemelo dire terra terra: quando ho visto un
solenne “terapista”, che come assistente si porta dietro 110 chili di cuore, e
nient’altro… be’, ho deciso che non potevo NON dare
un’occhiata al suo lavoro. Non potevo poi NON innamorarmi di lui. E non potevo
infine NON offrirvi questa intervista.
P.S. Anche
perché mi ha riconciliato molto con l’esistenza delle due opposte metodologie,
e mi ha offerto una prospettiva in cui essere (perlomeno) un po’ più paziente.
Introduzione di Sarjano
Sarjano: Com’è avvenuto il tuo incontro con Osho ?
Indivar: Molto semplicemente… Era il ‘75, e mi trovavo a
Bristol, in Inghilterra per un gruppo di “Intensive Enlightnement”
(quel che poi sarebbe diventato “Who is in?” n.d.r.) Un giorno, una
mia amica che era venuta per lo stesso gruppo, mi accompagnò per una
passeggiata nel parco. Dopo un po’ ci sedemmo su una panchina. Anche lei era
una psicologa – come formazione accademica – e insieme avevamo condiviso molte
idee e progetti. Durante ogni pausa del gruppo, la mia amica leggeva avidamente
un certo libro. Lo tirò fuori dalla borsa in quel momento e senza una parola lo
appoggiò sulle mie mani. Sentii come una scarica elettrica percorrermi tutto il
corpo. Pensai che mi stesse facendo uno scherzo, che mi avesse messo in mano
qualche trucchetto di carnevale, “Ma cosa fai!” – le
dissi. E lei mi guardò e rispose: “Devi
leggere questo libro”. Lo lessi. Era “No Water No Moon”.
Le prime parole furono come una lancia che trapassava il mio corpo da parte a
parte. “Mio dio, quest’uomo non sta semplicemente
parlando di certe cose, questa è la sua esperienza!”
Avevo voglia di saltare sul primo aereo in
partenza per l’India… ma ci vollero un paio di mesi per organizzare il tutto.
Credo di essere sempre stato un individuo alla
ricerca di se stesso. Avevo letto tutto Mastro Ekhart,
e con lui tutto il trip medievale–cristiano, poi
tutto lo Zen dei buddha, e tutti i buddha dell’induismo, ma tutti
questi libri, a confronto di ciò che scoprivo nel libro di Osho, sembravano
antiche scritture che riguardavano gente lontana, invece quest’uomo
parlava di se stesso, della sua esperienza.
Fu una rivelazione subitanea. Non stavo più nella
pelle. Pensavo, “Che bello – quest’uomo finalmente ha
beccato tutta la storia…” Così sono venuto a Puna.
Il giorno dopo ero seduto in attesa del darshan in Chuang–Tzu auditorium
– dove adesso c’è il samadhi di Osho. Il mio sguardo
vagava tra i marmi del pavimento e quelli delle colonne, quando ad un tratto ho
sentito come una immensa coltre di silenzio cadere su di me. Ho pensato, “Mioddio, ma che succede? Sta crollando il soffitto? No, il
soffitto è sempre lì…” Ho alzato gli occhi e c’era quest’uomo
con questa tunica bianca, e nient’altro che silenzio.
Un silenzio totale. Questo è quanto. Poi qualcuno
chiamò il mio nome, ed io mi trovai di fronte ad Osho. Lui mi guardava, ed io
lo guardavo.
“Hai qualcosa da dire?”
Io non riuscivo a parlare.
“Ci dev’essere qualche
cosa che vuoi dire.”
Io non riuscivo ad aprire bocca.
“Vuoi prendere il sannyas?”
chiese infine Osho. Fu un tale shock! “Beh, certo… Tu devi saperlo.” Mi guardò
e sorrise, dicendo: “Vieni qui. Sei
arrivato proprio al momento giusto.”
Ecco, è così che è cominciato tutto.
D: Raccontaci qual era la
tua sfera di lavoro, prima. Di cosa ti occupavi, esattamente?
R: Ho una formazione in
psicoanalisi. Ho lavorato in diversi tipi di cliniche mentali. Ho fatto
esperimenti con tutto quello che c’era in giro riguardo a terapie alternative, anti–medicina.
Ho usato tecniche mutuate dagli aborigeni
australiani, ho usato il didgeridoo in terapia… Ma
poi sono arrivato al punto in cui non riuscivo più ad andare avanti, ero fermo
lì. Perché il fatto era che io cercavo di rimettere a posto questa gente, e
funzionava pure, ma tutto questo nasceva da uno sforzo. Ed io ero giunto a un
punto di totale esaurimento, e avevo bisogno di un nuovo approccio.
Erano anni che lavoravo in quell’ultima
clinica, e con grande successo… Potresti dire che ero un’oca pasciuta.
Sai che Osho non mi ha mai chiesto di fare dei
gruppi qui… Si limitava a ridere. Quando mi vedeva arrivare, si metteva solo a
ridere. Rideva e basta, pensava che tutto fosse un’immensa barzelletta. Io
cercavo in qualche modo di guardarlo, ed Osho rideva ancor di più. No, no, no.
Mi disse di fare qualche gruppo, tipo Intensive Enlightnement,
il Tao, il che fu un’esperienza fantastica, perché fu così che incontrai Prasad, che era il leader del gruppo. Dopo tre giorni, ero
lì steso sul pavimento che pensavo, “Mio dio, ma è come essere a Newcastle,
solo un po’ più freddo… Questo è quello che faccio laggiù in Australia… Le
stesse vecchie cose!” Finché Prasad comincia a
camminare attorno a me, mentre io penso, “Mio dio, ma che vuole questo qui?”
Lui si avvicina e fa: “Toccami i piedi!” Io lo guardo e penso, “e perché vuole
che gli tocchi i piedi?” Non avevo niente da perdere, così l’ho faccio e sento
un urlo… E penso “chi è che urla in questo modo? Ma SONO IO!” Il mio corpo
ritorna alla terra, si contorce come una biscia, vibra come una dinamo
elettrica, la stanza esplode in mille parti, ed io continuo a sentire quest’urlo e, lascia che te lo dica – ero in uno stato di
beatitudine assoluta. Un’assoluta beatitudine. Ne sono ubriaco da allora. Da
quel momento sono diventato un ubriacone! Per quattro anni sono stato
completamente fuori di testa… Finché Osho non mi ha rimandato in Australia.
Tornai a casa e costruii una stanza per
meditazioni e terapie nel bosco, lontano da tutto e da tutti. Un posto dove la
gente potesse esprimersi, e senza la paura di essere osservati dall’esterno.
Veniva gente da tutta l’Australia, e la cosa mi occupava completamente.
Così qui a Puna non ho
mai guidato dei gruppi terapeutici.
Osho ha sempre voluto che io lavorassi laggiù, e
che venissi qui solo per brevi visite.
D: Che tipo di gruppo hai
tirato fuori, la prima volta che ti sei espresso qui a Puna?
R: Ho messo tutti a correre
attorno all’isolato. Io stavo all’angolo della strada con un bastone, e dicevo
a quelli che mi correvano davanti, “se vi fermate, vi prendo a mazzate!” Era un
gruppo di corsa. Con un sacco di ciccione. Mi hanno dato un gruppo per signore
obese.
Così ho detto a tutte queste belle signore: “Non
s’è mai vista una pecora grassa in tempi di carestia – è impossibile – pertanto
adesso cominciate a correre, e se vi prendo vi do un sacco di legnate.”
Così si sono messe a correre e sono dimagrite di
dieci chili in dieci giorni. E questo è stato il mio primo gruppo…
(Indivar ride) Beh, però
sarebbe stata una bella storia…
No, non ho mai guidato gruppi qui, fino a questi
ultimi mesi. Continuavo a lavorare in Australia, e venivo qui in vacanza, per
ubriacarmi un’altra vola. Ubriacarmi col divino. Solo da pochissimo vengo qui a
fare gruppi. Qui nessuno mi conosce. Ho lavorato sempre lontano da qui.
D: Sono stato un’intera
mattinata nel tuo gruppo, all’inizio, per vedere come ti esprimevi e che tipo
di feeling si sarebbe mosso… E ho avuto subito la sensazione che non c’era una
grande aria di terapia, non c’era molta terapia nel gruppo… Pertanto ti chiedo,
che cosa succede nel tuo gruppo?
R: Questo è il massimo dei
complimenti! È assolutamente vero… Non ha niente a che fare con la terapia.
Assolutamente. Come formazione sono un terapista, ma la terapia può portarti
soltanto fino ad un certo punto. Tutte le terapie servono soltanto a prepararti
alla meditazione. Tutto ciò che mi interessa è creare quel gap – quell’intervallo – riunire la gente e creare uno spazio
dove possano rilassarsi quel tanto da permettere che il Maestro possa entrare.
Ed è qui. Tu lo sai. Ma la gente che viene a Puna per
la prima volta lo vorrebbe ancora nel suo corpo fisico. È necessaria una certa
preparazione, in modo che possano avvertire la sua presenza. Questo è davvero
tutto ciò che faccio. Poi, se è necessario – se rilassandosi a qualcuno vengono
fuori delle cose, posso anche prendermi cura di lui, intervenire sul cosiddetto
“problema”.
C’è l’approccio graduale e c’è l’approccio
istantaneo.
Rinzai era per l’istantaneo,
mentre Dogen era per il graduale. Vorrei cercare una
combinazione, una integrazione tra questi due approcci. Quando metti insieme
delle persone, cominci con il relazionarti all’energia del corpo. Ci sono
cinque corpi. Non ho mai saputo niente di energia, finché non sono arrivato
qui, 22 anni fa. Ho avuto un’esperienza diretta di uscita dal corpo. Come ho
raccontato molte volte, in quel momento non sapevo nemmeno che cosa stesse
succedendo, e tuttavia l’esperienza era di pura beatitudine. Beatitudine
assoluta. Mi ha trasformato. E da quel momento ho cominciato a capire, e a
imparare come relazionarmi con l’energia dei corpi.
Finché un giorno Osho parlò della Psicologia dei buddha: questo mi ha condotto a sviluppare una pratica e un
training nella terza psicologia. E questo è precisamente ciò che sto facendo qui–e–ora. Ora sono un praticante della terza psicologia.
Questo praticante usa la sua abilità e i suoi talenti per fornire un ambiente,
un ambiente ricettivo, in cui la gente possa rilassarsi: in quel rilassamento
il Maestro può entrare.
Questo training, questo lavoro sulla terza
psicologia va avanti ormai da 22 anni, e continua a raffinare le sue tecniche.
Hai visto, per esempio, cosa è successo ieri durante l’evento La nuda verità
(The Naked Truth ).
Ascoltavamo queste parole di Osho, “Bisogna spogliarsi di ogni conoscenza.
Finché non sarai nudo, e spoglio da ogni conoscenza, il divino non potrà
entrare. Una volta che sei nudo, la rivelazione interiore accade.” Questo è il
nome del gruppo. E questo è in realtà ciò che cerco di fare – offrire la
possibilità di essere completamente nudo – e se succede, istantaneamente, senza
un attimo di esitazione, perché è già lì… il Maestro è entrato. E se questo
accade, tu hai un assaggio di cos’è… e allora non sarai lo stesso mai più.
Basta un frammento, là, oltre la finestra che si apre all’infinito, e non ti
darà più tregua. Ti perseguiterà per sempre. Potrai anche tentare di scappare,
ma come ci riuscirai? Non è che tu debba chiamarlo – sarà lui a non darti più
tregua. Insomma, questo è ciò che hai fatto per tutti questi anni…
Ho cominciato anch’io picchiando i cuscini… Ma poi
ho realizzato che non puoi andare molto lontano, con questi metodi. Continui a
rimanere all’interno della struttura del tuo ego. Puoi avere una bella catarsi,
per un po’ puoi sentirti bene… E poi che fai? Tutto torna come prima. Sei
ancora nella trappola dell’ego. E la funzione del Maestro non è altro che
aiutarti ad uscire dalla struttura dell’ego. Come andare aldilà della mente.
Adesso siamo arrivati alla “Nuda Verità” – è un esperimento atto a fornire
l’ambiente, quel rilassamento in cui la nuda verità può semplicemente penetrare
e inondarti.
D: Adesso vorresti dirmi
che, oltre a non fare il terapista, non fai niente del tutto? Lasci che le cose
si rilassino, e basta?
R: Osservo. Osservo
soltanto. E non quello che le persone dicono, ma quello che fanno, le posizioni
che assumono. Per esempio, se tu sei seduto davanti a me, io osservo come tieni
le mani, e dove, come sei appoggiato, come ti difendi ecc. Poi dico, okay,
adesso ribaltiamo queste abitudini. Se metti le mani diversamente, anche il
feeling sarà diverso.
Queste differenze giungono come messaggi alla
struttura celebrale. Di fatto puoi aiutare il corpo a sentire diversamente
rovesciando soltanto le tue posizioni abituali. Così non c’è più bisogno di
parlare. Se sei attento, il corpo ti dice semplicemente cosa succede, cosa
stavi cercando di coprire, di difendere, e così via… Impari per la prima volta
a osservare e ad ascoltare, perché il corpo è molto più saggio della mente. Il
corpo viene dall’esistenza. La mente è soltanto quel mucchietto di spazzatura
delle cose che ci hanno insegnato, è tutta roba buttata lì da altri.
Il corpo conserva la sua purezza, la sua
innocenza. Può insegnarti molte cose e può guidarti fino al centro del tuo
essere.
Il corpo è la tua guida, non la mente. Lasciati andare
dalla mente al cuore, ma ancor di più nel corpo, poiché il corpo contiene il
tuo essere.
Sarito, il direttore dell’OTI International chiede se trova la gente molto cambiata, se
sono cambiati i partecipanti ai gruppi…
R: Ho passato la maggior
parte del mio tempo seduto qui nella plaza (sede
della Multiversity terapeutica n.d.r.
) e ciò che ho visto è che oggi la maggior parte della gente viene solo per
brevi periodi. Quindi, non importa di cosa stiamo parlando, è chiaro che questa
gente vuole una breve, ma intensa esposizione all’energia del Maestro.
È per questo che ho creato un evento di “Nuda
Verità” di un solo giorno. Si potrebbe fare di due giorni, perché sappiamo che
altrimenti finiamo per toccare solo la superficie delle cose… Ma non possiamo farli
più lunghi di tre giorni, perché la maggior parte della gente viene qui come
turista. Non è come negli anni settanta, agli inizi della Comune, quando la
gente veniva per sempre… Adesso vengono magari per due settimane soltanto.
Quindi dobbiamo essere in grado di offrire loro qualcosa di più intenso…
D: Una volta, incontravamo
ogni giorno anime antiche, lontani compagni di strada… È ancora così?
R: Non lo so. Non lo so
davvero. Nel gruppo che abbiamo fatto ieri direi decisamene di sì. Voglio dire,
era proprio un incontro di anime antiche… In effetti, mi chiedevo perché tu non
eri lì… “Dov’è quella vecchia anima di Sarjano?”
Quando siedo nella plaza
e parlo con i nuovi arrivati, coloro che si affacciano al Maestro forse per la
prima volta, ho la sensazione di un frutto ancora un po’ acerbo… Quindi abbiamo
ancora bisogno di esperienze terapeutiche – anche le più tradizionali – per
questa gente che arriva e sono come dei diamanti grezzi, che vanno levigati.
Pertanto
D (Sarjano, ancora un po’ riluttante, chiede): Vuoi dire che ogni volta
dobbiamo ricominciare dal principio, con ogni persona che arriva qui?
R: Sei sul sentiero da più
di vent’anni, vecchio mio! Molta della gente che
arriva ora è semplicemente agli inizi… Non può saltare dalla posizione in cui
si trova a quella in cui ti trovi tu… Devi condividere te stesso, la tua
esperienza. Osho ha parlato molte volte della Comune vista come una serie di
cerchi concentrici, in cui si crea un fenomeno di condivisione circolare, che
ti porta sempre più vicino al Maestro. Ci sarà sempre qualcuno davanti a te che
getta luce, questo è uno degli elementi più belli del Buddhafield,
del magico campo di energia creato da Osho.
D’altro canto, chiunque viene per la prima volta,
arriva dalla società, dal sistema, dove è necessario avere un ego, con tutte le
sue strutture e tutte le sue corazze e difese… Come potrebbero sopravvivere
senza? Quindi è inevitabile che i nuovi arrivati abbiano ancora quest’ego crudo e non raffinato, e in un modo o nell’altro
devi tenerne conto e confrontarti con questo fatto. Ed aiutarli nei primi passi
fuori dall’ego. Non possono saltare direttamente nel divino. Non possono fare
il salto nell’ignoto di primo acchito. Sono ancora attaccati alle loro miserie…
Ma davvero – credo che questa sia la cosa più straordinaria di tutte: in quarant’anni che lavoro con la gente, li vedo sempre che si
attaccano alle loro miserie. “No, no, no, – gli dico io – puoi liberarti di
tutte le tue miserie, di tutti i tuoi problemi, in questo preciso istante…” E
loro mi rispondono, tutti: “Oh no, non è possibile… Beh, insomma, ci penserò.
Davvero, poi ci penserò su, vediamo…” Non sono ancora pronti per andare
direttamente al punto. O fare il salto. O affacciarsi alla nuda verità…
D: Corre voce, un
pettegolezzo… Ed è che sei illuminato.
R: Chi è che dice queste
carognate? Beh, insomma, lo sai, siamo tutti illuminati. L’illuminazione – come
dice Osho – non è qualcosa di speciale, lo sai anche tu. La gente ama
chiacchierare, mettere in giro voci… Il fatto è che l’illuminazione è la cosa
più ordinaria che ci sia. Ti alzi al mattino, fai colazione, vai in bagno…
Eccetto che adesso lo fai con consapevolezza. Questa è la sola differenza.
O fai le cose da sveglio, o le fai da addormentato.
Ed è la stessa cosa per ciascuno di noi. La scelta è tua. Osho lo ha detto e
ridetto in maniera lapidaria, inequivocabile:
“Ci sono solo due modi di vivere: consapevolmente
– o inconsapevolmente – scegli!” E questo è tutto quello che cerco di condividere
con il mio lavoro. Come portare consapevolezza in ogni azione, in ogni gesto. E
questo è il motivo per cui facciamo tutti quei buffi esercizi, perché non
voglio che sembri una cosa seria! Per esempio, chiedo a tutti di ripetere
questa frase:
“Quando sono nato, io ero già lì, ma Fred non c’era” – al posto di Fred
ci metti il tuo nome, naturalmente. Quando sei nato, hai aperto gli occhi, e
hai potuto vedere. Chi era colui che vedeva? Qualcuno vedeva, e non era Sarjano, e tuttavia qualcosa vedeva. Ecco, quel qualcosa
che vedeva era il tuo buddha. Eri tu. Tu sei il buddha. Colui che vede. Tu sei quella consapevolezza che
vede semplicemente, che vede soltanto. Non sa cosa sono le cose, eppure è già
lì, come un osservatore. È qualcosa che porti con te. Prima di nascere, dopo
essere nato, quando torni alla terra…
Non è qualcosa che ti hanno insegnato. Tutto il
resto lo è, al di fuori del vedere, dell’essere un testimone. Tutto il viaggio
del gruppo verte sul come riportarti a questa pura consapevolezza. A quello
spazio del tuo essere in cui tu vedi semplicemente – come Lao Tzu – uno specchio vuoto.
E non sto dicendo niente di nuovo, niente di mio.
Sono tutte parole di Osho “Tu sei uno specchio…” “Sii testimone di ciò che
accade…”
Da parte mia cerco semplicemente di mettere le
parole di Osho all’interno di una struttura terapeutica, e uso molto,
moltissimo, la ripetizione, perché la ripetizione è il metodo con cui hai
imparato, ma la ripetizione può essere usata anche per disimparare.
D: Quando tornerai tra noi?
So che stai partendo…
R: Tornerò verso giugno di quest’anno, e cercherò di restare qui sei mesi.
Sarjano: Lo speriamo tutti. Buon
viaggio, amore mio.
In Inghilterra
è nato un nuovo
Osho Buddhafield
“Per creare un buddhafield,
il maestro deve creare migliaia di discepoli. Deve creare un campo energetico multidimensionale in cui ogni tipo di persona contribuisce
riversando la propria energia. Deve creare un oceano di energia, così
straordinariamente potente da trasformare chiunque vi entri dentro – persino
senza volerlo e a volte senza nemmeno sapere cosa sta succedendo. E il mio
impegno non è solo quello di creare un buddhafield
qui, ma quello di creare delle piccole oasi in tutto il mondo. Mi piacerebbe
non dover confinare questa enorme possibilità solo in questa piccola Comune.
Questa Comune sarà la fonte, ma avrà ramificazioni in tutto il mondo. Sarà la
radice, ma diventerà un grande albero che raggiungerà, in ogni paese, ogni persona con un potenziale…”
Osho, The Dhammapada, vol.6 # 6
L’Osho Buddhafield inglese
di Swami Devageet
Ci sono grosse
novità per quanto riguarda l’Inghilterra: la prima casa dell’Osho Buddhafield è stata trovata e inoltre la scuola di Osho Ko-Hsuan ha deciso di collaborare con questo nuovo
progetto.
Una vasta e bellissima proprietà, situata nel
cuore della verde campagna inglese, a un’ora di strada da Ko-Hsuan,
è stata recentemente acquistata per l’Osho Buddhafield
in Gran Bretagna. La casa, situata in mezzo a più di due ettari di meravigliosi
giardini, garantirà tutti i comfort a residenti e visitatori, e ospiterà
inoltre l’Osho Life Academy, un centro di primordine per la terapia e la salute.
La sensazione che si ha entrando in questo luogo
delizioso – con la casa che si staglia, bianca e serena, nel mezzo di verdi
prati bordati da alberi antichi – è proprio quella di vedere un gioiello
prezioso.
Originariamente era una scuola, con una grande
palestra – ora destinata a diventare la nostra Buddha
Hall – e una piscina.
Questa è la prima comunità residenziale di Osho
nel Regno Unito, che mira soprattutto a offrire una casa e un ambiente adeguato
a sannyasin che vogliono vivere, meditare e
trasformare se stessi in armonia con gli insegnamenti di Osho sull’uomo nuovo.
L’obiettivo è quello di portare l’essenza della Comune
di Puna, in armonia al 100% con la visione di Osho,
in Inghilterra.
Già dal prossimo febbraio l’Osho Life Academy inizierà una ricca serie di attività rivolte al
pubblico, che includono gruppi, eventi, meditazioni.
Nel programma già i nomi di Devageet,
Maneesha, Paritosh, Veeten… puoi richiedere il programma completo.
Per
informazioni sull’Osho Buddhafield UK, sui suoi programmi, su come partecipare o
andarci a vivere, contatta:
Osho
Buddhafield
Croydon Hall, Rodhuish,
Washford, Minehead,
TA24 6QT, Somerset, Inghilterra
Phone: +44
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Liberarsi da
tutti i problemi personali cercando di analizzarli, studiarli, comprenderli,
per poi poterli eliminare è un lavoro senza speranze che nessuno è mai riuscito
a compiere. L’Oriente ha però scoperto un metodo…
Amato Osho,
per liberarmi dai miei vecchi schemi di comportamento devo
conoscerne e capirne le cause, o basta che ne sia consapevole? Spiegamelo per
favore.
Deva Suparni, questa è la linea di confine fra la psicologia
occidentale e il misticismo dell’Oriente. La psicologia occidentale si sforza di
capire le cause profonde dei tuoi vecchi schemi di comportamento, ma non ha mai
aiutato nessuno a liberarsene.
La tua capacità di capire aumenta, diventi più
lucido, diventi più normale, la tua mente non è più confusa come prima. Le cose
si sistemano un po’ meglio di come erano in precedenza, ma tutti i problemi
restano uguali – rimangono latenti. Tu puoi capire la tua gelosia, puoi capire
la tua rabbia, il tuo odio, la tua avidità, le tue ambizioni, ma tutta questa
comprensione rimarrà solo intellettuale. Così anche i più grandi psicologi
occidentali sono molto distanti dai mistici dell’oriente.
L’uomo che fondò la psicologia occidentale, Sigmund Freud, aveva così tanta
paura della morte che il solo udire la parola “morte” lo mandava in coma –
perdeva i sensi, tale era la sua paranoia della morte. Aveva così tanta paura
dei fantasmi che evitava addirittura di passare vicino ai cimiteri. Ora,
persino un uomo come Sigmund Freud,
che ha un tremendo acume intellettuale, che conosce l’origine di ogni processo
mentale, che conosce il funzionamento della mente fin nei minimi dettagli,
continua a rimanere confinato nella mente.
La consapevolezza ti porta al di là della mente.
Non le interessa capire i problemi della mente e le loro cause; lascia
semplicemente la mente da parte, ne va al di là e basta. Ecco perché in Oriente
non si è sviluppata una psicologia.
È strano che per almeno diecimila anni l’Oriente
abbia lavorato, con efficacia e determinazione, nel campo della consapevolezza
umana senza sviluppare alcuna psicologia, nesuna
psicoanalisi o psicosintesi. Sorprende molto che per
diecimila anni nessuno abbia neppure sfiorato questo argomento. Piuttosto che
capire la mente l’Oriente ha sviluppato un approccio totalmente diverso,
l’approccio della disidentificazione dalla mente: “Io
non sono la mente.” Una volta che questa consapevolezza si cristallizza in te,
la mente diventa impotente.
Tutto il potere della mente sta nel tuo
identificarti con essa. In questo modo si è scoperto che non c’era bisogno di
scavare inutilmente alla ricerca di origini profonde, cercare cause che
nascondevano altre cause, farsi strada attraverso sogni, analizzare questi
sogni, interpretarli. E ogni psicologo poi, trova origini diverse, trova
diverse interpretazioni, scopre cause diverse. La psicologia non è ancora una
scienza, è ancora infondata come tale.
Se vai da Sigmund Freud i tuoi sogni saranno interpretati in chiave sessuale.
La sua mente è ossessionata dal sesso. Presentagli un problema qualunque e
immediatamente lui troverà un’interpretazione che è sessuale.
Vai da Alfred Adler, l’uomo che ha fondato un’altra scuola di psicologia
– la psicologia analitica… Lui è ossessionato da un’altra idea: la volontà di
potenza. Vai da Carl Gustav
Jung, egli interpreta ogni sogno come un eco lontano
delle tue vite passate. La sua interpretazione è mitologica. E ci sono molte
altre scuole.
C’è stato un grande sforzo fatto da Assagioli – la psicosintesi – per
riunire tutte queste scuole, ma la sua psicosintesi
non ha alcuna utilità. La psicanalisi se non altro contiene qualche verità, e
anche la psicologia analitica contiene qualche verità, ma la psicosintesi è solo un miscuglio. Ha preso un pezzo da una
scuola, un pezzo da un’altra scuola e li ha messi insieme.
Assagioli è un grosso
intellettuale, è riuscito a mettere al posto giusto i diversi pezzi del puzzle.
Ma ciò che in Sigmund Freud
era importante, aveva un senso all’interno di un certo contesto; ora quel
contesto non esiste più. Assagioli ha solo preso ciò
che sembra essere importante, ma che perde ogni significato, se viene tolto dal
suo contesto. Così ha lavorato tutta la vita per sviluppare una qualche
sintesi, ma senza essere riuscito a creare nulla di significativo. E tutte
queste scuole hanno veramente lavorato molto.
L’Oriente invece ha semplicemente sorpassato la
mente. Anziché scoprire cause, radici e ragioni, ha trovato una sola cosa: da
dove trae il suo potere la mente? Da dove arriva l’energia che la nutre?
L’energia che nutre la mente arriva dalla tua identificazione: “io sono la
mente!”. Questo collegamneto è stato interrotto. Ecco
cos’è la consapevolezza: accorgersi che: “Io non sono il corpo, io non sono la
mente, non sono neppure il cuore, io sono semplicemente pura consapevolezza, sakshi.” Man mano che questa consapevolezza si
approfondisce, si cristallizza, la mente diventa sempre meno importante. Il suo
potere su di te diminuisce. E quando la consapevolezza si è stabilizzata al
cento per cento, la mente semplicemente evapora.
La psicologia occidentale deve ancora scoprire
perché non sta ottenendo risultati. Migliaia di persone si sottopongono a
psicanalisi e a altri metodi terapeutici, ma neppure una singola persona –
neppure i fondatori delle varie scuole – può essere considerata illuminata,
ritenuta senza problemi, giudicata immune da ansie, angosce, paure, paranoie.
Tutto ciò esiste in loro così come esiste in voi.
I discepoli di Sigmund Freud gli domandarono molte volte: “Tu analizzi tutti noi,
ti raccontiamo i nostri sogni per avere un’interpretazione. Sarebbe un grande
esperimento se ci permettessi di psicanalizzarti: ci racconti i tuoi sogni e
noi tenteremo di analizzarli e di scoprire cosa significano, da dove arrivano,
cosa indicano.” Ma Sigmund Freud
non lo permise mai. Questo fatto indica un’immensa fragilità nell’intera
struttura della psicanalisi. Sigmund Freud aveva paura che i discepoli trovassero nei suoi sogni
le stesse cose che egli trovava nei loro, perdendo così la sua superiorità di
fondatore, di maestro.
Non era per nulla consapevole di persone come Gautama il Buddha o Mahavira o Nagarjuna. Queste
persone non sognano e quindi non c’è nulla da analizzare. Queste persone sono
andate così lontano dalla mente che ogni collegamento è interrotto. Vivono
attraverso la consapevolezza, non
attraverso l’intelletto. Interagiscono da uno spazio di consapevolezza, non
basandosi sulla mente e i suoi ricordi. E non reprimono nulla, ecco perché non
hanno bisogno di sognare.
Il sogno è una conseguenza della repressione. Ci
sono tribù di aborigeni dove nessuno sogna; o se succede, succede molto
raramente. Sono sorpresi quando vengono a sapere che la gente civile sogna per
quasi tutta la notte. In otto ore di sonno, sei sono di sogno. E l’aborigeno
dorme semplicemente tutte le otto ore in un silenzio profondo, senza alcun
disturbo. Sigmund Freud
aveva esperienza solo di gente malata dell’Occidente. Non sapeva nulla di
uomini di consapevolezza; altrimenti tutta la storia della psicologia
occidentale sarebbe stata diversa.
Suparni, non ti dirò mai di
sforzarti di capire le profondità della tua mente e i suoi schemi, è solo un
inutile spreco di tempo. Basta la semplice consapevolezza, è più che
sufficiente. Quando diventi consapevole ti liberi dalla presa della mente, e la
mente rimane quasi come un fossile. Non c’è bisogno di indagare da dove arriva
l’avidità, la questione reale è come uscirne. La domanda non è da dove è sorto
l’ego. Questi sono tutti problemi intellettuali di nessuna importanza per un
ricercatore spirituale.
E ci saranno inoltre innumerevoli punti di vista
filosofici: da dove è arrivata l’avidità, da dove è entrato l’ego, da dove la
tua gelosia, da dove l’odio, da dove è sorta la tua crudeltà – a cercare gli
inizi di tutto questo. E la mente è un complesso così vasto; la vita è infatti
troppo breve per scoprire tutti i problemi della mente e le loro origini. Le
origini possono implicare migliaia di vite passate. Lentamente la psicologia
occidentale si sta avvicinando a questa posizione – ad esempio con la terapia primale. Janov comprese che a
meno di non arrivare all’origine dei problemi… questo significa per lui – un
cristiano che crede in una sola vita – che le radici devono trovarsi nel
periodo della prima infanzia. Così iniziò il suo lavoro per ritornare, nel
ricordo, all’infanzia, e si imbattè quindi in un
fatto nuovo: in ipnosi profonda le persone si ricordano non solo della loro
infanzia ma anche della loro nascita – si ricordano anche dei nove mesi passati
nel ventre della madre, e qualche persona molto sensibile ricorda persino le
vite precedenti.
A quel punto egli stesso ebbe paura di essere
entrato in un tunnel che sembrava non aver fine. Ritorni alla vita precedente e
poi di nuovo, continuando a regredire, ritorni ad una vita ancora prima. La tua
mente è vecchia di molte vite, quindi non riuscirai a trovare le sue radici nel
presente. Forse dovrai viaggiare a ritroso attraverso migliaia di vite, e non è
per niente facile. E a questo punto, anche se arrivi a capire da dove è venuta
questa avidità, non cambia nulla. Devi ancora scoprire come fare a liberartene.
E i problemi sono così tanti che se inizi a
risolverli separatamente uno per uno, ti ci vorranno milioni di vite prima di
farla finita completamente con la mente. E mentre stai analizzando un problema,
gli altri problemi aumentano, diventano più forti, più vitali, più importanti.
È davvero un gioco stupido. Nell’intera storia dell’Oriente mai nessuno – in
Cina, in India, in Giappone, in Arabia – ha dato alcun peso a tutto ciò. È come
combattere con delle ombre. In Oriente hanno lavorato da un punto di vista
totalmente diverso e hanno ottenuto immensi risultati. Hanno semplicemente
portato la consapevolezza al di fuori della mente. Si sono posti al di fuori
della mente come osservatori, come testimoni e hanno scoperto che succedeva un
miracolo: appena loro diventavano dei testimoni, la mente diventava impotente,
perdeva ogni potere su di loro. E non c’era bisogno di capire nulla.
La consapevolezza continua a diventare più grande
e la mente a diventare più piccola – nella stessa proporzione. Se la
consapevolezza è al cinquanta per cento, allora la mente è diminuita del
cinquanta per cento. Se la consapevolezza è al settanta per cento, allora
rimane solo il trenta per cento di mente. Il giorno che la consapevolezza è al
cento per cento, non c’è più mente.
E così l’intero approccio orientale è di trovare
uno stato di non mente – quel silenzio, quella purezza, quella serenità. E la
mente non è più presente con tutti i suoi problemi, con le sue cause profonde,
è semplicemente evaporata, nello stesso modo nel quale le goccie
di rugiada evaporano al sole del mattino, senza lasciar traccia di sé. Posso
dirvi così che la consapevolezza non solo è sufficiente, è più che sufficiente.
Non hai bisogno di niente altro.
La psicologia occidentale al momento non ha ancora
posto per la meditazione, ecco perché continua a girare in tondo senza trovare
alcuna soluzione. Ci sono persone che sono state in psicoanalisi per quindici
anni. Hanno speso fortune – gli psicanalisti sono pagati molto bene. Quindici
anni di psicanalisi e il solo risultato è stato l’assuefazione alla
psicanalisi. Ora non ne possono fare più a meno. Invece di risolvere qualche
problema se n’è creato uno nuovo. Ora è diventata quasi come una droga: quando
non ne possono più di uno psicanalista, cominciano a frequentarne un altro.
Senza una seduta di analisi sentono che manca loro qualcosa.
Ma questo non ha aiutato nessuno. Persino chi fa
analisi dice che non c’è una sola persona in tutto l’occidente a essere
completamente analizzata. Ma la cecità della gente è tale che non si accorge di
una semplice verità: non esiste nessuno ad essere perfettamente analizzato e ad
aver superato la mente, anche quando ci sono migliaia di psicoanalisti che
continuano ad analizzare pazienti.
L’analisi non ti può portare al di là della mente.
La via per arrivarci è la consapevolezza, la via per andare al di là della
mente è la meditazione. È una via semplice e ha creato migliaia di illuminati
in Oriente. E questi non lavoravano con la mente, facevano qualcos’altro:
diventavano semplicemente consapevoli, attenti, consci. Usavano anche la mente
come un oggetto.
Nello stesso modo in cui vedi un albero, nello
stesso modo in cui vedi una colonna, nello stesso modo in cui vedi le altre
persone – tentarono di vedere anche la mente come entità separata, ed ebbero
successo. E il momento in cui riuscirono a vedere la mente come separata, fu
quello della morte della mente. Al suo posto si sviluppa una chiarezza:
l’intelletto sparisce e arriva l’intelligenza. Non si reagisce più, si
risponde. La reazione si basa sempre sulle tue esperienze del passato, e la
risposta è proprio come uno specchio: tu arrivi di fronte e lui ti riflette, ti
mostra la tua faccia. Non ha alcuna memoria. Nel momento in cui ti sei
spostato, diventa di nuovo puro, nessun riflesso.
Il meditatore diventa infine come uno specchio.
Qualsiasi situazione viene da lui riflessa, ed egli risponde nel presente dal
suo essere nel momento. E così ogni risposta ha una novità, una freschezza, una
chiarezza, una bellezza, una grazia. Non sta ripetendo una qualche vecchia
idea. Questo è qualcosa che bisogna capire, e cioè che nessuna situazione è mai
esattamente la stessa di un’altra che hai incontrato in precedenza. Quindi se
stai reagendo in base al passato non riesci ad afferrare realmente la
situazione presente, ti trascini solo cercando di raggiungerla.
Questa è la causa del tuo fallimento. Tu non vedi
la situazione, sei più occupato con la tua risposta, sei cieco nei confronti
della situazione. Chi medita ha gli occhi aperti, pronto a vedere la situazione
e a permettere che la situazione provochi in lui una risposta. Non sta portando
con sé delle risposte già pronte.
Sei stato addestrato per l’analisi, per capire,
per una ginnastica intellettuale. Queste cose non aiutano nessuno; non hanno
mai aiutato nessuno. Ecco perché in Occidente manca la dimensione più preziosa,
quella dell’illuminazione, del risveglio. Tutte le sue ricchezze sono nulla,
paragonate alla ricchezza che arriva dall’illuminazione – dal raggiungere lo
stato di non mente.
Così non farti coinvolgere dalla mente, piuttosto
diventa un osservatore che sta di fianco alla strada e permette alla mente di
passarci. Ben presto la strada sarà vuota. La mente vive come un parassita. Tu
sei identificato con essa, e questo è la sua vita. La tua consapevolezza spezza
questa connessione, e diventa la sua morte. Le antiche scritture dell’Oriente
dicono che il maestro è una morte – una frase davvero strana, ma con un immenso
significato. Il maestro è una morte perché la meditazione è la morte della
mente, la meditazione è la morte dell’ego. La meditazione è la morte della tua
personalità e la nascita e la resurrezione del tuo essere essenziale. E
conoscere quell’essere essenziale è conoscere il
tutto.
La mente è davvero strana. Crea problemi dove non
ce ne sono. Uno deve stare attento a tutte queste stupidità della mente. Non
serve a nulla scavare a fondo nell’immondizia della mente. Non è il tuo essere,
non è te; è solo la polvere che hai accumulato su di te in molte, molte vite.
La
consapevolezza è accorgersi che “Io
non sono il
corpo, io non sono la mente,
non sono
neppure il cuore, io sono
semplicemente
pura consapevolezza.”
Una giovane donna andò dal dottore, preoccupata
che le due piccole macchie che aveva sulle coscie
fossero cancrena. Il dottore la esaminò con cura, le disse che non era cancrena
e che non c’era nulla di cui preoccuparsi. “A proposito, “le chiese mentre lei
se ne stava andando” il tuo ragazzo è uno zingaro?”.
“Sì,” rispose la ragazza, “è proprio uno zingaro.”
“Bene,”disse il dottore, “digli che i suoi
orecchini non sono d’oro.”
Questo è come funziona la mente.
Bravissima a scoprire qualsiasi cosa...
La vecchia definizione di un filosofo: un cieco in
una notte buia, dentro a una casa buia dove non c’è la luce, che sta cercando
un gatto nero che non esiste. Ma non finisce qui: lo trova! E poi scrive grandi
trattati, tesi, sistemi che provano da un punto di vista logico l’esistenza del
gatto nero.
Guardati dalla mente, è cieca. Non ha mai saputo
nulla, ma ha grandi pretese: pretende di sapere tutto.
Socrate ha diviso l’umanità in due categorie. Ne
chiama una i sapienti ignoranti: gente che pensa di sapere, ma di base è
ignorante, e questo è un effetto della mente. La seconda la definisce come gli
ignoranti che sanno: le persone che pensano,“Non lo so.” Sulla loro umiltà,
sulla loro innocenza, discende il vero conoscere.
Così c’è chi fa finta di essere sapiente – è così
che funziona la mente – e ci sono persone umili che dicono: “Io non so.” Nella
loro innocenza c’è il vero conoscere, e questo è l’effetto della meditazione e
della consapevolezza.
Tratto da The New Dawn, #9
Copyright© 1989 Osho International Foundation
La grande
responsabilità di prendersi cura della salute di un illuminato diventa
un’occasione per un salto di consapevolezza. Parla Amrito,
il medico personale di Osho per tanti anni.
di Swami Prem Amrito
Un giorno, agli
inizi del 1980,
ricevetti un messaggio da Vivek, che si prendeva cura
di Osho: voleva vedermi. Come sempre in queste occasioni la mente cominciò ad
arrovellarsi – di che cosa si poteva trattare? Poteva essere qualcosa di
personale o aver a che fare col “lavoro”, cioè con Osho. E quando qualcosa ha a
che fare con Osho, non si può mai dire cosa succederà.
Quando lei mi disse che Osho voleva fare delle
analisi e se potevo fargli un prelievo, mi si fermò la mente! Restai senza
fiato e lei si mise a ridere. Dovevo tornare il mattino dopo alle sei e mezza
in camera sua. Mi abbracciò amorevolmente – ecco una delle bellezze del vivere
in una comune – avevo proprio bisogno di quell’abbraccio.
Tornai in camera mia, la mente viaggiava. “Chissà
se ha delle buone vene”, pensai inconsciamente. “Buone vene? – sono le vene di
Osho, è chiaro che sono buone!”. Il problema diventava piuttosto se io ero
capace o meno di fare dei buoni prelievi. Osho ti mette spesso in situazioni
molto comuni, nelle quali però abbiamo l’incentivo a dare il cento per cento
del nostro potenziale, dato che riguardano lui. Questo infatti cambia
completamente il tuo punto di vista: la questione se avesse “buone vene” – un
commento medico così ordinario – suonava assurda in quel contesto.
Quella notte ho puntato la sveglia circa tre
volte… controllata, ricontrollata, controllata di nuovo – e mi sono svegliato
più volte in piena notte per essere sicuro che funzionasse! La non puntualità
era un’abitudine, abbastanza arrogante e poco rispettosa, che avevo acquisito
negli anni, ma non in quell’occasione: appena suonò
la sveglia, mi alzai dal letto per infilarmi sotto la doccia.
Alle sei e venti mi avviavo, con un po’ di
trepidazione, verso Lao Tzu House dove abitava Osho.
Presto fui nel lungo corridoio verso la sua stanza, in mezzo ai suoi bellissimi
libri. Camminavo lentamente e con attenzione, il cuore in tumulto, finalmente
bussai alla porta di Vivek. “Entra”, disse. Era già
alzata, seduta sul suo letto, in un lungo abito rosso e stava sorseggiando del
tè – me ne aveva persino preparato una tazza. Disse che ci rimaneva qualche
minuto da aspettare e così anch’io ne gustai qualche sorso, prima di preparare
il piccolo vassoio di cose utili all’impresa che mi aspettava.
Stesi tutto davanti a me, ripetendo mentalmente la
procedura: strofinata d’alcool, garza sterile, laccio emostatico, ago, siringa,
provette – oh, un asciugamano sotto il braccio. Vivek
mi chiese se ero nervoso, chiaro che lo ero. Rise e disse che tutto sarebbe
andato bene. I suoi modi così rilassati furono un sollievo, altrimenti la
tensione di quei minuti d’attesa sarebbe stata insopportabile. Mettendomi a mio
agio Vivek faceva un bel favore al braccio di Osho!
Il campanello finalmente suonò e io scattai in piedi – solo per sentirmi dire
di sedere di nuovo. Sarebbe andata prima lei, e tornata a prendermi in seguito.
Pochi minuti di attesa e mi chiamò. Col cuore che batteva forte, la seguii per
il corto corridoio, lei aprì la porta e mi fece entrare.
La stanza era freddissima: l’aria condizionata era
sempre programmata su temperature molto basse.
Vedere Osho mi mise, ancora una
volta, subito a mio agio. Stava disteso, la mano sinistra dietro la testa,
l’altro braccio già steso per il prelievo. Come mi avvicinai, alzò la testa un
po’, mi sorrise – come a dire: “stai tranquillo, sono solo io” – e disse: “Hello, Amrito”. Appoggiò la testa
sul cuscino e chiuse gli occhi.
Misi il vassoio per terra inginocchiandomi vicino
al suo braccio. Il letto era di marmo, a circa mezzo metro da terra. Vivek gli sollevò il braccio mentre io gli facevo scivolare
asciugamano e laccio sotto. Strinsi quindi il laccio emostatico, facendo
attenzione a non pizzicare la pelle o tirare qualche pelo. Mentre preparavo la
garza con l’alcool fui felice di veder apparire in bella evidenza sul suo
braccio una vena. Una strofinatina con l’alcool e
dopo un po’ asciugare con la garza sterile: l’alcool umido sulla pelle causa dolore
se ci spingi attraverso l’ago fin nella vena.
Poi, con ago e siringa pronti, pulii il dito con
l’alcool e con quello controllai la vena – sì era proprio una vena e stava
sempre lì! – un’altra asciugata con la garza e c’eravamo. Avevo imparato questo
piccolo trucco, tirare giù la pelle verso di me mentre inserivo l’ago. Stende
la pelle, l’ago entra più in fretta e meno dolorosamente, e inoltre la
pressione del dito sulla pelle distrae dalla sensazione dell’ago che entra.
Feci esattamente così.
E adesso la parte da far rizzare i capelli. Una
tirata di siringa per vedere se sei nella vena o no. Che sollievo, c’ero! Tirai
dolcemente, senza lasciare che la mano mi tremasse troppo, anche se dentro di
me fremevo dalla gioia – non volevo certo combinare qualche guaio proprio in
questo prelievo. Con la siringa piena, lasciai andare il laccio ed estrassi
l’ago, applicai la garza sterile e Vivek la tenne a
posto mentre io riempivo le fiale. Aspettammo in silenzio che il punto sul
braccio fosse completamente asciutto. Raccolsi le mie cose, i suoi occhi si
aprirono, un altro sorrisetto: “Bene Amrito” – e me ne andai.
Velocemente tornai in camera di Vivek, misi giù il vassoio e finii il tè. Mi stesi sul
letto – wow! Chiusi gli occhi e mi sentii di nuovo nella stanza di Osho. Pareti
di marmo, letto di marmo, una poltrona, un orologio e poco altro. Così elegante
e così semplice. E poi Osho stesso, così tranquillamente disteso sul letto,
così bello. E le sue mani delicate, le sue dita sottili con le unghie
immacolate: aveva del suo corpo la stessa cura che aveva di noi, dell’intera
esistenza.
Vivek tornò presto, ridendo
come sempre, stavolta a proposito dell’agitazione delle mie mani. Disse che
tutto era andato bene e di farle avere i risultati il più presto possibile – “e
non perderti i campioni!”. Dio non voglia.
Lasciai Lao Tzu House
con quei preziosi campioncini in tasca, facendo finta
di niente.
La salute di Osho era così importante per così
tanta gente che la più piccola indiscrezione avrebbe provocato le voci più
selvagge. Non ne avrei parlato con nessuno. Mi diressi lentamente verso la mia
stanza, che incredibile inizio di giornata!
In bicicletta arrivai al centro medico, con le
fiale, e ci trovai Karuna. Gliele diedi dicendole di
chi erano e che non c’era bisogno di farlo sapere in giro, lui aveva diritto
alla privacy come chiunque altro. Karuna era tedesca,
una tecnica di laboratorio veramente brava. Non avrebbe fatto sbagli, avrebbe
portato i risultati in camera mia e li avrei presi dopo il discorso.
I risultati stavano lì, infatti, quando tornai in
stanza dopo le dieci. Li portai a Vivek e le
illustrai il significato. Mi disse che Osho avrebbe probabilmente voluto
rifarli la settimana successiva. Mi avrebbe comunque fatto sapere.
Non mi era mai successo prima di discutere con Vivek della salute di Osho, eccetto una volta. Aveva
sofferto di nausea e malessere generale, con anche episodi di vomito, e gli era
stato diagnosticato un mal di stomaco, ma le medicine dategli non facevano
effetto. Quando le chiesi se il vomito era “normale” o molto potente lei
confermò che era del secondo tipo. Collegato al malessere e alle vertigini – un
forte capogiro – mi sembrava un’infezione dell’orecchio medio – labirintite –
essendo quel vomito più collegabile a un fatto cerebrale, da cui la sua forza,
che non di stomaco. Apparentemente le medicine che suggerii funzionarono.
Dopo questa occasione non parlammo più della sua
salute, così questo fatto dei prelievi fu l’inizio di una dimensione nuova.
Dopo la seconda o terza settimana che li facevo, proprio quando cominciavo a
prendere confidenza, un altro shock. Per evitare di usare sempre lo stesso
braccio, Vivek aveva saggiamente fatto spostare Osho
sul letto, in modo che potessi fare il prelievo sull’altro braccio. Ma la vena
da questa parte non si poteva vedere, solo sentire – una lezione esistenziale
di Osho! Bisognava trovarla col tatto, essere assolutamente sicuri di quello
che stavi sentendo, aver fiducia e andare decisi.
Ce la feci, ma era ogni volta un’esperienza
stimolante – non sapevo mai da che parte avrei fatto il prelievo, le sue
braccia erano un po’ come la testa e il cuore, su uno vedevo chiaramente e
potevo decidere cosa fare, sull’altro era tutta questione di fiducia.
Normalmente Osho non diceva altro che: “Bene Amrito”, alla fine, a volte non diceva nulla. Un giorno,
naturalmente mentre ero in preda al consueto panico per il braccio sinistro, mi
feci una domanda! La sua scelta dei tempi è sempre sorprendente, e poi il tono!
Così casuale e noncurante – come se fossimo alla fermata dell’autobus e lui si
informasse sugli orari – mentre l’effetto fu quello di un missile ben diretto
al centro del mio cervello agitato! Non ricordo cosa riuscii a rispondere, ma
in qualche modo terminai il prelievo.
Ricordo di essere stato chiamato, alcune settimane
più tardi, per un attacco d’asma. Nel periodo di Bombay e nei primi mesi a Puna, Osho ebbe spesso forti attacchi d’asma; negli ultimi
tempi però, grazie anche alle misure precauzionali prese in ashram,
gli attacchi erano diventati rari e leggeri. Quello fu il primo episodio serio
di cui ebbi notizia.
È incredibile quanto sia doloroso vedere ammalato
chi si ama. Un attacco d’asma è poi particolarmente drammatico, perché
l’ammalato sembra sempre sul punto di non poter più respirare. È un’esperienza
spaventosa, la persona ha lo sguardo fisso e spesso suda copiosamente. Vedere
Osho avere un attacco, la prima volta che vedevo un illuminato con il corpo
malato, mi impressionò per quanto il suo comportamento fosse diverso dal
“normale”. C’era semplicemente una totale assenza di ogni componente
emozionale. Quando tu o io siamo ammalati, o in difficoltà, in qualche modo
esprimiamo, col viso o col corpo, il problema. Non Osho. Mentre il suo torace
annaspava per un po’ d’aria il resto del corpo, e sicuramente il viso, non
esprimevano alcun problema o tensione. Come un guidatore totalmente rilassato,
stava seduto tranquillo mentre io e Vivek sudavamo a
cambiare la ruota! Per la durata dell’intero attacco sembrava che la situazione
non lo riguardasse. Potevo capire dal respiro veloce, corto ed ostruito, che
stava avendo un attacco piuttosto serio. Auscultandogli il petto potevo
sentirne il caratteristico, inquietante sibilare, il petto contratto – e lui…
lui era rilassato come sempre. Era come se la cosa stesse capitando a un altro.
Insomma era esattamente lo stesso di sempre – giorno e notte, in privato o in
pubblico, in salute o con una malattia. Osho rimase imperturbabile come sempre:
la leggerezza, l’humour, il sorriso negli occhi erano sempre lì.
Preparai velocemente una flebo diluendo un
medicinale antiasma in soluzione salina. Il medicinale poteva avere effetti
collaterali a carico del cuore, così lo somministrai molto lentamente. In
passato mi limitavo semplicemente a iniettarlo in pochi minuti, stavolta feci
durare la flebo circa venticinque minuti, controllando in continuazione il
polso. Osho rimase completamente rilassato, come durante un discorso, a parte
la respirazione veloce e ansante. Alla fine mi limitai a estrarre l’ago dalla
vena e a portar fuori il trespolo dalla stanza. Rimase disteso senza dire una
parola.
Vivek uscì poco dopo: sì, stava
decisamente meglio. Le diedi alcune pillole da somministrargli più tardi, io
sarei rimasto in camera mia ad aspettare.
L’asma, in qualche modo, non è una malattia
difficile da trattare, ma non puoi essere mai al sicuro da complicazioni, ogni
attacco è potenzialmente pericoloso. Mi misi seduto a riconsiderare quello che
era successo. È un individuo straordinario.
Esiste molta gente che ha conoscenze profonde in qualche campo, gente che può avere
qualcosa da insegnare agli altri.
Ma avevo mai incontrato, o anche solo sentito
parlare, di qualcuno che fosse l’incarnazione del proprio insegnamento? È
facile acquisire informazioni dai libri per impressionare gli altri, ma essere
la vera e propria essenza di ciò che stai offrendo, era qualcosa che non avevo
mai visto in vita mia...
Ricordo di un party in Europa con eminenti
psichiatri e psicoterapisti – gente che tutti i giorni dispensava consigli e
diagnosi, occupandosi dei problemi dei loro pazienti. Ma dopo qualche drink e
quattro chiacchiere, ti rendevi conto che nonostante tutte le loro conoscenze
specialistiche, anche loro erano sulla stessa barca come tutti gli altri, pieni
di problemi.
Osho per contrasto è di una qualità completamente
differente. Lui è ciò di cui parla. Non fa semplicemente della teoria su un
uomo veramente sano, senza paure, che vive ogni momento nella totalità,
consapevole e allo stesso tempo a suo agio con l’esistenza e i suoi doni – lui
è quell’uomo. Lo avevo visto in pubblico per
centinaia di ore già allora ed in privato per alcune soltanto – egli è sempre,
immacolatamente, Osho. Ora avevo avuto l’occasione di essere testimone di una
situazione estrema e chi vi avevo incontrato? Lo stesso magico Osho: totalmente
imprevedibile, sempre apparentemente inconsistente, eppure eternamente se
stesso, davvero un autentico Maestro.
Dopo tre ore fui di nuovo chiamato. Saltai dal
letto, feci una doccia, misi abiti puliti, e mi diressi a Lao Tzu. Mi ero già fatto vedere dopo la prima visita, giusto
per controllare che tutto andasse per il meglio. Ora speravo che non fosse
improvvisamente peggiorato. Andai dritto in camera di Vivek
dove lei mi disse che lui mi stava aspettando. Era ormai un quarto a
mezzanotte. Vivek mi spiegò che lui stava davvero
molto meglio, ma chiese se era possibile ripetere la flebo per permettergli di
dormire quella notte: respirava ancora con difficoltà. Era un ottimo
suggerimento.
Mi portò nella stanza di Osho. Lui era disteso, la
testa sul cuscino e un braccio dietro la testa. Potevo vedere che il suo
respiro era migliorato. “La tua iniezione mi ha fatto bene,” mi disse, “Se me
ne fai un’altra mi aiuterà a dormire?”. Ripetemmo la flebo. Alla fine, aprì gli
occhi e sorridendo mi diede il solito “Bene Amrito”,
mentre raccoglievo le mie cose e portavo
fuori il trespolo.
Incontrare personalmente Osho era diverso che con
chiunque altro. Avevo incontrato un buon numero di celebrità – alcune pop star,
grossi imprenditori, medici acclamati, politici, scienziati famosi, e perfino
stretto la mano un paio di volte alla regina d’Inghilterra e conversato con
lei! In qualche modo mancavano tutti di coesione, di una certa completezza.
Insomma, hanno tutti le loro piccole fissazioni in
un modo o nell’altro. Dietro il personaggio pubblico – ma a volte anche in
pubblico – c’è la solita serie di reazioni emotive: si arrabbiano per questo,
si agitano per quell’altro e così via. In altre
parole, pure essendo eccezionali sotto certi aspetti, sono altrettanto schiavi
della loro mente e delle loro emozioni come tutti noi.
Inevitabilmente la lista di “eroi” o “eroine” del
nostro tempo che si sono rivelati, per dirla francamente, un disastro, è senza
fine: Richard Nixon –
riabilitato o no – Spiro Agnew, Paolo VI – il papa
gay di Milano, non quello che hanno ammazzato in Vaticano – Howard
Hughes, Ivan Boesky di Wall Street, de Gaulle, Hemingway, Presley, William Casey e la banda della Casa Bianca, per non parlare della
realtà privata di Freud, Jung,
Adler… Da qualsiasi parte guardiamo, che siano i più
alti livelli della nostra società o il suo fondo, continuano gli stessi
infantili giochi di politica personale.
Con Osho il ripetersi senza fine di questi giochini emozionali e cerebrali è semplicemente assente. Il
gioco c’è sicuramente: tutto il suo comportamento dà l’impressione che la vita
è un gioco – “leela” dicono gli hindu
– ma non c’è nulla da poter evidenziare e definire come personalità. Il solito
gioco delle relazioni sociali, attrarre qualcuno con la tua personalità, non
funziona con Osho. Qualsiasi cosa stia succedendo, ti accorgi che i “normali”
modelli di relazione interpersonale con lui saltano.
Senza esperienza diretta, il concetto può essere
difficile da comprendere. Siamo talmente abituati a quella educata recita
sociale, fatta di opportune espressioni del viso, di linguaggio del corpo, di
espressioni verbali standardizzate, di reazioni emotive omologate che viene
definita “il relazionarsi con gli altri”! Con Osho le cose cambiano. Se vuoi
metterti una maschera in viso, va bene, sono affari tuoi, ma non ha niente a
che fare con lui. Se ti vuoi muovere in quello che hai inconsciamente appreso
come il linguaggio del corpo, va bene, sono sempre affari tuoi, niente a che
fare con lui.
Per contrasto, se lui ha qualcosa da comunicarti,
te lo dice in maniera semplice, senza bisogno di enfatizzarlo, di recitarlo
come fa il resto di noi. Se vuole danzare, danza, se vuole dire qualcosa, lo
dice, dritto al punto.
Osservando tutte le situazioni in cui mi ero
trovato, potevo vedere sempre ciò che si chiama “dinamica del gruppo”. Quando
sorridi ti aspetti che gli altri sorridano; se ridono quando sei arrabbiato, ti
arrabbi ancora di più. Sembriamo sempre far parte di un branco, ci piace
starcene al sicuro all’interno del gruppo. Vestiamo abiti adeguati
all’occasione, diciamo le cose appropriate in quella situazione, e così tutto
il nostro comportamento è “opportuno”. Nessuno è veramente un individuo che fa
la “sua” cosa, anche se tutti pretendono il contrario.
Quella parte di noi così occupata a renderci
conformi alle esigenze sociali, a guadagnarci l’approvazione altrui, è l’ego.
Basta che ci osserviamo la prossima volta che viene rivelato a tutti un nostro
errore o mentre aspettiamo di parlare in pubblico: quella parte di noi che
prova a “tenerci insieme” è l’ego.
Così, insomma, quando entrai e sedetti di fronte a
Osho, mi ritrovai a giocare il solito valzer delle convenzioni e, siccome non
c’era alcuna reazione, mi resi conto sorprendentemente di quanto tutto ciò
fosse ridicolo. All’improvviso ogni azione era semplicemente solo mia, non
parte di un inconscio rituale sociale di cui potevo dare la responsabilità ad
altri.
Con Osho non c’è nessuno lì con cui “relazionarsi”
in senso ordinario. Non c’è nulla a cui puoi puntare il dito e identificare
come “lui”, cosa che puoi fare con chiunque altro. Non c’è personalità,
personaggio, maschera – non c’è, in breve, nessun ego da contattare. Ciò
sgomenta all’inizio, un po’ come appoggiarsi a una parete di casa e scoprire
che è un divisorio di carta, torni velocemente a te stesso!
È così che ho visto cosa intende Osho quando dice
di essere solo uno specchio. Non ha bisogno di far nulla. Grazie al suo non
fare nulla – e intendo proprio nulla – il rumore del mio ego è così alto che
non posso non sentirlo. C’è bisogno solo di questo per vederlo e per capirlo.
La sua funzione è di portare la luce a risplendere sulle parti buie e inconsce
della nostra vita. La sua presenza, come un catalizzatore, lo fa accadere.
“io sono davvero un uomo
di buon senso. per quanto
riguarda il
mio corpo. ascolto amrito.
per le cose di tutti i
giorni
ascolto vivek cosi’ non
mi occupo di queste cose
nei dettagli. se loro
lavorano bene, se si
preparano,
allora è tutto
perfettamente a posto.” osho
In questa situazione cominciai a percepire la mia
goffaggine, una specie di grossolanità, un’attitudine a essere sempre
ridicolmente occupato che contrastava totalmente con Osho. Lui rimane sempre
quasi immobile, finché non vuole muovere, mettiamo, il braccio; lo sposta e poi
lo rimette a posto. Se vuole ridere, ride. Quello che fanno gli altri non lo
riguarda. Non si agita sulla sedia, non si gratta o muove la testa reagendo a
un qualche rumore nella stanza. Tutti i movimenti sono consapevoli,
intenzionali, mai un gesto scomposto e abitudinario come quelli che noi
facciamo sempre.
In questa intenzionalità sta la differenza fra il
suo modo di vivere nel corpo e quello di tutte le altre persone che ho visto.
Quante volte al giorno mi metto a posto i capelli,
mi gratto, scaccio una mosca, cambio posizione delle gambe o muovo le dita – il
tutto senza nemmeno accorgermene, anzi continuando a fare quello che credo di
fare veramente, per esempio leggere o battere a macchina. Nelle migliaia di ore
in cui lo ho osservato non gli ho mai visto fare una cosa del genere una sola
volta!
Egli spesso dice che le persone ordinarie,
inconsapevoli, sono schiave dei propri corpi, dei propri pensieri, delle
proprie emozioni. Una volta che è caduto l’ego e il tuo vero essere riesce a
liberarsi dai vari condizionamenti che lo soffocavano, per la prima volta
diventi padrone di te stesso. E non è una questione di controllare il corpo, i
pensieri e le emozioni, come suggeriscono tante “terapie”. Lui lo descrive come
un essere testimoni – semplicemente essendo testimone di questi fenomeni riesci
a disidentificarti, loro perdono la presa che avevano
su di te.
Il controllare implica tensione, testimoniare è
rilassamento. Qualsiasi contatto con Osho, per quanto breve, è sempre
l’opportunità di imparare qualcosa.
In seguito, lo stesso anno, dovemmo anche
stabilire un cambiamento nella dieta e un aggiustamento del peso come parte
della cura per il suo diabete.
Ancora una volta la situazione fu unica. In tutto
il mondo la gente, ma soprattutto i diabetici, combatte col proprio peso e coi
propri appetiti. Con Osho fu diverso: dimezzò semplicemente la dieta da un
pasto all’altro. Quando raggiunse il peso desiderato, aumentò di nuovo la
quantità di cibo. Ancora una volta, lui era al posto di guida – e noi
cambiavamo le gomme!
Come sempre Osho stesso è la personificazione di
ciò che sta insegnando. Lui è l’insegnamento.