NEXUS

NEW TIMES MAGAZINE • EDIZIONE ITALIANA

Anno I • Numero 1 • Agosto-Settembre 1995

 

        SOMMARIO

  

EDITORIALE

 

ARCHEOLOGIA PROIBITA

Un’intervista di Laura Lee a Michael Cremo. Manufatti anomali fanno pensare che l’umanità abbia vissuto sul pianeta Terra molto, molto più a lungo di quanto gli scienziati ortodossi abbiano il coraggio di ammettere. Quindi, perché riseppellire le evidenze di tutto ciò?

 

VILLAGGIO GLOBALE

Una raccolta delle notizie che probabilmente non vi è capitato di vedere

IL VOSTRO DNA FINIRA’ PRESTO IN ARCHIVIO?

LA SINDROME DELLA GUERRA DEL GOLFO: IL MISTERO E’ SVELATO?

GATT + WTO = NUOVO ORDINE MONDIALE?

NASCE SCHENGENLAND, SPARISCONO I CONFINI EUROPEI

CONTROLLO DELLE ARMI & PARANOIA

CHIPS DI COMPUTER CON CELLULE NEURALI VIVENTI?

ALBERI CHE SI SINTONIZZANO SULLE ONDE RADIO

NUOVE EVIDENZE A SUPPORTO DI CATASTROFICI SCONVOLGIMENTI DELLA TERRA

I RISCHI DELLE VACCINAZIONI DI “ROUTINE”

INIEZIONI PER LA POLlO RESPONSABILI DI MOLTI CASI DI PARALISI

IL VACCINO CONTRO IL MORBILLO COLLEGATO CON CERTE MALATTIE

LOCKERBIE: CREPE NELLA MONTATURA CONTRO LA LIBIA

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE DESTINATE AD AUMENTARE

UN SISTEMA SATELLITARE PER RINTRACCIARE LA VOSTRA MACCHINA

STRANE MORTI DI PESCI AGLI ANTIPODI

L’ATTENTATO DI OKLAHOMA

SEMINARIO SULLE NUOVE FRONTIERE

 

LE MENZOGNE SULLA BENZINA VERDE

Di Catherine Simons. Un allarmante resoconto sulla tecnologia relativa alle benzine senza piombo, alle marmitte catalitiche, ai composti petroliferi e sui più grossi rischi per la salute ad essa associati.

 

SCIENZA NEWS

Una selezione di interessanti notizie e punti di vista dal mondo delle scienze “underground”. In questo numero, gli esperimenti condotti in Colorado da Nikola Tesla e la sua poco conosciuta piattaforma volante, più i super-magneti di Robert Adams.

 

KOMBUCHA: UNA GUIDA AL “FUNGO MIRACOLOSO”

Di Harald Tietze. Conosciuto da oltre duemila anni in Cina, Corea, Russia e Giappone, questo antico preparato è rinomato per rinforzare le difese immunitarie e migliorare lo stato di salute individuale. La grande popolarità che il Kombucha si sta guadagnando in tutto il mondo è una testimonianza della sua efficacia.

 

THE TWILIGHT ZONE

Una collezione di strane storie dal (e fuori dal) mondo.

Qui, le realistiche visioni e le voci delle quali Gordon-Michael Scallion ha fatto esperienza presso la Grande Piramide.

 

 EDITORIALE

Uno sguardo ai misteri dell’archeologia, un sorso di tè cinese e qualche seria riflessione sull’uso delle marmitte catalitiche. Qual é il nesso che lega assieme tre argomenti così diversi e inusuali?

Probabilmente nessuno, dirà il lettore. Eppure proprio di nesso (tradotto in inglese: NEXUS) si tratta. Quello che leggerete in queste pagine é difatti il primo numero dell’edizione italiana di NEXUS. Un numero volutamente ridotto e compresso rispetto all’originale in lingua inglese, già venduto con successo in Australia e Stati Uniti, e distribuito da anni anche in Gran Bretagna e Olanda. Perché ridotto? Non certo per penalizzare il pubblico italiano, ci mancherebbe. Al contrario, proprio per dargli la possibilità di farne un assaggio, sì insomma una specie di offerta-prova come se ne vedono ai supermercati, a un prezzo assolutamente promozionale: meno della metà. Tanto per restare in tema di supermercati, un’altra domanda il Lettore se la starà già facendo: con tutti i giornali che ci sono, c’era proprio bisogno dell’edizione italiana di NEXUS? La risposta (nostra) è ovviamente sì, e per almeno quattro buoni motivi.

Primo, perché la rivista-madre ci ha conquistati subito, fin dalla prima volta che l’abbiamo letta, quasi per caso, durante un viaggio negli Stati Uniti. Per caso, ma non a caso: NEXUS è difatti un prodotto decisamente valido, presente sul mercato da anni, conosciuto e accreditato a livello internazionale. E il fatto di proporlo ora all’attenzione del pubblico italia­no, be’, un po’ di orgoglio senz’altro ce lo dà.

Secondo, perché NEXUS é una rivista indubbiamente originale. Se è vero difatti che in Italia c’é una fetta del mercato orientata su temi e argomenti paralleli, è altrettanto vero che non esiste finora una pubblicazione che possa essere definita in tutto e per tutto simile.

Terzo, perché i tempi - siamo o no alle soglie del Terzo Millennio? – sono maturi per allargare gli spazi di comunicazione e per dare così risposta alla richiesta (crescente) di punti di vista differenti.

Quarto, perché ci piace l’idea stessa che sta alla base dell’edizione italiana di NEXUS. Quella cioè di non proporsi come un vangelo o una verità assoluta, ma soltanto come una delle tante verità possibili. In definitiva:

qualcosa che serva al lettore per costruirsi un’opinione propria sui fatti, a patto però di mettere in gioco anche la sua critica e la sua riflessione personali. Che è poi, diciamolo, il fondamento di ogni buona teoria scientifica.

Che altro? Ah sì, le rubriche. Per i motivi di cui s’é detto, in questo primo numero sono ridotte all’osso. Manca per esempio tutto l’inserto italiano (ma ci sarà a partire dal prossimo numero) così come gli annunci, le piccole pubblicità e la rubrica delle lettere. Rubrica per la quale è già pronta la cassetta della posta: un’occasione per contribuire a rendere più italiano il taglio della rivista. E per scoprire assieme quei nessi che ancora ci sfuggono.

 

Furio Stella

 

Desidero dare un caldo benvenuto ai nostri lettori italiani!

Se vi piacciono i contenuti di NEXUS, sentitevi liberi di mandarci articoli, notizie e informazioni, tramite la nostra redazione italiana: tutto il materiale interessante sarà preso in considerazione. Arrivederci al mio editoriale, sul prossimo numero!

Duncan M. Roads

(ritorna all'indice)


Archeologia Proibita

Evidenze schiaccianti dimostrano che l’umanità è esistita sul pianeta Terra molto, molto più a lungo di quanto la scienza tradizionale desideri o abbia il coraggio di ammettere.

Non solo, ma sembra che alcuni dei nostri antichi antenati fossero ben più che semplici “cavernicoli”!

Pubblicato da A Laura Lee interview with Michael Cremo, © 1995

Co-autore del libro Forbidden Archeology

Estratto da Townsend Letter for Doctors

Maggio 1995

 

Laura Lee (LL): Lasciate che vi racconti qualcosa a proposito di alcuni dei più straordinari ritrovamenti in archeologia. Una sfera di metallo, con svariate scanalature, fu trovata in Sud Africa, e attribuita al periodo Pre-Cambriano; una impronta di scarpa fu trovata ad Antelope Springs, in Utah, e fatta risalire al periodo Cambriano; un vaso metallico fu trovato presso Dorchester, in Massachussets, e attribuito al Pre-Cambriano; in Scozia fu ritrovato un chiodo di ferro in una pietra, periodo Devoniano; presso Tweed, in Inghilterra, fu ritrovato in una pietra un filo d’oro, e a Wilburton, in Oklahoma, una brocca di ferro, entrambi attribuibili al periodo Carbonifero. Cosa hanno da dirci alcuni di questi ritrovamenti, a proposito della nostra storia remota? Be’, non gli è consentito di dirci gran che, perché si dà il caso che stiamo operando nell’ambito di una teoria della nostra preistoria, la quale piuttosto scarterebbe queste anomalie (così definite per il fatto di essere al di fuori del modello) che cercare di incorporarle o di studiarle onestamente.

E’ qui con noi, a raccontarci la storia dell’archeologia proibita, Michael Cremo, co-autore di un libro dallo stesso titolo. Michael, grazie per essere qui con noi.

(Nota di Gandalf: il libro di M. Cremo & R. L. Thompson s’intitola “Archeologia proibita: la storia segreta della razza umana – Gruppo Futura / I nuovi Delfini – Prima edizione 1997 - £. 39.000 # N. B.: sto preparando la scansione delle prime pagine del libro in questione!)

Michaci Cremo (MC): E’ un piacere, Laura.

LL: Dimmi qualcosa circa l’archeologia proibita e sul perché decidesti di studiare questo campo, e anche qualcosa sulla tua formazione professionale, per favore.

MC: Dunque, cominciai a studiare archeologia proibita nel 1984. All’epoca stavo intrattenendo alcune discussioni col mio co-autore, il Dottor Richard Thompson, a proposito delle origini umane nell’antichità, ed avevamo avuto notizia di alcuni rapporti circa reperti di tipo anomalo: pertanto, decidemmo di condurre una ricerca esauriente, e rimasi davvero sorpreso da ciò che scoprimmo.

LL: Cosa scopriste? Dammi giusto un quadro d’insieme, poi entreremo un po’ nei dettagli.

MC: Be’, guardando a ciò che si legge nei moderni libri di testo, ci si fa l’idea che gli esseri umani come noi, Homo Sapiens, si siano evoluti abbastanza recentemente, negli ultimi 100.000 anni, da antenati di tipo più scimmiesco. Tutte le evidenze presentate in tali testi supportano questa idea, pertanto sembra una tesi piuttosto solida.

Ma quando incominciai a guardarci dentro, trovai che nel corso degli ultimi 150 anni gli antropologi hanno in realtà seppellito quasi altrettante evidenze di quante ne hanno dissotterrate, e la maggior parte di quelle che hanno riseppellito (nel senso di averle soppresse o ignorate) vanno contro questa idea. Sono reperti che invece ne supportano un’altra: che esseri umani come noi sono esistiti su questo pianeta per centinaia di milioni di anni. Hai fatto cenno, all’inizio, ad alcuni dei più sorprendenti oggetti che lo provano, come il raffinato vaso metallico saltato fuori da qualche roccia Pre-Cambriana presso Dorchester, in Massachussets: ciò gli attribuirebbe un’età di oltre seicento milioni di anni.

LL: Non è stupefacente? Seicento milioni di anni? Dimmi, secondo te, cosa accadrebbe se tutti i reperti fossero disposti su un campo da gioco, se non ci fosse nessun tipo di discriminazione, se non ci fosse alcuna teoria corrente, e qualcuno stesse passando di là e dicesse, diamo un’occhiata alla storia della razza umana sul pianeta Terra e esaminasse tutto questo vasto ammontare di evidenze. Cosa concluderebbe?

MC: Dunque, la prima cosa che si dovrebbe comprendere è che se si mettessero tutti i reperti rilevanti sul tavolo, in realtà ciò richiederebbe parecchi tavoli, invece della piccola porzione di evidenze che sono attualmente oggetto di studio: così, quando si prendono in conto tutti questi reperti, ciò che sembra è che si hanno esseri umani simili a noi, che coesistono con altre specie di esseri su questo pianeta, tanto indietro nel tempo quanto si abbia voglia di seguirne le tracce, cioè centinaia di milioni di anni, letteralmente.

LL: La teoria della coesistenza non è così forzata, perché ora si pensa che gli uomini di Neanderthal e quelli di Cro-Magnon coesistettero per un centinaio di migliaia di anni della nostra storia, fianco a fianco, contemporaneamente. Questa è la teoria corrente: è corretta?

MC: Giusto, e oggi ci sono pure scienziati come Myra Shackley, una antropologa inglese, che affermerebbero che noi ancora coesistiamo con creature come l’uomo di Neanderthal. Ci sono testimonianze in molte parti del mondo, concernenti svariati tipi di ominidi selvatici, come lo Yeti o Uomo delle nevi in Himalaya, Bigfoot o Sasquatch in Nord America, e altre creature simili in altre località del globo.

Dunque, sì, direi che questa idea della coesistenza è piuttosto valida.

LL: Bene, diamo una bella occhiata a tutta la faccenda. Esaminiamo le evidenze. Partiremo dall’inizio e percorrendo la strada in avanti, in quanto stavo notando che più indietro si risale nel tempo, e più si fanno ritrovamenti molto, molto sofisticati, e come si procede nel tempo verso il presente, ce ne sono in numero sempre minore. Ma tu cominci a datare l’uomo (il primo uomo) molto, molto più indietro nel tempo di quanto il sistema in generale porterebbe a farci credere. Michael, esaminiamo dettagliatamente un paio di questi straordinari ritrovamenti, datati milioni e milioni di anni prima di quanto si suppone dovrebbero essere, secondo la teoria dominante. Ti andrebbe di cominciare con un paio di esempi? Ciò che gradirei conoscere, sono le circostanze del loro ritrovamento, quanto ben documentati sono, e dove si trovano oggi.

MC: Bene, ti darò un esempio eccellente dalla storia recente: è uno dei miei favoriti.

Nel 1979, a Laetoli, in Tanzania, nell’est del continente africano, Mary Leakey (che è la moglie di Louis Leakey, uno dei più famosi antropologi del ventesimo secolo) trovò in alcune ceneri vulcaniche, vecchie all’incirca 3,6 milioni di anni, alcune impronte, impronte di tre individui. Molti esperti di impronte (antropologi specializzati ed altri) le esaminarono. Tutto questo è documentato nella rivista National Geographic e svariate altre riviste scientifiche che citiamo nel nostro libro. Puoi dargli un’occhiata se ti va, capitolo e verso, e osservare le fotografie di queste impronte: sono assolutamente indistinguibili dalle moderne impronte umane. Un ricercatore ha affermato che se si andasse su una spiaggia, oggi, a guardare le orme sulla sabbia, non si troverebbe alcuna differenza. Ora, ciò che trovo davvero rimarchevole è che, malgrado tutto questo, l’attitudine mentale di questi investigatori e ricercatori era tale che non potessero ricavare l’ovvia conclusione: nella fattispecie, che queste impronte devono essere state fatte da creature molto simili a noi.

LL: Be’, in un certo senso, esaminano i reperti e li usano quando questi confermano la loro ipotesi, ma rifiutano di esaminare reperti altrettanto validi quando ciò non succede. Voglio dire, non è essere un po’ ipocriti?

MC: Lo è. Noi lo chiamiamo “filtro scientifico”, e in un certo senso non stiamo parlando di una specie di complotto diabolico per ingannare il pubblico. E’ piuttosto una specie di autoinganno al quale si dedicano. Per esempio, con queste orme hanno dichiarato: “Bene, devono appartenere all’Australopithecus “, anche se sanno di possedere reperti ossei del piede dell’ Australopithecus , un uomo-scimmia che si suppone esistesse tre milioni di anni fa in Africa, e che non combaciano con queste impronte.

LL: Di molto o di poco?

MC: Di un bel po’, perché le ossa del piede di uomini-scimmia molto antichi, gli australopitechi, hanno dita molto lunghe e arcuate. Hanno un alluce che è simile al nostro pollice. Se osservate uno scimpanzé, guardate il suo piede: possiede un alluce molto grande, mobile, che assomiglia al nostro pollice, per aggrapparsi ai rami. Insomma, queste orme trovate in Africa, datate 3,6 milioni di anni, non combaciano per niente con quelle dell’Australopithecus.

LL: Perché scelsero 1’ Australopithecus per fomirne una spiegazione?

MC: Perché pensano che fosse l’unica creatura esistente all’epoca a camminare su due gambe, e perché ignorano tutti gli altri reperti, queste massive evidenze che dimostrano come esseri umani come noi erano in giro a quel tempo. Proprio non gli entra in mente di ricavare l’ovvia conclusione: ci sono queste impronte umane, un umano dovrà averle prodotte.

LL: Cosa mi dici dei coniugi Leakey? Loro come interpretano i reperti?

MC: Mary Leakey affermò che doveva essere stata una specie di uomo-scimmia con piedi simili a quelli umani a lasciare quelle orme. Ora, se avessimo avuto soltanto quel reperto, si potrebbe dire, be’, forse ha ragione lei, ma in Forbidden Archeology documentiamo molte, molte categorie di reperti: arnesi in pietra, ogni tipo di artefatto, altre ossa umane, scheletri umani completi risalenti allo stesso periodo. Questo è ciò che ci porta a pensare che quelle impronte devono essere state fatte da esseri umani.

LL: Perché questo punto di vista è corroborato da altri reperti...

MC: Esatto.

LL: ...che suggeriscono come la storia dell’umanità abbia alcuni capitoli molto interessanti, che sono stati ignorati semplicemente perché siamo intralciati da una teoria inadeguata, da altre spiegazioni. E’ una storia eccitante, andiamo avanti.

MC: Dunque, un caso estremamente interessante è uno scheletro, anche questo scoperto in Africa all’inizio del secolo, nel 1913, dal Dottor Hans Reck, credo dell’Università di Berlino, in Germania. Si trovava nell’area oggi chiamata Olduval Gorge...

LL: Molto popolare per i ritrovamenti, vero?

MC: Esatto. E’ dove i coniugi Leakey, in seguito, eseguirono gran parte del loro lavoro.

Nel 1913 trovò uno scheletro completo, di tipo umano moderno, fossilizzato in uno strato che era antico oltre un milione di anni, quasi due milioni. Ciò è estremamente inusuale perché, secondo le credenze scientifiche moderne, non dovrebbero esserci stati esseri umani anatomicamente moderni come noi fino a circa 100.000 anni fa, o giù di lì...

LL: Come lo spiegarono?

Nel 1913 l’archeologia non stava per l’appunto cominciando a comprendere l’uomo? Perché tali ritrovamenti non furono conteggiati nell’equazione?

MC: Be’, all’epoca, le idee moderne stavano già prendendo forma con la scoperta dell’uomo di Giava nel 1894. Questo è molto interessante: potrebbe quasi essere una storia da detective, perché ho notato che Charles Darwin scrisse L’origine delle specie nel 1859, e ciò fu uno shock intellettuale che fece il giro del mondo. La domanda alla quale la maggior parte delle persone era interessata, era l’origine dell’essere umano. LL: Siamo alquanto preoccupati di noi stessi, no?

MC: Giusto. Non siamo altrettanto interessati alla origine delle farfalle o del granchio. Siamo interessati a sapere da dove veniamo noi. Pertanto, esaminai i moderni libri di testo e notai che dal 1859, quando fu scritto L’origine delle specie, sino al 1894, quando fu reso noto il ritrovamento dell’uomo di Giava, non fui in grado di trovare alcun resoconto. Pensai, be’, questo è molto misterioso. Si sarebbe supposto che, quasi immediatamente, scienziati di tutto il mondo avrebbero cercato di trovare l’anello mancante e se ne sarebbero saltati fuori con ogni genere di ritrovamenti. Così domandai ad uno dei miei assistenti ricercatori di recarsi alla biblioteca, e portarmi qualche libro di testo di antropologia dal 1880 al 1885 o giù di lì, giusto per dare un’occhiata, e rimasi esterrefatto dai volumi che mi portò.

Erano scritti da scienziati, non da gente comune. Erano autentici scienziati dell’epoca che riportavano, nei comuni giornali, ogni tipo di evidenze dimostranti che esseri umani anatomicamente moderni (non uomini scimmia, non anelli mancanti) esistevano 10 milioni di anni fa, 20 milioni di anni fa, 30 milioni di anni fa, 40, 50, tanto indietro nel tempo quanto si desideri andare. Non sto parlando di una o due scoperte: sto parlando di centinaia, e abbiamo compilato un libro di un migliaio di pagine, Forbidden Archeology, che le descrive tutte.

LL: E’ straordinario, e desidererei sapere dove si trovano i luoghi dei ritrovamenti? Dove si trovano questi reperti oggi? Cos’è loro accaduto? Con centinaia e centinaia di ritrovamenti di scheletri umani anatomicamente moderni, datati un centinaio di milioni di anni ed oltre, qual è in assoluto il più antico del quale possediate una documentazione?

MC: Be’, il ritrovamento più vecchio del quale possediamo una documentazione si riferisce.., naturalmente, ora stiamo parlando non soltanto di scheletri umani, ma anche di manufatti umani di tutti i tipi...

LL: Certo.

MC: ...oggetti ovviamente prodotti da umani. Il più antico che abbiamo è una sfera metallica con scanalature, che fu scoperta in Sud Africa. Furono scoperte molte di queste sfere metalliche, oggetti metallici perfettamente arrotondati, alcune delle quali con tre scanalature intorno al loro equatore; e sono state datate 2,8 miliardi di anni...

LL: Due virgola otto miliardi?

MC: Sì. E la Terra si dice abbia un’età di 5,3 miliardi di anni, secondo le attuali stime scientifiche, pertanto sono piuttosto antiche. Ora, il più vecchio segno umano che abbiamo, è una impronta che fu scoperta presso Antelope Spring, in Utah, nel 1968, che viene fatta risalire al periodo Cambriano, cioè circa 600 milioni di anni fa.

LL: Cosa mi puoi dire a proposito dei più antichi resti di scheletri umani anatomicamente moderni?

MC: Lo scheletro più antico che abbiamo nell’archeologia proibita, fu scoperto in un bacino carbonifero presso la Contea di Macoupin, in Illinois, nel 1862, e riportato in una rivista intitolata The Geologist, una ordinaria pubblicazione. Risale al periodo Carbonifero, e potrebbe essere vecchio 300 milioni di anni circa. Pertanto, direi che questi ritrovamenti sono alquanto straordinari. Ora, ciò che succede, è che se le cose non si inquadrano nel paradigma corrente, a volte tendono a non essere conservate. Se si ha qualcosa che combacia con le idee in voga, allora viene preservato con molta attenzione dal sistema.

LL: Ci si dà da fare, viene pubblicato, se ne può leggere in giro...

MC: Esatto. Se ne sente parlare; viene esposto al museo; realizzano dei videotape su di esso, e lo si vede pubblicato su inserti speciali del National Geographic e cose del genere. Se qualcosa non combacia col paradigma corrente, allora non se ne sente parlare. Non viene conservato, ed è alquanto difficile da rintracciare. Direi che persone come te, che lavorano presso i media di tutti i tipi, hanno il dovere di indagare un po’ più in profondità. E’ come se si andasse da dei politici, e loro cercassero di insabbiare qualcosa, e si accettasse la loro storia, senza verificarla, senza cercare i fatti. Pertanto, ritengo che un po’ più di questo lavoro debba essere portato avanti. Non si può confidare nelle persone, come oggi facciamo, solo perché occupano un posto all’Università o perché il loro nome è preceduto da un “Dott. Prof.”.

LL: Certo, sono pienamente d’accordo con te. Michael, stavi fissando un modo di prendere in considerazione le teorie alternative completamente differente. Stavi dicendo che è un dovere, un dovere intellettuale, civile, quello di mettersi davvero a cercare, e trovare se ci sono punti di vista nascosti, insabbiamenti, alternative: insomma, qual è la motivazione dietro il paradigma imperante? Ho sentito talmente tanta gente esprimere l’opinione che se sei così imbecille da prendere in considerazione idee che non sono appoggiate dal sistema, allora ti fai imbrogliare o stai rincretinendo e perdendo il tuo tempo. Perché questo divergente atteggiamento verso la partecipazione o almeno la volontà nel prendere in considerazione idee alternative, secondo te?

MC: Ciò che penso si debba fare, è assumere nei confronti della scienza lo stesso atteggiamento che si assume nei confronti dei politici. Ad esempio, se ci sono dichiarazioni a proposito di misfatti politici, non le accetteremo incondizionatamente, e nemmeno quelle dei politici in questione.

LL: Come dire “Mi dica, onorevole, cosa devo scrivere?”.

MC: Giusto. Il fatto è che credo che quel tipo di atteggiamento sia oggi troppo prevalente. Credo dovremmo diventare un po’ più...

LL: Scettici?

MC: Scettici. Un po’ più indipendenti nel modo in cui consideriamo queste cose, e qualche volta occorre un osservatore esterno per esaminare davvero a fondo una questione. La gente ha diritto a qualche verifica indipendente, pertanto non si può sempre andare dagli esperti e avere la loro opinione nel loro campo specifico. C’è bisogno di persone esterne che prendano in mano la faccenda, facciano ricerche in giro per un po’ e osservino, e questo è ciò che in pratica abbiamo fatto con il nostro libro. Ci siamo calati nell’argomento senza posizioni preconcette e abbiamo fatto ricerche intorno ad esso, trovando un bel po’ di elementi a dimostrare che non stiamo guardando al nostro passato in maniera oggettiva.

Non ci viene raccontata l’intera verità. Non ci vengono forniti tutti i fatti, così in Forbidden Archeology cerchiamo semplicemente di fornire tutti i fatti e lasciare che ognuno si costruisca la propria opinione a proposito di queste cose.

LL: Qual è la tua formazione specifica in questo campo, e quella del tuo co-autore, Richard Thompson?

MC: Non abbiamo una formazione specifica in questo campo, all’infuori delle ricerche che abbiamo condotto.

LL: E’ stato facile condurre queste ricerche? I resoconti erano abbastanza accessibili? Come sapevate dove andare a cercare, se non sono molto pubblicizzati o conosciuti?

MC: Be’, è stato come una storia da detective: si va indietro nel tempo; si va indietro e indietro nei resoconti, e si cominciano a trovare cose. Poi occorre rintracciare piccole e oscure note a piè di pagina. E’ proprio come un insabbiamento, devi realmente scavare per trovare. Dovemmo acquisire giornali, oscure riviste, e resoconti da tutto il mondo, alcuni dei quali vecchi di centinaia di anni, e dovemmo tradurli dal tedesco, dal francese, dallo spagnolo, dal russo e da qualsiasi lingua in cui capitava fossero scritti, così tutto questo ci ha richiesto circa otto anni, otto anni di lavoro veramente scrupoloso per mettere insieme queste informazioni, che poi abbiamo inserito in questo libro.

Tutto è completamente documentato, così ogni riferimento è corredato di note a piè di pagina: c’è una completa bibliografia.

LL: Non occorre nemmeno prendervi sulla parola.

Avete provveduto a fornire una guida attraverso la quale si può risalire e verificare le evidenze che esibite. Ovviamente, anche in un migliaio di pagine, non potete metterci ogni cosa.

Qual è stato il vostro criterio nello scegliere cosa includere nella vostra documentazione e nel vostro libro?

MC: Abbiamo voluto scegliere cose per le quali disponessimo delle più solide evidenze, in termini di documentazione e testimonianza scientifica. Ora, ciò che imparammo è che questo processo di “filtro scientifico”, come ci piace definirlo, è in via di sviluppo, anche oggi. Siamo stati molto fortunati ad incappare in alcuni moderni ricercatori che sono stati vittime di questa soppressione, e che sono stati tanto gentili da fornirci alcune informazioni in merito al modo in cui il sistema effettivamente lavora.

LL: Dunque, come lavora in realtà il sistema?

MC: Be’, c’è implicato il denaro. Ci sono implicati gli impieghi. C’è implicata l’opportunità di pubblicare. E ci sono gruppi di persone molto ristretti e potenti che controllano questi impieghi. Se si vuole diventare un professore all’Università, occorrono raccomandazioni. Se si vogliono veder pubblicati i propri articoli sulle riviste scientifiche, essi devono passare al vaglio di “sbirciate anonime”.

LL: Persone che possono far commenti, ma non si sa nemmeno chi siano?

MC: Già, non si sa chi siano, e in un certo senso si potrebbe dire che un gruppo dominante potrebbe molto facilmente usare il sistema di escludere le informazioni che non vuole far giungere ad ambienti più ampi, e tanto meno al pubblico.

LL: C’è dissenso negli ambienti accademici, per questo tipo di istituzione così facilmente oggetto di abusi, o tutto ciò, non allargando il campo in termini di punti di vista, è in tal modo utile al mantenimento dello status quo?

MC: Sì, c’è dissenso. Di tanto in tanto mi collego ad Internet col mio computer...

LL: Lo faccio anch’io.

MC: ... e ci sono gruppi di discussione che discutono di alcune manchevolezze del sistema in auge, ci sono persone che obiettano, ma nel complesso tutto è ancora abbastanza a posto.

LL: Cosa sono alcuni di questi gruppi in Internet? Sono gruppi artistici? Sono biblioteche? Voglio dire, cosa sono questi posti dove si possono trovare alcune di queste informazioni? Ci sono un sacco di utilizzatori di Internet tra i nostri ascoltatori.

MC: Be’, quello che ho trovato, non ricordo esattamente come si chiamava, ma era davvero originale perché si trattava di una discussione a proposito delle opportunità di impiego. Tecnicamente si trattava di un gruppo di discussione a proposito di impieghi di tipo accademico e come fare domanda, che tipo di lavori erano disponibili.., ma c’era ogni tipo di scambio di opinioni sul sistema e su come funzionava, in quel gruppo in particolare.

LL: Giusto, non ha senso parlare a proposito di impieghi, a meno che non cerchi di capire come funzionano.

MC: Esatto. Perché per ogni possibilità di impiego di tipo accademico, ci sono centinaia di domande di lavoro.

LL: Oh, capisco. In tal modo sei spinto dalla competizione a conformarti. Giusto. Fai tutto quello che puoi se ti interessa davvero quell’impiego.

MC: Ci sono persone davvero potenti, in questi campi, che controllano impiego, pubblicazione, fondi per la ricerca, e sei vuoi andare avanti ti devi adattare. Grosso modo, così funziona il sistema. Ho discusso personalmente con persone, vittime di questo sistema, a cui sono state rifiutate pubblicazioni, negati impieghi, fondi per la ricerca...

LL: Che tipo di eresie stavano cercando di far conoscere?

MC: Era a causa delle loro opinioni. Un caso che affrontiamo nel libro, è quello di Virginia Steen-Mclntyre, un geologo che lavorava per il Geological Survey statunitense.

Lei ed un paio di altri geologi lavoravano presso un sito a Hueyatlaco, in Messico, negli anni settanta, dove furono rinvenuti degli utensili in pietra molto sofisticati, utensili che avrebbero potuto essere prodotti solo da esseri umani anatomicamente moderni. Datarono il posto con il metodo delle serie di uranio ed altri sistemi, stimando un’età di circa 300.000 anni. Ora, secondo la dottrina imperante, non sono arrivati esseri umani in Nord America fino a 12.000 anni fa, sebbene alcuni specialisti stiano provando ad estendere questo periodo a 25.000 o 30.000, ma la dottrina conservatrice in voga parla di 12.000 anni. Questi utensili in pietra molto sofisticati, datati 300.000 anni, in Messico, sono estremamente anomali: non dovrebbero essere esistiti, in quell’area, esseri umani in grado di produrli, fino a circa 100.000 anni fa. E’ un dato di fatto, che gli utensili in pietra di quel tipo ritrovati là, non sono apparsi in Europa sino a circa 40.000 anni fa, pertanto l’essere stati ritrovati in Messico, dove non avrebbero dovuto esserci per niente esseri umani, e per di più datati 300.000 anni, il che significa 250.000 anni prima di ogni altro utensile in pietra di quel tipo sino ad allora ritrovato...

LL: Ciò crea un problema, vero?

MC: Questi ricercatori stilarono una relazione, ma non riuscirono a farla pubblicare. Nessuno voleva pubblicarla.

LL: Ma cosa accadde agli utensili? Dove sono oggi?

MC: Sono conservati in qualche museo. Essendo stati scoperti abbastanza recentemente, si possono ancora ritrovare. Cercammo di ottenere l’autorizzazione a prenderne delle fotografie da inserire nel nostro libro, Forbidden Archeology, ma ci fu risposto che saremmo stati autorizzati a pubblicare quelle foto solo se avessimo attribuito loro una datazione inferiore ai 25.000 anni; e che se avessimo anche soltanto menzionato che erano vecchi 300.000 anni, come riportavano quei geologi, non avremmo avuto l’autorizzazione.

LL: Sai, con tutte queste informazioni, chi può dire come interpretarle? Michael, raccontami di un altro paio di ritrovamenti, dopodiché mi piacerebbe domandarti: tutto questo non è forse un retaggio del mondo intero, e chi può affermare di saperne qualcosa a proposito? Quali sono alcune delle restrizioni? Quali sono i vari metodi di datazione? Come possiamo sapere come vengono assegnate certe età? Quali sono i vari metodi per stabilirle? So che in gran parte ha a che fare con gli strati geologici nei quali viene ritrovato qualcosa, ma dimmi di più di queste scoperte e parleremo più approfonditamente a proposito delle controversie che le circondano.

MC: Be’, una scoperta interessante fu la conchiglia scolpita, trovata nelle formazioni di roccia rossa (Red Crag) in Inghilterra. Ora, queste formazioni risalgono al tardo Pleistocene, vale a dire antiche di circa due milioni di anni, e Henry Stopes, un membro della Geological Society d’Inghilterra, vi trovò questa conchiglia. C’era un volto umano scolpito in essa, e secondo le opinioni moderne, non ci si potrebbe aspettare lavorazioni artistiche di questa fattura in Europa sino a circa 40.000 anni fa, al massimo; quindi due o tre milioni di anni è alquanto anomalo.

Fu scoperta nel 19mo secolo.

LL: Okay. Un’altra scoperta anomala?

MC: Tornando al Nord America e a tempi più recenti, dove abbiamo alcune eccellenti documentazioni su come le evidenze possano essere insabbiate, ecco il caso di un certo Dottor Lee che trovò, in una formazione glaciale presso una località chiamata Sheguiandah, sull’isola Manitoulin nei Grandi Laghi in Canada, utensili in pietra vecchi all’incirca 70.000 anni.

Come dicevo, l’idea in voga è che non dovrebbero essere esistiti esseri umani in Nord America sino a circa 12.000 anni fa. All’epoca in cui fece queste scoperte, lui stava lavorando con il National Museum del Canada. Giunse un geologo ad esaminare il sito, che confermò la sua stima sull’età dello stesso, ma egli venne comunque licenziato dal suo lavoro, non gli fu pubblicata la sua relazione, e non fu in grado di trovare un altro lavoro per anni. Tutto questo lo sconvolse estremamente, e tutti gli utensili in pietra che aveva ritrovato, furono presi e immagazzinati dal museo, in qualche posto al di fuori del suo controllo.

LL: E così, li nascosero?

MC: Li nascosero.

LL: Michael, per la maggior parte includi nel tuo libro quei manufatti che possano essere ben documentati, il che richiede che tu ti cali nei panni del detective a caccia tra la letteratura scientifica, ma stavi dicendo che alcuni dei ritrovamenti meno documentati, sono stati fatti da minatori carboniferi, a causa del fatto che loro si ritrovano là sotto a scavare in strati geologici molto antichi. Ad esempio, ho sentito parlare di persone che stanno cavando carbone da mettere nelle loro stufe, e saltano fuori catene d’oro, vasi metallici e cose davvero incredibili. Raccontami qualche episodio relativo a cosa è stato ritrovato in strati di carbone molto antichi, e oggetti ritrovati da minatori.

MC: Dunque, eccone alcuni dei quali parliamo nel libro, Forbidden Archeology . Nel 1987, il Daily News di Omaha, in Nebraska, riportava un articolo, intitolato “Pietra scolpita seppellita in miniera”. Riguardava un pezzo di roccia di circa 60 cm. per 30, ed era scolpita con forme a diamanti. Recava dei segni che suddividevano la superficie in diamanti, ed al centro di ognuno c’era cesellato un volto umano, di persona piuttosto anziana. La domanda che si pone è: come è finita là sotto?

Questa miniera era scavata in profondità nel terreno, circa quaranta metri sotto. I minatori dissero che il terreno non era stato messo sottosopra, e loro sono molto abili in questo, perché la loro vita dipende da ciò. Se scavano da qualche parte, e si accorgono che il carbone è instabile, segno che forse c’era un pozzo esistente da prima che è stato riempito, stanno molto attenti perché sanno che potrebbero rimanere sepolti da uno smottamento o intrappolati sottoterra, perciò non sono degli stupidi. Il carbone di quel posto, vicino ad Omaha, in Nebraska, era vecchio di circa 300 milioni di anni, e questo è davvero sbalorditivo.

Ora, dov’è finito quell’oggetto? Abbiamo provato a rintracciarlo, ma senza fortuna. Fu riportato sui giornali. Abbiamo scovato un sacco di pubblicazioni su di esso, ma siccome è talmente distante da quanto potrebbe essere accettato dalla cultura moderna, non fu messo in nessun museo, da nessuna parte. Probabilmente se lo è tenuto uno dei minatori, e quando mori, passò a qualche parente chissà dove, e magari è stato buttato via...

LL: O magari giace in qualche soffitta, e nessuno conosce la sua vera storia.

MC: Già. Comunque, se qualcuno in ascolto ha storie di questo tipo, avremmo piacere se ce lo facesse sapere.

LL: Michael, ho sentito inoltre che ci sono muri in pietra sepolti ad una cinquantina di metri. So che esistono esempi di ciò in Texas e in California, credo. Ti sei imbattuto in manufatti così grandi, come mura in pietra sottoterra?

MC: Ci siamo imbattuti in resoconti del genere; sono menzionati nel nostro libro. Ce n’è uno di questo tipo, da Heavener, in Oklahoma, dove abbiamo la testimonianza di un minatore che, nel 1928, stava lavorando in questa miniera ad una profondità di due miglia. Queste miniere sono allestite in svariate camere, e ogni giorno ne viene fatta “saltare” una nuova. Così, una mattina, fu fatto saltare uno strato di carbone, ed i minatori videro all’estremità della camera che avevano ricavato, ciò che definirono un muro di blocchi in cemento, molto liscio e smussato; era un muro, costruito là sotto. Ne parlarono coi dirigenti della miniera, e quelli li fecero uscire, li mandarono in un’altra miniera, e riempirono quella sezione.

LL: E’ una procedura normale, quando si trovano cose del genere?

MC: Be’, lì sembra esserlo: ciò che potrebbe accadere, è che alcuni di questi casi potrebbero essere riaperti e investigati nuovamente, da persone con la mentalità un po’ più aperta.

LL: Non hai mai immaginato che se la Terra fosse, per un giorno solo, trasparente, e si potessero vedere tutte le ossa di dinosauro, tutti i manufatti insoliti, tutti i resti umani, tutte le impronte, tutte le cose seppellite nella Terra da molto, molto tempo... cosa pensi che vedremmo, Michael? In che quantità?

MC: Credo che ciò che troveremmo sarebbe un ritratto di tutti i tipi di creature, umani e altro, andando indietro per lunghi, lunghi, lunghi periodi di tempo. Naturalmente, un problema sarebbe che semplicemente vedere non è abbastanza, perché molto di ciò che vedremmo, sarebbe un prodotto della nostra stessa mente, nel senso che è sempre possibile trovare una spiegazione. In altre parole, c’è un doppio criterio nel trattare le evidenze. Se qualcosa si conforma alle idee in voga, allora...

LL: Non ci sono problemi, esatto?

MC: Zero problemi. Se va contro le idee correnti, allora si può immediatamente scegliere ogni tipo di imperfezione, perché con questo tipo di reperti scavati fuori dal terreno, anche nelle migliori circostanze si può sempre trovare una controspiegazione. Giungendo agli estremi, si può semplicemente parlare di una frode, o una burla molto elaborata...

LL: Già, che qualcuno lo ha messo lì, o...

MC: Esatto. Ma vedi, il problema è che se si facesse così, se si applicasse lo stesso criterio agli oggetti che oggi si trovano nei musei, allora si dovrebbe buttare via anche quelli. Ad esempio, se si trovasse uno scheletro umano anatomicamente moderno in uno strato di carbone vicino alla superficie, se realmente fosse stato nel carbone, sarebbe vecchio 200 milioni di anni; ma se qualcuno dice che è vicino alla superficie e quindi dev’essere recente, be’... Ma allora, la maggior parte dei reperti archeologici di cui disponiamo (come Lucy, il più famoso esemplare di Australopithecus, trovato da Donald Johanson in Etiopia, negli anni settanta) furono anch’essi trovati vicino alla superficie.

E’ un dato di fatto, che la maggior parte dei reperti dell’uomo di Giava, scoperti nell’isola, furono trovati in superficie. Non furono ritrovati sepolti sotto il terreno.

LL: Ho sentito di catene d’oro saltate fuori da pezzi di carbone. Ho trovato documentati questi fatti in certi libri su anomalie di ogni tipo. Puoi raccontarmi qualche storia sull’argomento?

MC: Be’, sono documentati in svariati libri, tra cui il nostro. Un caso particolarmente interessante ebbe luogo nel 1891, ed è riportato nel giornale The Morrisonville Times, dell’Illinois. Si trattava della moglie dell’editore del giornale: Mrs. Culp stava rompendo del carbone da mettere nella sua stufa, quando in un pezzo trovò una piccola catena d’oro, dalla lavorazione molto complicata. Era talmente conficcata nel carbone, che dopo aver spaccato il blocco, due pezzi rimasero attaccati alle estremità della catena. Ciò che facemmo, fu verificare se effettivamente il giornale avesse una copia dell’articolo che descriveva il ritrovamento, perché ne avevamo sentito parlare, ma volevamo controllare il giornale stesso; ci mandarono una copia dell’articolo.

Abbiamo anche verificato, tramite il Geologica  Survey dello Stato dell’lllinois, l’età del carbone nel quale fu trovata la catena d’oro.

LL: Cos’è accaduto alla catena d’oro? Come siete stati in grado di documentarla? Era una storia a proposito di quello che qualcuno aveva trovato in un pezzo di carbone.

Oltre a esaminare storie scritte all’epoca, avete mai trovato qualcuno di questi oggetti, o qualcuno sta portando la catena al collo, pensando che è semplicemente una normale antichità?

MC: Abbiamo cercato di rintracciare quella catena d’oro (vecchia all’incirca 300 milioni di anni) di cui parlava il giornale. Abbiamo scoperto che la proprietaria era deceduta nel ‘59, e la catena è stata passata a un parente dopo la morte, ma non siamo riusciti a risalire oltre. Per questo il caso è riportato nell’appendice relativa alle anomalie estreme, e che non ci è possibile documentarlo completamente.

Il grosso del libro è composto di cose un po’ meno spettacolari, ma documentate molto meglio. I manufatti sono ancora lì, la maggior parte in musei, e si possono vedere.

LL: Tom, di San Luis Obispo, grazie per essere con noi.

Tom: Salve. Avrei alcune domande a proposito delle sfere metalliche con scanalature, e mi piacerebbe sapere quante ne sono state ritrovate, la loro composizione, il metodo di datazione, e se la datazione è passata al vaglio di “sbirciate anonime”.

MC: Okay. Un bel po’ di domande, ma cercherò di rispondere a tutte quelle che posso. Le sfere con scanalature furono trovate vicino a Ottosdal, in Sud Africa. Ora, sono state scoperte per molto tempo, centinaia di esse; non tutte posseggono le scanalature passanti per l’equatore; non sono state menzionate in pubblicazioni scientifiche, perciò riportiamo questo caso particolare nell’appendice del libro. Le sfere sono conservate in un museo a Kerksdorp, Sud Africa. Abbiamo intrattenuto una corrispondenza con Roelf Marx, il curatore di quel museo, che ci ha riferito che per lui sono un autentico mistero.

Afferma che sembrano fatte a mano. Queste sono le sue esatte parole, che sembrano fatte a mano, eppure in quel periodo della storia della Terra, nel quale sono finite in questa roccia, non esisteva vita intelligente. Ora, questo è il suo assunto, così potete capire come funziona la faccenda.

Egli afferma che sembrano fatte dall’uomo, ma che non potrebbero esserlo perché “Io so che né umani, né alcun tipo di vita esisteva in quel particolare periodo.

Ora, esse sono state trovate in una formazione di pirofillite, un minerale che laggiù è stato datato 2,8 miliardi di anni.

Egli ci ha fornito l’informazione da un certo Professor Bisschoff, professore di geologia presso L’Università di Potchefstroom. Si dice che queste sfere siano fatte di limonite, un tipo di minerale ferroso, ma si tratta di limonite davvero insolita, perché sono estremamente dure.

Non possono nemmeno essere scalfite con un punteruolo, il che significa che in termini di durezza minerale, esse sono davvero estremamente dure. Solitamente la limonite è piuttosto tenera, invece queste sono dure, molto molto dure, pertanto sono parecchio misteriose. Passate al vaglio, no, sinora no, perché non sono riportate in alcuna rivista scientifica.

Non credo sia possibile trovare alcuno studioso che abbia la volontà di considerarle come prodotte dall’uomo, sebbene dicano che sembrano fatte dall’uomo.

LL: Un’ultima cosa per concludere. L’impronta parziale di una suola di scarpa è stata trovata in una roccia del Triassico, datata all’incirca 250 milioni di anni fa. Essa aveva ben definito il filo col quale la suola è cucita alla scarpa, impresso proprio là sulla roccia. Straordinario! Com’è possibile non capire qualcosa così, quando si può vedere la cucitura intorno alla suola e quando la roccia viene fatta risalire al Triassico?

A proposito, dove si trova la roccia...?

MC: Be’, è un altro di quei casi di insabbiamento. Una volta di più, è un caso di insabbiamento, dove si aveva qualcosa, uno splendido reperto che fu mostrato a degli scienziati. La persona che lo aveva scoperto lo portò a New York, presso la Columbia University; lo mostrò ad alcuni dei pezzi grossi del Museo Americano di Storia Naturale, e glielo cedette.

Abbiamo scritto al Museo, ma non avevano informazioni su di esso. Dissero che il rapporto non risulta nei loro archivi.

LL: Una volta ancora, non credete a tutto ciò che sentite. Controlliamo le possibili alternative. Ritengo sia un processo molto interessante, molto importante, ed è uno di quelli che sta contribuendo ad espandere il nostro paradigma.

Grazie di nuovo per essere stati con me finora in questo viaggio.

Sono Laura Lee.

(ritorna all'indice)


VILLAGGIO GLOBALE

 

IL VOSTRO DNA FINIRA’ PRESTO IN ARCHIVIO?

Gran Bretagna - La polizia del Regno Unito ha messo in atto la sua più grande operazione, sino ad oggi, contro sospetti ladri, quando 5.000 poliziotti hanno arrestato quasi 1.000 persone con irruzioni effettuate all’alba. Sono stati prelevati campioni di DNA dai 911 detenuti, sia che fossero accusati o semplicemente diffidati. E’ stata la prima volta che la polizia britannica ha usufruito dei nuovi poteri della Legge di Giustizia Criminale (Criminal Justice Act) per iniziare a compilare uno schedario nazionale del DNA.

Australia - La polizia federale potrebbe presto essere autorizzata a prelevare con la forza campioni biologici dai sospetti di azioni criminose, per effettuare analisi sul DNA. Se il disegno di legge per le procedure forensi dovesse passare, sangue, seme, e peli pubici potrebbero essere prelevati senza che ci sia stato un arresto. Il disegno di legge è programmato per andare all’esame del parlamento quest’anno, e si suppone verrà adottato dagli stati poco dopo.

(Fonti: Guardian Weekly, 14 Maggio 1995; New Scientist, 25 Marzo 1995; The Gene File #1, 1995)

 

LA SINDROME DELLA GUERRA DEL GOLFO: IL MISTERO E’ SVELATO?

Il Pentagono ha confermato che i sintomi della Sindrome della Guerra del Golfo, riportati da più di 50.000 veterani, potrebbero essere stati causati da “medicine precauzionali” somministrate a truppe alleate, e non da azioni nemiche.

Uno studio della Duke University, fondata dal miliardario texano Ross Perot, fornisce il primo scenario plausibile di ciò che potrebbe essere accaduto. Gli esami mostrano come le iniezioni, le pillole contro il gas nervino, più gli insetticidi (usati per saturare tende ed uniformi) sono più tossici quando usati in combinazione uno con l’altro. Mentre il Pentagono insiste che non ha prove che dimostrino l’uso di armi chimiche o biologiche da parte dell’lrak durante la guerra, il governo statunitense, al contrario di quello britannico, ora accetta che la Sindrome della Guerra del Golfo è una autentica indisposizione, per la quale i veterani hanno diritto, come indennità di invalidità e sovvenzioni per cure mediche, sino a 1.823 dollari al mese. Nel frattempo, il dipartimento dell’agricoltura americano ha appoggiato il licenziamento dello scienziato Jarnes Moss, il quale stava esaminando la possibilità che un insetticida per uso personale, dato ai membri delle forze armate durante la Guerra del Golfo, quando combinato con un repellente contro il gas nervino, anch’esso fornito a qualcosa come 400.000 militari, potrebbe aver causato la Sindrome della Guerra del Golfo. Gli ufficiali del dipartimento dell’agricoltura sostengono che Moss abbia abusato della sua autorità, ed il suo progetto “non è stato autorizzato attraverso i canali appropriati”.

(Fonti: The Guardian Weekly, 23 Aprile 1995; The Olympian, 10 Marzo 1995; The Leading Edge #80, Marzo 1995; New Scientist, 22 Aprile 1995)

 

GATT + WTO = NUOVO ORDINE MONDIALE?

Si dice che il nuovo accordo GATT sia il più complesso ed esteso accordo internazionale della storia. E’ prudente assumere che pochi leader politici, che hanno sottoscritto il documento nell’interesse dei loro paesi, abbiano effettivamente letto il trattato di 500 pagine, o invero la piccola pubblicazione dell’addendum di 20.000 pagine. Il grande pubblico è anche meno informato. Il GATT è un trattato globale che non solo ha a che fare con il commercio internazionale, ma incorpora anche “diritti di proprietà intellettuale” e “barriere ai traffici senza tariffa”, tra i quali ci sono diritti umani, prosperità occupazionale, unioni commerciali, contaminazione di cibi da pesticidi, e protezione ambientale.

Il primo accordo GATT fu iniziato nel 1948, come accordo provvisorio progettato per aumentare gli incentivi al commercio per le nazioni industrializzate. Esso rimase un trattato provvisorio per quarant’anni, durante sette turni separati di negoziazioni. Un nuovo ciclo di negoziati venne proposto nel 1982, conosciuto come il Turno dell’ Uruguay. Venne concluso nell ‘Aprile del 1994, e sottoscritto da più di 100 nazioni, compresa l’Australia. Il Turno dell’Uruguay fu progettato e pianificato da alcune delle più potenti società transnazionali del mondo (TNCs, TransNational Corporations), per poter incrementare il loro accesso, senza impedimenti, alle risorse mondiali, al lavoro a basso costo, e a mercati senza restrizioni. I negoziati furono condotti a porte chiuse, prevalentemente dalle nazioni industrializzate e da rappresentanti delle più importanti TNCs. Le disposizioni del GATT saranno amministrate da una nuova creazione, il World Trade Organisation (WTO), cioè Organizzazione Mondiale per il Commercio. Il suo mandato è di lavorare in tandem con la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale per “conseguire una maggiore coerenza nell’esercizio della politica economica globale.” In breve, è probabile che il GATT armerà le varie TNCs con poteri politici senza precedenti.

(Fonte: Helen Caldicott, “The New Global Imperialism”, The Sidney Morning Herald, 14 Aprile 1995)

 

NASCE SCHENGENLAND, SPARISCONO I CONFINI EUROPEI

Il 26 marzo 1995, i confini esterni di sette nazioni europee sono stati rimossi, ed una nuova parola è stata aggiunta al lessico internazionale: Schengenland.

Schengenland (Germania, Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Olanda e Lussemburgo) deve il suo nome al villaggio di Schengen, in Lussemburgo, dove il 14 Luglio 1985 la Convenzione di Schengen iniziò la volata finale verso l’Europa Unita. Quel giorno, rappresentanti del Lussemburgo, della Germania, Della Francia, del Belgio e dell’Olanda per primi si accordarono per smantellare i confini.

(Fonte: Vitali Vitaliev, The Weekend Australian, 1-2 Aprile 1995)

 

CONTROLLO DELLE ARMI & PARANOIA

Il dibattito sul possesso di armi continua ad infuriare agli antipodi. NEXUS viene regolarmente contattato da persone che dichiarano ci sia un “ordine del giorno segreto” per disarmare l’Australia. Alcuni si arrischiano anche a suggerire che molti, se non tutti i cosiddetti casi di folli che perdono la testa, uccidendo a colpi di arma da fuoco la gente per poi ammazzarsi, mostrano effettivamente sintomi di controllo mentale.

Si sostiene che questi individui sono “programmati” per uccidere le persone (e poi sé stessi, per occultare le prove) in modo da generare un comportamento isterico dei media, che poi aiuta l’introduzione di legislazioni restrittive (di solito preparate in anticipo) per l’acquisto e la detenzione di armi. Che questi lettori siano paranoici o meno, ci sono certamente evidenze concrete per riportare le loro affermazioni tra queste righe. Ma esaminate quanto segue, e decidete da voi stessi se si tratta di giornalismo incompetente, o “qualcos’altro”.

“Fucile d’assalto cinese SKS usato nell’assedio di Gympie.

“Uomo armato di fucile semi-automatico tiene alla larga la polizia”

“Fucile automatico tiene a bada la polizia”

“Uomo tiene a bada la polizia per sei giorni”

Questi sono solo alcuni dei titoli di alcuni mesi fa, quando un uomo appiccò fuoco alla sua macchina e si barricò in casa per alcuni giorni. Malgrado questi titoli, la polizia attirò l’uomo fuori dalla sua casa e sulla strada, per fargli prendere alcune sigarette. Apparentemente le aveva finite e stava boccheggiando, ma quando le prese, la polizia saltò fuori dai cespugli e lo inseguì sino all’abitazione. Probabilmente vi domanderete com’è che l’uomo non sparò alla polizia col suo SKS. Questo è il punto interessante della storia: egli non aveva nessuna arma. Né automatica, né semi-automatica, né armi offensive di alcun genere! Dopo giorni di ricerche, anche con l’ausilio di metal-detectors, tutto ciò che trovarono fu un fucile ad aria compressa vecchio di trent’anni, pieno di sporcizia e mancante di molti pezzi.

(Fonte: Lock Stock & Barrel, Maggio-Giugno 1995)

 

CHIPS DI COMPUTER CON CELLULE NEURALI VIVENTI?

Le battaglie del futuro potrebbero essere condotte con esseri umani ed animali alterati geneticamente, ed i cui cervelli sarebbero guidati da chips di computer, progettati e costruiti con cellule di cervello vive, secondo quanto affermano analisti scientifici e ufficiali a Washington.

Tale scenario potrebbe divenire realtà entro i prossimi 15 anni, se le ricerche portate avanti al Laboratorio di Ricerche Navali presso Washington dovessero risultare soddisfacenti.

La Hippocampal Neuron Patterning (Modellazione Neurone Ippocampale), come è chiamata, comporta la crescita di neuroni viventi (dal cervello) su chips di computer. Questa ricerca, se sviluppata, potrebbe avere tremende implicazioni mediche e militari. Un ricercatore suggerisce anche che in un futuro non troppo lontano ”si potrà usare la memoria su un chip (biologico), metterlo nella testa e imparare il francese”. Kyle Olson, dell’Istituto di Controllo delle Armi Chimiche e Biologiche, in Virginia, dice: ”La porta ruota in due direzioni. Si può avere in una mano quest’arma tipo Frankenstein, e nell’altra qualcosa che può aiutare a risolvere i problemi della condizione umana”.

(Fonte: Defense News, Vol.10, No.1l, 20-26 Marzo 1995)

 

ALBERI CHE SI SINTONIZZANO SULLE ONDE RADIO

Un’antenna radio nel mezzo di una foresta ha causato una inaspettata crescita degli alberi circostanti, affermano alcuni ricercatori americani. Dopo che tale attenna è stata messa in funzione in Michigan, nel 1986, i tronchi dei pioppi e degli aceri vicini sono cresciuti del 50% in più del normale in larghezza, mentre i pini rossi sono aumentati del 10% in altezza.

L’antenna, col cavo da 100 chilometri, fu installata attraverso la foresta dalla Marina Militare Statunitense, per comunicare con i sottomarini usando onde radio a bassa frequenza. Ricercatori forestali hanno effettuato rilievi in un luogo vicino a tale antenna, la quale genera un campo elettromagnetico, ed in un altro luogo di controllo a 50 chilometri di distanza.

Il Dottor Glenn Mroz, dell’Università Tecnologica del Michigan, afferma: “Abbiamo trovato che pioppi, aceri e pini crescono più velocemente, quando vengono esposti a campi magnetici.” Due specie di alberi, querce e betulle, sembra non vengano influenzate. Ci sono un paio di punti interessanti in questa storia:

1) Questo sembrerebbe confermare la ricerca sui benefici effetti di alcuni campi magnetici sugli organismi viventi. (Vedere NEXUS vol. 2, numeri 17, 18, 19.)

2) Questa antenna sembra essere parte di una rete di comunicazione globale, come raccontato in un articolo intitolato “The Omega Network” (Vedere NEXUS vol. 2 #16). Il vero scopo dietro queste antenne è l’interrogativo di tutti.

(Fonte: Daily Telegraph, 28 Gennaio 1995)

 

NUOVE EVIDENZE A SUPPORTO DI CATASTROFICI SCONVOLGIMENTI DELLA TERRA

I ricercatori che si occupano di mutamenti del pianeta sono divisi in due fazioni: quelli che credono in improvvisi e catastrofici rivolgimenti lungo l’arco della storia della Terra, e quelli che propongono la teoria della gradualità, come la deriva dei continenti, l’erosione, ecc. I catastrofisti hanno per lungo tempo arguito che improvvisi capovolgimenti del campo magnetico terrestre siano accaduti al tempo dei grandi cataclismi, laddove i gradualisti hanno insistito che non ci sono assolutamente prove a favore di ciò: sino ad oggi.

In un articolo gran poco pubblicizzato, pubblicato su Nature, tre scienziati affermano che ci sono “nuove evidenze di cambiamenti straordinariamente rapidi del campo geomagnetico durante un capovolgimento”. Secondo i tre geologi, “Risultati paleomagnetici dai flussi di lava, registranti una inversione di polarità geomagnetica a Steens Mountain, in Oregon, suggeriscono l’avvenimento di brevi episodi di mutamenti nel campo, sorprendentemente rapidi, pari a sei gradi al giorno.” Gli scienziati concludono: “Ciò non porta a supporre che inversioni geomagnetiche abbiano luogo più velocemente delle svariate migliaia di anni attualmente immaginate, ma piuttosto suggerisce che le transizioni di polarità potrebbero essere costellate da episodi di cambiamenti nel campo straordinariamente veloci.”

(Fonte: Nature, vol. 374, no. 6524, 20 Aprile 1995)

 

I RISCHI DELLE VACCINAZIONI DI “ROUTINE”

Una nuova formula usata nelle vaccinazioni di routine a Victoria, in Australia, ha causato indisposizioni in massa tra studenti delle scuole preparatorie.

I bambini hanno sofferto di febbre alta, gonfiore e vomito, dopo che la città di Geelong ha recentemente somministrato delle vaccinazioni triplo-antigene presso le scuole, per conto del Dipartimento della Sanità e dei Servizi Comunitari.

Per la prima volta, la formulazione includeva un vaccino contro la pertosse. I genitori di Geelong hanno attaccato violentemente tale immunizzazione, affermando che i loro bambini sono stati utilizzati come cavie.

Poca o nessuna informazione è stata data ai genitori a proposito della vaccinazione, o dei suoi effetti collaterali, che hanno lasciato centinaia di bambini ammalati per giorni, ed almeno uno dei quali ha dovuto essere ricoverato all’ospedale.

La maggior parte delle scuole della zona, ha comunicato che da metà a tre quarti degli scolari vaccinati sono rimasti assenti per malattia, e quelli presenti hanno dovuto essere accuditi dagli insegnanti.

(Fonte: Geelong lndependent, 13 Aprile 1995)

 

INIEZIONI PER LA POLlO RESPONSABILI DI MOLTI CASI DI PARALISI

Nuove preoccupanti scoperte dalla Romania indicano che il vaccino contro la polio sta in realtà causando molti casi della malattia. Gli scienziati inizialmente diedero la colpa al vaccino prodotto localmente, ma il rateo di nuovi casi è continuato anche dopo l’introduzione di vaccini usati in altre nazioni europee. I ricercatori che hanno studiato 31 casi di bambini paralizzati dopo essere stati vaccinati, concordano che le iniezioni hanno innescato le paralisi. Hanno anche scoperto che i bambini hanno ricevuto un gran numero di altre vaccinazioni nei mesi precedenti quella contro la polio.

(Fonte: NEJM, 23 Febbraio 1995)

 

IL VACCINO CONTRO IL MORBILLO COLLEGATO CON CERTE MALATTIE

Alcuni ricercatori del Royal Free Hospital di Londra, hanno trovato evidenze che il vaccino per il morbillo potrebbe giocare un ruolo nell’innescare due malattie a lungo termine dell’intestino, il morbo di Crohn e le coliti ulcerative. Tali evidenze, emerse da studi in laboratorio e sulla popolazione, suggeriscono che le persone alle quali è stato somministrato il vaccino, hanno probabilità sino a tre volte maggiori di contrarre queste malattie.

Comunque, i ricercatori, guidati dal Dottor Andrew Wakefield, hanno detto che non ci dovrebbero essere cambiamenti nella politica delle vaccinazioni.

(Fonte: The Guardian Weekly, 7 Maggio 1995)

 

LOCKERBIE: CREPE NELLA MONTATURA CONTRO LA LIBIA

1) Edimburgo - I parenti delle 270 persone morte nell’attentato di Lockerbie, hanno invocato una indagine indipendente, dopo che è trapelata una lettera che getta nuovi dubbi sul processo contro i due libici sospettati. La lettera, del Ministro della Giustizia tedesco, rivela che gli investigatori a Francoforte non hanno trovato alcuna prova che la bomba sia stata caricata sul jet all’aeroporto della città.

(Fonte: The Independent, The Sydney Moming Herald, 11 Marzo 1995)

2) Un nuovo documentario, The Maltese Double Cross, sta per andare in onda nel Regno Unito ed in Australia. Sebbene la versione televisiva mostrata al pubblico sarà ritoccata, ci si aspetta comunque che desti un grande interesse. Il documentario asserisce che l’attentato fu finanziato dall’Iran, e pianificato dai guerriglieri palestinesi con base in Siria, quale vendetta per l’abbattimento da parte statunitense di un Airbus iraniano sul Golfo Persico, nel Luglio del 1988. Esso demolisce le evidenze contro la Libia, e afferma che diversi personaggi di spicco, compreso il Ministro degli Esteri Sudafricano, Pik Botha, furono avvisati di non salire su quel volo.

(Fonte: The Australian Magazine, 6-7 Maggio 1995)

 

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE DESTINATE AD AUMENTARE

1) Germania - Le forze di sicurezza hanno richiesto che tutte le imprese di gestione di telefoni cellulari del paese, debbano assicurarsi che la polizia possa monitorizzare tutte le chiamate su una nuova rete di comunicazione digitale appena proposta. Il Ministro delle Poste tedesco, Wolfgang Bòtsch, ha presentato un disegno di legge al parlamento di Bonn, in Maggio. Un portavoce delle tre principali imprese di gestione ha dichiarato che adeguarsi ai regolamenti potrebbe costare, ad ogni società, intorno ai 50 milioni di marchi.

(Fonte: The European, 5 -11 Maggio 1995)

2) USA - In seguito all’attentato di Oklahoma, il Presidente Clinton ha sollecitato il Congresso ad approvare il finanziamento per il “Communications Assistance for Law Enforcement Act” del 1994, meglio conosciuto come la legge per le intercettazioni telefoniche. Passata l’anno scorso, la legge richiede alle compagnie telefoniche di progettare i loro sistemi di comunicazione in modo che le agenzie per l’applicazione della legge possano effettuare le intercettazioni di telefonate. Altre proposte che Clinton ha fatto, come parte dello stesso pacchetto, includono il facilitare alla polizia la raccolta di informazioni (registrazioni in hotel/motel, dettagli sul credito, numeri telefonici chiamati, ecc.) senza mandati di comparizione.

(Fonte: New Scientist, 6 Maggio 1995)

 

UN SISTEMA SATELLITARE PER RINTRACCIARE LA VOSTRA MACCHINA

Un rivoluzionario sistema satellitare contro i furti d’auto, sviluppato in Australia, promette di trovare la macchina che vi hanno rubato, e notificarlo alla polizia, entro pochi minuti dal furto.

Con il nuovo sistema, nello stesso istante in cui un ladro si intrufola nella vostra auto senza una chiave speciale, l’allarme inizia a suonare. Entro pochi minuti, la centrale di controllo del sistema Mobiletrack notificherà a voi ed alla polizia l’avvenuto furto. La centrale di controllo (dietro ordine della polizia) attiverà poi una funzione a distanza che spegnerà il motore, causando l’immediato arresto dell’auto. Il segreto del sistema è una minuscola scatola d’acciaio, nascosta nell’automobile, che comprende una compatta ricetrasmittente via satellite, alimentata dalla batteria dell’auto.

Il sistema può anche servire come aiuto in caso di interruzione di energia, per la navigazione, e per chiamate di emergenza effettuate dal guidatore.

(Fonte: The Sunday Tele graph, 14 Maggio 1995)

 

STRANE MORTI DI PESCI AGLI ANTIPODI

Qualcosa sta uccidendo le sardine adulte lungo l’intera linea costiera a sud e sud-est dell’Australia. Il principale sospettato è un organismo monocellulare, simile a quello che causa il fenomeno della “marea rossa” in tutto il mondo. Qualsiasi cosa sia, sta causando il soffocamento delle sardine, a causa di una sostanza simile a mucosa che intasa le branchie.

Alcuni ricercatori stanno ipotizzando che le sardine importate come cibo per i tonni dalle zone al largo della California e del Messico, affette dalla “marea rossa”, erano contaminate; e che, grazie anche ad uno strano e massiccio afflusso, ricco di nutrimento, di acqua fredda dall’Antartide, l’organismo responsabile al nord di questa marea rossa ha trovato un punto d’appoggio nell’emisfero sud. Si stima che centinaia di milioni di pesci siano già morti, mentre le aree affette continuano ad allargarsi verso nord, in direzione di Sydney.

(Fonte: Stan Deyo Report on Mistery Killing Fish, Maggio 1995; The Weekend Australian, 13-14 Maggio 1995; The Sidney Morning Herald, 13 Maggio 1995)

 

L’ATTENTATO DI OKLAHOMA

Quello che i media si sono dimenticati di raccontarvi

Il 19 Aprile 1995, alle 9.02.13 antimeridiane, una massiccia esplosione ha distrutto gran parte del Palazzo Federale Alfred P. Murrah in Oklahoma, Stati Uniti. Il palazzo ospitava uffici dei BAFT, dei Servizi Segreti, dell’antidroga, del Dipartimento per l’Edilizia e lo Sviluppo Urbano, dell’Aviazione Militare, dell’Esercito, di reclutamento per la Marina Militare, del Dipartimento della Difesa, ed altri. Sinora sono state arrestate tre persone: Timothy McVeigh, Terry Nichols e James Nichols. Gli agenti federali hanno incominciato col dichiarare che il meccanismo esplosivo era una auto-bomba imbottita di 1.000 libbre di esplosivo. Poi era una auto con 1.400 libbre. In seguito si trattava di un camion con 4.000 libbre. Adesso è un furgone per traslochi con 5.000 libbre di esplosivo. Un ex-agente dell’FBI di 28 anni, Ted L. Gunderson, di Santa Monica, California, ha pubblicamente respinto le dichiarazioni del Dipartimento di Giustizia Americano, come un tentativo di insabbiamento, le quali affermano che l’esplosione è stata causata da una singola semplice bomba fertilizzante. Secondo Gunderson, la bomba era un congegno elettroidrodinamico a combustibile gassoso (bomba barometrica), che non è possibile sia stata costruita da McVeigh. Sempre secondo Gunderson, occorrerebbe possedere cognizioni di ricerca e accessi di sicurezza disponibili solo ai più alti livelli militari. Egli afferma che una bomba fertilizzante avrebbe lasciato considerevoli nubi di acido nitrico nella zona, come pure tracce di nitrato d’ammonio incombusto. Gli investigatori ufficiali hanno cercato specificamente queste sostanze, e non hanno trovato nulla. Gunderson dichiara che la bomba utilizzata era un sofisticato congegno A-neutronico, usato dall‘esercito americano, e che lo specifico tipo di danno causato avrebbe potuto essere ottenuto solo con tale congegno. Ha indicato nella presenza di esplosivo PDTN un sicuro indizio di un congegno A-neutronico.

E’ interessante il fatto che USA Today (28 Aprile, pagina 3A) ha riportato che le accuse contro McVeigh sono scattate dopo che l’Agente Speciale dell’FBI John Hersley ha rivelato che la camicia di McVeigh recava tracce di esplosivo PDTN. Stando ad una registrazione sismologica del centro di rilevamento geologico dell’Oklahoma, presso la locale Università, ci sono state due esplosioni coinvolte con l’attentato del 19 Aprile, a dieci secondi di distanza l’una dall’altra. Ciò coincide con un certo numero di testimonianze di persone che si trovavano dentro ed intorno all’edificio al momento dell’esplosione. Malgrado le testimonianze e l’evidenza sismologica, l’FBI insiste che c è stata una sola esplosione. Linda Thompson, fatta segno di una campagna diffamatoria a causa del suo coinvolgimento con ciò che si è scoperto circa la strage di Waco, afferma che McVeigh è un “capro espiatorio”. Fa notare come ci fossero molte meno persone del normale nell‘edificio (indicando che molti agenti governativi che normalmente vi lavoravano, per qualche ragione quel giorno erano assenti).

La Thompson afferma inoltre che all’interno del palazzo fu trovata una seconda bomba, e che era un congegno militare. Quattro vittime hanno intentato una causa civile contro la ICI per negligenza: la ICI Explosives USA, una sussidiaria della ICI, ha dichiarato che non ci sono indicazioni che il suo fertilizzante sia stato adoperato per la fabbricazione di alcuna bomba, e che avrebbe “conteso con vigore” la causa. L’inganno dei media a proposito dell’attentato si è velocemente indirizzato ad incolpare estremisti di destra. Una successione senza fine di esperti, di solito della famigerata ADL (Anti-Defamation League), ha lasciato credere al mondo occidentale che chiunque ritenga che il governo sia in qualsiasi modo corrotto, è un estremista di destra. Le stoccate emotive sui bimbi uccisi ha dato forza a questo messaggio al punto tale che un estremista di destra adesso è, in effetti, un assassino di bambini de facto. La velocità con la quale il governo ha dato all’FBI e ad altre agenzie ampi, nuovi poteri di infiltrazione, sorveglianza, ricerca e cattura come pure intercettazioni telefoniche, fax ed e-mail (posta elettronica) ha allarmato molte persone, e generato più sospetti su un possibile motivo per un’agenzia governativa di aver organizzato l’attentato. Certamente, è una mossa che sta polarizzando ulteriormente la corrente dominante negli Stati Uniti. Di già, vari gruppi di americani, ricercatori in soggetti del tipo di quelli di cui si occupa NEXUS, hanno subito incursioni nelle loro case e nei loro uffici da parte dell’FBI. Generalmente tali incursioni sono molto cortesi, e si concludono con gli agenti che sequestrano tutti i documenti, gli archivi, i libri, le riviste e i video appartenenti ai ricercatori.

I media hanno di recente fatto convergere l’attenzione sulla presunta ossessione di McVeigh su Waco, al punto in cui le asserzioni su un atto illecito del governo a Waco stanno sottraendo attenzione dall’attentato stesso, e bloccando la nuova legislazione antiterrorismo. I Repubblicani al Congresso stanno ora chiedendo la riapertura dell’inchiesta sulla strage, ed una indagine generale sui BATF. Anche la National Rifle Association richiede una udienza al Congresso a proposito dell’incidente, ed ha accusato gli agenti governativi, in particolare quelli del BATF, di essere dei “criminali”. Una inchiesta condotta nel 1992 ha mostrato che il 76% dell’elettorato statunitense concorda sul fatto che il governo è condotto da “pochi, grandi interessi”, e non rappresenta la volontà popolare. Un recente sondaggio Gallup ha rivelato che il 27% della popolazione americana è pronta a levarsi in armi contro il governo statunitense.

McVeigh è un capro espiatorio? Sapeva quello che stava facendo? E’ una vittima di uno stimolo per il controllo mentale della CIA, della Sindrome della Guerra del Golfo, o è solo chiaramente pazzo? Perfino la rivista Time menziona che l’innesto nel corpo di McVeigh fu inserito lì dai militari. Qual è lo scopo? Qualunque sia la risposta, siate sicuri che voi, la gente, sarete gli ultimi a saperlo!

 

 

 

SEMINARIO SULLE NUOVE FRONTIERE

“Questo è un punto di svolta. Dopo questo incontro internazionale, il mondo non sarà più lo stesso!” afferma il Professor Chris Illert, matematico e fisico teorico australiano, a proposito dell’imminente seminario, che si terrà in Italia, dal titolo “Nuove frontiere nell’energia adronica pulita”. Si mormora che la teoria che predice nuove fonti di energia adronica subnucleare sarà dimostrata con nuove tecnologie atte ad attingere a tale energia. Chris Illert sta coordinando “Nuove frontiere nella biologia teorica”, uno dei sei seminari che si terranno alla Conferenza dell‘Istituto per la Ricerca di Base, presso l’Istituto Monteroduni, in Italia, dal 7 al 13 Agosto. Gli altri seminari che “passeranno alla storia” sono: Nuove Frontiere delle iperstrutture , geometrie integro-differenziali, fisica particellare, gravitazione, superconduttività.

Per ulteriori informazioni o iscrizioni, contattate il coordinatore, Prof. R. M. Santilli, Istituto per la Ricerca di Base, Monteroduni, Italia, fax 0865 - 491145.

(ritorna all'indice)


Le Menzogne sulla Benzina senza Piombo

Componenti chimici altamente tossici stanno sostituendo il piombo nei nostri carburanti, eppure le autorità governative continuano a sottovalutare i seri rischi per la salute pubblica.

di Catherine Simons, B.Sc.

NEXUS Magazine


LA COMPOSIZIONE DELLA BENZINA

Precedentemente abbiamo discusso su come ci fossero poche prove a supportare l’affermazione che le sostanze devolute ad alzare gli ottani nella benzina senza piombo siano più sicure dei composti di piombo utilizzati. Infatti, le evidenze a proposito del piombo contenuto nella benzina che avrebbe un effetto sui livelli di piombo nel sangue sono poche, o nulle. La tecnologia “senza piombo” sta a significare che qualcos’altro viene addizionato alla benzina per mantenere lo stesso numero di ottani. Ciò che non è stato ben chiarito è che sin da circa il 1970, il contenuto di piombo nella benzina “ordinaria” è stato ridotto. Tale linea di condotta ha significato che, col tempo, il tetto massimo di contenuto in piombo è stato continuamente ridotto. Ci sono tre gruppi principali di sostanze che le compagnie petrolifere usano al posto del piombo.

1. Aromatici: composti organici basati sull’anello di benzene, un anello di carbonio 6 con tre legami doppi delocalizzati, benzene, toluene, xilene, ecc.

2. Olefine: composti organici che hanno legami doppi. Dopo la combustione, un sottoprodotto critico è il butadiene 1.3.

3. Ossigenati: composti organici contenenti molecole di ossigeno, come il metano, l’etano o l’MTBE (metil-tert-butil-etere).

L’ente statunitense che si occupa della protezione ambientale (EPA) ha preso di mira cinque sostanze inquinanti dell’aria per la loro tossicità: il benzene e il butadiene 1.3 sono le prime due in cima alla lista. Sono ambedue sostanze altamente cancerogene. Il butadiene 1.3 ha appena cominciato a destare l’attenzione internazionale.

Pertanto, c’è solo una domanda molto importante da farsi. Qual è l’attuale composizione delle benzine con piombo, di quelle normali senza piombo, e super senza piombo? In Australia, le compagnie petrolifere non sono obbligate a dichiarare l’esatta formulazione per la preparazione delle miscele carburanti. In Gran Bretagna è la stessa cosa: le compagnie petrolifere non forniscono quasi nessuna informazione circa il contenuto chimico in piombo. Negli Stati Uniti, esse devono fornire le formule delle benzine all’EPA. Sono riuscita a trovare uno studio indipendente, effettuato dal Dottor Michael Dawson e dal Signor Noel Child, dell’Università di Tecnologia di Sydney, i quali hanno analizzato la composizione di molti campioni di benzina provenienti da tutta l’Australia. Hanno anche compilato una tabella di composizioni di benzine da molti altri paesi (vedi tabelle 1,2 e 3) (Nota di Gandalf: a causa di difficoltà tecniche tutte le tabelle non sono state riportate. Scusate). Queste cifre provengono dal “International Gasoline Survey, 1994”, un rapporto pubblicato annualmente dalla Associated Octel Company. Usando come esempio le cifre relative all’Australia, nella benzina normale senza piombo, il contenuto totale di idrocarburi aromatici era del 27,7%, ed il livello di benzene al 2,0% (tabella 2). Ma, per la benzina con piombo, il contenuto totale di aromatici era del 29,2%, ed il livello di benzene al 2,1% (tabella 3). Perbacco! Ciò significa che il contenuto totale di aromatici ed i livelli di benzene sono molto simili: in effetti, marginalmente più alti nella benzina con piombo. Se guardate a tutti gli altri paesi nelle tabelle, il contenuto percentuale di benzene e degli idrocarburi aromatici totali in benzine con piombo e normali senza piombo, sono altrettanto simili. La benzina senza piombo standard ha un numero di ottani più basso, di circa 91, laddove quella con piombo ha un numero di ottani di 96 o maggiore. Il componente di piombo aggiunto è appena sufficiente a incrementare il numero di ottani da circa 91 ad oltre 96. Quella super senza piombo ha un numero di ottani pari a 96, pertanto ha un contenuto di idrocarburi aromatici, come pure di benzene, molto più alto di altre benzine: il contenuto totale di aromatici per quella australiana è di 36,4%, con livelli di benzene pari al 3,3% (tabella 1). Questa analisi della benzina australiana fu effettuata prima del 1 Gennaio 1995: i livelli massimi di piombo erano a 0,3 grammi per litro. Dopo questa data, i livelli massimi furono ridotti a 0,2 g/l, il che sta a significare che è stata impiegata una maggior quantità di additivi alternativi (aromatici, compreso il benzene, e/o olefina). Così, oggi la benzina con piombo potrebbe contenere anche più additivi alternativi della normale senza piombo. Il Dottor Michael Dawson dice che “Alla fine, il contenuto in piombo nella benzina con piombo sarà ridotto a quasi nulla” in Australia, “e avremo automobili non equipaggiate con marmitte catalitiche che sputeranno più tonnellate di componenti tossici ogni anno, di quanto non facciano ora.” Il terzo gruppo di sostanze alternative per aumentare gli ottani, menzionate prima, sono gli ossigenati. Un importante sottoprodotto della loro combustione è l’acido aldeide, la prima sostanza che il corpo produce durante il processo di disintossicazione dall’alcool. Così sembra che gli ossigenati siano meno tossici del benzene e del butadiene 1.3. Un altro vantaggio degli ossigenati è che, siccome contengono molecole di ossigeno, fanno sì che il carburante bruci in modo più efficiente, e pertanto si abbassino i livelli di tutti gli inquinanti dalle emissioni di scarico delle macchine.

Le compagnie petrolifere in Australia non usano questi ossigenati perché non sono sottoprodotti della produzione di carburanti, e dovrebbero essere acquistati da altre compagnie chimiche, con aggravio dei costi.’ L’EPA statunitense ha dato mandato affinché dal 1 Gennaio di quest’anno venga commercializzata in approssimativamente il 25% degli Stati Uniti una “benzina riformulata”. E’ stato stabilito un limite del 1% di benzene (10% di contenuto totale di aromatici) per questo carburante. Fonti dell’EPA prevedono che la quota di mercato per tale benzina riformulata sarà alla fine pari al 70%. L’ossigenato MTBE è una delle sostanze che destano preoccupazioni, menzionato in un estratto dell’articolo dal Dottor Hans Nieper, a pagina 19. (Nota: l’Australia è il solo paese elencato nelle tabelle, la cui benzina non contiene MTBE) Considerando tutto ciò, l’etanolo ed il metanolo potrebbero essere gli additivi più sicuri: o si dovrebbero gradualmente eliminare le marmitte catalitiche? Sicuramente, dovranno essere condotte più ricerche sugli effetti^^^^^^^^

 

INQUINAMENTO DELL’ARIA

Il Dottor Michael Dawson spiega che quando, negli anni ottanta, le compagnie petrolifere eliminarono il piombo dalle benzine statunitensi, l’aumento nei contenuti di aromatici ha avuto due effetti deleteri: “Primo, l’inquinamento dell’aria è peggiorato, in quanto i componenti aromatici sono molto attivi fotochimicamente. Secondo, le emissioni dagli scarichi del benzene, sostanza cancerogena, sono aumentate.

 

BENZENE NELL’ATMOSFERA

Il cancerogeno benzene è un economico sostituto per il piombo. Ad esempio in Germania, nel 1993, furono bruciati 32 milioni di tonnellate di carburante. Circa 10 milioni di tonnellate di aromatici erano presenti in queste benzine, e almeno tre quarti di milione di tonnellata dovrebbero essere stati benzene. Nel 1991, in Germania, circa 100.000 tonnellate di carburante andarono perdute durante il trasporto dalle raffinerie alle stazioni di rifornimento: 45.000 tonnellate si persero durante il riempimento dei serbatoi, ed altre 33.000 tonnellate dai motori delle auto. Il Dottor Michael Dawson ha eseguito rilevamenti sul benzene a Sydney, lungo l’arco di un intero mese in estate ed un intero mese in inverno. Le misurazioni hanno evidenziato un livello medio di benzene di 4,1 parti per miliardo in estate, e 7,6 in inverno. I picchi nelle concentrazioni furono rispettivamente tra le 12 e le 25 parti per miliardo. Tali rilevamenti furono eseguiti nello stesso posto della città nel quale i livelli di ossido di carbonio vengono monitorizzati dall’EPA. La Gran Bretagna ha recentemente adottato un massimo di 5 p.p.m. di benzene, e l’obiettivo nazionale è di ridurlo a livelli inferiori ad 1 p.p.m. Il Dottor Michael Dawson afferma: ”L’Australia non ha uno standard prudente per il benzene, e le sue autorità ambientali non eseguono monitoraggi con regolarità. L’ EPA Vittoriana ha condotto studi nel periodo 1992-93, che hanno evidenziato livelli di benzene, nei sobborghi di Melbourne, sino a 6 p.p.m. Tale agenzia fissa un limite preferenziale pari a circa 30 p.p.m., citando studi che dimostrano come oltre il 75% del benzene nell’aria di città industrializzate lo si deve alle emissioni di veicoli. Test sui livelli di benzene a Baden-Wurttemberg, in Germania, hanno fornito misurazioni medie relative all’intero territorio dello stato, attestate tra 6 e 46 microgrammi di benzene per metro cubo (circa da 2 a 15 p.p.m.). Il traffico di Stoccarda produceva mensilmente dei valori di picco sino a 62 microgrammi (circa 21 p.p.m.). Il Ministro per l’Ambiente della Svevia, Harold Schàfer, ha sottolineato che i livelli erano “Spaventosi, ...certamente, drammaticamente alti.”7 Harald Notter, portavoce del Ministro per l’Ambiente, consapevole che il caso di Baden-Wùrttemberg è unico in Germania, dice, “La maggior parte degli stati tedeschi affronta il problema del ben­zene con molta cautela, timorosi dei costi e forse anche dei risultati.”

In Gran Bretagna, nel 1994, un gruppo misto di Membri del Parlamento si appellò al Governo affinché bandisse la vendita di benzina super senza piombo. Tale suggerimento era uno dei molti, volti alla riduzione dell’inquinamento dell’aria. Il grup­po dichiarò che le evidenze “suggeriscono fortemente che i potenziali azzardi alla salute, risultanti da un uso eccessivo di aromatici.., sorpassano ogni possibile beneficio derivato dalla riduzione di piombo.” Esso vorrebbe anche che la composizio­ne della benzina fosse pubblicizzata, in modo che le persone possano giudicare da sé stesse gli effetti sull’ambiente dei diffe­renti tipi di carburanti. In Svizzera, è ora obbligatorio per ogni pompa di benzina l’essere attrezzata con un cappuccio per i vapori a pressione negativa. E’ un congegno che pompa tutta l’aria sostituita dalla benzina in un apposito serbatoio. Pertanto, i vapori non finiscono nell’atmosfera, e un po’ di benzina si ricondensa in questo serbatoio. Tale metodo viene utilizzato anche in alcune località degli Stati Uniti, ma non ci sono piani per il suo impiego in Gran Bretagna o in Australia.

 

EFFETTI DEGLI AROMATICI SULLA SALUTE, SPECIALMENTE DEL BENZENE

Il Dottor Arthur Chesterfield-Evans, un esperto nella salute occupazionale, ritiene che il pubblico sia stato fuorviato dalle dichiarazioni che eliminando il piombo dalla benzina, i suoi effetti negativi sull’ambiente e sulla salute si sarebbero ridotti. Dice, “Siamo stati oggetto di una concentrata campagna di disinformazione, nella forma di un semplice e seducente messaggio: niente piombo, niente paura.” L’EPA statunitense afferma che la metà di tutti i casi di cancro potrebbero essere messi in relazione con l’inquinamento dell’aria. Con una esposizione, per tutta la vita, ad un microgrammo di benzene per metro cubo (circa 1 parte per miliardo), l’ente stima che a 2,8 persone su un milione sarà diagnosticata la leucemia. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità salta fuori con una proiezione di quattro casi di leucemia per milione, e il Centro di Ricerca sul Cancro tedesco con nove casi.

Il Professor Cesare Maltoni, della Fondazione Ramazzini per la Scienza Ambientale ed Oncologica, ha diretto studi dimostranti che il cancro è connesso con sostanze emesse dai veicoli. Per 25 anni la sua Fondazione ha effettuato dei test su animali con sostanze trovate in tali emissioni.

Nel 1977, la Fondazione del Professor Maltoni dimostrò che il benzene era un potente cancerogeno, causa di svariati tipi di cancro, in particolare la leucemia. Molti altri aromatici furono oggetto di test, e tutti provarono essere cancerogeni. Svariati altri componenti contenuti in queste emissioni, pure, si dimostrarono cancerogeni.

Il Professor Maltoni affermò, “Ci sono rischi con benzina contenente alte percentuali di idrocarburi aromatici, rischi con benzina statunitense contenente alte percentuali di paraffina, e rischi con benzine contenenti additivi ossigenati. Particolare preoccupazione dev’essere rivolta a benzine con alto contenuto di idrocarburi aromatici. Il benzene è uno dei più potenti cancerogeni di origine industriale. Allo stesso modo, l’alchil benzene comporta rischi di cancro.

Molti alchil benzene diventano benzene durante il processo di combustione. Il Dottor Michael Dawson dice che approssimativamente il 50% del benzene emesso dagli scarichi proviene effettivamente dal vero e proprio benzene presente nella benzina, il 40% dal toluene (benzene metile) ed 10% da altri aromatici presenti nel carburante.’ Il Dottor Simon Wolff, dell’University College London School of Medicine, era inizialmente preoccupato dagli impianti nucleari britannici. Notò differenze pari a dieci volte, nei tassi di leucemia infantile tra certe popolazioni, pertanto iniziò a cercare delle spiegazioni. Egli concluse che i più recenti sobborghi delle classi medie e le città con alti livelli di possesso ed utilizzo di automobili, erano i più a rischio. Il Dottor Wolff afferma che il progetto britannico di riduzione dei livelli di benzene ad una parte per miliardo, non è ancora abbastanza. “Dovremmo puntare ad abbassare i rischi di leucemia ad uno per milione, in confronto ai 10.000 di oggi. Per arrivarci, dobbiamo ridurre i livelli di benzene di cinquanta o cento volte. I bambini potrebbero sviluppare cancro con un esposizione a livelli di benzene molto minore degli adulti, perché respirano più velocemente, hanno un metabolismo molto più rapido, ed il loro midollo osseo è più sensibile.

Studi dalla Svezia hanno inaspettatamente trovato livelli di leucemia molto alti tra il personale delle stazioni di rifornimento. Il Dottor Michael Dawson si domanda, “Come mai alle compagnie petrolifere è consentito sostituire un cancerogeno (o componenti che sono convertiti in cancerogeni) per una neurotossina?” Il cancerogeno è rilasciato nell’aria che respiriamo, mentre la neurotossina che lo sostituisce viene fuori dagli scarichi, come ossido di piombo o cloruro di piombo, che viene fortemente cotto e cade al suolo vicino alla strada. Il Professor Roger Perry afferma, “Trovo molto difficile capire come qualsiasi governo o qualsiasi scienziato coscienzioso possano prendere seriamente la questione dei bassi livelli di piombo, e decidano di ignorare problemi come il benzene, i cui livelli sono già abbastanza alti da destare preoccupazione.” Il Professor Bill McCarthy, capo del Sydney Melanoma Unit, del Royal Prince Alfred Hospital di Sydney, dichiara: “Il benzene è un agente altamente cancerogeno. E’ causa di tumori ai polmoni, al fegato, ai reni, alla pelle e di leucemia. L’aspetto preoccupante è che se una persona contrae il cancro a causa di una esposizione ad agenti chimici, ciò è un problema individuale: dipende dai livelli di tolleranza. Certe persone possono assorbire una certa quantità di tossine, poi improvvisamente una piccola quantità in più le fa ammalare seriamente. Ad esempio, le persone affette dalla Sindrome da Affaticamento Cronico, un giorno possono sentirsi bene ed il giorno seguente essere incapaci di scendere dal letto. Se ricordate, in NEXUS vol.2#23 pubblicammo un articolo della Dottoressa Hulga Regehr Clark che suggeriva una connessione tra il solvente benzene e l’HIV/AIDS: pertanto, le implicazioni sono molto preoccupanti.

 

I RISCHI PER LA SALUTE E LA BENZINA AVIO

La benzina avio contiene aromatici, compreso benzene. Michael Dawson, Brent Young e Noel Child hanno presentato un rapporto al Commonwealth Government Senate Committee on Air Traffic Noise, a Sydney (un comitato del senato sul rumore del traffico aereo), facendo notare che, considerando la già alta concentrazione di base di benzene ed altri agenti inquinanti, dovuta al traffico stradale, gli agenti inquinanti in più (specialmente il benzene dal traffico aereo) comportano ulteriori rischi per le persone che si trovano sotto i sentieri di discesa e di decollo degli aeromobili. Il loro rapporto contiene dati che mostrano livelli medi mensili di benzene piuttosto alti (sino a 10,6) al di sotto dei sentieri di volo dell’aeroporto di Manchester. Dicono che quest’ultimo è “collocato in un ambiente prevalentemente rurale, e si può ragionevolmente assumere che queste concentrazioni di benzene siano quasi interamente il risultato di emissioni da aerei piuttosto che da autoveicoli.

 

CHE CARBURANTE USARE?

In Australia, è in atto una campagna atta ad incoraggiare i possessori di veicoli antecedenti il 1986, normalmente funzionanti con benzina con piombo, ad usare benzina senza piombo. Le mie ricerche mostrano che c’è poca differenza nel livello di aromatici: per questo motivo, non dovrebbe essercene sul tipo di benzina adoperata. Si scambierebbe un po’ di piombo per 5 o 6 punti nel numero di ottani. Con automobili antecedenti il 1986, usando benzina senza piombo, la mancanza di quest’ultimo causerà un consumo più veloce dei cilindri del motore. A meno che non si siano irrobustite le battute delle valvole, esse finiranno lentamente nelle testate (ma in ogni caso, non sempre lo sono nei veicoli odierni).l Comunque, io non raccomanderei assolutamente l’uso di benzina super senza piombo, a causa del suo contenuto in aromatici, molto più alto. Rimane da farsi una domanda: “Come mai le marmitte catalitiche sono così importanti, da essere state installate su automobili progettate per la benzina senza piombo, quando la benzina col piombo che ancora acquistiamo per le macchine senza catalitica contiene la stessa composizione di aromatici?” In Nuova Zelanda la situazione è diversa: la tecnologia relativa alle benzine senza piombo è stata introdotta senza alcuna macchina equipaggiata di marmitta catalitica. (A proposito, la Associated Octel è la società che produce i composti di piombo usati nella benzina. I cartelli petroliferi una volta ne erano proprietari, ed è stata quasi svenduta dopo l’introduzione della tecnologia senza piombo: pertanto, ogni reintroduzione del piombo non sarebbe nei loro interessi.)

 

IL CAOS DELLE MARMITTE CATALITICHE

In teoria, una marmitta catalitica dovrebbe convertire il 90% della quantità di benzina incombusta in sostanze meno dannose. In pratica, però, come precedentemente menzionato, occorrono 10-15 minuti di riscaldamento prima che essa possa funzionare, e la sua efficacia cessa dopo 40-50.000 chilometri. Pertanto, per la maggior parte del tempo, questo dispositivo non sta assolutamente facendo ciò che si suppone dovrebbe. “Apparentemente peggiorano in efficienza, ma in questo paese non è stato fatto nulla in proposito,” afferma Ron Castaldi, dell’ Australian Institute of Petroleum. Nel 1994, il Comitato Australiano sul Rumore e le Emissioni dei Veicoli (ACVEN il suo acronimo in inglese) iniziò un monitoraggio per controllare le emissioni di 600 macchine in tutto il paese. “Il benzene non fa parte delle emissioni controllate,” dice il direttore del progetto , Peter Anyon, dell’Ufficio Federale per la Sicurezza Stradale. Il Professor Roger Perry, dell’Enviromental Control and Waste Management presso il London’s Imperial College of Science, Tecnologia e Medicina, si domanda,”Si rimuove il 95% degli idrocarburi quando la marmitta catalitica è nuova, e poi il 60% in un periodo di tre anni ? Significa che quel 60% rimosso è riferito ai più facili da eliminare, ma non ai più difficili? Nessuno può rispondere a questo. Il benzene è un materiale aromatico stabile; è probabile che sarebbe uno degli ultimi ad essere ossidato. Più inefficiente diventa la marmitta catalitica, più benzene supererebbe il sistema. Noel Child dice che essa è basata su una tecnologia molto simile al processo usato nelle raffinerie di petrolio, per ottenere benzene da catene molecolari dirette: dipende tutto dalle condizioni operative. I costruttori attrezzano le auto con il catalizzatore, e le auto se ne vanno: ma cosa stia davvero succedendo è un mistero. Le emissioni di idrogeno solforato (il gas delle uova marce) possono pure essere regolarmente rilevate nelle automobili munite di marmitta catalitica. Secondo Noel Child, questo gas tende ad essere emesso dalle auto più nuove. L’H2S è una sostanza altamente tossica, capace di attaccarsi all’emoglobina e bloccare così l’assorbimento di ossigeno. L’estratto che segue, sulle marmitte catalitiche, è del Dottor Hans Nieper di Hannover, in Germania, il quale ha fatto scoperte molto interessanti a questo proposito.

 

CONCLUSIONI

Un fatto che appare evidente, è che certi interessi costituiti vogliono nascondere queste informazioni al pubblico. Gli aro­matici sono i meno costosi tra gli additivi atti ad incrementare il numero degli ottani nelle benzine. Molte persone credono che l’avere auto equipaggiate con marmitte catalitiche significa ridurre fortemente le emissioni nocive. Sicuramente, c’è ora un grande interesse che monta intorno all’argomento. Ad esempio, il Royal College of Physicians, di Londra, sta per avere nel Novembre di quest’anno una Conferenza Internazionale sui composti tossici nell’aria. Almeno due interventi saranno dall’Australia, con Noel Child che presenterà uno studio intitolato “In cerca di una benzina verde”. Il Dottor Michael Dawson e Noel Child presenteranno inoltre le loro ricerche sui livelli di benzene.

 

 

GAS NERVINO DALLE AUTO CON MARMITTA CATALITICA

Del Dottor Hans A. Nieper

 

Forse qualcuno di voi potrebbe aver letto l’ultima edizione di “Steuerbegunstigter Lungenkrebs” (traduzione approssimativa: cancro ai polmoni privilegiato dalle tasse), la documentazione di 100 pagine concernente i tremendi problemi associati ai catalizzatori al platino nei sistemi di scarico delle automobili. Permettetemi, a questo punto, di far riferimento a tale documentazione: nessuno dei fatti che ho descritto in essa, ha dovuto essere rivisto o ritrattato, sino ad oggi. Gli automobilisti si stanno ora confrontando con i problemi economici indiretti che avevo previsto nel documento: cioè se le marmitte catalitiche non soddisfano i test obbligatori ai gas di scarico (introdotti di recente), i quali capiteranno piuttosto spesso. Dovranno essere effettuate riparazioni che potrebbero essere estremamente gravose per alcune famiglie, obbligandole ad esempio a saltare le vacanze annuali. Sono stato diffamato in modo molto sgradevole dall’ADAC (l’Automobil Club tedesco) e dalle industrie, ad esempio dal portavoce della Shell AG, in seguito all’intervista che rilasciai alla ZDF (proprio dopo la serie TV “La clinica della Foresta Nera”) nel Luglio del 1987, in quanto volli rendere la gente consapevole dei problemi associati alla intossicazione da benzene tramite gli scarichi delle benzine verdi dalle marmitte catalitiche. Cosa ne è stato di ciò? C’è ancora troppo benzene nelle “benzine verdi”. Tale cancerogeno benzene, facilmente solubile nei grassi, è stato scoperto perfino nei dolciumi venduti alle stazioni di servizio. Inoltre, sono stato screditato perché ho attribuito un potenziale effetto cancerogeno al toluene, un benzene metile, grandi quantità del quale sono contenute nella benzina senza piombo. Avevo pensato di aver descritto esaurientemente informazioni ed analisi sul problema “catalitico” sino al 1991, come riportato in “cancro ai polmoni privilegiato dalle tasse”. Nondimeno, i fatti che abbiamo raccolto sin dall’Aprile del 1991 offuscano anche i più oscuri timori che avevamo pre­cedentemente. Per me, questo nuovo sviluppo incominciò con un dettagliato servizio speciale (trasmesso a Pasqua del 1991 dalla CNN) che ebbi l’opportunità di vedere in Florida. Larry King è il numero uno tra tutti gli altamente efficienti moderatori TV negli Stati Uniti. L’argomento oggetto di discussione era la cosiddetta Sindrome da Affaticamento Cronico (chronic fatigue syndrome, CFS), una malattia scoperta recentemente negli Stati Uniti. Essa è comparsa anche in Giappone (“sindrome ammazzauomini”), in grandi città australiane (dove si guidano auto giapponesi) e in particolare in Svizzera. I sintomi della CFS sono i seguenti: le persone diventano stanche ed esauste, anche durante il giorno, e dopo aver dormito bene la notte precedente. Un po’ più del 60% diventano facilmente depresse. Queste depressioni non reagiscono ai soliti antidepressivi. Inoltre, subentrano varie infezioni croniche: in particolare, infezioni del sistema linfatico, del passaggio urinario e del tratto respiratorio, frequentemente accompagnate da linfoma e da un ingrossamento cronico delle tonsille. Per questo motivo, in Germania ora si ritiene che la CFS dev’essere una “malattia di origine virale”. Dieci anni fa, quando la CFS fu per la prima volta osservata in luoghi di villeggiatura presso il lago Tahoe, i pazienti mostrarono una infezione dominante con herpes, o la presenza di titoli immuni di herpes molto alti (IGG herpes titres). Sin da allora, sono state scritte molte pubblicazioni sui problemi da infezione dei pazienti affetti da CFS, che pervennero tutte ad una conclu­sione: nel caso della CFS, tutti i tipi di infezione si verificano in un modo cumulativo, in particolare tramite l’herpes (potenzialmente cancerogeno e causa di leucemia), con virus citomegalici (pure cancerogeni, rispetto ai reni e ad altri organi addominali), tutti i tipi di organismi batterici patogenici i quali sono, in parte, altamente tossici e che possono portare alla polmonite e, infine, spesso anche micosi. La conclusione da tutte queste osservazioni: nel caso della CFS, si ha una resistenza in generale estremamente diminuita, principalmente nelle aree cellulari, ad esempio nelle membrane cellulari. Questa mescolanza non specifica di infezioni è chiamata “infezione occupazionale”, causa principale di resistenza diminuita.

Basandosi sulle informazioni, estremamente buone, fornite dal programma di Larry King sulla CNN, divenne evidente che la CFS è inequivocabilmente collegata al diffondersi delle marmitte catalitiche nelle automobili. Poco dopo il mio ritorno dagli Stati Uniti, nel 1991, tutto marciò come un orologio:

1. Un grande esperto americano in metallurgia ed in platino, mi fece notare che una marmitta catalitica deve produrre fosgene ogni qual volta del cloruro è presente nella benzina. Ciò accade praticamente sempre. Sino al 1993, nessun produttore di benzine ha fornito l’informazione che un certo composto di cloro veniva usato come “additivo” nei carburanti. Il fosgene (COC 14) è un gas da guerra, usato nella prima guerra mondiale, con un effetto tossico sui polmoni.

2. Il signor K., che sfortunatamente nel frattempo è deceduto, e che aveva accesso costante a tutti i nuovi sviluppi tecnici dalla Volkswagen a Wolfsburg, venne a trovarmi, mostrando segni di completo panico: “La volkswagen mi ha ordinato di far sviluppare agli impianti di Gotze, a Burscheid, delle guarnizioni per pistoni così strette, che non puoi pensare a nulla di più stretto. La questione ha uno sfondo di tipo chimico: la benzina senza piombo contiene grandi quantità di MTBE (metil-tert-butil­etere), necessario come additivo antibattimento (al posto del piombo tetraetile, TEL). Nel frattempo, il contenuto di MTBE è stato aumentato per facilitare un aumento nelle prestazioni spe­cifiche del motore. Per la stessa ragione, la percentuale del 5% di benzene è rimasta invariata, ed è “criminalmente” alta. (Negli Stati Uniti, la percentuale è del 1%.) L’olio per motori contiene un additivo, lo zinco ditiofosfato (ZDTP), del quale non si può fare a meno in quanto garantisce la longevità dell’olio stesso. “Se MTBE e lo ZDTP interagiscono sotto l’azione del forte calore, ovviamente si va incontro ad qualcosa di catastrofico,” disse il signor K. Se MTBE e ZDTP interagiscono, si possono formare estere fosforico e componenti similari, che rientrano nel gruppo dei gas nervini (Tabun, Sarin, E-605, ecc.). Alla fine del 1993, mi rivolsi ad un Professore altamente qualificato dell’ Istituto di Medicina ad Hannover, sottoponendogli il problema. Egli affermò che, oltre a estere fosforico e fosfine, la reazione tra MTBE e ZDTP potrebbe generare enoli che bloccano gli enzimi vitali più di quanto fa l’idrogeno solforato (H2S), pure emesso dagli scarichi in gran quantità.

3. Poco dopo la visita del signor K, si rivolse a me il signor v.W. di Hannover, anch’egli sfortunatamente deceduto nel frattempo: “Il mio figlio piccolo ha catturato un gran numero di mosche vive. Ne abbiamo messe la metà in una rete di circa 50 cm., che abbiamo posizionato dietro lo scarico di un’auto piuttosto vecchia. Sebbene piuttosto intontite, sono sopravvissute. L’altra metà l’abbiamo messa dietro lo scarico di un’auto con catalizzatore. Dopo 110 secondi erano tutte morte, e da notare che sono morte virtualmente tutte in un colpo.”

Questa era la descrizione del signor v.W. Il fatto che siano morte tutte in un colpo, cioè senza una più ampia distribuzione statistica lungo un certo arco di tempo, è un tipico effetto degli esteri fosforici e/o degli enoli: cioè, di sostanze che possono bloccare le catene respiratorie delle cellule.

4. Sin dal 1986, sono stato contattato diverse volte da un capo-squadra addetto al montaggio, o un ingegnere, che lavora presso la Mercedes-Benz a Sindelfingen. Mi ha messo a conoscenza dell’improvvisa introduzione di misure protettive per la catena di montaggio delle marmitte catalitiche, ed altre misure che si suppone debbano essere mantenute segrete, secondo la Mercedes-Benz, e sono in relazione con i problemi del platino. Nel 1991, questo signore mi chiamò ancora una volta:”Dottore, per favore, ci aiuti! Le marmitte catalitiche delle auto a benzina (non quelle dei diesel) emettono gas tossici, e questo ad un livello molto elevato. Il problema è particolarmente critico dopo che l’auto ha percorso circa 15.000 chilometri, quando le guarnizioni non sono più alle condizioni ottimali.” Circa tre giorni dopo questa chiamata serale, sentii alla radio della mia macchina una notizia secondo la quale la Mercedes-Benz aveva rilasciato un avviso a proposito degli effetti collaterali tossici” della tecnologia catalitica, che potrebbero diventare “importanti dopo che l’auto ha percorso circa 15.000 chilometri”.

Per quanto ne so, i carburanti diesel non contengono MTBE, pertanto non ci si devono aspettare emissioni di gas nervino dalle auto a gasolio.

Questo è quanto sapevamo a proposito dei problemi associati al gas nervino (escluso l’aspetto relativo all’enolo) sino alla fine del 1992. Un mio rapporto su questo argomento, fu pubblicato su Townsend Letters for Doctors nel Luglio del 1991. Causa l’aspetto estremamente esplosivo della questione, TLJD provvide alla pubblicazione nel modo più celere. Naturalmente, anche tutti i lettori di Raum & Zeit sono consapevoli del problema. Nessuna azione è comunque stata intrapresa da Topfer, Ministro per l’Ambiente, che è il responsabile: come sarebbe stato opportuno dopo il 1987, a proposito del problema benzene. Nel frattempo, il problema CFS è aumentato in Germania, ma la vita continua allo stesso modo di prima. Io pensavo anche che fosse stato detto tutto a proposito del soggetto delle marmitte catalitiche e il gas nervino, sino a quando, nel 1993, fu fatta una crudele scoperta....

 

(Continua sul prossimo numero di NEXUS)

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SCIENZA NEWS

 

L’ESPERIMENTO DI TESLA PER LA GENERAZIONE DI ELETTRICITA’

di Anthony Hansen

 

In passato, su NEXUS, ho menzionato brevemente il lavoro che Nikola Tesla effettuò a Colorado Spring, che anche oggi non è stato realmente compreso, e in molti casi nemmeno conosciuto.

L’interrogativo è: cosa stava combinando Tesla a Colorado Spring? Ritengo che se si guarda all’attività di Tesla, risulta ovvio che ponesse la più alta priorità sull’energia, in particolar modo sull’energia pulita. Ciò è evidenziato dai suoi sforzi che, infine, risultarono in uno dei suoi migliori sistemi per supplire energia: la prima centrale energetica al mondo ad utilizzare energia riciclabile e pulita, nella fattispecie, le cascate del Niagara, un monumento permanente a quello scienziato.

Avendola resa una realtà, egli comprese che forse c’era una falla inerente a questo sistema per la produzione di energia, altrimenti quasi perfetto.

Come rimarcò lo stesso Tesla, il punto debole era la necessità di linee elettriche per distribuire l’energia alle zone dov’era richiesta. Ovviamente, le linee elettriche svolgerebbero piuttosto bene questo compito, se non fosse per le seguenti obiezioni:

1. Il costo per fornire ed installare le linee di trasmissione di energia è alto, ed esse richiedono inoltre molta manutenzione.

2. Ci sono molti e reali pericoli relativi alle radiazioni emananti dalle linee elettriche (che sono stati ben documentati, con nuove, raccapriccianti storie che saltano fuori praticamente ogni mese) in particolar modo perché la frequenza operativa è di 50/60 cicli, che Tesla non volle mai usare.

3. Sono strutture sgradevoli a vedersi, e potrebbero essere definite un inquinamento visivo.

4. Malgrado i metodi di trasmissione ad alto voltaggio di Tesla (molto efficienti, se comparati con i primi sistemi a corrente continua), essi richiedono parecchia potenza per far funzionare l’apparato. Intendo dire con questo, che c’è ancora molta resistenza nel sistema di trasmissione. Il risultato finale è uno spreco di energia.

Tesla era ben cosciente di tutto questo, e dopo un sacco di studi e ricerche, pervenne ad una delle sue più profonde scoperte: che la Terra è un conduttore di elettricità molto migliore di qualsiasi linea elettrica.

L’assunto precedente andrebbe ben meditato. Ciò che significa è:

1. Nessuna necessità di linee elettriche.

2. Le comunicazioni telefoniche potrebbero essere condotte usando la Terra come conduttore.

3. Radio, televisione, fax, ecc. possono essere trasmessi tramite il terreno.

Riflettendo sugli esempi precedenti si può vedere che, una volta attuato, tale sistema costituirebbe un passo gigantesco nell’uso delle comunicazioni e dell’energia. L’altro problema da tenere in considerazione è: perché tale sistema non viene usato? Tutto ciò che posso dire è che voi, come lettori, dovete trarre le vostre conclusioni. Qualcuno di voi potrebbe dire “Forse non funziona”. Se è così, non sono d’accordo, per le seguenti ragioni:

La Terra è stata usata per lungo tempo come conduttore di ritorno, in sistemi come i circuiti telegrafici. Inoltre, è interessante notare come il circuito di ritorno ha molta meno resistenza della linea telegrafica. E’ anche più o meno risaputo che, dandole una mezza possibilità, l’elettricità tende sempre a fluire verso terra, come l’acqua che scorre da un pendio. L’acqua, se potesse, scorrerebbe giù fino agli oceani. Così come i mari del pianeta sono i serbatoi dell’acqua, io ritengo che la Terra sia il serbatoio originale dell’elettricità.

Consideriamo la faccenda in un altro modo. Cosa succede quando i fulmini colpiscono il terreno? Una delle leggi basilari della fisica, è che l’energia non si può creare né distruggere.

Bene, se le cose stanno così, presumibilmente è la Terra ad accumulare questa energia.

Un altro modo di considerare tutto, è il seguente: Viviamo su un pianeta dal diametro approssimativo di 9.000 miglia; all’equatore, ci muoviamo approssimativamente a 1.200 miglia all’ora, o 1.100 piedi al secondo (Circa 350 metri, NdT). La Terra non potrebbe forse essere un gigantesco generatore rotante, con un polo nord e un polo sud, e apparentemente piena di elettricità? In altre parole, ogni generatore rotante è una replica in miniatura della Terra.

Un ultimo commento: ci sono state molte testimonianze relative a fulmini che balzavano fuori dal terreno verso il cielo. Ciò dimostra chiaramente che la Terra è caricata ad un potenziale o voltaggio davvero elevato.

Così, noi stiamo, viviamo, viaggiamo sul massimo sistema per le comunicazioni e la produzione energetica senza neanche, nella maggior parte dei casi, esserne consapevoli.

Un’altra considerazione della massima importanza: possiamo continuare a bruciare combustibili fossili e distruggere questo meraviglioso pianeta, la nostra sola casa? Chiunque è consapevole di quanto siano serie queste realtà.

Tesla era molto preoccupato, e fece del suo meglio per correggere questi problemi.

Io li considero come un test per il genere umano; e sino a quando non li risolveremo, qui sulla Terra, non conquisteremo mai mondi lontani nell’immensità galattica che, credo, sia l’autentico destino dell’umanità.

 

LA PIATTAFORMA VOLANTE ELETTRICA DI NIKOLA TESLA

La prima macchina volante del mondo, 1900 circa

di Anthony Hansen

Parlando di scoperte ed invenzioni, c’è sempre una figura che svetta sulle altre, e pochi inventori battono Nikola Tesla, specialmente per i sistemi di energia che egli sviluppò. L’oscillatore del Colorado poteva facilmente produrre 500.000 cavalli di potenza: il perfetto dispensatore di energia per far funzionare la macchina volante elettrica che stava sviluppando.

Non era molto pratico far volare questi dispositivi intorno a New York, perlomeno se li si voleva tenere segreti. Colorado Springs era il posto ideale per volarsene in giro senza essere notati, o almeno così pensò Tesla.

Profondamente assorto nei suoi pensieri, come al solito, si sentì al sicuro controllando il suo equipaggiamento, specialmente di notte. Perché no? Era da un po’ che lo stava facendo: perché mai questa serata avrebbe dovuto essere diversa? Ma così doveva essere, come presto avrebbe scoperto. Mentre la maggior parte della gente avrebbe dovuto essere chiusa in casa, o forse a godersi i saloon di Colorado Springs, era alquanto insolito per chiunque trovarsi fuori a piedi di notte, nel mezzo di qualche area rurale, ma questo è quanto stava succedendo questa volta.

I cavalli erano animali preziosi.

Se un allevatore ne perdeva uno, doveva essere ritrovato.

Questo allevatore, in particolare, aveva visto poco prima il suo cavallo, e gli era sembrato a posto, sebbene un po’ nervoso. L’uomo aveva notato alcune cose strane, mentre stava pompando acqua da una vecchia pompa a mano: aveva sentito uno strano formicolio, dal metallo della leva della pompa; sua moglie si era rifiutata di usare la pompa per un po’, ed ora egli avvertiva la stessa sensazione di cui lei aveva parlato.

Più tardi, infilò un po’ di biada in un secchio, e si avviò in direzione del cavallo per dargli da mangiare. Solitamente, alla vista dell’uomo col secchio, il cavallo veniva a prendersi il suo cibo: ma non quella notte. L’allevatore era sorpreso. Come mai il cavallo sembrava così nervoso? “Forse sto invecchiando,” pensò l’uomo “avrei giurato di aver visto delle scintille provenire dalle zampe del cavallo, quando gli ho sollevato uno zoccolo.”

Non era per niente una allucinazione. Il cavallo portava dei ferri sugli zoccoli. Ogni volta che ne sollevava uno da terra, scintille lunghe due o tre pollici si inarcavano verso il terreno. Era troppo per la creatura, ora spaventata: galoppò via freneticamente, con scintille che scoccavano dai suoi ferri di cavallo, mentre si allontanava nella notte. Era davvero una situazione strana, pensò l‘allevatore.

Nel frattempo, un po’ più in là, Tesla stava regolando il suo enorme oscillatore elettrico, ignaro dei suoi effetti sul cavallo. Aveva accumulato molta esperienza con questi apparecchi. Qualche anno prima, aveva toccato il limite per queste macchine ad alto voltaggio, in una città: perciò la remota località di Colorado Springs era ideale per ciò che aveva in mente.

L’oscillatore era ormai in funzione da un po’ di tempo. Tesla l’aveva regolato affinché incrementasse lentamente la potenza. Quando avesse raggiunto una certa intensità, sarebbe stato il momento per un altro esperimento: un test che Tesla stava davvero aspettando di fare.

Tesla si godeva molto questi esperimenti: e perché no? Volarsene in giro di notte, planando a tre metri sul terreno, virtualmente a qualsiasi velocità desiderasse, era estasi. La fresca aria del Colorado sulla faccia, gli ricordava la sua terra natia. A distanza, poteva vedere la gigantesca struttura a forma di torre, alta 167 piedi (una cinquantina di metri, NdT) con in cima la palla metallica. L’intera colonna verticale in ferro, stava ora rilucendo con un alone color porpora: Tesla pensò che era una visione meravigliosa.

Egli salì su una strana macchina: era larga all’incirca sei piedi, e lunga dodici; era una struttura simile ad una scatola di legno, alta un paio di piedi; all’interno, file di condensatori ed avvolgimenti; sul fondo, fogli di rame, sul retro un grosso avvolgimento, circa cinque piedi di diametro e otto piedi di altezza; in cima a quest’ultimo, un’asta in metallo, alta sei piedi e del diametro di tre pollici; sopra, una palla in metallo di circa 24 pollici di diametro; sul davanti, una piccola sezione verticale.

Tesla si mise dietro di questa, e mosse una leva. Ci fu uno strano ronzio. Per qualche secondo, sembrò non accadere nulla; poi, con un rumore crepitante, la piattaforma si sollevò da terra, come il tappeto magico di Aladino. Strisce luminose si inarcarono furiosamente verso il terreno, ma smisero improvvisamente non appena la piattaforma raggiunse una certa distanza da terra, solitamente 12 piedi circa.

Era il momento per un giro di prova; in distanza, lo scienziato intravedeva Pikes Peak e i vagoni ferroviari che si muovevano vicino alla base della montagna; pensò che sarebbe stato più prudente tenersene lontani, e dirigersi nella direzione opposta: meno popolata, minori possibilità di essere visti.

Tutto andava alla perfezione: la piattaforma stava gradualmente sollevandosi più in alto, segno sicuro che l’oscillatore stava incrementando la potenza.

Tesla cercò di evitare le recinzioni di filo spinato, in quanto avevano la seccante caratteristica di far sprigionare, dalla parte inferiore della piattaforma, fasci di scintille che colpivano il terreno.

Sebbene fossero un test ideale per verificare la quantità di energia accumulata nella serie di condensatori, potevano comunque causare incendi all’erba, cosa di cui avrebbe benissimo fatto a meno: la gente di campagna era terrorizzata dagli incendi, e per buone ragioni.

Egli si trovava ora a circa tre miglia dalla stazione sperimentale, quando decise di atterrare ed effettuare alcune regolazioni. Non aveva ancora toccato terra, che dal nulla sbucò l’allevatore, in cerca del suo cavallo: lo stava cercando da un po’ senza fortuna, ed invece aveva trovato qualcosa troppo indescrivibile da comprendere.

Era una situazione senza via d’uscita. Decisamente abbastanza da rendere religioso un uomo, specialmente dopo che aveva ascoltato un predicatore errante mettere in guardia dai pericoli dell’elettricità: “E’ opera del diavolo, è un agente del demonio”. Mostrare interesse in tutto ciò era un invito ad un viaggio di sola andata per l’inferno. Nessuno di questi pensieri passò per la mente di Tesla, completamente immerso nell‘esperimento in corso. Ed ora, la possibilità di una prematura esposizione: una faccenda seria, ma che fare?

Era troppo per l’allevatore: la gente di campagna era semplice, e vedere una cosa strana come questa, illuminata sotto il chiaro di luna, con Tesla vestito di nero, la sua altezza resa ancora più cospicua dalle speciali scarpe isolanti con l’alta suola in gomma, no, era decisamente troppo. Doveva sicuramente essere opera del diavolo. C’era solo una cosa da fare: correre via come il vento, sperando di vivere per poterlo raccontare.

Anche Tesla probabilmente ebbe simili pensieri a proposito di una rapida ritirata, ed ebbe l’occasione perfetta per poterla fare. Be’, questo dimostra semplicemente che la gente capita nei posti più strani. L’allevatore aveva involontariamente assistito ad uno dei più meravigliosi esperimenti scientifici, e dei meno documentati.

Questo strano incontro mi fu narrato dal figlio dell’allevatore, un uomo anziano sull’ottantina, che conobbi circa 12 anni fa mentre mi trovavo al Museo Henry Ford a Detroit, di fronte al laboratorio del Museo Edison: devo dire che fu un potente incentivo a scoprire di più a proposito di Tesla. E’ un grande piacere, per me, condividere questa storia per la prima volta con i lettori di NEXUS.

©1995 Anthony Hansen

PO Box 1682

Toowong, Qld 4066, Australia

 

 

 

 

 

LA SCOPERTA DI UNA FONTE SUPERIORE DI ENERGIA MAGNETICA SPAZIALE

Di Robert Adams

 

 (Le notizie a proposito di questa scoperta furono rilasciate per la prima volta alla Conferenza di NEXUS, a Sidney, domenica 26 Marzo ‘95, e furono il punto culminante della presentazione di Adams.

Lo scienziato Robert Adams, di Whakatane, Nuova Zelanda, ha intrattenuto per lungo tempo un rapporto di collaborazione nella ricerca col suo stimato amico e collega, Capitano (in pensione) Bruce Cathie, un ricercatore, internazionalmente riconosciuto, nel campo delle energie gravitazionali ed elettromagnetiche.)

 

Bruce ed io giungemmo, oltre dieci anni fa, alla conclusione che se avessimo combinato la teoria di Cathie sul campo armonico unificato, con la tecnologia magnetica Adams, avremmo ottenuto il massimo nella progettazione di motori elettrici e generatori, con il risultato di una macchina con un grado di efficienza molto alto. Nel corso di questi dieci anni di ricerche intensive, le equazioni di Bruce sono state inglobate nella nostra ricerca congiunta.

Nell’ultimo periodo del 1994, le nostre previsioni sono diventate realtà, ma con un premio enorme alle nostre fatiche che stava per seguire. Poco dopo questo successo, decisi di condurre un certo lavoro sperimentale sulla base di un sospetto che avevo, ma il risultato fu completamente l’opposto di quello che mi aspettavo.

Feci invece una scoperta incredibile, un metodo per costruire con successo materiali magnetici, che incrementasse il loro potenziale energetico di quattro volte. Questa tecnologia si applica a materiali magnetici di qualsiasi composizione.

Poiché nessuna forza elettromagnetica esterna, di qualsiasi tipo, viene applicata per causare il massiccio incremento di energia risultante, risulta allora evidente che questo forte incremento di energia viene attinto dallo spazio/gravità.

Una volta che tale sistema nella costruzione del magnete venga adoperato, l’apparecchio tende a curvare lo spazio, creando vortici di enorme potenza, che a turno raggiungono un punto zero/tempo negativo al loro interno. Nel caso di un magnete quadrato, emergono quattro vortici molto potenti. Anche con un magnete di piccole dimensioni, diciamo tre quarti di pollice quadrato, l’energia è tale che risulta parecchio difficile perfino tentare di tenere un cacciavite giù nel centro del vortice.

Citiamo dal manoscritto dell’inizio del 1994, dell’ultimo libro di Bruce Cathie, The Harmonic conquest of Space (1995, pagina 138, periodo 1 e 2):

“Il lavoro nel quale siamo ora entrambi impegnati, è accertare a quale grado possiamo combinare le teorie armoniche unificate, da me elaborate nel corso delle mie ricerche, con la costruzione delle macchine a impulso Adams di tipo avanzato.”

“Noi crediamo che il massimo risultato nella progettazione di motori generatori, possa emergere da questa collaborazione. I livelli di efficienza sono già stati aumentati, ma il lavoro è ancora in corso e sembra ci siano sempre nuove sorprese dietro l’angolo.”

 

IL MAGNETE MULTI-POLARE DI POTENZA SUPERIORE DI ADAMS

 

Ho teorizzato per molti anni l’esistenza di quattro poli interagenti in ogni magnete. Ci sono pochi dubbi che due poli dominano, da ciò che viene osservato, e insegnato, nei testi classici. Comunque, sin dalla mia idea di costruire magneti fino a formare quattro poli (e così facendo, quadruplicando l’energia) sicuramente è stata fatta un po’ di luce sulla teoria dell’esistenza di questi quattro poli. Bruce Cathie ed io procederemo ad ulteriori ricerche, quando il tempo lo permetterà.

Un magnete rettangolare o cubico, quando realizzato sulla base della tecnologia Adams, diventa una unità consistente in quattro poli gemelli, poiché ogni faccia contiene un polo nord e un polo sud, separati da un vortice zero nel centro di ognuno dei quattro poli gemelli, e tutti manifestano energie similari.

Ironicamente, ma non inaspettatamente, questo super magnete a poli gemelli è una aggiunta molto preziosa all’ulteriore avanzamento della tecnologia relativa al Motore Adams. L’energia verificata sugli spigoli di ognuna delle quattro facce è molto alta: 25 per cento dell’energia totale della faccia intera. Gli attuali magneti da laboratorio misurano approssimativamente tre quarti di pollice cubico. Lo pigolo di ogni faccia tiene sospeso un pezzo di ferro o di metallo pesante cinque chilogrammi; quando al metallo aderisce l’intera faccia del magnete, occorre una forza superiore ai venti chilogrammi per rimuoverlo. Durante la mia presentazione alla Conferenza di NEXUS, resi noto che questo mese sarebbero stati effettuati dei test, per determinare lo sforzo necessario a rimuovere il magnete.

Il magnete a dimensione cubica è stato attaccato ad una lastra di acciaio, posta su una trave del soffitto, e tramite una catena vi è stato appeso un blocco di 15 chilogrammi; poi è stato aggiunto un blocco di 4,7 chilogrammi, grazie ad un cavo in naylon; poi altri duecento grammi, e poi un quarto peso di altri duecento grammi. Visto che il magnete teneva duro, sono stati aggiunti altri cento grammi, ed ecco che... bam! è caduto tutto per terra, ma il magnete è rimasto ancora attaccato alla trave. Un magnete, delle dimensioni approssimative di tre quarti di pollice cubo, pesante solo 60 grammi, capace di tenere un peso di oltre 20 chilogrammi a mezz’aria, 333,333 volte il proprio peso? avrà infine tutto questo un qualche effetto sulle menti chiuse ed ignoranti della scienza convenzionale?

Ora deve sicuramente essere chiaro che l’energia spazio/gravitazionale, tramite le forze elettromagnetiche dei magneti permanenti, non è impossibile né difficile da sfruttare.

Le energie spazio/gravitazionali sono pulite, inesauribili e praticamente gratuite. La tecnologia Adams lo ha dimostrato, e non lascia terreno a dispute.

Le sacrosante teorie della relatività di Einstein, e le leggi della termodinamica, sono le più straordinarie e inesplicabili aberrazioni mai registrate nella storia della scienza.

Questi falsi e draconiani insegnamenti sono stati strumentalizzati, nell’impedire il progresso della scienza verso fonti di energia pulita e gratuita.

 

TEORIA CLASSICA E TECNOLOGIA ADAMS

 

La classica teoria del magnetismo nei libri di testo, attribuisce il fenomeno al movimento di elettroni all’interno degli atomi delle molecole. E’ provato che gli elettroni orbitanti nell’atomo non solo girano intorno al nucleo, ma ognuno individualmente ruota anche intorno all’asse che passa nel suo centro.

Si ritiene che nei materiali altamente magnetici, ogni atomo ha molti più elettroni ruotanti in una direzione, anziché un’altra.

Nella regione submicroscopica, chiamata il dominio, molti di questi atomi con gli elettroni ruotanti in un senso creano un campo magnetico che effettivamente integra il campo generato dagli elettroni.

Ogni dominio, pertanto, diventa un piccolo magnete. Quando queste ultime si trovano in uno stato casuale, la sostanza nel suo insieme non è un magnete.

L’applicazione di un campo magnetico estemo riorienterà i domini e produrrà un magnete come descritto sopra.

Quando l’applicazione di una forza magnetica esterna è stata effettuata, e tutti i domini sono stati allineati, si raggiunge la condizione di SATURAZIONE MAGNETICA, ed ogni ulteriore incremento di potenza nella forza magnetica esterna, non aumenterà ulteriormente la magnetizzazione del ferro. Con l’avvento della Tecnologia Adams a Magneti Permanenti, non si ha una ulteriore evidenza che i libri di testo convenzionali sono pronti per essere riscritti?

Dalle osservazioni di certi esperimenti in laboratorio, fatti utilizzando dei cuscinetti a sfere, è opinione del sottoscritto che gli elettroni circolino in coppia, ed abbiano una rotazione di direzione contraria a quella dell’orbita, e che la velocità di rotazione sia quattro volte maggiore della rotazione orbitale.

Ho notato inoltre che i testi convenzionali preferiscono non parlare di direzione di rotazione, né velocità relativa al moto orbitale.

Pertanto non sottoscrivo l’affermazione che “in materiali altamente magnetici, ogni atomo ha molti più elettroni ruotanti in una direzione che in un’altra”.

Ritengo che tale condizione non sia pertinente, alla luce delle mie scoperte.

Occorrerebbe anche citare il forte aumento di energia, risultante dall’applicazione della tecnologia Adams: sono state violate una volta di più le leggi scientifiche create dall’uomo?

Se il materiale magnetico viene saturato, quando soggetto ad una fonte di energia esterna, allora la tecnologia Adams deve attingere energia spazio/gravitazionale.

C’è una evidenza schiacciante che l’energia spazio/gravitazionale può essere concentrata, focalizzata e/o ingrandita dai magneti permanenti.

 

© 1995 Robert Adams Whakatane, Nuova Zelanda

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Kombucha il fungo miracoloso

Decantata in Asia per millenni per le sue proprietà salutari, la tisana di Kombucha e la sua crescente popolarità in tutto il mondo non sono una semplice tempesta in un bicchier d’acqua!

Estratto con permesso dal suo libro

Kombucha-The Miracle Fungus

Pubblicato da Gateway Books, UK

(seconda edizione 1995)

 

ORIGINI DEL KOMBUCHA

Nessuno può affermare con certezza come e da dove abbia origine il fungo Kombucha, ma si sa che è stato utilizzato per almeno duemila anni; non ha molta importanza se i primi a far fermentare il fungo siano stati i cinesi, i coreani, i giapponesi o i russi. Per la precisione, non si tratta esattamente di un fungo, ma piuttosto di una comunione di fermenti e batteri. Qualcuno lo descrive come un lichene. L’ origine del nome potrebbe essere giapponese, con kombu che significa alga marrone e cha che significa tè. A mio avviso, la miglior descrizione è quella del Pastore Weidinger, erborista, che ho usato come fonte per questo libro. Egli dice:

“Il tè di Kombucha è una antica bevanda dell’est asiatico, tratta dall’oceano... Sono stato missionario per tre anni nell’isola di Taiwan... Questa regione costiera del sud-est, col suo clima subtropicale e i suoi estesi periodi favorevoli alla crescita, disponeva delle condizioni ideali per coltivare il tè, che veniva piantato in vaste aree. Tale provincia è considerata l’origine del tè, in latino Thea. Il nome originale, dato dallo scrittore cinese Kuo-Po alla bevanda estratta da queste foglie, fu Tu o Tschuan. Oggi viene chiamata Ch’a. Nella provincia di Fukien, comunque, viene ancora chiamata T’e. Ciò mi ha dato una miglior comprensione della parola tè. K’un-Pu-ch’a, un vino simile al tè...”

“La mia attività missionaria richiese anche alcuni viaggi alle isole di Quemoi e Matsu, situate vicino al continente, vicino alla Provincia di Fukien. Rimasi alquanto colpito da una bevanda che mi fu servita dalla gente del luogo: aveva un sapore agro-dolce, ed era molto rinfrescante nel caldo clima della zona. Era vino col gusto di un delizioso tè, od un insolito tè col sapore di vino pregiato? E’ degno di nota il fatto che, dopo aver bevuto questa bevanda, non solo mi sentii rinfrancato dopo la lunga e affaticante camminata ma, piuttosto stranamente, mi sentii anche più in salute. In particolare, aiutò il mio metabolismo ad adattarsi a questo clima, e mi fece sentire molto rilassato. Quando domandai cosa fosse, la risposta fu K’un-Pu-cha. Rimasi interdetto: “ che viene dalla vita nell’oceano”?”

“Già nella Dinastia Tsin, all’incirca nel 221 A.C., era conosciuta e onorata come bevanda dalle magiche virtù, capace di far vivere la gente per sempre. Al tè furono dati diversi nomi: uno dei più famosi era il “Divino Tsche “. Questo particolare tè veniva adoperato come rimedio per la gastrite cronica. La gente narra anche dello sciamano coreano chiamato Kom-bu, il quale nell’anno 414 prescrisse il tè per guarire i mali dell’imperatore giapponese. Il “Divino Tsche “ giunse dalla Cina, attraverso la Corea, sino in Giappone, dove gli fu dato il nome di “Tsche di Kombu”.

 

RICERCHE SUL KOMBUCHA NEL MONDO OCCIDENTALE

I più famosi risultati delle ricerche provengono dall’Università di Omsk in Rttssia e, in occidente, da quella condotta dal Dottor Rudolf Sklenar: la sua ricerca è menzionata spesso dalla stampa tedesca. Egli giunse dalla Germania Est, dove il Kombucha è stato adoperato dalla gente comune sin dall’inizio del secolo. Aveva studiato medicina a Praga, ed ebbe il primo approccio con il fungo Kombucha in un monastero. Durante la seconda guerra mondiale, lavorò con tale coltura, e basò sul Kombucha il suo lavoro scientifico. Negli anni sessanta pubblicò la sua ricerca su giornali scientifici e presso la stampa ordinaria, il che risultò in una miglior comprensione delle proprietà curative e rinforzanti del Kombucha: il Dottor Sklenar lo usò con successo per trattare diabete, alta pressione sanguigna, tutti i tipi di problemi digestivi, malattie dello stomaco e dell’intestino, reumatismi e gotta.

L’area di lavoro più importante del Dottor Sklenar divenne il trattamento biologico del cancro, ed egli integrò il Kombucha in tale programma. I suoi metodi di cura erano talmente efficaci, che furono adottati da molti dottori. Una società che porta il suo nome, oggi produce la bevanda e le pastiglie di Kombucha. Quando venne reso noto che il Dottor Veronika Carstens (moglie di un ex-Presidente tedesco) stava usando il Kombucha con tutti i suoi pazienti affetti da cancro, la bevanda divenne un rimedio curativo molto popolare. Il Dottor Sklenar e il Dottor Carstens ne raccomandarono l’uso ai loro pazienti affetti da tumore, come complemento ad altre terapie.

 

 

 

 

Fig. 1 Preparate del tè zuccherato in una teiera o in una coppa.

 

 

Fig. 2 Filtrate il tè zuccherato in un contenitore appropriato.

 

 

Fig. 3 Aggiungete aceto o bevanda di partenza. Mettete il fungo, la “frittella”, sul tè, con la parte liscia sopra.

 

 

Fig. 4 Coprite con mussola o altro panno adatto, e ancorate con un elastico. Mettete a fermentare in posto caldo e poco illuminato, lontano da piante e umidità.

 

 

Fig. 5 Una volta completata la fermentazione, il “discendente” che si è separato può essere utilizzato per preparare nuovi quantitativi di bevanda, riposto in frigo o passato a qualche amico.

 

 

Fig. 6 La bevanda di Kombucha è ora pronta per essere bevuta. Filtratela in bottiglie di vetro o caraffe, e riponetela nel frigo. Godetevela!

 

 

 

KOMBUCHA: FATTI O FANTASIE?

Resoconti concernenti successi terapeutici vengono spesso generalizzati e passati di mano, senza essere sottoposti ad ulteriori ricerche. Per quanto riguarda le erbe medicinali, ad esempio, l’idea generale è che esse possano soltanto guarire e che non abbiano negativi effetti collaterali. In realtà, ciò che può essere di rimedio per qualcuno, potrebbe risultare l’opposto per qualcun altro. Quando per la prima volta ricevetti i funghi di Kombucha da un amico, mi fu dato un volantino informativo circa il tè Kargasok.

 

TE’ KARGASOK:

Approssimativamente 60 anni fa, una donna giapponese visitò la regione di Kargasok (in Russia) e rimase sbalordita nel trovare tante persone in salute, che avevano superato l’età di cento anni. Conobbe addirittura un uomo dell’età di 130 anni, che aveva sposato una anziana donna di oltre ottanta, la quale era ancora in grado di concepire dei bambini. La donna giapponese rimase affascinata da tutto questo, e tentò di ottenere il segreto della ottantenne, che a malapena aveva qualche ruga. Scoprì che in ogni casa, giovani e vecchi consumavano approssimativamente mezza pinta, o un terzo di litro, di tè di Kombucha al giorno. Per preparare questo tè, la giapponese ricevette uno speciale fermento di fungo, e le istruzioni su come adoperarlo. Ella portò il tutto con sé in Giappone, dove incominciò a duplicarlo e ad invitare i suoi amici a berne il tè, oltre che a passar loro il fungo e le istruzioni. A loro volta, i suoi amici lo passarono ai loro amici. Dopo averlo consumato per un certo periodo, la gente incominciò a riscontrare benefici effetti:

· Un uomo che aveva la pressione a 2 10/120, fu in grado di ridurla a 140/80.

· Una ragazza cui fu diagnosticato fuoco di Sant’Antonio, guarì.

“In Kargasok, cancro ed alta pressione sono sconosciuti. In Giappone, poco dopo che questo tè divenne il soggetto di programmi radiofonici e televisivi, più di un milione di giapponesi ne divennero consumatori. Il tè prese infine la via di Taiwan, poi di Hong Kong e adesso viaggia per il mondo, dove viene passato da un amico all’altro, in segno di amore ed apprezzamento. Questo tè sembra essere un miracoloso rimedio per molti tipi di persone sofferenti. I ricercatori hanno scoperto che il fungo contiene tre elementi base, senza i quali il corpo non può funzionare. Il Dottor Pan Pen, dal Giappone, ha riportato quanto segue sugli effetti della coltura:

“Questo tè:

Ø       allunga chiaramente la durata della vita

Ø       è un salutare rimedio contro varicella e fuoco di Sant’Antonio

Ø       riduce la formazione di rughe

Ø       scoraggia la formazione di cancro

Ø       previene sintomi sfavorevoli della menopausa

Ø       ripristina l’acutezza visiva

Ø       rinforza i muscoli delle gambe

Ø       guarisce le artriti

Ø       migliora la pulsione sessuale

Ø       cura il sudore dei piedi, la costipazione, i dolori alle articolazioni e alla schiena

Ø       guarisce gli ascessi

Ø       guarisce le arterie occluse e il diabete

Ø       rinforza i reni

Ø       guarisce cataratte e malattie cardiache

Ø       rida appetito e guarisce i disturbi del sonno

Ø       riduce le probabilità di calcoli e problemi al fegato

Ø       riduce l’obesità e blocca la diarrea

Ø       cura le emorroidi

Ø       aiuta a ridare colore ai capelli grigi; aiuta in

Ø       condizioni di calvizie.’~

Questo elenco potrebbe apparire ingenuo, e non ci sono resoconti sul tipo di tè adoperato, né se fosse stata usata la bevanda o il fungo in sé. Non si può generalizzare su queste condizioni: a qualcuno potrebbe essere d’aiuto, a qualcun altro no. Per le rughe, ad esempio, potrebbe essere meglio strofinarsi la polpa direttamente sul viso. Per quanto riguarda i capelli grigi, per me non ha funzionato, ma per qualcun altro forse si.

 

COS’E’ IL KOMBUCHA?

Il Kombucha è composto di un certo numero di batteri e di speciali colture di fermenti in una relazione simbiotica. Questo organismo vivente fermenta il tè zuccherato per diventare la bevanda Kombucha. Il sapore rinfrescante dà una sensazione di benessere. La quantità di fermenti vivi che contiene dà alla bevanda una vitalità che continua anche dopo essere decantata nella bottiglia. Il Kombucha è diventato sempre più ricercato come aiuto nella prevenzione di molte malattie.

COME PREPARARE IL VOSTRO KOMBUCHA

Ingredienti

2 litri di acqua bollente

160 grammi di zucchero bianco granulato

da 2 a 4 cucchiaini (o bustine) di tè (nero, verde o in mistura)

1 coltura sana di Kombucha

2 cucchiai di aceto

(Questo viene usato solo per la prima bevanda, se non è disponibile del tè di Kombucha per partire. Per le bevande a seguire, usare 200 ml del beveraggio come partenza, e omettere l’aceto).

In alternativa, può essere utilizzata una tisana a base di erbe, ma non una che contenga olio. (Occorre essere sicuri che le erbe siano state appropriatamente essiccate e confezionate, senza rischi di spore o contaminazioni fungose. Quelle contenenti apprezzabili quantità di olio sono: angelica, bergamotto, camomilla, carvi, cumino, aneto, semi di finocchio, lavanda, levistico o sedano di monte, maggiorana, menta, menta piperita, rosmarino, dragoncello, timo, assenzio.) Si raccomanda di incominciare la bevanda con tè nero e/o verde. Quando si avrà più dimestichezza, si potranno spermentare le erbe.

In questo caso, usare da 2 a 3 cucchiaini di tisana, versare in acqua bollente, lasciare per 5 minuti, filtrare via le foglie ( o togliere i sacchetti del tè) e procedere con la ricetta che segue.

 

Metodo:

Per preparare un quantitativo di Kombucha, è necessario disporre di una coppa di porcellana, vetro o ceramica, della capacità di circa due litri e mezzo.

Mettere il tè in una pentola, versare acqua bollente, aggiungere zucchero e mescolare sino a che sia sciolto, dopodiché lasciare in infusione per 10/15 minuti. Filtrare il tè nella coppa; aggiungere l’acqua rimanente e l’aceto (o l’infuso di partenza) e lasciar raffreddare, se occorre, a temperatura ambiente.

Lavare il fungo di Kombucha e metterlo sull’acqua. Il fungo ha una faccia liscia (probabilmente di colore più chiaro) ed una ruvida. Dovrebbe essere lasciato a galleggiare con la parte liscia di sopra. Bisognerebbe lasciare uno spazio di almeno quattro centimetri tra il fungo e il margine della parte superiore della coppa.

Coprire con mussola (o altro panno che consenta all’aria di passare) e ancorarla con un elastico ai bordi della coppa.

Il contenitore andrebbe poi lasciato in un posto caldo (la temperatura di fermentazione ideale è tra i 23° ed i 28°C, a seconda della stagione). Il fungo non ha bisogno di luce, ma di calore e di aria. Il fumo è dannoso.

Dopo la fermentazione, da sei a nove giorni (è più rapida in estate, o a temperature più alte), rimuovere il fungo con le mani pulite, filtrare la bevanda e versarla in bottiglie (o, a preferenza, in una o più caraffe munite di coperchio). Con l’esperienza, ognuno deciderà il miglior tempo di fermentazione in base alle condizioni specifiche. La bevanda dovrebbe avere un sapore attraente e leggermente dolce, non troppo acido.

Le bottiglie andrebbero messe in frigo, altrimenti il processo di fermentazione continuerà e il beveraggio assumerà un sapore acido. Non appena tolto dal tè, il fungo può essere immediatamente utilizzato per un nuovo quantitativo di bevanda.

I migliori contenitori per preparare la bevanda sono coppe di vetro, porcellana o ceramica: quelli in metallo, compreso l’acciaio inossidabile, non vanno adoperati, perché gli acidi nel beveraggio reagiscono con esso. Un paragone si può fare col vino o con il whisky, che hanno un sapore diverso quando fermentano nel legno. Contenitori in plastica sono di uso sempre più comune, in questo caso devono essere di alta qualità, di tipo per alimenti, e resistenti agli acidi. Polivinile, polipropilene e plastica a basso costo possono essere causa di reazioni chimiche nella bevanda. Contenitori per fare birra casalinga possono andar bene. I contenitori dovrebbero disporre di aperture larghe, ed essere non troppo alti né riempiti sino all’orlo. Una pentola larga e non troppo alta, consentirà al Kombucha di fermentare più velocemente e in modo migliore.

 

IL “FUNGO” RIPRODUCE SE’ STESSO

Con ogni bevanda, sarà cresciuto un fungo nuovo (per fissione binaria) sulla cima della “frittella” originale, galleggiante sul liquido. La “frittella” può essere facilmente divisa (in caso di difficoltà, usare un paio di forbici pulite per facilitare gentilmente la separazione). Il nuovo fungo potrà poi essere utilizzato per una nuova preparazione, o per essere regalato a qualche amico. Se non si preparano nuovi quantitativi lo stesso giorno, il fungo potrà essere conservato mettendolo in un contenitore sotto vuoto, riempito con un po’ di bevanda di Kombucha, e tenendolo nel frigo sino a quando servirà.

La quantità raccomandata da bere giornalmente, è tre bicchieri da vino, di capacità media, uno prima di colazione, ed uno 20 o 30 minuti dopo pranzo e dopo cena. Quantitativi superiori possono essere consumati abbastanza tranquillamente. Non ci sono limitazioni ai modi in cui un bevitore di Kombucha può fare esperimenti con questo beveraggio.

 

IL PROCESSO DI FERMENTAZIONE CONTINUA

Dopo aver scritto la prima volta a proposito del Kombucha, ricevetti una massa di commenti e richieste di informazioni da persone del centro e dell’est Europa. Questa gente ricordava di mamme e nonne che avevano grossi contenitori da dieci o venti litri, riposti in luoghi caldi.

La gente beveva la bevanda che produceva quando necessario, ed ogni volta il contenitore veniva rabboccato di nuovo con quattro o cinque litri di tè zuccherato. Questa era una forma di fermentazione continua. Diversi rabbocchi possono essere effettuati con diversi tè. I bambini, ad esempio, spesso amano una miscela fatta con tè di erbe al ribes nero selvatico. Non ho mai sentito parlare di problemi inerenti questo tipo di fermentazione.

Leggendo a proposito di questo, acquistai immediatamente un grande contenitore con un rubinetto situato diversi centimetri sopra la base, in modo da non attingere ai sedimenti della bevanda depositati sul fondo. Ho scoperto che lavoratori Russi e Polacchi hanno portato con loro questo metodo nelle regioni orientali della Germania. Alcuni profughi di guerra fecero altrettanto, portandolo all’ ovest.

La fermentazione continua, oltre ad essere più facile, ha anche il vantaggio che la maggior quantità di fluido non reagisce così rapidamente alle variazioni di temperatura.

Un grande contenitore può essere equipaggiato anche con piastre elettriche, come quelle che si usano per la fermentazione della birra. Sulla base delle mie esperienze, devo dire che il processo di fermentazione continua è il sistema ideale per preparare il Kombucha per uso personale.

 

ALCUNE DOMANDE FREQUENTI CIRCA LA PREPARAZIONE DEL KOMBUCHA

D: Quanto devo aspettare per bere il mio Kombucha?

R: Il tempo medio dall’inizio della preparazione è una settimana. Da sei ad otto giorni dopo aver riposto la vostra coppa di Kombucha opportunamente coperta, assaggiate il tè. Non dovrebbe essere né troppo dolce né troppo acido. Se è troppo dolce, lasciate fermentare il fungo per un altro giorno circa. Se il sapore è piuttosto acido, allora lasciate la bevanda un giorno in meno, la volta seguente. Potete comunque bere il tè, vi farà molto bene, sebbene potreste desiderare di aggiungere acqua o succo di frutta.

D: Qual è la corretta temperatura per il fungo?

R: Il fungo Kombucha preferisce il tipo di temperatura usata per la fermentazione del vino o della birra. Per tale ragione. se la stanza di cui disponete è fredda (ad esempio in inverno) potrebbe essere utile usare piastre di riscaldamento da birra o fasce termiche. Possono essere acquistate in negozi specializzati. D’estate la temperatura ambiente media sarà adeguata.

Anche uno stenditoio riscaldato è un buon posto dove mettere a fermentare il beveraggio: comunque, se il serbatoio di acqua calda non è ben isolato, la temperatura sarà un po’ troppo alta.

D: Come si può sapere se sta funzionando?

R: Primo, non sorprendetevi se il fungo cala sul fondo. Esso genera anidride carbonica sotto la sua superficie, quando trasforma il tè, e potrebbe aver bisogno di un po’ di tempo per generare gas sufficiente e spinta idrostatica per tornare a galleggia re in superficie. Dopo qualche giorno, dovreste notare un odore di aceto e la formazione di una membrana trasparente sulla superficie del tè. Se questo accade, va tutto bene.

D: Cosa succede se danneggio il fungo?

R: Il fungo è molto resistente, e produrrà ancora un discendente ben formato, anche se lacerato o formato parzialmente. Il discendente potrebbe risultare più sottile nell’area danneggiata, ma la parte più sottile si ingrosserà nelle generazioni successi­ve. Se il gas accumulato sotto il fungo spinge via dalla superficie del tè la parte sottile della membrana, sollevate il fungo sino a far uscire il gas. Ciò consentirà alla membrana più sottile di tornare a contatto con la superficie del liquido, e faciliterà una  crescita più uniforme.

D: Che succede se me ne vado in vacanza per un po’?

R: Il fungo Kombucha è una bestia coriacea e dormirà tranquillamente in un po’ del suo tè, da tre a sei mesi, se lasciato nel frigo. E’ meglio fare in modo che sia sdraiato di piatto, e che abbia un po’ d’aria nel contenitore, così che possa respirare.

D: Come posso produrre più funghi per i miei amici?

R: Un Kombucha produrrà felicemente un discendente semplicemente mettendolo in una piccola quantità di tè, circa due centimetri. In questo modo, potete produrre più discendenti senza usare un sacco di zucchero e di tè, e senza dover preparare grandi quantitativi di bevanda. Il tè di Kombucha che ne risulterà potrebbe essere un po’ troppo acido da bere, comunque, perciò preparate almeno un quantitativo del solito ammontare di liquido.

Una volta che avete un certo numero di funghi, è possibile refrigerarli con successo, ammucchiandoli in un contenitore con un po’ di liquido sul fondo. I discendenti di Kombucha non litigano, anzi stanno tutti insieme allegramente! Tutti i funghi possono essere tenuti in attività, usandoli a rotazione nella preparazione del beveraggio. In questo modo, disporrete sempre di un certo numero di funghi sani ed attivi, da regalare via a richiesta.

D: Che effetto avrà, sulla mia salute, bere il tè?

R: Gli effetti del bere il tè variano da persona a persona. Generalmente, comunque, il tè agisce in modo gentile ed equilibrante, e aiuta il fisico a guarire sé stesso in qualunque modo sia necessario.

Come regola generale, più siete in contatto col vostro corpo, maggiori effetti noterete. Potreste sentire entusiasmo, notare un acuirsi nella percezione visiva, un rilassamento generale, un aprirsi delle vostre energie. Spesso viene riportato un senso di benessere generale. Potrebbe ridursi il numero dei vostri raffreddori. Persone anziane riportano frequentemente un incremento in mobilità e un calo di fastidiosi dolori alle giunture.

Se il vostro corpo è già molto aperto e rilassato, e la vostra energia consistente, potreste non notare questi effetti. Potreste semplicemente registrare il Kombucha come la bevanda saporita, rinfrescante, leggermente frizzante, benigna che è, e che vi aiuta a star bene!

 

PROBLEMI CONNESSI CON LA FERMENTAZIONE DEL KOMBUCHA

Con ogni fungo vivente, possono accadere incidenti che risultano dannosi od anche fatali a tale organismo. Se le temperature non sono adeguate, o se il fungo è stato messo da parte per un lungo periodo di tempo, potrebbe formare un involucro glutinoso. Se questo dovesse accadere, lo si dovrebbe pulire, usando succo di limone o aceto di vino. Dopodiché, può di nuovo essere utilizzato. La faccenda è più complicata se il fungo ha cominciato ad ammuffire. Temperature troppo basse, o un ambiente poco pulito, potrebbero esserne la causa. In questo caso, sbarazzatevi del beveraggio e lavate il fungo come descritto sopra. Il solito 10% andrebbe prelevato da un’altra bevanda, per partire con un nuovo quantitativo. Se non ci sono altre bevande in preparazione, mettete il fungo nel tè che avete preparato, con la quantità di zucchero occorrente, e aggiungete due cucchiai di aceto (ancora meglio, aceto di Kombucha se disponibile). Il beveraggio dovrebbe avere un odore acidulo dopo alcuni giorni. Non dovrebbe avere odore di stantio. Nelle zone dove è presente il moschino dell’aceto (Drosophilia fenestarum) è molto importante coprire la bevanda con una mussola, agganciata con un elastico, per evitare che la mosca entri nel contenitore e deponga le uova. (Meixner).

Non lavate il fungo se non ci sono ovvi motivi per farlo, a meno che non sia stato messo via per un lungo periodo, o della muffa indichi che è necessario. Il fungo è sempre viscido! Una volta mi capitò un fungo che non funzionava nel modo appropriato. La persona che lo possedeva aveva apparentemente fatto tutto in modo corretto. Andai dal fornitore nella città vicina, e trovai che il liquido usato era stato immagazzinato in un contenitore da 25 litri, con un collo stretto. Era stato riempito sino all’orlo, con la copertura di tela che toccava il fungo, il quale non aveva semplicemente abbastanza aria per funzionare appropriatamente. Anche raddoppiando il tempo di fermentazione, la bevanda era ancora troppo dolce, e non troppo sana da bere. Rintracciai la coltura sino al fornitore precedente, ed anche lì non stava funzionando bene. Il beveraggio era stato preparato qui, nei cinque mesi precedenti, usando solo 20 grammi di zucchero per litro. Tutte queste colture furono riportate alla normalità. A due di esse, aggiunsi la bevanda del tipo in commercio, e con un’altra usai una dose doppia di tè nero con doppio zucchero, e feci in modo di lasciarlo fermentare sino a quando non divenne molto acido. Con quest’ultima, si continuarono ad ottenere buoni risultati con una fermentazione normale. Leggete anche il capitolo che spiega come asciugare il fungo Kombucha.

NB: Una coltura morta o malata non può funzionare correttamente, e non produrrà bevande salutari.

 

NICOTINA: UN VELENO MORTALE PER IL FUNGO

Il fumo del tabacco uccide il fungo. Ho ricevuto spesso telefonate da persone che mi dicevano che il loro fungo non funzionava più. Nel 50% dei casi, scoprii che qualcuno stava fumando nella stanza dove esso stava fermentando. Il fungo non può tollerare il fumo del tabacco. Nel caso di occasionale fumo da caminetto, può sopravvivere; la bevanda, comunque, acquisirà un sapore di fumo, che sarà ancora avvertibile nei quantitativi prodotti in futuro.

 

CONSERVARE IL TE’ DI KOMBUCHA DOPO LA FERMENTAZIONE

La bevanda di Kombucha è qualcosa di vivo, e a questo si devono i suoi effetti salutari ed energizzanti. Il problema principale della nostra odierna alimentazione, sta nei molti conservanti ed additivi chimici che contiene. La fermentazione del Kombucha avviene più rapidamente a temperatura ambiente, e rallenta considerevolmente nel frigorifero. Se lasciato a fermentare troppo a lungo, il risultato finale sarà una bevanda acida, ancora efficace ma certo non gradevole per tutti da bere: nel corso di diete dimagranti, questa bevanda piuttosto acida viene usata frequentemente. Andrebbero inoltre prese precauzioni per le bottiglie conservate per lunghi periodi, perché potrebbero scoppiare a causa della formazione di gas.

La bevanda di Kombucha distribuita commercialmente, disponibile in alcuni negozi di alimenti naturali e simili, potrebbe avere un sapore molto acido, il che è una buona indicazione che non è stata conservata o adulterata: gli effetti nutritivi sono altrettanto efficaci di quella “fatta in casa”. C’è la possibilità che, assaggiando la prima volta il Kombucha, esso risulti poco piacevole e acido per alcuni palati. In realtà esso dovrebbe essere piacevole da bere (a parte con alcune particolari combinazioni di tisane di erbe) e non bisogna dimenticare che si può ottenere un numero praticamente illimitato di sapori differenti: occorre solo sperimentare diverse soluzioni. A seconda della durata della fermentazione, il liquido apparirà trasparente o fosco. Dopo un breve periodo di tempo, il fermento si depositerà sul fondo: lo si potrà sia consumare, come con le birre di frumento come le “weissen”, o filtrato con un panno. Il dieci per cento del liquido andrebbe utilizzato per incominciare il quantitativo di bevanda seguente: col resto si possono riempire delle bottiglie, tappate con turaccioli, avendo l’accortezza di lasciare un po’ di spazio tra il liquido e il tappo, onde prevenire lo scoppio delle stesse a causa del gas.

 

QUANTO SE NE PUO’ BERE?

Mi è capitata una lettera circolare, distribuita col Kombucha, che menzionava alcuni possibili effetti collaterali:

“Una rapida disintossicazione può causare disagi in alcune persone, se viene bevuto troppo tè all’inizio del trattamento. Iniziare lentamente ad aumentare, di settimana in settimana, partendo da sei cucchiai da minestra al giorno, in dosi separate. Con due cucchiai da minestra assunti tre volte al giorno, di solito si evita ogni tipo di problema. Alcuni possibili effetti collaterali possono includere mal di testa, mal di stomaco, nausea, affaticamento, capogiro, leggera diarrea, costipazione, brufoli, eruzioni cutanee e flatulenza. Comunque, questi sono effetti temporanei che durano da un giorno ad una settimana circa, in persone basilarmente sane. Per controbatterli, bere più acqua del solito aiuta. Le persone con problemi di salute possono avere delle crisi se bevono troppo e troppo presto: gli effetti del Kombucha sembrano incominciare a manifestarsi nella parte più debole del corpo, poi nella seconda in ordine di debolezza, e così via.

Poiché ci sono migliaia di modi per preparare il tè di Kombucha, non c’è assolutamente modo di sapere quale elemento della bevanda possa aver causato i negativi effetti collaterali menzionati nella circolare.

 

DIFFERENTI MISTURE DI TE’

Le più popolari bevande di Kombucha sono quelle in cui vengono utilizzate diverse misture di tè, a seconda del gusto, nella preparazione. Alcuni aggiungono frutta alla bevanda, due giorni prima della fine della fermentazione. Ciò non solo migliora il sapore, ma aggiunge anche vitamine e tutti gli altri benefici relativi al particolare frutto o vegetale messo nel beveraggio. Usando frutta di stagione, essa andrebbe completamente pulita e mescolata. Una forte fermentazione si scatena poco dopo l’aggiunta della frutta; il risultato è delizioso.

(ritorna all'indice)


THE TWILIGHT ZONE

 

VOCI E VISIONI ALLA GRANDE PIRAMIDE

Di Gordon-Michaeì Scallion

 

(Questa è la quarta puntata della serie sulle antiche civiltà. In questo nuovo servizio del mese, GMS approfondisce le informazioni sulla Grande Piramide di Giza che ha ricevuto durante la sua permanenza in Egitto nel Gennaio di quest’anno. - ECR#44 , Maggio 1995)

La nostra visita a Giza e alla Grande Piramide ha cambiato la mia vita. Non faccio questa dichiarazione alla leggera, in considerazione di tutti gli incredibili cambiamenti di cui ho fatto esperienza sin dalla mia crisi di salute nel ‘79, e la conseguente spinta nel mondo come veggente. Ciò che vi presento è il risultato di una settimana di esperienze giornaliere durante il mio soggiorno presso la Grande Piramide. Le visioni che ho avuto a Giza sono alquanto differenti da quelle avute sin dal ‘79. Solitamente, quando faccio esperienza di una visione, è come osservare uno schermo suddiviso, come osservare due o tre aspetti della stessa scena. Non così a Giza. La mia prima visione è arrivata ancora prima che entrassi nella piramide. Ero seduto nel nostro balcone presso la Mena House, che si affaccia su di essa, a circa trecento metri di distanza, quando mi ritrovai ad osservare una scena di operai che sgombravano l’altopiano, in preparazione della costruzione della Grande Piramide. Ciò che accadde in seguito è difficile da spiegare perfino per me, o anche solo comprendere. Fui trascinato nella visione, così che invece di essere un’esperienza ottica dove io stavo osservando un evento, divenni parte della scena che stavo guardando. Avevo viaggiato nel passato, al tempo della costruzione. Io ero là! Potevo vedere grandi uccelli nell’aria, che mi ricordavano quelli preistorici. Il terreno era molto diverso: semi-tropicale, vegetazione lussureggiante, temperatura sui 40° e acqua che circondava l’intero plateau. L’albergo dove stavo sperimentando fisicamente la visione, era sottacqua. Nell’aria c’era una grande macchina volante a forma di sigaro, che somigliava ad un pallone ad aria calda. Dei cavi si calavano giù dalla macchina, sino a dei punti di ancoraggio giù in basso. Operai vestiti con dei gonnellini bianchi, e dei copricapi di stoffa che si calavano giù sino all’altezza delle spalle, stavano rimuovendo pietre da delle intelaiature collocate sotto il velivolo. L’attività mi ricordava quella degli odierni elicotteri, che possono trasportare pesanti carichi di materiali in speciali intelaiature sorrette da cavi d’acciaio. Potevo vedere altre aeronavi giungere in zona, guidate da cavi di ancoraggio da punto a punto. Ogni nave portava una serie di carichi, una pietra per ogni carico, ed ogni pietra marcata con caratteri geroglifici. Qui si trova un’altra possibilità relativa allenigma delle piramidi: furono usate macchine volanti per trasportare le pietre dalle cave al sito, non chiatte, rulli e rampe! Se la mia esperienza si fosse fermata a questo punto, la considererei ancora come la più strabiliante della mia vita. Ero lì a guardare ciò che stava per divenire, migliaia di anni più tardi, una delle sette meraviglie del mondo. Potevo sentire le voci degli operai, lo stridio dei giganteschi uccelli dell’epoca, sentire il caldo del giorno. Sotto ogni aspetto, io ero lì. I miei pensieri cominciarono a correre così veloci, che iniziai a diventare consapevole di una pulsazione nella mia testa, qualcosa a me familiare quando insisto troppo nel voler ricevere informazioni. Ai primi tempi delle mie visioni, eventi come questo mi riducevano a letto per diversi giorni, ogni volta, con strazianti mal di testa e sensazioni tipo scosse elettriche che correvano dal mio plesso solare ai miei piedi. Le immagini scorrevano come un fiume della coscienza. Non appena ebbi pensato tra me e me, “Quando sta accadendo tutto questo?”, una voce interiore rimandò una risposta. La cornice temporale è 12.553 anni prima del presente. Sbigottito, realizzai che non era una voce a me sconosciuta. Era chiaramente la mia voce, comunque, la costruzione delle proposizioni e l’uso delle parole non mi erano comuni. Senza provare a fare una domanda, pensai, “Cos’è questo?” Io sono te, o più precisamente, la monade della quale tu sei una porzione. Piuttosto che calarmi del tutto in una discussione sulla monade, posso sintetizzare l’informazione ricevuta in due parole: la mente (non il cervello). Approfondirò maggiormente tutto ciò in futuro. I miei pensieri saettarono ad un elenco che avevo preparato ancora nel New Hampshire, prima del viaggio. Esso conteneva domande sulla Piramide e sulla Sfinge, per le quali speravo di trovare indizi su come scoprire i loro segreti. Ed ora, eccomi qua, collegato ad una specie di biblioteca/database superconscio, dove avrei potuto ottenere qualcosa di più di semplici indizi. Preoccupato che il tempo scadesse e che avrei perso la connessione, i miei pensieri correvano, ma fui in qualche modo costretto a rimanere nel flusso del tempo consentendo, a qualsiasi cosa stesse per presentarsi, di accadere, indipendentemente dal mio desiderio di conoscere. Pensai, “Questa costruzione era una specie di tempio o di chiesa, dove la gente viene a pregare per l’illuminazione o avere esperienze iniziatiche?” Il mio pensiero ricevette istantaneamente una risposta. Cerchi un nome da dare a questa struttura, un nome che ne descriva lo scopo, vero? Di nuovo trasalii e, preoccupato di perdere il contatto a causa della mia ansia di sapere, pensai, cercando di non essere così eccitabile, “Sì, esattamente questo”. Ancora una volta, ebbi istantaneamente una risposta. La Grande Piramide è una macchina del tempo. Tale risposta non faceva parte delle possibilità che avevo preso in considerazione. Com’era possibile? Al giorno d’oggi, la televisione e il cinema stanno appena cominciando ad esplorare le possibilità dei viaggi nel tempo. Guarda ciò che l’attuale civilizzazione ha conseguito nel secolo che sta per concludersi. Elettricità, automobili, energia atomica, laser, viaggi spaziali, tutto questo nel breve arco di un centinaio d’anni. Ora immagina dove potrebbe essere tale civiltà nel prossimo centinaio d’anni. E’ dove questa gente si trovava oltre 12.500 anni fa. La civilizzazione, tecnologicamente, non si sviluppa necessariamente col tempo. Invece, si erge e sprofonda a seconda delle lezioni da essa desiderate.

“Chi costruì la Grande Piramide?” Atlantidei, insieme a Egiziani e Dareani. Il mio pensiero seguente fu, “Come funziona questa macchina?” Lo scopo della macchina, così com’è costruita, è multiplo nelle intenzioni. Il suo punto focale era curvare il tempo, così da poter provvedere un metodo di iniziazione. Comunque, il modo in cui ciò fu realizzato fornì altri benefici alla sua gente. Questi spaziavano da maggiori quantità di raccolti agricoli, controllo meteorologico, una forma di energia elettrica, ed un istituto di apprendimento per lo studio dei cieli (astronomia, astrologia, energie cosmiche), della matematica, della chimica, delle dimensioni interiori, nonché dei sette livelli di iniziazione. Tutto ciò era parte del progetto. “Astronomia e astrologia”, pensai. Sì, come un osservatorio. I costruttori conoscevano i cicli delle stelle, le loro emanazioni individuali e collettive in relazione alla Terra e al Sole, i loro effetti sulla coscienza, e il fatto che la vita non è limitata alla Terra. A questo fine si conoscevano e registravano in apposite camere, conosciute e sconosciute, quelle “finestre” temporali che avrebbero indicato i momenti in cui erano possibili comunicazioni con gente di altri mondi, tanto interiori quanto fisici. Avendo conoscenze di questo tipo, divenne allora possibile costruire uno strumento che avrebbe potuto sintonizzarsi con quelle energie emananti dalle stelle e da altre dimensioni, amplificandole e modificandole per curvare il tempo. Ciò pertanto consentiva a coloro che erano in risonanza con lo strumento, di entrare nel flusso temporale, dove tutte le comunicazioni intramondo avevano luogo, relativamente a questa sfera.Cosa sperava di ottenere questa gente dai viaggi temporali?” Un modo per comunicare col Signore ed i Suoi angeli. Sbalordito, avvertii una sensazione elettrica in tutto il corpo, e mi ritrovai istantaneamente sulla terrazza dell’albergo, deluso che il mio ego personale e la gioia mi avessero fatto rompere il contatto. Con la testa che pulsava per l’esperienza, decisi che avrei ritentato l’indomani, e caddi addormentato per l’intero pomeriggio. Realizzando l’importanza della sincronizzazione e della costanza a proposito delle applicazioni di tipo intuitivo, tentai di indurre una visione il giorno seguente, nello stesso momento e nello stesso luogo. Emersero immagini colorate, che mi mostravano la topografia della regione, la posizione del Nilo all’epoca, nonché visioni di ulteriori costruzioni. Queste impressioni corrispondevano al tipo di visione più ordinario che ricevevo di solito, cioè più immagini che si mescolavano in altre, ognuna delle quali della durata di alcuni secondi. Dopo quindici minuti, si fermarono. Forse, pensai, l’esperienza del giorno precedente è una di quelle che capitano una volta sola nella vita. Più tardi, quel giorno, visitammo la Sfinge, dove passammo circa un’ora. Lasciando la zona della Sfinge, passeggiai in cima al plateau dove si trovano la Grande Piramide, le due piramidi di Menkaure e Khafra, ed altre strutture. Mi fermai, a circa trecento metri di distanza, su una strada secondaria, e fissai le tre piramidi, godendo della loro magnificenza. Con un suono simile ad uno schiocco, mi trovai ad avere di nuovo viaggiato indietro nel tempo, durante la costruzione della Grande Piramide. L’esperienza del giorno precedente mi aveva preparato o, piuttosto, focalizzato i miei pensieri su ciò che sentivo importante osservare. Non mi sarei mai aspettato di ripetere l’esperienza interattiva, ma speravo di essere in grado di tornare al punto in cui si era interrotta il giorno prima. Non erano presenti piramidi sul plateau, solo l’inizio della costruzione di quella che certamente sarebbe stata la Grande Piramide. Osservai la Sfinge, anche se molto diversa per stile e grandezza, insieme ad altri edifici, di forma rettangolare, ed alcune strutture simili a collinette che mi sembrarono essere piuttosto vecchie. Gli uccelli (della mia esperienza del giorno prima) continuavano a riempire il cielo. Notai diversi uomini con delle specie di frombole, contenenti un peso, che quando venivano fatte roteare circolarmente, emettevano un acuto stridio che disperdeva gli enormi uccelli. Pochi istanti più tardi, una grossa aeronave entrò nell’altopiano. Pregai di potermi mantenere centrato, e diventare solo un “osservatore”. Con una profonda inspirazione, avvertii una scossa elettrica nelle spalle e nel collo, e partii con la prima domanda. “Qual è la relazione tra la Grande Piramide ed il suo essere tanto una macchina del tempo quanto un luogo di iniziazione?” La vita è iniziazione. Ogni pensiero, ogni azione, sono una parte dell’iniziazione. Una volta, l’uomo passeggiava col Signore. Tutti i pensieri erano uno. Tutte le azioni, uno. Poi, con un singolo pensiero, si formarono un numero infinito di pensieri, separati e collettivi. Era la creazione delle anime. Una parte di queste anime giunsero a questo sistema solare per fare esperienza dell’individualità, sebbene fossero rimaste connesse alla moltitudine. Col tempo, le forze magnetiche e la volontà, le comunicazioni con la moltitudine celeste ed altri regni spirituali divennero così intasate da causare una separazione. Per aiutare a ristabilire una connessione, fu istituito un processo di iniziazione o addestramento, utilizzante la Grande Piramide come strumento di comunicazione. In tal modo, il contatto sarebbe stato possibile per coloro che, tramite la loro dedizione, avrebbero potuto comunicare con le loro anime compagne ed il Signore. Un sacco di domande si affollavano nella mia coscienza. Agguantai la prima, in modo da non perdere di nuovo la connessione. “Perché una struttura così grande?” Le misure e la massa scelte, erano necessarie allo strumento, affinché potesse contenere nella sua struttura i gas durante il funzionamento. La forma selezionata si comportava come una antenna, raccogliendo quelle particelle che precedono la luce dai cieli, e che sono attratte per sempre a questa sfera. “Spiegazioni sull’antenna?” Questa specifica forma piramidale, congiunta con la sua posizione di latitudine, funziona come una lente, non otticamente ma come focalizzazione, attirando al meccanismo quei raggi necessari alla comunicazione. “Spiegazioni sui gas all’interno della struttura?” In specifiche porzioni dello strumento furono inserite delle pietre usando un adesivo sigillante, che consentì l’esistenza di camere e corridoi a tenuta ermetica. I gas erano miscele di gas attinte dalle profondità della Terra, combinate con altri gas creati con l’alterazione di quegli elementi ottenuti tramite lo strumento stesso. I principi adoperati qui sono simili ai laser in uso al giorno d’oggi, ma sviluppati differentemente a causa delle condizioni presenti allora. “Questo gas era invisibile?” Quando attivo era di colore verde, altrimenti era invisibile. “Questo gas è presente nel mondo di oggi?” Talvolta, in natura, quando quei vortici magnetici che si possono trovare per il mondo diventano attivi. “Attivi?” Punti di transizione: spostamenti di polarità nei cicli solari. Attualmente, in Giugno ed in Dicembre. “E lo scopo dei corridoi?” Gli utilizzi erano molteplici: come tunnel di servizio, tubi di avvistamento, e per canalizzare grossi quantitativi di gas verso la camera appropriata.E l’entrata principale ai corridoi ascendenti e discendenti?” L’entrata principale non è stata trovata. Sarà scoperta in profondità sotto la base, più vicino al centro della piramide, con un corridoio che porta su verso l’apice, come pure verso la Sfinge ed altre strutture. Quella che oggi viene ritenuta l’entrata principale, all’ epoca era adoperata come parte della macchina. A quel tempo, una porta incernierata era posta sull’apertura la quale, durante un certo tipo di operazioni, funzionava come valvola di sicurezza per il rilascio del gas. In altri tipi di operazioni, la porta era tenuta aperta da una leva, consentendo l’avvistamento e il rilevamento di specifiche stelle. In questo modo l’esatta posizione terrestre, o l’asse relativo a specifiche sfere (attualmente quella polare) poteva essere determinata. Quando usata per tale allineamento, la luce proveniente dalla stella penetrava nel corridoio e cadeva sugli strumenti, collocati in una specifica posizione lungo il corridoio discendente. “Se l’entrata era sotto la base, come si poteva accedere alle Camere della Regina e del Re?” L’accesso a queste camere non era necessario, in quanto erano porzioni dello strumento: camere sintonizzate armonicamente. Attraverso una scala in pietra era possibile arrivare in cima, alla pietra sul vertice, così come era possibile scendere alle sale di controllo inferiori, molte centinaia di piedi più in basso. “Così c’era una pietra sulla cima?” Sì, per modo di dire: era fatta con metalli dell’epoca, ed era vuota. “Ci sono altre camere sopra la base, a parte quelle del Re e della Regina ed il pozzo?” Sì, sette in numero, sopra la base come camere. “Qual è lo scopo dei pozzi d’aerazione trovati nella Camera della Regina?” Sono per il monitoraggio ed il controllo dei gas interni alla struttura in quella posizione. “Qual è lo scopo della Gran Galleria?” E’ il circuito di sintonizzazione dello strumento. In tutta la sua lunghezza, c’erano binari idonei (sopra, sotto e ad ogni lato) ad ospitare un congegno di sincronizzazione alloggiato su un carrello. Il carrello, allora, conteneva la raffigurazione di una creatura, in parte uccello e in parte animale, che reggeva un grosso cristallo tra i talloni. Le estremità delle ali della creatura raggiungevano la sommità della Galleria e toccavano i binari superiori. Questi venivano poi alimentati tramite l’induzione di forze magnetiche che spingevano il carrello su e giù dalla Galleria. Quando sintonizzato correttamente. si aveva uno spostamento spazio-temporale all’interno dello strumento e, a seconda della camera selezionata, si otteneva il risultato desiderato: si apriva un portale.

Continua...

(Ripubblicato con permesso da The Earth Changes Report #44. © Maggio 1995, pubblicato da Matrix Institute, Inc., PO Box 336, Chesterfield. NY 03443-0336, USA, telefono +1(603)363 4916, numero verde 1-800-628 7493, fax (603)363 4169. Abbonamenti: 1 anno, USD$36 in USA; USD$46 estero: numeri singoli USD$5 in USA, USD$6 estero.)

 

 

SAGA UFO ISLANDESE CON SCOMPARSA DI NAVE DA GUERRA AMERICANA?

Quanto segue è pervenuto all’ indirizzo e-mail di NEXUS, ed è un riassunto degli eventi riportati ad una conferenza sugli UFO, avvenuta nel Febbraio 1995, dal ben conosciuto autore Anthonv Dodd.

 

20 Dicembre 1992

Il signor Dodd riceve una telefonata da una delle sue fonti di informazioni in seno alla marina islandese, che riporta che tre UFO sono stati tracciati mentre scendevano ed entravano in mare al largo della costa est dell’Islanda, vicino a Langeness.

21 Dicembre 1992

Pescatori islandesi riportano episodi inerenti a grossi mezzi sottomarini, estremamente veloci, con luci colorate e lampeggianti. Questi erano accompagnati da un oggetto volante e luminoso sopra la superficie. Facendo rotta verso la Scozia, i vascelli si mossero nell’acqua danneggiando le reti che i pescatori stavano trascinando. Abituati a vedere sottomarini nella zona, i pescatori affermano che tali vascelli non somigliavano a nessun sottomarino che avessero mai visto. Le autorità islandesi predisposero delle scorte da parte della Guardia Costiera Nazionale Islandese.

23 Dicembre 1992

Ad un vascello della Guardia Costiera Islandese e a due cannoniere viene ordinato di prendere posizione presso la costa a nord-est dell’Islanda, a Langeness, dove precedentemente, tre giorni prima, tre UFO erano originariamente stati tracciati. Questa operazione viene effettuata in segreto, causando apprensione tra l’equipaggio. Era anche in arrivo un rinforzo di navi da guerra britanniche e NATO, descritto come “esercitazioni navali”. Giornali inglesi scrivono che, durante la “esercitazione”, fu tracciato un veicolo sottomarino molto grande, che si pensò fosse uno dei super-sottomarini russi di nuova generazione.

24 Dicembre 1992

Due equipaggi di sottomarini nucleari britannici vengono richiamati dalla loro licenza natalizia. L’HMS Endurance e l’HMS Warrior, della classe cacciatori/killer, vengono mandati a congiungersi con la flotta di superficie in Islanda. A vascelli della Guardia Costiera Islandese viene ordinato di prendere posizione presso Alice Ford, sulla costa est dell’Islanda. Alcuni contatti dischiudono ulteriori informazioni, circa altri quattro UFO che sarebbero stati tracciati mentre scendevano e si immergevano in mare nello stesso quadrante dei primi tre avvistati il 21 Dicembre. Alcune fonti confermano che l’operazione è connessa col rintracciare oggetti sottomarini di origine aliena. Viene anche rivelato che è in corso una massiccia operazione di ricerca e soccorso per una nave di superficie scomparsa, condotta in gran segreto.

30 Dicembre 1992

Radio islandesi trasmettono che sono stati riportati molti avvistamenti di UFO sulle montagne vicino alle coste dell’Islanda.

12 Gennaio 1993

Terribili condizioni meteorologiche costringono tutti i vascelli islandesi all’ancora nel fiordo di Langeness. Gli abitanti del fiordo sono terrorizzati, avendo riportato di aver visto strane, piccole figure correre in giro durante la notte.

6 Febbraio 1993

Il tempo migliora e tutte le navi vengono rispedite in mare. Le navi islandesi riprendono le posizioni precedenti con compiti di osservazione sino al 24 Febbraio.

25 Febbraio 1993

Nelle prime ore del mattino, tutte le navi sono avvisate di tenersi ad almeno tre miglia nautiche dalla flottiglia di cacciatorpediniere americane operante vicino al circolo polare artico. Mentre aspetta al di fuori della zona di tre miglia, il radar di una nave aggancia 16 contatti volanti al di sopra della flotta americana. Sedici palle di luce gialla vengono viste scendere e librarsi sopra le navi da guerra.

15 Aprile 1993

Tutte le navi nell’area del circolo polare artico stanno cercando (con una operazione segreta) una nave americana scomparsa. Ci sono solo due cacciatorpediniere nella zona, adesso, entrambe con le insegne di riconoscimento rimosse; si può vedere l’equipaggio che indossa il completo da combattimento. Ai vascelli civili, comprese cannoniere e navi della Guardia Costiera, viene ordinato di tenersi lontano dalla zona proibita.

16 Aprile 1993

I media britannici riportano la notizia che stanno per aver luogo esercitazioni congiunte Russo-Americane. La stampa riporta che, per la prima volta sin dalla seconda guerra mondiale, esercitazioni congiunte di truppe d’elite americane e russe stanno per cominciare sul suolo russo. Le operazioni avranno luogo in Siberia, e il punto d’arrivo delle truppe americane dovrebbe essere Tiksi. Sulla mappa, Tiksi appare come il porto russo più vicino all’area dove sta procedendo tutta questa attività navale.

21 Aprile 1993

L’equipaggio di un volo di linea islandese, in viaggio da Londra, riporta di accorgersi di due UFO mentre l’aereo si trova a passare sopra la costa nord della Scozia. Due grandi palle fortemente luminose prendono posizione ai due lati del velivolo, presso la sezione di coda, mantenendola per tutto il percorso sino all’Islanda, e volano via quando l’aereo atterra all’aeroporto di Keflavik.

15 Maggio 1993

Viene a galla una notizia concernente cannoniere islandesi in cerca di due navi da pesca della stessa nazionalità. Gli equipaggi sono in apprensione e disturbati dalle apparizioni di luci simili a tubi fluorescenti bianchi, tipo neon, che nel cielo notturno si librano sopra le loro imbarcazioni. Quando questo accade, le radio di bordo smettono di funzionare, per tornare alla normalità quando gli oggetti se ne vanno. Dopo molti giorni in mare, la ricerca per le navi scomparse viene sospesa. Le autorità sono irritate dal fatto che queste informazioni sono trapelate. Tutti gli equipaggi delle navi sono stati avvisati delle gravi conseguenze per la divulgazione di qualsiasi informazione a riguardo degli eventi delle settimane precedenti.

(Fonte: Scritto da L. J. Smith @derby.ac.uk in peg: alt. alien. visi, 30 Marzo 1995)

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