SOMMARIO

 

2 CENTRI DI OSHO IN ITALIA

Tutti i Centri di Osho divisi per regione

 

6 LE NOTIZIE

Fuori e dentro la Comune

Più le notizie lampo dell'ultimo minuto.

 

8 ASTROLOGIA

Il 1999 segno per segno

L'oroscopo da qui al 2000 con la carta guida scelta dai Tarocchi Zen di Osho.

 

13 IL MAESTRO

La noia, il buddha, il bufalo

La vita è fatta di novità. Non ce ne accorgiamo perché viviamo seguendo ruoli stereotipati. Ecco perché ci annoiamo.

 

18 IL MONDO

Il lungo ritorno

Alle origini delle tossicodipendenze e il ruolo della meditazione sulla lunga via per liberarsene.

 

22 Un nuovo millennio è alle porte

A due passi dal 2000 sorgono dubbi e speranze.

Osho descrive i valori di una nuova umanità possibile.

 

28 IL MONDO

Sulla fatidica data

Una riflessione, un gioco di fine secolo.

 

30 LA COMUNE

Osho Tribute 2000

È iniziato il conto alla rovescia del festival.

 

32 LA MENTE

La nuda verità di Indivar

Il ritorno a Pune, dopo tanti anni, di un vecchio saggio - un terapista che non fa terapia - ha spinto Sarjano a un'intervista che gli è rimasta nel cuore.

 

38 IL MONDO

L'Osho Buddhafield inglese

Un nuovo centro di Osho residenziale sta prendendo forma in Inghilterra.

 

40 IL MAESTRO

La cecità della mente

Solo la consapevolezza ti porta a vedere con i tuoi occhi la realtà ultima di te stesso e dell'universo.

 

44 IL CUORE

Il corpo di un buddha

Parla Amrito, il medico personale di Osho, che l'ha seguito per tanti anni.

 

50 TUTTE LE STELLE

Il tuo oroscopo di gennaio.

 

52 LA VETRINA

Tutti i libri di Osho in italiano, i video di Osho, le musiche per la meditazione e il rilassamento.

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

OSHOTIMES INTERNATIONAL

 

 

 

 

NOTIZIE

                            DENTRO E FUORI LA COMUNE

 

 

1998: un anno di regali

 

Bisogna proprio parlare di regali quando si parla di libri di Osho. Soprattutto se si guarda il grande lavoro grafico, la fine qualità di stampa, l'elegante copertina rigida con i suoi colori armoniosi, e gli interni artistici dei libri di Osho in inglese che da un po' di tempo stanno uscendo con buona frequenza con il marchio Rebel Publishing House. Il '98 ha visto la pubblicazione di una nuova ricca serie di traduzioni dall'hindi finora inedite in inglese, come pure di alcune ristampe di libri da tempo introvabili. È il caso per esempio di Glimpses of a Golden Childhood (alla terza edizione), dove Osho racconta di sé, della propria infanzia, della propria ricerca del vero. Poco prima era invece uscita una novità Hidden Mysteries che, tradotto dall'hindi, è la raccolta di discorsi di Osho sui misteri e il significato di templi, statue, luoghi sacri, mantra e astrologia.

A gennaio '98 è uscita la ristampa di When the Shoe Fits, i commenti alle storie di Chuang Tzu, maestro taoista. E poi via via altri regali: The Supreme Doctrine, discorsi sulle Kenopanishad, le antiche scritture contenute nei Veda. The Path of Love, discorsi su Kabir, mistico e poeta indiano del 1400, famosissimo per le sue massime ormai patrimonio della saggezza popolare.

The Path of Meditation, traduzione dall'hindi di risposte a domande dei discepoli durante un campo di meditazione tenuto da Osho a Mahabaleshwar, in India. Showering without Clouds, traduzione dall'hindi dei discorsi su Sahajo, mistica illuminata rajastana del 1700. In anteprima in italiano sul prossimo numero un brano tradotto. Era la prima volta che Osho parlava di una donna illuminata.

The Message Beyond Words, col sottotitolo di "Dialogo col Signore della Morte" è la traduzione dall'hindi dell'o-pera che raccoglie i commenti di Osho alla Kathopanishad, l'antica scrittura indiana sul tema della morte.

The Book of Secrets, ovvero i commenti al Vigyan Bhairav Tantra che raccoglie le 112 tecniche di meditazione di Shiva, è alla terza edizione dal look rinnovato. A Bird on the Wings, che è la ristampa di Roots and Wings, e contiene discorsi di Osho sullo Zen.

Books I bave Loved è alla seconda edizione; qui Osho parla a pochi intimi ami-ci dei libri da lui più amati.

Anche Guida Spirituale è alla seconda edizione e contiene i discorsi su un misterioso documento chiamato Desiderata.

From Unconsciousness to Consciousness, che raccoglie i primi discorsi di Osho nell'84 dopo il suo lungo silenzio durato 3 anni, è alla terza edizione.

Secret of Secrets è uscito nel `98 per la prima volta in un unico volume. E sul Tao e contiene i commenti al "Segreto del Fiore del d'Oro".

E infine Ancient Music in the Pines, una affascinante raccolta di discorsi su aneddoti Zen è ora alla seconda edizione.

Un'annata ricca di regali, quindi, considerando anche che ogni ristampa ha, oltre ai testi meticolosa-mente controllati, una nuova grafica interna e una nuova meravigliosa copertina.

Per il '99 sono in cantiere tante altre novità e ristampe. L'Osho Times italiano vi terrà aggiornati mese per mese.

 

 

Meditazione come "prodotto locale"

 

La quinta edizione della "Mostra dell'artigianato e dei prodotti locali," organizzata dall'Associazione Commercianti del Comune di Schio 1'8 novembre scorso, ha visto la presenza della meditazione nell'elenco dei prodotti locali.

Lo si deve all'impegno di alcuni centri di meditazione di Osho tra cui quelli di Schio, Bergamo e Bolzano.

"Avevamo a disposizione un'intera piazzetta – dice Ma Gandheri dell'OMC di Schio – dove per l'intera giornata sono state offerte minisessioni di cromopuntura, shiatsu, reiki, tarocchi. Alle 17.30 poi, abbiamo coinvolto il pubblico in una No-Dimension Meditation e abbiamo concluso questa bella giornata con una «meditazione della risata» generale."

 

 

Osho Festival 99: una manifestazione europea a Colonia

EUROPEAN OSHO Festival 99

 

È iniziato il conto alla rovescia! Sono stati fatti i primi passi verso l'European Osho Festival `99 di Colonia, in Germania. Dall'11 al 13 giugno, sannyasin e amici di tutta Europa faranno una bella celebrazione e meditazione alla presenza del loro maestro. Ballando e cantando, mangiando e bevendo, con abbracci e chiacchiere, dove risate e lacrime daranno corpo al ritrovarsi e fondersi insieme.

Il grande party avrà luogo sabato sera presso il "Sartori Halls" di Colonia, vicino all'Osho Uta Institute, e inizierà con una meditazione Kundalini alle 17.00. Dopo la WRB Meditation verrà offerto un delizioso buffet vegetariano. Ma Neelam dell'Osho Commune di Pune riverserà la sua energia nella Sannyas Celebration, Veeresh sarà presente per un evento notturno e anche Leela, Ramateertha, Turiya, Prabha, Salila e Tarika offriranno degli eventi nel corso del weekend. I bambini avranno il loro programma e l'Uta Band come pure Miten & Premal e Hamsafar creeranno una magica atmosfera con la musica dal vivo durante le meditazioni...

Il prezzo per l'intero weekend è di 130 DM se ti prenoti entro il 15 aprile ‘99. Il prezzo include tutti gli eventi, le manifestazioni, le meditazioni, da venerdì sera a domenica pomeriggio.

 

 

Notizie flash dall'Osho Commue di Pune

La School of Creative Arts non esiste più. Al suo posto è nato il dipartimento di Creativy and Celebration.

Ma Jivan Mary e Ma Aneesha sono le co-direttrici del nuovo dipartimento che ora ha l'uso esclusivo di Meera Barn. Questo spazio si aggiunge al nuovo atellier all'aperto di pittura, ceramica e scultura. Tra le varie novità del dipartimento c'è tutta una serie di nuovi workshop e un appuntamento fisso col divertimento, dal titolo "Showtime!", che ogni venerdì sera offre a un pubblico di affezionati una miscela di teatro, danza, musica, canto, cabaret... Negli ultimi mesi l'ufficio stampa della Comune ha raccolto una serie di successi attirando l'attenzione dei media con proposte come la "meditazione kundalini on line" su internet o inviando il libro di Osho "The Book of Secrets" a Bill Clinton per aiutarlo a trovare una meditazione che porti la sua energia sessuale a nuovi livelli...

Quest'ultima iniziativa è stata bene accolta dalla Segreteria della Casa Bianca che ha fatto pervenire a Pune un biglietto di ringraziamenti.

L'ufficio stampa ha inoltre accolto giornalisti di varie testate come il tedesco Bild Am Sonntag, e una troupe cinematografica delle famose guide turisti-che Lonely Planet.

Swami Anand Vimal ha passato parecchi anni a selezionare e a scrivere le famose irriverenti barzellette di Osho che, prima di lasciare il corpo, l'ha invitato a compilare una raccolta completa in un libro dal titolo "Take it Really Seriously". L'opera a lungo attesa vedrà la luce entro la fine dell'inverno.

L'Osho Center for Consciousness in Organizations ha suscitato molto scalpore in USA, grazie a una serie di seminari per uomini d'affari tenuti a Boston, New York e Cape Cod.

La direttrice dell'OCCO, Karuna (foto) grazie alla collaborazione di Roshani ha anche preso accordi con la biblioteca della University of Oregon per la creazione di un archivio su Osho.

 

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

IL 1999

SEGNO PER SEGNO

L'oroscopo per tutto l'anno di ogni segno zodiacale.

E inoltre la carta guida, scelta dai Tarocchi Zen di Osho.

 

I TEMI PER L'ANNO 1999

 

Nel 1999 i contrasti tra le forze della conservazione e le forze di cambia-mento raggiunge un nuovo picco. La cosa sarà innanzitutto evidente nella difficoltà di trovare una direzione chiara: la strada più facile sembrerà spesso irresistibile, attenzione però ai troppi compromessi, perché poi ve ne pentirete. In marzo, con l'entrata di Saturno in Toro, le forze si polarizzano, rafforzate inoltre dalla permanenza di Marte in Scorpione. Il conflitto potrebbe arrivare a un picco in agosto, però si riuscirà a percepire benissimo durante tutto l'anno. E soprattutto la base materiale delle nostre vite a poter essere scossa in maniera violenta.

Le forze della conservazione sono simbolizzate da Saturno in Toro. Il Toro, il cui amore più grande è il nostro pianeta, la terra, ci mostrerà una nuova direzione; Saturno assicurerà non solo che ci godremo la vita, qui su questo livello materiale, ma anche che la tratteremo con responsabilità. Saturno ci insegna una nuova creatività, che include l'amore e il rispetto per il nostro pianeta. Però dovremo dire addio alla parte negativa del Toro, il materialismo più spinto, al quale ci siamo già totalmente abitua-ti. Con Saturno in Toro, Zorba, per poter godere la vita su questa terra, si trova a dover ricercare un percorso un po' più da buddha.

Le forze emergenti sono simbolizzate da Urano e Nettuno in Acquario.

Queste creano dentro di noi la visione di un mondo senza frontiere, nel quale comprendiamo di essere ami-ci, ci rispettiamo e celebriamo le nostre diversità.

Però per far crescere amicizia e affetto veri, dobbiamo lasciare dietro di noi le parti negative dell'Acquario. E cioè l'arroganza dell'intelletto e un estremo disinteresse per i sentimenti: un atteggiamento da robot che rende impossibile incontrarsi genuina-mente con gli altri.

In realtà non c'è problema: si tratta solo di sostituire il materialismo e la mancanza di cuore con l'amore per la terra e un mondo di amici.

Semplice vero? Ogni cosa a suo tempo. Ma la domanda è se ne abbiamo ancora – be' speriamo per il meglio!

 

 

ARIETE – LA FONTE

 

Un anno potente. Espansione, creatività, crescita! Cominci tutto alla gran-de ed è molto più divertente percorrere la campagna con gli stivali delle sette leghe piuttosto che procedere a passettini da geisha. Da metà febbraio sino a fine giugno ti accompagnerà Giove – un vero buon amico, saldo come una roccia – che crede in te e ti dà energia per tutto ciò che fai.

1ª Decade: Per tutto l'anno sei portato in alto dall'onda di energia di Plutone, Chirone e Nettuno! La tua forza adesso è praticamente inesauribile. Non frenarti in alcun modo, bada solo a non abusare del tuo potere. Guarda gli uomini e le situazioni con gli occhi del cuore!

2ª Decade: Nel 1999 Urano è il tuo pianeta, ti inspira con idee sempre nuove e ti regala vivaci sorprese che rendono la tua vita frizzante ed elegante come lo champagne.

3ª Decade: Fino a marzo sei ancora sotto la protezione di Saturno, che ti tiene nel qui e ora senza possibilità di sogni o illusioni. Più tardi, da ottobre, Chirone e Giove ti daranno così tanta energia e fiducia in te stesso da farti facilmente superare ogni tuo limite.

 

 

  TORO – IL MUTAMENTO

 

Un anno eccitante, con un gran movimento di influssi diversi, drastici cambiamenti, sfide, contraddizioni! Puoi fidarti delle tue forti radici e andare così tranquillamente nel centro del ciclone. Comunica però agli altri cosa ti succede dentro, renditi vulnerabile. Non nasconderti sempre dietro una faccia sorridente, devi ave-re più fiducia nella capacità degli altri di amare. Loro ti vogliono bene anche quando non stai vivendo un buon momento.

1ª Decade: Fino a fine maggio Saturno ti darà ancora forza e stabilità, poi si tratta – con Nettuno e Giove – di lasciarsi andare e fluire con l'esistenza. Permettiti di non esse-re chiaro e di non sapere cosa sta succedendo e dove stai andando.

2ª Decade: Plutone e Urano porta-no grandi cambiamenti, e ti troverai spesso di fronte all'abisso. Fatti coraggio e salta! Più spesso lo fai, più sarà facile, così ti sentirai maggior-mente libero e a tuo agio. Da giugno arriva anche Saturno: c'è veramente molto da osservare – abbi pazienza.

3ª Decade: Chirone mette il dito su tante piaghe. Permettiglielo, Chirone è davvero in grado di guarirti.

 

 

GEMELLI – OLTRE LE ILLUSIONI

 

Il 1999 ha questo in serbo per te: sincerità, allegria, espansione e profondità. Problemi ne hai solamente con la profondità. Ti spaventa scendere negli abissi dell'anima invece di continuare ad analizzarla solo intellettualmente. Però Plutone non ti lascia altra scelta. Idee e ideali lo interessa-no poco, vuole conoscere solo te. Non offenderti perché gli importa poco dei tuoi modelli di comporta-mento, sii invece contento che ti voglia vedere così come sei realmente. Questo rende sicuramente le cose molto più facili.

1ª Decade: Un piacevole influsso di Nettuno accarezza la tua anima e ti rilasssa dolcemente. Poi è molto più facile lasciare le persone – incluso te stesso – e le situazioni così come sono, e anche goderne.

2ª Decade: Nel 1999 ti è permesso di giocare con tante nuove possibilità. Inoltre Chirone verificherà fino in fondo il vero valore dei tuoi ideali.

3ª Decade: Fino a metà febbraio rischi ancora di arrampicarti sui muri. In seguito, fino alla fine di giugno, hai delle buone possibilità di realizza-re tutto quello che vuoi. Controlla solo di volerlo veramente.

 

 

CANCRO – L'INTEGRAZIONE

 

Quest'anno passerai attraverso un pro-fondo processo di guarigione. Quando al tuo interno c'è così tanto che si sta ristrutturando, ti senti come tirare di qua e di là. Prima ti lasci andare e subito dopo tiri il freno d'emergenza; fai un grosso balzo in avanti e poi continui di nuovo a esitare. Dall'e-sterno, all'inizio, non si vede molto, solamente con l'entrata di Saturno in Toro cominci lentamente a dare una nuova forma alla tua vita. Puoi metterci tutto il tempo che vuoi.

1ª Decade: Se solo tu potessi smettere di lottare. Saturno e Giove ti spalleggiano e a poco a poco ti aiuta-no a rilassarti e ad aver fiducia.

2ª Decade: E l'anno del rinnova-mento. E ora di cambiare tutto ciò che già da tanto tempo era eccessivo. Il solo problema è che avevi ormai raggiunto un buon compromesso. Guarda bene la situazione e considera ciò che ti aiuta a essere ancora di più te stesso. E questo il sentiero da seguire.

3ª Decade: All'inizio dell'anno non c'è molto movimento, però si sta preparando qualcosa. In estate poi, grazie a Chirone in trigono, puoi raccogliere tutta la frutta che è maturata.

 

 

LEONE – LA VOCE INTERIORE

 

Nel 1999 si tratta di sviluppare le forze sottili: un cambiamento nella sfera mistica. La meditazione è una porta dietro alla quale scoprirai tesori immensi, ma non parlarne, potresti rovinarli. Nello stesso tempo Urano tenta con tutta la sua forza di liberarti dalla gabbia che ti sei costruita con le tue mani. Dagli il benvenuto.

1ª Decade: Nel `99 sarai sempre più sensibile. Cose delle quali prima neppure ti accorgevi hanno adesso effetto su di te, inoltre ti esaurisci più velocemente del solito. Riorganizza la tua vita in base a ciò di cui hai bisogno nel momento.

2ª Decade: Era da tanto tempo che lo aspettavi e ora – specialmente se sei nato tra il 3 e il 9 di agosto – rie-sci a far breccia al di là dell'ostacolo. Nel `99 ti liberi della tua vecchia con-fusione e inizi da capo.

3ª Decade: All'inizio dell'anno sperimenterai un meraviglioso periodo di stabilità, per il quale hai aspettato così a lungo. Rilassati e goditela. Da giugno a settembre Chirone ti fa vedere ciò che avevi represso e che immaginavi sigillato al sicuro ben in profondità. Non distogliere lo sguardo ma confrontati con ciò che vedi.

 

 

VERGINE – MATURITÀ

 

Nel 1999 ti sentirai sempre più sal-do sulle tue radici, una buona base per una crescita ulteriore.

Il tuo essere interiore ti invierà segnali diversi, perché dentro di te so-no al lavoro numerose forze di trasformazione. La parola chiave è rilassamento: così il dolore diventa forza, la confusione si trasforma in un lasciarsi andare e dall'isolamento nasce la creatività.

1ª Decade: Nel 1999 Saturno e Giove ti aiutano e ti danno sicurezza e coraggio per passare attraverso situazioni che all'inizio ti potrebbero spaventare. La chiave è, ancora una volta, arrendersi e abbandonare le vecchie idee.

2ª Decade: Vivere nella libertà e nello stesso tempo sentirti sicuro – questo è il tuo tema per il `99. Prova varie cose, non fissarti e continua a rimanere in movimento.

3ª Decade: Per te nel 1999 è importante distinguere fra quello che vorresti avere per capriccio e ciò di cui hai veramente bisogno. Durante l'estate Chirone ti aiuta ad andare ancora di più dentro di te, per riconoscere così i tuoi bisogni più pro-fondi ed esprimerli.

 

 

BILANCIA – IL RIBELLE

 

La meditazione è la tua ricchezza, hai lavorato tanto per ottenerla. La sfida ora è di essere sempre più autentico, creandoti così la base per un vero e proprio decollo.

Saturno, il vecchio maestro Zen, ti ha in suo potere e non ti lascerà finché non abbandoni tutte le tue manovre evasive e ti focalizzi su quel-lo che veramente vuoi – agisci di conseguenza.

1ª Decade: Con l'aiuto di Nettuno tante cose rimaste bloccate da tempo finalmente si risolvono. Però Saturno ti chiede ancora pazienza; se diventi veramente responsabile del-la tua vita, avrai in regalo chiarezza e maturità.

2ª Decade: Un anno molto eccitante ma per nulla faticoso. Quando sei pronto a lasciare il vecchio per provare il nuovo, le porte si aprono da sole. Così sai di essere sulla strada giusta.

3ª Decade: Nel 1999 ti confronti con la parte maschile di te stesso. Scopri quello che veramente vuoi e fallo. Abbi fiducia di raggiungere il tuo scopo: non esiste più giusto o sbagliato, l'unica cosa che adesso conta è realizzare te stesso.

 

 

SCORPIONE–SEGUIRE IL FLUSSO

 

Il 1999 ha un grande potenziale per te. Tieniti in contatto col ritmo della vita, stai attento e cerca di intuire esattamente le esigenze di ogni situazione. Fai solamente quello che senti vero al 100%, solo così puoi affrontare tutte le sfide di quest'anno.

Chiedi al tuo cuore come poter rispettare te stesso senza ferire gli altri: il cuore sa come si fa.

1ª Decade: Quando Nettuno ti avvolge con i suoi veli di nebbia è più facile per te lasciarti andare e cedere il controllo. Saturno ti tiene davanti uno specchio e ti mostra inganni e illusioni. In questo processo intenso hai bisogno di una valvola di sfogo, che ne dici della Dinamica?

2ª Decade: Urano scuote piuttosto violentemente quelle strutture della tua vita che sono diventate troppo rigide. Nella seconda metà dell'anno si aggiunge Saturno che ti chiede di prendere distanza delle tue emozioni. Con la meditazione puoi asseconda-re queste due forze.

3ª Decade: Finalmente puoi esse-re totale e completo in te stesso. Non è quello che hai sempre desiderato? Questo è il dono di Chirone per il 1999. Fidati.

 

 

SAGITTARIO – L'INNOCENZA

 

Per te il quadro del 1999 è come un luminoso tramonto dopo un'aspra giornata di tempesta. Tutte le forze di Plutone e Chirone ti aiutano a ottenere il meglio da questo periodio a volte doloroso.

L'espansione che stai sperimentando viene dal tuo profondo.

D'estate potresti avere un momento libero per riflettere, lascia allora che la tua anima fluttui libera e usa questa occasione per verificare le tue motivazioni.

1ª Decade: Un anno intenso per te. Sii onesto con te stesso al cento per cento, solo così sarai in contatto con la tua forza interiore e potrai sfruttarla. Nettuno ti aiuta a uscire da situazioni troppo rigide e a prendere le cose meno sul serio.

2ª Decade: Un anno pieno di sorprese. Stai attento, nella seconda metà dell'anno, di aprirti in continuazione, potresti focalizzarti troppo su certi argomenti.

3ª Decade: Dai, lasciati fare tanti regali! La parola chiave è ricettività; per questo non vuoi dire che devi diventare passivo, si tratta solo di aprire le mani e non tenere più i pugni chiusi.

 

 

CAPRICORNO – IL SILENZIO

 

Con la primavera arriva la ricompensa per tutti questi anni di sfide; fai un respiro profondo, lasciati cadere dentro te stesso... e rilassati.

Non hai niente da fare, lascia che le cose trovino da sole la loro strada. In quest'anno permettiti spesso silenzio, tranquillità e meditazione. Solo in autunno comincia a ritorna-re attivo.

1ª Decade: Nel 1999 puoi rilassarti completamente nel qui e ora e godertela. Lascia che la vita trascorra serena e rilassata: se hai voglia gioca, e se non ne hai voglia, rilassa-ti e goditi la pace e il silenzio dello stare da soli.

2ª Decade: Il dolce soffio di Urano ti sfiora gentilmente e fa sì che non ti addormenti in tutta questa quiete e tranquillità. Fino a luglio stai attento ai tuoi desideri: rischi di rovinare ciò che hai già.

3ª Decade: All'inizio dell'anno Sa-turno ti manderà a scuola di decondizionamento, così che la tua autenticità brilli ancora di più. Al tuo fianco avrai Chirone che ti accompagnerà con amore e ti aiuterà a trovare ciò che ora è veramente in sintonia con te.

 

 

ACQUARIO – FIDUCIA

 

Nettuno aggiunge alla libertà – il tuo tema di vita – una nuova dimensione: liberarti da te stesso. Si aggiunge presto l'aiuto di Saturno, prezioso ma non sempre benaccetto perché ti mette chiaramente di fronte alla tua rigidità, ai tuoi blocchi, alla tua negatività. E Chirone – dal segno dello Scorpione – ti mostra dove perdi il con-tatto coi tuoi sentimenti, che potrebbero essere una porta per lasciarti andare totalmente.

1ª Decade: Nel 1999 ti trovi da-vanti queste domande: tenerti o la-sciarti andare? saltare nel vuoto o tornare indietro? – Vuoi sapere una cosa? Non c'è più un sentiero per tornare indietro.

2ª Decade: Probabilmente quest'anno non ti accorgerai troppo di Nettuno perché la vita con Urano è troppo eccitante. E tempo di aver fiducia e di essere completamente te stesso. La vita è completamente al tuo fianco.

3ª Decade: Quest'anno Chirone ti lancia una sfida. Diventerai integro e completo solo se accogli nella tua vita anche la dimensione del sentimento – non solo quando non puoi farne a meno, ma sempre e comunque. Dai a questo tema tutta la tua attenzione.

 

 

PESCI – GUARIGIONE

 

Nel 1999 per te si tratta non solo di guarire, ma di arrivare a una guarigione profonda. Dovrai confrontar-ti con alcune verità poco piacevoli, che per tanto tempo non hai voluto vedere. Adesso che finalmente vengono alla luce è un gran sollievo.

Tante cose che prima andavano storte, diventano adesso nuove e reali.

1ª Decade: Saluta adesso il tuo vecchio essere, col 1999 comincia una nuova era. Se permetti a questo tuo nuovo essere di nascere e lo accogli con amore, troverai presto una via d'uscita dalla tua confusione.

2ª Decade: Nel `99 puoi prepararti la strada per il futuro, a seconda dei tuoi desideri, dei tuoi piani, dei tuoi sogni... e con tanto ottimismo. Tal-volta la vita non sa cosa offrirti, quando non sa tu cosa vuoi. Non ave-re limiti e tieni pronte le tue proposte.

3ª Decade: Nel 1999 lasciati viziare da Chirone. Lui si è impossessato della vecchia immagine che ave-vi di te stesso e in cambio ti offre per tutto quest'anno qualcosa di totalmente nuovo che ha radici profonde nella tua intima verità. D,

 

TESTI TRATTI DALL'OSHO TIMES ED. TEDESCA

TAROCCHI ZEN DI OSHO, ed. Lo

 

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

La Noia, il Buddha e il Bufalo

 

Perché ci annoiamo?

Come possiamo uscire dalla noia?

E perché a volte abbiamo

una così forte resistenza verso

la meditazione?

 

 

Amato Osho,

spiegaci per favore la natura delle esperienze che noi chiamiamo noia e agitazione?

 

La noia e l’agitazione sono profondamente connesse. Quando sei annoiato ti senti anche in agitazione. L’agitazione è una conseguenza diretta della noia.

Cerca di comprendere il meccanismo. Ogni volta che sei annoiato cerchi di toglierti da quella situazione. Se qualcuno ti sta raccontando qualcosa di noioso, cominci a diventare nervoso. Questa è una sottile indicazione che vuoi toglierti da lì, da quella persona, da quella conversazione insensata. Il tuo corpo comincia a muoversi. Naturalmente, per educazione, lo reprimi, ma lui è già in movimento – perché il corpo è più sincero e onesto della mente. La mente cerca di essere educata e sorridente. Dici: “Che bello”, ma dentro stai dicendo, “È terribile! Ho ascoltato questa storia così tante volte, e lui me la racconta di nuovo!”

Ogni volta che sei annoiato ti senti agitato. L’agitazione è un’indicazione del corpo che ti sta dicendo: “Spostati da qui, vai dove vuoi ma non stare qui”. Ma la mente continua a farti sorridere, gli occhi scintillano e dici che non hai mai ascoltato nulla di più bello. La mente è civilizzata; il corpo è ancora selvaggio. La mente è umana; il corpo è ancora animale. La mente è falsa; il corpo è vero. La mente conosce tutte le regole e sa come comportarsi correttamente per cui anche se incontri una persona noiosa dici: “Sono così felice di vederti!” E sotto sotto, se potessi lo uccideresti, saresti pronto all’omicidio. Per questo sei nervoso, ti senti agitato.

Se ascolti il tuo corpo e corri via, l’agitazione svanisce. Provaci! Quando qualcuno ti annoia comincia a saltare e a correre in giro. Guarda. L’agitazione scomparirà, perché quando sei agitato significa che l’energia non vuole che tu stia lì. L’energia si sta muovendo; ha già lasciato quel posto e ora sta a te seguirla.

In verità bisogna comprendere la noia, non l’agitazione. La noia è un fenomeno molto significativo. Nessun animale si annoia, solo l’uomo. Non si può fare annoiare un bufalo, è impossibile. Se l’essere umano si annoia è solo perché è cosciente. La coscienza è la causa. Più sei sensibile, più sei sveglio, più sei cosciente e più avvertirai la noia, più ti sentirai annoiato in diverse situazioni.  Una mente mediocre non si sente così annoiata. Continua ad andare avanti; prende per buona ogni cosa che arriva senza stare all’erta. Più sei fresco, attento, e più ti rendi conto di come certe situazioni siano ripetitive; è come se certe situazioni diventino per te pesanti, stantie. Più sei sensibile più ti annoi. La noia è un’indicazione della sensibilità. Gli alberi non sono annoiati, gli animali non sono annoiati, i sassi non sono annoiati – perché non sono abbastanza sensibili. Devi soprattutto capire questo riguardo alla noia – che tu sei sensibile.

Ma anche i buddha non sono annoiati. Un buddha non si può annoiare. Gli animali non sono annoiati e i buddha non sono annoiati, quindi la noia esiste come fenomeno intermedio tra l’animale e il buddha. Per la noia è necessario essere un po’ più sensibili degli animali e se vuoi andare oltre la noia allora devi diventare totalmente sensibile. Allora la noia scompare di nuovo. Ma nel mezzo c’è la noia. Se diventi come un animale, la noia scompare. Così scoprirai che le persone che vivono una vita animalesca sono meno annoiati. Mangiano, bevono, si sposano – non sono molto annoiati, ma non sono nemmeno sensibili. Vivono al minimo. Vivono solo con la coscienza necessaria per condurre una vita di routine. Troverai gli intellettuali, quelli che pensano troppo, più annoiati, proprio perché pensano. A causa dei loro pensieri possono vedere che qualcosa si sta ripetendo.

La tua vita è ripetitiva. Tutte le mattine ti svegli, quasi sempre allo stesso modo in cui ti sei svegliato per tutta la tua vita. Fai colazione quasi allo stesso modo. Vai in ufficio – nello stesso ufficio, le stesse persone, lo stesso lavoro. Poi vai a casa – la stessa moglie. Se ti annoi è naturale. Diventa difficile, per te, vedere in questo una qualsiasi cosa nuova; tutto sembra essere vecchio e coperto di polvere.

 

Ho sentito raccontare un aneddoto.

Un giorno la signora Mary Jane, intima amica di un’agente di cambio, dopo aver allegramente aperto la porta, tentò immediatamente di richiuderla quando si accorse che sulla soglia c’era la moglie del suo amante.

La moglie appoggiandosi alla porta disse: “Cara, mi lasci entrare, non ho intenzione di fare delle scene, voglio solo discuterne brevemente tra amiche.”

Considerevolmente nervosa la signora Mary Jane la fa entrare e con cautela le chiede: “Cosa vuole?”.

“Non molto,” risponde la moglie, guardandosi intorno “Voglio solo la risposta a una domanda. Dimmi cara, e rimanga tra noi... che cosa ci trovi in quella mezza sega di mio marito?”

Lo stesso marito di tutti i giorni diventa una mezza sega; la stessa moglie di tutti i giorni... quasi ti dimentichi come è fatta. Se ti viene chiesto di chiudere gli occhi e di ricordare il volto di tua moglie, lo troverai impossibile da ricordare. Ti verranno in mente molte altre donne, tutto il vicinato, ma non tua moglie. L’intera relazione è diventata una continua ripetizione. Fai all’amore, abbracci tua moglie, la baci, ma questi gesti ora sono privi di significato. La gloria e il fascino di una volta sono scomparsi. Il matrimonio è praticamente finito appena dopo la luna di miele e tu continui a fingere. Ma dietro queste finzioni si è accumulata una noia profonda. Guarda le persone che camminano per la strada e vedrai che sono completamente annoiate. Sono tutti annoiati fino alla morte. Guardali in faccia – non c’è ombra di delizia. Guarda nei loro occhi – sono coperti di polvere, senza barlume di felicità interiore. Si muovono dall’ufficio a casa, da casa all’ufficio e man mano la loro vita diventa una routine meccanica, una costante ripetizione. E un giorno muoiono... quasi sempre le persone muoiono senza mai essere state vive.

Sembra che Bertrand Russell abbia detto, “Nella memoria non riesco a trovare più di qualche attimo della mia vita in cui mi sono sentito veramente vivo, acceso.” Puoi ricordarti? Quanti momenti della tua vita sei stato veramente acceso? Accade raramente. Sono momenti da sogno, te li immagini, speri in questi momenti – ma non accadono mai. Anche se accadono, prima o poi, diventano ripetitivi. Quando ti innamori di una donna o di un uomo ti sembra un miracolo, ma pian piano il miracolo scompare e tutto si sistema dentro la routine.

La noia è consapevolezza della ripetitività. Gli animali non ricordano il passato, per questo non si annoiano. È perché non ricordano il passato che non si possono annoiare. Non possono ricordare il passato, così non vedono la ripetizione. Il bufalo continua a mangiare la stessa erba tutti i giorni con la stessa delizia. Tu non puoi. Come puoi mangiare la stessa erba con lo stesso piacere? Ti stufi. Per questo le persone cercano di cambiare. Si trasferiscono in una casa nuova, portano a casa una nuova automobile, divorziano dal vecchio marito, trovano delle nuove storie d’amore, ma di nuovo le cose tornano a essere, prima o poi, ripetitive. Cambiare posto, cambiare persone, cambiare partner, cambiare casa, non servirà a nulla. E ogni volta che una società diventa molto annoiata, le persone incominciano a muoversi da una città all’altra, da un lavoro all’altro, da una moglie all’altra, ma prima o poi realizzano che tutto ciò non ha senso, perché la stessa cosa succederà ancora di nuovo con ogni uomo, con ogni donna, con ogni casa, con ogni auto.

Che fare allora? Diventa più consapevole. Non è questione di cambiare le situazioni; trasforma il tuo essere, diventa più consapevole. Se diventi più consapevole, sarai in grado di vedere che ogni momento è nuovo; ma per questo c’è bisogno di moltissima energia, è necessaria una straordinaria consapevolezza.

La moglie non è la stessa – ricorda. Tu sei in un’illusione. Torna a casa e guarda di nuovo tua moglie – lei non è la stessa. Nessuno può essere lo stesso. Solo l’apparenza inganna. Questi alberi non sono gli stessi di ieri. Come possono esserlo? Sono cresciuti. Sono cadute diverse foglie e molte nuove sono spuntate. Guarda l’albero delle mandorle. Quante foglie nuove sono spuntate! Tutti i giorni le vecchie foglie cadono e le nuove spuntano. Ma tu non sei tanto consapevole.

O non sei consapevole – così non puoi riconoscere la ripetitività – oppure sei così tanto consapevole che in ogni ripetizione riesci a vedere qualcosa di nuovo. Questi sono i due modi per uscire dalla noia.

Cambiare le cose esteriormente non ti aiuterà. È come continuare a spostare l’arredamento della tua stanza. Qualsiasi cosa fai – puoi metterli in un modo o nell’altro – rimangono sempre gli stessi mobili. Ci sono molte casalinghe che continuano a pensare come sistemare le cose, come metterle, dove metterle, dove non metterle – e continuano a cambiare. Ma è la stessa stanza, sono gli stessi mobili. Per quanto tempo continuerai a ingannarti in questo modo?

Un uomo, tornando a casa, trova il suo amico che sta baciando sua moglie. Prende l’amico e lo porta in una stanza. L’uomo tremante di paura, crede di essere nei guai. Qualcosa sta per accadere! L’amicizia si spezzerà.

Il marito sembrava molto arrabbiato, ma non lo era. Chiuse la porta e chiese all’amico, “Dimmi solo una cosa, io devo farlo, ma tu perché l’hai baciata?”

“Io devo, ma perché tu l’hai baciata?” Man mano ogni cosa si assesta, la novità scompare. E tu non sei abbastanza consapevole o non possiedi quella qualità della coscienza che ti consente di trovare ogni volta le novità.

Per una mente ottusa tutto è vecchio. Per una mente totalmente viva, non c’è nulla di antico sotto il sole – non può esserci. Tutto è in un flusso. Ogni persona è nel flusso, come in un fiume. Le persone non sono cose morte, come possono essere le stesse? Tu, sei lo stesso? Da quando sei venuto qui a ascoltarmi, questa mattina, a quando sei tornato a casa, sono successe molte cose. Alcuni pensieri sono scomparsi dalla tua mente e altri sono comparsi. Forse hai realizzato qualcosa di nuovo. Non puoi andartene da qui nello stesso modo in cui sei venuto. Il fiume continua a fluire, sembra lo stesso ma non è lo stesso.

 

Il vecchio Eraclito disse che non è possibile entrare due volte nello stesso fiume perché il fiume non è mai il medesimo. Da una parte anche tu non sei lo stesso, dall’altra tutto sta cambiando... quindi una persona deve vivere al massimo della consapevolezza. Vivi come un buddha o vivi come un bufalo, allora non ti annoierai. Ora la scelta è tua.

Io non ho mai visto in nessun essere la stessa persona. Venite da me – quante volte siete venuti da me – ma io non ho mai visto il vecchio. Rimango sempre sorpreso dalle novità che mi portate ogni giorno. Forse tu non sei consapevole di questo.

Rimani in grado di farti sorprendere.

Lascia che ti racconti un aneddoto.

Un uomo entra in un bar, e assorto nei suoi pensieri, si gira verso una donna che sta passando da quelle parti e dice: “Mi scusi signorina, sapete per caso l’ora?” Con voce stridula lei gli risponde: “Come vi permettete di farmi una proposta simile!”. L’uomo sorpreso, si risveglia e si rende scomodamente conto che tutti gli occhi, nel locale, sono puntati su di loro. “Ma signorina, vi ho solo chiesto l’ora”, borbotta lui. Ma con voce ancor più alta la donna strilla,” “Chiamerò la polizia se dite una altra parola!”. L’uomo, imbarazzato e mortificato, afferra il suo bicchiere e si allontana in fretta verso il fondo del locale, si siede a un tavolo in un angolo nascosto e con il fiato sospeso si chiede come riuscirà a sgusciare dalla porta senza essere visto.

Dopo trenta secondi la stessa donna gli si avvicina e con voce quieta gli dice, “Sono tremendamente dispiaciuta, signore, per avervi imbarazzato, ma sono una studentessa di psicologia all’università e sto scrivendo una tesi sulle reazioni degli esseri umani alle dichiarazioni scioccanti ed improvvise”.

L’uomo la guarda fisso per tre secondi poi si alza in piedi e urla, “Fareste tutto questo per me, tutta la notte e per soli due dollari?

Si dice che la donna cadde al suolo svenuta.

Forse noi non permettiamo alla nostra consapevolezza di crescere perché la vita, allora, sarebbe piena di sorprese, e tu non saresti in grado di sostenerla. Ecco perché ti sei fissato con una mente ottusa, hai investito in questo. Non sei ottuso senza una ragione, c’è un motivo per cui sei insensibile – se tu fossi veramente vivo tutto sarebbe sorprendente e scioccante. Se tu sei insensibile, niente è scioccante o ti sorprende. Più tu sei insensibile, più la vita sembra essere insensibile verso di te. Se tu diventi più consapevole, anche la vita diventerà più viva, più vitale e insorgeranno delle difficoltà.

Vivi sempre con delle aspettative morte. Ogni giorno, arrivi a casa e ti aspetti un certo tipo di comportamento da tua moglie. Ora guarda come crei la tua infelicità: ti aspetti un certo comportamento fisso da tua moglie e poi vuoi che tua moglie sia nuova ogni giorno. Stai chiedendo l’impossibile. Se veramente vuoi che tua moglie si rinnovi continuamente per te, allora non avere aspettative. Torna a casa sempre pronto per essere scioccato e sorpreso, allora tua moglie sarà nuova. Ma deve soddisfare delle aspettative. Noi non permettiamo mai di far conoscere all’altro la nostra fluida freschezza. Continuiamo a nasconderci, non ci esponiamo, perché l’altro potrebbe non essere capace di comprenderci. E anche la moglie si aspetta che il marito si comporti in un certo modo e, naturalmente, recitano i loro ruoli. Noi non stiamo vivendo la vita, stiamo recitando dei ruoli. Il marito arriva a casa e forza se stesso in un certo ruolo. Appena arriva a casa non è più una persona viva – è solo un marito.

Un marito significa un certo tipo di comportamento ben preciso. Quella donna lì è una moglie, e quell’uomo là è un marito.

Ora, quando queste due persone s’incontrano, in realtà sono quattro: il marito e la moglie, che non sono persone reali – sono solo dei personaggi, delle maschere, falsi modelli, comportamenti attendibili e doverosi, e tutto il resto – e le persone reali che si nascondono dietro alle maschere. Quelle persone vere si sentono annoiate.

Ma tu hai investito molto nel tuo personaggio, nella tua maschera. Se vuoi veramente una vita che non sia noiosa, fai cadere tutte le maschere, sii vero. A volte sarà difficile, lo so, ma ne vale la pena. Sii vero. Se senti di amare tua moglie, amala, altrimenti dille che non te la senti. Quello che accade ora, è che il marito continua a fare all’amore con sua moglie pensando a qualche attrice. Nell’immaginazione non sta facendo l’amore con lei, nell’immaginazione sta facendo l’amore con qualche altra donna. E lo stesso vale per la moglie. Allora le cose diventano noiose perché entrambi non sono più vitali. Viene a mancare l’intensità e la chiarezza.

Accadde su una banchina ferroviaria. Il signor Johnson si stava pesando con una di queste macchinette vecchio stile che rilasciano una carta con stampata la sorte. La temibile signora Johnson strappò dalle dita del marito la carta e disse: “Fammi un po’ vedere. Oh, dice che sei un tipo deciso e risoluto, con una personalità spiccata, che sei un leader naturale e attrai molto le donne.”

Poi girò la carta, la studiò per un istante, e disse: “E hanno sbagliato anche a scrivere il tuo peso.”

Nessuna donna può credere che suo marito sia attratto da altre donne. Ed è tutto qui il punto cruciale. Se non è attratto dalle altre donne, come ci si può aspettare che sia attratto da lei? Solo se è attratto dalle altre donne, può essere attratto anche da lei, perché è anche lei una donna. La moglie vuole che lui venga attratto da lei e da nessun’altra. Questa pretesa è assurda. È come se tu dicessi: “Ti permetto di respirare solo in mia presenza e quando sei vicino a qualcun altro non devi respirare. Come ti permetti di respirare altrove?” Respira solo quando c’è tua moglie, respira solo in presenza di tuo marito, non respirare da nessun’altra parte. Naturalmente, se non respiri muori e non sarai in grado di respirare nemmeno di fronte a tua moglie. L’amore deve essere un modo di vivere. Tu sei fatto per essere amorevole. Solo allora puoi amare tua moglie e tuo marito. Ma la moglie dice, “No, non dovresti guardare nessun’altra con occhi amorevoli.” Naturalmente ubbidisci, perché altrimenti si creano certi problemi… Ma pian piano la luce nei tuoi occhi scompare. Se non puoi guardare da nessuna parte con amore, poco a poco non puoi guardare con amore nemmeno tua moglie – l’amore scompare. Lo stesso vale anche per lei. La stessa cosa è accaduta all’intera umanità. Così la vita è una noia; così stanno tutti aspettando di morire; ci sono persone che pensano continuamente al suicidio.

Marcel ha detto, da qualche parte, che l’unico problema metafisico che l’umanità sta affrontando è il suicidio. Questo perché la gente è così annoiata. È semplicemente incredibile che non si suicidino; come fanno a vivere. La vita sembra non offrire nulla, ha perso ogni significato, ma la gente continua a tirare avanti, in qualche modo, nella speranza che un giorno succeda il miracolo e che tutto vada a posto. Non succede mai. Tu devi mettere tutto a posto: nessun altro metterà a posto tutto. Non arriverà nessun Messia. Non aspettare nessun Messia. Devi fare tu luce a te stesso.

Vivi più autenticamente. Lascia cadere le maschere: sono un peso per il tuo cuore. Lascia cadere tutte le falsità. Esponiti. Naturalmente, se lo fai, avrai qualche problema, ma ne varrà la pena perché solo dopo quei problemi crescerai e diventerai maturo. E poi nulla limiterà la vita. La vita rivela le sue novità in ogni momento. È un miracolo costante quello che accade intorno a te ogni giorno, solo che tu ti nascondi dietro futili abitudini.

Se non ti vuoi annoiare diventa un buddha. Vivi ogni momento il più attentamente possibile, perché solo se sei pienamente sveglio riuscirai a lasciare cadere la maschera. Ti sei completamente dimenticato qual è il tuo volto originale. Persino quando sei solo, davanti allo specchio nel tuo bagno – e non c’è nessuno – perfino stando davanti allo specchio non riesci a vedere la tua vera immagine riflessa. Anche da solo davanti allo specchio continui a ingannarti. L’esistenza è disponibile per quelli che sono disponibili verso l’esistenza. E poi ti voglio dire che la noia non esiste. La vita è infinitamente deliziosa.

 

Amato osho,

sento così tanta resistenza nei confronti della meditazione e non ho questo desiderio per il divino di cui parli. È questo il giusto posto per me?

 

Se senti così tanta resistenza verso la meditazione, questo semplicemente dimostra che dentro di te sai che succederà qualcosa che cambierà la tua vita radicalmente. Hai paura di rinascere. Hai investito troppo nelle tue vecchie abitudini, nella vecchia personalità, nella vecchia identità. La meditazione non è che un provare a pulire il tuo essere, provare a diventare giovane e fresco, provare a diventare più vivo e sveglio. Se hai paura della meditazione significa che hai paura della vita, che hai paura della consapevolezza, e la resistenza c’è perché sai che se entri in meditazione, qualcosa di certo succederà. Se non stai resistendo affatto potrebbe essere perché non stai prendendo la meditazione molto seriamente. Non stai prendendo la meditazione con sincerità. Quindi ti prendi in giro. Cosa c’è d’avere paura?

È proprio per via della tua resistenza che questo è il posto giusto per te. Questo è precisamente il posto giusto per te. La tua resistenza dimostra che qualcosa succederà. Nessuno resiste per niente...

 

tratto da L’Antico Canto dei Pini, Discorso #4

Copyright © 1991 Libreria Editrice Psiche

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

il lungo ritorno

di Swami Gyanodaya

 

QUALI SONO I MECCANISMI NASCOSTI DIETRO L’ASSUEFAZIONE ALL’ALCOOL, AL GIOCO D’AZZARDO, ALLE DROGHE E ALLE SIGARETTE?

E QUAL È IL RUOLO DELLA MEDITAZIONE SULLA LUNGA STRADA PER LIBERARSENE?

 

 

La clinica per cui lavoro, tratta principalmente con alcolizzati, tossicodipendenti e giocatori d’azzardo.

Il nostro programma di lavoro dura normalmente tre mesi e comprende psicoterapia, lavoro corporeo e meditazione.

La cosa più importante che ho notato nei pazienti affetti da alcolismo, è che non vogliono sentire il dolore. Ciò è spesso associato alla perdita di un famigliare – per esempio il padre, morto o scomparso quando erano giovani – e da allora, in qualche modo, loro cercano il suicidio per seguire il padre, invece di affrontare il dolore per quella perdita.

Per me la dipendenza è un disagio spirituale: le persone, o non vogliono sentire, quindi usano l’alcool come un anestetico, oppure usano le droghe per sentire qualcosa di particolare. Penso che alla fine il loro desiderio sia quello di arrivare a sentirsi in pace con se stessi e con tutto. Oltre al dolore, credo che le persone cerchino di evitare il senso di vuoto interiore, e la meditazione è, per me, un modo di affrontare questo vuoto ed essere capaci di dire: “Ok; lo vedo, ci sto dentro, non sto scappando!”

La cosa bella della meditazione è che quando entri nel vuoto comincia a riempirsi, di pace e di tutto ciò che stavi cercando attraverso le droghe; di fatto ti può dare di più delle droghe e dell’alcool.

Nel trattare con le persone, il primo passo è quello di ricondurle ai propri sentimenti ed emozioni, aiutandole a riconoscerle e ad averci a che fare. E come tutti i ricercatori sanno per esperienza, all’inizio non provi solo felicità! Senti la gelosia, la rabbia, la violenza... e tutto ciò che avevi represso.

Questo processo di riconciliazione con i propri sentimenti può essere compiuto attraverso la normale terapia. La meditazione però, porta ancor più in profondità, nel vuoto sottostante i sentimenti. In un certo senso è un modo di invertire la direzione, come quando Osho parla di “svolta di 180 gradi”. La dipendenza da sostanze rivela un’attitudine negativa verso la vita, il voler scappar via dalle emozioni, dal guardarsi dentro; la meditazione porta in un’altra direzione verso il sentirsi di nuovo vivi: così vivi da dover danzare, dover cantare, dover saltare, ridere, gridare.

Il vuoto interiore non è un problema solo per gli alcolizzati, naturalmente; anche per molti altri, nei paesi occidentali, quello di volerlo affrontare è un grosso passo, dato che di solito è visto solo come uno stato negativo. Le persone pensano che se si sentono vuote c’è qualcosa di sbagliato in loro. Ci vuole qualcuno come Osho per dire che questo stato interiore è la porta verso la libertà.

Ma per gli alcolizzati non c’è altra scelta che quella di affrontare questo vuoto. Le persone che vengono da noi sono forti bevitori da 10, 20, persino 30 anni – hanno bevuto fino a un massimo di 5 litri di grappa al giorno – la loro salute è in estremo pericolo, hanno le spalle al muro. Non hanno scampo.

Per questo motivo è toccante lavorare con loro; se capiscono la situazione e diventano sinceri, lasciano cadere le maschere, affrontano i loro sentimenti – totalmente – e alla fine si dimostrano persone meravigliose.

È un’esperienza veramente straordinaria. Quando lavoravo in medicina generale, curavo gli alcolizzati che ancora bevevano; non erano belle persone, si comportavano male e così via. Se diventano sobri, invece, e sinceri, hanno già fatto un passo verso se stessi molto più grande di qualsiasi persona cosiddetta normale. Diventano più autentici della maggioranza delle  persone che incontri per strada.

Sono stato anch’io dipendente. Nonostante sia un medico, per venticinque anni ho fumato un pacchetto di sigarette al giorno. A quarant’anni il mio stato di salute era talmente deteriorato che ho dovuto affrontare davvero il problema. All’inizio non sapevo proprio come liberarmi dell’assuefazione.

La mente mi diceva di non fumare, ma sapevo che in profondità la voglia c’era ancora – potevo veramente avvertire il desiderio di farlo.

Poi mi sono ricordato di Osho quando dice che per liberarsi del vizio del fumo non bisogna provare a smettere di fumare ma è meglio iniziare a fumare consapevolmente, con la massima consapevolezza possibile.

Mi accorsi che dal momento in cui accendevo la sigaretta, fumavo del tutto inconsapevole, senza badare a cosa succedeva alla sigaretta, fino a quando all’improvviso realizzavo che dovevo spegnerla. Potevo fumare mentre facevo ogni cosa, specialmente guidando l’auto. Era una routine: appena entrato in auto, accendevo la sigaretta... mi accorgevo poi che era finita... senza sapere cosa era successo nel frattempo.

Osho suggerisce di toccare, annusare e sentire la sigaretta prima, poi lentamente di accenderla; di aspirare lentamente e non fare nient’altro mentre si sta fumando.

All’inizio è stato difficile non fare nient’altro mentre fumavo. Ci ho messo un anno e mezzo solo per arrivare a questo punto – fumare e basta, anche se dovevo fermare l’auto, scendere, accendere la sigaretta, fumarla e poi ripartire.

Un giorno giunsi a una nuova fase: mentre provavo a fumare in modo consapevole, dopo due o tre tiri, ho avuto la sensazione di voler buttare via la sigaretta. Lì ho cominciato a capire – finalmente –  che non potevo fumare ed essere conscio allo stesso tempo. Potevo essere consapevole a metà ma non potevo permettermi di esserlo totalmente. Quando il fumo scendeva nei polmoni e mi rendevo veramente conto di ciò che succedeva lì dentro, allora non potevo continuare.

Così per un po’ ho avuto questo accordo con me stesso: va bene essere un po’ inconsapevoli mentre si fuma. Poi un giorno accadde: non avevo più voglia di fumare, e questa volta anche la sensazione profonda di voler fumare era scomparsa.

Sapevo fino in fondo che “non avrei mai più fumato”, fu quello il momento in cui fui semplicemente libero dal vizio delle sigarette. Non feci sforzi, non ebbi neppure problemi fisici, anche se fumavo da venticinque anni. È stato semplice: il vizio è sparito da solo.

Ho persino scoperto perché avevo cominciato a fumare. Nei momenti in cui la mia mano si infilava nel taschino per cercare il pacchetto di sigarette, ho osservato la situazione attentamente e mi sono chiesto: “Che cosa ottengo quando fumo?” e la risposta è stata: mi sento bene, mi sento più adulto... avevo quindici o sedici anni, e volevo essere forte, volevo essere un uomo, era quello il motivo principale per cui fumavo. Quando l’ho scoperto, già non esisteva più, ero già più maturo, cresciuto. Con questa realizzazione sono uscito dalla dipendenza.

Ciò mi è stato di aiuto nel lavorare con le persone dipendenti. So per esperienza che per liberarsi veramente dalle assuefazioni bisogna guardare in profondità: devi affrontare te stesso, i tuoi problemi, il tuo passato e i tuoi sentimenti. È come entrare in un tunnel: solo se esci dall’altra parte ce l’hai veramente fatta, fino a quando ci sei nel mezzo, rischi sempre di tornare indietro.

Credo sia anche interessante e utile osservare l’alcolismo e la tossicodipendenza in un contesto più ampio e generale di dipendenza: che sia l’accendere la TV per evitare di affrontare momenti di noia, leggere riviste o riempirsi di cioccolata…

C’è un bellissimo passo dove Osho dice – e qui uso le mie parole – che la rabbia è più intossicante dell’alcool e che la gelosia e l’odio danno molta più dipendenza. Ogni centro specializzato ti può aiutare facilmente a uscire dalla tossicodipendenza; ma per farti perdere la dipendenza dalla gelosia, dall’ambizione, dalla competitività, dall’odio, dalla rabbia e dalla potenziale violenza non esistono istituzioni. Solo la meditazione può aiutarti ad andare oltre i tuoi comportamenti di dipendenza.

 

 

La mia esperienza con molti alcolizzati è stata questa: sono brave persone, molto delicate, piene di fiducia, senza malizia, ma semplici e innocenti come dei bimbi. Perché bevono? Il mondo è troppo per loro e non riescono ad affrontarlo. Non sono fatti per questo mondo troppo astuto. Vogliono dimenticarlo e non sanno come fare – e l’alcool è a portata di mano, mentre la meditazione bisogna cercarla. Il mio punto di vista è che tutti gli alcolizzati hanno bisogno della meditazione. Stanno cercando la meditazione – stanno cercando intensamente l’estasi ma non riescono a trovare la porta. Brancolano nel buio e inciampano nell’alcool.  L’alcool è facile da trovare a questo mondo, la meditazione non molto. Ma loro stanno sinceramente cercando la meditazione.

    OSHO

Yoga: The Alpha and the Omega, Vol. 6, #2

 

 

 

 

L‘UNICO peccato

inconsapevolezza

Osho parla delle abitudini, dei vizi, e di come la meditazione può aiutare a liberarsene.

 

Che cosa fai in realtà, quando fumi? Aspiri del fumo nei polmoni e lo lasci uscire. È una specie di pranayama – sporco, schifoso, ma sempre pranayama! Fai dello Yoga ma in modo stupido.

Non è un peccato. Può essere stupido, ma di certo non è un peccato.

C’è un solo peccato ed è essere inconsapevoli.  C’è una sola virtù ed è la consapevolezza. Continua a fare ciò che stai facendo ma sii un testimone e immediatamente la qualità del tuo fare si trasforma.

Non ti dico di non fumare, perché quello l’hai già provato. Fumare è antigienico, fa male alla salute, ma non è un peccato. Diventa un peccato solo quando non sei consapevole; il peccato non è fumare, ma l’inconsapevolezza.

Ogni abitudine che diventa una forza capace di dominarti, è un peccato. Si dovrebbe vivere di più in libertà.

Il mio suggerimento è: fuma quanto vuoi, che tanto per cominciare non è un peccato. Te lo garantisco io – sarò io il responsabile. Mi accollo io il tuo peccato, così, quando incontrerai Dio il giorno del Giudizio Universale, potrai dirgli: “Il responsabile è proprio lui!”.

Ed io sarò lì, a testimoniare che tu non c’entri per niente. Quindi non preoccuparti del peccato.

Rilassati e non tentare di smettere facendo degli sforzi; così non si riesce.

Lo Zen crede nella comprensione senza sforzo.

Per cui il mio suggerimento è: fuma quanto ti pare, ma fallo meditativamente. Se chi pratica lo Zen beve il tè in maniera meditativa, perché tu non puoi fumare in modo meditativo? Di fatto il tè contiene gli stessi stimolanti delle sigarette, le stesse sostanze, senza molta differenza. Fuma meditativamente, in modo religioso, rendila una cerimonia. Prova a seguire il mio consiglio: crea un piccolo angolo di casa tua solo per fumare, un tempio dedicato al dio dei fumatori. Per prima cosa inchinati davanti al pacchetto, poi fai quattro chiacchiere con le sigarette e chiedi loro: “Come va ?”. Poi, lentamente, estrai una sigaretta – molto lentamente, più lento che puoi, perché solo se lo fai lentamente, puoi diventare consapevole. Non farlo in modo meccanico come sempre. Senza aver fretta, con calma, batti lentamente una estremità della sigaretta sul pacchetto, impiegando tutto il tempo che desideri. Non c’è alcuna fretta. Quindi passa all’accendino, inchinati a lui. Lui sì che è divino! Il fuoco è divino, quindi perché non l’accendino?

E incomincia a fumare, molto lentamente, proprio come nella vipassana. Non fare come nel pranayama – rapido, veloce e profondo – ma molto lentamente. Buddha dice: “Respira in modo naturale”. Per cui fuma in modo naturale, molto lentamente, senza fretta. Se è un peccato hai fretta. Se è un peccato vuoi farla finita il più in fretta possibile. Se è un peccato non vuoi nemmeno vederlo. Continui a leggere il giornale mentre fumi. Chi vuole vedere un peccato? Ma siccome non è un peccato, guarda – osserva ogni tua azione.

Dividi ogni azione in frammenti, così ti puoi muovere molto lentamente. E ne resterai sorpreso: se ti osservi mentre fumi, a poco a poco il fumare diminuirà sempre di più e un giorno, improvvisamente... non fumi più. Non hai fatto nessuno sforzo per smettere; è successo praticamente da solo, perché diventando consapevole di un meccanismo non vitale, della routine, di un’abitudine meccanica, hai generato, hai liberato in te una nuova energia di consapevolezza. Solo questa energia ti può aiutare; non ti potrà mai aiutare nient’altro.

Questo non vale solo per il fumo ma per tutto nella vita: non provare troppo faticosamente a cambiare te stesso, perché ciò lascia il segno. Anche se cambi, il tuo cambiamento sarà superficiale e in qualche modo troverai dei sostituti, sarai costretto a trovare dei sostituti per non sentirti vuoto.

Invece, quando qualcosa svanisce semplicemente perché tu sei diventato silenziosamente consapevole della sua stupidità – così che non c’è bisogno di sforzi, se ne va semplicemente da sola, come quando la foglia cade dall’albero – allora non lascia cicatrici, non si lascia dietro alcun ego.

Se ti liberi di qualcosa facendo degli sforzi, ciò crea un grosso ego. Cominci a pensare:  “Ora sono un uomo virtuoso perché non fumo più.” Se pensi che fumare sia un peccato, ovviamente quando riesci a smettere credi di essere un uomo molto virtuoso.

Ecco come sono i vostri uomini virtuosi: alcuni non fumano, altri non bevono, altri ancora mangiano solo una volta alla settimana o non mangiano di notte, qualcuno ha perfino smesso di bere durante la notte... sono tutti dei gran santi! Queste sono le doti dei santi, le grandi virtù!

Abbiamo reso la religione così stupida. Ha perso ogni gloria. È diventata stupida come la gente. Ma dipende tutto dall’atteggiamento: se pensi che una cosa sia peccato, allora vedrai una virtù nel suo opposto.

Lasciamelo enfatizzare: non fumare non è una virtù e fumare non è un peccato; la consapevolezza è virtù e l’inconsapevolezza è il peccato. E puoi applicare la stessa legge a tutta la tua vita.

 

tratto da Ah, This! # 6

Copyright © 1982 Osho International Foundation

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

UN NUOVO MILLENNIO

alle porte

 

Avvicinandosi il 2000, molti si chiedono cosa porterà il futuro.

In queste pagine Osho descrive i valori di una nuova umanità.

 

 

Un uomo nuovo sta emergendo. L’immagine dell’uomo nuovo non è ancora chiara, ma c’è già luce all’orizzonte e il sole presto sorgerà. C’è la foschia del mattino e l’immagine dell’uomo nuovo è vaga, eppure alcune cose su di lui sono chiare come il sole.

E questo è di enorme importanza perché da quando la scimmia diventò uomo, l’uomo è rimasto lo stesso. Sta arrivando una grande rivoluzione. Sarà molto più profonda di quando le scimmie cominciarono a camminare sulla terra e diventarono esseri umani. Quel cambiamento creò la mente, quel cambiamento introdusse la psicologia. Ora sta per avvenire un altro cambiamento molto più significativo che introdurrà l’anima, così l’uomo non sarà solo un essere psicologico ma anche un essere spirituale.

State vivendo in uno dei periodi più dinamici della storia. Secondo me questa nuova consapevolezza è la cosa più importante che stia succedendo oggi. Vorrei dirvi qualcosa di questa nuova consapevolezza, dei suoi orientamenti, e delle sue caratteristiche, perché voi dovete aiutarla a uscire dal grembo materno – perché dovete essere voi a incarnarla. L’uomo nuovo non può venire dal nulla, deve arrivare attraverso di voi. L’uomo nuovo può solamente nascere dal vostro grembo. Voi dovete diventarne il grembo.

 

Addio al vecchio

Se il nuovo uomo ha successo il vecchio dovrà andarsene. Il vecchio può vivere solo se si impedisce al nuovo uomo di arrivare.

Non si può fermarlo adesso, perché non è solo una questione di nascita dell’uomo nuovo, è in gioco la sopravvivenza dell’intera terra, della consapevolezza stessa, della stessa vita. È questione di vita o di morte. L’uomo vecchio è diventato totalmente distruttivo. L’uomo vecchio ha raggiunto il proprio limite. Ora, col vecchio concetto di uomo, non c’è vita possibile, ma solo morte.

L’uomo vecchio sta preparando un suicidio globale. L’uomo vecchio sta accumulando bombe atomiche, bombe all’idrogeno, per commettere un suicidio collettivo.

Questo è un desiderio inconscio. Piuttosto che permettere all’uomo nuovo di esistere, l’uomo vecchio preferirebbe distruggere tutto.

Voi dovete capire, voi dovete proteggere il nuovo, perché il nuovo porta con sé l’intero futuro. E l’uomo è giunto a un punto dove è possibile un grande balzo quantico.

 

Amare il mondo

L’uomo vecchio era interessato a un altro mondo, l’uomo vecchio era contro questo mondo. L’uomo vecchio era sempre rivolto al paradiso. L’uomo vecchio era più interessato alla vita dopo la morte che alla vita prima della morte. L’interesse dell’uomo nuovo sarà la vita prima della morte. L’interesse dell’uomo nuovo sarà QUESTA vita, perché se ci si prende cura di questa vita, l’altra seguirà da sé. Non c’è bisogno di preoccuparsene, non c’è bisogno di pensarci.

L’uomo vecchio pensava troppo a dio. Quell’interesse era dettato dalla paura. L’uomo nuovo non si preoccuperà di dio, ma vivrà e amerà questo mondo, e grazie a quell’amore sperimenterà l’esistenza di dio. L’uomo vecchio era speculativo, l’uomo nuovo sarà esistenziale.

L’uomo vecchio può essere definito con un termine delle Upanishad: neti–neti né questo, né questo. L’uomo vecchio era negativo – contro la vita, negava la vita. L’uomo nuovo sarà a favore della vita: iti–iti, sia questo che questo. L’uomo vecchio dava importanza a quello là, l’uomo nuovo darà importanza a questo qui, perché quello nasce da questo, e se diventate troppo interessati a quello vi sfuggono entrambi.

Il presente deve essere vissuto nella sua totalità. Il momento presente deve essere vissuto nella sua spontaneità, senza idee a priori. L’uomo vecchio portava con sé risposte già pronte. Era imbottito di filosofia, religione e ogni genere di sciocchezze.

L’uomo nuovo vivrà senza trarre conclusioni a priori.

 

Libertà dagli “ismi

L’uomo nuovo non sarà hindu, non sarà musulmano, non sarà cristiano, non sarà comunista. L’uomo nuovo non conoscerà tutti questi “ismi”. L’uomo nuovo sarà semplicemente uno spazio aperto, una finestra sulla realtà. Accetterà la realtà così com’è. Non vi proietterà la propria mente. Non userà la realtà come uno schermo. I suoi occhi saranno aperti; non saranno pieni di idee preconcette.

L’uomo vecchio viveva in preda alla paura – perfino il suo dio non era altro che una creazione della paura. I suoi templi, moschee, gurudwara, chiese – erano tutti prodotti della paura. Tremava, era impaurito. L’uomo nuovo vivrà in preda all’amore, non alla paura, perché la paura è al servizio della morte, l’amore è al servizio della vita. E se tu vivi in preda alla paura non saprai mai cos’è la vita, conoscerai solo e sempre la morte. E ricorda, colui che vive nella paura crea situazioni in cui dover provare sempre più paura.

È la tua paura a creare le situazioni, proprio come fa l’amore. Se ami troverai molte occasioni per amare. Se sei impaurito, troverai molte occasioni per aver paura.

 

L’Amore è la fragranza

La nuova consapevolezza saprà di amore. La paura era l’essenza della vecchia consapevolezza, ecco perché nacquero le guerre. In tremila anni l’uomo ha combattuto cinquemila guerre – è come se non avessimo fatto altro – un continuo combattere da una parte o dall’altra. Questo è veramente pazzesco. Il passato dell’umanità è folle.

L’uomo nuovo darà un taglio netto a questo folle passato. Crederà nell’amore, non nella guerra. Crederà nella vita, non nella morte. Sarà creativo, non distruttivo. La sua scienza, la sua arte – tutto sarà al servizio della creatività. Non costruirà bombe. Sarà apolitico, perché la politica nasce dall’odio. La politica ha radici nella paura, nell’odio, nella distruttività.

L’uomo nuovo non sarà politico. L’uomo nuovo non sarà un nazionalista, l’uomo nuovo sarà globale. Non avrà alcuna ambizione politica, perché è stupido averne. L’uomo nuovo sarà molto intelligente. I primi segni di quell’intelligenza stanno crescendo all’orizzonte. Quelli che hanno occhi… possono vederlo. I bambini si stanno ribellando.

La vita dell’uomo nuovo si baserà su di una responsabilità spontanea, non più su pregiudizi. L’uomo vecchio era uno schiavo, l’uomo nuovo sarà libero, l’uomo nuovo avrà la libertà come centro del proprio essere.

 

Gioire della vita

L’uomo vecchio era molto serio, l’uomo vecchio era lavoro–dipendente. Il nuovo uomo sarà giocoso – homo ludens. Vorrà godersi la vita. Non userà parole come “dovere”, “sacrificio”. Non si sacrificherà per nulla. Non sarà una vittima su un qualche altare – quello dello stato o della religione, del prete o del politico. Non permetterà a nessuno di distruggere la sua vita – “Vai a morire perché il tuo paese è in guerra”.

Il suo impegno è verso la vita, il suo impegno non è verso nient’altro. Vuole vivere nella gioia, vuole gioire di tutti i doni di dio, vuole celebrare. Alleluia sarà il suo solo mantra.

Gesù dice: “Gioite, gioite. Io vi dico gioite”

L’uomo non ha ancora avuto occasione di gioire. L’uomo è vissuto sotto il grande peso della sua serietà. Ti ripetono: lavora per la nazione. Lavora per la famiglia. Lavora per la moglie. Lavora per i figli. Lavora per tuo padre e tua madre. Continua sempre e solo a lavorare e finalmente un giorno muori e scompari nella tomba. E allora altri lavoreranno. E va avanti sempre così. Nessuno sembra avere il tempo di godersi la vita. E non sto dicendo che l’uomo nuovo non lavorerà. Lavorerà, ma non sarà come una dipendenza. Lui non sarà lavoro–dipendente, per lui non sarà una droga, lavorerà perché ha bisogno di alcune cose, ma non lavorerà in continuazione per avere sempre di più.

Non vorrà accumulare. Non crederà nell’avere un grosso conto in banca, e non crederà nell’avere una posizione importante; piuttosto vorrà cantare una canzone, suonare il flauto, la chitarra, danzare. Non vorrà diventare famoso, vorrà vivere, vivere autenticamente. Sarà pronto a essere un nessuno.

 

Contro le ortodossie

La nuova consapevolezza sarà contraria a tutte le ortodossie. Qualsiasi ortodossia, cattolica o comunista, hindu o giainista – ogni tipo di ortodossia – è una specie di paralisi della mente. Ti paralizza. Tu smetti di vivere. Diventa una rigidità che ti circonda. Diventi un fanatico, diventi testardo. Diventi come una pietra. Non ti comporti con la fluidità di un essere umano, cominci a comportarti come un mulo.

Una persona viva deve rimanere fluida. Deve rispondere a situazioni che cambiano. E le situazioni cambiano continuamente. Come puoi rimanere fisso nei tuoi atteggiamenti quando la vita stessa non rimane ferma? Quando la vita è un fiume come puoi rimanere rigido? Se rimani inflessibile perdi contatto con la vita – sei già nella tomba.

La nuova consapevolezza sarà non ortodossa, non fanatica; sarà fluida. Non reagirà, risponderà. E la differenza tra queste due parole è grande. La reazione è sempre rigida. Hai un’idea fissa e reagisci a partire da quella. Prima che si ponga la domanda, è già pronta la risposta. Il rispondere è totalmente differente. Ascolti la domanda, assorbi la domanda, consideri la situazione, senti la situazione, vivi la situazione, e proprio da quel vivere nasce la risposta.

Un uomo responsabile non può essere testardo, non può avere certezze, non può essere rigido. Dovrà vivere momento per momento. Non può decidere in anticipo, dovrà decidere tutti i giorni, ogni momento. E poiché deve continuare a muoversi insieme alla vita e alle sue sfide sempre nuove, non può essere coerente nel vecchio senso.

La sua coerenza sarà solo una: essere sempre in armonia con la vita.

 

Essere ribelli

L’uomo nuovo sarà creativo. Ogni momento egli troverà la sua religione, ogni momento troverà la sua filosofia. E tutto continuerà a svilupparsi. Egli non sarà sottomesso al passato, non può esserlo – sottostare al passato è essere sottomessi alla morte, perché il passato è morto; si assoggetterà al presente. Ed essendo rispettoso del presente, si ribellerà al passato. L’essere ribelle sarà una delle sue caratteristiche più notevoli.

E siccome sarà ribelle non si adatterà a una società morta, non si adatterà a una chiesa morta, non si adatterà a un esercito morto. Non si adatterà in nessun posto dove l’obbedienza sia il requisito fondamentale.

Il nuovo uomo è destinato a creare una nuova società intorno a sé. Prima si rinnova la consapevolezza, poi si rinnova la società. Ci sarà un lungo periodo in cui il vecchio resisterà al nuovo, combatterà contro il nuovo, proverà a distruggere il nuovo. Ma il vecchio non può farcela – il tempo, lo spirito del tempo non sarà in suo favore. Il vecchio deve morire. Proprio come il vecchio corpo muore e lascia spazio a qualche nuovo nato, così le vecchie società, le vecchie ortodossie, devono morire. Hanno già vissuto oltre il loro tempo. Hanno vissuto troppo!

 

Nessuna morale  acquisita

La nuova consapevolezza non sarà moralista, non sarà puritana; non che sarà priva di morale, ma avrà una morale d’altro tipo – una morale che sorge dai propri sentimenti per la vita, dalla propria sensibilità, dalla propria esperienza – non una morale imparata da altri, presa in prestito. L’uomo nuovo non sarà un uomo di carattere nel vecchio senso, perché ogni personalità è vincolante. Crea una corazza attorno a te.

Il nuovo uomo sarà senza carattere nel senso che non avrà alcuna corazza. Sarà senza personalità nel senso che non avrà una prigione attorno a lui. Non che sarà privo di personalità, ma darà una nuova definizione alla personalità. Non sarà un ipocrita. Il vecchio puritanesimo, la vecchia abitudine moralista hanno creato ipocrisia nel mondo; hanno reso l’uomo schizofrenico: in superficie una cosa, in profondità qualcos’altro – quasi l’opposto. L’uomo vecchio viveva una doppia vita.

Il nuovo uomo vivrà in modo unitario. Vivrà una sola vita. Qualunque cosa sia all’interno sarà anche all’esterno. Sarà autentico. Ricorda questa parola “autenticità” – sarà la religione dell’uomo nuovo. Diventerà la verità del nuovo uomo, il suo tempio, il suo dio – autenticità. E con l’autenticità scompare la nevrosi.

L’uomo vecchio era nevrotico perché era costantemente in conflitto: voleva fare una cosa e ne stava sempre facendo un’altra, quella che si esigeva da lui. Gli era stato insegnato ad agire contro se stesso; era repressivo. La sua autenticità era stata repressa, e sopra di essa era stata imposta una finta personalità. Abbiamo lodato questi impostori troppo a lungo. Ora è arrivato il momento – la loro finzione deve essere denunciata. Abbiamo lodato questi mahatma e santi così a lungo, ora dobbiamo vedere le loro nevrosi. Erano tutti psicologicamente malati, erano patologici. Una persona sana è una persona intera. Il suo dentro e il suo fuori sono uguali. Se ama, ama appassionatamente. Se è arrabbiato, è appassionatamente arrabbiato. La sua rabbia ha tanta verità dentro quanto il suo amore.

Passione per la terra

Il nuovo uomo sarà terreno. E con “terreno” non voglio dire materialista. Il nuovo uomo sarà realista. Amerà questa terra. Abbiamo distrutto questa terra perché non l’abbiamo amata, perché le nostre cosiddette religioni ci hanno insegnato a odiarla. È un bellissimo pianeta, uno dei più belli, perché è uno dei più vivi.

Questo pianeta deve essere amato, dobbiamo gioirne. È un dono. Questo corpo ha così tanti misteri in sé che persino un Buddha è possibile solo grazie a questo corpo. Questo corpo diventa il tempio dell’opportunità più grande: la buddhità, il nirvana. Questo corpo deve essere amato. Questa terra deve essere amata.

 

Religione della natura

Il nuovo uomo troverà la sua religione nella natura – non in morte statue di pietra, ma negli alberi che vivono, danzano nel vento. Troverà la sua religione facendo surf sul mare, scalando la montagna vergine. Troverà la sua preghiera nella neve, nella luna, nelle stelle. Comunicherà con l’esistenza così com’è. Il suo impegno sarà con la natura, e attraverso questo impegno arriverà a conoscere ciò che trascende la natura. Dio è nascosto in questa terra, proprio in questo corpo. Proprio questo corpo, il buddha. Proprio questa terra, il paradiso.

Il nuovo uomo leggerà il libro sacro della natura. Questo sarà il suo Veda, il suo Corano, la sua Bibbia. Qui troverà sermoni nella pietra. Proverà a decifrare i misteri della vita, non cercherà di demistificare la vita. Proverà ad amare quei misteri, a entrare in essi. Sarà un poeta, non sarà un filosofo. Sarà un artista, non sarà un teologo. Anche la sua scienza avrà un tono diverso. La sua scienza sarà quella del Tao, non uno sforzo per conquistare la natura, perché quello sforzo è solo assurdo. Come puoi conquistare la natura? – tu sei parte della natura. La sua scienza sarà di comprensione, non di conquista della natura. Egli non violenterà la natura, l’amerà, e persuaderà la natura a rivelare i suoi segreti.

 

Niente politica

Il nuovo uomo non sarà ambizioso, non sarà un politico.

La politica non ha futuro; la politica è esistita a causa della nevrosi dell’umanità. Una volta che scompare la nevrosi, scomparirà la politica.

Ambizione significa semplicemente che ti manca qualcosa e che ti stai consolando con l’idea che in futuro l’otterrai. L’ambizione ti consola. Oggi è tutta sofferenza, domani ci sarà gioia. Guardando al domani diventi capace di tollerare l’oggi e le sue miserie: l’oggi è sempre un inferno, il domani è il paradiso. Continui a guardare al paradiso, continui a sperare.

Ma quella speranza non si avvererà perché il domani non arriva mai. Ambizione significa che sei incapace di trasformare il tuo oggi in una beatitudine; sei impotente. Solo la gente impotente è ambiziosa: cercano il denaro, cercano il potere. Solo gli impotenti cercano il potere e il denaro. La persona con un potenziale vive. Se il denaro gli arriva, vive anche il denaro, ma non lo cerca, non lo insegue. Nemmeno ne ha paura.

L’uomo vecchio era, o in cerca del denaro o spaventato dal denaro; o in cerca del potere o spaventato dal potere; ma in entrambi i casi era interamente concentrato sul potere e sul denaro. Era ambizioso. L’uomo vecchio è da commiserare. Era ambizioso perché incapace di vivere, incapace di amare. Il nuovo uomo sarà capace di vivere, capace di amare. E il suo qui e ora sarà così bello…perché dovrebbe preoccuparsi del domani? Il suo interesse non sarà di avere di più, il suo interesse sarà di essere di più.

 

L’autenticità è gioia

Il nuovo uomo non avrà bisogno di finzioni, maschere o pretesti, sarà vero, perché solo attraverso la verità c’è liberazione. Tutte le bugie creano vincoli. Dì una sola bugia e dovrai dirne mille e una per difenderla – dovrai dire bugie ad nauseam. Non riuscirai a smettere. Una sola bugia prima o poi si diffonderà per tutto il tuo essere. È come un cancro. Dì la verità e non hai bisogno di nasconderti, puoi essere aperto. Dì la verità e non devi proteggerti dall’esistenza, puoi essere vulnerabile. In quella vulnerabilità l’esistenza ti penetra, dio raggiunge il tuo cuore.

Dì una bugia e hai subito paura. Avrai paura anche di dio, paura di affrontarlo. Avrai paura di affrontare te stesso. Sarai continuamente in fuga da te stesso, dagli altri, da dio. Starai continuamente nascosto dietro le tue finzioni. L’ipocrisia diventerà il tuo stile di vita, e lì sta l’inferno. L’ipocrisia crea l’inferno. L’autenticità è la sola gioia – la sola gioia, io dico. E se non sei autentico non sarai mai felice.

La nuova consapevolezza non tollererà doppiezze. La nuova consapevolezza odierà profondamente questo genere di cose. Quest’odio per la falsità è il marchio più profondo dell’uomo nuovo. Egli sarà contrario a sistemi strutturati, inflessibili e infallibili, perché la vita è un bellissimo fluire. Non è strutturata, è libertà. Non è una prigione, è un tempio. Egli vorrà che le organizzazioni siano fluide, variabili, adattabili ed umane.

I nostri stati sono inumani, i nostri eserciti sono inumani, le nostre chiese sono inumane. Disumanizzano l’uomo. Riducono l’uomo a una cosa perché non rispettano la libertà dell’uomo. Il nuovo uomo rispetterà la propria libertà e quella degli altri.

L’uomo vecchio interferisce costantemente, ficcando il naso negli affari di tutti, provando a manipolare, criticando, condannando, premiando, punendo. L’uomo vecchio è sempre interessato agli altri: “Cosa stai facendo?”.

La nuova consapevolezza lascerà ciascuno alla propria vita. Finché qualcuno non danneggia gli altri, non deve essere ostacolato. Finché qualcuno non è un pericolo per gli altri, non deve essere ostacolato. Finché qualcuno non interferisce con la libertà altrui, non bisogna intromettersi.

Strutture fluide

Non c’era più individualità nel vecchio mondo. L’individualità era odiata, piacevano solo le pecore, le folle – gente che si comporta allo stesso modo, con tutti che seguono la stessa routine e la stessa struttura. L’uomo nuovo darà spazio a tutte le possibilità. L’uomo nuovo amerà le strutture fluide. Sarà umano, rispetterà gli esseri umani. Il suo rispetto sarà quasi religioso.

L’uomo nuovo dovrà trovare nuove forme di comunità, di vicinanza, di intimità, di scopi comuni, perché la vecchia società non sparirà immediatamente. Resisterà, combatterà con ogni mezzo – come sempre succede – contro la nuova società. La vecchia società ha così tanti interessi costituiti, non può andarsene facilmente. Se ne andrà solo quando le rimarrà impossibile rimanere in vita.

Prima che il vecchio se ne vada il nuovo uomo dovrà creare nuovi tipi di comune, nuovi tipi di famiglia, nuove comunità con affinità, intimità e scopi comuni.

 

Amore non matrimonio

La nuova consapevolezza non vorrà aver niente a che fare con istituzioni come il matrimonio. Il nuovo uomo avrà una naturale sfiducia nel matrimonio come istituzione. Una relazione uomo–donna ha per lui un valore profondo solo quando porta a una crescita, a una maturità a un fluidità condivise. Avrà poco riguardo per il matrimonio come cerimonia, o per giuramenti che hanno dimostrato di durare molto poco... anche se erano per sempre. Amerà il momento e lo vivrà nella sua totalità.

Il matrimonio non ha futuro. L’amore ha un futuro.

Nel passato, l’amore non era una realtà, il matrimonio lo era. Nel futuro, l’amore diventerà la realtà e il matrimonio diverrà sempre più irreale. Nel passato, la gente veniva fatta sposare, e solo dopo, a poco a poco, cominciava a piacersi e ad amarsi.

Nel futuro, le persone si piaceranno e si ameranno, solo allora vorranno vivere insieme. Nel passato si iniziava col vivere insieme, e naturalmente, quando si vive insieme, nasce una simpatia, una dipendenza. Era un fenomeno di necessità. Il marito aveva bisogno della moglie, la moglie aveva bisogno del marito, e poi i figli avevano bisogno che i genitori stessero insieme. Era, più o meno, un fenomeno economico; ma non nasceva dall’amore. Il futuro conoscerà un tipo diverso di relazione, basato puramente sull’amore, e che resterà in vita solo mentre c’è amore. E non ci sarà alcuna smania che essa duri per sempre, perché nella vita niente è permanente, solo i fiori di plastica sono perenni.

Le rose reali nascono al mattino e alla sera sono sfiorite. È questa la loro bellezza: sono belle quando arrivano, e sono belle quando i loro petali cominciano ad appassire. La loro vita è bella, la loro nascita è bella, la loro morte è bella, perché c’è vitalità. Un fiore di plastica non nasce, non vive mai e non muore.  Il matrimonio nel passato è stato un fiore di plastica. La nuova consapevolezza non può avere alcun rispetto per il matrimonio. Dovrà creare un nuovo tipo di intimità–amicizia. E dovrà imparare a vivere con il fenomeno transitorio dell’amore e di tutto il resto.

 

Vivere con l’instabilità

Ci vuole coraggio a vivere con l’instabilità della vita, perché ogni volta che cambia qualcosa, devi di nuovo adattarti. Si vuole star fermi – sembra più tranquillo, più sicuro. Ecco come ha vissuto l’uomo vecchio. L’uomo vecchio non era avventuroso; il suo unico interesse era la stabilità. L’uomo nuovo avrà spirito d’avventura; non gli interesserà la sicurezza, darà importanza all’estasi.

Sarà abbastanza capace e coraggioso da dire: “Non so, ma sono interessato a sapere. E sono pronto a entrare in qualsiasi dimensione, in qualsiasi avventura.” L’uomo nuovo sarà pronto a rischiare. L’uomo vecchio era molto metodico, mai pronto a rischiare. Il rischio era anatema: la sicurezza era il suo scopo.

Ma con la sicurezza cominci a morire. È solo nell’avventura, nella continua avventura, che la vita raggiunge soddisfazioni sempre più alte, che arriva ai picchi dell’Himalaya.

 

Sfiducia nell’autorità

La nuova persona sarà una persona spontanea, imprevedibile, con la volontà di cimentarsi in cose sempre nuove, spesso pronta a rischiare di dire o fare la cosa più estrema, più selvaggia. Crederà che tutto è possibile e che tutto può essere provato. Non rimarrà attaccato a ciò che si conosce già, sarà sempre aperto all’ignoto, perfino all’inconoscibile. E non si sacrificherà per il futuro, perché non sarà un idealista. Non si sacrificherà per alcuna idea astratta, un ideale, un’ideologia.

Avrà fiducia nella propria esperienza e profonda sfiducia in tutte le autorità esterne. Il nuovo uomo si affiderà solo alla propria esperienza. Finché non conoscerà una cosa non le crederà. Nessuna autorità esterna può aiutare il nuovo uomo. Nessuno può dire: “Lo dico io, devi crederci. L’abbiamo sempre creduto, devi crederci anche tu. I nostri antenati ci credevano, devi credere. Poiché è scritto nei Veda e nella Bibbia, devi credere.”

Il nuovo uomo non avrà niente a che fare con queste assurdità, il nuovo uomo crederà solo se è LUI a saperlo.

Questa è la vera fede – fede nelle proprie possibilità, nel proprio potenziale. Il nuovo uomo rispetterà se stesso. Credere ad autorità esterne è irrispettoso verso il proprio essere.

Questo, secondo me, è il fenomeno più importante che sta accadendo oggi. Un nuovo uomo sta entrando nella vita. I primi raggi sono già all’orizzonte. Preparatevi a ricevere il nuovo uomo. Siate pronti. Accogliete l’ospite che potrebbe bussare alla vostra porta in qualsiasi momento. E questo è il sannyas: una preparazione – diventare pronti a ricevere il nuovo uomo. Sarà una grande avventura ricevere il nuovo uomo. Sarà rischioso, anche, perché al vecchio non piacerà.

 

tratto da The Secret of the Secrets, Vol.1

Copyright © 1982 Osho International Foundation

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

SULLA FATIDICA DATA

L’imminenza del nuovo millennio diventa il “Gioco della Consapevolezza”

 

 

C’è una grande eccitazione in giro, per l’avvicinarsi della fatidica data che ci porterà nel 2000, ossia nel nuovo millennio. E come sempre, sull’argomento si sono formate ben due scuole di pensiero. Da una parte i mistici puri, con il loro solito atteggiamento sbrigativo e lapidario, “Solo l’eternità esiste. Di fronte all’eterno scorrere della vita e del cosmo, cosa significano duemila anni o due miliardi di anni? Assolutamente nulla. È la mente che ha creato i numeri, il tempo – non l’esistenza.” Teoria ben difficile da confutare, come potete immaginare. E infatti io non ci provo neppure.

Dall’altra parte stanno simbolici e simbolisti, con le loro canzoni allettanti come sirene (lo so perché è da molti anni che ripercorro la rotta di Ulisse, per tornare a Itaca). Essi cantano:

“L’uomo è un animale simbolico. Il simbolo è essenziale per rischiarare il cammino, e per entrare in contatto con le proprie energie più profonde. I cicli delle stagioni e degli anni che le rivestono sono solo un fatto simbolico, è vero, tuttavia è un simbolo adottato, fatto proprio, e nutrito, da tutte le popolazioni della terra, aldilà di ogni razza, di ogni religione, di ogni assetto politico. L’inizio del nuovo anno e la fine di quello vecchio sono dunque un simbolo universale, con tutto il senso che ciò comporta nell’inconscio collettivo di questo genere umano. Immaginiamoci poi cosa rappresenta la fine di un secolo, e l’inizio di quello nuovo. E giungiamo ora al millennio, che possiede un ciclo simbolico così forte e così sconvolgente da far temere, periodicamente, nella prossima fine del mondo!

La simbologia del ‘rito di passaggio’ è così forte, nei confronti del nuovo millennio, da trasportare tutti verso una specie di ‘morte’, seguita da una specie di "resurrezione", di rinascita. Così nell’immaginario di tutti (chiamalo se vuoi l’inconscio collettivo) le fine del millennio è la fine di un ciclo, di un certo tipo di vita, e l’inizio del nuovo millennio è anche l’inizio di una nuova vita, di una nuova epoca, di una nuova consapevolezza...”

Così parlano (più o meno) simbolici e simbolisti. E chi potrebbe negare le loro ragioni e i loro argomenti? Certo non io, che il simbolo lo mangio dalla prima colazione in poi, e sino alla fine della giornata!

Lasciamo dunque che i mistici puri continuino a meditare sulla impermanenza dell’essere – lassù sulle vette del Tibet – e vediamo che possiamo fare noi, animali simbolici, con questa incredibile occasione che ci si presenta davanti.

“Per la prima volta, forse, ci sarà un’autentica civilizzazione, che ama la pace, che conosce la compassione, che è creativa, che abbandona ogni discriminazione religiosa, razziale, nazionale, per poter trasformare tutto il pianeta in un’unica famiglia...”

Queste le parole con qui Osho ha presentato il nuovo millennio. Ma avverte anche che questo cambiamento può avvenire soltanto a partire da noi stessi. Non c’è più tempo per cambiare la società, tuttavia possiamo cambiare noi stessi. Dobbiamo farci carico una volta per tutte che Osho ha dichiarato noi, i suoi sannyasin, “gli araldi di una nuova era”. Siamo noi che dobbiamo trovare la pace, l’armonia, la fratellanza, la sorellanza… non il solito ‘sistema’…

“Il solo modo possibile è: lascia perdere ogni azione, cresci nel tuo essere. E la crescita del tuo essere è contagiosa – sarà di aiuto a molta gente per accendere le loro fiaccole spente, col fuoco della tua vita…”

Non so se vi rendete conto che razza di responsabilità ci troviamo sul gobbo… Ma prima che diventiate troppo seri, o magari vi aspettiate da me qualche dritta spirituale (della serie “si sta freschi a Frisco!”) lasciate che vi coinvolga in un gioco. E non solo vi chiedo di giocare, ma vi chiederò anche di scrivermi presso l’Osho Times italiano i risultati e le scoperte fatte attraverso il nostro gioco, che si chiama, manco a farlo apposta, “COSA FARESTI SE IL PRIMO GIORNO DEL DUEMILA COINCIDESSE CON LA FINE DEL MONDO”. Questo gioco si può giocare da soli, in due o in gruppo. Non è un gioco di società, peraltro, o per ammazzare il tempo durante un party noioso, no. È un gioco che, sottratto al simbolo del 2000, potrebbe essere chiamato “Perché non ora?” oppure “Non Voglio Più Rinviare a Domani”.

COME SI GIOCA DA SOLI:

Ci si mette seduti comodi, con tutti i cuscini necessari, davanti a uno specchio. Si guarda con cura, con amore, con rispetto, la propria immagine, poi le si chiede, “Allora, (nome del partecipante) tra un anno ci sarà la fine del mondo. Ineluttabile. Punto e basta. Ho un anno di vita. Un anno per finire tutto. Per liberarmi di tutta la zavorra. Per risvegliarmi. Per tornare a casa… (qualsiasi altra metafora è ben accetta, basta che parliate sinceramente e normalmente a voi stessi…). Sentitelo veramente. Con tutta la testa. Con tutto il cuore. Con tutte le vostre budella. Un anno di vita, e poi è finita per tutti. È così. Non si scappa. È davvero diventato IMPOSSIBILE rimandare a domani, e tanto meno al prossimo anno. Non ci saranno più anni. Né giorni. Né stagioni. Né problemi. Nulla. Ho un anno di vita. E adesso cosa faccio? Rispondetevi. Se ne avete il coraggio, rispondetemi. Vorrei pubblicarvi sull’Osho Times.

COME SI GIOCA IN DUE:

Va da sé che sarà una coppia… Ma, si potrebbe anche giocare tra genitori e figli. Con un amico caro. Con un fratello o una sorella… Tuttavia temo che saranno coppie di amanti, a sedersi uno di fronte all’altro – con i soliti cuscini, supercomodi e così via. Poi si guarderanno – come in uno specchio – e si comunicheranno a vicenda la notizia. Molto seriamente (voglio dire intensamente… come se fosse VERO, maledettamente vero).

“Lo sai, dunque, che ci rimane un anno di vita… Cosa vorresti fare in questo anno? Come possiamo completare il nostro rapporto? Come possiamo dirci tutte le cose non dette? E le lacrime non mostrate? (ci sono tanti Ciccio, nel mondo!) E così via.

COME SI GIOCA IN GRUPPO:

Ripeto che dovrebbe essere un gruppo di amici intimi. Banalizzare questo gioco tanto per ravvivare un party moscio – anche se possibile – non mi sembra l’uso più adatto. Però, in questo caso, si può lasciare al gioco un risvolto – diciamo così – “sociale”. Ciascuno può dire, ad esempio, cosa farebbe lui stesso davanti a questa eventualità: fine del mondo & un solo anno di vita. L’altra parte del gioco consiste nel fatto che ciascuno dovrebbe immaginare poi cosa farebbe il mondo, davanti alla fine imminente e sicuramente ineluttabile. Esempio: cosa farebbero i governi? (a parte cercare di tenercelo nascosto!) Capirebbero di non avere più senso? Abolirebbero finalmente frontiere e barriere? Gli eserciti poi, continuerebbero a esercitarsi fino all’ultimo giorno? Mio figlio, farà il militare? Gli scienziati, continueranno a cercare mezzi di distruzione? Agnelli, manderà in culo la FIAT? I politici, continueranno a litigare in Parlamento fino all’ora X? Le banche, che faranno? E i poveri? E i ricchi? E le donne irachene, che faranno? Continueranno a portare il chador fino all’ultimo giorno? Le bambine egiziane, potranno conservare il loro clitoride, oppure glielo taglieranno anche nel loro ultimo giorno di vita?

E chi più ne ha, più ne metta… Scendendo alla situazione locale, tipo Italietta nostra, ci si può chiedere che farà il Vaticano. E i preti, che faranno? E le suore? (non sprecate, vi prego, le solite, ovvie, insinuazioni!) E quei comunisti alla Bertinotti? E le scuole, che faranno? E gli asili? E i mendicanti nelle nostre strade? E i “vu cumprà” potranno, almeno l’ultimo giorno, entrare in un albergo di lusso? Ma ci sarà mai qualcuno che vorrà tenere aperto un albergo di lusso? Si stamperanno i giornali? E per dire che? Per seguire forse l’andazzo della Borsa? E ci sarà una Borsa? Il denaro, conterà ancora qualcosa? E fino a quando? Fino all’ultimo giorno o fino all’ultimo minuto? Faremo forse falò di denaro – tanto per stare caldi? La gente danzerà per le strade, oppure consumerà le sue vendette? Sarà una festa o un incubo?

Ai lettori l’ardua sentenza.

Giocate. Giocate e fate giocare. E pensate soprattutto che non è uno scherzo. E nemmeno tanto un gioco. E che soprattutto non si sa mai. Chi può dirlo? Chi poteva dirlo, tipo Nostradamus, ha detto “Mille, e non più mille...” il che fece spaventare tutti alla fine del primo millennio – scioccamente perché il messaggio era, “bene per mille, ma poi non ci saranno altri mille…” Il che vuol dire che il 2000 potrebbe essere DAVVERO l’ultimo anno di vita su questo pianeta.

Non sentite un leggero tremore al fondo delle vostre coscienze, e delle vostre schiene?

Non rimandate ancora, dunque, ma giocate e fate giocare!

E fateci sapere cosa avete scoperto. Naturalmente tutte le lettere dovranno pervenire prima del 31 dicembre 1999. Dopo, non si sa se le Poste funzioneranno ancora.

 

Swami Sarjano

 

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

OSHO TRIBUTE 2000

 

Per celebrare una nuova alba, un uomo nuovo,

una nuova umanità.

 

Una bella sera estiva, poco prima dell’incontro serale in Buddha Hall, Ma Prem Garimo ha dato l’annuncio di un grandioso progetto mondiale: un tributo a Osho e una celebrazione della sua visione da tenersi al cambio del secolo e per tutto l’anno 2000. Inizierà con un festival di 6 settimane presso l’Osho Commune di Pune, a partire dal compleanno di Osho fino al 19 gennaio 2000. Continuerà poi per l’intero anno con tutta una serie di attività per onorare e celebrare la visione di Osho in tutti i paesi del mondo.

 

 

Celebriamo in tutto il mondo Osho e la sua visione

Questo festival vuole essere la rampa di lancio di Osho Tribute 2000 una serie di eventi che si terranno in tutto il mondo durante il 2000, per celebrare e affermare la visione di Osho di un essere umano qualitativamente nuovo: libero da tutte le vecchie ideologie e dai condizionamenti del passato che ci hanno tenuti divisi dalla natura, isolati l’uno dall’altro e lontani dal nostro potenziale per diventare dei buddha.

 

Perché ora?

Nei suoi discorsi Osho menziona innumerevoli volte la fine di questo secolo e il tremendo potenziale che offre a tutta l’umanità per compiere un salto di consapevolezza, rompendo completamente con l’approccio suicida e autodistruttivo del passato. Nel mondo la maggior parte dei politici e degli interessi costituiti sembrano aver intrapreso una strada verso il suicidio globale attraverso le guerre e provocando disastri ecologici.

Osho invita la sua gente a contribuire a un salto di consapevolezza – senza campagne politiche, senza toni apocalittici, ma attraverso la meditazione e la celebrazione.

Il 19 gennaio del 2000 segna il decimo anniversario da quando Osho ha lasciato il corpo. Ancora una volta Osho dà alla sua gente – sannyasin, simpatizzanti, chiunque sia stato toccato da Osho e dalla sua visione – una scusa meravigliosa per fare qualcosa. Cogliamo questa occasione per invitare tutti quanti a partecipare creativamente a un tributo a Osho e alla celebrazione della sua visione, creando nel contempo una giocosa, positiva onda di cambiamento nel mondo intero.

 

Siamo tutti invitati

Incontriamoci tutti a Pune durante questo periodo, per un soggiorno più o meno lungo a seconda di come riusciamo a organizzarci. Questa Comune è la personale creazione di Osho, il suo esperimento internazionale al di là di razze, nazioni e religioni – dove noi tutti impariamo l’uno dall’altro nel rispetto della nostra unica individualità. È un luogo d’incontro di amici, un crogiolo di trasformazioni. Osho dice: “Chiunque arriva qui sarà profondamente impressionato. Questi alberi non sono più gli stessi – sono diventati sannyasin. La stessa aria ha una vibrazione diversa: anche quando te ne vai, il tuo canto, la tua danza, la tua gioia continuano a vibrare qui.”

 

Insieme in armonia

Durante questi 40 giorni di festival, oltre a una nutrita scelta di attività della Multiversity, verrà offerta l’intera gamma delle meditazioni di Osho e delle terapie meditative; a questo si aggiungeranno eventi culturali, spettacoli, esibizioni e concerti. Le persone che hanno integrato nella loro attività professionale ciò che hanno ricevuto e capito dalla presenza di Osho e dalla sua visione sono invitate a contribuire al programma. Quando Osho parla della sua gente non si riferisce solo ai sannyasin. Egli dice che esistono molte altre persone che lo amano e vogliono partecipare al suo lavoro. Osho 2000 offrirà anche un’opportunità a tutti gli amici di Osho che sono rinomati nei loro vari campi di attività, di esprimere il loro apprezzamento e rispetto verso Osho in maniera congeniale alla loro immagine pubblica.

 

Se hai qualcosa di speciale con cui contribuire al programma, o desideri maggiori informazioni man mano che vengono meglio definiti i piani sia per Pune che per il resto del mondo puoi consultare: www.osho.org/osho2000/ oppure inviare un email a: osho2000@osho.net.

Infine puoi scrivere a: Osho 2000 Festival, 17 Koregaon Park, Pune 411001, India.

Per prenotazioni, tour di gruppo, voli e charter rivolgiti a Osho Tour.

 

“Per quanto riguarda la verità, la folla non ha mai avuto molta importanza. È una ricerca individuale, e le persone che stanno cercando arrivano da me da tutto il mondo. Buddha non ha mai avuto un simile pubblico internazionale, e neppure Bodhidharma o Rinzai. Io sono il più beato, nel senso che ho con me i pochi eletti della terra, arrivati da tutto il pianeta. È un incontro che fa esultare, sono assolutamente estasiato di avervi qui.”

Osho

 

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

La nuda verità di Indivar

 

Un terapista che non fa terapia.

Una guida che non dà direzioni.

Un amico che sa tenerti la mano nei punti più delicati del cammino.

 

 

Per tutta la vita, non sono mai riuscito a convincermi che esistono due tipi di strade, due tipi di approcci, due tipi di comprensione, cioè il sistema graduale, o lineare, e il sistema istantaneo, che si muove per balzi quantici – ossia da una dimensione all’altra, e senza viaggi intermedi! Essendo un discendente karmico del ‘sentiero del saltello’ (chi non salta scemo è!) – strada popolata di balzi tra una comprensione e l’altra, sempre per realizzazioni istantanee – beh, lo confesso, non sono mai riuscito né a credere né ad accettare che esista anche un sistema lineare – quelli che ti dicono che ci vuole tempo… al che io, imperterrito, dico loro di chiudere e poi di aprire gli occhi, “Quanto tempo c’è voluto?” chiedo perfidamente…

Vi racconto tutto questo al fine di chiarire una volta per tutte la mia estraneità e la mia difficoltà nel relazionarmi con la terapia.

Il motivo è semplicemente perché la terapia fa un lavoro lineare – che non è la mia esperienza – e non può farne un altro, mentre il presente può essere svelato (pertanto curato) soltanto dalla meditazione.

Detto questo, voglio che resti non tanto un’ipotesi di lavoro, o tanto meno un giudizio, bensì una preferenza che sta nel mucchio delle cose che amo di più e quelle che amo di meno, come la nutella o la crema di marroni con lo zabaione.

Forse, qualche lettore attento (ed io so che sono tutti molto attenti) avrà anche notato che ho intervistato molte persone, in questi anni, ma mai un cosiddetto terapista. Perché? Ve l’ho detto – parliamo due lingue diverse. Anche la parola ha due valenze diverse, se applicate al tempo o al presente, per cui, per la mia sordità da questo orecchio, la conversazione non sarebbe facile. Quando ho visto Indivar aggirarsi per le strade dell’ashram, dopo tutti questi anni, sono stato immediatamente felice. È già abbastanza bello vedere una faccia e un’energia così andare in giro per l’ashram. Poi sapevo che avevamo lo stesso, segreto amore. Amavamo entrambi, forse più di ogni altro, la stessa persona, un terapista. Questa persona si chiama Prasad, ed è morta qualche anno fa. Lo amavo così tanto da preoccuparmi e da scrivere a Osho, “Maestro, ho paura di amare Prasad più di quanto amo te…” E Osho ebbe pure la bontà di rispondermi, “Va bene, lui è più vicino a te, ma è solo un passaggio, una canna di bambù, dove scorre la mia energia…” Una volta scrissi, “Ode a Te, Prasad-Canna-Di-Bambù, grazie per il dono…” Voglio ringraziarlo ancora una volta.

Incontrando Indivar è stato come incontrare il lontano amore, e scoprire che (come tutti i veri amori) era sempre stato nei nostri cuori. Ma lo osservavo da lontano, Indivar – scoprendo il mio amore, e quello della gente che si innamorava di lui. Quando fece finalmente il suo primo gruppo, non si portò dietro qualche solerte ed efficiente assistente, bensì Big Prem, che non solo è la più Grande Amante che si possa trovare – nel senso di una stazza enorme – ma anche quella con il cuore più grande. E non l’ho detto io – se capite a chi voglio alludere. Insomma, lasciatemelo dire terra terra: quando ho visto un solenne “terapista”, che come assistente si porta dietro 110 chili di cuore, e nient’altro… be’, ho deciso che non potevo NON dare un’occhiata al suo lavoro. Non potevo poi NON innamorarmi di lui. E non potevo infine NON offrirvi questa intervista.

P.S. Anche perché mi ha riconciliato molto con l’esistenza delle due opposte metodologie, e mi ha offerto una prospettiva in cui essere (perlomeno) un po’ più paziente.

Introduzione di Sarjano

 

Sarjano: Com’è avvenuto il tuo incontro con Osho ?

 

Indivar: Molto semplicemente… Era il ‘75, e mi trovavo a Bristol, in Inghilterra per un gruppo di “Intensive Enlightnement” (quel che poi sarebbe diventato “Who is in?” n.d.r.) Un giorno, una mia amica che era venuta per lo stesso gruppo, mi accompagnò per una passeggiata nel parco. Dopo un po’ ci sedemmo su una panchina. Anche lei era una psicologa – come formazione accademica – e insieme avevamo condiviso molte idee e progetti. Durante ogni pausa del gruppo, la mia amica leggeva avidamente un certo libro. Lo tirò fuori dalla borsa in quel momento e senza una parola lo appoggiò sulle mie mani. Sentii come una scarica elettrica percorrermi tutto il corpo. Pensai che mi stesse facendo uno scherzo, che mi avesse messo in mano qualche trucchetto di carnevale, “Ma cosa fai!” – le dissi. E lei mi guardò e  rispose: “Devi leggere questo libro”. Lo lessi. Era “No Water No Moon”. Le prime parole furono come una lancia che trapassava il mio corpo da parte a parte. “Mio dio, quest’uomo non sta semplicemente parlando di certe cose, questa è la sua esperienza!”

Avevo voglia di saltare sul primo aereo in partenza per l’India… ma ci vollero un paio di mesi per organizzare il tutto.

Credo di essere sempre stato un individuo alla ricerca di se stesso. Avevo letto tutto Mastro Ekhart, e con lui tutto il trip medievale–cristiano, poi tutto lo Zen dei buddha, e tutti i buddha dell’induismo, ma tutti questi libri, a confronto di ciò che scoprivo nel libro di Osho, sembravano antiche scritture che riguardavano gente lontana, invece quest’uomo parlava di se stesso, della sua esperienza.

Fu una rivelazione subitanea. Non stavo più nella pelle. Pensavo, “Che bello – quest’uomo finalmente ha beccato tutta la storia…” Così sono venuto a Puna.

Il giorno dopo ero seduto in attesa del darshan in Chuang–Tzu auditorium – dove adesso c’è il samadhi di Osho. Il mio sguardo vagava tra i marmi del pavimento e quelli delle colonne, quando ad un tratto ho sentito come una immensa coltre di silenzio cadere su di me. Ho pensato, “Mioddio, ma che succede? Sta crollando il soffitto? No, il soffitto è sempre lì…” Ho alzato gli occhi e c’era quest’uomo con questa tunica bianca, e nient’altro che silenzio.

Un silenzio totale. Questo è quanto. Poi qualcuno chiamò il mio nome, ed io mi trovai di fronte ad Osho. Lui mi guardava, ed io lo guardavo.

“Hai qualcosa da dire?”

Io non riuscivo a parlare.

“Ci dev’essere qualche cosa che vuoi dire.”

Io non riuscivo ad aprire bocca.

“Vuoi prendere il sannyas?” chiese infine Osho. Fu un tale shock! “Beh, certo… Tu devi saperlo.” Mi guardò e sorrise, dicendo: “Vieni qui. Sei  arrivato proprio al momento giusto.”

Ecco, è così che è cominciato tutto.

 

D: Raccontaci qual era la tua sfera di lavoro, prima. Di cosa ti occupavi, esattamente?

 

R: Ho una formazione in psicoanalisi. Ho lavorato in diversi tipi di cliniche mentali. Ho fatto esperimenti con tutto quello che c’era in giro riguardo a terapie alternative, anti–medicina.

Ho usato tecniche mutuate dagli aborigeni australiani, ho usato il didgeridoo in terapia… Ma poi sono arrivato al punto in cui non riuscivo più ad andare avanti, ero fermo lì. Perché il fatto era che io cercavo di rimettere a posto questa gente, e funzionava pure, ma tutto questo nasceva da uno sforzo. Ed io ero giunto a un punto di totale esaurimento, e avevo bisogno di un nuovo approccio.

Erano anni che lavoravo in quell’ultima clinica, e con grande successo… Potresti dire che ero un’oca pasciuta.

Sai che Osho non mi ha mai chiesto di fare dei gruppi qui… Si limitava a ridere. Quando mi vedeva arrivare, si metteva solo a ridere. Rideva e basta, pensava che tutto fosse un’immensa barzelletta. Io cercavo in qualche modo di guardarlo, ed Osho rideva ancor di più. No, no, no. Mi disse di fare qualche gruppo, tipo Intensive Enlightnement, il Tao, il che fu un’esperienza fantastica, perché fu così che incontrai Prasad, che era il leader del gruppo. Dopo tre giorni, ero lì steso sul pavimento che pensavo, “Mio dio, ma è come essere a Newcastle, solo un po’ più freddo… Questo è quello che faccio laggiù in Australia… Le stesse vecchie cose!” Finché Prasad comincia a camminare attorno a me, mentre io penso, “Mio dio, ma che vuole questo qui?” Lui si avvicina e fa: “Toccami i piedi!” Io lo guardo e penso, “e perché vuole che gli tocchi i piedi?” Non avevo niente da perdere, così l’ho faccio e sento un urlo… E penso “chi è che urla in questo modo? Ma SONO IO!” Il mio corpo ritorna alla terra, si contorce come una biscia, vibra come una dinamo elettrica, la stanza esplode in mille parti, ed io continuo a sentire quest’urlo e, lascia che te lo dica – ero in uno stato di beatitudine assoluta. Un’assoluta beatitudine. Ne sono ubriaco da allora. Da quel momento sono diventato un ubriacone! Per quattro anni sono stato completamente fuori di testa… Finché Osho non mi ha rimandato in Australia.

Tornai a casa e costruii una stanza per meditazioni e terapie nel bosco, lontano da tutto e da tutti. Un posto dove la gente potesse esprimersi, e senza la paura di essere osservati dall’esterno. Veniva gente da tutta l’Australia, e la cosa mi occupava completamente.

Così qui a Puna non ho mai guidato dei gruppi terapeutici.

Osho ha sempre voluto che io lavorassi laggiù, e che venissi qui solo per brevi visite.

 

D: Che tipo di gruppo hai tirato fuori, la prima volta che ti sei espresso qui a Puna?

 

R: Ho messo tutti a correre attorno all’isolato. Io stavo all’angolo della strada con un bastone, e dicevo a quelli che mi correvano davanti, “se vi fermate, vi prendo a mazzate!” Era un gruppo di corsa. Con un sacco di ciccione. Mi hanno dato un gruppo per signore obese.

Così ho detto a tutte queste belle signore: “Non s’è mai vista una pecora grassa in tempi di carestia – è impossibile – pertanto adesso cominciate a correre, e se vi prendo vi do un sacco di legnate.”

Così si sono messe a correre e sono dimagrite di dieci chili in dieci giorni. E questo è stato il mio primo gruppo…

(Indivar ride) Beh, però sarebbe stata una bella storia…

No, non ho mai guidato gruppi qui, fino a questi ultimi mesi. Continuavo a lavorare in Australia, e venivo qui in vacanza, per ubriacarmi un’altra vola. Ubriacarmi col divino. Solo da pochissimo vengo qui a fare gruppi. Qui nessuno mi conosce. Ho lavorato sempre lontano da qui.

 

D: Sono stato un’intera mattinata nel tuo gruppo, all’inizio, per vedere come ti esprimevi e che tipo di feeling si sarebbe mosso… E ho avuto subito la sensazione che non c’era una grande aria di terapia, non c’era molta terapia nel gruppo… Pertanto ti chiedo, che cosa succede nel tuo gruppo?

 

R: Questo è il massimo dei complimenti! È assolutamente vero… Non ha niente a che fare con la terapia. Assolutamente. Come formazione sono un terapista, ma la terapia può portarti soltanto fino ad un certo punto. Tutte le terapie servono soltanto a prepararti alla meditazione. Tutto ciò che mi interessa è creare quel gap – quell’intervallo – riunire la gente e creare uno spazio dove possano rilassarsi quel tanto da permettere che il Maestro possa entrare. Ed è qui. Tu lo sai. Ma la gente che viene a Puna per la prima volta lo vorrebbe ancora nel suo corpo fisico. È necessaria una certa preparazione, in modo che possano avvertire la sua presenza. Questo è davvero tutto ciò che faccio. Poi, se è necessario – se rilassandosi a qualcuno vengono fuori delle cose, posso anche prendermi cura di lui, intervenire sul cosiddetto “problema”.

C’è l’approccio graduale e c’è l’approccio istantaneo.

Rinzai era per l’istantaneo, mentre Dogen era per il graduale. Vorrei cercare una combinazione, una integrazione tra questi due approcci. Quando metti insieme delle persone, cominci con il relazionarti all’energia del corpo. Ci sono cinque corpi. Non ho mai saputo niente di energia, finché non sono arrivato qui, 22 anni fa. Ho avuto un’esperienza diretta di uscita dal corpo. Come ho raccontato molte volte, in quel momento non sapevo nemmeno che cosa stesse succedendo, e tuttavia l’esperienza era di pura beatitudine. Beatitudine assoluta. Mi ha trasformato. E da quel momento ho cominciato a capire, e a imparare come relazionarmi con l’energia dei corpi.

Finché un giorno Osho parlò della Psicologia dei buddha: questo mi ha condotto a sviluppare una pratica e un training nella terza psicologia. E questo è precisamente ciò che sto facendo qui–e–ora. Ora sono un praticante della terza psicologia. Questo praticante usa la sua abilità e i suoi talenti per fornire un ambiente, un ambiente ricettivo, in cui la gente possa rilassarsi: in quel rilassamento il Maestro può entrare.

Questo training, questo lavoro sulla terza psicologia va avanti ormai da 22 anni, e continua a raffinare le sue tecniche. Hai visto, per esempio, cosa è successo ieri durante l’evento La nuda verità (The Naked Truth ). Ascoltavamo queste parole di Osho, “Bisogna spogliarsi di ogni conoscenza. Finché non sarai nudo, e spoglio da ogni conoscenza, il divino non potrà entrare. Una volta che sei nudo, la rivelazione interiore accade.” Questo è il nome del gruppo. E questo è in realtà ciò che cerco di fare – offrire la possibilità di essere completamente nudo – e se succede, istantaneamente, senza un attimo di esitazione, perché è già lì… il Maestro è entrato. E se questo accade, tu hai un assaggio di cos’è… e allora non sarai lo stesso mai più. Basta un frammento, là, oltre la finestra che si apre all’infinito, e non ti darà più tregua. Ti perseguiterà per sempre. Potrai anche tentare di scappare, ma come ci riuscirai? Non è che tu debba chiamarlo – sarà lui a non darti più tregua. Insomma, questo è ciò che hai fatto per tutti questi anni…

Ho cominciato anch’io picchiando i cuscini… Ma poi ho realizzato che non puoi andare molto lontano, con questi metodi. Continui a rimanere all’interno della struttura del tuo ego. Puoi avere una bella catarsi, per un po’ puoi sentirti bene… E poi che fai? Tutto torna come prima. Sei ancora nella trappola dell’ego. E la funzione del Maestro non è altro che aiutarti ad uscire dalla struttura dell’ego. Come andare aldilà della mente. Adesso siamo arrivati alla “Nuda Verità” – è un esperimento atto a fornire l’ambiente, quel rilassamento in cui la nuda verità può semplicemente penetrare e inondarti.

 

D: Adesso vorresti dirmi che, oltre a non fare il terapista, non fai niente del tutto? Lasci che le cose si rilassino, e basta?

 

R: Osservo. Osservo soltanto. E non quello che le persone dicono, ma quello che fanno, le posizioni che assumono. Per esempio, se tu sei seduto davanti a me, io osservo come tieni le mani, e dove, come sei appoggiato, come ti difendi ecc. Poi dico, okay, adesso ribaltiamo queste abitudini. Se metti le mani diversamente, anche il feeling sarà diverso.

Queste differenze giungono come messaggi alla struttura celebrale. Di fatto puoi aiutare il corpo a sentire diversamente rovesciando soltanto le tue posizioni abituali. Così non c’è più bisogno di parlare. Se sei attento, il corpo ti dice semplicemente cosa succede, cosa stavi cercando di coprire, di difendere, e così via… Impari per la prima volta a osservare e ad ascoltare, perché il corpo è molto più saggio della mente. Il corpo viene dall’esistenza. La mente è soltanto quel mucchietto di spazzatura delle cose che ci hanno insegnato, è tutta roba buttata lì da altri.

Il corpo conserva la sua purezza, la sua innocenza. Può insegnarti molte cose e può guidarti fino al centro del tuo essere.

Il corpo è la tua guida, non la mente. Lasciati andare dalla mente al cuore, ma ancor di più nel corpo, poiché il corpo contiene il tuo essere.

 

Sarito, il direttore dell’OTI International chiede se trova la gente molto cambiata, se sono cambiati i partecipanti ai gruppi…

 

R: Ho passato la maggior parte del mio tempo seduto qui nella plaza (sede della Multiversity terapeutica n.d.r. ) e ciò che ho visto è che oggi la maggior parte della gente viene solo per brevi periodi. Quindi, non importa di cosa stiamo parlando, è chiaro che questa gente vuole una breve, ma intensa esposizione all’energia del Maestro.

È per questo che ho creato un evento di “Nuda Verità” di un solo giorno. Si potrebbe fare di due giorni, perché sappiamo che altrimenti finiamo per toccare solo la superficie delle cose… Ma non possiamo farli più lunghi di tre giorni, perché la maggior parte della gente viene qui come turista. Non è come negli anni settanta, agli inizi della Comune, quando la gente veniva per sempre… Adesso vengono magari per due settimane soltanto. Quindi dobbiamo essere in grado di offrire loro qualcosa di più intenso…

 

D: Una volta, incontravamo ogni giorno anime antiche, lontani compagni di strada… È ancora così?

 

R: Non lo so. Non lo so davvero. Nel gruppo che abbiamo fatto ieri direi decisamene di sì. Voglio dire, era proprio un incontro di anime antiche… In effetti, mi chiedevo perché tu non eri lì… “Dov’è quella vecchia anima di Sarjano?”

Quando siedo nella plaza e parlo con i nuovi arrivati, coloro che si affacciano al Maestro forse per la prima volta, ho la sensazione di un frutto ancora un po’ acerbo… Quindi abbiamo ancora bisogno di esperienze terapeutiche – anche le più tradizionali – per questa gente che arriva e sono come dei diamanti grezzi, che vanno levigati.

Pertanto la Comune deve offrire entrambi questi approcci.

 

D (Sarjano, ancora un po’ riluttante, chiede): Vuoi dire che ogni volta dobbiamo ricominciare dal principio, con ogni persona che arriva qui?

 

R: Sei sul sentiero da più di vent’anni, vecchio mio! Molta della gente che arriva ora è semplicemente agli inizi… Non può saltare dalla posizione in cui si trova a quella in cui ti trovi tu… Devi condividere te stesso, la tua esperienza. Osho ha parlato molte volte della Comune vista come una serie di cerchi concentrici, in cui si crea un fenomeno di condivisione circolare, che ti porta sempre più vicino al Maestro. Ci sarà sempre qualcuno davanti a te che getta luce, questo è uno degli elementi più belli del Buddhafield, del magico campo di energia creato da Osho.

D’altro canto, chiunque viene per la prima volta, arriva dalla società, dal sistema, dove è necessario avere un ego, con tutte le sue strutture e tutte le sue corazze e difese… Come potrebbero sopravvivere senza? Quindi è inevitabile che i nuovi arrivati abbiano ancora quest’ego crudo e non raffinato, e in un modo o nell’altro devi tenerne conto e confrontarti con questo fatto. Ed aiutarli nei primi passi fuori dall’ego. Non possono saltare direttamente nel divino. Non possono fare il salto nell’ignoto di primo acchito. Sono ancora attaccati alle loro miserie… Ma davvero – credo che questa sia la cosa più straordinaria di tutte: in quarant’anni che lavoro con la gente, li vedo sempre che si attaccano alle loro miserie. “No, no, no, – gli dico io – puoi liberarti di tutte le tue miserie, di tutti i tuoi problemi, in questo preciso istante…” E loro mi rispondono, tutti: “Oh no, non è possibile… Beh, insomma, ci penserò. Davvero, poi ci penserò su, vediamo…” Non sono ancora pronti per andare direttamente al punto. O fare il salto. O affacciarsi alla nuda verità…

 

D: Corre voce, un pettegolezzo… Ed è che sei illuminato.

 

R: Chi è che dice queste carognate? Beh, insomma, lo sai, siamo tutti illuminati. L’illuminazione – come dice Osho – non è qualcosa di speciale, lo sai anche tu. La gente ama chiacchierare, mettere in giro voci… Il fatto è che l’illuminazione è la cosa più ordinaria che ci sia. Ti alzi al mattino, fai colazione, vai in bagno… Eccetto che adesso lo fai con consapevolezza. Questa è la sola differenza.

O fai le cose da sveglio, o le fai da addormentato. Ed è la stessa cosa per ciascuno di noi. La scelta è tua. Osho lo ha detto e ridetto in maniera lapidaria, inequivocabile:

“Ci sono solo due modi di vivere: consapevolmente – o inconsapevolmente – scegli!” E questo è tutto quello che cerco di condividere con il mio lavoro. Come portare consapevolezza in ogni azione, in ogni gesto. E questo è il motivo per cui facciamo tutti quei buffi esercizi, perché non voglio che sembri una cosa seria! Per esempio, chiedo a tutti di ripetere questa frase:

“Quando sono nato, io ero già lì, ma Fred non c’era” – al posto di Fred ci metti il tuo nome, naturalmente. Quando sei nato, hai aperto gli occhi, e hai potuto vedere. Chi era colui che vedeva? Qualcuno vedeva, e non era Sarjano, e tuttavia qualcosa vedeva. Ecco, quel qualcosa che vedeva era il tuo buddha. Eri tu. Tu sei il buddha. Colui che vede. Tu sei quella consapevolezza che vede semplicemente, che vede soltanto. Non sa cosa sono le cose, eppure è già lì, come un osservatore. È qualcosa che porti con te. Prima di nascere, dopo essere nato, quando torni alla terra…

Non è qualcosa che ti hanno insegnato. Tutto il resto lo è, al di fuori del vedere, dell’essere un testimone. Tutto il viaggio del gruppo verte sul come riportarti a questa pura consapevolezza. A quello spazio del tuo essere in cui tu vedi semplicemente – come Lao Tzu – uno specchio vuoto.

E non sto dicendo niente di nuovo, niente di mio. Sono tutte parole di Osho “Tu sei uno specchio…” “Sii testimone di ciò che accade…”

Da parte mia cerco semplicemente di mettere le parole di Osho all’interno di una struttura terapeutica, e uso molto, moltissimo, la ripetizione, perché la ripetizione è il metodo con cui hai imparato, ma la ripetizione può essere usata anche per disimparare.

 

D: Quando tornerai tra noi? So che stai partendo…

 

R: Tornerò verso giugno di quest’anno, e cercherò di restare qui sei mesi.

 

Sarjano: Lo speriamo tutti. Buon viaggio, amore mio.

 

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

In Inghilterra è nato un nuovo

Osho Buddhafield

 

“Per creare un buddhafield, il maestro deve creare migliaia di discepoli. Deve creare un campo energetico multidimensionale in cui ogni tipo di persona contribuisce riversando la propria energia. Deve creare un oceano di energia, così straordinariamente potente da trasformare chiunque vi entri dentro – persino senza volerlo e a volte senza nemmeno sapere cosa sta succedendo. E il mio impegno non è solo quello di creare un buddhafield qui, ma quello di creare delle piccole oasi in tutto il mondo. Mi piacerebbe non dover confinare questa enorme possibilità solo in questa piccola Comune. Questa Comune sarà la fonte, ma avrà ramificazioni in tutto il mondo. Sarà la radice, ma diventerà un grande albero che raggiungerà, in ogni paese, ogni  persona con un potenziale…”

Osho, The Dhammapada, vol.6 # 6

 

 

L’Osho Buddhafield inglese

di Swami Devageet

 

Ci sono grosse novità per quanto riguarda l’Inghilterra: la prima casa dell’Osho Buddhafield è stata trovata e inoltre la scuola di Osho Ko-Hsuan ha deciso di collaborare con questo nuovo progetto.

Una vasta e bellissima proprietà, situata nel cuore della verde campagna inglese, a un’ora di strada da Ko-Hsuan, è stata recentemente acquistata per l’Osho Buddhafield in Gran Bretagna. La casa, situata in mezzo a più di due ettari di meravigliosi giardini, garantirà tutti i comfort a residenti e visitatori, e ospiterà inoltre l’Osho Life Academy, un centro di primordine per la terapia e la salute.

La sensazione che si ha entrando in questo luogo delizioso – con la casa che si staglia, bianca e serena, nel mezzo di verdi prati bordati da alberi antichi – è proprio quella di vedere un gioiello prezioso.

Originariamente era una scuola, con una grande palestra – ora destinata a diventare la nostra Buddha Hall – e una piscina.

Questa è la prima comunità residenziale di Osho nel Regno Unito, che mira soprattutto a offrire una casa e un ambiente adeguato a sannyasin che vogliono vivere, meditare e trasformare se stessi in armonia con gli insegnamenti di Osho sull’uomo nuovo.

L’obiettivo è quello di portare l’essenza della Comune di Puna, in armonia al 100% con la visione di Osho, in Inghilterra.

Già dal prossimo febbraio l’Osho Life Academy inizierà una ricca serie di attività rivolte al pubblico, che includono gruppi, eventi, meditazioni.

Nel programma già i nomi di Devageet, Maneesha, Paritosh, Veeten… puoi richiedere il programma completo.

 

Per informazioni sull’Osho Buddhafield UK,  sui suoi programmi, su come partecipare o andarci a vivere, contatta:

Osho Buddhafield UK

Croydon Hall, Rodhuish, Washford, Minehead,

TA24 6QT, Somerset, Inghilterra

 

Phone: +44 (0)1984-640050 – Fax: +44 (0)1984-640052

 

E-mail: namaste@oshobuddhafield.co.uk

Web: http://www.oshobuddhafield.co.uk

Swami Guptadana: gupi@osho.net

 

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 


La cecità della mente

 

Liberarsi da tutti i problemi personali cercando di analizzarli, studiarli, comprenderli, per poi poterli eliminare è un lavoro senza speranze che nessuno è mai riuscito a compiere. L’Oriente ha però scoperto un metodo…

 

 

Amato Osho,

per liberarmi dai miei vecchi schemi di comportamento devo conoscerne e capirne le cause, o basta che ne sia consapevole? Spiegamelo per favore.

 

Deva Suparni, questa è la linea di confine fra la psicologia occidentale e il misticismo dell’Oriente. La psicologia occidentale si sforza di capire le cause profonde dei tuoi vecchi schemi di comportamento, ma non ha mai aiutato nessuno a liberarsene.

La tua capacità di capire aumenta, diventi più lucido, diventi più normale, la tua mente non è più confusa come prima. Le cose si sistemano un po’ meglio di come erano in precedenza, ma tutti i problemi restano uguali – rimangono latenti. Tu puoi capire la tua gelosia, puoi capire la tua rabbia, il tuo odio, la tua avidità, le tue ambizioni, ma tutta questa comprensione rimarrà solo intellettuale. Così anche i più grandi psicologi occidentali sono molto distanti dai mistici dell’oriente.

L’uomo che fondò la psicologia occidentale, Sigmund Freud, aveva così tanta paura della morte che il solo udire la parola “morte” lo mandava in coma – perdeva i sensi, tale era la sua paranoia della morte. Aveva così tanta paura dei fantasmi che evitava addirittura di passare vicino ai cimiteri. Ora, persino un uomo come Sigmund Freud, che ha un tremendo acume intellettuale, che conosce l’origine di ogni processo mentale, che conosce il funzionamento della mente fin nei minimi dettagli, continua a rimanere confinato nella mente.

La consapevolezza ti porta al di là della mente. Non le interessa capire i problemi della mente e le loro cause; lascia semplicemente la mente da parte, ne va al di là e basta. Ecco perché in Oriente non si è sviluppata una psicologia.

È strano che per almeno diecimila anni l’Oriente abbia lavorato, con efficacia e determinazione, nel campo della consapevolezza umana senza sviluppare alcuna psicologia, nesuna psicoanalisi o psicosintesi. Sorprende molto che per diecimila anni nessuno abbia neppure sfiorato questo argomento. Piuttosto che capire la mente l’Oriente ha sviluppato un approccio totalmente diverso, l’approccio della disidentificazione dalla mente: “Io non sono la mente.” Una volta che questa consapevolezza si cristallizza in te, la mente diventa impotente.

Tutto il potere della mente sta nel tuo identificarti con essa. In questo modo si è scoperto che non c’era bisogno di scavare inutilmente alla ricerca di origini profonde, cercare cause che nascondevano altre cause, farsi strada attraverso sogni, analizzare questi sogni, interpretarli. E ogni psicologo poi, trova origini diverse, trova diverse interpretazioni, scopre cause diverse. La psicologia non è ancora una scienza, è ancora infondata come tale.

Se vai da Sigmund Freud i tuoi sogni saranno interpretati in chiave sessuale. La sua mente è ossessionata dal sesso. Presentagli un problema qualunque e immediatamente lui troverà un’interpretazione che è sessuale.

Vai da Alfred Adler, l’uomo che ha fondato un’altra scuola di psicologia – la psicologia analitica… Lui è ossessionato da un’altra idea: la volontà di potenza. Vai da Carl Gustav Jung, egli interpreta ogni sogno come un eco lontano delle tue vite passate. La sua interpretazione è mitologica. E ci sono molte altre scuole.

C’è stato un grande sforzo fatto da Assagioli – la psicosintesi – per riunire tutte queste scuole, ma la sua psicosintesi non ha alcuna utilità. La psicanalisi se non altro contiene qualche verità, e anche la psicologia analitica contiene qualche verità, ma la psicosintesi è solo un miscuglio. Ha preso un pezzo da una scuola, un pezzo da un’altra scuola e li ha messi insieme.

Assagioli è un grosso intellettuale, è riuscito a mettere al posto giusto i diversi pezzi del puzzle. Ma ciò che in Sigmund Freud era importante, aveva un senso all’interno di un certo contesto; ora quel contesto non esiste più. Assagioli ha solo preso ciò che sembra essere importante, ma che perde ogni significato, se viene tolto dal suo contesto. Così ha lavorato tutta la vita per sviluppare una qualche sintesi, ma senza essere riuscito a creare nulla di significativo. E tutte queste scuole hanno veramente lavorato molto.

L’Oriente invece ha semplicemente sorpassato la mente. Anziché scoprire cause, radici e ragioni, ha trovato una sola cosa: da dove trae il suo potere la mente? Da dove arriva l’energia che la nutre? L’energia che nutre la mente arriva dalla tua identificazione: “io sono la mente!”. Questo collegamneto è stato interrotto. Ecco cos’è la consapevolezza: accorgersi che: “Io non sono il corpo, io non sono la mente, non sono neppure il cuore, io sono semplicemente pura consapevolezza, sakshi.” Man mano che questa consapevolezza si approfondisce, si cristallizza, la mente diventa sempre meno importante. Il suo potere su di te diminuisce. E quando la consapevolezza si è stabilizzata al cento per cento, la mente semplicemente evapora.

La psicologia occidentale deve ancora scoprire perché non sta ottenendo risultati. Migliaia di persone si sottopongono a psicanalisi e a altri metodi terapeutici, ma neppure una singola persona – neppure i fondatori delle varie scuole – può essere considerata illuminata, ritenuta senza problemi, giudicata immune da ansie, angosce, paure, paranoie. Tutto ciò esiste in loro così come esiste in voi.

I discepoli di Sigmund Freud gli domandarono molte volte: “Tu analizzi tutti noi, ti raccontiamo i nostri sogni per avere un’interpretazione. Sarebbe un grande esperimento se ci permettessi di psicanalizzarti: ci racconti i tuoi sogni e noi tenteremo di analizzarli e di scoprire cosa significano, da dove arrivano, cosa indicano.” Ma Sigmund Freud non lo permise mai. Questo fatto indica un’immensa fragilità nell’intera struttura della psicanalisi. Sigmund Freud aveva paura che i discepoli trovassero nei suoi sogni le stesse cose che egli trovava nei loro, perdendo così la sua superiorità di fondatore, di maestro.

Non era per nulla consapevole di persone come Gautama il Buddha o Mahavira o Nagarjuna. Queste persone non sognano e quindi non c’è nulla da analizzare. Queste persone sono andate così lontano dalla mente che ogni collegamento è interrotto. Vivono attraverso la  consapevolezza, non attraverso l’intelletto. Interagiscono da uno spazio di consapevolezza, non basandosi sulla mente e i suoi ricordi. E non reprimono nulla, ecco perché non hanno bisogno di sognare.

Il sogno è una conseguenza della repressione. Ci sono tribù di aborigeni dove nessuno sogna; o se succede, succede molto raramente. Sono sorpresi quando vengono a sapere che la gente civile sogna per quasi tutta la notte. In otto ore di sonno, sei sono di sogno. E l’aborigeno dorme semplicemente tutte le otto ore in un silenzio profondo, senza alcun disturbo. Sigmund Freud aveva esperienza solo di gente malata dell’Occidente. Non sapeva nulla di uomini di consapevolezza; altrimenti tutta la storia della psicologia occidentale sarebbe stata diversa.

Suparni, non ti dirò mai di sforzarti di capire le profondità della tua mente e i suoi schemi, è solo un inutile spreco di tempo. Basta la semplice consapevolezza, è più che sufficiente. Quando diventi consapevole ti liberi dalla presa della mente, e la mente rimane quasi come un fossile. Non c’è bisogno di indagare da dove arriva l’avidità, la questione reale è come uscirne. La domanda non è da dove è sorto l’ego. Questi sono tutti problemi intellettuali di nessuna importanza per un ricercatore spirituale.

E ci saranno inoltre innumerevoli punti di vista filosofici: da dove è arrivata l’avidità, da dove è entrato l’ego, da dove la tua gelosia, da dove l’odio, da dove è sorta la tua crudeltà – a cercare gli inizi di tutto questo. E la mente è un complesso così vasto; la vita è infatti troppo breve per scoprire tutti i problemi della mente e le loro origini. Le origini possono implicare migliaia di vite passate. Lentamente la psicologia occidentale si sta avvicinando a questa posizione – ad esempio con la terapia primale. Janov comprese che a meno di non arrivare all’origine dei problemi… questo significa per lui – un cristiano che crede in una sola vita – che le radici devono trovarsi nel periodo della prima infanzia. Così iniziò il suo lavoro per ritornare, nel ricordo, all’infanzia, e si imbattè quindi in un fatto nuovo: in ipnosi profonda le persone si ricordano non solo della loro infanzia ma anche della loro nascita – si ricordano anche dei nove mesi passati nel ventre della madre, e qualche persona molto sensibile ricorda persino le vite precedenti.

A quel punto egli stesso ebbe paura di essere entrato in un tunnel che sembrava non aver fine. Ritorni alla vita precedente e poi di nuovo, continuando a regredire, ritorni ad una vita ancora prima. La tua mente è vecchia di molte vite, quindi non riuscirai a trovare le sue radici nel presente. Forse dovrai viaggiare a ritroso attraverso migliaia di vite, e non è per niente facile. E a questo punto, anche se arrivi a capire da dove è venuta questa avidità, non cambia nulla. Devi ancora scoprire come fare a liberartene.

E i problemi sono così tanti che se inizi a risolverli separatamente uno per uno, ti ci vorranno milioni di vite prima di farla finita completamente con la mente. E mentre stai analizzando un problema, gli altri problemi aumentano, diventano più forti, più vitali, più importanti. È davvero un gioco stupido. Nell’intera storia dell’Oriente mai nessuno – in Cina, in India, in Giappone, in Arabia – ha dato alcun peso a tutto ciò. È come combattere con delle ombre. In Oriente hanno lavorato da un punto di vista totalmente diverso e hanno ottenuto immensi risultati. Hanno semplicemente portato la consapevolezza al di fuori della mente. Si sono posti al di fuori della mente come osservatori, come testimoni e hanno scoperto che succedeva un miracolo: appena loro diventavano dei testimoni, la mente diventava impotente, perdeva ogni potere su di loro. E non c’era bisogno di capire nulla.

La consapevolezza continua a diventare più grande e la mente a diventare più piccola – nella stessa proporzione. Se la consapevolezza è al cinquanta per cento, allora la mente è diminuita del cinquanta per cento. Se la consapevolezza è al settanta per cento, allora rimane solo il trenta per cento di mente. Il giorno che la consapevolezza è al cento per cento, non c’è più mente.

E così l’intero approccio orientale è di trovare uno stato di non mente – quel silenzio, quella purezza, quella serenità. E la mente non è più presente con tutti i suoi problemi, con le sue cause profonde, è semplicemente evaporata, nello stesso modo nel quale le goccie di rugiada evaporano al sole del mattino, senza lasciar traccia di sé. Posso dirvi così che la consapevolezza non solo è sufficiente, è più che sufficiente. Non hai bisogno di niente altro.

La psicologia occidentale al momento non ha ancora posto per la meditazione, ecco perché continua a girare in tondo senza trovare alcuna soluzione. Ci sono persone che sono state in psicoanalisi per quindici anni. Hanno speso fortune – gli psicanalisti sono pagati molto bene. Quindici anni di psicanalisi e il solo risultato è stato l’assuefazione alla psicanalisi. Ora non ne possono fare più a meno. Invece di risolvere qualche problema se n’è creato uno nuovo. Ora è diventata quasi come una droga: quando non ne possono più di uno psicanalista, cominciano a frequentarne un altro. Senza una seduta di analisi sentono che manca loro qualcosa.

Ma questo non ha aiutato nessuno. Persino chi fa analisi dice che non c’è una sola persona in tutto l’occidente a essere completamente analizzata. Ma la cecità della gente è tale che non si accorge di una semplice verità: non esiste nessuno ad essere perfettamente analizzato e ad aver superato la mente, anche quando ci sono migliaia di psicoanalisti che continuano ad analizzare pazienti.

L’analisi non ti può portare al di là della mente. La via per arrivarci è la consapevolezza, la via per andare al di là della mente è la meditazione. È una via semplice e ha creato migliaia di illuminati in Oriente. E questi non lavoravano con la mente, facevano qualcos’altro: diventavano semplicemente consapevoli, attenti, consci. Usavano anche la mente come un oggetto.

Nello stesso modo in cui vedi un albero, nello stesso modo in cui vedi una colonna, nello stesso modo in cui vedi le altre persone – tentarono di vedere anche la mente come entità separata, ed ebbero successo. E il momento in cui riuscirono a vedere la mente come separata, fu quello della morte della mente. Al suo posto si sviluppa una chiarezza: l’intelletto sparisce e arriva l’intelligenza. Non si reagisce più, si risponde. La reazione si basa sempre sulle tue esperienze del passato, e la risposta è proprio come uno specchio: tu arrivi di fronte e lui ti riflette, ti mostra la tua faccia. Non ha alcuna memoria. Nel momento in cui ti sei spostato, diventa di nuovo puro, nessun riflesso.

Il meditatore diventa infine come uno specchio. Qualsiasi situazione viene da lui riflessa, ed egli risponde nel presente dal suo essere nel momento. E così ogni risposta ha una novità, una freschezza, una chiarezza, una bellezza, una grazia. Non sta ripetendo una qualche vecchia idea. Questo è qualcosa che bisogna capire, e cioè che nessuna situazione è mai esattamente la stessa di un’altra che hai incontrato in precedenza. Quindi se stai reagendo in base al passato non riesci ad afferrare realmente la situazione presente, ti trascini solo cercando di raggiungerla.

Questa è la causa del tuo fallimento. Tu non vedi la situazione, sei più occupato con la tua risposta, sei cieco nei confronti della situazione. Chi medita ha gli occhi aperti, pronto a vedere la situazione e a permettere che la situazione provochi in lui una risposta. Non sta portando con sé delle risposte già pronte.

Sei stato addestrato per l’analisi, per capire, per una ginnastica intellettuale. Queste cose non aiutano nessuno; non hanno mai aiutato nessuno. Ecco perché in Occidente manca la dimensione più preziosa, quella dell’illuminazione, del risveglio. Tutte le sue ricchezze sono nulla, paragonate alla ricchezza che arriva dall’illuminazione – dal raggiungere lo stato di non mente.

Così non farti coinvolgere dalla mente, piuttosto diventa un osservatore che sta di fianco alla strada e permette alla mente di passarci. Ben presto la strada sarà vuota. La mente vive come un parassita. Tu sei identificato con essa, e questo è la sua vita. La tua consapevolezza spezza questa connessione, e diventa la sua morte. Le antiche scritture dell’Oriente dicono che il maestro è una morte – una frase davvero strana, ma con un immenso significato. Il maestro è una morte perché la meditazione è la morte della mente, la meditazione è la morte dell’ego. La meditazione è la morte della tua personalità e la nascita e la resurrezione del tuo essere essenziale. E conoscere quell’essere essenziale è conoscere il tutto.

La mente è davvero strana. Crea problemi dove non ce ne sono. Uno deve stare attento a tutte queste stupidità della mente. Non serve a nulla scavare a fondo nell’immondizia della mente. Non è il tuo essere, non è te; è solo la polvere che hai accumulato su di te in molte, molte vite.

 

 

La consapevolezza è accorgersi che “Io

non sono il corpo, io non sono la mente,

non sono neppure il cuore, io sono

semplicemente pura consapevolezza.”

 

 

Una giovane donna andò dal dottore, preoccupata che le due piccole macchie che aveva sulle coscie fossero cancrena. Il dottore la esaminò con cura, le disse che non era cancrena e che non c’era nulla di cui preoccuparsi. “A proposito, “le chiese mentre lei se ne stava andando” il tuo ragazzo è uno zingaro?”.

“Sì,” rispose la ragazza, “è proprio uno zingaro.”

“Bene,”disse il dottore, “digli che i suoi orecchini non sono d’oro.”

Questo è come funziona la mente.

Bravissima a scoprire qualsiasi cosa...

La vecchia definizione di un filosofo: un cieco in una notte buia, dentro a una casa buia dove non c’è la luce, che sta cercando un gatto nero che non esiste. Ma non finisce qui: lo trova! E poi scrive grandi trattati, tesi, sistemi che provano da un punto di vista logico l’esistenza del gatto nero.

Guardati dalla mente, è cieca. Non ha mai saputo nulla, ma ha grandi pretese: pretende di sapere tutto.

Socrate ha diviso l’umanità in due categorie. Ne chiama una i sapienti ignoranti: gente che pensa di sapere, ma di base è ignorante, e questo è un effetto della mente. La seconda la definisce come gli ignoranti che sanno: le persone che pensano,“Non lo so.” Sulla loro umiltà, sulla loro innocenza, discende il vero conoscere.

Così c’è chi fa finta di essere sapiente – è così che funziona la mente – e ci sono persone umili che dicono: “Io non so.” Nella loro innocenza c’è il vero conoscere, e questo è l’effetto della meditazione e della consapevolezza.

 

Tratto da The New Dawn, #9

Copyright© 1989 Osho International Foundation

 (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

IL CORPO DI UN BUDDHA

 

La grande responsabilità di prendersi cura della salute di un illuminato diventa un’occasione per un salto di consapevolezza. Parla Amrito, il medico personale di Osho per tanti anni.

di Swami Prem Amrito

 

 

Un giorno, agli inizi del 1980, ricevetti un messaggio da Vivek, che si prendeva cura di Osho: voleva vedermi. Come sempre in queste occasioni la mente cominciò ad arrovellarsi – di che cosa si poteva trattare? Poteva essere qualcosa di personale o aver a che fare col “lavoro”, cioè con Osho. E quando qualcosa ha a che fare con Osho, non si può mai dire cosa succederà.

Quando lei mi disse che Osho voleva fare delle analisi e se potevo fargli un prelievo, mi si fermò la mente! Restai senza fiato e lei si mise a ridere. Dovevo tornare il mattino dopo alle sei e mezza in camera sua. Mi abbracciò amorevolmente – ecco una delle bellezze del vivere in una comune – avevo proprio bisogno di quell’abbraccio.

Tornai in camera mia, la mente viaggiava. “Chissà se ha delle buone vene”, pensai inconsciamente. “Buone vene? – sono le vene di Osho, è chiaro che sono buone!”. Il problema diventava piuttosto se io ero capace o meno di fare dei buoni prelievi. Osho ti mette spesso in situazioni molto comuni, nelle quali però abbiamo l’incentivo a dare il cento per cento del nostro potenziale, dato che riguardano lui. Questo infatti cambia completamente il tuo punto di vista: la questione se avesse “buone vene” – un commento medico così ordinario – suonava assurda in quel contesto.

Quella notte ho puntato la sveglia circa tre volte… controllata, ricontrollata, controllata di nuovo – e mi sono svegliato più volte in piena notte per essere sicuro che funzionasse! La non puntualità era un’abitudine, abbastanza arrogante e poco rispettosa, che avevo acquisito negli anni, ma non in quell’occasione: appena suonò la sveglia, mi alzai dal letto per infilarmi sotto la doccia.

Alle sei e venti mi avviavo, con un po’ di trepidazione, verso Lao Tzu House dove abitava Osho. Presto fui nel lungo corridoio verso la sua stanza, in mezzo ai suoi bellissimi libri. Camminavo lentamente e con attenzione, il cuore in tumulto, finalmente bussai alla porta di Vivek. “Entra”, disse. Era già alzata, seduta sul suo letto, in un lungo abito rosso e stava sorseggiando del tè – me ne aveva persino preparato una tazza. Disse che ci rimaneva qualche minuto da aspettare e così anch’io ne gustai qualche sorso, prima di preparare il piccolo vassoio di cose utili all’impresa che mi aspettava.

Stesi tutto davanti a me, ripetendo mentalmente la procedura: strofinata d’alcool, garza sterile, laccio emostatico, ago, siringa, provette – oh, un asciugamano sotto il braccio. Vivek mi chiese se ero nervoso, chiaro che lo ero. Rise e disse che tutto sarebbe andato bene. I suoi modi così rilassati furono un sollievo, altrimenti la tensione di quei minuti d’attesa sarebbe stata insopportabile. Mettendomi a mio agio Vivek faceva un bel favore al braccio di Osho! Il campanello finalmente suonò e io scattai in piedi – solo per sentirmi dire di sedere di nuovo. Sarebbe andata prima lei, e tornata a prendermi in seguito. Pochi minuti di attesa e mi chiamò. Col cuore che batteva forte, la seguii per il corto corridoio, lei aprì la porta e mi fece entrare.

La stanza era freddissima: l’aria condizionata era sempre programmata su temperature molto basse. Vedere Osho mi mise, ancora una volta, subito a mio agio. Stava disteso, la mano sinistra dietro la testa, l’altro braccio già steso per il prelievo. Come mi avvicinai, alzò la testa un po’, mi sorrise – come a dire: “stai tranquillo, sono solo io” – e disse: “Hello, Amrito”. Appoggiò la testa sul cuscino e chiuse gli occhi.

Misi il vassoio per terra inginocchiandomi vicino al suo braccio. Il letto era di marmo, a circa mezzo metro da terra. Vivek gli sollevò il braccio mentre io gli facevo scivolare asciugamano e laccio sotto. Strinsi quindi il laccio emostatico, facendo attenzione a non pizzicare la pelle o tirare qualche pelo. Mentre preparavo la garza con l’alcool fui felice di veder apparire in bella evidenza sul suo braccio una vena. Una strofinatina con l’alcool e dopo un po’ asciugare con la garza sterile: l’alcool umido sulla pelle causa dolore se ci spingi attraverso l’ago fin nella vena.

Poi, con ago e siringa pronti, pulii il dito con l’alcool e con quello controllai la vena – sì era proprio una vena e stava sempre lì! – un’altra asciugata con la garza e c’eravamo. Avevo imparato questo piccolo trucco, tirare giù la pelle verso di me mentre inserivo l’ago. Stende la pelle, l’ago entra più in fretta e meno dolorosamente, e inoltre la pressione del dito sulla pelle distrae dalla sensazione dell’ago che entra. Feci esattamente così.

E adesso la parte da far rizzare i capelli. Una tirata di siringa per vedere se sei nella vena o no. Che sollievo, c’ero! Tirai dolcemente, senza lasciare che la mano mi tremasse troppo, anche se dentro di me fremevo dalla gioia – non volevo certo combinare qualche guaio proprio in questo prelievo. Con la siringa piena, lasciai andare il laccio ed estrassi l’ago, applicai la garza sterile e Vivek la tenne a posto mentre io riempivo le fiale. Aspettammo in silenzio che il punto sul braccio fosse completamente asciutto. Raccolsi le mie cose, i suoi occhi si aprirono, un altro sorrisetto: “Bene Amrito” – e me ne andai.

Velocemente tornai in camera di Vivek, misi giù il vassoio e finii il tè. Mi stesi sul letto – wow! Chiusi gli occhi e mi sentii di nuovo nella stanza di Osho. Pareti di marmo, letto di marmo, una poltrona, un orologio e poco altro. Così elegante e così semplice. E poi Osho stesso, così tranquillamente disteso sul letto, così bello. E le sue mani delicate, le sue dita sottili con le unghie immacolate: aveva del suo corpo la stessa cura che aveva di noi, dell’intera esistenza.

Vivek tornò presto, ridendo come sempre, stavolta a proposito dell’agitazione delle mie mani. Disse che tutto era andato bene e di farle avere i risultati il più presto possibile – “e non perderti i campioni!”. Dio non voglia.

Lasciai Lao Tzu House con quei preziosi campioncini in tasca, facendo finta di niente.

La salute di Osho era così importante per così tanta gente che la più piccola indiscrezione avrebbe provocato le voci più selvagge. Non ne avrei parlato con nessuno. Mi diressi lentamente verso la mia stanza, che incredibile inizio di giornata!

In bicicletta arrivai al centro medico, con le fiale, e ci trovai Karuna. Gliele diedi dicendole di chi erano e che non c’era bisogno di farlo sapere in giro, lui aveva diritto alla privacy come chiunque altro. Karuna era tedesca, una tecnica di laboratorio veramente brava. Non avrebbe fatto sbagli, avrebbe portato i risultati in camera mia e li avrei presi dopo il discorso.

I risultati stavano lì, infatti, quando tornai in stanza dopo le dieci. Li portai a Vivek e le illustrai il significato. Mi disse che Osho avrebbe probabilmente voluto rifarli la settimana successiva. Mi avrebbe comunque fatto sapere.

Non mi era mai successo prima di discutere con Vivek della salute di Osho, eccetto una volta. Aveva sofferto di nausea e malessere generale, con anche episodi di vomito, e gli era stato diagnosticato un mal di stomaco, ma le medicine dategli non facevano effetto. Quando le chiesi se il vomito era “normale” o molto potente lei confermò che era del secondo tipo. Collegato al malessere e alle vertigini – un forte capogiro – mi sembrava un’infezione dell’orecchio medio – labirintite – essendo quel vomito più collegabile a un fatto cerebrale, da cui la sua forza, che non di stomaco. Apparentemente le medicine che suggerii funzionarono.

Dopo questa occasione non parlammo più della sua salute, così questo fatto dei prelievi fu l’inizio di una dimensione nuova. Dopo la seconda o terza settimana che li facevo, proprio quando cominciavo a prendere confidenza, un altro shock. Per evitare di usare sempre lo stesso braccio, Vivek aveva saggiamente fatto spostare Osho sul letto, in modo che potessi fare il prelievo sull’altro braccio. Ma la vena da questa parte non si poteva vedere, solo sentire – una lezione esistenziale di Osho! Bisognava trovarla col tatto, essere assolutamente sicuri di quello che stavi sentendo, aver fiducia e andare decisi.

Ce la feci, ma era ogni volta un’esperienza stimolante – non sapevo mai da che parte avrei fatto il prelievo, le sue braccia erano un po’ come la testa e il cuore, su uno vedevo chiaramente e potevo decidere cosa fare, sull’altro era tutta questione di fiducia.

Normalmente Osho non diceva altro che: “Bene Amrito”, alla fine, a volte non diceva nulla. Un giorno, naturalmente mentre ero in preda al consueto panico per il braccio sinistro, mi feci una domanda! La sua scelta dei tempi è sempre sorprendente, e poi il tono! Così casuale e noncurante – come se fossimo alla fermata dell’autobus e lui si informasse sugli orari – mentre l’effetto fu quello di un missile ben diretto al centro del mio cervello agitato! Non ricordo cosa riuscii a rispondere, ma in qualche modo terminai il prelievo.

Ricordo di essere stato chiamato, alcune settimane più tardi, per un attacco d’asma. Nel periodo di Bombay e nei primi mesi a Puna, Osho ebbe spesso forti attacchi d’asma; negli ultimi tempi però, grazie anche alle misure precauzionali prese in ashram, gli attacchi erano diventati rari e leggeri. Quello fu il primo episodio serio di cui ebbi notizia.

È incredibile quanto sia doloroso vedere ammalato chi si ama. Un attacco d’asma è poi particolarmente drammatico, perché l’ammalato sembra sempre sul punto di non poter più respirare. È un’esperienza spaventosa, la persona ha lo sguardo fisso e spesso suda copiosamente. Vedere Osho avere un attacco, la prima volta che vedevo un illuminato con il corpo malato, mi impressionò per quanto il suo comportamento fosse diverso dal “normale”. C’era semplicemente una totale assenza di ogni componente emozionale. Quando tu o io siamo ammalati, o in difficoltà, in qualche modo esprimiamo, col viso o col corpo, il problema. Non Osho. Mentre il suo torace annaspava per un po’ d’aria il resto del corpo, e sicuramente il viso, non esprimevano alcun problema o tensione. Come un guidatore totalmente rilassato, stava seduto tranquillo mentre io e Vivek sudavamo a cambiare la ruota! Per la durata dell’intero attacco sembrava che la situazione non lo riguardasse. Potevo capire dal respiro veloce, corto ed ostruito, che stava avendo un attacco piuttosto serio. Auscultandogli il petto potevo sentirne il caratteristico, inquietante sibilare, il petto contratto – e lui… lui era rilassato come sempre. Era come se la cosa stesse capitando a un altro. Insomma era esattamente lo stesso di sempre – giorno e notte, in privato o in pubblico, in salute o con una malattia. Osho rimase imperturbabile come sempre: la leggerezza, l’humour, il sorriso negli occhi erano sempre lì.

Preparai velocemente una flebo diluendo un medicinale antiasma in soluzione salina. Il medicinale poteva avere effetti collaterali a carico del cuore, così lo somministrai molto lentamente. In passato mi limitavo semplicemente a iniettarlo in pochi minuti, stavolta feci durare la flebo circa venticinque minuti, controllando in continuazione il polso. Osho rimase completamente rilassato, come durante un discorso, a parte la respirazione veloce e ansante. Alla fine mi limitai a estrarre l’ago dalla vena e a portar fuori il trespolo dalla stanza. Rimase disteso senza dire una parola.

Vivek uscì poco dopo: sì, stava decisamente meglio. Le diedi alcune pillole da somministrargli più tardi, io sarei rimasto in camera mia ad aspettare.

L’asma, in qualche modo, non è una malattia difficile da trattare, ma non puoi essere mai al sicuro da complicazioni, ogni attacco è potenzialmente pericoloso. Mi misi seduto a riconsiderare quello che era successo. È un individuo straordinario.

Esiste molta gente che ha conoscenze profonde  in qualche campo, gente che può avere qualcosa da insegnare agli altri. 

Ma avevo mai incontrato, o anche solo sentito parlare, di qualcuno che fosse l’incarnazione del proprio insegnamento? È facile acquisire informazioni dai libri per impressionare gli altri, ma essere la vera e propria essenza di ciò che stai offrendo, era qualcosa che non avevo mai visto in vita mia...

Ricordo di un party in Europa con eminenti psichiatri e psicoterapisti – gente che tutti i giorni dispensava consigli e diagnosi, occupandosi dei problemi dei loro pazienti. Ma dopo qualche drink e quattro chiacchiere, ti rendevi conto che nonostante tutte le loro conoscenze specialistiche, anche loro erano sulla stessa barca come tutti gli altri, pieni di problemi.

Osho per contrasto è di una qualità completamente differente. Lui è ciò di cui parla. Non fa semplicemente della teoria su un uomo veramente sano, senza paure, che vive ogni momento nella totalità, consapevole e allo stesso tempo a suo agio con l’esistenza e i suoi doni – lui è quell’uomo. Lo avevo visto in pubblico per centinaia di ore già allora ed in privato per alcune soltanto – egli è sempre, immacolatamente, Osho. Ora avevo avuto l’occasione di essere testimone di una situazione estrema e chi vi avevo incontrato? Lo stesso magico Osho: totalmente imprevedibile, sempre apparentemente inconsistente, eppure eternamente se stesso, davvero un autentico Maestro.

Dopo tre ore fui di nuovo chiamato. Saltai dal letto, feci una doccia, misi abiti puliti, e mi diressi a Lao Tzu. Mi ero già fatto vedere dopo la prima visita, giusto per controllare che tutto andasse per il meglio. Ora speravo che non fosse improvvisamente peggiorato. Andai dritto in camera di Vivek dove lei mi disse che lui mi stava aspettando. Era ormai un quarto a mezzanotte. Vivek mi spiegò che lui stava davvero molto meglio, ma chiese se era possibile ripetere la flebo per permettergli di dormire quella notte: respirava ancora con difficoltà. Era un ottimo suggerimento.

Mi portò nella stanza di Osho. Lui era disteso, la testa sul cuscino e un braccio dietro la testa. Potevo vedere che il suo respiro era migliorato. “La tua iniezione mi ha fatto bene,” mi disse, “Se me ne fai un’altra mi aiuterà a dormire?”. Ripetemmo la flebo. Alla fine, aprì gli occhi e sorridendo mi diede il solito “Bene Amrito”, mentre raccoglievo le mie cose  e portavo fuori il trespolo.

Incontrare personalmente Osho era diverso che con chiunque altro. Avevo incontrato un buon numero di celebrità – alcune pop star, grossi imprenditori, medici acclamati, politici, scienziati famosi, e perfino stretto la mano un paio di volte alla regina d’Inghilterra e conversato con lei! In qualche modo mancavano tutti di coesione, di una certa completezza.

Insomma, hanno tutti le loro piccole fissazioni in un modo o nell’altro. Dietro il personaggio pubblico – ma a volte anche in pubblico – c’è la solita serie di reazioni emotive: si arrabbiano per questo, si agitano per quell’altro e così via. In altre parole, pure essendo eccezionali sotto certi aspetti, sono altrettanto schiavi della loro mente e delle loro emozioni come tutti noi.

Inevitabilmente la lista di “eroi” o “eroine” del nostro tempo che si sono rivelati, per dirla francamente, un disastro, è senza fine: Richard Nixon – riabilitato o no – Spiro Agnew, Paolo VI – il papa gay di Milano, non quello che hanno ammazzato in Vaticano – Howard Hughes, Ivan Boesky di Wall Street, de Gaulle, Hemingway, Presley, William Casey e la banda della Casa Bianca, per non parlare della realtà privata di Freud, Jung, Adler… Da qualsiasi parte guardiamo, che siano i più alti livelli della nostra società o il suo fondo, continuano gli stessi infantili giochi di politica personale.

Con Osho il ripetersi senza fine di questi giochini emozionali e cerebrali è semplicemente assente. Il gioco c’è sicuramente: tutto il suo comportamento dà l’impressione che la vita è un gioco – “leela” dicono gli hindu – ma non c’è nulla da poter evidenziare e definire come personalità. Il solito gioco delle relazioni sociali, attrarre qualcuno con la tua personalità, non funziona con Osho. Qualsiasi cosa stia succedendo, ti accorgi che i “normali” modelli di relazione interpersonale con lui saltano.

Senza esperienza diretta, il concetto può essere difficile da comprendere. Siamo talmente abituati a quella educata recita sociale, fatta di opportune espressioni del viso, di linguaggio del corpo, di espressioni verbali standardizzate, di reazioni emotive omologate che viene definita “il relazionarsi con gli altri”! Con Osho le cose cambiano. Se vuoi metterti una maschera in viso, va bene, sono affari tuoi, ma non ha niente a che fare con lui. Se ti vuoi muovere in quello che hai inconsciamente appreso come il linguaggio del corpo, va bene, sono sempre affari tuoi, niente a che fare con lui.

Per contrasto, se lui ha qualcosa da comunicarti, te lo dice in maniera semplice, senza bisogno di enfatizzarlo, di recitarlo come fa il resto di noi. Se vuole danzare, danza, se vuole dire qualcosa, lo dice, dritto al punto.

Osservando tutte le situazioni in cui mi ero trovato, potevo vedere sempre ciò che si chiama “dinamica del gruppo”. Quando sorridi ti aspetti che gli altri sorridano; se ridono quando sei arrabbiato, ti arrabbi ancora di più. Sembriamo sempre far parte di un branco, ci piace starcene al sicuro all’interno del gruppo. Vestiamo abiti adeguati all’occasione, diciamo le cose appropriate in quella situazione, e così tutto il nostro comportamento è “opportuno”. Nessuno è veramente un individuo che fa la “sua” cosa, anche se tutti pretendono il contrario.

Quella parte di noi così occupata a renderci conformi alle esigenze sociali, a guadagnarci l’approvazione altrui, è l’ego. Basta che ci osserviamo la prossima volta che viene rivelato a tutti un nostro errore o mentre aspettiamo di parlare in pubblico: quella parte di noi che prova a “tenerci insieme” è l’ego.

Così, insomma, quando entrai e sedetti di fronte a Osho, mi ritrovai a giocare il solito valzer delle convenzioni e, siccome non c’era alcuna reazione, mi resi conto sorprendentemente di quanto tutto ciò fosse ridicolo. All’improvviso ogni azione era semplicemente solo mia, non parte di un inconscio rituale sociale di cui potevo dare la responsabilità ad altri.

Con Osho non c’è nessuno lì con cui “relazionarsi” in senso ordinario. Non c’è nulla a cui puoi puntare il dito e identificare come “lui”, cosa che puoi fare con chiunque altro. Non c’è personalità, personaggio, maschera – non c’è, in breve, nessun ego da contattare. Ciò sgomenta all’inizio, un po’ come appoggiarsi a una parete di casa e scoprire che è un divisorio di carta, torni velocemente a te stesso!

È così che ho visto cosa intende Osho quando dice di essere solo uno specchio. Non ha bisogno di far nulla. Grazie al suo non fare nulla – e intendo proprio nulla – il rumore del mio ego è così alto che non posso non sentirlo. C’è bisogno solo di questo per vederlo e per capirlo. La sua funzione è di portare la luce a risplendere sulle parti buie e inconsce della nostra vita. La sua presenza, come un catalizzatore, lo fa accadere.

 

 

“io sono davvero un uomo

di buon senso. per quanto riguarda il

mio corpo. ascolto amrito.

per le cose di tutti i giorni

ascolto vivek cosi’ non

mi occupo di queste cose nei dettagli. se loro

lavorano bene, se si preparano,

allora è tutto perfettamente a posto.” osho

 

 

In questa situazione cominciai a percepire la mia goffaggine, una specie di grossolanità, un’attitudine a essere sempre ridicolmente occupato che contrastava totalmente con Osho. Lui rimane sempre quasi immobile, finché non vuole muovere, mettiamo, il braccio; lo sposta e poi lo rimette a posto. Se vuole ridere, ride. Quello che fanno gli altri non lo riguarda. Non si agita sulla sedia, non si gratta o muove la testa reagendo a un qualche rumore nella stanza. Tutti i movimenti sono consapevoli, intenzionali, mai un gesto scomposto e abitudinario come quelli che noi facciamo sempre.

In questa intenzionalità sta la differenza fra il suo modo di vivere nel corpo e quello di tutte le altre persone che ho visto.

Quante volte al giorno mi metto a posto i capelli, mi gratto, scaccio una mosca, cambio posizione delle gambe o muovo le dita – il tutto senza nemmeno accorgermene, anzi continuando a fare quello che credo di fare veramente, per esempio leggere o battere a macchina. Nelle migliaia di ore in cui lo ho osservato non gli ho mai visto fare una cosa del genere una sola volta!

Egli spesso dice che le persone ordinarie, inconsapevoli, sono schiave dei propri corpi, dei propri pensieri, delle proprie emozioni. Una volta che è caduto l’ego e il tuo vero essere riesce a liberarsi dai vari condizionamenti che lo soffocavano, per la prima volta diventi padrone di te stesso. E non è una questione di controllare il corpo, i pensieri e le emozioni, come suggeriscono tante “terapie”. Lui lo descrive come un essere testimoni – semplicemente essendo testimone di questi fenomeni riesci a disidentificarti, loro perdono la presa che avevano su di te.

Il controllare implica tensione, testimoniare è rilassamento. Qualsiasi contatto con Osho, per quanto breve, è sempre l’opportunità di imparare qualcosa.

In seguito, lo stesso anno, dovemmo anche stabilire un cambiamento nella dieta e un aggiustamento del peso come parte della cura per il suo diabete.

Ancora una volta la situazione fu unica. In tutto il mondo la gente, ma soprattutto i diabetici, combatte col proprio peso e coi propri appetiti. Con Osho fu diverso: dimezzò semplicemente la dieta da un pasto all’altro. Quando raggiunse il peso desiderato, aumentò di nuovo la quantità di cibo. Ancora una volta, lui era al posto di guida – e noi cambiavamo le gomme!

Come sempre Osho stesso è la personificazione di ciò che sta insegnando. Lui è l’insegnamento.

 

 (ritorna al SOMMARIO)