NEXUS
NEW TIMES MAGAZINE • EDIZIONE ITALIANA
Anno I • Numero 1 • Agosto-Settembre 1995
Un’intervista
di Laura Lee a Michael Cremo. Manufatti anomali fanno pensare che l’umanità abbia
vissuto sul pianeta Terra molto, molto più a lungo di quanto gli scienziati
ortodossi abbiano il coraggio di ammettere. Quindi,
perché riseppellire le evidenze di tutto ciò?
Una
raccolta delle notizie che probabilmente non vi è capitato
di vedere
IL VOSTRO DNA FINIRA’ PRESTO IN ARCHIVIO?
LA SINDROME DELLA GUERRA DEL GOLFO: IL MISTERO E’ SVELATO?
GATT + WTO = NUOVO ORDINE MONDIALE?
NASCE SCHENGENLAND, SPARISCONO I CONFINI EUROPEI
CONTROLLO DELLE ARMI & PARANOIA
CHIPS DI COMPUTER CON CELLULE NEURALI VIVENTI?
ALBERI CHE SI SINTONIZZANO SULLE ONDE RADIO
NUOVE EVIDENZE A SUPPORTO DI CATASTROFICI SCONVOLGIMENTI DELLA TERRA
I RISCHI DELLE VACCINAZIONI DI “ROUTINE”
INIEZIONI PER LA POLlO RESPONSABILI DI MOLTI CASI DI PARALISI
IL VACCINO CONTRO IL MORBILLO COLLEGATO CON CERTE MALATTIE
LOCKERBIE: CREPE NELLA MONTATURA CONTRO LA LIBIA
INTERCETTAZIONI TELEFONICHE DESTINATE AD AUMENTARE
UN SISTEMA SATELLITARE PER RINTRACCIARE LA VOSTRA MACCHINA
STRANE MORTI DI PESCI AGLI ANTIPODI
L’ATTENTATO DI OKLAHOMA
SEMINARIO SULLE NUOVE FRONTIERE
LE MENZOGNE SULLA
BENZINA VERDE
Di Catherine Simons. Un allarmante resoconto sulla tecnologia relativa alle benzine
senza piombo, alle marmitte catalitiche, ai composti petroliferi e sui più
grossi rischi per la salute ad essa associati.
Una
selezione di interessanti notizie e punti di vista dal
mondo delle scienze “underground”. In questo numero, gli
esperimenti condotti in Colorado da Nikola Tesla e la sua poco conosciuta piattaforma volante, più i
super-magneti di Robert Adams.
KOMBUCHA: UNA GUIDA AL “FUNGO MIRACOLOSO”
Di Harald Tietze. Conosciuto da
oltre duemila anni in Cina, Corea, Russia e Giappone, questo antico
preparato è rinomato per rinforzare le difese immunitarie e migliorare lo stato
di salute individuale. La grande popolarità che il Kombucha si sta guadagnando in tutto il mondo è una
testimonianza della sua efficacia.
Una collezione
di strane storie dal (e fuori dal) mondo.
Qui, le realistiche visioni e le voci delle quali
Gordon-Michael Scallion ha fatto esperienza presso la Grande Piramide.
Probabilmente
nessuno, dirà il lettore. Eppure proprio di nesso
(tradotto in inglese: NEXUS) si tratta. Quello che leggerete
in queste pagine é difatti il primo numero dell’edizione italiana di NEXUS.
Un numero volutamente ridotto e compresso rispetto
all’originale in lingua inglese, già venduto con successo in Australia e Stati
Uniti, e distribuito da anni anche in Gran Bretagna e Olanda. Perché ridotto? Non certo per penalizzare il pubblico
italiano, ci mancherebbe. Al contrario, proprio per dargli la possibilità di
farne un assaggio, sì insomma una specie di offerta-prova
come se ne vedono ai supermercati, a un prezzo assolutamente promozionale: meno
della metà. Tanto per restare in tema di supermercati, un’altra domanda il
Lettore se la starà già facendo: con tutti i giornali che ci sono, c’era
proprio bisogno dell’edizione italiana di NEXUS? La risposta (nostra) è
ovviamente sì, e per almeno quattro buoni motivi.
Primo,
perché la rivista-madre ci ha conquistati subito, fin
dalla prima volta che l’abbiamo letta, quasi per caso, durante un viaggio negli
Stati Uniti. Per caso, ma non a caso: NEXUS è difatti un prodotto decisamente valido, presente sul mercato da anni, conosciuto
e accreditato a livello internazionale. E il fatto di proporlo ora
all’attenzione del pubblico italiano, be’, un po’ di orgoglio senz’altro ce lo dà.
Secondo,
perché NEXUS é una rivista indubbiamente originale. Se
è vero difatti che in Italia c’é una fetta del mercato orientata su temi e
argomenti paralleli, è altrettanto vero che non esiste finora una pubblicazione
che possa essere definita in tutto e per tutto simile.
Terzo,
perché i tempi - siamo o no alle soglie del Terzo Millennio? – sono maturi per
allargare gli spazi di comunicazione e per dare così risposta alla richiesta
(crescente) di punti di vista differenti.
Quarto, perché ci piace l’idea stessa che sta alla base
dell’edizione italiana di NEXUS. Quella cioè di non
proporsi come un vangelo o una verità assoluta, ma soltanto come una delle
tante verità possibili. In definitiva:
qualcosa che serva al lettore per costruirsi un’opinione
propria sui fatti, a patto però di mettere in gioco anche la sua critica e la
sua riflessione personali. Che è poi, diciamolo, il fondamento di ogni buona teoria scientifica.
Che altro? Ah sì, le rubriche. Per i motivi di cui s’é detto, in
questo primo numero sono ridotte all’osso. Manca per esempio tutto l’inserto
italiano (ma ci sarà a partire dal prossimo numero) così come gli annunci, le
piccole pubblicità e la rubrica delle lettere. Rubrica per la quale è già pronta la cassetta della posta: un’occasione per
contribuire a rendere più italiano il taglio della rivista. E
per scoprire assieme quei nessi che ancora ci sfuggono.
Furio Stella
Desidero
dare un caldo benvenuto ai nostri lettori italiani!
Se vi piacciono i contenuti di NEXUS, sentitevi liberi di
mandarci articoli, notizie e informazioni, tramite la nostra redazione
italiana: tutto il materiale interessante sarà preso in considerazione. Arrivederci al mio
editoriale, sul prossimo numero!
Duncan
M. Roads
Evidenze schiaccianti dimostrano che l’umanità è esistita sul pianeta Terra molto, molto più a lungo di quanto la scienza tradizionale desideri o abbia il coraggio di ammettere.
Non solo, ma sembra che alcuni dei nostri antichi antenati fossero ben più che semplici “cavernicoli”!
Pubblicato da A
Laura Lee interview with Michael Cremo, © 1995
Co-autore del libro Forbidden
Archeology
Estratto da
Townsend Letter for Doctors
Maggio 1995
Laura Lee (LL): Lasciate che vi racconti qualcosa a proposito di
alcuni dei più straordinari ritrovamenti in archeologia. Una sfera di metallo,
con svariate scanalature, fu trovata in Sud Africa, e attribuita al periodo Pre-Cambriano; una impronta di
scarpa fu trovata ad Antelope Springs, in Utah, e
fatta risalire al periodo Cambriano; un vaso
metallico fu trovato presso Dorchester, in Massachussets, e attribuito al Pre-Cambriano;
in Scozia fu ritrovato un chiodo di ferro in una pietra, periodo Devoniano;
presso Tweed, in Inghilterra, fu ritrovato in una pietra un filo d’oro, e a Wilburton, in Oklahoma, una brocca di ferro, entrambi
attribuibili al periodo Carbonifero. Cosa hanno da
dirci alcuni di questi ritrovamenti, a proposito della nostra storia remota?
Be’, non gli è consentito di dirci gran che, perché si dà il caso che stiamo operando nell’ambito di una teoria della nostra
preistoria, la quale piuttosto scarterebbe queste anomalie (così definite per
il fatto di essere al di fuori del modello) che cercare di incorporarle o di
studiarle onestamente.
E’ qui con
noi, a raccontarci la storia dell’archeologia proibita, Michael Cremo, co-autore di un libro dallo stesso titolo. Michael,
grazie per essere qui con noi.
(Nota di Gandalf: il libro di M. Cremo & R. L. Thompson s’intitola
“Archeologia proibita: la storia segreta della razza umana – Gruppo Futura / I
nuovi Delfini – Prima edizione 1997 - £. 39.000 # N. B.: sto preparando la scansione
delle prime pagine del libro in questione!)
Michaci Cremo (MC): E’ un piacere, Laura.
LL: Dimmi qualcosa circa
l’archeologia proibita e sul perché decidesti di studiare questo campo, e anche
qualcosa sulla tua formazione professionale, per favore.
MC: Dunque, cominciai a
studiare archeologia proibita nel 1984. All’epoca stavo intrattenendo alcune
discussioni col mio co-autore, il Dottor Richard Thompson, a proposito delle origini umane nell’antichità,
ed avevamo avuto notizia di alcuni rapporti circa
reperti di tipo anomalo: pertanto, decidemmo di condurre una ricerca
esauriente, e rimasi davvero sorpreso da ciò che scoprimmo.
LL: Cosa
scopriste? Dammi giusto un quadro d’insieme, poi
entreremo un po’ nei dettagli.
MC: Be’, guardando a ciò che
si legge nei moderni libri di testo, ci si fa l’idea che gli esseri umani come
noi, Homo Sapiens, si siano evoluti abbastanza
recentemente, negli ultimi 100.000 anni, da antenati di tipo più scimmiesco.
Tutte le evidenze presentate in tali testi supportano questa idea,
pertanto sembra una tesi piuttosto solida.
Ma quando incominciai a
guardarci dentro, trovai che nel corso degli ultimi
150 anni gli antropologi hanno in realtà seppellito quasi altrettante evidenze
di quante ne hanno dissotterrate, e la maggior parte di quelle che hanno riseppellito (nel senso di averle soppresse o ignorate)
vanno contro questa idea. Sono reperti che invece ne supportano un’altra: che
esseri umani come noi sono esistiti su questo pianeta
per centinaia di milioni di anni. Hai fatto cenno, all’inizio, ad alcuni dei
più sorprendenti oggetti che lo provano, come il
raffinato vaso metallico saltato fuori da qualche roccia Pre-Cambriana
presso Dorchester, in Massachussets:
ciò gli attribuirebbe un’età di oltre seicento milioni di anni.
LL: Non è stupefacente?
Seicento milioni di anni? Dimmi, secondo te, cosa
accadrebbe se tutti i reperti fossero disposti su un campo da gioco, se non ci
fosse nessun tipo di discriminazione, se non ci fosse alcuna teoria corrente, e
qualcuno stesse passando di là e dicesse, diamo un’occhiata
alla storia della razza umana sul pianeta Terra e esaminasse tutto questo vasto
ammontare di evidenze. Cosa concluderebbe?
MC: Dunque, la prima cosa che
si dovrebbe comprendere è che se si mettessero tutti i
reperti rilevanti sul tavolo, in realtà ciò richiederebbe parecchi tavoli,
invece della piccola porzione di evidenze che sono attualmente oggetto di
studio: così, quando si prendono in conto tutti questi reperti, ciò che sembra
è che si hanno esseri umani simili a noi, che coesistono con altre specie di
esseri su questo pianeta, tanto indietro nel tempo quanto si abbia voglia di
seguirne le tracce, cioè centinaia di milioni di anni, letteralmente.
LL: La teoria della
coesistenza non è così forzata, perché ora si pensa che gli uomini di Neanderthal e quelli di Cro-Magnon
coesistettero per un centinaio di migliaia di anni
della nostra storia, fianco a fianco, contemporaneamente. Questa è la teoria
corrente: è corretta?
MC: Giusto, e oggi ci sono
pure scienziati come Myra Shackley,
una antropologa inglese, che affermerebbero che noi ancora coesistiamo con
creature come l’uomo di Neanderthal. Ci sono
testimonianze in molte parti del mondo, concernenti svariati tipi di ominidi selvatici, come lo Yeti o Uomo delle nevi in Himalaya,
Bigfoot o Sasquatch in Nord
America, e altre creature simili in altre località del globo.
Dunque, sì, direi che questa idea della coesistenza è piuttosto valida.
LL: Bene, diamo una bella occhiata a tutta la faccenda. Esaminiamo le evidenze.
Partiremo dall’inizio e percorrendo la strada in avanti, in
quanto stavo notando che più indietro si risale nel tempo, e più si
fanno ritrovamenti molto, molto sofisticati, e come si procede nel tempo verso
il presente, ce ne sono in numero sempre minore. Ma tu
cominci a datare l’uomo (il primo uomo) molto, molto più indietro nel tempo di
quanto il sistema in generale porterebbe a farci credere. Michael, esaminiamo
dettagliatamente un paio di questi straordinari ritrovamenti, datati milioni e
milioni di anni prima di quanto si suppone dovrebbero
essere, secondo la teoria dominante. Ti andrebbe di cominciare con un paio di esempi? Ciò che gradirei conoscere, sono le circostanze
del loro ritrovamento, quanto ben documentati sono, e dove si trovano oggi.
MC: Bene, ti
darò un esempio eccellente dalla storia recente: è uno dei miei favoriti.
Nel 1979, a Laetoli,
in Tanzania, nell’est del continente africano, Mary Leakey
(che è la moglie di Louis Leakey,
uno dei più famosi antropologi del ventesimo secolo) trovò in alcune ceneri
vulcaniche, vecchie all’incirca 3,6 milioni di anni,
alcune impronte, impronte di tre individui. Molti esperti di impronte
(antropologi specializzati ed altri) le esaminarono. Tutto questo è documentato
nella rivista National Geographic
e svariate altre riviste scientifiche che citiamo nel nostro libro. Puoi dargli un’occhiata se ti va, capitolo e verso, e osservare
le fotografie di queste impronte: sono assolutamente indistinguibili dalle
moderne impronte umane. Un ricercatore ha affermato che se si andasse su una
spiaggia, oggi, a guardare le orme sulla sabbia, non si troverebbe
alcuna differenza. Ora, ciò che trovo davvero rimarchevole è che, malgrado
tutto questo, l’attitudine mentale di questi investigatori e ricercatori era
tale che non potessero ricavare l’ovvia conclusione:
nella fattispecie, che queste impronte devono essere state fatte da creature
molto simili a noi.
LL: Be’, in un certo senso,
esaminano i reperti e li usano quando questi confermano la loro ipotesi, ma
rifiutano di esaminare reperti altrettanto validi quando ciò non succede. Voglio dire, non è essere un po’ ipocriti?
MC: Lo è. Noi lo chiamiamo
“filtro scientifico”, e in un certo senso non stiamo parlando di una specie di
complotto diabolico per ingannare il pubblico. E’ piuttosto una specie di autoinganno al quale si
dedicano. Per esempio, con queste orme hanno dichiarato: “Bene, devono
appartenere all’Australopithecus “, anche se sanno di
possedere reperti ossei del piede dell’ Australopithecus , un uomo-scimmia che si suppone esistesse
tre milioni di anni fa in Africa, e che non combaciano con queste impronte.
LL: Di molto o di poco?
MC: Di un bel po’, perché le
ossa del piede di uomini-scimmia molto antichi, gli australopitechi, hanno dita molto lunghe e arcuate. Hanno
un alluce che è simile al nostro pollice. Se osservate uno
scimpanzé, guardate il suo piede: possiede un alluce molto grande, mobile, che
assomiglia al nostro pollice, per aggrapparsi ai rami. Insomma, queste
orme trovate in Africa, datate 3,6 milioni di anni, non
combaciano per niente con quelle dell’Australopithecus.
LL: Perché scelsero 1’ Australopithecus per fomirne una
spiegazione?
MC:
Perché pensano
che fosse l’unica creatura esistente all’epoca a camminare su due gambe, e
perché ignorano tutti gli altri reperti, queste massive
evidenze che dimostrano come esseri umani come noi erano in giro a quel tempo.
Proprio non gli entra in mente di ricavare l’ovvia conclusione: ci sono queste
impronte umane, un umano dovrà averle prodotte.
LL: Cosa mi dici dei coniugi Leakey? Loro come interpretano i reperti?
MC: Mary Leakey
affermò che doveva essere stata una specie di uomo-scimmia
con piedi simili a quelli umani a lasciare quelle orme. Ora, se avessimo avuto
soltanto quel reperto, si potrebbe dire, be’, forse
ha ragione lei, ma in Forbidden Archeology
documentiamo molte, molte categorie di reperti: arnesi in pietra, ogni tipo di artefatto, altre ossa umane, scheletri umani completi
risalenti allo stesso periodo. Questo è ciò che ci porta a pensare che quelle
impronte devono essere state fatte da esseri umani.
LL: Perché
questo punto di vista è corroborato da altri reperti...
MC: Esatto.
LL: ...che suggeriscono come
la storia dell’umanità abbia alcuni capitoli molto
interessanti, che sono stati ignorati semplicemente perché siamo intralciati da
una teoria inadeguata, da altre spiegazioni. E’ una storia eccitante,
andiamo avanti.
MC: Dunque, un caso estremamente interessante è uno scheletro, anche questo
scoperto in Africa all’inizio del secolo, nel 1913, dal Dottor Hans Reck, credo dell’Università
di Berlino, in Germania. Si trovava nell’area oggi chiamata Olduval
Gorge...
LL: Molto popolare per i
ritrovamenti, vero?
MC: Esatto. E’ dove i coniugi Leakey, in
seguito, eseguirono gran parte del loro lavoro.
Nel 1913 trovò uno scheletro
completo, di tipo umano moderno, fossilizzato in uno strato che era antico
oltre un milione di anni, quasi due milioni. Ciò è estremamente inusuale perché, secondo le credenze
scientifiche moderne, non dovrebbero esserci stati esseri umani anatomicamente
moderni come noi fino a circa 100.000 anni fa, o giù di lì...
LL: Come lo spiegarono?
Nel 1913 l’archeologia non
stava per l’appunto cominciando a comprendere l’uomo? Perché
tali ritrovamenti non furono conteggiati nell’equazione?
MC: Be’, all’epoca, le idee
moderne stavano già prendendo forma con la scoperta dell’uomo di Giava nel 1894. Questo è molto interessante: potrebbe quasi
essere una storia da detective, perché ho notato che Charles
Darwin scrisse L’origine delle specie nel 1859, e ciò fu uno shock
intellettuale che fece il giro del mondo. La domanda alla quale la maggior
parte delle persone era interessata, era l’origine dell’essere umano. LL: Siamo alquanto preoccupati di noi
stessi, no?
MC: Giusto. Non siamo
altrettanto interessati alla origine delle farfalle o
del granchio. Siamo interessati a sapere da dove veniamo noi. Pertanto,
esaminai i moderni libri di testo e notai che dal 1859, quando fu scritto L’origine delle specie, sino al 1894,
quando fu reso noto il ritrovamento dell’uomo di Giava,
non fui in grado di trovare alcun resoconto. Pensai, be’, questo è molto misterioso. Si sarebbe supposto
che, quasi immediatamente, scienziati di tutto il mondo avrebbero
cercato di trovare l’anello mancante e se ne sarebbero saltati fuori con ogni
genere di ritrovamenti. Così domandai ad uno dei miei assistenti ricercatori di
recarsi alla biblioteca, e portarmi qualche libro di testo di
antropologia dal 1880 al 1885 o giù di lì, giusto per dare un’occhiata,
e rimasi esterrefatto dai volumi che mi portò.
Erano scritti da scienziati,
non da gente comune. Erano autentici scienziati dell’epoca che riportavano, nei
comuni giornali, ogni tipo di evidenze dimostranti che
esseri umani anatomicamente moderni (non uomini scimmia, non anelli mancanti)
esistevano 10 milioni di anni fa, 20 milioni di anni fa, 30 milioni di anni fa,
40, 50, tanto indietro nel tempo quanto si desideri andare. Non sto parlando di una o due scoperte: sto parlando di centinaia, e abbiamo
compilato un libro di un migliaio di pagine, Forbidden
Archeology, che le descrive tutte.
LL: E’ straordinario, e desidererei sapere dove si trovano i luoghi dei
ritrovamenti? Dove si trovano questi reperti oggi? Cos’è loro accaduto? Con centinaia e centinaia di ritrovamenti di
scheletri umani anatomicamente moderni, datati un centinaio di milioni di anni ed oltre, qual è in assoluto il più antico del quale
possediate una documentazione?
MC: Be’, il ritrovamento più
vecchio del quale possediamo una documentazione si riferisce..,
naturalmente, ora stiamo parlando non soltanto di scheletri umani, ma anche di
manufatti umani di tutti i tipi...
LL: Certo.
MC: ...oggetti ovviamente
prodotti da umani. Il più antico che abbiamo è una sfera metallica con
scanalature, che fu scoperta in Sud Africa. Furono scoperte molte di queste
sfere metalliche, oggetti metallici perfettamente arrotondati, alcune delle
quali con tre scanalature intorno al loro equatore; e sono state datate 2,8
miliardi di anni...
LL: Due virgola otto
miliardi?
MC: Sì. E la Terra si dice
abbia un’età di 5,3 miliardi di anni, secondo le
attuali stime scientifiche, pertanto sono piuttosto antiche. Ora, il più
vecchio segno umano che abbiamo, è una impronta che fu
scoperta presso Antelope Spring, in Utah, nel 1968,
che viene fatta risalire al periodo Cambriano, cioè
circa 600 milioni di anni fa.
LL: Cosa mi puoi dire a
proposito dei più antichi resti di scheletri umani anatomicamente moderni?
MC: Lo scheletro più antico
che abbiamo nell’archeologia proibita, fu scoperto in
un bacino carbonifero presso la Contea di Macoupin,
in Illinois, nel 1862, e riportato in una rivista intitolata The Geologist, una ordinaria pubblicazione. Risale al periodo
Carbonifero, e potrebbe essere vecchio 300 milioni di anni
circa. Pertanto, direi che questi ritrovamenti sono alquanto straordinari. Ora,
ciò che succede, è che se le cose non si inquadrano
nel paradigma corrente, a volte tendono a non essere conservate. Se si ha
qualcosa che combacia con le idee in voga, allora viene
preservato con molta attenzione dal sistema.
LL: Ci si dà da fare, viene pubblicato, se ne può leggere in giro...
MC: Esatto. Se ne sente
parlare; viene esposto al museo; realizzano dei
videotape su di esso, e lo si vede pubblicato su inserti speciali del National Geographic e cose del
genere. Se qualcosa non combacia col paradigma
corrente, allora non se ne sente parlare. Non viene
conservato, ed è alquanto difficile da rintracciare. Direi che persone come te,
che lavorano presso i media di tutti i tipi, hanno il
dovere di indagare un po’ più in profondità. E’ come se si andasse da dei
politici, e loro cercassero di insabbiare qualcosa, e si accettasse
la loro storia, senza verificarla, senza cercare i fatti. Pertanto, ritengo che
un po’ più di questo lavoro debba essere portato avanti. Non si può confidare
nelle persone, come oggi facciamo, solo perché occupano un posto all’Università
o perché il loro nome è preceduto da un “Dott.
Prof.”.
LL: Certo, sono pienamente
d’accordo con te. Michael, stavi fissando un modo di prendere in considerazione le teorie alternative completamente differente.
Stavi dicendo che è un dovere, un dovere
intellettuale, civile, quello di mettersi davvero a cercare, e trovare se ci
sono punti di vista nascosti, insabbiamenti, alternative: insomma, qual è la
motivazione dietro il paradigma imperante? Ho sentito talmente tanta gente
esprimere l’opinione che se sei così imbecille da prendere in considerazione
idee che non sono appoggiate dal sistema, allora ti fai imbrogliare o stai
rincretinendo e perdendo il tuo tempo. Perché questo
divergente atteggiamento verso la partecipazione o almeno la volontà nel
prendere in considerazione idee alternative, secondo te?
MC: Ciò che penso si debba fare, è assumere nei confronti della scienza lo stesso
atteggiamento che si assume nei confronti dei politici. Ad esempio, se ci sono
dichiarazioni a proposito di misfatti politici, non le accetteremo
incondizionatamente, e nemmeno quelle dei politici in questione.
LL: Come
dire “Mi dica, onorevole, cosa devo scrivere?”.
MC: Giusto. Il fatto è che
credo che quel tipo di atteggiamento sia oggi troppo
prevalente. Credo dovremmo diventare un po’ più...
LL: Scettici?
MC: Scettici. Un po’ più
indipendenti nel modo in cui consideriamo queste cose, e qualche volta occorre
un osservatore esterno per esaminare davvero a fondo una questione. La gente ha
diritto a qualche verifica indipendente, pertanto non si può sempre andare
dagli esperti e avere la loro opinione nel loro campo specifico. C’è bisogno di
persone esterne che prendano in mano la faccenda,
facciano ricerche in giro per un po’ e osservino, e questo è ciò che in pratica
abbiamo fatto con il nostro libro. Ci siamo calati nell’argomento senza
posizioni preconcette e abbiamo fatto ricerche intorno ad esso,
trovando un bel po’ di elementi a dimostrare che non stiamo guardando al nostro
passato in maniera oggettiva.
Non ci viene
raccontata l’intera verità. Non ci vengono forniti
tutti i fatti, così in Forbidden Archeology
cerchiamo semplicemente di fornire tutti i fatti e lasciare che ognuno si costruisca
la propria opinione a proposito di queste cose.
LL: Qual è la tua formazione
specifica in questo campo, e quella del tuo co-autore, Richard
Thompson?
MC: Non abbiamo una
formazione specifica in questo campo, all’infuori delle ricerche che abbiamo condotto.
LL: E’ stato facile condurre
queste ricerche? I resoconti erano abbastanza accessibili? Come sapevate dove
andare a cercare, se non sono molto pubblicizzati o conosciuti?
MC: Be’, è
stato come una storia da detective: si va indietro nel tempo; si va indietro e
indietro nei resoconti, e si cominciano a trovare cose. Poi occorre rintracciare piccole e oscure note a piè
di pagina. E’ proprio come un insabbiamento, devi
realmente scavare per trovare. Dovemmo acquisire giornali, oscure riviste, e
resoconti da tutto il mondo, alcuni dei quali vecchi di centinaia di anni, e dovemmo tradurli dal tedesco, dal francese, dallo
spagnolo, dal russo e da qualsiasi lingua in cui capitava fossero scritti, così
tutto questo ci ha richiesto circa otto anni, otto anni di lavoro veramente
scrupoloso per mettere insieme queste informazioni, che poi abbiamo inserito in
questo libro.
Tutto è completamente
documentato, così ogni riferimento è corredato di note a piè di pagina: c’è una
completa bibliografia.
LL: Non occorre nemmeno
prendervi sulla parola.
Avete provveduto
a fornire una guida attraverso la quale si può risalire e verificare le
evidenze che esibite. Ovviamente, anche in un migliaio di pagine, non potete
metterci ogni cosa.
Qual è stato il vostro criterio
nello scegliere cosa includere nella vostra documentazione e nel vostro libro?
MC: Abbiamo voluto scegliere
cose per le quali disponessimo delle più solide
evidenze, in termini di documentazione e testimonianza scientifica. Ora, ciò
che imparammo è che questo processo di “filtro scientifico”, come ci piace
definirlo, è in via di sviluppo, anche oggi. Siamo stati molto fortunati ad
incappare in alcuni moderni ricercatori che sono stati
vittime di questa soppressione, e che sono stati tanto gentili da
fornirci alcune informazioni in merito al modo in cui il sistema effettivamente
lavora.
LL: Dunque, come lavora in
realtà il sistema?
MC: Be’, c’è implicato il
denaro. Ci sono implicati gli impieghi. C’è implicata l’opportunità di
pubblicare. E ci sono gruppi di persone molto
ristretti e potenti che controllano questi impieghi. Se
si vuole diventare un professore all’Università, occorrono raccomandazioni. Se si vogliono veder pubblicati i propri articoli sulle
riviste scientifiche, essi devono passare al vaglio di “sbirciate anonime”.
LL: Persone che possono far
commenti, ma non si sa nemmeno chi siano?
MC: Già, non si sa chi siano, e in un certo senso si potrebbe dire che un gruppo
dominante potrebbe molto facilmente usare il sistema di escludere le
informazioni che non vuole far giungere ad ambienti più ampi, e tanto meno al
pubblico.
LL: C’è dissenso negli
ambienti accademici, per questo tipo di istituzione
così facilmente oggetto di abusi, o tutto ciò, non allargando il campo in
termini di punti di vista, è in tal modo utile al mantenimento dello status
quo?
MC: Sì, c’è dissenso. Di
tanto in tanto mi collego ad Internet col mio computer...
LL: Lo faccio anch’io.
MC: ... e ci sono gruppi di
discussione che discutono di alcune manchevolezze del
sistema in auge, ci sono persone che obiettano, ma nel complesso tutto è ancora
abbastanza a posto.
LL: Cosa
sono alcuni di questi gruppi in Internet? Sono gruppi artistici? Sono
biblioteche? Voglio dire, cosa sono questi posti dove si possono trovare alcune
di queste informazioni? Ci sono un sacco di utilizzatori
di Internet tra i nostri ascoltatori.
MC: Be’, quello che ho
trovato, non ricordo esattamente come si chiamava, ma era davvero originale
perché si trattava di una discussione a proposito delle opportunità di impiego. Tecnicamente si trattava di un gruppo di
discussione a proposito di impieghi di tipo accademico
e come fare domanda, che tipo di lavori erano disponibili.., ma c’era ogni tipo
di scambio di opinioni sul sistema e su come funzionava, in quel gruppo in
particolare.
LL: Giusto, non ha senso
parlare a proposito di impieghi, a meno che non cerchi
di capire come funzionano.
MC: Esatto. Perché per ogni
possibilità di impiego di tipo accademico, ci sono
centinaia di domande di lavoro.
LL: Oh, capisco. In tal modo sei spinto dalla competizione a conformarti.
Giusto. Fai tutto quello che puoi se ti interessa
davvero quell’impiego.
MC: Ci sono persone davvero
potenti, in questi campi, che controllano impiego, pubblicazione, fondi per la
ricerca, e sei vuoi andare avanti ti devi adattare. Grosso
modo, così funziona il sistema. Ho discusso personalmente con persone,
vittime di questo sistema, a cui sono state rifiutate pubblicazioni, negati
impieghi, fondi per la ricerca...
LL: Che tipo di eresie stavano cercando di far conoscere?
MC: Era a causa delle loro
opinioni. Un caso che affrontiamo nel libro, è quello di Virginia Steen-Mclntyre, un geologo che lavorava per il Geological Survey statunitense.
Lei ed un paio di altri geologi lavoravano presso un sito a Hueyatlaco, in Messico, negli anni settanta, dove furono
rinvenuti degli utensili in pietra molto sofisticati, utensili che avrebbero
potuto essere prodotti solo da esseri umani anatomicamente moderni. Datarono il
posto con il metodo delle serie di uranio ed altri
sistemi, stimando un’età di circa 300.000 anni. Ora, secondo la dottrina
imperante, non sono arrivati esseri umani in Nord America fino a 12.000 anni
fa, sebbene alcuni specialisti stiano provando ad estendere questo periodo a
25.000 o 30.000, ma la dottrina conservatrice in voga parla di 12.000 anni.
Questi utensili in pietra molto sofisticati, datati
300.000 anni, in Messico, sono estremamente anomali: non dovrebbero essere
esistiti, in quell’area, esseri umani in grado di
produrli, fino a circa 100.000 anni fa. E’ un dato di fatto, che gli utensili
in pietra di quel tipo ritrovati là, non sono apparsi in Europa sino a circa
40.000 anni fa, pertanto l’essere stati ritrovati in Messico, dove non
avrebbero dovuto esserci per niente esseri umani, e per di più datati 300.000
anni, il che significa 250.000 anni prima di ogni
altro utensile in pietra di quel tipo sino ad allora ritrovato...
LL: Ciò crea un problema,
vero?
MC: Questi ricercatori
stilarono una relazione, ma non riuscirono a farla pubblicare. Nessuno voleva
pubblicarla.
LL: Ma cosa accadde agli
utensili? Dove sono oggi?
MC: Sono conservati in
qualche museo. Essendo stati scoperti abbastanza recentemente, si possono
ancora ritrovare. Cercammo di ottenere l’autorizzazione a prenderne delle
fotografie da inserire nel nostro libro, Forbidden Archeology, ma ci fu risposto che saremmo stati autorizzati
a pubblicare quelle foto solo se avessimo attribuito loro una datazione
inferiore ai 25.000 anni; e che se avessimo anche soltanto menzionato che erano
vecchi 300.000 anni, come riportavano quei geologi, non avremmo avuto
l’autorizzazione.
LL: Sai, con tutte queste
informazioni, chi può dire come interpretarle? Michael, raccontami di un altro
paio di ritrovamenti, dopodiché mi piacerebbe domandarti: tutto questo non è
forse un retaggio del mondo intero, e chi può affermare di saperne qualcosa a
proposito? Quali sono alcune delle restrizioni? Quali sono i vari metodi di
datazione? Come possiamo sapere come vengono assegnate
certe età? Quali sono i vari metodi per stabilirle? So che in gran parte ha a
che fare con gli strati geologici nei quali viene
ritrovato qualcosa, ma dimmi di più di queste scoperte e parleremo più
approfonditamente a proposito delle controversie che le circondano.
MC: Be’, una scoperta
interessante fu la conchiglia scolpita, trovata nelle formazioni di roccia
rossa (Red Crag) in
Inghilterra. Ora, queste formazioni risalgono al tardo Pleistocene, vale a dire
antiche di circa due milioni di anni, e Henry Stopes, un membro della Geological
Society d’Inghilterra, vi trovò questa conchiglia. C’era un volto umano
scolpito in essa, e secondo le opinioni moderne, non
ci si potrebbe aspettare lavorazioni artistiche di questa fattura in Europa
sino a circa 40.000 anni fa, al massimo; quindi due o tre milioni di anni è
alquanto anomalo.
Fu scoperta nel 19mo secolo.
LL: Okay. Un’altra scoperta
anomala?
MC: Tornando al Nord America
e a tempi più recenti, dove abbiamo alcune eccellenti documentazioni
su come le evidenze possano essere insabbiate, ecco il caso di un certo Dottor Lee che trovò, in una formazione glaciale presso una
località chiamata Sheguiandah, sull’isola Manitoulin nei Grandi Laghi in Canada, utensili in pietra
vecchi all’incirca 70.000 anni.
Come dicevo, l’idea in voga è che non dovrebbero essere esistiti esseri umani in Nord
America sino a circa 12.000 anni fa. All’epoca in cui fece queste scoperte, lui
stava lavorando con il National Museum
del Canada. Giunse un geologo ad esaminare il sito, che confermò la sua stima
sull’età dello stesso, ma egli venne comunque
licenziato dal suo lavoro, non gli fu pubblicata la sua relazione, e non fu in
grado di trovare un altro lavoro per anni. Tutto questo lo sconvolse estremamente, e tutti gli utensili in pietra che aveva
ritrovato, furono presi e immagazzinati dal museo, in qualche posto al di fuori
del suo controllo.
LL: E così, li nascosero?
MC: Li nascosero.
LL: Michael, per la maggior
parte includi nel tuo libro quei manufatti che possano
essere ben documentati, il che richiede che tu ti cali nei panni del detective
a caccia tra la letteratura scientifica, ma stavi dicendo che alcuni dei
ritrovamenti meno documentati, sono stati fatti da minatori carboniferi, a
causa del fatto che loro si ritrovano là sotto a scavare in strati geologici
molto antichi. Ad esempio, ho sentito parlare di persone che stanno cavando
carbone da mettere nelle loro stufe, e saltano fuori catene d’oro, vasi
metallici e cose davvero incredibili. Raccontami qualche episodio relativo a cosa è stato ritrovato in strati di carbone molto
antichi, e oggetti ritrovati da minatori.
MC: Dunque, eccone alcuni dei quali parliamo
nel libro, Forbidden Archeology
. Nel 1987, il Daily News di Omaha, in Nebraska, riportava un articolo, intitolato
“Pietra scolpita seppellita in miniera”. Riguardava un pezzo di roccia di circa
60 cm. per 30, ed era scolpita con forme a diamanti. Recava dei segni che
suddividevano la superficie in diamanti, ed al centro di ognuno c’era cesellato
un volto umano, di persona piuttosto anziana. La domanda che si pone è: come è finita là sotto?
Questa miniera era scavata in
profondità nel terreno, circa quaranta metri sotto. I minatori dissero che il
terreno non era stato messo sottosopra, e loro sono molto abili in questo,
perché la loro vita dipende da ciò. Se
scavano da qualche parte, e si accorgono che il carbone è instabile, segno che
forse c’era un pozzo esistente da prima che è stato riempito, stanno molto
attenti perché sanno che potrebbero rimanere sepolti da uno smottamento o
intrappolati sottoterra, perciò non sono degli stupidi. Il carbone di quel
posto, vicino ad Omaha, in Nebraska, era vecchio di
circa 300 milioni di anni, e questo è davvero
sbalorditivo.
Ora, dov’è finito quell’oggetto? Abbiamo provato a rintracciarlo, ma senza
fortuna. Fu riportato sui giornali. Abbiamo scovato un sacco di pubblicazioni
su di esso, ma siccome è talmente distante da quanto
potrebbe essere accettato dalla cultura moderna, non fu messo in nessun museo,
da nessuna parte. Probabilmente se lo è tenuto uno dei minatori, e quando mori,
passò a qualche parente chissà dove, e magari è stato
buttato via...
LL: O magari giace in qualche
soffitta, e nessuno conosce la sua vera storia.
MC: Già. Comunque,
se qualcuno in ascolto ha storie di questo tipo, avremmo piacere se ce lo
facesse sapere.
LL: Michael, ho sentito
inoltre che ci sono muri in pietra sepolti ad una cinquantina di metri. So che
esistono esempi di ciò in Texas e in California, credo. Ti sei imbattuto in
manufatti così grandi, come mura in pietra sottoterra?
MC: Ci siamo imbattuti in
resoconti del genere; sono menzionati nel nostro libro. Ce n’è uno di questo
tipo, da Heavener, in Oklahoma, dove abbiamo la
testimonianza di un minatore che, nel 1928, stava lavorando in questa miniera
ad una profondità di due miglia. Queste miniere sono allestite in svariate
camere, e ogni giorno ne viene fatta “saltare” una
nuova. Così, una mattina, fu fatto saltare uno strato di carbone, ed i minatori
videro all’estremità della camera che avevano ricavato, ciò che definirono un muro di blocchi in cemento, molto liscio e
smussato; era un muro, costruito là sotto. Ne parlarono coi
dirigenti della miniera, e quelli li fecero uscire, li mandarono in un’altra
miniera, e riempirono quella sezione.
LL: E’ una procedura normale,
quando si trovano cose del genere?
MC: Be’, lì
sembra esserlo: ciò che potrebbe accadere, è che alcuni di questi casi
potrebbero essere riaperti e investigati nuovamente, da persone con la
mentalità un po’ più aperta.
LL: Non hai mai immaginato
che se la Terra fosse, per un giorno solo, trasparente, e si potessero
vedere tutte le ossa di dinosauro, tutti i manufatti insoliti, tutti i resti
umani, tutte le impronte, tutte le cose seppellite nella Terra da molto, molto
tempo... cosa pensi che vedremmo, Michael? In che quantità?
MC: Credo
che ciò che troveremmo sarebbe un ritratto di tutti i tipi di creature, umani e
altro, andando indietro per lunghi, lunghi, lunghi periodi di tempo. Naturalmente, un problema sarebbe che semplicemente
vedere non è abbastanza, perché molto di ciò che vedremmo, sarebbe un prodotto
della nostra stessa mente, nel senso che è sempre possibile trovare una
spiegazione. In altre parole, c’è un doppio criterio nel trattare le evidenze. Se qualcosa si conforma alle idee in voga, allora...
LL:
Non ci sono problemi, esatto?
MC:
Zero problemi. Se va
contro le idee correnti, allora si può immediatamente scegliere ogni tipo di imperfezione, perché con questo tipo di reperti scavati
fuori dal terreno, anche nelle migliori circostanze si può sempre trovare una controspiegazione. Giungendo agli estremi, si può
semplicemente parlare di una frode, o una burla molto elaborata...
LL: Già, che
qualcuno lo ha messo lì, o...
MC:
Esatto. Ma vedi, il
problema è che se si facesse così, se si applicasse lo
stesso criterio agli oggetti che oggi si trovano nei musei, allora si dovrebbe
buttare via anche quelli. Ad esempio, se si trovasse uno scheletro umano
anatomicamente moderno in uno strato di carbone vicino alla superficie, se
realmente fosse stato nel carbone, sarebbe vecchio 200 milioni di anni; ma se qualcuno dice che è vicino alla superficie e
quindi dev’essere recente, be’...
Ma allora, la maggior parte dei reperti archeologici di cui disponiamo (come
Lucy, il più famoso esemplare di Australopithecus,
trovato da Donald Johanson
in Etiopia, negli anni settanta) furono anch’essi trovati vicino alla
superficie.
E’ un dato di
fatto, che la maggior parte dei reperti dell’uomo di Giava,
scoperti nell’isola, furono
trovati in superficie. Non furono ritrovati sepolti sotto il terreno.
LL:
Ho sentito di catene
d’oro saltate fuori da pezzi di carbone. Ho trovato
documentati questi fatti in certi libri su anomalie di ogni
tipo. Puoi raccontarmi qualche storia sull’argomento?
MC:
Be’, sono documentati in
svariati libri, tra cui il nostro. Un caso particolarmente interessante ebbe
luogo nel 1891, ed è riportato nel giornale The Morrisonville Times,
dell’Illinois. Si trattava della moglie dell’editore del giornale: Mrs. Culp stava rompendo del carbone da
mettere nella sua stufa, quando in un pezzo trovò una piccola catena d’oro,
dalla lavorazione molto complicata. Era talmente conficcata
nel carbone, che dopo aver spaccato il blocco, due pezzi rimasero
attaccati alle estremità della catena. Ciò che facemmo,
fu verificare se effettivamente il giornale avesse una copia dell’articolo che
descriveva il ritrovamento, perché ne avevamo sentito parlare, ma volevamo
controllare il giornale stesso; ci mandarono una copia dell’articolo.
Abbiamo anche verificato,
tramite il Geologica
Survey dello Stato dell’lllinois, l’età del
carbone nel quale fu trovata la catena d’oro.
LL: Cos’è accaduto
alla catena d’oro? Come siete stati in grado di documentarla? Era una storia a
proposito di quello che qualcuno aveva trovato in un pezzo di carbone.
Oltre a
esaminare storie scritte all’epoca, avete mai trovato qualcuno di questi
oggetti, o qualcuno sta portando la catena al collo, pensando che è
semplicemente una normale antichità?
MC: Abbiamo cercato di
rintracciare quella catena d’oro (vecchia all’incirca 300 milioni di anni) di cui parlava il giornale. Abbiamo scoperto che la
proprietaria era deceduta nel ‘59, e la catena è stata passata a un parente dopo la morte, ma non siamo riusciti a risalire
oltre. Per questo il caso è riportato nell’appendice relativa
alle anomalie estreme, e che non ci è possibile documentarlo
completamente.
Il grosso del libro è composto
di cose un po’ meno spettacolari, ma documentate molto meglio. I manufatti sono
ancora lì, la maggior parte in musei, e si possono vedere.
LL: Tom,
di San Luis Obispo, grazie
per essere con noi.
Tom:
Salve. Avrei alcune domande a proposito delle sfere metalliche con scanalature,
e mi piacerebbe sapere quante ne sono state ritrovate, la loro composizione, il
metodo di datazione, e se la datazione è passata al vaglio di “sbirciate
anonime”.
MC: Okay. Un bel po’ di
domande, ma cercherò di rispondere a tutte quelle che posso.
Le sfere con scanalature furono trovate vicino a Ottosdal, in Sud Africa. Ora, sono state scoperte per molto
tempo, centinaia di esse; non tutte posseggono le
scanalature passanti per l’equatore; non sono state menzionate in pubblicazioni
scientifiche, perciò riportiamo questo caso particolare nell’appendice del
libro. Le sfere sono conservate in un museo a Kerksdorp,
Sud Africa. Abbiamo intrattenuto una corrispondenza con Roelf
Marx, il curatore di quel museo, che ci ha riferito che per lui sono un
autentico mistero.
Afferma che sembrano fatte a
mano. Queste sono le sue esatte parole, che sembrano fatte a mano, eppure in
quel periodo della storia della Terra, nel quale sono finite in questa roccia,
non esisteva vita intelligente. Ora, questo è il suo
assunto, così potete capire come funziona la faccenda.
Egli afferma che sembrano fatte
dall’uomo, ma che non potrebbero esserlo perché “Io so che né umani, né alcun
tipo di vita esisteva in quel particolare periodo.”
Ora, esse sono state trovate in
una formazione di pirofillite, un minerale che laggiù
è stato datato 2,8 miliardi di anni.
Egli ci ha fornito
l’informazione da un certo Professor Bisschoff, professore
di geologia presso L’Università di Potchefstroom. Si
dice che queste sfere siano fatte di limonite, un tipo di minerale ferroso, ma
si tratta di limonite davvero insolita, perché sono estremamente
dure.
Non possono nemmeno essere
scalfite con un punteruolo, il che significa che in termini di durezza
minerale, esse sono davvero estremamente dure.
Solitamente la limonite è piuttosto tenera, invece queste
sono dure, molto molto dure, pertanto sono parecchio
misteriose. Passate al vaglio, no, sinora no, perché non sono riportate in
alcuna rivista scientifica.
Non credo sia possibile trovare
alcuno studioso che abbia la volontà di considerarle come prodotte dall’uomo,
sebbene dicano che sembrano fatte dall’uomo.
LL:
Un’ultima cosa per concludere. L’impronta parziale di una suola di scarpa è
stata trovata in una roccia del Triassico, datata all’incirca 250 milioni di anni fa. Essa aveva ben definito il filo col quale la
suola è cucita alla scarpa, impresso proprio là sulla roccia. Straordinario!
Com’è possibile non capire qualcosa così, quando si può vedere la cucitura
intorno alla suola e quando la roccia viene fatta
risalire al Triassico?
A proposito, dove si trova la
roccia...?
MC: Be’, è un altro di quei
casi di insabbiamento. Una volta di più, è un caso di insabbiamento, dove si aveva qualcosa, uno splendido
reperto che fu mostrato a degli scienziati. La persona che lo aveva scoperto lo
portò a New York, presso la Columbia University; lo mostrò ad alcuni dei pezzi
grossi del Museo Americano di Storia Naturale, e
glielo cedette.
Abbiamo scritto al Museo, ma
non avevano informazioni su di esso. Dissero che il
rapporto non risulta nei loro archivi.
LL: Una volta ancora, non
credete a tutto ciò che sentite. Controlliamo le possibili alternative.
Ritengo sia un processo molto interessante, molto importante, ed è uno di
quelli che sta contribuendo ad espandere il nostro paradigma.
Grazie di
nuovo per essere stati con me finora in questo viaggio.
Sono Laura Lee.
IL VOSTRO DNA FINIRA’ PRESTO
IN ARCHIVIO?
Gran Bretagna - La polizia
del Regno Unito ha messo in atto la sua più grande operazione,
sino ad oggi, contro sospetti ladri, quando 5.000 poliziotti hanno arrestato
quasi 1.000 persone con irruzioni effettuate all’alba. Sono stati prelevati
campioni di DNA dai 911 detenuti, sia che fossero
accusati o semplicemente diffidati. E’ stata la prima volta che la polizia
britannica ha usufruito dei nuovi poteri della Legge di
Giustizia Criminale (Criminal Justice Act) per iniziare a compilare uno schedario nazionale del
DNA.
Australia - La polizia
federale potrebbe presto essere autorizzata a prelevare con la forza campioni
biologici dai sospetti di azioni criminose, per
effettuare analisi sul DNA. Se il disegno di legge per le procedure forensi dovesse
passare, sangue, seme, e peli pubici potrebbero essere prelevati senza che ci sia stato un arresto. Il disegno di legge è programmato per
andare all’esame del parlamento quest’anno, e si suppone verrà
adottato dagli stati poco dopo.
(Fonti: Guardian
Weekly, 14 Maggio 1995; New Scientist,
25 Marzo 1995; The Gene File #1, 1995)
LA SINDROME DELLA
GUERRA DEL GOLFO: IL MISTERO E’ SVELATO?
Il Pentagono ha confermato che
i sintomi della Sindrome della Guerra del Golfo, riportati da più di 50.000
veterani, potrebbero essere stati causati da “medicine precauzionali” somministrate a truppe alleate, e non da azioni nemiche.
Uno studio della Duke University, fondata dal miliardario texano Ross Perot, fornisce il primo
scenario plausibile di ciò che potrebbe essere accaduto. Gli esami mostrano come le iniezioni, le pillole contro il gas nervino, più
gli insetticidi (usati per saturare tende ed uniformi) sono più tossici
quando usati in combinazione uno con l’altro. Mentre il Pentagono insiste che
non ha prove che dimostrino l’uso di armi chimiche o
biologiche da parte dell’lrak durante la guerra, il
governo statunitense, al contrario di quello britannico, ora accetta che la
Sindrome della Guerra del Golfo è una autentica indisposizione, per la quale i
veterani hanno diritto, come indennità di invalidità e sovvenzioni per cure
mediche, sino a 1.823 dollari al mese. Nel frattempo, il
dipartimento dell’agricoltura americano ha appoggiato il licenziamento dello
scienziato Jarnes Moss, il
quale stava esaminando la possibilità che un insetticida per uso personale,
dato ai membri delle forze armate durante la Guerra del Golfo, quando combinato
con un repellente contro il gas nervino, anch’esso fornito a qualcosa come
400.000 militari, potrebbe aver causato la Sindrome della Guerra del Golfo.
Gli ufficiali del dipartimento dell’agricoltura sostengono che Moss abbia abusato della sua autorità, ed il suo progetto
“non è stato autorizzato attraverso i canali
appropriati”.
(Fonti: The Guardian Weekly, 23 Aprile 1995; The Olympian, 10 Marzo
1995; The Leading Edge #80, Marzo 1995; New
Scientist, 22 Aprile 1995)
GATT + WTO = NUOVO ORDINE
MONDIALE?
Si dice che il nuovo accordo
GATT sia il più complesso ed esteso accordo internazionale della storia. E’
prudente assumere che pochi leader politici, che hanno sottoscritto il
documento nell’interesse dei loro paesi, abbiano
effettivamente letto il trattato di 500 pagine, o invero la piccola
pubblicazione dell’addendum di 20.000 pagine. Il grande
pubblico è anche meno informato. Il GATT è un trattato globale
che non solo ha a che fare con il commercio internazionale, ma incorpora anche
“diritti di proprietà intellettuale” e “barriere ai traffici senza tariffa”,
tra i quali ci sono diritti umani, prosperità occupazionale, unioni
commerciali, contaminazione di cibi da pesticidi, e protezione ambientale.
Il primo accordo GATT fu
iniziato nel 1948, come accordo provvisorio progettato per aumentare gli
incentivi al commercio per le nazioni industrializzate. Esso rimase un trattato
provvisorio per quarant’anni, durante sette turni
separati di negoziazioni. Un nuovo ciclo di negoziati venne
proposto nel 1982, conosciuto come il Turno dell’ Uruguay. Venne
concluso nell ‘Aprile del 1994, e sottoscritto da più di 100 nazioni, compresa
l’Australia. Il Turno dell’Uruguay fu progettato e pianificato da alcune delle
più potenti società transnazionali del mondo (TNCs, TransNational Corporations), per
poter incrementare il loro accesso, senza impedimenti, alle risorse mondiali,
al lavoro a basso costo, e a mercati senza restrizioni. I negoziati furono
condotti a porte chiuse, prevalentemente dalle nazioni industrializzate e da
rappresentanti delle più importanti TNCs. Le
disposizioni del GATT saranno amministrate da una nuova creazione, il World Trade Organisation (WTO), cioè Organizzazione Mondiale per il Commercio. Il suo
mandato è di lavorare in tandem con la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario
Internazionale per “conseguire una maggiore coerenza nell’esercizio della
politica economica globale.” In breve, è probabile che
il GATT armerà le varie TNCs con poteri politici
senza precedenti.
(Fonte: Helen Caldicott,
“The New Global Imperialism”, The Sidney Morning Herald, 14 Aprile
1995)
NASCE SCHENGENLAND, SPARISCONO
I CONFINI EUROPEI
Il 26 marzo 1995, i confini esterni
di sette nazioni europee sono stati rimossi, ed una nuova parola è stata
aggiunta al lessico internazionale: Schengenland.
Schengenland (Germania, Francia, Belgio, Spagna, Portogallo,
Olanda e Lussemburgo) deve il suo nome al villaggio di Schengen,
in Lussemburgo, dove il 14 Luglio 1985 la Convenzione di Schengen
iniziò la volata finale verso l’Europa Unita. Quel giorno, rappresentanti del
Lussemburgo, della Germania, Della Francia, del Belgio
e dell’Olanda per primi si accordarono per smantellare i confini.
(Fonte: Vitali Vitaliev, The Weekend Australian, 1-2 Aprile 1995)
CONTROLLO DELLE ARMI
& PARANOIA
Il dibattito sul possesso di armi continua ad infuriare agli antipodi. NEXUS viene regolarmente contattato da persone che dichiarano ci
sia un “ordine del giorno segreto” per disarmare l’Australia. Alcuni si
arrischiano anche a suggerire che molti, se non tutti i cosiddetti casi di
folli che perdono la testa, uccidendo a colpi di arma
da fuoco la gente per poi ammazzarsi, mostrano effettivamente sintomi di
controllo mentale.
Si sostiene che questi
individui sono “programmati” per uccidere le persone (e poi sé stessi, per
occultare le prove) in modo da generare un comportamento isterico dei media, che poi aiuta l’introduzione di legislazioni
restrittive (di solito preparate in anticipo) per l’acquisto e la detenzione di
armi. Che questi lettori siano paranoici o meno, ci sono
certamente evidenze concrete per riportare le loro affermazioni tra queste
righe. Ma esaminate quanto segue, e decidete da
voi stessi se si tratta di giornalismo incompetente, o “qualcos’altro”.
“Fucile d’assalto cinese SKS
usato nell’assedio di Gympie.”
“Uomo armato di fucile
semi-automatico tiene alla larga la polizia”
“Fucile automatico tiene a bada
la polizia”
“Uomo tiene a bada la polizia
per sei giorni”
Questi sono solo alcuni dei
titoli di alcuni mesi fa, quando un uomo appiccò fuoco
alla sua macchina e si barricò in casa per alcuni giorni. Malgrado questi
titoli, la polizia attirò l’uomo fuori dalla sua casa
e sulla strada, per fargli prendere alcune sigarette. Apparentemente le aveva
finite e stava boccheggiando, ma quando le prese, la polizia saltò fuori dai cespugli e lo inseguì sino all’abitazione.
Probabilmente vi domanderete com’è che l’uomo non sparò alla polizia col suo
SKS. Questo è il punto interessante della storia: egli non aveva nessuna arma. Né automatica, né
semi-automatica, né armi offensive di alcun genere! Dopo giorni di
ricerche, anche con l’ausilio di metal-detectors,
tutto ciò che trovarono fu un fucile ad aria compressa vecchio di trent’anni, pieno di sporcizia e mancante di molti pezzi.
(Fonte: Lock
Stock & Barrel, Maggio-Giugno 1995)
CHIPS DI COMPUTER CON
CELLULE NEURALI VIVENTI?
Le battaglie del futuro
potrebbero essere condotte con esseri umani ed animali alterati geneticamente,
ed i cui cervelli sarebbero guidati da chips di
computer, progettati e costruiti con cellule di cervello vive,
secondo quanto affermano analisti scientifici e ufficiali a Washington.
Tale scenario potrebbe divenire
realtà entro i prossimi 15 anni, se le ricerche portate avanti al Laboratorio
di Ricerche Navali presso Washington dovessero risultare
soddisfacenti.
La Hippocampal Neuron Patterning
(Modellazione Neurone Ippocampale), come è chiamata,
comporta la crescita di neuroni viventi (dal cervello) su chips
di computer. Questa ricerca, se sviluppata, potrebbe avere tremende
implicazioni mediche e militari. Un ricercatore suggerisce anche che in un futuro non troppo lontano ”si potrà usare la memoria
su un chip (biologico), metterlo nella testa e imparare il francese”. Kyle Olson, dell’Istituto di
Controllo delle Armi Chimiche e Biologiche, in
Virginia, dice: ”La porta ruota in due direzioni. Si può avere in una mano
quest’arma tipo Frankenstein, e nell’altra qualcosa
che può aiutare a risolvere i problemi della condizione umana”.
(Fonte: Defense
News, Vol.10, No.1l, 20-26
Marzo 1995)
ALBERI CHE SI
SINTONIZZANO SULLE ONDE RADIO
Un’antenna radio nel mezzo di
una foresta ha causato una inaspettata crescita degli
alberi circostanti, affermano alcuni ricercatori americani. Dopo che tale attenna è stata messa in funzione in Michigan, nel 1986, i
tronchi dei pioppi e degli aceri vicini sono cresciuti del 50% in più del
normale in larghezza, mentre i pini rossi sono aumentati del 10% in altezza.
L’antenna, col cavo da 100
chilometri, fu installata attraverso la foresta dalla Marina Militare
Statunitense, per comunicare con i sottomarini usando onde radio a bassa
frequenza. Ricercatori forestali hanno effettuato
rilievi in un luogo vicino a tale antenna, la quale genera un campo
elettromagnetico, ed in un altro luogo di controllo a 50 chilometri di
distanza.
Il Dottor Glenn
Mroz, dell’Università Tecnologica del
Michigan, afferma: “Abbiamo trovato che pioppi, aceri e pini crescono
più velocemente, quando vengono esposti a campi magnetici.” Due specie di alberi, querce e betulle, sembra non vengano influenzate.
Ci sono un paio di punti interessanti in questa storia:
1) Questo sembrerebbe
confermare la ricerca sui benefici effetti di alcuni
campi magnetici sugli organismi viventi. (Vedere NEXUS vol. 2, numeri 17, 18, 19.)
2) Questa antenna
sembra essere parte di una rete di comunicazione globale, come raccontato in un
articolo intitolato “The Omega Network” (Vedere NEXUS vol. 2 #16). Il vero scopo
dietro queste antenne è l’interrogativo di tutti.
(Fonte: Daily
Telegraph, 28 Gennaio 1995)
NUOVE EVIDENZE A SUPPORTO DI CATASTROFICI SCONVOLGIMENTI DELLA TERRA
I ricercatori che si occupano
di mutamenti del pianeta sono divisi in due fazioni:
quelli che credono in improvvisi e catastrofici rivolgimenti lungo l’arco della
storia della Terra, e quelli che propongono la teoria della gradualità, come la
deriva dei continenti, l’erosione, ecc. I catastrofisti
hanno per lungo tempo arguito che improvvisi capovolgimenti del campo magnetico
terrestre siano accaduti al tempo dei grandi cataclismi, laddove i gradualisti hanno insistito che non ci sono assolutamente
prove a favore di ciò: sino ad oggi.
In un articolo gran poco
pubblicizzato, pubblicato su Nature, tre scienziati affermano che ci sono “nuove
evidenze di cambiamenti straordinariamente rapidi del campo geomagnetico
durante un capovolgimento”. Secondo i tre geologi, “Risultati paleomagnetici dai flussi di lava, registranti una inversione di polarità geomagnetica
a Steens Mountain, in Oregon, suggeriscono
l’avvenimento di brevi episodi di mutamenti nel campo, sorprendentemente
rapidi, pari a sei gradi al giorno.” Gli scienziati concludono:
“Ciò non porta a supporre che inversioni geomagnetiche
abbiano luogo più velocemente delle svariate migliaia di anni attualmente
immaginate, ma piuttosto suggerisce che le transizioni di polarità potrebbero
essere costellate da episodi di cambiamenti nel campo straordinariamente
veloci.”
(Fonte: Nature, vol. 374, no. 6524,
20 Aprile 1995)
I RISCHI DELLE
VACCINAZIONI DI “ROUTINE”
Una nuova formula usata nelle
vaccinazioni di routine a Victoria, in Australia, ha causato
indisposizioni in massa tra studenti delle scuole
preparatorie.
I bambini hanno sofferto di
febbre alta, gonfiore e vomito, dopo che la città di Geelong
ha recentemente somministrato delle vaccinazioni triplo-antigene
presso le scuole, per conto del Dipartimento della Sanità e dei Servizi
Comunitari.
Per la prima volta, la
formulazione includeva un vaccino contro la pertosse. I genitori di Geelong hanno attaccato violentemente tale immunizzazione, affermando che i loro bambini sono stati
utilizzati come cavie.
Poca o nessuna
informazione è stata data ai genitori a proposito della vaccinazione, o
dei suoi effetti collaterali, che hanno lasciato centinaia di bambini ammalati
per giorni, ed almeno uno dei quali ha dovuto essere ricoverato all’ospedale.
La maggior parte delle scuole
della zona, ha comunicato che da metà a tre quarti degli scolari vaccinati sono
rimasti assenti per malattia, e quelli presenti hanno dovuto
essere accuditi dagli insegnanti.
(Fonte: Geelong
lndependent, 13 Aprile 1995)
INIEZIONI PER LA POLlO RESPONSABILI
DI MOLTI CASI DI PARALISI
Nuove preoccupanti scoperte
dalla Romania indicano che il vaccino contro la polio sta in realtà causando
molti casi della malattia. Gli scienziati inizialmente diedero la colpa al
vaccino prodotto localmente, ma il rateo di nuovi casi è continuato anche dopo
l’introduzione di vaccini usati in altre nazioni europee. I ricercatori che
hanno studiato 31 casi di bambini paralizzati dopo essere stati vaccinati,
concordano che le iniezioni hanno innescato le paralisi. Hanno anche scoperto
che i bambini hanno ricevuto un gran numero di altre
vaccinazioni nei mesi precedenti quella contro la polio.
(Fonte: NEJM, 23 Febbraio 1995)
IL VACCINO CONTRO IL MORBILLO
COLLEGATO CON CERTE MALATTIE
Alcuni ricercatori del Royal Free Hospital di Londra, hanno trovato evidenze che il
vaccino per il morbillo potrebbe giocare un ruolo nell’innescare due malattie a
lungo termine dell’intestino, il morbo di Crohn e le
coliti ulcerative. Tali evidenze, emerse da studi in laboratorio e sulla
popolazione, suggeriscono che le persone alle quali è
stato somministrato il vaccino, hanno probabilità sino a tre volte maggiori di
contrarre queste malattie.
Comunque, i ricercatori, guidati dal Dottor Andrew Wakefield, hanno detto che
non ci dovrebbero essere cambiamenti nella politica delle vaccinazioni.
(Fonte: The Guardian Weekly, 7 Maggio 1995)
LOCKERBIE: CREPE NELLA MONTATURA
CONTRO LA LIBIA
1) Edimburgo - I parenti delle
270 persone morte nell’attentato di Lockerbie, hanno
invocato una indagine indipendente, dopo che è
trapelata una lettera che getta nuovi dubbi sul processo contro i due libici sospettati.
La lettera, del Ministro della Giustizia tedesco, rivela che gli investigatori
a Francoforte non hanno trovato alcuna prova che la bomba sia stata caricata sul jet all’aeroporto della città.
(Fonte: The Independent, The Sydney Moming Herald, 11 Marzo 1995)
2) Un nuovo documentario, The
Maltese Double Cross, sta per andare in onda nel
Regno Unito ed in Australia. Sebbene la versione televisiva mostrata al
pubblico sarà ritoccata, ci si aspetta comunque che
desti un grande interesse. Il documentario asserisce che l’attentato fu
finanziato dall’Iran, e pianificato dai guerriglieri palestinesi con base in
Siria, quale vendetta per l’abbattimento da parte statunitense di un Airbus iraniano sul Golfo Persico, nel Luglio del 1988.
Esso demolisce le evidenze contro la Libia, e afferma che diversi personaggi di
spicco, compreso il Ministro degli Esteri Sudafricano, Pik
Botha, furono avvisati di non salire su quel volo.
(Fonte: The Australian
Magazine, 6-7 Maggio 1995)
INTERCETTAZIONI
TELEFONICHE DESTINATE AD AUMENTARE
1) Germania - Le forze di sicurezza hanno richiesto che tutte le
imprese di gestione di telefoni cellulari del paese,
debbano assicurarsi che la polizia possa monitorizzare
tutte le chiamate su una nuova rete di comunicazione digitale appena proposta.
Il Ministro delle Poste tedesco, Wolfgang Bòtsch, ha presentato un disegno di legge al parlamento di
Bonn, in Maggio. Un portavoce delle tre principali imprese di gestione ha
dichiarato che adeguarsi ai regolamenti potrebbe costare, ad ogni società,
intorno ai 50 milioni di marchi.
(Fonte: The European,
5 -11 Maggio 1995)
2) USA - In seguito all’attentato di Oklahoma,
il Presidente Clinton ha sollecitato il Congresso ad
approvare il finanziamento per il “Communications Assistance for Law Enforcement Act” del 1994, meglio
conosciuto come la legge per le intercettazioni telefoniche. Passata l’anno
scorso, la legge richiede alle compagnie telefoniche di progettare i loro
sistemi di comunicazione in modo che le agenzie per l’applicazione della legge possano
effettuare le intercettazioni di telefonate. Altre
proposte che Clinton ha
fatto, come parte dello stesso pacchetto, includono il facilitare alla polizia
la raccolta di informazioni (registrazioni in hotel/motel, dettagli sul
credito, numeri telefonici chiamati, ecc.) senza mandati di comparizione.
(Fonte: New Scientist,
6 Maggio 1995)
UN SISTEMA SATELLITARE
PER RINTRACCIARE LA VOSTRA MACCHINA
Un rivoluzionario sistema
satellitare contro i furti d’auto, sviluppato in Australia, promette
di trovare la macchina che vi hanno rubato, e notificarlo alla polizia, entro
pochi minuti dal furto.
Con il nuovo sistema, nello
stesso istante in cui un ladro si intrufola nella
vostra auto senza una chiave speciale, l’allarme inizia a suonare. Entro pochi
minuti, la centrale di controllo del sistema Mobiletrack
notificherà a voi ed alla polizia l’avvenuto furto. La centrale di controllo
(dietro ordine della polizia) attiverà poi una funzione a distanza che spegnerà
il motore, causando l’immediato arresto dell’auto. Il segreto del sistema è una
minuscola scatola d’acciaio, nascosta nell’automobile, che comprende una compatta ricetrasmittente via satellite, alimentata
dalla batteria dell’auto.
Il sistema può anche servire
come aiuto in caso di interruzione di energia, per la
navigazione, e per chiamate di emergenza effettuate dal guidatore.
(Fonte: The Sunday Tele graph, 14 Maggio 1995)
STRANE MORTI DI PESCI
AGLI ANTIPODI
Qualcosa sta uccidendo le
sardine adulte lungo l’intera linea costiera a sud e sud-est dell’Australia. Il
principale sospettato è un organismo monocellulare,
simile a quello che causa il fenomeno della “marea rossa” in tutto il mondo.
Qualsiasi cosa sia, sta causando il soffocamento delle
sardine, a causa di una sostanza simile a mucosa che intasa le branchie.
Alcuni ricercatori stanno
ipotizzando che le sardine importate come cibo per i tonni dalle zone al largo della California e del Messico, affette dalla “marea rossa”,
erano contaminate; e che, grazie anche ad uno strano e massiccio afflusso,
ricco di nutrimento, di acqua fredda dall’Antartide, l’organismo responsabile
al nord di questa marea rossa ha trovato un punto d’appoggio nell’emisfero sud.
Si stima che centinaia di milioni di pesci siano già morti,
mentre le aree affette continuano ad allargarsi verso nord, in direzione di
Sydney.
(Fonte: Stan Deyo
Report on Mistery Killing Fish, Maggio
1995; The Weekend Australian, 13-14 Maggio 1995; The
Sidney Morning Herald, 13 Maggio 1995)
L’ATTENTATO DI OKLAHOMA
Quello che i
media si sono dimenticati di raccontarvi
Il 19 Aprile 1995, alle 9.02.13
antimeridiane, una massiccia esplosione ha distrutto gran parte del Palazzo
Federale Alfred P. Murrah in Oklahoma, Stati Uniti.
Il palazzo ospitava uffici dei BAFT, dei Servizi Segreti, dell’antidroga, del
Dipartimento per l’Edilizia e lo Sviluppo Urbano, dell’Aviazione Militare,
dell’Esercito, di reclutamento per la Marina Militare, del Dipartimento della
Difesa, ed altri. Sinora sono state arrestate tre persone: Timothy
McVeigh, Terry Nichols e James Nichols. Gli agenti federali hanno incominciato col dichiarare che il meccanismo esplosivo era una
auto-bomba imbottita di 1.000 libbre di esplosivo. Poi era una
auto con 1.400 libbre. In seguito si trattava di un camion con 4.000
libbre. Adesso è un furgone per traslochi con 5.000 libbre di
esplosivo. Un ex-agente dell’FBI di 28 anni, Ted L. Gunderson,
di Santa Monica, California, ha pubblicamente respinto le dichiarazioni del
Dipartimento di Giustizia Americano, come un tentativo di insabbiamento, le
quali affermano che l’esplosione è stata causata da una singola semplice bomba
fertilizzante. Secondo Gunderson, la bomba era un
congegno elettroidrodinamico a combustibile gassoso
(bomba barometrica), che non è possibile sia stata
costruita da McVeigh. Sempre secondo Gunderson, occorrerebbe possedere cognizioni di ricerca e
accessi di sicurezza disponibili solo ai più alti livelli militari. Egli
afferma che una bomba fertilizzante avrebbe lasciato
considerevoli nubi di acido nitrico nella zona, come pure tracce di nitrato
d’ammonio incombusto. Gli investigatori ufficiali hanno cercato specificamente
queste sostanze, e non hanno trovato nulla. Gunderson
dichiara che la bomba utilizzata era un sofisticato
congegno A-neutronico, usato dall‘esercito
americano, e che lo specifico tipo di danno causato avrebbe potuto essere
ottenuto solo con tale congegno. Ha indicato nella presenza di
esplosivo PDTN un sicuro indizio di un congegno A-neutronico.
E’ interessante il fatto che
USA Today (28 Aprile, pagina 3A) ha riportato che le
accuse contro McVeigh sono scattate dopo che l’Agente
Speciale dell’FBI John Hersley ha rivelato che la camicia di McVeigh
recava tracce di esplosivo PDTN. Stando ad una registrazione sismologica del centro di rilevamento geologico dell’Oklahoma, presso la locale Università, ci sono state
due esplosioni coinvolte con l’attentato del 19 Aprile, a dieci secondi di
distanza l’una dall’altra. Ciò coincide con un certo numero di testimonianze di
persone che si trovavano dentro ed intorno all’edificio al momento dell’esplosione.
Malgrado le testimonianze e l’evidenza sismologica, l’FBI insiste che c è stata una sola
esplosione. Linda Thompson, fatta segno
di una campagna diffamatoria a causa del suo coinvolgimento con ciò che si è
scoperto circa la strage di Waco, afferma che McVeigh è un “capro espiatorio”. Fa notare come ci fossero molte meno persone del normale nell‘edificio
(indicando che molti agenti governativi che normalmente vi lavoravano, per
qualche ragione quel giorno erano assenti).
La Thompson
afferma inoltre che all’interno del palazzo fu trovata una seconda bomba, e che
era un congegno militare. Quattro vittime hanno intentato una causa civile
contro la ICI per negligenza: la ICI Explosives USA, una sussidiaria della ICI, ha dichiarato
che non ci sono indicazioni che il suo fertilizzante sia stato adoperato per la
fabbricazione di alcuna bomba, e che avrebbe “conteso con vigore” la causa.
L’inganno dei media a proposito dell’attentato si è
velocemente indirizzato ad incolpare estremisti di destra. Una successione
senza fine di esperti, di solito della famigerata ADL
(Anti-Defamation League),
ha lasciato credere al mondo occidentale che chiunque ritenga che il governo
sia in qualsiasi modo corrotto, è un estremista di destra. Le stoccate emotive
sui bimbi uccisi ha dato forza a questo messaggio al
punto tale che un estremista di destra adesso è, in effetti, un assassino di
bambini de facto. La velocità con la quale il governo ha dato all’FBI e ad altre agenzie ampi, nuovi poteri di
infiltrazione, sorveglianza, ricerca e cattura come pure intercettazioni
telefoniche, fax ed e-mail (posta elettronica) ha allarmato molte persone, e
generato più sospetti su un possibile motivo per un’agenzia governativa di aver
organizzato l’attentato. Certamente, è una mossa che sta
polarizzando ulteriormente la corrente dominante negli Stati Uniti. Di
già, vari gruppi di americani, ricercatori in soggetti
del tipo di quelli di cui si occupa NEXUS, hanno subito incursioni nelle loro
case e nei loro uffici da parte dell’FBI. Generalmente tali incursioni sono
molto cortesi, e si concludono con gli agenti che
sequestrano tutti i documenti, gli archivi, i libri, le riviste e i video
appartenenti ai ricercatori.
I media hanno di recente fatto convergere l’attenzione sulla
presunta ossessione di McVeigh su Waco,
al punto in cui le asserzioni su un atto illecito del governo a Waco stanno sottraendo attenzione dall’attentato stesso, e
bloccando la nuova legislazione antiterrorismo. I Repubblicani al Congresso
stanno ora chiedendo la riapertura dell’inchiesta sulla strage, ed una indagine generale sui BATF. Anche la National
Rifle Association richiede una udienza al Congresso a proposito dell’incidente, ed ha
accusato gli agenti governativi, in particolare quelli del BATF, di essere dei “criminali”.
Una inchiesta condotta nel 1992 ha mostrato che il 76%
dell’elettorato statunitense concorda sul fatto che il governo è condotto da
“pochi, grandi interessi”, e non rappresenta la volontà popolare. Un recente
sondaggio Gallup ha rivelato che il 27% della
popolazione americana è pronta a levarsi in armi contro il governo
statunitense.
McVeigh è un capro espiatorio? Sapeva quello che stava
facendo? E’ una vittima di uno stimolo per il controllo mentale della CIA,
della Sindrome della Guerra del Golfo, o è solo
chiaramente pazzo? Perfino la rivista Time menziona
che l’innesto nel corpo di McVeigh fu inserito lì dai
militari. Qual è lo scopo? Qualunque sia la risposta,
siate sicuri che voi, la gente, sarete gli ultimi a saperlo!
SEMINARIO SULLE NUOVE
FRONTIERE
“Questo è un punto di svolta.
Dopo questo incontro internazionale, il mondo non sarà
più lo stesso!” afferma il Professor Chris Illert, matematico e fisico teorico australiano, a
proposito dell’imminente seminario, che si terrà in Italia, dal titolo “Nuove
frontiere nell’energia adronica pulita”. Si mormora
che la teoria che predice nuove fonti di energia adronica subnucleare sarà
dimostrata con nuove tecnologie atte ad attingere a tale energia. Chris Illert sta coordinando
“Nuove frontiere nella biologia teorica”, uno dei sei seminari che si terranno
alla Conferenza dell‘Istituto per la Ricerca di Base,
presso l’Istituto Monteroduni, in Italia, dal 7 al 13
Agosto. Gli altri seminari che “passeranno alla storia” sono: Nuove Frontiere
delle iperstrutture ,
geometrie integro-differenziali, fisica particellare,
gravitazione, superconduttività.
Per ulteriori
informazioni o iscrizioni, contattate il coordinatore, Prof.
R. M. Santilli, Istituto per la
Ricerca di Base, Monteroduni, Italia, fax 0865 - 491145.
Componenti chimici altamente tossici stanno sostituendo il piombo nei nostri carburanti, eppure le autorità governative continuano a sottovalutare i seri rischi per la salute pubblica.
di Catherine Simons, B.Sc.
LA COMPOSIZIONE DELLA BENZINA
Precedentemente abbiamo discusso su come ci fossero poche prove a
supportare l’affermazione che le sostanze devolute ad alzare gli ottani nella
benzina senza piombo siano più sicure dei composti di piombo utilizzati.
Infatti, le evidenze a proposito del piombo contenuto nella benzina che avrebbe
un effetto sui livelli di piombo nel sangue sono
poche, o nulle. La tecnologia “senza piombo” sta a
significare che qualcos’altro viene addizionato alla benzina per mantenere
lo stesso numero di ottani. Ciò che non è stato ben chiarito è che sin da circa
il 1970, il contenuto di piombo nella benzina “ordinaria” è stato ridotto. Tale
linea di condotta ha significato che, col tempo, il tetto massimo di contenuto in piombo è stato continuamente ridotto. Ci sono tre gruppi
principali di sostanze che le compagnie petrolifere usano al posto del piombo.
1. Aromatici: composti organici basati sull’anello di benzene, un
anello di carbonio 6 con tre legami doppi delocalizzati, benzene, toluene, xilene,
ecc.
2. Olefine: composti organici che hanno legami doppi. Dopo la
combustione, un sottoprodotto critico è il butadiene 1.3.
3.
Ossigenati: composti organici contenenti molecole di ossigeno,
come il metano, l’etano o l’MTBE (metil-tert-butil-etere).
L’ente
statunitense che si occupa della protezione ambientale (EPA) ha preso di mira
cinque sostanze inquinanti dell’aria per la loro tossicità: il benzene e il
butadiene 1.3 sono le prime due in cima alla lista. Sono ambedue sostanze altamente cancerogene. Il butadiene 1.3 ha appena cominciato
a destare l’attenzione internazionale.
Pertanto,
c’è solo una domanda molto importante da farsi. Qual è l’attuale composizione
delle benzine con piombo, di quelle normali senza piombo, e super senza piombo?
In Australia, le compagnie petrolifere non sono obbligate a dichiarare l’esatta
formulazione per la preparazione delle miscele carburanti. In Gran Bretagna è
la stessa cosa: le compagnie petrolifere non forniscono quasi nessuna informazione circa il contenuto chimico in piombo.
Negli Stati Uniti, esse devono fornire le formule delle benzine all’EPA. Sono
riuscita a trovare uno studio indipendente, effettuato
dal Dottor Michael Dawson e dal Signor Noel Child, dell’Università di
Tecnologia di Sydney, i quali hanno analizzato la composizione di molti
campioni di benzina provenienti da tutta l’Australia. Hanno anche
compilato una tabella di composizioni di benzine da molti altri paesi (vedi
tabelle 1,2 e 3) (Nota di Gandalf: a causa di difficoltà tecniche tutte le
tabelle non sono state riportate. Scusate). Queste cifre provengono dal
“International Gasoline Survey, 1994”, un rapporto pubblicato annualmente dalla Associated Octel Company. Usando come esempio le cifre
relative all’Australia, nella benzina normale senza piombo,
il contenuto totale di idrocarburi aromatici era del 27,7%, ed il livello di
benzene al 2,0% (tabella 2). Ma, per la benzina con piombo, il contenuto totale
di aromatici era del 29,2%, ed il livello di benzene
al 2,1% (tabella 3). Perbacco! Ciò significa che il contenuto totale di aromatici ed i livelli di benzene sono molto simili: in
effetti, marginalmente più alti nella benzina con piombo. Se
guardate a tutti gli altri paesi nelle tabelle, il contenuto percentuale di
benzene e degli idrocarburi aromatici totali in benzine con piombo e normali
senza piombo, sono altrettanto simili. La benzina senza piombo standard
ha un numero di ottani più basso, di circa 91, laddove
quella con piombo ha un numero di ottani di 96 o maggiore. Il componente di piombo aggiunto è appena sufficiente a
incrementare il numero di ottani da circa 91 ad oltre 96. Quella super senza
piombo ha un numero di ottani pari a 96, pertanto ha
un contenuto di idrocarburi aromatici, come pure di benzene, molto più alto di altre
benzine: il contenuto totale di aromatici per quella australiana è di 36,4%,
con livelli di benzene pari al 3,3% (tabella 1). Questa analisi della benzina
australiana fu effettuata prima del 1 Gennaio 1995: i
livelli massimi di piombo erano a 0,3 grammi per litro. Dopo questa data, i
livelli massimi furono ridotti a 0,2 g/l, il che sta a
significare che è stata impiegata una maggior quantità di additivi
alternativi (aromatici, compreso il benzene, e/o olefina). Così, oggi la
benzina con piombo potrebbe contenere anche più additivi alternativi della
normale senza piombo. Il Dottor Michael Dawson dice che “Alla fine,
il contenuto in piombo nella benzina con piombo sarà
ridotto a quasi nulla” in Australia, “e avremo automobili non equipaggiate con
marmitte catalitiche che sputeranno più tonnellate di componenti tossici ogni
anno, di quanto non facciano ora.” Il terzo gruppo di sostanze
alternative per aumentare gli ottani, menzionate prima, sono gli ossigenati. Un
importante sottoprodotto della loro combustione è l’acido
aldeide, la prima sostanza che il corpo produce durante il processo di
disintossicazione dall’alcool. Così sembra che gli ossigenati siano
meno tossici del benzene e del butadiene 1.3. Un altro vantaggio degli
ossigenati è che, siccome contengono molecole di ossigeno,
fanno sì che il carburante bruci in modo più efficiente, e pertanto si
abbassino i livelli di tutti gli inquinanti dalle emissioni di scarico delle
macchine.
Le
compagnie petrolifere in Australia non usano questi ossigenati perché non sono
sottoprodotti della produzione di carburanti, e dovrebbero essere acquistati da
altre compagnie chimiche, con aggravio dei costi.’ L’EPA statunitense ha dato
mandato affinché dal 1 Gennaio di quest’anno venga
commercializzata in approssimativamente il 25% degli Stati Uniti una “benzina
riformulata”. E’ stato stabilito un limite del 1% di benzene (10% di
contenuto totale di aromatici) per questo carburante.
Fonti dell’EPA prevedono che la quota di mercato per tale benzina riformulata
sarà alla fine pari al 70%. L’ossigenato MTBE è una delle sostanze che destano
preoccupazioni, menzionato in un estratto dell’articolo dal
Dottor Hans Nieper, a
pagina 19. (Nota: l’Australia è il solo paese elencato
nelle tabelle, la cui benzina non contiene MTBE) Considerando tutto ciò,
l’etanolo ed il metanolo potrebbero essere gli additivi più sicuri: o si
dovrebbero gradualmente eliminare le marmitte catalitiche? Sicuramente,
dovranno essere condotte più ricerche sugli
effetti^^^^^^^^
INQUINAMENTO DELL’ARIA
Il Dottor Michael Dawson spiega che quando, negli anni ottanta, le
compagnie petrolifere eliminarono il piombo dalle benzine statunitensi,
l’aumento nei contenuti di aromatici ha avuto due
effetti deleteri: “Primo, l’inquinamento dell’aria è peggiorato, in quanto i
componenti aromatici sono molto attivi fotochimicamente. Secondo, le emissioni
dagli scarichi del benzene, sostanza cancerogena, sono aumentate.”
BENZENE NELL’ATMOSFERA
Il
cancerogeno benzene è un economico sostituto per il piombo. Ad esempio in Germania,
nel 1993, furono bruciati 32 milioni di tonnellate di carburante. Circa 10
milioni di tonnellate di aromatici erano presenti in
queste benzine, e almeno tre quarti di milione di tonnellata dovrebbero essere
stati benzene. Nel 1991, in Germania, circa 100.000 tonnellate di
carburante andarono perdute durante il trasporto dalle raffinerie alle stazioni
di rifornimento: 45.000 tonnellate si persero durante il riempimento dei
serbatoi, ed altre 33.000 tonnellate dai motori delle auto. Il Dottor Michael Dawson
ha eseguito rilevamenti sul benzene a Sydney, lungo l’arco di un intero mese in
estate ed un intero mese in inverno. Le misurazioni hanno evidenziato un
livello medio di benzene di 4,1 parti per miliardo in estate, e 7,6 in inverno.
I picchi nelle concentrazioni furono rispettivamente tra le 12 e le 25 parti
per miliardo. Tali rilevamenti furono eseguiti nello stesso posto della città
nel quale i livelli di ossido di carbonio vengono
monitorizzati dall’EPA. La Gran Bretagna ha recentemente adottato un
massimo di 5 p.p.m. di benzene, e l’obiettivo nazionale è di ridurlo a livelli
inferiori ad 1 p.p.m. Il Dottor Michael Dawson afferma: ”L’Australia non ha uno
standard prudente per il benzene, e le sue autorità ambientali non eseguono
monitoraggi con regolarità.” L’ EPA
Vittoriana ha condotto studi nel periodo 1992-93, che hanno
evidenziato livelli di benzene, nei sobborghi di Melbourne, sino a 6 p.p.m.
Tale agenzia fissa un limite preferenziale pari a circa 30 p.p.m., citando
studi che dimostrano come oltre il 75% del benzene nell’aria di città
industrializzate lo si deve alle emissioni di veicoli. Test sui
livelli di benzene a Baden-Wurttemberg, in Germania, hanno fornito misurazioni
medie relative all’intero territorio dello stato, attestate tra 6 e 46 microgrammi
di benzene per metro cubo (circa da 2 a 15 p.p.m.). Il traffico di Stoccarda
produceva mensilmente dei valori di picco sino a 62 microgrammi (circa 21
p.p.m.). Il Ministro per l’Ambiente della Svevia, Harold Schàfer, ha sottolineato che i livelli erano “Spaventosi, ...certamente,
drammaticamente alti.”7 Harald Notter, portavoce del Ministro per
l’Ambiente, consapevole che il caso di Baden-Wùrttemberg è unico in Germania,
dice, “La maggior parte degli stati tedeschi affronta il problema del benzene
con molta cautela, timorosi dei costi e forse anche dei risultati.”
In Gran
Bretagna, nel 1994, un gruppo misto di Membri del Parlamento si appellò al
Governo affinché bandisse la vendita di benzina super senza piombo. Tale
suggerimento era uno dei molti, volti alla riduzione dell’inquinamento
dell’aria. Il gruppo dichiarò che le evidenze
“suggeriscono fortemente che i potenziali azzardi alla salute, risultanti da un
uso eccessivo di aromatici.., sorpassano ogni possibile beneficio derivato
dalla riduzione di piombo.” Esso vorrebbe anche che la composizione della benzina fosse pubblicizzata, in modo che le persone
possano giudicare da sé stesse gli effetti sull’ambiente dei differenti tipi
di carburanti. In Svizzera, è ora obbligatorio per ogni pompa di benzina
l’essere attrezzata con un cappuccio per i vapori a pressione negativa. E’ un
congegno che pompa tutta l’aria sostituita dalla benzina in un apposito serbatoio. Pertanto, i
vapori non finiscono nell’atmosfera, e un po’ di benzina si ricondensa in questo
serbatoio. Tale metodo viene utilizzato anche in
alcune località degli Stati Uniti, ma non ci sono piani per il suo impiego in
Gran Bretagna o in Australia.
EFFETTI DEGLI AROMATICI SULLA SALUTE, SPECIALMENTE DEL
BENZENE
Il
Dottor Arthur Chesterfield-Evans, un esperto nella salute occupazionale,
ritiene che il pubblico sia stato fuorviato dalle dichiarazioni che eliminando
il piombo dalla benzina, i suoi effetti negativi sull’ambiente e sulla salute
si sarebbero ridotti. Dice, “Siamo stati oggetto di
una concentrata campagna di disinformazione, nella forma di un semplice e
seducente messaggio: niente piombo, niente paura.”
L’EPA statunitense afferma che la metà di tutti i casi di cancro potrebbero
essere messi in relazione con l’inquinamento dell’aria. Con una esposizione, per tutta la vita, ad un microgrammo di
benzene per metro cubo (circa 1 parte per miliardo), l’ente stima che a 2,8
persone su un milione sarà diagnosticata la leucemia. L’Organizzazione Mondiale
per la Sanità salta fuori con una proiezione di quattro casi di leucemia per
milione, e il Centro di Ricerca sul Cancro tedesco con nove casi.
Il
Professor Cesare Maltoni, della Fondazione Ramazzini per la Scienza Ambientale
ed Oncologica, ha diretto studi dimostranti che il cancro è connesso con
sostanze emesse dai veicoli. Per 25 anni la sua Fondazione ha effettuato dei test su animali con sostanze trovate in tali
emissioni.
Nel
1977, la Fondazione del Professor Maltoni dimostrò che il benzene era un
potente cancerogeno, causa di svariati tipi di cancro,
in particolare la leucemia. Molti altri aromatici furono
oggetto di test, e tutti provarono essere cancerogeni. Svariati altri componenti contenuti in queste emissioni, pure, si
dimostrarono cancerogeni.
Il
Professor Maltoni affermò, “Ci sono rischi con benzina contenente alte
percentuali di idrocarburi aromatici, rischi con benzina
statunitense contenente alte percentuali di paraffina, e rischi con benzine
contenenti additivi ossigenati. Particolare preoccupazione dev’essere rivolta a
benzine con alto contenuto di idrocarburi aromatici.
Il benzene è uno dei più potenti cancerogeni di origine
industriale. Allo stesso modo, l’alchil benzene comporta rischi di cancro.”
Molti
alchil benzene diventano benzene durante il processo
di combustione. Il Dottor Michael Dawson dice che approssimativamente il 50%
del benzene emesso dagli scarichi proviene effettivamente dal vero e proprio
benzene presente nella benzina, il 40% dal toluene (benzene metile) ed 10% da
altri aromatici presenti nel carburante.’ Il Dottor Simon Wolff,
dell’University College London School of Medicine, era
inizialmente preoccupato dagli impianti nucleari britannici. Notò
differenze pari a dieci volte, nei tassi di leucemia infantile tra certe
popolazioni, pertanto iniziò a cercare delle spiegazioni. Egli concluse che i più recenti sobborghi delle classi medie e le
città con alti livelli di possesso ed utilizzo di automobili, erano i più a
rischio. Il Dottor Wolff afferma che il progetto britannico di riduzione dei
livelli di benzene ad una parte per miliardo, non è
ancora abbastanza. “Dovremmo puntare ad abbassare i rischi di leucemia ad uno
per milione, in confronto ai 10.000 di oggi. Per
arrivarci, dobbiamo ridurre i livelli di benzene di cinquanta o cento volte.” I bambini potrebbero sviluppare cancro con un esposizione a livelli di benzene molto minore degli
adulti, perché respirano più velocemente, hanno un metabolismo molto più
rapido, ed il loro midollo osseo è più sensibile.
Studi
dalla Svezia hanno inaspettatamente trovato livelli di leucemia molto alti tra
il personale delle stazioni di rifornimento. Il Dottor Michael Dawson si
domanda, “Come mai alle compagnie petrolifere è consentito sostituire un
cancerogeno (o componenti che sono convertiti in
cancerogeni) per una neurotossina?” Il cancerogeno è rilasciato nell’aria che
respiriamo, mentre la neurotossina che lo sostituisce viene fuori dagli
scarichi, come ossido di piombo o cloruro di piombo, che viene fortemente cotto
e cade al suolo vicino alla strada. Il Professor Roger Perry afferma, “Trovo
molto difficile capire come qualsiasi governo o qualsiasi scienziato
coscienzioso possano prendere seriamente la questione
dei bassi livelli di piombo, e decidano di ignorare problemi come il benzene, i
cui livelli sono già abbastanza alti da destare preoccupazione.” Il Professor
Bill McCarthy, capo del Sydney Melanoma Unit, del Royal Prince Alfred Hospital
di Sydney, dichiara: “Il benzene è un agente altamente cancerogeno. E’ causa di
tumori ai polmoni, al fegato, ai reni, alla pelle e di leucemia.” L’aspetto preoccupante è che se una persona
contrae il cancro a causa di una esposizione ad agenti
chimici, ciò è un problema individuale: dipende dai livelli di tolleranza.
Certe persone possono assorbire una certa quantità di
tossine, poi improvvisamente una piccola quantità in più le fa ammalare
seriamente. Ad esempio, le persone affette dalla Sindrome da Affaticamento
Cronico, un giorno possono sentirsi bene ed il giorno seguente essere incapaci
di scendere dal letto. Se ricordate, in NEXUS vol.2#23
pubblicammo un articolo della Dottoressa Hulga Regehr Clark
che suggeriva una connessione tra il solvente benzene e l’HIV/AIDS: pertanto,
le implicazioni sono molto preoccupanti.
I RISCHI PER LA SALUTE E LA BENZINA AVIO
La
benzina avio contiene aromatici,
compreso benzene. Michael Dawson, Brent Young e Noel Child hanno
presentato un rapporto al Commonwealth Government Senate Committee on Air
Traffic Noise, a Sydney (un comitato del senato sul rumore del traffico aereo),
facendo notare che, considerando la già alta concentrazione di base di benzene
ed altri agenti inquinanti, dovuta al traffico stradale, gli agenti inquinanti
in più (specialmente il benzene dal traffico aereo) comportano
ulteriori rischi per le persone che si trovano sotto i sentieri di discesa e di
decollo degli aeromobili. Il loro rapporto contiene dati che mostrano livelli
medi mensili di benzene piuttosto alti (sino a 10,6) al di
sotto dei sentieri di volo dell’aeroporto di Manchester. Dicono che
quest’ultimo è “collocato in un ambiente prevalentemente rurale, e si può
ragionevolmente assumere che queste concentrazioni di benzene siano quasi
interamente il risultato di emissioni da aerei
piuttosto che da autoveicoli.
CHE CARBURANTE USARE?
In
Australia, è in atto una campagna atta ad incoraggiare i possessori di veicoli
antecedenti il 1986, normalmente funzionanti con benzina con piombo, ad usare
benzina senza piombo. Le mie ricerche mostrano che c’è poca differenza nel
livello di aromatici: per questo motivo, non dovrebbe
essercene sul tipo di benzina adoperata. Si scambierebbe un po’ di piombo per 5
o 6 punti nel numero di ottani. Con automobili
antecedenti il 1986, usando benzina senza piombo, la mancanza di quest’ultimo
causerà un consumo più veloce dei cilindri del motore. A meno che non si siano irrobustite le battute delle valvole, esse finiranno
lentamente nelle testate (ma in ogni caso, non sempre lo sono nei veicoli
odierni).l Comunque, io non raccomanderei assolutamente l’uso di benzina super
senza piombo, a causa del suo contenuto in aromatici, molto più alto. Rimane da farsi una domanda: “Come mai le marmitte catalitiche sono
così importanti, da essere state installate su automobili progettate per la
benzina senza piombo, quando la benzina col piombo che ancora acquistiamo per
le macchine senza catalitica contiene la stessa composizione di aromatici?” In
Nuova Zelanda la situazione è diversa: la tecnologia relativa alle benzine
senza piombo è stata introdotta senza alcuna macchina equipaggiata di marmitta
catalitica. (A proposito, la Associated Octel è la
società che produce i composti di piombo usati nella benzina. I
cartelli petroliferi una volta ne erano proprietari,
ed è stata quasi svenduta dopo l’introduzione della tecnologia senza piombo:
pertanto, ogni reintroduzione del piombo non sarebbe nei loro interessi.)
IL CAOS DELLE MARMITTE CATALITICHE
In
teoria, una marmitta catalitica dovrebbe convertire il 90% della quantità di
benzina incombusta in sostanze meno dannose. In pratica, però, come precedentemente menzionato, occorrono 10-15 minuti di
riscaldamento prima che essa possa funzionare, e la sua efficacia cessa dopo
40-50.000 chilometri. Pertanto, per la maggior parte del tempo, questo
dispositivo non sta assolutamente facendo ciò che si suppone dovrebbe.
“Apparentemente peggiorano in efficienza, ma in questo paese non è stato fatto
nulla in proposito,” afferma Ron
Castaldi, dell’ Australian Institute
of Petroleum. Nel 1994, il Comitato
Australiano sul Rumore e le Emissioni dei Veicoli (ACVEN il suo acronimo in inglese)
iniziò un monitoraggio per controllare le emissioni di 600 macchine in tutto il
paese. “Il benzene non fa parte delle emissioni controllate,”
dice il direttore del progetto
,
Peter Anyon,
dell’Ufficio Federale per la Sicurezza Stradale. Il Professor Roger
Perry, dell’Enviromental Control and Waste Management presso il London’s
Imperial College of Science, Tecnologia e Medicina, si domanda,”Si rimuove il 95% degli idrocarburi quando la marmitta
catalitica è nuova, e poi il 60% in un periodo di tre anni ? Significa che quel
60% rimosso è riferito ai più facili da eliminare, ma non ai più difficili?
Nessuno può rispondere a questo. Il benzene è un materiale aromatico stabile; è
probabile che sarebbe uno degli ultimi ad essere ossidato. Più inefficiente
diventa la marmitta catalitica, più benzene supererebbe il sistema.” Noel Child
dice che essa è basata su una tecnologia molto simile al processo usato nelle
raffinerie di petrolio, per ottenere benzene da catene molecolari dirette:
dipende tutto dalle condizioni operative. I costruttori attrezzano
le auto con il catalizzatore, e le auto se ne vanno: ma cosa stia davvero
succedendo è un mistero. Le emissioni di idrogeno
solforato (il gas delle uova marce) possono pure essere regolarmente rilevate
nelle automobili munite di marmitta catalitica. Secondo Noel
Child, questo gas tende ad essere emesso dalle auto più nuove. L’H2S è una
sostanza altamente tossica, capace di attaccarsi
all’emoglobina e bloccare così l’assorbimento di ossigeno. L’estratto
che segue, sulle marmitte catalitiche, è del Dottor Hans Nieper di Hannover, in
Germania, il quale ha fatto scoperte molto interessanti a questo proposito.
CONCLUSIONI
Un
fatto che appare evidente, è che certi interessi costituiti vogliono nascondere
queste informazioni al pubblico. Gli aromatici sono i
meno costosi tra gli additivi atti ad incrementare il numero degli ottani nelle
benzine. Molte persone credono che l’avere auto equipaggiate con marmitte
catalitiche significa ridurre fortemente le emissioni
nocive. Sicuramente, c’è ora un grande interesse che monta intorno
all’argomento. Ad esempio, il Royal College of Physicians, di Londra, sta per
avere nel Novembre di quest’anno una Conferenza Internazionale sui composti
tossici nell’aria. Almeno due interventi saranno dall’Australia, con Noel Child
che presenterà uno studio intitolato “In cerca di una benzina verde”. Il Dottor
Michael Dawson e Noel Child presenteranno inoltre le
loro ricerche sui livelli di benzene.
GAS NERVINO DALLE AUTO CON MARMITTA CATALITICA
Del
Dottor Hans A. Nieper
Forse
qualcuno di voi potrebbe aver letto l’ultima edizione di “Steuerbegunstigter
Lungenkrebs” (traduzione approssimativa: cancro ai polmoni privilegiato dalle
tasse), la documentazione di 100 pagine concernente i
tremendi problemi associati ai catalizzatori al platino nei sistemi di scarico
delle automobili. Permettetemi, a questo punto, di far riferimento a tale
documentazione: nessuno dei fatti che ho descritto in essa,
ha dovuto essere rivisto o ritrattato, sino ad oggi. Gli automobilisti si
stanno ora confrontando con i problemi economici indiretti che avevo previsto nel documento: cioè se le marmitte
catalitiche non soddisfano i test obbligatori ai gas di scarico (introdotti di
recente), i quali capiteranno piuttosto spesso. Dovranno essere effettuate riparazioni che potrebbero essere estremamente
gravose per alcune famiglie, obbligandole ad esempio a saltare le vacanze
annuali. Sono stato diffamato in modo molto sgradevole dall’ADAC (l’Automobil Club tedesco) e dalle industrie, ad esempio dal
portavoce della Shell AG, in seguito all’intervista che rilasciai
alla ZDF (proprio dopo la serie TV “La clinica della Foresta Nera”) nel Luglio
del 1987, in quanto volli rendere la gente consapevole dei problemi associati
alla intossicazione da benzene tramite gli scarichi delle benzine verdi dalle
marmitte catalitiche. Cosa ne è stato di ciò? C’è
ancora troppo benzene nelle “benzine verdi”. Tale cancerogeno benzene,
facilmente solubile nei grassi, è stato scoperto perfino nei dolciumi venduti
alle stazioni di servizio. Inoltre, sono stato screditato perché ho attribuito
un potenziale effetto cancerogeno al toluene, un benzene metile, grandi
quantità del quale sono contenute nella benzina senza piombo. Avevo pensato di
aver descritto esaurientemente informazioni ed analisi sul problema
“catalitico” sino al 1991, come riportato in “cancro ai polmoni privilegiato
dalle tasse”. Nondimeno, i fatti che abbiamo raccolto
sin dall’Aprile del 1991 offuscano anche i più oscuri timori che avevamo precedentemente.
Per me, questo nuovo sviluppo incominciò con un dettagliato servizio speciale
(trasmesso a Pasqua del 1991 dalla CNN) che ebbi l’opportunità di vedere in
Florida. Larry King è il numero uno tra tutti gli altamente
efficienti moderatori TV negli Stati Uniti. L’argomento oggetto di discussione
era la cosiddetta Sindrome da Affaticamento Cronico (chronic fatigue syndrome, CFS), una
malattia scoperta recentemente negli Stati Uniti. Essa è comparsa anche in
Giappone (“sindrome ammazzauomini”), in grandi città australiane (dove si
guidano auto giapponesi) e in particolare in Svizzera. I sintomi della CFS sono
i seguenti: le persone diventano stanche ed esauste, anche durante il giorno, e
dopo aver dormito bene la notte precedente. Un po’ più del 60% diventano
facilmente depresse. Queste depressioni non reagiscono ai soliti
antidepressivi. Inoltre, subentrano varie infezioni croniche: in particolare,
infezioni del sistema linfatico, del passaggio urinario e del tratto
respiratorio, frequentemente accompagnate da linfoma e da un ingrossamento
cronico delle tonsille. Per questo motivo, in Germania ora si ritiene che la
CFS dev’essere una “malattia di origine virale”. Dieci
anni fa, quando la CFS fu per la prima volta osservata in luoghi di
villeggiatura presso il lago Tahoe, i pazienti mostrarono una
infezione dominante con herpes, o la presenza di titoli immuni di herpes
molto alti (IGG herpes titres). Sin da allora, sono state scritte molte
pubblicazioni sui problemi da infezione dei pazienti affetti da CFS, che
pervennero tutte ad una conclusione: nel caso della CFS, tutti i tipi di infezione si verificano in un modo cumulativo, in
particolare tramite l’herpes (potenzialmente cancerogeno e causa di leucemia),
con virus citomegalici (pure cancerogeni, rispetto ai reni e ad altri organi
addominali), tutti i tipi di organismi batterici patogenici i quali sono, in
parte, altamente tossici e che possono portare alla polmonite e, infine, spesso
anche micosi. La conclusione da tutte queste osservazioni: nel caso della CFS,
si ha una resistenza in generale estremamente
diminuita, principalmente nelle aree cellulari, ad esempio nelle membrane
cellulari. Questa mescolanza non specifica di infezioni
è chiamata “infezione occupazionale”, causa principale di resistenza diminuita.
Basandosi
sulle informazioni, estremamente buone, fornite dal
programma di Larry King sulla CNN, divenne evidente che la CFS è
inequivocabilmente collegata al diffondersi delle marmitte catalitiche nelle
automobili. Poco dopo il mio ritorno dagli Stati Uniti, nel 1991, tutto marciò
come un orologio:
1. Un
grande esperto americano in metallurgia ed in platino, mi fece notare che una
marmitta catalitica deve produrre fosgene ogni qual
volta del cloruro è presente nella benzina. Ciò accade praticamente
sempre. Sino al 1993, nessun produttore di benzine ha fornito l’informazione
che un certo composto di cloro veniva usato come
“additivo” nei carburanti. Il fosgene (COC 14) è un gas da guerra, usato nella
prima guerra mondiale, con un effetto tossico sui polmoni.
2. Il
signor K., che sfortunatamente nel frattempo è deceduto, e che aveva accesso
costante a tutti i nuovi sviluppi tecnici dalla Volkswagen a Wolfsburg, venne a
trovarmi, mostrando segni di completo panico: “La volkswagen mi ha ordinato di
far sviluppare agli impianti di Gotze, a Burscheid, delle guarnizioni per
pistoni così strette, che non puoi pensare a nulla di più stretto.” La questione ha uno sfondo di tipo chimico: la benzina
senza piombo contiene grandi quantità di MTBE (metil-tert-butiletere),
necessario come additivo antibattimento (al posto del piombo tetraetile, TEL).
Nel frattempo, il contenuto di MTBE è stato aumentato per facilitare un aumento
nelle prestazioni specifiche del motore. Per la stessa ragione, la percentuale
del 5% di benzene è rimasta invariata, ed è “criminalmente” alta. (Negli Stati
Uniti, la percentuale è del 1%.) L’olio per motori contiene un additivo, lo
zinco ditiofosfato (ZDTP), del quale non si può fare a meno in
quanto garantisce la longevità dell’olio stesso. “Se MTBE e lo ZDTP
interagiscono sotto l’azione del forte calore, ovviamente si va incontro ad qualcosa di catastrofico,” disse il signor K. Se MTBE e
ZDTP interagiscono, si possono formare estere fosforico e componenti
similari, che rientrano nel gruppo dei gas nervini (Tabun, Sarin, E-605, ecc.).
Alla fine del 1993, mi rivolsi ad un Professore altamente
qualificato dell’ Istituto di Medicina ad Hannover, sottoponendogli il
problema. Egli affermò che, oltre a estere fosforico e
fosfine, la reazione tra MTBE e ZDTP potrebbe generare enoli che bloccano gli enzimi
vitali più di quanto fa l’idrogeno solforato (H2S), pure emesso dagli scarichi
in gran quantità.
3. Poco
dopo la visita del signor K, si rivolse a me il signor
v.W. di Hannover, anch’egli sfortunatamente deceduto nel frattempo: “Il mio
figlio piccolo ha catturato un gran numero di mosche vive. Ne
abbiamo messe la metà in una rete di circa 50 cm., che abbiamo
posizionato dietro lo scarico di un’auto piuttosto vecchia. Sebbene
piuttosto intontite, sono sopravvissute. L’altra metà l’abbiamo messa dietro lo
scarico di un’auto con catalizzatore. Dopo 110 secondi erano tutte morte, e da
notare che sono morte virtualmente tutte in un colpo.”
Questa
era la descrizione del signor v.W. Il fatto che siano
morte tutte in un colpo, cioè senza una più ampia distribuzione statistica
lungo un certo arco di tempo, è un tipico effetto degli esteri fosforici e/o
degli enoli: cioè, di sostanze che possono bloccare le catene respiratorie
delle cellule.
4. Sin
dal 1986, sono stato contattato diverse volte da un
capo-squadra addetto al montaggio, o un ingegnere, che lavora presso la
Mercedes-Benz a Sindelfingen. Mi ha messo a conoscenza dell’improvvisa
introduzione di misure protettive per la catena di montaggio delle marmitte
catalitiche, ed altre misure che si suppone debbano
essere mantenute segrete, secondo la Mercedes-Benz, e sono in relazione con i
problemi del platino. Nel 1991, questo signore mi chiamò ancora una volta:”Dottore, per favore, ci aiuti! Le marmitte catalitiche
delle auto a benzina (non quelle dei diesel) emettono gas tossici, e questo ad
un livello molto elevato. Il problema è particolarmente critico dopo che l’auto
ha percorso circa 15.000 chilometri, quando le guarnizioni non sono più alle condizioni ottimali.” Circa tre giorni dopo questa chiamata
serale, sentii alla radio della mia macchina una notizia secondo la quale la
Mercedes-Benz aveva rilasciato un avviso a proposito degli
“ effetti collaterali tossici” della tecnologia
catalitica, che potrebbero diventare “importanti dopo
che l’auto ha percorso circa 15.000 chilometri”.
Per
quanto ne so, i carburanti diesel non contengono MTBE, pertanto non ci si
devono aspettare emissioni di gas nervino dalle auto a gasolio.
Questo
è quanto sapevamo a proposito dei problemi associati al gas nervino (escluso l’aspetto
relativo all’enolo) sino alla fine del 1992. Un mio
rapporto su questo argomento, fu pubblicato su
Townsend Letters for Doctors nel Luglio del 1991. Causa l’aspetto estremamente esplosivo della questione, TLJD provvide alla
pubblicazione nel modo più celere. Naturalmente, anche tutti i lettori di Raum
& Zeit sono consapevoli del problema. Nessuna azione è comunque
stata intrapresa da Topfer, Ministro per l’Ambiente, che è il responsabile: come
sarebbe stato opportuno dopo il 1987, a proposito del problema benzene. Nel
frattempo, il problema CFS è aumentato in Germania, ma la vita continua allo
stesso modo di prima. Io pensavo anche che fosse stato detto tutto a proposito
del soggetto delle marmitte catalitiche e il gas nervino, sino a quando, nel
1993, fu fatta una crudele scoperta....
(Continua sul prossimo numero di NEXUS)
L’ESPERIMENTO DI TESLA PER LA GENERAZIONE DI
ELETTRICITA’
di Anthony Hansen
In
passato, su NEXUS, ho menzionato brevemente il lavoro che Nikola Tesla effettuò a Colorado Spring, che anche oggi non è stato
realmente compreso, e in molti casi nemmeno conosciuto.
L’interrogativo
è: cosa stava combinando Tesla a Colorado Spring? Ritengo che se si guarda
all’attività di Tesla, risulta ovvio che ponesse la
più alta priorità sull’energia, in particolar modo sull’energia pulita. Ciò è evidenziato
dai suoi sforzi che, infine, risultarono in uno dei
suoi migliori sistemi per supplire energia: la prima centrale energetica al
mondo ad utilizzare energia riciclabile e pulita, nella fattispecie, le cascate
del Niagara, un monumento permanente a quello scienziato.
Avendola
resa una realtà, egli comprese che forse c’era una
falla inerente a questo sistema per la produzione di energia, altrimenti quasi
perfetto.
Come
rimarcò lo stesso Tesla, il punto debole era la necessità di linee elettriche
per distribuire l’energia alle zone dov’era richiesta. Ovviamente, le linee
elettriche svolgerebbero piuttosto bene questo compito, se non fosse per le
seguenti obiezioni:
1. Il
costo per fornire ed installare le linee di trasmissione di energia
è alto, ed esse richiedono inoltre molta manutenzione.
2. Ci
sono molti e reali pericoli relativi alle radiazioni
emananti dalle linee elettriche (che sono stati ben documentati, con nuove,
raccapriccianti storie che saltano fuori praticamente ogni mese) in particolar
modo perché la frequenza operativa è di 50/60 cicli, che Tesla non volle mai
usare.
3. Sono
strutture sgradevoli a vedersi, e potrebbero essere
definite un inquinamento visivo.
4. Malgrado i metodi di trasmissione ad alto voltaggio di Tesla
(molto efficienti, se comparati con i primi sistemi a corrente continua), essi
richiedono parecchia potenza per far funzionare l’apparato. Intendo dire con
questo, che c’è ancora molta resistenza nel sistema di trasmissione. Il
risultato finale è uno spreco di energia.
Tesla
era ben cosciente di tutto questo, e dopo un sacco di studi e ricerche,
pervenne ad una delle sue più profonde scoperte: che la Terra è un conduttore di elettricità molto migliore di qualsiasi linea elettrica.
L’assunto
precedente andrebbe ben meditato. Ciò che significa è:
1.
Nessuna necessità di linee elettriche.
2. Le
comunicazioni telefoniche potrebbero essere condotte usando la Terra come
conduttore.
3.
Radio, televisione, fax, ecc. possono essere trasmessi tramite il terreno.
Riflettendo
sugli esempi precedenti si può vedere che, una volta attuato,
tale sistema costituirebbe un passo gigantesco nell’uso delle
comunicazioni e dell’energia. L’altro problema da tenere in considerazione è: perché
tale sistema non viene usato? Tutto ciò che posso dire
è che voi, come lettori, dovete trarre le vostre conclusioni. Qualcuno di voi
potrebbe dire “Forse non funziona”. Se è così, non
sono d’accordo, per le seguenti ragioni:
La
Terra è stata usata per lungo tempo come conduttore di ritorno, in sistemi come
i circuiti telegrafici. Inoltre, è interessante notare come
il circuito di ritorno ha molta meno resistenza della linea telegrafica.
E’ anche più o meno risaputo che, dandole una mezza possibilità, l’elettricità
tende sempre a fluire verso terra, come l’acqua che scorre da un pendio.
L’acqua, se potesse, scorrerebbe giù fino agli oceani. Così come i mari del
pianeta sono i serbatoi dell’acqua, io ritengo che la Terra sia il serbatoio
originale dell’elettricità.
Consideriamo
la faccenda in un altro modo. Cosa succede quando i
fulmini colpiscono il terreno? Una delle leggi basilari della fisica, è che
l’energia non si può creare né distruggere.
Bene,
se le cose stanno così, presumibilmente è la Terra ad accumulare questa energia.
Un
altro modo di considerare tutto, è il seguente: Viviamo su un pianeta dal
diametro approssimativo di 9.000 miglia; all’equatore, ci muoviamo
approssimativamente a 1.200 miglia all’ora, o 1.100
piedi al secondo (Circa 350 metri, NdT). La Terra non potrebbe forse essere un
gigantesco generatore rotante, con un polo nord e un polo sud, e apparentemente
piena di elettricità? In altre parole, ogni generatore
rotante è una replica in miniatura della Terra.
Un
ultimo commento: ci sono state molte testimonianze relative a
fulmini che balzavano fuori dal terreno verso il cielo. Ciò dimostra
chiaramente che la Terra è caricata ad un potenziale o voltaggio davvero
elevato.
Così,
noi stiamo, viviamo, viaggiamo sul massimo sistema per
le comunicazioni e la produzione energetica senza neanche, nella maggior parte
dei casi, esserne consapevoli.
Un’altra
considerazione della massima importanza: possiamo continuare a bruciare
combustibili fossili e distruggere questo meraviglioso pianeta, la nostra sola
casa? Chiunque è consapevole di quanto siano serie
queste realtà.
Tesla
era molto preoccupato, e fece del suo meglio per
correggere questi problemi.
Io li
considero come un test per il genere umano; e sino a quando non li risolveremo,
qui sulla Terra, non conquisteremo mai mondi lontani nell’immensità galattica
che, credo, sia l’autentico destino dell’umanità.
LA PIATTAFORMA VOLANTE ELETTRICA DI NIKOLA TESLA
La prima macchina volante del mondo, 1900
circa
di Anthony Hansen
Parlando
di scoperte ed invenzioni, c’è sempre una figura che svetta sulle altre, e pochi
inventori battono Nikola Tesla, specialmente per i sistemi di
energia che egli sviluppò. L’oscillatore del Colorado poteva facilmente
produrre 500.000 cavalli di potenza: il perfetto dispensatore di energia per far funzionare la macchina volante elettrica
che stava sviluppando.
Non era
molto pratico far volare questi dispositivi intorno a New York, perlomeno se li si voleva tenere segreti. Colorado Springs era il posto
ideale per volarsene in giro senza essere notati, o almeno così pensò Tesla.
Profondamente
assorto nei suoi pensieri, come al solito, si sentì al
sicuro controllando il suo equipaggiamento, specialmente di notte. Perché no? Era da un po’ che lo stava facendo: perché mai
questa serata avrebbe dovuto essere diversa? Ma così
doveva essere, come presto avrebbe scoperto. Mentre la maggior parte della gente
avrebbe dovuto essere chiusa in casa, o forse a
godersi i saloon di Colorado Springs, era alquanto insolito per chiunque
trovarsi fuori a piedi di notte, nel mezzo di qualche area rurale, ma questo è quanto
stava succedendo questa volta.
I
cavalli erano animali preziosi.
Se un allevatore ne perdeva uno, doveva essere ritrovato.
Questo
allevatore, in particolare, aveva visto poco prima il suo cavallo, e gli era
sembrato a posto, sebbene un po’ nervoso. L’uomo aveva notato alcune cose
strane, mentre stava pompando acqua da una vecchia pompa a mano: aveva sentito
uno strano formicolio, dal metallo della leva della pompa; sua moglie si era
rifiutata di usare la pompa per un po’, ed ora egli avvertiva la stessa
sensazione di cui lei aveva parlato.
Più
tardi, infilò un po’ di biada in un secchio, e si avviò in direzione del
cavallo per dargli da mangiare. Solitamente, alla vista dell’uomo col secchio,
il cavallo veniva a prendersi il suo cibo: ma non quella notte. L’allevatore
era sorpreso. Come mai il cavallo sembrava così nervoso? “Forse sto
invecchiando,” pensò l’uomo “avrei giurato di aver
visto delle scintille provenire dalle zampe del cavallo, quando gli ho
sollevato uno zoccolo.”
Non era
per niente una allucinazione. Il cavallo portava dei
ferri sugli zoccoli. Ogni volta che ne sollevava uno da terra, scintille lunghe
due o tre pollici si inarcavano verso il terreno. Era
troppo per la creatura, ora spaventata: galoppò via freneticamente, con
scintille che scoccavano dai suoi ferri di cavallo, mentre si allontanava nella
notte. Era davvero una situazione strana, pensò l‘allevatore.
Nel
frattempo, un po’ più in là, Tesla stava regolando il suo enorme oscillatore
elettrico, ignaro dei suoi effetti sul cavallo. Aveva accumulato molta
esperienza con questi apparecchi. Qualche anno prima,
aveva toccato il limite per queste macchine ad alto voltaggio, in una città:
perciò la remota località di Colorado Springs era ideale per ciò che aveva in
mente.
L’oscillatore
era ormai in funzione da un po’ di tempo. Tesla l’aveva regolato affinché
incrementasse lentamente la potenza. Quando avesse
raggiunto una certa intensità, sarebbe stato il momento per un altro
esperimento: un test che Tesla stava davvero aspettando di fare.
Tesla
si godeva molto questi esperimenti: e perché no? Volarsene in giro di notte,
planando a tre metri sul terreno, virtualmente a qualsiasi velocità desiderasse, era estasi. La fresca aria del Colorado sulla
faccia, gli ricordava la sua terra natia. A distanza, poteva vedere la
gigantesca struttura a forma di torre, alta 167 piedi (una cinquantina di
metri, NdT) con in cima la palla metallica. L’intera
colonna verticale in ferro, stava ora rilucendo con un alone color porpora:
Tesla pensò che era una visione meravigliosa.
Egli
salì su una strana macchina: era larga all’incirca sei piedi,
e lunga dodici; era una struttura simile ad una scatola di legno, alta
un paio di piedi; all’interno, file di condensatori ed avvolgimenti; sul fondo,
fogli di rame, sul retro un grosso avvolgimento, circa cinque piedi di diametro
e otto piedi di altezza; in cima a quest’ultimo, un’asta in metallo, alta sei
piedi e del diametro di tre pollici; sopra, una palla in metallo di circa 24
pollici di diametro; sul davanti, una piccola sezione verticale.
Tesla si mise dietro di questa, e mosse una leva. Ci fu uno strano ronzio. Per
qualche secondo, sembrò non accadere nulla; poi, con un rumore crepitante, la
piattaforma si sollevò da terra, come il tappeto magico di Aladino.
Strisce luminose si inarcarono furiosamente verso il
terreno, ma smisero improvvisamente non appena la piattaforma raggiunse una
certa distanza da terra, solitamente 12 piedi circa.
Era il momento per un giro di prova; in distanza, lo scienziato intravedeva
Pikes Peak e i vagoni ferroviari che si muovevano vicino alla base della
montagna; pensò che sarebbe stato più prudente tenersene lontani, e dirigersi
nella direzione opposta: meno popolata, minori possibilità di essere visti.
Tutto
andava alla perfezione: la piattaforma stava gradualmente sollevandosi più in
alto, segno sicuro che l’oscillatore stava incrementando la potenza.
Tesla cercò
di evitare le recinzioni di filo spinato, in quanto
avevano la seccante caratteristica di far sprigionare, dalla parte inferiore
della piattaforma, fasci di scintille che colpivano il terreno.
Sebbene
fossero un test ideale per verificare la quantità di energia
accumulata nella serie di condensatori, potevano comunque causare incendi
all’erba, cosa di cui avrebbe benissimo fatto a meno: la gente di campagna era
terrorizzata dagli incendi, e per buone ragioni.
Egli si
trovava ora a circa tre miglia dalla stazione sperimentale, quando decise di
atterrare ed effettuare alcune regolazioni. Non aveva
ancora toccato terra, che dal nulla sbucò l’allevatore, in cerca del suo
cavallo: lo stava cercando da un po’ senza fortuna, ed invece aveva trovato
qualcosa troppo indescrivibile da comprendere.
Era una
situazione senza via d’uscita. Decisamente abbastanza
da rendere religioso un uomo, specialmente dopo che aveva ascoltato un
predicatore errante mettere in guardia dai pericoli dell’elettricità: “E’ opera
del diavolo, è un agente del demonio”. Mostrare interesse in tutto ciò era un
invito ad un viaggio di sola andata per l’inferno. Nessuno di questi pensieri
passò per la mente di Tesla, completamente immerso nell‘esperimento in corso. Ed ora, la possibilità di una prematura esposizione: una
faccenda seria, ma che fare?
Era
troppo per l’allevatore: la gente di campagna era semplice, e vedere una cosa
strana come questa, illuminata sotto il chiaro di luna, con Tesla vestito di
nero, la sua altezza resa ancora più cospicua dalle speciali scarpe isolanti
con l’alta suola in gomma, no, era decisamente troppo.
Doveva sicuramente essere opera del diavolo. C’era solo una cosa da fare: correre
via come il vento, sperando di vivere per poterlo raccontare.
Anche Tesla probabilmente ebbe simili pensieri a proposito di una rapida
ritirata, ed ebbe l’occasione perfetta per poterla fare. Be’, questo dimostra
semplicemente che la gente capita nei posti più strani. L’allevatore aveva
involontariamente assistito ad uno dei più meravigliosi esperimenti
scientifici, e dei meno documentati.
Questo
strano incontro mi fu narrato dal figlio dell’allevatore, un uomo anziano
sull’ottantina, che conobbi circa 12 anni fa mentre mi
trovavo al Museo Henry Ford a Detroit, di fronte al laboratorio del Museo
Edison: devo dire che fu un potente incentivo a scoprire di più a proposito di
Tesla. E’ un grande piacere, per me, condividere
questa storia per la prima volta con i lettori di NEXUS.
©1995 Anthony Hansen
PO Box
1682
Toowong, Qld 4066, Australia
LA SCOPERTA DI UNA FONTE SUPERIORE DI ENERGIA MAGNETICA
SPAZIALE
Di Robert Adams
(Le notizie a
proposito di questa scoperta furono rilasciate per la prima volta alla
Conferenza di NEXUS, a Sidney, domenica 26 Marzo ‘95, e furono il punto
culminante della presentazione di Adams.
Lo scienziato Robert Adams, di
Whakatane, Nuova Zelanda, ha intrattenuto per lungo tempo un rapporto di
collaborazione nella ricerca col suo stimato amico e collega, Capitano (in
pensione) Bruce Cathie, un ricercatore, internazionalmente riconosciuto, nel
campo delle energie gravitazionali ed elettromagnetiche.)
Bruce
ed io giungemmo, oltre dieci anni fa, alla conclusione
che se avessimo combinato la teoria di Cathie sul campo armonico unificato, con
la tecnologia magnetica Adams, avremmo ottenuto il massimo nella progettazione
di motori elettrici e generatori, con il risultato di una macchina con un grado
di efficienza molto alto. Nel corso di questi dieci anni di ricerche intensive,
le equazioni di Bruce sono state inglobate nella nostra ricerca congiunta.
Nell’ultimo
periodo del 1994, le nostre previsioni sono diventate realtà, ma con un premio
enorme alle nostre fatiche che stava per seguire. Poco
dopo questo successo, decisi di condurre un certo lavoro sperimentale sulla base di un sospetto che avevo, ma il risultato fu
completamente l’opposto di quello che mi aspettavo.
Feci
invece una scoperta incredibile, un metodo per costruire con successo materiali
magnetici, che incrementasse il loro potenziale
energetico di quattro volte. Questa tecnologia si applica a materiali magnetici
di qualsiasi composizione.
Poiché
nessuna forza elettromagnetica esterna, di qualsiasi tipo, viene
applicata per causare il massiccio incremento di energia risultante, risulta
allora evidente che questo forte incremento di energia viene attinto dallo
spazio/gravità.
Una
volta che tale sistema nella costruzione del magnete venga
adoperato, l’apparecchio tende a curvare lo spazio, creando vortici di enorme
potenza, che a turno raggiungono un punto zero/tempo negativo al loro interno.
Nel caso di un magnete quadrato, emergono quattro vortici molto potenti. Anche
con un magnete di piccole dimensioni, diciamo tre quarti di pollice quadrato,
l’energia è tale che risulta parecchio difficile
perfino tentare di tenere un cacciavite giù nel centro del vortice.
Citiamo
dal manoscritto dell’inizio del 1994, dell’ultimo libro di Bruce Cathie, The
Harmonic conquest of Space (1995, pagina 138, periodo
1 e 2):
“Il
lavoro nel quale siamo ora entrambi impegnati, è accertare a quale grado
possiamo combinare le teorie armoniche unificate, da me elaborate nel corso
delle mie ricerche, con la costruzione delle macchine a
impulso Adams di tipo avanzato.”
“Noi
crediamo che il massimo risultato nella progettazione di motori generatori,
possa emergere da questa collaborazione. I livelli di efficienza
sono già stati aumentati, ma il lavoro è ancora in corso e sembra ci siano
sempre nuove sorprese dietro l’angolo.”
IL MAGNETE MULTI-POLARE DI
POTENZA SUPERIORE DI ADAMS
Ho
teorizzato per molti anni l’esistenza di quattro poli interagenti in ogni
magnete. Ci sono pochi dubbi che due poli dominano, da ciò che viene osservato, e insegnato, nei testi classici. Comunque, sin dalla mia idea di costruire magneti fino a
formare quattro poli (e così facendo, quadruplicando l’energia) sicuramente è stata
fatta un po’ di luce sulla teoria dell’esistenza di questi quattro poli. Bruce
Cathie ed io procederemo ad ulteriori ricerche, quando
il tempo lo permetterà.
Un
magnete rettangolare o cubico, quando realizzato sulla base della tecnologia
Adams, diventa una unità consistente in quattro poli
gemelli, poiché ogni faccia contiene un polo nord e un polo sud, separati da un
vortice zero nel centro di ognuno dei quattro poli gemelli, e tutti manifestano
energie similari.
Ironicamente,
ma non inaspettatamente, questo super magnete a poli gemelli è una aggiunta molto preziosa all’ulteriore avanzamento della
tecnologia relativa al Motore Adams. L’energia verificata sugli spigoli di
ognuna delle quattro facce è molto alta: 25 per cento dell’energia totale della
faccia intera. Gli attuali magneti da laboratorio misurano approssimativamente
tre quarti di pollice cubico. Lo pigolo di ogni faccia
tiene sospeso un pezzo di ferro o di metallo pesante cinque chilogrammi; quando
al metallo aderisce l’intera faccia del magnete, occorre una forza superiore ai
venti chilogrammi per rimuoverlo. Durante la mia presentazione alla Conferenza
di NEXUS, resi noto che questo mese sarebbero stati effettuati
dei test, per determinare lo sforzo necessario a rimuovere il magnete.
Il
magnete a dimensione cubica è stato attaccato ad una lastra di
acciaio, posta su una trave del soffitto, e tramite una catena vi è
stato appeso un blocco di 15 chilogrammi; poi è stato aggiunto un blocco di 4,7
chilogrammi, grazie ad un cavo in naylon; poi altri duecento grammi, e poi un
quarto peso di altri duecento grammi. Visto che il magnete teneva
duro, sono stati aggiunti altri cento grammi, ed ecco che... bam! è caduto tutto per terra, ma il magnete è rimasto ancora
attaccato alla trave. Un magnete, delle dimensioni approssimative di tre quarti
di pollice cubo, pesante solo 60 grammi, capace di
tenere un peso di oltre 20 chilogrammi a mezz’aria, 333,333 volte il proprio
peso? avrà infine tutto questo un qualche effetto
sulle menti chiuse ed ignoranti della scienza convenzionale?
Ora
deve sicuramente essere chiaro che l’energia spazio/gravitazionale, tramite le
forze elettromagnetiche dei magneti permanenti, non è impossibile né difficile
da sfruttare.
Le
energie spazio/gravitazionali sono pulite, inesauribili e praticamente
gratuite. La tecnologia Adams lo ha dimostrato, e non lascia terreno a dispute.
Le
sacrosante teorie della relatività di Einstein, e le
leggi della termodinamica, sono le più straordinarie e inesplicabili
aberrazioni mai registrate nella storia della scienza.
Questi
falsi e draconiani insegnamenti sono stati strumentalizzati,
nell’impedire il progresso della scienza verso fonti di energia pulita e
gratuita.
TEORIA CLASSICA E TECNOLOGIA ADAMS
La
classica teoria del magnetismo nei libri di testo, attribuisce il fenomeno al movimento
di elettroni all’interno degli atomi delle molecole.
E’ provato che gli elettroni orbitanti nell’atomo non solo girano intorno al
nucleo, ma ognuno individualmente ruota anche intorno all’asse che passa nel
suo centro.
Si
ritiene che nei materiali altamente magnetici, ogni
atomo ha molti più elettroni ruotanti in una direzione, anziché un’altra.
Nella
regione submicroscopica, chiamata il dominio, molti di questi atomi con gli
elettroni ruotanti in un senso creano un campo magnetico che effettivamente
integra il campo generato dagli elettroni.
Ogni
dominio, pertanto, diventa un piccolo magnete. Quando
queste ultime si trovano in uno stato casuale, la sostanza nel suo insieme non
è un magnete.
L’applicazione
di un campo magnetico estemo riorienterà i domini e produrrà un magnete come
descritto sopra.
Quando
l’applicazione di una forza magnetica esterna è stata effettuata,
e tutti i domini sono stati allineati, si raggiunge la condizione di
SATURAZIONE MAGNETICA, ed ogni ulteriore incremento di potenza nella forza
magnetica esterna, non aumenterà ulteriormente la magnetizzazione del ferro.
Con l’avvento della Tecnologia Adams a Magneti Permanenti, non si ha una ulteriore evidenza che i libri di testo convenzionali
sono pronti per essere riscritti?
Dalle
osservazioni di certi esperimenti in laboratorio, fatti utilizzando dei
cuscinetti a sfere, è opinione del sottoscritto che gli elettroni circolino in coppia, ed abbiano una rotazione di direzione
contraria a quella dell’orbita, e che la velocità di rotazione sia quattro
volte maggiore della rotazione orbitale.
Ho
notato inoltre che i testi convenzionali preferiscono non parlare di direzione
di rotazione, né velocità relativa al moto orbitale.
Pertanto
non sottoscrivo l’affermazione che “in materiali altamente
magnetici, ogni atomo ha molti più elettroni ruotanti in una direzione che in
un’altra”.
Ritengo
che tale condizione non sia pertinente, alla luce delle mie scoperte.
Occorrerebbe
anche citare il forte aumento di energia, risultante
dall’applicazione della tecnologia Adams: sono state violate una volta di più
le leggi scientifiche create dall’uomo?
Se il
materiale magnetico viene saturato, quando soggetto ad
una fonte di energia esterna, allora la tecnologia Adams deve attingere energia
spazio/gravitazionale.
C’è una evidenza schiacciante che l’energia
spazio/gravitazionale può essere concentrata, focalizzata e/o ingrandita dai
magneti permanenti.
© 1995
Robert Adams Whakatane, Nuova Zelanda
Decantata in Asia per millenni per le sue
proprietà salutari, la tisana di Kombucha e la sua crescente popolarità in
tutto il mondo non sono una semplice tempesta in un
bicchier d’acqua!
Estratto con permesso dal suo libro
Kombucha-The
Miracle Fungus
Pubblicato da Gateway Books,
(seconda edizione 1995)
ORIGINI DEL KOMBUCHA
Nessuno
può affermare con certezza come e da dove abbia
origine il fungo Kombucha, ma si sa che è stato
utilizzato per almeno duemila anni; non ha molta importanza se i primi a far
fermentare il fungo siano stati i cinesi, i coreani, i giapponesi o i russi.
Per la precisione, non si tratta esattamente di un fungo, ma piuttosto di una
comunione di fermenti e batteri. Qualcuno lo descrive come un lichene. L’
origine del nome potrebbe essere giapponese, con kombu che significa alga marrone
e cha che significa tè. A mio avviso,
la miglior descrizione è quella del Pastore Weidinger,
erborista, che ho usato come fonte per questo libro.
Egli dice:
“Il tè
di Kombucha
è una antica bevanda dell’est asiatico, tratta
dall’oceano... Sono stato missionario per tre anni nell’isola di Taiwan...
Questa regione costiera del sud-est, col suo clima subtropicale e i suoi estesi
periodi favorevoli alla crescita, disponeva delle condizioni ideali per
coltivare il tè, che veniva piantato in vaste aree. Tale provincia è
considerata l’origine del tè, in latino Thea. Il nome originale, dato dallo scrittore cinese Kuo-Po alla bevanda estratta da queste foglie, fu Tu o Tschuan. Oggi viene
chiamata Ch’a. Nella provincia di Fukien, comunque, viene ancora chiamata T’e. Ciò mi ha dato una miglior
comprensione della parola tè. K’un-Pu-ch’a, un vino simile al
tè...”
“La
mia attività missionaria richiese anche alcuni viaggi alle isole di Quemoi e Matsu, situate vicino al
continente, vicino alla Provincia di Fukien. Rimasi
alquanto colpito da una bevanda che mi fu servita dalla gente del luogo: aveva
un sapore agro-dolce, ed era molto rinfrescante nel caldo clima della zona. Era
vino col gusto di un delizioso tè, od un insolito tè col sapore di vino
pregiato? E’ degno di nota il fatto che, dopo aver bevuto questa bevanda, non
solo mi sentii rinfrancato dopo la lunga e affaticante camminata ma, piuttosto
stranamente, mi sentii anche più in salute. In particolare,
aiutò il mio metabolismo ad adattarsi a questo clima,
e mi fece sentire molto rilassato. Quando domandai cosa fosse, la risposta fu K’un-Pu-ch’a. Rimasi
interdetto: “tè che viene dalla vita nell’oceano”?”
“Già
nella Dinastia Tsin, all’incirca nel 221 A.C., era conosciuta e onorata
come bevanda dalle magiche virtù, capace di far vivere la gente per sempre. Al
tè furono dati diversi nomi: uno dei più famosi era il “Divino Tsche “. Questo
particolare tè veniva adoperato come rimedio per la
gastrite cronica. La gente narra anche dello sciamano coreano chiamato Kom-bu, il quale nell’anno 414 prescrisse il tè per guarire
i mali dell’imperatore giapponese. Il “Divino Tsche “ giunse dalla
Cina, attraverso la Corea, sino in Giappone, dove gli fu dato il nome di
“Tsche di Kombu”.
RICERCHE SUL KOMBUCHA NEL MONDO OCCIDENTALE
I più
famosi risultati delle ricerche provengono dall’Università di
Omsk in Rttssia e,
in occidente, da quella condotta dal Dottor Rudolf Sklenar: la sua ricerca è menzionata spesso dalla stampa
tedesca. Egli giunse dalla Germania Est, dove il Kombucha è stato adoperato dalla gente comune sin
dall’inizio del secolo. Aveva studiato medicina a Praga, ed ebbe
il primo approccio con il fungo Kombucha in un monastero.
Durante la seconda guerra mondiale, lavorò con tale coltura, e basò sul Kombucha il suo lavoro scientifico. Negli anni sessanta
pubblicò la sua ricerca su giornali scientifici e presso la stampa ordinaria,
il che risultò in una miglior comprensione delle
proprietà curative e rinforzanti del Kombucha: il
Dottor Sklenar lo usò con successo per trattare
diabete, alta pressione sanguigna, tutti i tipi di problemi digestivi, malattie
dello stomaco e dell’intestino, reumatismi e gotta.
L’area
di lavoro più importante del Dottor Sklenar divenne
il trattamento biologico del cancro, ed egli integrò il Kombucha
in tale programma. I suoi metodi di cura erano talmente efficaci, che furono
adottati da molti dottori. Una società che porta il
suo nome, oggi produce la bevanda e le pastiglie di Kombucha.
Quando venne reso noto che il Dottor Veronika Carstens (moglie di un
ex-Presidente tedesco) stava usando il Kombucha con
tutti i suoi pazienti affetti da cancro, la bevanda divenne un rimedio curativo
molto popolare. Il Dottor Sklenar e il Dottor Carstens ne raccomandarono l’uso ai loro pazienti affetti
da tumore, come complemento ad altre terapie.
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Fig. 1 Preparate del tè
zuccherato in una teiera o in una coppa.
Fig. 2 Filtrate il tè zuccherato in
un contenitore
appropriato.
Fig. 3 Aggiungete
aceto o bevanda di
partenza. Mettete il fungo, la “frittella”, sul tè, con la parte liscia sopra.
Fig. 4 Coprite con mussola o altro panno adatto, e ancorate con un elastico.
Mettete a fermentare in posto caldo e poco illuminato, lontano da piante e
umidità.
Fig. 5 Una volta completata la fermentazione, il “discendente” che si è
separato può essere utilizzato per preparare nuovi quantitativi di bevanda,
riposto in frigo o passato a qualche amico.
Fig. 6 La bevanda di Kombucha è ora pronta per
essere bevuta. Filtratela in bottiglie di vetro o caraffe, e riponetela nel
frigo. Godetevela!
KOMBUCHA: FATTI O FANTASIE?
Resoconti
concernenti successi terapeutici vengono spesso
generalizzati e passati di mano, senza essere sottoposti ad ulteriori ricerche.
Per quanto riguarda le erbe medicinali, ad esempio, l’idea generale è che esse
possano soltanto guarire e che non abbiano negativi effetti collaterali. In
realtà, ciò che può essere di rimedio per qualcuno, potrebbe risultare
l’opposto per qualcun altro. Quando per la prima volta
ricevetti i funghi di Kombucha da un amico, mi fu
dato un volantino informativo circa il tè Kargasok.
TE’ KARGASOK:
Approssimativamente
60 anni fa, una donna giapponese visitò la regione di Kargasok
(in Russia) e rimase sbalordita nel trovare tante persone in salute, che avevano superato l’età di cento anni. Conobbe addirittura un
uomo dell’età di 130 anni, che aveva sposato una anziana
donna di oltre ottanta, la quale era ancora in grado di concepire dei bambini.
La donna giapponese rimase affascinata da tutto questo, e tentò di ottenere il
segreto della ottantenne, che a malapena aveva qualche
ruga. Scoprì che in ogni casa, giovani e vecchi consumavano approssimativamente
mezza pinta, o un terzo di litro, di tè di Kombucha al giorno. Per preparare questo tè, la giapponese ricevette
uno speciale fermento di fungo, e le istruzioni su come adoperarlo. Ella portò il tutto con sé in Giappone, dove incominciò a
duplicarlo e ad invitare i suoi amici a berne il tè, oltre che a passar loro il
fungo e le istruzioni. A loro volta, i suoi amici lo passarono ai loro amici.
Dopo averlo consumato per un certo periodo, la gente incominciò a riscontrare
benefici effetti:
· Un uomo che aveva la pressione a 2 10/120, fu in grado di ridurla a
140/80.
· Una ragazza cui fu diagnosticato fuoco di Sant’Antonio,
guarì.
“In Kargasok, cancro ed alta pressione sono sconosciuti. In
Giappone, poco dopo che questo tè divenne il soggetto di programmi radiofonici
e televisivi, più di un milione di giapponesi ne divennero consumatori. Il tè
prese infine la via di Taiwan, poi di Hong Kong e adesso viaggia per il mondo,
dove viene passato da un amico all’altro, in segno di
amore ed apprezzamento. Questo tè sembra essere un miracoloso rimedio per molti
tipi di persone sofferenti. I ricercatori hanno scoperto che il fungo contiene
tre elementi base, senza i quali il corpo non può funzionare. Il Dottor Pan Pen, dal Giappone, ha
riportato quanto segue sugli effetti della coltura:
“Questo
tè:
Ø
allunga chiaramente la
durata della vita
Ø
è un salutare rimedio
contro varicella e fuoco di Sant’Antonio
Ø
riduce la formazione di
rughe
Ø
scoraggia la formazione di
cancro
Ø
previene sintomi sfavorevoli
della menopausa
Ø
ripristina l’acutezza visiva
Ø
rinforza i muscoli delle
gambe
Ø
guarisce le artriti
Ø
migliora la pulsione sessuale
Ø
cura il sudore dei piedi,
la costipazione, i dolori alle articolazioni e alla schiena
Ø
guarisce gli ascessi
Ø
guarisce le arterie occluse e
il diabete
Ø
rinforza i reni
Ø
guarisce cataratte e malattie
cardiache
Ø
rida appetito e guarisce
i disturbi del sonno
Ø
riduce le probabilità di
calcoli e problemi al fegato
Ø
riduce l’obesità e blocca
la diarrea
Ø
cura le emorroidi
Ø
aiuta a ridare colore ai
capelli grigi; aiuta in
Ø
condizioni di calvizie.’~
Questo
elenco potrebbe apparire ingenuo, e non ci sono resoconti sul tipo di tè
adoperato, né se fosse stata usata la bevanda o il fungo in sé. Non si può
generalizzare su queste condizioni: a qualcuno potrebbe essere d’aiuto, a
qualcun altro no. Per le rughe, ad esempio, potrebbe essere meglio strofinarsi
la polpa direttamente sul viso. Per quanto riguarda i capelli grigi, per me non
ha funzionato, ma per qualcun altro forse si.
COS’E’ IL KOMBUCHA?
Il Kombucha è composto di un certo numero di batteri e di speciali
colture di fermenti in una relazione simbiotica. Questo organismo vivente
fermenta il tè zuccherato per diventare la bevanda Kombucha.
Il sapore rinfrescante dà una sensazione di benessere. La quantità di fermenti
vivi che contiene dà alla bevanda una vitalità che continua anche dopo essere
decantata nella bottiglia. Il Kombucha è diventato sempre più ricercato come aiuto nella prevenzione
di molte malattie.
COME PREPARARE IL VOSTRO KOMBUCHA
Ingredienti
2 litri
di acqua bollente
160
grammi di zucchero bianco granulato
da 2 a 4 cucchiaini (o bustine) di tè (nero, verde o in mistura)
1
coltura sana di Kombucha
2
cucchiai di aceto
(Questo
viene usato solo per la prima bevanda, se non è
disponibile del tè di Kombucha per partire. Per le bevande a seguire, usare 200 ml del beveraggio come
partenza, e omettere l’aceto).
In alternativa, può essere utilizzata una tisana a base di
erbe, ma non una che contenga olio. (Occorre essere sicuri che le erbe siano
state appropriatamente essiccate e confezionate, senza rischi di spore o
contaminazioni fungose. Quelle contenenti apprezzabili quantità di olio sono: angelica, bergamotto, camomilla, carvi, cumino, aneto, semi di finocchio, lavanda, levistico o sedano di monte, maggiorana, menta, menta
piperita, rosmarino, dragoncello, timo, assenzio.) Si raccomanda di
incominciare la bevanda con tè nero e/o verde. Quando
si avrà più dimestichezza, si potranno spermentare le
erbe.
In
questo caso, usare da 2 a 3 cucchiaini di tisana, versare in acqua bollente,
lasciare per 5 minuti, filtrare via le foglie ( o togliere i sacchetti del tè)
e procedere con la ricetta che segue.
Metodo:
Per
preparare un quantitativo di Kombucha,
è necessario disporre di una coppa di porcellana, vetro o ceramica, della
capacità di circa due litri e mezzo.
Mettere il tè in una pentola, versare acqua bollente, aggiungere zucchero
e mescolare sino a che sia sciolto, dopodiché lasciare in infusione per 10/15
minuti. Filtrare il tè nella coppa; aggiungere l’acqua rimanente e l’aceto (o
l’infuso di partenza) e lasciar raffreddare, se occorre, a temperatura
ambiente.
Lavare
il fungo di Kombucha e metterlo sull’acqua. Il fungo
ha una faccia liscia (probabilmente di colore più chiaro) ed una ruvida.
Dovrebbe essere lasciato a galleggiare con la parte liscia di sopra.
Bisognerebbe lasciare uno spazio di almeno quattro centimetri tra il fungo e il
margine della parte superiore della coppa.
Coprire
con mussola (o altro panno che consenta all’aria di passare) e ancorarla con un
elastico ai bordi della coppa.
Il
contenitore andrebbe poi lasciato in un posto caldo (la temperatura di
fermentazione ideale è tra i 23° ed i 28°C, a seconda della
stagione). Il fungo non ha bisogno di luce, ma di calore e di
aria. Il fumo è dannoso.
Dopo
la fermentazione, da sei a nove giorni (è più rapida in estate, o a temperature
più alte), rimuovere il fungo con le mani pulite, filtrare la bevanda e
versarla in bottiglie (o, a preferenza, in una o più caraffe munite di
coperchio). Con l’esperienza, ognuno deciderà il miglior tempo di fermentazione
in base alle condizioni specifiche. La bevanda dovrebbe avere un sapore
attraente e leggermente dolce, non troppo acido.
Le
bottiglie andrebbero messe in frigo, altrimenti il processo di fermentazione continuerà e il beveraggio assumerà un sapore acido. Non
appena tolto dal tè, il fungo può essere immediatamente utilizzato per un nuovo
quantitativo di bevanda.
I
migliori contenitori per preparare la bevanda sono coppe di vetro, porcellana o
ceramica: quelli in metallo, compreso l’acciaio inossidabile, non vanno
adoperati, perché gli acidi nel beveraggio reagiscono con esso.
Un paragone si può fare col vino o con il whisky, che hanno
un sapore diverso quando fermentano nel legno. Contenitori in
plastica sono di uso sempre più comune, in questo caso devono essere di alta
qualità, di tipo per alimenti, e resistenti agli acidi. Polivinile, polipropilene
e plastica a basso costo possono essere causa di reazioni chimiche nella
bevanda. Contenitori per fare birra casalinga possono andar bene. I contenitori
dovrebbero disporre di aperture larghe, ed essere non
troppo alti né riempiti sino all’orlo. Una pentola larga e non troppo alta,
consentirà al Kombucha di fermentare più velocemente
e in modo migliore.
IL “FUNGO” RIPRODUCE SE’
STESSO
Con
ogni bevanda, sarà cresciuto un fungo nuovo (per fissione binaria) sulla cima
della “frittella” originale, galleggiante sul liquido. La “frittella” può
essere facilmente divisa (in caso di difficoltà, usare un paio di forbici
pulite per facilitare gentilmente la separazione). Il nuovo fungo potrà poi
essere utilizzato per una nuova preparazione, o per essere regalato a qualche
amico. Se non si preparano nuovi quantitativi lo
stesso giorno, il fungo potrà essere conservato mettendolo in un contenitore
sotto vuoto, riempito con un po’ di bevanda di Kombucha,
e tenendolo nel frigo sino a quando servirà.
La
quantità raccomandata da bere giornalmente, è tre
bicchieri da vino, di capacità media, uno prima di colazione, ed uno 20 o 30
minuti dopo pranzo e dopo cena. Quantitativi superiori possono essere consumati
abbastanza tranquillamente. Non ci sono limitazioni ai modi in cui un bevitore
di Kombucha può fare esperimenti con questo
beveraggio.
IL PROCESSO DI FERMENTAZIONE CONTINUA
Dopo
aver scritto la prima volta a proposito del Kombucha,
ricevetti una massa di commenti e richieste di informazioni
da persone del centro e dell’est Europa. Questa gente ricordava di mamme e
nonne che avevano grossi contenitori da dieci o venti litri, riposti in luoghi
caldi.
La
gente beveva la bevanda che produceva quando
necessario, ed ogni volta il contenitore veniva
rabboccato di nuovo con quattro o cinque litri di tè zuccherato. Questa era una
forma di fermentazione continua. Diversi rabbocchi possono essere effettuati con diversi tè. I bambini, ad esempio, spesso
amano una miscela fatta con tè di erbe al ribes nero
selvatico. Non ho mai sentito parlare di problemi inerenti questo tipo di
fermentazione.
Leggendo
a proposito di questo, acquistai immediatamente un grande
contenitore con un rubinetto situato diversi centimetri sopra la base, in modo
da non attingere ai sedimenti della bevanda depositati sul fondo. Ho scoperto
che lavoratori Russi e Polacchi hanno portato con loro questo metodo nelle
regioni orientali della Germania. Alcuni profughi di
guerra fecero altrettanto, portandolo all’ ovest.
La
fermentazione continua, oltre ad essere più facile, ha anche il vantaggio che
la maggior quantità di fluido non reagisce così rapidamente alle variazioni di
temperatura.
Un grande contenitore può essere equipaggiato anche con piastre
elettriche, come quelle che si usano per la fermentazione della birra. Sulla
base delle mie esperienze, devo dire che il processo di fermentazione continua
è il sistema ideale per preparare il Kombucha per uso
personale.
ALCUNE DOMANDE FREQUENTI CIRCA LA PREPARAZIONE DEL KOMBUCHA
D:
Quanto devo aspettare per bere il mio Kombucha?
R: Il
tempo medio dall’inizio della preparazione è una settimana. Da sei ad otto
giorni dopo aver riposto la vostra coppa di Kombucha
opportunamente coperta, assaggiate il tè. Non dovrebbe essere né troppo dolce né
troppo acido. Se è troppo dolce, lasciate fermentare il fungo
per un altro giorno circa. Se il sapore è piuttosto
acido, allora lasciate la bevanda un giorno in meno, la volta seguente.
Potete comunque bere il tè, vi farà molto bene,
sebbene potreste desiderare di aggiungere acqua o succo di frutta.
D:
Qual è la corretta temperatura per il fungo?
R:
Il fungo Kombucha preferisce il tipo di temperatura
usata per la fermentazione del vino o della birra. Per tale ragione. se la stanza di cui disponete è fredda (ad esempio in
inverno) potrebbe essere utile usare piastre di riscaldamento da birra o fasce
termiche. Possono essere acquistate in negozi specializzati. D’estate la
temperatura ambiente media sarà adeguata.
Anche
uno stenditoio riscaldato è un buon posto dove mettere a fermentare il
beveraggio: comunque, se il serbatoio di acqua calda
non è ben isolato, la temperatura sarà un po’ troppo alta.
D:
Come si può sapere se sta funzionando?
R:
Primo, non sorprendetevi se il fungo cala sul fondo.
Esso genera anidride carbonica sotto la sua superficie, quando trasforma il tè,
e potrebbe aver bisogno di un po’ di tempo per
generare gas sufficiente e spinta idrostatica per tornare a galleggia re in superficie.
Dopo qualche giorno, dovreste notare un odore di aceto
e la formazione di una membrana trasparente sulla superficie del tè. Se questo accade, va tutto bene.
D:
Cosa succede se danneggio il fungo?
R: Il
fungo è molto resistente, e produrrà ancora un discendente ben formato, anche
se lacerato o formato parzialmente. Il discendente potrebbe risultare
più sottile nell’area danneggiata, ma la parte più sottile si ingrosserà nelle
generazioni successive. Se il gas accumulato sotto il fungo
spinge via dalla superficie del tè la parte sottile della membrana, sollevate
il fungo sino a far uscire il gas. Ciò consentirà alla membrana più
sottile di tornare a contatto con la superficie del
liquido, e faciliterà una crescita più
uniforme.
D:
Che succede se me ne vado in vacanza per un po’?
R: Il
fungo Kombucha è una bestia coriacea e dormirà
tranquillamente in un po’ del suo tè, da tre a sei mesi, se lasciato nel frigo.
E’ meglio fare in modo che sia sdraiato di piatto, e che abbia un po’ d’aria
nel contenitore, così che possa respirare.
D:
Come posso produrre più funghi per i miei amici?
R:
Un Kombucha produrrà felicemente un discendente
semplicemente mettendolo in una piccola quantità di tè, circa due centimetri.
In questo modo, potete produrre più discendenti senza usare un sacco di
zucchero e di tè, e senza dover preparare grandi quantitativi di bevanda. Il tè
di Kombucha che ne risulterà
potrebbe essere un po’ troppo acido da bere, comunque, perciò preparate almeno
un quantitativo del solito ammontare di liquido.
Una
volta che avete un certo numero di funghi, è possibile refrigerarli con
successo, ammucchiandoli in un contenitore con un po’ di liquido sul fondo. I
discendenti di Kombucha non litigano, anzi stanno
tutti insieme allegramente! Tutti i funghi possono essere tenuti in attività,
usandoli a rotazione nella preparazione del beveraggio. In questo modo,
disporrete sempre di un certo numero di funghi sani ed attivi, da regalare via
a richiesta.
D: Che effetto avrà, sulla mia salute, bere il tè?
R: Gli effetti del bere il tè variano da persona a persona. Generalmente,
comunque, il tè agisce in modo gentile ed
equilibrante, e aiuta il fisico a guarire sé stesso in qualunque modo sia
necessario.
Come
regola generale, più siete in contatto col vostro corpo, maggiori effetti noterete. Potreste sentire entusiasmo, notare un acuirsi
nella percezione visiva, un rilassamento generale, un aprirsi delle vostre
energie. Spesso viene riportato un senso di benessere
generale. Potrebbe ridursi il numero dei vostri raffreddori. Persone anziane
riportano frequentemente un incremento in mobilità e un calo di fastidiosi
dolori alle giunture.
Se il vostro corpo è già molto aperto e rilassato, e la vostra energia
consistente, potreste non notare questi effetti. Potreste semplicemente
registrare il Kombucha come la bevanda saporita,
rinfrescante, leggermente frizzante, benigna che è, e che vi aiuta a star bene!
PROBLEMI CONNESSI CON LA FERMENTAZIONE DEL
KOMBUCHA
Con
ogni fungo vivente, possono accadere incidenti che risultano
dannosi od anche fatali a tale organismo. Se le
temperature non sono adeguate, o se il fungo è stato messo da parte per un
lungo periodo di tempo, potrebbe formare un involucro glutinoso.
Se questo dovesse accadere, lo si dovrebbe pulire,
usando succo di limone o aceto di vino. Dopodiché, può di nuovo essere
utilizzato. La faccenda è più complicata se il fungo ha cominciato ad
ammuffire. Temperature troppo basse, o un ambiente poco pulito, potrebbero
esserne la causa. In questo caso, sbarazzatevi del beveraggio e lavate il fungo
come descritto sopra. Il solito 10% andrebbe prelevato da un’altra bevanda, per
partire con un nuovo quantitativo. Se non ci sono altre bevande in
preparazione, mettete il fungo nel tè che avete preparato, con la quantità di
zucchero occorrente, e aggiungete due cucchiai di aceto
(ancora meglio, aceto di Kombucha se disponibile). Il
beveraggio dovrebbe avere un odore acidulo dopo alcuni giorni. Non dovrebbe
avere odore di stantio. Nelle zone dove è presente il moschino
dell’aceto (Drosophilia fenestarum) è
molto importante coprire la bevanda con una mussola, agganciata con un
elastico, per evitare che la mosca entri nel contenitore e deponga le uova. (Meixner).
Non
lavate il fungo se non ci sono ovvi motivi per farlo,
a meno che non sia stato messo via per un lungo periodo, o della muffa indichi
che è necessario. Il fungo è sempre viscido! Una volta mi capitò un fungo che
non funzionava nel modo appropriato. La persona che lo possedeva aveva
apparentemente fatto tutto in modo corretto. Andai dal fornitore nella città
vicina, e trovai che il liquido usato era stato
immagazzinato in un contenitore da 25 litri, con un collo stretto. Era stato
riempito sino all’orlo, con la copertura di tela che toccava il fungo, il quale
non aveva semplicemente abbastanza aria per funzionare
appropriatamente. Anche raddoppiando il tempo di
fermentazione, la bevanda era ancora troppo dolce, e non troppo sana da bere.
Rintracciai la coltura sino al fornitore precedente, ed anche lì non stava
funzionando bene. Il beveraggio era stato preparato qui, nei cinque mesi
precedenti, usando solo 20 grammi di zucchero per litro. Tutte queste colture
furono riportate alla normalità. A due di esse,
aggiunsi la bevanda del tipo in commercio, e con un’altra usai una dose doppia
di tè nero con doppio zucchero, e feci in modo di lasciarlo fermentare sino a
quando non divenne molto acido. Con quest’ultima, si
continuarono ad ottenere buoni risultati con una fermentazione normale. Leggete
anche il capitolo che spiega come asciugare il fungo Kombucha.
NB: Una
coltura morta o malata non può funzionare correttamente, e non produrrà bevande
salutari.
NICOTINA: UN VELENO MORTALE PER IL FUNGO
Il
fumo del tabacco uccide il fungo. Ho ricevuto spesso telefonate da persone che
mi dicevano che il loro fungo non funzionava più. Nel 50% dei casi, scoprii che
qualcuno stava fumando nella stanza dove esso stava fermentando. Il fungo non
può tollerare il fumo del tabacco. Nel caso di occasionale
fumo da caminetto, può sopravvivere; la bevanda, comunque, acquisirà un sapore
di fumo, che sarà ancora avvertibile nei quantitativi prodotti in futuro.
CONSERVARE IL TE’ DI KOMBUCHA DOPO
LA FERMENTAZIONE
La
bevanda di Kombucha è qualcosa di
vivo, e a questo si devono i suoi effetti salutari ed energizzanti. Il problema principale della nostra odierna
alimentazione, sta nei molti conservanti ed additivi chimici che contiene. La
fermentazione del Kombucha avviene più rapidamente a
temperatura ambiente, e rallenta considerevolmente nel frigorifero. Se lasciato
a fermentare troppo a lungo, il risultato finale sarà una bevanda acida, ancora
efficace ma certo non gradevole per tutti da bere: nel corso di diete
dimagranti, questa bevanda piuttosto acida viene usata
frequentemente. Andrebbero inoltre prese precauzioni per le bottiglie
conservate per lunghi periodi, perché potrebbero scoppiare a causa della
formazione di gas.
La
bevanda di Kombucha distribuita commercialmente, disponibile
in alcuni negozi di alimenti naturali e simili,
potrebbe avere un sapore molto acido, il che è una buona indicazione che non è
stata conservata o adulterata: gli effetti nutritivi sono altrettanto efficaci
di quella “fatta in casa”. C’è la possibilità che, assaggiando la prima volta
il Kombucha, esso risulti
poco piacevole e acido per alcuni palati. In realtà esso dovrebbe essere
piacevole da bere (a parte con alcune particolari combinazioni di tisane di erbe) e non bisogna dimenticare che si può ottenere un
numero praticamente illimitato di sapori differenti: occorre solo sperimentare
diverse soluzioni. A seconda della durata della
fermentazione, il liquido apparirà trasparente o fosco. Dopo un breve periodo
di tempo, il fermento si depositerà sul fondo: lo si
potrà sia consumare, come con le birre di frumento come le “weissen”,
o filtrato con un panno. Il dieci per cento del liquido andrebbe utilizzato per
incominciare il quantitativo di bevanda seguente: col
resto si possono riempire delle bottiglie, tappate con turaccioli, avendo
l’accortezza di lasciare un po’ di spazio tra il liquido e il tappo, onde
prevenire lo scoppio delle stesse a causa del gas.
QUANTO SE NE PUO’ BERE?
Mi è capitata una lettera circolare, distribuita col Kombucha,
che menzionava alcuni possibili effetti collaterali:
“Una rapida disintossicazione può causare disagi in alcune persone, se viene bevuto troppo tè all’inizio del trattamento. Iniziare
lentamente ad aumentare, di settimana in settimana, partendo da sei cucchiai da
minestra al giorno, in dosi separate. Con due cucchiai
da minestra assunti tre volte al giorno, di solito si
evita ogni tipo di problema. Alcuni possibili effetti collaterali possono
includere mal di testa, mal di stomaco, nausea, affaticamento, capogiro,
leggera diarrea, costipazione, brufoli, eruzioni cutanee e flatulenza. Comunque, questi sono effetti temporanei che durano da un
giorno ad una settimana circa, in persone basilarmente sane. Per
controbatterli, bere più acqua del solito aiuta. Le persone con problemi di
salute possono avere delle crisi se bevono troppo e
troppo presto: gli effetti del Kombucha sembrano
incominciare a manifestarsi nella parte più debole del corpo, poi nella seconda
in ordine di debolezza, e così via.”
Poiché
ci sono migliaia di modi per preparare il tè di Kombucha,
non c’è assolutamente modo di sapere quale elemento della bevanda possa aver causato i negativi effetti collaterali menzionati
nella circolare.
DIFFERENTI MISTURE DI
TE’
Le più
popolari bevande di Kombucha sono quelle in cui vengono utilizzate diverse misture di tè, a seconda del
gusto, nella preparazione. Alcuni aggiungono frutta alla bevanda, due giorni
prima della fine della fermentazione. Ciò non solo migliora il sapore, ma
aggiunge anche vitamine e tutti gli altri benefici relativi
al particolare frutto o vegetale messo nel beveraggio. Usando frutta di
stagione, essa andrebbe completamente pulita e mescolata. Una forte
fermentazione si scatena poco dopo l’aggiunta della frutta; il risultato è
delizioso.
VOCI E VISIONI ALLA GRANDE PIRAMIDE
Di Gordon-Michaeì Scallion
(Questa è la quarta puntata della serie sulle antiche
civiltà. In questo nuovo servizio del mese, GMS approfondisce le informazioni
sulla Grande Piramide di Giza che ha ricevuto durante
la sua permanenza in Egitto nel Gennaio di quest’anno.
- ECR#44 , Maggio 1995)
La
nostra visita a Giza e alla Grande Piramide ha
cambiato la mia vita. Non faccio questa dichiarazione alla leggera, in
considerazione di tutti gli incredibili cambiamenti di cui ho fatto esperienza
sin dalla mia crisi di salute nel ‘79, e la conseguente spinta
nel mondo come veggente. Ciò che vi presento è il risultato di una settimana di esperienze giornaliere durante il mio soggiorno presso la
Grande Piramide. Le visioni che ho avuto a Giza sono
alquanto differenti da quelle avute sin dal ‘79. Solitamente, quando faccio
esperienza di una visione, è come osservare uno schermo suddiviso, come
osservare due o tre aspetti della stessa scena. Non così a Giza.
La mia prima visione è arrivata ancora prima che entrassi nella piramide. Ero
seduto nel nostro balcone presso la Mena House, che si affaccia su di essa, a circa trecento metri di distanza, quando mi ritrovai
ad osservare una scena di operai che sgombravano l’altopiano, in preparazione
della costruzione della Grande Piramide. Ciò che accadde in seguito è difficile
da spiegare perfino per me, o anche solo comprendere. Fui trascinato nella
visione, così che invece di essere un’esperienza ottica dove io stavo
osservando un evento, divenni parte della scena che stavo guardando. Avevo
viaggiato nel passato, al tempo della costruzione. Io ero là! Potevo vedere
grandi uccelli nell’aria, che mi ricordavano quelli preistorici. Il terreno era
molto diverso: semi-tropicale, vegetazione lussureggiante, temperatura sui 40°
e acqua che circondava l’intero plateau. L’albergo dove stavo sperimentando fisicamente
la visione, era sottacqua. Nell’aria c’era una grande
macchina volante a forma di sigaro, che somigliava ad un pallone ad aria calda.
Dei cavi si calavano giù dalla macchina, sino a dei punti di ancoraggio
giù in basso. Operai vestiti con dei gonnellini bianchi, e dei copricapi di stoffa che si calavano giù sino all’altezza
delle spalle, stavano rimuovendo pietre da delle intelaiature collocate sotto
il velivolo. L’attività mi ricordava quella degli odierni elicotteri, che possono trasportare pesanti carichi di materiali in speciali
intelaiature sorrette da cavi d’acciaio. Potevo vedere altre aeronavi giungere
in zona, guidate da cavi di ancoraggio da punto a
punto. Ogni nave portava una serie di carichi, una pietra per ogni carico, ed
ogni pietra marcata con caratteri geroglifici. Qui si trova un’altra
possibilità relativa all‘enigma
delle piramidi: furono usate macchine volanti per trasportare le pietre dalle
cave al sito, non chiatte, rulli e rampe! Se la mia
esperienza si fosse fermata a questo punto, la considererei ancora come la più
strabiliante della mia vita. Ero lì a guardare ciò che stava per divenire,
migliaia di anni più tardi, una delle sette meraviglie
del mondo. Potevo sentire le voci degli operai, lo stridio dei giganteschi
uccelli dell’epoca, sentire il caldo del giorno. Sotto ogni aspetto, io ero lì.
I miei pensieri cominciarono a correre così veloci, che iniziai a diventare
consapevole di una pulsazione nella mia testa, qualcosa a me familiare quando insisto troppo nel voler ricevere informazioni. Ai primi
tempi delle mie visioni, eventi come questo mi riducevano
a letto per diversi giorni, ogni volta, con strazianti mal di testa e
sensazioni tipo scosse elettriche che correvano dal mio plesso solare ai miei
piedi. Le immagini scorrevano come un fiume della coscienza. Non appena ebbi
pensato tra me e me, “Quando sta accadendo tutto questo?”, una voce interiore
rimandò una risposta. La cornice
temporale è 12.553 anni prima del presente. Sbigottito,
realizzai che non era una voce a me sconosciuta. Era
chiaramente la mia voce, comunque, la costruzione
delle proposizioni e l’uso delle parole non mi erano comuni. Senza provare a
fare una domanda, pensai, “Cos’è questo?” Io sono te, o più precisamente, la monade
della quale tu sei una porzione. Piuttosto che calarmi del tutto in una
discussione sulla monade, posso sintetizzare l’informazione ricevuta in due
parole: la mente (non il cervello). Approfondirò maggiormente tutto ciò in
futuro. I miei pensieri saettarono ad un elenco che avevo preparato ancora nel New Hampshire, prima del viaggio. Esso conteneva domande
sulla Piramide e sulla Sfinge, per le quali speravo di trovare indizi su come
scoprire i loro segreti. Ed ora, eccomi qua, collegato ad una
specie di biblioteca/database superconscio, dove avrei potuto ottenere qualcosa
di più di semplici indizi. Preoccupato che il tempo scadesse
e che avrei perso la connessione, i miei pensieri correvano, ma fui in qualche
modo costretto a rimanere nel flusso del tempo consentendo, a qualsiasi cosa
stesse per presentarsi, di accadere, indipendentemente dal mio desiderio di
conoscere. Pensai, “Questa costruzione era una specie di
tempio o di chiesa, dove la gente viene a pregare per l’illuminazione o avere
esperienze iniziatiche?” Il mio pensiero ricevette
istantaneamente una risposta. Cerchi un
nome da dare a questa struttura, un nome che ne descriva
lo scopo, vero? Di nuovo trasalii e, preoccupato di perdere il contatto a
causa della mia ansia di sapere, pensai, cercando di non essere così
eccitabile, “Sì, esattamente questo”. Ancora una volta, ebbi istantaneamente
una risposta. La Grande Piramide è una
macchina del tempo. Tale risposta non faceva parte delle possibilità che
avevo preso in considerazione. Com’era possibile? Al giorno
d’oggi, la televisione e il cinema stanno appena cominciando ad
esplorare le possibilità dei viaggi nel tempo. Guarda ciò che l’attuale civilizzazione ha conseguito nel secolo che
sta per concludersi. Elettricità, automobili, energia
atomica, laser, viaggi spaziali, tutto questo nel breve arco di un centinaio
d’anni. Ora immagina dove potrebbe essere tale civiltà nel prossimo centinaio
d’anni. E’ dove questa gente si trovava oltre 12.500 anni fa. La civilizzazione, tecnologicamente, non si sviluppa
necessariamente col tempo. Invece, si erge e sprofonda a seconda delle lezioni da essa desiderate.
“Chi
costruì la Grande Piramide?” Atlantidei, insieme a Egiziani e Dareani. Il mio
pensiero seguente fu, “Come funziona questa macchina?” Lo scopo della macchina, così com’è costruita, è multiplo nelle intenzioni. Il
suo punto focale era curvare il tempo, così da poter provvedere un metodo di iniziazione. Comunque, il modo
in cui ciò fu realizzato fornì altri benefici alla sua gente. Questi spaziavano
da maggiori quantità di raccolti agricoli, controllo meteorologico, una forma di energia elettrica, ed un istituto di apprendimento per lo
studio dei cieli (astronomia, astrologia, energie cosmiche), della matematica,
della chimica, delle dimensioni interiori, nonché dei sette livelli di
iniziazione. Tutto ciò era parte del progetto. “Astronomia e astrologia”,
pensai. Sì, come un osservatorio. I
costruttori conoscevano i cicli delle stelle, le loro emanazioni individuali e
collettive in relazione alla Terra e al Sole, i loro
effetti sulla coscienza, e il fatto che la vita non è limitata alla Terra. A
questo fine si conoscevano e registravano in apposite
camere, conosciute e sconosciute, quelle “finestre” temporali che avrebbero
indicato i momenti in cui erano possibili comunicazioni con gente di altri
mondi, tanto interiori quanto fisici. Avendo conoscenze di questo tipo, divenne
allora possibile costruire uno strumento che avrebbe potuto sintonizzarsi con
quelle energie emananti dalle stelle e da altre dimensioni, amplificandole e
modificandole per curvare il tempo. Ciò pertanto consentiva a coloro che erano in risonanza con lo strumento, di entrare
nel flusso temporale, dove tutte le comunicazioni intramondo
avevano luogo, relativamente a questa sfera. “Cosa sperava
di ottenere questa gente dai viaggi temporali?” Un modo per comunicare col Signore ed i Suoi angeli. Sbalordito,
avvertii una sensazione elettrica in tutto il corpo, e mi ritrovai
istantaneamente sulla terrazza dell’albergo, deluso che il mio ego personale e
la gioia mi avessero fatto rompere il contatto. Con la testa che pulsava per
l’esperienza, decisi che avrei ritentato l’indomani, e caddi addormentato per
l’intero pomeriggio. Realizzando l’importanza della sincronizzazione
e della costanza a proposito delle applicazioni di tipo intuitivo, tentai di
indurre una visione il giorno seguente, nello stesso momento e nello stesso
luogo. Emersero immagini colorate, che mi mostravano la topografia della
regione, la posizione del Nilo all’epoca, nonché visioni
di ulteriori costruzioni. Queste impressioni corrispondevano al tipo di visione
più ordinario che ricevevo di solito, cioè più
immagini che si mescolavano in altre, ognuna delle quali della durata di alcuni
secondi. Dopo quindici minuti, si fermarono. Forse, pensai, l’esperienza del
giorno precedente è una di quelle che capitano una
volta sola nella vita. Più tardi, quel giorno,
visitammo la Sfinge, dove passammo circa un’ora. Lasciando la zona della
Sfinge, passeggiai in cima al plateau dove si trovano
la Grande Piramide, le due piramidi di Menkaure e Khafra, ed altre strutture. Mi fermai, a circa trecento
metri di distanza, su una strada secondaria, e fissai le tre piramidi, godendo della loro magnificenza. Con un suono simile ad uno
schiocco, mi trovai ad avere di nuovo viaggiato indietro nel tempo, durante la
costruzione della Grande Piramide. L’esperienza del giorno precedente mi aveva
preparato o, piuttosto, focalizzato i miei pensieri su ciò che sentivo
importante osservare. Non mi sarei mai aspettato di ripetere l’esperienza
interattiva, ma speravo di essere in grado di tornare al punto in cui si era
interrotta il giorno prima. Non erano presenti
piramidi sul plateau, solo l’inizio della costruzione di quella che certamente
sarebbe stata la Grande Piramide. Osservai la Sfinge, anche se molto diversa per
stile e grandezza, insieme ad altri edifici, di forma
rettangolare, ed alcune strutture simili a collinette che mi sembrarono essere
piuttosto vecchie. Gli uccelli (della mia esperienza del giorno prima)
continuavano a riempire il cielo. Notai diversi uomini con delle specie di
frombole, contenenti un peso, che quando venivano
fatte roteare circolarmente, emettevano un acuto stridio che disperdeva gli
enormi uccelli. Pochi istanti più tardi, una grossa aeronave entrò
nell’altopiano. Pregai di potermi mantenere centrato, e diventare solo un
“osservatore”. Con una profonda inspirazione, avvertii una scossa elettrica
nelle spalle e nel collo, e partii con la prima domanda. “Qual è la relazione
tra la Grande Piramide ed il suo essere tanto una macchina del tempo quanto un
luogo di iniziazione?” La vita è iniziazione. Ogni pensiero, ogni azione, sono una parte
dell’iniziazione. Una volta, l’uomo passeggiava col Signore. Tutti i pensieri erano uno. Tutte le azioni, uno. Poi, con un singolo
pensiero, si formarono un numero infinito di pensieri, separati e collettivi.
Era la creazione delle anime. Una parte di queste anime giunsero
a questo sistema solare per fare esperienza dell’individualità, sebbene fossero
rimaste connesse alla moltitudine. Col tempo, le forze magnetiche e la volontà,
le comunicazioni con la moltitudine celeste ed altri regni spirituali divennero
così intasate da causare una separazione. Per aiutare a ristabilire una
connessione, fu istituito un processo di iniziazione o
addestramento, utilizzante la Grande Piramide come strumento di comunicazione.
In tal modo, il contatto sarebbe stato possibile per coloro che, tramite la
loro dedizione, avrebbero potuto comunicare con le loro anime compagne ed il
Signore. Un sacco di domande si affollavano nella mia coscienza. Agguantai
la prima, in modo da non perdere di nuovo la connessione. “Perché
una struttura così grande?” Le misure e
la massa scelte, erano necessarie allo strumento, affinché potesse contenere
nella sua struttura i gas durante il funzionamento. La forma selezionata si
comportava come una antenna, raccogliendo quelle
particelle che precedono la luce dai cieli, e che sono attratte per sempre a
questa sfera. “Spiegazioni sull’antenna?” Questa specifica forma piramidale, congiunta con la
sua posizione di latitudine, funziona come una lente, non otticamente ma
come focalizzazione, attirando al meccanismo quei
raggi necessari alla comunicazione. “Spiegazioni sui gas all’interno della
struttura?” In specifiche porzioni dello
strumento furono inserite delle pietre usando un adesivo sigillante, che
consentì l’esistenza di camere e corridoi a tenuta ermetica. I gas erano
miscele di gas attinte dalle profondità della Terra, combinate con altri gas creati
con l’alterazione di quegli elementi ottenuti tramite lo strumento stesso. I
principi adoperati qui sono simili ai laser in uso al
giorno d’oggi, ma sviluppati differentemente a causa delle condizioni presenti
allora. “Questo gas era invisibile?”
Quando attivo era di colore verde, altrimenti era
invisibile. “Questo gas è presente nel mondo di oggi?”
Talvolta, in natura, quando quei vortici
magnetici che si possono trovare per il mondo diventano attivi. “Attivi?” Punti di transizione: spostamenti di polarità
nei cicli solari. Attualmente, in Giugno ed in
Dicembre. “E lo scopo dei corridoi?”
Gli utilizzi erano molteplici: come tunnel di servizio, tubi di
avvistamento, e per canalizzare grossi quantitativi di gas verso la
camera appropriata. “E l’entrata principale ai
corridoi ascendenti e discendenti?” L’entrata
principale non è stata trovata. Sarà scoperta in profondità sotto la base, più
vicino al centro della piramide, con un corridoio che porta su verso l’apice,
come pure verso la Sfinge ed altre strutture. Quella che oggi viene ritenuta l’entrata principale, all’ epoca era
adoperata come parte della macchina. A quel tempo, una porta incernierata era
posta sull’apertura la quale, durante un certo tipo di operazioni,
funzionava come valvola di sicurezza per il rilascio del gas. In altri tipi di operazioni, la porta era tenuta aperta da una leva,
consentendo l’avvistamento e il rilevamento di specifiche stelle. In questo
modo l’esatta posizione terrestre, o l’asse relativo a
specifiche sfere (attualmente quella polare) poteva essere determinata. Quando usata per tale allineamento, la luce proveniente
dalla stella penetrava nel corridoio e cadeva sugli strumenti, collocati in una
specifica posizione lungo il corridoio discendente. “Se l’entrata era sotto
la base, come si poteva accedere alle Camere della
Regina e del Re?” L’accesso a queste
camere non era necessario, in quanto erano porzioni dello strumento: camere
sintonizzate armonicamente. Attraverso una scala in pietra era possibile
arrivare in cima, alla pietra sul vertice, così come era
possibile scendere alle sale di controllo inferiori, molte centinaia di piedi
più in basso. “Così c’era una pietra sulla cima?” Sì, per modo di dire: era fatta con metalli dell’epoca, ed era vuota. “Ci
sono altre camere sopra la base, a parte quelle del Re e della Regina ed il
pozzo?” Sì, sette in numero, sopra la
base come camere. “Qual è lo scopo dei pozzi d’aerazione trovati nella
Camera della Regina?” Sono per il
monitoraggio ed il controllo dei gas interni alla struttura in quella
posizione. “Qual è lo scopo della Gran Galleria?” E’ il circuito di sintonizzazione dello
strumento. In tutta la sua lunghezza, c’erano binari idonei (sopra, sotto e ad
ogni lato) ad ospitare un congegno di sincronizzazione
alloggiato su un carrello. Il carrello, allora, conteneva la raffigurazione di
una creatura, in parte uccello e in parte animale, che reggeva un grosso
cristallo tra i talloni. Le estremità delle ali della creatura raggiungevano la
sommità della Galleria e toccavano i binari superiori. Questi venivano poi alimentati tramite l’induzione di forze
magnetiche che spingevano il carrello su e giù dalla Galleria. Quando sintonizzato correttamente. si
aveva uno spostamento spazio-temporale all’interno dello strumento e, a seconda
della camera selezionata, si otteneva il risultato desiderato: si apriva un
portale.
Continua...
(Ripubblicato
con permesso da The Earth
Changes Report #44. ©
Maggio 1995, pubblicato da Matrix Institute,
Inc., PO Box 336, Chesterfield. NY 03443-0336, USA, telefono +1(603)363 4916,
numero verde 1-800-628 7493, fax (603)363 4169.
Abbonamenti: 1 anno, USD$36 in USA; USD$46 estero: numeri singoli USD$5 in USA, USD$6 estero.)
SAGA UFO ISLANDESE CON SCOMPARSA DI NAVE DA GUERRA
AMERICANA?
Quanto segue è pervenuto all’ indirizzo
e-mail di NEXUS, ed è un riassunto degli eventi riportati ad una conferenza
sugli UFO, avvenuta nel Febbraio 1995, dal ben conosciuto autore Anthonv Dodd.
20
Dicembre 1992
Il
signor Dodd riceve una telefonata da una delle sue
fonti di informazioni in seno alla marina islandese,
che riporta che tre UFO sono stati tracciati mentre scendevano ed entravano in
mare al largo della costa est dell’Islanda, vicino a Langeness.
21
Dicembre 1992
Pescatori
islandesi riportano episodi inerenti a grossi mezzi sottomarini, estremamente veloci, con luci colorate e lampeggianti.
Questi erano accompagnati da un oggetto volante e luminoso sopra la superficie.
Facendo rotta verso la Scozia, i vascelli si mossero nell’acqua danneggiando le
reti che i pescatori stavano trascinando. Abituati a vedere sottomarini nella
zona, i pescatori affermano che tali vascelli non somigliavano a nessun
sottomarino che avessero mai visto. Le autorità islandesi predisposero delle
scorte da parte della Guardia Costiera Nazionale Islandese.
23
Dicembre 1992
Ad un
vascello della Guardia Costiera Islandese e a due cannoniere viene
ordinato di prendere posizione presso la costa a nord-est dell’Islanda, a Langeness, dove precedentemente, tre giorni prima, tre UFO
erano originariamente stati tracciati. Questa operazione viene
effettuata in segreto, causando apprensione tra l’equipaggio. Era anche in
arrivo un rinforzo di navi da guerra britanniche e NATO,
descritto come “esercitazioni navali”. Giornali inglesi scrivono che, durante
la “esercitazione”, fu tracciato un veicolo sottomarino molto grande, che si
pensò fosse uno dei super-sottomarini russi di nuova
generazione.
24
Dicembre 1992
Due
equipaggi di sottomarini nucleari britannici vengono
richiamati dalla loro licenza natalizia. L’HMS Endurance
e l’HMS Warrior, della classe cacciatori/killer, vengono mandati a congiungersi con la flotta di superficie
in Islanda. A vascelli della Guardia Costiera Islandese viene
ordinato di prendere posizione presso Alice Ford,
sulla costa est dell’Islanda. Alcuni contatti dischiudono ulteriori
informazioni, circa altri quattro UFO che sarebbero stati tracciati mentre
scendevano e si immergevano in mare nello stesso quadrante dei primi tre
avvistati il 21 Dicembre. Alcune fonti confermano che l’operazione è connessa
col rintracciare oggetti sottomarini di origine
aliena. Viene anche rivelato che è in corso una massiccia operazione di ricerca
e soccorso per una nave di superficie scomparsa, condotta in gran segreto.
30
Dicembre 1992
Radio
islandesi trasmettono che sono stati riportati molti avvistamenti di UFO sulle montagne vicino alle coste dell’Islanda.
12
Gennaio 1993
Terribili
condizioni meteorologiche costringono tutti i vascelli islandesi all’ancora nel
fiordo di Langeness. Gli abitanti del fiordo sono
terrorizzati, avendo riportato di aver visto strane, piccole figure correre in
giro durante la notte.
6
Febbraio 1993
Il
tempo migliora e tutte le navi vengono rispedite in
mare. Le navi islandesi riprendono le posizioni precedenti con compiti di osservazione sino al 24 Febbraio.
25
Febbraio 1993
Nelle
prime ore del mattino, tutte le navi sono avvisate di tenersi ad almeno tre
miglia nautiche dalla flottiglia di cacciatorpediniere
americane operante vicino al circolo polare artico. Mentre aspetta al di
fuori della zona di tre miglia, il radar di una nave aggancia 16 contatti
volanti al di sopra della flotta americana. Sedici
palle di luce gialla vengono viste scendere e librarsi
sopra le navi da guerra.
15
Aprile 1993
Tutte
le navi nell’area del circolo polare artico stanno cercando (con una operazione segreta) una nave americana scomparsa. Ci
sono solo due cacciatorpediniere nella zona, adesso, entrambe con le insegne di
riconoscimento rimosse; si può vedere l’equipaggio che indossa il completo da
combattimento. Ai vascelli civili, comprese cannoniere
e navi della Guardia Costiera, viene ordinato di tenersi lontano dalla zona
proibita.
16
Aprile 1993
I media britannici riportano la notizia che stanno per aver luogo
esercitazioni congiunte Russo-Americane. La stampa riporta che, per la prima
volta sin dalla seconda guerra mondiale, esercitazioni congiunte di truppe
d’elite americane e russe stanno per cominciare sul suolo russo. Le operazioni
avranno luogo in Siberia, e il punto d’arrivo delle truppe americane dovrebbe essere Tiksi. Sulla
mappa, Tiksi appare come il porto russo più vicino
all’area dove sta procedendo tutta questa attività
navale.
21
Aprile 1993
L’equipaggio
di un volo di linea islandese, in viaggio da Londra, riporta di accorgersi di
due UFO mentre l’aereo si trova a passare sopra la costa nord della Scozia. Due
grandi palle fortemente luminose prendono posizione ai
due lati del velivolo, presso la sezione di coda, mantenendola per tutto il
percorso sino all’Islanda, e volano via quando l’aereo atterra all’aeroporto di
Keflavik.
15
Maggio 1993
Viene a
galla una notizia concernente cannoniere islandesi in cerca di due navi da
pesca della stessa nazionalità. Gli equipaggi sono in apprensione e disturbati
dalle apparizioni di luci simili a tubi fluorescenti bianchi, tipo neon, che
nel cielo notturno si librano sopra le loro imbarcazioni. Quando
questo accade, le radio di bordo smettono di funzionare, per tornare alla
normalità quando gli oggetti se ne vanno. Dopo molti giorni in mare, la ricerca
per le navi scomparse viene sospesa. Le autorità sono
irritate dal fatto che queste informazioni sono trapelate. Tutti gli equipaggi
delle navi sono stati avvisati delle gravi conseguenze per la divulgazione di
qualsiasi informazione a riguardo degli eventi delle
settimane precedenti.
(Fonte: Scritto da L. J. Smith
@derby.ac.uk in peg: alt. alien. visi,
30 Marzo 1995)