
Per Giambattista e per chi gli vuole bene


Seveso, Febbraio 2000
La stessa corrente di vita
che scorre nelle mie vene
notte e giorno scorre per il mondo
e danza in ritmica misura.
È la stessa vita che germoglia (…)
negli infiniti fili d’erba
e prorompe in onde tumultuose di foglie e di fiori (...)
sento le mie membra diventare splendide
al tocco di questo mondo pieno di vita....
(Tagore)
Accolgo l’idea di riunire le preghiere lette durante i giorni del “Passaggio” di Giambattista e di aggiungere qualche nota: un’ulteriore elaborazione mi serve certamente per rivivere e rafforzare ancora di più questa grande e profonda esperienza vissuta; inoltre, a livello personale, ci sono due motivi che ritengo importanti: il primo è la condivisione e, a volte, la spiegazione riguardo determinate scelte.
Il secondo è la richiesta che mi è pervenuta. Sicuramente io avrei fatto fotocopie di queste pagine di preghiere per pochi amici: forse invece è più giusto, in questa particolare occasione, che ci si apra a condividere questa parte di esperienza con chi lo desidera.
E così nasce la stesura di queste pagine.
Le ‘‘ragazze” stanno vivendo questo periodo piuttosto serenamente; si parla di “papà” rievocando episodi e situazioni, e loro stesse ripetono che “papà Gibi” è quello che hanno nei loro ricordi e nel loro cuore.
In me restano grandi sentimenti nei confronti di Giambattista, e soprattutto sento la riconoscenza, ma non il legame: la sua Anima deve essere libera di andare verso la Luce e la Realizzazione.
Certo in alcuni momenti c’è un grande vuoto, ci manca la sua presenza “fisica”, ma era stato così in gamba che in parte ci aveva abituate alle sue assenze....
C’è l’amore, c’è l’affetto, ci sono i ricordi di anni e anni di condivisione di un pezzo di Vita.... ma è tuffo nei nostri cuori e nei nostri pensieri, in me come in Margherita, in Michela e in Miriam.
Sappiamo che il modo migliore di amarlo è proprio fargli sentire che, finalmente, e libero.
La sua essenza sarà sempre in noi, i suoi insegnamenti sono in noi poiché erano già anche il nostro “credo” e comunque saranno punto di riferimento.
Ed è per questo che abbiamo ulteriormente modificato i testi delle nostre preghiere: l’idea è che l’Anima, lo Spirito di ciò che noi chiamiamo Giambattista stia “volando” il più in fretta possibile verso la sua nuova Realizzazione, qualunque essa sia.
Per questi motivi, che sono noti e dei quali da tempo si parla, non condividiamo attaccamenti e sentimenti che in qualche modo “trattengano” qui: cercare di essere il più sereni possibile, pur con tutti gli aspetti “umani” è la dimostrazione di aver capito e di saper mettere in pratica quello che Giambattista, con grande enfasi e calore, ci ha trasmesso per anni....
Così, quasi sottovoce, vorrei ricordare a chi ha “usato” il guscio fisico di Giambattista come proprio personale reliquiario o reliquia, inserendo oggetti non richiesti, che forse fra i più grandi degli insegnamenti di Giambattista in tutti questi anni sono stati “il non-attaccamento” e il “rispetto” dell’altro. Forse è il caso di ripensare a questi gesti compiuti, chiedendoci se non si sono superati i limiti, anche proprio solo del rispetto di un “guscio”, in nome di una propria imprescindibile necessità. Il corpo fisico di Giambattista ne aveva davvero bisogno?
O era il bisogno di qualcun altro?
Quante volte, Giambattista ed io, avevamo affrontato il tema del “Passaggio”? Eppure non lo si fa mai a sufficienza. Quando ci siamo resi conto che i nostri tempi stavano diventando “stretti”, abbiamo cominciato a preparare il Passaggio seguendo quelli che erano innanzitutto i desideri di Giambattista, e poi le cose in cui crediamo e le nostre comuni idee e sensazioni.
Come mi è già capitato di cercare di spiegare a chi non sa cogliere i limiti, del “Prima” e del “Durante”, non parlerò: è profondo, immenso rispetto per Giambattista-Uomo. Chi ha condiviso questa esperienza con noi lo sa e ne condivide anche il rispetto.
Invece la stessa stesura di queste pagine è il mio personale impegno per “raccontarci” del “Poi” e per diversi motivi: uno è che Giambattista ha voluto fortemente che ci fossero almeno tre giorni di “Casa Aperta” a tutti coloro che volevano salutarlo; inoltre perché, secondo anche sue specifiche indicazioni, questo modo di “esserci”, leggendo preghiere, parlando e rievocando fatti e situazioni ma con serenità, ascoltando musica scelta, con candele e incenso.., secondo me è parte integrante del “Passaggio “; poi è perché davvero si parla così poco di queste esperienze e invece quanta necessità ci sarebbe di poter verificare e condividere emozioni, sensazioni, impressioni!
Abbiamo tratto spunto da alcuni degli autori a noi più cari: Giovanni Vannucci, Davide M. Turoldo, Anne e Daniel Meurois-Givaudan, Ken Wilber, Anthony Elenjimittam, Il Libro Tibetano Dei Morti .... aggiungendo e togliendo, con momenti in cui la preferenza cadeva su certe letture piuttosto che altre, e momenti in cui non si leggeva alcun brano ma si vivevano esperienze.
Ricordo comunque che la nostra esperienza ci ha dimostrato che davvero... «chi sta per lasciare il corpo fisico non vuole né filosofia né dogma. L’unica cosa di cui il suo cuore ha sete è l’amore.. amore senza “forse”, senza “domani”, senza “si” o “ma”.. amore qui ed ora.>> (6)
«… (...) Colui che accompagna deve aver chiarito con se stesso qual è il suo rapporto con la vita e con la morte: non tanto un “sapere” dovuto a tonnellate di libri immagazzinati, ma un “sentire” ciò che avviene nel profondo, apprezzarne al massimo la sacralità e rispettarlo in quanto tale. (....) A volte ci può essere un abisso tra la comprensione mentale ed intellettuale del senso della morte e il fatto di ritrovarsi da soli, completamente, davanti alla morte in azione....» (6)
Una trappola da evitare è diventare una guida e non restare un accompagnatore per chi sta vivendo il momento del Passaggio.
…«una guida indica necessariamente una strada, che si suppone egli conosca, mentre l’accompagnatore si limita ad accompagnare, cioè ad offrire una spalla di appoggio, di sostegno, di consiglio…»...«Guidare può dunque significare l’imposizione della nostra visione; mentre accompagnare significa adattarsi alle aspettative dell’altro, ad un suo appello più o meno dichiarato; significa adattarsi alle sue capacità di comprensione, al suo ritmo di sviluppo. Il tutto si riassume [ancora una volta, n.d.G.] in una questione di rispetto. Naturalmente l’accompagnatore può suggerire un certo tipo di atteggiamento piuttosto che un altro a colui che se ne sta andando, a seconda delle richieste che intuisce. Ma suggerire non vuol dire imporre....» (6)
Poi, soprattutto se c’è stato un previo “accordo”, sapendo quanto sia importante ricordare a chi sta vivendo il Passaggio il lasciarsi andare da una parte e la concentrazione dall’altra, chi accompagna può ripetere ”frasi quintessenziali“, cioè frasi che la persona morente considera importanti e che ha chiesto le vengano ripetutamente ricordate, o preghiere o le frasi del ”bardo”, spessissimo, proprio per continuare a tenere la mente “indirizzata” E comunque, in eguale misura, «il linguaggio negli ultimi momenti deve avvicinarsi il più possibile a quello universale, chiamato anche compassione (o com-passione).
Passa sempre attraverso parole semplici, ma anche attraverso sguardi o la semplice presenza... a volte il silenzio è abbastanza e può sostituire la parola: è tutta questione di “sentire”....» (6)
E tutto, sempre, con profondo amore e rispetto, ricordando costantemente che si è lì per l’altro.
Poiché avevamo sensibilità, preferenze e vissuti diversi, proponevo attraverso fotocopie a Giambattista tutta una serie di preghiere che spaziavano dall’Oriente all’Occidente: quando è stato possibile Giambattista ha scelto, altre volte mi ha detto o fatto capire di scegliere per lui. E cosi sono nate le “Preghiere per l’‘accompagnamento durante il Passaggio». Personalmente ho trovato più riscontro nella tradizione orientale al nostro personale sentire di “continuità”, così pure come per gesti concreti da farsi prima e durante il Passaggio: c’è davvero una tradizione diversa.
Su tutte, comunque, credo che il PADRE NOSTRO, interiorizzato e reso in prima persona plurale, sia stata la preghiera che in questa occasione Giambattista ha recitato, sentito e vissuto fino all’ultimo suo respiro.
E che quindi anche tutti noi che gli eravamo vicini abbiamo recitato spessissimo durante i giorni della “Veglia” e poi oltre.
Giambattista aveva iniziato qualche anno fa con la rivoluzione dell’impegno di dire “io” ad ogni affermazione; successivamente ha proposto il “noi”, proprio perché noi tutti facciamo parte di un corpo unico o “corpo mistico”. Credo che, per chi lo ha seguito in questi anni, questa sia la Preghiera che in assoluto più lo rappresenti.
parlare,
È stata sicuramente
la Preghiera
più recitata da
tutti noi, e che
Giambattista ha
condiviso fino allo
stremo. Non potendo
più parlare,
assentiva col capo...
.
PADRE NOSTRO
proposto da Giambattista Pagani
Padre nostro che sei nei Cieli
Noi santifichiamo il Tuo Nome
Noi siamo il Tuo Regno
Noi facciamo la Tua Volontà
Come in Cielo, così in Terra.
Noi siamo il Pane Quotidiano
Noi perdoniamo i nostri Debitori
Noi siamo consapevoli delle nostre Tentazioni
Noi siamo liberi dal Male
Amen Amen Amen.
Liberamente dal Libro tibetano dei Morti:
«...Sembra che, nell’ambito della cultura tibetana, la gente non riscontri nella morte una situazione particolarmente irritante o difficile; qui in occidente, invece, risulta spesso estremamente difficile porsi in relazione con essa. Nessuno ci dice la verità definitiva.
Che nessuno voglia realmente aiutare lo stato mentale di chi sta per morire è un rifiuto terribile, un fondamentale rifiuto di amore.
... È estremamente importante stabilire un rapporto con la persona che sta morendo, dirle che la morte sta veramente accadendo. “Sta veramente accadendo, ma noi ti siamo amici.... Sappiamo che stai morendo e anche tu lo sai, a questo punto ci incontriamo veramente”. Questa è la più bella e profonda dimostrazione di amicizia e di comunicazione, e offre, a chi sta morendo, ricchissima ispirazione....
“Tu stai morendo, stai lasciando gli amici e i famigliari, l’ambiente che ami non sarà più lì con te, sei in procinto di lasciarci. Ma, nello stesso tempo c’è qualcosa che continua, c’è la continuità del tuo rapporto positivo con gli amici e con gli insegnamenti, lavora su questa continuità fondamentale che non ha nulla a che vedere con l’eqo. Quando morirai dovrai affrontare una serie di esperienze traumatiche, come il distacco dal corpo e il ritorno degli antichi ricordi sotto forma di allucinazioni. Qualunque siano le visioni e le allucinazioni, stabilisci un semplice rapporto con quei che accade e non tentare di fuggire. Resta lì e stabilisci un rapporto con tutto”.
L’intelligenza e la coscienza del morente subiscono un progressivo deterioramento, ma nello stesso tempo la sua consapevolezza delle sensazioni ambientali si espande; è perciò molto importante che siamo in grado di offrirgli calore e la fiducia fondamentale che quanto stiamo dicendogli è la verità.
Il processo di deterioramento da terra ad acqua, da acqua a fuoco, da fuoco ad aria, da aria a spazio e alla fine si conclude nella luminosità...
Essere completamente lì quando qualcuno muore è molto importante. Avere un rapporto con il momento presente è estremamente potente, perché, a quel punto, c’è incertezza tra corpo e mente.
Il fatto è che, quando diamo istruzioni a qualcuno che sta per morire, in realtà ci rivolgiamo a noi stessi. La nostra stabilità è parte della persona che sta morendo. In altre parole, presentiamo una situazione solida e sana a chi sta per morire, stabiliamo semplicemente un rapporto, apriamoci simultaneamente l’un l’altro e creiamo l’incontro delle due menti. …»
Il concetto del “Libro tibetano dei morti” con i suoi sei momenti di “bardo “.
<<Il libro descrive l’esperienza della morte considerando i diversi elementi, andando sempre più a fondo. Quando l’elemento terra si dissolve in acqua, ci si sente fisicamente pesanti; e quando l’acqua si dissolve in fuoco, la circolazione comincia a cessare di funzionare. Quando il fuoco si dissolve in aria, le sensazioni di calore e di crescita cominciano a svanire; e quando l’aria si dissolve in spazio si perde l’ultima sensazione di contatto con il mondo fisico. Infine, quando lo spazio, o coscienza, si dissolve nella nadi centrale (nadi: canale d’energia-prana - all’interno del corpo umano), emerge un senso di luminosità interiore, un intimo splendore, ogni cosa si ritira all’interno dell’essere.
“Bardo“ significa intervallo, non solo l’intervallo di sospensione dopo la morte, ma anche sospensione nella situazione della vita; la morte avviene anche nella situazione della vita. (....) Compiamo costantemente ogni sorta di esperienze del bardo, esperienze di paranoia e di incertezza nella vita di ogni giorno: è come non essere certi del nostro terreno, non sapere bene cosa abbiamo chiesto o in cosa ci stiamo mettendo. Perciò questo libro non è solo un messaggio per coloro che stanno per morire, o che sono già morti, ma è un messaggio per coloro che sono già nati: nascita e morte avvengono in ognuno costantemente, proprio in questo istante.
È necessario capire l’idea base del bardo: “bar” significa tra e “do” significa isola o punto, una specie di punto di riferimento che si trova tra due cose o piuttosto un’isola in mezzo al lago.
La situazione passata si è appena verificata e la situazione futura non si è ancora prodotta, c’è perciò un intervallo tra le due.
Il bardo della Dharmatà è l’esperienza della luminosità.
Dharmatà significa essenza delle cose come esse
sono, la qualità essenziale del loro modo di essere. Il bardo della dharmatà è perciò terreno di base aperto e neutro».
Abbiamo scelto di
non dire il bardo
della nascita,
dei sogni e della
meditazione
samadhi.
E abbiamo invece
recitato tantissime
volte il bordo del
momento che
precede la morte,
della dharmatà e
del
divenire.
(....)
Ora,
mentre sta emergendo il bardo del momento
che precede la morte lascerà tutti i blocchi,
i profondi desideri e gli attaccamenti,
entrerò senza distrazioni nella chiara consapevolezza dell’insegnamento,
eietterà la coscienza nello spazio della mente non-nata;
mentre abbandonerà questo corpo composto di carne e di sangue
lo riconoscerò come transitoria illusione.
Ora, mentre sta emergendo il bardo della dharmatà
abbandonerò tutti i pensieri di paura e di terrore,
riconoscerò come mia proiezione tutto ciò che appare
e
saprò che si tratta di una visione dei bardo;
ora
che sono giunto a questo punto cruciale non ho timore
delle forme pacifiche e infuriate: sono mie proiezioni.
Ora,
mentre sta emergendo il bardo del divenire,
concentrerò
la mia mente senza distrazioni,
cercherò
di estendere le fruizioni del karma positivo,
chiuderà
l’ingresso all’utero e penserà a resistere;
questo
è il momento in cui perseveranza e pensiero puro sono necessari,
abbandonerò la gelosia e mediterò sul guru con la sua compagna.
Con
la mente lontana, senza pensare alla morte che arriva,
compiendo
attività senza senso,
tornare
a mani vuote ora significa confusione totale;
riconoscimento
e sacro dharma sono necessari,
perché
non praticare il dharma proprio ora?
Dalla bocca dei siddha giungono queste parole:
“Se
non conservi nei cuore gli insegnamenti del tuo guru,
non è forse vero che stai ingannando te stesso?”
Dharmatà: totalità degli elementi fondamentali, essenza della realtà.
Dharma : verità, religione, legge.
Dharmakaya: “‘corpo della verità”
Elezione di coscienza: è una pratica particolare attraverso cui lo yogi impara a far uscire la coscienza attraverso l’apice della testa in un’immagine visualizzata e, nel momento della morte, è in grado di dirigerla verso la sfera del dharmakaya.
Guru: maestro spirituale, detto anche amico spirituale.
Karma: azione. La dottrina secondo la quale le azioni sono seguite da inevitabili risultati: azione e reazione, causa ed effetto.
Siddha: yogi che ha raggiunto realizzazione spirituale e poteri soprannaturali.
(4) « (....) L’essere umano ha tre livelli o dimensioni principali: grossolano (corpo), sottile (mente) e causale (spirito). Nel corso del processo della morte, si dissolvono per primi i livelli inferiori della Grande Catena, a cominciare dal corpo, dalla sensazione e percezione. Quando il corpo scompare (cessa di funzionare), emergono le dimensioni più sottili della mente e dell’anima e nel momento vero e proprio della morte, quando tutti i livelli si dissolvono, nella consapevolezza della persona si accende il puro Spirito causale.
Se la persona riconosce in questo Spirito la propria vera natura, nello stesso momento ci sarà l’illuminazione e la persona ritorna permanentemente nella Divinità, quale Divinità.
Se il riconoscimento non avviene, la persona (l’anima) entra nello stato intermedio, il bordo, che si presume possa durare alcuni mesi. Emerge il livello sottile, poi quello grossolano e infine la persona rinasce in un corpo fisico e ricomincia una nuova vita, portando con sé, nella propria anima, le eventuali saggezza e virtù (ma non ricordi specifici) che può aver accumulato nella vita precedente.
A prescindere da come consideriamo il concetto di reincarnazione, o del bardo, o degli stati dopo la morte, una cosa appare certa: se credi minimamente che una parte di te condivida il divino, se credi che hai accesso a una sorta di Spirito che trascende il tuo corpo mortale in qualunque senso, allora il momento della morte ha un’importanza cruciale, perché a quel punto il corpo mortale è scomparso ed è quello il momento di scoprire se c’è una qualsiasi cosa che rimanga.....»

Questo brano è di
un poeta sardo. Era
un mio messaggio”
per Giambattista
già pronto
nell’Agosto scorso,
a Lavazé,
ma la situazione
contingente non ha
permesso che glielo
potessi dare.
Ho potuto offrirglielo
successivamente e lui
ci si è ritrovato, e ha
fortemente voluto che
diventasse parte
della sua “Epigrafe”
Animi sensibili,
insofferenti
a realtà sbagliate,
imprimono
grandi svolte
ad altrui vite,
perché come prua
di una nave
fendono l’acqua
pagando, per primi,
il prezzo di un nuovo sentiero.
Questo è un brano tratto da un ‘intervista fatta anni fa a Padre Davide Maria Turoldo: egli sapeva di essere gravemente malato, e decide di fare un "accordo" con Dio per la morte che sta arrivando.....
Giambattista amava molto questa testimonianza. Dopo il suo passaggio abbiamo scelto di non leggere più l’ultima riga: ecco perché è “tra parentesi”.
E VENGA PURE...
di Davide M. Turoldo
E venga pure
ma facciamo l’accordo.
Io rinuncio a quell’ora estiva dell’alba
quando luce rossa precede il sole
e si stende per le vie solitarie del borgo
ancora fasciato di silenzio.
lo non Ti dico, non dico a nessuno
la gioia che godo: una gioia da valere una vita!
Né Ti dico, Dio,
i pensieri che penso
e l’amore che sento per tutte le creature, in quell’ore.
Tu non sai perché non sei un essere umano:
non sai cosa sia una tale rinuncia.
Dirsi: ecco domani non ci sarò più.
Domani questi occhi non vedranno più sorgere il sole.
E rinuncio anche alla sera,
a non vedere più la stessa luce distendersi
nella valle e sul fiume.
Rinuncio, come da sempre, agli incontri,
alla gioia di sentire un cuore battere nella tua mano,
e accogliere in silenzio confidenze
che non si dicono a nessuno.
La gioia di sentirsi vivi, e di donarsi e tacere,
di donarsi, in nome di tutte• le creature
e avere occhi di bimbi
e
mirare le stelle.
Tu non sai cosa vuoi dire essere amanti, la sera.
Oh! Non tanto per gli amplessi affannosi e mortali,
ma per il sogno e il desiderio infinito
di attendere e disporsi a offrire,
e ancora sognare di offrirsi, in attesa.
Questa, e questa l’immagine di nozze
che celebreremo, Signore.
A una cosa non rinuncio, Signore.
A non dover essere più Coscienza,
Terra che pensa e ama e adora,
poiché senza, nulla vi è che abbia un senso.
Nulla dell’intera creazione:
non la luce e i colori e gli spazi e il tempo...
E Tu stesso, privo di senso...
Mio Dio, per Te non rinuncio.
Se questo è il male che mi serbi,
già da ora Ti dico che non Ti perdono.
È per Te che chiedo di essere questa eterna
Tua indistruttibile Coscienza.
Altro non chiedo.
Ora che l’accordo è fatto,
suppongo
venga pure....
(anche se continueremo a lottare, mio Signore.)
(5) Signore, fa di me uno strumento della tua Pace!
Dove c’è odio, possa io seminare amore
Dove c’è offesa, perdono
Dove c’è dubbio, fede
Dove c’è disperazione, speranza
Dove c’è tenebra, luce.
O Maestro Divino, concedimi che io non cerchi tanto
di esser consolato, quanto di consolare;
di esser capito, quanto di capire;
di esser amato, quanto di amare;
perché nel dare riceviamo, nel perdonare siamo perdonati,
nel morire rinasciamo alla Vita Eterna.
Francesco d’Assisi
Questa Preghiera ci è stata data il giorno del funerale. Margherita, Michela e Miriam l’hanno subito accolta ed è diventata parte integrante nei nostri momenti.
Se conoscessi
il mistero immenso del Cielo
dove ora vivo
questi orizzonti senza fine,
questa luce che tutto investe e penetra,
non piangeresti se mi ami!
Sono ormai assorbito nell’incanto di Dio,
nella sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono cosi piccole al confronto!
Mi è rimasto l’amore dite,
una tenerezza dilatata
che tu neppure immagini.
Vivo in una gioia purissima.
Nelle angustie del tempo
pensa a questa casa ove un giorno
saremo riuniti oltre la morte,
dissetati alla fonte inestinguibile
della gioia e dell’amore infinito.
Non piangere se veramente mi ami!
S. Agostino

Dal
libro di Ken
Wilber, è una poesia
che
amo
moltissimo,
e che
personalmente
avevo
dedicato ad
un
altro amico nel
momento
del suo
passaggio. (4)
Non piangere sulla mia tomba;
Non sono qui. Non sto dormendo.
lo sono mille venti che soffiano;
Sono lo scintillio del diamante sulla neve.
Sono il sole che brilla sul grano maturo;
Sono la lieve pioggia d’autunno.
Quando ti svegli nella calma mattutina,
Sono il rapido fruscio
Degli uccelli che volano in cerchio.
Sono la tenera stella che brilla di notte.
Non piangere sulla mia tomba,
lo non sono li...
Anche questo brano è stato ripetuto più e più volte, ma è stato trasformato con periodi affermativi, perché ci si è resi conto che la mente, soprattutto in momenti di sofferenza, ha bisogno di concetti espressi in modo molto semplice e chiaro.
Che cosa potrebbe non darti la disponibilità al perdono?
Vuoi la pace? Il perdono te la dà. Vuoi la felicità, la mente tranquilla, la certezza di uno scopo, un senso di dignità e di bellezza che trascende il mondo ? Vuoi affetto e sicurezza, vuoi sempre il calore di una protezione sicura? Vuoi una tranquillità che non possa essere turbata, una gentilezza che non possa mai essere ferita, un profondo senso di conforto, un riposo tanto perfetto da non essere mai turbato?
Tutto questo ti offre il perdono, e anche di più. Il perdono offre tutto ciò che desidero.
Oggi ho accettato questa verità.
Oggi ho ricevuto i doni di Dio.
Il primo brano è l’originale, il secondo come veniva letto. (4)
La disponibilità al perdono ti può dare tutto. Se vuoi la pace, il perdono te la dà. Se vuoi la felicità, la mente tranquilla, la certezza di uno scopo, un senso di dignità e di bellezza che trascende il mondo, il perdono te li dà. Se vuoi affetto e sicurezza, se vuoi sempre il calore di una protezione sicura, il perdono te li dà. Se vuoi una tranquillità che non possa essere turbata, una gentilezza che non possa mai essere ferita, un profondo senso di conforto, un riposo tanto perfetto da non essere mai turbato, il perdono te li dà. Tutto questo ti offre il perdono, e anche di più. Il perdono offre tutto ciò che desidero.
Oggi ho accettato questa verità.
Oggi ho ricevuto i doni di Dio.
Sono versetti particolarmente cari a Giambattista (5)
La salvazione in questo mondo equivale alla santificazione, che non è nulla di meno di una rinascita in Dio. Salvazione, santità, purità, Dio, libertà, infinità ecc. sono tutti sinonimi; e la ragione è semplice. Un animale genera un altro animale; solo Dio può generare dei. Come dice Gesù:
“In verità vi dico: se l’uomo non rinasce, non può vedere il regno di Dio” Gli disse Nicodemo: “Come può un uomo rinascere se è vecchio? Può rientrare nel ventre di sua madre e rinascere?” Gesù rispose: “In verità vi dico, se non è rinato dall’acqua e dallo Spirito Santo l’uomo non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne è carne, e ciò che è nato dallo spirito è spirito”.
Giovanni III, 3-6
(4) “Io ho un corpo ma non sono il mio corpo. Posso vedere e sentire il mio corpo e ciò che può essere visto e sentito non è il vero Vedente. Il mio corpo può essere stanco o eccitato, sano o malato, pesante o leggero, ansioso o calmo, ma ciò non ha niente a che vedere con il mio io interiore, il Testimone.
lo ho un corpo ma non sono il mio corpo.
Io ho desideri ma io non sono i miei desideri. Posso conoscere i miei desideri e ciò che può essere conosciuto non è il vero Conoscente. I desideri vanno e vengono, galleggiando nella mia consapevolezza, ma non influenzano il mio io interiore, il Testimone.
lo ho desideri ma io non sono i miei desideri.
Io ho emozioni ma non sono le mie emozioni. Posso sentire e percepire le mie emozioni e ciò che può essere sentito e percepito non è il vero Percettore. Le emozioni mi attraversano, ma non influenzano il mio io interiore, il Testimone.
lo ho emozioni ma io non sono le mie emozioni.
lo ho pensieri ma io non sono i miei pensieri. Posso vedere e conoscere i miei pensieri e ciò che può essere noto non è il vero Conoscente. I pensieri vengono a me e mi abbandonano ma non influenzano il mio io interiore, il Testimone.
lo ho pensieri ma io non sono i miei pensieri.
Poi l’affermazione nel modo più concreto possibile: io sono ciò che resta, un puro centro di consapevolezza, un Testimone impassibile di tutto questo: pensieri, emozioni, sentimenti e sensazioni”.
Questa è una preghiera appartenente alla tradizione Baha’i: è la preghiera breve della guarigione. (4)
Il Tuo nome è la mia guarigione, o mio Dio,
La rimembranza di Te è il mio rimedio,
La vicinanza a Te è la mia speranza,
L’amore per Te è il mio compagno.
La Tua misericordia verso di me è la mia guarigione
e il mio soccorso
In questo mondo e in quello a venire.
Sei Colui che tutto dà,
Che tutto sa,
Che tutto conosce.
(4) Ramana Maharshi, considerato il più grande saggio indiano dell’epoca moderna, diceva: «Ringrazi Dio per le cose buone che ti accadono ma non lo ringrazi perle cose cattive: questo è il tuo sbaglio (...) Dio non è un Genitore mitico che punisce o ricompensa le tendenze egoiche, bensì è la Realtà imparziale, l‘Essenza di tutte le manifestazioni. Anche Isaia comprese, in un raro momento della vita: “Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo”. Finché siamo intrappolati nei dualismo del bene contrapposto al male, del piacere contrapposto al dolore, della salute contrapposta alla malattia, della vita contrapposta alla morte, saremo estromessi da quell’identità suprema con tutte le manifestazioni, con l’intero universo la cui essenza è una». Questo Saggio sosteneva che soltanto entrando in amicizia con la nostra sofferenza, con la malattia, con il dolore possiamo trovare un’identità più ampia e più globale con il Tutto, con il Sé, un’identità che non è la vittima della vita ma il suo Testimone, la sua Fonte imparziale. «In particolare - disse Ramana - fate amicizia con la morte, il maestro ultimo».
(4) «Abbandonati a Dio e accetta la sua volontà, sia che egli compaia sia che svanisca. Attendi il suo volere. Se vuoi che egli faccia ciò che tu vuoi, non è abbandono ma comando. Non puoi chiedergli di obbedirti e tuttavia pensare di esserti abbandonato (...) Lascia tutto completamente nelle sue mani.»

(5) A quanti Lo ricevettero egli diede la possibilità di divenire figli di Dio, a tutti coloro che credono nel suo nome; a coloro che non sono nati dal sangue né dalla volontà della carne, né dall’uomo, ma di Dio.
Giovanni, I, 12-13
Ora non c’è dannazione per coloro che sono in Gesù Cristo, che non camminano secondo la carne. Perché la legge dello spirito di vita, in Cristo Gesù mi ha liberato dalle leggi del peccato e della morte.
Paolo, Romani, XVIII, 1, 2
Voi eravate tenebra, finora; ma ora siete la luce nel Signore, perché il frutto della luce è tutto bontà, giustizia e verità.
Efesii, V, 8, 9
Gettata ogni impurità e le molte malvagità, ricevete con mansuetudine la parola che vi è data, che può salvare le vostre anime.
Ma mettetela in atto, questa parola,
e non ingannate voi stessi solo ascoltandola.
Giacomo, I. 21. 22
(2) Come uno depone le vesti usate e ne prende delle nuove, così l’anima depone le forme consunte ed entra in altre nuove.
Essa non è trafitta, bruciata, annegata, soffocata. È imperitura, onnipresente, immobile ed eterna.
Anche se pensi che essa nasca e muoia perennemente, o uomo dalla possente armatura, non devi essere afflitto.
In verità per chi nasce la morte è certa, e la nascita è per colui che muore.
L’inevitabile non ti affligga.
Una volta compreso il tuo personale dovere, non avere esitazioni, …,
per un guerriero nulla è più desiderabile del combattimento.
Se non vuoi affrontare la giusta battaglia
obliando il tuo personale dovere e il tuo onore, commetterai un peccato.
(....) Equanime nel piacere e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, preparati alla lotta, non commetterai peccato.
Bhagavad-Gita. II
(5) Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste.
Gesù
Un cuore non tocco dalle cose del mondo
Un cuore che il dolore non scuote,
Un cuore senza passioni, sicuro.
Ecco la più grande benedizione.
Buddha - Sutta Nipata
Quando si è liberato da tutti
I desideri che abitano nel cuore
Il mortale diviene Immortale
E raggiunge Brahman.
Brih Upanisciad
Le due seguenti preghiere sono tratte da "Esoterismo monastico” (5) e da “Il libro della preghiera universale” (2): ripropongono esattamente gli stessi concetti. Nella prima, si è modificato l’originale “Io sono Lui” con il più famigliare “Io sono colui che è”
Io non sono ne la morte, né l’intelletto, né l’ego,
né la materia della mente;
Non il corpo, né i cambiamenti del corpo;
Non sono i sensi dell’udito, del tatto, dell’odorato
né della vista;
lo non sono né l’etere, né la terra, né il fuoco né l’acqua
né l’aria;
Esistenza assoluta io sono, Conoscenza assoluta, Beatitudine assoluta;
(Io sono Lui, io sono Lui) Io sono colui che è.
lo non sono né il Prana, né i cinque venti vitali;
Non sono la materia del corpo, e neppure i cinque involucri;
E neppure gli organi d’azione, né l’oggetto dei sensi;
Esistenza assoluta io sono, Conoscenza assoluta, Beatitudine assoluta;
(Io sono Lui, io sono Lui) Io sono colui che è.
Non ho avversioni né attaccamenti, non appetiti né illusioni,
Né egoismo né invidia, né Dharma né Moksha;
Non sono desiderio né oggetto di desiderio;
Esistenza assoluta io sono, Conoscenza assoluta, Beatitudine assoluta;
(Io sono Lui, io sono Lui) Io sono colui che è.
Non ho peccato né virtù, né piacere né pena;
Né tempio né adorazione, né pellegrinaggi né scritture,
Né è il fatto di godere, né il goduto, né chi gode;
Esistenza assoluta io sono, Conoscenza assoluta, Beatitudine assoluta;
(Io sono Lui, io sono Lui) Io sono colui che è.
Non ho morte, né timore della morte, né ho caste;
Non sono mai nato, non ho genitori, amici né parenti;
Non ho Guru né discepolo
Esistenza assoluta io sono, Conoscenza assoluta, Beatitudine assoluta;
(Io sono Lui, io sono Lui) Io sono colui che è.
Sono intoccabile dai sensi, non sono né Mukti né oggetto di conoscenza;
Non ho forma, né limiti, trascendo lo spazio ed il tempo trascendo;
In tutto io sono; sono la base dell’universo; io sono dovunque;
Esistenza assoluta io sono, Conoscenza assoluta, Beatitudine assoluta;
(Io sono Lui, io sono Lui) Io sono colui che è.
Swami Vivekànanda
(…) con questo ideale supremo di emancipazione spirituale
(…) non si resta più vittime della nascita e della morte.
Non sono né la mente, né l’intelletto,
né il pensiero, né il senso dell’io.
Non sono né la vista,
né il gusto, né l’odorato, né l’udito;
Non sono né l’etere, né la terra,
né l’aria, né il fuoco;
Sono intelligenza pura e Beatitudine assoluta;
sono Shiva, sono Shiva!
Non sento attrazione né repulsione,
né cupidigia, né inganno;
Non ho doveri da compiere,
Né alcun fine da perseguire;
Sono Intelligenza pura e Beatitudine assoluta;
sono Shiva, sono Shiva!
Non sono il male, né il bene,
né il piacere né la sofferenza;
Non sono la parola sacra, né il pellegrinaggio,
Né le scritture, né l’atto sacrificale;
Non sono quello che mangia, né quello che viene mangiati né lo stesso mangiare;
Sono Intelligenza pura e Beatitudine assoluta;
sono Shiva, sono Shiva!
Non conosco né la morte, né la paura,
né la distinzione delle caste;
Non ho né padre, né madre,
né nascita, né amici;
Non ho né parenti, né maestro,
né discepoli;
Sono Intelligenza pura e Beatitudine assoluta;
sono Shiva, sono Shiva!
Sono senza modificazione e senza forma,
sono Infinito, Onnipervadente;
Niente può intaccare la mia natura: né l’attaccamento sensoriale,
né la Liberazione, né l’oggetto di conoscenza;
Sono Intelligenza pura e Beatitudine assoluta;
sono Shiva, sono Shiva!
Samkara
(3) «La fede assoluta nasce dall’esperienza della propria incapacità a raggiungere la pienezza dell’essere, senza l’aiuto della parola di Gesù. Questa constatazione dà l’ala al nostro cuore per andare oltre le opere possibili alle nostre capacità umane, oltre i limiti della nostra fiducia umana, oltre i dati della nostra ragione naturale e della nostra esperienza normale, per gettarci con un atto di fiducia illimitata nelle braccia di Gesù.
“Non importa che tu entri in casa mia, basta una sola tua Parola e il mio servo avrà la salute” (Lc. 7, 6-7) (…) L’episodio del centurione ci dice che, se vogliamo raggiungere la fede assoluta, dobbiamo essere davanti a Gesù come la zolla, che tutta si offre al sole e al cielo perché i germi di vita che custodisce possano dare il loro frutto».
Preghiera del mattino
O Padre, abbiamo bisogno di fede, di fede visibile e vigorosa, di fede che sia pane, di fede che sia visione nuova delle cose.
Spesso ti diciamo di credere in Te e nella Tua Parola:
di credere nella Tua creazione e nei suoi destini.
Ma la nostra carne è stanca, il nostro cuore dubbioso, la nostra fede debole, la nostra azione incerta.
Oggi risuona il Tuo invito: Annunciate a ogni creatura
alle stelle e alle messi, all’uomo e alle bestie,
che Tu sei la fonte amorosa della Vita
che Gesù, Tuo figlio, è venuto per accrescere la vita,
e il Tuo Spirito tutto conduce a più luminosa gioia.
Liberaci da ogni separazione con gli esseri da Te affidatici per l’annuncio della Buona Novella e il Battesimo nello Spirito.
Liberaci dalla paura, dalla diffidenza, dall’indifferenza,
ridonaci la gioia del cuore che è in pace con l’intero creato.
Fa che sentiamo la vita come il dono più grande,
fa che amiamo tutta la vita con libero e forte cuore.
Amen !
Preghiera della sera
Ogni uomo è una zolla di terra,
di terra atta a dare la vita ai Tuoi germi divini, o Dio.
In quest’ora del tramonto, mentre il Tuo angelo passa tra luce e luce, ricolma, o Signore, di pace il cuore che attende, la mano verso di Te protesa.
In quest’ora presaga dei buio, la terra raccoglie in sé tutte le vite che fervono:
su tutte il Tuo angelo segni la pace!
Benediciamo, fratelli, la terra: la terra dove siamo vivi come alberi forti,
dove riposeremo, liberati dal male.
Benediciamo la terra per il pane che dona, per i frutti delle dure fatiche,
per i balsami pietosi al patire, per la dolcezza dei lunghi riposi.
Benediciamo, fratelli, la terra, mentre passa l’angelo di Dio, e annunzia giorni di luce nuova e redenta.
Un giorno l’angelo di Dio dirà al tramonto della nostra vita terrena:
più non tramonta né sorge il sole per voi, la vostra vita è chiamata a contemplarsi in Dio!
Benediciamo, o uomini, la terra, quando passa l’angelo della vita e della morte,
e annunzia che Cristo è la vita e la luce senza tramonto.
Ogni uomo è una zolla di terra,
di terra atta a dare la vita ai Tuoi germi divini, o Dio.
(8) Di morte in morte va colui
Che vede le cose come separate
In unità bisogna percepire
L’immenso, l’immobile.
L’atman (il sé)
senza nascita, grande, immobile
Brihadaranyaka Upanishad, IV
Ma
colui che conosce giunge all’ineffabile oceanico, alla
stupefacente ebbrezza della coscienza, all’assoluto, alla sola Vita. Sfuggirà
al ciclo (....) della morte e della rinascita. Sarà lo
stesso Brahma.

(5) (...) Questi uomini sono sempre attivi, si sacrificano per alimentare con diligenza il gregge del Signore, sono meditativi e spirituali. Diventano cosi un alter Christus, un ‘altro Cristo” Ugualmente il prete Buddista, che è conscio della sua vocazione e adempie con scrupolo gli obblighi del suo ministero, diviene un alter Buddha, un Bodhisatwa, che può dire:
“Ho ceduto con indifferenza il mio corpo per il bene del mondo; esso non è che una strumento di lavoro che io mi porto ancora dietro, con tutte le sue pecche. Basta di queste cose del mondo! Seguo la via del saggio, ricordando i consigli contro la disattenzione, e vincendo la pigrizia. Per vincere la potenza delle tenebre io centro il mio pensiero, distolgo lo spirito dalle vie vane e lo fisso diritto sulla sua meta...”
Bodhiciaryavatara di Shantideva
(5) «Messe da parte le brame del mondo, egli rimane con un cuore privo di brame, e purifica la sua mente dalle libidini. Messa da parte la corrotta volontà di offendere, egli rimane con un cuore libero dall’ira, e purifica la sua mente dalla malevolenza. Messo da parte il torpore del cuore e della mente, con le idee chiare, attento e padrone di sé, egli purifica la sua mente dalla debolezza e dall’ignavia. Messi da parte nervosismo e ansie, egli rimane libero dall’irritabilità e dal malumore. Messa da parte l’incertezza, egli rimane come chi ha superato la perplessità; e non essendo più esitante su ciò che è bene, egli purifica dal dubbio la sua mente.
Oh Re, il Bhikhu (il sanyasin), finché non ha eliminato da sé questi cinque ostacoli, si considera debitore, malato, carcerato, schiavo, perduto su di una strada deserta. Ma quando ha eliminato questi cinque ostacoli si trova libero dai debiti, dalle malattie, dal carcere, uomo libero e sicuro».
Sammanaphala Suttanta
(5) In tutte le cerimonie di iniziazione, sia alla vita monastica sia alla vita nei seminari, il sacerdote iniziatore canta il noto inno alla Spirito Santo, che poi viene ripetuto dal coro, dagli iniziati e da tutta la congregazione che assiste alla cerimonia.
Veni Sancte Spiritus
et emitte caelitus
lucis tuae radium.
Veni pater pauperum
veni dator munerum
veni lumen cordium.
Consolator
optime
dulcis hospes animae
dulce refrigerium.
In
labore requies
in aestu temperies
in fletu solacium.
O lux beatissima
reple cordis intima
tuorum fidelium.
Sine tuo numine
nihil est in homine
nihil est innoxium.
Lava
quod est sordidum
riga quod
est aridum
sana quod est saucium.
Flecte quod est rigidum
fove quod
est frigidum
rege quod
est devium.
Da tuis fidelibus
in te con fidentibus
sacrum septenarium.
Da virtutis meritum
da salutis exitum
da perenne gaudium.
Vieni Santo Spirito,
Manda a noi dal Cielo
Della Tua luce un raggio.
Vieni, padre dei poveri,
Vieni, Dator dei Doni
Vieni, luce dei cuori.
Consolator perfetto,
Dolce ospite dell’alma,
Dolcissimo sollievo.
Nella fatica, requie,
Nella arsura riparo,
Nel pianto, conforto.
O Luce Beatissima
Invadi nell’intimo
Il cuore dei Tuoi fedeli.
Senza la Tua forza,
Nulla è nell’uomo,
Nulla è senza colpa.
Lava ciò che è sudicio,
Bagna ciò ch‘è arido
Sana ciò che sanguina.
Piega ciò ch‘è rigido
Scalda ciò ch‘è gelido
Drizza ciò ch‘è sviato.
Dona a’ tuoi fedeli
Che solo in Te confidano
I tuoi sette doni.
Dona valor e premio,
Dona la santa morte
Donaci gioia eterna
Questo inno classico della Cristianità, questo “Veni Sancte Spiritus”, se è cantato con debita devozione, si ritiene abbia il potere di aprire le porte e le finestre alla luce di Dio, di rendere capaci di intendere la volontà di Dio e di dare la forza di compierla.
Questa serie di preghiere sono state raccolte da Padre Giovanni Vannucci, il quale ha sentito l’esigenza di conoscere, pregando, il cuore delle tradizioni cristiane e non cristiane. (2)
«Il momento della preghiera pone la coscienza umana al di là di tutte le dispute e differenziazioni concrete, in un rapporto vivo e pacifico con il Mistero divino.. (...)
Le diversità vengono annullate; le espressioni si spogliano delle loro durezze; la Presenza che feconda i Segni viene raggiunta; l’anima ne esce arricchita e dilatata, con una visione nuova dell’uomo: essere che prega non per debolezza o terrore, ma per partecipare con verità e realtà alla vita.»
Signore eterno, Signore infinito, Signore unico,
ascoltaci.
Tu che sei fiamma, Tu che sei fuoco, Tu che sei luce,
proteggici.
Crediamo in Te,
realtà spirituale ed eterna.
Crediamo in Te,
creatore sublime che dal nulla ci chiamasti all’esistenza.
Crediamo in Te,
principio e fine dell’universo.
Crediamo in Te Creatore:
la Tua destra crea per distruggere, la Tua sinistra distrugge per creare.
Crediamo nella Tua Provvidenza
che regola il ritmo della natura e conserva la vita.
Crediamo in Te, anima dei mondi,
che sostieni l’atomo e la stella luminosa.
Crediamo in Te,
Signore di ciò che esiste e di ciò che non ha esistenza.
Crediamo in Te,
Padre e Madre di tutte le creature.
Crediamo in Te,
che hai segnato gli esseri col sigillo della Tua Sapienza.
Crediamo in Te
inesauribile fonte di vita e di saggezza.
Crediamo in Te,
che hai dato all’uomo l’intelletto, particella di Te stesso.
L’intelletto che vede Te,
invisibile, ovunque, e Ti scorge in ogni luogo.
L’intelletto che riconosce la voce del Tuo silenzio,
nell’armonia dell’universo.
Tu sei Tutto,
ciò che è e ciò che non è, ciò che sarà e ciò che mai sarà.
Tu sei la vita,
Tu sei la morte.
Tu sei il vuoto,
Tu sei la pienezza.
Tu sei la tenebra,
Tu sei la luce.
Tu sei il silenzio,
Tu sei la voce.
Tu avvolgi l’infinito:
l’infinito è colmo di Te.
Tu abbracci e contieni Tutto:
il Tutto è in Te, il passato, il presente, il futuro.
Tu sei il Tutto che è Uno,
l’Uno che è il Tutto.
Parole che fluiscono in una sola parola,
parola che risuona nel silenzio.
Tikkuné ha Zohar
(2) Tutto è nel corpo dell’uomo;
lo spirito puro, le sfere celesti e gli spazi terrestri.
Nel corpo dell’uomo dimora il Supremo Signore,
il Padre che gli esseri nutre.
Nel corpo dell’uomo vive Colui che è senza forma,
l’Incomprensibile, al di là di ogni comprensione.
Quelli che hanno soltanto gli occhi materiali,
invano lo cercano nelle realtà terrene.
Nel corpo dell’uomo sono contenuti i tesori del Divino,
inclusi i piani della creazione.
Nel corpo dell’uomo è nascosto il gioiello dello Spirito Santo,
esso appare meditando sul Verbo trasmesso dal Maestro.
Nel corpo dell’uomo sono tutti gli esseri divini,
e la perfetta manifestazione del Divino.
Guru Nanak

(2) Vieni, o Vita della nostra vita.
Vieni, o Luce, nostra guida.
Siamo immersi nella tenebra,
un fardello superiore alle nostre forze portiamo.
Tu sei presente in tutte le cose, tu reggi i cieli
e ne sei il fondamento,
sei la Luce che brilla, che dà gioia alle anime.
Tu sei la vita del mondo, tu sei il latte che è in ogni albero
sei la dolce acqua che alimenta i figli della materia.
Tu hai sopportato il peso della carne,
per compiere la volontà del Padre.
Tu hai vinto la tenebra,
hai estinto le sorgenti del fuoco.
Ora l’universo ruota in ritmi più veloci,
il sole riceve la parte più pura della vita.
O anima, solleva gli occhi verso l’alto,
ecco: il Padre ti chiama.
Sali a bordo della nave di luce,
ricevi la ghirlanda di gloria.
Torna al tuo vero Regno,
gioisci nel centro ove tutti gli eoni si compiono.
Salmo manicheo
(2) Questo giorno mi armo del nome potente della Trinità,
con l’invocazione Tre in Uno, Uno in Tre.
Armo me stesso per l’eternità col potere della fede:
l’incarnazione di Cristo, il suo battesimo nei Giordano.
La sua morte in Croce per la mia salvezza, la sua irruzione
fuori della tomba piena d’aromi
la sua cavalcata lungo la strada del cielo
Il suo ritorno nel giorno del giudizio,
di questa verità mi armo.
Mi armo del potere del grande amore dei Cherubini,
della dolce parola “hai bene operato“ nell’ora del giudizio,
del servizio dei Serafini.
Mi armo della fede dei Confessori, della parola degli Apostoli,
delle preghiere dei Patriarchi, dei rotoli dei Profeti.
Mi armo di tutto il bene fatto nel nome del Signore,
di tutta la purezza delle anime incontaminate.
Cristo sia con me, Cristo sia in me.
Cristo mi sia vicino, Cristo mi preceda.
Cristo sia al mio fianco,
Cristo sia vittorioso su di me.
Cristo sia il mio conforto e il mio sostegno,
Cristo sia al mio fianco, Cristo sia il mio ispiratore;
Cristo sia nella pace, Cristo sia nel pericolo, Cristo nel cuore di chi mi ama,
Cristo sia sulle labbra dell’amico e in quelle dell’avversario.
San Patrizio
(2) «Ma quell’io interiore.., in realtà, che cos'è? Non nasce con il tuo corpo, né perirà alla tua morte. Non riconosce il tempo e non subisce la sua degradazione. È senza colore, senza contorni, senza forma, senza dimensioni, eppure i tuoi occhi ne vedono tutta la grandezza. Vede il sole, le nubi, le stelle e la luna, ma esso non può essere visto. Ode gli uccelli, i grilli, la musica della cascata, ma esso non può essere udito. Afferra la foglia caduta, la roccia millenaria, il ramo contorto, ma esso non può essere afferrato.
(…) Questo è quindi il messaggio dei santi, dei saggi e dei mistici, dagli amerindi ai taoisti, dagli induisti agli islamici, dai buddisti ai cristiani: nel nucleo della tua anima c’è l’anima dell’umanità stessa, un’anima divina, trascendente, che conduce dalla schiavitù alla liberazione, dal sogno al risveglio, dal tempo all’eternità, dalla morte all’immortalità».
Un enorme grazie, dal profondo del cuore,
a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione
di queste pagine.
M. Grazia
I brani sono tratti da:
1. Il Libro Tibetano dei Morti
2. Giovanni Vannucci - Il Libro della Preghiera
Universale
3. Giovanni Vannucci - La vita senza fine
4. Ken Wilber - Grazia e grinta
5. Anthony Elenjimittam - Esoterismo monastico
6. Anne e Daniel Meurois-Givaudan
- Cronaca di una disincarnazione
7. Massimo Eleuteri - Recusa
8. Edgar Morin – L’uomo e la morte