Ho fatto del mio meglio per convincerti che l’illuminazione è il tuo stato naturale, che non è una cosa da raggiungere, la porti con te dalla nascita. Tutto quello che devi fare non è crearla, ma solo svelare il segreto nascosto della tua vita. Il momento che cominci a sentire la tua luce interiore, l’intera tua prospettiva comincia a cambiare. Ti sentirai compassionevole verso gli esseri umani anche se stanno facendo delle cose stupide. E ti sentirai infinitamente pieno di gioia, celebrazione, anche se non hai niente da celebrare. Non hai bisogno di niente per celebrare – solo di una scusa.”

OSHO

 

 

 

 

 

SOMMARIO

 

8 NOTIZIE DAL MONDO

Dal mondo di Puna e dal resto del mondo

 

10 IL MONDO

VI LASCIO IL MIO SOGNO

Osho: un fenomeno mondiale

 

18 IL CUORE

STORIA DI DUE FRATELLI

Ipnosi e meditazione si incontrano

 

20 IL MONDO

PUÒ LA FORZA DI UN SORRISO

Piccolo diario da terre lontane

 

22 IL MAESTRO

IL GIORNO CHE OSHO EVITÒ IL MATRIMONIO

...tutti erano preoccupati di una sola cosa: che era meglio che io mi sposassi...

 

24 IL MAESTRO

OSHO COMMENTA IL CANTO DI HAKUIN

Un intenso messaggio d'amore

 

36 IL MONDO

DA ORIENTE A OCCIDENTE

Commenti al libro "Un indovino mi disse"

 

39 IL MAESTRO

E I GIUDICI SI DIMENTICARONO DI...

Un piccolo scorcio della vita di Osho

 

40 LA MEDITAZIONE

LA MENTE NEGATIVA? IGNORALA

Ci sono tre possibilità: ignorarla, sopprimerla, o esprimerla

 

42 LA COMUNE

DOVE SBOCCIANO I FIORI

Da lontano un richiamo... e il cammino intrapreso diventa una storia da raccontare

 

44 IL CUORE

RELIGIONE: SANNYAS O OPERE DI CARITÀ?

Swami Chaitanya Keerti esplora la storia del sannyas in India

 

49 IL CUORE

PERCHÉ L'AMORE SIA...

Osho parla su come mantenere una relazione sempre fresca, nuova, giovane

 

50 IL CUORE

DIPARTITA DI UN'AMICA

Una testimonianza toccante: celebrare la morte per celebrare la vita

54 IL CUORE

IL CORPO

56 IL MONDO DELLE STELLE

Il tuo oroscopo di gennaio

 

58 VETRINA

Video di Osho, musiche per la meditazione e tutti i libri di Osho in italiano

 

Tutte le fotografie e le parole di Osho sono coperte da Copyright © 1972 – 1990

OSHO INTERNAYIONAL FOUNDATION

 

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NOTIZIE DAL MONDO

 

 

 

OSHO COMMUNE

HA TROVATO LA VOCE

Quando presso l'Osho Commune di Puna, Sw. Jivan Narman ha cantato in pubblico la sua canzone "Changes" appena composta, ha ricevuto un applauso caloroso, perché tutti sapevano cosa significasse cantare per lui. Nove anni fa, mentre camminava per le strade di Dublino, Narman venne investito da un'auto e ferito seriamente. E rimasto in coma in ospedale per tre mesi, nutrito attraverso un tubo applicatogli in gola mediante una tracheotomia – procedura che gli ha danneggiato le corde vocali. Quando si risvegliò, era paralizzato completamente. I dottori informarono sua madre che avrebbe passato il resto della sua vita "come un vegetale". Nove mesi dopo, tuttavia, Narman riuscì a camminare e a parlare. Seguì un lento e doloroso periodo di riabilitazione finché, tre anni fa, stava abbastanza bene da poter partecipare a un training di Osho Neo-Reiki in Irlanda. Lì sentì parlare per la prima volta dell'Osho Commune di Puna. Sentì parlare anche di un gruppo sulla voce chiamato "Finding Your Voice, Finding Your Song," e sentì che poteva essere la chiave di volta per ritrovare fiducia nella propria voce. Ha preso il sannyas a Puna e ha poi partecipato al gruppo. "Mi ha aiutato a buttarmi e a lasciar libera la voce," ha spiegato. "Avevo perso il contatto con la mia voce e quando ho cantato in pubblico alla fine del gruppo, il suono veniva proprio dal mio hara. Per me è stata una grande conquista. Osho dice che il sannyas è un'iniziazione nella libertà e io ho sperimentato questa libertà nella mia voce."

 

 

GRAN BRETAGNA

L'INGHILTERRA SI È PERSA IL VERO KOH-I-NOOR

"È incredibile che gli inglesi hanno saccheggiato questo paese per 200 anni ma non hanno mai avuto l'intelligenza di rubare il vero tesoro: la meditazione," ha detto Sw. Satya Veclant, rettore dell'Osho Multiversity, commentando la visita in India della regina Elisabetta II, venuta per il 50° anniversario dell'indipendenza. Sw. Vedant stava parlando della controversia sulla proprietà del diamante Koh-i-noor, dicendo che sarebbe un gesto gentile da parte della regina restituire il diamante all'India "come segno che la famiglia reale inglese riconosce che è stato brutto obbligare questo paese a diventare parte del suo impero. Il Koh-i-noor non venne donato agli inglesi ma fu preteso sotto la minaccia delle armi come parte dei patti di resa. Sarebbe un gesto in armonia con lo spirito del 50° anniversario della libertà indiana se la regina lo restituisse." In cambio del diamante, alla regine potrebbe essere dato il veri Koh-i-noor dell'India e il sui gioiello più prezioso: la meditazione. "Vedendo le difficoltà della famiglia reali degli ultimi anni, a me sembra che solo il regalo della meditazione riporterebbe la pace e l'armonia in questa famiglia tribolata." ha suggerito Sw. Vedant. Il termine "Koh-i-noor" significa "montagna di luce" ed è la definizione giusta per descrivere il valore della meditazione. "La luce che si sprigiona da un diamante può dare al suo proprietario un sollievo temporaneo, ma la luce che si irradia dal prezioso gioiello della meditazione può illuminare la regina nella profondità del suo essere. Può trasformare non solo la famiglia reale, ma l'infelicità di tutta l'Inghilterra – tutte quelle facce serie possono diventare piene di felicità e di luce. Questo è il più grande tesoro dell'Oriente e l'unica ricchezza che valga davvero la pena saccheggiare."

 

 

CARI AMICI,

vorremmo aggiornare la nostra raccolta di libri di sannyasin e di non-sannyasin dove viene citato Osho. Se già non l'avete fatto, vi invitiamo a mandare libri, cassette o CD di vostra produzione o a cui avete partecipato. Per loro c'è una sezione speciale nella biblioteca di Osho. Se trovate dei libri su Osho o in cui viene citato e non potete mandarceli, saremmo comunque contenti di avere alcuni dettagli sull'opera oltre al titolo, autore e editore.

 

 

OSHO COMMUNE

IL LINGUAGGIO DEL MAESTRO

Presso l'Osho Commune di Puna, alle lezioni di inglese hanno partecipato parecchi visitatori giapponesi. Meera ha avuto l'idea di insegnare l'inglese con una novità: usando i discorsi di Osho. Il suo metodo multimediale consiste nel ritrovarsi insieme la mattina, dopo essere stati al videodiscorso serale della White Robe Brotherhood, e leggere lo stesso discorso sul libro. "Funziona perché dopo essere stati tanti anni con Osho, questi amici sono molto contenti di essere capaci di capire finalmente anche tutte le sue parole," dice Meera.

 

 

NEL MONDO

LA SALIVA TRASPORTA IL VIRUS HIV

Nuove prove che la saliva trasporta il virus dell'AIDS, danno sostegno a quello che Osho diceva 12 anni fa, nel 1985, quando avvertiva che l'AIDS può essere contratto attraverso un bacio. Osho incoraggiava i suoi discepoli a trovare altri modi per esprimere affetto.

A quel tempo, le affermazioni di Osho erano state respinte dalla comunità scientifica. Ma di recente a New Delhi il ministro indiano per la tutela della famiglia, Renuka Chowdhuryha detto che le ultime ricerche indicano che la saliva e l'allattamento al seno vanno considerati portatori di contagio. Nel frattempo una grossa ricerca sulle abitudini sessuali di 14 diversi paesi mostra che sta diminuendo la preoccupazione per l'AIDS e per le malattie a trasmissione sessuale. La ricerca è stata condotta dalla Durex

 

 

INDIA

LA SONY MUSIC PRODUCE AUDIO CON I DISCORSI DI OSHO

La Sony Music, di recente, è entrata a far parte del crescente numero di distributori di audiocassette che vendono gli audiodiscorsi di Osho sul mercato indiano. Lo scorso ottobre hanno pubblicato 3 discorsi di Osho in hindi e 3 in inglese. I discorsi in inglese vertono sul tema dell'amore con i seguenti titoli: "Sex – A Door To Supernature," "In Search of Love" e "Love, Prayer and Meditation." "Quando l'amore si esprime attraverso di te all'inizio si esprime col corpo – diventa sesso," spiega Osho nell'ultimo dei tre discorsi. "Se si esprime attraverso la mente allora viene chiamato amore. Se si esprime attraverso lo spirito diventa preghiera." E in te c'è anche qualcosa che va aldilà di questa trinità. Gli induisti l'hanno chiamato "il quarto", turiya. Tra le società che distribuiscono audiodiscorsi di Osho in India ci sono la Pan Music, HMV. Music Today e Magnasound.

 

  (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

VI LASCIO IL MIO SOGNO

 

 

Cosa centra un appartamento al 46º piano di un grattacielo di New York con la visione di Osho? Leggi qui e lo saprai…

 

 

 

IL FUOCO DELLA VISIONE DI OSHO STA GUADAGNANDO TERRENO IN TUTTO IL MONDO. MA PREM LOLITA CI RACCONTA LA STORIA DI QUESTO SUCCESSO.

 

Quando pensi a cosa è successo agli insegnamenti di Gautama il Buddha e di Gesù Cristo dopo che hanno abbandonato le proprie forme terrene, l’eredità di Osho lascia semplicemente senza fiato. I discepoli di Buddha raccolsero con fatica tutto ciò che riuscivano a ricordarsi dei 40 anni di discorsi del Tathagata, basandosi sui ricordi personali. Gesù è stato ancora meno fortunato: si salvarono solo pochi aneddoti poi sparsi in quattro vangeli quasi identici in contenuti – lasciando un mucchio di spazio alle interpretazioni, fraintendimenti e distorsioni.

Con Osho è molto, molto diverso. Per la prima volta nella storia gli insegnamenti completi di un essere illuminato sono stati registrati e conservati. Non solo questo, sono resi disponibili in tutto il mondo con uno stile degno dei contenuti.

Ecco la storia delle parole di Osho così com’è andata sviluppandosi.

Innanzitutto un po’ di dati:

F La crescita delle vendite dei libri e delle cassette di Osho dal 1990 è aumentata 8 volte.

F I libri e le cassette di Osho ogni anno vengono venduti in due milioni e mezzo di copie.

F Osho è l’autore più prolifico a livello mondiale con i suoi 600 titoli, i 7.000 discorsi su audiocassetta e i 1.700 discorsi su videocassetta.

F I libri tradotti ammontano a 2.000 in 43 lingue.

F Nel corso dell’anno esce un titolo nuovo ogni due giorni.

Questa produzione prende forma intorno a un’unica sorgente, le registrazioni originali delle parole di Osho – i “master del Maestro” – che vengono ora conservate a bassissime temperature in un deposito europeo altamente protetto e climaticamente isolato. Non chiedere l’indirizzo. Nessuno te lo darebbe.

Per quelli che cercano l’illuminazione attraverso le parole di Osho, se la cosa sembra un po’ inaccessibile, non c’è motivo di preoccuparsi – le copie digitali di tutti questi archivi sono sparse in quattro continenti, garantendo che, non importa quali catastrofi possano colpire l’umanità, ci sarà sempre, da qualche parte, una registrazione completa di tutto ciò che Osho ha detto.

L’archivio originale è di proprietà dell’Osho International Foundation (OIF) con sede in Svizzera, ed è stata proprio questa fondazione che nel maggio 1994 ha approfittato della rivoluzione digitale che stava attraversando il mondo delle registrazioni – promettendo, come poi di fatto è successo, uno strumento efficace per la conservazione di nastri audio e video che altrimenti col tempo andrebbe inevitabilmente a deteriorarsi.

La rimasterizzazione digitale è stata fatta a Londra, con uso di tecnologie che hanno permesso agli operatori di migliorare la qualità, dando più chiarezza alla voce di Osho, riducendo i rumori pur salvando i suoni naturali circostanti come il canto degli uccelli.

Quando questa operazione di rimasterizzazione fu finita, varie serie complete sono state acquistate da gruppi di discepoli in tutto il mondo. “Ci sono ora 8 copie dell’intero archivio video digitale – che noi chiamiamo archivi o raccolte – in circolazione nei quattro continenti, come pure 12 archivi audio in inglese e 14 in hindi,” dice Swami Sahajanand dell’OIF, uno dei discepoli che ha coordinato il progetto.

“I nastri originali sono conservati in una struttura usata da compagnie hollywoodiane come la MGM per conservare gli originali delle loro produzioni cinematografiche, per cui sentiamo che – per quel che è umanamente possibile – la conservazione e il controllo della qualità del materiale originale di Osho è al sicuro,” spiega.

 

si aprono le porte

Parallelamente a questo sforzo conservativo, i discepoli di Osho hanno cercato di trattare con un’altra difficile realtà: un mercato librario che, dopo l’arresto e la deportazione di Osho dagli USA nel 1985, ha decisamente sbattuto la porta in faccia a qualunque pubblicazione di questo controverso mistico.

All’inizio, c’era una sola soluzione: pubblicare in proprio. “Fino a pochi anni fa, i sannyasin che lavoravano coi libri di Osho avevano una consolidata mentalità prodotta dalla realtà del 1985 – che dovevamo tradurre e pubblicare tutti i libri di Osho per conto nostro,” spiega Sahajanand. Nel 1989, la casa editrice Rebel Publishing House, creata e gestita da sannyasin, cominciò a produrre edizioni cartonate dei discorsi di Osho. Simultaneamente produsse anche alcune versioni tascabili di discorsi ad argomento selezionati che presto divennero molto popolari in Occidente, tanto che Osho stesso consigliò di farli pubblicare da editori esterni, mentre le opere cartonate rimanevano il lavoro della Rebel.

La prima significativa apertura avvenne in Inghilterra nel 1993, quando due piccole ma intraprendenti case editrici, Element Books e Boxtree, accettarono i discorsi di Osho per una produzione commerciale. La Element, in particolare, è stata molto felice delle vendite realizzate ed è quindi arrivata a tutt’oggi a produrre undici libri di Osho.

Due anni dopo, nel 1995, il decennale muro di silenzio degli USA era finalmente rotto quando l’editore St. Martin’s Press di New York lanciò Osho con 100.000 copie dell’Osho Zen Tarot. Tiratura esaurita in due anni.

La St. Martin’s tornò alla carica con Meditation: The First and Last Freedom, una selezione di tecniche di meditazione di Osho originalmente pubblicata dalla Rebel. I risultati furono sorprendenti, e mostravano come un editore con grossi canali di distribuzione può avere successo: quando la Rebel distribuiva il titolo sul mercato americano, vendeva 800 copie l’anno; St. Martin’s ha venduto 10.000 copie in 3 mesi.

Ora la St. Martin’s sta lanciando il suo secondo libro, questa volta una serie completa di discorsi, The Book of the Secrets. Molti anni fa, negli anni 70, questa serie era stata pubblicata da Harper & Row in parecchi volumi e in seguito dalla Rebel in due volumi col titolo Vigyan Bhairav Tantra. La St. Martin’s lo produrrà in un unico volume: un gigantesco tascabile di 1200 pagine definito “tipo bibbia” per via della carta sottile usata per la stampa del grande numero di pagine.

Swami Deva Pramod, coordinatore delle pubblicazioni all’Osho International di New York, ha commentato, “A loro il titolo è piaciuto moltissimo. E proprio per via del titolo hanno deciso di pubblicare il libro in un unico grosso volume.

Il libro ha un nuovo sottotitolo, La Scienza della Meditazione, e una speciale fascetta intorno alla copertina con la foto di Osho. È la prima volta che un editore non sannyasin anglosassone pubblica la foto di Osho in copertina.”

 

a proposito di libri

Intanto, con la crescente popolarità della letteratura multimediale, l’Audio Renaissance, una società americana specializzata in audiolibri, distribuiti da St. Martin’s, ha firmato un contratto per la produzione di nove titoli di Osho.

L’Audio Renaissance voleva fare un allegato audio al libro The Book of the Secrets, ma la qualità delle registrazioni audio di quella serie – tra i primi discorsi audioregistrati di Osho in inglese – non è abbastanza alta rispetto agli standard del mercato. C’era però una facile soluzione, grazie alla prolifica produzione di Osho.

“Abbiamo suggerito di mettere insieme alcuni nastri di altre serie in cui Osho parla degli stessi argomenti trattati nel libro,” racconta Pramod in un recente articolo apparso sulla rivista Viha Connection. “L’idea è piaciuta e ora stiamo studiando importanti capitoli del libro – per esempio su Tantra e sessualità, sul respiro, sull’essere consapevoli – e cercando bei discorsi su questi argomenti. Uscirà come il nostro primo progetto che combina un libro con delle audiocassette.”

Questo progetto pionieristico potrebbe avere forti ripercussioni. I libri “parlanti” mostrano la crescita più veloce in tutto l’odierno mercato editoriale con più di due milioni di dollari di fatturato nei soli USA – chiara manifestazione di una società sensibile alla comodità essendo necessario uno sforzo minore per ascoltare piuttosto che per leggere.

Siccome tutti i libri di Osho sono trascrizioni dai suoi discorsi spontanei dal vivo, è con facilità che i suoi discepoli possono approfittare di questa tendenza. Infatti, considerando l’enorme vendita delle sue audiocassette – soprattutto in India – Osho è già il bestseller mondiale nel settore audiolibri.

Parecchi editori di prodotti audio, negli ultimi 18 mesi, hanno pubblicato titoli di Osho, con vendite superiori alle aspettative. “Gli editori si sono abituati al fatto che pubblicheranno Osho esattamente così come lui si è espresso originariamente,” dice Pramod. “Non ci saranno brani letti da attori, nessuna revisione o correzione, niente di quello che normalmente viene fatto quando si mette su nastro un libro scritto. E di fatto sono contenti di ciò.

L’America in particolare è matura per questa nuova industria perché è una cultura in viaggio con walkman e car stereo, con radio accese tutto il giorno sia a casa che al lavoro,” aggiunge. “Tom Wolfe ha prodotto recentemente un libro solo in formato audio – cioè non l’ha stampato per niente su carta – ed è un grosso successo.

Inoltre le statistiche mostrano che l’area più calda nel campo degli audiolibri è quella della cura di sé, dove le persone vanno alla ricerca dei modi per migliorare se stesse, e noi siamo ben inseriti proprio in quella categoria. Per quanto riguarda il mercato, gli acquirenti di audiolibri appartengono alla fascia medio-alta di reddito, hanno una preparazione culturale superiore alla media, possiedono più di un’auto e il 70% sono donne. Se provi a pensare ai mercati ideali per Osho, questo certo corrisponde a uno di essi.”

 

dove scorre l’energia

L’Osho International di New York ha lo scopo di coordinare la pubblicazione delle parole di Osho a livello mondiale. “Quando Osho International ha aperto un ufficio a Londra nel 1993, sapevamo che era solo un primo passo e che saremmo finiti prima o poi a New York. L’unica cosa che non sapevamo era quanto tempo ci sarebbe voluto,” dice Sahajanand.

“New York è la «capitale dei contenuti» a livello mondiale,” aggiunge. “Anche a livello di Internet, del World Wide Web, la maggior parte dei contenuti prendono forma a New York City.

Questo ha sorpreso molte persone. Nei primi tempi del web tutti pensavano che, siccome per creare pagine non hai bisogno di avere la tua sede in un costosissimo ufficio di New York, la cosa sarebbe successa in posti più economici come la Virginia o l’Arizona.”

Gli esperti si sono sbagliati. New York è dove scorre l’energia – ed è dove nasce la maggior parte delle pubblicazioni. Ed è per questo che alla fine l’Osho International ha aperto un ufficio al 46º piano di un bellissimo grattacielo art deco tra la 51ª strada e Lexington in piena Manhattan, un grattacielo noto come “il palazzo della vecchia General Electric” e costruito lo stesso anno dell’Empire State. Ma Deva Sarito, una corrispondente itinerante dell’Osho Times International, ci scrive dall’interno di questo monolito degli anni 20: “Il palazzo in sé è spettacolare. Restaurato di recente è ricco di particolari in legno intarsiato e filigrane deco – decisamente in armonia con l’aspetto Zorba dello stile di Osho.”

Continua Pramod, “L’appartamento occupa tutto il piano e con l’ascensore si entra direttamente nel nostro ufficio. Sarà in perfetto stile zen e non sembrerà affatto un ufficio. Sarà lo spazio da cui presenteremo Osho al mondo editoriale.”

E il mondo editoriale è davvero molto vicino. Molti dei maggiori editori sono dislocati a Manhattan. Random House, il più grande editore a livello mondiale, è letteralmente dietro l’angolo, sulla 50ª.

 

lasciateli come sono

A questo punto della storia, ci prendiamo una pausa dal lavoro di Osho in espansione per dare uno sguardo ai problemi essenziali che incontrano sia i discepoli che gli altri editori. Per esempio, cosa possono modificare nei discorsi di Osho? Cosa succede alle sue famose barzellette?

“Fondamentalmente ci muoviamo con l’idea che non si può modificare niente,” dice Sahajanand. “Dove a volte lasciamo tagliar via qualche barzelletta è quando le cose sono troppo datate per essere rilevanti – per esempio le barzellette su Moraji Desai – o quando una barzelletta «politicamente scorretta» posta non alla fine del discorso, ma nel mezzo, è fuori contesto, oppure quando la barzelletta potrebbe addirittura essere illegale in un certo paese.

Abbiamo controllato la cosa con molta attenzione,” continua. “Affermazioni di Osho tipo, «Madre Teresa dovrebbe essere impiccata, Gesù è un criminale, il papa è responsabile per la situazione dell’Etiopia...» niente di tutto ciò è mai stato tagliato e mai lo sarà, perché questa è la visione di Osho e su questo lui è molto chiaro.

Anche se il papa, o il presidente degli USA, o Madre Teresa avessero sporto denuncia, credo sarebbe stato uno spasso. Ne sarebbe valsa la pena perché a quel punto porteresti il lavoro di Osho a un diverso livello. Quelli sarebbero dei casi giudiziari senza precedenti che certo attirerebbero l’attenzione dei media di tutto il mondo.”

Lo sforzo per mantenere le parole di Osho senza alterazioni non è sempre stato facile. “Uno dei primi editori esterni che ha lavorato con le parole di Osho è stato Boxtree in Inghilterra,” ricorda Sahajanand. “Loro volevano fare un mucchio di correzioni. Abbiamo avuto una discussione molto intensa con loro. Per esempio, non volevano che Osho fosse graffiante sulle donne, ma non abbiamo permesso che quella parte fosse tolta.

Quelle sono state delle discussioni molto interessanti – quindi continuiamo a sottolineare che non si possono fare dei tagli su Osho e questa è la responsabilità dei detentori del copyright, l’Osho International Foundation.”

 

selezioni di brani scelti: la fiducia di Osho

Un’altra cosa delicata è l’arte di creare delle selezioni di brani a tema scegliendoli tra i discorsi di Osho, invece di usare i discorsi per intero.

“Da un lato Osho è molto chiaro sul non togliere le sue parole dal loro contesto,” dice Sahajanand. “Ma quando gli abbiamo chiesto delle selezioni a tema ha espresso un’immensa fiducia nelle persone coinvolte nei vari progetti – che non avrebbero permesso alla propria mente di distorcere il messaggio.”

Ma come sempre con Osho, c’è un vasto orizzonte, una grande varietà di cose che dice su ogni argomento, e per i suoi discepoli costruire queste selezioni è un lavoro delicato, sul filo del rasoio.

Sahajanand si ricorda il 1989, quando la Pan Music che stava iniziando a produrre le audiocassette di Osho per il mercato indiano, voleva tagliare i suoi discorsi. Osho disse, “No, usate le risposte complete alle domande delle persone. Potete cambiare le domande, ma non le risposte.”

In un mercato editoriale che predilige una divisione a temi precisi, le selezioni di brani scelti di Osho sono certo un facile ponte che aiuta meglio a capire la sua visione. L’idea è che in seguito, quando si è stabilito il collegamento, le persone passeranno naturalmente ai libri con discorsi completi – e alla fine comunque capiranno che se vogliono davvero capire questo mistico paradossale dovranno addirittura andare aldilà delle parole. “Allo stesso tempo ci assicureremo che i libri completi – i libri con i discorsi completi di Osho – siano sempre disponibili alla Rebel e distribuiti tramite Internet e i rivenditori di tutto il mondo. Non saranno però disponibili in tutte le librerie perché da un punto di vista commerciale la cosa non è praticabile.”

 

la partecipazione personale di Osho

Aldilà di cosa succede nel mercato editoriale, la realtà è che solo i libri della Rebel Books vengono prodotti secondo gli standard voluti da Osho.

“La Rebel è diversa nel senso che dal primo passo alla fine della produzione, ogni cosa, inclusi tutti gli elementi grafici del libro – fino alle dimensioni dei caratteri – è esattamente come Osho vuole che siano i suoi libri,” dice Ma Prem Shunyo, una discepola che lavora nella Comune per la Rebel Books.

“Sentiamo con molta forza l’importanza di mantenere questo standard perché siamo la prima generazione che lavora coi suoi libri. Se noi rispettiamo esattamente tutti questi elementi, la generazione successiva potrebbe mantenere lo stesso standard. Cerchiamo di mantenere l’oro puro a 24 carati. Vogliamo che rimanga puro, senza compromessi, e per puro caso abbiamo ora con noi due revisori di testi che avevano lavorato sul primo libro di Osho. Questi vecchi revisori possono passare tutto quello che sanno ai nuovi revisori,” spiega Shunyo.

“Per cominciare, tutti i libri della Rebel hanno la copertina rigida e non sono dei tascabili, perché Osho sapeva che alle persone sarebbe piaciuto tenere questi libri, non buttarli via dopo averli letti. Voleva anche renderli disponibili al massimo per cui sono venduti al prezzo di costo. Per terza cosa, c’è la sua foto sulla copertina di ogni libro e il titolo o il suo nome o entrambi sono in oro o argento,” aggiunge.

“Osho ha le idee molto chiare sui suoi libri, aldilà di ogni considerazione economica. Sarebbe stato molto più facile produrre e vendere i libri della Rebel in formato tascabile, ma non vanno fatti così,” riflette Shunyo. “Osho con le sue segretarie ha passato molto tempo a lavorare sui suoi libri più che su qualunque altra cosa. Ha avuto una partecipazione molto attiva. Per esempio, ha di fatto disegnato lui stesso il logo della Rebel Books. E so che almeno per un libro, From Darkness to Light, ha abbozzato la copertina di suo pugno. Ha scelto le foto di copertina dei suoi libri e ci ha lasciato le sue scelte per le copertine dei libri futuri così come per i titoli da usare in futuro.

Per il resto della nostra vita e per qualche generazione a venire ci sarà lavoro a tempo pieno qui alla Rebel. La sfida è mantenere sempre disponibili tutti i libri di Osho, pubblicare le traduzioni in inglese dall’hindi e tenere i libri in movimento nelle vendite. Al momento ci sono circa 60–70 libri esauriti, senza contare i Diari dei Darshan che non verranno ristampati ma da cui verranno fatte delle selezioni.”

Shunyo ricorda che quando Osho era ancora nel corpo aveva mandato un messaggio ai suoi traduttori dall’hindi di finire le traduzioni il più in fretta possibile e di non passare troppo tempo a impazzire su una parola.

“Ha detto loro, «Fate prima le upanishads.» In questo momento stiamo lavorando sull’ultima upanishad. Ed è già pronta per la stampa la Katha Upanishad: Dialogues With the Lord of Death.”

Molti libri della Rebel stanno per essere pubblicati o ripubblicati come per esempio Glimpses of a Golden Childhood, dove Osho racconta aneddoti della propria vita; The Supreme Doctrine, un’upanishad; When the Shoe Fits, un libro sul Tao e The Path of Love, una nuova edizione su Kabir. Ci sono delle nuove traduzioni in inglese dall’hindi: The Path of Meditation, una traduzione di sutra di Osho sulla meditazione, ed è appena uscito in ottobre Hidden Mysteries. In più la Rebel ha appena vinto due premi per il design in India per India My Love e Tantra the Supreme Understanding.

Prima di lasciare il corpo nel 1990, Osho ha lasciato una serie di titoli – tra cui uno dei più attesi è Notes From the Grave – da pubblicare in futuro, molti dei quali sono già in stampa adesso.

Di questa serie i titoli già pubblicati includono: From Medication to Meditation, Meditation: The First and Last Freedom, Words From a Man of No Words, Gold Nuggets, What is Meditation? e India My Love.

“Tutti questi titoli sono sulla lista di Osho e molti sono già dei bestseller,” commenta Sahajanand. “Puoi certo dire che in quella lista c’è una visione illuminata. Forse venderemo ancora più libri di Osho quando usciranno altre selezioni di questa serie.”

 

un gioco a livello mondiale

Oltre alla lingua inglese e all’hindi, le parole di Osho si stanno muovendo per vie inaspettate. “Quando ero a New York la scorsa primavera, avevamo in programma un incontro con il nostro consulente letterario per le pubblicazioni in lingua spagnola,” racconta Sahajanand.

“Quella è una delle aree editoriali più complicate, perché include tutti i paesi dell’America Latina tranne il Brasile, più il nord America – dove c’è una popolazione di 40 milioni che parla spagnolo – e la Spagna.

Il giorno stesso del nostro meeting a New York riceviamo due fax con la richiesta di titoli di Osho da parte di due case editrici di Barcellona, una delle quali è il maggiore fenomeno editoriale spagnolo all’ottavo posto a livello mondiale. Era una coincidenza così strana! Il consulente disse, «Aldilà di chi è Osho, quando succedono queste cose siete chiaramente in un gioco a livello mondiale.»”

Continua Sahajanand, “Oggi come oggi abbiamo rapporti con editori che non hanno niente a che fare col sannyas più di quanti ne abbiamo con editori sannyasin. Questo capovolge completamente la vecchia immagine che avevamo!”

L’invito a questa presenza mondiale giunge da voci autorevoli: Osho ha ora il maggiore editore italiano (Mondadori), il maggiore editore spagnolo (Grupa Planeta), uno dei 4 principali in Brasile (Ediouro), il secondo in Germania (Heyne), uno dei top ten in America (St. Martin’s Press) e la Element distribuita da Penguin in Inghilterra.

 

l’italian connection

Se qualcuno può rivendicare una responsabilità per il grande successo in Italia – a parte Osho stesso – quello è Swami Anand Videha che per anni ha lavorato senza sosta con una grande varietà di editori italiani. A tutt’oggi ha prodotto 120 titoli di Osho con 23 diversi editori. Nel 1997 Cos’è la meditazione ha raggiunto il 7º posto nella lista dei bestseller della sua categoria a meno di un mese dalla pubblicazione e ha esaurito la tiratura di 15.000 copie in tre mesi.

Videha ha portato Osho anche nel campo dei massmedia tra le riviste popolari. Nel numero di settembre di Vera come gadget allegato alla rivista c’erano gli arcani maggiori degli Osho Zen Tarot. All’interno veniva spiegato il significato e l’uso delle carte oltre a fare un’introduzione generale a Osho e alla sua visione. La tiratura di 500.000 copie è andata esaurita e ha dato alla rivista le vendite più alte degli ultimi 4 anni.

In ottobre, l’edizione italiana di Elle, la rivista femminile internazionale, ha fatto la sua presentazione di Osho: una lunga e sentita descrizione del “Maestro di Libertà” e del perché Osho e la sua Comune attirano così tante persone intelligenti dall’Occidente.

Mentre si diffondono sempre più i libri di Osho, i discepoli impegnati nell’editoria hanno incontrato un nuovo problema: le lingue e le zone dove non ci sono sannyasin che possono fungere da produttori e agenti.

“In quelle aree stiamo pensando di lavorare con agenti letterari professionisti,” dice Pramod. “Sia a noi dell’Osho International che al nostro consulente letterario di New York è chiaro che nessuno sa spiegare che cosa rappresenta Osho e nemmeno i sannyasin, ma allo stesso tempo noi non possiamo continuare a viaggiare così tanto intorno al mondo. Stiamo mettendo a punto la formula che gli agenti letterari ci rappresentano tecnicamente e poi, quando si arriverà all’incontro con gli editori e alla presentazione di Osho e delle sue opere, lo staff dell’Osho International andrà all’incontro.”

 

mercato sovraccarico?

Pramod e altri discepoli impegnati nell’editoria devono stare attenti a non sovraccaricare il mercato. “Non abbiamo bisogno di avere 600 titoli sugli scaffali di ogni libreria del mondo,” spiega Pramod. “Oggi la competizione e i costi dell’industria del settore sono tali che le spedizioni e i resi sono fattori importanti per le principali case editrici. A questo riguardo, i negozi virtuali con siti in Internet come amazon.com, hanno un incredibile vantaggio essendo capaci di prendere un ordine, individuare la merce tra i loro 2,5 milioni di pezzi e spedire entro 48 ore.

Per rimanere competitivi, Holtzbrinck l’impero delle comunicazioni – al quale appartiene anche St. Martin Press – di recente ha investito 30 milioni di dollari nella creazione di un magazzino totalmente digitale dove dei robot guidati da laser individuano i libri usando il sistema dei codici a barre ed evadono l’ordine con efficienza muovendosi tra i loro 59 milioni di libri.

In un ambiente di questo tipo, dobbiamo considerare la realtà degli editori. Non possiamo scaricare un centinaio di titoli – ma nemmeno una decina – attraverso diversi editori, sul mercato di un paese senza causare un danno a noi stessi.”

Un altro fattore è la variabilità commerciale. I bei libri della Rebel con copertina rigida stampati in Germania o in India, non sono accettati con facilità dal mercato americano.

“Semplicemente non è il tipo di libro che un lettore medio comprerebbe,” spiega Pramod. “La gente ha l’abitudine di andare in giro con un tascabile nei jeans. Alcuni distributori ci hanno detto che non prenderebbero un libro con copertina rigida nemmeno se glielo dessimo allo stesso prezzo di un tascabile. Per esempio Holtzbrick a un libro fa posto sugli scaffali per un tempo che va da una a due settimane, un mese – in certi casi arriva al massimo a 12 mesi. Questo è il limite entro il quale ci si aspetta che il libro vada a finire nelle mani del cliente. Il catalogo dei libri della Rebel è fatto considerando una disponibilità media del titolo di sette anni!”

 

la magia di osho.org

In risposta alla rivoluzione creata da Internet, Osho International ha creato il seguente sito per Osho nella Rete Internazionale:   http://www.osho.org. che ogni anno viene visitato mezzo milione di volte. Ci sono anche siti in tedesco, italiano (http://it.osho.org), giapponese, portoghese, russo e spagnolo, olandese e hindi sono in preparazione.

È un sito di grandi dimensioni: osho.org offre 1000 pagine in rete con informazioni su Osho, un database di indirizzi dei punti di contatto in tutto il mondo, aggiornamenti giornalieri sull’Osho Commune International e sui suoi gruppi e programmi, più una serie di foto che offre uno splendido tour visivo della Comune. Ora si possono anche ascoltare i discorsi di Osho e la musica delle meditazioni e presto saranno anche disponibili i video. Il sito è linkato a uno dei più importanti servizi di informazione di viaggio della rete e permette ai visitatori di osho.org di avere informazioni sull’aeroporto di Bombay e sul soggiorno a Puna.

I libri di Osho sono naturalmente parte del menu del sito. C’è un catalogo dei suoi libri attualmente in stampa, con collegamenti anche con i nastri dei discorsi. E c’è un negozio virtuale in cui gli acquirenti possono ordinare la maggior parte dei libri della Rebel e delle cassette di Osho tramite l’Osho International Book club.

C’è molto, molto di più, ma chi può digerire tutte queste informazioni in un solo boccone? Basti dire per ora che presto prenderà il via un nuovo servizio che offrirà foto e arte di Osho e introdurrà una nuova forma di pubblicazione, il “libro a schermo”.

Il primo sarà Nirvana: The Last Nightmare, che manca dagli scaffali da un po’ di tempo. Sarà quindi scaricabile via computer in un formato semplice e elegante, in più tramite la funzione di search si potranno cercare nel testo a schermo i punti di maggior interesse per il lettore.

 

Osho nella sua libreria

 

la fine del libro?

In un certo senso è ironico: battezzata in origine come “la fine del libro” la rete si è invece dimostrata essere una benedizione. Il commercio di libri è ora la principale area di transazione commerciale di Internet – e i libri di Osho sono nella posizione di poter beneficiare della cosa anche più di molti altri.

Adesso fai un bel respiro, esala lentamente e lascia che ti dia ancora un po’ di informazioni: sempre nelle mille pagine di osho.org c’è una sezione con «Mood of the Moment» e «Zen Stick of the Week» – il posto dove Osho smonta qualche mito popolare e altro. FamilyTrack, uno dei principali siti di educazione familiare ha probabilmente ricevuto la bastonata della settimana conferendo un premio a osho.org prima di aver letto Osho che parla di «Le famiglie sono fuori moda.»

C’è anche una sezione “Ask Osho”. In un gruppo d’incontro di un altro sito di Internet un abbonato che aveva visitato questa sezione di osho.org commentava, “Sì, Osho risponderà alle tue domande, ma ragazzi! c’è da farsela sotto!”

 

arrivare a Osho attraverso i libri

Da quanto risulta all’Osho Academy of Initiation – dove le persone fanno richiesta del sannyas – circa il 90% dicono che hanno incontrato Osho per la prima volta tramite amici e tramite uno dei suoi libri.

In più c’è un netto rapporto tra la crescita delle vendite mondiali di libri di Osho tradotti e la densità dei diversi visitatori dell’Osho Commune. La Comune ha fatto di recente una ricerca sul numero delle persone provenienti dai vari paesi e ha notato che sono ora rappresentati 100 paesi invece dei 52 di tre anni fa.

Questo riflette la grande crescita delle edizioni in altre lingue degli ultimi cinque anni, tra cui vanno ad aggiungersi a quelle che già c’erano il lituano, l’estone, il serbo-croato, il georgiano e il russo – negli ultimi tre anni in Russia sono stati venduti mezzo milione di libri – il bulgaro, il danese, l’ebreo, il greco, l’urdu, l’indonesiano, il polacco, il portoghese, il tamil e il bengali.

Lasciando da parte, per un momento, il forte flusso di visitatori indiani, il resto del mondo al momento attraversa i cancelli della Comune nelle seguenti percentuali: 25% Tedeschi, 12% Italiani, 7% Americani, Giapponesi e Inglesi. Sottolineando il collegamento con le vendite dei libri, il restante 42% comprende per lo più visitatori di Israele, dell’estremo Oriente, dell’Europa centrale e orientale e del sud America.

 

in india

Il numero di indiani che vengono alla Comune sono saliti del 112% negli ultimi 3 anni, rispecchiando il cambio di opinione pubblica che regna nel paese riguardo al suo più unico e controverso mistico.

“Osho diventa più apprezzato e conosciuto ogni mese, ogni anno,” spiega Swami Satya Vedant, Preside dell’Osho Multiversity e portavoce della Comune. “Questa tendenza attraversa tutta la popolazione: giovani, vecchi, lavoratori, artisti, burocrati, amministratori, diversi gruppi religiosi.

La cosa è possibile perché negli ultimi sette anni è stato fatto un mucchio di lavoro per creare dei ponti – ecco perché ora vediamo la fioritura del lavoro di Osho,” aggiunge.

Kushwant Singh, uno dei migliori autori e commentatori sociali di tutta l’India, ha annunciato che Osho appartiene insieme a Nehru, Gandhi e Buddha alle dieci persone più importanti nella storia dell’India.

Il parlamento centrale di New Delhi sembra pensarla nello stesso modo: la sua biblioteca ha messo l’opera completa di Osho in una sezione speciale dedicata all’autore – un privilegio finora concesso solo al Mahatma Gandhi.

All’inizio del ‘97 l’opera di Osho, tributo alla sua terra natale, India My Love, ha avuto un successo fenomenale diventando subito un bestseller.

Alla Fiera Mondiale del Libro di New Delhi, il lancio ufficiale è stato fatto dal Dott. Manmohan Singh, ex Ministro delle Finanze e artefice della tanto acclamata liberalizzazione dell’economia indiana.

Osho è di fatto l’autore bestseller di tutta l’India con i suoi 450 titoli in 13 diverse lingue indiane. I suoi libri e le sue cassette vendono al ritmo di più di un milione di copie l’anno.

La nuova generazione urbana, cresciuta con la televisione è ormai familiare con Osho i cui discorsi sono trasmessi quotidianamente dal network via satellite Star TV – che raggiunge 100 milioni di abitazioni in 56 paesi da Hong Kong all’Arabia Saudita.

Gli spettatori affascinati dal suo messaggio comprano poi i libri prodotti da vari editori a prezzi molto diversi che variano dalle 20 alle 600 rupie, in punti vendita i più disparati, dalle stazioni ferroviarie agli hotel cinque stelle.

I giovani, in particolare, sentono che in Osho possono trovare una porta verso la scoperta spirituale di se stessi, cosa non possibile attraverso le religioni convenzionali. Ma Dharm Jyoti che conduce campi di meditazione in tutta l’India, commenta, “Più del 50% dei partecipanti nei miei campi sono giovani tra i 20 e i 30 anni – sia studenti universitari che lavoratori – della classe media.

Sono completamente delusi dalle religioni tradizionali e sembra che Osho sia l’unica via d’uscita che possono trovare. Fanno domande a cui i loro genitori non hanno mai nemmeno pensato, tipo «Cos’è questa assenza di significato della vita? Cos’è la depressione?»”

Jyoti considera questa nuova tendenza un prodotto del contatto col mondo attraverso la televisione. “Possono già vedere l’inutilità delle cose,” riflette. “La loro ricerca è sincera ed è per questo che vengono a imparare la meditazione ai campi."

 

ci sono tanti modi per trovare Osho

Tornando per un momento al mondo dell'editoria, è facile per i discepoli impegnati nell'espansione editoriale mondiale perdere di vista il fatto che Osho, essenzialmente, non è un autore.

"È una persona con una visione davvero enorme da condividere - lui parla, non scrive libri," dice Pramod. "Un modo per capire il suo messaggio è attraverso i libri, ma se guardi proprio nei libri, vedrai che descrive come la cosa cambierà: in futuro la maggior parte della gente non leggerà libri, ma vedrà Osho in TV, su video o sugli schermi dei computer e ascolterà la sua voce in cassetta.

Quando guardo alla mia storia personale vedo che non ho avuto bisogno di leggere tutti i libri di Osho per comprendere che lui era l'uomo che cercavo. Potrebbe anche essere una sola pagina di un libro - e subito lo capisci. Anche se i libri di Osho non fossero tutti disponibili simultaneamente, per le persone ci sono così tanti modi di trovarlo."

Prima di lasciare il corpo, nel 1990, una delle ultime affermazioni di Osho è stata "Vi lascio il mio sogno." In termini di rendere la sua visione disponibile a tutto il mondo, il sogno sta chiaramente diventando una realtà viva.

 

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STORIA DI DUE FRATELLI

La via dell’ipnosi incontra la via della meditazione

 

 

Sotto tutti gli aspetti sono cresciuti entrambi come due monelli, curiosi di tutto e pieni d’energia. Ma avevano la fortuna di essere nati in una famiglia dove tutta questa energia, in piccole dosi, veniva lasciata libera di esprimersi, e così i due sono cresciuti bene e felici.

Rimasero vicini e in contatto tra di loro. Ma entrambi vivevano, come tutti noi, nella stessa società deprimente e ora che avevano vent’anni erano diventati tutt’e due dei ricercatori spirituali. Uno si mosse verso Oriente e l’altro si mosse verso Occidente. Michael andò in India e divenne discepolo di Osho che gli diede il nuovo nome di Swami Krishna Prem.

Nello stesso anno, il 1973, Brian iniziò i suoi studi con l’uomo che aveva dato un ruolo così profondo alla pratica dell’ipnosi nella cura di malattie e nei processi di cambiamento personale tanto che un’intera nuova scuola di ipnosi prese il suo nome – il dottor Milton Erickson.

Mentre la ricerca di Krishna Prem era più orientata alla psicologia e alla spiritualità, Brian cominciò a muoversi a un livello concreto e fisico. Soffriva di debilitanti dolori cronici alla schiena. Gli ortopedici consigliarono un duro regime di ingessature e chirurgia, ma non potevano garantire che nemmeno dopo vari mesi di un trattamento drastico di questo tipo, il dolore sarebbe migliorato.

Un amico consigliò l’ipnosi e, quando iniziò a lavorarci, Brian ne fu affascinato. Cominciò a leggere qualunque cosa riusciva a trovare sull’ipnosi. Ed è così che trovò Milton Erickson e il suo legame con questo insegnante straordinario continuò per anni – prima come studente, poi quando attraversò un periodo particolarmente difficile della sua vita, come cliente, e infine come co-terapista.

Krishna Prem nel frattempo si era spostato in California e aveva creato Geetam, un centro di Osho residenziale nel deserto. La prima volta che Brian venne a fargli visita, fu invitato a partecipare alla Meditazione Dinamica – “È bellissima!” dice – e per molto tempo visitò il centro quasi tutte le settimane, per partecipare alle meditazioni.

Spesso, lungo la strada, Brian si fermava a far visita a Erickson in Arizona. Lui e Krishna Prem passavano molte ore a raccontarsi le novità e le scoperte fatte. Mai, nella loro relazione, sono stati in conflitto o si sono messi a far paragoni tra i propri rispettivi maestri.

“Ognuno di noi era entusiasta del proprio percorso,” dice Brian, “come pure di quello dell’altro.” I compagni di studi di Brian non erano entusiasti come Brian che suo fratello fosse diventato un discepolo di Osho, così Brian chiese l’opinione di Erickson. Dopo aver guardato la foto di Osho, Erickson commentò, “È molto fortunato tuo fratello ad avere un Maestro.”

Siccome Krishna Prem era spesso in viaggio, lasciò la sua biblioteca di libri e nastri di Osho presso Brian, preoccupandosi di evidenziare tutti i punti in cui Osho parlava dell’ipnosi come aiuto alla meditazione.

“E ha funzionato,” dice Krishna. “Brian divora e ama Osho e l’ha ora incorporato nel proprio lavoro.”

Verso la metà degli anni ‘80, Brian aveva iniziato a insegnare, condividendo quello che aveva imparato, offrendo workshop e seminari sull’uso dell’ipnosi nella cura di malattie. Nel suo lavoro coi clienti aveva anche integrato la meditazione, come pure nelle sue ricerche e negli scritti da lui pubblicati.

“Medici, professori, dentisti, infermiere e molti professionisti di varie scienze mediche stavano conoscendo Erickson, Osho, me e soprattutto se stessi,” dice.

Pubblicò un libro intitolato Autoipnosi, che è diventato un classico del settore e un kit di cura di sé intitolato “Sei passi verso la libertà” che include un video, delle audiocassette e un manuale. Ancora oggi, lo scetticismo sull’efficacia sia dell’ipnosi che della meditazione è molto comune tra i professionisti del settore medico con preparazione tradizionale ed era ancora più comune quindici anni fa, quando Brian iniziò il suo lavoro sperimentale.

“Però,” dice, “insegnavo solo attraverso cose pratiche. Facevo sperimentare alle persone quello che veniva loro insegnato a parole, così nel giro di qualche minuto la maggior parte abbandonava ogni pregiudizio perché avevano prove personali che i cambiamenti succedevano effettivamente e ne erano loro stessi i creatori. Il fatto che fosse Osho o Erickson il padre di questo approccio, era secondario.”

Al momento Brian sta lavorando a un secondo libro dal titolo Autoipnosi, Ipnosi e Meditazione, dove spera di mostrare con più chiarezza gli aspetti complementari del lavoro di Milton Erickson e del lavoro di Osho.

Infatti ha risposto a una domanda dell’Osho Times, sulla sua comprensione delle similitudini tra il lavoro di Erickson e la visione di Osho, con un elenco in 10 punti.

Secondo Brian entrambi enfatizzano, tanto per citarne alcuni, l’integrazione della mente conscia con quella inconscia, l’importanza della responsabilità individuale e dello sviluppo della capacità di essere un osservatore.

“Di fatto,” dice, “ho imparato molto sull’ipnosi proprio da Osho e molto sulla meditazione anche dal dottor Erickson.”

 

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PUÒ LA FORZA DI UN SORRISO...

piccolo diario da terre lontane

di Sw Sarjano

 

 

Ha voglia Osho a ripeterci di “essere nel mondo, ma non del mondo...” Si vede che non è mai stato nella metropolitana di Milano (e nemmeno in quella di New York o di Londra) nelle ore di punta! A parte gli scherzi, sono atterrato in Italia dopo due anni di assenza, e mi sono accorto, ahimè, che qui non scherza nessuno: sono tutti così maledettamente seri! E poi corrono. A destra, a sinistra, gli uni sugli altri... Assomigliano ad un formicaio impazzito. Non smettono un momento di correre, né di essere seri. Dubito perfino che respirino. Ma andiamo per ordine: arrivo all’aeroporto di Roma ed è il rientro dalle cosiddette “vacanze”. Il terreno pullula di turisti spenti, bruciacchiati dal sole e dalla fretta di acchiappare i loro bagagli, che formano montagne inarrestabili, con strascico di ingombranti souvenir, più bambini strepitanti, che sembrano (o vengono trattati) come cose ancora più ingombranti. Ci sono i servizi di sicurezza col mitra, gruppi di suorine col crocefisso, tribù di extracomunitari col materasso, o con il frigorifero, sotto il braccio. Se vi ricordate il bar cosmico di “Guerre Stellari”, avrete capito di cosa sto parlando. Mio dio, mi sento straniero in terra straniera! Chi sono? Dove vanno? Che cosa vogliono? Cerco un barlume che me li faccia riconoscere – un sorriso, uno sguardo complice, un gesto consapevole. Macché! Sembrano robot un po’ sfilacciati, come se avessero perso qualche fuso...

Poi, volti amici ad aspettarmi, dopo una lunga dogana fatta di cani, documenti, materassi extracomunitari bisognosi di accertamenti, valigette diplomatiche, perfino – sembra incredibile – valigie di cartone legate con lo spago. Un respiro di aria pura, dei sorrisi, abbracci senza tempo, sguardi e non parole. Ci si annusa, perfino. Mi sento come se una pattuglia di “angeli” mi avesse salvato dall’inferno della necropoli. Mi lascio cullare dagli abbracci sin dentro il pulmino, dove mi aspettano lunghi silenzi colmi d’amore. Pian piano, anche la parola riprende il suo significato (nel frattempo in tutta Europa, la parola si è svalutata del tremila per cento: il che vuol dire che dove una volta bastavano dieci parole, adesso ce ne vogliono trecento, per comprare la stessa merce – ideologica). Se avete letto Re Nudo, capirete cosa voglio dire.

Oltre all’invasione della merce, spietata, ossessiva, delirante; è in corso un’invasione della parola, ma non della solita parola: patria, civiltà, libertà, progresso, informatica e altri feticci... No, la parola che si va diffondendo, straripando tra salotti buoni e salotti televisivi e inserti magazine, è la parola spirituale. Eh sì, dopo la moda della macrobiotica, la moda dell’ecologia e del politicamente corretto, la moda del fitness e dei massaggi, insorge la moda della spiritualità. Fioccano dibattiti, dotti interventi, special televisivi, addirittura interi magazine dedicati alla nuova spiritualità. Tutti sembrano avere qualcosa da dire, e lo dicono, usando toni sempre più apocalittici, del tipo “la mia meditazione lava l’anima che più bianca non si può” (ma anche “il mio guru è meglio del tuo”). Ognuno vanta l’unico metodo, l’unico insegnamento, l’unico cammino, l’unico verbo, l’unica possibilità di salvezza per l’anima tua. A Torino, per esempio, dove c’è una fiera del libro talmente enorme che potrebbe contenere mezzo milione di alberi (e li contiene infatti, ma tramutati in stupidi libri...) alla fiera di Torino, dicevo, ci sono stand interi – ma tanti – tutti dediti alla spiritualità, con migliaia e migliaia di titoli, che ci vorrebbero dieci vite di seguito, e con gli occhiali, per leggerli tutti. E secondo voi c’è qualcuno in giro che avrebbe voglia di reincarnarsi solo per leggere tutte quelle stronzate? Io non credo, non credo proprio! Certo che se il vero Tao non può essere detto, e ciò che è detto non è il vero Tao... questi editori d’assalto (al cielo) ce l’hanno messa proprio tutta a non dirlo, «sto Tao!» Ora, sono pur certo che il vero Tao non può essere né sedotto, né ingannato dalle menzogne, e né scalfito nella sua immutabile verità, però può essere sommerso da un diluvio di parole, da una valanga di libri pappamolla, sbrudulanti, con escrescenze linguistiche sempre più confusionarie... E come potrà mai raccapezzarsi, il vero assetato? Ammesso che ce ne sia uno.

Questa è la prima domanda. A cui non ho risposta alcuna. Spero che qualcuno mi aiuti, perché oltretutto mi sta sfuggendo il senso, e magari dovrò stare da queste parti, per molti mesi! Seconda domanda: “Ma davvero vi sembra tutto così normale? Mi sento come quel povero contadino che ritorna al paesello natio dopo molti anni. Lui lo scempio edilizio lo nota subito, perché gli arriva addosso in tutta la sua maestosità e il suo orrore in un solo momento, invece quelli che ci vivono, nel paesello fetente, non se ne accorgono, perché per loro lo scempio è stato uno stillicidio consumato giorno per giorno. Ed è così che si finisce per trovare tutto “normale”. Perfino il telefonino. Ma come fanno ad avercelo tutti? E ad averlo sempre attaccato all’orecchio? Lo so che si parla di alcuni milioni di telefonini “finti”, tanto per appropriassi dell’ultimo “status symbol”, ma io questa gente l’ho sentita parlare. Non con la moglie e i figli in una serata senza televisione, no. Li ho sentiti parlare al volante, sul tram, mentre attraversano la strada, nel negozio in cui fan compere. Ho visto persino un giovane con aria afflitta che camminava per la città col telefonino all’orecchio – entrambi muti – ed aspettava, con mestizia, che qualcuno lo chiamasse. Sarà mica il nuovo orsacchiotto, più che uno status symbol?

“Non si può più vivere, senza telefonino!” mi confessa drammaticamente una vecchia amica... Mi sta venendo da piangere, poi mi sovviene di un’altra, che mi informa frettolosa, “Scusa, ma non posso prendere il tuo numero di telefono, perché sono dentro la vasca da bagno!” Le chiedo se si porta dietro il telefonino anche quando va a fare la cacchina. Sembra cogliere un sospetto d’ironia, così mi risponde: “È un gran lusso, potersi portare il telefono ovunque!” “Credevo che il lusso fosse potersi fare un bagno caldo in santa pace, senza nessuno che ti rompa le scatole!” Si vede che abbiamo idee diverse sul lusso, e forse su molte altre cose...

Una bestemmia ripetuta fino all’autoconvincimento – una forma macabra di autoipnosi, “Non si può più vivere senza telefonino.” E ci credono tutti, allo stesso modo in cui si sono conviti che non si può vivere senza macchina, non si può vivere senza televisione, senza lavapiatti, senza CD, e ormai non si può più vivere senza DAT, e neppure senza computer. E se non ci credete, avreste dovuto vedere gli sguardi di commiserazione dei miei amici, nel vedermi scrivere queste due note con una vecchia Olivetti. “Dovresti ormai convertirti al computer” – mi ammoniscono seriamente – mentre io mi chiedo se c’è qualcosa di “religioso” nella loro visione del mondo. E tutto questo vi sembra normale? E questa è solo la seconda domanda. A cui non ho risposta alcuna.

Ve lo ricordate Mino Damato? È uno che dice di voler fare programmi culturali, di vera ricerca, in TV. Io accendo la televisione tutte le sere, perché voglio imparare il linguaggio delle tribù che mi ospitano in questi giorni, così mi imbatto in questo tipo, che con aria umil–saccente (cocktail che riesce solo a lui) dirige una trasmissione che ha per tema il dolore. Introduce il dotto argomento con questa dotta citazione, proveniente nientepopodimeno che da Stefano Rodotà; il simil–carneade di passato radicale, “Il dolore non tempra, non fortifica, non fa crescere, il dolore degrada!” Fine della trasmissione. Almeno per me. E se pensate che questa è la nostra intellighenzia, immaginiamoci il resto...

Eppure ti amo. E mi commuove questo tuo correre continuo, questo tuo incessante cercare e cercare, e non sai nemmeno cosa cerchi. Ed io che non ti posso aiutare... E si riaccende, dolente; il senso della mia impotenza. Molti anni fa, tornavo in Italia, venendo da Puna come adesso, e scrivevo a Osho, “Come posso aiutare la tua gente laggiù? Non saprei portar loro il silenzio della tua presenza. Pensi che un sorriso basterà?” Osho mi avvertì che ci sono solo due tipi di persone al mondo, quelli che gli sono a favore, e quelli che gli sono contro. E in ogni caso, sono entrambi la sua gente. Pertanto la cosa migliore da fare era non aiutare nessuno, altrimenti avrei potuto combinare qualche casino! Chiudo gli occhi e sento la sua voce dentro di me. “Quando tu sorridi, tutto il mondo sorride. Quando sei infelice, tutto il mondo è infelice.” Realizzo a un tratto che questo doloroso senso di impotenza non è altro che il risvolto negativo, o l’altra facciata, del mio desiderio di “potenza”: vorrei ancora cambiare il mondo, e soprattutto la comunicazione tra la gente. C’è un momento di quiete assoluta. Poi si apre un sorriso, ed esco con una risata da quell’inferno che sono “gli altri”. Sono in mezzo a una strada qualunque, e ti amo. Chiunque tu sia.

Ancora dentro di me le sue parole, “Se solo impari a vedere, ti accorgerai che tutta l’esistenza ti sorride così, esattamente così, ventiquattro ore al giorno...” Io ti seguirò. Cercherò di portare questo sorriso dentro di me, a ogni istante. In mezzo al traffico di auto, di telefonini e di parole... Se solo non udissi il richiamo dell’inferno, di tanto in tanto.

 

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Un racconto del Maestro

IL GIORNO CHE OSHO

EVITÒ IL MATRIMONIO

 

 

È SUCCESSO... QUANDO FINII l’università, alla fine dei miei studi, tutta la mia famiglia era preoccupata di una cosa sola: che era meglio che io mi sposassi. Mio padre era molto cauto, perché mi conosceva, e una volta che avevo detto “no” poi era impossibile cambiarlo in un “sì”. Prima cercò di capire come la pensavo con l’aiuto di altri, così me lo chiesero i miei zii, me lo chiesero i suoi amici.

Io dissi, “Posso vedere che non è una tua domanda, perché non ti sei mai interessato alla mia vita. Perché ti dovrebbe interessare se mi sposo? – tu non hai una figlia, posso quindi facilmente dedurre che dietro c’è la mano di qualcun altro.”

Dissero, “Ah benissimo, adesso capiamo perché tuo padre ha paura a farti la domanda direttamente.”

Dissi, “Dite a mio padre che non darò la mia risposta ai suoi rappresentanti.”

Dissero, “Ci dai dei rappresentanti?”

Dissi, “Siete dei rappresentanti.”

Allora mio padre ne parlò col suo miglior amico che era un avvocato della Corte Suprema, un notissimo logico, esperto di legge, conduttore di dibattiti.

Mio padre disse, “Forse tu lo puoi convincere sul matrimonio.”

Rispose, “Non preoccuparti, non ho mai perso un solo caso in tutta la mia vita. Sono un vincitore nato. Quando prendo un caso nelle mie mani, puoi star certo che la vittoria è nostra... quindi prendo questo caso nelle mie mani. Non ti preoccupare, vengo a casa tua domenica prossima.”

Mio padre mi disse che il suo amico mi voleva vedere. Io dissi, “Ho molta voglia di incontrarlo. Lo so perché vuole vedermi, ma digli che questo non sarà uno dei soliti casi della Corte Suprema. Digli di venire ben preparato – deve fare tutti i compiti a casa.”

Mio padre disse, “Quali compiti a casa?”

Dissi, “Tu digli così!”

Così gli telefonò e disse, “Lui dice di fare prima i tuoi compiti a casa e poi quando sei pronto è disposto a dedicarti del tempo. Se vuoi venire la domenica dopo, non c’è fretta.” L’avvocato era furioso e disse, “Quali compiti? Vengo oggi stesso. Non posso nemmeno aspettare fino a questa domenica: è una sfida!” Così venne.

Io ero fuori dalla porta. Lo ricevetti e gli toccai i piedi, perché era l’amico più intimo di mio padre. Lo feci accomodare in casa e gli chiesi, “Di cosa si tratta? Perché volevi vedermi?”

Disse, “Niente di particolare, è una cosa molto semplice. Sei tornato dall’università da cui sei uscito a pieni voti. Ora possiamo trovare la ragazza più bella – la più colta, della migliore famiglia – per te. Sei pronto o no per il matrimonio?”

Dissi, “Prima che io dica sì o no, ti voglio fare una domanda.”

Disse, “Quale domanda?”

Risposi, “Voglio sapere una cosa: sei felice del tuo matrimonio? E sii onesto, perché si tratta di tutta la mia vita. Conosco te e conosco tua moglie, quindi non imbrogliarmi, perché se mi dici qualcosa di non vero... ho telefonato anche a tua moglie.”

Disse, “Cosa? Che cosa hai detto a mia moglie?”

Dissi, “Ho detto a tua moglie, «tuo marito sta venendo da me per convincermi sul matrimonio, e io intavolerò una discussione con lui. Se la discussione la vinco io, lui dovrà divorziare da te; se la discussione la vince lui, sono pronto a sposarmi»... perché devi mettere anche tu qualcosa in palio.”

Disse, “Oh mio dio! ora capisco cosa intendevi col fare i compiti! Me ne vado a casa!”

Mio padre disse, “Cos’è successo?”

Lui disse, “Non voglio essere coinvolto in queste cose. La mia vita è già una tortura, e questo ragazzo mi creerà un sacco di problemi – ha già telefonato a mia moglie! Sto tremando: mia moglie mi starà aspettando sulla soglia di casa.”

Dissi, “Vengo con te.”

Disse, “Non ce n’è bisogno!”

Dissi, “È una strada statale, non me lo puoi impedire. È una cosa che semplicemente succede, che tu stai andando e che io sto venendo dietro di te – una pura coincidenza.”

Disse, “È una grana insolita che mi sono preso sulle spalle; non avrei mai immaginato che sarebbe diventato un problema. Ero venuto solo per convincerti a sposarti e tu sei pronto a intavolare una discussione – ma io devo mettere qualcosa in palio. Non posso divorziare da mia moglie! Ho figli, e mia moglie... avrò anche vinto tutti io casi della Corte Suprema, ma per quel che riguarda mia moglie, è sempre lei la vincitrice. Lasciami perdere, non ti parlerò più di matrimonio.”

Dissi a mio padre, “Senti cosa dice. Sta dicendo che non nominerà più nemmeno la parola matrimonio. Per questo dicevo, «Ti posso dedicare del tempo. Assicurati di essere ben preparato, consulta tutti i tuoi libri di legge, consigliati con tua moglie.» E lo seguii. Molte volte si fermava e diceva, «Ti dico di tornare indietro.» Io dicevo, «Nessuno mi può far spostare dalla strada – è un luogo pubblico. Tu ti fermi, io mi fermo; tu continui, io continuo.»”

Mi disse, “Sei uno strano tipo. Non avevo mai immaginato che tu fossi così pericoloso.”

Dissi, “Voglio solo vedere la scena – cosa succede – tanto per darti una lezione. Tu stesso sei torturato dal tuo matrimonio e migliaia di volte devi aver pensato, «Era meglio se non mi sposavo.» Dimmi la verità, allora me ne potrò tornare indietro; altrimenti dovrai confessare davanti a tua moglie. È meglio qui sulla strada, siamo soli.”

Disse, “Questa sì che è bella! Ero venuto per convincere te e tu ti prendi gioco di me e della mia vita.”

Dissi, “Tu volevi distruggere la mia vita, sapendo perfettamente bene che il tuo matrimonio ha distrutto la tua vita; per te è diventata una prigione. Se tu fossi davvero compassionevole e gentile, mi avresti consigliato, «Non sposarti mai.»”

Disse, “Nemmeno mi rendevo conto che stavo facendo qualcosa di sbagliato, ma ora capisco; perdonami e torna indietro. È vero: non sposarti mai!”

Dissi, “Devi dirlo anche a mio padre, altrimenti vengo con te! Non starò solo a guardare la scena, darò ragione a tua moglie – e io so perfettamente che ti ha picchiato parecchie volte.”

Disse, “Sai troppo della mia vita.”

Dissi, “Sono in stretta confidenza con tua moglie. Mi vuole bene. Mi racconta ogni cosa che succede in casa – che oggi ti ha dato una battuta e tu sei andato in tribunale a dare una battuta a qualcun altro. Infatti, ascoltando lei mi sono reso conto della verità del proverbio, «Dietro a ogni grande uomo c’è una donna.» So perché diventa grande – perché la donna è dietro di lui, che lo picchia, il poverino deve picchiare qualcun altro! Naturalmente diventa grande; a furia di venir picchiato, diventa famoso.”

Disse, “Vengo con te, dirò a tuo padre, «Non parlare di matrimonio. Lui non si sposerà mai perché ha già visto troppo.»”

Ho visto così tante persone: i miei parenti, i miei zii, i padri dei miei amici, i miei professori, ma non ho mai trovato una singola persona che fosse felice del matrimonio. E sono riconoscente a tutte quelle persone perché mi hanno salvato dal matrimonio; altrimenti sarei cascato nella stessa trappola e tutti quando sono fuori dalla trappola sono così felici.

 

tratto da: The Messiah, Vol 2 # 21

 

 

Settecento anni fa sono morto consapevolmente, di conseguenza ho avuto la grande opportunità di nascere consapevolmente. Ho scelto mia madre e mio padre. Ho aspettato settecento anni il momento giusto, e ringrazio l’esistenza che l’ho trovato. Ho scelto una coppia molto povera, ma molto intima. Non credo che mio padre abbia mai guardato un’altra donna con lo stesso amore che aveva per mia madre. È anche impossibile immaginare – anche per me che posso immaginare ogni genere di cose – che mia madre, nemmeno nei suoi sogni avesse un altro uomo... impossibile! Li ho conosciuti entrambi, erano così vicini, così in intimità, così appagati anche se così poveri... poveri eppure ricchi. Erano ricchi nella loro povertà grazie alla loro intimità, ricchi grazie al loro amore reciproco.

 

tratto da:  Bagliori di un’infanzia dorata

(Ed. Mediterranee)

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

SIN DAL PRINCIPIO

TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA

 

 

Miei diletti: vi amo.

L’amore è il mio

messaggio,

lasciate che sia

anche il vostro...

 

 

Sin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha.

È come l’acqua, e il ghiaccio:

senza acqua, non c’è ghiaccio,

al di fuori degli esseri viventi, non ci sono Buddha.

Non sapendo che è vicino, lo si cerca lontano.

Che peccato!

È come essere nell’acqua e lamentarsi per la sete;

è come il bambino di una casa ricca

che si è perso tra i poveri.

La causa del nostro vagabondare

attraverso i sei mondi

è che viviamo nell’oscuro sentiero dell’ignoranza.

Di oscuro sentiero in oscuro sentiero,

quando sfuggiremo al binomio nascita-morte?

La meditazione Zen del Mahayana

va oltre ogni nostra lode.

Il dare, la moralità e le altre perfezioni,

ricevere l’iniziazione, il pentimento, la disciplina

e le molte altre azioni giuste,

tutto riporta alla pratica della meditazione.

Grazie a una sola seduta si distruggono

innumerevoli peccati in lui accumulati.

Come potrebbero esserci sentieri sbagliati

per costui?

 

Miei diletti: vi amo. L’amore è il mio messaggio - lasciate che sia anche il vostro. L’amore è il mio colore e il mio ambiente. Per me, l’amore è la sola religione. Tutto il resto è solo spazzatura, tutto il resto sono solo elucubrazioni mentali. L’amore è l’unica cosa concreta della vita, tutto il resto è illusione. Lasciate che l’amore cresca dentro di voi e dio crescerà spontaneamente. Se mancate l’amore, mancherete Dio e ogni altra cosa.

Senza amore non c’è alcuna strada verso Dio. Dio può essere dimenticato - ma se ci si ricorda dell’amore, allora Dio “accadrà” di conseguenza. Egli “accade” di conseguenza. Non è altro che la fragranza dell’amore. Infatti, non c’è Dio, c’è solo un’essenza divina. Da nessuna parte esiste una persona che sia Dio. Abbandonate gli atteggiamenti infantili, non continuate a cercare un padre. Esiste il divino, non Dio. Quando dico che il divino esiste, intendo dire che qualunque cosa esista, è colma di Dio. Il verde degli alberi, il rosso, il giallo-oro – tutto è divino. Questo corvo che grida, un uccello nel vento, un bambino che ride, un cane che abbaia - tutto è divino. Nient’altro esiste.

Nel momento in cui chiedi: “Dov’è Dio?” fai la domanda sbagliata. Poiché non v’è luogo in cui Dio possa essere indicato. Egli non si trova in una direzione particolare, non è una cosa particolare, un essere specifico. Dio è universalità. Chiedi dove non è Dio, solo così fai la domanda giusta! Ma per questa domanda giusta dovrai preparare il terreno del tuo cuore. Ecco quello che intendo per amore - preparare il terreno del cuore. Se ognuno è colmo d’amore, il mondo sarà colmo di Dio - le due cose vanno avanti parallelamente, sono parte di un’unica sinfonia.

Dio è l’eco dell’universo. Quando amate, l’eco è presente. Ma quando non amate, come ci può essere un’eco? Siete sempre e unicamente voi, continuamente riflessi, in milioni di modi; siete voi che venite continuamente ributtati a voi stessi. Se amate. Dio esiste. Se non amate, come si può parlare di dio? - non ci siete nemmeno voi!

Pensavo a cosa avrei dovuto donarvi oggi. Perché è il mio compleanno, in questo giorno mi sono incarnato in questo corpo. Questo è il giorno in cui per la prima volta ho visto il verde degli alberi e il blu del cielo. Questo è il giorno in cui per la prima volta ho aperto gli occhi e visto Dio tutt’intorno a me. Naturalmente la parola Dio non esisteva in quel momento, ma ciò che ho visto era Dio. Pensavo a cosa avrei dovuto donarvi oggi. Poi mi sono ricordato una frase di Buddha: “Sabba danam dhamma danana jinati - «il dono della verità è superiore a ogni altro dono»”. E la mia verità è l’amore.

La parola “verità” mi sembra un po’ troppo arida, simile a un deserto. Io non sono molto in sintonia con la parola “verità” - sembra troppo logica, troppo “mentale”. Ti dà una sensazione di filosofia, non di religione. Ti dà l’idea di aver concluso - di essere giunto a una conclusione, che esiste un sillogismo dietro di essa, un’argomentazione, un ragionamento logico. No, “verità” non è la mia parola, “amore” è la mia parola. L’amore appartiene al cuore. La verità è parziale, solo la testa è coinvolta. Nell’amore sei coinvolto come una totalità - corpo, mente, anima, tutto è coinvolto.

L’amore ti rende un’unità - non un’unione, ricorda, ma un’unità. Poiché in un’unione coloro che si congiungono rimangono separati. In un’unità si dissolvono, diventano uno, si fondono l’uno nell’altro. E quello io lo chiamo il momento della verità: il momento in cui l’amore ti dà unità. All’inizio, l’amore ti dà unità nella tua essenza più intima. A quel punto tu non sei più un corpo, non sei più una mente, non sei più un’anima. Sei semplicemente “uno” - senza nome, indefinito, inclassificato. Non più determinato, non più definibile, non più comprensibile. Sei un mistero, una gioia, una sorpresa, un entusiasmo, un’incredibile celebrazione.

All’inizio, l’amore ti dà un’unità interiore. E quando si è verificata l’unità interiore, la seconda unità “accade” spontaneamente - non devi fare nulla. A quel punto inizi a dissolverti in un’unità con il Tutto che esiste al di là di te. La goccia scompare nell’oceano e l’oceano scompare nella goccia. In quel momento, nel momento dell’orgasmo tra te e il Tutto, tu diventi un Buddha. Quello è il momento in cui l’essenza di Buddha ti viene trasmessa. O meglio, ti viene rivelata - lo sei sempre stato, inconsapevolmente.

La mia parola è “amore”. Quindi dico: miei diletti vi amo, e mi piacerebbe che voi riempiste d’amore il mondo intero. Lasciate che questa sia la nostra religione. Non il cristianesimo, non l’induismo, non l’islam, il giainismo, il buddhismo, ma l’amore.

Amore, senza alcun aggettivo. Non amore cristiano - come può l’amore essere cristiano? È una cosa tanto stupida! Come può l’amore essere indù? È ridicolo! Amore è semplicemente: amore. Nell’amore puoi essere un Cristo, nell’amore puoi essere un Buddha, ma non esiste l’amore buddhista, né l’amore cristiano.

Nell’amore tu scompari, la tua mente scompare. Nell’amore giungi a un completo rilassamento. Questo è il mio insegnamento, io insegno l’amore. E non c’è nulla di più elevato.

Dunque, avevo pensato che avrei dovuto darvi qualcosa di bello in questo giorno, e mi sono ricordato del Canto della Meditazione di Hakuin. È un  piccolissimo canto, ma un grande dono. Hakuin è uno dei più importanti maestri Zen. Il suo canto contiene ogni cosa: ogni Vangelo, ogni Corano, ogni Veda. Un piccolo canto di poche righe, ma è simile a un seme - molto piccolo, ma se gli permetterete di raggiungere il vostro cuore, può diventare un grande albero. Può diventare un albero del bodhi - avrà una chioma maestosa e migliaia di persone potranno sedersi per riposare al riparo della sua ombra immensa. Avrà grossi rami su cui molti uccelli verranno a fare il nido.

Guardate: io sono diventato un albero, e voi siete le persone venute a fare il nido su di me. Anche voi potete diventare un albero. Tutti dovrebbero diventarlo - poiché, se non lo diventate, non sarete mai appagati. Se non diventate alberi maestosi, ricchi di foglie, fiori e frutti - questo è il vostro appagamento - vivrete nello scontento. I vostri cuori saranno sempre tormentati dall’angoscia e sarete circondati dall’infelicità. La beatitudine sarà solo una parola che non significa nulla. Dio sarà solo una parola senza senso.

Quando sei appagato, allora c’è grazia e c’è Dio. Nel tuo appagamento, arrivi a percepire la benedizione dell’esistenza.

Questo è un canto di meditazione. Hakuin l’ha chiamato “canto” - ed è proprio un canto. Se la meditazione è senza canto è spenta e morta - non vibra, non respira. La meditazione è un canto e una danza: cantala e danzala. Solo, non pensarci - perché allora ti sfuggirà il messaggio, te ne sfuggirà il contenuto. Troverai questo canto e il suo significato solo mentre danzi e canti. Quando la musica della vita ti travolge, ti possiede.

Il canto di Hakuin è così breve e al tempo stesso così grande, è incredibile. Come può un uomo condensare tanta verità, tanto amore e una tale intuizione in così poche parole? Ma Hakuin era un uomo di poche parole, un uomo di silenzio. Poteva non parlare per anni, e poi dire una o due parole.

Una volta l’imperatore del Giappone lo invitò a tenere un sermone a palazzo. La regina e il re, il primo ministro, gli altri ministri, gli alti ufficiali e i generali, tutti si riunirono con profondo rispetto per ascoltarlo. Hakuin si presentò, si fermò un minuto, si guardò attorno e lasciò la sala. Il re era sconcertato. Chiese al primo ministro: “Che cosa gli è preso? Eravamo venuti per ascoltarlo!”. Il vecchio primo ministro rispose: “Questo è il più grande sermone che io abbia mai ascoltato. L’ha pronunciato! Tu gli avevi chiesto di venire e insegnarti il silenzio. E lui l’ha insegnato! E stato lì, in silenzio, era silenzio. Che cosa chiedi di più? Che cosa domandi ancora? In quei pochi secondi egli era puro silenzio. Era assoluto silenzio. Era silenzio vibrante, pulsante. Ma tu cercavi di sentire delle parole”.

Ma sul silenzio nulla può essere detto, e tutto ciò che viene detto è sbagliato. Come puoi dire qualcosa sul silenzio? Qualunque cosa tu dica lo renderà falso. Ecco perché Lao Tzu dice: non si può dire nulla sul Tao - e se si dice qualcosa, nel momento stesso in cui viene detto diventa falso. IL TAO È SILENZIO, MA NON IL SILENZIO DI UN CIMITERO. È IL SILENZIO DI UN GIARDINO, DOVE GLI ALBERI SONO VIVI E RESPIRANO, EPPURE C’È COMPLETO SILENZIO. Non è un silenzio morto, è un silenzio vivo. Ecco perché Hakuin ha chiamato questo canto: Canto della Meditazione.

Buddha dice: mi avvicino alla realtà non credendo, ma vedendo. La sua religione è stata definita ihi passika: “vieni e vedi”, non “vieni e credi”. Buddha dice: “vieni e vedi, ihi passika”. È qui, presente - devi solo venire e vedere. Non ti chiede di credere. Egli è l’unico grande maestro al mondo che ha abbandonato la professione di fede - e lasciandola cadere ha trasformato la religione da una cosa molto infantile a una molto matura. Con Buddha la religione è diventata giovane. Prima era infantile. Era una sorta di credo - il credo è superstizione, è frutto della paura. Il credo è cieco. Buddha ha dato gli occhi alla religione. Egli dice: se vedi non c’è alcun bisogno di credere. Quando hai visto non c’è credo, c’è conoscenza.

In questo canto di Hakuin troverai la via per vedere - per aprire gli occhi. Perché la verità è sempre lì, è sempre stata presente. Non bisogna fabbricarla. Buddha dice: yatha bhutam: essa esiste! È già lì, è di fronte a te! Esiste in Oriente e in Occidente, esiste al nord e al sud. Ti circonda - è all’esterno e all’interno. Ma la devi vedere: ihi passika. I tuoi occhi sono chiusi, ti sei dimenticato come aprirli.

La meditazione non è altro che l’arte di aprire gli occhi. L’arte di pulire i tuoi occhi, l’arte di eliminare la polvere che si è accumulata sullo specchio della tua consapevolezza. È naturale che la polvere si accumuli. L’uomo ha continuato a viaggiare per migliaia di vite - e la polvere si è accumulata. Noi siamo tutti viaggiatori, molta polvere si è accumulata - così tanto che lo specchio è completamente scomparso. C’è solo polvere su polvere, strati e strati di polvere, e tu non riesci a vedere lo specchio. Ma lo specchio è ancora lì - non lo si può perdere, poiché è la tua vera natura. Se si potesse perdere non sarebbe la tua natura. Non è che tu hai uno specchio, tu sei lo specchio. Il viaggiatore è lo specchio - non può perderlo, può solo dimenticarlo. Al massimo, si tratta di una dimenticanza.

Tu non hai perso la tua essenza di Buddha. L’essenza di Buddha è lo specchio pulito dalla polvere. Lo specchio di nuovo brillante, che riflette e funziona di nuovo - ecco che cos’è l’essenza di Buddha: una consapevolezza risvegliata. Non c’è più sonno, non ci sono più sogni, e i desideri sono scomparsi. È naturale che la polvere si accumuli. Ma tu ti aggrappi a quella polvere - il tuo desiderio funziona come una colla.

E cos’è il tuo desiderio? Va compreso. Se hai compreso il tuo desiderio hai compreso tutto. Poiché con la comprensione svanisce. E quando il desiderio svanisce, all’improvviso tu hai una sensazione totalmente nuova del tuo essere; non sei più quello di prima. Cos’è il desiderio? Che cosa stai cercando? A cosa stai aspirando?

Felicità. Beatitudine. Gioia. Ecco cosa stai cercando. L’hai cercata per millenni e non l’hai ancora trovata. È il momento, il momento giusto, per ripensarci, per meditare di nuovo. Hai continuato a cercare, a sforzarti così intensamente - forse ti stai perdendo proprio a causa di questo sforzo? È forse questo cercare che ti allontana dalla felicità? Pensiamoci di nuovo, riflettiamoci sopra. Fai una piccola pausa nella tua ricerca, fai un riepilogo.

Stai cercando da molte vite. Tu non ti ricordi delle altre vite, non occorre - ma anche in questa vita hai continuato a cercare e non l’hai trovata. Nessuno l’ha mai trovata cercandola. C’è qualcosa di sbagliato nella ricerca stessa. Mentre cerchi, naturalmente ti dimentichi di te stesso; cominci a guardare dappertutto, in qualunque altro posto. Guardi a nord, a est, a ovest, a sud, e in cielo, e in fondo ai mari, continui a cercare dappertutto. E la ricerca diventa sempre più disperata, poiché cerchi sempre più intensamente e non trovi nulla, sarai preso da un’ansia spasmodica: “Ce la farò, questa volta, o mi sfuggirà di nuovo?”.

La disperazione aumenterà sempre di più, aumenteranno felicità e follia. Tu diventi pazzo e la felicità resta lontana, come sempre - anzi, si allontana sempre più da te. Più cerchi, meno hai la possibilità di trovarla. Perché essa è dentro di te.

La felicità è la funzione della tua consapevolezza quando è risvegliata. L’infelicità è la funzione della tua consapevolezza quando è addormentata. L’inconsapevolezza è il tuo specchio, oppresso dal peso immenso della polvere e del passato. C’è felicità quando si riesce a eliminare il peso e si ritrova lo specchio - e di nuovo il tuo specchio può riflettere gli alberi e il sole, la sabbia, il mare e le stelle. Quando torni a essere innocente, quando hai nuovamente gli occhi di un bambino - in quella chiarezza tu sei felice.

Ho letto alcune splendide righe di Michael Adam.

Forse il tentare porta persino all’infelicità. Forse tutto il rumore del mio desiderare ha tenuto lontano lo strano uccello dalle mie spalle. Ho inseguito la felicità così a lungo e così fortemente. Ho cercato nei luoghi più remoti, in lungo e in largo. Ho sempre immaginato che la felicità fosse un’isola nel fiume. Forse essa è il fiume. Pensavo che la felicità fosse il nome di una taverna in fondo alla strada. Forse essa è la strada. Credevo che la felicità fosse sempre domani, e poi domani, e domani ancora. Forse essa è qui. Forse essa è ora.

E io ho guardato in qualsiasi altro luogo.

Dunque: qui e ora.

Ma qui e ora, chiaramente, c’è infelicità. Forse, allora, non esiste una cosa come la felicità; forse la felicità non esiste. È solo un sogno creato da una mente infelice. Certamente, non può essere come io infelicemente la immagino. Qui e ora non c’è felicità. Quindi la felicità non esiste. Dunque non ho bisogno di sprecare ulteriormente me stesso in qualcosa che non esiste. Posso dimenticarmi della felicità; posso smetterla di preoccuparmi e interessarmi invece a qualcosa che conosco, che sono in grado di sentire e sperimentare pienamente. La felicità è un sogno vano: e adesso è mattina. Mi posso svegliare in compagnia dell’infelicità, di ciò che è realmente sotto il sole in questo momento. Ma ora vedo quanto della mia infelicità viene dal cercare di essere felice; sono in grado persino di vedere che il cercare è infelicità. La felicità non cerca... Finalmente sono qui e ora. Finalmente sono quello che sono. Non pretendo nulla, sono a mio agio. Sono infelice - e allora?... Ma è questo ciò da cui scappo? È davvero infelicità?...

Pensaci medita su questa affermazione.

E quando smetto di provare a essere felice, o qualunque altra cosa, quando non cerco più, quando non mi preoccupo di andare da qualche  parte, di ottenere qualcosa, allora si direbbe che sono già arrivato in uno strano luogo: sono qui e ora. Quando mi rendo conto che non c’è niente che io possa fare, che tutto il mio fare è lo stesso sogno, nel momento in cui mi accorgo di ciò, la mia mente, vecchia sognatrice e girovaga, in quel momento è immobile e presente.

Naturalmente se non stai cercando, se non stai tentando, se non stai desiderando né sognando, per un momento la mente sprofonda nel silenzio. È immobile. Non c’è niente da bramare, niente di cui vantarsi, niente da aspettarsi e niente per cui essere frustrato. Per un momento la mente blocca la sua caccia ininterrotta. In quel momento d’immobilità sei in uno strano luogo, in uno strano spazio, ignoto, mai conosciuto prima. Una nuova porta si è aperta. In quel momento la mente è immobile e presente.

In quel momento, qui e ora, appare il mondo reale; vedi: qui e ora è già e sempre tutto ciò che avevo visto e che ho cercato di conseguire in qualunque posto lontano da me. E ancora di più: sono andato a caccia di ombre; la realtà è qui, in questo luogo soleggiato, in questo canto di uccelli, adesso. Era il mio inseguire la realtà che mi ha allontanato da essa; il desiderio mi assordava. L’uccello stava cantando qui, per tutto il tempo...

Se io sono immobile e non mi preoccupo di trovare la felicità, allora si direbbe che la felicità sia in grado di trovare me. Essa esiste se io sono davvero immobile, come morto - se io sono completamente morto, qui e ora. La felicità ti balza addosso all’improvviso. Quando il desiderio svanisce, la felicità appare. Quando non c’è più sforzo, per la prima volta tu vedi chi sei. È in quel sapere ciò che intende Buddha: vieni e guarda - ihi passika. Da dove ti sta chiamando per venire e vedere? Ti sta chiamando dal tuo desiderio. Ti sei allontanato da casa, hai perso la tua dimora primaria. Non sei dove sembri di essere. Il tuo sogno ti ha portato in mondi lontani - immaginari, illusori, tue creazioni.

Lo Zen ha una parola speciale per indicare la meditazione, la chiama fu-sho. Fu-sho significa “non fabbricata”. Non puoi fabbricarla, non puoi fare nulla per provocarla. Devi essere passivo, in una condizione di non-fare - allora essa “giunge”. “Giunge” all’improvviso, da nessun luogo. E in quel “giungere”, in quell’inondazione di silenzio e immobilità, avviene la trasformazione. Non è niente di speciale, dice lo Zen. Come può essere speciale? Essa è la natura di ognuno, quindi come può essere speciale? È assolutamente normale, tutti la possiedono. Puoi saperlo o non saperlo - questa è un’altra cosa - ma la possiedi. Neanche per un solo momento l’hai persa. Neanche per un solo momento ti è stata portata via. È rimasta lì, ferma immobile, ad aspettare che tu tornassi a casa.

Un’altra parola Zen per indicare la meditazione è wu-shi. significa “niente di speciale” oppure “nulla di cui vantarsi”.

 

Veniamo adesso al canto di Hakuin.

 

SIN DAL PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.

 

Quest’unica frase è sufficiente. È l’inizio, il centro e la fine. È tutto. L’alfa e l’omega.

 

SIN DAL PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.

 

Voi siete dei Buddha. Non siete mai stati altro, neanche per un solo momento. Non potete! Di fatto non potete allontanarvi realmente dalla vostra essenza di Buddha, potete solo sognare. Potete solo sognare di esservi allontanati, ma anche mentre state sognando siete ancora qui e ora. È impossibile perdere la vostra essenza, il vostro Buddha, perché Dio è coinvolto in ogni cosa e in ogni essere. E quando Hakuin dice “Sin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha” non pensate che stia parlando solo degli esseri umani. Sono inclusi gli animali, sono inclusi gli uccelli, gli alberi e le rocce. Tutto ciò che esiste è incluso.

La parola inglese being viene dalla radice sanscrita bhu. Bhu significa “ciò che cresce”. Tutto ciò che cresce è Dio. Gi alberi crescono, gli uccelli crescono, le rocce crescono. Tutto ciò che cresce è Dio. E ogni cosa cresce al proprio ritmo. Ricordati, la radice di being è bhu. Essa significa semplicemente questo: ciò che respira, ciò che cresce, ciò che ha vita - per quanto rudimentale, per quanto primitivo - tutto è incluso in Dio.

 

SIN DAL PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.

 

E qual è il significato di “Buddha”? “Buddha” significa consapevolezza tornata a se stessa - ha smesso di errare tra i sogni, ha smesso di pensare al futuro, ha smesso di pensare al passato. Una consapevolezza che non è posseduta dai ricordi o dall’immaginazione. Una consapevolezza che si è sbarazzata del passato e del futuro, una consapevolezza che ha solo il presente. Una consapevolezza che vive nel momento, completamente qui e ora. Vigile, desta, raggiante.

Tutti gli esseri sono dei Buddha. LO ZEN CHIAMA QUESTA FRASE “IL RUGGITO DEL LEONE”. LO È! IN UN COLPO SOLO HAKUIN TI HA LIBERATO, TI HA SALVATO DA TE STESSO. Non hai più bisogno di essere salvato. Una sola affermazione è sufficiente ad affrancarti da ogni schiavitù. Tu sei un Buddha. Ma ricorda: il tuo essere un Buddha non ha alcun significato speciale. Lo siamo tutti - il tuo cane e la tua mucca, il tuo bufalo e il tuo asino - lo siamo tutti! Quindi non prenderla in un modo egocentrico: “Io sono un Buddha”. Non renderla ambiziosa, non farti prendere dall’ambizione. Tutto è Buddha. La vita è Buddha. Gli esseri sono Buddha, l’esistenza è Buddha.

Prova a pensarci! È una delle affermazioni più grandiose che siano mai state fatte:

 

SIN DAL PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.

 

Con una frase Hakuin ha concluso. In realtà, il resto del canto è una ripetizione. Il resto del canto è per coloro che non sono in grado di capire la prima affermazione. Si dice che quando Hakuin stava scrivendo questo canto, dopo che ebbe scritto la sua prima frase - “Sin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha”  uno dei suoi discepoli che era seduto lì vicino disse: “Adesso smetti. Non serve continuare”. E il discepolo lasciò la stanza, dicendo: “Adesso non serve continuare”. Hai finito con la prima frase - questa dovrebbe essere l’ “ultima frase!”. Ma anche il resto del canto è bello. Ti aiuterà ad arrivare alla stessa verità da direzioni diverse, ti aiuterà a vedere l’essenziale da diversi punti di vista, da diverse finestre. Da ogni finestra del tempio vedrai lo stesso Buddha seduto. Ma va bene, perché da alcune finestre potrebbe esserci più luce che cade su di lui, da alcune finestre il verde degli alberi potrebbe riflettersi sul suo volto, da altre una stella potrebbe guardarlo, da altre ancora potrebbe succedere qualcos’altro - potrebbe posarsi un uccello, e cantare una canzone.

 

SIN DAL PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.

 

L’universo è fatto di una sostanza chiamata “Dio”. Quindi Dio non è alla fine. Dio è all’inizio, al centro e alla fine. Solo Dio esiste. Ma lascia che ti ricordi che quando io uso la parola “Dio” intendo dire essenza divina.

 

È COME L’ACQUA, E IL GHIACCIO:

SENZA ACQUA, NON C’È GHIACCIO,

AL DI FUORI DEGLI ESSERI VIVENTI,

NON CI SONO BUDDHA.

 

Hakuin dice: è come l’acqua e il ghiaccio. Tra l’acqua e il ghiaccio non c’è differenza, e al tempo stesso una differenza esiste. Se sei andato al mercato per acquistare del ghiaccio, non acquisterai dell’acqua. Insisterai nel voler acquistare del ghiaccio. Se qualcuno ti dice: “Prendi quest’acqua” tu rispondi: “Sono venuto per del ghiaccio”. È un po’ diverso. Ma non molto, non veramente - solo in superficie: il ghiaccio si scioglierà e diventerà acqua e l’acqua può gelarsi, trasformandosi in ghiaccio. Sono due fasi di un unico fenomeno.

Tu sei come il ghiaccio e Buddha è come l’acqua. Tu ti sei gelato, egli si è sciolto. E lascia che lo ripeta: non c’è altra alchimia se non l’amore che ti possa aiutare a scioglierti. L’amore scioglie, perché l’amore è calore. Le persone si sciolgono solo nell’amore. Quando non amano diventano fredde, e col freddo congelano. Devi essertene accorto, anche nel tuo piccolo. Quando ami sei fluido. Quando sei fluido risplendi. Quando ami ti espandi. Quando non ami ti contrai. Quando ami hai calore intorno a te. Quando non ami sei circondato da un vento freddo - geli, e chiunque ti venga vicino gelerà.

Ci sono persone che, guardandoti coi loro occhi freddi, ti danno i brividi. Mentre ci sono persone che guardandoti col loro calore, col loro amore, immediatamente ti fanno sentire a casa, e ci sono occhi che ti fanno sentire a casa, e ci sono occhi che ti fissano, e ti fanno capire che sei un estraneo, qui.

 

SENZA ACQUA, NON C’È GHIACCIO,

AL DI FUORI DEGLI ESSERI VIVENTI,

NON CI SONO BUDDHA.

 

Quindi l’essenza di Buddha non è altro che uno stato di fusione. Il gelo se n’è andato. Non sei più definito, non sei più limitato, non hai più confini. E nel nucleo più profondo, non esisti più. Poiché se esisti, ci sarà una sorta di gelo dentro di te. Se esisti allora non puoi essere fluido - qualcosa ti ostacolerà, qualcosa ti bloccherà, qualcosa ti intralcerà. Quando tu non esisti affatto... Ecco perché quando due amanti sono in un amplesso profondo non ci sono due persone, e circola un’unica energia.

Quando due amanti sono in un amplesso davvero profondo arriva un momento in cui la donna non sa più se è una donna o un uomo, e l’uomo non sa più se è un uomo o una donna. Se quel momento non arriva, significa che non hai amato.

Quando l’amore è profondo si scompare, eppure c’è ancora qualcosa, una sorta di presenza - ma nessuno è presente. Non c’è un centro, gelato come il ghiaccio, non c’è alcun sé. Ecco perché Buddha ha molto insistito sul fatto che è il tuo sé la causa originaria che ti impedisce di essere un Buddha. La sensazione che ti fa dire: “io sono” ti rende di ghiaccio, freddo e ghiacciato. Se questo “io sono” sparisce non c’è alcun problema. Il ghiaccio si scioglierà.

 

È COME L’ACQUA, E IL GHIACCIO:

SENZA ACQUA, NON C’È GHIACCIO,

AL DI FUORI DEGLI ESSERI VIVENTI,

NON CI SONO BUDDHA.

 

La dottrina buddhista parla dei tre corpi di Buddha. Essi devono essere compresi. Il primo corpo è chiamato il corpo fisico. Il secondo corpo è  chiamato il corpo della beatitudine - è il ponte tra il primo e il terzo. Puoi chiamarlo anima. E il terzo corpo è chiamato il corpo della verità, il corpo universale, il corpo divino. Puoi chiamarlo Dio.

Tu conosci solo il tuo corpo fisico. Non hai conosciuto il tuo secondo corpo, il corpo della beatitudine. E a meno che tu non conosca il secondo corpo, non sarai in grado di conoscere il terzo, il più profondo - il tuo corpo universale, cosmico, il corpo di Buddha. Questa è la trinità buddhista - il padre, il figlio e lo spirito santo. Oppure, questa è la trimurti buddhista - i tre volti di Dio. Buddha dice che ognuno possiede questi tre corpi. Il primo, quello fisico, è profondamente gelato. Il secondo è liquido. Il terzo è vapore.

Inizialmente il ghiaccio deve sciogliersi in acqua e poi l’acqua deve evaporare. Te ne sei accorto? Il ghiaccio è definito, ha confini; l’acqua no, non è definita né ha confini. Si può versare l’acqua in una qualunque brocca, in un qualunque contenitore, ed essa ne prenda la forma. Non è resistente, non è aggressivo, non lotta. È liquida, si adatta.

L’uomo che prova compassione e ama è come l’acqua, si adatta. Egli non ha resistenza, non impone la sua forma a nessuno. Egli si adegua, è accomodante, è spazioso.

E poi si arriva alla terza fase: quando l’acqua è evaporata ed è scomparsa, è diventata invisibile. Adesso non si può nemmeno versarla in un vaso. È diventata parte del cielo, si è spostata nell’eterno, nell’infinito.

Questi sono i tre stati dell’acqua, e questi sono anche i tre stati della consapevolezza. Tu sei diventato troppo rozzo perché ti sei identificato troppo con il tuo primo corpo. È come se un uomo credesse, ingannandosi, che le pareti di casa sua siano la sua casa. Le pareti non sono la casa. Devi entrare ancora un po’. Devi trovare l’essenza più intima del tuo essere - e quell’essenza intima è invisibile. È simile al vuoto.

Il primo corpo è azione, il secondo corpo è forma, il terzo corpo è essenza. Le persone che vivono solo nel corpo fisico vivono solo nel fare - cosa fare, cosa non fare. Tutta la loro vita è un continuo oscillare tra questo e quello. La loro vita consiste nel fare; non conoscono nient’altro.

Il secondo corpo ha una forma. Si cominciano a vedere lampi di non-fare. Ecco quello che accade quando mediti - quando sei seduto in silenzio e non fai nulla, affiora una gioia squisita. Una gioia che non nasce in nessun luogo, per nessuna ragione. Tu non sai da dove venga: è una gioia straripante, che sembra sorgere dal nulla. Miracolosamente, magicamente. Questo è il secondo corpo, la forma. La gioia prende forma.

E poi c’è il terzo corpo. Se continui a procedere, e continui ad andare in profondità, un giorno raggiungi l’essenza. Ciò che Buddha chiama il corpo della verità. Lì, non c’è azione e non c’è non-azione.

Tutto è scomparso, ogni dualità è scomparsa, sei giunto all’essenza più intima dell’esistenza. Quell’essenza è liberatoria. Quell’essenza è il Nirvana. E tu non devi andare in nessun luogo per trovarla, te la stai portando dentro da sempre.

 

SIN DAL PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.

È COME L’ACQUA, E IL GHIACCIO:

SENZA ACQUA NON C’È GHIACCIO,

AL DI FUORI DEGLI ESSERI VIVENTI,

NON CI SONO BUDDHA.

NON SAPENDO CHE È VICINO,

LO SI CERCA LONTANO.

CHE PECCATO!

 

E se continui a cercare lontano ciò che è vicino, continuerà a sfuggirti. Nessuno ne ha colpa. Prima di andare in capo al mondo per cercarlo, vai dentro di te. Se non lo trovi lì, allora potrai andare in qualunque luogo ti aggrada. Ma la gente non va dentro di sé, comincia con l’esterno. E l’esterno è sconfinato - puoi andare avanti in eterno, puoi cercare in tutta la Terra. E le persone cercano. Vengono da me e dicono: “Abbiamo cercato per tutta la vita. Siamo stati ovunque, siamo stati in Giappone, a Ceylon, a Burma e in Thailandia. Abbiamo viaggiato per tutto l’Oriente, e non abbiamo ancora trovato”.

L’Oriente è dentro di te! Non è in Thailandia, non è in India. Non lo troverai da nessuna parte. Al massimo, se per caso incontri un uomo illuminato, egli ti ributterà a te stesso. Ma non te lo darà. Nessuno te lo può dare. È già presente; non c’è alcun bisogno di darlo.

E poiché nel mondo moderno la comunicazione è diventata facile, viaggiare è diventato facile, le persone diventano ancora più folli. Continuano a saltare da una città a un’altra; da un aeroporto a un altro e stanno arrivando alla pazzia. Per raggiungere casa tua non hai bisogno di salire su nessun aeroplano, su nessun treno, su nessuna automobile. Hai solo bisogno di entrare dentro di te. E senza biglietto - non c’è bisogno di biglietto. E non c’è nessuno che sia lì a sbarrarti la strada; sei nel tuo territorio.

 

Una comitiva di turisti americani arriva al Vesuvio durante una delle eruzioni più spettacolari. “Ehi!” esclama uno di loro, meravigliato “Ma questo supera l’Inferno!”

“Accidenti!” esclama la guida italiana. “Voi americani siete stati veramente dappertutto!”

 

Adesso anche l’Inferno è in pericolo, ha paura dei turisti.

La gente continua a cercare qualcosa che non ha bisogno di essere cercato, che può essere trovato quando la ricerca s’interrompe. E non ti sto dicendo di fare uno sforzo per interromperla - perché sarebbe come cominciarla di nuovo. Se ti sforzi di interromperla, vuol dire che non hai capito. Devi solo capire che lo sforzo ti porterà lontano da te stesso, che lo sforzo creerà una tensione sempre maggiore. Se lo capisci, se lo vedi - ihi passika - lo sforzo sparisce e all’improvviso c’è immobilità. In quell’immobilità “accadrà” il primo lampo di beatitudine. Entrerai nel tuo secondo corpo. E, una volta entrato nel tuo secondo corpo, allora sarà sempre più facile, e molto chiaro, come scivolare fino all’essenza più intima - il corpo essenziale, il corpo della verità.

Una volta che hai assaggiato qualcosa della tua beatitudine interiore, allora puoi vedere dove cercare realmente, dove andare. Se scompari nell’essenza più intima del tuo essere, la troverai. Se la cerchi, ti sfuggirà. Non cercarla, e la troverai.

 

NON SAPENDO CHE È VICINO, LO SI CERCA LONTANO.

CHE PECCATO!

È COME ESSERE NELL’ACQUA E LAMENTARSI PER LA SETE;

È COME IL BAMBINO DI UNA CASA RICCA

CHE SI È PERSO TRA I POVERI.

 

Ha dimenticato di essere ricco - e forse è diventato un mendicante. Voi siete ricchi, infinitamente ricchi. Siete tutti imperatori e imperatrici, dei e dee. Dovete solo rendervene conto. Non riducetevi troppo a mendicare - è il desiderio che crea il mendicante. Persino un uomo come Alessandro è un mendicante, poiché il desiderio è presente in lui. Un uomo come Napoleone è un mendicante, poiché il desiderio è presente in lui.

Se guardi le persone più ricche della Terra, non vedrai altro che mendicanti. E qualche volta succede di incontrare davvero un mendicante, e vedere un imperatore seduto sotto un albero - che non ha niente, che non possiede niente.

Possiedi solo te stesso e sarai il padrone di ogni cosa. Sii il maestro di te stesso e sarai il maestro di ogni cosa. Se possiedi le cose, continuerai a essere un mendicante. La gente cambia in continuazione, ma non si trasforma veramente.

Tu possiedi una cosa, poi ne possiedi un’altra, e poi un’altra ancora. A volte inizi a possedere delle cose spirituali, ma non cambia niente. Cambia solo la forma. Qualcuno possiede denaro e qualcuno possiede virtù. È la stessa cosa, non c’è molta differenza.

 

Una domenica mattina all’alba, l’agricoltore Giles guardò fuori e vide un grande stormo di corvi neri che stavano divorando il suo campo di magnifici cavolfiori.

Rosso di rabbia corse fuori e cominciò ad andare su e giù per il campo agitando i pugni, strappandosi i capelli, con la schiuma alla bocca e insultando in mille modi gli uccelli ladri.

Il reverendo Goodbody, che passava di lì in bicicletta, fu sorpreso da quella vista e dal sentire grida forti e violente, del tipo: “Fuori dalle palle, ladri bastardi! Fuori dalle palle, ingordi negri bastardi!”. Si fermò immediatamente, e fece un cenno all’agricoltore furioso.

Imbarazzato e rosso in faccia, Giles si avvicinò a lui mogio mogio, e disse umilmente: “Buongiorno reverendo”.

“Questo davvero non va, Giles” disse il buon vicario. “All’alba, in questo giorno dedicato al signore, potrebbero esserci delle donne! Anche questi volatili sono creature di Dio. Se desideri che se ne vadano dalla tua proprietà, fallo con amore e compassione. Dì: «Sciò, sciò, sciò» e vedrai che quegli ingordi neri bastardi si leveranno dalle palle!”

 

Ma che differenza fa? Tu e i tuoi preti, tu e le cosiddette persone religiose, siete tutti nella stessa barca.

Non ti sto dicendo di fare uno sforzo per smetterla di sforzarti, perché altrimenti cambieresti semplicemente nome alla tua follia, ma tu rimarresti lo stesso. Cambieresti semplicemente l’etichetta della tua nevrosi. Ci sono persone avide di denaro e persone ingorde di Dio. Non fa alcuna differenza, sono uguali. L’avidità è avidità. Non fa alcuna differenza di che cosa sei avido. L’avidità è avidità.

Devi solo capire che sforzarsi non ha senso, che andare in ogni dove non ha senso. E non perché te lo sto dicendo io - lo devi vedere: ihi passika. Devi vederlo, non devi crederlo. Credere non ti aiuterà; credere è solo una passata di vernice molto leggera. Vedere porta trasformazione.

 

È COME ESSERE NELL’ACQUA E LAMENTARSI PER LA SETE...

 

Hakuin dice: “Ti disperi perché vuoi la felicità e sei come un pesce nell’acqua che chiede disperatamente dell’acqua e dice: “Ho sete”. Ce l’hai, stai mendicando in ogni dove!

 

È COME IL BAMBINO DI UNA CASA RICCA

CHE SI È PERSO TRA I POVERI.

LA CAUSA DEL NOSTRO VAGABONDARE

ATTRAVERSO I SEI MONDI

È CHE VIVIAMO NELL’OSCURO

SENTIERO DELL’IGNORANZA.

DI OSCURO SENTIERO IN OSCURO SENTIERO,

QUANDO SFUGGIREMO AL BINOMIO NASCITA-MORTE?

 

Cos’è l’oscuro sentiero dell’ignoranza? Guardare all’esterno. Più lontano guardi, maggiore sarà l’oscurità. Perché la luce arde dentro di te. Più vicino guardi, più c’è luce. Ecco perché noi chiamiamo un Buddha “illuminato” - egli è giunto a conoscere e realizzare la propria luce. È una luce perpetua - senza combustibile che la alimenti, non si può consumare. Il sole si consumerà, la luna e le stelle si consumeranno, ma la luce che arde dentro di te come consapevolezza è inesauribile. È eterna.

 

C’era una volta un vecchio re che abitava in un palazzo. Al centro di un tavolo d’oro nella sala principale, splendeva un grosso e magnifico gioiello. Ogni giorno della vita del re la pietra brillava con maggior splendore.

Un giorno un ladro rubò il gioiello e scappò dal palazzo, nascondendosi nella foresta. Mentre guardava la pietra, immensamente felice, con suo grande stupore dentro di essa apparve l’immagine del re.

“Sono venuto a ringraziarti” disse il re. “Mi hai liberato dal mio attaccamento alla terra. Credevo di essermi liberato quando acquistai questo gioiello, ma poi ho imparato che mi sarei liberato solo passandolo, con cuore puro a qualcun altro.

“Ogni giorno della mia vita ho pulito quella pietra sino a che, finalmente, è arrivato il giorno in cui il gioiello era così bello che tu l’hai rubato, e io te l’ho passato, e mi sono liberato. Il gioiello che possiedi è la Comprensione. Non puoi aggiungergli bellezza nascondendolo o alludendo al fatto di possederlo, e nemmeno indossandolo per vantartene. La sua bellezza viene dalla consapevolezza che gli altri hanno della sua bellezza stessa. Onora ciò che lo rende bello.”

 

Ecco perché i Buddha ti donano qualunque cosa abbiano realizzato, condividono in continuazione. Perché la bellezza sta nella condivisione. Ecco perché Hakuin ha cantato questo canto. Ecco perché io sono qui, a condividere il mio essere con voi, la mia gioia con voi, la mia celebrazione con voi. È qualcosa che dev’essere condiviso, per rimanere vivo. È qualcosa che deve essere donato. Più ne doni, più ne possiedi.

Non essere mai avaro del tuo amore e della tua comprensione. Condividi l’amore. E ne avrai sempre di più. Non accumularlo, altrimenti lo perderai. Un giorno ti accorgerai che è scomparso, ed è rimasto solo un cattivo odore; al posto della fragranza ci sarà puzza. Condividi il tuo amore con chiunque. Non porre condizioni al tuo amore; e il modo migliore per farlo è condividere la tua comprensione, condividere la tua meditazione.

Hakuin sta facendo questo nel suo canto. Sta condividendo la sua essenza di Buddha. Ciò che ha conosciuto, lo sta cantando, lo sta lodando. Lo sta rendendo chiaro a coloro che non l’hanno ancora raggiunto, ma possono raggiungerlo. Forse qualcuno ascolta il canto, forse qualcuno ne è colpito, pugnalato al cuore. È il ruggito di un leone: qualcuno potrebbe risvegliarsi dal suo sonno.

 

LA CAUSA DEL NOSTRO VAGABONDARE

ATTRAVERSO I SEI MONDI

È CHE VIVIAMO NELL’OSCURO

SENTIERO DELL’IGNORANZA.

DI OSCURO SENTIERO IN OSCURO SENTIERO,

QUANDO SFUGGIREMO AL BINOMIO NASCITA-MORTE?

 

Nascita significa essere attaccati al corpo fisico. Morte significa la frustrazione di quell’attaccamento. Liberarsi  dalla nascita e dalla morte significa liberarsi dal corpo fisico. Ma come puoi liberarti dal corpo fisico? Se non conosci il secondo corpo non ti puoi liberare dal corpo fisico. Quindi il punto non è liberarsi dal corpo fisico; la questione fondamentale è come entrare nel secondo corpo. Una volta che sei nel secondo, sei libero dal primo. E una volta che sei nel terzo sei libero anche dal secondo.

Ecco perché non vedi Buddha ridere. Non è che egli non abbia riso, ma non è mai stato rappresentato mentre rideva. Perché nel terzo corpo, il corpo della verità, anche la beatitudine è senza significato. Il primo corpo, il corpo fisico, è il corpo dell’infelicità. Se rimani attaccato al corpo fisico, resti infelice. Il secondo corpo è il corpo della beatitudine. Una volta che lo hai raggiunto, ogni infelicità scompare, tu sei beato. Ma la beatitudine è l'opposto dell'infelicità - è parte della dualità. Il corpo della verità va al di là di entrambi, è trascendentale. L'infelicità è scomparsa - quindi che senso ha la beatitudine? Quando non c'è infelicità la beatitudine non ha senso. Quando la povertà è scomparsa, che senso ha la ricchezza? Ci si può privare anche della ricchezza.

Quando tutte le dualità scompaiono - piacere e pena, felicità e infelicità, giorno e notte, vita e morte - allora, per la prima volta, tu sei in Dio.

 

LA MEDITAZIONE ZEN DEL MAHAYANA

VA OLTRE OGNI NOSTRA LODE.

IL DARE, LA MORALITÀ E LE ALTRE PERFEZIONI,

RICEVERE L'INIZIAZIONE, IL PENTIMENTO, LA DISCIPLINA

E LE MOLTE ALTRE AZIONI GIUSTE,

TUTTO RIPORTA ALLA PRATICA

DELLA MEDITAZIONE.

 

Hakuin dice: tutto ciò che, nei secoli, è stato fatto in nome della religione può essere ridotto a un'unica cosa: la meditazione - dhyana. E cos'è dhyana? Diventare consapevole del tuo corpo fisico - questo è il primo dhyana, il primo passo della meditazione. Osservare il tuo corpo fisico. Osservati mentre cammini, osservati mentre mangi, osservati mentre corri, parli e ascolti. Osserva e attraverso l'osservazione ti accorgerai di essere diverso dal corpo fisico. Poiché colui che osserva non può essere l'osservato, colui che guarda non può essere ciò che è guardato, colui che vede non può essere ciò che è visto, colui che conosce non può essere ciò che è conosciuto.

Osserva il corpo fisico, e ti si presenterà il secondo corpo. Esso esiste già - ma tu comincerai a sentirlo. Comincerai a riconoscerlo, comincerai a penetrarti. Questo è il primo passo della meditazione: osservare il corpo fisico. Quindi il secondo passo, e l'ultimo, è guardare il corpo della beatitudine. Osserva la tua estasi e improvvisamente ti renderai conto che colui che osserva non può essere l'osservato. "L'estasi è lì, ma io le sono molto lontano. La beatitudine è lì, ma io sono colui che la conosce."

A questo punto cominci a entrare nel terzo corpo, il corpo della verità. Allora diventi un puro testimone - sakshin. E questa è la liberazione. Hakuin dice: attraverso la meditazione accade di scoprire, o riscoprire, la tua essenza di Buddha.

 

GRAZIE A UNA SOLA SEDUTA

SI DISTRUGGONO INNUMEREVOLI PECCATI

IN LUI ACCUMULATI.

COME POTREBBERO ESSERCI SENTIERI SBAGLIATI

PER COSTUI?

 

E può accadere anche sedendosi una sola volta in meditazione. Hakuin non predica il sentiero graduale, Hakuin predica il sentiero improvviso. Può accadere in un solo momento. Può accadere adesso. Non hai bisogno di posticiparlo a domani. Chi può dirlo? "Domani" potrebbe non venire mai. E in effetti, non viene mai. Può accadere proprio in questo momento. Se la tua consapevolezza è lucida, se la tua consapevolezza è presente, limpida come cristallo, può accadere proprio in questo momento. Proprio adesso, mentre sei seduto in meditazione, tu puoi diventare un Buddha. E nessuno ti blocca la strada, solo tu lo fai. Nessuno ti è nemico, solo tu lo sei, e nessuno ti è nemmeno amico.

 

GRAZIE A UNA SOLA SEDUTA

SI DISTRUGGONO INNUMEREVOLI PECCATI

IN LUI ACCUMULATI.

 

Hakuin dice: non preoccuparti dei tuoi peccati e dei karma passati. Sedendoti una sola volta a meditare, si può bruciare ogni cosa. Il fuoco della meditazione è così potente che può bruciare tutto il tuo passato in un solo momento. Non c'è alcun bisogno di preoccuparsi dei karma passati - "Ho fatto qualcosa di cattivo, quindi devo soffrire. Ho fatto qualcosa per la quale devo andare all'Inferno". Se ci vuoi andare, allora ci dovrai andare! Ma queste sono tutte razionalizzazioni che stai cercando di trovare. Se tu lo desideri, se è il tuo desiderio, verrà assecondato. Questa esistenza è molto compiacente. Continua a fare favori - se tu vuoi andare all'Inferno, ti aiuta. Dice: "Vai! Io sono con te".

Ma se decidi che "quando è troppo è troppo, ho sofferto abbastanza", un solo momento di meditazione è sufficiente a bruciare milioni di vite passate e milioni di vite future. Sei libero.

Comincia a meditare. All'inizio sul corpo. Quindi sui tuoi sentimenti interiori di beatitudine, di gioia. Continua a entrare dentro di te, e un giorno anche dentro di te sgorgherà il canto di Hakuin. E tu fiorirai. Se non fiorisci non hai vissuto, o hai vissuto invano. Tu sei qui per sbocciare. E solo se produci un'infinità di frutti e migliaia di fiori, smetterà di sfuggirti il significato della vita.

La gente viene da me a chiedere: "Qual è il significato della vita?". Come se il significato fosse qualcosa che si compra al mercato. Come se fosse una merce. Il significato della vita deve essere creato. La vita non ha significato. Il significato non è una cosa data, deve essere creato. Deve diventare il tuo lavoro interiore. Allora esiste un significato - ed è un significato grandioso.

Amate e meditate e realizzerete il significato. E realizzerete la vita, una vita ricca e piena.

 

TRATTO DA: Il Canto della Meditazione (MONDADORI EDIZIONI)

 

 

 

NON ESSERE MAI AVARO

DEL TUO AMORE

E DELLA TUA COMPRENSIONE.

CONDIVIDI L’AMORE.

E NE AVRAI SEMPRE DI PIÙ.

NON ACCUMULARLO

ALTRIMENTI LO PERDERAI.

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

DA OCCIDENTE ... A ORIENTE

di Ma Anand Priyatama

 

Perché parlare del libro “Un indovino mi disse” di Terzani? Perché è una piccola oasi nel deserto dei pregiudizi della cultura occidentale verso la meditazione. Gli stessi pregiudizi che ci troviamo davanti da anni quando in Italia, in Occidente parliamo di Osho e di meditazione.

Ammetto di avere iniziato a leggerlo per spirito di servizio, per dovere di informazione. Terzani è inviato in Asia per il giornale tedesco «Der Spiegel» e il libro, pubblicato anche in inglese e tedesco, è il resoconto in stile giornalistico di un viaggio non convenzionale in vari paesi asiatici. Infatti, ascoltando l’avvertimento di un indovino di Hong Kong  che gli aveva predetto un grave pericolo se avesse volato durante l’anno 1993, Terzani decide di viaggiare soltanto via terra o via mare, pur continuando il suo lavoro di inviato.

Ma c’è di più.

L’aspetto del libro che mi ha toccato è il percorso interiore dell’autore che traspare fra le righe, oltre le parole e i fatti narrati. Un percorso inusuale, alla ricerca di un senso alla propria vita che il materialismo senz’anima, di cui la sua mente è imbevuta, non gli dà più. Ne emerge la figura di una persona onesta, di uno spirito indagatore che, da solo senza un Maestro, osserva, analizza e comincia a mettere in discussione giudizi e pregiudizi: scandaglia se stesso faticosamente, per fare esperienze con occhi nuovi e aperti.

Per lavoro e per scelta personale, Terzani ha vissuto molti anni in Asia ed è stato presente ai più importanti eventi, dalla guerra in Vietnam sino all’ingresso dell’esercito di Ho Chi Min a Saigon, al massacro in Cambogia dove ha rischiato di essere ucciso dai Khmer Rossi salvandosi per miracolo, con un sorriso. Ha visto l’Asia liberarsi dal colonialismo, ma l’Occidente rientrare dalla finestra, con il mito del materialismo e dello sviluppo economico sfrenato. Una febbre che ha mutato il volto dell’Asia, dalla Cina all’Indonesia al Sud Est asiatico. Nessuna cultura asiatica è in grado di resistere all’ondata materialista. Anche il solo dubitare di questa direzione di marcia è diventato impossibile e le conseguenze sono devastanti. Terzani ne è testimone sofferto. Bangkok, nota come la città degli Angeli è un inferno di grattacieli, inquinamento e prostituzione, Singapore è una proiezione fantascientifica alienata ed alienante dell’efficienza elettronica, il Vietnam postbellico una immensa sacca di miseria, il progresso della Malesia è minato dal conflitto razziale fra il potere politico malese e i cinesi che hanno il potere economico e sono i fautori del processo materialista di modernizzazione del paese.

Nel 1976 un indovino a Hong Kong gli predice un grave pericolo di vita se nell’anno 1993 viaggerà in aereo. Dopo sedici anni, nel 1992, in un momento di crisi personale e di perdita di valori, se ne ricorda e decide, quasi per gioco, di dare credito a quella profezia. Si impegna con se stesso a non volare per tutto il 1993, viaggiando solo via terra o via mare. Da questo rallentamento pratico nasce un rallentamento interiore, un inizio di introspezione, uno spostamento  ad Oriente. Ne viene fuori una visione completamente diversa dell’Asia ma soprattutto si assiste alla ricerca di un qualcosa di non ben definito, sulla traccia tortuosa e anche noiosa di una serie di incontri, in giro per l’Asia, con indovini, fattucchiere, astrologi, lama e monaci buddhisti.

Il libro è la storia del faticoso percorso di una mente occidentale onesta verso qualcosa che l’Oriente sembra possedere nei suoi segreti recessi e che risuona dentro l’anima dell’autore. Leggendo mi sono sentita fortunata! Siamo fortunati noi ad avere incontrato Osho, a vivere e sperimentare il nostro essere all’interno di un buddhafield.

La presenza di un Maestro illuminato accorcia il cammino e riduce le ambiguità mentali cui invece Terzani dà spazio, incontrando un Oriente mistificato, stantio, pieno di paccottiglie stregonesche e pseudo-esoteriche. Accidenti che fatica!

Tiziano Terzani è addestrato dal mestiere di giornalista, all’osservazione distaccata, un approccio simile a quello scientifico. “Questo mio indagare nella superstizione era anche un modo di reagire all’Asia che cambia, di vedere cosa resta di quell’Oriente misterioso che per secoli proprio per la sua diversità, ha attratto noi occidentali ” Questa la partenza cosciente, ma il racconto è sostenuto al filo personale che cerca..., dai pregiudizi, all’incredulità della mente che si tramutano in apertura.

“Nonostante i tanti anni passati in Asia e l’essermi anche adattato alla vita di qui, mi rendevo conto di essere rimasto intellettualmente con le radici in Europa e di non aver eliminato dalla mia testa quel nostro istintivo disprezzo per tutto ciò che chiamiamo “superstizione”. Ogni volta che mi prendeva il dubbio di esserne rimasto vittima, dovevo ricordarmi di come in Asia questo giudizio di valore non esiste e di come la cosiddetta superstizione è una parte essenziale della vita. E poi -mi dicevo- molte pratiche che oggi sembrano assurde in origine una logica ce l’avevano!”

A Bangkok, durante una conferenza-stampa del Dalai Lama, Terzani incontra un monaco buddhista, che si rivela essere fiorentino come lui. Da questo incontro – lo invita a casa sua per alcuni giorni, lo osserva, lo ascolta, ne dubita – qualcosa accade. Qualcosa si muove, i dubbi arretrano, l’interesse appassionato avanza.

“La mattina Chang Choub – nome tibetano del monaco fiorentino – si metteva nella nostra salà, il piccolo padiglione di legno sullo stagno, raccolto, immobile, a occhi chiusi, a meditare. Da lontano lo osservavo, ma non riuscivo a togliermi di dosso quel senso di infelicità che, tutto sommato, la sua presenza mi trasmetteva “...” Quando Chang Choub partì  era come se ci fossimo conosciuti da molto più tempo di tre giorni. Secondo lui, alla conferenza del Dalai Lama, c’eravamo semplicemente riincontrati. Io dovevo fare uno sforzo per accettare quel “ri” ma in un certo modo anch’io mi sentivo ormai legato a lui da tanti e tali fili che volentieri avrei continuato a dipanare. Discorrere della sua vita mi aveva fatto riguardare la mia: parlando con lui avevo capito la possibile relazione fra la mente, esercitata attraverso la meditazione e i “poteri”, compreso quello della preveggenza.

Per la prima volta avevo sentito parlare di tecniche di meditazione ed ero stato incoraggiato a provare. Lo so che è strano ma è così. Quante volte avrò visto la pubblicità dei corsi di meditazione trascendentale, avrò sentito giovani andare a meditare in un qualche tempio nel sud della Thailandia? Non ci avevo fatto caso: mi pareva un mondo di altri, di gente al margine, un po’ suonata, roba da drogati in cerca di salvazione: una cosa insomma che non mi riguardava.

Chang Choub con la sua vita mi rimise tutto questo davanti e mi fece pensare che poteva riguardare anche me. Quando lasciò Turtle House, con la sua sacca di stoffa viola mezza vuota a tracolla, mi pareva si lasciasse dietro tanti sassolini bianchi – o molliche di pane? – come per indicarmi il cammino di nuove esplorazioni.”

Poi il libro continua con il resoconto di altri viaggi, di altri incontri con veggenti, alcuni lo attraggono, altri sono così vaghi e poco pertinenti da non superare l’esame della noia. Ma tutti lo invitano con la loro presenza a guardarsi dentro, alcuni addirittura esplicitamente lo spingono a meditare.

“Eppure c’era negli incontri con questi personaggi, alla fine tutti abbastanza normali e tutti impegnati a guadagnarsi da vivere, qualcosa che mi piaceva. Con il loro passare in rassegna i temi della famiglia, della salute, dell’amore, della ricchezza, mi portavano a ripensare a me stesso come non avevo fatto da tempo. Chi alla mia età pensa davvero a se stesso? Chi si ferma a chiedersi seriamente se vuole una seconda moglie, un terzo figlio, o semplicemente un anello al dito medio della mano destra? Uno tende a occupare la propria mente con i problemi del quotidiano e non si ferma mai a guardarsi da qualche metro di distanza... O chi riflette più sulla morte? Quella per noi occidentali è diventata un tabù. Viviamo in società fatte di ottimismo pubblicitario in cui la morte non ha posto. È stata rimossa, tolta di mezzo. Ogni indovino che vedevo invece me la rimetteva davanti.”

Infine, il capitolo conclusivo è il resoconto fedele e toccante  della sua esperienza durante un ritiro di meditazione vipassana con un maestro di scuola birmana in Thailandia.

“E così c’ero arrivato anch’io. Fermo come un sasso, seduto per terra, a gambe incrociate... Un’ora dopo l’altra. Un giorno dopo l’altro: senza mai dire una parola,... cercando di essere sempre cosciente di ogni gesto, di ogni pensiero, di ogni sensazione.

Avevo passato mezza vita in Asia e non me ne ero mai occupato... In Cina in Giappone, in Tibet, in Corea, in Thailandia, in Indocina avevo visitato decine di templi, passato giornate e giornate nei monasteri buddhisti, ma il problema della meditazione non me l’ero mai posto. A che serve? Come si fa? Qual è il suo senso? Attratto dalla bellezza plastica delle statue, avevo accumulato diversi buddha, ci ero vissuto assieme – ...ma non mi ero mai chiesto che cosa ci facessero lì seduti nella posizione del loto con quel loro sorriso magnanimo, gli occhi semichiusi... Davvero non me l’ero mai chiesto,  come qualcuno che non si fosse mai domandato il senso di un Cristo sul crocefisso che fin dalla nascita ha avuto sopra il letto.”

Dopo le prime impressioni negative all’arrivo... “Vinsi la mia arroganza e restai. I primi giorni furono durissimi. Appena seduto la posizione del loto mi pareva comodissima ma dopo un quarto d’ora diventava insopportabile: dopo mezz’ora una vera tortura: le ginocchia sembravano riempirsi di spilli, la schiena era tutta un crampo e il desiderio di muoversi diventava fortissimo. Mai neppure un secondo riuscivo a «meditare».

Invece d’essere là dove il respiro toccava la pelle, la mia mente era «una scimmia che saltava da un ramo all’altro» e non ero capace, neppure per un attimo di farne «un bufalo solido e forte, mettergli una corda al collo e legarlo al palo»... Varie volte fui sul punto di andarmene. Che senso aveva stare con gli occhi chiusi dinanzi a una natura bellissima? Che senso aveva pensare solo per negare ogni pensiero e impormi artificialmente del dolore di cui la vita prima o poi dà a tutti – e certo anche a me – la sua dose? ...Il silenzio fu una grande scoperta perché senza il primo piano delle parole altrui mi accorsi che anche la grandiosa natura era nel suo silenzio. Guardavo le stelle e sentivo il loro silenzio, la luna non faceva rumore e anche il sole si levava e tramontava senza nemmeno un bisbiglio.

Mi parve che, questo del silenzio, fosse un diritto naturale che ci era stato tolto. Pensai con orrore a quanta parte della vita se ne va, calpestata dalla cacofonia che ci siamo inventati con l’illusione che ci faccia piacere o compagnia. La prima ora di meditazione, ancor prima che il sole si alzasse, era la più bella. Un vento fresco, sfumato di odori, soffiava dalla valle, attraversava la terrazza, sfiorava quelle masse triangolari, immobili, di gente avvolta nelle coperte e scompariva nella foresta ancora nerissima sulla collina... Mi pareva che il gruppo come tale sprigionasse una grande energia e che lo sforzo comune elevasse lo sforzo di ciascuno.

La mattina dell’ottavo giorno elevò anche il mio. Le gambe mi facevano malissimo, stavo per cedere di nuovo, ma d’un tratto la sofferenza s’acquietò, il dolore non mi fece più paura, cominciò a sciogliersi e sparì.

Fu un gran piacere ...le ore successive non furono così belle, ma il tempo passava senza che ne aspettassi più con impazienza la fine. Quell’esperienza mi rafforzò nella mia ipotesi: l’esclusiva fede nella scienza aveva tagliato fuori noi occidentali di un interessante bagaglio di conoscenza. Avevamo imboccato l’autostrada del sapere scientifico e avevamo dimenticato tutti gli altri sentieri che un tempo, certo, anche noi conoscevamo.”

Un libro buono... anche una caustica mente fiorentina può meditare! Un avvicinamento del dialogo fra Occidente e Oriente interiori, che Osho ci ha da sempre mostrato come un passaggio inevitabile dell’evoluzione degli esseri umani, se non addirittura della sopravvivenza stessa dell’uomo su questo pianeta? Certamente.

Consigliatelo agli scettici. In Italia è un bestseller, vista la notorietà dell’autore. È un ottimo passaggio dal giudizio all’apertura mentale e scioglie alcuni pregiudizi che abbiamo incontrato mille volte sul nostro cammino, molto radicati e così clamorosamente idioti, verso la bellezza del silenzio e della meditazione.

Grazie Terzani! Dai, vieni a trovarci a Puna. Qui troveresti tutto quello che cerchi per svoltare il senso della tua vita, imparando a guardare con distacco amorevole la mente, a non prenderla tanto sul serio. Potresti fare tantissime altre esperienze di meditazione, nate dall’amore di un buddha contemporaneo, Osho, e dalla sua conoscenza profonda dell’uomo/donna occidentali presenti qui e ora nel mondo. Esperienze di meditazione nuove “su misura”, libere dalle pesantezze  delle tradizioni passate, che hanno attraversato i secoli e sono giunte ai nostri giorni filtrate e irrigidite dalle menti di preti e lama. Per esempio la meditazione vipassana a Puna è diversa. Osho ha rivitalizzato la vipassana tradizionale, dando grande valore alla qualità interiore giocosa e celebrativa. Durante i ritiri di vipassana si partecipa anche ad altre meditazioni attive per rendere più celebrativo e più profondo il momento dello “star seduti immobili e in silenzio”. Anche il modo in cui ti siedi è più libero.

Per Osho il corpo deve essere a suo agio, anche sedendosi su una sedia se ti ci trovi meglio. Non è necessaria nessuna inutile sofferenza! Il corpo può essere a suo agio eppure rimanere allerta.

“La meditazione non ha paura delle sedie. Verrà da te sia che ti siedi su una sedia sia che stai sul pavimento in perfetta posizione del loto.”

 

I brani sono tratti da “Un indovino mi disse”

Edizioni Longanesi

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

...E i giudici si dimenticarono

di suonare il campanello

 

In India, uno che ha visto o incontrato Osho anche una sola volta, anche per poco tempo nel corso della sua vita fisica, oggi si sente molto orgoglioso nel dire che “Sì, una volta ho incontrato Osho, quel giorno, nel tal posto.” Ho visto proprio questo orgoglio e questa luccichio negli occhi del dottor P.H. Bhattacharya quando l’ho incontrato la sera dell’8 aprile 1996 per parlare di Osho. È il rettore in pensione della facoltà di Scienze Politiche dell’università Vikram di Ujjain ed oggi è il direttore della prestigiosa Accademia Kalidas di Ujjain.

 

Il dottor Bhattacharya racconta:

 

“Era l’anno 1955 e io ero uno studente di Scienze Politiche al primo anno presso l’università di Sagar quando Osho era uno studente del primo anno di Filosofia alla stessa università. A quel tempo intorno al suo nome non c’era tutto lo scalpore che c’è oggi e inoltre lui era in una facoltà diversa dalla mia, tuttavia ricordo molto vividamente un fatto accaduto in quei giorni.

 

C’era una gara di dibattito in cui doveva parlare Osho, e io pure. A ogni partecipante venivano dati cinque minuti e la regola era che alla fine del quarto minuto uno dei membri del gruppo dei giudici doveva suonare un campanello come segnale che l’oratore doveva concludere in un minuto il suo discorso.

 

Quel giorno ciascuno di noi parlò per soli cinque minuti, ma quando cominciò a parlare Osho, tutti, giudici compresi, rimasero così incantati che il giudice che doveva suonare il campanello si dimenticò completamente di farlo e Osho continuò a parlare. Solo venti minuti dopo uno studente del pubblico si alzò a dire, «Sono passati venti minuti.» Osho allora concluse il suo discorso e lasciò pure l’aula senza nemmeno preoccuparsi di sentire la lettura del verdetto da parte dei giudici di gara.”

 

Il dottor Bhattacharya ha poi aggiunto: “In quei giorni, Osho di solito indossava una lunga kurta bianca (una camicia lunga fin sotto il ginocchio) con un lunghi bianco di cotone avvolto intorno alla vita. Era sottile, magro. Difficilmente parlava con qualcuno e per lo più se ne stava da solo e non familiarizzava con nessuno – nemmeno con i professori.”

 

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

LA MENTE NEGATIVA?

IGNORALA

 

 

Amato Osho,

l’altro giorno hai detto di ignorare i contenuti della mente negativa e di non dar loro energia. Mi è difficile rimanere sul filo del rasoio, ignorandoli, senza finire col reprimerli, rimandando così le cose nell’inconscio. Mi puoi dire per favore come fare una discriminazione tra le due cose?

 

Lo sai già. La tua domanda contiene la discriminazione. Sai perfettamente bene quando stai ignorando e quando stai sopprimendo.

Ignorare vuol dire semplicemente non dargli attenzione. C’è qualche cosa lì: lasciala lì. A te non interessa né in un verso né nell’altro, che debba rimanere oppure andarsene. Non hai nessun giudizio. Hai semplicemente accettato che è lì e non è affar tuo che debba stare lì oppure no.

Con la soppressione tu prendi parte attiva. Entri in lotta con quell’energia, la obblighi a entrare nell’inconscio. Stai cercando di non vederla più da nessuna parte. Vuoi sapere che non c’è più. Per esempio, c’è della rabbia. Siediti in silenzio e osserva che la rabbia è lì. Lasciala restare. Per quanto può rimanere? Pensi che sia una cosa immortale, eterna? Proprio come è arrivata così se ne andrà. Basta che aspetti. Non fare niente al riguardo, né a favore né contro. Se fai qualcosa a favore, la esprimi, e quando la esprimi ti metti in un pasticcio perché l’altro potrebbe non essere un meditatore – molto probabilmente non lo sarà. Reagirà anche con rabbia maggiore. Ora sei in un circolo vizioso.

Sei arrabbiato, hai fatto arrabbiare l’altro e continuate a farvi arrabbiare l’un l’altro sempre di più. Prima o poi la tua rabbia diventerà una solida roccia di astio, di violenza, e quando ti muovi in questo circolo vizioso perdi consapevolezza. Potresti fare qualcosa di cui in seguito ti pentirai. Potresti ammazzare, potresti uccidere o perlomeno provarci. E dopo che l’episodio si è concluso ti potresti chiedere: “Non avrei mai pensato di poter uccidere qualcuno!” Ma tu hai creato l’energia e l’energia può fare qualunque cosa. L’energia è neutra: può creare, può distruggere; può portar luce nella tua casa, può appiccare il fuoco alla tua casa.

Ignorare significa che tu non fai niente al riguardo. La rabbia è lì. Prendi solo nota della cosa, la rabbia è lì, proprio nel modo in cui vedi che lì fuori c’è un albero. Devi fare qualcosa al riguardo? Una nuvola passa nel cielo: devi fare qualcosa al riguardo? Anche la rabbia è una nuvola in movimento sullo schermo della tua mente. Quindi guarda, lasciala passare.

E non si tratta di rimanere sul filo del rasoio. Non far diventare grandi le piccole cose. Questa è una cosa molto piccola e può essere fatta molto semplicemente; devi solo accettare che è lì. Non cercare di toglierla, non cercare di agire sulla cosa, e non vergognarti di essere arrabbiato. Anche se ti vergogni, hai incominciato ad agire. Non riesci a essere non attivo?

C’è tristezza, c’è rabbia: guarda e basta. E preparati a una sorpresa: se puoi guardare, e il tuo guardare è incontaminato, è puro – non stai davvero facendo niente, ma solo guardando – la rabbia piano piano se ne andrà. La tristezza scomparirà, e tu rimarrai con una consapevolezza così pulita.

Prima non eri così pulito perché c’era la possibilità che sorgesse la rabbia. Ora quella possibilità si è concretizzata e se n’è andata insieme alla rabbia. Tu sei molto più pulito. Non eri così silenzioso, così in pace; ora lo sei. La tristezza ha fatto salire dell’energia. Non ti avrebbe permesso un profondo senso di felicità, avrebbe annebbiato la tua consapevolezza.

E tutte le altre emozioni negative si mangiano la tua energia. Sono tutte lì perché tu le hai represse, e sono represse perché così tu puoi impedire che fuoriescano. Hai chiuso le porte e le hai messe in cantina: non possono scappare. Anche se volessero scappare tu non le lasceresti uscire. E disturberanno la tua vita intera. Di notte diventeranno degli incubi, dei brutti sogni. Di giorno influenzeranno le tue azioni.

Ed esiste sempre la possibilità che qualche emozione diventi troppo grande da controllare. Tu hai represso e represso e represso, e la nuvola è diventata più grande. E arrivi al punto in cui non puoi più controllarla. Poi succede qualcosa che il mondo considererà una tua azione, ma quelli che sanno possono vedere che non sei tu ad agire: tu sei sotto l’effetto di una grande forza impulsiva. Ti comporti come un robot; non puoi scappare.

Stai assassinando, stai violentando, stai facendo qualcosa di brutto, ma di fatto non sei tu ad agire. Hai accumulato tutto quel materiale che è diventato così potente che ora ti può obbligare a fare cose – cose aldilà di te, cose contro te stesso. Anche mentre lo stai facendo sai che non è giusto. Sai che “Non dovrei fare così. Perché lo sto facendo?” Ma nonostante ciò lo farai.

Molti assassini in molti tribunali del mondo hanno detto molto onestamente di non aver ucciso. Ma il tribunale non li ha creduti, la legge non può creder loro. Io posso crederci – perché i tribunali e la legge sono tutti primitivi. Non sono giunti alla maturità. Non sono ancora basati sulla psicologia. Sono semplicemente la vendetta della società – messa in belle parole, ma davvero non è altro che la stessa cosa che ha commesso quell’uomo... lui ha ucciso, ora la società vuole uccidere lui.

Lui era solo. Ma la società ha la legge, il tribunale, la polizia, la prigione. E passerà attraverso un lungo rituale per dimostrare a se stessa che “Noi non stiamo assassinando quest’uomo, stiamo solo cercando di prevenire il crimine.” Ma non è così. Se volete prevenire il crimine, allora le vostre leggi devono essere maggiormente basate su psicologia, psicanalisi, meditazione. Allora potrete vedere che nessun uomo ha mai fatto niente di sbagliato, è l’intera società che è sbagliata.

La società è sbagliata perché insegna alle persone a reprimersi, e quando si reprimono arrivano al punto in cui quello che hanno represso comincia a straripare e loro sono semplicemente impotenti. Sono delle vittime. Tutti i vostri criminali sono delle vittime, tutti i vostri giudici e tutti i vostri politici e i preti sono criminali. Ma questo è andato avanti per secoli così è una cosa ormai accettata.

Non fare niente, semplicemente ignora... e non è difficile, è un fenomeno molto semplice. Per esempio, questa pianta è qui. Non riesci a ignorarla? Devi fare qualcosa al riguardo? Non c’è bisogno di fare niente al riguardo. Dai uno sguardo da lontano ai contenuti della tua mente, è sufficiente un po’ di distanza, in modo che tu possa vedere, “Questa è rabbia, questa è tristezza, questa è angoscia, questa è ansia, questa è preoccupazione,” e così via. Lasciali stare. “Non me ne preoccupo. Non farò niente né a favore né contro.” E loro cominceranno a scomparire.

E se tu puoi imparare una cosa semplice, cioè lasciare che queste cose spariscano dal conscio, avrai una tale chiarezza di consapevolezza... la tua visione sarà così penetrante, il tuo sguardo interiore penetrerà così in profondità che non solo cambierà la tua individualità, permetterà ai contenuti repressi nell’inconscio di venire in superficie.

Vedendo che hai imparato a non reprimere, le cose cominceranno a venire a galla. Vogliono andare nel mondo.

Nessuno vuole vivere nella tua cantina, al buio. Vedendo che permetti alle cose di venir fuori, non hanno bisogno di aspettare la notte quando stai dormendo, cominceranno a venire a galla. Le vedrai uscire dalla cantina del tuo essere e uscire dalla tua consapevolezza. Lentamente il tuo inconscio diventerà vuoto.

E questo è il miracolo, la magia: se l’inconscio è vuoto, il muro tra il conscio e l’inconscio collassa. Tutto diventa consapevolezza. Prima solo un decimo della tua mente era conscio, ora sono consce tutte e dieci le parti insieme. Tu sei dieci volte più conscio. E il processo può andare più in profondità, può liberare l’inconscio collettivo. La chiave è la stessa. Può liberare l’inconscio cosmico.

E se puoi pulire tutte le parti inconsce al di sotto della tua consapevolezza, avrai una consapevolezza così bella che entrare nel superconscio sarà facile come per un uccello prendere il volo.

È il tuo cielo aperto. È solo che eri così sovraccarico... c’era così tanto peso che non riuscivi a volare. Ora non c’è più peso. Tu sei così leggero che la gravità perde la presa sulla tua mente; puoi volare verso il superconscio, verso il conscio collettivo, verso il conscio cosmico.

Il divino è a portata di mano. Devi solo liberare i diavoli che porti nella tua consapevolezza, avendoli obbligati a entrare nell’inconscio. Libera quei diavoli, e il divino è a portata di mano. E entrambe le cose possono accadere insieme: appena la tua parte inferiore è pulita, il mondo superiore diventa disponibile. E ricordati, lo dico di nuovo, che è un processo semplice.

 

tratto da:

The Path of the Mystic # 35

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

DOVE SBOCCIANO I FIORI

 

 

Ad un certo punto della nostra vita, arriva per molti di noi il richiamo della meditazione e il cammino che ne deriva, diventa una storia da raccontare. Nel caleidoscopio multicolore dell’Osho Commune, circondata da migliaia di ricercatori spirituali, Ma Deva Sarito dell’Osho Times International è stata particolarmente affascinata dalla storia di questo visitatore.

 

 

Alcuni mesi fa, con in tasca qualche soldo in più e sentendosi inspiegabilmente depresso, Michael Greenberg prenotava un volo da Tel Aviv a S. Pietroburgo. Si ricordava dei bei tempi che aveva passato là, come fossero una specie di “era d’oro” della sua vita – forse se fosse tornato avrebbe ritrovato la felicità vissuta in quei giorni. Non ha funzionato. Lui era cambiato, i suoi amici erano cambiati – di fatto tutto l’insieme l’ha fatto sentire ancora più depresso di come già era.

Michael è nato in Moldavia da una famiglia ebrea – sua madre era una cantante – e la musica è parte della sua vita fin da quando era nell’utero. Dopo aver finito la scuola e due anni di servizio militare, era andato dalla Moldavia a S. Pietroburgo inseguendo il suo sogno di diventare un cantante professionista. Era il 1990 e la vita era divertente e eccitante.

Cavalcando l’onda dei cambiamenti, dopo un paio d’anni Michael si trovò in Israele, dove si iscrisse all’università. Studiò musica classica per consolidare le basi della carriera che aveva scelto e come parte dei suoi studi passò sei mesi al Metropolitan Opera di New York. Viaggiò molto Europa, Sud America e altri paesi. Andò in Brasile a cantare nelle sinagoghe alle funzioni per l’Anno Nuovo ebraico. E a un certo punto tutto cominciò a sembrare un po’ vuoto. Andava tutto bene, eppure qualcosa andava storto. Non sapeva bene cosa.

Forse in parte dipendeva dalla disciplina necessaria per i suoi studi e dall’intensità e serietà della vita che lo circondava in Israele. Forse era stata una restrizione troppo pesante per la sua spontaneità e la sua libertà. Forse quella libertà perduta era ciò che era andato a cercare a S. Pietroburgo. Ma non riusciva a capirlo. “Avevo vissuto la maggior parte della mia vita senza pensare molto a cosa stavo facendo,” dice ora Michael. “E per molto tempo è andato tutto bene. Ma ora non andava più bene e la mia mente non riusciva proprio a gestire la cosa.”

Aveva sentito dire che c’era qualcosa che si chiamava meditazione, qualcosa che poteva aiutarlo a capire come uscire da quel momento difficile. Non conosceva però nessuno che meditasse o che ne sapesse qualcosa. Così da S. Pietroburgo decise di andare in India a vedere cosa riusciva a trovare. Atterrò a Delhi dove, dice, trovò un sacco di persone pronte a inondarlo di parole sulla vita spirituale, ma nessuno sembrava avere quello che cercava. Decise di immergersi nella natura. Se non altro forse starsene da solo nel silenzio magico delle montagne l’avrebbe aiutato a calmare la sua mente agitata.

Su un pullman che andava a nord, verso l’Himalaya incontra un uomo che con la sua famiglia stava andando in pellegrinaggio alla Valle dei Fiori. Invitano Michael a unirsi a loro e, dopo qualche esitazione (la sua idea in fondo era di star solo) accetta l’invito. È stato molto bello – sono rimasti lì cinque giorni – ma anche quel silenzio e quella bellezza non sono stati capaci di sovrastare il rumore nella sua mente. Il giorno dopo il ritorno dalle montagne l’uomo improvvisamente dice “Io lo so dove devi andare. È un posto a Puna, chiamato Osho Commune, dove troverai persone d’ogni tipo da tutto il mondo – Moldavia, Russia, Israele... da tutto il mondo.” L’idea non piaceva per niente a Michael! Gli rispondo che di fatto stavo cercando di fuggir via dalla gente! dice ora ridendo. Ma l’uomo insisteva. Mi dice, “Quello è il posto giusto per trovare quello che stai cercando. Devi andarci – puoi girare l’India se ti va e andarci alla fine del viaggio, o nel mezzo, o subito – però ci devi andare.”

E così eccolo qui.

All’Osho Commune, tre o quattro giorni dopo aver finito il gruppo No-Mind, Michael si è svegliato al mattino con in mente solo la musica. “Era passato tanto tempo da quando avevo cantato l’ultima volta,” dice. “Mi venivano in mente delle canzoni e molte venivano dalla mia infanzia.” La musica tornava di nuovo a scorrere in lui.

Tra le tante cose di sé su cui ha fatto luce ora capisce anche una cosa che prima non capiva. E indica il cuore, non la testa come il posto dove la comprensione sta crescendo: “La meditazione non è una cosa separata dalla vita, è parte della vita,” dice. “Ora posso vedere che le cose che mi hanno dato gioia nella vita, come per esempio la musica, sono di fatto diversi tipi di meditazione – ma allora non avevo la struttura mentale per comprenderlo.”

 

 

Mentre stavamo andando in stampa abbiamo saputo che Michael ha preso il sannyas e ora ha un nuovo nome, Sw. Prem Chetan che significa “amore consapevole”.

 

 

SCRIVE BASHO:

Sebbene le gambe siano sottili

io vado dove crescono i fiori,

Monte Yoshino.

 

Questo Monte Yoshino sembra sia un riferimento costante in molti haiku di molti poeti Zen. Si vede che in Giappone sul Monte Yoshino c’è un’incredibile varietà di fiori.

Conosco un posto sull’Himalaya chiamato la Valle dei Fiori. Nessun uomo è mai giunto fin là, è quasi impossibile. È profonda centinaia di metri. Puoi guardare in quella valle solo da centinaia di metri più su. Anche il solo guardare sembra pericoloso, perché la scarpata è a precipizio e la neve non si scioglie mai sui monti intorno alla valle. Quando una persona si sporge a guardare, un’altra la deve tenere per la vita, è così pericoloso. Basta anche un po’ di vento e sei andato, in mille pezzi, e nessuno ti troverà più.

Ma io sono stato alla Valle dei Fiori. Puoi vedere, solo sporgendoti da centinaia e centinaia di metri più su, un’incredibile varietà di fiori nella valle. Non puoi trovare quei fiori in nessun altro posto. Non sono riuscito a riconoscere nemmeno un solo tipo di fiore – tutti rari, assolutamente rari.

Forse sul Monte Yoshino in Giappone ci sono fiori di una tale varietà di colori, di profumo, che Basho dice, sebbene le gambe siano sottili, io vado dove crescono i fiori, Monte Yoshino.

Ma questo è solo simbolico.

Cosa sta dicendo? “Sebbene le mie gambe siano deboli, andrò nel mio spazio interiore dove crescono i fiori. Anche se questo vuol dire scalare il Monte Yoshino, o vuol dire tuffarmi nell’oceano Pacifico – se è là che crescono i fiori, io ci andrò. Non sono preoccupato di avere un corpo fragile, perché dentro, non ci vai col corpo, solo con la tua consapevolezza, che non ha gambe, che non è un fenomeno materiale.”

Ma se decidi che raggiungerai il punto al centro del tuo essere – la Valle dei Fiori – troverai colori incredibili, fiori psichedelici, profumi che non hai mai sentito prima.

Basho dice, “Non fermarti prima di quel punto, qualsiasi cosa succeda. Rischia ogni cosa e va nel posto dove sbocciano i fiori.” Non sta parlando del mondo esterno.

Allo Zen non interessano i fiori ordinari che appassiscono in poche ore. Il suo interesse è per i fiori eterni che non appassiscono mai. Li hai nelle tue profondità, nella valle dei fiori, al centro del tuo essere.

 

tratto da

Christianity, the Deadliest Poison and Zen,

the Antidote to All Poisons

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

RELIGIONE:

SANNYAS O OPERE DI CARITÀ?

 

La morte di Madre Teresa e la decisione del governo indiano di farle un funerale di stato ha aperto in India un dibattito sugli scopi della vera religione. In questa intervista, l'Osho Times International chiede a Swami Chaitanya Keerti di darci la sua prospettiva, in rapporto con la visione di Osho.

 

 

OTI: Keerti, come discepolo di Osho da 26 anni e portavoce dell’Osho Commune International, devi esserti trovato coinvolto in molte discussioni sulla religione. Secondo te c’è conflitto tra l’antica tradizione indiana del sannyas e il concetto di aiuto al prossimo come percorso spirituale?

 

KEERTI: Vorrei prima parlare del sannyas, della ricerca di uno stile di vita spirituale come ne parla Osho nei suoi discorsi e come è stato inteso in India per millenni, perché questo crea la base per la questione in corso.

Vorrei tornare al concetto originario di sannyas come esisteva prima di Gautama il Buddha. Ai tempi delle Upanishads, di Krishna e del re Janak se diventavi un sannyasin non dovevi rinunciare alla vita mondana, alle tue proprietà, alla tua famiglia, al tuo lavoro. Dovevi invece imparare a vivere in mezzo a tutte le cose del tuo mondo senza esserne attaccato.

In questo modo il mondo era una specie di scuola dove imparavi ogni cosa – soprattutto come non venirne toccato. Così i saggi delle Upanishads non cercavano di fuggire dal mondo, cercavano invece di portarvi la meditazione. Gli ashram dei rishi e dei veggenti erano bei posti, pieni di verde – sembravano fuori dal mondo, ma erano molto radicati nel mondo. Studenti e discepoli ci andavano per acquisire la preparazione base della vita. Non acquisivano solo una conoscenza puramente teorica, ma imparavano a trasformare la loro vita intera. Era un’educazione olistica che includeva il corpo, la mente, ogni cosa.

 

OTI: Quando è cambiato questo approccio alla religione?

 

KEERTI: Quando apparvero sulla scena Mahavira e Gautama il Buddha, circa 2.500 anni fa. Erano entrambi principi di famiglie reali, che vivevano in uno stato di super abbondanza, per cui per loro era facile creare delle discipline spirituali che chiedevano alle persone di rinunciare a ogni cosa – erano già profondamente annoiati da quello stile di vita. Era anche il loro modo di attrarre l’attenzione, di distinguersi dal resto degli insegnanti religiosi di quel tempo – un modo per dire “questo è qualcosa di nuovo, di diverso.” E, naturalmente ha funzionato. Ha cambiato l’intero corso della spiritualità indiana. È anche interessante notare che molti dei loro seguaci erano principi e re – persone che avevano sperimentato tutto ciò che il potere e i soldi potevano dare loro, e ne avevano piene le tasche e erano pronte ad abbandonarlo. Comunque questa idea della rinuncia generò un profondo malinteso di base: che per raggiungere l’illuminazione, per conseguire la meditazione, uno deve rinunciare al mondo. La prospettiva, la gestalt, cambiarono completamente. Divenne presto il metro standard con cui misurare la spiritualità: maggiore la ricchezza a cui avevi rinunciato, e più eri rispettato e onorato come una persona spirituale.

Questo divenne il criterio: quanto era grande il regno a cui avevi rinunciato, quanti giorni avevi meditato senza toccare cibo, quanto duramente avevi punito il tuo corpo con austerità... questo genere di cose divenne predominante e nacque tra i sannyasin una grande competizione che non aveva niente a che fare con la trasformazione interiore.

 

OTI:: Anche la necessità del celibato faceva parte di questa competizione?

 

KEERTI: Sì, e molto anche. La cosiddetta conquista del sesso divenne molto importante. I sannyasin che si rifiutavano anche solo di guardare le donne o addirittura di sedersi dove si era seduta una donna, erano molto ammirati. Era considerato una prova della loro supremazia sulla spinta sessuale. In altre parole, tu questo mondo non dovresti guardarlo per niente, ma indirizzare la tua energia totalmente verso l’altro mondo. Questo diede una direzione completamente nuova allo spirito del sannyas. Nei primi tempi, un sannyasin, o rishi, poteva sposarsi e avere dei figli, vivere una normale vita familiare e una normale vita sessuale, mentre praticava la meditazione. L’enfasi era sull’essere naturali. Ma dai tempi di Gautama il Buddha e Mahavira ha preso una direzione diversa.

In seguito, quando Adi Shankaracharya apparve sulla scena, dovette diventare un rinunziatario ancora più radicale... il che, in un certo senso, è ironico perché fu l’uomo che salvò l’Induismo dalla disfatta contro il Buddhismo. Gli induisti si erano molto demoralizzati dopo Buddha perché aveva distrutto in loro la fede, era quasi riuscito a distruggere il Brahmanesimo. Fu Adi Shankaracharya che restituì l’orgoglio agli induisti e comunque lo fece usando il medesimo trucco che aveva usato lo stesso Buddha – meravigliando le persone con le sue rinunce. Così in seguito divenne la regola generale di tutte le religioni: la rinuncia.

 

OTI:: Come ha fatto Adi Shankaracharya a diventare un rinunziatario ancora più grande?

 

KEERTI: È quello che ha dichiarato che il mondo è Maya, illusione. Come conseguenza del suo insegnamento, il concetto del mondo come illusorio divenne il punto centrale dell’approccio indiano verso la meditazione ed è responsabile degli atteggiamenti profondamente contro la vita che pervadono questo paese. 

Ed è rimasto così. Quindi questo è il panorama storico, è così che la religione ha preso la strana inclinazione a respingere i piaceri della vita materiale. In seguito nel XVIIº e XVIIIº secolo quando in questo paese cominciarono a venire i missionari cristiani, venne aggiunta una nuova dimensione al concetto di religione: quella dell’aiuto ai poveri.

 

OTI: Un insegnamento centrale del Cristianesimo.

 

KEERTI: Sì, ma che sia stato Gesù stesso a dare molta enfasi all’aiuto dei poveri, è un’altra cosa. È vero che, nel Nuovo Testamento, Gesù dice “beati i poveri”, ma l’ha detto veramente o le parole sono state aggiunte in seguito? E cosa dire della storia di Maria Maddalena, la bella prostituta, che viene da Gesù con un profumo molto costoso e comincia a lavargli i piedi? Giuda obbietta che si potrebbe vendere il profumo e distribuire i soldi ai poveri. Ma Gesù dice semplicemente “Lasciala fare, i poveri saranno sempre qui, ma io non sarò qui per sempre.” Una strana affermazione per uno da cui ci si aspetta dedizione al benessere dei poveri. In ogni caso quando i missionari cristiani vennero in India e cominciarono ad aiutare i poveri, soccorrere i malati, i sottomessi, dar loro medicine, cibo, vestiti, allora di nuovo l’Induismo si sentì sfidato – a maggior ragione visto che il Cristianesimo era la religione dei conquistatori, l’Impero Britannico, dovettero per forza prenderlo in considerazione. Non si potevano permettere di ignorarlo. Anche i più grandi uomini di questo paese hanno dovuto considerare la propria situazione religiosa in modo diverso.

 

OTI: Persone come Mahatma Gandhi?

 

KEERTI: Esattamente. Osho dice spesso che Gandhi era così influenzato dal Cristianesimo che divenne un cristiano al 90%. Non uscì dall’Induismo, continuò a dire “la Gita è mia madre”, ma nel suo approccio alla vita divenne un perfetto cristiano. Si potrebbe addirittura dire che superò Gesù Cristo! Visse una vita di tale povertà, dormiva nelle baracche degli Harijans, gli Intoccabili, era contro ogni tipo di tecnologia, tutti i comfort, addirittura contro i dolci! Molte volte è stato in dubbio se diventare un cristiano o meno, e la mia comprensione è che non l’ha fatto per un solo motivo: capiva che le masse induiste non l’avrebbero più seguito. C’è un altro caso, Vivekananda, il principale discepolo di Ramakrishna. Era alla ricerca della realizzazione spirituale e ebbe un assaggio dell’illuminazione meditando con Ramakrishna. Poi andò in Occidente e parlò a una conferenza mondiale delle religioni a Chicago.

Gli Indiani sono ancora molto orgogliosi di ciò che Vivekananda fece in quell’occasione – e di come è stato bene accolto - ma tornò in India colpito dal concetto cristiano di carità, di aiuto ai poveri. Così fondò la Ramakrishna Mission che, almeno per quel che appare, si è interessata sempre più ad aprire ospedali e scuole invece di coltivare la meditazione.

 

OTI: Continua ancora oggi?

 

KEERTI: Eccome! Satya Sai Baba, uno dei più conosciuti personaggi religiosi indiani, ha creato molti istituti di carità, grandi ospedali, grandi scuole, nel sud dell’India. Perché agli occhi del mondo sei religioso solo se fai queste cose. Puoi quindi vedere la direzione che hanno preso i sannyasin induisti: per dimostrare che sono nel giusto, nei confronti del Cristianesimo, fanno anche loro del lavoro sociale e si dimenticano lo scopo principale della religione.

 

OTI: Qual è il pericolo?

 

KEERTI: Il pericolo è che lo spirito originale del sannyas sta perdendo terreno. L’idea originale è innanzitutto di trasformare te stesso, di illuminarti, di realizzare te stesso, e poi ti lascerai guidare dalla tua luce interiore. Dopo aver meditato diventerai più compassionevole, più amorevole, più radioso, ma questo è un effetto secondario...

 

OTI: La compassione è un sottoprodotto della meditazione, ma la meditazione non potrà mai essere un sottoprodotto della carità – è questo che stai dicendo?

 

KEERTI: Sì. È facile per il punto di vista cristiano conquistare la simpatia a livello mondiale, perché chi può opporsi all’idea di aiutare i lebbrosi, i ciechi, gli storpi, gli affamati? In questo modo, il pensiero cristiano domina il mondo. Ma questo va messo nella giusta prospettiva. Solo perché qualcosa ha una presa sulle masse o ha creato un’ipnosi di massa, non vuol dire che sia giusta. Il sannyas deve prendere posizione contro questa visione mondiale e non dimenticare il suo terreno di fondo.

L’ironia è che, nonostante tutta questa enfasi sulla carità ai poveri, la povertà mondiale permane. Questo paese ora ha milioni di poveri in più rispetto a 200 anni fa quando i cristiani cominciarono a influenzare l’India. La verità è: nessuno vuole veramente che la povertà scompaia – hanno tutti troppi interessi a mantenerla.

Per esempio, nessuna religione appoggia il controllo delle nascite e l’aborto, che sono i principali metodi per ridurre la popolazione, per ridurre la povertà, per ridurre il numero di orfani. Su questo il clero dell’Induismo, dell’Islam, del Cristianesimo sono tutti d’accordo: nessun controllo delle nascite.

Così non attaccano le cause originarie della povertà. Si mettono solo a competere per dimostrare che una fa un miglior lavoro sociale dell’altra. E non è nei loro interessi risolvere il problema perché altrimenti, come dice giustamente Sorella Nirmala, il successore di Madre Teresa, loro sarebbero senza lavoro.

 

OTI: Ma la gente potrebbe anche dire: qual è l’uso del sannyas, della trasformazione personale? Non è una cosa molto egoista?

 

KEERTI: Qual è l’utilità di essere in uno stato di beatitudine? Qual è l’utilità di trovare la sorgente eterna della propria vita? Solo che quella è la realizzazione massima che cercano tutti gli esseri umani, vita dopo vita, consciamente o inconsciamente.

Sì, è una cosa egoista, ma se perseguita nel modo giusto, trasformerà te e alla fine il mondo intero – come effetto laterale della meditazione. Alla fine potresti anche trovarti ad aiutare i poveri, se è quello che il tuo cuore ti dice di fare, ma la tua carità avrà una qualità completamente diversa.

Mi ricordo di una storia che racconta Osho su Gautama il Buddha: una vedova ha un unico figlio che muore e lei sprofonda nel dolore. Tanto per consolarla i compaesani le dicono di andare da Gautama il Buddha. Lui è una persona così saggia che potrebbe conoscere un modo per ridar vita a suo figlio. La donna va da lui e Buddha dice, “Sì, posso ridar vita a tuo figlio, basta che vai al villaggio e mi porti alcuni semi di riso presi da una famiglia in cui non è mai morto nessuno.”

Lei corre via, felicissima, e chiede in tutte le case. Tutti sono disponibili a darle il riso, ma nessuno può soddisfare la condizione di Buddha – in tutte le case ci sono state parecchie morti. E a poco a poco, la donna torna in sé e capisce la realtà della morte, l’inevitabilità della morte, e ora che torna da Buddha, la sera, è una donna completamente trasformata.

 

OTI: Vuoi dire che non c’è bisogno di far niente per quanto riguarda i problemi sociali?

 

KEERTI: Niente affatto. La povertà va debellata, l’analfabetismo deve finire. Ci dovrebbe essere un approccio pratico a tutte queste cose. Ma in realtà è il lavoro del governo di ogni paese prendersi cura di questi problemi.

 

OTI: Non dovrebbe essere il lavoro delle organizzazioni religiose?

 

KEERTI: Questi sono dei problemi sociali, dovrebbero essere risolti dalla società. Non ha niente a che fare con la religione. Ma il governo non vuole dar fastidio ai capi religiosi che naturalmente controllano i voti di milioni di seguaci. Così c’è una cospirazione tra i politici e le religioni – una cospirazione forse inconscia, ma la cospirazione esiste.

Il problema della povertà in questo paese può essere risolto molto facilmente, tutti i metodi e la tecnologia necessaria sono disponibili, ma i politici non rischieranno di offendere qualcuno da cui arrivano i voti. E, come ho detto, tutti gli ayatollah e gli shankaracharya e tutti i missionari cristiani sono contro i metodi per il controllo delle nascite.

 

OTI: Allora anche la carità che praticano non è vera carità?

 

KEERTI: La vera carità è quando insegni a un povero come vivere una vita dignitosa, non solo dandogli del cibo, ma insegnandogli come guadagnarsi dei soldi, offrendogli delle occasioni. Crei delle situazioni dove lui possa prendersi cura di sé, dove possa rendere dignitosa la propria vita. Tutta la ricchezza dell’Occidente potrebbe venir messa in questo paese, né è già stata investita in questo paese per dare cibo ai poveri, ma il numero dei poveri non è diminuito.

 

OTI: E tuttavia si sentono tutti a loro agio in questa situazione.

 

KEERTI: Sì, e tutti dicono che i soldi stanno servendo una giusta causa. Ma dietro la causa si nasconde la motivazione – aumentare il potere sulla gente di una certa religione. Così non esiste una vera compassione, solo una politica spirituale.

 

OTI: L’argomento è stato portato all’attenzione pubblica dalla recente morte di Madre Teresa. Vuoi dire qualcosa a riguardo?

 

KEERTI: Questo ha dato il via alla discussione, perché quando una persona come Madre Teresa muore ci sono delle domande a cui bisogna rispondere. È diventata un simbolo e questo simbolo va valutato. Con lei vista come una specie di esempio glorioso di come si aiutano i poveri, il pericolo è che, in futuro, qualunque leader religioso o prete che voglia attrarre quel tipo di attenzione dovrà fare ancora meglio di Madre di Teresa.

Come dicevo prima, lo spirito di competizione prospera nel campo della rinuncia personale e della carità. E anche i massmedia vorranno contribuire a creare una persona del genere, perché Madre Teresa ha lasciato un buco – chiunque altro appare come un pigmeo al suo confronto.

 

OTI: Dovranno trovare qualcuno più estremista di Madre Teresa?

 

KEERTI: Sì. Intanto ci sono molte persone in questo paese che stanno sinceramente aiutando i poveri e i malati, ma senza ricevere nessun riconoscimento. Uomini come Baba Amte, per esempio, che ha fatto un notevole lavoro con i lebbrosi del Maharashtra, curandoli, dando loro una vita dignitosa e ora questi lebbrosi stanno aiutando altri lebbrosi, quindi il suo approccio è giusto, ma non ha mai ricevuto nessun riconoscimento internazionale.

Madre Teresa ha fatto eclissare tutti gli altri, è diventata una specie di superstar – venendo descritta come la persona più umile al mondo. E, naturalmente, il Cristianesimo si sente orgoglioso che lei faccia parte della loro religione e quindi proietta questa immagine di lei con esagerazione.

 

OTI: Cosa dici dei funerali di stato a lei concessi dal governo indiano?

 

KEERTI: In sé è stato un errore. Lo stato non si sarebbe dovuto identificare con un fanatico religioso. Ma in un certo senso va bene, perché il pendolo dell’opinione pubblica ha cominciato a oscillare nella direzione opposta. A molte persone è diventato chiaro che quello che il governo ha fatto in fretta e furia, sotto l’influenza dell’opinione pubblica mondiale e dei massmedia, non andava fatto in quel modo.

 

OTI: Questo mostra quanto un governo possa venire influenzato dalla cultura mondiale dominante, cioè il Cristianesimo?

 

KEERTI: Sì. Il fatto è anche che dopo il Mahatma Gandhi c’è stato un vuoto di eroi nazionali sulla scena politica o nella vita pubblica. C’era un vuoto che Madre Teresa ha aiutato a riempire.

Un’altra cosa: nella stampa indiana abbiamo molte persone che hanno avuto una formazione in paesi occidentali, o che hanno studiato nelle migliori scuole indiane – che perlopiù sono scuole all’interno di conventi cristiani – o che, per il proprio pensiero, usano come riferimento i massmedia occidentali. Se conosci solo la lingua hindi e non l’inglese, non trovi un buon lavoro nel campo dell’informazione. Anche un inviato stampa di un giornale in hindi – per quanto i giornali in hindi abbiano una circolazione maggiore – verrà pagato meno di un reporter inglese. Quindi fin dal principio l’orientamento occidentale dei massmedia indiani ha contribuito a creare questa immagine di Madre Teresa, mentre tutte le critiche al suo lavoro venivano escluse o sminuite.

 

OTI: L’India è ancora affascinata dai valori occidentali?

 

KEERTI: Moltissimo. Sebbene questo paese si vanta di essersi liberato dagli Inglesi 50 anni fa, è una forma molto superficiale di liberazione, perché in profondità c’è ancora un’adorazione dei valori occidentali, segue ciecamente l’Occidente.

 

OTI: Come vedi il ruolo di Osho all’interno di questo dibattito?

 

KEERTI: Osho è famoso per prendere posizioni impopolari sugli argomenti controversi. Non gli importa di venire condannato, deve dire le cose come le vede. E naturalmente è stato frainteso. Io però ho speranza, anche se ci vuole tempo, molte persone di questo paese cominciano a capirlo.

Per esempio, Osho per 30 anni ha continuato a martellare i politici invitandoli ad abbandonare la spazzatura del socialismo, che rende solo il paese più povero, e a seguire la via del capitalismo, aprendo l’economia.

Sette anni fa, una pesante crisi economica ha spinto Manmohan Singh ad occupare la poltrona di ministro delle finanze, permettendogli di ribaltare l’intera economia indiana proprio come suggeriva Osho, aprendo il paese al sistema del mercato libero. E ha fatto immensamente bene al paese. Improvvisamente l’India si è ripresa un po’ della ricchezza che aveva ipotecato con l’Occidente, improvvisamente ha un po’ di vero potere economico.

Ora, certamente, se non ascoltano ciò che Osho ha detto sul controllo delle nascite allora presto supereremo la Cina come paese più popoloso del mondo, e inevitabilmente a un certo punto ci saranno fame e miseria a livello di massa. A quel punto, quando succederà questo, i leader indiani saranno obbligati ad ascoltare Osho.

 

OTI: Tornando al tema della carità, Osho dice alcune cose molto forti sull’aiuto agli altri fatto solo per senso del dovere...

 

KEERTI: Osho separa le due cose: dovere e amore. Se fai qualcosa per un senso del dovere e come un obbligo allora il risultato finirà con l’essere negativo, perché o ti sentirai un martire, che hai sacrificato te stesso, oppure avrai un sentimento molto egoico di orgoglio e superiorità.

Osho dice che la generosità verso gli altri deve nascere dalla tua abbondanza, non dal dovere. Prima crea ricchezza, poi condividila. Come può un mendicante condividere qualcosa che lui stesso non ha?

 

OTI: La visione di Osho sul sannyas ti ricorda i valori originali dei veggenti delle Upanishads?

 

KEERTI: Sì. Nel 1970, a Manali, quando Osho stava cominciando a dare il sannyas per la prima volta, ci disse che stava riportando in vita il tipo di sannyas che esisteva ai tempi di Krishna, perché con l’assalto furioso del materialismo moderno, è quasi sicuro che il sannyas finirà con lo scomparire – e un fiore così profumato, nato in questo paese, non dovrebbe essere lasciato morire. Spiegò che i sannyasin non dovrebbero rinunciare alle loro proprietà e diventare dipendenti dalla società – diventando dei mendicanti, senza contribuire a niente – ma dovrebbero essere autosufficienti, creativi, trasformando il mondo in un posto più bello.

 

OTI: E imparando il non-attaccamento, vivendo nel mondo in modo meditativo.

 

KEERTI: Giusto. Così anche se tutti nel mondo diventassero sannyasin, la società continuerebbe a funzionare. Nulla andrà perduto. Infatti, il miglioramento sarà immenso. Ma se le persone intelligenti cominciano a rinunciare al mondo, allora si crea una divisione – tutta l’intelligenza si sposta nella ricerca spirituale, il viaggio interiore, e il mondo ordinario della vita di tutti i giorni diventa sempre più povera. Quella è la tragedia che è capitata a questo paese dopo Buddha, Mahavira, Shankaracharya.

 

OTI: La crema della società sparì semplicemente nella giungla.

 

KEERTI: La tendenza esiste ancora adesso, perché la maggioranza dei sannyasin induisti e buddhisti non stanno dando nessun contributo.

Se vogliamo che il sannyas sopravviva bisogna guardare con la stessa prospettiva di Osho.

Di fatto, va visto sia dall’Oriente che dall’Occidente. L’Oriente deve abbandonare l’idea di rinuncia del mondo come prova di spiritualità. L’Occidente deve abbandonare l’idea di carità come prova di spiritualità, mettendo l’attenzione non sulla carità, ma sulla consapevolezza.

Come Osho ci ricorda continuamente, se tu cambi il tuo mondo interiore, il mondo esteriore, come effetto conseguente, verrà inevitabilmente cambiato. Se tu trasformi te stesso, tutte le persone che incontrerai ne verranno influenzate. Solo se ami te stesso potrai amare gli altri.

 

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PERCHÉ L’AMORE SIA …

 

 

Se una relazione vuole rimanere sempre fresca, sempre giovane, sempre nuova, allora le persone devono imparare il segreto della flessibilità. Marito e moglie che per anni abitano insieme, si annoieranno per forza – la stessa faccia, la stessa geografia, la stessa topografia. Per quanto tempo puoi continuare a esplorare la stessa donna o lo stesso uomo? – a meno che tu sia così tonto che ogni giorno continui a dimenticare cos’è successo, a meno che tu non abbia nessun meccanismo di memorizzazione. Non si è sviluppata ancora una relazione flessibile dove ci si avvicina e ci si allontana. Questa è una delle sfortune dell’umanità. Vorrei dare il mio contributo al futuro, col concetto di relazione flessibile – non fissa e morta.

Rabindranath, in uno dei suoi libri, Aakhari Kavita, che significa “l’ultima poesia” – non è un libro di poesie, è un romanzo; solo il titolo è “l’ultima poesia” – l’eroe del romanzo vuole sposare una donna molto raffinata e colta che è molto ricca e bellissima. La donna è consenziente, ma a una condizione.

La condizione – c’è un grande lago proprio accanto al suo palazzo – è che: “Ti costruirò un altro palazzo sull’altra riva del lago, a chilometri di distanza; da un palazzo non si riesce a vedere l’altro. Ti darò una barca, ma vivremo in case separate e non ci inviteremo mai l’un l’altra – lasceremo sempre che sia una cosa accidentale – tu sei fuori in barca, io son fuori in barca e improvvisamente ci incontriamo in mezzo al lago. Tu sei in giro a passeggio, io sono in giro a passeggio e improvvisamente ci incontriamo sotto gli alberi – senza NESSUN invito. In questo modo la nostra relazione rimarrà sempre giovane, sempre fresca, sempre una luna di miele – una perenne luna di miele.” L’uomo non capiva. Disse, “Che razza di matrimonio è mai questo? Se non viviamo insieme, non è un matrimonio.”

La donna disse, “Tu fai quello che vuoi. Ma io non posso vivere con te, perché so che il vivere insieme ucciderà la cosa più importante che c’è tra noi. E io non la voglio uccidere. Anche se tu sposassi qualcun’altra, non avrebbe importanza. Io rivedrò te nei miei sogni, nei miei ricordi e ricorderò quei momenti d’oro che ci sono stati tra noi, ma non permetterò una relazione fissa.”

Rabindranath ti sta dando l’idea di una relazione flessibile. Di fatto non una relazione, ma solo una storia d’amore che continua e continua – e non vai in municipio a registrare il tuo matrimonio.

A meno che tu sia lontano non potrai avvicinarti. Se rimarrai sempre lontano, l’amore morirà. Se rimarrai sempre vicino, l’amore morirà. L’amore può sopravvivere solo in una relazione in continuo movimento – senza legami, senza catene, senza prigioni. Mi è piaciuta moltissimo quella storia. Non è un romanzo, forse è il sogno della futura umanità.

 

tratto da The Messiah, vol 2 #22

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

 

DIPARTITA DI UN’AMICA

di Ma Aviram

 

Neeraja e le sue figlie Véronique (sinistra) e Amana

 

I miei primi incontri con Neeraja sono stati abbastanza insignificanti, venne – credo – un paio di volte a casa nostra. Poi non ricordo molto di quelle visite. Ci incontrammo veramente nell’autunno del 96, durante i tre mesi in cui Tarisha (Pol Pelletier) rappresentò la sua “Trilogie des histoires” in Quebec. Io avevo allestito una mostra intorno al palco e Neeraja vendeva i biglietti.

Molte sere ci facevamo un caffè e una sigaretta insieme. Presto diventammo amiche. La sentivo come un’isola soleggiata in mezzo a un burrascoso mare nordico.

All’inizio di dicembre, Neeraja partì per l’India. Voleva passare, come al solito, il lungo periodo dell’inverno canadese all’Osho Commune di Puna. Eppure questa volta non intraprese questo viaggio con cuore gioioso. Non c’era entusiasmo; mancava qualcosa; il suo fiume della vita sembrava bloccato in qualche punto... Così poco dopo il suo arrivo, scrisse una lettera a Osho dove faceva una domanda sulla cosa, tanto per fare chiarezza sul proprio sentire:

“Amato Maestro, mi sembra di aver perso il gusto della vita. Anche venir qui alla tua presenza non genera più lo stesso entusiasmo. Nella mia vita sento di essere arrivata a un giro di boa. La vita che ho vissuto finora, in qualche modo, ha perso significato. Sono pronta a fare un passo in avanti verso lo sconosciuto; ho raccolto abbastanza coraggio per affrontate il buio interiore, più che mai senza compromessi. Non ho niente da perdere. Amato Maestro, sono solo una «entusiasmo–dipendente» o c’è davvero una porta?”

Tre giorni dopo si ammalò di costipazione, nausea e mal di testa. “Niente di insolito,” pensò, “probabilmente è solo il mio intestino; forse sono di nuovo costipata per via del mio stomaco lento...” Andò presso un vicino ospedale per un controllo e una cura. Tuttavia, il giorno dopo, ritirando i risultati delle analisi le venne detto che il suo disagio non era una mancanza di vitalità dell’intestino “Signora, mi dispiace doverle dire questo. Le analisi mostrano un cancro al pancreas...”

Essendo lei stessa un’infermiera capì all’istante: questa era una sentenza di morte. Era sotto shock. Sentendosi venir meno lasciò l’ospedale. Poi fu sopraffatta dalla paura e le lacrime scesero copiose... Il conduttore del rikshò che sapeva parlare solo hindi, continuò a guidare parlandole incessantemente in una lingua che lei non capiva; e anche se ne fosse stata capace, nello stato in cui si trovava, le parole sarebbero passate via come il vento. Eppure si sentiva consolata, sentiva che il fiume di dolci parole cominciava ad avvolgerla come una coperta, morbida come una dolce ninnananna. Quando arrivò al suo appartamento era piena di gratitudine per quell’anima compassionevole.

In pochi giorni, dopo la diagnosi, la sua situazione fisica peggiorò rapidamente. Cominciò ad avere dei dolori alla pancia. Il cancro del pancreas ostruiva il condotto della cistifellea. Un incredibile prurito cutaneo si aggiunse a nausea e mal di testa. Giornate interminabili e notti insonni in India.

Anche quando era sana aveva spesso trovato difficile sopportare l’inquinamento e il caldo dell’India. Neeraja stava sinceramente valutando dentro di sé se rimanere vicini alla Comune e aspettare la morte nel Buddhafield oppure tornare in Quebec. Era ben consapevole che la durata della sua vita, con un cancro al pancreas, poteva variare dalle 7 settimane ai 6 mesi.

Appena venni a conoscenza della sua situazione mi fu chiaro che, in qualche modo, volevo prendermi cura di lei se avesse deciso di tornare in Quebec.

I medici indiani le dissero che c’era la possibilità di alleviarle la nausea e il prurito. Avrebbe dovuto subire un intervento chirurgico per impiantare un tubo di plastica in sostituzione del condotto della cistifellea bloccato. Non poteva fidarsi della medicina “indiano–occidentale”, ma si ricordava che all’ospedale St. Luc di Montreal c’erano dei dottori specializzati nel suo tipo di cancro.

Arrivò in Quebec, con la figlia minore Véronique, all’inizio di febbraio: 48 anni, pelle e occhi così gialli che sembrava dovessero brillare al buio, con un corpo che non pesava più di 40 chili...

Le due settimane in ospedale furono due settimane d’inferno. Il primo tentativo di impiantare il tubo fallì; sembra che i medici non riuscirono a trovare un passaggio per aggirare il tumore... Nella sua diagnosi il medico non consigliò nemmeno la terapia radiologica, una possibilità che a lei avrebbe fatto molto piacere rifiutare, che però sarebbe stato un segno di speranza. Entrò in depressione sentendosi dire che aspettarsi di poter vivere da due a sei mesi era una valutazione molto generosa.

Comunque la seconda operazione andò bene: dopo altre tre settimane non avrebbe più avuto nausea o prurito.

Il cibo dell’ospedale era più che terribile: sembrava che lì lei fosse la prima vegetariana; pasta ostinatamente stracotta o riso colloso con salsina artificiale a base di carne... tutte le verdure erano in scatola, non una singola verdura fresca... vomitava quasi tutto ciò che mangiava.

A quel punto quasi tutti i suoi amici avevano saputo della sua malattia e avevano cominciato a venire all’ospedale o a telefonarle sempre più numerosi. Tutti noi volevamo andarla a trovare; avevamo le migliori intenzioni: farle sentire che non era sola nella sua lotta contro il cancro, consolarla, condividere con lei un po’ di energia positiva. Però ci dovemmo rendere conto che le nostre intenzioni migliori davano risultati alquanto scadenti. All’inizio non ci rendevamo conto che i nostri sforzi le facevano perdere la poca energia che le era rimasta per se stessa. Visite senza sosta dal mattino alla sera la esaurirono; e solo quando due amici presero la sua vita nelle proprie mani, limitando le visite e tagliando le telefonate, lei poté incominciare a imparare a tenere per sé la propria energia e il processo in corso. Mettere i suoi bisogni in primo piano e non la buona volontà degli altri. Per lei è sempre stato difficile dire di no.

Per “stare con lei” non era necessario rimanere vicini fisicamente. Potevamo essere di maggior aiuto stando semplicemente in silenzio nelle nostre case, ricordandoci di lei, cercando di essere più consapevoli nelle nostre attività quotidiane.

Nel mio ultimo pomeriggio con lei all’ospedale trovai finalmente l’occasione per dirle che mi sarebbe piaciuto cucinare per lei quando avrebbe lasciato l’ospedale. Accettò con gioia.

Il decimo giorno d’ospedale c’era un altro amico, Mito, con lei. Lui era così shoccato dal terribile stato in cui l’aveva trovata che le disse: “Neeraja, sento che se tu non te ne vai da questo ospedale oggi o domani, non avrai più la forza per andartene e potresti dover morire qui.”

Il giorno dopo Navjot trasformò il suo camper in un’ambulanza improvvisata ma molto confortevole e portò dolcemente Neeraja alla casa di Leena in Ste-Adèle, nelle campagne a nord di Montreal.

Come la aiutammo a uscire dall’auto e a salire di sopra, tutti sentimmo che qualcosa intorno a lei si rilassò e come immediatamente si sentì meglio. Dopo cinque giorni il prurito scomparve e dopo due settimane il bianco dei suoi occhi era di nuovo bianco come la neve del Canada. Mangiò bene e passò attraverso tre settimane di rilassamento, nel corso delle quali aumentò di quattro chili – un evento piuttosto insolito per questo tipo di cancro.

Dopo la visita di un amico guaritore francese, Neeraja sentì che la sua energia non andava più nella direzione della lotta contro il cancro con medicine alternative. Ora preferiva piuttosto andare in profondità nel rilassarsi, nel lasciar spazio a quello che sembrava essere il suo destino. Vivere giorno per giorno con la gratitudine per aver ricevuto un altro giorno di vita. Con questa decisione dentro di lei qualcosa cambiò drasticamente: quella che prima era la sua forte volontà personale di combattere per la vita adesso era improvvisamente sostituita da una forza molto serena che veniva da dentro di lei eppure non era sua. Il suo viso divenne radioso, i suoi gesti aggraziati come non lo erano mai stati.

Naturalmente c’era sempre anche l’altro lato: aveva paura di morire, aveva paura della sofferenza che il suo cancro le causava, evitava quasi completamente di toccare la propria pancia per paura di risvegliare il mostro addormentato...

Però un giorno si fece coraggio e si sforzò di far visita a quel posto dentro di lei, dove viveva questo mostro orribile che stava per divorare la sua vita: con grande sorpresa di tutti – soprattutto naturalmente la sua – quello che trovò lì non era affatto un mostro, ma una sorgente d’acqua gorgogliante che sgorgava da profondità sconosciute del suo essere, acqua piena di vita. Da quel giorno ricominciò a toccare la pancia e iniziò a fare amicizia col processo della morte fisica.

In tutti i sensi il suo processo era come una danza. Una danza tra le valli della paura della morte e i picchi montani dell’accettazione serena, pace mentale, beatitudine.

Intorno alla luna piena di marzo la sua resa stava giungendo alla totalità. Le dosi di morfina erano aumentate drasticamente e la pancia cominciò a gonfiarsi, lasciava il letto per periodi sempre più brevi e cominciò a interessarsi meno al cibo... A questo punto si era formato un gruppo di sei amici che le stavano vicino nel corso della giornata.

Osservammo che quando soffriva tendeva ad andare nel panico, ad avere paura della morte. Le notti divennero difficili: spesso soffriva di insonnia perché aveva paura ad addormentarsi temendo di non risvegliasi più. A volte la morfina doveva essere aumentata a livelli tali che portava lunghi periodi di allucinazioni.

In quei giorni sembrò perdere la sua vecchia, abituale personalità. Come se il suo carattere cominciasse a dissolversi. Guardandola negli occhi non c’era più la stessa vecchia Neeraja. La sua mente cominciò a focalizzarsi sulle cose essenziali. I suoi soliti desideri e le proiezioni su quello che voleva dal futuro sparirono. Allo stesso modo quando lei guardava nei nostri occhi, era come se non guardasse tanto noi personalmente, ma guardasse piuttosto l’essere, il centro.

Questo cambiò la sua relazione con noi e la sua famiglia: cancellò quasi tutte le visite e selezionò le persone che a lei andava che si prendessero cura di lei. Per quanto riguarda la famiglia mise bene in chiaro che voleva guarire tutte le ferite prima di andarsene. I suoi sforzi funzionarono molto bene: si creò un’armonia tra i suoi amici e i familiari. Nei suoi ultimi giorni eravamo sempre in due in ogni turno con lei. Queste coppie erano di solito costituite da un amico e un familiare. Nessuno l’aveva organizzato, successe spontaneamente.

Lavorando per Neeraja, la nostra connessione con lei divenne come uno specchio: quando lei soffriva o era confusa, il gruppo intorno a lei mostrava gli stessi segni di confusione. In quei momenti ognuno di noi diventava facilmente irritabile, perfezionista e impaziente. E il momento che tornava a rilassarsi, improvvisamente anche per noi le nere nuvole burrascose se ne andavano e non c’era più nessun segno di difficoltà.

Alla fine di aprile il tubo artificiale andava sostituito e questo la riportò in ospedale. Inoltre aveva bisogno di una conferma da parte di un medico sulla sua situazione attuale dopo il periodo di riposo. Voleva sapere quanto tempo le rimaneva... Il lento declino del suo corpo insieme alla confusione mentale che ogni tanto la prendeva, la stavano torturando.

Nessun medico sapeva dirle con esattezza la data della sua dipartita. Lo capì e si rilassò ancora di più. Apparve in lei la serenità di chi si prepara attivamente alla propria morte. Perse completamente interesse per il cibo che fino a qualche giorno prima sembrava essere il suo piacere principale e la sua connessione alla vita. La sua attenzione si focalizzò completamente sulla sua dipartita. A volte la notte si alzava e metteva a posto le sue cose. Non si sentiva più a casa da nessuna parte; cercava spesso la sua “altra stanza” facendo confusione di posti. Una volta, facendo il bagno, rispose alla mia domanda su come volesse morire: “Quello che mi piacerebbe di più è che mi portaste nella foresta e io potessi lasciare il corpo lì in mezzo alla natura.”

Uscita dall’ospedale tornò alla casa di Leena in Ste–Adèle, una casa all’interno di una grande proprietà confinante con la foresta.

Dopo la sua prima notte lì si svegliò al mattino che non parlava più, nemmeno riusciva più a deglutire. Dopo un po’ ci fu chiaro che di notte le era venuta una paralisi che le prendeva la faccia e tutto il lato destro del corpo. Essendo lo stesso lato del cancro sembrava che soffrisse meno. Ora i suoi giorni erano davvero contati perché il corpo non poteva sopravvivere più di una settimana senza assumere liquidi. Neeraja non voleva venire nutrita in modo artificiale per endovena.

La paralisi della faccia preannunciava un altro passo nel suo viaggio individuale e nelle sue relazioni con le persone che la circondavano. Ora ci guardava con grandi occhi penetranti, ma senza nessuna espressione.

Nelle comunicazioni normali dipendiamo molto dalla risposta dell’altra persona. Vogliamo leggere sul suo volto come ci riceve. Ora non c’era più comunicazione. Guardare lei era come guardare il maestro: uno sguardo vuoto, che non chiedeva niente, che non voleva più trasmettere nessun messaggio. Che guardava e basta... molto silenzioso, molto sereno, indisturbato. Non chiudeva più gli occhi per dormire, li teneva mezzi aperti tutto il tempo, solo i bulbi oculari si muovevano leggermente in su.

La comunicazione era diventata uno sforzo che lei faceva solo quando lo giudicava assolutamente necessario: allungava ancora la mano verso Véronique, la figlia minore, che era forse quella per cui era più difficile vedere la madre morire.

L’impossibilità di comunicazione non portò però a uno stato di isolamento; al contrario aprì a una visione completamente nuova: la comunione. Potevamo stare con lei molto intensamente, seduti in silenzio, suonando per lei. Le campane tibetane sembravano trasportarla immediatamente lontano, nell’aldilà. Potevamo amarla. Non con l’amore terreno tra due personalità, ma con l’amore “celeste” tra due esseri. Potevamo amarla incondizionatamente, senza niente da dare, senza niente da prendere, solo una pura trasmissione... l’amore di un cuore vuoto, così selvaggio e così libero!

L’ultima notte meditare con lei fu molto, molto facile; potevo semplicemente star seduta lì a osservare il suo respiro andare sempre più in profondità... sentivo come se lei mi prendesse per mano e mi conducesse sulla soglia... sempre più in profondità... tornammo indietro prima di oltrepassare il punto di non ritorno...

Neeraja andava spesso in quel punto e tornando indietro emetteva sempre un suono come di qualcuno che si sveglia improvvisamente da un sonno profondo, “H–ah”.

Le dissi quella notte che “se senti che è ora di partire, se senti che sei rimasta abbastanza a lungo in questo corpo torturato... fallo. Hai tutte le nostre benedizioni, Neeraja!”

Ora mentre scrivo queste righe sento che non ero veramente io a darle il permesso di andarsene. Lei aveva preso la decisione quella notte e io stavo solo riflettendo come uno specchio...

Il pomeriggio del 6 maggio il suo respiro si fece più breve e molto più veloce, le sue gambe e la carne sotto le unghie divennero blu.

Il suo respiro era il respiro che si fa nel processo del rebirthing. Sembrava caricare il corpo di energia. Eppure in questo respiro non c’era sforzo alcuno, sembrava quasi meccanico, come se succedesse da sé. Sentivamo anche che lei non stava più soffrendo. Sembrava che il collegamento tra il corpo e l’anima fosse già rotto. E ora il corpo stava facendo i passi necessari per completare il suo ciclo terreno.

Questa fase durò forse un’ora. Suonavamo per lei le campane tibetane mentre il suo respiro si rilassava in quello del sonno profondo. Le donne si alzarono e cominciarono a cantare la canzone:

There is so much magnificence in the ocean

waves are coming in

waves are coming in

Improvvisamente sembrò che ci fosse un’altra voce femminile che cantava con le sue amiche...

Quando il canto si spense dolcemente nel silenzio, Neeraja respirò forse altre tre volte con lunghi, lunghi intervalli in mezzo... Alla sua ultima espirazione, Leena le sedeva di fronte. Sentì un grande insorgere di energia che si muoveva dal centro del suo petto verso l’alto, e poi via... Rani stava danzando e cantando in estasi. Amana la figlia maggiore scoppiò a piangere...

Le due figlie lavarono il suo corpo e lo vestirono come Neeraja aveva desiderato: con la sua tunica bianca del darshan, un anello, i mocassini regalatigli da Leela, il suo mala.

Quando la rivedemmo – non potevamo credere ai nostri occhi: ecco lì Neeraja, la “perla di consapevolezza”, i suoi occhi non erano più annebbiati, ma brillavano; la sua pelle aveva perso il grigiore della morte, e adesso era dorata; le sue pupille erano scese e ben allineate; e tutt’a un tratto c’era quel sorriso sulle sue labbra... Il suo volto prima di morire era completamente paralizzato e tutta questa trasformazione era accaduta dopo che aveva lasciato il corpo. Era come se lei avesse letteralmente messo a posto il suo corpo, reso il più bello e delizioso possibile per noi, e anche come suo ultimo messaggio. Come se avesse usato il suo corpo per dirci che lei adesso era bellezza, adesso era amore, adesso era consapevolezza e libertà.

 

 

 

I MIEI SANNYASIN CELEBRANO

LA MORTE PERCHÉ CELEBRANO

LA VITA. E LA MORTE NON È

CONTRO LA VITA; NON PONE

FINE ALLA VITA, PORTA SOLO

LA VITA A UN PICCO DI BELLEZZA.

 

La vita continua anche dopo la morte. Era presente prima della nascita, continuerà dopo la morte. La vita non è confinata al piccolo spazio che esiste tra la nascita e la morte; al contrario, nascite e morti sono piccoli episodi nell’eternità della vita.

Noi celebriamo ogni cosa. La celebrazione è il nostro modo di ricevere tutti i doni di dio. La vita è un suo dono, la morte è un suo dono, l’anima è un suo dono. Noi celebriamo ogni cosa. Amiamo il corpo, amiamo l'anima. Siamo dei materialisti spirituali.

Al mondo non è mai esistita una cosa del genere. È un esperimento nuovo, un nuovo inizio, e ha un grande futuro.

In passato ci sono stati i materialisti che negavano l’anima, e ci sono stati gli spiritualisti che negavano il corpo. Erano entrambi d’accordo su un punto: che si può accettare una cosa sola, o il corpo o l’anima. Erano persone aut/aut. Non erano disposte ad accettare il tutto così com’è, dovevano scegliere.

I miei sannyasin vivono con una consapevolezza che non sceglie. Noi non scegliamo: accettiamo qualunque cosa.

Voglio che siate dei materialisti e degli spiritualisti allo stesso tempo, in modo equilibrato. Vorrei che la società avesse tutte le comodità, tutti i comfort e gli aiuti che la scienza e la tecnologia possono fornire, e vorrei anche che le persone avessero dentro di sé una grande consapevolezza in modo da poter godere di tutto ciò che la scienza può fornire. Vorrei che tutti fossero dei buddha, ma allo stesso tempo vorrei anche che il mondo diventasse sempre più confortevole, sempre più amorevole, sempre più bello. Possiamo trasformare questo mondo in un paradiso, ma allora dobbiamo smetterla di scegliere. Dobbiamo solo accettare il tutto così com’è, con tutte le sue contraddizioni. Quelle contraddizioni sono delle contraddizioni solo per via della nostra ossessione logica; altrimenti le cose sono complementari. La vita e la morte – sono entrambe belle.

OSHO

 

   (ritorna al SOMMARIO)

 

 

 

 

IL CORPO

 

 

SÌ, LE POLARITÀ SI INCONTRANO

 

All’istituto zoologico di Noorder Dierenpark in Emmen, in Olanda, da una crisalide è uscita una farfalla davvero speciale. Ogni 90.000 farfalle che nascono lì, ne esce una metà maschio e metà femmina chiamata “gynandromorfa.” L’interessante di questa particolare “African Page” è che la linea di demarcazione è esattamente nel mezzo. Non solo i colori, ma anche la forma e gli organi interni sono divisi esattamente in una metà maschile e una metà femminile. L’istituto ha rilevato che la gynandromorfa non può riprodursi e di fatto non ha proprio nessun bisogno sessuale.

Questa farfalla impersonifica una certa simbologia molto cara al cuore di tutti i meditatori. Osho parla della realtà interiore degli esseri umani che portano in sé sia il maschile che il femminile:

“Sì, le polarità si incontrano. Quello che gli scienziati chiamano androginia. Ogni uomo è sia uomo che donna, ma tu ti identifichi con una sola parte del tuo essere. Tu pensi di essere un uomo, ma c’è anche una donna dentro di te che aspetta di essere riconosciuta, ricevuta, accettata. E tu continui a negarla. Dici, «Io sono un uomo.» Rimarrai diviso. Se sei una donna, dentro di te c’è anche un uomo che sta aspettando, e tu continui a negare l’uomo. Così non sarai mai un’unità intera, rimarrai sempre diviso.”

 

Zen: The Path of Paradox

 

 

“Muovendoti verso la realtà dovrai accettare il tuo essere per intero. Tu sei uomo-donna insieme. Nessuno è solo un uomo e nessuno è solo una donna. Ed è bello che sei entrambe le cose perché dà ricchezza alla tua vita, al tuo essere. Ti dà molti colori. Tu sei l’intero spettro, l’intero arcobaleno, non sei un colore unico. Tutti i colori ti appartengono.”

 

The Secret of Secrets

 

  (ritorna al SOMMARIO)