Ho fatto del mio meglio per
convincerti che l’illuminazione è il tuo stato naturale, che non è una cosa da
raggiungere, la porti con te dalla nascita. Tutto quello che devi fare non è
crearla, ma solo svelare il segreto nascosto della tua vita. Il momento che
cominci a sentire la tua luce interiore, l’intera tua prospettiva comincia a
cambiare. Ti sentirai compassionevole verso gli esseri umani anche se stanno
facendo delle cose stupide. E ti sentirai infinitamente pieno di gioia,
celebrazione, anche se non hai niente da celebrare. Non hai bisogno di niente
per celebrare – solo di una scusa.”
OSHO
Dal
mondo di Puna e dal resto del mondo
10 IL MONDO
Osho:
un fenomeno mondiale
18 IL CUORE
Ipnosi
e meditazione si incontrano
20 IL MONDO
Piccolo
diario da terre lontane
22 IL MAESTRO
IL
GIORNO CHE OSHO EVITÒ IL MATRIMONIO
...tutti
erano preoccupati di una sola cosa: che era meglio che io mi sposassi...
24 IL MAESTRO
OSHO
COMMENTA IL CANTO DI HAKUIN
Un
intenso messaggio d'amore
36 IL MONDO
Commenti
al libro "Un indovino mi disse"
39 IL MAESTRO
E
I GIUDICI SI DIMENTICARONO DI...
Un
piccolo scorcio della vita di Osho
40 LA
MEDITAZIONE
Ci
sono tre possibilità: ignorarla, sopprimerla, o esprimerla
42 LA COMUNE
Da
lontano un richiamo... e il cammino intrapreso diventa una storia da raccontare
44 IL CUORE
RELIGIONE:
SANNYAS O OPERE DI CARITÀ?
Swami
Chaitanya Keerti esplora la storia del sannyas in India
49 IL CUORE
Osho
parla su come mantenere una relazione sempre fresca, nuova, giovane
50 IL CUORE
Una
testimonianza toccante: celebrare la morte per celebrare la vita
54 IL CUORE
Il tuo oroscopo di gennaio
58 VETRINA
Video di Osho, musiche per la meditazione e tutti
i libri di Osho in italiano
Tutte le fotografie e le
parole di Osho sono coperte da Copyright © 1972 – 1990
OSHO INTERNAYIONAL
FOUNDATION
. . . . . . . . . . . . .
. . . . .
OSHO COMMUNE
HA
TROVATO LA VOCE
Quando presso l'Osho Commune di Puna,
Sw. Jivan Narman ha cantato in pubblico la sua canzone "Changes"
appena composta, ha ricevuto un applauso caloroso, perché tutti sapevano cosa
significasse cantare per lui. Nove anni fa, mentre camminava per le strade di
Dublino, Narman venne investito da un'auto e ferito seriamente. E rimasto in
coma in ospedale per tre mesi, nutrito attraverso un tubo applicatogli in gola
mediante una tracheotomia – procedura che gli ha danneggiato le corde vocali.
Quando si risvegliò, era paralizzato completamente. I dottori informarono sua
madre che avrebbe passato il resto della sua vita "come un vegetale".
Nove mesi dopo, tuttavia, Narman riuscì a camminare e a parlare. Seguì un lento
e doloroso periodo di riabilitazione finché, tre anni fa, stava abbastanza bene
da poter partecipare a un training di Osho Neo-Reiki in Irlanda. Lì sentì parlare
per la prima volta dell'Osho Commune di Puna. Sentì parlare anche di un gruppo
sulla voce chiamato "Finding Your Voice, Finding Your Song," e sentì
che poteva essere la chiave di volta per ritrovare fiducia nella propria voce.
Ha preso il sannyas a Puna e ha poi partecipato al gruppo. "Mi ha aiutato
a buttarmi e a lasciar libera la voce," ha spiegato. "Avevo perso il
contatto con la mia voce e quando ho cantato in pubblico alla fine del gruppo,
il suono veniva proprio dal mio hara. Per me è stata una grande conquista. Osho
dice che il sannyas è un'iniziazione nella libertà e io ho sperimentato questa
libertà nella mia voce."
GRAN BRETAGNA
L'INGHILTERRA
SI È PERSA IL VERO KOH-I-NOOR
"È incredibile che gli inglesi
hanno saccheggiato questo paese per 200 anni ma non hanno mai avuto
l'intelligenza di rubare il vero tesoro: la meditazione," ha detto Sw.
Satya Veclant, rettore dell'Osho Multiversity, commentando la visita in India
della regina Elisabetta II, venuta per il 50° anniversario dell'indipendenza.
Sw. Vedant stava parlando della controversia sulla proprietà del diamante
Koh-i-noor, dicendo che sarebbe un gesto gentile da parte della regina
restituire il diamante all'India "come segno che la famiglia reale inglese
riconosce che è stato brutto obbligare questo paese a diventare parte del suo
impero. Il Koh-i-noor non venne donato agli inglesi ma fu preteso sotto la
minaccia delle armi come parte dei patti di resa. Sarebbe un gesto in armonia
con lo spirito del 50° anniversario della libertà indiana se la regina lo
restituisse." In cambio del diamante, alla regine potrebbe essere dato il
veri Koh-i-noor dell'India e il sui gioiello più prezioso: la meditazione.
"Vedendo le difficoltà della famiglia reali degli ultimi anni, a me sembra
che solo il regalo della meditazione riporterebbe la pace e l'armonia in questa
famiglia tribolata." ha suggerito Sw. Vedant. Il termine
"Koh-i-noor" significa "montagna di luce" ed è la
definizione giusta per descrivere il valore della meditazione. "La luce
che si sprigiona da un diamante può dare al suo proprietario un sollievo
temporaneo, ma la luce che si irradia dal prezioso gioiello della meditazione
può illuminare la regina nella profondità del suo essere. Può trasformare non
solo la famiglia reale, ma l'infelicità di tutta l'Inghilterra – tutte quelle
facce serie possono diventare piene di felicità e di luce. Questo è il più
grande tesoro dell'Oriente e l'unica ricchezza che valga davvero la pena
saccheggiare."
CARI
AMICI,
vorremmo aggiornare la nostra raccolta
di libri di sannyasin e di non-sannyasin dove viene citato Osho. Se già non
l'avete fatto, vi invitiamo a mandare libri, cassette o CD di vostra produzione
o a cui avete partecipato. Per loro c'è una sezione speciale nella biblioteca
di Osho. Se trovate dei libri su Osho o in cui viene citato e non potete
mandarceli, saremmo comunque contenti di avere alcuni dettagli sull'opera oltre
al titolo, autore e editore.
OSHO COMMUNE
IL
LINGUAGGIO DEL MAESTRO
Presso l'Osho Commune di Puna, alle
lezioni di inglese hanno partecipato parecchi visitatori giapponesi. Meera ha
avuto l'idea di insegnare l'inglese con una novità: usando i discorsi di Osho.
Il suo metodo multimediale consiste nel ritrovarsi insieme la mattina, dopo
essere stati al videodiscorso serale della White Robe Brotherhood, e leggere lo
stesso discorso sul libro. "Funziona perché dopo essere stati tanti anni
con Osho, questi amici sono molto contenti di essere capaci di capire
finalmente anche tutte le sue parole," dice Meera.
NEL MONDO
LA
SALIVA TRASPORTA IL VIRUS HIV
Nuove prove che la saliva trasporta il
virus dell'AIDS, danno sostegno a quello che Osho diceva 12 anni fa, nel 1985,
quando avvertiva che l'AIDS può essere contratto attraverso un bacio. Osho
incoraggiava i suoi discepoli a trovare altri modi per esprimere affetto.
A quel tempo, le affermazioni di Osho
erano state respinte dalla comunità scientifica. Ma di recente a New Delhi il
ministro indiano per la tutela della famiglia, Renuka Chowdhuryha detto che le
ultime ricerche indicano che la saliva e l'allattamento al seno vanno
considerati portatori di contagio. Nel frattempo una grossa ricerca sulle
abitudini sessuali di 14 diversi paesi mostra che sta diminuendo la
preoccupazione per l'AIDS e per le malattie a trasmissione sessuale. La ricerca
è stata condotta dalla Durex
INDIA
LA
SONY MUSIC PRODUCE AUDIO CON I DISCORSI DI OSHO
La Sony Music, di recente, è entrata a
far parte del crescente numero di distributori di audiocassette che vendono gli
audiodiscorsi di Osho sul mercato indiano. Lo scorso ottobre hanno pubblicato 3
discorsi di Osho in hindi e 3 in inglese. I discorsi in inglese vertono sul tema
dell'amore con i seguenti titoli: "Sex – A Door To Supernature,"
"In Search of Love" e "Love, Prayer and Meditation."
"Quando l'amore si esprime attraverso di te all'inizio si esprime col
corpo – diventa sesso," spiega Osho nell'ultimo dei tre discorsi. "Se
si esprime attraverso la mente allora viene chiamato amore. Se si esprime
attraverso lo spirito diventa preghiera." E in te c'è anche qualcosa che va
aldilà di questa trinità. Gli induisti l'hanno chiamato "il quarto",
turiya. Tra le società che distribuiscono audiodiscorsi di Osho in India ci
sono la Pan Music, HMV. Music Today e Magnasound.
Cosa
centra un appartamento al 46º piano di un grattacielo di New York con la
visione di Osho? Leggi qui e lo saprai…
IL FUOCO DELLA
VISIONE DI OSHO STA GUADAGNANDO TERRENO IN TUTTO IL MONDO. MA PREM LOLITA CI
RACCONTA LA STORIA DI QUESTO SUCCESSO.
Quando
pensi a cosa è successo
agli insegnamenti di Gautama il Buddha e di Gesù Cristo dopo che hanno
abbandonato le proprie forme terrene, l’eredità di Osho lascia semplicemente
senza fiato. I discepoli di Buddha raccolsero con fatica tutto ciò che
riuscivano a ricordarsi dei 40 anni di discorsi del Tathagata, basandosi sui
ricordi personali. Gesù è stato ancora meno fortunato: si salvarono solo pochi
aneddoti poi sparsi in quattro vangeli quasi identici in contenuti – lasciando
un mucchio di spazio alle interpretazioni, fraintendimenti e distorsioni.
Con Osho è molto, molto diverso. Per
la prima volta nella storia gli insegnamenti completi di un essere illuminato
sono stati registrati e conservati. Non solo questo, sono resi disponibili in
tutto il mondo con uno stile degno dei contenuti.
Ecco la storia delle parole di Osho
così com’è andata sviluppandosi.
Innanzitutto un po’ di dati:
F La crescita
delle vendite dei libri e delle cassette di Osho dal 1990 è aumentata 8 volte.
F I libri e le
cassette di Osho ogni anno vengono venduti in due milioni e mezzo di copie.
F Osho è
l’autore più prolifico a livello mondiale con i suoi 600 titoli, i 7.000
discorsi su audiocassetta e i 1.700 discorsi su videocassetta.
F I libri
tradotti ammontano a 2.000 in 43 lingue.
F Nel corso
dell’anno esce un titolo nuovo ogni due giorni.
Questa produzione prende forma intorno
a un’unica sorgente, le registrazioni originali delle parole di Osho – i
“master del Maestro” – che vengono ora conservate a bassissime temperature in
un deposito europeo altamente protetto e climaticamente isolato. Non chiedere
l’indirizzo. Nessuno te lo darebbe.
Per quelli che cercano l’illuminazione
attraverso le parole di Osho, se la cosa sembra un po’ inaccessibile, non c’è
motivo di preoccuparsi – le copie digitali di tutti questi archivi sono sparse
in quattro continenti, garantendo che, non importa quali catastrofi possano
colpire l’umanità, ci sarà sempre, da qualche parte, una registrazione completa
di tutto ciò che Osho ha detto.
L’archivio originale è di proprietà
dell’Osho International Foundation (OIF) con sede in Svizzera, ed è stata
proprio questa fondazione che nel maggio 1994 ha approfittato della rivoluzione
digitale che stava attraversando il mondo delle registrazioni – promettendo,
come poi di fatto è successo, uno strumento efficace per la conservazione di
nastri audio e video che altrimenti col tempo andrebbe inevitabilmente a
deteriorarsi.
La rimasterizzazione digitale è stata
fatta a Londra, con uso di tecnologie che hanno permesso agli operatori di
migliorare la qualità, dando più chiarezza alla voce di Osho, riducendo i
rumori pur salvando i suoni naturali circostanti come il canto degli uccelli.
Quando questa operazione di
rimasterizzazione fu finita, varie serie complete sono state acquistate da
gruppi di discepoli in tutto il mondo. “Ci sono ora 8 copie dell’intero
archivio video digitale – che noi chiamiamo archivi o raccolte – in
circolazione nei quattro continenti, come pure 12 archivi audio in inglese e 14
in hindi,” dice Swami Sahajanand dell’OIF, uno dei discepoli che ha coordinato
il progetto.
“I nastri originali sono conservati in
una struttura usata da compagnie hollywoodiane come la MGM per conservare gli
originali delle loro produzioni cinematografiche, per cui sentiamo che – per
quel che è umanamente possibile – la conservazione e il controllo della qualità
del materiale originale di Osho è al sicuro,” spiega.
si
aprono le porte
Parallelamente a questo sforzo
conservativo, i discepoli di Osho hanno cercato di trattare con un’altra
difficile realtà: un mercato librario che, dopo l’arresto e la deportazione di
Osho dagli USA nel 1985, ha decisamente sbattuto la porta in faccia a qualunque
pubblicazione di questo controverso mistico.
All’inizio, c’era una sola soluzione:
pubblicare in proprio. “Fino a pochi anni fa, i sannyasin che lavoravano coi
libri di Osho avevano una consolidata mentalità prodotta dalla realtà del 1985
– che dovevamo tradurre e pubblicare tutti i libri di Osho per conto nostro,”
spiega Sahajanand. Nel 1989, la casa editrice Rebel Publishing House, creata e
gestita da sannyasin, cominciò a produrre edizioni cartonate dei discorsi di
Osho. Simultaneamente produsse anche alcune versioni tascabili di discorsi ad
argomento selezionati che presto divennero molto popolari in Occidente, tanto
che Osho stesso consigliò di farli pubblicare da editori esterni, mentre le
opere cartonate rimanevano il lavoro della Rebel.
La prima significativa apertura
avvenne in Inghilterra nel 1993, quando due piccole ma intraprendenti case
editrici, Element Books e Boxtree, accettarono i discorsi di Osho per una
produzione commerciale. La Element, in particolare, è stata molto felice delle
vendite realizzate ed è quindi arrivata a tutt’oggi a produrre undici libri di
Osho.
Due anni dopo, nel 1995, il decennale
muro di silenzio degli USA era finalmente rotto quando l’editore St. Martin’s
Press di New York lanciò Osho con 100.000 copie dell’Osho Zen Tarot. Tiratura
esaurita in due anni.
La St. Martin’s tornò alla carica con Meditation: The First and Last Freedom,
una selezione di tecniche di meditazione di Osho originalmente pubblicata dalla
Rebel. I risultati furono sorprendenti, e mostravano come un editore con grossi
canali di distribuzione può avere successo: quando la Rebel distribuiva il
titolo sul mercato americano, vendeva 800 copie l’anno; St. Martin’s ha venduto
10.000 copie in 3 mesi.
Ora la St. Martin’s sta lanciando il
suo secondo libro, questa volta una serie completa di discorsi, The Book of the Secrets. Molti anni fa,
negli anni 70, questa serie era stata pubblicata da Harper & Row in
parecchi volumi e in seguito dalla Rebel in due volumi col titolo Vigyan Bhairav Tantra. La St. Martin’s
lo produrrà in un unico volume: un gigantesco tascabile di 1200 pagine definito
“tipo bibbia” per via della carta sottile usata per la stampa del grande numero
di pagine.
Swami Deva Pramod, coordinatore delle
pubblicazioni all’Osho International di New York, ha commentato, “A loro il
titolo è piaciuto moltissimo. E proprio per via del titolo hanno deciso di
pubblicare il libro in un unico grosso volume.
Il libro ha un nuovo sottotitolo, La Scienza della Meditazione, e una
speciale fascetta intorno alla copertina con la foto di Osho. È la prima volta
che un editore non sannyasin anglosassone pubblica la foto di Osho in
copertina.”
a
proposito di libri
Intanto, con la crescente popolarità
della letteratura multimediale, l’Audio Renaissance, una società americana
specializzata in audiolibri, distribuiti da St. Martin’s, ha firmato un
contratto per la produzione di nove titoli di Osho.
L’Audio Renaissance voleva fare un
allegato audio al libro The Book of the
Secrets, ma la qualità delle registrazioni audio di quella serie – tra i
primi discorsi audioregistrati di Osho in inglese – non è abbastanza alta
rispetto agli standard del mercato. C’era però una facile soluzione, grazie
alla prolifica produzione di Osho.
“Abbiamo suggerito di mettere insieme
alcuni nastri di altre serie in cui Osho parla degli stessi argomenti trattati
nel libro,” racconta Pramod in un recente articolo apparso sulla rivista Viha Connection. “L’idea è piaciuta e
ora stiamo studiando importanti capitoli del libro – per esempio su Tantra e
sessualità, sul respiro, sull’essere consapevoli – e cercando bei discorsi su
questi argomenti. Uscirà come il nostro primo progetto che combina un libro con
delle audiocassette.”
Questo progetto pionieristico potrebbe
avere forti ripercussioni. I libri “parlanti” mostrano la crescita più veloce
in tutto l’odierno mercato editoriale con più di due milioni di dollari di
fatturato nei soli USA – chiara manifestazione di una società sensibile alla
comodità essendo necessario uno sforzo minore per ascoltare piuttosto che per
leggere.
Siccome tutti i libri di Osho sono
trascrizioni dai suoi discorsi spontanei dal vivo, è con facilità che i suoi
discepoli possono approfittare di questa tendenza. Infatti, considerando
l’enorme vendita delle sue audiocassette – soprattutto in India – Osho è già il
bestseller mondiale nel settore audiolibri.
Parecchi editori di prodotti audio, negli
ultimi 18 mesi, hanno pubblicato titoli di Osho, con vendite superiori alle
aspettative. “Gli editori si sono abituati al fatto che pubblicheranno Osho
esattamente così come lui si è espresso originariamente,” dice Pramod. “Non ci
saranno brani letti da attori, nessuna revisione o correzione, niente di quello
che normalmente viene fatto quando si mette su nastro un libro scritto. E di
fatto sono contenti di ciò.
L’America in particolare è matura per
questa nuova industria perché è una cultura in viaggio con walkman e car
stereo, con radio accese tutto il giorno sia a casa che al lavoro,” aggiunge.
“Tom Wolfe ha prodotto recentemente un libro solo in formato audio – cioè non
l’ha stampato per niente su carta – ed è un grosso successo.
Inoltre le statistiche mostrano che
l’area più calda nel campo degli audiolibri è quella della cura di sé, dove le
persone vanno alla ricerca dei modi per migliorare se stesse, e noi siamo ben
inseriti proprio in quella categoria. Per quanto riguarda il mercato, gli acquirenti
di audiolibri appartengono alla fascia medio-alta di reddito, hanno una
preparazione culturale superiore alla media, possiedono più di un’auto e il 70%
sono donne. Se provi a pensare ai mercati ideali per Osho, questo certo
corrisponde a uno di essi.”
dove
scorre l’energia
L’Osho International di New York ha lo
scopo di coordinare la pubblicazione delle parole di Osho a livello mondiale.
“Quando Osho International ha aperto un ufficio a Londra nel 1993, sapevamo che
era solo un primo passo e che saremmo finiti prima o poi a New York. L’unica
cosa che non sapevamo era quanto tempo ci sarebbe voluto,” dice Sahajanand.
“New York è la «capitale dei contenuti»
a livello mondiale,” aggiunge. “Anche a livello di Internet, del World Wide
Web, la maggior parte dei contenuti prendono forma a New York City.
Questo ha sorpreso molte persone. Nei
primi tempi del web tutti pensavano che, siccome per creare pagine non hai
bisogno di avere la tua sede in un costosissimo ufficio di New York, la cosa
sarebbe successa in posti più economici come la Virginia o l’Arizona.”
Gli esperti si sono sbagliati. New
York è dove scorre l’energia – ed è dove nasce la maggior parte delle
pubblicazioni. Ed è per questo che alla fine l’Osho International ha aperto un
ufficio al 46º piano di un bellissimo grattacielo art deco tra la 51ª strada e
Lexington in piena Manhattan, un grattacielo noto come “il palazzo della
vecchia General Electric” e costruito lo stesso anno dell’Empire State. Ma Deva
Sarito, una corrispondente itinerante dell’Osho Times International, ci scrive
dall’interno di questo monolito degli anni 20: “Il palazzo in sé è
spettacolare. Restaurato di recente è ricco di particolari in legno intarsiato
e filigrane deco – decisamente in armonia con l’aspetto Zorba dello stile di Osho.”
Continua Pramod, “L’appartamento
occupa tutto il piano e con l’ascensore si entra direttamente nel nostro
ufficio. Sarà in perfetto stile zen e non sembrerà affatto un ufficio. Sarà lo
spazio da cui presenteremo Osho al mondo editoriale.”
E il mondo editoriale è davvero molto
vicino. Molti dei maggiori editori sono dislocati a Manhattan. Random House, il
più grande editore a livello mondiale, è letteralmente dietro l’angolo, sulla
50ª.
lasciateli
come sono
A questo punto della storia, ci
prendiamo una pausa dal lavoro di Osho in espansione per dare uno sguardo ai
problemi essenziali che incontrano sia i discepoli che gli altri editori. Per
esempio, cosa possono modificare nei discorsi di Osho? Cosa succede alle sue
famose barzellette?
“Fondamentalmente ci muoviamo con
l’idea che non si può modificare niente,” dice Sahajanand. “Dove a volte
lasciamo tagliar via qualche barzelletta è quando le cose sono troppo datate
per essere rilevanti – per esempio le barzellette su Moraji Desai – o quando
una barzelletta «politicamente scorretta» posta non alla fine del discorso, ma
nel mezzo, è fuori contesto, oppure quando la barzelletta potrebbe addirittura
essere illegale in un certo paese.
Abbiamo controllato la cosa con molta
attenzione,” continua. “Affermazioni di Osho tipo, «Madre Teresa dovrebbe
essere impiccata, Gesù è un criminale, il papa è responsabile per la situazione
dell’Etiopia...» niente di tutto ciò è mai stato tagliato e mai lo sarà, perché
questa è la visione di Osho e su questo lui è molto chiaro.
Anche se il papa, o il presidente
degli USA, o Madre Teresa avessero sporto denuncia, credo sarebbe stato uno
spasso. Ne sarebbe valsa la pena perché a quel punto porteresti il lavoro di
Osho a un diverso livello. Quelli sarebbero dei casi giudiziari senza
precedenti che certo attirerebbero l’attenzione dei media di tutto il mondo.”
Lo sforzo per mantenere le parole di
Osho senza alterazioni non è sempre stato facile. “Uno dei primi editori
esterni che ha lavorato con le parole di Osho è stato Boxtree in Inghilterra,”
ricorda Sahajanand. “Loro volevano fare un mucchio di correzioni. Abbiamo avuto
una discussione molto intensa con loro. Per esempio, non volevano che Osho
fosse graffiante sulle donne, ma non abbiamo permesso che quella parte fosse
tolta.
Quelle sono state delle discussioni
molto interessanti – quindi continuiamo a sottolineare che non si possono fare
dei tagli su Osho e questa è la responsabilità dei detentori del copyright,
l’Osho International Foundation.”
selezioni
di brani scelti: la fiducia di Osho
Un’altra cosa delicata è l’arte di
creare delle selezioni di brani a tema scegliendoli tra i discorsi di Osho,
invece di usare i discorsi per intero.
“Da un lato Osho è molto chiaro sul
non togliere le sue parole dal loro contesto,” dice Sahajanand. “Ma quando gli
abbiamo chiesto delle selezioni a tema ha espresso un’immensa fiducia nelle
persone coinvolte nei vari progetti – che non avrebbero permesso alla propria
mente di distorcere il messaggio.”
Ma come sempre con Osho, c’è un vasto
orizzonte, una grande varietà di cose che dice su ogni argomento, e per i suoi
discepoli costruire queste selezioni è un lavoro delicato, sul filo del rasoio.
Sahajanand si ricorda il 1989, quando
la Pan Music che stava iniziando a produrre le audiocassette di Osho per il
mercato indiano, voleva tagliare i suoi discorsi. Osho disse, “No, usate le
risposte complete alle domande delle persone. Potete cambiare le domande, ma
non le risposte.”
In un mercato editoriale che predilige
una divisione a temi precisi, le selezioni di brani scelti di Osho sono certo
un facile ponte che aiuta meglio a capire la sua visione. L’idea è che in
seguito, quando si è stabilito il collegamento, le persone passeranno
naturalmente ai libri con discorsi completi – e alla fine comunque capiranno
che se vogliono davvero capire questo mistico paradossale dovranno addirittura
andare aldilà delle parole. “Allo stesso tempo ci assicureremo che i libri
completi – i libri con i discorsi completi di Osho – siano sempre disponibili
alla Rebel e distribuiti tramite Internet e i rivenditori di tutto il mondo.
Non saranno però disponibili in tutte le librerie perché da un punto di vista
commerciale la cosa non è praticabile.”
la
partecipazione personale di Osho
Aldilà di cosa succede nel mercato editoriale,
la realtà è che solo i libri della Rebel Books vengono prodotti secondo gli
standard voluti da Osho.
“La Rebel è diversa nel senso che dal
primo passo alla fine della produzione, ogni cosa, inclusi tutti gli elementi
grafici del libro – fino alle dimensioni dei caratteri – è esattamente come
Osho vuole che siano i suoi libri,” dice Ma Prem Shunyo, una discepola che
lavora nella Comune per la Rebel Books.
“Sentiamo con molta forza l’importanza
di mantenere questo standard perché siamo la prima generazione che lavora coi
suoi libri. Se noi rispettiamo esattamente tutti questi elementi, la
generazione successiva potrebbe mantenere lo stesso standard. Cerchiamo di
mantenere l’oro puro a 24 carati. Vogliamo che rimanga puro, senza compromessi,
e per puro caso abbiamo ora con noi due revisori di testi che avevano lavorato
sul primo libro di Osho. Questi vecchi revisori possono passare tutto quello
che sanno ai nuovi revisori,” spiega Shunyo.
“Per cominciare, tutti i libri della
Rebel hanno la copertina rigida e non sono dei tascabili, perché Osho sapeva
che alle persone sarebbe piaciuto tenere questi libri, non buttarli via dopo
averli letti. Voleva anche renderli disponibili al massimo per cui sono venduti
al prezzo di costo. Per terza cosa, c’è la sua foto sulla copertina di ogni
libro e il titolo o il suo nome o entrambi sono in oro o argento,” aggiunge.
“Osho ha le idee molto chiare sui suoi
libri, aldilà di ogni considerazione economica. Sarebbe stato molto più facile
produrre e vendere i libri della Rebel in formato tascabile, ma non vanno fatti
così,” riflette Shunyo. “Osho con le sue segretarie ha passato molto tempo a
lavorare sui suoi libri più che su qualunque altra cosa. Ha avuto una
partecipazione molto attiva. Per esempio, ha di fatto disegnato lui stesso il
logo della Rebel Books. E so che almeno per un libro, From Darkness to Light, ha abbozzato la copertina di suo pugno. Ha
scelto le foto di copertina dei suoi libri e ci ha lasciato le sue scelte per
le copertine dei libri futuri così come per i titoli da usare in futuro.
Per il resto della nostra vita e per
qualche generazione a venire ci sarà lavoro a tempo pieno qui alla Rebel. La
sfida è mantenere sempre disponibili tutti i libri di Osho, pubblicare le
traduzioni in inglese dall’hindi e tenere i libri in movimento nelle vendite.
Al momento ci sono circa 60–70 libri esauriti, senza contare i Diari dei Darshan che non verranno
ristampati ma da cui verranno fatte delle selezioni.”
Shunyo ricorda che quando Osho era
ancora nel corpo aveva mandato un messaggio ai suoi traduttori dall’hindi di
finire le traduzioni il più in fretta possibile e di non passare troppo tempo a
impazzire su una parola.
“Ha detto loro, «Fate prima le
upanishads.» In questo momento stiamo lavorando sull’ultima upanishad. Ed è già
pronta per la stampa la Katha Upanishad: Dialogues With the Lord of Death.”
Molti libri della Rebel stanno per
essere pubblicati o ripubblicati come per esempio Glimpses of a Golden Childhood, dove Osho racconta aneddoti della
propria vita; The Supreme Doctrine,
un’upanishad; When the Shoe Fits, un
libro sul Tao e The Path of Love, una
nuova edizione su Kabir. Ci sono delle nuove traduzioni in inglese dall’hindi: The Path of Meditation, una traduzione
di sutra di Osho sulla meditazione, ed è appena uscito in ottobre Hidden Mysteries. In più la Rebel ha
appena vinto due premi per il design in India per India My Love e Tantra the Supreme
Understanding.
Prima di lasciare il corpo nel 1990,
Osho ha lasciato una serie di titoli – tra cui uno dei più attesi è Notes From the Grave – da pubblicare in
futuro, molti dei quali sono già in stampa adesso.
Di questa serie i titoli già pubblicati includono: From Medication to Meditation, Meditation: The First and Last Freedom,
Words From a Man of No Words, Gold Nuggets, What is Meditation? e India My
Love.
“Tutti questi titoli sono sulla lista
di Osho e molti sono già dei bestseller,” commenta Sahajanand. “Puoi certo dire
che in quella lista c’è una visione illuminata. Forse venderemo ancora più
libri di Osho quando usciranno altre selezioni di questa serie.”
un
gioco a livello mondiale
Oltre alla lingua inglese e all’hindi,
le parole di Osho si stanno muovendo per vie inaspettate. “Quando ero a New
York la scorsa primavera, avevamo in programma un incontro con il nostro
consulente letterario per le pubblicazioni in lingua spagnola,” racconta
Sahajanand.
“Quella è una delle aree editoriali
più complicate, perché include tutti i paesi dell’America Latina tranne il
Brasile, più il nord America – dove c’è una popolazione di 40 milioni che parla
spagnolo – e la Spagna.
Il giorno stesso del nostro meeting a
New York riceviamo due fax con la richiesta di titoli di Osho da parte di due
case editrici di Barcellona, una delle quali è il maggiore fenomeno editoriale
spagnolo all’ottavo posto a livello mondiale. Era una coincidenza così strana!
Il consulente disse, «Aldilà di chi è Osho, quando succedono queste cose siete
chiaramente in un gioco a livello mondiale.»”
Continua Sahajanand, “Oggi come oggi
abbiamo rapporti con editori che non hanno niente a che fare col sannyas più di
quanti ne abbiamo con editori sannyasin. Questo capovolge completamente la
vecchia immagine che avevamo!”
L’invito a questa presenza mondiale
giunge da voci autorevoli: Osho ha ora il maggiore editore italiano
(Mondadori), il maggiore editore spagnolo (Grupa Planeta), uno dei 4 principali
in Brasile (Ediouro), il secondo in Germania (Heyne), uno dei top ten in
America (St. Martin’s Press) e la Element distribuita da Penguin in
Inghilterra.
l’italian
connection
Se qualcuno può rivendicare una
responsabilità per il grande successo in Italia – a parte Osho stesso – quello
è Swami Anand Videha che per anni ha lavorato senza sosta con una grande
varietà di editori italiani. A tutt’oggi ha prodotto 120 titoli di Osho con 23
diversi editori. Nel 1997 Cos’è la
meditazione ha raggiunto il 7º posto nella lista dei bestseller della sua
categoria a meno di un mese dalla pubblicazione e ha esaurito la tiratura di
15.000 copie in tre mesi.
Videha ha portato Osho anche nel campo
dei massmedia tra le riviste popolari. Nel numero di settembre di Vera come gadget allegato alla rivista
c’erano gli arcani maggiori degli Osho Zen Tarot. All’interno veniva spiegato
il significato e l’uso delle carte oltre a fare un’introduzione generale a Osho
e alla sua visione. La tiratura di 500.000 copie è andata esaurita e ha dato
alla rivista le vendite più alte degli ultimi 4 anni.
In ottobre, l’edizione italiana di Elle, la rivista femminile
internazionale, ha fatto la sua presentazione di Osho: una lunga e sentita
descrizione del “Maestro di Libertà” e del perché Osho e la sua Comune attirano
così tante persone intelligenti dall’Occidente.
Mentre si diffondono sempre più i
libri di Osho, i discepoli impegnati nell’editoria hanno incontrato un nuovo
problema: le lingue e le zone dove non ci sono sannyasin che possono fungere da
produttori e agenti.
“In quelle aree stiamo pensando di
lavorare con agenti letterari professionisti,” dice Pramod. “Sia a noi
dell’Osho International che al nostro consulente letterario di New York è
chiaro che nessuno sa spiegare che cosa rappresenta Osho e nemmeno i sannyasin,
ma allo stesso tempo noi non possiamo continuare a viaggiare così tanto intorno
al mondo. Stiamo mettendo a punto la formula che gli agenti letterari ci
rappresentano tecnicamente e poi, quando si arriverà all’incontro con gli
editori e alla presentazione di Osho e delle sue opere, lo staff dell’Osho
International andrà all’incontro.”
mercato
sovraccarico?
Pramod e altri discepoli impegnati nell’editoria
devono stare attenti a non sovraccaricare il mercato. “Non abbiamo bisogno di
avere 600 titoli sugli scaffali di ogni libreria del mondo,” spiega Pramod.
“Oggi la competizione e i costi dell’industria del settore sono tali che le
spedizioni e i resi sono fattori importanti per le principali case editrici. A
questo riguardo, i negozi virtuali con siti in Internet come amazon.com, hanno un incredibile
vantaggio essendo capaci di prendere un ordine, individuare la merce tra i loro
2,5 milioni di pezzi e spedire entro 48 ore.
Per rimanere competitivi, Holtzbrinck
l’impero delle comunicazioni – al quale appartiene anche St. Martin Press – di
recente ha investito 30 milioni di dollari nella creazione di un magazzino
totalmente digitale dove dei robot guidati da laser individuano i libri usando
il sistema dei codici a barre ed evadono l’ordine con efficienza muovendosi tra
i loro 59 milioni di libri.
In un ambiente di questo tipo,
dobbiamo considerare la realtà degli editori. Non possiamo scaricare un centinaio
di titoli – ma nemmeno una decina – attraverso diversi editori, sul mercato di
un paese senza causare un danno a noi stessi.”
Un altro fattore è la variabilità
commerciale. I bei libri della Rebel con copertina rigida stampati in Germania
o in India, non sono accettati con facilità dal mercato americano.
“Semplicemente non è il tipo di libro
che un lettore medio comprerebbe,” spiega Pramod. “La gente ha l’abitudine di
andare in giro con un tascabile nei jeans. Alcuni distributori ci hanno detto
che non prenderebbero un libro con copertina rigida nemmeno se glielo dessimo
allo stesso prezzo di un tascabile. Per esempio Holtzbrick a un libro fa posto
sugli scaffali per un tempo che va da una a due settimane, un mese – in certi
casi arriva al massimo a 12 mesi. Questo è il limite entro il quale ci si
aspetta che il libro vada a finire nelle mani del cliente. Il catalogo dei
libri della Rebel è fatto considerando una disponibilità media del titolo di
sette anni!”
la
magia di osho.org
In risposta alla rivoluzione creata da
Internet, Osho International ha creato il seguente sito per Osho nella Rete
Internazionale: http://www.osho.org.
che ogni anno viene visitato mezzo milione di volte. Ci sono anche siti in
tedesco, italiano (http://it.osho.org), giapponese, portoghese, russo e
spagnolo, olandese e hindi sono in preparazione.
È un sito di grandi dimensioni:
osho.org offre 1000 pagine in rete con informazioni su Osho, un database di
indirizzi dei punti di contatto in tutto il mondo, aggiornamenti giornalieri
sull’Osho Commune International e sui suoi gruppi e programmi, più una serie di
foto che offre uno splendido tour visivo della Comune. Ora si possono anche
ascoltare i discorsi di Osho e la musica delle meditazioni e presto saranno
anche disponibili i video. Il sito è linkato a uno dei più importanti servizi
di informazione di viaggio della rete e permette ai visitatori di osho.org di
avere informazioni sull’aeroporto di Bombay e sul soggiorno a Puna.
I libri di Osho sono naturalmente
parte del menu del sito. C’è un catalogo dei suoi libri attualmente in stampa,
con collegamenti anche con i nastri dei discorsi. E c’è un negozio virtuale in
cui gli acquirenti possono ordinare la maggior parte dei libri della Rebel e
delle cassette di Osho tramite l’Osho International Book club.
C’è molto, molto di più, ma chi può
digerire tutte queste informazioni in un solo boccone? Basti dire per ora che
presto prenderà il via un nuovo servizio che offrirà foto e arte di Osho e
introdurrà una nuova forma di pubblicazione, il “libro a schermo”.
Il primo sarà Nirvana: The Last Nightmare, che manca dagli scaffali da un po’ di
tempo. Sarà quindi scaricabile via computer in un formato semplice e elegante,
in più tramite la funzione di search si potranno cercare nel testo a schermo i
punti di maggior interesse per il lettore.
Osho nella sua libreria
la
fine del libro?
In un certo senso è ironico:
battezzata in origine come “la fine del libro” la rete si è invece dimostrata
essere una benedizione. Il commercio di libri è ora la principale area di
transazione commerciale di Internet – e i libri di Osho sono nella posizione di
poter beneficiare della cosa anche più di molti altri.
Adesso fai un bel respiro, esala
lentamente e lascia che ti dia ancora un po’ di informazioni: sempre nelle
mille pagine di osho.org c’è una sezione con «Mood of the Moment» e «Zen Stick
of the Week» – il posto dove Osho smonta qualche mito popolare e altro.
FamilyTrack, uno dei principali siti di educazione familiare ha probabilmente
ricevuto la bastonata della settimana conferendo un premio a osho.org prima di
aver letto Osho che parla di «Le famiglie sono fuori moda.»
C’è anche una sezione “Ask Osho”. In
un gruppo d’incontro di un altro sito di Internet un abbonato che aveva
visitato questa sezione di osho.org commentava, “Sì, Osho risponderà alle tue
domande, ma ragazzi! c’è da farsela sotto!”
arrivare
a Osho attraverso i libri
Da quanto risulta all’Osho Academy of
Initiation – dove le persone fanno richiesta del sannyas – circa il 90% dicono
che hanno incontrato Osho per la prima volta tramite amici e tramite uno dei
suoi libri.
In più c’è un netto rapporto tra la
crescita delle vendite mondiali di libri di Osho tradotti e la densità dei
diversi visitatori dell’Osho Commune. La Comune ha fatto di recente una ricerca
sul numero delle persone provenienti dai vari paesi e ha notato che sono ora
rappresentati 100 paesi invece dei 52 di tre anni fa.
Questo riflette la grande crescita
delle edizioni in altre lingue degli ultimi cinque anni, tra cui vanno ad
aggiungersi a quelle che già c’erano il lituano, l’estone, il serbo-croato, il
georgiano e il russo – negli ultimi tre anni in Russia sono stati venduti mezzo
milione di libri – il bulgaro, il danese, l’ebreo, il greco, l’urdu,
l’indonesiano, il polacco, il portoghese, il tamil e il bengali.
Lasciando da parte, per un momento, il
forte flusso di visitatori indiani, il resto del mondo al momento attraversa i
cancelli della Comune nelle seguenti percentuali: 25% Tedeschi, 12% Italiani,
7% Americani, Giapponesi e Inglesi. Sottolineando il collegamento con le
vendite dei libri, il restante 42% comprende per lo più visitatori di Israele,
dell’estremo Oriente, dell’Europa centrale e orientale e del sud America.
in
india
Il numero di indiani che vengono alla
Comune sono saliti del 112% negli ultimi 3 anni, rispecchiando il cambio di
opinione pubblica che regna nel paese riguardo al suo più unico e controverso
mistico.
“Osho diventa più apprezzato e
conosciuto ogni mese, ogni anno,” spiega Swami Satya Vedant, Preside dell’Osho
Multiversity e portavoce della Comune. “Questa tendenza attraversa tutta la
popolazione: giovani, vecchi, lavoratori, artisti, burocrati, amministratori,
diversi gruppi religiosi.
La cosa è possibile perché negli
ultimi sette anni è stato fatto un mucchio di lavoro per creare dei ponti –
ecco perché ora vediamo la fioritura del lavoro di Osho,” aggiunge.
Kushwant Singh, uno dei migliori
autori e commentatori sociali di tutta l’India, ha annunciato che Osho
appartiene insieme a Nehru, Gandhi e Buddha alle dieci persone più importanti
nella storia dell’India.
Il parlamento centrale di New Delhi
sembra pensarla nello stesso modo: la sua biblioteca ha messo l’opera completa
di Osho in una sezione speciale dedicata all’autore – un privilegio finora
concesso solo al Mahatma Gandhi.
All’inizio del ‘97 l’opera di Osho,
tributo alla sua terra natale, India My
Love, ha avuto un successo fenomenale diventando subito un bestseller.
Alla Fiera Mondiale del Libro di New
Delhi, il lancio ufficiale è stato fatto dal Dott. Manmohan Singh, ex Ministro
delle Finanze e artefice della tanto acclamata liberalizzazione dell’economia
indiana.
Osho è di fatto l’autore bestseller di
tutta l’India con i suoi 450 titoli in 13 diverse lingue indiane. I suoi libri
e le sue cassette vendono al ritmo di più di un milione di copie l’anno.
La nuova generazione urbana, cresciuta
con la televisione è ormai familiare con Osho i cui discorsi sono trasmessi
quotidianamente dal network via satellite Star TV – che raggiunge 100 milioni
di abitazioni in 56 paesi da Hong Kong all’Arabia Saudita.
Gli spettatori affascinati dal suo
messaggio comprano poi i libri prodotti da vari editori a prezzi molto diversi
che variano dalle 20 alle 600 rupie, in punti vendita i più disparati, dalle
stazioni ferroviarie agli hotel cinque stelle.
I giovani, in particolare, sentono che
in Osho possono trovare una porta verso la scoperta spirituale di se stessi,
cosa non possibile attraverso le religioni convenzionali. Ma Dharm Jyoti che
conduce campi di meditazione in tutta l’India, commenta, “Più del 50% dei
partecipanti nei miei campi sono giovani tra i 20 e i 30 anni – sia studenti
universitari che lavoratori – della classe media.
Sono completamente delusi dalle
religioni tradizionali e sembra che Osho sia l’unica via d’uscita che possono
trovare. Fanno domande a cui i loro genitori non hanno mai nemmeno pensato,
tipo «Cos’è questa assenza di significato della vita? Cos’è la depressione?»”
Jyoti considera questa nuova tendenza
un prodotto del contatto col mondo attraverso la televisione. “Possono già
vedere l’inutilità delle cose,” riflette. “La loro ricerca è sincera ed è per
questo che vengono a imparare la meditazione ai campi."
ci
sono tanti modi per trovare Osho
Tornando per un momento al mondo
dell'editoria, è facile per i discepoli impegnati nell'espansione editoriale
mondiale perdere di vista il fatto che Osho, essenzialmente, non è un autore.
"È una persona con una visione
davvero enorme da condividere - lui parla, non scrive libri," dice Pramod.
"Un modo per capire il suo messaggio è attraverso i libri, ma se guardi
proprio nei libri, vedrai che descrive come la cosa cambierà: in futuro la
maggior parte della gente non leggerà libri, ma vedrà Osho in TV, su video o
sugli schermi dei computer e ascolterà la sua voce in cassetta.
Quando guardo alla mia storia
personale vedo che non ho avuto bisogno di leggere tutti i libri di Osho per
comprendere che lui era l'uomo che cercavo. Potrebbe anche essere una sola
pagina di un libro - e subito lo capisci. Anche se i libri di Osho non fossero
tutti disponibili simultaneamente, per le persone ci sono così tanti modi di
trovarlo."
Prima di lasciare il corpo, nel 1990,
una delle ultime affermazioni di Osho è stata "Vi lascio il mio
sogno." In termini di rendere la sua visione disponibile a tutto il mondo,
il sogno sta chiaramente diventando una realtà viva.
La
via dell’ipnosi incontra la via della meditazione
Sotto tutti gli aspetti sono cresciuti
entrambi come due monelli, curiosi di tutto e pieni d’energia. Ma avevano la
fortuna di essere nati in una famiglia dove tutta questa energia, in piccole
dosi, veniva lasciata libera di esprimersi, e così i due sono cresciuti bene e
felici.
Rimasero vicini e in contatto tra di
loro. Ma entrambi vivevano, come tutti noi, nella stessa società deprimente e
ora che avevano vent’anni erano diventati tutt’e due dei ricercatori
spirituali. Uno si mosse verso Oriente e l’altro si mosse verso Occidente.
Michael andò in India e divenne discepolo di Osho che gli diede il nuovo nome
di Swami Krishna Prem.
Nello stesso anno, il 1973, Brian
iniziò i suoi studi con l’uomo che aveva dato un ruolo così profondo alla
pratica dell’ipnosi nella cura di malattie e nei processi di cambiamento
personale tanto che un’intera nuova scuola di ipnosi prese il suo nome – il
dottor Milton Erickson.
Mentre la ricerca di Krishna Prem era
più orientata alla psicologia e alla spiritualità, Brian cominciò a muoversi a
un livello concreto e fisico. Soffriva di debilitanti dolori cronici alla
schiena. Gli ortopedici consigliarono un duro regime di ingessature e
chirurgia, ma non potevano garantire che nemmeno dopo vari mesi di un
trattamento drastico di questo tipo, il dolore sarebbe migliorato.
Un amico consigliò l’ipnosi e, quando
iniziò a lavorarci, Brian ne fu affascinato. Cominciò a leggere qualunque cosa
riusciva a trovare sull’ipnosi. Ed è così che trovò Milton Erickson e il suo
legame con questo insegnante straordinario continuò per anni – prima come
studente, poi quando attraversò un periodo particolarmente difficile della sua
vita, come cliente, e infine come co-terapista.
Krishna Prem nel frattempo si era
spostato in California e aveva creato Geetam, un centro di Osho residenziale
nel deserto. La prima volta che Brian venne a fargli visita, fu invitato a
partecipare alla Meditazione Dinamica – “È bellissima!” dice – e per molto
tempo visitò il centro quasi tutte le settimane, per partecipare alle
meditazioni.
Spesso, lungo la strada, Brian si
fermava a far visita a Erickson in Arizona. Lui e Krishna Prem passavano molte
ore a raccontarsi le novità e le scoperte fatte. Mai, nella loro relazione,
sono stati in conflitto o si sono messi a far paragoni tra i propri rispettivi
maestri.
“Ognuno di noi era entusiasta del
proprio percorso,” dice Brian, “come pure di quello dell’altro.” I compagni di
studi di Brian non erano entusiasti come Brian che suo fratello fosse diventato
un discepolo di Osho, così Brian chiese l’opinione di Erickson. Dopo aver
guardato la foto di Osho, Erickson commentò, “È molto fortunato tuo fratello ad
avere un Maestro.”
Siccome Krishna Prem era spesso in
viaggio, lasciò la sua biblioteca di libri e nastri di Osho presso Brian,
preoccupandosi di evidenziare tutti i punti in cui Osho parlava dell’ipnosi come
aiuto alla meditazione.
“E ha funzionato,” dice Krishna.
“Brian divora e ama Osho e l’ha ora incorporato nel proprio lavoro.”
Verso la metà degli anni ‘80, Brian
aveva iniziato a insegnare, condividendo quello che aveva imparato, offrendo
workshop e seminari sull’uso dell’ipnosi nella cura di malattie. Nel suo lavoro
coi clienti aveva anche integrato la meditazione, come pure nelle sue ricerche
e negli scritti da lui pubblicati.
“Medici, professori, dentisti,
infermiere e molti professionisti di varie scienze mediche stavano conoscendo
Erickson, Osho, me e soprattutto se stessi,” dice.
Pubblicò un libro intitolato Autoipnosi, che è diventato un classico
del settore e un kit di cura di sé intitolato “Sei passi verso la libertà” che
include un video, delle audiocassette e un manuale. Ancora oggi, lo scetticismo
sull’efficacia sia dell’ipnosi che della meditazione è molto comune tra i
professionisti del settore medico con preparazione tradizionale ed era ancora
più comune quindici anni fa, quando Brian iniziò il suo lavoro sperimentale.
“Però,” dice, “insegnavo solo
attraverso cose pratiche. Facevo sperimentare alle persone quello che veniva
loro insegnato a parole, così nel giro di qualche minuto la maggior parte
abbandonava ogni pregiudizio perché avevano prove personali che i cambiamenti
succedevano effettivamente e ne erano loro stessi i creatori. Il fatto che
fosse Osho o Erickson il padre di questo approccio, era secondario.”
Al momento Brian sta lavorando a un
secondo libro dal titolo Autoipnosi,
Ipnosi e Meditazione, dove spera di mostrare con più chiarezza gli aspetti
complementari del lavoro di Milton Erickson e del lavoro di Osho.
Infatti ha risposto a una domanda
dell’Osho Times, sulla sua comprensione delle similitudini tra il lavoro di
Erickson e la visione di Osho, con un elenco in 10 punti.
Secondo Brian entrambi enfatizzano,
tanto per citarne alcuni, l’integrazione della mente conscia con quella
inconscia, l’importanza della responsabilità individuale e dello sviluppo della
capacità di essere un osservatore.
“Di fatto,” dice, “ho imparato molto
sull’ipnosi proprio da Osho e molto sulla meditazione anche dal dottor
Erickson.”
piccolo
diario da terre lontane
di Sw Sarjano
Ha voglia Osho a ripeterci di “essere
nel mondo, ma non del mondo...” Si vede che non è mai stato nella metropolitana
di Milano (e nemmeno in quella di New York o di Londra) nelle ore di punta! A
parte gli scherzi, sono atterrato in Italia dopo due anni di assenza, e mi sono
accorto, ahimè, che qui non scherza nessuno: sono tutti così maledettamente
seri! E poi corrono. A destra, a sinistra, gli uni sugli altri... Assomigliano
ad un formicaio impazzito. Non smettono un momento di correre, né di essere
seri. Dubito perfino che respirino. Ma andiamo per ordine: arrivo all’aeroporto
di Roma ed è il rientro dalle cosiddette “vacanze”. Il terreno pullula di
turisti spenti, bruciacchiati dal sole e dalla fretta di acchiappare i loro
bagagli, che formano montagne inarrestabili, con strascico di ingombranti
souvenir, più bambini strepitanti, che sembrano (o vengono trattati) come cose
ancora più ingombranti. Ci sono i servizi di sicurezza col mitra, gruppi di
suorine col crocefisso, tribù di extracomunitari col materasso, o con il
frigorifero, sotto il braccio. Se vi ricordate il bar cosmico di “Guerre
Stellari”, avrete capito di cosa sto parlando. Mio dio, mi sento straniero in
terra straniera! Chi sono? Dove vanno? Che cosa vogliono? Cerco un barlume che
me li faccia riconoscere – un sorriso, uno sguardo complice, un gesto
consapevole. Macché! Sembrano robot un po’ sfilacciati, come se avessero perso
qualche fuso...
Poi, volti amici ad aspettarmi, dopo
una lunga dogana fatta di cani, documenti, materassi extracomunitari bisognosi
di accertamenti, valigette diplomatiche, perfino – sembra incredibile – valigie
di cartone legate con lo spago. Un respiro di aria pura, dei sorrisi, abbracci
senza tempo, sguardi e non parole. Ci si annusa, perfino. Mi sento come se una
pattuglia di “angeli” mi avesse salvato dall’inferno della necropoli. Mi lascio
cullare dagli abbracci sin dentro il pulmino, dove mi aspettano lunghi silenzi
colmi d’amore. Pian piano, anche la parola riprende il suo significato (nel
frattempo in tutta Europa, la parola si è svalutata del tremila per cento: il
che vuol dire che dove una volta bastavano dieci parole, adesso ce ne vogliono
trecento, per comprare la stessa merce – ideologica). Se avete letto Re Nudo,
capirete cosa voglio dire.
Oltre all’invasione della merce,
spietata, ossessiva, delirante; è in corso un’invasione della parola, ma non
della solita parola: patria, civiltà, libertà, progresso, informatica e altri
feticci... No, la parola che si va diffondendo, straripando tra salotti buoni e
salotti televisivi e inserti magazine, è la parola spirituale. Eh sì, dopo la moda della macrobiotica, la moda
dell’ecologia e del politicamente corretto, la moda del fitness e dei massaggi,
insorge la moda della spiritualità. Fioccano dibattiti, dotti interventi,
special televisivi, addirittura interi magazine dedicati alla nuova
spiritualità. Tutti sembrano avere qualcosa da dire, e lo dicono, usando toni
sempre più apocalittici, del tipo “la mia meditazione lava l’anima che più
bianca non si può” (ma anche “il mio guru è meglio del tuo”). Ognuno vanta
l’unico metodo, l’unico insegnamento, l’unico cammino, l’unico verbo, l’unica
possibilità di salvezza per l’anima tua. A Torino, per esempio, dove c’è una
fiera del libro talmente enorme che potrebbe contenere mezzo milione di alberi
(e li contiene infatti, ma tramutati in stupidi libri...) alla fiera di Torino,
dicevo, ci sono stand interi – ma tanti – tutti dediti alla spiritualità, con
migliaia e migliaia di titoli, che ci vorrebbero dieci vite di seguito, e con
gli occhiali, per leggerli tutti. E secondo voi c’è qualcuno in giro che
avrebbe voglia di reincarnarsi solo per leggere tutte quelle stronzate? Io non
credo, non credo proprio! Certo che se il vero Tao non può essere detto, e ciò
che è detto non è il vero Tao... questi editori d’assalto (al cielo) ce l’hanno
messa proprio tutta a non dirlo, «sto Tao!» Ora, sono pur certo che il vero Tao
non può essere né sedotto, né ingannato dalle menzogne, e né scalfito nella sua
immutabile verità, però può essere sommerso da un diluvio di parole, da una valanga
di libri pappamolla, sbrudulanti, con escrescenze linguistiche sempre più
confusionarie... E come potrà mai raccapezzarsi, il vero assetato? Ammesso che
ce ne sia uno.
Questa è la prima domanda. A cui non
ho risposta alcuna. Spero che qualcuno mi aiuti, perché oltretutto mi sta
sfuggendo il senso, e magari dovrò stare da queste parti, per molti mesi!
Seconda domanda: “Ma davvero vi sembra tutto così normale? Mi sento come quel
povero contadino che ritorna al paesello natio dopo molti anni. Lui lo scempio
edilizio lo nota subito, perché gli arriva addosso in tutta la sua maestosità e
il suo orrore in un solo momento, invece quelli che ci vivono, nel paesello
fetente, non se ne accorgono, perché per loro lo scempio è stato uno
stillicidio consumato giorno per giorno. Ed è così che si finisce per trovare
tutto “normale”. Perfino il telefonino. Ma come fanno ad avercelo tutti? E ad
averlo sempre attaccato all’orecchio? Lo so che si parla di alcuni milioni di
telefonini “finti”, tanto per appropriassi dell’ultimo “status symbol”, ma io
questa gente l’ho sentita parlare. Non con la moglie e i figli in una serata
senza televisione, no. Li ho sentiti parlare al volante, sul tram, mentre
attraversano la strada, nel negozio in cui fan compere. Ho visto persino un
giovane con aria afflitta che camminava per la città col telefonino
all’orecchio – entrambi muti – ed aspettava, con mestizia, che qualcuno lo
chiamasse. Sarà mica il nuovo orsacchiotto, più che uno status symbol?
“Non si può più vivere, senza
telefonino!” mi confessa drammaticamente una vecchia amica... Mi sta venendo da
piangere, poi mi sovviene di un’altra, che mi informa frettolosa, “Scusa, ma
non posso prendere il tuo numero di telefono, perché sono dentro la vasca da
bagno!” Le chiedo se si porta dietro il telefonino anche quando va a fare la
cacchina. Sembra cogliere un sospetto d’ironia, così mi risponde: “È un gran
lusso, potersi portare il telefono ovunque!” “Credevo che il lusso fosse
potersi fare un bagno caldo in santa pace, senza nessuno che ti rompa le
scatole!” Si vede che abbiamo idee diverse sul lusso, e forse su molte altre
cose...
Una bestemmia ripetuta fino
all’autoconvincimento – una forma macabra di autoipnosi, “Non si può più vivere
senza telefonino.” E ci credono tutti, allo stesso modo in cui si sono conviti
che non si può vivere senza macchina, non si può vivere senza televisione,
senza lavapiatti, senza CD, e ormai non si può più vivere senza DAT, e neppure
senza computer. E se non ci credete, avreste dovuto vedere gli sguardi di commiserazione
dei miei amici, nel vedermi scrivere queste due note con una vecchia Olivetti.
“Dovresti ormai convertirti al computer” – mi ammoniscono seriamente – mentre
io mi chiedo se c’è qualcosa di “religioso” nella loro visione del mondo. E
tutto questo vi sembra normale? E questa è solo la seconda domanda. A cui non
ho risposta alcuna.
Ve lo ricordate Mino Damato? È uno che
dice di voler fare programmi culturali, di vera ricerca, in TV. Io accendo la
televisione tutte le sere, perché voglio imparare il linguaggio delle tribù che
mi ospitano in questi giorni, così mi imbatto in questo tipo, che con aria
umil–saccente (cocktail che riesce solo a lui) dirige una trasmissione che ha
per tema il dolore. Introduce il dotto argomento con questa dotta citazione,
proveniente nientepopodimeno che da Stefano Rodotà; il simil–carneade di
passato radicale, “Il dolore non tempra, non fortifica, non fa crescere, il
dolore degrada!” Fine della trasmissione. Almeno per me. E se pensate che
questa è la nostra intellighenzia, immaginiamoci il resto...
Eppure ti amo. E mi commuove questo
tuo correre continuo, questo tuo incessante cercare e cercare, e non sai
nemmeno cosa cerchi. Ed io che non ti posso aiutare... E si riaccende, dolente;
il senso della mia impotenza. Molti anni fa, tornavo in Italia, venendo da Puna
come adesso, e scrivevo a Osho, “Come posso aiutare la tua gente laggiù? Non
saprei portar loro il silenzio della tua presenza. Pensi che un sorriso
basterà?” Osho mi avvertì che ci sono solo due tipi di persone al mondo, quelli
che gli sono a favore, e quelli che gli sono contro. E in ogni caso, sono
entrambi la sua gente. Pertanto la cosa migliore da fare era non aiutare
nessuno, altrimenti avrei potuto combinare qualche casino! Chiudo gli occhi e
sento la sua voce dentro di me. “Quando tu sorridi, tutto il mondo sorride.
Quando sei infelice, tutto il mondo è infelice.” Realizzo a un tratto che
questo doloroso senso di impotenza non è altro che il risvolto negativo, o
l’altra facciata, del mio desiderio di “potenza”: vorrei ancora cambiare il
mondo, e soprattutto la comunicazione tra la gente. C’è un momento di quiete
assoluta. Poi si apre un sorriso, ed esco con una risata da quell’inferno che
sono “gli altri”. Sono in mezzo a una strada qualunque, e ti amo. Chiunque tu
sia.
Ancora dentro di me le sue parole, “Se
solo impari a vedere, ti accorgerai che tutta l’esistenza ti sorride così,
esattamente così, ventiquattro ore al giorno...” Io ti seguirò. Cercherò di
portare questo sorriso dentro di me, a ogni istante. In mezzo al traffico di
auto, di telefonini e di parole... Se solo non udissi il richiamo dell’inferno,
di tanto in tanto.
IL
GIORNO CHE OSHO
EVITÒ
IL MATRIMONIO
È SUCCESSO... QUANDO FINII l’università,
alla fine dei miei studi, tutta la mia famiglia era preoccupata di una cosa
sola: che era meglio che io mi sposassi. Mio padre era molto cauto, perché mi
conosceva, e una volta che avevo detto “no” poi era impossibile cambiarlo in un
“sì”. Prima cercò di capire come la pensavo con l’aiuto di altri, così me lo
chiesero i miei zii, me lo chiesero i suoi amici.
Io dissi, “Posso vedere che non è una
tua domanda, perché non ti sei mai interessato alla mia vita. Perché ti
dovrebbe interessare se mi sposo? – tu non hai una figlia, posso quindi
facilmente dedurre che dietro c’è la mano di qualcun altro.”
Dissero, “Ah benissimo, adesso capiamo
perché tuo padre ha paura a farti la domanda direttamente.”
Dissi, “Dite a mio padre che non darò
la mia risposta ai suoi rappresentanti.”
Dissero, “Ci dai dei rappresentanti?”
Dissi, “Siete dei rappresentanti.”
Allora mio padre ne parlò col suo
miglior amico che era un avvocato della Corte Suprema, un notissimo logico,
esperto di legge, conduttore di dibattiti.
Mio padre disse, “Forse tu lo puoi
convincere sul matrimonio.”
Rispose, “Non preoccuparti, non ho mai
perso un solo caso in tutta la mia vita. Sono un vincitore nato. Quando prendo
un caso nelle mie mani, puoi star certo che la vittoria è nostra... quindi
prendo questo caso nelle mie mani. Non ti preoccupare, vengo a casa tua
domenica prossima.”
Mio padre mi disse che il suo amico mi
voleva vedere. Io dissi, “Ho molta voglia di incontrarlo. Lo so perché vuole
vedermi, ma digli che questo non sarà uno dei soliti casi della Corte Suprema.
Digli di venire ben preparato – deve fare tutti i compiti a casa.”
Mio padre disse, “Quali compiti a
casa?”
Dissi, “Tu digli così!”
Così gli telefonò e disse, “Lui dice
di fare prima i tuoi compiti a casa e poi quando sei pronto è disposto a
dedicarti del tempo. Se vuoi venire la domenica dopo, non c’è fretta.”
L’avvocato era furioso e disse, “Quali compiti? Vengo oggi stesso. Non posso
nemmeno aspettare fino a questa domenica: è una sfida!” Così venne.
Io ero fuori dalla porta. Lo ricevetti
e gli toccai i piedi, perché era l’amico più intimo di mio padre. Lo feci
accomodare in casa e gli chiesi, “Di cosa si tratta? Perché volevi vedermi?”
Disse, “Niente di particolare, è una
cosa molto semplice. Sei tornato dall’università da cui sei uscito a pieni
voti. Ora possiamo trovare la ragazza più bella – la più colta, della migliore
famiglia – per te. Sei pronto o no per il matrimonio?”
Dissi, “Prima che io dica sì o no, ti
voglio fare una domanda.”
Disse, “Quale domanda?”
Risposi, “Voglio sapere una cosa: sei
felice del tuo matrimonio? E sii onesto, perché si tratta di tutta la mia vita.
Conosco te e conosco tua moglie, quindi non imbrogliarmi, perché se mi dici
qualcosa di non vero... ho telefonato anche a tua moglie.”
Disse, “Cosa? Che cosa hai detto a mia
moglie?”
Dissi, “Ho detto a tua moglie, «tuo
marito sta venendo da me per convincermi sul matrimonio, e io intavolerò una
discussione con lui. Se la discussione la vinco io, lui dovrà divorziare da te;
se la discussione la vince lui, sono pronto a sposarmi»... perché devi mettere
anche tu qualcosa in palio.”
Disse, “Oh mio dio! ora capisco cosa
intendevi col fare i compiti! Me ne vado a casa!”
Mio padre disse, “Cos’è successo?”
Lui disse, “Non voglio essere
coinvolto in queste cose. La mia vita è già una tortura, e questo ragazzo mi
creerà un sacco di problemi – ha già telefonato a mia moglie! Sto tremando: mia
moglie mi starà aspettando sulla soglia di casa.”
Dissi, “Vengo con te.”
Disse, “Non ce n’è bisogno!”
Dissi, “È una strada statale, non me
lo puoi impedire. È una cosa che semplicemente succede, che tu stai andando e
che io sto venendo dietro di te – una pura coincidenza.”
Disse, “È una grana insolita che mi
sono preso sulle spalle; non avrei mai immaginato che sarebbe diventato un
problema. Ero venuto solo per convincerti a sposarti e tu sei pronto a
intavolare una discussione – ma io devo mettere qualcosa in palio. Non posso
divorziare da mia moglie! Ho figli, e mia moglie... avrò anche vinto tutti io
casi della Corte Suprema, ma per quel che riguarda mia moglie, è sempre lei la
vincitrice. Lasciami perdere, non ti parlerò più di matrimonio.”
Dissi a mio padre, “Senti cosa dice.
Sta dicendo che non nominerà più nemmeno la parola matrimonio. Per questo
dicevo, «Ti posso dedicare del tempo. Assicurati di essere ben preparato,
consulta tutti i tuoi libri di legge, consigliati con tua moglie.» E lo seguii.
Molte volte si fermava e diceva, «Ti dico di tornare indietro.» Io dicevo, «Nessuno
mi può far spostare dalla strada – è un luogo pubblico. Tu ti fermi, io mi fermo;
tu continui, io continuo.»”
Mi disse, “Sei uno strano tipo. Non
avevo mai immaginato che tu fossi così pericoloso.”
Dissi, “Voglio solo vedere la scena –
cosa succede – tanto per darti una lezione. Tu stesso sei torturato dal tuo
matrimonio e migliaia di volte devi aver pensato, «Era meglio se non mi
sposavo.» Dimmi la verità, allora me ne potrò tornare indietro; altrimenti
dovrai confessare davanti a tua moglie. È meglio qui sulla strada, siamo soli.”
Disse, “Questa sì che è bella! Ero
venuto per convincere te e tu ti prendi gioco di me e della mia vita.”
Dissi, “Tu volevi distruggere la mia
vita, sapendo perfettamente bene che il tuo matrimonio ha distrutto la tua
vita; per te è diventata una prigione. Se tu fossi davvero compassionevole e
gentile, mi avresti consigliato, «Non sposarti mai.»”
Disse, “Nemmeno mi rendevo conto che
stavo facendo qualcosa di sbagliato, ma ora capisco; perdonami e torna
indietro. È vero: non sposarti mai!”
Dissi, “Devi dirlo anche a mio padre,
altrimenti vengo con te! Non starò solo a guardare la scena, darò ragione a tua
moglie – e io so perfettamente che ti ha picchiato parecchie volte.”
Disse, “Sai troppo della mia vita.”
Dissi, “Sono in stretta confidenza con
tua moglie. Mi vuole bene. Mi racconta ogni cosa che succede in casa – che oggi
ti ha dato una battuta e tu sei andato in tribunale a dare una battuta a
qualcun altro. Infatti, ascoltando lei mi sono reso conto della verità del
proverbio, «Dietro a ogni grande uomo c’è una donna.» So perché diventa grande
– perché la donna è dietro di lui, che lo picchia, il poverino deve picchiare
qualcun altro! Naturalmente diventa grande; a furia di venir picchiato, diventa
famoso.”
Disse, “Vengo con te, dirò a tuo
padre, «Non parlare di matrimonio. Lui non si sposerà mai perché ha già visto
troppo.»”
Ho visto così tante persone: i miei
parenti, i miei zii, i padri dei miei amici, i miei professori, ma non ho mai
trovato una singola persona che fosse felice del matrimonio. E sono
riconoscente a tutte quelle persone perché mi hanno salvato dal matrimonio;
altrimenti sarei cascato nella stessa trappola e tutti quando sono fuori dalla
trappola sono così felici.
tratto da: The Messiah, Vol 2 # 21
Settecento anni fa sono morto
consapevolmente, di conseguenza ho avuto la grande opportunità di nascere
consapevolmente. Ho scelto mia madre e mio padre. Ho aspettato settecento anni
il momento giusto, e ringrazio l’esistenza che l’ho trovato. Ho scelto una
coppia molto povera, ma molto intima. Non credo che mio padre abbia mai
guardato un’altra donna con lo stesso amore che aveva per mia madre. È anche
impossibile immaginare – anche per me che posso immaginare ogni genere di cose
– che mia madre, nemmeno nei suoi sogni avesse un altro uomo... impossibile! Li
ho conosciuti entrambi, erano così vicini, così in intimità, così appagati
anche se così poveri... poveri eppure ricchi. Erano ricchi nella loro povertà
grazie alla loro intimità, ricchi grazie al loro amore reciproco.
tratto da: Bagliori
di un’infanzia dorata
(Ed. Mediterranee)
SIN
DAL PRINCIPIO
TUTTI
GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA
Miei diletti: vi amo.
L’amore è il mio
messaggio,
lasciate che sia
anche il vostro...
Sin dal
principio tutti gli esseri sono dei Buddha.
È come
l’acqua, e il ghiaccio:
senza acqua,
non c’è ghiaccio,
al di fuori
degli esseri viventi, non ci sono Buddha.
Non sapendo
che è vicino, lo si cerca lontano.
Che peccato!
È come
essere nell’acqua e lamentarsi per la sete;
è come il
bambino di una casa ricca
che si è
perso tra i poveri.
La causa del
nostro vagabondare
attraverso i
sei mondi
è che
viviamo nell’oscuro sentiero dell’ignoranza.
Di oscuro
sentiero in oscuro sentiero,
quando
sfuggiremo al binomio nascita-morte?
La
meditazione Zen del Mahayana
va oltre
ogni nostra lode.
Il dare, la
moralità e le altre perfezioni,
ricevere
l’iniziazione, il pentimento, la disciplina
e le molte
altre azioni giuste,
tutto
riporta alla pratica della meditazione.
Grazie a una
sola seduta si distruggono
innumerevoli
peccati in lui accumulati.
Come
potrebbero esserci sentieri sbagliati
per costui?
Miei diletti: vi amo.
L’amore è il mio messaggio - lasciate che sia anche il vostro. L’amore è il
mio colore e il mio ambiente. Per me, l’amore è la sola religione. Tutto il
resto è solo spazzatura, tutto il resto sono solo elucubrazioni mentali.
L’amore è l’unica cosa concreta della vita, tutto il resto è illusione.
Lasciate che l’amore cresca dentro di voi e dio crescerà spontaneamente. Se
mancate l’amore, mancherete Dio e ogni altra cosa.
Senza amore non c’è alcuna strada
verso Dio. Dio può essere dimenticato - ma se ci si ricorda dell’amore, allora
Dio “accadrà” di conseguenza. Egli “accade” di conseguenza. Non è altro che la
fragranza dell’amore. Infatti, non c’è Dio, c’è solo un’essenza divina. Da
nessuna parte esiste una persona che sia Dio. Abbandonate gli atteggiamenti
infantili, non continuate a cercare un padre. Esiste il divino, non Dio. Quando
dico che il divino esiste, intendo dire che qualunque cosa esista, è colma di
Dio. Il verde degli alberi, il rosso, il giallo-oro – tutto è divino. Questo
corvo che grida, un uccello nel vento, un bambino che ride, un cane che abbaia
- tutto è divino. Nient’altro esiste.
Nel momento in cui chiedi: “Dov’è
Dio?” fai la domanda sbagliata. Poiché non v’è luogo in cui Dio possa essere
indicato. Egli non si trova in una direzione particolare, non è una cosa
particolare, un essere specifico. Dio è universalità. Chiedi dove non è Dio,
solo così fai la domanda giusta! Ma per questa domanda giusta dovrai preparare
il terreno del tuo cuore. Ecco quello che intendo per amore - preparare il
terreno del cuore. Se ognuno è colmo d’amore, il mondo sarà colmo di Dio - le
due cose vanno avanti parallelamente, sono parte di un’unica sinfonia.
Dio è l’eco dell’universo. Quando
amate, l’eco è presente. Ma quando non amate, come ci può essere un’eco? Siete
sempre e unicamente voi, continuamente riflessi, in milioni di modi; siete voi
che venite continuamente ributtati a voi stessi. Se amate. Dio esiste. Se non
amate, come si può parlare di dio? - non ci siete nemmeno voi!
Pensavo a cosa avrei dovuto donarvi
oggi. Perché è il mio compleanno, in questo giorno mi sono incarnato in questo
corpo. Questo è il giorno in cui per la prima volta ho visto il verde degli
alberi e il blu del cielo. Questo è il giorno in cui per la prima volta ho
aperto gli occhi e visto Dio tutt’intorno a me. Naturalmente la parola Dio non
esisteva in quel momento, ma ciò che ho visto era Dio. Pensavo a cosa avrei
dovuto donarvi oggi. Poi mi sono ricordato una frase di Buddha: “Sabba danam dhamma danana jinati - «il
dono della verità è superiore a ogni altro dono»”. E la mia verità è l’amore.
La parola “verità” mi sembra un po’
troppo arida, simile a un deserto. Io non sono molto in sintonia con la parola
“verità” - sembra troppo logica, troppo “mentale”. Ti dà una sensazione di
filosofia, non di religione. Ti dà l’idea di aver concluso - di essere giunto a
una conclusione, che esiste un sillogismo dietro di essa, un’argomentazione, un
ragionamento logico. No, “verità” non è la mia parola, “amore” è la mia parola.
L’amore appartiene al cuore. La verità è parziale, solo la testa è coinvolta.
Nell’amore sei coinvolto come una totalità - corpo, mente, anima, tutto è
coinvolto.
L’amore ti rende un’unità - non
un’unione, ricorda, ma un’unità. Poiché in un’unione coloro che si congiungono
rimangono separati. In un’unità si dissolvono, diventano uno, si fondono l’uno
nell’altro. E quello io lo chiamo il momento della verità: il momento in cui
l’amore ti dà unità. All’inizio, l’amore ti dà unità nella tua essenza più
intima. A quel punto tu non sei più un corpo, non sei più una mente, non sei
più un’anima. Sei semplicemente “uno” - senza nome, indefinito, inclassificato.
Non più determinato, non più definibile, non più comprensibile. Sei un mistero,
una gioia, una sorpresa, un entusiasmo, un’incredibile celebrazione.
All’inizio, l’amore ti dà un’unità
interiore. E quando si è verificata l’unità interiore, la seconda unità
“accade” spontaneamente - non devi fare nulla. A quel punto inizi a dissolverti
in un’unità con il Tutto che esiste al di là di te. La goccia scompare
nell’oceano e l’oceano scompare nella goccia. In quel momento, nel momento
dell’orgasmo tra te e il Tutto, tu diventi un Buddha. Quello è il momento in
cui l’essenza di Buddha ti viene trasmessa. O meglio, ti viene rivelata - lo sei sempre stato,
inconsapevolmente.
La mia parola è “amore”. Quindi dico:
miei diletti vi amo, e mi piacerebbe che voi riempiste d’amore il mondo intero.
Lasciate che questa sia la nostra religione. Non il cristianesimo, non
l’induismo, non l’islam, il giainismo, il buddhismo, ma l’amore.
Amore, senza alcun aggettivo. Non
amore cristiano - come può l’amore essere cristiano? È una cosa tanto stupida!
Come può l’amore essere indù? È ridicolo! Amore è semplicemente: amore.
Nell’amore puoi essere un Cristo, nell’amore puoi essere un Buddha, ma non
esiste l’amore buddhista, né l’amore cristiano.
Nell’amore tu scompari, la tua mente
scompare. Nell’amore giungi a un completo rilassamento. Questo è il mio
insegnamento, io insegno l’amore. E non c’è nulla di più elevato.
Dunque, avevo pensato che avrei dovuto
darvi qualcosa di bello in questo giorno, e mi sono ricordato del Canto della Meditazione di Hakuin. È
un piccolissimo canto, ma un grande
dono. Hakuin è uno dei più importanti maestri Zen. Il suo canto contiene ogni
cosa: ogni Vangelo, ogni Corano, ogni Veda. Un piccolo canto di poche righe, ma
è simile a un seme - molto piccolo, ma se gli permetterete di raggiungere il
vostro cuore, può diventare un grande albero. Può diventare un albero del bodhi - avrà una chioma maestosa e
migliaia di persone potranno sedersi per riposare al riparo della sua ombra
immensa. Avrà grossi rami su cui molti uccelli verranno a fare il nido.
Guardate: io sono diventato un albero,
e voi siete le persone venute a fare il nido su di me. Anche voi potete
diventare un albero. Tutti dovrebbero diventarlo - poiché, se non lo diventate,
non sarete mai appagati. Se non diventate alberi maestosi, ricchi di foglie,
fiori e frutti - questo è il vostro appagamento - vivrete nello scontento. I
vostri cuori saranno sempre tormentati dall’angoscia e sarete circondati
dall’infelicità. La beatitudine sarà solo una parola che non significa nulla.
Dio sarà solo una parola senza senso.
Quando sei appagato, allora c’è grazia
e c’è Dio. Nel tuo appagamento, arrivi a percepire la benedizione
dell’esistenza.
Questo è un canto di meditazione.
Hakuin l’ha chiamato “canto” - ed è proprio un canto. Se la meditazione è senza
canto è spenta e morta - non vibra, non respira. La meditazione è un canto e
una danza: cantala e danzala. Solo, non pensarci - perché allora ti sfuggirà il
messaggio, te ne sfuggirà il contenuto. Troverai questo canto e il suo
significato solo mentre danzi e canti. Quando la musica della vita ti travolge,
ti possiede.
Il canto di Hakuin è così breve e al
tempo stesso così grande, è incredibile. Come può un uomo condensare tanta
verità, tanto amore e una tale intuizione in così poche parole? Ma Hakuin era
un uomo di poche parole, un uomo di silenzio. Poteva non parlare per anni, e
poi dire una o due parole.
Una volta l’imperatore del Giappone lo
invitò a tenere un sermone a palazzo. La regina e il re, il primo ministro, gli
altri ministri, gli alti ufficiali e i generali, tutti si riunirono con
profondo rispetto per ascoltarlo. Hakuin si presentò, si fermò un minuto, si
guardò attorno e lasciò la sala. Il re era sconcertato. Chiese al primo
ministro: “Che cosa gli è preso? Eravamo venuti per ascoltarlo!”. Il vecchio
primo ministro rispose: “Questo è il più grande sermone che io abbia mai
ascoltato. L’ha pronunciato! Tu gli avevi chiesto di venire e insegnarti il
silenzio. E lui l’ha insegnato! E stato lì, in silenzio, era silenzio. Che cosa chiedi di più? Che cosa domandi ancora? In
quei pochi secondi egli era puro silenzio. Era assoluto silenzio. Era silenzio
vibrante, pulsante. Ma tu cercavi di sentire delle parole”.
Ma sul silenzio nulla può essere
detto, e tutto ciò che viene detto è sbagliato. Come puoi dire qualcosa sul
silenzio? Qualunque cosa tu dica lo renderà falso. Ecco perché Lao Tzu dice:
non si può dire nulla sul Tao - e se si dice qualcosa, nel momento stesso in
cui viene detto diventa falso. IL TAO È
SILENZIO, MA NON IL SILENZIO DI UN CIMITERO. È IL SILENZIO DI UN GIARDINO, DOVE
GLI ALBERI SONO VIVI E RESPIRANO, EPPURE C’È COMPLETO SILENZIO. Non è un
silenzio morto, è un silenzio vivo. Ecco perché Hakuin ha chiamato questo
canto: Canto della Meditazione.
Buddha dice: mi avvicino alla realtà
non credendo, ma vedendo. La sua religione è stata definita ihi passika: “vieni e vedi”, non “vieni
e credi”. Buddha dice: “vieni e vedi, ihi passika”. È qui, presente - devi solo
venire e vedere. Non ti chiede di credere. Egli è l’unico grande maestro al
mondo che ha abbandonato la professione di fede - e lasciandola cadere ha
trasformato la religione da una cosa molto infantile a una molto matura. Con
Buddha la religione è diventata giovane. Prima era infantile. Era una sorta di
credo - il credo è superstizione, è frutto della paura. Il credo è cieco. Buddha
ha dato gli occhi alla religione. Egli dice: se vedi non c’è alcun bisogno di
credere. Quando hai visto non c’è credo, c’è conoscenza.
In questo canto di Hakuin troverai la
via per vedere - per aprire gli occhi. Perché la verità è sempre lì, è sempre
stata presente. Non bisogna fabbricarla. Buddha dice: yatha bhutam: essa esiste! È già lì, è di fronte a te! Esiste in
Oriente e in Occidente, esiste al nord e al sud. Ti circonda - è all’esterno e
all’interno. Ma la devi vedere: ihi passika. I tuoi occhi sono chiusi, ti sei
dimenticato come aprirli.
La meditazione non è altro che l’arte
di aprire gli occhi. L’arte di pulire i tuoi occhi, l’arte di eliminare la
polvere che si è accumulata sullo specchio della tua consapevolezza. È naturale
che la polvere si accumuli. L’uomo ha continuato a viaggiare per migliaia di
vite - e la polvere si è accumulata. Noi siamo tutti viaggiatori, molta polvere
si è accumulata - così tanto che lo specchio è completamente scomparso. C’è
solo polvere su polvere, strati e strati di polvere, e tu non riesci a vedere
lo specchio. Ma lo specchio è ancora lì - non lo si può perdere, poiché è la
tua vera natura. Se si potesse perdere non sarebbe la tua natura. Non è che tu
hai uno specchio, tu sei lo specchio. Il viaggiatore è lo specchio - non può
perderlo, può solo dimenticarlo. Al massimo, si tratta di una dimenticanza.
Tu non hai perso la tua essenza di
Buddha. L’essenza di Buddha è lo specchio pulito dalla polvere. Lo specchio di
nuovo brillante, che riflette e funziona di nuovo - ecco che cos’è l’essenza di
Buddha: una consapevolezza risvegliata. Non c’è più sonno, non ci sono più
sogni, e i desideri sono scomparsi. È naturale che la polvere si accumuli. Ma
tu ti aggrappi a quella polvere - il tuo desiderio funziona come una colla.
E cos’è il tuo desiderio? Va compreso.
Se hai compreso il tuo desiderio hai compreso tutto. Poiché con la comprensione
svanisce. E quando il desiderio svanisce, all’improvviso tu hai una sensazione
totalmente nuova del tuo essere; non sei più quello di prima. Cos’è il
desiderio? Che cosa stai cercando? A cosa stai aspirando?
Felicità. Beatitudine. Gioia. Ecco
cosa stai cercando. L’hai cercata per millenni e non l’hai ancora trovata. È il
momento, il momento giusto, per ripensarci, per meditare di nuovo. Hai continuato
a cercare, a sforzarti così intensamente - forse ti stai perdendo proprio a
causa di questo sforzo? È forse questo cercare che ti allontana dalla felicità?
Pensiamoci di nuovo, riflettiamoci sopra. Fai una piccola pausa nella tua
ricerca, fai un riepilogo.
Stai cercando da molte vite. Tu non ti
ricordi delle altre vite, non occorre - ma anche in questa vita hai continuato
a cercare e non l’hai trovata. Nessuno l’ha mai trovata cercandola. C’è
qualcosa di sbagliato nella ricerca stessa. Mentre cerchi, naturalmente ti
dimentichi di te stesso; cominci a guardare dappertutto, in qualunque altro
posto. Guardi a nord, a est, a ovest, a sud, e in cielo, e in fondo ai mari,
continui a cercare dappertutto. E la ricerca diventa sempre più disperata,
poiché cerchi sempre più intensamente e non trovi nulla, sarai preso da
un’ansia spasmodica: “Ce la farò, questa volta, o mi sfuggirà di nuovo?”.
La disperazione aumenterà sempre di
più, aumenteranno felicità e follia. Tu diventi pazzo e la felicità resta
lontana, come sempre - anzi, si allontana sempre più da te. Più cerchi, meno
hai la possibilità di trovarla. Perché essa è dentro di te.
La felicità è la funzione della tua
consapevolezza quando è risvegliata. L’infelicità è la funzione della tua
consapevolezza quando è addormentata. L’inconsapevolezza è il tuo specchio,
oppresso dal peso immenso della polvere e del passato. C’è felicità quando si
riesce a eliminare il peso e si ritrova lo specchio - e di nuovo il tuo
specchio può riflettere gli alberi e il sole, la sabbia, il mare e le stelle.
Quando torni a essere innocente, quando hai nuovamente gli occhi di un bambino
- in quella chiarezza tu sei felice.
Ho letto alcune splendide righe di
Michael Adam.
Forse il tentare porta persino
all’infelicità. Forse tutto il rumore del mio desiderare ha tenuto lontano lo
strano uccello dalle mie spalle. Ho inseguito la felicità così a lungo e così
fortemente. Ho cercato nei luoghi più remoti, in lungo e in largo. Ho sempre
immaginato che la felicità fosse un’isola nel fiume. Forse essa è il fiume.
Pensavo che la felicità fosse il nome di una taverna in fondo alla strada.
Forse essa è la strada. Credevo che la felicità fosse sempre domani, e poi
domani, e domani ancora. Forse essa è qui. Forse essa è ora.
E io ho guardato in qualsiasi altro
luogo.
Dunque: qui e ora.
Ma qui e ora, chiaramente, c’è
infelicità. Forse, allora, non esiste una cosa come la felicità; forse la
felicità non esiste. È solo un sogno creato da una mente infelice. Certamente,
non può essere come io infelicemente la immagino. Qui e ora non c’è felicità.
Quindi la felicità non esiste. Dunque non ho bisogno di sprecare ulteriormente
me stesso in qualcosa che non esiste. Posso dimenticarmi della felicità; posso
smetterla di preoccuparmi e interessarmi invece a qualcosa che conosco, che
sono in grado di sentire e sperimentare pienamente. La felicità è un sogno
vano: e adesso è mattina. Mi posso svegliare in compagnia dell’infelicità, di
ciò che è realmente sotto il sole in questo momento. Ma ora vedo quanto della mia
infelicità viene dal cercare di essere felice; sono in grado persino di vedere
che il cercare è infelicità. La felicità non cerca... Finalmente sono qui e
ora. Finalmente sono quello che sono. Non pretendo nulla, sono a mio agio. Sono
infelice - e allora?... Ma è questo ciò da cui scappo? È davvero infelicità?...
Pensaci medita su questa affermazione.
E quando smetto di provare a essere
felice, o qualunque altra cosa, quando non cerco più, quando non mi preoccupo
di andare da qualche parte, di ottenere qualcosa,
allora si direbbe che sono già arrivato in uno strano luogo: sono qui e ora.
Quando mi rendo conto che non c’è niente che io possa fare, che tutto il mio
fare è lo stesso sogno, nel momento in cui mi accorgo di ciò, la mia mente,
vecchia sognatrice e girovaga, in quel momento è immobile e presente.
Naturalmente se non stai cercando, se
non stai tentando, se non stai desiderando né sognando, per un momento la mente
sprofonda nel silenzio. È immobile. Non c’è niente da bramare, niente di cui
vantarsi, niente da aspettarsi e niente per cui essere frustrato. Per un
momento la mente blocca la sua caccia ininterrotta. In quel momento
d’immobilità sei in uno strano luogo, in uno strano spazio, ignoto, mai
conosciuto prima. Una nuova porta si è aperta. In quel momento la mente è
immobile e presente.
In quel momento, qui e ora, appare il
mondo reale; vedi: qui e ora è già e sempre tutto ciò che avevo visto e che ho
cercato di conseguire in qualunque posto lontano da me. E ancora di più: sono
andato a caccia di ombre; la realtà è qui, in questo luogo soleggiato, in
questo canto di uccelli, adesso. Era il mio inseguire la realtà che mi ha
allontanato da essa; il desiderio mi assordava. L’uccello stava cantando qui,
per tutto il tempo...
Se io sono immobile e non mi preoccupo
di trovare la felicità, allora si direbbe che la felicità sia in grado di
trovare me. Essa esiste se io sono davvero immobile, come morto - se io sono
completamente morto, qui e ora. La felicità ti balza addosso all’improvviso.
Quando il desiderio svanisce, la felicità appare. Quando non c’è più sforzo,
per la prima volta tu vedi chi sei. È in quel sapere ciò che intende Buddha:
vieni e guarda - ihi passika. Da dove ti sta chiamando per venire e vedere? Ti
sta chiamando dal tuo desiderio. Ti sei allontanato da casa, hai perso la tua
dimora primaria. Non sei dove sembri di essere. Il tuo sogno ti ha portato in
mondi lontani - immaginari, illusori, tue creazioni.
Lo Zen ha una parola speciale per
indicare la meditazione, la chiama fu-sho.
Fu-sho significa “non fabbricata”. Non puoi fabbricarla, non puoi fare
nulla per provocarla. Devi essere passivo, in una condizione di non-fare -
allora essa “giunge”. “Giunge” all’improvviso, da nessun luogo. E in quel
“giungere”, in quell’inondazione di silenzio e immobilità, avviene la
trasformazione. Non è niente di speciale, dice lo Zen. Come può essere
speciale? Essa è la natura di ognuno, quindi come può essere speciale? È
assolutamente normale, tutti la possiedono. Puoi saperlo o non saperlo - questa
è un’altra cosa - ma la possiedi. Neanche per un solo momento l’hai persa.
Neanche per un solo momento ti è stata portata via. È rimasta lì, ferma
immobile, ad aspettare che tu tornassi a casa.
Un’altra parola Zen per indicare la
meditazione è wu-shi. significa
“niente di speciale” oppure “nulla di cui vantarsi”.
Veniamo adesso al canto di Hakuin.
SIN DAL
PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.
Quest’unica frase è sufficiente. È
l’inizio, il centro e la fine. È tutto. L’alfa e l’omega.
SIN DAL
PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.
Voi siete dei Buddha. Non siete mai
stati altro, neanche per un solo momento. Non
potete! Di fatto non potete allontanarvi realmente dalla vostra essenza di
Buddha, potete solo sognare. Potete solo sognare di esservi allontanati, ma
anche mentre state sognando siete ancora qui e ora. È impossibile perdere la
vostra essenza, il vostro Buddha, perché Dio è coinvolto in ogni cosa e in ogni
essere. E quando Hakuin dice “Sin dal principio tutti gli esseri sono dei
Buddha” non pensate che stia parlando solo degli esseri umani. Sono inclusi gli
animali, sono inclusi gli uccelli, gli alberi e le rocce. Tutto ciò che esiste
è incluso.
La parola inglese being viene dalla radice sanscrita bhu. Bhu significa “ciò che cresce”. Tutto ciò che cresce è Dio. Gi
alberi crescono, gli uccelli crescono, le rocce crescono. Tutto ciò che cresce
è Dio. E ogni cosa cresce al proprio ritmo. Ricordati, la radice di being è bhu. Essa significa semplicemente questo: ciò che respira, ciò che
cresce, ciò che ha vita - per quanto rudimentale, per quanto primitivo - tutto
è incluso in Dio.
SIN DAL
PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.
E qual è il significato di “Buddha”?
“Buddha” significa consapevolezza tornata a se stessa - ha smesso di errare tra
i sogni, ha smesso di pensare al futuro, ha smesso di pensare al passato. Una
consapevolezza che non è posseduta dai ricordi o dall’immaginazione. Una
consapevolezza che si è sbarazzata del passato e del futuro, una consapevolezza
che ha solo il presente. Una consapevolezza che vive nel momento, completamente
qui e ora. Vigile, desta, raggiante.
Tutti gli esseri sono dei Buddha. LO ZEN CHIAMA QUESTA FRASE “IL RUGGITO DEL
LEONE”. LO È! IN UN COLPO SOLO HAKUIN TI HA LIBERATO, TI HA SALVATO DA TE
STESSO. Non hai più bisogno di essere salvato. Una sola affermazione è
sufficiente ad affrancarti da ogni schiavitù. Tu sei un Buddha. Ma ricorda: il
tuo essere un Buddha non ha alcun significato speciale. Lo siamo tutti - il tuo
cane e la tua mucca, il tuo bufalo e il tuo asino - lo siamo tutti! Quindi non
prenderla in un modo egocentrico: “Io sono un Buddha”. Non renderla ambiziosa,
non farti prendere dall’ambizione. Tutto è Buddha. La vita è Buddha. Gli esseri
sono Buddha, l’esistenza è Buddha.
Prova a pensarci! È una delle
affermazioni più grandiose che siano mai state fatte:
SIN DAL
PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.
Con una frase Hakuin ha concluso. In
realtà, il resto del canto è una ripetizione. Il resto del canto è per coloro
che non sono in grado di capire la prima affermazione. Si dice che quando
Hakuin stava scrivendo questo canto, dopo che ebbe scritto la sua prima frase -
“Sin dal principio tutti gli esseri sono dei Buddha” uno dei suoi discepoli che era seduto lì
vicino disse: “Adesso smetti. Non serve continuare”. E il discepolo lasciò la
stanza, dicendo: “Adesso non serve continuare”. Hai finito con la prima frase -
questa dovrebbe essere l’ “ultima frase!”. Ma anche il resto del canto è bello.
Ti aiuterà ad arrivare alla stessa verità da direzioni diverse, ti aiuterà a
vedere l’essenziale da diversi punti di vista, da diverse finestre. Da ogni
finestra del tempio vedrai lo stesso Buddha seduto. Ma va bene, perché da
alcune finestre potrebbe esserci più luce che cade su di lui, da alcune finestre
il verde degli alberi potrebbe riflettersi sul suo volto, da altre una stella
potrebbe guardarlo, da altre ancora potrebbe succedere qualcos’altro - potrebbe
posarsi un uccello, e cantare una canzone.
SIN DAL
PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.
L’universo è fatto di una sostanza
chiamata “Dio”. Quindi Dio non è alla fine. Dio è all’inizio, al centro e alla
fine. Solo Dio esiste. Ma lascia che ti ricordi che quando io uso la parola
“Dio” intendo dire essenza divina.
È COME
L’ACQUA, E IL GHIACCIO:
SENZA ACQUA,
NON C’È GHIACCIO,
AL DI FUORI
DEGLI ESSERI VIVENTI,
NON CI SONO
BUDDHA.
Hakuin dice: è come l’acqua e il
ghiaccio. Tra l’acqua e il ghiaccio non c’è differenza, e al tempo stesso una
differenza esiste. Se sei andato al mercato per acquistare del ghiaccio, non
acquisterai dell’acqua. Insisterai nel voler acquistare del ghiaccio. Se
qualcuno ti dice: “Prendi quest’acqua” tu rispondi: “Sono venuto per del
ghiaccio”. È un po’ diverso. Ma non molto, non veramente - solo in superficie:
il ghiaccio si scioglierà e diventerà acqua e l’acqua può gelarsi,
trasformandosi in ghiaccio. Sono due fasi di un unico fenomeno.
Tu sei come il ghiaccio e Buddha è
come l’acqua. Tu ti sei gelato, egli si è sciolto. E lascia che lo ripeta: non
c’è altra alchimia se non l’amore che ti possa aiutare a scioglierti. L’amore
scioglie, perché l’amore è calore. Le persone si sciolgono solo nell’amore.
Quando non amano diventano fredde, e col freddo congelano. Devi essertene
accorto, anche nel tuo piccolo. Quando ami sei fluido. Quando sei fluido
risplendi. Quando ami ti espandi. Quando non ami ti contrai. Quando ami hai
calore intorno a te. Quando non ami sei circondato da un vento freddo - geli, e
chiunque ti venga vicino gelerà.
Ci sono persone che, guardandoti coi
loro occhi freddi, ti danno i brividi. Mentre ci sono persone che guardandoti
col loro calore, col loro amore, immediatamente ti fanno sentire a casa, e ci
sono occhi che ti fanno sentire a casa, e ci sono occhi che ti fissano, e ti
fanno capire che sei un estraneo, qui.
SENZA ACQUA,
NON C’È GHIACCIO,
AL DI FUORI
DEGLI ESSERI VIVENTI,
NON CI SONO
BUDDHA.
Quindi l’essenza di Buddha non è altro
che uno stato di fusione. Il gelo se n’è andato. Non sei più definito, non sei
più limitato, non hai più confini. E nel nucleo più profondo, non esisti più.
Poiché se esisti, ci sarà una sorta di gelo dentro di te. Se esisti allora non
puoi essere fluido - qualcosa ti ostacolerà, qualcosa ti bloccherà, qualcosa ti
intralcerà. Quando tu non esisti affatto... Ecco perché quando due amanti sono
in un amplesso profondo non ci sono due persone, e circola un’unica energia.
Quando due amanti sono in un amplesso
davvero profondo arriva un momento in cui la donna non sa più se è una donna o
un uomo, e l’uomo non sa più se è un uomo o una donna. Se quel momento non
arriva, significa che non hai amato.
Quando l’amore è profondo si scompare,
eppure c’è ancora qualcosa, una sorta di presenza - ma nessuno è presente. Non
c’è un centro, gelato come il ghiaccio, non c’è alcun sé. Ecco perché Buddha ha
molto insistito sul fatto che è il tuo sé la causa originaria che ti impedisce
di essere un Buddha. La sensazione che ti fa dire: “io sono” ti rende di
ghiaccio, freddo e ghiacciato. Se questo “io sono” sparisce non c’è alcun
problema. Il ghiaccio si scioglierà.
È COME
L’ACQUA, E IL GHIACCIO:
SENZA ACQUA,
NON C’È GHIACCIO,
AL DI FUORI
DEGLI ESSERI VIVENTI,
NON CI SONO
BUDDHA.
La dottrina buddhista parla dei tre
corpi di Buddha. Essi devono essere compresi. Il primo corpo è chiamato il
corpo fisico. Il secondo corpo è
chiamato il corpo della beatitudine - è il ponte tra il primo e il
terzo. Puoi chiamarlo anima. E il terzo corpo è chiamato il corpo della verità,
il corpo universale, il corpo divino. Puoi chiamarlo Dio.
Tu conosci solo il tuo corpo fisico.
Non hai conosciuto il tuo secondo corpo, il corpo della beatitudine. E a meno
che tu non conosca il secondo corpo, non sarai in grado di conoscere il terzo,
il più profondo - il tuo corpo universale, cosmico, il corpo di Buddha. Questa
è la trinità buddhista - il padre, il figlio e lo spirito santo. Oppure, questa
è la trimurti buddhista - i tre volti di Dio. Buddha dice che ognuno possiede
questi tre corpi. Il primo, quello fisico, è profondamente gelato. Il secondo è
liquido. Il terzo è vapore.
Inizialmente il ghiaccio deve
sciogliersi in acqua e poi l’acqua deve evaporare. Te ne sei accorto? Il
ghiaccio è definito, ha confini; l’acqua no, non è definita né ha confini. Si
può versare l’acqua in una qualunque brocca, in un qualunque contenitore, ed
essa ne prenda la forma. Non è resistente, non è aggressivo, non lotta. È
liquida, si adatta.
L’uomo che prova compassione e ama è
come l’acqua, si adatta. Egli non ha resistenza, non impone la sua forma a
nessuno. Egli si adegua, è accomodante, è spazioso.
E poi si arriva alla terza fase:
quando l’acqua è evaporata ed è scomparsa, è diventata invisibile. Adesso non
si può nemmeno versarla in un vaso. È diventata parte del cielo, si è spostata
nell’eterno, nell’infinito.
Questi sono i tre stati dell’acqua, e
questi sono anche i tre stati della consapevolezza. Tu sei diventato troppo
rozzo perché ti sei identificato troppo con il tuo primo corpo. È come se un
uomo credesse, ingannandosi, che le pareti di casa sua siano la sua casa. Le
pareti non sono la casa. Devi entrare ancora un po’. Devi trovare l’essenza più
intima del tuo essere - e quell’essenza intima è invisibile. È simile al vuoto.
Il primo corpo è azione, il secondo
corpo è forma, il terzo corpo è essenza. Le persone che vivono solo nel corpo
fisico vivono solo nel fare - cosa fare, cosa non fare. Tutta la loro vita è un
continuo oscillare tra questo e quello. La loro vita consiste nel fare; non
conoscono nient’altro.
Il secondo corpo ha una forma. Si
cominciano a vedere lampi di non-fare. Ecco quello che accade quando mediti -
quando sei seduto in silenzio e non fai nulla, affiora una gioia squisita. Una
gioia che non nasce in nessun luogo, per nessuna ragione. Tu non sai da dove
venga: è una gioia straripante, che sembra sorgere dal nulla. Miracolosamente,
magicamente. Questo è il secondo corpo, la forma. La gioia prende forma.
E poi c’è il terzo corpo. Se continui
a procedere, e continui ad andare in profondità, un giorno raggiungi l’essenza.
Ciò che Buddha chiama il corpo della verità. Lì, non c’è azione e non c’è
non-azione.
Tutto è scomparso, ogni dualità è
scomparsa, sei giunto all’essenza più intima dell’esistenza. Quell’essenza è
liberatoria. Quell’essenza è il Nirvana. E tu non devi andare in nessun luogo
per trovarla, te la stai portando dentro da sempre.
SIN DAL
PRINCIPIO TUTTI GLI ESSERI SONO DEI BUDDHA.
È COME
L’ACQUA, E IL GHIACCIO:
SENZA ACQUA
NON C’È GHIACCIO,
AL DI FUORI
DEGLI ESSERI VIVENTI,
NON CI SONO
BUDDHA.
NON SAPENDO
CHE È VICINO,
LO SI CERCA
LONTANO.
CHE PECCATO!
E se continui a cercare lontano ciò
che è vicino, continuerà a sfuggirti. Nessuno ne ha colpa. Prima di andare in
capo al mondo per cercarlo, vai dentro di te. Se non lo trovi lì, allora potrai
andare in qualunque luogo ti aggrada. Ma la gente non va dentro di sé, comincia
con l’esterno. E l’esterno è sconfinato - puoi andare avanti in eterno, puoi
cercare in tutta la Terra. E le persone cercano. Vengono da me e dicono:
“Abbiamo cercato per tutta la vita. Siamo stati ovunque, siamo stati in
Giappone, a Ceylon, a Burma e in Thailandia. Abbiamo viaggiato per tutto
l’Oriente, e non abbiamo ancora trovato”.
L’Oriente è dentro di te! Non è in
Thailandia, non è in India. Non lo troverai da nessuna parte. Al massimo, se
per caso incontri un uomo illuminato, egli ti ributterà a te stesso. Ma non te
lo darà. Nessuno te lo può dare. È già presente; non c’è alcun bisogno di
darlo.
E poiché nel mondo moderno la
comunicazione è diventata facile, viaggiare è diventato facile, le persone
diventano ancora più folli. Continuano a saltare da una città a un’altra; da un
aeroporto a un altro e stanno arrivando alla pazzia. Per raggiungere casa tua
non hai bisogno di salire su nessun aeroplano, su nessun treno, su nessuna
automobile. Hai solo bisogno di entrare dentro di te. E senza biglietto - non
c’è bisogno di biglietto. E non c’è nessuno che sia lì a sbarrarti la strada;
sei nel tuo territorio.
Una comitiva di turisti americani
arriva al Vesuvio durante una delle eruzioni più spettacolari. “Ehi!” esclama
uno di loro, meravigliato “Ma questo supera l’Inferno!”
“Accidenti!” esclama la guida
italiana. “Voi americani siete stati veramente dappertutto!”
Adesso anche l’Inferno è in pericolo,
ha paura dei turisti.
La gente continua a cercare qualcosa
che non ha bisogno di essere cercato, che può essere trovato quando la ricerca
s’interrompe. E non ti sto dicendo di fare uno sforzo per interromperla -
perché sarebbe come cominciarla di nuovo. Se ti sforzi di interromperla, vuol
dire che non hai capito. Devi solo capire che lo sforzo ti porterà lontano da
te stesso, che lo sforzo creerà una tensione sempre maggiore. Se lo capisci, se
lo vedi - ihi passika - lo sforzo
sparisce e all’improvviso c’è immobilità. In quell’immobilità “accadrà” il
primo lampo di beatitudine. Entrerai nel tuo secondo corpo. E, una volta
entrato nel tuo secondo corpo, allora sarà sempre più facile, e molto chiaro,
come scivolare fino all’essenza più intima - il corpo essenziale, il corpo
della verità.
Una volta che hai assaggiato qualcosa
della tua beatitudine interiore, allora puoi vedere dove cercare realmente,
dove andare. Se scompari nell’essenza più intima del tuo essere, la troverai.
Se la cerchi, ti sfuggirà. Non cercarla, e la troverai.
NON SAPENDO
CHE È VICINO, LO SI CERCA LONTANO.
CHE PECCATO!
È COME ESSERE
NELL’ACQUA E LAMENTARSI PER LA SETE;
È COME IL
BAMBINO DI UNA CASA RICCA
CHE SI È PERSO
TRA I POVERI.
Ha dimenticato di essere ricco - e
forse è diventato un mendicante. Voi siete ricchi, infinitamente ricchi. Siete
tutti imperatori e imperatrici, dei e dee. Dovete solo rendervene conto. Non
riducetevi troppo a mendicare - è il desiderio che crea il mendicante. Persino
un uomo come Alessandro è un mendicante, poiché il desiderio è presente in lui.
Un uomo come Napoleone è un mendicante, poiché il desiderio è presente in lui.
Se guardi le persone più ricche della
Terra, non vedrai altro che mendicanti. E
qualche volta succede di incontrare davvero un mendicante, e vedere un
imperatore seduto sotto un albero - che non ha niente, che non possiede niente.
Possiedi
solo te stesso e sarai il padrone di ogni cosa. Sii il maestro di te stesso e
sarai il maestro di ogni cosa. Se possiedi le cose, continuerai a essere un
mendicante. La gente cambia in continuazione, ma non si trasforma veramente.
Tu
possiedi una cosa, poi ne possiedi un’altra, e poi un’altra ancora. A volte
inizi a possedere delle cose spirituali, ma non cambia niente. Cambia solo la
forma. Qualcuno possiede denaro e qualcuno possiede virtù. È la stessa cosa,
non c’è molta differenza.
Una
domenica mattina all’alba, l’agricoltore Giles guardò fuori e vide un grande
stormo di corvi neri che stavano divorando il suo campo di magnifici
cavolfiori.
Rosso
di rabbia corse fuori e cominciò ad andare su e giù per il campo agitando i
pugni, strappandosi i capelli, con la schiuma alla bocca e insultando in mille
modi gli uccelli ladri.
Il
reverendo Goodbody, che passava di lì in bicicletta, fu sorpreso da quella
vista e dal sentire grida forti e violente, del tipo: “Fuori dalle palle, ladri
bastardi! Fuori dalle palle, ingordi negri bastardi!”. Si fermò immediatamente,
e fece un cenno all’agricoltore furioso.
Imbarazzato
e rosso in faccia, Giles si avvicinò a lui mogio mogio, e disse umilmente:
“Buongiorno reverendo”.
“Questo
davvero non va, Giles” disse il buon vicario. “All’alba, in questo giorno
dedicato al signore, potrebbero esserci delle donne! Anche questi volatili sono
creature di Dio. Se desideri che se ne vadano dalla tua proprietà, fallo con
amore e compassione. Dì: «Sciò, sciò, sciò» e vedrai che quegli ingordi neri
bastardi si leveranno dalle palle!”
Ma
che differenza fa? Tu e i tuoi preti, tu e le cosiddette persone religiose,
siete tutti nella stessa barca.
Non
ti sto dicendo di fare uno sforzo per smetterla di sforzarti, perché altrimenti
cambieresti semplicemente nome alla tua follia, ma tu rimarresti lo stesso.
Cambieresti semplicemente l’etichetta della tua nevrosi. Ci sono persone avide
di denaro e persone ingorde di Dio. Non fa alcuna differenza, sono uguali.
L’avidità è avidità. Non fa alcuna differenza di che cosa sei avido. L’avidità
è avidità.
Devi
solo capire che sforzarsi non ha senso, che andare in ogni dove non ha senso. E
non perché te lo sto dicendo io - lo devi vedere: ihi passika. Devi vederlo, non devi crederlo. Credere non ti
aiuterà; credere è solo una passata di vernice molto leggera. Vedere porta trasformazione.
È COME ESSERE NELL’ACQUA E LAMENTARSI PER
LA SETE...
Hakuin
dice: “Ti disperi perché vuoi la felicità e sei come un pesce nell’acqua che
chiede disperatamente dell’acqua e dice: “Ho sete”. Ce l’hai, stai mendicando
in ogni dove!
È COME IL BAMBINO DI UNA CASA RICCA
CHE SI È PERSO TRA I POVERI.
LA CAUSA DEL NOSTRO VAGABONDARE
ATTRAVERSO I SEI MONDI
È CHE VIVIAMO NELL’OSCURO
SENTIERO DELL’IGNORANZA.
DI OSCURO SENTIERO IN OSCURO SENTIERO,
QUANDO SFUGGIREMO AL BINOMIO NASCITA-MORTE?
Cos’è
l’oscuro sentiero dell’ignoranza? Guardare all’esterno. Più lontano guardi,
maggiore sarà l’oscurità. Perché la luce arde dentro di te. Più vicino guardi,
più c’è luce. Ecco perché noi chiamiamo un Buddha “illuminato” - egli è giunto
a conoscere e realizzare la propria luce. È una luce perpetua - senza
combustibile che la alimenti, non si può consumare. Il sole si consumerà, la
luna e le stelle si consumeranno, ma la luce che arde dentro di te come
consapevolezza è inesauribile. È eterna.
C’era
una volta un vecchio re che abitava in un palazzo. Al centro di un tavolo d’oro
nella sala principale, splendeva un grosso e magnifico gioiello. Ogni giorno
della vita del re la pietra brillava con maggior splendore.
Un
giorno un ladro rubò il gioiello e scappò dal palazzo, nascondendosi nella
foresta. Mentre guardava la pietra, immensamente felice, con suo grande stupore
dentro di essa apparve l’immagine del re.
“Sono
venuto a ringraziarti” disse il re. “Mi hai liberato dal mio attaccamento alla
terra. Credevo di essermi liberato quando acquistai questo gioiello, ma poi ho
imparato che mi sarei liberato solo passandolo, con cuore puro a qualcun altro.
“Ogni
giorno della mia vita ho pulito quella pietra sino a che, finalmente, è
arrivato il giorno in cui il gioiello era così bello che tu l’hai rubato, e io
te l’ho passato, e mi sono liberato. Il gioiello che possiedi è la
Comprensione. Non puoi aggiungergli bellezza nascondendolo o alludendo al fatto
di possederlo, e nemmeno indossandolo per vantartene. La sua bellezza viene
dalla consapevolezza che gli altri hanno della sua bellezza stessa. Onora ciò
che lo rende bello.”
Ecco
perché i Buddha ti donano qualunque cosa abbiano realizzato, condividono in
continuazione. Perché la bellezza sta nella condivisione. Ecco perché Hakuin ha
cantato questo canto. Ecco perché io sono qui, a condividere il mio essere con
voi, la mia gioia con voi, la mia celebrazione con voi. È qualcosa che
dev’essere condiviso, per rimanere vivo. È qualcosa che deve essere donato. Più
ne doni, più ne possiedi.
Non
essere mai avaro del tuo amore e della tua comprensione. Condividi l’amore. E
ne avrai sempre di più. Non accumularlo, altrimenti lo perderai. Un giorno ti
accorgerai che è scomparso, ed è rimasto solo un cattivo odore; al posto della
fragranza ci sarà puzza. Condividi il tuo amore con chiunque. Non porre
condizioni al tuo amore; e il modo migliore per farlo è condividere la tua
comprensione, condividere la tua meditazione.
Hakuin
sta facendo questo nel suo canto. Sta condividendo la sua essenza di Buddha.
Ciò che ha conosciuto, lo sta cantando, lo sta lodando. Lo sta rendendo chiaro
a coloro che non l’hanno ancora raggiunto, ma possono raggiungerlo. Forse
qualcuno ascolta il canto, forse qualcuno ne è colpito, pugnalato al cuore. È
il ruggito di un leone: qualcuno potrebbe risvegliarsi dal suo sonno.
LA CAUSA DEL NOSTRO VAGABONDARE
ATTRAVERSO I SEI MONDI
È CHE VIVIAMO NELL’OSCURO
SENTIERO DELL’IGNORANZA.
DI OSCURO SENTIERO IN OSCURO SENTIERO,
QUANDO SFUGGIREMO AL BINOMIO NASCITA-MORTE?
Nascita
significa essere attaccati al corpo fisico. Morte significa la frustrazione di
quell’attaccamento. Liberarsi dalla
nascita e dalla morte significa liberarsi dal corpo fisico. Ma come puoi liberarti
dal corpo fisico? Se non conosci il secondo corpo non ti puoi liberare dal
corpo fisico. Quindi il punto non è liberarsi dal corpo fisico; la questione
fondamentale è come entrare nel secondo corpo. Una volta che sei nel secondo,
sei libero dal primo. E una volta che sei nel terzo sei libero anche dal
secondo.
Ecco
perché non vedi Buddha ridere. Non è che egli non abbia riso, ma non è mai
stato rappresentato mentre rideva. Perché nel terzo corpo, il corpo della
verità, anche la beatitudine è senza significato. Il primo corpo, il corpo
fisico, è il corpo dell’infelicità. Se rimani attaccato al corpo fisico, resti
infelice. Il secondo corpo è il corpo della beatitudine. Una volta che lo hai
raggiunto, ogni infelicità scompare, tu sei beato. Ma la
beatitudine è l'opposto dell'infelicità - è parte della dualità. Il corpo della
verità va al di là di entrambi, è trascendentale. L'infelicità è scomparsa -
quindi che senso ha la beatitudine? Quando non c'è infelicità la beatitudine
non ha senso. Quando la povertà è scomparsa, che senso ha la ricchezza? Ci si
può privare anche della ricchezza.
Quando tutte le dualità scompaiono - piacere e
pena, felicità e infelicità, giorno e notte, vita e morte - allora, per la
prima volta, tu sei in Dio.
LA MEDITAZIONE ZEN DEL
MAHAYANA
VA OLTRE OGNI NOSTRA LODE.
IL DARE, LA MORALITÀ E LE
ALTRE PERFEZIONI,
RICEVERE L'INIZIAZIONE, IL
PENTIMENTO, LA DISCIPLINA
E LE MOLTE ALTRE AZIONI
GIUSTE,
TUTTO RIPORTA ALLA PRATICA
DELLA MEDITAZIONE.
Hakuin dice: tutto ciò che, nei secoli, è stato
fatto in nome della religione può essere ridotto a un'unica cosa: la
meditazione - dhyana. E cos'è dhyana? Diventare consapevole del tuo
corpo fisico - questo è il primo dhyana,
il primo passo della meditazione. Osservare il tuo corpo fisico. Osservati
mentre cammini, osservati mentre mangi, osservati mentre corri, parli e
ascolti. Osserva e attraverso l'osservazione ti accorgerai di essere diverso
dal corpo fisico. Poiché colui che osserva non può essere l'osservato, colui
che guarda non può essere ciò che è guardato, colui che vede non può essere ciò
che è visto, colui che conosce non può essere ciò che è conosciuto.
Osserva il corpo fisico, e ti si presenterà il
secondo corpo. Esso esiste già - ma tu comincerai a sentirlo. Comincerai a
riconoscerlo, comincerai a penetrarti. Questo è il primo passo della
meditazione: osservare il corpo fisico. Quindi il secondo passo, e l'ultimo, è
guardare il corpo della beatitudine. Osserva la tua estasi e improvvisamente ti
renderai conto che colui che osserva non può essere l'osservato. "L'estasi
è lì, ma io le sono molto lontano. La beatitudine è lì, ma io sono colui che la
conosce."
A questo punto cominci a entrare nel terzo corpo,
il corpo della verità. Allora diventi un puro testimone - sakshin. E questa è
la liberazione. Hakuin dice: attraverso la meditazione accade di scoprire, o
riscoprire, la tua essenza di Buddha.
GRAZIE A UNA SOLA SEDUTA
SI DISTRUGGONO
INNUMEREVOLI PECCATI
IN LUI ACCUMULATI.
COME POTREBBERO ESSERCI
SENTIERI SBAGLIATI
PER COSTUI?
E può accadere anche sedendosi una sola volta in
meditazione. Hakuin non predica il sentiero graduale, Hakuin predica il
sentiero improvviso. Può accadere in un solo momento. Può accadere adesso. Non
hai bisogno di posticiparlo a domani. Chi può dirlo? "Domani" potrebbe
non venire mai. E in effetti, non viene mai. Può accadere proprio in questo
momento. Se la tua consapevolezza è lucida, se la tua consapevolezza è
presente, limpida come cristallo, può accadere proprio in questo momento.
Proprio adesso, mentre sei seduto in meditazione, tu puoi diventare un Buddha.
E nessuno ti blocca la strada, solo tu lo fai. Nessuno ti è nemico, solo tu lo
sei, e nessuno ti è nemmeno amico.
GRAZIE A UNA SOLA SEDUTA
SI DISTRUGGONO
INNUMEREVOLI PECCATI
IN LUI ACCUMULATI.
Hakuin dice: non preoccuparti dei tuoi peccati e
dei karma passati. Sedendoti una sola volta a meditare, si può bruciare ogni
cosa. Il fuoco della meditazione è così potente che può bruciare tutto il tuo
passato in un solo momento. Non c'è alcun bisogno di preoccuparsi dei karma
passati - "Ho fatto qualcosa di cattivo, quindi devo soffrire. Ho fatto
qualcosa per la quale devo andare all'Inferno". Se ci vuoi andare, allora
ci dovrai andare! Ma queste sono tutte razionalizzazioni che stai cercando di
trovare. Se tu lo desideri, se è il tuo desiderio, verrà assecondato. Questa
esistenza è molto compiacente. Continua a fare favori - se tu vuoi andare
all'Inferno, ti aiuta. Dice: "Vai! Io sono con te".
Ma se decidi che "quando è troppo è troppo,
ho sofferto abbastanza", un solo momento di meditazione è sufficiente a
bruciare milioni di vite passate e milioni di vite future. Sei libero.
Comincia a meditare. All'inizio sul corpo. Quindi
sui tuoi sentimenti interiori di beatitudine, di gioia. Continua a entrare
dentro di te, e un giorno anche dentro di te sgorgherà il canto di Hakuin. E tu
fiorirai. Se non fiorisci non hai vissuto, o hai vissuto invano. Tu sei qui per
sbocciare. E solo se produci un'infinità di frutti e migliaia di fiori,
smetterà di sfuggirti il significato della vita.
La gente viene da me a chiedere: "Qual è il
significato della vita?". Come se il significato fosse qualcosa che si
compra al mercato. Come se fosse una merce. Il significato della vita deve
essere creato. La vita non ha significato. Il significato non è una cosa data,
deve essere creato. Deve diventare il tuo lavoro interiore. Allora esiste un
significato - ed è un significato grandioso.
Amate e meditate e realizzerete il significato. E
realizzerete la vita, una vita ricca e piena.
TRATTO
DA: Il Canto della Meditazione
(MONDADORI EDIZIONI)
NON
ESSERE MAI AVARO
DEL
TUO AMORE
E
DELLA TUA COMPRENSIONE.
CONDIVIDI
L’AMORE.
E
NE AVRAI SEMPRE DI PIÙ.
NON
ACCUMULARLO
ALTRIMENTI
LO PERDERAI.
di Ma Anand Priyatama
Perché parlare del libro “Un indovino mi disse” di
Terzani? Perché è una piccola oasi nel deserto dei pregiudizi della cultura
occidentale verso la meditazione. Gli stessi pregiudizi che ci troviamo davanti
da anni quando in Italia, in Occidente parliamo di Osho e di meditazione.
Ammetto di avere iniziato a leggerlo per spirito
di servizio, per dovere di informazione. Terzani è inviato in Asia per il
giornale tedesco «Der Spiegel» e il libro, pubblicato anche in inglese e
tedesco, è il resoconto in stile giornalistico di un viaggio non convenzionale
in vari paesi asiatici. Infatti, ascoltando l’avvertimento di un indovino di
Hong Kong che gli aveva predetto un
grave pericolo se avesse volato durante l’anno 1993, Terzani decide di
viaggiare soltanto via terra o via mare, pur continuando il suo lavoro di
inviato.
Ma c’è di più.
L’aspetto del libro che mi ha toccato è il
percorso interiore dell’autore che traspare fra le righe, oltre le parole e i
fatti narrati. Un percorso inusuale, alla ricerca di un senso alla propria vita
che il materialismo senz’anima, di cui la sua mente è imbevuta, non gli dà più.
Ne emerge la figura di una persona onesta, di uno spirito indagatore che, da
solo senza un Maestro, osserva, analizza e comincia a mettere in discussione
giudizi e pregiudizi: scandaglia se stesso faticosamente, per fare esperienze
con occhi nuovi e aperti.
Per lavoro e per scelta personale, Terzani ha
vissuto molti anni in Asia ed è stato presente ai più importanti eventi, dalla
guerra in Vietnam sino all’ingresso dell’esercito di Ho Chi Min a Saigon, al
massacro in Cambogia dove ha rischiato di essere ucciso dai Khmer Rossi
salvandosi per miracolo, con un sorriso. Ha visto l’Asia liberarsi dal
colonialismo, ma l’Occidente rientrare dalla finestra, con il mito del materialismo
e dello sviluppo economico sfrenato. Una febbre che ha mutato il volto
dell’Asia, dalla Cina all’Indonesia al Sud Est asiatico. Nessuna cultura
asiatica è in grado di resistere all’ondata materialista. Anche il solo
dubitare di questa direzione di marcia è diventato impossibile e le conseguenze
sono devastanti. Terzani ne è testimone sofferto. Bangkok, nota come la città
degli Angeli è un inferno di grattacieli, inquinamento e prostituzione,
Singapore è una proiezione fantascientifica alienata ed alienante
dell’efficienza elettronica, il Vietnam postbellico una immensa sacca di
miseria, il progresso della Malesia è minato dal conflitto razziale fra il
potere politico malese e i cinesi che hanno il potere economico e sono i
fautori del processo materialista di modernizzazione del paese.
Nel 1976 un indovino a Hong Kong gli predice un
grave pericolo di vita se nell’anno 1993 viaggerà in aereo. Dopo sedici anni,
nel 1992, in un momento di crisi personale e di perdita di valori, se ne
ricorda e decide, quasi per gioco, di dare credito a quella profezia. Si
impegna con se stesso a non volare per tutto il 1993, viaggiando solo via terra
o via mare. Da questo rallentamento pratico nasce un rallentamento interiore,
un inizio di introspezione, uno spostamento ad Oriente. Ne viene fuori una visione
completamente diversa dell’Asia ma soprattutto si assiste alla ricerca di un qualcosa di non ben definito, sulla
traccia tortuosa e anche noiosa di una serie di incontri, in giro per l’Asia,
con indovini, fattucchiere, astrologi, lama e monaci buddhisti.
Il libro è la storia del faticoso percorso di una
mente occidentale onesta verso qualcosa che l’Oriente sembra possedere nei suoi
segreti recessi e che risuona dentro l’anima dell’autore. Leggendo mi sono
sentita fortunata! Siamo fortunati noi ad avere incontrato Osho, a vivere e
sperimentare il nostro essere all’interno di un buddhafield.
La presenza di un Maestro illuminato accorcia il
cammino e riduce le ambiguità mentali cui invece Terzani dà spazio, incontrando
un Oriente mistificato, stantio, pieno di paccottiglie stregonesche e
pseudo-esoteriche. Accidenti che fatica!
Tiziano Terzani è addestrato dal mestiere di
giornalista, all’osservazione distaccata, un approccio simile a quello
scientifico. “Questo mio indagare nella
superstizione era anche un modo di reagire all’Asia che cambia, di vedere cosa
resta di quell’Oriente misterioso che per secoli proprio per la sua diversità,
ha attratto noi occidentali ” Questa la partenza cosciente, ma il racconto
è sostenuto al filo personale che cerca..., dai pregiudizi, all’incredulità
della mente che si tramutano in apertura.
“Nonostante
i tanti anni passati in Asia e l’essermi anche adattato alla vita di qui, mi
rendevo conto di essere rimasto intellettualmente con le radici in Europa e di
non aver eliminato dalla mia testa quel nostro istintivo disprezzo per tutto
ciò che chiamiamo “superstizione”. Ogni volta che mi prendeva il dubbio di
esserne rimasto vittima, dovevo ricordarmi di come in Asia questo giudizio di
valore non esiste e di come la cosiddetta superstizione è una parte essenziale
della vita. E poi -mi dicevo- molte pratiche che oggi sembrano assurde in
origine una logica ce l’avevano!”
A Bangkok, durante una conferenza-stampa del Dalai
Lama, Terzani incontra un monaco buddhista, che si rivela essere fiorentino
come lui. Da questo incontro – lo invita a casa sua per alcuni giorni, lo
osserva, lo ascolta, ne dubita – qualcosa
accade. Qualcosa si muove, i dubbi arretrano, l’interesse appassionato
avanza.
“La mattina
Chang Choub
– nome tibetano del monaco fiorentino – si
metteva nella nostra salà, il piccolo padiglione di legno sullo stagno,
raccolto, immobile, a occhi chiusi, a meditare. Da lontano lo osservavo, ma non
riuscivo a togliermi di dosso quel senso di infelicità che, tutto sommato, la
sua presenza mi trasmetteva “...” Quando Chang Choub partì era come se ci fossimo conosciuti da molto
più tempo di tre giorni. Secondo lui, alla conferenza del Dalai Lama, c’eravamo
semplicemente riincontrati. Io dovevo fare uno sforzo per accettare quel “ri”
ma in un certo modo anch’io mi sentivo ormai legato a lui da tanti e tali fili
che volentieri avrei continuato a dipanare. Discorrere della sua vita mi aveva
fatto riguardare la mia: parlando con lui avevo capito la possibile relazione
fra la mente, esercitata attraverso la meditazione e i “poteri”, compreso
quello della preveggenza.
Per la prima
volta avevo sentito parlare di tecniche di meditazione ed ero stato
incoraggiato a provare. Lo so che è strano ma è così. Quante volte avrò visto
la pubblicità dei corsi di meditazione trascendentale, avrò sentito giovani
andare a meditare in un qualche tempio nel sud della Thailandia? Non ci avevo
fatto caso: mi pareva un mondo di altri, di gente al margine, un po’ suonata, roba
da drogati in cerca di salvazione: una cosa insomma che non mi riguardava.
Chang Choub
con la sua vita mi rimise tutto questo davanti e mi fece pensare che poteva
riguardare anche me. Quando lasciò Turtle House, con la sua sacca di stoffa
viola mezza vuota a tracolla, mi pareva si lasciasse dietro tanti sassolini
bianchi – o molliche di pane? – come per indicarmi il cammino di nuove
esplorazioni.”
Poi il libro continua con il resoconto di altri
viaggi, di altri incontri con veggenti, alcuni lo attraggono, altri sono così
vaghi e poco pertinenti da non superare l’esame della noia. Ma tutti lo
invitano con la loro presenza a guardarsi dentro, alcuni addirittura
esplicitamente lo spingono a meditare.
“Eppure
c’era negli incontri con questi personaggi, alla fine tutti abbastanza normali
e tutti impegnati a guadagnarsi da vivere, qualcosa che mi piaceva. Con il loro
passare in rassegna i temi della famiglia, della salute, dell’amore, della
ricchezza, mi portavano a ripensare a me stesso come non avevo fatto da tempo.
Chi alla mia età pensa davvero a se stesso? Chi si ferma a chiedersi seriamente
se vuole una seconda moglie, un terzo figlio, o semplicemente un anello al dito
medio della mano destra? Uno tende a occupare la propria mente con i problemi
del quotidiano e non si ferma mai a guardarsi da qualche metro di distanza... O
chi riflette più sulla morte? Quella per noi occidentali è diventata un tabù.
Viviamo in società fatte di ottimismo pubblicitario in cui la morte non ha
posto. È stata rimossa, tolta di mezzo. Ogni indovino che vedevo invece me la
rimetteva davanti.”
Infine, il capitolo conclusivo è il resoconto
fedele e toccante della sua esperienza
durante un ritiro di meditazione vipassana con un maestro di scuola birmana in
Thailandia.
“E così
c’ero arrivato anch’io. Fermo come un sasso, seduto per terra, a gambe
incrociate... Un’ora dopo l’altra. Un giorno dopo l’altro: senza mai dire una
parola,... cercando di essere sempre cosciente di ogni gesto, di ogni pensiero,
di ogni sensazione.
Avevo
passato mezza vita in Asia e non me ne ero mai occupato... In Cina in Giappone,
in Tibet, in Corea, in Thailandia, in Indocina avevo visitato decine di templi,
passato giornate e giornate nei monasteri buddhisti, ma il problema della
meditazione non me l’ero mai posto. A che serve? Come si fa? Qual è il suo
senso? Attratto dalla bellezza plastica delle statue, avevo accumulato diversi
buddha, ci ero vissuto assieme – ...ma non mi ero mai chiesto che cosa ci
facessero lì seduti nella posizione del loto con quel loro sorriso magnanimo,
gli occhi semichiusi... Davvero non me l’ero mai chiesto, come qualcuno che non si fosse mai domandato
il senso di un Cristo sul crocefisso che fin dalla nascita ha avuto sopra il
letto.”
Dopo le
prime impressioni negative all’arrivo... “Vinsi la mia arroganza e restai. I
primi giorni furono durissimi. Appena seduto la posizione del loto mi pareva
comodissima ma dopo un quarto d’ora diventava insopportabile: dopo mezz’ora una
vera tortura: le ginocchia sembravano riempirsi di spilli, la schiena era tutta
un crampo e il desiderio di muoversi diventava fortissimo. Mai neppure un
secondo riuscivo a «meditare».
Invece
d’essere là dove il respiro toccava la pelle, la mia mente era «una scimmia che
saltava da un ramo all’altro» e non ero capace, neppure per un attimo di farne
«un bufalo solido e forte, mettergli una corda al collo e legarlo al palo»...
Varie volte fui sul punto di andarmene. Che senso aveva stare con gli occhi
chiusi dinanzi a una natura bellissima? Che senso aveva pensare solo per negare
ogni pensiero e impormi artificialmente del dolore di cui la vita prima o poi
dà a tutti – e certo anche a me – la sua dose? ...Il silenzio fu una grande
scoperta perché senza il primo piano delle parole altrui mi accorsi che anche
la grandiosa natura era nel suo silenzio. Guardavo le stelle e sentivo il loro
silenzio, la luna non faceva rumore e anche il sole si levava e tramontava
senza nemmeno un bisbiglio.
Mi parve
che, questo del silenzio, fosse un diritto naturale che ci era stato tolto.
Pensai con orrore a quanta parte della vita se ne va, calpestata dalla
cacofonia che ci siamo inventati con l’illusione che ci faccia piacere o
compagnia. La prima ora di meditazione, ancor prima che il sole si alzasse, era
la più bella. Un vento fresco, sfumato di odori, soffiava dalla valle,
attraversava la terrazza, sfiorava quelle masse triangolari, immobili, di gente
avvolta nelle coperte e scompariva nella foresta ancora nerissima sulla
collina... Mi pareva che il gruppo come tale sprigionasse una grande energia e
che lo sforzo comune elevasse lo sforzo di ciascuno.
La mattina
dell’ottavo giorno elevò anche il mio. Le gambe mi facevano malissimo, stavo
per cedere di nuovo, ma d’un tratto la sofferenza s’acquietò, il dolore non mi
fece più paura, cominciò a sciogliersi e sparì.
Fu un gran
piacere ...le ore successive non furono così belle, ma il tempo passava senza
che ne aspettassi più con impazienza la fine. Quell’esperienza mi rafforzò
nella mia ipotesi: l’esclusiva fede nella scienza aveva tagliato fuori noi
occidentali di un interessante bagaglio di conoscenza. Avevamo imboccato
l’autostrada del sapere scientifico e avevamo dimenticato tutti gli altri
sentieri che un tempo, certo, anche noi conoscevamo.”
Un libro buono... anche una caustica mente fiorentina
può meditare! Un avvicinamento del dialogo fra Occidente e Oriente interiori,
che Osho ci ha da sempre mostrato come un passaggio inevitabile dell’evoluzione
degli esseri umani, se non addirittura della sopravvivenza stessa dell’uomo su
questo pianeta? Certamente.
Consigliatelo agli scettici. In Italia è un
bestseller, vista la notorietà dell’autore. È un ottimo passaggio dal giudizio
all’apertura mentale e scioglie alcuni pregiudizi che abbiamo incontrato mille
volte sul nostro cammino, molto radicati e così clamorosamente idioti, verso la
bellezza del silenzio e della meditazione.
Grazie Terzani! Dai, vieni a trovarci a Puna. Qui
troveresti tutto quello che cerchi per svoltare il senso della tua vita,
imparando a guardare con distacco amorevole la mente, a non prenderla tanto sul
serio. Potresti fare tantissime altre esperienze di meditazione, nate
dall’amore di un buddha contemporaneo, Osho, e dalla sua conoscenza profonda
dell’uomo/donna occidentali presenti qui e ora nel mondo. Esperienze di meditazione
nuove “su misura”, libere dalle pesantezze
delle tradizioni passate, che hanno attraversato i secoli e sono giunte
ai nostri giorni filtrate e irrigidite dalle menti di preti e lama. Per esempio
la meditazione vipassana a Puna è diversa. Osho ha rivitalizzato la vipassana
tradizionale, dando grande valore alla qualità interiore giocosa e celebrativa.
Durante i ritiri di vipassana si partecipa anche ad altre meditazioni attive
per rendere più celebrativo e più profondo il momento dello “star seduti
immobili e in silenzio”. Anche il modo in cui ti siedi è più libero.
Per Osho il corpo deve essere a suo agio, anche
sedendosi su una sedia se ti ci trovi meglio. Non è necessaria nessuna inutile
sofferenza! Il corpo può essere a suo agio eppure rimanere allerta.
“La meditazione non ha paura delle sedie. Verrà da
te sia che ti siedi su una sedia sia che stai sul pavimento in perfetta
posizione del loto.”
I brani sono tratti da “Un indovino mi
disse”
Edizioni Longanesi
...E
i giudici si dimenticarono
di
suonare il campanello
In India, uno
che ha visto o incontrato Osho anche una sola volta, anche per poco tempo
nel corso della sua vita fisica, oggi si sente molto orgoglioso nel dire che
“Sì, una volta ho incontrato Osho, quel giorno, nel tal posto.” Ho visto proprio
questo orgoglio e questa luccichio negli occhi del dottor P.H. Bhattacharya
quando l’ho incontrato la sera dell’8 aprile 1996 per parlare di Osho. È il
rettore in pensione della facoltà di Scienze Politiche dell’università Vikram
di Ujjain ed oggi è il direttore della prestigiosa Accademia Kalidas di Ujjain.
Il dottor Bhattacharya racconta:
“Era l’anno 1955 e io ero uno studente
di Scienze Politiche al primo anno presso l’università di Sagar quando Osho era
uno studente del primo anno di Filosofia alla stessa università. A quel tempo
intorno al suo nome non c’era tutto lo scalpore che c’è oggi e inoltre lui era
in una facoltà diversa dalla mia, tuttavia ricordo molto vividamente un fatto
accaduto in quei giorni.
C’era una gara di dibattito in cui
doveva parlare Osho, e io pure. A ogni partecipante venivano dati cinque minuti
e la regola era che alla fine del quarto minuto uno dei membri del gruppo dei
giudici doveva suonare un campanello come segnale che l’oratore doveva concludere
in un minuto il suo discorso.
Quel giorno ciascuno di noi parlò per
soli cinque minuti, ma quando cominciò a parlare Osho, tutti, giudici compresi,
rimasero così incantati che il giudice che doveva suonare il campanello si
dimenticò completamente di farlo e Osho continuò a parlare. Solo venti minuti
dopo uno studente del pubblico si alzò a dire, «Sono passati venti minuti.»
Osho allora concluse il suo discorso e lasciò pure l’aula senza nemmeno
preoccuparsi di sentire la lettura del verdetto da parte dei giudici di gara.”
Il dottor Bhattacharya ha poi
aggiunto: “In quei giorni, Osho di solito indossava una lunga kurta bianca (una camicia lunga fin
sotto il ginocchio) con un lunghi
bianco di cotone avvolto intorno alla vita. Era sottile, magro. Difficilmente
parlava con qualcuno e per lo più se ne stava da solo e non familiarizzava con
nessuno – nemmeno con i professori.”
IGNORALA
Amato Osho,
l’altro giorno hai detto di ignorare i contenuti della mente
negativa e di non dar loro energia. Mi è difficile rimanere sul filo del
rasoio, ignorandoli, senza finire col reprimerli, rimandando così le cose
nell’inconscio. Mi puoi dire per favore come fare una discriminazione tra le
due cose?
Lo sai già. La tua
domanda contiene la discriminazione. Sai perfettamente bene quando stai
ignorando e quando stai sopprimendo.
Ignorare vuol dire semplicemente non
dargli attenzione. C’è qualche cosa lì: lasciala lì. A te non interessa né in
un verso né nell’altro, che debba rimanere oppure andarsene. Non hai nessun
giudizio. Hai semplicemente accettato che è lì e non è affar tuo che debba
stare lì oppure no.
Con la soppressione tu prendi parte
attiva. Entri in lotta con quell’energia, la obblighi a entrare nell’inconscio.
Stai cercando di non vederla più da nessuna parte. Vuoi sapere che non c’è più.
Per esempio, c’è della rabbia. Siediti in silenzio e osserva che la rabbia è
lì. Lasciala restare. Per quanto può rimanere? Pensi che sia una cosa
immortale, eterna? Proprio come è arrivata così se ne andrà. Basta che aspetti.
Non fare niente al riguardo, né a favore né contro. Se fai qualcosa a favore,
la esprimi, e quando la esprimi ti metti in un pasticcio perché l’altro
potrebbe non essere un meditatore – molto probabilmente non lo sarà. Reagirà
anche con rabbia maggiore. Ora sei in un circolo vizioso.
Sei arrabbiato, hai fatto arrabbiare
l’altro e continuate a farvi arrabbiare l’un l’altro sempre di più. Prima o poi
la tua rabbia diventerà una solida roccia di astio, di violenza, e quando ti
muovi in questo circolo vizioso perdi consapevolezza. Potresti fare qualcosa di
cui in seguito ti pentirai. Potresti ammazzare, potresti uccidere o perlomeno
provarci. E dopo che l’episodio si è concluso ti potresti chiedere: “Non avrei
mai pensato di poter uccidere qualcuno!” Ma tu hai creato l’energia e l’energia
può fare qualunque cosa. L’energia è neutra: può creare, può distruggere; può
portar luce nella tua casa, può appiccare il fuoco alla tua casa.
Ignorare significa che tu non fai
niente al riguardo. La rabbia è lì. Prendi solo nota della cosa, la rabbia è
lì, proprio nel modo in cui vedi che lì fuori c’è un albero. Devi fare qualcosa
al riguardo? Una nuvola passa nel cielo: devi fare qualcosa al riguardo? Anche
la rabbia è una nuvola in movimento sullo schermo della tua mente. Quindi
guarda, lasciala passare.
E non si tratta di rimanere sul filo
del rasoio. Non far diventare grandi le piccole cose. Questa è una cosa molto
piccola e può essere fatta molto semplicemente; devi solo accettare che è lì.
Non cercare di toglierla, non cercare di agire sulla cosa, e non vergognarti di
essere arrabbiato. Anche se ti vergogni, hai incominciato ad agire. Non riesci
a essere non attivo?
C’è tristezza, c’è rabbia: guarda e
basta. E preparati a una sorpresa: se puoi guardare, e il tuo guardare è
incontaminato, è puro – non stai davvero facendo niente, ma solo guardando – la
rabbia piano piano se ne andrà. La tristezza scomparirà, e tu rimarrai con una
consapevolezza così pulita.
Prima non eri così pulito perché c’era
la possibilità che sorgesse la rabbia. Ora quella possibilità si è
concretizzata e se n’è andata insieme alla rabbia. Tu sei molto più pulito. Non
eri così silenzioso, così in pace; ora lo sei. La tristezza ha fatto salire
dell’energia. Non ti avrebbe permesso un profondo senso di felicità, avrebbe
annebbiato la tua consapevolezza.
E tutte le altre emozioni negative si
mangiano la tua energia. Sono tutte lì perché tu le hai represse, e sono
represse perché così tu puoi impedire che fuoriescano. Hai chiuso le porte e le
hai messe in cantina: non possono scappare. Anche se volessero scappare tu non
le lasceresti uscire. E disturberanno la tua vita intera. Di notte diventeranno
degli incubi, dei brutti sogni. Di giorno influenzeranno le tue azioni.
Ed esiste sempre la possibilità che
qualche emozione diventi troppo grande da controllare. Tu hai represso e
represso e represso, e la nuvola è diventata più grande. E arrivi al punto in
cui non puoi più controllarla. Poi succede qualcosa che il mondo considererà
una tua azione, ma quelli che sanno possono vedere che non sei tu ad agire: tu
sei sotto l’effetto di una grande forza impulsiva. Ti comporti come un robot;
non puoi scappare.
Stai assassinando, stai violentando,
stai facendo qualcosa di brutto, ma di fatto non sei tu ad agire. Hai
accumulato tutto quel materiale che è diventato così potente che ora ti può
obbligare a fare cose – cose aldilà di te, cose contro te stesso. Anche mentre
lo stai facendo sai che non è giusto. Sai che “Non dovrei fare così. Perché lo
sto facendo?” Ma nonostante ciò lo farai.
Molti assassini in molti tribunali del
mondo hanno detto molto onestamente di non aver ucciso. Ma il tribunale non li
ha creduti, la legge non può creder loro. Io posso crederci – perché i
tribunali e la legge sono tutti primitivi. Non sono giunti alla maturità. Non
sono ancora basati sulla psicologia. Sono semplicemente la vendetta della
società – messa in belle parole, ma davvero non è altro che la stessa cosa che
ha commesso quell’uomo... lui ha ucciso, ora la società vuole uccidere lui.
Lui era solo. Ma la società ha la
legge, il tribunale, la polizia, la prigione. E passerà attraverso un lungo
rituale per dimostrare a se stessa che “Noi non stiamo assassinando quest’uomo,
stiamo solo cercando di prevenire il crimine.” Ma non è così. Se volete
prevenire il crimine, allora le vostre leggi devono essere maggiormente basate
su psicologia, psicanalisi, meditazione. Allora potrete vedere che nessun uomo
ha mai fatto niente di sbagliato, è l’intera società che è sbagliata.
La società è sbagliata perché insegna
alle persone a reprimersi, e quando si reprimono arrivano al punto in cui
quello che hanno represso comincia a straripare e loro sono semplicemente
impotenti. Sono delle vittime. Tutti i vostri criminali sono delle vittime,
tutti i vostri giudici e tutti i vostri politici e i preti sono criminali. Ma
questo è andato avanti per secoli così è una cosa ormai accettata.
Non fare niente, semplicemente
ignora... e non è difficile, è un fenomeno molto semplice. Per esempio, questa
pianta è qui. Non riesci a ignorarla? Devi fare qualcosa al riguardo? Non c’è
bisogno di fare niente al riguardo. Dai uno sguardo da lontano ai contenuti
della tua mente, è sufficiente un po’ di distanza, in modo che tu possa vedere,
“Questa è rabbia, questa è tristezza, questa è angoscia, questa è ansia, questa
è preoccupazione,” e così via. Lasciali stare. “Non me ne preoccupo. Non farò
niente né a favore né contro.” E loro cominceranno a scomparire.
E se tu puoi imparare una cosa
semplice, cioè lasciare che queste cose spariscano dal conscio, avrai una tale
chiarezza di consapevolezza... la tua visione sarà così penetrante, il tuo
sguardo interiore penetrerà così in profondità che non solo cambierà la tua
individualità, permetterà ai contenuti repressi nell’inconscio di venire in
superficie.
Vedendo che hai imparato a non
reprimere, le cose cominceranno a venire a galla. Vogliono andare nel mondo.
Nessuno vuole vivere nella tua
cantina, al buio. Vedendo che permetti alle cose di venir fuori, non hanno
bisogno di aspettare la notte quando stai dormendo, cominceranno a venire a
galla. Le vedrai uscire dalla cantina del tuo essere e uscire dalla tua
consapevolezza. Lentamente il tuo inconscio diventerà vuoto.
E questo è il miracolo, la magia: se
l’inconscio è vuoto, il muro tra il conscio e l’inconscio collassa. Tutto
diventa consapevolezza. Prima solo un decimo della tua mente era conscio, ora
sono consce tutte e dieci le parti insieme. Tu sei dieci volte più conscio. E
il processo può andare più in profondità, può liberare l’inconscio collettivo.
La chiave è la stessa. Può liberare l’inconscio cosmico.
E se puoi pulire tutte le parti
inconsce al di sotto della tua consapevolezza, avrai una consapevolezza così
bella che entrare nel superconscio sarà facile come per un uccello prendere il
volo.
È il tuo cielo aperto. È solo che eri
così sovraccarico... c’era così tanto peso che non riuscivi a volare. Ora non
c’è più peso. Tu sei così leggero che la gravità perde la presa sulla tua
mente; puoi volare verso il superconscio, verso il conscio collettivo, verso il
conscio cosmico.
Il divino è a portata di mano. Devi
solo liberare i diavoli che porti nella tua consapevolezza, avendoli obbligati
a entrare nell’inconscio. Libera quei diavoli, e il divino è a portata di mano.
E entrambe le cose possono accadere insieme: appena la tua parte inferiore è
pulita, il mondo superiore diventa disponibile. E ricordati, lo dico di nuovo,
che è un processo semplice.
tratto
da:
The Path of the Mystic # 35
Ad
un certo punto della nostra vita, arriva per molti di noi il richiamo della
meditazione e il cammino che ne deriva, diventa una storia da raccontare. Nel
caleidoscopio multicolore dell’Osho Commune, circondata da migliaia di
ricercatori spirituali, Ma Deva Sarito dell’Osho Times International è stata
particolarmente affascinata dalla storia di questo visitatore.
Alcuni mesi fa, con in tasca
qualche soldo in più e sentendosi inspiegabilmente depresso, Michael Greenberg
prenotava un volo da Tel Aviv a S. Pietroburgo. Si ricordava dei bei tempi che
aveva passato là, come fossero una specie di “era d’oro” della sua vita – forse
se fosse tornato avrebbe ritrovato la felicità vissuta in quei giorni. Non ha
funzionato. Lui era cambiato, i suoi amici erano cambiati – di fatto tutto
l’insieme l’ha fatto sentire ancora più depresso di come già era.
Michael è nato in Moldavia da una
famiglia ebrea – sua madre era una cantante – e la musica è parte della sua
vita fin da quando era nell’utero. Dopo aver finito la scuola e due anni di
servizio militare, era andato dalla Moldavia a S. Pietroburgo inseguendo il suo
sogno di diventare un cantante professionista. Era il 1990 e la vita era
divertente e eccitante.
Cavalcando l’onda dei cambiamenti,
dopo un paio d’anni Michael si trovò in Israele, dove si iscrisse
all’università. Studiò musica classica per consolidare le basi della carriera
che aveva scelto e come parte dei suoi studi passò sei mesi al Metropolitan
Opera di New York. Viaggiò molto Europa, Sud America e altri paesi. Andò in
Brasile a cantare nelle sinagoghe alle funzioni per l’Anno Nuovo ebraico. E a
un certo punto tutto cominciò a sembrare un po’ vuoto. Andava tutto bene,
eppure qualcosa andava storto. Non sapeva bene cosa.
Forse in parte dipendeva dalla
disciplina necessaria per i suoi studi e dall’intensità e serietà della vita
che lo circondava in Israele. Forse era stata una restrizione troppo pesante
per la sua spontaneità e la sua libertà. Forse quella libertà perduta era ciò
che era andato a cercare a S. Pietroburgo. Ma non riusciva a capirlo. “Avevo
vissuto la maggior parte della mia vita senza pensare molto a cosa stavo
facendo,” dice ora Michael. “E per molto tempo è andato tutto bene. Ma ora non
andava più bene e la mia mente non riusciva proprio a gestire la cosa.”
Aveva sentito dire che c’era qualcosa
che si chiamava meditazione, qualcosa che poteva aiutarlo a capire come uscire
da quel momento difficile. Non conosceva però nessuno che meditasse o che ne
sapesse qualcosa. Così da S. Pietroburgo decise di andare in India a vedere
cosa riusciva a trovare. Atterrò a Delhi dove, dice, trovò un sacco di persone
pronte a inondarlo di parole sulla vita spirituale, ma nessuno sembrava avere
quello che cercava. Decise di immergersi nella natura. Se non altro forse
starsene da solo nel silenzio magico delle montagne l’avrebbe aiutato a calmare
la sua mente agitata.
Su un pullman che andava a nord, verso
l’Himalaya incontra un uomo che con la sua famiglia stava andando in
pellegrinaggio alla Valle dei Fiori. Invitano Michael a unirsi a loro e, dopo
qualche esitazione (la sua idea in fondo era di star solo) accetta l’invito. È
stato molto bello – sono rimasti lì cinque giorni – ma anche quel silenzio e
quella bellezza non sono stati capaci di sovrastare il rumore nella sua mente.
Il giorno dopo il ritorno dalle montagne l’uomo improvvisamente dice “Io lo so
dove devi andare. È un posto a Puna, chiamato Osho Commune, dove troverai
persone d’ogni tipo da tutto il mondo – Moldavia, Russia, Israele... da tutto il
mondo.” L’idea non piaceva per niente a Michael! Gli rispondo che di fatto
stavo cercando di fuggir via dalla gente! dice ora ridendo. Ma l’uomo
insisteva. Mi dice, “Quello è il posto giusto per trovare quello che stai
cercando. Devi andarci – puoi girare l’India se ti va e andarci alla fine del
viaggio, o nel mezzo, o subito – però ci devi andare.”
E così eccolo qui.
All’Osho Commune, tre o quattro giorni
dopo aver finito il gruppo No-Mind, Michael si è svegliato al mattino con in
mente solo la musica. “Era passato tanto tempo da quando avevo cantato l’ultima
volta,” dice. “Mi venivano in mente delle canzoni e molte venivano dalla mia
infanzia.” La musica tornava di nuovo a scorrere in lui.
Tra le tante cose di sé su cui ha
fatto luce ora capisce anche una cosa che prima non capiva. E indica il cuore,
non la testa come il posto dove la comprensione sta crescendo: “La meditazione
non è una cosa separata dalla vita, è parte della vita,” dice. “Ora posso
vedere che le cose che mi hanno dato gioia nella vita, come per esempio la
musica, sono di fatto diversi tipi di meditazione – ma allora non avevo la
struttura mentale per comprenderlo.”
Mentre
stavamo andando in stampa abbiamo saputo che Michael ha preso il sannyas e ora
ha un nuovo nome, Sw. Prem Chetan che significa “amore consapevole”.
SCRIVE BASHO:
Sebbene le
gambe siano sottili
io vado dove
crescono i fiori,
Monte Yoshino.
Questo Monte Yoshino sembra sia un
riferimento costante in molti haiku di molti poeti Zen. Si vede che in Giappone
sul Monte Yoshino c’è un’incredibile varietà di fiori.
Conosco un posto sull’Himalaya
chiamato la Valle dei Fiori. Nessun uomo è mai giunto fin là, è quasi
impossibile. È profonda centinaia di metri. Puoi guardare in quella valle solo
da centinaia di metri più su. Anche il solo guardare sembra pericoloso, perché
la scarpata è a precipizio e la neve non si scioglie mai sui monti intorno alla
valle. Quando una persona si sporge a guardare, un’altra la deve tenere per la
vita, è così pericoloso. Basta anche un po’ di vento e sei andato, in mille
pezzi, e nessuno ti troverà più.
Ma io sono stato alla Valle dei Fiori.
Puoi vedere, solo sporgendoti da centinaia e centinaia di metri più su,
un’incredibile varietà di fiori nella valle. Non puoi trovare quei fiori in
nessun altro posto. Non sono riuscito a riconoscere nemmeno un solo tipo di
fiore – tutti rari, assolutamente rari.
Forse sul Monte Yoshino in Giappone ci
sono fiori di una tale varietà di colori, di profumo, che Basho dice, sebbene
le gambe siano sottili, io vado dove crescono i fiori, Monte Yoshino.
Ma questo è solo simbolico.
Cosa sta dicendo? “Sebbene le mie
gambe siano deboli, andrò nel mio spazio interiore dove crescono i fiori. Anche
se questo vuol dire scalare il Monte Yoshino, o vuol dire tuffarmi nell’oceano
Pacifico – se è là che crescono i fiori, io ci andrò. Non sono preoccupato di
avere un corpo fragile, perché dentro, non ci vai col corpo, solo con la tua
consapevolezza, che non ha gambe, che non è un fenomeno materiale.”
Ma se decidi che raggiungerai il punto
al centro del tuo essere – la Valle dei Fiori – troverai colori incredibili,
fiori psichedelici, profumi che non hai mai sentito prima.
Basho dice, “Non fermarti prima di
quel punto, qualsiasi cosa succeda. Rischia ogni cosa e va nel posto dove sbocciano
i fiori.” Non sta parlando del mondo esterno.
Allo Zen non interessano i fiori
ordinari che appassiscono in poche ore. Il suo interesse è per i fiori eterni
che non appassiscono mai. Li hai nelle tue profondità, nella valle dei fiori,
al centro del tuo essere.
tratto
da
Christianity, the Deadliest Poison and Zen,
the Antidote to All Poisons
SANNYAS
O OPERE DI CARITÀ?
La
morte di Madre Teresa e la decisione del governo indiano di farle un funerale
di stato ha aperto in India un dibattito sugli scopi della vera religione. In
questa intervista, l'Osho Times International chiede a Swami Chaitanya Keerti
di darci la sua prospettiva, in rapporto con la visione di Osho.
OTI: Keerti, come
discepolo di Osho da 26 anni e portavoce dell’Osho Commune International, devi
esserti trovato coinvolto in molte discussioni sulla religione. Secondo te c’è
conflitto tra l’antica tradizione indiana del sannyas e il concetto di aiuto al
prossimo come percorso spirituale?
KEERTI: Vorrei prima
parlare del sannyas, della ricerca di uno stile di vita spirituale come ne
parla Osho nei suoi discorsi e come è stato inteso in India per millenni,
perché questo crea la base per la questione in corso.
Vorrei tornare al concetto originario
di sannyas come esisteva prima di Gautama il Buddha. Ai tempi delle Upanishads,
di Krishna e del re Janak se diventavi un sannyasin non dovevi rinunciare alla
vita mondana, alle tue proprietà, alla tua famiglia, al tuo lavoro. Dovevi
invece imparare a vivere in mezzo a tutte le cose del tuo mondo senza esserne
attaccato.
In questo modo il mondo era una specie
di scuola dove imparavi ogni cosa – soprattutto come non venirne toccato. Così
i saggi delle Upanishads non cercavano di fuggire dal mondo, cercavano invece
di portarvi la meditazione. Gli ashram dei rishi e dei veggenti erano bei
posti, pieni di verde – sembravano fuori dal mondo, ma erano molto radicati nel
mondo. Studenti e discepoli ci andavano per acquisire la preparazione base
della vita. Non acquisivano solo una conoscenza puramente teorica, ma
imparavano a trasformare la loro vita intera. Era un’educazione olistica che
includeva il corpo, la mente, ogni cosa.
OTI: Quando è
cambiato questo approccio alla religione?
KEERTI: Quando
apparvero sulla scena Mahavira e Gautama il Buddha, circa 2.500 anni fa. Erano
entrambi principi di famiglie reali, che vivevano in uno stato di super
abbondanza, per cui per loro era facile creare delle discipline spirituali che
chiedevano alle persone di rinunciare a ogni cosa – erano già profondamente
annoiati da quello stile di vita. Era anche il loro modo di attrarre
l’attenzione, di distinguersi dal resto degli insegnanti religiosi di quel
tempo – un modo per dire “questo è qualcosa di nuovo, di diverso.” E,
naturalmente ha funzionato. Ha cambiato l’intero corso della spiritualità indiana.
È anche interessante notare che molti dei loro seguaci erano principi e re –
persone che avevano sperimentato tutto ciò che il potere e i soldi potevano
dare loro, e ne avevano piene le tasche e erano pronte ad abbandonarlo.
Comunque questa idea della rinuncia generò un profondo malinteso di base: che
per raggiungere l’illuminazione, per conseguire la meditazione, uno deve
rinunciare al mondo. La prospettiva, la gestalt, cambiarono completamente.
Divenne presto il metro standard con cui misurare la spiritualità: maggiore la
ricchezza a cui avevi rinunciato, e più eri rispettato e onorato come una
persona spirituale.
Questo divenne il criterio: quanto era
grande il regno a cui avevi rinunciato, quanti giorni avevi meditato senza
toccare cibo, quanto duramente avevi punito il tuo corpo con austerità...
questo genere di cose divenne predominante e nacque tra i sannyasin una grande
competizione che non aveva niente a che fare con la trasformazione interiore.
OTI:: Anche la
necessità del celibato faceva parte di questa competizione?
KEERTI: Sì, e molto
anche. La cosiddetta conquista del sesso divenne molto importante. I sannyasin
che si rifiutavano anche solo di guardare le donne o addirittura di sedersi
dove si era seduta una donna, erano molto ammirati. Era considerato una prova
della loro supremazia sulla spinta sessuale. In altre parole, tu questo mondo
non dovresti guardarlo per niente, ma indirizzare la tua energia totalmente
verso l’altro mondo. Questo diede una direzione completamente nuova allo spirito
del sannyas. Nei primi tempi, un sannyasin, o rishi, poteva sposarsi e avere
dei figli, vivere una normale vita familiare e una normale vita sessuale,
mentre praticava la meditazione. L’enfasi era sull’essere naturali. Ma dai
tempi di Gautama il Buddha e Mahavira ha preso una direzione diversa.
In seguito, quando Adi Shankaracharya
apparve sulla scena, dovette diventare un rinunziatario ancora più radicale...
il che, in un certo senso, è ironico perché fu l’uomo che salvò l’Induismo
dalla disfatta contro il Buddhismo. Gli induisti si erano molto demoralizzati
dopo Buddha perché aveva distrutto in loro la fede, era quasi riuscito a
distruggere il Brahmanesimo. Fu Adi Shankaracharya che restituì l’orgoglio agli
induisti e comunque lo fece usando il medesimo trucco che aveva usato lo stesso
Buddha – meravigliando le persone con le sue rinunce. Così in seguito divenne
la regola generale di tutte le religioni: la rinuncia.
OTI:: Come ha
fatto Adi Shankaracharya a diventare un rinunziatario ancora più grande?
KEERTI: È quello che
ha dichiarato che il mondo è Maya, illusione. Come conseguenza del suo
insegnamento, il concetto del mondo come illusorio divenne il punto centrale
dell’approccio indiano verso la meditazione ed è responsabile degli
atteggiamenti profondamente contro la vita che pervadono questo paese.
Ed è rimasto così. Quindi questo è il
panorama storico, è così che la religione ha preso la strana inclinazione a
respingere i piaceri della vita materiale. In seguito nel XVIIº e XVIIIº secolo
quando in questo paese cominciarono a venire i missionari cristiani, venne
aggiunta una nuova dimensione al concetto di religione: quella dell’aiuto ai
poveri.
OTI: Un
insegnamento centrale del Cristianesimo.
KEERTI: Sì, ma che
sia stato Gesù stesso a dare molta enfasi all’aiuto dei poveri, è un’altra
cosa. È vero che, nel Nuovo Testamento, Gesù dice “beati i poveri”, ma l’ha
detto veramente o le parole sono state aggiunte in seguito? E cosa dire della
storia di Maria Maddalena, la bella prostituta, che viene da Gesù con un
profumo molto costoso e comincia a lavargli i piedi? Giuda obbietta che si
potrebbe vendere il profumo e distribuire i soldi ai poveri. Ma Gesù dice
semplicemente “Lasciala fare, i poveri saranno sempre qui, ma io non sarò qui
per sempre.” Una strana affermazione per uno da cui ci si aspetta dedizione al
benessere dei poveri. In ogni caso quando i missionari cristiani vennero in
India e cominciarono ad aiutare i poveri, soccorrere i malati, i sottomessi,
dar loro medicine, cibo, vestiti, allora di nuovo l’Induismo si sentì sfidato –
a maggior ragione visto che il Cristianesimo era la religione dei
conquistatori, l’Impero Britannico, dovettero per forza prenderlo in
considerazione. Non si potevano permettere di ignorarlo. Anche i più grandi uomini
di questo paese hanno dovuto considerare la propria situazione religiosa in
modo diverso.
OTI: Persone come
Mahatma Gandhi?
KEERTI: Esattamente.
Osho dice spesso che Gandhi era così influenzato dal Cristianesimo che divenne
un cristiano al 90%. Non uscì dall’Induismo, continuò a dire “la Gita è mia
madre”, ma nel suo approccio alla vita divenne un perfetto cristiano. Si
potrebbe addirittura dire che superò Gesù Cristo! Visse una vita di tale
povertà, dormiva nelle baracche degli Harijans, gli Intoccabili, era contro
ogni tipo di tecnologia, tutti i comfort, addirittura contro i dolci! Molte
volte è stato in dubbio se diventare un cristiano o meno, e la mia comprensione
è che non l’ha fatto per un solo motivo: capiva che le masse induiste non
l’avrebbero più seguito. C’è un altro caso, Vivekananda, il principale
discepolo di Ramakrishna. Era alla ricerca della realizzazione spirituale e
ebbe un assaggio dell’illuminazione meditando con Ramakrishna. Poi andò in
Occidente e parlò a una conferenza mondiale delle religioni a Chicago.
Gli Indiani sono ancora molto
orgogliosi di ciò che Vivekananda fece in quell’occasione – e di come è stato
bene accolto - ma tornò in India colpito dal concetto cristiano di carità, di
aiuto ai poveri. Così fondò la Ramakrishna Mission che, almeno per quel che
appare, si è interessata sempre più ad aprire ospedali e scuole invece di
coltivare la meditazione.
OTI: Continua
ancora oggi?
KEERTI: Eccome!
Satya Sai Baba, uno dei più conosciuti personaggi religiosi indiani, ha creato
molti istituti di carità, grandi ospedali, grandi scuole, nel sud dell’India.
Perché agli occhi del mondo sei religioso solo se fai queste cose. Puoi quindi
vedere la direzione che hanno preso i sannyasin induisti: per dimostrare che
sono nel giusto, nei confronti del Cristianesimo, fanno anche loro del lavoro
sociale e si dimenticano lo scopo principale della religione.
OTI: Qual è il
pericolo?
KEERTI: Il pericolo
è che lo spirito originale del sannyas sta perdendo terreno. L’idea originale è
innanzitutto di trasformare te stesso, di illuminarti, di realizzare te stesso,
e poi ti lascerai guidare dalla tua luce interiore. Dopo aver meditato
diventerai più compassionevole, più amorevole, più radioso, ma questo è un
effetto secondario...
OTI: La compassione
è un sottoprodotto della meditazione, ma la meditazione non potrà mai essere un
sottoprodotto della carità – è questo che stai dicendo?
KEERTI: Sì. È facile
per il punto di vista cristiano conquistare la simpatia a livello mondiale,
perché chi può opporsi all’idea di aiutare i lebbrosi, i ciechi, gli storpi,
gli affamati? In questo modo, il pensiero cristiano domina il mondo. Ma questo
va messo nella giusta prospettiva. Solo perché qualcosa ha una presa sulle
masse o ha creato un’ipnosi di massa, non vuol dire che sia giusta. Il sannyas
deve prendere posizione contro questa visione mondiale e non dimenticare il suo
terreno di fondo.
L’ironia è che, nonostante tutta
questa enfasi sulla carità ai poveri, la povertà mondiale permane. Questo paese
ora ha milioni di poveri in più rispetto a 200 anni fa quando i cristiani
cominciarono a influenzare l’India. La verità è: nessuno vuole veramente che la
povertà scompaia – hanno tutti troppi interessi a mantenerla.
Per esempio, nessuna religione
appoggia il controllo delle nascite e l’aborto, che sono i principali metodi
per ridurre la popolazione, per ridurre la povertà, per ridurre il numero di
orfani. Su questo il clero dell’Induismo, dell’Islam, del Cristianesimo sono
tutti d’accordo: nessun controllo delle nascite.
Così non attaccano le cause originarie
della povertà. Si mettono solo a competere per dimostrare che una fa un miglior
lavoro sociale dell’altra. E non è nei loro interessi risolvere il problema
perché altrimenti, come dice giustamente Sorella Nirmala, il successore di
Madre Teresa, loro sarebbero senza lavoro.
OTI: Ma la gente
potrebbe anche dire: qual è l’uso del sannyas, della trasformazione personale?
Non è una cosa molto egoista?
KEERTI: Qual è
l’utilità di essere in uno stato di beatitudine? Qual è l’utilità di trovare la
sorgente eterna della propria vita? Solo che quella è la realizzazione massima
che cercano tutti gli esseri umani, vita dopo vita, consciamente o
inconsciamente.
Sì, è una cosa egoista, ma se
perseguita nel modo giusto, trasformerà te e alla fine il mondo intero – come
effetto laterale della meditazione. Alla fine potresti anche trovarti ad
aiutare i poveri, se è quello che il tuo cuore ti dice di fare, ma la tua
carità avrà una qualità completamente diversa.
Mi ricordo di una storia che racconta
Osho su Gautama il Buddha: una vedova ha un unico figlio che muore e lei
sprofonda nel dolore. Tanto per consolarla i compaesani le dicono di andare da
Gautama il Buddha. Lui è una persona così saggia che potrebbe conoscere un modo
per ridar vita a suo figlio. La donna va da lui e Buddha dice, “Sì, posso ridar
vita a tuo figlio, basta che vai al villaggio e mi porti alcuni semi di riso
presi da una famiglia in cui non è mai morto nessuno.”
Lei corre via, felicissima, e chiede
in tutte le case. Tutti sono disponibili a darle il riso, ma nessuno può
soddisfare la condizione di Buddha – in tutte le case ci sono state parecchie
morti. E a poco a poco, la donna torna in sé e capisce la realtà della morte,
l’inevitabilità della morte, e ora che torna da Buddha, la sera, è una donna
completamente trasformata.
OTI: Vuoi dire
che non c’è bisogno di far niente per quanto riguarda i problemi sociali?
KEERTI: Niente
affatto. La povertà va debellata, l’analfabetismo deve finire. Ci dovrebbe
essere un approccio pratico a tutte queste cose. Ma in realtà è il lavoro del
governo di ogni paese prendersi cura di questi problemi.
OTI: Non dovrebbe
essere il lavoro delle organizzazioni religiose?
KEERTI: Questi sono
dei problemi sociali, dovrebbero essere risolti dalla società. Non ha niente a
che fare con la religione. Ma il governo non vuole dar fastidio ai capi
religiosi che naturalmente controllano i voti di milioni di seguaci. Così c’è
una cospirazione tra i politici e le religioni – una cospirazione forse
inconscia, ma la cospirazione esiste.
Il problema della povertà in questo
paese può essere risolto molto facilmente, tutti i metodi e la tecnologia
necessaria sono disponibili, ma i politici non rischieranno di offendere
qualcuno da cui arrivano i voti. E, come ho detto, tutti gli ayatollah e gli
shankaracharya e tutti i missionari cristiani sono contro i metodi per il
controllo delle nascite.
OTI: Allora anche
la carità che praticano non è vera carità?
KEERTI: La vera
carità è quando insegni a un povero come vivere una vita dignitosa, non solo
dandogli del cibo, ma insegnandogli come guadagnarsi dei soldi, offrendogli
delle occasioni. Crei delle situazioni dove lui possa prendersi cura di sé,
dove possa rendere dignitosa la propria vita. Tutta la ricchezza dell’Occidente
potrebbe venir messa in questo paese, né è già stata investita in questo paese
per dare cibo ai poveri, ma il numero dei poveri non è diminuito.
OTI: E tuttavia
si sentono tutti a loro agio in questa situazione.
KEERTI: Sì, e tutti dicono
che i soldi stanno servendo una giusta causa. Ma dietro la causa si nasconde la
motivazione – aumentare il potere sulla gente di una certa religione. Così non
esiste una vera compassione, solo una politica spirituale.
OTI: L’argomento
è stato portato all’attenzione pubblica dalla recente morte di Madre Teresa.
Vuoi dire qualcosa a riguardo?
KEERTI: Questo ha
dato il via alla discussione, perché quando una persona come Madre Teresa muore
ci sono delle domande a cui bisogna rispondere. È diventata un simbolo e questo
simbolo va valutato. Con lei vista come una specie di esempio glorioso di come
si aiutano i poveri, il pericolo è che, in futuro, qualunque leader religioso o
prete che voglia attrarre quel tipo di attenzione dovrà fare ancora meglio di Madre
di Teresa.
Come dicevo prima, lo spirito di
competizione prospera nel campo della rinuncia personale e della carità. E
anche i massmedia vorranno contribuire a creare una persona del genere, perché
Madre Teresa ha lasciato un buco – chiunque altro appare come un pigmeo al suo
confronto.
OTI: Dovranno
trovare qualcuno più estremista di Madre Teresa?
KEERTI: Sì. Intanto
ci sono molte persone in questo paese che stanno sinceramente aiutando i poveri
e i malati, ma senza ricevere nessun riconoscimento. Uomini come Baba Amte, per
esempio, che ha fatto un notevole lavoro con i lebbrosi del Maharashtra,
curandoli, dando loro una vita dignitosa e ora questi lebbrosi stanno aiutando
altri lebbrosi, quindi il suo approccio è giusto, ma non ha mai ricevuto nessun
riconoscimento internazionale.
Madre Teresa ha fatto eclissare tutti
gli altri, è diventata una specie di superstar – venendo descritta come la
persona più umile al mondo. E, naturalmente, il Cristianesimo si sente
orgoglioso che lei faccia parte della loro religione e quindi proietta questa
immagine di lei con esagerazione.
OTI: Cosa dici
dei funerali di stato a lei concessi dal governo indiano?
KEERTI: In sé è
stato un errore. Lo stato non si sarebbe dovuto identificare con un fanatico
religioso. Ma in un certo senso va bene, perché il pendolo dell’opinione
pubblica ha cominciato a oscillare nella direzione opposta. A molte persone è
diventato chiaro che quello che il governo ha fatto in fretta e furia, sotto
l’influenza dell’opinione pubblica mondiale e dei massmedia, non andava fatto
in quel modo.
OTI: Questo
mostra quanto un governo possa venire influenzato dalla cultura mondiale
dominante, cioè il Cristianesimo?
KEERTI: Sì. Il fatto
è anche che dopo il Mahatma Gandhi c’è stato un vuoto di eroi nazionali sulla
scena politica o nella vita pubblica. C’era un vuoto che Madre Teresa ha
aiutato a riempire.
Un’altra cosa: nella stampa indiana
abbiamo molte persone che hanno avuto una formazione in paesi occidentali, o
che hanno studiato nelle migliori scuole indiane – che perlopiù sono scuole
all’interno di conventi cristiani – o che, per il proprio pensiero, usano come
riferimento i massmedia occidentali. Se conosci solo la lingua hindi e non
l’inglese, non trovi un buon lavoro nel campo dell’informazione. Anche un
inviato stampa di un giornale in hindi – per quanto i giornali in hindi abbiano
una circolazione maggiore – verrà pagato meno di un reporter inglese. Quindi
fin dal principio l’orientamento occidentale dei massmedia indiani ha
contribuito a creare questa immagine di Madre Teresa, mentre tutte le critiche
al suo lavoro venivano escluse o sminuite.
OTI: L’India è
ancora affascinata dai valori occidentali?
KEERTI: Moltissimo.
Sebbene questo paese si vanta di essersi liberato dagli Inglesi 50 anni fa, è
una forma molto superficiale di liberazione, perché in profondità c’è ancora
un’adorazione dei valori occidentali, segue ciecamente l’Occidente.
OTI: Come vedi il
ruolo di Osho all’interno di questo dibattito?
KEERTI: Osho è
famoso per prendere posizioni impopolari sugli argomenti controversi. Non gli
importa di venire condannato, deve dire le cose come le vede. E naturalmente è
stato frainteso. Io però ho speranza, anche se ci vuole tempo, molte persone di
questo paese cominciano a capirlo.
Per esempio, Osho per 30 anni ha
continuato a martellare i politici invitandoli ad abbandonare la spazzatura del
socialismo, che rende solo il paese più povero, e a seguire la via del
capitalismo, aprendo l’economia.
Sette anni fa, una pesante crisi
economica ha spinto Manmohan Singh ad occupare la poltrona di ministro delle
finanze, permettendogli di ribaltare l’intera economia indiana proprio come
suggeriva Osho, aprendo il paese al sistema del mercato libero. E ha fatto
immensamente bene al paese. Improvvisamente l’India si è ripresa un po’ della
ricchezza che aveva ipotecato con l’Occidente, improvvisamente ha un po’ di
vero potere economico.
Ora, certamente, se non ascoltano ciò
che Osho ha detto sul controllo delle nascite allora presto supereremo la Cina
come paese più popoloso del mondo, e inevitabilmente a un certo punto ci
saranno fame e miseria a livello di massa. A quel punto, quando succederà
questo, i leader indiani saranno obbligati ad ascoltare Osho.
OTI: Tornando al
tema della carità, Osho dice alcune cose molto forti sull’aiuto agli altri
fatto solo per senso del dovere...
KEERTI: Osho separa
le due cose: dovere e amore. Se fai qualcosa per un senso del dovere e come un
obbligo allora il risultato finirà con l’essere negativo, perché o ti sentirai
un martire, che hai sacrificato te stesso, oppure avrai un sentimento molto
egoico di orgoglio e superiorità.
Osho dice che la generosità verso gli
altri deve nascere dalla tua abbondanza, non dal dovere. Prima crea ricchezza,
poi condividila. Come può un mendicante condividere qualcosa che lui stesso non
ha?
OTI: La visione
di Osho sul sannyas ti ricorda i valori originali dei veggenti delle
Upanishads?
KEERTI: Sì. Nel
1970, a Manali, quando Osho stava cominciando a dare il sannyas per la prima
volta, ci disse che stava riportando in vita il tipo di sannyas che esisteva ai
tempi di Krishna, perché con l’assalto furioso del materialismo moderno, è
quasi sicuro che il sannyas finirà con lo scomparire – e un fiore così
profumato, nato in questo paese, non dovrebbe essere lasciato morire. Spiegò
che i sannyasin non dovrebbero rinunciare alle loro proprietà e diventare
dipendenti dalla società – diventando dei mendicanti, senza contribuire a
niente – ma dovrebbero essere autosufficienti, creativi, trasformando il mondo
in un posto più bello.
OTI: E imparando
il non-attaccamento, vivendo nel mondo in modo meditativo.
KEERTI: Giusto. Così
anche se tutti nel mondo diventassero sannyasin, la società continuerebbe a
funzionare. Nulla andrà perduto. Infatti, il miglioramento sarà immenso. Ma se
le persone intelligenti cominciano a rinunciare al mondo, allora si crea una
divisione – tutta l’intelligenza si sposta nella ricerca spirituale, il viaggio
interiore, e il mondo ordinario della vita di tutti i giorni diventa sempre più
povera. Quella è la tragedia che è capitata a questo paese dopo Buddha,
Mahavira, Shankaracharya.
OTI: La crema
della società sparì semplicemente nella giungla.
KEERTI: La tendenza
esiste ancora adesso, perché la maggioranza dei sannyasin induisti e buddhisti
non stanno dando nessun contributo.
Se vogliamo che il sannyas sopravviva
bisogna guardare con la stessa prospettiva di Osho.
Di fatto, va visto sia dall’Oriente
che dall’Occidente. L’Oriente deve abbandonare l’idea di rinuncia del mondo
come prova di spiritualità. L’Occidente deve abbandonare l’idea di carità come
prova di spiritualità, mettendo l’attenzione non sulla carità, ma sulla
consapevolezza.
Come Osho ci ricorda continuamente, se
tu cambi il tuo mondo interiore, il mondo esteriore, come effetto conseguente,
verrà inevitabilmente cambiato. Se tu trasformi te stesso, tutte le persone che
incontrerai ne verranno influenzate. Solo se ami te stesso potrai amare gli
altri.
Se una relazione vuole
rimanere sempre fresca, sempre giovane, sempre nuova, allora le persone
devono imparare il segreto della flessibilità. Marito e moglie che per anni
abitano insieme, si annoieranno per forza – la stessa faccia, la stessa
geografia, la stessa topografia. Per quanto tempo puoi continuare a esplorare
la stessa donna o lo stesso uomo? – a meno che tu sia così tonto che ogni
giorno continui a dimenticare cos’è successo, a meno che tu non abbia nessun
meccanismo di memorizzazione. Non si è sviluppata ancora una relazione flessibile
dove ci si avvicina e ci si allontana. Questa è una delle sfortune
dell’umanità. Vorrei dare il mio contributo al futuro, col concetto di
relazione flessibile – non fissa e morta.
Rabindranath, in uno dei suoi libri, Aakhari Kavita, che significa “l’ultima
poesia” – non è un libro di poesie, è un romanzo; solo il titolo è “l’ultima
poesia” – l’eroe del romanzo vuole sposare una donna molto raffinata e colta
che è molto ricca e bellissima. La donna è consenziente, ma a una condizione.
La condizione – c’è un grande lago
proprio accanto al suo palazzo – è che: “Ti costruirò un altro palazzo
sull’altra riva del lago, a chilometri di distanza; da un palazzo non si riesce
a vedere l’altro. Ti darò una barca, ma vivremo in case separate e non ci
inviteremo mai l’un l’altra – lasceremo sempre che sia una cosa accidentale –
tu sei fuori in barca, io son fuori in barca e improvvisamente ci incontriamo
in mezzo al lago. Tu sei in giro a passeggio, io sono in giro a passeggio e
improvvisamente ci incontriamo sotto gli alberi – senza NESSUN invito. In
questo modo la nostra relazione rimarrà sempre giovane, sempre fresca, sempre
una luna di miele – una perenne luna di miele.” L’uomo non capiva. Disse, “Che
razza di matrimonio è mai questo? Se non viviamo insieme, non è un matrimonio.”
La donna disse, “Tu fai quello che
vuoi. Ma io non posso vivere con te, perché so che il vivere insieme ucciderà
la cosa più importante che c’è tra noi. E io non la voglio uccidere. Anche se
tu sposassi qualcun’altra, non avrebbe importanza. Io rivedrò te nei miei
sogni, nei miei ricordi e ricorderò quei momenti d’oro che ci sono stati tra
noi, ma non permetterò una relazione fissa.”
Rabindranath ti sta dando l’idea di
una relazione flessibile. Di fatto non una relazione, ma solo una storia d’amore
che continua e continua – e non vai in municipio a registrare il tuo
matrimonio.
A meno che tu sia lontano non potrai
avvicinarti. Se rimarrai sempre lontano, l’amore morirà. Se rimarrai sempre
vicino, l’amore morirà. L’amore può sopravvivere solo in una relazione in
continuo movimento – senza legami, senza catene, senza prigioni. Mi è piaciuta
moltissimo quella storia. Non è un romanzo, forse è il sogno della futura
umanità.
tratto da The Messiah, vol 2 #22
di Ma Aviram
Neeraja e le sue figlie Véronique (sinistra)
e Amana
I miei primi incontri con Neeraja sono
stati abbastanza insignificanti, venne – credo – un paio di volte a casa
nostra. Poi non ricordo molto di quelle visite. Ci incontrammo veramente
nell’autunno del 96, durante i tre mesi in cui Tarisha (Pol Pelletier)
rappresentò la sua “Trilogie des histoires” in Quebec. Io avevo allestito una
mostra intorno al palco e Neeraja vendeva i biglietti.
Molte sere ci facevamo un caffè e una
sigaretta insieme. Presto diventammo amiche. La sentivo come un’isola
soleggiata in mezzo a un burrascoso mare nordico.
All’inizio di dicembre, Neeraja partì
per l’India. Voleva passare, come al solito, il lungo periodo dell’inverno
canadese all’Osho Commune di Puna. Eppure questa volta non intraprese questo
viaggio con cuore gioioso. Non c’era entusiasmo; mancava qualcosa; il suo fiume
della vita sembrava bloccato in qualche punto... Così poco dopo il suo arrivo,
scrisse una lettera a Osho dove faceva una domanda sulla cosa, tanto per fare
chiarezza sul proprio sentire:
“Amato Maestro, mi sembra di aver
perso il gusto della vita. Anche venir qui alla tua presenza non genera più lo
stesso entusiasmo. Nella mia vita sento di essere arrivata a un giro di boa. La
vita che ho vissuto finora, in qualche modo, ha perso significato. Sono pronta
a fare un passo in avanti verso lo sconosciuto; ho raccolto abbastanza coraggio
per affrontate il buio interiore, più che mai senza compromessi. Non ho niente
da perdere. Amato Maestro, sono solo una «entusiasmo–dipendente» o c’è davvero
una porta?”
Tre giorni dopo si ammalò di
costipazione, nausea e mal di testa. “Niente di insolito,” pensò,
“probabilmente è solo il mio intestino; forse sono di nuovo costipata per via
del mio stomaco lento...” Andò presso un vicino ospedale per un controllo e una
cura. Tuttavia, il giorno dopo, ritirando i risultati delle analisi le venne
detto che il suo disagio non era una mancanza di vitalità dell’intestino
“Signora, mi dispiace doverle dire questo. Le analisi mostrano un cancro al
pancreas...”
Essendo lei stessa un’infermiera capì
all’istante: questa era una sentenza di morte. Era sotto shock. Sentendosi
venir meno lasciò l’ospedale. Poi fu sopraffatta dalla paura e le lacrime
scesero copiose... Il conduttore del rikshò che sapeva parlare solo hindi,
continuò a guidare parlandole incessantemente in una lingua che lei non capiva;
e anche se ne fosse stata capace, nello stato in cui si trovava, le parole
sarebbero passate via come il vento. Eppure si sentiva consolata, sentiva che
il fiume di dolci parole cominciava ad avvolgerla come una coperta, morbida
come una dolce ninnananna. Quando arrivò al suo appartamento era piena di
gratitudine per quell’anima compassionevole.
In pochi giorni, dopo la diagnosi, la
sua situazione fisica peggiorò rapidamente. Cominciò ad avere dei dolori alla
pancia. Il cancro del pancreas ostruiva il condotto della cistifellea. Un
incredibile prurito cutaneo si aggiunse a nausea e mal di testa. Giornate
interminabili e notti insonni in India.
Anche quando era sana aveva spesso
trovato difficile sopportare l’inquinamento e il caldo dell’India. Neeraja
stava sinceramente valutando dentro di sé se rimanere vicini alla Comune e
aspettare la morte nel Buddhafield oppure tornare in Quebec. Era ben consapevole
che la durata della sua vita, con un cancro al pancreas, poteva variare dalle 7
settimane ai 6 mesi.
Appena venni a conoscenza della sua
situazione mi fu chiaro che, in qualche modo, volevo prendermi cura di lei se
avesse deciso di tornare in Quebec.
I medici indiani le dissero che c’era
la possibilità di alleviarle la nausea e il prurito. Avrebbe dovuto subire un
intervento chirurgico per impiantare un tubo di plastica in sostituzione del
condotto della cistifellea bloccato. Non poteva fidarsi della medicina
“indiano–occidentale”, ma si ricordava che all’ospedale St. Luc di Montreal
c’erano dei dottori specializzati nel suo tipo di cancro.
Arrivò in Quebec, con la figlia minore
Véronique, all’inizio di febbraio: 48 anni, pelle e occhi così gialli che
sembrava dovessero brillare al buio, con un corpo che non pesava più di 40
chili...
Le due settimane in ospedale furono
due settimane d’inferno. Il primo tentativo di impiantare il tubo fallì; sembra
che i medici non riuscirono a trovare un passaggio per aggirare il tumore...
Nella sua diagnosi il medico non consigliò nemmeno la terapia radiologica, una
possibilità che a lei avrebbe fatto molto piacere rifiutare, che però sarebbe
stato un segno di speranza. Entrò in depressione sentendosi dire che aspettarsi
di poter vivere da due a sei mesi era una valutazione molto generosa.
Comunque la seconda operazione andò
bene: dopo altre tre settimane non avrebbe più avuto nausea o prurito.
Il cibo dell’ospedale era più che
terribile: sembrava che lì lei fosse la prima vegetariana; pasta ostinatamente
stracotta o riso colloso con salsina artificiale a base di carne... tutte le
verdure erano in scatola, non una singola verdura fresca... vomitava quasi
tutto ciò che mangiava.
A quel punto quasi tutti i suoi amici
avevano saputo della sua malattia e avevano cominciato a venire all’ospedale o
a telefonarle sempre più numerosi. Tutti noi volevamo andarla a trovare;
avevamo le migliori intenzioni: farle sentire che non era sola nella sua lotta
contro il cancro, consolarla, condividere con lei un po’ di energia positiva.
Però ci dovemmo rendere conto che le nostre intenzioni migliori davano
risultati alquanto scadenti. All’inizio non ci rendevamo conto che i nostri
sforzi le facevano perdere la poca energia che le era rimasta per se stessa.
Visite senza sosta dal mattino alla sera la esaurirono; e solo quando due amici
presero la sua vita nelle proprie mani, limitando le visite e tagliando le
telefonate, lei poté incominciare a imparare a tenere per sé la propria energia
e il processo in corso. Mettere i suoi bisogni in primo piano e non la buona
volontà degli altri. Per lei è sempre stato difficile dire di no.
Per “stare con lei” non era necessario
rimanere vicini fisicamente. Potevamo essere di maggior aiuto stando semplicemente
in silenzio nelle nostre case, ricordandoci di lei, cercando di essere più
consapevoli nelle nostre attività quotidiane.
Nel mio ultimo pomeriggio con lei
all’ospedale trovai finalmente l’occasione per dirle che mi sarebbe piaciuto
cucinare per lei quando avrebbe lasciato l’ospedale. Accettò con gioia.
Il decimo giorno d’ospedale c’era un
altro amico, Mito, con lei. Lui era così shoccato dal terribile stato in cui
l’aveva trovata che le disse: “Neeraja, sento che se tu non te ne vai da questo
ospedale oggi o domani, non avrai più la forza per andartene e potresti dover
morire qui.”
Il giorno dopo Navjot trasformò il suo
camper in un’ambulanza improvvisata ma molto confortevole e portò dolcemente
Neeraja alla casa di Leena in Ste-Adèle, nelle campagne a nord di Montreal.
Come la aiutammo a uscire dall’auto e
a salire di sopra, tutti sentimmo che qualcosa intorno a lei si rilassò e come
immediatamente si sentì meglio. Dopo cinque giorni il prurito scomparve e dopo
due settimane il bianco dei suoi occhi era di nuovo bianco come la neve del
Canada. Mangiò bene e passò attraverso tre settimane di rilassamento, nel corso
delle quali aumentò di quattro chili – un evento piuttosto insolito per questo
tipo di cancro.
Dopo la visita di un amico guaritore
francese, Neeraja sentì che la sua energia non andava più nella direzione della
lotta contro il cancro con medicine alternative. Ora preferiva piuttosto andare
in profondità nel rilassarsi, nel lasciar spazio a quello che sembrava essere
il suo destino. Vivere giorno per giorno con la gratitudine per aver ricevuto
un altro giorno di vita. Con questa decisione dentro di lei qualcosa cambiò
drasticamente: quella che prima era la sua forte volontà personale di
combattere per la vita adesso era improvvisamente sostituita da una forza molto
serena che veniva da dentro di lei eppure non era sua. Il suo viso divenne
radioso, i suoi gesti aggraziati come non lo erano mai stati.
Naturalmente c’era sempre anche
l’altro lato: aveva paura di morire, aveva paura della sofferenza che il suo
cancro le causava, evitava quasi completamente di toccare la propria pancia per
paura di risvegliare il mostro addormentato...
Però un giorno si fece coraggio e si
sforzò di far visita a quel posto dentro di lei, dove viveva questo mostro orribile
che stava per divorare la sua vita: con grande sorpresa di tutti – soprattutto
naturalmente la sua – quello che trovò lì non era affatto un mostro, ma una
sorgente d’acqua gorgogliante che sgorgava da profondità sconosciute del suo
essere, acqua piena di vita. Da quel giorno ricominciò a toccare la pancia e
iniziò a fare amicizia col processo della morte fisica.
In tutti i sensi il suo processo era
come una danza. Una danza tra le valli della paura della morte e i picchi
montani dell’accettazione serena, pace mentale, beatitudine.
Intorno alla luna piena di marzo la
sua resa stava giungendo alla totalità. Le dosi di morfina erano aumentate
drasticamente e la pancia cominciò a gonfiarsi, lasciava il letto per periodi
sempre più brevi e cominciò a interessarsi meno al cibo... A questo punto si
era formato un gruppo di sei amici che le stavano vicino nel corso della
giornata.
Osservammo che quando soffriva tendeva
ad andare nel panico, ad avere paura della morte. Le notti divennero difficili:
spesso soffriva di insonnia perché aveva paura ad addormentarsi temendo di non
risvegliasi più. A volte la morfina doveva essere aumentata a livelli tali che
portava lunghi periodi di allucinazioni.
In quei giorni sembrò perdere la sua
vecchia, abituale personalità. Come se il suo carattere cominciasse a
dissolversi. Guardandola negli occhi non c’era più la stessa vecchia Neeraja.
La sua mente cominciò a focalizzarsi sulle cose essenziali. I suoi soliti
desideri e le proiezioni su quello che voleva dal futuro sparirono. Allo stesso
modo quando lei guardava nei nostri occhi, era come se non guardasse tanto noi
personalmente, ma guardasse piuttosto l’essere, il centro.
Questo cambiò la sua relazione con noi
e la sua famiglia: cancellò quasi tutte le visite e selezionò le persone che a
lei andava che si prendessero cura di lei. Per quanto riguarda la famiglia mise
bene in chiaro che voleva guarire tutte le ferite prima di andarsene. I suoi
sforzi funzionarono molto bene: si creò un’armonia tra i suoi amici e i
familiari. Nei suoi ultimi giorni eravamo sempre in due in ogni turno con lei.
Queste coppie erano di solito costituite da un amico e un familiare. Nessuno
l’aveva organizzato, successe spontaneamente.
Lavorando per Neeraja, la nostra
connessione con lei divenne come uno specchio: quando lei soffriva o era
confusa, il gruppo intorno a lei mostrava gli stessi segni di confusione. In
quei momenti ognuno di noi diventava facilmente irritabile, perfezionista e
impaziente. E il momento che tornava a rilassarsi, improvvisamente anche per
noi le nere nuvole burrascose se ne andavano e non c’era più nessun segno di
difficoltà.
Alla fine di aprile il tubo
artificiale andava sostituito e questo la riportò in ospedale. Inoltre aveva
bisogno di una conferma da parte di un medico sulla sua situazione attuale dopo
il periodo di riposo. Voleva sapere quanto tempo le rimaneva... Il lento
declino del suo corpo insieme alla confusione mentale che ogni tanto la
prendeva, la stavano torturando.
Nessun medico sapeva dirle con
esattezza la data della sua dipartita. Lo capì e si rilassò ancora di più.
Apparve in lei la serenità di chi si prepara attivamente alla propria morte.
Perse completamente interesse per il cibo che fino a qualche giorno prima
sembrava essere il suo piacere principale e la sua connessione alla vita. La
sua attenzione si focalizzò completamente sulla sua dipartita. A volte la notte
si alzava e metteva a posto le sue cose. Non si sentiva più a casa da nessuna
parte; cercava spesso la sua “altra stanza” facendo confusione di posti. Una
volta, facendo il bagno, rispose alla mia domanda su come volesse morire:
“Quello che mi piacerebbe di più è che mi portaste nella foresta e io potessi
lasciare il corpo lì in mezzo alla natura.”
Uscita dall’ospedale tornò alla casa
di Leena in Ste–Adèle, una casa all’interno di una grande proprietà confinante
con la foresta.
Dopo la sua prima notte lì si svegliò
al mattino che non parlava più, nemmeno riusciva più a deglutire. Dopo un po’
ci fu chiaro che di notte le era venuta una paralisi che le prendeva la faccia
e tutto il lato destro del corpo. Essendo lo stesso lato del cancro sembrava
che soffrisse meno. Ora i suoi giorni erano davvero contati perché il corpo non
poteva sopravvivere più di una settimana senza assumere liquidi. Neeraja non voleva
venire nutrita in modo artificiale per endovena.
La paralisi della faccia preannunciava
un altro passo nel suo viaggio individuale e nelle sue relazioni con le persone
che la circondavano. Ora ci guardava con grandi occhi penetranti, ma senza
nessuna espressione.
Nelle comunicazioni normali dipendiamo
molto dalla risposta dell’altra persona. Vogliamo leggere sul suo volto come ci
riceve. Ora non c’era più comunicazione. Guardare lei era come guardare il
maestro: uno sguardo vuoto, che non chiedeva niente, che non voleva più
trasmettere nessun messaggio. Che guardava e basta... molto silenzioso, molto
sereno, indisturbato. Non chiudeva più gli occhi per dormire, li teneva mezzi
aperti tutto il tempo, solo i bulbi oculari si muovevano leggermente in su.
La comunicazione era diventata uno
sforzo che lei faceva solo quando lo giudicava assolutamente necessario:
allungava ancora la mano verso Véronique, la figlia minore, che era forse
quella per cui era più difficile vedere la madre morire.
L’impossibilità di comunicazione non
portò però a uno stato di isolamento; al contrario aprì a una visione
completamente nuova: la comunione. Potevamo stare con lei molto intensamente,
seduti in silenzio, suonando per lei. Le campane tibetane sembravano
trasportarla immediatamente lontano, nell’aldilà. Potevamo amarla. Non con
l’amore terreno tra due personalità, ma con l’amore “celeste” tra due esseri.
Potevamo amarla incondizionatamente, senza niente da dare, senza niente da
prendere, solo una pura trasmissione... l’amore di un cuore vuoto, così
selvaggio e così libero!
L’ultima notte meditare con lei fu
molto, molto facile; potevo semplicemente star seduta lì a osservare il suo
respiro andare sempre più in profondità... sentivo come se lei mi prendesse per
mano e mi conducesse sulla soglia... sempre più in profondità... tornammo
indietro prima di oltrepassare il punto di non ritorno...
Neeraja andava spesso in quel punto e
tornando indietro emetteva sempre un suono come di qualcuno che si sveglia
improvvisamente da un sonno profondo, “H–ah”.
Le dissi quella notte che “se senti
che è ora di partire, se senti che sei rimasta abbastanza a lungo in questo
corpo torturato... fallo. Hai tutte le nostre benedizioni, Neeraja!”
Ora mentre scrivo queste righe sento
che non ero veramente io a darle il permesso di andarsene. Lei aveva preso la
decisione quella notte e io stavo solo riflettendo come uno specchio...
Il pomeriggio del 6 maggio il suo
respiro si fece più breve e molto più veloce, le sue gambe e la carne sotto le
unghie divennero blu.
Il suo respiro era il respiro che si
fa nel processo del rebirthing. Sembrava caricare il corpo di energia. Eppure
in questo respiro non c’era sforzo alcuno, sembrava quasi meccanico, come se
succedesse da sé. Sentivamo anche che lei non stava più soffrendo. Sembrava che
il collegamento tra il corpo e l’anima fosse già rotto. E ora il corpo stava
facendo i passi necessari per completare il suo ciclo terreno.
Questa fase durò forse un’ora.
Suonavamo per lei le campane tibetane mentre il suo respiro si rilassava in
quello del sonno profondo. Le donne si alzarono e cominciarono a cantare la
canzone:
There is so much magnificence in the ocean
waves are coming in
waves are coming in
Improvvisamente sembrò che ci fosse
un’altra voce femminile che cantava con le sue amiche...
Quando il canto si spense dolcemente
nel silenzio, Neeraja respirò forse altre tre volte con lunghi, lunghi
intervalli in mezzo... Alla sua ultima espirazione, Leena le sedeva di fronte.
Sentì un grande insorgere di energia che si muoveva dal centro del suo petto
verso l’alto, e poi via... Rani stava danzando e cantando in estasi. Amana la
figlia maggiore scoppiò a piangere...
Le due figlie lavarono il suo corpo e
lo vestirono come Neeraja aveva desiderato: con la sua tunica bianca del darshan,
un anello, i mocassini regalatigli da Leela, il suo mala.
Quando la rivedemmo – non potevamo
credere ai nostri occhi: ecco lì Neeraja, la “perla di consapevolezza”, i suoi
occhi non erano più annebbiati, ma brillavano; la sua pelle aveva perso il grigiore
della morte, e adesso era dorata; le sue pupille erano scese e ben allineate; e
tutt’a un tratto c’era quel sorriso sulle sue labbra... Il suo volto prima di
morire era completamente paralizzato e tutta questa trasformazione era accaduta
dopo che aveva lasciato il corpo. Era come se lei avesse letteralmente messo a
posto il suo corpo, reso il più bello e delizioso possibile per noi, e anche
come suo ultimo messaggio. Come se avesse usato il suo corpo per dirci che lei
adesso era bellezza, adesso era amore, adesso era consapevolezza e libertà.
I MIEI
SANNYASIN CELEBRANO
LA MORTE
PERCHÉ CELEBRANO
LA VITA. E LA
MORTE NON È
CONTRO LA
VITA; NON PONE
FINE ALLA
VITA, PORTA SOLO
LA VITA A UN
PICCO DI BELLEZZA.
La vita continua anche dopo la morte.
Era presente prima della nascita, continuerà dopo la morte. La vita non è
confinata al piccolo spazio che esiste tra la nascita e la morte; al contrario,
nascite e morti sono piccoli episodi nell’eternità della vita.
Noi celebriamo ogni cosa. La
celebrazione è il nostro modo di ricevere tutti i doni di dio. La vita è un suo
dono, la morte è un suo dono, l’anima è un suo dono. Noi celebriamo ogni cosa.
Amiamo il corpo, amiamo l'anima. Siamo dei materialisti spirituali.
Al mondo non è mai esistita una cosa
del genere. È un esperimento nuovo, un nuovo inizio, e ha un grande futuro.
In passato ci sono stati i
materialisti che negavano l’anima, e ci sono stati gli spiritualisti che
negavano il corpo. Erano entrambi d’accordo su un punto: che si può accettare
una cosa sola, o il corpo o l’anima. Erano persone aut/aut. Non erano disposte
ad accettare il tutto così com’è, dovevano scegliere.
I miei sannyasin vivono con una
consapevolezza che non sceglie. Noi non scegliamo: accettiamo qualunque cosa.
Voglio che siate dei materialisti e
degli spiritualisti allo stesso tempo, in modo equilibrato. Vorrei che la
società avesse tutte le comodità, tutti i comfort e gli aiuti che la scienza e
la tecnologia possono fornire, e vorrei anche che le persone avessero dentro di
sé una grande consapevolezza in modo da poter godere di tutto ciò che la
scienza può fornire. Vorrei che tutti fossero dei buddha, ma allo stesso tempo
vorrei anche che il mondo diventasse sempre più confortevole, sempre più
amorevole, sempre più bello. Possiamo trasformare questo mondo in un paradiso,
ma allora dobbiamo smetterla di scegliere. Dobbiamo solo accettare il tutto
così com’è, con tutte le sue contraddizioni. Quelle contraddizioni sono delle
contraddizioni solo per via della nostra ossessione logica; altrimenti le cose
sono complementari. La vita e la morte – sono entrambe belle.
OSHO
SÌ, LE
POLARITÀ SI INCONTRANO
All’istituto zoologico di Noorder
Dierenpark in Emmen, in Olanda, da una crisalide è uscita una farfalla davvero
speciale. Ogni 90.000 farfalle che nascono lì, ne esce una metà maschio e metà
femmina chiamata “gynandromorfa.” L’interessante di questa particolare “African
Page” è che la linea di demarcazione è esattamente nel mezzo. Non solo i
colori, ma anche la forma e gli organi interni sono divisi esattamente in una
metà maschile e una metà femminile. L’istituto ha rilevato che la gynandromorfa
non può riprodursi e di fatto non ha proprio nessun bisogno sessuale.
Questa farfalla impersonifica una
certa simbologia molto cara al cuore di tutti i meditatori. Osho parla della
realtà interiore degli esseri umani che portano in sé sia il maschile che il
femminile:
“Sì, le polarità si incontrano. Quello
che gli scienziati chiamano androginia. Ogni uomo è sia uomo che donna, ma tu ti
identifichi con una sola parte del tuo essere. Tu pensi di essere un uomo, ma
c’è anche una donna dentro di te che aspetta di essere riconosciuta, ricevuta,
accettata. E tu continui a negarla. Dici, «Io sono un uomo.» Rimarrai diviso.
Se sei una donna, dentro di te c’è anche un uomo che sta aspettando, e tu
continui a negare l’uomo. Così non sarai mai un’unità intera, rimarrai sempre
diviso.”
Zen: The Path of Paradox
“Muovendoti verso la realtà dovrai
accettare il tuo essere per intero. Tu sei uomo-donna insieme. Nessuno è solo
un uomo e nessuno è solo una donna. Ed è bello che sei entrambe le cose perché
dà ricchezza alla tua vita, al tuo essere. Ti dà molti colori. Tu sei l’intero
spettro, l’intero arcobaleno, non sei un colore unico. Tutti i colori ti
appartengono.”
The Secret of
Secrets