2 I CENTRI IN ITALIA
8 LE NOTIZIE
10 LA MENTE
Ovvero della
nostra tendenza a dimenticare
12 IL MONDO
Osho porta
all'estremo e ridicolizza la posizione dei politici
13 IL MONDO
I
riconoscimenti annuali voluti da Osho
14 IL CORPO
L'appello di
Ma Madhuri a tutte le riviste femminili
18 LA COMUNE
Swami
Devageet racconta le sue avventure personali e umoristiche con Osho
23 IL CUORE
Un
poema d'amore incompleto di Rumi
A cui Osho
aggiunge il tocco finale
24 IL MAESTRO
Osho parla
dell’amore come il ponte dal sesso alla
devozione
34 IL MAESTRO
Sono contro
la meditazione!
38 IL CUORE
Un'esplorazione
delle gioie del relazionarsi senza attaccamenti
42 MEDITAZIONE
Come finire
una vecchia relazione
44 LA MENTE
Un gioco
degli specchi: scopri che tipo sei!
45 LA MENTE
Il passaggio
da una stagione all'altra della vita
46 LA MENTE
Cattive
notizie per la razza umana da Sw. Satyananda
48 IL MONDO
Astrologia
di personaggi famosi
Swami Varji
discute le carte del cielo di mistici e altri personaggi
52 TUTTE LE STELLE
Il tuo
oroscopo di febbraio
54 VETRINA
Video di
Osho, musiche per la meditazione e tutti i libri di Osho in italiano
Tutte le fotografie e le
parole di Osho sono coperte da Copyright © 1972 – 1990
OSHO INTERNAYIONAL
FOUNDATION
. . . . . . . . . . . . .
. . . . .
NEWS
DENTRO E FUORI LA COMUNE
ANNO DELLA
MYSTIC ROSE
Osho Global Connections invita i sannyasin di
tutto il mondo a partecipare ali' "Anno della Mystic Rose" che inizia
il 21 aprile – esattamente il giorno in cui Osho, dieci anni fa, presentò per
la prima volta la meditazione della risata, del pianto e dell'essere
"testimone." Nella Comune la Mystic Rose di tre settimane inizierà il
22 aprile. I Centri di Osho possono iniziare programmi simili alla stessa data
o in altra da definire durante l'anno. Per maggiori informazioni contattare la
Osho Global Connections. "The Year of the Mystic Rose" si chiude il
21 aprile 1999.
FINE DELLE
RIPRESE
A Bombay sono state da poco ultimate le riprese di
due filmati ai quali hanno partecipato molti sannyasin di lingua madre inglese.
Più di 80 sannyasin hanno partecipato a un film sulla vita del Dr. Ambedkar,
che all'inizio del secolo aveva lottato per miglio-rare la condizione sociale degli
intoccabili in India, e circa 50 hanno preso parte a un documentario per la TV
su Lokmayan Tilak, figura di primo piano nella lotta per la libertà in India.
RUDOLF BAHRO
Rudolf Bahro, il famoso intellettuale di sinistra
e fondatore del Partito dei Verdi tedesco, poco prima di morire aveva reso
omaggio a Osho in un'intervista per la rivista Der Spiegel. Bahro, che aveva
visitato la Comune di Osho in Oregon, ha descritto Osho come "una persona
molto intelligente" che capisce "l'intelligenza del cuore." Ha
anche riconosciuto la verità delle predizioni di Osho, secondo il quale la
dissoluzione dell'Unione Sovietica sarebbe sfociata nel despotismo."
STAR TV DI
TAIWAN
Swami Chetan Sumiran è un famoso attore televisivo
di Taiwan che ha appena terminato di girare una serie di otto telenovele
trasmesse nelle ore di maggior ascolto. Sumiran, conosciuto dal pubblico come
Wu Hsiao
Kang, ha incontrato Osho leggendo un suo
libro tradotto in cinese.
Poi è venuto a Puna e l'anno scorso in novembre ha
preso il sannyas.
CUORE
GIOVANE
Quarant'anni fa Georgia Allayani fece un sogno:
vide un luogo pieno di alberi rigogliosi, fiori vermigli e persone con
ondeggianti tuniche rosse. Quando si svegliò, nel suo villaggio vicino ad
Atene, disse: "Questo deve essere il posto di cui ha sempre parlato Gesù
Cristo." Ventidue anni dopo, sua figlia ha incontrato Osho ed è diventata
sannyasin. L'ashram di Puna, in India, dove la figlia si recava spesso, ha
acceso la curiosità di Georgia. E così, alcune settimane fa, dopo il suo primo
volo in aereo, la 98enne Georgia è arrivata a Puna con la figlia, Ma Deva
Suvarno e la nipotina Ma Prem
Aloka. "Questo è un luogo visitato da
Dio," ha esclamato Georgia contenta
(ci manca per il momento il suo nuovo nome
sannyasin). "Sento gioia, felicità, riconoscenza. Certo che se fossi stata
un po' più giovane, avrei potuto trovare un uomo da queste parti!" E poi
ha aggiunto: "E non è ancora detto, visto che voglio vivere ancora 15 anni
e che ritornerò qui ogni anno."
ANIMAZIONE A
3 DIMENSIONI
Gettando un'occhiata al progetto di costruzione
della nuova Buddha Hall della Comune, Swami Ajay Bharti ha visto
immediata-mente la possibilità di creare su computer un modello animato a
3-dimensioni.
Questo modello permetterà ai progettisti di
"camminare nel progetto" su schermo, anticipando di conseguenza
aspetti del progetto che possono presentare problemi.
Ajay, un trentottenne – sannyasin dal 1977 –
creerà questo modello animato su CD nel suo studio di progettazione e design a
Dallas, in Texas.
UNA STRIGLIATA
SULL'AIDS
Il dentista di Osho, Sw. Devageet, ha rimproverato
Doordarshan TV e The Times of India per aver detto al pubblico indiano che va
bene baciare persone siero-positive sulla bocca. Devageet ha sottolineato che
il Centro delle Malattie di Washington DC ha identificato casi di AIDS in
persone che hanno avuto scambi di saliva, e ha aggiunto che, visto che il 90%
della popolazione mondiale soffre di problemi alle gengive, gengive che
sanguinano, questo tipo di contatto può diffondere il contagio.
CENTRO IN
SICILIA
Swami Anand Nirav e amici hanno aperto le porte
della Rotondella, un'antica dimora nella campagna siciliana, che ospita sia
vacanzieri che meditatori.
Situato ai piedi dell'Etna, a 20 km dal mare, il
centro ha una grande sala di meditazione, stanze per gli ospiti e naturalmente
una gran-de cucina siciliana con forno per la pizza.
LA QUARTA
TRAVERSATA
Swami Deva Pujan, 60 anni, ha ultimato la sua
quarta traversata dell'Atlantico in solitario su un piccolo trimarano a vela. E
partito dalle Isole Azzorre il 12 novembre ed è arrivato all'Isola di Antigua
nei Caraibi il 5 dicembre. Qualche giorno più tardi prende-va l'aereo per Puna.
"Essere qui è un contrasto delizioso con il vuoto dell'oceano... sentire i
cuori delle persone, l'energia del buddhafield," ha spiegato. "E come
arrivare dall'oceano esterno all'oceano interiore – e devo dire che amo
entrambi."
DIDIETRO
DAVANTI?
Che in Inghilterra ci sia stato recentemente un
grande incremento nelle vendita di una crema che cura le emorroidi, non vuoi
dire che la nazione che ha inventato le labbra strette e tese soffra di
un'epidemia da chiappe troppo serrate. Succede invece che migliaia di donne si
stanno interessando al prodotto da quando delle modelle hanno scoperto che,
applicando la crema sulla faccia, scompaiono le rughe. Ma i farmacisti mettono
in guardia sull'uso della crema, perché può causare allergie.
VOLARE
RILASSATI
L'attrice olandese Daphne Deckers, star del nuovo
film di James Bond Tomorrow Never Dies, ha ringraziato pubblicamente il
sannyasin americano Sw. Krishna Prem per averla calmata durante un difficile
volo Amsterdam-Montreal, sul quale si trovava per raggiungere il suo
boy-friend, il giocatore di tennis Richard Krajicek. In un articolo apparso
sulla rivista Viva, Daphne, che ha paura di viaggiare in aereo, ha detto che,
mentre l'aereo attraversava una zona di forti turbo-lenze, Krishna – che le
sedeva accanto – le ha mostrato come rimanere calma e in meditazione e le ha
anche parlato della Osho Commune di Pune. Daphne ha anche aggiunto: "Che
delizia è stato andarvi più tardi con Richard per alcuni giorni."
QUEGLI
OCCHI...
Ma Puja Subhodi stava visitando una mostra cinese
ad Amsterdam quando si è sentita attratta da una riproduzione di un'antica
scultura proveniente dalla provincia di Xian. Gli occhi enormi, il bastone, una
scarpa sola... I responsabili cinesi con cui ha conversato hanno parlato di
"un uomo che dall'India andò in Cina per portare un messaggio di
luce..." Bodhidharma! Subodhi ha portato con sé una copia alla Comune.
"Questa riproduzione mi è molto cara," ha aggiunto.
PERCHÉ
L'ORSACCHIOTTO
Sw. Prem Manartha, stava accompagnando una signora
bene inglese in giro per la Comune, quando questa disse: "Se mi permette
di importunarla con una domanda, perché tutte quelle persone hanno un
orsacchiotto?" Guardando nella direzione da lei indicata, Manartha ha
capito la sua curiosità Oh, no", ha detto, "è solo il gruppo di
Primal durante una pausa."
BRIGITTE
MAGAZINE
Un fotografo e un reporter della rivista femminile
tedesca Brigitte hanno visitato
la Comune lo scorso dicembre. Sia Susanne Schneider, il reporter che Andreas
Kaemper, il fotografo, hanno partecipato alle meditazioni, hanno ricevuto
sessioni individuali e hanno anche partecipato alla celebrazione del compleanno
di Osho.
LE COSE CHE SAPPIAMO
“...VOI NON AVETE BISOGNO di
compassione, non è che siete veramente nei guai o abbiate qualche grosso
problema. Avete bisogno soltanto di una bella mazzata in testa, così vi
svegliate un pochettino!”
Così Lui mi parlava (o almeno questo è
ciò che io ho udito) – tenuto conto poi che sono un traduttore molto
approssimativo, perché non parlo tanto bene l’inglese – ma cerco di farmi
capire e di rendere l’idea, o almeno quella sensazione lontana... Insomma,
detto da Osho, che non siamo poi veramente nei casini (in trouble, era il verso
originario), è una cosa abbastanza confortante. Il fatto è che abbiamo una
innata tendenza a dimenticare chi siamo. E a dimenticare le cose che sappiamo.
A Roma hanno coniato una simpatica espressione, che recita così, “Ma sei scemo,
o ci fai?” Meditate gente, meditate, su questo koan. E scoprirete, senza ombra
di dubbio, che non siamo scemi, ma per l’appunto, ci facciamo. Osho diceva
anche che siamo dei re e delle regine che fingono di essere dei mendicanti
(accattoni, dicono nella Capitale). Io, banalmente, insisto invece nel dire che
siamo (per la maggior parte) delle persone intelligenti, che fingono - chissà
perché – di essere degli stupidi, o, detto in linguaggio spirituale, degli
esseri inconsapevoli. Il perché di tutto questo mi risulta sommamente arcano,
oppure come uno di quei misteri per cui l’esistenza è giustamente famosa.
Prendiamo per esempio la pietra di
paragone... che poi chi l’ha mai vista ’sta pietra? E infatti, essa è una
“figura immaginaria”. Ma anche il “paragone” è una figura immaginaria, o una
speculazione mentale, perché esistenzialmente parlando – come possiamo
paragonare due persone, due stati d’animo, o due cose qualunque? Non lo
sappiamo forse che ogni paragone è impossibile, che il paragonare è un
esercizio illusorio, che si tratta di un teorema che è fuori dall’esistenza,
che vive soltanto nelle nostre perverse immaginazioni? Lo sappiamo, lo
sappiamo, eppure... Eppure non facciamo altro che paragonare e giudicare,
paragonare e giudicare. E nient’altro. Poi che il giudizio è il figlio del
paragone. La mamma invece, – perché in questa commedia degli scemi tutti hanno
dei genitori, – non come in quelle patetiche storie di orfani o di figli di
N.N., la mamma dicevo, chi è la mamma del paragone? Se il paragone figlia
giudizi, chi sarà mai la mamma del paragone? E dai che lo sappiamo benissimo,
come nascono i paragoni, ma ce ne dimentichiamo sempre.
Una volta mi chiedevo spesso perché ci
fosse tutto questo dolore nel pianeta, nelle nostre vite, nei nostri giorni...
A volte mi davo risposte romantiche, a volte poetiche, a volte stupide. Ma
quando ho cominciato a guardare veramente dentro me stesso, e dentro
l’inconscio collettivo dell’umanità a cui appartengo, ho visto affiorare sempre
la stessa risposta: divisione. La divisione che noi operiamo con la nostra
mente è la causa di ogni dolore, di ogni pena, di ogni disagio, di ogni
sofferenza. Attraverso il paragone, il giudizio, la punizione, o semplicemente
la mancanza di accettazione. Forse che non lo sappiamo? Non riesco nemmeno a
immaginare, dall’altra parte di questa pagina, una sola persona che non sappia
tutto questo: e cioé che la nostra mente non fa altro che separare e dividere,
e con questo crea l’assurdo del paragone, e con questo crea la barriera del
giudizio, e con questo, quando il giudizio non le garba, crea la punizione.
“STOP THE PUNISHMENT” – gridava il
Living Theatre trentanni fa, durante un bellissimo rituale chiamato Paradise
Now (il Paradiso Ora). Sembrava che avessimo capito, e invece siamo ancora qui
a punire. A punirci. Perché non solo noi puniamo i nostri, per così dire,
“nemici”, o coloro che non ci piacciono e che non amiamo, o coloro che non
rispondono al nostro desiderio, no. Noi puniamo anche coloro che amiamo di più,
puniamo l’amore della nostra vita. Puniamo le persone che ci sono più care.
Perché magari, per un attimo, anche loro si sono dimenticate di rispondere al
nostro desiderio, o alle nostre aspettative. Ma prima di ricordarci delle
aspettative (ahimè) che tutti abbiamo su tutto... voglio rivelarvi il più
inconfessabile e orribile dei segreti: più di ogni altra persona, noi puniamo
noi stessi! Solo che non è un segreto. Lo sappiamo tutti benissimo. O no?
E passiamo alle aspettative: chi non
ne scaraventa un centinaio al giorno addosso a chi lo circonda, alzi la mano!
Cazzo, le aspettative che ci facciamo, e con quale eleganza ce le tiriamo
addosso! Dal momento stesso in cui ci svegliamo al mattino, col primo respiro
del giorno, le nostre aspettative sono già lì (tiro a caso): non è pronto il
caffè, non c’è l’acqua calda, fuori piove accidenti, fa un freddo boia, la
camicia non è stirata, non m’ha dato il bacetto, che brutta faccia che c’ha,
c’è lo sciopero di qualcosa – a Puna c’è stato per alcuni giorni quello dei
risciò – avreste dovuto vedere che soap-opera e com’erano incazzati i nostri
amici... E se questo vi sembra l’inizio di un film, di quelli
comici-minimalisti che van di moda oggi, vi sbagliate e vi rincuorate al tempo
stesso! Niente da fare: questa è la nostra vita. Così ci lamentiamo. Nel
novantanove per cento dei casi, cominciamo la giornata lamentandoci. Perché?
Perché siamo pieni di aspettative, anche minimali, certo – come i nostri
lamenti. Fateci caso: avete mai sentito nessuno dire al mattino, “Che bello,
piove!” oppure “Che bello, c’è la nebbia!” o anche “Che bello, c’è il sole!”
No, no, si apre bocca solo per lamentarsi, al mattino.
Lo sappiamo benissimo. O no? Possiamo
vederlo, giorno dopo giorno, un’abitudine che non cambia mai, e che certo non
rallegra le nostre giornate. E allora perché non la smettiamo? Mah, anche
questo è uno di quei misteri per cui l’esistenza è giustamente famosa. E badate
che fino adesso sto scherzando, tanto per prenderla leggera e non ammerdarvi
con delle cose pesanti, come le nostre relazioni, per esempio. Ahi, le nostre
relazioni d’amore, così ben descritte dal Maestro: “Le persone si uccide, in
nome dell’amore. Si schiavizzano l’un l’altro, in nome dell’amore. Si torturano
notte e giorno a vicenda, in nome dell’amore... Ma almeno la mia gente,
dovrebbe cercare di capire, e trovare nuovi modi per stare insieme, per
relazionarsi...” Stiamo ancora aspettando qualcuno che lo faccia, qualcuno che
voglia uscire dalla trappola del sadomasochismo; qualcuno che nella relazione
cerca (e offre) libertà, non schiavitù; qualcuno che non usi il rapporto come
sfogo per le sue aspettative, i suoi bisogni, il suo immaginario...
E se vi fosse invece un abuso della
parola “amore”? Ogni volta che ci tira un po’ il naso, l’uccello, la bocca, gli
ormoni, non cominciamo forse a parlare d’amore? Non bastano dei biondi capelli,
un sorriso, un seno o due mani, che colpiscano i nostri ormoni o il nostro
immaginario, per farci parlare d’amore? A sentire quanto amore c’è in giro, e
quante storie d’amore, tutto il mondo dovrebbe essere un paradiso, un’infinita
danza d’amore... Macché! E del resto, se continuiamo a chiamare amore ogni
nostra piccola infatuazione, ogni minimo “smottamento inguinale” (come diceva il
vate Abatantuono), che cosa possiamo aspettarci?
Leggo sul giornale: “Quello ammazza
quella, per futili motivi.” In genere era la moglie o la fidanzata. E come
poteva andare a finire? Si sono messi insieme, per futili motivi. È chiaro che
prima o poi si ammazzino, sempre per gli stessi. E se non si ammazzano, si
rendono la vita impossibile. Ci rendiamo la vita impossibile, perché quelli
siamo noi, e non ce la possiamo più cavare fingendo che si parli di altri. No,
siamo noi quelli che iniziano queste “miserabili relazioni” – come le definiva
Osho – ripetendo all’infinito lo stesso pattern, lo stesso modello. E se la donna precedente era una “troia”, la
prossima verrà definita presto una “zoccola”. E se l’uomo precedente era un
“porco insensibile”, il prossimo sarà certo “un maiale senza un minimo di
cuore”. In questo campo la finezza delle definizioni si spreca, come si spreca
l’insistenza a cercare (e ahimé a trovare) un partner sempre uguale a quello
precedente. Altrimenti di cosa mai ci potremmo lamentare? Provate a pensare un
attimo: qual è l’argomento di cui si parla di più tra di noi? Sono le cosidette
relazioni d’amore, ecco cos’è! E non eravamo venuti qui per meditare? E anche
altrove, a casa nostra, non siamo ormai dei meditatori? Mah... come vorrei toccare
i piedi a una persona – almeno una – che fosse uscita da questo gioco perverso!
Non l’ho mai incontrata.
Ipotizzo con i due soliti innamorati,
che vengono a turno a lamentarsi con me dell’insensibilità dell’altro, che un
giorno rideremo di tutto questo. Sono entrambi assolutamente d’accordo, un
giorno ne rideremo. Chiedo timidamente se potremmo cominciare a riderne ora.
Niente da fare: ora preferiscono rimanere incazzati. E lamentarsi. Eppure lo
sappiamo tutti. Tutti. Ma fingiamo continuamente di non saperlo. Tutti.
Anche...
Sarjano
COSA DIVIDE UN PAESE?
In occasione delle elezioni politiche indiane
Blitz, il giornale in lingua inglese più diffuso in India, ha pubblicato questo
discorso di Osho, più che mai attuale, sull'unificazione indiana, un discorso
che oltrepassa i confini dell'India.
UN AMICO MI HA CHIESTO cosa si dovrebbe fare per
unificare il paese e giungere all'integrazione nazionale.
Occorre fare alcune considerazioni. Il primo punto
è: il mondo della politica esiste grazie alla divisione del paese in piccole
parti – anche se tutti i politici responsabili di questo processo diabolico
continuano a parlare di come unificare il paese. Il politico del Gujarat può
esistere se riesce a mantenere il Gujarat un'unità distinta; il politico del
Maharashtra esiste se mantiene il Maharashtra come unità separata e l'esistenza
del politico del Karnataka è garantita dalla conservazione del Karnataka come
unità separata.
L'unità è possibile solo se tutti i governi locali
cessano di esistere e c'è solo un governo centrale – non c'è altra via per
unificare il paese. Ma ai politici non piacerà che ci sia solo il governo
centrale nel paese, perché che ne sarà di tutti gli attuali governatori, primi
ministri e ministri?
Il Telangana vuole. essere uno stato separato,
l'Uttarakhand vuole essere uno stato separato, lo Jhardhand vuole essere uno
stato separato. Perché i politici hanno visto che quando uno stato è diviso in
due, allora ci sono due governatori, due primi ministri e un bel po' di
ministeri.
Il politico trae profitto dalla divisione del
paese in tante piccole parti. I politici, fondamentalmente, sono interessa-ti a
mantenere il paese diviso, ma nelle riunioni al vertice discutono
incessantemente su come unificare il paese.
Dal punto di vista amministrativo, la cosa
migliore sarebbe che il paese fosse diviso in quattro zone. Non si tratterebbe
di una divisione politica o linguistica, riguarderebbe unicamente l'ambito
amministrativo. Sarebbero come i distretti ferroviari, che non lottano gli uni contro
gli altri.
La divisione del paese dovrebbe essere
amministrativa, non politica. La divisione politica è pericolosa e se vogliamo
la divisione politica, allora dovremmo dividere ogni stato in molti staterelli
minori, altrimenti come faremmo a sistemare tutti questi gretti politici?
Mi sembra che, per poter soddisfare tutti, il
paese dovrebbe essere diviso in parti piccolissime, in modo tale che ogni
villaggio abbia il proprio ministro. Ma anche questo non basterà. Potrebbero
esserci conflitti anche tra quartieri. È difficile dire dove si può fermare la
politica.
Quando i politici invocano l'unità del paese,
sembra che loro non abbiano niente a che fare con la rottura di tale unità, che
siano persone molto innocenti. Ma sono proprio loro i responsabili della
divisione del paese. È il loro profondo egoismo la causa di tale divisione,
altrimenti l'India sarebbe unita.
La nostra mente è diventata così debole che
abbiamo paura di ogni minaccia, rissa o violenza! E non facciamo fare alla
gente quello che occorre fare. Questi terribili politici indiani finiranno con
il lacerare il paese.
Chi ci mette gli uni contro gli altri? È il
politico che ce lo fa fare. Se non scatenasse i conflitti, perderebbe il suo
potere. Si mantiene al potere facendoci lottare tra di noi.
Quando il Maharashtra e il Karnataka lottano per
un distretto, i politici del Maharashtra e del Karnataka diventano più forti, e
continuano a rassicurare i propri elettori che riusciranno senz'altro a
conquistare il distretto. Per riuscire a farlo, dice il politico, è necessario
che qualcuno diventi il primo ministro, altrimenti non sarà possibile. Il buffo
è che a nessuno interessa nulla del distretto.
E continueremo a dividere il paese in parti sempre
più piccole. Il potere del politico dipende da quanto riesce a scatenare la
nostra follia. Quando riesce a far impazzire la gente, diventa più forte. Il
politico può scatenare un folle fanatismo per qualunque cosa: per l'essere
hindu, per l'essere di lingua maharati, o per l'essere un bramino, può farci perdere
la ragione per qualunque motivo.
Se il paese dev'essere unito, allora occorre
ridurre la sua capacità di perdere il senno. Questa pazzia dev'essere
scoraggiata e la sanità mentale del paese deve crescere. Siamo capaci di
impazzire per cose da nulla.
Se siamo pronti a impazzire così, allora il paese
non potrà essere unificato. Questa follia ci mette gli uni contro gli altri. E
lo ripeto, il potere del politico si basa sulla capacità di farci delirare —
più deliranti diventiamo, più forte diventa. Il giorno in cui rifiuteremo di
diventare dei fanatici, accadrà una cosa meravigliosa: il politico ci sembrerà
un esaltato.
Saremo in grado di vedere la follia dei suoi modi
di fare e dei suoi metodi. Il politico sembrerà un folle se la gente raggiunge
un certo stato di equilibrio mentale.
OSHO MISFIT
AWARDS
1997
"TUTTI I GRANDI NOMI NELLA STORIA
DELL'UMANITÀ MAL SI ADATTAVANO ALLA LORO SOCI ETÀ. TUTTI COLORO CHE HANNO
CONTRIBUITO ALLA FELICITÀ DELL'UOMO E ALLA
BELLEZZA DELLA I ERRA ERANO DEI DISADATTATI. ESSERE DISADATTATI È UNA GRANDE
QUALITÀ"
OSHO
LE DONNE HANNO FATTO LA PARTE DEL LEONE
nell'assegnazione degli Osho Misfit Awards per il 1997. Tra loro Elizabeth
Taylor, famosa attrice di Hollywood, e Arundhati Roy, esordiente scrittrice
indiana.
Charles Spencer, il fratello di Lady Diana, è
l'unico uomo presente nella lista compilata dalla commissione degli Osho Misfit
Awards riunitasi, come ogni anno, presso l'Osho Commune International.
Ecco i vincitori:
Elizabeth Taylor, per aver finalmente capito –
dopo otto matrimoni – che il contratto matrimoniale è un fallimento. L'attrice
ha infatti affermato: "Se mi sentite dire che mi sposo di nuovo, datemi un
ceffone".
Amrita Pritam, poetessa ed eterno spirito ribelle
indiano, che con le sue poesie e i suoi scritti ha messo a nudo la falsità
implicita nella moralità convenzionale.
Arundhati Roy, per il suo stile originale e il suo
coraggio nell'esporre l'ipocrisia della vita politica.
Renuka Chaudhury, ministro della salute indiano,
per la schiettezza con cui a parlato dell'AIDS, dicendo: "Non mi interessa
chi va a letto con chi, basta che usino il preservativo".
Marina Mahathir, figlia del premier malaysiano,
giornalista ed editrice, per l'ardore con cui sostiene la causa della
democrazia e dei diritti umani.
Charles Spencer, fratello di Lady Diana, per aver
giustamente puntato il dito contro i difetti della stampa scandalistica e della
famiglia reale inglese.
Un premio va anche a un'istituzione.
L'Alta Corte di giustizia pakistana, per aver
riconosciuto la legittimità dei matrimoni d'amore in un paese in cui, per
tradizione, i figli devono sposare la persona scelta dai genitori.
Swami Satya Vedant, presidente della commissione
dell'Osho Misfit Awards, ha detto che fu Osho a suggerire che ogni anno
venissero assegnati dei premi alle perso-ne che non si conformavano alle regole
sociali, perché il progresso dell'umanità dipende da questi coraggiosi che si
ribellano ai valori convenzionali.
EVVIVA LE PANCE ROTONDE
Una
lettera aperta a tutte le riviste femminili. Marzo 1998, Puna, India
Care riviste femminili,
vi amo. Essendo la quinta di sette figli, cinque maschi e due
femmine, sono cresciuta in una casa piena di animali, aereoplanini, giochi
scientifici e pezzi di motocicletta.
L’unico rifugio nel mondo femminile
erano i ‘girl-party’ organizzati da mia madre: io, la mia sorellina e lei ci
mettevamo a letto e passavamo ore a mangiare gelato e leggere riviste femminili
– Vogue o Redbook (su cui a volte venivano pubblicati i racconti brevi di mia
madre), o Woman’s Day.
Tuttora per me una bella rivista
patinata rappresenta uno dei piaceri più grandi, e la leggo sempre da cima a
fondo.
Ma ce l’ho un po’ su con voi, tutte
voi.
Il mio corpo, e il corpo di mia madre,
sono dotati, per natura, di ventri arrotondati – simili a semisfere – che
sembrano alzarsi e abbassarsi secondo un ritmo misterioso. Quando, da
adolescente, iniziai a studiare danza classica e moderna scoprii che si tratta
di un difetto terribile.
Noi ragazze ci mettevamo di profilo
davanti agli enormi specchi e studiavamo le nostre forme, alcune dicevano di
aver mangiato “solo un panino e un succo d’arancia in tutto il giorno.” Anch’io
venni contagiata. All’età di ventun anni ero diventata anoressica, vivevo solo
per la dieta e la ginnastica.
L’anoressia è pericolosa.
Con mia grande fortuna, mia sorella mi
portò con sé in India. Nello spazio lussureggiante di vegetazione e protetto di
un ashram bellissimo – dove tuttora vivo –
passai attraverso un lungo processo di trasformazione per superare
questa malattia, che presenta molti livelli.
Mi ci volle un anno intero, e la
presenza amorevole, saggia e compassionevole del mio maestro spirituale, Osho,
per darmi il coraggio e l’ampiezza di visione necessari. Come gli alcolisti,
gli anoressici hanno bisogno di vedere qualcosa oltre se stessi. Tale è la
gravità della loro malattia.
Oggi lavoro nel campo psichico, leggo
i chakra e la mano, in particolare. E vorrei dirvi qualcosa sulla pancia,
soprattutto sulla pancia delle donne.
Nel primo chakra, quello del sesso,
l’uomo è il polo positivo dell’energia, la donna è quello negativo. Tutti lo
possono vedere. Nel secondo chakra, la pancia, è il contrario. La donna è
positiva, l’uomo negativo. Quindi la donna è lì che si sporge in avanti, mentre
l’uomo si ritira.
Nel terzo, l’uomo è positivo – potere,
aggressività – e la donna è negativa. Per questo è più tranquilla e ricettiva.
Nel quarto – il cuore – la donna è positiva, l’uomo negativo. I
seni della donna sono fontane d’amore. Oltre questo punto, la dualità scompare.
Torniamo allora alla pancia.
Il secondo chakra è la sede
dell’emotività. Essa si manifesta come tenerezza, o rabbia, o piacere, o
dolore. È anche il luogo di fusione con l’altro, uomo, figlio o chicchessia.
Quando è rilassato crea un’aura di sensualità atorno alla donna.
E, cosa molto importante, la
sessualità femminile si apre naturalmente attraverso questo centro e i seni. Il
centro sessuale della donna è un luogo privato e nascosto, e si apre solo
grazie all’attivazione del chakra della pancia.
È per questo che, tradizionalmente,
gli uomini offrono fiori, cioccolatini e parole dolci alla donna che desiderano
conquistare – è un modo per sollecitare il “secondo corpo”. Ecco perché anche
tra marito e moglie può esservi stupro – se l’uomo non rispetta il bisogno
femminile di essere avvicinata con dolcezza, aprirsi e assentire in accordo con
il proprio ritmo.
Nel secondo chakra, gli uomini sono
molto vulnerabili, introversi e schivi – per questo non riescono a parlare
delle loro emozioni – anche se di sicuro ne hanno.
È la forza insieme alla vulnerabilità
dell’uomo che attrae una donna. Ed è la vulnerabilità insieme alla forza della
donna che attrae un uomo. La pancia dell’uomo, energeticamente, è come una
vagina.
Il potere della donna è nella pancia e
nel cuore. (Sì, ciascuno ha in sé una parte femminile e una maschile – le donne
a volte possono assumere ruoli maschili con il loro terzo chakra – ma non si
sentiranno a loro agio per molto.) L’uomo ha bisogno di quella fonte d’energia
sensuale e tenera rappresentata dalla pancia della donna, così ricolma
dell’energia e del sapore unico di lei. Lì trova il proprio nutrimento. La
donna deve poter espandersi lì – avere emozioni, traboccare, ridere, piangere,
condividere – ed anche rilassarsi in pace.
Avete mai notato che la pancia è
erettile? Proprio come il pene dell’uomo, si gonfia e si sgonfia obbedendo ai
movimenti interni dell’energia, alle emozioni, e agli stimoli esterni.
Dopo aver dato una sessione di lettura
psichica avverto un senso di pienezza, espansione e gravezza nella pancia –
nell’entrare in sintonia con l’altro la mia energia fluisce in modo naturale.
Quando mi affanno come una pazza facendo cinquanta cose in un giorno, mi sento
molto più spompata.
Quindi se una donna cerca di privare
di nutrimento o appiattire la propria pancia per piacere a un uomo, in realtà
sta andando nella direzione sbagliata, perché non riuscirà a rilassarsi con
lui, né a entrare in contatto con l’energia vitale che giace nella pancia.
Ed è la pancia a dire ‘sì’ o ‘no’ a un
certo uomo, o a una certa situazione. L’ascoltiamo? Provateci – è molto
istruttivo. (Io conduco anche gruppi per donne in cui impariamo ad ascoltare
gli umori così mutevoli e variabili delle nostre pance e ad abbandonarci alla
loro piacevolissima espansione di energia.)
Un’altra osservazione che vorrei fare
è che spesso quando ci “sentiamo grasse”, in realtà è il “secondo corpo”, il
corpo delle emozioni, che circonda il nostro corpo fisico, che si sta
espandendo, e la mente interpreta questa sensazione come gonfiore.
Quindi, care donne, avete bisogno
delle vostre pance. Abbiamo bisogno delle nostre pance. Esse possono nutrire la
pancia del nostro uomo con il loro nettare delizioso, allo stesso modo in cui
lui nutre il nostro centro sessuale con la sua energia. Abbiamo bisogno della
pancia per sentirci vive, per amare i nostri figli, per fonderci con il nostro
uomo e i nostri amici. Ne abbiamo bisogno, moltissimo, per la nostra intuizione
– visto che l’intuito femminile ha molto a che vedere con il semplice sentire.
Sono convinta che se le bellissime
super modelle permettessero alle loro pance di arrotondarsi, diventerebbero
così sexy che farebbero svenire.
È per questo che quando sfoglio una
delle vostre riviste e inevitabilmente ci trovo consigli per appiattire la
pancia (badate bene, non ho nulla contro
gli esercizi per rinforzare gli addominali, è il motivo per cui vengono
consigliati che mi lascia perplessa), vorrei dire: “Aspettate! Non vi rendete
conto di quello che state facendo.”
“Lì giace uno dei nostri tesori più
grandi e fondamentali – e voi state spendendo un’enorme quantità d’energia nel
tentativo di fare l’impossibile, senza alcuna buona ragione e senza risultati.”
Perché non provarci? Godiamoci la nostra rotondità laggiù che si armonizza
tanto con le nostre curve un po’ più in su, e lasciamoci andare al piacere,
esploriamo, entriamo in contatto con quel mondo ricco di emozioni e sensazioni.
Gli uomini ci avvicineranno a frotte (attente agli uomini che amano i ventri
piatti, nascondono la paura del potere delle donne) per poterci toccare e
tenere tra le braccia… il sesso sarà migliore… le rose più profumate… il sole
più solare… il caffè saprà più di caffè, la vita ci poserà con grazia nel qui e
ora, nel godimento semplice e puro dell’essere vivi.
Cosa si può chiedere di meglio?
Grazie, per la vostra attenzione.
Grazie per le vostre riviste, che danno sempre più spazio ad argomenti quali i
diritti e la creatività delle donne, che sono ricche di humour e, in generale,
sono per me come un bagno caldo e profumato… be’, questo è il secondo chakra!
Con amore,
Ma Prem Madhuri
Osho Celebration
19.01.1998
Ma se mi avete amato,
per voi vivrò per sempre.
Vivrò nel vostro amore.
Se mi avete amato,
il mio corpo scomparirà,
ma per voi io non potrò morire.
…E posso promettervi una cosa:
se mi cercherete, mi troverete…
Perché se veramente
avete amato un Maestro,
siete entrati con lui nell’eternità.
Il rapporto non è nel tempo,
è fuori dal tempo.
Non ci sarà alcuna morte.
Se la scomparsa di un corpo conta,
vuol dire semplicemente
che l’amore non era presente.
L’amore è qualcosa al di là del corpo.
I corpi vanno e vengono,
l’amore rimane.
L’amore ha dentro di sé l’eternità.
The Divine Melody
APPUNTI DI UN FOLLE
Lao Tzu House a Rajneeshpuram,
Oregon.
Sotto:
due scorci della stanza di Osho
Recentemente
è stata pubblicata una nuova versione inglese del libro di Osho “Bagliori di
un’infanzia dorata”. Mentre Sw. Devageet, dentista di Osho, parlava della
genesi del libro a un folto pubblico di amici di Osho, l’Osho
Times International registrava...
Devageet: Tutto cominciò con il primo
intervento dentistico di Osho a Rajneeshpuram, in Oregon. Era il novembre 1981.
Io vivevo nello stesso gruppo di case-mobili in cui risiedeva Osho, un po’ più
discosto dal resto degli altri edifici della Comune.
Quel giorno c’era stato un nubifragio.
Verso le 6:30 ero a bordo di un camioncino e stavo andando a far colazione,
pregustando le mie uova strapazzate con pane tostato, quando all’improvviso il
conducente fece una brusca frenata, facendoci rotolare gli uni sugli altri.
Imprecando gli chiedemmo: “Cosa diavolo è successo?” Lui rispose: “Non c’è più
la strada.”
Scendemmo dall’auto e guardammo il
corso d’acqua che fino al giorno prima era stato un rigagnolo inoffensivo,
largo dieci centimetri e profondo altrettanti. All’improvviso era diventato un
torrente dalle acque fangose, largo più o meno cinque metri, che scorreva
impetuoso, trascinando con sé rami e tronchi. Mentre ce ne stavamo lì a guardare,
il terreno su cui poggiavamo i piedi cominciò a franare.
Naturalmente pensai: “Mio dio, come
faremo a far colazione? Qualcuno si ricordò di un sentiero che conduceva
all’edificio centrale del ranch e ci volle mezz’ora per arrivarci. A quel punto
ci chiedemmo: “Come farà Osho a fare il suo giro in macchina se non c’è più la
strada?”
Questa era la situazione. Quel
pomeriggio i bulldozer scavarono come pazzi nella zona della frana, vennero
create varie gallerie di drenaggio, ma due ore dopo era tutto come prima. Non
erano abbastanza grandi. L’impresa era notevole. Be’, molto prima che
riuscissimo a sistemare la strada, ricevetti un messaggio: Osho voleva una
visita dentistica.
Era sempre così quando decideva di
farsi curare i denti: bum! Adesso! Dovevo andare dall’altra parte del fiume.
Girargli attorno avrebbe richiesto troppo tempo, perciò dovetti guadare il
fiume aggrappandomi a una fune d’emergenza: gli stivali, i jeans e la giacca a
vento s’inzupparono d’acqua – solo il cappello da cowboy rimase asciutto.
Ed eccomi là, nel tardo pomeriggio, ad
arrancare lungo il sentiero che conduceva alla casa di Osho – cic ciac cic ciac
– potevo vederlo scrutare il sentiero dalla finestra.
Non potevo dire se stesse guardando
me, però mi sentivo visto, questo è certo! Nella casa di Osho c’era un piccolo
studio dentistico, tre metri per due circa, che aveva progettato lui stesso.
Eravamo tutti molto eccitati.
Era la prima volta che operavamo a
Rajneeshpuram, non avevamo mai usato le apparecchiature, erano tutte nuove, comprate
in America… In America ci sono apparecchiature fantastiche: poltrone
anatomiche, raggi X, trapani, dispensatori di protossido d’azoto, questo e
quello, tutto in una stanza di due metri per tre.
E poi ci sarebbero stati anche Vivek,
l’assistente di Osho, Amrito, il suo medico, Ashu, la mia assistente, io e
Osho. Mi sembrava di essere nella cabina di comando di un’astronave… poltrona
in mezzo, luci intermittenti, ognuno nella sua postazione, una vera e propria
impresa spaziale: “Pronti per il balzo nell’iperspazio!” Eravamo tutti in
attesa quando arrivò Vivek: “Siete tutti pronti? Trenta secondi!” Io dissi:
“Sì, sì, sì!”
Ah, nel caso ve lo chiedeste, mi ero
cambiato i vestiti. Tutti indossavamo camici speciali. Poi vedemmo muoversi la
maniglia. Proprio accanto alla mia testa c’era un grosso vassoio di vetro su
cui andavano messi gli strumenti – ma non era ancora pronto, era il primo
giorno. Mentre la porta si apriva, all’improvviso qualcosa esplose proprio
vicino al mio orecchio. Il vassoio si era spezzato in due! E Osho era lì, che
ci salutava con il namaste e ci sorrideva.
Mio dio, eravamo totalmente confusi!
Lui entrò, si mise le mani sui fianchi e si guardò attorno. Gli piacevano le
cose nuove. Ricordo che disse: “Ah, questa è la stessa poltrona che avevamo a
Puna.” Gli piaceva quella poltrona e io ne avevo trovata una versione più
nuova. Quindi era molto felice e io ero molto felice che lui fosse molto
felice. Voleva vedere tutto, anche la macchina a raggi X, accendeva e spegneva
ogni cosa, faceva andare avanti e indietro la poltrona. A un certo punto disse:
“E quello cos’è?” Risposi: “È per il gas.” E lui: “Gas? Quale gas?” Risposi: “È
protossido d’azoto, gas esilarante.” “A cosa serve?” domandò. Gli dissi: “Be’,
fondamentalmente rilassa. Si usa sempre in odontoiatria.” Io almeno lo usavo.
Osho disse: “Ma io non potrei essere
più rilassato di come sono ora.” Non c’era alcun dubbio! Perciò spiegai: “Ho
letto che viene usato per l’asma infantile.” Sapevo che Osho soffriva di asma e
gli spiegai che gli avrebbe potuto giovare. Allora disse: “Okay, possiamo
provare, ricorda però che il mio corpo è molto sensibile.”
Si sedette sulla poltrona e io gli
misi una mascherina sul naso. Aveva un aspetto davvero buffo con quel coso sul
naso – assomigliava a Ganesh, il dio con la proboscide da elefante!
Lo visitai, gli feci la pulizia dei
denti e così via, facendogli inalare il gas per tutto il tempo. Alla fine Osho
disse: “Lascialo per altri due minuti. Voglio vedere che effetto fa sul mio
corpo.”
Intanto io prendevo nota.
In quei due minuti Osho disse: “Sento
che va bene per il mio corpo, i polmoni si stanno rilassando. Avverto nel corpo
la stessa sensazione che ho durante la meditazione, ma non l’avevo mai avuta
grazie a un prodotto chimico.”
Poi aggiunse: “Okay, per oggi basta.”
Si alzò e uscì. Allora noi – Ashu, Amrito e io – ci precipitammo nella nostra
roulotte, che era l’ultima di quel complesso, e cominciammo a ballare, cantare
e ridere. Dopo ogni incontro con Osho avevamo sempre la stessa esperienza: ci
sentivamo elettrizzati, ci sembrava di volare come aquiloni, o di far le
bollicine come lo champagne.
Dopo qualche istante Vivek entrò nella
stanza. Non era molto felice, e mi disse: “Cosa stavi scrivendo?”
“Stavo prendendo appunti,” dissi. E
lei: “Non penso che dovresti farlo.” Ci rimasi male e chiesi: “Perché no?”
“Tutto quello che Osho dice nello studio dentistico è assolutamente privato,”
mi rispose. E io: “Ma nessuno vedrà queste note.” Al che lei disse: “Non penso
sia giusto. Glielo chiedo subito. Aspettami qui.”
Il nostro morale si era sgonfiato un
po’ e dopo un minuto Vivek tornò dicendo: “Vi vuole vedere tutti, adesso.”
Percorremmo il corridoio che conduceva alla stanza di Osho ed entrammo. Era una
stanza molto grande, e lo sembrava ancora di più perché era spoglia. C’era solo
una poltrona davanti alla finestra.
Non ero mai stato là. Neanche Osho ci
abitava da molto. Tutto era nuovo di zecca. Il pavimento di linoleum luccicava,
anche le pareti erano quasi lucide… tutto era in plastica lucida e brillante:
finto legno, finto questo e finto quello. Fuori pioveva a dirotto e c’erano tre
secchi nella stanza, perché il soffitto non era ancora stato ultimato e pioveva
dentro. La situazione era quasi surreale: la stanza enorme, l’oscurità totale
all’esterno, il soffitto che gocciolava “plip, plip, plop, plop…” e Osho seduto
sulla sua poltrona, nella sua abituale magnificenza.
Ci invitò a sederci ai suoi piedi e
subito iniziò a parlare delle grandi sanghas (comuni) di Gautama il Buddha e
Mahavira, dicendo che tutto ciò che il mondo aveva saputo su questi maestri era
stato ricavato dagli appunti dei loro discepoli.
Spiegò che subito dopo la morte di
Buddha, i suoi discepoli si riunirono per mettere insieme le sue parole,
raccogliendole in 140 volumi. Ci descrisse il metodo usato con Mahavira: un
gruppetto di discepoli ricordò individualmente, poi si misero insieme e
ricordarono collettivamente e infine, all’unanimità, decisero cosa scrivere.
Tutto questo mi lasciò un po’ interdetto. Era interessante, certo, ma cosa c’entrava
con noi? Quindi Osho disse: “E tu, Devageet, sarai quello che prenderà
appunti.” Rimasi di sasso! Sbalordito e assolutamente felice allo stesso tempo.
Mi piacciono i libri e mi piace scrivere, anche se allora non sapevo
dattilografare – e improvvisamente, come dal nulla, mi arrivava questa cosa.
Poi disse: “Scriveremo un libro che
avrà un sapore particolare, che non sarebbe possibile dare nei discorsi in
Buddha Hall. In Buddha Hall parlo al futuro, parlo all’intera umanità. Ma qui…
e chiamò lo studio dentistico ‘la vostra piccola Arca di Noè…’ posso parlare
con una familiarità che non posso avere in Buddha Hall.”
Disse anche: “Nel libro metteremo
anche foto personali che nessuno ha mai visto. Le farà Vivek. Tu Devageet
prenderai appunti, tu Amrito farai la stesura del testo, tu Ashu aiuterai nella
stesura e batterai a macchina.” Poi aggiunse: “Ashu, tu sarai l’arbitro.”
Arbitro? Arbitro di che? Pensavo si
trattasse di uno scherzo di Osho. Il giorno successivo, dopo il trattamento,
Osho disse: “Okay, ora tocca a me.” E così fu ogni giorno. Io finivo il
trattamento dicendo: “Osho, ho finito,” al che lui ribatteva: “Il tuo lavoro è
finito. Ora comincia il mio.” E cominciava a parlare.
A questo punto è necessaria una
spiegazione: durante quel periodo sottoponevo Osho a cure dentistiche ogni
giorno. Ma parlare di cure dentistiche in riferimento a Osho è difficile, prima
di tutto perché sembrava accadessero solo quando voleva lui, e quando non
voleva non si faceva niente. Non ero mai sicuro se si trattasse di un problema
reale o meno. Voglio dire, aveva dolori e disturbi, ma chissà come saltavano
sempre fuori quando voleva lui – una situazione davvero strana!
Quindi quel primo giorno gli feci la
pulizia dei denti. Non c’era nulla di urgente, qualche cosetta qui e là. Poi
cominciò a parlare… facendo delle brevi osservazioni – sul ranch, su come si
sentiva.
Sentivo che stava facendo esperimenti
con gli effetti del gas, per vedere in quale modo trasmettere la fragranza del
maestro attraverso questo cambiamento chimico del corpo. Per me, era come se il
gas lo portasse fuori dal corpo permettendogli tuttavia di parlare. Era
un’esperienza così strana e straordinaria al tempo stesso: sentire che cercava
di trasmettere l’essenza dell’illuminazione mentre era fuori dal corpo. Non so
come meglio esprimerlo.
Comunque, eccomi là, con la testa
china su di lui, nel tentativo di afferrare ogni parola… Osho parlava
lentissimamente e io scribacchiavo febbrilmente le mie note. Anche se parlava
lentamente, era piuttosto difficile tenere il passo, scrivendo a mano.
Il giorno successivo feci lo stesso, e
poi Amrito disse: “Non sarebbe meglio se anch’io riuscissi a sentire quello che
dice?” In effetti nessun altro riusciva a sentire. Io dissi: “Sì, perché così
posso controllare con te e assicurarmi che le parole siano esattamente le
stesse.”
Proponemmo a Osho di usare un
registratore e mettere un microfono sulla poltrona… La risposta fu: “Sì, ma
usate sempre lo stesso nastro.” Poi aggiunse: “Alla fine, distruggete il
nastro.”
Quindi aveva già una sua visione, che
a quell’epoca io non capii. Il giorno dopo fissammo il microfono. Io avevo una
cuffia così potevo scrivere, e Amrito ne aveva un’altra. Dopodiché procedemmo
velocemente. A volte facevamo una sessione al giorno, a volte due.
Una cosa che rendeva questi discorsi
molto diversi dai suoi discorsi usuali era che di quando in quando,
all’improvviso, si rivolgeva a me personalmente e diceva: “Tu pensi che sia io
il paziente, ma il paziente sei tu. Tu pensi che io sia sul tavolo operatorio,
ma ci sei tu sul tavolo operatorio. Ti farò un’operazione alla testa…” Cose del
genere. Diceva cose stranissime. Per esempio, durante la sessione si metteva a
dire: “Devageet, non puoi startene tranquillo? Stai cercando di dire che non
vuoi che parli? Perché non riesci a smettere di parlare se vuoi che io parli?
Non parlerò più…” E andava avanti così.
Lo strano era che io non stavo
parlando! Nella stanza c’era un silenzio di tomba. L’unico rumore che si
sentiva era quello della mia penna che correva sul foglio. Mi diceva: “Se non
vuoi che parli, smetterò di parlare.” Oppure: “Smettila di passare appunti ad
Ashu. Perché stai passando degli appunti ad Ashu? Perché ridi alle mie spalle?”
Moltissime cose di questo genere. Era come una goccia che scavava la pietra… il
mio cranio.
C’erano ormai poche sedute da fare, e
un giorno Osho mi disse semplicemente: “Devageet, ora cominciamo la prossima
serie.” La prossima serie? Intendeva dire che una serie era già finita? Disse:
“Chiamerò questa nuova serie Om Mani Padme Hum.”
“Sai cosa vuol dire, Devageet?” E io:
“Il suono senza suono.”
E lui: “Continuerò a ripetere questo
suono finché non penetrerà nella tua testa dura come la roccia.”
E io, capite, stavo scrivendo tutto
questo! Ogni giorno parlava di aspetti differenti di questo bellissimo mantra,
Om Mani Padme Hum.
Poi, sei sessioni dopo, disse: “Ora
cominciamo la nuova serie. In questa serie parlerò dei libri che ho amato, di
tutti i libri della mia vita, prenderemo un libro per ogni anno della mia
vita.”
Ma non fu così. Parlava di alcuni
libri, poi chiedeva: “A che numero siamo arrivati adesso?” E io rispondevo:
“Questo è il numero cinque, Osho.” E lui: “Okay, il numero sette è…” Ben presto
i numeri erano finiti dappertutto. Alla fine di ogni sessione potevamo avere
quattro numeri quattro, tre numeri due…
Dopo alcune sessioni mi chiese:
“Quanti libri abbiamo fatto in tutto, Devageet?” Io studiai i miei appunti per
fare il conto e scoprii che ne avevamo fatti 67, o giù di lì. E lui aveva 53
anni!
Con la sensazione di un fallimento
totale dissi: “Penso che ne abbiamo fatti 67, Osho.” E lui: “Ah, allora faremo
due libri per ogni anno della mia vita.”
Il che non ci facilitò le cose, perché
in ogni sessione c’era la stessa confusione. A un certo punto Osho chiese:
“Okay, quanti libri abbiamo fatto, Devageet?” “Penso che ne abbiamo fatti 135,”
risposi. E lui, ridendo: “Allora faremo tre libri per ogni anno della mia
vita.”
Comunque, arrivati a 172 libri la
serie si concluse e ne cominciò un’altra. All’improvviso si mise a ricordare
episodi della sua infanzia, che erano incredibilmente belli, e se ne stava
seduto là – scoppiando spesso a ridere. Non lo avevo mai visto così. Era
un’esperienza meravigliosa. Raccontava storie che non avevo mai sentito prima…
e noi prendevamo nota di tutto.
Poi, si era all’inizio di febbraio,
disse qualcosa del tipo: “Tutte le cose belle devono finire, e ora è finito.”
Bum! E così fu. Era andata avanti per mesi, ogni giorno, e ora, all’improvviso,
era finita. Con lui era sempre così. La storia non si conclude qui, perché
c’erano tutti gli appunti. Avevo una grande quantità di materiale, e nei due
anni successivi mi misi a rivedere quegli appunti. Dovevo stare molto attento,
perché Osho aveva detto delle cose sul governo americano, sull’INS (il Servizio
Immigrazione) e sulla sua segretaria, Sheela.
A Sheela quei libri non piacquero. In
realtà si oppose fermamente alla loro pubblicazione. Diceva: “Non dovrebbe dire
questo, non dovrebbe dire quello…”, per via di tutte le implicazioni legali.
Forse dovrei spiegare che il governo americano, e l’allora presidente Reagan,
stavano facendo del loro meglio per far chiudere Rajneeshpuram, quindi era come
essere sul filo del rasoio.
Durante quel periodo, Amrito non mi
aiutò nella revisione. Io trascrivevo e rivedevo il testo, mentre Amrito e Ashu
si occupavano d’altro. Dopo due anni circa, Osho mi mandò un messaggio, tramite
Amrito: dov’è il libro? Amrito si precipitò da me chiedendo: “Dov’è il libro?
Dov’è il libro?” Io dissi: “Se mi avessi aiutato sarebbe finito.” E lui: “Ora
lo sta chiedendo. Dobbiamo farlo!” Erano due anni che ci stavo lavorando!
Amrito prese gli appunti, cominciò a
leggerli e disse: “Questo non va bene. Non riesco a credere che tu possa averlo
fatto in questo modo!” La sua idea sul prodotto finale era del tutto diversa. E
così cominciammo a litigare. A litigare su ogni virgola, punto, significato,
sfumatura.
E all’improvviso ricordai che Osho,
due anni prima, aveva detto: “Ashu sarà l’arbitro.” Amrito ed io eravamo ottimi
amici, non avevamo mai litigato su nulla, ma Osho lo sapeva fin dall’inizio. A
questo punto intervenne Ashu.
Durante quel periodo si verificò un
incidente molto divertente. La situazione con il governo degli Stati Uniti era
tale, che ogni giorno ci aspettavamo controlli del Servizio Immigrazione,
soprattutto del responsabile locale, Tom Casey, che risiedeva a Portland.
Un giorno arrivò la notizia “Sta
arrivando Casey! Sta arrivando Casey! Sta venendo alla casa di Osho!” Noi
avevamo tutti quegli appunti e non avevamo ancora finito di sistemarli,
potevano esserci ancora delle cose che – da un punto di vista legale – non
avrebbero dovuto esserci.
Quella sera Amrito e io decidemmo di
seppellire tutto. Si era a dicembre, nevicava fitto, e presto ci trovammo a
sprofondare nella neve.
Provate a immaginarci: Amrito,
altissimo e magro con il suo cappello da cowboy assomigliava di più a un
bastone con sopra un cappello che a un uomo, e io, piccolo e rotondetto con il
mio giaccone di piumino e i doposcì. Sembravamo Stanlio e Ollio. Avanzavamo a
fatica in mezzo alla neve trascinando questo bauletto di metallo indiano su per
la collina dietro la casa.
Essendo tutti e due di Londra, cosa ne
sapevamo di valli e monti? Si era nel mezzo della notte, buio pesto, un freddo
cane, e noi ad arrancare alla ricerca di un posto in cui seppellire il baule.
Alla fine trovammo un posto e scavammo
un buco. Ci sembrava di essere due personaggi dell’“Isola del Tesoro”… scavare
una fossa, depositarci il baule, ricoprirlo, ritornare alla casa e…
naturalmente Casey non venne. Quindi il giorno successivo andammo a recuperare
il baule.
“Ti ricordi in che valle lo abbiamo
seppellito, Geet?”
“Mah, non era quella là Amrito?”
“No, Geet, non era quella…”
“Doveva essere vicino al posto in cui
stendono il bucato…”
Non riuscivamo a trovare dove
l’avevamo messa. Era nevicato tutta notte, non c’erano più tracce. Ci
impiegammo otto ore a trovare il posto, scavare e riportare a casa il baule. Da
morir dal ridere.
Verso la fine d’ottobre 1984, poco
prima che Osho riprendesse a parlare in pubblico, finimmo la revisione del
manoscritto. Che sincronia!
Osho disse: “Voglio che distruggi
tutti gli appunti, Devageet. E poi dai il manoscritto a Sheela.” Quindi passò
alla questione dei titoli. Erano tre libri in tutto. Il titolo per il libro di
mezzo era ovvio: doveva chiamarsi I libri che ho amato. Chiaro.
Per la prima serie Osho disse: “Datemi
venti titoli e ne sceglierò uno.” Quindi dovevamo decidere dei titoli,
inventarceli.
A quel punto Vivek… lei, fin
dall’inizio, non aveva voluto che quei libri prendessero forma. Non aveva detto
niente, ma lo sapevamo tutti. Penso che sentisse che la privacy di Osho era
stata violata – il fatto che lo avesse voluto Osho era irrilevante!
Comunque, io mi ero messo a scrivere i
titoli per il primo libro. Avevo circa 18 titoli e Vivek mi disse: “Non capisco
perché ti preoccupi tanto. Questi sono solo gli appunti di un folle scatenato!”
E io scrissi: “Appunti di un folle scatenato.” E, ovviamente, Osho scelse
questo: Appunti di un folle. La parte su Om Mane Padme Hum fa parte di quel
libro.
Quella fu la prima serie. La serie di
mezzo divenne “I libri che ho amato” e per l’ultima proponemmo a Osho una lista
di titoli, e lui scelse “Bagliori di un’infanzia dorata.” È uno dei libri di
Osho più letti e amati in tutto il mondo. E questa nuova edizione è davvero
molto bella… un libro delizioso.
Studio
dentistico di Osho
Nota
del redattore: le parole attribuite a Osho sono frutto dei ricordi personali
di Devageet. Non pretendono di essere una testimonianza storica assolutamente
fedele, vogliono però trasmettere il sapore degli eventi da lui descritti.
UN POEMA D’AMORE INCOMPLETO
Osho
aggiunge un tocco finale
a
un famoso poema d’amore di Rumi
Jalaluddin Rumi ha scritto un famoso
poema d’amore che amo molto.
Un amante bussa alla porta dell’amata.
“Chi è?”, chiede una voce dall’interno della casa.
L’amante risponde: “Sono io, il tuo
amore. Non mi riconosci? Hai dimenticato il rumore dei miei passi? Hai
dimenticato la mia voce?”
L’amata risponde: “Non meriti ancora
che ti venga aperta la porta. Non ti sei ancora guadagnato tale diritto.”
L’amante è sbalordito!
Un amante pensa sempre di avere il
diritto all’amore dell’altro. Questa è una convinzione sbagliata: che ogni
individuo, fin dalla nascita, abbia il diritto di essere amato dagli altri. Per
questo nessuno cerca di imparare davvero cos’è l’amore, tutti amano senza aver
imparato a farlo. Ecco perché ci sono tanti problemi nel tuo amore, e la tua
vita è una serie di frustrazioni.
L’amore è solo una possibilità, una
potenzialità. Non esiste in modo automatico, dev’essere coltivato. L’amore non
viene ereditato. Dev’essere cercato, dev’essere rivelato.
L’amante, nel poema di Rumi, se ne va
e vaga per molti anni in cerca dell’amore. Con tutto il suo essere cerca di
capire cos’è l’amore. Medita, prega. A poco a poco, l’amore fiorisce dentro di
lui. Allora ritorna e bussa alla porta dell’amata.
“Chi è?” chiede la voce da dentro.
L’amante risponde: “Ci sei solo tu” –
e la porta si apre.
Se mai dovessi incontrare Jalaluddin
da qualche parte – e potrebbe benissimo succedere, perché tutto ciò che è stato
vivo dev’essere da qualche parte, ciò che è non va mai distrutto – gli
chiederei di completare il poema.
È ancora incompleto: anche a quel
punto la porta non dovrebbe aprirsi, perché dove c’è un ‘tu’, l’ ‘io’ non può
dissolversi.
Prima l’amante aveva detto ‘io’, la
volta successiva aveva cambiato, e aveva detto ‘tu’ – ma non basta dire
l’opposto per creare una differenza. Che senso ha il ‘tu’ se non c’è l’ ‘io’?
Se non c’è ‘io’ chi dirà ‘tu’? Il significato del ‘tu’ si fonda sull’ ‘io’.
‘Tu’ ha significato solo se c’è un ‘io’. Quando l’ ‘io’ scompare, come può
esservi un ‘tu’?
Mi piacerebbe dire a Jalaluddin di
aggiungere alcuni versi al suo poema, chiedendo all’amante di andarsene di
nuovo. Il poema non dovrebbe finire lì. Sarebbe meglio se l’amante dicesse:
“Ora sei un po’ più degno, ma non ancora abbastanza per entrare in questa casa.
Vaga un altro po’, cerca ancora. Visto che sei riuscito a fare tanti progressi,
di sicuro raggiungerai la meta. Sei sulla via giusta, ma la meta è un po’ più
in là. Sei arrivato a metà del viaggio: l’ ‘io’ è scomparso. Ora anche l’altra
metà dev’essere completata: anche il ‘tu’ deve scomparire.”
A questo punto l’amante può tornare.
Anzi, non ci sarà neanche bisogno di far tornare l’amante, sarà l’amata che
andrà da lui.
La forma suprema d’amore è quando non
ci sono né amante né amata, quando ogni dualità svanisce.
tratto da Only By Love, # 1
SESSO, AMORE & DEVOZIONE
In
questo discorso poetico, Osho descrive la via dell’autorealizzazione
Ora
descriveremo la devozione:
La
devozione è la forma suprema d’amore per dio,
è
un nettare che rende immortale il devoto.
Nel
raggiungerla si diventa il siddha, il realizzato,
immortale
e appagato.
Nella
devozione non si desidera nulla, non si invidia
Nessuno,
non si ha attaccamento alcuno.
Non
si è attratti dai piaceri del corpo.
Nel
conoscere la devozione, il devoto diventa folle
d’estasi,
travolto dalla stupefazione.
Il
devoto diventa uno con il divino.
LA VITA È ENERGIA, un oceano di energia. Ondate
incessanti e inesauribili d'energia s'infrangono sulla riva del tempo. Non c'è
inizio né fine, solo il mezzo. Anche l'uomo è una piccola onda in questo
oceano, un minuscolo seme che racchiude infinite potenzialità.
Che l'onda desideri diventare l'oceano è naturale.
Che il seme desideri diventare l'albero è naturale; per il seme non vi è
appagamento se non nello sbocciare e fiorire.
L'uomo anela a diventare dio. Prima che questo
accada, ci sono molte soste lungo la via, ma non sono la meta finale, sono, al
massimo, un pernottamento. Ci sono molti posti in cui fermarsi lungo la via, ma
non li si deve considerare casa propria. Solo dio può esserlo.
Dio non è che la realizzazione di ciò che ognuno può
essere. Dio non è una persona, né un nome, né una forma che se ne sta seduta da
qualche parte in cielo. Dio è la tua realizzazione suprema, oltre la quale non
c'è più nulla da diventare, oltre la quale non c'è viaggio ulteriore; lì c'è
appagamento totale.
Fino ad allora, l'uomo sarà inevitabilmente in
conflitto. Non importa quanto denaro guadagni, né quanti lussi e comfort ti
puoi permettere, il conflitto resterà. Continuerai a sentirti a disagio, come
se avessi una spina nel cuore. Coloro che pensano di aver avuto successo nella
vita sono sfortunati. E coloro che sanno che, qualunque cosa intra-prendano,
alla fine si rivelerà un fallimento sono fortunati, perché queste sono le
persone che un giorno conosceranno dio. Ci si costruisce una casa solo quando si
pensa di aver raggiunto il successo. Se si incontra il falli-mento, si è
ansiosi di andarsene. No, non c'è appagamento possibile finché non si è
conosciuto dio.
Ho detto che la vita è energia, e l'energia ha tre
forme. Una forma è il seme, in cui nulla si è ancora manifestato. La seconda
forma è l'albero, dove tutto è diventato manifesto, tranne il potenziale
supremo. E l'ultima è la fiori-tura dell'albero. Allora l'essenza si è
manifestata, spregio©nando il suo profumo unico e ineguagliabile. I petali si
so-no schiusi e hanno incontrato il cielo, l'unità con l'infinito è accaduta.
Il seme è desiderio, l'albero è amore, il fiore è
devozione. Finché sei un seme, una potenzialità, vivrai nei desideri sessuali.
Quando diventerai un albero, l'amore entrerà nella tua vita. E quando
sboccerai, fiorirai, saprai cos'è la devozione. La devozione è la vetta
suprema. E la meta finale.
Cerchiamo innanzitutto di comprendere un po' più
profondamente questi tre stadi, solo allora saremo in grado di cogliere il
significato reale di questi sutra incomparabili.
Tu sei un corpo, sei una mente e sei anche
qualcosa al di là di entrambi, di cui non sai nulla. Il corpo è il più
grossolano, viene notato facilmente, non ci vuole grande intelligenza per
vederlo. Non occorre una consapevolezza speciale per vederlo. La mente è a metà
strada tra il grossolano e il sottile: è unita al corpo ed è unita all'anima.
Un po' la conosci, perché uno dei suoi fili è attaccato al corpo – non sai
nulla invece dell'anima. "Anima" per te è solo una parola. Il solo
nominare la parola "anima" non fa risuonare alcuna eco nel tuo cuore.
Ti senti a disagio quando senti la parola `anima'. Ti è incomprensibile.
Conosci il significato del dizionario, ma non hai idea di cosa significhi nel
dizionario della vita.
Il desiderio sessuale è associato al corpo. Il
desiderio sessuale è grossolano. Il tuo corpo desidera un altro corpo del sesso
opposto: il desiderio sessuale significa questo. Un uomo desidera una donna,
una donna desidera un uomo, affinché il fiume della vita possa scorrere tra
queste due rive, cosicché le due rive possano unirsi. L'incontro avviene per un
momento, un corpo incontra l'altro per un momento – ma si tratta solo di un
momento. Questo non elimina il conflitto, lo rende solo più profondo. Dopo
l'incontro dei corpi ci si sente depressi, tristi, perché dopo l'incontro si
avverte una separazione più profonda. Si sente che non si è guadagnato nulla,
anzi, qualcosa è andato perduto.
Il corpo è solido, come il ghiaccio. L'energia è
la stessa, ma quando si scioglie diventa mente. La mente è simile all'acqua: ha
i suoi limiti, ma è fluida, non solida. La men-te assumerà qualunque forma tu
desideri darle. Non puoi fare la stessa cosa con il corpo. La mente è fluida,
cambia ogni momento. E questa fluidità è sorprendente.
Il desiderio sessuale è del corpo, è corporeo
nella sua natura. L'amore è della mente, è mentale nella sua natura. Il
desiderio dell'amore è superiore al desiderio del corpo. L'amore desidera una
fusione delle menti.
Chi è alla ricerca dell'amore non andrà mai da una
prostituta. Sarebbe assurdo, lì non si può trovare l'amore. Ma una persona in
preda al desiderio sessuale potrebbe andare da una prostituta. Desidera un
corpo, e il corpo può essere comprato – la mente invece non può essere comprata.
Il corpo è assolutamente materiale. La mente è consapevole in qualche modo,
quindi non può diventare una cosa che è possibile comprare e vendere. La mente
vuole l'amore, vuole qualcuno pronto a darsi totalmente e in-condizionatamente.
La mente desidera darsi a qualcuno. La mente vuole amore.
La gioia che accade quando due menti si incontrano
si chiama amore, e il piacere che accade quando due corpi si incontrano si
chiama sesso. Ma c'è anche qualcosa oltre la mente, che è l'anima.
L'anima è come il vapore che si volatilizza nel
cielo e svanisce. È acqua, certo, ma senza le limitazioni che ha un liquido.
Non c'è nulla che lo limita, diventa una cosa sola con il cielo. Il vapore può
essere visto da una certa distanza e poi svanisce, diventa invisibile. L'anima
è invisibile come il vapore.
Cosa desidera l'anima? Il corpo vuole fondersi con
un altro corpo, la mente vuole fondersi con un'altra mente – l'anima vuole
fondersi con l'anima.
Il piacere momentaneo che scaturisce dall'incontro
di due corpi viene chiamato sesso. La gioia che scaturisce dall'incontro di due
menti è un po' più stabile, può durare un'intera vita. La mente vorrebbe che
durasse anche oltre la morte. Anche quello è un desiderio, ma si spinge un po'
più in là, perché i confini della mente sono più ampi.
E poi c'è l'anima, che cerca l'eternità,
l'immortalità. Nulla meno di questo la soddisferà. Perché aspirare a qual-cosa
di transitorio? Il lampo accende per un momento il buio della notte e poi non
rimane che l'oscurità. L'anima non desidera neppure l'amore che si conosce
attraverso la mente, perché la mente è in movimento costante – amerà una
persona oggi e domani potrebbe innamorarsi di qualcun altro. La mente non può
essere affidabile. Quando è innamorata dice: "Da ora in poi non amerò nessun
altro. Ora non c'è nessun altro per me, tranne te." Ma sono solo parole.
Come fidarsi di qualcosa che cambia di momento in momento? La mente è simile al
mercurio.
L'anima anela all'eternità, all'immortalità. Il
desiderio dell'anima è fondersi con l'anima. L'estasi che nasce da questo
incontro viene chiamata bhakti, devozione.
Il Bhakti Sutra è un testo di pura devozione.
Cerca di capire ogni sutra con consapevolezza e con amore, per-ché è un
trattato sull'amore. Non riuscirai a comprenderlo attraverso la logica. Solo
assaporandolo sarai in grado di afferrarne il significato.
Ora,
descriveremo la devozione:
è la forma
suprema d'amore per dio.
Ho già detto che l'energia ha tre forme: sesso,
amore e devozione. L'amore è a metà strada tra sesso e devozione. Con una mano
l'amore si unisce al sesso, con l'altra alla devozione. Se vuoi definire il
desiderio sessuale lo dovrai fare con l'aiuto dell'amore, e se desideri
definire la devozione, anche in questo caso lo dovrai fare in termini d'amore.
L'amore è il ponte tra i due, è il punto di mezzo tra i due. L'amore è
l'equilibrio tra i due.
Quale linguaggio userà la persona che conosce la
devozione per parlare a coloro che la ignorano? Non c'è altro linguaggio da
usare se non quello dell'amore. Non può parlare in termini di sesso, perché il
sesso è un polo e la devozione è l'altro polo.
È la forma
suprema d'amore...
Si deve cominciare con l'amore. Ma questa affe
ne contiene una condizione: la condizione è che
atti
della forma suprema d'amore. La forma suprema
d'amore è l'amore senza desiderio sessuale. Nell'amore è ancora presente un
minuscolo elemento sessuale, nella devozione esso non è neppure remotamente
presente.
L'uomo rimane coinvolto nel sesso perché in esso
c'è una piccola quantità d'amore. Potrebbe essere l'uno per cento, e il
novantanove per cento potrebbe essere semplicemente desiderio sessuale, ma
questo un per cento d'amore dà al sesso un'aura di bellezza che non gli
appartiene, che ha preso da un'altra parte. Ricopre la bruttezza del sesso e gli
dà un'apparenza di bellezza. Ricopre la futilità del sesso e le dà una parvenza
di significato. Così come il sesso ha in sé una piccola parte d'amore, l'amore
ha in sé una piccola parte di sesso: i due sono collegati. Quindi anche l'amore
non è puro, in esso c'è qualcosa di estraneo, c'è un certo desiderio sessuale.
La devozione è la forma suprema d'amore, pura e incontaminata. Solo l'amore
rimane, nella sua purezza assoluta. Non c'è neppure una briciola di desiderio
sessuale. Quando l'amore diventa assolutamente puro, diventa bhakti, devozione.
La devozione
è la forma suprema d'amore per dio.
Tutte le traduzioni in hindi di questo sutra sono
così, ma il testo originale in sanscrito è molto più bello: la parola
"dio" non viene usata; al suo posto c'è la parola tvasmin: "per
lui". La differenza è notevole. Quelli che hanno tra-dotto il sutra in
hindi hanno ridotto il significato originale: `per lui'. "Lui" non è
un nome, è solo un'allusione. Se usiamo la parola "dio" la restringiamo,
la limitiamo.
È la forma
suprema d'amore per lui.
La forma suprema d'amore arriva solo quando non
c'è bisogno dell'amato. Finché hai bisogno di un amato, il tuo amore non è la
forma suprema d'amore, perché di-pende da qualcun altro. Quando dipende da
qualcun altro, non può essere puro, incontaminato. La persona che ami lascerà
un'impronta nel tuo amore, gli darà un certo colore, una certa forma. Quando la
devozione ha un oggetto, la devozione diventa amore. Quando l'amore è privo
d'oggetto, quando l'amore non è rivolto a qualcosa, diventa puro — diventa
devozione. Ma quando l'amore non ha oggetto, non c'è neppure colui che ama. Non
c'è qualcuno da amare e non ci sei neppure tu — c'è solo amore. E quando c'è
solo amore, l'amore è assolutamente puro. Non ci sono né "io" né
"tu", entrambi sono andati perduti. E allora:
La porta della taverna
chiamata "visione"
si schiude completamente
ora,
Se solo l'uomo potesse
separare
se stesso dal suo ego.
Allora le porte della sua cantina si spalancano in
ogni parte dell'universo e il suo vino scorre dappertutto. Se solo l'uomo
potesse scordarsi di sé non ci sarebbe alcun ostacolo al raggiungimento del
divino. Se l' "io" cadesse completamente, la sua taverna sarebbe
dappertutto. E l'estasi sarebbe ovunque. Tu non ci sei, lui non c'è – non c'è che
l'estasi. Questa è la forma suprema d'amore, ed è l'immortalità stessa. Questi
sutra sono bellissimi – condensati, concisi, come semi.
La devozione è la forma
suprema d'amore per lui.
E un nettare che rende
immortale il devoto.
Per chi ha conosciuto la forma suprema d'amore, la
morte non esiste. E già morto, come potrebbe morire di nuovo? La morte esiste
solo finché non ti sei dissolto. La morte ti minaccia solo finché tu ci sei. Ma
come può morire uno che ha già perso se stesso? Egli ha già conquistato la
morte, è già divenuto immortale.
Nel raggiungerla si diventa il siddha, il
realizzato, immortale e appagato.
Cosa significa essere un siddha? Significa essere
diventati ciò a cui si era destinati. Il seme è sbocciato, fiorito. Ora non c'è
più bisogno di cercare, non c'è niente da cercare.
Nella devozione non si
desidera nulla, non si invidia
nessuno, non si ha
attaccamento alcuno.
Non si è attratti dai
piaceri del corpo.
A un estremo eri così
voglioso di vivere
che eri pronto a morire
per questo.
Ora, col nuovo inizio,
non c'è più desiderio,
neppure di morire.
Ci hai mai pensato? Solo quando i tuoi desideri
sono frustrati, desideri morire. Dici: "E meglio morire che vi-vere
così." In realtà non vuoi morire, vuoi vivere alle tue condizioni. E
queste condizioni non si realizzano mai, per cui sei pronto a morire. Quando
parli di morire, scruta nel profondo di te stesso e scoprirai che la tua voglia
di vivere è molto intensa. Quando le persone si suicidano, per quale ragione lo
fanno? La ragione è che la loro voglia di vivere era molto forte, ma volevano
vivere in un certo modo. Avevano così tante condizioni che la vita non è
riuscita a soddisfare. E si sono arrabbiate con la vita. Avrebbero voluto
distruggere la vita stessa, ma non è stato possibile, e così hanno distrutto se
stesse. Ma il loro suicidio nasconde la brama di vivere.
...non desidera nulla...
Le cose materiali perdono di significato per chi
ha raggiunto la devozione. Un amante si sente grato perché gli è concesso di
dare. Un devoto si sente grato perché li è concesso di dar via tutto quello che
ha.
...non desidera nulla, non
invidia nessuno.
Come può esserci invidia se non si desidera nulla?
L'invidia è l'ombra del desiderio. Finché avrai desideri, sarai invidioso. Cosa
farai se l'oggetto che desideri appartiene a qualcun altro? Sarai invidioso, ti
consumerai d'invidia.
...non ha attaccamento
alcuno...
...Perché ora non desidera nulla. Sarebbe bene
comprenderlo nel modo esatto. Chi desidera delle cose non sa ancora cos'è
l'amore. Questa è la prima cosa da capire. Ha mancato. Quando morirà dovrà
lasciare tutto ciò che possiede. Solo l'amore rimarrà con lui. E sarà una
piccola quantità, nella stessa proporzione in cui l'ha avuto. Ma se il suo
amore è diventato devozione, quell'amore puro rimarrà interamente con lui,
anche nella morte.
Non si è attratti dai
piaceri del corpo.
Questo è molto importante. La tua avidità per i
piaceri fisici dura solo finché non conosci piaceri più elevati. Fin-ché non
conosci diamanti e altre pietre preziose, continuerai a raccogliere sassi
colorati. Finché non conosci ciò che è davvero bello continuerai a raccogliere
spazzatura.
Questa è la caratteristica del devoto: il suo
interesse nei piaceri fisici è scomparso. Una persona sessuale è interessata
solo ai piaceri fisici, a nient'altro. Una persona che a-ma non è interessata
al sesso, il sesso è secondario. E per amore che entra nel sesso. Gli amanti
vedono qualcosa che li supera entrambi, tuttavia ritornano continuamente a se
stessi – ritornano sulla terra. Il devoto non torna più. Se ne è andato. Quando
si perde sulla luna, è andato per sempre. Una persona sessuale non va da
nessuna parte, un a-mante va e ritorna, un devoto se ne va per sempre.
Una persona sessuale è simile a un uccello in
gabbia: non va da nessuna parte, si limita a saltellare qui e là nella sua
gabbia. La gabbia è la sua prigione. Un amante è simile a un uccello che vola
nel cielo. Ritorna sempre al suo nido, non è rinchiuso in una gabbia. Non ha
limiti attorno a lui. Se non ritorna nessuno lo chiamerà, nessuno cercherà di
riportarlo sulla terra. Ritorna da solo. Può librarsi nel cielo, ma quando è
stanco torna a casa. Gli amanti sono così. Un devoto è un uccello che vola via
per sempre, per non tornare mai. Non ha una casa a cui ritornare. La sua
di-mora è sempre nell'aldilà. Il suo viaggio continua, finché non ha raggiunto
dio.
Nel conoscere la
devozione, il devoto diventa folle
d'estasi, travolto dalla
stupefazione.
Il devoto diventa uno con
il divino.
La devozione è una forma unica di ebbrezza, una
follia estatica incomparabile. Gli occhi di un devoto sembra-no sempre
esaltati. Egli non vede ciò che gli è intorno. La sua vita non è più un
movimento ordinario, diventa una danza. La prosa della vita muore e nasce la
poesia. La vita si è spostata in una dimensione interamente diversa.
Perché dici che ti inchini
in preghiera
se ancora sai come
rialzare la testa?
Una preghiera autocosciente è un insulto alla preghiera.
Quando un devoto china il capo, non lo rialza più.
Alle persone ordinarie sembra una stranezza, una follia. Le persone ordinarie
non chinano mai il capo, fanno solo finta di farlo. Il loro ego rimane rigido,
non si piega. E solo un movimento fisico che compiono, non si lasciano andare.
Ma un devoto è così ebbro che quando china la testa dimentica di rialzarla di
nuovo. Una volta chinato, lo è per sempre. Perché dovrebbe rialzarsi?
Il mondo dell'estasi è diverso, colui che è folle
d'amore vive in una dimensione diversa. Cerca di capire quella dimensione. Tu
vivi in modo matematico, calcolato, razionale; tutto è preciso. Vivi un vita di
conformità, simile al giardino di una casa in cui tutto è coltivato e
calcolato. Un devoto vive nella non-conformità, simile a una giungla in cui
nulla è preciso o coltivato, dove è possibile vedere solo la firma di dio.
Nel conoscere la
devozione,
il devoto diventa folle
d'estasi...
Questa è una descrizione, un'esposizione, non una
definizione della devozione. Sono solo degli accenni.
Un devoto s'inebria con il vino della devozione. È
inevitabile. Se l'intero oceano si riversa in una tazza, è inevitabile che la
tazza impazzisca. Se l'oceano si riversa in una goccia d'acqua, come fa la
goccia a continuare a calcolare, a seguire le regole che governano il
comportamento di una goccia d'acqua? In essa ci sarà la forza selvaggia
dell'oceano, la potenza selvaggia delle onde dell'oceano. Anche se si
lamentasse e urlasse dicendo che le leggi e le norme che si applicano alle
gocce d'acqua sono state spezzate... Sono state spazzate via, nulla è più
possibile.
Quando un devoto apre le porte alla discesa del
divino, quando si mette da parte e lascia che il divino discenda, la sua vita
viene travolta da un uragano, e non sarà più la stessa. Egli inizia a vivere in
un mondo diverso. Non vive secondo la propria volontà, il divino vive
attraverso di lui. La follia estatica è la prima caratteristica della
devozione.
...travolto dalla
stupefazione...
È attonito. Si ferma immobile. Ogni velocità e
movimento cessano. Tutto ciò che sapeva fino ad allora diventa privo di
significato. Ciò che considerava la sua vita fino ad allora gli appare come
morte. Tutto ciò che aveva definito vita fino a quel momento crolla come un
castello di carte, gli sembra di dover attraversare l'oceano su una barchetta
di carta. Tutto si ferma ed egli è ammutolito. È come se persino il respiro si
fosse fermato. Egli è silenzio-so, privo di parole. Ci vuole del tempo prima
che possa parlare di nuovo. Ci vuole tempo per riprendere la capacità di
parlare.
Mio signore, mio signore,
lo spettacolo
della bellezza della luce!
Gli occhi la vedono e le
labbra tacciono.
Gli occhi possono vedere, ma le labbra si fermano.
Gli occhi la riconoscono, ma le labbra sono incapaci di pronunciare parola.
Questa cosa è tale che sono ammutolito.
Altrimenti, pensi forse che non parlerei?
Ammutolito! Cerca di comprendere: la disciplina di
un meditatore è il silenzio, ma per un devoto il silenzio accade. Il meditatore
si sforza di sentire il meraviglioso, ma il meraviglioso inonda il devoto. Ciò
che un meditatore raggiunge con sforzo è ottenuto dal devoto senza sforzo
alcuno, è un dono. Ciò che un meditatore ottiene grazie a ripetuti sforzi,
viene ottenuto dal devoto nel suo semplice abbandonarsi all'amore.
Nel conoscere la
devozione,
il devoto diventa folle
d'estasi,
travolto dalla
stupefazione, atmaran.
Egli diventa uno con il
divino.
La parola atmaran merita
di essere compresa. Significa che ora non c'è più distinzione tra dio, Rama, e atma, il sé individuale. Quindi viene coniata una parola
che le racchiude entrambe. Ora non ha più senso dire "atma"
e "Rama" separatamente. Essi sono insieme, non sono separati.
Incontrandolo, io svanisco
in lui.
Tutto ciò che segue è
mistero.
Quando ci si fonde in dio, l' "io"
svanisce. Allora ciò che rimane è un mistero. Non si può dire nulla di più al
riguardo, tutto è mistero.
L'incidente verrà
ricordato in entrambi i mondi,
ho ottenuto la vita dopo
esser morto!
La vita reale ha inizio dopo che si è svaniti.
Quelli che hanno paura di svanire, perdono. Non sapranno mai cos'è la vita. Tu
cerchi dio dappertutto tranne che dentro di te, perché il solo modo per cercare
dentro è lasciare che l'ego muoia. L'ego se ne sta fermo all'entrata, e ti
impedisce di andare dentro. Quindi solo quando non c'è ego potrai conoscere
dio. Siamo onde nell'oceano dell'esistenza. Guarda dentro, l'oceano è lì,
dentro di te. Ogni onda ha nasco-sto in sé l'oceano, ma le onde si sono messe
in grossi ego-trip; non capiscono che in loro è nascosto ciò da cui sono nate e
nel quale un giorno svaniranno.
La devozione è l'arte di morire. La devozione non
è l'arte di cercare dio, ma di perdere se stessi. Nella ricerca l'ego rimane
com'è: il ricercatore rimane com'è. Occorre perdere se stessi. Colui che perde
se stesso, si realizza. Allora non solo vedrai dio dentro di te, ma lo vedrai
dappertutto.
Il verde di ogni foglia è suo, la freschezza di
ogni brezza è sua. Nelle sembianze della luna e delle stelle è lui che ti
osserva mentre tu osservi lui.
Prima però devi liberarti dal velo che ti copre
gli occhi.
Quando giunge l'alba, è il
colore delle tue gote
che tinge il cielo.
Quando cade la notte, è la
cascata dei tuoi capelli
che copre l'anima del
mondo.
Il buio della notte appartiene a dio, e il colore
del giorno gli appartiene. Ogni festosità, ogni bellezza della vita è sua.
Tutte le canzoni sono sue. Tutto il verde fogliame è suo. Ogni nascita è sua,
ogni morte è sua. Inutilmente ti sei messo in mezzo, ed è per questo che hai
perso di vista dio. Se non arrivi a conoscerlo, sarai privato delle tue altezze
e delle tue profondità. Dio è la tua vetta suprema, dio è il tuo abisso più
pro-fondo. Tu ignorerai le tue altezze e le tue profondità finché non conosci
lui. Nessuno è più povero della persona che ha perso il desiderio di dio, che
ha perso l'aspirazione a elevarsi fino a lui. Nessuno è più povero dell'uomo
che si accontenta di essere solo un uomo. Nietzsche
ha detto: "Sfortunato sarà il giorno in cui sull'arco dell'uomo non ci
sarà alcuna freccia che punta verso dio." Non accontentarti di essere solo
umano. Nulla è più tragico di questo.
Per colui che ricorda la
tua splendida bellezza —
Nessuno può comprendere
la profondità di quel
ricordo.
Se si ha anche una breve visione della bellezza di
dio, se si ha un ricordo dell'infinita bellezza di dio, chi potrà mai dire
qualcosa della profondità di quella visione? Le altezze e le profondità del
ricordo di dio sono la tua sola evoluzione e crescita. Il più grande problema
di questo secolo è che il senso della bellezza di dio è andato perduto.
Cerchiamo mille modi per dimostrare che dio non esiste. Non capiamo che più
siamo in grado di provare che dio non esiste, più ci priviamo delle nostre
altezze e profondità.
Apri gli occhi! Crea una spazio da cui il tuo
cuore possa volare oltre se stesso. Trasforma il sesso in amore e lascia che
l'amore diventi devozione. Non accontentarti di nulla che sia meno di dio.
Conoscerai molto dolore, molta nostalgia, verserai
molte lacrime, nel viaggio verso dio. Ma non scoraggiarti, perché ciò che
otterrai è prezioso. Non importa quanto grande debba essere il tuo sforzo, non
è nulla paragonato al valore di ciò che otterrai. Te ne renderai conto nel
giorno in cui conoscerai dio. Per ogni lacrima versata vedrai sbocciare
migliaia di fiori. Ogni dolore diventerà una porta verso migliaia e migliaia di
templi del divino. Non avere paura – dovunque cammini un devoto, quello diventa
un luogo sacro.
NOTA:
Tratto dalla serie di discorsi in hindi Bhakti Sutras o f Narada. La serie completa sarà presto disponibile in
inglese con il titolo Only By
Love. In questo discorso Osho cita spesso versi di poesie in urdu.
Copyright © 1998 Osho INTERNATIONAL FOUNDATION
ZANZARE, MOSCHE & CANI sono contro la meditazione!
In un penetrante commento di un haiku Zen Osho parla di tante creature che rappresentano sfide per il meditatore
Shiki ha scritto:
DA SOLO, ATTRAVERSO UN PICCOLO
VILLAGGIO,
UNA BUIA GIORNATA INVERNALE.
UN CANE ABBAIA E ABBAIA.
Questi haiku
sono così diversi da ogni altro scritto composto da uomini di ogni dove.
Superficialmente leggerai ciò che è
scritto:
DA SOLO, ATTRAVERSO UN PICCOLO
VILLAGGIO,
UNA BUIA GIORNATA INVERNALE.
UN CANE ABBAIA E ABBAIA.
Se non ti do la chiave di lettura, non
ti sarà possibile capirlo.
Cosa dice? DA SOLO, ATTRAVERSO UN
PICCOLO VILLAGGIO… Dice: da solo attraverso il piccolo villaggio della mente. È
pieno di pensieri, ma passo da solo, silenzioso, senza identificarmi con gli
abitanti del villaggio della mia mente, con la folla.
DA SOLO, ATTRAVERSO UN PICCOLO
VILLAGGIO. Naturalmente il tuo cranio è un posto piccolissimo – ma ancora così
frequentato da una folla di immagini, di sogni, di proiezioni, di pensieri,
quasi incalcolabile.
…UNA BUIA GIORNATA INVERNALE.
UN CANE ABBAIA E ABBAIA.
Quando entri in meditazione, la mente
diventa un cane che abbaia. Crea più rumore che può per tirarti indietro: “Dove
stati andando? Sei pazzo? Uscire dalla mente e andarsene? – questo è il cammino
della follia! Torna indietro, immediatamente e chiudi la porta!”
In India c’è un bellissimo proverbio.
Per gli Indiani l’elefante è, simbolicamente, l’animale più saggio che esista.
Ma perché pensano sia il più saggio? – perché quando un elefante attraversa un
villaggio, tutti i cani si radunano… non possono sopportare una bestia così
grossa, il loro ego ne soffre. Grossa come una montagna! e loro sembrano così
piccini. È insopportabile, bisogna fare qualcosa.
Così tutti i cani – e ogni villaggio
in India è incredibilmente pieno di cani randagi, visto che nessuna
istituzione, né municipalità è autorizzata a uccidere neppure i cani con la rabbia.
Così, come ogni cosa in India, continuano a crescere. Nel momento in cui molti
cani iniziano ad abbaiare, altri che sono nelle lontananze accorrono
immediatamente – “Deve star succedendo qualcosa d’importante.” Così tutti i
cani del villaggio si mettono al seguito di un elefante.
Il proverbio dice: “I cani continuano
ad abbaiare, ma l’elefante non ci fa neppure caso.” Non si volge neppure a
guardare i cani, va avanti per il suo cammino come se non li avesse neanche
sentiti. È per questo – perché non si mette a litigare con i cani, non presta
loro attenzione, rimane assolutamente indifferente, che è considerato saggio.
Questo è il cammino di un meditatore:
rimanere indifferente a tutto l’abbaiare dei cani della mente. È un piccolo
villaggio e ci sono molti cani randagi che si metteranno ad abbaiare per dirti
grandi cose. Ti porteranno delle prove: “È sbagliato andare fuori dalla mente.
Non hai sentito che un uomo impazzisce quando va fuori dalla mente? E poi, dove
vuoi andare? Fuori dalla mente! Torna indietro. Riprenditi la tua intelligenza,
non perderla.”
Tutti i cani abbaiano, ma il
meditatore, come un elefante, prosegue per la sua strada senza prestare alcuna
attenzione. Sotto un certo aspetto quello che dicono è vero: tu puoi andare
fuori dalla mente in due modi. O cadi al disotto della mente – allora diventi
matto. Se invece vai al disopra della mente, ti illumini.
C’è una certa somiglianza tra il matto
e l’illuminato, dal momento che entrambi sono fuori dalla mente. Questa è la
somiglianza. Ma uno è andato al di là della mente e l’altro al disotto della
mente – anche se entrambi, però, sono andati fuori dalla mente. La mente ha
quindi una sua verità in proposito: “Non uscire dalla mente, è così che si
diventa matti. Torna a casa.”
Ma il meditatore se ne va da solo,
come un elefante – i cani abbaiano e continuano ad abbaiare… Lentamente il loro
abbaiare si perde in lontananza, come un eco che si perde nelle valli, o come
un sogno che hai visto altrove. Più vai oltre la mente e meno senti i cani abbaiare
con i loro ragionamenti, le loro ideologie, le loro filosofie.
Le loro religioni, le loro teologie, i
loro credo politici, i loro comportamenti sociali, i loro condizionamenti…
tutto è presente nel loro abbaiare, ma tu vai avanti, come un elefante, sempre
più lontano, nel profondo di te stesso. E poi sarai così lontano che non
sentirai neppure più l’abbaiare dei cani.
E una volta che ti sei allontanato, i
cani si disinteressano di te. Vanno per la loro strada e ognuno, separatamente,
va a fare quello che stava facendo prima. Adesso non c’è più bisogno di
radunarsi, l’elefante se n’è andato. Forse credono che se ne sia andato grazie
al loro abbaiare, questo è il modo di funzionare della mente: “Forse l’elefante
ha avuto paura.”
Mi hanno raccontato…
Un elefante stava attraversando un
ponte con una mosca posata sulla testa. Il ponte iniziò a vacillare – era un
vecchio ponte – e la mosca disse all’elefante, dopo aver passato il ponte… Non
era crollato, ma era vacillato e avevano corso un grosso rischio. La mosca
disse allora all’elefante: “Figlio mio, eravamo troppo per il ponte!”
L’elefante, sentendo parlare qualcuno,
chiese: “Chi sei? E dove sei? E se fosse mia madre a parlare, certamente non
potrebbe sedermi in testa.” La mosca si avvicinò ai suoi occhi… ed è strano,
gli elefanti sono molto grossi ma i loro occhi sono molto piccoli. Questo prova
che non è stato dio a creare questo mondo. Un modo di fare così poco
scientifico! Un animale così grosso con occhi così piccoli… solo un idiota
poteva fare una cosa del genere. Non può essere l’opera di un dio intelligente.
L’elefante guardò la mosca e disse:
“Madre, è vero. Siamo noi due che abbiamo fatto vacillare il ponte.”
L’idea che gli elefanti siano molto
saggi nasce da storielle del genere. Ha accettato la cosa: “Non preoccuparti,
non discutere con questa stupida mosca che ti chiama figlio e crede che il
ponte vacillasse per causa nostra. Non serve mettersi a discutere. È meglio
accettare la cosa: ‘Madre, è vero’ e tu continua per
la tua strada.”
Non farti distrarre.
Non farsi distrarre è saggezza.
Ci potranno essere mosche e ci
potranno essere zanzare – anche se abbiamo la più grande zanzariera del mondo!
Ma loro aspettano fuori! Sono esseri molto silenziosi e hanno il senso della
musica: dopo che ti hanno preso, cantano una canzoncina. E sono vecchi nemici
del meditatori, ma non devi preoccupartene. Devi andare avanti.
Zanzare e mosche e cani – di fatto il
mondo nel suo complesso è contro il meditatore. Ti abbaieranno dietro! Se sei
seduto in silenzio tua moglie arriverà di corsa: “Cosa stai facendo? Perché sei
in silenzio? Parla!” E se parli, sei nei guai. Appena apri la bocca tua moglie
non ti lascia finire la frase e ti salta addosso. Qualsiasi cosa tu faccia, ti
metti nei pasticci.
Il mondo è contro il meditatore,
perché colui che medita fa qualcosa che il mondo vuole ignorare. Egli cerca di
diventare un buddha, un Everest di consapevolezza –
ciò disturba tutti. Ognuno cercherà di distrarti. Il prete, il politico, i
genitori, i vicini, gli amici – ognuno cercherà di farti smettere: “Cosa perdi
il tuo tempo a fare?”
Quand’ero bambino dovevo sentirli
tutti dire… alla fine decisero: “O diventa matto o, chissà? Può diventare un buddha. Comunque non diventerà un essere umano normale.”
Ognuno mi diceva la sua…
I miei zii, le mie zie venivano da me,
eravamo una grossa famiglia patriarcale. C’era sempre qualcuno che guardava
cosa stavo facendo: “Cosa stai facendo? Perché stai seduto in silenzio?”
Al che io rispondevo: “Non sto seduto
in silenzio, il silenzio mi sta succedendo, che devo fare?”
“Ti sta succedendo? Ma se a noi non
succede.”
Io dicevo: “Cosa ci posso fare se non
vi succede? A me sta succedendo! Lasciatemi in pace.”
A poco a poco ci fecero l’abitudine,
talmente l’abitudine che… Mia madre è qui. Quando me ne stavo seduto in casa mi
chiedeva: “Hai visto qualcuno in giro? Ho bisogno di qualcuno che mi vada a
prendere delle verdure al mercato.”
E io rispondevo: “Non ho visto
nessuno. Se mi capita di vedere qualcuno, vengo a dirtelo.” Alla fine
accettarono il fatto che “Quest’uomo è assente. Non
bisogna contare su di lui.” Per una o due volte contarono su di me e capirono
che “Non è affidabile.” Mi mandavano al mercato al mattino per comprare delle
verdure. Verso mezzanotte ero di ritorno a casa e chiedevo: “Ho dimenticato che
cosa dovevo prendere.” Erano stati ad aspettare tutto il giorno e disperati
chiedevano: “Ma dove sei stato tutto il giorno?”
Io dicevo: “Ebbene, a ogni angolo di
strada ci sono persone pronte a discutere con me. Io poi mi lascio prendere
così tanto dalla discussione, che quando arrivo al mercato mi sono
completamente dimenticato di che cosa dovevo fare. Visto che non valeva la pena
di stare lì, sono andato al fiume a meditare.”
Un giorno una zia mi mandò al mercato:
“Porta delle banane,” mi disse.
Io dissi: “Vuoi proprio dire delle
banane?” (in inglese ‘banana’ vuole dire anche un ‘matto’ n.d.t.)
Te ne posso portare tante! La città ne è piena.”
Disse: “Non voglio dire quelle
‘banane’, intendo il frutto!”
Dissi: “Va bene, vado.” Me ne andai al
mercato e, alla prima bancarella, chiesi al fruttivendolo: “Quali sono le
banane migliori che avete e le più costose?”
Quell’uomo mi
conosceva e sapeva che non avevo mai messo piede in un mercato. Era la prima
bancarella all’entrata del mercato. Sapeva che ero un tipo eccentrico e mi
diede le peggiori banane che aveva, quasi marce, a un prezzo esorbitante e
tornai a casa con quelle banane.
Sapevo che cosa stava succedendo, ma
mi dissi: “Questa è la buona occasione per togliermi di torno questi matti una
volta per tutte.” Diedi le banane a mia zia, che disse: “Ma sei matto? Sono
tutte marce!”
Replicai: “Ho chiesto al fruttivendolo
di darmi le migliori banane e gli ho detto che avrei pagato il massimo. Così ho
pagato il massimo e tu dici che sono marce? Quest’uomo
conosce le banane meglio di me. A me non interessano le banane, né come frutta
né come persone.”
Lei disse: “Portale fuori! C’è una
mendicante seduta là sotto l’albero: dalle a lei.”
Persino la mendicante non le accettò.
Mi disse: “Buttale via. Credi che sia pazza come te? Queste banane… È la prima
volta in vita tua che vieni a darmi qualcosa. Queste banane marce – buttale
via! Nessuno le vorrà prendere.”
Io dissi: “Va bene.” E le buttai nel
fango. Dopo questo incidente nessuno più mi chiese di portare a casa qualcosa.
Venni considerato come un membro della famiglia assente. E a me andava bene
perché non venni più disturbato, fui risparmiato dal loro abbaiare. Nessuno mi
parlava, nessuno faceva neppure caso se ci fossi.
Persino mia madre mi chiedeva: “Hai
visto qualcuno?” – e io ero lì, di fronte a lei! E io replicavo: “Anche se non
ho visto nessuno in casa – la casa sembra vuota – se incontro qualcuno, te le
farò sapere.”
Il mondo nel suo complesso è contro il
meditatore perché il meditatore diventa a poco a poco un estraneo. Tutti sono
rivolti all’esterno e tu all’interno.
tratto da Communism
and Zen Fire, Zen Wind
Copyright © 1989 Osho International Foundation
L’ALTRO NON È UN ORSACHIOTTO
Osho invita i suoi sannyasin
a esplorare le gioie della realizzazione senza attaccamento
Amato Osho,
Aiuto! Sto cadendo a
pezzi!
È solo la mia solita
confusione emotiva premestruale?
Questa volta sembra più
una profonda pulizia interiore. Sembra
che tutte queste lacrime e pene cancellino qualcosa di vecchio per far spazio a
qualcosa di nuovo, anche se non ho idea di cosa sia. Mi sento spaventata e
eccitata allo stesso tempo, e non so più a cosa attaccarmi. Amato Osho,
cosa sta succedendo?
Nandan, sta
avvenendo una purificazione. Non c’entra per niente con il tuo ciclo mensile;
può essere una coincidenza, che siano accadute tutte e due insieme. Ma è perché
sei stata capace di porre fine alla tua relazione infelice, cosa di cui davvero
poche persone sono capaci…
L’infelicità è come una calamita. Le
persone se ne lamentano, ma non se ne sbarazzano mai veramente. Se ne lamentano
solo per vantarsene. In realtà stanno dicendo, senza però dirlo: “Io non sono
solo, sono infelice!”
E siccome l’infelicità fa male, sono
in un bel dilemma: abbandonare l’infelicità significa abbandonare quel rapporto
infelice.
Ma così si sentono molto sole, e allora si
ricordano di quel proverbio occidentale – e non c’è nulla di peggio – “Qualcosa
è meglio di niente”. Almeno c’era qualcosa di cui parlare, da mettere in
discussione, da riuscire a capire. E adesso stai seduta da sola nella tua
camera senza far niente.
Ginsberg tornò a casa
da un viaggio d’affari all’estero per scoprire che sua moglie gli era stata
infedele. Molto turbato, interrogò la moglie:
“È quella merda
di Goldberg?”
“No.”
“È quel mucchio di spazzatura di Lavinski?”
“No.”
“È quel porco di Mosé
Levis?”
“No.”
Alla fine Ginsberg
esplose: “Cos’è, i miei amici non vanno abbastanza bene per te?”
La gente è così attaccata alla propria
infelicità, la cerca, la vuole. Nandan sei in un
bello spazio. Per non sbagliare, ricorda che non hai niente a cui aggrapparti.
Non ce n’è bisogno. Perché si dovrebbe avere qualcosa a cui aggrapparsi? Stai
forse viaggiando su un autobus per aver bisogno di aggrapparti a qualcosa? E se
vuoi proprio aggrapparti a qualcosa, evita per il momento gli esseri umani,
altrimenti ricomincerà la stessa vecchia storia.
Con grande difficoltà sei riuscita a
concludere una relazione infelice. Rallegratene. E per quanto riguarda
l’aggrapparsi a qualcosa... un orsacchiotto!
Un esploratore che faceva spedizioni
di caccia in tutto il mondo – e si portava sempre dietro la moglie, su
insistenza di lei – confidò un giorno le sue preoccupazioni a un amico.
“Proprio così,” disse il cacciatore, “l’ho portata nella giungla africana,
nella giungla del Borneo e nella giungla della
Malesia. L’unico problema è che lei trova sempre la via del ritorno.”
Quindi, Nandan,
va bene. Attaccati a qualcosa, e tieni ben chiuse le porte. Perché la vecchia
tristezza potrebbe tornare, anche il tuo vecchio e triste compagno potrebbe
trovarsi nello stesso spazio. A che cosa attaccarsi?
Strano… io ho vissuto tutta la mia
vita senza attaccarmi a niente e non vedo perché tu non possa farlo.
Impara semplicemente a vivere. È solo
un’abitudine. Ci sono persone che non possono dormire senza il loro nemico
intimo, è una specie di rituale: prima devono combattere, prendendosi a cuscinate e insultandosi a più non posso, così poi si
sentono stanche e si addormentano. Da solo uno si sente perso. Non sa chi è. Ma
non è necessario. Si tratta solo di dare un po’ di tempo alla tua
consapevolezza, perché si abitui alla solitudine.
Una volta che sei consapevole della
bellezza della solitudine, della sua purezza, della sua estasi, non penserai
più ad aggrapparti a qualcosa.
E una relazione è possibile senza
aggrapparsi uno all’altro. Allora anche la relazione ha una sua bellezza. Non
dipendete l’uno dall’altro. L’altro non è un orsacchiotto. Né tu accetti
l’umiliazione di essere un orsacchiotto per lui. Siete come due pilastri di un
tempio, separati, ma che sostengono lo stesso tetto. Il vostro amore è proprio
come il tetto. Lo reggete voi due insieme, eppure rimanete soli, nella vostra
bellezza, nel vostro silenzio, nella vostra meditazione.
Nandan ti stai comportando
benissimo. Mi chiedi, “Osho, cosa sta succedendo?” Non sta succedendo niente.
Ed è questo che ci vuole. Questo costante desiderio che succeda sempre qualcosa
rende inconsapevoli: ci fa correre dietro ai fantasmi, alle feste, ci fa andare
di qua e di là, da questa a quell’altra persona,
perché accada qualcosa. Ma guarda la tua vita passata – è mai accaduto
qualcosa? Ci si illude che le cose siano successe.
Smetti di illudere te stessa.
Va tutto benissimo.
Non c’è nessun bisogno che accada
qualcosa.
Nel momento in cui ti rilassi e non
desideri che accada qualcosa, sarai sorpresa... milioni di cose stanno
accadendo. Migliaia di uccelli stanno cantando, migliaia di alberi stanno
fiorendo… Pertanto, esci dalla prigione che tu stessa hai costruito, ovunque le
cose accadono.
L’intera esistenza è sempre in festa.
Partecipa. Danza con gli alberi. Danza sotto la luna. Ma per qualche giorno
evita gli esseri umani. Sto dicendo solo per qualche giorno, regalati una
pausa, per fare conoscenza con l’esistenza non umana attorno a te.
Con gli esseri umani diventi troppo
triste, non hai tempo e non hai chiarezza di visione, ogni cosa diventa sempre
buia e confusa, e non riesci a vedere che intorno a te l’intero universo è in
estasi perenne.
Entra in contatto con l’esistenza.
Dopo averla conosciuta e aver assaporato la beatitudine che ne scaturisce
potrai condividerla con un essere umano – senza aggrapparti, senza attaccamento
alcuno, stando con un essere umano come se fossi con uno sconosciuto.
Non sai chi è, né lui sa chi sei tu. E
non c’è nessun bisogno di saperlo. Rimani un mistero, e lascia che lui sia un
mistero. Se riuscite ad avere momenti di gioia e di celebrazione insieme, va
benissimo. Ma nel momento in cui vedi che iniziate ad attaccarvi, stai attenta,
stai rientrando di nuovo nell’infelicità.
Non è importante con chi.
L’attaccamento è la causa principale dell’infelicità. Se puoi condividere senza
creare una relazione, ma solo un’amicizia casuale, ti sentirai piena di
gratitudine. Non c’era bisogno che accadesse, ma l’esistenza ha permesso di
nuovo che tu stessi con uno sconosciuto per poche ore o per pochi giorni.
Non aspettarti troppo. Ecco perché sto
dicendo poche ore, pochi giorni – nemmeno poche settimane, perché più
aspettative hai, più c’è la possibilità di attaccarsi, di aggrapparsi.
Una strana donna delle Filippine… non
l’ho mai dimenticata, è una sannyasin. Mi raccontò
che dopo aver avuto varie cosiddette relazioni e aver scoperto che ogni
relazione finisce inevitabilmente in un inferno, aveva deciso di non avere più
relazioni, ma solo incontri casuali, con sconosciuti. Mi disse: “A te posso raccontarlo, non l’ho
mai detto a nessuno. In treno incontro qualcuno, non lo conosco, lui non mi
conosce, godiamo del momento e poi arriva una stazione e lui scende. E i
momenti insieme sono stati belli. Adesso forse non ci rivedremo più. Ma quei
bei momenti continueranno ancora a indugiare nella memoria.”
Disse: “Da quando ho imparato questa
cosa, sono stata solo con degli sconosciuti, non mi preoccupo mai di conoscere
i loro nomi, ricordo solo i loro volti e ad ogni modo non c’è nessun bisogno di
ricordarli, perché non c’è nessuna possibilità di incontrarli di nuovo.” Ma io
ho visto che quella donna ha un’enorme libertà e una grande bellezza.
Da questa comprensione – di non creare
una relazione, ma solo momenti d’incontro, d’amicizia, o meglio ancora di amichevolezza. Non innamorandosi, ma solo godendo
dell’amore, senza creare alcun legame, senza fare promesse per il domani, o
chiedere promesse per il domani – impara a vivere la gioia del momento
presente, e quando arriverà il domani, anche lui porterà i suoi doni.
Nandan, le pene e i
pianti attraverso cui sta passando sono purificazioni, e anche tu puoi sentire
che sta accadendo qualcosa di nuovo, “anche se non ho idea di cosa sia”. Non
c’è bisogno di capire, lascia che accada. Perché averne un’idea significa
renderla di nuovo una cosa mentale. Lascia che accada. È una purificazione
dell’inconscio. E va bene che stia accadendo, durante la tua confusione emotiva
premestruale. Questo ripulirà insieme corpo e mente.
Aspetta... Qualche sconosciuto sta per
bussare alla tua porta. Non aver paura degli sconosciuti, perché tutti sono
degli sconosciuti. Per quanto a lungo tu possa aver vissuto con una persona,
rimanete degli sconosciuti. E stare con uno sconosciuto ha freschezza. Non
cercare di trattenerlo e non lasciarti trattenere, mettilo in chiaro: “Il
nostro incontro è per la libertà. La libertà è per me un valore più grande
dell’amore. Perché se l’amore distrugge la libertà, distrugge se stesso. Se
l’amore accresce la libertà, accresce se stesso.”
La libertà è il nostro tesoro più
prezioso. Non perderlo in nome di qualcos’altro. E qualsiasi cosa nasca dalla
libertà è come un germoglio d’amore e di amichevolezza
e ti darà una bellezza che non creerà mai infelicità. Non ha senso, nel momento
in cui vedi che sta nascendo l’infelicità, digli addio, diventate sconosciuti
di nuovo, come siete stati prima.
Ho osservato che per gli esseri umani
trovano molta difficoltà a mantenere un certo stato: possono o amare o odiare,
ma non possono restare estranei, né odiare, né amare. Ricorda anche l’odio è
una relazione e se devi avere una relazione allora è meglio avere un amore,
perché nella miseria dell’amore possono esserci alcuni momenti di bellezza, ma
nella miseria dell’odio è tutta notte buia, senza stelle né luna, senza luce,
senza alcuna possibilità di qualcosa, è deleterio.
Questi sono i segreti da imparare.
Ama, ma mantieniti a una certa distanza, come i pilastri del tempio, non
avvicinarti troppo. Stare a una certa distanza va sempre bene. Una brezza
fresca può passare tra di voi.
Avvicinandovi troppo il cattivo odore
del corpo, l’alito pesante… ci sono altre mille cose. E la vita, inutilmente,
diventa un continuo passare da un inferno all’altro. Solo i nomi cambiano, ma
la realtà dell’infelicità continua.
Nel mia visione di un buon mondo le
persone saranno individui, incontreranno gli altri, condividendo la loro gioia,
il loro amore, incondizionatamente, senza aspettarsi che anche domani sarà lo
stesso, restando consapevoli dell’esistenza che cambia costantemente. Anche
l’amore l’amicizia cambieranno e quando cambieranno, non aggrapparti. Lascia
che cambino. Sii come un fiume, costantemente in movimento. Non diventare uno
stagno.
Tutti i matrimoni sono stagnanti, non
vanno da nessuna parte. Stanno semplicemente lì. L’acqua va evaporando ogni
giorno, e loro diventano sempre più sporchi. Un giorno ci sarà solo immondizia.
Il fiume fluisce continuamente e siccome fluisce continuamente resta sempre
fresco. La freschezza è nel suo fluire.
La tua vita dovrebbe essere come un
fiume.
E dovrai muoverti attraverso molti
panorami. Perché farsi catturare da un panorama? Perché continuare a leggere la
stessa pagina, di nuovo, e di nuovo, e di nuovo? È distruttivo. Una volta è
bello, due volte è pericoloso. Mantieni freschi i tuoi occhi e mantieni
disponibile la tua consapevolezza. Disponibile in tutti e due i casi, ad
accogliere qualcuno, a lasciar andare qualcuno. Senza odio, solo con
gratitudine.
E piano piano...
l’amore non è la vetta suprema. È solo una scuola, per imparare a essere soli.
Questa intimità è così dolorosa che alla fine anche il più ritardato impara che
stare da soli è il segreto per essere beati.
Quindi Nandan,
puoi trovare qualcosa. Qualsiasi cosa andrà bene, eccetto un essere umano.
Questi sono gli animali più pericolosi che ci circondano, non farti catturare.
A meno che tu non sia certa di essere capace di uscire da qualsiasi relazione,
non entrarci.
Tieni la porta aperta, non chiuderla e
mantieni pulito il futuro senza promesse da mantenere.
tratto da The Invitation
Copyright © 1989 Osho International Foundation
UNA TECNICA
DI COMPLETAMENTO
“Amato Osho, la relazione con il mio
ragazzo va bene, ma continuo a pensare
al fidanzato che avevo prima…”
ACCETTA ANCHE questo. È naturale, non
c’è nulla di cui preoccuparsi. Se inizi a preoccuparti, allora crei una
barriera. È proprio naturale. Cosa ci puoi fare? A volte il passato lascia
un’ombra, va bene così. Accettalo… è il tuo passato. A volte le ombre appaiono
dal passato perché non abbiamo ancora imparato a vivere ogni momento
totalmente, e lasciamo che dei momenti incompleti rimangano in sospeso dentro
di noi.
Amavi qualcuno, ma non sei mai entrato
totalmente in quell’amore, per questo motivo qualcosa
di incompleto brama una completezza. Per questo il pensiero ritorna. Non è in
verità il pensiero del tuo ex fidanzato. In realtà, ciò che chiede attenzione è
l’idea che non hai completato quell’esperienza.
Allora completala nella tua fantasia, è sufficiente: questo è ciò che sta
facendo la mente, non metterla da parte, altrimenti si farà ancora viva. Dedica
ventitré ore al giorno al tuo nuovo ragazzo e una al vecchio fidanzato. Per
un’ora chiudi semplicemente gli occhi e stai con lui: nella fantasia almeno,
completa l’esperienza. Dopo pochi giorni ti accorgerai che sei lì ad aspettare
e dopo un’ora il tuo fidanzato non è arrivato. Completa l’esperienza. Se
persiste, è perché è incompleta. Quando l’avrai completata, anche solo nella
fantasia, sarà finita. E non rifare lo stesso errore col tuo nuovo ragazzo,
perché chi lo sa – un giorno potrebbe diventare il tuo ex.
Sii totale con lui, cosicché quando
sarai con qualcun altro, un nuovo amore, per esempio, non ti disturberà.
Giusto? Forse è difficile da capire, ma il fatto che ti ritorna continuamente
il ricordo significa semplicemente che non sei stata totale col tuo fidanzato.
Quindi questa volta non rifare lo stesso errore. Altrimenti tutti i tuoi ex si metteranno
in coda e non ti lasceranno stare con nessun altro. Il loro numero crescerà
sino a diventare una folla. Non ti lasceranno alcuno spazio per l’innamorato
del momento. Quando, con la fantasia, penserai al tuo ex fidanzato, non
sentirti in colpa, perché uno deve saldare il conto. Qualsiasi cosa ti senta di
fare, falla. Almeno con la fantasia amalo e digli addio. Nessuno può mai dire
addio a esperienze che sono incomplete, mai. Solo un’esperienza completa può
essere lasciata cadere. Puoi uscirne come un serpente che lascia cadere la sua
vecchia pelle e non guarda mai indietro. Altrimenti continuerai a guardarti
indietro. Qualcosa è ancora in sospeso. Questo è uno strascico – ma da questo
puoi imparare qualcosa.
Quando sei col tuo nuovo ragazzo, sii
totale con lui. Questa volta sii totale e se sei totale potrebbe succedere che
non devi cercare un altro innamorato. Questo può essere il tuo eterno
innamorato, questa possibilità esiste sempre Ma fallo con totalità, l’eternità
non ha importanza, fallo con totalità.
Anche se l’amore dura solo un attimo,
ma è totale, è divino. E anche se tu stai con un uomo per tutta la vita e non
c’è totalità, è brutto. Non ti darà alcuna soddisfazione, e non darà
soddisfazione neanche all’altro. Quindi perditi in lui e lascialo perdersi in
te.
Ma quel vecchio fidanzato ha bisogno
di tempo, allora dedicagli tutto il tempo necessario – e non fartene una colpa.
Uno deve fare i conti con il passato – a meno che tu non viva così totalmente
il presente da non creare alcun passato. In questo caso non ci sono problemi.
Allora ogni momento, completo in se stesso, scompare semplicemente
dall’esistenza. Senza portarsi appresso il ricordo psicologico. Ci sarà una
memoria cronologica, ma non psicologica. Se incontri il tuo ex fidanzato lo riconoscerai
ma non ricorderai nulla, non ci fantasticherai sopra.
Allora fai quest’ora di meditazione. Devi ancora qualcosa al tuo ex fidanzato, dagliela. Non avere mai debiti, finisci di pagarli. Ma questa volta, vivilo totalmente e in profondità.
tratto da A Rose is
a Rose is a Rose, #24
CHI L’HA VISTA?
di Ma Prem
Kiya
Un gioco degli specchi in tre puntate. Scopri che
tipo sei! Ogni riferimento a fatti o persone reali è assolutamente inevitabile.
L'IRRIDUCIBILE
SELVAGGIA
Asserisce di averne fatta tanta di meditazione,
eppure è ancora di fuori come un balcone. Ma lei è contenta, per-ché prima era
persino peggio!
Ha un'energia forsennata che non riesce a
canalizzare e la schizza fuori tutt'intorno come
acqua da una centri-fuga. È dappertutto, dalla piscina alle classi di pittura,
la trovi in tutti i gruppi di respiro che pompa come un mantice, e si butta giù
dal letto all'alba per la dinamica senza fare una piega. Nonostante tanti
lodevoli sforzi, fuma ancora come una turca, si incazza
come una belva con gli autisti dei risciò, si porta dietro mamma e papà e i
loro diecimila condizionamenti, ce l'ha sempre su con l'ashram,
si innamora regolarmente degli uomini più improbabili, li perseguita e si
dispera per la loro indifferenza, e la vedi spesso con un piede o un braccio
fasciato, slogati durante una catarsi più violenta delle altre.
Nei casi estremi si sconsiglia la convivenza.
QUELLA UN
SACCO SPIRITUALE
La sua vita? Una serie di coincidenze karmiche assolutamente straordinarie fin dalla tenera infanzia,
chiari segnali che la fanciulla era destinata ad una vita altamente spirituale.
Se avesse avuto un condizionamento cattolico appena più deciso sarebbe
diventata santa. Invece ha incontrato il Maestro, e ora annuncia di essere in bramacharya come niente fosse...
Eppure, sotto la patina mistica, è un repertorio
di competizioni. Meditazioni? Ne ha fatte di sicuro taaante
più di te. Gruppi? Figurati, tutti, non le manca niente. Ne ha sempre uno
efficacissimo da suggerirti, in cui lei ha avuto trasformazioni, visioni,
messaggi, salti quantici, satori, etc. Poi
naturalmente, siccome a te non succede niente di quel-lo che è successo a lei,
ti dirà che quel particolare gruppo l'ha fatto a Puna
Uno, quindi era tuuutta un'altra storia. Insomma, ti
batte sempre 4 a 0.
Frase con cui riconoscerla: "Be', la dimensione interiore in cui sono io è mooolto diversa dalla tua, capisci, dopo 18 anni con Osho..."
Il che ti fa intendere che tu, che bazzichi da queste parti da appena cinque
anni, sei un pivello qualsiasi. Evviva i primati! (Nel prossimo numero: la danzatrice estatica
e la goana mancata.)
UN INSOLITO SPOGLIARELLO
di Ma Amrita
Suha
“La
meditazione ti rende consapevole della
bellezza
che ti circonda. I tuoi occhi si colmano
di
bellezza, perché l’intera esistenza è bella.”
OSHO
Un parco a due passi da casa: si
chiama Bagatelle, bazzecole, cose da nulla. Un amico
da scoprire, da cui imparare qualcosa, vita che scorre silenziosa e vibrante.
Sono andata a trovarlo spesso, in
tempo per cogliere il passaggio dall’autunno all’inverno, sorpresa dal suo
improvviso seppur graduale cambiamento: irriconoscibile!
Così anche della mia vita: lento mi
appare il processo del crescere eppure, se mi guardo indietro, non mi
riconosco!
Mi addentro nel parco.
Ci sono dei luoghi dove i profumi
della terra sono più intensi, verso i quali sono attratta, dove i piedi mi
portano decisi, con fermezza.
Zona calamitata, misteriosa, un
richiamo?
Ogni settimana si aggiunge una nuova
nota al concerto di colori e alla sinfonia di sfumature che abitano questo
luogo quasi incantato.Gli alberi iniziano a
spogliarsi, spettacolo mozzafiato!
Ora sono le foglie che cadono a
pioggia, con una grazia stanca, abbandonate all’umore del vento. Hanno il suono
leggero di un sospiro appena abbozzato, di un’allegra rassegnazione: “E anche
questa è fatta!”
Tutto si compie a tempo e a modo, le
cose vanno dove devono andare e stanno dove devono stare.
Anch’io sono capace di vivere così?
Seduta su una panchina, sono
circondata a intervalli da una leggera pioggia di foglie la cui musica discreta
lascia presagire un avvenimento fuori dell’ordinario. Prima di cadere al suolo,
le foglie si fanno ancora una volta baciare dal sole, scherzano fino all’ultimo
con i suoi raggi, in un gioco amoroso, e piroettano allegre nell’aria prima di
abbandonarsi, con voluttà, al suolo e al loro destino. Sembra, cadendo, che non
abbiamo rimpianti.
Anch’io sono capace di lasciarmi
andare così?
Ma le ritrovi poi dappertutto, sotto
la voluttà dei passi, croccanti come patatine e, una settimana più tardi, rese
più pesanti dal contatto col suolo, che accompagnano con mollezza l’incontro
del mio piede con la terra. Mi sento sollevata: allora non c’è fine alla
trasformazione, nulla va perduto!
Col cadere delle foglie, lo
spogliarello degli alberi è quasi compiuto! Si cominciano a intravvedere
delle linee, delle direzioni, lo slancio pungente dei rami, la struttura
portante del tronco. Ma i cedri del Libano pare sappiano aspettare, argentati,
il loro momento quando trionferanno, maestosi e carichi di rami, sulla natura
spoglia e addormentata, per vegliare in pompa magna. Non so perché, ma la loro
bellezza mi pare struggente, mi fa soffrire.
Oggi, 30 dicembre, ho ritrovato il
parco nudo, crudo. L’acqua degli stagni con una leggera crosta di ghiaccio, la
cascata congelata. Dappertutto un’aria di circostanza, quasi una veglia
funebre.
Non c’è più niente da dire. Non c’è
più niente da dare.
I gatti si nascondono. I pavoni sono
scomparsi.
Inutile attardarsi. I passi si fanno
più svelti, i rumori più cauti. Gli sguardi sono discreti.
Un ciclo si è compiuto. Il silenzio è
ovunque di rigore.
Persino i cedri del Libano hanno
un’aria modesta. Vogliono farsi perdonare di essere intatti? Mi sono sbagliata,
li credevo più civettuoli.
Come passo il cancello, sono
avviluppata, mio malgrado, in una coltre di sonno, di fredda indifferenza.
Circolare! Circolare! Non c’è niente
da vedere!
Non distinguo più gli alberi. Sono
solo linee che si intrecciano, si rincorrono, si accavallano, si perdono, si
ritrovano.
Mi guardo, prima di uscire: anch’io mi
sento spoglia, sola con la mia vita, incompiuta.
Eppure so che l’inverno ben custodisce
i segreti della mia primavera.
SPERMATOZOI ADDIO?...
DA SEMPRE I VECCHI parlano dei “bei
tempi andati”. Quando erano giovani tutto andava meglio, dicono. E i giovani si
voltano dall’altra parte e sbadigliano. Forse hanno ragione, perché cosa c’era
di così bello negli anni Trenta, per esempio?
In Europa, Hitler
faceva il bello e il cattivo tempo. Gli ebrei e i comunisti venivano rinchiusi
nei campi di concentramento. La Seconda Guerra Mondiale era alle porte.
E non è tutto. Non c’erano Mercedes “S”, vacanze ai Caraibi
a prezzi stracciati, catene di supermercati, talk-show, linee telefoniche
dirette con paesi esotici e lontani, trapianti di reni, cibi precotti e forni a
microonde.
Il riscaldamento centrale e i bagni
con acqua corrente calda e fredda erano appannaggio solo dei ricchi. I poveri
avevano il bagno fuori. E a letto… i preservativi erano considerati delle stranezze
e la pillola non era ancora stata inventata. Il coito interrotto era il metodo
normalmente usato per impedire le nascite e distruggere il piacere
dell’orgasmo. Molti amanti appassionati si tiravano indietro troppo tardi
regalando alle compagne una serie di notti insonni fino all’arrivo delle
prossime mestruazioni. La potenza maschile non era assolutamente messa in
dubbio. Se le donne volevano dei figli e non riuscivano ad averne, la colpa non
era dell’uomo, ma della donna – questo almeno era l’atteggiamento prevalente.
Come cambiano i tempi! Recentemente
tre scienziati americani, Shanna Swan,
Eric Elkin e Laura Fenster, alla conclusione di una pluriennale ricerca, hanno
scoperto che tra il 1938 e il 1990 il numero degli spermatozoi prodotti da
americani ed europei è calato di oltre il 50 per cento.
Non solo, il processo sta accelerando,
soprattutto in Europa, dove il numero di spermatozoi per millilitro diminuisce
del 3,1 per cento all’anno – così ha affermato il gruppo di ricercatori in un
articolo apparso sulla rivista scientifica Perspective
for Environment and Health.
In America il processo ha una velocità
inferiore, ma ugualmente drammatica: 1,5 per cento all’anno.
In altre parole, nel giro di 35 anni
non dovremo più preoccuparci della natalità. Non faremo più bambini. Né dovremo
preoccuparci di metodi di controllo delle nascite: basta con coito interrotto e
pillola. Gli uomini, semplicemente, non saranno più in grado di procreare.
Su scala planetaria, il quadro si
presenta alquanto diverso. Dal 1935 a oggi la popolazione mondiale è
raddoppiata. Occorre comprendere in profondità il significato di questo dato.
Solo 62 anni fa, c’erano la metà delle persone che ci sono oggi.
Se ci si rende conto di cosa può voler
dire questo e se si prospetta il fatto che un ulteriore raddoppio della
popolazione mondiale richiederà solo 25 anni, si riesce a capire un po’ meglio
l’affermazione dei nostri vecchi sui “bei tempi andati”.
Loro ricordano benissimo quando si
poteva nuotare nel Golfo di Napoli, nel Mar Baltico, nel Mar Nero o nel Reno,
nel Tevere e nell’Arno senza rischiare reazioni allergiche dovute agli
inquinanti chimici presenti nelle acque. Possono ricordare che l’aria delle
città era pulita, e che passeggiando nei boschi non si vedevano alberi malati e
morenti.
Noi ci siamo abituati al fatto che
oggi le cose siano diverse, ma non facciamo nulla al riguardo. Vediamo che
nelle metropolitane e per le strade delle nostre città, e anche negli
spettacoli televisivi, il numero di “stranieri” è in continuo aumento, a
indicare che un mondo sovrappopolato si sta riversando nel vuoto dell’Europa,
ma non ci pensiamo su più di tanto.
Vediamo che le foreste stanno morendo.
Con fredda accuratezza abbiamo preso nota del fatto che, a dispetto dei quattro
milioni e mezzo di disoccupati, lo scorso anno il numero delle auto nuove
immatricolate e dei biglietti aerei per destinazioni esotiche venduti è stato
più alto che mai.
Persino il totale fallimento del
summit sul clima mondiale di Kyoto non ci ha fatti
vacillare di un millimetro. Vediamo tutto, e continuiamo a lavorare, reprimendo
tutti i dubbi e le paure…
Cos’altro potremmo fare?
Lasciare l’auto in garage e, se
abbiamo bisogno di uscire la sera, aspettare l’autobus che passa ogni ora? O
abolire del tutto l’auto? Non prendere più un aereo verso il sole dei mari del
sud?
Mettere lampadine a basso consumo per
risparmiare energia, oppure tenere spento il televisore tre volte alla
settimana?
Ovviamente non facciamo nulla di tutto
questo.
È comprensibile, perché se lo
facessimo, non potremmo rimanere al passo con la vita moderna, con il mondo, a
meno di rinchiuderci in una nicchia del sistema, come fanno gli attivisti
ecologici.
Persino il boss di Greenpeace
usa automobili e jet e dice – a ragione – che non può fare altrimenti, perché
per poter svolgere il suo lavoro deve muoversi alla stessa velocità della
“concorrenza” (si riferisce ai presidenti delle multinazionali) i quali, per
spostarsi da una conferenza all’altra, usano limousine e jet privati.
Dovremmo dire addio all’intera civiltà,
a questa “società dei consumi” che abbiamo creato.
Ma chi se lo può permettere? Dobbiamo
guadagnarci da vivere, dare un’istruzione ai nostri figli, pagare tasse e
assicurazioni, e così via.
Osho ci ricorda di quanto importante
sia “essere nel mondo, ma non del mondo”. Ricordo che durante un darshan consigliò a un giovane americano stanco della
civiltà: limitati a partecipare, sii un attore, ma consapevole, attento a ciò
che fai.
È un consiglio valido ancora oggi?
Possiamo limitarci a partecipare, a rimanere degli osservatori? Non ho un’idea
migliore. Siamo parte del tutto. Siamo legati a un destino globale che non
possiamo scegliere. Qui e ora viviamo in un manicomio planetario, ed è
praticamente impossibile uscirne.
Dobbiamo sentirci impotenti? Affondare
nella rassegnazione, o lasciarci andare alla malinconia? Questo non è il
messaggio di Osho. Qualunque cosa accada, dentro di noi o nel mondo in cui
viviamo, abbiamo la libertà individuale di affrontarlo con o senza
consapevolezza.
Ognuno può lavorare su di sé, anche in
manicomio. A pensarci bene, forse il manicomio è il luogo migliore per
stimolare la nostra crescita.
Non possiamo salvare il mondo, ma possiamo
cambiare noi stessi. In pratica – e in base alla mia esperienza - significa
essere il più consapevoli possibile nella vita quotidiana, significa portare
più consapevolezza in ogni situazione in cui interagiamo con gli altri e,
attraverso il loro specchio, vedere il nostro volto.
PERSONAGGI FAMOSI
E ASTROLOGIA
Swami
Anand Varij è uno scrittore,
terapeuta e direttore teatrale che lavora con l’astrologia. In un numero
precedente ha parlato della carta astrologica di Osho, ora commenta quella di
altri personaggi famosi.
PER ME È EVIDENTE che la carta natale dei giganti
della consapevolezza riflette le loro caratteristiche. Studiandole, anche noi
potremmo avere il coraggio di sviluppare i potenziali più alti presenti nelle
nostre carte.
George Gurdjieff,
per esempio, il mistico georgiano, è un classico Capricorno. L’immagine cliché
del Capricorno è quella del lavoratore accanito – la cui energia è puntata
totalmente sul lavoro. Quindi l’enfasi sul lavoro presente negli insegnamenti
di Gurdjieff non deve sorprenderci.
Egli chiamava la sua opera con i discepoli “Il
Lavoro”. Il Lavoro era il suo lavoro!
Questa è una delle caratteristiche del Capricorno
che si manifesta al suo livello più elevato.
Ramana Maharshi
è un altro Capricorno. Per anni egli partecipò attivamente al lavoro comune nel
suo ashram e ogni mattina si alzava prestissimo, verso
le 3, per preparare la colazione ai suoi discepoli.
È interessante notare che Osho, con la sua
esaltazione della libertà propria del Sagittario, ha cinque pianeti in
Capricorno. Per lui non è tanto il “lavoro,” nell’accezione gurdjieffiana,
a essere importante, quanto il rendere le persone consapevoli della necessità
di camminare da sole. In altre parole, libertà significa anche responsabilità
totale, un altro tratto del Capricorno.
Osho ha anche il Sole in quadrato a Urano, il
pianeta che governa l’individualità. Nel libro Bagliori di un’infanzia dorata
egli afferma più volte “Sono un testardo,” riferendosi alla determinazione a
fare di testa propria nella ricerca della verità… questa è una delle qualità di
Urano.
Qualità che si manifesta anche a un livello più
basso. Per esempio, il leader iracheno Saddam Hussein ha il Sole congiunto a Urano, e questo spiega la
rigidità e testardaggine mostrate durante la Guerra del Golfo. L’energia di
Urano, quindi, conduce gli individui a essere determinati nel seguire la
propria strada – giusta o sbagliata che sia.
Nel libro I misteri occulti dell’Oriente, Osho
dice che chiunque, studiando la carta astrologica di J. Krishnamurti,
poteva capire che avrebbe sciolto la Stella d’Oriente, l’organizzazione
internazionale creata dai teosofi per proporlo come maestro mondiale. Il Sole
di Krishnamurti è opposto a medio cielo a Urano, che
diventa così il pianeta più elevato della sua carta. L’enfasi così potente su
Urano – in una posizione che rappresenta la vocazione – viene inevitabilmente
riflessa nell’atteggiamento non conformista di Krishnamurti.
Anche Mahatma Gandhi ha
Urano a medio cielo. In uno dei suoi discorsi, Osho racconta che Meher Baba, un mistico
illuminato, inviò a Gandhi un telegramma che diceva:
“Se sei davvero alla ricerca della verità, io posso aiutarti”. Ma Gandhi si offese e replicò: “Cercherò la verità a modo
mio”. Di nuovo, è Urano che si manifesta.
A proposito di Meher Baba… egli è un ottimo esempio di Pesci. Il rito più
importante per i suoi discepoli e ammiratori era toccargli i piedi, e il segno
dei Pesci governa i piedi. In India, per tradizione, si toccano i piedi di una
persona per mostrare il proprio rispetto, ma con Meher
Baba era qualcosa di più, era il rituale centrale del
suo insegnamento, la trasmissione dell’energia. Nei suoi insegnamenti c’era una
forte enfasi sull’amore, che è un tema dei Pesci, come anche il silenzio,
l’andare oltre le parole… egli rimase sempre in silenzio.
Edgar Cayce,
il veggente e guaritore americano, è un altro Pesci. Egli riceveva messaggi e
visioni attraverso i sogni – un approccio al misticismo tipico dei segni
d’acqua.
A un altro livello, lo scrittore Joseph Campbell, molto famoso in
America, è un tipico Ariete. Campbell riduce tutta la
mitologia a un mito centrale, quello del viaggio dell’eroe, come mostra il suo
libro The Hero With A Thousand Faces. È un classico
dell’Ariete: l’eroe deve affrontare molte sfide, andare all’avventura –
l’Ariete è governato da Marte, il dio della guerra e della passione.
Anche Wilhelm Reich è un Ariete. Questi personaggi tendono a essere
pionieri e a creare molti conflitti con gli altri, cosa che Reich
ha di certo fatto con le sue teorie rivoluzionarie. Egli si mise contro i
valori sociali tradizionali e soffrì a causa di questo – morendo addirittura in
carcere in America.
Il lavoro di Reich
riguardava molto la sfera fisica e sessuale. Marte governa i genitali e il
lavoro di Reich s’impernia sulla sessualità,
sull’importanza dell’orgasmo, non solo come esperienza genitale, ma di tutto il
corpo.
Marte è collegato anche alla muscolatura, e questa
è un’altra area in cui Reich è stato un pioniere,
scoprendo l’armatura caratteriale, il modo cioè in cui l’energia delle emozioni
rimane bloccata nei tessuti muscolari in modi diversi a seconda del carattere.
Passiamo allo Scorpione: il leader spirituale Da Free John, con la sua enfasi
sull’obbedienza totale, è emblematico del segno. Egli si propone come il guru
tradizionale, chiedendo resa incondizionata. A giudicare dalla sua
autobiografia, egli ha anche esplorato delle zone oscure della sessualità, un
altro tratto tipico dello Scorpione.
Siamo nell’età dell’Acquario, e Fritjof Capra, autore dello sconvolgente Tao della fisica,
è un esempio famoso di questo segno, in cui scienza e consapevolezza, Oriente e
Occidente si mescolano, trascendendo le polarità e dispiegando una visione
nuova e olistica della realtà.
Gli Acquari amano le speculazioni teoretiche,
elaborano “grandi teorie” sulla vita, l’universo… qualunque cosa. Charles Darwin manifesta tale qualità nella sua teoria
evoluzionistica.
Lewis Carroll,
autore di Alice nel Paese delle Meraviglie, è un altro esempio di Acquario:
spiritoso, intelligente, sembra raccontare una favoletta,
ma in realtà dice cose molto profonde.
Carl Gustav
Jung è un Leone. Il Leone è governato dal Sole, fonte
di energia e di vita dell’intero sistema solare, e Jung
riflette gli aspetti più elevati del segno, ponendo il Sé al centro della
consapevolezza umana. Secondo lui i problemi psicologici possono essere risolti
se si passa dall’Ego al Sé.
Gautama il Buddha
è un Toro, segno pratico, terreno. L’approccio di Buddha
è molto pragmatico e scientifico: quali sono le cause della sofferenza e in che
maniera porvi fine. Egli non incoraggiò mai speculazioni filosofiche su dio,
l’anima ecc.
A 29 anni, l’età del ritorno di Saturno, Buddha lasciò il palazzo reale e la vita di lussi e piaceri
– alla quale i Toro sono portati per natura – e cominciò la sua ricerca
interiore.
Anche Sigmund Freud è un Toro, con la sua enfasi sulla sessualità come
causa prima di ogni problema psicologico. Il tutto esaltato dall’ascendente
Scorpione che lo spinse ad andare oltre il livello superficiale e a scoprire
che le nevrosi sono un effetto della repressione sessuale. La polarità
Toro/Scorpione è la più sessuale dello zodiaco.
Karl Marx è un altro Toro.
Secondo la sua filosofia – il materialismo storico – è la realtà materiale a
determinare la coscienza. Materialismo alle stelle!
Mahatma Gandhi è una
Bilancia. La sua vita e il suo lavoro manifestano le caratteristiche del segno:
senso della giustizia e dell’uguaglianza. Per questo Gandhi
ha lottato contro ogni discriminazione razziale – in Sud Africa aveva subìto tale discriminazione e quell’esperienza
influenzò tutta la sua vita.
Gandhi ha anche Venere congiunto
a Marte in Scorpione, un segno occupato nella battaglia tra volontà e
desiderio. Per questo, da vecchio, dormiva nudo con giovani donne per mettere
alla prova la sua volontà a rimanere casto.
Madre Teresa è una classica Vergine con la sua
enfasi sull’umiltà e il servizio agli altri. Gli aspetti negativi della Vergine
sono riflessi nella sua ossessione, tipicamente cristiana, per il sacrificio di
sé, e la rinuncia a ogni passione, piacere e celebrazione della vita.
D.H. Lawrence
presenta gli aspetti positivi della Vergine: il suo modo di scrivere è
assolutamente terreno – il gusto, il tatto, l’odorato sono presenze vive nei
suoi libri. Autore di libri come L’Amante di Lady Chatterley,
Lawrence era anche impregnato di un forte
puritanesimo. Per lui, la sessualità è una forza pura, primaria, pulita – da
non confondere con la pornografia.
Anche il Dalai Lama è
fortemente influenzato dalla Vergine.
La congiunzione Luna/Nettuno in questo segno
riflette la sua umiltà e compassione. Ma il Sole è in Cancro. Egli lotta per
liberare la sua terra e preservare la cultura tibetana,
una tendenza tipicamente cancerina.
Elizabeth Kubler Ross è un Cancro con il Sole congiunto a Plutone, il pianeta che governa lo Scorpione. È la donna
che ha osato parlare apertamente della morte – rendendola un argomento
accettabile per il grande pubblico – e nel suo lavoro con i morenti combina
qualità cancerine e plutoniane. La sua enfasi non è
tanto sul curare, ma sull’assistere con amore la persona che sta per morire,
come una buona madre. Il Cancro è questo: una madre saggia.
Jean Paul
Sartre è un tipico Gemelli: parole, filosofia, grandi
idee, sempre pronto a penetranti battute tipo “gli altri sono l’inferno.” Un
altro Gemelli, famoso mago della parola, è Bob Dylan.
In una delle mie canzoni preferite dice “non c’è successo più grande del
fallimento, e il fallimento non è per nulla un successo.”
I Gemelli sono famosi per il loro senso
umoristico, da Osho, che amava le barzellette – e ha ascendente in Gemelli – al
comico americano Bob Hope.
I Gemelli sono famosi anche per il loro amore per
la libertà sessuale, che alcuni potrebbero chiamare promiscuità.
John F.
Kennedy, in questo senso, è un classico Gemelli, che
conduce una doppia vita piena di amanti segrete. Anche Marilyn
Monroe, che fu amante di John
e Bob Kennedy, è una Gemelli, come Sartre, famoso per la sua relazione “atipica” con Simone de
Beauvoir.
Con questi brevi ritratti spero di aver dimostrato
che l’astrologia si applica a tutti, esseri consapevoli o no. Come sopra, così
sotto; come dentro, così fuori. Se vuoi conoscere te stesso, l’esplorazione
della tua carta astrologica è un ottimo modo per farlo.